Il programma degli Studenti Universitari - www.pavialiveu.

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* fino ad esaurimento scorte. Per gli studenti di Cremona, si veda pagina 7.

Il giornale degli Universitari

Anno 11 - Numero 24 - 27 ottobre 2005 - Distribuzione gratuita

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Pagheremo caro, impareremo nulla!
The song remains the same

nchiostro rosso, rosso di vergogna e di rabbia per l’ennesimo scempio dell’università… Il Governo Prodi (e governicchi allegati) distrussero gli studenti con una riforma universitaria fatta “a costo zero”: il famoso 3+2. Il (mal)governo Berlusconi sta dando la “mazzata finale” con la riforma sulla docenza universitaria fatta “a costo zero”… Riforma che non lascia scelte,

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non solo per il modo in cui è stata portata avanti in Parlamento ma anche, e qui è il dramma, perché il centro-sinistra non ha partorito nulla di veramente costruttivo: “E non è forse un caso che tra coloro che non vorrebbero ‘qualificare’ con contenuti alternativi la propria opposizione vi sia anche chi, assieme ad alcuni professori-senatori dell'Ulivo, ha presentato al Senato, all'inizio di questa legislatura (e ancora non l'ha ritirato), un disegno di legge che prevede un precariato più lungo di quello previsto ora dal DDL governativo, una riforma dei concorsi identica a

quella contenuta nello stesso DDL e non prevede la trasformazione del ruolo dei ricercatori nella terza fascia di professore. E la stessa “opposizione senza contenuti” è voluta anche da chi, come la Margherita, ha diffuso, nel corso dell'incontro pubblico del 21 ottobre 2004, un documento con il quale propone un’organizzazione della docenza opposta a quella richiesta dal mondo universitario e in sintonia con chi, in una logica sub-corporativa, si contrappone al movimento di protesta. Infatti la Margherita vorrebbe mettere ad esaurimento gli attuali ricercatori, preve-

dendo per i soli associati un passaggio ‘agevolato’ alla fascia superiore (…)”. Rossi dalla vergogna a ricordare che ci si dimentica di chi non fa troppo rumore, di quelli che non hanno i canali giusti: collaboratori linguistici, dottorandi, assegnisti e specializzandi. I quali stanno già “protestando”: protestano da quasi un anno senza riuscire a trovare sbocchi concreti, dimenticati da tutto e da tutti, dimenticati dalla rappresentanza universitaria che ha provveduto ad alzare loro le tasse del 50 per cento, figli di un dio minore senza diritto a una tessera mensa o

al servizio di trasporto. La stessa rappresentanza universitaria che urla e strepita “tasse invariate”, che solidarizza per il futuro della ricerca. Rossi sì, ma di vergogna. Nel Paese del pressappoco le Cassandre proliferano, si strilla scompostamente, ma non si producono progetti alternativi: la musica non muta, i tempi non stanno per cambiare… E noi? Noi vi raccontiamo come stanno le cose e un po’ di altre facezie. Siamo un giornale, no? Marzio Remus

Tutti i martedì alle ore 21 sulle frequenze di Radio Ticino fm 91.8/100.5

PRONTAMENTE - UNIVERSITÀ

Camminando sui sentieri di Darwin - Intervista al prof. Ernesto Capanna
di Mattia Quattrocelli
i lui noti immediatamente i baffi, quei baffoni bianchi di cui è orgoglioso e che gli ricordano l’impegno sessantottino. E poi, appena al di sopra, lo sguardo vispo di un uomo di scienza, uno di quelli veri, purtroppo sempre rari. Non appena varca la soglia del mio laboratorio, mi investe un certo timore reverenziale: diavolo, parliamo di Ernesto Capanna, ordinario alla Sapienza di Anatomia Comparata e membro dell’Accademia dei Lincei. Eppure, non appena ci sediamo e rompo il ghiaccio con le presentazioni, da subito si rivela estremamente cordiale e alla mano, tanto che la sua saggezza e la sua cultura si rivestono anche di un colore veramente umano. Inchiostro: Di cosa si occupa adesso, soprattutto per quanto riguarda la biologia evoluzionistica? Capanna: Oggi, come 30 anni fa, continuo ad occuparmi di struttura ed evoluzione del genoma. È una collaborazione con Silvia [Garagna] e Carlo [Redi] che dura dal ’69: Carlo appena laureato mi fu affibbiato dalla Manfredi Romanini. Mi interessavo di evoluzione cromosomica dal punto di vista della biogeografia dinamica, mentre Carlo dal punto di vista molecolare ed embriologico. Adesso studio le fasce di ibridazione e i flussi migratori e genetici dei roditori in Italia, in Valtellina come nel Reatino. Ultimamente sono coinvolto in un

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progetto molto stimolante e, se vuoi, divertente: studiare e classificare i roditori nella savana africana o nelle alture del Sudamerica, ambienti molto complicati per i polimorfismi e la speciazione. Bisogna riscoprire la vecchia sistematica e le sue distinzioni fini, dopo la grossolana semplificazione avvenuta circa un secolo fa grazie soprattutto all’organizzazione delle collezioni museali. Infine, negli ultimi anni, mi sto occupando di storia della biologia perché, come tutti i vecchi biologi, ho la segreta speranza di veder comparire un giorno anche il mio nome tra quelli dei grandi… I: Data la sua esperienza in speciazione cromosomica e struttura del genoma, cosa significa, per la scienza del terzo millennio, evoluzione e in quali forme verrà e dovrebbe essere studiata? C – Simpson [grande biologo evoluzionista della metà del secolo scorso, NdR] diceva: “L’evoluzione è un fatto, non una teoria, e bisogna chiarire questo equivoco”. Questo fatto ha subito un appoggio importante dalla biologia molecolare, perché ha fornito gli strumenti per documentare e provare eventi che non si spiegherebbero altrimenti che alla luce dell’evoluzione e, soprattutto, perché ci permette di cogliere le trasformazioni recentissime o addirittura quelle in corso, rendendoci così ben manifesto il fatto evolutivo e la sua continua attività. Oltretutto l’evoluzione è l’evento unitario del

vivente anche perché tutto il bios poggia sullo stesso sistema di trasmissione dell’informazione genetica, cioè il DNA o l’RNA. Perciò è un concetto ineliminabile da qualsiasi ricerca e interpretazione, soprattutto in campo biologico. Se non si conosce la sistematica, la biogeografia, la geologia, si gioca soltanto con le molecole ma non si arriva a nessun risultato integrato. Quindi bisogna utilizzare la biologia molecolare come mezzo nuovo

Il professor Ernesto Capanna per rispondere, però, a domande e problemi vecchi… e infatti molti biologi molecolari, attualmente, stanno riscoprendo questioni che sembravano datate, come la metameria [ripetizione di unità discrete all’interno dell’anatomia di un corpo vivente, NdR] oppure il confronto tra dita e pinne, con inediti dati emergenti. I: Quindi un biologo attuale cosa ha ereditato e cosa dovrebbe ereditare da zio Charles?

Timeo BRE et dona ferentem
di Alessio Palmero Aprosio
n giorno, da piccola matricola del quarto anno (sì, con la riforma è possibile anche questo!), notai entrando in una banca un opuscolo che prometteva di offrire servizi incredibili a tutti coloro che avessero aperto un conto presso di loro e fossero contemporaneamente iscritti a una certa università. Ma guarda un po’: l’Università era quella di Pavia, proprio dove studiavo io, e la Banca era la BRE (Banca Regionale Europea), proprio la banca in cui mi trovavo! Non persi un secondo: tornai a casa, raccattai come potei un gruzzoletto degno di poter diventare un conto corrente e andai nuovamente in quella banca, questa volta nella filiale sita direttamente all’interno dell’Università, per la precisione in Nave. La gentilissima commessa (impiegata mi sembra troppo) mi chiese il libretto, per verificare che fossi iscritto, mi fece firmare una serie di carte scritte in piccolo (di quelle che nessuno legge, per capirci) e mi diede un numero di quattro cifre: quello del mio conto. - Ma avrò veramente tutto quello che c’è scritto su questa brochure? - chiesi, facendo vedere alla commessa l’opuscolo ritirato nella sede di Corso Strada Nuova. - Certamente - rispose lei. - Appena avremo completato la pratica ci rivedremo qui e le farò vedere tutto. Gongolante ritornai a casa, spe-

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rando finalmente di aver trovato una banca che avesse veramente a cuore i clienti più giovani (in realtà non lo pensavo veramente, ma credevo almeno che la banca, fatti i suoi conti in tasca, avesse convenienza nel prendere il cliente da giovane squattrinato per poterselo godere una volta divenuto uomo di successo). Tornai dopo qualche giorno. - Buongiorno, sono venuto per ottenere i gadget promessi dal mio Conto Creso Università. (Facciamo nomi e cognomi, non sia mai che qualcuno fraintendesse, NdA) Dunque, la vostra brochure dice che ho a disposizione dei servizi online (estratto conto, bonifici eccetera) e una carta “Sempre” che funge da Bancomat e da carta di credito. - Certamente! Per poter avere i servizi online basta che mi firmi questo modulo (scritto in piccolo, che nessuno legge, eccetera, NdA), mentre per la sua Carta Sempre Multifunzione devo chiedere alla filiale. Sa, questo è solo uno sportello… se ripassa domani le diamo tutto. – Ah, va bene. Grazie. Tutto ciò mi ricordò mia mamma che, per non comprarmi le merendine, mi diceva sempre “Oggi non le vendono, le venderanno domani”. Ho vissuto un’infanzia senza merendine. Tornai il giorno dopo. – Buongiorno. – Buongiorno, Palmero. – Si ricorda il mio nome? Complimenti. – Sa, è il primo cliente di questo

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sportello. Mi dica. – Sono venuto qui per la carta. – Ah, sì. Volevo dirle che per la sua carta ci sono problemi: non possiamo darle quella della brochure, a meno che lei non abbia un lavoro oppure non dimostri che i suoi genitori le fanno un bonifico mensile. – Ma… io non ho nulla di tutto ciò. – Allora non le posso fare la carta. Ma può sempre optare per questo bancomat ricaricabile. – Ah, sì… “Sempre ricaricabile”, ma quella posso farla anche senza conto corrente, non mi sembra una grande offerta. – Beh, è l’unica cosa che posso farle. Morale della favola? Se sei ricco (e allora il Conto Università cessa di avere un senso) hai tutti i servizi. Se sei povero (ovvero hai bisogno di un conto senza spese) il Conto non ti serve a niente, visto che praticamente non puoi utilizzarlo (a cosa serve un conto senza bancomat e carta di credito?). Quindi, prima di approfittare di un’offerta appetitosa, leggi bene le righe scritte in piccolo. Ultima nota: la cosa che sorprende è che l’Università di Pavia, che mette il nome nella promozione, non sta facendo niente per questo clamoroso caso di pubblicità ingannevole, nonostante il sottoscritto sia andato presso la Segreteria a lamentarsi. Come sempre, quando si tratta di servizi, la nostra Università vuole essere la prima. Partendo dal fondo.

C: Mah, la risposta non è banale. Ad esempio, i modelli di speciazione che uso sono ormai poco darwiniani, poiché la formazione della nuova specie precede l’evoluzione cromosomica, ma è pur vero che è tutto compito della pressione selettiva dell’ambiente quello di consolidare il fenotipo [le caratteristiche fisiche, NdR] raggiunto. Più che da Darwin, abbiamo ereditato molto dai darwinisti. Per intenderci, Darwin era meno darwiniano di alcuni darwinisti estremamente positivisti, come Thomas Huxley, “il mastino di Darwin”, che addirittura arriva a sostenere di nuovo la generazione spontanea, rinominandola biopoiesi. Agli inizi del Novecento, dopo il varo della teoria cromosomica dell’ereditarietà e, quindi, dopo aver conferito una sede fisica ai caratteri trasmissibili da una generazione all’altra, Morgan, Simpson e Huxley (nipote del no n no “mastino”) arrivano a definire la cosiddetta sintesi moderna, tra genetica, citogenetica, genetica di popolazioni e biologia evoluzionistica. È proprio da questa sintesi che discende l’attuale biologia, che crede essenzialmente questo: l’evoluzione è un evento complesso e non può fermarsi al solo livello cromosomico o molecolare. I: Domanda d’obbligo: a chi fa paura Darwin oggi, e perché? C: Darwin, paradossalmente, fa paura a chi non ha fede. Io sono credente, ma Darwin non mi mette paura, perché mi dà una lettura fisica del mondo della natura. Mentre la lettura fisica del mondo metafisico non è propria del vero e autentico darwinismo, quanto piuttosto di alcune forme esasperate e superate. Contrapporre fisica e metafisica è un errore enorme, da non ripetere. I: Tornando, invece, a un orizzonte molto più vicino e nostrano, cosa farebbe per migliorare la coscienza scientifica nel nostro Paese? C: Primo: riqualificare la ricerca scientifica italiana. All’inizio del

secolo, la scienza italiana era all’avanguardia perché si occupava di problemi reali e sentiti, come la malaria. Adesso non è più così. Oltretutto, ora si predilige una scienza di massa, non elitaria, e non ci sono più quei grandi luminari che incutono rispetto di fronte alla cultura umanistica. Come dire: il vino buono si è diluito, mentre la cultura umanistica è rimasta tale. Una volta i professori del liceo avevano una cultura scientifica e un background sperimentale tali da dare ai ragazzi, già alla fine della scuola superiore, una vera formazione scientifica. La biologia adesso è scoppiata e ha convogliato le sue energie verso specializzazioni spesso troppo sottili. L’università è diventata una liceone e, con l’aumento del numero di docenti e con i finanziamenti “a pioggia”, non si è privilegiata la ricerca di qualità. Recentemente l’idea del COFIN è buona, ma spesso queste forme di finanziamento non trovano le vie giuste. I soldi per la ricerca sono diminuiti in Italia, ma anche in Germania e nel Regno Unito. Le mammelle dei privati, personalmente, non le succhierei, perché vogliono essere pagate e la ricerca, a questo punto, non sarebbe più libera. Io ho conosciuto l’università prima e dopo il Sessantotto e posso dire che, sostanzialmente, è migliorata. Allora si parlava di scienza indipendente: ebbene, la scienza non è mai assolutamente indipendente. I: Perché? C: Perché ogni ricercatore si porta sempre dietro le sue credenze, le sue deformazioni, le sue superstizioni anche, e lavora in un mondo e in strutture reali. La ricerca, beninteso, non deve essere prezzolata e mi riferisco, ad esempio, alla brevettazione di OGM da parte di multinazionali e industrie. La purezza della ricerca non esiste, perché è calata nel mondo reale. Esiste il pensare libero, ed è proprio questo che condiziona la natura interpretativa della ricerca.

Affitti per gli studenti…ma a quali costi e con quali contratti?
i avvicina il periodo di riapertura delle scuole e dei corsi universitari, ed è tutto un fiorire di annunci e cartelli di “Affittasi a studenti”. Ma a quali prezzi e con quali contratti? Purtroppo la speculazione immobiliare non si limita alle città metropolitane, ma si espande in tutti i Comuni e le aree dove il pendolarismo studentesco è all’ordine del giorno. Ma quel che più conta è che quasi nessuno stipula un contratto regolare (stimiamo che circa l’80 per cento sia in nero, magari parziale) previsto dalla legge 431/98 (art. 5, co. 2). Del resto tutti i giorni presso i nostri uffici sono numerosi gli studenti che denunciano queste illegalità e soprusi. Come dare torto agli studenti che si sentono richiedere, e devono purtroppo accettare, canoni da usurai? Il Sicet conosce bene a quanto si “concedono” i posti letto e forse le camere (con uso cucina e bagno), dei cui canoni, per evitare la pubblicità, omettiamo di riportare gli importi. Ma, se l’inquilino si

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azzarda a richiedere la ricevuta dell’affitto pagato, la risposta è “Non ci sono ricevute e se non ti sta bene puoi anche andartene”. Questa è un’arma di ricatto troppo potente per un giovane che non può permettersi di dormire per strada o di fare il pendolare dalla casa dei genitori, distante centinaia di chilometri. Stiamo arrivando al punto in cui alcune famiglie di lavoratori dipendenti non si possono permettere di mandare i figli a studiare fuori dalla città di residenza perché non possono sopportare i canoni richiesti da locatori senza scrupoli. Ebbene, il Sicet, sindacato inquilini della Cisl, intende lanciare una Campagna Nazionale di Denuncia degli Affitti in Nero, accogliendo gli studenti-conduttori nei propri uffici, sollecitandoli ad aprire vertenze contro i proprietari esosi, che chiedono canoni da usura e spesso in nero. Senza dimenticare che in questi casi si deve configurare un’attività illegale di affittacamere, perseguibile per legge. Il Sicet ospita sul proprio sito la denuncia dei “Canoni in Nero”: http://www.sicet.it/

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UNIVERSITÀ

Le disavventure di una matricola
di Carlotta Campanini
Per dare il bentornato dalle vacanze a tutti con un po’ di humor, ma soprattutto per offrire il migliore benvenuto a tutte le matricole di quest’anno, ecco che la mia mente malata ha partorito l’idea del “diario di una matricola”: un appuntamento a puntate che narrerà le vicissitudini di una povera matricola alle prese con l’università. Buona lettura e buon inizio d’anno! vece della corsa MAT doveva fare i conti con il mal di piedi…) si ripresenta all’ufficio con un tempismo perfetto: ormai ce l’ha fatta, ecco che fa gli ultimi passi e arriva allo sportello, sta finendo di pronunciare la fatidica frase “Salve, dovrei iscrivermi”, mentre delicatamente posa sul banco tutte le carte necessarie. A questo punto la storia dovrebbe avere un lieto fine, no? Errore! La signora “con piglio spigliato” le dice “E io cosa me ne faccio di queste carte?”. In quel frangente MAT si sente come se uno tsunami le fosse piombato addosso e con un filo di voce (e una lacrima che fa capolino dagli occhi) sussurra “Ma… ma… ma… ma… come?”. Allora la signora, colta da un nobile sentimento di pietà misto a tenerezza, spiega: “Devi andare in Sant’Agostino all’ufficio matricole per l’iscrizione, ma io ti posso dare i moduli per i benefici scolastici, le borse di studio e la mensa!” Neanche le stesse consegnando dei buoni gratis per la benzina! Comunque in quei momenti anche la più piccola cosa ti sembra degna di rispetto, soprattutto dopo due ore di coda e il Corripavia con il mal di piedi! Così MAT esce dall’I.S.U tenendo stretti quei “moduli benzina” e si dirige in Sant’Agostino sperando di cavarsela in 10, 15 minuti al massimo. “Sono le 11 e mezza, chi vuoi che ci sia a quest’ora?”, pensa ingenuamente. Arrivata davanti al cancello del suddetto ufficio, la scena che le si presenta è la stessa della stazione della Metro di Milano: tabelloni a luci arancioni con sigle incomprensibili, mille pulsanti da schiacciare, ma soprattutto… un altra coda da fare! Comunque MAT ormai è rassegnata e aspetta il proprio turno seduta su una sedia osservando il comportamento degli altri: da normali ragazzi che attendono il proprio numero ad altri che si arrabbiano per la troppa coda, fino ad altri ancora che si fanno accompagnare dalla mamma che, furbescamente e maleducatamente, si piazza nel primo sportello libero e con fare ingenuo ma tremendamente bugiardo dice “Ah, ma io non sapevo di dover prendere il numero… comunque mia figlia è andata a prenderlo, eccola che arriva…” E così i minuti di attesa si sovrappongono ai pugni che MAT vorrebbe dare a quella mamma un po’ troppo “sbadata”. Ma sopporta anche quello perché ormai ha quasi raggiunto il nirvana. Sì, perché c’è solo una persona che la separa dallo sportello… 5… 4… 3… 2…1… ce l’ha fatta! La ragazza sta inserendo i suoi dati nel magico computer e… rullo di tamburi… ecco che in pochi secondi MAT si trova la ricevuta di immatricolazione da firmare. “Il tuo libretto e la carta ateneo li puoi ritirare tra cinque giorni all’ufficio là in fondo”. Saluta, ringrazia ed esce da quel malefico posto…

Uno stage è per sempre
di Elena Bombis
tage: vocabolo straniero di uso ormai comune anche in Italia ma dal significato ambiguo. Per alcuni si tratta solo di una formalità da superare per arrivare almeno alla prima laurea, di giorni di noia da scontare all’ombra di una fotocopiatrice o, peggio ancora, al servizio al tavolo di caffè e cappuccino per i veri dipendenti. Altri vedono nello stage una possibilità unica di fare esperienza pratica sul campo di lavoro prescelto. Nel nostro Paese, dove vige la lamentela sulla mancanza di opportunità, basta mettere il naso appena fuori casa perché queste ci si presentino, ma occorre un po’ di sacrificio per coglierle e sfruttarle. Le opzioni sono numerose: banche, aziende e società di ogni tipo sono

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ella giornata di settembre, ore 8 del mattino (?). Levataccia all’alba (dopo un’estate passata a far baldoria e durante la quale si è disimparato cosa significa avere la luce del sole sulla pelle) per permettere alla matricola (che per noi da ora in poi sarà MAT) di iscriversi finalmente all’università. L’(ancora) ingenua matricola si avvia baldanzosa verso l’I.S.U. stringendo in mano la preiscrizione online, le foto, il bollettino e tutto l’occorrente, credendo di andare nella direzione giusta: errore! Eh, sì… perché la nostra MAT non sa che la persona a cui aveva chiesto informazioni le aveva fornito una grossa, anzi abnorme bufala. Ma MAT non sa ancora cosa le sta riservando il futuro più prossimo. Così fiduciosa prende il numeretto all’I.S.U. e sopporta pacatamente il fatto di avere 42 persone davanti e l’attesa che ne deriva. Dopo un giro della città degno del Corripavia (con una differenza: in-

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inglesi hanno la possibilità di un anno sabbatico, per prendersi il tempo di conoscere il mondo con la libertà che si ha solo a vent’anni, i tedeschi sono assuefatti alla politica dello stage-system, in modo tale che sembrano provenire da un altro pianeta. E gli italiani? Sono davvero destinati tutti alla disoccupazione in un Paese sfortunato o possono aspirare a una situazione migliore? Il Corriere della Costa Azzurra, in vendita presso numerose edicole milanesi e liguri, offre il tipico esempio di stage pratico e formativo per tutti i giovani del nostro Paese che desiderano mettersi alla prova nel campo del giornalismo, anche senza precedenti esperienze e senza bisogno di un percorso formativo specifico. Si tratta di un mensile in lingua italiana destinato

La lettera della Regina Rania di Giordania
a cura di Alessio Palmero e Marzio Remus
Il Consiglio di Amministrazione dell’Università, negli anni passati, prese la decisione di creare un fondo di solidarietà per agevolare alcuni studenti provenienti dai Paesi in via di sviluppo. Il fondo fu costituito grazie a un contributo di 2 Euro prelevato dalle tasse universitarie di ognuno di noi: il totale complessivo ammonta a circa 50.000 Euro. Fu altresì deciso, per la prima utilizzazione, di destinare questo fondo a cinque studenti del Medio Oriente. La Regina Rania di Giordania ha scritto il 6 ottobre una lettera di ringraziamento a tutti gli studenti (pubblicata su La Provincia Pavese del 19 ottobre). La redazione di Inchiostro è lieta di poterla riproporre a tutti i suoi lettori. di Pavia. Voi mi avete sorpresa. Mi avete commossa. E mi avete umiliata. Grazie. Nella mia recente visita a Milano ho avuto il piacere di incontrare gli studenti che hanno beneficiato del fondo borse di studio “Regina Rania”. Mi hanno detto che avete accettato di versare una quota in più della tassa di frequenza per sostenere borse di studio a favore degli studenti del Medio Oriente e, di conseguenza, creare la borsa in mio nome. Conosco il fardello finanziario che molti studenti sopportano. Non è facile far fronte contemporaneamente alle tasse di frequenza, all’acquisto dei libri, alle spese di alloggio, alimentari, di trasferimento e alle necessità della vita sociale. Ciononostante, a questa non invidiabile lista, avete aggiunto la voce “Sostegno agli studenti del Medio Oriente”. Vi ringrazio sinceramente della vostra umanità, intuizione, generosità. La vostra altruistica dedizione ha il compito di avvicinare, formare e aiutare gli studenti di un altro Paese e di un’altra fede ed esprime a gran voce la vostra apertura e il vostro impegno nel conoscere le nuove culture e nel costruire amicizie. È precisamente quest’atteggiamento positivo e attivo che è richiesto alla gioventù odierna per promuovere la tolleranza e il rispetto tra i popoli di differenti culture. Gli studenti che godono della borsa di studio “Regina Rania” hanno parlato con calore ed entusiasmo delle loro esperienze a Pavia. Naturalmente essi sono immensamente grati per la formazione di altissimo livello che acquisiscono e lodano la calda accoglienza e la genuina ospitalità che ricevono da ciascuno di voi e dai compagni italiani. Nella mia mente non ho il minimo dubbio che le vostre azioni altruistiche fanno di voi dei modelli per i vostri pari in tutto il mondo. Siete certamente dei modelli con cui i giordani si identificano e, grazie a voi, la grande amicizia che lega Italia e Giordania si rafforza sempre di più. Vi prego di accettare i miei più sinceri auguri di un anno di successi a Pavia. Saluti affettuosi, Rania Al-Abdullah

sempre in cerca di persone inesperte da formare presso le proprie strutture senza alcuna spesa. La mancata retribuzione è infatti uno dei pochi difetti di un’esperienza che offre una formazione che nessun libro o lezione potranno mai equiparare. Sarà per questo che in Italia in pochi tentano questa strada, a meno che l’università stessa non la programmi? Molte personalità in campo politico, culturale ed economico hanno espresso perplessità riguardo alla mancanza di esperienze all’estero, per un tirocinio o per l’apprendimento di una nuova lingua, degli universitari di casa nostra. Gli studenti greci frequentano spesso atenei stranieri, quelli

ai numerosi turisti e residenti di quella regione. La redazione è condivisa con altre due testate, una inglese e una tedesca. È però ancora l’unico giornale dei tre ad attendere ancora che uno stagista (italiano) si faccia avanti, sfruttando l’occasione di un’occupazione di due mesi a tempo pieno alle prese con interviste, articoli e ricerche. Tutto ciò avviene in un ambiente multiculturale, a contatto con esperti del settore che non lesinano consigli e critiche costruttive. Certo, nel presente lo stage non frutta alcun guadagno, ma, a differenza di molti altri lavori, è un’esperienza che frutta nella vita e sul curriculum vitae vale come l’oro. ternationale de Paris. None of this would be possible without the generous support of patrons of ESF, journalists, politicians, and all the good will that has mounted around the idea that education is the best ally of democracy. ESF: “All the members of the organization wish that the new arrivals find success in their studies. We hope that it enables them to develop projects that help Chechnya get out of this catastrophic situation in which it finds itself today. We are devoted to doing whatever it takes to help them fulfill their ambitions and dreams.” We will keep you informed of their progress and we hope to see you at a welcoming party as soon as the new students have the time to adjust to their new life. We hope to hear from you soon, and thank you for all you do to help with the organization’s success.

Etudes sans Frontières

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gli studenti dell’Università

ear friends, Etudes sans Frontières is happy to announce that a new group of seven students has arrived in Paris from Grozny on Saturday, September 24th, 2005. The goal of ESF is to help students around the world who find themselves deprived of the possibiliy of finishing their studies because of political crisis, conflicts, wars, or repressions. Esf was created by young French students in March 2003. In September 2003, ESF made it possible for nine students from Grozny to come study in France. It is therefore the second round of students. Among them, two have already left for Lille, where they must study at Sciences Po. The five others just moved in to the Cité In-

Web: http://www.etudessansfrontieres.org Email: contact@etudessansfrontieres.org

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INCHIESTA
Milano, 7 ottobre 2005

Università: ritorno al futuro
Il Prof Guido Martinotti

di Nicola Cocco

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re 9.50 Cosa ci faccio a Milano, tra i casermoni di Lego della Bicocca, in una mattina di pioggia grigia? Girovago in cerca dell’aula 4-U6. La trovo. C’è un afflusso lento: rettori, docenti, politici, addirittura una decina di studenti… Roba grossa. Una conferenza dal titolo impegnativo: “Proposte per il futuro del sistema universitario”. Impegnativo perché impone l’ottimismo di fondo per cui l’università italiana abbia un futuro. Dopo il saluto del Rettore della Bicocca, Marcello Fontanesi, che si avventura in un giudizio critico sulla riforma volto a salvare il salvabile, prende la parola il professor Guido Martinotti, che presenta l’associazione “Diamo voce”: un gruppo informale di docenti che, contro il silenzio dell’informazione e dell’opinione pubblica, cerca di discutere dell’università in termini razionali e secondo una linea propositiva. Quindi parte all’attacco del DDL Moratti, la cui demolizione diviene il leitmotiv della giornata. Il ministro Moratti, che in parte ha raccolto l’eredità dei precedenti tentativi di riforma, difende a spada tratta la “sua” riforma che spaccia per “rivoluzionaria” e “meritocratica” e che Martinotti rivela invece essere “reazionaria” e “baronale”, perché basata sul contratto a tempo determinato per i ricercatori, che di fatto li sottopone al controllo dei baroni. Altro che riduzione dei privilegi. Ecco l’idea di università di questi docenti, che si scontrano ogni giorno contro il muro istituzionale e burocratico innalzato dal ministro: un’università “liberale”, autonoma e capace di una governance forte e di una valutazione attendibile dei suoi soggetti, per rispondere alla sempre crescente domanda di formazione di alto livello. Interessante… OK, Martinotti merita un’intervista. Più tardi, però. Perché ora la professoressa Bianca Maria Tedeschi Lalli ricorda che ogni discussione non può prescindere dall’inserimento dell’università nel contesto europeo. “L’Europa c’entra”, dice. È il progetto di un’“area europea dell’alta formazione” che miri a obiettivi concreti, come il riconoscimento di titoli comprensibili e comparabili, l’accertamento della qualità dei docenti, la promozione della

mobilità e della “dimensione europea”… Eppure i problemacci della nostra università fanno apparire questa “dimensione europea” lontana, nonostante si tratti di un processo iniziato da più di dieci anni. A questo punto prende la parola il professor Gilberto Capano, dall’oratoria un po’ pazza che rapisce la platea. Parla della didattica, di come non sia mai esistita un’età dell’oro in Italia, di quanto facesse schifo l’università prima della riforma. Ma davvero le riforme degli ultimi anni hanno debellato il carattere elitario, corporativo e immobile della vecchia università italiana? Basta la “diversità” col passato per giustificare il 3+2 con i suoi difetti? Capano si infervora e dice che la riforma è stata delegittimata ed è rimasta “disarmata”, perché il governo e gli atenei non si sono spesi affatto nel comunicarne alla società il senso e nel proporne strategie attuative efficaci. Insomma, la riforma non voleva rappresentare la massificazione in senso negativo dello studio, ma un modo “diverso” di preparare al lavoro e alla professionalizzazione. Ma lo vada a spiegare ai miei amici delle lauree triennali, che di fatto sentono il titolo di studio come qualcosa di farsesco. Il professor Carlo Calandra decide, con pacatezza e dovizia di dati, di affondare il dito nella piaga: la ricerca. Finanziamenti insufficienti e volti soli a interessi industriali, assenza di investimenti privati… Cose risapute, purtroppo. Ma c’è anche un’altra piaga, spesso sottaciuta, e che ci mostra il professor Carlo Catalano: l’iniquità del sistema universitario. Già, perché questo Paese non è mai riuscito a mettere in pratica il dettato costituzionale a favore dei “capaci e meritevoli anche se privi di mezzi”, realizzando problemi di equità in base alla provenienza geografica ed economica. Basti pensare allo scandalo degli “idonei”: più di 50 mila studenti che, pur avendo i requisiti per una borsa di studio, se la vedono negare per “mancanza di fondi”. Marameo… Pavia non naviga nell’oro, ma esistono realtà di diritto allo studio più disastrate, in particolare al Sud. Il punto è la valorizzazione delle capacità e del merito, la sola che possa rimuovere le disuguaglianze sociali, le rendite e i privilegi di posizione. E si concreta in

una presa di coscienza del sistema pubblico, attraverso progetti che vadano al di là del semplice assistenzialismo. Bravo Catalano, che parla della politica del with a little help from my friend (il sistema pubblico) contro quella del “sudore, lacrime e sangue” (il sacrificio del diritto allo studio di questi anni). Gli strumenti ci sono: integrazione del sistema di sostegno tra istruzione secondaria e superiore, “borseprestito”, investimento in residenze e alloggi, coinvolgimento degli studenti nella gestione degli interventi programmati dalle Regioni… Gli ultimi due interventi della mattinata hanno un carattere più politico e “tecnico”. Franca Bimbi parla del reclutamento e della carriera dei docenti, sottolineando il fatto che manca ancora un sistema che garantisca una selezione programmata, basata su una valutazione indipendente di persone e strutture per una corretta allocazione delle risorse. Il professor Luciano Modica guarda al futuro e propone di ripartire dall’autonomia, concetto più articolato del semplice autogoverno: si tratta di imporsi linee di condotta improntate alla responsabilità e a un’autentica cultura dell’autovalutazione. Poi Modica si sofferma a parlare di governance: occorre passare da un modello burocratico-dirigistico a uno regolativovalutativo, ripensando il ruolo delle Regioni e magari istituendo un nuovo Ministero della Ricerca e dell’Università che dia priorità alla ricerca e a interventi specifici. Un ritorno al passato? In realtà no, perché Modica pensa a un’università di stampo “global-locale”, che basi la qualità internazionale anche su un radicamento nel territorio. Inoltre, si renderebbe necessaria un’agenzia nazionale indipendente che coordini e renda pubbliche le attività e la valutazione dell’università. Multilevel-Governance, sussidiarietà, Authority… L’università che verrà, in cui non mancheranno scorie di burocrazia e dirigismo ma in cui si inseriranno anche modelli elaborati dalle imprese (anche se Modica chiarisce che “un’università non è un’impresa”)… Mah, l’ignoranza e l’incompetenza mi rendono un po’ perplesso… Ore 12.00 A questo punto si susseguono diversi interventi: rappresentanti di docenti, ricercatori, studenti, personale tecnico-

amministrativo… L’impressione che se ne ricava è quella di una rassegna di “coloro che verranno”, di chi si prepara a rimpiazzare l’attuale governo e a rimediare ai suoi danni. È significativa la frase di Aniello Cimitile di “Parva Carta”: “Ha da passa’ ‘a nuttata… adesso sono le 4 del mattino…”. Io intanto tampino Martinotti e riesco a strappargli l’agognata intervista. Professor Martinotti, cosa vi spinge a riunirvi oggi a Milano, sotto la pioggia?

In primo luogo siamo un gruppo di docenti innamorati del proprio lavoro che da anni, per motivi professionali o politici, si occupano dei problemi dell’università. Due cose in particolare ci hanno spinto a incontrarci. Anzitutto la continuazione di un lavoro cominciato l’anno scorso, cioè una riflessione sul futuro, nella speranza che ci sia un soggetto politico disposto ad ascoltarci, non come la Moratti che vuole solo bastonarci. E poi il blitz della Moratti, che noi riteniamo un’-

Diritto di esistere
di Marzio Remus
a che c…o protestano a fare gli specializzandi?”: una simile domanda fattami da un dottorando mi ha fatto capire che forse due o tre cose è necessario metterle nero su bianco. Partiamo dall’inizio. Abbiamo intervistato Paolo Malvezzi, presidente uscente della SPEM (Associazione Medici Specializzandi di Pavia) ora presieduta dalla dottoressa Maddalena Marasà. Inchiostro: Specializzando: chi è costui? Marasà: In primo luogo la dizione giusta è “Medico Specializzando”, e lo dico perché spesso si dimentica proprio questo: siamo medici laureati che hanno superato l’esame di stato e siamo pertanto abilitati a tutti gli effetti alla professione medico-chirurgica. Abbiamo superato un test d’ingresso, sei anni di corso di medicina, 36 esami (una volta erano 55), abbiamo fatto la tesi e superato l’esame di Stato… Insomma abbiamo un po’ di anni formativi alle spalle. Siamo “specializzandi” perché stiamo affrontando altri 4-6 anni (a seconda della specializzazione scelta) di formazione per ottenere il titolo di specialista: per intenderci quello che ci permette di dire “sono un ginecologo”, piuttosto che “un cardiologo” o “un nefrologo”. Durante questi anni popoliamo gli ospedali universitari e svolgiamo un’attività clinica a tempo pieno: visitiamo malati, operiamo, facciamo le guardie nei reparti, il tutto sotto la tutela di un tutor… o almeno così dovrebbe essere. Siamo più di 20 mila in Italia, suddivisi in oltre 50 diverse specializzazioni. La nostra attività non è remunerata: riceviamo un “rimborso spese” di circa 850 euro al mese e non godiamo di alcun diritto lavorativo (tutela della gravidanza, ferie, malattia, pen-

“M

sione). I: Perchè ca…o protestate? M: I motivi sono fin troppi, ma partiamo da quelli più evidenti. In primo luogo siamo l’unico Paese della Unione Europea in cui i medici specializzandi non sono considerati lavoratori con un contratto, seppure in formazione, ma semplici studenti. Questa è un’enorme anomalia, perché rende la categoria debole e ricattabile sotto tutti gli aspetti: se da una parte veniamo ancora considerati studenti, dall’altra, quando si tratta di assumersi delle responsabilità professionali legate agli atti medici, siamo considerati giustamente professionisti con tutte le ricadute legali del caso. Sono anni che una legge (368/99) che contempla la stipula dei contratti per i medici specializzandi è stata approvata in Parlamento, ma il governo ogni anno la blocca per supposti problemi finanziari. Non parliamo poi del problema economico: è chiaro che a 30 anni e dopo anni di studio guadagnare 850 euro mensili lavorando 50-70 ore settimanali non è dignitoso, soprattutto se la retribuzione è la stessa da 13 anni. Ma la cosa che trovo davvero disgustosa è che questa situazione fa sì che solo chi ha un reddito familiare elevato possa permettersi di fare medicina e di completare gli studi, mantenendo la categoria medica sempre più elitaria… Altro che diritto allo studio! Qui si tratta di almeno 12 anni di formazione sulle spalle di genitori, mariti o mogli. E l’istituzione Università cosa fa? Invece di aiutare a rendere più equa la situazione, decide ogni anno di aumentare la tassazione dei medici specializzandi. La sola Università di Pavia ha deciso l’anno scorso di aumentare le imposte annuali del 50 per cento nei prossimi quattro anni. I: Cosa fa la SPEM? Cosa rappresenta?

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INCHIESTA
operazione sbagliata. A prescindere dai tempi e dai modi “incivili” con cui è stato condotta la discussione legislativa negli ultimi giorni, qual è l’aspetto più deleterio del DDL? Sono tre gli aspetti deleteri. Anzitutto con i concorsi riservati si mettono le premesse per cui venga raschiato il fondo del barile, attraverso la promozione di associati che non erano riusciti ad andare in cattedra secondo le normali procedure e che saranno immessi secondo procedure straordinarie, tagliando la strada ai più giovani e preparati. È una procedura che va in senso contrario a quanto dichiarato dalla ministra, perché aumenta il privilegio. Insomma, una riforma “rivoluzionaria” in senso reazionario. In secondo luogo, si innesca un meccanismo di concorsi, l’idoneità nazionale con commissioni per sorteggio, già sperimentato negativamente in passato che favorirà le clientele. Infine, invece di investire risorse aumentando i concorsi per i giovani ricercatori, è stato messo in piedi il meccanismo dei contratti. Nel nome della meritocrazia si sostituisce un meccanismo a concorso e conferma con un meccanismo discrezionale di un contratto proposto dal docente alle facoltà: io professore ordinario barone sono felicissimo di ciò, perché potrò sistemare senza problemi i miei pupilli, tra cui potrò scegliere a mia discrezione il più bravo o il più fedele. Non solo: ma dal momento che il contratto dopo tre anni va rinnovato, inevitabilmente il ricercatore avrà nei confronti del barone una dipendenza totale… La precariarizzazione come “morte” della figura del ricercatore… Sì, diventa un’altra cosa… Ridiventa l’assistente, il portaborse. E la ministra viene a dirci che sta aumentando la meritocrazia: è un imbroglio. Come si inserisce la riforma 3+2 nel panorama europeo? L’Europa è passata tutta al 3+2, cercando di adattarsi a questo formato di ordine generale. Io penso che l’università italiana abbia sprecato un’occasione, anche se la riforma è stata implementata. Ci sono stati molti aspetti distorti, è una riforma che andava “accompagnata” e, se il Ministero non si fa carico di ciò, chi lo deve fare? Su questo la Moratti ha applicato in modo ragionevole alcune cose che erano previste nella riforma. Ma non ha curato con delle risorse la qualità dell’attuazione. Le correzioni che ci sono state secondo me sono positive: vanno nel senso di una maggiore autonomia, riducono i crediti vincolati eccetera. Non sono risolti invece i nodi su quantità di didattica e di crediti, coerenza con il titolo, rapporto fra titolo e mercato del lavoro. Il diritto allo studio: quali sono le vostre proposte? Le nostre proposte vanno nel senso di eliminare la condizione dei 50 mila titolari ai quali non viene data la borsa. Noi vogliamo anzitutto instaurare delle borse secondo un aiuto “amichevole”, non burocratico, permettendo il passaggio dalle superiori all’università, e poi una serie di provvedimenti che permettano di dare molte più borse di studio. Ci viene detto anche di non aver paura del prestito d’onore… Dipende da com’è fatto. Ci sono prestiti a restituzione obbligata, altri in cui la restituzione è condizionata al merito o a un lavoro adeguato… Io sono convinto che, per ragioni di equità sociale, gli studenti debbano pagare la loro università. Poi troviamo i modi per retribuire quelli che non possono e premiamo il merito. Cosa si auspica da questa giornata? Vogliamo più autonomia, un governo del sistema più forte e un sistema di valutazione indipendente. Autonomia significa prendere le proprie decisioni: se un’università le sbaglia paga, se le prende buone viene retribuita. Ore 13.15 Gli interventi, stranamente, finiscono in orario. Faccio due passi (piove ancora) e penso che il messaggio più importante emerso finora è che l’università rappresenta un bene pubblico e come tale andrebbe trattata. Come il mare, i boschi, il Colosseo. Peccato che non manchino quelli che inquinano, i piromani, i teppisti. Ore 14.30 La conferenza riprende con un messaggio video di Romano Prodi, che parla di università e ricerca per far ripartire l’Italia: “Ha da passa’ ‘a nuttata…”. Poi per quasi tre ore interventi su ricerca, proteste, competitività, merito, associazionismo, citazioni di Wittgenstein, risorse finanziarie, tasse universitarie su/giù, miliardi concessi, miliardi che mancano… Ore 17.00 Sei ore di conferenza, decine di interventi, una cartelletta con preziose schede e documenti sugli argomenti trattati (http://www.bur.it): un bel bottino. Il professor Giunio Luzzatto è chiamato a tirare le conclusioni della giornata. Lo acchiappo tra gli applausi, non appena scende dal podio. Professor Luzzatto, quali sono alla fine le proposte per il futuro dell’università? In primo luogo oggi si è dimostrato che è possibile parlare d’altro oltre che male della Moratti e della sua legge. Abbiamo avuto la soddisfazione di vedere come ci sia un sentire diffuso che individua oltre ai problemi anche le ipotesi di soluzione. Ad esempio l’esigenza che al centro di tutte le problematiche della didattica ci sia lo studente e non il professore. A tale riguardo, la richiesta di una maggiore partecipazione degli studenti, associativa e di rappresentanza, non rende necessaria una nostra “formazione”? Questo è molto difficile, perché l’attuale ordinamento dei corsi di studio non lascia tempo libero. La cosa più immediata potrebbe essere il potenziamento della funzione di contrasto: al di là di una formazione tecnica, gli studenti potrebbero avere una formidabile funzione nell’ostacolare le logiche autoreferenziali. Si potrebbe istituire un garante d’ateneo al quale rivolgersi quando qualcosa non funziona. Gli studenti possono contribuire alla trasparenza della gestione del sistema. Si è toccato il tema dei rapporti con i privati e dell’aumento delle tasse. Si ripropone il dilemma sull’università come bene pubblico o privilegio individuale. Io sono un sostenitore dell’università come bene pubblico. Però che il laureato abbia prospettive di lavoro e guadagno migliori rispetto al non laureato è dimostrato. D’altra parte oggi gli universitari non provengono più solo dalla classe media. Io penso a un sistema di prestiti ad eventuale restituzione: lo Stato si assume il carico di garantire le banche che, se uno studente non sarà in grado entro un certo numero di anni di avere un guadagno che gli consenta la restituzione, allora il fondo pubblico indennizzerà al suo posto. Un esempio di questo tipo è il sistema australiano: lì il sistema del prestito d’onore non è a scadenze fisse ma è legato al reddito, per cui cominci a pagare quando hai un reddito superiore a una certa cifra. Ma non si corre il rischio di instaurare rapporti di dipendenza di una fascia di studenti verso le banche o gli altri finanziatori? Certo, questi problemi ci sono. Però non è realistico affidarsi al solo finanziamento pubblico. La ringrazio. Certo però che è strana l’assenza del Ministro dell’Istruzione a una conferenza sul futuro dell’università. (Ridendo) Eh, non c’era neanche alcun parlamentare della maggioranza… Ore 19.00 (in treno) NICOLA – Beh, che te n’è parso? COCCO – Mah… N – Che significa “Mah…”? Si sono dette tante cose… C – Si era fra compagni. N – Non mi sembri entusiasta. C – Lo sai che non mi piacciono le élite intellettuali, di qualunque colore. N – Ideologico. Si è parlato di università, non di politica. C – Già, la tipica conferenza dove si fanno tante belle proposte, si prenotano gli interventi e tutti sono pieni di entusiasmo. N – Beh, Prodi ha detto cose sacrosante. C – Prodi era un filmato registrato. Speriamo che il suo governo sia una cosa diversa. N – Uh, che petulante! Cerca di essere obiettivo! C – Sì, obiettivo… Tutti a riempirsi la bocca di “governance”, “ricerca”, “autonomia”… È facile distruggere le boiate che fanno la Moratti & C. ma poi, quando si tratta di proporre… Sentito? Le strade sono sempre quelle: investimenti privati, prestiti d’onore… Mi piace però l’idea di aumentare le tasse a noi figli di papà, così non si penalizzano le classi deboli. N – Ma noi non siamo figli di papà! E poi guarda che il privato non è più il demonio! C – È vero. E il discorso dell’università come bene pubblico, allora? N – I tempi sono cambiati. Il pubblico ha bisogno del privato, e viceversa. Smettila coi cliché da piccolo marxista duro e puro. Pensa al modello australiano… C – OK, mettiamola così: in Australia ci sono i canguri e qui i piccoli marxisti duri e puri. A me non piace l’idea di indebitarmi con una banca per poter studiare. N – E la ricerca? C – Ma se lo hanno ripetuto fino alla nausea che viene finanziata esclusivamente quella a indirizzo industriale. La verità è che l’Italia non è né l’Australia né tanto meno gli USA. Sono classi dirigenti diverse: la nostra è incapace, la loro rapace. N – Sei sclerotizzato sul passato e sugli ideali. Prendi la riforma 3+2, per esempio: tutti a spararle contro, e non è ancora a regime. Ma sempre meglio dell’università del passato: “Pochissimi, ma buoni e, soprattutto, quelli che diciamo noi”. C – Io so solo che alcuni dei nostri amici neolaureati con la triennale ora sono allo sbando come dopo un 8 settembre. N – Sei intrattabile. Io apprezzo in primis l’indignazione e poi la forza propositiva di quello che si appresta ad essere il motore intellettuale dell’Italia postberlusconiana. C – C’è una cosa che anch’io ho apprezzato. N – Davvero? Quale? C – Quel professore là, che ha detto “Ha da passa’ ‘a nuttata…” Speriamo che sia una bella giornata di sole.

M: La SPEM è nata perché questa situazione è davvero insostenibile. Nel 2002 un gruppo di medici specializzandi pavesi ha creato un’associazione per la difesa dei diritti della categoria. Ci si è posti come interlocutori tra gli specializzandi, le istituzioni locali (università, ospedale, cittadinanza) e le altre associazioni locali nazionali. Per questo la SPEM ha aderito a FederSpecializzandi, la Confederazione Nazionale delle Associazioni dei medici specializzandi (http:// www.specializzandi.org). La SPEM ultimamente si è impegnata in una diatriba importante con l’ateneo pavese: a Pavia siamo oltre un migliaio e contribuiamo con le nostre tasse (1.310 euro l’anno) al bilancio universitario, tuttavia non vediamo riconosciuti nemmeno i più banali diritti. Non abbiamo accesso alle mense con tariffa agevolata in base al reddito, non possiamo usufruire dei benefit offerti agli studenti (corsi di lingua, tessera autobus a prezzo agevolato) e non abbiamo accesso alle borse di studio per merito o per reddito. Ci siamo impegnati in una battaglia contro i baroni universitari che, spacciandosi per paladini dei diritti degli specializzandi, hanno approvato in Consiglio di Amministrazione senza battere ciglio, e anzi con soddisfazione, l’aumento delle tasse del 50 per cento. E parlo di personaggi che hanno avuto ambizioni di potere (professor Frigo) e che attualmente ricoprono cariche istituzionali dentro l’ateneo (professor Buzzi). Questo purtroppo è l’ateneo pavese di oggi, che nulla ha a che fare con quell’ateneo che tanto viene reclamizzato con slogan inneggianti all’eccellenza… nulla a che fare insomma con l’ateneo di Scarpa, di Foscolo, di Forlanini e di tanti altri. I: Avete trovato una sponda nelle attuali associazioni di rappresen-

tanza studentesca: Ateneo, Azione, Coordinamento? M: Le associazioni studentesche ci hanno deluso davvero molto. Abbiamo provato ad avere contatti con loro ma purtroppo il loro comportamento all’interno del Consiglio di Amministrazione è stato davvero squalificante. Pensa che addirittura, sul discorso aumento tasse, c’è stato un grosso dibattito, abbiamo organizzato manifestazioni, lettere ai quotidiani eccetera, e i rappresentanti degli studenti in Consiglio di Amministrazione a parole ci hanno supportato, poi però quando si è arrivati alla votazione, beh indovina… hanno votato a favore dell’aumento! Credo sia inutile dire che le associazioni degli studenti non sono altro che delle appendici di partiti o di movimenti politici i cui interessi non corrispondono alle reali esigenze degli studenti. I: E nei docenti? M: Qualcuno ci ha supportato e soprattutto continua a farlo, ma anche loro sono in una posizione di conflitto d’interesse: se da una parte si sentono di appoggiare gli specializzandi, dall’altra sanno benissimo che siamo una risorsa troppo preziosa per il funzionamento dei loro reparti, per cui più noi siamo deboli e ricattabili, più sarà semplice farci continuare a lavorare senza rischio di proteste! I: In questo momento tutta l’università è in subbuglio per il famigerato DDL Moratti, ma di certe categorie non si parla quasi mai, il che è drammatico oltre che vergognoso. M: Sì, hai ragione, anch’io trovo la situazione drammatica per il mondo universitario e mi auguro che qualcosa cambi al più presto. Magari il nuovo Rettore darà una spinta in quella direzione. L’Università di Pavia se lo meriterebbe davvero.

Una Nave a Milano: Università degli Studi - Milano Bicocca

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CULTURA

Universo femminile senza imbarazzo
di Manuela Ragni
iamo negli anni del Decadentismo. Negli ambienti artistici europei e viennesi nasce un nuovo movimento denominato Sezessionsil, che esprime nel contempo la volontà di secessione col passato e una volontà di creare, in Austria, l’Arte, ma corrispondente alle esigenze del tempo. Come ha scritto il poeta Hugo von Hoffmansthal, “non si discute tra la vecchia arte, che di fatto non esiste da noi, e una nuova. La gente deve ricominciare a vedere quadri, veri quadri. L’arte del colore domina l’anima umana non diversamente da quella dei suoni”. Uno dei massimi esponenti della secessione viennese è Gustav Klimt (Baumgarten, Vienna 1862 – Vienna 1918). In

La vita davanti a sé
di Elena Bombis
e una persona non è già di indole particolarmente sensibile, in fase di preparazione di un’esame importante non ha più pietà per nessuno. Così, quando cominciai a scorrere le prime pagine de La vita davanti a sé di Romain Gary, storia di Mohammed, detto Momò, e della sua infanzia vissuta dalla nascita presso l’asilo irregolare dell’anziana Madame Rosa per figli di prostitute scampati all’assistenza sociale, pensavo che fosse l’ennesimo romanzo strappalacrime della solita infanzia perduta e maltrattata di un povero orfanello abbandonato. Mi sbagliavo. Momò racconta la sua gioventù nel malfamato quartiere parigino di Belleville con stile disincantato e colorito, molto colorito. A soli dieci anni il nostro protagonista se ne intende della vita, è uno che non crede né nei sogni né nelle speranze, uno che anticipa parti della storia perché il lettore non si faccia illusioni. Meno male che c’è Madame Rosa ad accudirlo, una donna ebrea che aveva praticato, finché vi era riuscita, il mestiere più vecchio del mondo, scampando a Hitler e ai suoi campi di concentramento, e infine aveva avuto l’idea di mantenersi badando ai figli delle vecchie colleghe mentre queste si guadagnavano da vivere con un lavoro per il quale lei non era più adatta. Gli anni migliori per il piccolo Mohammed trascorrono così tra i bambini di ogni nazionalità tutti riuniti sotto lo stesso tetto all’insegna della più invidiabile integrazione razziale, ma senza mai perdere coscienza delle loro origini, grazie alla saggezza della loro anziana badante. I genitori di Mohammed non si vedono mai o non si possono più vedere: è un’incognita del racconto che deve essere svelata, il bambino sa solamente che sono arabi musulmani. Tutti gli insegnamenti sulla sua religione gli vengono impartiti però dal signor Hamil, un commerciante di tappeti algerino e anche lui parte di quel poliedrico mondo del quartiere di Belleville. Nel lento disfarsi del corpo di Madame Rosa, a colpi di malanni che giun-

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ra più sinuosa. La bocca rossa è un invito al bacio. Successivamente si incontra il “Nudo di donna incinta in piedi rivolta verso sinistra con le mani intrecciate” (gessetto nero – 1903/1904). Uno dei soggetti più coraggiosi: la maternità e il peso, la fatica che essa comporta sono stupendamente ritratte. A sottolineare che la maternità non è solo gioia e orgoglio, come spesso si vuole pensare. È anche responsabilità e lunga sopportazione. Il tratto marcato del disegno contribuisce ad evidenziare questo stato d’animo. A metà mostra si incontra uno dei soggetti cari a Klimt: la sessualità della donna e il suo piacere. In forma pittorica, trova la massima espressione nella Danae. Nei “Disegni proibiti” la incontriamo nel

lui prevalgono il simbolo e l’evocazione della realtà. Tutto lo suggerisce: le figure volutamente bidimensionali, la linea elegante e morbida, l’accostamento dei colori e il preziosismo. Non è solo espressione di un mondo interiore angosciato, come alcune sue opere suggeriscono: egli è in grado di rendere la grandiosità della figura femminile e delle sue emozioni colte sul baratro dell’istante. Queste figure femminili si possono ammirare fino al 4 dicembre 2005 al Castello Visconteo di Pavia, in una mostra di 50 opere dedicata ai “Disegni proibiti”. Appena si entra nella sala si è subito impressionati dal silenzio dei visitatori. Tutto parla al femminile. Ogni disegno è un elogio alla donna, alla sua figura e alle sue emozioni più segrete e profonde, le emozioni proibite. La mostra si apre con il disegno che ormai abbiamo visto tutti sulla locandina: “Nudo di donna in piedi dalla lunga chioma e la gamba sinistra sollevata” (matita e matita rossa – 1906/1907). La linea è morbida, i fianchi generosi. I lunghi capelli la rendono anco-

“Seminudo di donna sdraiata verso destra” (matita – 1917/ 1918). L’atto della masturbazione è messo in primo piano, per nulla nascosto. Eppure non suscita imbarazzo o volgarità, poiché anche questo è essere donna, darsi il piacere. Nessuno prima di Klimt era riuscito a esprimerlo con tanta naturalezza. Sempre a metà della mostra si può notare una particolarità forse non voluta, ma di grande effetto. Uno di fronte all’altro, stanno due disegni dal titolo e dalla posa simile, ma dal soggetto a contrasto. La prima è “Nudo di donna grassa seduta vista di fronte” (gessetto nero – 1901/ 1907), l’altro è “Nudo di donna vista di fronte” (gessetto nero – 1902 circa). Una donna grassa e una magra a confronto, ma nessuna delle due ne esce imbruttita, nessuna vincente. La donna grassa nulla ha da invidiare a quella più giovane e magra che le siede davanti, poiché entrambe sono morbide ed esprimono le diverse condizioni dell’essere femminile. E si accettano. Non nascondono le parti del corpo per sembrare più attraenti: si mostrano e,

forse, si sorridono. Una delle ultime opere che si incontra è “Donna in piedi vista di schiena con gonna a disegni, ripetizione a destra” (matita - 1917/1918). La posa è rilassata e lo sguardo lo si può immaginare perso nel vuoto. Il filo conduttore di tutta la mostra è la capacità di cogliere l’attimo. Nulla può nascondere o negare la bellezza di queste donne nude, così naturali. A volte incedono camminando fiere, altre volte si abbandonano al sonno come si abbandonano all’amore, e in nessun altro modo riusciresti a vederle e immaginarle. Esteticamente non sono tutte belle le donne di Klimt, non hanno visi dagli ovali perfetti e dai lineamenti delicati. Spesso il volto è androgino, ambiguo. Una testa quasi maschile accompagnata a un corpo voluttuosamente femminile. Eppure sono belle, nel puro senso del termine. Tutte in attesa, o invitanti. Tutte parlano, urlano al mondo “Ammiratemi”. In tutta questa meraviglia, non ho potuto non notare due atteggiamenti ricorrenti: alcune visitatrici apparivano turbate o scandalizzate di fronte a delle nudità che dovrebbero conoscere bene, mentre alcuni visitatori si scambiavano tra loro sorrisi ironici, complici. Non credo sia questo lo spirito giusto, anche se capisco cha un nudo possa suscitare sentimenti differenti in un uomo e in una donna. Ma vedere solo dei nudi in questi disegni è estremamente riduttivo. Klimt ha ritratto queste donne per il proprio piacere, perché desiderava coglierle in quelle emozioni segrete che al mondo tendono a non mostrare, perché sconvenienti o perché si pensava non appartenenti alla psiche femminile: il piacere sessuale, la sicurezza di sé, la voluttà, lo smarrimento, la fatica… Ma l’universo femminile è proprio questo, senza imbarazzo.

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gono dall’età avanzata, sono infatti numerosi i personaggi che si avvicendano nella vita del suo bambino prediletto. Come Madame Lola, boxeur in Senegal ma trans molto richiesto nelle vie della prostituzione della Ville Lumière, che tratta con tenerezza il bambino e la sua badante nei momenti di difficoltà, forse per compensare un desiderio materno irrealizzabile. Appare, scompare e ricompare Nadine, una donna dalla vita “normale” stupita, insieme a tutti i lettori, del cinismo e del buon senso fin troppo adulto proveniente da un bambino di dieci anni cresciuto troppo in fretta. Momò rimane affascinato dal suo lavoro di doppiatrice e dalla possibilità di mandare all’indietro con la semplice forza di un rewind le scene di un film, come se fosse possibile tornare indietro anche nella vita. Indietro: così Madame Rosa sarebbe di nuovo giovane e affascinante come quando si prostituiva e non sul punto di morire o, peggio ancora, di diventare un vegetale. Continuare a vivere, quando l’esistenza è tanto dura, diventa la peggiore delle torture. Nonostante la giovane età, il nostro protagonista lo ha capito bene e guai a ricordargli che ha ancora tutta la vita davanti a sé: meglio non spaventarlo. Rimango soggiogata da questo libro triste ma che non rattrista, cercando di scoprire quale sarà il destino di questo piccolo adulto, nella speranza che comunque una vita migliore sia dietro l’angolo. Ecco, leggendo le vicende di Mohammed, senza più sogni ma solo con la realtà, sono diventata sentimentale perfino io. G. Romain, La vita davanti a sé, Neri Pozza Titolo originale: La vie devant soi Euro 11,50 – Traduzione di Giovanni Bogliolo Il libro è stato gentilmente offerto dalla Libreria Delfino, Piazza della Vittoria, Pavia.

Il blog di Socrate - La cultura nella città

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l Blog di Socrate si propone come un forum di discussione al crocevia tra scienza e società: un forum per una cultura ospitale, per dare spazio a una conversazione civile sui temi dell’impegno sociale, sulle questioni etiche, sul ruolo della cultura e, in generale, sulle questioni che derivano dalla costante tensione fra i campi del sapere e i campi della nostra vita collettiva. Il Blog di Socrate vuole essere, in sostanza, un luogo della discussione sui “due regni”, che è possibile immaginare come le due metà del mondo: il “regno del sapere”, in cui ci si occupa di scoprire la verità su noi e sul mondo e che è il luogo appartato, isolato e un po’ misterioso della scienza, dell’oggettività, della ricerca e della conoscenza, e il “regno della conversazione”, ovvero il luogo disordinato, rumoroso e pieno

di voci della più larga società, in cui la verità e l’oggettività vengono sottoposte a impietoso e quotidiano processo.

http://blogsocrate.blog.kataweb.it/il_blog_di_socrate/ Il Blog di Socrate è promosso dal Corso di Laurea Interfacoltà in Comunicazione Interculturale Multimediale e dal Centro di Filosofia Sociale dell’Università di Pavia e dal bimestrale Il giornale di Socrate al caffè di Pavia, diretto da Salvatore Veca e Sisto Capra. Si avvale inoltre della collaborazione di

Inchiostro. Il forum viene alimentato da un team di cinque redattori, che invieranno ciascuno ogni settimana un breve stimolo-provocazione sui temi oggetto del blog, come contributo al dibattito con i lettori e i partecipanti, e dagli studenti che di volta in volta interverranno. I cinque redattori del team sono: il filosofo della politica Salvatore Veca, il teorico del diritto Giampaolo Azzoni, il giornalista Sisto Capra, il presidente dell’Istituzione Teatro Fraschini di Pavia nonché dirigente del Settore Beni e Attività Culturali della Provincia di Pavia Antonio Sacchi, e il violinista e compositore Maurizio Schiavo. Salvatore Veca Giampaolo Azzoni Sisto Capra Antonio Sacchi Maurizio Schiavo

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CULTURA Vai a “L’ufficio moderno” (Corso Garibaldi 259 a Cremona) con questa copia e riceverai un simpatico omaggio firmato Inchiostro

Nzima
di Alberto Bianchi

Un funghetto trallallà...
di Doriana Rodino
chi appare forse confusa, forse irrazionale. Come se fossimo investiti di una razionalità unica al mondo e inimitabile, marchio di un progresso “civilizzato” che deve essere presente in ogni angolo del mondo. Il Lago Malawi (Nyassa) è una meraviglia naturale senza eguali. Spiagge bianche e scorci incredibilmente affascinanti sono la cornice di poveri villaggi di pescatori e di alberghi missionari non sono più qui per convertire la gente ma per dare un minimo di conforto, spirituale ma anche strutturale ed economico. Lo scopo della loro azione è lodevole ma spesso non lo sono i modi per arrivare al risultato. L’ospitalità calorosa è una prerogativa di tutti gli africani. L’ospite è sacro, accolto come un capovillaggio, messo a proprio agio e quasi venerato. Nonostante l’estrema povertà delle strutture e del cibo e le difficili condizioni igieniche, è sempre un piacere entrare nelle abitazioni, condividere un po’ di Nzima (una specie di polenta, ricavata dalla farina di frumento) e imparare qualche parola di Chichewa, la lingua locale. Ecco cosa rimane del mio viaggio in Malawi, primo contatto con l’Africa e le sue contraddizioni. Una serie di ricordi, forse un po’ disordinati, un po’ sfocati. Colpa dell’emozione. Non la stessa di quando si parla in pubblico. Questa è un’emozione strana, inspiegabile. Difficile tornare nella solita routine quotidiana. Forse mi sbaglio. Non è solo un’emozione. Che sia Mal d’Africa? ari inchiostranti e inchiostrati, a chi di voi non è mai successo di aprire il frigo e trovare quella deliziosa parmigiana, che la mamma aveva fatto con tanto amore, completamente ammuffita? Strano ma vero, quella robaccia grigia è parente stretta dei porcini e dei tartufi: fanno tutti parte del Regno dei Funghi. È giunta l’ora di sfatare miti e luoghi comuni: i funghi non sono piante senza clorofilla ma sono organismi eucarioti (come noi) e hanno il loro regno da più di 40 anni ormai. Attenzione anche a non confonderli con i batteri (che sono addirittura procarioti): i funghi microscopici si arrabbiano molto, si attaccano alla vostra pelle e non vi mollano più. Se siete incuriositi da questo variegato regno della natura, non potete perdere l’appuntamento alla terza edizione del Festival della Scienza di Genova, dal 27 ottobre all’8 novembre (http://www.festivalscienza.it). Il tema di quest’anno è “Frontiere” e ai Magazzini dell’Abbondanza (Porto Antico) potrete visitare il laboratorio “Passaporto per i Funghi”, presentato dall’Associazione Culturale Micologica “Il Quinto Regno”. Questo laboratorio vuole

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lle cinque del mattino la tiepida luce del sole scalda la terra rossa. Le prime voci di chi si sveglia per cominciare la sopravvivenza quotidiana rompono il nero silenzio della notte. L’odore dei focolari, accesi per cucinare la colazione, sale lento dal villaggio e inebria ogni singola molecola di ossigeno fino ai confini con la foresta.

portare alla luce soprattutto il mondo invisibile dei funghi microscopici che entrano a far parte della nostra vita di tutti i giorni. Qualche esempio? Grazie al lievito (Saccharomyces cerevisiae) mangiamo il pane, beviamo vini e birre. I formaggi erborinati esistono grazie alle varie specie di Penicillium che li rendono gustosi. Sempre grazie a un Penicillium abbiamo uno degli antibiotici più importanti per la vita dell’uomo: la penicillina. Pochi fatti sufficienti per farvi capire che la micologia si applica in numerosi campi: dallo studio delle malattie delle piante fino alle ricerche su quelle che colpiscono l’uomo, dalla biologia dell’aria al deterioramento delle opere d’arte, dalla genetica alla lotta biologica. Se proprio non riuscite a visitare il Festival della Scienza potete sempre navigare nel sito di quest’associazione pavese (http:// www.ilquintoregno.com) che svolge principalmente attività divulgativa nelle scuole e ovunque richiesta. Infatti “Il Quinto Regno” è un laboratorio didattico mobile che dispone di microscopi e di materiale da osservare insieme. L’associazione è aperta a tutte le persone interessate: basta mandare un email all’indirizzo info@ilquintoregno.com per conoscere le modalità associative.

Un’immagine del Lago Malawi (Nyassa) In Malawi, caldo cuore dell’Africa, il mattino è vitale e movimentato: per un attimo sembra facile dimenticare di essere in uno dei Paesi più poveri del mondo. Certo, a questo punto risulterebbe facile fare il solito discorso sull’Africa, continente dimenticato, bisognoso, isolato, maltrattato. Ma lo scopo di quest’articolo è proprio quello di evitare una simile semplificazione. Sappiamo bene quali sono i problemi dell’Africa e non possiamo certo risolverli con due righe scritte su un giornale universitario, né possiamo puntare il dito contro tutti i responsabili della situazione attuale e della probabile situazione del prossimo futuro. Forse è meglio partire da zero e capire com’è fatta l’Africa al suo interno attraverso le semplici (ma immensamente profonde) emozioni di un viaggio in uno dei suoi Stati. L’aereo si avvicina alla pista del Kamuzu International Airport sorvolando immense pianure color ocra alternate a sparute macchie di vegetazione, attraversate da un’unica strada che dall’alto sembra brillare. È la stagione secca e fresca. Temperatura oscillante tra i 20 e 25 gradi centigradi. Atterraggio perfetto. Il piccolo aeroporto e le relative pratiche di immigrazione sono l’ultimo ostacolo da attraversare, poi ecco il Malawi. Il pickup Toyota attraversa le strade di Lilongwe, la capitale. Kamuzu Procession Avenue, uno dei tanti ricordi dell’ultimo despota malawiano, è invasa da mercanti, biciclette, bambini sorridenti che camminano qua e là masticando canna da zucchero. Semplice sopravvivenza quotidiana. Difficile descrivere una città africana: molta vitalità che ai nostri oclussuosi per turisti: contraddizioni profonde. Ricchezza e povertà sono concetti relativi. E non si riferiscono solo al denaro. Osservare esperte mani che tolgono pazientemente i pesci dalle reti è una ricchezza inestimabile, almeno quanto il povero risultato del loro lavoro. Le piantagioni di tè e caffè si estendono per chilometri e chilometri. Durante la stagione del raccolto è facile vedere gruppi di lavoratori stagionali (già, perché, se nella ricca Europa è difficile trovare un lavoro per un anno intero, da queste parti è un’impresa titanica trovarlo solo per qualche mese) chini a raccogliere le foglie da far essiccare. Sullo sfondo, il massiccio del Monte Mulanje osserva severo il risultato del lavoro di piccoli uomini impegnati nella lotta quotidiana. Sulla cima gli intagliatori recuperano la legna (di cedro) da lavorare e rivendere. Allo stesso modo è facile incontrare turisti che da ogni parte del mondo si spingono fin qui per affrontare gli impervi sentieri della montagna e godere di un paesaggio da fiaba. Si dice che Tolkien abbia tratto ispirazione proprio dalle meraviglie del Mulanje nello scrivere Il Signore degli Anelli. Ma qui i suoi libri non vengono letti molto e per poter vedere una libreria bisogna spingersi in città, a 100 chilometri da qui… I missionari sono dappertutto: Comboniani, Monfortani, Protestanti, Padri Bianchi. Spesso i malawiani preferiscono avere una chiesa in più piuttosto che una scuola più grande o una strada asfaltata. In fondo li abbiamo convinti di essere senz’anima e di avere bisogno della nostra religione. Certo, oggi è tutta un’altra storia. I

Critica del giudizio
di Erika De Bortoli
un momento di forte disillusione quello che mi coglie, in un periodo in cui sono piuttosto vulnerabile. Ci sono persone che diventano ciniche e opportuniste molto presto nella loro vita. Persone che aprono gli occhi chiaramente, quando hanno già sotto molti aspetti raggiunto un certo equilibrio. Infine ci siamo io e altri come me: quelli che sperimentano il cinismo della vita quando sono ancora fragili. Noi che vediamo amici e amori prendere altre strade, scegliere altri mondi e valori. Noi che soffriamo per la nostra e l’altrui mancanza di coerenza, lealtà e purezza. Noi che vediamo certe cose chiaramente, che passiamo per pazzi o per fessi. Noi “romantici”, noi nostalgici e magari bacchettoni, noi così apparentemente “storici” e legati a valori tradizionali. Noi che ci sentiamo traditi e vediamo tradire i principi a cui siamo stati educati. Noi che siamo tentati e continuiamo a resistere, noi che ci facciamo ancora esami di coscienza e sembriamo giudicare gli altri. Noi che siamo scomodi o ritenuti infantili. Noi che abbiamo il coraggio di giudicare e giudicarci, di provare a essere coerenti e per questo di essere accusati d’esserlo meno degli altri. Perché c’è chi tollera tutto, di sé e degli altri, e per questo sta più simpatico. Ma astenersi in fondo è facile. Non giudicare è molto economico (quanto a risorse psicofisiche) e non comporta dolore. Pronunciarsi, invece, vuol dire scegliere e pagare per ogni parola sbagliata pronunciata. Vuol dire soffrire per le reazioni che si suscitano. Vuol dire avere il coraggio di

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sbagliare e ricredersi. Vuol dire ammettere a se stessi d’aver sbagliato. Vuol dire esporsi: al giudizio altrui, allo scherno, alla derisione, al dolore. È vero: a volte io giudico, e giudico male, e sono più severa con gli altri che con me stessa, o alla pari, o di meno, o dipende. Ho giudicato e sbagliato, giudicato e ferito, giudicato e sofferto. Ma almeno non lo nascondo più, non ne scanso le conseguenze. Certo i miei giudizi sono più ponderati di anni fa, ammorbiditi a volte da altre persone, che ringrazio per avermi aiutata a sfumarli. Forse sono superba. Di sicuro sarò spesso infelice. Allora chi sembra così tollerante tolleri anche il mio giudizio. E se gli torna utile per sottrarsi ad ogni responsabilità verso se stesso e gli altri mi dia pure della superba che crede di essere “sempre migliore degli altri”. Ecco: ci siamo noi che viviamo tutto questo e lo viviamo in un momento in cui non abbiamo nulla a cui ancorarci. Non una città, non una casa, non un lavoro, non un amore. Noi che dobbiamo imparare a nuotare in alto mare. A qualcuno il nuoto è stato insegnato prima che fossero gettati in acqua, a qualcuno non toccherà mai l’alto mare. Qualcuno scambierà una baia per un fondale. Qualcuno, per questo, ci dirà che anche lui sa nuotare. Come noi o meglio di noi. Ma non coglierà mai la differenza. Questi ultimi, se conosceranno l’alto mare, ci andranno in barca o ne avranno sempre una a portata di mano. Quelli come me, invece, sono gettati lì, per lo più dalla vita, e non potranno essere capiti quando diranno che “c’è nuotare e nuotare”; quando proveranno a spiegare

la differenza tra l’imparare prima e l’imparare mentre, tra una baia e un fondale, tra il nuotare con e il nuotare senza salvagente. Addirittura a momenti non saranno capiti neanche da chi ha fatto la stessa esperienza. Perché c’è chi, una volta raggiunta la baia, dimentica o dissimula per non essere considerato diverso. C’è chi si procura barca e salvagente. Costoro, quando chiedi “Tu mi capisci, vero?”, annuiscono con la testa, ma con quella stessa testa stanno pensando “Meno male che ho la barca e il salvagente!”. Ti dicono “Eh, sì… l’ho provato anch’io…”, ma la barca e il salvagente non te li prestano. Ad ogni modo, per dirla con Carl Smith, preferisco essere “schiuma di mare” che “rana sulla spiaggia”. Assolutamente priva di sicurezze, ma tutta nelle mie mani. Fragile tra mani fragili, ma il più possibile aliena da compromessi. Ho un’anima diplomatica, ma non l’ho ancora venduta. Qui c’è una sorta di racket. Stanno cercando di comprarne e ricattarne il maggior numero possibile. Purtroppo dove c’è racket c’è facilmente omertà. Esposti al giudizio del tribunale della Storia, ma anche più semplicemente della nostra vita, sono molti i ruoli che ci è dato di rivestire: imputato, avvocato, giudice e testimone. Come ha scritto Thomas Mann, “bisogna aver molto vissuto per scrivere un solo verso”. Per cui prima di emettere sentenze è opportuno che si siano rivestiti diversi panni: quelli della vittima come quelli del carnefice, quelli del tradito come quelli del traditore. Ma prima o poi verrà il momento di vincere il silenzio e, a ragion veduta, di prendere posizione.

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AGENDA dal 30 ottobre al 20 novembre
CONFERENZE
Il programma degli Studenti Universitari - www.pavialiveu.com
Tutti i martedì alle ore 21 sulle frequenze di Radio Ticino fm 91.8/100.5
Mercoledì 2 novembre ore 21.00 Chi ha paura di Darwin? Evo-devo del genoma Prof. Carlo Alberto Redi Aula Goldoniana, Collegio Ghislieri, Piazza Ghislieri, Pavia Giovedì 3 novembre ore 17.00 Quattro chiacchiere con… Gli incontri che nutrono la mente Magda Barile e Gianluca De Col Autori televisivi della trasmissione "Albero Azzurro", presentati da Vincenzo Bucchieri, Santa Maria Gualtieri,Piazza della Vittoria, Pavia ore 20.30 Cicap quattro misteri macabri Prof. Luigi Garlaschelli Aula del 400, piazza Leonardo Da Vinci, Pavia ore 21.00 Incontro con Mario Monicelli e Sebastiano Mondadori In occasione della pubblicazione del volume di Sebastiano Mondadori, La commedia umana. Conversazioni con Mario Monicelli Collegio Nuovo, via Abbiategrasso, 404, Pavia Domenica 6 novembre ore 11.00 Alessandro Bertante presenta Antonio Scurati, autore de "Il sopravvissuto", Biblioteca Bonetta, piazza Petrarca, 2, Pavia dalle 16.00 alle18.00 Spettacolo di strada per le vie del centro storico, Pavia ore 17.00 C’è riso e riso conversazione con Dado Tedeschi di Zelig Off, Biblioteca Bonetta, piazza Petrarca 2, Pavia dila'? Ing. Marco Morocutti, Aula del 400, piazza Leonardo Da Vinci. Pavia Mercoledì 16 Novembre ore 17.00 liberalismo: realtà e prospettive Nei labirinti del liberalismo contemporaneo prof. Sergio Romano Editorialista del Corriere dellla Sera prof. Salvatore Veca Università di Pavia Aula Goldoniana, Collegio Ghislieri, Piazza Ghislieri, Pavia Giovedì 17 novembre ore 18:00 Università degli Studi di Pavia Aula Magna Cerimonia di conferimento della Laurea Honoris Causa in Medicina e Chirurgia al prof. Christopher G.A. McGregor ore 20.30 Cicap cerchi nel grano Francesco Grassi Aula del 400, piazza Leonardo Da Vinci, Pavia, Venerdì 18 novembre Università degli Studi di Pavia Aula Foscolo Palazzo Centrale Giornata di Studi in memoria di Agostino Sottili Dalle 9 alle 13 Identità in trasformazione. teorie a confronto. La riflessione filosofica su Tempo, Memoria, Identità L'invenzione dell'Io e l'identità confusa nella Rete Riletture plotiniane sul tempo

TEATRO
Domenica 30 Ottobre ore 21.00 Teatro delle Briciole Teatro Stabile di Innovazione - Solares Fondazione Culturale 'Na specie de cadavere lunghissimo un'idea di Fabrizio Gifuni da Pier Paolo Pasolini regia di Giuseppe Bertolucci Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136 - Pavia Informazioni: 0382371202 Domenica 30 ottobre ore 15.30 Lunedì 31 ottobre ore 20.30 Rigoletto opera in tre atti di Francesco Maria Piave dal dramma Le roi s'amuse di Victor Hugo musica diGiuseppe Verdi Teatro Ponchielli Corso Vittorio Emanuele II, 52 Cremona Informazioni: 0372 022010 Venerdì 4 Novembre ore 20.30 Domenica 6 Novembre ore 15.30 I Capuleti e i Montecchi Tragedia lirica in due atti e quattro parti. Musiche di Vincenzo Bellini Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136 - Pavia Informazioni: 0382371202 Domenica 6 novembre ore 11.00 Aperitivo con l'Opera guida all'ascolto di I Capuleti e i Montecchi con aperitivo Hotel Impero, Piazza della Pace, Cremona informazioni: 0372022010 Lunedì 10 Novembre ore 21.30 Motoperpetuo Una disperata vitalità Parole poetiche e politiche lette da Franca Graziano nell’ambito della rassegna cittadina: IL VOLTO DI PASOLINI Ingresso libero,Viale Campari, 72 – PAVIA www.motoperpetuo.org Venerdì 11 novembre ore 20.30 Domenica 13 novembre ore 15.30 I Capuleti e i Montecchi Tragedia lirica in due atti e quattro parti di Felice Romani musiche di Vincenzo Bellini Teatro Ponchielli Corso Vittorio Emanuele II, 52 Cremona Informazioni: 0372 022010 16 -17-18 Novembre ore 21.00 Fondazione Teatro dell'Archivolto Grazie di Daniel Pennac con Claudio Bisio r Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136 - Pavia Informazioni:0382371202 Lunedì 21 Novembre ore 21.00 Compagnia Teatrino Clandestino Madre e Assassina di Fiorenza Menni, Pietro Babina Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136 - Pavia Informazioni:0382371202 Domenica 20 novembre ore 11.00 Aperitivo con l'Opera guida all'ascolto di Nabucco con aperitivo Hotel Impero, Piazza della Pace Cremona Informazioni: 0372022010

MERCATINI
Domenica 6 novembre Mercatino dell'antico e dell'usato, viale XI Febbraio, Pavia L'antico sotto la cupola Arnaboldi, mercatino dell'Antiquariato, Cupola Arnaboldi, c.so Strada Nuova, Pavia Mercatino prodotti biologici e naturali, piazza del Duomo, Pavia Sabato 19 novembre Mercatino di Natale organizzato dal Cral d’Ateneo Aula Magna Cortile Teresiano, Palazzo Centrale, Pavia informazioni 0382/98440119

MOSTRE
Dal 24 settembre al 4 dicembre 2005 Gustav Klimt. Disegni proibiti Castello Visconteo (Sala del Rivellino) Pavia Dal 16 ottobre al 24 novembre Leopoldo Maggi (1840-1905) una lezione per immagine. Scuderie del Castello Visconteo, Pavia informazioni 0382/986308 Dal 17 al 19 novembre Salone dello Studente Un percorso tra scuola, lavoro e tempo libero Fiera di Cremona Piazza Zelioli Lanzini, 1 Ca' de' Somenzi, Cremona Dal 21 ottobre al 6 novembre "Vita brevis, Ars longa" Sguardi da un camposanto di Paolo Novelli Palazzo Comunale Sala dei Decurioni Cremona Dal 29 ottobre al 5 febbraio Tesori di Capodimontedipinti, disegni e porcellane dal Museo di Capodimonte Museo Civico Ala Ponzone, via U. Dati, 4 Cremona Informazioni 037231222 Dal 30 ottobre al 12 novembre Opere di Beatrice Palazzotti mostra personale Galleria Immagini Spazio Arte via Beltrami, 9/b Cremona Informazioni: 0372 422509 Dal 1 novembre al 31 gennaio Einstein, ingegnere dell’universo Museo della tecnica elettrica, Via Ferrata, Pavia Dal 3 al 30 Novembre La Fisica nella didattica (XVIIIXXI): le collezioni di strumenti scientifici delle scuole di Cremona Museo Civico di Storia Naturale e Museo Civico "Ala Ponzone" Cremona Domenica 6 novembre Mostra di pittura organizzata dall'associazione Arteaparte più uno, Santa Maria Gualtieri, Piazza della Vittoria, Pavia

TAVOLA
Dal 5 al 6 novembre Sweet Torrone, golosa kermesse dedicata al più tipico dei dolci natalizi, all’insegna della fantasia e della gola vie del centro, Cremona Informazioni: 075 5008957 http://www.sweettorrone.it/ Domenica 6 novembre Circuito delle Città d'arte della Pianura Padana: Alessandria presenta i suoi prodotti gastronomici Piazza della Vittoria, Pavia Domenica 20 novembre Circuito delle città d'arte della Pianura Padana: Brescia presenta Strada del vino colli dei Longobardi e di prodotti locali a cura dell'Associazione "Arnaldo da Brescia". Piazza della Vittoria, Pavia Dalle 10.00 alle 20.00 Cioccolato! Sapori e magia del Cioccolato Artigianale, esposizione e vendita di cioccolato prodotto da laboratori artigianali a cura di Led.up in collaborazione con Pavia Mostre, Cupola Arnaboldi, Corso Strada Nuova, Pavia Ore 20.15 Cena al buio Entri in un locale per scoprire i tuoi sensi: i camerieri sono dei non vedenti, uscirai con un altro punto di vista. Costo 50 € per persona Prenotazione obbligatoria. Locanda del Carmine, Piazza del Carmine 7/a, Pavia informazioni 0382/29647, oppure0382/530102

dalle 15 alle 19 La psicoanalisi a confronto con le trasformazioni identitarie Costruzioni dell'identità Verso il genere sessuale unico? I seminari sono riconosciuti per l'acquisizione di crediti per studenti ore 18.15 (0.25 punti ciascuno). Saranno Fabrizio Poggi presenta: Il soffio dell'anima: armoniche e armonicisti raccolte le firme in sede di seminablues, Santa Maria Gualtieri, piazza rio Vittoria, Pavia. Sabato 19 Novembre 2005 Martedì 8 novembre dalle 9 alle 13 Identità in trasformazione. Teorie a dalle ore 14.30 alle 16.30 confronto. Nell'ambito del corso di DrammaAula Goldoniana Collegio Ghislieri turgia musicale Adel prof. Michele Piazza Ghislieri, Pavia Girardi il dott. Emanuele d'Angelo I seminari sono riconosciuti per terra una conferenza sul tema Il l'acquisizione di crediti per studenti Tristan und Isolde di Boito Facoltà di Musicologia, Aula Magna, (0.25 punti ciascuno). Saranno raccolte le firme in sede di seminaCremona. rio ore 21.00 Domenica 20 novembre "Th'observed of all observers": uno sguardo alla critica shakespeariana ore 11.00 degli ultimi venticinque anni, K. Socrate al Caffè Elam Sala conferenze Collegio S.Caterina Interverranno il procuratore della repubblica dott. Giuseppe Bruno e via San Martino 17/A , Pavia Prof. Sergio Seminara Pasticceria Vigoni, Corso Strada ore 21.00 Nuova, Pavia Liberalismo: realtà e prospettive l'esperienza liberale nello stato ore 11.00 italiano Incontro con l'autore: Giambattista Prof. Elisa Signori, Università di Schieppati (romanziere segnalato Pavia dal gruppo de "i Quindici - lettori Prof. Maria Tesoro, Università di della Wu Ming Foundation") presenPavia Aula Goldoniana, Collegio Ghislieri, ta "Spaperopoli" , Biblioteca Bonetta, Piazza Petrarca, 2, Pavia, Piazza Ghislieri, Pavia ore 16.00 Carro poetico, spettacolo di Com40° Compleanno del reattore TRIGA media dell'arte e giullarate, Piazza della Vittoria, Pavia Mark II. Aula Foscolo Palazzo Centrale, ore 16.30 Pavia Il cioccolato: prodotto della natura informazioni 0382/987301 o sapienza artigianale? intervengono giornalisti, esperti e Maestri ore 16.00 Nuove luci sulla scena dell'Ottocen- pasticceri. A cura di Led.up in colto: la scrittura femminile e la revi- laborazione con Pavia Mostre, Sala Contrattazioni in Cupola Arnaboldi, sione del canone romantico Corso Strada Nuova, Pavia L.M. Crisafulli Sala conferenze Collegio S. Cateriore 17.00 na, via San Martino 17/A, Pavia Conversazioni sulla nebbia con Mino Milani, Biblioteca Bonetta, Piazza ore 20.30 Petrarca, 2, Pavia Cicap psicofonia: contatti con l'alMercoledì 9 novembre

MUSICA CLASSICA
Sabato 5 Novembre ore 21.00 I Solisti di Pavia Integrale delle Sinfonie per archi di Mendelssohn Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136 - Pavia Informazioni:0382371202 Giovedì 10 novembre ore 21.00 Concerto di San Carlo Nuovo quartetto Italiano Collegio Borromeo Pavia

Università degli Studi di Pavia - Via Mentana, 4 - Pavia - tel. 0382.984759 email: redazione@inchiostro.unipv.it - internet: inchiostro.unipv.it Anno 11 - Numero 24 - 27 ottobre 2005 - Il giornale degli Universitari Iniziativa realizzata con il contributo concesso dalla commissione A.C.E.R.S.A.T. dell’Università di Pavia nell’ambito del programma per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti. Direttore responsabile: Luna Orlando (luna@) Redazione: Alessio Palmero Aprosio (alessio@) Marzio Remus (marzio@) dopo @ ci va inchiostro.unipv.it Disegni: Nemthen, Paola Longaretti Foto di copertina: Spem - Pavia Stampa: Industria Grafica Pavese s.a.s.
Registrazione n. 481 del Registro della Stampa Periodica Autorizzazione del Tribunale di Pavia del 23 febbraio 1998 Tiratura: 2000 copie Questo giornale è distribuito con la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike. Stampato su carta riciclata. Fondi Acersat “Inchiostro”: 14.064 Euro.

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