Numero 14 - 21 febbraio 2005 - Distribuzione gratuita

L’Italia dice no all’Europa. L’Italia dice no alle Banche europee nel fragile e sconnesso sistema di credito della penisola e tutti, o quasi, plaudono. L’Italia dice si all’Europa con la ratifica senza referendum della Costituzione Europea. L’Europa dice no all’Italia restituendo al mittente il ministro Buttiglione. L’Italia, con una legge più severa di quelle dell‘ Europa, dice no al fumo: un no, secco, deciso, pronunciato con serietà da uno Stato che si pone come dovere il preservare la salute dei suoi cittadini; eliminare i rischi per chi non ne vuole correre e ridurli per chi ancora si ostina a farsi del male. Il 16 febbraio 2005 entrerà in vigore il protocollo di Kyoto del 1997 ed il NAP (il piano nazionale per le emissioni di gas serra) italiano è stato bocciato dalla Commissione Ue in quanto troppo generoso con le emissioni medesime (ma i tecnocrati europei non avevano tenuto in conto la nuova legge antifumo del Ministro Sirchia). L’Italia muore asfissiata dallo smog, dalle polveri sottili, i parametri europei sono troppo severi: andrebbero mutati, si dovrebbe innalzare il livello di soglia. Ma quante sono le persone che muoiono per fumo da sigari, pipa e sigarette e quanti i decessi, le malattie i danni causati dallo smog? L’Italia è il paese che vanta il non invidiabile record di sanzioni per inosservanza alle direttive dell’Unione europea. I rappresentanti italiani al Parlamento Europeo sono i più pagati e anche i più assenteisti: in qualcosa primi dovevamo pur esserlo! Il tema di questo numero, il 14° della nouvelle vague o new wave se preferite, parla, con atto di mostruosa ubris, d’Europa. Antonella ci narra dei padri fondatori ispiratori dell’Unione europea, e della prima idea d’Europa; concetto che, come l’antica principessa fenicia rapita da Zeus taurifome, è stato depredato di quasi tutti i suoi contenuti “rivoluzionari”, insiti in un federazione di Stati. Tema, quest’ultimo, affrontato, nella brillante intervista curata da Pier Francesco Pompeo alla prof.ssa Giulia Rossolillo. Il cuore pulsante del giornale, il monografico, è, infatti, una lunga intervista alla docente di Diritto dell’Unione Europa. Al lettore vengono così illustrate sapientemente luci e ombre della Costituzione dell’ Europa. Pronta Mente, in formato light, c’intrattiene sullo spinoso tema delle ambigue direttive UE in tema di bio-

tecnologie. Fabrizio, il viaggiatore svela i legami tra i simboli del Portogallo e dell’Irlanda, Paesi europei cosi lontani geograficamente eppure molto più vicini di quanto si possa pensare sotto vari punti di vista. Ovviamente a questo punto non poteva mancare un po’ di pubblicità... No, non è ancora tempo d’infarcire il giornale di spots, non preoccupatevi è solo Elisabetta che affronta il tema delle differenze d’impostazione delle reclame automobilistici tra Italia e Germania: anche questo se vogliamo è Europa. Laura, invece ci narra del ritorno d’Eugenio Montale, il più europeo dei poeti italiani, in quel di Pavia. Dulcis in fundo un’altra rentrée su queste pagine: la rubrica il dito puntato che dopo 13 numeri fa il suo ritorno interrogandosi sulle modalità della gestione dei fondi A.C.E.R.S.A.T. Buona lettura. Marzio Remus

Un castello di Carta? Quale riflesso dell’Europa nella nuova Costituzione
pagine 4 e 5

Pronta Mente
pagina 2

Università in autoscatto
pagina 3

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Cultura e spettacoli
pagine 6-7-8

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Europa si, Europa no, Italia boh: la terra dei cachi

Il giornale degli studenti universitari

Pronta Mente

Corsi e ricorsi nel marasma scientifico 98/44/CE ovvero la Direttiva della discordia
di Mattia Quattrocelli
La Comunità Europea, fin dai Trattati di Roma del 57, ha voluto armonizzare gli ordinamenti nazionali in termini di ricerca scientifica, considerandola sempre un punto fondamentale per la crescita, lo sviluppo industriale e la competitività (nemmeno troppo sottintesa) con gli Stati Uniti. Con l’avvento delle biotecnologie, il pilastro economico dell’Unione Europea si è trovato di fronte ad una patata spinosa: da una parte le opportunità, dall’altra i rischi e le paure più o meno fondate. Di fronte ad un problema ambiguo, la risposta politica in un quadro istituzionale ancora sfocato e fiaccato dalle presunzioni nazionalistiche non poteva che essere ambigua: e così si spiegano le Direttive 98/81/CE e 2001/18/CE, rispettivamente sull’uso confinato di microrganismi geneticamente modificati e sul rilascio nel mercato di OGM, incentrate su definizioni biologiche quantomai inappropriate e su permessi concessi in un clima di notifica e sorveglianza rigide…l’impressione è quella di un uso improprio e impaurito del principio inviolabile di precauzione e sulla necessità politica di imporre delle briglie istituzionali alla ricerca. In mezzo a queste acque agitate, comunque, si erge sicuramente la 98/44/CE, Direttiva “sulla brevettabilità delle biotecnologie”, proposta nell’88 e approvata soltanto poco tempo fa, causa moltissime obiezioni etiche, e tuttora recepita soltanto da sei Stati membri (tra cui, ovviamente, non spicca l’Italia). Perché la Direttiva della discordia? I 18 articoli, preceduti da 56 “considerando”, sono abbastanza chiari sul fatto che qualsiasi invenzione che coinvolga materiale biologico (sistema diagnostico, sistema riproduttivo, OGM e quant’altro) è sostanzialmente brevettabile, se e solo se è caratterizzata da un “procedimento microbiologico” (cioè che coinvolga l’uso di microrganismi o cellule coltivate in laboratorio); restano esclusi dalla brevettazione le nuove varietà (naturali) di animali o vegetali (quest’ultimo punto è contrario con il nostro ordinamento che prevede, invece, un apposito brevetto per le nuove varietà vegetali) e i procedimenti naturali di riproduzione. La pietra dello scandalo, però, arriva all’articolo 5, quando si parla delle invenzioni biotecnologiche relative al corpo umano: è qui, infatti, che s’inceppa la burocrazia, definendo come inviolabile l’integrità del nostro corpo (geni compresi) e come brevettabile una parte dello stesso. Questo cosa significa? Che un’impresa può brevettare il nostro genoma o il sistema diagnostico per individuare la predisposizione o la presenza di un carcinoma alla mammella? Ovviamente no: Habermas può dormire ancora sonni tranquilli, la genetica liberale e indiscriminata non è alle porte…in seguito a commenti e rivisitazioni della giurisprudenza successiva, il punto spinoso è stato chiarito: il corpo umano e qualsiasi sua parte sono assolutamente esclusi dalla brevettazione, mentre un’invenzione che porti, in laboratorio e in vitro, alla ricreazione di tessuti può essere brevettata, così come qualsiasi altra invenzione che coinvolga questi tessuti artificiali. In parole povere, non posso brevettare un pezzo della mia cute, tuttavia posso brevettare un tecnologia che ricostruisca in provetta una porzione di epidermide e tutte le tecnologie che operino su questa epidermide di laboratorio. In questi termini, la Direttiva rientra nel solco della difesa dei prodotti dell’ingegno umano e delle possibili strategie competitive in un campo irrinunciabile e fondamentale, come quello delle biotecnologie, in cui rischiamo di farci travolgere dalle politiche rapaci statunitensi. Rimane, tuttavia, l’ambiguità di un articolo così importante e il rifiuto della maggioranza dei membri dell’UE. Peraltro, a titolo informativo, rimangono esclusi dalla brevettazione i procedimenti di clonazione umana, l’uso a fini commerciali degli embrioni, l’alterazione dell’identità genetica germinale (cioè quelle modificazioni che possono essere trasmesse alla progenie) dell’uomo e dell’animale (per quest’ultimo, soltanto se comporta delle sofferenze non proporzionate ai vantaggi e alle ricadute per la nostra specie). I giudizi di merito in questione sono veramente difficili; rimane, però, forte l’esigenza di una legislazione in materia realmente unitaria e trasparente, che preservi, senza indugi o temporeggiamenti, la libertà e l’incisività della ricerca e dei suoi rami applicati e che, nel contempo, unifichi senza lacerazioni gli ormai venticinque Stati membri.

Il dito puntato
La proposta
di Marzio Remus
La commissione A.C.E.R.S.A.T. si occupa di distribuire i fondi per le Attività Ricreative e Culturali degli Studenti dell’Ateneo Ticinese. (Per intenderci, il giornale che state leggendo esiste in forza dei fondi ricevuti da questa commissione). Nella commissione siedono tre studenti eletti nel Consiglio d’Amministrazione dell’Ateneo come portavoce delle tre associazioni che si contendono la rappresentanza all’interno dell’università: Ateneo Studenti, Azione Universitaria e Coordinamento per il diritto allo studio-UDU. Scopo di questa commissione è di valutare la bontà dei progetti presentati dalle associazioni riconosciute e da gruppi di studenti universitari: nel primo caso non serve nulla di che, nel secondo invece occorre una raccolta di firme. Il quesito che ci poniamo è molto semplice: chi riconosce le associazioni? Esiste, come in altri atenei, un regolamento generale? In realtà, a Pavia non vi è nessun regolamento stilato che disciplini la materia; il risultato, aberrante, è che le associazioni si autoriconoscono in forza dei loro rappresentanti nei vari organi di facoltà (tranne alcune rare, rarissime eccezioni, ed Inchiostro è una di queste), in un circolo che virtuoso non è, e che soffoca sul nascere eventuali stimoli associazionistici. Le tre associazioni in parola, per il tramite dei loro rappresentanti, contribuiscono a decidere sulla destinazione dei fondi, che per lo più sono destinati a loro stesse. Il conflitto d’interessi dell’attuale Presidente del Consiglio S. B. non ha nulla da invidiare a quanto succede nel placido e nebbioso Ateneo pavese. Sono più che convinto che le associazioni in parola sono spinte dalle migliori intenzioni, ma la nuda realtà dei fatti induce ad essere un filo sospettosi. Se questo fosse il migliore dei mondi possibili, o una tranquilla nazione nordica, ci aspetteremmo di trovare delle associazioni che si occupano di rappresentanza universitaria, che - potremmo dire fanno politica a livello giovanile dilettantistico. Come tali i loro rappresentanti sarebbero chiamati, una volta eletti, a contribuire alla gestione dei fondi universitari. Parte di questi fondi sarebbero da destinarsi anche ad ALTRE associazioni studentesche, che NESSUN RAPPORTO avrebbero/dovrebbero avere con le prime e da queste sarebbero/dovrebbero essere ben distinte. Scopo di queste seconde associazioni sarebbe quello di prevedere/provvedere alle attività ricreative culturali degli studenti universitari; dovrebbero presentare progetti più o meno dettagliati alla commissione in cui siedono le prime associazioni, magari con apposite procedure atte ad evitare qualsiasi forma di pressione/ compensazione tra associazioni più o meno amiche. Il fatto che invece siano le stesse associazioni universitarie che fanno politica a gestire ed in pratica per la maggior parte ad autoassegnarsi fondi universitari desta dubbi e perplessità sull’operato, quasi che tramite feste, eventi ludici, concorsi et similia si cercasse di conquistare, quasi di “comprare” il voto degli studenti: ma in fondo, difficile e scandalizzarsi, la pratica panem et circenses è vecchia quanto la gestione della res publica, gli ultimi due lustri, poi, non hanno certo favorito un tono “alto” della politica italiana. Altri Atenei, quale ad esempio quello bolognese, prevedono regolamenti e procedure standards per la creazione di associazioni con tanto di fac-simile di atti costitutivi (cfr. www.unibo.it : Home > Strumenti del Portale > Download > Didattica > Aiuti allo studio > Associazioni studentesche) scaricabili dall’efficientissimo sito. Da notare, inoltre che il bando dell’Università di Brescia, ateneo non certo famoso come i precedenti, prevede una dettagliata procedura per valutare la bontà delle iniziative (cfr. www.unibs.it). Sarebbe opportuno che anche l’Università di Pavia decidesse di dotarsi di simili strumenti. Andrebbero migliorati solo di qualche piccolo comma; iIn modo da evitare che siano le stesse associazioni chiamate a gestire il denaro (anche se solo di una piccola parte) degli studenti universitari le prime assegnatarie dello stesso, o associazioni “cultural-ricreative” create all’uopo dalle prime e da queste strettamente controllate. Siamo più che convinti che le associazioni studentesche attualmente in carica in Università sapranno farsi portavoce di una simile esigenze di trasparenza e chiarezza.

I padri fondatori e la prima idea di Europa
di Antonella Succurro
Nel 1941 Altiero Spinelli scrisse in collaborazione con Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni (allora tutti e tre esiliati a Ventotene) un Progetto di Manifesto, destinato a passare alla storia come Manifesto di Ventotene. Questo documento riprendeva, in maniera più decisa e propositiva, l'ideale (già ritrovabile in Kant, in Cattaneo e in Mazzini) di un'Europa unita in una federazione, e gettava le basi per la nascita del futuro Movimento Federalista Europeo, avvenuta nel 1943 ad opera dello stesso Spinelli. Lo scenario in cui si sviluppa questo ideale è l'Europa devastata da due guerre terribili che hanno rivelato sia la sua debolezza in confronto alle due nuove superpotenze (Stati Uniti ed URSS), che trovavano allora la loro affermazione, sia il suo bisogno di pacificazione interna, per eliminare il pericolo di altri conflitti tra popoli culturalmente fratelli. Allo stesso tempo aveva dimostrato la propria inefficienza un organismo come la Società delle Nazioni, nata dopo la Prima Guerra Mondiale, che, come previde Luigi Einaudi nel 1918 (lo stesso anno della sua istituzione), non fu in grado di risolvere i problemi dei rapporti tra gli Stati ed evitare il secondo conflitto. Appariva così urgente trovare una soluzione definitiva "per la pace perpetua", e molte voci si levarono a sostenere l'ideale federale. Creare una federazione europea significava imitare lo splendido esempio delle 13 Colonie nel 1787, quando gli Stati Americani rinunciarono a parte della propria sovranità per la creazione di un'unione permanente le cui parti mantenevano comunque una certa indipendenza e in cui non esisteva alcuna potenza superiore alle altre. Nonostante le spinte dei federalisti e degli Stati Uniti (allora favorevoli ad un'Europa unita) gli Stati nazionali non ebbero mai il coraggio di rinunciare alla loro sovranità in campo politico, militare ed economico. Piccoli passi (all'inizio importanti, come la Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio nel 1950, poi progressivamente più deboli) hanno portato all'odierna vacillante Unione a 25, un'unione che somiglia troppo al primo tentativo (abbandonato, perché fallimentare) di confederazione (ben diversa da federazione: una confederazione è poco più di una semplice alleanza) delle 13 Colonie, che Hamilton riassunse così: "il potere, senza il diritto di stabilire imposte, nelle società politiche è un puro nome". Puro nome, ecco cos'è oggi l'Unione Europea. Ed Einaudi, le cui parole amo sempre più ogni volta che le rileggo, nel 1918 scrisse: «Vogliamo noi combattere per un nome o per una realtà?»

Iniziative finanziate dalla Commissione Acersat
Per l’Anno Accademico 2004/2005 la Commissione Acersat (vedi sopra) ha deciso di finanziare le seguenti iniziative: Coordinamento per il diritto allo studio UDU UMF3 University Music Festival
Concorso per band musicali universitarie in più serate.

Settimana di iniziative culturali in collaborazione con la Fondazione Corti
Mostra fotografica, proiezioni cinematografiche, conferenza-dibattito.

Mi hanno detto che...
Opuscolo informativo per studenti, 60 pagine formato 20x10 quadricromia.

Concorso fotografico

UpArtAid Circolo teatrale “Fuori orario”
Realizzazione di una stagione teatrale con incontri e messe in scena di pièce da parte di compagnie di studenti (sette serate).

Concorso fotografico a tema libero destinato agli studenti dell'Ateneo. Prevista assegnazione di 3 premi da parte di una giuria di esperti e di 1 ulteriore premio da parte di una giuria popolare.

Legge 40: una questione aperta

Dibattito aperto sulle tematiche sollevate dalla legge 40, sulle implicazioni morali della stessa legge e sulle questioni medico-scientifiche.

Azione Universitaria Convegno: le foibe. La storia nascosta
Convegno sulle foibe. Tema oscuro all’opinione pubblica.

Pavia Live U Pavia Live U
Programma radiofonico dedicato agli studenti universitari, con spazi di comunicazione e intrattenimento, varie rubriche alle quali un ascoltatore può partecipare in diretta.

OGM in agricoltura: quali i rischi? Biotecnologie: quali le opportunità?
Conferenza inerente i rischi e le opportunità delle biotecnologie in ambito agricolo, medico, sociale.

Gli anni di piombo

Convegno sulla rivisitazione storicopolitica degli anni più bui della storia della repubblica.

Iniziative continuative Corale “Lorenzo Valla”
Corale Universitaria che accoglie tra i suoi membri studenti, ex-studenti, personale docente e non docente dell’Ateneo.

Mafie: legalità ed istituzioni
Conferenza su tematica di attualità

Dal 90° alla pay-tv: il calcio moderno

60 anni dalla Liberazione Indie 9

Conferenza con dibattito e concerto in piazza. Cineforum: ciclo di proiezioni

Convegno che verte sulla crisi eticomorale e finanziaria dello sport più seguito al mondo.

Inchiostro

Il giornale degli universitari di Pavia.

“I vinti” di Marcello Veneziani
Presentazione libro

Si ringrazia Lorena Bertocchi, Ufficio Mobilità Studentesca.

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Il giornale degli studenti universitari

Università in autoscatto
Sede: via Taramelli n° 24, Pavia CAP 27100 Sito internt: www.unipv.it/scienze Preside di Facoltà: Giorgio Flor. La sede dipartimentale del Prof. Flor è il Dipartimento di Chimica Fisica, V.le Taramelli n° 16. Orari della segreteria 9.30-12.00 OFFERTA DIDATTICA lauree triennali classi: biotecnologie (interfacoltà) (n. 1),scienze biologiche (n. 12), geologia e risorse naturali (n. 16), scienze chimiche (n. 21), tecnologie chimiche per l'ambiente e le risorse (n. 21), fisica (n. 25), scienze e tecnologie per la natura (n. 27), scienza del fiore e del verde (n. 27), matematica (n. 32), lauree specialistiche classi: biotecnologie industriali (8), matematica (42), scienze fisiche (20), scienze chimiche e metodologie chimiche applicate (62), scienze della natura (68), scienze e gestione dell’ambiente e del territorio (82), biologia applicata e neurobiologia (6), scienze geologiche applicate (86) Scienze della terra Lo sviluppo delle Scienze della Terra, iniziato sin dalla seconda metà del ‘700, è proseguito nell’800 con le teorie evoluzionistiche di C. Darwin e la teoria della deriva dei continenti di A. Wegener. La differenziazione della Geologia dalle altre “Scienze Naturali”, è avvenuta progressivamente a partire dal XIX secolo. In Italia, i primi corsi di laurea in Geologia sono stati avviati presso alcuni Atenei negli anni cinquanta. Il nostro Ateneo è stato uno dei primi (1951) ad attivare il corso di laurea in Geologia. La “Scuola di Geologia” a Pavia è stata resa famosa da docenti quali Stoppani, Taramelli, Gortani, Vinassa de Regny e Boni. Oggi siamo in presenza di un nuovo sviluppo delle Scienze della Terra che affronta ed approfondisce problematiche legate alla ricerca di materie prime per l’industria, dei materiali da costruzione (ghiaie, sabbie, pietre ornamentali) ed ancora delle “risorse strategiche” come l’acqua ed i combustibili fossili. Il Geologo è chiamato ad applicare le sue conoscenze anche per la salvaguardia del territorio dagli innumerevoli rischi idrogeologici, vulcanici etc., a fornire il supporto geologico alle opere antropiche (strade, ponti, gallerie, dighe etc.) nonché alla ricerca di siti adatti allo stoccaggio dei più svariati materiali comprese per esempio le scorie radioattive. Infatti egli gode di una flessibilità nell’applicazione delle sue conoscenze che gli permettono di indagare diverse argomentazioni quali, la geochimica, la glaciologia, la vulcanologia, l’archeometria, che affiancano quelle più “classiche”. Nel nostro Ateneo, sin dai primi anni, l’attività del futuro Geologo si esplica con escursioni sul terreno che permettono di acquisire il metodo ed il ragionamento geologico che è la caratteristica fondamentale per potersi applicare a qualunque campo di studio. Fondamentale merito della scuola pavese è inoltre quello di poter assicurare un buon rapporto docenti/studenti che permette una gestione più flessibile della didattica e nella amministrazione di corsi, orari, esami e piani di studio, in linea con gli altri corsi della Facoltà di Scienze. Il sito del Dipartimento di Scienze della Terra, all’interno del quale si possono trovare le informazioni relative al Corso di Laurea, è manhattan.unipv.it. Scienze biologiche Il corso di biologia aspira al difficile compito di studiare le scienze della vita, ossia cercare di comprendere com’è possibile che nel nostro mondo ci sia una varietà quasi infinita di esseri viventi, e come fanno questi stessi a vivere, e come utilizzare queste conoscenze nel mondo del lavoro. La vita (il nostro pane quotidiano) è dappertutto intorno a noi e noi stessi per primi ne facciamo parte! Come possiamo per cui non essere curiosi di saperne di più? D’altronde, tutta la nostra vita dipende, che ci piaccia o meno, da come funziona il nostro corpo, che poi a voler ben guardare, non è così tanto diverso da come funziona quello di un moscerino. Il buon biologo parte quindi nel suo studio dal più piccolo batterio (e non definiamolo semplice, per carità!) fino a cercare di scoprire come funziona nel dettaglio il corpo umano. Stiamo parlando dello studio di un’opera creata in miliardi di anni, e di cui si può vedere solo il risultato finale (ma è davvero finale?), senza però poterne mai

Quarta puntata - Facoltà di Scienze MM. FF. NN. (seconda parte)
a cura di Marco Bonetti, Teresa Gatti, Paolo Longoni, Mattia Quattrocelli
conoscere con certezza l’inizio. Data la vastità di tutto quello che si può definire vita e dei possibili punti di vista da cui questa si può studiare, il corso i biologia si compone di diversi indirizzi: Ci sono i biologi “generali”, che si occupano dello studio degli organismi nel loro intero e di cercare di districarsi nelle intricate matasse degli ecosistemi nel tentativo di orientarsi nell’immerso groviglio della biosfera: l’insieme di tutti i viventi nel pianeta e le relazioni tra di loro. Vi sono poi i biologi “umani” (detti biomedici), che si concentrano sullo studio di uno dei tanti organismi che popolano la Terra, e guarda caso, si tratta proprio dell’uomo! Cercano quindi di capire a fondo come funzioniamo noi stessi. Passiamo quindi ai bioanalisti, ovvero i biologi impegnati a studiare i processi, industriali e non, in cui possono essere coinvolti gli organismi viventi (e non sono gli psicologi dei batteri come qualcuno potrebbe pensare dal nome!). Insomma, a loro l’arduo compito di applicare praticamente le conoscenze della biologia. Infine ultimi, ma non per importanza, i biologi molecolari; questi folli (e mi è permesso dirlo, perché sono uno di questi!) studiano tutte le molecole, ossia i mattoni (assai riduttivo: si possono trovare eliche, barili, foglietti, poliedri etc…), che compongono gli esseri viventi. Un biologo potrà quindi spaziare da esperienze in campo aperto, a pratiche di laboratorio di ricerca e di analisi, fino a svolgere tirocini presso aziende. Scienze chimiche Avete qui una studentessa avventata, che ha compiuto la sua scelta in maniera abbastanza casuale, quasi tirando ai dadi e che alla fine è capitata nei dipartimenti di chimica dell’Università di Pavia non troppo belli né troppo luminosi né troppo comodi, dove ha trovato entusiasmo, competenza e disponibilità. Mi pare dunque di essere qui per darvi un po’ l’idea di quel che si fa in queste cattedrali del sapere, dove girano provette colorate e bollono liquidi maleodoranti e magari gettare una luce migliore sul ruolo della chimica e del chimico, figure queste messe un po’ in discussione negli ultimi anni. Innanzitutto mi preme evidenziare la vastità del panorama che si apre davanti all’iniziato all’arte alchemica: tutta la chimica fisica, l’inorganica, l’analitica e l’organica con i suoi prolungamenti nella biochimica. Non poco, vi assicuro. In mezzo ci troverete molti dettagli sui fondamenti della vita. Non poco, vi assicuro. È pressoché improbabile riuscire a coltivare tutte queste discipline con la stessa cura; la laurea specialistica infatti prevede di operare una scelta su due di loro. E la tesi finale, come del resto accade in ogni corso di laurea, impone di entrare ancor più nello specifico isolando una tematica. Quello che si studia a chimica non è certo paragonabile ad una passeggiata e non mi pare il caso di raccontare frottole, inventando semplificazioni o paradisi artificiali. C’è parecchio da fare. Più che altro c’è parecchio da capire. Bisogna innanzitutto gettare le basi. Su queste poi ciascuno potrà decidere di costruire quello che più lo stimola. Per andare un po’ più nello specifico, segnalo che sono attivi due corsi di laurea triennale: il primo è Scienze Chimiche, e come tale si intende l’insegnamento tradizionale della chimica. Suo logico proseguimento è il corso di laurea specialistica ancora denominato Scienze Chimiche. Il secondo è invece Tecnologie chimiche per l’ambiente e le risorse, seguito da una specialistica detta Metodologie chimiche applicate. In questo caso lo studio è più propriamente indirizzato all’apprendimento e alla gestione di laboratori di analisi chimiche, ambientali e di certificazione o ai controlli di qualità dei prodotti e dei processi industriali. In ogni caso, nonostante io possa esprimermi solo per quel che riguarda il primo dei corsi citati, la qualità didattica è più che soddisfacente. Infatti il numero degli iscritti è sempre piuttosto esiguo, le lezioni sono svolte in maniera diretta e il docente è spesso molto disponibile a fornire spiegazioni dettagliate sugli argomenti trattati o su eventuali approfondimenti personali. La didattica frontale è poi affiancata dalle attività di laboratorio fin dal primo semestre del primo anno: non è necessario essere già iniziati all’arte, anche nelle esercitazioni pratiche sono sempre presenti docenti e tutori pronti a dare aiuto e sostegno. Non mancano gli stimoli, non manca il divertimento, non mancano le possibilità di socializzazione in queste ore di laboratorio. Dopo tutto non si può certo negare che la sicurezza sia sempre garantita. Spesso infatti, soprattutto negli ultimi anni, ci si trova a maneggiare sostanze pericolose, tossiche o inquinanti. Ma in fin dei conti questo è il compito del chimico, quindi è bene essersi costruiti una certa esperienza durante gli anni universitari. In conclusione mi pare giusto riferire che gli sbocchi lavorativi sono la degna conseguenza della varietà di temi su cui cimentarsi. Inoltre non va sottovalutata l’ipotesi di un dottorato di ricerca, che sembra essere sempre più necessario per avere una dettagliata competenza nel campo di specializzazione prescelto. Mi capita spesso di stupirmi della efficienza del mio corso di laurea e raramente di sentire lamentele. Valutate voi i pro e i contro. Si ringraziano: il preside di facoltà prof. Giorgio Flor, il prof. Alessandro Coda, la prof. sa Elda Scherini, il prof. Gianfranco Ciancetti, il prof. Cesare Balduini e i segretari di Facoltà Lisa Righetti e Paolo Montanarella.

biotecnologie -

Corso di laurea interfacoltà
ve, i curricula proposti si differenziano nel terzo anno per dare origine a 4 diversi indirizzi: biologico, medico, chimico-industriale e chimico-farmaceutico.” Resta poco da aggiungere, se non che è fondamentale una buona dose di entusiasmo e forza di volontà, per addentrarsi nelle meccaniche molecolari della vita e nei meccanismi di alterazione o miglioramento delle stesse, per affrontare serenamente e con interesse i molti laboratori, didattici o di tirocinio, di cui sono costellati i nostri studi, e soprattutto per sostenere quella interdisciplinarietà, che spiazza e stanca in un primo momento, ma che può rivelarsi preziosa successivamente. Tengo a ribadire che il corso di studi di Biotecnologie è rivolto soprattutto alla cellula e all’interazione delle sue molecole, lasciando veramente poco spazio all’organismo in senso generale: questo è, da una parte, quantomai affascinante, dall’altra impedisce di considerare Biotecnologie come un ripiego per Biologia o, ancor di più, Medicina… Vorrei concludere sottolineando come, nella nostra Interfacoltà, convivano insieme due anime, l’anima della teoresi e della ricerca biomolecolare e l’anima della ricerca applicata e delle invenzioni in ambito sanitario, farmaceutico o industriale: sta alle pulsioni e alle ambizioni intellettuali di ciascuno districarsi tra queste due correnti di impulsi e caratterizzare la propria figura di Biotecnologi, perla dell’umanità.

Cortile interno di Palazzo Botta, sede del Dip. di Biologia Animale

Penso sia il caso di iniziare dalle parole del presidente di questo giovanissimo e particolare corso di Interfacoltà, Cesare Balduini, professore di Biochimica: “Con il termine Biotecnologie si intende la Scienza che si propone di utilizzare organismi viventi (batteri, lieviti, cellule vegetali o animali, strutture pluricellulari) o loro componenti per ottenere prodotti utili, per migliorare le caratteristiche di piante o animali, per attuare terapie innovative o, ancora per sviluppare microrganismi utili per usi specifici. Tutti i Paesi avanzati riconoscono oggi la necessità di incentivare la ricerca e di formare giovani altamente qualificati in questo settore che è ritenuto strategico per lo sviluppo industriale del paese nell’interesse dell’individuo e della collettività. L’offerta didattica del Corso di laurea interfacoltà in Biotecnologie di Pavia si propone di formare un laureato che abbia le seguenti competenze: · una buona conoscenza dei sistemi biologici. · le basi culturali e sperimentali per applicare le tecniche fino ad ora disponibili e per adeguarle alla continua evoluzione tecnologica. · una impostazione che gli consenta di affrontare i problemi etici, giuridici, informatici connessi con le attività biotecnologiche. Tenendo conto dei numerosi e diversificati campi di applicazione delle Biotecnologie ed al fine di facilitare l’inserimento dei laureati nelle varie aree lavorati-

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Il giornale degli studenti universitari

Un castello di Carta? Quale riflesso dell’E
di Pierfrancesco Pompeo
La firma della Costituzione Europea svoltasi a Roma il 29 ottobre 2004 è stato oggetto di grande attenzione ed enfasi da parte dei mass-media. Andando a leggere effettivamente il contenuto del testo, l’impressione che se ne ricava è piuttosto diversa. Di fatto, le opinioni si dividono: salto qualitativo radicale o semplice riorganizzazione di materiali già in larga parte esistenti? Per aiutarci a chiarire la reale portata del passo compiuto, abbiamo pensato di fare qualche domanda alla prof. Giulia Rossolillo, docente di Diritto dell’Unione Europea presso la facoltà di giurisprudenza della nostra Università. Professoressa Rossolillo, si può effettivamente parlare del testo firmato a Roma il 29 ottobre come di una carta costituzionale europea, o non si dovrebbe piuttosto definirlo un trattato internazionale? Rossolillo: Questo testo viene presentato come un salto qualitativo molto importante. Parlando di “Costituzione”, sembra, quindi, che si crei una nuova struttura europea di tipo statale che prima non esisteva. Mentre ciò non avviene assolutamente: non mi sembra si possa chiamare Costituzione un testo che di fatto non regola la struttura e il funzionamento di un ente dotato di sovranità. Inchiostro: L’Unione Europea viene spesso definita un’organizzazione internazionale sui generis, nel senso che, rispetto ad esempio alle Nazioni Unite, avrebbe caratteristiche abitualmente proprie di un’ente sovrano. La Costituzione non potrebbe rappresentare quindi il testo fondamentale di una sorta di superstato? Rossolillo: Il fatto è che la Comunità non ha sovranità nei settori cardine della sovranità statale, cioè la Politica Estera e di Sicurezza comune (vecchia Pesc) e la Politica Economica e Fiscale. Se è vero che la Costituzione ha riunito in una struttura unica i diversi ambiti di competenza delle istituzioni comunitarie, le differenze sono comunque rimaste. Infatti, la Politica Estera e di Sicurezza si trova ancora in una dimensione largamente intergovernativa, affidata cioè a trattative e accordi tra i diversi governi nazionali. In sostanza, in questa materia sono ancora il Consiglio e il Consiglio Europeo, e quindi i governi nazionali, a prendere tutte le decisioni, e per lo più all’unanimità. Inchiostro: Proprio riguardo alla politica estera sembra si possa parlare di un cambiamento piuttosto rilevante: l’istituzione di una nuova figura, il ministro degli affari esteri dell’Unione. Rossolillo: A mio parere si tratta di un’innovazione di carattere più simbolico che sostanziale. Secondo la Costituzione, il ministro deve “dare attuazione” alla politica estera decisa all’unanimità dal Consiglio e dal Consiglio Europeo. Si crea così una figura che è teoricamente tenuta a rispondere a venticinque ministri degli esteri diversi, che ovviamente possono avere visioni e politiche anche molto differenti. L’unanimità, attraverso questi meccanismi, è estremamente difficile da raggiungere: o si adottano delle posizioni talmente generali da “accontentare” tutti, compromessi che non hanno però alcun valore effettivo; oppure, il ministro degli esteri si trova ad essere assolutamente impotente perché ha di fronte posizioni contraddittorie, impossibili da conciliare. Così com’è recentemente accaduto in occasione della guerra in Iraq. Si tratta di un meccanismo ancora parziale, che introdurrà certo maggiore flessibilità, permettendo una differenziazione; questo però non significa affatto dare inizio ad una politica estera europea comune a tutti gli stati membri. Manca così uno dei due cardini della sovranità, la spada: la difesa è ancora nelle mani degli Stati nazionali. Inchiostro: E per quanto riguarda la politica economica e fiscale? Rossolillo: La situazione è rimasta una politica economica europea (e questo implica l’esistenza di un governo europeo) questa situazione è inevitabile. Inchiostro: L’inclusione nella carta di una parte sui diritti fondamentali è stata considerata come un passo dall’alto valore simbolico. Rossolillo: Sì, forse l'incorporazione della Carta di Nizza rappresenta l'innovazione più rilevante della Costituzione, poiché le attribuisce un’immagine di vera “costituzione” ponendo in primo piano la tutela degli individui. Si compie, quindi, quel cammino che si era intrapreso con il passaggio da una comunità puramente economica ad una comunità “quasi politica”. E’ un passo importante, ma non un salto radicale: non si tratta di una rottura bensì dell’evoluzione di una tendenza già ampiamente manifestatasi a livello europeo. Già da prima della Costituzione, infatti, nell’ambito del diritto comunitario non si era in una situazione di assoluta mancanza di tutela dei diritti fondamentali; la giurisprudenza della Corte di giustizia aveva da tempo affermato la competenza dell’Unione, della Comunità e delle istituzioni comunitarie in quest’ambito. I diritti fondamentali del resto ricevevano comunque già un’ampia tutela, in quanto sul piano interno erano salvaguardati dalle Costituzioni nazionali, e gli Stati membri della Comunità Europea avevano anche ratificato la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo nell’ambito del Consiglio d’Europa. E’ vero che introdurre un catalogo di diritti dettagliato come quello della carta rafforza sicuramente questa tutela, vincola le istituzioni, e quindi perfeziona questo percorso. Per queste ragioni, in Paesi come la Francia e l’Italia, l’incorporazione della carta non comporta un salto qualitativo nella tutela dei diritti, né tanto meno fa sì che questo testo sia una Costituzione

L’incubo dei p
di Antonella Succurro
È il 31 ottobre, si firma la Costituzione Europea. Una firma che non vuol dire nulla, che anzi in una specie di ossimoro afferma la divisione dell'unione europea, che conferma saldamente l'inesistenza di una vera identità di obiettivi e visioni. Questo è quanto, ma perché no, perché in fondo non continuare a sperarci? Forse non continuerà ad andare tutto male, forse le nazioni capiranno di non essere nulla da sole, e che l'Europa è la salvezza di una dignità perduta, di una posizione scalzata, per loro e per un mondo offeso. Ma sì, speriamo. Questo in fondo ancora non ce lo impedisce nessuno. Sperare che il sogno dei padri fondatori un giorno si avveri, un giorno in cui l'uomo avrà vinto i demoni del potere, dell'egoismo, della superbia. Che cosa poetica, vero? Forse addirittura retorica. Suona come il racconto di un sopravvissuto che ha visto il mondo perfetto, la pace, la tanto agognata pace in esso. Utopia? Forse. Ma qualcuno l'ha visto, questo mondo, nei suoi sogni. Anzi, più di qualcuno. Tanti sopravvissuti, usciti dall'incubo del Secondo Conflitto Mondiale, dopo averne assaporato l'amarezza, dopo aver provato cosa vuol dire guerra, dopo aver sofferto per l'odio scaturito dalla belva insita nell'uomo. Sognatori sopravvissuti. Per alcuni la peggior razza esistente. Esiliati, dissidenti, resistenti. Sopravvissuti. Videro a cosa aveva portato la rivalità implacabile tra gli Stati Nazionali, constatarono che un organismo come la neonata Società delle Nazioni (costituita dopo la Prima Guerra Mondiale) era impotente dinnanzi al potere degli Stati, pensarono che tutto ciò non avrebbe mai dovuto ripetersi. Così sognarono un sogno beffardamente realistico e vicino, un'Europa Unita sul modello della Federazione degli Stati Uniti d'America, un modello vincente che portò l'America di fine XVIII secolo a prosperare senza lotte intestine. Un modello che portò a quel meraviglioso esempio democratico che fu l'America di Wilson, l'America di Roosevelt... E questa preziosa compagna alleata, che ci aveva salvati (non “aiutati”, SALVATI) nel periodo più buio della nostra storia, essa ci porgeva la mano, incoraggiava gli sforzi europei di rinascere e ricostruire, non a immagine di quello che fu ma di quello che sarebbe dovuto essere, una nuova Europa rinnovata nello spirito e nel corpo, con nuova linfa che scorresse in nuove vene. Il progetto era ambizioso, ma realistico, e necessario, e giusto. Ma non si fece in tempo. Non si fece abbastanza in fretta da impedire che un risollevamento degli Stati Nazionali li portasse a pensare di poter volare da soli. Quello che si era costruito fino a quel momento (la CECA, il mercato comune...) non andò perduto, ma non era abbastanza. Gli Stati dovevano rinunciare a parte del proprio potere economico, politico e militare per potersi fondere in una federazione. E accecati da una finta ritrovata potenza, non fecero il grande passo. Si proseguì sulla via dell'odierna Unione Europea, un grande mercato comune senza troppo entusiasmo. Con un po' di amarezza per ciò che non si è stati in grado di portare a termine, assistendo a nuovi drammi dinnanzi a cui l'Europa “incompleta” fu impotente, come la “cortina di ferro” che divise il mondo e la guerra in Vietnam che divise le coscienze. E si arrivò ad oggi. Dove un pugno di sognatori continuano a sognare in un contesto a loro ostile. Però continuano a sognare. «L'utopia dei nostri padri fondatori è diventata una meravigliosa realtà», mi sveglio come per uno scrollone. Realizzo, e quindi per un attimo prego non sia vero, prego di non aver sentito questa oscenità. E invece non è uno scherzo, l'ha detto davvero. «Abbiamo realizzato il sogno dei padri fondatori». L'ha detto effettivamente il nostro premier, uno dei politici più anti-europeisti, e filo-americano convinto, l'ha detto tutto gongolante e fiero di sé, l'ha detto veramente. «Abbiamo realizzato il sogno dei padri fondatori». Per un attimo è come se tutto il viaggio di prima mi crollasse addosso. Un misto di rabbia e sconsolazione mi assale, mi

Inchiostro: La questione della politica estera è però inscindibile dal problema della sicurezza comune. Riguardo ciò, dalla Costituzione il ruolo della NATO esce rafforzato. Rossolillo: Per la politica di sicurezza si può fare un discorso analogo a quello appena delineato. Nella Costituzione, viene ribadito, con più forza ancora di quanto non si faceva nei trattati, il legame con la NATO. In particolare per gli Stati che sono membri la NATO rappresenterebbe il luogo principale nel quale esplicare la propria politica estera: in sostanza, questi Stati dovrebbero porre al primo posto la NATO e solo in seguito, eventualmente, occuparsi di una politica estera europea. Questa è chiaramente una scelta, una scelta che significa la rinuncia ad una politica di difesa europea: l’Europa non può prendere le sue decisioni in modo autonomo e svincolato dalla NATO. Inchiostro: In quest’ambito però si registra anche una novità. Rossolillo: L’unica vera novità che possiamo individuare è l’estensione anche alla difesa del meccanismo di cooperazione rafforzata, prima previsto unicamente per la politica estera. Si tratta di una procedura che permetterebbe ad un gruppo di stati di attuare un’integrazione più forte in questo campo, ma di rimanere ancorati agli altri riguardo a tutto il resto.

esattamente identica a quella delineata con Nizza. Gli Stati membri coordinano le loro politiche economiche nell’ambito del Consiglio europeo, attraverso periodici incontri dei ministri dell’economia. Rimangono venticinque politiche economiche nazionali, coordinate principalmente attraverso il Patto di stabilità. Tale strumento si è però rivelato insufficiente. Se, da un lato, il Patto risulta necessario, in quanto non si può prevedere una moneta unica con 25 politiche economiche completamente diverse senza il rispetto di alcun parametro comune (perché significherebbe far ricadere le conseguenze di politiche dissennate attuate da alcuni Stati su tutti gli Stati membri); dall’altro, come dicevamo, il patto di stabilità rimane un “patto”, cioè un accordo internazionale che fissa dei parametri che riflettono una certa congiuntura economica. Tali parametri in altri momenti potrebbero perciò rivelarsi non più adeguati, creando così vincoli insostenibili. Se invece l’Unione avesse una vera politica economica comune potrebbe adattare le sue scelte ai vari periodi. Sarebbe in grado cioè di gestirla adattandosi alle congiunture internazionali. Allo stato attuale si è invece in una situazione assurda. Non sono ingiustificate, quindi, le critiche al patto di stabilità, ma fino a quando non si deciderà che la politica economica deve essere

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Il giornale degli studenti universitari

Europa nella nuova Costituzione
se per Costituzione vogliamo intendere un testo che regoli la struttura di uno stato o comunque di un soggetto dotato di sovranità. Inchiostro: Una delle questioni più complesse riguardanti il sistema comunitario sarebbe la pretesa mancanza di legittimazione democratica derivante dal ruolo ridotto del Parlamento, insomma il cosiddetto problema del “deficit democratico”. Cosa viene fatto nella Costituzione a questo proposito? Rossolillo: Nonostante l’estensione della procedura di codecisione, il Parlamento europeo viene tenuto fuori dalle questioni cruciali. Il suo ruolo non è di certo paragonabile a quello dei Parlamenti nazionali; non essendoci, infatti, un vero governo a livello europeo è evidente che il Parlamento si trova ad operare in un quadro istituzionale completamente diverso. Per quanto nella costituzione si dica che il Presidente della Commissione viene nominato tenendo conto della maggioranza in seno al Parlamento, di fatto tale scelta non è espressione di questa maggioranza politica poiché la nomina avviene su proposta del Consiglio, cioè degli Stati. Inchiostro: la firma della Costituzione è stata probabilmente il primo grande atto dell’Europa a 25, ma la struttura istituzionale in essa delineata è effettivamente adeguata ad una comunità così grande e eterogenea? Rossolillo: Le istituzioni dell’Unione sono state modificate in vista di questo allargamento prevedendo, in primo luogo, che la Commissione debba essere composta, a partire dal 2014, da un numero di membri inferiore a quello degli Stati, con l’introduzione di un meccanismo di rotazione. La Commissione è già da oggi un’entità indipendente, ma sicuramente rompendo la corrispondenza diretta per cui si ha un commissario per ogni stato membro si rende la commissione ancora più autonoma. Per quanto riguarda le altre istituzioni: è stato aumentato il numero massimo di parlamentari e si è potenziata la presidenza del Consiglio, rendendola più stabile; si è poi creata la già menzionata figura del Ministro degli Affari Esteri dell’Unione. Quindi, ci sono stati aggiustamenti che in parte erano già previsti in un protocollo allegato al Trattato di Nizza, cambiamenti necessari in vista dell’ingresso di dieci nuovi Stati. Per il resto, è stata estesa la procedura di codecisione ad aree che prima erano estranee (con un’estensione degli interventi del parlamento), ma - ripeto - nelle aree cruciali rimane l’unanimità. Quindi il rischio è che, in un’Unione che già aveva qualche problema di funzionamento con l’ingresso di dieci nuovi membri questo allargamento a 25 provochi un blocco delle istituzioni comunitarie. Inchiostro: Un altro aspetto particolarmente problematico, è che l’allargamento ha comportato l’ingresso di Stati con tradizioni costituzionali e legislative piuttosto differenti rispetto al gruppo di stati presenti nella comunità. Rossolillo: Ci sono visioni molto differenti del processo di integrazione europea. I Paesi dell'Est, per esempio, uscendo da un regime comunista, si sono riappropriati della loro sovranità nazionale da poco e sono perciò poco propensi a cessioni di sovranità a favore delle istituzioni comunitarie. Ma già dall’ingresso del Regno Unito la visione dell’integrazione europea come un processo uniforme orientato all’integrazione politica, propria dei sei paesi fondatori, era stata messa in discussione. Siamo di fronte a Stati differenti, alcuni dei quali vorrebbero effettivamente procedere verso l’integrazione, mentre altri escludono completamente questa visione. Una risposta a questo problema potrebbe essere proprio la previsione di un’“Europa a più velocità”; questa è un opzione che ogni tanto riecheggia sopratutto tra certi settori del mondo politico francese e tedesco, che addirittura hanno osteggiato la Costituzione, perché dal loro punto di vista non creerebbe un “Europapotenza” ovvero sovrana ma solamente una zona di libero scambio. Inchiostro: Quindi si potrebbe parlare di un conflitto tra processo di allargamento e approfondimento dell’integrazione? Rossolillo: L’allargamento era inevitabile: non si potevano chiudere le porte ai dieci Stati che hanno fatto ingresso; il problema è che prima dell’allargamento non si è posta la questione dell’approfondimento. Si è scelto di allargare agli altri la struttura già esistente. Ciò può aver aggravato un po’ la situazione nel senso che è più difficile ottenere l’unanimità a 25 rispetto che a 15; si tratta comunque solo di un “problema strutturale”, perché i problemi già sussistevano. Inchiostro: Alla luce dell’analisi svolta, quale assetto emerge dalla Carta costituzionale? Rossolillo: Ci sono stati piccoli passi in avanti, ma giunti a questo punto i nodi cruciali implicherebbero uno spogliarsi da parte degli Stati della loro sovranità una volta per tutte. Non ci sono più passi intermedi da fare: si possono avere rifiniture della struttura comunitaria, ma la scelta che si poneva di fronte agli stati era questa: o procedere verso la creazione sostanzialmente di una federazione, oppure rimanere nella situazione attuale; si è scelto di rimanere in una situazione, pur con le modifiche effettuate, di mancata cessione della sovranità alle istituzioni in campi cruciali. A questo punto, o si rimane in questa stato di cose, che riduce l’Unione Europea sostanzialmente ad una zona di libero scambio, o si compie un salto qualitativo. Inchiostro: Quali prospettive si delineano quindi per l’Europa? Rossolillo: Tende ora ad emergere una visione dell’Europa come un’area che sarebbe in grado di esercitare una qualche influenza sulla politica mondiale, ma che non vuole dotarsi di una sovranità. Vuole, cioè, rimanere un’area di pace, esempio per gli altri. Questa situazione finora ha retto anche per motivi esterni all’Europa: se infatti il processo di integrazione ha effettivamente favorito il mantenimento della pace durante la Guerra Fredda, si trattava di una situazione cristallizzata che è ormai fondamentalmente cambiata, divenendo instabile. Le condizioni attuali sono caratterizzate dalla presenza di un’unica superpotenza, gli USA, che, a mio parere, per mancanza di lungimiranza, non stanno favorendo l’approfondimento dell’Unione. In una prospettiva a breve termine, se l’Europa assumesse un ruolo mondiale potrebbe porsi in modo critico rispetto agli Stati Uniti. Ma forse, nel lungo periodo, la nascita di una forza in Europa potrebbe rivelarsi utile anche all’America, che non si troverebbe più a dover gestire una molteplicità eccessiva di conflitti. In conclusione, la mia critica va intesa nel senso che la Costituzione viene presentata come il punto finale del processo di integrazione, una svolta rispetto al passato. Secondo questa visione, adesso l’Europa può funzionare ed è una grande potenza nel mondo. Ma la Costituzione non ha fatto questo. Certo, essa era il massimo che si poteva raggiungere per un accordo a venticinque, ma penso che mostrerà le sue debolezze, e comunque non attribuisce all’Europa quel ruolo nel mondo che potrebbe invece svolgere. Indubbiamente ci sono miglioramenti nelle strutture e nei meccanismi di funzionamento, però i punti cruciali che erano ben presenti ai Capi di Stato e di Governo si è deciso di non risolverli, è questa è stata una precisa scelta.

Un libro per costruire l’Europa
di Alberto Cremonesi
“Europei si nasce, più ancora si diventa”. Inizia così “Operazione Europa”, il nuovo attesissimo libro di Stefano Pagazzi, edito da Mursia Scuola. Il corsivo di apertura racchiude tutto il senso profondo dell’opera. Attraverso un semplice ma accattivante intreccio, Pagazzi - già autore di “La luce tra le ombre” (Ed. Gribaudi), “Nostalgia di vivere” (Ed. Città Nuova) e di numerose altre pubblicazioni - si propone di fornire ai ragazzi uno strumento utile per conoscere e comprendere un tema attualissimo qual è quello dell’Europa. Seguendo le vicende di un gruppo di studenti di terza media che partecipa ad un concorso sull’Unione Europea, il lettore viene subito catturato dalla trama e dal linguaggio agile e chiaro del libro che gli permette di apprendere in modo non nozionistico notizie sulle istituzioni, sulla storia e soprattutto sui valori dell’Europa, questa grande realtà che oggi noi tutti ci troviamo a vivere e a costruire. Muovendosi sulle orme del romanzo di formazione, “Operazione Europa” è ambientato tra Milano e Strasburgo. I giovani protagonisti, fortemente impegnati a fare propri e a difendere i comuni ideali dell’uguaglianza, della giustizia, della solidarietà e soprattutto a costruire un edificante sentimento di appartenenza come cittadini europei, devono però fare i conti con un’organizzazione segreta decisamente antieuropeista. Si innesca, così, una spy story, un giallo divertente e accattivante. Il libro, inoltre, è arricchito da schede di approfondimento e da esercizi di comprensione che guidano i ragazzi ad una lettura ragionata, mai pesante, rendendo piacevole l’apprendimento di concetti fondamentali della storia, delle istituzioni e dei valori europei. Fino ad oggi “Operazione Europa” risulta essere l’unica opera letteraria nel suo genere, che affronta in modo semplice ed esaustivo il tema dell’Unione europea. Tutti questi elementi hanno permesso al libro di avvalersi del consenso e della collaborazione di importanti organi quali la “Commissione europea-Rappresentanza a Milano”, la “Commissione europea- Bruxelles”, il “Gabinetto del Presidente della Commissione europeaBruxelles” e dell’Antenna Culturale Europea in Italia. Grande apertura al racconto è poi la “lettera aperta” di Romano Prodi, scritta durante la sua presidenza alla Commissione europea e rivolta ai lettori del libro. Grazie alla sua serietà e alle sue finalità, il romanzo si conferma un indispensabile strumento d’apprendimento che, sebbene ideato e realizzato espressamente per i ragazzi, può essere da tutti apprezzato, visto che unisce ad una lettura utile tutto il piacere che deriva da un buon libro.

adri fondatori
sento offesa nei miei ideali, nelle mie speranze, per quel grande sogno che ci hanno tramandato. Sento attraverso questa personale e superba convinzione di eredità l'indignazione di chi ha dato la vita per quel sogno, di chi ha lottato, con le armi e con le parole, con la mente e con il cuore contro il totalitarismo prima, per la costruzione di una pace duratura dopo. E oggi, in un mondo che sanguina odio e dolore, straziato da conflitti insanabili, oggi, quando le decisioni di un americano guerrafondaio indegno di rivestire il ruolo che fu dei grandi Presidenti del passato sono legge per tutte le nazioni inconsapevolmente suddite, oggi che l'Europa è muta, divisa da stupidi nazionalismi anacronistici, oggi quel sogno di pace e prosperità è più che mai minacciato. Minacciato dall'egoismo, dalla superbia, dall'ignoranza, dalla politica d'interesse, dalle coscienze assopite. Sembra che l'uomo non sia più capace di guardare avanti, di pensare al futuro e di pensarci in grande. Esiste solo il presente con la sua vana gloria temporanea, e nemmeno così esaltante. Ma questo naturalmente era il sogno dei padri fondatori! O forse è esattamente ciò contro cui lottavano, quello che volevano evitare ad ogni costo? Ma in fondo cosa importa? Fa niente se un politico qualunque storpia così una storia sconosciuta, con la speranza di fare effetto con una frase altisonante come «Abbiamo realizzato il sogno dei padri fondatori». Fa niente, è già acqua passata, è qualcosa di scomodo e di dimenticato, un sogno di sopravvissuti, a chi serve oggi? Perché in fondo va bene così, a noi, la guerra non ci tocca direttamente né ci ha mai toccati, insegnandoci a lottare per la libertà. Oggi la relativa libertà che abbiamo ci basta, cresciuti pasciuti e accuditi, estranei al male che ogni giorno si vede in televisione, oggi perché lottare, impegnarsi, sacrificare risorse per portare i nostri Paesi verso la pace, verso un equilibrio che finalmente renda giustizia a tutti? Ed è inutile lamentarsi di una classe politica che drammaticamente ci rispecchia appieno, serve la voglia di fare, l'energia degli entusiasti, serve credere in qualcosa. Serve che ognuno legga i giornali e inizi ad elaborare i fatti con la propria testa, per scoprire cosa ci sta sotto a tutta questa violenza di cui non riusciamo a liberarci. Serve che ognuno si guardi nel portafoglio, e si chieda se proprio non c'è via perché le cose migliorino, se non sarebbe il caso di compiere qualche sacrificio per risollevare un'economia in crisi. Serve che ognuno pensi al mondo, alla guerra, alle armi che la scienza ci ha fornito, e si chieda se non sia il caso di diventare civili e pensare alla pace come principale, se non unico, rimedio alle controversie. Serve, servirebbero, uomini d'altri tempi, forti delle loro idee e pieni di fiducia nella vita e nell'uomo, nella parte buona dell'uomo, uomini che con il coraggio delle loro parole smuovano le coscienze e risveglino le nostre migliori speranze. Quanto dovremo aspettare? The answer, my friend, is blowin' in the wind. Nel frattempo è necessario che i sognatori continuino a sognare, perché la memoria non vada persa e possa offendersi sentendo certe azzardate sentenze fuori luogo. Perché il sogno rimanga vivo e possa un giorno realizzarsi, deve essere sognato. Da pochi o da molti, in un clima ostile. Però continuano a sognare, un sogno di sopravvissuti.

PER APPROFONDIRE Mercoledì 13 aprile - Ore 21.00 UNIONE EUROPEA E CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO Giorgio Gaja, professore ordinario presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Firenze Collegio Borromeo, p.zza Borromeo 9 Mercoledì 20 aprile - Ore 21.00 DEMOCRAZIA E DIRITTI DELL’UOMO NELLA COSTITUZIONE EUROPEA Ugo Villani, professore ordinario presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma Collegio Borromeo, p.zza Borromeo 9

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Intervista a Salvatore Marchese
di Lorena Meola
Poeta, scrittore, cantante, organizzatore di eventi ed animatore… in una sola parola Salvatore Marchese! Inchiostro si è interessato a questo poeta emergente che, nel maggio 2002, scelse l’Università di Pavia per presentare la sua prima raccolta di poesie “Polvere alla polvere”, la silloge che vanta la prefazione di Alessandro Quasimodo, figlio del premio Nobel Salvatore. Inchiostro: Navigando su www.salvatoremarchese.it, colpisce immediatamente la tua natura di artista poliedrico: sei cantante, poeta, scrittore, organizzatore ed animatore. Tra queste (tante) passioni una prevale sulle altre oppure riesci a gestire facilmente tutti questi talenti? Salvatore Marchese: Sperimentare me stesso in più arti è il modo in cui tento di rispondere alle domande che la vita mi pone. Penso sia inevitabile porsi delle domande, specie se come me, ci si annoia facilmente, e la mia risposta personale a questi interrogativi è appunto l’arte, in tutte le sue forme ed espressioni. Fortunatamente ho ricevuto in dono diversi talenti (la modestia è una dote fondamentale per noi artisti!) che convivono pacificamente tra loro anche se, nell’ultimo periodo, prevale la poesia dato che sto promuovendo il mio libro “Polvere alla polvere” negli Stati Uniti. I: Leggendo la tua biografia si nota che dopo esserti iscritto al corso di laurea in Lettere moderne hai preferito dedicarti allo studio della letteratura in maniera autonoma e personale. Ritieni che attualmente l’università non possa fornire strumenti adeguati per una conoscenza approfondita, “vera”, del panorama letterario italiano? SM: Personalmente ritengo che la scuola non faccia né conoscere né amare la poesia poiché focalizza l’attenzione degli studenti essenzialmente sulla forma e non sul contenuto, “ciò che vuole esprimere” il poeta. Inoltre il linguaggio aulico, tipico della poesia, non facilita la comprensione del testo poetico e perciò è comprensibile che i giovani non vi si avvicinino. Ma i ragazzi sbagliano perché esistono poeti e poesie carichi di vitalità e di voglia di vivere; purtroppo a scuola a questi testi vengono sempre preferiti i “classici”. La scuola, di ogni ordine e grado, non insegna ad essere poeti come non possono farlo certi pseudo corsi di scrittura che propongo solo fandonie. Sarà per il fatto che i poeti, purtroppo o per fortuna, non appartengono a questo mondo. I: Dalle immagini del tuo sito web e dei tuoi videoclip si intuisce l’importanza del rapporto con la tua terra, la Sicilia, ma hai anche viaggiato molto, proponendo i tuoi versi un po’ in tutto il mondo. Il mese di ottobre appena trascorso hai portato la tua musica e le tue poesie di viaggio presso la prestigiosa Saint John’s University di New York. Come vivi il rapporto Sicilia – resto del mondo? SM: Il rapporto con la mia terra è estremamente conflittuale, un affascinante miscuglio di amore ed odio; penso che non esista al mondo una regione così piena di contraddizioni come quella in cui sono nato. Eppure, quando sono all’estero, la Sicilia costituisce un mio fondamentale punto di riferimento del quale, anche se lo volessi, non potrei fare a meno. Il motivo per la quale sento di dover sempre far ritorno nella mia terra è la semplicità delle persone e le bellezze divine che ti fanno credere immortale… Chi è costretto ad emigrare, vive drammaticamente il distacco con la propria terra, in maniera estremamente intima e profonda. I: Nei tuoi viaggi hai avuto contatti con molte comunità di italiani all’estero. Pensi che il loro modo di sentire l’Italia sia molto simile al tuo amore per la Sicilia? Come accolgono la tua poesia? SM: Gli italiani che vivono all’estero hanno molto da insegnarci riguardo al senso di appartenza alla propria nazione. La comunità italo americana mi hanno accolto dimostrandomi sempre un incredibile calore umano e un senso di solidarietà quasi fraterno che bisogna provare sulla propria pelle per capirlo appieno: proprio grazie a questo aiuto adesso vivo a New York e sono riuscito ad inserirmi nella “grande mela” nonostante l’impatto iniziale. In ogni caso, l’Italia è sempre l’Italia. Gli Stati Uniti sono la terra delle opportunità ma si possono anche creare dei meccanismi perversi in cui l’uomo diventa un macchina, privo di sentimenti ed emozioni. I: Dal tuo sito web si nota una certa attenzione verso il tema del diritto d’autore, ma allo stesso tempo fornisci la possibilità di sentire on line i tuoi brani. Come ti poni nei confronti del problema della pirateria? SM: E’ legittimo che le case discografiche cerchino di contrastare la pirateria ma la vittoria in questa battaglia mi sembra alquanto utopica. Penso sia disonesto scaricare illegalmente musica da internet dato che chi crea la musica, soprattutto se all’inizio della sua carriera, vive di musica stessa ma, più concretamente, di quanto guadagna dalla sua vendita. La pirateria on line per gli artisti emergenti significa dover cambiare subito mestiere. Personalmente, attraverso il mio sito web, do la possibilità a chi lo desidera di ascoltare molti dei mie brani ma solo per metà; per comprare il cd è sufficiente un vaglia postale! I: Hai un sito web ben strutturato e sei apparso su diversi giornali (anche esteri): oggi quanto è importante la comunicazione per un artista? Il rapporto con i mass media è fondamentale, di importanza eguale alla realizzazione di un buon prodotto. Proprio grazie ad internet sono riuscito a stabilire dei contatti con gli Stati Uniti e a diffondere, non solo virtualmente, le mie opere. Un consiglio che sento di dover dare agli artisti miei colleghi è di non sottovalutare l’importanza della “rete”: crearsi un bel sito web è un ottimo mezzo attraverso il quale poter diffondere la propria arte. A questo proposito spero che chi sta leggendo questa intervista dia un’occhiata al mio sito www.salvatoremarchese.it o voglia scrivermi al mio indirizzo e-mail salmarchese@virgilio.it!

Ray
Omaggio al padre del soul di Daniele Berti
Martedì 18 gennaio, presso la sala Politeama di Pavia, è stata proiettata un’anteprima gratuita di Ray, uno dei film più attesi della nuova stagione cinematografica. Approfittando dell’iniziativa “Invito al cinema”, a cura delle associazioni Cie e Uip, con la collaborazione de “La Provincia pavese”, i molti spettatori hanno potuto assistere allo spettacolo semplicemente consegnando all’ingresso gli appositi couponinvito, che la testata locale ha messo a disposizione tra le pagine del giornale. Protagonista del film, che ripercorre l’intensa e travagliata esistenza del celebre musicista Ray Charles, scomparso lo scorso giugno, è il giovane e talentuoso Jamie Foxx, astro nascente del cinema d’oltreoceano che, grazie a questa splendida interpretazione si è aggiudicato il “Golden Globe” (anticamera dei più prestigiosi oscar hollywoodiani) quale miglior attore. Già ottimo pianista, Foxx ha dovuto mettersi duramente alla prova, imparando il linguaggio “braille”, perdendo molti chili e studiando ogni minimo atteggiamento ed espressione di “The Genius”, il quale ha seguito personalmente la produzione scegliendo colui che avrebbe dovuto impersonificarlo. Il prodotto che ne è uscito è una vera e propria avventura, ricca di momenti emozionanti e colpi di scena, alla ricerca degli aneddoti più significativi della vita dell’artista, ma sempre tenendo presente qual è stata l’autentica realtà dei fatti. Il regista, Taylor Hackford, ha mischiato sapientemente gli ingredienti e ha dato forma al progetto che seguiva dal lontano 1989, anno in cui decise che un giorno avrebbe portato nelle sale la vita del “Padre del Soul”, uno dei mostri sacri della musica. In un lungo viaggio di oltre 2 ore e 30 minuti, si passa attraverso l’infanzia, nella povertà che ha spaventato e devastato la Georgia in piena Depressione, tra il dramma per la crudele morte del fratellino George (un tragico evento che lo perseguiterà psicologicamente per tutta la vita) e una precoce e spietata cecità, alla giovinezza, in cui il musicista corre incontro al successo passando attraverso il tunnel dell'eroina. Si arriva quindi alla maturità artistica, alla miscela di soul e R&B che lo hanno reso celebre, alle bizze con le varie case discografiche con cui ha collaborato e alla sofferta cura di disintossicazione. Il tutto immerso in un’atmosfera magica, in cui si fondono forti emozioni e si imprimono nella mente le melodie indimenticabili e la voce unica di un artista che ha saputo dare corpo alle fantasie e alle speranze di diverse generazioni. Alla fine dello spettacolo, quando in sala vengono riaccese le luci, sgorga spontaneamente un lungo applauso, quasi che al posto dello schermo ci fosse lui in persona, Ray Charles Robinson, con il suo pianoforte e il suo stile inconfondibile, in un'ideale ultima esibizione prima di entrare a pieno diritto nell’Olimpo degli Dei della musica.

Il viaggiatore
di Fabrizio Vaghi
Continua il viaggio attraverso le curiosità offerte da alcuni stati della nostra Europa. Parliamo infatti degli emblemi di due stati europei, entrambi lambiti dall’Oceano Atlantico: il Portogallo e l’Irlanda. Forse non tutti sanno che il simbolo del Portogallo è un gallo, o meglio, un galletto in ceramica colorato e decorato con simboli e cuoricini. Più conosciuto, invece, è il simbolo dell’Irlanda: il

Simboli e tradizioni raccontati dai Santi
Giubileo Compostelliano, che ricorre negli anni in cui il 25 luglio (festa di San Giacomo) cade di domenica; lo è stato il 2004. Secondo una leggenda, in un tempo non precisato, un pellegrino diretto a Santiago sul percorso portoghese venne accusato ingiustamente di furto e processato. Il pellegrino invocò San Giacomo e come segno della propria innocenza, durante il processo, riuscì a far cantare il gallo arrosto che il giudice stava per mangiare. Come segno di ringraziamento e devozione, il pellegrino, realizzo in terracotta una formella raffigurante un gallo, che sarebbe diventato il simbolo del Portogallo: il galletto in ceramica colorato. Di questi se ne trovano di svariate dimensioni e colori, la maggior parte è prodotta nella cittadina portoghese di Barcelos. Per quanto riguarda l’Irlanda, la figura di riferimento è San Patrick, San Patrizio, il patrono dell’Irlanda, colui che evangelizzò l’isola portando la novella cristiana. Sull’isola sono sparse svariate chiese a lui dedicate e le città e i luoghi che portano il suo nome sono davvero molte, a partire dal Croagh Patrick, un monte, meta di pellegrinaggi a piedi scalzi che si tengono nel mese di luglio. Il 17 marzo (festa di San Patrizio) si svolgono in quasi tutte le città irlandesi delle grandi parate in cui il colore dominante è il verde, questo infatti oltre a sottolineare il colore della natura ricopre un significato religioso perché rappresenta la maggioranza a religione cattolica dell’Irlanda. Di questo colore è il trifoglio, uno dei più famosi e rappresentati simboli dell’isola, anche perché è legato a San Patrizio. Fu San Patrick che, nel 432 d.C, servendosi di un trifoglio, riuscì a spiegare il significato della trinità a un antico Re pagano, Aengus, Re del Munster, convertendolo e facendo in modo che diventasse il primo sovrano cattolico dell’isola. Questa conversione avvenne sulla rocca di Cashel, un luogo molto importante per gli irlandesi, come Tara, Croagh Patrick e molti altri luoghi legati alla figura di San Patrizio.

trifoglio che, con il suo colore verde, bene si pone a rappresentare l’isola di smeraldo, l’isola in cui il protagonista è il verde della rigogliosa e lussureggiante vegetazione. Seppur questi stati non abbiano niente in comune, i loro simboli li accomunano, perché in entrambi i casi sono legati alla figura di due santi: San Giacomo e San Patrizio. La storia del galletto del Portogallo nasce in Spagna, dove è famoso il “Cammino di Santiago”, ossia un percorso che conduce i pellegrini verso la città spagnola di Santiago de Compostela, legata all’apostolo Giacomo (a cui deve il nome). Le spoglie di San Giacomo (Jago) approdarono su di una barca nei pressi di una vasta zona chiamat a i n s e g u i t o “ C o m p ostela” (campo delle stelle) per i bagliori che fecero in modo che queste spoglie venissero ritrovate. Ancora oggi moltissimi pellegrini affrontano questo lungo percorso fino a raggiungere Santiago acquistando l’Indulgenza plenaria, soprattutto quando vi è il

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Il giornale degli studenti universitari

Il Fondo Manoscritti da Montale a Montale
Con la Donazione Tiossi Eugenio Montale ritorna a Pavia
di Laura Omodei
Nasceva nel 1969, per iniziativa di Maria Corti, il Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia. Il progetto di costituire presso l’Ateneo un archivio di autografi dei maggiori poeti e narratori novecenteschi era stato a lungo vagheggiato dalla nota filologa, ma la spinta a realizzarlo le venne in quell’anno, «alla vista di alcuni preziosi blocknotes» che l’amico Eugenio Montale le aveva in precedenza affidato. Essi conservavano prime stesure di poesie poi confluite negli Ossi di Seppia, oltre ad abbozzi di altre più recenti, e andarono a formare, in qualità di governante, è stata presenza costante e fondamentale per i due coniugi, nonché assistente e sostegno del poeta in seguito alla scomparsa della Mosca. La sua discrezione nello svolgere questo ruolo è testimoniata dalla tenacia con cui, dopo la morte dell’autore, ha rifiutato le interviste, anche in occasione di pubblicazioni importanti: una figura, si potrebbe dire, molto conforme alla poetica montaliana. Nel destinare al Fondo la cospicua donazione, Gina Tiossi ha inoltre interpretato ed eseguito una volontà precisa del poeta, che dal ’69 aveva più volte inviato carte autografe e altro materiale a Pavia. L’acquisizione del nuovo corpus ha fornito il pretesto per l’allestimento della mostra “Da Montale a Montale”, ospitata nella Sala Teresiana della Biblioteca Universitaria dal 13 dicembre 2004 al 15 gennaio 2005. Il titolo scelto per l’iniziativa ha voluto alludere proprio al ruolo di filo conduttore rivestito dalla presenza di Montale nella storia del Fondo: punto di partenza e ora motivo di accrescimento. I vari elementi della Donazione Tiossi, con altro materiale montaliano già posseduto, sono stati così presentati al pubblico: edizioni principes o limitate di opere del poeta, spesso con dedica autografa agli amici, a Gina o alla moglie, libri personali (Senilità di Italo Svevo con dedica dell’autore), manoscritti di poesie, alcuni con varianti inedite, dattiloscritti (il discorso per la cerimonia di conferimento del Premio Nobel nel 1975, con correzioni a mano), lettere (a Drusilla Tanzi da Milano, dove Montale lavorava al Corriere della Sera, a Gina da Forte dei Marmi, a Gianfranco Contini, Maria Corti, Umberto Saba), biglietti con auguri o istruzioni per Gina, molti abbelliti da un piccolo merlo disegnato con cui il poeta rappresentava se stesso, disegni (l’album Diario dal Forte dei Marmi), fotografie (con Guido Piovene, Mario Soldati, Elio Vittorini), e anche la famosa Upupa impagliata, regalo di Goffredo Parise. «Quella di Gina Tiossi è una donazione di enorme generosità, considerato il suo valore affettivo oltre che venale» commenta Gianfranca Lavezzi, curatrice della mostra e del catalogo insieme a Renzo Cremante e Nicoletta Trotta. «Permette di approfondire aspetti di Montale ancora poco conosciuti, come la predisposizione alla pittura, ma soprattutto ha grande importanza filologica: comprende infatti alcune poesie inedite e molto materiale sulle edite non censito nell’edizione critica, dal quale non potranno certo prescindere i futuri studi sul poeta».

Jazz

A love supreme
di Leonardo Pistone
L'ultimo disco di cui vi ho parlato (di Eric Dolphy) era molto intenso, e la cosa migliore per oggi mi sembra proporvi qualcosa di non così "pazzo", ma di altrettanto intenso. Siamo nel bel mezzo degli anni sessanta (dicembre '65), e va di moda un certo misticismo - pensate per esempio alla musica rock. Vanno di moda, tra l'altro, le religioni orientali; e anche dischi come questo sembrano pervasi fin dal titolo da forti sentimenti religiosi. In questo caso la questione è particolarmente esplicita. John scrive personalmente le note di copertina e ricorda che nel 1957 ha avuto un risveglio spirituale che (si sa) coincide con la sua definitiva disintossicazione dall'eroina. Aggiunge che egli è immensamente grato a Dio, senza specificare "quale"; scrive, in maiuscolo, "NO MATTER WHAT... IT IS WITH GOD [...] IT IS TRULY A LOVE SUPREME". Ovviamente tutto questo in realtà non è poì così importante per l'ascoltatore, perché il disco si spiega da solo com'è giusto che sia. Ascoltando le quattro parti in cui è diviso il disco troviamo riferimenti alle forme base della musica neroamericana: il blues, l'invocazione, il gospel; visti in chiave assolutamente moderna. Negli anni sessanta il jazz era già diventato musica da ascoltare, e quindi "colta"; prima era stata musica da intrattenimento - come lo swing - e ancora prima, quando ancora non si chiamava jazz o jass, era musica cantata per accompagnare le funzioni religiose o il lavoro nei campi di cotone. In questo disco John cerca di ritornare proprio a questo: fondere profondamente la "parola" e il "suono". Nel primo pezzo "Acknowledgement", si parte da un semplice tema, per finire con la parola. Invece l'ultimo pezzo, "Psalm", è un poema musicale: John suona un lungo, straziante, assolo; in realtà sta recitando sillaba per sillaba, titolo compreso, la lunga poesia presente nel libretto. Comunque, tutto ciò non è necessario per ascoltare questo disco: è incredibilmente universale, nel senso che piace a tantissime persone, anche a molti detrattori del jazz. E questa spiritualità sembra ancora molto attuale, e non una semplice moda degli anni '60. L'unica avvertenza è di ascoltare attentamente dall'inizio alla fine, e di non provare a usarlo come sottofondo, almeno all'inizio.

Matite per la memoria
di Antonella Succurro
In occasione delle celebrazioni della Giornata della Memoria e del 60° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz si è tenuta una mostra di fumetto cui hanno partecipati illustri nomi quali Giardino, Crepax, Luzzati, Quino, Sdralevich, Staino, Toppi, Valente, e altri. Pieno e vuoto, bianco e nero, graffiato e pieno, sfumato e diretto. Un segno sulla carta che ci invita a non dimenticare ciò che è stato, che rende omaggio alla vita e alla pace, che denuncia un incubo passato che tenta a volte di tornare. Per creare una coscienza comune, uno stimolo alla riflessione su ieri, oggi e domani. Il passato che non deve ripetersi, il presente che deve essere fermato, il futuro che deve essere creato. Tutto attraverso la magia del disegno, vissuto intimamente, segno-sogno, per fuggire in una dimensione in cui non esiste il dolore e si può ricordare intensamente ma senza troppo dolore, perché è questo che ci dona il disegno, la fuga attraverso la fantasia, l'illusione che proprio noi saremo in grado di fermare il mondo, all'occorrenza, con le nostre voci e con le nostre mani. E il nostro cuore rimarrà contento, come i bimbi di Terezin che con i nazisti alle porte e la tacita consapevolezza di morte, disegnavano farfalle, per volare lontano, dove la paura non esiste e il buio è solo un'esagerazione di matita.

insieme a carte di Romano Bilenchi e Carlo Emilio Gadda, il nucleo originario del Fondo. È dunque molto significativo che a trentacinque anni dal sorgere dell’Istituzione, cui oggi fa capo il Centro di ricerca sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei diretto da Renzo Cremante, il compito di contribuire a un suo ulteriore arricchimento sia toccato di nuovo a Montale. Al novembre scorso risale infatti la donazione di un consistente gruppo di manoscritti, disegni, lettere ed edizioni rare del poeta da parte di Gina Tiossi, «la Gina» che appare in alcuni componimenti dell’ultima stagione montaliana, come Nel Cortile in Diario del ’71 o Al mio grillo in Diario del ’72. La signora Tiossi, entrata molto giovane a servizio della moglie di Montale, Drusilla Tanzi (la Mosca),

Paroliere
di Elisa Perrini
Avete mai pensato di studiare una cultura attraverso la pubblicità? No?! Immagino che ci siano parecchi studi sull’argomento, io qui mi limiterò come sempre a fare alcuni esempi che potrebbero incuriosirvi. Prendiamo la pubblicità della Saab 9-3 Cabriolet. Sulle pagine delle riviste tedesche troneggia una obbrobriosa auto color verde pistacchio-pisello, mente i giornali italiani propongono un’attraente ed elegante cabrio nera. Già il primo impatto è totalmente diverso, ma la cosa si spiega presto se leggiamo anche il testo. Come spesso accade in Italia l’auto è paragonata ad una seducente miss da desiderare, conquistare e possedere. In Germania, invece, i valori chiamati in causa sono altri: individualismo, personalità, straordinarietà e fuga dalla banalità del quotidiano. Oltre ad una giustificazione puramente grammaticale, possia-

Ed ora.... la pubblicità!
mo scorgere due stereotipi dell’italiano e del tedesco medio. In italiano abbiamo diversi sinonimi per “auto” (macchina, automobile, autovettura), tutti di genere femminile, in tedesco troviamo der Wagen (maschile) e das Auto (neutro), ecco forse perché un Deutscher potrebbe rimanere stranito di fronte all’accostamento tipicamente italiano donnemotori. D’altra parte abbiamo anche lo stereotipo del macho latino: di cosa parlano gli uomini? Donne e motori – appunto. E calcio. Mentre il tipico tedesco freddo e lavoratore non pensa a queste futilità, bensì a come distinguersi dalla massa dei conterranei biondi e con gli occhi azzurri. Lascio a voi ulteriori riflessioni ed approfondimenti. Altro particolare che salta all’occhio è l’abbondanza di superlativi nostrani: perché noi, popolo di poeti, santi e navigatori, compriamo qualcosa, deve essere the best, non importa che te lo dica chi quel prodotto lo vuole vendere. Naturalmente c’è poi una diversa attitudine verso le parole straniere. Le italiane e le francesi spopolano in tutto il mondo se si parla di moda o cucina; l’inglese accompagna qualsiasi cosa voglia dare l’impressione di essere moderna, trendy o in; il tedesco, poverino, non è molto amato. Nemmeno la BMW o la VW osano mantenere i loro slogan in lingua originale: Freude am Fahren diventa “Piacere di guidare” e Aus Liebe zum Automobil “Automobili per amore”. Per concludere diciamo che anche la pubblicità ha il suo perché, basta aprire gli occhi e collegare il cervello!

Piazza del Lino - Pavia - tel. 0382.984759 email: redazione@inchiostro.unipv.it - internet: inchiostro.unipv.it Numero 14 - 21 febbraio 2005 - Giornale degli studenti di Pavia Iniziativa realizzata nell’ambito del programma dell’Università di Pavia per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti (A.C.E.R.S.A.T.) Direttore: Luna Orlando (luna@) Redazione: Nicola Cocco Alba Chiara De Vitis (alba@) Tommaso Doria Antonio Lerario Pierluigi Malangone Laura Omodei Alessio Palmero (alessio@) Federica Pauletich Matteo Pellegrinuzzi Elisa Perrini (elisa@) Leonardo Pistone (leo@) Mattia Quattrocelli (mattia@) Marzio Remus Antonella Succurro (anto@) Maria Chiara Succurro (mari@) Fabrizio Vaghi Stefano Valle (stefano@) dopo @ ci va inchiostro.unipv.it Hanno collaborato: Daniele Berti, Alberto Cremonesi, Marco Bonetti, Teresa Gatti, Paolo Longoni, Lorena Meola, Pierfrancesco Pompeo. Disegni: Nemthen Foto di copertina: Giulio Rampa Grafica: Alessio Palmero Stampa: Industria Grafica Pavese s.a.s. Registrazione n. 481 del Registro della Stampa Periodica Autorizzazione del Tribunale di Pavia del 23 febbraio 1998 Tiratura: 2000 copie Questo giornale è distribuito con la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike.

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AGENDA dal 21 febbraio al 6 marzo
MUSICA LEGGERA
giovedì 24 febbraio II SIR LIFFORD FESTIVAL Sir Lifford – piazza IV Novembre, 36, Miradolo Terme (PV) tel. 0382-77117 www.sirlifford.com venerdì 25 febbraio PRIMA CLASSE Tributo a Ligabue Sir Lifford – piazza IV Novembre, 36, Miradolo Terme (PV) tel. 0382-77117 www.sirlifford.com sabato 26 febbraio LONG HORNS BANDIDO Sir Lifford – piazza IV Novembre, 36, Miradolo Terme (PV) tel. 0382-77117 www.sirlifford.com venerdì 25 febbraio FRATELLI SBERLICCHIO Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 sabato 26 febbraio GIOBIA Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 sabato 26 febbraio OLTRECONFINE Il Tempio - Pietra de' Giorgi sabato 26 febbraio MECHANIX Sitting Bull - via Togliatti 4, Certosa di Pavia (PV) domenica 27 febbraio NIGHTGLOW UNSCARRED Sitting Bull - via Togliatti 4, Certosa di Pavia (PV) domenica 27 febbraio JAMES TAYLOR QUARTET Spazio Musica - via Faruffini 5, Pavia tel. 0382-20198 giovedì 3 marzo LINK QUARTET Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 giovedì 3 marzo CARLO FAVA Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064 domenica 6 marzo VANILLA SKY Thunder Road - via Str. Voghera Menestrello 1, Codevilla (PV) tel. 0383-373064

Gli appuntamenti dell’agenda sono disponibili anche online sul sito di Inchiostro. Il lato destro del sito, infatti, vi segnalerà gli eventi in tempo reale!

TEATRO
22 – 24 febbraio 2005 ore 21.00 Stagione Teatrale 2004-2005: Prosa La Compagnia Glauco Mauri in: IL BUGIARDO di Carlo Goldoni Con Glauco Mauri, Roberto Sturno Regia di Glauco Mauri Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova,136 - Pavia Informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202 www.teatrofraschini.it 24-25-26 febbraio Motoperpetuo – Stagione 2004/2005 “Il corpo e il suo doppio” IL CORPO CHE AVANZA… Di Beppe Soggetti - Teatro della Mostiola Il nuovo giovane gruppo teatrale pavese allestisce ad hoc, per la stagione di MOTOPERPETUO, un’ironica cavalcata storica nei secoli sulle differenti visioni culturali e sociali del corpo e della bellezza. MOTOPERPETUO - Viale Campari 72 www.motoperpetuo.org Informazioni: tel. 0382-572629 26 – 27 febbraio 2005 Sabato 26, ore 21.00 Domenica 27, ore 15.00 Stagione Teatrale 2004-2005: Operetta La Compagnia Corrado Abbati in: LA VEDOVA ALLEGRA di Victor Léon e Leo Stéin Regia di Corrado Abbati Musiche di Franze Lehar Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova,136 - Pavia Informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202 www.teatrofraschini.it Martedì 1 marzo 2005 Ore 21.00 Stagione Teatrale 2004-2005: Altri Percorsi NOTE DI CUCINA di Rodrigo Garcia Con Gigio Alberti,Elena Callegari e Mario Sala Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova,136 - Pavia Informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202 ww.teatrofraschini.it mercoledì 2 marzo Motoperpetuo – Stagione 2004/2005 “Il corpo e il suo doppio” IL PLAGIATORE Teatri Offesi (Pescara) La Compagnia abruzzese, nata con l’intento di ricostruire un teatro liberato dai colori del puro intrattenimento e incentrato su un progetto sociale provocatoriamente fuorimercato, presenta la figura di un serial killer che uccide per poter continuare a vivere, che si nutre delle sue vittime, madre, moglie, amici, per potersi accettare, piacere, amare. MOTOPERPETUO - Viale Campari 72 www.motoperpetuo.org Informazioni: tel. 0382-572629 fax 0382479651 mercoledì 3 marzo ore 21,15 Stagione di Prosa 2004-2005: Buio In Sala “SCANDALO!” di Alberto Bassetti Con Gabriele Ferzetti Teatro San Rocco, P.zza Provenzal, 3 - Voghera Per Informazioni: Comune - Fama Fantasma, tel. 0383-332323 4 – 6 marzo 2005 Venerdì 4 e Sabato 5, ore 21.00 Domenica 6, ore 16.00 Stagione Teatrale 2004-2005: Prosa BIS srl in MOLTO RUMORE PER NULLA di William Shakespeare con Loretta Goggi, Marioletta Bideri regia di Lina Wertmüller musiche Italo Greco, Lucio Gregoretti libero adattamento di Lina Wertmüller Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova,136 - Pavia Informazioni: Teatro Fraschini, tel. 0382-371202 www.teatrofraschini.it

CONFERENZE
lunedì 21 febbraio ore 15.00 - 17,00 Incontri formativi Maltrattamento psicologico, patologia delle cure e abuso sessuale dott.ssa L. Ruozzi - Psicologa A.S.L. Aula Magna della Questura di Pavia Via Rismondo 68 - Pavia 21 febbraio ore 21.00 ciclo Incontri di fede e culture - 3° ciclo Relatore: Prof. Paola Vita Finzi LA DONNA OGGI Sala conferenze del Collegio S.Caterina - Via San Martino 17/A 28 febbraio ore 18.00 ciclo Corso universitario LETTERATURE COMPARATE E TRADUZIONE LETTERARIA Relatore: Prof.ssa Maria José Calvo Montoro In collaborazione con: Università degli studi di Pavia TEATRO, POESIA, ROMANZO TRA ITALIA E SPAGNA Programma: La letteratura italiana e la scenografia all'italiana nel teatro spagnolo del Siglo de Oro, le traduzioni in spagnolo di Leopardi, la lettura di J.L.Borges da parte di Italo Calvino, problemi di traduzione della poesia contemporanea italiana e spagnola. La bibliografia sarà fornita nel corso delle lezioni Sala conferenze del Collegio S.Caterina - Via San Martino 17/A mercoledì 23 febbraio ore 15.00-17.00 Incontri formativi Adulto e bambini/ragazzi: uno spazio d’ascolto… da costruire Dott.ssa D. Scotto di Fasano Psicoterapeuta S.P.I. - Università degli Studi di Pavia Aula Magna della Questura di Pavia Via Rismondo 68 - Pavia martedì 1 marzo ore 15.00-17.00 Incontri formativi Ridare voce all’ascolto Dott. Don Franco Tassone - Responsabile Comunità Casa del Giovane Aula Magna della Questura di Pavia Via Rismondo 68 - Pavia 2 marzo ore 17.00 ciclo Corso universitario PROGRESSO UMANO E SVILUPPO SOSTENIBILE In collaborazione con: Università degli studi di Pavia Le lezioni successive seguiranno l'orario dalle 17.00 alle 18.30 secondo il calendario che verrà comunicato durante le lezioni - La tutor del corso è Maria Paola Bertone Sala conferenze del Collegio S.Caterina - Via San Martino 17/A martedì 1 marzo ore 21.00 12^ RASSEGNA OBIETTIVO IMMAGINE Diaproiezioni - Incontri INDOCINA: Laos-Vietnam-Cambogia Autore: Giampietro Facinetti Circolo Lo Stanzone, via XX Settembre, 92 - Voghera Per Informazioni: Gruppo Fotografico L'Immagine, tel. 0383-365446

Tutti i Mercoledi ore 14 e tutti i Venerdi ore 21 sulle frequenze di Radio Ticino fm 91.8/100.5

MUSICA CLASSICA
Venerdì 25 febbraio 2005 Ore 21.00 Stagione Teatrale 2004-2005: Musica Concerto dell'Orchestra "I POMERIGGI MUSICALI DI MILANO" Musiche di Mendelssohn - Bartoldy Informazioni: Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova,136 - Pavia tel. 0382-371202 www.teatrofraschini.it sabato 26 febbraio ore 21.00 5° Festival Lirico Sinfonico Città di Voghera DUO CHITARRA E FLAUTO: BRUNO GIUFFREDI-GAIA SCABBIA. PROGRAMMA DI FANTASIE SU OPERE LIRICHE Chiesa di Torremenapace - Voghera Per Informazioni: Società dell'Accademia e Comune, tel. 0383-336227 Venerdì 4 marzo 2005 Ore 21.00 Stagione 2004-2005: Musica Sinfonica CONCERTO DELL'ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI Direttore: Friedrich Haider Voce recitante: Umberto Ceriani. "Il borghese gentiluomo" di Strauss Teatro Cagnoni, Corso Vittorio Emanuele II, 45 - Vigevano Informazioni: Pro Loco, tel. 0381690269 Lunedì 7 marzo 2005 Ore 21.00 Stagione Teatrale 2004-2005: Musica Concerto dell’Orchestra "BERLINER SYMPHONIKER" Musiche di Beethoven, Chaikosvky Informazioni: Teatro Fraschini, Corso Strada Nuova, 136 - Pavia tel. 0382-371202

MOSTRE
20 novembre - 3 aprile martedì-venerdì: 10.00 - 18.00 sabato e domenica: 10.00 - 19.00 PAESAGGI: PRETESTI DELL'ANIMA Visioni ed interpretazioni della natura nell'arte italiana dell'Ottocento Castello Visconteo – Pavia Informazioni: 02/89677703 www.mostrapaesaggi.comune.pv.it Per informazioni: Comune - Musei Civici, tel. 0382-33853 Fino al 28 maggio 2005 dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 13.30 Ingresso: gratuito NELLA CUCINA DEI ROMANI Museo Archeologico Nazionale della Lomellina c/o III Scuderia del Castello, Piazza Ducale – Vigevano Tel.: 02/89400555

MERCATINI E FIERE
domenica 27 febbraio 2005 Ore 8.00 – 19.00 MERCATINO DELL'ANTIQUARIATO Oggettistica, mobili, curiosità Piazza del Duomo - Voghera Informazioni: Comune, tel. 0383336407 domenica 27 febbraio ore 8.30 STRASS OSS E FER RUT Mercatino delle vecchie cose P.zza Giovanni Repossi - San Genesio ed Uniti Per Informazioni: Comune, tel. 0382-586023 Domenica 6 marzo 2005 Ore 8.30 L'ANTICO SOTTO LA CUPOLA ARNABOLDI Mercatino di antiquariato selezionato Cupola Arnaboldi, C.so Strada Nuova, Pavia Informazioni: Ass. Regisole, info: tel. 333-2976076 Domenica 6 marzo 2005 Ore 8.30 – 19.00 Piazza della Vittoria, Pavia MERCATINO PAVESE DELL'ANTIQUARIATO Mobili, quadri, oggetti da collezione Organizzazione: Ass. Antiquari provincia di Pavia; informazioni : Ascom, tel. 0382372511 domenica 6 marzo ore 9.00 MERCATO DI FORTE DEI MARMI Le più belle bancarelle del famoso mercato di Forte dei Marmi Piazza Contardi - Casorate Primo Per Informazioni: Comune, tel. 0290519511 domenica 6 marzo ore 14.30-19.00 IL BAULE DELLA NONNA Mercatino dell'antiquariato Oratorio di S.Andrea – Retorbido Per Informazioni: Conf. S.Andrea, tel.0383-74059/74031

CINEMA
Martedì 15 Febbraio 2005 Ore 22:30 CRUISING di William Friedkin(1980) versione incensurata di 106'. CSA Barattolo - via dei Mille 130, Pavia Informazioni: tel. 0382-21293 Martedì 22 Febbraio 2005 Ore 22:30 POSSESSION di Andrzej Zulawski(1981) versione incensurata di 124'. Dove: CSA Barattolo - via dei Mille 130, Pavia Informazioni: tel. 0382-21293

PaviaLiveU

Sabato 26 febbraio 2005 - ore 10.30 presso l'Aula "GR Burgio" - Clinica Pediatrica - Policlinico S. Matteo, Pavia

L'ORCHESTRA ACCADEMICA DELL'UNIVERSITÀ DI PAVIA "CAMERATA DE' BARDI" terrà un concerto dal titolo "MUSICA, MALDESTRO" con la partecipazione di Riccardo Piricò (voce recitante) e del Gruppo Vocale "Audite Nova" di Voghera.

INCONTRO DOTTORANDI DELL'ATENEO PAVESE PER DISCUTERE LE LORO CONDIZIONI e possibile creazione di un'associazione. Tutti i dottorandi sono invitati a partecipare.

Giovedì 24 febbraio - ore 21.00 presso la Sede di Inchiostro – Piazza del Lino

Il concerto, che vuole essere innanzitutto un momento di svago e di distrazione per i piccoli pazienti della clinica, è una parodia dei concerti tradizionali. Musiche per ogni età e per ogni stagione verranno presentati in modo insolito e divertente da parte dei musicisti e degli attori. Ingresso libero. La cittadinanza e soprattutto i bambini sono invitati. Il concerto è realizzato con la collaborazione delle seguenti Associazioni: "Il mio amico Pediatra - ONLUS", "A.G.A.L.- Associazione Genitori e Amici del Bambino leucemico", UNICEF, C.S.A. - Pavia, Ospedale S. Matteo – Pavia.

La rubrica LaTeX da zero, ovvero LaTeX per letterati tornerà nel prossimo numero. Ci scusiamo inoltre per gli errori dell’articolo pubblicato sullo scorso numero. I comandi \emph e \underline vanno sistemati fuori dalle parentesi graffe, e non dentro. L’immagine a fianco del codice, inoltre, era perfettamente coerente con il codice stesso, ma sbagliato rispetto al significato che se voleva dare. La redazione si scusa per questo inconveniente.

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