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SOMMARIO

INTRODUZIONE ................................................................................................................ 5

Capitolo 1
LA MEDIA EDUCATION ............................................................................................... 11
1.1. Media Education, Media Literacy, Media Studies ....................................................... 11
1.2. Problemi lessicali e teorici. Il termine Media Education in Italia:
educazione ai media, coi media, nei media, per i media ....................................... 16
1.3. Media Education and Education Technology ....................................................... 22
1.3.1. Media Education: paradigmi e approcci .................................................... 25
1.3.2. Education Technology: paradigmi e attuali prospettive .......................... 30
1.3.3. Una possibile convergenza? La New Media Education .......................... 33
Capitolo 2
LA FORMAZIONE IN MEDIA EDUCATION NEL CONTESTO
INTERNAZIONALE ......................................................................................................... 41
2.1. La formazione nelle indicazioni degli organismi nazionali e internazionali ....... 41
2.2. La stato della formazione in Media Education nel mondo .................................. 47
Capitolo 3
LA FORMAZIONE IN MEDIA EDUCATION IN ITALIA ................................... 61
3.1. La Media Education nella scuola ............................................................................. 61
3.1.1. Ricerche empiriche ....................................................................................... 63
3.2. La formazione di insegnanti ed educatori............................................................... 66
3.3. La formazione universitaria: premessa metodologica ........................................... 68
3.3.1. La raccolta e l’analisi dei dati dei corsi di laurea ....................................... 68
3.3.2. La raccolta e l’analisi dei dati degli insegnamenti ..................................... 70

3

............................... 99 Capitolo 5 INSEGNAMENTI IN MEDIA EDUCATION................................. “Scienze della Formazione e dell'E-Learning” .......... Denominazione degli insegnamenti.. 91 4............................................................................................. “Progettazione e Gestione Formativa nell’Era Digitale”........ Corsi di laurea attivi .... “Media Education”..................... 89 4.................................................. Tipologia delle lezioni..... 115 CONCLUSIONI ................ 105 5........... Corsi di laurea a confronto ..................... 77 4... 75 4........2........ 108 5... Sbocchi occupazionali previsti per i laureati ............................... Università di Roma “La Sapienza” ................. 90 4................................................................5..................................... 106 5.....................1........ programmi e testi utilizzati negli insegnamenti .................................................... “Teorie e Metodologie dell'E-Learning e della Media Education”......................................... Università della Calabria .................................4. “Progettazione e Gestione Didattica dell’E-Learning e della Media Education” Università di Bologna ..................5.................................................. crediti formativi e settori scientifico-disciplinari degli insegnamenti ....................................................... 103 5....................................................4................................................... 87 4..........................................................7................................................................2................................................................... Obiettivi qualificanti la classe di laurea e attività formative indispensabili ...............................6................................ 121 4 ............... Media Education e Education Technology: un confronto ......... 84 4...............................8... 80 4........ Università di Cassino e del Lazio meridionale ................ Tipologia..............................................9................................................... 86 4........ “Educazione Digitale e Ricerca Sui Media”....................................................... 103 5.........Capitolo 4 CORSI DI LAUREA IN MEDIA EDUCATION ........................... 75 4.....1............................. 117 BIBLIOGRAFIA ...........3............. Università di Padova ...... Università di Bari “Aldo Moro” .10..........................3. Classe di laurea degli insegnamenti ..

Anche dal punto di vista concettuale sono emerse differenti concezioni della Media Education. sia per quanto riguarda i corsi di laurea. quanto alla loro produzione. come la riflessione critica e la capacità di lettura di tutte le tipologie dei media – da quelli tradizionali a quelli audiovisivi e digitali – al fine di sviluppare un’opinione personale e autonoma sui contenuti veicolati dai media. “educazione mediale” o “pedagogia dei media”. intendono favorire. ovvero la partecipazione attiva nella sfera pubblica che le abilità inerenti sia alla ricezione di messaggi mediali. Nel contesto italiano l’importazione dell’espressione Media Education ha creato non poche ambiguità. visto che essa ha 5 . lo sviluppo di abilità (sia teoriche che tecniche) relative alla produzione creativa di messaggi mediali. dove è stata evidenziata la difficoltà a pervenire a una terminologia unitaria. seppur vi siano alcune aree definite e comuni. poiché a fianco all’espressione Media Education risultano radicate anche le espressioni Media Literacy e Media Studies. Si è proceduto successivamente con l’analisi della letteratura italiana sul tema. ed infine una dimensione ulteriore e più ampia. sia per i singoli insegnamenti. dove si è reso necessario esporre le differenze terminologiche ancor più marcate rispetto al contesto internazionale poiché a fianco all’espressione Media Education sono state incontrate ulteriori espressioni come “educazione ai media”. Per far ciò è stato necessario innanzitutto definire il concetto di Media Education e i termini ad esso correlati: si è proceduto quindi ad analizzare la rassegna della letteratura internazionale sul tema.INTRODUZIONE L’obiettivo principale di questo lavoro è stato quello di raccogliere ed analizzare l’offerta formativa degli atenei italiani in relazione alla Media Education.

seppur quest’ultimo spesso richieda indirettamente lo sviluppo di conoscenze e abilità ascrivibili al primo ambito. il cui corrispettivo italiano risulta anche questo caso frammentario dal punto di vista terminologico (le espressioni più frequenti sono “tecnologie didattiche”. in cui la tecnologia viene introdotta 6 . in cui prevalente è l’utilizzo strumentale dei media. vengono iscritte nella prima categoria e diventano meritevoli di analisi e riflessione. “tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento”). E’ stato adottato quindi. anche in questo lavoro.preso a significare sia l’educazione ai media. Anche il concetto di Education Technology viene ripercorso attraverso la diffusione dei suoi principali paradigmi: il passaggio dal comportamentismo degli anni ’50-’60. un concetto ampio di Media Education. in cui il punto di partenza si sposta progressivamente sempre più sul ricevente. 2008) si è ripercorso la storia della Media Education e dei suoi paradigmi: l’approccio inoculatorio e protezionista nei confronti dei media a partire dagli anni Trenta. in cui il ricevente era immaginato come passivo e vulnerabile di fronte al potente messaggio ideologico dei media. sui suoi gusti e sulle sue abitudini di consumo. di cui si è voluto inoltre sottolineare il rapporto sempre più stretto con un ambito ulteriore. all’interno del processo d’insegnamento. “tecnologie dell’educazione”. il funzionalismo degli anni ‘70. in cui l’obiettivo diventa non solo la riflessione sulla lettura di testi mediatici ma anche sulla loro produzione attiva da parte dei soggetti. infine l’approccio delle scienze sociali. nell’accezione utilizzata a livello internazionale sopra menzionata. Seguendo cioè l’analisi di due autori (Ardizzone e Rivoltella. ovvero l’“Education Technology”. l’approccio delle arti popolari negli anni Sessanta. l’approccio della lettura critica con lo sviluppo dei Cultural Studies e della semiotica. nella quale però nuove forme di arte come il cinema d’autore. quanto l’educazione con i media. in cui la tecnologia (e in particolar modo il computer) viene utilizzato per razionalizzare e rigorizzare processi come quello valutativo. il quale ha permesso di ripensare il rapporto fra i media e i destinatari dei loro contenuti come una relazione dove fondamentale diventa il processo d’interpretazione e di negoziazione dei significati da parte dei riceventi. in cui viene mantenuta la divisione fra cultura alta e cultura bassa tipica del paradigma precedente.

diventa quella di creare un ambiente di apprendimento all’interno della scuola. o di altro ambiente formativo. vengono infine analizzati in vista di una possibile convergenza. all’educazione degli adulti. per l’attività di comunicazione e condivisione di materiali didattici. da un lato la Media Education. in cui diventa centrale la produzione di contenuti sia in forma scritta (attraverso i blog. caratterizzato dalla presenza di media e tecnologie da un lato come oggetto di riflessione in relazione ai loro messaggi e alle abitudini di consumo ad essi collegati. dall’altro in funzione di un utilizzo strumentale per la rappresentazione delle conoscenze. dove tramite le tecnologie vengono comprese e analizzate informazioni e riutilizzate in contesti diversi. all’università.nelle scuole per “preparare” gli allievi alla vita adulta e all’ambiente lavorativo. Si è voluto cioè sottolineare come. i cui punti programmatici indicano la formazione come requisito fondamentale per lo sviluppo della disciplina: si chiede di sviluppare l’attività di formazione a tutti i livelli (dalla scuola. analizzando le indicazioni degli organismi internazionali. alla formazione iniziale e in servizio degli insegnanti). Una seconda parte di questo elaborato si concentra sulla rassegna della letteratura internazionale e nazionale sul tema della formazione in Media Education. video su youtube) e come questo comporti il ripensamento della Media Education. si stiano delineando nuove forme di apprendimento collaborativo e partecipativo. si individua la necessità di adottare modelli pedagogici nuovi che consentano una partecipazione degli studenti più attiva. si auspica la creazione di manuali di riferimento e kit di supporto possibilmente non soggetti a copyright. i forum. I due ambiti. sia in forma audio o audiovisiva (webradio. la quale viene definita New Media Education. dall’altro l’Education Technology. A 7 . il costruttivismo. i siti web). la nuova sfida educativa ad esse connessa. al fine di coniugare tutte le possibilità che i media e le tecnologie offrono e le abilità teoriche e tecniche che richiedono. i social network. attraverso le piattaforme Moodle. Di fronte all’evoluzione e alla disponibilità sempre maggiore delle tecnologie. particolarmente diffuso nell’apprendimento tramite le tecnologie dell’e-learning. un paradigma nuovo in cui le tecnologie diventano un ambiente adatto per stimolare l’apprendimento collaborativo.

sulle attività più praticate. di analizzare gli obiettivi specifici e gli sbocchi occupazionali di ciascun corso e confrontare i piani di studio e la distribuzione dei crediti formativi nelle singole discipline. ovvero l’assenza di un curriculum nella scuola dell’obbligo e di corsi universitari o di altre specializzazioni sul tema. quale denominazione fosse più frequente. 2008-09 all’a. sulla formazione degli insegnanti in riferimento ai media e alle tecnologie. non è richiesta. Si è quindi proceduto a raccogliere i dati relativi ai corsi di studio e agli insegnamenti dedicati alla Media Education attraverso il sito “OFF. A partire da quest’ultimo dato (in cui risulta che solo l’11% degli insegnanti abbia acquisito attraverso la propria formazione universitaria competenze nelle gestione dei media in contesto formativo).fianco alle indicazioni degli organismi internazionali si è voluto inoltre raccogliere le esperienze reali sul tema della formazione nel contesto internazionale e benché vi siano diversi livelli di sviluppo della disciplina nei vari Paesi del mondo si sono delineate per molti di essi alcune criticità comuni: la mancanza di percorsi formativi istituzionali. attraverso i risultati di ricerche empiriche sulla sua diffusione. Il contesto italiano è stato delineato a partire dallo sviluppo della Media Education nella scuola. la preponderanza della formazione unicamente strumentale relativa alle ITC.study-in-italy. 2008-09 all’a. Si è voluto cioè indagare lo sviluppo della 1 www. la mancanza di investimenti e di politiche pubbliche chiare e sistematiche sulla formazione in Media Education. nel periodo dall’a. quali attività fossero più frequenti dall’analisi dei programmi etc.a. la difficoltà di istituire percorsi universitari in Media Education di fronte a un mercato del lavoro in cui questo tipo di figura. quale “peso” assumessero all’interno del piano di studio.a.it 8 .a. in quale classe di laurea fossero situati. Per quanto riguarda i singoli insegnamenti (al di fuori della classe di laurea LM-93) l’obiettivo è stato verificare.F”1 del MIUR con l’obiettivo per quanto riguarda i corsi di laurea attivati nella classe LM-93 (Teorie e metodologie dell’e-learning e della Media Education) dall’a.a. vista l’assenza di un curriculum formale nelle scuole. 2012-13. 2011-12. si è ipotizzato che l’offerta formativa universitaria risultasse insufficiente sul tema. come ad esempio l’informatica.

2011-2012 per gli insegnamenti in Media Education e in Education Technology. concettuale e pratico. 9 . al fine di verificare quale fosse la presenza delle due discipline nell’offerta formativa universitaria a confronto e in quale misura esse risultassero convergenti.a.Media Education come disciplina universitaria e la sua definizione dal punto di vista terminologico. ovvero se e in quale misura si potesse parlare di una forma di New Media Education. Un ulteriore dato raccolto è stato quello relativo all’a.

10 .

educazione mediale. Media Studies). partendo dall’ambito internazionale. educazione ai media. 1.1. Media Studies La Media Education è stata descritta e definita dall’UNESCO in diversi contesti internazionali. pedagogia dei media) e delle problematiche relative alla traduzione e semantizzazione del termine inglese risultato dominante. venire a mancare in conseguenza dello sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ITC) e delle loro massiccia diffusione nella vita quotidiana.CAPITOLO 1 LA MEDIA EDUCATION Il capitolo ha l’obiettivo di presentare il dibattito attorno alla definizione e concettualizzazione del termine Media Education e delle espressioni ad esso correlate (Media Literacy. sembrano spesso sovrapporsi tanto da far ipotizzare non solo una convergenza ma anche la necessità di una ridefinizione dei concetti (New Media Education. e come si è cercato di sottolineare. New Media Literacy) e dei modelli d’insegnamento e apprendimento in vista sia delle nuove opportunità ma anche delle nuove capacità e competenze che tale cambiamento richiede. In questo contesto è emerso un elemento che ripercorre tutta la storia della Media Education. I due piani cioè. a partire dalla conferenza di Grunwald (1982). Definizione di Media Education. ossia la distinzione fra l’educazione ai media e l’educazione coi media la quale incrocia i termini Media Education ed Education Technology. Media Literacy. Media Awarness. continuando con 11 . sembra secondo molti. per poi focalizzarsi sulla situazione italiana: si è voluto render conto della frammentazione terminologica presente in Italia (Media Education.

Quest’ultima definizione è risultata essere quella più internazionalmente condivisa dagli esperti del campo. . Sulla terminologia utilizzata per definire la Media Education però vi sono ancora sostanziali differenze a livello internazionale: «Definition of terms: There is still much discussion on whether the correct term is "Media Education. Dalla ricerca Media Education: Sociology Surveys condotta dal ricercatore russo Alexander Fedorov (2007) è risultato infatti.deals with all communication media and includes the printed word and graphics." It feels like "media literacy" will win out because of the mental association with "literacy" meaning the ability to "read" and process information in order to participate fully in society. 1999). in every country in the world.enables people to gain understanding of the communication media used in their society and the way they operate and to acquire skills using these media to communicate with others. che la maggioranza degli esperti intervistati (96. . particularly in Australia. the still as well as the moving image. the concept of "media literacy" incorporates both knowledge of the structure. to freedom of expression and the right to information and is instrumental in building and sustaining democracy». Vi sono cioè differenti termini utilizzati in ambito internazionale. «Media Education . However "Media Education" is firmly entrenched in England. 25/26) fosse generalmente d’accordo con tale definizione.ensures that people learn how to . . Australia and other countries pioneering the field.interpret the messages and values offered by the media. their political. critically reflect upon and create media texts. 1990).Toulouse (1990). . Educating for the Media and the Digital Age (UNESCO. economy and function of mass media systems in society as well as the analytical skills to "read" both the aesthetic and ideological content of mass media messages» (UNESCO.15%. social." "media awareness.select appropriate media for communicating their own messages or stories and for reaching their intended audience. and their contexts. In molti paesi è utilizzata prevalentemente l’espressione Media Literacy poiché la scelta per il 12 . Media Education is part of the basic entitlement of every citizen. Seville (2002). delivered on any kind of technology. But whatever it is called.identify the sources of media texts.analyze. The term "media studies" is also used. . commercial and/or cultural interests. Con l’obiettivo di riportare una definizione inclusiva di Media Education è stata scelta la formulazione adottata alla conferenza di Vienna. the sound." or "media literacy. Vienna (1999).

‘media literacy’ refers to an overall ability/competence. electronic and digital media. - ‘media education’ is basically an educational approach to media it is more comprehensive. Sull’utilizzo dei termini Media Literacy e Media Studies e sulla loro intercambiabilità con quello di Media Education non tutti gli esperti concordano. social. Un altro termine utilizzato al posto di Media Education nel mondo anglosassone è Media Awarness e si riferisce allo sviluppo di consapevolezza nel ragazzo rispetto ai messaggi mediali e alle sue pratiche di consumo dei media.Reyes Torres). I prefer ‘media education’ (K. Media literacy implies the complex outcome of ‘literacy’. - Media education includes media studies and media literacy (N. “literacy” fa riferimento alla capacità di “leggere”. political. media literacy is the intended outcome of media education” (S. 1990).Chelysheva. in quanto. Solo due degli intervistati in Media Education/Literacy: The Analize of Experts’ Opinions (Fedorov. - Media Education is the process of teaching about print. Although ‘media studies’ has been used to distinguish itself from ‘media education’. the difference seems doctrinaire.Ryzhih. mentre il termine Media Studies generalmente indica la Media Education considerata come una disciplina autonoma inserita nei curriculi scolastici (Rivoltella. uno degli obiettivi fondamentali perseguiti nell’insegnamento della lingua. - ‘media education’ is a cross-curricular/trans-curricular approach to be taken up in each subject.Penzin. ‘media literacy’ is basically alphabetization to visual codes.I. 2001. p. or educational or different purposes (M.Tyner).termine “literacy” ha consentito e consente di inserire i media nel curriculum di lingua madre (Buckingham e Domaille. ‘media studies’ is a discipline in its own right whose topic are media and all the implications connected to them (S. artificial and inconsequential to the understanding of media teaching and learning. V. - Media literacy is the result of the process of media education. ‘Media studies’ are linked with the knowledge of mass media for technical. A.Gomez). non differenziano i suddetti termini. 12). 13 . 2007) infatti.Krucsay). come sottolinea il documento di Toulouse (UNESCO. I. It is an imprecise and confusing term and does little to define the field. 2001a). I contributi qui di seguito riportati testimoniano sicuramente l’esistenza di una pluralità di definizioni attribuite ai diversi termini e alla loro correlazione.Korochenskyi.Gura. J.

- ‘media studies’ is focussed on the acquisition of cognitive knowledge about media. alle immagini.Monastyrsky).Suess). sviluppate in contesti educativi formali e informali in un processo che prende il nome di Media Education.Pungente.Monastyrsky.Shak. p. D. 79) sia il risultato dell’attività di Media Education.Gutierrez Martin). J. Della stessa opinione è la letteratura europea: in un recente rapporto di ricerca commissionato dall’Unione Europea. Ch. I think today it is almost impossible and unnecessary to separate between them. 14 . p. ai linguaggi e ai messaggi degli stessi. Media Literacy includes the basics of Media Studies and Media Education to provide the student with the ability to participate freely in the society (A. si legge che «la Media Literacy può essere considerata come il risultato del processo di Media Education» (PerezTornero. analizzare. si può notare che in molti concordino nel dire che la Media Literacy. with Media Education being more a wider concept and media literacy perceived as being more a specific translation of critical analysis of media. - ‘media studies’ are less normative than ‘media education’. - originally there was a difference. possiamo affermare che la Media Literacy rappresenta un insieme di abilità e di competenze relative ai media. 10).V. whereas ‘media education’ usually embraces both analysis and production (S. Media studies was more an academic term for theoretical studies. Nonostante le differenze. T. valutare e produrre informazioni in più forme» (Aufderheide. - ‘media literacy’ and ‘media studies’ often implies the critical analysis of media but not the production. 1993.Worsnop. ossia «l’abilità di accedere. L. Therefore in my mind today they are interchangeable.Rother.Goodman). Media education is focussed on the development of attitudes and critical skills about media.Lemish). it can be a more descriptive approach to media (D. - Media studies is the main way to practical mastering of media facilities (V. 2007. and it is not beneficial to try to theoretically make a distinction (D. E quindi seguendo lo schema nella pagina sottostante tratto dal rapporto.Suess).

13-14). distinguishing the honest from the deceptive.Le due maggiori aree di azione della Media Literacy sono da un lato lo sviluppo del pensiero critico che permette di accedere. 2 15 . Sia il A questo proposito in molti adottano l’espressione critical literacy: «We would also stress the importance of critical literacy as part of the evaluation component of the definition. the public interest from commercial persuasion. for accessing and analysing media messages are not effective if one cannot also critically evaluate those messages. p. analizzare e valutare2 consapevolmente i messaggi mediali e dall’altro la possibilità di produrre prodotti mediali. the objective and trustworthy from the biased or partisan» (L’opinione è di Sonia Livingstone e Andrea Millwood Hargrave in Pérez Tornero (2007. in particolar modo semiotiche. unendo le abilità pratiche e tecniche a quelle teoriche.

to freedom of expression and the right to information and is instrumental in building and sustaining democracy» (UNESCO. 1. In ultima analisi la Media Literacy e il processo attraverso qui si realizza (Media Education) rappresentano un requisito fondamentale per la realizzazione di una cittadinanza attiva in una società democratica. come il cinema e la televisione. la Digital Literacy (o Information Literacy) che emerge come presa d’atto che il mondo del computer e delle reti di comunicazione richiede nuove abilità e competenze (Ferri e Marinelli. 4 Il CICT (Conseil International du Cinéma et de la Télévision) è un’organizzazione legata all’UNESCO. nella quale gli individui possono partecipare pienamente. poiché la Media Literacy ha a che fare con tutti i tipi di media.pensiero critico quanto la produzione incrociano l’intero panorama dei media. al cinema. p. p. «Media education is part of basic entitlement of every citizen. rispetto alle quali il processo di alfabetizzazione è detenuto in forma (quasi) esclusiva dalle istituzioni scolastiche. 21-22). Questo comporta che via siano più declinazioni di Literacy: - - - la Classic Literacy corrisponde alle competenze relative alla lettura e alla scrittura.2. la Audiovisual Literacy che fa riferimento alla prima generazione di media elettronici (generalmente in formato analogico) centrati sulle immagini in movimento. le scienze e la geografia» (Pavlic. 3 16 . Problemi lessicali e teorici. negli ultimi anni sempre meno riscontrabili. 1999). 2010. 32). alla televisione. In questa prima definizione che il termine riceve è evidente la contrapposizione fra due prospettive differenti. l’insegnamento e l’apprendimento dei moderni mezzi di comunicazione ed espressione considerati come specifica ed autonoma disciplina nell’ambito della teoria e della pratica pedagogiche. in every country in the world. fino a giungere ad Internet e alle nuove tecnologie. La prima. alla radio. per i media Il termine Media Education nella sua prima formulazione ufficiale (1973) a livello internazionale ad opera del CICT4 veniva definito come «Lo studio. nei media. dalla carta stampata. 1987. come ad esempio la matematica. esercitando la propria libertà di espressione e il proprio diritto a un’informazione corretta3. coi media. Il termine Media Education in Italia: educazione ai media. in opposizione all’uso di questi mezzi come sussidi didattici per le aree consuete del sapere.

p. in sostanza. la quale riconosce l’esistenza di una «interdisciplina» (Jacquinot. attorno ai quali vengono sviluppate un’analisi e una riflessione critica. Sulla base degli elementi in comune che possiedono le due discipline (entrambe pluridisciplinari. e il mondo dei media. caratterizzato dall’emotività.proprio della Media Education secondo il CICT. Nella prospettiva intersezionista si collocano anche il brasiliano Ismar Soares de Oliveira (2000) e in Italia Pier Cesare Rivoltella. che non frammenti il campo con eccessive distinzioni e che possa mettere a tema tutte le possibilità di relazione fra il mondo dei media e quello della formazione. in cui media diventano il supporto attraverso il quale svolgere l’intervento educativo delle singole discipline. Ne consegue quindi che una definizione così 17 . 2000b). Questo tentativo ha inteso superare ciò che la tradizione della scuola francese ha chiamato lo “choc delle culture”. Jacquinot propone che questa nuova interdisciplina prenda il nome di educommunication. rivolto all’attualità. Il contesto italiano ha visto emergere. 37). sull’attenzione al passato e al patrimonio di conoscenze consolidate. Oggetto dell’intervento educativo sono infatti i media stessi e i loro linguaggi. è quella dell’educazione ai/intorno ai media (teaching about the media). Il secondo tipo di approccio è basato sull’educazione con o attraverso i media (teaching with or through the media). Quest’ultimo utilizza il termine Media Education definendolo come «quel particolare ambito delle scienze dell’educazione e del lavoro educativo che consiste nel produrre riflessioni e strategie operative in ordine ai media intesi come risorsa integrale per l’intervento formativo» (Rivoltella. così definiti da Felini (2004). sull’obiettività. come nel caso francese. la prospettiva intersezionista. 6) che si colloca nell’intersezione fra le scienze della comunicazione e le scienze dell’educazione. Questa divisione secondo molti autori nella pratica non si realizza ed è il caso degli “intersezionisti”. relativamente “giovani” e caratterizzate da numerosi temi comuni da utilizzare come oggetti di ricerca). basato sulla razionalità. 2000a. p. Si tratta. 2001a. di una prospettiva che ritiene opportuno utilizzare una definizione il più larga possibile. dalla soggettività e dalla logica economica (Jacquinot. ossia il difficile incontro fra il mondo della scuola. ossia un approccio di tipo strumentale.

«si impara sempre attraverso i media. di fattibilità. 2006). di costo. di condizioni di produzione e di utilizzo…ecc. introducendolo con un aneddoto che definisce ai limiti del caricaturale: «Nel corso di uno dei numerosi corsi di formazione all’educazione ai media in cui mi sono trovata ad intervenire. Al convegno “La Sapienza di comunicare” tenutosi a Roma nel 2006. quest’ultimo non può essere considerato indipendente dal suo supporto. quella dell’educazione ai media.) e linguistica perché gli studi linguistici e semiologici ci hanno insegnato. Per cui conclude l’autrice. la marcata distinzione fra le due aree fosse conseguenza della necessità di mettere in rilievo una dimensione. una tra gli insegnanti presenti. sia che si lavori “con” o “su” di essi» (Jacquinot. che i media interattivi introducono nuove relazioni tra autore e utente». cosa che ovviamente faceva quando utilizzava il medesimo documento all’interno del suo insegnamento disciplinare» (Jacquinot. Ciò ha portato. Jacquinot sostiene che nelle prime definizioni di Media Education degli anni ’70’805. Se il linguaggio scritto o orale. 153) «a una serie di 5 La prima definizione è riportata a inizio paragrafo 18 . Si tratta però di due aree fra loro strettamente legate. p. 2006). per quel che riguarda la terminologia utilizzata (e la sua traduzione) risulta problematico. il contrario è avvenuto per il termine d’importazione inglese Media Education. Jacquinot ritorna sul tema della distinzione fra educazione ai media e con i media. poiché si rischia di astrarsi dalla «specificità della sua mediazione tecnico-linguistica: tecnica perché ogni supporto implica delle costrizioni (di taglio. dichiarò che quando faceva educazione ai media lavorando su un testo mediale. che immagini. non si preoccupava del contenuto e in particolare non faceva notare gli errori o gli anacronismi. per affermare meglio la differenza tra educazione “ai” media e “con” i media. piuttosto che l’immagine o l’audiovisivo. Se il termine educommunication di Jacquinot non ha riscontrato successo. testi e suoni non attivano gli stessi processi di significazione e.inclusiva non preveda la classica divisione fra l’educazione ai media e l’educazione con/attraverso i media. più recentemente. poco valorizzata rispetto alle pratiche diffuse di educazione con i media. rappresentano gli strumenti attraverso i quali si trasmette il messaggio. ormai da tempo. come ricorda Felini (2004. Il caso italiano però.

Inoltre come notava Ranucci (1994). Polemicamente. Pungente» (Galliani. 1998. era dovuta alla necessità degli studiosi italiani di riconoscersi (e di trovare riconoscimento) in un più vasto movimento internazionale che permettesse di creare un network di condivisione di pratiche e di conoscenze (Giannatelli. Infatti il termine “education” è traducibile sia con un generico educazione ma anche. da cui nacque in seguito il MED (Associazione Italiana di Educazione ai Media e alla Comunicazione). Inoltre l’inglese accorpa in “education” sia la dimensione della ricerca teorica (quella che in italiano viene chiamata pedagogia) sia la dimensione della prassi formativa. La scelta per il termine Media Education. l’utilizzo del termine Media Education si ebbe ad opera dei sociologi della comunicazione Giovanni Bechelloni e Milly Buonanno e dei pedagogisti e teorici della comunicazioni che si ritrovavano nel nascente Istituto di Comunicazioni Sociali dell’Università Salesiana di Roma. 575). p. E’ venuto a mancare nell’ottobre 2012. 19 .ambiguità lessicali che non hanno favorito la comprensione esatta delle idee e dei concetti». Brescia. 2004. 2002. Ma l’importazione della terminologia e della tradizione anglosassone (in particolare riconducibile a Len Masterman7) ha secondo alcuni portato a trascurare la più che rispettabile esperienza nazionale nel campo.. ricorda Galliani: «Sembra dunque a me oggi operazione impossibile quella di ricondurre sotto l’unica etichetta disciplinare di ‘media education’ teorie e pratiche storicamente consolidate (…) L’equivoco sta nel pensare di poter contenere nel recinto della media education (servirebbe anche un nome italiano per farne una disciplina!) i “cento fiori” delle teorie e delle esperienze italiane di “educazione ai/con/attraverso i media” o peggio nel ritenere che in Italia vi fosse un deserto pedagogico e didattico prima dello “sbarco angloamericano” guidato da L. p. 152). Sul contributo di Len Masterman si veda Masterman L. A metà degli anni Novanta. p. A quest’ultima si riconosce indubbiamente il merito di aver diffuso il termine Media Education. (1997) A scuola di media. 1). assumendo fra l’altro il ruolo di catalizzatore e calamita per aver creato e messo a disposizione «una casa entro cui far ritrovare la pluralità di sensibilità esistenti» (Felini.Masterman e J. Per di più la capacità di sintesi delle lingue anglosassoni permette che 6 7 Roberto Giannatelli era presidente onorario del MED. con quello di insegnamento. e forse più propriamente. l’espressione inglese Media Education crea in italiano diversi problemi di semantizzazione. La Scuola. in Italia. come ha sottolineato più volte Roberto Giannatelli 6.

(2004. Secondo Giannatelli. che nelle intenzioni si rifà all’esperienza anglosassone. mentre se si procede a tradurre il termine in italiano. 2001. che si riferisce piuttosto alla comprensione critica dei testi e del sistema dei media.). o forse sarebbe meglio dire propendeva. Aver importato il termine inglese per rimanere legati all’esperienza internazionale comporta il rischio paradossale di subire un nuovo scollamento della stessa per via dei significati diversi che al termine si è voluto attribuire. infatti. dato che la prospettiva dell’impiego strumentale delle tecnologie è indicata con espressioni quali education technology e teaching aid». ossia l’educazione che mira a formare professionisti del mondo dei media (giornalisti. p. Naturalmente anche questi media educativi forniscono letture e rappresentazioni del mondo e. rileva Felini. per questo motivo. Prendendo ad esempio il contributo di Buckingham: «Bisogna fare attenzione a non confondere la media education con l’insegnamento che avviene attraverso e con i media – ad esempio. 284). quando si parla di Media Education (o Media Literacy) s’intende con sicurezza la prima delle quattro interpretazioni. l’educazione ai media. l’uso della televisione o del computer come mezzi cui si ricorre per insegnare la scienza o la storia. «di fatto in tutto il mondo anglofono. p. «Il termine Media Education viene a indicare. sono possibili almeno quattro interpretazioni: - l’educazione ai media che ha come oggetto le logiche di funzionamento dei media e l’analisi critica dei loro linguaggi - l’educazione con o attraverso i media. i 20 . considerati come strumenti da utilizzare nei processi didattici e come parte dell’esperienza che gli alunni devono fare con i media (hands on…). Se. autori televisivi etc. intesi non solo come strumento ma come linguaggio e cultura» (Giannatelli. La letteratura anglofona invece propende. in cui essi vengono utilizzati come supporti per l’attività didattica - l’educazione nei media. sia l’“educazione ai media”.non vi sia alcuna preposizione fra i termini “media” e “education”. 153) tutte le traduzioni sono a livello puramente grammaticale plausibili. per una netta divisione. sia l’“educazione con i media”. intesa come educazione nel mondo dei media (teaching in a media culture) - l’educazione per i media.

media educator hanno spesso tentato la sfida dell’uso strumentale dei media come
“supporti didattici”. Sottolineare questo è particolarmente importante proprio in relazione
all’entusiasmo contemporaneo per l’uso delle nuove tecnologie nell’educazione, in cui i
media sono spesso visti come mezzi neutrali per la trasmissione di contenuti e
informazioni. E ancora, sebbene possa avere un dialogo significativo con queste aree, è
importante non confondere la media education con l’uso delle tecnologie educative o con
i media educativi» (Buckingham, 2006, p. 22-23).

Il rischio cioè, è quello di aver accolto sotto l’unico termine di Media Education
prospettive differenti non proprie del termine nella sua accezione a livello
internazionale. D’altro canto gli “intersezionisti” propendono verso una caduta della
distinzione fra l’educazione ai media e l’educazione attraverso i media, poiché essa
sostengono, può risultare fuorviante visto che nella pratica didattica concreta i due
piani si sovrappongono e non è facile tracciare una linea di demarcazione netta:
difatti essi sostengono che un uso strumentale intelligente delle tecnologie porti di
sua natura a riflettere e a imparare qualcosa della realtà e del funzionamento dei
media, anche quando lo scopo dell’intervento è tutt’altro. Ma, continua Felini, per
quanto nella pratica le due prospettive debbano essere avvicinate il più possibile, a
livello teorico esse debbono rimanere separate poiché altrimenti verrebbe a perdersi
la fondamentale distinzione della progettualità didattica, quella fra contenuti e
metodi/strumenti:
«un conto, infatti, è considerare i media come oggetto dell’intervento educativo per porsi
obiettivi di miglioramento della competenza mediale; altro, invece, è utilizzare i media
come strumenti dell’intervento, avendo come obiettivo (almeno a livello dichiarato) una
cosa diversa dall’incremento della competenza mediale» (Felini, 2004, p. 155).

Per questo motivo Felini propone un approccio specificatamente pedagogico alla
medialità, definendo la pedagogia dei media8 «quell’area della pedagogia che, in
termini interpretativi e progettuali, si occupa di studiare il campo delle relazioni
intercorrenti tra educatore, educando e strumenti/linguaggi mediali» (2004, p. 157).
E’ il rapporto fra gli attori ad essere l’oggetto d’indagine della pedagogia dei media e
in particolare il rapporto tra educatore ed educando e la relazione che questi
instaurano col terzo attore: il sistema dei media. La proposta della pedagogia dei
La proposta per una pedagogia dei media è avanzata anche da Calvani (2001) e ampliamente diffusa in
Germania con il termine Medienpädagogik.
8

21

media continua, come la prospettiva intersezionista, ad immaginare quest’area come
un vasto campo di interessi, ma mantiene distinte alcune sotto-aree sulla base della
funzione che i media rivestono nella relazione educativa.9
Sul problema della frammentazione terminologica nel contesto italiano
intervengono anche Ardizzone e il già citato Rivoltella. Essi riconoscono l’esistenza
di un acceso dibattito tra coloro che sono favorevoli all’adozione del termine inglese
Media Education e coloro che propendono per una sua traduzione. Fra questi
ultimi, aggiungono, sono presenti due diversi orientamenti, chi utilizza il termine
educazione mediale e chi invece preferisce l’espressione pedagogia dei media:
«tra i due, dovendo scegliere, si preferisce il primo: la pedagogia dei media (supposto che
abbia senso parlare di una pedagogia dei media) infatti pare rinviare più a una riflessione
pedagogica sui media che non a una pratica educativa con i suoi metodi e le sue ricerche»
(Ardizzone e Rivoltella, 2008, p. 8).

1.3. Media Education and Education Technology
Se fino a qui è stato necessario esporre le differenze terminologiche e concettuali
espresse dai diversi autori è utile soffermarsi ora sulla correlazione fra una nuova
coppia di termini (Media Education ed Educationa Technology) e sulle
specificazioni forniteci da Ardizzone e Rivoltella in questo ambito (2008, p. 3-7).
Sarà infatti la posizione dei due autori a essere mantenuta sullo sfondo di questo
lavoro al fine di capire, seguendo il loro percorso, se sia possibile giungere a una
convergenza fra le due aree da riscontrare anche all’interno dell’analisi empirica.
Innanzitutto sarà utile difatti soffermarsi sul significato dei singoli termini che
compongono le espressioni Media Education ed Education Technology. Il termine
“media” vive di un’ambiguità semantica costitutiva. Lo si intende infatti come mezzo
Esse sono l’educazione ai media, che ha come oggetto l’analisi dei linguaggi mediali; la socializzazione ai media,
intesa come quella dimensione informale e processuale di appropriazione delle concezioni sui media di cui
sono protagonisti i bambini; le tecnologie didattiche, ossia quell’ambito relativo all’impiego degli strumenti mediali
entro i processi educativi; l’ergonomia dei media, la quale indica in maniera estensiva la progettazione dei media a
scopo educativo (sia nelle forme più didattiche che in quelle ludiche e di edutainment); la pedagogia sociale dei
media, attenta a studiare i fenomeni attorno che si sviluppano attorno alla relazione triadica educandoeducatore-sistema dei media, soprattutto nei termini di prospettazione di una società educante attenta al tema
delle comunicazioni sociali in rapporto ai minori (Felini, 2004, p. 162-163).
9

22

e strumento da un lato, ma si fa riferimento al termine “media” anche per indicare ciò
che sta in mezzo, ciò che è mediano. Nel primo caso esso rappresenta un veicolo,
attraverso il quale trasferire e ricevere contenuti mentre nel secondo, più che come
strumento, ci si riferisce al medium come uno spazio di negoziazione di significati,
un’arena simbolica in cui si giocano le interpretazioni. Come osserva Thompson
(1995), sono oggi mediate dai mezzi di comunicazione attività umane come la
conoscenza (la televisione, i giornali e le fonti internet da cui ci informiamo), la
memoria storica (mediata da documentari, fotografie) e la comunicazione (attraverso
i servizi di telefonia e gli strumenti di comunicazione disponibili in Rete).
La radio, la televisione, il PC oltre ad essere dei media sono anche delle
tecnologie e i due termini vanno distinti. Utilizzando il termine tecnologie si fa
riferimento alle ITC (Information and Communication Technologies), cioè al
computer e a Internet sia per l’aspetto della produzione, della ricerca e della gestione
delle informazioni, sia per quanto riguarda la comunicazione che si realizza
attraverso la posta elettronica, i forum, le chat ecc. Ma mentre il computer di per sé
considerato (come il telefono cellulare o il televisore di ultima generazione) funziona
come un medium, gli applicativi che tramite esso sono resi disponibili, meglio si
lasciano descrivere in termini di “tecnologie”. E quindi si preferisce definire “media
digitali” il telefono cellulare (in particolar modo gli smartphone che in un unico
strumento contengono telefono, videocamera, fotocamera, accesso a Internet) o il
lettore MP3, mentre a proposito di blog, piattaforme wiki di costruzione di
conoscenza collaborativa e social network si parla di tecnologie del Web 2.0. In
ultima analisi le tecnologie sono più che strumenti servizi, i quali grazie al fenomeno
della convergenza digitale vengono sempre meno a coincidere con uno specifico
medium, per cui è possibile leggere la posta elettronica attraverso il telefono cellulare
o ascoltare la radio col sistema podcasting in Rete, guardare la televisione in diretta
streaming su Internet.
Nelle accezioni qui sopra descritte, sia i media che le tecnologie si prestano a
funzionare come oggetto dell’attività didattica ed educativa o come supporto della

23

ovvero l’insegnamento e apprendimento dei linguaggi dell’immagine (dalla fotografia.l’educazione intorno ai media. le diapositive. alla televisione) . i film ecc. genitori. intesa come alfabetizzazione mediale. Differentemente. difficilmente ascrivibili all’educazione informale: non esiste. La didattica. adulti significativi) che hanno luogo in ambito formale (l’istruzione) e informale (negli ambienti di socializzazione quotidiani). Dall’incontro fra media ed educazione risulta l’educazione mediale. Essa individua due spazi d’intervento: - l’educazione ai media. invece. Anche qui è necessario. I media e le tecnologie incrociano tanto l’educazione quanto la didattica. la didattica prevede un’intenzionalità e un’organizzazione (caratterizzata dall’analisi dei bisogni. al cinema. la didattica dell’intervento genitoriale. La differenza che intercorre fra l’educazione mediale e la didattica mediale. Essa si realizza durante tutto l’arco di vita ed è composta da momenti di auto-educazione (attraverso le letture. ossia la produzione di riflessione critica circa i messaggi dei media e le logiche di produzione e del consumo che sottendono. il videoproiettore collegato al PC. L’educazione è un processo di apprendimento e di socializzazione rispetto ai valori e alla cultura in cui il soggetto vive. l’incontro fra media e didattica produce la didattica mediale (meglio sarebbe chiamarla “media per la didattica”) ed indica lo spazio di progettazione che una disciplina possiede nel momento in cui essa fa utilizzo dei media e dei loro prodotti come supporto all’insegnamento e apprendimento. gli audiovisivi didattici. è l’insieme dei metodi e degli strumenti (e anche la scienza) attraverso cui l’educazione viene condotta nell’ambito formale. ad esempio. dove tra i termini 24 . le esperienze e riflessioni personali) e da momenti eterodiretti (in relazione a insegnanti. non è del tutto riscontrabile in riferimento alle tecnologie. dalla progettazione degli interventi educativi). Questo perché in quanto tale. fare delle ulteriori precisazioni sui termini “didattico” ed “educativo”.stessa. secondo gli autori. dalla definizione degli obiettivi. Caratteristiche queste. Essi sono la lavagna luminosa.

documentari e altri prodotti audiovisivi per l’insegnamento delle scienze naturali. è 25 . Media Education: paradigmi e approcci Il termine inglese di Media Education comprende sostanzialmente due aree secondo gli autori: l’educazione con i media e l’educazione ai media. La prima dimensione è quella strumentale e s’identifica con la didattica mediale: essa raccoglie metodi e strumenti per integrare i media nell’insegnamento delle singole discipline. Le tecnologie didattiche sono state introdotte nelle scuole italiane lungo gli anni Novanta con le attività di produzione multimediale (costruzione di ipertesti) e dei servizi telematici. E’ possibile utilizzare il giornale nella didattica della lingua italiana. le tecnologie venivano immaginate come “vuote”. Educazione Media Educazione mediale Didattica Didattica mediale Tecnologie Tecnologie educative/didattiche 1. Di conseguenza negli ultimi anni l’incremento di utilizzo deviante delle tecnologie (ad esempio il cyberbullismo) si è posto come problema educativo ma la tendenza è spesso stata quella di spostare tali comportamenti nello spazio dell’illegalità. delegandone la soluzione non agli educatori ma alla polizia postale. per le tecnologie è stato necessario attendere che gli utenti le riempissero di contenuti ed attorno ad esse si delineassero dei comportamenti. l’attualità televisiva per l’insegnamento della storia civile.“tecnologie didattiche” e “tecnologie educative”. Se infatti i media come radio. come già si è detto. Per cui se da un lato i contenuti dei media sono subito stati accettati come educativi (o più di frequente diseducativi) e quindi meritevoli di analisi e riflessione.1. il primo assume il primato rispetto al secondo. La seconda dimensione. verranno ora analizzate nel dettaglio le singole componenti. Su queste problematiche torneremo nel corso del capitolo. televisione e giornale venivano percepiti come “pieni” di contenuti. fino a sovrapporsi in parte con l’e-learning. Ma l’aspetto educativo è tutt’oggi spesso trascurato. A partire dalla seguente suddivisione.3.

se non. Negli anni Sessanta subentra a questo approccio il paradigma della Arti popolari. per sottolinearne lo status di sottocultura. Come i media iniettano ideologicamente il loro messaggio sul ricettore impotente e passivo. La metafora si riferisce alla funzione del vaccino attribuita all’educazione ai media per bilanciare il potere dei media. Si possono individuare quattro “epoche” diverse della Media Education. L’approccio inoculatorio: adottato già a partire dagli anni Trenta. 4243) l’idea di educazione implicita in questo modello è basata sulla convinzione di 26 . la pubblicità. L’approccio però si distacca di poco da quello inoculatorio: si riproduce cioè la divisione fra cultura alta e cultura bassa poiché non solo il cinema è il medium degno di attenzione mentre gli altri non lo sono. in cui i media divengono l’oggetto dell’intervento educativo: si promuovono un’analisi e una comprensione critica dei testi mediali e si verificano le iscrizioni politiche ed economiche delle notizie e le possibili manipolazioni delle stesse. eventualmente. caratterizzate dal dominio di un modello teorico in un preciso momento storico: i punti n. p. 3 si è fatto riferimento a Felini (2009a). i fumetti. così la Media Education risponde con un approccio protezionistico e difensivo nel tentativo di annullarne gli effetti. la scuola non si deve occupare. 2. 2.quella più propriamente pertinente alla Media Education ed è l’educazione mediale. che coincide con la diffusione del cinema. 1. ma nella stessa cultura del cinema l’atteggiamento risulta discriminatorio dato che è necessario distinguere il cinema d’autore da quello commerciale. Propria di questo approccio è la divisione operata dalla Scuola di Francoforte fra cultura alta e cultura bassa: della cultura alta fanno parte la letteratura e le arti figurative ed esse trovano pieno spazio di analisi nella scuola. Come sottolinea Masterman (1997. vicino ai gusti del pubblico. 4 sono una rielaborazione della classificazione operata da Rivoltella (2001a). riassunto dalla metafora dell’ago ipodermico. 1. della cultura bassa. per il punto n. in cui rientrano i romanzi rosa. preso in considerazione dall’attività di Media Education come una forma d’arte al pari della letteratura e quindi degna di essere sottoposta ad analisi da parte degli alunni.

invece. l’educazione ai media ha ricavato l’idea che questi strumenti offrono una rappresentazione «non trasparente» della realtà. cioè costruita dall’intenzionalità comunicativa di chi emette il messaggio. 3. i media. Tanto i “Miti d’oggi” di Barthes quanto il “Diario minimo” di Eco. ha contribuito a spezzare la causalità diretta tra messaggi mediali ed effetti sul pubblico. infatti. è sempre grazie a questo filone che si è pian piano superata la dicotomia tra cultura alta e bassa. pertanto. le quali a loro volta partecipavano al processo di decodifica muovendo da schemi di lettura condivisi dalla cultura dei sottogruppi sociali di appartenenza. Con quest’ultima espressione si sottolineava il fatto che i mezzi di comunicazione non fossero “finestre sul mondo” ma portatori di significati dominanti rivolti alle classi subalterne. Inoltre. e tutto può essere sottoposto ad 27 . piuttosto. Negli anni Settanta prende piede l’approccio della lettura critica. Il primo indirizzo di ricerca. Con i Cultural Studies l’attenzione si focalizza da una parte al processo di interpretazione come scambio simbolico tra emittente e ricevente – per cui il testo mediale assume una polisemicità che gli deriva dalla capacità del soggetto di dare significato al messaggio sulla base del proprio orizzonte sociale e culturale – dall’altra parte alla funzione ideologica dei media. senza prenderne in considerazione i giudizi o le interpretazioni. In sintesi. accolgono un’idea di testualità infinitamente più ampia di quella tradizionalmente limitata alle opere letterarie: tutto è testo per la semiotica. Dalla semiotica. ed in particolare dagli approfondimenti di Roland Barthes e Umberto Eco. sotto l’influsso dei Cultural Studies e della semiotica. non furono più visti come persuasori occulti dotati di illimitato potere di condizionamento ma si riconobbe l’importanza della struttura cognitiva del ricettore. la quale deve accogliere e ricevere il messaggio affinché esso abbia effetto. rappresentato da Stuart Hall e dalla Scuola di Birmingham. questo filone ha dato un contributo importante nella rivalutazione del soggetto come interprete attivo dei messaggi che riceve.dover migliorare i gusti del pubblico. capace di superare la superficialità del livello di comprensione tipico dello spettatore ingenuo e di giungere. al suo senso vero e profondo. La semiotica ha reso evidente la necessità di un’operazione di analisi del messaggio stesso.

anche i prodotti dell’industria culturale di massa. I gusti e gli interessi del ragazzo diventano il punto di partenza dell’attività di Media Education: si realizza cioè una nuova centralità del lettore di cui vengono analizzate le abitudini di consumo e le modalità spontanee di interpretazione dei testi per ricostruire i quadri valoriali che adotta e le subculture cui appartiene. 1993). o di neutralizzare il piacere dei media con un’analisi razionale. Sebbene si sia seguito lo sviluppo storico delle epoche. p. Come spiega Buckingham. L’ultimo approccio a partire dagli anni Ottanta è quello delle Scienze sociali. Può capitare ad esempio che. «questo approccio non cerca di sostituire le risposte soggettive con risposte oggettive. 32). la Media Education si è dimostrata via via sempre più attenta al consumo dei messaggi mediali. ma complessa e costituita da un sofisticato sistema di negoziazioni simboliche. a predominare sia un approccio di tipo inoculatorio teso a proteggere i minori dai pericoli di Internet (contenuti violenti. pornografia ecc). e comprendere i più ampi fattori sociali ed economici che sono in gioco» (2006. Tenendo quindi conto dei paradigmi sopra trattati ricaviamo tre aree significative di evoluzione prodotte dalla ricerca e dalla sperimentazione educativa e didattica nel corso della storia della Media Education: . L’obiettivo del nuovo approccio è quello di sviluppare la capacità del ragazzo di capire i media e porsi in relazione con essi. i romanzi rosa. Al contrario. 4. ha come obiettivo lo sviluppo di uno stile di insegnamento e di apprendimento più riflessivo. relativamente ai nuovi media e alla Rete.analisi meticolosa.dal mittente al ricettore: lo spostamento si realizza in linea ai Cultural Studies e agli studi sulla ricezione (Moores. 10 28 . come i fumetti. nel quale gli studenti possano riflettere per conto proprio sia come “lettori” che come “scrittori” di testi mediatici. ad indicare il debito teorico della Media Education nei confronti della ricerca sociologica sulle comunicazioni di massa. comprendendo che l’interazione tra messaggio e destinatario non è lineare e semplice. la musica rock o i videogiochi. i paradigmi in successione temporale non vanno pensati in rapporto di esclusione reciproca (cioè il successivo accantona il precedente) ma di accumulazione (il precedente sopravvive e coesiste con il successivo)10.

la Media Education ha dovuto confrontarsi con l’ambiente scolastico nel quale essa ha trovato spazio d’integrazione in due modi diversi: il modello disciplinare. basati invece sulla predisposizione delle condizioni perché i soggetti possano essere protagonisti attivi delle loro esperienze di apprendimento. - dall’insegnamento all’apprendimento: la centratura sul ricettore e la sua concettualizzazione come soggetto competente hanno anche comportato una progressiva emancipazione da approcci di tipo top-down. Se nel primo caso il rischio è quello di una “scolasticizzazione” della materia con la conseguente perdita di entusiasmo che spesso la caratterizza.teoria e pratica: l’importante è non unilaterizzare uno dei due elementi. ad approcci bottom-up.dal bambino vulnerabile al bambino competente: parallelamente allo sviluppo di quest’ultimo approccio si abbandona anche l’iniziale protezionismo legato a una concettualizzazione del bambino come soggetto debole e dell’adulto come soggetto forte. secondo l’indicazione di Masterman (1985) curriculum accross the curriculum.. intesa come una sensibilità e un’attenzione nei confronti delle tematiche relative ai media che tutte le discipline devono maturare. Nel corso del suo sviluppo inoltre. In entrambi i casi gli autori indicano uno specifico spazio d’intervento educativo e didattico: . 2001) significa ritenerlo capace di sviluppare senso critico di fronte alle produzioni dei media e una consapevolezza sufficiente affinché egli non si lasci condizionare. in cui tutta l’enfasi veniva posta sul momento dell’insegnamento. 29 . nel secondo il rischio è invece quello di rimettere tutto alla volontà e alle competenze dei singoli. in cui alla Media Education è riconosciuta dignità di materia scolastica e spazio autonomo all’interno del curriculum scolastico e il modello trasversale. investito del compito di proteggerlo dai pericoli in cui può incorrere. Parlare di un bambino competente (Juul. L’esperienza sul campo è indispensabile ma anche la componente teorica è fondamentale per esplicitare i presupposti di azione dell’educatore. per fondare le sue pratiche e per introdurre metodologie e strumenti in maniera adeguata.

creatività). vengono analizzati dalla Media Education grazie all’apporto delle Scienze della Comunicazione 11. Da un lato l’analisi. 11 30 . che si incrociano in particolare nei “nuovi media”.analisi e produzione: vi sono due metodologie di lavoro sviluppate nella Media Education al fine di comprendere il funzionamento dei messaggi mediali. azione di cui si rivendica l’assoluta umanità. pratica). tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento.3. p. farlo oggetto di studio attraverso gli strumenti della semiotica (analisi. ricondurlo ai presupposti concettuali della Communication Research (teoria)» (Ardizzone e Rivoltella.creatività e cultura: la storica contrapposizione fra cultura alta e cultura bassa alimentata dalla Scuola di Francoforte può dirsi superata visto che i media oggi rappresentano uno spazio di trasmissione ma anche di costruzione di cultura poiché offrono l’opportunità di espressione alla creatività dei soggetti. con l’apporto della semiotica che consente di decostruire i messaggi e ricomporli per intendere i vari livelli di produzione dei significati. 2008). . fino alle teorie più recenti dell’agenda setting in base alle quali l’attenzione si focalizza non più sugli effetti dei messaggi sul pubblico quanto sulla capacità dei media di definire attraverso l’agenda ciò che è socialmente rilevante e ciò che non lo è (Ardizzone e Rivoltella. creatività e cultura) è necessario nel concreto chiedere agli studenti di: «realizzare un prodotto (produzione. dall’altro la produzione attraverso la quale il training tecnico. dalle teoria degli ‘effetti forti’ (come quelle dell’ago ipodermico o della propaganda).2. Education Technology: paradigmi e attuali prospettive Lo spazio delle tecnologie nella scuola viene indicato attraverso differenti espressioni: tecnologie didattiche. 12). analisi e produzione. con la quale si indicano le tecnologie a supporto Queste ultime si occupano degli effetti dei media sull’audience. Per mettere in circolo questi diversi aspetti (teoria e pratica. 12 Sull’espressione tecnologie educative la pedagogia tradizione ha sempre opposto resistenza in quanto non si riconosce alla tecnologia la capacità di educare.. 1. 2007). l’applicazione di composizione e di montaggio favorisce l’approccio espressivo ai linguaggi utilizzandoli in funzione della produzione di senso (Di Mele. Questi due aspetti. Quest’ultima forma corrisponde alla denominazione più comune che l’insegnamento universitario assume nelle Facoltà di Scienze della Formazione o assumeva nelle SISS. alle teorie degli ‘effetti limitati’ secondo le quali i messaggi non colpiscono direttamente il pubblico ma vengono mediati dai leader d’opinione. tecnologie educative12. 2008. collocarlo sullo sfondo della produzione corrente inquadrandolo tra generi e temi (cultura).

allora risulta chiaro. Si fa strada l’idea che la tecnologia nelle scuole debba essere utilizzata al fine di “preparare” alla vita adulta. Se per tecnologia educativa/didattica s’intende qualsiasi strumento/ambiente grazie al quale la comunicazione didattica possa essere sostenuta e rinforzata. Ma. si sta facendo strada un paradigma nuovo. sulla 31 . eventualmente riutilizzarle. aggiungono. Seguendo allora questa definizione la storia dell’Education Technology vede l’affermarsi di tre principali paradigmi: .il costruttivismo: se nelle politiche pubbliche ancor oggi il paradigma funzionalista rimane quello più diffuso. la matita. la quale in larga parte ha a che vedere con il suo utilizzo. trasferendole in contesti diversi ed impiegandole per risolvere problemi. 14-15) che la storia dell’Education Technology dovrebbe coincidere con quella della stessa didattica: risulterebbero tecnologie anche la voce. porta all’affermazione del modello della Teaching Machine (anni Cinquanta e Sessanta).sia dell’insegnamento che dell’apprendimento. (2008.il funzionalismo: A partire dagli anni Settanta la tecnologia comincia ad essere concettualizzata non più solo come strumento.il comportamentismo: l’entusiasmo attorno al computer come mezzo in grado di razionalizzare i processi lavorativi. . più precisamente il suo carattere situato e collaborativo. di cui immediatamente si verranno a conoscere i risultati ottenuti dall’allievo (feedback). con l’introduzione dei computer e lo sviluppo della rete Internet e delle sue applicazioni. il riferimento in questo caso è alla tecnologia informatica e telematica. L’idea portante è che la tecnologia possa essere utilizzata per rigorizzare i processi (in particolare quello valutativo). scomponendo i contenuti di apprendimento in particelle via via più analitiche. il quale attribuisce alle tecnologie un setting particolarmente adeguato a quelli che il costruttivismo ritiene essere i caratteri distintivi dell’apprendimento. la carta. In tale direzione hanno grande impulso gli studi sull’apprendimento collaborativo (Jonassen. sostengono Ardizzone e Rivoltella. p. comporta che gli individui debbano accedere alle informazioni e comprenderle. 1995). il gesso e la lavagna. L’introduzione massiccia delle tecnologie in particolare nell’ambiente lavorativo. . ma come struttura dei dispositivi sociali.

coprogettazione, sulle comunità di pratiche (Wenger, 1998), con il risultato di
spostare le attività didattiche decisamente verso l’on line.
La distanza fra l’Education Technology e il mondo della scuola tradizionale
viene descritta da Tappscott (1998) con l’utilizzo di due modelli di apprendimento
diversi: il termine “broadcast” per definire l’apprendimento trasmissivo della scuola
tradizionale

e

l’espressione

“interactive

learning”

invece,

per

definire

l’apprendimento interattivo della scuola segnata dalla presenza delle tecnologie.
Quest’ultimo modello è caratterizzato dalla centralità dello studente, dalla
personalizzazione dei contenuti, dal valore della costruzione e della scoperta per
suscitare apprendimenti significativi. Naturalmente, avvertono Ardizzone e
Rivoltella, l’introduzione delle tecnologie non porta automaticamente a realizzare
tutti questi diversi aspetti ma necessita di una formazione adeguata degli insegnanti
da un lato e della consapevolezza organizzativa da parte di chi gestisce il sistemascuola dall’altro. La ricerca ha dimostrato che senza queste due condizioni la
tecnologia non produce nessun cambiamento, ma opera semplicemente un restyling
delle pratiche tradizionali. Come suggerisce Papert (1996) in questo caso:
- si finirebbe per concettualizzare il bambino come una “macchina che risponde”,
invece di ritenerlo capace di sviluppare domande in proprio;
- si immaginerebbe l’apprendimento come una pillola amara da addolcire con giochi
e divertimento senza provare a rendere l’apprendimento stesso divertente e
piacevole;
- infine, si perpetuerebbe la tradizionale tendenza a rinforzare le risposte corrette e a
scoraggiare quelle sbagliate, invece di spingere il bambino a costruire significati e a
risolvere problemi.
Ma posto che queste condizioni vengano rispettate, quali sono i possibili
spazi d’intervento per l’Educational Technology nelle classi? Secondo i due autori si
configurano quattro tipologie di attività praticabili:
- attività di rappresentazione: la tecnologia utilizzata come supporto per la
rappresentazione efficacie delle conoscenze. Dalle attività più semplici, incluse nelle

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abilità informatiche di base (le presentazioni Powerpoint) alle attività più complesse
di realizzazione di ipertesti multimediali o di gestioni della grafica più evolute;
- attività di comunicazione: si tratta delle attività di videoconferenza e comunicazione
sincrona e asincrona via Web (posta elettronica, chat, forum). In questo ambito le
possibilità sono molteplici. Si possono ad esempio coordinare attività fra diversi
istituti, o fra classi di nazioni diverse (come nello school twining, il gemellaggio fra
scuole) o si possono mettere in comunicazione gli studenti della classe coi loro
compagni temporaneamente impossibilitati a recarsi a scuola. Un ulteriore utilizzo è
rappresentato dall’orientamento online e dallo sportello telematico13;
- attività di condivisione: questo terzo tipo di attività presuppone l’utilizzo di una
piattaforma e-learning o di un blog; ma questi stessi servizi sono resi possibili dagli
spazi Intranet delle scuole, o dai Collaborative Tools di GMail in Google. Anche
utilizzando le funzionalità dei social network14 è possibile non solo condividere
documenti e appunti, ma anche affrontare discussioni su alcune tematiche o
confrontarsi sugli argomenti trattati a lezione;
- attività di costruzione: attività che comportano la creazione di un prodotto da parte
degli studenti. Esse si concretizzano nella realizzazione di un blog di classe, di siti
web scolastici, di montaggi di audiovisivi o produzione di podcast.

1.3.3. Una possibile convergenza? La New Media Education
L’avvento dei cosiddetti “nuovi media” e le pratiche di consumo e di produzione
che si sono delineate attorno ad essi porta a ripensare il rapporto fra Media
Education ed Education Technology, in vista di una convergenza fra i due ambiti.
L’intenso sviluppo della tecnologia e l’avvento dei nuovi media hanno portato a
ridefinire le linee di azione della Media Education, essenzialmente per le

Alcune università non solo forniscono attività di tutoraggio online (attraverso i siti web e la posta
elettronica), ma forniscono anche supporto attraverso i social network. L’università Sapienza di Roma ad
esempio si è dotata di un gruppo sul social network Facebook dedicato all’orientamento degli studenti,
tramite il quale risponde alle domande degli stessi.
14 Creando ad esempio un gruppo su Facebook
13

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caratteristiche innovative di cui sono propri. Esse sono, secondo l’analisi di
Rivoltella (2007):
- la portabilità: è in corso una miniaturizzazione delle applicazioni informatiche e la
convergenza delle diverse tecnologie verso il digitale. Il cellulare ha permesso agli
utenti di affrancarsi dal luogo fisico in cui era presente il telefono fisso, lo stesso è
successo con i laptop nei confronti del PC fisso. L’incontro fra i due dispositivi si
realizza oggi nei telefoni cellulari smartphone. Ciò comporta un radicale
cambiamento del consumo di tali funzionalità, poiché il ragazzo attraverso il
cellulare può scattare fotografie, girare video, connettersi ad Internet, utilizzare i
social network per condividere le proprie produzioni ed esperienze e potenzialmente
può farlo ininterrottamente e in ogni luogo. Allora la portabilità consente di
affrancarsi dal luogo fisico di consumo, sfuggendo quindi anche al controllo
genitoriale dello stesso, con la conseguenza che la responsabilità attorno alla
fruizione di tali mezzi ricade quasi unicamente sul ragazzo;
- la personalizzazione: i media sono “personali” perché appartengono alla sfera privata
del soggetto (contengono informazioni, fotografie, video personali) fino a divenire
una sorta di “protesi tecnologica” della nostra memoria. Sono personali anche per
via dell’uso che ne viene fatto, poiché rappresentano la costruzione di un tessuto di
relazioni, il cui uso è fruibile dal singolo individuo. A tal proposito si è parlato di una
“bedroom culture”, ossia della possibilità per l’adolescente di sottrarre la propria vita
privata al controllo dell’adulto, che a sua volta ritiene doveroso rispettare la privacy
del figlio;
- multitasking: s’intende la capacità delle giovani generazioni di portare avanti
molteplici attività nello stesso momento. Alla propria scrivania un adolescente
d’oggi prepara una presentazione in Power point da esporre a scuola ma nel
frattempo ascolta musica da Youtube o dal lettore MP3, controlla le notifiche dei
social network, chatta con gli amici su Messenger e scrive SMS al cellulare. E se è
vero che questa capacità implica l’acquisizione di competenze quali l’adattabilità, la

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tirar fuori la mia pagina Web e leggere informazioni su di me e tutto ciò mentre continuava a portare avanti la conversazione! Ero sbalordito che riuscisse a fare tutto in parallelo e in maniera da non ostacolare ciascuna attività. la flessibilità cognitiva. Ad essere aumentate non sono solo In “Growing up Digital”. 16 Inoltre alcuni televisori di ultima generazione. un superamento del rapporto tradizionale tra il contenuto e il medium: rispetto a quando la radio si ascoltava con la radio e la televisione si guardava attraverso il televisore. la stampa o la telefonia mobile ecc. subentrano piattaforme multimediali (come i telefoni cellulari) che consentono di svolgere tutte queste attività16. dall’altra parte porta a una considerevole contrazione dei tempi di attenzione del ragazzo15. innescando spinte al mutamento che non interessano esclusivamente l’uno o l’altro medium (il Web o la televisione. Non si tratta «di postulare la nascita di un insieme di nuovi media. una delle cose che abbiamo notato è che il range di attenzione dei teenager del PARC – spesso tra i 30 secondi e i 5 minuti – eguaglia quello dei top manager che operano in un mondo in cui il contesto muta rapidamente. teneva la mano sinistra in tasca per digitare sui tasti. Caratteristiche come la portabilità. (Brown.) bensì tutto il campo dei media» (Pasquali.produzione: un ultimo fondamentale aspetto è quello della produzione. . pp. tanto da far ipotizzare non un paradigma dei nuovi media ma un nuovo paradigma dei media (Ardizzone e Rivoltella. tornano nuovamente a confondersi. 10-20). 2008). p. Questo nuovo paradigma impone secondo gli autori. 15 35 . E’ possibile quindi raccontare le proprie esperienze e riflessioni nel proprio Blog. John Seely Brown descrive un incontro: «Sono recentemente stato con un ventenne che aveva inserito un Web browser nei suoi occhiali. produrre un video e condividerlo in rete su Youtube. Infatti.velocità d’esecuzione. 2007. Twitter. pubblicarlo sui diversi social network (Facebook. ossia la facilità con qui i nuovi media consentono di sviluppare contenuti propri da condividere pubblicamente o con le proprie sfere amicali. Potrebbe non essere vero. 56). Google+. Friendfeed. contrapposti ai media tradizionali e di massa». Myspace etc). E quindi i media e le tecnologie che erano state distinte all’inizio del paragrafo. quanto piuttosto di «riconoscere come la digitalizzazione e l’informatizzazione abbiano investito il mondo della comunicazione mediata. (…) Le persone della mia età tendono a pensare che i giovani che attivano molti processi in parallelo non possono essere concentrati. 2000. sono dotati di Internet per cui è possibile affiancare al consumo televisivo la navigazione in Rete tramite il telecomando o apposite tastiere. l’autorialità e la marcata interattività non sono solo proprie dei “nuovi media” ma in virtù del fenomeno di convergenza digitale interessano tutto l’insieme dei media. Quindi il breve range di attenzione dei giovani di oggi potrebbe diventare tutto tranne che disfunzionale nel futuro mondo del lavoro. Mentre parlava con me.

di carattere tecnologico (il nuovo paradigma dei media preparato dalla convergenza digitale) e pedagogico (il riemergere della preoccupazione educativa a margine delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione). è molto più facile che in passato). - la necessità di sviluppare nei ragazzi competenze utili a selezionare l’offerta di contenuti di cui fruire. e anche di discreta qualità.) e possibilità di estendere il processo educativo all’orario extra-scolastico e in situazioni formative informalizzate. si affiancano anche nuove opportunità: - nuove forme di scambio e di condivisione (dai blog a tutte le piattaforme didattiche come Moodle etc. - la ridefinizione delle pratiche didattiche laboratoriali in relazione alle tecniche della produzione digitale (coi cellulari di ultima generazione fare video in classe. - la riduzione del knowledge gap fra adulti e minori rispetto alle pratiche relative alla tecnologia. 36 .le opportunità di espressione e di produzione dei contenuti. - la necessità di una nuova etica economica di fronte alle pratiche di condivisione P2P che sollecitano in maniera critica il tradizionale concetto di copyright. «Questa doppia istanza. al superamento (o quanto meno alla ridefinizione) della differenza tra Media Education ed Education Technology» (Ardizzone e Rivoltella. ma lo sono anche i rischi connessi all’utilizzo deviante della tecnologia: la gestione della propria sessualità e delle proprie relazioni in Rete o la condivisione online di atti di vandalismo o bullismo o piuttosto di immagini e video del proprio corpo. ci pone di fronte a nuove sfide educative: - maggiore difficoltà di controllo della pratiche di consumo mediale dei giovani. p. 19). 2008. come dicevamo. A fianco di queste e altre sfide educative. che fino ad ora era stato accantonato dalla quasi esclusiva attenzione al versante didattico delle stesse. continuano i due autori. Il nuovo paradigma dei media. spinge. Si assiste cioè all’emergere del problema educativo legato alle tecnologie.

- nuove possibilità per il lavoro cooperativo. la condivisione delle competenze. la New Media Education deve saper comprendere che i giovani modificano il loro stesso ambiente con i loro usi mediali dando vita attraverso di essi a delle vere e proprie culture (culturalismo)» (Ardizzone e Rivoltella. sia al criticismo proprio della Media Education: «più che preparare i giovani a integrarsi in una società tecnologica o a decostruire i messaggi dei media. The integration of Media Education in school programs requires a clear definition of the scope of Media Education. Questo insieme di spunti contribuisce a disegnare per la New Media Education un profilo pedagogico caratterizzato da un paradigma più flessibile rispetto sia al funzionalismo tipico di certa Education Technology. intesa come educazione ai e con i media (stampa. Media Education applies to all media whatever their nature and the technologies used. Today the question is no longer how to distinguish between education « with » media as pedagogical tools and education « about » media as a subject for study but to place Media Education within an economic and social environment undergoing massive changes due to the development of information and communication technologies (ICTs). televisione. 21). lavagna luminosa ecc. Far from challenging Media Education practices these changes enrich them with new skills regarding information knowledge and interactive communication 37 . PC. Quindi in sostanza i due autori si propongono di trovare una convergenza fra la Media Education.) e l’Education Technology come quel particolare campo di azione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ITC) applicate alla didattica al fine di migliorare il processo di insegnamento e apprendimento (tecnologie didattiche). lo scambio interculturale. Si può dedurre che l’intento è quello di coniugare la funzione dei media e delle tecnologie a supporto della didattica con la conoscenza dei media e delle tecnologie non solo come oggetto della riflessione educativa ma anche come conoscenza finalizzata alla condivisione e alla produzione creativa dei soggetti. p. cinema. 2008. il loro coinvolgimento in funzione di un’appropriazione personale dei contenuti. - l’attivazione degli studenti. In questo senso anche dal punto di vista internazionale le indicazioni paiono essere favorevoli alla caduta della distinzione fra l’educazione ai e coi media in vista dello sviluppo delle ITC: «Recommendation 1: To adopt an inclusive definition of Media Education. radio.

2010. Digital Literacy) l’attuale fase di sviluppo sembra essere l’inizio di una quarta fase. . Nell’aprile 2008. - l’integrazione di Internet e delle ICT nelle classi. creativity and interactivity in the different fields of media communication» (UNESCO. Pérez-Tornero riceve su commissione urgente dell’UNESCO il compito di realizzare un curriculum per la formazione degli insegnanti nella “Media and Information Literacy”. Audiovisual Literacy. creatori e comunicatori (Pérez-Tornero e Tayie. Essa ha richiesto una revisione delle abilità e delle competenze. e non solo come una risposta reattiva.to develop skills for the critical analysis of messages. sia dal lato dell’offerta sia dal lato delle pratiche comportamentali degli utilizzatori. Le competenze delle diverse 38 .to give access to all kinds of media that are potential tools to understand society and to participate in democratic life. Fra i motivi di tale urgenza Pérez-Tornero indica: - le riforme che hanno investito la maggior parte dei curricula scolastici nel mondo posizionando lo sviluppo delle abilità degli studenti al centro del sistema educativo e fra le più importanti la “competenza digitale” riferita ai nuovi media. in cui la convergenza digitale che interessa i media e le tecnologie dell’informazione crea. - lo sviluppo del Web 2. 2007). rendendo necessaria un’adeguata formazione degli insegnanti. whether in news or entertainment. «un unico ecosistema mediale strettamente integrato» (Ferri e Marinelli.including the social. 2012). p. . An inclusive concept of Media Education has three main objectives: . Quindi rispetto alle tre tipologie separate di Literacy individuate precedentemente (Classic Literacy. in order to strengthen the capacities of autonomous individuals and active users.to encourage production. legal and ethical dimensions involved. poiché per la prima volta i media possono essere utilizzati all’interno del sistema educativo in modo creativo. Insegnanti e studenti possono diventare ora produttori. 22).0 (il cui concetto è emerso nel 2004) ha reso obsoleta la distinzione fra l’educazione con i media e l’educazione ai media.

A queste competenze se ne aggiungono di nuove. sottostante alla tradizione della Media Education per focalizzarsi su forme di apprendimento basate sulla collaborazione e il networking. Dai dati riportati dal Report 2008 dell’OCSE sui New Millennium Lerner (Pedrò. and so we need a convergent notion of literacy» (Livingstone. scrivere e far di conto) si aggiungono: - exploration: capacità di ricercare selettivamente le informazioni in modo da essere protagonisti attivi del proprio apprendimento. scambiare idee e lavorare con gli altri (Harel. skills converge as well. and people here may be more or less familiar with those different traditions. 2010. Nell’idea di New Media Literacies di nuovo «c’è una maggiore enfasi sulla literacy in quanto pratica sociale e collettiva piuttosto che individuale. broadly. we could call media literacy. p. the other comes from information literacy. 2005). sull’imparare a collaborare e a scambiare conoscenza con gli altri» (Jenkins. 24-25). specifiche del nuovo ambiente mediale. Alle tradizionali abilità (leggere. caratterizzato da forti istanze creative e relazionali (social media). rappresentare e comunicare conoscenze e idee. - expression: capacità di usare i media digitali per esprimersi. p. Emerge l’idea di andare oltre l’idea di “consumo critico”. Si delinea cioè il concetto di cultura partecipativa di Jenkins (2010. assumendo la convinzione che la padronanza delle tecnologie ITC rientra a pieno titolo fra le competenze degli studenti del XXI secolo. But of course. - exchange: capacità di porre domande. 2008) però. la quale dà «un forte sostegno alle attività di produzione e di condivisione e prevede una qualche forma di mentorship informale. 2002). 24). Di questo nuovo contesto le istituzioni scolastiche devono tener conto. è evidente lo “scollamento” fra le pratiche didattiche attuate a scuola e le 39 .forme di Literacy prima separate convergono e in particolar modo si incrociano due diverse tradizioni: «One. as technologies converge. forte protagonismo individuale e continuo sovrapporsi e scambiarsi di ruolo tra contesti formali e informali di apprendimento. secondo la quale i partecipanti più esperti condividono conoscenze con i principianti».

40 . ascoltare l’insegnante che parla a lungo) sono ben lontane dalle aspettative degli studenti. Interrogati sulle modalità di apprendimento preferite. Si tratta cioè della richiesta di una modalità d’insegnamento più interattiva. i quali non possono trovarsi impreparati di fronte alle sfide educative che la Rete e le sue tecnologie portano con sé. Il problema non è però quello di insegnare solo attraverso le tecnologie digitali «bensì quello di gettare un ponte tra le pratiche d’uso delle tecnologie espresse dagli adolescenti e le pratiche formative che hanno luogo nella scuola stessa. e soprattutto agli insegnanti. della loro connotazione sempre più interattiva e sociale. ma soprattutto dal punto di vista di un rinnovamento delle pratiche didattiche degli insegnanti e delle abilità e competenze che l’era delle comunicazioni richiede tanto agli studenti. usare il computer. co-produrre contenuti su internet e non più solamente ascoltare l’insegnante e prendere appunti. Le pratiche di insegnamento e apprendimento dominanti in Inghilterra (copiare dalla lavagna. gli studenti mostrano di voler imparare dall’esperienza.aspettative degli studenti. 37). apprendere in gruppo e tra pari. quanto. sociale e tecnologicamente abilitata. p. richieda alla scuola di adattarsi sia dal punto di vista tecnologico. Di qui la necessità di una nuova media education» (Ferri e Marinelli. 2010. Sembra quindi di poter dire che questa nuova fase di sviluppo delle tecnologie digitali.

sui punti critici e le potenzialità da sviluppare in tale campo. Si richiede infatti alle autorità competenti: - - Initiate and support comprehensive media education programs .the purpose of which is to develop the knowledge. dall’altro le ricerche empiriche sullo stato della formazione nei vari paesi del mondo. and in adult education . and effective use of and participation in available media channels. prendendo in considerazione da un lato le indicazioni e i documenti ufficiali formulati da organizzazioni internazionali e nazionali sull’argomento. which would take into account the already considerable but fragmented acquaintance with media already possessed by many students. Ideally. of greater competence among the users of electronic and print media.1 La formazione nelle indicazioni degli organismi nazionali e internazionali Il primo documento analizzato. skills and attitudes which will encourage the growth of critical awareness and. consequently. 2.from pre-school to university level.CAPITOLO 2 LA FORMAZIONE IN MEDIA EDUCATION NEL CONTESTO INTERNAZIONALE Questo secondo capitolo intende presentare la rassegna della letteratura internazionale sul tema della formazione in Media Education. 41 . Grünwald Declaration on Media Education (1982). Develop training courses for teachers and intermediaries both to increase their knowledge and understanding of the media and train them in appropriate teaching methods. the use of media as means of creative expression. riporta due punti programmatici di azione sul tema della formazione. such programs should include the analysis of media products.

dal livello pre-scolastico a quello universitario ma anche all’educazione rivolta agli adulti. La dichiarazione successiva New Directions in Media Education (1990). devono evolversi verso una nuova concezione del rapporto fra insegnante e studente. come vedremo nelle dichiarazioni successive. summer "refresher courses. media awareness should be integrated into all aspects of education. and in sync with each other."  teacher support — in-service educational programs. posters. supplemental booklets.  educational resources for teaching — writing. e. ongoing. lesson plans.  teacher training programs at the university level. So all persons involved in any kind of "teaching" — including day-care providers.Si richiedono quindi programmi di Media Education inseriti all’interno dell’intero percorso formativo. it will not be able to successfully implement media education for all of its citizens. testing and publishing of the textbooks. youth directors and perhaps even social workers and counselors. Training for media education:  In truth. videos or other A-V materials. This is not a degree program in journalism or broadcasting (which are primarily career oriented) but rather degree programs in education with a specific specialization or major in "media studies. . etc. riporta ulteriori spunti interessanti: Elements Required for Development of Media Education in any country  establishment of curriculum guidelines (nationally or regionally) by appropriate educational authorities.  Teachers who specialize in what might be called "media studies" need a specific stream of training that involves: . formal and informal. 42 .Study of the various theories of media education. activity sheets. etc. Vi è inoltre la consapevolezza della necessità di corsi di formazione specifici rivolti a insegnanti ed educatori aventi come oggetto anche i metodi e gli approcci d’insegnamento che non solo necessitano di tener conto della conoscenza degli studenti in tale campo ma. need to take some courses in media studies in order to integrate media criticsm and consciousness into their work. Experienced teachers may need opportunities for summer study and for new approaches needed to best teach today's media-wise students. through which teachers grow and develop in their chosen specialization — and through which the specialization itself evolves and develops through feedback by grassroots teachers. Unless a country has all four elements in place.g. religious educators.History and key concepts of media education. " national organizations (similar. risultato della conferenza internazionale di Toulouse in Francia. to National Council for Teachers of English). needed for teaching — developed in collaboration with all of the above.

fra le potenziali aree di intervento dell’organizzazione. film. Basic production in both print and electronic media Practicum in teaching skills for media studies matched to the appropriate developmental level of the grade to be taught. etc. p. ma piuttosto di sviluppare delle lauree in scienze dell’educazione e della formazione (nel caso italiano) con però delle specifiche specializzazioni per lo studio dei media in prospettiva formativa. Tale richiesta viene ribadita anche da diversi esperti del settore intervistati nel rapporto finale Youth Media Education Survey (2001). newspaper. The lack of training was identified by very many respondents as a key obstacle to future development (of Media Education n. Non si tratta di creare lauree per formare giornalisti o esperti del settore radiotelevisivo. Per ciò che concerne il ruolo dell’UNESCO. cioè percorsi universitari orientati al mondo del lavoro che indirizzino ad esercitare la professione. 43 . numerosi intervistati hanno infatti riconosciuto «il suo ruolo cruciale nello sviluppo della media education su diversi livelli nel corso della sua storia» (Domaille & Buckingham 2001.a). Viene attribuito all’organizzazione un compito importante anche nel campo della formazione: UNESCO should facilitate cross-cultural evaluation of initial and in-service teacher training methods and programmes. It was suggested that UNESCO could provide training (via distance learning) as well as offering resources and support for local training initiatives. Nel documento Educating for the Media and the Digital Age (1999) adottato dalla conferenza di Vienna sono raccolte una serie di indicazioni rivolte all’UNESCO al fine di facilitare lo sviluppo della Media Education. radio.d. preparato per l’UNESCO da Kate Domaille and David Buckingham. Di questa dichiarazione è necessario sottolineare la precisazione sulla formazione universitaria dei “Media educator”.- History of key forms: TV. In ordine approssimativo di priorità. and ensure the sharing of experience in their utilization. la formazione (in particolar modo quella a distanza) è stata indicata come prima area:  Training. 22) e molti di essi hanno richiesto ulteriori interventi a tal fine.

Development of curricula in media education formal and non-formal . 5 e 8:  Recommendation 4: To integrate media education in the initial training of teachers: Initial training of teachers is a key element of the system and must include theoretical dimensions and practical skills.Creation of manuals for teachers and parents.Summer courses in media education for teachers . with guidelines aimed at students . un elemento nuovo è invece la proposta di sviluppare certificazioni. NGO trainers. it needs to be based on a good knowledge of young people’s media uses.Creation of a long-distance education courses. Qui vengono indicate cinque area d’intervento per la Media Education. Una di queste è costituita dallo sviluppo della formazione:  Training for teachers and other practitioners. this training must rely on institutional actions and self-training.Drafting of a short publication. using teaching aids that have been tested and validated by teachers and students. In times of rapid change. Viene attribuita un’importanza chiave alla formazione iniziale degli insegnanti (sia teorica che pratica). Alla formazione è dedicato il punto n. Come nelle precedenti dichiarazioni. Nel caso italiano il riferimento sarebbe da un lato della 44 . ossia 25 anni dopo l’adozione della dichiarazione di Grünwald. teachers students: . with a variety of supports and materials (a collection of publications called 'Pilot' and tool kits. Il documento finale Paris agenda or 12 recommendations for media education ribadisce la validità della dichiarazione di Grünwald e l’urgenza dei suoi richiami col sopraggiunto avvento della società dell’informazione e della condivisione della conoscenza in un contesto globalizzato. che attestino la preparazione in materia di Media Education. fra gli aspetti cruciali vengono indicati i corsi (in presenza e a distanza) per gli insegnanti e la creazione di manuali e altri kit di supporto. Al suo interno l’attenzione è stata posta sulle indicazioni n. Il rilevante ruolo della formazione viene ribadito anche in occasione della conferenza di Parigi nel 2007.2 del documento: “Teacher training and awareness raising of the other stakeholders in the social sphere”. 4.Nel 2002 i partecipanti del Seville Seminar stilano un nuovo documento: Youth Media Education. praticabili in qualunque momento.Development of appropriate certification whenever feasible . adjustable with regional modules) .

In this context.formazione universitaria. di cui si chiede una revisione con l’obiettivo di giungere a metodi più evoluti. ancora una volta valorizzati come produttori attivi di contenuti. It is necessary to develop different directions for research: 45 . whatever their formats.  Recommendation 5: To develop appropriate and evolving pedagogical methods: The main purpose is to set up new “active” methods that are incompatible with ready-toteach recipes and require an evolution of the teacher’s role. quest’ultimo rivalutato come soggetto attivo e partecipe. dall’altro all’attuale TFA (Tirocinio Formativo Attivo). The continuous training and self-training of adults have to be implemented at the local level with the support of civil society associations.  Recommendation 8: To place media education within the framework of lifelong learning: Media education is not only for young people but also for adults whose main information and knowledge sources are media. NGOs and experts. in cui è prevista una stretta interazione fra insegnante e studente. covering the whole range from printed manuals to digital spaces of collaborative work. Interessante inoltre il richiamo sui materiali didattici (dai manuali a formato stampa a spazi digitali). ex SSIS. 5 il riferimento precedente agli approcci pedagogici. Riguardo al terzo punto del documento “Research and its dissemination networks” risulta di nostro interesse la nona indicazione. They need to be produced in close collaboration between teachers and students. have to be developed to be fitting with such new methods. Notiamo nuovamente come la formazione venga dipinta come un processo continuo in cui i soggetti coinvolti non sono solo le istituzioni scolastiche formali. It is important to provide adults who did not have this opportunity with continuous training modules that will help them to become freer and more active citizens in society. a greater participation by students and also closer relations between school and the outside world. either free of intellectual property rights or with fair and negotiated copyrights. preferibilmente non soggetti a copyright e realizzati in collaborazione fra insegnanti e studenti. ma anche le associazioni della società civile e le ONG. in quanto di pertinenza dell’attività accademica universitaria:  Recommendation 9: To develop media education and research in higher education: Higher education is the link between training and research as there is a need to guide and monitor empirical practices. Teaching materials and tools. E’ rintracciabile nell’indicazione n. media education is a process of quality lifelong learning. Tools of various kinds have to be put at their disposal to raise their awareness and train them.

che le università si facciano carico della predisposizione di percorsi formativi specifici per la preparazione di queste figure (lauree di base e di specializzazione. . a livello di formazione iniziale e in servizio. capace di riflessione. a conclusione del convegno Medi@tando a Bellaria Igea Marina (Rimini). stilata nell’aprile 2002. Ne consegue che l’attività di ricerca in tale ambito debba svilupparsi coniugando le singole discipline che la compongono. such research should include the various conditions of production. dalla sociologia etc. per consentire agli insegnanti di fare intervento di Media Education nelle loro pratiche didattiche. Media education has to be dealt with in the framework of interdisciplinary research (education. Per ciò che riguarda lo scenario italiano è degna di nota la Carta di Bellaria. on the role and impact of technologies in education and training and especially on e-learning.research-action in order to mobilize stakeholders.investigations on the behaviour and the role of parents and other stakeholders in media education. give support to the current actions and contribute to the continuous training of teachers and educators. sociology.- theoretical research so that media education initiatives can follow ongoing evolutions whether technological or social. Si tratta di una decisione urgente che potrebbe consentire al paese di allinearsi agli standard europei e nordamericani al riguardo.).evaluation research as close as possible to teacher and student practices in order to assess their possible impact better. etc. esperto di educazione e di processi comunicativi. . La Carta si pone fra i suoi obiettivi quello di promuovere e sostenere la Media Education e fra le proposte (articolo 4) suggerisce:   di accreditare la figura del media educator nella scuola e nell'extrascuola come profilo professionale nuovo. human rights and sustainable development. Fra le azioni concrete da perseguire (articolo 5) indica: 46 . It must be developed in close connection with studies on pedagogical innovation. In sostanza si chiede che si passi dalla registrazione del bisogno sociale di questa figura e dalla sperimentazione spesso lasciata alla volontà dei singoli o dei gruppi a un riconoscimento chiaro di identità e spazio operativo. corsi di alta formazione) attivando anche forme di collaborazione interateneo per la loro organizzazione. as well as with those focused on citizenship.  che il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca (MIUR) avvii una riflessione attenta sugli spazi didattici per la Media Education all'interno dei curricoli e sulle azioni necessarie. Si tratta quindi di una materia interdisciplinare in cui l’apporto di contributi fondamentale deriva dalle Scienze dell’Educazione. information and communication sciences. . broadcasting and use of media. dalle Scienze della Comunicazione. coordinamento e intervento nelle attività che riguardano l’uso dei media e delle nuove tecnologie. master accademici.

 la nascita di un Osservatorio Interuniversitario per la Media Education (OIME) che possa aggregare le università italiane in cui esistano ricercatori o centri di ricerca impegnati nella riflessione sulla Media Education e l’Education Technology per promuovere la ricerca e la formazione riguardo alla educazione e alla didattica dei media e delle tecnologie. per conto dell’UNESCO. 2002. La ricerca ha visto la partecipazione di esperti del mondo accademico ed educativo di 35 paesi. sussiste nel riconoscimento identitario della figura professionale del media educator. 2007) rispetto alla continua evoluzione del panorama formativo. London University. 10: “What training is provided for teachers or other practitioners in this field?”. very little training for teachers or research into media learning.2. le criticità e le lacune emerse in tale ambito in modo da poterle successivamente confrontare con l’esperienza italiana. Most significantly. INDIA: «Despite this apparent pessimism. La prima ricerca presa in considerazione è “Youth Media Education Survey – Final Report” (2001) condotta da Kate Domaille and David Buckingham dell’Institute of Education. the Curriculum Development Institute in Hong Kong is going to provide a teacher training course in media education from October 2001». CINA: «There is little research into media education. considerando comunque che il presupposto necessario a tal fine. Le informazioni e i dati citati sono tratti da tre macro-studi che coinvolgono diversi paesi del mondo e benché possano sembrare datati (2001. L’attenzione si focalizzerà sulle risposte degli intervistati alla domanda n. a number of media educators continue to research the area and to provide training and support for teachers. 2. Chinese practitioners can and do draw on some international experience but it is not best fitted to the circumstances of education in China». Le indicazioni sono molto chiare: si tratta di richieste mirate per sviluppare la formazione a tutti i livelli in Media Education. ASIA HONG KONG: «A youth organization 'Breakthrough' has regularly hosted teacher training workshops. La formazione in Media Education nel mondo Questo secondo paragrafo intende attuare un’ampia rassegna della letteratura tesa a raccogliere le possibilità e le esperienze concrete di formazione in Media Education nel mondo. rappresentano comunque delle testimonianze significative. The effectiveness of the current networks is something that 47 . per il momento tralasciata per essere più ampliamente trattata in seguito.

media education is not promoted or developed in Denmark because of the lack of coherent educational policy in the area. contesting definitions of media education hamper progress in curriculum development and teacher training. From 2003 there will be a new teacher education programme on communication and media teaching at the Teachers College of Education. Welfare. 'Students have the technical knowhow. Research in Denmark acknowledges the need for a greater integration of media education in the school curriculum. All teachers receive some initial teacher training in the role of the media and adapt media education into their specific subject context. NEW ZELAND: «There is a National Association of Media Educators (NAME). JAPAN:« (…) media literacy from an empowerment perspective is taught formally at a number of universities and informally at life-long learning centres. but this finding lags behind what is happening at the level of training for teachers». the so-called “Period for integrated Study“ has the potential to open possibilities for media literacy education. but whilst media education emphasises practical production. and there is little understanding of how analysis and production should be combined. However. it is not a subject counted for entry to university in Western Australia. It is essentially a “free subject” to be designed by individual schools and teachers (the Ministry of Education and Technology recommends curricula in the fields of Information. As the Euromedia report puts it. From the end of 2001 the National Institute of Education will hold continuous teacher education courses for communication and media teaching. teachers are not fully trained and equipped in this area. however. «Over the longer term. From 2002 a new subject. Film or Multimedia Studies at undergraduate level is likely to provide rather differently trained teachers with a background in Media. CHILE: «There is a substantial history in teacher training (more than 15 years) of providing distance learning materials in media education. and to apply media education to teaching about the new technologies». AUSTRALIA AND NEW ZELAND WESTERN AUSTRALIA: «Only trained media studies teachers are appointed to teach the subject. but not the critical sense . International Affairs.could benefit from further review and evaluation: a lack of funds and capacity to support an ever-changing field in terms of academic resources was cited as a particular difficulty faced by India». CENTRAL AMERICA/LATIN AMERICA ARGENTINA: «In Higher Education this subjects manifests itself as either a strictly vocational degree (training for journalism) or a course in critical analysis». The main needs are for training to keep pace with developments in the media industries. teacher training remains patchy in this area: this affects the ways projects are instituted in school and any agreement about the level of skills students may reach». Home Affairs. «Adequate training of teachers also remains an important area in need of wider development». however. DENMARK: «In general. needs to undergo some changes if it is to keep pace with the growing use of new technologies in schools». This is reflected in the training for teachers. Teacher training. often without the felt support of either colleagues or management. This fact alone makes the Australian experience unique. while NGOs and academics advocate media literacy as the development of critical skills and competencies (a concept the Ministry of Public Management. or Environment). This cooperation is partly evidenced in the ways in which teacher training is changing to accommodate the introduction of the curriculum. with studies around the relationship between traditional literacy and media literacy. BELGIUM: «Most of the time the initiative to offer media education is taken by interested teachers. Some preliminary research reports that there is strong support for the introduction of this new curriculum». an enthusiastic group of unpaid volunteers working to create resources and provide training in the gaps left by the lack of training for teachers at university level». There is some research into media education. This situation is made more difficult by the fact that there is little publishing in media education. ENGLAND: «Media education has grown up in England primarily with the remit to ‘empower’ students as 48 . Media education training is partly provided at an In-service level. Despite media education finding some place within the school curriculum.with teachers it is exactly the opposite'». URUGUAY: «Despite the apparently strong emphasis on production in schools. SRI LANKA: «The development of the curriculum in Sri Lanka was a joint effort between media regulators. The ICT push seems to highlight the division of skills in media teaching and learning. The Ministry of Education and Technology emphasises “information literacy” which aims to teach computer competence. no teacher training and a distinct lack of vision and policy displayed by the government with regard to media education. rather than in English». In fact our respondent suggests that Sri Lanka government and the Media Industry are working hand in hand to introduce Communication and Media Studies as a school subject. EUROPE AUSTRIA: «There are no designated media educators in schools. Post and Telecommunications has recently begun to recognize and support)». the proliferation of new courses in Media. «The fact that media education lacks formal underpinning in Argentina is also exemplified by the limited opportunities for teacher training». Assessment of media skills and competencies only exists within the ‘host’ subject area». educators and the government.

There are no clear policy aims for media education. provided for by a number of non-statutory bodies and given by interested and enthusiastic teachers. leaving the subject in the hands of enthusiasts. and limited amounts of research. One underpinning characteristic of the new curriculum will be regulations (from 2008) that insist teachers must hold a specialised diploma to teach motion picture and media education in Hungarian schools». Despite this intention. (…) from contributing resources and providing information to students. although these do not produce anywhere near enough specialist teachers. the main obstacle to advancement in Finland is the lack of specialist teacher education». central government funding for media education training is not forthcoming. GREECE: «For the first time in Autumn 2001. most notably at the level of in-service training. Media education largely rests on the enthusiastic endeavours of a few. Outside of this teachers are ‘trained’ via in-service events which are not supplied in any systematic way. FRANCE: «France has quite well developed links between media producers and media educators. RUSSIA: «Pre-service education has existed in Russia since the 1960s. teachers taking a module in Media Education as part of an MA in Media Studies. as the Media Centre run by the Church of Malta co-ordinates the curriculum and developments. Training of teachers is seen as a key lack: it is dependent upon a range of short courses and in some cases. Many teachers use media in the classroom merely as an illustration of a lesson’s theme. publishing and training to support the enthusiastic initiatives that do exist in classrooms». to some specialist training for media educators».‘critical and knowledgeable consumers of media’. Media education does take place but in a way that is hard to trace or co-ordinate». Russian media education may only grow further with more co-operation between the Ministry of Education and teachers' associations. Teachers who teach media education are encouraged to follow refresher courses which are organised by the Media Centre». Teachers may be quite successfully trained in media theory. content and pedagogical methods of the course». SCOTLAND: «Over 70 teachers in Scotland have an Additional Teaching Qualification (ATQ) in Media Education. GERMANY: «Further development of media education depends upon a level of teacher training that has only been proposed rather than implemented. and no clear policies on the training of teachers or the design of programmes of study for students. the lack of formal training in Media Education for teachers and sustained debate about the definition of Media Education means it is also often taught by inexperienced teachers who still see their role as being to protect students from the powers of the media». «One hindrance to further development is training for teachers. for example». brokered by the British Film Institute and existing as a small part of a broader aim. and several teacher training courses include a course – or even a post graduate specialization –in media production and education». «Teachers who will teach on the new courses above are expected to be recruited from Communication and Journalism degree courses. an inability to implement a clear framework for teaching media. with one course at Taganrog State Pedagogical Institute (running since 1981) where students are specifically trained to teach media education in schools. a lack of resources from central providers. MALTA : «There is a close relationship between teacher education and media education publishing in Malta. NORTHERN IRELAND: «Training for media teachers exists in very small measure. Both political and economic initiatives are needed to move the situation forward». They will receive further special training intended to prepare them for the specific aims. There are also special continuing education programmes. There has been some move towards distance-learning programmes. Some Russian research into how media education is taught in schools reveals that because the subject is not obligatory. PORTUGAL: «The Institute of Educational Innovation organises annual teacher training courses in collaboration with a professional school of journalism in higher education (CENJOR). rather than as part of a coherent policy of entitlement for young people». HUNGARY: «There are a few media/film theory degrees and opportunities for diploma level study in these areas. many teachers do not seek to implement it. accredited longer courses. «Despite these substantial and sustained initiatives. and this should in turn enable other arguments about training and resources to be heard». IRELAND: «Any advance in media education development in Ireland requires a clearer definition and articulation of its aims. but most are less well trained in technical or creative skills. Stirling University offers a designated Teaching Qualification based on students following a first degree study in Film/Media plus another teaching subject. «In some respects the situation is quite well developed in England but some of the same problems occur here as in other contexts. there will be some specific provision of media education in 'second opportunity schools' only (these are schools which provide programmes of study for mature people who left school early and are returning to improve their education)». Some university level involvement in teacher training is in evidence in Germany but is seen as far short of adequate to 'prepare all teachers for the challenges of the information age'». and so it is difficult to argue for training that might meet those aims». FINLAND: «However. NETHERLANDS: «There is general acknowledgment that media education is important but there are few resources. Most opportunities that exist currently for teachers' further studies are in the field of ICT. The exception to this ‘unsystematic’ approach was the 49 . This response reports many of the same difficulties as in other contexts: a low status for the subject.

established in 1983. a lack of institutional support. In addition in-service training schemes exist and a number of resources have been written and circulated amongst local networks of teachers». which places them on a par with teachers in most other contexts. Here again. Teachers can train themselves in media education as part of their further education. I pareri degli esperti evidenziano nella maggioranza dei casi molte criticità legate alla formazione degli insegnanti. As in other contexts. resources and training if the status of media education is to improve». distance learning opportunities are growing. Most teachers were very enthusiastic and highly motivated. few shared resources or published materials». Teachers often come from language/literature backgrounds and extrapolate the media curriculum on the basis of areas of interest they may have informally developed. by taking a degree course. Without a stronger commitment to teacher education the possibility of putting the mandate into practice is limited. and only one university offers a higher degree in media literacy. UNITED STATES: «Whilst media production appears to be gaining credibility in terms of the skills and competencies required in such work. although some initiatives to address this diffusion are in place. the increasing use of ICT in the classroom has meant that media education has become confused with an instrumental approach to educational media. and some initiatives in teacher training. Teacher education training is highly decentralised. is the principal provider of teacher training in media education. Teachers were ‘in-served’ for a period of some three years in advance of its introduction. Most teachers when interviewed in a forthcoming research study for the Euromedia Project registered a series of difficulties in their media teaching including a lack of resources. and there are a number of postgraduate courses in media education. These programmes. teacher training for media educators lacks any coherent focus». Production work has featured on a very small scale. the considerable disjuncture between schools of education and departments of media studies accounts for much of the lag in the development of university based programmes. Come rilevano i coordinatori del report nelle 50 . it is perceived on one hand as 'all-encompassing'. but were working in unsupportive environments with little explicit policy on which to argue the case for their work. few networks in which to share practice or extend knowledge. The association for Media Education in Scotland. Media Education has low status in the Ministry of Education. SPAIN: «Teachers of media education tend to come from academic backgrounds in language or literature studies. which display a willingness to be involved in the media education community and provide support and guidance for teacher education». and though access to technology has increased teachers do not feel that they themselves have had enough training to know how to use ICT effectively. and problems of working in isolation rather than part of a teaching team. there is little specific teacher education or training on the study or use of screen-based media. MIDDLE EAST ISRAEL: «There is little formal training for teachers and a dearth of publishing. there is a very strong tradition of practical work initiated by cable companies or small non-profit organizations. notably the intervention of the largest teacher’s union in creating a one-hour television programme 'Getting the Message' in collaboration with Court TV. media production companies and informal youth groups. There are a few university-based programmes. In higher education.introduction of the new post-16 national qualification in Media Studies. The most optimistic development in this area comes from parts of the private sector. there is a need for greater clarity. some opportunities exist for improving teacher training. SWEDEN: «There are quite well established partnerships between cultural workers and education. media teaching has been specifically focused on ‘protecting’ students from the manipulative aspects of the media. Consequently there was a very wide interpretation of what media teaching ought to be. Meanwhile. NORTH AMERICA MIDDLE EAST CANADA: «However. the quality of production and the amount of production continues to be inhibited by the limits of teacher education. The programme is designed to be used as a staff development tool showcasing different examples of media literacy practice with suggestions for adopting such work as part of a community’s curriculum. partly because there are seen to be no clearly identified aims. the methods used and in quality. However. Teachers report many of the same problems that are reported in other contexts: a lack of specific training and continuing professional development in media. Here again. None of the teachers in the research study had experienced initial teacher training in media. and therefore 'everything' is media education and thus one does not need a special discipline for it». Outside of the initiatives offered through AMES. Support for teacher education was cited as one key area in need of development in the US. SWITZERLAND: «Historically. although some small-scale research is now beginning to appear. largely in after-school contexts and often targeted to reach those youth identified as “at risk” often embed media education with both creative and vocational functions as well as specifically educational ones».

sostengono i ricercatori. Non sempre però si tratta di un’attività definita istituzionalmente. Inghilterra. esperienze di formazione a distanza (es. In alcuni paesi (es. Inghilterra). come già sottolineato dalla conferenza di Toulouse New Directions in Media Education. Russia) e formazione in servizio (Scozia. India. dove sono necessari diplomi e specializzazioni specifiche per diventare insegnanti di Media Education. Cile). ma in seguito a una specifica formazione volta a fornire loro obiettivi. non c’è un progetto chiaro e definito delle politiche educative (es. Un’azione interessante in questo senso. formazione iniziale (es. Spagna). Vi sono alcuni esempi di corsi di specializzazione post-universitaria (es. gli insegnanti formati in tal modo risultano spesso in numero molto inferiore rispetto alle necessità (Germania). Un’eccezione rilevante è rappresentata dall’Australia. Anzi.conclusioni. venendo a colmare le lacune del sistema educativo formale. 19). Argentina) sono presenti corsi universitari ma strettamente legati al giornalismo e quindi. Belgio. gli intervistati sono stati in grado di citare pochi esempi di corsi universitari in materia e. L’attività formativa istituzionale infatti. Danimarca. in Ungheria si possono osservare progressi simili. Danimarca). né vi sono sufficienti investimenti per lo sviluppo di attività formative 51 . Spagna. Fra di esse vi è una forte attività delle associazioni dedicate alla Media Education e alla Media Literacy. le quali spesso offrono formazione e materiali didattici. Stati Uniti. «la mancanza di un’appropriata formazione per gli insegnanti di Media Education è stata una lamentela quasi universale fra gli intervistati» (Domaille & Buckingham 2001. contenuti e metodi pedagogici del corso da tenere. non si sviluppa in maniera sistematica e coordinata ma il più delle volte. è quella intrapresa in Grecia. Nel migliore dei casi però. dove l’inserimento della Media Education nella “Second Opportunity School” prevede il reclutamento degli insegnanti dai corsi di laurea in comunicazione e giornalismo. delle associazioni giovanili e religiose. ugualmente. Portogallo. p. in molti casi la carenza nella formazione di tipo formale (scuole. rilevano gli intervistati. università ecc. di per sé non sufficienti in quanto orientate non a formare insegnanti ed educatori bensì professionisti dei media da inserire nel mondo del lavoro.) viene spesso colmata dalle agenzie educative informali. Austria.

40). riferisce sempre Bazalgette. Research report from the Euromedia Project (2002) coordinate da Andrew Hart e Daniel Süss. «gli studenti possiedono il know-how tecnico. In both cases there is a lot of attention for the pedadogic 52 . Anche in questo caso le informazioni riguardanti lo stato della formazione degli insegnanti sono state estrapolate da saggi più ampi. Per evitare ripetizioni sono stati inclusi i contributi di paesi già trattati in precedenza solo nel caso vi fossero ulteriori aspetti di interesse. sostiene Cary Bazalgette. EUROPE BELGIUM: «After analysis of the programmes of five university courses for teachers (which prepare students for teaching in grades two and three in secondary schools). p. 39). A Comparative Study of Teaching Media in Mother Tongue Education in Secondary Schools. The same is true for the training for teaching in grades one and two. «nelle mani degli entusiasti» (Domaille & Buckingham 2001. it seems safe to say that attention to pedadogic applications and possibilities of media is practically non-existent. Questo incide fortemente sulla qualità dell’attività di Media Education poiché la mancanza di una definita formazione di tipo formale e la confusione attorno alla definizione stessa del significato di Media Education e dei suoi obiettivi (Irlanda). Sull’argomento ITC emergono diverse considerazioni. let alone to ME. dall’altro diversi esprimono le loro perplessità sul tema: vi è il rischio che la Media Education (intesa come educazione ai media) venga confusa con l’approccio strumentale propria dell’educazione coi media (Spagna). risultato di un questionario strutturato e di un’osservazione partecipante a lezioni tenute da insegnanti di Media Education in 12 paesi europei. a «insegnanti inesperti che ancora identificano il principale obiettivo del loro ruolo col proteggere gli studenti dal potere dei media» (Domaille & Buckingham 2001. 37).«abbandonando la materia». fa sì che questa disciplina sia affidata. un’ottica in cui la formazione si riduce esclusivamente all’utilizzo delle tecnologie. In conclusione. rispetto allo sviluppo delle ITC. ma non il senso critico – con gli insegnanti è esattamente l’opposto» (Domaille e Buckingham 2001. Svizzera). Da un lato alcuni intervistati rilevano il bisogno di maggiore formazione nel campo per consentire agli insegnanti un accesso effettivo alle tecnologie (es. senza lo sviluppo di abilità e competenze critiche sulla loro fruizione. p. p. La seconda ricerca analizzata è Media Education in 12 European Countries.

FINLAND: «In Finnish teacher training Media Education is an optional subject in three universities. About half of the Media students trained within Teacher Education. However. history. expressive and productive aspects of audiovisual media culture». the interest has decreased even further. the canton of Bern trained its prospective teachers for the secondary level 1 in a two-year education consisting of 60 hours of obligatory lectures and 120 hours of optional lessons in media education. Other cantons are content with one or two weeks of studies on the topic of media education and refer to the fact 53 . Music. Practically all the subject curricula contain a statement about learning how to use Information and Communication Technology. SVIZZERA: «Reworking the curricula.applications of ICT and computers. which include Media Education. interpretative. In some ways. although there was a seminar series on the 'creative use of media'. In reality. «(…) the use of Information Technology has been embraced everywhere in the educational system. There are no statistics showing how many students with Media as part of their academic degree who go into teaching. 'language skills' refer to speaking and writing skills. Most of the teachers have to make do with the bits and pieces of Media Education included in the compulsory subjects. can be attributed to age of the interviewed teachers). The critical perspective involving analysis of how the various media affect our culture and our textual. Since the participation in IST (German: Lehrerfortbildung (LFT) must take place outside the schooldays. In the degree requirements Media Education is seen as a multidisciplinary subject area. In the canton of Aargau. only 100-120 students complete this study yearly. Social and Environmental Studies. GERMANY: «Virtually all the interviewed teachers complained over a lacking education respecting the use of media during their studies. Handling media in class was usually experienced in the student-teacher period for the first time. which consisted in writing screen scripts etc. Hitherto. The Diploma of Education course has just recently included some perspectives on the media. this often was already done some years ago. This means that only 2-3 % of the newly educated primary school teachers in Norway have a specialization in Media. There is a lack of support for the integration of Media Education into initial education for all teachers. The Media Education Curriculum Research Group has also developed Media Education studies: students are educated for teaching an optional Media Education course in primary schools. NORWAY: «New curricula for Teacher Education marked the start (in 1992) as well as the conclusion (in 1998) of the intensive reform period in the Norwegian educational system». the Department of Communication in the Faculty of Social Sciences at Ljubljana University offers a wide range of Mass Communication programmes. We believe that pre-service training in Media Education should be offered to all teachers as a basic competency. most interviewed teachers were lacking the necessary motivation – ‘too old’ is the most frequently given reason». In-Service Training (IST) is not obligatory und thus not made use of by all of the interviewed teachers – motivation of their own here too is crucial. The situation is hardly any better for teachers with a university degree as their basic education. there is no common systematic education in media education for teachers. such as Norwegian. sociology. However. geography. since the general education of teachers is also structured differently in each canton. «(…) it is/was possible for trainee teachers to include a full year course of specialization in Media Education. They are preparing monthly seminars for teachers of different courses. etc. Educational Theory. educational and communicative practices. Dutch. however. rather than lack of interest among the students. when the media first entered the classroom as a teaching aid. out of a total of approximately 2500 students completing their pre-service teacher training every year. So far. this repeats the predominantly instrumentalist perspective in the early 20th century (mentioned above). In the curriculum of Flemish teachers' training. communication skills and language skills. Every year around 200 teachers have completed such courses. The media-related topics in ISTs then usually referred to the use of films in the instruction. (This. Teacher-training courses include global subjects such as education method. and the emphasis tends to be on the use of media in the classroom. seemingly has not yet reached the use of Information Technology within schools». Only in one of the analysed curriculums was 'computer literacy (media)' [sic] stated as a topic. Again. students (of teaching at the secondary level 1 and the Realschule) get a 3-year education at the so-called Didaktikum. This low number is due to a shortage of study places. there also is no national study of current media education offers in the general education of teachers. psychology and didactics. reading. go on to other kinds of work than school teaching. in the University. “integrative media education” is demanded for more and more cantons. There they have to attend 100 obligatory but only about 60 optional lessons in the field of working with media. Arts and Crafts. For a further education in the area of computers. internet) was still also neglected then. rather than teaching about the media as such». which studies the social. not all teachers at primary and secondary levels have the opportunity to follow a course of Media Education as a part of their initial training. Training is offered only to interested practicing Media teachers. and interpretation. pedagogical. this is a relatively high number. If teachers had taken part in ISTs. Then there are the more specific modules which can vary according to the main area chosen: mathematics. SLOVENIA: «Regarding the expertise for teachers. The Slovene Ministry of Education and the schools themselves finances the seminars.».2 But 'communication' and 'language' here do not include media literacy. The motivation of the teachers plays a crucial role as media-pedagogic qualifications were hardly offered by the universities. related to their general pedagogic skills and specialist disciplines. For small countries like Slovenia. however. Programmes for teaching Dutch usually consist of pedagogics. The area of the new media (computers. French. what is sought here are the educational applications of ICT. English. This training includes both the concepts and understandings involved in Media and the pedagogical skills required to teach it effectively».

Un altro tema da sottolineare è l’obbligatorietà o meno dei corsi/insegnamenti nel percorso formativo: si evince che la maggior parte delle attività formative in Media Education (che siano corsi universitari. the use and reflection of media in class will continue to depend on the special interests of teachers». Benché nei diversi paesi vi siano differenti livelli di sviluppo della formazione degli insegnanti e ciascuno presenti problematiche proprie. ma anche che il suo studio sia legato esclusivamente alla motivazione e all’interesse dei singoli. 54 . Increasingly.that each individual departmental didactics develops media education aims on its own. 2007). rispetto allo spazio dedicato allo sviluppo di capacità critica e di analisi sugli stessi. La terza ricerca presa in analisi è Condition of Media Education Around the World: Experts’ Opinions. anche da questa ricerca possiamo trarre conclusioni simili alle precedenti: vi è una prevalenza significativa delle ITC. hanno risposto 25 specialisti della disciplina da 9 diversi paesi. «As a part of this research project. independent of the actual number of obligatory courses. o While the field of IT is constantly growing. Alexander Fedorov. why? If yes. Al questionario inviato dal supervisore della ricerca. Verranno di seguito riportati i contributi sul tema della formazione. ossia la risposta degli intervistati alla sesta domanda: “Are there specialist “Media educator” courses in higher education in your country? If not. « (…) in-service training. o In the cantons that were examined the percentage of courses on media education is hardly higher than 2 % of all courses offered. La non obbligatorietà rappresenta per certi versi un punto problematico poiché ciò comporta che la Media Education. cioè della conoscenza tecnologica dei media nella formazione degli insegnanti. In the near future. many courses on IT are offered twice or even multiple times. Le risposte degli intervistati sono state raggruppate per paese di provenienza. trend: increasing. is generally understood as a compulsory part of the teaching-profession. pubblicato in Media Education: Sociology Surveys (Fedorov. non solo risulti godere di un basso status come disciplina. offers in the field of media education stagnate». the courses on IT and those on media education are listed together in the course descriptions. di formazione iniziale o in servizio) risulta essere elettiva. what kind(s) of courses are there and how were they set up?”. the offers of courses in media education of the Swiss-German in-service training programs were examined in more detail». o The field of IT is represented to a significantly greater degree: from 2 % to nearly 15 %.

I know only the case with Taganrog State Pedagogical Institute. Editor. There are several postgraduate courses and a few institutions offering accredited professional development courses. please see: Curricula Data of Degree Programs in Educational Communications and Technology by Dr. he or she can act as an advisor/ consultant together with a psychologist and a social worker. Ecology. in many places. To give you an idea of just those who are related to education. a media educator? Is a librarian a media educator by definition? Often this term conceals the reality behind the wish. However there is a demand for at least five models of specialists: a librarian-consultant in a media centre. Still practice shows that teachers do need special training and sometimes also a serious “remodeling” of own perception. broadcasting. (Elena Bondarenko) «As far as I know Russian universities do not prepare media educators. be it for training librarians. (Cary Bazalgette) RUSSIA «To begin with. It is not effective to educate specifically media teachers yet because most probably a graduate with such a diploma will have a hard time looking for a job at school or extra-school club. A media educator is a special practical orientation of a professional.aect. the English and Media Centre.aect. specialist in educational technology for distance education. Art) level. the military. University of Maryland and sponsored by the Association for Educational Communications and Technology (www. any teacher should have a high level of media culture. photo-. career development courses and into their subject training per se». or business. (Valery Gura) «This qualification remains uncalled because the demand for such specialists on the modern labour market is undiagnosed. in American there are many hundreds of universities who offer some form of media education. The problem. As a service to the educational community AECT now brings Curricula Data of Degree Programs in Educational Communications and Technology online (http://www. Likewise many universities offer programs of study in cinematography. pre-service teacher training. art. who would work on the cross curricular (World Art Culture. For many years. There are other “flavors” of media education that are also found across many American universities. AECT collected information on degree programs in educational communications and technology and published the directory Degree Curricula in Educational Communications and Technology. A prototype of a media educator remains the existing qualification of an “art director”. healthcare.UNITED STATES «Only a handful of universities offer degrees in media education. education or psychology)». film-. Moreover. (Richard Cornell) «Yes. is that media education fits into several schools (business.g. Jenny Johnson. every university has a department of Communication. educational technologists for schools. Lately there has been a resurgence of programs that offer studies in digital media. the training of media educators should be widely integrated into the advanced training.org). From this viewpoint. having been working in this direction since 2002. Unfortunately there is no direct correlation between the existing educational standards. All are part of a rich fabric of media education».asp#cd). and Trinity and All Saints College. Leeds». Further we need more higher education institutions to train such specialists». in the United States. an art director of a TV. but we seem to be heading in that direction. (David Klooster) «Not really». Is anyone who is actively using media in class or extra-curricular club. but institutes are making first steps. gaming and simulation – all forms of media for use in education…and training. (Robert Kubey) «Not exactly. To my mind.. video programs. including the BFI (British Film Institute).org/Intranet/Publications/index. already working in education. The specialist of this kind must get training in humanities and technology as well. a specialist in web-design and Internet communications. And a few universities are beginning to offer media education minors or specialization in the context of other degrees (e. change of the attitude to information environment. and mastering the media education’s toolkit. (Nikolai Hilko) «It is difficult to speak of the steady training of media educators on a scale of the whole country. However in a broader sense departments of journalism in universities around the country are involved in such activity too. There is no 55 . Thus the computer applications component should be reinforced. Taganrog State Pedagogical Institute is one of them». (Victoria Kolesnichenko) «In Russia we know of pre-service training for media education in Taganrog. and more. video studio. (Faith Rogow) UNITED KINGDOM «There is only one PGCE (post-grad cert of education) course in media with English: several higher education institutions would like to offer one but they have to persuade the government to allocate them funded places. The question of the training of future media teachers remains open. communications. (Frank Baker) «Yes. Librarians are now routinely referred to as library media specialists. industry. and within this department. we should determine what we mean by a “media educator”. experts in Media Studies offer courses and conduct research». Taganrog experience is the first and important step in this direction». For Russia with its long tradition of wide use of extra school information in teaching. an anchorman of TV-. education) and in many ways there turfdom battles». or more. journalism. every school should have a media educator.

It is optional for the students in 5th or 6th semester of their study. one of the most important components of educational process in VGIK (All-Russian Institute of Cinematography) is teaching skills of film pedagogy. Even a 2 year "Master of Arts in Media Education" as a distance education programme was available: unfortunately it had to close http://www. Unfortunately this sphere of activity today is less and less attractive due to the poor funding. there are some people (such as myself) who put a strong emphasis on educating potential media educators». The Youth TV was renamed as the Media Educational Center of the Ministry of Education and Science. Actually the latter statement is to a large extent the answer to the seventh question». Department of Journalism and mass Communication called Media for children. (Sergei Korkonosenko) «There are training programs but very few». (Alexander Korochensky) «Since 2002 students of Departments (Institutes) of Education can choose media education as their minor». Only the change in government policy can facilitate the renaissance of the prestige and authority of the teacher’s profession. these broad categories. ( Harald Gapski) BULGARIA «There is a course at Sofia University. which was broadcasted on the State Television for 13 years. (Trygve Panhoff) Lo sguardo complessivo sulla formazione in Media Education nel 2007 (anno di pubblicazione della ricerca) non è molto differente rispetto agli scenari descritti dagli studi precedenti. now we need to go further….Petersburg. Chelyabinsk.objective to teach students the pedagogy.shtml. Within. (Konstantin Ognev) «Voronezh State University does not offer such a qualification simply because there’s no demand on the job market for it…». There are no similar centers or educational studios in Georgia. Youth Television was founded in 1989 in Tbilisi. In 1992 the concept of media education and production was reconstructed.bildungsserver. There is only one “Ltd” and “Creative” that produces educational movies with the financial help of other projects». It is regretful that many VGIK graduates become the nucleus of the faculty in many foreign film schools and even universities. while Russian film education reside at the periphery of social and cultural life of the country. (Valery Prozorov) GERMANY «Yes there are universities which focus on media pedagogy. But the inactivity of the Ministry of Education and Science and the lack of finances weakened the function of the center. Negli Stati Uniti Richard Cornell ci informa dell’esistenza di una raccolta di corsi di laurea attinenti ai temi “media” ed “educazione”..D. (Katia Hristova) AUSTRIA «No university specialisation – due to a lack of money and political will». Vi sono situazioni più evolute.Petersburg University. students in Moscow. because the departments’ function is to train potential journalists. including Israel’s and their principle of work and we set up a new Georgian model.».Media Education minor for pedagogical institutes is registered -. we are Media Studies/Communications/Journalism academics. But there are other programmes running: http://www. with its own media education and production. altre in evoluzione. (Geoff Lealand) GEORGIA «By initiative of the documentary director – Mr. (Stal Penzin) «So far only the secondary qualification . Essi vengono pubblicati nel “Degree Curricula in 56 . This contributed to the continuity of educational process in the VGIK itself. and promoted the appearance of many film schools in our country and abroad. not teachers. More and more Ph. For example for several years I’ve been teaching the course “Methods of teaching journalism” to the students of St.de/festum/index. (Anastasia Novikova) «As it is known. (Zurab Oshxneli) NORWAY «In Norway you may study media to become a media teacher. (Susanne Krucsay) NEW ZELAND «Well. However some experience is being accumulated.de/zeigen. Georgia.».fernuni-hagen. We have got acquainted with the educational system of several countries.Zurab Oshxneli. and other cities advert to this topic in their dissertations». in some high schools and universities».html?seite=2675». The summary of the course is given in the textbook “Teaching Journalism” (St. 2004).

Si rileva infatti la mancanza di specializzazioni nei media all’interno di un percorso rivolto all’educazione. Nonostante questa riflessione si riferisca alla situazione russa. 49). si sottolinea il carattere quasi sempre opzionale dei percorsi formativi in Media Education e infine.org/curriculum. 49). not teachers» (Fedorov. Sempre all’interno della raccolta Media Education: Sociology Surveys (Fedorov. 2007. 2007) vi è un altro contributo d’interesse sul tema della formazione.Educational Communications and Technology” sul sito: www. ossia se nelle scuole non è prevista la presenza del media educator. Sono presenti lauree. specializzazioni. because the departments’ function is to train potential journalists. dalle risposte degli intervistati emergono sul tema della formazione diverse problematiche: il grande ostacolo rappresentato dalla mancanza di fondi o di una decisa volontà politica a supporto dello sviluppo della disciplina. Nonostante questa brillante iniziativa. Più intervistati provenienti dalla Russia hanno sottolineato la difficoltà d’inserimento della figura del Media educator in ambito lavorativo e hanno inoltre attribuito la carenza di una formazione universitaria o specializzata proprio alla mancanza di domanda di tale figura professionale sul mercato: «there’s no demand for media educators (where and what subject can they teach if there is no subject for media studies in Russian schools)» (Fedorov. emerge il difficile rapporto con il mercato del lavoro di tale formazione.aect. già evidenziata anche dagli altri studi. L’articolo 57 . p. p. di corsi in giornalismo che ovviamente si pongono finalità differenti: «there is no objective to teach students the pedagogy. attivi negli Stati Uniti (più di un centinaio attualmente) ma anche di altri paesi del mondo (non vengono citate lauree attive in Italia ma ciò dipende dal fatto che il sito operi per gli altri paesi sulla base di segnalazioni). Utilizzando le parole di Stal Penzin. Se non vi è un riconoscimento della materia come oggetto di studi nel percorso formativo. «Voronezh State University does not offer such a qualification simply because there’s no demand on the job market for it… » (Fedorov. 2007. è probabile che essa possa essere ascritta a numerose altre realtà. ciò comporta che difficilmente si realizzerà un programma di alta formazione e di specializzazione per una figura non richiesta. la cospicua presenza. 2007. 48). p. dottorati ecc.

basata su 57 interviste a insegnanti della scuola secondaria. Ma il dato forse più interessante riguarda l’introduzione di una specializzazione universitaria in Media Education negli istituti pedagogici: il 57. egli riconosce che buona parte di essi siano molto simili a quelli avuti nella già trattata ricerca di Hart e Suss (2002). le quali hanno probabilmente un approccio troppo conservatore per modificare la loro tradizionale opinione sul processo d’insegnamento» (Fedorov.89% degli intervistati si dice favorevole. i favorevoli alla Media Education nelle università come materia elettiva il 21. questo prova che l’intenso sviluppo dei media evochi un’adeguata reazione dei pedagoghi russi: essi hanno realizzato. 2007. Secondo Fedorov. sostiene. «questo gruppo è interamente composta da donne con più di 50 anni. Tornando all’ambito universitario i risultati mostrano che i favorevoli all’inserimento della Media Education nel curriculum di istituti e università pedagogiche sono il 56. Come sottolinea Fedorov però. Ci focalizzeremo qui di seguito sulla parte del questionario relativa all’attitudine degli insegnanti verso la Media Education. questo gruppo è infatti composto dalle generazioni più vecchie (non è presente neppure un insegnante della fascia d’età 21-30) e in particolare dalla categoria femminile.14%.51% degli intervistati ritiene che la Media Education come materia universitaria non sia necessaria.05%.Russian Teachers’ Attitudes to the Problem of Media Education of Pupils and University Students scaturisce da una ricerca condotta da Alexander Fedorov in Russia (più precisamente a Tanganrog). Nei confronti della Media Education all’interno dell’università l’attitudine degli insegnanti è generalmente positiva: solo il 3. che la vita nel mondo dell’IT e delle comunicazioni di massa richieda la Media literacy non meno di quanto richieda la “traditional literacy”. L’elemento “età” è presente anche sui dati relativi alla Media Education nell’educazione degli studenti (“pupils”): il 14.03% degli insegnanti sostiene essa sia inutile. Benché lo stesso Fedorov ci avvisi della non rappresentatività totale dei risultati. Vista la differenza fra teoria e pratica (il 75% degli insegnanti supporta la Media Education ma solo un terzo di essi nella pratica utilizza elementi dei media 58 . 82). p.

2007. 90).nelle sue lezioni) aggiunge che sarà «in grado di valutare la posizione della Media Education all’interno del curriculum scolastico solo quando figure laureate in Media literacy all’università verranno a lavorare nelle scuole» (Fedorov. 59 . p.

60 .

Non essendo la materia inserita nel curriculum scolastico essa è stata a lungo insegnata nelle scuole e nelle università solo grazie all’iniziativa di alcuni insegnanti e professori. ripercorrendone lo sviluppo storico per giungere al suo stato attuale. oggetto di analisi di questo scritto.CAPITOLO 3 LA FORMAZIONE IN MEDIA EDUCATION IN ITALIA Il capitolo tratta inizialmente il tema della Media Education nella scuola italiana. L’attenzione si focalizza successivamente sulle possibilità di formazione in Media Education offerte da un lato da enti associativi di vario genere. 2007b). La Media Education nella scuola Lo stato della Media Education in Italia viene descritto in un rapporto commissionato dalla Commissione Europea (Perez Tornero. L’autore sottolinea come la disciplina non sia stata presa in considerazione nel corso dei diversi tentativi di riforma dei curricula scolastici e lamenta che non vi sia una politica ufficiale e sistematica del Ministero dell’Istruzione in tale ambito. seguendo principalmente tre fasi: 1. In merito a quest’ultimo ambito. vengono esposte le premesse metodologiche alla base di questo lavoro. 3. In questo periodo alcune associazioni si sono poste l’obiettivo di portare il cinema nelle scuole 61 .1. Nella prima fase (anni ’50-’60) l’attenzione si è focalizzata sui film. dall’altro dalle istituzioni universitarie.

In particolar modo l’attività si è concentrata sull’analisi dell’informazione e della pubblicità all’interno delle classi. 318 62 . Dalla fine degli anni ’80 e gli anni ’90 fino ad oggi si è aperto un terzo periodo per la Media Education. n. film. il tutto dipende dall’iniziativa dei singoli. attraverso lo sviluppo di metodologie semiotiche di analisi dei testi. Ciò comporta che la Media Education si sviluppi a macchia di leopardo: vi può essere un’intensa attività dove è forte la sensibilità degli insegnanti. in particolar modo Internet e i telefoni cellulari. Alcune competenze relative alla Media Literacy possono essere rinvenute nei diversi livelli di istruzione nell’insegnamento dell’italiano. di arte e di tecnica. 3. si concentrano prevalentemente sull’analisi critica dei testi. Durante gli anni ’70-’80 l’interesse dei media educator si è spostato sulla televisione. In ogni caso le pratiche di Media Education. in cui si sono poste in rilievo l’educazione al computer. tipica del paradigma strutturalista (che in questo scritto è chiamato col nome di approccio della lettura critica) ma non sempre in linea coi nuovi orientamenti della ricerca. ma anche in questo caso. 2. la multimedialità e le nuove tecnologie. il principale interesse della Media Education è orientato all’Education Technology: le politiche pubbliche infatti.cercando di riproporre nel contesto scolastico ciò che già avveniva in altri ambienti attraverso i cineclub. Nella scuola secondaria inferiore (12-14) l’educazione ai media è generalmente affidata agli insegnanti di italiano. nel caso in cui vi sia disinteresse o non coinvolgimento degli stessi. dove svolte. Nella scuola primaria (6-11) prende il nome di “Educazione all’immagine” e tradizionalmente si riferisce ai linguaggi non verbali: disegno. mancando un curriculum nazionale. promuovono un approccio strumentale dell’utilizzo di media e tecnologie. in cui essi fungono da 17 Direttiva Ministeriale 4 ottobre 1995. debole o del tutto assente invece. In quest’ultima fase le abilità relative alle ITC vengono indicate come obiettivi principali dal Programma di sviluppo delle tecnologie didattiche nel sistema scolastico (1995)17 ma unicamente da un punto di vista strumentale. Nella scuola secondaria superiore infine. fotografie.

344 in Puglia. 3. Emerge dalla ricerca una forte discrepanza tra quanto affermato dai dirigenti e quanto affermato dagli insegnanti. quelli più giovani sono aperti alle nuove possibilità offerte dai media» (Buckingham e Domaille. Pc. comprendente sia l’educazione ai Media (la Media Education propriamente detta) che l’educazione con/attraverso i Media. I primi scelgono prioritariamente le risposte che fanno riferimento a una concezione linguistica e «La ricerca e stata effettuata attraverso questionari rivolti a dirigenti scolastici e insegnanti tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009: il campione utilizzato per la somministrazione e statisticamente rappresentativo delle tre regioni. La discriminante maggiore che definisce gli approcci degli insegnanti italiani alla Media Education sembra essere l’età.5% e il 72%. Lo costituivano 620 scuole in Lombardia.la dotazione tecnologica delle scuole: essa appare sostanzialmente uniforme nelle tre regioni. sono stati inviati un questionario al Dirigente e un questionario a ciascuno degli insegnanti dell’Istituto» (Felini. con percentuali che sfiorano il 90% a proposito di televisore. Emilia-Romagna e Puglia su iniziativa dei tre rispettivi CoReCom 18. 18 63 . dalla multimedialità e dalla cooperazione on line (Perez Tornero. impianto stereo. 2007b). Dai risultati delle ricerche esposti da Felini (2009b) emergono diverse considerazioni: . aula proiezioni. 36). «mentre gli insegnanti più anziani tendono ad utilizzare una prospettiva protezionista ed inoculatoria. Come sottolineato da Rivoltella. p.1. videoproiettore e aula informatica.1. 2010. p. Individuate le scuole costituenti il campione. macchina fotografica. .La concezione di Media Education sottese alle pratiche degli insegnanti: volutamente adottata una definizione ampia di Media Education. 2001. Tuttavia anche in questo ambito molti insegnanti e molte scuole stanno sperimentano esperienze più innovative caratterizzate dall’approccio costruttivista. Ricerche empiriche Una delle più recenti ricerche sulla Media Education nella scuola italiana è stata condotta nella scuola di base (Primaria e Secondaria di 1° grado) in Lombardia. 48). lavagna luminosa e telecamera. inferiori al 50% per aula musicale e laboratorio linguistico. tra il 60 e l’80% per biblioteca. Il tasso di redemption ha oscillato tra il 34. 391 in Emilia-Romagna.supporti all’insegnamento e all’apprendimento.

2010. da una parte. 85). “realizzare prodotti mediali”).7 % per la Primaria e 68. indicano con percentuali significative anche usi di tipo strumentale (“approfondire argomenti scolastici”) o legate al possesso di abilità tecniche (“insegnare il computer/l’informatica”). non viene nemmeno percepita come Media Education» (Ancona. dall’altra. 2010. mentre i secondi. “insegnare i linguaggi mediali”.9% per la Secondaria di 1° grado) prevedono l’uso dei media per approfondire argomenti scolastici. Il computer si attesta come il supporto a cui di gran lunga si fa 64 . poiché «quanto più le tecnologie. Se allora seguendo la distinzione fra l’educazione coi media e l’educazione ai media potremmo affermare il primato del primo tipo di approccio. a partire dalla naturalizzazione (…) della strumentazione tecnologica entro le normali routine didattiche che. La frequenza maggiore si ha nella scuola primaria e questo può essere attribuibile secondo l’indicazione di Farnè (2010. considerati più alla stregua di ausilii tecnologici o di risorse di contenuti funzionali alla didattica che non di istituzioni. . entrano a far parte della strumentazione ordinaria della didattica. 2010. Se ne deduce che a prevalere sia cioè «una concezione strumentale dell’uso dei media. vecchie e nuove. processi o linguaggi di per sé degni di uno studio e un approfondimento disciplinare» (Ancona. meno rigida e meno segmentata per discipline e orari rispetto alla secondaria» e ai modelli di insegnamento/apprendimento basati sull’animazione e l’interazione più affini all’utilizzo dei media. 86). p. p. talvolta. p. è interessante notare come questa distinzione classica sembri «non funzionare più. tanto più facilmente l’alfabetizzazione a tali tecnologie diviene.Le pratiche con e sui Media: dalle attività degli insegnanti in classe. Il dato lombardo in questo caso dimostra come le pratiche di Media Education più diffuse in assoluto (63. p.culturale dei Media (“leggere criticamente i contenuti dei Media”. l’esito inevitabile del loro uso» (Ancona. Questo porta a un ulteriore riflessione. 122) alla situazione didattica «più duttile. ossia alla possibilità di educare ai media attraverso l’insegnamento con i media. emerge un uso abbastanza regolare dei Media poiché più del 60% dei docenti dichiara di impiegare tecnologie almeno una volta la settimana. 91). pur non disdegnando queste risposte. una condizione preliminare e.

cioè di tecnologia attraverso cui gestire linguaggi e attività che. sono molto più usati nella Secondaria di 1° grado.Formazione degli insegnanti: questa considerazione finale sui risultati della ricerca risulta di nostro particolare interesse poiché offre una base di partenza sul tema della formazione degli insegnanti italiani. in 65 . poiché «l’ostentazione di messaggi violenti. «a differenza di quanto spesso segnalano. alla inibizione della lettura (20%). 38). A questo seguono gli altri Media. di stereotipi culturali. mentre la macchina fotografica e i libri lo sono nella Primaria. fotografie. ciò che nei capitoli precedenti abbiamo definito con l’espressione didattica mediale (attorno al 65% complessivamente dichiara di utilizzare i media per approfondire argomenti scolastici). la più frequente è quella strumentale. per esempio. comunicazione a distanza scritta e orale passano dal Pc. 2010. p. come già precedentemente introdotto. con alcune significative difformità tra i due gradi scolastici: giornali e internet.Rapporto rischi-risorse in riferimento ai media: emerge una novità interessante sui rischi tradizionalmente attribuiti ai contenuti dei media. 126). temi al centro dell’allarme educativo fino a pochi anni fa sulle pagine dei giornali e in molte ricerche. Infatti i risultati della ricerca in Emilia-Romagna ad esempio. video. Vi è comunque una percentuale significativa di insegnanti che dedica spazio alla discussione su temi e argomenti enfatizzati dai media (dal 30% al 40%) e su mode e stili di consumo giovanili (quasi il 30% nella scuola Secondaria). . Sul tipo di attività svolte coi media. sarebbero state supportate da strumenti differenti: oggi.più ricorso. tanto nella primaria che nella Secondaria di 1° grado con ciò confermando la sua vocazione di “metamedium”. mentre attività fondanti la Media Education come l’analisi dei linguaggi dei diversi media e le logiche di funzionamento del sistema dei media non raggiungono il 20%. p. mostrano che i rischi maggiormente percepiti attorno all’utilizzo dei media rispetto alla formazione dei giovani sono connessi alla riduzione delle attività di gioco libero (27%). alla promozione di modelli consumistici e materialistici (24%). ottengono un numero di risposte meno rilevanti» (Farnè. musica. di rappresentazioni della sessualità. Come evidenzia Felini (2009b. in passato. la quale sarà oggetto dei capitoli successivi. .

le Facoltà di Formazione e di Scienze della Comunicazione hanno iniziato ad organizzare corsi di laurea. A suo giudizio. Pier Cesare Rivoltella illustra le esperienze di formazione nel contesto italiano. 3. Essa si è occupata della formazione di più di 400 insegnanti italiani. 2001.questa indagine gli insegnanti dichiarano di possedere buone o sufficienti competenze nella gestione dei Media in contesto formativo. Questi dati rappresentano degli elementi significativi poiché indirizzano questo lavoro verso una prima ipotesi: la percentuale riferita alla formazione universitaria degli insegnanti raggiunge solo l’11%. 48). La prima di queste è stata promossa dall’Università Cattolica di Milano in collaborazione con l’associazione MED ed ha avuto inizio con l’anno accademico 1998-99. organizzata dall’associazione MED Media Education. corsi di specializzazione e Master in Media Education. Il 55% di loro ha acquisito tali capacità attraverso canali autogestiti. Anche le università in quegli anni hanno mosso i primi passi nella Media Education. le iniziative e i fondi erogati in Italia nell’ambito dei media e delle tecnologie nel campo dell’istruzione sono stati 66 . il che giustifica l’alta percentuale di “autoformazione” sulla materia e porta quindi ad ipotizzare l’esistenza di un’insufficienza nell’offerta formativa universitaria rispetto ai temi della Media Education.2 La formazione di insegnanti ed educatori Quali sono allora le possibilità di formazione in Media Education in Italia e da quali tipi di enti vengono offerte? All’interno della ricerca commissionata dall’UNESCO (Domaille & Buckingham. Tuttavia aggiunge Rivoltella. il 28% tramite corsi di aggiornamento organizzati dalle istituzioni scolastiche e l’11% durante la propria preparazione universitaria. Solo il 5% dei dirigenti non ritiene utile la formazione degli insegnanti su questi temi e il 33% la ritiene utile solo per i docenti già interessati». come in altri contesti. Dopo la “dichiarazione di Bologna” e la riforma universitaria del 1999. una delle iniziative più significative per la formazione dei media educators negli ultimi anni è stata la Summer School di Corvara in Val Badia. p.

Centro di Eccellenza per l'educazione ai media e alla comunicazione (EDUMECOM): organizza corsi di formazione/aggiornamento per insegnanti delle Le informazioni sono tratte da Perez Tornero (2007b).Centro Zaffiria (www. consigli e attività formative per gli insegnanti.cineragazzi.megachip. 19 67 . corsi per incrementare le abilità degli insegnanti sulla multimedialità e le nuove tecnologie a scopo educativo.Associazione Culturale MediaEducation. corsi aventi come oggetto l’iniziativa educativa all’interno del rapporto fra il “reale” e il “virtuale”. A fianco di queste iniziative sopraelencate. organi e istituzioni che si occupano a vari livelli di Media Education in Italia. materiali audiovisivi.org): organizza corsi specialistici su Media Education.Associazione Megachip – Democrazia nella comunicazione (www. Se ne deduce che la priorità nell’educazione degli insegnanti è stata quasi esclusivamente l’esperienza tecnica rivolta all’uso rispetto a una formazione che considerasse i media. Essi sono19: . . corsi per i seminaristi per analizzare le comunicazioni e il sistema dei media all’interno delle pratiche pastorali. .unicatt. corsi di aggiornamento su temi legati al linguaggio delle immagini e alla produzione audiovisiva.decisamente diretti all’introduzione delle nuove tecnologie nelle scuole. Come centro di ricerca offre libri.it): si occupa della formazione di insegnanti e genitori. dove è contenuto un elenco più ampio delle associazioni.zaffiria. i loro contenuti e le pratiche di consumo degli stessi come oggetto di riflessione.info): fornisce formazione agli insegnanti sulla metodologia e l’analisi dei media. .bo (aME.bo): organizza corsi di aggiornamento per gli insegnanti nell’ambito della Media Education.it): organizza corsi di base sulla Media Education.Associazione italiana degli ascoltatori radiotelevisivi (AIART) (www. . troviamo in letteratura riportati altri diversi attori che si occupano di offrire percorsi formativi per gli insegnanti. con insegnanti e operatori legati ad Associazioni e all’Università.it): organizza a livello locale (Pisa).aiart.Cinema-Ragazzi (www. . - Online Media Education Resources for Organizations (OMERO) (omero. televisione e famiglia rivolti ai membri dell’associazione.

Come è stato precedentemente elencato. risultano numerose le possibilità all’interno di contesti prevalentemente non istituzionali ad opera di enti associativi di vario genere.Scuole di ogni ordine e grado per incrementare percorsi didattici e strategie da utilizzare con gli studenti al fine di promuovere la cultura del rispetto del minore. il nostro particolare ambito d’interesse. dell’Università e della Ricerca (MIUR) denominato “OFF. 3.3. Il sito raccoglie l’offerta didattica degli atenei italiani relativamente ai corsi di laurea triennale e magistrale. ossia il decreto che ha introdotto la suddivisione dei corsi di studio in Lauree triennali e Lauree magistrali.3. ossia la formazione universitaria. 68 .F” (www. utili per gestire nelle classi un percorso didattico di educazione ai e con i media. incrementando le competenze. ma qual è l’offerta formativa degli atenei italiani rispetto alla Media Education? Questo lavoro si propone di rispondere a questo quesito.it). entrato in vigore a partire dall'anno accademico 2008/9. Più specificatamente si è voluto analizzare da un lato la presenza di corsi di laurea interamente dedicati al tema. dall’altro la presenza di singoli insegnamenti aventi come oggetto la Media Education.1. e agli insegnamenti attivati per i corsi di studio nelle classi previste dal Decreto Ministeriale 270/2004 (DM 270). operando uno screening dell’offerta didattica universitaria su questo particolare ambito.study-in-italy. La formazione universitaria: premessa metodologica Rispetto alle informazioni ottenute dall’analisi della letteratura sullo stato della formazione nell’ambito della Media Education. risulta ben poco approfondito. La raccolta e l’analisi dei dati dei corsi di laurea Lo strumento di riferimento principale per la raccolta dei dati è stato il servizio di ricerca online gestito dal Ministero dell’Istruzione. in termini di conoscenze e metodologie specifiche. 3.

sociologiche e filosofiche - discipline della comunicazione - discipline informatiche. per cui si è proceduto a ricercare e successivamente analizzare i corsi di studio qui attivati nel periodo dall’a. ovvero “Esperto dell'e-learning e della media education”. sono stati: - i piani di studio più recenti e reperibili online relativi alle attività caratterizzanti di ciascun corso di laurea con le specificazioni relative al settore scientifico-disciplinare e alla distribuzione dei crediti formativi. psicologiche.Per quanto riguarda i corsi di studio si è rilevata l’esistenza di una classe di laurea specifica sul tema. - la distribuzione dei crediti formativi nelle attività caratterizzanti secondo i criteri minimi stabiliti dal MIUR. è stato scelto quello più pertinente alla Media Education.Teorie e metodologie dell’e-learning e della Media Education. - la distribuzione dei crediti formativi nelle attività caratterizzanti nei diversi anni di attivazione del corso. e più precisamente sono stati individuati: - la denominazione dei corsi di laurea.a. gli sbocchi occupazionali previsti per ciascun corso di laurea. Successivamente sono stati raccolti i dati relativi ai corsi di laurea. secondo la divisione operata dal MIUR in: - - discipline pedagogiche. sempre attraverso il sito “OFF. Relativamente alle classe di laurea LM-93 sono stati riportati: - gli obiettivi qualificanti la classe. rispetto ai tre curricula presenti. 2012-13. I dati sono stati raccolti con l’obiettivo di: 69 . 2008-09 all’a. ovvero la classe di laurea magistrale LM-93 .a.F”. - l’attivazione (e disattivazione) dei corsi di laurea nel periodo temporale considerato. Ulteriori dati raccolti. - gli obiettivi formativi specifici dei corsi di laurea. in questo caso attraverso la consultazione dei siti delle Università di riferimento dei singoli corsi di laurea. Nel caso del corso di laurea attivo in tale classe presso l’Università di Cassino e del Lazio meridionale.

stampa. fornendo per i primi le denominazioni degli insegnamenti più frequenti qui attivati e per i secondi talvolta. - verificare quali sono. La raccolta e l’analisi dei dati degli insegnamenti Per quanto riguarda gli insegnamenti invece. i settori scientifico-disciplinari più frequenti nelle attività caratterizzanti dei corsi e quali invece non sono presenti in nessun corso. decide autonomamente come distribuire gli ulteriori crediti in ciascun gruppo di discipline. Essendo la Media Education una materia multidisciplinare composta al suo interno da vari ambiti di studio si poteva ipotizzare di comprendere tutti gli insegnamenti aventi come oggetto i media dal punto di vista teorico o pratico (fotografia.3. poiché ciascun corso di laurea. rispetto a tutti i settori possibili stabiliti dalla classe di laurea. la psicologia della comunicazione. - verificare quali fossero gli sbocchi occupazionali previsti per i laureati nei corsi di laurea analizzati e se tali figure professionali fossero presenti nella classificazione sulle professioni operata dall’ISTAT. - analizzare e confrontare.2. gli insegnamenti possibili o auspicabili. Internet ecc). in forma percentuale. il primo problema metodologico è stata la definizione del campo di ricerca per la raccolta dei dati. l’economia o il diritto dei media ecc.- osservare rispetto agli obiettivi qualificanti la classe LM-93 stabiliti dal MIUR. rispettando la quota minima. l’articolazione degli obiettivi specifici di ciascun corso di laurea. ma anche la sociologia delle comunicazioni di massa. ovvero singole 70 . 3. la distribuzione delle attività caratterizzanti nei tre gruppi di discipline sopra riportati. l’obiettivo è stato quello di confrontare fra i diversi corsi il “peso” di ciascun gruppo in termini di crediti formativi. televisione. - verificare quanti e quali corsi sono stati attivati (e disattivati) nel periodo considerato. la semiotica. Tenendo cioè in considerazione i criteri minimi per ciascun gruppo stabiliti dalle indicazioni ministeriali (12 CFU minimo per ogni gruppo).

tramite le seguenti chiavi di ricerca. i cui contributi risultano di fondamentale importanza per la Media Education. ovvero verificare il livello di sviluppo della Media Education come disciplina a sé stante. Di fronte a questa frammentarietà terminologica. sulla base delle indicazioni raccolte nella rassegna della letteratura: - Media Education - Educazione mediale - Educazione ai media - Pedagogia dei media o Psicopedagogia dei media Sono stati scelti cioè.a.discipline. considerando che la Media Education si presenta come una disciplina ancora in fase di sviluppo e non definita univocamente. sono stati: - la denominazione dell’insegnamento - il settore scientifico-disciplinare - i crediti formativi - le ore di lezione Attraverso i siti delle Università che offrivano gli insegnamenti. 2011-12. Anche considerando la disciplina nella sua autonomia però. qualora essi fossero stati attivati all’interno dei corsi di laurea (classe LM-93) già considerati precedentemente. Per quanto riguarda i singoli insegnamenti i dati raccolti attraverso il sito del MIUR. Inoltre sono stati esclusi da questa seconda analisi gli insegnamenti con le denominazioni sopra riportate. sono stati raccolti i dati relativi a: - classe di laurea in cui gli insegnamenti sono stati attivati - tipologia dell’insegnamento all’interno dei piani di studio - tipologia delle lezioni 71 . un secondo problema incontrato è stata l’eterogeneità nella sua denominazione in Italia. i nomi più comuni riferiti alla disciplina ma va premessa la possibilità che vi siano ulteriori denominazioni non incluse in questa ricerca. si è provveduto alla ricerca dei dati riferiti al periodo dall’a.a. 2008-09 all’a. Ma in questo caso non solo il campo di ricerca sarebbe risultato troppo esteso ma soprattutto non sarebbe stato possibile raggiungere l’obiettivo di questo lavoro.

. - quale tipologia di lezione fosse più frequente (lezione frontale. altre attività. i cui dati fossero reperibili online. - quale tipo di “importanza” assumessero gli insegnamenti considerati all’interno dei piani di studio. a libera scelta dello studente). In questo caso. l’analisi del contenuto ha consentito di individuare nove categorie diverse di attività:  Riflessione sociologica sui messaggi e linguaggi dei media. quanto l’attribuzione dei crediti formativi e delle ore di lezione. - quali fossero i più frequenti settori scientifico-disciplinari degli insegnamenti. di gruppo ecc. e più precisamente l’anno più recente di attivazione dell’insegnamento. lezione frontale affiancata ad attività laboratoriale. sia considerando la tipologia attribuita all’insegnamento nel piano di studio (base o caratterizzante.- programmi e obiettivi formativi degli insegnamenti - bibliografia utilizzata Per queste ultime tre categorie è stato scelto un unico anno per ogni insegnamento. - in quali classi di laurea (triennali o magistrali) fossero stati attivati. sui loro effetti e sulle logiche della loro produzione  Progettazione di percorsi di Media Education nella scuola e nell’extra scuola  Educazione con i media: utilizzo dei media e delle tecnologie nella didattica  Competenze digitali. lezione tenuta in modalità di teledidattica) - quali attività risultassero più frequenti all’interno degli insegnamenti. sulla base di programmi e obiettivi formativi reperibili online. nuovi media e social media  Inquadramento storico della Media Education e dei suoi principali orientamenti 72 . affine o integrativo. I dati degli insegnamenti sono stati raccolti con l’obiettivo di verificare: - quali fossero le denominazioni più frequenti degli insegnamenti.

con la quale si è voluto indicare un campo nuovo. siti internet ecc. il che ha portato a rivedere le stime iniziali. Teorie psico-pedagogiche relative alla Media Education  Analisi dei comportamenti giovanili in relazione ai media  Educazione multiculturale ed educazione alle differenze  Produzione di messaggi mediali (stampa. 73 . New Media Education. Infine. una terza la categoria. in cui rientrano elementi di entrambe le discipline. tv. sono stati individuati. 2011-12. definita già a partire dal Capitolo 1. gli insegnamenti relativi ai due ambiti per l’a. - quali fossero i testi più frequenti e se esistesse un manuale di Media Education.a.). radio. La chiave di ricerca utilizzata per l’Education Technology è stata “tecnologie” e le denominazioni individuate sono state molteplici e spesso di poco differenti. sempre attraverso il sito di ricerca del MIUR. Le più frequenti sono state: - tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento - tecnologie per l’istruzione - tecnologie per la formazione - tecnologie dell’educazione - tecnologie didattiche - tecnologie della formazione in presenza e a distanza - tecnologie applicate ai contesti educativi - tecnologie della conoscenza L’obiettivo è stato quello di quantificare attraverso somme percentuali gli insegnamenti di Media Education rispetto a quelli di Education Technology. inserendo a fianco delle due categorie. con l’obiettivo di operare un confronto quantitativo fra gli insegnamenti in Media Education ed Education Technology. Il confronto è stato successivamente rivisto sulla base dell’analisi dei programmi relativi all’Education Technology: in alcuni insegnamenti infatti si è rilevata la presenza di interi moduli dedicati alla Media Education o di riferimenti espliciti ad essa.

E’ quindi possibile che l’offerta formativa relativa al tema d’interesse non sia completa per eventuali mancanze da attribuire all’inserimento dei dati da parte del Ministero competente. sia per i corsi di studio quanto per gli insegnamenti. solo successivamente.F”. come specificato. Infatti. E’ il caso ad esempio dell’insegnamento di “educazione ai mass media” attivo all’Università di Bologna e non considerato da questa analisi. poiché non presente nell’offerta formativa riportata dal sito “OFF. Considerando gli insegnamenti. 74 . sono state utilizzate le informazioni pubblicate nei siti delle singole Università. vi è infatti la possibilità che nel sito di riferimento del MIUR non siano presenti alcuni insegnamenti categorizzati come “a scelta dello studente” (e quindi non presenti fra le attività obbligatorie degli studenti).F” del MIUR.I dati raccolti sono stati esclusivamente quelli relativi a insegnamenti/corsi di laurea individuati tramite la ricerca attraverso il sito “OFF.

75 . considerando sia la distribuzione dei crediti formativi nelle diverse discipline. Nell’anno accademico 2008-09 risultano attivi tre corsi di laurea. gli obiettivi specifici e gli sbocchi occupazionali previsti per ciascun corso. Vengono qui riportati classificati per anno. 2012-13) sono stati attivati (e disattivati) diversi corsi di laurea appartenenti alla classe di laurea LM-93. Rende)  Progettazione e Gestione Didattica dell’E-Learning e della Media Education (Università degli Studi di Bologna). Corsi di laurea attivi All’interno del periodo considerato da quest’analisi (a. 4.a.CAPITOLO 4 CORSI DI LAUREA IN MEDIA EDUCATION Questo quarto capitolo ha l’obiettivo di esporre i dati ricavati dall’analisi dei corsi di laurea in Media Education: vengono esposti i corsi di laurea attivi nel periodo considerato.1. denominata Teorie e Metodologie dell'E-Learning e della Media Education. le cui denominazioni si presentano differenti tra loro:  Teorie e Metodologie dell'E-Learning e della Media Education (Università degli Studi di Padova)  Media Education (Università della Calabria. sia gli insegnamenti più frequenti all’interno di ciascuna disciplina. 2008-09 – a. la composizione dei relativi piani di studio a confronto.a.

76 . 2012-13. Rende)  Educazione Digitale e Ricerca Sui Media (Università degli Studi di Roma “La Sapienza”). viene attivato un corso ulteriore e sono quindi presenti complessivamente quattro corsi di laurea:  Teorie e Metodologie dell'E-Learning e della Media Education (Università degli Studi di Padova)  Media Education (Università della Calabria. Nell’a. Rende). ben due corsi sono stati disattivati. Rende)  Progettazione e Gestione Formativa nell’Era Digitale (Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”). L’anno accademico 2010-11 conta nuovamente tre corsi di laurea. Curriculum “Esperto dell’Elearning e Media Education” (Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale). Rende)  Progettazione e Gestione Didattica dell’E-Learning e della Media Education (Università degli Studi di Bologna)  Scienze della Formazione e dell'E-Learning.a.L’anno successivo 2009-10. 2011-12 risultano attivi nuovamente tre corsi di laurea. un corso è stato disattivato. Nell’ultimo anno accademico considerato. mentre un nuovo corso è stato attivato:  Teorie e Metodologie dell'E-Learning e della Media Education (Università degli Studi di Padova)  Media Education (Università della Calabria. il numero complessivo dei corsi è sceso a due:  Teorie e Metodologie dell'E-Learning e della Media Education (Università degli Studi di Padova)  Media Education (Università della Calabria. un corso ulteriore è stato attivato:  Teorie e Metodologie dell'E-Learning e della Media Education (Università degli Studi di Padova)  Media Education (Università della Calabria.

Roma. seguendo il percorso delineato nei capitoli precedenti a proposito di Education 77 .a. che i laureati nei corsi di laurea magistrale LM-93 debbano: «acquisire conoscenze e competenze nel campo dell'e-learning e della Media education».2. alla classe di laurea LM-93 per cui essi sono caratterizzati. essi risultano sempre attivi). Più specificatamente potremmo dividere in due parti i principali obiettivi qualificanti della classe di laurea. Bari) hanno una “vita breve”. dall’altro emerge che tre corsi di laurea (Cassino. da obiettivi qualificanti comuni e da attività formative indispensabili. Obiettivi qualificanti la classe di laurea e attività formative indispensabili I corsi di laurea sopra rilevati appartengono. Tabella 1 – Attivazione dei corsi di laurea per anno 2008/09 2009/10 2010/11 2011/12 Università degli studi di 1 1 1 1 Padova Università della Calabria 1 1 1 1 Università degli Studi di Bologna Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale Università degli Studi di Roma “La Sapienza” Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” 2012/13 1 1 1 1 - - - - 1 - - - - - 1 - - 1 In merito a questa prima tabella possiamo fare due considerazioni: da un lato il panorama formativo si caratterizza per due corsi di laurea (Padova e Calabria) stabili nel tempo (nel periodo considerato cioè. Si prevede cioè. vengono cioè attivati per un solo anno accademico. come si è detto. mentre il corso attivo a Bologna viene disattivato a partire dall’a.Al fine di mostrare con più chiarezza il trend di attivazione e disattivazione dei singoli corsi di laurea presso le relative Università. 4. i dati sono stati riportati nella seguente tabella. 2010-2011. secondo le regole stabilite dal Ministero.

78 . - Infine. operativa e tecnologica dei mezzi di comunicazione al fine di sviluppare un senso critico-interpretativo della realtà simbolica costruita dai media».Technology e Media Education. I laureati magistrali dovranno «approfondire la conoscenza delle diverse tecnologie della comunicazione per sviluppare senso critico. - Nel primo ambito rientrano gli obiettivi formativi che prevedono che i laureati magistrali «sviluppino abilità metodologiche e didattiche per la progettazione. la cui convergenza precedentemente proposta. quello della Media Education. collaborative e a distanza». in merito all’aspetto della produzione di prodotti mediali. è confermata dal fatto che a livello universitario vi sia un’unica classe di laurea a comprendere i due ambiti. Secondo i criteri stabiliti dalla classe di laurea. interattive. gli ambiti operativi dei laureati sono quindi: - gli ambienti educativi formali. - Accanto a questi obiettivi. la valutazione e l'erogazione di prodotti educational nei settori mass e new mediali». un possibile “ponte” fra di esse. valutazione e erogazione di attività educative che prevedano l'uso delle diverse tecnologie educative e della rete nei processi formativi e che approfondiscano la conoscenza delle tecniche dell'informazione e della comunicazione per integrare le strategie didattiche tradizionali con quelle multimediali. come si è già osservato. gestione. teoriche. pratiche e metodologie per la progettazione. la realizzazione. - Nel secondo ambito. autonomia di orientamento e capacità di analisi e destrutturazione dei testi e dei prodotti audiovisivi e multimediali» e saranno in grado di «comprendere la struttura linguistica. si aggiunge la «padronanza scritta e orale di almeno una lingua dell'Unione Europea oltre all'italiano». non formali e informali. vanno raccolti invece gli obiettivi che mirano a sviluppare una riflessione critica sui media attraverso un’analisi linguistica e sociologica. il quale rientra in entrambe le categorie e rappresenta. è necessario «sviluppare abilità e competenze scientifiche.

I criteri stabiliti dal Ministero20 (Decreto Ministeriale 16 marzo 2007) hanno come oggetto le attività caratterizzanti e dispongono che nei corsi di laurea istituiti nella classe LM-93. n.- i settori dell'animazione culturale e del tempo libero. M‐DEA/01 ‐ Discipline demoetnoantropologiche M‐FIL/02 ‐ Logica e filosofia della scienza M‐FIL/03 ‐ Filosofia morale M‐FIL/04 ‐ Estetica M‐FIL/05 ‐ Filosofia e teoria dei linguaggi M‐PED/01 ‐ Pedagogia generale e sociale M‐PED/03 ‐ Didattica e pedagogia speciale M‐PED/04 ‐ Pedagogia sperimentale M‐PSI/01 ‐ Psicologia generale M‐PSI/04 ‐ Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione M‐PSI/05 ‐ Psicologia sociale SPS/07 ‐ Sociologia generale Decreto Ministeriale 16 marzo 2007. seguito al riordino delle classi di laurea magistrali ai sensi del Decreto 22 ottobre 2004. Ai fini indicati il Ministero dell’Istruzione. Disponibile al sito web: http://www. i settori aziendali ed editoriali della produzione mediale e massmediale. I corsi di laurea attivati in questa classe prevedono diverse tipologie di attività formative: - le attività formative caratterizzanti le attività formative affini e integrative altre attività (le quali comprendono tirocini formativi e di orientamento e le attività a scelta dello studente). esse siano suddivise in tre gruppi di discipline. ognuno dei quali deve prevedere insegnamenti nei settori disciplinari di cui è composto per un minimo di 12 CFU. per un totale minimo di 48 CFU. sociologiche e filosofiche.miur. I gruppi sono questi e al loro interno così composti:  Discipline pedagogiche.pdf 20 79 . le attività di comunicazione.270. aziende private e organizzazioni economiche di diverso tipo. la formazione di insegnanti e dirigenti scolastici sui temi relativi alle tecnologie comunicative nei contesti scolastici.it/Miur/UserFiles/Notizie/2007/DMCdL_magistrale. le organizzazioni socio-assistenziali che operano dell'area del disagio e della rieducazione/reinserimento sociale. diffusione e promozione dell'uso delle tecnologie comunicative in diversi contesti: enti pubblici. 155. dell’Università e della Ricerca (MIUR) stabilisce le attività formative indispensabili della classe di laurea. la formazione dei formatori sui temi media educational nei diversi settori lavorativi (scuola. profit e no-profit). psicologiche. pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 9 luglio 2007 n.

la distribuzione di ulteriori crediti nelle attività caratterizzanti. Poiché se da un lato il Ministero stabilisce la quota minima di crediti formativi per ciascun gruppo di discipline.3. Discipline della comunicazione ICAR/13 ‐ Disegno industriale IUS/09 ‐ Istituzioni di diritto pubblico IUS/10 ‐ Diritto amministrativo L‐ART/05 ‐ Discipline dello spettacolo L‐ART/06 ‐ Cinema. ossia in altre parole. rispettando i criteri minimi. ogni corso di studio adotta degli obiettivi formativi specifici che verranno. Gli obiettivi formativi specifici che il corso si propone di sviluppare sono: 80 . Per quanto riguarda le attività caratterizzanti dei piani di studio. “Teorie e Metodologie dell'E-Learning e della Media Education”. fotografia e televisione L‐ART/07 ‐ Musicologia e storia della musica L‐FIL‐LET/12 ‐ Linguistica italiana L‐ LIN/01 – Linguistica generale L‐LIN/02 ‐ Didattica delle lingue moderne L‐LIN/12 ‐ Lingua e traduzione ‐ lingua inglese M‐STO/05 ‐ Storia della scienza e delle tecniche SECS‐P/08 ‐ Economia e gestione delle imprese SPS/08 ‐ Sociologia dei processi culturali e comunicativi  Discipline informatiche INF/01 ‐ Informatica ING‐INF/05 ‐ Sistemi di elaborazione delle informazioni ING‐INF/03‐ Telecomunicazioni Accanto agli obiettivi qualificanti la classe di laurea sopra riassunti. per ciascun corso analizzato. ossia interamente a distanza grazie al supporto delle tecnologie telematiche. il peso percentuale assegnato ai gruppi di discipline individuati dal MIUR. verrà presentato per ciascun corso di laurea. brevemente presentati. stabilisce la quota massima di crediti per ciascun gruppo. 4. Università di Padova Il corso di laurea magistrale istituito presso l’Università di Padova si svolge in modalità di teledidattica. sotto forma di grafico. dall’altro ogni ateneo decide autonomamente.

progettazione. Nella ripartizione dei crediti formativi secondo quanto riportato dal sito. Come già illustrato nelle premesse metodologiche. blended e a distanza rivolti sia ai singoli sia alle organizzazioni. della multimedialità. progettazione. della formazione in rete». audiovisivi e multimediali. Il corso di laurea si focalizza quindi da un lato sull’e-learning.- teoria e metodologie della ricerca nei domini dell’e-learning e della media education. Fra gli sbocchi occupazionali previsti per i laureati vengono indicati il «settore dell’audiovisivo. i dati sono stati raccolti dal sito ufficiale dell’offerta formativa ad opera del MIUR. produzione. in particolar modo sull’ambito dei media visivi. L’analisi delle attività formative caratterizzanti del corso di laurea non ha fornito dati univoci. secondo i dati del MIUR 81 . sulla base del quale risulta che i piani di studio abbiano subito diverse modifiche nel corso degli anni. tecnologie e linguaggi della comunicazione nelle loro dimensioni sia didatticoistruzionale sia produttivo-realizzativa che di erogazione-diffusione. Grafico 1 – Attività caratterizzanti il corso di laurea LM-93 (Padova). erogazione e valutazione di prodotti audiovisivi e multimediali informativi. formativi ed educativi. gestione e valutazione di progetti e interventi formativi in rete. dall’altro sulla Media Education. le attività caratterizzanti si distribuirebbero nei tre gruppi di discipline come riportato nel Grafico 1.

Ovvero emergerebbe che a partire dall’a.a. 2008-9 nel rapporto fra i diversi gruppi di
discipline, quelle della comunicazione risulterebbero essere preponderanti,
occupando da sole il 58% delle attività caratterizzanti. La situazione si
modificherebbe considerevolmente a partire dall’a.a. 2010-11, in cui il gruppo delle
discipline pedagogiche, psicologiche, sociologiche e filosofiche passerebbe dal 23%
nell’a.a. 2008-09 al 43% nel 2009-2010, fino a raggiungere il 66% nell’a.a. 2010-11 e i
seguenti. Ovvero secondo tali dati, a partire dall’a.a. 2010-11 le discipline della
comunicazione subirebbero un forte ridimensionamento, raggiungendo la stessa
percentuale (17%) delle discipline informatiche, anch’esse ridotte, seppur in misura
minore.
I dati finora presentati però non corrispondono esattamente ai dati ricavati
dai piani di studio del corso accessibili dal sito dell’Università di Padova. Dall’analisi
di questi dati infatti risulta evidente che il percorso degli studenti nel caso di buona
parte delle attività caratterizzanti sia elettivo. Gli iscritti al corso di studio infatti, a
fianco alle attività formative caratterizzanti obbligatorie, hanno la possibilità di
scegliere un numero di crediti prestabiliti delle attività caratterizzanti sia fra il primo
gruppo di discipline (pedagogiche, psicologiche, sociologiche e filosofiche) sia fra il
secondo (discipline della comunicazione). Ne consegue quindi che i dati
precedentemente esposti vadano rivisti . I piani di studio disponibili, riportati dal
sito dell’Università presentano cioè degli intervalli di possibilità che qui riportiamo:
Tabella 2 – Attività caratterizzanti variabili nel corso di laurea LM-93 (Padova)
Anno
a.a. 2009-10

Gruppo di discipline
Discipline pedagogiche, psicologiche, sociologiche,
filosofiche
Discipline della comunicazione
Discipline informatiche
dall’a.a. 2010-11 Discipline pedagogiche, psicologiche, sociologiche,
all’a.a. 2012-13 filosofiche
Discipline della comunicazione
Discipline informatiche

82

CFU
18-36
17-35
12
24-48
12-36
12

Per cui lo studente iscritto nell’a.a. 2009-10 che nell’arco dei due anni di magistrale
scegliesse, ove possibile, attività formative tutte appartenenti al gruppo delle
discipline della comunicazione e quindi rispetto agli intervalli sopra esposti ottenesse
18 CFU nel primo gruppo e 35 CFU nel secondo, 12 CFU nel terzo, seguirebbe un
piano di studio delle attività caratterizzanti (Grafico 2) decisamente diverso rispetto
allo stesso anno presentato nel Grafico 1.
Grafico 2 – Attività caratterizzanti il corso di laurea LM-93 (Padova), sulla base dei dati del
sito dell’Università, calcolati secondo una scelta delle attività da parte dello studente che propende
verso le discipline della comunicazione.

A.A. 2009-10

18%
28%

Discipline pedagogiche,
psicologiche, sociologiche e
filosofiche
Discipline della comunicazione

Discipline informatiche

54%

Allo stesso modo, lo studente iscritto nell’a.a. 2010-11 e successivi, se decidesse di
sostenere tutti gli insegnamenti possibili afferenti al gruppo delle discipline della
comunicazione (36 CFU), mantenendo il numero dei crediti formativi nelle
discipline pedagogiche, psicologiche, sociologiche e filosofiche al minimo
indispensabile (24 CFU), la distribuzione percentuale, come evidenzia il Grafico 3,
cambierebbe notevolmente rispetto a quella relativa allo stesso anno esposta nel
Grafico 1, dove le percentuali sono calcolate sulla base dei dati del MIUR che
attribuiscono, rispetto all’intervallo illustrato, il massimo dei CFU al primo gruppo
di discipline (48 CFU) e il minimo al secondo (12 CFU). Dall’analisi del Grafico 3
infatti le discipline della comunicazione occupano esattamente il 50% delle attività
83

caratterizzanti, mentre le discipline pedagogiche, psicologiche, sociologiche e
filosofiche il 33%. In qualsiasi anno considerato i dati relativi alle discipline
informatiche si presentano univoci: ad esse vengono attribuiti 12 CFU, quindi, come
si già detto, il minimo indispensabile secondo i criteri del Ministero.
Grafico 3 – Attività caratterizzanti il corso di laurea LM-93 (Padova), sulla base dei dati del
sito dell’Università, calcolati secondo una scelta delle attività da parte dello studente che propende
verso le discipline della comunicazione

A.A. dal 2010-11 al 2012-13

17%
33%

Discipline pedagogiche,
psicologiche, sociologiche e
filosofiche
Discipline della comunicazione

Discipline informatiche
50%

In conclusione le attività caratterizzanti questo corso di laurea, essendo in buona
parte elettive, consentono un alto livello di personalizzazione del piano di studio da
parte dello studente, permettendogli quindi di optare per la preparazione formativa
che ritiene più adeguata.

4.4. “Media Education”, Università della Calabria
Il corso di laurea “Media Education” appartiene alla facoltà di Lettere e Filosofia,
presso la sede Arcavacata di Rende. Gli obiettivi specifici stabiliti dall’ateneo
risultano molto simili rispetto agli obiettivi formativi qualificanti la classe, indicati
dal Ministero (par 3.3.2). Si può aggiungere che rispetto ai due ambiti individuati (da
un lato l’Education Technology, dall’altro la Media Education), il corso sembra
84

risulta l’unica a contenere esclusivamente l’espressione “Media Education”. tentativo Seppur di presenti sviluppare nella conoscenze presentazione.avere il suo perno attorno ai temi della Media Education e delle Scienze della comunicazione. Dall’altra parte. Si sottolinea infatti l’importanza di quegli aspetti basilari della Media Education legati allo sviluppo del «senso critico-interpretativo» rispetto alla «realtà simbolica costruita dai media». poiché la conoscenza (in particolare degli «strumenti della comunicazione digitale») diventa si può dedurre. ossia ciò che possiamo includere nella categoria dell’educazione coi media. che se confrontata con quella degli altri corsi analizzati. Concludendo quindi. nel «multidisciplinari». nella misura in cui ci si propone di sviluppare «prodotti educational». Grafico 4 – Attività caratterizzanti il corso di laurea LM-93 (Calabria) A. si può affermare che questo corso propenda verso l’educazione ai media. questi fungono sì da supporto o da veicolo di argomenti altri. ma diventano più o meno direttamente oggetto di studio. sociologiche e filosofiche Discipline della comunicazione 55% Discipline informatiche 27% 85 . psicologiche.A. approfondite le e “tecnologie dell’educazione e della comunicazione” (che col termine inglese abbiamo appunto denominato Education Technology) sembrano occupare uno spazio del tutto minore. dal 2008-09 al 2012-13 18% Discipline pedagogiche. il che risulta evidente già della denominazione del corso. un requisito fondamentale per un successivo utilizzo.

la 86 . profit e no-profit. gestione e valutazione nel duplice campo della realizzazione di interventi formativi con uso di strumenti telematici e della media education». Negli obiettivi specifici del corso. psicologiche. 4. nelle attività di comunicazione. come del resto sarà evidente in molti altri corsi. la ripartizione fra i tre gruppi di discipline risulta costante nel corso degli anni (Grafico 4). dall’analisi emerge prevalente una concezione dei media strumentale. programmazione. aziende private e organizzazioni economiche di diverso tipo». diffusione e promozione dell’uso delle tecnologie comunicative in diversi contesti: enti pubblici. formazione continua. nella formazione dei formatori sui temi dell’e-learning e della media education in diversi ambiti (scuola. gli ambienti di apprendimento caratterizzati dalla presenza delle tecnologie. le tecnologie didattiche.5. sociologiche e filosofiche (55%). ecc. formazione professionale. mentre la restante parte è distribuita nelle discipline della comunicazione (27%) e nelle discipline informatiche (18%).Per quanto riguarda l’analisi dei piani di studio del corso in questione. Anche in questo caso osserviamo che più della metà della attività caratterizzanti il corso è compresa nelle discipline pedagogiche. si propone di offrire «una formazione avanzata nel campo delle scienze socio-psico-pedagogiche e informatiche applicate e fornisce competenze specifiche di progettazione. “Progettazione e Gestione Didattica dell’E-Learning e della Media Education”. come in questo caso.). nella formazione di insegnanti e dirigenti scolastici sui temi relativi alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Gli ambiti di azione sono la direzione e il coordinamento «nella progettazione didattica e nella realizzazione di corsi in e-learning (nei settori aziendali ed editoriali della produzione mediale e massmediale). non vi è una definizione di ciò che viene inteso nel concreto con l’espressione “Media Education” e questo porta certamente ad un’ambiguità che non aiuta. dove occupano largo spazio l’e-learning. a cui è riservata la fetta minore. Università di Bologna Il Corso di Laurea magistrale appartiene alla Facoltà di Scienze della Formazione e dagli obiettivi specifici che adotta. Se però.

psicologiche. dei quali è stato scelto per quest’analisi il più pertinente: “Esperto dell’E-learning e Media Education”. 2009-10 Discipline pedagogiche. “Scienze della Formazione e dell'E-Learning”. mostra questa caratterizzazione prevalentemente tecnologica e informatica. lo vedremo nel confronto finale. 2008-09. invariati nel due anni considerati.A. L’analisi dei piani di studio (Grafico 5).6. sociologiche e filosofiche 32% 47% Discipline della comunicazione Discipline informatiche 21% 4. Università di Cassino e del Lazio meridionale Il corso di laurea afferisce alla facoltà di Lettere e Filosofia ed è composto da tre curricula al suo interno. Gli obiettivi formativi specifici riportano «l’approfondimento delle conoscenze sulle scienze dell'educazione riferite ai settori di specializzazione e di applicazione professionale: e-learning e media 87 . mentre le discipline delle comunicazione rappresentano la fetta minore e. Grafico 5 – Attività caratterizzanti il corso di laurea LM-93 (Bologna) A. Il 38% delle attività formative caratterizzanti è distribuito nelle discipline informatiche. occupano lo spazio minore anche in rapporto a tutti gli altri corsi di studio.conclusione che ne traiamo è che la Media Education intesa come educazione ai media. risulti marginale.

2009-10 17% Discipline pedagogiche. ma in modo particolare su un campo specifico. filosofiche. Ancora una volta.education». prevede che il 50% delle attività corrisponda al gruppo di discipline pedagogiche. implementazione e gestione di interventi formativi on-line e di prodotti educational massmediali». psicologiche. Sono rintracciabili però alcune indicazioni che ci riporterebbero sul terreno proprio dell’educazione ai media. Grafico 6 – Attività caratterizzanti il corso di laurea LM-93 (Cassino e Lazio meridionale) A. ovvero l’intento di sviluppare l’autonomia di giudizio dello studente sul «ruolo e le ricadute sociali delle innovazioni tecnologiche» e sulle «influenze private e pubbliche dei messaggi emessi tramite gli strumenti dell’ICT». incentrato inoltre. sociologiche e filosofiche Discipline della comunicazione 50% Discipline informatiche 33% Il piano delle attività caratterizzanti (Grafico 6). psicologiche. Il proposito è di sviluppare «competenze di progettazione. sociologiche.A. mentre il restante 50% si suddivida fra gli altri due gruppi: 17% nelle 88 . porta ad apprendere attraverso il training tecnico i linguaggi dei media e i metodi di produzione del senso – nell’attività formativa prevale un approccio strumentale dei media. ossia quello delle ITC (tecnologie della comunicazione e dell’informazione). non sulla totalità dei media. nonostante quest’ultimo aspetto della produzione che secondo l’approccio del learning by doing adottato in Media Education.

“Educazione Digitale e Ricerca Sui Media”.7. le quali implicano però la conoscenza delle «possibilità espressive specifiche di ciascun medium». I contenuti del corso quindi rappresentano una sintesi fra Media Education ed Education Technology: per la progettazione di interventi formativi. da realizzare in presenza». Si propone fra gli obiettivi specifici quello di fornire: «una conoscenza approfondita e una professionalità avanzata nell'ambito dei processi formativi a distanza. afferente alla Facoltà di Scienze della Comunicazione si svolge in modalità blended «integrando strettamente la didattica on line con alcune selezionate giornate di lavoro. dove quest’ultima percentuale è però ascrivibile per metà allo studio della lingua inglese. valutazione ed erogazione di attività educative che prevedano l'uso delle diverse tecnologie educative e della rete nei processi formativi. Inoltre. promuove lo sviluppo di abilità metodologiche e didattiche per la progettazione. e approfondisce le competenze scientifiche per l'analisi e la ricerca applicata ai sistemi e ai contenuti mediali». Si deduce che i linguaggi mediali vengano fatti propri dagli studenti con l’attività di produzione poiché il corso si propone di sviluppare «abilità redazionali per la scrittura di contenuti per ipermedia e audiovisivi».discipline informatiche. della media education e delle forme e modalità di comunicazione tecnologicamente mediate. 4. I media allora diventano oggetto di riflessione al fine di «sviluppare senso critico e capacità di analisi dei prodotti audiovisivi e multimediali» e fornire conoscenze e metodologia per sviluppare «la dimensione della ricerca sui media». 89 . mentre il 33% nelle discipline della comunicazione. L’analisi dei piani di studio (Grafico 7) dell’unico anno di attivazione mostra percentuali simili tra i primi due gruppi di discipline. gestione. Università di Roma “La Sapienza” Il corso di laurea. soprattutto di tipo laboratoriale. si mira a sviluppare capacità e competenze in merito alla formazione online e all’impiego didattico e strumentale delle tecnologie.

ossia 12 crediti formativi (17%). produzione. con particolare attenzione alle applicazioni all'e-learning.Grafico 7 – Attività caratterizzanti il corso di laurea LM-93 (Roma) A. erogazione e valutazione di prodotti audiovisivi. alle comunità di pratica e alla produzione di contenuti digitali».8. Anche in questo caso le discipline informatiche rappresentano la quota minima stabilita dal MIUR. I contenuti principali che emergono sono quindi legati ai processi di e-learning e di formazione di tipo blended da un lato. 2010-11 17% Discipline pedagogiche. “Progettazione e Gestione Formativa nell’Era Digitale”. psicologiche. sociologiche e filosofiche 44% Discipline della comunicazione Discipline informatiche 39% Gli insegnamenti in pedagogia. metodologica e tecnico-operativa relativa alle nuove metodologie e tecnologie digitali. Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” Il corso di studio attivato per un unico anno a Bari. multimediali formativi ed educativi» dall’altro.A. psicologia. alla «progettazione. mentre le discipline della comunicazione occupano una posizione di poco minore (39%). afferisce alla facoltà di Scienze della Formazione e si propone di formare «specialisti con una solida preparazione teorica. 90 . sociologia e filosofia si attestano al 44% delle attività caratterizzanti il piano. 4.

psicologiche. Nel caso del corso di laurea attivo a Padova. è utile operare un confronto complessivo sui rapporti fra i tre gruppi di discipline individuati. benché appunto.9. più proporzionato. rispetto ai casi precedenti. Corsi di laurea a confronto Riprendendo le indicazioni minime sulle attività caratterizzanti fornite dal MIUR e i dati risultanti dai singoli corsi di laurea.3 è stato scelta la ripartizione esposta nel Grafico 3. psicologiche. 91 . le discipline informatiche rappresentano ben il 25% delle attività caratterizzanti. Seppur le discipline pedagogiche.3. sociologiche e filosofiche Discipline della comunicazione Discipline informatiche 33% Come evidenzia il Grafico 8. l’analisi del piano di studi offre un panorama interessante: il rapporto tra i tre gruppi di discipline risulta. mentre le discipline della comunicazione arrivano al 33%. visto l’alto grado di personalizzazione previsto dal corso.Grafico 8 – Attività caratterizzanti il corso di laurea LM-93 (Bari) A. per il quale abbiamo esposto diversi grafici nel paragrafo 3.A. essa possa essere notevolmente differente sulla base delle scelte del singolo studente. 4. sociologiche e filosofiche occupino il 42%. 2011-12 25% 42% Discipline pedagogiche.

ovvero poco di più della quota minima di crediti formativi stabiliti dal Ministero in tale categoria (12 CFU). Le discipline della comunicazione all’interno delle attività caratterizzanti dei diversi corsi di laurea sono ricomprese nell’intervallo 13-36 CFU. nel quale. sociologiche e filosofiche rappresenta in ogni corso di laurea analizzato la porzione maggiore. sociologiche e filosofiche Dal grafico 9. dove esse occupano solo 13 CFU. dove i dati sono espressi in crediti formativi e non più in percentuale. le quote dei primi due gruppi di discipline risultano altamente variabili. Il gruppo di discipline pedagogiche. Se la ripartizione dei crediti delle attività caratterizzanti in ciascun corso di laurea operata nei gruppi di discipline stabilite dal MIUR (Grafici dall’1 al 9) è utile per 92 40 . eccetto nel caso del corso di Padova. la maggior parte dei corsi di laurea mantenga le discipline informatiche al livello minimo stabilito (12 CFU) con l’eccezione dei corsi attivi a Bologna e Bari. psicologiche. possiamo constatare che. rispetto ai criteri minimi stabiliti dal MIUR (12 CFU per ciascun gruppo di discipline).Grafico 9 – Attività caratterizzanti dei corsi di laurea a confronto Criteri minimi (MIUR) Padova Calabria Bologna Cassino e Lazio meridionale Roma “La Sapienza” Bari “Aldo Moro” 0 5 10 15 20 25 30 35 CFU Discipline informatiche Discipline della comunicazione Discipline pedagogiche. come già è stato osservato. psicologiche. con un’importante singolarità nel corso di Bologna.

ma anche sui singoli insegnamenti attivati all’interno dei settori scientifico-disciplinari.avere un quadro generale sui piani di studio. fotografia e televisione L‐ART/07 ‐ Musicologia e storia della musica L‐FIL‐LET/12 ‐ Linguistica italiana L‐ LIN/01 – Linguistica generale L‐LIN/02 ‐ Didattica delle lingue moderne L‐LIN/12 ‐ Lingua e traduzione ‐ lingua inglese M‐STO/05 ‐ Storia della scienza e delle tecniche SECS‐P/08 ‐ Economia e gestione delle imprese SPS/08 ‐ Sociologia dei processi culturali e comunicativi INF/01 ‐ Informatica ING‐INF/05 ‐ Sist. inform atiche Discipline della comunicazione Bologna 2009-11 Cassino 2009-10 Roma 2010-11 Bari 2011-12 M‐DEA/01 ‐ Discipline demoetnoantropologiche M‐FIL/02 ‐ Logica e filosofia della scienza M‐FIL/03 ‐ Filosofia morale M‐FIL/04 ‐ Estetica M‐FIL/05 ‐ Filosofia e teoria dei linguaggi M‐PED/01 ‐ Pedagogia generale e sociale M‐PED/03 ‐ Didattica e pedagogia speciale M‐PED/04 ‐ Pedagogia sperimentale M‐PSI/01 ‐ Psicologia generale M‐PSI/04 ‐ Psicologia dello sviluppo e dell'educazione M‐PSI/05 ‐ Psicologia sociale SPS/07 ‐ Sociologia generale ICAR/13 ‐ Disegno industriale IUS/09 ‐ Istituzioni di diritto pubblico IUS/10 ‐ Diritto amministrativo L‐ART/05 ‐ Discipline dello spettacolo L‐ART/06 ‐ Cinema. per cui l’offerta totale di CFU nelle attività caratterizzanti è 114. 21 93 . Disc. di elaborazione delle informazioni ING‐INF/03‐ Telecomunicazioni Totale attività caratterizzanti Calabria 2011-12 Discipline pedagogiche. sociologiche e filosofiche Settore scientifico-disciplinare Padova 2011-12 21 Tabella 3 – Attività caratterizzanti dei piani di studio più recenti e reperibili con relativi settori scientifico-disciplinari e relativi crediti formativi a confronto 6 6 6 18 18 - 9 18 9 - 5 10 5 10 - 6 6 12 6 6 6 - 6 6 6 12 6 6 9 9 - 9 21 6 12 6 6 114 18 12 66 3 10 20 63 6 12 12 72 27 12 69 9 6 9 9 9 72 Buona parte delle attività caratterizzanti il corso di Padova è a scelta. psicologiche. mentre i CFU obbligatori per lo studente nelle suddette attività sono 72. pare altrettanto importante soffermarsi sulla ripartizione interna dei crediti nei settori scientifico-disciplinari dei diversi gruppi di discipline (Tabella 3).

rileviamo innanzitutto che tutti i corsi di laurea presentano fra le attività caratterizzanti insegnamenti di pedagogia e. Bologna) Laboratorio tecnologico (Cassino) Tecnologie dell’istruzione (Cassino) Modelli didattici per l’apprendimento online (Bari) Declaratorie descrizione dei contenuti scientifico-disciplinari dei settori di cui all’art. le tecniche e le tecnologie educative sia in ambito scolastico sia nel più vasto contesto della formazione»: o o o o o o o Psicopedagogia del linguaggio e della comunicazione (Padova) Progettazione e valutazione degli interventi educativi mediali (Padova) Progettazione e valutazione dell’e-learning (Padova) Didattica della Media Education o Progettazione didattica dell’e-learning (a scelta.Allegato B).htm 22 94 . Disponibile al sito web http://www.  M-PED/01 . Il settore «raggruppa le ricerche a carattere applicativo e pragmatico che riguardano la didattica.1 del D. illustrando la loro definizione secondo le indicazioni del MIUR22. Analizzando il primo gruppo di discipline esposte nella Tabella 3.M. ma allo stesso tempo generiche poiché all’interno dello stesso settore sono possibili declinazioni differenti e nel concreto ogni insegnamento presenta un aspetto specifico del SSD di riferimento.miur. presentando la Tabella 3. Di fatto quindi. 23 dicembre 1999 (D.it/UserFiles/116.Pedagogia generale e sociale. 4 ottobre 2000 . riportando le denominazioni degli insegnamenti in essi attivati e. Troviamo i seguenti insegnamenti: o o o o o Pedagogia della comunicazione (Calabria) Psicopedagogia del linguaggio e della comunicazione (Calabria) Pedagogia del linguaggio e della comunicazione digitale (Bari) Epistemologia pedagogica (Cassino) Pedagogia sociale e interculturale (Padova)  M-PED/03 – Didattica e pedagogia speciale.Questi ultimi infatti rappresentano sì aree disciplinari circoscritte. di psicologia. Il settore è caratterizzato «dalle ricerche sulle attività educative connesse ai cambiamenti culturali e degli stili di vita e sulle implicazioni educative dei nuovi fenomeni sociali e interculturali».M. in alcuni casi. verranno approfonditi i settori scientifico-disciplinari qui elencati. con l’eccezione di Padova.

Roma) Teorie e pratiche della comunicazione educativa online (Padova) Teoria e metodi di progettazione e valutazione delle attività formative e ambienti multimediali (Bari) Valutazione dei sistemi educativi (Cassino) Formati culturali ed educativi della produzione audiovisiva (Padova) Psicopedagogia dei media (Padova)  M-PSI/01 – Psicologia generale: o o Psicologia della creatività (Cassino) Psicologia della comunicazione digitale” (Bari)  M-PSI/04 – Psicologia dello sviluppo e dell’educazione: o Psicologia dell’educazione (Calabria)  M-PSI/05 – Psicologia sociale: o o o Psicologia sociale nelle comunità virtuali (Bologna) Psicologia dell’apprendimento multimediale (Cassino) Teorie e processi della conoscenza online (Roma)  M-DEA/01 – Discipline demoetnoantropologiche: o Antropologia dei media (Calabria)  M-FIL/02 – Logica e filosofia della scienza: o Filosofia della comunicazione (Padova)  M-FIL/03 – Filosofia morale: o Legislazione ed etica dei media (Padova)  M-FIL/05 – Filosofia e teoria dei linguaggi: o o o Tecniche della comunicazione nel contesto educativo (Roma) Filosofia del linguaggi (Cassino) Filosofia del linguaggio: teorie della mente artificiale (Bologna) 95 . Bologna) Metodi di valutazione dei prodotti e dei processi formativi (a scelta. M-PED/04 – Pedagogia sperimentale: comprende la progettazione e la valutazione «delle tecnologie e tecniche educative e degli interventi nei sistemi scolastici»: o o o o o o o Valutazione nella media education o Valutazione nell’e-learning (a scelta.

Il primo settore non è presente nei piani di studio analizzati (IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico) ed esso si declinerebbe in questo contesto ad esempio con un insegnamento come “diritto dell’informazione e della comunicazione”. L-LIN/01. E’ il settore più frequente del gruppo delle discipline della comunicazione. SECS-P/08). Roma)  Fra gli altri SSD nel gruppo delle discipline della comunicazione. L-ART/07. SPS/07 – Sociologia generale: L’ultimo settore di questo primo gruppo. molti di essi non sono presenti in nessun corso di laurea (ICAR/13. il secondo settore lo IUS/10. Nell’ambito degli SSD giuridici sono presenti due settori.  IUS/09 e IUS/10. è presente nelle attività formative caratterizzanti del solo corso di Roma con gli insegnamenti di: o o Analisi sociale delle generazioni Ideazione e progettazione degli strumenti di ricerca Nel secondo gruppo di discipline la distribuzione dei crediti formativi appare disomogenea. al cui interno sono attivi nei corsi di laurea i seguenti insegnamenti: o o o o o o o o o Sociologia dei media (Padova) Storia del giornalismo e delle comunicazioni sociali (Padova) Sociologia dei media (Calabria) Media Education (Calabria) Sociologia dell’e-learning (Bologna) Multimedia education – laboratorio di produzione digitale per la formazione (Roma) Ideazione e progettazione multimediale – laboratorio di contenuti per la formazione online (Roma) Media research – laboratorio di ricerca sui media (Roma) Giornalismo politico-economico o giornalismo e divulgazione scientifica o giornalismo internazionale (a scelta. è presente unicamente a Bari con l’insegnamento: o “diritto amministrativo dei media” (Bari) 96 . IUS/09.  SPS/O8 – Sociologia dei processi culturali e comunicativi. L-FIL-LET/12.

poiché come già espresso nel par. nella scheda del corso di laurea di Bologna alla voce “sintesi della consultazione con le organizzazioni rappresentative a livello locale della produzione. Il settore in questione a parere di chi scrive rappresenta un ambito di studio fondamentale nel campo della Media Education ma esso è rinvenibile solamente nel corso di Padova. Gli insegnamenti sono: o o o Lingua inglese (Bologna) Lingua inglese (Cassino) Lingua inglese per l’informazione e la comunicazione multimediale (Bari) 97 . è indicata come obiettivo qualificante la classe di laurea LM-93. Alcune discipline strettamente legate ai media sono spesso assenti (L-ART/07 – Musicologia e storia della musica) o poco frequenti come il settore L-ART/05 (Discipline dello spettacolo) in cui incontriamo due insegnamenti: Storia del teatro e dello spettacolo con laboratorio di animazione teatrale (Padova) Gioco e animazione (Cassino) o o  L-ART/06 – Cinema. professioni”.3. fotografia. servizi. 3.2. In tale settore vi sono insegnamenti di: o o o Semiotica dei testi audiovisivi e multimediali Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo con laboratorio di scrittura video-filmica e radiofonica Laboratorio di scrittura fotografica  M-STO/05 – Storia della scienza e delle tecniche.  L-ART/07 e L-ART/05. Il settore linguistico è abbastanza frequente.A proposito di questa carenza di preparazione giuridica. Anche questo settore esso è presente solo a Padova con l’insegnamento: o  Storia e tecnica della fotografia (Padova) L-LIN/12 – Lingua e traduzione inglese. la padronanza scritta e orale di almeno una lingua dell’Unione Europea oltre all’italiano. si legge fra le principali osservazioni emerse che sia «opportuno aumentare la formazione giuridica». televisione.

pubblicità.  INF/01 – Informatica. marketing. L-LIN/02 – Didattica delle lingue moderne: o Tecnologie per l’apprendimento delle lingue (Bari)  SECS-P/08 – Economia e gestione delle imprese. I due poli ricomprendono al loro interno tutti i corsi di laurea. in termini di gestione delle notizie. da un lato l’Education Technology e l’e-learning e dall’altro la Media Education. L’ultimo gruppo di discipline esposte nella Tabella 3 sono le discipline informatiche. giornali e televisione dal punto di vista della loro natura di aziende pubbliche e private e dell’influenza politica ed economica che questa loro natura porta con sé. sarebbe ad esempio un insegnamento di “economia dei media” che possa considerare radio. E’ l’unico settore-scientifico disciplinare comune a tutti i corsi di laurea ed esso si concretizza in insegnamenti di: o o o o o o o o o Tecnologie dei media digitali (Padova) Sistemi multimediali (Bologna) Tecnologie web (Bologna) Tecnologie e sistemi per l’e-learning (Bologna) Informatica (Cassino) Tecnologie per la formazione a distanza – laboratorio su sistemi di valutazione di usabilità (Roma) Tecnologie informatiche per l’e-learning (Bari) Programmazione in rete (Calabria) Data and knowledge management (Calabria)  ING-INF/05 – Sistemi di elaborazione delle informazioni: o Progettazione e produzione per la Media Education (Bari)  ING-INF/03 – Telecomunicazioni: o Telecomunicazioni: gestione delle reti (Padova) In conclusione possiamo affermare che vi sia una forte caratterizzazione multidisciplinare: la materia di studio della classe di laurea LM-93 risulta composta da due poli. mentre invece potrebbe rivelarsi fondamentale in un corso di studi che si occupa di Media Education: una declinazione possibile in tale settore. alcuni dei 98 . Questo settore merita un ulteriore considerazione poiché in esso nessun insegnamento è stato attivato.

Consulente educativo per la produzione audiovisiva e multimediale nel settore del profit . formativi e educativi». informativi.quali si situano più verso il primo polo (Bologna. che integrano e completano le professioni cui il Corso prepara: . 99 . 4. Bari e Cassino) dove le materie di studio principali sono le tecnologie (in particolare l’e-learning) applicate alla didattica e le teorie psicopedagogiche su cui tale uso strumentale si fonda. linguistico e sociologico (Calabria).10. Infatti nel corso di laurea di Padova.Esperto delle tecnologie e dei media della comunicazione nei contesti formativi . caratterizzato da una concezione dei media come oggetti di studio culturale. rispetto alla denominazione “esperto della progettazione formativa e curricolare” si sottolinea come essa rispecchi solo parzialmente le professioni alle quali il Corso di laurea Magistrale prepara. secondo la classificazione ISTAT “esperti della progettazione formativa e curricolare” o “formatori ed esperti nella progettazione formativa e curricolare”. «Per tale motivo. Tutti i corsi infatti si prefiggono di preparare. altri situati al centro come risultato di una sintesi efficace fra i due campi e fortemente orientata alla produzione laboratoriale (è il caso di Padova e Roma) e infine un corso tendente al secondo polo. categorie al cui interno l’ISTAT (2006) indica diverse tipologie di professioni: - coordinatore di settore nella formazione coordinatore progettista nella formazione esperto nuove tecnologie per insegnamento pedagogo progettista corsi di formazione In molti casi però viene rilevata all’interno della classificazione ISTAT l’assenza di una denominazione che si adatti alle nuove professionalità che i corsi intendono formare.Progettista e produttore di materiali e prodotti audiovisivi e multimediali. ma presenti in vari Paesi. non contemplate nella classificazione ISTAT. si propongono qui di seguito altre denominazioni. Sbocchi occupazionali previsti per i laureati Un altro dato interessante emerge dall’analisi degli sbocchi occupazionali previsti dai corsi di laurea.

parolieri. esperti della progettazione formativa e curriculare). Allo stesso modo anche a Bologna il principale ambito occupazionale indicato è - Progettista didattico dell’e-learning e della media education Quindi possiamo concludere che ad accomunare i corsi di laurea è la mancanza di una professionalità riconosciuta dalla classificazione ufficiale dell’ISTAT. Per la laurea di Cassino vengono indicate le professioni di - Esperti di progettazione e programmazione di didattica on-line. L’edutainment è un termine inglese. non contemplate nella classificazione ISTAT». soggettisti. Per quanto riguarda l’e-learning la lacuna pare essere colmata dalla recente riformulazione dell’ISTAT denominazione “Esperti (2011). Esperti nell’aggiornamento di personale docente e educativo sui temi dell’ e-learning e della massmedialità. il quale viene ad indicare una forma di intrattenimento (basata su giochi. Produttori di materiali massmediali in proprio o presso ambienti editoriali.Anche nel corso di Roma a fianco alle professioni classificate dall’ISTAT (analisti di mercato. poiché tutti risultano utilizzare o aggiungere denominazioni formalmente non previste. dialoghisti. formativi e educativi. informativi. 23 100 . Esse sono: - Esperto delle tecnologie e dei media della comunicazione nei contesti formativi Progettista e produttore di materiali e prodotti audiovisivi e multimediali. della nella quale progettazione appare formativa all’interno e della curricolare” la sottocategoria “Responsabile sistemi e-learning (distance learning manager)”. film eccetera) il cui obiettivo principale non è solo quello di intrattenere e divertire ma anche quello di educare. si aggiungono «i seguenti ruoli professionali non previsti dalla classificazione ISTAT: - esperto audiovisivi per insegnamento esperto insegnamento a distanza esperto di metodologie per il tutoring (online e d'aula) valutatore processi formativi esperto di edutainment23 Anche per il corso di studi di Bari si fa riferimento ad «altre denominazioni. formato dall’unione di education e entertainment. tv.

la quale non appare neppure nella classificazione del 2011. non vengono riconosciuti nella classificazione delle professioni. 2001b). in Italia. ossia la figura che in molti chiamano “Media educator” (Rivoltella e Marazzi. seppur tardivo riconoscimento. trova un giusto. Ancora una volta quindi. a conferma del basso status di cui sembra godere la Media Education e di coloro che si formano in tale ambito.Lo stesso non si può dire per l’esperto di Media Education. 101 . l’aspetto strumentale e tecnologico dei media (l’e-learning in questo caso). il che ci porta a concludere che siamo ben lontani dal riconoscimento di tale professionalità. mentre l’educazione ai media e le sua relativa figura professionale di riferimento.

102 .

dai quali verranno ricavate le attività più frequenti svolte all’interno degli insegnamenti e i testi maggiormente utilizzati. Un ultima parte di questo capitolo si concentra sul rapporto fra Media Education ed Education Technology. il “peso” che essi assumono all’interno dei piani di studi. dei crediti formativi e delle ore di lezione ad essi attribuiti. al secondo ma anche ad un terzo ambito. le classi di laurea in cui essi si situano. mostrano come nel panorama formativo universitario. Gli insegnamenti verranno successivamente analizzati considerando il settore scientifico-disciplinare di riferimento. per giungere infine all’analisi del contenuto di programmi.CAPITOLO 5 INSEGNAMENTI IN MEDIA EDUCATION Il capitolo intende presentare l’analisi dei dati degli insegnamenti in Media Education. Verranno presentate le diverse denominazioni utilizzate. la tipologia di lezione adottata. nel periodo considerato (a. derivante dall’intersezione dei primi due: la New Media Education. dal punto di vista della tipologia di insegnamento.1. Denominazione degli insegnamenti I dati che emergono dalla ricerca degli insegnamenti dal sito ufficiale del MIUR.a. esponendo in termini quantitativi il numero di insegnamenti riconducibili al primo. 103 . obiettivi formativi e bibliografia. 5.

Tabella 4 . essi riportano diverse denominazioni. 24 104 .a. seppur con le difficoltà terminologiche espresse nel par 1. ovvero l’a. insegnamenti 5 3 2 5 15 Come già precisato nelle premesse metodologiche si è deciso di scegliere diverse chiavi di ricerca e i risultati mostrano senza dubbio ciò che nel Capitolo 1 di questo scritto si è ampliamente discusso: vi è un’evidente frammentazione terminologica in questo campo. Ne consegue quindi che già da una prima analisi terminologica.1. rende il consolidamento di questa disciplina ancora più difficoltoso col rischio di allontanare sempre più l’esperienza italiana dal contesto internazionale nel quale. 2012-13. Risulta quindi che dal punto di vista lessicale non vi è alcuna omogeneità nella denominazione di ciò che qui si è deciso di chiamare “Media Education”. La denominazione d’importazione anglosassone “Media Education” risulta essere una delle più frequenti (è contenuta nella denominazione di 5 insegnamenti). si confermano le tendenze espresse: si è diffuso il termine anglosassone Media Education ma anche le sue traduzioni italiane “educazione ai media” ed “educazione mediale”. La confusione terminologica che ne deriva. Come riportato in Tabella 4. rispetto al dibattito illustrato nel Capitolo 1.a. poiché il servizio di ricerca del MIUR non riporta per questi ultimi l’anno più recente. a fianco di “pedagogia dei media” o “psicopedagogia dei media” (5 insegnamenti).Denominazione degli insegnamenti Nome insegnamento Media Education Educazione mediale Educazione ai media Pedagogia dei media o psicopedagogia dei media Totale N. e quella concettuale che la prima porta con sé. mentre a fianco a queste è utilizzata anche l’espressione “pedagogia dei media”. mentre le denominazioni “educazione mediale” ed “educazione ai media” si incontrano rispettivamente in 3 e 2 insegnamenti.dal 2008-09 al 2011-1224) vi siano 15 insegnamenti nell’ambito della Media Education. molti paesi hanno raggiunto un consenso attorno alle espressioni “Media Education” o “Media Nei corsi di laurea il periodo è più ampio (a. dal 2008-09 al 2012-13) rispetto al periodo considerato nell’analisi degli insegnamenti.

Tabella 5 . ossia i due ambiti principali. è la classe di “Scienze dell’educazione e della formazione”. com’era intuibile. L-3 “Lettere”. divise per lauree triennali e magistrali.Insegnamenti di Media Education per classe di laurea Classi di laurea triennali Insegnamenti L-3 Discipline delle arti figurative. 105 . dello spettacolo e della moda L-10 Lettere L-19 Scienze dell'educazione e della formazione L-20 Scienze della comunicazione Classi di laurea magistrali LM-19 Informazione e sistemi editoriali LM-50 Programmazione e gestione dei servizi educativi LM-57 Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua LM-50 Programmazione e gestione dei servizi educativi e LM85 Scienze pedagogiche LM-92 Teorie della comunicazione 1 1 4 2 Insegnamenti 2 1 2 1 1 Nel caso delle lauree triennali la tabella mostra come gli insegnamenti attivi nell’ambito della Media Education si situino in svariate tipologie di classi di laurea: vediamo come la più frequente. a cui segue la classe di “Scienze della Comunicazione”. le quali sono state esposte in Tabella 5. della musica. Troviamo tuttavia insegnamenti attivi anche nella classe del “DAMS” e in quella che forse appare più insolita. 5. consentendo alla disciplina di dotarsi di uno status chiaro e riconosciuto a livello nazionale. essi si distribuiscono su diverse classi che però possiamo raggruppare in due grandi ambiti. nella cui intersezione la Media Education si colloca.2.Literacy”. Per quanto riguarda gli insegnamenti che fanno parte di lauree magistrali. Classe di laurea degli insegnamenti Gli insegnamenti sopra considerati si collocano all’interno di differenti classi di laurea.

Tabella 6 . la cui collocazione non è limitata a un corso di laurea specifico ma si presta ad essere inserita all’interno di percorsi formativi fra di loro diversi.3. L’analisi esposta in Tabella 7 invece. nelle quali l’insegnamento si presenta nei piani di studio come complementare o a scelta (5 insegnamenti). nelle sue specializzazioni magistrali. la Tabella 6 riporta gli insegnamenti sulla base della tipologia attribuita.da un lato cioè il settore della formazione e dei servizi educativi. dall’altro quello delle Scienze della Comunicazione. rispetto alle successive tre categorie. come già è stato riportato nelle premesse metodologiche di quest’analisi. In questo caso però va rilevata la possibilità che il sito del MIUR non riporti la totalità degli insegnamenti appartenenti alla categoria “a libera scelta dello studente”. crediti formativi e settori scientifico-disciplinari degli insegnamenti Seguendo le categorie stabilite dal MIUR. il quale conta 4 insegnamenti. affine o integrativo. benché in questo caso le attività di base e caratterizzanti siano state accorpate in un'unica categoria. 106 . altre attività. in cui figurano 3 insegnamenti. Questa distribuzione conferma il carattere multidisciplinare della Media Education. a libera scelta dello studente.Tipologia attribuita agli insegnamenti Tipologia insegnamento Base o caratterizzante Affine o integrativo Altre attività A libera scelta dello studente Insegnamenti 10 2 1 2 Il dato interessante in questo caso risulta dal confronto fra la prima categoria (base o caratterizzante) in cui all’insegnamento viene attribuito all’interno del piano di studio un valore fondamentale (e vi sono ben 10 insegnamenti). riguarda il “peso” degli insegnamenti in termini di crediti formativi. Tipologia. 5.

un solo insegnamento risulta caratterizzato da 3 CFU. poiché non in tutti gli atenei esse corrispondono: vi è infatti una forte autonomia. Ciò che qui è interessante rilevare è che non vi è un unico settore scientificodisciplinare definito in cui rientra l’attività di Media Education. La Tabella 8 ha l’obiettivo di esporre invece. A fianco ai crediti formativi sono state riportate anche le ore di lezione. Tabella 8 . la suddivisione degli insegnamenti secondo il settore scientifico-disciplinare. mentre tale autonomia è ancora più evidente nel confronto fra l’insegnamento da 9 e quello da 10 crediti.Insegnamenti di Media Education per settore scientifico-disciplinare Settore scientifico-disciplinare M-PED/01 Pedagogia generale e sociale M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale M-PED/04 Pedagogia sperimentale SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi Insegnamenti 3 5 3 4 La presentazione dei singoli settori pedagogici è già stata esposta nel paragrafo 3.8. se si considera che nei 9 insegnamenti da 6 CFU l’attribuzione delle ore di lezione è compresa nell’intervallo 36-48. per cui in ultima analisi il “peso” attribuito agli insegnamenti nell’ambito della Media Education in linea generale risulta essere di tipo intermedio e difficilmente supera l’attribuzione di 6 crediti. dove il primo paradossalmente presenta ben 12 ore in più rispetto al secondo. di cui 3 vengono ascritti all’ambito pedagogico per un complessivo di 107 . mentre a solo 2 insegnamenti sono attribuiti 9 o 10 crediti formativi. anzi ve ne sono addirittura 4.Tabella 7 .Insegnamenti di Media Education per crediti formativi Crediti 3 CFU 5 CFU 6 CFU 9 CFU 10 CFU Ore di lezione 18 30 36-48 72 60 Insegnamenti 1 3 9 1 1 Alla maggior parte degli insegnamenti analizzati (12/15) sono attribuiti un numero di crediti formativi compreso fra 5 e 6.3.

esercitazioni online etc. è stata compilata la Tabella 9. appartenente al campo della sociologia e in particolare a quell’area della sociologia che si occupa dei processi culturali e comunicativi. lavori di gruppo. Tipologia delle lezioni. esercitazioni online Teledidattica Insegnamenti 7 7 1 Il dato che emerge è che quasi la metà degli insegnamenti (7) affianca a lezioni di tipo frontale. ciò lascia spazio a un’autonomia che potrebbe portare ad un’ulteriore dispersione per una disciplina che in Italia ha ancora difficoltà ad imporsi come tale. alla sociologia della famiglia e della religione».Tipologia di lezione degli insegnamenti Tipologia lezione Frontale Frontale affiancata ad attività laboratoriale. dall’altra però questa caratteristica rischia di generare confusione rispetto a una definizione condivisa della materia e dei suoi approcci. vista la distribuzione degli insegnamenti.11 insegnamenti. Tabella 9 . attività di tipo laboratoriale. dall’analisi sociologica della radio-televisione e dell’informazione al settore dei nuovi media e della pubblicità. e uno. La descrizione del SSD fornita dal MIUR riporta le aree in cui si articola tale settore: «dalla sociologia della comunicazione alle dinamiche media/industria culturale. lavori di gruppo.. 5. In generale quindi. all’analisi dei processi culturali e dell’educazione. progetti di ricerca.4. da una parte si può confermare il carattere multidisciplinare della Media Education. nel quale troviamo 4 insegnamenti. il settore SPS/08. ovvero attività che prevedono un maggior coinvolgimento degli studenti e una loro 108 . programmi e testi utilizzati negli insegnamenti Prendendo in considerazione la tipologia delle lezioni che concretamente questi insegnamenti adottano o hanno adottato. poiché non essendovi un settore scientifico-disciplinare di riferimento.

come nel caso dell’insegnamento tenuto in modalità di teledidattica. radio. Esse verranno presentate riportando alcune parti significative dei programmi e degli obiettivi formativi. sui loro effetti e sulle logiche della loro produzione Progettazione di percorsi di media education nella scuola e nell’extra-scuola Educazione con i media: utilizzo dei media e delle tecnologie nella didattica 9 6 6 Competenze digitali . Se ogni insegnamento tratta diverse tematiche. spesso grazie all’utilizzo della tecnologia o. altre meno. siti internet) 1 La tabella 10 invece. si sostiene la necessità di «individuare il significato e il ruolo del messaggio mediatico con riferimento ai vari linguaggi in cui esso è codificato».Analisi del contenuto di programmi e obiettivi formativi degli insegnamenti Tematiche più frequenti all’interno degli insegnamenti Insegnamenti Riflessione sociologica sui messaggi e linguaggi dei media. interamente supportato dalla stessa. sui loro effetti e sulle logiche della loro produzione: - «media come ambienti di socializzazione». dall’analisi emerge che vi siano alcune tematiche più ricorrenti.partecipazione più attiva. tv. Tabella 10 . nuovi media e social media 5 Inquadramento storico della media education e dei suoi principali orientamenti 4 Teorie psico-pedagogiche relative alla Media Education 4 Analisi dei comportamenti giovanili in relazione ai media 3 Educazione multiculturale ed educazione alle differenze 2 Produzione di messaggi mediali (stampa. presenta l’analisi del contenuto di programmi e obiettivi formativi degli insegnamenti.  Riflessione sociologica sui messaggi e linguaggi dei media. 109 .

 Educazione con i media: utilizzo dei media e delle tecnologie nella didattica: - - si parla di «educare con i media» «governare le possibilità conoscitive e operative sottese ai media» «approfondire il rapporto tra media e didattica» «studi a carattere applicativo e pragmatico relativi a tecniche e metodologie utili alla definizione delle competenze necessarie all’utilizzo delle tecnologie multimediali nel processo di formazione» «le riflessioni e le esperienze di innovazione didattica con le nuove tecnologie». etc. da Ong a de Kerckhove. «partendo dal presupposto che i media non sono meri strumenti neutri di informazione ma potenti attori di mediazione e costruzione sociale della realtà. «l’uso delle tecnologie multimediali nella scuola». sapendone individuare fra le varie cose. extrascolastiche».) e dei loro effetti sui processi della formazione individuale e collettiva» si trattano anche argomenti più specialistici come «le nuove teorie e esperienze relative alla pubblicità commerciale e sociale» Progettazione di percorsi di Media Education nella scuola e nell’extra-scuola: - - - - si tratta il tema della progettazione di «percorsi di Media Education». specificando i legami con le Scienze della Comunicazione e le Scienze della Formazione». «costruzione di un progetto curricolare dei media». ci si propone di «sviluppare capacità di riconoscimento di progetti ed esperienze mediaeducative». «le caratteristiche. occorre che i futuri insegnanti ed educatori siano in grado di decostruire i messaggi mass mediatici» si opera un «excursus storico sulla letteratura internazionale nel campo dei media della comunicazione (da Mc Luhan a Donna Haraway. scolastiche.- - - - -  lo studio e la ricerca della «media education in prospettiva sociologica. si adotta «un approccio di studio e di analisi mirato alla riflessione critica sui processi di trasformazione dei contenuti e delle forme dei mezzi di comunicazione». realizzazione e sperimentazione effettiva di percorsi di educazione ai media destinati alle varie fasce d’età e nei vari contesti (…)» si approfondisce il tema della «progettazione della media education e del possibile inserimento della pubblicità nelle attività educative. 110 . si fa riferimento alle basi teoriche e gli strumenti adeguati per la «progettazione. gli obiettivi e i contesti applicativi» «i contenuti vertono (…) sulle condizioni e i momenti della progettazione mediaeducativa e saranno corredati da esempi pratici e dalla presentazione di casi interessanti dell’ambito italiano e tedesco». «educazione nei/ai/con i media».

teorica e didattica sulla funzione e sulle modalità di apprendimento critico. in ambito psicopedagogico per offrire strumenti interpretativi sui più recenti modelli di apprendimentoinsegnamento formale e informale in ambienti digitali». lottando contro le pratiche discriminatorie» e promuovendo «l’apprendimento a vivere insieme tenendo conto delle differenze individuali e di gruppo». Una seconda parte 111 . ponendolo in relazione con i profili sociali e comunicativi dei giovani e con le trasformazioni dello scenario mediale». il mobile learning».  L’inquadramento storico della Media Education e i suoi principali orientamenti: - si parla della «storia della Media Education» e dei «territori nei quali si sviluppano i filoni principali della media education» «principi e orientamenti fondamentali della media education» «elementi storici e teorici della Media Education (…)». scuola. Competenze digitali. attivo e consapevole dei media» analisi del «dibattito scientifico contemporaneo.  Educazione multiculturale ed educazione alle differenze: - un corso risulta interamente basato sull’«educazione interculturale» con l’obiettivo di «favorire l’inclusione e la partecipazione. amicizia come sfere dinamiche e molteplici delle culture partecipative» «la questione delle competenze digitali: esplicitazione dei macro e micro obiettivi di riferimento rispetto al contesto di applicazione» «introduzione dei nuovi media nel contesto didattico» si prende in considerazione l’azione formativa in «alcuni contesti operativi. nuovi media e social media: - si analizza il passaggio dai «Media Mainstream ai Media digitali: famiglia.  Teorie psico-pedagogiche relative alla Media Education: - «correlazione dello sviluppo della Media Education con l’evoluzione dei modelli pedagogici (…)» «teorie psicopedagogiche inerenti all’educazione mediale» «riflessione pedagogica. quali i social network.  Analisi dei comportamenti giovanili in relazione ai media: - «analisi dei comportamenti culturali dei giovani» e «delle problematiche connesse allo studio e alla ricerca relativi al rapporto fra giovani e tecnologie». «rapporto fra infanzia. media ed educazione». si analizza «l’attuale modello di società.

costruzione di videopartecipati. Ciò può essere dovuto al fatto che quest’attività nei programmi non venga esplicitata. se non naturalmente la trattazione dell’autobiografia. e che non si sia mantenuta piuttosto. modificandone però i contenuti. oppure che essa venga sottointesa all’interno dell’attività “Progettazione di percorsi di Media Education”. risulta la meno frequente ma. la denominazione di un insegnamento precedente l’anno 2011-12. attività teorica. anche considerando questa possibilità. a parere di chi scrive. una delle più importanti. la quale risulta essere fra le attività più frequenti. dove i media sono considerati integralmente. radio. riferendosi all’«educazione alle differenze» e «al ruolo della dimensione ludica nella costruzione della conoscenza e dell’identità». open source». tv. radio. linguistiche e culturali che richiedono. Per cui ci si riserva di dubitare che tale insegnamento si riferisca effettivamente alla Media Education. realizzazione webradio a scuola e in altri contesti educativi. a conferma della caduta della distinzione fra l’educazione ai media e l’educazione coi media di cui si è ampiamente discusso nel Capitolo 1 di questo scritto. in conclusione. quest’ultima categoria legata all’aspetto della produzione pratica di messaggi e contenuti mediali. l’attività pratica di produzione di messaggi mediali da parte degli studenti risulta del tutto minoritaria rispetto alla. alcuna connessione del suddetto insegnamento coi media. Ad ogni modo.  Produzione di messaggi mediali (stampa. se la si volesse intendere come mezzo di comunicazione.- del corso si concentra sull’«identità di genere» dando ampio spazio all’«autobiografia quale prezioso strumento di costruzione identitaria». ma quest’ultima interpretazione non viene esplicitata. Ora. seppur necessaria e fondamentale. sia per le possibilità operative e strumentali che offrono (avvicinandosi progressivamente all’oggetto di studio dell’Education Technology) quanto per le conoscenze sociologiche.): - «Laboratori: la media education a scuola: lavorare sull’informazione nei mass media – stampa. tv.25 Un altro corso tratta questa tematica. siti internet etc. Internet. Un ulteriore considerazione in merito a questi dati va indirizzata alla categoria dell’“educazione con i media”. A chi scrive pare che. nonostante la denominazione dell’insegnamento riporti “Modelli di Media Education” non emerga dall’analisi condotta su programma e obiettivi formativi. 25 112 . Ne consegue cioè che si vada delineando sempre più un’idea di Media Education che comprende entrambi gli ambiti.

(2010). Professionalità media educative. Laterza. Thousand Oaks (California) Hug T. Ardizzone P. (2009). (a cura di) (2011). Erickson. il cui elenco è riportato in nota26. sia di autori nazionali. Weyland B (2007). I bambini e la TV.. Troisdorf Cambi F. Identità di genere e media. Giaccardi C. - Jenkins H. come invece accade per molte altre discipline. (2005). Milano Hobbs R. modelli. Media education tra formazione e scuola. Roma (presente anch’esso in 2 insegnamenti). - Postman N. Digital and Media Literacy..Digitale Medien in Theorie und Praxis für sozialpädagogische Berufe. Armando. Culture partecipative e competenze digitali. La scomparsa dell’infanzia. Pedagogia dei media. Milano (presente in 2 insegnamenti). (2011). Teorie delle comunicazioni di massa. I testi più frequenti sono infatti: - Buckingham D. Media education. (a cura di) (2009).Per quanto riguarda la bibliografia e i testi utilizzati nei singoli insegnamenti. (2006). Corwin Press. (a cura di). Pisa Cambi F. Abitanti della rete. Alfabetizzazione. scuola. Bildungsverlag Eins GmbH. (2011). Milano (presente in 2 insegnamenti). Kopäd Felini D. Unicopli. Scurati C. Raffaello Cortina. (a cura di) (2012). Milano Felini D. esperienze. (2006). Media Education a scuola. Cultura Formazione Apprendimento. ETS. Pisa Capecchi S. Erickson. Milano Bentivegna S.. dall’analisi condotta emerge che non vi sia alcun manuale di Media Education. Connecting Culture and Classroom. Medienkompetenz . ETS. Modelli e proposte per l’educazione ai media in Germania. Erickson. percorsi. pedagogia. Media Education. 26 - Testi su comunicazione. Carocci. (2004). (2008). Weyland B. in Kleber H. Media education per il XXI secolo. Vi sono alcuni testi ricorrenti. - Felini D. Principi.. apprendimento e cultura contemporanea. “Füfzehn Jahre Media education in italien: Der lange Weg zur Anerkenung”. A fianco ai testi sopracitati negli insegnamenti sono adottati svariati testi. La Scuola. (a cura di) (2010). Roma-Bari Bergamm R. (a cura di) (2010). Media education tra organizzazione e fantasia. - Ardizzone P. Brescia (adottato da 4 insegnamenti). Questioni. Trento Lemish D. Roma Cortoni I. Unicopli.. Perspektiven der medienpädagogik in Wissenschaft und Bildungspraxis. (2008). (a cura di) (2009). relazione fra giovani e media: Aglieri M. Milano Felini D. Essi sono riconducibili alla Media Education. Save the media. Austria e Germania. Information Computer Technology. I minori come luogo comune. Guerini. Video Game Education. Milano 113 . Unicopli. ma soprattutto di autori dell’area anglosassone. Realtà educative: contributi di critica pedagogica. Esperienze creative in Italia. sviluppi. Trento (utilizzato in 4 insegnamenti). FrancoAngeli. (a cura di) (2012). Vita e Pensiero. Weyland B (2005).

Provaci ancora scuola. Bullismo e altri percorsi devianti tra scuola e spettacolarizzazione mediale. Percezione e comunicazione visiva. Adulti in rete ed educazione informale.Morin E. ETS. (2010) Quel che resta della pubblicità.Marone F. Laterza. Meltemi. Bologna .. Ulivieri S.Sartori G. Pisa .G. Nencioni G. La responsabilità dei media nella civiltà globale. Sander U.. La comunicazione di marketing nell’epoca post spot.Campani G. Guerini e Associati. Trento . Firenze University Press.. Mediapolis. Aracne. (2010). youtube e gli altri: relazioni sociali. Aufklärung al femminile. Immagini di sé allo specchio. Armando Editore. Milano . famiglie. Dall’intercultura al razzismo istituzionale. Armando Editore.Pace R.Panarese P. UNICOPLI.Durst M. Tecnodid.Contini M. Ragazzi online. (2010). Pedagogia e didattica del linguaggio cinematografico.Messina. Dalle minoranze agli immigrati. Formazione. Profilo. Guerini. (2009). Twitter. Homo videns.Bruschi B. Guerini. Vita e Pensiero. Donne.Ulivieri S. Roma . (2008). Pannozzo M. L. e-Tutor. Lecce . Carocci. Carocci. Sguardi femminili e maschili sulla professione di insegnante. Ragazzi fuori. gli autori più frequenti risultano Franco Cambi.Ministero della pubblica istruzione (2007). Roma Meister D.Vinella M. Crescere con internet nella società digitale. esperienze. la bibliografia di un unico insegnamento utilizza interamente testi aventi come oggetto l’educazione multiculturale e l’identità - Limone P.Messina. Roma . metodi. La testa ben fatta . (a cura di) (2011).Rivoltella P. (2001). Armando. (2000). ( a cura di) (2010).Morcellini M.Metastasio R. Accompagnarsi nei media. Pisa . (2005). Franco Angeli..Campani G. Mariani A.C. Idee e proposte contro la svalutazione della scuola nel tecnoevo. Unicopli. (2005). Storie di donne. (a cura di) (2006). (a cura di) (2008).. estetica. uomini e scritture di sé.all’Education Technology e all’e-learning. UTB/BRO Menduni E. Vita e Pensiero. FrancoAngeli. Raffaello Cortina Editore . (2007). Milano . Giovani a parole. Storie di donne. Narrare la differenza. Antenore M.Tirocchi S. Il cinema racconta. La tv fa bene ai bambini.Crispiani P. ETS. (a cura) (2002).Ulivieri S. Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo di istruzione.Biemmi I.Tirocchi S.Morcellini M. Milano McLuhan M. Napoli . Roma Livingstone S. (1999). Milano . (2000). Guerini. (2000). Milano . (2002). Laterza. Genesi. Carocci. Franco Angeli. (2007). Lupetti. Cleup. Milano . (2010). Bambini e pubblicità. L. Infine. alle teorie della sociologia delle comunicazioni di massa. modelli.. Milano . al rapporto fra i giovani e i media ed escludendo gli autori dei testi sopra citati. Chiappelli T.. strumenti. E-learning.Silverstone R.Galliani L. Milano .Sandrucci B. Padova . La scuola in rete. L'autocoscienza come pratica politica e formativa. Genere e globalizzazione. Bari . (2011). Roma .Mapelli B. (a cura di) (2007). Milano . famiglia. Milano 114 . Milano . Dalla generazione media alla networked generation. Mario Morcellini e Pier Cesare Rivoltella. ETS. Nuovi media e formazione. Autobiografie al femminile. e-learning: .Basso P. Milano .C. Facebook. (a cura di) (2006). Rossi P. Modelli. Cortoni I. proposte. (a cura di) (2011). emozioni. Pensa Multimedia. Milano . Educazione di genere tra storia e storie. Erickson. (a cura di) (2010). (2006). Pace R. Sossella Editore.. Genere e processi formativi. Roma Testi su Education technology. Andò R. Einführung in die Medienpädagogik. saperi e processi formativi nel Novecento. (2009). Soggetti di storie. Roma .G. Biemmi I. profilo disciplinare. (2011). Pisa .Rivoltella P. Media education. Bari . Donna. (2008). Per una cittadinanza di genere nella formazione.riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero. Unicopli. (2004). Social network.. Razzismo di stato. Identità e diritti delle donne. Mondadori università. (2008). (2004). Milano . Pedagogia virtuale. (2007). Firenze .. La galassia Gutenberg. Guerini. Il viaggio come formazione.Campani G. (2002). Roma . Roma Testi sull’educazione multiculturale e di genere (i testi di questa categorie fanno riferimento ad unico insegnamento): .

ovvero la possibilità che esista una convergenza fra i due ambiti. 2011-2012 (l’unico considerato) gli insegnamenti attivi nell’ambito dell’Education Technology27 sono risultati essere 32. Rispetto al percorso delineato nel primo capitolo di questo lavoro allora. cioè dall’a. tecnologie applicate ai contesti educativi. tecnologie della conoscenza.1% Media Education 28. 2008-9 all’a. tecnologie dell’educazione. Media Education e Education Technology: un confronto Ultimo obiettivo di questo lavoro è stato confrontare dal punto di vista quantitativo l’offerta formativa universitaria relativamente a due ambiti trattati nel primo capitolo: Media Education e Education Technology. 27 115 . tecnologie didattiche. Nello stesso anno gli insegnamenti attivi in Media Education risultano invece 1328. 5.5. 4 risultano contenere al loro interno un modulo di Media Education o un riferimento esplicito nel contenuto dei programmi o degli obiettivi formativi alla Media Education. tecnologie per la formazione. Fra le denominazioni più comuni degli insegnamenti: tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento. I valori in percentuale sono riportati nella Tabella 11.9% Su 32 insegnamenti nel campo dell’Education Technology però. Emerge dall’analisi che nell’a.a. 2011-12. tecnologie della formazione in presenza e a distanza.a. tecnologie per l’istruzione.a. Tabella 11 – Insegnamenti di Media Education ed Education Technology Insegnamenti Percentuale Education Technology 71. 28 Il dato è minore rispetto a quello precedentemente analizzato dove il periodo di analisi degli insegnamenti attivi era più ampio.di genere e non vi è in bibliografia alcun testo riferibile alla letteratura in Media Education per cui nuovamente ci si riserva di dubitare che tale insegnamento si riferisca effettivamente ad essa. riscontriamo che nella nostra analisi si delinea un effettivo avvicinamento delle due aree. per un complessivo di 45 insegnamenti nell’ambito dell’educazione ai media e dell’educazione con e attraverso i media e le tecnologie.

non solo negli insegnamenti di Media Education ritroviamo attività e testi bibliografici riferibili all’Education Technology. Ciò porterebbe a ridefinire le stime percentuali dell’offerta formativa come da Tabella 12: Tabella 12 – Insegnamenti di Media Education.9% Quindi come è stato detto.Utilizzeremo quindi l’espressione “New Media Education” per definire questa nuova categoria che trova al suo interno elementi tanto dell’Education Technology quanto della Media Education. Education Technology e New Media Education Insegnamenti Percentuale Education Technology 62.2% Media Education 28.9% New Media Education 8. o moduli interi dedicati alla Media Education. 116 . ma anche all’interno degli insegnamenti attivi in quest’ultimo ambito risultano riferimenti espliciti.

emerge che la Media Education fatichi tutt’oggi ad affermarsi stabilmente negli atenei italiani. affiancate ad insegnamenti teorici come “sociologia dell’elearning”. “psicologia sociale nelle comunità virtuali” (Bologna). il rischio che si corre è che essa venga trascurata e diventi un elemento marginale. linguistico oppure unicamente quello delle tecnologie (soprattutto dell’e-learning) dal punto di vista del loro utilizzo strumentale e delle teorie psicopedagogiche su cui esso poggia. “Storia e tecnica della fotografia con laboratorio di scrittura fotografica” “storia del giornalismo e delle comunicazioni sociali” (ed è il caso del corso di Padova). L’aver accorpato i due ambiti in un’unica classe di laurea consente ai corsi in essa attivati di propendere verso uno dei due poli e per quanto riguarda lo sviluppo della Media Education.CONCLUSIONI Dall’analisi dell’offerta formativa universitaria. ma anche l’ambito dell’e-learning e dell’Education Technology e che ogni corso di laurea autonomamente decida rispetto a questi due poli. l’esistenza di una classe di laurea sul tema. ossia il fatto che la classe di laurea comprenda non solo la Media Education. seppur vi siano alcuni elementi positivi da tenere in considerazione. un altro conto è attivare un percorso formativo in cui l’elemento di studio principale sia rappresentato dalle tecnologie e dall’e-learning nella loro componente tecnica. 117 . Primo fra tutti. Un conto è cioè attivare un corso di laurea che si strutturi sì sulla componente tecnologica ma anche su insegnamenti come “Teorie e tecniche del linguaggio radiotelevisivo”. ovvero la classe LM-93 – Teorie e metodologie dell’e-learning e della Media Education. culturale. se privilegiare lo studio dei media (tradizionali e nuovi) dal punto di vista sociologico. Già questo primo elemento presenta però un aspetto problematico.

sul versante del “peso” in termini di crediti formativi. tre dei quali pedagogici. risulta piuttosto limitata. progressivamente disattivati. 7 di essi si caratterizzano per un attività non unicamente frontale.rispetto alla componente tecnologica dell’e-learning (è il caso dei corsi di Bologna. il dato che emerge è moderatamente positivo.a. in tema di formazione in Media Education: 118 . ma affiancata ad esercitazioni online. Per cui in conclusione. mentre tutti gli altri vengono. emerge dalla tipologia di lezione adottata: sul totale di 15 insegnamenti. un primo elemento critico risulta la forte frammentazione terminologica. solo due (Padova e Calabria) rimangono attivi nell’anno corrente (a. In riferimento all’importanza che assume la materia nel piano di studio il dato si presenta positivo: dal punto di vista della tipologia degli insegnamenti. uno relativo alla sociologia dei processi culturali e comunicativi. Cassino e Bari). 2012-13). nel corso degli anni. Per quanto riguarda i singoli insegnamenti in Media Education. Si può affermare cioè che ci si stia approssimando a raggiungere uno dei principali obiettivi stabiliti dall’UNESCO. In riferimento ai corsi di laurea merita un ulteriore considerazione la stabilità nel tempo dei corsi analizzati: l’elemento negativo che emerge è che sui sei corsi complessivi attivati nel corso del periodo considerato. poiché le denominazioni incontrate sono ben quattro e allo stesso modo sono quattro i settori scientifico-disciplinari in cui gli insegnamenti sono stati attivati. a parere di chi scrive. ovvero alla maggior parte degli insegnamenti viene attribuito un livello medio di crediti (5-6) per un complessivo di ore di lezione compreso nell’intervallo fra 36-48. attività laboratoriale. Quest’ultimo elemento conferma il carattere multidisciplinare della Media Education ma comporta anche il rischio di un eccessiva dispersione della materia. attivati al di fuori della classe di laurea LM-93. Un altro dato positivo. progetti di ricerca e lavori di gruppo. la maggior parte di essi riveste un ruolo fondamentale all’interno delle attività formative dei corsi di laurea poiché è inserita nella categoria “base o caratterizzante”. l’offerta formativa attuale relativamente ai corsi di laurea in Media Education.

strumenti informatici. on the role and impact of technologies in education and training and especially on e-learning. da una parte.«To develop appropriate and evolving pedagogical methods: the main purpose is to set up new “active” methods that are incompatible with ready-to-teach recipes and require an evolution of the teacher’s role. ovvero la disciplina che si dedica allo studio dell’applicazione strumentale di media e tecnologie alla didattica.). It must be developed in close connection with studies on pedagogical innovation. la storia etc. sociology. as well as with those focused on citizenship. intesa quest’ultima come un utilizzo strumentale ma intelligente dei media che porta di sua natura a comprendere e riflettere sui media stessi anche quando appunto l’obiettivo della didattica è tutt’altro (la lingua italiana.). Fino a qui allora si è potuto affermare che l’educazione ai media sembra essere diventata un tutt’uno inseparabile con l’educazione con i media. dall’altra. Ancora una volta è utile riprendere le indicazioni dell’UNESCO (2007). vecchie e nuove. confermando la propensione per la caduta della distinzione fra le due categorie. information and communication sciences. software didattici). 85). «quanto più le tecnologie. p. l’esito inevitabile del loro uso» (2010. entrano a far parte della strumentazione ordinaria della didattica. una condizione preliminare e. Ma non solo: ciò che è emerso è anche una stretta connessione fra la Media Education così intesa e l’Education Technology. in tema di ricerca in Media Education: «Media education has to be dealt with in the framework of interdisciplinary research (education. 119 . anche se la maggior parte degli insegnamenti dedica spazio anche all’educazione con i media. siti e applicazioni web. human rights and sustainable development». Dall’analisi di programmi e obiettivi formativi degli insegnamenti emerge un quadro variegato: i temi più frequenti sono per la maggior parte attribuibili al campo dell’educazione ai media. etc. a greater participation by students and also closer relations between school and the outside world». al fine di renderla più efficace e creare degli ambienti di apprendimento collaborativi e personalizzati (piattaforme e-learning. Questa convergenza che abbiamo chiamato New Media Education fa sì che i confini fra queste due discipline siano diventati sempre più sfumati e la relazione fra di esse sempre più interdipendente. tanto più facilmente l’alfabetizzazione a tali tecnologie diviene. Riprendendo le parole di Ancona.

Dall’altro lato. 59. in cui il risultato dell’attività strumentale o di produzione porti a riflettere sulla natura dei media. ma naturalmente l’autonomia che ciascun ateneo ha di progettare in parte i propri piani di studio. come educazione ai media e con i media. essa viene percepita come “onnicomprensiva” e quindi se “tutto” è Media Education allora non è necessaria una disciplina specifica». sul loro ruolo sociale e culturale e sull’uso che ne viene fatto da istituzioni. Media Education da un lato. la Media Education nell’Università italiana si presenta come piuttosto frammentata dal punto di vista terminologico e ciò risulta evidente negli insegnamenti analizzati. Il caso italiano. 120 . organizzazioni. elearning dall’altro. dai singoli individui. «la Media Education gode di un basso status presso il Ministero dell’Educazione. rispetto ai corsi di laurea. intesa. solo in parte è affine a questa descrizione. comporta un’offerta formativa variegata che può tendere in misura minore o maggiore a privilegiare lo studio della Media Education. la cui unione può dimostrarsi proficua ma anche rischiosa in termini di un eccessivo allargamento del campo. poiché gli obiettivi stabiliti dal Ministero paiono chiari. Riprendendo le parole di Buckingham e Domaille (2001 p. aziende e infine.In conclusione quindi. in parte per via del fatto che non vi sono degli obiettivi chiaramente definiti. trad. sui loro linguaggi. Anche in questo caso. mia) sulla situazione israeliana. vi è una chiara definizione terminologica delle due sfere.

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