Il giornale degli Universitari J'irai cracher sur vos tombes

Il 2005 è l’anno delle celebrazioni: nel 1905 Einstein rivoluzionava la fisica, nello stesso anno moriva Jules Verne, le cui idee, i cui sogni, i cui libri hanno avuto un' influenza che ancora oggi si può respirare e che probabilmente ha avviato qualcuno sulla strada della fisica, della scrittura e delle esplorazioni. Ed è anche il mio anno, il decimo, e lo festeggerò a modo mio: j'irai cracher sur vos tombes... Eh sì, questo io farò, come Boris Vian padre della patafisica, scienza delle soluzioni immaginarie. Quelle che spesso mi hanno permesso di andare avanti nei periodi più bui e solitari: arrivava qualcuno di folle e insieme si risaliva la china. Io vi sopravvivrò e resterò nella storia, mentre voi no; voi miseri mortali siete destinati alla cenere e all’oblio. Da anni sono la voce libera degli studenti, il “pierino” dell’università, sono un’idea così bella, talmente prepotente e violenta nel suo continuo reificarsi che non posso non sopravvivervi, sono la voglia, la necessità di fare, creare, scrivere, di lasciare un segno, di stare insieme, di passare le notti a discutere, a sognare, di far si che l’esperienza universitaria non sia solo una serie di esami più o meno capiti o apprezzati, un passaggio da un’aula ad un'altra per la nuova lezione. La mia ultima incarnazione risale a 10 anni or sono ad opera di un gruppo di studenti di Lettere e Filosofia del placido e nebbioso Ateneo ticinese. Da allora, tanta acqua è passata sotto i ponti, contemporaneamente sulle mie pagine si sono avvicendati direttori, redattori, collaboratori, tutti più o meno capaci e/o competenti. Ci sono stati rischi di denunzie quando ho alzato il tiro della critica censurando disservizi, sprechi e inefficienze, sulle mie pagine sono comparsi articoli belli, graffianti, spiritosi, altri invece indecenti, noiosi, inutili. Gli studenti sono venuti a Pavia, mi hanno scritto, usato, amato, odiato; nel mio nome hanno perso o forse investito - non sta a me giudicare - giornate intere, saltato sessioni d’esame, creato rapporti destinati a durare per la vita e rotto amicizie di lunga data, sono cresciuti con me. Alla fine però, come sono arrivati, una volta laureati, se ne sono andati, mi hanno lasciato ad altri, gli ingrati! Io no,

Anno 10 - Numero 17 - 11 aprile 2005 - Distribuzione gratuita

10 anni di Inchiostro pagine 4 e 5
non potevo partire, non volevo abbandonare la trincea in cui mi hanno messo; io sono rimasto qua, legato al destino di questa Università, di questa città, circondata da risaie, assediata dalle zanzare, greve del peso della storia dei secoli di quest’Ateneo, che oggi pare scuotersi per le prossime elezioni del rettore dopo circa 4 lustri di governo del prof. Schmid; bene o male non è mio compito giudicare, sopratutto non ora: i giudizi affrettati, le affermazioni non verificate, la vuota ideologia sono le peggiori malattie, lo sanno bene i miei redattori, quelli veri. Sono mutati i tempi, il formato ha subito continui restyling -odio il parlare angloide tipico del provincialismo culturale italiano, ma ormai debbo adattarmi anch’io - le piccole presunzioni d’ogni direttore e ogni grafico che cercano - gli illusi - di farmi loro. La forma è cambiata la sostanza no! L’idea è rimasta quella, vergine nella sua impulsiva bellezza e come tale vi sopravvivrà, perché le idee, quelle poche veramente pure, rimangono, per quanto ci sia qualcuno che cerchi di soffocarle, di metterle a tacere, di imprigionarle in controlli politici. Ci saranno, ogni volta, altri studenti che raccoglieranno le mie armi, le nostre armi – ne uccide più la penna che la spada - e combatteranno, ancora una volta, per i nostri ideali, le nostre battaglie. Per una volta, dopo 10 anni ho preso possesso dell’editoriale per scrivere in prima persona: avevo proprio bisogno di farlo. Questo è un numero speciale, quello dei dieci anni, godetevelo tutto e tenetevelo stretto; un giorno sarà storia. Inchiostro

Università in autoscatto Cultura e spettacoli

pagina 3

pagine 6-7-8

La Redazione di Inchiostro ha predisposto sul nuovo sito internet la possibilità di lasciare un commento per ogni articolo che viene pubblicato sul giornale.

L’articolo non ti è bastato?

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... vediamo... sull’agenda niente

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... mi sa anche che era importante eppure c’è qualcosa...

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Martedì ore 15 e Giovedì ore 21 sulle frequenze di Radio Ticino fm 91.8/100.5

Il programma degli Studenti Universitari - www.pavialiveu.com

Il giornale degli studenti universitari

Replica ad articolo pubblicato sul n. 15 di Inchiostro
a cura dello staff dell’Ufficio Mobilità Studentesca dell’Universitò di Pavia
Riteniamo opportuno replicare, anche se con un po’ di ritardo, ad un articolo pubblicato nel n. 15 di Inchiostro, in cui è stato dedicato ampio spazio alla mobilità degli studenti nell’ambito del Programma Socrates/Erasmus, in particolare attraverso la testimonianza diretta di alcuni suoi protagonisti. Innanzitutto è doveroso da parte nostra segnalare che gli studenti pavesi partiti nel 2003/04 sono stati 201, e non meno di 150 come indicato nell’articolo di fondo. Ma l’articolo che maggiormente ci ha indotto a scrivere questa replica è stato quello dedicato al “Learning agreement”. Infatti, se da un lato ci ha fatto sorridere l’idea di noi impiegate intente, nella confortevole temperatura raggiunta dal nostro ufficio nel mese d’agosto (circa 40 gradi), a strapazzare telefonicamente e con ferocia inaudita i poveri studenti sdraiati sulla spiaggia nel pieno delle loro vacanze, ci ha particolarmente preoccupate l’impressione negativa e decisamente fuorviante che la lettura dell’articolo potrebbe provocare negli studenti che intendono vivere l’esperienza Erasmus, di cui il Learning agreement costituisce il fulcro. Il Learning agrement, o, nella versione italiana, Programma di studio all’estero, è infatti un documento fondamentale e obbligatorio che, in base alle norme internazionali che regolano il Programma Socrates/Erasmus, deve essere approvato da entrambe le Università PRIMA che lo studente parta dal proprio Ateneo, a garanzia del futuro riconoscimento delle attività in esso previste, quindi a tutela dello studente. La mancanza di tale documento costituisce una grave irregolarità, che può determinare per lo studente la perdita del diritto alla borsa di mobilità. Per questo noi ci premuriamo di avvisare quegli studenti che, a pochi giorni dalla partenza per l’Università ospitante, non ci hanno ancora consegnato il programma autorizzato dai docenti pavesi, che deve essere da noi trasmesso all’Università ospitante per l’approvazione e deve ritornare al nostro ufficio per essere consegnato allo studente prima che questi parta. Ci teniamo a far presente che lo studente non è all’oscuro di tutto questo, ma ne è informato attraverso il bando e, in maniera particolareggiata, attraverso la guida che gli viene consegnata con il bando stesso e con il modulo di candidatura, guida che è predisposta per “accompagnarlo” in ogni fase della mobilità. Ci rendiamo conto che può risultare complicato e apparire inutile prevedere un programma di studio basato sull’offerta didattica dell’anno precedente (come spesso accade per chi parte nel primo semestre) e che deve necessariamente essere verificato e magari modificato all’arrivo presso l’Università ospitante, ma non è forse preferibile adeguarsi alle norme piuttosto che rischiare di perdere la borsa o di dover ritornare subito dall’Università ospitante per non avervi trovato alcuna attività accademica da svolgere?

Il dito puntato - Cornuti e mazziati?
di Ruggero Longoni (Consiglio Direttivo SPEM)
Come molti di voi già sanno il 21 e il 22 di Marzo i Medici Specializzandi dell’Università di Pavia, su iniziativa della SPEM (Associazione dei Medici Specializzandi e Specialisti di Pavia) hanno deciso di astenersi dall’attività assistenziale per protestare contro l’aumento delle tasse deciso dall’Amministrazione dell’Università. Un aumento del 50 per cento che porta l’importo annuale delle tasse dagli attuali 1160 Euro a 1750 Euro fatta presente all’Amministrazione dell’Università, e più volte la si è sollecitata, non ascoltati, a rivedere il provvedimento andando ad indicare alcune proposte alternative che mettessero l’accento sul miglioramento formativo piuttosto che sul finanziamento delle scuole “fine a se stesso”. Esasperati dall’assoluta indifferenza delle istituzioni, sia universitarie dalle quali non è nemmeno pervenuta spiegazione dell’aumen-

Simm’e turnati - Vent’anni che resteranno nella storia
di Filippo Cavazza
Per i dieci anni abbiamo deciso di regalarci una nuova rubrica: simm’e turnati. Per un anno ripubblicheremo un articolo pescato dai numeri precedenti, l’ultima versione del giornale degli universitari: un piccolo vezzo se volete, un amarcord perché si sappia che Inchiostro c’era prima di noi e speriamo ci sia anche dopo. L’articolo apparso sul numero 5 del gennaio 1999 su Giovanni Paolo II ci è parso una scelta obbligata per iniziare. È un nostro piccolo omaggio ad una persona che con le sue parole, le sue azioni, il suo corpo martoriato ha fatto, ha cambiato, nel bene e nel male, la Storia del mondo. Noi giovani abbiamo un enorme bisogno di persone a cui guardare. Di persone che ridestino in noi fascino e curiosità, che risveglino il grande ideale per il quale è fatto il nostro cuore. Tra queste persone vi è indubbiamente Papa Wojtyla. Chiunque si accosti alla figura di Giovanni Paolo II non può non provare una certa curiosità. In generale, i personaggi che fanno la storia ci incuriosiscono. Vogliamo sapere tutto di loro. Le imprese che hanno compiuto, le battaglie che hanno vinto. Vogliamo indagarne ogni aspetto, anche quello più recondito. È molto facile che, al termine di questa ricerca dettata dalla nostra curiosità, l’uomo in questione assuma i connotati di una divinità. Da ammirare e, perché no, idolatrare. Tutto sommato, però, questo uomo rischia di diventare un’entità eterea ed inarrivabile, assisa con la sua aureola su una nuvoletta. Un uomo lontano dai problemi e dalle difficoltà della vita quotidiana. Un uomo che non ha alcuna attinenza con le lezioni da frequentare e gli esami da sostenere. Ebbene, Wojtyla non rientra in questa categoria. È un uomo che molti giovani, come me, sentono vicino. Vicino nonostante l’età anagrafica, il volto scavato dalla fatica, la mano tremolante. Che cosa, allora, può far nascere vicinanza e familiarità per un uomo, all’apparenza, così lontano da noi? La risposta a questa interessante domanda può essere rintracciata nella vita del Pontefice stesso. Una vita che inizia il 18 maggio 1920 a Wadowice, una cittadina immersa tra i campi di segala della Polonia meridionale. L’adolescenza del giovane Karol è molto simile a quella di tanti suoi coetanei. La scuola, gli amici, le lunghe passeggiate sui monti Tatra. La passione per lo sci e il nuoto. La poesia. Ed infine, il suo immenso amore per il teatro. Dicevano che fosse un ottimo attore e che avrebbe avuto una carriera foriera di successi. Ciò che sorprendeva gli amici di Karol era la gioia con cui affrontava la vita. Una gioia che non fu mai intaccata dalla prematura morte della madre e del fratello maggiore. Il dolore che provò non fu mai un pretesto per rinchiudersi in se stesso, ma fu una continua occasione per comprendere ciò che il Signore gli chiedeva. La vocazione sacerdotale del giovane Wojtyla maturò lentamente e si completò con la morte del padre nel 1941. Si trattò di una scelta libera e consapevole, votato alla missione, ansioso di comunicare a tutti gli abitanti della terra l’avvenimento cristiano. Al centro di tutti questi innumerevoli viaggi vi sarà l’uomo. L’uomo in tutte le sue dimensioni: spirituale, ma anche economica e culturale. L’uomo con tutte le sue debolezze e i suoi peccati. Sono passati vent’anni da quando Wojtyla è salito sulla cattedra di Pietro. A detta di molti, sia laici che cristiani, Giovanni Paolo II entrerà nella storia. Gorbaciov sostiene che senza questo Papa non

nei prossimi quattro anni, aumento che appare ingiustificato e non controbilanciato da un miglioramento del livello formativo delle scuole di specializzazione. Ma che è il Medico Specializzando? E’ uno studente, che in realtà opera nei policlinici universitari come un medico professionista (cioè iscritto all’Ordine) impegnato nell’assistenza come gli altri medici “strutturati” anche per 10-12 ore al giorno. A differenza degli altri studenti universitari però non gode dei benefici rientranti nel Diritto allo Studio (riduzione delle tasse in base al reddito, definizione di parametri massimi di incremento) e dei servizi essenziali quali l’accesso alla mensa ospedaliera e ai mezzi pubblici a tariffe agevolate. Per il suo sostentamento percepisce una borsa di studio di 960 Euro mensili (importo immutato da ben 11 anni) e da questi deve detrarre i contributi ENPAM (ente previdenziale medico obbligatorio), le tasse universitarie, l’assicurazione obbligatoria e la quota per l’ordine professionale; l’assenza per malattia, gravidanza e servizio di leva non è prevista e pertanto non retribuita e deve essere recuperata. Più volte questa situazione è stata

to delle tasse, né quelle ospedaliere, che per altro non perdono occasione di sostenere che per il Policlinico “non esistiamo”, abbiamo deciso di manifestare il nostro disappunto organizzando per il 21 e il 22 di marzo due giornate di astensione. Durante tali giornate sono stati distribuiti volantini per sensibilizzare la cittadinanza, è stato organizzato un corteo lungo le strade cittadine terminato davanti alla Sede Centrale dell’Università e, come evento conclusivo è stato allestito un sit-in di protesta presso il cortile della Facoltà di Lettere in occasione del Consiglio di Amministrazione mensile. La situazione ad oggi, tuttavia non è migliorata e l’unica cosa certa è che, entro il 31 marzo, dovremo pagare la seconda rata delle tasse universitarie. In queste due giornate però abbiamo dimostrato di essere in tanti e determinati nel cercare possibili soluzioni. Per questo la protesta non finirà con le due giornate di Marzo. Da Aprile, infatti, ogni singola Scuola di Specialità organizzerà altri eventi e altre occasioni di confronto. Che dire quindi? Avremo modo di risentirci!

Studi Senza Frontiere
di Adele Succetti
Molto gentilmente, la redazione di Inchiostro mi ha dato la possibilità di diffondere un appello, per conto dell’Associazione Studi Senza Frontiere: l’Europa tace di fronte alla carneficina che viene perpetrata, ormai da molti anni, in Cecenia. Gli studenti d’Europa, però, possono sostenere le attività di Studi Senza Frontiere, aiutandola a finanziare i suoi progetti o facendo conoscere la sua esistenza ad altre persone. In Italia, Studi Senza Frontiere intende sviluppare le sue attività e, quindi, cerca degli studenti italiani che siano disposti ad aiutarla. Formata nel marzo 2003 da alcuni studenti francesi scioccati dall’orrore del conflitto russo-ceceno e attristati dall’indifferenza dei dirigenti e delle opinioni occidentali, l’associazione Etudes Sans Frontières (Studi Senza Frontiere) accoglie in Francia degli studenti di Grozny. Affinché possano sfuggire alle raffiche di mitra e alle bombe, affinché possano pure, avendo beneficiato di una formazione democratica, sviluppare in Cecenia dei progetti che aiutino il loro popolo ad uscire dall’isolamento. Nove studenti sono arrivati nel settembre 2003. Oggi seguono i corsi delle scuole e delle università più importanti di Parigi. Vogliamo accoglierne altri (tra 5 e 9, a seconda dei nostri mezzi finanziari) nel settembre 2005. Etudes Sans Frontières seleziona gli studenti in loco grazie a dei corrispondenti ceceni dell’associazione, indipendentemente da qualsiasi pressione, che vengono comunque esercitate su di noi. L'altro versante della nostra azione consiste nel moltiplicare le azioni in Francia per allertare gli studenti francesi sulla situazione in Cecenia, attraverso mostre, conferenze e, soprattutto, la testimonianza dei nostri studenti usciti dall’inferno. Etudes Sans Frontières è fondata sul volontariato. Essa funziona grazia all’entusiasmo dei suoi membri e alle offerte che riusciamo a raccogliere. Ogni offerta avvicina uno studente ceceno alle nostre capitali senza guerra e democratiche. Lo scopo di Etudes Sans Frontières è quello di esportare la sua azione fuori dalla Francia, in particolare in Italia, in Spagna e in Inghilterra. Perché i giovani europei devono agire laddove l’elite politica non agisce, contribuendo a formare i quadri democratici della Cecenia di domani. Questo perché vi sia un domani per la Cecenia. Questo dipende in parte da noi. Etudes Sans Frontières 84 rue Vergniaud, 75013 Parigi. www.etudessansfrontieres.org etudessansfrontieres@hotmail.com Coordinate bancarie per i versamenti mensili : Etudes sans Frontières presso BICS Notre Dame 56 Bd. St-Germain, 75005 Parigi. IBAN: FR76 1020 7000 41 04 0410 3782 518 (conto Etudes sans Frontières) Codice swift CCBP FRPP MTG oppure Assegno all’ordine di “Etudes Sans Frontières”, 84 rue Vergniaud, 75013 Parigi.

27 gennaio 1998: Giovanni Paolo II incontra Fidel Castro a Cuba che realizzò compiutamente il suo desiderio di felicità. Da quel momento Wojtyla divenne testimone appassionato di Cristo, lieto di offrire a Dio la sua missione di prete. Far conoscere Cristo agli uomini. Questo era l’unico scopo della sua vita. Cristo come unica sorgente di libertà e di giustizia, unica speranza per un popolo, come quello polacco, segnato dagli orrori del nazismo e da decenni di crimini e repressioni comuniste. Appena eletto Papa, Giovanni Paolo II rivolse un grido accorato agli uomini di tutto il mondo: “ Aprite, anzi spalancate il vostro cuore a Cristo “. Questo motto accompagnerà Giovanni Paolo II in tutto il suo pontificato. Un appello che non si stancherà mai di ripetere anche ai potenti del pianeta, ai dittatori di destra (Pinochet) o di sinistra (Fidel Castro). 84 viaggi all’estero, oltre un centinaio in Italia, sono l’inequivocabile testimonianza di un pontificato APPELLO TSUNAMI Ciao, mi chiamo Gabriele, sono un sopravvissuto allo tsunami del 26 dicembre 2004, e in quel mio viaggio ho conosciuto un ragazzo di origine thailandese che sta frequentando gli studi presso la vostra Universita'. Il suo nome dovrebbe essere Luciano, si può capire ciò che è accaduto in Europa alla fine degli anni ottanta. L’apertura del dialogo con gli ebrei (definiti fratelli maggiori) e con i musulmani, il perdono per i torti inflitti ai non cattolici, il viaggio a Cuba. Sono tutti episodi che un buon manuale di storia dovrebbe riportare con la dovuta importanza. Sono tutti fatti che un giovane studente, come me, dovrebbe scolpire nella sua memoria. Accanto, però, a qualcosa d’altro. Di meno appariscente, meno clamoroso, ma ugualmente significativo. Questo Papa ha una predilezione particolare per noi giovani. Ci considera l’avvenire del mondo e la speranza della Chiesa. Il Papa ha bisogno di noi. Ce lo dice con sincera umiltà. Ma anche noi abbiamo bisogno, infinitamente bisogno di lui. Perché ci guidi. Perché ci sostenga e ci abbracci fraternamente. Perché ci dica, con letizia e con certezza, che questa vita e questi anni di università hanno un senso. così lui mi ha detto, e siccome da quel giorno non ho più avuto sue notizie mi piacerebbe tanto rivederlo per poter scambiare con me, e i miei amici che si trovavano con me in thailandia, quattro parole. Il mio indirizzo e-mail è: padana.mezzanino@email.it

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Il giornale degli studenti universitari

Università in autoscatto - Settima puntata - Facoltà di Lettere e Filosofia (seconda parte)
a cura di Alessandra Baracco, Davide Bondesan, Silvia Pareti, Marzio Remus, Ilaria Zambelli
Sede: Palazzo Centrale, Strada Nuova 65/Palazzo San Tommaso, Piazza del Lino-Pavia/Palazzo San Felice, Piazza Botta 6. Sito internet: http://lettere.unipv.it Preside di Facoltà: Giovanni Francioni Orari della segreteria: 9.30-12.00. OFFERTA DIDATTICA Corsi di laurea triennali Antichità classiche e orientali (Classe 5); Filologia e storia dal Medioevo all'età contemporanea – Lettere moderne (Classe 5); Lingue e culture moderne (Classe 11); Scienze dei beni culturali (Classe 13); Comunicazione interculturale e multimediale (Classe 14); Scienze filosofiche (Classe 29); Scienze e tecniche psicologiche (Classe 34). Corsi di laurea specialistica Archeologia classica (Classe 2/S); Scienze archivistiche, documentarie e biblioteconomiche (Classe 5/S); Editoria e comunicazione multimediale (Classe 13/ S); Filologia e letterature classiche (Classe 15/S); Filologia moderna (Classe 16/ S); Teorie filosofiche (Classe 18/S); Culture europee e americane (Classe 42/S); Linguistica teorica e applicata (Classe 44/S); Psicologia (Classe 58/S); Storia e civiltà del mondo antico (Classe 93/S); Storia dell’Europa moderna e contemporanea (Classe 94/S); Corso di laurea specialistica interfacoltà: Storia dell’Europa Moderna e Contemporanea; Storia dell'arte (Classe 95/S). Scienze dei beni culturali Ci sono anche a Pavia, forse un po’ mimetizzati, non certo chiassosi o intenti a fotografie di gruppo, eppure si tratta di una presenza rilevante; dai musei civici del Castello Visconteo alle celebri cattedrali romaniche, senza ovviamente dimenticare il nostro Ateneo, i turisti non mancano certo di omaggiare il patrimonio artistico e culturale dell’antica Ticinum. E dall’A.A. 20002001 è stato attivato il Corso di Laurea in Scienze dei beni culturali, già diploma universitario, indubbiamente accattivante e foriero di speranze, non fosse altro per la denominazione: molti all’estero ci invidiano la fortuna di risiedere nel Bel Paese; considerando quindi la “consistenza” dell’eredità culturale ricevuta, non dovrebbe risultare impossibile trovare una sistemazione, una volta abbandonati i trascorsi studenteschi. Se è funzione dell’istruzione superiore preparare figure specializzate nel campo d’indagine prescelto, non si dimentichi come ogni disciplina vada inserita in un più ampio contesto, e precisamente lo spazio dell’indagine intellettiva. Non limitiamo quindi i nostri orizzonti, ma approfondiamoli; chi scrive, dei tre indirizzi possibili (archeologico, storico artistico e archivistico librario) scelse l’archeologico e, parallelamente allo studio dettagliato e problematico dell’arte antica, affrontò corsi tecnici di analisi dei materiali di costruzione, e ancora l’organizzazione legislativa e la tutela dei beni artistici in Italia (argomento più che mai di attualità a causa delle deleterie e rovinose decisioni dell’attuale governo in materia), le differenze tra gli organismi preposti alla conservazione degli stessi, e quindi tra musei Civici e Nazionali, Fondazioni private e locali. E ancora, un’infarinatura di applicazione informatica alla catalogazione dei reperti e alla loro consultazione, e soprattutto l’occasione di approfondire sul terreno le conoscenze acquisite, grazie a campagne di scavi e viaggi di istruzione ideali per la socializzazione tra gli studenti. Quale la funzione artistica e culturale del Partenone nell’Atene periclea del V secolo, e quali le ragioni dell’utilizzo di splendido marmo pario? Quali le proprietà fisiche dei materiali lapidei utilizzati in antichità e quali le condizioni ambientali in cui viene conservato il fregio fidiamo; quali conseguenze internazionali comporta ancor oggi il suo “trasferimento” in Inghilterra? L’“autopsia” è poi il miglior modo per integrare i manuali sudati, ancor meglio se in splendide compagnie, nelle gite di cui sopra. Applicate lo schema anche agli indirizzi storico artistico e archivistico librarie e infine consideratene l’accessibilità, spia dell’ambiente in cui si studierà. L’indispensabile studio delle lingua latina e greca può essere affrontato partendo da zero grazie a corsi di lettorato che sostituiscono, almeno nel triennio, le temute letterature, decisamente più ostiche. Ovviamente chi già possiede le competenze può cimentarsi con questi unici esami “strong” da subito, si risparmierà un biennio intenso. Non vi ho descritto un paradiso immaginario, piuttosto una realtà non romanzata; i problemi verranno casomai in ambito lavorativo, ma almeno nessuno rimpiangerà gli anni da studente, volete mettere ingegneria? Se non mi credete verificate di persona l’entusiasmo travolgente e la freschezza d’animo dei numerosissimi corsisti di beni culturali! Filologia e Storia dal Medioevo all’età Contemporanea Quali motivazioni per questa scelta? Una curiosità onnivora, la possibilità di approfondire vari argomenti in base alle proprie preferenze o conoscenze; l’apprendimento di molte tematiche mai affrontate durante i percorsi scolastici precedenti. Il piano di studi della facoltà si articola in cinque “curricula”, da scegliere al II anno, che permettono di dare un taglio più selettivo ai propri studi: Filologico-letterario, Storicoartistico, Storico, Discipline dello spettacolo, Linguistico. All’interno dei vari iter, poi, si riscontrano attività di carattere complementare, sollecitate dagli interessi degli studenti. Ad esempio, le iniziative legate all’ambito teatrale e cinematografico - laboratori di recitazione, drammaturgia, montaggio; le diverse iniziative culturali (mostre, seminari, progetti) di carattere interdisciplinare, così come i recenti incontri su “Cinema e guerra”, organizzati dal dipartimento storico con la collaborazione di quello di spettacolo. Per quanto riguarda gli esami da sostenere nel Corso di Laurea, si può dire di avere un raggio di applicazione piuttosto ampio: oltre alle materie già affrontate negli studi precedenti (letteratura, storia, geografia) compaiono anche filologia (romanza e italiana), studi di storia della lingua, drammaturgia, storia del teatro o paleografia. In una tassonomia così varia, bisogna sottolineare che spesso alcuni esami per la loro “corposità” non sono equilibrati ad un giusto apporto di credito. L’esempio più evidente è lingua latina (5 crediti) del primo anno, che verte dapprima su una prova-sbarramento di traduzione, in seguito su un colloquio orale istituzionale e riguardante il corso monografico. La difficoltà si trova nella penuria di appelli scritti che producono (nel caso di un mancato raggiungimento della sufficienza) uno spiacevole slittamento della prova orale. Nonostante questo nodo ancora in parte da sciogliere (soprattutto per gli studenti), la distribuzione degli esami, eliminati i canonici problemi burocratici, è abbastanza equa. Sottolineeremo solo un minor numero di corsi riguardanti l’ambito contemporaneo (curriculum filologicoletterario): ad esclusione di un paio di esami di letteratura italiana (con un programma “fissato” ad una certa altezza cronologica del Novecento) il panorama è forse ancora da rivedere. Come è altrettanto auspicabile che si integrino esperienze parallele al corso di laboratorio di scrittura che fornisce la possibilità agli studenti di applicarsi maggiormente nell’ambito di una elaborazione scritta. A onor del vero occorre segnalare la presenza a Pavia di un Fondo Manoscritti voluto da Maria Corti al fine di ospitare copie autografe di scrittori moderni e contemporanei, all’interno del quale si svolgono lavori di ricerca. Ed è stata proprio la visita di questo luogo, ubicato in un lato dello splendido cortile delle magnolie, nei primissimi giorni da “matricole”, a renderci orgogliose del nostro percorso: l’osservazione diretta di carte, cartigli, fogli e abbozzi di autori come Foscolo, Calvino e Gadda ci ha dato una prova tangibile per un approccio metodologico, intriso ovviamente di passione, su cui lavorare per i nostri studi. Magari il mondo del lavoro non sarà facilmente raggiungibile, ma siamo certe che l’arricchimento culturale di questi anni sarà stato vero e importante. Fate come noi, buttatevi a capofitto, come l’Esterina montaliana in quel mare “di specchi e di parolecristallo” che è la letteratura, come la definisce Italo Calvino. Lingue e culture moderne Inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese, ungherese e russo: ufficialmente è questo il "settebello" del Corso di laurea in Lingue e culture moderne offerto dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Pavia. Nel caso di uno spiccato interesse per le lingue esotiche, è possibile anche imparare arabo, cinese e giapponese e nessuno impedisce di impratichirsi da autodidatti in numerosissime altre lingue, grazie all'indispensabile Centro Linguistico, una struttura fornita di dizionari, grammatiche, corsi a diversi livelli, eserciziari e simulatori di esami, dvd e cassette per la visione di film in lingua originale con o senza sottotitoli (che restano uno dei modi più piacevolmente efficaci di "fare l'orecchio" a una lingua). Ma veniamo a dati concreti. Il Corso di laurea in Lingue e culture moderne è un corso triennale (seguito, per chi volesse continuare, da alcuni indirizzi di laurea specialistica), suddiviso, dopo un primo anno comune, in tre curricula: 1-Filologicoletterario per le lingue moderne, che intende offrire un approfondimento culturale in ambito letterario, storico-linguistico, filologico e storico-culturale; 2-Linguistico applicato, che fornisce approfondimenti nelle più moderne applicazioni della linguistica e nel campo della glottodidattica (sarebbe a dire come funziona una lingua, in che rapporto sta con la società, come si insegna e apprende); 3-Lingue e culture per il turismo internazionale, che intende dare la preparazione teorico-pratica necessaria all'esercizio della professione di comunicatore interculturale esperto del settore del turismo internazionale (con corsi orientati quindi verso lo studio della civiltà, dell'arte, della legislazione del turismo). Pavia è una piccola provincia, ma spazzata da una ventata di internazionalità proprio grazie all'elevatissimo numero di studenti stranieri in cui ci si può imbattere, ma se ancora non vi bastassero, basta partire per l'Erasmus, per un periodo da 3 a 12 mesi di studio all'estero. Scienze e tecniche psicologiche Psicologia La professione di psicologo - recita la definizione - comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazioneriabilitazione e di sostegno in ambito che notizia, sia sul corso di laurea che sulle molteplici aree disciplinari e sui percorsi formativi che conducono alla acquisizione di competenze psicologiche. Il Corso di laurea a Pavia è a numero programmato, per accedere al secondo e al terzo anno agli studenti devono sostenere un colloquio motivazione, ma non preoccupatevi nulla d’impossibile per chi abbia veramente voglia di studiare psicologia. Le lezioni si svolgono tra Palazzo san Tommaso, l’Università centrale e Palazzo Botta, dipartimenti,tutti in centro alla città; il che ci permette brevi e divertenti tragitti, in luoghi piacevoli soprattutto in primavera. L’offerta formativa della laurea triennale è ampia ed articolata: 1) Psicologia dello sviluppo nel ciclo di vita; 2) Psicologia dell’orientamento e della formazione; 3) Psicologia della riabilitazione. Ulteriori specializzazioni sono previ-

Il Cortile Teresiano, punto di passaggio per centinaia di studenti psicologico, rivolta alla persona, al gruppo, agli organismi sociali, e alle comunità. Comprende, altresì, le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito. Al di là di ogni schematica descrizione, è facile constatare quanta curiosità susciti generalmente la figura dello psicologo, le cui opinioni su i più disparati argomenti vengono oggi sempre più di frequente sollecitati dall'opinione pubblica e ospitate dai mass-media. Tuttavia, poiché la conoscenza dei reali contorni e degli ambiti applicativi della psicologia è assai spesso del tutto vaga e inadeguata, è opportuno fornire a chi intenda intraprendere questo corso di studi qualste nella laurea specialistica, ben cinque. La laurea specialistica in Psicologia permette, attraverso le modalità previste dalla legge, l’iscrizione all’Albo degli Psicologi e il conseguente pieno esercizio della professione, nonché l’eventuale proseguimento degli studi (dottorato di ricerca) e della formazione psicologica (scuola di specializzazione, albo degli psicoterapeuti). Da segnalare infine il sito del dipartimento di psicologia, molto utile anche solo per scaricare materiale didattico http://www.unipv.it/webpsyco/.

Cim: comunicazione interculturale e multimediale. Già il nome di questo corso di laurea spiega abbastanza chiaramente quale sarà il bagaglio culturale che gli studenti saranno portati a formarsi durante i primi tre anni di studio, cioè quelli necessari per il conseguimento della cosiddetta laurea breve. È una sorta di variante della più comune e forse più conosciuta scienze della comunicazione (per darvi un’idea su quali possano essere le finalità di questo corso di laurea interfacoltà). Cosa significa questo termine..? Diciamo che sta a significare che il Cim racchiude in sé alcuni insegnamenti propri di altre facoltà, ossia giurisprudenza, ingegneria, lettere e filosofia e scienze politiche. Non è una passeggiata, ve lo assicuro! Gli studenti di questo corso di laurea devono affrontare esami “tosti”, come diritto privato, dei media, industriale, e ancora, esami di informatica volti all’apprendimento della creazione di siti internet, esami di linguistica, letteratura italiana ed economia in tutte le salse: politica, applicata, dell’informazione... un bel mix vero?? Ma non c’è da spaventarsi, nulla è impossibile nel Cim, bisogna solamente applicarsi un po’ e, come per qualunque altro corso di laurea, essere motivati! Al terzo anno, infatti, dopo aver sudato sui libri, arriva il momento di mettere in

pratica ciò che fino a quel momento si è solo studiato: il Cim offre tantissime e interessantissime opportunità di stage come, ad esempio, quello a “La Provincia Pavese”, quello al Ministero degli Affari Esteri (per un solo e invidiatissimo fortunato con una media che si aggira sul 28...), al Teatro Fraschini, a Radio Ticino e al relativo settimanale ”Il Ticino”, per citarne solo alcuni. E proprio grazie a radio Ticino, emittente che trasmette in Pavia e provincia, alcuni studenti del Cim, tra cui la sottoscritta, sono riusciti a creare un programma radiofonico settimanale della durata di un’ora: PaviaLiveU. E’ uno spazio pomeridiano in cui si parla un po’ di tutto: musica, sport, viaggi, costume; gode della collaborazione con “Inchiostro”, e dal momento che lo state leggendo dò per scontato che sappiate di cosa si tratta! PaviaLiveU non è l’unica iniziativa degli attivissimi studenti del Cim: merita attenzione anche “Cim-eforum”, una rassegna di grandi film d’autore che verranno proiettati una volta alla settimana nelle aule universitarie. Inoltre, gli studenti del Cim hanno un loro forum su internet dove le idee si incontrano/ scontrano per dar vita a coinvolgenti dibattiti sugli argomenti più disparati! Ci sono i leaders, i comuni visitatori del forum e le matricole, ossia i nuovi arrivati che discutono un po’

di tutto per inserirsi in questa community virtuale dedicata ai soli studenti Cim. Voi ora vi chiederete: “e per gli studenti fuori sede che non hanno il computer nell’appartamento\collegio? La possibilità di comunicare con i compagni tramite il forum è preclusa?” La risposta è no,per lo meno dalle nove del mattino alle cinque e trenta del pomeriggio,orario in cui è aperta a tutti gli studenti Cim l’aula d’informatica in via Luino! Bisogna solo iscriversi, gratuitamente si intende, e dopo che ci sarà stata fornita una password personale, via libera alla comunicazione virtuale! In via Luino si trova la sede del Cim: la segreteria e l’aula didattica informatizzata che funge da punto di ritrovo per gli studenti di comunicazione. Il Cim è l’ultimo nato dell’Ateneo di Pavia: solo quattro anni fa ha visto i primi alunni affrontare il test d’ingresso che apre le porte del corso a soli 180 futuri studenti. Il corso, infine, prevede, come novità rispetto ad altri corsi di laurea, l’insegnamento obbligatorio di due lingue straniere: la prima è ovviamente inglese, poi si può scegliere tra spagnolo, tedesco o francese. Questo è il Cim, ragazzi: la novità dell’ateneo pavese che ti proietta nel futuro!

“Johnny, quanto fa cinque più cinque?”

Comunicazione Interculturale e Multimediale

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Il giornale degli studenti universitari

10 anni di Inchiostro - M
a cura di Luna Orlando, Alessio Palmero, Marzio Remus
Il 19 marzo 2005 è stata per Inchiostro una giornata epocale: una parte della nuova redazione, in particolare Alessio, Marzio, Pierluigi si è incontrata con alcuni dei precedenti redattori, Lorenza e Paolo ad essere precisi; una specie di scapoli contro ammogliati, penseranno i maligni! Nulla di tutto questo. È stato un pomeriggio bellissimo, intenso, denso di racconti, aneddoti, scambi e confronti di opinioni: ne siamo usciti solo in tarda serata dopo un incontro al bar dell’Università, proseguito alla sede del giornale, prolungatosi alla libreria Parnaso e terminato, infine, in un aperitivo/cena in Piazza Vittoria. Abbiamo più volte tentato di intervistare, registratore alla mano, Lorenza e Paolo, i quali, abilissimi, riuscivano sempre a farci spegnere il mezzo e a parlare a ruota libera; anzi spesso capitava ammettiamolo- eravamo noi due a parlare più degli intervistati. Ovviamente abbiamo omaggiato gli ex di tutta con tutta la serie prodotta in quest’ultimo anno e di tutti i gadget: magliette, biro, cartellette ed impermeabili. Lorenza ci ha prestato tutta la sua collezione d’Inchiostro e ci ha regalato alcuni storici numeri doppi: che emozione! Meglio dell’introvabile figurina di Boninsegna dell’album Panini. Il bello però doveva ancora venire: abbiamo infatti recuperato, grazie a Lorenza e Paolo, buona parte dell’archivio in formato elettronico, così come fotografie e locandine d’eventi, articoli di giornale in cui parlavano d’Inchiostro. Mercoledì 30 marzo è proseguita la ricerca delle nostre radici a Milanocon l’intervista a Maura Mammola, la prima direttrice, che, come Lorenza e Paolo, ci ha fornito alcune chicche: la prima richiesta di fondi all'allora Commissione Millelire (quella che sarebbe diventata la Commisione A.C.E.R.S.A.T.), il primo editoriale scritto dalla prof.sa Flavia Ravazzoli. Inchiostro: Voi siete stati i primi direttori di Inchiostro ad avere una redazione, che manteniamo tuttora. Come ci siete riusciti? Paolo: La redazione era stata una svolta, prima ci trovavamo sui tavolini, al bar, a casa di amici, 20 minuti, gestire tutto quanto era diventato un delirio. Abbiamo deciso di impuntarci anche con il prof. Milani e di chiedere una struttura... Lui inzialmente ci ha detto di sì, poi praticamente all’atto concreto non ce l’aveva assegnata. Non mi ricordo come, poi, un giorno, grazie a bidelli, a giri strani, abbiamo saputo che c’era un’aula libera. Che era nello stabile di Piazza del Lino, accanto all’aula informatica, una specie di ex-cella, uno stanzino piccolo; là ci siamo installati per diversi anni. Era stata una bella conquista, di cui dobbiamo ringraziare il prof. Francioni, che successivamente ha ufficializzato la "donazione". E poi da lì varie cose: il computer, due sedie, tre sedie, quattro sedie, ed è diventata una vera e propria stanza delle riunioni, una vera redazione. Ci stavamo bene, era perfetta. Voi quanti siete in redazione, ora? I: Una ventina, più o meno. P: Venti persone? I: Diciamo che alle riunioni non siamo mai meno di dieci. P: Sono tanti, noi eravamo seisette fissi che facevano il giornale, poi collaboratori vari. I: Noi in redazione siamo una ventina, poi collaboratori da quando abbiamo preso in mano il giornale, 16 numeri fa, circa un centinaio. P: Quanti copie tirate? I: Duemila copie, credo che fosse anche il vostro livello. P: Si in effetti si, anche quello fu uno dei grandi salti: da circa 150 siamo passati prima a 1000 e successivamente 2000 copie. Eravamo tutti gasati, poi sai c’era il problema della distribuzione, tutte le volte un casino. I: Immagino. È arrivata anche L: Poi, sai, i cellulari non esistevano. I: Non sono del tutto convinto che i cellulari abbiano fatto tanto per la distribuzione di Inchiostro. L: No però l’uso di cellulari ed email sicuramente ha cambiato le cose. P: Più che altro l’e-mail, quella sì. L: In realtà l’e-mail esisteva, ma non la si usava ancora con grande frequenza, o almeno io non la guardavo quasi mai; internet ho P: Amici comuni che ci avevano proposto di iniziare a collaborare semplicemente, mi ricordo che eravamo nel bar di fronte all’Università e c’erano Cinzia Quadrati e Flavio Pagani che avevano un po’ raccolto l’eredità di Cristina Tagliabue. L: Ma non avevamo fatto quella riunione in quella sala...? P: No, io mi ricordo il bar, erà li? L: Si, si. P: Ecco, abbiamo già versioni contrastanti. L: Questo è dovuto al fatto che io e Paolo abbiamo iniziato in momenti diversi. I: Chi ha iniziato per primo? L: Io. P: Si, è vero, ha iniziato lei prima di me. I: Quindi per la questione del bar, forse ha ragione lei. L: No, il discorso è identico, nel senso che eravamo prevalentemente studenti di lettere, perché Cinzia e Flavio erano studenti di lettere, io, Armando e anche Andrea eravamo di lettere. Andrea era il grafico, faceva l’impaginazione, in realtà non la faceva da solo, ma con un suo amico... La vignetta apparsa sul Numero 0 di Inchiostro, nell’Aprile del 1995 Lorenza. Tu cosa facevi ai "bei tempi"? Lorenza: Inchiostro! E studiavo lettere a tempo perso (ride). Tantissime persone facevano lettere con l’idea di andare a insegnare, io non l’ho mai fatta con quest’intenzione. P: Si anch’io l’ho scartata abbastanza presto, la scelta dell’insegnamento. L: Lo capisci subito se ti viene naturale avere questo atteggiamento didattico, cioè se ti è naturale insegnare, trasmettere conoscenze oppure no. Magari uno è bravo, preparatissimo, ma ha difficoltà nei rapporti interpersonali. E poi non so è strano, ma io quando studiavo, nonostante avessi molto meno tempo libero di adesso riuscivo a fare molte meno cose. Adesso la mia vita è proprio piena di cose da fare, riesco a farle tutte, nonostante abbia pochissimo tempo, invece prima non riuscivo, vabbè dovevi anche studiare. I: Tieni anche conto che lo studente è quello che in genere cerca di perdere tempo in vari modi, non appena può. L: Io mi ricordo l’ultimo anno, l’ho fatto qui e avevo solo un corso, passavo la maggior parte del mio tempo al bar. Avevo un’ora di lezione al giorno e... I: ...quattro ore di bar? L (ride): No, no, molte di più! (Paolo si mette a ridere) Eravamo io, Armando e la Federica... I: Peccato che Barone non sia venuto, l’avrei conosciuto volentieri. L: A proposito, ho visto che voi distribuite il giornale anche a ingegneria e scienze. Noi all’epoca non avevamo grandi contatti con le Facoltà scientifiche... P: È stata sempre la nostra parte mancante. iniziato ad usarlo l’ultimo anno di università, oggi non posso vivere senza. I: Tra l’altro ad ottobre siamo riusciti a mandare un e-mail a tutti gli studenti attraverso il servizio d’ateneo. Ci ha fatto una buona pubblicità. P: Certo che questo è un ottimo canale, caspita! L: Si, ha veramente cambiato le cose I: Poi abbiamo insegnato a tutti gli studenti come si usava la posta d’ateneo! P: Cosa? I: Ti spiego: a gennaio abbiamo inoltrato a tutti gli studenti, un avviso dell’ISU. C’erano delle borse di studio straordinarie non troppo pubblicizzate. Tieni presente che le locandine erano presenti nei Dipartimenti più "educati", nelle mense e nei Collegi; l'I.S.U. aveva avvertito le persone cui la borsa era destinata. Poi c’era l’ UDU che faceva la solita polemica e propaganda strumentale, ma uno di noi ha mandato una mail a tutti gli studenti, cosi l’I.S.U. si è trovata sommersa di richieste e si sono arrabbiati un po’. Poi però la cosa si è chiarita anche perché l’e-mail era stata passata dal moderatore. Siccome gli studenti ci hanno scritto, noi abbiamo risposto con un’altra e-mail in cui spiegavamo come inviare un messaggio a tutti gli studenti. Grazie a questo gli studenti hanno capito che possono utilizzare questo potente mezzo per comunicare eventi culturali di vario tipo. Ovviamente la mailing list è moderata. L: Questo è buono, veramente buono. I: Ora raccontateci un po' tutte le cose che vi ricordate, anche quelle spiacevoli... ad esempio, come era iniziata? P: Marco Micci. L: Sì, lui; era di Monza, non era uno studente, era un suo amico, un grafico molto bravo che collaborava gratuitamente perché si divertiva; ovviamente con Andrea Io sono entrata con Armando, che ai tempi era già direttore. Sì, il primo pezzo l’ho fatto sul teatro, perché io sono laureata in storia del teatro. Avevo seguito un seminario a Milano di Eugenio Barba e poi ho fatto il pezzo. Poi dopo ci si ritrovava, ma non avevamo un ritrovo fisso come voi. P: No, era molto più elastico. L: Sì, i numeri erano bimestrali ci trovavamo una volta ogni tanto. I: E poi? L: Poi abbiamo inziato a fare anche eventi.... abbiamo fatto una serata con Benni. I: Benni? L: Sì, Stefano Benni. P: Quella era stata veramente una grande serata. L: Aveva fatto uno spettacolo insieme ad Umberto Petrin, il pianista Jazz. Lo conosco molto bene, lui suonava, Benni leggeva brani da Blues in 16 che è il suo libro, poi ha presentato Spiriti, ed io ho ripreso lo spettacolo e le domande con pubblico. P: Lei ha curato l’intervista finale con il pubblico che è durata un sacco di tempo. L’organizzazione dell’evento serata con Benni è stato proprio capitale per Inchiostro, è stata una svolta nel bene e nel male. Mi spiego: in quel momento siamo risusciti a realizzare un evento serio con un buon successo di pubblico. La sala era piena E là ci siamo fatti conoscere. Quella sera abbiamo conosciuto molti redattori (tra cui Michela Summa). Era stato proprio eccezionale dal punto di vista della comunicazione. L: Era il 3 maggio 2000, ho la loI: In effetti era tanto. L: Beh, però uno come Benni... I: No, era tanto per l’economia del giornale, non per Benni in sé. L: In realtà lui dice quant’è il suo gettone, poi dopo fa anche spettacoli gratis; probabilmente non si era reso conto che eravamo degli studenti squattrinati. Alla fine non volle nulla. Era stato contattato da Armando, tramite Petrin, da quella volta forse hanno iniziato a fare spettacoli insieme. L’anno scorso, due anni fa hanno portato in giro uno spettacolo su Monk misterioso, e c’era un affiatamento meraviglioso. P: In pratica quell'evento era diventato una sorta di braccio di ferro, tra noi e una parte della redazione: ad un certo punto alcuni dissero che se si fosse fatto avrebbero lasciato il giornale; noi volevamo farla. E così è stato, perché noi abbiamo continuato, pensavamo fosse importante, perché ci credevamo; è stata un scissione abbastanza dolorosa, in quanto loro erano li dall’inizio; è stata una frattura anche personale. C’eravamo rimasti tutti male. L: Avevamo continuato a fare altri numeri del giornale, anche con loro, però con fratture personali abbastanza pesanti e delle e-mail non piacevoli... bisognerebbe sentire anche l’altra parte della redazione. P: Ecco, sì, sarebbe giusto sentire anche la loro versione. I: Ma poi vi siete mai più riappacificati, vi siete mai più visti? L: No. I: Tutto questo per Benni!!! Anche noi abbiamo avuto le nostre discussioni, ma per altri motivi. L: No, nel senso che siamo rimasti in contatto noi due e Andrea in maniera abbastanza solida, negli anni e anche con Armando, anche se non lo vediamo spesso; ma Cinzia e Flavio e Federico no, non li abbiamo più visti. P: Sì, praticamente non ci siamo più visti, c’è stata proprio una separazione totale. Debbo dire che ci dispiaque anche molto visto che era già da due o tre anni che lavoravamo insieme. I: In fondo era diventate una questione di principio. L: Sì, anche perché Flavio era uno che insisteva molto sul fatto che i soldi andassero utilizzati per iniziative fatte dagli studenti per gli studenti, quali il concorso di racconti, il concorso video, il concorso fotografico, eccetera. Noi pensavamo che le due cose non fossero in contraddizione l’una con l’altra. Potevi fare benissimo inziative per studenti ed eventi che dessero risalto ed importanza al giornale, come questo. Alla fine con quell’evento ci siamo fatti conoscere di più, ed è importante altrimenti nessuno sa chi sei o che esisti. candina a casa. P: Ed era stato anche particolare perché l’organizzazione fu molto travagliata; una parte delle redazione, quella più storica, che aveva iniziato, cioè Flavio Pagani e Cinzia Quadrati non erano d’accordo, sostenevano di non poter spendere un milione e mezzo (in vecchie lire) per pagare Benni e fare lo spettacolo.

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Il giornale degli studenti universitari

Momenti di gloria
P: E poi secondo me la questione che c’era sotto che io ho vissuto sulla mia pelle è stato il passaggio da una situazione spontaneista ad una situazione più organizzata, più strutturata; cioè passare dal movimento nascente ad una fase più disciplinata, più strutturata. Entrambe le visioni, se vuoi, hanno dei limiti, perché se è troppo strutturata poi la cosa muore, anche lo spontaneismo era pericoloso. Una dei punti principali era questo: dobbiamo pubblicare tutto quello che ci arriva o dobbiamo avere una nostra linea editoriale, selezionare in base a quelle che sono le nostre idee? Questo era un argomento che ritornava periodicamente. Mi ricordo una volta che abbiamo fatto una terrificante discussione in stile autocoscienza anni '70 e poi da quella volta le cose sono un po’ andò veramente bene, ci eravamo divisi tutti i compiti alla perfezione, avevamo anche il bar interno.... I: Ma dov’era? P: In aula del '400, il l’indomani avevo un esame: avevo l’esame di storia romana, avevo finito alle 02.30. L: Io avevo finito alle 05.00-05.30, avevo dormito fuori, da Cinzia forse, si da Cinzia, si mi ricordo ero arrivata a cosa alle 05.30, mi sono svegliato alle 08.00 di mattina; avevo dormito 3 ore e ciononostante il giorno dopo ero riposatissima... P: Fantastico, io invece il giorno dopo avevo un esame, mi sono crescere, e poi questa tranquillità era negativa, questo “tutto va bene”... non va tutto bene! Alcune cose forse è giusto che vengano dette, alcune modalità un po' strane da parte del professori, gente che c'è, gente che non c'è, e poi non c'era modo di cimentarsi con la parola, in attesa di questo famoso momento che sarà la tesi. Questo sembra un discorso molto idealistico, però se un talento in erba o un non-talento in erba avesse voluto cimentarsi con la scrittura non ne avrebbe avuto l'occasione. I: Come era composta la redazione? M: La redazione era tutta di lettere e filosofia, come recita la dicitura sotto la testata, anche se ad un certo punto si è vista la necessità di aprire ad altre facoltà. I: Eravate un gruppo molto affiatato... M: Noi ci volevamo molto bene, eravamo sulla stessa lunghezza d'onda, accomunati dalla medesima provenienza. Alcuni erano pendolari, altri avevano preso casa qui a Pavia. Otre all'Università, poi, c'è stato anche un grande punto d'incontro nel Corso di Storia del Teatro di Sisto della Palma. L'arrivo di questo docente è stato un fulmine a ciel sereno. Aveva molto cambiato l'insegnamento della materia. Arrivavano spesso attori: ad esempio un giorno è arrivato Marco Paolini e facendo finta di nulla ha iniziato a parlare in veneto con Sisto. Non sapevamo cosa ci aspettava, eravamo pronti a tutti, ci chiedevamo cosa stesse per succedere. Il prof gli ha dato un la: “Ti ricordi quella cosa...?”, ovviamente in veneto. Marco è partito e abbiamo assistito ad una prova dello spettacolo sulla storia del Vajont. Le lezioni di Sisto erano imperdibili ed erano certo un'occasione per frequentarsi, in aggiunta alla comunanza di interessi e al fatto che ci fosse capitata quest'esperienza così particolare. Inoltre c'è sicuramente stato un grandissimo contributo di Flavia, che ho adorato personalmente e che, tra l'altro, condivideva lo studio con Sisto. Sono questi i momenti in cui capisci che non ti diverti a seguire le lezioni con certe persone. Da lì ci siamo guardati negli occhi e abbiamo iniziato... e visto che a Pavia non c'erano stimoli da questo punto di vista, dovevamo crearli noi. I: La mancanza di stimoli a Pavia... Come mai si sente così tanto nonostante Pavia offra moltissime occasioni di conferenze e attività di vario tipo? M: Pavia in realtà condivide con un grande numero di altre cittadine un provincialismo di fondo. Pur non togliendo nulla a quello che si vive a Pavia, c'è un modo diverso di viverlo, e probabilmente se sei sempre stato lì non te ne rendi conto, ma quanto arrivi da un altro “pianeta”, come è Milano, ti accorgi di questo stacco. Il problema non è quindi “fuori”, ma dentro di noi: siamo qui, in questa realtà, la vogliamo, la riconosciamo, le vogliamo bene, ci piace molto, eppure manca qualcosa. Ad esempio nell'ambito della nostra facoltà, viaggiavano anche nomi illustri, era un'Università molto ricca ma anche molto aderente al reale e agli “standard” tipici di un Ateneo. Quando arrivai a Pavia rimasi con tanto d'occhi perché il primo corso che frequentai era un corso su Calvino ed io rimasi sconvolta, in primis perché Calvino è uno dei miei autori preferiti, e in secondo luogo perché arrivavo da Milano dove avevo fatto un esame sulla Storia degli Untori della Colonna Infame. Non riuscivamo a capire. In un'Università così concreta, contemporanea, sembrava quasi, come dice Flavia, di essere in un eremo. I: Anche questo ha contribuito alla nascita di Inchiostro? M: Inchiostro è nato in un momento in cui ci eravamo conosciuti, eravamo maturati, avevamo capito come era la situazione, e da subito ci abbiamo messo (e a pensarci adesso, mi sembra assurdo) tutto il tempo necessario, moltissimo. All'inizio le “riunioni” erano sui tavolini sparsi per i chiostri oppure a casa mia o di Cristina. Un altro luogo per discutere era il passeggio dall'Università alla Stazione. L'unico problema è stato quello di non pensare a chi lasciarlo dopo; non ci interessava la paternità dell'iniziativa in futuro, ma sarebbe stato bello pensare ad un modo per renderla continuativa. Eravamo giovani, appassionati, ce l'abbiamo fatta e ci siamo seduti un po' sugli allori. I: È stata dura farsi accettare a livello di docenti? M: Non direi. C'è stata una buona accoglienza all'inizio tra i docenti. Ci hanno dato molto credito, nonostante non avessimo credenziali. C'era la mia, in quanto avevo già un'esperienza in un'altra redazione. Alla fine della fiera anche loro comunque avevano forse colto quel bisogno che serpeggiava nelle nostre teste. I: Cosa provi, dunque, dopo questo incontro? M: Da una parte mi fa un grandissimo piacere, ma dall'altra mi spiace un po', perché più le cose piacciono, più ci si trova ad affrontare situazioni poco piacevoli. Spero che Inchiostro, visto che è andato avanti fino ad ora, rimanga quello che era, il prodotto di persone che avevano semplicemente voglia di dire delle cose in totale libertà. Questo è il suo spirito. Credo che un giornale in Università non può che essere così. Più un prodotto nasce perché è libero, perché risponde a degli ideali puri, più è probabile che nasca. Se avessimo iniziato a pensare troppo o ad ascoltare troppo, allora probabilmente Inchiostro non sarebbe esistito, o sarebbe inevitabilmente morto dopo pochissimo tempo. Se Inchiostro diventasse un mezzo di diffusione di una voce piuttosto che di un'altra, è fisiologico che quando la voce smette di esistere, cessa anche di esistere Inchiostro. Non sono queste le sue finalità. Ad un certo punto mi sono messa le mani nei capelli perché ricevevo solamente poesie di mancati poeti e recensioni di mancati critici, ma preferirei che Inchiostro fosse la voce di questi “mancati” piuttosto che vedere Inchiostro come giornale che debba pagare pegno a qualcuno. I: Abbiamo avuto parecchi problemi per questo motivo. Varie associazioni hanno tentato, in modo più o meno velato, di “controllare” Inchiostro... M: L'immagine che mi state dando è di un prodotto ambito. Mi ha fatto molto piacere. Un primo sentore in tempi non sospetti (prima che mi chiamaste voi) mi venne un po' dato dall'ufficio stampa del Teatro Fraschini. Questa cosa mi diverte perché Beppe nelle sue attività di ufficio stampa del Fraschini inserisce Inchiostro, e io ripenso al mio foglio con i poeti mancati. Noi non avevamo il problema di sentire il fiato sul collo da nessuno. L'unico consiglio, in questo caso, è comunque valorizzare questo prodotto senza diventare spocchiosi, un prodotto che ha da dire delle cose, che può dare fastidio, tenendo presente che proseguire in questo senso non è affatto facile.

Lorenza Pozzi e Paolo Manca, con due generazioni di Inchiostro a confronto cambiate: più o meno avevamo una nostra linea editoriale e anch’io quando ho fatto il direttore ho cercato di proseguire in questa direzione, non graditissima ad un’altra parte della redazione. L: C’era un ragazzo, o una ragazza, che scriveva sempre quell’articolo, quegli articoli che non pubblicavamo mai... P: Sì mi ricordo, era un articolo, degli articoli su Giordano Bruno, scritti da Stefano Bisi, era un pezzo abbastanza sconclusionato, ogni tanto compariva in scaletta: “Dobbiamo pubblicare l’articolo di Stefano Bisi?”. C’era chi diceva di sì perché dobbiamo far scrivere tutti, chi diceva di sì perché è mio amico (io) e chi diceva: “No, è un delirio, non lo pubblicherò mai più”. Questo è un esempio dell’azione che dovrebbe fare la redazione: dobbiamo solamente concentrare degli articoli e buttarli sul giornale oppure dobbiamo operare una selezione? E poi questo è stato uno degli elementi che si è trascinato e che ha portato alla frattura della redazione. E questa fu una cosa abbastanza forte. I: Di sicuro. Qualche altro ricordo? P: Un altro evento che andò molto bene: la festa in aula del 400 con gli studenti della radio. L: La radio si Universyradio. Noi eravamo stati ospiti in un puntata e avevano parlato Armando e Flavio P: Avevamo anche organizzato una festa insieme. Mi ricordo che per fare questa festa c’eravamo veramente ammazzati di lavoro. Due giorni prima le bibite non c’erano ancora, avevamo centinaia di persone che avevano comprato i biglietti in prevendita. Allora siamo andati un pomeriggio in giro per rivenditori a cercare casse di birra, di coca-cola, di tutto. La serata svegliato alle 07.00 di mattina e avevo preso 18, ovviamente rifiutato. I: Abbiamo ben presente la situazione, ma per Inchiostro si fa questo ed altro! Il nostro secondo incontro, invece, è avvenuto a Milano con la primissima direttrice di Inchiostro, Maura Mammola. Inchiostro: Cosa hai fatto appena hai scoperto che Inchiostro, la tua creatura, era ancora viva e vegeta? Maura: Ho rileggere i ammettere ho sempre za... colto l'occasione per miei editoriali e devo che ero “tremenda”, massacrato abbastan-

Arrembaggio alla Nave
Affranti e disperati i redattori si arrovellavano il cervello per trovare un’idea che potesse permettere all’inchostresca redazione di fare breccia anche nei muri e nelle menti degli studenti che bazzicano la nave... quale strategia adottare? Offrire loro donne, leccornie, videogiochi?spezie e profumi dall’oriente? Come convincere noiosi ingegneri che Inchiostro è un’isola felice nell’articolato arcipelago del placido e nebbioso ateneo ticinese? Un approdo sicuro per tutti i liberi pensatori, un porto per stare insieme e divertirsi costruendo un’esperienza comune, scevra da ogni condizionamento ideologico? Come rompere la diffidenza? Se la nave non veleggia verso i lidi d’Inchiostro, sarà Inchiostro a fare rotta verso nuovi orizzonti, nuovi e sconosciuti dipartimenti, alla ricerca di nuovi collaboratori, d’articoli gustosi, di spunti bizzarri. Orsù ciurma prendiamo il toro per le corna! Inchiostro non si tira certo indietro: assalto alla nave! In massa, armati di numerose copie d’Inchiostro, eccoci alle porte della nave, superiamo indenni gli scogli rappresentati dalle orribili strutture esposte. Non resta che lanciarsi all’arrembaggio. Distribuiamo a tutti il giornale, scattiamo fotografie ad eroici ingegneri intenti alla lettura, c’è anche tempo per condividere un panino; insomma ci siamo divertiti facendoci pure conoscere un po’ di più anche nelle lande più remote dell’Università. E ritornemo miei cari, eccome se ritornemo, ogni volta più numerosi e con più copie del giornale... lasciateci carta bianca e non ve ne pentirete. Abbiamo solo 10 anni, siamo ancora dei fanciullini, et ça ce n’est qu’un debut...

I: Come è nato Inchiostro? M: L'esperienza di Inchiostro nasce, non a caso, da un gruppo di persone non di Pavia, ma di Milano, che si trasferisce dall'Università Statale. Portavamo con noi un'esperienza decisamente diversa della vita universitaria, molto brutta dal punto di vista del tipo di rapporti che si potevano instaurare: Milano è il delirio allo stato puro, milioni di persone che vanno e vengono. Portavamo la necessità di trovare una situazione più “a misura d'uomo”. Qui a Pavia ci siamo trovati in situazioni in cui venivano attivati corsi con sei studenti, avevamo addirittura il numero di cellulare dei docenti. Dopo, hanno iniziato a mancarci alcuni ritmi e modalità frenetiche milanesi. L'articolo di Flavia Ravazzoli del primo numero sottolinea chiaramente questo aspetto. Pavia è un'Università vista come proseguimento del liceo, molto eremo, sembrava veramente di essere in un'altra dimensione. Questa cosa non era positiva, innanzi tutto perché ci mancava qualche stimolo in più, da buoni milanesi rompiballe che vogliono

Due nuovi lettori di Inchiostro intenti a sfogliarlo curiosamente

“Undici, signorina” “No, cinque più cinque fa dieci!”

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Il giornale degli studenti universitari

Amore Platonico
di Davide Galli
Penso che chiunque, almeno una volta nella vita, abbia detto o ascoltato l’espressione “amore platonico”, interpretandola nel significato di “amore spirituale”, “amore privo di un interesse fisico per la persona amata”. Il Vocabolario della Lingua Italiana di Nicola Zingarelli, alla voce “platonico” in riferimento all’amore, recita: “Detto di sentimento nobile, elevato, scevro di ogni sensualità”. Similmente, il Dizionario della Lingua Italiana di Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli recita: “Quello concepito come pura esperienza spirituale”. Questo è dunque il significato che nell’uso linguistico italian o h a a ss u n t o l’ a gg e tti v o “platonico” in rapporto all’amore. Ma quando il Platone storico, vissuto duemilacinquecento anni fa, parlava e scriveva di eros, che significato assegnava realmente a questa parola? L’amore di cui scrive Platone è davvero “l’amore platonico” di cui oggi parliamo noi? La risposta è solo in parte positiva. Se ci atteniamo a ciò che nelle sue opere Platone scrisse riguardo all’amore, scopriamo che la sua originale concezione dell’eros è qualcosa di diverso da ciò che comunemente si crede. Innanzitutto chiariamo il significato del vocabolo: nel Cratilo, Platone definisce l’eros come “ciò che scorre dentro dall’esterno”, attraverso gli occhi (esattamente la stessa cosa che diranno, più di millecinquecento anni dopo, gli stilnovisti). Questo concetto viene approfondito nel Simposio e, più ancora, nel Fedro. In queste opere viene esplicitamente detto come il primo stadio dell’innamoramento sia provocato dalla visione della bellezza di un corpo fisico, in carne ed ossa. La bellezza della persona amata penetra nell’anima dell’amante e la riempie di sé, “fino a farla traboccare”. L’aspetto fisico è dunque un elemento imprescindibile dell’innamoramento. In altre parole, la “simpatia visiva” è il primo passo dell’eros platonico: non le parole, non la mente, non l’anima, ma gli occhi sono la porta attraverso cui l’amore colpisce l’interiorità. La seconda fase dell’amore coinvolge la spiritualità. Platone spiega infatti la bellezza esteriore, che tanto potere ha sugli occhi dell’innamorato, come un richiamo, uno specchio della bellezza perfetta ed eterna della Verità. E questa Verità consiste in tutto ciò che è divino, che a sua volta consiste in tutto ciò che è buono, sapiente, giusto. La compagnia dell’amato, la sua frequentazione, le sue parole e la sua bellezza rappresentano l’esortazione ad abbandonare il lato nero dell’anima, malvagio e deforme, e a rivolgersi al lato bianco e luminoso, che si nutre di bene, sapienza e giustizia. In breve, penso che l’essenza più profonda dell’eros platonico possa essere considerata come la consapevolezza di sentirsi migliori quando si ama. Amare una persona significa comprendere che quella persona è ciò che comunica all’anima la volontà ed il desiderio di sollevarsi dalla negatività e di “volare” verso quanto vi è di buono e divino. Un’ultima precisione: ogni volta che Platone parla di amante o amato, lo fa in riferimento a persone di sesso maschile. Il vero amore platonico, quello di Platone, è fondamentalmente omosessuale e solo maschile, non femminile. Questo aspetto si può spiegare con la convinzione, comunemente diffusa nella Grecia antica, della naturale inferiorità della donna rispetto all’uomo. Essendo l’eros platonico, come abbiamo visto, un amore che presuppone importanti aspetti di moralità e spiritualità, si pensava che questo fosse precluso a quell’essere inferiore che era la donna. Inoltre, non va dimenticato che il rapporto omoerotico maschile, in particolare tra l’adolescente e l’adulto, rientrava in una precisa convenzione sociale ed era considerato come parte integrante della crescita educativa del giovane. Il rapporto eterosessuale veniva spesso considerato semplicemente in rapporto alla finalità della generazione della prole. Per di più, in tutti gli aspetti di Eros celebrati da Platone, è data per scontata una parità assoluta di diritti, nella vita pubblica e privata, tra l’amante e l’amato: cosa impossibile per chi, come la donna, era pressoché priva di questo genere di diritti. Nulla vietava ad un uomo sposato, padre di famiglia, di intrattenere relazioni “platoniche” con altri uomini, e di cercare in esse quella pienezza sentimentale e spirituale che con la donna, a loro parere, era impossibile raggiungere. Ma oggi, si sa, tempi ed opinioni sono cambiati.

Paroliere

di Elisa Perrini
Ancora una volta davanti alla pagina bianca. Anzi allo schermo bianco, che è ancora peggio perché non puoi nemmeno pasticciare mentre aspetti l’ispirazione…e allora mi gratto il naso! A proposito, sapete che in tedesco è femminile? E che la traduzione di ne ho fin sopra i capelli è ich habe die Nase voll? Bene, allora visto che ci siamo avviati su questo tema rimaniamoci! Tutti conoscete l’espressione it rains cats and dogs, e magari anche il detto better safe than sorry, quindi sarà il caso che vi dica qualcosa di nuovo… Per esempio, lo spagnolo pegarse una castaña significa scontrarsi, fare un incidente, oppure cantar como una almeja essere stonato come una campana. Curioso il riferimento alla cucina nell’espressione avere un polpettone in testa che si ritrova nello spagnolo tener una empanada mental, dove l’empanada è una specie di focaccia ripiena con un po’ di tutto. Noi abbiamo preso in prestito l’inglese feeling per dire ad esempio non c’è feeling tra i due, mentre in Spagna se la cavano con le parole che hanno già: no hay química entre los dos o, più colloquiale, hay mal rollo. Per quel che riguarda i proverbi posso citarvi tira más moza che sopa, attira, convince più una donna che una zuppa, e sarna con gusto no pica cioè se fai una cosa che ti piace non noti gli inconvenienti e le cose che non vanno (sarna = scabbia, picar = prudere). Morgenstund hat Gold im Mundè l’espressione della saggezza popolare che anche in italiano recita il mattino ha l’oro in bocca; leggera variante per il silenzio è d’oro nel tedesco Reden ist Silber, Schweigen ist Gold. Infine, per esprimere sopresa e incredulità un alemanno può esclamare ich glaube, mein Schwein pfeift (lett. credo che il mio maiale stia fischiando)! Per fortuna anche stavolta sono riuscita a vincere l’ansia da foglio bianco! Credo che le lingue siano una risorsa inesauribile: è praticamente impossibile non trovare qualcosa di curioso od interessante da scrivere!

Martedì 12 aprile 2005 - ore 21.00 Aula Magna dell’Università

UNA UNIVERSITÀ NORMALE?
Breve storia del mancato sviluppo organico del sistema universitario italiano

interverranno:
pro-rettore e docente di Sociologia Urbana Università degli Studi di Milano - Bicocca

Prof. Guido Martinotti

Prof. Angiolino Stella
Docente di fisica Università degli Studi di Pavia

Prof. Gabiele Caccialanza
Docente di chimica farmaceutica Università degli Studi di Pavia

modera e introduce:
preside della Facoltà di Scienze Politiche Università degli Studi di Pavia

Prof. Salvatore Veca

Prof. Gianmario Frigo
Platone nel celebre dipinto “La Scuola di Atene” di Raffaello
Docente di farmacologia speciale Università degli Studi di Pavia

Laboratorio camminare domandando Perché seconda edizione?

Inchiostro a volontà - Seconda edizione
di Maria Chiara Succurro
Aspiranti scrittori, imbrattacarte in erba, appassionati di belle lettere e cultori della materia, Inchiostro pensa a voi. Considerando le quantità enormi di aspiranti che ci scrivono nel tentativo di ritagliarsi un angolino di notorietà nel mondo della carta stampata, il vostro giornale ha deciso di offrirvi un nuovo, entusiasmante terreno di confronto: per mettervi alla prova, saggiare la vostra intraprendenza, valutare le vostre capacità e, soprattutto, premiarvi. In linea con la sua politica editoriale, che già da tempo offre una particolare attenzione agli scenari culturali, artistici e letterari della nostra città, seguendone con puntualità gli svolgimenti e cogliendone gli stimoli, Inchiostro inaugura una nuova iniziativa ricca di spunti e risvolti per tutti gli studenti. Si tratta di un Concorso di racconti, giunto alla sua seconda edizione, bandito da “Inchiostro” in collaborazione con il corso di laurea interfacoltà di Comunicazione interculturale e multimediale, che ha attivato da quest'anno accademico una serie di stage presso la nostra redazione. Il bando uscirà a giorni (sul sito internet di Inchiostro e in formato locandina), nel frattempo vi anticipo i punti più importanti, invitandovi comunque a tenere d'occhio le vostre bacheche e biblioteche. Sono ammessi al concorso componimenti in prosa, a tema libero ed in lingua italiana. La partecipazione è assolutamente gratuita ed è aperta alla partecipazione di tutti gli studenti iscritti a una Facoltà dell'Università di Pavia, a quelli che si sono laureati da non più di un anno, ai dottorandi, agli specializzandi e agli iscritti ai corsi della SILSIS, nonché agli studenti che frequentano l'ultimo anno di liceo della provincia di Pavia. Ogni partecipante potrà presentare fino a due racconti, il primo dei quali non superiore alle 15 cartelle (una cartella è costituita da una pagina word, carattere 12, interlinea singola) e il secondo alle 7 cartelle. Tutti gli elaborati devono essere inediti e mai premiati in altri concorsi. I racconti dovranno pervenire entro e non oltre il 15 giugno 2005, per posta, ordinaria o elettronica, agli indirizzi che saranno comunicati sul bando, accompagnati dalle informazioni personali. Non è prevista nessuna tassa di iscrizione. La Giuria sarà composta da personalità di grande rilievo sullo scenario culturale della nostra città, e non solo. Tra questi Mariarosa Bricchi, editore della BUR, Vincenzo Consolo, scrittore, Franca Graziano, direttrice artistica di Motoperpetuo e autrice e attrice teatrale, Carla Riccardi, professoressa ordinaria di letteratura italiana dell'Università di Pavia, e infine i dottorandi Alessandra Miracca e Antonio Gurrado come rappresentanti del mondo studentesco. Sono previsti tre vincitori, e inoltre due eventuali menzioni speciali, una assegnata dalla Giuria e una dalla Redazione di Inchiostro. I premi stabiliti per i vincitori consistono in buoni gratuiti per fotocopie, gentilmente forniti da Geotecnica, targhe commemorative, magliette e gadget di Inchiostro, oltre ad alcuni premi “a sorpresa” di un certo valore economico. Inoltre, i racconti potranno essere pubblicati. La cerimonia di premiazione avverrà nell'ultima settimana di giugno, in data e luogo da stabilirsi. Siete pertanto tutti invitati a mettervi alla prova in questa nuova possibilità che vi offriamo. Chi desiderasse ricevere maggiori informazioni può mettersi in contatto con la Redazione o con la sottoscritta agli indirizzi di posta elettronica che si trovano in fondo al giornale. inchiostro.unipv.it/bacheca.php

... la seconda? Eh sì, proprio così, cari lettori. Se ancora non ve ne foste accorti, Inchiostro festeggia i suoi dieci anni; una storia lunga e travagliata, durante la quale abbiamo fatto moltissimo: anche un mitico concorso di racconti, qualcuno lo ricorda? L’occasione era troppo ghiotta per lasciarsela scappare. Abbiamo dunque ripreso la creatura abbandonata, l’abbiamo rimessa e lucido e ve la riproponiamo più bella che mai! Un grazie di cuore a Mari, Stefano, Federico, Elisa e Nicole che si sono ammazzati per regalarci e regalarvi inchiostro a volontà... Scrivete allora, date sfogo alla vostra creatività, consumate i vostri calamai, le vostre tastiere, avete carta bianca... coloratela con le vostre idee!

E per chi non scrive...
E per chi non si trova con le parole, ma ha voglia di comunicare, che fare? Niente paura c’è spazio anche per voi... udite udite: il coordinamento organizza, il 2° concorso fotografico “contrasti” a tema libero. Iscrizione gratuita, il materiale va consegnato entro e non oltre il 22 aprile. Ricchi premi ai vincitori. Potete trovare il bando nei siti: www.unipv.it/erasmus/acersat.php oppure inchiostro.unipv.it/bacheca.php. Per informazioni: 0382.21172 339.7484137 – 380.3234659 e-mai: info@coordinamento.org Sito: www.coordinamento.org

Il Cortile di Giurisprudenza dell’Università di Pavia

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Il giornale degli studenti universitari

L’Italia nei suoi simboli - Vi racconto il tricolore
di Silvia Pareti
Nel numero 13 di Inchiostro, la rubrica "Il Viaggiatore” parlava di bandiere e dei loro significati, portando come esempio tre vessilli di altrettanti stati. In conclusione d'articolo, Fabrizio chiedeva ai lettori di Inchiostro se conoscevano il significato del tricolore Italiano. Una lettrice rispose a questo appello e da quella risposta ne uscì un articolo che è diventato una piccola rubrica in due puntate sui simboli che rappresentano l'Italia. Iniziamo quindi con il più importante: la bandiera. Che l'Italia non fosse un popolo di patriottismo sfegatato, l'avevamo capito, forse il fervore nazionale di tutti i tempi si è esaurito nell'intensità dello slancio risorgimentale, come un'unica grande fiammata. Le rare bandiere italiane che si vedono in giro fuori dai palazzi del potere, ciondolano spesso troppo stanche per rendere orgogliosi e molti privati cittadini preferiscono ai loro balconi appendere quella a stelle e strisce, spesso senza nemmeno sapere tutte le sfumature e no i popoli, è vero, ma non è per spirito di fratellanza e apertura verso l'U.E. che trascuriamo la nostra. La verità è che la maggior parte degli italiani soffre di esterofilia spassionata e si avventura alla scoperta del mondo, incurante delle storie e del ricchissimo bagaglio di tradizioni che sono costitutive della nostra cultura. Conoscere gli altri è importante, da sempre le differenze culturali sono un patrimonio affascinante e proprio per questo da preservare attraverso la memoria. Anche il nostro! Cominciamo dalla storia del Tricolore? Era il lontano 7 gennaio 1797 quando i delegati della Repubblica Cispadana, decretarono "che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori verde, bianco e rosso". Nacque così il vessillo nazionale chiamato Tricolore, ispirato come tutte gli altri vessilli delle repubbliche che avevano soppiantato gli antichi stati assoluti, al modello francese del 1790. I tre colori appartenevano ai vessilli reggimentali della Legione Lombarma del popolo e della libertà e accompagnò tutto il Risorgimento, trovando solo nel 1925 una forma stabile. Inizialmente i tre colori erano disposti in tre strisce orizzontali e comparivano particolari destinati poi a scomparire, come il Turcasso o Faretra con quattro frecce, dipinto al centro, a simboleggiare l'unione delle popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia e le lettere “R” e “C”, poste ai lati, iniziali di Repubblica Cispadana. Sul significato attribuito ad ogni singolo colore si pronunciano molte poesie risorgimentali, fornendone differenti spiegazioni. Ve ne riporto un paio: [...] Su i limiti schiusi, su i troni distrutti piantiamo i comuni tre nostri color! Il verde, la speme tant'anni pasciuta, il rosso, la gioia d'averla compiuta, il bianco, la fede fraterna d'amor. (Giovanni Berchet) [...] Noi pure l'abbiamo la nostra bandiera non più come un giorno sì gialla, sì nera; sul candido lino del nostro stendardo ondeggia una verde ghirlanda d'allor: de' nostri tiranni nel sangue codardo è tinta la zona del terzo color. (Arnaldo Fucinato) Un’altra versione ancora è quella che ci offre Giosuè Carducci a Reggio Emilia, il 7 gennaio 1897, durante i solenni festeggiamenti per il primo Centenario del Tricolore: " […] Non rampare di aquile e leoni, non sormontare di belve rapaci, nel santo vessillo; ma i colori della nostra primavera e del nostro paese, dal Cenisio all'Etna; le nevi delle Alpi, l'aprile delle valli, le fiamme dei vulcani […]". L’Italia era ancora giovane, ma già si percepisce il superamento dell’odio verso la tirannia che l’aveva tenuta divisa, spariscono infatti i riferimenti al sangue e alla lotta. Carducci sembra invece orientare la sua esegesi dei colori, verso lo sforzo, forse mai raggiunto, di un’Italia realmente unita, non come territorio, ma come coscienza del suo popolo, che la bandiera abbraccerebbe tutto attraverso i diversi, splendidi, colori della natura.

Il Viaggiatore - Sognando l’Europa
di Fabrizio Vaghi
Seduto su di uno scoglio, cullato dallo scroscio delle onde, dove è forte l’odore salmastro del mare e un soffice alito di vento vibra la tesa del suo cappello delicatamente poggiato sul suo capo, il viaggiatore riflette. Dalla sua valigia estrae un libro sgualcito e mentre l’ultimo raggio colora d’amaranto l’orizzonte, si pone alcune domande, cui prontamente da risposta. Cos’è l’Europa, cosa significa far parte del Vecchio Continente? “Quarantaquattro sono gli stati che compongono il nostro continente, il più esteso è la Russia, mentre la nostra amata penisola è decima in questa particolare classifica, che la vede al quinto posto se si parla di popolazione. All’ultimo posto della classifica vi è lo Stato del Vaticano, che però si trova nei primi posti della classifica degli stati con più alta densità territoriale, che vede l’Islanda all’ultimo posto. Questa particolare nazione è la seconda isola più grande d’Europa, la prima è la Gran Bretagna e la terza è l’Irlanda. Sicilia e Sardegna sono la settima e l’ottava isola. Il primato di città più popolosa è detenuto da Parigi, al diciottesimo posto figura caput mundi, la nostra Roma, preceduta di ben undici posizioni da Milano”. Improvvisamente lo sguardo attento del viaggiatore si alza verso l’orizzonte che non’è più azzurro, ma nero, schiarito da una luna che come una dolce carezza che sprigiona tenerezza cinge l’immenso costellato emanando una chiara luce che lambisce il suo viso. Assorto nei suoi ricordi di posti remoti, lontani e a volte desolati, rimembra gli estremi lembi dell’Europa, questa enorme penisola protesa verso l’Oceano Atlantico, accarezzata dal caldo Mare Mediterraneo, così come dal gelido Mare del Nord. “Verso ovest si spinge Cabo da Roca, estremo occidentale del continente europeo, sorge a poca distanza da Lisbona, caratterizzato dalle rocce rosate a strapiombo sul mare, coste tipiche del Portogallo. Si tratta del punto più occidentale dell’Europa continentale, anche se correttamente il territorio più a ovest si trova sui fiordi occidentali della remota Islanda. Il promontorio più famoso e al contempo affascinante si trova a nord, in Norvegia: si tratta di Nordkapp, capo nord. Allungato verso il gelido Mare di Barents, si trova sulle rocce brulle dell'isolotto Magerøya, raggiungibile attraverso la interminabile E6, strada panoramica, nonché unica arteria della Norvegia del nord. Dal nord al sud, dal freddo al caldo della Spagna, Punta de Tarifa rappresenta il lembo meridionale dell'Europa. Vicino all'omonima città andalusa e a poca distanza dalla celebre e più famosa Gibilterra, colonia britannica che sorge sulla nota rocca a ridosso della città spagnola La Linea”. Distratto dal beccheggiare di alcune imbarcazioni, il pensiero del viaggiatore cade sulle svariate fattezze naturalistiche dell’Europa: dal Monte Bianco, seconda cima d’Europa a stretta competizione con il Monte Elbus che detiene il primato, fino al Volga e al Danubio, i due corsi d’acqua maggiori, o il Ladoga il lago più esteso. D’impeto si chiude il libro dove gelosamente il viaggiatore racchiude i suoi racconti, abbracciando le sue fantasie e i suoi sogni. La luna illumina le sue labbra che dolcemente sussurrano “Sogni non desideri, sogni non illusioni, sogni. Ma dove vanno a finire i sogni?”. Assopito dal silenzio che la notte diffonde, posa quel libro che riprenderà nel momento in cui vorrà rievocare un nuovo racconto, si chiudono gli occhi nell’osservare quell’immenso cielo stellato, mentre la luce biancastra inquadra il titolo: “A volte si può viaggiare anche solo con la fantasia…”

Il tricolore italiano ombre di quello che ha rappresentato per l'Italia, accontentandosi di ostentarla come un simbolo alla moda di libertà e consumismo. Che le bandiere non sono che simboli, e rappresentano purtroppo anche le divisioni, le differenze che separada: il bianco e il rosso si trovavano da tempo nello stemma comunale di Milano, il verde era il colore delle uniformi della guardia civica. Soffocato dalla Restaurazione, il vessillo tripartito divenne non lo stendardo del potere, ma l’emble-

A Sestri Levante un centro di studi sulla sorte dell’antico
di Laura Omodei
Dai tempi di Callimaco e degli alessandrini, divisi fra l’ansia di «calcare vie non battute dai carri» e l’ammirazione per Omero, fino alla querelle degli antichi e dei moderni, che domina la scena letteraria di inizio Settecento, un’unica questione si pone: se sia possibile creare dal nulla una modernità, o se invece sia inevitabile rivolgersi all’antico per trovarvi aspetti ancora attuali. Qualunque sia la risposta, è con il concetto di classico, modello da imitare o da superare, che bisogna confrontarsi; e nel nostro sentire, classico è sinonimo in primo luogo di greco e latino, con tutte le difficoltà che questa definizione comporta (ad esempio escludendo dal discorso sul passato le civiltà del Vicino Oriente). Proprio sul significato che il classico può avere per noi, cosiddetti postmoderni, e sulle sue persistenze e i suoi riutilizzi nella cultura europea, dal Medioevo all’età contemporanea, svolge ricerca il Centro di Studi sulla Fortuna dell’Antico di Sestri Levante. L’idea di fondare il Centro è nata nel 2004, in seguito al successo di pubblico riportato dalla prima Giornata di Studi sulla Fortuna dell’Antico, che aveva riunito a Sestri diversi specialisti, fra cui Giuseppe Cambiano della Normale di Pisa, Alessandro Fo dell’Università di Siena, Elisa Romano dell’Università di Pavia ed Emanuele Narducci dell’Università di Firenze, oggi coordinatore del Centro. L’incontro aveva previsto relazioni sul culto della romanità nell’epoca fascista, sul recupero delle figure di Cesare e Cicerone nella Scapigliatura milanese, sull’immagine della grecità nell’età di Goethe, sull’interpretazione dell’antichità in Nietzsche e altri filosofi moderni. A distanza di un anno il Centro, che ha l’appoggio di importanti Associazioni Culturali e Istituzioni Universitarie italiane ed è ospitato nei locali della Fondazione Mediaterraneo, ha promosso un secondo congresso, svoltosi nei giorni 11 e 12 marzo. Sul tema del recupero del pensiero politico antico nella storia europea sono intervenuti Emilio Gabba, Accademico dei Lincei, e Mario Vegetti, dell’Università di Pavia. Le loro relazioni hanno riguardato rispettivamente il rapporto fra teorie economiche antiche e liberismo settecentesco, e l’impiego del Platone politico da parte delle varie ideologie del Novecento. Gioachino Chiarini, dell’Università di Siena, ha spiegato un dipinto quattrocentesco della chiesa di Santa Caterina a Siena nella chiave della tradizione ermetica, mentre Maria Grazia Bonanno, dell’Università di Roma Tor Vergata, si è concentrata su di un possibile rapporto fra Psicopatologia della vita quotidiana di Freud e gli scritti aristotelici. Infine Antonio La Penna, anch’egli Accademico dei Lincei, ha presentato alcune apologie di Nerone risalenti all’epoca rinascimentale. Non ha invece avuto luogo il previsto intervento Laocoonte nel Novecento di Salvatore Settis, già tenutosi a Pavia nel mese di dicembre. Settis, Direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, si occupa da tempo del pericolo di estinzione della cultura classica, nonché dei rischi connessi a certa cattiva gestione del patrimonio artistico in Italia. Il mattino del giorno 12 l’incontro è stato chiuso da Giovanni Mennella, dell’Università di Genova, con la relazione Persistenze della romanizzazione nel Levante ligure. Il Centro ha inoltre contribuito a realizzare il Convegno Nazionale dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, dedicato a Ovidio, che si terrà a Chiavari nei giorni 16 e 17 aprile e si concluderà con la lettura Metamorfosi tra antico e moderno da parte di Alessandro Fo. Cabo da Roca - Portogallo

Università degli Studi di Pavia - Piazza del Lino - Pavia - tel. 0382.984759 email: redazione@inchiostro.unipv.it - internet: inchiostro.unipv.it Numero 17 - 11 aprile 2005 - Il giornale degli Universitari Iniziativa realizzata con il contributo concesso dalla commissione A.C.E.R.S.A.T. dell’Università di Pavia nell’ambito del programma per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti. Direttore: Luna Orlando (luna@) Redazione: Valerio Ciampi Nicola Cocco Alba Chiara De Vitis (alba@) Tommaso Doria Antonio Lerario Pierluigi Malangone Laura Omodei Alessio Palmero (alessio@) Federica Pauletich Matteo Pellegrinuzzi Elisa Perrini (elisa@) Leonardo Pistone (leo@) Mattia Quattrocelli (mattia@) Marzio Remus Antonella Succurro (anto@) Maria Chiara Succurro (mari@) Fabrizio Vaghi (fabri@) Stefano Valle (stefano@) dopo @ ci va inchiostro.unipv.it Hanno collaborato: Ruggero Longoni, Adele Succetti, Filippo Cavazza, Lorena Bertocchi, Alessandra Baracco, Davide Bondesan, Silvia Pareti, Ilaria Zambelli, Paolo Manca, Lorenza Pozzi, Maura Mammola, Davide Galli. Disegni: Nemthen Grafica e immagine di copertina: Alessio Palmero Stampa: Industria Grafica Pavese s.a.s.
Registrazione n. 481 del Registro della Stampa Periodica Autorizzazione del Tribunale di Pavia del 23 febbraio 1998 Tiratura: 2000 copie Questo giornale è distribuito con la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike. Stampato su carta riciclata. Fondi Acersat “Inchiostro”: 10.000 Euro annui.

“Ma non capisco, la scorsa settimana sei più quattro faceva dieci!” (Anonimo)

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Martedì ore 15 e Giovedì ore 21 sulle frequenze di Radio Ticino fm 91.8/100.5

AGENDA dall’11 al 24 aprile
CONFERENZE
martedì 12 aprile - ore 21.00 ciclo di conferenze - Etica ed Economia ETICA E RESPONSABILITÀ SOCIALE DELL'IMPRESA IN EUROPA E IN ITALIA Relatore prof. Carlo Secchi, Università 'L. Bocconi' di Milano ... Almo Collegio Borromeo Piazza Borromeo, 9 – Pavia Per informazioni: tel. 0382-3951, www.collegioborromeo.it martedì 12 Aprile 2005 - ore 15.00 IL LATINO DEI FILOSOFI A ROMA ANTICA a cura di Fabio Gasti V GIORNATA GHISLERIANA DI FILOLOGIA CLASSICA Interventi di Elisa Romano, Carlos Lévy, Guglielmino Cajani, Giancarlo Mazzoli, Alessia Bonadeo. Aula Goldoniana Collegio Ghislieri – piazza Ghislieri 5 http://www.ghislieri.it mercoledì 13 Aprile 2005 - ore 9.15 IL LATINO DEI FILOSOFI A ROMA ANTICA a cura di Fabio Gasti V GIORNATA GHISLERIANA DI FILOLOGIA CLASSICA Interventi di Giovanna Garbarino, Rosanna Marino, Paola Ramondetti, Chiara Pisoni, Michele Cutino, Giancarlo Mazzoli. Aula Goldoniana Collegio Ghislieri – piazza Ghislieri 5 http://www.ghislieri.it mercoledì 13 Aprile 2005 - ore 17.30 GILDA BARTOLONI, Università degli Studi di Roma "La Sapienza" POPULONIA:NUOVI DATI SULLE FASI PIÙ ANTICHE DI VITA DI UNA CITTÀ ETRUSCA a cura del prof. Maurizio Harari Aula Goldoniana Collegio Ghislieri – piazza Ghislieri 5 http://www.ghislieri.it giovedì 13 aprile 2005 - ore 21.00 ciclo di conferenze - Aggiornamenti di diritto UNIONE EUROPEA E CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO relatore prof. Giorgio Gaja, ordinario presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Firenze Almo Collegio Borromeo Piazza Borromeo, 9 – Pavia Per informazioni: tel. 0382-3951, www.collegioborromeo.it mercoledì 13 aprile - ore 17.00 QUATTRO CHIACCHIERE CON... terza edizione Incontri con gli autori, per parlare di letteratura, matematica, teatro, poesia, musica, fumetto e illustrazione BEATRICE SOLINAS DONGHI Scrittrice, presentata da Franca Lavezzi Organizzato da: Comune di Pavia,Settore Cultura e Biblioteca Bonetta, Sezione Ragazzi “Paternicò Prini” con la collaborazione di: libreria C.L.U., via San Fermo, Pavia, libreria IL DELFINO, piazza Vittoria, Pavia, Associazione "Amici biblioteca ragazzi" Santa Maria Gualtieri, piazza della Vittoria giovedì 14 aprile - ore 21.00 ciclo di conferenze - Etica ed Economia ETICA E FINANZA relatore dott. Maurizio Romiti Almo Collegio Borromeo Piazza Borromeo, 9 – Pavia Per informazioni: tel. 0382-3951, www.collegioborromeo.it 14 aprile - ore 21.00 ciclo Riconoscere le dipendenze IL PROBLEMA ALCOOL: UNO SGUARDO MENO DISTRATTO ... Relatore: Augusta Bianchi, psichiatra psicoterapeuta In collaborazione con: Università di Pavia - Facoltà di Medicina Il problema alcool: uno sguardo meno distratto verso una sofferenza troppo comune Sala Conferenze Collegio Santa Caterina da Siena – via san Martino 17/A http://www.collsantacaterina.it venerdì 15 Aprile 2005 - ore 14.30 TEORIA DEL RESTAURO ARCHEOLOGICO ANGELO ARDOVINO, Soprintendente archeologico Aula Goldoniana Collegio Ghislieri – piazza Ghislieri 5 http://www.ghislieri.it 15 aprile - ore 21.00 "IN PRINCIPIO DIO CREÒ IL CIELO E LA TERRA..." Relatore: Mons. G.Poma In collaborazione con: M.E.I.C. Sala Conferenze Collegio Santa Caterina da Siena – via san Martino 17/A http://www.collsantacaterina.it sabato 16 aprile - ore 15.30 Riflessioni sul tema: DAL COLLEZIONISMO OTTOCENTESCO AI MUSEI AL SISTEMA MUSEALE DI PAVIA E DELLA SUA CERTOSA Organizzato nell'ambito della mostra “Le collezioni del sapere nell'Ottocento. Mostra sul collezionismo librario, archivistico e scientifico” Scuderie del Castello Visconteo (accesso dal fossato) - Pavia Per informazioni: tel. 0382/301864, info@echo.pv.it 18 aprile - ore 21.00 DAL RITIRO DA GAZA ALLA PACE FINALE Relatore: Manuel Hassassian, Università di Betlemme, Palestina. Menachem Klein, Università Bar Ilan, Israele. In collaborazione con: CICOPS, Università di Pavia - CIPMO Dal ritiro da Gaza alla pace finale. Attualità della Dichiarazione di Ginevra Sala Conferenze Collegio Santa Caterina da Siena – via san Martino 17/A http://www.collsantacaterina.it 18 aprile - ore 21.00 ciclo Riconoscere le dipendenze GIOCO D'AZZARDO: UNA PARTITA SENZA VINCITORI Relatore: Maurizio Croce, psicologo In collaborazione con: Università di Pavia - Facoltà di Medicina Sala Conferenze Collegio Santa Caterina da Siena – via san Martino 17/A http://www.collsantacaterina.it lunedì 18 Aprile 2005 - ore 21.15 FINALITÀ DI ACCERTAMENTO E GARANZIE COSTITUZIONALI NEL PROCESSO PENALE: QUALI RIFORME? a cura di Vittorio Grevi PROVA SCIENTIFICA E SCELTE DELL'IMPUTATO: IL CASO DEL TEST DNA Luciano Garofano, ten. col. dell'Arma dei Carabinieri. Comandante del Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma; Aniello Nappi, consiglieri della Corte di Cassazione; Renzo Orlandi, dell'Università di Firenze Aula Goldoniana Collegio Ghislieri – piazza Ghislieri 5 http://www.ghislieri.it martedì 19 Aprile - ore 16.00 Università di Pavia, Centro di Analisi dei Simboli e delle Istituzioni Politiche e Centro di Filosofia Sociale Seminario permanente di Teoria Politica FABRIZIO SCIACCA, Università di Catania DIRITTI SOCIALI COME FONDAMENTALI? DALLA GIUSTIFICAZIONE ALLA GIUSTIZIABILITÀ Dipartimento di studi politici e sociali (Sezione di Scienza della Politica "La Torretta"), nel Palazzo centrale dell'Università - via Strada Nuova 65 http://cfs.unipv.it/ Giovedì 21 Aprile LECTIO AUGUSTINI ORGANIZZATA IN OCCASIONE DELLA XXXVII SETTIMANA AGOSTINIANA. Aula Foscolo del Palazzo Centrale Per informazioni: tel. 0382/303036 mercoledì 20 Aprile 2005 Ore 21.00 OSSERVARE COME PRELUDIO AL FARE La psicoanalisi dialoga con la Psicologia dello sviluppo ESSERE NEONATI. QUESTIONI PSICOANALITICHE Ne discutono: Dino Vallino (Società Psicoanalitica Italiana), Marco Macciò (Filosofo e saggista), Silvia Vegetti Finzi (Università di Pavia), Daniela Scotto di Fasano (Società Psicoanalitica Italiana). Aula Goldoniana Collegio Ghislieri – piazza Ghislieri 5 http://www.ghislieri.it venerdì 22 Aprile 2005 Ore 14.30 TEORIA DEL RESTAURO ARCHEOLOGICO ANGELO ARDOVINO Soprintendente archeologico Aula Goldoniana Collegio Ghislieri – piazza Ghislieri 5 http://www.ghislieri.it

TEATRO
5 – 11 aprile L’Assessorato Istruzione e Politiche Giovanili, in collaborazione con l’Associazione pavese “Arianna Cooke” organizza: TOURNÉE DEI RAGAZZI DELLA FONDAZIONE PARADA DI BUCAREST Sono clown, giocolieri, acrobati che per una settimana, avranno l’occasione di esibirsi nelle scuole, nelle piazze e in altri luoghi pubblici della città. L’iniziativa, nata da un progetto del clown francese Miloud, ha lo scopo di dare sostegno all’infanzia emarginata insegnando loro l’arte della giocoleria, dell’acrobazia e clownerie e, tramite l’ospitalità delle tournée, reinserire i ragazzi nella vita sociale. Per informazioni: Settore Istruzione – Politiche Giovanili Ufficio Scuola dell’Obbligo – Ufficio Politiche Giovanili, tel. 0382 399230 - 0382 399229 http://www.coopi.it/it/ ragabucarest.asp Mercoledì 13 Aprile ore 21.00 Stagione 2004-2005 : L'Arte dei Comici OGNUNO E' LIBERO con Maurizio Crozza e con Savino Cesario (voce e chitarra), Silvano Belfiore (tastiere) testi di Maurizio Crozza, Giorgio Gallione, Vittorio Grattarola, Massimo Olcese regia Giorgio Gallione Teatro Cagnoni, Corso Vittorio Emanuele II, 45 - Vigevano Informazioni: Pro Loco, tel. 0381-690269 giovedì 14 Aprile ore 21.00 Stagione 2004-2005 : L'Arte dei Comici OGNUNO E' LIBERO con Maurizio Crozza e con Savino Cesario (voce e chitarra), Silvano Belfiore (tastiere) testi di Maurizio Crozza, Giorgio Gallione, Vittorio Grattarola, Massimo Olcese regia Giorgio Gallione Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova,136 - Pavia Per informazioni: tel. 0382-371202, www.teatrofraschini.it Venerdì 15 Aprile ore 21.00 Stagione 2004-2005 : L'Arte dei Comici ASPETTANDO GODOT Con "Quelli di Grock" Regia di Susanna Baccari e Claudio Orlandini Teatro Cagnoni, Corso Vittorio Emanuele II, 45 - Vigevano Sabato 16 Aprile ore 21,30 Stagione Teatrale 2005 Il Gruppo Teatrale San Martino - Tromello in: "AL PURSE' BIANC" Cine-Teatro Verdi - Cassolnovo Per informazioni: Assoc. Callerio Cassolnovo - Comune, tel. 349-3912531 www.assocallerio.it 20-21-22 aprile 60 ANNI DALLA LIBERAZIONE - IL CORPO DEL NEMICO Laboratorio MOTOPERPETUO Data per scontata, se non addirittura oggetto di revisionismi talvolta scorretti e opportunisti, la Liberazione italiana resta un’ardente e impareggiabile storia di coraggio, fede, unità e solidarietà di popolo. MOTOPERPETUO - Viale Campari 72 – PAVIA www.motoperpetuo.org Informazioni: tel. 0382-572629 Venerdì 22 Aprile ore 21.00 Stagione Teatrale 2004-2005: Altri Percorsi Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa in collaborazione con l'Associazione Culturale Giorgio Gaber presenta: IL GRIGIO di Giorgio Gaber e Sandro Luporini con Fausto Russo Alesi Regia di Serena Sinigaglia Musiche Carlo Cialdo Capelli Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova,136 - Pavia Sabato 23 Aprile Ore 21.15 Stagione Artistica 2005 IL MEDICO PER FORZA Commedia di Molière con La Banda dal Dus Sala Polifunzionale Pina Rota Fo - Sartirana Lomellina Per informazioni: tel. 0384-800810 Sabato 23 Aprile ore 21.00 Stagione 2004-2005 : Altri Percorsi Piccolo Teatro di Milano e Teatro d'Europa IL GRIGIO di Giorgio Gaber e Sandro Luporini Con Fausto Russo Alesi Teatro Cagnoni, Corso Vittorio Emanuele II, 45 - Vigevano

MOSTRE
30 marzo – 25 aprile LE COLLEZIONI DEL SAPERE NELL'OTTOCENTO Mostra sul collezionismo librario, archivistico e scientifico Scuderie del Castello Visconteo (accesso dal fossato) - Pavia Per informazioni: info@alefcoop.it 8 marzo - 10 aprile Lunedì-Venerdì 10.00-18.30 Sabato e Domenica 15.30-19.30 PAESAGGI DEL CORPO Ex convento dei Crociferi - via Cardano 8 - Pavia ingresso 3 euro Tutte le domeniche sarà possibile effettuare una visita guidata gratuita alle 17.00 e alle 18.00 Organizzazione: ALEF 19 marzo - 29 maggio 2005 martedì - venerdì: 14.30-18.30 sabato: 10.00-23.00 domenica: 10.00-20.00 MARIO SIRONI. L'IMMAGINE E LA STORIA Mostra che la città di Vigevano dedica a questo grande protagonista del Novecento pittorico italiano e documenta l'attività dell'artista tra il 1930 e il 1950. Strada sotterranea del Castello di Vigevano, ingresso da via XX Settembre Biglietti: intero 5,00 euro; ridotto 3,00 euro; scolaresche 2,00 euro Per informazioni: tel.: 800/662288 Fino al 28 maggio 2005 dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 13.30 Ingresso: gratuito NELLA CUCINA DEI ROMANI Museo Archeologico Nazionale della Lomellina c/o III Scuderia del Castello, Piazza Ducale - Vigevano Per informazioni: tel. 02/89400555 22 – 25 Aprile ore 10.00 - 20.00 Belgioioso, Castello FASHION VINTAGE SHOW XIII Mostra mercato della moda e degli accessori d'epoca ed. primaverile Org. e info: Ente Fiere dei Castelli di Belgioioso e di Sartirana, tel. 0382-970525 www.belgioioso.it

Il programma degli Studenti Universitari - www.pavialiveu.com

CINEMA
12 Aprile 2005 ore 22:00 ADUA E LE COMPAGNE di Antonio Pietrangeli, 1960 versione restaurata ed incensurata di 120' CSA Barattolo - via dei Mille 130, Pavia Per informazioni: tel. 0382-21293, http://www.ecn.org/barattolo/ Mercoledì 13 Aprile ore 20.00 Rassegna di cinema INDIE 9 MARIA FULL OF GRACE di Joshua Marston IL SEGRETO DI VERA DRAKE di Mike Leigh Ingresso intero 5 euro, ridotto 4 euro, carnet 4 serate euro 12 19 Aprile 2005 Ore 22.00 QUESTA E' LA MIA VITA - VIVRE SA VIE di Jean-Luc Godard, 1962 versione incensurata di 85' CSA Barattolo - via dei Mille 130, Pavia Per informazioni: tel. 0382-21293, http://www.ecn.org/barattolo/

MUSICA CLASSICA
Mercoledì 13 Aprile ore 21.00 Stagione Teatrale 2004-2005: Musica Concerto dell'Orchestra "FILARMONICA CECA" Musiche di Mozart, Suk, Beethoven Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova,136 - Pavia Sabato 16 Aprile ore 21.00 Quinta Stagione Concertistica 2005 CONCERTO CON L'ORCHESTRA DA CAMERA MILANO CLASSICA Musiche: Beethoven, Devienne, V.Lobos, Schonberg Teatro S.Rocco - P.za Provenzal - Voghera Per informazioni: Comune-Assessorato alla Cultura; tel.0383-336316319 Giovedì 21 Aprile ore 21.00 Stagione Teatrale 2004-2005 L'Associazione I Quattro Cavalieri presenta: I SOLISTI DI PAVIA In programma: musiche di Brahams Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova,136 - Pavia

DANZA
Martedì 19 Aprile Ore 21.00 Stagione Teatrale 2004-2005: Danza GIULIETTA E ROMEO con Monica Perego, Raffaele Paganini musiche Sergej Prokofiev coreografie Fabrizio Monteverde Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova,136 - Pavia Per informazioni: tel. 0382-371202, www.teatrofraschini.it

Inchiostro sta lavorando alla realizzazione di un film. Ti piacerebbe partecipare?

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MUSICA LEGGERA
Martedì 12 aprile ore 21.30 CHIMICHEMOZIONI 6° edizione della rassegna che ha come oggetto le nuove sonorità elettroniche e la musica contemporanea. DISINTEGRATION LOOP ovvero la storia della musica che muore di William Basinski ingresso gratuito Santa Maria Gualtieri, piazza della Vittoria 12 - 24 aprile ore 21.30 CHIMICHEMOZIONI 6° edizione della rassegna che ha come oggetto le nuove sonorità elettroniche e la musica contemporanea. SEZIONE VIDEOARTE a cura della cooperativa Alef ex Convento dei Frati Crociferi - Via Cardano 8

SECONDO CONCORSO FOTOGRAFICO °CONTRASTI° Organizzato dal Coordinamento per il diritto allo Studio - UDU. Ciascun partecipante potrà presentare fino ad un massimo di tre fotografie nel formato 19x13. Il materiale dovrà essere consegnato presso la sede del Circolo ARCI “radio aut” in Via Siro Comi 11 durante gli orari di apertura, entro e non oltre il 22 aprile 2005. La giuria assegnerà tre premi per un totale di Euro 400 spendibili in materiale fotografico. Un quarto premio da 100 Euro verrà consegnato dal voto degli studenti. Info www.coordinamento.org.

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