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Il giornale degli Universitari

Anno 11 - Numero 25 - 21 novembre 2005 - Distribuzione gratuita

Marzio Remus

Vuoi la tazza? La vuoi? La tazza di Einstein? Allora garantisci almeno un 27 ad Alessio e Marzio. Oppure, più semplicemente, apri ‘sta copia del giornale e cerca un biglietto d’oro. Se lo trovi, presentati al Museo della Tecnica Elettrica e riceverai in omaggio dallo Shop-Up la meravigliosa mug in black. Se invece trovi quello d’argento, otterrai un biglietto d’ingresso al Museo. Altrimenti, se sei sfigato e non trovi proprio niente, presentando una copia di Inchiostro riceverai due simpatici omaggi. E poi, comunque, ti rimane la possibilità del 27.

... dalle Leggi di Murphy

coperto utman ore sarà s di Tro maggi lmeno Postulato il danno s a to p e r a sta to u produce ramma è rrore che L’e he il prog to dopo c soltan se i m e si . bilità ini ’inaffida a gli uom sull Gilb abili, m Leggi di o inaffid puter son . I com 1 più. dipenda ncora di a bile. tema che inaffida siasi sis l mana è 2. Qua abilità u dall’affid

Sai suonare uno strumento? Oppure suoni da poco tempo?

sono i grandi amori. Vissuti sulla propria pelle, quelli che non si dimenticano, che lasciano svuotati. Storia d’Amore, recensito da Valentina, è un libro da divorare, da leggere alla velocità della luce, se ci riuscite. Poiché E=mc2 e tutto quel che ne consegue, non ci riuscirete. Non disperate, non avete perso nulla, rischiate invece di vincere qualcosa. Andate a vedere “Einstein, ingegnere dell’universo”, mostra recensita da Ilaria al nuovo Museo della Tecnica Elettrica. Portate una copia d. Inchiostro: avrete un doppio omaggio. Contenti? Vi basta? No? Lo si sapeva. Infatti non finisce qui.

Se trovate nella vostra copia di Inchiostro uno dei cinque biglietti d’oro, avete diritto alla “relativa” mug in black. Grazie? Prego, figuratevi! Ma a ringraziare ci pensa Bisio con il nuovo testo di Pennac e Lorena pensa a Bisio con un simpatico articolino. Un grazie però vorremo esprimerlo: grazie ai benpensanti che hanno tagliato i fondi al giornale, grazie ai rappresentanti degli studenti di Ateneo Studenti, Azione Universitaria e Coordinamento – U.D.U. che di certo non si sono fatti scrupolo alcuno ad accettare questo affare, anzi probabilmente proprio da una delle tre fazioni è partita l’idea. Come non

comprenderli? Loro contribuiscono ad assegnare e, soprattutto, ad autoassegnarsi i fondi per le attività studentesche… Volete mettere finanziare un giornale indipendente? Ma non sono certo lì a fare i nostri interessi. Scherziamo? In fondo, quando era al governo, la sinistra una legge sul conflitto d’interessi mica l’ha fatta… cosa possiamo pretendere allora? Grazie, signori, grazie.

APRI E GUARDA...

Orchestra Accademica dell’Università di Pavia “Camerata de’ Bardi” Per informazioni: www.cameratadebardi.it oppure contattare Marco 328.9582878

ovembre mese bastardo. Le vacanze ormai un ricordo. Gli esami vicini. Natale e i suoi sfarzi distanti… troppo distanti. Avvolti dall’umidità, corrotti dalle nebbie, confini indistinti e vaghi del nostro corpo che brama il sole di terre lontane. Dovrei scrivere un editoriale. Non so di cosa parlare, non riesco a trovare un filo che mi conduca fuori da questo labirinto d’emozioni, di pensieri, di articoli che si affastellano. Esprimere un’opinione forte, tranchant, che lasci il segno, che stimoli alla discussione? Chi si muove in queste paludi universitarie, in questo placido e nebbioso ateneo? Cosa si muove? Si muovono persone, popoli in Paesi non troppo lontani, si consumano tragedie e l’odio corrompe ogni cosa. Alberto ci racconta dello storico abbandono delle colonie da parte di Israele, e non solo. Intanto a Pavia abbiamo tre nuovi Presidi di Facoltà, intervistati per voi da Manuela, Ilaria e Walter. Avranno la meglio sulla Segreteria Studenti? Struttura, questa, tanto inefficiente quanto ottusa. Antonella ci disegna l’ennesima tragica esperienza. Ormai è come sparare sulla Croce Rossa, meglio sul Rombo Rosso (sic…), ma tant’è… Nicola, novello lama importato dagli sterili altipiani del grande Sud, sputa a dritta e a mancina senza risparmiare nessuno. Sputa che ti risputa si crea un lago. Lago che, di solito, muore o nasce in un fiume. Acqua che scivola silente, come la Neva che lambisce San Pietroburgo, città dai molteplici nomi, dagli innumerevoli volti. Bonaç ha provato a descriverli. Città che lasci, città che trovi. Lodi, piccola provincia apparentemente insignificante. Inquieta nei volti, celebra i suoi primi dieci anni. Inquieti, tormentati, laceranti

N

Grazie, signori, grazie

* fino ad esaurimento scorte.

PRONTAMENTE - UNIVERSITÀ

Einstein sei tu
di Ilaria Picchi

Apologia di una notte di nebbia
del poeta Raimondo
trica (situato in via Ferrata, loc. Cravino) dal 1. novembre fino al 31 gennaio e sarà anche a Firenze, Bologna e Bari. Potrete visitarla nei seguenti orari: dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00; domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00 (chiuso: 24, 25, 26, 31 dicembre; 1, 6 gennaio). L’ingresso chiamo il grande lavoro degli studenti delle scuole pavesi che hanno reso possibile la realizzazione degli esperimenti storici. La loro disponibilità, preparazione e interesse sono stati determinanti per il pieno coinvolgimento del pubblico, così come è stato importante l’impegno di tutti coloro cha Piccola premessa: la poesiola che segue mi è stata ispirata da una di quelle “discussioni filosofiche da mensa”che ogni tanto mi trovo ad affrontare con alcuni miei amici. Si parlava di nebbia, e ho scoperto di essere l’unico dell’allegra brigata ad apprezzare alcuni aspetti di questo tanto curioso quanto padano fenomeno dell’umidità… ovviamente lì per lì non sono riuscito a convincere nessuno dei miei commensali. Tornato a casa ho continuato a rimuginare la cosa, e ho concluso che (forse) mettendo per iscritto le mie sensazioni avrei avuto qualche possibilità in più. Quelle che seguono sono le considerazioni di un ciarlasco qualunque che rincasa in una serata di nebbia sulla sua sgangherata bicicletta…

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hiudete gli occhi e immaginate di abbattere le barriere del tempo e dello spazio e di trovarvi davanti a grandi personaggi come Aristotele, Galileo, Newton e (perché no?) Einstein! Ci siete? Beh, ora apriteli! Vi trovate al Museo della Tecnica Elettrica? Ah, siete alla mostra di Einstein? Bene! Siete solo all’inizio di un fantastico viaggio dove voi, come in passato i grandi della scienza e della filosofia, vi porrete i grandi interrogativi che sono alla base della visione scientifica della realtà che ci circonda. Verificherete anche voi, come Newton, quali leggi governano il moto. Ripeterete gli stessi esperimenti che hanno permesso a Galileo di osservare lo scorrere del tempo e di formulare la teoria eliocentrica. Osserverete i principi che stanno alla base dell’elettromagnetismo e potrete cimentarvi nell’accensione di una lampadina con la “stessa” pila usata da Volta. Pedalerete alla velocità della luce sulla “bicicletta relativistica”. E chissà se nelle stesse condizioni di Einstein qualcuno di voi avrebbe potuto formulare la teoria dei quanti o ipotizzare l’esistenza di un’unica forza alla base di ogni fenomeno osservabile. Anche se un’eventualità simile è piuttosto improbabile, il padre della relatività non si offenderà se vi immedesimerete in lui per un momento. Rientrata da poco da Berlino, la mostra rimarrà a Pavia, presso il Museo della Tecnica Elet-

costa 7 euro, ridotto 5 euro (per gli studenti universitari come voi), 3 euro per le scuole. Tutto questo è stato possibile grazie al contributo del Dipartimento di Fisica “A.Volta” dell’Università degli Studi di Pavia, dell’Istituto Max Planck di Berlino, del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca Scientifica e della Regione Lombardia, dei Comuni di Pavia e Bari. Un ringraziamento anche alla Camera di Commercio di Pavia, all’ENEL, a BASF Italia, alla Coop Lombardia e all’ASM di Pavia. E non dimenti-

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hanno permesso la buona riuscita della mostra. Come avrete capito il mio giudizio in proposito è assolutamente positivo e sicuramente tornerò a immedesimarmi nel mondo scientifico che si è creato accanto al polo di ingegneria. Quest’anno è l’Anno Mondiale della Fisica: non vorrete mica perdere questa grande opportunità?

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iente stelle per stasera. …pedalare nel nulla… Stanotte Dio ha coperto il mondo con gelido mantello, ha fatto di tutti nessuno, del mio paese una sfumatura …galleggiare verso casa… Silenzio bagnato: il cricchiolìo della bicicletta si perde in un oblio infinito …volar per via deserta, dimentico di tutto… Solitaria malinconia che bacia leggera sul cuore. Saracinesche addormentate salutano il mio passaggio …intime luci gialle illuminare la via… Mi perdo per vecchie strade con la novità di un’abitudine, sono un’ombra, cullato dall’autunno viaggio tra fantasmi di case invisibili …vedere con gli occhi della mente… Niente stelle per stasera. Soltanto un po’ di poesia.

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Per informazioni più dettagliate riguardo alla mostra: Tel. 0382 30 4578/1864 Fax 0382 53 34 98

email: mostraeinstein@ppp.unipv.it Web: http://www.universoeinstein.it

E sono arrivati gli esami...
di Carlotta Campanini
Avevamo lasciato Mat all’uscita di Sant’Agostino finalmente immatricolata. Bene, ora lei si sta destreggiando tra esami, amici e vacanze… tra le mura dell’università che ormai è diventata la sua seconda casa. di frenare quando c’è gente in mezzo alla strada, suona e “aspetta” che questa si sposti o meglio si lanci sul marciapiede. E poi le discussioni su stivali e gonne che “qualche volta” le capita di cogliere in biblioteca sono ormai parte fondamentale della sua vita. Insomma, cosa vuoi fare in un posto pieno di libri se non parlare di moda? Ma Mat non è una fashion victim e se la ride di gusto, ma se la discussione dura più di 10 minuti comincia ad alterarsi e a lanciare gomme… I sensi di colpa però urlano più forte della rabbia e così finisce tutti i suoi schemi di grammatica senza più prestare orecchio alle futili conversazioni degli altri. La paura che aveva all’inizio di non trovare amici veri con cui condividere tutte le avversità e le cose belle che sarebbero accadute nel suo futuro universitario è ormai, per Mat, solo un lontano ricordo. Ha trovato infatti il gruppo di persone sincere che Mat sognava da tanto tempo e che al liceo non aveva mai avuto. Con loro trascorre la maggior parte del tempo anche a causa di quella tesina da preparare in pochissimo tempo, e la fatica è smorzata dalle “cazzate” e dagli scherzi che si dicono e si fanno in compagnia. Tutti ormai hanno rinunciato a tornare a casa per “fare la pappa” perché c’è sempre qualcosa da fare e quando c’è un buco se ne approfitta per andare a bere un caffè tutti insieme o per fare un giro e uscire dall’università almeno un po’. La nostra matricola ormai conosce anche gli angoli più reconditi dell’ateneo in qualsiasi sua sede (tranne il polo Cravino, altresì detto “Nave”, in cui rifiuta di andare e che considera luogo oscuro…; con tutto il rispetto per gli ingegneri che ci studiano: “non me ne vogliate”) compresi tutti i punti dove sono situati i bagni (cosa moooooooolto importante) e i luoghi tranquilli per studiare. Mat ha inoltre imparato a organizzare il proprio tempo in modo invidiabile. Se nei primi giorni non era capace di trovare un momento per se stessa o per altre persone, ora riesce a conciliare tutto perfettamente, tanto che è anche riuscita a iscriversi in palestra e ad avere almeno un giorno “libero” alla settimana. E grazie a questo ha già organizzato le vacanze di Capodanno con gli amici: 29 dicembre partenza all’alba con destinazione Livigno! È la settimana bianca che sta aspettando da un mese ormai, da quando si è cominciato a respirare aria natalizia per le vie della sua città, e che ora è finalmente diventata realtà.

Per ABIO, per amore

A

Q

uanti anni, quante volte Mat ha aspettato questo momento… e ora che non ha più il suo ragazzo vicino e le manca la sicurezza che i prof del liceo le infondevano si è ritrovata una valanga di cose da studiare e non sa dove sbattere la testa. Deve affrontare due esami tra 15 giorni ed è a metà del lavoro in entrambi. Non capisce più nulla: parla di Pascoli in inglese e fa lo spoglio lessicografico delle poesie di Yeats e compagnia… Un delirio. Comunque le lezioni ormai sono parte integrante della sua vita sociale e professionale e non può né vuole rinunciarvi. Si è ormai innamorata della vita universitaria con i suoi ritmi allucinanti ma anche con la sua settimana corta (che al liceo era solo un miraggio, un’utopia) e le corse tra un palazzo e l’altro rischiando la vita in corso Mazzini perché il 3 (che, per i “foresti” e per gli ignoranti in generale, è un autobus) sfreccia sempre a una velocità inconcepibile e l’autista, invece

BIO, Associazione per il Bambino In Ospedale (ONLUS), è stata fondata nel 1978 a Milano per promuovere l’umanizzazione dell’ambiente ospedaliero e per sdrammatizzare l’impatto del bambino e della sua famiglia con le strutture sanitarie. A Pavia ABIO opera presso il padiglione di pediatria del Policlinico San Matteo dal 2002. Un volontario (a Pavia siamo circa 60 effettivi e operativi) non è una persona speciale, ma qualcuno che spende qualche ora del proprio tempo per cercare di rendere meno traumatica l’esperienza ospedaliera di bambini e genitori. Si diventa volontario ABIO dopo aver seguito un corso formativo e un tirocinio in reparto di 60 ore, durante il quale si impara a

“collaborare” con il personale medico-infermieristico. Tra le nostre attività c’è anche la scelta e la distribuzione di giocattoli e materiale ludicoricreativo in tutti i reparti. Il nostro obiettivo principale è ridurre al minimo il rischio di trauma che ogni ricovero comporta. Il 1° ottobre scorso si è svolta la prima giornata nazionale di ABIO e anche a Pavia è stato organizzato uno stand per l’occasione. L’organizzazione può essere aiutata con quote associative, donazioni e servizi. Oppure è possibile diventare volontario dedicando poche ore per amore. ABIO Pavia, Piazzale Golgi c/o Pediatria Policlinico San Matteo Tel. 346/2358628 http://www.abio.org

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UNIVERSITÀ

Qualcosa sta cambiando: intervista ai tre neoeletti presidi di facoltà
di Walter Patrucco, Ilaria Picchi e Manuela Ragni
Sono garantite una buona qualità e quantità di iscritti e reputazione. Serve una migliore gestione degli spazi, delle aule e una più chiara pianificazione e puntualità dell’orario delle lezioni, per evitare il più possibile sovrapposizioni. Un secondo obiettivo è l’internazionalizzazione, sia per vocazione della Facoltà (è stata fondata per formare diplomatici, quindi il lavoro internazionale fa parte del suo codice genetico) sia per rispondere alla sollecitazione culturale e alla competizione derivanti da un ambiente internazionale che va sempre più verso una realtà che spinge a “meticciare”. Il terzo obiettivo riguarda l’attenzione alla ricerca come carattere distintivo della formazione universitaria. Durante gli anni di mutamento della didattica, la ricerca ha ricevuto meno attenzione. Eppure non si mantenendo l’accordo dei docenti e cercando di alzare a livello massimo l’interesse degli studenti. Successivamente, mantenere a un livello di efficienza l’organizzazione della Facoltà, sia per quanto riguarda l’orario delle lezioni sia per quanto concerne la frequenza e la puntualità degli appelli. Inoltre si intende potenziare ulteriormente l’immagine e il prestigio che la nostra Facoltà gode a livello nazionale. Purtroppo nella maggioranza del tempo ci si dedica a problemi contingenti. Le grandi iniziative sono limate dalle riforme. È un processo stancante e avvilente, poiché non si riesce a portare nulla a compimento. Passando dal 3+2 alla forma 1+4 si ottengono disorientamento e disfunzioni organizzative, senza contare il tempo necessario all’adattamento. Ci si deve preoccupare del periodo post-laurea, non tanto per alzare do di collaborare con gli enti locali per migliorare alcuni aspetti di formazione dello studente. Sono stati inseriti 7-8 esami nei piani di studio degli ingegneri pavesi tenuti proprio da queste associazioni. Quest’iniziativa diventa importante nell’ambito della preparazione universitaria per sviluppare il settore dell’imprenditoria giovanile, ovvero fornisce le basi per muoversi nel contesto economico-organizzativo esterno all’Università in aggiunta alla preparazione tecnologica dell’ingegnere standard. Studenti attivi: far partecipare gli studenti a competizioni e finanziare progetti proposti dagli studenti stessi, vedendoli in questo modo come parte attiva e proattiva che garantisce collaborazione. Questo per portare Pavia ad essere una città “distributrice di conoscenze” e allo stesso tempo mettere a disposizione dello studente tutto ciò che può sviluppare le sue caratteristiche. I: Accesso alla laurea specialistica: vi sono troppe differenze tra le varie Facoltà. Si prevede un’unificazione nel futuro? C: Si prospetta per il futuro una standardizzazione delle procedure su questa linea, volta a intraprendere un discorso più “aperto” rispetto ad ora, che possa permettere a chi ne ha la deve dimenticare che didattica e ricerca sono strettamente correlate: le persone che hanno fatto dello studio il proprio scopo di vita sono le stesse che portano le loro conoscenze e i risultati delle loro ricerche agli studenti in aula. I: Accesso alla laurea specialistica: vi sono troppe differenze tra le varie Facoltà. Si prevede un’unificazione? R: Sì, esistono delle differenze di accesso, per ragioni di vario ordine. In alcune Facoltà vi è la necessità di mantenere un numero basso, in altre è il mercato del lavoro che propende a mantenere un’efficienza numerica minima. Ciò è riscontrabile fin dal primo anno di iscrizione a determinate Facoltà. Credo che alcune di queste differenze si ripetano nei colloqui di accesso alla laurea specialistica. Altre differenze la competitività quanto per trovare sbocchi di lavoro ulteriori, per esempio grazie a nuovi master o corsi post–laurea. Ma per fare ciò serve un potenziamento delle risorse, e le continue riforme non fanno altro che depauperarle… So che lavorerò molto, ma in cosa non so. I: Accesso alla laurea specialistica: vi sono troppe differenze tra le varie Facoltà. Si prevede un’unificazione? S: Per la nostra laurea specialistica abbiamo avuto una deroga, grazie alla quale l’accesso è diretto e non necessita di un colloquio. Questo perché a Giurisprudenza vi è una continuità diretta fra il triennio e il biennio. Infatti il triennio è uguale per tutti e non vi sono tanti piani di studio diversi tra loro come accade in altre Facoltà. Noi sappiamo che i nostri studenti hanno tutti la stessa preparazione: l’idea di un volontà, oltre che i requisiti basilari, l’accesso alla laurea specialistica, abbattendo le barriere esistenti tra un Politecnico e un altro. Probabilmente questo discorso potrà interessare in un secondo tempo tutta l’Università di Pavia. I: Non esiste forse una grossa differenza a livello di immagine tra la Nave e Ingegneria in generale e l’Università centrale? C: Il contrasto è innegabile ma questo non deve creare un dualismo. In passato Ingegneria aveva sede in centro mentre ora è un po’ isolata rispetto alle altre Facoltà, ma questo isolamento geografico non è mantenuto nella realtà di tutti i giorni. La realizzazione di numerosi corsi interfacoltà sono la prova che la Nave non è lontana dalla realtà universitaria nella sua accezione più completa e generale. Per di più vi è in corso un progetto per ampliare nei prossimi anni la Nave e trasformarla in un vero e proprio campus all’altezza di quelli presenti all’estero, eliminando così le sue attuali mancanze. Il programma del preside e la Facoltà stessa sembrano quindi essere caratterizzati da un’attenzione alla realtà in movimento, verso una visione dell’Università più vicina a quella americana: di supporto e di servizio agli studenhanno a che fare con il processo di istituzionalizzazione dei bienni. Siamo ancora agli inizi, è necessario che si faccia esperienza tramite continui confronti e razionalizzazioni. Da tutto ciò potrà scaturire maggiore universalità. I: Cosa pensa della rete wireless? È possibile la creazione di una rete accessibile a tutti indipendentemente dalla Facoltà di appartenenza? R: Credo che questa possibilità dipenda dai tempi che richiede un’organizzazione efficiente del servizio. Non credo che vi siano delle preclusioni di principio. Dapprima si parte con iniziative individuali, della singola Facoltà, per poi arrivare a una maggiore integrazione. Si devono però sempre tener presenti i rischi: essendo noi il polo centrale, cosa accadrebbe se arrivassero stucolloquio di ammissione alla specialistica non ha senso. Però è stato mantenuto per verificare la preparazione degli studenti che provengono da altri atenei e che intendono specializzarsi a Pavia. I: Cosa pensa della rete wireless? È possibile la creazione di una rete accessibile a tutti indipendentemente dalla Facoltà di appartenenza? S: Vi sono due ordini di problemi. Il primo è a carattere normativo: per evitare pericoli derivanti dal terrorismo, si è previsto che in ogni luogo pubblico in cui vi è un collegamento a Internet deve essere ad accesso nominativo. La frammentazione deriva da una necessità di controllo. Il secondo problema riguarda la capacità di carico del server: un sistema di identificazione selettiva interno alla Facoltà permette di quantificare il carico che un server deve sostenere, senza i rischi di un ti, dove ci sia uno scambio e una comunicazione tra l’ateneo e gli iscritti, dove il panorama delle possibilità di studio sia sempre più vicino ai desideri dei nuovi immatricolati. “Cambiano gli denti da tutte le Facoltà a usufruire del servizio? Non vi sarebbe più posto per voi di Scienze Politiche. Si deve quindi verificare con prudenza la fattibilità. I: Cosa può dirci riguardo alle inefficienze e alle difficoltà che molti studenti incontrano nella procedura riguardante gli stage formativi? R: Lo stage è una novità utile e importante, ma non abbiamo saputo subito come maneggiarla. Questo perché, storicamente, non abbiamo mai avuto rapporti con enti per creare degli stage. Li abbiamo dovuti inventare. Inoltre vi è il problema della compatibilità e della sovrapposizione di orari in cui si può incorrere inserendo l’attività di stage dentro l’attività di studio. Ma si stanno mettendo a punto dei programmi per rendere più efficiente il servizio. sovraccarico e quindi di un malfunzionamento. I: Tenuto conto dei lunghi tempi della laurea in Giurisprudenza del vecchio ordinamento, crede che la nuova riforma abbia contribuito ad accelerare il processo di laurea? S: Il 3+2 ha prodotto un’acquisizione di nuovi tempi di studio: la divisione in semestri fa sì che ci siano cadenze di esami più regolari. Di conseguenza è aumentato il numero degli studenti che si laurea puntualmente. Per merito del 3+2 il carico dei vari programmi è stato ridotto e quindi la preparazione degli esami e il raggiungimento della laurea risultano accelerati. Dall’altro lato, programmi più leggeri possono anche significare programmi più superficiali. Ma ora abbiamo una nuova riforma da affrontare, prima di poter parlare anche di qualità. studenti, cambiano le discipline, cambiano le professioni, ma le opportunità diventano uguali”, sono le parole del professor Cantoni.

Scienze Politiche

Fabio Rugge
Nuovo preside, docente di Storia Comparata delle Istituzioni Politiche, nonché un vero gentiluomo. Inchiostro: Ci descriva in cosa consiste il suo programma in tre punti. Rugge: In generale, consolidamento e manutenzione: la Facoltà segue già dei buoni binari.

Giurisprudenza

Sergio Seminara
Preside al secondo mandato e professore ordinario di Diritto Penale Commerciale. Attualmente senza baffi. Inchiostro: Ci descriva in cosa consiste il suo programma in tre punti. Seminara: Innanzi tutto portare a compimento la nuova riforma,

Ingegneria

Virginio Cantoni
Preside al secondo mandato, docente di Informatica e Visione Artificiale. Sempre sorridente. Inchiostro: Ci descriva in cosa consiste il suo programma in tre punti. Cantoni: Continual education: lo studente non chiude con la laurea, ma va avanti, per esempio tramite associazioni di ex-alunni. In questo senso stiamo sviluppando il progetto “Pavia città della formazione”, infatti in questa città oltre all’Università esistono molti enti che fanno formazione professionale ad alto livello, ad esempio la Camera di Commercio, l’Unione Industriale, l’Ordine professionale, fondazioni bancarie e altre. Noi stiamo cercando con esse di promuovere una serie di attività per una formazione che sia efficace anche in ambito post-laurea. Ingegneria come facoltà applicata: stiamo cercan-

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INCHIESTA

Frammenti di viaggio
A cura di Alberto Bianchi, Francesco Bariani e Laura Panza
La testimonianza che leggerete è il racconto di un viaggio in Palestina e Israele compiuto nel mese di agosto da Francesco, 24 anni, studente della facoltà di Scienze Politiche. È una serie di sensazioni, emozioni, esperienze di una persona che ha deciso di mettersi in gioco per una causa, quella palestinese, partecipando d una serie di azioni di ISM (International Solidarity Movement), un’organizzazione formata da volontari provenienti da tutto il mondo (ma soprattutto israeliani) che si impegnano nella resistenza non armata contro l’occupazione israeliana. È un articolo “politico”, ne siamo consapevoli, e qualcuno potrà trovarsi in disaccordo su quanto leggerà. Ma dopo averlo letto saprete qualcosa del conflitto israelo-palestinese che prima non potevate sapere e capirete che forse un filo di speranza esiste ancora se si è disposti ad andare al di là delle semplici parole. mi militanti internazionali ISM e soprattutto Isham, uno del gruppo che dovrebbe darci le prime informazioni e portarci poi a Ramallah per il corso di formazione. Entriamo. Molto bello, l’ambiente è tranquillo e ospitale. Ci offrono un the e ci danno un paio di letti. Poi, quasi con un po’ di timore, “Ciao, sono io Isham”. Ci dice che il giorno dopo si parte per Ramallah, dove inizia il training. Nel frattempo conosciamo altri ragazzi che come noi aspettano di partire. Due spagnoli, un irlandese, un inglese, un australiano e due ragazzi italiani. Verso le 8 vediamo dalle finestre alcune stazione di coloni ed estremisti ebraici”. “Ma siamo nel pieno del quartiere arabo!” “Appunto…” Vediamo arrivare la testa del corteo e le prime bandiere israeliane. Sono tantissimi… è impressionante! Vicino a un bar tre ragazzi arabi sono seduti su delle sedie e danno la schiena imperterriti e impotenti a questo fiume umano. Cominciamo a non farcela più a rimanere dentro le mura dell’ostello. “Ma gli spagnoli dove sono?” “Sono usciti, quelli sono fuori di testa”. Ma come: loro sì e noi no? Andiamo, andiamo anche noi. Ed eccoci nel pieno della paura. Un corteo di coloni, soldati armati fino ai denti a scortarlo e gruppi di arabi ammassati nelle vie laterali che fanno pressione per riprendersi le loro strade. E il timore di un attentato… Arriviamo vicino a una delle altre porte che immettono alla città vecchia. Insistiamo un po’ con i soldati che alla fine decidono di lasciarci entrare. Anche qui troviamo un ambiente surreale. In quelle strade dove normalmente si tiene l’incasinatissimo suq arabo ora si vedono solo poliziotti e soldati con i mitra in mano. Un gruppo in ogni angolo. Incontriamo i due ragazzi spagnoli e insieme decidiamo che forse è il caso di tornare in ostello. L’indomani il gruppo parte per Ramallah. Qualche check point e dopo una mezz’oretta di strada arriviamo alla casa ISM. Conosciamo i ragazzi dell’associazione e alcuni volontari che in quei giorni sono di stanza lì. Nulla da dire, se non che il training si compone di 16 ore divise in due giorni. Terribile ma estremamente utile. Il primo giorno ci viene data un’infarinatura sul mondo palestinese. Il secondo giorno si fa più sul serio. Ci vengono mostrati proiettili, gas lacrimogeni, sound bombs, e ci vengono date istruzioni su come difenderci. Cosa fare e soprattutto cosa non fare! ISM opera in diversi luoghi della Cisgiordania e si occupa di varie attività a seconda del problema che si trova ad affrontare. Ramallah è un luogo di passaggio oltre che di controinformazione. Ci sono infatti molti ragazzi che si occupano di media. A Qawawis si fa da scorta

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rriviamo al Faisal Hostal di Gerusalemme. Qui sappiamo che si possono incontrare i pri-

chiediamo: “Dov’è Isham? Vorremmo parlare con lui”. “Isham è una persona pericolosa… Perché lo cercate?” Attimi di silenzio… e tutti che scoppiano a ridere:

macchine della polizia e jeep militari con i lampeggianti accesi disporsi davanti alla porta di Damasco, proprio sotto di noi, e bloccare tutta la zona. “Che succede? Cosa fanno?” “Dovrebbe passare una manife-

C’è chi dice no: le opinioni (personali) di un israeliano
Intervista a un israeliano fortemente schierato a favore della politica militare israeliana. Si tratta di uno studente di 26 anni della facoltà di Medicina di Pavia, originario di Tel Aviv. Il nome dell’intervistato non compare per sua esplicita richiesta. La Redazione di Inchiostro si dissocia da gran parte delle opinioni espresse. stato possibile e logico sterminare il popolo palestinese, ma ora non è possibile perché il mondo non lo vuole e perché la società israeliana si è sviluppata. I: Credi che la cultura araba non sia sufficientemente sviluppata? ???: Esattamente. È proprio questo il problema che si è creato in Israele, dove si trovano a convivere due culture: una che è sviluppata e una che non lo è, con forti differenze riguardo al valore della vita. Per esempio in un villaggio palestinese è pratica comune uccidere una donna che tradisce il marito. I: Secondo te l’occupazione si coniuga bene con le caratteristiche di una società avanzata? ???: L’occupazione è una cosa terribile e non piace a nessuno, ma ci sono molti gruppi estremisti (e persino Stati, come l’Iran) che hanno un forte potere decisionale. Poi gli arabi sono diversi da noi, sono socialmente arretrati, la religione svolge un ruolo fondamentale nella loro quotidianità. Uccidere è una cosa semplice per loro, il loro stile di vita è più aggressivo ed è in parte dovuto alla loro costituzione genetica. I: Vedi una via d’uscita da questa situazione? ???: L’unica soluzione possibile è la pace. Noi la vogliamo, ma loro non capiscono, non c’è nessuno che rappresenta il popolo palestinese. Abu Mazen non ha un reale controllo sul territorio. Mentre Israele cerca una via per la pace (e Sharon è proprio l’uomo più indicato per questo compito), il mondo arabo risponde con gli attentati. I: Secondo te la moltiplicazione delle colonie in Cisgiordania è un segno di pace? ???: Sono contro le colonie, ma il governo non può smantellarle perché c’è il rischio di una guerra civile. Il popolo è ignorante, ha paura, vuole reagire. Perciò il governo israeliano deve a tutti i costi assecondare e proteggere i cittadini, anche attraverso le colonie. Bisogna mostrare al popolo che Israele non è codardo. I: Cosa pensi del ritiro da Gaza? ???: Sarebbe dovuto avvenire prima, bisogna cambiare tutto in Palestina. Non capisco perché Israele non voglia garantire la sovranità allo Stato palestinese. Forse vuole riservarsi la mossa di concedere la sovranità sul tavolo delle negoziazioni, per ottenere qualcosa in cambio… I: Conosci ISM ? Cosa ne pensi del loro modo di operare? ???: Conosco poco quest’organizzazione, ma so che ci sono alcuni israeliani che collaborano con i palestinesi e credo che sia giusto che lo facciano, ma non condivido il loro modo di agire o, meglio, le loro idee di estrema sinistra. I: Come vedi il futuro? ???: Sono pessimista sul futuro del conflitto, perché la gente è ignorante.

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nchiostro: Quale credi che sia il modo più efficace per interagire con il popolo palestinese? ???: Credo che l’attività militare sia la giusta risposta: il servizio militare è fondamentale e i check point sono necessari per garantire la sicurezza del popolo israeliano. I: Perché i check point? ???: In Israele si è verificata una situazione particolare, dovuta a una molteplicità di fattori, connessi con il luogo dove Israele è sorto e con il momento storico in cui ci troviamo. 200 anni fa sarebbe

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INCHIESTA
ai pastori e alle loro greggi al pascolo per difenderli dai coloni in caso di aggressioni. A Tana bisogna ricostruire le case abbattute e cercare poi di non farle di nuovo distruggere. A Jenin si partecipa a cortei di protesta contro i CP e le colonie vicine. A Hebron si scortano i bambini palestinesi a scuola e si tenta di difenderli dai bambini dei coloni che lanciano loro sassi e altro. A Bil’in invece… in quel luogo ho perso il cuore. Non so come siamo finiti in questo piccolo villaggio di contadini ma quello che ho visto è a dir poco incredibile. Quando arriviamo al limite della zona militare cominciamo a capire la situazione, anche se un’idea più chiara ce la faremo solo qualche giorno più tardi. Sulla collina davanti a noi delle enormi gru stanno mangiando la terra e portando avanti la loro opera devastatrice. Assomigliano a enormi ragni e il loro lavoro è accompagnato da un continuo e fortissimo martellare. Qui verrà costruita una colonia, vicino a una già esistente, nel bel mezzo della Palestina. Ovviamente questo provocherà tensioni e problemi. Uno Stato civile come può pensare di risolverli? Con un muro di 8 metri d’altezza che oltre ad abbattere ulivi centenari lungo il suo percorso sottrae il 50 per cento della terra a chi di terra vive? Quante volte nei giorni successivi, seduto sotto un magnifico ulivo, ho visto il tramonto scomparire dietro quell’orrore. E quante volte in quello stesso luogo ho trovato abitanti del villaggio indicarmi dei confini immaginari dicendomi. “Quella è (era) la mia terra, quella è (era) la terra di mio padre”. Arriva il venerdì. La casa dove alloggiamo si riempie di un centinaio di persone. Tutti seduti a terra a discutere su come svolgere la manifestazione. Siamo tanti, la metà di noi è composta da internazionali di ISM, l’altra metà da anarchici israeliani che combattono contro il muro. A volte arrivano anche altri piccoli gruppi a portare solidarietà: francesi, baschi… Verso l’una del pomeriggio la gente del villaggio esce dalla moschea e tra canti e balli arriva davanti a “casa nostra”. Noi usciamo e formiamo i cordoni di testa. Tutti assieme marciamo poi verso la zona militare interdetta (la terra rubata!). Ad attenderci soldati in assetto da guerra. Si discute un po’ e poi… Ogni venerdì la stessa storia. Da otto mesi circa. Sound bombs, lacrimogeni, proiettili di metallo rivestiti da un sottilissimo strato di plastica, sassi, macchine fotografiche e tanti, tanti, tanti corpi che resistono!

Viene sera, dopo una giornata passata a correre e a lottare siamo esausti. La casa ora è vuota e totalmente sottosopra. Sistemiamo un po’, mangiamo qualcosa al volo e poi crolliamo sul letto. Nei giorni successivi, durante la notte, i soldati verranno diverse volte a far visita al villaggio con ronde armate, jeep sfreccianti a tutta velocità o gruppi di militari appiedati. Suona il telefono, Abdullah corre a chiamarci: “Ci sono i soldati, sono entrati nel villaggio!” “OK, OK. Sveglio tutti, tranquillo”.

Due vestiti buttati addosso di corsa, una macchina fotografica senza flash e quattro ventiquattrenni che si gettano nelle strade buie a cercare militari armati fino ai denti. Dietro ogni curva la paura di vederli, ma ancor più la paura che arrestino dei palestinesi e quindi… “Dai, dai… più veloce, andiamo!” Sono cosciente del fatto che la soluzione del conflitto israelopalestinese sia praticamente impossibile, ma quello che ho visto lascia un po’ di speranza. Pensate a un anarchico israeliano e a un musulmano palestinese camminare fianco a

fianco. Non vi sembra in antitesi? L’antireligioso per eccellenza assieme a colui che è considerato l’emblema della religiosità. L’israeliano e il palestinese… E poi quante volte durante gli scontri gli anarchici israeliani hanno trovato rifugio nella moschee del villaggio… Nel frattempo a Ramallah uomini dell’ANP con i mitra in mano dirigono il traffico. Nel frattempo a Jenin miliziani con il mitra in mano dirigono il traffico. Nel frattempo a Bil’in si lotta senza armi contro le armi.

Cooperazione e sviluppo in Palestina
Intervista a Marco Missaglia, docente di Politiche per lo Sviluppo nella Facoltà di Scienze Politiche e del Master di secondo livello in Cooperazione e Sviluppo attivo presso il nostro Ateneo in collaborazione con lo IUSS. Sviluppo e quali sono i suoi obiettivi? Missaglia: Il Master è nato nove anni fa su iniziativa congiunta di 3 ONG italiane: COOPI di Milano, CIS di Roma e VIS di Roma. Si sentiva la necessità, soprattutto da parte delle ONG, di formare operatori dotati di una preparazione avanzata adatta a comprendere e affrontare i problemi dello sviluppo affinché l’approccio alla cooperazione non fosse puramente volontaristico. I: Da circa un anno tra i partner del Master figura l’Università di Bethleem. Quali sono i motivi che hanno spinto a iniziare una collaborazione con un ateneo palestinese? M: La nostra università ha pensato di promuovere un Master simile a quello già attivo a Pavia anche in Palestina, Paese in cui le iniziative di cooperazione sono moltissime, e probabilmente anche troppe, per l’esigenza di disporre di un’istituzione accademica che si impegnasse nella formazione continua di operatori esperti nel campo dello sviluppo. Nel 1999, quando si iniziò a discutere di una partnership in Palestina, si pensava a un progetto che coinvolgesse almeno tre o quattro atenei palestinesi, in modo da non privilegiare solo una zona particolare o una delle due religioni (cristiana e musulmana) diffuse nel Paese. Dopodiché alcuni problemi tra le università palestinesi hanno ostacolato il progetto facendolo sembrare troppo ambizioso. Così si decise di puntare su una sola collaborazione e, siccome l’unico finanziatore del Master è la CEI (Conferenza Episcopale Italiana), si scelse Bethleem, unica università cristiana in Terra Santa. Nonostante ciò non è venuto meno il carattere interculturale e interreligioso, perché questo ateneo è frequentato, in pari proporzione, da studenti cristiani e musulmani. I: Oltre alla formazione, qual è il contributo che l’Università può dare, specialmente in un luogo di conflitto? M: Il ruolo dell’Università deve essere quello di costruire ponti di pace attraverso la propria vocazione di diffusore di una cultura “massimamente politica”. Con questo si intende che l’obiettivo di una cooperazione tra atenei deve essere quello della creazione di dialogo, incontro, collaborazione, emancipazione. I: L’esistenza di molte ONG nel campo della cooperazione, specialmente in Palestina, spesso dà luogo a progetti di piccole dimensioni, giustificando questa scelta come un modo per essere più “vicini” alle comunità in cui si opera limitando le spese. Questo però spesso provoca un’eccessiva frammentazione dei progetti e una mancanza di coordinazione tra le diverse organizzazioni, con il rischio di rendere poco incisiva l’attività dei cooperanti. Pensa che siano gli aspetti positivi a prevalere oppure quelli più negativi e dannosi? M: A mio parere sono molto più evidenti gli aspetti negativi. Infatti l’esistenza di troppe ONG rende molto difficile la coordinazione, non solo dal punto di vista dei mezzi ma anche da quello dei modi di affrontare la cooperazione. Inoltre, in presenza di molti soggetti che richiedono denaro e risorse per portare avanti i progetti, aumenta il rischio di perdere il controllo dei fondi e di assistere a fenomeni di corruzione. I: In ogni caso queste organizzazioni di tipo non governativo, dotate di più indipendenza, sembrano essere viste con maggiore fiducia rispetto agli organi di cooperazione di tipo istituzionale e governativo, considerando il fatto che spesso i governi possono avere alcuni interessi “secondari” nel finanziare progetti di sviluppo. M: Sicuramente un vantaggio e un aspetto molto importante, se non fondamentale, delle ONG è un maggior grado di libertà nell’esprimere ciò che si pensa senza dover essere vincolati alla politica ufficiale del proprio governo. Ma queste stesse organizzazioni, di fatto, dipendono dai finanziamenti dell’esecutivo del Paese di appartenenza e non vi è una distinzione così chiara e netta come può sembrare. I: Soprattutto in Palestina esistono anche altre associazioni che perseguono progetti di solidarietà in modo differente dagli organi di cooperazione “classici”. ISM, ad esempio, porta avanti attività di sostegno non-violento alla causa palestinese, con azioni simboliche come partecipazione a manifestazioni, creazione di presidi nei villaggi, costruzione di case. Questo aspetto “nonconvenzionale” di cooperazione, soprattutto in una situazione di così aspro conflitto, può essere un segnale che fa ben sperare per il futuro? M: Certamente. Le azioni di solidarietà di questo tipo sono fondamentali per poter confidare in un miglioramento della situazione. In questo momento, però, il conflitto attraversa una fase molto difficile: da una parte e dall’altra stanno vincendo gli attori più violenti. È facile per Hamas o per la Jihad Islamica dire che la liberazione di Gaza è stata il risultato positivo dell’intifada e degli attentati. La stessa cosa vale per Sharon, il quale può sostenere: “Ecco, ho liberato Gaza ma gli attentati proseguono”. E così proseguirà pure la repressione armata di Israele. Le due frange possono dire ai rispettivi moderati di avere la ragione dalla propria parte. I fondamentalisti sono sempre una minoranza. Si tratta di capire se sono una minoranza che sparisce oppure una minoranza che gradualmente si ingrandisce. La mia sensazione, purtroppo, è quella di assistere a un progressivo potenziamento delle frange estremiste. Per questo è difficile essere ottimisti su una risoluzione del conflitto in un periodo breve di tempo. Come direbbero da quelle parti: Insciallah!

I

nchiostro: Come è nato il Master in Cooperazione e

di un conflitto

Per informazioni sul Master in Cooperazione e Sviluppo: http://www.unipv.it/iuss/esascs/

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CULTURA

Minchia
di Nicola Cocco
La più alta Giustizia governa Locri Epizefiri… (Pindaro, Olimpiche X, 17-18) Si ritiene che i Locresi siano stati i primi a far uso di leggi scritte… (Strabone, Geografia VI, 259 8) boss. Cumplicità, cuntiguità ccu la mafia… Sergio Romano, sul Corriere del 24.10.2005, inzerta ’na ben nota formula maggica: la “zona grigia”, chidda in cui la mafia opera e sguazza comu u’ puorcu intu au fagnu. “Questo non significa che i siciliani e i calabresi siano mafiosi”, ma “ciascuno di essi può essere esposto, più dei loro connazionali in altre regioni italiane, al rischio di una scelta moralmente sgradevole”. Sissi, proprio comu disse chiddu minchione dellu vicesinnaco di Pavia, au beddu cunvegnu sulle mafie organizzato dal Coordinamento qualichi simana fa: “questa città è immune alla mafia”. Ca quali! E le infiltrazioni delle ’ndrine calabbresi in Lombardia? Scusasse se voi site sani e noi invece simo ’nfetti! Puah! La virità è che lu substratu d’ogni forma di mafia è lu degradu suciale ed economicu, è la complicità dellu Statu (chillu tintu) che essiste da quanno scinnette Garibbaldi. Colpe macari d’u nostru Sud, dalla classi dirigenti au pecuraru accundiscendenti. Chista è la “zona grigia”. Puah! Da tutta chista melma, però, è spuntato un sciore, la gerbera giarna, orama’ simbolo della lotta alla mafia. Lu ricevette macari lu bon vecchiu Ciampi dalli carusi di Locri, chiddi dellu strisciuni “E adesso uccideteci, tutti” e d’u blog su la Repubblica, ’na gemmazione di Peppino Impastato, che isava la radio e sulli strisciuni scriviva “La mafia uccide, il silenzio pure”. Chisti picciliddri si stannu ribellanno alla società del “nun sa chi sugnu eu…”, “ma tu a chi apparteni?”… E li “granni”, che minchia fanno? Li lassano praticamenti suli! Da cuantu nun ne parrano cchiù li giurnali? Ci volivano autre mobilitazioni, ’nu sciopuru generali… Nun basta l’appoggio commodo degli omini di cultura, li sermoni di preti e politici… Però, centinara di carusi so’ junti a Locri da tutto ’u Sud, lu 4 novembri… Puah! La virità è che in chisto Paìse ancora ci si scannalizza quanno lu prucuratori Grasso dice che zi’ Binu Provenzano è cummigliato da ’na picca di politici. Poi però nun sautano fora li nomi eccellenti… ’Ntanto ’sti fitusi si vinnono e s’accattano financhi le partite di càvucio… Puah! Li picciotti di Locri so’ la gerbera giarna di chistu Paìsi ammorbatu. Che debbono fari? Lassari la Calabbria, ristari, pàrtiri-crisciri-turnari? Debbono germogliari, e nui ccu loro. Pirchì tutti vulimu rispirari tanticchia aria frisca, vita. E la mafia è smog e morti. Pirchì a Locri Zeleuco emanò la prima legislazione scritta d’u munnu occidentali. E pirchì ’ndrangheta nun deriva da “andragathìa”, fortezza d’animu, ma da “’ndranali”, balordi. Puah! I veri galantomini, oggi, so’ li carusi di Locri e chi arriniesce a farili fiuriri e ci fiurisce assiemi.

La storia dell’amore
di Valentina Frezzato

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P

uah! Che minchia succèdi ai cucìni di Calabbria? Vidimu se arriniscimu ad accapirci qualichi cosa macari nui, tra le cascate d’“u” e spiranza delli amicuzzi (chiddi boni) di Locri. Succèdi che a volte riturnano, li amici delli amici (chiddi tinti), i padrini, i killer… ’Nsomma, la mafia. Ddà ssutta si chiama ’ndrangheta, ’na federaziuni di ’ndrine cummannate da vari boss, i capibastone. Nun se ne sono mai annati, anche se iddi (e certu Statu tintu) volino fari appariri lu cuntrariu. Puah! L’ammazzatina di Francesco Fortugno, vicepresidenti della regione Calabbria, ravanti au seggiu per le primarie dell’Unione, a Locri, ha fatto riemergiri la quistione ’ndrangheta. Quasi ’na mafia di serie B, macari se poi è la organizzaziuni criminali principe nel trafficu di droga, armi e fetenzerie varie. ’Na vera e propria multinaziunali, ccu filiali in Ammerica, Australia, Canadà… So’ luntani li tempi delle riunioni dei boss alla Madonna di Polsi, into au culu dell’Aspromonti… Puah! Ci volino li morti ammazzati per parlarine: 23 sulu chist’annu. Nun fecero clamore. Pirchì la Calabbria è stata lassata sula, comu sottulineò ’ncazzatissimu l’onorevoli Lumia, della commissiuni parlamentare antimafia, in un’intervista al L’Unità (21.10.2005). Sula a sprufundari nel su’ chiarchiaro. Ma pirchì? Puah! ’Na picca di risposte s’arritrovano nell’inchiesta de L’Espresso del 3 novembri: “Onorevoli padrini”. Le cosche possono procacciare voti, e li voti nun hanno sciauro, nun profummano, ma nun fetano nianchi, né a diritta né a mancina. Nenti di novu sottu au soli. L’istissu Fortugno ebbe nun picche tilifonati ccu n’u

L

cch ta pu s a

ra ie

l libro si apre facendoci subito entrare nella mente di Leopold Gursky, un triste ebreo ottantenne, con un passato che lo è ancora di più. La sua paura più grande è morire da solo, il suo pensiero più assiduo è chi sarà l'ultima persona a vederlo vivo. Abita a New York, in un piccolo appartamento sotto quello del suo più caro amico, Bruno, anch'egli ebreo e anch'egli ossessionato dall'idea che la morte potrebbe arrivare all'improvviso. Per questo si “controllano” a vicenda. Ogni sera Leo Gursky batte alcuni colpi sui tubi della caldaia per far capire al suo vicino che è ancora vivo. Passa il tempo leggendo i libri del figlio, Isaac, scrittore famoso che non sa dell'esistenza del suo vero padre. E Gursky non sa che da qualche parte anche lui è considerato uno scrittore famoso, grazie a un libro in yiddish scritto tanti, troppi anni prima, intitolato La storia dell'amore e dedicato all'unica vera emozione della sua vita: Alma. All'epoca era un ragazzo pieno di speranze, ma ora, dopo che la tragedia dell'Olocausto le ha distrutte, non gli rimane altro che la solitudine e la paura di andarsene senza lasciare traccia di sé. Ma in realtà il suo libro, che è stato pubblicato in America Latina dall'amico Zvi Litvinoff, che fuggì dalla Polonia e si rifugiò in Cile nel 1941, è stato letto e riletto, riuscendo a entrare nel cuore delle persone grazie all'intreccio di amore e perdita che perseguita il sentimento per la protagonista. E Alma Singer, una ragazza newyorkese che deve il suo nome proprio al libro, un giorno decide di mettersi sulle tracce della donna che lo ha ispirato. Per la giovane Alma risalire alla genesi del romanzo è come ritrovare l'inizio della propria vita e l'amore tra sua madre e suo padre (morto molti anni prima). In questo racconto storie e sentimenti di tanti personaggi si intrecciano, anche se a volte in modo confuso. Tutto comunque gira intorno a Leo

Gursky, ad Alma e al libro che parla della loro storia e del loro amore. Interessante il mescolarsi di aspetti diversi della vita: l'America come terra di salvezza per gli ebrei della Polonia, il ricordo di un tempo lontano e felice, la ricerca della serenità. Il romanzo non è di semplice lettura, anzi sembra scritto per renderla difficile, con il suo stile troppo articolato. Ma, anche se dopo le prime 20 pagine (che descrivono in modo orribilmente ironico la vita del personaggio) viene voglia di abbondonarlo, solo andando avanti nella narrazione si capisce il messaggio che l'autrice vuole trasmetterci, cioè che l'amore è comunque al centro della vita di tutti. L’autrice si chiama Nicole Krauss, è ebrea (così si spiegano le tante citazioni yiddish e il continuo riferimento alla cultura ebraica), abita a New York, ha 31 anni ed è la moglie del noto scrittore americano Jonathan Safran Foer (autore di best seller quali Molto forte incredibilmente vicino e Ogni cosa è illuminata). Lei è al suo secondo romanzo. Il primo, Man walks into a room, è stato molto apprezzato dalla critica e dai lettori. Jonathan e Nicole sono diventati la coppia d'oro della nuova letteratura americana. La storia dell'amore di Nicole Krauss affronta i temi della perdita degli affetti e del recupero dell'identità: gli stessi trattati, nei propri libri, dal marito. Quindi un pensiero sorge inevitabile (e la critica americana ne ha da subito parlato): il libro potrebbe essere frutto di una singolare ma efficace collaborazione. La storia dell'amore di Nicole Krauss, traduzione di Valeria Raimondi, Ed. Guanda, euro 15,00. Il libro è stato gentilmente offerto dalla libreria Il Delfino, Piazza della Vittoria, Pavia.

Cocktail d’autore
di Lorena Meola
li ingredienti sono tre: Claudio Bisio, Daniel Pennac e Grazie. Tutti e tre sapientemente “shakerati” il prossimo 16, 17 e 18 novembre al Teatro Fraschini alle 21. Ma che tipo di cocktail è questo? Claudio Bisio siamo abituati a vederlo sul palcoscenico di Zelig o comunque dal piccolo schermo del nostro televisore, ma dal vivo come sarà? Saprà il nostro attore essere frizzante ed entusiasmante come risulta attraverso il tubo catodico? Certamente sì, e se avete ancora qualche dubbio Inchiostro consiglia di assumere (prima o dopo i pasti è indifferente) le

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clip fruibili gratuitamente sul sito della Feltrinelli in cui il comico milanese sembra voler uscire dalla piccola finestra di Real Player per inondare la vostra camera di sguardi, gesti, risate ed emozioni. Daniel Pennac… cosa sapete di lui? È un professore di francese in un liceo di Parigi e deve la sua fama di scrittore internazionale e (perché no?) “cult” alla saga del capro espiatorio per eccellenza, Benjamin Malaussène. Le sue storie sono surreali e comiche e affrontano, attraversandole, le contraddizioni del nostro tempo. Grazie è un testo scritto esplicitamente per il teatro. Un’opera che, conoscendo i due

precedenti ingredienti del nostro drink, ne risulta fortemente influenzata. Grazie è un libro che tratta la difficile arte del ringraziare, definito dallo stesso autore “un genere a sé”. Protagonista è uno scrittore premiato per “l’insieme della sua opera” (Pennac ha vinto il Premio Internazionale Grinzane Cavour “Una vita per la letteratura” nel 2002) che durante la cerimonia per il ritiro dell’onorificenza esprime la sua più totale inadeguatezza e imbarazzo nell’affrontare una tale situazione. È impossibile, leggendo il libro, non immaginare le facce esilaranti di Bisio e le sue incredibili doti espressive derivanti dal

mimo, perfette per interpretare l’alternanza tra l’estro dell’artista e la sua ineluttabile solitudine durante il processo creativo. Perché Pennac esprime l’amore/odio della solitudine che appartiene a ogni scrittore che vive nutrendosi della propria arte e da questa è sostenuto e in questa intrappolato. Altro tema intrigante è il rapporto con il proprio pubblico. Fino a che punto i lettori sentono, nel senso più primitivo del termine, le parole e le emozioni di uno scrittore? Cosa permette all’emozione di arrivare a destinazione? Ed ecco che il “grazie” diventa fondamentale per fare un piccolo bilancio di se stessi e del per-

corso che si sta compiendo nella propria vita. “Grazie per il premio e per come avete amato la mia scrittura e me stesso”, sembra voler dire il protagonista. Allora sorseggiatelo piano, gustandolo attentamente, anche ad occhi chiusi, questo cocktail ricco di sfumature: il 16, 17 e 18 novembre al Teatro Fraschini alle 21.

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CULTURA

Il fascino di San Pietroburgo
di Bonac

L’inquietudine del volto
di Emma Stopelli
colbacchi tarocchi dell’Armata Rossa te li tirano dietro, per quanti ce n’è. La terza è quella di oggi. Smesso l’abito sovietico (anche se la provincia si chiama ancora Leningrado) e non completamente indossato quello globale, San Pietroburgo è oggi la città delle sfumature e dei contrasti. È la città dei mille matrimoni al giorno, ognuno con la propria limousine nuziale di dieci metri che sorpassa vecchie Lada dal motore perennemente in panne. È la città delle tonnellate di paccottiglia, della matrjoska che parte da Putin e si rimpicciolisce fino a Stalin, della maglietta con scritto McLenin e delle donne che all’ingresso del metrò vendono, per due copechi, le tre cose del proprio orto. Eppure non so se ho mai trovato, nei miei viaggi, una città emanante lo stesso fascino. Perché è vero che non è più la capitale degli Zar né il tempio del socialismo reale, ma è tante città diverse e ognuna ha qualcosa di meraviglioso da farti scoprire. È questo, oggi, il fascino di San Pietroburgo. Non troverete da un’altra parte il cielo dello stesso azzurro del mare immenso oltre l’orizzonte bassissimo di nuvole, né troverete poesia in dieci casermoni sovietici a un passo dalla spiaggia. Non vi fermerete a leggere tra le rughe (non le righe) del volto di una babuska, non vi commuoverete alla vista di una bellissima ragazza che piange silenziosa in chiesa. E non troverete tante altre cose ancora, di quelle che si assaporano di persona e raccontare è difficile: lo capiresti / lì solo, nell’esserci, per dirla con i versi di un poeta. L’acqua della Neva, per fortuna, infrange la regola eraclitea.

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utto scorre, come Eraclito ci insegnava già 2.500 anni fa, e in un fiume non trovi mai due volte la stessa acqua. “L’acqua scorre sotto i ponti”, sostiene un detto popolare per ricordarci che ciò che è passato non ritorna. E così, come avviene per ogni fiume di ogni

ci sono più (è utopia pensare il contrario, ma perché non immaginare?) le persone di allora, la società nei suoi diversi strati e con i suoi diversi scenari (il quartiere dostoevskiano, comunque, è ancora sufficientemente losco), gli impiegatucci e le dame, la nobiltà e il popolo contrapposti. La Pietroburgo dei grandi romanzi, come quel-

S

olitamente, quando si compiono dieci anni, si riceve in regalo una Barbie, le costruzioni oppure, se i nostri parenti sono persone all’ultima moda, giochi per il computer, la PlayStation, cellulari, macchine fotografiche digitali… Per il suo decimo compleanno, invece, la Provincia di Lodi (1995-2005) si è fatta ben 120 regali. O, meglio, uno solo che ne contiene 120. "L'inquietudine del volto. Da Lotto a Freud, da Tiziano a De Chirico" è il suo nome e dal 12 novembre al 12 febbraio la Bipielle City di Lodi spalancherà le porte a questa mostra, curata da Vittorio Sgarbi, che vede protagonisti 120 ritratti provenienti da importanti musei e collezioni private di tutto il mondo e, in piccolissima parte, anche dal Museo Civico cittadino. Tra le firme spiccano quelle di Lorenzo Lotto, Tiziano, Gian Lorenzo Bernini, Guercino, Giorgio De Chirico, Antonio Ligabue, Andy Warhol, Ar-

turo Nathan, Lucien Freud. Dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19, l’arte del ritratto farà da padrona e si lascerà indagare dagli occhi di piccoli e grandi visitatori in un percorso lungo diversi secoli. Le sorprese, però, non sono finite. Lodi offre interessanti “pacchetti turistici” anche a chi ama viaggiare, visitare città, godersi i piaceri della tavola e divertirsi giorno e notte proponendo Weekend over 40, Young, Free o Just for one day pensato appositamente per chi non dispone di molto tempo. Questi fine settimana davvero interessanti si compongono di percorsi guidati alla mostra e, a seguire, alla città di Lodi e al suo territorio, vitto e alloggio già prenotati in alberghi, ristoranti e agriturismi, sconti in locali alla moda per la sera e tanto tempo libero. No, non è l’America. È solo la piccola e giovane provincia di Lodi che, in occasione dei suoi primi dieci anni, mostra tutte le migliori qualità.

città di ogni nazione, accade anche per la Neva di San Pietroburgo, in Russia. San Pietroburgo è stata Sankt Peterburg, Petrograd, Leningrad e poi di nuovo San Pietroburgo, ma non è più interamente nessuna di esse. Ho provato, visitandola, a cercarle tutte. La prima è quella più ostentata a causa di esigenze turistiche, però è anche quella della cui umanità poco o nulla si è conservato. Certo, ci sono ancora l’Ermitage (e il celebre museo che il complesso ospita è impagabile), il Cavaliere di Bronzo (che da tempo, però, non insegue più nessuno), Carsloe Selo e tutte le altre innumerevoli bellezze risalenti al XVIII e al XIX secolo. Però non

la dei racconti sagaci, non esiste più. La seconda, quella sovietica, è più recente e ancora discretamente incombente, per quanto edulcorata. Vivo e forte è ancora il sentimento patriottico suscitato dalla Seconda Guerra Mondiale, Lenin è ancora un simbolo (quasi) venerato e rispettato, l’incrociatore Aurora resta ancorato a un molo cittadino, seppure non più intenzionato a tuonare. La Prospettiva Nevskij è diventata però una passerella del tutto simile a quelle delle grandi metropoli occidentali, le insegne si sfidano ad eliminare le scritte in russo (ma questo, d’altronde, succede ovunque nel mondo multirazziale) e gli “originali”

Martedì 22 Novembre 2005 - ore 21 Chiesa di Santa Maria di Canepanova
Via Defendente Sacchi - Pavia

Coro Giovanile Farnesiano
Direttore: Mario Pigazzini

CONCERTO CORALE
Per informazioni: http://inchiostro.unipv.it Mobile: 380.5165636

Video-laboratorio di indagine territoriale e di comunicazione pubblica partecipativa

In centro a Milano, le saggezze dell’Umanità
di Giulia De Dominicis

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ell’ambito di uno stage presso l’Osservatorio sulla Società Pavese, il Dipartimento di Studi Politici e Sociali dell’Università di Pavia ha realizzato un video-laboratorio fatto da studenti e laureati di Scienze Politiche e Filosofia. Il gruppo di ricerca ha condotto una videoindagine sulla ex-Snia Viscosa, che è stata la più grande fabbrica locale, sulla storia dei suoi operai, sugli immigrati che abusivamente vi hanno abitato per anni e sul suo eventuale riutilizzo. Ne è scaturito un DVD utile anche come strumento di attivazione della cittadinanza su temi di interesse sociale. Il video-laboratorio si propone di trasmettere le conoscenze metodologiche e tecnicooperative per la realizzazione e il montaggio di video-filmati. Tali capacità verranno verificate con la preparazione di una video-inchiesta. Il prodotto confezionato dovrà essere distribui-

to sul territorio. Responsabili dell’insegnamento e della coadiuvazione degli studenti saranno esperti di comunicazione e di video-ricerca e tutor provenienti dall’esperienza della Snia Viscosa. Quest’attività è sperimentale e non ancora certificata dall’Università. Pertanto solo agli iscritti alla Facoltà di Scienze Politiche potranno essere riconosciuti i 6 CFU previsti. A tutti i partecipanti sarà rilasciato un attestato dell’OSP comprovante le attività seguite e le competenze sviluppate nel corso del progetto. L’iscrizione al videolaboratorio è gratuita ed è aperta a dieci studenti dell’Università di Pavia. Per partecipare alla selezione è necessario consultare il sito Internet e inviare un email entro il 15 novembre 2005. Per informazioni: Osservatorio sulla Società Pavese (Dipartimento di Studi Politici e Sociali) – Via Luino, 12 – Pavia Tel. 0382.984822

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e-mail: osp@unipv.it web: http://www.unipv.it/webdsps/osservatorio/intro.htm Video ex Snia Viscosa: http://www.arcoiris.tv/

na piacevole sorpresa attende chi avesse voglia di fare una passeggiata nel cuore di Milano. Dopo il successo suscitato da “La Terra vista dal cielo”, una raccolta di immagini firmata da Yann ArthusBertrand, a distanza di un anno piazza Cordusio e via Dante ospitano le foto dell’esposizione “Saggezze dell’Umanità”. La mostra si compone di 100 gigantografie di grande impatto abbinate ciascuna a citazioni di oltre 40 autori, tra cui Martin Luther King, Krishnamurti, il XIV Dalai Lama e il Mahatma Gandhi, miste a frasi risalenti alla tradizione popolare. In piazza Cordusio altre panoramiche scorrono a rotazione su un maxischermo e un padiglione adiacente ospita il punto vendita dove si possono trovare poster, cartoline, libri. L’autore degli scatti è Olivier Föllmi, fotoreporter francosvizzero vincitore di numerosi premi internazionali. Danielle Pons Föllmi, ricercatrice in scienze umane, si è occupata

della selezione di frasi di commento alle immagini. L’obiettivo della manifestazione è l’esaltazione della ricchezza dei diversi patrimoni culturali del mondo, facendone emergere differenze e affinità. L’evento si colloca nell’ambito del progetto omonimo. Dal 2003 al 2009 una serie di mostre si propone di diffondere su scala mondiale alcuni tratti di sei grandi aree culturali: India e Paesi limitrofi, Africa Nera, America Latina, Estremo Oriente, Medio Oriente (comprendente anche l’Africa sahariana) e blocco Europa-Nord America. Nel 2010 si svolgerà un’ultima mostra, in contemporanea in diverse città del mondo, e la pubblicazione di un libro andrà a sottolineare i temi principali toccati anno per anno dalle varie esposizioni. Quella ora stabile a Milano raccoglie intense immagini provenienti dall’area himalayana e da Namibia, Ciad, Etiopia, Mali. Leggendo le citazioni proposte, veniamo indotti a riflettere su aspetti della natura e della società che fanno

parte della nostra vita come l’armonia delle forze fisiche, il potere, l’amore e non solo. Perché vale la pena di dedicare un po’ di tempo libero a questa mostra? Ecco la risposta: il percorso di circa un’ora pare infondere un po’ di speranza e di carica e si torna a casa con qualcosa in più nell’anima, anche se magari si era affrontata l’esperienza con piglio poco attento. E non dimenticatevi che eventi di questo tipo, all’aria aperta e gratuiti, non sono molto frequenti a Milano, perciò prendetelo al volo. Parola di una milanese DOC! Quando: fino al 24 dicembre Dove: piazza Cordusio e via Dante, MM1, MM3 Duomo, MM1 Cordusio, Cairoli Aperta 24 ore su 24, ingresso libero Informazioni: infomostra@saggezze.com N.B.: Dall’inizio di ottobre i testi sottostanti le fotografie sono riportati anche in alfabeto Braille per permettere ai non vedenti di godere almeno in parte dell’esposizione.

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AGENDA dal 20 novembre al 15 dicembre
CONFERENZE
Il programma degli Studenti Universitari - www.pavialiveu.com
Tutti i martedì alle ore 21 sulle frequenze di Radio Ticino fm 91.8/100.5
Lunedì 21 novembre 2005 ore 14.30 prof.ssa Alessandra Amati Camperi “Teatralità nei Madrigali a sei voci di Philippe Verdelot” Aula Magna, Facoltà di Musicologia Corso Garibaldi, 178, Cremona Informazioni: 0372.25575 ore 15.00 prof. Francesco Staderini “Enti locali e magistratura contabile. Dal controllo alla partnership” Aula Foscolo, Palazzo Centrale, Pavia Informazioni: 0382.984265 ore 15.00 Il Tempo della Storia - Passaggi del Novecento “La nuova Europa: idee, progetti, integrazione, unione” Liceo Scientifico Copernico, Via Verdi 23, Pavia Lunedì 21 novembre Seminario sulla catalogazione informatizzata relativa agli organi storici Aula Robertini, Facoltà di Musicologia Corso Garibaldi, 178, Cremona Informazioni: 0372.25575 ore 21.00 Mons. Poma “Pista per una ricerca: la famiglia nella Bibbia” Sala conferenze, Collegio Santa Caterina via San Martino, 17/A, Pavia Informazioni: 0382.375099 Sabato 26 novembre “La capacità innovativa delle imprese manifatturiere della nostra provincia” Aula Foscolo, Palazzo Centrale, Pavia ore 14.30 “Decorare con la natura” Laboratorio di creazione e decorazione di confezioni da regalo Oasi Lipu Bosco Negri, via Bramante 1, Pavia È necessaria la prenotazione ed è prevista una donazione l'evento è a donazione minima di 6,00 euro a persona Informazioni: 0382.569402 Lunedì 28 novembre ore 15.00 prof.ssa Diana De Vigili Il Tempo della Storia - Passaggi del Novecento “Rivolte e contestazioni” Liceo Scientifico Copernico, Via Verdi, 23, Pavia Lunedì 21 novembre e Martedì 22 novembre ore 21.00 Madre e assassina Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136, Pavia Informazioni: 0382.371202 Venerdì 25 novembre e Sabato 26 novembre ore 21.30 Attimi vissuti tra i righi Viale Campari, 72, Pavia Informazioni: 0382572629 Martedì 29 novembre ore 20.30 Le nozze di Figaro Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136, Pavia Informazioni: 0382.371202 Mercoledì 30 novembre ore 20.30 Nabucco Teatro Ponchielli, Corso Vittorio Emanuele II, 52, Cremona Informazioni: 0372.022010 - 0372.022001 Giovedì 1° dicembre ore 20.30 Le nozze di Figaro Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136 - Pavia Informazioni: 0382.371202 Domenica 4 dicembre ore 11.00 Aperitivo con l'Opera Guida all'ascolto di Le nozze di Figaro Hotel delle Arti, via Bonomelli, 8, Cremona Informazioni: 0372.022010 ore 15.30 Nabucco Teatro Ponchielli, Corso Vittorio Emanuele II, 52, Cremona Informazioni: 0372.022010 – 0372.022001 Venerdì 9 dicembre ore 20.30 Nabucco Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136, Pavia Informazioni: 0382.371202

TEATRO
Sabato 10 dicembre ore 20.30 Le nozze di Figaro Teatro Ponchielli, Corso Vittorio Emanuele II, 52, Cremona Informazioni: 0372.022010 – 0372.022001 Lunedì 12 dicembre ore 20.30 Nabucco Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136, Pavia Informazioni: 0382.371202 Martedì 13 dicembre ore 20.30 Le nozze di Figaro Teatro Ponchielli, Corso Vittorio Emanuele II, 52, Cremona Informazioni: 0372.022010 – 0372.022001 ore 21.00 Il malato immaginario. Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136, Pavia Informazioni: 0382.371202 Mercoledì 14 dicembre ore 21.00 Il malato immaginario. Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136, Pavia Informazioni: 0382.371202 Giovedì 15 dicembre ore 21.30 La porta Viale Campari, 72, Pavia. Informazioni: 0382572629 Internet: www.motoperpetuo.org ore 21.00 Il malato immaginario. Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136, Pavia Informazioni: 0382.371202 Venerdì 16 dicembre ore 21.30 La porta Viale Campari, 72, Pavia. Informazioni: 0382572629 Internet: www.motoperpetuo.org

MOSTRE
dal 24 settembre al 4 dicembre Gustav Klimt. disegni proibiti da Martedì a Venerdì 10.0019.00 Sabato e Domenica 10.00 20.00 Lunedì chiuso Castello Visconteo (sala del Rivellino), Pavia dal 16 ottobre al 24 novembre Leopoldo Maggi (1840-1905) una lezione per immagine Scuderie del castello Visconteo, Pavia Informazioni: 0382.986308 dal 29 ottobre al 5 febbraio Tesori di Capodimonte dipinti, disegni e porcellane dal museo di Capodimonte dal Martedì al Sabato 9.00 19.00 Domenica e festivi 10.00 – 19.00 Museo Civico Ala Ponzone, via U. Dati, 4, Cremona Informazioni: 0372.31222 dal 1 novembre al 31 gennaio Einstein, ingegnere dell’universo da lunedì a sabato ore 9.0013.00/14.00-18.00 domenica e festivi 10.00 -19.00 Museo della tecnica elettrica, Via Ferrata, Pavia dal 3 al 30 novembre La fisica nella didattica (XVIIIXXI): le collezioni di strumenti scientifici delle scuole di Cremona Museo Civico di Storia Naturale e Museo Civico "Ala Ponzone", via U.Dati, 4,Cremona Informazioni: 0372.31222 dal 25 al 28 novembre In vetrina per natale Mostra Mercato di articoli da regalo di qualità Palaexpo - Piazzale Europa, Pavia Venerdì 17.00 - 24.00 Sabato 15.00 - 24.00 Domenica 10.00 - 23.00 Lunedì 15.00 - 23.00 Informazioni: 0382.393237 dall’8 dicembre all’11 gennaio

ore 17.00 Secondo Forum Plenario “Agenda21” Sala dell’Annunciata, Piazza Petrar- Martedì 29 novembre ca 4, Pavia ore 18.00 A tu per tu con il poliziesco Martedì 22 novembre “Agenti senza pistole” Edoardo Erba ore 15.00 Il Tempo della Storia - Passaggi del S.Maria Gualtieri, piazza Vittoria, Pavia Novecento “La Guerra Fredda” Giovedì 1° dicembre prof. Marco Mugnaini Liceo Scientifico Copernico, Via ore 9.00 Verdi 23, Pavia “Energia in Provincia di Pavia” Seminario sulla catalogazione infor- organizzato dalla Provincia di Pamatizzata relativa agli organi stori- via, Assessorato Tutela Ambientale e Politiche Energetiche in collaboci Aula Robertini, Facoltà di Musicolo- razione con Punto Energia Sala dell’Annunciata, Piazza Petrargia ca 4, Pavia Corso Garibaldi, 178, Cremona Informazioni: 0372.25575 ore 18.00 A tu per tu con il racconto Mercoledì 23 novembre “Il Racconto tra Scienza e Storia” Vichi DeMarchi ore 16.30 S.Maria Gualtieri, Piazza Vittoria, dott.ssa Adelaide Ricci Pavia “La riforma ospedaliera quattrocentesca” Martedì 6 dicembre Aula 3 - San Luca, Facoltà di Musicologia ore18.00 Corso Garibaldi, 178, Cremona A. Marzola Informazioni: 0372.25575 “(Ri)leggere il Novecento” Sala conferenze, Collegio Santa ore 21.00 Caterina “Heimat 3” Multisala Corallo/Ritz, via Bossolaro via San Martino, 17/A, Pavia Informazioni: 0382.375099 5, Pavia Giovedì 24 novembre ore 18.30 Piersandro Pallavicini “Aperitivo Radioattivo” Bar dell’Università, Cortile di Scienze Politiche, Corso Carlo Alberto 5, Pavia Informazioni: 329.0048608 Venerdì 25 novembre ore 9.00 “Icone” Primo seminario ticinese di storia delle immagini Aula Goldoniana, Collegio Ghislieri, Piazza Ghislieri, Pavia Martedì 13 dicembre ore 21.00 “Problemi di storiografia letteraria fra Settecento e Novecento” A.M. Sportelli Sala conferenze, Collegio Santa Caterina via San Martino, 17/A, Pavia Informazioni: 0382.375099

MUSICA CLASSICA
Venerdì 25 novembre ore 20.30 Quartetto di Cremona Alfredo Zimarra, viola Teatro Ponchielli, Corso Vittorio Emanuele II, 52, Cremona Informazioni: 0372.022010 – 0372.022001 Sabato 26 novembre ore 21.00 Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI musiche di Gustav Mahler Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136, Pavia Informazioni: 0382.371202 Sabato 3 dicembre ore 21.00 Associazione I Quattro Cavalieri - I Solisti di Pavia Integrale delle Sinfonie per archi di Mendelssohn Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136, Pavia Informazioni: 0382.371202 ore 21.00 Orchestra Accademica dell'Università di Pavia "Camerata de' Bardi" e "Coro di Natale" Chiesa Parrocchiale di Ponte dell'Olio, Piacenza Informazioni: 328.9582878 Internet: www.cameratadebardi.it

UNI X TUTTI il programma di e per gli studenti Tutti i giovedì sulle frequenze di Radio Ticino (91.8 FM, 100.5 FM), dalle 17 alle 18 troverete un nuovo programma condotto da Giulia ed Edoardo. Con un tono tra il serio e il faceto si parlerà dell'Università di Pavia, rispondendo alle domande e cercando di sciogliere i dubbi degli studenti. Vi aspettiamo! Tel: 0382.20166 - Sms: 334.9733535

Mostra Presepi nelle Mura Pizzighettone (CR) Casematte, via Boneschi, entrata da Porta Cremona Vecchia Orari: Sabato 14.30 - 18.30, Domenica e festivi 10.00 - 12.00 e 14.30 - 19.00 Informazioni: 0372.7382212

MERCATINI
dal 2 al 24 dicembre orari 09.30-19.30 Sabato e Domenica ore 09.30-22.30 C.A.F.E. in piazza, regali dal mondo Il mercatino natalizio del commercio equo-solidale Piazza Vittoria, Pavia Informazioni: 0382.21849

TAVOLA
Venerdì 2 dicembre ore 21.00 Assaggia il mondo - Percorsi multisensoriali alla scoperta dei sapori del mondo Le banane San Martino Siccomario, Pavia. Informazioni: 0382.498802

Università degli Studi di Pavia - Via Mentana, 4 - Pavia - tel. 0382.984759 email: redazione@inchiostro.unipv.it - internet: inchiostro.unipv.it Anno 11 - Numero 25 - 21 novembre 2005 - Il giornale degli Universitari Iniziativa realizzata con il contributo concesso dalla commissione A.C.E.R.S.A.T. dell’Università di Pavia nell’ambito del programma per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti. Direttore responsabile: Luna Orlando (luna@) Redazione: Alessio Palmero Aprosio (alessio@) Marzio Remus (marzio@) dopo @ ci va inchiostro.unipv.it Disegni: Nemthen, Paola Longaretti Foto di copertina: Spem - Pavia Stampa: Industria Grafica Pavese s.a.s.
Registrazione n. 481 del Registro della Stampa Periodica Autorizzazione del Tribunale di Pavia del 23 febbraio 1998 Tiratura: 2000 copie Questo giornale è distribuito con la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike. Stampato su carta riciclata. Fondi Acersat “Inchiostro”: 14.064 Euro.

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