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BATTAGLIE

PERDUTE

Terzo Episodio
La sconfitta francese in Indocina
Dien Bien Phu - 1954
Geneviève de Galard - l'angelo di Dien Bien Phu
“Se attraversi l'inferno, fallo a testa alta” (Winston Churchill)
“Dien Bien Phu è il simbolo della lotta del mondo libero contro il totalitarismo. I giovani devono
ammirare il coraggio di questi uomini valorosi che per un ideale hanno combattuto e sono morti”
(Geneviève de Galard – gennaio 2002)
La Prima Guerra di indipendenza del Vietnam
La sola forza interna del Vietnam in grado di contrastare l'occupazione giapponese è quella guidata dal
leader comunista Ho Chi Minh – colui che dà la luce -che alla fine della guerra proclama l'indipendenza
del Paese e annulla il protettorato francese. Con Ho Chi Minh collabora strettamente il generale Vo
Nguyen Giap (corazza), lo stratega che pianifica le operazioni contro i giapponesi, poi contro i
francesi nel dopoguerra e in seguito contro gli americani.
A seguito della dichiarazione di indipendenza dettata da Ho Chi Minh la Francia interviene militarmente
per proteggere i propri interessi.
Dal 1947 al 1949 la Repubblica Democratica del Vietnam del Nord (RDVN) combatte in condizioni
molto difficili per l'indipendenza mobilitando le popolazioni e trasformando il conflitto in una guerra di
popolo. Per assicurarsi una garanzia sull'assetto del territorio la Francia riconosce l'imperatore Bao Dai,
pur controllando l'esercito, la politica e l'economia (caucciù e riso).
La Cina Popolare riconosce nel 1950 il Governo della RDVN e l'Unione Sovietica subito dopo. Da parte
loro gli USA e la Gran Bretagna riconoscono invece gli Stati di Indocina sotto il patronato della Francia.
La Seconda Guerra di indipendenza del Vietnam
Con l'aiuto della Cina la RDVN passa militarmente all'offensiva mettendo i francesi e il governo di Bao
Dai in difficoltà: la corruzione di palazzo di un regime privo di istituzioni democratiche (contrariamente
alle monarchie istituzionali del Laos e della Cambogia) favorisce decisamente il consenso della
popolazione verso il comunismo professato da Ho Chi Minh, sopratutto per il credito internazionale
dell'uomo che lo incarna.
Per equipaggiare l'”esercito nazionale” la Francia ricorre agli Stati Uniti che pagano i due terzi delle
spese di guerra: inizialmente il Presidente Truman eroga 10 milioni di dollari che salgono a 350 milioni
nel 1953 per sostituire gli obsoleti equipaggiamenti francesi.
Dopo la sconfitta di Dien Bien Phu i francesi militarmente e finanziariamente in
difficoltà si rendono conto che non possono più giustificare e sostenere tale conflitto
e che occorre un negoziato in un contesto internazionale: viene indetta la
Conferenza di Ginevra. In quegli stessi giorni la bandiera rossa del Viet Minh viene
issata sull'ultima fortificazione di Dien Bien Phu dopo mesi di aspri e sanguinosi
combattimenti.
La piazzaforte di Dien Bien Phu
Ho Chi Minh ha ottenuto l'approvazione di Mosca e di Pechino per la sua offensiva che intende
provocare tensioni tra le potenze occidentali e il RDVN riceve migliaia di tonnellate di armamenti dalla
Cina non più necessari dopo la guerra di Corea, ma all'inizio le truppe Vieth si ritirano dalle città
presidiate dai francesi e scompaiono nella giungla lungo il confine con il Laos per organizzarsi.
Come gli inglesi durante la guerra boera, anche i francesi sottostimano il “nemico scalzo” considerato
un esercito di straccioni, convinti che dopo 50 anni di guerre mondiali non ci sia nulla da imparare. La
dimostrazione di questo errore di valutazione è il posizionamento della piazzaforte-avamposto a Dien
Bien Phu al confine tra il Laos e l'Indocina francese, una posizione militarmente impossibile in una valle
a forma di ciotola circondata da colline con fitta boscaglia.
Quando piove la conca si trasforma in una palude malsana ove è difficile muoversi mentre quando il
cielo è sereno il sole brucia le teste. Militarmente il piano degli strateghi francesi è probabilmente
corretto, impedire i rifornimenti sulla strada che porta dalla capitale laotiana ma viene completamente
ignorata una massima locale: “è un'idea soltanto degli europei cercare di bloccare una strada sulla
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quale i contadini camminano a piedi nudi”.
Infatti il generale Giap attua proprio quello che i francesi ritengono impossibile, spostare
quattro divisioni e l'artiglieria attraverso una giungla quasi priva di strade. Ben 48.000 Viet
assediano 13.000 francesi e la vera differenza sono i cannoni da 105mm. e i mortai da
122mm. che pezzo dopo pezzo sono stati smontati, trasportati faticosamente da una
massa di contadini nella giungla e rimontati sulle alture intorno a Dien Bien Phu
utilizzando, paradossalmente, anche migliaia di....biciclette francesi.
In analogia con quanto accaduto a Verdun nel 1916 i cannoni Viet Minh trasformano la
piazzaforte in un macello, con un attacco che coglie completamente di sorpresa i francesi, il cerchio si
stringe attorno ai difensori che l'aviazione francese non ha i mezzi per rifornire sotto il fuoco continuo
sulle due piste. Il Comando francese chiede aiuto agli Stati Uniti che però, dopo l'amara lezione avuta
in Corea, rifiutano l'assistenza della loro aviazione.
L'assedio e la resa 13 marzo - 7 maggio 1954
Il villaggio di Dien Bien Phu, ex campo di aviazione giapponese, sorge in vasta conca lunga 17 km. e
larga 5 circondata da colline con fitta vegetazione quasi al confine con il Laos e a 400 km, da Hanoi. Il
suo nome significa “capoluogo amministrativo di provincia” ribattezzato dai francesi “vaso da notte” per
le piogge quotidiane. Migliaia di paracadutisti francesi vengono lanciati sul campo e i rifornimenti e le
armi pesanti vengono lanciate o aerotrasportate sulle due piste, una delle quali non ha il rivestimento
che protegge dal fango.
La strategia dei francesi concepita dal generale Henri Navarre prevede di attaccare i
guerriglieri in una battaglia campale intorno al campo fortificato e di distruggerli con
l'artiglieria e l'aviazione impedendo loro di avere rifornimenti ed armi pesanti. Navarre,
che non conosce l'Indocina e le sue insidie, vuole trasformare il campo in una fortezza
con l'appoggio aereo in divergenza di opinione con Renè Cogny che intende invece
questa base come punto di appoggio per sloggiare i Vieth dalle colline e dai pochi
sentieri dove ricevono i rifornimenti.
Vengono allestiti degli avamposti sulle colline che prendono il nome di prostitute
(Beatrice, Gabrielle, Isabelle,Huguette,Claudine,Eliane, Francoise) ma che sono
troppo distanti tra loro e troppo evidenti per l'artiglieria Vieth nascosta nella
foresta che ha un'ottima visuale sul campo, ma che però è poco identificabile
per gli aerei e per gli artiglieri francesi.
I francesi concentrano nel presidio una forza di 15.000 uomini aerotrasportati
dotati di artiglieria e alcuni mezzi blindati. La guarnigione è composta da 6.400
francesi e da diversi battaglioni di algerini, marocchini, reparti della Legione
Straniera (tra cui alcuni italiani) e due battaglioni di nativi. A seguito di numerosi
problemi logistici e della divergenza di opinioni negli ufficiali, viene deciso che
metà della guarnigione venga impiegata in azioni di rastrellamento fuori dai confini del caposaldo e
l'altra metà venga impiegata a rafforzare le difese con una rete di bunker e di trincee. Uno degli errori è
quello di organizzare gli avamporti troppo distanziati tra loro e di non avere previsto un ponte aereo
adeguato, i trasporti C-47 e C-119 sono in grado di consegnare solo un decimo dei rifornimenti
necessari ogni giorno, i monsoni e l'artiglieria di Giap poi rendono le due piste completamente
impraticabili. Partecipa ai rifornimenti anche una compagnia aerea privata con i C-119 sotto il comando
dell'ex- generale Clair Chennault, che conosce bene la zona avendo comandato e combattuto anni
prima con le famose “tigri volanti” Curtiss P.40 in Cina orientale contro i giapponesi. I lanci dei
rifornimenti a bassa quota spesso cadono in mano agli assedianti e i cargo vengono colpiti
dall'antiaerea nascosta tra i boschi.
Giap sceglie di strangolare, prendendo tempo, la guarnigione con la tattica del “far sanguinare
lentamente un elefante ferito” invece di investirla con un unico e costoso assalto sfruttando la
superiorità numerica. E' una occasione unica per infliggere una cocente sconfitta ai colonizzatori,
mentre i francesi invece non hanno un obiettivo ben definito per le loro operazioni militari.
In aprile arrivano i monsoni che trasformano i bunker e le trincee allagate in una palude putrida che
provoca malattie come la dissenteria e il piede da trincea (come nella guerra statica del 1915-1918 in
Europa).
Dien Bien Phu è ormai una battaglia di logoramento insensata, anche agli occhi dell'opinione pubblica,
considerando che la sconfitta è solo questione di giorni, anche se i comandanti francesi non sono
orgogliosamente disposti ad ammetterlo.
Giap subisce la pressione di Ho Chi Minh per far cadere Dien Bien Phu prima che la Conferenza di
Ginevra ne decida la sorte, pertanto lancia l'attacco finale con 144 pezzi di artiglieria che sparano sul
presidio, per mettere la politica internazionale di fronte al fatto compiuto.
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Comunque non viene lasciata al suo destino e ci sono dei tentativi di rafforzarla: 4.000 rimpiazzi
vengono paracadutati nel calderone tra marzo e maggio e quattro battaglioni sotto
il comando del tenente colonnello Goddart sono in marcia dal Laos aprendosi la
strada attraverso le montagne, ma vengono dissuasi dalle imboscate nemiche ad
appena due giorni di marcia dall'obiettivo. Riescono a raccogliere poche centinaia
di superstiti della roccaforte Isabelle prima dell'ultima sortita che ne decima tutto il
presidio.
L'ultimo caposaldo a cadere è proprio Isabelle dove 1.000 soldati della Legione
Straniera rifiutano di arrendersi e di notte tentano un ultimo attacco: la maggior parte viene uccisa.
Il giorno 7 maggio 1954 – un giorno molto piovoso – i francesi cessano il fuoco.
La Conferenza di Ginevra – il 17° parallelo
Mentre i giornali di tutto il mondo osannano il record di un mezzofondista, in un trafiletto si accenna
blandamente alla vittoria dei Viet Minh contro una piazzaforte situata nella giungla dell'Indocina
francese; i giornalisti ignorano e non prevedono (..come spesso accade...) che la caduta di questo
settore vitale della colonizzazione occidentale porterà al conflitto più lungo del XX secolo, una guerra di
8.000 giorni che causerà milioni di morti, che avrà come risultato la modificazione della mappa
geopolitica del sud-est asiatico e che finirà nel 1975 con l'abbandono degli USA del Paese.
La Conferenza di Ginevra (giugno 1954) non sortisce i risultati sperati di integrazione tra il nord e il sud
e il Governo francese presieduto da Mendès-France giunge al compromesso nel luglio 1954: il 17°
parallelo diventa una linea provvisoria di vera demarcazione militare, la cosiddetta Zona DeMilitarizzata (ZDM) . Con la fine delle ostilità il 12 luglio 1954 i Viet Minh governano la parte
settentrionale del Paese e al sud governa il regime di Bao Dai e del suo ministro Ngo Dinh Diem.
L'accordo però delude sia il Vietminh che il regime di Bao Dai, ma la logica delle grandi potenze
mondiali ha dalla sua il vantaggio del condizionamento politico, economico, militare e industriale.
L'ulteriore tragedia per il Vietnam inizia qui: al sud i nazionalisti di destra, incoraggiati dagli americani,
tentano di isolare la RDVN con azioni di rappresaglia e con la riduzione delle libertà democratiche
mentre al nord non si accenna più al pluralismo.
Diem, nazionalista cattolico, con l'appoggio degli USA, sostituisce nel 1956 Bao Dai e rifiuta qualsiasi
consultazione con il nord sulla riunione delle famiglie, sulle comunicazioni, etnie e interessi
commerciali, di fatto il sud diventa un anti-nord provocando l'esodo di un milione di persone dal nord al
sud, in maggioranza cattolici, che divengono una base politica importante.
Diem proclama la Repubblica nell'ottobre 1955 così il Vietnam diventa due Stati ideologicamente
contrapposti di cui quello filoccidentale diventa un “bastione del mondo libero” in totale dipendenza
militare, economica e finanziaria dagli USA che finanziano le infrastrutture, i rifugiati, le spese militari e
il pesante deficit commerciale.
Praticamente dopo la sconfitta di Dien Bien Phu la Francia si rassegna alla sua sostituzione nel sud da
parte degli americani, mentre il nord di Hanoi rimane sotto l'influenza cino-sovietica.
Utile ricordare che nel 1954, per arginare l'espansione comunista in pieno clima di “ guerra fredda”, gli
USA fondano la SEATO (Organizzazione del Trattato dell'Asia del sud-est) accordo difensivo ricalcato
sul modello della NATO per mantenere un apparato militare su tutte le frontiere dell' URSS.
Generale Vo Nguyen Giap (1911-2013)
Giovanissimo aderisce al movimento politico anticolonialista e al Partito Comunista
indocinese, in Cina studia la tattica militare adottata dalla guerriglia dei comunisti.
Laureatosi in legge nel 1933 in seguito organizza le formazioni partigiane contro
l'occupazione del Giappone del Vietnam reclutando nei villaggi un esercito di guerriglieri e
sconfiggendo l'occupante ad Hanoi nel 1945.
Strategia militare teorica e pratica sono gli elementi portanti della sua concezione del
“momento favorevole” per le azioni. Artefice della sconfitta militare francese a Dien Bien Phu organizza
la lotta del Fronte Nazionale di Liberazione e dirige l'offensiva definitiva contro la
presenza degli USA in Vietnam. Dal 1976 al 1980 è nuovamente ministro della difesa e
membro dell'ufficio politico del partito comunista vietnamita.
Ho Chi Minh (1890-1969) nato Nguyen Sinh Cung
Instancabile interprete della lotta per l'indipendenza del Vietnam – affettuosamente
chiamato “zio Hò” per il suo stile di vita moderato e semplice - riceve una educazione
occidentale, frequenta gli ambienti socialisti a Parigi, i congressi socialisti e i congressi
del Kuomintern a Mosca ed in Cina. Le sue lunghe missioni per il mondo, spesso come esule ricercato
e interrotte da periodi di prigionia, gli permettono di rafforzare il suo concetto di comunismo influenzato
profondamente dal confucianesimo.Nel 1933 risiede a Milano in una “cà de ringhera” e lavora come
cuoco nella storica ”Antica trattoria della pesa”. Durante l'invasione giapponese fonda il Fronte per
l'Indipendenza del Vietnam e guida la lotta contro l'occupante nipponico, con un esercito di liberazione
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che presto raggiunge un milione di combattenti.
Dopo la sconfitta del Giappone proclama
l'indipendenza del Vietnam di cui diviene il primo presidente. A fronte del rifiuto francese di riconoscere
il nuovo Stato guida la guerriglia contro la Francia che si conclude a Dien Bien Phu. L'insediamento di
un Governo anticomunista con l'appoggio degli USA provoca per reazione l'organizzazione della
guerriglia Vietcong che si conclude vittoriosamente nel 1975 dopo più di otto anni di guerra. Ho Chi
Minh muore nel 1969 senza vedere la conclusione vittoriosa di tutti gli sforzi dell'intera sua vita.
Geneviève de Galard – l'angelo di Dien Bien Phu
Nata nel 1925 nella bella terra verdeggiante di D'Artagnan e di Cyrano de Bergerac da una famiglia di
antica nobiltà, dopo aver assistito alle devastazioni del Secondo Conflitto Mondiale, sente il bisogno di
aiutare il prossimo e supera l'esame di infirmière senza problemi. Geneviève sente le stesse profonde
motivazioni che avevano Florence Nightingale - anche lei ricca di famiglia - e Mary Seacole a
Balaklava (Guerra di Crimea) esattamente cento anni prima, due donne che hanno contribuito
fortemente alla creazione della figura dell'operatore sanitario di sesso femminile (vds. lo scritto
dell'autore su Balaklava su questo sito web) Frequenta il corso di convoyeuse cioè le “Infermiere
Volanti dell'Aviazione Francese” - modello già ben sperimentato negli Stati Uniti con le “American
Airborne Nurse” - con il grado di sottotenente e chiede l'assegnazione in Indocina in zona di guerra.
Arrivata in Indocina il 7 maggio 1953 viene inizialmente assegnata ai voli tra Peiku e Hanoi evacuando i
feriti come convoyeuse, poi prende la rotta quotidiana verso Dien Bien Phu assistendo l'evacuazione
dei malati di dissenteria e di colera. Il 13 marzo 1954 l'offensiva di Giap cambia la marea e le perdite
nella guarnigione aumentano di ora in ora. A bordo dei bimotori C-47 Dakota, di fabbricazione
americana con una gigantesca Croce Rossa dipinta sulla fusoliera, centinaia di feriti vengono evacuati
con sempre maggiori difficoltà sotto il fuoco dell'artiglieria Vieth che non rispetta il simbolo della Croce
Rossa.
Costretti a voli notturni e a soste sempre più brevi sulla pista, i piloti riescono a evacuare sempre meno
feriti, si assiste a scene pietose in cui i feriti arrancano sulla pista rincorrendo gli aerei scongiurando
di essere presi a bordo. Anche le ambulanze vengono prese di mira e l'aeroporto diventa un inferno di
giorno e di notte.
Dopo settimane di continui viaggi sulla tratta di 540 chilometri di andata e ritorno
tra Hanoi e il presidio assediato, si compie il destino di Geneviève: il mattino del
29 marzo a causa della nebbia il C-47 esce dalla pista e rimane danneggiato; il
pilota, il meccanico e Geneviève rimangono a terra, poco dopo dalle colline i
cannoni inquadrano l'aereo che viene incendiato.
Sotto il tiro dei mortai la pista diventa del tutto inservibile e la base viene tagliata
fuori dal mondo.
Non rimane che paracadutare tutti i rifornimenti (munizioni, viveri, medicinali) dai
C-47 e dai C-119 ma i venti spingono i carichi verso mani nemiche e la
contraerea Vieth costringe i lanci da altezze elevate che non garantiscono la corretta destinazione;
anche il fango impedisce il recupero delle pesanti cassette. Da quel giorno la roccaforte ha tre residenti
in più: il pilota Blanchet, il meccanico e la convoyeuse Geneviève che da quel momento si trasforma in
infirmère.
Subito Geneviève si presenta al dottor Paul Grauwin per offrire i suoi servizi, superata la iniziale
perplessità del Medécin Commandant entra senza esitazioni nell'inferno dantesco che è diventato
l'ospedale sotterraneo, un labirinto di gallerie ove ristagna un odore ripugnante di sangue, etere,
sudore, escrementi, tra i lamenti dei feriti e dei moribondi.
I feriti più gravi con gli arti amputati o profonde ferite al ventre non si possono muovere, hanno bisogno
di continue iniezioni e di cambio delle fasciature e Geneviève passa da un ferito all'altro con parole
gentili e comprensive, subito il dottor Grauwin si rende conto che la sua nuova giovanissima assistente
possiede “la geste” il tocco che dà sollievo e può contribuire alla guarigione (come Mary Seacole il
“medico gentile” che aveva allestito a proprie spese un sanatorio a Balaklava).
Nell'ospedale sono presenti alcuni sottufficiali e soldati con qualche esperienza medic a, sebbene si
tratti di legionari privi di reale addestramento sanitario si rivelano una valida e volonterosa risorsa.
Unica donna in mezzo a 13.000 uomini, osservata da tutti, presto dismette la linda uniforme di volo –
camicetta bianca e gonna blu – indossa un uniforme (foto) e trova un alloggio tutto suo
ceduto da un sottufficiale. In una sola settimana viene completamente accettata
come membro dell' équipe medica.
Il dottor Grauwin la osserva attentamente e riporta nel suo libro “ le affidai i casi più
gravi, con profonde ferite al ventre, ammassati uno vicino all'altro, molti avevano
l'intestino avvolto in bende, avevano bisogno di continue iniezioni, tuttavia quello di cui
avevano principalmente bisogno era di essere rassicurati e di parole gentili..rimasi
colpito dalla sua calma nonostante le bombe cadessero continuamente...passava da un
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ferito all'altro come se nulla accadesse, possedeva “la geste” comprensione e precisione..”.
Il 30 marzo è una giornata veramente terribile, Giap ha deciso di mettere a ferro e fuoco la base e un
inferno di fuoco si abbatte sulla guarnigione mentre l'ospedale riceve continuamente centinaia di feriti. I
feriti arrivano al limite dell'incoscienza, con le teste sanguinanti, i ventri squarciati, gli arti da amputare
che finiscono in un pozzo maleodorante. Geneviève chiede ed ottiene di visitare ogni giorno i feriti
sparsi nelle infermerie dei presidi in tutta la base – nonostante il continuo martellamento dell'artiglieria –
e la storia dell'infermiera miracolosa si diffonde in tutto il campo; gli uomini attendono la visita e le
parole di incoraggiamento di questa ragazza di ventotto anni che diviene nota come “l'angelo della
speranza”.
E' una donna cui non mancano le risorse e l'iniziativa, quando finisce le scorte di sangue trova dei
donatori, per sedare i feriti inietta un cocktail di phenergal e dolosal che addormenta il paziente
evitando lo shock causato dalle ferite, ma la scarsità di antibiotici e di igiene provoca continuamente
infezioni impossibili da sanare.
Molti soldati provengono dalla Legione Straniera e non parlano francese, ma capiscono cosa lei cerca
di dire loro con la sua voce garbata e gentile.
Il 29 aprile Geneviève viene convocata presso il Quartier Generale dal generale De Castries che le
porge sorridendo una busta, dentro ci sono la Croix de Guerre e la Legion d'Honneur, le uniche
decorazioni sopravvissute a un lancio finito nella mani del nemico, tornata imbarazzata nell'ospedale
sotterraneo trova una torta confezionata con gallette salate e cioccolato fuso.
La fine di Dien Bien Phu ha inizio il 6 maggio alle ore 16.00: le granate fanno saltare i fusti di
carburante provocando un devastante incendio e una tremenda esplosione squarcia la roccaforte
Eliane: i Vieth hanno fatto saltare 2 t. di TNT con cui hanno minato un tunnel scavato sotto il presidio.
L'attacco in forze scatena ondate di Vieth che dilagano incuranti delle crescenti perdite, come formiche
con il cappello di paglia a cono; i difensori vengono coinvolti in questa follia omicida cui non sono
abituati secondo le regole di guerra occidentali, ondate su ondate attaccano alla baionetta sparando a
raffica su tutti. Un avamposto, stranamente non ancora toccato, chiede l'autorizzazione a effettuare il
“Camerone” ma il permesso viene negato (nel 1863 a Camerone in Messico la Legione Straniera
aveva opposto una strenua ed eroica resistenza).
Ormai tutto è finito. Il drammatico spettacolo finale è composto da fango e crateri ovunque, morti
insepolti, reticolati e bunker distrutti, carcasse di aerei e veicoli, migliaia di bossoli di artiglieria
dappertutto.
Grauwin riunisce il suo personale mentre i soldati Vieth entrano nell'ospedale, due alti ufficiali nemici
invitano Geneviève a continuare a prendersi cura dei feriti, ora la donna si è trasformata da infermiera
volante a infermiera di un campo di concentramento.
Non ci sono più medicine perché i Vieth hanno svuotato gli scaffali, anche loro hanno migliaia di feriti e
l'infermiera è costretta a nascondere quelle poche rimaste. Dopo pochi giorni arriva un sorridente
commissario politico che si fa fotografare da una troupe della propaganda insieme ai feriti, al dott.
Grauwin e a Geneviève. Il 14 maggio un aereo atterra sulla pista ripristinata dai prigionieri, a bordo c'è
un ufficiale medico che comunica che da quel momento vi saranno dei voli regolari per evacuare i feriti
gravi, complessivamente il ponte aereo mette in salvo 860 prigionieri feriti, cioè un terzo dei
sopravvissuti ai combattimenti. In totale solo 3.000 uomini sono sopravvissuti su una guarnigione di
circa 13.000.
In questa battaglia muoiono 2.300 francesi e 5.200 sono feriti. Le perdite dei soldati di Giap
assommano a 8.000 morti e 15.000 feriti.
I prigionieri francesi sono divisi in due gruppi: i feriti e quelli sani sono costretti ad
una marcia di 400 km. fino ai campi di prigionia, centinaia di essi muoiono durante il
percorso. Dopo le prime cure operate dal soccorso aereo i feriti rimasti e non
evacuati in aereo vengono poi avviati in lunghe marce forzate alla detenzione. Dopo
alcuni giorni un aereo trasporta il prof. Huard, stimato decano della Facoltà di
Medicina di Hanoi, giunto solo per mettere personalmente in salvo Geneviève.
Costretta quasi a forza a salire sull'aereo dal dott. Grauwin, l'infermiera finalmente
piange liberamente. Quando atterra ad Hanoi, infagottata nell'uniforme più grande di lei, un reporter
americano esclama “ecco l'angelo di Dien Bien Phu !”. Quell'appellativo le è rimasto fino ad oggi.
Le sono state assegnate ben cinque medaglie al valore francesi e la Medaglia con Palma di Bronzo
appuntata direttamente dal Presidente americano D. Eisenhower nel 1954 (foto).
La “pista di Ho Chi Minh” e l'intervento americano
Al sud il Governo di Saigon consolida l'estirpazione dell'ideologia comunista dal tessuto sociale
cercando di liquidare la struttura clandestina Vietminh e respingendo tutti i tentativi di normalizzare le
relazioni tra i due Stati. Come conseguenza Hanoi considera inaccettabile questa prospettiva e a metà
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del 1959 inizia ad appoggiare e organizzare l'insurrezione dei gruppi resistenti.
Per fornire loro le armi, gli equipaggiamenti e le munizioni viene costruita la famosa rete di piste “ la
pista di Ho Chi Minh” lunga in tutte le sue diramazioni circa 15.000 km. all'interno della cordigliera.
Dopo il fallimento di un colpo di stato antigovernativo a Saigon la resistenza si organizza nel Fronte
Nazionale di Liberazione del Vietnam del sud (FNL) iniziando la sua offensiva.
La Terza Guerra di indipendenza del Vietnam - “foglie squarciate”
Fin dal 207 a.C. - anno in cui il generale cinese Chao T' annette il Vietnam alla Cina - il Paese continua
a trovarsi sotto il giogo delle potenze coloniali. La strategia vietnamita non è mai cambiata nel tempo:
lasciare entrare l'aggressore, confonderlo con una guerriglia senza quartiere e infine sconfiggerlo.
Questa strategia ha sempre avuto successo.
Dall'inizio del 1961 le azioni del FNL colgono sempre maggiori successi e tale minaccia persuade il
Presidente J. Kennedy ad accrescere progressivamente il proprio aiuto economico e militare: arrivano
migliaia di “consiglieri militari” e nel gennaio 1962 viene insediato un Comando militare americano a
Saigon.
Inizia qui la Terza Guerra di indipendenza del Vietnam che, nel tentativo
dell'occidente di conservare in quel continente un bastione del mondo libero, ha costi
umani, economici ed ambientali elevatissimi. Durante gli otto anni di guerra, nei quali
sono coinvolti 2 milioni di soldati americani per la maggior parte giovani coscritti, gli
Stati Uniti usano tutti i sistemi d'arma disponibili sganciando un volume di bombe
superiore a quello usato da tutti i contendenti durante la 2 a Guerra Mondiale. Spargono sulle giungle,
sui campi, sui villaggi e sulle risaie ben 35.000 t. di defolianti chimici di tipo 2,3,7,8 TCDD chiamato
“Agente Orange” contenente anche diossina. Comunque l'intervento militare americano si dimostra un
fallimento fin dall'inizio per una sola ragione principale: i Vietnamiti sono pronti a sopportare qualsiasi
cosa, la fame, la distruzione e la morte pur di riunificare il proprio Paese. E' un Paese che per tanti anni
ha subito l'occupazione straniera e troppi danni tremendi per le bombe, per il napalm, per le mine e le
trappole, ma sopratutto a causa dei defoglianti che provocano cloracne, l' aumento esponenziale della
morte dei feti, dei carcinomi, dei danni trans-generazionali per bioaccumulo
nell'ambiente.
Almeno 2 milioni di persone, compresi molti americani, vengono esposte a
questi agenti chimici. Al momento non è ancora calcolabile il periodo di
completo decadimento di queste sostanze.
Il 30 aprile 1975 gli ultimi diplomatici americani vengono evacuati con gli
elicotteri dal tetto della loro ambasciata a Saigon (foto) e il Vietnam diventa una Repubblica Socialista.

NOTA

FINALE

La sconfitta francese, dopo nove anni, costa ai francesi 77.000 caduti, 84.000 feriti e 40.000 prigionieri. Si
stimano le perdite dei comunisti e dei civili in 500.000 tra morti, feriti e dispersi.
L'indecisione strategica di Navarre e della politica francese, la mancanza di prontezza nell'organizzare
l'evacuazione del presidio non più difendibile, genera lo sconforto dei 160.000 soldati francesi rimasti
forzatamente impossibilitati di aiutare i loro commilitoni e forti polemiche nell'opinione pubblica.
Le scelte strategiche francesi ricordano un altro loro peccato di presunzione ad Agincourt il 25 ottobre
1415 (giorno di S.Crispino e S.Crispiano) quando gli inglesi di Enrico V si trincerarono in un imbuto
costringendo la temibile cavalleria corazzata francese ad un attacco frontale nella pianura ridotta ad un
pantano, in cui non riuscì né a manovrare né a tornare più indietro: fu la cancellazione della migliore e più
giovane nobiltà francese.
La responsabilità del disastro in Indocina va attribuita anche alle divergenze di opinioni tra René Cogny e
Navarre nonché alla mancata previsione di tutti i problemi logistici connessi al mantenimento e difesa di una
guarnigione così numerosa e lontana da comode linee di rifornimento.
Inoltre francesi e americani fanno un comune errore: resi forti dalla tecnologia superiore sottostimano i
nemici considerati come straccioni scalzi e la loro capacità di resistenza alla fatica nonché la loro
dedizione alla causa di liberazione del proprio Paese.
Infine, la storia di Dien Bien Phu è forse la più drammatica della specializzazione del corpo paracadutisti,
come a Creta e ad Arhnem, una volta buttati nella fornace non si sono arresi e hanno combattuto
valorosamente fino all'ultimo.

Valter Barretta
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aprile 2015