Banche centrali e oro

di Francesco Simoncelli

Salve a tutti, io sono Francesco Simoncelli e sono qui in rappresentanza dell'Associazione Von
Mises Italia. Oggi mi toccherà fare la parte dell'anziano che ricorda i "bei vecchi tempi", poiché vi
parlerò di banche centrali e oro trasportandovi nelle correnti del tempo della storia. Vorrei iniziare
andando dritto al punto: quando parliamo di banche centrali dobbiamo tenere a mente tre date:
1907, 1913, 1968. Nel 1907 gli Stati Uniti attraversarono un breve periodo recessivo chiamato
"Panico del 1907", una crisi innescata dal Tesoro USA a seguito di un'espansione artificiale
dell'offerta di moneta. E' bene ricordare che tale teoria venne formalizzata da Ludwig von Mises nel
1912 quando scrisse The Theory of Money and Credit, in cui si poneva una semplice domanda:
"Cosa induce gli imprenditori a commettere errori di portata tale da coinvolgerli tutti in una crisi?"
Questa semplice domanda gettò le basi di quella che sarebbe diventata la teoria Austriaca
d'economia; e la risposta a suddetta domanda era: il denaro fiat. Un'espansione artificiale dell'offerta
di moneta distorce inevitabilmente i segnali di mercato attraverso i quali gli attori economici
prendono le proprie decisioni.
Nel 1905 fu esattamente questa la causa del panico di due anni dopo, ma un gruppo di individui con
uno scopo ben preciso ne approfittò. Essi, sin da quando fallì la Prima Banca degli Stati Uniti nel
1796 e sin da quando fallì la Seconda Banca degli Stati Uniti nel 1836, i due prototipi di banca
centrale americana, fecero lobby per stabilirla di nuovo. Infatti la loro propaganda disegnava la
seconda metà del XIX secolo come un periodo di disordine e caos. Perché? Perché in quegli anni la
popolazione degli Stati Uniti, e più in generale quella occidentale, stava sperimentando una delle
crescite economiche più straordinarie mai viste nella storia dell'umanità. Le banche, così come
qualsiasi altra azienda, fallivano sotto la scure degli errori economici e i loro asset e la loro clientela
veniva assorbita da quelle banche che si dimostravano più responsabili dal punto di vista
finanziario. Inoltre il gold coi standard faceva in modo che gli scambi commerciali degli attori
economici rimanessero onesti.
Questo panorama non venne messo in discussione dalla popolazione perchè essa stessa poteva
saggiare con i propri occhi lo sviluppo economico e tecnologico avvenuto in una sola generazione: i
nonni, i figli e i nipoti sarebbero vissuti in un mondo totalmente diverso. I volumi della
professoressa Deirdre McCloskey sono a disposizione per chi volesse approfondire il "come" e il
"perché" di tale crescita economica; il libro di Robert Higgs, invece, The Transformation of the
United States from 1880 to 1914 è un manoscritto descrittivo di come gli Stati Uniti progreditorno
durante quel periodo.

La potenza di tale crescita non fermò gli hamiltoniani dal propagandare le loro tesi utilizzando
argomenti plausibili. Infatti cosa ci potrebbe essere di più plausibile di qualcuno che vi seduce con
una promessa di un futuro certo e prevedibile? Fu questo quello che promisero queste figure che,
sfruttando il Panico del 1907, affermarono di poter mettere fine addirittura ai cicli economici.
Agirono nel 1910 quando in una riunione segreta a Jeckyll Island gettarono le basi di quella che
sarebbe stata la Federal Reserve. Strateghi dei Morgan e dei Rockefeller, membri del Tesoro,
membri del Congresso, furono i protagonisti di quell'incontro. Edward G. Griffin propose un
affresco descrittivo di questo incontro nel suo The Creature from Jeckyll Island, mentre invece
Murray Rothbard nel suo The Case Against the FED ne descrisse le azioni da punto di vista tecnico
e le alternative ad un tale sistema. Gli hamiltoniani ebbero successo. Nel dicembre 1913, in un
Congresso quasi deserto a causa delle vacanze natalizie, venne approvato il Federal Reserve Act.
In un colpo solo il mondo avrebbe visto invertirsi quella libertà e quella prosperità di cui aveva
goduto nel XIX secolo. La FED nacque, ufficialmente, per stabilizzare i mercati in caso di crisi;
ufficiosamente, invece, doveva salvaguardare quelle entità facenti parti del cartello che
rappresentava: le banche commerciali. Ben presto se ne sarebbe aggiunta un'altra: monetizzare i
titoli di stato. Ciò avvenne durante il coro inflazionistico nella prima guerra mondiale, in cui gli
sforzi bellici vennero sostenuti attraverso la stampa monetaria e i bond di guerra. Nel 1914 venne
abolito il gold coin standard: che bisogno c'era dell'oro se ormai esisteva un ente centrale in grado di
stabilizzare i mercati? Il mondo non sarebbe più tornato indietro, percorrendo quella che chiamiamo
legge dei rendimenti decrescenti.
Sebbene nel 1922 alla Conferenza di Genoa si ritornò a considerare l'oro, venne re-introdotto come
asset di riserva insieme a due valute cartacee: il dollaro e la sterlina. Come commentò l'economista
Jacques Reuff, era una "caricatura grottesca di gold standard". Infatti nel 1925 emersero quegli
errori che 3 anni prima vennero nascosti sotto il tappeto, quando l'Inghilterra si ritrovò sull'orlo
della bancarotta a causa di un massiccio deflusso di oro. Il governatore della BoE chiese all'allora
governatore della NYFED di sollecitare il governatore della FED affinché inflazionasse l'offerta di
moneta alleviando così i malanni economici inglesi: essere tornati alla parità aurea ma ai tassi prebellici, ovvero, non considerando l'inflazionismo durante la guerra. Non solo, ma fu proprio in
questo preciso anno che vennero gettati i semi della più grande crisi economica che l'umanità
sperimentò in tutta la sua storia: la Grande Depressione.

Murray Rothbard in America's Great Depression e Lionel Robbins in The Great Depression
spiegano con dovizia di particolari le cause e le conseguenze di quel tetro periodo. Espongono la
fallacia secondo cui le banche centrali sono fonte di stabilità e controllo. Possono influenzare il
mercato, ma non possono controllarlo. La quantità di informazioni è troppo grande affinché un
istituto orientato ad un approccio top-down possa controllarlo. Come disse Hayek in A Tiger by the
Tail, è come se stringessero la coda ad una tigre. Pensano di controllarla, ma non sanno dove andrà
la tigre e quando si rivolterà contro di loro.
Infatti l'economia statunitense si riprese nel 1946, grazie soprattutto ad un taglio della spesa
pubblica, un taglio delle tasse, una diminuzioen dei deficit e il ritorno in patria dei soldati superstiti.
Da qui in poi l'economia USA si sarebbe ripresa cancellando parte degli errori del pasato. Infatti
fino al 1955 godette di un discreto tasso di crescita e questo fu l'ultimo anno in cui si registrò una
deflazione dei prezzi nell'economia dello zio Sam. Cosa accadde dopo? Lyndon Johnson, politiche
di "guns and butter". Ovvero, grandi deficit per la guerra in Vietnam e per le spese insostenibili del
welfare state. Ciò portò l'America sull'orlo della bancarotta e non tardò ad arrivare la margin call a
questo evento: De Gaulle richiese di rimpatriare l'oro della Francia. Gli Stati Uniti dichiararono
ufficialmente bancarotta nel 1971, quando Nixon chiuse la finestra dell'oro. Perché non ci furono
conseguenze? Perché non c'era concorrenza. Ora è diverso. Immaginate una festa, una festa in cui le
banche centrali portano gli alcolici. Quando le bevande si esauriscono, uno alla volta gli astanti se
ne vanno. Di solito i primi che se ne vanno non vengono notati, ma quando il numero di coloro che
abbandona la festa si fa cospicuo allora anche il resto dei partecipanti si fionderà verso le uscite.
Germania, Olanda, Austria, Francia e oggi la Svizzera vogliono abbandonare la festa. Cina e Russia
l'hanno già abbandonata. Rivogliono indietro il proprio oro.
Ovviamente dal punto di vista dell'offerta di oro fisico ciò non avrà alcun effetto. Cambiare posto da
un caveau ad un altro non avrà alcuna ripercussione. Ciò che cambierà, e da qui la richiesta
nell'odierno referendum di vietare la vendita dell'oro, sarà l'offerta di oro fluttuante; ovvero,
quell'oro utilizzato come garanzia nei contratti futures. Minore sarà la quantità di oro fisico in questi
mercati, maggiore sarà il rischio che una richiesta dell'asset sottostante possa innescare una crisi.
Infatti l'oro a garanzia di tali contratti è stato utilizzato in più e più contratti. Può questo portare ad
una crisi di fiducia nei confronti dell'attuale sistema monetario fiat? Probabilmente no, l'oro infatti è
talmente de-monetizzato che le banche centrali potrebbero gestire un tale evento attraverso ulteriori
manipolazioni. Addirittura una iperinflazione potrebbe non essere sufficiente. Pensate a Weimar.
Pensate ad Israele nel 1985.

Seppur con le dovute cautele, sono tornati a valute cartacee. Cosa può invertire un trend simile?
Due parole: Grande Default. Il momento in cui gli stati non potranno più onorare i loro obblighi nei
confronti della popolazione: "Fondi insufficienti". Sarà quello il momento in cui le persone si
domanderanno: "Perché continuare a finanziare e a credere in un'istituzione truffatrice?" Secondo
una ricerca del Casey Research gli asset investiti in oro fisico da parte dei fondi pensione globali
ammontano all'1%. Non c'è abbastanza oro in Occidente per coprire i buchi, perché sarà l'oro il
primo asset a cui ci si rivolgerà quando le promesse verranno infrante. L'Italia possiede
ufficialmente 2,500 tonnellate di oro, stipate per la maggior parte presso la NYFED. Qualora
volesse rimpatriarle si vedrà rispondere la stessa cosa che è stata detta ai tedeschi: "Sorry Hans, no
gold". La Germania ha desistito per il momento. Cina e Russia hanno anticipato tutti. Hanno
abbandonato la festa per prime. Si troveranno in una posizione di vantaggio.
Ludwig von Mises scrisse nel 1920 Economic Calculation in the Socialist Commonwealth. In
questo manoscritto descriveva come un'economia di comando sarebbe crollata sotto il peso dei
propri errori e delle proprie contraddizioni. Nel 1989 l'URSS crollò. Poi, nel 1950, Ludwig von
Mises scrisse Planned Chaos in cui descrisse come un'economia mista sarebbe crollata sotto il peso
dei suoi errori e delle sue contraddizioni. Stiamo assistendo a questo lento sgretolamento. Anche
perché, come disse Herbert Stein: "Quando qualcosa non può più andare avanti, tende a fermarsi".
Grazie.