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DONATIA
PROF. ION NESTOR

Î/ORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DÏ TRAIANO·)


La seconda guerra dacica donava all'impero la sicurezza di un confine, l'annulla-
mento di un aspro e possente nemico. Un largo campo oltre Danubio si apriva alla ci-
viltà latina ; libère d'ogni preoccupazione, coscienti dei loro nuovi doveri le province a sud
del grande f'iume entravano a grandi passi nell'intimo spirito di Roma. Al popolino ro-
mano e purtroppo anche ai vacui scrittori di storia traianea solo appariva un risul-
tato più imrnediatamente tangibile. Lo imperatore tornava al Campidoglio, portando
seco dal paese dell'oro una immensa preda. Le notizie che abbiamo in proposito, sono cer-
tamente esageratc, ma rispecchiano la impressione colossale che del trionfo celebrato
dall iin|Miaimr >i «MM- in Roma «· in iiiih» L'impero. Dice Giovanni Lido, «' cita il medico
Critone che segui la campagna, che Traiano riporto cinque milioni di libbre d'oro e il
doppio d'argento, senza contarc la suppellettile, gli utensili e le armi e mezzo milione
di prigionieri atti a combattere 1 ). L'autorità di Critone, anche che sia da Giovanni
Lido rettamente invocata, non è d a w e r o sufficiente a provare la esattezza dicifre cosi
fantastiche. In ogni modo la ricchissima prcda 2) non solo bastô a offrire al popolo ro­
mane giuochi e spettacoli di non mai vista magnificenza e durata, ma rinsaldô l'e-
rario e il fiseo, e constituai il fondo di riserva per le grandiose e molteplici opère pubbliche,
che l'imperatore inizio in Roma e in t u t t a l'estensione delPimpero.
Aulo Ccllio infatti ci conserva il ricordo che sui fastigi del Foro Traiano le statue
di bronzo dorate portavano l'iscrizione: Ex Manubiis, ossia attestavano d'essere state
fuse con la preda dacica 3 ).
I giuochi offerti al popolo durarono, con splendore non mai altre volte raggiunto,
ben centoventitrè giorni; diecimila gladiatori e undicimila belve scesero nell'arena 4 ).
Mostruosa ricreazione dovuta in parte all'iperbolico carattere soldatesco e spagnolo
dell'imperatore, in parte alla morbosa psicologia della popolazione urbana, cui la pro-
digalità di ogni sorta di feste strepitose e fantasmagoriche, e l'avidità insaziabile di
esse avevano fatto perdere ogni senso di misura.
Apparve perô anche una nuova e più nobile forma di festa e di gioia. Nei gabinetti
numismatici di Londra, di Vienna e di Parigi esistono tre esemplari, uno in argento

) Notre ami, M. Roberto Paribeni, nous a fait agréable de l'en remercier ici aussi au nom de la
le grand plaisir de nous offrir pour la Dacia un direction de cette revue [V. P.].
J
des chapitres encore inédits de son important ou­ ) De Magislratibus II, 28.
vrage manuscrit sur l'empereur Trajan, ayant 2
) Veggasi adesso l'articolo di J . Carcopino, nella
pour titre: «Optimus Princeps. Saggio sulla storia Dacia I , 1924, p . 34 sqq. Les richesses des Daces.
c sui tempi deliimperatore Traiano», couronné en 3
) Noctes Atticae X I I I , 24.
1921 par l'Académie Nationale Italienne dei Lincei 4
) Cas. Dio. 68,15. I giuochi fastosissimi dati da
du grand prix royal d'Archéologie. Il nous est Tito per inaugurare il Colosseo d u r a r o n o 100 giorni.

1 Dacia II 1925. www.cimec.ro


ROBERTO PARIBEN1

e due in bronzo di un medaglione r e c a n t e da un lato la testa di T r a i a n o , e dall'altro


l'imperatore a cavallo p r e c e d u t o da u n a figura fenmiinile di Abbondanza o <|j Félicita
col cornucopia c il caduceo, e seguito da tre soldai i, cou la leggenda nell'alto del c a m p o :
Adventus Augusti. Le sue dimensioni maggiori di quelle delPordinaria m o n e t a in a r .
gento o in bronzo, il fatto che i due esemplari in bronzo sono e e r r h i a t i e la stessa rarità
loro n o n lasciano alcun d u b b i o , che si t r a t t i di u n a coniazione s t r a o r d i n a r i a ernessa
al di fuori dell'ordinaria monetazione.
A b b i a m o d u n q u e il vero c proprio caso délia medaglia c o m m é m o r a i i v a . ed è pro-
prio con questi pezzi del nostro i m p e r a t o r e che si inizia la série indubbia délie medaglie
c o m m e m o r a t i v e r o m a n e 1 ) . I pezzi non sono d a t a t i , m a solo circoscritti Ira il 103 e il
111 dal titolo di Consul Quintum. Ora t r a il 103 e il 111 nessuna migliore occasione puô
essersi d a t a di celebrare la v e n u t a in R o m a di T r a i a n o , che quella del ritorno trionfale
dalla seconda guerra dacica. Sicchè io credo per la m e n o probabile che questo m o n u -
m e n t o cosi bello e ad u n t e m p o cosi n o b i l m e n t e contegnoso debba rieordarci a p p u n t o
q u e s t o lieto a v v e n i m e n t o .
Ai l e t t e r a t i a p p a r v e r o le guerre daciche degno soggctlo di poema epico (Plin. E p i s t .
V I I I - 4), m o n u m e n t i c o m m e m o r a t i v i , talora solenni e grandiosi, si dedicarono a n c h e
in l o n t a n e province 2 ) e perfino a l l ' a r t e popolare e alla piccola i n d u s t r i e a r r i v a r o n o i
riflessi del g r a n d e trionfo. Un f r a m m e n t o di coppa di t e r r a sigillata, t r o v a t o a Blain
in F r a n c i a reca in rilievo T r a i a n o sul carro trionfale e l'iscrizione incompleta Decibale*).
A m b a s c i a t o r i di popoli lontani v e n n e r o a p r e s e n l a r e congratulazioni e omaggi al
vittorioso i m p e r a t o r e ; t r a gli altri si p r e s e n t a r o n o persino a m b a s c i a l o r i indiani, già
da R o m a v e d u t i s o t t o A u g u s t o 4 ) , ma che a T r a i a n o d o v e t t e r o riuscire parlieolar-
m e n t e graditi. Già infatti n e i r a n i m o di lui esaltato dalla v i t t o r i a v e n i v a n o a colorirsi
cari sogni giovanili di m a r c e trionfanti l o n t a n o , l o n t a n o , verso gli arcani, affascinanti
paesi corsi da Alessandro Magno, e quasi i n t r a v e d u t i d u r a n t e i bivacchi di Siria nel
tremolio dell'aria, oltre le gialle arène del deserto, oltre le cime dell'Antilibano, ncvrxu*
s o t t o il torrido sole.
Brève s o g n o ; p r i m a di pensare ad altro occorreva organizzare la c o m p i u t a con-
q u i s t a di D a c i a , sicchè n o n solo s a l d a m e n t e stabile n e fosse il possesso, m a a p p a r e c -
c h i a t a la regione a ricevere i benefici délia civiltà, ed a p o t e r al più presto, poste in
valore t u t t e le sue risorse, ridursi a forma di v i t a r o m a n a 6 ) .
Il p r i m o espediente fu quello di p r o v v e d e r e per la iiuova terra l'elemcnto u o m o ,
é n o r m e essendo s t a t o per le uccisioni, la riduzione in servitù, l'esilio, la emigrazione,

*) Il célèbre medaglione d'oro di Augusto, tro- da Cottantïno a Bisanzio per ornare il palazzo
v a t o a Pompei non pare che abbia nessun in- del senato (Legrand in Revue des éludes grecques
tendimento storico; se mai puô averlo qualcuno I X , p. 89).
3
dei pezzi d'argento di Domiziano (Gnecchi: ) Bull, de la Soc. des Antiquaires de France
I medaglioni Romani I t a v . 21, n. 1 — 5 ) sulla 1870, p. 1 1 3 ; 1872, p. 8 4 ; Froehner: La colonne
questione délia essenza e délia definizione del Traiane, p. X I V ; Déchelette: Les vases cêrami-
medaglione, cfr. K e n n e r : II medaglione Romano ques ornés, I, p. 214.
4
in Riv. Ital. di numism. 1889, p. 83,243; Gnecchi: ) Res gestae Divi Augusti; C. I. L., III, |>- 796
op. cit. I, p. X X V e segg. lin. 50, cfr. Gardthausen: Augustus.
2 6
) Cfr. C. I. L. X I I , 105, 106, e specialmente ) Cfr. P â r v a n : Câteva cuvinte eu privire la
le grandi porte scolpite deU'Artemision di Efeso organizatia provinciei Dada Traiana, Biicuresti,
coi ricordi allegorici délia vittoria, portate poi 1906.

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I.'ORDINAMENTO DELLA CONQLISTA DI TRAIAXO

lo s p o p o l a m e n t o délia regione, n e , d a t a l'asprezza délia l o t t a c o m b a t t u t a , p o t e n d o s i


c o n t a r e sul lealismo e sulla b u o n a v o l o n t à dei Daci r i m a s t i .
T r a i a n o seguendo sistemi già s p e r i m e n t a t i nella politica r o m a n a , diede i m m e d i a t o
inizio ad operazioni censuarie, e fatte eseguire misurazioni di t e r r e d e m a n i a l i , n e fece
concessioni ai v e t e r a n i ] ) e condusse poi n u o v e g e n t i di sicura fedeltà a d a b i t a r e sul
n u o v o paese r o m a n o . L ' i n v i t o impériale ad i m m i g r a r e in D a c i a d o v e t t e essere accolto
con favore, s p e c i a l m e n t e per la ricca fama di aurifera délia n u o v a provincia. Dice
E u t r o p i o , che l ' I m p e r a t o r e t r a s s e a p o p o l a r e la Dacia g r a n d i masse di u o m i n i ex toto
orbe romano 3 ) . V e r a m e n t e i d o c u m e n t i epigrafici r i n v e n u t i si riferiscono per lo più a d
O r i e n t a l i , o perche costoro a b b i a n o lasciato più n u m e r o s e m e m o r i e p e r essere p i ù abi-
t u a t i a scrivere, o p e r c h e v e r a m e n t e da essi fosse s t a t o t r a t t o il c o n t i n g e n t e maggiore
dei n u o v i coloni.
Si h a n n o iscrizioni p o s t e c o l l e t t i v a m e n t e da G a l a t i , Asiani, P a l m i r e n i , Siriani,
B i t i n i 3 ) e di q u e s t i g r u p p i ciascuno d o v e v a essere a b b a s t a n z a n u m e r o s o . Vi sono poi
n u m e r o s e dediche a divinità orientali, intesa q u e s t a parola nel senso più a m p i o , ossia
c o m p r e n d e n d o v i a n c h e P E g i l t o 4)
Si h a n n o pero a n c h e ricordi di P a n n o n i e D a l m a t i 5 ) e forse di Africani G ), e iscri­
zioni v o t i v e alla Dea Caelestis di Cartagine 7 ) , alla D e a N e h a l e m n i a , a E p o n a di Gallia 8 ) .
Di dediche a divinità daciche solo d u e d u b b i e 9 ) e poche a l t r e di formula generica evi-
d e n t e m e n t e p o s t e da n o n Daci 1 0 ). D o c u m e n t i n e g a t i v i di c r u d a efficacia p e r p r o v a r e

') Lactant: De mort, persec. 23; cfr. Mommsen Palmirene: Iaribolos (C. I. L., III, 1108).
Masquardt: Manuel des antiq. rom. X , p. 268; Persiane: Mitra (C. /. L., III, 968, 899 — 901,
Lachmann: Die rômische Feïdmesser, II, p. 96; 1013,1109-113, 1119-1123, 1357, 1436, 1437,
C. I. L. I I I , 1004. 7662, 7685, 7729, 7730, 7776-7782, 7922-7950,
2
) V I I I , 6. cfr. Cas. Dio. 6 8 , 1 4 ; Aurel. Victor 8083, 8041, 12581, 14466. Sul Mitreo di Sar­
Caes. 15. mizegetusa, cfr. Studniczka in Arch. Epigr. Mitt.
3
) Galati, C. I. L. I I I , 860, 1394; Asiatici, C. I. aus Oest., VII, p. 200); Coûtes (C. I. L., III, 994.
L. I I I , 870, cfr. Bull. Ist. 1848, p . 1 3 5 ; Palmi­ 7922).
reni, C. I. L. III, 7728: Sacerdos Creatus a Palmy- Traci: Dio Cavalière (Teglas in Arch. Ertesito,
renis ; (sono perô forse i soldati dei numerus omo- 1908, p. 82.
5
nimo?); Siriani, C. I. L., I I I , 7761, 7 9 1 5 ; Bitini, ) C. I. L., III, 864, 942, 1323.
e
C. L L., I I I , 1324. ) Da loro potrebbero esser tratti i soldati dei
4
) Abbiamo m o n u m e n t i e dediche a Divinità numéro dei Mauretani Tibiscenses, C. I. L., III,
Egizie: Iside e Serapide (C. L L., I I I , 881, 882: 1 3 4 3 ; V I I I , 9368.
7
973, 1341, 1342, 1428, 7768 — 7771, 8029). ) C. I. L., I I I , 993.
8
Asiatiche: Iupiter Tavianus (C. I. L., I I I , 860, ) C. I. L., I I I , 788, 7750, 7904. E ' forse gal-
1088); luppiter Erusenus (C. I. L., III, 859); Sar- lico anche luppiter Bussumarius dell'iscrizione
dendis (C. 7. L., I I I , 7762); Dolichenus (C. I. L., 12415?
I I I , 1302, 7630, 7645, 7659, 7660, 7760, 7761, ' ) L'una è u n a menzione di luppiter Cerne-
7834, 7835, 7997,14490) ; Mater Deum (C. I. L., I I I , nius che si voile considerare corne u n a romaniz-
110, 1102); Mater Troclimene (C. I. L., I I I , 7766). zazione di una divinità indigena Dierna (C. I. L.,
Siriache: luppiter Heliopolitanus (C. I. L., III, III, Tabulae ceratae 1, cfr. De la Berge, op. cit.,
1353, 1354, 7728) Azizus o Bonus Puer Phospho- p . 59, n. 3). L ' a l t r a è l'iscrizione a Sarmandus
rus (C. I. L. I I I , 875, 1 1 3 0 - 1 1 3 8 ) ; Balmarcodes che si crede divinità Dace, solo perche ricordata
(C. I. L., I I I , 7680) ; Nabarzes (C. I. L., I I I , 7938); da un'unica iscrizione di Dacia (C. / . L., I I I , 964.)
10
Malagbel, Bellahamon, Manavat, Benefal, Dea Syria ) Sono le iscrizioni C. I. L., I I I , 996, 1063,
(CL L., III, 7864,7954 — 7956,12578, 12580; 1351, 7853 che invocano i DU Deaeque Daciarum
vedi sul Santuario Siriaco di Sarmizegetusa ; et Terra ; / . O. M. et Terra Dacia ; DU Deaeque
Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., VI, p. 109 ;VIII, p. 45. et Dacia.

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KOBEKTO P A B Î B E M

il vuoto fatto dai Romani nella regione. Abbondano anche le iscrizioni a Nemesis e à
Mars Ultor *), che attestano corne il sentimento roniano fosse che i Daci avevano gra-
vemente offeso l'impero, più che altro forse con la crndele sorte fatta soffrire al pri-
gionire Longino, e ne avevano essi chiamato su di se la vendetta.
A segnare in modo certo i confini délia nnova provincia si dovette provvedere
non con un trattato, chè il Regno Dace fu considerato come del tutto cessato, ne il Se-
nato ehbe questa volta, come alla fine délia prima guerra, visita di ambasciatori
Daci che chiedessero pace, ma con la opportunité di una stabile occnpazione e di una
facile difesa.
Ne si dava il caso di un confine naturale netto e chiaramente segnato, cosi come
era stato il Danubio tra la Mesia e la Dacia. Questa determinazione di frontière do­
vette farsi perlanto lentamente, man mano che la provincia si organizzava, e si apri-
vano vie, e si costruivano fortezzc. Sicchè la questione dei confini che è stata
molto discussa, specialmente per la difficoltà di porre d'accordo un passo di
Tolemeo con uno di Eutropio, mi pare che esca dai limiti cronologici che mi sono
imposti 2 ).
Capoluogo délia provincia rimase l'antica capitale del regno Sarmizegetnsa (mod.
Grâdiste-Varhely) che fu ordinata a forma romana di vivere civile, ricevette sin dallo
inizio i diritti di colonia, come ci è attestato dai prezioso documento autentico di fon-
dazione fortunataraente conservatosi 8 ).

EX AVCTORITATE IMP. CAE


SARIS. DIVI. NERVAE. F.
TRAIANI. AVGVSTI
CONDITA COLONIA
DACICA
PER
TERENTIVM SCAVRIANVM
LEG. EIVS. PR. PR.

») Cfr. C. 1. L., I I I , 1124, 1358, 1547, 1492, cifre rotonde, che non hanno se non un valore
12467, 14214, 14357, 14358 e Cagnat: Année approssimativo. Ad ogni modo la provincia ro­
Epigraphique, 1914, n. 122; P â r v a n in Analelc mana venne ad occupare i paesi correspondent]
Acad. Romane, X X X V I , 1913, p. 61 etc. alla Transilvania e al Banato di TemifOara, a
2
) Tolemeo dà con sufficiente minuzia i con­ parte deU'Unghcria a levante délia Theiss, a
fini délia Dacia ( I I I , 8, cfr. Forbiger: Handbuch parte délia Calizia Méridionale, délia Bucovina,
der allen Geogr., I I I , 1101). Eutropio invece délia Moldavie a ovcst del Pruth, e délia Va?
( V I I I , 2) assegna alla provincia di Dacia un lacchia (cfr. Kiepert: Formae Orbis antiqui, tav.
perimetro di mille miglia romane, che scmbra X X X I I I ; Forbiger: Handbuch, I I I , p. 1102; De
essere molto minore di quello dato da Tolemeo. l.a Berge, op. cit., p. 57).
3
E ' probabile perô, che vcro contraste tra i due ) C. / . L., I I I , 1443. Una lettura interpun-
non vi sia, e che il primo intenda parlare del t a t a délie silabe VM al principio delTultima linea
paese abitato dai Daci, l'altro del t r a t t o di esso aveva fatto pensarc alla legione V Maeedonica
ridotto a provincia (cfr. De La Berge, op. cit., chc avrebbe dovuto dare il suo dirello concorso
p. 5 5 ; Brandis in Pauly-Wissowa: Real Enc. alla fondazione délia colonia. Si t r a t t a invece
s. v. Dacia, Col. 1951 ; Feliciani in De Ruggiero: délia desinenza del nome del governattore Sceu-
Diz. Epigr. s. v. Dacia, p. 1442). S'intende pure, rianOf
che la cifra rifcrita da Eutropio c una di quelle

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LORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TRAIANO

Il governatore ricordato è quel Decimo Terenzio Scauriano clie figura corne legato
délia nuova provincia in un diploma militare del 15 Febbraio 110 l ) . La fondazione
délia colonia pertanto segui subito dopo le campagne. La città, anche quando altre
la superarono in ampiezza e numéro di popolazione, e quando forse il governatore stesso
délia provincia trasferl altrove la sua sede 2 ), rimase sempre la più illustre e la più ve-
nerata délie città romane di Dacia, corne prova il nome di Metropolis ripetutamente
datole nelle iscrizioni 3 ).
Anche Tierna (mod. Orsova) al passaggio del Danubio, poco a monte di Drobeta,
pare abbia avuto da Traiano il titolo di colonia juris italici. Lo afferma Ulpiano, ne
v'è ragione di non crederlo, per quanto manchi sino ad ora una conferma epigrafica 4 ).
Infatti dovcndosi popolare il nuovo territorio con cittadini o sudditi di altre provincie,
era necessario offrire a costoro al più presto tute le migliori condizioni di vita sociale,
e quanto più fosse possibile di città regolarmente costituite.
Altri centri abitati che da Traiano cbbero la prima forma di costituzione romana
furono:
Napoca (mod. Cluj) che Tolemeo chiama già colonia, ma che viceversa sembra
essere divenuta municipio soltanto con Adriano 5 ). Anche prima di lui perô vi fu da
Traiano condotta una via, e le furono attribuiti altri centri abitati.
Potaissa (mod. Turda) per la quale il diritto di colonia venne solo con Set-
timio Severo 6 ), ma che già sin dal 109 ebbe la sua via costruita e misurata
dai Romani, che la collegava con Napoca. L'iscrizione che ad essa si riferisce 7 ),
chiama la città Potaissa Napocae, facendo intendere che Potaissa era allora un
vicus aile dipendenze amministrative délia respublica di Napoca. La strada era
stata costruita dalla cohors I Flavia Ulpia Hispanorum Milliaria Civium Romanorum
Equilata.
Apulum (mod. Alba-Iulia). Presso il campo délia legione X I I Gemina cola sta-
bilito si agglomerarono ben tosto abitanti civili. Non pochi documenti parlano di ca-
nabae délia legione, e taie denominazione continua ancora nell'anno 160 8 ). Che perô
all'ordinamento civile si sia provveduto già vivcnte Traiano, lo lascia desumere la tribu,

- x) C. I. L., I I i , Dipl. X X V . Anche l'iscrizione 5


) Ptol. I I I , 8, 7 ; cfr. invece C. I. L., I I I ,
di Marcus Opellius Adiutor duumviro di Sarmi­ 14465, Municipium Arlium Iladrianum Napoca.
zegetusa, che è semplicemente chiamata colonia I più antichi documenti che diano a Napoca il
Dacica, si riferisce evidentemente a un tempo, titolo di Colonia sono degli anni 185—192 (C. I. L.,
in cui non vi erano altre colonie in Dacia, ossia I I I , 865, 1141). L'iscrizione C . / . L., I I I , 963 la
ad età Traianea (cfr. C. I. L., I I I , p. 228 e 942). chiama Colonia Aurélia Napoca, facendo sup-
E ' forse anche Traianeo il frammento C. I. L., pore, che sia stato Marco Aurelio a concederle
I I I , 7968. Il nome più récente è Colonia Ulpia il titolo.
Traiana Augusta Dacica Sarmizegetusa (Rev. Archm e
) Dig. L, 15, I, 8—9.
1913, I , p . 462). ') C. I. L., I I I , 1627.
8
*) Ad Apulum C. I. L·., I I I , p. 182. ) La tabella cerata contenente u n a t t o di
3
, C. / . L., I I I , 1175, 1456, 1428, 1440, 1441, garanzia di una donna venduta d a t a t a al 4 Ot-
e t c . ; cfr. Kiraly: Colonia Dacica Sarmizegetusa, tobre 160 (C. I. L., I I I , p. 959) è segnata kanabis
Budapest, 1891 ; Antonescu, Cetatea Sarmizegetusa legionis X I I I Geminae. Napoca era allora già
reconstituitâ, Jassy, 1906. Municipio cfr. C. I. L., I I I , 1100 Decurio Colo·
*)De Censibus, I, p. 169; Dig. L. 15, I, 8—9; niae Dacicae, Decurio Municipii Napocae, De­
cfr. P â r v a n : Stiri noua din Dacia Malvensis in curio Kanabarum legionis XIII Geminae,
Analele Academiei Romane, X X X V I , p. 42.

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ROBERTO PARIBEN1

cui sono ascritti gli Apulensi, cioè la Papiria che la tribu degli Ulpii e délie foudazioni di
Traiano ] ) .
Costruzioni e lavori si compiono in età traianea a Drobeta per opéra délia cohors
1 Cretum 2 ), corne aU'altra testata del grande ponte sul Danubio si costrui il castello
di Pontes 3 ).
Per i provvedimenti militari abbiamo pure qualehe notizia. Terminale le opera-
zioni militari, le truppe furono per gran parte ritirate; rimase délie legioni la X I I I Ge-
mina che fu quella che presidiô poi costantemente la Dacia. Forse per qualehe tempo
si fermo anche la legione V Macedonica 4 ). Una congrua forza militare era necessaria
non solo per impedire ritorni offensivi, per quanto poco probabili, dei Daci, ma anche
per ricevere, indirizzare, tutelare le masse degli immigrati che la politica impériale
destinava alla riuova provincia, corne finalmente per tutti i lavori di assicurazione del
paese con strade e forti, opère aile quali attendevano i soldati. Al tempo di Adriano
la legione X I I I Gemina compi dei lavori presso Heviz 6 ), ma non sappiamo, se avesse
cola il campo, che poi vediamo definitivamente stabilito ad Apulum almeno fino dal
142 6 ), probabilmente pero anche prima.
Per quanto riguarda le truppe ausiliarie, la sorte ci ha conservato un diploma del
17 Febbraio dell'anno 110, col quale si dà il congedo ai vecchi soldati di due aie e di
dieci coorti poste agli ordini del legato di Dacia Decimo Terenzio Scauriano. Le aie
sono la I Civium Rnmanorum e la / Augusta Ituraeorum; le coorti sono la I Augusta
Ituraeorum Sagittariorum, la I Britannica Milliaria Civium Romanorum, la I Hispa-
norum Pia Fidelis, la I Thracurn Civium Romanorum, la I Ituraeorum, la / Flavia Ulpia
Hispanorum Milliaria Civium Romanorum, la 77 Gallorum Macedonica, la / / / Campestris
Civium Romanorum, la IV Cypria Civium Romanorum, la VIII Raetorum Civium Ro­
manorum. Sono pure ricordati nello stesso diploma un corpo irregolare di pedites sin-
gulares Britannici7). Risiedono anche in Dacia dal tempo délia conquista la ala II
Pannoniorum, la cohors II Hispanorum, la cohors V Gallorum, la cohors II Flavia Corn-
magenorum, che sono ricordate da vari documenti epigrafici 8 ).
Molto probabilmente oltre a queste, anche altre aie e coorti ausiliarie presidiavano
la Dacia, nei primi tempi per assicurare la conquista, e nei succesivi per coprire la
frontiera che raggiunse man mano estensioni maggiori, e non fu mai protetta da osta-
coli nalurali. Per questo la Dacia ebbe forlificazioni più numerose forsc che le altre
provincie, lo Ackner nella sola Transilvania ha risconlrato ventitre fortezze romane,

' ) Cfr. contro C. I. L., I I I , p. 182 Kubitschok: I I I , p. 168). Tegole con le sigle di questa legione
Impcrium Romanum tributim description, p.229. si rinvennero presso Salinae (mod. Vârfalvai
Più tardi Apulum fu municipio e colonia; cfr. G". / . L., p. 935) per esse dimostrandosi, che i
C. I. L., I I I , p. 183. Romani avevano subito presidiato i distretti mi·
2
) Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., X I X , p. 219, nerari ; cfr. Teglas: Zur Frage nach der ersten
3
) Procop. : De aedif., IV, 6 ; K a n i t z : Hômische Besetzung Daciens in Hermès, 1909, p . 618.
5
Studien in Serbien, p . 44. ) C. I. L., I I I , 9 5 3 ; questa iscrizione e l'ultra
4
) La legione V Macedonica è probabilmente di C. I. L., I I I , p. 941 dell'anno 131 contengono
ricordata dal nome Macedonica (castra Macedo­ le più antiche menzioni délia legione in Dacia.
e
nica?) che il Geografo R a v e n n a t e dà ad una ) Cfr. C. / . L., I I I , p. 182.
stazione tra O p t a t i a n a (moderno Magyar Korbo) 7
) C. / . L., I I I , Dipl. X X V .
e Napoca. L'indicazione puô convenire aile ro- 8
) Cfr. Bull. Corr. Hell. IV, p. 507 ; C. L L.,
vine di un campo romano presso Szuczag (C. / . L., I I I , 1371, 6273, 12632, 14216.

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LORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TRAIANO

il Tocilesco ha riconosciuto dodici castelli lungo il fiume Aluta, e altri ne ha identi-


ficati il Martian l). Non tutti questi campi e castelli saranno stati costruiti, o anche
solo progettati da Traiano, ne i document! epigrafici o i dati degli scavi ci consen-
tono sicure deduzioni. Per molti dei castelli dell'Aluta sono attestati dalle iscrizioni
lavori di Adriano 2 ). E ' pertanto évidente, che il fiume Aluta fu nel concetto di Traiano.
e nella attuazione che se ne fece da lui e dal successore, preso come prima linea di
confine orientale délia nuova provincia.
Anche per questo oltre che per moite altre ragioni non si puo credere, che ahbia
nulla a che fare con la conquista e con le fortificazioni Traianee il grande Vallo che per
la lunghezza di circa 700 km. taglia in due nel senso délia latitudine la Romania attuale,
partendo da Hinova a Sud di Turn-Severin fino quasi a Brâila, sebbene il nome popo-
lare datogli sia Colea lui Troian, cioè la via di Traiano. E Topera fortificatoria, che
il Tocilesco preferirebbe credere anteriore a Traiano, fondandosi sulTunico argomento
délia costituzione in municipio di Drobeta per opéra dei Flavi, argomento che vedemmo
errato (v. Paribeni, Optimus Princeps, I, p. 205) è forse piuttosto una più tarda difesa
contro invasori settentrionali, ai quali si erano dovuti già abbandonare i monli di Tran-
eilvania.
Anche le linee di fortificazione più a Levante delTAluta che giungono da Rusi
de Vede sino quasi a Brasov (Kronstadt) 3 ), non pare possano attribuirsi alla Dacia
Traianea, ma bensi a periodo più tardo, quando la occupazione si estese, e la provincia
fu divisa in due 4 ).
A ponente doveva pure essere protetta la provincia, visto che il paese degli Ia-
zyges separandola dalla Pannonia Inferiore, interrompeva Tunità dei territorio Ro-
niano. Stazioni militari sono note cola a Tierna e presse ad Mediam δ ). Era inoltre pro­
tetta la regione montuosa délia provincia, la Transilvania propriamente detta, special-
mente con forti di sbarramento che dominano i corsi d'acqua e le valu d'accesso alTal-
tipiano, circondando a distanza il campo legionario di Apulum e la colonia di Sarmi-
zegetusa 6 ). Le fortificazioni più settentrionali lungo il fiume Somes (Szamos) e il vallo
turrito riconosciuto dal Torma come limes dacicus settentrionale tra Kis Sebes presso
il Cris (Koros) e Tiho sullo Somes 7 ), possono probabilmente esser dovute a un alteriore
stadio délia occupazione romana.

') Ackner in Jahrbuch der central Commission cfr. C. / . L., I I I , p. 161, 165, 166, 167, 168, 215,
zur Erforschung der Baudenkmale, I, p. 65,100; 220, 1375, 1377, 1379, 1386, 1387, 1423; e final-
Tocilescu: Fouilles et recherches archéologiques en mente M a r s a n : Urme din râsboaiele Romanilor eu
Roumanie, Paris, 1900, p. 120. Dieci campi sono Dacii, Cluj, 1921.
2
ricordati dalla Tabula Peutingeriana, dall'Itine- ) Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., X V I I , p. 225.
J
rarium Antonini e dal Geografo Ravcnate, e di ) Tocilesco, op. cit., p. 123.
4
questi si hanno i nomi antichi cioè: Romula ) Taie divisione sembra già compiuta da
(niod. Reçca), Acidava (Enusesti), Rusidava Adriano secondo il diploma militare dei 129
(Drâgâsani), Pons Aluti (Ionesti-Govori), Bu- (C. I. L., I I I , p. 876).
5
ridava (Slavitesti-Eoroneasa), Castra Traiani (Gura ) Cl. h., I I I , 8010; 8 0 7 4 , - 1 0 .
6
Vàii), Arutella (Rivolari), Praetorium (Racovi^a- ) J u n g : Fasten, p. 137.
7
Copâceni), Pons Vctus (Câineni), Caput Stenarum ) Ungarische Revue, 1882, p. 278; la carta
(Roija). Altri due sono a Slâveni e a Islaz (To­ redatta dal Torma è in Értekezêsek a torténelmi
cilesco, l. c, cfr. Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., Tudomanyok korébol, I X , 1882; cfr. perô C. I. L.,
XV, p. 1 2 ; X V I I , p. 82 e 225; X I X , p. 81); I I I , 7633 e Rhein. Mus. X L V I I I , p. 240.

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ROBERTO PARIBENJ

A l t r a c u r a p r e c i p u a d c l H m p c r a t o r e d o v e t t e essere la i m m é d i a t e a p e r t u r a ai vie,
p r i m o s t r u m e n t o di sicura d o m i n a z i o n e . e fonte p r i m a di c o m m c r c i o e di v i t a . La g r a u -
diosa opéra del p o n t e s t a b i l e sul D a n u b i o m o s t r a v a di p e r se la c h i a r a visionc che T r a -
iano e b b e del p r o b l e m a . E quelle che poi furono le t r e principal» a r t e r i e délia n u o v a
j>rovincia, si p u o m o s t r a r e con c e r t e z z a , che furono già t r a c c i a t e d a l c o n q u i s t a t o r e
di essa.
L a T a b u l a P e u t i n g e r i a n a ce le indica con le sue s t a z i o n i , u u a è la via che d a Vi-
m i n a c i u m , a t t r a v e r s a n d o il D a n u b i o presso L e d e r a t a , v a a T i b i s c u r n ; p a s s a essa p e r
Aizis e B e r z o v i a , fu percio la s t r a d a p e r c o r s a da T r a i a n o nella p r i m a g u e r r a e s i s t e m a t a ,
corne m o s t r a n o i rilievi délia c o l o n n a , m e n t r e si p r o c e d e v a nella a v a n z a t a ' ) .
L a seconda via era quella che p a r t i v a dal g r a n d e p o n t e , r a g g i u n g e v a la vallc dello
A l u t a , e a t t r a v e r s o il p a s s o di T u r n u R o ç u r a g g i u n g e v a A p u l u m . DeU'origiue t r a i a u c a
di q u e s t a via ci f a n n o certi n o n solo il p u n t o di p a r t e n z a , m a a n c h e il n o m e di u u a délie
sue s t a z i o n i : C a s t r a T r a i a n a 2 ) . L ' a l t r a , la più l u n g a e la p r i n c i p a l e via che u n i v a i c c u t r i
più g r a n d i : Tibiscurn, S a r m i z e g c t i i s a , A p u l u m , P o t a i s s a , N a p o c a , P o r o l i s s u m fu p u r e
a p e r t a da T r a i a n o , n o n solo p e r c h e e r a l ' u n i c a via che c o n d u c e v a a S a r m i z e g e l u s a ,
o c c u p a t a fin dalla p r i m a g u e r r a , m a a n c h e p e r c h e v ' è c e r t a d o c u m e n t a z i o n c epigra-
fica délia c o s t r u z i o n e del t r a t t o più a v a n z a t o t r a P o t a i s s a c N a p o c a d e l l ' a n n o 109 : ').
L ' a p e r t u r a di q u e s t e t r e v i e in cosi b r è v e t e m p o in u n p a e s e in p a r t e m o n t u o s o
e boscoso, in p a r t e p i a n o e p a l u d o s o è u n a p r o v a di più délia g r a n d e euergia esplicala
d a U ' i m p e r a t o r e p e r p o r r e p r e s t o in v a l o r e il p a e s e , e p o r t a r l o a l l ' a l t c z z a délie al tre p r o -
vincie r o m a n e .
F u r o n o a n c h e l a r g a m e n t e s f r u t t a t e le vie f l u v i a l i ; la Marisia, l ' A l u t a . corne il D a ­
n u b i o e la S a v a , si affollarono di navicellai, che si raccolsero a n c h e in collegi l ) .
Con s o m m a r a p i d i t à fu o r g a n i z z a t o lo s f r u t t a m e n t o délie m i n i è r e , le q u a l i secondo
il c o n c e t t o r o m a n o sono corne i boschi e i pascoli p r o p r i e t à dello S t a t o : Ager Publicus.
I n r e p u b b l i c a p e r o lo S t a t o a mezzo dei censori n e a v e v a v e n d u t a o a f f i t t a t a n o n p o c a
p a r t e . I n q u e s t o n o s t r o t e m p o i n v e c e le m i n i è r e e r a n o q u a s i t u t t e , p e r a c q u i s t o , p e r
confisca o p e r a l t r a v i a , v e n u t e in p o t e r e d i r e t t o del fisco i m p é r i a l e , o del p a t r i m o n i o
p r i v a t o del p r i n c i p e 5 ) . Nella n u o v a p r o v i n c i a le m i n i è r e v e n n e r o p u r e a d i p e n d e r c di-
r e t t a m e n t e d a U ' i m p e r a t o r e , corne quelle che e r a n o s t a t e p r o b a b i l m e n t e p r o p r i e t à del
sovrano dace.

*) Le stazioni di q u e s t a s t r a d a , secondo la Tivisco, ^gnavie, P o n t e AugUSti, Sarinizegetusa,


Tabula P e u t i n g e r i a n a , di oui seguo anche la Ad Aipiiis. IN·..., Gcrinizara. B l a n d i a n a , Apula,
grafia, sono Viminacio, L e d e r a t a , Λρο FI., Arci- Brncla, Salinis, Pataviesa, Napoca, Optatiana,
d a v a , Centum P u t e a , Bersovia, Ahihis, Caput Lnngiana, Cersic, PorolÎSSO. Si è pensato, che la
Bubali, Tivisco. via fosse ricordala anche nelle iscrizioni: ('.. ï. />..
- ) L e stazioni secondo il docuincuto citato nella X , 2600 (via Traiana Pata&ino) v in Eph. Epigr.
n o t a précédente sono: D r u b e t i s , A m u t r i a , Pe- I V , 2 0 0 ; ma forse a t o r t o .
lendova, Castris Novis, R o m u l a , Acidava, Kusi- *) Ackner, Millier: liomischc înschriften in Da·
d a v a , P o n t e Aluti, B u r r i d a v a , Castra T r a i a n a , cien, 54, 523, 793 = C. I. L., I I I , 1209; 7 4 8 5 ;
Arutela, Praetorio, P o n t e Vetere, S t e n a r u m , Ce- Patsch in Jahreshefte, 1905, p. 139.
5
donia, Acidava, Apula. ) Mommsen, M a r q u a r d t : Manuel, X. p . 3 1 7 ;
3
) C. / . L., I I I , 1627. Le stazioni, secondo la Hirschfeld: Vcrwaltungsgeschichte, p. 188; cfr.
T a b u l a Peutingeriana, sono: Tierna, Ad Mediain, Dubois: triministratioii tlvs carrières dans le monde
P r a e t o r i o , Ad Pannonios, Gaganis, Masclianie, romain, Paris, 1908.

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LORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TRAIANO

Sin dal primo momento, durante ancora la vita di Traiano, troviamo in Dacia
documento délia presenza di un procuratore délie Fodinae Aurariae che è un liberto,
probabilmcnte greco asiatico dell'imperatore : Marcus Ulpius Hermias a ). L'organizza-
zicne cosi pronta del lavoro potè esser fatta, perche appena occupati i luoghi di estra-
zione, si p r o w i d e a portare dalle provincie vicine e specialmente dalla Dalmazia, forse
anche con una specie di coscrizione, persone già esperte e adatte allô scopo 2 ).
Traiano del resto sembra essersi occupato assai attivamente di minière, e preci-
samente nelle provincie finitime alla Dacia troviamo ricordo di Metalla Ulpiana, in
Dalmazia, in Pannonia e in Mesia (Dardania), sia che la cstrazione dei minerali sia in
quei luoghi cominciata sotto Traiano, sia che Traiano abbia in qualche modo riordi-
nalo i lavori 3 ).
I distretti auriferi di Dacia erano intorno ad Ampelum (mod. Zlatna) dove pare
risiedesse il procuratore 4 ), presso Brucla (mod. Aiud), dove è memoria di un collegium
aururiurum δ ), presso Alburnus Maior (mod. Rosia) dove si rinvennero le famose barre
d'oro bollate ϋ ), e finalmente presso Apulum 7 ).
Del personale inferiore addetto aile aurariae di Dacia sono ricordate il Subpro-
rurator. il tabularius, Yadiutor tabnîariorum, il dispensator, un subsequens librariorum,
un ab instrumentis tabnîariorum, i leguli o raccoglitori di sabbie aurifère e poi la familia,
ossia gli schiavi 8 ). Non facendosi ricordo nella série abbastanza numerosa délie iscri-
zioni riferentisi aile minière d'oro daciche di appaltatori, o conductores, sembrerebbe
da ritenere, che esse fossero esercitate direttamente dai funzionari imperiali, a meno
che a qualche cosa di lavoro privato non dovesse alludere un collegium aurariarum
ricordato in un'iscrizione (C.I.L. I I I - 941).
Al pari délie minière d'oro che diedero ricco prodotto, e che alimentarono nei temp
susseguenti le zecche di Sirmium, di Siscia, di Thessalonica, ecc. dovette essere rego-
lata la estrazione dei minerali di ferro e del sale. Probabilmente queste secondarie im-
prese furono date in appalto. Di ferro nell'antica provincia fanno ricordo solo due is-
crizioni, l'una frammentata e diincerto senso, Paîtra menzionante due conductores ferra-
riarum i quali sono quasi certamente Dalmati 9 ). Si hanno pero testimonianze di antichi
strumenti da lavoro estrattivo trovati presso Also Telek, ossia nel centro dei distretti
minerari ora esercitati, presentemente conservât! nel museo di Deva.
x
) C. / . L., 111, 1312. H e r m i a s d o v e t t e essere singolari série di m o n e t e che cominciano a p p u n t o
investito délie sue funzioni, subito dopo la con- da T r a i a n o , e che s e m b r a n o b a t t u t e precisa-
q u i s t a , perche ebbe t e m p o di esercitare il suo m e n t e per gli usi délie singole minière: con le
ufficio, e mori p r i m a del suo impériale p a t r o n o . leggende: Metalla Ulpiana Delmatica, Metallum
2
) Questo mi p a r e d e b b a intendersi d a un'is­ Ulpianum Pannonicum, (Metalli) Dardanici (cfr.
crizione t r o v a t a ad A m p e l u m , nella quale u n E c k h e l : Doctrina Numorum, V I , p . 4 4 5 ; Mowat
D a l m a t a si dice adsignatus ex municipio Splono ; in Revue de Numismatique, 1894, p . 412).
se si riflette che A m p e l u m è il centro dei distretti *) C.I.L., I I I , 1311, 1312.
auriferi di Dacia, e che la Dalmazia aveva an- ■>) C. I. L., I I I , 941.
ch'essa le sue aurariae (C. I. L., I I I , 1322, altri °) C. 7. L., I I I , p . 213 e 1443.
d a l m a t i ibid., 132, 1997 ; Plin. Nat. HisL, X X X I I I , 7
) C. L L., I I I , 1088.
67). Anche il Vicus Pirustarum, che sorgeva e
) Feliciani in De R u g g i e r o : Diz. Epigr. s. v,
presso Alburnus Maior ricorda i Pirusti, popo- Dacia, p . 1447.
lazione D a l m a t a n o t a per abilità nei lavori di », C. / . L., I I I , 1128; per l'altra Teglas in Klio,
minière ( J u n g : Rumer und Romanen, p . 107). 1909, p . 375.
3
) Sono da confrontarsi specialmente quelle

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ROBERTO PARIBEN1

Per le saline centro principale délia produzionc d o v e v a essere il Iuogo d e t t o


a p p u n t o Salinae presso la nioderna T a r d a . Anche altri béni demaniali corne i pascoli
furoiio d a t i in a f f i t t o ' ) , e fu pure s f r u n t t a t a u n ' a l l r a richczza délia D a c i a : le a c q u e
medicali e le sorgenti calde, corne p r o v a n o il n o m e di Ad Aquas, e la figura di g r a n d e
edificio t e r m a l e che l'accompagna nella T a b u l a P e u t i n g e r i a n a , presso le sorgenti calde
délia odicrna Câlan, e il gran n u m é r o di iscrizioni votive a Esculapio e Igea t r o v a t c presso
Apulum 2 ).
Quasi nulla si sa d e l l ' o r d i n a m e n t o civile d a t o alla nuovo p r o v i n c i a ; il governa-
tore fu un legatus Augusti scelto da principio t r a gli ex pretori, per q u a n t o nei primis-
simi anni dopo la conquista l'esercito o c c u p a n t e sia s t a t o p r o b a b i l m e n t e superiore aile
forze o r d i n a r i a m e n t e c o m a n d a t e da u n pretorio. E fino a Marco Aurelio non p a r e vi
siano s t a t i m u t a m e n t i nella dignità e nella classe dei g o v e r n a t o r i .
Unico fu anche p r o b a b i l m e n t e da principio il procuralor, incaricato d e l l ' a m m i -
nistrazione finanziaria délia provincia, più t a r d i c'è memoria di t r e procura-
tores, ai quali sono aile volte a t t r i b u i t e a n c h e funzioni più ampie p u r a m e n t e finan-
ziarie 3 ) .
E ' n o t o , che i R o m a n i lasciarono aile provincie u n a certa forma di a u t o n o m i e e
di partecipazione al governo con l'assemblea provinciale. 11 modello e l'idea délia isti-
tuzione erano v e n u t i dai κυινά délie regioni greche c greco-orientali, m a n o n credo,
che unico m o t i v o ad a d o t t a r l e fosse la subdola e ipocrita v o l o n t à di i m p o r r e il proprio
dominio, senza che gli assoggettati se ne accorgessero t r o p p o . Noi critici m o d e r n i aile
volte crediamo di n o n essere a b b a s t a n z a intelligenti e a b b a s t a n z a furbi, se n o n v e d i a m o
in ogni cosa u n secondo fine, u n o scopo recondito, u n o scaltro espediente. Ora a m e
p a r e , che d o v r e m m o r i s p e t t a r e molto di più il populo che h a p a r l a t o la più alta parola
di giustizia e di d i r i t t o sinura rivelatasi al inondo. A un taie pupolo si deve riconoscere
più che ad ogni altro u n senso di r e t t i t u d i n e morale intimo e profondo, e t u t t e le illu-
m i n a t e , nubili liberalità di che essu diede p r u v a nel guvernu del m u n d u , n o n possono
essere t u t t e abilità politiche ed espedienti di governo, m a p a r t o n o da ben più alti e im-
m u t a b i l i principi. E solo nell'altezza délie concezioni, nel sacro r i s p e t t o del giusto,
n o n nell'espediente si p u o t r o v a r e la ragione délia lunga e gloriosa v i t a l i t à dell'-
impero.
Non si £a, se nella libéra Dacia esisteva u n a qualche istituzione analoga aile dicte
o κοινά, n e si p u o dire, che, se fosse esistita, a v r e b b e resistito alla profonda crisi del
paese, e alla quasi c o m p l é t a dispersione délia sua popolazione. I n ogni m o d o a n c h e
là dove n o n fossero m a i s t a t e tali assemblée, il costituirle era n o n solo u n postulai o
di giustizia d i s t r i b u t i v a , m a a n c h e u n elemento di alto valore per la pacificazione de
paese. I n f a t t i l'assemblea o concilium provinciae composto di delegati délie città pro-
vinciali si o c c u p a v a p r i n c i p a l m e n t e del culto di R o m a e di A u g u s t o , a v e v a in cura il
t e m p i o o l'ara relativa, ed era presieduta dal sacerdos provinciae eletto a p p u n t o per
la esplicazione di taie culto. Ma p o t e v a a n c h e discutere la c o n d o t t a del g o v e r n a l o r e ,
e anche accusarlo al S e n a t o o a l l ' i m p e r a t o r e 4 ) .

3
*) Cfr. conductorcs pascui et salinarum, C. I. L., ) Feliciani, /. c , p. 1446.
3
I I I , 1363. ) Cfr. in proposito il buon lihro del Guiraiid:
2
) C.I.L., I I I , 9 7 2 - 9 8 7 , 1079, 12558, 14468. Les assemblées provinciales, Paris, 1887.

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I.ORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TRAIANO

O r a e n t r a v a nelle d i r e t t i v e deU'impero nel p r i m o secolo avère in ogni provincia


il COnciHum x). e p e r la Dacia p o s s i a m o esser sicuri, che n o n a p p e n a le eondizioni di ri-
p o p o l a m e n t o lo resero possibile, forse v i v e n t e a n c o r a T r a i a n o , il concilium si costitui,
t a n t o più che m u t a t o p r o f o n d a m e n t e il c a r a t t e r e délia popolazione délia n u o v a provincia
con la dispersione dei D a c i , e con l'immigrazione di n u o v i elementi, non era affatto
a t e m e r s i , che il concilium avesse a divenire u n focolare di i r r e d e n t i s m o .
L e m e m o r i e epigrafiche che n e a b b i a m o , sono n a t u r a l m e n t e t u t t e più t a r d e 2 ) .
Le b a r r i è r e doganali si v e n n e r o c o n s t i t u e n d o u n poco alla v o l t a , e i t e n t a t i v i fattj
per r i n t r a c c i a r n e e d e t e r m i n a r n e il percorso, h a n n o p e r l'oscurità g r a n d e délia m a t e r i a
r a g g i u n t o scarsi r i s u l t a t i , e tali che forse n o n possono riferirsi alla età che noi s t u d i a m o 3 ) .
S u b i t o d o p o la c o n q u i s t a invece si l e v a n o t r u p p e dalla n u o v a provincia. V e d e m m o ,
che d u r a n t e la g u e r r a alcune t r i b u daciche si a r r e s e r o ; fu giudicato o p p o r t u n o d a r loro
subito u n a p r o v a di fiducia, d i m o s t r a r e , che il loro t r a t t a m e n t o n o n d o v e v a esser di-
verso d a quello degli altri provinciali, e ad u n t e m p o creare dei legami di a t t a c c a m e n t o
col n u o v o S t a t o , c o n c e d e n d o loro di p r e n d e r e le a r m i e c o n t r i b u i r e alla difesa di esso.
F u r o n o cosi c o n s t i t u i t e u n a ala I Ulpia Dacorum, e u n a cohors I Ulpia Dacorum. L ' u n a
e P a î t r a p e r o n o n e b b e r o s t a n z a in D a c i a , m a in Oriente 4 ) .
Che q u e s t i d u e corpi siano s t a t i c o n s t i t u i t i da T r a i a n o , n o n v ' h a alcun d u b b i o ,
sono n o t e p e r o a n c h e a l t r e cohortes Dacorum, e se si deve riferire aile guerre partielle
di T r a i a n o l'iscrizione C. I . L. I I I , 600 che ricorda u n a cohors III Dacorum equitata,
a n c h e q u e s t a s a r e b b e di costituzione t r a i a n e a , e d o v r e b b e anzi r i c h i a m a r e la istituzione
a n c h e di u n a cohors II.
A d o t t e n e r e la sicurezza c o m p l é t a délia n u o v a provincia fu pero necessaria a n c o r a
u n a g u e r r a . Gli J a g i z i che si e r a n o t e n u t i in b u o n e relazioni con R o m a , m a che n o n
p a r e avessero preso p a r t e alla guerra c o n t r o i Daci, n o n o t t e n n e r o la restituzione di
quella p a r t e dei loro territorio che Decebalo ave va loro preso. Videro percio m a l vo-
lentieri l'estendersi dei dominio R o m a n o a n c h e sulle loro a n t i c h e t e r r e , e siccome forse
t e n t a r o n o di esplicare in q u a l c h e m o d o il loro m a l c o n t e n t o , ebbero a p r o v a r e la forza
délia a r m i r o m a n e .
A d r i a n o , promosso d o p o la g u e r r a a g o v e r n a t o r e délia P a n n o n i a Inferiore, e b b e
l'incarico di m u o v e r e c o n t r o di loro, e senza m o l t a difficoltà li v i n s e 5 ) . L a c a m p a g n a
d o v e t t e esser b r è v e e facile, p e r c h e A d r i a n o n o n n e ricavo speciali o n o r a n z e , n e T r a i a n o
assunse n u o v e salutazioni imperiali. Il territorio degli J a z i g i n o n fu s t a b i l m e n t e occu-
p a t o ; essi r i m a s e r o in u n o s t a t o di clientela verso l'impero r o m a n o .
Ma p o r t a t a la p r o p r i a a t t e n z i o n e ai paesi D a n u b i a n i e Balcanici, T r a i a n o n o n si
c o n t e n t é di o r d i n a r e la n u o v a c o n q u i s t a di D a c i a . A l t r i v a s t i territori t r a il corso infe­
riore dei D a n u b i o , l'Egeo S e t t e n t r i o n a l e e il Mar N e r o , n o m i n a l m e n t e già s o t t o p o s t i
a l l ' i m p e r o , e r a n o pero di f a t t o a n c o r a assai poco fusi nella m a s s a di esso, e poco risen-
t i v a n o la c u l t u r a e la v i t a r o m a n a .

*) I. Krascheninnikoff ha mostrato, come a -) C. I. L., III, 1209, 1412, 1433, 1454, 1513.
3
diffondere l'uso dei concilia nelle provincie occi­ ) Cfr. Domaszewski in Arch. Epigr. Mitt. aus
dental! abbia provveduto in spécial modo Ves- Oest., X I I I , p . 142.
4
pasiano (Lber die Einfiihrung des provincialen ) De Rnggiero: Diz. Epigr. s. v. Dacorum
Kaiserkultus in Rôm. Westen, in Philologus, 1897, (alae, cohortes).
5
p. 147. ) Vita Hadriani, 3.

II
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ROBERTO PARIBEN1

L ' i m p e r a t o r e era s t a t o t r a t t o verso le foei del D a n u b i o dalle vieende délia guerra.


E s p o n e m m o nel n a r r a r e délia p r i m a e a m p a g n a , corne ad un certo m o m e n t » T r a i a n o
d o v e t t e accorrere a rcspingere u n a l t a c c o di Daei e di S a r m a t i i quali a v e v a n o vali-
eato il D a n u b i o e invasa la Mesia Inferiore. Dai rilievi délia colonna non possiamo de-
d u r r e , dove l'impresa t e r m i n a t a felicemenle per l î o m a ebbe luogo, ma per buotia sorte
un altro m o n u m e n t o ei p e r m e t t e di c o n g e t t u r a r l o .
JNella regione méridionale délia Dobrugia non lungi d a l l ' u l t i m o gomilo del Da­
n u b i o verso S e t t e n t r i o n e , circa v e n t i chilometri a sud di R a s o v a tra i piecoli villaggi
di Adamclissi e Enigea è il nucleo interno di un grandioso m o n u m e n t o di forma torreg
g i a n t e . Nella alta p i a n u r a desolata il r u d e r c a p p a r e i m m e n s o , e domina t u t t o il paese,
o m n i p r é s e n t e corne la cupola di S. Pietro in C a m p a g n a K o m a n a .
A v e v a quel povero m o n u m e n t o fornito già ai villaggi e ai cimiteri vicini gran
copia di piètre e di materiale da costruzione, q u a n d o per primo richiamô l'attenzione
dei d o t t i su di esso nel 1837 u n giovane ufficiale prussiano che era s t a t o c b i a m a t o quale
i s t r u t t o r e délia artiglieria t u r c a : il futuro maresciallo dell'impero germanico Alfred von
Moltke. Il quale con notevole a c u m e coinprcse la n a t u r a del m o n u m e n t o e la gente
e il t e m p o , cui d o v e v a essere a t t r i b u i t o 1 ) . Dopo di lui altri ne p a r l a r o n o , e in spécial
modo l'ingegnere francese Micbel incaricato di u n a missione in Dobrugia nel 1856*).
Ma il merito di avère a c c u r a t a m e n t e esplorato e posto in luce il m o n u m e n t o s p e t t a al
d o t t o r u m e n o Gregorio Tocilesco il quale t r a il 1882 e il 1890 vi esegui scavi, e con gran
cura si diede a rintracciare e a recuperare i f r a m m e n t i dispersi per ogni dove nei vil­
laggi e nei cimiteri m u s s u l m a n i dei dintorni, e sino nei magazzini di Cinili-Kiosk a Cons-
t a n t i n o p o l i . E t a n t e furono le p a r t i r e c u p e r a t e , cbe con l'aiuto del Benndorf e special-
niente d e l l ' a r c h i t e t t o N i e m a n n se n e p o t è dare la descrizionc, la illustrazione e la rico-
struzione più compléta e quasi s i c u r a 3 ) .
L'altezza t o t a l e del m o n u m e n t o si calcola fosse di circa m e t r i 32, il d i a m e t r o alla
base di m. 38,62. Nello s t a t o a t t u a l e la rovina forma u n nucleo cilindrico in m u r a t u r a ,
massiccio, costruito a piccole p i è t r e 4 ) . Il corpo cilindrico si solieva da un b a s a m e n t o
circolare a sette gradini periferici. Sopra q u e s t a specie di zoccolo comincia il r i v c s t i m e n t o
del cilindro con sei filari di grandi parallelepipedi lisci di calcare. Il s e t t i m o filare
forma fregio, o r n a t o com'è di foglie d ' a c a n t o a spirale e di teste di lupo a bocca a p e r t a ,
simili al draco délie insegne m i l i t a r i Daciclie.
Sopra questo fregio si a l t e r n a n o , a guisa di una trabeazione dorica a m é t o p e e tri-
glifi, pilastri scanalati e lastre con figure in rilievO riferibili a scène militari di m a r c e
e di c o m b a t t i m e n t i . Le lastre d o v e v a n o essere c i n q u a n t a q u a t t r o , di cui c i n q u a n t a più
o m e n o c o n s e r v a t e sono s t a t e r e c u p e r a t e . Segue u n a seconda fascia di fregio con sem-
plice decorazione végétale, u n a cornice semplicc e u n p a r a p e t t o fornito di mcrli ancb'essi
decorati con figure di prigioneri dalle m a n i a v v i n t e dietro il tergo.

*) Briefe iiber Zustànde in der Tiirkei in dvn ment von Adam-Klissi, Wien, 1895. Qualche cor-
Jahren 1835-1839, lettera del 2 Novembre 1837. rezione al restanro deU'insienic in Stndnicka:
2
) Les travaux de défense des Romains dans la Tropaeum Traiani, p. 6, fig. 1.
4
Dobroudcha in Mémoires de la Soc. des Antiquaires ) Délia eccellenza délia nialta fanno fcde i
de France, vol. 2 5 ; cfr. Revue Arch., 1857, X X V I , nnmerosi e tnti vani tentativi di penelrare nel-
p. 755. l'internoi ecavando cunicolî o pozzi, <· adoperando
3
) Benndorf, Niemann, Tocilesco: Das Monu­ anche persino le polverï «la mina.

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LORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TRAÎANÔ

Su tutto questo corpo cilindriro si éleva un tetto a tronco di cono coperto di lastrè
di calcare intagliate e disposte a guisa di embrici, sul vertice una base a doppio anello
sosteneva un grande podio esagonale, sul quale troneggiava un trofeo, di cui pure moite
parti furono rinvenute. Aveva esso la forma consueta di un grande ceppo d'albero,
cui si figurava imposto un elmo, una corazza, due scudi, due gambiere. Ai piedi erano
statue colossali di prigionieri ritti o giacenti.
Il concetto, il disegno d'insieme, la linea, la proporzione délia mole rivelano la
mente ideatrice di un architetto valoroso, ma l'esecuzione délie sculture e degli ornati
è oltre ogni dire rozza e puérile. E di una strana e singolare rozzezza e puerilità, che
rivelano non solo compléta inesperienza, ma assenza di elementi vitali, impotenza di
evolversi in meglio. Nei rilievi romanici ad esempio che tanto richiamano il nostro mo­
numento, non mancano figure altrettanto goffe e ridicole, ma si sente, che se ne potrà
trarre qualche cosa, che quell'arte non sarà stérile, e che avrà un seguito.
L'apparizione di questi strani rilievi pose in non poco imbarazzo gli studiosi di
storia dell'arte. Il Tocilesco e il Benndorf. fondandosi sui resti d'iscrizione del basamento
del trofeo con dedica di Traiano a Marte Ultore, non esitarono a dichiarare Traianeo
il monumento 1 ). Il Furtwàngler osservo giustamente, che un altro monumento romano
presentava decorazioni scultorie di analoga rozzezza: l'arco di Augusto a Susa, ma in-
vece di trarre da questa osservazione la conseguenza, che in tutti i tempi vive più o
meno coperta accanto alla grande arte un'arte idiota, si persuase, che anche il monu­
mento di Adam-Clissi dovesse attribuirsi alla stessa età. E affatico Tingegno a cercar
prove per rafforzare una tesi cosi debolmente fondata. Délia iscrizione, data la sua
incompletezza, si sbarazzo presto, proponendo di leggervi, che Traiano avesse restau-
rato, non eretto il monumento. E riferi il trofeo alla vittoria di Marco Licinîo Crasso
sui Geti e sui Bastarni dell'anno 28 a Cr. 2 ).
A conclusioni assai diverse giunse il Riegl che, seguito dal Domaszewski, attribui
il monumento al tempo di Constantino 3 ).
E siccome quando di un problema semplice si vuol fare un enigma, tutti si cre-
dono un pochino in dovere di trovare una soluzione nuova, il Cichorius pensô, che il
monumento dovesse -cssere stato eretto da Domiziano in memoria di Cornelio Fusco
vinto e tagliato a pezzi col suo esercito da Decebalo, che Traiano vendicata la scon-
fitta, e recuperata l'aquila délia legione X X I Rapax, vi avrebbe aggiunta l'iscrizione
Marti Ultori e che finalmente Costantino avrebbe restaurato il monumento, aggiun-
gendovi quelle brutte figure che tanto avevano sconcertato gli storici dell'arte 4 ).
Ora tanto svariate ipotesi, mosse almeno da principio da quell'incerto e delicato
mezzo di investigare la verità, che è il criterio stilistico, non solo dovettero sbarazzarsi
dell'iscrizione, o torcerne il significato, ma si trovarono a urtare contro nuove scoperte.
Alcune iscrizioni mostrarono, che una città romana, le cui rovine appaiono a poca

1
) L. c. cfr. in seguito Tocilesco: Fouilles et Muséum, 1905, p. 158 e in Pauly-Wisowa: Real
recherches en Roumanie, p . 5 ; Benndorf in Jahres· Enc, I I I , I, col. 378.
hefte, I , 1898, p . 122. *) Cichorius: Rômische Denkmàler in der Do~
-) FurtMiingler, Intermezzi, Leipzig, 1896, p. brugia, 1904; id.: Die Reliefs des Denkmals von
51 seg. Adam-Klissi in Beitrâge Curt W'achsmuth dar~
3
) Riegl in Λίίίί. des ost. Muséums fiir Kunst gebracht, 1892, p. 1.
uml Industrie, 1896, p . 1; Domaszewski in Rhein.

13
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HOBERTO PARIBENI

distança dal monumento, aveva portato il nome di Tropaeum Traiani ] ) . Non cra anche
questo un argomento senz'altro decisivo, ma certo grandemente favorevole alla pri-
mitiva ipotesi del Tocilesco e del Benndorf. Ancora nelle vicinanze del trofeo fram-
menti di un edifizio di pianta quadrata e di un'altra grande iscrizione che ne ricopriva
i lati, ricordano i nomi di coloro che combattendo con Traiano, caddero per la Patria 2 ).
Sono ricordati in quel frammento d'iscrizione soldat i délie coorti pretorie, legionari
di incerta legione, e ausiliari délia courte I I dei Batavi e di altre coorti ignote.
Aile obiezioni del resto avevano sempre vigorosamente risposto il Tocilesco e il
Benndorf 3 ). Non solo, ma finalmente anche il criterio stesso stilistico, causa prima
dell'errore, applicato non tanto in seguito ad impressione generica, quanto a minuziosa
analisi del monumento, e specialmente dei motivi architettonici, condusse un valente
studioso a ritenere traianea l'opéra 4 ) . Sicchè ora non vi è seconde me ragione ulteriore
di esitazioni, ne mi pare che mai avrebbe dovuto porsi in dubbio, che alcuna volta è
sulle métope riprodotto il ritratto di Traiano.
Conquistato perô questo punto fermo, alcuni ne trassero conseguenze troppo vaste.
Gli a w e n i m e n t i che avrebbero dato origine al monumento, si sarebbero secondo al­
cuni verificati all'inizio délia seconda guerra, anzi di là, dopo aver percorso mezzo il
Méditerranée, avrebbe preso le mosse Traiano per conquistare definitivamente la Dacia ft).
Dicemmo già, quanto inverosimile sia questa ipotesi e questo itinerario ; è molto più
opportuno ammettere, che il monumento si riferisca non a t u t t a la guerra dacica, ma
all'episodio délia invasione in Mesia, quando durante la prima campagna alcune tribu
daciche e altri germano-sarmatiche, scosse dal rumori délia grande guerra in Dacia,
e per essa t r a t t e a sperare in facili prede irruppero nella parte meno guardata e più lon-
t a n a délia provincia.
Ne si oppone a questa ipotesi il fatto che l'iscrizione del trofeo porti la data del
109, quando cioè la prima campagna dacica era finita da un pezzo. Anche il principio
délia seconda sarebbe lontano da quelFanno, e d'altra parte anche l'altro insigne mo­
numento délia guerra, la colonna traiana, reca la data del 113.
Sono pure, come già dicemmo, da correggersi le opinioni del Benndorf e del To­
cilesco in un altro punto, nell'attribuzione cioè a Traiano del vallo che dal gomito del
Danubio, a Nord di Adam-Klissi va verso Costanza 6 ). Ogni paesano rumeno ripete,
che quella grandiosa fortificazione è opéra di Traiano, ma le ragioni portate dal Pe-
tersen e dallo Schuchardt fanno ritenere quasi certo, che essa sia opéra posteriore, in
parte almeno attribuibile a un cornes Traiano, générale di Valente contro i Visigoti 7 ).
Chiamato adunque laggiù dalle nécessita di guerra, Traiano s'interesso vivamente
aile condizioni délia romanità in quelle regioni, vide, quanto dcbole e malsicura fosse
x
) C. I. L., I I I , 12470. piîi acri che suasive.
2 6
) C. I.L., I I I , 14214; p . 2316 4 ». ) Benndorf, Tocilesco: Das Monument von
3
) Benndorf in Arch. Epigr. Mitt. aus Oester- Adam-Klissi, p . 15.
e
reich, X V I I , p . 1 0 5 ; X I X , p . 1 8 1 ; Jahreshefte, I, ) Essi propongono anche di riconoscere quel
p . 132. Tocilesco: Fouilles et recherches, p . et seg. vallo nelle scène 95 e 96 délia Colonna T r a i a n a ;
Nella polemica e n t r ô a n c h e il P c t e r s e n in Rom. cfr. Das Monument von Adam-Klissi, p . 124.
7
Mitt., 1896, p . 3 0 2 ; 1903, p . 68. ) Cfr. D e L a B e r g e : Trajan, p . 6 3 , n. 7 ;
*) S t u d n i c z k a : Tropaeum Traiani, Leipzig, P e t e r s e n in Rom. Mitt., 1896, p . 1 0 7 ; S c h u c h a r d t
1904. Le obbiezioni del Furtwiingler in Jlerl. in Jahrbuch des Inst., 1901, p . 116.
Philologische Wochenschrift, 1904, p . 1000 sono

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Il
LORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TRAIANO

spesso Tazione di governo che si esercitava, e si propose di rafforzarla vigorosa-


mente.
Null'altro purtroppo che un mutamento nel titolo del governatore, e pochi muni
geografici ci lasciano indovinare qualche cosa dell'opera veramente vasta ed energica
spiegata da Traiano. A dir vero la regione pianeggiante délia Mesia Inferiore più vi-
cina al Ponto Eusino, quella che si chiamô anche Scythia Minor, aperta già aile correnti
commercial! per la navigazione del Mar Nero e del Danubio, ha rivelato aile esplora­
zioni e agli studi più recenti anche per età antèriori ai provvedimenti traianei, tracce
di civiltà cosi schiettamente latine e cosl larghe e vivaci, che dobbiamo ritenere abbia
in esse la romanità trovato un terreno straordinariamente favorevole '). Più chiusa
era rimasta invece tra gli aspri suoi monti la regione del Mons Haemus e la Tracia.
Ed appunto la più appariscente e la più comprensiva délie riforme fu la riorganiz-
zazione délia provincia di Tracia. Dal litorale Egeo di questa regione che solo era posse-
duto dai Romani al finire délia repubblica, la occupazione e la espansione erano pro-
cedute lentamente verso il settentrione e verso il Mar Nero. Per un certo tempo la Tracia
romana era stata una proprietà privata di Agrippa, dal quale l'aveva ereditata la casa
impériale. Qualche città greca délia costa aveva conservato i suoi ordinamenti e i suoi
privilegi, ma nel resto del paese ogni forma civile di aggruppamento mancava ancora.
Traiano si préoccupé con singolare energia di creare corne prime basi di civiltà
romana i comuni. Non meno di undici cita furono fondate o aumentate, o dotate di
privilegi. E per ottenere una più rapida penetrazione di civiltà, si pensô di valersi délie
forme greche di costituzione, le quali erano più note e meglio adatte al paese, e meglio
assimilabili per la maggiore diffusione in esso di elementi greci e grecizzati.
Pur di ottenere rapidamente, che la barbarica κώμη divenisse πόλις fu pertanto
sacrificato un po' lo schietto amor proprio latino. Anche Augusto del resto a ricordo
délia sua più grande vittoria aveva fondato in Epiro una città greca: Nicopolis.
La condizione giuridica di tali città non è pero del tutto ben chiara, esse non sono
colonie romane, e non sono città autonome. Battono moneta con leggenda greca, perche
greca è la loro lingua ufficiale, le monete non hanno ne i titoli ne i simboli délie colonie
romane, ma non hanno il carattere di coniazioni autonome, perche ammettono il nome
del governatore délia provincia. E ' dunque una categoria nuova di città, cui imprime
carattere la fondazione da parte dell'imperatore 2 ).
Da non pochi segni appare, come a favorire queste fondazioni di città si ebbe ri-
corso, non meno che per la Dacia, a una notevole immigrazione specialmente di ele­
menti orientali 3 ). Come si rileva da uno sguardo all'atlante, le nuove città furono dis­
poste con la più felice intuizione in luoghi strategicamente e commercialmente impor­
tant!, sicchè assicurato ne fosse il fiorire, e rafforzato per esse il dominio.

*) La ricerca e la illustrazione di tali memorie rici dei suoi scavi in un volume: Inceputurile
si deve in particolar modo a Vasile P â r v a n che vietii Romane la gurile Dunârii, Bucarest, e in
ha compiuto ampie esplorazioni a Histria, a un articolo: / primordii délia civiltà romana aile
U l m e t u m , a Tomi, e ne ha reso conto in nume- foci del Danubio in Ausonia, X , p. 187 seg.
2
rose memorie délia Accademia R o m a n a di Buca­ ) Cfr. Pick: Miïnzen von Dacien und Moesien,
rest (Analele, vol. dal X X X I V al X X X I X , I, p . 184.
3
1 9 1 2 - 1 9 2 0 ; Memoriile série I I I , vol. I I , 1923) ) Vedinele prove nella Ucrizioni délie singole
riassumendo poi hrillantemente i risultati sto- città in C. I. L., I I I .

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ROBERTO PARIBEN1

Le città di Tracia che Traiano fondô o favori, sono:


Nicopolis ad Mestum — Per lungo tempo non c stato possibile dislricare la que-
stione délie città dal nome Nicopolis che Traiano ha fondato. Ora grazie aile éeplo-
razioni compiute d'ordine dello Zar Ferdinando di Bulgaria, e agli studi del Seure e
del Perdrizet si puo stabilire, che le Nicopoli traianee, sorte a ricordo délia guerra da-
cica, furono due: l'una ai confini délia Mesia inferiore: Nicopolis ad Istrum, l'altra nella
Tracia méridionale: Nicopolis ad Mestum, e che una terza Nicopolis di Mesia sul Danubio,
quella che corrisponde alla modcrna Nikopol è invcce di fondazione molto più tarda ').
La Nicopoli di Tracia reca nelle sue monete, la cui série comincia da Commodo,
l'iscrizione Ονλπ[ίας] Νικοπόλεως πρός Μέστω. La sua posizione è stata dal Mendel e dal
Perdrizet stabilita in un'angusta valleta tra il Pr;m-Dag e il Dospad-Dag, propaggini
dei monti di Rodope, sulle rive del fiume Mesta, di fronte alla moderna Nevrokop 2 ).
La nuova città sorgeva sullo via che dall'importante centro romano di Philippi muoveva
verso nord 3 ), e corne poteva essere agevolata nei suoi commerci da questa via, cosi
poteva offrire ai viaggiatori un luogo di riposo, prima di lasciarli inoltrare nell'aspra
regione dei monti di Rodope, ed anche costituire un freno a un eventuale ridestarsi
di abitudini brigantesche tra gli abitanti di quei monti.
Nicopolis ad Istrum — Il nome che essa ha preso non solo presso alcuni scrittori,
ma anche nelle monete e nelle iscrizioni Ονλπία Νεικόπολις πρός "Ιοτρον aveva condotto
gli studiosi a identificarla con la odierna Nikopol sul Danubio. E ' ora invece sicuro, che
Nikopol occupa il luogo di una Nicopolis fondata da Eraclio dopo la vittoria sul re per-
siano Cosroe nel 629, e che la Ulpia Nicopolis ad Istrum corrisponde alla odierna Stari-
Nikup ai piedi dei Balcani nella vallata dello J a n t r a 4 ). Il nome completo con l'appel-
lativo Ulpia è dato in quattro iscrizioni greche e in un diploma militare 5 ). La sua posi­
zione era strategicamente e commercialmente importantissima, presso i più célébrât!
valichi dei Balcani verso la pianura danubiana (passo di Ternova, e colle di Scipka),
sicchè poteva far sentire la sua influenza sui Traci délia montagna e sui Mesi délia pianura,
ed eventualmente opporsi ad invasori trans-danubiani. La città appartenne da principio
alla provincia di Tracia, poi fu ascritta alla Mesia Inferiore tt). La sua costituzione
é greca, come greca è la sua lingua ufficiale. La popolazione è mista di Traci, di veterani
romani, di provinciali chiamati da altre regioni deU'impero. Abbondano tra questi ul-
timi i Bitini 7 ). La tribu cui essa è ascritta, non è la Papiria, come le altre fondazioni

' ) Gli editori del Corpus Inscr. Latinarum non p.257.


erano riusciti a trarsi d'impaccio. E' ora da ·) Arch. Epigr. Mitl. aus Oest., X , p . 243. c
vedersi: S e u r e : Nicopolis ad Istrum in Revue X V I I , p . 1 8 0 ; Revue Arch., 1907, I I , p . 414 e
Arch., 1907, I I , p . 257 e P e r d r i z e t in Corolla 4 1 5 ; il diploma L X X X V I rilasciato al pretoriano
Numismatica in honour of Barclay Head, Oxford, M. Aurelius M. f. Ulpia.... Nicopoli fu pure tro-
1906, p . 217. v a t a a N i k u p , pereiô è probabile, che la Nico­
2
) L. c. nella n o t a précédente. polis sia questa ad Istrum, e non quella ad Mestum.
3 e
) U n milliario di q u e s t a via d'epoca perô più ) Come c i t t à di Tracia la ricorda Tolemeo
t a r d a fu pubblicato dal Perdrizet in Bull. Corr. ( I I I , 1, 7) e confermano m o n e t e e iscrizioni (cfr.
Ilell., 1900, p . 547. Seure in Rev. Arch., 1907, I I , p . 264, m . 4).
4
) L'identificazione è d o v u t a al K a n i t z : Donau, P a s s o ' alla Mesia Inferiore neH'età dei Severi.
Bulgarien und der Balkan, I 2 , p . 1 8 5 ; cfr. Pick: I confini tra Mesia e Tracia furono segnati da
Afiïnzen von Dacien und Moesien, p . 3 2 8 ; S e u r e : Adriano.
7
Nicopolis ad Istrum in Rev. Arch., 1907, I I , ) Seure, 7. c , p . 275.

LS
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LORDINÀMENTO DELLA CQNQ1 ISI V M TRAIANO

di Traiano, ma la Sergia, la tribu di Adriano. quasi che Traiano non sia giunto a terni i-
nare il suo assetto di questa città.
Serdica — Moderna Sofia, in Bulgaro Sredetz fu rtô/u; greca col nome di Ulpia Ser-
dica, corne appare da monete e da iscrizioni ').
Pautalia — Mod. Kiistendil nella vallata dello Struma. aneh'essa ebbe eostitu-
zione greca, e porto il nome di Ulpia Pautalia, ricordato da monete e da iscrizioni 2 ).
Anchialos — Mod. Ancbialo sulla costa del Mar Nero presso Apollonia all'ingresso
del Golfo di Burgas, porta in un'iscrizione e nelle monete il nome ΛιΟνλα,ιανιην'Λγχιαλέοη'
aveva importanza commerciale notevole, sia corne sbocco di vie dall'Egeo e dalla pia-
nura danubiana al Mar Nero, sia per la sua ricca produzione di sale. Per questo, da
piccolo luogo 3) dipendente dalla maggiore Apollonia, Traiano ne fece una città indipen-
dente e con propri magistrati 4 ). Le figure di Cibele, di Iside e Serapide, e il tempio di
quest'ultima divinità, rappresentato sulle monete, fanno pensare anche qui a una forte
immigrazione orientale 5 ).
Bizye — Mod. Λ iza presso Astai, in iscrizioni militari porta il nome di Ulpia Bizye.
e
le monete invece hanno semplicemente ΒΙΖΥΗΝΩΝ ).
Augusta Traiana — Ritennero alcuni fosse il nome che prese l'antica Beroe, quando
Timperatore l'arricchi di abitanti e diprivilegi 7 ). Beroe corrisponde al luogo délia odierna
Stara Zagora, ed anche essa era in posizione strategicamente notevole allô sbocco di
importanti passi dei Balcani e aU'incrocio di grandi vie. Vi ebbe luogo infatti la grande
battaglia cosi infelice di Decio contro i Goti nel 251. Il Kalopothakes fa rilevare perô
che in document! contemporanei si trovano ricordati sia Ulpia Beroe, sia Augusta
Traiana, e sarebbe perciô d'awiso che le due città siano state distinte, e che ambedue
abbiano provato i benefici di Traiano. Le monete hanno la leggenda Ανγονοτη Τραιανη.
e recano tra le altre divinità anche Cibele e Nemesis 8 ).
Topiros— Sulle monete che cominciano da Antonino Pio è detta Ulpia Topiros 9 ).
Memorie epigrafiche non se ne hanno.

l s
) Cfr. le m o n e t e a cominciare da Marco An- ) Cfr. Miinzer e S t r a c k : Antike Miinzen von
relio: E c k h e l : Doctrina Numorum, II, p. 46; Trakien, p . 207, 211, n. 418, p . 238 n. 482.
6
Catalogue of Coins of the Mus., Thracia, p . 171 ; ) P e r l'iscrizioni cfr. Ephem. Epigr., I V , 895,
cfr. iscrizioni di militari: C. I. L., V I , 3 3 1 4 ; Eph. lin. 20, 25, 31 ; per le m o n e t e : Catalogue of Coins
Epigr., I V , 894, 2 2 ; 895, 1 6 ; Jahreshefte, 1911, of Brit. Mus., Thracia. p . 88 ; Svoronos: Έψ. Άρχ.
p . 130. 1889, p . 102.
7
'-) Monete in E c k h e l : Doctrina Numorum, II, ) Per la i d e n t i t à di Augusta Traiana o Τρακι-
p. 38 ; Catalogue of Coins of the Brit. Mus., νεων πόλις con Beroe, cfr. D u m o n t in B. C. H.
Thracia, p . 141 ; iscrizioni di soldati in C. I. L., 1878, p . 487. K i e p e r t : Formae Orbis antiqui,
V I , 2397, 2616, 2761, 2 7 7 2 ; Notizie Scavi, 1909, testo a tavola X V I I I . Per le ohiezioni del Kalo­
p . 8 1 . Per la identificazione del luogo cfr. Jirecek p o t h a k e s cfr. De Thracia provincia romana. Berlin,
in Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., X , p . 88. 1890, p . 28.
8
*) L'iscrizione è d a t a dallo Jirecek in Arch. ) F o u c a r t in Bull. Corr. Hell., V I , p . 179.
Epigr. Mitt. aus Oest. 1886, p . 171, insieme anche I n Catalogue of Coins of British Mus., Thracia,
alla descrizionc migliore del luogo. P e r le m o n e t e , p . 177 sono confuse insieme le m o n e t e di A u g u s t a
la cui série v a da A n t o n i n o Pio a Gordiano ; cfr. T r a i a n a con quelle di Traianopolis. Notevole sulle
Miinzer e S t r a c k : Antike Miinzen von Thrakien, m o n e t e di Caracalla la bella figurazione délia
I , p . 208. p o r t a délia città (Catalogue cit., p . 178, n. 11).
4 8
) Cfr. nell'iscrizione c i t a t a ή βον?.ή xai ô ) Catal. of Coins of Brit. Mus., Thracia, p. 1 7 5 ;
δήμοζ Ούλπιανών Άγχιαλέων. K a l o p o t h a k e s , /. c , p . 46.

17

2 Dacin II I9i5.

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KOBERTO PARÏBENl

Hadrianopolis — In mirabile posizione allô sbocco del Tonzos (mod. Tundscha)


nello Hebros (mod. Maritza) in luogo fertile, a cavallo délie vie che dall'Egeo e dal Bos-
foro salgono verso i Balcani. In alcune iscrizioni militari reca il nome di Ulpia Hadria­
nopolis, ed è percio probabilissimo, che se ne debba la prima costituzione a Traiano,
a simiglianza délie altre città Traianopolis, Plolinopolie, Marcianopolis ' ) .
Plotinopolis — Ventun miglio a sud di Hadrianopolis, secondo le indicazioni del
YItinerarium Antonini (pag. 175, 322) forse presso il luogo délia odierna Uziim-Koprii
sulla via che fiancheggia lo Hebrus (Maritza) a ) .
Traianopolis — Alla foce dello Hebrus presso la moderna Enos. La posizione fu
riconosciuta dal D u m o n t 3 ) .
Oltre queste nuove fondazioni sembra risorgessero vecchie città abbandonate.
Taie ad esempo Lysimachia nel Chersoneso presso la moderna Burnar che quando Plinio
scriveva la sua Historia Naturalis era distrutta e abbandonata (4. 11, 47) mentre dal
tempo di Traiano vi si trovano important] iscrizioni che fanno pensare fosse stata ri-
popolata (C.I.L. I I I , 726).
Con la fondazione o ampliamento di tante città dovette andare di pari passo la
apertura di strade. Non si rinvennero sinora cippi stradali col nome di Traiano, e non
è improbabile, che durante la vita deU'imperatore solo poche délie designate vie fossero
terminate e provviste délie numerazioni milliarie. In ogni modo è certo, che la gran­
diose arteria dal Reno e dal Danubio all'Egeo e al Mar Nero ebbe attuazione anche
in quest'ultima sua parte, e che parecchic délie città traianee: Traiana Augusta, Traia­
nopolis, Plotinopolis, Hadrianopolis seguivano e proteggevano questo sistema stradale 4 ).
Rinsanguata cosi vigorosamente la provincia di Tracia di uomini e dotata di ci-
vili istituzioni, Traiano provvide a costituirne una provincia affatto indipendente dalla
Mesia Inferiore, e a darle più nobile decoro di reggimento. Il governo, sino allora affi-
dato a un procurator, fu attribuito a un legatus Augusli scelto tra gli ex pretori 5 ).
Il mutamento sembra avvenuto circa il 115; infatti nel 112 la città di Bizanzio
manda ancora un messo a riverire ogni anno il legato di Mesia Inferiore ; e un diploma
militare degli anni 113 —114 considéra ancora la Tracia aile dipendenze del legato di
Mesia e ). Viceversa si conoscono due legati di Tracia dell'età traianea Publius Iuven-
tius Celsus, che nel 116 pare abbia già lasciato la provincia e Aldus Platorius Nepos 7 ).
Col legato dovette venirne anche un aumento nelle milizie di occupazione, per quanto
pero non sembri, che vi sia mai stato in Tracia il presidio di una intera legione.

' ) Ephem. Epigr., I V , n. 894, c. 13, 1 4 ; 894 in Monatsberichte der Berl. Akad., 1881, p . 447.
6
d. 1 1 ; 895, 17, 2 1 ; V, p. 186 cfr. P i c k : Antike ) L ' a v v e n i m e n t o fu rilevato per la prima
Mûnzen von Dacien und Moesien, I, p. 183, n. 4. v o l t a dal Borghesi: Oeuvres I I I , p . 2 7 8 ; cfr.
2
) D u m o n t in Bull. Corr. Hell. 1878, pag. 4 3 8 ; M o m m s e n - M a r q u a r d t : Organisation de VEmpire,
K a l o p o t h a k e s De Thracia provincia romana, pag. 43. in Manuel des antiq. rom., p . 199.
s e
) D u m o n t - H o m o l l e : Voyage Arch. en Thrace ) Cfr. Plin. Epist. ad Traianum, 43, 4 4 ; per
in Archives des Missions scientifiques, 1876, p . la d a t a cfr. Mommsen, Morel: Etude sur Pline,
174, 2 2 4 ; cfr. Bull. Corr. Hell., 190.0, p . 1 4 7 ; p . 30. Il diploma p o r t a il n u m . X X X V I I I nella
1913, p . 147. série del Corpus.
*) Sulle s t r a d e r o m a n e nei B a l c a n i ; cfr. J u n g : ' ) Il primo è ricordato in m o n c t e di P e r i n t o :
Romer und Romanen, I n n s b r u c k , 1877, p . 1 2 1 ; M i o n e t : Supplément, I I , 4 0 1 , 1187, 1188; Liebe-
K a n i t z : Serbien, p . 2 8 9 ; J i r e c e k : Ileerstrasse von 11.11■ i : Verivallungsgesch., p. 390 n. 3 ; l'altro in
Belgrad nach Konstantinopel, p. 5 e 1 5 9 ; idem C. / . L . , V, 877.

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L'ORDINAMENTO DKLLA CONQUISTA DI TRAIANO

Ma se la Tracia attrasse in modo specialissimo l'attenzione deU'imperatore, anche


le altre regioni vicine, le quali per la distanza da Roma avevano meno sentito l'opéra
del governo romano, ebbero prowedimenti analoghi, e più intenso fervore di opère.
Svolgendosi perô taie attività a nord del monte Haemus (Balcani), dove assai scarsa-
mente erano giunte le influenze greche, le nuove città ebbero forma e costituzione più
schiettamente latine. Nella Mesia Inferiore Ratiaria ed Oescus, che erano già stati campi
militari, e sedi di legione, divengono colonie.
Che Ratiaria (mod. Arcer in Bulgaria) sulla sponda destra del Danubio preesistente
forse all'occupazione romana del paese, e poi sede di legione, o per lo meno di forte
distaccamento di truppe sia divenuta colonia per concessione di Traiano, lo mostrano
il nome Ulpia e la tribu Papiria, esemplificate in parecchie iscrizioni *).
Oescus (mod. Gigen) pure sul Danubio, quasi alla confluenza con l'Aluta, è
anch'essa ricordata corne Colonia Ulpia Oescus in molti document! 3 ).
La parte più orientale délia provincia verso la foce del Danubio e verso il Mar Nero
non aveva avuto finora forte occupazione militare. Certo non v'era mai stata una le­
gione. Traiano stabili i due campi legionari di Durostorum e di Troesmis, e nuovi ca-
stelli di truppe ausiliarie, due dei quali Ulmetum e Carsium sono stati di récente rico-
nosciuti e ampiamente studiati dal Pârvan 3 ). Solo nel golfo di Burgas uno dei Flavi,
probabilmente Vespasiano, aveva fondato la Colonia Flavia Pacis Deultensium4). A
Traiano si debbono due nuove città: Tropaeum Traiani e Marcianopolis. La prima
sorse presso il grande monumento di Adam-Klissi, nella Dobrugia, e fu municipio
romano. Il merito di averla ritrovata spetta agli scavi del Tocilescu 5 ).
Marcianopolis (mod. Pravadi) a diciotto miglia a ponente di Odessus (mod. Varna),
fu cosi nominata dalla sorella deU'imperatore. Dovette essere città forte e ben situata,
perche, ad essa appoggiandosi Claudio II, riusci ad infliggere una clamorosa sconfitta
ai Goti. Le sue proprie monete ce la figurano infatti irta di alte torri, e gli itinerari la
mostrano appoggiata a un fiume (figurato anche nelle sue monete) e a cavallo di due vie
importanti, quella da Anchialos verso Durostorum e verso il Danubio e Paîtra verso
Odessos e le altre città délie coste del Mar Nero 6 ). Per la sua vicinanza aile città
délia Pentapoli Pontica ebbe, a differenza délie altre tre ora ricordate, costituzione greca.
Le città greche délia costa del Mar Nero, le cinque che formavano il κοινόν délia
Pentapoli Pontica : Histria, Tomis, Kallatis, Dionysopolis, Odessos ebbero anch'esse

1
) Cfr. Premerstein in Jahreshefte, I, Beiblatt, (C. I. L., I I I , 14214, 26). Carsium fu fondato
1 4 9 ; Domaszewski in Neue Heidelb. Jahrbucher, nel 103 e destinato ad alloggiamento delVala II
I, p. 198; cfr. perô Jahreshefte, IV, Beiblatt, 104, Hispanorum et Aravacorum: P â r v a n : Descoperiri
C. I. L. I I I , 753 = 7429, 6294, 6295, 8089, p. 2 6 3 ; noua în Scythia Minor in Analele, vol. X X X V
per la tribu Papiria, Kubitschek: Imperium (1913), p. 541.
4
Romanum tributim descriptum, p . 238. ) Cfr. C. I. L., V I , 3828 dell'anno 82 e le mo-
2
) C. / . L., I I I , 753, 7426, 7430, 7431, p. 141 nete, cfr. Tomaschek: Die alten Thraker, I I , 2,71.
6
e 9 2 2 ; Rev. Arch. 1896, X X I X , p. 259; Do- ) Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., X V I I , p. 160,
maszewski in Neue Heidelberg. Jahrbucher, 1891, 108; X I X , p. 184; C. I. L., I I I . p. 2110; P â r v a n :
I, p . 198; Not. Scavi, 1924, p . 46. Cetatea Tropaeum, Bucarest, 1912.
3 e
; Per Ulmetum, cfr. P â r v a n : Analele Acade- ) Sulla località cfr. Jirecek in Arch. Epigr.
miei Romane, X X X I V , X X X V I , X X X V I I (a. Mitt. aus Oest., X , p. 1 9 1 ; cfr. la moneta con
1912 —1915), nel 140 il campo era già divenuto la veduta délia città in Pick, l. c, I, p. 194,
un vicus con cives Romani et Bessi consistentes n. 1167, tav. I I I , n. 17.

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l*
kOBERÏO l'MU Ml.M

favori d a T r a i a n o , p a r c a n z i l u t l o chc al t e m p o di T r a i a n o , la P c n t a p o l i P o n t i c a , sia


d i v e n u t a E s a p o l i , forse pcr avcrvi a c e e d u t o a n c h e Mescmbria ' ) . Il n o m e 7 : £ ώ κ Λ ς a p p a r e
d a p p r i m a su u n a iscrizione del t e m p o di A d r i a n o '-).
Odessos comincia con T r a i a n o la p r o p r i a coniazione m o n e t a r i a , T o m i sceglie p c r
t i p o dei rovesci délie sue m o n e t e il trofeo di A d a m - K l i s s i 8 ) , c h i a r a m e n t e e n c t t a m c n t c
significato, e l ' u n a e l ' a l t r a p o n g o n o in d a t i v o i n v e c e che s e c o n d o il solito in n o m i n a -
t i v o il n o m e d e U ' i m p e r a t o r e , q u a s i in u n a forma di d e d i c a 4 ) . E T o m i stessa e a l t r e c i t t à
di Mesia p o n g o n o s t a t u e e iscrizioni o n o r a r i e a T r a i a n o e ai suoi legati in riconoscenza
di o t t e n u t i v a n t a g g i 5 ) .
O l t r e a q u e s t e c i t t à f o n d a t e o n u o v a m e n t e c o s t i t u i t e , o l t r c alla o r g a n i z z a z i o n c
q u a s i m u n i c i p a l e di t e r r i t o r i i con a c a p o u n vicus o u n COSteUum, a l t r e m e m o r i e si h a n n o
di lavori e di benefici concessi d a U ' i m p e r a t o r e in Mesia Inferiore. S t r a d e i m p o r t a n t !
p a s s a n o pel n u o v o Castro di U l m e t u m , p r o b a b i l m e n t e d i r e t t e d a M a r c i a n o p o l i s p e r
T r o p a e u m a N o v i o d u n u m , da T o m i a C a r s i u m , d a H i s t r i a a C a p i d a v a 6 ) . D u e milliari
di d u e vie che escono dalla r e m o t a T o m i , p o r t a n o il n o m e di A d r i a n o "), sicchè p r o ­
b a b i l m e n t e le s t r a d e furono s t u d i a t e e p r o g e t t a t e s o t t o il p r e d e c e s s o r e .
.1 confini t r a la p r o v i n c i a di T r a c i a e quella di Mesia Inferiore furono e s a t t a m e n t e
s e g n a t i solo nel 136 dal successore di T r a i a n o , il cui n o m e a p p a r e su q u a t t r o cippi ter­
minai!, r i n v e n u t i p r e s o Nicopolis a d I s t r u m s ) .
A n c h e nella Mesia S u p e r i o r e , e p r e c i s a m e n t e nella regione di essa più a p p a r t a t a
e fuori di m a n o , t r o v i a m o t r a c c i e di fondazioni t r a i a n e e : la c i t t à di U l p i a n a , e la c i t t à
di Ulpia S c u p i . U l p i a n a r i c o r d a t a d a T o l e m e o (111, 9) e d a I o r d a n e s ( G e t i c a 56) a p p a r e
nella T a b u l a P e u t i n g e r i a n a e nel Geografo R a v e n n a t e col n o m e s t o r p i a t o in Viciano
o B e c l a n o . Ma iscrizioni n u o v a m e n t e t r o v a t e h a n n o r e s t i t u i t o la v e r a grafia, e per-
messo di identificarne il luogo presso la m o d e r n a Lipljan nella regione m e n o p o p o l o s a
e più selvaggia délia p r o v i n c i a . A n c h e q u i p o t e n t i r a g i o n i concorsero a d e c i d e r e la fon-
dazione t r a i a n e a : il d o m i n i o cioè d a U ' a l t u r a di Lipljan délia p i a n u r a di K o s s o v o e délie
vie che da Naissus ( m o d . Nisch) d a l c u o r e cioè d e l l ' a t t u a l e S e r b i a , p o s s o n o p o r t a r e al
m a r e A d r i a t i c o . N o n solo m a a n c h e u n ' a l t r a r a g i o n e v ' e r a di p o r t a r l ' a t t e n z i o n e su
q u e s t o luogo, la esistenza cioè di g i a c i m e n t i auriferi nelle v i c i n a n z c <J). Scupi (la m o ­
d e r n a U s k u b ) è d e t t a Ulpia S c u p i , a q u a n t o io so, in u n a sola iscrizione m i l i t a r e 1 0 ) .
D a t a p e r o la sua g r a n d e i m p o r t a n z a s t r a t e g i c a p e r a v è r e il d o m i n i o délia valle

7
*) Pick, l. c , I, p. 71 e p. 593, n. 3. ) C. L L., I I I , 7613, 7615.
2 8
) Perrot: Mémoires, p. 447. cfr. Pick. /. c, ) C. / . L., 111,749, 7434, 7435, 12345, 12407;
I, p. 71, n. 3. Seure in Rev. Arch., 1907, I I , p . 2 6 8 ; cfr. Jahres-
3
) P â r v a n : Histria, in Analele Academiei Ro­ hefte, I, Beiblatt, col. 187.
9
mane, X X X V I I I , 1916, p . 556 seg. , Cfr. C. L L., I I I , 1685, 1686, 8169, pag.
4
) Pick in Arch. Epigr. Mitt. aus Oest., X V , 1457; E v a n s în Archaeologia, X L I X , pag. 5 8 ;
p . 3 2 ; P i c k : Miinzen, I, p. 521, 616, 635. Domaszevsky în Arch. Epigr. Mit. aus Oest. X I I I ,
°) C. I. L., I I I , 7537, 7538, 777, 14451 (le pag. 1 5 0 ; Gjorgjevic in Jahreshefte, I V , Beiblatt,
prime due e l'ultima di Tomi, Paîtra di Gher- col. 95 e 167; S t u a r t J o n e s in Papers of the
ghitza presso Troesmis). Brit. School at Rome, V, p. 452; Mowat in Rev,
e
) Una carta di queste strade è delineata da Num., 1894, p. 408; Jahreshefte. VI, Beiblatt,
V. P â r v a n in Ulmetum, I, Analele Academiei Ro­ col. 28.
10
mane, X X X I V (1912), t a v . X X V I ; cfr. Ausonia ) Ghislanzoni in Notizie Scavi, 1909, p. 81.
X , p . 206, n. 4.

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L'ORDINAMENTO DELLA CONQUISTA DI TKAIANO

dell'Axius e lo sbocco daU'Illiria nella Macedonia, il favorirla e l'arricchirla puô bene


essere rientrato nel concetto traianeo.
L'Illirico, già più romano, non ebbe nuove città, ma nuove vie, e sviluppo di opère
pubbliche, délie quali già facemmo menzione più addietro.
La ripercussione di tanti avveninienti dovette giungere anche sulle sponde setten-
trionali del Mar Nero, dove il regno del Bosforo, e la città greca di Chersonesos avevano
già, per lo meno a cominciare dalla definitiva annessione délia Tracia nell'anno 46,
una dipendenza reale per quanto dissimulata dall'impero, e la missione di coprire la
provincia roinana e di proteggere la libéra navigazione nel Mar Nero. Talora guarni-
gioni romane tratte dall'esercito di Mesia ebbero residenza in quei remoti luoghi 1 ).
Re Bosporano era allora Tiberio Giulio Sauromata, che pare abbia governato dal 92
al 124, e che è ricordato come amico dell'Imperatore e del Popolo Romano in parecchie
iscrizioni, mentre invece tre lettere di Plinio fanno intravedere che qualche piccolo dis-
senso abbia potuto scoppiare tra il re e un liberto impériale Lycornas probabilmente
investito di funzioni finanziarie 2 ). Analoga concessione di clientela dovette esser fatta
ai Sarmati Rossolani. Conosciamo un loro re che pare abbia avuto la cittadinanza
romana da Adriano, a giudicare dal suo nome: P. Aelius Rasparaganus. Egli pero al
principio dell'impero di questo principe si lamenta de imminutis stipendiis ( Vita Ha-
driani, 6), sicchè è probabile che un assegno in danaro per determinati servizi gli
fosse stato attribuito dal précédente imperatore. Ed è perfettamente normale che
Adriano abbia voluto modificare quello che Traiano aveva fatto. Ne il re Rasparagano riusci
ad entrare nelle buone grazie di Adriano, perche lo vediamo poi esule coi suoi a Pola 3 ).
La coniazione di monete con la leggenda Dacia Provincia nell'anno 112 ci fa ri-
tenere, che in quell'epoca il vasto programma fosse in gran parte esaurito 4 ).
Per esso Traiano riusciva a fondare nell'Europa Orientale una civiltà latina, cosi
corne Giulio Cesare e Auguste l'avevano fondata nella Occidentale. E si vivace e pro­
fonda fu la impronta di romanità, che corso di secoli e mutar di vicende non valsero
a cancellarla. Poco più di un secolo durô l'occupazione romana délia Dacia, ne molto
di più la cultura intensive di romanità nella Mesia Inferiore, tre o quattro generazioni
adunque in t u t t o ; eppure un intero popolo, attraverso secoli di miserie inaudite, di
servitù obbrobriose, di abbrutimento, di rilorno alla barbarie, vedendo inaridire e
spegnersi ogni sua fonte di vita e di ricchezza, distruggersi ogni cultura e ogni intellet-
tualità, perdersi qualunque contatto, anche quello religioso, con la madré antica, ha
serbato illesa e vivida la nobile fiamma délia sua romanità, e in essa ha trovato la sua
estrema difesa per non perire. Il vago ricordo di essere stati Romani ha infranto, la
violenza slava, la tartara, l'ungherese e la turca, ha ricomposto a dignità di nazione
un disperso popolo di agricoltori e pastori crudelmente sfruttati dai signori stranieri,
e nelle pianure danubiane e sui monti di Transilvania Roma eterna ancor oggi è con
trépida passione acclamata madré grande, possente e benefica.
ROBERTO PARIBENI

1
) Cfr. Latyschew: Inscriptiones Ponti, IV, 118, Pontus, Bithynia and the Bosphorus in Animal
129. Rostowzew: liumische Besatzungen in der of the Brit. School at Athens, X X I I , p. 1.
3
Krim und das Kastvll Charax, in Klio, I I , p. 80; ) C. I. L., V, 32, 33.
4
") C. I. G. 2123, 2124, 2130; C. 7. L., I I I , 783. ) Eckhel: Doctrina Numorum, VI, 428; Cohen,
cfr. Plin.: Epist., X , 63, 64, 6 7 ; cfr. Rostowzew: Traianus.

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LA CAMPAGNE DE PHILIPPE EN 339
Après Téchec subi devant Périnthe et Byzance, Philippe se décide au printemps
de 339 à renoncer provisoirement à cette entreprise pour partir subitement dans une
expédition vers le Danube.
Cette expédition nous est assez peu connue et jusqu'à présent elle n'a pas été suf-
fisament discutée 1 ).
Examinons les faits. Presque tout ce que nous connaissons sur cette entreprise
de Philippe, nous est fourni par un seul chapitre de Justin: I X , 2. Mais, les renseigne-
ments que nous donne Justin, ne sont pas en concordance tout à fait logique avec l'en-
semble de la situation, ainsi que nous la connaissons par les autres sources 2 ).
En effet, tout d'abord les motifs de l'expédition, donnés par Justin à la fin du
chapitre précédent, que «m Scythiam quoque praedandi causa profectus e\si, more nego-
tiantium, impensas belli alio bello refecturus», ne sont pas sérieux.
Deux autres raisons semblent plus satisfaisantes.
La première: après ses différentes expéditions en Thrace, Philippe se considérait
comme le maître des territoires qui s'étendaient vers le N jusqu'au Danube et jusqu'à
l'embouchure de ce fleuve. Mais justement à cette époque-là, les tribus guerrières des
Triballes, qui depuis quelque temps se déplaçaient le long du Danube de ΓΟ vers ΓΕ,
avaient une attitude menaçante. C'était sans doute sous la pression croissante des peup-
lades gauloises, qu'elles entreprenaient des incursions au delà des nouvelles frontières
macédoniennes, en quête de nouveaux territoires 3 ).

*) Voir à ce sujet: Niebuhr, Kleine Schriftcn I, trôlant à la lumière des événements contempo-
p'. 378; v. Gutschmidt, Kleine Schriften, III, p. raine, ainsi que nous les connaissons par d'autres
441 ; A. Schaefer, Demosthenes und seine Zeit, II 2 , sources.
3
(1886), p. 517 sqq; J. Kaerst dans Pauly-Wis- ) Selon Hérodote (IV, 59) les Triballes vivaient
sowa, Real-Encyclopcdie, s. v. Άτέας et J. Beloch, dans la région de la moyenne Morawa ; Thucydide
Griechische Geschichte, IIP, 1, p. 557 et surtout (II, 96, 4) les mentionne dans la même contrée,
V. Pârvan, Getica, Bucarest 1926, pp. 51 — 54. leur donnant l'Oskios (Jsker) comme frontière vers
2
) l'Histoire de Justin étant un double résumé, ΓΕ; chez Beloch (Griechische Geschichtv, 111-, 2,
d'abord d'une oeuvre si vaste comme était l'his- p. 354) il est dit par erreur «Westgrenze» au lieu
toire de Théopompe, par Trogus, et, ensuite de de «Ostgrenze». Niebuhr (op. cit.), Zippel (Die
celui-ci par Justin, il est bien naturel que l'expli- rom. Herrschaft in IUyrien, p. 31) et Mullenhoff
cation de maint fait ne soit point du tout suffi- (Deutsche Altertumskunde, III), supposent que les
sante, ou que la marche des événements ne soit Triballes ont été disloqués vers ΓΕ par les Auta-
pas toujours parfaitement cohérente. C'est pour riates (Strabon VII, 318), qui à leur tour étaient
cette raison que si nous sommes obligé de nous poussés par les Celtes. Mais nous croyons que les
fonder seulement sur un passage de Justin, nous Celtes aux-mêmes s'étaient approchés déjà et que
le devons faire cum grano salis, en examinant la pression sur les Triballes était exercée par eux.
continuellement ses affirmations et en les con- Alors plusieurs tribus des Triballes se sont «lé-

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I \ CAMPAGNE DE PHILIPPE 1Λ 339

La seconde: un danger plus imminent pour la frontière N c'était l'apparition des


Scythes au Sud du Danube. Vers le milieu du IV-e siècle av. J. Chr. les peuplades ira-
niennes des Sarmates, passent le Don et commencent à exercer une pression puissante
sur les tribus des Scythes qui sont poussées vers la Crimée et surtout vers les pays
danubiens habités par les Gètes *). Un groupe de ces Scythes disloqués ayant comme chef
le vieux, mais énergique Atéas, passa le Danube. Comme Justin nous dit que Philippe
avait demandé à Atéas le libre passage vers l'embouchure du Danube, on en conclura que
l'action décrite par lui s'est passée dans la Dobrogea. Mais nous croyons que le passage
du Danube par les Scythes, ne s'est pas opéré par le S de la Bessarabie, comme on l'a
admis jusqu'à présent, mais par ΓΟ, en venant de la grande plaine de la Valachie 2 ).
C'est seulement ainsi que s'explique leur conflit avec les Triballes. Les Scythes
ne pouvaient pas passer le Danube vers le S., à cause de l'opposition des Triballes et
c'est pour cela qu'ils l'ont passé vers ΓΕ., vers la Dobrogea. Mais les Triballes appelés
par les Histriens — accourrurent aussi dans cette contrée pour leur disputer l'établis-
sement sur la rive droite du fleuve. Le passage du Danube par les Scythes s'est effectué
sans doute pendant l'hiver lorsque le fleuve et les marais gelés n'offrent aucun obstacle,
et précisément pendant l'hiver qui suivit le retour de Philippe, après son expédition
en Thrace, c'est à dire pendant l'hiver de 341/340. Pour Philippe ces Scythes se présen-
taient comme des intrus dans son territoire, mais il n'était pas en état de réagir immé-
diatement, parce que la nouvelle lui arrivait trop tard, à un moment où il avait déjà
commencé le siège de Périnthe.
Les Scythes, aussitôt le Danube passé, ont à lutter contre les Histriens. Quels
sont ces Histriens, qui selon Justin, ont un roi à leur t ê t e ? Cette question a suscité
une discussion des plus vives. J. Kleinsorge 3) et Minns 4 ) croient que ce sont les Grecs
de la ville d'Histria ; Pick 5) sans préciser, émet l'opinion que ce sont des barbares ;
Schaefer 6) (d'après Droysen et Thirlwall) et tout récemment M. J. Beloch 7) se pro-
placées vers ΓΕ mais la pins grande partie est à ΓUniversité nationale de Grèce, Athènes, 1912, p.
restée sur place; de cette manière la question com- 181 sqq; Beloch, /. c. et Pârvan, Getica, l. c.
x
pliquée de leur migration s'explique simplement ) E. H. Minns, Scythians and Greeks, Cambridge,
et toutes les théories qu'on a faites à ce propos 1913, pp. 118 et 123; M. Rostowzew dans le Jour-
deviennent inutiles. D'après Strabon (VII, 301) nal des Savants, 1920, p. 111 et le même dans
le roi des Triballes, Sirme, reculant devant Alexan- son livre: The Iranians and the Greeks in South
dre se réfugie dans l'île Peuke; mais celle-ci étant Russia, Oxford, 1922, pp. 85 et 115.
2
entre les bouches du Danube est trop loin même ) On a trouvé des traces qui marquent la pré-
de ces Triballes qui s'étaient établis dans la Bul- sence des Scythes dans la plaine valaque. Ainsi
garie estique. Nous croyons qu'ils ont passé tout un chaudron scythe, qui se trouve au Musée Na-
simplement le Danube dans la grande île mare- tional d'Antiquités de Bucarest, a été découvert
cageuse qui se trouve entre les deux bras du fleuve à Scortzaru, à une vingtaine de km. vers SO.
à sa première bifurcation, en aval de Câlârasi. de la ville de Braila (voir V. Pârvan, La pénétration
Beloch (loc. cit.) croit qu'ils s'agit d'une des hellénique et hellénistique dans la vallée du Danube,
petites îles entre Roustchuk et Silistra, mais ces dans le Bulletin de l'Acad. Roumaine, 1923, p. 41).
3
îles sont trop petites pour permettre à des dizaines ) De civitatium Graecarum in Ponti Euxini ora
de milliers d'hommes d'y prendre place avec leurs occidentali sitarum rébus, Halle, 1888, p. 9.
1
familles et leurs troupeaux. Sur les Triballes voir ) Op. cit., pp. 118 et 123.
6
S. M. Columba, Le sedi dei Triballi (Studi Storici ) Die antiken Miinzen von Dacien u. Moesien, I,
per l'antichità classica), 1910; le même / Triballi 1898, p. 143, note 3.
6
delVctà romana (ibid) 1911; N. Vulid, Alexandre ) Op. cit., II 2 , p. 521.
7
le Grand sur le Danube, dans Hommage international ) Op. cit., III 2 , 2, p. 354.

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l\ N1C0BESCU

noncent pour leur identité avec les Triballes. j n f i n M. V. Pârvan *) suppose que ce
sont des Gèles hellénisés, des «Μιξελληνες».- Nous nous rallions à cette dernière inter-
prétation, parce qu'il est tout à fait naturel que les Gètes, qui vivaient dans une étroite
liaison avec les Grecs d'Histrie, aient combattu cette tentative d'invasion 2 ). Mais sans
doute ces Gètes locaux étaient-ils soutenus dans leur lutte par les Grecs d'Histrie, avec
toutes leurs forces. Pour une colonie grecque c'était une question vitale que celle d'avoir
comme voisine une population agricole, dont on pouvait obtenir avant tout, en échange
des produits de l'industrie grecque, le blé, qui était si nécessaire en Grèce et en seconde
ligne du b é t a i l 3 ) . C'étaient justement les Gètes indigènes qui repondaient parfaitement
à ces conditions. De Scythes nomades qui vivaient de leurs troupeaux, les Histriens
ne pouvaient avoir que du bétail, ce qui était absolument insuffisant pour un com-
merce prospère. Que les Scythes se trouvassent en lutte avec les Grecs, cela résulte
du fait qu'il est dit que leur roi Aléas avait dans son camp un prisonnier grec Ismé-
nias 4 ). Dans leur lutte contre les Scythes, les Histriens ont été sans doute aidés par
les B y z a n t i n s 5 ) , car nous savons qu'Atéas leur avait envoyé un message menaçant.
Ce fait se passait probablement avant que Byzance ait été assiégée par Philippe. Pres-
sés parles envahisseurs, les Histriens — grecs et indigènes — ont probablement fait appel
aux Triballes, qui avaient été en conflit avec les Scythes, encore auparavant sur le
Danube. Dans l'espoir d'un butin facile et pour leur disputer l'établissement sur la rive
droite du fleuve, accourt un corps de Triballes plus fort que les Scythes 6 ). Atéas use d'un
stratagème pour remédier à son infériorité numérique. Il opère une démonstration
sur les derrières du corps ennemi, avec une grande bande formée d'enfants, de femmes
et de tous ceux qui étaient incapables de porter les armes, tenant tous les lances en
haut et ayant de troupeaux au milieu. En même temps il fait parvenir aux ennemis
le bruit qu'il avait reçu des renforts de la part des Scythes d'au delà du Danube. Les
Triballes croyant alors que les Scythes sont trop nombreux ne risquent pas une lutte
et se retirent 7 ).

*) Op. cit., p. 10. certain nombre de monnaies de la ville et *»>ιι


2
) Il serait aussi possible (pie dans le manuscrit attribut, L'épi, apparaît parfois à côté de l'aigle
original de Justin il y ait eu «dux» au lieu de <<re.v». qui est sur un dauphin. V. Pick, op. cit., un.
L'erreur pouvait être d'autant plus explicable, (pie 473 — 476.
les copistes qui ont multiplié l'original, ont pu 4
) Plutarque, if>opht. 174 E. ; De ilex. M. fort.
avoir au moment où ils devaient écrire le mot II, I ; Non suave, 13.
«dux», présent à leurs oreilles et à leur mémoire, 5
) Voir un passage d'Arietocrite chex Clément
le mot dicté «rex», qui se trouve quelques lignes d'Alexandrie, Stromata V, 31, 3 (cd. O. Stablin
plus haut, au commencement du chapitre. Dans dans la collection: Die grieehisehen clirisllichcn
ce cas il serait très possible qu'Histrie ait, elle Schriftsteller der ersten drei Jahrhunderte, éditée
seule, engagé la lutte contre Atéas. Cela est par PAcad. de Prusse. Leipzig, 1906, vol. 15).
d'autant plus possible qu'Histrie était au V-e et ') Frontin, Strate^. II, 4, 20. Voir aussi Polyacn,
au IV-e siècle av. J. Chr. une ville florissante. Strate» VII, 44 où le nom d'Atéas n'est pas men-
Ammien Marcellin en parlant d'elle dit: «llistrus tionné. Justin ne dit rien des luttes des Triballes
quondam potentissima civitas». Sur Histric voir sur- avec Atéas. C'est pour cela^gu'on a tâclié_— mais
tout les résultats des grandes fouilles entreprises sans raison suffisante — de voir dans les idlis-
par M. V. Pârvan, publiés dans les Mém. de VAcad. trinnt» de Justin, des Triballes, dont le roi aurait
Roumaine, Histria IV (1916) et VII (1923). opéré la retraite devant les Scythes («dccessit>>).
3 7
) Quoique Histrie fît un intens commerce de ) Columba, oft. cil., p. 207. n'attribué aucune
poisson salé l'exportation du blé y était très im- valeur à l'expression ampliorem Triballorum exer-
portante. La tête de Démétcr se trouve sur un citum de Frontin et doute que les Triballes aient
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LA CAMPAGNE I)K ΙΉΙΜΙΊΊ·: EN 339

En même temps le chef des ϊΜΐξέλληνες* histriens étant mort, — peut-être au


cours de ces luttes — leur résistance fléchit et Atéas reste maître de la situation.
D'après Justin, pendant la guerre entre les Scythes et les Histriens, Atéas se se-
rait adressé à Philippe pour être aidé et celui-ci lui aurait envoyé un corps de Macé-
doniens. Comment serait-il possible que Philippe ait aidé un chef barbare qui avait
franchi ses frontières et s'était établi dans ses territoires? Ce n'est point du tout vrai-
semblable et nous croyons que le texte est corrompu ou qu'il y a là une erreur de Justin
ou de Trogus. Il est bien plus probable que les choses se sont passées d'une manière
tout à fait différente.
Philippe avait reçu pendant le siège de Périnthe et de Byzance la nouvelle que les
Scythes avaient passé le Danube, qu'ils avaient brisé la résistance des Histriens et
qu'ils s'étaient établis dans les environs d'Histrie. N'ayant pas, pour le moment, la
possibilité d'entreprendre une expédition pour les repousser au delà *du Danube, Phi-
lippe se décida d'entamer avec Atéas des pourparlers pour gagner provisoirement
quelque chose par ce moyen ou au moins se préparer le terrain pour un avenir prochain.
Comme intermédiaires dans ces pourparlers il se servit des offices des Apolloniates
qui se trouvaient sous son protectorat 1 ) et qui, par leurs relations commerciales éten-
dues étaient depuis longtemps en contact avec les Scythes. Feignant d'ignorer qu'A-
téas avait terminé la guerre avec les Histriens et les Triballes, il lui proposa son aide
à condition qu'il l'acceptât comme héritier de son royaume. Atéas était âgé d'à peu
près 90 ans 2 ), c'était donc une occasion pour Philippe de se proposer comme héritier
et d'affirmer ainsi une fois de plus ses prétentions sur les territoires de l'embouchure
du Danube et du littoral gauche du Pont Euxin. E t comme si sa proposition était déjà
acceptée, n'attendant plus la réponse, Philippe se hâte d'envoyer sous le prétexte
«d'aider» Atéas un petit détachement en reconnaissance. C'est à juste titre que le roi
barbare indigné d'un tel procédé renvoie les Macédoniens, leur ordonnant de dire à
Philippe «qu'il n'avait ni offert de l'adopter ni demandé son aide, parce que les Scythes
n'avaient pas besoin d'être secourus par les Macédoniens, étant eux-mêmes plus vail-
lants» et, «qu'il ne manquait pas d'héritier, son fils étant sain et sauf».
Malgré ce refus si catégorique Philippe ne désarme pas et il continue à épuiser
tous les moyens diplomatiques pour obtenir provisoirement, au moins quelque chose.
Comme il avait un grand besoin d'argent, il envoie une nouvelle délégation, deman-
dant «une contribution pour les dépenses du siège de Byzance», sans doute parce qu'il
considérait les Byzantins aussi comme des ennemis du roi scythe. Mais ce motif n'é-
tant pas suffisant et Philippe ne pouvant pas affirmer que l'aide lui avait été demandée,
il ajoute qu'Atéas doit cette contribution, d'autant plus que les soldats à lui envoyés
n'avaient pas reçu de frais de route et que lui, Atéas, ne s'était pas acquitté du service
qui lui avait été rendu». Le roi scythe lui répond alors promptement que: «le climat de
son pays est rude ; que le sol improductif de la Scythie peut nourrir à peine les Scythes
et d'autant moins les enrichir»; il ajoute «qu'il ne dispose d'aucune richesse qui puisse
suffire à un roi si grand et qu'il juge plus honteux pour lui de donner peu, que de refuser

été plus nombreux. Nous ne voyons pas de motifs *) V. Sehaefer, op. cit., p. 449.
2
suffisants pour soupçonner ce récit; cfr. Vulic, ) Lucian, Macrob. 10.
op. cit., p. 193.
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23
P. NIC0RES4 l

complètement» (ici Atéas faisant allusion à la rapacité insatiable de Philippe, de-


vient ironique, et, enfin exaltant les vertus de 80D peuple il conclut: «que le roi ferail
mieux d'estimer les Scythes pour les vertus de leur âme et pour leur résistance phy-
sique, que pour leurs richesses (ici l'ironie du Scythe devient caustique et même me-
naçante). Certes, toute cette réponse d'Athéas a une allure anecdotique, mais elle nous
montre d'une manière assez caractéristique que toutes les finesses diplomatiques de
Philippe n'avaient abouti à rien.
Le roi Scythe avait très vite acquis la réputation d'un chef vaillant et irréduc-
tible. On le dépeint comme un guerrier dur et insensible à la musique: comme le pri-
sonnier grec Isménias avait pendant un repas joué de la flûte, il aurait dit: «qu'il pré-
férait le hennissement des chevaux à la musique» *). Bien que très vieux il était encore
fort actif: on lui atribuait l'expression «qu'il se sent comme un valet, quand il ne fait
rien». Un tel homme installé au S du Danube et ayant la possibilité d'attirer encore
d'autres masses de barbares d'au delà du fleuve, pouvait à tout moment entreprend rr
une grande action contre la Macédoine et compromettre totalement l'oeuvre de la con-
quête de la Thrace, pour laquelle Philippe avait employé tant de temps et fait de si
grands sacrifices.
Ainsi se présentait, croyons nous, la situation pour Philippe au printemps 339.
Après qu'il eut renoncé au siège de Périnthe et de Byzance, il arrêta la guerre avec
Athènes et partit vers le N pour détruire ce nouveau concurrent à la domination de
la Thrace et pour soumettre ensuite les turbulents Triballes, le dernier peuple de la
Thrace qui n'était pas encore définitivement soumis 2 ).
Philippe ne pouvait partir qu'au printemps, parce qu'une telle campagne néces-
sitait environ 3—4 mois et ne pouvait pas être entreprise en hiver dans ces parages.
La route choisie par lui était la plus courte, c'est-à-dire celle du littoral du Pont E u x i n .
Il n'est guerre probable que dans cette marche le roi macédonien se soit retardé en fai-
sant le siège des villes grecques situées vers N d'Odessus 3 ). Nous ne sommes pas d'accord
avec Kromayer 4 ) quand celui-ci suppose que pour parcourir la distance de 1100-1200 k m ,
Philippe aurait eu besoin y compris les journées de repos — d'environ 75 journées,
en comptant la moyenne de 15 km. par jour. Une telle expédition avec un corps peu
nombreux, sans gros bagage et sans machines de guerre, allait sans doute beaucoup
plus vite. E n s'approchant, le roi macédonien s'avisa d'un stratagème pour endormir
la vigilance d'Atéas. Il envoya au roi scythe un message en lui annonçant que «pen-
dant le siège de Byzance il avait fait le voeu de dédier une statue à Hercule; qu'il
venait en ami des Scythes pour l'ériger aux bouches du Danube et que dans ce des-
sein, il demandait le libre passage au nom du dieu». Mais Atéas connaissant fort bien
la politique de Philippe, repondit que «s'il désirait accomplir son voeu il devait lui en-
voyer la statue ; il promettait non seulement de l'ériger mais aussi de la garder intacte» ;
mais, ajoutait-il «il ne pouvait pas permettre l'entrée d'une armée dans ses frontières
et si Philippe érigeait la statue sans la volonté des Scythes, elle serait enlevée et

î
) Plutarque, loc. cit., v. plus haut à la p. 7, und dem Hohne des Skythenfursten hinlânglich* non \
note 2. paraît tout simplement grotesque.
2 3
) L'explication de la campagne de Philippe ) Cfr. Schaefer, op. cit., p. 519,0
4
donné par Schaefer (op. cit.), p. 521): «Philipps ) Antike Schlachtfvldvr in Griechenland, I, Berlin,
Zug gegen Ateas erklàrt sich aus dem Wankelmul 1903, pp. 176—177.
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26
I \ < \ΜΙ'\(Λΐ; DE P H I L I P P E KN 339

de l'airain fondu on ferait des pointes de flèches». Sur ces entrefaits, Philippe arrive
et on livre bataille. Dans la lutte qui s'engage, les Scythes nous sont montrés comme
supérieurs par leur nombre et par leur élan, mais Philippe est vainqueur par la «ruse».
Les Scythes étant presque tous à cheval, leur choc devait être formidable. Philippe
ne pouvait donc pas engager le combat avec sa cavalerie qui était d'ailleurs trop peu
nombreuse. C'était la phalange avec ses longues sarisses de plusieurs rangs sur un même
front, qui devait briser par sa ténacité la force de l'attaque furieuse. Frontin *) nous
apprend que, pour que la ligne de bataille ne fléchît point, Philippe avait placé der-
rière elle ses meilleurs cavaliers avec l'ordre exprès de retenir sur les rangs les soldats
chancelants et de tuer les fuyards ; de cette manière même les plus timides aimaient
mieux lutter qu'être tués par leurs camarades. Les ailes de l'armée étaient probable-
ment protégées plutôt par le terrain que par des détachements de cavalerie, le théâtre
de l'action ayant été choisi dans un fond de vallée entre deux collines, car autre-
ment, elles auraient été en danger d'être tournées, même si elles avaient été disposée
en crochet.
On ne saurait préciser l'endroit de la bataille ; peut-être eut elle lieu dans la région
où se trouvent aujourd'hui les villages de Casapchioi et de Caranasuf, dans les environs
de la ville Histria.
Après une lutte acharnée la victoire de Philippe était complète. Les Scythes, quoi-
que plus nombreux, luttant à la manière barbare sans aucune cohésion, comme dans
des combats singuliers, furent vaincus après une lutte prolongée, par les Macédoniens
disciplinés, qui combattèrent en masse comme une unité tactique manœuvrable, et
obéissant à la seule volonté du commandant.
Les Scythes furent mis en pièces, Atéas t o m b a 2 ) et tout le camp ennemi avec
environ 20.000 femmes et enfants et de grands troupeaux resta comme butin dans les
mains de Philippe; environ 20.000 juments de bonne race furent expédiées pour la re-
production en Macédoine.
Justin nous rapporte qu'on n'avait trouvé ni or ni argent dans le camp scythe.
Cela ne peut être rigoureusement exact parce que nous savons que les rois Scythes
avaient des bijoux assez riches en or, mais sans doute la quantité qu'on avait trouvée
ne correspondait-elle guère à celle qu'on espérait.
D'après le chiffre d'environ 20.000 vieillards, femmes et enfants et si l'on admet
la proportion de 1 / 5 pour les hommes capables à porter les armes, il résulte que le nombre
des guerriers scythes ne dépassait pas 4 — 5000. Les Macédoniens étant montrés comme
inférieurs en nombre, nous devons conclure que le corps expéditionnaire de Philippe
ne dépassait pas de beaucoup 3000 hommes.
A y a n t accompli cette partie de son programme, Philippe se dirige en amont du
Danube contre les Triballes dans la région de Silistra et Turtucaïa. Ceux-ci, loin de se
montrer impressionés par la nouvelle de la victoire du roi contre les Scythes, refusent
de se soumettre et par surcroît lui réclament une partie du butin fait sur les Scythes.
Cette étrange demande s'expliquerait par le fait que les Triballes considéraient pro-
bablement, que ce butin provenant des ennemis, avec lesquels ils étaient en guerre,
ne leur aurait pas échappé. Mais le roi macédonien les avait devancés en arrivant,

2
*) Strateg., II, 8, 11, ) V. p. 25, note 2.

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I\ NICORESCU

avant que leur guerre avec les Scythes l'ûl terminée, et les ayant battu il avait en-
levé seul le b u t i n ; mais à présent comme il passait par le territoire des Triballes, ceux-ci
profitaient de cette occasion, pour lui en réclamer une partie. Ainsi seulement on pour-
rait expliquer la courte relation de Justin sur cette question, qui dans Theopompe
était sans doute amplement exposée.
Dans les escarmouches qui suivent, Philippe a la malchance d'être attaqué par
surprise dans quelque défilé, où il ne pouvait pas développer son armée. Lui même
fut grièvement blessé; une lance1 transperçant sa jambe tua son cheval. Comme il tomba
avec son cheval, ses soldats le crurent tué et dans la panique, les Triballes s'emparè-
rent du gros butin. Mais sans doute ses bons officiers rétablirent-ils Tordre: on le releva
et la petite armée réussit à forcer le passage; elle rentra probablement par Serdica en
Macédoine.
Tel était donc le bilan de la campagne: Philippe avait réussi à détruire un concur-
rent dangereux qui aspirait à le supplanter dans la domination de la Thrace du N E ;
mais dans la Thrace du N il avait subi un grave échec, car il n'avait pas réussi à dompter
les Triballes.
Arrivé à Pella vers le commencement d'août, Philippe dût rester au moins un ou
deux mois en convalescence. Il ne pouvait plus songer à recommencer le printemps
suivant la campagne contre les Triballes pour les soumettre définitivement, parce que,
pendant son absence, l'état des choses en Grèce s'était tellement aggravé qu'un dénoué·
ment par les armes était devenu inévitable. Les Thébains attirés dans l'entente orga-
nisée par Démosthènes contre Philippe, avaient occupé en chassant la garnison ma-
cédonienne, Nikaia *), qui commandait l'entrée des Thermopyles. Les Thébains et les
Athéniens se croyaient dorénavant en sûreté contre les coups de Philippe. Le roi macé-
donien ne pouvait pas rester indifférent à ce tour qu'on lui avait joué. Il devait contre-
carrer les préparatifs de ses ennemis. Son armée restée en Macédoine pour être réor-
ganisée après les efforts faits devant Périnthe et Byzance, était prête et l'attendait.
Déjà probablement en octobre, Philippe s'empare par une opération hardie d'Elatée,
en tournant les Thermopyles et en évitant Nikaia. Dorénavant il n'avait plus de temps
libre pour s'occuper des Triballes, car la grande lutte décisive pour la soumission de la
Grèce avait commencé.
Ce n'est que plus tard, que son fils Alexandre entreprit l'expédition de 335 afin
de châtier et de soumettre les Triballes.
C'est ainsi, croyons nous que nous devons reconstituer les événements de la cam-
pagne de 339, racontés d'une manière si confuse chez Justin 2 ).
P. NICORESCU

*) Philochorus ap. Didym., ml. XI, I, 37 — 49. en fait une seule: <<Ad Scylhiam quoque ruiu Ale-
Voir G. Glotz, Philippe et la surprise d'Elutcc. xandro filio praedandi intentiune pertransit». chose
dans Bull. Corr. Hell. X X X I I I (1909), p. 526 *qq. inexacte, ear il ne résulte pas de Justin qu'Ale-
2
) Orosius tantôt résumant, tantôt copiant Jus- xandre ait accompagné Philippe dans cette ex-
tin, a commis en ce que concerne ces événements pédition. 2) Nus loin il résume: tPhilippus dimissa
deux grosses fautes: ]) En résumant les deux obsidione Bizantii Scythicum bellum totis viribus
phrases de Justin: . . . filiumque Alexandrum% dc- adgreditur, . .», chose fausse, car il n'est pas dit
cem et octo annos nul us. ut sub militia patris tiro- chez Justin que Philippe était parti dans cette
cinii rudimenta deponeret, ad se arcessit. In Scy· entreprise avec toutes ses forces.
thiam quoque praedandi causa profectus est ». . . il
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FOUILLES DE GUMELNITA
Parmi les stations préhistoriques, assez nombreuses, connues jusqu'à présent sur
la rive roumaine du Danube, Gumelnita est sans doute une des plus importantes. L'année
dernière de nombreux objets et des vases intéressants y furent trouvés par M. B. Io-
nescu, ce qui nous a permis de constater le caractère assurément énéolithique de la
station 1 ). Cette découverte a fait que la station de Gumelnita fût classée entre les
sites préhistoriques et protohistoriques qui devaient être fouillés pendant la campagne
de 1925.
Le massif de Gumelnita (fig. 1) est situé à 5 km environ à l'Est d'Oltenita sur
l'ancienne rive du Danube. Il a une forme oblongue et une superficie totale d'environ
15.000 m 2 ; son point le plus élevé se trouve à 39 m au-dessus du niveau de la mer;
c'est donc presque la hauteur de la terrasse balcanique qui constitue la rive opposée
du Danube. Le point le plus élevé ainsi que la partie la plus escarpée se trouvent au
Sud-Ouest. Au 2 / 3 environ de la hauteur totale le massif est entouré d'une terrasse
large de 2 à 4 mètres, qui ne subsiste plus actuellement qu'à l'Ouest et au Sud, car le
reste a été rongé par les pluies 2 ). Gumelnita n'est donc à proprement parler une sta­
tion tumulaire, mais sa situation est quand même plus proche de ce type que de ceux
qui sont établis sur les m
flancs des collines. +t·-
J'ai été chargé par

(
M. Pârvan, directeur du
Musée National d'Anti­
quités, de faire pendant
Fig. 1.
[quelques semaines des
Mouilles systématiques à cet endroit. Pendant presque toute la durée des fouilles j ' a i II Γ
été aidé par M. I. Nestor, assistant-adjoint du Musée, qui a été un précieux auxiliaire.
TTâurait fallu sans doute que les portions fouillées ne fussent pas toutes du même
côté du massif, mais de nombreuses et riches vignes couvrent la superficie presque en­
tière du massif, exception faite de deux petites bandes de terrain inculte. Par bon­
heur le hasard a voulu que ces deux bandes de terrain fussent situées justement sur
la partie la plus haute et par conséquent la plus caractéristique du massif; il n'y a
pas de doute que nos fouilles ont été faites dans la région la plus intensivement habitée
de la station préhistorique de Gumelnita.

*) V. Dacia, I, 1924, m o n article: Découvertes tion de Gumelnija voir l'article cité, Dacia, I
de Gumclnifa ( p p . 325 — 342). (p. 341 sq.).
2
) P o u r la description plus détaillée de la posi­

29
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\ΙΛΙ)ΙΜ!Ι{ DtlMITlŒSCU

Nous avons fouillé les portions d<> terrain notées ci-deeeoue: X (20 X 5 m ) ; V

dre la profondeur maxima de couches de culture. — La superficie totale des fouilles


est donc de 247 m 2 .

LES FOUILLES
Les fouilles X (E N.-Est—O.S.-Ouest). Le terrain est ici un peu incliné vers l'Est.
A l'Ouest les fouilles comprennent quatre fosses dont le diamètre ainsi que la pro­
fondeur maxima ne dépassent 1 m. ; elles ont été creusées avant nos fouilles par M. B.
Ionescu. E n commençant du bord de ces fouilles vers l'Ouest, le terrain s'incline de
plus en plus jusqu'à devenir une pente abrupte interrompue un moment par la terrasse
et continuant ensuite d'une manière encore plus abrupte (inclination de 65° — 80°)
jusqu'au bas du massif. La largeur de la bande de terrain inculte nous aurait permis
de fouiller une superficie d'une largeur double, mais en ce cas nous n'aurions plus eu
où rejetter la terre. Nous avons été donc forcé de procéder ainsi pour le moment.
La couche de humus a une profondeur de 35 cm. Même dans cette couche les restes
préhistoriques sont extrêmement nombreux, représentés presque exclusivement par
la céramique. Les quelques silex (30 à 40 pièces au plus) ne sont pour la plupart que
de simples arrêtes. Quelques poinçons en os poli se détachent de la masse d'ossements
d'animaux et de coquillage. Le métal est représenté par un clou en cuivre. La céra­
mique est toute travaillée à la main ; on peut la diviser en deux catégories bien dis­
tinctes: L'une préparée d'une pâte fine parfaitement brûlée jusq'à ce qu'elle soit de-
vennue rouge; l'autre plus primitive, le grain gros et noirâtre, mal brûlée; de nom­
breux exemplaires à proéminences et à bourrelet. L'ornement incisé prédomine, les
lignes en relief sont plus rares. E n échange les fragments à cannellures horizontalles,
verticales, obliques et même en cercles concentriques, sont extrêmement nombreux.
Parmi les ornements linéaires incisés, il faut mentionner tout spécialement un orne­
ment provenu petit-être par l'arrondissement des angles du zigzag vertical biitmirien,
») Voir le plan, fig. 2.

30
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F O U I L L E S DE GUMELMfA

ou bien par la superposition de plusieures suites horizontales de parenthèses établies


en sens inverse pour chaque ligne consécutive. Cet ornement nous suivra jusqu'à la plus
profonde couche de culture et c'est à cause de cela que j ' a i cru devoir en faire mention
ici. A la base de la couche de humus on trouve de grands fragments de boussillage
qui proviennent des parois des anciennes habitations.
Entre 35 — 60 cm de profondeur on se trouve certainement dans l'intérieur des
anciennes habitations. Pourtant on ne peut déduire aucune forme de maison ou d'âtre
des masses de bousillage et de terre brûlée. Ce qui s'impose pourtant d'une manière
précise est le fait que les maisons avaient les parois faites de verges entrelacées
avec de la paille et calées avec de la terre ') ; elles étaient construites tout à fait à la
surface du sol et pas dans des fosses 2 ). Un autre fait important constaté, c'est que l'in­
clination du terrain était à cette époque plus accentuée vers l'Est et le Sud, car une
section des parois des fouilles nous montre une légère mais constante inclination en
cette direction des restes du bousillage brûlé. Les fragments de céramique, formant
une masse compacte, ont le même aspect technique et ornemental, avec une accen­
tuation des cannelures de toute espèce. Les instruments en silex sont ici beaucoup
plus nombreux et plus caractéristiques: couteaux, grattoirs, haches, etc. Les objects
en os et en terre cuite sont aussi très nombreux 3 ).
Entre 60 et 100 cm de profondeur, les restes de céramique, ainsi que les autres,
deviennent de plus en plus rares avec la profondeur. A l'Est seulement ils se main­
tiennent un peu plus nombreux à cause de l'inclination de la couche de culture, ce
dont nous avons fait mention plus haut. Parmi les différents instruments en silex et
en os, on trouva une petite hache en pierre polie, la première de ce genre à cet en­
droit. A côté du talus Est, on trouva plus de dix percuteurs en silex à 1*Ϊ8ρβ£Ί: d'un vrai dé-
pot. Nous nous trouvons ici certainement sous le niveau des habitations et tout ce qui s'y
trouve provient des différentes fosses faites par les habitants autour de leur maison. Ce qui
est curieux c'est le fait qu'on n'a plus retrouvé, dans cette couche de culture, des trous
avec des restes de pieux carbonisés. L'explication doit être cherchée dans la violence
de l'écroulement qui a détruit les traces qui nous auraient permis d'établir la forme et
les dimensions des habitations. Les fosses ménagères nous expliquent aussi l'existence
des fragments de céramique à incrustations rouges___et_blanches et à dessins incisés,
dont la place était dans une couche inférieure 4)^_—
De 1(10 à 120 cm les fragments et les ustensiles de toutes sorte deviennent sensible­
ment rares et la terre est par endroits dure et jaune, prenant l'aspect d'une terre qui
n'a pas été remuée. C'est pourquoi nous transformâmes cette fouille en une tranchée
de même longueur mais seulement d'une largeur de 2 m., ce qui nous a permis en même
temps de jetter la terre de côté.

') Sur c e t t e question n o u s r e v i e n d r o n s avec plus sur les formes entières ou reconstruisibles des v a s e s .
de détails (v. plus b a s , p . 40). *) Une idole féminine fragmentaire, qui fut
2
) Idem, v. plus b a s , p . 4 1 . t r o u v é e à 40 cm de profondeur, a de la couleur
3
) J e ne crois p a s nécessaire d'insister sur les rouge d a n s les incisions qui représentent, d ' u n e
différents objets m é n a g e r s ou rituels, car n o u s les m a n i è r e stylisée les v ê t e m e n t s : c'est u n e rémi­
décrirons avec détails d a n s les c h a p i t r e s destinées niscence d ' u n e t e c h n i q u e a n t é r i e u r e , car les élé­
à la classification et à la description de ces objets. m e n t s rituels c o n s e r v e n t toujours u n t r a d i t i o n a ­
C'est p o u r le m ê m e motif q u e j e n'insisterai ici ni lisme prononcé.

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31
VI.ADIMIIÎ DUMITRESi I

De 120 à 160 cm la t e r r e p r e n d un aspecl j a u n â t r e el d e v i e n t p a r e n d r o i t s t o u ­


j o u r s j)lus d u r e . Les f r a g m e n t s d e c é r a m i q u e sont e x t r ê m e m e n t rares cl point c a r a c t é ­
r i s t i q u e s . P o u r t a n t , t a n d i s (pie j u s q u ' à p r é s e n t les f r a g m e n t s p a t i n e s é t a i e n t fort r a r e s ,
la p a t i n e d e v i e n t m a i n t e n a n t p r e s q u e g é n é r a l e . Les i n s t r u m e n t s en silex et en os re­
l a t i v e m e n t n o m b r e u x . E n c o r e a n clou en c u i v r e .
De 160'à 180 cm l a q u e s t i o n q u i n o u e p r é o c c u p e t e n d e à se clarifier. Λ 13 — 14 m
e n v i r o n (de l ' E s t v e r s l ' O u e s t ) o n t r o u v e d e la t e r r e b r û l é e q u i ne p e u t en a u c u n c a s
ê t r e m i s e e n r e l a t i o n a v e c les h a b i t a t i o n s de la c o u c h e s u p é r i e u r e d e c i v i l i s a t i o n . Si ces
t r a c e s se m a i n t i e n n e n t elles i n d i q u e n t s û r e m e n t des h a b i t a t i o n s b r i d é e s , d o n c u n e a u t r e
c o u c h e d e c u l t u r e . Les f r a g m e n t s d e v a s e s sont, p r e s q u e t o u s p a t i n e s , en b r u n ou s u r ­
t o u t en n o i r . L ' o r n e m e n t <<en p a r e n t h è s e s » incisées, m e n t i o n n é p l u s h a u t (v. la p . 3 1 ) ,
q u e n o u s a v o n s r e t r o u v é c o n s t a m m e n t , se r e t r o u v e s u r q u e l q u e s f r a g m e n t s , d e b e a u c o u p
p l u s précis et p l u s a r t i s t i q u e m e n t e x é c u t é . Les i n s t r u m e n t s en silex s o n t d e p l u s en
p l u s n o m b r e u x , s u r t o u t si on t i e n t c o m p t e q u e la superficie des fouilles n ' e s t ici q u e la
m o i t i é d e ce q u ' e l l e é t a i t a u c o m m e n c e m e n t . Q u a n t à l ' e x é c u t i o n on n e p e u t p a r l e r e n
a u c u n cas d ' i n f é r i o r i t é . O n t r o u v e a u s s i q u e l q u e s p o i n ç o n s en os poli.
De 180 à 220 cm les t r a c e s d ' u n e h a b i t a t i o n b r û l é e se m a i n t i e n n e n t et se p r é c i s e n t
s u r u n e l o n g u e u r d e 3 — 4 m . A l ' O u e s t d e ces t r a c e s u n g r a n d d é p ô t d ' o s , fragments
d e c é r a m i q u e , c o q u i l l a g e s , c e n d r e s , e t c . , ce q u i d o n n e l ' i m p r e s s i o n d ' u n e p l a c e d e s t i ­
n é e à d é p o s e r les d é c h e t s m é n a g e r s . 11 y a c e r t a i n e m e n t u n e r e l a t i o n e n t r e ces r e s t e s
et l ' h a b i t a t i o n v o i s i n e . Les f r a g m e n t s d e c é r a m i q u e en m ê m e q u a n t i t é , p r e s q u e tous
p a t i n e s ; b e a u c o u p d e silex, s u r t o u t v e r s l ' E s t , où on r e t r o u v a e n t r e a u t r e s quatre
c o u t e a u x r e c o u r b é s , l ' u n p r è s d e l ' a u t r e . E x c e p t é la p o r t i o n q u i c o m p r e n d l'habitation
e t le d é p ô t d e d é c h e t s , la t e r r e d e v i e n t d u r e et n e p a r a î t p a s p r o v e n i r de d é p ô t s u l t é ­
rieurs.
De 220 à 270 cm la s i t u a t i o n d e la s e c o n d e c o u c h e d ' h a b i t a t i o n s (la p r e m i è r e c o u c h e
d u p o i n t d e v u e c h r o n o l o g i q u e ) se précise c o m p l è t e m e n t . D a n s la c o u c h e supérieure
le b o u s i l l a g e b r û l é se t r o u v a i t en m a s s e p r e s q u e c o m p a c t e s u r t o u t e la superficie des
fouilles, ce q u i i n d i q u a i t u n e d e n s i t é r e m a r q u a b l e des h a b i t a t i o n s ; p a r c o n t r e d a n s la
c o u c h e i n f é r i e u r e les h a b i t a t i o n s é t a i e n t r a r e s e t isolées. A l ' e n d r o i t ou n o u s avons
r e t r o u v é d e la t e r r e b r û l é e e t d u b o u s i l l a g e calciné se p r é c i s e n t m a i n t e n a n t p a r la dis­
p o s i t i o n d u b o u s i l l a g e , d u c h a r b o n et d e la t e r r e b r û l é e , les t r a c e s d e d e u x h a b i t a t i o n s :
la p r e m i è r e v e r s l ' O u e s t e t la d e u x i è m e v e r s l ' E s t . L e s fouilles n e p a r a i s s e n t avoir
a t t e i n t q u e l ' e x t r é m i t é d e la deuxième habitation qui reste ainsi dans le terrain
n o n fouillé. A 2 m 50 à l ' O u e s t d e la p r e m i è r e h a b i t a t i o n il y a v a i t un t r o u v e r t i c a l ,
a y a n t 25 c m d e d i a m è t r e et p l u s d e 1 m 50 d e p r o f o n d e u r , s a n s t r a c e s des c e n d r e s e t
e d de charbons. Les fragments de cérami-
·' ■ ": \. —■ · ",: ■■ ■■-, -,'/, '';■■" ■·'·'"'; ■""•'-:■··■:".■■■■'■■■■· ,..■!<..-; (lue et les mst ru men t s en silex el
ΑΞ. · '."■■, ;'. .:..<■.''■ Γ Γ ^ . i d e v i e n n e n t p l u s r a r e s et n e se rctrou-

mm W^^.^^^.^^£'S^^MÈ\\\\[É^\\M^^^^^^^^ .. v e n t plus que dans les ruines de d e u x


habitations. Un clou en cuivre nous
p r o u v e q u e le m é t a l était employé de­
p u i s les p r e m i è r e s h a b i t a t i o n s d u massif.
De 270 à 300 cm ( p r o f o n d e u r m a x i m a d e la c o u c h e d e c u l t u r e e n c e t e n d r o i t ) les
d i v e r s r e s t e s n e se r e t r o u v e n t plus que dans la p r e m i è r e habitation. L e profil de

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32
FOUILLES DE GUMELNIJA

celle-ci se voit sur les deux parois de la tranchée, ayant une longueur de 4 à 4 m 50.
Quelques fragments de céramique et de petits poinçons en os, ainsi que les quelques
lames en silex font partie de l'inventaire ménager de cette habitation. Parmi les
silex on a trouvé la plus grande hache en silex, presque intacte et très bien exécutée
(v. plus bas, fig. 12, no. 1 et pp. 46 — 47).
A 310 cm les fouilles s'arrêtent dans la terre jaune, dure et non remuée, sous le
niveau de base de l'habitation. Sur le reste de la tranchée on n'a pu fouiller au delà de
270 cm à cause de la terre extrêmement dure. Autour de l'habitation la terre est non
remuée à une profondeur de 240 à 250 cm, ce qui prouve sans doute que cette habita­
tion a été creusée dans la terre 1 ). Ce n'est qu'ainsi qu'on peut s'expliquer la différence
respectable de niveau entre les deux couches de civilisation. Le long de la tranchée les ruines
de cette habitation (No. 1) s'étendent de 4 à 4 m 50. En creusant à gauche et à droite
le talus de la tranchée nous avons constaté que les restes s'étendent presque à 1 m de
chaque côté, ce qui donne un diamètre d'environ 4 m à l'habitation. Dans la paroi
Nord au coin Est de l'habitation

n'insisterons pas plus longuement rj 4


ici sur ce point, car nous revi­
endrons plus bas sur la technique et sur la forme des habitations (v. p. 39 et suiv.).

Les fouilles Y (N-Est — S-Ouest) 2 ), situées au Nord des fouilles X sur le bord du
massif, à son point le plus élevé (voir le plan, fig. 2).
La couche de humus va ici aussi jusqu'à 35 cm, mais la terre a été creusée pour
diverses cultures (haricots, maïs) ce qui fait que jusqu'à 20 cm les fragments de céra­
mique et les autre restes soient très petits. Depuis 20 cm seulement ils deviennent
plus grands. La céramique est des mêmes deux catégories: la pâte bien cuite et rouge
pour la plupart des fragments, mal cuite pour les autres. La même ornementation
incisée et en relief que nous avons trouvé dans les fouilles X. Les silex sont rares et
fragmentaires.
;

*) Ce fait a été constaté exactement de la même et les plus caractéristiques, nous passerons plus
manière dans les autres fouilles: il ressort tout à brièvement sur les autres fouilles, car l'exposé des
fait clairement de la tranchée I I . fouilles X et I I est suffisant pour les conclusions
2
) Du point de vue stratigraphique les fouil- d'ordre stratigraphique dont nous donnerons un
les X et la tranchée I I é t a n t les plus claires résumé après avoir exposé toutes les fouilles.

33
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3 Dacia II 1925.
VI.ADIMIK DUMITRESCU

De 35 à 60 cm. La couche de bousillage calciné, en grande quantité mais non massée


d& indique le niveau de base des habitations à 60 cm. La céramique est en grande quan
t i t é ; quelques petites haches en pierre polie; des silex en plus grand nombre et plu.
complets, un clou en cuivre, etc.
De 60 à 100 cm la terre durcit et les restes deviennent plus rares, mais sont encore
en nombre suffisant. Ye_rs 100_cm les_cannelures et la pâte cuite à rouge disparaissent
presque complètement, ce qui prouve que nous sommes a la^ base de la couche
supérieure de culture. Les silex plus nombreux et plus complets. Un fragment d'une
hache-marteau en pierre polie, percée d'un trou et un clou en cuivre ont été trouvés
aussi.
De 100 à 140 cm la terre n'est plus dure et contient de faibles traces de terre brûlée.
Les fragments de céramique sont presque tous patines et jamais la pâte n'est cuite
jusqu'à devenir rouge. Leur quantité a diminué. La couleur rouge-ocre et la couleur
blanche sont trouvées sur la surface des vases ou seulement dans les ornements
incisés. Les silex extrêmement nombreux ; un clou en cuivre. La différence de ni­
veau entre les deux couches de culture ne paraît pas être ici aussi grande qu'aux
fouilles X.
De 160 à 210 cm, de rares fragments de céramique, éparpillés dans la terre jaune
qui contient aussi vers les deux bouts de ces fouilles des traces de terre brûlée. La pa­
tine des fragments de céramique est presque générale. Beaucoup de silex, une petite
hache en pierre polie, un clou en cuivre fixé dans un manche en os, coquillages et
ossements.
De 210 à 260 cm la terre jaune est par endroits tout à fait dure. Les traces d'ha­
bitations sont plus accentuées vers le Sud, mais les habitations restent toutes dans
les parois des fouilles, ce qui signifie qu'à cet endroit les habitations de la couche infé­
rieure n'ont pas été poussées jusqu'au bord du massif. Les fragments de céramique
sont rares, presque tous patines ou à dessins en graphite. Les silex sont nombreux ;
on trouve aussi quelques instruments en os poli.
De 260 à 340 cm la terre devient toujours plus dure, jusqu'à 340 cm, d'où on ne
peut plus creuser que fort difficilement. De très rares fragments de céramique se re­
trouvent jusqu'à 300 cm, et disparaissent tout à fait plus bas. Les uns sont peints, les
autres ont des dessins graphités, et enfin d'autres ont une couleur blanche dans les
cannelures parallèles à la marge du vase 1 ). Les silex devenus aussi plus rares, dis­
paraissent complètement vers 300 cm. L'habitation du Sud est demeurée dans le talus
Est et n'atteint le talus que par un coin, ce qui fait que son profil ne soit pas très
clair. Nous avons quité ces fouilles à cette profondeur maxima de 340 cm, dans la terre
dure, non remuée, évidemment sous le niveau de base de la couche inférieure de culture.

La tranchée I (Est-Ouest), située à l'Ouest des fouilles X, se termine à 3 m seulement


de la pente abrupte du massif.

/ / *) Ces cannelures parallèles a la marge du vase, retrouvent jamais dans la couche supérieure. Noue
/ se trouvant immédiatement sous elles, sont ca- reviendrons a temps sur ce fait.
I /ractéristiques pour la couche inférieure et ne se

1/ Q A

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FOUILLES DE GUMELNIfA

La couche de humus va jusqu'à 35 à 40 cm et contient, surtout entre


20 — 40 cm, des fragments de céramique extrêmement nombreux, mais qui n'appor­
tent aucun élément nouveau, exceptée une spirale incisée; les mêmes deux genres
de pâtes.
De 40 à 60 cm, par endroits même jusqu'à 75 cm de profondeur, on trouve des
fragments de bousillage brûlé, pas trop massés, qui sont les restes des habitations de
la première couche de culture. A cette profondeur les fragments de céramique ainsi
que les instruments en silex et en os sont extrêmement nombreux, mais diminuent
jusqu'à 75 cm, où ils deviennent rares. Les fragments de céramique patinée sont en­
core très rares et proviennent probablement de la couche inférieure. A 55 cm on
trouve une pendeloque en or en forme de cornes sacrées, constituant un élément nou­
veau; presque à côté un petit hameçon en cuivre.
Jusqu'à 95 cm les fragments de céramique et les autres restes se maintiennent
assez nombreux ; les cannelures ont disparu presque tout à fait. Le bousillage calciné
de même, ce qui signifie que nous sommes sous le niveau de base de la couche su­
périeure de culture.
De 95 cm à 180 cm la terre devient par endroits très dure. Dans les endroits qui
se laissent creuser plus facilement on distingue de la terre brûlée et même des cendres
et du charbon. Les fragments de céramique deviennent toujours plus rares, ainsi que
les instruments en silex et en os.
De 180 à 255 cm la terre dure se généralise, excepté une portion de 3 m vers le bout
Ouest de la tranchée, qui contient beaucoup de traces des charbons et de terre brûlée ;
à côté un dépôt d'ossements, coquillages, cendres et charbons: c'est certainement
l'emplacement d'une habitation (fig. 5). Les fragments de céramique, surtout pa­
tines, et instruments ménagers ne se retrouvent plus que parmi les restes de l'ha­
bitation ; parmi les derniers on a trouvé une petite hache en pierre polie.

et les autres restes sont fort rares. Nous


avons trouvé dans un vase calciné quelques grains de blé, carbonisés. Près de l'ha­
bitation, vers l'Ouest, un trou profond de plus de 50 cm, d'un diamètre de 20 —
30 cm, rappelle le trou que nous avions déjà remarqué à l'habitation no. 1 dans les
fouilles X. Sous l'habitation, comme partout autour, de la terre dure et jaune, ce qui
prouve que cette habitation a été aussi en grande partie creusée dans la terre. Les
fouilles s'arrêtent ici à 295 cm de profondeur (v. fig. 5).

*
La tranchée II (N-Est — S-Ouest), située à l'Ouest des fouilles X et au Sud-Est
de la tranchée I. Le bord de la tranchée du côté du Nord-Est commence sur la crête

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35
VLADIMIH DUMITRESCU

même du massif (voir le plan, fig. 2). 11 n'est pas donc étonnant qtie la couche de
humus ait ici seulement que 20 cm d'épaisseur, car les eaux de pluie l'ont rongée.
Au bord Nord-Est se trouve du bousillage dur et calciné, à l'aspect de scorie,
massé à 20 — 30 cm, ce qui prouve qu'à cette extrémité les eaux de pluie ont rongé
la couche plus profondément que dans le reste de la tranchée, où la couche de humus
a de 30 à 35 cm d'épaisseur (tout comme dans les autres fouilles) et où le bousillage
brûlé se retrouve à une profondeur de 40 à 60 cm.
Jusqu'à 35 cm les fragments de céramique sont en très grande quantité surtout
dans les trois quarts du côté Nord-Est de la tranchée. Beaucoup sont calcinés et dé­
formés, ce qui prouve que la violence de l'incendie qui détruisit, la site préhistorique
de Gumclnita fut ici plus grande qu'ailleurs. La plupart de ces fragments sont préparés
d'une pâte fine, bien cuite. A la surface elles ont une grosse couche de calcaire, dé­
posée par le temps. L'ornementation linéaire, en relief et incrustée, prédomine. Beau­
coup de cannelures, mais fort peu de fragments à proéminences. Les fragments à pa­
tine ne représentent même pas l ° / 0 du total, ce qui prouve leur caractère tout à fait
incidental. Les silex et les instruments en os pas très nombreux, la plupart fragmen­
taires.
De 35 à 80 cm la terre mole contient du bousillage brûlé seulement vers le Sud-
Ouest. Les fragments de céramique sont rares, mais du même caractère. L'ornement
à parenthèses se retrouve continuellement. Les silex sont plus nombreux ; quelques
instruments en os.
De 80 à 135 cm la terre devient plus dure et les fragments de céramique plus rares,
mais proportionnellement le nombre des fragments patines et à couleur blanche in­
crustée augmente. Nous nous trouvons dans la couche intermédiaire où se retrouvent
les restes des deux couches de culture. On retrouve des silex, une petite hache en pierre
polie, quelques instruments en os, etc.
De 135 à 180 cm la terre est dure partout, exception faite des deux portions à l'Est,
où se font voir des traces de cendre et de terre brûlée. Les fragments de céramique
sont plus rares, tous patines ou à incrustations blanches et rouges. Les silex toujours
plus nombreux. On trouve une autre petite hache en pierre polie et quelques instruments
en os.
De 180 à 275 cm la terre devient extrêmement dure, exception faite des deux por­
tions mentionnées, où se maintiennent les fragments de bousillage brûlé et les cendres.
P a r endroits se retrouvent des trous verticaux, quelques uns trop grands pour être les
trous des pieux des habitations. Sur une distance de 3 — 4 m en p a r t a n t du côté Est,
des cendres, charbons et ossements en grande quantité. Les fragments de céramique
et autres restes ne se retrouvent plus que sur les deux portions mentionnées plus h a u t .
Presque tous les fragments de céramique sont patines ou à incrustations de couleur
blanche et rouge-ocre, les deux couleurs se retrouvant parfois sur le même fragment.
Les instruments en silex sont extrêmement nombreux, ce qui paraît prouver que la
couche inférieure de culture utilisait ce matériel en plus grande quantité. On retrouve
aussi quatre petites haches en pierre polie, des poinçons en os et des harpons.
De 275 à 335 cm la terre est devenue tout à fait dure aux deux extrémités de la
tranchée. Au milieu nous trouvons les restes de deux habitations brûlées. Les frag­
ments de céramique et les silex ne se retrouvent que parmi ces restes. Un petit clou

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FOUILLES DE GUMELNIJA

en cuivre prouve que le métal fut connu et utilisé dès la première couche de
culture.

F,
dont le diamètre est 8· 6 ·
d'environ 3,50 m ; elles sont distancées de 1 m 50. Les deux se prolongent dans l'in­
térieur des talus. Quelques fragments de céramique à trace de peinture. Dans l'in­
térieur des deux habitations on trouve plusieurs vases brisés mais reconstruisibles,

Les silex sont très


Ig
' rares. Le niveau de
base de l'une des habitations est à 335 cm, celui de l'autre à 355 cm, mais les deux
ont été creusées en partie dans la terre. Les fouilles, continuées jusqu'à 375 cm de pro­
fondeur ne vont plus à cause de la terre dure, non remuée, presque impossible à
creuser (v. fig. 6 — 7).

Les fouilles Z (E N-Est — O S-Ouest) ont été faites en automne sur le terrain
libre à côté des fouilles X , après que la terre qui résulta de ces derniers fût rejétée
en place. Ces fouilles ont dû être abandonnées à une profondeur de 140 cm, à cause
de la pluie et du froid qui ont fait impossibles les travaux.
La couche de humus a ici aussi une profondeur de 35 cm. Les fragments de céra­
mique sont au commencement plus rares, mais vers 35 — 40 cm ils se retrouvent en
masse compacte. La céramique à pâte bien préparée et bien cuite prédomine. Beau­
coup de cannelures et des fragments à proéminences. Les silex ne sont pas trop nom­
breux et pour la plupart des fragments ; une petite hache-marteau, quelques poinçons
en os poli, etc.
De 35 à 65 cm beaucoup de bousillage brûlé qui va par endroits jusqu'à la
profondeur de 75 cm. En général le niveau de base des habitations de la couche supé­
rieure de culture est à 6ST cm. On retrouve une quantité énorme de fragments de cé­
ramique du même aspect que dans les autres portions fouillées, ainsi que des silex, des
instruments en os, de coquillages, etc.
De 65 à 100 cm on est presque partout sous le niveau de base des habitations.
Pourtant, tout ce qui se retrouve jusqu'à cette profondeur fait partie de la couche
supérieure de culture. Les fragments de céramique deviennent de plus en plus rares.

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νΐ,ΛΙΜΜΙΗ DUMITRESCU

On trouve des silex, des objets en os, un fragment de hache-marteau en pierre polie.
Parmi les restes d'habitations un squelette entier, la face en h a u t , un peu couché
sur le côté, les os brisés. Ce n'est pas une tombe, nous sommes en présence d'un
habitant surpris par l'incendie et écrasé sous les débris.
De 100 à 140 cm les fragments de céramique sont toujours plus rares, ainsi que
les instruments en silex et en os. On trouve quelques exemplaires de céramique patinée.
Nous pouvons considérer comme fini la première couche de culture (les fouilles
durent être interrompues à cette profondeur pour les motifs exposés plus haut).

La tranchée III (Nord-Sud). Le b u t de cette tranchée fût de constater si la por­


tion mieux conservée de la terrasse, la quelle a été certainement plus large auparavant,
fût jamais habitée. Les fouilles ont été interrompues ici aussi à 140 cm de profondeur
pour les mêmes motifs qui firent arrêter les fouilles Z 1 ) .
La couche de humus va jusqu'à 35 cm et contienne très peu de restes.
De 35 à 60 cm les résultats sont les mêmes que dans les autres fouilles, sans aucun
élément nouveau.
De 60 à 80 cm beaucoup de bousillage brûlé. Les fragments de céramique sont nom­
breux et se ressemblent à tous ceux qui furent retrouvés dans la première couche des
autres points fouillées. On peut dire la même chose pour les instruments en silex et
en os (on a retrouvé ausi des outils en pierre: des pierres à broyer les grains, des
poussoirs, etc.). T o u t ceci prouve que les habitants de la couche supérieure de culture
ont bâti leurs habitations aussi sur cette étroite terrasse, une preuve en plus de l'in­
tensité de vie du second site préhistorique de Gumelnija.
De 80 à 140 cm les restes de céramique sont plus rares, ainsi que les autres restes.
Nous nous trouvons sous le niveau de base des habitations de la couche supérieure de
culture. Les fouilles s'arrêtent à une profondeur maxima de 140 cm.
P a r t o u t où nous avons trouvé des habitations dans la couche supérieure on a
constaté aussi leur existence dans la première couche de culture -). Ce fait nous mène
à conclure qu'ici aussi, sur cette terrasse, on devrait retrouver les traces de la première
couche de culture. P o u r t a n t , le fait que dans la couche inférieure les habitations étaient
plutôt rares serait un argument contre l'existence de cette première couche sur la ter­
rasse; en tout cas cette question ne présente pas une trop grande importance.

On peut donc établir de la manière suivante, à quelques exceptions près, la strati­


graphie des deux couches successives de civilisation de Gumelnita:

') On a creusé en même temps ces deux en- fouilles. On a creusé sur un certain point une fosse
droits. profonde pour une cave à conserver la glace, et
2
) Les deux couches de culture, constatées à on retrouva sur les talus de la fosse les traces
l'aide de deux séries de bousillage brûlé provenant des deux couches de bousillage, ce qui nous in-
des habitations, ont pu être identifiées à Gumel- dique que la première station de Gumelnita s'é-
ni^a dans d'autres endroits aussi que ceux des tendait elle-aussi sur tout le massif.

35!
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FOUILLES DE ΟΙΜΕΙΛΤΓΛ

COUCHE B 0 — 35 cm : la couche de humus qui contient suffisamment de restes de


toutes sortes.
35— 50 cm: céramique, instruments, restes de toute espèce, massés en
énorme quantité.
50 — 65 cm: bousillage brûlé, provenu de l'incendie et de l'écroulement
des parois des habitations de la seconde site préhistorique de Gumelnita.
,<- 65 — 70 cm. Niveau de base__jle&-4MtbTtatton8^ — —
70 —120 cm. Restes de céramique et autres, en plus petit nombre, pro­
venant en grande partie de la couche supérieure, tombés dans diffé­
rentes fosses, ou se trouvant ici par l'élévation lente du terrain pendant
les siècles que dura la première site.
Couche 120—180 cm terre jaune, contenant très peu d'éléments de culture tombés
intermédiaire d'en haut, ou au contraire provenant des couches plus profondes, par
les fosses que firent les habitants de la couche supérieure. On ne peut
creuser facilement que sur les portions où nous retrouverons plus bas
les habitations de la couche inférieure.
COUCHE A 180 à 200 cm. Le niveau de la chute des toits des habitations de la
couche inférieure.
200 — 355 cm. On n'arrive pas partout à ce dernier niveau. Parfois on
s'arrête à 290 cm, d'autre fois à 320 et même à 355 cm, ce qui montre
fort bien le caractère troglodyte de ces habitations de la couche in­
férieure : quelques unes des habitations ont été creusées plus profondé­
ment, d'autres moins profondément. La seconde couche d'habitations
est donc en grande partie creusée dans la terre. Parmi les débris qui
se retrouvent surtout à l'intérieur des habitations on trouve diffé­
rents instruments ménagers, des vases entiers ou reconstruisibles.
355 — 375 cm très peu de restes de céramique.
375 cm terre vive, sans aucun reste.

LES HABITATIONS
Le problème des habitations doit être traité en rapport avec la stratigraphie fixée plus
haut. Dans la couche A nous avons trois habitations qui peuvent nous servir de crité­
rium pour déterminer la forme générale des habitations. L'habitation que nous appelerons
No. 1 se trouve dans les fouilles X ; deux autres, No. 2 et 3 No. se trouvent dans la tran­
chée II ; l'habitation No. 4, de la tranchée I, ne peut nous ser vir que pour les dimensions.

L'habitation No. 1 se profile sur les talus des fouilles sur une longueur de 4 m. Avec
les précautions nécessaires nous avons creusé les deux talus opposées pour voir jusqu'où
s'étendent les restes de l'habitation et quelle serait sa forme. Dans le talus-nord des
deux côtés de l'habitation, les débris avaient la forme d'un arc et s'étendaient au
moins à 1 m de profondeur. Par contre dans le talus sud surtout vers l'Ouest de l'habi­
tation, les débris parraissent aller en ligne presque droite vers le Sud; au milieu la
ligne extrême des débris est presque parallèle au talus de la tranchée sur une distance
d'un mètre ; du côté Est la ligne des débris reprend la forme d'un arc de cercle. Les di­
mensions de l'habitation sont donc d'environ 4 m X 4 m 50.

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39
VLADIMIR DUMITHKSCU

Puisque les habitations de cette couche étaient creusées dans la terre pour '/ 3 en­
viron de leur hauteur, il résulte que les débris de riiabitation détruite sont tombés
surtout à l'intérieur de la fosse. Ils prennent ainsi à la base la forme de l'habitation
et nous en indiquent les dimensions. Quant à la hauteur, toute précision serait ris­
quée.
Dans le talus-nord, au coin Est, se trouve l'âtre de l'habitation, fait de 3 ou
4 couches minces de pierre calcaire, séparées entre elles par une couche extrêmement
mince (2 cm) de terre brûlée. L'âtre avait ainsi une hauteur de 60 cm, ce qui indique
plusieurs r é p a r a t i o n s 1 ) ; il se trouvait près d'une des parois ou éventuellement près
de l'unique paroi circulaire
(v. fig. 4).
Les parois de l'habitation
étaient faites en verges en­
trelacées, ou bien surtout en
paille calée avec de la terre-
glaise dans le squelette prin­
cipal de l'habitation, consti­
tué par des pieux en bois 2 ).
Les traces de ces pieux se
voyaient assez bien sur quel­
ques fragments de bousillage
calciné 3 ) (fig. 8). Du toit
en chaume ou en roseaux il
n'est plus resté que des char­
bons et des cendres profilés
sur les talus comme un cou­
vercle sur les débris.
Fîg. 8. No. 1 — 3 fragments de bousillage. No. 1 fragment
de charbon trouvé dans le» fouilles. Revenons maintenant à la
forme de l'habitation, ques­
tion extrêmement intéressante et peu claire. Nous avons dit qu'aux deux bords du talus
Nord, et au bord E s t du talus Sud de la tranchée, les débris de l'habitation ont une
forme d'arc. Au bord Ouest et au milieu, dans le talus Sud, les débris paraissent suivre
une ligne qui ne correspond en aucun cas au cercle qui unit les trois points mentionés
plus h a u t . Il serait donc très hasardé d'affirmer que l'habitation était ronde.
L'habitation No. 2 (dans la tranchée II) se profile sur la paroi Nord sur une lon­
gueur de 4J/2 m et sur la paroi Sud sur une longueur de 4 m. La largeur de la tranchée
étant de 2 m et l'habitation continuant dans les deux parois, elle devait avoir dans
ce sens aussi au moins 4 m. Contrairement à l'habitation No. 1 qui avait la base
plate, la base de l'habitation No. 2 avait une forme concave, ce qui démontre encore
mieux son caractère troglodyte (v. fig. 6). L'habitation a été creusée dans une fosse

*) E n ce qui concerne les autres dimensions, pour les pieux d a n s toutes les portions fouillées,
largeur et longueur, on ne p e u t pas les mesurer, Ces traces toujours isolées ne p e u v e n t indiquer
car l'âtre est resté à l'intérieur du t a l u s de la aucune forme d ' h a b i t a t i o n ,
3
fosse. ) A u c u n e des d e u x faces du bousillage n ' a été
2
) On a trouvé des traces de pieux et des trous polie.

40
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FOUILLES DE GUMELNIJA

d'environ 1 m de profondeur, et le niveau de sa base est situé à la profondeur de 3,55 m.


Au-dessus des débris, ausi qu'à l'autre habitation, les restes du toit se profilent sur les
talus: des charbons et de la cendre, inclinés un peu vers l'Est en dehors des débris, ce
qui prouve que le toit est tombé un peu d'un côté (v. fig. 6—7). La portion de cette habi­
tation comprise dans la tranchée ne contient point l'âtre et on n'a plus retrouvé le
dépôt de déchets ménagers de l'habitation No. 1. Ils doivent se trouver dans l'une des
deux parois de la tranchée. En échange nous avons la preuve que l'entrée de l'habita­
tion se trouve au Sud, car au Nord, en voisinage immédiat se trouve une autre habi­
tation. La technique des parois, d'après les fragments de bousillage calciné, est la
même que pour la précédente habitation.
L'habitation No. 3 est séparée de l'habitation No. 2 par un espace de 1,50 m seule­
ment. Elle paraît avoir été un peu plus petite, car les débris n'ont qu'une longueur de
3 à 3,50 m environ, tant sur le talus Sud que sur le talus Nord de la tranchée (v. fig. 6—7).
Le niveau de base de cette habitation, creusée elle aussi dans la terre pour une bonne
part de sa hauteur, est à une profondeur de 3,30 m. La différence du niveau de base
de ces deux habitations, si rapprochées, nous montre leur caractère troglodyte: l'une
a été creusée plus profondément, l'autre moins. On peut distinguer ici aussi les restes
du toit profilés sur les talus de la tranchée: le charbon et les cendres forment un arc
qui couvre les débris de l'habitation. La technique de construction est la même que
celle des deux habitations précédentes.
Lliabitation No. 4 (dans la tranchée I) ; son profil apparaît seulement sur le talus
Nord de la tranchée, sur une longueur de 3 à 3,50 m. Elle aussi a été creusée dans la
terre ; son niveau de base était à 2,95 m de profondeur. A l'Ouest des débris de l'ha­
bitation se trouve, un peu plus haut que son niveau de base, une fosse d'un diamètre
de 40 à 50 cm environ et d'une profondeur d'environ 1 m. A côté, vers les Nord, un
dépôt de coquillages, ossements, charbons, etc. (v. fig. 5).
Dans toutes ces habitations on a retrouvé des objets ménagers, entiers ou brisés:
vases, instruments en silex, en pierre et en os, ainsi que des pierres à broyer les grains.
Dans les habitations No. 2 et 4, on a trouvé dans chacune un vase brisé contenant du
blé carbonisé mêlé de cendres, ce qui constitue une preuve évidente que les habitants
ne s'occupaient pas seulement avec la pêche et la chasse, mais avec l'agriculture aussi.

Dans la couche B les débris des habitations étant éparpillés sans aucune forme sur
toute l'étendue des fouilles et les trous de pieux ne se retrouvant que par endroits d'une
manière isolée, ils nous aurait été imposible de reconstituer la forme des habitations.
La seule conclusion qui ressort de ces fouilles est que les habitations de la couche B
étaient bâties exclusivement à la surface de la terre et non pas dans des fosses, comme
celles de la couche A. Heureusement les habitants de Gumelnita se sont chargés eux-
mêmes de nous fournir la forme de leurs habitations et le hasard nous a conservé ce
«témoignage contemporain»: On a retrouvé dans cette couche deux urnes entières fi­
gurant des maisons en miniature, en terre glaise, et deux autres fragmentaires.
Dans la même couche B on a trouvé l'anse d'un petit couvercle, en forme d'urne-habi­
tation, ouverte d'un seul côté.

tl
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ΥΙ.ΛΜΜΙΚ DUMITRESCU

Avant tout il faut observer que la base des habitations de la couche B était qua-
drangulaire.
Les deux urnes en­
tières et un des frag­
ments ont la même for­
me (v. fig. 9, no. 1, 2 ;
et fig. 10, no. 1, 2) x ),
la base presque car­
rée, les parois droites,
renferment l'habitation
seulement de trois cô­
tés, et s'unissent en an­
gle obtus avec la pointe
en haut pour former le
toit 2 ). Le seuil est in­
diqué par une raie en
Fig. 9.
relief en travers de l'en­
trée. La seconde forme d'urne représentée par un seul fragment diffère de l'autre par
je fait qu'elle n'a que deux parois latérales ; ce serait donc une habitation à deux
entrées, tandis que la première n'en aurait qu'une seule. Toute la paroi extérieure
est peinte en rouge-ocre, ce qui peut être un simple ornement de cette urne, mais
aussi le reflet de la réalité. Mais le toit, qui en aucun cas ne pouvait, être en terre-
glaise peinte, étant peint de la même couleur, j'incline à croire que nous avons à faire
à un simple décor de l'urne, sans correspondent dans la réalité (v. fig. 21).
Des urnes-habitations semblables aux premières ont été trouvées jusqu'à présent:
en Bulgarie, dans la station néolithique de Salmanovo 3) ; à Câscioarele (dans notre
pays) 4) quelques fragments d'urnes absolument identiques aux nôtres quant à la forme 5 ).
Il reste donc établi que la forme des habitations de la couche B de Gumelnita
était quadrangulaire. En afirmant ceci, nous nous basons sur la forme des urnes en
terre-glaise trouvées dans cette couche, car les trous des pieux étaient isolés et n'ont
pu donner aucun indice. Le matériel de construction était le même comme pour les
habitations de la couche A : sur un squelette de pieux on calait de la terre-glaise molle

*) Le petit couvercle mentionné plus haut rangée; la fig. 3 de la même rangée est un peu
a l'anse modelée de la même manière. plus longue, mais la parente des formes est cer­
2
) Le fragment d'urne qui rentre dans cette ca­ taine.
tégorie représente le toit, étant beaucoup plus *) Gh. Stefan, Fouilles de Câscioarele, «Dacia» I L
δ
précis et mieux modelé. Sur les deux pentes du ) Un jour en rentrant de fouilles je fis une
toit on distingue cinq raies parallèles incisées, observation extrêmement intéressante: le garde
qui vont de la crête jusqu'au bord du toit, sépa­ d'une vigne s'était construit une cabane en verges
rant ses moitiés en six rectangles parfaitement égaux et en pailles qui avait absolument la forme de
(fig. 10, No. 2). Ces raies représentant certaine­ nos urnes, peut-être un peu plus allongée. C'est
ment les poutres en bois déposées sur le toit pour certainement un exemple extraordinaire de la
retenir le chanvre et les roseaux et les faire tenir puissance de la tradition, à laquelle il faut ajouter
contre le vent. les nécessités imposées par des matériaux iden­
3 tiques.
) Dr. Moritz Hoernes, Kultur der Urzeil (Sarnm-
lung Gôschen), I, p. 101, fig. 2 de la première

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FOUILLES DE GIMKLMTA

et de la paille: sur presque aucun des fragments de bousillage trouvés dans la couche B
on n'a pu reconnaître des traces des verges. Les pieux devraient être plus rapprochés

Fig. 10.

pour encadrer et soutenir le mur fragile de terre-glaise et de paille. On n'a pu constater


ni dans cette couche du bousillage poli, qui nous indiquerait quelque soin pour l'aspect
esthétique des habitations.
Les ménages des habitants ne se composaient pas sans doute seulement de la maison
à une chambre, comme celles qui sont représentées par les urnes: elles ont du avoir
assurément quelques dépendances 1 ).

*) D a n s toutes les portions fouillées à Gumel- ossements humaines trouvés p a r m i autres débris
ni$a on n'a trouvé aucune t o m b e . C'est pour nous font conclure pour l ' e n t e r r e m e n t à côté des
cela q u e n o u s ne pourrons rien dire de la ma- habitations,
nière d'enterrer les m o r t s . P o u r t a n t , quelques

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43
VLAIMMIK DUMITRESCTJ

ARMES E T INSTRUMENTS EN S I L E X E T EN P I E R R E P O L I E
Les populations préhistoriques de Gumelnita connaissaient le métal ; mais il était
encore trop rare et probablement trop précieux pour qu'il fût utilisé à l'aire tous les
instruments ou toutes les armes.
L'abondance des instruments et des armes en silex est chose commune pour toutes
les stations néolithiques et énéolithiques d'Europe. Notre pays n'en fait nullement ex­
ception sur ce point. Dans toutes les stations de ces époques, connues en Roumanie ] )
on a constaté une abondance générale du silex et de la pierre employés comme maté­
riaux pour différents instruments et armes.
Gumelnita a été un atelier à tailler les silex. Dans les deux couches de culture
se trouvent des éléments qui nous permettent de l'affirmer: les nucleïs, tantôt informes,
tantôt conservant les traces visibles des lames détachées; les percuteurs en grande
quantité, les arêtes informes et très nombreuses et le grand nombre d'instruments
et outils entiers et fragmentaires, nous portent à cette conclusion 2 ). Mais je crois
qu'on ne peut parler d'un atelier qui travaillerait pour d'autres emplacements, étant

f donné que toutes les autres stations environnantes (Sultana, Fundeanca, Câscioarele)

ui sont elles-aussi des ateliers à tailler les silex.


Quant à la différence entre les couches A et B, on ne peut faire qu'une seule re­
marque: le nombre des instruments trouvés dans la couche inférieure est plus grand
que celui des instruments de la couche B. Comme travail — nous le verons immédiate­
ment par la description des types — on ne peut constater aucune différence, exception
faite d'une hache en silex retrouvée dans la couche B, qui est polie sur une de ses faces.
Mais ce cas est isolé, car tous les autres instruments en silex de la couche supérieure
sont taillés de la même manière que ceux de la couche A.
, -
En ce qui concerne les instruments en pierre polie, leur nombre est beaucoup plus
\<\ réduit et ne comprend que des haches, des tranchets et des marteaux. Ils se retrou­
vent en nombre presque égal dans les deux couches de culture, et sont taillés de la même
manière pour les deux couches.

ARMES ET INSTRUMENTS EN SILEX

a) Armes. Il n'est pas impossible que les différentes haches avec leur manche
en corne de cerf ou en bois fussent employées au besoin comme armes.

9Ï%
Mais les armes préhistoriques en silex bien caractérisées trouvées à Gumelnita, sont
les pointes de lances et les pointes de flèches. Tous les exemplaires retrouvées à Gumel­
nita sont de la couche B, _ce qui ne signifie point qu'elles ne furent pas utilisées à l'é-
j)oque de la première couche,
La technique de ces armes, exception faite d'une seule pointe de lance, est beau­
coup plus soignée que celle des autres instruments en silex: On a obtenu une surface
presque tout à fait nette en détachant avec soin les petits arêtes en silex.
Quant à leur forme toutes sont plus ou moins traingulaires, n'ayant point de
barbelures ou de dents à accrocher. Ce fait paraît être d'ailleurs caractéristique non

x
) I. Andrieçescu: Contributiuni la Dacia înainte fouilles de G u m e l n i t a a u c u n e portion de t e r r a i n
de Romani, Iassy, 1912, p p . 27 — 42. laquelle puisse ê t r e considérée, p a r l ' a b o n d a n c e des
2
) D'ailleurs on n ' a point t r o u v é au cours des silex, c o m m e l ' e m p l a c e m e n t d ' u n atelier.

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FOUILLES DE GUMELNIJA

seulement pour Gumelnita, mais aussi pour toutes les pointes de flèches et de lances
trouvées dans la région du Danube inférieur: toutes ces armes retrouvées à Sultana l),
a Câscioarele 2) et en d'autres endroits 3) ont exactement la même forme triangulaire
et sont exécutées d'après la même technique que celles qui furent trouvées à Gumel­
nita. La seule différence qu'on pourrait constater est un changement dans le rapport
de la base et de la hauteur: Il y en a de plus étroites et plus longues, d'autres plus larges
et plus courtes.
Les pointes de lance sont au nombre de trois (fig. 11, no. 11, 12, 13), toutes longues
de 9 cm. Leur largeur varie entre 1,50 cm et 4 cm. Deux d'entre elles sont taillées par

Fig. 11. Fig. 12.

retouche sur les deux faces (fig. 11, no. 12, 13). Une de celles-ci (l'exemplaire de la fig.
11, no. 13) représente la plus belle pointe de lance trouvée dans notre pays. La troisième
pointe de lance est cassée à la base. Elle a été taillée d'après le système des lames en
silex, c'est-à-dire avec deux nervures longitudinales sur le dos (fig. 11, no. 11) 4 ).
Les pointes de flèches retrouvées sont au nombre de quatre ; une d'elles peut être
considérée comme pigmée. Toutes sont triangulaires, les côtes un peu bombées vers

*) I . Andriesescu Fouilles de Sultana, «Dacia» I, «Dacia» I I I (1926).


1924, p . 67. *) C'est d'ailleurs une forme c o m m u n e ; nous la
2
) Gh. Çtefan, op. cit. Dacia I I . retrouvons aussi en F r a n c e : cf. Déchelette, op. cit.,
s
) V. Christescu, Fouilles de Boïan, «Dacia» I I ; I , p . 494. fig. 175, no. 4.
Hortensia Dumitrcscu, Fouilles de Chiselet,

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\y Vï.AnîMIH DUMITRESCU

la p o i n t e . Trois de ces p o i n t e s sont t r è s bien r e t o u c h é e s (fig. 1 1 , n o . 14, 15, 19)


sur les d e u x f a c e s ; la q u a t r i è m e (fig. 1 1 , n o . 20) n ' e s t p a s p a r f a i t e m e n t r e t o u c h é e ,
a y a n t encore b e a u c o u p d ' a s p é r i t é s et u n profil i n é g a l ; p e u t - ê t r e elle n ' a été p o i n t ter­
m i n é e . Les dimensions des pointes de flèches v a r i e n t e n t r e 2 1/i cm et 4 ] / 2 cm d e lon­
g u e u r sur 1 Y 2 à 2 Y 2 c m de l a r g e u r à la b a s e .
Des flèches i d e n t i q u e s q u a n t à la forme o n t été r e t r o u v é e s en R o u m a n i e à Sul-
t a n a 1 ) , Câscioarele 2 ) et en d ' a u t r e s e n d r o i t s e n c o r e 3 ) . E n Occident on r e t r o u v e de
t y p e s semblables d a n s les palafites néolithiques de Suisse 4 ) et d a n s divers a u t r e s en­
droits ( F r a n c e 5 ) e t c .
b) Instruments. Le n o m b r e des i n s t r u m e n t s en silex, entiers et f r a g m e n t s , q u ' o n
a t r o u v é d a n s les fouilles de Gurnelnija d e -
passe 1900 e x e m p l a i r e s .
L e s i n s t r u m e n t s en silex t r o u v é s à G u ­
m e l n i t a , s o n t des h a c h e s , des g r a t t o i r s , des
p o i n ç o n s , des l a m e s e t des p e r c u t e u r s .
Les haches en silex t r o u v é e s d a n s les cou­
ches A et B s o n t a u n o m b r e d e 21 e x e m ­
plaires, entiers ou f r a g m e n t s e ) . Elles o n t été
taillées d ' a p r è s le m ê m e p r o c é d é p o u r les d e u x
couches, q u o i q u e la p l u s g r a n d e et la plus
belle h a c h e t r o u v é e à G u m e l n i t a (qui est
| en m ê m e t e m p s la p l u s belle h a c h e en silex
t r o u v é e d a n s l ' a n c i e n r o y a u m e de R o u m a ­
nie) a été t r o u v é e d a n s les débris de l ' h a b i ­
t a t i o n n o . 1 de la couche A. U n e seule h a c h e
de la couche B a u n e des faces polie (fig. 13,
n o . 1), fait e x t r ê m e m e n t i m p o r t a n t , car les ■Ή**'
i n s t r u m e n t s en silex du b a s i n c e n t r a l et in­
férieur d u D a n u b e de la P é n i n s u l e b a l c a n i q u e
et de l ' I t a l i e n e s o n t p o i n t polis. A u c o n t r a i r e ,
d a n s t o u t l ' O c c i d e n t et le N o r d de l ' E u r o p e (y
compris l'Allemagne) on r e t r o u v e t o u j o u r s des
i n s t r u m e n t s en silex poli 7 ) . Fig. 13.
D e t o u s les t y p e s de h a c h e s en silex
nous ne r e t r o u v e r o n s à G u m e l n i t a q u e le t y p e — I — à t ê t e d e u x côtés
(V **\ L/<\ft^~~**- u n a u î i e _ r r I I — à t ê t e large et à d e u x côtés.
D a n s la c o u c h e A on a r e t r o u v é 7 h a c h e s (entiers et f r a g m e n t s ) , t o u t e s d u t y p e I I
(fig. 12, n o . 1 — 5 e t 7 — 8) ; d a n s la couche B on a t r o u v é 14 h a c h e s , d o n t u n e seule du
t y p e I (fig. 13, n o . 5) et les a u t r e s d u t y p e I I (v. fig. 13, n o . 1 — 4 , 6 — 8 ; fig. 14, n o .

1
) I. Andriesescu, Fouilles de Sultana, «Dacia» I ") Quelques exemplaires paraissent avoir été
p . 67. p l u t ô t employés comme m a r t e a u x ; en t o u t cas
2
) Gh. Çtcfan, op. cit., «Dacia» I I . il y en a qui ont l'aspect de m a r t e a u x peut-être
3
) I . Andriesescu, Contribuai, p . 36 — 37. parce qu'ils n ' o n t été terminés.
*) F o r r e r , Heallexikon, pi. 146 no. 6 et 7. ' ) V. J . de Morgan, L'humanité préhistorique
5
) Déchelette, op. cit., I, p . 496 no. 4. (ΙΙ-e édition), Paris 1924, p p . 89 — 9(1.

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46
FOUILLES DE GUMELNITA

1 — 7). Ce qui est caractéristique pour presque toutes les haches en silex de Gumel­
nita, c'est le fait que l'une des faces est un peu plus plate, l'autre plus bombée et en
arc horizontal. La partie supérieure des haches (exception faite de l'exemplaire du
type I) est coupée en ligne droite. La base est quelquefois droite, d'autre fois arquée
en dehors.
Les haches en silex de Gumelnita ont été taillées d'après deux procédés techniques
(exception faite de l'exemplaire en silex poli): Une première technique est la taille,
par retouchement (c'est le cas de l'exemplaire le plus grand et d'autres encore; fig. 12,
no. 1); l'autre est la taille des lames en silex le long de la hache, ce qui donne aux

Fig. 14. Fig. 15.

haches de cette catégorie un aspect de nucleïs l) (fig. 12 no. 4 — 5). Le silex est brun,
quelquefois vitreux, ou bien mat à nuances vertes et rougeâtres; une seule hache est
proprement dit en silex rouge. Les dimensions des haches en silex de Gumelnita va­
rient entre 20,5 cm longueur sur 8 cm largeur de la base et 3,1 cm largeur à la partie
supérieure (fig. 12 no. 1), dimensions du plus grand exemplaire, et 7,2 cm lon­
gueur X 5,5 cm largeur de la base et 4 cm largeur de la partie supérieure (fig. 12 no. 5),
dimensions de l'exemplaire le plus petit.

*) Une des haches entières (fig. 14 no. 1) a la qu'elle fût utilisée comme marteau et non comme
bosse grosse et plate, non aiguisée, ce qui prouve hache.

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VLADIMIR niMlTRKSCU

Beaucoup des haches de Gumelnita ressemblent à celles de Butmir ou de Bul­


garie, ce qui est fort explicable, et il n'est point nécessaire d'insister sur chaque res­
semblance en particulier.

Les autres instruments en silex sont au nombre de plus de 1800, la plus grande
partie étant des fragments. Pourtant le nombre de exemplaires entiers ou presque en­
tiers est encore assez grand. Comme je n'ai pu constater aucune différence de tech­
nique et de forme entre les exemplaires retrouvés dans la couche A et ceux de la couche /?,
je me suis borné à parler de tous les exemplaires ensemble.
Divisée par catégories, la collection d'instruments entiers et presque entiers se com­
pose de 105 lames, 284 grattoirs-poinçons et 56 percuteurs.
Sous le nom de lames nous avons
compris toutes les lames entiers et les
fragments à profil parfaitement horizon­
tal ou incurvé qui en aucun cas n'ont pu
servir comme râcloirs mais comme des
couteaux: Leurs deux côtés bien aigui­
sées pour la plupart, nous permettent
de l'affirmer. Quelques-unes de ces la­
mes — un très petit nombre — ont quel­
ques dents de scie.
La technique des lames en silex est
celle généralement connue à Butmir et
partout ailleurs: le dos a quelques fois
une nervure médiane (fig. 15 et 16),
ou plus souvent deux nervures paral­
lèles (fig. 15 et 16) tandis que la face
inférieure est toujours plate et sans
nervures.
La plus grande lame en silex trou­
vée à Gumelnita est longue de 27,5 cm,
d'un profil longitudinal très peu incur­
v é ; elle est un peu brisée à la pointe
(fig. 15, no. 1). Exceptée cette lame
Fig. 16.
nous en avons encore deux d'un profil
longitudinal presque parfaitement horizontal (fig. 15, no. 2 et 3) — longues de 19,5 cm
et de 19 cm ; tout les deux ont la pointe cassée. Il faut aussi mentionner spécialement
quelques lames incurvées trouvées à Gumelnita, longues de 16 —17 cm ' ) .
Les grattoirs sont de deux espèces: 1. ceux de petites dimensions, d'une forme
connue dans tous les centres préhistoriques de l'époque néolithique et énéolithique ;
2. ceux de dimensions plus grandes, qui nous rappelent — bien entendu sans intention

x
) On avait déjà trouvé en 1924 à Gumelnita Découvertes de Giimelnifa, Dacia I, p. 327).
des lames incurvées de mêmes dimensions (v.

48
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FOUILLES DE GUMELNITA

d'établir a u c u n e filiation,—les grat­


toirs paléolithiques (fig. 17, n o . 20 —
22). Les premiers sont aussi de d e u x
s o r t e s : les g r a t t o i r s simples et ceux
à p o i n t e (grattoirs - poinçons). Les
grattoirs simples sont courts et lar­
ges, p a r f a i t e m e n t nets sur u n e face,
avec des n e r v u r e s sur le dos (fig. 17,
n o . 1, 2, 6, e t c . ) ; les grattoirs-poi-
çons o n t u n e forme plus longue et
plus étroite é t a n t taillés à la m a n i è r e
de l a m e s , à u n e ou d e u x n e r v u r e s
longitudinales sur le dos (fig. 18) ;
leur p o i n t e est presque toujours cassée.
Q u a n t a u x grattoirs à formes r a r e s ,
ils o n t h a b i t u e l l e m e n t u n b u l b e de
percussion qui sert c o m m e p o i n t . d e
soutien p o u r la m a i n du celui qui s'en
sert. Quelques exemplaires de ce genre
a v a i e n t déjà été t r o u v é s précédem­
m e n t à G u m e l n i t a l ) . Ceux q u i fu­
r e n t t r o u v é s d a n s nos fouilles n ' o n t
besoin d ' a u c u n e description, car les
p h o t o s sont suffisamment claires (fig.
16, n o . 20—[22). Il est p o u r t a n t né­
cessaire de r e m a r q u e r q u e leurs di­
mensions sont presque toujours très
grandes (quelques fois 1 5 X 1 0 cm).
U n fragment à d e u x dents fait p r o ­
b a b l e m e n t aussi p a r t i e d ' u n g r a t t o i r
d ' u n e forme spéciale (fig. 18, n o . 21).
L ' a b o n d a n c e et la v a r i é t é des ces grat­
toirs d é n o t e u n e industrie très déve­
loppée des p e a u x de bêtes, car c'est
d a n s ce d o m a i n e q u e les grattoirs
é t a i e n t s u r t o u t employés. D'ailleurs
nous avons à G u m e l n i t a u n a u t r e t é ­
moignage de cette i n d u s t r i e : u n e ad­
mirable collection de poinçons en os
qui servaient c e r t a i n e m e n t à coudre
et à percer diverses p e a u x .

Les percuteurs au n o m b r e de 56
exemplaires ont p o u r la p l u p a r t u n e

») Dacia I (1924) p. 327 — 328.

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k Dncia II 1925.
VLADIMIR DUMITRESCU

forme presque parfaitement sphérique (fig. 12, n o . 6) et de dimensions variables.


Le plus grand a un diamètre de 7,5 cm, mais il y en a d o n t le d i a m è t r e ne dépasse
pas 3,5 cm.
P e u t - ê t r e quelques-uns des percuteurs é t a i e n t employés comme des «grenades»;
mais sans d o u t e les plus grands é t a i e n t employés pour détacher les lames et a u t r e s
i n s t r u m e n t s en silex.
A v a n t d'en finir avec les i n s t r u m e n t s en silex il faut m e n t i o n n e r d ' u n e manière
spéciale trois exemplaires: I) Une lame à n e r v u r e médiane sur le dos, a y a n t près de la
pointe, d'un côté et de l ' a u t r e , u n e p e t i t e entaille p o u r pouvoir l ' a t t a c h e r à u n m a n c h e
(fig. 1 1 , no. 16); ce procédé d ' e m m a n c h e m e n t des i n s t r u m e n t s en silex est générale­
m e n t connu l). I I ) U n fragment à l'aspect de p o i n t e de flèche avec d e n t ; j e ne l'ap­
pelle ainsi q u ' a v e c t o u t e la réserve possible car il est fort p r o b a b l e que cette forme
soit d u e à u n e brisure 2 ) (fig. 1 1 , no. 17). 111) Pointe de poinçon ou de flèche,
plus p r o b a b l e m e n t pointe de poinçon, car elle n'est pas taillée avec t r o p de soin
(fig. 1 1 , n o . 18).
*

Instruments en pierre polie et non polie. A côté du silex les h a b i t a n t s préhistoriques


de G u m e l n i t a utilisaient aussi — c o m m e p a r t o u t ailleurs à cette époque — d ' a u t r e s
roches p o u r tailler les différents i n s t r u m e n t s d o n t ils a v a i e n t besoin. La p l u p a r t de
ces i n s t r u m e n t s sont en pierre polie, ce qui r e n d a i t leur exécution b e a u c o u p plus diffi­
cile; c'est p o u r cela q u e les i n s t r u m e n t s en pierre polie sont b e a u c o u p moins n o m ­
b r e u x . Moins résistents que les i n s t r u m e n t s en silex, les i n s t r u m e n t s en pierre polie
se cassaient facilement et étaient plus r a p i d e m e n t hors d'usage. Il n e faut donc pas
s'étonner q u ' a u c u n e des grandes h a c h e s - m a r t e a u x en pierre polie trouvées à Gumel­
n i t a ne soit conservée entière.
a) Instruments en pierre non polie. Ces i n s t r u m e n t s sont en p e t i t n o m b r e et se
divisent comme s u i t : moulins à broyer le grain, pierres à broyer le grain, polissoirs et
«percuteurs».
Les moulins et les pierres à broyer le grain. On en a t r o u v é à G u m e l n i t a quelques
exemplaires entiers mais s u r t o u t des fragments d a n s la couche B et à l'intérieur
des h a b i t a t i o n s de la couche A. D a n s ces h a b i t a t i o n s on a m ê m e t r o u v é s p a r d e u x
ou plus de fragments de moulins p a r h a b i t a t i o n , fait qui p r o u v e le bien-être de leurs
h a b i t a n t s . La forme habituelle de ces moulins à b r o y e r le grain, dans les d e u x
couches de G u m e l n i t a , est oblongue et plus ou moins creusée c o m m e u n e auge,
d'après la durée et l'intensité de l'usage. Cette forme est assez c o m m u n e dans n o t r e
p a y s 3 ) et dans les régions voisines 4 ). Les seuls exemplaires q u e n o u s avons cru devoir
relever sur le terrain sont d e u x moulins à broyer, presque inutilisés (le profil supé­
rieur est presque t o u t à fait horizontal, v . fig. 21), l'un plus g r a n d , a u x dimensions de

*) Cf. J . de Morgan, o. c , p. 158, fig. 75. L'exem­ Butmir, I, pi. X X I X p. 58.


3
plaire est de Mésopotamie, mais le système était ) A Sultana (Dacia, I ) ; à Câscioarele (Dacia,
le même partout. V. d'ailleurs Hoernes-Fiala, I I ) , etc.
Die neolitische Station von Butmir, I I , pi. X V I I I , *) A Chumen en Bulgarie, (v. Izvestia, 1916 —
1 — 11. 1918, p. 76. fig. 56); à Butmir (Hadimsky-Hoernes
2
) Une flèche d'une forme semblable à Butmir: o. c , pi. X X X I I , plus spécialement les nos. 65,66
Radimsky-Hoernes, Die neolitische Station von et 7 4 ; pi. I I I , fig. 75, 79, 80).

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FOUILLES DE ΟΙΓΜΕΙΛΓΓΛ

28 cm longueur, 16,5 cm largeur et 6 cm épaisseur. Un autre a servi pour broyer des


couleurs, car le centre de la face supérieure a un renforcement tout à fait circulaire d'un
diamètre de 4 cm 5, et d'une profondeur de 0,6 cm. On a trouvé des exemplaires pareils
à Sultana *) et à Câscioarele 2 ).
Les pierres à broyer le grain ont été retrouvées souvent à côté des moulins. Ils ont
une forme oblongue et quelque peu hémisphérique (v. fig. 21). Quelquefois une des
faces, ou bien les deux faces se sont usées et sont devenues parfaitement plates, ce
qui dénote un usage prolongé. La plus grande pierre à broyer le grain trouvée à Gu-
melnita a 12 cm longueur, 11 cm largeur et 4,5 cm épaisseur.
Quelques percuteurs méritent une simple mention. Ils ont servi certainement seulement
comme armes (grenades) car les matériaux dans lesquels ils sont taillés sont si fria­
bles qu'ils n'auraient en aucun cas pu servir à tailler d'autres instruments.
Les polissoirs en pier­
re ont été retrouvés en
grand nombre, mais je n'en
ai retenu que 7 beaux
exemplaires mieux con­
servés. Leur forme devait
être celle d'une large dalle
en pierre, pas trop épais­
se, à dimensions variable.
Deux ou trois lignes creu­
sées parallèlement ou mê­
me au hasard, coupent
une des faces du poussoir
(fig. 19). Un seul des po­
ussoirs trouvés à Gumel-
nita a sur les deux faces
ces lignes profondes; on
y polissait par friction les Fig. 19.
os et de petites haches en pierre polie 3 ).
b) Instruments en pierre polie. Ces instruments peuvent être divisés en trois caté­
gories: 1. haches et petites haches; 2. petits tranchets; 3. haches-marteaux.
Comme technique et comme forme il n'y a pas de différence entre les instruments
de la première et ceux de la deuxième couche. Seulement, le nombre de ces instruments
est plus grand dans la couche A que dans la couche B.
1. Parmi les 15 haches en pierre polie, entiers ou fragments, qu'on a trouvé à Gumel-
n i t a 4 ) , u n seul exemplaire entier et 3 fragments sont des grandes haches (la plus grande
a 7 c m X 5 c m ) ; les autres sont de petites haches qui varient entre 5,5 cm X 3,5 cm et
3 x 2 , 5 cm). Le fait qu'elles sont si petites nous fait croire qu'elles n'étaient peut-être
pas destinées à un but utilitaire ; on pourrait les mettre en relation avec le culte des

4
*) I. Andriesescu, Fouilles de Sultana, «Dacia» I. ) Un des fragments nous a été donne par M.
2
) Gh. Çtefan, op. cit. «Dacia» I I . B. Ionescu ; les autres ont été trouvés dans les
a
) Déchclette, op. cit., I, pp. 523 — 4. fouilles.

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51

k*
VLADIMIR DUMITRESCU

bipennes venu du Sud égéen. Pourtant, leur nombre qui est beaucoup plus grand que
celui des grandes haches, et aussi le fait que les tranchets à couper sont extrêmement
aiguisées, nous font incliner à y voir des instruments ménagers. D'ailleurs la même pro­
portion entre les petites et les grandes haches a été observée à Kodjadermen en Bul­
garie *), à Sultana 2 ), à Câscioarele3), à Boian*) et autres stations préhistoriques de notre
pays. Ces petites haches étaient utilisées
par une combinaison de deux manches,
dont l'un était le fourreau et l'autre le
manche proprement dit 5 ). Si on leur
avait mis des manches ordinaires, elles
auraient été inutilisables à cause de leurs
dimensions réduites 6 ). Quant à l'usage,

f
* ^ f il est évident qu'elles ne pouvaient être

y* employées que pour les matériaux peu ré-


^K S \ sistants. Déchelette affirme que les ermi-
nettcs ne servaient qu'à planer le bois 7 ).
Les haches de Gumelnija sont du
type quadrangulaire 8 ) ; une seule, la
plus petite (fig. 11, no. 6) a la partie
10 ^ " supérieure (c'est-à-dire celé qui est op­
posée au couperet) extrêmement mince
et le couperet très large, ce qui fait que
sa forme quadrangulaire se rapproche
• beaucoup d'un triangle avec la base en
13 u 16 19 bas. Toutes les autres ont une forme

I fi i f
Fig. 20. trapézoïdale plus ou moins accentuée
(fig. 10, no. 3, 6; fig. 11, no. 1 — 5,
7—10 et fig. 20, no. 10), sauf une qui est
tout à fait rectangulaire (fig. 20, no. 9).
Parmi ces petites haches cinq sont taillées en herminettes (fig. 11, no. 1, 2, 4 ; fig. 10,
no. 3, 4) ; les marges latérales sont quelquefois très aiguisées d'autres, fois très effacées.
Une autre hache est taillée en rhombe (fig. 20), la partie supérieure plus longue,
les marges imprécises et les bouts non aiguisées.
2. Exception faite les haches et les haches-marteaux on a trouvé à Gumelnita
encore trois tranchets en pierre polie et deux instruments polis qui servirent peut-être
comme pierres à aiguiser. Les petits tranchets, quoique très minces, étaient certaine­
ment utilisées dans le ménage, car ils sont trcs bien aiguisés (fig. 20, no. 14—16, et
>) Izvestia, 1916 — 18, p. 86 — 88. les dimensions réduites demandaient le même
2
) I. Andriesescu, Fouilles de S. «Daoia» I. systhème pour les fixer.
3
) Gh. Çtefan, op. cit., «Dacia» I I . p. °) Déchelette, o. cit., I, p . 532, fig. 191, no. 2
*) V. Christescu, op. cit., «Dacia» I I . p. et 4 ; J . de Morgan, op. cit., p. 104, fig. 40, no.
*) Déchelette (o. cit., I, p. 515), affirme que 1, 4 et 5.
seules les herminetes étaient fixées de cette ma­ ') Op. cit., I, p. 515.
8
nière. Pourtant il existe aussi de petites haches ) Déchelette, op. cit., p. 513 — 1 6 .
polies d'un autre profil que les herminettes, dont

52
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FOUILLES DE GUMELNITA

fig. 10, no. 6) ; les deux pierres à aiguiser ont l'une une forme ellipsoïdale (v. fig. 20,
no. 8) et l'autre la forme d'une prisme rectangulaire (fig. 20, no. 17).
3. Parmi les sept marteaux qui furent retrouvés dans les fouilles de Gumelnita,
le hasard a voulu qu'il n'y en ait aucun d'entier, mais seulement des moitiés ou de
petits fragments. Une seule de ces haches-marteaux est aiguisée (v. fig. 20, no. T).
Quant à leur forme, il serait difficile d'établir des types précis ; nous nous bornerons de
renvoyer aux photos respectives (fig. 20, no. 1 — 7). Un des fragments a été troué dans
deux endroits, ce qui prouve qu'après qu'il fût cassé une fois, on l'a troué une seconde
fois (fig. 20, no. 4). Il faut mentionner une huitième hache-marteau ayant sur une
de faces un ébauche de
trou (fig. 20, no. 12).
Sa forme rectangulaire
diffère des autres qui
étaient généralement à
peu près en forme de
rhombe.

LA CÉRAMIQUE
A Gumelnita, ainsi
que dans n'importe
quelle station préhistori­
que des premiers temps
des métaux, la cérami­
que tient la première
place dans l'inventaire
des objets trouvés dans
les fouilles. La diffé­
rence entre les cérami­
ques des deux couches
de Gumelnita est assez
accentuée en ce qui
concerne la technique,
Fig. 21.
moins accentuée dans
[l'ornementation et presque imperceptible, sauf certains détails, quant aux formes.
Donc, pour une plus grande clarté dans l'exposition, nous allons examiner la tech­
nique de la céramique trouvée dans la couche A séparément de celle de la céramique
appartenant à la couche B; quant aux formes et à l'ornementation, nous essayerons
toujours de commencer par ce qui appartient seulement à la couche A, afin d'en venir,
par les éléments communs, aux éléments propres à la couche B.
1. La technique. Indifféremment de la profondeur à laquelle elle a été trouvée, et
constituant par cela même un élément d'unité, toute la poterie de Gumelnita — ap­
partenant aux deux couches — a été façonnée à la main. Pas un seul fragment de
céramique ne décèle l'emploi du tour. Le fait est d'ailleurs parfaitement explicable,
le tour n'apparaissant dans nos régions qu'à l'époque La Tène, et alors même ne s'im-
posant que partiellement. Ayant fait cette remarque qui concerne les deux couches

53
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VLADIMIR DUMITHESCU

de Gumelnita, nous allons examiner, comme nous l'avons déjà dit, chaque couche sé­
parément.
LA COUCHE A. La céramique de cette couche est le plus souvent travaillée dans
une pâte grossière, mal pétrie et contenant quelquefois des cailloux assez gros par
rapport aux parois du vase x ). Les jarres surtout, comme il apparaît des différents
fragments, ont été faites dans une pâte excessivement mal soignée. Au contraire, les
vases plus petits, ou même certains vases plus grands qui — par leur facture soignée
n'ont pas l'air d'avoir été d'un emploi journalier — sont travaillés dans une pâte de
beaucoup plus fine 2) à peu près ou même complètement dépourvue des différents corps
étrangers (cailloux, etc.). Pourtant il y aussi des petits vases qui font exception à
fi cette règle, étant travaillés dans une pâte mal soignée. Cependant, indifféremment de
1v^ *, fyVTW^. la qualité de la pâte, toute cette poterie a été cuite le plus souvent incomplète-
] / ment ; pas un seul vase de cette couche n'a été cuit au rouge. Quelques vases
' bien cuits et d'autres qui ne l'ont point été, font les habituelles exception qui confir-
et m e n t l a loi
Α^/λΛ^ / i ' ·
Presque toute la céramique de cette couche a une patine brillante, obtenue par le
polissage en noir et brun-rouge (et les nuances qui en dérivent) de la surface extérieure
et aussi de la surface intérieure du vase. Quelquefois ce polissage est très bien exé­
cuté; en général il est également appliqué aux petits et aux grands vases de n'importe
quelle forme. D'autres vases, très peu nombreux par rapport à ceux à patine, ont une
peinture matte ou brillante, soigneusement exécutée 3 ). La céramique à patine (comme la
céramique peinte) exclue généralement l'ornement en relief, tout en acceptant celui ob­
tenu à l'aide du graphite ou le décor peint. Tl y a toutefois maint fragment de pote­
rie à patine, ayant aussi des ornements en relief (v. plus bas. — En proportion
de l/5, ou à peu près, on trouve aussi dans cette couche une céramique sans patine et
sans peinture (monochrome). Il est intéressant de noter ici-même que cette poterie
monochrome a presque toujours des ornements en relief. Quant au polissage des vases,
ce procédé technique a été relevé dans toutes nos stations préhistoriques de la même

n époque que Gumelnita 4 ). Nous sommes d'avis qu'il doit être regardé comme une in­
fluence de la technique des vases en métal ( = bronze) sur la technique de la poterie,
car on ne la rencontre jamais dans les stations néolithiques et, de la sorte, la patine
constitue un élément de chronologie post-néolithique.
La peinture des vases, représentée à Gumelnita par un très restreint nombre de
fragments de poterie, sort du cadre de la céramique peinte transilvano-moldavo-ucraï-
nienne. Il y a aussi des exemplaires qui, sans être peints, présentent des dessins incisés
enduits de couleur blanche ou rouge-ocre; nous reviendrons là-dessus au paragraphe
des ornements.
&
LA COUCHE B. La pâte dans laquelle est travaillée la céramique de cette couche est le
)J ^ plus souvent supérieure — quant à la qualité — à celle de la couche A. Les exemplaires

j» itjlxJ Mfv* r \ *) Le même fait a été observé ailleurs aussi, vas t o u t entier, nous In rangeons parmi les pro-
à Cucuteni par exemple (cf. I. Andricgescu, ('-on- cédés ornementaux, sans plus insister ici-même.
tribufiuni, p . 48). *) A Sultans (Dacia, I ) ; à Cascioarele (Dacia,
2
) Ibidem. I I ) ; à Boïan (Dacia, I I ) ; à Chiselet (Dacia, I I I ) ,
3
) L'ornementation à graphite é t a n t seulement etc.
un élément ornemental sans j a m a i s couvrir le

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FOUILLES ΌΕ GUMELNITA

faits en pâte insuffisamment moulue et contenant des impuretés — des cailloux sur­
tout — sont rares par rapport aux autres travaillés dans une pâte bien pétrie et suf-
fissament fine. De nombreux petits vases sont travaillés, de même que dans la couche
A. d'ailleurs, dans une pâte extrêmement fine, et comme tels ils ont les parois très
minces. Il n'y a que les jarres qui sont, sans exception, modelées dans une pâte mal
moulue et pas soignée.
La céramique de la couche B a été en grande partie bien cuite au rouge, fait qu'on u II·**.-* A
ne pourrait que rarement relever dans la couche A. Par conséquent, les parois des vases
ont une grande résonance et sont de beaucoup plus résistants. La patine, si commune à

la couche A est presque entièrement disparue. Parmi les fragments de poterie décou­
verts dans la couche B de Gumelnita, le nombre des fragments à patine — noire
ou brune sur l'une ou les deux faces des parois — ne représente pas même la propor­
tion de l/iooo, ce qui nous fait supposer qu'ils sont arrivés là par hasard de la couche A J
(v. aussi plus haut, p . 54), à la suite d'un bouleversement des couches primitives.
Quand même cette explication ne serait pas la vraie, leur petit nombre prouve qu'en
tout cas la patine n'était plus qu'une bien faible réminiscence du temps de la couche A.
Certainement le fait est singulier, puisque la couche B est de l'époque même du bronze,
lorsque la patine est un des éléments caractéristiques de la céramique. Néanmoins la
réalité des faits l'emporte sur nos théories — et les fouilles de Gumelnita vérifient l'as­
sertion faite plus haut sur le rôle insignifiant de la patine dans la couche B. En échange
la nature a eu le soin de pourvoir la céramique de Gumelnita d'une couche de calcaire,
disposée sur les parois de tous les vases et fragments de poterie de cette couche.

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55
VLADIMIR ltl MITRESCU

2. Les formes. Une forme de va.se, à laquelle on pourrait difficilement donner un


n o m c a r a c t é r i s t i q u e , est représentée d a n s la couche A p a r quelques fragments de vases
b a s , au fond très large et à l ' o u v e r t u r e très large (fig. 10, n o . 8, 10, 14 et fig. 2% n o . 3).
Le plus h a u t vase de cette catégorie a 9,5 cm de h a u t e u r . Quelquefois le fond a u n
d i a m è t r e plus g r a n d que celui de l ' o u v e r t u r e (fig. 22, n o . 3), d ' a u t r e s fois c'est le con­
traire qui arrive (fig. 10, n o . 8). Les parois sont parfois arquées vers l'extérieur j u s q u ' à
u n certain p o i n t , d'où elles c o m m e n c e n t à r e n t r e r en elles-mêmes vers l ' o u v e r t u r e p o u r
la rétrécir un peu (v. fig. 22, n o . 3) ; d ' a u t r e s fois enfin elles sont un peu penchées
vers l'extérieur.
D a n s la m ê m e couche on a aussi t r o u v é un fragment a y a n t a p p a r t e n u à u n g r a n d
bol, ressemblant à un a u t r e t r o u v é d a n s la couche inférieure de C â s c i o a r e l e ' ) . Cela d i t ,
nous allons passer a u x formes c o m m u n e s a u x d e u x couches.
Les vases piriformes
sont sans d o u t e ceux
q u ' o n r e n c o n t r e le plus
s o u v e n t d a n s la c u l t u r e
néolithique cl post-éné-
olithique sud-est euro­
p é e n n e 2 ) . De l'Ucraïne
j u s q u ' e n Thessalie, en
p a s s a n t p a r la Molda­
vie, la T r a n s y l v a n i e , la
Valachic, la Bulgarie et
la Serbie, cette forme
se r e t r o u v e partout,
d a n s t o u t e s les s t a t i o n s
néolithiques et plus ré­
centes encore. Du reste,
Fig. 23. la v a r i é t é des vases pi­
riformes est assez gran­
de. Cette forme est bien représentée à Guniclnita, par quelques vases entiers et p a r d'in­
nombrables fragments. Les seuls vases piriformes doul la pointe est en bas ont été trouvés
à G u m e l n i t a d a n s la couche A : Ils o n t u n pied h a u t de 3 — 5 cm, et un b o r d très p e t i t (v.
îgTZZ, nflj-2).; la p a n s e du vase est u n i f o r m é m e n t b o m b é e et pas t r o p gonflée, sans a u c u n e
a c c e n t u a t i o n des épaules. Le pied a u n d i a m è t r e de base de b e a u c o u p plus p e t i t q u e
celui de l ' o u v e r t u r e du v a s e . E n général ces vases sont semblables à ceux de B u t m i r 3 ) .
Mais le plus c o m m u n des vases piriformes est le v a s e a p l a t i , a y a n t la p o i n t e en haut. ;
très v e n t r u , il se rétrécit vers le cou et le fond, d o n t les d i a m è t r e s sont de b e a u c o u p
inférieures a u d i a m è t r e central du v a s e . Du reste le col de ces vases est à peine per­
ceptible, é t a n t r é d u i t à u n simple b o r d de 1 — 2 cm h a u t e u r ; quelquefois p a r f a i t e m e n t
vertical, d ' a u t r e s fois a y a n t u n e légère t e n d a n c e à l ' é v a s c m e n t , le col du vase est telle­
m e n t p e t i t et le v e n t r e très élargi (v. le vase à l ' o r n e m e n t a t i o n en p a r e n t h è s e , fig. 23
no. 3 et n o . 4 et fig. 24).
l
) Dacia, II. *) Fiala-Hoernes, op. cit., Tafel VI.
s
) I. Andricçescu, Conlribufiuni, p. 51 et suiv.

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FOUILLES DE GUMULNIJA

Cependant le col du vase n'est pas invariablement petit: quelque fois il atteint
une hauteur qui représente un tiers de l'hauteur totale du vase, ce qui lui donne un
certain air de sveltesse. Dans ce cas le col a un profil arqué, finissant par un léger
retroussement vers l'extérieur, retroussement qui ne va jamais jusqu'à l'exagération
(v. fig. 10, no.· 12 et 13) ; ; d'autres fois il a un profil presque droit et penché vers l'in­
térieur, démontrant une tendance à l'étranglement du vase vers le haut (v. fig. 22,
no. 1 et fig. 10, no. 9). On observe — d'après certains fragments (v. fig. 10, no. 9) que
1 évolution du col est la même pour quelques gran­
des jarres. D'autres fois, dans la couche B, le col
droit et haut finit en s'évasant horizontalement
vers l'extérieur (fig. 10, no. 11) et alors, le vase
hypothétiquement refait doit avoir eu une forme
très souvent rencontrée en Dacie à l'époque du
bronze *) : haut col posé sur un corps ventru et mo­
delé à cannelures verticales ou obliques.
La tendance à l'étranglement du vase peut
être aperçue non seulement chez les vases à haut
col, mais aussi chez certains vases, ayant un col
très bas et cependant quelque peu penché vers l'in-
térieur, comme une continuation de l'épaule du

É \ vase qui a naturellement cette tendance. Lorsque
le col est haut et les proportions des diverses
parties du vase varient, le vase tout entier change
aussi d'aspect. L'enflure du ventre n'est plus tel­
lement accentuée et l'épaule du vase—laquelle chez
les vases très ventrus avait un plan presque horizontal
(v. fig. 23, no. 3) — se courbe un peu plus. La partie
Fig. 24.
inférieure s'allonge quelquefois elle aussi, transfor­
mant tout le profil du vase en une simple courbe (v. fig. 10, no. 12 et 13). Dans ce
cas l'épaule du vase est réduite à un simple pli extérieur du profil ou bien elle dispa­
raît. Bien au contraire, lorsque le col et le vase tout entier sont bas, l'épaule et le
ventre prennent un développement peu usité (v. surtout fig. 23, no. 3 et fig. 24).
D'autres vases piriformes n'ont point de col, ayant la partie supérieure enflée et percée,
le bord étant indiqué par un relief à peine perceptible; celle-ci est toujours une forme
habituelle du sud-est européen, particulièrement bien représentée à Butmir 2 ).
Le plus grand diamètre du vase est situé quelquefois à mi-hauteur (v. fig. 22,
no. 2). Ailleurs cependant il se trouve plus haut, vers le col, ce qui accentue l'épaule
du vase (fig. 22 no. 6 — 7). Très rarement ce diamètre maximum se trouve en bas,
mais alors l'épaule disparaît presque complètement et en échange le vase prend un air
très accentué de sveltesse (v. fig. 10, no. 12 —13) 3 ). Quelques petits vases propres
seulement à la couche B sont certainement dérivés desvàsèg~~piriformo6 ;—hr~plus

1 3
) Archeologiai Ertesilo, X I I , p . 221 ; ibid., V I I I , ) Voir certains vases de Gumelni^a, découverts
p . 356, n o . 2. a u p a r a v a n t , qui ont cette caractéristique (Dacia,
2
) F i a l a - H o e r n e s , op. cit. Tafel V I . I , pag. 233 et suiv.

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\Ί. \m Mιι; m \imu;s<:r

grand diamètre de cee vases se trouve exactement à ini-hauteur (fig. 22, no. 8;
fig. 8, no. 5 et fig. 2w, no. 3) ; ces vases ont l'aspect des deux cônes tronqués, forme
souvent rencontrée dans les stations énéolithiques à céramique peinte '). Mais les va­
ses en question de Gumelnita ressemblent à certains vases (assez nombreux d'ailleurs)
de ce genre trouvés dans des stations datant de l'époque du bronze 2 ), -lesquels nous
mènent à dater ceux de Gumelnita à l'époque du bronze. Quelques-uns de ces vases
de Gumelnita présentent, au lieu de la crête médiane une sorte de bande large de
1 — 2 cm qui contourne le vase juste à mi-bauteur (v. fig. 22, no. 8).
D'autres vases, qui ont pu être toujours dérivés des vases piriformes sans aucun
particularité quant au profil extérieur, ont cependant à l'intérieur, à quelques centi­
mètres au-dessous du bord, une espèce d'arête bien reliéfée horizontalement (2 — 3 cm),
( q u i doit avoir servi sans doute de support à un couvercle (fig. 22 no. 4 — 5). Des
exemplaires pareils ont été aussi trouvé à Sultana 3 ), Boïan 4 ) et Câscioarele 5 ) (dans
cette dernière station, mêmes, aux vases qui n'ont pas été piriformes).
Toujours dérivé des vases
en poire, un vase trouvé dans
la coucbe B a l'aspect d'une
citrouille ou d'un melon (v. fig.
25, no. 2), sans col et à bord
extrêmement petit; cet exem­
plaire a par exception le dia­
mètre de la base égal à celui
de l'ouverture.
Les dimensions des vases piriformes trouvés à Gumelnita, varient extrêmement:
il y en a des grandes jarres qui pouraient avoir eu plus d'un mètre d'hauteur et un dia-
trème maxima de 70 — 80 cm à
peu-près, jusqu'à des petits vases
hauts à peine de 6— 7cm et ayant
un diamètre identique.
Une autre forme très fréquente,
peut-être plus fréquente même que
celle «en poire», est la forme de F- 26
l'écuelle ou de l'assiette comme
type unitaire, et d'autres formes très apparentées à celle-ci. Cette forme a été con­
statée tout autant à Cucuteni qu'ailleurs en Bulgarie e) et partout dans le sud-est eu­
ropéen. Lors des fouilles plus récentes on a trouvé plusieurs vases de cette forme à
Sultana 7 ), à Câscioarele 8 ), à Boian ") et à Fundeanca l 0 ). Λ Gumelnita, dès 1924, on
avait déjà trouvé des vases pareils n ) .

*) Francise Lâszlo, Les formes des vases d'Ariusd, ") Izvestia, 1916 — 18, p . 119 et suiv. à Kod-
Dacia» I. jadermen.
2 7
) Niedcrlausitscr Mittheilungen, VII, p. 11; ) I. Andrieijescn, op. cit. Dacia I.
X I V , p . 215. 8
) Gh. Çtefan, op. cit.
3 e
) I. Andrieçescu, Fouilles de S.— «Dacia» 1. ) V. Christescu, op. cil.
4 10
) V. Christescu, op. cit. ) Hortensia Dumitrescu, op. c., «Dacia» I I I .
5 u
) Gh. Çtefan, op. cit. ) V. mon article, Dacia, I, p p . 3 3 1 — 3 3 2 .

58
< νΓ*νΟ

V
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FOUILLES DE GUMELNIJA

Ces v a s e s , a y a n t le d i a m è t r e de l ' o u v e r t u r e 6 ou 7 fois plus g r a n d que celui de la


b a s e , v a r i e n t eux-aussi q u a n t a u x d i m e n s i o n s : Le plus g r a n d vase-écuelle de Gumel-
n i t a a le d i a m è t r e de l ' o u v e r t u r e de 51 cm et celui de la base de 9 cm, la h a u t e u r é t a n t /■
//,ΊΤΐ
de 12 c m (fig. 26). Les plus p e t i t s o n t des dimensions très r é d u i t e s .
N a t u r e l l e m e n t les vases-écuelles n ' o n t p o i n t de col. E n échange elles ont u n b o r d
de 1 — 3 cm h a u t e u r , qui est quelquefois (dans très p e u de cas) p a r f a i t e m e n t vertical
(fig. 10, n o . 18) ; mais le plus s o u v e n t il est u n peu recourbé et retroussé vers l'extérieur
(fig. 10, n o . 15 et 18) ou bien p e n c h é vers l'intérieur d u vase (v. fig. 2 7 , n o . 1 et fig.
10, n o . 19). Parfois, a u lieu du b o r d les parois finissent à l ' o u v e r t u r e d u vase en se

■/;■' >Λ

fis-u^'t.

f K11_ / y) OJCM vCi >-.γ. C-s I


frd Fig. 27.

b o m b a n t u n p e u (fig. 10, n o . 16). Ailleurs, m ê m e ce faible grossissement ne s'observe


p l u s , le b o r d du vase disparaissant presque entier et finissant p a r u n e sorte de crête
(fig. 27, n o . 2, 3, 4).
D e ces écuelles à b o r d pareil (qui sont t o u s bas p a r r a p p o r t à l ' h a u t e u r t o t a l e
des vases) on est arrivé, en é v o l u a n t , à des écuelles d o n t les b o r d s rehaussés d o n n e n t au
v a s e u n e espèce de goulot (fig. 2 7 , n o . 7. 10, 12 et fig. 28), lequel — lorsque le vase
est assez g r a n d — s'élève j u s q u ' à 5 cm d ' h a u t e u r (fig. 27, n o . 10 et 12). Le plus sou­
v e n t ce goulot est p e n c h é vers l'intérieur d u v a s e , avec la t e n d a n c e de fermer le v a s e
(fig. 27, n o . 7 et 10) ; il est r a r e m e n t vertical ou u n peu p e n c h é vers l'extérieur (fig. 27,
n o . 12). A cause d u b o r d et d u goulot l'écuelle reçoit parfois, t o u t au-dessous d u b o r d ,
u n e a r r ê t e a u b a s d u bord. Q u a n d le b o r d est u n peu plus h a u t et lorsqu'il est retroussé

59
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VLADIMIR DUMITRESCU

soit vers l'intérieur, soit vers l'extérieur, l'arrête est très accentuée (fig. 27, no. 9).
Lorsque le bord est allongé en forme de goulot l'arrête prend l'aspect d'épaule (fig. 27,
no. 7) comme chez certains vases piriformes. Cette épaule peut être d'ailleurs observée
chez certains vases qui n'ont point de goulot, mais seulement un b o r d ; chez les vases à
goulot elle forme quelquefois une bande en relief, d'environ 1,5 cm hauteur, qui con­
tourne horizontalement le vase, au bas du goulot (fig. 27, no. 7). Une seule fois le bord
d'un vase dérivé de l'écuelle est évasé en dehors (v. fig. 27, no. 5).
Le corps des vases-écuelles se rétrécit graduelle­
ment au fur et à mesure qu'il approche le fond. Par­
fois les parois sont un peu recourbées vers l'extérieur
(fig. 27, no. 12), mais assez souvent elles sont parfaite­
ment droites. Un fragment d'écuelle, à ouverture très
large, présente une particularité : on peut observer à
l'intérieur, à 1,5 cm au-dessous du bord, une bande à
relief, qui doit avoir fait — à l'intérieur — le tour du
Fig. 28.
vase (fig. 10, no. 17).
Les voses percés sont eux aussi fréquemment trouvés dans les stations préhistori­
ques. Le seul fragment de la couche A de Gumelnita, dont on puisse déduire la forme,
ressemble (par la forme) aux vases des fig. 10, no. 8, 10 et 14; il est percé au fond et
sur la partie inférieure du parois, par de trous pas trop gros percés du dehors au dédans
(v. fig. 27, no. 13). Il s'agit sans doute d'une passoire *). Dans la couche B, les vases
percés ont l'aspect d'un tronc de cône avec la plus petite base en bas, ouvert aux deux
extrémités et avec des parois percés. C'est une forme absolument commune 2) (v. fig.
27, no. 11) que Déchelette appelle faisselle 3 ).
Vases angulaires. On n'a trouvé à Gumelnita que deux fragments. Celui trouvé
dans la couche A (v. fig. 27, no. 6) est rectangulaire ; il devait avoir quatre pieds, com­
me les tables de culte (v. plus bas, p . 91). Les vases angulaires se retrouvent
souvent dans la céramique peinte transylvaine, à Ariusd 4 ). Cependant ils n'ont pas
de pieds, comme l'exemplaire de la couche A de Gumelnija, mais ils ont l'aspect
que devait avoir le vase, impossible toutefois à reconstituer, de la couche D (fig. ^
27, no. 8).
On a trouvé aussi des couvercles dans nos stations préhistoriques : '). Ceux de Gu­
melnita sont convexes et parfaitement circulaires (fig. 29, no. 1, 2 et 3) ; trois seulement
des couvercles trouvés à Gumelnita sont concaves (v. fig. 29, no. 4, 5, et 1 1 ; deux
autres sont plats (fig. 29, no. 9 et 12). Deux petits couvercles très convexes (pres­
que pointus), ont l'ouverture ménagée de manière à s'emboîter parfaitement dans
l'ouverture des vases (v. fig. 29, no. 10). Le plus grand diamètre central des couver­
cles de Gumelnita est de 15 cm. Quant aux anses de ces couvercles nous allons nous
occuper plus loin, en arrivant à la description des anses de la céramique de Gu­
melnita.

*) Pour les vases percés, voir I. Andrieijescu, h. II Tafcl XXVI, fig. 192 — 193.
3
Contributiuni, p. 63 — 64. ) Op. cit., I, p. 556, fig. 203.
2
) Voir Sultana (Dacia, I, 1924); Cascionrele, *) Francise Laszlo, art. cit. «Dacia» 1.
6
Boïan, Lechinta de Mures (Dacia, II, 1925); ) I. Andricscscu, Contribujiuni, pp. 64 et suiv.
Lengycl (cf. Wosinsky, Das Pràh. Schanzuerk v.

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FOUILLES DE GUMELNIfA

En dehors de ces grands vases, d'une utilité indubitable, on a partout trouvé aussi
^wW&*
des petits vases-pigmés a ). Parfois ils sont piriformes (v. fig. 29, no. 14 et 22 ; et d'autres
fois ils ont des formes différentes, écuelles ou bien dérivées peut-être des écuelles (fig.
29, no. 6, 8 et 20) ; on a trouvé aussi quelques petits couvercles, avec ou sans anses
(fig 29, no. 7, 24 et 27). On doit mentionner d'une manière toute spéciale deux petits

lkd~-f 6
r-7

vases : l'un, en forme d'écuelle a le bord profondément creusé en quatre endroits, ce qui
donne au vase la forme d'une croix (fig. 29, no. 17) ; l'autre, en forme de fusaîole un peu
aplatie, diffère des fusaïoles parce qu'il ne présente qu'un petit trou, d'un seul côté
(fig. 29, no. 23). Deux exemplaires pareils ont été trouvés en 1924 à Gumelnita 2 ),
à Câscioarele 3) et en Bulgarie 4) ; mais nous ne croyons qu'ils puissent être des lampes,
comme les considère M. K. Skorpil. Un autre vase-pygmé est quadrangulaire (fig. 29 no. 16).
Avant d'en venir aux anses, quelques mots sur les vases trouvés seulement dans
la couche B.

*) Francise Lâszlo était d'avis que c'est des formes croire qu'au contraire, les petits vases sont dé-
des ces petits vases, qu'on déposait dans les tom- rivés des formes analogues des grandes vases,
2
beaux, que se seraient développées les formes de la ) Dacia, I, p. 338.
céramique d'utilité ménagère (cf. Dacia. I, op. cit.); *) Gh. Stefan, op. cit.
4
tout en étant du même avis en ce qui concerne ) K. Skorpil, Opisâ na starinitâ po teceniete na
leur rôle lié au culte, nous prenons la liberté de Râca, etc. Sofia 1914, p. 62, fig. 62.

61
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VLADIMIR DUMITRESCU

Deux petits vases en forme de coupe, presque entiers (fig. 29, no. 13 et 28) et
quelques autres fragments de coupes. Un autre vase, presque parfaitement sphérique,
a un petit trou en haut (fig. 29, no. 26) ;
il n'était, sans doute, d'aucun emploi
utilitaire. Un vase ressemblant à un
«haut de forme», ayant le fond pour base
(fig. 25 no. 4), à bord horizontal bien
évasé vers l'extérieur, constitue un élé­
ment rare dans notre milieu ] ) . On a éga­
lement trouvé un fragment de bord évasé
appartenant sans doute à un vase pareil.
- - A Un vase'Support, à quatre pieds (fig. 31
no. 3) et percé par en haut, pour main­
tenir l'équilibre des vases à fond trop
petit ou recourbé. Un col de cruche,
au bord lobé et suffisamment haut (fig.
Rg. 30.
31 no. 10), conserve encore les traces

Fig. 31.
l
) Des vases pareils sont caractéristiques pour (Hoernes-Mcnghin, Urgeichichte dir bildvnden Kurist,
la céramiques jutlandaise dite «Obergrabkernmik» Wien, 1925, p. 741).

www.cimec.ro62
FOUILLES DE GUMELNrTA

vases à profil en losange, l'un ayant un petit bouton sur la partie supérieure (fig. 31,
no^2), l'autre un trou; deux petits vases à base elliptique et percés en hautT^TigT
31, no. 1), quelques cuillers en argile (fig. 29, no. 15 et 18), toujours des éléments
connus, et un fragment ayant probablement appartenu à un baquet en argile (fig. 30).
Les anses sont elles aussi en relation avec les formes des vases. La plus simple forme
d'anse est représentée par les différentes proéminences, lesquelles, lorsqu'elles étaient
isolées et non groupées par deux ou trois, ont joué le rôle d'anses. Les proéminences-
boutons se retrouvent souvent dans les deux couches de civilisation (fig. 31, no. 4, 5, 6, 7
et 13) le plus souvent très bombées. Presque toujours les proéminences-boutons étaient
des anses de couvercles. Il n'y a qu'un seul cas, où le bouton se trouve au bout d'une
anse à deux pieds larges et un peu aplatis, dont l'un est cannelé dans le sens de la
largeur, constituant un élément datable à l'époque du bronze, très couramment retrou­
vé dans la céramique du type Lausitz de l'époque du bronze et même plus tard (fig.
31, no. 8). Les proéminences allongées, les unes très grandes, lorsqu'elles sont des anses,

du vase, rarement horizontalement percées (fig. 31, no. 14), mais presque toujours ver­
ticalement (fig. 28, no. 9) constituent la plus simple évolution de l'anse-proéminence.
On a trouvé aussi une proéminence-anse en forme de corne (fig. 31, no. 11), dans
la couche B. De ces formes sont sorties les anses rondes et arquées, de plus grandes
dimensions, disposées quelquefois horizontalement (fig. 32, no. 4), mais le plus
souvent verticalement (fig. 32, no. 1, et 2). Ces anses cylindriques et arquées doivent
avoir été deux ou plusieurs au même vase, mais dans ce cas isolement disposées; il y
a un seul cas où ces anses verticales sont groupées deux-à-deux (fig. 32 no. 3),

M
1
) E n ce qui concerne les anses plastiques, nous plastique (v. p. 80).
allons nous en occuper au chapitre destiné à la
63
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VLADIMIR DÎ'MITRESCU

Au fait, presque seulement les couvercles des deux couches ont des anses bien
développées, soit larges et applaties (fig. 32, no. 10), soit au contraire rondes et très
recourbées (fig. 32 no. 5). Les anses larges atteignent parfois des dimensions exagé­
rées par rapport aux dimensions du couvercle tout entier (fig. 32, no. 10). Ailleurs,
dans les deux couches, les anses prennent une forme plus intéressante, étant modelées
en angles, aussi bien petites que grandes (fig. 32 no. 6). En général, les anses librement

Fig. 33.

développées sont rares dans les deux couches, fait qui correspond parfaitement à la
rareté de cet élément dans tout le Nord du cercle carpatho-balcanique néo et énéoli-
thique *). Il n'y a que les anses proéminences et les anses dérivées des proéminen­
ces qui soient plus nombreuses (v. fig. 33, no. 1, 2, 3, 5 et 6).
Les anses de Gumelnita ne présentent rien de particulier. Elles sont les mêmes
qu'à Sultana, Câscioarele, Boïan et les autres stations de la même époque du sud-est
européen.
Certaines proéminences, sans avoir été des anses, avaient pourtant un rôle utili­
taire: elles étaient percées de l'intérieur du vase jusqu'à leur pointe, servant de tuyau
par où devait couler le liquide (fig. 32, no. 7, 8 et 9). A l'intérieur de certains vases,
au-dessus de ce tuyau, il y avait une petite arête qui empêchait l'écoulement du
liquide par-dessus le bord, l'obligeant à couler exclusivement par ce trou (v. fig.
') I. Andricçescu: Contribufiuni, p. 67.

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FOUILLES DE ΟΓΜΕΙΛΐχΑ

32, no. 7). A Sultana ') et à Câscioarele 2) on a trouvé aussi beaucoup de ces
tuyaux.
3. Vornementation. Les formes de la céramique de Gumelnita rentrent presque en­
tièrement dans le cadre des formes énéolithiques de la Dacie en particulier et du sud-
est européen en général; à son tour l'ornementation de la céramique correspond
presque totalement à tout ce que nous connaissons en fait d'ornementation de la cé­
ramique énéolithique du sud-est. Ainsi donc il n'y a que très peu d'éléments décora­
tifs qui doivent être cherchés ailleurs que dans le cadre de cette époque, c'est-à-dire
dans l'époque qui lui fait tout naturellement suite, l'époque du bronze.
L'ornementation de la céramique de Gumelnita est parfois assez primitive. Ce­
pendant, souvent — surtout dans la couche inférieure — elle parvient jusqu'aux véri­
tables réalisations d'art, qui font honneur à l'habileté et au goût sûr des potiers pré­
historiques. Des simples ornements on vient aux ornements compliqués et recherchés:
des petites raies et incisions jusqu'aux spirales en bandes et jusqu'aux ornements en
«parenthèse» — même si on les retrouve tous ensemble — il y a une bien longue évo­
lution artistique. Quant au fait qu'on les retrouve ensemble, il s'explique par l'ha­
bituel traditionalisme qui fait qu'on maintienne certains éléments primitifs même après
la découverte des éléments artistiques incontestablement supérieurs.
L'ornementation de la céramique peut être clasifiée également suivant la tech­
nique dont on s'est servi: On distingue donc: 1) une céramique à ornements plastiques;
2) une céramique à ornements incisés et creusés ; 3) une céramique à ornements peints <-?) _^ t^^AX.
soit à l'aide des différentes couleurs, soit plutôt par le graphita^». Ç^ dernier gn^p*"- j\
d'ornements appartient exclusivement à la couche inférieure. Parfois — plusieurs fois
dans la couche A et une seule fois (peut-être provenant de la couche A) dans la couche ( / ^ ^ ^ i'ï-cL Λ*·
B — on a enduit les incisions du blanc et de l'ocre-rouge, procédé généralement connu ^ cjil" r , n ^
dans le sud-est énéolithique.—Mais nous allons examiner l'ornementation de la céramique
de Gumelnita selon un critérium tout différent. M. le professeur I. Andriesescu classifie, Λ
en résumé, la céramique de Sultana, qui est en général identique quant aux ornements
à celle de Gumelnita, en trois groupes, que voici 3) : I) Une céramique commune, mono­
chrome, à ornements linéaires et à proéminences, céramique qui s'étend dans toute
la couche ; II) une céramique spiralo-méandrique, de beaucoup moins étendue, in­
cisée et peinte; III) la céramique à ornements «en parenthèse».
Cette division peut être également appliquée à l'ornementation de la céramique
de Gumelnita, avec toutefois les indications suivantes: a) Le premier groupe se re­
trouve à Gumelnita également dans les deux couches, il est seulement moins bien repré­
senté dans la couche A que dans la couche B, ce qui est d'ailleurs parfaitement expli­
cable: dans la couche A c'est la céramique à patine qui prédomine et qui, tout comme
la peinture, exclue presque complètement l'ornementation à relief, admettant seule­
ment l'ornementation incisée. Voilà donc pourquoi, dans la couche A, le premier groupe
est représenté surtout par la céramique incisée, b) Le second groupe rentre lui-aussi
à Gumelnita dans le cadre des deux couches ; seulement la céramique à méandres est
moins fréquente que celle à spirales. Dans la couche A il y a l'ornementation à spirales et

3
' ) I. Andrieçescu, Fouilles de Sultana. ) I. Andriesescu: Fouilles de Sultana, «Dacia» I,
2
) Gh. Çtefan, op. cit. p . 99.

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65
VLADIMIR DUMITRESCU

à méandres, t a n t incisée que peinte; dans la couche B la peinture disparaît complètement


et c'est seulement le décor spiralo-méandrique à incisions qui persiste, de même que
l'ornementation spiralique en bandes à reliefs, c) E n ce qui concerne le troisième groupe
J · »' on perçoit toujours une différence entre Sultana et Gumelnita. L'ornement «en
parenthèse» est également représenté, à Gumelnita, dans les deux couches (et même
plus encore dans la couche B), tandis qu'à Sultana il ne se retrouve qu'exclusivement
au bas de la stratification ' ) .
On peut donc, de la sorte, disposer de nouveau à Gumelnita le classement de l'or­
nementation de la céramique de Sultana, selon la manière suivante:
I. Une céramique commune, monochrome, à décors linéaires et en bandes, incisés,
et en relief, à proéminences aussi, qui se
trouve dans les deux couches, bien que

ι~-*> ce genre d'ornementation soit mieux


représenté (comparativement parlant),
dans la couche B que dans la couche A.
I I . Une céramique spiralo-méandri­
que (comparativement de beaucoup plus
rare), incisée dans les deux couches,
peinte exclusivement dans la couche A,
à reliefs surtout dans la couche JB,
existant toutefois dans la couche A

I I I . La céramique à ornements «en


parenthèse», représentée dans les deux
couches par d'assez nombreux exem­
plaires.

Donc, bien qu'assez variés, les di­


vers ornements qu'employaient dans la
céramique les potiers préhistoriques, se
réduisent en fait à quelques types très
peu nombreux. Mais c'est précisément
par là qu'ils font ressortir leur habileté:
les diverses variétés sont parfois mul-
Fig. 34. Céramique de lu couche A. . ,., ,, ... ... . , ,v
tiphees a 1 infini et souvent ce n est qu a
grande peine qu'on réussit à les fixer d'une manière précise dans le cadre des modèles
primitifs. Le même décor, disposé de différentes manières, prend un aspect toujours
n o u v e a u ; voilà pourquoi nous allons essayer de restreindre la description des divers
ornements aux indications absolument indispensables.
G R O U P E I. a) La céramique à ornements plastiques. Le plus fréquent des or­
nements plastiques est le bourrelet, soit alvéolaire (v. fig. 33, no. 4, 8, 9 et 1 1 , fig. 34
et fig. 35), soit obtenu par une file de petites ou grandes proéminences, qui forment
de la sorte un ornement uni (v. fig. 35), soit enfin obtenu à l'aide des entailles
') I. Andrieçescu: Fouilles de Sultana.

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FOUILLES DE GUMELNIfA

parallèles (v. fig. 29, no. 2). Cet ornement se retrouve dans les deux couches de cul­
ture. Des simples bourrelets tracés au hasard (v. fig. 33, no. 4 et fig. 34) l'ouvrier
préhistorique en est venu aux bourrelets qui ceignent le vase horizontalement au-
dessous du bord (v. fig. 33, no. 12 et fig. 34 et 35), pour arriver ensuite au bour­
relet en spirale, disposé de différentes manières sur les couvercles (v. fig. 29 no. 2 et
fig. 34). Parfois le même vase (ou bien le même fragment) est décoré de toute une
série de bourrelets, soit parallèles soit
traçant des dessins variés (fig. 35).
La ligne en relief, plus ou moins
accentuée, est elle aussi un ornement
commun aux deux couches. On ne la
rencontre jamais isolée, mais en groupes
de lignes à peu près parallèles soit obli­
ques (fig. 33, et fig. 34 soit par­
faitement verticales (fig. 36, no. 4 et
fig. 37, no. 9) divisant le vase en
registres ; rarement sont elles dispo­
sées au hasard. Quelquefois elles vont
jusqu'à tracer des dessins indéfinis,
dont l'un a une certaine ressemblance
avec une svastique (fig. 37). Souvent
aussi elles constituent le seul orne­
ment des vases, mais parfois elles ap­
paraissent à côtés des autres ornements
(fig. 34, no. 4 et 8).
Les proéminences, lorsqu'elles ne
sont pas des anses (voir plus haut, p .
63), constituent des éléments décora­
tifs. Petites ou plus grandes, elles sont
allongées (fig. 38) ou bien rondes, et
Fig. 35. Céramique de la couche B.
sous cette dernière forme elles se retrou­
vent très souvent à Gumelnita (fig. 33, no, 10 et 11). Quant aux proéminences en forme
de cornes, remplissant la fonction d'anses, nous en avons parlé déjà (v. plus haut, p . 63).
Parfois les proéminences sont isolées (fig. 33, no. 10 et fig. 36, no. 4) ; ailleurs doubles
(fig. 39 no. 3 et fig. 40, no. 5) et triples (fig. 39. no. 8) et quelquefois il y en a même plu­
sieurs en file (fig. 4 1 , no. 14). Cependant elles sont toujours placées soit près du bord
(fig. 4 1 , no. 14; fig. 36, no. 1) soit au milieu du vase. Rarement la surface toute entière
est recouverte de petites proéminences entassées l'une à côté de l'autre et assez négligem­
ment exécutées (v. fig. 36, no. 5 et 7 ; fig. 39, no. 5 et 7). Le plus souvent les proé­
minences constituent le décor du vase en s'unissant à d'autres éléments, notamment
aux bourrelets, car elles sont souvent les points de contact de deux ou plusieurs
bourrelets sur le même vase (fig. 33, no. 4). Toutes les proéminences, dont on vient de
parler ont été obtenus par la soudure, procédé d'ancienne tradition néolithique. Mais à côté
de ces proéminences on observe, sur un fragment de la couche B de Gumelnita, aussi
une proéminence organique, très peu saillante Or, étant donné que les proéminences

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:>·
\ LADIMIB DUMITRESCTJ

organiques apparaissent dans la céra­


mique seulement à l'époque du bronze,
comme une influence de la technique
des m é t a u x , la proéminence organique
de Gumelnija constitue un des éléments
de l'époque du bronze trouvés là-bas e1
pouvant être indubitablement datés
comme tels. Une autre espèce de proé­
minences, qu'on pourrait placer, quant
à l'évolution, parmi celles d'ancienne
tradition néolithique et les proéminences
organiques, sont celles en formes de côtes
obliques qu'on voit sur la panse d'un
vase de la couche A (fig. 24). E n par­
t a n t de certaines proéminences, on voit
souvent u n ornement obtenu en pas­
sant un ou plusieurs doigts sur la pâte
a v a n t la cuisson du vase (fig. 39, n o .
10) et formant ainsi une espèce de can­
nelures.

Fig. 36

Les cannelures, dans l'exacte ac­


ception du terme, se retrouvent exclu­
sivement dans la couche B ; elles sont
parfois horizontales (fig. 37. n o . 6 ; fig.
40, no. 1—2), ailleurs obliques de droite
à gauche (fig. 33, n o . 1 3 ; fig. 39, n o .
9) et d'autres fois elles tendent vers la
spirale (fig. 37, no. 4—5), t r a ç a n t même
des ornements en cercles concentriques
(fig. 40, n o . 6), toujours dérivés de l'or­
nement en spirale. 11 y a aussi des can­
nelures verticales (fig. 33, n o . 7). Elles
ne se rencontrent jamais isolées, mais
bien au contraire plusieurs ensemble,
recouvrant quelquefois la surface t o u t e
entière du vase (fig. 39, n o . 9). On
Fig. 37. Céramique de la couche B. pourrait cependant mentionner aussi des

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FOUILLES DE GUMEI.M'fW

cannelures dans la couche A, mais celles-ci sont obtenues en creusant des petites or­
nières plus ou moins larges, deux ou trois à la fois, disposées presque toujours hori­
zontalement sur le rebord du vase, et enduites les plus souvent de blanc (fig. 42, no. 2
et fig. 43, no. 2). Une seule fois, dans la couche A, elles ont une direction spiraliqïîe~
(fig. 42, no. 1). En échange ce sont les cannelures qui forment l'ornement le plus
fréquent de la couche B. Quelques-unes sont peu reliefées, d'autres sont plus profondes,
constituant comme telles un ornement d'un plus haut relief; souvent elles sont à peine
séparées par une ligne faiblement reliefée, obtenue en passant les doigts sur la pâte
encore molle, mais ailleurs elles sont divisées par une crête très en relief, pointue ou
bien quelque peu aplatie.
La céramique en bandes reliefées rentrant parfaitement dans le cadre de la

Fig. 39. Céramique de la couche B. Fig. 40. Céramique de la couche B.

céramique à ornements en spirale, nous allons en parler plus bas (v. plus loin,
p. 76).
2. Les ornements incisés sont également assez nombreux. Néanmoins nous allons
décrire ici seulement ceux qui ne constituent pas réellement un système plus complexe
d'ornementation, réservant les autres au second groupe.
Les simples incisions sur le rebord du vase, parfois quelque peu lobé (fig. 43, no.
3, 4 et fig. 44, no. 3) ou bien formant des files horizontales qui ceignent le vase à
une certaine distance du rebord (fig. 43, no. 6 et fig. 44, no. 5) constituent un or-

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\ I M ) IMIM DTJMITRES( I

nemcnt assez commun '). Quelquefoi sces incisions se retrouvent sur la partie reliefée
de certains fragments de vases, divisées horizontalement par des cannelures parallèles,
(fig. 4 1 , no. 5) ou bien par des lignes profondément incisées, également horizontales
et parallèles (fig. 4 1 , no. 11). Sur certains de ces exemplaires les incisions couvrent
les vases tous entiers (fig. 4 1 , no. 11); sur d'autres elles les couvrent en partie seule­
ment (fig. 4 1 , no. 7). Toujours en rapport avec elles et dérivant, à ce qu'il paraît, de
ces incisions, quelques vases ont été ornés sur toute leur surface extérieure en a p p u y a n t

l.'
« M 1 1

Fig. 41. Céramique de la couche B. Fig. 42. Céramique <lc la couche .1.

sur la pâte à l'aide d'un objet dur, et produisant de la sorte u n ornement à peu
près alvéolaire (fig. 4 1 , no. 1 — 4 , 10 et 12).
De ces simples incisions l'ouvrier préhistorique en est venu à la ligne incisée
verticale ou horizontale, ou bien oblique. J a m a i s cependant cette ligne ne reste pas
isolée: des fois, des groupes de deux ou trois lignes incisées (fig. 42, no. 7 et fig. 4 3 ,

Λ no. 5) résument l'ornement. D'autres fois au contraire la surface extérieure des vases
est entièrement recouverte de ces incisions (fig. 42, no. 12, fig. 44, no. 4, 8 et fig.
45), régulières ou irrégulières. Parfois sur le même vase des incisions irrégulières
s'entrecoupent, verticales, horizontales et obliques (fig. 44, no. 11) 2 ). Ailleurs les lignes
') Les incisions sont très rarement retrouvées ture — les seuls ornements qu'on a trouvé aussi
dans la couche A, tandis qu'au contraire, elles à l'intérieur des vases, lors des fouilles de Gumel-
sont très nombreuses dans la couche B. nija.
2
) Les lignes incisées sont — hormis la pein­

70

y/
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\
FOUILLES DE GUMELNIJA

incisées tracent u n dessin triangulaire (fig. 46, no. 3)*), ou bien la surface du vase
est divisée en carreaux par des rangs d'incisions verticales et d'autres rangs d'incisions
horizontales. C'est de là qu'on en est arrivé a u x ornements incisés en bandes
(nous allons, pour le m o m e n t , laisser de côté les bandes en spirales). P o u r t a n t il y a
aussi des b a n d e s composées de lignes incisées horizontalement (fig. 46. n o . 5)

Fig. 43.

ou bien verticalement (fig· 44, n o . 2), souvent même combinées avec l'ornement en
spirale (fig. 46, n o . 6) ; parfois les lignes marginales des ces bandes sont plus accentuées
que les incisions de l'intérieur tracées souvent au hasard. Ailleurs la b a n d e se com­
pose de deux lignes marginales parallèlement incisées, entre lesquelles il y a d'autres
lignes obliques (fig. 46, n o . 6).
A v a n t d'en venir au ΙΙ-e groupe de l'ornementation, on doit mentionner un frag­
m e n t qui, a p p a r t e n a n t à u n vase à ornements creusés, p e u t trouver une place ici-
m ê m e ; ce fragment, de la couche A, présente u n ornement creusé en dents et petits
carreaux reliefés, faisant le t o u r du vase au-desous du bord (fig. 42, n o . 5). Ce genre

*) Cet ornement doit être probablement daté Bosn. u. Herzeg., V B, pi. X X X I V — X X X V et


comme post-énéolithique, car il est extrêmement Dacia, I I : Dorin Popescu, Fouilles de Lcchinta
abondant à l'époque du bronze (v. Mittheil. a. de Murcf,

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VLADIMIR DUMITRESCU

d'ornement à été découvert à Câscioarele ') et surtout à Boïan 2 ), d a t a n t de la fin de


l'énéolithique et du commencement de l'époque du bronze. On doit de même mention-
Iner deux ornements incisés, dont l'un en forme d'étoile (fig. 3 1 , n o . 2) et l'autre à
combinaison des points et des lignes (fig. 33 no. 14); ils n ' a p p a r t i e n n e n t à vrai dire
à aucun système bien défini.
G R O U P E I I . — A Gumelnija l'ornement en spirale est quelquefois seulement tout
à fait réalisé (fig. 55, no. 3). Le plus souvent on ne rencontre que des ornements déri-

Fig. 11. Céramique de la couche B, lig. 15. Céramique <!<■ la touche <·

vés de celui en spirale, et bien de fois stylisés à l'extrême. A ceux-là se r a t t a c h e n t


aussi les ornements en cercles concentriques et ceux en boucles. L'ornementation à mé­
andres est elle aussi t o u t a u t a n t stylisée.
1. La céramique spiralo-méandrique peinte. Différente en cela de la céramique
incisée et reliefée (v. plus loin, p . 76 sqq.), qui se retrouve dans les deux couches de
civilisation, la céramique spiralo-méandrique peinte se rencontre exclusivement dans
la couche A, et plutôt en grande q u a n t i t é .
A v a n t de passer a u x détails des différentes variétés de cette ornementation, nous
croyons qu'il est nécessaire d'ajouter quelques mots sur la peinture. Quoique bien com­
mune à l'époque énéolithique du sud-est européen t o u t entier, la céramique peinte de
Gumelnita ne peut être comparée, q u a n t à la technique, à la céramique peinte du cercle

2
') Gh. Çtefan, op. cit. ) V. Christescu, op. cit.

Ί2
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FOUILLES DK GUMELNIJA

moldavo-ucraïuien, pas plus qu'à la céramique peinte de Tkessalie. La région va-


laque du Danube paraît former, avec la Bulgarie nord-balcanique, un sous-groupe
différent de la céramique ucraïnienne, car elle est surtout graphitée. Aussi ne retrouve-
t-on que rarement — à Gumelnita tout aussi bien qu'à Sultana et à Câscioarele — des
fragments de céramique réellement peinte, parfois en brun-mat (fig. 47), ailleurs en
vermillon (fig. 48). 11 n'y a que les vases ainsi peints qui aient leur surface entièrement
peinte. L'ornementation à graphite est au contraire seulement partielle, se bornant

Fig. 46. Céramique Je lu couche H. ~~


Fig. 48.
à vrai dire au simple graphitage des motifs ornementaux. Quant au reste, le vase re­
çoit toujours une patine, parfois en iMwi^rrnîgeT'Trims le plus souvent en noir brillant.
La majeure partie des vases graphités est formée des écuelles et des couvercles; rare­
ment trouve-t-on des vases d'une autre forme ornés au graphite (fig. 24) et alors
le plus souvent seulement sur le bord. La peinture et le graphitage sont quelquefois
appliqués à l'intérieur des vases (des écuelles surtout), mais le plus souvent à l'extérieur.
Au fait, l'ornement en spirale peinte ne se retrouve jamais en forme de véritable
spirale; tous n'en sont que dérivés: cercles, bandes, boucles ménagées entre les des­
sins graphités (v. fig. 43, no. 10, 14, et fig. 47 — 50), fragments de volutes en spirale
(fig. 51), etc. Cette ornementation se présente le plus souvent en combinaisons, soit
avec des lignes tangentes aux cercles *) (fig. 48 et 49), soit avec des boucles ou cercles

' ) Le système décoratif des cercles réunis par ranéen, comme l'on a cru assez souvent, mais il
des tangentes n'est pas exclusivement méditer- est familier à la Dacie aussi: à Cucuteni, comme

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VLADIMIR DUMITRESCU

concentriques à l'intérieur des bandes peintes à méandres et divisées en losanges (fig. 47).
Bien rarement les boucles sont graphitées,
comme il arrive pour le petit beau vase (fig.
24 et fig. 43, no. 14) sur lequel les quatres
boucles ovales sont respectivement bordées
par cinq proéminences côtes, qui encadrent
ainsi l'ornement graphité.
Les spirales peintes et graphitées de­
viennent très rarement de vraies bandes ;
le plus souvent elles sont de simples lignes
élargies. Quelquefois la stylisation de l'or­
nement en spirale est poussée si loin qu'il
se résume à deux ou trois lignes parallèles
qui ceignent l'extérieur bombé du vase
(fig. 43, no. 8 et 12). Celui-ci est d'ailleurs
l'un des ornements graphités rarement
trouvés.
Il y a aussi, comme nous l'avons dit,
d'autres ornements (graphités ou peints, à
méandres ou bien dérivés de ceux à mé­
andres) qui se présentent accompagnés d'é­
léments de spirale (boucles, bandes arquées,
Fig. 49.
cercles concentriques, etc.). Sur un vase
fragmentaire en forme d'écuelle, quelques larges bandes graphitées, séparées d'autres lignes
graphitées parallèlement, de beaucoup
plus étroites, par un espace étroit pati­
né brun, divisent l'intérieur du vase en
le partageant en plusieurs zones (fig.
50) ] ). Ce système d'ornementation se
retrouve presque identique à Cerna­
voda 2) (dans notre pays) et aussi à
Kodjadermen (en Bulgarie) sur plu­
sieurs vases 3 ). Parfois, comme il
advient pour un fragment peint en
brun-mat, la bande à méandres est
divisée en losanges qui comprennent à
leur tour des boucles ou des cercles
concentriques, les losanges étant sépa­
rés entre eux à l'aide de quelques qua­
tre ou cinq lignes minces qui coupent

à Gumelnifa il est courant. Ce fait a été relevé, d'ornementation sur une écuelle de Cernavoda
pour la première fois par M. Pârvan, qui com­ ( Pràhistorische Zeitschrift, XV, p. 9 — 27 ; fig. 12).
2
bat l'opinion contraire dans sont étude Dacii la ) Ibidem, fig. 6.
Troia, rev. Orpheus, II, 1, 1926, p. 6. ·) Izvestia, 1916 — 18, p. 132.
J
) Les mêmes boucles dans le même systhème

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FOUILLES DE GUMELNITA

parallèlement toute la bande au sens de la largeur (fig. 47). Ailleurs les bandes graphitées et
peintes sont de beaucoup plus étroites et recouvrent, en partie seulement ou bien complè­
tement, la surface interne du vase, suivant une
direction oblique, ou bien perpendiculaire sur le
fond du vase (fig. 43, no. 11). Pourtant le plus
souvent elles sont obliques. Certains vases ont
l'intérieur du bord orné lui aussi de la même ma­
nière (fig. 43, no. 19), et certains bords de vases
sont ornés, à l'extérieur, de tout pareilles bandes,
étroites, parfois graphitées ou d'autres fois tout
à fait peintes, qui font horizontalement le tour
du vase (fig. 43, no. 8 et fig. 48). Ailleurs, sur
un fragment de couvercle (fig. 43, no. 15) des
groupes de 4—5 bandes étroites, parallèlement
graphitées, renferment le bouton-anse du cou­
vercle au milieu des carrés concentriques, res­
semblant de près à certains ornements de Ko-
djadermen ').
Se rattachant toujours à l'ornementation
spiralo-méandrique, bien qu'apparaissant parfois
isolés et indépendants, les triangles et les losanges
Fig. 51.
qu'on rencontre sont obtenus soit en graphitant
la ligne qui contourne l'ornement,— qui est lui même mat ou patiné — soit en gra­
phitant l'ornement tout
entier (fig. 49 et fig.
52, no. 1 — 2). Au fait
les triangles doivent
être rattachés aussi à
l'ornement en dents de
loup, très fréquent dans
le néolithique du sud-
est européen et dont
nous avons quelques
exemplaires à Gumel-
nita aussi (fig. 52 no.
3 — 4). Quelquefois les
triangles se retrouvent
aussi sur le rebord des
vases, en alternant com­
me il suit : un triangle
graphité, un autre pa­
tiné ou mat, et par con­
séquent l'un ayant la
base en bas, l'autre en
Fig. 52. > «
') Izvcstia, 1916 18, p. 132, fig. A et D.

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VLADIMIR DUMITRESCU

haut (fig. 23, no. 3, et fig. 49 — 50). Tous ces ornements dérivés des méandres sont très
usités dans la céramique peinte sud-est européenne, et surtout en Thessalie, où les lo­
sanges, en tant que motif ornemental, abondent ] ).
Nous n'avons maintenant qu'à rappeler, comme ayant trail à la céramique peinte,
quelques fragments céramiques, dont les dessins incisés et parfois bandés en spirales
incisées, sont recouverts de blanc ou d'ocre-rouge. Bien que ces éléments appartien­
nent surtout à la couche A (fig. 53, no. et 10; fig. 54, no. 8), et se retrouvent d'ha­

\r*
î> \ bitude dans les milieux pareils énéolilhiques— Sullana a ), Câscioarele 3 ), etc.) —, quelques
fragments de la couche B ont eux-aussi de l'ocre rouge dans les dessins incisés (fig. 44,

Fig. 53. Céramique de la couche A. Fig, 54· Céramique de ta couche A.

no. 2, fig. 46, no. 6). Nous allons rencontrer ce procédé sur une figurine en argile
(v. plus loin, p . 82) et sur deux petits vases (fig. 3 1 , no. 1).
x
2. La céramique monochrome à ornement&^en spirale est représentée par des vases
^Asr> ^ et fragments trouves dans les deux couches de Gumelnita, en nombre à peu près égal
pour les deux couches. Les ornements à spirales en relief sont composés de bourrelets
(fig. 29, no. 2 et fig. 34, no. 1), et de bandes (fig. 29, no. 1 et fig. 52, no. 6), dispo­
sés — comme nous pouvons en juger par les fragments et les exemplaires intacts
ornés de cette manière — plus souvent sur les couvercles. Les bourrelets en spirales

x 3
) I. Andrieçescu. Contribufiuni, p. 80. ) Gh. Çtefan, op. cit.
2
) I. Andrieçescu, Fouilles de Sultana.

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FOUILLES DE CUMEI.MÎA

sont toujours par quatre, à partir


du pied des anses (fig. 9, no. 4 et
fig. 29, no. 2); par contre les ban­
des en spirales reliefées ne se retrou­
vent jamais plus de deux sur le
même couvercle, ayant toujours les
anses comme point de départ, et fai­
sant presque le tour du couvercle (fig.
29, no. 1). D'ailleurs on avait déjà
trouvé de pareils ornements en spirale
à Gumelnita '), de même qu'à Sul­
tana 2 ). Un fragment de grand vase
présente des dessins reliefés, dérivés
de la spirale, mais sans être disposés
en bandes (fig. 40 no. 3). Le seul
dessin complètement en spirale est
plutôt creusé qu'incisé (fig. 55 no. 3).
Les ornements en spirales inci­
sées sont composés soit de simples
lignes incisées, soit encore de bandes
en spirales incisées. Quelquefois, sur
les couvercles, on trouve des canne­
lures en spirales ornant tout l'exté­
Fig. 55. Céramique de la couche B.
rieur du couvercle (fig. 52. no. 5 et
fig. 56).
La spirale incisée formée par une
seule ligne n'est que rarement ren­
contrée. Le seul vase sur lequel on
puisse voir la ligne incisée consti­
tuant à elle seule un ornement dé­
rivé de l'ornement en spirale, a été
trouvé dans la couche A ; la ligne en Fig. 56.
spirale a l'aspect d'une volute pen­
chée à gauche et qui fait le tour du
vase, à l'extérieur, au-dessous du
bord même (fig. 51). Sur quelques au­
tres fragments, dont certains ayant
appartenu à une grande jarre, les
lignes incisées, dérivées de la spirale,
constituent un remarquable orne­
ment (fig. 57) qui doit certainement
être rattaché au petit vase orné de Fig. 57.

!
*) V. mon article Découvertes de Gumclnifa, ) I. Andrieçescu. Fouilles de Sultana, «Dacia» I ,
Dacia, I, p. 335. p. 83.

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νΐΛΠΙΜΓΚ DUMÎTRESCU

même trouvé en 1924 à Gumelnita 1 ), et à ceux de Câscioarele 2 ). Toujours isolés


sont aussi les cercles incisés (fig 52, no. 7 et fig. 55, no. 8), dérivés de l'ornement en
spirale.
Lefr-htmde&jôn spirales incisées se retrouvent abondamment dans les deux couches.
Elles sont parfois unies à l'intérieur (fig. 34, n o . \ 6 ; fig. 45, no 2 et fig. 55, no. 7),
ailleurs remplies de petites ligues irrégulièrement incisées (fig. 40, no. 6; fig. 53 no.
1, 4 et fig. 55, no. 9). D'autres fois au contraire, la bande en spirale incisée est
privée de tout dessin à l'intérieur, et le reste du vase est recouvert d'incisions (fig. 54

Fig. 58. Céramique de la couche A. VÎR. 59. Céramique de lu couche 11.

no. 8). Quelquefois la même bande en spirale incisée tourne deux ou trois fois sur le
même couvercle (fig. 53, no. 1). Dans certains cas les bandes en spirales incisées s'unis­
sent à d'autres ornements, linéaires incisés (fig. 46, no. 3 et 6), Il y a aussi certains
vases entièrement recouverts d'ornements en spirales (fig. 54, no. 2, 8, 9 ; fig. 55, no.
2, 9, 10, 11), tandis que d'autres vases ne présentent qu'une petite portion de leur sur­
face ornée de bandes pareilles (fig. 43).
A côté de ces bandes en spirales incisées, il y a aussi beaucoup d'ornements en
boucles rondes ou ovales, certainement dérivés de l'ornement en spirale, et remplis
à l'intérieur de petites incisions irrégulières (fig. 54, no. 2. 6. 9).
Ill-e G R O U P E : La céramique à ornements «en parenthèse».

2
*) Découvertes de Gumelnita, Dacîa I, p . 333. ) Gli. $tefan, op. cit.

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FOUILLES DE (ΜΛΠ'.Ι.ΜΤΛ

On n ' a v a i t pas rencontré dans notre pays ce genre d'ornements j u s q u ' à l'été de
1923, lors des fouilles de Sultana *). D'ailleurs nulle p a r t , dans le sud-est européen il
n'était pas t r o p r é p a n d u : on l'avait constaté une fois en Serbie 2 ), et une autre fois
dans des fouilles en Bulgarie 3 ). Cette année-ci, hormis les fouilles de Gumelnita, on
l'a trouvée aussi sur quelques fragments de vases de Câscioarele 4 ).
A Sultana cet ornement constituait un élément appartenant exclusivement à la
couche inférieure. On a trouvé à Gumelnita des fragments ornés de la sorte dans
les deux couches. Presque toujours cet ornement se retrouve sur des vases piriformes,
ou moins grands. Parfois le dessin recouvre, exceptant le bord et — bien en-

& I*

12
4 10 « /J 13 14

Fig. 60. Céramique de la couche A. Fig. 61. Céramique de la couche B.

t e n d u — le fond, les parois extérieures du vase toutes entières (fig. 23, no. 9 ) ; d'aut­
res fois cependant il couvre seulement le milieu du vase (fig. 60, n o . 7, 8 et fig. 61.,
n o , 7, 12, etc.). Une seule fois, dans la couche A, cet ornement a été rencontré sur
un fragment d'écuelle, au-dessous du bord-même (fig. 60, n o . 1).
Composé d'incisions obtenues soit par d'égratignures, soit par la pression à l'aide
du b o u t triangulaire d ' u n corps dur, l'ornement en parenthèse n'est jamais isolée. Il
forme toujours des rangs horizontalement superposés, par trois, quatre ou même plu­
sieurs rangs sur le même vase, alternant comme il suit : une rangée de parenthèses

1 2
) I. Andrieçescu. Fouilles de Sultana, «Dacia» I, ) Starinar, (1906), Belgrad, Col. 14, fig. 6.
3
p. 88, 93, 95 ; Cari Schuchardt l'avait trouvé, pen­ ) K. Skorpil, Opisà na starinitâ, etc., p. 71,fig. 72.
dant la guerre, ù Cernavoda, en Dobrogea (Pràhist. *) Gh. Çtefan, op. cit.
Zeitschrift, XV, p. 15, fig. 7).

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νΐ.ΛΠΤΜΠ? DUMITRESCTJ

ouvertes, une autre de parenthèses closes. Quelquefois chaque rangée de paren­


thèses est visiblement séparée des autres: chacune de ces rangées a été indé­
pendamment dessinée (fig. 60, no. 3, 6; fig. 61 et fig. 62) et dans ce cas les paren­
thèses sont plus rares. Ailleurs les parenthèses appartenant à une rangée s'unis­
sent aux parenthèses de la file suivante, et l'ornement acquiert de la sorte un carac­
tère de beaucoup plus unitaire (fig. 60, no. 1, 2, 7; fig. 61, no. 1, 6; fig. 62, no. 7),
M prenant l'aspect d'une série de vagues parallèles incisées de haut en bas. D'ailleurs pré-
j cisément cet aspect que prend quelquefois l'ornement en parenthèse, fait surgir la
question, si cet ornement ne dérive par hasard du zig-zag vertical souvent rencontré

y- à Butmir ') et ailleurs, trouvé aussi à Gumelnifa sur deux fragments de la couche A
(fig. 60, no. 11 et 12). L'ornement d'un de ces fragments semble même être appa­
renté de très près à l'ornement en pa­
renthèse.
En tout cas l'ornement en paren­
thèse reste toujours un élément d'art,
mieux exécuté en général dans la couche
A, mais trouvé quelquefois dans les mê­
mes conditions de parfaite exécution tech­
nique dans la couche B aussi. Il consti­
tue un élément d'art propre à cette ré­
gion du bas Danube, à l'honneur des
maîtres potiers préhistoriques qui l'ont
réalisé.
LA PLASTIQUE
Les éléments plastiques de Gumel­
nita sont exceptionnellement nombreux.
Ils dépassent en nombre ceux de Sul­
tana et atteignent presque le nombre
de ceux de Câscioarele. Mais il faut en­
core tenir compte que les fouilles de
Gumelnija ont été exécutées sur une
portion de terrain comparativement très
Fig. 62. Céramique de la couche B.
restreinte, tandis que à Câscioarele la
moitié presque de la station a été fouillée.
La supériorité numérique de quelques-uns des objets trouvés à Câscioarele et
à Sultana, s'explique aussi par l'espace restreint où les habitations étaient serées
dans ces deux stations, tandis qu'à Gumelnita la station occupait tin terrain fort
étendu 2 ).
La plastique de Gumelnita, comme partout ailleurs, est divisée en deux grands
groupes: la plastique humaine et la plastique animale.
La plastique humaine est constituée à l'époque préhistorique par des idoles en terre
cuite, en os, en marbre et quelquefois en métal.

') F i a l a - H o e r n c s , op. cit. p . 32. objets: instruments, ustensiles, etc., trouvés à


*) Cette r e m a r q u e est valable pour tous les Gnmdnifa.

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FOUILLES DE 01ΙΜΕΙ.Μχ.\

Λ Gumelni^a, toutes les idoles dont le sexe est indiqué sont féminines. Il y a
aussi des idoles sans indication des seins et du triangle du sexe, mais aucune n'a les
caractères du sexe masculin. Une seule figurine en terre-cuite prête à discussion, mais

nous verrons que la protubérance qui paraît indiquer le sexe n'est qu'un fragment
d'une main brisée, qui était appuyée sur le ventre (v. plus bas, p . 87).
Parmi les figurines humaines en terre cuite, il n'y a que deux fragments trouvés
dans la couche A.
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81
VLADIMIB DUMITRESCU

L e p r e m i e r f r a g m e n t n e p e u t p a s ê t r e r a t a c h é a v e c c e r t i t u d e à u n e forme h u m a i n e ,
m a i s c e r t a i n s é l é m e n t s d e la f o r m e et d e l ' o r n e m e n t a t i o n n o u s p e r m e t t e n t d e le c r o i r e
(fig. 52 n o . 8 ) . E n t o u t cas la f i g u r i n e é t a i t e x t r ê m e m e n t g r a n d e e t c r e u s e à L ' i n t é r i e u r ;
le f r a g m e n t p a r a î t ê t r e u n e des c u i s s e s , — d u g e n o u j u s q u ' à la c e i n t u r e . L a p a r t i e q u i
d e v r a i t faire face à l ' a u t r e j a m b e est p l a t e , ce q u i i n d i q u e q u e les d e u x j a m b e s é t a i e n t
t o t a l e m e n t ou p r e s q u e t o t a l e m e n t collées. S u r la face p a t i n é e d e la cuisse o n v o i t d e s
d e s s i n s d é r i v é s d e la s p i r a l e ; les lignes p r o f o n d é m e n t incisées sont i r r é g u l i è r e s , m a i s
par endroits constituent d e u x cercles c o n c e n t r i q u e s t r è s p r é c i s ; elles s o n t remplies
d'une couleur blanche et de rouge-ocre. Nous avons donc à faire au tatouage,
si f r é q u e n t d a n s la p l a s t i q u e n é o e t é n é o l i t h i q u e . L a f i g u r i n e fait p a r t i e d e la série
de représentations d e l ' h o m m e , incisées à d e s s i n s g é o m é t r i q u e s r é g u l i è r e s e t i r r é g u ­
lières. D e s f i g u r i n e s a n a l o g u e s — e n t i è r e s ou f r a g m e n t s — se r e t r o u v e n t d a n s le N o r d
d e la B u l g a r i e J) e t d e la S e r b i e 2 ) e t j u s q u ' e n T h e s s a l i e *). E n R o u m a n i e o n t r o u v e
d e p a r e i l l e s f i g u r i n e s à C â s c i o a r e l e *). Ce s y s t è m e d ' o r n e m e n t a t i o n incisée s u r le c o r p s
h u m a i n p e u t d ' a i l l e u r s ê t r e c o m p a r é a u s s i a u x f i g u r i n e s o r n e m e n t é e s p a r incisions d e
M o l d a v i e 5) e t d ' U k r a i n e 6 ) .
L e s e c o n d f r a g m e n t e s t u n e p a r t i e d ' u n p i e d (fig. 63 n o . 1) h a u t d e 6 c m , l e q u e l
d e v a i t a p a r t e n i r à u n e f i g u r i n e d e d i m e n s i o n s p e u o r d i n a i r e s . P r è s d e la p l a n t e du
p i e d se t r o u v e n t d e u x cercles p a r a l l è l e s h o r i z o n t a u x , incisés à u n e d i s t a n c e d e 2 c m l ' u n
d e l ' a u t r e . D a n s l ' e s p a c e e n t r e les d e u x cercles, des t r a i t s g r a t é s i r r é g u l i è r e m e n t , la
p l u p a r t h o r i z o n t a u x e t c o u v e r t s d e c o u l e u r r o u g e - o c r e . J e n e crois p a s q u e ces inci­
sions i n d i q u a i e n t des v ê t e m e n t s , c a r il n o u s f a u d r a i t a d m e t t r e q u e les p e u p l a d e s p r é ­
h i s t o r i q u e s d e ce t e m p s s ' h a b i l l a i e n t s u r t o u t le c o r p s , ce q u i e s t p e u p r o b a b l e ; il s e r a i t
p l u t ô t q u e s t i o n d ' u n t a t o u a g e ; q u o i q u e s u r ce p o i n t les o p i n i o n s d i f f è r e n t , j e crois q u ' e n
r é a l i t é les i n c i s i o n s s u r les idoles i n d i q u e n t t a n t ô t d e s v ê t e m e n t s , t a n t ô t u n t a t o u a g e 7 ) . O n
a t r o u v é d ' a u t r e s f r a g m e n t s d e p i e d s a v e c des i n c i s i o n s s e m b l a b l e s o u d i f f é r e n t e s , e n R o u ­
m a n i e à Câscioarele8), S u l t a n a 9), T u r d a s 1 0 ) , et en Bulgarie à Vidbol (district d e V i d i n ) " ) .

L e s f i g u r i n e s h u m a i n e s d e la c o u c h e s u p é r i e u r e d e c u l t u r e d e G u m c l n i t a s o n t assez
n o m b r e u s e s . E x c e p t i o n faite de cinq fragments de grands pieds et de trois têtes on
a t r o u v é d a n s la c o u c h e B d e G u m e l n i t a 13 idoles e n t i è r e s , p r e s q u e e n t i è r e s ou d e s
12
fragments ) . P o u r n e p a s faire d e c l a s s i f i c a t i o n i n u t i l e , n o u s les d é c r i r o n s l ' u n e après
l ' a u t r e , en c o m m e n ç a n t a v e c les p l u s c o m m u n e s d a n s n o s r é g i o n s e t e n f i n i s s a n t par
celles q u i c o n s t i t u e n t u n e n o u v e a u t é p o u r le N o r d d u Danube.
I. La moitié supérieure d'une figurine féminine en terre-cuite insuffisament ex­
p o s é e a u feu (fig. 6 4 , n o . 12). L a t ê t e t r o p p e t i t e p a r r a p p o r t a u r e s t e d u c o r p s . L e n e z

1
) Izvestia, 1916 — 18, p . 136, fig. 141 a. "; I. Andriesescu, Fouilles de S.— Dncia I .
2 10
) H o e m e s - M e n g h i n , op. cit., p . 2 9 3 , fig. 6, d e ) H o e r n c s - M e n g h i n , op. cit., p . 305.
u
Z l o k u c a n ; et p . 285, fig. 6 d u m ê m e e n d r o i t . ) Ibidem, p . 317, fig. 4.
12
») Ibidem, p . 309, fig. 2 et 4. ) Trois d e ces figurines p r e s q u e entières et u n e
4
) Gh. Stefan, op. cit. t ê t e d'idole n o u s o n t été d o n n é e s p a r M. TJ. I o -
s
) I . A n d r i e s e s c u , Contribuliuni. p p . 100 et suiv. nescu de Olleni^a. C o m m e les fosses q u ' i l a creusé
«) Ibid. à G u m c l n i j a ne d é p a s s e n t p o i n t 1 m e n v i r o n d e
' ) C'est aussi l'opinion de M. Andriesescu ; v. rofondeur, ces idoles p r o v i e n n e n t c e r t a i n e m e n t d e
Contribuai, p . 105. a couche supérieure d e civilisation.
"y Gh. Stefan, op cit.

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FOUIU.ES DE GtJMELNITA

est i n d i q u é p a r u n e ligne en relief, c'est-à-dire en bec d'oiseau, laquelle est presque t o u ­


j o u r s la m a n i è r e de représenter le nez des figurines préhistoriques en terre-cuite,
p a s s e u l e m e n t d a n s c e t t e région % Les y e u x sont indiqués p a r d e u x t r o u s à droite e t
a g a u c h e du n e / ; les lobes des oreilles sont p r e s q u e tout-à-fait t o m b é s , mais on v o i t
encore des d e u x côtés u n t r o u , comme on en t r o u v e h a b i t u e l l e m e n t sur les oreilles
des idoles préhistoriques en terre-cuite t). La bouche est indiquée p a r q u a t r e p e t i t s t r o u s
f o r m a n t u n e ligne incurvée sous le nez 3 ).

Htl*
L e cou m a n q u e , la t ê t e é t a n t posée direc­
t e m e n t s u r le corps. Les mains sont indi­
quées p a r d e u x proéminences latérales.
D e u x p e t i t s seins en relief nous i n d i q u e n t
le sexe féminin de l'idole, laquelle était
creuse à l'intérieur 4 ). Q u a t r e b a n d e s in­
cisées sur le corps i n d i q u e n t le v ê t e m e n t .
Quelques fois les lignes de ces b a n d e s sont
remplies avec d u r o u g e - o c r e 5 ) . Du point
de v u e a r t i s t i q u e cette figurine est assez
médiocre e ) .
I L La m ê m e forme, mais sans l'exa­
g é r a t i o n du v e n t r e , se r e t r o u v e chez une
a u t r e figurine féminine (fig. 64, n o . 11),
u n p e u p l u s g r a n d e q u e la p r é c é d e n t e , mais
aussi f r a g m e n t a i r e . L a t ê t e grande et oblon- —T /i>~,-*~ <=J«. */>
gue est posée d i r e c t e m e n t sur le corps. Le
nez est en bec d'Oiseau ; à la p a r t i e inféri­
eure de celui-ci, u n e raie indique la sépara­
tion e n t r e le nez et le m e n t o n . Les y e u x
s o n t i n d i q u é s p a r d e u x lignes droites inci­
sées h o r i z o n t a l e m e n t d ' u n côté et de l'au­
Fig. 64.
t r e d u nez. Les d e u x lobes de la t ê t e sem­
b l e n t i n d i q u e r les oreilles, d ' a u t a n t plus qu'ils sont percés chacun de p a r t en p a r t p a r
d e u x t r o u s r o n d s simétriques, l'un au-dessus de l ' a u t r e . Les mains n ' e x i s t e n t p l u s .
Les seins sont indiqués p a r d e u x renflures d ' u n relief pas très m a r q u é . La figurine
é t a i t creuse à l'intérieur. Les v ê t e m e n t s sont indiqués aussi p a r des raies parallèles
incisés v e r t i c a l e m e n t . La réalisation artistique est u n peu meilleure que celle du n o . I .

*) E n Transylvanie (Hoernes-Menghin, op. cit., à Gumelni^a (v. plus bas, no. I I et I I I ) et à Sul-
p. 305); en Ucraïne (Hocrnes, Sammlung-Goschen, tana (I. Andriesescu, Dacia, I) sont également
op. cit., p . 92, fig. 4 4 ) ; en Serbie (ibidem, p . 92, creuses à l'intérieur.
fig. 4 5 ) ; en Thracc (Hoernes-Menghin, op. cit.,
6
) La couleur rouge-ocre est une réminiscence U (r
p. 319, fig. 1—4, e t c . ) ; dans le sud égéen (Dussaud: des anciens t e m p s : elle correspond à la couche Λ ,
car dans la couche B on ne la rencontre que sur
\
Les civilisations préhistoriques, passim).
2 quelques fragments de céramiques seulement.
) I . Andriesescu, Contribufiuni, p. 101.
3 e
) L a bouche est représentée exactement de la ) On a trouvé des exemplaires identiques q u a n t
même manière chez une idole assise de Thrace à la forme à Sultana (I. Andriesescu, Dacia, I,
(Hoernes-Mcghin, op. cit., p. 319, fig. 1). sans les incisions qui représentent les vêtements.
*) Toutes les figurines du même type, trouvées

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\ I.VDIMIU DUMITRESCU

I I I . Un troisième fragment de figurine également creuse à l'intérieur (fig. 63, no. 2),
a la tête oblongue, munie d'un cou fort bien proportionné. Par contre le nez est
extrêmement exagéré et modelé d'une manière primitive. Les yeux sont formés par deux
lignes horizontales irrégulièrement disposées de deux côtés du nez. Les lobes des oreilles
sont percées par des trous en nombre inégal. Les mains et le sein gauche n'existent plus.
Les vêtements sont indiqués par les mêmes bandes incisées, remplies ci et là avec du
ronge-ocre. La réalisation artistique est inférieure.
IV. La tête avec le cou d'une figurine qui avait probablement la même forme
que les précédentes (fig. 63, no. 3 et fig. 64, no. 10) Les deux yeux sont représentés
par des demi-cercles incisés 1 ). Le nez est en bec d'oiseau; sous le nez, quatre petits
trous représentent la bouche 2 ). Au bord de la tête, sur ebacun des lobes, on voit
six trous à distances égales, percés de part en part. Le cou est bien proportionné.
Cette tête est la mieux modelée de toutes celles qu'on a trouvé à Gumelnita, ayant
en effet l'aspect d'une figure humaine si on la regarde à certaine distance.
V. Figurine féminine entière (fig. 63, no. 4 et fig. 64, no. 5), d'une exécution primi­
tive. La tête trop grande est reliée au corps par un très grand cou. Exception faite du
nez en bec d'Oiseau, la tête ne porte aucune autre indication. Les bras gros et courts
sont étendus horizontalement. Les seins représentés comme d'habitude par deux pe­
tites protubérances se trouvent juste au milieu du corps. Presque immédiatement
sous les seins, une raie verticalement incisée partage en deux la partie inférieure de
la figurine, indiquant ainsi les pieds. Par derrière, au niveau des mains, on voit une
proéminence assez grande: c'est certainement la stéatopygie représentée d'une ma­
nière naïve, ce qui prouve que l'artiste ne connaisait plus le sens de la stéatopygie et
l'a maintenue par la force de la tradition. La réalisation artistique est peu réussie.
VI. Une autre figurine féminine, sans tête, est plate et épaisse de 2 cm (v. fig.
64, no. 6). Deux proéminences indiquent les seins. Le cou est très gros; les deux
bras sont étendus horizontalement, mais ils sont cassés à 1 cm de l'épaule. Le sexe
est indiqué aussi par un angle incisé à la pointe en bas, continué par une ligne
incisée qui représente la*séparation des j a m b e s ; cette ligne peut-être vue aussi sur le
dos 3 ). Ce type des figurines plates est d'ailleurs assez connu, surtout dans le Sud mc-
ditéranéen et égéen 4 ). En Roumanie, on n'a plus trouvé, à ma connaissance, d'autres
idoles plates, exception faite de celle de Câscioarele ; cela ne signifie d'ailleurs que nous
devons mettre en relation cette idole de Gumelnita avec celles du Sud égéen, sur le
seul témoignage de sa forme plate. L'idole plate de Gumelnita est un simple schéma
de la forme humaine.
V I L Figurine féminine entière (fig. 64, no. 4), ayant la tête posée directement
sur les épaules, le nez très prononcé en bec d'oiseau se prolongeant en bas jusqu'au
3
') On retrouve les yeux représentés de la même ) Une pareille idole plate, la tête manquant, a
manière sur deux fragments de figurines trouvés été trouvé à Câscioarele (v. Gh. Stefan, Dacia, II).
4
à Jableni^a (Serbie; v. Hoernes, Sammlung-Gô- ) Les idoles de la période énéolithique en Chy-
schen, op. cit., fig. p. 93. 45, no. I et 2). pre étaient plates: des simples plaquettes en terre
2
) Le nombre des trous de deux côtés de la cuite, qui n'ont que le nez indiqué en relief, les
tête dépasse de beaucoup celui des toutes les autres autres organes et les membres étant indiqués par
figurines de Gumelnita, Sultana (v. I. Andriesescu, des incisions ou bien par des dessins (R. Dussaud,
Dacia, I), Câscioarele (Gh. Stefan, Dacia II) et op. cit., p. 366, fig. 271).
Cucuteni (I. Andriesescu, C.ontributiuni, p. 101).

\M
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FOUILLES DE CUMELNrjTA

niveau des mains. L'indication des yeux m a n q u e . La t ê t e est totalement ronde et


perforée p a r deux trous de chaque côté. Les bras sont brisés à leur b a s e ; ils de­
vaient être courts et gros. Les deux seins sont minuscules et disposés u n peu trop
bas. Les pieds n ' é t a n t indiqués ni même p a r une ligne de séparation, le corps est ainsi
semblable à u n cylindre coupé à la base, p o u v a n t
qu'on p e u t voir
rester debout»). J e crois pourtant 4-
1Ci une manière stylisée de représenter la robe cloche des idoles de la
Péninsule Balcanique et du Sud égéen 2 ).
VIII. Autre figurine féminine (fig. 64, no. 3). La t ê t e , qui était attachée
au corps p a r u n cou assez long, m a n q u e . Les bras levés en l'air, dans u n e attitude
3
rituelle bien connue, se sont brisés ). Les deux seins nous indiquent le sexe. Le
reste du corps est modelé comme un cylindre large et plat à la base. De ce point de
vue cette figurine p e u t être mise elle aussi en relation avec les figurines du Sud *).
I X . Idole entière (fig. 63, no. 5 et fig. 64, no. 1), très i m p o r t a n t e pour les rela­
tions des nos régions avec le sud-égéen. La réalisation artistique est p a r contre très
médiocre. La t ê t e très grande (un q u a r t environ de la h a u t e u r totale de la figurine)
est réunie au corps p a r u n gros cou ; le nez très accenntué en bec d'oiseau ; les yeux
et la bouche ne sont pas indiqués. Les épaules sont presque inexistentes. Le bras
gauche, entièrement conservé, est plié au coude et relevé jusque sous le nez, où la
main est collée à la figure; le bras droit n'est pas entièrement conservé, mais on
voit bien qu'il a été disposé de la même manière, plié, sous l'autre bras. Les seins

') Cette manière de représenter la partie in­ djadermen (Izvestia, 1916 — 18, p. 136, fig. 140
férieure du corps humain est généralement con­ a et ] Il b — surtout la seconde). Dans la région
nue: on la retrouve souvent à Cucuteni (I. An­ carpatho-danubienne on a trouvé à Turdas un
driesescu, Contribufiuni, p. 101), à Sultana (Dacia, fragment de céramique avec une figure hu­
I), à Câscioarele (Ch. Stefan, Dacia II), à Butmir maine en relief, les bras à moitié levés en l'air
(Hoernes-Menghin, op. cit., p. 287). Toujours en (H.-Menghin, o. cit., p. 305). J e crois que l'origine
Serbie à Varset (Starinar, 1923, p. 2 et pi. 1) et égéenne de ce geste ne peut être mise en doute,
ailleurs. l'attitude des bras relevés en l'air de l'idole de
z
) H. Dussaud, op. cit.. passim. Gumelni^a ne pouvant donc être duc au hasard.
:1 4
) L'attitude des bras levés en l'air est un geste ) La robe, plus ou moins cloche, est le vête-
rituel qui indique une influence de la vie spirituelle ment de la divinité féminine Cretoise minoénne
égéene sur les populations plus arriérées du Da- et même des autres statuettes qui ne sont pas
inibe inférieur. Cette attitude se retrouve aussi toujours des divinités (R. Dussaud, op. cit.. passim).
en Crète: c'est un des gestes rituels des statues Dans la Péninsule des Balcans nous avons quelques
votives Cretoises. La figurine connue sous le nom stations dans lesquels on a retrouvé cette forme de
d'acolyte de la déesse aux serpents a les deux figurines: à Butmir nous avons des figurines avec la
bras disposés de la même manière (Dussaud. op. robe, plus semblables à celles de Gumelni^a
cit., p . 60, fig. 39). D'ailleurs ce geste rituel est (H.-M., op. cit., p. 287); en Roumanie à Sultana
souvent rencontre en Crète (ibidem, p. 329, fig. (I. Andriesescu, Dacia, I) et plus au Nord à
239; p . 375, fig. 280; p. 391, fig. 289, etc.). A Troie Cucuteni (I. Andriesescu, Contribufiuni, p. 101)
II on a trouvé une figurine avec les bras levés en nous les retrouverons encore ; à Câscioarele
l'air (Hoernes-Menghin, op. cit., p. 361 no. 2) et (Gh. Stefan, Dacia, II) en Petite Valachie (au
quelques Gesichtsurncn avec des anses qui re- Musée de Craïova) ; en Serbie (Starinar, troisième
présentent les bras étendus en l'air (ibidem, p. 361, série, tome IL 1923, p. 1—2 et pi. I) et en Hongrie
no. 6). Dans la Péninsule des Balcans on a trouvé aussi quelques figurines féminines ont par contre
aussi quelques figurines avec les bras levés en une ressemblance surprenante par tout leurs
l'air: à Butmir (H.-M., op. cit., p. 287). à Jabla- corps avec la déesse aux serpents. J e crois
ni{a (Hoemes, Sammlung-Goschen, op. cit., I, p. pouvoir affirmer que l'origine de cette forme est
97, fig. 45, en bas de la figure centrale), à Ko- assurément dans la Crète minoénne.

!!."
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\ LADIMIR DUMITRESCU

ou tout a u t r e signe qui i n d i q u e r a i t le sexe, m a n q u e n t . La partie inférieure est un


1
cylindre t e r m i n é en b a s p a r u n pied ressorti, l'idole p o u v a n t ainsi rester d e b o u t ) . Sur
le dos il y en a u n e proéminence qui j o u e p r o b a b l e m e n t le rôle de la s t é a t o p y g i c : la
t r a d i t i o n en a v a i t conservé la forme, mais l ' a r t i s a n n e se r e n d i t plus c o m p t e de sa
2
signification ).
X . U n e a u t r e idole entière, r e p r é s e n t é e d e b o u t elle-aussi (fig. 6 3 , n o . 6 et fig. 64,
no. 2), a la t ê t e b e a u c o u p t r o p g r a n d e et r e c t a n g u l a i r e , t a n d i s q u e les a u t r e s idoles analisées
l ' a v a i e n t oblongue ou circulaire. D'ailleurs la p a r t i e inférieure de la t ê t e p e u t fort bien
r e p r é s e n t e r le cou. Sur la figure il n ' y a q u e le nez en bec iVoiseau q u i soit i n d i q u é . Les
d e u x b r a s sont repliés au coude, les m a i n s collées au corps sous les d e u x seins r e p r é s e n t é s
comme d'habitude p a r d e u x proéminences m i n u s c u l e s . La p a r t i e inférieure du corps
est u n cylindre u n peu plus large en b a s , p o u r p e r m e t t r e à la s t a t u e t t e d e se t e n i r de­
b o u t . Le dos est modelé avec plus de v é r i d i c i t é : u n e longue p r o é m i n e n c e h o r i z o n t a l e ,
avec une raie au milieu, i n d i q u e le s é a n t 3 ) . L a réalisation p l a s t i q u e est m a u v a i s e . Les
ressemblances q u e c e t t e s t a t u e t t e suggère sont n o m b r e u s e s et se r e t r o u v e n t t o u t e s au S u d
et au S u d - E s t ; c'est donc le m ê m e c e n t r e de r a d i a t i o n des formes de la c u l t u r e s u p é r i e u r e 4 ) .
1
) Comme la j a m b e unique finit par un pied, de toutes les idoles trouvées, la plus primitive a
on ne peut plus parler ici de la robe. L'attitude le séant indiqué de cette manière.
des mains est par contre, très intéressante. En *) E n effet les statuettes néolithique! et énéoli-
réalité nous ne retrouverons plus cette attitude lliiques avec les mains disposées sur la poitrine sont
dans aucune des stations néolithiques et énéoli- extrêmement nombreuses. En Roumanie on a trouvé
tiques de l ' E u r o p e ; il n'y a que la Crète seule beaucoup d'exemplaires de cette catégorie à Câs-
qui possède cette forme, fait qui confirme les cioarele (Gh. Stefan, Dacia, I I ) ; les figurines de
relations de la culture énéolithique du Danube Cascioarele, par leur forme et leur ornementa­
inférieur avec la civilisation crétoise. Deux figu­ tion, ont une orientation plutôt vers le Sud-Ouest
rines Cretoises en bronze sont très rapprochées— que purement vers le Sud ; les ressemblances se re­
quant à la forme — de notre idole: une d'elles repré­ trouvent surtout en Serbie et en Bosnie et une fois
sente une femme, l'autre un homme. I.a femme ÎI la seulement en Roumanie, à Boïan (v. Christescu, Da-
main gauche portée au menton (H.-M., op. cit., p. ria, I I , 1925) ; en Rulgarie en plusieurs endroits: en
389, no. 1), près de l'épaule droite, et la main droite marbre à Stara-Zagora (v. Izvestia 1925, p. 93,
devant les yeux, dans un geste de défense ou d'ado- fig. 1), à Nova-Zagora (ibidem, p. 94, fig. 2), à Plov -
r-Ation. (Pour le geste de la femme avec une main divko (idem, p. 95, fig. 3), à Razgrad (ι'6·, p. 96, fig. 4)
sur le front on peut citer aussi «le personnage faisant et à Siras (ibid., p. 104, fig. 8 ; M. Popov considère
le geste d'adoration». Dussaud, op. cit., p. 58, fig. 37). lui-aussi ces statuettes comme dues à des influences
1,'homme (H.-M., loc. cit., no. 3) tient sa main venues du S u d ) ; en Thracc on en trouve plusieurs
droite sous le menton et la main gauche un peu exemplaires (IIoernes-Menghin, op. cit., p . 319
plus bas sur la poitrine. Les deux attitudes re­ no. 1, 2 et 4). Ensuite à Troie II (H.-M., op. cit.,
présentent des gestes rituels, probablement d'a­ p. 365) et plus au Sud, toute la Mer Egée est peuplée
doration (R. Dussaud, ibidem, pp. 376—7) devant de ces figurines à l'époque minoénne et mycé­
la divinité invisible et malveillante qu'il faut nienne (pour les Cyclades, v. H.-M., op. cit., p.
adoucir. Ce geste de la statuette de Gumelnija 367; pour la Crète, v. Dussaud, op. cit., p. 57,
doit être mis en relation surtout avec celui de la fig. 36, p. 329, p. 369; pour Chypre, ibid., p p .
figurine masculine ci-dessus mentionnée, et je 367, 370, 371 et les fig. 272, 275, 276; Hoerncs-
crois qu'il ne puisse être expliqué autrement que Menghin. op. ait., p . 365 no. 4). Plus à l'Ouest de la
par une filiation partant de ces figurines Cretoises. Péninsule des Balcans, on a trouvé des statuettes
2
) V. plus haut, p. 84 (la figurine no. V). avec les mains sur la poitrine en Jougoslavie à
3
) C'est le troisième cas de stéatopygie qui se Butmir (v. H.-M., op. cit., p. 287: la première
présente seulement comme une réminiscence tra­ figure de la dernière rangée, quoique très «sché­
ditionnelle, car en réalité la vraie manière de re­ matisée, est évidemment avec les mains sur la
présenter la stéatopygie est toute autre. A Sultana, poitrine) et à Zlokucan (ibidem, p. 285 no. 3 et 8 ;

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86
FOUILLES DE GUMELNITA

X I . Avant de commencer la description des figurines assises, il faut mentionner


encore une petite idole (fig. 64, no. 9), mais tout de même avec quelque réserve.
Elle est très schématisée et très petite. La tête manque et semble n'avoir jamais
existé. Le corps est cylindrique et un peu creusé à la partie supérieure. Le bras droit,
énorme par rapport au reste du corps, est tendu horizontalement ayant l'aspect d'une
cuillère; il représente probablement le bras avec la main ouverte. Le bras gauche
est brisé. Sur la poitrine, deux petites protubérances indiquent les seins.

A côté de ce type des figurines debout, il y a le type des figurines assises, fort com­
mun dans le Sud-Est de l'Europe *). On a trouvé a Gumelnita deux statuettes pres­
que entières, qui entrent dans cette catégorie, ainsi qu'un fragment d'un pied prove­
n a n t aussi d'une idole assise.
X I I . Idole assise, ayant la tête très petite, le cou assez gros (fig. 63, no. 12 et
fig. 64, no. 8), le lobe droit de la tête un peu cassé; le nez est en bec d'Oiseau. Les yeux
ne sont pas indiqués ; la bouche est, en revanche, indiquée par une ligne horizontale, fai­
blement incisée'sous le nez, et par quatre petits trous au-
dessous de cette ligne 2 ). La main gauche est posée sur le
v e n t r e 3 ) , la main droite est cassée au coude. Aucune in­
dication du sexe. Les jambes sont repliées aux genoux et
se terminent chacun par un petit pied. En général cet exem­
plaire est mieux modelé que tous ceux que nous avons décrit
précédement, quoique le dos soit trop plat. L'idole devait
être assise sur une chaise (v. fig. 65).
X I I I . Idole assise, ayant une grande tête continuée JB
par un cou gros et court (fig. 63, no. 13 et fig. 64, no. 7), Afi
le nez pas trop accentué en bec d'oiseau ; les yeux et la bou­
che manquent. Les deux bras sont brisés: l'un à l'épaule,
l'autre à 1 cm de l'épaule. D'après la direction suivie par
Fig. 65.
le bras droit on peut affirmer que les mains de cette idole
étaient posées sur le v e n t r e ; une preuve en plus nous est donnée par une proémi­
nence irrégulière située sur le bas du ventre, qui ne peut être l'indication du sexe,

p . 239 no.5) ; d a n s la Grèce c o n t i n e n t a l e , à Mycènes ples cités n ' e n t r e n t p a s d a n s le c h e m i n S u d - N o r d ,


( D u s s a u d , op. cit., p . 3 7 3 , fig. 278) ; plus à l'Ouest, à ils d o i v e n t ê t r e expliqués par la d é r i v a t i o n des
M a l t e , on a t r o u v é u n e s t a t u e t t e de femme couchée formes méridionales).
1
t e n a n t les m a i n s sous les seins (Ibidem, p . 208, fig. ) C u c u t e n i , Tripoli, Sprenchii B r a s o v u l u i , V i n é a .
151). A u N o r d de la région c a r p a t h o - d a n u b i e n n e o n a J a b l a n i t z a , T a t a r - B a z a r g i c , P a p s a l i et R a t c h e f ( I .
t r o u v é u n e seule idole a v e c les m a i n s sous les Andriesescu, Contributiuni, p . 104). A p r è s l ' a p a -
seins, en U c r a ï n c ( H o e r n e s , S a m m l u n g - G o s c h e n , rition de l ' o u v r a g e de M. Andriesescu, on en t r o u v a
op. cit., I , p . 92, fig. 44) et j e crois qu'elle est en­ encore à S u l t a n a , Câscioarelc, K o d j a d e r m e n , en
core d u e à la r a d i a t i o n de l'influence d u Sud vers T h r a c e , etc.
2
le N o r d . Vers le milieu de l ' é p o q u e d u b r o n z e , ce ) C'est la m ê m e m a n i è r e de r e p r é s e n t e r la
geste se r é p a n d et arrive j u s q u ' à la m e r B a l t i q u e ; b o u c h e q u e p o u r les s t a t u e t t e s I et I V .
3
p a r e x e m p l e , au D a n e m a r k , q u e l q u e s figurines ) Les m a i n s sur le v e n t r e (ou sur la p o i t r i n e ) ,
en b r o n z e , o n t les m a i n s sur la poitrine (Hoernes- r e p r é s e n t e n t le m ê m e geste d o n t nous a v o n s parlé
M e n g h i n , op. cit., p . 535). (Même si t o u s les exem­ plus h a u t .

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W.ADIMIK IWMITRESCtl

mais bien la main gauche posée sur le ventre. Les jambes, qui sont modelées indépen­
damment l'une de l'autre, se sont rompues un peu au-dessus du genou. Le dos est modelé
très exactement. Il n'y a aucune indication du sexe.
Il nous faut encore mentionner un fragment de figurine assise trouvé dans la
couche intermédiaire entre les deux couches de culture (fig. 63, no. 9) et quelques
autres fragments ; entre autres une tête (fig. 63, no. 8), un fragment de la poitrine
d'une statuette, quelques fragments de jambes (fig. 63, no. 7, 10, 11) dont l'un a quel­
ques traces de dessins incisés.
*
* *
Idoles en os. Leur nombre est réduit: on n'en a trouvé que cinq exemplaires dont
un seu
fj .- ^ΧΛν^- ' entier, mais non terminé. Ce
dernier appartient à la couche A, les
v> autres a la couche B.
Quatre de ces idoles sont d'un
type généralement connu dans la ré­
gion carpatho-danubienne ' ) . Elles
ont des lignes et des points incisés
sur la face, et quelquefois même sur
le dos (fig. 66, no. 2 — 5), représen­
tent probablement le tatouage. L'au­
tre idole, fragmentaire (fig. 66, no. 1),
a une forme qui dérive — comme je
l'ai dit dans l'article sur les décou­
vertes faites par hasard à Gumel-
nita en 1924 2) — certainement du type
en violon, si souvent rencontré dans
le Sud égéen. Il n'y a que les oreilles
allongées en bas qui sont un élément
nouveau ; par contre, la tête au long
cou, et la forme presque rectangu­
laire du corps, sont des éléments
absolument caractéristiques pour le
type en violon 3 ).

I |g. 66. . * . *
11 faut mentionner en relation
avec la représentation plastique du corps humain, quelques couvercles en terre-cuite
que j ' a i décrit ci-dessus (fig. 29, no. 4 et 8) : leur anse a la forme d'une tête humaine
avec un cou, un nez en bec d'Oiseau, mais sans l'indication des yeux et de la bouche. On
a trouvé grand nombre de ces couvercles à Sultana 4) et à Càscioarele 5 ).
') En Roumanie à Sultana (I. Andriesescu, lumbnl (Izvestia, 1911, p. 8 2 — 8 1 , fig. 1—4).
2
Dacia, I) et à Càscioarele (Gh. Çtefan. Dacia, ) V. Dada, I, p. 340.
:|
I I ) ; en Bulgarie à Sultan, distr., de Chumla ) ll.-Menghin, op. cit., p. 361, no. 1 et 6.
4
(H.-Mcnghin, op. cit., p. 317, no. 1, 2 et 3), à ) I. Andriesescu, Dacia, I.
6
Kodjadermen (Izvestia, 1916 — 18, p. 93, fig. 82; ) Gh. Stefan. Dacia, II.
à Rusciuk (Izvestia, 1925, p. 105, fig. 9) et à

ί!ί!

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FOUILLES DE GUMELMJA

Toujours en relation avec la plastique et représentant probablement certains


croyances, sont 9 phallus en terre-cuite (fig. 6 3 ; no. 14 fig. 67, no. 1 — 5),
trouvés tous dans la couche B. Le plus grand a 12 cm de longueur (fig. 67, no. 2),
le plus petit (pièce entière) 9 cm ; le diamètre de la base varie entre 4 et 3 cm ; le bout
est plus ou moins pointu. Tous sont percés dans toute leur longueur (fig. 67 no. 1) ;
quelques-uns ont une forme tout-à-fait grossière, mais il y a deux exemplaires dont le
modelage ne peut laisser aucun doute sur
leur signification 1 ).
Avant d'aborder la plastique des
animaux, retenons donc deux faits: 1.
La couche B de Gumelnita est très riche
en idoles qui mettent en évidence à —
notre opinion — les relations de style
avec le Sud, égéen ou balcanique. 2.
Toutes les idoles qui ont le sexe indiqué
sont exclusivement féminines 2 ). Quant
aux autres, nous ne pouvons affirmer
qu'elles fussent masculines.

PLASTIQUE DES ANIMAUX

A côté des figurines humaines, on


a trouvé dans tous les emplacement.s
préhistoriques de la région carpatho-
danubienne de nombreuses figurines ani­ <CA~~£UÉX. /Ά
males, ainsi que des oiseaux 3 ). Tout
comme les idoles humaines, les figurines
d'animaux manquent presque complète­
ment plus au Nord et plus à l'Ouest 4 ). Fig. 67.
La plupart de ces figurines sont très
schématisées et l'imagination des artisans est allée si loin qu'on ne peut plus recon­
naître dans leur oeuvre aucun animal réel.
Toutes les figurines animales de Gumelnita — sauf deux fragments qui appar­
tiennent à la couche A — ont été trouvé dans la couche B.
a) Quadrupèdes. On n'a pas trouvé à Gumelnita qu'une seule figurine d'animal
entièrement conservée (fig. 64, no. 15), ne pouvant être identifiée avec aucun animal
J
) On a déjà trouvé Tannée dernière u n phallus maintenant au Musée J . Teutsch de Brasov,
en terre cuite à Gumelnita, que j ' a i enregistré salle V I I , 4, c ) ; en Bulgarie à Kodjadermen (lz·
sous réserve (Dacia, I, p. 339), n ' é t a n t point vestia, 1916 — 18, p . 144, fig. 151 — 2).
2
convaincu que ce fût u n phallus. Maintenant, ) La p l u p a r t des figurines préhistoriques, néoli­
la forme des d e u x exemplaires ne nous permet thiques et énéolithiqucs, sont féminines dans t o u t e
plus de d o u t e r : ce sont des phallus, qui soulignent la région carpatho-danubienne (I. Andriesescu,
la divinisation de la m a t e r n i t é et de la terre créa­ Contribuai, p . 100).
3
trice (Déméter-Dionysos des temps historiques). ) I. Andriesescu, Contributii, p. 98.
4
D ' a u t r e s phallus ont été trouvés en Roumanie ) Ibidem, p . 98—99.
d a n s les environs de Brasov (à K i s b e r g ; ils sont

89

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VI.ADIMlli D l ' M I l'Ki;S( I '

réel 1 ). Les autres sont toutes des fragments dont seulement quelques-uns peuvent être
mentionnés: Une tête d'une grande figurine représentant probablement un bélier (v.
fig. 64, no. 16 et fig. 68, no. 8); un fragment de bélier (v. fig. 68, no. 2); un frag­
ment d'animal cornu sur le dos duquel on voit les pieds d'un chevalier (?) (v. fig. 64,
no. 14) et d'autres fragments d'animaux cornus (fig. 63) ou d'autres animaux indéter­
minables (fig. 68, no. 3, 4, 9). On a trouvé aussi un fragment de corne vide à
l'intérieur qui est probablement un fragment de rhyton (fig. 68. no. 7) 2 ).

Fig. 68.

b) Oiseaux. On a trouvé à Gumelnita deux figurines représentant des oiseaux,


toutes les deux dans la couche B 3) (fig. 64, no. 13 et fig. 68, no. 11). Les têtes des
deux figurines manquent ; les ailes sont étendues pour représenter le vol ; une des
figurines a sur les ailes des incisions qui représenteraient les plumes stylisées. Au lieu
des pieds, les deux oiseaux ont chacune un petit cylindre pour leur permettre de rester
debout *).

A côté des anses en forme de tête humaine que nous avons vues ci-dessus (v. p. 88),
on a trouvé à Gumelnita (^4) une anse représentant, très schématiquement, la tête
d'un animal avec un grand nez en bec d'oiseau, et avec les yeux indiqués par deux trous
(fig. 68, no. 6). D'ailleurs les anses des vases en forme de tête d'animal sont assez
communes à l'époque néolithique et énéolithique.

LE MOBILIER DE CULTE
L'existence des chapelles et des sanctuaires de divinités, semblables à celles de
Crète, dans nos stations néolithiques et énéolithiques n'est prouvée par aucune

') O n . a trouvé une figurine identique en 1921· B. Ionesco.


4
à Gumelnita (Dacia, I. p . 338) et une a u t r e en ) On a t r o u v é cette année à Câscioarele un
1925 à Câscioarele (Dacia, I I ) . oiseau presque identique à celui de la fig. 64, no. 8,
*) Des figurines semblables o n t été trouvé à avec les mêmes incisions sur les ailes (Dacia, I I ) ,
Sultana (Dacia, I, p. 103), à Câscioarele (Dacia, II) Pour les autres figurines d'oiseaux en terre cuite
et en Bulgarie à K o d j a d e r m e n (Izvestia, 1916 —· trouvées d a n s divers sites préhistoriques, voir:
1918, p . 141, fig. 146 a et b). M. Wosinsky, op. cit., I I , p . 92 et H.-Menghin, op.
s
) U n e de ces figurines a été trouvée p a r M. cit.,., [>.
p. 303,
ovo, no.
no. 3.o.

90 1> r
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FOUILLES DE GUMELNITA

d é c o u v e r t e in situ. P o u r t a n t , différents objets t r o u v é s d a n s les fouilles n o u s p r o u ­


v e n t q u ' à côté des idoles il y a v a i t aussi u n mobilier de culte, en m i n i a t u r e .
Le n o m b r e des e x e m p l a i r e s n ' e s t pas très g r a n d , mais l ' i m p o r t a n c e de ces objets ré­
side d a n s le fait qu'ils nous e x p l i q u e n t la vie religieuse des h a b i t a n t s des nos sites p r é ­
historiques.
O n a t r o u v é en t o u t à G u m e l n i t a 5 petites chaises et 9 p e t i t e s t a b l e s (7 n e s o n t
q u e des f r a g m e n t s ) x ).
a) Chaises. Trois des chaises trouvées à G u m e l n i t a sont des chaises à 4 pieds cy­
lindriques (fig. 6 3 , n o . 17, 18). Les dossiers de ces chaises é t a i e n t en p e n t a g o n e , u n angle
v e r s le h a u t , et percé d ' u n t r o u a u milieu 2 ) . Les d e u x a u t r e s chaises n ' o n t p a s des pieds,
a y a n t l'aspect des fauteuils (fig. 6 3 , n o . 19 — 20) à dossier t r è s p e t i t 3 ) .
b) Les tables de culte. On p e u t distinguer à G u m e l n i t a d e u x genres de tables de
c u l t e : la p r e m i è r e catégorie c o m p r e n d les tables a y a n t c h a c u n e u n t r o u r o n d sur la
p a r t i e s u p é r i e u r e (fig. 6 3 , n o . 2 3 ) ; la d e u x i è m e catégorie c o m p r e n d les tables sans
t r o u (fig. 6 3 , n o . 22 et 24). T o u t e s les tables de ces d e u x catégories s o n t r e c t a n ­
gulaires e t o n t c h a c u n e 4 pieds. Sur une des parois latérales de quelques tables (fig.
6 3 , n o . 22 et 24) on p e u t voir d e u x demi-cercles incisés, r e p r é s e n t a n t p e u t - ê t r e d ' u n e
m a n i è r e stylisée les y e u x de la divinité, s u r t o u t si l'on t i e n t c o m p t e q u ' o n n e r e c o n t r e
ces demi-cercles q u e sur u n e seule parois de la t a b l e , toujours d e u x demi-cercles, j a m a i s
u n seul *).

Le rôle du mobilier de culte d a n s nos stations p r é h i s t o r i q u e s est suffisament im­


p o r t a n t , p r o u v a n t u n g r a n d d é v e l o p p e m e n t des formes extérieures du culte. Si l'orne­
m e n t en demi-cercles incisés sur les tables représente en v é r i t é les y e u x de la d i v i n i t é ,
les t a b l e s d e v i e n n e n t en ce cas des r e p r é s e n t a t i o n s de la divinité m ê m e qui veille sans
cesse sur les actes des h o m m e s .

Une a u t r e forme p l a s t i q u e en relation avec le culte est celle des cornes sacrés en
t e r r e - c u i t e . O n en a t r o u v é d e u x exemplaires à G u m e l n i t a , t o u s d e u x d a n s la couche

x
) Une de ces tables nous a été donnée p a r p . 148, fig. 1 5 9 ) . — E x c e p t i o n faite d'une seule
M. H. Ionescu: elle provienne de la couche B; les table de Câscioarele — qui est c i r c u l a i r e — t o u ­
autres tables et les chaises ont été trouvé dans tes les autres sont semblables à celles de Gu­
les deux couebes de Gumelnita. melnita.
2
) La forme de ces chaises est t o u t à fait sem­ Les trous des tables trouvées à Gumelnita mé­
blable à celle des chaises modernes. On en a trouvé ritent peut-être une attention spéciale. Quelques
d ' a u t r e s ebaises de forme et dimensions identiques unes des tables de culte de la Crète de l'époque
à Sultana (Dacia, I), et à Kodjadermen (Izveslia, minoénne ont au milieu u n trou circulaire qui
1 9 1 6 — 1 8 , p . 140, fig. 145). servait comme support pour les vases au fond
') Quelques exemplaires semblables ont été bombé (Dussaud, op. cit., p . 355): Ne pourrait-on
trouvés à Câscioarele (Dacia, I I ) . déduire une filiation? On a trouvé d'ailleurs à
' ) On a trouvé des tables de culte en miniature Gumelnita des vases-pigmés qui ne p o u v a i e n t
d a n s toutes les stations récemment fouillées en avoir un b u t utilitaire (v. plus h a u t , p . 6 1 ) ;
R o u m a n i e : à Sultana (Dacia, I, p. 74), à Câs­ ils pourraient être disposés dans les trous des
cioarele (Dacia, I I ) , à Hoïan (Dacia, I I ) ; en tables du culte, quoique nous ne puissions l'affirmer
Bulgarie à Kodjadermen (Izrcstia, 1916 — 1 8 , avec certitude.

91

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νΐ.ΛΠΙΜΙΗ 1)IMIIIU;S( I

Β '). Leur base est large de 2 cm. Une de3 deux cornes a, à sa base, un trou,
ce qui prouve que l'objet était employé comme pendantif-amulette.
On a trouvé des cornes sacrés de la même forme et de la même gran­
deur, ayant même le trou mentionné, à Sultana et à Câscioarclc *). C'était
donc une forme générale du culte des stations énéolithiques de cette région, mais
qui a été trouvée aussi dans le Nord de l'Europe 3 ). Leur forme n'est pas duc au ha-
sard. Quoiqu'on ne puisse trouver des exemplaires semblables dans les Balcans, nous
devons mettre en relation ces cornes avec les cornes sacres si nombreuses et si souvent
représentées dans les formes du culte minoen et mycénien 4) ; c'est, avec la bâche double,
le symbole le plus important de la religion des Cretois et en général des populations
de la Mer Egée de cette époque. Ce n'est d'ailleurs qu'un élément de plus, à côté de
ceux que nous avons déjà constatés, qui prouve cette influence du Sud vers le Nord,
car il ne peut pas être question dans nos régions d'un culte autochtone des cornes sacrés :M
O B J E T S DE P A R U R E EN T E R R E
A côté d'un nombre assez important de pendeloques en os (voir plus loin, p. 97)
on a trouvé comme objets de parure à Gumelnita quelques vingt perles en terre
cuite, la plupart entières et quelques fragments. Une seule provient de la couche A ;
toutes les autres sont de la couche B.
Parmi ces perles on peut distinguer deux formes: l'une parfaitement cylindrique
(v. fig. 67, no. 6 — 7), l'autre ayant les deux bouts presque pointus (v. fig. 07 no. 8—9).
Toutes les perles sont perforées dans leur longueur, pour être enfilées sur un fil. Leur
longueur varie entre 5 et 10 cm, le diamètre entre 2, cm, et 4 cm. Les exemplaires
les plus longs ne sont pas aussi les plus gros, car il n'y a pas de rapport entre leur épais­
seur et leur longueur. Plusieures de ces perles pèsent au moins 30 gr,, ce qui paraît
excessif pour des perles qui devaient se porter au cou, mais nous avons d'autres exem­
ples d'objets énormes de parure que certaines populations barbares de nos jours por­
tent encore.
Les perles en terre cuite se trouvent assez communément dans les stations pré­
historiques de Roumanie et d'ailleurs, ce qui nous dispense .l'en citer ces stations.

On a trouvé aussi à Gumelnita quelques petits disques en terre cuite, quelque


fois patines avec soin. Trouvés dans les deux couches, ils sont toujours percés au mi­
lieu; ils doivent être aussi des pendeloques. Ces disques sont extrêmement fréquents
dans toutes les autres stations énéolithiques de la vallée du Danube, citées plus haut 5 ),
ainsi que dans les stations des divers autres régions. Déchelctte en public quelques exem­
plaires trouvés en France, les appelant fusaïoles 6 ).
n
') Le p a q u e t c o n t e n a n t ces deux cornes sacrée ) Cf. Déchelctte, op. cit., I I , p . 470 et suiv.
4
s'étant p e r d u p e n d a n t le t r a n s p o r t p a r le chemin de ) Dussaud, op. cit., p p . 3 2 7 — 4 1 7 (le chapitre
'/ fer, nous b o r n o n s à m e n t i o n n e r les cornes Cultes et Mythes, passim).
8
; sacrés t r o u v é s à S u l t a n a et à Câscioarele absolu- ) Sultana (Dacia, I, p . 7 4 ) ; Câscioarclc
m e n t identiques à ceux de G u m e l n i t a . (Dacia, I I ) .
e
*) Gh. Stefan. Dacia I I . ) Op. cit., I , p . 581, fig. 224 ( c h a m p de Chassey).

<>2

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FOUILLES DE GI'MF.LNITA
A
AUTRES OBJETS EN T E R R E CUITE
On a trouvé à Gumelnija quelques morceaux rectangulaires de terre-cuite, très
minces J ) ; on ne saurait dire à quoi servaient-elles.
Quelques fragments, aussi en terre cuite, trouvés exclusivement dans la couche B,,
sont les restes des quelques objets «à fenêtres», que nous ne pouvons réconstituer et
par conséquent nous ne pouvons pré­
ciser l'usage (peut-être seraient-ils des
grilles (v. fi g. 69).
On a trouvé, dans les deux couches
de Gumclnita, quelques poids de filet
de pêche, en terre-cuite également, ayant
chacun un trou de suspension (fig, 67 ^k *
no. 13 — 15); ils sont quelquefois pris­
matiques, et d'autres fois oblongues et
presque plats; — quelques fusaïoles (fig.
67, no. 10—12, et fig. 3, no. 15) et
un objet en forme de bobine (fig. 63,
no. 16.)

INSTRUMENTS, USTENSILES E T
ORNEMENTS EN BOIS DE CERF
ET EN OS
Dans ces catégories rentrent aprox.
100 objets de toutes espèces, dont quel­
ques uns peuvent avoir servi comme ar­
mes (poignards) ; étant donné que nous
ne pouvons pas établir une différence pré­
cise entre les armes et les instruments,
nous nous occuperons de tous ces objets
dans ce chapitre général. Nous y enregistrerons à la fin aussi les ornements, car il
nous semble inutile de faire un chapitre spécial pour les quelques exemplaires de
cette catégorie. Quant aux figurines en os, nous les avons décrit dans le chapitre
consacré à la plastique (v. ci-dessus, p. 88).
On aurait pu faire de même une distinction précise entre les instruments en os
et les instruments en bois de cerf mais étant donné que le même genre d'instruments est
souvent travaillé dans ces deux matériaux, je ne crois pas cette distinction nécessaire,
surtout parccqu'elle n'apporte aucune conclusion au point de vue stratigraphique, c'est-
à-dire sur l'ancienneté de ces objets. Nous examinerons donc ces instruments d'après
leur catégories et non pas d'après le matériel. On ne peut constater aucune différence
technique ou de forme entre les exemplaires de la couche A et ceux de la couche B. Les j
exemplaires de la couche B sont plus nombreux et mieux conservés, ce qui s'exphque J
par le fait qu'on a fouillé cette couche sur une superficie plus grande, et aussi par le
fait que dans cette couche les habitations étaient plus denses.

' ) V. aussi les dates de la note no. 6 de la page précédente.

93
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VLADIMIR DUMITRESCU

a) Les harpons. Cette catégorie d'instruments n'avait pas été constatée dans au­
cune des stations préhistoriques de l'ancien royaume de Roumanie jusqu'en 1925. Le
seul fragment de harpon trouvé dans la vallée inférieure du Danube a été trouvé l'année
dernière, toujours à Gumelnita J ).
Plus à l'Ouest sur la rive du Danube, dans l'ancienne Serbie, on a trouvé deux
harpons plats datés par M. Vasitch qui les publia, de la fin de l'époque néolithique et
du commencement de l'époque du bronze 2 ). Au cours des fouilles exécutées cet été
on a trouvé de nombreux harpons à Câscioarele 3 ), Boïan 4 ) et. Gumelnita. — Cascioarele
se révèle spécialement comme un station très importante pour l'industrie de ces
instruments.
Pour l'époque paléolithique et les autres époques intermédiaires entre le paléolithique
et le néolithique la forme et les matériaux des harpons ont sans doute une importance
très grande pour pouvoir dater les instruments, mais pour l'époque néolithique et post­
néolithique les formes et les matériaux sont presque indifférents. Nous trouvons à
cette époque des harpons plats, bombés d'un seul côté ou ronds, en bois de cerf et
en os. On peut faire toutefois une observation d'ordre général à propos de la forme :
υ^ tous les harpons de Gumelnita (ainsi que ceux des deux autres stations de la Roumanie
mentionnées plus haut), appartenant aux deux couches de civilisation ont des barbelures
sur les deux côtés (fig. 66, no. 20 — 26) a y a n t à la partie inférieure deux dents droits ser­
vant à lier le h a r p o n ; jamais ils n'ont de trou. Quant à l'arrangement des barbelures
sur les deux côtés des harpons, il n'est pas toujours le même. Les barbelures de droite
et de gauche peuvent être sur le même plan, ou bien celles d'un côté sont à quelques
milimètres plus près de la pointe que les barbelures respectives de l'autre côté.
Des sept harpons trouvés à Gumelnita, quatre (2 entiers et 2 fragments) appar­
tiennent à la couche A (fig. 66, no. 23, 24, 25, 26), et trois (2 entiers et 1 fragment)
à la couche B (fig. 66, no. 20 — 22). Le plus grand des harpons entiers a 21 cm de
long; le plus petit 10,5 cm.
b) Les pics en bois de cerf. Du fait que ces instruments étaient fort peu résis-
tents à cause de leur matériel, il est fort probable qu'ils ne servaient qu'à creuser la
terre. On a retrouvé très souvent des instruments de ce genre dans les stations de
l'époque néolithique, énéolithique et même de l'époque du bronze 5 ). Ils sont aiguisés
sur le tranchant et ont un trou par lequel on passait la manche en bois ou même en
bois de cerf. A côté d'autres fragments, on a trouvé à Gumelnita deux exemplaires en­
tiers de toute beauté (fig. 70, no. 1 — 2 ) ; l'un d'eux, d'une longueur de 21 cm 5, (v. fig.
70, no, 1), a la forme d'un pic moderne en métal. Le second exemplaire trouvé dans les
débris de l'habitation no. 1 de la couche A, a la forme typique de cette catégorie; ad­
mirablement exécuté, il est relativement bien aiguisé, avanl un Itou parfaitemenl
rectangulaire pour le manche.
c) Les manches d'instruments ont été trouvées en grand nombre dans différentes
stations préhistoriques, exécutées soit en bois de cerf, soit en os ou même en bois 0 ).
6
*) Mon article, Découvertes de G., Dacia I, p. ) Cf. Mittheil. Bosnien u. llerze^., X I , Tufrl
339. I I I — I V (de Donja-Dolina); Dacia, I, p. 72. (de
2
) Starinar, I, (1906), Belgrad 1907, p. 95. Sultana), etc.. etc.
3
) Gh. Stefan, op. cit. ·) Déchelette, op. cit., I, p. 531 et suiv. Γ.ιι
*) V. Christescu, op. cit. Roumanie on eu a trouvé a Sultana et a Cascioarele.

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FOUILLES DE GUMELNIJA

Ces manches sont pour la plupart longs et minces, a y a n t quelquefois un trou pour y
introduire les petits i n s t r u m e n t s .
U n m a n c h e très intéressant en os, qui diffère de la forme commune de ces instru­
m e n t s a été t r o u v é à Gumelnija dans la couche B (fig. 70, no. 6). Sa partie supéri­
eure est grosse et taillée en cube, continuée en bas p a r u n commencement de m a n c h e
percé dans sa longueur pour y introduire un autre m a n c h e plus mince. Le cube est
percé de trois p a r t s p a r u n trou circulaire ; ces trois trous se r e n c o n t r e n t au centre du

Fig. 70. Fig. 71.

cube. C'est u n i n s t r u m e n t assez curieux, qui ne trouve de ressemblance qu'avec u n


seul a u t r e exemplaire t r o u v é à Donja-Dolina x) et avec u n a u t r e — c e l u i - c i inachevé ( ?)
— de Câscioarele 2 ).
d) Les poignards en os dans leur forme habituelle (cubitus de bœuf) ne sont re­
présentés que p a r u n seul exemplaire à Gumelnita (fig. 7 1 , n o . 1). Mais plusieurs
poinçons de grandes dimensions p e u v e n t avoir au besoin le même emploi. Le poignard
de Gumelnija est u n peu brisé au b o u t et cassé à la base ; il n ' a pas été poli avec beau­
coup de soin. Sa longueur est de 16 c m ; sa forme est identique à celle donnée
c o m m e exemple dans le Manuel de Déchelette 3 ).

2
') Mittheilungen a. Bosnien u. Ilerzeg., I X , Tafel ) Gh. Çtefan, op. cit.
3
X X V I I I no. ] . ) Op. cit., I, p. 536, fig. 194.

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95
YI.VDIMIH niMITHKSCr

e) Les poinçons sont en très grand nombre, formant ainsi la grande majorité des
objets en os trouvés à Gumelnita. Ils sont travaillés exclusivement en os, jamais en
bois de cerf.
ISipour cette catégorie on ne peut pas remarquer non plus une différence de forme ou
de travail enlre les objets de la couche su­
périeure 51 ceux de la couche inférieure.
On ne peut en faire qu'une description
d'ordre général, surtout que leur nom­
bre nous empêcherait de faire une des­
cription détaillée de chaque exemplaire.
On peut distinguer deux catégories
q u a n t à la technique. La première est
plus soignée et comprend des exem­
plaires exécutés en diverses sortes d'os
complètement, polis au point que l'os
nu conserve plus nulle p a r t sa forme et
son aspect originaux. Dans cette caté-
W' gorie sont les plus beaux exemplaires

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trouvés à Gumelnita, de forme cylindri-
que ou un peu plats, d'une longueur de
18 à 5 cm. Le plus beau et le plus grand
exemplaire est bien aiguisé et admira-
■ I i A I | 1 I. I blemenl poli; quoiqu'il soit brisé à la
I I I i base, il a 18 cm de longueur (fig. 72,
H ât- V no. 1). Les autres font plus petits et
moins bien exécutés.
La seconde catégorie, qui comprend
des exemplaires tout aussi nombreux que
la première, est composée de poinçons incomplètement polis et qui conservent à la
base leur forme naturelle. Il y en a qui sont polis sur 3 / 4 environ de leur surface
(fig. 72, no. 8, 9, 10, 11), mais d'autres ne sont façonnés que vers la pointe. Quelques-
uns des poinçons ont des stries horizontales 1 ) . Dans ce même groupe entrent quelques
poinçons semblables à des petits poignards modelés du cubitus de petits quadru­
pèdes (probablement ovines), u n peu aiguisés au bout (fig. 7 1 , no. 2 — 7).
l
Le grand nombre des poinçons trouvés a Gumelnita nous prouve l'exisentce d'une
) Exemplaires identiques, sans stries, à Câscioa- 195 2 ; Izvestia, 1916—18, p. 90, fig. 76.
industrie très développée des peaux, lesquelles 2 servaient à l'habilement.
rele (Gh. Stefan, Op. cit. Dacia II) a Sultana ) Exemplaires de ce genre a Câscioarele (Dacia,
f) Il y en
(I. Andriesescu, a encore
Fouilles une série
de Sultana, Dacia I, dep. quelques
73 ; II), instruments en os,
à Sultana (Dacia, I) dont l'usage ne
et à Kodjadcrincii
peut être J.
voir aussi déterminé.
Déchelette, Ce
op. sont
cit., I,des
p. os plats
537, fig. et (Izvestia,
larges, 1916
polis—18,
complètement
p. 91, fig. 79« etoub). seulement
en partie, a y a n t un t r a n c h a n t aiguisé (fig. 72, no. 15, 16). Ces instruments servaient
peut-être tout comme les lames en silex, 96 à couper les peaux, vu que leur t r a n c h a n t
est encore suffisament aiguisé a ) .

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loi II,|.I;S DE GUMELNIfA

Il faut mentionner dans ce même chapitre quelques exemplaires en forme de poin­


çons, mais très gros et non aiguisés, en bois de cerf (fig. 70, no. 7—10), ainsi que
d'autres objets cylindriques en os, perforés à l'intérieur et quelquefois aussi en largeur
(fig. 73, no. 1—2), dont l'usage ne peut être précisé. Les premiers étaient peut-être
des manches d'instruments très petits en métal ou en silex. Un manche semblable a
été trouvé à Kodjadermen en Bulgarie 1 ). Quoiqu'il est certain qu'on faisait des
manches en os pour des petits instruments, nous ne pouvons dire avec précision
que ces exemplaires de Gumelnita aient
eu le même usage.
g) Un exemplaire en os à caractère
utilitaire précis est un brassard rectan­
gulaire, un peu incurvé, avec deux trous
à chaque bout (fig. 66, no. 7). L'objet
était fixé par les archers à leur main
gauche au moyen de ficelles pour dé­
fendre la main contre la détente de la
corde de l'arc 2 ). C'est un objet tra­
vaillé avec soin. Des brassards pareils
apparaissent souvent à la fin du néoli-
1 thique et au commencement de l'épo-
\ que du bronze, presque partout en Eu-
\ r b p e 3 ) ; on a trouvé aussi à Troie
III 4 ) et IV r')·
*
Ornements en os. La plupart des
ornements en os de Gumelnita sont des
pendentifs, comme on le voit par leur
trous. Us ont différentes formes: dis­
ques, rectangles, triangles (fig. 66, no.
6, 8, 11, 12, 13, 14, 16, 17) plats ou 22 23 26 27 28 29 30 3l 32 53

presque plats. Les disques et les rec­ Fig. 7 3 .


tangles sont perforés au centre ; les tri­
angles sont perforés d'un côté. Une pendeloque en os, dérivée d'un disque, a deux en­
tailles latérales et deux perforations (fig. 66, no. 9) ; une autre pendeloque en forme de
disque est plate sur une des faces et bombée sur l'autre, ayant l'aspect d'un bouton.
La plupart sont polis avec soin d'un seul côté, mais il y a des exemplaires polis sur les
deux faces. Un autre genre de pendeloques est formé par les coquillages et les coli­
maçons. Déjà en 1924 on avait trouvé à Gumelnita quelque centaines de coquilles
de colimaçons percées, servant à former un collier 6 ). Pendant nos fouilles nous
n'avons plus trouvé qu'une seule coquille (cardium), perforée avec soin, servant cer-

') Izvestia, 1916—18, p. 26, fig. 86. plaircs du même genre.


4
■') .1. Déchelette, op. cit., II, p. 96, fig. 86. ) Schlieman, Ilios, p. 537, fig. 585, 588,589.
5
') J. Déchelette, op. cit., II, p. 227, donne une liste ) Ibidem, p. 728, fig. 356.
6
dei endroits et des pays ou on a trouvé des exem- j Dacia, I, p. 341.

97

7 lutrin II I9JD. www.cimec.ro


VLADIMIR DUMITRESCU

tainenienl connue pendeloque (fig. (>(>, no. 10). On a trouvé deux exemplaires du même
genre en Bulgarie à Kodjadermen ] ).
Quelques objets exécutés en dents de sanglier polies avec soin, devaient être aussi
des pendeloques; une seule de ces dents a été conservée entière, mais le travail paraît
ne pas avoir été terminé, car clic n'a pas de trou pour l'attacher· La dent est couverte
d'incisions obliques (fig. 73, no. 18 — 21), servant comme ornement. Des exemplaires
du même genre, simples ou striés se retrouvent assez souvent 2 ).
On a trouvé aussi un rectangle en nacre, plat et non perforé, ce qui indique peut-
être qu'il n'a pas été terminé (fig. 66, no. 12). Quelques autres disques en os, polis
mais non perforés, paraissent être des pendeloques non terminés.
Nous avons trouvé encore un osselet, d'agneau, poli en haut et en bas, on ne peut
pas dire pour quel usage; des exemplaires analogues à Kodjadermen 8 ).

LE MÉTAL

Un autre élément qui peut nous servir à dater un site préhistorique est le métal.
Nous avons trouvé à Gumelnita des instruments en cuivre et un ornement en or.
a) Le cuivre. On a trouvé à Gumelnita douze objets en cuivre, dont quatre dans
la couche A, et huit dans la couche B. Nous avons donc un élément précis qui nous
permet d'affirmer — en concordance avec les déductions qu'on peut faire de l'aspect
des autres objets — que la couche inférieure de Gumelnita (A) date de l'époque énéo-
lithique. Qn ne peut (railleurs constater aucune différence entre la forme et la technique
des objets en cuivre de la couche A et ceux de la couche B.
Onze dërrcTTobjets en cuivre ont la forme de clous aiguisés à un bout en forme de
pointe ou de tranchant et sont taillés en quatre facettes (fig. 73, no. 22 — 33), ayant
I ainsi l'aspect de prismes rectangulaires. Leur longueur varie entre 12 cm 5, et 4 cm.
/ Seulement quatre d'entre eux méritent d'être mentionnés spécialement, car les autres
ne sont que des fragments.
Deux d'entre eux ont une longueur de 12 cm et de 12 cm, 5. Ils sont entiers et
bien aiguisés à la pointe. Malgré leur oxidation avancée, on voit parfaitement qu'ils
furent taillés à quatre facettes parfaitement égales (fig. 73, no. 22, 23). Le troisième,
quoique fragmentaire, est intéressant par le fait qu'il est presque plat et a un petit
tranchant au lieu de pointe (fig. 73, no. 27). — Ces petits instruments avaient certaine­
ment besoin de manches en bois ou en os; ce fait est confirmé par le quatrième exem­
plaire que nous voulons décrire: C'est un clou en cuivre taillé en quatre faces
égales et à pointe aiguisée. Il est fixé dans un manche en os, du quel il ressort de
2,5 cm ; le manche, provenant probablement du pied d'un oiseau, atteint par
l'oxidation du clou, a 6 cm de long. (fig. 73, no. 24).
On a trouvé des instruments semblables aux premiers, en Roumanie à Sultana 4 )
et à Câscioarele 5 ), en Bulgarie à Kodjadermen 6 ). Leur usage est difficile à préciser.

3
') Izvestia, 1916 — 18, p. 100, fig. 92. ) Izvestia, 1916 — 18, p. 92, fig. 81 a et b.
2 4
) Sultana (Dacia, I). Câscioarele (Dacia, II). ) I. Andriesescu, Fouilles de Sultana, Dacia '■
Lechinta-de-Mures (Dacia, I I ) ; Kodjadermen ") Gh. Stefan, op. cit.
e
(Izvestia, 1916 — 18, p. 100, fig. 94). ) Izvestia, 1916—18, p. 99, fig. 91.

98

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FOUILLES DE GLMELMJA

Les plus grands pourraient avoir eu plusieurs usages, servant soit comme des poinçons
plus résistants que les poinçons en os, soit comme des poignards, ou peut-être comme ai­
guilles. Les plus petits, aiguisés au but, étaient certainement des poinçons; ceux qui
avaient un petit tranchant devaient servir à couper les peaux. Les plus fins et les
mieux aiguisés peuvent avoir servi comme alênes à tatouer — fait affirmé par Dé-
chelette ') pour des exemplaires analogues trouvés en France et en Bohème 2 ): un d'entre
eux est fourré dans un manche en os 3) tout-à-fait comme notre exemplaire
Le douzième instrument en cuivre est un crochet de pêche, long de 3 cm avec, un
anneau à la partie supérieure pour y passer la ficelle; la dent lui manque (fig. 74).
On a trouvé des crochets de cuivre de ce genre en Roumanie à Câscioarele 4 ),plus grands
et sans anneau.
Sur la provenance du cuivre qui servit à exécuter ces instruments, il nous est dif­
ficile de nous prononcer, car cela demanderait une discussion plus ample qui sortirait
du cadre de cette étude. Nous nous contentons de remarquer que ce métal
devait être assez rare à l'époque énéolithique en Roumanie, car tous les
instruments en cuivre y sont très petits.
b) Vor. Notre pays était célèbre dans l'antiquité pour ses mines
d'or. Pourtant on n'avait pu trouver — à ma connaissance — des objets
en or dans les stations préhistoriques fouillées dans l'ancien royaume,
qu'à Crasani (une perle en or) 5 ) et à Gumelnita (un anneau d'or) 6 ).
Pendant les fouilles de 1925 on a trouvé à Gumelnita encore un objet
en or: une pendeloque en or pur, faite d'une feuille coupée en forme F i g 74
de cornes sacrés, (fig. 70) 11 a été trouvé à 55 cm de profondeur; ses
dimensions sont 2,5 cm de hauteur, 4,5 cm largeur maxima.
La feuille d'or est un peu bombée sur une face et
concave de l'autre, ayant un ornement qui consiste de
points en relief sur la face bombée, obtenus par le pro­
cédé au repoussé. Ces points se suivent près des bords
du pendeloque, très rapprochés les uns des autres, et se
rassemblent ensuite sur la partie centrale, où il y a
quatre séries parallèles de points. Près de la base de(\
l'objet il y a deux trous qui servaient à le suspendre. Γ
Comme technique et ornementation cette pendeloque ressemble à une boucle d'o­
reille qu'on trouva dans le Nord de la Crisana (entre Nyiregyhâza et Vâsârosnamény
qui date de l'époque du bronze 7 ). Cette boucle d'oreille est faite elle aussi d'une feuille
très mince en or, bombée sur une face et ayant des points en relief obtenus par le
même procédé au repoussé. Cette identité technique nous mène à conclure que notre
pendeloque date elle-aussi de l'époque du bronze IL___
La forme de la pendeloque n'est pas due au hasard. On a trouvé en plu­
sieurs endroits en Hongrie de pendeloques en bronze presque de la même forme,

') Op. cit., II, p. 105. (Annales de l'Académie Roumaine), p. 88, fig. 270.
2 e
) Dolmen de Couriac (Aveyran) ; Korno. ) Dacia, I, p. 341.
;|
) J. Dcchelette, op. cit., II, p. I, no. 16. ') Cf. Arch. Ertesitô, XXXVI, Budapest, 1916,
4
) G h. Çtefan, op. cit. p. 206.
6
) I. Andrieseseu, Piscul Criïsani, Bue. 1924

99

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VI.AIHMIIÎ DUMITRESCU

quelquefois avec les cornes recourbées à rintérieur, d'au 1res fois recourbées à l'ex­
térieur ] ) .
Notre objet est probablement une amulette protectrice contre les divinités mal­
faisantes et malveillantes.

CONCLUSIONS
Voyons d'abord le cadre chronologique qui pourrait comprendre les sites préhisto­
riques de Gumelnita.
La grande richesse et variété des outils et des armes en silex, en pierre polie et
en os pourrait nous faire remonter la date des deux sites qui se sont succédées
à Gumelnita. vers les premiers temps de l'époque énéolithique. Les quelques outils
en cuivre, trouvés dans 1rs deux couches de Gumelnita, ne semblent pas indiquer à
eux-seuls une continuation des ces emplacements jusqu'aux premiers temps de l'é­
poque du bronze; l'alêne à tatouer de Gumclnila.. qu'on a ailleurs-') trouvée en pleine
époque du bronze, ne réclame pas absolument à être située dans le cadre de cette époque,
car elle n'est pas travaillée en bronze mais bien en cuivre. Mais la pendeloque en or,
dont les analogies de technique — pouvant être trouvées jusqu'à l'époque Hallstatt —
nous font voir tout à fait clairement que l'objet date au moins de la fin de la première
période de l'époque du bronze ou bien du commencement de la seconde période de la
même époque, sinon de plus tôt même, est un élément qui, étant trouvé dans la couche
supérieure de Gumelnita, indique que cette couche doit-être située dans le cadre de
l'époque du bronze.
Dans le cercle de culture énéolithique sud-est européene, divisé en sous-cercles
de céramique peinte et céramique mate monochrome, la céramique de Gumelnita rentre
dans ces deux sous-cercles: celle de la couche A, bien qu'à vrai dire très rarement peinte
et le plus souvent patinée ou graphitée, rentre dans le premier sous-cercle, celui de la
céramique peinte. Cette céramique, analogue — q u a n t aux ornements — à la cérami­
que de la couche B de Cucuteni, est de même parfaitement analogue à celle de la
couche A de Câscioarele 3) et à la céramique peinte de Cernavoda, en Dobrogea 4 ).
Quoique la peinture rouge et noire de Cernavoda ne se retrouve jamais à Gumelnita
A et à Câscioarele A. les motifs ornementaux de la céramique peinte de Cernavoda
sont absolument identiques aux motifs ornementaux de Gumelnita A 5 ). D'autre part,
quelques uns des ornaments de la céramique graphitée et peinte de Gumelnita A
(et de Câscioarele A) ressemblent à l'ornementation linéaire de Cucuteni JB, fait qui
nous prouve la contemporanéité de Gumelnita A et de Cucuteni B; nous ne pour­
rons donc a d m e t t r e les conclusions de M. C. Schuchardt, qui est d'avis que les
li ornements peints (rouges et noirs) de Cernavoda sont contemporains à Cucuteni A e ) . —
I L a céramique de la conche A de Gumelnita est donc contemporaine à celle de
Cucuteni B. — la céramique de la couche B rentre presque entièrement dans la

*) Arch. Êrtesitô, et X I X , p. 235 no. 10 et 11 ; XV, pp. 9 — 27).


r>
à Lengyel: M. Wosinsky, op. cit. ) Voir pour Cernavoda: Praeh.-Zeit. XV, fig.
2
) Cf. Déchelette, op. cit., II, pi. I, no. 16. 6, 12 — 20; v, pour Gumelnita, ci-dessus, p. 72
3
) Gh. Çtefan, op. cit. et suiv.
*) Cari Schuchardt: Cernavoda, eine Steinzcit- ·) Praehist. Zeitschrift, XV, pp. 2 4 — 2 6 . —
siedlung in Thrakien (Praehistorische Zeitschrift,

100
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FOUILLES DE GUMELNIJA

seconde sous-division, celle de la céramique monochrome. Les formes de la céramique,


le plus souvent entièrement comprises dans le cadre du sud-est européen, évoluent
parfois grâce à l'influence des m é t a u x . Dans la couche A, le petit vase à p a t i n e et
g r a p h i t é , à cinq proéminences-crêtes allongées et disposées obliquement à égale
distance sur la panse d u vase (v. fig. 24) constitue le seul élément qui nous autorise
à penser, en ce qui concerne la forme, à l'époque du bronze. Dans la couche B , en
échange, les éléments formaux qui trahissent l'époque du bronze sont plus n o m b r e u x :
Tous ces vases petits, si souvent rencontrés dans le t y p e Lausitz à l'époque du bronze
(v. plus h a u t , fig. 22, no. 8) constituent des éléments qui indiquent l'époque du
b r o n z e ; le rebord lobé du col de cruche trouvé à la m ê m e place (v. fig. 3 1 , n o . 10)
est toujours un élément assurément de l'époque du bronze, de m ê m e que le h a u t col
•i bord retroussé vers l'extérieur, a p p a r t e n a n t à un des vases si souvent rencontrés,
quelquefois en m é t a l m ê m e , au t e m p s de l'époque du bronze, dans la Dacie occidentale
et dans les régions de la rive droite du Theiss (v. fig. 10, no. 11). La proéminence-
anse en forme de corne m a r q u e à Gumelnita le début, toujours dans l'époque du bronze,
de l'évolution qui donnera plus t a r d une forme caractéristique pour la fin de l'époque
du bronze et le d é b u t de l'époque du H a l l s t a t t * ) . L'anse à cannelures style Lausitz
indique elles-aussi l'époque du bronze pour la couche B de Gumelnita (v. fig. 3 1 ,
no. 8).
Si certains motifs o r n e m e n t a u x de la céramique de Gumelnita restent toujours
dans le cadre de l'énéolithique, d'autres au contraire dépassent les limites de l'énéoli-
t h i q u e , d a t a n t de l'époque du b r o n z e : Les cannelures verticales, obliques, horizontales
et circulaires, si souvent rencontrées dans la couche B, la proéminence organique
trouvée dans cette couche, de même que l'intéressant décor incisé, dérivé de l'ornement
en spirale, t r o u v é sur une grande jarre (fig. 57), sont des preuves très évidentes de
l'influence de la technique des m é t a u x (du bronze surtout) sur la technique de la céra­
mique, ou bien des ornements qui ne se retrouvent jamais a v a n t l'époque du bronze,
c o n s t i t u a n t comme tels des éléments chronologiques post-énéolithiques.
Suivant donc tous ces éléments et selon les considérations faites lors de la descrip-
Iion des objets trouvés dans les fouilles de Gumelnita, la chronologie des deux couches
préhistoriques de Gumelnita se fixe presque d'elle-même: Le premier emplacement, dans
la couche inférieure (A), doit être r a p p o r t é à la fin de l'époque énéolithique, avec u n e
Continuation dans la première période de l'époque du bronze. Le second e m p l a c e m e n t de
Gumelnita, bien q u ' e x t r ê m e m e n t riche en éléments de tradition énéolithique, doit cepen­
d a n t être à quelque distance en temps du premier, c'est-à-dire dans la seconde période
de l'époque du bronze. Mais, ce qui plus est, si nous tenons compte de l'abondance des
cannelures qui apparaissent, sur la céramique, selon Déchelette 2 ), le plus t ô t à la fin de
la 11-e période de l'époque du bronze, le site B de Gumelnita doit être lui aussi r a p p o r t é
à la fin de la seconde période de l'époque du bronze. La grande différence de niveau entre
les bases des habitations des deux couches n'indique nullement un plus grand laps de
t e m p s , mais p e u t s'expliquer, comme nous l'avons déjà dit (v. plus h a u t , p . 41), p a r le
fait que les h a b i t a t i o n s de la c o u c h é e étaient creusées dans le sol, d'au moins 80 cm (sur

>) Voir V. Pârvan: Daeii /« Troia (Le» Daces II, Bue. 1926;.
2
à Troie), p. 6 (Extrait de la revue Orphcus, ) J. Déchelette, op. cit., II, p. 383.

101

DOMATIA
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PROF. ION NESTOR
VLADIMIR Dl MITRESCu"

u n e h a u t e u r t o t a l e d ' a p r o x . 2 m 50), t a n d i s q u e les h a b i t a t i o n s de la couche B s'éle­


v a i e n t à la surface m ê m e du t e r r a i n de ces t e m p s .
L ' a b s e n c e d u m é t a l c a r a c t é r i s t i q u e à l ' é p o q u e du b r o n z e — c'est-à-dire l ' a b s e n c e
du b r o n z e — n e doit pas n o u s é t o n n e r : à cet é g a r d u n cas t y p i q u e n o u s est fourni p a r
la s t a t i o n de L e c h i n t a - d e - M u r e s , où le b r o n z e n ' e s t r e p r é s e n t é q u e p a r u n e seule fibule,
q u o i q u e le site respectif doit ê t r e d a t é a u x d é b u t s de la troisième période de l ' é p o q u e
du b r o n z e l ) . Ce fait d é m o n t r e u n e c e r t a i n e p é n u r i e du m é t a l d a n s c e r t a i n s s t a t i o n s de
c e t t e é p o q u e sur le t e r r i t o i r e de la Dacie, p é n u r i e q u i n ' e s t p a s d u e t a n t à la p a u v r e t é ,
q u ' a u t r a d i t i o n a l i s m e local, car G u m e l n i t a , où on a d é c o u v e r t d e u x o r n e m e n t s en
or p u r n e doit p a s ê t r e t e n u e p o u r u n e s t a t i o n «pauvre».
D a n s le milieu t r a d i t i o n a l i s t e de G u m e l n i t a , les influences d e la civilisation d u
b r o n z e , riche s u r t o u t v e r s l'Occident, p é n é t r a i e n t assez difficilement et le plus s o u v e n t
s e u l e m e n t en ce q u i c o n c e r n a i t la c é r a m i q u e . C'est ainsi q u e s ' e x p l i q u e la p e r s i s t a n c e
d ' u n g r a n d c e n t r e p o u r le t r a v a i l d u silex, de la pierre polie et des os, en m ê m e t e m p s
q u e la p é n u r i e des m é t a u x d a n s u n e é p o q u e où les m é t a u x e u x - m ê m e s d e v r a i e n t ê t r e
l ' é l é m e n t c a r a c t é r i s t i q u e d ' u n site p r é h i s t o r i q u e .

D u m ê m e c o u p q u e l ' é t u d e de la p l a s t i q u e de G u m e l n i t a , des i n t é r e s s a n t s pro­


blèmes n o u s o n t été imposés r e l a t i v e m e n t a u x influences d e c u l t u r e v e n u e s à G u m e l ­
n i t a — d a n s la couche B— des a u t r e s milieux supérieurs q u a n t à la civilisation. L ' i m ­
p o r t a n t e q u e s t i o n t e l l e m e n t d i s c u t é e des influences r é c i p r o q u e s e n t r e le c e n t r e c a r p a t h o -
d a n u b i e n du sud-est e u r o p é e n de c u l t u r e é n é o l i t h i q u e ou du c o m m e n c e m e n t de l'é­
p o q u e d u b r o n z e , d ' u n côté, et le sud égéïquc de l ' a u t r e , a dû de n o u v e a u r e v e n i r en
discussion. C e r t a i n e m e n t la m a j e u r e p a r t i e des é l é m e n t s p l a s t i q u e s de G u m e l n i t a
r e n t r e n t e u x - a u s s i d a n s le c a d r e de l ' é n é o l i h t i q u e s u d - e s t e u r o p é e n . C e p e n d a n t le geste
rituel de la figurine é l e v a n t les b r a s a u visage, le geste de celle à b r a s élevés p a r a l l è l e ­
m e n t à la t ê t e ( p o u r n e p a s a t t a c h e r aussi u n e g r a n d e i m p o r t a n c e — de ce point
de v u e — au geste des idoles à b r a s croisés sur la p o i t r i n e , bien q u ' a u fait ce
geste soit lui-aussi d u S u d ) , de m ê m e q u e la «robe» m i n o e n n e et les cornes sacrés
s o n t i n c o n t e s t a b l e m e n t des é l é m e n t s d u S u d , m i n o e n s - m y c é n i e n s , de sorte q u ' à
cet é g a r d du m o i n s , la solution du p r o b l è m e de la direction des influences e n t r e le
S u d et le N o r d c a r p a t h o - d a n u b i e n p a r a î t devoir ê t r e c h e r c h é e d a n s la f o r m u l e : sud-nord.
L a «robe» stylisée des certaines idoles 2 ) , les b r a s élevés p a r a l l è l e m e n t à la t ê t e et
les b r a s croisés s u r la p o i t r i n e p o u r r a i e n t t o u t aussi bien ê t r e des é l é m e n t s m y c é n i e n s ,
m a i s le geste de la figurine q u i t i e n t les m a i n s au m e n t o n et ( p r o b a b l e m e n t ) a u x y e u x ,
est minoen et n ' e s t j a m a i s r e n c o n t r é à l ' é p o q u e m y c é n i e n n e ; la figurine c i - m e n t i o n n é e
a été t r o u v é e d a n s la couche B de G u m e l n i t a , de sorte q u ' o n doit la d a t e r v e r s 1500—
1400 a v . I . Chr., s u i v a n t la chronologie g é n é r a l e m e n t a d m i s e p o u r les périodes de l'é­
p o q u e du b r o n z e .

Les d e u x e m p l a c e m e n t s d e G u m e l n i t a o n t é t é , à ce qu'il n o u s s e m b l e , p r é i n d o -
e u r o p é e n s et c o m m e tels h a b i t é s p a r des p o p u l a t i o n s p r o b a b l e m e n t a u t o c h t o n e s d a n s

2
*) Dorin Popescu, Fouilles de Lechin}a de Mu- ) Menghin (Hoernes-Menghin, op. cit., p. 826
réf. Dacia II (1925). affirme q\ieles idoles «à robe» sont d'origine égéenne.

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FOUIMES DE GUMELNIJA

ces parages dès les temps néolithiques. Ces populations vivant de la pêche et de la chasse,
s'occupaient en même temps de l'agriculture, comme nous le dit le blé calciné trouvé
dans une des habitations de la couche A ; c'était par conséquent des populations stables
et nullement nomades. Ces sites doivent avoir été des centres a y a n t une grande ac­
tivité journalière et en même temps une vie religieuse très développée, ce q u ' a t t e s t e n t
les nombreuses idoles et objets de culte trouvés ici. Les deux sites de Gumelnita t o u t
en é t a n t confinés dans la tradition de l'énéolithique local recevaient en m ê m e t e m p s
des influences de technique de l'Europe Centrale et des influences religieuses et artis­
tiques du Sud égéen. Ils ont été détruits par des terribles incendies, fait d é m o n t r é
p a r le bousillage calciné dans les deux couches.
VLADIMIR DuMITRESCU
Assistant au Musée National d'Antiquités de Bucarest

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CALLATIS
Π·Ε RAPPORT PRELIMINAIRE
FOUILLES ET RECHERCHES DE L'ANNÉE 1925.

Le projet de continuer dans la campagne de l'été 1925 les fouilles commencées


l'année passée sur la plage, en face de la sous-préfecture de Mangalia, n'a pu être réalisé.
La construction d'une seconde digue l'a paralysé. Nous avons trouvé la place des fouilles
de l'année passée traversée par les rails de petits wagons. Les blocs des murs décou­
verts par pour n'étaient plus visibles. Ils avaient été transportés par les ouvriers à la
place de la nouvelle digue, sans que personne ait protesté !
Nous avons donc été contraints de sonder et de chercher un autre emplacement
de fouilles nous la campagne de l'été 1925 J ), pour laquelle le Ministère des cultes et
des arts, par la Commission des monuments historiques, grâee à l'intervention de M.
le professeur V. Pârvan, a bien voulu ordonnancer les fonds nécessaires.

I. DESCRIPTION DES FOUILLES.


Les fouilles faites pendant trois jours dans la cour de C. Anastasiou à Mangalia
ont mis au jour, à 45 cm
du niveau actuel, un grand
mur de 65 cm de largeur.
A une profondeur de 120
cm, nous avons constaté un
formidable bloc de 2,7 m de
long sur 50 cm de large, au
bout duquel un mur s'étend
vers le Nord 2 ). Dans cette
direction nous n'avons pas
eu la possibilité de poursuivre
le mur, à cause des construc­
tions modernes qui s'y oppo­
sent. Pour la même raison nous
n'avons pu continuer les fouil­
les dans la direction de l'Est.

') Du 1-er août jusqu'au 15 septembre, avec -) Tous les dessins, excepté les figures 80, 85, et
l'assistance de MM. L. Cârhu, A. Grigorovici et 86 de M. Deinianov, sont faits par M. le profcs-
VI. Nichitovici. seur Vladimir Nichitovici de Ccmâuti.

104

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< \l I.M'IS

Ce grand mur a subi diverses modifications aus époques postérieures (fig. 1). La
direction du mur s'est inclinée vers le Nord. Mais il est inutile d'insister puis­
que nous ne pouvons préciser la forme et la grandeur de l'édifice, à qui ce mur
appartenait.
Dans ce lieu la terre a été plusieurs fois retournée. A 45 cm de la surface ont
été découverts un crâne de chameau, employé autrefois en Dobrogea comme bête de
trait, et des os d'autres animaux domestiques.
A une profondeur de 1,2 m, nous avons trouvé de la céramique émaillée de date
récente et des pipes turques, à une profondeur de 1,4 m des restes de charbons de
terre. A 1,65 m de profondeur, les petits fragments sont très rares de céramique simple.
Nous sommes allés jusqu'à la profondeur de 1,85 m, où nous avons pu constater de
la terre intacte.
Des fouilles nombreuses antérieures expliquent l'absence à peu près totale de
restes de la céramique antique au lieu attaqué dans la cour de C. Anastasiou.
Le printemps de l'année passée, la Mairie de la petite ville Mangalia a commencé
le nivellement du boulevard Maria, le long de la plage, depuis l'édifice de la Mairie
jusqu'à l'église grecque, à une profondeur de 50 m. Lors de l'exécution de ce tra­
vail les ouvriers se heurtèrent à deux piliers ronds, dont l'un était au milieu du boule­
vard, l'autre à une distance de à peu près 2 m au Sud-Ouest, sous le mur qui déli­
mite le terrain à bâtir de M. le docteur Buterescu, et le boulevard Maria. M. Nicolae
Stoya de Mangalia a bien voulu m'informer de cette découverte. Après notre arrivée
à Mangalia nous avons décidé d'essayer de faire des fouilles sur le boulevard au lieu
sus-indiqué.
Les vestiges des deux piliers n'étaient presque plus visibles. Une petite partie du
pilier situé sur le boulevard a été enlevé par les ouvriers, qui passionnés pour les objet
antiques, c'est-à-dire pour les monnaies, les reliefs, la céramique et les inscriptions,
avaient exécuté le nivellement.
Obtenant la permission de la Mairie, dont le président M. N. Rosculet nous a obligé
par son amabilité, son concours et son aide, à faire des fouilles au boulevard, nous
avons découvert le pilier situé au milieu du boulevard Maria. On a du continuer les
fouilles vers le terrain du docteur Buterescu qui n'a pas hésité de livrer sa propriété
à nos fouilles et à qui .nous venons ici faire nos remercîments.
Ces dernières fouilles donnaient de grandes espérances. Les résultats ne furent
pas conformes à ces illusions. Nous sûmes plus tard que sur la parcelle du
docteur Buterescu a été bâti — il y a déjà plus de cinquante a n s — u n grand hôtel
et café dont les fondements et les caves auraient détruits tous les restes anti­
ques appartenant à l'édifice avec les piliers ou aux édifices précédents. Car après la
découverte de la base d'un troisième pilier les restes antiques brusquement cessent de se
montrer. Il n'est pas douteux que les restes antiques ont servi pour la fondation de
l'établissement «Amalie», dont à présent nous n'avons d'autre vestige que la tra­
dition orale.
Nous avons découvert les deux restants de piliers ronds sus-indiqués. Leur dia­
mètre est de 0,9 m. La hauteur de l'un est de 25 cm, celle de l'autre de 1 m. Les piliers
sont en briques de couleur gris-jaune, liées par un mortier fort. Le premier pilier a 4,
le second 15 rangées de briques. Ils se trouvent sur un soubassement de pierres calcaires

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105
THÉOPHILE SAUCH C-SÀ\ EANU

de diverses dimensions a t t a c h é e s l'une à l'autre par un mortier facile à pulvériser.


(Voir la section perpendiculaire de la figure 2). Le m u r
de f o n d e m e n t du premier pilier est de 1 m. 11 s'appuie
sur un g r a n d bloc taillé q u e nous n ' a v o n s p a s r e m u é n e
v o u l a n t p a s d é t r u i r e le s o u b a s s e m e n t du pilier. Près de
ce bloc nous a v o n s t r o u v é la tête de femme décrite plus
b a s et le f r a g m e n t de la t ê t e de lion.
Le m u r de f o n d e m e n t de l ' a u t r e pilier, qui se t r o u v e
à u n e d i s t a n c e de 2,2 m à l'Ouest, a u n e profondeur de
0,9 ni. La longueur de l'un et de l ' a u t r e e o u b a s s e m e n t
est de 1,8 m, la largeur de 1,1 m. Le s o u b a s s e m e n t d u
second pilier é t a i t en dessus c o u v e r t d ' u n e série de bri­
ques conservées s e u l e m e n t en p a r t i e , de la m ê m e cou­ Fig.
leur que les briques des piliers. 11 est de 0,6 m plus b a s
q u e le m u r du premier pilier.
A u n e dislance de 2,05 m
d u second pilier vers l'Ouest
nous avons pu constater un
troisième s o u b a s s e m e n t moins
long, de 1,25 m, au même
n i v e a u q u e le f o n d e m e n t du se­
cond pilier. Le troisième sou­
b a s s e m e n t a en-dessus u n e sur­
face assez plane sans vestiges
d ' u n e c o u v e r t u r e de b r i q u e s
ou d'un pilier. Le pilier semble
avoir été enlevé, q u a n d on a
fait les fondations du café
«Amalie». La figure 3 nous
m o n t r e la ligne des trois sou­
Fig. 3. bassements.
Nous a v o n s en vain cher­
ché à l'Ouest les restes d ' u n
q u a t r i è m e pilier. A l'Ouest
nous nous sommes heurtés
à u n m u r très m a u v a i s en
direction N S , et à des b r i q u e s
de dimensions 30 X 30 X 3 c m ,
liées p a r u n m o r t i e r de cou­
leur b l a n c h â t r e , facile à p u l ­
vériser. (Voir le p l a n 4).
Le r e m b l a i d'ici n o u s Fig. 4.
5cifj6 i
m o n t r e les couches indiquées p a r la section de la fig. 5.
Les piliers m o n t r e n t , à m ê m e h a u t e u r , des t r a c e s , larges de 25 c m , d'incendie ;
on les suit t o u t a u t o u r de ce lieu, à m ê m e h a u t e u r , p a r les cendres et les c h a r b o n s

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106
CALLATIS

de bois. Par conséquent, l'incendie dont nous avons indiqués les restes, s'est produit
à une époque où l'édifice avec les piliers a été, au moins en partie, sous la terre.
Le second pilier, au niveau du soubassement duquel nous avons découvert une
rigole de 2,9 m de long et de 0,3 m de larg, formée de bri­
PIERRES DETA1LU ques, qui longe et parallèlement le soubassement, est traversé, au
[ZD BR1QVES
niveau de son soubassement, par un bon mur en direction NS. Il
RESTES DE POTERIE

PIERRES DECOMBRES
a 30 cm d'épaisseur. Au sud du pilier il s'étend, de 1,2 m en pro­
E23 SABLE fondeur, et de 1,9 m en longueur (voir la section à la fig. 6),
Ë53 CHARBONS, CENDRE pour prendre la direction Ouest et se terminer en un grand bloc, de
MORTIER

TERRE VEGETALE
22 cm de hauteur (voir la fig. 7), paral­
TERRE JAVNE lèle à la ligne des piliers. A ce coin se
trouve un pavage fragmentaire de blocs
surmontés de plaques jusqu'à une profon­
deur de 65 cm. Au Nord du second pilier,
dans la ligne du mur mentionné en haut,
un mur de la même épaisseur s'étend à un
espace de 3,2 m. Il se heurte à un autre
Fig. 5. Fig. 6.
mur (fig. 8) qui perpendiculairement s'é­
tend dans la direction E—O. Ce mur principal va vers l'Ouest sur une longueur d'à
peu près de 10 m. Il se perd sans traces. Vers l'Est il a une structure plus soignée. Ce mur
principal semble a-
voir une courbure à
peine perceptible, à
laquelle paraît céder
la ligne des piliers.
Le mur princi­
pal, d'une épaisseur
de 0,6 m, se com­
pose, surtout du cô­
té oriental, de deux
parties. L'une de 0,3
m de haut montre
des pierres calcaires
non taillées ; l'autre
a plusieurs rangées
de blocs réguliers.
Les deux rangées les
plus hautes ont des
blocs de dimensions
Fig. 7. plus grandes. Ils at­
teignent une longueur de 1,15 m, une hauteur de 0,4 et une épaisseur de 0,3 m. (Voir
la section à la figure 9). Ce mur s'enfonce à une profondeur de 2,2 m.
Dans son voisinage nous avons trouvé par exception beaucoup de restes cérami­
ques d'amphores, de pièces d'architecture, de briques et d'autres objets mentionnés
plus loin. Ce mur se dirige à son extrémité orientale, vers le Sud. (Voir la figure 10). Mais

107
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THÉOPHILE SAUCIUC-SÂVEANU

ici, d ' a b o r d , nous n ' a v o n s que cinq rangs de blocs taillés, qui se p e r d e n t vers le Sud
dans un r a n g de blocs des dimensions en cm 45 X 40, 50 X 4 5 , 80 X 50.
La h a u t e u r la plus g r a n d e de ce m u r é t a i t 1,15 m, la longueur de 1,75 m. (Voir la
section à la fig. 11).
Sur le côté occi­
d e n t a l , le m u r princi­
pal est d ' u n e forme
et c o n s t r u c t i o n moins
soignée. Il d i s p a r a î t
b r u s q u e m e n t . A 8,7 m
V
de son e x t r é m i t é occi­ -\
d e n t a l e , on voit, à 0,4
m de la surface du
m u r principal, un m u r
de 0,6 m d'épaisseur. té
Il y a ici aussi des
restes d ' u n p a v a g e . A
3 m de l ' e x t r é m i t é o-
rientale du m u r prin­
cipal, u n p e t i t m u r de
d a t e postérieure s'ap­
proche du côté orien­
tal du s o u b a s s e m e n t Fig. 8.
du premier pilier. Au
Nord du m u r principal nous croyions pouvoir sauver quelques restes de l'édifice
avec les piliers.
Les e x c a v a t i o n s faites, à 6 m vers le N o r d , n ' o n t pas a p p o r t é le r e n s e i g n e m e n t
désiré. D a n s u n e a u t r e direction q u e les m u r s de l'édifice avec les piliers, d a n s la di­
rection N O — S E , d e v a n t le t e r r a i n de H . T h é o c h a -
ridis, n o u s avons d é c o u v e r t , à 75 — 90 cm de la sur­
,
face du b o u l e v a r d Maria, u n m u r de 5 rangs de blocs
de 1,25 m de h a u t e u r sur le côté N o r d - O u e s t . La pro­
fondeur du m u r est, à son e x t r é m i t é , de 0,9 m . L'épais­
seur n ' e s t pas c o n s t a n t e . A u N o r d nous n ' a v o n s p u
p o u r s u i v r e le m u r sans violer le droit de propriété de -r
H . Théocharidis. A son e x t r é m i t é Nord, qui a pu être
d é c o u v e r t e , le m u r est épais de 1,6 m au milieu de
1,45 m, au Sud de 1,4 m .
Le côté extérieur Ouest du m u r est garni de
blocs régulièrement taillés et très finement polis (voir
la section à la fig. 12). D a n s l'intérieur le m u r se
compose de m a t é r i a u x s a b l o n n e u x . Les pierres o n t été liées p a r u n m o r t i e r assez fort. Les
trois r a n g s inférieurs des blocs n o u s sont conservés sur u n espace de 2,2 m , d'où ils o n t
été enlevés à u n e profondeur de 0,7 m . Sur u n espace de 3,05 m de l ' e x t r é m i t é N o r d ,
s'étend vers l'Ouest u n m u r perpendiculaire épais de 0,4 m . L a p a r t i e supérieure

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108
de ce mur n'est conservée que sur une étendue de 1,5 m. La partie inférieure, de 25 cm
de large et de 30 — 50 cm de profondeur, a aussi à la partie interne, des blocs calcaires
régulièrement façonnés. (Voir la fig. 13).
Au Sud, le mur
H H|H|¥HL
à 4,35 m de son ex­
trémité Nord, tra­
versé par un mur
de date plus ré­
cente, qui. en direc­
tion E — 0 , large
de 0,8 m et pro­
fond de 0.1 m passe,
sur étendue de 25
cm, au mur de
la direction N — S.
(Voir la ligure 14).
Le bout Sud est
surmonté de quel­
ques pierres non
taillées qui prolon­
gent le mur vers Fig. 10.
le Sud.
Intrigués par la base en calcaire coquillier, dont nous avons la figure sous le no. 15
et dont les dimensions sont 64 cm en longueur et en largeur, 64 cm en hauteur située
sur le terrain du docteur Buterescu, près de «La hanul Sta-
matopol», nous avons com­
mencé les excavations, à un
point qui se trouve à 54,5
m. à l'Est de la route de
Constante.
zm Le travail était difficile à
cause d'immenses masses de
gravois. Après des efforts la­
borieux de quelques jours
iTMllillli: £ apparurent des résultats as­
sez surprenants : 0,5 m sous
Fig. 11. Fig. u
la terre un grand mur de pi­
erres calcaires liées par un mortier. Le mur sur le côté oriental est formé de blocs taillés
régulièrement en angles droits. Sur le côté occidental la partie découverte du mur
semble avoir plusieurs marches (voir la fig. 16), si bien que longtemps nous croyions
avoir trouvé les murs d'un temple qui se trahissait par la construction de l'escalier.
La découverte du mur dans la direction plus au Nord (fig. 17) nous a enseigné
que nous avons à faire au mur de fortification de la ville, dont les blocs bien taillés
et polis s'étaient écroulés au point indiqué plus haut.

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ΊΊΙΚΟΙΜΙΙΙ I. S \ l < Il c s \ \ I ; \ M

Sur le coté oriental le mur a une surface assez lisse. Il est ici d'une hauteur de
3,05 m. A cette profondeur ap­
paraît le sol vierge. La partie
la plus basse du mur a un
bloc de 0,3 m de haut, avancé
de 20 cm vers l'Est. Sur cette
κρητιίς s'élève le mur en re­
trait de 20 cm. Le mur de 1,15
m de haut montre plusieurs
blocs dont les bords de 4 cm
sont polis 1 ). A partir de la hau­
teur de 1,15 m — 2,23 m, le mur
un peu en retrait contient des
pierres plus petites, liées par un
mortier peu résistant. La par­
tie supérieure jusqu'à la hauteur
de 2,75 m ne se compose que de Fig. 13.
deux rangs de blocs à bords polis
de 4 — 5 cm. Un de ces blocs a une longueur de 1,28 m.
A une profondeur de 1 m sous la surface du mur se trouvait sur le côté oriental un
pithos d'argile très grossière. La partie
inférieure du pithos conservée a une

*v: * v'.- »...


'· ■*■■ , v ·ν-*3κ

Fig. 14. Fig. 13.

hauteur de 0,5 m et un diamètre de 0,95 m. Il était rempli de limaçons qui servaient


de nourriture. Les parois du pithos, qui se trouve maintenant au musée (voir la fig. 18)
ont une épaisseur de 3,5 c m ; le pied a un diamètre de 11 cm.
A une profondeur de 2,8 m de la surface, on constate des vestiges d'incendie. Sur
le côté occidental le sol vierge se trouve à une profondeur de 5 m. La partie infé­
rieure a 2,5 m de hauteur. A cette hauteur, la partie supérieure se retire un peu,
de sorte qu'on croirait avoir ici un escalier de 25 cm de largeur. Sur la κρηπίς s'élève
le mur de fortification. A une profondeur de 2,5 m, on constate, au niveau de la κρηπίς,

') Voire dans Springer, Die Kunst des AUertums, éd. 11, p. 371, le terminus tcrlinicus «Spiegel».

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110
CALLATIS

u n petit m u r perpendiculaire qui se perd. Ce m u r p e u t être u n des contreforts, que


nous trouvons aussi ailleurs.
A u n e profon­
deur de 2,8 m, sur
le côté occidental, ÉSSM
nous avons décou­
vert un a u t r e pi-
thos ( voir la figu­
re 16) opposé o-
hliquement au pi-
thos mentionné plus Fig. 17.
haut.
L ' é p a i s s e u r du
m u r est de 3,15 m.
C'est la même é-
paisseur et la mê­
me structure, que
m o n t r e le reste du
Λ m u r de la fortifica-
^^XJ^^^^^^^^^^ tion conservée près
de Ia
Fig. 16. basilique de F i g 18
Téodorescu.
Le m u r s'étend de «La hanul Stamatopol» sur une longueur de 66,2 m. A p a r t i r de
c e t t e distance nous voyons le m u r faire u n angle (voir la fig. 19) qui n'est pas u n angle

-*

Fig. 19. Fig. 20. Fig. 21.

droit complet. Le m u r s'étend vers la route de Constanta sur u n e longueur de 15,5 m


(fig. 20). Il est ici bien conservé, excepté une lacune de 3 m où les blocs m a n q u e n t .
A p a r t i r de ces 15,5 m , le m u r prend de nouveau la direction du Nord (voir la fig. 21).
A 19 m de là vers le Nord, le m u r se dirige, p e n d a n t 5,5 m , vers l'Ouest, vers le m u r
long. Il n ' e s t pas d o u t e u x que nous avons ici une t o u r de la fortification de Callatis.
(Voir le plan à la fig. 22).
Il est intéressant que les blocs du côté du Sud de la t o u r ne sont pas mêlés
a u x blocs du m u r longitudinal. Les blocs de la t o u r forment ici, au b o u t du m u r , u n m u r
n o u v e a u séparé, qui s'attache, il est vrai, très étroitement au m u r longitudinal. Il n ' a pas

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111.
THÉOPHILE SA1 Cil I s \ \ I \ \ i

été possible d'enlever le remblais immense à l'intérieur de la tour, pour fixer les détails.
Le mur de la fortification s'étend et peut être poursuivi jusqu'à la rue qui vient de
la route de Constanta le long de l'église roumaine. Le mur semble traverser cette rue
sous la terre et se rallier, plus au Nord, au mur qui vient de la mer. Il serait très inté­
ressant de savoir comment se fait la conjonction des murs sur le terrain de Prométliée
Vasiliu, en ce lieu où
nous sommes tentés
de supposer une tour
et une porte de la
ville.
La formation du
mur de plusieurs cou­
ches de pierres, liées
entre elles de morti­
er, nous indique une
date assez tardive,
une date de l'épo­
que impériale quand
les invasionsdespeu-
ples barbares com­
Fig. 22.
mencèrent à se mul-
tiplier et menacèrent l'existence de la ville de Callatis. Nous n'avons pas d'in­
dice pour fixer, au moins à peu près, sa date, car le mur ne pouvait être découvert
totalement l'année passée, de l'un et de l'autre côté. Il
i»*>
faut expérer que les fouilles des années suivantes nous
apporteront les indices désirés. Il serait dans l'intérêt de la
ville que ce mur soit mis à jour comme un reste visible
de la splendeur et de l'importance passées de la Man-
galia d'aujourd'hui, pour les visiteurs nombreux de cette
station balnéaire.
La hauteur plus grande du mur du côté occidental
s'explique par le terrain jadis escarpé. Aujourd'hui à peu
l'ig. 23.
près personne ne se douterait que la plaine près du «La
hanul Stamatopol» soit d'une date très récente. Peu de vieux Mangaliens se rappel­
lent que les gouffres d'autrefois ont été remplis par les monceaux de décombres dé­
posés ici au cours des dernières dizaines d'années. Mais tout ce que les siècles ont effectué
se soustrait à la connaissance des générations d'aujourd'hui.
Le canal trouvé, l'année passée, dans la cour de A. Curti se prolonge pendant
9,7 m sous la rue qui sépare la maison, propriété de A. Curti, de la villa du docteur
Buterescu. Sondant la terre nous avons trouvé sur la rue, à une distance de 2,8 m du
mur qui limite la parcelle de A. Curti, le canal que nous cherchions (voir la fig. 23). Il
se trouve à 0,9 m du le niveau de la rue et 1,2 m du niveau du trottoir primitif.
Le canal qui servait à l'écoulement des eaux de la ville de Callatis, était ici de
même que dans la cour de Curti, plein de terre pulvérisée, dans laquelle se trouvaient
des restes de la céramique à peu près exclusivement romaine, des os d'animaux, des

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112
CALÎ.ATIS

pierres, des petits fragments de marbre et des monnaies totalement détruites par l'in­
fluence de l'humidité.
Le canal était couvert de grandes plaques calcaires taillées dans le voisinage de la
ville. Elles sont de 30 cm en épaisseur, de 1,5 —1,8 m en longueur et 0,55 — 0,8 m en
largeur. Sous les plaques à couvrir le canal, se trouvent, de l'un à l'autre côté du canal,
deux séries de plaques horizontales de dimensions diverses. Leur longueur varie
entre 1,55 — 1,7 m, leur épaisseur entre 0,15 — 0,25 m. Ça et là on voit aussi une
troisième série de plaques horizontales plus minces non taillées. Cette troisième série
s'explique par la nécessité de donner au canal, une certaine profondeur, qui dépend
de la pente du canal et quelquefois aussi du terrain. C'est aussi le nivellement de la
rue qui est en jeu.
Ces séries de plaques placées de chaque côté du canal surplombent un peu (5 — 10
cm) le canal, en le rétrécissant. Elles sont à une distance de 65 — 75 cm.
Sous ces plaques horizontales sont les blocs perpendiculaires qui forment le canal
proprement dit, de 0,85 — 0,95 m en largeur en haut, de 0,75 — 0,9 m en largeur en
bas. La hauteur des blocs perpendiculaires est de 8,7 m, tandis que leur longueur varie
entre 1,85 — 2,2 m.
Le fond du canal est pavé de pierres calcaires dégrossies comme les blocs à couvrir.
La largeur de ces blocs au fond du canal varie. Il y a des blocs de 0,78 et de 0,95 m
en largeur.
Les blocs perpendiculaires montrent, à une hauteur de 18 cm du fond du canal,
des vestiges de l'écoulement des eaux. Ils sont usés et un peu creusés par le frotte­
ment des eaux.
La profondeur totale du canal est de 1,4 m. La pente du canal explique
que, à un espace de 20,1 m vers le Nord où, dans l'été 1924, nous avons découvert le
canal dans la cour de A. Curti, sous les blocs à couvrir le canal de dessus, on ne trouve
qu'une seule série de blocs horizontaux de 25 cm en épaisseur, avancés de 7 cm au dessus
du canal. Il en résulte que la pente du canal est assez grande.
Au niveau des blocs à couvrir le canal, on constate de chaque côté du canal
nn pavage de pierres irrégulières. Ce pavage et le canal ont 4,3 m en largeur. Ce pa­
vage s'appuie, à gauche et à droite, sur un de 70 cm de large qui dépasse de 20 cm
sur le niveau du pavage et du canal.
Il n'est pas douteux que nous avons ici un des chemins de communication de
l'antique ville de Callatis avec sa population dense, dont les indices sont les puits assez
étroits (d'un diamètre de 0,5 m) et extraordinairement nombreux.
Le canal doit s'étendre vers le Sud, vers la Mairie, traversant la maison du docteur
Buterescu, de sorte qu'il la divise en deux parties, l'une occidentale de 3,75 m, l'autre
de 5,27 m. E t en effet, le canal découvert par nous se continuait sous la maison du doc­
teur Buterescu bâti en automne 1924. Grâce à l'intérêt infatigable pour les questions
archéologiques de M. le commandeur I. Dimitrievici, nous savons que les ouvriers
posant les fondations ont trouvé le canal qui se prolonge «probablement dans
la direction de la Mairie». «Cel (il s'agit du canal) aflat pe locul sàpat de Dr. Bu­
terescu», M. Dimitrievici nous dit dans une lettre de 7/X, 1924, «este lipsit de lespezile
de deasupra, nu are decât peretii, din aceleasi blocuri uriase precum si fundul. In
sâpâtura fàcutà de Dr. Buterescu, deasemenea s'a gâsit la apus de canal si paralel eu ca-

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113
THÉOPHILE SAUCÏ1 C-SAVEANU

n a l u l , la d i s t a n t a de 3,55 m , u n zid, la a d â n c i m c a de 2,2 m . I n â l | i m e a zidului e de


1,6 m , grosimca de 0,5 m. Paralel eu acest zid, la 4 ni d i s t a n t a de cel d i n t â i u s'a gâsit
u n ait zid de aceeas forma si e o n s t r u c t i e . A m b e l e ziduri s u n t de p i a t r a cioplitâ si foarte
o r d o n a t açezate. R o s t u r i l e î n t r e p i è t r e s u n t a p r o a p e i m p e r c e p t i b i l e . A m b e l e ziduri
se c o n t i n u a în a m b e l e pâr{i, adicâ spre N o r d ci Sud».
D ' u n côté n o u s e n t e n d o n s des restes d ' u n ou de d e u x m u r s , des restes p r o b a b l e ­
m e n t des édifices, d ' u n e insula de la ville a n t i q u e de Callatis.
C e t t e notice s o m m a i r e de M. Dimitrievici ne nous signale p a s le p a v a g e d ' u n et
de l ' a u t r e côté du c a n a l . Elle n ' i n d i q u e pas le p r é t e n d u t r o t t o i r . Mais elle est i m p o r ­
t a n t e p a r c e qu'elle n o u s d é m o n t r e la p r é s e n c e de m u r s forts près du c h e m i n de c o m ­
munication.
S u r le t e r r a i n à b â t i r de la « F o n d â t i a c u l t u r a l â Principele Carol» à Mangalia, à
l'Ouest de la m a i s o n de M. Negulescu, fouillant les f o n d e m e n t s de ce b â t i m e n t les
s o l d a t s o n t d é c o u v e r t des m o n c e a u x de p l a q u e s en b r i q u e . Renseigné p a r la b o n t é de
M. le c o m m a n d e u r I . Dimitrievici n o u s a v o n s fait d a n s plusieurs p o i n t s les fouilles
nécessaires. A u n e p r o f o n d e u r de 95 cm n o u s a v o n s d é c o u v e r t q u a t r e p l a q u e s de t e r r e
cuite de dimensions 6 6 , 5 X 5 0 X 2 c m , d o n t d e u x é t a i e n t brisées, m a i s c o m p l è t e s , t a n ­
dis q u e a u x d e u x a u t r e s p l a q u e s m a n q u a i e n t de g r a n d e s p a r t i e s d é t r u i t e s p a r l'igno­
r a n c e des o u v r i e r s .
Les p l a q u e s n ' a v a i e n t p a s u n e position h o r i z o n t a l e . Elles é t a i e n t inclinées à u n
angle de 45 degrés. Sous la p r e m i è r e p l a q u e conservée en f r a g m e n t s n o u s n ' a v o n s p u
c o n s t a t e r q u e les restes presqiïe décomposés d ' u n c r â n e r o n d r e m p l i de t e r r e .
L e c r â n e a été o r i e n t é vers l'orient. L a face r e g a r d a i t vers l'occident. S u r les d e u x
p r e m i è r e s p l a q u e s n o u s a v o n s d e u x e s t a m p i l l e s , u n e sur c h a q u e p l a q u e . L ' e s t a m p i l l e
de la p r e m i è r e p l a q u e i n t e r r o m p u e p a r la f r a c t u r e n e c o n t i n u e p a s sur le f r a g m e n t
qui s'attache au fragment avec l'estampille. Quant aux inscriptions, nous ne pou­
v i o n s les déchiffrer q u ' a u musée de la sous-préfecture, où n o u s a v o n s t r a n s p o r t é les
plaques.
Ce sépulcre p a r a î t celui d ' u n h o m m e p a u v r e , car les p l a q u e s é t a n t assez coûteuses
d e v a i e n t ê t r e e m p l o y é e s avec é c o n o m i e . Le c a d a v r e a été posé s u r la t e r r e n u e p r è s
de la p a r o i de la fosse. Les p l a q u e s q u i d e v a i e n t p r o t é g e r le m o r t c o n t r e la terre versée
s ' a p p u y a i e n t sur le fond e t sur u n e p a r o i de la fosse. Elles c a c h a i e n t ainsi le m o r t
et e m p ê c h a i e n t le c o n t a c t direct d u m o r t avec la t e r r e q u i a v a i t à r e m p l i r et c o u v r i r
la fosse.
Le d e u x i è m e sépulcre m o n t r e u n e a u t r e forme. Les p l a q u e s d ' u n e a u t r e façon pla­
cées en forme de t o i t p r o t é g e a i e n t de l'un et de l ' a u t r e côté le m o r t posé au fond de la
fosse. Le toit de p l a q u e s se t e r m i n a i t p a r u n e p l a q u e posée d e b o u t près de la t ê t e et
p a r u n e a u t r e p l a q u e posée p r è s des p i e d s .
S u r le m ê m e t e r r a i n à b â t i r d e la « F o n d a t i a c u l t u r a l â Principele Carol», près du
sépulcre s u s - i n d i q u é , h u i t m è t r e s a u S u d - O u e s t , n o u s a v o n s t r o u v é à la m ê m e p r o ­
fondeur q u e les sépulcres décrits en h a u t , u n e a m p h o r e g r e c q u e d é t r u i t e , sans d o u t e
funéraire. L a présence de ce v a s e n o u s confirme q u e n o u s a v o n s t r o u v é la nécropole
de l ' é p o q u e grecque-hellénistique. L ' a m p h o r e é t a i t u n p e u inclinée vers le N o r d .
La p a r t i e s u p é r i e u r e du cou et les anses m a n q u a i t . N o u s n ' a v o n s p u t r o u v e r les
restes de l ' a m p h o r e d o n t les f r a g m e n t s se t r o u v e n t au m u s é e de la sous-préfecture.

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114
CALLATIS

La hauteur de la partie conservée est de 0,72 m. Le plus large diamètre, celui

Fig. 25.

de la panse est de 0,4 m. Le col a 0,18 m de long, 0,1 m


de diamètre. La forme du pied nous montre la figure 24.
L'intérieur de cette amphore funéraire était plein de
terre et n'avait aucun ves- 01I_. p .,2>1..
tige ou indice de son con­
tenu d'autrefois.
Tous ces restes — nous
pouvons l'affirmer — nous ttr
attestent l'existence d'une Fig. 26.
nécropole, d'un κοι/ιητή-
ριον, en dehors de la fortification de la ville de Callatis.

I I . R E S T E S ARCHITECTURAUX ET SCULPTURAUX.

Aux fragments de chapiteaux à volutes découverts dans la campagne d'été 1924


et publiés dans la revue archéologique Dada, I, 1924,
p . 120—121, nous pouvons ajouter les suivants, trou-

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Fig. 27. Fig. 28.

vés au cours des fouilles de cette année en divers lieux.


Un fragment de marbre (fig. 25) de 0,165 m de haut, de 0,375 m de large et d'une
épaisseur de 0,26 m, nous montre un très petit reste d'astragale. Le coussin a la
forme indiquée par la figure.

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115
THÉOPHILE SAUCIUC-SÂVEANU

U n a u t r e fragment, également en m a r b r e a p o u r dimensions 0,13 m, 0,23 m,


0,18 m (fig. 26).
D e u x fragments de c h a p i t e a u x en pierre calcaire ont comme dimensions, l'un
0,21 m, 0,18 m et 0,19 m (fig. 27), l ' a u t r e 0,2 et 0,15 m (fig. 28).

Fig. 29.

Nous remarquons ici encore un petit fragment de chapiteau, de 0,15 m de hauteur


et de 0,225 d'épaisseur (fig. 29, 1).
Une base de colonne en pierre calcaire, trouvée sur la plage, près du boulevard
Maria, a la forme de la fig. 30, 2.
Sur le même lieu, nous avons trouvé encore un fragment d'un tambour de colonne
creusé, dont les cannelures sont usées et à peine perceptibles, (fig. 29 3).
Une base avec la οττεϊρα d'une colonne taillée dans un seul bloc calcaire se trouve
sur le boulevard Maria, près de l'église grecque. Large de 70 cm à sa base, cassée à
droite, elle a une hauteur de 68 cm.
La σπεΐρα de deux tores et d'un trochilus est placée sur une plaque carrée de 7 cm
de haut, comme nous l'avons assez fréquemment dans les bases ioniques d'une époque
postérieure. Le diamètre du second tore supérieur qui porte un trou, est de 56 cm.
Voir la fig. 30, 1.

116
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CAIXATIS

Une base en marbre sculpté, trouvée dans le monceau de pierres entassées sur le
terrain de Buterescu, près du boulevard Maria (voir fig. 31).

m de large et de 0,21 m de haut, a le profil indiqué par la fig. 34. Le bloc a une
courbure à peine perceptible.
La fig. 35 nous montre deux blocs de pierre calcaire taillés.
La fig. 29,4 nous présente une pièce intéressante de pierre calcaire travaillée, de
dimensions indiquées.
Une pièce en marbre avec moulures se trouve au musée de la sous-préfecture.
Une autre (fig. 30,2) a comme dimensions c 0,075 X 0,07 m.
Nous notons ici encore deux morceaux de marbre sculpté qui ont été trouvés sur
le terrain de Buterescu. Les deux morceaux qui s'adaptent l'un à l'autre ont 0,3 m en
long, 0,17 m large et 0,04 m de haut. (fig. 30,4).
Une tête de femme, de marbre fin blanc. La hauteur de la tête avec le cou est de
16 cm, avec son appendice conique de 5,5 cm, qui n'est pas poli en arrière, de 21,5 cm.
L'appendice conique qui servait pour fixer la tête sur le corps, est taillé obliquement
sur un espace de 8 cm à partir de l'extrémité.

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117
THÉOPHILE NU <:il<:-s\\ EAN1

La tête est surmontée d'un calathos de 2,5 cm de bautcur par devant et de 3,5
cm de baut par derrière. La circonférence de la couronne est en bas de 25 cm. en
liant de 25,5 cm. Le calathos, ordinairement de
la forme d'un calice plus étroit à sa base qu'à son
ouverture, a, dans notre monument, en baut le
diamètre de 7,5 cm.
La tête et le cou sont d'une seule pièce. Le cou
nous montre un pli plus accentué sur le côté droit

Fi g . 31. t'ig. 32.

(1,5 cm de la clavicule) que sur le côté gauebe (2 cm de la clavicule). Voir la fig. 36.
La partie du buste plein qui nous est conservée, est de 3,5 cm.
La cavité qui se trouve à la naissance du cou est très finement indiquée.

La circonférence de la tête prise sur le front est de 30 cm.


La partie en arrière de la tête n'est ni sculptée ni polie.
Le front a 1,5 cm de large mesuré du coin extérieur de
l'oeil droit, et 1,1 cm du coin extérieur de l'oeil gauebe, 2,5 cm de
Pig 33 la racine du nez. Les ailes du nez sont brisées. Le front grand
est légèrement bombé. Très haut au milieu, il forme un angle
obtus depuis le point de départ des bandeaux, qui sont en usage en Grèce depuis le
milieu du V-e siècle av. J . - C.
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118
CALLATIS

Ce s o n t les ondes des cheveux qui limitent le front en forme de triangle. Nous t r o u v o n s
c e t t e forme du front n o n seulement chez P r a x i t è l e , mais aussi d a n s l'art archaï­
q u e . L a raie c o m m e n c e au milieu du front de sorte q u e les c h e v e u x sont ici moins
élevés q u ' à g a u c h e ou à droite, où les ondes des c h e v e u x s ' a c c e n t u e n t le long des
j o u e s . Les ondes sont indiquées d ' u n e façon s c h é m a t i q u e et p a r des incisions.
A p a r t i r du b o u t de l'oreille, les ondes des c h e v e u x t o m b e n t d ' u n e m a n i è r e
plus grossière sur les épaules et la p o i t r i n e , et les
mèches de cheveux o n d o y e n t c o m m e u n e masse
informe. Les sourcils sont
indiqués p a r u n e incision
en h a u t des paupières in­
férieures. Les paupières
s u r t o u t de l'oeil droit, sont
bien tournées et minces.
Elles passent sans t r a n ­
sition a u x joues.
L'oeil gauche est plus
bas q u e le droit. L'incision
qui m a r q u e le sourcil gau­
che est aussi plus bas q u e
l'incision du sourcil d r o i t .
P a r cette inégalité se dé­
n o t e n t , sans d o u t e , les
considérations de la per­
Fig. 35. spective. Cette t ê t e n ' é ­ F k . 36.
t a i t visible que d ' u n p o i n t
élevé. O n p e u t expliquer cette inégalité aussi p a r l ' a t t i t u d e . La pose de la t ê t e
c o m m e elle n o u s a p p a r a î t d a n s la s t a t u e de la déesse Cybèle du V a t i c a n
(Mus. Pio-Clem. I, t. 40), n o u s m o n t r e la nécessité p o u r le s c u l p t e u r , d ' a b a i s ­
ser u n oeil.
Le r e g a r d de cette t ê t e féminine t r a h i t de la majesté et de la bienveillance, d u
calme et de la clémence, q u i concordent avec la forme des lèvres et de la b o u c h e . Elle
est longue de 1,8 c m et u n peu inclinée.
L ' e x é c u t i o n est médiocre. Le t y p e de l ' a r t grec de cette déesse p a r a î t être d'ori­
gine a n c i e n n e , m a i s n o u s n e savons pas combien d'influences asiatiques et d'influ­
ences locales il y a d a n s c e t t e oeuvre.
Le c a l a t h o s (son d i m i n u t i f καλα&ίοκος) de la t ê t e s ' é v a s a n t u n peu en h a u t , de la
forme, q u e n o u s v o y o n s , est u n indice p o u r a t t r i b u e r cette t ê t e à u n e divinité. Le ca­
l a t h o s , d ' a b o r d à l'usage des femmes, d e v i e n t d a n s l ' a n t i q u i t é gréco-romaine l ' a t t r i b u t
d ' u n g r a n d n o m b r e de déesses, q u i r e p r é s e n t a i e n t la puissance de la n a t u r e , la fécondité de
la t e r r e , l ' a b o n d a n c e 1 ) . Le calathos d e v i e n t , on p o u r r a i t dire, le s y m b o l e de la fé­
condité 2).
1 2
) La forme du calathos qui orne la tête de Sé- ) Voir Saglio. dans Daremherg-Saglio, Dict. d.
rapis du Vatican est analogue au calathos de la Ant., I, 2, p. 812 etss.
tête callatienne.

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119
THÉOPHILE SAUCIUC-SÂVEAN1

Le calât hos, la couronne murale ou la couronne tourelée ornenl d'ordinaire


la tête de la déesse phrygienne qui a été adorée d'abord en Phrygie, Lydie et
dans les provinces limitrophes, et dont le culte gagna les bords de la Mer Noire et les
côtes de l'Asie Mineure et de la Grèce continentale '). Par le calathos la tête dont
il s'agit ici, se trahit comme celle de la Cybèle, de la mère des dieux (Ι'ψηρ ΰεών)
qui connue par beaucoup de monuments d'art était représentée ordinairement assise
sur un trône entre deux lions accroupis à gauche et à droite du trône.
Le petit fragment de la face
d'un lion en marbre, (dimen­
sions 9,5 et 5 cm), trouvé au
A;; ■ même lieu que la tête de Cybèle
/·. k. (voir la fig. 29, 5), pourrait

Fig. 37. Fig. 3tt.

confirmer notre supposition.


Un fragment en marbre de 10,7 cm de haut, nous montre la partie inférieure
d'une petite statue féminine, (fig. 29, ()). Les plis du vêtement sont lourds d'une
exécution schématique et presque négligée. Leurs bord sont indiqués par des trous
élargis avec le ciseau. Le diamètre de la partie supérieure conservée est de 11,5 cm.
Un fragment de relief en marbre, de 26 cm de long, de 25 cm de haut et de
8 cm d'épaisseur, acheté chez un habitant de Mangalia, se trouve chez le docteur
Slobozeanu.
Il montre une figure masculine, dont la partie supérieure au-dessus des mains
n'est pas conservée. L'homme porte un vêtement court qui ne lui va pas jusqu'aux
genoux et dont on voit les plis lourds entre les deux jambes A grands pas, le pied
gauche avancé, il marche vers un objet qui se trouve sur une base. La partie inférieure
de cet objet a la forme d'un pied conique (fig. 37).
La personne semble s'acquitter d'une fonction de nature religieuse.
Un autre fragment en marbre, (dimensions en cm 21, 14, 7), trouvé à Techirghiol
par M. le docteur Slobozeanu, nous montre en relief la partie supérieure d'un corps

1
) Voir l{;i|i|>. s. v. Kybele dans Itoscher, Aus- p. 1638 etc. et Decharmc, d a n s Darembcrg-Saglio,
fiihrl. Lexicon der gr. u. romisch. Mythologie, I I , 1, Dict. d. Ant., I, 2, 1687 et 88.

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120
CALLATIS

masculin qui semble être vêtu d'un vêtement de guerre. L'homme lève la main droite
derrière laquelle se montre comme une aile une partie du manteau jouant au gré du
vent ou du mouvement. La tête au cheveux épais se tourne à gauche (fig. 38).

[IL INSCRIPTIONS I N É D I T E S SUR MARBRE E T P I E R R E CALCAIRE.


1. Dans le canal découvert entre les maisons de A. Curti et du docteur Buterescu,
y- nous avons trouvé un fragment de marbre de 4
cm de haut, de 10 cm de long et de 5,5 cm d'é­
paisseur. A gauche et au-dessus on remarque
a ot
un reste de marge. Ces marges sont lisses. Voir
la fig. 39 de l'inscription, qui se trouve à pré­
sent au musée de la sous-préfecture.
Les lettres de l'inscription sont espacées et
Mr
d'une forme très soignée, de 1,2 cm en hauteur.
Les bouts des lettres sont épaissies et portent une
Fig. v>. espèce de petits crochets. Le pi n'a pas les deux
barres verticales également longues. Ces sont les
plus belle lettres que nous ayons vues dans les inscriptions callatiennes. On peut
attribuer ces lettres au IV-e siècle av. J.-C.
On lit :
K vacat 7 cm 0
Il vacat 2,7 cm P vacat 2,7 cm Ω

A la ligne 3, on voit entre le rho et l'oméga le reste d'un omicron ou d'un oméga.
2. Fragment de marbre, de 10,5 cm de haut, de 15,5 cm de large et de 6 cm d'é­
paisseur, trouvé au canal romain découvert par nous entre les maisons de A. Curti
et de Buterescu. Les lettres de formes très régulières de l'époque classique ont une hau­
teur de 1,2 cm, excepté l'omicron de petites dimensions.
Les deux barres extérieures du sigma ne sont pas parallèles, mais un peu obliques.
Les deux barres verticales du pi ne sont pas également longues. Les lettres et les restes
lisibles de l'inscription (à présent au musée de la sous-préfecture), brisée sur tous les
côtés et reproduite dans les fig. 40 et 41, nous font restituer les mots suivants:

0ς Σ ατν ρ
'Ηρόξενος
Δι]υννοοτιολιτ
VJTÎO πατερο/ν
πολιτ

A la ligne 2, devant le nom άε'ΙΙρυξενος, nous remarquons une haste verticale


un peu courbée, et au milieu de la haste la barre horizontale d'un H.
Cette inscription, toute petite qu'elle soit, nous apporte une information très im­
portante sur les rapports qui existaient entre la cité des Callatiens et celle des Dionyso-
polites.

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121
THÉOPHILE SAUCII C-SÂVEAN1

Cette inscription sans doute, le reste d'une inscription honorifique décernée


par ou plutôt pour un ou plusieurs citoyens de la ville de Dionysopolis, qui se trouve
sur remplacement de la moderne Balcic entre Varna et le promontoire Caliacra.
Le nominatif du nom Ήρόξενθζ nous fait supposer que Héroxénos était le distingué ou
un des distingués. Les rapports des Callaticns et des Dionysopolites nous sont affirmés
aussi par le xoiràv τήζ Πενταπόλεως, à qui appartenait en outre les cités de Callatis
et Dionysopolis, les cités Όδηοοός (Varna d'aujourd'hui), Τόμις et "Ισυρια.
L'année de la fondation de la confédération nommée au-dessus ne nous est pas
connue.
Les caractères épigraphiques de l'inscription nouvelle nous permettent de monter
avec notre inscription jusqu'au IV-e siècle avant notre ère.
Le nom Σάτνρος nous est connu par d'autres inscriptions de Callatis, ainsi que

Fig. 40. Fig. 41.

par l'inscription des thiasites publiée par nous dans la revue archéologique Dacia I
1924, p. 128, 1. 22 et 25. Quant au cas grammatical du nom propre Σάτνρος,
nous ne pouvons pas même le deviner. Peut-être un patronymique se cachc-t-il sous
ce nom.
Pour les noms comme Ήρόξενος ou 'Ερμόξενος voir Bechtel-Fick, Die griech. Per-
sonennamen nach ihrer Bildung erklàrt u. systematisch geordnet, éd. 2, 1894, p. 136
et 113.
3. Un fragment d'inscription en marbre, de 31 cm de haut, de 22 cm de large et
de 13 cm d'épaisseur. D'après l'indication du propriétaire, M. le docteur Horia Slobo-
zeanu, Bucuresti, str. Pompiliu Eliade 15, dont nous devons reconnaître l'intérêt pour
les questions de l'antiquité gréco-romaine et dont l'affabilité nous a beaucoup obligé,
cette inscription vient du Nord de la Dobrogea, du point Gargalic. Les lettres ont
pour la plupart 1 cm de haut. L'omicron est de 0,8 cm, le phi de 1,5 cm. Le tau est
plus petit que le iota. Les deux barres extérieures du sigma sont un peu courbées.
La deuxième barre verticale du pi est plus courte que la première. Nous donnons la
photographie (fig. 42) de l'inscription ') et la transcription:

' ) A M. le docteur Slobozcanu nous devons tion mentionnés dans ce rapport,


toutes les reproductions des objets de sa collée-
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122
CÀLLATIS

η οντω
ψη]φιομάνω]ν
μένον τον
τονπος ν
ηάντ]ων ζώμ πυλιτώ[ν
τ]ο7ς οώμαοι τιολιτ
τον ί)]ήμον àrcoàovrai
ονς επέλνοεν τον
ιο. νς χρήματα και
τον άπέέωκεν αύ

Les mots οώ/ιαοι (1. 7), χρήματα (1. 10) et


s u r t o u t εττελνοεν (1. 9) s e m b l e n t faire allusion
a u x complications guerrières ou a u x conséquen-
Fig. 42. ces des complications guerrières d ' u n e époque
qui ne p e u t p a s être précisée. La forme des let­
tres n o u s c o n d u i t j u s q u ' a u c o m m e n c e m e n t du deuxième siècle a v a n t n o t r e ère.
A la ligne 1, n o u s voyons les restes d'en bas de trois b a r r e s verticales. Au
c o m m e n c e m e n t de la ligne 5, nous croyons voir u n e b a r r e verticale, p e u t - ê t r e
d'un éta.
N o u s ne p o u v o n s p a s indiquer le n o m b r e des lettres, q u e c o n t e n a i t u n e ligne d e la
stèle p r i m i t i v e , parce q u e nous n'en possédons le b o r d sur a u c u n p o i n t .
4. Chez M. le docteur Horia Slobozeanu, à Techirghiol, n o u s avons copié
u n e a u t r e inscription en m a r b r e , de 0,5 m de long, de 0,3 m de large et
de 0,1 m d'épaisseur. Elle se t r o u v a i t a u p a r a ­
v a n t à Mangalia chez le maréchal-ferrant George
Nicoarâ.
Les l e t t r e s sont, h a u t e s de 2,5 — 3 cm l'omi­
cron a le d i a m è t r e de 2 cm. Les barres extérieures
d u sigma et du m y ne sont pas parallèles. La deu­
xième h a s t e verticale du pi est plus courte que
la p r e m i è r e . Le
t e x t e de l'inscrip­ MI·: *
tion c o m m e n c e à Blxoiv Αΐγε
3 cm du b o r d Σίλλις Πασ
g a u c h e ( voir la Άρίοτων Έχ
fig. 43). L a stèle Άγείοας Εν
est brisée sur t o u s Ενκαμπίάα[ς
"' < 'Τ-*
les côtés, e x c e p t é Έλασιππίδα[ς
3
à g a u c h e , où u n e Απολλοφάνη [ς
3
partie du bord Απολλοκλης
10. 3
nous montre une Νιοΰιος Επ
surface lisse. Ματρις 3
Επα •^^4
A Ισχίνας Fig. 43.

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123
THÉOPHILE SAUCIUC-SÀVEAN1

C'est un registre de noms propres, dont nous ne pouvons pas déterminer le but.
Le nom Βίκων nous est connu aussi par une autre inscription callatienne. Arch.
epigr. Mitt., XIV, 33,75 nous apporte un décret en l'honneur de Βίχων Αΐοσχουρίοα
voté par les thiasites de Callatis. Quant aux noms Σίλλις, 'Λγείδας, Ενκα/ιπίδας,
''Ελαιιππίδας, Νισαϊος, Μάτρις, que l'on retrouve aussi dans d'autres régions de la
Grèce, méritent d'être relevés.
Le nom Νιαάιος est probablement d'origine mégarienne. Voir Pape-Benseler,
Wôrterbuch (1er griech. Eigennamen s. v. Νιοαϊος et. s. v. Νΐοα.
A la ligne 1, la lettre finale peut être X ou K. Au milieu des deux barres d'un X
qui se croisent on voit un barre verticale, de sorte qu'on pourrait admettre une
erreur du lapicide qui a corrigé plutôt le X en K que le K en X. Par une articulation
peu claire de la voix les sons K et X peuvent être confondues. L'erreur du lapicide
trahit peut-être en même temps la différence entre la prononciation littéraire et po­
pulaire. Après le X ou K on voit la partie inférieure d'une barre verticale, d'un iota ou
d'une lettre de forme similaire.
5. Dans le mur qui entoure la propriété de H. Théocharidis, nous avons trouvé
une plaque de marbre à peu
près carrée, de 35 cm de haut,
de 34 cm de large et de 9,5
cm de épaisseur, aux bords et
aux coins brisés. L'inscription
grecqu ea été effacée et rempla­
cée par une inscription en ca­
ractères bulgares de l'année
1870. La traduction du texte
de l'inscription bulgare serait,
selon une personne bulgare de
B
Mangalia, la suivante: " *4,

1870 : l'année, je : 5
Minciou V(a)s(i)lov.

Sous l'inscription de l'année 1870, on remarque les vestiges d'une inscription an­
tique grecque. Les lettres isolées (hautes de 1,8—2,2 cm) que nous avons lues, sont
dispersées sur plusieurs lignes, probablement au nombre de huit (fig. 44).

22 cm de lu marge gauche
()
E1X
()

5
()

V
ΝΙΚΩΝΟ.

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124
C.ALLATIS

A la ligne 8, nous avons le génitif du nom Nicon, attesté aussi par des inscriptions
d'autres villes grecques. Voir Pape-Benseler, Worterbuch der griech. Eigennamen, s. v.
Nhco&v.
6. Dans la villa du docteur Buterescu, à Mangalia, nous avons pu copier et photo­
graphier, grâce à l'amabilité de M. le docteur Buterescu, deux inscriptions. L'une est
sur un bloc de pierre calcaire de 24 cm
de haut, de 38,5 cm de large et de
26 cm d'épaisseur. Le bloc est brisé
en bas et au revers aux deux coins à
droite.
En ce qui concerne l'endroit où cette
inscription a été découverte, je sais seu­
lement que cette inscription a été trou­
vée près de l'auberge de Stamatopoulos.
Les lettres hautes de 3,2 — 3,8 cm
trahissent, par leur forme, l'époque im­
périale (fig. 45).

Ίονλιος Καρπός
καΐ Κλ(ανδία) Πλο>-
τεΐνα χαριοτ-
[ή]ριον vacat 4*5 cm âvé-
5 οτησεν τονς βο-
Fig. 45. f/'ονς].

A la ligne 3, après la lettre τ du mot χαριοτ\ήριον nous ne voyons aucun reste de


l'éta, ni séparé ni lié avec le tau.
Au commencement de la ligne 4, on ne remarque aucun vestige de l'éta avant le
rho. La surface est ici lisse et polie. Nous sommes étonnés de ne pas avoir ici le η que
nous attendons. Nous étions portés à croire trouver ici au moins le vestiges d'un
éta gratté. Mais rien du tout. Ainsi ne nous reste-t-il que d'admettre que le lapicide
a fait à la ligne 3 la liaison des lettres tau et eta (TII), sans que nous puissions la con­
stater sur la surface un peu martelée de l'inscription, ou que le lapicide a omis de
faire la liaison des lettres τη.
Quant aux ligatures nous en avons dans cette inscription les suivantes: à la
ligne 5 : τ + ?/ et v -f- τ.
Cette inscription fait partie d'une dédicace; elle était gravée sur un des βωμοί
qui ont été consacrés comme reconnaissance et gratitude à un dieu que nous ne pou­
vons pas préciser, pour un bienfait aussi inconnu.
Les dédicants ont des noms de familles romaines.
Le cognomen Καρπός nous montre que le personnage était d'origine grecque, tan­
dis que la femme porte un nom véritablement romain: Π?χοτεϊνα.
7. L'autre inscription, qui se trouve chez M. Buterescu, a été découverte
dans un vieux mur sur un terrain de M. Buterescu. Un fragment de marbre

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THÉOPHILE S U ( Il ( - S \ \ I V\l

mouluré, de 12,5 cm de haut, 28 cm de larç ï et de 23 cm d'épaisseur. La moulure est


haute de 5 cm. Le marbre est brisé partou ; excepté le bord supérieur. La surface
porte un inscription. Elle est longue de 21 cm. Les lettres, qui sont belles, ont la
une hauteur de 2,7 cm. (fig. 45).

— πος ayadrjv
χαριοτήριον

La terminaison d'un nom se cache sous les lettres πος. Sans doute que ce fragment
appartient à un βίομός consacré comme
χαριοτήριον, peut-être à la même divinité
que l'inscription précédente.
Les formes des lettres «apicatae» A,
II, Θ, i 0 , Σ nous indiquent l'époque im­
périale, le premier siècle de notre ère plutôt
que le second.
8. Une stèle de marbre (70 cm de haut,
37 cm de large, 10 cm d'épaisseur) trouvée
par M. le souspréfet de Mangalia Ch. Me.
lidi dans le village Copucci, situé à une
distance de 10 km au NO de Mangalia,
chez une paysanne, et transportée au
musée de Mangalia. La stèle servait de
seuil, d'après les indications que je dois
à M. Melidi avec la permission aimable
et formelle duquel je viens de publier
l'inscription.
La face qui porte l'inscription, sur
sa plus grande partie est usée par diverses
influences au cours des années où elle ser­
vait de seuil.
La stèle est très endommagée car les
possesseurs s'en servaient pour fendre
du bois sur le côté même de l'inscrip­
tion (fig. 46).
Les formes des lettres E, Z, Σ, Ω
nous indiquent une époque assez basse,
le deuxième ou troisième siècle de notre Fig. 46.
ère. Voici les lettres et les restes de let­
tres, que nous avons pu déchiffrer:

/ . . .
AE1THK1 .
. . . IRAI ΟΥΤΡΐιΦ . . ΑΤΑΛΥΣΑ .
ΟΣΩΣ TO ΠΛΕΝΩ II 1 II M . 110 IΙΙΣΑΓ . N K

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126
'•ni<iiftj I D

5 · // . ΕΣΟΕΠΑΝΤΩΝ ΤΩΝ ΕΡΓΩΝ EAEON


- A y O ΞΕΣΤΩΝ KA1 ΙΙΜΥΣΕΟΣ KAI TAAAA
Il AN TA ΕΞΕ ΥΩΝΙΣΑΝΤΟΣ MEN . . . ΣΕΑΕ
• AI . . .1/ /.; r A Σ Σ E I 0 Y N E0 Y Σ E 1 T 0 Σ Π Ω
AOY M ΕΝΟΥΣΤΟΝ . . . ΣΓΟΖΟ . «0ΙΥΔΡ1Ω
IO / / Γ . ΤΑΙΙΩΑΠΣΛΙΔ . . Ζ~ΣΑ1Ω
. Δ0ΞΕ TAAPXI . . . llKA2 . v/vy , ' ' ' Ω Σ
'ΟΝΥΣΙΟΥ. . . ΙΓΙΕ . . . TOP ΥΙΛΤ*
. ?.0Υ . IC . . .
ΛΝ
" · '. ".'.'..'.'.' \Ση' : . -ν
ι$ ΣΑΝ . u . . . . Z1N
ΚΑ1Τ Ξ
■ ΣΙΑΙ^
. ΟΣ
• ΛΙΓ . ' . ' . ' . ' ΣΑΣ
. ΙΕΥΣΑΝ ' 0Γ
20 / . A . ΞΙ ιιγι
. ΕΡ . ΙΓ
. . ΙΑΡ
ΟΓΠ
. ΣΑ . . .
25
ΤΟΓΚ . ZTU
ME 1N1 . . . . . . . . . . .
. 0
• ·0 .'.'.'.'. \ '.'.'.'. \ '. EN '. '.
30 ou.

El . 1Μ ΑΙΣΤΑΔΕ .
TPI . (8-5 cm. vacat?) EINOTEMI
• TA : . . . ΥΑΝΔΡΟΣ ΑΓ0
N
35 · II . AU . . ΙΙΡΑΓΜΑΤΩΝ .
NE . ΕΙΠΕ METPI
• · · N NO . ΦΑΙ vacat
Z . Υ0ΑΙΝΕ0ΥΣ .
IAN . Ι10ΣΑΠΑΑΑΞΕΚΙΙ
40 Γ0ΥΜΕΤΡ0Ν . ^1
T

'TC .

Au rétablissement du texte et au déchiffrement correct des lettres de l'inscription


s'opposent des graves difficultés. Nous n'avons pas après la ligne 13 de restes néces­
saires pour restaurer les faits concrets du texte.

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THÉOPHII.i: SAICHC-SAVKAM

L a p a r t i e g a u c h e après la ligne 13 est c o m p l è t e m e n t d é t r u i t e . Le coté d r o i t , à


p a r t i r de la ligne 13 j u s q u ' à la ligne 32, est également d é t r u i t . De la ligne 32 j u s q u ' à
la ligne 4 3 , n o u s n ' a v o n s q u e très peu de l e t t r e s .
L e n o m b r e des l e t t r e s , q u i comble u n e ligne, p e u t ê t r e r e c o n s t i t u é , d ' a p r è s les
lignes 6 et 7. Elles oscillent e n t r e 27 et 2 9 . N o u s p o u v o n s c o n s t a t e r q u ' u n e fois q u a t r e
l e t t r e s o c c u p e n t u n espace de 5 cm (à la ligne 6 les l e t t r e s ήμνο), u n e a u t r e fois cinq
l e t t r e s , u n espace de 5 cm (à la ligne 7 : tenir). A la ligne 6 les h u i t l e t t r e s επτων καί
r e m p l i s s e n t u n espace de 9 c m .
L ' i n s c r i p t i o n est pleine de l a c u n e s . D e la ligne 5, où a p r è s les m o t s ήάντων τών
εργ«>ν n o u s lisons le m o t ελεον ce q u i est εΐαιον *), de la ligne 6, où n o u s a v o n s les
indications ?.vo ξεοτών2) και ήμύσεως, de la ligne 7, où n o u s t r o u v o n s le m o t έξ-
ευωνίοαντος*) précédé des m o t s και τά άλλα ττάντα, de la ligne 9, où n o u s r e n c o n ­
t r o n s le v e r b e πωλονμένονς (voir aussi πωλήσαΐ d a n s la ligne 10), n o u s p o u v o n s con­
clure, q u e n o u s a v o n s ici u n décret qui concerne la r é d u c t i o n des p r i x des a l i m e n t s et
- , . s u r t o u t de l'huile p a r u n a c t p r o ­
b a b l e m e n t de bienfaisance.
Les circonstances p l u s préci­
ses n o u s r e s t e r o n t i n c o n n u e s m ê m e
si q u e l q u e l e t t r e , m ê m e si q u e l q u e
05Ί m o t est c o m p l é t é p a r des é t u d e s
laborieuses.
Q u a n t a u x m o t s q u i s o n t li­
sibles et m é r i t e n t d ' ê t r e relevés,
n o u s r e m a r q u o n s les s u i v a n t s : A
la ligne 2, p e u t - ê t r e π]ολείιΐ] κ[αί;
à la ligne 3 , p e u t - ê t r e τοϋ ÔJtxaiov ;
Fip. 47. à la fin de la ligne 3 et au c o m ­
m e n c e m e n t de la ligne 4 κ]αχα-
λνσα[ν/τ]ος; à la ligne 8, ε0·νσε[ν] ; à la ligne 12, Δ/ιοννοίον, n o m c o n n u à Callatis
c o m m e n o m d e m o i s ; à la ligne 34, το]ϋ άνδρος άγο, p e u t - ê t r e u n e allusion a u x
a g o n e s ; à la ligne 3 5 , τών] τιραγμάτον ; à la ligne 36, μέτριον, et à la ligne 40,
μέτρον; à la ligne 38, νέονς; à la ligne 39, άπαλαξε ( s i c ! a u lieu d e άπαλλαξε).
N o u s n e p o u v o n s p a s m ê m e d e v i n e r quelles i m p o r t a n t e s i n d i c a t i o n s p e u v e n t se
cacher d a n s ces l a m e n t a b l e s restes q u e n o u s a v o n s p u déchiffrer.
L a r o n d e u r de la ligne 43 a p p a r t i e n t à u n b ê t a ou r h o .
L a forme ελεον = ελαιον et puis p e u t - ê t r e aussi la t e r m i n a i s o n v e r b a l e εαυε d a n s
la ligne 5, au lieu de εο&ε, n o u s i n d i q u e n t u n e é p o q u e assez t a r d i v e s a n s q u e n o u s la
puissions préciser.
9. U n e p l a q u e en pierre calcaire, de 24—34 cm en l o n g u e u r , de 43 c m en l a r g e u r
e t de 10 cm en grosseur, m o n t r e des l e t t r e s assez i r r é g u l i è r e m e n t gravées à cause d u
m a t é r i e l (fig. 47).
x ?
) Chez Herwerden, Lexicon graecum supple· ) Pour la capacité du ξέστης voir Hultsch,
torium et dialecticum s. v. ελεον nous lisons: Gricch. u. rom. Métrologie, éd. 2, p. 103 et 703;
<ë?.tov -— ελαιον passim inscr. (et papyri) et tituli1 ξέστης= 0.547 1.
8
seriores». Voir aussi les lettres ί?.ε de la ligne 7· ; Le composé de εύωνίζω.
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CAIXATIS

La grandeur des lettres varie: Le tau est de 7,5 cm, le rho de 6,5 cm, le omicron
de 5 cm et le phi de 11,5 cm.
Les lettres de la première ligne sont assez bien lisibles. Les lettres de la seconde
ligne ne nous sont conservées que dans les parties supérieures. Ces restes sont trop
insuffisants pour déterminer les lettres de la deuxième ligne. Nous voyons les restes
de quatre lettres. La troisième à gauche est certainement un p i ; la lettre qui pré­
cède, peut être A ou A, d'après l'angle aigu conservé. Il est très regrettable
qu'il ne nous en soit resté que très peu pour préciser le but de cette inscription. Même
si nous pouvions prouver que nous avons ici une des inscriptions qui délimitaient, soit
les propriétés particulières soit les propriétés publiques, un des δροι que la terre attique
nous a transmises en grand nombre de l'antiquité, pour les questions topographiques
de Callatis l'importance de cette inscription ne peut être exploitée toute entière. Car
nous n'avons pas pu apprendre le point où l'inscription a été trouvée par le commer­
çant de Mangalia, qui l'a vendue au propriétaire d'aujourd'hui Radu Gallin.
Pour le nom Τρόφΐ[μος voir l'inscription de l'année 202/3 provenant de la Katake-
kaumene, chez Keil, Χύριπμα, Festgabe zur 25-jahrigen Stiftungsfeier des Vereines Klass.
Philologen in Wien, 1924, p. 27.

IV. INSCRIPTIONS SUR L'ARGILE ET SUR LE PLOMB.

1. Un fragment d'anse d'amphore d'argile, de couleur ocre chair clair, de 9 cm


en longueur, de 4—4,5 cm en largeur et de 3 cm en épaisseur,
|ft\ porte un sceau de 4,5 cm en longueur et de 2,5 cm en largeur.
/ Au milieu du sceau on voit un bucrâne d'une forme un peu
allongée, au-dessus duquel se trouve un petit rond, et au-des­
sous un objet ou signe méconnaissable.
A droite du rond, sur le côté court, commence l'inscrip­
tion qui nous présente un cas extraordinaire d'arrangement
des lettres (Voir la fig. 48).
L'inscription dit: θασ/tW Θρασίππ/ο.
La première lettre lisible θ se trouve sur le côté court,
en haut. La lettre suivante qui est A, se trouve sous le Θ,
le sigma sous le A. Le iota n'est pas visible. Il se trouvait
probablement sur le côté long du sceau, au commencement
de la ligne à droite. Les autres lettres suivaient après le iota,
de droite à gauche. La partie inférieure de la lettre O n'est
pas visible, de sorte que nous ne savons pas si la termi­
naison du génitif pluriel est écrite avec omicron ou avec
Fig. 48.
oméga. Il est probable qu'il faut restituer l'oméga. Après
oméga suit le ny dont la figure inverse est conforme à la direction des lettres. Le
rho qu'on lit après le thêta précédé de ny, est tourné à droite, de même le sigma et
les deux pi. Le pi nous montre la deuxième barre verticale plus courte que la pre­
mière. L'omicron final du nom θραοίππο se trouve exactement au-dessus du second pi·
Après l'omicron nous ne voyons aucun vestige d'un sigma ou d'un ypsilon. Le signe qui est
au-dessous du bucrâne, méconnaissable et mentionné plus haut, ne peut être un ypsilon.
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THÉOPHILE SAUCIUC-SÂVEAN1

2. Un fragment d'anse d ' a m p h o r e , t r o u v é comme le précédent dans les fouilles


sur le boulevard, de 1 1 cm en longueur, de 4,5 cm en largeur. Le p o u r t o u r de l'anse
est de 11 cm. L'argile est très fine et contient beaucoup de paillettes de mica altérée.
Elle est d'une dureté normale, de couleur ocre-jaune clair.

Fig. 49. Fig. 50. Fig. 51.

Mus. B o r b . V I , 20), soit p a r les vases peints d'argile (p. ex. au Musée Grégorien à R o m e ,
t. I I , pi. V), soit p a r les mosaïques (Zalin, Die schonsten Ornamente in Pompei, I I , 5 0 ;
Daremberg-Saglio, Dict. des ont., I, 1, fig. 213, p . 181), soit p a r les reliefs (voir le bas-
relief funéraire au Musée L a t . , Benndorf-Schône, L a t . Mus., no. 189).
La figure du coq t r o u v é à Callatis s'approche s u r t o u t du coq qui se t r o u v e dans
les mains du génie des c o m b a t s de coq, sur la boite de miroir en bronze, actuellement
au Musée de Lyon x ).
L'inscription est placée à droite et à gauche du coq. Elle commence à gauche.
On lit: Θασ[ίυ)ν] θεόπομπος.
R e m a r q u a b l e s sont le petit t h ê t a et le petit omicron, le cursif sigma et le grand
epsilon. L'epsilon a la g r a n d e u r de 0,5 cm, tandis que les a u t r e s lettres sont
de 0,4 cm.
La seconde b a r r e du pi est plus courte que la première. La forme cursive du sigma
ne nous surprend p a s . Elle se t r o u v e déjà au IV-e siècle av. J . Chr. dans les inscriptions
sur m a r b r e . Voir Larfeld, Handbuch der griech. Epigraphik, I, 2, p . 4 6 1 .

») De Witte, Rev. arch., XVIII, 1868, pi. XIII, et romaines, Paris, 1922, p. 238, fig. 3 ; p. 259,
p. 372. Cf. Reinach, Répertoire de peintures grecques fig. 2 e t ' 3 ; p. 273, fig. 1; p. 363, fig. 1 — 6 .

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130
CALLATIS

3. Du rivage oriental, près des restes de l'édifice antique découvert par nous, nous
avons tiré un fragment d'anse d'amphore de couleur terre de Sienne brûlée. L'argile
contient beaucoup de substances de couleur blanche. Elle est d'une dureté médiocre.
L'intérieur du fragment est côtelé. L'anse de 6 cm en longueur, a 11 cm en pourtour.
Voir la fig. 49.
Le sceau est de 1,8 cm en largeur et de 3,2 cm en longueur. Il porte autour d'un
dauphin la marque θασίων/ Δάμαστος/ Αεωφάν[ους]. Pour la forme du dauphin, cf.

Fig. 52.

Reinach, Répertoire de peintures grecques et romaines, Paris, 1922, p. 79, fig. 5 et 6.


4. Fragment d'amphore; une partie de l'embouchure avec un reste d'anse; le dia­
mètre de l'embouchure est de 10 cm. L'argile a la couleur sépia + blanc, et montre des
substances noires, blanches et de mica. Elle est d'une dureté extraordinaire. La surface
est couleur docre jaune brûlée.
Sur le col du fragment on lit en deux Lignes les lettres Noaooj Δεινο (fig. 50).
En ce qui concerne le nom Noooo, cf. Νοοσίων du décret des thiasites de Callatis
dans le rapport préliminaire I, Dacia, I, 1924, p. 129, 1. 36, col. I. La lettre Δ du nom,
qui commence avec les lettres Δεινο, est à peine lisible.
5. Une plaque du premier sépulcre découvert sur le terrain à bâtir de la «Fondatia
culturalâ Principele Carol» porte un sceau, brisé à droite, de 4,5 cm en longueur et
de 2,3 cm en largeur. Nous avons ici, en lettres de 0,5 cm de haut, la suivante in­
scription: ΕπΙ Αριστω/ Μανη.οο./ Έπικρατ (voir la figure 52,2).
La cinquième lettre du nom de la seconde ligne peut être un t a u ; la huitième
commence avec une barre verticale.
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131
THÉOPHILE SAUCIUC-SÂVEANt

6. S u r une a u t r e plaque eu brique, nous voyons un sceau de 5,3 cm de long


et de 2,3 cm de large. L'estampille a été i m p r i m é e plus fortement à droite où nous
lisons les lettres ατν. La profondeur de l'impression est ici de 0,2 cm. A gauche l'estam­
pille, quoiqu'elle soit assez bien pressée ne m o n t r e aucun vestige de lettres. La surface
de cette p a r t i e gauche est âpre, tandis que la partie droile avec les lettres conservées
est lisse. Les lettres à peine perceptibles, de la m ê m e h a u t e u r de 0,5 cm, arrangées
ατυιχηδόν, sont, les s u i v a n t e s : MENA / ΑΣΤΥ.
Nous ne d o u t o n s pas que d a n s les lettres àmv nous ayons l'abréviation du ma­
gistrat d ' a s t y n o m e connu aussi p a r d ' a u t r e s sceaux.
7. Trois fragments de plaques de briques du second sépulcre nous m o n t r e n t
une feuille en forme de
c œ u r , au milieu de la­
quelle se t r o u v e n t les
lettres ΖΩ, de 0,70
cm de h a u t . (Voir la
« g . 52,5).
U n a u t r e fragment
nous m o n t r e u n e demi-
feuille avec u n p e t i t re­
ste de la l e t t r e Z. La
signification des lettres Fig. 54.
Fig. 53. °
ΖΩ ne nous semble
pas très claire. Nous sommes t e n t é s de les expliquer p a r le verbe L,ô).
Le zêta n ' a pas la forme q u e nous r e n c o n t r o n s dans les inscriptions a t t i q u e s à
p a r t i r du c o m m e n c e m e n t du deuxième siècle a v a n t notre ère. (Voir Larfeld, Handbuch
der griech. Epigr., I I , 2, p . 472).
8. Une a m p h o r e (fig. 53), propriété de M. le docteur Slobozeanu, de 67 cm de
h a u t , p r o v e n a n t de Tuzla a, à l ' e m b o u c h u r e , u n e circonférence de 28 cm. L'anse est de
29 cm de long et de 12 cm d'épaisseur.
L ' a m p h o r e p o r t e sur le col l'inscription suivante : E Y
EPO
E n t r e les deux lignes on voit u n e feuille en forme de coeur. Les lettres επο nous
i n d i q u e n t l'ouvrage du m a î t r e . (Cf. l'article récent de Pridik,Zi< den rhodischen Ampho-
renstempeln, Klio, X X , 3 , 1926, p . 303 ss).
9. Sur la base d ' u n vase vernissé noir, il y a u n graffite: un alpha gravé de la forme
indiquée à la fig. 52,3.
10. Chez I. Ionaçcu, cordonnier à Mangalia, se t r o u v e u n e très intéressante pièce
de poids grec en p l o m b . La figure 54 nous en donne la g r a n d e u r naturelle.
Le poids, de 7,5 cm de long, a u n e p a r t i e arrondie et u n e tige allongée
trouée. Le m a x i m u m de la largeur est de 4 cm, le m i n i m u m de 2 cm. Le poids pèse
175 gr.
Sur u n côté nous v o y o n s , la t ê t e d ' u n h o m m e coiffé d ' u n b o n n e t étrange et carac­
téristique. Le visage a des t r a i t s robustes, des t r a i t s — on p e u t dire — u n peu rudes
et grossiers. Les joues et la forme du nez d o n n e n t l'impression q u e cette t ê t e ainsi
coiffée nous m o n t r e u n t y p e b a r b a r e , non-grec. Le revers nous m o n t r e e n t r e d e u x
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132
CALLATIS

objets, au premier a b o r d peu clairs, les lettres τρί, q u i i n d i q u e n t la p e s a n t e u r d u


poids.
L ' o b j e t à droite n o u s p a r a î t être un b â t o n n o u e u x et u n peu renflé à l ' e x t r é m i t é ,
u n e m a s s u e . Les aspérités d o n t elle est garnie, sont indiquées en forme d ' o n d e s .
L ' a u t r e objet à gauche resterait indéfinissable, si les m o n n a i e s callatiennes qui mon­
t r e n t u n objet semblable ') n e nous aidaient. C'est le carquois qui c o n t e n a n t l'arc en
m ê m e t e m p s q u e les flèches affecte souvent la forme du γωρντός s c y t h e 2 ). L a m a s s u e
(ρόπαλυν) et le carquois γωρντός, (gorytus et gorytos, c o r y t u s et corytos) se t r o u v e n t
p a r m i les a r m e s ordinaires d ' H é r a c l è s ; s u r t o u t la massue reste toujours son a r m e ca­
r a c t é r i s t i q u e et son s y m b o l e .
N o u s a v o n s ici le t y p e de l'Héraclès imberbe développé, d'après F u r t w â n g l e r , sur­
t o u t d a n s les régions ioniennes 3 ) .
S u r n o t r e poids on ne voit pas Héraclès v ê t u de la p e a u de lion, qui fait p a r t i e
d e son a c c o u t r e m e n t caractéristique, de la manière h a b i t u e l l e . L a t ê t e est c o u v e r t e
d ' u n e coiffure en forme de πϊλυς (pileus ou pileum). La calotte assez h a u t e est
a r r o n d i e . Le πϊΧος a u n bord qui est replié, formant u n gros bourrelet. Le bourrelet
d e v i e n t p l u s épais en arrière sur la n u q u e et sur les épaules. La p e a u de lion a sur ce m o ­
n u m e n t la forme du πΧλος.
Héraclès et ses a r m e s (la massue et le carquois avec l'arc) se t r o u v e n t sur les m o n ­
naies de Callatis, ce q u i s'explique p a r l'origine de la colonie callatienne d o r i q u e de
H é r a c l é a P o n t i c a , ville d'Asie Mineure, sur la côte de B i t h y n i e . D e Héraclée, fondée
p a r des colons de Mégare, le culte de Héraclès, dieux p r o t e c t e u r et é p o n y m e de la ville,
s'était t r a n s m i s à Callatis, colonie d'Héraclée. Il était n a t u r e l q u ' à Callatis le dieux
H é r a c l è s , e n t r a n t avec ses colons d a n s la ville nouvelle, s ' e m p a r â t des i n s t i t u t i o n s
p u b l i q u e s de Callatis. A y a n t dès le c o m m e n c e m e n t la p r é p o n d é r a n c e p a r m i les a u t r e s
c u l t e s , il i m p o s a sa figure et ses armes n o n seulement a u x monnaies de Callatis m a i s
aussi a u x poids d o n t u n e b o n n e a u b a i n e nous a conservé une pièce en parfait é t a t . Le
poids d o n t il s'agit ici a p p a r t i e n t a u x Callatiens. Il est de p r o v e n a n c e callatienne.
P a r l'impur tance q u e les poids o n t p o u r la conservation des i n s t i t u t i o n s les plus
a n c i e n n e s , ce poids n o u s t r a n s m e t u n reste de l'histoire la plus reculée de Callatis.
Quelle est la mesure désignée p a r ce p o i d s ?
N o u s en a v o n s l'indication d a n s les lettres τρι, qui sont lisibles sur le revers du poids.
Il ne n o u s p a r a î t pas d o u t e u x , que les lettres τρι soient u n e a b r é v i a t i o n du n o m b r e
ordinal q u i i n d i q u e la tierce p a r t i e d ' u n e u n i t é plus g r a n d e . Quel est le poids d o n t
n o u s a v o n s ici la tierce p a r t i e ? N o t r e pièce qui pèse 175 gr. n o u s c o n d u i t à u n poids
e n t i e r de 525 gr. Or, nous r e n c o n t r o n s le poids de 525 gr. d a n s la m i n e b a b y l o n i e n n e
légère d ' A t h è n e s , où u n e demi-mine nous m o n t r e a u x q u a t r e coins l ' a d o r a t i o n
d'Héraclès 4).
L a coïncidence de la demi-mine a t h é n i e n n e et du poids callatien, en ce q u i concerne
le s y s t è m e du poids et la divinité d o n t nous voyons l'image, n e p e u t ê t r e fortuite. L e u r
r a p p o r t doit ê t r e cherché d a n s leur origine c o m m u n e .
1 3
) Pick, Die antiken Miinzen von Dacien u. ) Durrbach, l. c, p. 119.
4
Moesicn, I, p. 87 se., 97 es., t. 1. 17. ) Hultsch, Griech. u. rom. Métrologie3, p. 141
2
) Voir Durrbach, Daremberg-Saglio, Dict. d. et note 5.
Ant., III, 1, p. 119.
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THÉOPHILE SAUCIUC-SÀVEATSI

Le plus ancien système monétaire de Callatis semble être conservé dans les mon­
naies d'argent autonomes dont le poids varie entre 558 et 500 gr '). Il serait intéres­
sant de préciser les rapports entre les poids et les monnaies eallatiennes. Cette ques­
tion pourrait faire l'objet d'une étude spéciale.
Devant le visage de Héraclès on distingue à peine les lettres A A par lesquelles
le poids s'étalonne 2 ).

IV. CÉRAMIQUE ET AUTRES PETITS OBJETS

Le résultat de la campagne des fouilles de l'été 1925 n'a pas été satisfaisant au
point de vue de la céramique. La céramique, qui dans le rapport précédent occupait
un place assez grande, dans le rapport présent est d'une importance infime. En com­
paraison de la céramique de l'année passée, nous n'avons que très peu de restes de
la céramique commune, des amphores d'argile unie ce qui s'explique par le lieu des
fouilles. La plupart des recherches de l'année 1925 sont faites autour du mur qui se
trouva être l'enceinte des murailles du côté NO. De ce côté exposé aux attaques de
divers ennemis venant du continent, au voisinage immédiat des murailles de la polis,
nous ne pouvons attendre que par exception ou très rarement des restes d'habitations
antiques, d'ustensiles et d'outillage domestiques.
Les hasards de la guerre et de la défense de la ville peuvent apporter à l'une ou
à l'autre partie des murailles les vestiges habituels des habitations humaines, si les
inégalités du terrain à l'intérieur et dans le voisinage de l'enceinte des murailles ne
provoquent pas le nivellement et la stratification avec des tas de fumier, avec des
restes d'ustensiles humains.
Les fragments des amphores simples d'argile ordinaire nous aident à compléter les
séries de variations des pieds des amphores qui ont quelquefois des formes très bizarres
et curieuses. (Voir les pieds dans les figures 29,7-18 et 30, 3, 5, 6-86).
Les pieds devenant minces vers le bout, plus ou moins brusquement, se terminent
par un bout pointu ou non pointu. Les pieds sont lisses ou montrent vers le bout un
épaississement plus ou moins brusque, une élévation circulaire ou en spirale, pour se
terminer en pointe, plus ou moins aiguë. C'est une forme de pied double ou de double
bout des pieds de vases.
La base des pieds peut être creuse. Parfois, du creux de la base du pied pro­
vient un autre pied qui devient mince et se termine par une petite pointe conique
(fig. 29,18).
Dans les fouilles à «l'édifice de la Cybèle», dans le canal et dans les fouilles près
du mur de la fortification, nous avons trouvé peu de restes céramiques. Les restes
appartiennent pour la plupart à la céramique romaine qui est caractérisée par des
cannelures plus ou moins serrées, qui entourent la panse du vase. Les sillons se
touchent l'un l'autre d'arêtes vives ou émoussés. Les sillons ont une distance et une

1
) Fick, /. c , μ. 86. Une seule pièce pèse 473 gr. (Extrait du Bul. Soc. nuinisni. romane X X , 1925)
2
) Nous avons reçu trop tard l'article de M. Bucarest, 1926.
Dr. G. Severeano, Un nouveau poids de Kallatis
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134
CALLATIS

profondeur variables. Les sillons quelquefois ne sont pas droits, mais ondulés. De la
densité et la profondeur des cannelures dépend la finesse du décore. Les figures
55, 2 — 7 nous montrent les variétés de céramique romaine à cannelures trouvée au
cours des fouilles.

1%^
%<#?

Fig. 55.

Notons en outre ici les restes suivants de l'autre céramique, trouvée dans les
fouilles ou aux lieux indiqués ci-dessous:
Chez M. Slobozeanu nous avons noté un fragment du col d'un grand vase à vernis
noir brillant.
La décoration qui entoure le col du vase est une tige de lierre, dont les feuilles
ont une belle forme de coeur. La pâte appliquée aux feuilles est de couleur blanchâtre.
(Voir la fig. 56).
Un autre fragment d'un grand vase côtelé, de la collection du docteur Slobozeanu,
est la partie inférieure d'un grand vase. La décoration des cannelures est celle
même que nous avons signalée dans notre premier rapport.
Chez M-me Pompei à Mangalia, nous avons pu noter deux vases en forme de φια/.αι
de la forme indiquée dans la figure 57. Ils ont été trouvés quand on a posé les
fondations de la villa de Mme Pompei.

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135
THÉOPHILE SAUCIUC-SÂVEANU

L ' u n a u n e h a u t e u r de 0,035 m et un d i a m è t r e de 0,12 m . Il p o r t e u n e a n s e .


L ' e x c a v a t i o n du pied a u n d i a m è t r e de 0,04 m.
L ' a u t r e vase de 0,032 m de h a u t , a un d i a m è t r e de 0,095 m. Chacun de ces d e u x
vases est r e c o u v e r t d ' u n vernis b r u n .
L'orifice d ' u n v a s e t r o u v é a u x fouilles d'argile de couleur rouge de Venise clair
à vernis m a t , a u n e em­
bouchure d'une courbure
gracieuse.
L a p a r t i e opposée à l'em­
bouchure porte u n reste
d ' a n s e . L a forme de ce v a s e
s'approche de la forme des
vases només soit υίνοχάη,
soit χονς, soit ηρόχονς,
soit ετιΐχνοις. (Voir la fig.
55, 14).
Fig. 56.
Fragment d'amphore,
trouvé par M. Dimitrievici près de la mer voisine de l'église grecque; un morceau
de l'embouchure de diamètre 18,5, porte un fragment de l'anse ronde tordue.
L'argile est de couleur blanc gri-
! sâtre. La surface extérieure est de
couleur noir mat et usée par les
vagues de la mer.
Un fragment de plat en argile est
reproduit par la fig. 55, 8.
Le pied d'un vase d'argile très
grossière, de couleur terre de Sienne
brûlée, a la forme d'une roue dentée,
un peu creusée au fond. Le pied
est de 3 cm en hauteur, son dia­
mètre de 6 cm.
Au-dessus de 7 dents et des intervalles on voit cinq creux de la grandeur du
petit doigt. L'intérieur du vase, si l'on s'en rapporte à la partie conservée, montre
une couleur noir mat.
L'exécution est très primitive. Il est difficile de préciser la forme des haut du vase.
(Voir la fig. 55, 19).
Un fragment de vase d'argile, de couleur rouge indien clair très cuite, avec un
appendice cylindrique perforé par trois trous. Le diamètre de la base est de 2,5 cm, la
hauteur de 1,5 cm.
Je n'ose pas définir la forme du vase qui servait sans doute à filtrer un liquide.
(Voir la fig. 55, 1).
Un fragment de vase d'argile de couleur ocre-jaune clair nous montre un des
pieds (de diamètre de 3,2 cm) du vase (fig. 55, 15).
Quatre fragments de λνχνοι ont été découverts au cours des fouilles. Un fragment
de lampe a la forme indiquée par la fig. 55, 13.
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130
CALLATIS

Elle est extérieurement recouverte de vernis noir. Cette pièce est intéressante
parce qu'elle nous montre un appendice perforé. Le second appendice devait être sur
l'autre côté maintenant perdu. Il n'est pas douteux que les deux trous latéraux ser­
vaient à accrocher la lampe à un objet ou au mur ou au plafond de la chambre.
Les fragments de trois autres λύχνοι, dont deux ont une décoration simple en
relief, sont reproduites figures 55, 10 — 1 2 .
Les figures 30, 10 — 12 nous montrent quelques anses d'argile trouvées au cours des
fouilles.
Nous avons plu­
sieurs pièces d'argi­
le, de dimensions dif­
férentes. Elles sont
d'une forme plus ou
moins ronde. Leur
diamètre varie de 6
à 8 cm, leur épai­
sseur de 1 à 2 cm.
Elles ont au milieu un
trou rond (fig. 55,
Fig. 58. 16—19).
Leur destination
ne peut être précisée avec certitude. Nous inclinons à penser qu'elles servaient à charger
le filet des pêcheurs.
Une brique découverte dans les fouilles de «l'édifice de Cybèle» nous montre la
l'orme et les dimensions indiquées par la fig. 52, 1.
Les figures 52, 6 ; 58 et 59 nous présentent les formes des plaques découvertes dans
la nécropole près de la «Fondatia culturalâ
Principele Carol».
Une pièce de fer oxydé et transformé sur
toute sa surface en limonite, de forme conique,
a la circonférence de la base de 15 cm et la hau­
teur de 8 cm. Ce clou semble avoir été employé
pour fixer des pièces de pierre, par ex. stabiliser
les t a m b o u r s d'une colonne ou bien dans une Fig. 59.
a u t r e intention (fig. 52, 4).
A une profondeur de 0,9 m sous la surface du mur de la fortification, nous avons
trouvé une aiguille d'os de 13, 2 cm de long. Elle porte deux t r o u s : l'un est rond,
l'autre long. Une autre aiguille trouvée au même lieu, n'est pas perforée. Elle est de
11,5 cm en longueur (fig. 30, 9).
THÉOPHILE SAUCIUC-SÀVEANU
Cerndufi

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137
LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE
La station préhistorique de Câscioarele se trouve dans le département d'Ilfov à
17 km. vers l'Ouest d'Oltenita. Cette station était inconnue. Il y a cependant au Musée
d'histoire naturelle de Bucarest plusieurs tessons de poterie qui proviennent de cette
localité, avec la mention: «au bord de l'étang de Greaca» ').
Ce dernier détail prouve qu'il n'est pas question de la station qui nous intéresse:
il s'agit, en effet, d'une autre station située sur le domaine de M. Alimânâçteanu, ri­
verain de l'étang, et que nous avons retrouvée lors d'un voyage effectué un an aupa­
ravant dans ces parages.
Au cours de cette excursion archéologique nous avions remarqué la richesse des
stations pré- et protohistoriques de la région 2 ).
Pendant l'été de 1925, la Direction du Musée National d'Antiquités de Bucarest
nous a chargé de pratiquer des fouilles méthodiques à Câscioarele. Le besoin s'en faisait
d'autant plus ressentir que les eaux de l'étang menaçaient de réduire à néant la
station.
L'îlot «d'Ostrovel» est situé au bord d'une anse de l'étang de Càtâluiu, à l'Est, et au­
tour de laquelle des collines sont disposées en demi-cercle, ouvert sur l'îlot d'Ostrov.
Par suite de l'érosion, cet îlot est devenu presque circulaire; son diamètre EO est de
65 m., et celui du NS de 70 m. Un bras de l'étang, large d'environ 40 m, parfois
desséché, sépare l'Ostrovel du promontoire Nord, où se trouve une seconde station,
d'époque plus récente.
Lors de nos fouilles, le niveau auquel l'îlot s'élevait au-dessus de l'eau était de
3 m. Mais, au printemps et en automne, lorsque la crue des eaux s'accentue, le ni­
veau de l'étang monte jusqu'à hauteur de l'îlot. Parfois aussi, il le dépasse, et alors
seule une faible partie du centre reste vizible, fait confirmé aussi bien par les
traces d'érosion sur le pourtour de l'îlot que par le témoignage des habitants. Actuel­
lement, le niveau d'Ostrovel est très bas.
Comme nous sommes arrivé à 3 m. de profondeur en fouillant le terrain —
certains trous occupés par des pieux sont même plus bas — et comme, d'autre part,
la base des habitations de la couche inférieure est, d'habitude, à 2,70 — 3 m, on voit
clairement que l'îlôt devait s'élever à une hauteur bien plus grande.
Nous croyons qu'il est inutile de recourir à des explications très compliquées.
Il est surtout difficile d'admettre qu'il s'agit d'un éboulement, car de tels accidents
sont assez rares et affectent de plus vastes superficies de terrain. Cette région n'est

') Musée d'histoire naturelle, Salle XVIII, vi- -) Matériel pour la eartc archéologique de la
trine 163. Roumanie. Daeia III, 1926.

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LES FOUILLES DE CÀSCIOARELE

pas de celles où les mouvements tectoniques ont été nombreux. Il est plus probable
que le lit du lac s'est exhaussé par suite du phénomène bien connu de la formation al­
luvionnaire.
Ainsi donc, contrairement aux établissements de Gumelnita, de Sultana et à d'au­
tres établissements préhistoriques, dont l'installation sur des hauteurs dérivait du besoin
d'être le plus possible
à l'abri d'attaques, la
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d'autres stations épar- \
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ses dans la vallée du Da­
nube. Le choix de cette
situation s'explique par
les possibilités de dé­
fense qu'elle offrait et
par celles de se procu­
rer plus facilement des
produits alimentaires,
surtout du poisson.

Le matériel trouvé
en abondance à la sur­
face du sol, dans tout
le site d'Ostrovel, mais
surtout au Sud et à
l'Ouest, nous a déter­
miné à pratiquer des
fouilles surtout dans
ces zones-là et au cen­
tre, qui est un peu plus
élevé et dont on peut
reconnaître plus aisé­
Fig. 1.
ment la stratification.
Fouille A. — Le tracé de la première aire, soit 12 X 8m, a été commencé du côté
Ouest et dans la direction du centre (fig. 1). Voici comment se présente le matériel
découvert dans cette première aire:
Jusqu'à 40 cm terre végétale où se trouvaient mélangés des tessons de poterie,
de petits restes de bousillage, ainsi que des fragments de silex et d'os. Céramique en
majeure partie façonnée à la main. Très peu de fragments de poterie façonnée au tour
(Latène et grecque) y sont mélangés.
Entre 0,40 et 0,80 m on remarque un sensible accroissement des tessons, de frag­
ments de figurines humaines, de silex et d'os façonnés, de nombreux tessons de
poterie décorés de cannelures horizontales. D'autres fragments, d'une pâte fine,
jaunâtre et chargé de patine, sont décorés au col de raies fines et horizontales, et

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139
<;ιι. S I Γ , Ι -'AN

au centre de raies obliques qui se rcjoigneut en angle et constituent une sorte


d l epi.
'

La technique et le décor révèlent l'âge du bronze, à un stade même assez avancé.


On ne voit plus un seul tesson de vase façonné au tour; mais, en revanche, on rencontre
en grande quantité du bousillage dur et très effrité, surtout dans la zone Ouest (fig. 2
A II). L'aire de dispersion du bousillage, désignée sur les figures par un a, a 3 m sur 4.
Nous sommes certainement à l'intérieur d'un abri, déterminable également par le
foyer. Ce dernier se trouve près du côté E de l'habitation, et ses dimensions approxi­

matives sont de 1 sur 1,50 m. Les dimensions du logis ne peuvent être exactement
précisées ; celles que nous avons données représentent la surface occupée par le
bousillage disposé en masse, sans tenir compte de celui qui est dispersé (fig. 2
A II).
La seconde habitation est située au coin SE de l'aire. Le bousillage est entassé
sur un espace de 2V50 X 3,50 m. A l'intérieur de l'habitation, le foyer a 1,40 sur 1,10
m ; il se trouve au coin NE de l'amas de bousillage.
Le troisième amas de bousillage figure sur le plan vers le milieu du côté N ; il a
2 m, sur 1,50; il se continue dans le talus. Le bousillage disséminé sur toute la surface
est représenté par des débris, petits et durs, portant des traces de roseaux et de pieux
dont l'empreinte est profonde et l'aspect durable.
Entre 0,75 et 1 m, le bousillage se raréfie, tandis que les tessons de poterie vont en
se multipliant. Non moins nombreux sont les lamelles et les fragments de silex. A 1 m
de profondeur, nous avons découvert une lame de couteau en cuivre (fig. 49, 13).
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110
LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

Entre 1 m et 1,40 m, la terre devient graduellement dure. Les tessons sont moins
nombreux. A 1,20 m, vers la moitié du côté N de l'aire, sous l'amas de bousillage r,
nous avons trouvé entassés de nombreux tessons de vases divers, de grandes dimen­
sions, parmi lesquels certains proviennent d'une jarre à long coL décoré de cannelures
horizontales et au rebord largement rabattu.
Ces fragments indiquent nettement le caractère de la couche: l'âge du bronze. Les
fragments d'os, tels que harpons, figurines, poinçons, deviennent plus nombreux. Il en
est de même pour les figurines et les fragments de figurines en argile.
A 1,40 m, foyer de 1,50 sur 1,40 m, environ, dans la zone NE de la
surface.
Même inventaire de 1,40 m à 2 m. Les restes archéologiques sont encore moins
nombreux. La terre est de plus en plus humide et devient gluante. A 1,50 m, et 1,60 m,
nous trouvons deux petits morceaux de fil de cuivre. Vers 1,70 m, nous constatons un
accroissement du nombre des tessons, qui sont entièrement patines, et la présence de
fragments graphités, qui n'ont pas été rencontrés plus haut. Ils proviennent de la
couche inférieure de culture, car c'est en ce point qu'était rassemblé aussi bien le ma­
tériel retiré de diverses fosses par les habitants de la couche supérieure que celui qui du
haut était tombé là.
A la profondeur de 2 m, on distingue sur l'aire une parcelle de 4 m, de long, l'ex­
trémité de E, où se trouvent moins de débris archéologiques.
A 2,10 m., nous trouvons un foyer de 1 sur 1,10 m., dans une masse de bousillage,
près du côté Ouest de l'aire d'exploration. A côté du foyer, nous sommes en présence de
nombreux tessons, d'os, de cendre, de coquilles et de très nombreux pesons de filet. Le
bousillage est disséminé sur une superficie de 3 X5 m, et une épaisseur de 0,40 m. Des
trous de pieux sont épars dans le bousillage et pénétrent dans la terre. Nombre de ces
cavités renferment aussi du charbon; qui provient de la carbonisation des pilots.
Nous nous trouvons dans une deuxième couche d'habitations représentée par une
autre habitation toujours dans la moitié E de l'aire, mais un peu plus pro­
fondément.
A 2,40 m, la moitié Est de l'aire est une masse de boussillage, dont l'amas prin­
cipal occupe une surface de 6 m sur 3 (fig. 2 A I) et est épais de 0,40 cm. Le bousil­
lage est d'une coloration rougeâtre. Fragments de silex et d'une pierre meulière brisée
par le feu, tessons de grandes jarres et de vases plus petits sont entassés à l'intérieur
même des habitations. Tous sont de coloration rougeâtre et ont subi si fortement les
atteintes du feu, que certains en sont même déformés. Un violent incendie aura sans
doute détruit les habitations de cette couche, et les décombres ont recouvert les dé­
bris des nombreux objets d'usage journalier.
Vers le milieu du côté Est de l'habitation se trouve un foyer de 1.10 m
sur 1 m.
De nombreux tessons sont décorés de motifs en spirale (fig. 32, no. 9 et 10). Non
moins nombreuses sont les moulures verticales et les bourrelets alvéolaires.
Entre 2,80 et 3 m, les tessons se raréfient et le bousillage disparaît. La terre de­
vient humide, gluante, et l'eau est sur le point d'écumer.
Dans la couche inférieure, c'est généralement la poterie patinée et graphitée
qui prédomine, surtout, naturellement, en ce qui concerne les petits vases, qui sont
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141
GH. $TEFAN

façonnés avec plus de soin. Cette constatation concorde parfaitement avec les obser­
vations faites à Sultana ') et à Gumelnita 2 ).
Fouille B. — La seconde aire, dont les dimensions sont de 20 m, sur 8 et où l'ex­
ploration a été commencé vers le centre, s'étend jusque près de la bordure S d'Ostrovel.
Il est à noter que la stratification de la première aire fouillée se répète ici aussi avec
de très légères variations et livre du matériel en bien plus grande abondance. Jusqu'à la
profondeur de 0,40 rn, les trouvailles consistent en nombreux tessons de poterie et en
petits débris de bousillage. La céramique est modelée à la main et l'on ne voit qu'iso­
lément des tessons provenants de vases façonnés au tour. Ce sont de simples dispersions
de caractère plus récent, provenant de la station d'époque Latène qui est sur la colline
N d'Ostrovel. Une figurine humaine plate (fig. 41, no. 19), deux figurines incomplètes
d'animaux, des pesons de filet, plutôt disséminés dans la zone NE de l'aire, des perles, des
fusaïoles et de nombreux fragments de silex complètent l'inventaire. La couche de terre
végétale est très mince ; elle
a environ 10 cm.
La première couche d'ha­
bitations se trouve entre 0,40
et 0,70 — 0,80 m. A l'inté
rieur de ces habitations, on
trouve de très nombreux
tessons, anses, etc., décorés
de cannelures horizontales,
moulures, à légères incisions
obliques qui forment des
Fig. 3.
épis, en se rejoignant. Cette
disposition se remarque surtout sur les petits vases, qui sont fins, de pâte jaunâtre ou
noire patinée. Nous sommes certainement dans une couche de culture qui ne peut
appartenir à l'énéolitique, mais doit être de l'âge du bronze.
Nous trouvons ici également des figurines d'animaux, des fragments de figurines
féminines d'argile, une figurine plate en os (fig. 44, no. 2), ne fusaïole d'argile ornementée,
des cornes de consécration (fig. 40, nos. 17 —18), un marteau en os (fig. 49, no. 2), mobilier
auquel s'ajoutent quelques petits vases, découverts principalement dans la partie basse
de la couche et qui complètent l'inventaire. A signaler le rython (figure 22), qui trahit
une influence méridionale (Cf. aussi la page 162).
Entre 0,80 et 1,10 m, la terre devient sensiblement plus dure. Le mobilier reste enco­
re assez riche. La poterie a le même caractère prononcé de l'âge du bronze. L'influence
de la technique du métal est évidente sur de nombreux tessons, principalement sur celui de
la tasse de la figure 26, no. 3. Les figurines et fragments de figurines humaines et animales
sont nombreux également ici. L'os est représenté par des poinçons, des harpons,
des rondelles, etc.
Parmi les nombreux petits vases — de culte probablement, car leurs dimensions
réduites ne permettent de leur assigner aucun emploi pratique —, nous avons

2
*) I. Andrieçescu, Les fouilles de Sultana, Da- ) VI. Dumitrescu, Fouilles de Gumelnifay Da-
cia I, p. 89. cia II, p. 54.

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142
LES FOUILLES DE CASCIOARELE

découvert, à 0,90 m, un petit vase en forme de barque, qui devait être un ex-voto
(fig. 18, 9).
Signalons u n admirable vase à pied, découvert à 1 m, de profondeur (fig. 22, no. 2)
et présentant le plus grand intérêt par les suggestions qu'il provoque au sujet des re­
lations qui existèrent, en ces temps lointains, entre la vallée du Danube et le Sud.
Très n o m b r e u x sont aussi les objets en silex, tels que lames, racloirs, percuteurs
et haches. Le métal est fort rare. J u s q u ' à présent, nous n'avons trouvé qu'un hameçon
en cuivre.
E n t r e 1,10 et 1,50 m, le sol, extrêmement dur, se pioche très difficilement. Nous
trouvons là deux haches en pierre polie. Il est à noter généralement que les fragments
de poterie et tous les restes qui concernent l'activité humaine se raréfient sensiblement ;
il en résulte, par suite, l'impression qu'on arrive au fond de la couche de culture.
A 1,20 m, nous réduisons de 10 m la partie S de la superficie fouillée, afin de pouvoir
approfondir suffisamment le reste du terrain. Les tessons sont peu nombreux et n ' o n t rien
de particulier. On trouve encore quelques fragments
de figurines animales et humaines, toujours féminines, "J fâ?rfW*^%
avec tatouage et indication du sexe. Le silex devient
rare lui aussi ; il se réduit à quelques percuteurs, deux
pointes de flèche et quelques fragments de lames. A
1,20 m, nous trouvons un petit morceau de fil de
cuivre.
E n t r e 1,70 et 1,80 m, on constate que le sol de­
vient plus mou et peut être facilement pioché. Les
restes archéologiques se raréfient de plus en plus.
L'inventaire se compose des mêmes catégories d'objets,
mais on voit apparaître en grand nombre des pierres,
des os, des bois de cerf transformés en instruments,
on rencontre aussi du matériel non encore façonné des
coquilles, de la cendre, etc., surtout au point où il de­
vait se trouver une fosse pour les détritus ménagers,
car la terre est extrêmement molle (elle provient peut-être du remplissage).
A 1,70 m, nous trouvons un peson de filet en pierre d'un poids i n a c c o u t u m é ; il
est cylindrique et porte au centre une dépression d'attache (fig. 47,4).
A 1,80 m, nous découvrons la partie inférieure d'une figurine, vêtue d'une jupe en
eloche ; le fragment est creux. A cette profondeur, les tessons deviennent sensiblement plus
n o m b r e u x et décèlent la deuxième couche de culture. Au centre de l'aire d'exploration,
à p a r t i r de 1,90 m, on rencontre du bousillage de la couche inférieure des habitations.
E n t r e 2,10 et 2,70 m, nous sommes à l'intérieur des habitations de la couche infé­
rieure (fig. 4). Le bousillage est massé sur toute la moitié Ouest de la superficie, sur
10 m de long et 3,60 m de large. C'est ce qui explique pourquoi on ne peut même
pas préciser le nombre d'habitations ainsi que leurs dimensions.
A 2,40 m, nous commençons à reconnaître distinctement les trous des pieux de
l'habitation, soit a. b, d et e. A 2,60 m, nous retrouvons les trous c et f. Leur diamètre
est d'environ 0,12 m. On en voit plus bas, jusqu'à 3,20 m. Dans le trou de pieu b, nous
t r o u v o n s , à 3,10 m, la figurine d'os de la figure 44, no. 4.

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143
ΟϊΓ. ÇTEPAN

L'inventaire de cette couche d ' h a b i t a t i o n s comprend u n e énorme q u a n t i t é de tes­


sons de poterie de toutes g r a n d e u r s : depuis les grands et épais fragments de j a r r e s ,
avec lesquels nous avons reconstitué le vase en forme de bol de la fig. 19, j u s q u ' a u x plus
petits avec lesquels nous avons reconstitué plusieurs p e t i t s vases délicats, de p â t e fine,
couverts d ' u n e admirable patine et graphités (fig. 15, 4 — 6). Le décor, en dehors de cer­
tains motifs est incisé — s u r t o u t les motifs en spirale — et aussi en r e l i e f — p r i n c i p a l e ­
m e n t les grands tessons sur lesquels a p p a r a î t le bourrelet alvéolaire habituel. Quel­
ques fragments de couvercles sont décorés d'une spirale blanche sur fond noir, qui se
dégage du rebord du vase, ceint la panse et se termine au s o m m e t .
Dans la masse de bousillage, nous avons t r o u v é u n foyer de 1,20 sur 0,90 m , à
2,10 m, à l'Est du bard Ouest des fouilles. Auprès de ce foyer il y avait de n o m b r e u x
vases p a r m i lesquels u n en forme de pied h u m a i n (fig. 23), des fragments de jarres
et quelques pelletées de blé calciné. Nous avons également trouvé une pierre meulière
brisée, elle aussi, p a r le feu qui p r o b a b l e m e n t dévora le logis, puis de n o m b r e u x de
pesons de filet, toutes formes et grosseurs.
E n t r e 2,70 et 3,10 m, on ne t r o u v e plus de bousillage, mais seulement quelques
tessons, quelque peu noirs, à zones de couleur blanche. La terre devient de plus en plus
molle et gluante, et, vers 3,10 m, nous ne t r o u v o n s plus rien.
Sondages. — E n dehors des d e u x aires explorées, nous avons p r a t i q u é d e u x a u t r e s
sondages, que nous désignons p a r z, dans la zone Nord d'Ostrovel et p a r y dans celle
de l ' E s t .
Le dernier sondage a été arrêté à 1,20 m. E n ces lieux, la stratification se répète
aussi, avec cette seule différence que dans la couche supérieure et s u r t o u t a u x 40 pre­
miers centimètres, on rencontre de nombreuses traces d'activité h u m a i n e d'époque
plus avancée. T o u t ce qui à été t r o u v é de l'âge du fer, nous l'avons déjà dit, est en t r o p
petit n o m b r e et t r o p dénué d ' i m p o r t a n c e pour q u ' o n puisse le considérer a u t r e m e n t
que comme u n e simple dispersion d'objets p r o v e n a n t de la colline située à proximité
immédiate.
Il a p p a r a î t clairement de cet exposé stratigraphique que nous sommes en présence
de deux couches d ' h a b i t a t i o n s . Il semble qiie le premier h a b i t a t a dû être plus intense
car la masse de bousillage est telle qu'il reste seulement très peu de terre qui en soit
e x e m p t e . Les h a b i t a t i o n s soit qu'elles aient été exiguës mais serrées les unes contre
les autres, soit qu'elles aient été assez spacieuses pour abriter une famille au sens
large du m o t , trahissent u n grand e n t a s s e m e n t de popidation.
Les beaux spécimens de poterie fine, chargés de p a t i n e et décorés avec soin —
surtout ceux qui sont graphités — p r o u v e n t que nous sommes dans l'énéolitique alors que
le m o u v e m e n t artistique était très ample dans la région d a n u b i e n n e ' ) , ou pour être
plus explicite, dans t o u t e la région carpatho-balcanique. Mais une c a t a s t r o p h e vint
m e t t r e fin à cet épanouissement.
Dans la couche supérieure, nous constatons q u e les habitations sont plus rares, ce qui
prouve que la population était moins dense. E n ce qui concerne les produits céramiques,
ils sont inférieurs à ceux de la couche inférieure. Cette caractéristique n'est pas exclusive

') Les mêmes caractères s'imposent à l'attention encore plus prononcés à Gumelnifa (VI. Dumitrescu,
à Sultana (Cf. I. Andriesescu, Dacia l); ils sont Dacia II).
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144
LES FOUILLES DE CASCIOARELE

a Cascioarele; elle se fait remarquer aussi à Sultana et à Gumelnita. Comme de très


n o m b r e u x détails de style montrent que dans la couche supérieure nous sommes en
présence d une époque profondément influencée par la technique du métal, il est à
supposer que la destruction de la première couche d'habitations se rattache à une mi-
gration, car ce qui caractérise toujours ces temps-là, c'est un retour en arrière en ce 7
qui concerne le sentiment artistique et ses réalisations dans la matière.
Habitations. — La question des habitations, extrêmement difficile en raison du
degré de destruction où elles se trouvent, se rattache avant tout au problème ethno­
graphique. E n ce qui regarde la couche supérieure, nous pouvons déterminer la forme
des habitations, grâce à trois urnes que nous possédons et qui reproduisent des maisons
primitives.
1. Modèle de maison quadrangulaire, à plafond cintré; longueur 0,094 m ; largeur
0,06 ; hauteur 0,07. La construction se complète par une sorte de verandah en forme
d arc de cercle (fig. 22,3). Le toit est formé de deux plans inclinés et légèrement re­
courbés qui se confondent en une arête.
D'après ce modèle, il semble que la maison se rétrécissait et que le toit était plus
incliné par derrière. Cette particularité ne se voit pas dans les autres modèles, qui sont
d'exécution bien supérieure. Il se peut très bien que ce mode d'achèvement du modèle
soit la traduction en argile de la réalité ; il se peut également que ce soit une simple ma­
ladresse du modeleur. E n effet, l'exécution en est peu soignée, la pâte mal pétrie et insuf­
fisamment cuite. Sur le devant, la crête du toit est surhaussée d'une manière prononcée.
Des urnes identiques ont été découvertes à Salmanovo (Bulgarie) ') et dans la
plaine de Munténie, à Gumelnita 2 ) ; on y remarque aussi le détail de construction,
que nous avons décrit en dernier lieu, mais sans la «verandah» de notre modèle.
2. Modèle de maison presque carrée. Le toit est formé de deux plans qui s'inclinen-
en pente douce et, comme dans le premier modèle, se rejoignent à l'arête. Le toit est
sillonné de quatre stries formées par pression du doigt et qui, p a r t a n t de la crête, suit
vent la pente du toit.
Comme forme, cette urne se rapproche d'un exemplaire trouvé à Gumelnita.
mais celui-ci diffère de l'autre en ce que l'ornementation est incisée.
3. Modèle de maison carrée. Sa forme générale rappelle celle de l'exemplaire du
précédent ; mais le toit est sans décor.
Comme on le voit, tout ce qu'on peut dire de la forme des habitations de la couche
supérieure, c'est qu'elle est carrée ou quandrangulaire. Quant aux dimensions, nous ne
pouvons rien avancer de précis, car nous n'avons trouvé que du bousillage en masse.
Q u a n t aux foyers qui ont pu être déterminés, on constate que leurs dimensions se rap­
prochent beaucoup les unes des autres et évoluent autour de 1 m 2 , parfois un peu
plus, mais jamais moins.
E n ce qui touche les habitations de la couche inférieure, on ne peut dire avec pré­
cision quelle était leur forme habituelle. Nous n'avons trouvé dans cette couche aucune
urne en forme de maison — constatation qui a été faite pareillement à Gumelnita 3 ). Nos
recherches ne se basent, par conséquent, que sur des observations résultant des fouilles.

s
') Hoernes-Behn, Kultur der Urzeit I, fig. 50. ) Ibidem, pp. 39 — 41.
») Dacia IT, p. 42, fig. 9 et 10. www.cimec.ro
145
CIT. ÇTEFAN

On doit r e m a r q u e r t o u t d'abord l'amas considérable de bousillage, t a n t en é t e n d u e


q u ' e n épaisseur. La superficie A comporte d e u x surfaces de bousillage d'environ 6
m , sur 3 (fig. 2 A I). D a n s l'excavation B , le bousillage est également entassé en d e u x
p o i n t s : a, de 7 m , sur 3,60 et β, de 6 m sur 2. Il semble donc résulter de ce fait que
les dimensions des logis inférieurs auraient été grandes. On peut encore s'expliquer
l'existence de cet a m a s , en a d m e t t a n t q u e le feu aurait d é t r u i t en m ê m e t e m p s plu­
sieurs h a b i t a t i o n s très rapprochées les unes des a u t r e s . E n ce cas, nous aurions dû dé­
couvrir plusieurs foyers, mais nous n ' e n avons t r o u v é q u ' u n seul d a n s c h a q u e masse
de bousillage.
Les trous de pieux r e m a r q u é s dans les aires d'exploration A et B viennent à n o t r e
secours. Nous n ' a v o n s pas t r o u v é de rangée continue de ces trous, p o u r q u ' o n puisse
se p e r m e t t r e de rétablir le plan entier de l ' h a b i t a t i o n . De l'examen de l'aire A, où
nous avons déterminé les cavités des p o t e a u x a, 6, c, d, e, / , g, h, i, j% /, cavités dispo­
sées de la manière et a u x distances qui se voient sur le plan (fig. 2, A I ) , il résulte
que l'habitation était de forme q u a d r a n g u l a i r e , ce qui est fort plausible. L ' u n i q u e dif­
ficulté consiste en ce que le seul foyer découvert dans cette masse de bousillage se t r o u v e
en dehors de l'habitation que délimitent ces cavités.
Dans l'aire B , nous avons identifié, au point a, les cavités occupées p a r des pieux
a, b, c, d, e et f (cette dernière avec quelque doute). Les trois premiers trous sont dis­
posés en ligne courbe, les autres à peu près en ligne droite. Mais ici l'habitation n ' a pas été
complètement dégagée ; u n e bonne p a r t i e est restée enfouie dans le talus. De la par­
celle limitée p a r les pieux a, 6, c, il résulterait q u ' u n e partie au moins du logis était cir­
culaire. C'est-là, é v i d e m m e n t , p l u t ô t u n e h y p o t h è s e , qui ne p e u t être corroborée q u e
dans la mesure où des constatations analogues seraient faites à d ' a u t r e s s t a t i o n s .
E n ce qui concerne Gumelni^a, station contemporaine de la n ô t r e , M. Vladimir
Dumitrescu a de bons motifs de supposer q u e les logis de la couche inférieure é t a i e n t
circulaires 1 ). Il semble q u e les logis de Câscioarele devaient être aussi bien circulaires — ce
qui était p r o b a b l e m e n t u n e ancienne c o u t u m e — q u ' a n g u l a i r e s — d i s p o s i t i o n plus récente.
La technique des h a b i t a t i o n s est à peu près la m ê m e dans les d e u x couches ; elle
rappelle celle des h a b i t a t i o n s de toutes les autres stations similaires. Les parois étaient
en argile, q u ' o n appliquait sur une a r m a t u r e faite de p o t e a u x , de ramilles et de roseaux.
Mais, cette a r m a t u r e est bien m i e u x constituée dans la couche supérieure — les ramilles
é t a n t fort rapprochées les unes des autres (fig. 47. 2) — alors que les parois ne sont for­
mées, dans la couche inférieure, que d'argile pétrie de c h a u m e (fig. 47, 5), laquelle
adhère à u n e a r m a t e u r faite de p o t e a u x et de ramilles espacés. D'après les indices relevés
dans la couche inférieure, il semble q u ' o n ait eu l ' h a b i t u d e de recouvrir le pisé d ' u n e
matière blanche (sorte de crépi).
Le toit était constitué de roseaux et assez incliné pour p e r m e t t r e le rapide écoule­
m e n t des e a u x , dans cette région où les pluies sont assez fréquentes.

ARMES ET OUTILS EN SILEX ET EN PIERRE


D a n s toutes nos stations néo-énéolithiques et m ê m e de l'âge du bronze, le silex se
t r o u v e en q u a n t i t é s respectables et q u a n d on procède à des fouilles, c'est u n des objets

') Cf. Dacia II, pp. 39 — 41.

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146
LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

qu'on rencontre le plus fréquemment à côté de la poterie. A Ostrovel, il existait u n impor­


t a n t atelier où l'on travaillait le silex. Ce qui le prouve, ce sont les percuteurs, les nucleus
et les éclats de silex, qui figurent à coté de haches, de lames et de racloirs dont le
nombre est assez important. A Câscioarele, le silex n'était travaillé qu'en vue des
besoins locaux en moindre quantité qu'à Gumelnita et Sultana. Nous y avons trouvé moins
de fragments de silex qu'à ces deux dernières stations, comparativement surtout à l'é­
tendue du terrain qui a été remué et aussi en raison du fait que dans la station où nous
avons pratiqué des fouilles, le matériel était plus entassé, étant donné que l'étendue
de l'établissement se limitait à l'ilôt d'Ostrovel.
Le silex servait, en premier lieu, à confectionner des armes et des outils. Il reste
néanmoins à savoir de quel lieu provenait la matière brute.
Pointes de flèches. — L'arc et la flèche étaient employés pour la chasse et les com- ^-
b a t s à grande distance. Les pointes de flèches ont le même aspect que celles des autres
stations de la pleine de Munténie ; leur forme est généralement triangulaire, mais elles
n ' o n t ni pédoncules, ni barbelures, ce qui caractérise les flèches des pays occidentaux.
Les côtés du triangle ne sont cependant pas droits comme ceux des flèches d'Occident*),
mais légèrement courbes 2) ; la base est une ligne droite ou courbe. Des pointes de
flèches de formes identiques ont été signalées en Thessalie 3 ) et en Bosnie, à Debelo
Brdo, près de Serajevo 4 ), qui entre, pour une bonne part, dans le cercle de civilisation
du Sud-Est de l'Europe Mais, là aussi, les pointes sont, pour la plupart, de type occidental.
Dans la station de l'ilôt d'Ostrovel, cette forme est la seule que nous ayons rencontrée,
dans les deux couches. Les dimensions varient, naturellement, mais c'est surtout la
proportion entre la base et la hauteur qui est différente, certains exemplaires étant
plus larges à la base et d'autres plus étroits (voir la fig. 5 et comparer, par exem­
ple, l'exemplaire 1 de la première série à l'exemplaire 1 de la deuxième). Un des côtés
est généralement presque plat, tandis que l'autre est invariablement plus bombé, hor­
mis la partie qui est devers la base et qui est presque plate sur les deux côtés. Les
bords et la base ont été retouchés avec goût. La base est droite (fig. 5, 9), concave
(fig. 5, 1) ou, dans la plupart des cas, légèrement convexe.
Nous avons trouvé, au total, 18 pointes de flèches, remarquables par le soin avec —
lequel elles ont été travaillées et retouchées. Le plus grand exemplaire a 7,9 cm, sur
3,5 ; les plus petits ont 4,3 cm sur 2,3 cm, Certaines peuvent, par conséquent,
être considérés comme de vraies pointes de lances.
Les exemplaires 16 et 18 sont un peu différents. Le premier se fait remarquer par
des bords très a r q u é s ; le second est très allongé, peu large et a la face supérieure très
renflée.
Sur ces 18 pointes de flèches, 5 seulement proviennent de la couche inférieure de
culture.
Haches. — La matière principale dont les haches sont faites n'est pas la pierre,
mais le silex. Nous sommes en possesion de 18 haches entières, achevées; une

') J. Déchelette, Manuel d'archéologie préhisto- Pfahlbauten der neolitischen Zeit.


3
rique, cetique et gallo-romaine, P a r i s 1924. I , fig. ) T s u n t a s , Ai προϊστορικαι άκρόπο?.εΐζ Δψηνίον
174, 4 . καΐ Σεσκλον, pi. 42 N o s . 14 et 18.
4
2
) F o r r e r , Reallexikon, p l a n c h e 146, N o s . 7 e t 8. ) Fiala, dans Wiss. Mitt. aus Bosnien und der
Herzegovina, I V , p . 5 3 , fig. 112.
Feuerstein und Knochengerate aue Schweizen
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147
CTI. STEFAN

seule n'est pas terminée. Nous avons aussi 8 fragments a p p a r t e n a n t i n d u b i t a b l e m e n t


à des haches.
Le t y p e prédominant est celui à extrémité large «breitnackige Beile» ') ; 15 de nos
exemplaires sont de ce t y p e . Nous n'avons que 4 exemplaires de l'autre t y p e «spitz-
nackige Beile» 2 ) (fig. 6, nos. 3 , 4 , 9 et 10). Les dimensions sont différentes. La proportion
entre la longueur et la largeur varie elle aussi. P a r exemple, la plus p e t i t e est longue
de 8,5 cm et large de 4 cm, au t r a n c h a n t ; à l'extrémité, elle a 2,2 cm. La plus grande a
15 cm X 6 X 4,5 (fig. 7, nos. 1 et 4).
Le rapport entre la longueur et la largeur est encore plus petit à quelques exem-

Alla il
n

A à A à 11
lilâBI
M ta Fig. 5.

plaires, par exemple à celui qui porte le no. 8 de la fig. 7, dont les dimensions sont
de 10 cm X 8,5 X 3,5.
Le t r a n c h a n t de toutes les haches est c o n v e x e ; à certaines, cependant, il l'est
m o i n s ; à d'autres, il est élégamment arqué et retouché (fig. 7, 7, et fig. 6, nos. 4 et 5).
Toutes les haches étaient exécutées par dégrossissage ; quelques parties seulement
sont lustrées et trahissent une tendance au polissage, mais aucune n'est entièrement
polie. C'est d'ailleurs ce qui caractérise les haches en silex de toutes les stations de la
vallée du D a n u b e et les différencie de celles du Nord et de l'Ouest.
Haches de pierre. — La pierre était moins travaillée que le silex. On l'utilisait sur­
t o u t pour les petits outils.
Nous n'avons que deux haches de pierre, à savoir:
1. Hache de pierre lustrée, coupe quandrangulaire ; longueur 10 cm, largeur 4 cm
au t r a n c h a n t et 3,3 cm à la pointe, épaisseur 2 cm (fig. 6, 2). Le t r a n c h a n t est
] 2
) Hoernes-Behn: Kultur der Urseit (Sammlung ) Ibidem, fig. 26, I I .
Gôschen) I, p. 70, fig. 27 a et b.

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148
LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

légèrement courbe et aminci. Cette forme est de la dernière phase du néolilique,


respectivement de rénéolitique '). Les deux plats sont légèrement courbes.
2. Hache de pierre, longue de 12,5 cm et large de 6,5 c m ; un des côtés est presque
plat, l'autre un peu courbe (fig. 6, 1).
A noter deux fragments de marteau ou de hache en pierre lustrée, dont l'un porte
des traces de perforation. Mentionnons aussi un fragment de marteau (fig. 5, 30),
avec belle esquisse de perforation ; à la partie inférieure, on voit les traces d'un autre
trou, également non terminé, parce que l'instrument s'est brisé.
A mentionner six petits ciseaux (fig. 5, nos. 19 — 24), dont cinq sont généralement
en forme de trapèze, dérivé de la
forme quadrangulaire. C e t ^ i n s t r u -
ment figure d'habitude dans l'inven­
taire de nos stations énéolitiques,
sans y être toutefois représenté par
un grand nombre de spécimens. Un
de ces ciseaux (fig. 5, 23) a un beau
profil d'herminette 2) ; le t r a n c h a n t
est absolument plat d'un côté et
courbe de l'autre.
Quelques-uns des autres ciseaux
ont des profils se rapprochant de ce­
lui de l'herminette 3 ) et les deux
plats sont plus ou moins courbes 4 ).
Leurs dimensions, d'ailleurs très
rapprochées, varient entre 3,5 cm
sur 2,4 pour la plus petite, et 4,9 sur
3 pour la plus grande.
Le t r a n c h a n t de la plupart de
ces ciseaux est droit ou presque
droit, contrairement à ce que nous
avons remarqué pour les haches.
Le dernier exemplaire a une
forme particulière: la lame, de profil
horizontal demi-circulaire, a un
Fig. 7.
t r a n c h a n t large et aminci (fig. 5, 29).
Grattoirs. —- Dans l'ilôt Ostrovel, le silex était surtout affecté à la confection d'in­
struments pour mettre à mort les animaux et les équarrir. Nous avons une série de

') Forrer, Reallexikan, pL 20, No. 9 et pag. 67. Cf. Gumelniln (Cf. Dacia I I , p. 43 et 45, fig. 10 et 11,
Déchelette, Manuel I, p. 515: «Les haches à coupe l'étude de M. Vlad. Dutnitrescu).
3
rectangulaire sont particulièrement commîmes en ) Des profils identiques de ciseaux ont été
Scandinavies où on ne les rencontre pas, comme signalés découverts à Kodjadermen, Bulgarie. (Cf.
nous l'avons vu, à la première phase du néolithique*. Izvestia. Bulletin de la Société Archéologique Bul-
") Des ciseaux à profil d'herminette ont été dé­ gare, VI, p. 87, fig. 69 et 70).
couverts à Sultana (Cf. l'étude de M. I. Andrie- *) Forrer, op. cit., pi. 20, No. 8.
sescu, Dacia I, p. 69 — 70, pi. VII — V I I I ) et à
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149
GH. ÇTKFAN

ces i n s t r u m e n t s , d é n o m m é s racloirs ou grattoirs p o u r p e a u x ; ils sont des formes et des


grandeurs diverses. Nous possédons 107 exemplaires entiers et presque entiers, c'est-à-dire
bien moins qu'il n ' e n a été découvert d a n s les s t a t i o n s , de la m ê m e é p o q u e , de S u l t a n a
et G u m e l n i t a . Leurs formes sont soit triangulaires, soit q u a n d r a n g u l a i r e s , e t compor­
t e n t de nombreuses v a r i a n t e s .
Tous les grattoirs ont i n v a r i a b l e m e n t un des côtés p l a t ; l ' a u t r e côté — le dos —
présente diverses n e r v u r e s longitudi-
j B P7V* nales, soit u n e seule, soit plusieurs,


flulu/ kjflEb '' ''"' "'""''"' r a t t a c h e que
JWKJHL dans une faible mesure ;i la forme (fig.
ÎK Si *Bt&Z 9). Le tranchanl «·ι la pointe ~<>ni
» fi 4* parfois retouchés (fig. 9, nos. 1,3, 4).
Nous avons r e m a r q u é aussi plus rare­
m e n t , des retouches sur les marges
latérales. Ces formes sont c o m m u n e s
à t o u t e s les stations carpatho-balca-
niques. Les fouilles o n t livré des spé­
cimens identiques à S u l t a n a Ί ), Gu­
melnita 2 ), Boian 3) (plaine de M u n t é -
nie), dans la s t a t i o n de P o d g r a d 4 )
et à K o d j a d c r m e n 5 ) (Bulgarie).
Une forme plus r a r e de g r a t t o i r
est à signaler: la l a m e à la forme
d ' u n 8 et des pointes c o u r b e s ; les
côtés p r é s e n t e n t des dépressions au
centre (fig. 9, 25). Le côté inférieur
est p l a t ; le côté supérieur est divisé
Fig. 8.
en d e u x p a r u n e n e r v u r e longitudi­
nale.
Il est un a u t r e genre de grattoir,
de forme particulière et d o n t n o u s ne
possédons q u e d e u x exemplaires. Le
g r a t t o i r a la forme d ' u n e lame à pointe aiguë et m u n i e d ' u n pédoncule à la base (fig. 9,
17). Si la pointe n ' é t a i t pas recourbée, n o u s aurions été t e n t é de voir d a n s cet e x e m ­
plaire u n e sorte de p o i n t e de flèche ou de lance r e s s e m b l a n t a u x spécimens découverts
en O c c i d e n t 6 ) .
L'exemplaire no 1. de la fig. 9 suggère des r a p p r o c h e m e n t s avec des formes plus
anciennes.
») Cf.LesDacia I, p. 66, ainsi
dimensions —V. les r a p p o r t s e nfig.
pi. IV que t r e73leΛ tetr aB
n cet
h a74.
n t et la longueur sont v a ­
-) Cf. Dacia II, p. 48 — 49. ') R. Popov, Izvestia,o nBulletin VI, 4p. cm. 80 83,
riables:
s peu dépassent 10 cm de l o n g ; les plus p e t i t s exemplaires t environ
) Cf. Dacia II (étude de M. V. Chrietescu). fig. 60 — 65.
4
) R. Popov, Izvestia, Bulletin III, I (1912), «) Déchelette, Manuel, I, fig. 174, No. 6.

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150
LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

Lames de couteau. — Ces lames se distinguent en ce qu'elles sont plus longues et


plus fines. Un des côtés est invariablement plat ; le second est chargé d'une ou de plu­
sieurs nervures longitudinales (fig. 10). Nous n'avons que 38 pièces entières. Une très
faible partie de la pointe m a n q u e à 50 autres. D'autres fragments, au nombre de
700, complètent l'inventaire des fouilles, en ce qui touche le silex travaillé sous forme
de lames. Leur longueur varie entre 13 et 5,5 cm. ; celle de certains fragments dé­
passe en longueur les lames entières les plus longues; ce sont des lames de di­
mensions réellement respectables,
surtout dans la couche inférieure.
La pointe de la lame est d'habi­
t u d e bien effilée, et, dans la plu­
p a r t des cas, les lames sont cour­
bes. Il existe aussi des lames droi­
tes, mais en petit nombre.
La série comprend également
u n fragment de scie qui n ' a de
dents que d'un seul côté (fig. 9,
28). Bien que ce genre de scie soit
rare, on en a trouvé en Bulgarie,
à P o d g r a d , près du village de
Madara (Choumen) *).

/ Percuteurs.— Le percuteur est


un objet que comprend d'ordinaire
l'inventaire de nos stations (fig. 8,
nos. 12 —15). Nous en avons recueilli
75 exemplaires à Cascioarele. La
p l u p a r t sont des percuteurs propre­
m e n t dits, c'est-à-dire qu'ils ser­
vaient à tailler le silex. Mais il est
d'autres spécimens, qui sont d'une
matière trop t e n d r e , telle que la
pierre, qui s'effrite facilement, ou
bien l'argile, qui devaient avoir u n
t o u t a u t r e emploi. Ils devaient servir de missiles, qui étaient lancées à l'aide d'une fronde.
La pierre servait encore comme pierre meulière et comme poussoir. U n fragment
de cette sorte de pierre porte sur u n des côtés une dépression circulaire de 8,5 cm, de
diamètre, où se voient des traces de couleur rouge (fig. 47, 1). Il est probable qu'elle
servait à préparer des matières colorantes et à les mélanger. Sur le côté opposé, on voit
quelques dépressions linéaires irrégulières p r o u v a n t qu'il s'agit d ' u n poussoir. On a
découvert aussi des exemplaires de poussoirs dans d'autres localités de nos régions,
comme par exemple, à Gumelnita 2) et à Lechinta-de-Mures, 3 ).
8
') Cf. hvestia, Bulletin, 1912, fig. 7 (étude de ) Cf. Dorin Popescu, Les fouilles de Lechinta·
M. R. Popov). de-Mures. Dacia, II.
*) Dacia II, p. 51, fig. 19.

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151
GH. $TEFAN

U n peson de filet, en pierre également (fig. 47, 4) est presque cylindrique et ses
extrémités sont bombées. Vers le milieu, il a u n e dépression qui servait à l'at­
t a c h e r ; nous croyons du moins qu'elle
n ' a v a i t pas d'autres destination. Cette
forme est r a r e ; elle n ' a pas encore été
remarquée dans u n e a u t r e station de la
plaine de Munténie. On la retrouve sous I
un aspect identique dans un exemplaire
en argile qui a été aussi découvert dans
l'ilôt d'Ostrovel.

LA C É R A M I Q U E

La céramique figure à côté des


autres produits de l'activité humaine ;
Elle a une importance primordiale et
parfois concluante. P o u r les t e m p s pré­
historiques — et souvent aussi pour les
t e m p s protohistoriques — , elle est le
principal élément à l'aide duquel on pro­
j e t t e la lumière sur une foule de pro­
blèmes intéressants des r a p p o r t s de cul­
t u r e ; elle est la preuve la plus directe
du degré de civilisation d'une époque.
La céramique de la station de Câs-
cioarele fait partie du cercle de culture Fig. 10.
de la céramique monochrome carpatho-
balcanique. Comme technique, elle est apparentée de près à la céramique des
autres stations de la fin du néolitique de Munténie et des Balcans. Comme formes et
décors, elle complète les formes ainsi que l'ornementation du Sud-Est, et se r a t t a c h e
en premier lieu, a u x spécimens de céramique découverts à Sultana et Gumelnita.
a) Technique. — Sous le point de v u e de la technique, bien plus que sous celui
de l'ornementation et des formes, on r e m a r q u e entre la couche inférieure et la couche
supérieure — s t r a t i g r a p h i q u e m e n t p a r l a n t — une différence qui n'est pas du t o u t sur­
p r e n a n t e , car elle a été déjà constatée. La poterie de la couche inférieure se r e c o m m a n d e
p a r plus de qualités que celle de la couche supérieure. Nous avons découvert aussi,
évidemment, dans la couche inférieure de la poterie d'aspect primitif, d o n t la p â t e a
été mal modelée et renferme de m e n u gravier. Q u a n t à la cuisson des vases de cette
couche, nous ne savons pas si elle a été complète. Tous nos exemplaires de la couche
inférieure proviennent de l'intérieur d'habitations détruites p a r u n incendie, ce qui
explique pourquoi ils ont tous l'aspect de vases a y a n t subi j u s q u ' a u rouge l'action du
feu, et sont même déformés.
E n dehors de cette catégorie de vases, il en est une a u t r e , qui est formée de vases
fins, à parois minces, d'aspect délicat, qui n ' o n t été découverts que r a r e m e n t dans la
couche supérieure.
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LES FOUILLES Γ)Κ CÂSCIOARELE

Mais, ce qui distingue la poterie de la couche inférieure de celle de la couche supé­


rieure, c'est, a v a n t t o u t , la patine, qui est souvent accompagnée d'une ornementation
graphitée et d'incrustations avec une matière blanche, comme, par exemple, à Sultana l)
et à Gumelnita 2 ). Dans la couche supérieure, nous trouvons également des tessons
patines, mais en moins grand nombre, bien que maint indice trahisse l'influence de la
technique du métal.
A notre avis, ce qui fait que la patine des vases de la couche inférieure a un autre
aspect que celui de la couche supérieure, c'est que le procédé a été différent. Le vernis
des tessons de la couche inférieure paraît provenir d'une couleur très finement appli­
quée sur la pâte, tandis que le lustre des fragments de la couche supérieure n ' a été
obtenu que par un polissage, fait qui explique pourquoi ce lustre a u n éclat presque
métallique. On n ' y voit cependent pas cette splendide patine noire qui caractérise la
plupart des spécimens de l'âge du bronze transylvain ").
De même q u ' a u x autres stations de Munténie, nous avons constaté que les petits
vases ont été mieux faits que les grands, et sont pour la plupart, d'une technique
supérieure. Il est à noter enfin que la partie inférieure des vases a été travaillée
avec moins de soin que la moitié supérieure: nous avons trouvé des vases patines, qui
n'étaient ornementés qu'à la partie supérieure.
Toute la poterie de l'îlot d'Ostrovel a été façonnée à la main, mais avec une adresse
et un soin particuliers, qui dénotent non seulement un degré de bon goût prononcé,
mais encore la possibilité de traiter l'argile avec talent. Or, cet art suppose une longue
pratique, a v a n t d'arriver, peu à peu, à une quasi-perfection.
Sans vouloir aborder la question des décors, nous devons constater l'absence
d'ornements en relief sur les exemplaires patines.

b) Formes. — Les formes sont à peu près les mêmes dans toutes les stations du
S u d - E s t ; mais la prédominance est acquise dans notre station a u x formes les plus
communes de la poterie carpatho-danubienne, surtout en ce qui concerne celles en
forme d'écuelle et de poire.
A. Ecuelles. — Ce qui caractérise la forme de l'écuelle le plus fréquemment rencon­
trée dans les couches t a n t inférieure que supérieure, c'est une large ouverture et un
fond le plus souvent plat, mais, parfois aussi, légèrement en mamelon à l'intérieur.
Le rapport entre la hauteur et le diamètre de l'ouverture varie beaucoup, car les
vases sont t a n t ô t plus hauts, t a n t ô t plus larges. La plupart des spécimens se font
remarquer par l'étroitesse du fond par comparaison à leurs autres dimensions.
Sur deux exemplaires de la couche supérieure, nous avons constaté qu'à une lé­
gère dépression extérieure du fond correspond le renflement de la partie intérieure
qui est complété sur un exemplaire, par une empreinte faite avec le doigt (fig. 26,
3). Si l'on ajoute à cela les divers détails d'ornementation, tels que légères incisions
obliques sur la partie supérieure du rebord et les empreintes faites avec le doigt, dans
le sens radiaire, sur la partie intérieure du vase, il n'y a plus de doute que nous sommes
en présence d'un exemplaire qui prouve clairement la connaissance de la technique

2
') Dacia I, p. 83, pi. X I X ; p. 93, pi. X X I X ; ) Dacia II, p. 54 et 65.
3
p. 98 et p. 99. pi. X X X I I I . ) Par exemple, à Lechinfa-de-Mure?. Dacia I I .

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153
G H. ÇTEFAN

du métal. Ce vase est un élément important pour dater la couche supérieure de la


station.
Sur la partie intérieure d'un fond de vase, nous remarquons une proéminence
perforée, pour y passer un lien de suspension (fig. 14, 3).
Les rebords des vases de cette catégorie sont droits (fig. 11, nos. 1 et 3), ou bien
rabattus obliquement
au dehors, ou encore
recroquevillés oblique­
ment à l'intérieur (fig.
14, nos. 6 et 7) et enfin,
pour la part, courbes
vers l'intérieur. Il y en
a d'épais et de minces
(fig. 11, nos. 2 , 4 , 5 , 6).
Sur vin exemplaire,
la ligne qui sépare le
rebord de la panse du
vase a été modifiée par
Fig. il. l'adjonction de quatre
| petites proéminences
(fig. 11, 2), disposées aux extrémités des deux diamètres. Le rôle de ces proéminences
est purement ornemental. Elles ne déparent nullement la ligne du vase, mais elles
décèlent, au contraire, un sens assez développé de l'ornementation.
Les dimensions des écuelles sont très variées ; leurs diamètres oscillent entre 0,07
et 0,30 m.
La série des vases plus larges que hauts se complète d'un exemplaire muni d'une
petite base, portant une dépression, et dont le fond est perforé de cinq petits trous.
La panse, de profil oblique, a un rebord légèrement aminci (fig. 12).
Une forme d'écuelle suffisamment représentée est celle d'un vase à panse élevée,
de profil oblique, à ouverture bien plus large que le fond et à rebord droit.
La paroi extérieure d'un vase de ce genre est divisée en secteurs par des dépres­
sions exécutées au doigt et qui vont s'allongeant en ligne courbe du rebord jusqu'au
fond (fig. 14, 9). L'espace compris entre deux dépressions est décoré de raies minces
et irrégulières.
Cette forme d'écuelle simple n'est pas unique: il est aussi des vases de forme iden­
tique, à proéminences anguleuses et perforées en vue de la coulée à opérer. Sur certains
de ces vases, les proéminences sont disposées près du rebord ; sur d'autres, elles se trou­
vent plus bas (fig. 18, 1, et fig. 14). C'est un objet qui figure communément dans les
inventaires des stations de Munténie *) et des contrées du Sud-Est 2 ).
Un exemplaire a précisément au fond un cercle intérieur en relief tôt autour
de la paroi. La présence de ce bourrelet intérieur est plus logique et plus facilement

') Il en a été découvert à Sultana (op. cit., Dacia Herz., V, p . 53, fig. 21) et en Bulgarie, dans la
I), à Gumelnita (op. cit., Dacia II) et à Boian (op. grotte de Moravifa ( Cf. Izvestia, Bulletin III,
cit., Dacia I I ) . 1913, p . 281, fig. 189).
*) En Bosnie, à Ripac (Mitt. aus Bosnien u.

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154
LES FOUILLES DE CASCIOARELE

explicable à proximité immédiate du rebord — car on a l'impression qu'il en fait


partie —. ou bien un peu plus bas, mais en tous cas au-dessus de l'orifice destiné à
la coulée (fig. 14, 10), où il a pour but d'empêcher le liquide de se frayer une
issue par en haut, en ne lui livrant passage que par le goulot qui traverse la paroi
du vase.
Ce bourrelet large, situé sur la paroi intérieure, a pu également servir à main­
tenir en place le couvercle.
B. Vases piriformes. — La forme la mieux représentée à Câscioarele est celle

Fig. 13.

de la poire, avec ses dérivés. On la remarque aussi fréquemment dans les deux couches
de civilisation. Les exemplaires de la couche inférieure sont, en majeure partie, plus
aplatis et plus renflés, tandis que ceux de la couche supérieure sont plus hauts et
plus sveltes, remarque qui souffre, naturellement, des exceptions pour l'une et pour
l'autre couche.
Le fond des vases de cette catégorie est plat et leur diamètre très petit. La panse
des vases est ou renflée et à profil en ligne courbe (fig. 15, 2 ; fig. 16, nos. 7,8 ; fig. 20, nos. 4
et 5) ou bien bitronconique. Les deux parties du vase se juxtaposent, et leurs bases
forment parfois au point de suture un anglen et (fig. 15, nos. 1 et 6). Parfois le vase
est de forme plutôt sphérique, et le raccordement entre les parties inférieure et
supérieure, au milieu du vase, s'opère d'une façon insensible en un renflement qui rappelle
la forme d'un bourrelet (fig. 15, nos. 4, 5 ; nos. 10, 3, 5 ; 14, nos. 14, 16 et 17). Le rapport
entre les deux parties est variable. Dans la plupart des cas, la partie inférieure est
plus haute que le partie supérieure; parfois c'est le contraire.
Intéressants sous ce point de vue sont les vases 1 et 6 de la fig. 15, dont la
partie supérieure est plus haute que la partie inférieure. Le profil de la moitié supé­
rieure est en ligne courbe vers l'intérieur, tandis que celui de la partie inférieure est
courbé au dehors. Le premier vase, découvert dans la couche supérieure, a l'orifice
large, et le rebord s'évase au dehors. Sans entrer dans des détails, l'occasion se présente
de remarquer que le premier de ces deux vases est paré de deux nervures qui ceignent
la panse immédiatement au-dessus de la ligne de séparation des deux parties. Ce vase
date certainement de l'âge du bronze. Le second vase, découvert à l'intérieur d'une

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155
GH. $TEFAN

h a b i t a t i o n de la couche inférieure, est décoié de raies obliques graphitées sur le


r e b o r d (fig. 14, 12).
Ces d e u x vases sont très suggestifs en ce qui concerne les r a p p o r t s avec l'aire d e
l'espansion de la poterie peinte m o l d o - u k r a ï n i e n n e , en p r e m i e r lieu a v e c C u c u t e n i ,
c'est-à-dire avec la fin de la période de civilisation B l). Cette forme n'est d'ailleurs

p a s u n i q u e d a n s la plaine de M u n t é n i e . N o u s l'avons r e t r o u v é e à S u l t a n a , d a n s u n
milieu i d e n t i q u e à celui de Câscioarele 2 ) . Ces d e u x vases sont d ' u n e g r a n d e i m p o r ­
t a n c e p o u r assigner u n e d a t e a n o t r e s t a t i o n . Ils n o u s enseignent q u e n o u s s o m m e s
d a n s u n é t a b l i s s e m e n t d'âge plus r é c e n t q u e celui de C u c u t e n i , et q u i c o r r e s p o n d , p o u r
la couche inférieure, avec la fin d u second é t a b l i s s e m e n t de C u c u t e n i . L a t e c h n i q u e ,
la forme et le décor confirment c e t t e d a t e .

L'orifice des vases de c e t t e catégorie est g é n é r a l e m e n t plus large q u e le fond. Il


est sans r e b o r d ou bien il en a u n à peine r a b a t t u en dehors (fig. 16, 5). On r e n c o n t r e
parfois u n col de p e t i t e dimension (fig. 16, 7 ; fig. 20, 4).

') H. Schmidt, Tongrfàssc der jûngeren Kultur p. 48, n. 22).


2
B.—jungere Stilartcn (apud I. Andrieçescu: Con- ) I. Andrieçescu, Fouilles de Sultana (Dncia I).
tributie la Dacia înainte de Romani, Iasi 1912,

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156
LES FOUILLES DE CASCIOÀRELE

U n d e ces vases m é r i t e de r e t e n i r l ' a t t e n t i o n (fig. 17). Il a le profil d ' u n v a s e à


p a n s e t r è s renflée, p a s a u c e n t r e mais vers la p a r t i e s u p é r i e u r e . L a p a r t i e du b a s p l u s
allongée v a en se r é t r é c i s s a n t v e r s le fond. Cette v a r i a n t e a aussi l'aspect h a b i t u e l des
vases d u S u d - E s t e u r o ­
p é e n , à s a v o i r : piriforme
avec p o i n t e en b a s . Cette
forme se r e n c o n t r e n o n
seulement vers l'Ouest,
comme, par exemple, à
B u t m i r ] ) , où elle é t a i t
e m p l o y é de prédilection,
m a i s encore vers le N o r d ,
d a n s la zone de la p o t e r i e
p e i n t e , où elle é t a i t d'u­
sage c o u r a n t '-). A v e c c e t t e
forme é g a l e m e n t , n o u s
n o u s t r o u v o n s d a n s le cer­
cle de c u l t u r e énéolitique
Fi ]s d u S u d - E s t . Si n o u s ajou­
t o n s à la présence de c e t t e
forme celle des motifs o r n e m e n t a u x familiers à la poterie p e i n t e , q u e n o u s r e t r o u v o n s
t r a d u i t s d a n s les décors incisés (pour les détails, v . plus bas) de c e t t e p o t e r i e m o n o ­
c h r o m e de la vallée d u D a n u b e , n o u s v o y o n s encore u n e fois confirmés les liens de
parenté qui existent
e n t r e la c é r a m i q u e
p e i n t e et la p o t e r i e
carpatho - balkani­
que.
H é r i t é e p a r l'âge
du b r o n z e , la forme
de v a s e d o n t n o u s
p a r l i o n s se r e t r o u v e
aussi d a n s la couche
supérieure, dévelop­
pée en ce sens q u e le
col se r é t r é c i t , l'ori­
fice s'évase et la p a n - Fig. 16.
se est m o i n s renflée
(fig. 3 5 , 6). E t a n t d o n n é , d ' u n e p a r t , le t r a v a i l soigné de l a ^ p â t e de ces v a s e s , laquelle
est d ' a s p e c t r o u g e â t r e et d ' a u t r e p a r t , leur forme q u i a évolué et révèle d ' u n e t e c h n i q u e
supérieure, ainsi q u e le décor de cannelures verticales d o n t la p a r t i e supérieure d u v a s e est

') Fiala, Radimsky, Hoernes, Die ncoïitische Sta- de l'Est) à Hoernes-Menghin, op. cit., p. 291, fig. 2,1
tion von Butmir II, pi. VI, 1, 3, 4, 6. et, surtout, 2, 2.
2
) Voir, par exemple, les vases de Bilcze (Galicie

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157
GH. ÇTEFAN

recouverte à partir du col, nous sommes obligé, pour fixer une date, de descendre
jusqu'à l'âge du bronze IV.
Quelquefois, le col est allongé et se termine par un rebord droit (fig. 15, 2).
Deux petites anses horizontales, perforées d'un trou vertical, se trouvent, sur deux points
opposés, au-dessous de la ligne du col.
La même série de vases en comprend aussi deux petits, ayant la forme d'un double
tronc de cône (fig. 14,
7 et 18). Il est évident
qu'ils n'avaient pas une
destination utilitaire et
qu'ils étaient plutôt
d'usage rituel. Il est
probable qu'ils étaient
clos à l'aide d'une tête
d'idole ressemblant à
celles des figurines en
terre cuite 1 ). Un de
ces petits vases porte
Fig. 17. deux proéminences, sur
deux points opposés,
sur la ligne de jonction des deux parties. Le second exemplaire, plus compliqué, a un fond
anguleux, qui porte les traces de quatre pieds sur lesquels il reposait, ce qui rappelle
l'exemplaire découvert à Sultana 2 ). Dans l'espace compris entre deux pieds — dont
le point de départ est au milieu du vase — se trouve une proéminence anguleuse.

C. Supports. — La forme des supports est la plus commune à nos régions, à


savoir: deux troncs de cône qui se joignent à leur petite base. La partie supérieure est
généralement plus haute que la partie inférieure (fig. 18, 4). Une forme isolée est celle
du support perforé (fig. 24, 20), de haut en bas ; au milieu, on constate une diminu­
tion du diamètre, ce qui sert à maintenir le vase. Nous n'avons trouvé des vases de
cette catégorie que dans la couche supérieure.
D. Vases à pied. — La forme des vases à pied est apparentée à celle des supports.
Un petit vase à pied creux ne présente, comparativement aux supports, que les distinc­
tions suivantes: d'abord, la partie supérieure est bien plus développée que le pied, puis,
la ligne du profil ayant une certaine profondeur le fait ressembler à un vase (fig. 24, 21) 3 ).
Le vase no. 2 delà fig. 22 représente le plein développement de cette forme.
Au lieu d'un vase proprement dit soutenu par un support, nous avons les deux parties,
se confondant en un tout organique. Son aspect gris — avec une patine assez soignée
— est tout à fait satisfaisant. Le pied est en forme de tronc de cône creux. La ligne
de suture avec la panse du vase est indiquée par une incision assez profonde qui se
développe tout autour du vase. La panse est presque sphérique; elle se termine par
2
*) Un petit vase-idole, découvert aussi à Ostro- ) Dacia I, p. 82, fig. 12.
3
vel (Dacia, III, 1926). D'autres exemplaires ont été ) Un petit vase découvert à Butmir (Bosnie)
découverts à Sultana (Cf. Dacia I, p. 85, pi. XXI) se rapproche assez comme forme. (Cf. Hoernee-
et à Gumelnita. (Cf. Dacia II, p. 62, fig, 31). Menghin: op. cit., p. 250, fig. 2, No. 9).

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158
LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

un col peu élevé au rebord droit. Comme décor, nous ne trouvons qu'un simple petit
bouton proéminent, situé près du col (fig. 24, 22).
Si ce vase est satisfaisant du point de vue technique, il est encore plus intéressant
pour les rapproche­
ments qu'il permet
d'établir. Le pied du
vase se retrouve à de
nombreux exemplai­
res découverts dans
les stations du Sud-
Est européen ; mais
il est, d ' h a b i t u d e ,
bien plus haut que
celui de notre spé­
cimen ' ) . F i g 18

Les vases qui se


rapprochent le plus de celui-ci comme forme, sont deux vases découverts dans l'île deMilo 2 ).
L'un d'eux ressemble étonnamment à notre exemplaire. Hoernes les date de la première
époque du métal («Fusschalen der fruhen Metallzeit» 3 ). Découvert à 1 m, de profondeur,
notre vase fait partie de la couche
supérieure ; il provient par consé­
quent d'un milieu qui abonde en
détails révélant l'influence du mé­
tal.
Le vase à pied d'Aphidna 4)
est aussi de l'âge du bronze. L'a­
nalogie qui existe entre lui et notre
sMteJj. spécimen est complète, surtout en
ce qui concerne le pied, qui est
Fig< ]9, court, et l'orifice, qui a été façonné
en vue de l'application d'un cou­
vercle. Mais comme la civilisation de l'âge du bronze a été plus tardive dans nos ré­
gions et que nous sommes restés enclos dans la période énéolithique, alors que l'Egée
était en plein âge du bronze, il se peut fort bien que ce vase soit d'influence méridionale ;
u
en tout cas, il est de date plus récente que ceux du Sud, c'est-à-dire on peut le dater
de la fin de l'âge du bronze I I , sinon même du III-ème. E n tout cas, sans émettre
une opinion décisive sur cette influence, nous constatons une ressemblance très frap­
pante entre le vase de Câscioarele et les vases du Sud. Mais ce qui nous confirme cette
hypothèse, c'est le fait que nous trouvons un autre vase parfaitement semblable en
Europe centrale de date plus récent. Il s'agit du vase de Wies (Mittel Steiermark 5 ).

4
') Exemplaires découverts à Lengyel (Cf. Hoernes ) Dussaud: Les civilisations préhelleniques dans
Menghin, op. cit., p. 257, fig. 1), à Cnossos (ibi- le bassin de la mer Egée, Paris 1914, p. 178,
dem, p. 250, fig. 2). fig. 133.
6
*) Ibidem, p. 250, fig. 2, 1 et 2. ) Cf. V. Radimsky et J. Szombathy, Urge-
») Ibidem., p. 250. schichtliche Forschungen in der Umgegend von
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GH. ÇTKKW

E . Coupes. — Les coupes se trouvent plus rarement que les autres vases. Leur
forme était cependant connue ici.
Les coupes sont de petits vases au fond plat, à la panse courbe et assez haute,
au bord parfaitement
droit (21, nos. 6 — 8). <#"*.*!'JSSMw^.

F. Bols. — La forme
du bol est connue elle
aussi. Elle est représen­
tée par deux exemplai­
res presque entiers. Le
premier a de grandes
dimensions (fig. 19); il
provient de la couche in-
féiieure et il a été dé­
couvert dans l'habitation
a de l'aire d'explorations
B, près du foyer. A en
juger par le milieu où il
a été trouvé — il était Fig. 20.
enfoui dans un amas de
blé calciné, en quantité assez grande pour l'emplir — il devait servir de sébile à céréales.
Sa base reposait probablement sur un support en terre, seul moyen d'assurer sa stabilité.
Cet exemplaire est à panse courte et à large ouverture (diamètre : 50 cm.). La pro­
fondeur du second
exemplaire est bien
plus grande. Mais,
quel que soit le rap­
port entre la hau­
teur et la largeur, les
bols sont tous sans
base ; leur panse est
légèrement arquée
et leur rebord droit.

G. Urnes. — La
forme de l'urne est
assez bien repré­
sentée. L'exemplaire découvert à la plus grande profondeur est le moins svelte; sa
forme est plus rapprochée de celle de la sphère (fig. 20, 2) ; c'est d'ailleurs la
plus ancienne. Le fond, large et plat, supporte un corps qui n'est pas trop haut
et suffisamment renflé, se terminant par un rebord presque droit. De même que

Wies in Mittel Steiermark (Mitteilungen der an- XI, fig. 13).


thropologischen Gesellschaft, Wien, XV, p. 148, pi.
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160
LES FOUILLES DE CÀSCIOARELE

sur u n a u t r e exemplaire, nous constatons que le bourrelet intérieur est large et


situé à proximitié immédiate du rebord, dans le b u t évident de servir de soutien
au couvercle, comme nous en avons fait la remarque sur les écuelles. La paroi exté­
rieure de la panse porte deux proéminences en saillie droite qui servaient à saisir
l'urne.
Deux autres exemplaires sont bien plus h a u t s ; leur fond est plus étroit et la panse
moins renflée. Même re­
bord droit (fig. 20, 3).
C'est un aspect posté­
rieur de la même forme.
Signalons l'aspect
particulier d'un petit
vase à fond sphérique,
à la panse bien renflée à
la partie inférieure, et
au col étroit, ce que les
archéologues allemands
n o m m e n t «Bombentop-
fe» (fig. 15, 3). A cette
forme se r a t t a c h e le dé­
cor du pointillé, dont Fig. 22.
les files s'évadent de
dessous le col, recouvrent la panse du vase, en la divisant en zones, puis v o n t se
perdre vers le fond. Si l'on munissait l'urne d'une anse, on obtiendrait le pot pro­
prement dit (fig. 24, 30).

H . Tasses. — A en juger p a r le nombre de fragments découverts, l'usage de la tasse


a dû être fort r é p a n d u . Nous ne possédons que deux tasses presque entières, qui provien­
n e n t de la couche supérieure. Leur partie inférieure est sphérique. L'ouverture de l'une
d'elles se rétrécit et se termine p a r un bord droit (fig. 18, 2). L'ouverture de l'autre
ne se rétrécit q u ' u n peu au-dessus de la ligne médiane, puis s'élargit vers le bord
p r o p r e m e n t dit (fig. 18, 3). Les anses, assez développées, se détachent directement du
rebord puis s'élèvent au-dessus de l'ouverture en décrivant un bel arc de cercle j u s q u ' à
la ligne médiane de la tasse. Les anses s'élargissent a u x extrémités, puis elles s'arron­
dissent et s'amincissent à leur centre.

I. Vases caliciformes. — Cette forme n'est représentée que par deux petits vases
p r o v e n a n t de la couche supérieure. Le premier (fig. 18,5) se distingue p a r u n e large
o u v e r t u r e ; il se rétrécit ensuite au col, puis il devient si renflé que le fond n'est q u ' u n
faible aplatissement de la sphère. Le second vase (fig. 21,1) a le fond plat et plus étroit
q u e l'ouverture. Le profil de la panse est courbe, et le rebord, à peine perceptible, est
r a b a t t u au dehors.

J . Bocaux. — Dans quelques cas, la panse est légèrement c o u r b e ; dans d ' a u t r e s ,


elle est verticale, le fond plat et l'ouverture u n peu rétrécie par suite du recroquevil-
l e m e n t de l'extrémité du rebord à l'intérieur (fig. 20, 1).
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161
GH. .STEFAN

L. A signaler quatre petits vases, de formes tout à fait spéciales et inconnues dans
notre néo- et énéolitique. Nous allons en faire la description détaillée:
Le premier est en forme de barque. Son aspect général est ellipsoïdal (fig. 18, n o .
9). Il est divisé en deux par une paroi dans le sens longitudinal. La possibilité d'emploi
comme vase d'utilité journalière doit être exclue. Mais, étant donné la découverte fréquente
de petites vases sacrés, du mobilier en miniature, etc., on est induit à a d m e t t r e que
ce vase naviforme en argile est plutôt un objet rituel. Nous n'irons point d'ailleurs
jusqu'à évoquer les barques de l'âge du bronze ' ) , qui sont représentatives du culte
du Soleil. Nous croyons qu'il s'agit d'une simple barque votive, dédiée à la divinité
p a r les habitants-pêcheurs de
l'îlot d'Ostrovel. Comme on
faisait à la divinité l'offrande
de toutes sortes de vases, de
figurines représentant des
animaux, etc., il se peut fort
Fig. 23. bien qu'on lui ait aussi offert
des reproductions de barques,
acte fort naturel de la part des h a b i t a n t s qui vivaient principalement de la pêche.
Cet exemple n'est d'ailleurs pas isolé et l'idée s'en retrouve dans une petite pirogue
en argile qui ressemble beaucoup à une b a r q u e creusée dans un fût d'arbre (fig. 26, no. 14).
Très intéressant est le ryton 4 de la fig. 22. Il en a été trouvé deux exemplaires
dans la région carpatho-danubienne. L'an dernier, on en a découvert un 2) à Gumelnita,
t o u t près de la station d'Ostrov. Notre exemplaire est non seulement entier, mais
encore a dans l'aspect général quelque chose qui exhale un accent nouveau (fig. 24,
no. 39).
La panse du vase, dont une extrémité s'amincit et revêt la forme d'un museau, tandis
que l'autre se termine par un orifice oblique, repose sur quatre petons, qui représen­
tent les pieds de l'animal. Une anse en forme d'arc, scindée en deux par une cannelure
longitudinale, s'agriffe à la partie supérieure du vase, t o u t près du rebord, et va
s'accoler à la tête. Le vase est décoré d'une série de cannelures obliques qui p a r t e n t
du rebord, contournent un des flancs de la panse, vont ensuite s'insérer dans l'autre
flanc et finalement se perdent vers le museau s ) .
Un, vase, dont la forme se rapproche du nôtre, mais sans pieds, a été découvert
en Bosnie 4 ).
Un vase en forme de babouche ne présente aucune particularité, hormis sa forme (fig.
22, no. 1). Comme technique, il est de facture inférieure. Bien supérieur comme technique et
forme est un autre petit vase en forme de pied humain, découvert à une profondeur de 2,40
m., à l'intérieur du logis a de l'aire d'exploration B. Calciné j u s q u ' a u rouge dans l'incendie
qui détruisit les habitations, il ne porte plus que de faibles restes de décor, qui, cette
fois, sont des couleurs. On voit n e t t e m e n t deux cercles blancs qui ornaient le pied dans

J
) Cf. Déchelette, Manuel, II, 1, fig. 182. Casson, Macedonia. Thrace and Illyria, fig. 44).
2
) VI. D u m i t r e s c u : Découvertes de Gumelnifa (Da- *) Cf. Truhelka, Der vorgeschichtliche Pfahlbau
cia I , p . 336, fig. 2). bei Donja Dolina (Mitt. nus Bosnien und Herze-
3
) Cf. T s u n t a s , op. cit., fig. 2 0 6 : on en a dé­ govina, IX, pi. X X V I I , No. 5).
c o u v e r t u n e x e m p l a i r e a Kilindir (cf. Stanley
/
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162
LES FOUILLES DE CASCIOAHKT.K

la région des chevilles. De-ci de-là, on aperçoit aussi de petites taches de couleur blanche,
mais on ne peut pas en conclure à tout un système d'ornementation (fig. 23).
Rappelons qu'un petit vase semblable, datant aussi de la fin de l'âge de la
pierre, a été découvert à Kara-Arnaut (Bulgarie) '). —
M. Vases perforés. — Nous n'avons aucun exemplaire entier. D'après les fragments,
on voit que ces vases étaient ovoïdaux, tronqués aux deux extrémités et plus larges

à l'une qu'à l'autre. Leurs parois sont percées d'une foule de trous. Des vases de ce genre
ont été rencontrés à Sultana, Gumelnita et Boian, dans la plaine de Munténie, et
dans tout le Sud-Est européen. On a trouvé aussi des fonds de vases perforés, mais,
en ce cas, les parois ne l'étaient pas.
N. Jarres. — En dehors de ces vases, généralement petits — exception faite pour
le bol de la fig. 19 — qui pouvaient être facilement transportés d'un lieu à l'autre,
la couche inférieure, en particulier, nous a livré une foule de grands fragments de
jarres qui étaient destinés à recevoir des céréales et peut-être même des liquides. Les
jarres étaient d'un usage très répandu dans tout le Sud-Est européen, jusque dans
la zone égéenne et en Crète.

') Izvestia, Bulletin 1923-24, fig. 97.


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163
(,ΙΙ. ÇTF.FAN

Ces vases étaient de très grandes dimensions, à en juger par l'épaisseur et la grandeur
des fragments. Nous ne possédons q u ' u n e seule partie de jarre qui comprenne tous les
éléments, à savoir : fond, panse et rebord (fig. 25, n o . 1), et encore ce
fragment ne provient-il pas d'une j a r r e a y a n t les plus grandes
dimensions, car il a 20 cm de diamètre au fond et 50 cm de
hauteur. Notre exemplaire est un des plus petits que nous pouvi­
ons trouver. Le fond des jarres à conserver est généralement
plat, la panse est h a u t e et
légèrement arquée ; l'ou­
verture est plus large que
le fond : le rebord est droit,
le plus souvent. Seul u n
exemplaire de la couche
supérieure a le rebord lar­
gement r a b a t t u au dehors ;
*~ le col est haut et décoré de
Fig. 25. cannelures horizontales.
La partie inférieure devait
être très renflée ; cette forme était d'ailleurs répandue p a r t o u t à l'époque tardive de l'âge
du bronze.

E n dehors des grands vases d'évi­


dente utilité courante, il est une série
de vases minuscules, dont l'importance
consiste uniquement en ce qu'ils repré­
sentent en petit les formes des grands
vases. E n ce qui concerne les stations
qui n ' o n t pas livré de grands vases enti­
ers, l'importance des petits, qui devaient
être des jouets ou des ex-voto, est
bien plus grande que pour la station
de Câscioarele.
Façonnés avec plus ou moins de
soin, et dépourvus de décors, les petits
vases de Câscioarele ne sont que des
pygmées reproduisant les grands.

P . Couvercles. — E n dehors des va­


ses, la station de Câscioarele nous a livré
un nombre respectable de couvercles
variés comme forme et dimensions.
La première série comprend 5
exemplaires entiers ou presque entiers,
ainsi que deux fragments de couvercles
plats (fig. 26, no. 8) en forme de disque.

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LES FOUILLES DE CASCIOARELE

Les poignées en forme de tête d'idole sont les plus fréquentes dans cette catégorie de
couvercles. Une seule poignée trapézoïdale, large et forte, même trop forte par rapport
à la grandeur du couvercle, a un aspect particulier (fig. 24 no. 41).
La seconde série comprend les couvercles à base circulaire, plus ou moins évidée
(fig. 26, nos. 1 et 2, 4 et 5). Nous avons 11 pièces entières ou légèrement ébréchées, et quel­
ques tessons. La plupart des couvercles de cette série ont des anses très fortes, en forme
d'arc de cercle, plus larges ou plus arrondies et plus épaisses (fig. 24 no. 42). Un bel
exemplaire, ornementé (fig. 26, no. 2), n'a pas d'anse mais une simple protubérance au
faîte, où se terminent six nervures qui partent du rebord en ligne courbe et divisent
le couvercle en six secteures, dont trois décorés d'incisions et trois non décorés, qui sont
disposés alternativement 1 ).
Le même genre d'ornementation a été remarqué sur un couvercle découvert à Gu-
melnita 2 ), qui, au lieu de nervures comme notre exemplaire, est décoré de petits bour­
relets à entailles.
Certains exemplaires n'ont pas d'anses, mais de simples trous de suspension peut-
être, ou bien deux orillons (fig. 26, no. 1) disposés près du rebord (fig. 24, no. 44). Le plus
grand exemplaire muni de ce moyen de préhension est celui que représente la fig. 27,
no. 50 dont nous n'avons que des fragments. Les grandes dimensions du couvercle ont
exigé une troisième proéminence, perforée et située au centre du couvercle. Ce
couvercle est bien arrondi et ressemble à une écuelle renversée. Le rebord est nettement
rabattu.
Le petit couvercle No. 4 de la fig. 26 est un exemplaire représentatif d'une
technique extrêmement soignée, du double point de vue de la forme et de la pâte.
La forme est à peu près celle d'un cône. D'après l'aspect général du couvercle avec son
rebord recroquevillé, on croirait être plutôt en présence d'un entonnoir. Ce qui nous
fait néanmoins le placer dans la catégorie des couvercles, c'est le décor qui recouvre
toute sa surface: du rebord jaillissent des lignes blanches en zigzags, qui rayent
le corps rougeâtre couvert d'une belle patine, et viennent se terminer au sommet
en deux petits anneaux de couleur blanche, où se trouve l'orifice dont nous avons
parlé (fig. 27 no. 48).
Cet exemplaire, très beau, et nouveau comme variante du décor en zigzags, fait
partie des trouvailles livrées par la couche supérieure. La pâte, bien travaillée, et sa
/ cuisson, exécutée avec soin, nous autorisent à voir un accord parfait entre la couche
où il a été découvert et tous ses détails techniques. Nous ne croyons pas, surtout, qu'il
s'agisse d'un objet provenant de la couche inférieure, du moment qu'il a été décou­
vert dans un milieu n ' a y a n t subi aucun mélange.
Mentionnons enfin une dernière série de couvercles dont la partie inférieure est
renflée et dont les rebords sont planes. Ces couvercles sont munis de poignées cylin­
driques qui partent du centre et se terminent en forme de tête d'idole (fig. 27 no. 46).
Toutes ces formes de couvercles étaient fort répandues dans les régions du Sud-
E s t européen, aussi bien dans la plaine de Munténie qu'au Sud du Danube 3 ).
3
' ) Cari S c h u c h h a r d t , Ccrnavoda, eine Steinzeitsie- ) Cf. I . Andriesescu, Sultana (Dacia I , p l . X X I I ) .
delung in Thrakicn ( P r â h . Zeitschrift X V , p . 2 1 , VI. Durnitrescu, Gumelni}a (Dacia I I , fig. 29). —
fig. 2 2 ; p . 22, fig. 26). V. Christescu, Boian (Dacia, I I ) . — R . P o p o v ,
2
) Cf. Dacia I I , p p . 42 et 6 1 , fig. 9 et 29. Kodjadermen, (Izvestia V I , fig. 132).

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165
GH. STEFAN

Anses. — Tandis que les proéminences sont nombreuses et variées, depuis les sim­
ples «Schnurôsen» j u s q u ' a u x formes et aux dimensions les plus variées, les anses propre­
ment dites sont relativement peu nombreuses et se rencontrent s u r t o u t dans la couche
supérieure. Beaucoup de proéminences sont u n simple o r n e m e n t ; c'est pourquoi nous
nous en occuperons quand nous parlerons d'ornementation. D'autres auront cependant
rempli le rôle d'anses, bien qu'il soit difficile à établir une distinction entre les uns et
les autres. On trouve des proéminences horizontales, perforées dans le sens vertical,

qui sont dérivées d'orillons et sont devenues de véritables anses. On a découvert


aussi des proéminences verticales perforées dans le sens horizontal (fig. 27, nos. 53,55).
Dans la couche supérieure on a rencontré une a u t r e forme de proéminence; cette
proéminence peut être un simple ornement, mais il est probable qu'elle était aussi
d'utilité pratique. Il s'agit d'une proéminence longue et anguleuse, à extrémité r a b a t t u e
(fig. 24, no. 38), ou, dans la plupart des cas, à extrémité se redressant en une courbe
légère ou en angle (fig. 27, nos. 54, 51). Cette forme a été retrouvée depuis B u t m i r 1 )
jusqu'en Thessalie, à Sesklo 2 ), et relevée depuis longtemps par Wilke 3 ).

») Fiala, Radimsky, Hoernes, Butmir, vol. I I , ») Georg Wilke, Spiral-Muandir-Krramik und


fig· 39. Gcfàssmalerei. (Hellenen und Traker). (Mannus
2
) Tsuntas, Ai nqoXaxoQtxai άκρόπο?.εις Διμψ Bibliothek), fig. 83 a et 83 b.
ΐ'ίσυ xai Σέσκλον, fig. 151.

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166
LES TOUILLES DE C.ASCIOARELE

La proéminence anguleuse revêt également un autre aspect, à savoir: celui d'une


proéminence traversée par un goulot destiné à la coulée et dont nous avons parlé quand
il s'est agi de la forme des vases (fig. 14, no. 10).
Les petits boutons se rencontrent d'habitude, surtout comme décor dans toutes nos
stations énéolithiques. Il est à noter que ceux qui ont de grandes dimensions se rencontrent
plutôt dans la couche supérieure ; ils servaient évidemment de poignée, car l'extrémité est

plus épaisse et renflée (fig. 27, nos. 56, 58). Un exemplaire, travaillé avec beaucoup de soin,
est non seulement bornbé à la partie supérieure, mais encore le renflement de l'extrémité
est prononcé. La base de la poignée, (on dirait celle d'un couvercle) est entourée de
deux cercles profondément incisés (fig. 28, no. 60).
Les anses proprement dites sont, pour la plupart, le développement des proémi­
nences verticales perforées horizontalement ou, plus rarement, de la proéminence
horizontale perforée verticalement, dont les dimensions ont été agrandies, mais qui
ont conservé leur forme. A mesure que celle-ci s'est développée, l'anse s'est allongée et
est devenue moins arquée (fig. 28, no. 61) ou bien elle s'est amincie et s'est arrondie. L'anse
au profil presque angulaire, qui est issue de la brisure de l'angle en son milieu (fig. 28, 61),
est dérivée de celle-ci. Il est des exemplaires où ce profil se complique et devient trian­
gulaire par suite de trois changements de direction de la ligne extérieure, tandis que la
partie intérieure a conservé son profil courbe (fig. 28. no. 65).
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167
GIT. ÇTKFAN

Légèrement différentes sont les deux anses au profil mixte, où la partie supérieure,
soit droite, soit légèrement concave, se relève vers la ligne extérieure, pour s'abaisser
ensuite soit en forme d'arc, soit en ligne oblique (fig. 28, nos. 67 et 69). Ces formes entrent
fort bien aussi dans la série des formes d'anses du Sud-Est européen, mais elles sont
surtout fréquentes vers le Sud, à Dimini J ), et vers le Sud-Ouest à Butmir ■). C'est
ce que Wilke nomme «Dreieckige Gefasshenkel» 3 ).
Les anses des tasses partent du bord ; elles sont en saillie verticale et décrivent
un grand arc de cercle. Les extrémités de ces anses sont très larges, et leur partie centrale
est plus ronde (fig. 18, no. 2, 3).
Sous l'influence de la technique du métal, la forme des anses s'est modifiée. Par
exemple, la partie extérieure est évidée dans le sens de la longueur et il en résulte un
léger redressement des bords (fig. 28, no. 64). Mais l'influence du métal se remarque
surtout dans l'exemplaire de la figure 28, no. 66. L'anse entière s'élève fort au-dessus
du rebord du vase, puis décrit une ligne courbe fermée. La patine et la forme de l'anse
— mais surtout le bouton qui la domine sont des indices certains permettant d'assigner
une date. E n ce qui concerne la forme, cette anse, qui prouve une orientation vers
l'Europe centrale 4 ) doit être placée dans le cadre de la civilisation de l'âge du bronze.

C. ORNEMENTATION
Ce qui surprend dans la céramique de l'énéolithique Sud-Est européen n'est pas
t a n t la richesse et la variété des formes ou la technique, que l'ornementation. Sans
recourir à des moyens particuliers, on obtient, avec les mêmes éléments, une si grande
variété dans le décor que, même en ne sortant pas du cadre de l'ornementation du
Sud-Est européen, chaque station livre quelque chose de nouveau qui est un appoint de
plus et complète parfaitement les trouvailles faites dans d'autres stations. Il en est
ainsi pour la station d'Ostrovel.
Le décor des tessons qui en proviennent ressemble fort à celui de la poterie des
stations analogues de la plaine de Munténie, telles que Sultana, Gumelnita, Grâdiçtea,
Boian, etc. Mais chaque station a ses décors de prédilection qui, s'ils ne font pas défaut
dans les autres établissements, y sont tout au moins relégués au second plan, d'autres
étant préférés. Un seul exemple suffit à le prouver: Tandis qu'à Sultana et Gumelnita,
le décor «en parenthèses» est un des motifs qu'on rencontre fréquemment, on con­
state au contraire qu'il est bien plus rare à Câscioarele, où il était sans doute un des
décors dont on était le moins épris.
En traitant des décors de la céramique, nous commencerons par les plus simples
motifs, puis nous passerons aux ornements de plus en plus complexes. D'après la tech­
nique du décor, nous avons établi les catégories suivantes:
J
) T s u n t a s , op. cit. fig. 214. belo brdo consiste seulement dans les deux «Aufsa-
') Fiala, Radimsky, Hoernes, Butmir, I I , p . 32, tzen>> qui, sur l'exemplaire de Câscioarele, sont rem­
fig. 26, placés par un bouton de forme ronde. Un exemplaire
3
) Dr. G. Wilke, loc. cit. parfaitement semblable et d'autres spécimens pré­
*) Une anse identique a été découverte à De· sentant des ressemblances ont été trouvé» à Donja
belo bdro, près de Serajevo (cf. Fiala: Mitt. aus Dolina (cf. Trukelka, Der vorgeschichtliche Pfahlbau
Bosnien und Herz. IV, 1896, p. 4 1 , fig. 13). La dif­ bei Donja Dolina: Mitt. aus Bosnien u n d Herz.
férence entre l'anse de notre vase et celle de De- I X , pi. X X V I I , 1). Nous remarquons une anse qui

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168
LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

A. Décors en relief
B. » incisés
C. » en couleurs et graphités.

A. Le décor en relief. — Sous son plus simple aspect, cet ornement consiste en ner­
vures qui couvrent la panse du vase. Elles sont parfois verticales (fig. 30, no. 1), parfois
horizontales, souvent torses (fig. 30, nos. 2 et 4) et ceignent le vase. Elles sont assez
souvent disposées en séries de quatre,
qui forment une sorte de comparti­
ments, séparés par des portions non
ornementées. Ces moulures partent %T-*j
quelquefois du bord du vase et gag­
nent le fond en décrivant une courbe
(fig. 14, nos. 9,10). Quelle que soit la
direction de la nervure, elle a été
obtenue par pression du doigt sur la À
pâte encore molle.
Plus tard, en pleine époque du
métal, les nervures ont constitué l'or­
nement qui a fait donner aux va­
ses l'épithète de «côtelés» '). C'est
le développement naturel du décor
en raies, qui provient de l'amélio­
ration apportée à la technique.
Un autre décor se rencontre plus
fréquemment encore ; il s'agit du
bourrelet soit simple et portant des
empreintes digitales (fig. 29, nos. 1, 2),
soit à entailles obliques (fig. 29, nos. 8,
11). La préférence pour cet ornement
fi
était si marquée que son application g· 2y ·
à la poterie locale a persisté au Sud-
Est européen jusqu'à l'âge du fer I I . Il était alors le principal motif ornemental, surtout
s'il est question de bourrelet se rattachant à des proéminences. En ce qui concerne la
station d'Ostrovel, ce décor est le plus souvent disposé horizontalement sur la panse du
vase ou sur le col, à proximité du bord.
Le décor à reliefs comprend aussi des petits boutons et des petites proémi­
nences, surtout rondes et plus ou moins hautes. C'est pour cela qu'ils sont groupés
par deux (fig. 29, no. 5) ou par trois (fig. 29, nos. 9, 12, 13). Les petits boutons pris­
matiques sont intéressants (fig. 29, no. 7). Tandis que les boutons ronds — qui sont
de dimensions variées — se trouvent en grand nombre dans notre station et dans les
autres stations de Munténie, les boutons prismatiques se rencontrent plus rarement.

s'apparente de près à celle de notre vase à Lengyel autre en Thessalie, (cf. Tsuntas, op. cit. fig. 164).
J
(cf. Wosinsky: op. cit. II pi. X L I , 320); une ) Courby, Vases grecs à reliefs, p . 193.

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169
Cil. ÇTEFAN

Il se t r o u v e aussi des vases d o n t la p a n s e a été r e c o u v e r t e , de p e t i t s b o u t o n s a n g u l e u x


disposés p a r rangées (fig. 29, n o . 10).
Mais t o u s ces é l é m e n t s de décor se v o i e n t plus s o u v e n t c o m b i n é s . O n voit plus f r é q u e m ­
m e n t le b o u r r e l e t a c c o m p a g n é de p r o é m i n e n c e s (fig. 29, n o . 8) ou bien des n e r v u r e s
soit horizontales soit verticales, a c c o m p a g n é e s de p e t i t s b o u t o n s (fig. 2 9 , n o . 9). U n
p e t i t v a s e est orné d ' u n b o u r r e l e t l é g è r e m e n t entaillé q u i se d é v e l o p p e i m m é d i a ­
t e m e n t au dessous d u col, d'où p a r t e n t
des n e r v u r e s q u i o r n e n t la p a n s e du v a s e ,
p a r m i lesquelles d e u x n e r v u r e s unies
s o n t comprises e n t r e d e u x a u t r e s e n t a i l ­
lées (fig. 2 1 , n o . 4). C o m m e forme et c o m ­
m e décor, sauf les entailles, le v a s e se
rapproche beaucoup d'un autre qui a
été d é c o u v e r t a G u m e l n i t a *).

H. Ornementation incisée. — Le p r i n ­
cipal d é c o r d e la p o t e r i e de Câscioa-
rele c'est l'incision. N o u s l ' a v o n s ren­
c o n t r é e d e p u i s la p r e m i è r e c o u c h e de h u t ­
t e s j u s q u ' à la surface et elle est r e p r é ­
s e n t é e d a n s u n e g r a n d e v a r i é t é d e dessins.
Le p l u s s i m p l e décor incisé est la
raie plus ou m o i n s p r o f o n d e . S u r u n
* v a s e d é c o u v e r t d a n s la c o u c h e infé­
r i e u r e , les raies s o n t disposées o b l i q u e ­
m e n t e t d ' u n e m a n i è r e assez irréguli­
ère (fig. 16, n o . 7).
Il est facile d e p a s s e r d e la s i m p l e
ligne incisée à u n s y s t è m e d e lignes o b ­
liques q u i se r é p è t e n t à d i s t a n c e s égales
I ii. 30.
(fig. 3 1 , n o s . 6 , 3 ) . Le décor q u e r e p r é s e n t e
la figure 2 8 , n o . 70 est c o m b i n é a v e c g o û t e t e x é c u t é a v e c soin ; il c o m p o r t e d e u x raies
h o r i z o n t a l e s q u i ceignent le v a s e a u - d e s s o u s d u c o l ; de celui-ci p a r t e n t en d i r e c t i o n
o b l i q u e , vers la d r o i t e q u a t r e raies, q u i se r e n c o n t r e n t , v e r s la g a u c h e , a v e c d ' a u t r e s
incisions obliques, g r o u p é e s , elles aussi, p a r trois ou p a r q u a t r e (fig. 3 1 , n o . 6).
S u r u n tesson (fig. 32, n o . 3), le décor consiste en t r i a n g l e s c o u v e r t s d e h a c h u r e s .
Des fouilles p r a t i q u é e s à R i p a c 2 ) et à Debelo b r d o 3 ) en o n t livré des s p é c i m e n s a n a l o g u e s .
S u r de n o m b r e u x f r a g m e n t s , d o n t la p â t e est bien t r a v a i l l é e , d e couleur j a u n â t r e ou noire et
c o u v e r t e de p a t i n e , n o u s n ' a v o n s t r o u v é q u ' u n seul décor incisé d a n s la c o u c h e s u p é r i e u r e .
Il est c o m p o s é , a u t o t a l , des é l é m e n t s s u i v a n t s : le col d u v a s e est o r n é d e raies h o r i z o n t a l e s
parallèles, q u i le r e v ê t e n t j u s q u ' à la ligne d e s u t u r e a v e c la p a n s e . Le milieu d u v a s e ,

') Cf. VI. Dumitrei'Cu, Les fouilles de Gumelnita p. 223, fig. 28).
3
(Dacia II, p. 58, fig. 25). ) Cf. Fiala, Mitt. aus Bosnien und Herz. IV,
2
) Radimsky, Der pràhittorische Pfalbau von p. 44, fig. 41 et 42.
Ripac (Mitt. aus Bosnien und Herz. III, 1895,

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170
LES FOUILLES DE CÀSCIOARELE

plus renflé, est orné de groupes d'incisions légères en forme d'angle, dont le nombre
varie et qui se répètent souvent en formant une sorte d'épi (fig. 32, no. 7 et fig. 14,
nos. 11 et 15). Entre deux groupes incisés, il reste un petit espace non ornementé.
Sur une tasse, le décor, très finement exécuté, se répète également sur la partie
supérieure de l'anse, sous forme de raies légères et horizontales (fig. 32, no. 2).
Si tous les fragments ornementés dans ce genre font descendre la date à assigner
à la couche supérieure de la station, par
le soin technique apporté à son exé­
cution, le dernier exemplaire mentionné
ne peut laisser aucun doute sur l'exis­
tence d'une culture du bronze I I I et
même le début du bronze IV à Ostrovel.
Le type de vase Lausitz que nous avons
signalé l'an dernier 1 ) illustre encore une
fois notre dire.
L'ornementation du rebord par des
raies légères formant des angles (fig. 26,
no. 3) relève de la même technique du mé­
tal. Les raies sont parfois emplies d'une
matière blanche (fig. 32, nos. 6,11 etc.).
L'ornement «en parenthèses» est
particulier au «Sud-Est européen. Il a
été assez fréquemment remarqué à Sul-
tana 2 ), à Gumelnija 3) et a Cernavoda 4 ) ;
mais ailleurs, on ne l'a vu qu'en aval
du Danube 5 ) et en Bulgarie 6 ). M. I.
Andrieçescu 7) a étudié l'évolution de
ce genre de décor.
A Cascioarele, ce motif d'ornemen­
tation occupe une place moins impor­
tante. Mais certaines données concor­
dent parfaitement avec celles des autres stations. Ce fait a son importance et il est
à relever. Ainsi, peu d'exemplaires proviennent de la couche supérieure. Ces raies en
forme de parenthèses sont aussi, quelquefois, remplies de matière blanche (fig. 3 1 ,
10). Sur les tessons de la couche supérieure, qui sont de meilleure pâte et que couvre
une patine rougeâtre, nous trouvons le même ornement, mais dégénéré et exécuté avec
beaucoup moins de soin (fig. 31, no. 14).

') Matérial pour la carte archéologique (Dacia, fig. 7).


6
I I I , 1926). ) A Jurucleru, Révisa (Cilingirov, Starinar, 1906,
2
) I . Andriesjescu, Les fouilles de Sultana (Dacia, p . 14, fig. 6, e).
I , p . 95, pi. X X X ) . «) A Kaose Baairgan (Izvestia, Bulletin, 1 9 2 3 - 2 4 ,
3
) VI. D u m i t r e s c u , Les fouilles de Gumclnifa fig. 9 1 .
(Dacia I I , p . 79, fig. 60 — 61). ') I . Andrieçescu, Les fouilles de Sultana (Dacia
') Cari S c h u c h h a r d t , Cernavoda, eine Steinzeit- I, p . 94).
siedlung in Thrakien ( P r a h . Zeitschrift X V , p . 15,

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171
G1I. $TEFAN

Un vase, qui ne s'est conservé qu'en partie, est décoré sur sa partie inférieure
avec des rangées verticales d'incisions en parenthèse simple, et, sur la partie .supé­
rieure, avec le même décor, mais disposé en rangées horizontales (fig. 24, no. 24).
Nous avons aussi remarqué le motif dit «dents de loup» sur un tesson de la couche
supérieure, où il est disposé obliquement sur le bord du vase (fig. 31, no. 3). Sur un
autre, il est disposé horizontalement près du rebord (fig. 33, no. 8).
Comme ornements incisés, nous avons encore une série de motifs exécutés: a) à
l'ongle, dont il est résulté de petits god­
ions en creux à bord en relief; b) avec
un objet pointu, ce qui permettait de
varier le décor.
Dans le premier cas, la forme la plus
habituelle que revêt l'ornement est celle
n —-^ .^BÊÊSfe '' '""' r a n g P e de simples alvéoles, cli-|>o-
^Ά τΒ^&ϊ H ^5 ~'( '"'"'" ''' ' ( " ' Ι ' , Γ Ί " vase. La rangée,
"^*t<£- ψ'c V ^^^ parfois horizontale (fig. 33, no. 1), parfois
verticale (fig. 33, no. 3) et même oblique
(33, no, 2), se multiplie jusqu'à occuper la
panse entière du vase (33, no. 4) et elle
se complique aussi du point de vue de
la disposition qu'elle a (33, no. (>). Cet
ornement paraît non seulement soigné,
* mais produit aussi un bel effet sur un
vase muni de deux anses verticales, du
fait même de la disposition des rangées,
étant donné que le motif de l'une re­
tombe dans l'intervalle compris entre les
i autres (fig. 34, no. 4). Ce genre de décor
I est d'ailleurs connu dans nos régions *).
'/ Souvent, mais surtout sur les grands
Fig. 32. vases, la rangée d'alvéoles, disposée
surtout horizontalement, près du bord,
est accompagnée de raies qui partent dans le sens oblique ou vertical et recouvrent toute
la panse du vase. Parfois, c'est seulement de place en place que de telles raies section­
nent la panse en tranches.
Dans le second cas, l'ornement est obtenu par excision ou par évidement. Par
exemple, il y a des rangées parallèles de dépressions lenticulaires, parfois combinées
avec des nervures obliques, parfois unies avec des raies obliques (fig. 33, nos. 5 et 7). On
rencontre aussi des rangées horizontales de dépressions dont l'exécution est moins
soignée, qui sont séparées par des incisions larges et profondes (fig. 33, no. 20).
Bien que le décor du fragment No. 12 de la fig. 33, soit d'exécution moins
satisfaisante, il décèle un sens fin de l'ornementation. Il consiste en rangées parallèles

') Un fragment revêtu de ce décor se voit au IV, tablette I I , No. 14, sans indication du lieu
Musée National d'Antiquités de Bucarest (vitrine où il a été découvert).

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172
LES FOUILLES DE CÂSCIOABELE

d'excisions triangulaires, de sorte que la panse du vase est taillée en forme de dents
aiguës comme une scie. Les excisions de la seconde rangée sont disposées dans les
intervalles de celles de la première rangée.
Uu foc
De petits évidements triangulaires, disposés en rangées parallèles, se voient sur
divers exemplaires, où ils forment ce qu'on nomme en allemand le «Falschschnurornament».
Un tesson est décoré de ce motif ornemental, qui est disposé en bandes verticales (fig.
33, no. 13). Le bol No 6 de la fig. 34 porte le même ornement, qui part du bord du vase
et se déroule en spirale jusqu'à la base.
La spirale occupe d'ailleurs une pla­
ce importante dans l'ornementation de
la poterie découverte à Câscioarele. Pro­
fondément empreinte dans la patte en­
core molle, on la voit sur de nombreux
fragments de couvercles et d'écuelles
(fig. 36).
Non moins nombreux sont les cercles
concentriques ] ) qui recouvrent la panse
des vases (fig. 36, no. 2), qui dans certains
cas, sont unis à des proéminences
situées au centre et servant d'anses au
couvercle.
La zone horizontale — dérivée de
\ la spirale est formée d'ellipses allongées
comprises entre deux raies, qui se ré­
pètent sur toute la partie supérieure
de la surface du vase — se voit sur des
tessons de poterie de diverses grandeurs
^ (fig. 20, no, 5, et 36, no. 4). Il arrive
que ces zones d'ellipses se répètent à
de plus grands intervalles, séparées les
unes des autres par plusieurs raies Fig. 33.
profondes qui, sur les grands vases, ont
l'aspect de vraies cannelures (fig. 36, no. 7). Ce décor a été remarqué aussi bien à
Gumelnita 2) qu'à Kara A r n a u t 3 ) .
Plus compliqué est l'ornement en spirale qui se trouve sur l'écuelle fragmentée
No. 8 de la fig. 36.
Deux incisions horizontales et profondes sont au-dessous du bord. Plus bas, des
incisions en forme d'arc de cercle se répètent sur tout le pourtour du vase. Au-dessus
du fond, le motif en arc de cercle, en trois incisions parallèles, se répète quatre fois.
Le décor formé de cette manière est absolument nouveau pour la plaine de Munténie.
La spirale et ses dérivés occupent une place tout à fait à part dans l'ornementation
des grands vases provenant de la couche inférieure. Nous remarquons des bandes en

») Cf. Tsuntas, op. cit., fig. 218. (Dacia II, p. 78, fig. 59).
3
*) VI. Dumitresru, Les fouilles de Gumelnifa ) Izvestia-Bulletin, 1923 24, fig. 96 b.
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173
GII. ÇTEFAN

spirale incisées, des cercles, des ellipses au contour précisé par une raie profonde et dont
le centre est couvert de raies très peu accentuées (fig. 32, nos. 9 et 10).
Les bandes formées de raies sont le plus souvent combinées avec des cercles incisés
ou des décors en forme de croissant (fig. 28, nos. 67, 71). On rencontre aussi le cas in­
verse: le fond légèrement incisé et les motifs ornementaux privés de décors (fig. 25,
no. 2 ; fig. 3 1 , no. 5 et fig. 17).
Il eel difficile de ne pas voir
dans ce genre d'ornementation une
influence directe de la céramique
peinte.
Dans le cas de la céramique
peinte, l'ornement peut être revêtu
d'une autre couleur — afin d'être
facilement distingué — ou bien au
contraire le fond peut avoir un autre
coloris, afin que l'ornement ressorte
davantage. De même, dans la céra­
mique carpatho-danubienne, on a in­
cisé soit l'ornement, soit le fond. Les
effets ne sont pas tout à fait les
mêmes, mais il y a entre eux une
"certaine ressemblance.
Si l'on ajoute à cette parenté
de décor celle de forme, qu'on re­
trouve précisément entre un vase
ornementé de la manière dont nous
Fig. 34. avons parlé (fig. 25, no. 2) et les
formes de vases de la céramique
p e i n t e ; si l'on ajoute également à cela le fait que cet ornement et cette forme appar­
tiennent à des vases de la couche inférieure — constatation qui est la même pour les
trois stations énéolithiques explorées dans la plaine de Munténie — il ne reste plus
aucun doute sur l'existence de certaines influences que la civilisation de la céramique
peinte a exercée sur la civilisation carpatho-danubienne.
L'ornementation incisée et excisée peut être formée de motifs simples, mais elle
peut aussi être plus complexe et résulter de la combinaison des motifs. Par exemple,
on voit sur un vase un ornement assez rare par sa complexité dans la céramique danu­
bienne (fig. 15, no. 2). La partie supérieure du vase est divisée en secteurs par quatre
zones portant chacune quatre raies verticales. Chaque secteur est décoré d'alvéoles
lenticulaires.
Les incisions se voient également unies à des points profondément évidés sur un cou­
vercle (fig. 26, no. 5 et fig. 24, no. 35). Du sommet de celui-ci p a r t e n t trois grupes de deux in­
cisions linéaires qui divisent assez inégalement le couvercle en trois secteurs, dont l'un est
décoré de deux rangées de points, le deuxième de deux rangées ainsi que de quelques points
d'une troisième rangée, et le troisième d'une seule rangée ainsi que d'un point de la deu­
xième rangée, points qui sont tous profondément évidés dans le sens radiaire. La base du

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174
LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

couvercle est elle-même décorée d'une rangée de points qui sont, eux aussi, profondé­
ment évidés.
L'ornement réalisé sur le fragment de vase no. 7 de la fig. 35, est nouveau
comme complexité d'incision. Le milieu était ornée de deux larges raies horizontales
séparant la partie inférieure — non décorée — de la partie supérieure. Le décor
consiste en raies horizontales et verticales dont plusieurs sont groupées et qui
se répètent alternativement sur toute la panse du vase. Le décor ne va pas
jusqu'au rebord; il s'arrête un peu
plus bas.
Les cannelures occupent une
place importante dans l'ornementa­
tion de la poterie provenant de la
couche supérieure. Elles sont dispo­
sées horizontalement sur le col des
vases (fig. 35, 1 — 3), verticalement
(35, 6) ou obliquement (37, no. 1) sur
la partie centrale de certains vases 1 ).
Ce motif ornemental montre que nous
sommes, dans le meilleur cas, en plein
âge du bronze I I I , sinon IV, étant
donné que notre âge du bronze est en
retard comparativement à celui de
l'Europe centrale 2 ). frfijtr

C. L'Ornementation en couleurs. —
L'ornementation à l'aide de couleurs
et de décors graphités occupe une
place moins importante dans le décor
de la poterie de Câscioarele, même
par rapport à la station voisine de
Gumelnita. Les observations faites
dans les autres stations énéolithiques
concordent fort bien avec celles de notre station. L'ornementation à l'aide de couleurs
et le décor graphité sur les vases patines se voit habituellement sur les spécimens
provenant de la couche inférieure, et seulement par exception sur ceux qu'a livrés
la couche supérieure.
Ψ
Le plus simple décor en couleurs que nous ayons trouvé à la plus grande profondeur
a été exécuté avec une matière blanche, soit qu'on en ait empli des raies, soit qu'elle

*) V. Les tasses à cannelures verticales de Sta· ner une date, de descendre jusqu'à l'âge du bron­
tzendorf (cf. Adalbert Dungel, Die Flachgràber der ze IV.
2
Hallstattzeit bei Statzendorf in Niederosterreich. Mitth. ) J. Déchelette, Manuel II, 1, p. 385: «Le»
der prâhist. Kommission II, 1, année 1908, p. 3, vases cannelés se classent, pour la plupart, à
fig. 3, p. 6 fig. 13 et p. 8, fig. 21) étant de l'âge du bronze I I I ; quelques-uns peuvent être
date plus récente — première époque de l'âge du un peu plus récents».
fer — nous permettent à nous aussi, pour assig­
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175
011. ÇTEFAN

ait été appliquée à la surface du vase (fig. 38, nos. 1, 5 et 9), où elle forme des orne­
ments géométriques sur fond noir patiné.
La spirale, que nous avons fréquemment rencontrée dans le décor incisé des tes­
$1sons de la couche inférieure, a ses correspondantes dans l'ornementation en couleurs.
Nous en avons un exemple dans le fragment de couvercle No. 2 de la fig. 38, sur
lequel on voit la bande de matière blan-
M
^Γ che en spirale partir du bord et se diriger
vers le centre, tout comme sur un frag­
ment livré par les fouilles de Sultana λ)
La couleur blanche est assez inegale-
0 ,/sfkment appliquée en certains points, de
sorte que le niveau de la bande en
spirale est souvent plus élevé que la
surface du vase. Cette bande se voit
aussi sur fond noir ou rouge.
On rencontre encore plus fréquem-
r> ^ Πment des bandes en spirale couvertes de
f ^***-*ΪΆΪ:Ϊ·" ■·'" patine sur fond noir (fig. 38, nos. 6 et 8) ou
BjP | Λ V S café (fig. 38, no. 7). On en constate la pré-
JB | £ ^βΡΡ^ non seulemenl sur la poterie <l<·
Câscioarele, mais encore sur celle des
autres stations de Munténie.
On rencontre tout aussi souvent
les raies horizontales, obliques et verti­
cales (fig. 38, nos. 5, 9,10,11), principale­
ment sur la partie supérieure des petits
vases de luxe, et quelquefois sur leur par­
tie intérieure. Le décor est blanc et très
finement exécuté ; le fond est noir et
chargé d'une belle patine. L'ornement
qui est sur le vase en forme de pied (fig. 22, no. 6 et fig. 23) est de même couleur; il
forme des cercles dans la partie inférieure ainsi que diverses lignes.
Plus compliqué est le décor d'un tesson provenant de la couche supérieure: il
consiste en raies blanches horizontales, qui occupent la partie supérieure du v a s e ; au
dessous de ces lignes, on voit de petits boutons, dont le b u t est, de toute évidence,
ornemental; plus bas, une bande horizontale-oblique, se détache d'une excroissance;
par dessus la patine, on voit de fines lignes blanches, obliques (fig. 38, no. 13).
Le décor de couleur blanche se voit aussi sur un couvercle couvert de patine rougeâtre,
pièce d'excellente exécution, qui provient également de la couche supérieure. L'orne­
mentation consiste en zigzags, développés dans le sens radiaire ou quasi parallèles
au rebord (fig. 27, no. 48).
Un peu plus compliqués sont certains ornements de couleur appliqués sur fond clair.
Il est vrai que ce sont quelquefois de simples lignes horizontales, qui, se joignent aux

*) I. Andrieçescu, Les fouilles de Sultana, Dacia I.

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176
LES FOUILLES DE cASCIOARELE

lignes verticales. Mais, sur u n p e t i t vase, le décor se complique de telle sorte q u ' e n
dehors d ' u n e ligne oblique parallèle au rebord, il existe aussi u n e large b a n d e au-
dessous de laquelle se t r o u v e également une ligne qui sépare la p a r t i e supérieure du
vase du centre renflé de celui-ci (fig. 14, n o . 14). Ce centre m ê m e est décoré d ' u n
o r n e m e n t formé de d e u x lignes obliques et d ' u n e sorte de triangle qui se répète
q u a t r e fois d a n s le sens horizontal.
Mentionnons enfin u n a u t r e p e t i t vase (fig. 14, no. 13) p a r é d'un ornement — lui aussi

Fig. 37. Fig. 38.

dérivé de la spirale — qui consiste en trois fines lignes obliques et en u n e b a n d e se ter­


m i n a n t en forme d'ellipse. Ces lignes p a r t e n t du rebord et se t e r m i n e n t dans la ligne
médiane du vase, qui est elle-même indiquée p a r u n e ligne p e i n t e . Cette c é r a m i q u e
à décor en couleurs a p p a r t i e n t p a r f a i t e m e n t au cercle de civilisation c a r p a t h o - d a n u -
bienne, où l'on p e u t établir de nombreuses analogies, en premier lieu avec les s t a t i o n s
de S u l t a n a et de G u m e l n i t a , et, plus loin, vers le Sud, avec celles de K o d j a - d e r m e n e t
de Sveti-Kyrillovo.
L a p â t e , fort bien travaillée, ainsi q u e le décor é v o q u e n t la céramique peinte moldo-
u k r a n i e n n e . P a r exemple, le décor du vase d o n t nous avons fait m e n t i o n , consistant
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177
GIT. STEFAN

aussi bien en raies minces et obliques, allant du r é b o r d du vase j u s q u ' à sa ligne m é d i a n e ,


q u ' e n motifs dérivés de la spirale, se r e t r o u v e sur u n p e t i t vase d é c o u v e r t à Cucuteni *).
L a t e c h n i q u e est si supérieure et ressemble tellement à celle des vases d u cercle
de la céramique p e i n t e , q u ' o n est m ê m e p o r t é à se d e m a n d e r si de tels p r o d u i t s n ' a u r a i e n t
pas été i m p o r t é s , ce qui, p o u r le
m o m e n t , n e p e u t être encore p r o u v é
ni a p p u y é p a r des a r g u m e n t s sérieux.

P L A S T I Q U E

Nous possédons u n e série de figu­


rines ainsi q u e des fragments de figu­
rines h u m a i n e s et animales q u i se
r a t t a c h e n t a u x croyances religieuses
des h a b i t a n t s d'Ostrovel.

A. Figurines humaines. I. Figu-


rines (Vargile. — Les figurines h u ­
maines p r é s e n t e n t le principal i n t é r ê t .
T o u t e s les r e p r é s e n t a t i o n s plastiques
humains sont féminines, ceux du moins
d o n t le sexe n e p e u t être mis en d o u t e .
Le t y p e qui se voit le plus fréquement
est celui d ' u n e divinité n u e , d ' u n e
stéatopigie plus ou moins pronon-
2Q cée (fig. 39, nos, 8, 9 et 14).
D a n s nos régions, le caractère
Fig· 39. stéatopige n ' e s t p a s i n a c c o u t u m é .
De b e a u x exemplaires stéatopiges
o n t été d é c o u v e r t s , à Priesterhugel, près de Bod (Berindorf), à Braçov 2) et à Olteni
(Oltszej^), d é p a r t e m e n t de Trei-Scaune (Hâromszék) 3 ) . Des exemplaires de caractère
q u e l q u e peu stéatopige ont été également découverts d a n s des stations de la vallée
du D a n u b e ; m a i s , à a u c u n d ' e u x , ce c a r a c t è r e n ' e s t aussi prononcé q u ' à ceux de
Câscioarele.
A la p l u p a r t s'ajoute aussi l ' o r n e m e n t a t i o n , p e u t - ê t r e le t a t o u a g e .
L a couche inférieure a également livré u n second t y p e : la figurine avec robe, t y p e
n e x i s t a n t d a n s la couche supérieure.
Nous nous occuperons d ' a b o r d de la p l a s t i q u e de l'argile de la couche supérieure.

*) Musée National d'Antiquités de Bucarest, vi- Des exemplaires identiques ont été découverts
trine III. en The&salie, à Sesklon et Dimini (cf. Tsuntas,
) Hoerne9-Menghin, op. cit., p. 311, fig. 1 et op. cit., fig. 225 et pi. 34, 3 et 6); on en a dé­
2 a et 2 b. couvert aussi à Zrrelia (cf. Wace, Droop and
3
) Dolgozatok, Travaux, 1911, p. 242, fig. 83 et Thompson, The Ann. oftheBrit. School at Athens,
83 M et c 1. XIV, p. 217, fig, 17).

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178
LES FOUILLES DE CASCIOARELE

Le nombre d'exemplaires entiers et fragmentaires provenant de cette couche est,


fortuitement peut-être, plus grand que celui des exemplaires de la couche inférieure,
a) Série de figurines aux bras étendus horizontalement.
1. Figurine large, à laquelle manquent la tête, un bras entier et une partie du second
bras. Hauteur: 10 cm. Les pieds sont collés et l'on ne voit entre eux qu'une simple indica­
tion de séparation. Le sexe est indiqué par le triangle incisé. C'est en somme un exem­
plaire d'aspect désagréable et qui res­
semble fort à un autre exemplaire pro­
venant de Gumelnita *) (fig. 39, no. 1).
2. Figurine haute de 5 cm, sans
tête et privée d'un bras. L'autre bras
est étendu horizontalement. Les pieds
sont collés. Le sexe est indiqué par les
seins et un triangle incisé (39, no. 3).
3. Moitié supérieure d'une figu­
rine plate, haute de 6 cm. Les bras
sont cassés ; la tête est seulement
détériorée. La tête a la forme habi­
tuelle. La bouche est figurée par un
petit trou. Le sexe est représenté
par les seins (39, no. 2).
A Kodjadermen (Bulgarie), M.
R. Popov a découvert un exemplaire
parfaitement ressemblant 2 ) ; un autre
a été trouvé à Vinca (Serbie 3 ).
De telles analogies se font remar­
quer non seulement au Sud, mais en­
core au Nord, dans toute l'aire de
la céramique peinte. Mentionnons,
par exemple, deux figurines, dont Fig. 40.
l'une découverte à Bilczezlote (Est
de la Galicie 4 ), et l'autre, dans notre pays, à Priesterhiigel, près de Bod (Braçov 5 ).
4. Fragment d'une figurine, comprenant la tête, transformée en trois lobes, comme
sur l'exemplaire du numéro précédent, et un bras de dimensions réduites, étendu hori­
zontalement (39, no. 5).
5. Moitié de figurine (fig. 39, no. 8, et fig. 41, no. 1), sans tête ni bras et avec une
jambe brisée au genou. Cet exemplaire est extrêmement intéressant, étant décoré
de tout un système de raies, figurant peut-être un tatouage. La partie supérieure de
la poitrine est ornée d'une série d'incisions horizontales, qui correspondent à d'autres
dont est chargé le dos. Les seins sont séparés par des incisions verticales, et chacun

*) VI. Dumitrescu, Fouilles de Gumelni}a, «Dacia» le Dr. Miloje Vassits.


4
I I , p. 83, fig. 64, 6. ) Cf. Hoerncs-Menghin, op. cit., p . 315, fig. 3,
8
) Izvestia V I , fig. 138. 4-ème rangée.
3
) Cf. Starinar, organ srpskog archeoloskhog drustva, ») Ibidem, p . 311, fig. 4 et 5.
1906, p. 105, fig. 13, et p . 107, fig. 15, publié par

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12·
GH. ÇTKFAN

d'eux est enclos dans un triangle incisé. Une raie qui entoure la taille détermine le milieu
du corps. Le triangle indicateur du sexe est entouré d'une autre incision parallèle exté­
rieure. La hanche est aussi ornée de trois raies courbes et parallèles ; le genou porte
trois incisions horizontales. Dans le dos, une raie verticale a peut-être été faite pour
indiquer l'omoplate. Une autre raie verticale suit les formes du corps en ses traits géné­
raux. Ces raies étaient pleines d'une matière blanche dont il est resté des traces sur
certains points. Comme forme et technique d'ornementation, cet exemplaire se rattache
à toute une série de figurines de la vallée du Danube, des régions Sud et Ouest balca-
niques 1 ).
6. Partie supérieure d'une figurine sans bras ni tête, longue de 5 cm., assez gauche­
ment travaillée. Elle a une bosse dans le dos. En face, au lieu de seins, elle a une autre
bosse. Le sexe est indiqué par un triangle incisé, que complète une incision faite au
milieu (fig. 39, no. 12).
7. Partie supérieure d'une moitié de figurine, longue de 7,5 cm., parée de deux
demi-cercles. Le triangle sexuel et d'autres lignes sont incisés sur la moitié supérieure.
Dans le dos, une ligne courbe épouse les formes du corps jusqu'au-dessous des genoux,
où elle se relie à l'incision d'en face par une incision horizontale.
8. Neuf fragments de figurines sont décorés de la même manière; l'exécution
est parfois plus soignée, d'autrefois moins. Un de ces fragments se fait remarquer
par la courbure prononcée de la partie supérieure du genou et du genou lui-même
(fig. 41, no. 4).
9. Sept autres fragments ne portent aucune espèce de décor. Un seul d'entre eux,
représentant un pied et une partie de la moitié supérieure de droite indique une
stéatopygie assez prononcée.
10. Moitié inférieure d'une figurine, haute de 7.5 cm (fig. 39, no. 7), travaillée avec
un grand sens de la plastique. Bien que les pieds adhèrent l'un à l'autre, ils sont travaillés
avec soin. Au lieu du triangle incisé indiquant le sexe, nous voyons un triangle en léger
relief. Les genoux sont, eux aussi, plastiquement traités. Aucun ornement.
11. Moitié de droite d'une figurine sans bras ni tête, haute de 7,5 cm. Le travail
est assez gauchement exécuté. Par exemple, le pied est rabattu en arrière. Elle est
décorée d'incisions en spirale pleines d'une matière blanche, comme on en a déjà vu
(fig. 39, no. 9, et fig. 41, no. 5).
12. Moitié de droite d'une figurine, toujours sans bras ni tête, non ornementée,
haute de 8.5 cm, et d'une stéatopygie exagérée (fig. 39, no. 14, et 41, no. 6).
13. Tête de figurine, de forme habituelle; les lobes latéraux sont percés de trois
petits trous. C'est la manière de traiter les têtes d'idoles, en argile qui est la même que
pour les figurines en os (fig. 39, no. 4).
14. Petite tête d'idole en argile, haute de 3,8 cm., semblable à celle de No. 13 ; la
tête est supportée par un cou qui s'épaissit et s'élargit vers la base pour lui servir de
soutien (39, no. 17).
15. Tête de figurine sans aucun décor; un bras est étendu horizontalement.
1
) Un exemplaire a été découvert en Bulgarie, fig. 8).
à Naklatta, près de Vidbol (département de Vidin); Un fragment décoré d'une ligne courbe incisée
le décor est plus compliqué, mais le genre est le a été trouvé à Kodjadermen (Cf. Izvestia V I ,
même (Cf. A. Cilingirov, Izvistia, Bulletin 1911, 1916—1918, fig. 141 a).
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180
I,KS F O U I L L E S n i ; CASCIOARELE

b) Figurines avec les mains appliquées sur le ventre. La divinité est représentée dans
une autre attitude, à savoir: celle d'une femme debout dont les mains sont appliquées
sur le ventre. Cette attitude se voit fréquemment dans les contrées du Sud-Est européen.
On l'a remarquée en Serbie, à Gradac près de Zlokucan ') ; en Bulgarie, les idoles en
marbre, découvertes à Starazagora et Novozagora 2) ont la même attitude. Une foule
d'exemplaires de ce type de figurine ont été retrouvés dans le bassin de la mer Egée
et jusque dans l'île de Chypre; le travail en est bien meilleur 3 ). Dans l'île de Chypre,
ce genre de figurine apparaît aussi à l'âge du bronze *).
16. Figurine haute de 8 cm., n'a ni bras ni tête, ni la partie inférieure des jambes.
La partie haute du corps est plus plate et moins soigneusement travaillée. La partie
inférieure dénote une certaine adresse dans le modelage de l'argile. Les genoux sont
en léger relief. Le triangle indicateur du sexe est traité de la même manière. Bien que
les bras soient brisés, on voit les mains sur le ventre et l'on distingue les doigts (fig.
39, no. 11, fig. 4 1 , no. 7).
17. D'une autre figurine, il n'est resté que la moitié supérieure delà partie de gauche
(fig. 39, no. 18 et 41, no. 8). A noter l'ornementation soignée de l'épaule par de légères inci­
sions longitudinales et celle de la poitrine par des incisions parallèles horizontales. Les
deux moitiés de la poitrine étaient séparées par deux incisions verticales. Le seul défaut
de cet exemplaire consiste en ce que le sein est situé trop haut.

c) Figurines avec les mains croisées sur la poitrine


Un autre aspect revêtu par la divinité est celui des mains croisées sur la poitrine,
au-dessous des seins. Cette position des mains est méridionale. On la remarque sur des
figurines prémycéniennes en pierre d'Amorgos 5) et d'Oliaros 6) en Grèce. Nous n'avons
qu'un seul exemplaire.
18. Figurine d'argile bien cuite, haute de 6 c m ; les mains sont réunies sur la poi­
trine. Les jambes adhèrent l'une à l'autre, mais si légèrement qu'on a l'impression
qu'elles vont se séparer. Ce qui frappe dans cette figurine, c'est la manière plastique
exagérée dont les genoux et le triangle sexuel ont été traités (fig. 39, no. 6). Le ventre est
entouré d'une raie quasi-circulaire. D'autres incisions entourent le triangle sexuel
en le précisant, puis se dirigent en ligne courbe sur la partie extérieure des genoux.
Une autre incison entoure la jambe au-dessous du genou (fig. 41, no. 9).

d) Figurines d'aspects divers


19. Le fragment de figurine No. 15 de la fig. 39 a un tout autre aspect. C'est
une figurine creuse et au ventre très ballonné. Des spécimens de ce genre ont été
découverts à Sultana 7) et à Gumelnita 8 ). La tête est détériorée, mais nous supposons
qu'elle portait trois lobes, comme d'habitude. Quant aux bras, on n'en voit que les
5
*) Hoernes-Mcnghin, op. cit., p . 293, fig. 5. ) Déchelette: Manuel I I , 1, p . 75, fig. 12, 1.
2
) R. Popov, Idoles en marbre préhistoriques en ·) Ibidem, fig. 12, 3.
7
Bulgarie (Izvestia, 1925, fig. 1 et 2). ) I. Andrieçescu, Sultana (Dacia I, p. 101, pi. 35).
3 8
) Dussaud, Les civilisations préhelléniques, fig. 276. ) VI. Dumitrescu: Gumelnita (Dacia I I , p . 83,
*) Hoernes-Menghin, op. cit., p . 365, fig. 1, 3 et 4. fig. 61, 12).
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G H. ?TEFAN

traces. La tête se rattache directement au corps de la figurine; le cou n'existe pas. Les
seins sont bien conservés.
20. Idole simple, faite d'un cylindre d'argile où la figuration du visage a été obtenue
par simple compression entre deux doigts d'une partie de la pâte encore molle.
21. Figurine de forme à peu près cylindrique (fig. 39, no. 20) ; diamètre de la base:
3,5 cm.; hauteur: 6 c m . La base est légèrement évidée. La partie supérieure est renflée
et arrondie. L'extrémité supérieure est percée d'un trou dont on ne peut s'expliquer

Fig. 41.

le but. Le visage est figuré d'après le modelage habituel des têtes d'idoles en argile
(fig. 4 1 , no. 10).
22. Petite idole, haute de 4 cm dont la forme générale est dérivée de celle du
cylindre; la base est une ellipse (fig. 39, no. 16). En dehors d'une légère transformation
de la partie supérieure à laquelle on a donné l'aspect habituel d'une tête d'idole nous
constatons que les bras sont indiqués par deux lobes latéraux. Aucun décor, et pas
d'indication de sexe. Les jambes ne sont même pas indiquées par une incision.

Dans la couche inférieure nous avons une première série de fragments plastiques
qui ressemblent en tout à ceux de la couche supérieure.
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182
LES FOUILLES DE CASCIOARELE

23. La moitié de gauche d'une figurine steatopyge sans ornements. La tête et les
bras m a n q u e n t . H a u t e u r : 9 cm. L'aspect est dans son ensemble assez primitif. La j a m b e
est grosse et dénote l'absence totale du sens de la réalité, (fig. 40, no. 3).
24. Deux fragments de gauche de figurines ornées par incision d'une ligne qui forme
plusieurs boucles sur le devant et de même dans le dos (fig. 4 1 , no. 11). Sur l'un de ces
fragments, nous retrouvons l'incision horizontale indiquant la ligne du genou.
25. Quatre fragments de jambes (fig. 40, no. 1 ; 4 1 , n o . 12), dont un seul est orné
d'une ligne irrégulièrement tracée au-dessus d'un genou très proéminent.
26. Figurine cylindrique haute de 8,5 cm. Elle n'est travaillée qu'à l'extrémité
supérieure, qui a l'aspect habituel d'une tête de figurine (fig. 40, no. 4).
27. Tête de figurine, avec partie du cou. Trois petits trous se trouvent sur chacun
des lobes de la tête, dans la région des oreilles. Les yeux sont représentés par de légères
incisions en forme d'arc. Le derrière de la tête est légèrement renflée; le cou est orné
de plusieurs incisions horizontales (fig. 40, no. 5).

Figurines portant une robe cloche


Ce qui caractérise cette couche et lui donne une bien plus grande importance, sur­
tout pour les rapports qu'elle permet d'établir, c'est l'autre série de figurines que nous
nommons figurines p o r t a n t une robe cloche. La divinité n ' a p p a r a î t plus à l'état de
nudité, mais p o r t a n t une ample robe.
28. Fragment de figurine comprenant un sein entouré de raies obliques et verticales.
29. Partie inférieure d'une figurine revêtue d'une robe, sans décor. La tête et les
bras m a n q u e n t . La figurine est creuse.
30. Fragment de figurine comprenant une partie de la robe et les seins. La robe est
à plis verticaux et obliques figurés par de légères incisions comprises entre d'autres
plis ornementés. Intérieur creux (fig. 40, no. 6).
31. Figurine revêtue d'une r o b e ; h a u t e u r : 7,7 c m . ; les bras seuls m a n q u e n t . La
tête a la forme habituelle. Le derrière de la tête est décoré de raies horizontales, légè­
rement incisées, qui descendent jusque sur la nuque. On a peut-être voulu figurer la
chevelure. Le devant du cou est également orné de cinq raies horizontales. La poitrine
est séparée en deux par deux raies verticales d'où émergent de p a r t et d'autre q u a t r e
raies horizontales qui vont jusque sous les aisselles. L'ornementation du dos est un peu
plus simple: deux raies horizontales sont incisées entre les épaules, au-dessous desquelles
deux triangles incisés retombent du milieu du dos vers la base (fig. 22, no. 5 et 4 1 ,
no. 15).
Cette catégorie de figurines, surtout le dernier exemplaire, qui est exécuté avec
encore plus de soin et mieux conservé, se rencontre, plus ou moins bien travaillé, dans
tout le bassin de la mer Egée et jusqu'en Crète, où il prend une ampleur particulière
en devenant la déesse aux serpents, bien connue.
Si l'on établit une liaison entre cet exemplaire et les autres figurines de t y p e méri­
dional qui ont été découvertes à G u m e l n i t a x ) , il est impossible de ne pas constater
des relations assez étendues entre la vallée du Danube et le Sud égéen. Quelle que soit
la solution qui pourra être apportée à cette question, qu'il s'agisse d'un courant, N S , ou, au

l
) Dacia II, p. 83, fig. 64, 4 et pp. 84 — 85.

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GH. ÇTEFAN

contraire, de l'influence du Sud sur le Nord carpat Im-danubicn, il reste définitivement


acquis pour l'énéolithique de Munténie, qu'il existe des ressemblances entre la civilisation
danubienne et la civilisation égéenne, ressemblances qui ne peuvent pas être seule­
ment fortuites.
La figurine de Cascioarele n'est d'ailleurs pas isolée dans l'aire carpatho-danubienne.
Le musée de Craiova possède aussi un exemplaire. D'autre part, vers l'Ouest, nous
trouvons les figurines de Serbie, revêtues de robes aux élégants décors et qui, bien qu'elles
soient de l'âge du bronze, représentent la même divinité, la grande déesse, sous un
aspect encore plus accompli ').
IL Figurines en os
En dehors des figurines d'argile, il y a une série de figurines en os.
a) Figurines plates. — Nous avons trouvé deux exemplaires entiers et un fragment.
1. Figurine en os, parfaitement plate sur le côté postérieur et légèrement renflée
sur le côté antérieur. Hauteur: 5,5 cm. L'aspect de ces figurines est fort connu, car
on en a découvert de nombreux exemplaires 2 ). Le corps est divisé en trois parties:
a) la tête, percée de deux trous sur les deux côtés, dans la région des oreilles ; b) le tronc,
avec un trou sur les côtés, moyen auquel l'artiste a eu recours pour indiquer les bras,
qui sont repliés sur le vente, c) les jambes avec une partie du ventre. Divers détails sont
exécutés par incision (fig. 44, no. 2). Ainsi les yeux sont indiqués par deux points ; la bou­
che par un petit trait horizontal au-dessous duquel se trouvent quatre points incisés ;
les seins et le nombril par trois autres points. Le triangle indicateur du sexe a été aussi
exécuté par incision et mis en relief par deux autres lignes incisées parallèles à chaque
côté. De la pointe du triangle part une ligne qui sépare les jambes. Les genoux sont
figurés par trois raies horizontales.
2. Figurine identique, non terminée, haute de 7,7 cm (fig. 44, no. 1). Le décor
n'a pas été commencé 3 ). Seuls les bords portent trois entailles comme l'exemplaire
du numéro précèdent.
3. Fragment de figurine ressemblant à celle du numéro précédent. Le décor est
complété par plusieurs incisions sur la partie postérieure.
/ / Il est à remarquer que ces trois exemplaires proviennent de la couche supérieure.
b) Figurines prismatiques: Leur forme est celle d'un prisme à trois faces, dont
l'une est légèrement renflée 4 ). Les exemplaires de cette catégorie sont au nombre de
cinq, dont deux proviennent de la couche supérieure et les autres de la couche inférieure.
Leurs dimensions diffèrent (fig. 44).
J
) IIoernes-Menghin, op. cit., p. 409, fig. 2 ; comme forme à celles d'Ostrovel, ne se distinguent
figurine découverte près de Klicevac. — Starinar, que par l'ornementation, qui est faite au poin­
1923, fig. 1, et planche 1: figurine de Vrsac. tillé et à l'aide de lignes et non pas uniquement
2
) Dans la plaine de Munténie: Sultana (Cf. Da­ de lignes (Cf. Hoernes-Menghin, op. cit., fig. 1 — 3,
d a I, p. 105, pi. 36 — 37), Gumelnifa (Dacia I I , p. 88). page 317).
3
A proximité immédiate, sur l'autre rive du Da­ ) Cf. R. Popov: Fouilles de Kodjadermen,l/.-
nube, on a trouvé à Rusciuk une figurine d'os vestia, VI, fig. 82.
4
(Cf. R. Popov: Idoles en marbre préhistoriques trou- ) Un exemplaire parfaitement semblable a été
vées en Bulgarie, Izvcstia, 1925, fig. 9), sur laquelle découvert en Bulgarie (Cf. Cilingirov: Starinar,
on remarque plusieurs dissemblances stylistiques. 1906, fig. 12).
Les figurines de Sultan (Çumla) très ressemblantes

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I.KS FOUIM.KS DK CÀSCIOAREI/F

En dehors d'un léger modelage de la tête, la forme, déjà vue des figurines en
argile, en dehors également du poli de tout le corps de l'idole, on ne voit d'autres détails
que sur les deux exemplaires suivants:
Sur l'un d'eux (fig. 44, no. 6), les bras sont figurés par deux petites proéminences
verticales. Il semble que les yeux auraient été indiqués par deux points incisés des
deux côtés du «nez».
Sur l'autre exemplaire, les côtés de la tête sont chacun percés d'un trou, dont un
est intact, tandis que l'autre est ébréché extérieurement. Il semble que les yeux ont
été aussi indiqués de la même manière que sur l'exemplaire précédent (fig. 44, no. 4).

B. Figurines d'animaux

Les figurines d'animaux qu'on découvre dans toutes les stations néo-énéolithiques se
rattachent étroitement aux croyances et superstitions religieuses. Soit que les petites repré­
sentations d'animaux d'argile aient servi d'ex-voto pour la divinité ou qu'il s'agisse de
réprésentation d'animaux sacrés, ces figurines sont en nombre respectable dans l'in­
ventaire de la station de Càscioarele. Bien que les figurines de ce genre soient plus nom­
breuses dans la couche supérieure — contrairement à la station de Gumelnita, où, par
hasard, croyons-nous, la couche inférieure n'a livré qu'un seul exemplaire *) la couche
inférieure se montre assez riche à Ostrovel.
La couche inférieure a livré au total 12 figurines d'animaux plus ou moins bien
conservées. Aucune d'elles n'est ornementée. Quelquefois, la manière de traiter est
réaliste 2 ), comme, par exemple, dans les exemplaires de la fig. 40, nos, 9, 10, 11, 12;
parfois l'animal est stylisé 3) (fig. 40, n o . 8).
On remarque ici, de même qu'à Sultana et à Gumelnita, des représentations
d'animaux sur l'épine dorsale desquels se trouve un trou qui correspond avec la tête
ou la queue (fig. 40, no. 13).
Egalement commune aux figurines de toutes nos stations énéolitiques est une
protubérance sur l'épine dorsale 4) (fig. 40, nos. 9, 12, 14), protubérance dont on ne peut
s'expliquer le but et qui, parfois, se transforme en une nervure qui s'étend jusqu'à la
queue (fig. 40, no. 11). Cette même couche a également livré la partie postérieure d'une
figurine creuse.
Plusieurs figurines proviennent, peut-être accidentellement, de la couche supérieure.
Nous en avons 19. Toutes les observations auxquelles a donné lieu la couche inférieure
sont valables ici aussi. Ajoutons que nous avons aussi découvert dans cette couche deux
figurines ornementées. L'une d'elles (fig. 4 1 , no. 20) a le corps très renflé et orné de raies
qui, p a r t a n t de la tête, ne recouvrent que le dos, en sens longitudinal. Un trou, destiné

1
) VI. D u m i t r e s c u , Gumelnifa. Dacia I I , p . 89. p. 6 1 , fig. 29, 4 et 11 ; p. 88, fig. 68, 6), ou bien le
2
) U n exemplaire analogue a été trouvé à Kodja- corps allongé d'épaisseur uniforme, comme les spé­
dermen (Cf. Izvestia V I , fig. 140 b). cimens découverts à Gumelnifa (Dacia I I , p. 90,
3
) P a r exemple, la tête traitée en forme de t ê t e fig. 68) et à Kodjadermen (Izvestia V I , fig. 146).
4
d'idole humaine comme à Sultana, cf. Dacia I p . ) I. Andrieçescu, Sultana, I Dacia, p p . 100—101,
100, pi. X X X I V , fig. 20 et p . 103 (cf. Dacia I I pi. X X X I V — X X X V .

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GH. ÇTEFAN

à indiquer les yeux, traverse la tête de part en part. La seconde figurine (fig. 40, no. 7),
mieux conservée, représente un animal aux jambes très fortes, à la tête large, au cou
épais, au museau petit et effilé; il n'est ornementé que sur le dos et toujours à l'aide
de profondes raies longitudinales.
En dehors des représentations d'animaux quadrupèdes, la couche inférieure a
encore livré une figurine d'oiseau aux ailes déployées, mais sans tête (fig. 40, no.15). Les
ailes sont ornées de raies
incisées dans le sens de
la longueur (fig. 41,22).
C'est un bel exemplaire
d'un type de figurine
connu au Sud-Est de
-4 l'Europe et, en premier
lieu, dans la plaine de
Munténie (deux spé­
cimens ont été décou­
verts à Gumelnita ').
Ces figurines nous
( ^ j y ^ h | conduisent jusqu ' au
Sud mycénien, où les
représentations de vo­
Fig. 42.
latiles aux ailes dé-
ployées sont une des manifestations habituelles de l'art.

Mobilier sacré
Une série de petits objets en argile et d'usage domestique, qui n'ont pu être que
des ex-voto dédiés à la divinité 2 ), se rattachent aux croyances religieuses, tout comme
certains petits vases, auxquels on ne saurait conférer une autre destination et qui re­
présentent néanmoins, dans leurs dimensions réduites, de grands vases de caractère
utilitaire.
1. Petite table ronde de 4,7 cm de diamètre, à 5 petits pieds dont il ne reste que 3.
Elle est du genre des tables basses que les habitants de nos campagnes emploient encore
de nos jours (fig. 42, no. 1).
2. Petit fauteuil trapézoïdal, de 3.5 sur 5 cm à 4 petits pieds dont 2 seulement
sont bien conservés et le dossier à bord supérieur courbe :i) (fig. 42, no. 2).
3. Fauteuil carré de 3 cm sur 3 cm, à quatre petits pieds; ceux de derrière s'élèvent
au-dessus du niveau du siège et supportent une sorte de rouleau, qui représenterait
un dossier, peut-être un coussin allongé (fig. 42, no. 5).
4. Fauteuil carré de 2,5x2,5 cm, sans pieds. Le dossier est également arqué
(fig. 42, no. 3).

») Dacia I I , p. 83, fig. 64, 4 et p. 90, fig. 68, 11. (Cf. R. Popov: Jzvestia. Bulletin VI, fig. 143 et 145.
2 3
) Des objets d'usage domestique identiques ont ) Le dossier en forme d'arc a été rencontré à
été découverts dans d'autres stations du Sud- Kodjadermen et il nous ramène (lzvestia V I , op.
Est, européen ainsi à Cumelnija (Cf. VI. Dumitrescu: cit., fig. 145) vers la Sud égéen, où on le trouve
Dacia I I , p . 90 — 91) et à Kodjadermen, Bulgarie fréquement (Cf. Dussaud, op. cit., pi. I).

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LES FOUILLES DE CÀSCIOARELE

5. Petit fauteuil trapézoïdal de 2,4 cm sur 1,4 cm sans pieds mais avec un dossier
ressemblant à celui des exemplaires nos. 2 et 3 (fig. 42, no. 4).
6. Petite baignoire d'argile à base quadrangulaire, de 3 cm sur 4 c m ; les bords
supérieurs sont élevés et arrondis (fig. 42 no. 11); le milieu est évidé.
7. Petite baignoire, presque circulaire; la face supérieure est évidée; les bords
sont élevés.
Il est à remarquer du point de vue de la stratification que tous ces objets ont été
découverts dans la couche supérieure.
Cette même couche a livré quatre fragments de cuillères en argile de diverses di­
mensions. Un seul exemplaire est mieux conservé (fig. 40, no. 16). A part la poignée,
qui est courte (1 cm.), la forme est identique à celle d'une cuillère moderne. Cet objet
est assez répandu dans l'aire de la civilisation de l'âge de la pierre t a n t au Sud-Est qu'à
l'Ouest de la péninsule balcanique *) et au Sud du Danube, en Bulgarie 2 ).

Cornes de consécrations

Les six exemplaires, entiers ou brisés, qui ont été découverts à Ostrovel sont
en relation directe avec les croyances religieuses. Un seul exemplaire, fragmenté,
appartient à la couche inférieure. Sa forme est la plus simple, de sorte que, même
sous le point de vue du style, il paraît être plus ancien. La base, droite et massive,
soutient les cornes, qui sont disposées verticalement, tandis que dans les autres exem­
plaires, elles se recourbent en dehors (fig. 40, nos. 17, 18). La base commence à être
modelée, d'abord en pratiquant une rainure dans la pâte encore molle (fig. 40, no. 18),
puis on y ajoute un trou qui, p a r t a n t de la base, sort obliquement par un des côtés de
l'objet. Ce trou a été certainement fait pour suspendre le petit objet au cou comme
une pendeloque, destinée, telle une amulette, à préserver des mauvais esprits — effet
des superstitions religieuses.
Une évolution de la forme — en rapport avec ce dernier emploi — a fait donner
à l'objet un éperon plus aigu (fig. 40, no. 19) ou plus arrondi. On retrouve encore sur
l'objet un trou de suspension qui le traverse de part en part.
Les cornes revêtent une forme nouvelle, en se repliant cette fois à l'intérieur. Cette
forme se voit en plein développement dans l'exemplaire no. 20 de la fig. 4 0 ; la base
a été travaillée de manière à atteindre deux autres petites cornes qui se dirigent
par en bas et en dehors.
De tels objets ne sont pas isolés dans la plaine de Munténie. Les exemplaires en
argile qui ont été découverts, mai surtout le spécimen en or trouvé à Gumelnita :J)
prouvent qu'on les rencontre fréquemment. On les retrouve aussi, vers la Nord-Ouest 4 ),
mais principalement au Sud, dans le bassin de la mer Egée, où le culte des cornes de

') Λ Debclobdro (Wiss. Mitt. aus Bosnien und fig. 18).


Herz. I V , p . 52, fig. 105). U n exemplaire présen­ 3
) Cf. VI. Dumitrescu, Dacia I I , p . 99, fig. no.
t a n t quelques particularités a été trouvé d a n s une 75 ; cf. p. 91 — 92.
Cradina, près de Kesici (Cf. R a d i m s k y , Mitt. aus 4
) A. Lengycl (Cf. Wosinsky, Das pràhistorische
Bosnien und Herz. I V , p . 191, fig. 1 1 . Schanzwerk von Lengyel I I , pi. X X V I I I ) et plus
2
) On en a découvert u n spécimen en Bulgarie, vers l'Ouest, à Heidelberg. (Cf. Déchelette, Ma-
a Sveti-Kyriïlovo (Cf. Prah. Zeitschrift V I , p . 84, nuel I I , 1, p . 477).

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consécration était très répandu. Notre exemplaire, qui provient de la couche inférieure
se rapproche aussi le plus de la forme qu'on rencontre au Sud x). En dehors de la Crète,
où des spécimens ont été découverts à Cnossos 2 ) Gournia 3) et Hagia Triada 4 ), la
Grèce continentale a livré des exemplaires à Mycènes, Salamine), etc.
Les palafittes lacustres de la Suisse ont livré des objets sacrés identiques 5 ). On en
a aussi découvert en Savoie où ils ont beaucoup d'ornements. Déchclette fait à ce sujet
la remarque suivante: «Ils paraissent faire défaut dans les stations lacustres néolitiques
et même au premier âge du bronze, mais ils abondent vers la fin de cette période, comme
le démontre l'examen des trouvailles» 6 ). On en retrouve cependant dans les stations
néo- et aenéolithiques d'Espagne et de Sicile 7 ), mais ils ont un aspect local.
Comme cet objet apparaît dans le néolitique du bassin égéo-mycénien et on le retrouve
vers la fin de l'âge du bronze au centre et à l'Ouest de l'Europe ; comme on le rencontre aussi
à Oedenburg 8 ), sous une forme nouvelle dans la civilisation de l'âge du fer, en constatant
sa présence dans nos régions, dès l'énéolithique, nous sommes tenté de suivre une voie
nouvelle en ce qui touche sa diffusion. On ne peut pas, évidemment, tirer des con­
clusions décisives ; on ne peut qu'émettre de simples hypothèses, basées sur toute une
série d'autres analogies du domaine de la céramique et de la plastique.

Perles, fusaïoles, pesons de filet, etc.


L'argile trouve aussi d'autres emplois. Pour se parer, les habitants d'Ostrovel,
de même que ceux de toutes les stations préhistoriques, ont employé en dehors de l'os,
aussi l'argile qu'ils ont façonné sous forme de perles de dimensions et formes variées.
a) La plupart de ces perles — 60 au total — sont de forme plus ou moins cylin­
drique et traversées par un trou longitudinal (fig. 43, nos. 4, 5).
b) Cinq exemplaires sont plus courts, plus épais, très renflés au milieu et amincis
aux extrémités. Le trou longitudinal qui les traverse est généralement bien moins large
que celui des exemplaires de la première série (fig. 43, no. 7).
c) Huit exemplaires entiers et sept fragments de «perles», allongées, amincies et
pointues aux extrémités (fig. 43, no. 8).
Le trou de toutes ces perles servait à introduire un lien de suspension. Certains
de ces objets de parure sont d'un poids appréciable. Les formes ne diffèrent pas de celles
des autres stations carpatho-balcaniques.
Les fusaïoles ont dû servir de parure, elles aussi, en dehors de l'usage qu'on en
faisait d'habitude. On en trouve en abondance. Cette catégorie d'objets comporte deux
formes, à savoir:
a) La première, qui se rencontre plus fréquemment dans la couche inférieure que
dans la couche supérieure, a la forme d'un double tronc de cône très large, percé d un
trou large (fig. 43, no. 11). Nous en avons 27 exemplaires.
b) A mesure qu'on s'élève dans la couche supérieure, les exemplaires de seconde
forme se multiplient peu à peu. Cette forme est celle d'un double tronc de cône, plus
1 4
) Cf. Les exemplaires de pierre de Palaikastro ) Ibidem.
6
(Crète). (Déchelette, Manuel I I , 1, fig. 200 sur- ) Déchelette, op. cit., I I , 1, p. 472.
e
tout b). ) Ibidem.
2
) R. Dussaud, op. cit., fig. 210. ') Ibidem, p. 476—477.
3 8
) Ibidem, p . 27S. ) Ibidem, p. 479.

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LES FOUILLES DE CASCIOAREEE

haut que large, sur lequel la ligne de suture des deux troncs de cône se précise et où
le diamètre de l'orifice est bien moindre. Nous ne possédons qu'un seul exemplaire
de fusaïole dont la partie supérieure présente une ligne de profil assez recourbée à l'in­
térieur. Quant à la bordure supérieure, elle s'élève bien au-dessus du niveau de l'orifice.
Nous en avons dix exemplaires (fig. 43, no. 10 et 42, 8).
Les exemplaires 9 et 13 (fig. 43) découverts dans la couche supérieure méritent
une attention particulière.
Le premier, plus petit mais plus large, est orné d'une rangée horizontale de petites
raies profondes, légèrement obliques,
exécutées avec assez de régularité sur
la partie centrale de l'objet; c'est ce
qui à causé la disparition de la ligne
de séparation des deux troncs de cône,
(fig. 43, no. 9).
Le second exemplaire, bien plus
long que large, paraît être plutôt une
perle. L'ornementation consiste en une
zone horizontale formée de légères in­
cisions faites dans la pâte encore molle ;
ces incisions sont, cette fois, obliques
vers la droite. La zone recouvre toute
la partie centrale de l'objet et elle
est comprise entre deux incisions ho­
rizontales qui font le tour de la fu­
saïole (fig. 42, 7).
Grâce à la facilité avec laquelle
on peut travailler l'argile, on en con­
fectionne aussi d'autres ustensiles. Pari
exemple, nous avons une série d'objet.'
en argile ayant la forme d'un entonnoir :
les uns ressemblent à des tubes cy­
lindriques (fig. 43,4-6), les autres à
des tubes en forme de tronc de cône (42,
6) et se rattachant à une extrémité à un large rebord rabattu en dehors. Nous possé­
dons 15 exemplaires, entiers ou brisés. Sans pouvoir déterminer leur emploi avec pré­
cision, nous constatons que des exemplaires de ce genre ont été découverts dans
d'autres stations, telles que Gumelnita l) et Kodjadermen 2 ).
Plus intéressants sont des prismes d'argile, peut-être des moules de diverses gran­
deurs et portant de jolis décors. Nous ne nous occuperons que de quatre exemplaires
sur les 18, soit entiers soit brisé, que nous avons:
1. Grand prisme d'argile à base carrée. Une des faces est ornée de légères incisions
qui s'entrecroisent (fig. 43, no. 14) et forment de petits carrés ou des rectangles. Par
endroits, il y a des restes de la matière blanche qui emplissait ces raies.

2
») Dacia I, p. 339; cf. Dacia II, p. 89. ) R. Popov, Izvestia. Bulletin, VI, fig. 150.

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2. Prisme à base rectangulaire, ornementé sur les quatre faces et sur les deux bases.
Les faces sont ornées d'incisions assez profondes qui forment des angles à mi-partie
de chacune d'elles. Les deux bases sont ornées chacune d'une spirale incisée (fig. 43,
no. 15 et 42, no. 10).
3. Petit prisme d'argile bien cuite, à base carrée. Trois faces sont ornées chacune
d'une ligne en zigzag irrégulièrement incisée. Cet exemplaire est également percé d'un
trou qui traverse le prisme dans le seji&^de la largeur (fig. 43, no. 16 et 42, no. 12).
4. Petit prisme à base quadran-
gulaire. Trois des quatre faces sont
ornées de lignes longitudinales inci­
sées, qui sont coupées par d'autres
lignes perpendiculaires. Le quatrième
côté est aussi orné d'une ligne ondu­
lée, également incisée est très irregu-
lière. Les deux bases sont ornées cha­
cune d'un petit cercle incisé.

Pesons de filet. — Aucune des


stations de Munténie n'a livré autant
de pesons de filet que celle d'Ostro-
vel. Leur grand nombre, au total
95, ne doit pas nous surprendre,
la station étant située près d'un lac
assez grand et à proximité d'un fleu­
ve aussi riche en poissons que le
Danube. La principale occupation
des habitants ne pouvait donc être
A y ^ ^ Jk AL que la pêche. Les harpons, hameçons


I /'/ ■ jA A ■ || et pesons de filet le prouvent.
'β W lM V «fl A part un exemplaire de forme
quasi-cylindrique et qui a été entail­
lé au milieu afin de lier le peson —
ressemblant parfaitement au peson
en pierre (fig. 47, no. 4), les autres spécimens peuvent être réduits aux trois types suivants :
1. Les pesons en forme de pyramide à base quadrangulaire (fig. 43, no. 3).
2. Les pesons de forme ovale et à parois plates (fig. 43, no. 2).
3. Les pesons parfaitement coniques, à base circulaire (fig. 43, no. 1).
Les dimensions de chaque type varient. Ils sont généralement assez grands et
exécutés
.·. avec soin. Certains pesons sont aussi ornementés, ce qui prouve l'attention
qu'on accordait à ces objets de si grande utilité.
Il est à remarquer que la plupart des pesons ont été découverts dans la couche
inférieure, à l'intérieur des huttes et entassés près des foyers. Comme exécution, il y a
une légère différence entre les exemplaires des deux couches de la station, mais elle est
en faveur des spécimens de la couche inférieure. L'ornementation consiste principalement
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190
en trous profonds percés sur la partie inférieure et groupés par trois ou plusieurs en
LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

forme d'arc (fig. 43, no. 3). Un exemplaire porte un décor plus compliqué; il est composé
de raies profondes, horizontales, verticales et obliques, qui forment un triangle au-
dessous du trou par lequel on passait le fil (fig. 43, no. 1).
Objets en corne et en os. — Les cornes d'animaux, principalement les bois de cerf,
qui sont plus grands et plus durs, servaient à fabriquer toute sorte d'instruments
et d'objets de parure.
a) Harpons: E n ce qui concerne les ustensiles de pêche dénommés harpons, nous
en avons de beaux exemplaires et ils sont en nombre respectable. Notre station nous
a livré: 7 harpons entiers dont un seulement en partie travaillé, en plus 17 fragments /
plus ou moins grands. La matière de
ces instruments est surtout le bois de
cerf, qui est plus résistent; mais on
employait également l'os, surtout
pour les petits exemplaires. Le corps
des harpons est plat (fig. 45, no. 8),
prismatique pour la plupart ou plus
arrondi, c'est-à-dire presque cylindri­
que (fig. 45, no. 6). Tous nos exem­
plaires sont munis de barbelures sur
les deux côtés, comme les exemplaires
découverts à Boian l) et à Gumel-
nita 2 ). En ce qui touche l'époque
magdalénienne, Déchelette fait la
remarque que les deux rangées de
barbelures apparaissent plus tard :!).
Cette dernière forme se conserve dans
le néolitique et devient dominante.
La ressemblance entre nos exem­
plaires et des exemplaires plus anci­
ens est claire 4 ).
Cette persistance de forme n'est
pas du tout surprenante ; elle est
même logique, toutes les innovati­
ons se r a t t a c h a n t à la forme et à la Fig. 45.
résistance du matériel. En ce qui
concerne le travail des barbelures, il existe certaines différences. Sur certains exemplaires,
elles sont plus petites, droites et à pointe aiguë (fig. 45, nos. 6, 7, e t c . ) ; sur d'autres, elles
sont recourbées comme des crochets dont les extrémités peuvent être bien effilées (fig.
45, no. 3) ou plus larges (fig. 45, nos. 4 et 12). La longueur de certaines barbelures et la
manière dont elles se détachent du corps du harpon accusent un travail prolongé, car
il fallait partir d'un morceau de corne ou d'os assez gros. Un exemplaire (fig. 45, no. 1),
qu'on a seulement commencé à travailler, permet de voir comment le harpon commence
') V. Christescu, Dacia II. «) Exempli gratia: Hoernes-Behn, Kultur der
2
) VI. Dumitrescu, Dacia II, p. 88, fig. 66. Urzeit I, fig. 5, No. 3.
») J. Déchelette: Manuel I, page 154.

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GH. ÇTEFAN

à s'esquisser dans un gros morceau de bois de cerf. Les barbelures se détachent graduel­
lement par amincissement du corps du harpon. Les barbelures ne sont pas disposées les
unes en face des autres, mais dans leurs intervalles ; elles sont plus ou moins espacées.
La pointe du harpon est bien effilée. La tête est généralement mousse. Pour attacher
l'instrument, nous trouvons, dans la plupart des cas, des ailerons (fig. 45, nos. 2, 3, 4, 10,
13), ou une espèce de bourrelet (fig. 45,
nos. 5, 6, 8). Dans un seul cas, la base
est une simple pointe conique.
Les dimensions des harpons sont
très variées. Le plus grand exem­
plaire — il n'est pas terminé — est
long de 26 cm le plus petit est entier
et a 12 cm de long. Deux petits frag­
ments prouvent qu'il existait des har­
pons encore plus petits.
Le harpon figure ordinairement
dans l'inventaire des stations de pê­
cheurs. On le retrouve ailleurs, dans le
Sud-Est de l'Europe, mais moins sou­
vent, sous des formes identiques.
Des fouilles, pratiquées récem­
ment dans la Plaine de Munténie, à
Boian *) et Gumelnita 2 ) ont livré
quelques harpons. On en a égale­
ment découvert en Serbie, vers l'Ou­
est 3 ). Mentionnons aussi les harpons
plats de Vince.

2V 2,5 26 2 / 28 29 3o 3i 32 33 Poignards: L'os servait aussi à


Fig. 46. confectionner des armes pour lut 1er
de près. Parmi ces armes, nous signa­
lerons les poignards, dont nous avons trois exemplaires incontestables (fig. 46, nos. 1 — 3),
Leur forme se rattache étroitement à celle de l'os dont ils sont faits. La base est plus
épaisse ; elle est aussi moins travaillé et seulement pour qu'on pût la saisir. Mais la pointe
est bien arrondie et effilée, pour que l'arme correspondît au but qui lui était assigné.
Les dimensions de ces poignards sont les suivantes:
a) Un exemplaire entier de 18 cm de long.
b) » » sans pointe, de 17 cm de long.
c) » » entier de 11,5 cm.
Le poignard est un objet connu non seulement dans nos régions, mais encore
dans toutes les autres stations préhistoriques de l'Europe entière 4 ).

l 4
) V. Dacia II. ) Dans notre pays, il a été rencontre lors des
■<) V. Dacia II, p. 88, fig. 66. fouilles, récemment pratiquée·, à Sullana (Cf. Da~
3
) Dr. M. Vasici, Starinar, 1906, fig. 6.

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192
LES FOUILLES DE CÀSCIOARELE

Outils: Les poinçons sont plus nombreux et plus variés. Nous avons découvert:
1. Une série de fragments d'outils à corps soit plat soit à arêtes, dont la pointe est
toujours ronde; la série comprend 12 exemplaires de diverses grandeurs (fig. 46, nos. 11,
12, 29).
2. Une série de six petits poinçons, plats, à pointe effilée (fig. 46, nos. 5 — 10).
Deux de ces exemplaires sont aussi effilés à l'autre pointe (fig. 46, nos. 6 et 10).
3. Une série de 12 poinçons entiers et 41 fragments ronds, formés de deux parties:
l'une plus épaisse, l'autre plus mince ; les
deux têtes se terminent par des pointes
effilées. II n'existe pas un rapport fixe
entre les deux parties du poinçon.
On peut former deux catégories, à
savoir: a) poinçons avec la partie mince
plus longue (fig. 46, no. 20) ; b) poinçons
avec la partie épaisse plus longue.
La plupart de ces fragments, soit
neuf entiers, font partie de la dernière
catégorie ; trois seulement se classent
dans la première subdivision. Leur lon­
gueur totale varie entre 15 cm et 6,5 cm.
Leur forme est connue dans le Sud-
Est européen, sans être toutefois repré­
sentée par autant d'exemplaires qu'à
Cascioarele, où à ce qu'il semble, elle
était la forme de prédilection ] ).
Mentionnons aussi 22 lames larges
également en os, de forme généralement
rectangulaire (fig. 44, no. 15) et triangu­
laire (fig. 44, no. 13), amincies à la base;
c'étaient probablement des ciseaux. L'e­
xemplaire le plus long a 10 cm sur 3,2
cm de large; le plus petit a à peine
5 cm sur 1,6 cm. Fig. 47.
Les lames se rencontrent habituel­
lement aussi dans nos stations. Il en a été découvert p. ex. à Gumelnita 2 ), à Boian 3) et
au Sud du Danube, à Podgrad, près de Madara (Choumen) 4 ), etc.
Comme objets en os, mentionnons également 6 rondelles entières et la moitié d une
septième. Un exemplaire n'est pas percé (fig. 44, nos. 27 — 30). Un autre n'a qu'un com-

cia, I, p. 73, pi. X I — X I I ) , à Gumelnifa (Cf. Dacia I I , *) On en a aussi découvert à Gumelnita (Dacia
p . 95, fig. 7 1 , 1 à Boian (Dacia I I ) . I I , p. 96. fig. 72) et à Podgrad (Choumen). Cf. R.
E n Bulgarie, quelques beaux exemplaires ont Popov, Izvestia. Bulletin, 1912, fig. 78.
2
été découverts à Kodjadermen (R. Popov, Izvestia. ) VI. Dumitrescu, Dacia I I , p. 96, fig. 72.
3
Bulletin V I , p . 89, fig. 74 et p . 90, fig. 76). ) V. Christescu, Dacia I I .
On en a découvert aussi à Donja Dolina (Mitt. «) R. Popov, Izvestia. Bulletin 1912.
aus Bosnien und Herz., I X pi. X X I X ) .

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193

13 Dacia II 192ύ
Gif. ÇTEFAN

mencement de trou. Les autres exemplaires sont complètement circulaires; les deux
faces sont plates. Un seul exemplaire, plus haut, a la forme d'un tronc de cône. Les
dimensions du diamètre varient entre 5 cm et 2,5 cm.
Pour la parure, on faisait aussi des pendentifs d'os. Nous possédons deux lames
minces, rhomboïdales et percées d'un trou de suspension. Un beau pendentif a la pointe
amincie et percée (fig. 44, no. 26) 1 ).
Des défenses de sanglier ont dû
également servir de parure.
Nous nous demandons à quoi a
pu servir une lame mince à deux cô­
tés plats et qui est percée à ses deux
extrémités (fig. 44, no. 16).
Deux lames en os, percées d'un
trou à l'une des pointes (fig. 44, nos.
23, 24) auront peut-être servi de
parure. Six fragments de lames larges,
plates sur les deux côtés, sont trop
petits pour qu'on puisse en déduire de
quels objets ils faisaient partie.
Manches de haches et autres in-
struments: Les cornes d'animaux,
mais surtout les cornes de cerfs,
trouvent leur principal emploi dans
la confection de manches d'instru­
ments, en premier lieu de haches.
Les manches étaient travaillés à Os-
trovel. De nombreuses cornes, non
coupées et entaillées pour être utili­
sées, découvertes à l'intérieur des
huttes, nous montrent que les diver­
Fig. 48. ses opérations, depuis le nettoyage
des parties propres à être travaillées
jusqu'à la difficile opération de la perforation, se faisaient ici. Il est à remarquer que
nous avons découvert ici plus de cornes prêtes à être travaillées ou même complète­
ment travaillées qu'à toutes les autres stations de la vallée du Danube où des fouilles
ont été effectuées en ces dernières années.
Nous avons recueilli 30 morceaux entiers et fragments dont le travail n'avait pas été
commencé. Les fragments et morceaux entiers complètement travaillés sont au nombre
de 27. Nous allons décrire les exemplaires confectionnés en os:
1. Deux tubes en os, longs de 4,3 cm. Le diamètre est de 1,7 cm et 1,5 cm. Un des
exemplaires porte deux trous disposés l'un en face de l'autre (fig. 49, no. 6) ; l'autre n'est
pas encore percé.

l
) Des exemplaires analogues ont été dé­ werk v. Lengyel, I, pi. XIX, fig. 150).
couverts à Lengyel (Wosinsky, Das prahist. Schanz-

194
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LES FOUILLES DE CÀSCIOARELE

2. Morceau d'os rond, percé à peu-près au milieu ; longueur: 7,5 cm ; diamètre: 2 cm.
3. Manche, rond et courbe d'instrument, ayant au milieu une ouverture rectan­
gulaire pour y introduire l'instrument. Longueur totale: 20 cm.; dimensions de l'ou­
verture: 2,5 cm sur 1,2 cm (fig. 49, no. 1).
4. Manche de hache en os; il n'en est resté qu'un fragment, à savoir la partie
avoisinant le talon; ouverture rectangulaire: 2,3 sur 1,5 cm.
5. Marteau en o s ; forme générale: cylindrique; talon légèrement plus épais et
incliné. L'extrémité est percée d'une ouverture carrée dont les côtés ont 1,5 cm et au-
dessus duquel se trouve un prolongement renversé pour renforcer le manche.
6. Fragment de manche avec petit trou circulaire.
Passons aux objets en bois de cerf. La première constatation à faire, c'est qu'il
sont bien plus nombreux. Ces objets peuvent être classés en deux catégories:
a) Instruments proprement dits.
b) manches d'outils.
La première catégorie comprend:
Une hache en bois de cerf (fig. 49, no. 3), longue d'environ 20 cm ; ouverture carrée de
1,5 sur 1,5 cm. La partie épaisse a été travaillée en vue de l'amincissement de la base.
Cet instrument s'employait avec un manche de bois *).
Le second exemplaire, long de 11 cm, est percé d'un petit trou circulaire ayant
I cm de diamètre.
Trois fragments, qui comprennent la partie aiguisée et une partie de l'ouverture peu­
vent provenir aussi bien de haches analogues qu'être des fragments de manches de haches.
La seconde catégorie comporte une série de 15 fragments, plus ou moins grands,
de manches de haches. Ils font tous partie de la catégorie des manches simples, percés 2 ).
II n'existe pas d'exemplaire d'emmanchement double. Tous les exemplaires ont l'ouver­
ture pratiquée dans la partie épaisse, près de la couronne. Dans la plupart des cas, les
ouvertures sont rectangulaires. Nous avons rarement rencontré des manches à ouverture
carrée (fig. 48, no. 1). Les dimensions sont très variables. Dans l'aire du Sud-Est euro­
péen les fouilles de Sultana 3 ), Gumelnita 4 ), Boian 5 ) et surtout la station de Kodja-
dermen en Bulgarie e) ont livré de beaux spécimens. En ce qui concerne l'aire Ouest,
mentionnons la station de Lengyel 7 ).
Métal. Le métal est très rare dans toutes nos stations. Cette pauvreté est inexpli­
cable à Càscioarele, car l'influence de ce matériel se manifeste cependant dans la manière
dont sont traités de nombreux détails de céramique livrés par la couche supérieure.
Fer: A la profondeur de 40 cm, nous avons découvert deux objets de fer: une épingle
longue de 14 cm terminée par une grande fleur (2 cm de diamètre), renflée à la partie
supérieure (fig. 49, no. 15); un hameçon bien conservé, plat et un peu large, avec la
partie à attacher (fig. 49, no. 14).

3
' ) Déchelette: Manuel I , p . 533, fig. 192; l'au- ) I. Andriesescu, Dacia I , p. 7 1 - 7 2 , pi. I X - X .
teur mentionne u n exemplaire à m a n c h e prove- *) VI. Dumitrescu, Dacia I I , p. 95, fig. 70.
n a n t d'une palaffite, découvert à Clairvaux ( J u r a ) . *) V. Chri9tescu, Dacia I L
-) Ibidem, p . 532. L ' a u t e u r fait les distinc- ·) R. Popov., lzvestia VI, p . 94, fig. 83.
7
tions s u i v a n t e s : 1) E m m a n c h u r e simple, sans ) M. Wosinsky, Das pràhist. Schanzuerk von
gaine en corne de cerf: a) m a n c h e m o r t a i s e ; b) Lengyel, I , pi. X V I , 109, 110.
m a n c h e perforé.

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13·
GTÏ. .STEFAN

Ces deux objets entrent dans la série de ceux qui proviennent de la station Latène,
située sur la colline se trouvant à proximité immédiate.
Cuivre: Les fragments de cuivre sont un peu plus nombreux. Mentionnons en pre­
mier lieu une lame de couteau à tranchant courbe; longueur: 11,5 cm, largeur: 2,3 cm
(fig. 49 no. 13).
Un hameçon déformé; une des pointes porte un léger renflement conique pour atta­
cher le fil. Longueur: 8 cm (fig. 49 no. 12).
Un fil à quatre arêtes, plié en forme
d'angle. Longueur: 12 cm.
Un fil droit, long de 15 cm, c'est peut-
être un poinçon.
Sept fragments indéterminables et un
fragment de large lame complètent l'in­
ventaire de la station d'Ostrovel.

CONCLUSIONS
Les conclusions ayant été tirées en
partie à l'occasion de la description du ma­
tériel, ce qui suit est plutôt un ré­
sumé de ce qui a été exposé.
Nous avons constaté nettement l'exis­
tence de deux couches de civilisation à
( I l V Jjj I I Ostrovel. Les débuts de la vie dans cette
/ ^^^r I ^Λ| station peuvent être datés de la fin du
y I * I QI fa J 1 ^ I 15 néolitique, à cette époque de transition vers
1 \ ^ ^^ 1 la civilisation des métaux, époque qui a
m été particulièrement florissante dans toute
^^^^^^^^^^^^^^ la vallée «lu Danube. Cette \ i<- florissante
^H ^^^^ prend fin brusquement par une catastro­
phe qu'on peut attribuer au mouvement
Fig. 49. de peuples que provoqua la venue des Indo-
Européens.
La station d'Ostrovel nous a révélé une civilisation unitaire dans la vallée du Da­
nube, non seulement au Nord de ce fleuve — par une concordance parfaite avec les sta­
tions de Gumelnita, Gràdiçtea, Boian, Chiseletul, Sultana et Cernavoda, mais encore au
Sud — p a r une analogie non moins parfaite avec les stations de Kodja-dermen, de Sveti
Kyrillovo, la grotte de Moravita, etc. Le matériel de toutes ces stations se complète par­
faitement par le matériel des autres stations et il est entièrement compris dans le cadre
de cette civilisation à laquelle nous pouvons appliquer l'épithète de carpatho-balcanique.
Les liens qui rattachent cette civilisation au Sud égéen sont prouvés par les diverses
idoles dont on constate la présence depuis la vallée du Danube, où elles sont faites en
argile, jusque dans le bassin de la mer Egée, où on les fait en marbre. Il est fort pro­
bable que le Sud égéen a donné les premiers modèles de ces représentations plastiques.
Mais si on peut constater de nombreuses analogies entre la civilisation de la vallée du Da­
nube et le Sud, on ne peut pas non plus passer sous silence le fait que l'on constate dans

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LES FOUILLES DE CÂSCIOARELE

cette civilisation carpatho-balcanique des formes développées dans leur plénitude et en


toute indépendance, surtout dans le sens des décors dont on a orné les produits céra­
miques.
Nous constatons aussi, en dehors de l'influence méridionale, certaines traces d'influ­
ence de la civilisation de la céramique peinte. Il nous semble impossible qu'il n'y ait eu
aucun lien entre le décor de la céramique peinte et l'ornementation graphitée de la
céramique de la première couche de notre station, qui a utilisé les mêmes motifs
ornementaux que la céramique moldavo-Ukranienne. Les bandes en spirale, les oeillets,
etc., ornés de légères incisions, ou, au contraire laissés sans décor, tandis que le fond
est orné, rappellent la céramique peinte, où les motifs ornementaux sont identiques
mais diffèrent seulement par la technique de l'ornement.
En ce qui concerne les croyances religieuses, nous constatons l'existence d'une
divinité féminine, qui est représentée sous forme de petites figurines d'argile ayant
diverses attitudes. C'est la divinité commune aux peuples qui habitent les régions
voisines de la Méditerranée, «magna mater», la terre qui produit et féconde tout.
Il y a aussi divers objets en miniature qui se rattachent au culte de la divinité:
ces objets ne peuvent être que du mobilier sacré (petites tables, sièges). Mentionnons
également diverses représentations d'animaux, qui peuvent être des animaux sacrés
ou bien des ex-voto offerts à la divinité.
Les habitants vivaient du produit de la pêche, de la chasse et de l'agriculture.
Leurs huttes étaient assez spacieuses, de forme quadrangulaire ou peut-être circulaire.
Elles étaient bâties à l'aide de pieux et de brindilles agglutinées avec de la terre pétrie
de paille.
La couche supérieure de la station appartient indubitablement à l'âge du bronze
et descend même jusqu'au début de l'âge du bronze IV. Bien que nous n'ayons pas
trouvé de métal, on peut fixer une date à l'aide de la céramique. Les analogies, pour
ces temps-là, nous amènent non pas vers le Sud mais du côté de l'Europe centrale.
A dater de l'âge du bronze IV, peut-être même à une époque plus reculée, une
station nouvelle s'établit sur la colline située au Nord d'Ostrovel. Cette colline, qui
occupait une position dominante et pouvait être plus facilement défendue, est devenue
un lieu de prédilection et le petite Ostrov a été définitivement abandonné. E n effet,
dès l'âge du fer, on ne trouve plus à Ostrovel que des traces insignifiantes d'activité
humaine, qui proviennent, elles aussi, de la station voisine.
GH.ÇTEFAN
Membre de l'École Roumaine de Rome

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FOUILLES D'HISTRIA
I N S C R I P T I O N S : T R O I S I È M E 1 ) S É R I E : 1923 — 1925
Les fouilles d'Histria 2 ), commencées en juillet 1914 et continuées avec grand entrain
et profit appréciable jusqu'à l'entrée de la Roumanie dans la Grande Guerre, le 15 août
1916, ont été reprises en 1921 et continuées depuis, chaque été, avec des résultats que
je ne pourrais pas considérer comme sufisamment satisfaisants. La dégringolade du
change a ôté toute valeur aux sommes bien modestes que l'Etat nous accorde 3 ). La réforme
agraire a fait du tout petit paysan de la «Scythie Mineure» (où la densité de la popula­
tion est moindre que de ce côté-ci du Danube) un gros bourgeois qui ne veut plus tra­
vailler comme terrassier sur nos chantiers de fouilles. Enfin les soldats, envoyés chaque
été par le Ministère de la Guerre en grand congé à l'époque des travaux agricoles, bien
qu'embauchés contre payement, se considèrent — vu que nous sommes toujours
«l'Etat» — comme employés en corvée et ils travaillent sans entrain et avec peu d'intérêt.
L'après-guerre a été donc très défavorable aussi à nos entreprises archéologiques. Mais
nous ne désespérons pas. Nous sommes sûrs que le gouvernement va finalement se
décider à fonder l'«Institut Archéologique Roumain», et alors, comme en Italie, et ailleurs,
nous formerons un corps permanent d'ouvriers-fouilleurs, dont le travail, même à nombre
très restreint des participants, sera cent fois plus productif et plus précis que celui des
terrassiers embauchés au bon hasard.
Entre temps notre plan initial (1916) 4 ) de la publication des fouilles d'Histria en
six mémoires (I. Introduction: la vie antique des villes grecques du Pont Thrace; I I . Les
ruines déblayées; I I I . Les fragments d'architecture, de sculpture et de peinture; IV. Les
inscriptions (seul p a r u : Histria, IV, Bucarest, 1916); V. Les terres-cuites et les vases;
VI. Menues découvertes) a dû être ajourné. L'ampleur des résultats dépassant de beau­
coup notre attente, il n'est plus possible de les offrir sous forme monographique. Nous
nous sommes donc décidés à publier sans plus tarder les inscriptions, au fur et à mesure

1
) La première série a paru dans mon Histria IV, romain ou grec, duquel nous envisageons notre
«Annales de l'Acad. Roum.», vol. X X X V I I I , Buca­ exposé.
3
rest, 1916; la deuxième dans mon Histria V I I , ) Parlons chiffres: on nous accordait a v a n t la
«Mémoires de la sect. hist. de l'Acad. Roum.», IIT-e guerre seulement pour les fouilles d'Histria 30.000
série, tome I I , Bucarest, 1923. — 50.000 Ici par an, c'est-à-dire d'après le change
2
) L'orthographe officielle latine des inscriptions actuel 1.200.000-2.000.000 Ici; c'est juste la somme
de notre ville emploie le H ; au contraire l'ortho­ totale qu'on nous accorde m a i n t e n a n t pour les
graphe officielle grecque ne permet pas la tran­ 12-—14 chantiers de fouilles, actifs dans le pays
scription avec un H , parce que l'esprit qui précède devenu deux fois plus grand.
ΓΙ est doux. Nous employons également, ci-dessus «) V. notre Histria, IV, p. 174.
les deux orthographes d'après le point de vue

198
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FOUILLES D'HISTRIA

de leur découverte (Histria, VII, Bucarest, 1923, en constitue le premier volume, en


dehors de la série prévue en 1916); et nous offrirons à l'avenir dans notre Dacia chaque
année un bref compte-rendu (dans la manière de nos Berichte dans YArchàologischer
Anzeiger d'avant-guerre, à Berlin) sur les résultats les plus notoires des fouilles de chaque
campagne.
Quant à la série monographique {Histria, I—VI), elle sera reprise dès que les fouilles
seront suffisamment élargies pour permettre des vues d'ensemble.
Ce que nous publions ici, c'est la moisson des années 1923, 1924 et 1925, exceptés
les timbres amphoriques, assez nombreux, que nous réservons pour le ΙΙΙ-e volume de
Dacia.— Comme d'habitude, nous présentons les documents — autant qu'il est possible
d'en fixer la date — dans leur ordre chronologique.

1. Bloc de grès verdâtre, haut de 0,275, large de 0,58 m, calciné, bâti dans le pare­
ment méridional du mur qui rattachait la tour C d'Histria au contrefort de la petite
porte attenante (voir le plan donné à la p. 172 de notre Histria, IV). Comme les vagues
de la mer frappaient de ce côté-ci le mur même de la ville, toutes les pierres en ont été
très endommagées, de manière que l'épigraphe de notre monument à été presque effacée.
II n'y a toutefois aucun doute sur
le texte. Lettres du V-e s. av. J.
Chr., hautes de 5 — 6 cm (v. fig. 1)
f^<Â
"Αρτεμίδωρος
Θεοκλέος
%? »<—y

f\ÏZr\^ A Cr» < ί


Épitaphc. Pour le génitif -κλέυς
au lieu de -κλέονς, cf. p. e. Dit-
ί
tenberger, Syi/. 3 , I, 153, 15, 20;
L
153, 125, et Kalinka, o. c , ci-des­
Fig. ι.
sous, note 1, p . 204.
Comme Apollonia, sa soeur cadette de Thrace *), Istria paraît avoir atteint au V-e
siècle av. J.- Chr. l'apogée de sa prospérité matérielle et artistique. C'est juste à l'époque
où, à Apollonie, Calamis lui-même élevait la grande statue d'Apollon, l'éponyme de la
ville 2 ), qu'à Istria aussi, tel autre maître du V-e s. érigeait au temple d'Apollon Iëtros
une statue en bronze de ce Dieu 3 ), dont le prêtre possédait l'honneur de l'éponymat
dans presque toutes les colonies milésiennes du Pont Euxin 4 ), Apollonia y comprise 5 ).

3
*) Cf. Kalinka, Anl. Denkm. in Bulg., Vienne ) Pârvan, Histria, IV, p. 2: [Θε]όξενος Ίππο-
1906, s. v., et G. Seure, Archéologie Thrace, I I 2, λόχο Άπόλλωνι Ίητρώι άνέ&ηκεν επΐ 'Ιππολόχο
Paris 1925, p . 92 — 135, paru aussi sous forme de τδ Θεοδότο ίέρεω; cf. P â r v a n , Pénétration hellé-
tirage à p a r t : «Apollonie du Pont». nique, etc., dans le Bull, de la sect. hist. de VAcad.
2
) V. les preuves à l'appui et la littérature Roum., X 1923, p. 8 et suiv.
moderne chez P â r v a n , Le mur (Tenceinte de Totni *) Dittenberger, Syll.3, I I 731, 7 0 8 ; I 4 9 5 ; cf.
(roum. et fr.), «Ann. Acad. Roum.», X X X V I I , 1915, P â r v a n , o. c , p . 3 et suiv.
p . 12 et 20, et Seure, Archéologie Thrace, I I 2, ' ) Kalinka, o. c , nos. 156 et 157,
Paris 1925, p. 105.

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VASILE I'AR\ \N

C'est du V-e s. que nous possédons aussi les premiers monuments funéraires privés
à Istria comme à Apollonia. Et ils sont relativement assez nombreux ! ) . Il semble pro
bable que ces témoignages de l'ancienne piété et de la haute prospérité matérielle de
ce siècle, où la tradition d'élever des monuments aux défunts se généralise, ont été
longuement respectés par les générations suivantes. En effet, tandis que les autres vesti
ges de la vie grecque de l'époque classique, sur la côte thrace, disparaissent presque com
plètcment, les monuments funéraires, à Istria, comme à Apollonia, survivent, pour parti
ciper au ΙΙΙ-e s. apr. J.-Chr. et même plus tard, à côté des restes de l'époque impériale ro
maine, comme matériel de construction, à la réparation des murs d'enceinte de ces villes.

2. Fragment du côté droit d'une stèle funéraire en pierre calcaire, haut de 0,265;
lettres de l'âge classique, hautes de 7 cm, excepté VO
qui n'en a que 5 '/ 2 . Trouvé dans les décombres de la
courtine g (v. fig. 2). V-e— IV-e s. av. J.-Chr. En tout
cas, avant 360: génitif transcrit avec o au lieu ά"Όν. On
peut lire, ex. gr.,
Πθλύο(ύ]ρος
ΙΙ(ΐναλ]κί[υ

3. D'une époque plus récente (IV-e s.) nous avons


un autre fragment de stèle funéraire en pierre cal­
Fig. 2.
caire, haut de 0,165 m, à lettres hautes de 4 — 5 cm,
excepté YO qui n'en a que 3. Trouvé dans les
mêmes décombres (v. fig. 3). Nous lisons, ex. gr.,

Αΐσχί]νης
Χαίρω]νος.

Fig. 3.
4. Autre fragment de stèle funéraire de la même
époque (IV-e s.), haut de 0,41 et large de 0,35 m,
encastré dans la rangée inférieure des blocs du pare­
ment de la courtine h. Pierre calcaire. Lettres hautes
de 5 cm (fig. 4). Nous n'avons plus que la dernière
ligne de l'épitaphe:
γννή,

ce qui toutefois est suffisant pour déterminer aussi


bien le caractère du monument, que le sexe de la
personne à la mémoire de laquelle le monument a
été consacré. Nous connaissons d'Istria deux autres
épigraphes mentionnant des défuntes, l'une déjà
publiée (Hîstria, V I I , p . 3 suiv.) et l'autre tout dernièrement découverte, décrite
ci-dessous, sous no. 6.
') Kalinka, o. c, nos. 235 et suiv.; Pârvan, Histria, VII, p. 2 sqq. ; cf. ci-dessous, nos. 2 et suiv.

200
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FOUILLKS D'IIISTRIA

5. Beau bloc de pierre calcaire, de la même époque que les monuments précédents,
haut de 0,33, large de 0,54 m, encastré dans le parement du côté O de la tour d'angle K
(fig. 5 et 6). Lettres hautes de 4—6 cm. Les O et les Ω encore plus petits. La partie supé­
rieure de ce bloc a été soigneusement , ^ ^
sculptée en forme de ψίάλη μεπόμφαλος
très large, simple et peu profonde (v. fig. <r
5), pour recevoir les libations, dont le
contenu allait s'écouler le long d'une rai­
nure qui partait de l'excavation de la
coupe vers le bord du cippe. L'épitaphe
est complète, sauf une seule lettre de la
deuxième ligne:
Άρίστων
111 ] avnuvÎov

Les deux noms sont très communs


de leur temps dans nos villes du Pont,
mais presque inusités plus tard ' ) : voir
p. e. les longues listes de noms grecs
d'Histria, à l'époque impériale, données
dans Histria, IV, p . 32 et 66 suiv. et Histria, V I I , p . 40 et suiv.

'»ty—W 1 6. Bloc en pierre cal­


K caire, haut de 0.52, large
de 0.83, épais de 0.63 m,
^Vr£AN|oy employé comme matériel
de construction dans le pa­
rement du côté oriental de
la tour K (fig. 8). Lettres
f — — —- — ojif H | du IV-e s., hautes de 5 cm.
Fig. 6. La première lettre de la
première ligne est sûre­
ment un Σ. Le texte est très clair (fig. 7). Comme le monument précédent, ce bloc
est aussi pourvu à sa partie supérieure de la φιάλη μεσυμφαλος traditionnelle. Cette
fois la φιάλη est
plus profonde et
d'un profil plus
ressemblant au
type de vases res­
pectif.

Σαίνη
Τιβείου
γυνή.

x
) Cf. pour 'Λρίστων, p. e. Kalinka, o. c, no. 342, Vienne, 1902, p. 129; pour Παναανίας, ibid., p. 144.
et Frankfurter, Register zu den Arch.-epigr. Mitt.,

201
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VASILE PAR VAN


Fig. 8. «· 9.

Τίπας (Tomaschek, Die alten Thraker, I I 2, p. 38), dont la racine τιπ- devrait être appa­
rentée à la racine rt/î-, de laquelle dérive le nom Τίβειος α ).
Quant au nom de la femme, il est plus difficile à expliquer. Tout d'abord il n ' a ,
naturellement, rien de commun avec le gréco-romain Σαίνα (de Saena) ou Σαινία (de
Saenia) 2 ). Nous ne croyons, non plus, devoir chercher une étymologie dans le verbe
σαίνω, flatter, d'où dérive le nom masculin Σαινίδωρος, qui n'est que l'adjectif connu,
transformé en nom propre 3 ). Nous sommes d'avis que ce vieux nom féminin Σαίνη,
est aussi d'origine thraco-phrygienne.
E n effet nous connaissons de nombreux noms thraces — composés ou simples —
formés du nom Ζάνης, Ζάνος, Ζένης, Σένης, Ζήνις, Ζεης, etc., dont la vraie ortho­
graphe thrace était, comme pour le nom même du pays (Θράκη), Ζάν^]ς ou Σάν7]ς
(Ζήνης ou Σχ\νΊ\ς), resp. Σάνη (cf. le grec ΰράκιος, ou άρήκιος, transcrit en ionien, de

J
) Pour π>β cf. p. e. πνχινη et βντινη, chez -) Pape, o. c s. v.
3
Tomaschek, /. c , p. 22. ) Ibid., et les Lcxica.

202
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FOUILLES D'HISTRIA

manière phonétique, ΰρηΪχΐθζ), et dont la prononciation chez les Ioniens a dû être


Σαίνη, ou peut-être même Σαινη.
Trouver à Istria au IV-e s. av. J.-Chr. deux Thraces complètement hellénisés est
chose très naturelle. Nous avons touché à une autre occasion à la question des Μιξέλ-
ληνες histriens *), analogues aux Μιξέλληνες géto-scythes d'Olbia, et nous n'y reviendrons
pas. Qu'il suffise de citer aujourd'hui seulement l'exemple célèbre de Skylès, le roi
scythe d'Olbia, dont la mère était une histrienne, et qui à force d'être devenu un grec
complet en est mort, tué par ses compatriotes «nationalistes» 2 ).
7. Fragment de la
partie supérieure gau­
che d'une belle stèle
en marbre blanc, haut
y wf v
-\ >ΐπιΐιΐΙΙ[ώ'1ιιιΐ]υΐί1ι1 de 0,28, large de 0,215
épais de 0,14 — 0,16
m, trouvé dans les dé­
'*':ο. fli;.i.!.'.i;.'.'.ΐΚ,'ΑΙΙλυ/ιΐΑΊΙι'ΛΙλλΐυ.ίΑΙΑΊ',ΪΛ combres de la cour­
tine / . Lettres de for­
me ancienne (IV-e s.),
mais assez négligem­
<ΕΓΔοΞΕΕΤΗΙΒ<¥ΛΗΙΙ<ΑΙβ ment gravées (peut-
ΑΝΑΗΙοεηΐοίΕΙΡΕΝΕΠ être déjà au I l l - e s.),
ΤοΥΔΗΜοΎΔΐΑΦΤΛ^ hautes de 10—14 mm.
L'O encore plus petit :
8 mm. Sur le profil
t OZ13 supérieur grandes let­
tres, hautes de 3 cm (V. fig. 9 et 10). La lecture de
la partie conservée de ce document est assez aisée.
Nous pouvons considérer assurée la lecture Μη..,
a la première ligne, et διετέλ[εσεν ( cinq let­
tres) y à la sixième. La restauration du texte des
premières lignes de la stèle, donnée ci-dessous,
poursuit seulement le but de suggérer la marche
d'idées la plus rapprochée du contenu authen­
tique de ce document, et nullement le rétablis­
sement complet du décret primitif. Nous avons
compté avec une longueur des lignes variant entre 36 et 39 lettres:

Μή[τηρ],
"Εδοζε τήι βονλήι xal [Ζώι δήμωι. (e. g.) 'Αρτεμίδωρος
'Αναξιΰέμιος εϊπεν επε[ιδή 6 δεϊνα τοϋ δεϊνα τήν
τοϋ δήμου διαφνλάσ[σων πρός τε την Θεάν καί προς
5 τημ πόλιν οικειότητα [καΐ φιλίαν τήν νπάρχονσαν
διετέλ[εοεν ν . ..

*) Pârvan, La pénétration hell. et hellénistique Sect. Hist. de VAcad. Roumaine, X 1923, p. 32 sqq.
2
dans la vallée du Danube, dans le Bulletin de la ) Ibid., p. 29 sq.

203
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VA S ILE P A K \ \\

La première ligne semble avoir contenu l'invocation de la Grande Déesse, la Μήτηρ


ϋεών. A l'époque de notre document le culte de la Mère des Dieux et des Dioscures dans
les villes grecques du Pont thrace est généralement répandu *). Nous sommes en plein
syncrétisme helléno-barbare: les chevaliers solaires irano-thraces, les Açvins, assimilés
aux Dioscures (et aussi aux Cabires), sont adorés en compagnie de la Grande Déesse
chthonienne, préindoeuropécnne, identifiée avec la Παρ&ένος ("Αρτεμΐζ ΙϊααιληΙη), aussi
bien qu'avec Aphrodite, ou bien avec la Mère des Dieux *). Le culte des dieux de
Samothrace, qui représentait le plus fidèlement ce syncrétisme, était très en honneur
à Histria. Un Σαμοΰρψκΐον existait ici déjà au 111-e s. av. J.-Chr., et l'on y conservait,
comme à Odessus, les décrets publics transcrits sur marbre 3 ). Les Dioscures étaient,
comme à Tomi, les «Dieux Sauveurs» κατ' εξοχήν*).
En consonnance avec la première ligne nous avons donc complété la quatrième,
d'après des exemples analogues qui semblaient nous y autoriser (cf. Dittenberger., 5ν//Λ
IV, p. 468, s. v. οικειότης, et p. 285, s. v. διαφνλάσσω), dans le sens de réunir la ville d'Istria
à la Grande Déesse dans les hommages que le citoyen honoré par le présent décret paraît
leur avoir portés.
Le nom du père de l'orateur qui a fait la proposition de notre décret honorifique,
est assez r a r e : Άναξίάε/ιις5). Il est décliné, naturellement, à l'ionienne, prenant au géni­
tif Ίος.
8. Fragment de la partie supérieure du côté droit d'une stèle en marbre, haut
de 0,16, large d'env. 0,15, épais d'env. 0,07 m,
trouvé dans les décombres de l'édifice absidal,
découvert immédiatement à l'E des thermes ro­
mains. La marge droite de la stèle est intacte.
Le profil supérieur est horizontal et ne semble
pas avoir été surmonté du fronton habituel (v.
fig. 11). Le hasard nous a conservé juste la
moitié des sept premières lignes. De la fin
de la huitième ligne, à peine quelques traces
indéchiffrables. Lettres du I l l - e s., hautes de
6 — 10 mm. On peut distinguer à gauche tout-
à-fait en marge, de haut en bas, les lettres
suivantes : un /, un F, un B avec des restes
de Y M qui le précédait, un P, un A, un A
et un N (v. fig. 12 ). Nous lisons donc:
Fig. i l .

"Εδοξε τηι βουληί κα]1 τώι δήμωι επιμη-


ηενοντος (τοϋ δεϊνα) ]υ τον θεογνψον,

*) A Tomi la Mère des Dieux et les Dioscures sur ces questions. Cf. Minns, Scythians and Greeks,
apparaissent ensemble sur les monnaies de la ville. Cambridge, 1913, s. v. (ind.)
3
L'on y faisait des sacrifices annuels MlJTQl ϋεών ) P â r v a n , llistria, IV, p . 12 suiv.
4
xai Αιοσκόροις, νπερ τής τοϋ δήμον οοτηρίαζ ) Ibid., p. 15: l'ex voto de Καλλικρύτης et des
(Dittenberger, Syll.3, I I 731, 35). siens.
2 s
) Cf. ma note Une nouvelle inscription de Tomi ) Cf. P a p e , Worterb. d. griech. Eigenn., s. v.,
dans Dacia, I, 1924, où je m'arrête plus longuement inscription d'Athènes.

204
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FOUII.I.F.S D'HISTRIA

ô ôeïva e. g. τον Θεο]μβρότον εϊπεν è-


πεώη 6 δεϊνα τοΰ Χαι/ρέον, *ΑπολΧωνι-
5 άτης, ττρότερόν τε άνήρ] άγαϋός ών διατε-
Χεϊ και κοινί/ΐ τήι πυ]λει καί Ιδίαι τοΐς èv-
τνγχάνονσιν αντώι το)]ν πολιτών χρεί-
ας τιαρεχόμενος . . . . / .

Le nom Θεόμβροτος à la 3-e ligne nous


est connu p . e. à Clazomènes (Dittenberger,
Syll.*, I 134, 10), en pays ionien. Mais rien
Fig. 12.
n'empêche de suppléer la lacune aussi par
Κλεο]μβρότον, ou par Στηοι /μβρότον, etc. Nous croyons, au contraire, que le nom
Χαιρέας à la 4-e ligne est très à sa place et c'est pour ce motif que nous n'avons pas cru
nécessaire de le faire précéder par un point d'interrogation. Le reste est simple et
sûr ] ) . A la 7-e 1. on peut lire aussi: εαντώι (cf. Dittenb., Sy//. 3 , I 381, 10).
Il s'agit donc d'un décret honorifique, rendu par les Istriens en l'honneur d'un
citoyen d'Apollonie du Pont, qui était leur πρόξενος et ενεργέτης là-bas. Or, les relations
entre Istria et Apollonia étaient au I I I - e e t au ΙΙ-e s. av. J.-Chr. si excellentes, que nous
voyons, par un autre monument que nous avons découvert avant la guerre et publié
dans notre Histria, IV, p . 15 (et aussi dans VAnzeiger du Jahrbuch de Berlin, 1915, p . 270),
les Istriens courrir à l'aide des Apolloniates avec leurs propres troupes et leur propre flotte :
/Καλλιχ]ράτης Καλλικράτον (!) xal οί στραηώ[ται π]επλενκότες επϊ βοήΰεια[ν Ά]πολ-
λωνιαταΐς. . . 2 ) .
Notre nouveau document accroît donc d'un précieux détail en plus l'histoire si
mouvementée des colonies grecques du Pont
Euxin.
9. Fragment de la partie inférieure gauche
d'une stèle en marbre blanc, haut de 0,165,
large de 0,14, épais de 0,08 m, trouvé dans
les décombres de la courtine g. Lettres de forme
hellénistique assez ancienne (vers 200 av. J.-
Chr.), hautes d'env. 1 cm, parfois seulement de 6
TVKP mm. On peut lire sans faute ce qui a été conservé
(cf. la phot. de la fig. 13 avec le dessin de la
fig. 14). Seule la 12-e ligne, très endommagée,
se prête à des lectures variées: au commence­
ment un 3 / , ou peut-être un A ; pour le reste
^^ v. fig. 14. Comme au no. 7, nous avons essayé,
ici aussi, d'offrir une reconstitution hypothé-
Fig. 13. tique du texte des lignes conservées. Vu le
J
) Cf. p . e. D i t t e n b . , Syll.3, I I 584; Michel, villes grecques du P o n t thrace, à l'époque hellé­
Recueil, nos. 329, 332, 333, pour ne citer que des nistique, dans Histria, IV, p . 16 ; Le mur d'enceinte
documents du monde grec de la côte thrace du de Tomi, p . 11 et suiv. ; La Gérusie de Callatis, p . 1
Pont. et suiv. ; La pénétration hellénique et hellénistique,
' ) V. mes notes sur les relations réciproques des p. 22 (dans les publ. de l'Académie Roumaine).

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VASILE PARVAN

grand intérêt de ce document, nous espérons que les épigraphistes grecs se donneront la
peine de reprendre l'oeuvre de restauration, proposant un texte plus sûr que le nôtre
pour les lignes 4 — 7, qui sont parfaitement nouvelles dans le milieu historique où nous
nous trouvons:
ιο]οτέλειαν, εϊοπ[λ]ο[νν καϊ εκπλονν καϊ ηολέμον
κ]αι εϊρήνης άονλεΐ κ[αι άσπονδεί. εΐναΐ δε αντω
ε]φοδον επϊ τη(ν) βονλή[ν κάί τόν δημον παραχοη-
μ]α πρώτω νποκηρ[νγματι, ττριν ελΰεϊν ττάντας
5 τους μετά Ιέρεα. ά[τέλειαν δέ εϊναι αντω επι
τφ κολλνβω δπως [νπάρχγι ό νό/ιος, κατά τό δόγ-
μα τών δέκα. τό δ[ε ψήψισμα τονχο άναγραψΓ/-
ναι εϊς οτήλην λε[νκοϋ λΐΰον κηϊ άνα&εϊναι
εΐς τό ίερον τοϋ ' Απ[όλλωνος' τό ôè άνύλωμα
10 δοϋναι τόν τ[αμ(αν άφ' ών χειρίζει αντός εις
τάς άποσατ[ολάς τών πρέσβεων
7μ]ια. κα[?λέσαι δέ αντόν καί επι ξέηα?. . . .

Nous nous trouvons devant


le décret honorifique d'un κολλν-
f ΛΐΕΙΡΗΝΗΣΓΑΕΥΛΕΙ βιστής étranger, qui avait rendu
■ ϊοΔθΝΕΠΊΤΗΒοΥΜ-ί de tels services aux Istriens, qu'ils
κ A πρΛ-"τχιγΓΡο^Ηρ;
le comblent de toutes les distinc­
, roYrMETALCPEA/4
tions possibles et lui accordent
^πακοΛΛΥ %xx&\^ SVL~ en même temps l'exemption des
/ΜΑΤοΝΛΕΚΑΤοζΐ
φίΑΙΕΐΕΙΓΓΗΑΗΝΑρΙ taxes dans son métier de banquier,
<; £ΊΣ'Γ ο] Ε PoNToyATlf c'est-à-dire de changeur de mon­
' οΥΝΑΐΊ-οΝτ^^Ρ naies d'une norme à l'autre, et
Α
ΓΓΟ^Σ:-^^ d'un métal à un autre.
Il y a à remarquer sur le
texte du document — calculé sur
Fig. 14. 33 — 37 lettres pour chaque ligne
— ce qui suit:
Lire, dans la 3-e ligne: επι xf\ βουλ$} [καϊ τώ δήμω], au lieu de l'habituel ènl τήν
βονλήν καϊ τόν δήμον, serait non seulement inattendu, mais aussi fautif (vu que
le datif contiendrait une idée d'hostilité : «attaque contre le s é n a t . . . » ) ; c'est pourquoi
nous avons cru faire mieux, en supposant une erreur de lapicide, par l'omission d'un N après
τη, et de transcrire επί τή(ν) βονλη[ν.... Il est vrai que ces fautes sont assez rares
à l'époque de notre document, mais nous avons préféré d'en admettre une, au lieu du
solécisme si grave que nous avons indiqué.
Le commencement de la 4-ème ligne pourrait être restauré aussi avec le mot ά/μ]α;
en ce cas il faudrait trouver une autre manière de remplir l'espace disponible à la fin
de la 3-e ligne : p. e. ενϋύς, τάχα δ'εν&νς, εξ άρχης ενάνς, ou quelque chose de semblable.
Nous avons lu à la 5-e ligne: τονς μετά ίέρεα; nous trouvons d'habitude dans les
décrets grecs à cette place la formule: μετά τά ίερά; ίέρεα est un ionisme en tout cas:
mais nous ne sommes pas sûrs, si ce mot tient vraiment la place du commun ίερά,

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FOUILLES D'HISTRIA

ou bien si nous n'avons peut-être à admettre ici un accusatif de ίέρεως, -εω, la forme
milésienne et généralement ionienne de ϊερενς, -ερέως, c'est-à-dire ιέρεα, au lieu de ίερέα l).
Quant à la restauration du reste de la 5-e ligne, par ά[τέλειαν δε εΐναι αύτω imJ/6. τω
κολλύβω,)&\ naturellement pensé aux cas si nombreux, où l'on accordait chez les Grecs
ατέληαν και άσνλίαν aux personnes καί χρήμασιν2), et dont je ne voudrais relever
pour le moment que le cas si intéressant de Hermios d'Antioche — qui se trouvait δια-
τρίβίον παρά βασιλεϊ Σκυϋών Κανίτα; les Odessitains lui accordent: άτέλειαν χρημάτων
πάντων ών âv εΐσάγωσι καϊ εξάγωοι επί κτ^σεί 3 ), pour des motifs d'opportunité com­
merciale et diplomatique, qui ont dû être très ressemblants à ceux qui poussaient les
Istriens à honorer d'une manière si insigne le banquier dont le nom est perdu 4 ).
Les lignes 6 et 7: δπως [νπάρχγι 6 νόμος, κατά τό δύγ]μα τών δέκα, suivent le
cours de la pensée donnée par les lignes 5 et 6: cf. p. e. le décret de Delphes, chez
Dittenb., Syll.3, I 297: άτέλειαν πάντων κατά τόν νόμον5), ou encore celui d'Her-
mioné:Toùç νομογράφονς καταχωρίααί τυ δόγμα είς τούς νόμονς, ibid., ΤΙΙ 1051. Nous
n'avions jusqu'à présent aucune information sur l'autorité d'un collège restreint de
dix magistrats à Istria. Il paraît cependant qu'il ne pourrait pas s'agir ici de simples
δεκάπρωτοι, comme à Chalkis e) ou ailleurs 7 ), mais plutôt d'une sorte de prytanes,
conseillers des vrais magistrats, comme à Aegialé: γνώμη ατρατηγών καΐ δεκαττρώτων
εγόντων και τήν πρντανικήν εξονοίαν8).
Le reste du décret ne présente pas de surprises, sauf vers la fin, ligne 10 et suiv., où
le caissier paraît avoir été autorisé à prendre les sommes nécessaires à la confection
du document honorifique, dans le chapitre des dépenses pour les ambassades à l'étranger.
L'orthographe άποσοτολάς, avec deux σ, n'est pas inconnue: nous la retrouvons p . e. dans
le mot άποσστάται 9 ).
La stèle honoraire avait été exposée et conservée dans le temple d'Apollon, c'est-
à-dire le grand temple du dieu protecteur de la ville, Apollon Iatros. C'est une coutume
généralement connue des colonies milésiennes — et même doriennes — du P o n t : à
Apollonia 10) ou à Olbia11), à Mésambria12) et — par le présent témoignage — à Istria.
Quant au contexte de la 12-e ligne si nous étions bien sûrs — et ce n'est pas le cas — d'y
pouvoir lire le mot καλέσαί, la restauration de la fin de notre décret serait identique
avec la fin du décret de provenance encore inconnue., mentionnant ν'Ολατικός πόλεμος™):
καλέοαι δε αντόν και επϊ ξένια εις τό ίερόν τοϋ 'Λπόλλωνος.

') Cf. Dittenbergcr, Syll.3 nul. s. ν,, avec P â r v a n , documents sur l'institution des «dix» dans les
Histria, IV, p . 2 «q. villes grecques (oi δέκα: κα&ώζ κα οί δέκα διατά-
2
) Dittenberger, Syll.3, IV, p . 243, s. v. άτέλεια. ξωντι: Andania,— ibid., 736, 32), rassemblés sous les
3
) Michel, Recueil, no. 332: ΙΙ-e s. av. J.-Chr. mots δέκα, δεκάπροηοι, δεκατενταί, etc., /. c , vol.
4
) V. pour les conditions du change dans les IV, p . 270 sq.
e
colonies du P o n t Kuxin, p . e. la loi décrétée à (Hbia ) Ibid., I I 705, 50.
au IV-c s. av. J.-Chr. chez Dittenb., Syll.3,' I, 10
) Michel, Recueil, n o . 3 2 8 ; c'est le décret en
no. 2 1 8 ; chez Michel, Recueil, no. 336. l'honneur de l'architecte byzantin É p i c r a t e : le
' ) V. p. d ' a u t r e s exemples, l'index de Dittenb., document pourrait appartenir aussi bien à u n e
/. c , IV, p . 243, 460 sqq. et 476 sq. avec 292. autre ville ionienne qu'Apollonie du P o n t , — entre
e
) V. le livre de Bilabel, Die ionische Kolonisa- autres à Istria elle-même.
u
tion, Leipzig, 1920, p . 237. ) Le même décret de la note précédente, d'après
7
) Cf. les inscriptions recueillies chez Dittenb., Fiebiger, chez D i t t e n b . , Syll3, I I 707.
12
o. cM IV, p. 271. ) Michel, Recueil, no. 329.
') Dittenberger, Syll.3, I I 866, et les nombreux " ) Voir notes 10 et 11.

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VASILK PÂRVÀN

10. Petit éclat d'une stèle en marbre blanc, haut de 0,17 m, trouvé dans les décombres
de la courtine a (v. fig. 15 et 16). L'épaisseur présente du fragment (c. 12 cm) n'est pas
l'originale. Lettres hautes de 15 — 20 mm, à apices très prononcés; YO et le Θ n'ont que
9 mm de hauteur. A ce qu'il paraît, ΙΙ-e moitié du ΙΙ-e s. av. J.-Chr. La première
ligne est peu claire : peut-être un / et un A. Dans la 6-e, sûrement, ΕΣΘ. Les
autres lignes parfaitement claires
On peut donc rétablir ce qui
suit:

Fig. 15. Fig. 16.


? ta ?
ο'αντον καΐ] εικυν/α χαλκήν....
εν τ]ωι γυ[μνασίωι....
δεδ ]όχϋ[αι
5 ? ]ντε[ τ. . . ?. ,
? Jéoïïfai?

J e n'ai pas essayé de compléter. J'ai seulement suggéré le contenu probable du


document: l'on honore un bienfaiteur de la ville par une statue d'airain qui sera placée
dans le gymnase d'Istria ; ce renseignement est tout à fait sûr; on peut encore ajou­
ter, mais seulement en guise d'hypothèse, que le personnage honoré a dû être
plutôt un agonothète ou un gymnasiarque, en tout cas un citoyen qui s'était occupé
de l'éducation de la jeunesse.
L'importance du document consiste dans l'information topographique, sociale et
artistique très précise, sur l'existence à cette époque (ΙΙ-e s. av. J.-Chr.) d'un gymnase
orné de statues en bronze, etc., à Tstria. Or, une inscription du I l l - e s. apr. J.-Chr.,
découverte déjà en 1915, nous renseignait sur les réparations que l'on faisait au gymnase
d'Istria grâce à la largesse et au dévouement d'un certain Πολύψημος Πολυφή/ιον *),
à une époque où, les Goths et les Carpes ravageaient l'Empire et notre ville elle-même
allait être complètement saccagée et brûlée (a. 238: fuit et Histriae excidium eo tem-
pore, — fait confirmé par les fouilles) 2 ),
Le nouveau document, combiné avec l'ancien, assure au moins quatre siècles d'e­
xistence continue au gymnase d'Istria.

*) Pârvan, Histria, IV, p. 156 eqq. '·') S. H. A. XXI, v. Maximi, 16, 3.

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FOUILLES D'HISTR] \

11. Base en marbre blanc, haute de 18 cm., large de 30 et épaisse de 20, — mon­
trant sur sa face supérieure la cavité où avait été fixé de son temps le pilier hermophore
ou peut-être la statue même, il est vrai, assez petite, d'Hermès Άγοραΐος. Ce petit bloc,
très endommagé, a été trouvé, toujours dans les décombres, dans le quartier méridional
de l'acropole d'Ist ria. Let­
trée assez belles du Il-e »<
s. av. J.-Chr., hautes de
15 — 1 8 mm, sauf le 0 et
le Ω, hautes de seuls .
10 — 1 2 mm. Malgré les V
injures du temps, le texte j
est presque entièrement li- '
Bible, Seul le nom du dédi-
cant manque: il a dû cin­
trés bref, car l'espace dis­
ponible ne permet pas de
^m^éÊÊk
supposer une lacune plus
large que c. 5 lettres. p i g 17
Quant au nom du père
du dédicant, il n'a perdu que les deux premières lettres. Nous lisons donc (cf. fig. 17 et 18)
γ o ags — 4-

Fig. 18.

[6 δεϊνα Ev]φράνορος,
άγορα[νο j/njoaç, Έρμεϊ
*Λγοραίωι

Nous n'étions pas encore informés sur le culte de Έρμής Άγοραϊος à Istria. Nous
avions au contraire de bons renseignements sur Vagoranomie de cette ville. L'inscription
ά^Λριπταγόρας 'AnaxoVQÎov ]) contient les détails suivants que nous croyons utile de

' ) Dittenb., Syll.n, I I , 7 0 8 ; un nouveau fragment, fragment n'y est pas compris. La nouvelle d a t a t i o n
de la fin du décret, a été trouvé et publié par P â r v a n , du décret (antc a. 100), contre l'opinion de Ditten­
dans YArchaeologischer Anzeiger (Jahrbruch de Ber­ berger qui le plaçait au I-er s. av. J.-Chr., ne nous
lin) 1915, p . 250 et fig. 9. Quoique le ΙΙ-e vol. de la semble pas sufisamment justifiée.
3-e éd. de Dittenberger uit paru en 1917, le nouveau

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11 Dada II 192ό
VASII.I; PARVAN

reproduire ici. Après des malheurs sans nombre, que l'inscription d'Aristagoras raconte
avec méthode, οννέβη τήν τε πόλιν εύσταΰεϊν καί τοΐ'ς πολείτας οφζεαϋαι. ταγείς τε
άγορανόμυς (A. était maintenant à un âge assez avancé et il avait occupé auparavant
tous les grands sacerdoces de sa patrie, avait été τειχοτιοιός, etc. ; l'agoranomie, qu'on
lui offrait, devait donc être une charge très sérieuse et honorable et non pas un simple
inspectorat du marché ') d'Istria) εΐς ενιαντόν ήγορανόμηοεν ώς επρεπεν άνδρΐ καλώ και
άγαϋω, παραπωλών οεϊτον άμα και οϊνον καΐ τών λοιπών ώνίων τάς τειμάς κα&αιρών
λνσΐτελέστατα τοίς ττολείταις, καϊ τνχών ενκωμίου διά ταντα κατεατησεν οΐκοδομήοας άγορα·
νυμιον άπυ Ιδίων δαπανημάτων εφ' οΐς 6 δημος άποδεξάμενος αύτον την καλοκαγα&ίαν
εταξεν αντόν αγορανόμον εις αλλα ετη δύο, εν οΐς ενδοκί/ιιιοεν τοίς προγεγραμμένοις υμοίως.
La modicité de la dédicace du fils d'Euphranor, en comparaison avec les cadeaux roy­
aux du fils d'Apatourios, nous semble dériver non seulement de la situation matérielle par­
ticulière des deux dédicants, mais aussi de la situation générale, presque catastrophale
au ΙΙ-e s., un peu plus favorable au I-er.
12. Fragment de la partie inféri­
eure d'une stèle en marbre, presque tota­
lement effacée, conservée sur toute sa
largeur de 38 cm, haut de 24 cm, trouvé,
dans les décombres de la courtine / , près
du puits antique. Lettres du Π-e 8. av.
J.-Chr., hautes de 12 — 15 mm (fig. 19).
Nous avons soigneusement noté (fig. 20)
toutes les traces de lettres encore lisibles.
D'après ces traces on pourrait reconsti­
tuer une certaine partie du texte de notre
Fig. 19. fragment. Toutefois ça ne servirait à
rien, parce que nous n'obtenons que les
formules habituelles des décrets honorifiques et rien de particulièrement caractéristique.

Fig. 20.

') Comme p. e. à Athènes ou ailleurs.

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FOUILLES D'HISTRTA

/α]ντοϊς μ[εν. . . .της ] εννοία[ς TTJÇ


[πρ]ος τον [δήμον, . . . ] τε ταΊ[ς?. .
? επιμέ]λεια[ν
ιον . . .
. . ,άεά]όχ{}α[ί. . .
τήι βονλψ ? κ/αί ènaifvéaai
/ιεν επϊ τοντοις

13. Petit fragment, haut"de 8 cm., d'une stèle en marbre blanc, trouvé dans les
mêmes décombres que le no. précédent. Lettres du I-er s. av. J.-Chr., hautes de
9 — H mm (v. fig. 21). Rien à faire avec les quelques lettres qui nous sont parvenues.

•''fi- 21· Fig. 22.

de 10 — 1 2 mm (fig. 22). On lit — sans doute — EN1 à la I-ère et ΗΡΩ1 à la ΙΙ-e ligne.
Il est impossible de décider si nous avons affaire à un relief votif, consacré à quelque
héros local grec ou bien à quelque héros thrace (le dieu cavalier solaire), ou s'il s'agit
au contraire d'un simple relief funéraire représentant le mort héroisé. E n tout cas, les

FiK. 23 a. Fig. 23 b.

lettres ενι font partie du premier nom (le second, celui du père, à péri complètement),
et après ÎJQÎOI l'inscription a dû se continuer soit par l'attribut générique : καταχΰονίωι,—
soit par un nom propre divin, grec ou thrace.
15 et 16. Deux nouveaux fragments, constituant un double au grand monolithe
à inscription bilingue, décrit pour la partie latine dans notre Histria, IV, p . 79 et suiv.,

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14·
VASILE PÀRVAN

et pour la partie grecque, cachée à l'intérieur du mur et découverte plus tard, par cer­
tains hasards fâcheux de la guerre, dans notre Histria 1 / / , p. ()0 et suiv. Mêmes di­
mensions, même matériel, mêmes inscriptions, même emploi. Epistyle d'un portique,
d'un macellum, ou d'une enceinte sacrée, où les blocs des architraves restaient vi­
sibles des deux côtés du passage, de telle manière que l'on pouvait lire sur leurs deux
faces opposées également, les dédicaces faites par la ville à l'empereur. Ce qui est
très important au point de vue de la topographie d'Hislria c'est la dis tance très grande
des deux endroits du mur d'enceinte où les deux architraves ont été employées comme
blocs du parement extérieur de la muraille. En effet, tandis que la première architrave
était encastrée dans la c o u r t i n e / , la seconde a été trouvée — par morceaux — dans

les décombres du parement de la courtine b. Or, nous avons remarqué que lors de
la restauration du mur d'enceinte d'Histria. après la grande catastrophe de l'an 238,
l'on a employé comme matériel de construction des groupes de blocs qui avaient consti­
tué un ensemble architectonique complet dans l'imédiat voisinage respectif, ou avaient
été apportés de telle région précise du territoire rural de la ville. C'est ainsi que nous
avons retrouvé dans les piliers et les tours de la grande porte et dans les courtines adja­
centes presque tout le contenu monumental de la grande place d'Histria: les restes d'un
grand temple néo-dorique en marbre blanc, élevé peut-être à l'époque de Trajan,
les bases des statues des empereurs et des άρχιερεϊς κηϊ ποντάρχαι de l'Hexapole
dont Histria faisait partie, etc. l). De la même façon nous avons découvert dans les
décombres de la courtine a toute la riche collection des autels votifs du viens Quintionis
(un autre, nouveau, suivra tout de suite) 2 ). Il nous semble donc tout naturel d'ad­
mettre que le portique ou le bâtiment, dont nos architraves avaient fait partie, s'éten­
dit des deux côtés: commençant quelque part vers le centre de la ville (architrave
de la courtine / ) il continuait assez loin vers le N, dans la direction de la tour B (ré­
gion où les fragments nouveaux ont été découverts).
Il n'y a rien à ajouter, quant à la date du document, à ce que nous avons proposé
(a. c. 139 —151 apr. J.-Chr.) dans nos précédentes communications. En ce qui concerne

') Cf. Histria, IV, p. 91 et suiv. Tous ces détails dessus, p. 198).
2
seront traités d'après leur importance dans notre ) Voir p. les autres, Histria VII, p. 63 sqq.
livre à venir sur Le mur d'enceinte d'Histria (v. ci-

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FOUILLES iriIISTRFA

le rapport réciproque des deux fragments, par le texte qu'ils contiennent, nous offrons
la simple copie qui suit (cf. fig. 23 — 26):

,
Λντοκηάτορ[ι Kaloaqi] Τίτω [ΑΙλίω Άοριανώ Αντο-]
νείνο) Σεβ(αστ<~>) Ε[ύαεβ(εΐ), άρχιερεϊ] μεγίστ[ω, πατρι πατρίδος,
* Ιστρια[νών 6 δημος, /
Τίτο/ΐ'] ΠομπωνΙο[υ ΙΙρόκλον 0]ύιτρασίο[ν Πωλλίωνος, ηρεσβ(εντον)]
Σεβ(αοτον) και άντιστρ/ατήγον, τιρονοη]οαμ[ενου γενέο&αι].

[Imp(eratori) Caesari Tito] Aclio [Hadriano Antjonino Aug(usto) Pio,


[pontifici] maxim/o. patri patjriae,
I Histjria/noriim cijvitas.
/ T(itUi) PomponiuJsProfculus Vitrasiujs Poliio, leg(atus) Aug(usti) pr(o) fpr(aetore)
5 /facic/ndu/ m cura /vit.
17. Fragment d'une plaque de
marbre bleuâtre — haut de 57 cm
AYTOKPATŒ et large de 86 — employée comme
JlHQt Σ Ε Β ^ pavement dans les thermes romains
■-1". ,· ΙΣΤΡίΑί d'Istria (salle de la piscine: frigidari-
TlTOWOMrfcRNlA um — à ce qu'il semble — des bains
iEJLKAJMIixxu des femmes), très endommagée par
■sa . l'usage et calcinée par l'incendie qui

ΛΓ~1ξ^Λ - f

ÎMAXlN-i ! ώΜΕΓΪΓΗ
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POLUOLE.G'AVGfRPR
^li! \VLTPAIJC
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L
i -|« «>·♦ 3 — » M ο·Φ3 4-

Fig. 26.

a détruit les bâtiments de l'époque respective. Ce n'est qu'avec difficulté qu'un jour
très clair j ' a i pu découvrir des traces de lettres sur la surface très polie et tachetée par
le feu. Lettres hautes de 8 cm, de la première moitié du Il-e s. Ce qui est cependant
très caractéristique, c'est que cette plaque dont on faisait usage pour réparer le pa­
vement des bains, en la mettant de manière parfaitement barbare les lettres en haut,
prenait place dans une salle qui avait été à l'origine non seulement pavée, mais com­
plètement plaquée de marbre, et dont le pavement en marbre blanc avait été en­
cadré d'une large bordure en marbre bleu: nous en avons trouvé les restes, assez
bien conservés. Or, si nous considérons les nombreuses couches superposées à celle de
la plaque à inscription, représentant chacune un grand désastre de la ville, nous
comprenons facilement la disparition de toute préoccupation esthétique chez ces
malheureux et nous admettons pleinement la façon d'agir des Istriens, qui à chaque

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