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QuiSalento - 1 Giugno 2015

"Musica e dintorni tra sogno e nostalgia"
di Laura Mangialardo
"Le tracce sono quasi tutte pronte", anche quelle che accompagnano i momenti di questa storia raccontata da Francesco De Giorgi, "I bassisti muoiono giovani". Simpatico,
grintoso, a volte cupo come vuole la tradizione dei "maledetti", musicale, giovane. Questi sono gli aggettivi che descrivono il nuovo racconto romanzato dell'autore salentino.
La musica batte il tempo, passando da momenti di calma a
punte di umorismo tagliente, con battute brillanti come quella sulle donne salentine: "Diciamola tutta: se Pannelal fosse
stato salentino, col cazzo che avrebbe potuto iniziare tutti
quegli scioperi della fame (...); ci sarebbe stata sicuramente
qualche zia che dopo un paio d'ore si sarebbe presentata
da lui con una parmigiana di melanzane (...) e ogni sciopero
sarebbe terminato con un clamoroso magna magna". La
storia in sé è piacevole e sicuramente può attrarre un pubblico adulto quanto uno giovane, regalando ai primi un tcoco di nostalgia e ai secondi quel
sogno di emergere che non guasta mai. Ma al di là della trama, è piacevole il modo in cui
questa viene raccontata. Nessuna sbavatura, nessun eccesso, un linguaggio che nascondendosi dietro la maschera del duro è curato nei dettagli. Una storia da duri ordinari, da ragazzi di paese, come ce ne sono tanti, che cercano di rompere il silenzio che li circonda,
stanchi dei soliti gusti, del "Grande Fratello" in tv, dei social network che danno o rubano la
popolarità. "Occhio a quel che scrivi, perché c'è chi fraintende per mestiere (...)", si dice.
Tutto è immagine, dal musicista che si distingue per la maglietta, a quel quadro di "gioventù, sfarzosa e svestita", in cui il Salento appare come "la prima potenza economica mon diale", mentre è fatta da operai e cassiere che lavorano instancabilmente per concedersi
la notte da sballo.
Francesco De Giorgi giudica, anche con un certo cinismo che non guasta, quel piccolo
mondo diverso e simile a tutto il resto, quello che in queste pagine ha il nome di Matino,
ma che potrebbe essere un qualsiasi paese con la sua festa di San Giorgio. Tra le righe di
un'apparente superficialità nasconde esche che contengono il profondo e abboccare è facile anche in quei rari e pungenti momenti di tristezza.
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