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Altieri Gianmarco - Sociologia - Prof.

Riva Claudio

Lʼetica protestante e lo spirito del capitalismo


Max Weber, 1905

Appunti Liberi e Integrazioni

Sintesi : http://scienzesociologiche.blogspot.com/2009/02/letica-protestante-e-lo-spirito-del.html

Nota Preliminare
«L'avidità di lucro», «la ricerca di guadagno», del denaro, di un guadagno pecuniario quanto più
alto possibile, in sé e per sé non ha nulla a che fare col capitalismo. Il capitalismo può addirittura
identificarsi con l'inibizione di questo impulso irrazionale, o almeno con la sua attenuazione
razionale. Peraltro il capitalismo si identifica con la ricerca del guadagno: nell'impresa capitalistica
continua, razionale; ma di un guadagno sempre rinnovato: ossia della «redditività». Il profitto
violento segue le sue leggi particolari, e non e' opportuno situarlo sotto la stessa categoria a cui
sussumiamo l'attività orientata secondo il criterio dielle probabilità di guadagnare con lo scambio.
Ove si tenda razionalmente al profitto capitalistico, l'attività corrispondente è orientata secondo il
calcolo del capitale.
Straordinario sviluppo -> contesto socio economico e culturale tale da permettere che solo in
occidente si potesse sviluppare un sistema capitalistico evoluto proprio dello stato moderno....
In tutti i paesi ci sono forme che si sono avvicinate al modello occidentale ma mai abbastanza
complete. L'occidente grazie alla sua storia, alla sua completezza, sebbene relativa, in tutti i campi
della scianza, delle arti, del diritto è riuscita facendo tesoro di tutto questo a condensare le arti e a
sfociare in un sistema complesso mai esistito fino ad allora.

- capitalismo - ricerca di guadagno rinnovato->confronto tra il risultato stimato in denaro e denaro


investito corrispondente *
- burocrazia - impiegati specializzati
- musica - armonica razionale
- diritto - diritto romano
- organizzaziione della società - stati, ordini e ceti
- arte- uso delle tcniche (es: la volta)
-> uso della ragione - razionalità

* --> organizzazione capitalistica razionale del lavoro ( formalmente) libero. Possibile perchè vi
sono 2 fattori:
- separazione dell'amministrazione domestica dall'azienda
-> i luoghi di lavoro e di vendita sono localmente staccati dall'abitazione.
- contabilità o tenuta razionale dei libri
-> separazione giuridica del capitale aziendale (d'esercizio) dal patrimonio.
-->Organizzazione capitalistica del lavoro, sviluppo della carta valore, della borsa.
Importante è: - la struttura razionale del diritto e dell'amministrazione-> perfezione tecnica e
formalistica.
L'occidente imbocca in tutte le sfere (dall'arte all'economia, ...) le vie della razionalizzazione. Quali
sfere sono state razionalizzate e in quale direzione? Questo fa la differenza con le altre civiltà.
In passato tra i principali elementi che davano forma alla condotta della vita c'erano ovunque le
forze magiche e religiose e le idee etiche del dovere legate a tale fede.
«Come la genesi di una mentalità economica, l'ethos di una forma economica, è condizionato da
determinati contesti della fede religiosa; il procedimento qui adottato consiste in un esame dei
nessi che sussistono fra l'ethos dell'economia moderna e l'etica razionale del
protestantesimo ascetico. Dunque qui si seguirà solo un lato della connessione causale. Gli
ulteriori saggi sull' «etica economica delle religioni mondiali».
Relazione causale-> Responsabilità causale di quegli elementi dell'etica religiosa occidentale che
sono propri e peculiari.
Altieri Gianmarco - Sociologia - Prof. Riva Claudio

I - IL PROBLEMA

1- CONFESSIONE E STRATIFICAZIONE SOCIALE

(Germania) ma vale anche per tutto l'occidente più avanzato.


Diversa percentuale di cattolici e di protestanti rispetto al totale degli studenti (protestanti>cattolici).
I cattolici prediligono la preparazione culturale che offrono i licei classici.
I protestanti prediligono gli istituti moderni destinati alla preparazione per gli studi tecnici e per le
professioni industriali e commerciali => per un lacvoro borghese in generale - licei scientifici,
scuole tecniche, scuole cittadine superiori, etc...
=> per spiegare la scarsa partecipazione dei cattolici all'attività economica capitalistica (+ forte è
invece la partecipazione dei protestanti): la fabbrica recluta in forte misura le sue forze lavorative
istruite nell'artigianato, ma mentre i giovani cattolici tendono a restare artigiani (padroni di bottega),
i garzoni protestanti affluiscono in maniera superiore nelle fabbriche per occuparvi le professioni
superiori delle maestranze specializzate e del ceto impiegatizio industriale.
Rapporto causale: Il peculiare carattere spiritule indotto dall'educazione, nella fattispece
l'orientamento dell'educazione condizionato dall'atmosfera religiosa del luogo natio e della famiglia,
ha determinato la scelta della professione e le ulteriori vicende professionali. Ma la minore
partecipazione dei cattolici all'attività economica moderna colpisce tanto più, in quanto contrasta
con l'esperienza fatta dai tempi più remoti e anche attualmente: come le minoranze nazionali o
religiose che, «dominate», si contrappongono in quanto tali a un altro gruppo, «dominante», a
causa della loro esclusione spontanea o involontaria dalle posizioni politicamente influenti usino
proprio spingersi in misura particolarmente forte sulla via dell'attività lucrativa, come i loro membri
particolarmente dotati cerchino di soddifare qui l'ambizione che non può essere affatto valorizzata
sul piano del servizio statale. Invece sta di fatto che i protestanti, come ceto sia dominante che
dominato, sia come maggioranza che come minoranza, hanno mostrato un tendenza specifica al
razionalismo economico, che i cattolici non hanno permesso né permettono di osservare nella
stessa guisa né in una situazione né nell'altra. La ragione fondamentale della diversità di
comportamento deve dovunque essere cercata nel carattere interno, spirituale costante, e non
solo nelle particolari situazioni esterne, storico-politiche, delle varie confessioni. Quali sono gli
elementi, di quel carattere peculiare delle confessioni, che agiscono o hanno agito in questa
direzione?
Ora, un'osservazione superficiale e certe impressioni moderne potrebbero indurre a formulare
l'antitesi in questa maniera errata: la maggiore «esternalità al mondo» del cattolicesimo, i tratti
ascetici che ne rivelano gli ideali supremi devono educare chi lo confessa a una maggiore
indifferenza nei confronti dei beni materiali di questo mondo. Ai protestanti si rimprovera al
contrario un eccessivo materialismo che sarebbe poi la conseguenza della secolarizzazione. Se
volessimo pensarla a questo modo, alloro, l'antitesi tra estraneità al mondo, l'ascesi e la pietà
religiosa da un lato e la partecipazione all'attività capitalistica dall'altro dovrebbe essere addirittura
rovesciata in un'affinità interna.
Già gli spagnoli sapevano che l'«eresia» (ossia il calvinismo dei Paesi Bassi) «promuoveva il
senso del commercio», e ciò corrisponde perfettamente alle opinioni che Sir. W. Petty sosteneva
nella sua discussione dei motivi dello sviluppo capitalistico dei Paesi Bassi. Così giustamente
Gothein afferma che la diaspora calvinistica è il «vivaio dell'economia capitalistica».
Ma non tutte le denominazioni protestanti sembrano agire con la stessa forza in questa direzione.
Es: calvinismo=/ luteranesimo.
Il vecchio protestantesimo di Lutero, Calvino, Knox, Voe"t, aveva pochissimo a che fare con quello
che si chiama oggi «progresso». Affinità interna va cercata non nel gusto della vita più o meno
materialistico o antiascetico, ma nei suoi tratti puramente religiosi. Quali differenze?
Sono prima necessarie alcune spiegazioni sulla natura dell'oggetto e sul senso in cui è possibile
dare una spiegazione...

2- LO «SPIRITO» DEL CAPITALISMO


Altieri Gianmarco - Sociologia - Prof. Riva Claudio

Questa espressione è egregiamente/essenzialmente riassunta nella citazione (Benjamin Franklin).


Non vi è predicata semplicemente una tecnica di vita, ma una peculiare «etica», la cui violazione
non è trattata solo come follia, ma come un specie di negligenza del dovere. Il testo di Franklin
assume il carattere di una massima etica a cui uniformare la vita => il Capitalismo moderno.
Un capitalismo esistito anche in Cina, India, a Babilonia, nel mondo antico e nel Medioevo. Ma gli
mancava appunto quel particolare ethos!
L'attività lucrativa non è più in funzione dell'uomo quale semplice mezzo per soddisfare i bisogni
materiali della sua vita, ma, al contrario, è lo scopo della vita dell'uomo, ed egli è in sua funzione.
Nulla a che vedre con «l'auri sacra fames», l'avidità di denaro che è sempre esistita, ma con un
comportamento coscenzioso, non indisciplinato.
L'avversario con cui ebbe in primo luogo da lottare lo «spirito» del capitalismo nel senso di uno
stile di vita ben preciso, vincolato da norme o vestito dei panni di un'«etica», rimase quel modo di
sentire e di comportarsi che si può chiamare «tradizionalismo»:
Per spiegare questo termine partiamo dal basso: dagli operai.
Quanto mi basta per soddisfare i miei bisogni tradizionali? Questo è un esempio di quel
comportamento chiamato tradizionalismo: l'uomo per natura non vuole guadagnare denaro e
sempre più denaro ma vivere semplicemente, vivere com'è abituato a vivere, guadagnare quanto è
necessario -> I bassi salari aumentano il rendimento del lavoro -> il popolo lavora solo perchè e
finchè è povero.
Poichè qui indispensabile non è solo un forte senso di responsabilità, lo è, in genere, una mentalità
che, almeno durante il lavoro, si liberi dalla continua questione: come, con la massima comodità e
la prestazione minima, si possa tuttavia ottenere il salario abituale; e che, invece, svolga il lavoro
come se fosse assolutamente fine a se stesso: «vocazione» [Beruf]. Una mentalità siffatta non è
un dato naturale, ma acquista in seguito all'educazione religiosa, la capacità di concentrazione del
pensiero, come il contegno assolutamente centrale per cui ci si sente «moralmente obbligati verso
il lavoro» => qui si trovano associati con particolare frequenza a uno spirito economico rigoroso
capace di superare la routine tradizionalistica. Per chiarire il significato di tradizionalismo
consideriamo ora gli imprenditori. Usando provvisoriamente l'espressione «spirito del capitalismo
(moderno)» per indicare quella mentalità che tende a un guadagno che sia frutto di attività
professionalmente seria, sistematico e razionalmente legittimo, nel modo illustrato da Benjamin
Franklin: questa mentalità ha trovato la sua forma più adeguata nell'impresa capitalistica moderna,
mentre a sua volta l'impresa capitalistica ha avuto in essa la sua forza motrice spirituale più
adeguata.
Sulle soglie dell'età moderna, in genere, gli esponenti di questa mentalità indicata come «spirito
del capitalismo», non erano solo o prevalentemente gli imprenditori capitalisti del patriziato
commerciale, ma molto di più gli strati ambiziosi del ceto medio artigianale e industriale. (e i nuovi
arrivati: i parvenus).
Il commercio (marittimo) di intere epoche ha poggiato sulla base di monopoli e regolamenti di
carattere strettamente tradizionale. Era una forma di organizzazione «capitalistica» in ogni senso,
se si considera il carattere puramente affaristico e commerciale degli imprenditori o si guarda al
lato oggettivo del processo economico. Ma era un'economia «tradizionalistica» se si considera lo
spirito che animava gli imprenditori.
Ora, a un certo punto questo agio veniva turbato, spesso senza che avesse avuto luogo alcun
cambiamento nella forma. Si ripeteva dunque quello che è semplicemente e ovunque la
conseguenza di un processo di «razionalizzazione»:
Chi non saliva, doveva scendere. L'idillio crollava, s'infrangeva sotto l'aspra lotta concorrenziale
incipiente. Il vecchio modo di vivere placido e comodo lasciava il posto a una dura sobrietà in quelli
che tenevano il passo e salivano, perchè non volevano consumare, ma acquisire, e in quelli che
restavano fedeli al passato, poichè dovevano limitarsi=> lo «spirito del capitalismo moderno»
aveva fatto il proprio ingresso.
L'imprenditore di nuovo stile ha un certo carattere straordinariamente saldo e fermo, lucido ed
energico.
Ma sono soprattutto qualità etiche di genere specificamente diverso da quelle adeguate al
tradizionalismo del passato. Uomini educati alla dura scuola della vita, riflessivi, ponderati e audaci
al tempo stesso, ma soprattutto sobri a costanti, acuti e dediti interamente all'oggetto della loro
attività con intuizione e «principi» rigorosamente borghesi.
Altieri Gianmarco - Sociologia - Prof. Riva Claudio

Cos'hanno a che fare dunque con la religione?


Nulla. Tali caratteri colmi di spirito capitalistico, oggi, se non sono addirittura ostili alla religione, le
sono almeno indifferenti. Gli affari diventano indispensabili per la vita (*irrazionalità).
L'uomo vive in funzione e al servizio dei suoi affari e non viceversa.
Ma proprio questo e' cio' che appare cosi' inconcepibile ed enigmatico, cosi' sporco e spregevole,
all'uomo precapitalistico.
L'organizzazione dell'economia capitalistica esige questa dedizione alla «vocazione» di
guadagnare denaro: è una maniera di comportarsi con i beni esterni che è adeguata a quella
struttura, legata alle condizioni della vittoria nella lotta economica per l'esistenza.
Soprattutto non ha più bisogno di farsi sostenere dall'approvazione di qualche potenza religiosa e,
nella misura in cui si può ancora sentire l'influsso delle norme ecclesiastiche sulla vita economica,
lo sente come un'ostacolo, proprio come la sua regolamentazione statale.
Ma la dottrina dominante ricusava come turpitudo lo «spirito» del profitto capitalistico, o almeno
non lo poteva giudicare in termini eticamente positivi. Avevano una posizione diversa, oltre a
correnti eretiche o ritenute pericolose, solo i circoli patrizi che si erano già liberati dal vincolo
interno della tradizione.
Da quale mentalità dunque si sprigionò la sussistenza di un'attività esteriormente diretta al puro
guadagno sotto la categoria della «vocazione», di fronte a cui il singolo si sentiva obbbligato?
Poiche' proprio questo pensiero assicurò alla condotta della vita dell'imprenditore «di nuovo stile»
una base e un sostegno etico.
Il motivo fondamentale e' stato individuato nel «razionalismo economico» (Sombart).
Ma il «razionalismo» e' un concetto storico che comprende in se un mondo di antitesi. Di qule
spirito era figlio quel modo concreto di pensare e vivere «razionalmente» che ha dato origine a
quel pensiero della «vocazione professionale» [Beruf] e a quella dedizione del lavoro tipici della
civiltà capitalistica?
Origine di quell'elemento irrazionale che è insito nel concetto stesso di «vocazione».

3- CONCEZIONE LUTERANA DEL «BERUF», COMPITO DELLA RICERCA

«Beruf» (come «calling» in inglese) nel senso di una posizione occupata nella vita, di un ambito di
lavoro preciso e circoscritto, di una professione assegnata da Dio come compito.
NB: In genere si deve anzitutto constatare che i programmi di riforma etica non hanno mai
costituito il punto di vista centrale per nessuno dei riformatori (Lutero, Calvino, G. Fox, Wesley..).
Non furtono fondatori di società di «educazione etica» o esponenti di movimenti riformistici sociali
umanitari o di ideali di civiltà. La salvezza dell'anima ed essa soltanto fu la pietra angolare della
loro vita e del loro operato -> gli effetti della Riforma sulla società furono soltanto conseguenze
impreviste e persino non volute del lavoro dei riformatori -> importante è invece capire quale di
certi contenuti caratteristici di questa civiltà potrebbe essere attribuito all'influenza della Riforma ->
In che misura influenze religiose hanno partecipato alla configurazione qualitativa e all'espansione
quantitativa di quello «spirito», e quali aspetti concreti della civiltà che poggia su una base
capitalistica risalgono a tali influenze?
Se e in quali punti si possano riconoscere determinate «affinità» elettive tra certe forme della fede
religiosa e l'etica professionale. Quale direzione generale?
In quale misura motivi religiosi? In quale altri motivi?

II L'ETICA PROFESSIONALE DEL PROTESTANTESIMO ASCETICO

1. I FONDAMENTI RELIGIOSI DELL'ASCESI INTRA MONDANA

1) CALVINISMO: Paesi Bassi, Inghilterra, Francia (XVI e XVII secolo)


2) PIETISMO
3) METODISMO
4) LE SETTE NATE DAL MOVIMENTO BATTISTA
Il Calvinismo --> Caratteri comuni:
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- la fede deve confermarsi e comprovarsi nei suoi effetti obiettivi, per poter offrire una sicura base
alla certitudo salutis -> La riconoscibilità dello stato della grazia.
- sul piano pratico significa fondamentalmente -> Dio aiuta colui che si aiuta: dunque il calvinista
crea egli stesso la propria beatitudine.
- Dottrina della predestinazione (dell'elezione per opera della grazia-> il sapere teologico non
poteva offrire la conferma dell'elezione).
-Pensiero della comprova-> Punto di partenza psicologico dell'eticità metodica=> necessità della
comprova della fede nella vita professionale mondana.
Razionalizzazione pratica della vita dal punto di vista dell'utilità - ascesi intramondana.
Il Pietismo: movimento. Esperienza e saggezza acquisita dal missionario di professione. La
comunità era insieme un azienda/impresa che guidava i suoi membri sulla strada dell'ascesi
intramondana=> forte preparazione interiore mediante il pensiero del lavoro eseguito soltanto «in
considerazione della vocazione» [Beruf] -> futuro eterno, deviato sentimentalmente sul presente -
>umiltà e discontinuità
=/ diverso dal calvinismo => maggiore intensità della razionalizzazione della vita => maggiore
sicurezza di se in quanto predestinato => successo.
=/ diverso anche dal luteranesimo => lontano dall'ascesi razionale -> impotenza etica => manca
quell'impulso al costante autocontrollo => religiosità sentimentale. Decisivo è il perdono dei peccati
e non la santificazione pratica.
(pag 193) Pietismo significa dunque penetrazione di una condotta della vita metodicamente curata
e controllata, ossia ascetica anche nei campi della religiosità non calvinistica.
Ma il luteranesimo doveva sentire questa ascesi razionale come un corpo estraneo, e la scarsa
coerenza della dottrina pietistica tedesca era la conseguenza delle difficoltà che ne nascevano.
La connessione di una religiosità sentimentale eppure ascetica con una crescente indifferenza,
con un rifiuto dei fondamenti dogmatici dell'ascesi calvinistica caratterizza anche il movimento
anglo-americano che corrisponde al pietismo continentale: il metodismo.
Il Metodismo (pag200)carattere peculiare=> la sistematicità «metodica» della condotta della vita,
allo scopo di raggiungere la «certitudo salutis» (riconoscibilità dello stato della grazia) => affinità
concrete correnti del pietismo tedesco=> la metodica impiegata per provocare l'atto sentimentale
della «conversione» destato da influenze luterane.
Il modo corretto di vivere non era sufficiente -> si doveva aggiungere il sentimento dello stato di
grazia -> essi si distinguevano dalla chiesa ufficiale per il modo di essere pii e devoti ->
indispensabilità dlla comprova o conferma, ma insegnava anche come la grazia potesse essere
perduta. Salvezza come frutto della fede -> sforzo razionale di pervenire alla perfezione.
Le caratteristiche del modo di vivere erano assolutmente identiche a quelle del calvinismo.
=> Pietismo e metodismo sono comunque fenomini secondari. Invece sono esponenti autonomi
dell'ascesi protestante, dopo il calvinismo, il battismo e le sette che ne sono derivate: I battisti in
senso stretto, i mennoniti e soprattutto i quaccheri.
Battisti e quaccheri: Principio dell'«etica» capitalistica che si può riassumere nell'espressione
«honesty is the best policy» che ha trovato la sua testimonianza classica nel trattato di B. Franklin.
Diversità tra chiesa e denominazione negli effetti sullo spirito capitalistico:
Il Battismo in tutte le sue denominazioni creò soprattutto «sette» e non «chiese» -> questo giovò
all'intensità della sua ascesi in quanto di fatto furono spinte a creare comunità in maniera
volontaristica (vale in generale anche per alcune comunità calvinistiche, pietiste e metodiste) ->
libera sottomissione.
- Dall'altro il controllo poliziesco della chiesa calvinistica sulla vita dei singoli (fino all'inquisizione)
poteva addiritttura contrastare quella liberazione delle forze individuali tipiche del metodismo
acetico-> costrizione.
Attività lucrativa: stato di grazia, libera l'uomo dalla condanna, e il cui possesso poteva essere
garantito solo dalla comprova data da una condotta di vita specifica => impulso al controllo
metodico dello stato di grazia nella condotta della vita (indubbiamente diversa dallo stile di vita
dell'uomo naturale) quindi alla su configurazione ascetica -> conformazione razionale della vita
intera.
Questa vita speciale dei santi, che era diversa dalla vita naturale e che la religione esigieva, non si
svolgeva più al di fuori del mondo, in comunità monastica, ma all'interno del mondo e dei suoi
ordini.
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Questa razionalizzazione della condotta della vita entro il mondo e con riguardo all'aldilà era
l'effetto della "concezione della professione" propria del protestantesimo ascetico.
Esistenza razionale nel mondo eppure non di questo mondo nè per questo mondo.

2. ASCESI E SPIRITO DEL CAPITALISMO

Ora, possiamo trattare il protestantesimo ascetico in maniera più unitaria, globale.


=> L'ascesi protestante intramondana agì violentemente contro il godimento spensierato del
possesso, restrinse il consumo, specialmente il consumo di lusso. Invece ebbe l'effetto psicologico
di liberare l'attività lucrativa dalle inibizioni dell'etica tradizionalistica, spezzò le catene che
avvincevano la ricerca del guadagno, in quanto non solo la legalizzò, ma ritenne fosse voluta
direttamente da Dio.
La restrizione del consumo più lo scatenarsi dell'attività lucrativa => formazione di capitale
condizionata da coazione ascetica al risparmio -> che si trasformava in capitale investito.
Legalizzazioe dell'attività lucrativa come Beruf, professione in seguito a vocazione, come mezzo
migliore per raggiungere lo stato di grazia.
=> Il lavoro e l'impegno diligente erano considerati un impegno verso Dio.
=> L'ascesi protestante, a sua volta, è stata influenzata da tutto il complesso delle condizioni
sociali della civiltà, anche e specialmente economiche.
«Poichè sebbene l'uomo moderno in complesso neanche con tutta la buona volontà non sia
solitamente in grado di rendersi conto di tutta l'importanza che i contenuti religiosi della coscienza
hanno effettivamente avuto per la condotta della vita, la civiltà e la cultura, e per i carattei dei
popoli e delle nazioni, tuttavia non è ovviamente lecita l'intenzione di sostituira un'interpretazione
causale della civiltà e della storia unilateralmente «materialistica» con un'interpretazione
spiritualistica altrettanto unilaterale. Entrambe sono ugualmnte possibili, ma né l'una né l'altra
giovano alla verità storica, se pretendono di non essere un semplice lavoro preparatorio, ma la
stessa conclusione della ricerca» [Max Weber].
Altieri Gianmarco - Sociologia - Prof. Riva Claudio

Sintesi : Fonte Web

Nel saggio “Lʼetica protestante e lo spirito del capitalismo”, Weber ricerca le cause dello sviluppo
del capitalismo in Occidente e, in particolare, in Germania.. Attribuisce questo sviluppo allo
spirito del capitalismo, cioè  allʼesistenza dʼimprese che hanno come scopo il massimo profitto da
raggiungere attraverso lʼorganizzazione razionale del lavoro, il quale, a differenza delle epoche
precedenti, non é semplicemente goduto ma reinvestito.
Questo comportamento secondo Weber aveva basi religiose, infatti, i puritani (cristiani-protestanti)
seguaci di Calvino credevano nella dottrina della predestinazione secondo la quale solo alcuni
predestinati potevano andare in paradiso e il successo negli affari era, per alcuni, il segno
dellʼappartenenza al gruppo degli eletti. Questo fattore sommato allʼidea che gli esseri umani sono
per vocazione destinati da Dio a lavorare e sommato ad un loro stile di vita umile, svilupparono il
capitalismo. Lʼautore, quindi, dimostra lʼesistenza di un legame tra capitalismo e calvinismo.
Il filosofo tedesco si pone innanzi tutto due domande: 1. Come mai il profitto da semplice mezzo di
sussistenza diventa “valore”, addirittura “lo” scopo stesso della vita umana? 2. Come mai la
professione diventa unʼevidenza etica tale da legittimare la corsa al profitto?
1. La legittimazione è data in termini economici: il guadagno è il risultato e lʼespressione dellʼabilità
nella professione. .
2. Weber sostiene che la nuova forma di capitalismo derivi dallʼetica calvinista.

Da questi presupposti, Weber inizia la sua analisi riportando un fatto molto rilevante. Nelle regioni
della Germania, ove coesistono gruppi religiosi diversi, i protestanti che costituiscono la
maggioranza detengono, rispetto ai cattolici che costituiscono la minoranza, una sproporzionata
percentuale della fortuna e delle posizioni economicamente più importanti. È questa una
contraddizione poiché, generalmente, le minoranze etniche, non avendo una rilevanza a livello
politico e intellettuale, danno libera manifestazione delle proprie capacità e del desiderio di
emergere proprio nel settore economico.
Continua esponendo le teorie di Franklin circa il tipo ideale di capitalista. .Si evidenzia il concetto
dʼutilitarismo: ma il profitto, anziché essere un semplice mezzo di sussistenza, diventa “lo” scopo
della vita poiché il guadagno è il risultato dellʼabilità nella professione. In questo senso lʼetica
proposta da Franklin è innovativa e modernizzante siccome il lavoro è diventato unʼevidenza etica,
uno scopo a se stesso che legittima la corsa al profitto: è diventato “professione”.
Si passa poi al punto centrale dellʼopera: la dimostrazione dellʼesistenza di una relazione tra
capitalismo e calvinismo. Weber afferma che lʼattività economica è anche un fatto
spirituale che trova la sua origine nella religione calvinista. Lʼautore si concentra su due
fondamentali caratteristiche del calvinismo: la concezione della divinità come un Dio trascendente,
remoto e nascosto e la dottrina della predestinazione che vede, fin dallʼeternitàʼ, il destino
dellʼuomo decretato da Dio, in maniera arbitraria ed irrevocabile. Questa situazione generava nel
fedele il bisogno psicologico di essere rassicurato circa la propria elezione attraverso qualche
prova concreta. Da ciò deriva lʼimpulso al controllo metodico dellʼesistenza ed al pressante
bisogno dʼautorealizzazione. Il successo diventa un compito assegnato da Dio, una vocazione che
Weber chiama “Beruf” (non solo è professione ma anche “chiamata”, “vocazione”). È una parola
che trae origine nel suo senso moderno dalla Bibbia, o meglio, dallo spirito del suo traduttore in
tedesco: in Lutero il concetto di Beruf rimane vincolato ancora ad un senso tradizionalista, perciò
Dio assegna a ciascuno un posto cui sì "deve" rimanere fedeli. In seguito il significato della
parola si evolve in "vocazione professionale": unisce la determinazione di una posizione
lavorativa occupata nella vita ad un ambito di lavoro preciso che è anche un compito assegnato
(da dio), una vocazione cui si è chiamati.
L'autore riassume la concezione calvinista in due tesi centrali: elezione efficace per grazia
divina e beatitudine per gloria di Dio. Dappertutto dove si affermò la dottrina della
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predestinazione, comparve il problema se vi fossero segni certi, per riconoscere


l'appartenenza agli eletti.
Quali segni sicuri permettono di riconoscere lʼappartenenza alla schiera degli eletti? Due erano
le vie consigliate. La prima, consisteva nel non dubitare: è un dovere ritenere se stessi eletti e
respingere ogni dubbio. In secondo luogo era raccomandato il lavoro professionale indefesso
(Beruf) che era considerato il mezzo più importante per raggiungere quella sicurezza di sé.
Solo questo poteva dissipare il dubbio religioso e conferire la sicurezza dello stato di grazia.

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Con il termine ascesi sʼintende un modello di vita che implica determinate rinunce in nome dʼideali
ben specifici: con ascesi intramondana, lʼautore intende ampliare il discorso ascetico anche alla
vita quotidiana. Secondo quanto riportato nel saggio, lʼascesi protestante intramondana
contrastò fortemente “il godimento spensierato del possesso”, e restrinse il consumo, soprattutto
quello legato al lusso. Al contrario fu dato un valore più positivo alle attività lucrative poiché,
liberato dai giudizi dellʼetica tradizionalista, legittimò la ricerca del guadagno a livello sociale e a
livello religioso. Scrive Weber: “Non si voleva imporre al possidente la mortificazione della carne,
ma lʼuso della sua proprietà per cose necessarie e praticamente utili” (pag.230) Di conseguenza,
tutto ciò influisce sulla formazione del capitale per mezzo di una costrizione ascetica al risparmio.
Il lavoro diventa unʼapprovata “tecnica” ascetica, ma è anche considerato in se stesso lo scopo
della vita come ordinato da Dio. La riluttanza verso il lavoro diventa sintomo della mancanza di
grazia; la ricchezza non esonera nessuno da questo.
_____________________

Il rapporto che sʼinstaura tra il concetto di “beruf” e quello di “ascesi intramondana”, non è altro che
la sintesi delle argomentazioni sopra sviluppate: Weber è convinto che lʼidea puritana di
professione come conseguenza di una vocazione, eserciti unʼinfluenza importante sulla vita dedita
allʼattività lucrativa. Nelle comunità religiose lʼacquisizione o il possesso dello stato di grazia, inteso
come uno stato che assicura la benevolenza divina, poteva essere garantito solo dalla conferma
che era data da una forma dʼesistenza, da un modo di agire specifico. Lʼindividuo era spinto ad
un controllo metodico del suo stato di grazia nella condotta di vita che veniva a configurarsi così
come condotta ascetica. E questo stile ascetico dellʼesistenza significava una conformazione
razionale della vita intera orientata secondo la volontà di Dio. Questʼascesi non era più riservata ai
santi o ai martiri ma era pretesa da tutti e, quindi, da chiunque volesse essere sicuro della propria
salvezza. Non solo, la vita speciale dei santi non si svolgeva più al di fuori del mondo, in comunità
monastiche, ma allʼinterno del mondo e dei suoi ordinamenti. Questa razionalizzazione della
condotta di vita entro il mondo e con riguardo allʼaldilà era lʼeffetto della concezione della
professione propria del protestantesimo ascetico.
____________________

In breve, lo “spirito del capitalismo” può essere descritto così:


• Lʼuomo è moralmente tenuto ad aumentare il proprio capitale.
• "Guadagnare denaro, sempre più denaro a condizione di evitare rigorosamente ogni
piacere spontaneo" è pensato come fine a se stesso. Lʼattività di guadagno non è più in
funzione dellʼuomo quale mezzo per soddisfare i bisogni materiali della sua vita, ma , al
contrario, è lo scopo della vita dellʼuomo, ed egli è in sua funzione.
• Il guadagno di denaro come risultato ed espressione dellʼabilità nella professione (Beruf).
Altieri Gianmarco - Sociologia - Prof. Riva Claudio

“Il puritano volle essere un professionista, noi lo dobbiamo essere. Infatti, quando lʼascesi passò
dalle celle conventuali alla vita professionale e cominciò a dominare sullʼeticità intramondana,
contribuì, per parte sua, a edificare quel possente cosmo dellʼordine dellʼeconomia moderna-
legato ai presupposti tecnici ed economici della produzione meccanica-, che oggi determina, con
una forza coattiva invincibile, lo stile di vita di tutti gli individui che sono nati entro questo grande
ingranaggio (non solo di coloro che svolgono direttamente unʼattività economica), e forse
continuerà a farlo finché non sia stato bruciato lʼultimo quintale di carbon fossile.”