8

Comune di Chivasso
Provincia di Torino
MODALITA' DI ESECUZIONE
OGGETTO:
AREA URBANÌSTÌCA 4.4 (VÌA BLATTA)
OPERE DÌ URBANÌZZAZÌONE CONSEGUENTÌ P.E.C. A ROGÌTO NOTAÌO FORNÌ
DÌ CALUSO (TO) DEL 24.05.2005
COMMITTENTE:
(COMPARTO A) C.M.V. COSTRUZÌONÌ SOCÌETA' A RESPONSABÌLÌTA' LÌMÌTATA
COOPCASA CHÌVASSO SOCÌETA' COOPERATÌVA EDÌLÌZÌA ARL
ÌMPRESA EDÌLE M.D.M. di Mosca Dario & C
ÌNTERSTELLA SRL
(COMPARTO B) COOPERATÌVA EDÌLÌZÌA PARCO MEÌSÌNO S.C.
COOPERATÌVA EDÌLÌZÌA SAN PAOLO S.C.
DELTA 3 SRL
ÌSTÌTUTO DÌOCESANO SOSTENTAMENTO CLERO
PARROCCHÌA SAN GÌUSEPPE LAVORATORE
CONSORZÌO EDÌLÌZÌO COOPERATÌVE PÌEMONTESÌ S.C.
COOPERATÌVA EDÌLÌZÌA SAN PAOLO S.C.
data, 02/05/2006
I TECNICI
- 1 -
CAPITOLO 1
LAVORI STRADALI
QUALITA' E PROVENIENZA DEI MATERIALI
MODALITA' DI ESECUZIONE DI OGNI CATEGORIA DI LAVORO
ORDINE DA TENERSI NELL'ANDAMENTO DEI LAVORI
Art. 1.1
DEFINIZIONI GENERALI
Le opere in appalto concernono la realizzazione delle Opere di Urbanizzazione Primaria finalizzate alla realizzazione di
strada pubblica con sotto e sopra servizi congiungente le vie Blatta e Baragino/Ceresa giusta convenzione edilizia a rogito
notaio Forni di Caluso stipulata in data 24.05.2005 reP. 77736.
Art. 1.2
DESCRIZIONE DELLE OPERE
Ì lavori dovranno seguire il seguente elenco:
a. Tracciamento dei sedimi, sotto la direzione dei topografo indicato dalla D. L.;
b. Scoticamento dell'Humus, con stoccaggio nell'area di cantiere, da definire in accordo con la Direzione Lavori;
c. Formazione delle massicciate stradali e di parcheggio con successive stratificazioni di materiale ghiaioso - terroso,
per spessori successivi non superiori a mm. 500, rullato con rullo compressore vibrante e strato finale di misto
granulare stabilizzato, secondo le specifiche tecniche di buona esecuzione di seguito riportate;
d. Formazione di pozzetti e caditoie relativi alle varie infrastrutture, con i requisiti
indicati negli elaborati grafici;
e. Fondazioni dei pali per la pubblica illuminazione;
f. Reinterro e costipazione;
g. Formazione di cordoli in cis vibrato di delimitazione marciapiede ed aree verdi;
h. Formazione di marciapiedi, previa posa di cordoli, fondo in misto granulare e tappeto di usura a finire;
i. Fornitura e posa di marmette autobloccanti in calcestruzzo cementizio vibrato e pressato ad alta resistenza per
pavimentazione marciapiedi;
l. Fornitura e posa dei pali, dei gruppi di illuminazione, di lampade a vapori di sodio e di tubi di distribuzione di
energia elettrica in PVC;
m. Formazione dei sedime a prato mediante stesura dell'humus stoccato in cantiere;
n. Formazione e semina di prato, compresa la regolarizzazione del piano di semina con livellamento e
sminuzzamento e rastrellatura della terra;
o. Messa a dimora di specie arboree ed arbustive di basso, medio e alto fusto;
p. Scavo dei tracciati dei sottoservizi;
q. Posa dei sottoservizi sotto il diretto controllo degli enti specificatamente preposti;
r. Formazione di sottofondo in misto granulare bitumato (tout venant)
s. Formazione di tappetino di usura al momento in cui saranno realizzate le principali strutture;
t. Fornitura e posa di panche in legno della lunghezza non inferiore a mt. 2.00 a tre assi tipo "Torino";
u. Fornitura e posa di cestini gettacarta e dissuasori rimovibili.
Art. 1.3
PROVVISTE E CAMPIONI
L'Appaltatore dovrà eseguire tutte le opere in appalto a perfetta regola d'arte, provvedendo a tutti i lavori e le provviste
occorrenti per realizzare le opere completamente ultimate in ogni loro parte, anche quando queste non siano
dettagliatamente descritte nel Capitolato Speciale.
L'Appaltatore dovrà provvedere anche all'esecuzione di campioni di tutte le opere richieste dalla Direzione Lavori,
ottenerne l'approvazione e quindi attenersi scrupolosamente ad esse nell'esecuzione dei lavori.
Nel caso che le opere e le provviste non rispondessero ai requisiti richiesti dalla Direzione Lavori, esse saranno
rifiutate e dovranno essere rifatte o sostituite a carico totale dell'Appaltatore.
- 2 -
Art. 1.4
QUALITA' E PROVENIENZA DEI MATERIALI
Ì materiali occorrenti per la costruzione delle opere d'arte proverranno da quelle località che l'Ìmpresa riterrà di sua
convenienza, purchè ad insindacabile giudizio della Direzione dei lavori siano riconosciuti della migliore qualità della
specie e rispondano ai requisiti appresso indicati.
Quando la Direzione dei lavori avrà rifiutato qualche provvista perchè ritenuta a suo giudizio insindacabile non idonea
ai lavori, l'Ìmpresa dovrà sostituirla con altra che risponda ai requisiti voluti ed i materiali rifiutati dovranno essere
immediatamente allontanati dalla sede del lavoro o dai cantieri a cura e spese dell'Ìmpresa.
a) Acqua. - L'acqua per l'impasto con leganti idraulici dovrà essere limpida, priva di sostanze organiche o grassi e
priva di sali (particolarmente solfati e cloruri) in percentuali dannose e non essere aggressiva per il conglomerato
risultante. Avrà un pH compreso fra 6 ed 8.
b) CaIce. - Le calci aeree ed idrauliche dovranno rispondere ai requisiti di accettazione di cui alle norme vigenti.
La calce grassa in zolle dovrà provenire da calcari puri, essere di recente e perfetta cottura, di colore uniforme, non
bruciata, nè vitrea, nè pigra ad idratarsi ed infine di qualità tale che, mescolata con la sola quantità d'acqua dolce
necessaria all'estinzione, si trasformi completamente in una pasta soda a grassetto tenuissimo, senza lasciare
residui maggiori del 5% dovuti a parti non bene decarburate, siliciose od altrimenti inerti.
La calce viva, al momento dell'estinzione, dovrà essere perfettamente anidra; sarà rifiutata quella ridotta in polvere
o sfiorita, e perciò si dovrà provvedere la calce viva a misura del bisogno e conservarla comunque in luoghi asciutti
e ben riparati dall'umidità.
L'estinzione della calce viva dovrà farsi con i migliori sistemi conosciuti ed, a seconda delle prescrizioni della
Direzione dei lavori, in apposite vasche impermeabili rivestite di tavole o di muratura. La calce grassa destinata agli
intonaci dovrà essere spenta almeno sei mesi prima dell'impiego.
c) Leganti idrauIici. - Le calci idrauliche, i cementi e gli agglomeranti cementizi a rapida o lenta presa da impiegare
per qualsiasi lavoro, dovranno corrispondere a tutte le particolari prescrizioni di accettazione di cui alle norme
vigenti.
Essi dovranno essere conservati in magazzini coperti su tavolati in legno ben riparati dall'umidità o in sili.
d) PozzoIana. - La pozzolana sarà ricavata da strati mondi da cappellaccio ed esente da sostanze eterogenee o da
parti inerti; qualunque sia la sua provenienza dovrà rispondere a tutti i requisiti prescritti dalle norme vigenti.
Per la misurazione, sia a peso che a volume, dovrà essere perfettamente asciutta.
e) Ghiaia, pietrisco e sabbia. - Le ghiaie, i pietrischi e le sabbie da impiegare nella formazione dei calcestruzzi
dovranno corrispondere alle condizioni di accettazione considerate nelle norme di esecuzione delle opere in
conglomerato semplice od armato di cui alle norme vigenti.
Le ghiaie ed i pietrischi dovranno essere costituiti da elementi omogenei derivati da rocce resistenti, il più possibile
omogenee e non gelive; tra le ghiaie si escluderanno quelle contenenti elementi di scarsa resistenza meccanica,
facilmente sfaldabili o rivestite da incrostazioni o gelive.
La sabbia da impiegarsi nelle murature o nei calcestruzzi dovrà essere assolutamente scevra di materie terrose ed
organiche e ben lavata. Dovrà essere preferibilmente di qualità silicea proveniente da rocce aventi alta resistenza
alla compressione. Dovrà avere forma angolosa ed avere elementi di grossezza variabile da 1 a 5 mm.
La granulometria degli aggregati litici per i conglomerati sarà prescritta dalla Direzione dei lavori in base alla
destinazione, al dosaggio ed alle condizioni della messa in opera dei calcestruzzi. L'Ìmpresa dovrà garantire la
costanza delle caratteristiche della granulometria per ogni lavoro.
Per i lavori di notevole importanza Ì'Ìmpresa dovrà disporre della serie dei vagli normali atti a consentire alla
Direzione dei lavori i normali controlli.
Ìn linea di massima, per quanto riguarda la dimensione degli elementi dei pietrischi e delle ghiaie questi dovranno
essere da 40 a 71 mm (trattenuti dal crivello 40 U.N.Ì. e passanti da quello 71 U.N.1. n. 2334) per lavori correnti di
fondazioni, elevazione, muri di sostegno da 40 a 60 mm (trattenuti dal crevello 40 U.N.Ì. e passanti da quello 60
U.N.Ì. n. 2334) se si tratta di volti o getti di un certo spessoree da 25 a 40 mm (trattenuti dal crivello 25 U.N.Ì. e
passanti da quello 40 U.N.Ì. n. 2334) se si tratta di volti o getti di limitato spessore.
Le ghiaie da impiegarsi per formazione di massicciate stradali dovranno essere costituite da elementi omogenei
derivati da rocce durissime di tipo costante e di natura consimile fra loro, escludendosi quelle contenenti elementi di
scarsa resistenza meccanica o sfaldabili facilmente o gelive o rivestite di incrostazioni.
Ìl pietrisco, il pietrischetto e la graniglia, secondo il tipo di massicciata da eseguire, dovranno provenire dalla
spezzatura di rocce durissime, preferibilmente silicee, a struttura microcristallina, o calcari puri durissimi e di alta
resistenza alla compressione, all'urto, all'abrasione, al gelo ed avranno spigolo vivo: e dovranno essere scevri di
materie terrose, sabbia o comunque materie eterogenee.
Qualora la roccia provenga da cave nuove o non accreditate da esperienze specifiche di enti pubblici e che per
natura e formazione non diano affidamento sulle sue caratteristiche, è necessario effettuare su campioni prelevati
in cava, che siano significativi ai fini della coltivazione della cava, prove di compressione e di gelività.
Quando non sia possibile ottenere il pietrisco da cave di roccia, potrà essere consentita per la formazione di esso
l'utilizzazione di massi sparsi in campagna o ricavabili da scavi, nonchè di ciottoloni o massi ricavabili da fiumi o
torrenti semprechè siano provenienti da rocce di qualità idonea.
Ì materiali suindicati, le sabbie e gli additivi dovranno corrispondere alle norme di accettazione del fascicolo n. 4
- 3 -
ultima edizione, del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Rispetto ai crivelli U.N.1. 2334, i pietrischi saranno quelli
passanti dal crivello 71 U.N.Ì. e trattenuti dal crivello 25 U.N.Ì.; i pietrischetti quelli passanti dal crivello 25 U.N.Ì. e
trattenuti dal crivello 10 U.N.Ì.; le graniglie quelle passanti dal crivello 10 U.N.Ì. e trattenute dallo staccio 2 U.N.Ì. n.
2332.
Di norma si useranno le seguenti pezzature:
1) pietrisco da 40 a 71 mm ovvero da 40 a 60 mm, se ordinato, per la costruzione di massicciate all'acqua
cilindrate;
2) pietrisco da 25 a 40 mm (eccezionalmente da 15 a 30 mm granulometria non unificata) per l'esecuzione di
ricarichi di massicciate e per materiali di costipamento di massicciate (mezzanello);
3) pietrischetto da 15 a 25 mm per l'esecuzione di ricarichi di massicciate per conglomerati bituminosi e per
trattamenti con bitumi fiuidi;
4) pietrischetto da 10 a 15 mm per trattamenti superficiali, penetrazioni, semipenetrazioni e pietrischetti bitumati;
5) graniglia normale da 5 a 20 mm per trattamenti superficiali, tappeti bitumati, strato superiore di conglomerati
bituminosi;
6) graniglia minuta da 2 a 5 mm di impiego eccezionale e previo specifico consenso della Direzione dei lavori per
trattamenti superficiali; tale pezzatura di graniglia, ove richiesta, sarà invece usata per conglomerati bituminosi.
Nella fornitura di aggregato grosso per ogni pezzatura sarà ammessa una percentuale in peso non superiore al 5%
di elementi aventi dimensioni maggiori o minori di quelle corrispondenti ai limiti di prescelta pezzatura, purchè, per
altro, le dimensioni di tali elementi non superino il limite massimo o non siano oltre il 10% inferiori al limite minimo
della pezzatura fissata.
Gli aggregati grossi non dovranno essere di forma allungata o appiattita (lamellare).
f) Terreni per soprastrutture in materiaIi stabiIizzati.- Essi debbono identificarsi mediante la loro granulometria e i
limiti di Atterberg, che determinano la percentuale di acqua in corrispondenza della quale il comportamento della
frazione fina del terreno (passante al setaccio 0,42 mm n. 40 A.S.T.M.) passa da una fase solida ad una plastica
(limite di plasticità L.P.) e da una fase plastica ad una fase liquida (limite di fluidità L.L.) nonchè dall'indice di
plasticità (differenze fra il limite di fluidità L.L. e il limite di plasticità L.P.).
Tale indice, da stabilirsi in genere per raffronto con casi similari di strade già costruite con analoghi terreni, ha
notevole importanza.
Salvo più specifiche prescrizioni della Direzione dei lavori si potrà fare riferimento alle seguenti caratteristiche
(Highway Research Board):
1) strati inferiori (fondazione): tipo miscela sabbia-argilla: dovrà interamente passare al setaccio 25 mm ed essere
almeno passante per il 65% al setaccio n. 10 A.S.T.M.; il detto passante al n. 10, dovrà essere passante dal 55
al 90% al n. 20 A.S.T.M., dal 35 al 70% passante al n. 40 A.S.T.M. e dal 10 al 25% passante al n. 200 A.S.T.M.;
2) strati inferiori (fondazione): tipo di miscela ghiaia o pietrisco, sabbia ed argilla: dovra essere interamente
passante al setaccio da 71 mm ed essere almeno passante per il 50 % al setaccio da 10 mm, dal 25 al 50% al
setaccio n. 4, dal 20 al 40% al setaccio n. 10, dal 10 al 25% al setaccio n. 40 e dal 3 al TO% al setaccio n. 200.
3) negli strati di fondazione, di cui ai precedenti paragrafi 1) e 2), l'indice di plasticità non deve essere superiore a
6, il limite di fluidità non deve superare 25 e la frazione passante al setaccio n. 200 A.S.T.M. deve essere
preferibilmente la metà di quella passante al setaccio n. 40 e in ogni caso non deve superare i due terzi di essa.
4) strato superiore della sovrastruttura: tipo miscela sabbia-argilla: valgono le stesse condizioni granulometriche di
cui al paragrafo 1);
5) strato superiore della sovrastruttura: tipo della miscela ghiaia o pietrisco, sabbia ed argilla: deve essere
interamente passante dal setaccio da 25 mm ed almeno il 65% al setaccio da 10 mm, dal 55 all'85% al setaccio
n. 4, dal 40 al 70% al setaccio n. 10, dal 25 al 45% al setaccio n. 40 e dal 10 al 25% al setaccio n. 200;
6) negli strati superiori 4) e 5) l'indice di plasticità non deve essere superiore a 9 nè inferiore a 4; il limite di fluidità
non deve superare 35; la frazione di passante al setaccio n. 200 deve essere inferiore ai due terzi della frazione
passante al n. 40.
Ìnoltre è opportuno controllare le caratteristiche meccaniche delle miscele con la prova C.B.R. (Californian bearing
ratio) che esprime la portanza della miscela sotto un pistone cilindrico di due pollici di diametro, con
approfondimento di 2,5 ovvero 5 mm in rapporto alla corrispondente portanza di una miscela tipo. Ìn linea di
massima il C.B.R. del materiale, costipato alla densità massima e saturato con acqua dopo 4 giorni di immersione
e sottoposto ad un sovraccarico di 9 kg, dovrà risultare per gli strati inferiori non inferiore a 30 e per i materiali degli
strati superiori non inferiore a 70. Durante l'immersione in acqua non si dovranno avere rigonfiamenti superiori allo
0,5%.
g) Detrito di cava o tout venant di cava o di frantoio. - Quando per gli strati di fondazione della sovrastruttura
stradale sia disposto l'impiego di detriti di cava, il materiale deve essere in ogni caso non suscettibile all'azione
dell'acqua (non solubile non plasticizzabile) ed avere un potere portante C.B.R. (rapporto portante californiano) di
almeno 40 allo stato saturo. Dal punto di vista granulometrico non sono necessarie prescrizioni specifiche per i
materiali tenei (tufi, arenarie) in quanto la loro granulometria si modifica e si adegua durante la cilindratura; per
materiali duri la granulometria dovrà essere assortita in modo da realizzare una minima percentua]e dei vuoti: di
norma la dimensione massima degli aggregati non deve superare i 10 cm.
Per gli strati superiori si farà uso di materiali lapidei più duri tali da assicurare un C.B.R. saturo di almeno 80; la
granulometria dovrà essere tale da dare la minima percentuale di vuoti; il potere legante del materiale non dovrà
- 4 -
essere inferiore a 30; la dimensione massima degli aggregati non dovrà superare i 6 cm.
h) Pietrame. - Le pietre naturali da impiegarsi nella muratura e per qualsiasi altro lavoro dovranno corrispondere ai
requisiti richiesti dalle norme in vigore e dovranno essere a grana compatta ed ognuna monda da cappellaccio,
esenti da piani di sfaldamento, senza screpolature, peli, venature, interclusioni di sostanze estranee; dovranno
avere dimensioni adatte al particolare loro impiego ed offrire una resistenza proporzionata all'entità della
sollecitazione cui devono essere assoggettate.
Saranno escluse le pietre alterabili all'azione degli agenti atmosferici e dell'acqua corrente.
Le pietre da taglio, oltre a possedere gli accennati requisiti e caratteri generali, dovranno essere sonore alla
percussione, immuni da fenditure e litoclasi e di perfetta lavorabilità.
Ìl profilo dovrà presentare una resistenza alla compressione non inferiore a 1600 kg/cm² ed una resistenza all'attrito
radente (Dorry) non inferiore a quella del granito di S. Fedelino, preso come termine di paragone.
i) Tufi.- Le pietre di tufo dovranno essere di struttura compatta ed uniforme, evitando quelle pomiciose e facilmente
friabili, nonchè i cappellacci e saranno impiegati solo in relazione alla loro resistenza.
I) Cubetti di pietra. - Ì cubetti di pietra da impiegare per la pavimentazione stradale debbono rispondere alle norme
di accettazione di cui al fascicolo n. 5 de]la Commissione di studio dei materiali stradali del Consiglio Nazionale
delle Ricerche.
m) Mattoni. - Ì mattoni dovranno essere ben formati con facce regolari, a spigoli vivi, di grana fina, compatta ed
omogenea; presentare tutti i caratteri di una perfetta cottura, cioè essere duri, sonori alla percussione e non
vetrificati; essere esenti da calcinelli e scevri da ogni difetto che possa nuocere alla buona riuscita delle murature;
aderire fortemente alle malte; essere resistenti alla cristallizzazione dei solfati alcalini; non contenere solfati solubili
od ossidi alcalino-terrosi, ed infine non essere eccessivamente assorbenti.
Ì mattoni, inoltre, debbono resistere all'azione delle basse temperature, cioè se sottoposti quattro mattoni segati a
metà, a venti cicli di immersione in acqua a 35°C, per la durata di 3 ore e per altre 3 ore posti in frigorifero alla
temperatura di - 10°, i quattro provini fatti con detti laterizi sottoposti alla prova di compressione debbono offrire una
resistenza non minore dell'80% della resistenza presentata da quelli provati allo stato asciutto.
Ì mattoni di uso corrente dovranno essere parallelepipedi, di lunghezza doppia della larghezza, di modello costante
e presentare, sia a]l'asciutto che dopo prolungata immersione nell'acqua, una resistenza minima allo
schiacciamento di almeno 160 Kg/cm².
Essi dovranno corrispondere alle prescrizioni vigenti in materia.
n) MateriaIi ferrosi. - Ì materiali ferrosi da impiegare nei lavori dovranno essere esenti da scorie, soffiature,
brecciature, paglie o da qualsiasi altro difetto apparente o latente di fusione, laminazione, trafilatura, fucinatura e
simili.
Essi dovranno rispondere a tutte le condizioni previste dalle vigenti disposizioni legislative, dal D.M. 14 febbraio
1992, nonchè dalle norme U.N.Ì. vigenti e presentare inoltre, a seconda della loro qualità, i seguenti requisiti:
1° Ferro. - Ìl ferro comune dovrà essere di prima qualità, eminentemente duttile e tenace e di marcatissima
struttura fibrosa. Esso dovrà essere malleabile, liscio alla superficie esterna, privo di screpolature, senza
saldature aperte e senza altre soluzioni di continuità.
2° Acciaio dolce laminato. - L'acciaio extradolce laminato (comunemente chiamato ferro omogeneo) dovrà essere
eminentemente dolce e malleabile, perfettamente lavorabile a freddo ed a caldo, senza presentare screpolature
od alterazioni; dovrà essere saldabile e non suscettibile di prendere la tempra.
Alla rottura dovrà presentare struttura finemente granulare ed aspetto sericeo.
3° Acciaio fuso in getti. - L'acciaio in getti per cuscinetti, cerniere, rulli di ponti e per qualsiasi altro lavoro, dovrà
essere di prima qualità, esente da soffiature e da qualsiasi altro difetto.
4° L'acciaio sagomato ad alta resistenza dovrà soddisfare alle seguenti condizioni: il carico di sicurezza non deve
superare il 35% del carico di rottura; non deve inoltre superare il 40% del carico di snervamento quando il limite
elastico sia stato elevato artificialmente con trattamento a freddo (torsione, trafila), il 50% negli altri casi. Ìl carico
di sicurezza non deve comunque superare il limite massimo di 2400 kg/cm².
Detti acciai debbono essere impiegati con conglomerati cementizi di qualità aventi resistenza cubica a 28 giorni
di stagionatura non inferiore a chilogrammi/cm² 250; questa resistenza è riducibile a Kg/cm² 200 quando la
tensione nell'acciaio sia limitata a kg/cm² 2200.
Le caratteristiche e le modalità degli acciai ad aderenza migliorata saranno di quelle indicate nel D.M. 1° aprile
1983.
5° Ghisa. - La ghisa dovrà essere di prima qualità e di seconda fusione, dolce, tenace, leggermente malleabile,
facilmente lavorabile con la lima e con lo scalpello; di frattura grigia, finemente granosa e perfettamente
omogenea, esente da screpolature, vene, bolle, sbavature, asperità ed altri difetti capaci di menomarne la
resistenza. Dovrà essere inoltre perfettamente modellata.
E' assolutamente escluso l'impiego di ghise fosforose.
o) Legname. - Ì legnami, da impiegare in opere stabili o provvisorie, di qualunque essenza essi siano, dovranno
rispondere a tutte le prescrizioni di cui alle vigenti leggi, saranno provveduti tra le più scelte qualità della categoria
prescritta e non presenteranno difetti incompatibili con l'uso a cui sono destinati.
Ì requisiti e le prove dei legnami saranno quelli contenuti nelle vigenti norme U.N.Ì.
Ìl tavolame dovrà essere ricavato dalle travi più dritte, affinchè le fibre non riescano mozze dalla sega e si ritirino
nelle connessure. Ì legnami rotondi o pali dovranno provenire dal vero tronco dell'albero e non dai rami, dovranno
- 5 -
essere sufficientemente dritti, in modo che la congiungente i centri delle due basi non debba uscire in alcun punto
del palo; dovranno essere scortecciati per tutta la loro lunghezza e conguagliati alla superficie; la differenza fra i
diametri medi delle estremità non dovrà oltrepassare i 15 millesimi della lunghezza, nè il quarto del maggiore dei
due diametri.
Nei legnami grossolanamente squadrati ed a spigolo smussato, tutte le facce dovranno essere spianate e senza
scarniture, tollerandosene l'alburno o lo smusso in misura non maggiore di un sesto del lato della sezione
trasversale.
Ì legnami a spigolo vivo dovranno essere lavorati e squadrati a sega con le diverse facce esattamente spianate,
senza rientranze o risalti, e con gli spigoli tirati a filo vivo, senza alburno nè smusso di sorta.
p) Bitumi. - Debbono soddisfare alle "Norme per l'accettazione dei bitumi per usi stradali" di cui al "Fascicolo n. 2" del
Consiglio Nazionale delle Ricerche, ultima edizione.
Per trattamenti superficiali e semipenetrazione si adoperano i tipi B 180/200, B 130/150; per i trattamenti a
penetrazione, pietrischetti bitumati, tappeti si adoperano i tipi B 80/100, B 60/80; per conglomerati chiusi i tipi B
60/80, B 50/60, B 40/50, B 30/40; per asfalto colato il tipo B 20/30.
q) Bitumi Iiquidi. - Debbono soddisfare alle "Norme per l'accettazione dei bitumi liquidi per usi stradali" di cui al
"Fascicolo n. 7" del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ultima edizione.
Per i trattamenti a caldo si usano i tipi BL 150/300 e BL 350/700 a seconda della stagione e del clima.
r) EmuIsioni bituminose. - Debbono soddisfare alle "Norme per l'accettazione delle emulsioni bituminose per usi
stradali" di cui al "Fascicolo n. 3" del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ultima edizione.
s) Catrami. - Debbono soddisfare alle "Norme per l'accettazione dei catrami par usi stradali" di cui al "Fascicolo n. 1"
del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ultima edizione.
Per i trattamenti si usano i tre tipi: C 10/40, C 40/125, C 125/500.
t) PoIvere asfaItica. - Deve soddisfare alle "Norme per l'accettazione delle polveri di rocce asfaltiche per
pavimentazioni stradali" di cui al "Fascicolo n. 6" del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ultima edizione.
u) OIii mineraIi. - Gli olii da impiegarsi nei trattamenti in polvere di roccia asfaltica a freddo, sia di prima che di
seconda mano, potranno provenire:
da rocce asfaltiche o scisto-bituminose;
da catrame;
da grezzi di petrolio;
da opportune miscele dei prodotti suindicati.
Gli olii avranno caratteristiche diverse a seconda che dovranno essere impiegati con polvere di roccia asfaltica di
provenienza abruzzese o siciliana ed a seconda della stagione in cui i lavori verranno eseguiti. Se d'inverno, si
ricorrerà al tipo di cui alla lett. A; se d'estate, al tipo di cui alla lett. B.
Caratteristiche di olii da impiegarsi con polveri di roccia asfaltica di provenienza abruzzese
CARATTERÌSTÌCHE Tipo A (invernale) Tipo B (estivo)
Viscosità Engler a 25°
Acqua
Distillato fono a 200°C
Residuo a 330 °C
Punto di rammollimento del residuo (palla e anello)
Contenuto in fenoli
3/6
max 0,5 %
max 10 % (in peso)
min 25 % (in peso)
30/45
max 4 %
4/8
max 0,5 %
max 5% (in peso)
min. 30% (in peso)
35/70
max 4 %
Caratteristiche di olii da impiegarsi con polveri di roccia asfaltica di provenienza siciliana
CARATTERÌSTÌCHE Tipo A (invernale) Tipo B (estivo)
Viscosità Engler a 50°
Acqua
Distillato fono a 230°C
Residuo a 330 °C
Punto di rammollimento del residuo (palla e anello)
Contenuto in fenoli
max 10
max 0,5 %
max 10 % (in peso)
min 45 %
55/70
max 4 %
max 15
max 0,5 %
max 5% (in peso)
min. 5% (in peso)
55/70
max 4 %
Tutti i tipi suindicati potranno, in caso di necessità, essere riscaldati ad una temperatura non eccedenti i 60°C.
- 6 -
Prove dei materiaIi
Ìn correlazione a quanto prescritto circa la qualità e le caratteristiche dei materiali per la loro accettazione, l'Ìmpresa
sarà obbligata a prestarsi in ogni tempo alle prove dei materiali impiegati o da impiegarsi, nonchè a quelle di campioni di
lavori eseguiti, da prelevarsi in opera, sottostando a tutte le spese di prelevamento ed invio di campioni ad Ìstituto
Sperimentale debitamente riconosciuto.
L'Ìmpresa sarà tenuta a pagare le spese per dette prove, secondo le tariffe degli istituti stessi.
Dei campioni potrà essere ordinata la conservazione nel competente Ufficio Dirigente, munendoli di sigilli e firma del
Direttore dei lavori e dell'Ìmpresa, nei modi più adatti a garantire l'autenticità.
Art. 1.5
TRACCIAMENTI
Prima di porre mano ai lavori di sterro o riporto, Ì'Ìmpresa è obbligata ad eseguire la picchettazzione completa del
lavoro, in modo che risultino indicati i limiti degli scavi e dei riporti in base alla larghezza del piano stradale, all'inclinazione
delle scarpate, alla formazione delle cunette. A suo tempo dovrà pure stabilire, nei tratti che fosse per indicare la
Direzione dei lavori, le modine o garbe necessarie a determinare con precisione l'andamento delle scarpate tanto degli
sterri che dei rilevati, curandone poi la conservazione e rimettendo quelli manomessi durante l'esecuzione dei lavori.
Qualora ai lavori in terra siano connesse opere murarie, l'Ìmpresa dovrà procedere al tracciamento di esse, pure con
l'obbligo della conservazione dei picchetti, ed, eventualmente, delle modine, come per i lavori in terra.
Art. 1.6
SCAVI E RILEVATI IN GENERE
Gli scavi ed i rilevati occorrenti per la formazione del corpo stradale e per ricavare i relativi fossi, cunette, accessi,
passaggi, rampe e simili, saranno eseguiti conforme le previsioni di progetto, salvo le eventuali varianti che fosse per
disporre la Direzione dei lavori; dovrà essere usata ogni esattezza nello scavare i fossi, nello spianare e sistemare i
marciapiedi o banchine, nel configurare le scarpate e nel profilare i cigli della strada, che dovranno perciò risultare paralleli
all'asse stradale.
L'Ìmpresa dovrà consegnare le trincee e i rilevati, nonchè gli scavi o riempimenti in genere, al giusto piano prescritto,
con scarpate regolari e spianate, con i cigli bene tracciati e profilati, compiendo a sue spese, durante l'esecuzione dei
lavori, fino al collaudo, gli occorrenti ricarichi o tagli, la ripresa e sistemazione delle scarpate e banchine e l'espurgo dei
fossi.
Ìn particolare si prescrive:
a) Scavi. - Nell'esecuzione degli scavi l'Ìmpresa dovrà procedere in modo che i cigli siano diligentemente profilati, le
scarpate raggiungano l'inclinazione prevista nel progetto o che sarà ritenuta necessaria e prescritta con ordine di
servizio dalla Direzione dei lavori allo scopo di impedire scoscendimenti, restando essa, oltrechè totalmente
responsabile di eventuali danni alle persone ed alle opere, altresì obbligata a provvedere a suo carico e spese alla
rimozione delle materie franate in caso di inadempienza delle disposizioni all'uopo impartitele.
L'Ìmpresa dovrà sviluppare i movimenti di materie con adeguati mezzi e con sufficiente mano d'opera in modo da
dare gli scavi, possibilmente, completi a piena sezione in ciascun tratto iniziato. Ìnoltre, dovrà aprire senza indugio i
fossi e le cunette occorrenti e, comunque, mantenere efficienti, a sua cura e spese, il deflusso delle acque anche,
se occorra, con canali fugatori.
Le materie provenienti dagli scavi per l'apertura della sede stradale, non utilizzabili e non ritenute idonee, a giudizio
de]la Direzione dei lavori, per la formazione dei rilevati o per altro impiego nei lavori, dovranno essere portate a
rifiuto, fuori della sede stradale, depositandole su aree che l'Ìmpresa dovrà provvedere a sua cura e spese.
Le località per tali depositi a rifiuto dovranno essere scelte in modo che le materie depositate non arrechino danno
ai lavori od alle proprietà pubbliche e private nonchè al libero deflusso delle acque pubbliche e private.
La Direzione dei lavori potrà fare asportare, a spese dell'Ìmpresa, le materie depositate in contravvenzione alle
precedenti disposizioni. Qualora i materiali siano ceduti all'Appaltatore, si applica il disposto del Capitolato generale,
art. 40, comma 3.
b) RiIevati. - Per la formazione dei rilevati si impiegheranno in generale e salvo quanto segue, fino al loro totale
esaurimento, tutte le materie provenienti dagli scavi di cui alla lettera a) precedente, in quanto disponibili ed adatte,
a giudizio insindacabile della Direzione dei lavori, per la formazione dei rilevati, dopo provveduto alla cernita e
separato accatastamento dei materiali che si ritenessero idonei per la formazione di ossature, inghiaiamenti,
costruzioni murarie, ecc., i quali restano di proprietà dell'Amministrazione come per legge. Potranno essere altresì
utilizzate nei rilevati, per la loro formazione, anche le materie provenienti da scavi di opere d'arte di cui al seguente
titolo B) e semprechè disponibile ed egualmente ritenute idonee e previa cernita e separazione dei materiali
utilizzabili di cui sopra. Quando venissero a mancare in tutto o in parte i materiali di cui sopra, ed infine per le strade
da eseguire totalmente in rilevato, si provvederanno le materie occorrenti scavandole, o come si suol dire
- 7 -
prelevandole, da cave di prestito che forniscano materiali riconosciuti pure idonei dalla Direzione dei lavori; le quali
cave potranno essere aperte dovunque l'Ìmpresa riterrà di sua convenienza, subordinatamente soltanto alla
cennata idoneità delle materie da portare in rilevato ed al rispetto delle vigenti disposizioni di legge in materia di
polizia mineraria e forestale, nonchè stradale, nei riguardi delle eventuali distanze di escavazione lateralmente alla
costruenda strada.
Le dette cave di prestito da aprire a totale cura e spese dell'Ìmpresa alla quale sarà corrisposto il solo prezzo
unitario di elenco per le materie scavate di tale provenienza, debbono essere coltivate in modo che, tanto durante
l'esecuzione degli scavi quanto a scavo ultimato, sia provveduto al loro regolare e completo scolo e restino impediti
ristagni di acqua ed impaludamenti. A tale scopo Ì'Ìmpresa, quando occorra, dovrà aprire, sempre a sua cura e
spese, opportuni fossi di scolo con sufficiente pendenza.
Le cave di prestito, che siano scavate lateralmente alla strada, dovranno avere una profondità tale da non
pregiudicare la stabilità di alcuna parte dell'opera appaltata, nè comunque danneggiare opere pubbliche o private.
Ìl suolo costituente la base sulla quale si dovranno impiantare i rilevati che formano il corpo stradale, od opere
consimili, dovrà essere accuratamente preparato, espurgandolo da piante, cespugli, erbe, canne, radici e da
qualsiasi altra materia eterogenea, e trasportando fuori della sede del lavoro le materie di rifiuto.
La base dei suddetti rilevati, se ricadente su terreno pianeggiante, dovrà essere inoltre arata, e se cadente sulla
scarpata di altro rilevato esistente o su terreno a declivio trasversale superiore al quindici per cento, dovra essere
preparata a gradini alti circa 30 cm, con inclinazione inversa a quella del rilevato esistente o del terreno.
La terra da trasportare nei rilevati dovrà essere anch'essa previamente espurgata da erbe, canne, radici e da
qualsiasi altra materia eterogenea e dovrà essere disposta in rilevato a cordoli alti da 0,30 m a 0,50 m, bene pigiata
ed assodata con particolare diligenza specialmente nelle parti addossate alle murature.
Sarà obbligo delÌ'Ìmpresa, escluso qualsiasi compenso, di dare ai rilevati, durante la loro costruzione, quelle
maggiori dimensioni richieste dall'assestamento delle terre, affinchè, all'epoca del collaudo, i rilevati eseguiti
abbiano dimensioni non inferiori a quelle prescritte.
Non si potrà sospendere la costruzione di un rilevato, qualunque sia la causa, senza che ad esso sia stata data una
configurazione tale da assicurare lo scolo delle acque piovane. Nella ripresa del lavoro, il rilevato già eseguito dovrà
essere espurgato dalle erbe e cespugli che vi fossero nati, nonchè configurato a gradoni, praticandovi inoltre dei
solchi per il collegamento delle nuove materie con quelle prima impiegate.
Qualora gli scavi ed il trasporto avvengano meccanicamente, si avrà cura che il costipamento sia realizzato
costruendo il rilevato in strati di modesta altezza non eccedenti i 30 o i 50 centimetri. Comunque, dovrà farsi in
modo che durante la costruzione si conservi un tenore di acqua conveniente, evitando di formare rilevati con terreni
la cui densità ottima sia troppo rapidamente variabile col tenore in acqua, e si eseguiranno i lavori, per quanto
possibile, in stagione non piovosa, avendo cura, comunque, di assicurare lo scolo delle acque superficiali e
profonde durante la costruzione.
Per il rivestimento delle scarpate si dovranno impiegare terre vegetali per gli spessori previsti in progetto od ordinati
dalla Direzione dei lavori.
Art. 1.7
RILEVATI COMPATTATI
Ì rilevati compattati saranno costituiti da terreni adatti, esclusi quelli vegetali (vedi norme di cui all'art. "Qualità e
Provenienza dei Materiali" lettera f), da mettersi in opera a strati non eccedenti i 25-30 cm costipati meccanicamente
mediante idonei attrezzi (rulli a punte, od a griglia, nonchè quelli pneumatici zavorrati secondo la natura del terreno ed
eventualmente lo stadio di compattazione - o con piastre vibranti) rego]ando il numero dei passaggi e l'aggiunta dell'acqua
(innaffiamento) in modo da ottenere ancor qui una densità pari al 90% di quella Proctor. Ogni strato sarà costipato nel
modo richiesto prima di procedere a ricoprirlo con altro strato, ed avrà superiormente la sagoma della monta richiesta per
l'opera finita, così da evitarsi ristagni di acqua e danneggiamenti. Qualora nel materiale che costituisce il rilevato siano
incluse pietre, queste dovranno risultare ben distribuite nell'insieme dello strato: comunque nello strato superiore sul quale
appoggia l'impianto della sovrastruttura tali pietre non dovranno avere dimensioni superiori a 10 cm.
Ìl terreno di impianto dei rilevati compattati che siano di altezza minore di 0,50 m, qualora sia di natura sciolta o troppo
umida, dovrà ancor esso essere compattato, previa scarificazione, al 90% della densità massima, con la relativa umidità
ottima. Se detto terreno di impianto del rilevato ha scarsa portanza lo si consoliderà preliminarmente per l'altezza
giudicata necessaria, eventualmente sostituendo il terreno in posto con materiali sabbiosi o ghiaiosi.
Particolare cura dovrà aversi nei riempimenti e costipazioni a ridosso dei piedritti, muri d'ala, muri andatori ed opere
d'arte in genere.
Sarà obbligo dell'Ìmpresa, escluso qualsiasi compenso, di dare ai rilevati, durante la loro costruzione, quelle maggiori
dimensioni richieste dall'assestamento delle terre, affinchè all'epoca del collaudo i rilevati eseguiti abbiano dimensioni non
inferiori a quelle prescritte.
Fa parte della formazione del rilevato oltre la profilatura delle scarpate e delle banchine e dei cigli, e la costruzione
degli arginelli se previsti, il ricavare nella piattaforma, all'atto della costruzione e nel corso della sistemazione, il cassonetto
di dimensione idonea a ricevere l'ossatura di sottofondo e la massicciata.
Non si potrà sospendere la costruzione di un rilevato, qualunque ne sia la causa, senza che ad esso sia stata data una
configurazione tale da assicurare lo scolo delle acque piovane. Nella ripresa del lavoro il rilevato già eseguito dovrà
- 8 -
essere spurgato dalle erbe e cespugli che vi fossero nati, nonchè configurato a gradoni, praticandovi inoltre dei solchi per
il collegamento delle nuove materie con quelle prima impiegate.
Ìn corso di lavoro l'Ìmpresa dovrà curare l'apertura di fossetti di guardia a monte scolanti, anche provvisori, affinchè le
acque piovane non si addossino alla base del rilevato in costruzione.
Nel caso di rilevati compattati su base stabilizzata, i fossi di guardia scolanti al piede dei rilevati dovranno avere
possibilmente il fondo più basso dell'impianto dello strato stabilizzato.
Art. 1.8
RILEVATI E RINTERRI ADDOSSATI ALLE MURATURE
E RIEMPIMENTI CON PIETRAME
Per rilevati e rinterri da addossarsi alle murature dei manufatti o di altre opere qualsiasi, si dovranno sempre impiegare
materie sciolte, silicee o ghiaiose, restando vietato in modo assoluto l'impiego di quelle argillose ed in generale di tutte
quelle che con l'assorbimento di acqua si rammolliscono e si gonfiano, generando spinte.
Nella formazione dei suddetti rilevati, rinterri e riempimenti, dovrà essere usata ogni diligenza perchè la loro
esecuzione proceda per stati orizzontali di eguale altezza da tutte le parti, disponendo contemporaneamente le materie
bene sminuzzate con la maggiore regolarità e precauzione, in modo da caricare uniformemente la murature su tutti i lati e
da evitare le sfiancature che potrebbero derivare da un carico male distribuito.
Le materie trasportate in rilevato o rinterro con vagoni o carretti non potranno essere scaricate direttamente contro le
murature, ma dovranno depositarsi in vicinanza dell'opera per essere riprese e poi trasportate con carriole, barelle ed altro
mezzo, purchè a mano, al momento della formazione dei suddetti rinterri.
Per tali movimenti di materie dovrà sempre provvedersi alla pilonatura delle materie stesse, da farsi per quella
larghezza e secondo le prescrizioni che verranno indicate dalla Direzione dei lavori.
E' vietato di addossare terrapieni a murature di fresca costruzione.
Tutte le riparazioni o ricostruzioni che si rendessero necessarie per la mancata od imperfetta osservanza delle
prescrizioni del presente articolo, saranno a tutto carico dell'Ìmpresa.
Nella effettuazione dei rinterri l'Ìmpresa dovrà attenersi alle seguenti prescrizioni ed oneri:
a) La bonifica del terreno dovrà essere eseguita, oltre quando prevista dal progetto, ogni qualvolta nel corso dei lavori
si dovessero trovare delle zone di terreno non idoneo e/o comunque non conforme alle specifiche di progetto.
b) Se il terreno in sito risultasse altamente compressibile, non compattabile, dotato di scadenti caratteristiche
meccaniche o contenente notevoli quantità di sostanze organiche, esso dovrà essere sostituito con materiale
selezionato appartenente ai gruppi secondo UNÌ-CNR 10006:
- A1, A2, A3 se proveniente da cave di prestito;
- A1, A2, A3, A4 se proveniente dagli scavi.
Ìl materiale dovrà essere messo in opera a strati di spessore non superiore a 50 cm (materiale sciolto) e
compattato fino a raggiungere il 95% della densità secca AASHTO. Per il materiale dei gruppi A2 ed A4 gli strati
dovranno avere spessore non superiore a 30 cm (materiale sciolto). Ìl modulo di deformazione dovrà risultare non
inferiore a 200 kg/cm2 su ogni strato finito.
c) Nel caso in cui la bonifica di zone di terreno di cui al punto b) debba essere eseguita in presenza d'acqua, l'Ìmpresa
dovrà provvedere ai necessari emungimenti per mantenere costantemente asciutta la zona di scavo da bonificare
fino ad ultimazione dell'attività stessa; per il rinterro dovrà essere utilizzato materiale selezionato appartenente
esclusivamente ai gruppi A1 ed A3 secondo UNÌCNR 10006.
d) Al di sotto del piano di posa dei rilevati dovrà essere eseguito un riempimento di spessore non inferiore a 50 cm
(materiale compattato) avente funzione di drenaggio. Questo riempimento sarà costituito da ghiaietto o pietrischetto
di dimensioni comprese fra 4 e 20 mm con percentuale massima del 5% di passante al crivello 4 UNÌ.
Ìl materiale dovrà essere steso in strati non superiori a 50 cm (materiale soffice) e costipato mediante rullatura fino
ad ottenere un modulo di deformazione non inferiore a 200 kg/cm2.
Ì riempimenti di pietrame a secco per drenaggi, fognature, vespai, banchettoni di consolidamento e simili, dovranno
essere formati con pietre da collocarsi in opera a mano e ben costipate, al fine di evitare cedimenti per effetto dei carichi
superiori.
Per drenaggi o fognature si dovranno scegliere le pietre più grosse e regolari e possibilmente a forma di lastroni per
impiegarle nella copertura dei sottostanti pozzetti e cunicoli, ed usare negli strati inferiori il pietrame di maggiori
dimensioni, impiegando, nell'ultimo strato superiore, pietrame minuto, ghiaia o anche pietrisco, per impedire alle terre
sovrastanti di penetrare o scendere, otturando così gli interstizi fra le pietre. Sull'ultimo strato di pietrisco si dovranno
pigiare convenientemente le terre, con le quali dovrà completarsi il riempimento dei cavi aperti per la costruzione delle
fognature o drenaggi.
Art. 1.9
SCAVI DI SBANCAMENTO
Per scavi di sbancamento o tagli a sezione aperta si intendono quelli praticati al di sopra del piano orizzontale,
passante per il punto più depresso del terreno naturale o per il punto più depresso delle trincee o splateamenti,
- 9 -
precedentemente eseguiti ed aperti almeno da un lato.
Quando l'intero scavo debba risultare aperto su di un lato (caso di un canale fugatore) e non venga ordinato lo scavo a
tratti, il punto più depresso è quello terminale.
Appartengono alla categoria degli scavi di sbancamento così generalmente definiti tutti i cosiddetti scavi di
splateamento e quelli per allargamento di trincee, tagli di scarpate di rilevati per costruirvi opere di sostegno, scavi per
incassatura di opere d'arte (spalle di ponti, spallette di briglie, ecc.) eseguiti superiormente al piano orizzontale
determinato come sopra, considerandosi come piano naturale anche l'alveo dei torrenti e dei fiumi.
Art. 1.10
MALTE E CONGLOMERATI
Ì quantitativi dei diversi materiali da impiegare per la composizione delle malte e dei conglomerati dovranno
corrispondere alle seguenti proporzioni:
1° Malta comune:
Calce comune in pasta
Sabbia
0,45 m³
0,90 m³
2° Malta semidraulica di pozzolana:
Calce comune in pasta
Sabbia
Pozzolana 0,45 m³
0,45 m³
0,45 m³
3° Malta idraulica:
Calce idraulica
Sabbia ... q
0,90 m³
4° Malta idraulica di pozzolana:
Calce comune in pasta
Pozzolana
0,45 m³
0,90 m³
5° Malta cementizia:
Agglomerante cementizio a lenta presa
Sabbia ... q
1,00 m³
6° Malta cementizia (per intonaci):
Agglomerante cementizio a lenta presa
Sabbia ... q
1,00 m³
7° Calcestruzzo idraulico (per fondazione):
Malta idraulica
Pietrisco o ghiaia
0,45 m³
0,90 m³
8° Smalto idraulico per cappe:
Malta idraulica
Pietrisco
0,45 m³
0,90 m³
9° Conglomerato cementizio (per fondazioni non armate):
Cemento normale (a lenta presa)
Sabbia
Pietrisco o ghiaia
2,00 q
0,400 m³
0,800 m³
10° Conglomerato cementizio (per cunette, piazzuole, ecc.):
Agglomerante cementizio a lenta presa
Sabbia
Pietrisco o ghiaia
2÷2,5 q
0,400 m³
0,800 m³
- 10 -
11° Conglomerato per calcestruzzi semplici ed armati:
Cemento
Sabbia
Pietrisco e ghiaia
3,00 q
0,400 m³
0,800 m³
12° Conglomerato cementizio per pietra artificiale (per
parapetti o coronamenti di ponti, ponticelli o tombini):
Agglomerante cementizio a lenta presa
Sabbia
Pietrisco o ghiaia
Graniglia marmo nella parte vista battuta a martellina

3,50 q
0,400 m³
0,800 m³
... m³
13° Conglomerato per sottofondo di pavimentazioni in cemento a
doppio strato:
Agglomerante cementizio a lenta presa
Sabbia
Pietrisco
2,00 q
0,400 m³
0,800 m³
14° Conglomerato per lo strato di usura di pavimenti in
cemento a due strati, oppure per pavimentazioni ad
unico strato:
Cemento ad alta resistenza
Sabbia
Pietrisco
3.50 q
0,400 m³
0,800 m³
Quando la Direzione dei lavori ritenesse di variare tali proporzioni, l'Ìmpresa sarà obbligata ad uniformarsi alle
prescrizioni della medesima, salvo le conseguenti variazioni di prezzo in base alle nuove proporzioni previste. i materiali,
le malte ed i conglomerati, esclusi quelli forniti in sacchi di peso determinato, dovranno ad ogni impasto essere misurati
con apposite casse della capacità prescritta dalla Direzione dei lavori e che l'Ìmpresa sarà in obbligo di provvedere e
mantenere a sue spese costantemente su tutti i piazzali ove verrà effettuata la manipolazione.
La calce spenta in pasta non dovrà essere misurata in fette come viene estratta con badile dal calcinaio, ma bensì
dopo essere stata rimescolata e ricondotta ad una pasta omogenea consistente e bene unita.
L'impasto dei materiali dovrà essere fatto a braccia d'uomo, sopra aree convenientemente pavimentate, oppure a
mezzo di macchine impastatrici o mescolatrici.
Gli ingredienti componenti le malte cementizie saranno prima mescolati a secco, fino ad ottenere un miscuglio di tinta
uniforme, il quale verrà poi asperso ripetutamente con la minore quantità di acqua possibile ma sufficiente, rimescolando
continuamente.
Nella composizione di calcestruzzi con malta di calce comune od idraulica, si formerà prima l'impasto della malta con
le proporzioni prescritte, impiegando la minore quantità di acqua possibile, poi si distribuirà la malta sulla ghiaia o pietrisco
e si mescolerà il tutto fino a che ogni elemento sia per risultare uniformemente distribuito nella massa ed avviluppato di
malta per tutta la superficie.
Per i conglomerati cementizi semplici o armati gli impasti dovranno essere eseguiti in conformità alle prescrizioni del
D.M. 9-1-1996.
Quando sia previsto l'impiego di acciai speciali sagomati ad alto limite elastico deve essere prescritto lo studio
preventivo della composizione del conglomerato con esperienze di laboratorio sulla granulometria degli inerti e sul
dosaggio di cemento per unità di volume del getto.
Ìl quantitativo d'acqua deve essere il minimo necessario compatibile con una sufficiente lavorabilità del getto e
comunque non superiore allo 0,4 in peso del cemento, essendo inclusa in detto rapporto l'acqua unita agli inerti, il cui
quantitativo deve essere periodicamente controllato in cantiere.
Ì getti debbono essere convenientemente vibrati.
Durante i lavori debbono eseguirsi frequenti controlli della granulometria degli inerti, mentre la resistenza del
conglomerato deve essere comprovata da frequenti prove a compressione su cubetti prima e durante i getti.
Gli impasti sia di malta che di conglomerato, dovranno essere preparati solamente nella quantità necessaria, per
l'impiego immediato, cioè dovranno essere preparati volta per volta e per quanto è possibile in vicinanza del lavoro. Ì
residui di impasti che non avessero, per qualsiasi ragione, immediato impiego dovranno essere gettati a rifiuto, ad
eccezione di quelli di malta formati con calce comune, che potranno essere utilizzati però nella sola stessa giornata del
loro confezionamento.
Art. 1.11
MURATURA DI MATTONI
- 11 -
Ì mattoni all'atto del loro impiego dovranno essere abbondantemente bagnati sino a sufficiente saturazione per
immersione prolungata e mai per aspersione. Essi dovranno mettersi in opera con le connessure alternate in corsi ben
regolari e normali alla superficie esterna; saranno posati sopra uno strato di malta e premuti sopra di esso in modo che la
malta rimonti all'ingiro e riempia tutte le connessure.
La larghezza delle connessure non dovrà essere maggiore di 8, nè minore di 5 mm.
Ì giunti non verranno rabboccati durante la costruzione per dare maggiore presa all'intonaco od alla stuccatura col
ferro.
Le malte da impiegarsi nelle murature e mattoni dovranno essere passate al setaccio per evitare che i giunti fra i
mattoni riescano superiori ai limiti di tolleranza fissati.
Le murature di rivestimento saranno fatte a ricorsi bene allineati e collegantisi a morsa con la parte interna.
Se la muratura dovesse eseguirsi a paramento visto (cortina) si dovrà avere cura di scegliere per le facce esterne i
mattoni di miglior cottura, meglio formati e di colore più uniforme, disponendoli con perfetta regolarità e ricorrenza nelle
connessure orizzontali, alternando con precisione i giunti verticali.
Ìn questo genere di paramento le connessure di faccia vista non dovranno avere grossezza maggiore di 5 mm, e
previa loro raschiatura e pulitura, dovranno essere profilate con malta idraulica o di cemento, diligentemente compresse e
lisciate con apposito ferro, senza sbavature.
Le sordine, gli archi, le piattabande e le volte dovranno essere costruite in modo tale che i mattoni siano sempre
disposti in direzione normale alla curva di intradosso tracciata sopra la centinatura e le connessure dei giunti non
dovranno mai eccedere la larghezza di 5 mm all'intradosso e 10 mm all'estradosso.
Art. 1.12
DEMOLIZIONI
Le demolizioni in genere saranno eseguite con ordine e con le necessarie precauzioni, in modo da prevenire qualsiasi
infortunio agli addetti al lavoro, rimanendo perciò vietato di gettare dall'alto i materiali in genere, che invece dovranno
essere trasportati o guidati in basso, salvo che vengano adottate opportune cautele per evitare danni ed escludere
qualunque pericolo.
Nelle demolizioni Ì'Ìmpresa dovrà procedere in modo da non deteriorare i materiali che possano ancora, a giudizio
della Direzione dei lavori, impiegarsi utilmente, sotto pena di rivalsa di danni verso l'Amministrazione; alla quale spetta ai
sensi dell'art. 40 del Capitolato generale la proprietà di tali materiali, alla pari di quello proveniente dagli scavi in genere, di
cui è cenno nell'art."Scavi e Rilevati in Genere", lettera a); e Ì'Ìmpresa dovrà provvedere per la loro cernita, trasporto in
deposito, ecc., in conformità e con tutti gli oneri previsti nel citato art. 40.
La Direzione dei lavori si riserva di disporre con sua facoltà insindacabile l'impiego dei suddetti materiali utili per
l'esecuzione dei lavori appaltati, da valutarsi con i prezzi ad essi attribuiti in elenco, ai sensi del citato art. 40 del Capitolato
generale.
Ì materiali non utilizzati provenienti dalle demolizioni dovranno sempre, e al più presto, venire trasportati, a cura e
spese dell'Ìmpresa, in rifiuto alle pubbliche discariche e comunque fuori la sede dei lavori con le norme o cautele disposte
per gli analoghi scarichi in rifiuto di materie di cui all'art. "Scavi e Rilevati in Genere", lettera a).

Art.1.13
CARREGGIATA: PREPARAZIONE DEL SOTTOFONDO
Ìl terreno interessato dalla costruzione del corpo stradale che dovrà sopportare direttamente o la sovrastruttura o
rilevati, verrà preparato asportando il terreno vegetale per tutta la superficie e per la profondità fissata dal progetto o
stabilita dalla Direzione dei lavori.
Ì piani di posa dovranno anche essere liberati da qualsiasi materiale di altra natura vegetale, quali radici, cespugli,
alberi.
Per l'accertamento del raggiungimento delle caratteristiche particolari dei sottofondi qui appresso stabilite, agli effetti
soprattutto del grado di costipamento e dell'umidità in posto, l'Ìmpresa, indipendentemente ai controlli che verranno
eseguiti dalla Direzione dei lavori, dovrà provvedere a tutte le prove e determinazioni necessarie.
A tal uopo dovrà quindi, a sue cure e spese, installare in cantiere un laboratorio con le occorrenti attrezzature.
Le determinazioni necessarie per la caratterizzazione dei terreni ai fini della loro possibilità e modalità d'impiego,
verranno preventivamente fatte eseguire dalla Direzione dei Lavori.
Rimosso il terreno costituente lo strato vegetale, estirpate le radici fino ad un metro di profondità sotto il piano di posa
e riempite le buche così costituite si procederà, in ogni caso, ai seguenti controlli:
a) determinazione del peso specifico apparente del secco del terreno in sito e di quello massimo determinato in
laboratorio;
b) determinazione dell'umidità in sito in caso di presenza di terre sabbiose, ghiaiose o limose;
c) determinazione dell'altezza massima delle acque sotterranee nel caso di terre limose.
Art. 1.14
- 12 -
COSTIPAMENTO DEL TERRENO IN SITO
A) Se sul terreno deve essere appoggiata la sovrastruttura direttamente o con l'interposizione di un rilevato di altezza
minore di 50 cm, si seguiranno le seguenti norme:
a) per le terre sabbiose o ghiaiose, si dovrà provvedere al costipamento del terreno per uno spessore di almeno 25
cm con adatto macchinario fino ad ottenere un peso specifico apparente del secco in sito, pari almeno al 95% di
quello massimo ottenuto in laboratorio;
b) per le terre limose, in assenza d'acqua, si procederà come al precedente capo a);
c) per le terre argillose si provvederà alla stabilizzazione del terreno in sito, mescolando ad esso altro idoneo, in modo
da ottenere un conglomerato a legante naturale, compatto ed impermeabile, dello spessore che verrà indicato volta
per volta e costipato fino ad ottenere un peso specifico apparente del secco pari al 95% del massimo ottenuto in
laboratorio. Nel caso in cui le condizioni idrauliche siano particolarmente cattive, il provvedimento di cui sopra sarà
integrato con opportune opere di drenaggio.
B) Se il terreno deve sopportare un rilevato di altezza maggiore di 0,50 m:
a) per terre sabbiose o ghiaiose si procederà al costipamento del terreno con adatto macchiano per uno spessore di
almeno 25 cm, fino ad ottenere un peso specifico apparente del secco pari all'85% del massimo ottenuto in
laboratorio per rilevati aventi un'altezza da 0,50 m a 3 m, e pari all'80% per rilevati aventi un'altezza superiore a 3
m;
b) per le terre limose, in assenza di acqua, si procederà come indicato al comma a);
c) per le terre argillose si procederà analogamente a quanto indicato al punto c) del Capo A).
Ìn presenza di terre torbose si procederà in ogni caso alla sostituzione del terreno con altro tipo sabbioso-ghiaioso
per uno spessore tale da garantire una sufficiente ripartizione del carico.
Art. 1.15
MODIFICAZIONE DELLA UMIDITA' IN SITO
L'umidità di costipamento non dovrà mai essere maggiore del limite di ritiro diminuito del 5%; nel caso che l'umidità del
terreno in sito sia maggiore di questo valore, occorrerà diminuire questo valore dell'umidità in loco, mescolando alla terra,
per lo spessore che verrà indicato dalla Direzione dei lavori, altro materiale idoneo asciutto, o lasciando asciugare all'aria
previa disgregazione.
Qualora operando nel modo suddetto l'umidità all'atto del costipamento, pari a quella del limite del ritiro diminuito del
5%, risultasse inferiore a quella ottima ottenuta in laboratorio, dovrà provvedersi a raggiungere il prescritto peso specifico
apparente aumentando il lavoro meccanico di costipamento.
Art. 1.16
FONDAZIONI
Quando occorra, la massicciata deve essere munita di una fondazione che, a seconda delle particolari condizioni dei
singoli lavori, viene realizzata con una delle seguenti strutture:
a) in pietrame o ciottolami;
b) in misto di ghiaia (o pietrisco) e sabbia; o materiale prevalentemente sabbioso;
c) in materiale di risulta, come i prodotti di recupero delle demolizioni di precedenti massicciate o di costruzioni
edilizie, i detriti di frantumazione, le scorie, le ceneri, ecc., purchè nei materiali di risulta delle demolizioni non
esistano malte gessose;
d) in terra stabilizzata.
Art. 1.17
FONDAZIONE IN PIETRAME E CIOTTOLAMI
Per la formazione della fondazione in pietrame e ciottolami entro apposito cassonetto scavato nella piattaforma
stradale, dovranno costruirsi tre guide longitudinali di cui due laterali ed una al centro e da altre guide trasversali alla
distanza reciproca di metri 15, eseguite accuratamente con pietre e ciottoloni scelti ed aventi le maggiori dimensioni,
formando così dei riquadri da riempire con scapoli di pietrame o ciottoloni di altezza non minore di 20 cm e non superiore
a 25 cm, assestati a mano, con le code in alto e le facce più larghe in basso bene accostati fra loro e con gli interstizi
serrati a forza mediante scaglie.
Ove la Direzione dei lavori, malgrado l'accurata esecuzione dei sottofondi, reputi necessario che prima di spargere su
di essi il pietrisco o la ghiaia sia provveduto alla loro rullatura e sagomatura, tale lavoro sarà eseguito in economia
(qualora non esista all'uopo apposito prezzo di elenco) e pagato a parte in base ai prezzi di elenco per la fornitura ed
impiego di compressori di vario peso.
Ove tale rullatura si renda invece necessaria per deficienze esecutive nella tessitura dei sottofondi, l'Ìmpresa sarà
obbligata a provvedere a sua totale cura e spesa alla cilindratura.
A lavoro ultimato, la superficie dei sottofondi dovrà avere sagoma trasversale parallela a quella che in definitivo si
- 13 -
dovrà dare alla superficie della carreggiata, o dal pavimento sovrapposto che dovrà costituire la carreggiata stessa.
Qualora per la natura del terreno di sottofondo e per condizioni igrometriche, possa temersi un anormale
affondamento del materiale di fondazione, occorre stendere preventivamente su detto terreno uno strato di sabbia o
materiale prevalentemente sabbioso di adeguato spessore ed in ogni caso non inferiore a 10 cm.
Art. 1.18
FONDAZIONE IN GHIAIA O PIETRISCO E SABBIA
Le fondazioni con misti di ghiaia o pietrisco e sabbia dovranno essere formate con uno strato di materiale di spessore
uniforme e di altezza proporzionata sia alla natura del sottofondo che alle caratteristiche del traffico. Di norma lo spessore
dello strato da cilindrare non dovrà essere inferiore a 20 cm.
Lo strato deve essere assestato mediante cilindratura. Se il materiale lo richiede per scarsità di potere legante, è
necessario correggerlo con materiale adatto, aiutandone la penetrazione mediante leggero innaffiamento, tale che l'acqua
non arrivi al sottofondo.
Le cilindrature dovranno essere condotte procedendo dai fianchi verso il centro. A lavoro finito, la superficie dovrà
risultare parallela a quella prevista per il piano viabile.
Le stesse norme valgono per le fondazioni costruite con materiale di risulta. Tale materiale non dovrà comprendere
sostanze alterabili e che possono rigonfiare in contatto con l'acqua.
Art. 1.19
MASSICCIATA
Le massicciate, tanto se debbono formare la definitiva carreggiata vera e propria portante il traffico dei veicoli di per sè
resistente, quanto se debbano eseguirsi per consolidamento o sostegno di pavimentazioni destinate a costituire la
carreggiata stessa, saranno eseguite con pietrisco o ghiaia aventi le dimensioni appropriate al tipo di carreggiata da
forma, indicate in via di massima nel precedente art. "Qualità e Provenienza dei Materiali", lettera e), o da dimensioni
convenientemente assortite.
Ìl pietrisco sarà ottenuto con la spezzatura a mano o meccanica, curando in quest'ultimo caso di adoperare tipi di
frantoi meccanici che spezzino il pietrame od i ciottoloni di elevata durezza da impiegare per la formazione del pietrisco, in
modo da evitare che si determino fratture nell'interno dei singoli pezzi di pietrisco.
La Direzione dei lavori si, riserva la facoltà di fare allontanare o di allontanare, a tutte spese e cure dell'Ìmpresa, dalla
sede stradale il materiale di qualità scadente: altrettanto dicasi nel caso che il detto materiale non fosse messo in opera
con le cautele e le modalità che saranno prescritte dalla Direzione dei lavori, come pure per tutti gli altri materiali e prodotti
occorrenti per la formazione delle massicciate e pavimentazioni in genere.
Ìl materiale di massicciata, preventivamente ammannito in cumuli di forma geometrica od in cataste pure geometriche
sui bordi della strada od in adatte località adiacenti agli effetti della misurazione, qualora non sia diversamente disposto,
verrà sparso e regolarizzato in modo che la superficie della massicciata, ad opera finita, abbia in sezione trasversale e per
tratti in rettifilo, ed a seconda dei casi, il profilo indicato nel precedente art. "Dimensioni Forma Trasversale e
Caratteristiche della Strada", e nelle curve il profilo che ai sensi dello stesso articolo sarà stabilito dalla Direzione dei
lavori.
Tutti i materiaii da impiegare per la formazione della massicciata stradale dovranno soddisfare alle "Norme per
l'accettazione dei pietrischi, dei pietrischetti, delle graniglie, delle sabbie e degli additivi per costruzioni stradali" di cui al
"Fascicolo n. 4" del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ultima edizione.
Per la formazione della massicciata il materiale, dopo la misura deve essere steso in modo regolare ed uniforme,
ricorrendo alle comuni carriole o forche e se possibile, mediante adatti distributori meccanici.
L'altezza dello strato da cilindrare in una sola volta non deve essere superiore a 15 cm.
Qualora la massicciata non debba essere cilindrata, si provvederà a dare ad essa una certa consistenza, oltre che con
l'impiego di pietrisco assortito (da 60 a 25 mm) escludendo rigorosamente le grosse pezzature, mediante lo spandimento
di sabbione di aggregazione che renda possibile l'amalgama di vari elementi sotto un traffico moderato.
Art. 1.20
CILINDRATURA DELLE MASSICCIATE
Salvo quanto è detto all'art. "Massicciata a Macadam Ordinario" per ciò che riguarda le semplici compressioni di
massicciate a macadam ordinario, quando si tratti di cilindrare a fondo le stesse massicciate da conservare a macadam
ordinario, o eseguite per spianamento e regolarizzazioni di piani di posa di pavimentazioni, oppure di cilindrature da
eseguire per preparare la massicciata a ricevere trattamenti superficiali, rivestimenti, penetrazioni e relativo supporto, o
per supporto di pavimentazioni in conglomerati asfaltici bituminosi od asfaltici, in porfido, ecc., si provvederà all'uopo ed in
generale con rullo compressore a motore del peso non minore di 16 tonnellate.
Ìl rullo nella sua marcia di funzionamento manterrà la velocità oraria uniforme non superiore a 3 km.
Per la chiusura e rifinitura della cilindratura si impiegheranno rulli di peso non superiore a tonnellate 14, e la loro
velocità potrà essere anche superiore a quella suddetta, nei limiti delle buone norme di tecnica stradale.
- 14 -
Ì compressori saranno forniti a pie' d'opera dall'Ìmpresa con i relativi macchinisti e conduttori abilitati e con tutto quanto
è necessario al loro perfetto funzionamento (salvo che sia diversamente disposto per la fornitura di rulli da parte
dell'Amministrazione).
Verificandosi eventualmente guasti ai compressori in esercizio, l'Ìmpresa dovrà provvedere prontamente alla
riparazione ed anche alla sostituzione, in modo che le interruzioni di lavoro siano ridotte al minimo possibile.
Ìl lavoro di compressione o cilindratura dovrà essere iniziato dai margini della strada e gradatamente proseguito verso
la zona centrale.
Ìl rullo dovrà essere condotto in modo che nel cilindrare una nuova zona passi sopra una striscia di almeno 20 cm
della zona precedentemente cilindrata, e che nel cilindrare la prima zona marginale venga a comprimere anche una zona
di banchina di almeno 20 cm di larghezza.
Non si dovranno cilindrare o comprimere contemporaneamente strati di pietrisco o ghiaia superiori a 12 cm di altezza
misurati sul pietrisco soffice sparso, e quindi prima della cilindratura. Pertanto, ed ogni qualvolta la massicciata debba
essere formata con pietrisco di altezza superiore a 12 cm misurata sempre come sopra, la cilindratura dovrà essere
eseguita separatamente e successivamente per ciascun strato di 12 cm o frazione, a partire da quello inferiore.
Quanto alle modalità di esecuzione delle cilindrature queste vengono distinte in 3 categorie:
1° di tipo chiuso;
2° di tipo parzialmente aperto;
3° di tipo completamente aperto;
a seconda dell'uso cui deve servire la massicciata a lavoro di cilindratura ultimato, e dei trattamenti o rivestimenti coi
quali è previsto che debba essere protetta.
Qualunque sia il tipo di cilindratura - fatta eccezione delle compressioni di semplice assestamento, occorrenti per poter
aprire al traffico senza disagio del traffico stesso, almeno nel primo periodo, la strada o i tratti da conservare a macadam
semplice - tutte le cilindrature in genere debbono essere eseguite in modo che la massicciata, ad opera finita e nei limiti
resi possibili dal tipo cui appartiene, risulti cilindrata a fondo, in modo cioè che gli elementi che la compongono acquistino
lo stato di massimo addensamento.
La cilindratura di tipo chiuso, dovrà essere eseguita con uso di acqua, pur tuttavia limitato, per evitare ristagni nella
massicciata e rifluimento in superficie del terreno sottostante che possa perciò essere rammollito e con impiego, durante
la cilindratura, di materiale di saturazione, comunemente detto aggregante, costituito da sabbione pulito e scevro di
materie terrose da scegliere fra quello con discreto potere legante, o da detrito dello stesso pietrisco, se è prescritto
l'impiego del pietrisco e come è opportuno per questo tipo, purchè tali detriti siano idonei allo scopo. Detto materiale col
sussidio dell'acqua e con la cilindratura prolungata in modo opportuno, ossia condotta a fondo, dovrà riempire
completamente, od almeno il più che sia possibile, i vuoti che anche nello stato di massimo addensamento del pietrisco
restano tra gli elementi del pietrisco stesso.
Ad evitare che per eccesso di acqua si verifichino inconvenienti immediati o cedimenti futuri, si dovranno aprire
frequenti tagli nelle banchine, creando dei canaletti di sfogo con profondità non inferiore allo spessore della massicciata
ed eventuale sottofondo e con pendenza verso l'esterno.
La cilindratura sarà protratta fino a completo costipamento col numero di passaggi occorrenti in relazione alla qualità e
durezza dei materiali prescritto per la massicciata, e in ogni caso non mai inferiore a 120 passate.
La cilindratura di tipo semiaperto, a differenza del precedente, dovrà essere eseguita con le modalità seguenti:
a) l'impiego di acqua dovrà essere pressochè completamente eliminato durante la cilindratura, limitandone l'uso ad un
preliminare innaffiamento moderato del pietrisco prima dello spandimento e configurazione, in modo da facilitare
l'assestamento dei materiali di massicciata durante le prime passate di compressore, ed a qualche leggerissimo
innaffiamento in sede di cilindratura e limitatamente allo strato inferiore da cilindrare per primo (tenuto conto che
normalmente la cilindratura di massicciate per strade di nuova costruzione interessa uno strato di materiale di
spessore superiore ai 12 cm), e ciò laddove si verificasse qualche difficoltà per ottenere l'assestamento suddetto.
Le ultime passate di compressore, e comunque la cilindratura della zona di massicciata che si dovesse
successivamente cilindrare, al disopra della zona suddetta di 12 cm, dovranno eseguirsi totalmente a secco;
b) il materiale di saturazione da impiegare dovrà essere della stessa natura, essenzialmente arida e preferibilmente
silicea, nonchè almeno della stessa durezza, del materiale durissimo, e pure preferibilmente siliceo, che verrà
prescritto ed impiegato per le massicciate da proteggere coi trattamenti superficiali e rivestimenti suddetti.
Si potrà anche impiegare materiale detritico ben pulito proveniente dallo stesso pietrisco formante la massicciata
(se è previsto impiego di pietrisco), oppure graniglia e pietrischino, sempre dello stesso materiale.
L'impiego dovrà essere regolato in modo che la saturazione dei vuoti resti limitata alla parte inferiore della
massicciata e rimangano nella parte superiore per un'altezza di alcuni centimetri i vuoti naturali risultanti dopo
completata la cilindratura; qualora vi sia il dubbio che per la natura o dimenscone dei materiali impiegati possano
rimanere in questa parte superiore vuoti eccessivamente voluminosi a danno dell'economia del successivo
trattamento, si dovrà provvedere alla loro riduzione unicamente mediante l'esecuzione dell'ultimo strato, che dovrà
poi ricevere il trattamento, con opportuna mescolanza di diverse dimensioni dello stesso materiale di massicciata.
La cilindratura sarà eseguita col numero di passate che risulterà necessario per ottenere il più perfetto
costipamento in relazione alla qualità e durezza del materiale di massicciata impiegato, ed in ogni caso con numero
non minore di 80 passate.
La cilindratura di tipo completamente aperto differisce a sua volta dagli altri sopradescritti in quanto deve essere
eseguita completamente a secco e senza impiego di sorta di materiali saturanti i vuoti.
- 15 -
La massicciata viene preparata per ricevere la penetrazione, mediante cilindratura che non è portata subito a
fondo, ma sufficiente a serrare fra loro gli elementi del pietrisco, che deve essere sempre di qualità durissima e
preferibilmente siliceo, con le dimensioni appropriate, all'uopo prescritte nell'art. "Prescrizioni per la Costruzione di
Strade con Sovrastruttura in terra stabilizzata"; il definitivo completo costipamento viene affidato alla cilindratura, da
eseguirsi successivamente all'applicazione del trattamento in penetrazione, come è indicato nel citato articolo.

Art. 1.21
MASSICCIATA A MACADAM ORDINARIO
Le massicciate da eseguire e conservare a macadam ordinario saranno semplicemente costituite con uno strato di
pietrisco o ghiaia di qualità, durezza e dimensioni conformi a quelle indicate nell'art. "Qualità e Provenienza dei Materiali",
lettera e), o da mescolanza di dimensioni assortite secondo gli ordini che saranno impartiti in sede esecutiva dalla
Direzione dei lavori. Ì materiali da impiegare dovranno essere scevri di materie terrose, detriti, sabbie e comunque di
materie eterogenee. Essi saranno posti in opera nell'apposito cassonetto spargendoli sul fondo e sottofondo eventuale.
Se per la massicciata è prescritta o sarà ordinata in sede esecutiva la cilindratura a fondo, questa sarà eseguita con le
modalità relative al tipo chiuso descritto nel precedente articolo. ln entrambi i casi si dovrà curare di sagomare nel modo
migliore la superficie della carreggiata secondo i prescritti profili trasversali sopraindicati.
Art. 1.22
OPERAZIONI PRELIMINARI
L'area sulla quale dovranno costruirsi le fondazioni dovrà essere sistemata come indicato nel precedente art.
"Carreggiata - Preparazione del Sottofondo".
Le buche lasciate nel terreno di impianto dopo l'estirpazione delle radici saranno riempite con cura ed il materiale di
riempimento dovrà essere costipato fino a raggiungere una densità uguale a quella delle zone adiacenti.
Art. 1.23
FONDAZIONI
La fondazione sarà costituita dalla miscela del tipo approvato dalla Direzione dei lavori e dovrà essere stesa in strati
successivi dello spessore stabilito dalla Direzione dei lavori in relazione alla capacità costipante delle attrezzature di
costipamento usate. Ìl sistema di lavorazione e miscelazione del materiale può essere modificato di volta in volta dalla
Direzione dei lavori in relazione al sistema ed al tipo di attrezzatura da laboratorio usata ed in relazione al sistema ed al
tipo di attrezzatura di cantiere impiegata. Durante il periodo di costipamento dovranno essere integrate le quantità di
acqua che evaporano per vento, sole, calore, ecc.
Ìl materiale da usarsi dovrà corrispondere ai requisiti di cui all'art. "Prescrizioni per la Costruzione di Strade con
Sovrastruttura in Terra Stabilizzata" e dovrà essere prelevato, ove sia possibile, sul posto.
L'acqua da impiegare dovrà essere esente da materie organiche e da sostanze nocive.
Si darà inizio ai lavori soltanto quando le condizioni di umidità siano tali da non produrre detrimenti alla qualità dello
strato stabilizzante. La costruzione sarà sospesa quando la temperatura sia inferiore a 3°C.
Qualsiasi area che sia stata danneggiata per effetto del gelo, della temperatura o di altre condizioni di umidità durante
qualsiasi fase della costruzione, dovrà essere completamente scarificata, rimiscelata e costipata in conformità alle
prescrizioni della Direzione dei lavori, senza che questa abbia a riconoscere alcun particolare compenso.
La superficie di ciascun strato dovrà essere rifinita secondo le inclinazioni, le livellette e le curvature previste dal
progetto e dovrà risultare liscia e libera da buche e irregolarità.
Art. 1.24
TRATTAMENTI SUPERFICIALI ANCORATI ESEGUITI CON EMULSIONI BITUMINOSE
La preparazione della superficie stradale dovrà essere effettuata come prescritto dall'art. "Preparazione della
Superficie delle Massicciate Cilindrate da Sottoporre a Trattamenti Superficiali".
La prima applicazione di emulsione bituminosa sarà fatta generalmente a spruzzo di pompe a piccole dimensioni da
applicarsi direttamente ai recipienti, eccezionalmente a mano con spazzoloni di piassave, regolando comunque
l'uniformità della stesa del legante; rinunciandosi, ormai, quasi sempre, per avere una sufficiente durata del manto, al puro
trattamento superficiale semplice, ed effettuandosi, quindi, una vera e propria, sia pur limitata, semipenetrazione parziale
(onde il nome di trattamento superficiale ancorato), non si dovrà mai scendere, nella prima mano, sotto 3 Kg/m² e
dovranno adoperarsi emulsioni al 55% sufficientemente viscose. Si dovrà poi sempre curare che all'atto dello
spandimento sia allentata la rottura dell'emulsione perchè esso spandimento risulti favorito: e quindi, ove nella stagione
calda la massicciata si presentasse troppo asciutta, essa dovrà essere leggermente inumidita.
Di norma, in luogo di procedere alla stesa dell'emulsione in un sol tempo, tanto per evitare dispersione di legante nella
massicciata quanto per assicurarsi che la massicciata sia stata ben cilindrata a fondo, senza che si faccia assegnamento
sull'azione del legante per ovviare a difetti di frettolosa cilindratura, e soprattutto onde ottenere che già si costituisca una
- 16 -
parte di manto di usura, si suddividerà in due successivi spandimenti la prima mano: spandendo in un primo tempo 2,000
kg di emulsione per metro quadrato di superficie di carreggiata e praticando subito dopo un secondo spandimento di
1,000 kg di emulsione facendo seguire sempre ai trattamenti una leggera cilindratura. La quantità complessiva di graniglia
di saturazione delle dimensioni da 10 a 15 mm per la prima stesa e di 5 mm circa per la seconda mano, salirà ad almeno
20 litri per metro quadrato per i due tempi e di ciò si terrà conto nel prezzo. Aperta la strada al traffico, dopo i due tempi,
l'Ìmpresa dovrà provvedere perchè per almeno otto giorni dal trattamento il materiale di copertura venga mantenuto su
tutta la superficie, provvedendo se del caso ad aggiunta di pietrischetto.
Dopo otto giorni si provvederà al recupero di tutto il materiale non incorporato.
L'applicazione della seconda mano (spalmatura che costituirà il manto di usura) sarà effettuata a non meno di un
mese dallo spargimento dell'emulsione del secondo tempo della prima mano, dopo aver provveduto all'occorrenza ad
un'accurata rappezzatura della già fatta applicazione ed al nettamento della superficie precedentemente bitumata. Tale
rappezzatura sarà preferibilmente eseguita con pietrischetto bituminato.
Ìl quanfitativo di emulsione bituminosa da applicare sarà non minore di 1,200 kg/m² salvo maggiori quantitativi che
fossero previsti nell'elenco dei prezzi.
Allo spandimento dell'emulsione seguirà - immediatamente dopo o con un certo intervallo di tempo, a seconda della
natura dell'emulsione stessa - lo spargimento della graniglia (normale o pietrischetto) di saturazione della dimensione di
circa 8 mm della quantità complessiva di circa un metro cubo per ogni 100 m² di carreggiata e lo spandimento sarà
seguito da una leggera rullatura da eseguirsi preferibilmente con rullo compressore a tandem.
Detto pietrischetto o graniglia proverrà prevalentemente da idonee rocce di natura ignea comunque aventi resistenza
alla compressione non inferiore a 1500 Kg/cm² coefficiente di frantumazione non superiore a 125 e coefficiente di qualità
non inferiore a 14.
Ì quantitativi di emulsione bituminosa e di graniglia potranno variare all'atto esecutivo con susseguente variazione dei
prezzi. E' tassativamente vietato il reimpiego del materiale proveniente dalla prima mano rimasto libero che viene raccolto
mediante scopatura del piano viabile prima dell'applicazione della seconda mano.
Nella pezzatura della graniglia si dovrà essere assolutamente esigenti evitando il moniglio così da avere una superficie
sufficientemente scabra a lavoro finito. Lo spandimento del materiale di ricoprimento dovrà preferibilmente essere fatto
con macchine che assicurino una distribuzione perfettamente uniforme.
Ìl quantitativo di materiale bituminoso sparso verrà controllato per confronto della capacità dei serbatoi delle macchine
distributrici e l'area coperta con l'erogazione del contenuto di un serbatoio. Si compileranno comunque, secondo le
disposizioni che impartirà la Direzione dei lavori, verbali e rapportini circa i fusti giunti in cantiere, il loro peso medio
accertato, il loro essere più o meno pieni, e il peso dei fusti vuoti dopo l'uso.
Per il controllo della qualità del materiale impiegato si preleveranno campioni che saranno avviati ai laboratori per le
occorrenti analisi e prove.
Ìndipendentemente da quanto potrà risultare dalle prove di laboratorio e dal preventino benestare della Direzione dei
lavori sulle forniture delle emulsioni, l'Ìmpresa resta sempre contrattualmente obbligata a rifare tutte quelle applicazioni
che dopo la loro esecuzione non abbiano dato sufficienti risultati e che sotto l'azione delle piogge abbiano dato segno di
rammollimenti, stemperamento e si siano dimostrate soggette a facili asportazioni mettendo a nudo le sottostanti
massicciate.
Art. 1.25
TRATTAMENTI SUPERFICIALI ANCORATI
ESEGUITI CON UNA PRIMA MANO DI EMULSIONE BITUMINOSA A FREDDO
E LA SECONDA CON BITUME A CALDO
Per la preparazione della superficie stradale e per la prima applicazione di emulsione bituminosa a semipenetrazione
valgono tutte le norme stabilite dall'articolo "Trattamenti Superficiali Ancorati Eseguiti con Emulsioni Bituminose".
La Direzione dei lavori potrà egualmente prescrivere l'applicazione del primo quantitativo di emulsione suddividendo i
3,000 kg (o altra maggiore quantità che fosse prescritta) in due tempi con conseguente aumento di materiale di copertura.
L'applicazione del bitume a caldo per il trattamento superficiale sarà fatta con bitume in ragione di 1 kg/m² e sarà
preceduta da un'accurata ripulitura del trattamento a semipenetrazione, la quale sarà fatta esclusivamente a secco e sarà
integrata, se del caso, dagli eventuali rappezzi che si rendessero necessari, da eseguirsi di norma con pietrischetto
bitumato.
Detta applicazione sarà eseguita sul piano viabile perfettamente asciutto ed in periodo di tempo caldo e secco: si
dovrà quindi tenere presente che i mesi più favorevoli sono quelli da maggio a settembre (salvo un ottobre
particolarmente caldo); che se la superficie stradale è troppo fredda ed umida non si ottiene aderenza del legante; che in
caso di pioggia il lavoro deve sospendersi. Condizione ideale sarebbe che la temperatura della strada raggiungesse i 40°
C.
Ìl bitume sarà riscaldato a temperatura tra i 160°C e 180°C entro adatti apparecchi che permettano il controllo della
temperatura stessa.
Ìl controllo della temperatura dovrà essere rigoroso per non avere, per insufficiente riscaldamento, una fluidità ovvero,
per un eccessivo riscaldamento, un'alterazione del bitume che ne comprometta le qualità leganti.
L'applicazione potrà essere fatta tanto mediante spanditrici a pressione, quanto mediante spanditrici a semplice
- 17 -
erogazione; nel qual caso l'opera di regolazione dello spandimento si compirà mediante spazzole e successivo finimento
con scope a mano. Ìn ciascun caso, il metodo di spandimento impiegato e le relative operazioni complementari dovranno
essere tali da garantire la distribuzione uniforme su ogni m² del quantitativo di bitume prescritto.
La superficie della massicciata così bitumata dovrà essere subito saturata con spandimento uniforme di graniglia
normale o pietrischetto scelto e pulito delle dimensioni di circa 13 mm, provenienti da rocce molto dure, prevalentemente
di natura ignea, e comunque provenienti da rocce aventi resistenza non inferiore a 1500 kg/cm², coefficiente di
frantumazione non superiore a 125, avente un coefficiente di Deval non inferiore a 14. Ìl quantitativo da impiegarsi dovrà
essere di 1,200 m³ per ogni 100 m² di massicciata trattata. Allo spandimento dovrà farsi seguire subito una rullatura con
rullo leggero e successivamente altra rullatura con rullo di medio tonnellaggio, non superiore alle 14 t per far penetrare
detto materiale negli interstizi superficiali della massicciata trattata e comunque fissarlo nel legante ancor caldo e molle.
Ìl trattamento superficiale sarà nettamente delimitato lungo i margini mediante regoli come per i trattamenti di seconda
mano per emulsioni.
Ìl controllo del materiale bituminoso si farà mediante confronto tra la capacità dei serbatoi delle macchine distributrici e
l'area coperta con l'erogazione del contenuto di un serbatoio. Per il controllo della qualità del materiale impiegato si
preleveranno i campioni da sottoporsi alle necessarie analisi.
Verificandosi durante il periodo di garanzia e comunque fino al collaudo affioramenti di bitume sulla massicciata,
l'Ìmpresa provvederà senza alcun ulteriore compenso, allo spandimento della conveniente quantità di graniglia nelle zone
che lo richiedono, procurando che essa abbia ad incoporarsi nel bitume a mezzo di adatta rullatura leggera, in guisa da
saturarlo compiutamente, curando che non avvengano modifiche di sagoma.
L'Ìmpresa sarà tenuta a rinnovare a tutte sue spese durante il periodo di garanzia quelle parti di pavimentazioni che
per cause qualsiasi dessero indizio di cattiva o mediocre riuscita e cioè dessero luogo ad accertate deformazioni della
sagoma stradale, ovvero a ripetute abrasioni superficiali ancor se causate dalla natura ed intensità del traffico, od a
scoprimento delle pietre.
Nelle zone di notevole altitudine nelle quali, a causa della insufficiente temperatura della strada, la graniglia non viene
ad essere compiutamente rivestita dal bitume, si esegue il trattamento a caldo adoperando graniglia preventivamente
oleata.
Pulita accuratamente la superficie stradale preferibilmente mediante soffiatori meccanici, il bitume di penetrazione 110
÷ 150 previamente riscaldato alla temperatura di 180°C viene spruzzato sulla massicciata nella quantità da 0,900 kg a 1
kg/m²; successivamente vengono distesi graniglia o pietrischetti, oleati in precedenza, nella quantità di 13 l/m² e si
procede alla compressione con rullo di 8-10 tonnellate.
La graniglia dovrà essere della pezzatura di 12 mm.
La preventiva oleatura della graniglia e pietrischetto viene effettuata con olii mioerali in ragione di 15 a 17 kg/m³ di
materiale.
Art.1.26
TRATTAMENTO SUPERFICIALE CON BITUME A CALDO
Quando si voglia seguire questo trattamento, che potrà effettuarsi con due mani di bitume a caldo, si adotterà il
medesimo sistema indicato nell'art. "Trattamenti Superficiali Ancorati Eseguiti con una Prima Mano di Emulsione
Bituminosa a Freddo e la Seconda a Caldo" per la seconda mano di bitume a caldo. Di norma si adopererà per la prima
mano 1,500 km/m² di bitume a caldo, e per la seconda mano 0,800 kg/m² con le adatte proporzioni di pietrischetto e
graniglia.
Art.1.27
TRATTAMENTI SUPERFICIALI A SEMIPENETRAZIONE CON CATRAME
Le norme generali di applicazioni stabilite per i trattamenti di emulsione bituminosa, di cui ai precedenti articoli,
possono di massima estendersi ad analoghi trattamenti eseguiti con catrame o con miscela di catrame e filler.
Quando si procede alla prima applicazione, allo spandimento del catrame dovrà precedere l'accuratissima pulitura a
secco della superficie stradale, la quale sarà fatta a mano o con spazzatrici meccaniche, o con macchine soffiatrici, in
modo da liberare completamente la massicciata cilindrata da ogni sovrapposizione di detriti, polvere ed impurità di
qualsiasi specie, mettendo a nudo il mosaico di pietrisco e ghiaia.
Lo spandimento del catrame dovrà eseguirsi su strada perfettamente asciutta e con tempo secco e caldo (cioè da
maggio a settembre, in genere); in caso di pioggia il lavoro deve sospendersi.
Ìl catrame sarà riscaldato prima dell'impiego in adatte caldaie a temperatura tale che all'atto dello spandimento essa
non sia inferiore a 120°C, e sarà poi sparso in modo uniforme mediante polverizzatori sotto pressione e poscia disteso
con adatti spazzoloni in modo che non rimanga scoperto alcun tratto della massicciata.
La quantità di catrame da impiegarsi per la prima mano sarà di 1,500 kg/m²la seconda mano dovrà essere di bitume
puro in ragione di 1 kg/m² o di emulsione bituminosa in ragione di 1,200 kg/m².
Necessitando una variazione in più o in meno di detto quantitativo a richiesta della Direzione dei lavori, la variazione di
prezzo sarà fatta con aumento o detrazione in base al prezzo unitario stabilito in elenco.
Per le strada già aperte al traffico lo spandimento si effettuerà su metà strada per volta e per lunghezze da 50 a 100
- 18 -
metri, delimitando i margini della zona catramata con apposita recinzione, in modo da evitare che i veicoli transitino sul
catrame di fresco spandimento.
Trascorse dalle 3 alle 5 ore dallo spandimento, a seconda delle condizioni di temperatura ambiente, si spargerà in
modo uniforme sulla superficie catramata uno strato di graniglia in elementi di dimensioni di circa 8 mm ed in misura di 1
m³ per ogni quintale circa di catrame facendo seguire alcuni passaggi da prima con rullo leggero e completando poi il
lavoro di costipamento con rulli di medio tonnellaggio non superiore alle 14 t.
Per il controllo sia della quantità che della qualità di catrame sparso si seguiranno le norme precedentemente
descritte.
Art. 1.28
TRATTAMENTI SUPERFICIALI A FREDDO
CON POLVERE DI ROCCIA ASFALTICA E MISCELA PREVENTIVA POLVERULENTA
PER APPLICAZIONE SU NUOVE MASSICCIATE
Ìn linea generale le operazioni da seguire saranno le seguenti:
1) preparazione del piano viabile;
2) oleatura del piano viabile e del pietrischetto;
3) formazione del manto di copertura con trattamento ad elementi miscelati;
4) stesa e rullatura del manto.
Salvo il caso nel quale si abbiano strade ad elevatissimo traffico nelle quali sia necessario un particolare manto di
usura per il quale si impiegheranno 20 kg di polvere di roccia asfaltica a m²; il manto sarà costituito da uno strato di 15 kg
di polvere di roccia asfaltica e di pietrischetto opportunamente trattato con olii da porre in opera con le modalità di
esecuzione che seguono. Ìl pietrischetto dovrà provenire da rocce aventi una resistenza media alla compressione di
almeno 1500 kg/cm² e coefficiente di frantumazione non superiore a 125, coefficiente di Dèval non minore di 14, e dovrà
essere di qualità uniforme, pulito, ad elementi poliedrici.
Per la preparazione del piano viabile, dovrà preliminarmente procedersi ad un'accurata operazione di
depolverizzazione e raschiatura della massicciata cilindrata esistente, adoperando scope e spazzoloni metallici e, ove
occorra, integrando tale pulitura meccanica con un adeguato lavaggio a getto d'acqua radente a pressione del piano
viabile onde liberarlo da eventuali incrostazioni fangose od argillose, ed ottenere gli elementi di mosaico con interstizi
totalmente scarniti e profondi circa 1 cm. Qualora si avessero parti ammalorate od in via di disgregazione od instabili, si
procederà alla loro riparazione, preferibilmente mediante conglomerati bituminosi del tipo aperto.
Quanto all'oleatura del piano viabile e del pietrischetto, dopo aver lasciato asciugare la superficie della massicciata
pulita, si provvederà alla sua oleatura per l'ammaraggio del manto.
L'oleatura sarà eseguita con spruzzatori meccanici capaci di suddividere finamente il legante e distenderlo in modo
uniforme e continuo. Per meglio assicurare detta uniformità e quindi l'attacco al manto preesistente, si dovrà, se del caso,
ripassare la spruzzatura con spazzoloni a mano.
Per il trattamento dovrà impiegarsi un quantitativo di olio da 0,250 a 0,300 litri per m² di piano viabile, ricorrendo al
valore più basso della massicciata costituita da elementi poco assorbenti e tersi.
Per le polveri di origine siciliana o nelle stagioni fredde o nelle pavimentazioni di più difficile attacco, si impiegherà olio
avente le seguenti caratteristiche:
a) viscosità Engler a 25° C: da 3 a 6;
b) distillato sino a 200°C: da 2 a 5 in peso;
c) residuo a 360°C: almeno 30% in peso.
Per le polveri abruzzesi e nelle stagioni calde o anche nelle stagioni fredde quando sia previamente riscaldato a circa
50°C, si impiegheranno olii aventi le seguenti caratteristiche:
a) viscosità Engler a 50°C: da 4 a 8;
b) distillato fino a 230°C: almeno il 15% in peso;
c) residuo a 360°C: almeno il 40% in peso;
d) punto di rammollimento del residuo (palla e anello): non meno di 45°C.
L'oleatura del pietrischetto verrà eseguita a freddo, mediante un'adatta impastatrice ovvero a mano, impiegando da 25
a 30 litri di olio per m³ di aggregato e adoperando, entro tali limiti, il quantitativo maggiore se il pietrischetto è di pezzatura
più piccola.
Ìl pietrischetto all'atto dell'oleatura dovrà essere perfettamente asciutto. Quando sia umido potrà essere egualmente
consentito di eseguire il trattamento purchè si aggiunga all'olio un adatto correttivo ed in ogni m³ di aggregato, prima
dell'oleatura, vengono rimescolati da 20 a 30 kg di sostanze basiche quali ad esempio la calce idrata.
Per la formazione del manto di usura, trattandosi di nuovo impianto, si preferirà il sistema ad elementi miscelati. A tal
uopo, contemporaneamente alla predetta oleatura del piano viabile ed a quella del pietrischetto, si procederà
separatamente alla disintegrazione della polvere di roccia asfaltica con adatto apparecchio meccanico. Tale
disintegrazione, che precederà immediatamente l'impiego, dovrà restituire alla polvere la sua completa scioltezza
eliminando ogni gruppo di dimensioni superiori a 5 mm.
Approntati separatamente la polvere ed il pietrischetto oleato, la miscela della polvere di roccia asfaltica con il
pietrischetto oleato verrà preferibilmente eseguita con la stessa impastatrice impiegata per l'oleatura del pietrischetto,
introducendo in essa, di volta in volta, dopo avvenuto impasto del pietrischetto con olio, il quantitativo di polvere stabilito, e
- 19 -
protraendo la mescolazione sino ad ottenere una miscela uniforme e regolare tra pietrischetto oleato e polvere.
Come già il pietrischetto, anche la polvere prima della miscela dovrà essere perfettamente asciutta, salvo che si
adottino olii opportunamente corretti e si attuino eventuali particolari aggiunte di sostanze basiche, in modo da assicurare
l'adesione tra legante e pietra in presenza d'acqua.
La miscela dovrà essere eseguita come segue:
pietrischetto oleato da 10 a 20 mm: da 40 al 50% in peso;
polvere di roccia asfaltica: dal 50 al 60% in peso.
Si dovrà, pertanto, impiegare non meno di 30 kg di miscela per m² di manto, purchè sempre il quantitativo minimo di
polvere di roccia asfaltica sia di 15 kg/m².
All'avvicinamento ed alla stesa della miscela si provvederà con carriole o con apparecchi distributori meccanici. Nel
primo caso dovrà essere regolata con spatole di legno.
Ìl consolidamento del manto disteso e l'ancoraggio di esso al capostrada saranno ottenuti con energica cilindratura
mediante rullo compressore del peso non inferiore a 10 t. Essa avrà inizio non appena ultimata la distesa del manto e
verrà continuata sino a che il manto non risulti sufficientemente serrato e legato.
Ìl manto deve risultare uniforme e regolare in tutta la superficie e tale da eliminare, ove vi fossero, eventuali
ondulazioni della preesistente massicciata.
Appena ultimata la rullatura, il manto potrà essere aperto al traffico. Esso dovrà risultare tanto consolidato da non
subire asportazioni e perdite sensibili di materiali per effetto del traffico.
Dopo qualche tempo accentuandosi il consolidamento per effetto del traffico stesso, il manto dovrà presentarsi con
aspetto uniforme, con regolare affioramento del pietrischetto su tutta la superficie e decisa scabrosità, ma con tutti gli
elementi litici sicuramente ammarrati e fissati.
Per controllare che i materiali impiegati abbiano la qualità e la caratteristica prescritta si preleveranno in contraddittorio
prima, durante il corso dei lavori, campioni che saranno rimessi ad idonei laboratori. Ì setacci per la finezza delle polveri
saranno quelli A.S.T.M. della serie normale Americana U.S. Per l'aggregato si useranno i crivelli con fori tondi
corrispondenti alle dimensioni prescritte.
All'atto del collaudo lo spessore medio del manto di usura non dovrà risultare inferiore a 12 mm, restando in facoltà
dell'Amministrazione di rifiutare il collaudo se i rifacimenti effettuati dall'Ìmpresa nel periodo di gratuita manutenzione
superassero il quinto della superficie totale. Ìl manto dovrà risultare in buono stato di manutenzione, senza rotture, segni
di sgretolamento, distacchi od altri ammaloramenti, e senza fessurazioni che non appaiano collegate a rotture della
pavimentazione sottostante.

Art. 1.29
TRATTAMENTI SUPERFICIALI IN POLVERE DI ROCCIA ASFALTICA
AD ELEMENTI SEPARATI, APPLICATI SU PRECEDENTI TRATTAMENTI BITUMINOSI
Quando, per ottenere un maggiore ancoraggio del manto di usura, si preferisca sottoporre la massicciata nuova ad un
precedente trattamento bituminoso, ovvero si debba riprendere una preesistente degradata pavimentazione bituminosa, si
adopererà un minor quantitativo di polvere di roccia asfaltica e si procederà alla formazione del manto di usura mediante
trattamento ad elementi separati.
Di norma, trattandosi di massicciate nuove, si provvederà alla prima mano di semipenetrazione con 2,5 kg/m² di
emulsione bituminosa al 55% e per il manto di usura si impiegheranno 10 kg di polvere di roccia asfaltica.
Ferme restando le operazioni di cui al precedente articolo per la preparazione del piano viabile e per l'oleatura dello
stesso e del pietrischetto e disintegrazione della polvere, il quantitativo di olio da adoperarsi si ridurrà, per l'oleatura del
piano viabile, a 0,150-200 kg/m² impiegando il minimo quando il precedente trattamento bituminoso non sia stato
asportato.
Provveduto all'oleatura del piano viabile, si provvederà alla stesa della polvere di roccia asfaltica non prima di
mezz'ora, in modo che l'olio possa esercitare attivamente la sua azione solvente sul legante del vecchio manto. Nella
stesa generale si accantonerà un quantitativo di polvere compreso tra il 5 ed il 10% del peso totale di essa, il quale verrà
steso in un secondo tempo alla fine della cilindratura, per assicurare una sufficiente chiusura in superficie (sigillo).
Per il controllo dei quantitativi unitari di polvere effettivamente stesi, quando per l'avvicinamento s'impiegano carriole,
queste dovranno avere forma tale da prestarsi ad una sicura misura volumetrica del materiale. Dal rapporto tra il volume
della polvere di mano in mano impiegata e la superficie corrispondente coperta, si desumeranno i quantitativi unitari
stessi.
Non appena lo strato di polvere abbia estensione tale da consentire una lavorazione regolare, si provvederà alla stesa
del pietrischetto di dimensioni da 10 a 20 mm, usando pietrischetto di roccia durissima con resistenza alla compressione
di 1500 kg/cm² preventivamente oleato a freddo, preferibilmente con adatta impastatrice, impiegando da 25 a 30 kg di olio
per m³ di aggregato.
Tale pietrischetto, prima dell'oleatura, deve essere totalmente asciutto salvo l'uso degli accorgimenti di cui all'articolo
"Trattamenti Superficiali a Freddo per Applicazione su Nuove Massicciate".
All'avvicinamento ed alla stesa del pietrischetto oleato si provvederà mediante trasporto con carriole e successivo
spandimento con badili a spaglio o con apparecchi distributori meccanici. La massima cura dovrà essere posta perchè il
pietrischetto risulti distribuito nel modo più regolare ed uniforme possibile, così da costituire un mosaico ben serrato e
senza elementi sovrapposti, il che è assolutamente necessario per la buona riuscita del lavoro.
- 20 -
Ìl quantitativo di graniglia da usarsi per il manto di 10 kg di polvere di roccia di asfalto sarà da 8 a 10 l/m². Esso avrà le
stesse caratteristiche di quello di cui all'art. "Trattamenti Superficiali a Freddo per Applicazione su Nuove Massicciate".
La fusione e consolidamento dei due strati sovrapposti (l'inferiore di polvere di roccia asfaltica, il superiore di
pietrischetto oleato) saranno ottenuti mediante un'energica cilindratura con rullo di peso di almeno 10 tonnellate.
La cilindratura verrà iniziata non appena sia avvenuta la stesa del pietrischetto oleato per un'estensione sufficiente ad
assicurare una regolare lavorazione, e sarà continuata fino a che il manto risulti sufficientemente serrato e legato, con i
singoli elementi bene fermi ed al sicuro da strappamenti da parte delle ruote dei veicoli.
Nell'ultima fase della cilindratura si spargerà sul manto la porzione di polvere accantonata durante la stesa generale
della polvere stessa, in modo da favorire e facilitare la chiusura del mosaico superficiale e sopperire ad eventuali
deficienze locali di polvere.
Quest'ultimo spolvero di sigillo sarà regolato con l'impiego di scope. L'aggiunta di polvere dovrà però essere tale da
non coprire totalmente il pietrischetto, per evitare il pericolo che il pietrischetto stesso rimanga sepolto nella massa
asfaltica e la superficie del manto risulti conseguentemente liscia.
Appena ultimata la rullatura, potrà aprirsi la strada al traffico. Come nel caso precedente, il manto dovrà risultare tanto
consolidato da non subire asportazioni e perdite sensibili di materiale per effetto del traffico. Nei primi tempi di apertura,
l'Ìmpresa dovrà aver cura di riportare sempre al centro della strada il materiale che, eventualmente non bene penetrato
nel manto, possa essere scacciato dal traffico ai lati della carreggiata; procedendo all'operazione a mezzo di scope
morbide cercando soprattutto di coprire le zone non bene essiccate.
Circa l'aspetto del manto dopo l'avvenuto effettivo consolidamento, il controllo dei quantitativi, la gratuita manutenzione
sino al collaudo, lo stato del manto all'epoca del collaudo, valgono le disposizioni di cui al precedente articolo. Peraltro lo
spessore medio del manto di usura all'atto del collaudo dovrà risultare non inferiore a 7 mm.
Art. 1.30
TRATTAMENTO SUPERFICIALE
CON MISCELA FLUIDA DI POLVERE DI ROCCIA ASFALTICA
Normalmente applicata a caldo, e prevalentemente per la manutenzione di trattamenti superficiali induriti, ai quali l'olio
ridona plasticità, può anche essere usata per trattamenti di prima mano su massicciate piuttosto chiuse.
Ìn questi trattamenti la polvere asfaltica viene mescolata con olio del secondo tipo indicato all'art. "Trattamenti
Superficiali a Freddo per Applicazione su Nuove Massicciate", ovvero con leganti provenienti da rocce asfaltiche o scisti
bituminosi o dai grezzi di petrolio, o dei catrami, aventi determinate caratteristiche in proporzioni tali da fare miscela fluida
con polvere asfaltica, mediante una parte in peso di legante con 2,5 a 3,5 parti di polvere asfaltica; la miscela fluida viene
preferibilmente stesa nelle strade a caldo, in quantità di circa 3 kg di miscela per m² per la prima mano, e poi subito
saturata con graniglia o ghiaino della pezzatura da 8 a 15 mm in ragione da 10 a 13 litri per m² ed il manto viene cilindrato
con rullo a motore da 8 a 10 tonnellate.
Con tale sistema si prescinde sia dall'umettamento preliminare della superficie carrabile, sia dall'oleatura della
graniglia.
Quando la miscela sia formata con leganti bituminosi o catramosi per la stesa, si adopereranno apposite macchine
mescolatrici e spruzzatrici ad aria compressa.
La miscela deve essere sparsa a temperatura da 120°C a 130°C se si adopereranno leganti bituminosi o catramosi e
fra 70°C e 80° C se si useranno olii del secondo tipo indicato all'art. "Trattamenti Superficiali a Freddo per Applicazione
su Nuove Massicciate". Per applicazioni di seconda mano si impiegheranno circa 2 kg di miscela per m².
Ìn caso di impiego di leganti bituminosi o catramosi la strada può essere aperta al traffico non appena ultimata la
rullatura. Ìmpiegando olii del secondo tipo indicato all'art. "Trattamenti Superficiali a Freddo per Applicazione su Nuove
Massicciate", conviene attendere 12 ore almeno.
Art. 1.31
MASSICCIATA A MACADAM BITUMINOSO MESCOLATO IN POSTO
Quando la particolare natura dei materiali a disposizione e l'economia generale dell'opera lo suggerisca, al comune
strato superiore di soprastruttura a macadam (massicciata) di cui fosse previsto il finimento con trattamento protetto, può
sostituirsi una massicciata costruita con materiale lapideo granulometricamente assortito, mescolato in posto con legante
bituminoso.
A tale scopo, approvvigionati i materiali miscelabili tali da realizzare una curva granulometrica continua a partire dagli
aggregati fini sino al massimo pietrisco passante al vaglio di 60 mm si provvederà al loro ammannimento lungo la strada:
dopo di che, a mezzo di apposito macchinario, si procederà al mescolamento dell'aggregato con emulsione bituminosa in
quantità dal 6 all'8% in peso dell'aggregato asciutto o con bitume flussato in ragione dal 3 al 5% in peso. Eseguito il
mescolamento si procederà a scopare e pulire accuratamente il primo strato della massicciata (comunque costituito o con
ossatura di sottofondo cilindrata o con materiale granulare misto) già in precedenza sottoposto a traffico e su di esso si
procederà allo spandimento di 0,800 kg/m² di emulsione bituminosa che non si rompa subito in superficie.
Dopo effettuata tale spalmatura d'ancoraggio, il materiale miscelato verrà steso a mezzo di apposita macchina
livellatrice e rullato con adatto compressore in modo che a cilindratura ultimata si costituisca uno strato omogeneo di
- 21 -
spessore non inferiore a 8 cm dopo compresso. Aperta poi definitivamente al traffico la strada, dopo alcune settimane si
procederà al trattamento di sigillo con 1,500 kg di emulsione al 55% con l'aggiunta di pietrischetto da 5 a 15 mm e
rullatura leggera, ovvero con 0,800 kg di bitume a caldo e 10 litri di pietrischetto.
Art. 1.32
MANTI CON PIETRISCHETTO BITUMATO A FREDDO
MISCELATO A DETRITO DI ROCCIA ASFALTICA
Nelle zone ove sia particolarmente conveniente l'impiego del detrito di roccia asfaltica delle miniere di Ragusa, e
purchè questo abbia un tenore di bitume non inferiore al 6%, si procederà all'esecuzione dei manti di spessore tale da
assicurare una buona consistenza e comunque con un minimo di 5 cm.
Predisposto il pietrischetto e la graniglia ovvero il ghiaino della pezzatura da 5 a 15 mm se ne curerà innanzitutto la
bitumatura a freddo mescolando intimamente 1 m³ di esso con 70 kg di emulsione bituminosa. Successivamente si
provvederà all'impasto, possibilmente con mezzi meccanici e, in mancanza, con almeno tre palleggiamenti, con detrito di
roccia asfaltica nella misura da 0,700 a 0,800 m³ per ogni metro cubo di aggregato litico.
Ìl conglomerato così ottenuto verrà raccolto in cumuli configurati e verrà lasciato a riposo per non meno di 24 ore.
Si procederà poi alla accurata pulizia della massicciata ed all'umettamento di essa mediante 0,500 kg/m² di emulsione
bituminosa: dopo di che si procederà allo spandimento di uno strato di spessore uniforme e perfettamente livellato e
sagomato con adatti regoli spessori, procedendo quindi al perfetto costipamento del manto con l'uso di un compressore
leggero, preferibilmente tandem, da 4 a 5 tonnellate con almeno 5 passate di rullo.
Qualora non si raggiunga un effetto conveniente, ove la Direzione dei lavori lo prescriva, si procederà alla formazione
di un successivo manto superficiale predisponendo una miscela formata con emulsione bituminosa e polvere di roccia
asfaltica e graniglia o ghiaiettino da 3 a 5 mm, queste due ultime parti, polvere asfaltica e graniglia, in quantità eguali, e la
si spargerà sulla superficie stradale per uno spessore di almeno $MANUAL$
mm comprimendola. Per le strade già trattate nelle quali si debba solo ricostruire il manto superficiale, tale strato potrà
raggiungere anche 1,5 cm.
Art. 1.33
TRATTAMENTO DI SEMIPENETRAZIONE CON DUE MANI DI BITUME A CALDO
Preparato il piano stradale con cilindratura a secco nella quale il mosaico superficiale sia sufficientemente aperto, si
procederà allo spandimento del bitume riscaldato a 180°C con innaffiatrici o distributrici a pressione in quantità di 2,500
kg/m² in modo da avere la regolare e compiuta penetrazione nei vuoti della massicciata e l'esatta ed uniforme
distribuzione della detta quantità: allo spandimento si provvederà gradualmente ed a successive riprese in modo che il
legante sia per intero assorbito.
Mentre il bitume è ancora caldo si procederà allo spargimento uniforme di pietrischetto di elevata durezza, pezzatura
da 15 a 20 mm, sino a coprire totalmente il bitume in quantità non inferiore a 20 l/m² provvedendo poi alla cilindratura in
modo da ottenere il totale costipamento della massicciata, i cui interstizi dovranno, in definitiva, risultare totalmente
riempiti di bitume e chiusi dal pietrischetto.
Ove si manifestassero irregolarità superficiali l'Ìmpresa dovrà provvedere ad eliminarle a sue cure e spese con ricarico
di pietrischetto e bitume sino alla normale sagoma stradale. Se affiorasse in seguito il bitume, l'Ìmpresa è tenuta,
senz'altro campenso, allo spandimento di graniglia sino a saturazione.
Si procederà in tempo successivo alla spalmatura del manto di usura con 1,200 kg/m² di bitume dato a caldo usando
per il ricoprimento 15 l/m² di pietrisco e graniglia della pezzatura da 5 a 1 5 mm di elevata durezza provenienti da rocce di
resistenza alla compressione di almeno 1500 kg/m² e coefficiente di qualità Dèval non inferiore a 14, e provvedendo alla
cilindratura sino ad ottenere un manto uniforme.
Art. 1.34
TRATTAMENTO A PENETRAZIONE CON BITUME A CALDO
L'esecuzione del pavimento a penetrazione, o al bitume colato, sarà eseguita solo nei mesi estivi; essa presuppone
l'esistenza di un sottofondo, costituito da pietrisco cilindrato dello spessore che sarà prescritto dalla Direzione dei lavori
all'atto esecutivo. Ove il sottofondo sia da costituirsi con ricarico cilindrato all'atto dell'impianto, dovrà essere compensato
a parte in base ai rispettivi prezzi unitari. Esso sarà eseguito con le norme precedentemente indicate per le cilindrature,
avendo cura di proseguire la compressione meccanica a fondo fino a che la superficie non abbia raggiunto l'esatta
sagoma prescritta e si presenti unita ed esente da vuoti, impiegando la necessaria quantità di materiale di saturazione.
Prima di dare inizio alla vera e propria pavimentazione a penetrazione, il detto sottofondo cilindrato, perfettamente
prosciugato, dovrà essere ripulito accuratamente in superficie. Si spargerà poi su di esso uno strato di pietrisco molto
pulito di qualità dura e resistente, dello spessore uniforme di 10 cm costituito da elementi di dimensione fra 4 e 7 cm,
bene assortiti tra loro, ed esenti da polvere o da materie estranee che possono inquinarli, ed aventi gli stessi requisiti dei
precdenti articoli, fra i quali coefficienti di Dèval non inferiore a 14.
Si eseguirà quindi una prima cilindratura leggera, senza alcuna aggiunta di materiale di aggregazione, procedendo
- 22 -
sempre dai fianchi verso il centro della strada, in modo da serrare sufficientemente fra di loro gli elementi del pietrisco e
raggiungere la sagoma superficiale prescritta con monta fra 1/150 e 1/200 della corda, lasciando però i necessari vuoti
nell'interno dello strato per la successiva penetrazione del bitume.
Quest'ultimo sarà prima riscaldato a temperatura fra i 150° C e i 180° C in adatti apparecchi che permettano il controllo
della temperatura stessa, e sarà poi sparso in modo che sia garantita la regolare e completa penetrazione nei vuoti della
massicciata e l'esatta uniforme distribuzione della complessiva quantità di 3,500 kg/m². Lo spandimento avverrà
uniformemente e gradualmente ed a successive riprese in guisa che il bitume sia completamente assorbito.
Quando l'ultimo bitume affiorante in superficie sia ancor caldo, si procederà allo spandimento il più uniforme possibile
di uno strato di minuto pietrisco di pezzatura fra 20 e 25 mm, della qualità più dura e resistente, fino a ricoprire
completamente il bitume, riprendendo poi la cilindratura del sottostante strato di pietrisco sino ad ottenere il completo
costipamento così che gli interstizi dovranno in definitiva essere completamente riempiti dal bitume e chiusi dal detto
minuto pietrisco.
Sarà cura dell'Ìmpresa di stabilire il grado di penetrazione del bitume che assicuri la migliore riuscita della
pavimentazione; normalmente non maggiore di 60 a 80 mm nei climi caldi; da 80 a 100 mm nei climi freddi.
Qualora durante e dopo la cilindratura si manifestassero irregolarità superficiali nello strato di pietrisco compresso e
penetrato dal bitume, l'Ìmpresa dovrà accuratamente eliminarle sovrapponendo altro pietrisco nelle zone depresse e
proseguendo la compressione e lo spandimento di bitume minuto e pietrisco fino a raggiungere il necessario grado di
regolarità della sagoma stradale.
Ultimata la compressione e la regolarizzazione di sagoma, si procederà allo spandimento di uno strato di bitume a
caldo in ragione di 1,200 kg/m² con le modalità precedentemente indicate per i trattamenti superficiali col detto materiale.
Detto spandimento sarà fatto secondo linee normali alla direzione del primo spandimento di bitume, e sarà coperto con
uno strato di buona graniglia della pezzatura da 5 a 10 mm, in misura di 101/m² circa che verrà incorporato nel bitume
mediante rullatura con rullo leggero, così da regolarizzare in modo perfetto la sagoma del piano viabile.
Qualora si verificassero in seguito affioramenti di bitume ancor molle, l'Ìmpresa provvederà, senza ulteriore compenso,
allo spandimento della conveniente quantità di graniglia nelle zone che lo richiedono, procurando che essa abbia ad
incorporarsi nel bitume a mezzo di adatta rullatura leggera, in guisa da raggiungere una piena saturazione.
L'Ìmpresa sarà obbligata a rifare a tutte sue cure e spese quelle parti della pavimentazione che per cause qualsiasi
dessero indizio di cattiva o mediocre riuscita, e cioè dessero luogo ad accentuata deformazione della sagoma stradale
ovvero a ripetute abrasioni superficiali, prima del collaudo, ancor che la strada sia stata aperta al traffico.
Art. 1.35
MANTI ESEGUITI MEDIANTE CONGLOMERATI BITUMINOSI SEMIAPERTI
Per le strade a traffico non molto intenso nelle quali si vuol mantenere una sufficiente scabrezza si potrà ricorrere a
manti formati con pietrischetti o graniglia e sabbia, ed alcuni casi anche con additivo, legati con bitumi solidi o liquidi,
secondo le formule di composizione in seguito indicate.
Per ottenere i conglomerati bituminosi in oggetto si dovranno impiegare, come aggregato grosso per manti d'usura,
materiali ottenuti da frantumazione di rocce aventi elevata durezza con resistenza minima alla compressione di 1250
kg/cm².
Per strati non d'usura si potranno usare anche materiali meno pregiati. Saranno ammessi aggregati provenienti dalla
frantumazione dei ciottoli e delle ghiaie.
Gli aggregati dovranno corrispondere alle granulometrie di cui in appresso.
Per assicurare la regolarità della granulometria la Direzione dei lavori potrà richiedere che l'aggregato rosso venga
fornito in due distinti assortimenti atti a dare, per miscela, granulometrie comprese nei limiti stabiliti.
Gli aggregati da impiegarsi per manti di usura non dovranno essere idrofili.
Come aggregato fine si dovranno impiegare sabbie aventi i requisiti previsti all'art. "Qualità e Provenienza dei
Materiali", alla lettera e), del presente capitolato.
Si potranno usare tanto sabbie naturali che sabbie provenienti dalla frantumazione delle rocce. Ìn quest'ultimo caso si
potranno ammettere anche materiali aventi più del 5% di passante al setaccio 200.
L'additivo dovrà corrispondere ai requisiti di cui alla Norme del C.N.R. per l'accettazione dei pietrischi, pietrischetti,
sabbie, additivi per le costruzioni stradali (fasc. n. 4 ultima edizione).
Ì bitumi solidi e liquidi dovranno corrispondere ai requisiti di cui all'art. "Qualità e Provenienza dei Materiali" del
presente capitolato. Ìn seguito sono indicate le penetrazioni e le viscosità dei bitumi che dovranoo essere adottate nei
diversi casi.
Ì conglomerati dovranno risultare, a seconda dello spessore finale del manto (a costipamento ultimato), costituiti come
indicato nelle tabelle che seguono.
Conglomerati del tipo I
(per risagomature, strati di fondazione, collegamento per manti di usura in strade a traffico limitato)
- 23 -
A B
per spessori
inferiori
a 35 mm
% in peso
per spessori
superiori
a 35 mm
% in peso
Aggregato grosso:
Passante al crivello 25 e trattenuto al setaccio 10
Passante al 20 e trattenuto al setaccio 10
-
66-81
66-81
-
Aggregato fino:
Passante al setaccio 10
15-25 15-25
Bitume:
Quando si impieghino bitumi liquidi e consigliabile aggiungere anche
additivo, in percentuali comprese tra il 2 ed il 3% del peso totalePer tutti
i predetti conglomerati le pezzature effettive dell'aggregato grosso entro i
limiti sopra indicati saranno stabilite di volta in volta dalla Direzione dei
lavori in relazione alla necessita.
4,2-5,5 4,2-5,5
Conglomerato del tipo II
(per manti di usura su strade comuni)
A B
per spessori
inferiori
a 35 mm
% in peso
per spessori
superiori
a 35 mm
% in peso
Aggregato grosso:
Passante al crivello 15 e trattenuto dal setaccio 10
Passante al crivello 20 e trattenuto dal setaccio 10
-
60-80
59-80
-
Aggregato fino:
Passante al setaccio 10 e trattenuto dal 200
15-30 15-30
Additivo:
Passante al setaccio 200
Bitume
3-5
4,5-6,0
3-5
4,5-6,0
Si useranno bitumi di penetrazione compresa tra 80 e 200, a seconda dello spessore del manto, ricorrendo alle
maggiori penetrazioni per gli spessori minori e alle penetrazioni minori per gli strati di fondazione di maggior spessore
destinati a sopportare calcestruzzi o malte bituminose, tenendo anche conto delle escursioni locali delle temperature
ambienti.
Ìmpiegando i bitumi liquidi si dovranno usare i tipi di più alta viscosità; il tipo BL 150-200 si impiegherà tuttavia solo
nelle applicazioni fatte nelle stagioni fredde.
Nella preparazione dei conglomerati, la formula effettiva di composizione degli impasti dovrà corrispondere, a seconda
dei tipi di conglomerati richiesti di volta in volta, alle prescrizioni di cui sopra e dovrà essere preventivamente comunicata
alla Direzione dei lavori.
Per la esecuzione di conglomerati con bitumi solidi si dovrà provvedere al preventivo essiccamento e riscaldamento
degli aggregati con un essiccatore a tamburo, provvisto di ventilatore per l'aspirazione della polvere. Gli aggregati
dovranno essere riscaldati a temperature comprese tra i 120°C e i 160°C.
- 24 -
Ìl bitume dovrà essere riscaldato a temperatura compresa tra i 150°C e i 180°C. Ìl riscaldamento deve essere eseguito
in caldaie idonee, atte a scaldare uniformemente tutto il materiale evitando il surriscaldamento locale, utilizzanti
possibilmente, per lo scambio di calore, liquidi caldi o vapori circolanti in serpentine immerse o a contatto col materiale.
Si dovrà evitare di prolungare il riscaldamento per un tempo maggiore di quello strettamente necessario. Ìl
riscaldamento e tutte le operazioni eseguite con materiale riscaldato debbono essere condotte in modo da alterare il
meno possibile le caratteristiche del legante, la cui penetrazione all'atto della posa in opera non deve risultare comunque
diminuita di oltre il 30% rispetto a quella orrginaria.
Allo scopo di consentire il sicuro controllo delle temperature suindicate, le caldaie di riscaldamento del bitume e i sili
degli aggregati caldi dovranno essere muniti di termometri fissi.
Per agevolare l'uniformità della miscela e del regime termico dell'essiccatore, il carico degli aggregati freddi
nell'essiccatore dovrà avvenire mediante un idoneo alimentatore meccanico, che dovrà avere almeno tre distinti
scomparti, riducibili a due per conglomerati del 1° tipo.
Dopo il riscaldamento l'aggregato dovrà essere riclassificato in almeno due diversi assortimenti, selezionati mediante
opportuni vagli.
La dosatura di tutti i componenti dovrà essere eseguita a peso, preferibilmente con bilance di tipo automatico, con
quadranti di agevole lettura. Si useranno in ogni caso almeno due distinte bilance: una per gli aggregati e l'altra per il
bitume; quest'ultima dovrà eventualmente utilizzarsi anche per gli altri additivi.
Si potranno usare anche impianti a dosatura automatica volumetrica purchè la dosatura degli aggregati sia eseguita
dopo il loro essiccamento, purchè i dispositivi per la dosatura degli aggregati, dell'additivo e del bitume siano
meccanicamente e solidamente collegati da un unico sistema di comando atto ad evitare ogni possibile variazione
parziale nelle dosature, e purchè le miscele rimangano in ogni caso comprese nei limiti di composizione suindicati.
Gli impianti dovranno essere muniti di mescolatori efficienti capaci di assicurare la regolarità e l'uniformità delle
miscele.
La capacità dei miscelatori, quando non siano di tipo continuo, dovrà essere tale da consentire impasti singoli del peso
complessivo di almeno 200 kg.
Nella composizione delle miscele per ciascun lavoro dovranno essere ammesse variazioni massime dell'1% per
quanto riguarda la percentuale di bitume, del 2% per la percentuale di additivo, e del 10% per ciascun assortimento
granulometrico stabilito, purchè sempre si rimanga nei limiti estremi di composizione e di granulometria fissati per i vari
conglomerati.
Per l'esecuzione di conglomerati con bitumi liquidi, valgono le norme sopra stabilite, ma gli impianti dovranno essere
muniti di raffreddatori capaci di abbassare la temperatura dell'aggregato, prima essiccato ad almeno 110°C, riducendola
all'atto dell'impasto a non oltre i 70°C.
Potrà evitarsi l'uso del raffreddatore rinunciando all'essiccazione dell'aggregato mediante l'impiego di bitume attivati
con sostanze atte a migliorare l'adesione tra gli aggregati ed il bitume in presenza d'acqua. L'uso di questi materiali dovrà
essere tuttavia autorizzato dalla Direzione dei lavori e avverrà a cura e spese dell'Ìmpresa.
Ì bitumi liquidi non dovranno essere riscaldati, in ogni caso, a più di 90°C, la loro viscosità non dovrà aumentare per
effetto del riscaldamento di oltre il 40% rispetto a quella originale.
Qualora si voglia ricorrere all'impiego di bitumi attivati per scopi diversi da quelli sopraindicati, ad esempio per
estendere la stagione utile di lavoro o per impiegare aggregati idrofili, si dovrà ottenere la preventiva autorizzazione della
Direzione dei lavori.
La posa in opera ed il trasporto allo scarico del materiale dovranno essere eseguiti in modo da evitare di modificare o
sporcare la miscela e ogni separazione dei vari componenti.
Ì conglomerati dovranno essere portati sul cantiere di stesa a temperature non inferiori ai 110°C, se eseguiti con bitumi
solidi.
Ì conglomerati formati con bitumi liquidi potranno essere posti in opera anche a temperatura ambiente.
La stesa in opera del conglomerato sarà condotta, se eseguita a mano, secondo i metodi normali con appositi rastrelli
metallici.
Ì rastrelli dovranno avere denti distanziati l'uno dall'altro di un intervallo pari ad almeno 2 volte la dimensione massima
dell'aggregato impiegato e di lunghezza pari almeno 1,5 volte lo spessore dello strato del conglomerato.
Potranno usarsi spatole piane in luogo dei rastrelli solo per manti soffici di spessore inferiore ai 20 mm.
Per lavori di notevole estensione la posa in opera del conglomerato dovrà essere invece eseguita mediante finitrici
meccaniche di tipo idoneo.
Le finitrici dovranno essere semoventi; munite di sistema di distribuzione in senso longitudinale e trasversale capace di
assicurare il mantenimento dell'uniformità degli impasti ed un grado uniforme di assestamento in ogni punto dello strato
deposto.
Dovranno consentire la stesa di strati dello spessore di volta in volta stabilito, di livellette e profili perfettamente
regolari,compensando eventualmente le irregolarità della fondazione. A tale scopo i punti estremi di appoggio al terreno
della finitrice dovranno distare l'uno dall'altro, nel senso longitudinale della strada, di almeno tre metri; e dovrà approfittarsi
di questa distanza per assicurare la compensazione delle ricordate eventuali irregolarità della fondazione.
Per la cilindratura del conglomerato si dovranno usare compressori a rapida inversione di marcia, del peso di almeno 5
tonnellate.
Per evitare l'adesione del materiale caldo alle ruote del rullo si provvederà a spruzzare queste ultime con acqua.
La cilindrata dovrà essere iniziata dai bordi della strada e si procederà poi di mano in mano verso la mezzeria.
- 25 -
Ì primi passaggi saranno particolarmente cauti per evitare il pericolo di ondulazioni e fessurazione del manto.
La cilindratura dopo il primo consolidamento del manto dovrà essere condotta anche in senso obliquo all'asse della
strada, e, se possibile, anche in senso trasversale.
La cilindratura dovrà essere continuata sino ad ottenere un sicuro costipamento.
Tutti gli orli e i margini comunque limitanti la pavimentazione ed i suoi singoli tratti (come i giunti in corrispondenza alle
riprese di lavoro, ai cordoni laterali, alle bocchette dei servizi sotterranei, ecc.) dovranno essere spalmati con uno strato di
bitume, prima di addossarvi il manto, allo scopo di assicurare la perfetta impermeabilità ed adesione delle parti.
Ìnoltre tutte le giunzioni e i margini dovranno essere battuti e finiti a mano con gli appositi pestelli da giunta a base
rettangolare opportunamente scaldati o freddi nel caso di conglomerati preparati con bitumi liquidi.
A lavoro finito i manti dovranno presentare superficie in ogni punto regolarissima e perfettamente corrispondente alle
sagome ed alle livellette di progetto o prescritte dalla Direzione dei lavori.
A lavoro finito non vi dovranno essere in alcun punto ondulazioni od irregolarità superiori ai 5 mm misurati utilizzando
un'asta rettilinea della lunghezza di tre metri appoggiata longitudinalmente sulla pavimentazione.
Art. 1.36
MANTI SOTTILI ESEGUITI MEDIANTE CONGLOMERATI BITUMINOSI CHIUSI
Per strade a traffico molto intenso, nelle quali si vuole costituire un manto resistente e di scarsa usura e ove si
disponga di aggregati di particolare qualità potrà ricorrersi a calcestruzzi bituminosi formati con elevate percentuali di
aggregato grosso, sabbia, additivo, bitume.
Gli aggregati grossi dovranno essere duri, tenaci, non fragili, provenienti da rocce preferibilmente endogene, ed a fine
tessitura: debbono essere non gelivi o facilmente alterabili, nè frantumabili facilmente sotto il rullo o per effetto del traffico:
debbono sopportare bene il riscaldamento occorrente per l'impasto: la loro dimensione massima non deve superare i 2/3
dello spessore del manto finito.
Di norma l'aggregato grosso sarà costituito da pietrischetto o graniglia ottenuti per frantumazione da rocce aventi
resistenza minima alla compressione di 1250 kg/cm² nella direzione del piano di cava ed in quella normale, coefficiente di
Dèval non inferiore a 12, assai puliti e tali da non perdere per decantazione in acqua più dell'uno per cento in peso. Ì
singoli pezzi saranno per quanto possibile poliedrici.
La pezzatura dell'aggregato grosso sarà da 3 a 15 mm, con granulometria da 10 a 15 mm dal 15 al 20% - da 5 a 10
mm dal 20 al 35% - da 3 a 5 mm dal 10 al 25%.
L'aggregato fino sarà costituito da sabbia granulare preferibilmente proveniente dalla frantumazione del materiale
precedente, sarà esente da polvere di argilla e da qualsiasi sostanza estranea e sarà interamente passante per lo staccio
di 2 mm (n. 10 della serie A.S.T.M.): la sua perdita di peso per decantazione non dovrà superare il 2%.
La granulometria dell'aggregato fine sarà in peso:
dal 10 al 40% fra 2 mm e 0,42 mm (setacci n. 10 e n. 40 sabbia grossa)
dal 30 al 55% fra 0,42 mm e 0,297 mm (setacci n. 40 e n. 80 sabbia media)
dal 16 al 45% fra 0,297 mm e 0,074 mm (setacci n. 80 e n. 200 sabbia fine).
L'additivo minerale (filler) da usare potrà essere costituito da polvere di asfalto passante per intero al setaccio n. 80
(0,297 mm) e per il 90% dal setaccio n. 200 (0,074 mm) ed in ogni caso da polveri di materiali non idrofili.
Ì vuoti risultanti nell'aggregato totale adottato per l'impasto dopo l'aggiunta dell'additivo non dovranno eccedere il 20-
22% del volume totale.
Ìl bitume da usarsi dovrà presentare, all'atto dell'impasto (prelevato cioè dall'immissione nel mescolatore),
penetrazione da 80 a 100 ed anche fino a 120, onde evitare una eccessiva rigidità non compatibile con lo scarso
spessore del manto.
L'impasto dovrà corrispondere ad una composizione ottenuta entro i seguenti limiti:
a) aggregato grosso delle granulometrie assortite indicate, dal 40 al 60%;
b) aggregato fino delle granulometrie assortite indicate, dal 25 al 40%;
c) additivo, dal 4 al 10%;
d) bitume, dal 5 all'8%.
Nei limiti sopraindicati la formula della composizione degli impasti da adottare sarà proposta dall'Ìmpresa e dovrà
essere preventivamente approvata dalla Direzione dei lavori.
Su essa saranno consentite variazioni non superiori allo 0,5% in più o in meno per il bitume - all'l,5% in più o in meno
per gli additivi - al 5% delle singole frazioni degli aggregati in più o in meno, purchè si rimanga nei limiti della formula
dell'impasto sopra indicato.
Particolari calcestruzzi bituminosi a masse chiuse e a granulometria continua potranno eseguirsi con sabbie e polveri
di frantumazione per rivestimenti di massicciate di nuova costruzione o riprofilatura di vecchie massicciate per ottenere
manti sottili di usura d'impermeabilizzazioni antiscivolosi.
Le sabbie da usarsi potranno essere sabbie naturali di mare o di fiume o di cava o provenienti da frantumazione
purchè assolutamente scevre di argilla e di materie organiche ed essere talmente resistenti da non frantumarsi durante la
cilindratura: dette sabbie includeranno una parte di aggregato grosso, ed avranno dimensioni massime da 9,52 mm a
0,074 mm con una percentuale di aggregati del 100% di passante al vaglio di 9,52 mm; del1'84% di passante al vaglio di
4,76 mm; dal 50 al 100% di passante dal setaccio da 2 mm; dal 36% all'82% di passante dal setaccio di 1,19 mm; dal 16
al 58% di passante dal setacrio di 0,42 mm; dal 6 al 32% di passante dal setaccio 0,177 mm; dal 4 al 14% di passante dal
- 26 -
setaccio da 0,074 mm.
Come legante potrà usarsi o un bitume puro con penetrazione da 40 a 200 od un cut-back medium curring di viscosità
400/500 l'uno o l'altro sempre attirato in ragione del 6 o 7,5%, del peso degli aggregati secchi: dovrà aversi una
compattezza del miscuglio di almeno l'85%.
Gli aggregati dovranno essere scaldati ad una temperatura non superiore a 120°C ed il legante del secondo tipo da
130°C a 110°C.
Dovrà essere possibile realizzare manti sottili che, nel caso di rivestimenti, aderiscano fortemente a preesistenti
trattamenti senza necessità di strati interposti: e alla prova Hobbard Field si dovrà avere una resistenza dopo 24 ore di 45
kg/cm².
Per l'esecuzione di comuni calcestruzzi bituminosi a massa chiusa da impiegare a caldo, gli aggregati minerali saranno
essiccati e riscaldati in adatto essiccatore a tamburo provvisto di ventilatore e collegato ad alimentatore meccanico.
Mentre l'aggregato caldo dovrà essere riscaldato a temperatura fra i 130°C ed i 170°C, il bitume sarà riscaldato tra
160°C e 180°C in adatte caldaie suscettibili di controllo mediante idonei termometri registratori.
L'aggregato caldo dovrà essere riclassificato in almeno tre assortimenti e raccolto, prima di essere immesso nella
tramoggia di pesatura, in tre sili separati, uno per l'aggregato fine e due per quello grosso.
Per la formazione delle miscele dovrà usarsi una impastatrice meccanica di tipo adatto, tale da formare impasti del
peso singolo non inferiore a 200 kg ed idonea a consentire la dosatura a peso di tutti i componenti ed assicurare la
perfetta regolarità ed uniformità degli impasti.
Per i conglomerati da stendere a freddo saranno adottati gli stessi apparecchi avvertendo che il legante sarà riscaldato
ad una temperatura compresa fra i 90° C ed i 110° C e l'aggregato sarà riscaldato in modo che all'atto della immissione
nella mescolatrice abbia una temperatura compresa tra i 50° C e 80°C.
Per tali conglomerati è inoltre consentito all'Ìmpresa di proporre apposita formula nella quale l'aggregato fino venga
sostituito in tutto od in parte da polvere di asfalto da aggiungersi fredda; in tal caso la percentuale di bitume da miscelare
nell'impasto dovrà essere di conseguenza ridotta.
Pur rimanendo la responsabilità della riuscita a totale carico dell'Ìmpresa, la composizione varcata dovrà sempre
essere approvata dalla Direzione dei lavori.
Per la posa in opera, previa energica spazzatura e pulitura della superficie stradale, e dopo avere eventualmente
conguagliato la massicciata con pietrischetto bitumato, se trattasi di massicciata nuda, e quando non si debba ricorrere a
particolare strato di collegamento (binder), si procederà alla spalmatura della superficie stradale con un kg di emulsione
bituminosa per m² ed al successivo stendimento dell'impasto in quantità idonea a determinare lo spessore prescritto:
comunque mai inferiore a 66 kg/m² per manti di tre centimetri ed a 44 kg/m² per manti di due centimetri.
Per lo stendimento si adopereranno rastrelli metallici e si useranno guide di legno e sagome per l'esatta configurazione
e rettifica del piano viabile e si procederà poi alla cilindratura, iniziandola dai bordi della strada e procedeodo verso la
mezzeria, usando rullo a rapida inversione di marcia, del peso da 4 a 6 tonnellate, con ruote tenute umide con spruzzi di
acqua, qualora il materiale aderisca ad esse.
La cilindratura, dopo il primo assestamento, onde assicurare la regolarità, sarà condotta anche in senso obliquo alla
strada (e, quando si possa, altresì trasversalmente): essa sarà continuata sino ad ottenere il massimo costipamento.
Al termine delle opere di cilindratura, per assicurare la chiusura del manto bituminoso, in attesa del costipamento
definitivo prodotto dal traffico, potrà prescriversi una spalmatura di 0,700 kg/m² di bitume a caldo eseguita a spruzzo,
ricoprendola poi di graniglia analoga a quella usata per il calcestruzzo ed effettuando una ultima passata di compressore.
E' tassativamente prescritto che non dovranno aversi ondulazioni del manto; questo sarà rifiutato se, a cilindratura
ultimata, la strada presenterà depressioni maggiori di tre mm al controllo effettuato con aste lunghe tre metri nel senso
parallelo all'asse stradale e con la sagoma nel senso normale.
Lo spessore del manto sarà fissato nell'elenco prezzi: comunque esso non sarà mai inferiore, per il solo calcestruzzo
bituminoso compresso, a 20 mm ad opera finita. Ìl suo spessore sarà relativo allo stato della massicciata ed al
preesistente trattamento protetto da essa.
La percentuale dei vuoti del manto non dovrà risultare superiore al 15%; dopo sei mesi dall'apertura al traffico tale
percentuale dovrà ridursi ad essere non superiore al 5%. Ìnoltre il tenore di bitume non dovrà differire, in ogni tassello che
possa prelevarsi, da quello prescritto di più dell'1% e la granulometria dovrà risultare corrispondente a quella indicata con
le opportune tolleranze.
A garanzia dell'esecuzione l'Ìmpresa assumerà la gratuita manutenzione dell'opera per un triennio. Al termine del
primo anno lo spessore del manto non dovrà essere diminuito di oltre 1 mm, al termine del triennio di oltre 4 mm.

Art. 1.37
CONGLOMERATO IN POLVERE DI ROCCIA ASFALTICA E BITUME LIQUIDO
Nei suoi spessori di applicazione, variabili da 20 a 30 mm e determinati a lavoro finito, la composizione risulterà dalla
seguente tabella:
Ì ÌÌ
- 27 -
COMPONENTÌ
N.B. - Ì numeri dei crivelli sono quelli della serie UNÌ
per spessori
inferiori a
20 mm
% in peso
per spessori
inferiori a
20 mm
% in peso
a) aggregato lapideo grosso e fino:
- passante al crivello 20 e trattenuto al 10
- passante al crivello 10 e trattenuto al 5
- passante al crivello 5 e trattenuto al 2
- passante al crivello 2 e trattenuto al 0,425
b) polvere di roccia asfaltica ed additivo della stessa natura; rispondenti alla
granulometria suindicata ed anche alle Norme di accettazione del C.N.R.
(cat.ÌÌ per la polvere di asfalto)
c) bitume liquido di impasto:
Viscosità 25/75 (C.N.R.) minima
-
13-15
15-30
15-28
20
3,50-4
15-25
30-30
15-25
15-26
20
3,50-4
Bitume totale minimo
a) bitume liquido di impasto: 0,85 x 3,50 =
b) bitume naturale contenuto nella polvere di asfalto
÷ 3,00
÷ 1,50
3,00
1,50
TOTALÌ 4,50 4,50
Ìl rapporto volumetrico tra i diversi aggregati nella confezione del conglomerato di cui trattasi sarà quindi circa:
a) aggregato lapideo grosso e fino 70% in volume;
b) polvere roccia asfaltica 30% in volume.
Nella confezione del conglomerato in particolari casi, onde migliorare l'adesione fra aggregato lapideo, polvere di
asfalto e bitume liquido, potranno essere usate particolari sostanze, ad esempio calce idrata, le quali non modificheranno
sostanzialmente le predette percentuali sia in volume che in peso.
Nei limiti sopraindicati, la formula di composizione degli impasti da adottare per ogni tipo di lavoro dovrà essere
preventivamente comunicata ed approvata dalla Direzione dei lavori.
Per la confezione degli impasti si dovrà usare una impastatrice meccanica di tipo adatto, che consenta la dosatura in
volume od in peso dei componenti ed assicuri la perfetta regolarità e uniformità degli impasti.
Per regola generale nell'esecuzione dei lavori l'Ìmpresa dovrà attenersi alle migliori regole d'arte, nonchè alle
prescrizioni che qui di seguito vengono date.
Le operazioni da effettuare per l'esecuzione del tappeto saranno le seguenti:
1) pulizia del piano viabile;
2) spandimento sul piano viabile di emulsione bituminosa;
3) rasporto e distesa della miscela;
4) rullatura;
5) distesa del materiale di sigillo nelle zone troppo scabre.
Prima di applicare la miscela dovrà procedersi, ove occorra, ad un adeguato lavaggio del piano viabile, per liberarlo
dalle eventuali incrostazioni di fango e dai residui animali.
Ove tale operazione di lavaggio si ritenesse superflua in relazione allo stato di nettezza della superficie stradale, non
dovrà però mai mancare un'accurata depolverizzazione della superficie da eseguire mediante adatte scope, spazzoloni di
piassava o soffiatrici.
Eseguita la pulizia della superficie sulla quale il tappeto dovrà essere disteso e sempre che questa sia completamente
asciutta, si spanderà uniformemente con macchina spruzzatrice a pressione, sul piano viabile, dell'emulsione bituminosa
al 50% in ragione di 0,800 ÷ 1,OOO kg/m². Ìndi si procederà alla stesa in opera della miscela, che verrà trasportata dai
luoghi di confezione e scaricata con tutte le cure ed i provvedimenti necessari ad impedire di modificarla o sporcarla con
terra od elementi estranei.
La distesa e la distribuzione della miscela asfaltica dovranno essere eseguite mediante l'impiego di macchine finitrici
semoventi, del tipo Adnun, Barber-Greene, etc.
Ìl quantitativo di miscela sciolta da stendere per unità di superficie dovrà essere tale da ottenere, a costipamento
avvenuto od a lavoro ultimato, lo spessore prescritto. L'esecuzione del tappetto verrà pagata all'Ìmpresa in base a quanto
precristo nella corrispondente voce di elenco dei prezzi.
Qualora il piano viabile presentasse deformazioni di sagoma ed ondulazioni, si dovrà procedere ad un conguaglio della
superficie e sagomandola preventivamente con stesura di materiale di binder.
- 28 -
Ìl lavoro di pavimentazione dovrà essere eseguito su metà strada per volta, onde non interrompere la continuità del
transito.
Alla distesa della miscela dovrà seguire immediatamente la rullatura che dovrà praticarsi fino ad ottenere una perfetta
chiusura e compattazione della parte superiore del tappeto.
Per la cilindratura si dovrà impiegare un rullo a rapida inversione di marcia, del peso non inferiore a 8 tonnellate.
Per evitare l'adesione del materiale alle ruote del rullo, si provvederà a spruzzare queste ultime con acqua.
Tutti i giunti in corrispondenza delle riprese di lavoro, prima di addossarvi un nuovo strato, dovranno essere spalmati
con un velo di emulsione bituminosa, allo scopo di assicurare la perfetta adesione alle parti; inoltre tutte le giunzioni
dovranno essere costipate con pestelli a base rettangolare.
A composizione eseguita, nelle zone troppo scabre, sarà sparsa sul tappeto della polvere di asfalto finemente
macinata, in ragione di 1,000 kg/m².
Ad opera finita, la pavimentazione dovrà presentarsi con una superficie perfettamente regolare ed uniforme e con
bordi perfettamente profilati.
Prima dell'apertura al traffico di ogni tratta di carreggiata, la Direzione dei lavori verificherà che il lavoro stesso sia stato
regolarmente eseguito e che la superficie stradale si presenti regolarmente sagomata, unita e compatta; solo allora darà il
nulla osta all'Ìmpresa per autorizzare l'apertura al traffico e questa procederà alla pavimentazione della restante metà di
carreggiata, che dovrà essere eseguita con le stesse prescrizioni e modalità.
Ogni imperfezione o difetto che dovesse eventualmente manifestarsi prima del collaudo, dovrà essere
immediatamente ripreso a cura e spese dell'Ìmpresa, con scrupolosa manutenzione e tempestivi interventi.
La superficie sarà priva di ondulazioni, e pertanto un'asta rettilinea lunga 4 metri posta su di essa avrà la faccia di
contatto distante al massimo 5 mm e solo in qualche punto singolare dello strato.
La cilindratura sarà proseguita sino ad ottenere un sicuro costipamento.
Art. 1.38
CORDOLI IN CALCESTRUZZO
Ì cordoli prefabbricati in calcestruzzo potranno avere varie forme e dimensioni tra cui quella trapezoidale (base =
cm.30 lato verticale = cm.10, lato obliquo = cm.13 e bordi arrotondati) quella prismatica con smussatura (base = cm.30
con lato in vista a profilo curvo, altezza sui bordi = cm.11 ed altezza al centro = cm.11,5).
Tutti gli elementi avranno una lunghezza standard di cm.100 che dovrà essere modificata sulle curve o sui raccordi
circolari.
Lo strato superficiale della facciata superiore (quella in vista) potrà essere realizzato, secondo le specifiche dei
progetto, con un impasto di graniglia bianca mescolata a 350 Kg di cemento bianco per metro cubo di impasto ed avrà
uno spessore complessivo di cm. 2; il resto del cordolo (o l'intero cordolo quando non è richiesta la graniglia in vista) sarà
realizzato con cemento normale pressato.
Ogni singolo elemento dovrà essere posato a perfetta regola d'arte per non presentare quindi alcun difetto. La
direzione lavori si riserva la facoltà di non accettare quegli elementi che fossero comunque difettosi. Tutti gli obblighi e
oneri sopraindicati sono compresi e compensati nel prezzo di elenco relativo alla fornitura e posa in opera di cordonate.
Art. 1.39
POZZETTI DI RACCOLTA DELLE ACQUE STRADALI
Saranno in cemento armato a più scomparti e con sifone interno, delle dimensioni specifiche alle relative voci di elenco
prezzi.
La posizione ed il diametro dei fori per l'innesto dei fognoli saranno stabiliti dalla direzione lavori, secondo le varie
condizioni d'impiego.
Ì pozzetti dovranno essere forniti perfettamente lisci e stagionati privi di cavillature, fenditure, scheggiature o di altri
difetti. Dovranno essere confezionati come segue:
- Sabbia lapillosa e ghiaietto fino a mm. 10 ........................................... mc. 1.000
- Cemento .............................................................................................. Kg. 450
- Acqua ......................................................................................... litri 110 circa
Art. 1.40
AUTOBLOCCANTI
Autobloccanti a correre di tipologia a multistrato di calcestruzzo tipo Record di colore grigio cemento e altri colori a
scelta della D.L. posati su letto di sabbia. Dimensioni: 70 x 210 mm. e spessore 60 mm.
Art. 1.41
SISTEMAZIONI ESTERNE: STRADE A TRANSITO VEICOLARE, PARCHEGGI, MARCIAPIEDI.
- 29 -
a) Le strade a transito veicolare con aree per lo stazionamento dei veicoli saranno eseguite come segue:
- scavo di cassonetto alla quota di 0.030 m. dal piano finito;
- provvista stesa a cilindratura con rullo compressore da 10 t. di uno strato di ghiaia naturale proveniente da torrenti e da cave dello
spessore compresso di cm 20;
- provvista, stesa con macchina víbro-finitrice e successiva cilindratura con rullo compressore da 12 t. di uno strato di tout venant
bitumato spessore cm. 18, composto da materiale sabbio-ghiaioso di granulometria stabilita dal Capitolato Tecnico del Comune
di Torino e con una percentuale di bitume tipo 180/200 pari a Ì 4,50% in peso;
- provvista, stesa mediante macchina vibro-finitrice, previa stesura di emulsione bituminosa al 50% per ancoraggio 8, di un tappeto
di usura, spessore minimo cm. 3, il tutto compresso con rullo compressore da 12t.
Le delimitazioni delle carreggiate stradali e aree parcheggi saranno eseguite mediante cordoli in cemento delle dimensioni di 12
x30.
La segnaletica orizzontale sarà eseguita con delimitazione dei posti macchine con vernice stradale bianca.
b) Ì marciapiedi saranno costituiti da:
- provvista e posa di cordoli rettangolari in cemento da 12 x 30;
- pavimento in marmette di cemento autobloccanti posizionate secondo gli incastri previsti sul piano di base di cm. 6 in
sabbia rullata e costipata, posata a sua volta su un letto di ghiaia naturale di cava cilindrica di cm. 20.
La formazione di nuovi marciapiedi o la modifica di quelli esistenti dovrà rispettare le norme sull'abbattimento delle
barriere architettoniche (D.P.R 384/78 e s.m.i.); pertanto ogni volta che il percorso pedonale si raccorda con il livello
stradale o è interrotto da un passo pedonale o carrabile, dovranno essere previste le opportune rampe.
Art. 1.42
PAVIMENTAZIONI DIVERSE
(Conglomerati asfaltici, bituminosi, catramosi, tarmacadam, ecc., sopra sottofondi in cemento o macadam cilindrato;
mattonelle in grès, asfalto, cemento, ecc.; pavimenti in legno, gomma, ghisa e vari)
Per l'eventuale esecuzione di pavimenti del tipo sopraindicato e vari, generalmente da eseguire con materiali o tipi
brevettati, e per i quali, dati il loro limitato uso su strade esterne, non è il caso di estendersi nel presente Capitolato, a dare
norme speciali, resta soltanto da prescrivere che, ove siano previsti ed ordinati, l'Ìmpresa dovrà eseguirli secondo i
migliori procedimenti prescritti dalla tecnica per la loro costruzione e per l'impiego dei materiali che li costituiscono,
attenendosi agli ordini che all'uopo potesse impartire la Direzione dei lavori, anche in mancanza di apposite previsioni e
prescrizioni nei Capitolati Speciali da redigere per i lavori da appaltare.
Art. 1.43
SEGNALETICA
Per quanto riguarda la segnaletica, l'Ìmpresa dovrà attenersi alle disposizioni che verranno impartite di volta in volta
dalla Direzione dei lavori.
Dovranno essere tenute presenti le norme che sono contenute nel vigente Codice della strada e nel Capitolato
speciale dei segnali stradali predisposto dall'Ìspettorato Generale Circolazione e Traffico del Ministero dei LL.PP.
- 30 -
CAPITOLO 2
ILLUMINAZIONE PUBBLICA
Art. 2.1
Per tutto ciò che concerne l'impianto di illuminazione oggetto del presente capitolo si rimanda al CAPÌTOLATO
TECNÌCO ÌLLUMÌNAZÌONE PUBBLÌCA allegato al Progetto dell'impianto elettrico facente parte integrante del contratto di
appalto.
SÌ VEDA CAPÌTOLATO SPECÌFÌCO
- 31 -
CAPITOLO 3
ACQUEDOTTI E FOGNATURE
Art. 3.1
REQUISITI DI RISPONDENZA DELL'IMPIANTO FOGNARIO
L' impianto dovrà essere realizzato a regola d'arte e le caratteristiche tecniche dell'impianto stesso, nonché dei vari
componenti devono corrispondere alle norme di legge e di regolamento vigenti alla data di presentazione dei progetto -
offerta ed in particolare essere conformi:
- alle prescrizioni delle autorità locali;
- alle prescrizioni (o eventuali modificazioni) di SMAT
Per tutto ciò che concerne l'impianto fognario oggetto del presente capitolo si rimanda inoltre alla RELAZÌONE
ÌDRAULÌCA allegata agli elaborati di progetto ed in particolar modo alla TAVOLA 03 facente parte integrante del contratto
di appalto.
Art. 3.2
TUBAZIONI
TUBAZIONI IN GENERE
Generalità
Per le tubazioni e le apparecchiature idrauliche valgono le disposizioni dell'art. "Materiali in Genere" del capitolo
"Materiali da Costruzione" esse devono corrispondere alle vigenti Norme tecniche.
Le prescrizioni di tutto questo articolo si applicano a tutte le tubazioni in generale; si applicano anche ad ogni tipo delle
tubazioni di cui agli articoli (tubazioni di acciaio, di ghisa, ecc.) del capitolo "Tubazioni" tranne per quanto sia incompatibile
con le specifiche norme per esse indicate.
Fornitura diretta delle tubazioni da parte dell'Amministrazione
Ìn caso di fornitura diretta delle tubazioni, l'Amministrazione effettuerà le ordinazioni - tenendo conto del programma di
esecuzione dei lavori - in base alle distinte risultanti dai rilievi esecutivi presentati dall'Ìmpresa a norma dell'art. "Oneri
Obblighi e Responsabilità dell'Impresa".
L'Amministrazione si riserva la facoltà di disporre variazioni nello sviluppo delle opere in dipendenza anche della
consegna delle forniture; e comunque non assume nessuna responsabilità circa eventuali ritardi nella consegna delle
forniture, per cause ad essa non imputabili, rispetto alle previsioni.
La consegna delle forniture dirette dell'Amministrazione avverrà, a criterio insindacabile dell'Amministrazione stessa,
su banchina franco porto oppure su vagone franco stazione ferroviaria oppure franco camion, su strade statali, provinciali
o comunali, oppure franco fabbrica. Ìn quest'ultimo caso la consegna sarà effettuata da incaricati dell'Amministrazione
subito dopo il collaudo della fornitura, al quale potranno intervenire incaricati dell'Ìmpresa.
A collaudo avvenuto e ad accettazione della fornitura, l'Ìmpresa - quando è prevista la consegna franco fabbrica - può
disporne alla Ditta fornitrice l'immediata spedizione con l'adozione dei provvedimenti necessari a garantire che i materiali
rimangano assolutamente integri durante il trasporto. Diversamente l'Amministrazione disporrà la spedizione direttamente
nel modo che riterrà più opportuno, a spese dell'Ìmpresa, preavvertendola.
All'atto della consegna, l'Ìmpresa deve controllare i mateviali ricevuti e nel relativo verbale di consegna che andrà a
redigersi deve riportare eventuali contestazioni per materiali danneggiati (anche se solo nel rivestimento) nei riguardi della
fabbrica o delle Ferrovie dello Stato o dell'armatore della nave o della ditta di autotrasporti).
L'Ìmpresa dovrà provvedere nel più breve tempo possibile allo scarico da nave o da vagone o da camion - anche per
evitare spese per soste, che rimarrebbero comunque tutte a suo carico oltre al risarcimento degli eventuali danni che per
tale causale subisse l'Amministrazione - e poi al trasporto con qualsiasi mezzo sino al luogo d'impiego compresa ogni e
qualsiasi operazione di scarico e carico sui mezzi all'uopo usati dall'Ìmpresa stessa.
Ì materiali consegnati che residueranno alla fine dei lavori dovranno essere riconsegnati all'Amministrazione - con
relativo verbale in cui sarà precisato lo stato di conservazione di materiali ed al quale sarà allegata una dettagliata distinta
degli stessi - con le modalità che saranno da questa, o per essa dal Direttore dei lavori, stabilite.
Per i materiali che a lavori ultimati risulteranno non impiegati nè riconsegnati all'Amministrazione oppure che saranno
riconsegnati ma in condizioni di deterioramento o danneggiamento, sarà eftettuata una corrispondente operazione di
- 32 -
addebito, al costo, sul conto finale.
Ordinazione
L'Ìmpresa effettuerà l'ordinazione delle tubazioni entro il termine che potrà stabilire il Direttore dei lavori e che sarà
comunque tale, tenuto anche conto dei tempi di consegna, da consentire lo svolgimento dei lavori secondo il relativo
programma e la loro ultimazione nel tempo utile contrattuale.
L'Ìmpresa invierà al Direttore dei lavori - che ne darà subito comunicazione all'Amministrazione - copia dell'ordinazione
e della relativa conferma da parte della Ditta fornitrice, all'alto rispettivamente della trasmissione e del ricevimento.
L'ordinazione dovrà contenere la clausola seguente o equipollente.
"La Ditta fornitrice si obbliga a consentire, sia durante che al termine della lavorazione, libero accesso nella sua
fabbrica alle persone all'uopo delegate dall'Amministrazione appaltatrice dei lavori e ad eseguire i controlli e le verifiche
che esse richiedessero - a cura e spese dell'Ìmpresa - sulla corrispondenza della fornitura alle prescrizioni del contratto di
appalto relativo ai lavori sopra indicati.
Si obbliga inoltre ad assistere, a richiesta ed a spese dell'Ìmpresa, alle prove idrauliche interne delle tubazioni poste in
opera".
L'unica fornitura o ciascuna delle singole parti in cui l'intera fornitura viene eseguita, sarà in ogni caso accompagnata
dal relativo certificato di collaudo compilato dalla Ditta fornitrice, attestante la conformità della fornitura alle Norme vigenti
e contenente la certificazione dell'avvenuto collaudo e l'indicazione dei valori ottenuti nelle singole prove.
Ì risultati delle prove di riferimento e di collaudo dei tubi, dei giunti e dei pezzi speciali effettuate in stabilimento a
controllo della produzione - alle quali potranno presenziare sia l'Ìmpresa e sia il Direttore dei lavori od altro rappresentante
dell'Amministrazione e le quali comunque si svolgeranno sotto la piena ed esclusiva responsabilità della Ditta fornitrice -
saranno valutati con riferimento al valore della pressione nominale di fomitura PN.
L'Ìmpresa richiederà alla ditta fornitrice la pubblicazione di questa - di cui un esemplare verrà consegnato al Direttore
dei lavori - contenente le istruzioni sulle modalità di posa in opera della tubazione.
Accettazione delle tubazioni - Marcatura
L'accettazione delle tubazioni è regolata dalle prescrizioni di questo capilolato nel rispetto di quanto indicato al punto
2.1.4. del D.M. 12 dicembre 1985, nonchè delle istruzioni emanate con la Circ. Min. LL.PP. 20 marzo 1986, n. 27291 e,
per i tubi in cemento armato ordinario e in cemento armato precompresso, delle Norme vigenti per le strutture in cemento
armato, in quanto applicabili.
Nei riguardi delle pressioni e dei carichi applicati staticamente devono essere garantiti i requisiti limiti indicati nelle due
tabelle allegate al D.M. 12 dicembre 1985: tabella Ì, per tubi di adduzione in pressione (acquedotti) e ÌÌ, per le fognature.
Tutti i tubi, i giunti ed i pezzi speciali dovranno giungere in cantiere dotati di marcature indicanti la ditta costruttrice, il
diametro nominale, la pressione nominale (o la classe d'impiego) e possibilmente l'anno di fabbricazione; le singole
paratie della fornitura dovranno avere una documentazione dei risultati delle prove eseguite in stabilimento caratterizzanti i
materiali ed i tubi forniti.
L'Amministrazione ha la facoltà di effettuare sulle tubazioni fornite in cantiere - oltre che presso la tabbrica - controlli e
verifiche ogni qualvolta lo riterrà necessario, secondo le prescrizioni di questo capitolato e le disposizioni del Direttore dei
Lavori.
Rivestimento interno
Ìl rivestimento interno delle tubazioni non deve contenere alcun elemento solubile in acqua nè alcun prodotto che
possa dare sapore od odore all'acqua dopo un opportuno lavaggio della condotta.
Per le condotte di acqua potabile il rivestimento interno non deve contenere elementi tossici.
Tipi di giunti
Oltre ai giunti specificati per i vari tipi di tubazioni (acciaio, ghisa, ecc.), potranno adottarsi, in casi particolari (come
l'allestimento di condotte esterne provvisorie), i seguenti altri tipi di giunti:
- Giunto a flange libere con anello di appoggio saldato a sovrapposizione, secondo le norme UNÌ 6087 a 6090, 2299,
2300.
- Giunto a flange saldate a sovrapposizione, secondo le norme UNÌ 6082, 2276 a 2278, 6083, 6084.
- Giunto a flange saldate di testa, secondo le norme UNÌ 2279 a 2286, 6085, 6086.
- Giunto Victaulic, automatico (che è di rapido montaggio e smontaggio, particolarmente indicato per condotte
provvisorie e per tracciati accidentali).
- Giunto Gibault (o simili, come Dresser, Viking-Johnson), costituito da un manicotto (botticella) e da due flangie in
ghisa, da bulloni di collegamento in ferro e da due anelli di gomma a sezione circolare, da impiegare per la giunzione
di tubi con estremità lisce.
Apparecchiature idrauliche
Le apparecchiature idrauliche dovranno corrispondere alle caratteristiche e requisiti di accettazione delle vigenti norme
UNÌ.
Su richiesta del Direttore dei lavori l'Ìmpresa dovrà esibire - entro 1 (uno) mese dalla data della consegna (o della
- 33 -
prima consegna parziale) dei lavori e comunicando il nominativo della ditta costruttrice - i loro prototipi che il Direttore dei
lavori, se li ritenga idonei, potrà fare sottoporre a prove di fatica nello stabilimento di produzione od in un laboratorio di sua
scelta; ogni onere e spesa per quanto sopra resta a carico dell'Ìmpresa.
L'accettazione delle apparecchiature da parte del Direttore dei lavori non esonera l'Ìmpresa dall'obbligo di consegnare
le apparecchiature stesse in opera perfettamente funzionanti.
Art. 3.3
TUBAZIONI IN CEMENTO ARMATO SENZA LAMIERINO (ACQUEDOTTI)
Tubi in cemento armato senza Iamierino
Ì tubi in cemento armato (ordinario o precompresso) senza lamierino (che appresso indicheremo anche
semplicemente con tubi in c.a. o in c.a.p., rispettivamente) debbono avere caratteristiche e requisiti di accettazione
conformi anche alle vigenti norme ANDÌS.
Essi sono costituiti da conglomerato cementizio con armatura metallica, i cui componenti avranno le caratteristiche
fissate per il conglomerato cementizio armato; la dimensione massima degli inerti non sarà superiore ad un quarto dello
spessore della parete del tubo e comunque a 25 mm: l'acqua impiegata per l'impasto dovrà essere limpida e scevra da
qualsiasi traccia di grassi e materie organiche e non dovrà contenere acidi o basi in percentuale dannosa; il suo contenuto
di sostanze disciolte non dovrà superare 2 grammi per litro.
Pezzi speciaIi per tubi di cemento armato
Ì pezzi speciali (curve, biforcazioni, ecc.) possono essere di conglomerato cementizio armato, di ghisa, ovvero di
lamiera di acciaio saldato.
Di norma i pezzi di conglomerato cementizio armato sono adatti per pressioni ridotte; essi dovranno comunque essere
dimensionati con criteri e margini di sicurezza analoghi a quelli stabiliti per i tubi.
Per i pezzi speciali di ghisa valgono le norme vigenti per gli analoghi pezzi da tubazione in ghisa per acquedotto. Si
eviterà peraltro l'adozione di pezzi di ghisa per diametri superiori a DN 50 cm per i quali sarà impiegata la lamiera di
acciaio saldata protetta con rivestimenti bituminosi a spessore, dati a caldo.
Ì pezzi speciali di lamiera di acciaio dovranno essere calcolati a pressione e carichi esterni e dovranno avere apposito
rivestimento a protezione della corrosione. Lo spessore minimo della lamiera è stabilito dalla seguente tabella:
Per tubi DN -> fino a 45 cm da 50 a 65 cm 70 a 100 cm
Pezzi speciali rivestiti con
conglomerato cementizio
1,5 mm 2,5 mm 3 mm
Pezzi speciali con mastice
bituminoso
4 mm 5,5 mm 7 mm
Ì pezzi speciali saranno normalmente forniti di giunti dello stesso tipo di quelli della tubazione corrente e che
imbocchino direttamente sui tubi contigui.
Ì pezzi speciali che comportino viti, bulloni o altre parti soggette ad ossidazioni, debbono essere protetti da apposito
pozzetto accessibile.
Tubi in cemento armato precompresso senza Iamierino
Come caso particolare dei tubi di c.a. possono considerarsi i tubi nei quali l'armatura trasversale sia calcolata e
realizzata identicamente a quanto prescritto per i tubi di cemento armato ordinario, mentre longitudinalmente essi sono
provvisti di una armatura di fili ad alto limite elastico messi in tensione e che conferiscano al calcestruzzo una adeguata
compressione.
Ì tubi in c.a.p. possono essere:
- tubi con nucleo di conglomerato cementizio prefabbricato, armatura di precompressione radiale e rivestimento
protettivo della medesima;
- tubi monolitici con armatura di precompressione radiale inglobata nella parete di conglomerato.
Quando l'ambiente di posa presenta caratteristiche tali da compromettere la conservazione nel tempo della spirale di
decompressione o del suo ricoprimento cementizio, i tubi in c.a.p. saranno dotati di un rivestimento - che dovrà soddisfare
le prescrizioni delle vigenti norme CNR - eseguito con mastice bituminoso armato con tessuto di vetro, tale da garantire
isolamento, durevolezza e inalterabilità, e precisamente costituito da:
- uno strato di vernice bituminosa a freddo (primer);
- uno strato, di spessore non inferiore a 2,5 mm, di mastice bituminoso a caldo;
- una fasciatura continua di tessuto di vetro reticolare;
- uno strato, di spessore non inferiore a 2,5 mm, di mastice bituminoso a caldo che incorpori completamente il tessuto
di vetro reticolare.
Art.3.4
- 34 -
TUBAZIONI IN PVC RIGIDO NON PLASTIFICATO
(ACQUEDOTTI E FOGNATURE)
Le tubazioni in PVC (clorulo di polivinile) rigido non plastificato devono corrispondere alle caratteristiche ed ai requisiti
di accettazione prescritti dalle Norme vigenti ed alle Raccomandazioni Ì.Ì.P.
Ì tubi in PVC sono fabbricati con clorulo di polivinile esente da plastificanti e cariche inerti, non colorato artificialmente e
miscelato - a scelta del fabbricante, purchè il manufatto ottenuto risponda ai requisiti stabiliti dalle Norme vigenti - con
opportuni stabilizzanti e additivi nelle quantità necessarie.
Devono avere costituzione omogenea e compatta, superficie liscia ed esente da ondulazioni e da striature cromatiche
notevoli, da porosità e bolle; presentare una sezione circolare costante; ed avere le estremità rifinite in modo da
consentire il montaggio ed assicurare la tenuta del giunto previsto per le tubazioni stesse.
Ì tubi e i raccordi di PVC devono essere contrassegnati con il marchio di conformità ÌÌP che ne assicura la rispondenza
alle norme UNÌ.
Ì raccordi e i pezzi speciali in PVC per acquedotti e per fognature dovranno rispondere alle caratteristiche stabilite
rispettivamente dalle norme UNÌ 7442 o UNÌ 7447.
Per la fognatura (scarichi di acque di rifiuto civili e industriali: acque bianche, nere e miste) saranno impiegati tubi
previsti dalle norme UNÌ.
Art. 3.5
TUBAZIONI IN PEAD (ACQUEDOTTI E FOGNATURE)
Le tubazioni in polietilene ad alta densità devono corrispondere alle caratteristiche ed ai requisiti di accettazione
prescritti dalle norme UNÌ ed alle raccomandazioni Ì.Ì.P.
Ì tubi in PEAD sono fabbricati con il polimero polietilene con l'aggiunta di sostanze (nerofumo) atte ad impedire o
ridurre la degradazione del polimero in conseguenza della sua esposizione alla radiazione solare ed in modo particolare a
quella ultravioletta.
Ì tubi in PEAD ed i relativi raccordi in materiali termoplastici devono essere contrassegnati con il marchio di conformità
Ì.Ì.P. che ne assicura la rispondenza alle Norme UNÌ, limitatamente alle dimensioni previste dalle norme stesse.
Ì raccordi ed i pezzi speciali devono rispondere alle stesse caratteristiche chimico-fisiche dei tubi; possono essere
prodotti per stampaggio o ricavati direttamente da tubo diritto mediante opportuni tagli, sagomature ed operazioni a caldo
(piegatura, saldature di testa o con apporto di materiale, ecc.). Ìn ogni caso tali operazioni devono essere sempre
eseguite da personale specializzato e con idonea attrezzatura presso l'officina del fornitore. Per le figure e le dimensioni
non previste dalle norme UNÌ o UNÌPLAST si possono usare raccordi e pezzi speciali di altri materiali purchè siano idonei
allo scopo.
Per la fognatura saranno impiegati tubi previsti dalle norme UNÌ.
Art. 3.6
COSTRUZIONE DELLE CONDOTTE DI CEMENTO ARMATO (ACQUEDOTTI)
3.6.1 Movimentazione
Ìn tutte le operazioni di carico, trasporto. scarico ed accatastamento dei tubi di cemento armato dotati di rivestimento
bituminoso dovrà porsi ogni cura necessaria ad evitare danni al rivestimento stesso, impiegando a tal uopo mezzi d'opera
e di trasporto appositamente scelti.
3.6.2 Revisione deI rivestimento e posa in opera
Prima di procedere alla posa in opera di ogni singolo tubo in cemento armato, se ne controllerà accuratamente il
rivestimento e si provvederà subito alle eventuali riparazioni, almeno per la parte del tubo che dopo la posa in opera non è
più accessibile.
L'impiego corretto e normale delle tubazioni di cemento armato è caratterizzato dalle seguenti condizioni principali:
- posa in trincea scavata in terreni in posto;
- buona stabilità dei terreni attraversati dal tracciato;
- profondità di posa, misurata dalla generatrice superiore del tubo alla superficie del piano di campagna, compresa tra
m 1,50 e m 2,50;
- appoggio continuo sotto i tubi, con letto di materiale sciolto e rinfianco ben costipato almeno fino al piano orizzontale
passante per la generatrice superiore del tubo.
Ì tubi verranno normalmente posati in letto di materiale sciolto, da ottenersi con materiale di apporto o di frantumazione
nel caso di posa in rocce lapidee. Ìl letto di posa dovrà essere accuratamente profilato in modo da fornire al tubo appoggio
continuo. Nel caso di terreni sciolti, sede di falda freatica ovvero facilmente alterabili per azione di acque percolanti, verrà
stabilizzato il letto di posa mediante sottofondo che assicuri assestamenti privi di discontinuità notevoli, quali platee di
cemento armato ovvero massicciate drenate di pietrame.
Per l'attraversamento di zone cedevoli che si incontrassero nel tracciato può adottarsi l'appoggio su platea di cemento
- 35 -
armato fondata su pali, al fine di ridurre detti cedimenti. Ìn tali casi il letto di posa sarà realizzato con ghiaia o pietrisco.
Dovranno evitarsi l'appoggio o il bloccaggio di tubi su punti fissi ovvero aventi cedimenti sensibilmente diversi da quelli
della tubazione.
Subito prima della posa, il personale specializzato addetto controllerà l'integrità dei giunti. Nel caso di giunti con
guarnizione di gomma si effettuerà anche il controllo delle tolleranze a mezzo di apposite modine o calibri.
Si dovrà assicurare alla tubazione un appoggio caratterizzato da cedimenti modesti e soprattutto non discontinui.
Dovrà evitarsi il bloccaggio rigido di tubi ai manufatti e dar modo ai giunti con guarnizioni deformabili di esplicare la loro
azione.
Ìn alcuni casi può essere necessaria l'adozione di una platea di calcestruzzo, che sarà preferibilmente armata e di
modesto spessore, dato che la sua principale funzione è quella di ridurre ed egualizzare i cedimenti del letto di posa,
specie dove esso è soggetto a danni da parte di acque sotterranee o esterne. Uguale funzione può assolvere un
sottofondo di pietrame ben assestato che in presenza di acque, può essere drenato con apposita tubazione.
Su tali sottofondi va poi disposto un adatto letto di materiale sciolto.
3.6.3 Giunti e guarnizioni
Subito dopo la posa in opera della tubazione in cemento armato si eseguiranno i giunti, che dovranno rispondere ai
seguenti requisiti:
a) assicurare la perfetta tenuta dell'acqua;
b) consentire piccoli assestamenti ai tubi onde possano seguire il comportamento del terreno di posa;
c) essere costituiti da materiali che diano piena garanzia di durata.
Ìl giunto consigliato per i tubi di cemento armato è quello ad imboccatura con guarnizione ad anello di gomma,
quest'ultimo protetto dall'ambiente esterno con sigillo plastico non avente funzione di tenuta.
Ìl disegno del giunto, le sue dimensioni e relative tolleranze nonchè dimensioni e caratteristiche della guarnizione o
calafataggio sono fissate dalla ditta costruttrice; a questa l'Ìmpresa richiederà una casistica di applicazioni e certificati di
prove eseguite in laboratori ufficiali, a verifica dei requisiti suddetti a), b), c) per il tipo di giunto e relative tolleranze.
Le guarnizioni o materiale di calafataggio dei giunti saranno privi di elementi metallici (come rame, manganese,
antimonio, mercurio, piombo) o altre sostanze che possano alterare le qualità organolettiche dell'aqua.
Le guarnizioni di gomma naturale risponderanno alle norme UNÌ 4920 e saranno controllate con le norme ivi precisate.
Per le guarnizioni di gomma sintetica o mista, la composizione dovrà essere precisata dalla ditta costruttrice; esse
risponderanno agli stessi requisiti fisico-meccanici ed alle stesse prove di cui alla norme UNÌ 4920.
3.6.4 Prova idrauIica
La prova della condotta di cemento armato verrà eseguita dopo avere tenuto la condotta piena d'acqua per almeno
dieci giorni, su tronchi lunghi circa 500 m; al riguardo si dovrà procedere con gradualità ed al più presto possibile al
riempimento della condotta durante la sua stessa costruzione; e per evitare interruzioni e ritardi nelle operazioni di posa e
di riempimento della tubazione, che sono da eseguirsi con continuità, verranno interposte apposite scatole di prova
destinate a ricevere diaframmi di separazione delle tratte in prova e conformate in modo da consentire idoneo ancoraggio
contro la spinta idrostatica.
Ove non concorrano circostanze particolari, quali ad esempio l'impiego di giunti a calafataggio ovvero di giunti che non
hanno avuto precedenti vaste applicazioni, la prova in opera verrà di norma eseguita a riterro completamente ultimato.
Nei casi particolari di cui sopra invece detta prova verrà eseguita a "giunti scoperti", cioè dopo aver effettuato un rinterro
parziale della tratta in prova, che lasci i giunti in vista.
La prova verrà eseguita mantenendo il punto più depresso della tratta alla pressione di seguito precisata per 12 ore,
che potranno suddividersi - e saranno suddivisi, nei casi particolari sopra cennati - al più in due turni, tra i quali la condotta
verrà lasciata a pressione ridotta. La prova sarà ritenuta di esito positivo se non si sarà verificata alcuna perdita
concentrata e complessivamente non si sia registrata una perdita di acqua superiore al limite riportato nella tabella
seguente.
Pressione di prova Durata complessiva Perdita totale
PN + 1,0 atm 12 ore 1 litro ogni 5 m² di superficie interna del
tuboammessa nelle 12 ore
Ai limiti suddetti si applicano le seguenti tolleranze:
DN fino a 50 compreso 10%
- 36 -
DN oltre 50 5%
Ìn caso di esito negativo per eccessivo assorbimento diffuso, è ammessa la ripetizione della prova dopo un prolungato
riempimento con acqua eventualmente addizionata di impermeabilizzanti sicuramente stabili ed innocui, approvati dal
Direttore dei lavori.
Durante la prova idraulica della condotta si dovrà ispezionare accuratamente il rivestimento provvedendo ad inciderlo
nei punti dove tendessero a formarsi sacche di acqua a causa di eventuali trasudi del tubo, allo scopo di dare sfogo agli
stessi.
Terminata la prova idraulica si procederà alla ripresa del rivestimento in corrispondenza dei giunti della tubazione,
curando particolarmente tutte le riparazioni dei danni occasionali e delle incisioni di cui sopra.
Gli interventi indicati saranno tutti eseguiti a caldo con preparazione e materiali identici a quelli impiegati nella
formazione del rivestimento.
3.6.5 Rinterro
Subito dopo la posa della tubazione in cemento armato ed il completamento dei giunti che comportino un sigillo
protettivo, si eseguirà di norma il primo rinterro esteso sino a coprire la generatrice superiore del tubo, con materiale
sciolto, pistonato accuratamente.
Seguirà il rinterro definitivo nel più breve tempo possibile dopo lo scavo, eliminando tutti i tempi superflui o non
indispensabili fra le due operazioni esterne di scavo e rinterro.
Ìl rinterro della fossa dovrà essere eseguito in modo da evitare il successivo formarsi di una depressione del piano di
campagna - che è prontamente da eliminarsi ove mai avesse a verificarsi - con il conseguente disturbo della situazione
preesistente in fatto di acque presenti o percolanti nel terreno.
Art. 3.7
COSTRUZIONE DELLE CONDOTTE DI PVC (ACQUEDOTTI E FOGNATURE)
3.7.1 Norme da osservare
Per la movimentazione e la posa dei tubi in PVC (cloruro di polivinile) saranno scrupolosamente osservate le
prescrizioni contenute nelle Raccomandazioni Ì.Ì.P.
3.7.2 Movimentazione
Tutte le operazioni di cui appresso - per trasporto, carico, scarico, accatastamento, ed anche per posa in opera -
devono essere effettuate con cautela ancora maggiore alle basse temperature (perchè aumentano le possibilità di rotture
o fessurazione dei tubi).
Trasporto
Nel trasporto bisogna supportare i tubi per tutta la loro lunghezza onde evitare di danneggiare le estremità a causa
delle vibrazioni.
Si devono evitare urti, inflessioni e sporgenze eccessive, contatti con corpi taglienti ed acuminati.
Le imbragature per il fissaggio del carico possono essere realizzate con funi o bande di canapa, di nylon o similari; se
si usano cavi d'acciaio, i tubi devono essere protetti nelle zone di contatto. Si deve fare attenzione affinchè i tubi,
generalmente provvisti di giunto ad una delle estremità, siano adagiati in modo che il giunto non provochi una loro
inflessione; se necessario si può intervenire con adatti distanziatori tra tubo e tubo.
Nel caricare i mezzi di trasporto, si adagieranno prima i tubi più pesanti, onde evitare la deformazione di quelli più
leggeri.
Qualora il trasporto venga effettuato su autocarri, i tubi non dovranno sporgere più di un metro dal piano di carico.
Durante la movimentazione in cantiere e soprattutto durante il defilamento lungo gli scavi, si deve evitare il trascinamento
dei tubi sul terreno, che potrebbe provocare danni irreparabili dovuti a rigature profonde prodotte da sassi o da altri oggetti
acuminati.
Carico e scarico
Queste operazioni devono essere effettuate con grande cura. Ì tubi non devono essere nè buttati, nè fatti strisciare
sulle sponde degli automezzi caricandoli o scaricandoli dai medesimi; devono invece essere sollevati ed appoggiati con
cura.
Accatastamento e deposito
Ì tubi lisci devono essere immagazzinati su superfici piane prive di parti taglienti e di sostanze che potrebbero intaccare
i tubi.
Ì tubi bicchierati, oltre alle avvertenze di cui sopra, devono essere accatastati su traversini di legno, in modo che i
bicchieri della fila orizzontale inferiore non subiscano deformazioni; inoltre i bicchieri stessi devono essere sistemati
alternativamente dall'una e dall'altra parte della catasta in modo da essere sporgenti (in questo modo i bicchieri non
- 37 -
subiscono sollecitazioni ed i tubi si presentano appoggiati lungo un'intera generatrice).
Ì tubi devono essere accatastati ad un'altezza non superiore a 1,50 m (qualunque sia il loro diametro), per evitare
possibili deformazioni nel tempo.
Se i tubi non vengono adoperati per un lungo periodo, devono essere protetti dai raggi solari diretti con schermi opachi
che però non impediscano una regolare aerazione.
Qualora i tubi venissero spediti in fasci legati con gabbie, è opportuno seguire, per il loro accatastamento, le istruzioni
del produttore. Nei cantieri dove la temperatura ambientale può superare agevolmente e per lunghi periodi i 25°C, è da
evitare l'accatastamento di tubi infilati l'uno nell'altro, che provocherebbe l'ovalizzazione, per eccessivo peso, dei tubi
sistemati negli strati inferiori.
Raccordi e accessori
Ì raccordi e gli accessori vengono in generale forniti in appositi imballaggi. Se invece sono sfusi si dovrà evitare, in fase
di immagazzinamento e di trasporto, di ammucchiarli disordinatamente così come si dovrà evitare che possano
deformarsi o danneggiarsi per urti tra loro o con altri materiali pesanti.
3.7.3 Posa in opera e rinterro
Letto di posa
Ìl fondo dello scavo, che dovrà essere stabile, verrà accuratamente livellato in modo da evitare gibbosità ed
avvallamenti onde consentire che il tubo in PVC vi si appoggi per tutta la sua lunghezza.
Prima della collocazione del tubo sarà formato il letto di posa per una altezza minima di 10 cm distendendo sul fondo
della trincea, ma dopo la sua completa stabilizzazione, uno strato di materiale incoerente - quale sabbia o terra sciolta e
vagliata - che non contenga pietruzze; il materiale più adatto è costituito da ghiaia o da pietrisco di pezzatura 10 - 15 mm
oppure da sabbia mista a ghiaia con diametro massimo di 20 mm.
Su tale strato verrà posato il tubo che verrà poi rinfiancato quanto meno per 20 cm per lato e ricoperto con lo stesso
materiale incoerente per uno spessore non inferiore a 20 cm misurato sulla generatrice superiore. Su detto ricoprimento
dovrà essere sistemato il materiale di risulta dello scavo per strati successivi non superiori a 30 cm di altezza, costipati e
bagnati se necessario.
Posa della tubazione
Prima di procedere alla loro posa in opera, i tubi in PVC devono essere controllati uno ad uno per scoprire eventuali
difetti. Le code, i bicchieri, le guarnizioni devono essere integre.
Ì tubi ed i raccordi devono essere sistemati sul letto di posa in modo da avere un contatto continuo con il letto stesso.
Le nicchie precedentemente scavate per l'alloggiamento dei bicchieri devono, se necessario, essere accuratamente
riempite, in modo da eliminare eventualmente spazi vuoti sotto i bicchieri stessi.
Rinterro
Ìl materiale già usato per la costituzione del letto verrà sistemato attorno al tubo e costipato a mano per formare strati
successivi di 20-30 cm fino alla mezzeria del tubo, avendo la massima cura nel verificare che non rimangano zone vuote
sotto al tubo e che il rinfianco tra tubo e parete dello scavo sia continuo e compatto. Durante tale operazione verranno
recuperate le eventuali impalcature poste per il contenimento delle pareti dello scavo.
Ìl secondo strato di rinfianco giungerà fino alla generatrice superiore del tubo. La sua compattazione dovrà essere
eseguita sempre con la massima attenzione. Ìl terzo strato giungerà ad una quota superiore per 15 cm a quella della
generatrice più alto del tubo. La compattazione avverrà solo lateralmente al tubo, mai sulla sua verticale. L'ulteriore
riempimento sarà effettuato con il materiale proveniente dallo scavo, depurato dagli elementi con diametro superiore a 10
cm e dai frammenti vegetali ed animali.
Gli elementi con diametro superiore a 2 cm, presenti in quantità superiore al 3O%, devono essere eliminati, almeno
per l'aliquota eccedente tale limite. Le terre difficilmente comprimibili (torbose, argillose, ghiacciate) sono da scartare. Ìl
riempimento va eseguito per strati successivi di spessore pari a 30 cm che devono essere compattati ed eventualmente
bagnati per lo spessore di 1 m (misurato dalla generatrice superiore del tubo).
Ìnfine va lasciato uno spazio libero per l'ultimo strato di terreno vegetale.
3.7.4 Pozzetti, giunzioni e prova deIIe condotte in PVC per acquedotto
Pozzetti
Nei pozzetti da costruire per il contenimento di apparecchiature idrauliche (scarichi, sfiati, ecc.) lungo la condotta in
PVC per acquedotti, è indispensabile che i due tronchetti di acciaio calibrato a flangia - che vanno collocati per collegarsi
da una parte con la tubazione in PVC (un tronchetto mediante giunto meccanico e l'altro tronchetto mediante giunto
scorrevole con guarnizione elastomerica) e dall'altra parte con la saracinesca o lo sfiato, ecc. mediante giunto a flangia -
fuoriescano, per la parte flangiata, dalla muratura verso l'interno del pozzetto.
Giunzioni
- 38 -
Le giunzioni delle tubazioni di PVC per acquedotti saranno eseguite, a seconda del tipo di giunto stabilito, con le
seguenti modalità.
A) Giunti a bicchiere e a manicotto a scorrimento assiale con tenuta mediante guarnizioni elastomeriche
a) Verificare che le estremità dei tubi siano smussate correttamente;
b) provvedere ad una accurata pulizia delle parti da congiungere, assicurandosi che esse siano integre; se già
inserita, togliere provvisoriamente la guarnizione di tenuta;
c) segnare sulla parte maschia del tubo una linea di riferimento procedendo come segue:
- si introduce il tubo nel bicchiere fino a rifiuto, segnando la posizione raggiunta;
- si ritira il tubo non meno di 10 mm;
- si segna in modo ben visibile sul tubo la nuova posizione raggiunta, che è la linea di riferimento;
d) inserire la guarnizione elastomerica di tenuta nell'apposita sede;
e) lubrificare la superficie interna della guarnizione e la superficie esterna della punta con apposito lubrificante (acqua
saponosa o lubrificante a base di silicone, ecc.);
f) infilare la punta nel bicchiere fino alla linea di riferimento, facendo attenzione che la guarnizione non esca dalla
sede.
B) Giunti a bicchiere e a manicotto del tipo non scorrevole ottenuti mediante incollaggio
a) Verificare che tubo e bicchiere abbiano diametri di accoppiamento rispondenti alle norme UNÌ;
b) verificare che le estremità dei tubi siano smussate correttamente;
c) pulire accuratamente le superfici di accoppiamento del tubo e del bicchiere con carta vetrata o solventi adeguati
(molti incollaggi difettosi sono imputabili alla cattiva esecuzione di questa operazione);
d) introdurre il tubo nel bicchiere fino a battuta e fare un segno sulla superficie dello stesso in corrispondenza della
bocca del bicchiere. Ciò consente di predeterminare la porzione di tubo che dovrà essere spalmata di collante;
e) assicurarsi che il collante impiegato non sia un adesivo ma realizzi una saldatura chimica;
f) spalmare il collante, con un pennello di dimensioni adeguate, in maniera uniforme sulla superficie interna del
bicchiere e sulla superficie esterna del tubo in corrispondenza della zona precedentemente marcata, avendo cura
di accertarsi che non resti un'eccessiva quantità di collante nell'interno del bicchiere;
g) introdurre immediatamente il tubo nel bicchiere fino a battuta. Dopo questa operazione è opportuno non sottoporre
a tensioni il collegamento effettuato. Prima di mettere l'impianto in esercizio è consigliabile attenersi alle istruzioni
del fabbricante relativamente al tempo di consoìidamento del collante.
C) Giunti a serraggio meccanico tipo <<Gibault>>
Qualunque sia la forma esterna ed il tipo di serraggio con cui questo giunto è realizzato è necessario che la sua
lunghezza utile, ossia la distanza assiale fra le due guarnizioni, sia non inferiore alla somma delle massime possibili
variazioni lineari dei due tronchi da congiungere più una quantità variabile dai 30 ai 100 mm in relazione al diametro dei
tronchi stessi.
Provvedere ad un'accurata pulizia delle parti da congiungere, assicurarsi che esse siano integre, infilare le due
estremità nel giunto meccanico assicurandosi che ciascuna di esse sia introdotta per una lunghezza corrispondente ad
almeno 1/3 della lunghezza del manicotto senza però che vengano a contatto fra di loro; infilare i bulloni, le rondelle ed i
dadi attuandone il serraggio a croce.
D) Giunti con ancoraggio mediante anello o ghiera di graffaggio
a) Tagliare il tubo nella lunghezza richiesta. Per il montaggio dei raccordi di misure medie e grandi, la parte terminale
del tubo dovrà essere smussata accuratamente;
b) separare le parti del raccordo e montarle sul tubo: prima la ghiera, seguita dall'anello di serraggio. Fare attenzione
che l'anello di serraggio conico sia disposto nella direzione esatta, cioè con la parte terminale maggiore verso il
raccordo;
c) infilare il tubo nel corpo del raccordo fino a che non oltrepassi la guarnizione toroidale elastomerica e tocchi la
battuta interna del corpo del raccordo. Nel caso di misure medie e grandi è bene lubrificare con acqua saponata o
vasellina la parte terminale del tubo e la guarnizione toroidale elastomerica;
d) accostare l'anello di serraggio conico al corpo del raccordo. Per fare scivolare meglio l'anello di serraggio, dilatarlo
con un cacciavite;
e) avvitare strettamente la ghiera al corpo del raccordo. Per il serraggio finale, nelle misure medie e grandi, dovrà
essere usata una chiave a nastro.
E) Giunti a flangia libera con collare di appoggio o fissa
Anche per questo tipo di giunto si tenga conto di quanto indicato al punto C):
a) infilare la fiangia libera nell'estremità del tubo;
b) unire il collare d'appoggio al tubo procedendo come descritto al punto B);
c) disporre la guarnizione elastomerica nell'apposita scanalatura del collare;
d) bullonare effettuando il serraggio a croce.
- 39 -
Collegamento dei tubi in PVC per acquedotto con tubi di altro materiale
Ìn genere, il collegamento fra tubazioni per acquedotto di diverso materiale avviene a mezzo flange opportunamente
predisposte, oppure a mezzo di raccordi di PVC o PVC e metallo con una derivazione filettata e l'altra per incollaggio.
Nel giunto di PVC confezionato con bicchiere con guarnizione elastomerica non può essere inserito un normale tubo di
acciaio perchè di diverse dimensioni. Ne consegue che per la costruzione di tronchetti adatti bisogna utilizzare tubi
calibrati di acciaio senza saldatura (tubi di precisione) di cui alla norma UNÌ 2898, oppure calibrare opportunamente al
tornio tubi di acciaio senza saldatura di cui alla norma UNÌ 4991, scegliendo in ogni caso i diametri adatti.
Al tronchetto verrà poi saldata una flangia UNÌ 2223 avente dimensioni opportune, oppure una flangia cieca secondo
UNÌ 6093.
Sarà così possibile "confezionare" un tronchetto di partenza adatto all'unione con saracinesche, idranti, sfiati, T, croci,
ecc. a mezzo di flangia e connettere il tutto ai tubi di PVC inserendo il tronchetto nel giunto con guarnizione elastomerica.
Prova idraulica della condotta in PVC per acquedotto
La prova si intende riferita alla condotta con i relativi giunti, curve, T, derivazioni e riduzioni, escluso quindi qualsiasi
altro accessorio idraulico, e cioè: saracinesche, sfiati, scarichi di fondo, idranti, ecc.
La prova idraulica in opera dei tubi di PVC per acquedotto sarà effettuata su tratte di lunghezza fino a 1000 metri.
Come prima operazione si dovrà procedere ad ancorare la condotta nello scavo mediante parziale riempimento con
terra vagliata, con l'avvertenza però di lasciare i giunti scoperti ed ispezionabili. Ciò per consentire il controllo della loro
tenuta idraulica e per evitare comunque il movimento orizzontale e verticale dei tubi e dei giunti stessi sottoposti a
pressione. Si procederà quindi al riempimento con acqua dal punto più depresso della tratta ove verrà installato pure il
manometro. Si avrà la massima cura nel lasciare aperti i rubinetti, sfiati, ecc. onde consentire la completa fuoriuscita
dell'aria.
Riempita la tratta nel modo sopra descritto la si metterà in pressione a mezzo di una pompa a mano, salendo
gradualmente di un kgf/cm² al minuto primo fino a raggiungere la pressione di esercizio a 20°C. Questa verrà mantenuta
per circa 2 ore, per consentire l'assestamento dei giunti e la eliminazione di eventuali perdite che non richiedono lo
svuotamento della condotta. Ad esito positivo di questa prova si procederà a portare la tratta interessata alla pressione di
prova idraulica. Questa ultima sarà di 1,5 volte la pressione di esercizio a 20°C e dovrà essere raggiunta con la gradualità
sopra specificata e dovrà rimanere costante per una durata di 2 ore.
Solo ad esito positivo della suddetta prova, si procederà al totale rinterro del tronco in esame.
3.7.5 Pozzetti, giunzioni, prova e coIIaudo deIIe condotte in PVC per fognatura
1) Pozzetti
Per i pozzetti di una rete fognaria con tubazione in PVC (che devono essere stagni) le installazioni più frequenti sono le
seguenti.
- Pozzetto di linee per ispezione e lavaggio con derivazione a 45°, la cui entrata deve essere chiusa con tappo a vite o
con un normale tappo per tubi bloccato con una staffa.
- Pozzetto di linea con immissione di utenza, con o senza acqua di falda. Se l'acqua di falda ha un livello superiore,
verrà inserito un elemento di tubo di lunghezza adeguata, previo posizionamento di un anello elastomerico in modo di
garantire la tenuta da e verso l'esterno.
- Pozzetto di linea con immissione di utenza e cambio, in aumento, di diametro.
L'aumento può essere ruotato di 180° in modo da determinare un piccolo salto. Ìn presenza di acqua di falda vale
quanto si è già detto precedentemente.
- Pozzetto di salto senza o con continuità di materiale.
- Pozzetto di linea di ispezione e di lavaggio totalmente realizzato in materiale plastico.
2) Giunzioni
Le giunzioni delle tubazioni in PVC per fognatura saranno eseguite, a seconda del tipo di giunto, con le seguenti
modalità:
A) Giunti di tipo rigido (giunto semplice o a manicotto del tipo rigido ottenuto per incollaggio).
a) Eliminare le bave nella zona di giunzione;
b) eliminare ogni impurità dalle zone di giunzione;
c) rendere uniformemente scabre le zone di giunzione, trattandole con carta o tela smerigliate di grana media;
d) completare la preparazione delle zone da incollare, sgrassandole con solventi adatti;
e) mescolare accuratamente il collante nel suo recipiente prima di usarlo;
f) applicare il collante nelle zone approntate, ad avvenuto essiccamento del solvente stendendolo longitudinalmente,
senza eccedere, per evitare indebolimenti della giunzione stessa;
g) spingere immediatamente il tubo, senza ruotarlo, nell'interno del bicchiere e mantenerlo in tale posizione almeno
per 10 secondi;
h) asportare l'eccesso di collante dall'orlo del bicchiere;
i) attendere almeno un'ora prima di maneggiare i tubi giuntati;
- 40 -
l) effettuare le prove idrauliche solo quando siano trascorse almeno 24 ore.
B) Giunti di tipo elastico (giunto semplice od a manicotto del tipo elastico con guarnizione elastomerica).
a) Provvedere ad una accurata pulizia delle parti da congiungere, assicurandosi che siano integre: togliere
provvisoriamente la guarnizione elastomerica qualora fosse presente nella sua sede;
b) segnare sulla parte maschio del tubo (punta), una linea di riferimento. A tale scopo si introduce la punta nel
bicchiere fino a rifiuto, segnando la posizione raggiunta. Si ritira il tubo di 3 mm per ogni metro di interasse. Tra due
giunzioni (in ogni caso tale ritiro non deve essere inferiore a 10 mm), si segna sul tubo tale nuova posizione che
costituisce la linea di riferimento prima accennata;
c) inserire in modo corretto la guarnizione elastomerica di tenuta nella sua sede nel bicchiere;
d) lubrificare la superficie interna della guarnizione e la superficie esterna della punta con apposito lubrificante (grasso
od olio siliconato, vaselina, acqua saponosa, ecc.);
e) infilare la punta nel bicchiere fino alla linea di riferimento, facendo attenzione che la guarnizione non esca dalla sua
sede. La perfetta riuscita di questa operazione dipende esclusivamente dal preciso allineamento dei tubi e
dall'accurata lubrificazione;
f) le prove idrauliche possono essere effettuate non appena eseguita la giunzione.
Per effettuare tanto una giunzione rigida quanto una giunzione elastica, il tubo alla sua estremità liscia va tagliato
normalmente al suo asse con una sega a denti fini oppure con una fresa. L'estremità così ricavata, per essere
introdotta nel rispettivo bicchiere, deve essere smussata secondo un'angolazione precisata dalla ditta costruttrice
(normalmente 15°) mantenendo all'orlo uno spessore (crescente col diametro), anch'esso indicato dal produttore.
3) Collegamento dei tubi in PVC per fognatura con tubi di altro materiale
Per il collegamento con tubo di ghisa, a seconda che questo termini con un bicchiere o senza il bicchiere, si usano
opportune guarnizioni doppie (tipo Mengering) oppure si applica una guarnizione doppia e un raccordo di riduzione.
Per il collegamento con tubi di gres o di altro materiale si usa un raccordo speciale; lo spazio libero tra bicchiere e
pezzo conico speciale viene riempito con mastice a base di resine poliestere o con altri materiali a freddo.
Per i collegamenti suddetti si seguiranno gli schemi indicati nelle Raccomandazioni Ì.Ì.P. per fognature (ved. nota NÌ
(2) ad art. 38).
4) Prova idraulica della condotta in PVC per fognatura
La tubazione verrà chiusa alle due estremità con tappi a perfetta tenuta, dotati ciascuno di un raccordo con un tubo
verticale per consentire la creazione della pressione idrostatica voluta.
La tubazione dovrà essere adeguatamente ancorata per evitare qualsiasi movimento provocato dalla pressione
idrostatica.
Ìl riempimento dovrà essere accuratamente effettuato dal basso in modo da favorire la fuoriuscita dell'aria curando
che, in ogni caso, non si formino sacche d'aria.
Una pressione minima di 0,3 m d'acqua (misurata al punto più alto del tubo) sarà applicata alla parte più alta della
canalizzazione ed una pressione massima non superiore a 0,75 m d'acqua sarà applicata alla parte terminale più bassa.
Nel caso di canalizzazioni a forti pendenze, il Direttore dei lavori potrà ordinare l'esecuzione della prova per sezioni
onde evitare pressioni eccessive.
Ìl sistema dovrà essere lasciato pieno d'acqua almeno un'ora prima di effettuare qualsiasi rilevamento.
La perdita d'acqua, trascorso tale periodo, sarà accertata aggiungendo acqua, ad intervalli regolari, con un cilindro
graduato e prendendo nota della quantità necessaria per mantenere il livello originale.
La perdita d'acqua non deve essere superiore a 3 l/km per ogni 25 mm di diametro interno, per 3 bar e per 24 ore.
Ìn pratica la condotta si ritiene favorevolmente provata quando, dopo un primo rabbocco per integrare gli
assestamenti, non si riscontrano ulteriori variazioni di livello.
Per i pozzetti, la prova di tenuta si limita al riempimento del pozzetto con acqua ed alla verifica della stazionarietà del
livello per un tempo non inferiore a 45 minuti primi. La variazrone di livello non deve essere superiore al 5%.
5) Verifiche, in sede di collaudo, della condotta in PVC per fognatura
Ìn sede di collaudo dell'opera appaltata, sarà verificata la perfetta tenuta idraulica della tubazione e la deformazione
diametrale; questa deve essere inferiore ai valori consigliati dalla raccomandazione ÌSO/DTR 7073 riportati nella seguente
tabella.
Tipo

Deformazione diametrale delta D/D
UNÌ
dopo 1 ÷ 3 mesi dopo 2 anni
- 41 -
303/1
5% medio
8% max. locale
10% max.
303/2 5% max 8% max.
La verifica può essere effettuata mediante strumenti meccanici (sfera o doppio cono) o mediante strumenti ottici
(telecamere).
Dalla verifica possono essere escluse, per difficoltà di esecuzione, le tratte che comprendono i pezzi speciali.
Possono essere ammessi valori di deformazione, misurata due anni dopo l'installazione, superiori a quelli massimi
sopra stabiliti, ma non oltre 1,25 volte, se si accerta che tale deformazione è dovuta ad un sovraccarico locale o ad un
assestarmento diseguale determinato dalla diversa resistenza dei letti di posa (con una conseguente flessione
longitudinale), per cui si può dimostrare che la durata dell'installazione non è intaccata.
Art. 3.8
COSTRUZIONE DELLE CONDOTTE IN PEAD (ACQUEDOTTI E FOGNATURE)
3.8.1 Norme da osservare
Per la movimentazione, la posa e la prova delle tubazioni in PEAD (polietilene ad alta densità) saranno osservate le
prescrizioni contenute nelle Raccomandazioni Ì.Ì.P.
3.8.2 Movimentazione
1) Trasporto
Nel trasporto dei tubi in PEAD i piani di appoggio devono essere privi di asperità. Ì tubi devono essere appoggiati
evitando eccessive sporgenze al di fuori del piano di carico.
Ì tubi in rotoli devono essere appoggiati preferibilmente in orizzontale.
Le imbragature per il fissaggio del carico possono essere realizzate con funi o bande di canapa o di nylon o similari,
adottando gli opportuni accorgimenti in modo che i tubi non vengano mai direttamente a contatto con esse per non
provocare abrasioni o danneggiamenti.
2) Carico e scarico
Se il carico e lo scarico dai mezzi di trasporto e comunque la movimentazione vengono effettuati con gru o col braccio
di un escavatore, i tubi devono essere sollevati nella zona centrale con un bilancino di ampiezza adeguata.
Se queste operazioni vengono effettuate manualmente, si eviterà in ogni modo di fare strisciare i tubi sulle sponde del
mezzo di trasporto o comunque su oggetti duri e aguzzi.
3) Accatastamento
Ìl piano di appoggio dovrà essere livellato ed esente da asperità e soprattutto da pietre appuntite. L'altezza di
accatastamento per i tubi in barre non deve essere superiore a 2 m qualunque sia il loro diametro.
Per i tubi in rotoli appoggiati orizzontalmente, l'altezza può essere superiore ai 2 m.
Quando i tubi vengono accatastati all'aperto per lunghi periodi, dovranno essere protetti dai raggi solari.
Nel caso di tubi di grossi diametri (oltre 500 m), le loro estremità saranno armate internamente onde evitare eccessive
ovalizzazioni.
4) Raccordi ed accessori
Per questi pezzi (che vengono forniti in genere in appositi imballaggi), se sono forniti sfusi, si dovrà avere cura nel
trasporto e nell'immagazzinamento di non ammucchiarli disordinatamente e si dovrà evitare che possano essere
deformati o danneggiati per effetto di urti fra di essi o con altri materiali pesanti.
3.8.3 Posa in opera e rinterro
1) Profondità di posa
La profondità di posa misurata dalla generatrice superiore del tubo in PEAD dovrà essere almeno 1,00 m ed in ogni
caso sarà stabilita dal Direttore dei lavori in funzione dei carichi dovuti a circolazione, del pericolo di gelo e del diametro
della tubazione.
Ìn corso di lavoro, nel caso che si verifichino condizioni più gravose di quelle previste dalle norme vigenti e sempre che
tali condizioni riguardino tronchi di limitata ampiezza per cui sussista la convenienza economica di lasciare invariati gli
spessori previsti in sede di progettazione, si deve procedere ad opera di protezione della canalizzazione tale da ridurre le
sollecitazioni sulle pareti del tubo ai valori stabiliti per la classe di spessori prescelta.
- 42 -
Ad esempio, in caso di smottamento o di frana che allarghi notevolmente la sezione della trincea nella parte destinata
a contenere la tubazione, si potranno costruire da una parte e dall'altra della tubazione stessa, fino alla quota della
generatrice superiore, muretti di pietrame o di calcestruzzo atti a ridurre opportunamente la larghezza della sezione di
scavo.
Ìn caso di attraversamento di terreni melmosi o di strade con traffico capace di indurre sollecitazioni di entità dannose
per la tubazione, questa si potrà proteggere con una guaina di caratteristiche idonee da determinare di volta in volta
anche in rapporto alla natura del terreno.
Ìn caso di altezza di rinterro minore del valore minimo sopra indicato, occorre utilizzare tubi di spessore maggiore o
fare assorbire i carichi da manufatti di protezione.
2) Letto di posa
Prima della posa in opera del tubo, sarà steso sul fondo dello scavo uno strato di materiale incoerente, quale sabbia o
terra sciolta e vagliata, di spessore non inferiore a 15 cm sul quale verrà posato il tubo che verrà poi rinfiancato quanto
meno per 15 cm per lato e ricoperto con lo stesso materiale incoerente per uno spessore non inferiore a 20 cm misurato
sulla generatrice superiore.
Ìl riempimento successivo dello scavo potrà essere costituito dal materiale di risulta dello scavo stesso per strati
successivi costipati.
3) Posa della tubazione
L'assiemaggio della condotta può essere effettuato fuori dallo scavo e quindi la posa della condotta avverrà per tratti
successivi utilizzando mezzi meccanici.
Prima di effettuare il collegamento dei diversi elementi della tubazione, tubi e raccordi devono essere controllati per
eventuali difetti ed accuratamente puliti alle estremità; i tubi inoltre saranno tagliati perpendicolarmente all'asse.
Ì terminali dei tratti già collegati che per un qualunque motivo debbano rimanere temporaneamente isolati, devono
essere chiusi ermeticamente onde evitare l'introduzione di materiali estranei.
Gli accessori interposti nella tubazione come valvole, saracinesche e simili devono essere sorretti in modo da non
esercitare alcuna sollecitazione sui tubi.
Ìl Direttore dei lavori potrà ordinare la posa in opera di opportuni nastri segnaletici sopra la condotta al fine di facilitarne
la esatta ubicazione in caso di eventuale manutenzione.
4) Rinterro
Tenuto conto che il tubo, dilatandosi in funzione della temperatura del terreno, assume delle tensioni se bloccato alle
estremità prima del riempimento, si dovrà procedere come segue:
- il riempimento (almeno per i primi 50 cm sopra il tubo) dovrà essere eseguito su tutta la condotta, nelle medesime
condizioni di temperatura esterna; esso sarà di norma eseguito nelle ore meno calde della giornata;
- si procederà, sempre a zone di 20-30 m avanzando in una sola direzione e possibilmente in salita: si lavorerà su tre
tratte consecutive e si eseguirà contemporaneamente il ricoprimento fino a quota 50 cm sul tubo in una zona, il
ricoprimento fino a 15 ÷ 20 cm sul tubo nella zona adiacente e la posa della sabbia intorno al tubo nella tratta più
avanzata;
- si potrà procedere a lavoro finito su tratte più lunghe solo in condizioni di temperatura più o meno costante.
Per consentire che il tubo si assesti assumendo la temperatura del terreno, una delle estremità della tratta di condotta
dovrà essere mantenuta libera di muoversi e l'attacco ai pezzi speciali e all'altra estremità della condotta dovrà essere
eseguito dopo che il riscoprimento è stato portato a 5 ÷ 6 m dal pezzo stesso da collegare.
3.8.4 Giunzioni e coIIegamenti
1) Giunzioni
Le giunzioni delle tubazioni in PEAD saranno eseguite, a seconda del tipo stabilito, con le seguenti modalità.
1.1. Giunzione per saldatura
Essa deve essere sempre eseguita:
- da personale qualificato;
- con apparecchiature tali da garantire che gli errori nelle temperature, nelle pressioni, nei tempi ecc. siano ridotti al
minimo;
- in ambiente atmosferico tranquillo (assenza di precipitazioni, di vento, di eccessiva polverosità).
1.2. Saldatura per polifusione nel bicchiere
Questo tipo di saldatura si effettua generalmente per la giunzione di pezzi speciali già predisposti per tale sistema (v.
norma UNÌ 7612).
Ìn tale tipo di giunzioni la superficie interna del bicchiere (estremità femmina) e la superficie esterna della estremità
maschio, dopo accurata pulizia con apposito attrezzo, vengono portate contemporaneamente alla temperatura di
saldatura mediante elemento riscaldante che dovrà essere rivestito sulle superfici interessate con PTFE
(politetrafluoroetilene) o similari.
- 43 -
Le due estremità vengono quindi inserite l'una nell'altra mediante pressione, evitando ogni spostamento assiale e
rotazione.
La pressione deve essere mantenuta fino al consolidamento del materiale. La temperatura dell'attrezzo riscaldante
sarà compresa nell'intervallo di 250 ± 10°C.
1.3. Saldatura testa a testa
E' usata nelle giunzioni fra tubo e tubo e fra tubo e raccordo quando quest'ultimo è predisposto in tal senso.
Questo tipo di saldatura viene realizzata con termoelementi costituiti in genere da piastre di acciaio inossidabile o di
lega di alluminio, rivestite con tessuto di PTFE (politetrafluoroetilene) e fibra di vetro, o con uno strato di vernice
antiaderente. Tali elementi saranno riscaldati con resistenze elettriche o con gas con regolazione automatica della
temperatura.
Prima di effettuare le operazioni inerenti alla saldatura, occorrerà fare in modo che tutte le generatrici del tubo siano
alla medesima temperatura.
1.3.1. Preparazione delle testate da saldare
Le testate dei manufatti devono essere preparate per la saldatura testa a testa creando la complanarietà delle
sezioni di taglio per mezzo di frese che possono essere manuali per i piccoli diametri ed elettriche per i diametri e gli
spessori più alti; queste ultime devono avere velocità moderata per evitare il riscaldamento del materiale.
Le testate così predisposte non devono essere toccate da mani o da altri corpi untuosi; nel caso ciò avvenisse
dovranno essere accuratamente sgrassate con trielina od altri solventi idonei.
1.3.2. Esecuzione della saldatura
Ì due pezzi da saldare vengono quindi messi in posizione e bloccati con due ganasce collegate con un sistema che
ne permetta l'avvicinamento e che dia una pressione controllata sulla superficie di contatto.
Ìl termoelemento viene inserito fra le testate che verranno spinte contro la sua superficie.
Ìl materiale passerà quindi allo stato plastico formando un leggero rigonfiamento.
Al tempo previsto il termoelemento viene estratto e le due testate vengono spinte l'una contro l'altra alla pressione
sotto indicata fino a che il materiale non ritorna allo stato solido.
La saldatura non deve essere rimossa se non quando la zona saldata si sia raffreddata spontaneamente alla
temperatura di circa 60°C.
Per una perfetta saldatura il PEAD richiede:
- temperatura superficiale del termoelemento 200 ± 10°C;
- tempo di riscaldamento variabile in relazione allo spessore;
- pressione in fase di riscaldamento, riferita alla superficie da saldare, tale da assicurare il continuo contatto delle
testate sulla piastra (valore iniziale 0,5 kgf/cma).
1.4 Giunzioni elettrosaldabili
Tali giunzioni si eseguono riscaldando elettricamente il bicchiere in PEAD nel quale è incorporata una resistenza
elettrica che produce il calore necessario per portare alla fusione il polietilene; sono consigliabili quando si devono
assiemare due estremità di tubo che non possono essere rimosse dalla loro posizione (es. riparazioni).
L'attrezzatura consiste principalmente in un trasformatore di corrente che riporta la tensione adatta per ogni diametro
di manicotto e ne determina automaticamente i tempi di fusione e sarà impiegata secondo le istruzioni del fornitore.
Per una buona riuscita della saldatura è necessario accertarsi che le superfici interessate alla giunzione (interna del
manicotto ed esterna dei tubi) siano assolutamente esenti da impurità di qualsiasi genere ed in particolare modo prive di
umidità ed untuosità. Le parti che si innestano nel manicotto devono essere precedentemente raschiate con un coltello
affilato onde togliere l'ossidazione superficiale del materiale.
A saldatura ultimata, la stessa non sarà forzata in alcun modo se non fino a quando la temperatura superficiale
esterna del manicotto sia spontaneamente scesa sotto i 50°C.
1.5. Giunzione mediante serraggio meccanico
Può essere realizzata mediante i seguenti sistemi.
- Giunti metallici. Esistono diversi tipi di giunti metallici a compressione i quali non effettuano il graffaggio del tubo
sull'esterno (es. giunti Gibault) e quindi necessitano di una boccola interna.
Nel caso che il graffaggio venga effettuato sull'esterno del tubo non è indispensabile tale boccola.
- Raccordi di materia plastica. Sono usati vari tipi di raccordi a compressione di materia plastica, nei quali la giunzione
viene effettuata con l'uso di un sistema di graffiaggio sulÌ'esterno del tubo.
1.6. Giunzione per flangiatura
Per la flangiatura di spezzoni di tubazione o di pezzi speciali si usano flange scorrevoli infilate su collari saldabili in
PEAD.
Ì collari, data la resistenza che devono esercitare, saranno prefabbricati dal fornitore dei tubi e saranno applicati (dopo
l'infilaggio della flangia) mediante saldatura di testa. Le flange saranno quindi collegate con normali bulloni o tiranti di
- 44 -
lunghezza appropriata, con l'inserimento di idonee guarnizioni in tutti i casi. Le flange, a secondo dell'uso della condotta,
potranno essere di normale acciaio al carbonio protetto con rivestimento di plastica; a collegamento avvenuto, flange e
bulloni verranno convenientemente protetti contro la corrosione.
2) Collegamenti fra tubi in PEAD e tubazioni di altro materiale
Ìl collegamento fra tubi in PEAD in pressione e raccordi, pezzi speciali ed accessori di altro materiale (gres, amianto
cemento, ecc.) avviene generalmente o con una giunzione mediante serraggio meccanico (punto 1.5) o mezzo flange con
collari predisposti su tubo (punto 1.6).
Ìn questi casi è preferibile, data la diversità di caratteristiche fra le tubazioni, il collegamento tramite pozzetto di
ispezione.
3.8.5 Ancoraggi e prova deIIe condotte in PEAD per acquedotto
Eseguiti i necessari ancoraggi secondo le prescrizioni del Direttore dei lavori, si procederà alla prova idraulica della
condotta.
La prova si intende riferita alla condotta con i relativi giunti, curve, T, derivazioni e riduzioni escluso quindi qualsiasi
altro accessorio idraulico e cioè: saracinesche, sfiati, scarichi di fondo, idranti, ecc.
La prova idraulica in opera dei tubi in PEAD sarà effettuata a tratte di lunghezza opportuna.
Come prima operazione si dovrà procedere ad ancorare la condotta nello scavo mediante parziale riempimento con
terra vagliata, con l'avvertenza però di lasciare i giunti scoperti ed ispezionabili: ciò per consentire il controllo della loro
tenuta idraulica e per evitare comunque il movimento orizzontale e verticale dei tubi sottoposti a pressione.
Si procederà quindi al riempimento con acqua dal punto più depresso della tratta, ove verrà installato pure il
manometro.
Si avrà la massima cura nel lasciare aperti rubinetti, sfiati ecc. onde consentire la completa fuoriuscita dell'aria.
Riempita la tratta nel modo sopra descritto la si metterà in pressione a mezzo di una pompa, salendo gradualmente di
un kgf/cm² al minuto primo fino a raggiungere la pressione di esercizio.
Questa verrà mantenuta per il tempo necessario per consentire l'assestamento dei giunti e l'eliminazione di eventuali
perdite che non richiedono lo svuotamento della condotta.
Prova a 1 ora (preliminare-indicativa)
Si porterà la tratta interessata alla pressione di prova idraulica (1,5 volte la pressione nominale a 20°C) e si isolerà il
sistema dalla pompa di prova per un periodo di 1 ora; nel caso di calo di pressione si misurerà il quantitativo di acqua
occorrente per ripristinare la pressione di prova.
Tale quantitativo non dovrà superare il quantitativo d'acqua ricavato con la seguente formula: 0,125 1 per ogni km di
condotta, per ogni 3 bar, per ogni 25 mm di diametro interno.
Prova a 12 ore
Effettuata la prova a 1 ora ed avendo ottenuto risultato positivo, si procederà al collaudo a 12 ore lasciando la tratta
interessata alla pressione di prova (1,5 volte la pressione nominale) per tale periodo.
Trascorso tale termine, nel caso di calo di pressione, il quantitativo di acqua necessaria per ristabilire la pressione di
prova non dovrà superare il quantitativo di acqua ottenuto con la precedente formula riferita a 12 ore. Solo in quest'ultimo
caso, il collaudo sarà da ritenersi positivo.
3.8.6 Pozzetti e prova idrauIica deIIe condotte in PEAD per fognatura
Ì pozzetti di ispezione possono essere prefabbricati o realizzati in cantiere. Ìn ogni caso si otterranno tagliando a
misura un tubo di diametro opportuno e saldandolo su una piastra di PEAD. Le tubazioni (tronchetti) di adduzione
verranno saldate al pozzetto.
Ìnfine l'unione delle tubazioni ai vari tronchetti si otterrà mediante saldatura di testa o, se predisposta, mediante
flangiatura. Ultimato il collegamento delle tubazioni al pozzetto, lo stesso sarà rivestito da una struttura cementizia. La
base d'appoggio in calcestruzzo sarà calcolata opportunamente in funzione della natura del terreno.
Si otterrà così il pozzetto finito in cui il cemento rappresenterà la struttura portante, mentre il tubo di PEAD
rappresenterà il rivestimento interno. Ì tubi della condotta (tronchetti di adduzione) verranno bloccati nel cemento con
anelli o collari di ancoraggio opportunamente predisposti. Tali anelli saranno ricavati da piastre di spessore s = 20 mm e
saranno saldati d'angolo a gas caldo con sostegni di rinforzo a sezione triangolare, posti alternativamente d'ambo i lati del
collare.
La prova della condotta dovrà accertare la perfetta tenuta della canalizzazione; sarà effettuata sottoponendo a
pressione idraulica la condotta stessa mediante riempimento con acqua del tronco da collaudare - di lunghezza
opportuna, in relazione alla pendenza - attraverso il pozzetto di monte, fino al livello stradale del pozzetto a valle.
- 45 -
CAPITOLO 4
ARREDO URBANO E VERDE PUBBLICO
Art. 4.1
GENERALITA'
La scelta delle essenze arboree ed arbustive e le modalità di messa a dimora dovranno essere concordate, in fase
esecutiva, con la Direzione dei Lavori;
Le piante dovranno essere posizionate ad almeno mt. 3.00 da eventuali pali, pozzetti di
illuminazione pubblica od altri manufatti.
Le zone destinate ad aree verdi dovranno essere costituite da terreno di coltivo ed
esente da pietre o macerie per una profondità minima di mt. 1.00 e date ultimate
compresa fresatura del terreno, sagomatura, livellamento e semina.
Tutte le alberate, o le singole piante, dovranno essere collocate in aiuole delle dimensioni ritenute più idonee dalla
direzione dei Lavori, delimitate da cordolatura di altezza minima fuori terra di cm. 15.
Qualora sulle aree verdi siano da prevedersi giochi per i bambini gli stessi andranno definiti in sede di
progettazione.
Art. 4.2
GARANZIA D'ATTECCHIMENTO
La garanzia decorre dal momento della presa in consegna e la sua durata è fissata nei documenti dell'appalto.
L'Ìmpresa si inpegna a fornire una garanzia di attecchimento del 100% per tutte le piante.
L'attecchimento si intende avvenuto quando, al termine di 90 giorni a decorrere dall'inizio della prima vegetazione
successiva alla messa a dimora, le piante si presentino sane e in buono stato vegetativo.
L'Ìmpresa è tenuta ad una sola sostituzione delle piante non attecchite.
Eventuali ulteriori sostituzioni di piante, già sostituite una volta, dovranno essere oggetto di nuovi accordi fra le parti.
L'Ìmpresa si impegna a realizzare tappeti erbosi rispondenti alle caratteristiche previste dal progetto e a garantirne
la conformità.
Art. 4.3
PALI DI SOSTEGNO, ANCORAGGI, LEGATURE
Per fissare al suolo gli alberi e gli arbusti di rilevanti dimensioni, l'Ìmpresa dovrà fornire pali di sostegno (tutori)
adeguati per numero, diametro ed altezza alle dimensioni delle piante.
Ì tutori dovranno essere di legno industrialmente preimpregnato di sostanze imputrescibili.
Analoghe caratteristiche di imputrescibilità dovranno avere anche i picchetti di legno per l'eventuale bloccaggio a
terra dei tutori.
Qualora si dovessero presentare problemi di natura particolare (mancanza di spazio, esigenze estetiche, ecc.) i pali
di sostegno, su autorizzazione della D.L., potranno essere sostituiti con ancoraggi in corda di acciaio muniti di tendifilo
o con sistemi alternativi.
Le legature dovranno rendere solidali le piante ai pali di sostegno ed agli ancoraggi, pur consentendone l'eventuale
assestamento; al fine di non provocare strozzature al tronco, dovranno essere realizzate per mezzo di collari speciali o
di adatto materiale elastico (es. cinture di gomma, nastri di plastica, ecc.) oppure, in subordine, con corda di canapa
(mai filo di ferro o altro materiale inestensibile).
Per evitare danni alla corteccia, potrà essere necessario interporre, fra tutore e tronco, un cuscinetto antifrizione di
adatto materiale.
Art. 4.4
MATERIALI VEGETALI
Per materiale vegetale si intende tutto il materiale vivo (alberi, arbusti, siepi, sementi, ecc.) occorrente per
l'esecuzione del lavoro.
Questo materiale dovrà provenire da ditte appositamente autorizzate ai sensi delle leggi 18/6/1931 n.987 e
22/5/1973 n.269 e ss.mm.ii.
- 46 -
L'Ìmpresa dovrà fornire sementi selezionate e rispondenti esattamente a genere, specie e varietà richieste, sempre
nelle confezioni originali sigillate munite di certificato di identità ed autenticità, con l'indicazione del grado di purezza, di
germinabilità e della data di confezionamento e di scadenza stabiliti dalle leggi vigenti.
Tutto il materiale di cui sopra dovrà essere fornito in contenitori sigillati e muniti della certificazione E.N.S.E. (Ente
Nazionale Sementi Elette).
Per evitare che possano alterarsi o deteriorarsi, le sementi dovranno essere immagazzinate in locali freschi e privi
di umidità.
Le piante dovranno essere esenti da attacchi di insetti, malattie crittogamiche, virus, altri patogeni, deformazioni e
alterazioni di qualsiasi natura che possano compromettere il regolare sviluppo vegetativo e il portamento tipico della
specie.
Le piante dovranno aver subito le necessarie lavorazioni in vivaio e rispondere alle specifiche contenute nell'articolo
seguente.
Le piante dovranno essere etichettate singolarmente o per gruppi omogenei per mezzo di cartellini di materiale
resistente alle intemperie sui quali sia stata riportata, in modo leggibile e indelebile, la denominazione botanica
(genere, specie, varietà, cultivar) del gruppo a cui si riferiscono.
Per quanto riguarda il trasporto delle piante, l'Ìmpresa dovrà prendere tutte le precauzioni necessarie affinché
queste arrivino sul luogo della sistemazione nelle migliori condizioni possibili, curando che il trasferimento venga
effettuato con mezzi, protezioni e modalità di carico idonei con particolare attenzione perché rami e corteccia non
subiscano danni e le zolle non abbiano a frantumarsi o ad essiccarsi a causa dei sobbalzi o per il peso del materiale
soprastante.
Una volta giunte a destinazione, tutte le piante dovranno essere trattate in modo che sia evitato loro ogni danno: il
tempo intercorrente tra il prelievo in vivaio e la messa a dimora definitiva (o la sistemazione in vivaio provvisorio) dovrà
essere il più breve possibile.
Ìn particolare l'Ìmpresa curerà che le zolle e le radici delle piante che non possono essere immediatamente messe
a dimora non subiscano ustioni e mantengano il tenore di umidità adeguato alla loro buona conservazione.
Art. 4.5
ALBERI
Gli alberi dovranno presentare portamento e dimensioni rispondenti alle caratteristiche richieste dal progetto e tipici
della specie, della varietà e della età al momento della loro messa a dimora. Gli alberi dovranno essere stati
specificatamente allevati per il tipo di impiego previsto (es. alberate stradali, filari, esemplari isolati o gruppi, ecc.).
Ìn particolare il fusto e le branche principali dovranno essere esenti da deformazioni, capitozzature, ferite di
qualsiasi origine e tipo, grosse cicatrici o segni conseguenti ad urti, grandine, scortecciamenti, legature, ustioni da sole,
cause meccaniche in genere.
La chioma, salvo quanto diversamente richiesto, dovrà essere ben ramificata, uniforme ed equilibrata per simmetria
e distribuzione delle branche principali e secondarie all'interno della stessa.
L'apparato radicale dovrà presentarsi ben accestito, ricco di piccole ramificazioni e di radici capillari fresche e sane
e privo di tagli di diametro maggiore di un centimetro. Gli alberi dovranno essere normalmente forniti in contenitore o in
zolla; a seconda delle esigenze tecniche o della richiesta potranno essere eventualmente consegnati a radice nuda
soltanto quelli a foglia decidua, purché di giovane età e di limitate dimensioni.
Le zolle e i contenitori (vasi, mastelli di legno o di plastica, ecc.) dovranno essere proporzionati alle dimensioni delle
piante.
Per gli alberi, forniti con zolla o in contenitore, la terra dovrà essere compatta, ben aderente alle radici, senza crepe
evidenti con struttura e tessitura tali da non determinare condizioni di asfissia.
Le piante in contenitore dovranno essere adeguatamente rinvasate in modo da non presentare un apparato
radicale eccessivamente sviluppato lungo la superficie del contenitore stesso.
Le zolle dovranno essere ben imballate con un apposito involucro degradabile juta, paglia, teli, reti di ferro non
zincato ecc.), rinforzato, se le piante superano i 5 metri di altezza, con rete metallica degradabile, oppure realizzato
con pellicola plastica porosa o altri materiali equivalenti.
Gli alberi dovranno essere conformi alle richieste secondo quanto segue:
- altezza dell'albero: distanza che intercorre fra il colletto e il punto più alto della chioma;
- altezza di impalcatura: distanza intercorrente fra il colletto e il punto di inserzione al fusto della branca principale
più vicina;
- circonferenza del fusto: misurata a un metro dal colletto (non saranno ammesse sottomisure);
- diametro della chioma: dimensione rilevata in corrispondenza della prima impalcatura per le conifere, a due terzi
dell'altezza totale per tutti gli altri alberi.
Per gli alberi innestati dovranno essere specificati il tipo di portainnesto e l'altezza del punto di innesto, che non
dovrà presentare sintomi di disaffinità.
Qualora le piante vengano fornite in contenitore, le radici devono risultare, senza fuoriuscirne, pienamente
compenetrate in questo. L'apparato radicale deve comunque presentarsi sempre ben accestito, ricco di piccole
- 47 -
ramificazioni e di radici capillari fresche e sane. Le piante devono aver subito i necessari trapianti in vivaio (l'ultimo da
non più di due anni) secondo il seguente prospetto:
- specie a foglia caduca
fino alla circonferenza di cm 12/15: almeno 1 trapianto
fino alla circonferenza di cm 20/25: almeno 2 trapianti
fino alla circonferenza di cm 30/35: almeno 3 trapianti
oltre la circonferenza di cm.35: almeno 4 trapianti
- specie sempreverdi
fino all'altezza di m 2/2.50: almeno 1 trapianto
fino all'altezza di m 3/3.50: almeno 2 trapianti
fino all'altezza di m.5 almeno 3 trapianti
e la circonferenza dovrà avere sufficiente sviluppo.
Art. 4.6
ARBUSTI, CESPUGLI, SIEPI
Arbusti e cespugli, qualunque siano le caratteristiche specifiche (a foglia decidua o sempreverdi), anche se
riprodotti per via agamica, non dovranno avere portamento "filato¨ dovranno possedere un minimo di tre ramificazioni
alla base e presentarsi di altezza idonea a quanto richiesto dalla D.L. proporzionata al diametro della chioma e a quello
del fusto.
Anche per arbusti e cespugli "l'altezza totale¨ verrà rilevata analogamente a quella degli alberi. Ìl diametro della
chioma sarà rilevato alla sua massima ampiezza.
Tutti gli arbusti e i cespugli dovranno essere forniti in contenitore o in zolla; a seconda delle esigenze tecniche e
della richiesta potranno essere eventualmente consegnati a radice nuda soltanto quelli a foglia decidua purché di
giovane età e di limitate dimensioni.
Ìl loro apparato radicale dovrà essere ricco di piccole ramificazioni e di radici capillari. Per le indicazioni riguardanti
l'apparato radicale, l'imballo delle zolle, la terra delle zolle e dei contenitori vale quanto esposto nel precedente articolo
a proposito degli alberi.
Dovrà essere altresì prevista la realizzazione di siepi, relativo scavo, il carico e trasporto in discarica dei materiali di
risulta, il concime a lenta cessione nella dose di kg 0.200, kg 20 di letame, la provvista e il riempimento con terra
vegetale, i paletti in legno di conifera impregnato del diametro di cm.8, il doppio filo di ferro zincato e due bagnamenti
di cui il primo all'impianto, fornitura e trasporto delle piantine dal vivaio.
Art. 4.7
DRENAGGI LOCALIZZATI E IMPIANTI TECNICI
Successivamente alle lavorazioni del terreno e prima delle operazioni di cui all'articolo successivo, l'Ìmpresa dovrà
preparare gli scavi necessari alla installazione degli eventuali sistemi di drenaggio e le trincee per alloggiare le
tubazioni e i cavi degli impianti tecnici (es. irrigazione, illuminazione, ecc.) le cui linee debbano seguire percorsi
sotterranei.
Le canalizzazioni degli impianti tecnici, al fine di consentire la regolare manutenzione della sistemazione, dovranno
essere sistemate ad una profondità che garantisca uno spessore minimo di 40 cm. di terreno e, per agevolare gli
eventuali futuri interventi di riparazione, dovranno essere convenientemente protette e segnalate.
L'Ìmpresa dovrà completare la distribuzione degli impianti tecnici, realizzando le eventuali canalizzazioni secondarie
e le opere accessorie.
Dopo la verifica e l'approvazione degli impianti a scavo aperto da parte dell'Amministrazione, l'Ìmpresa dovrà
colmare le trincee ultimare le operazioni di cui agli articoli precedenti. Sono invece da rimandare a livellazione del
terreno avvenuta, la posa in opera degli irrigatori e, a piantagione ultimata, la collocazione e l'orientamento degli
eventuali apparecchi di illuminazione.
Ultimati gli impianti, l'Ìmpresa dovrà consegnare all'ufficio tecnico una planimetria che riporti l'esatto tracciato e la
natura delle diverse linee e la posizione dei drenaggi e relativi pozzetti realizzati.
Art. 4.8
CORREZIONE, AMMENDAMENTO E CONCIMAZIONE DI FONDO DEL TERRENO, IMPIEGO DI FITOFARMACI E
DISERBANTI.
Dopo aver effettuato le lavorazioni, l'Ìmpresa dovrà incorporare nel terreno tutte le sostanze eventualmente
necessarie ad ottenere la correzione, l'ammendamento e la concimazione di fondo nonché somministrare gli eventuali
fitofarmaci e/o diserbanti.
- 48 -
Ì trattamenti con fitofarmaci, infine, dovranno essere tempestivi ed eseguiti da personale specializzato che dovrà
attenersi per il loro uso alle istruzioni specificate dalla casa produttrice e alle leggi vigenti in materia, ed usare ogni
possibile misura preventiva atta ad evitare danni alle persone ed alle cose.
Art. 4.9
TRACCIAMENTI E PICCHETTATURE
Prima della messa dimora delle piante e dopo le operazioni di preparazione agraria del terreno, l'Ìmpresa
predisporrà la picchettatura delle aree di impianto, segnando la posizione nella quale dovranno essere eseguite le
piantagioni singole (alberi, arbusti, altre piante) e tracciando sul terreno il perimetro delle piantagioni omogenee
(tappezzanti, macchie arbustive, boschetti, ecc).
Prima di procedere alle operazioni successive, l'Ìmpresa deve ottenere l'approvazione della Direzione dei Lavori.
A piantagione eseguita, l'Ìmpresa dovrà consegnare una copia degli elaborati relativi con l'indicazione esatta della
posizione delle piante
Art. 4.10
REALIZZAZIONE DEI PRATI
Nella realizzazione dei vari tipi di prati sono compresi tutti gli oneri relativi alla preparazione del terreno, alla semina
o alla piantagione, alle irrigazioni ed al primo taglio quando l'erba ha raggiunto cm.10 di altezza.
La realizzazione dei prati è preceduta da una prima pulizia del terreno con la rimozione di eventuali materiali
estranei dal letto di coltivo.
Le lavorazioni antecedenti la semina consistono in una aratura di profondità media e in una fresatura;
successivamente, si provvederà ad uno spietramento con appositi macchinari, con la modellazione e livellamento del
terreno.
La semina dovrà essere effettuata con macchine seminatrici ed il terreno rullato in modo omogeneo.
Nella realizzazione dei prati sono compresi tutti gli oneri relativi alla preparazione del terreno, alla semina o alla
piantagione e alle irrigazioni.
La realizzazione dei prati dovrà aver luogo dopo la messa a dimora di tutte le piante (in particolar modo di quelle
arboree e arbustive) e dopo la esecuzione degli impianti tecnici delle eventuali opere murarie, delle attrezzature e degli
arredi.
Terminate le operazioni di semina o piantagione, il terreno deve essere immediatamente irrigato.
Ì vari tipi di prato dovranno presentarsi perfettamente inerbiti, con presenza di erbe infestanti e sassi non superiore
ai limiti di tolleranza consentiti, esenti da malattie, chiarire ed avvallamenti dovuti all'assestamento del terreno o ad
altre cause.
Art. 4.11
MESSA A DIMORA DI ALBERI, ARBUSTI E CESPUGLI
Alcuni giorni prima della piantagione, l'Ìmpresa dovrà procedere al riempimento parziale delle buche già
predisposte, in modo che le piante possano essere collocate su uno strato di fondo di spessore adeguato alle
dimensioni della zolla o delle radici delle diverse specie vegetali.
La messa a dimora degli alberi, degli arbusti e dei cespugli dovrà avvenire in relazione alle quote finite, avendo cura
che le piante non presentino radici allo scoperto né risultino, una volta assestatosi il terreno, interrate oltre il livello del
colletto.
L'imballo della zolla costituito da materiale degradabile (es. paglia, canapa, juta, ecc.), dovrà tagliato al colletto e
aperto sui fianchi senza rimuoverlo da sotto la zolla, togliendo soltanto le legature metalliche ed il materiale di imballo
in eccesso.
La zolla deve essere integra, sufficientemente umida, aderente alle radici; se si presenta troppo asciutta dovrà
essere immersa temporaneamente in acqua con tutto l'imballo.
Analogamente si dovrà procedere per le piante fornite in contenitore.
Per le piante a radice nuda parte dell'apparato radicale dovrà essere, ove occorra, spuntato alle estremità delle
radici, privato di quelle rotte o danneggiate.
Le piante dovranno essere collocate ed orientate in modo da ottenere il miglior risultato estetico e tecnico in
relazione agli scopi della sistemazione.
Prima del riempimento definitivo delle buche, gli alberi, gli arbusti e i cespugli di rilevanti dimensioni dovranno
essere resi stabili per mezzo di pali di sostegno, ancoraggi e legature.
L'Ìmpresa procederà poi al riempimento definitivo delle buche con terra di coltivo, costipandola con cura in modo
che non rimangano vuoti attorno alle radici o alla zolla.
Ìl riempimento delle buche, sia quello parziale prima della piantagione, sia quello definitivo, potrà essere effettuato,
a seconda della necessità, con terra di coltivo semplice oppure miscelata con torba. Nel caso debba essere effettuata
- 49 -
una concimazione secondaria localizzata, l'Ìmpresa avrà cura di spargere il fertilizzante attorno e vicino alle radici o
alle zolle, in modo da evitare danni per disidratazione.
A riempimento ultimato, attorno alle piante dovrà essere formata una conca o bacino per la ritenzione dell'acqua da
addurre subito dopo in quantità abbondante, onde favorire la ripresa della pianta e facilitare il costipamento e
l'assestamento della terra attorno alle radici.
AIberi, arbusti e cespugIi a fogIia caduca
Le piante a foglia caduca dovranno essere messe a dimora nel periodo adeguato all'attecchimento delle varie
specie, generalmente durante il periodo di riposo vegetativo.
L'eventuale potatura di trapianto della chioma, preventivamente autorizzata dalla D.L., dovrà rispettare il
portamento naturale e le caratteristiche specifiche delle singole specie.
Nel caso fosse necessario agevolare il trapianto, l'Ìmpresa irrorerà le piante con prodotti traspiranti.
AIberi, arbusti e cespugIi sempreverdi
Gli alberi, gli arbusti e i cespugli sempreverdi dovranno essere forniti esclusivamente con zolla o in contenitore e
dovranno essere messi a dimora nel periodo adeguato all'attecchimento delle varie specie.
Le piante sempreverdi e resinose non devono essere potate: saranno eliminati, salvo diverse specifiche indicazioni,
soltanto i rami secchi, spezzati o danneggiati.
Fatta eccezione per le conifere sempreverdi, in caso di necessità è possibile fare ricorso all'uso di prodotti
antitraspiranti.
Protezione deIIe piante messe a dimora
Nelle zone dove potrebbero verificarsi danni causati dal transito di persone o automezzi, l'Ìmpresa dovrà
proteggere, singolarmente o in gruppi, le piante messe a dimora con opportuni ripari (ex reti metalliche, protezione in
ferro o in legno, griglie, ecc.).
Art. 4.12
IMPIANTO DI IRRIGAZIONE
1) Conteggi preIiminari
Le stazioni di pompaggio e la rete idraulica principale per l'alimentazione degli impianti sono dimensionate secondo
il fabbisogno idrico dell'intero giardino, comprensivo della parte del parcheggio.
Ìl fabbisogno idrico giornaliero calcolato nel periodo più asciutto dell'anno (luglio e agosto) per l'irrigazione delle
aree a prato, delle siepi e delle macchie di arbusti e tappezzanti è di mm. 5 / mq (pari a lt. 5 / mq). L'area complessiva
del giardino da irrigare è di circa mq 2.350.
Da cui: lt. 5 / mq x mq 2.350 = lt. 11.750 / giorno.
Da ciò ne risulta che la riserva minima necessaria (stimata per circa due giorni) a un primo accumulo d'acqua per
l'impianto di irrigazione è di circa lt. 20.000.
2) MateriaIe impiantistico
2.1) Cisterne di accumulo
Per la riserva d'acqua necessaria agli impianti idraulico e di irrigazione dovranno essere fornite due cisterne di
accumulo in polietilene da interro, con capienza da 10.000 litri ciascuna.
2.2) Tubazioni idriche
2.2.1) Distribuzione idrica
Per la rete idraulica di alimentazione dell'impianto di irrigazione si dovranno utilizzare tubazioni in polietilene PE100
ad alta densità per acqua PN 10/12 del diametro di mm 50 e mm 75 di qualificate ditte produttrici. Saranno compresi i
raccordi in polietilene necessari per i collegamenti alle pompe e agli impianti (e in ferro zincato per collettori
elettrovalvole), valvole di fondo e opportune saracinesche adatte allo svuotamento delle tubazioni prima della stagione
invernale.
2.2.2) Ìrrigazione
Per l'irrigazione dovranno essere fornite tubazioni in polietilene nero PN 6 a bassa densità, di qualificate ditte
- 50 -
produttrici. Ì diametri delle tubolari saranno di mm 20 e mm 50. Le tubazioni distributrici dovranno essere inoltre dotate
di valvole di fondo e opportune saracinesche adatte allo svuotamento delle stesse prima della stagione invernale.
L'irrigazione a pioggia dovrà essere realizzata con irrigatori statici a scomparsa (sollevamento 10 cm) con raggio
variabile tramite la sostituzione del boccaglio da m 2 a m 5.
L'irrigazione a goccia dovrà essere realizzata mediante tubi plastici detti ad ala gocciolante, del tipo
autocompensante, di diametro mm 17, con punti goccia posizionati ad una distanza di cm 30 l'uno dall'altro con una
portata media di 1,5 litri/ora.
2.3) Pozzetti
Ì pozzetti per le elettrovalvole saranno in polipropilene delle dimensioni cm 30x60 e altezza cm. 30, realizzati in
stampo unico, con riquadro nella parte superiore, idoneo ad alloggiare chiusini in PVC, dotati di anelli e diaframmi
asportabili sui quattro lati per l'inserimento dei tubi in plastica e con nervature esterne per l'ancoraggio del cemento.
2.4) Elettropompe
Dovranno essere fornite elettropompe adatte ad immersione, con grado di protezione ÌP-68, dotata di motore con
protezione termica incorporata, ad alimentazione monofase 220 V 50 HZ, con portata variabile a seconda del loro
utilizzo e uscita filettata da 1¨1/4 o da 2¨1/2, come indicato in seguito. Dovranno essere fornite insieme alle pompe
anche i quadri elettrici da esterno con orologio per il comando delle stesse, composti da cassetta stagna, sezionatore
generale, salvamotore, commutatore manuale/automatico, trasformatore di sicurezza 220/24 V e interruttore a
galleggiante stagno. Sarà utilizzato anche un pressostato regolabile ÌPE/5BAR scala 1,4-1,6 bar, con un vaso
d'espansione da 200 litri.
2.5) Valvole elettriche
Dovranno essere in materiale plastico antiurto e anticorrosione del tipo normalmente chiuso nella versione a
membrana, dotate di comando di apertura manuale direttamente sul solenoide.
Le viti e le parti metalliche saranno in materiale inossidabile, con attacchi filettati rinforzati con ghiera inox, disposti
per il montaggio in linea e ad angolo. Ìl diametro sarà di 1¨1/2.
2.6) Programmatore
Ìl programmatore per l'impianto di irrigazione dovrà essere del tipo elettronico, con tempi regolabili da 1 minuto a 12
ore; a doppio programma, con 8 avviamenti giornalieri e programmazione a display, possibilità di comando fino a 24
settori, ciclo irriguo settimanale o quattordicinale, possibilità di avviamento manuale. Sarà provvisto di comando pompa
e master valve, sistema con water budget da 0% a 200%, trasformatore 220-24V, pila a 9 V per riserva di carica;
adeguato per tensione di ingresso 220-240V, 50Hz, tensione d'uscita 24V.
Sarà fornito anche il mobiletto di contenimento in plastica per installazione all'esterno (grado di protezione ÌP-66).
3) ModaIità di esecuzione deII'impianto di irrigazione
3.1) Approvvigionamento dell'acqua necessaria.
Tramite collegamento all'Acquedotto Comunale.
3.2) Stazione di pompaggio per alimentazione impianto di irrigazione.
Questa stazione di pompaggio attingerà acqua dalle due cisterne di accumulo da 10.000 litri cadauna e, tramite una
tubazione idraulica di diametro adeguato, si immetterà nella rete idraulica dedicata all'irrigazione. Presso le cisterne
dovrà essere installata una prima pompa sommersa dedicata esclusivamente all'impianto di irrigazione automatico,
funzionante a 220 volt, con uscita filettata da 2¨1/2, comandata da un programmatore, e una seconda pompa
sommersa dedicata a eventuali prese d'acqua manuali. Quest'ultima sarà funzionante a 220 volt, con uscita da 1¨1/4
filettata e dovrà essere comandata da un pressostato con un vaso d'espansione da 200 litri.
Ìl programmatore elettronico, alimentato elettricamente, comanda l'apertura delle elettrovalvole tramite sistema
monocavo e quindi l'afflusso idrico ai singoli settori irrigui. Ìl programmatore sarà alloggiato in mobiletto di
contenimento in plastica da sistemarsi in posizione nascosta dietro a una siepe, secondo le indicazioni della Direzione
Lavori.
Ìl tutto sarà collegato con tubazioni adeguate e con appositi raccordi.
3.3) Rete idraulica per alimentazione impianti

La rete idraulica servirà ad alimentare le stazioni di pompaggio e l'impianto di irrigazione.
- 51 -
La distribuzione idrica ai singoli settori sarà realizzata con tubazioni interrate in polietilene, PN 6, dimensionate
negli opportuni diametri ed interrate. Dalle cisterne di accumulo, tramite la pompa sommersa partirà una linea idrica
principale in polietilene PN 12 AD, del diametro di mm 75, comprensiva dei raccordi necessari, che andrà a servire a
sua volta sei linee secondarie (diametro mm 50) per le zone a prato e servirà altresì altre sei linee secondarie
(diametro mm 50) per le zone a siepe e a cespugli. Tali tubazioni distributrici in polietilene BD dovranno essere dotate
di valvole di fondo e saracinesche, adatte allo svuotamento delle stesse prima della stagione invernale.
Le condutture saranno alloggiate negli scavi in trincea alla profondità media di cm 50-60. Potranno essere utilizzati
gli scavi a sezione obbligata già realizzati ed utilizzati per altri impianti tecnologici, purché vengano colmati fino alla
profondità prevista; gli scavi di completamento dovranno essere realizzati con mezzi meccanici gommati con eventuale
completamento manuale. Le tubazioni saranno ricoperte con uno strato di materiale incoerente (sabbia o terra fine); in
tratti particolari potranno essere protette da una cappa in calcestruzzo.
3.4) Rete elettrica
La rete elettrica metterà in comunicazione il quadro di comando con i vari organi di controllo sia dell'impianto di
irrigazione che delle stazioni di pompaggio. Sarà composta da tubazioni flessibili in PVC passacavo del diametro di
mm 90 e comprensiva dei vari pozzetti di ispezione.
Ì cavidotti dovranno essere posti negli scavi di trincea predisposti alla profondità minima di cm 50-60.
La realizzazione dell'impianto elettrico dovrà essere conforme alle prescrizioni progettuali, di contratto, con la
scrupolosa osservanza delle leggi, circolari, norme e disposizioni nazionali e locali, vigenti all'atto dell'esecuzione.
Dovranno inoltre essere fornite in opera linee in cavo bipolare e multipolare di dimensionamento adeguato, da
installare nelle tubazioni predisposte, per l'alimentazione delle pompe sommerse, dei quadri comandi e delle
elettrovalvole.
L'appaltatore dovrà eseguire a totale suo carico le opere (comprese quelle di natura muraria) di allacciamento alla
rete elettrica esistente necessarie per l'alimentazione dell'impianto, a qualunque distanza e condizione si trovi il punto
di intercettazione.
Gli apparecchi e i materiali da impiegare nella realizzazione dell'impianto elettrico dovranno essere, oltre che di
buona qualità, durata, isolamento, solidità e funzionamento, conformi alle norme CEÌ e alle tabelle di unificazione CEÌ
÷ UNEL.
Le linee, tutte indistintamente, saranno realizzate con fili di rame elettrolitico ricotto conformi alle norme CEÌ ed
isolate con l'impiego di materiale termoplastico continuo, compatto, senza difetti quali bolle e grumi.
Ìndicativamente i conduttori dovranno avere sezione di:
1,5 mmq per i circuiti di segnalazione e comando;
2,5 mmq per i circuiti di forza motrice.
Ì cavi, in relazione all'utilizzo, potranno avere il conduttore di protezione giallo-verde, oppure lo stesso potrà essere
separato, rispettando le sezioni minime previste dalle normative. Alla terminazione di ogni linea i cavi dovranno essere
intestati e muniti di appositi capicorda.
Le giunzioni per l'alimentazione elettrica delle pompe dovranno essere realizzate mantenendo un grado di
protezione ÌP-66.
3.5) Ìmpianto di irrigazione
L'opera prevede la realizzazione di un impianto di irrigazione misto: a pioggia per le aree a prato e ad ala
gocciolante per le siepi e le macchie a cespuglio.
L'acqua che proviene dalle tubazioni distributrici si riversa negli irrigatori statici e nei tubi ad ala gocciolante di
ciascun settore, mediante la regolazione di una elettrovalvola in materiale plastico da alloggiarsi in apposito pozzetto in
polipropilene. Ì pozzetti dovranno essere coperti con chiusino in PVC e interrati a cm 10 sotto la pavimentazione dei
percorsi; la loro posizione, il più possibile nascosta, dovrà essere di facile accesso per la manutenzione.
3.5.1) Ìmpianto di irrigazione automatico a pioggia
L'impianto di irrigazione a pioggia innaffierà i prati con irrigatori statici a scomparsa a getti nebulizzati.
L'impianto sarà composto da una rete di tubazioni principali del diametro di mm 50, con relativi raccordi, una rete di
tubazioni secondarie del diametro di mm 20, con relativi raccordi, irrigatori statici, elettrovalvole da 24 volt, con relativi
pozzetti per il loro alloggiamento. La rete impiantistica dovrà essere interrata a una profondità di circa 30-40 cm,
mentre il programmatore di comando verrà alloggiato in un quadro elettrico apposito.
3.5.2) Ìmpianto di irrigazione automatico a goccia
L'impianto di irrigazione a goccia innaffierà le siepi e le macchie di cespugli mediante una tubazione in polietilene
del diametro di mm 17 con gocciolatori autocompensanti incorporati ad una distanza di 30 cm.
L'impianto sarà composto da una rete di tubazioni principali del diametro di mm 50 da interrarsi, con relativi
raccordi e derivazioni, una rete di tubazioni del diametro di mm 17, con relativi raccordi, posizionata sul terreno a
- 52 -
ridosso delle essenze arboree, elettrovalvole da 24 volt, con relativi pozzetti e appositi riduttori di pressione.
Lungo ciascuna siepe sarà posta una tubazione gocciolante, mentre sulla superficie delle aiuole l'irrigazione
avverrà tramite una disposizione dei tubi a serpentina con interasse variabile a seconda del sesto di impianto e della
densità degli arbusti e dei tappezzanti, in modo da avere il numero adeguato di punti goccia al mq.
Art. 4.13
VIALI PEDONALI
All'interno delle aree verdi in progetto dovranno essere realizzati viali pedonale lastricati in marmette autobloccanti
in cls (tipo Betonella) pressato, vibrato e nei colori a scelta della D.L., compreso sottofondo in sabbia sp.4-6 cm,
vibratura e chiusura interstizi, lavaggio e riordino finale.
Sarà altresì da prevedere la realizzazione preliminare del sottofondo nelle modalità previste dal computo metrico
estimativo.
Art. 4.14
ARREDO URBANO - PANCHINE - CESTINI - DISSUASORI
All'interno dell'area verde in progetto dovrà essere prevista la fornitura e il posizionamento di panche in legno tipo
"Torino" o altro modello equivalente a scelta della Città della lunghezza non inferiore a metri 2.00 secondo le
indicazioni della Direzione dei Lavori.
Dovrà essere altresì prevista la fornitura e posa di cestini gettacarta cilindrici in lamiera di acciaio stampata e
nervata e di idonei dissuasori rimovibili in prossimità degli accessi alle aree pedonali come previsto nel computo e negli
elaborati di progetto e secondo le indicazioni della Direzione dei Lavori.
- 53 -
CAPITOLO 5
VARIE
Art. 5.1
LAVORI DIVERSI NON SPECIFICATI NEI PRECEDENTI ARTICOLI
Per tutti gli altri lavori diversi previsti nei prezzi d'elenco, ma non specificati e descritti nei precedenti articoli che si
rendessero necessari, si seguiranno le norme impartite dalla Direzione Lavori.
Art. 5.2
LAVORI EVENTUALI NON PREVISTI
Per l'esecuzione di categorie di lavoro non previste e per le quali non si hanno i prezzi corrispondenti, o si procederà
alla determinazione dei nuovi prezzi con le norme degli artt. 21 e 22 del Regolamento oo.pp., ovvero si provvederà in
economia con operai, mezzi d'opera e provviste forniti dall'Ìmpresa a norma dell'art. 19 dello stesso Regolamento oo.pp..
Gli operai per lavori ad economia dovranno essere idonei ai lavori da eseguirsi e provvisti dei necessari attrezzi. Le
macchine ed attrezzi dati a noleggio dovranno essere in perfetto stato di servibilità e provvisti di tutti gli accessori
necessari per il loro regolare funzionamento.
Saranno a carico dell'Ìmpresa la manutenzione degli attrezzi e delle macchine e le eventuali riparazioni perchè siano
sempre in buono stato di servizio.
Ì mezzi di trasporto per i lavori in economia dovranno essere forniti in pieno stato di efficienza.
Art. 5.3
ORDINE DA TENERSI NELL'ANDAMENTO DEI LAVORI
Prima di dare inizio a lavori di sistemazione, varianti, allargamenti, ed attraversamento di strade esistenti, l'Ìmpresa è
tenuta ad informarsi presso gli enti proprietari delle strade interessate dall'esecuzione delle opere (Compartimento
dell'A.N.A.S., Province, Comuni, Consorzi) se eventualmente nelle zone nelle quali ricadono le opere esistano cavi
sotterranei (telefonici, telegrafici, elettrici) o condutture (acquedotti, oleodotti, metanodotti ecc.).
Ìn caso affermativo l'Ìmpresa dovrà comunicare agli enti proprietari di dette opere (Circolo Costruzioni Telegrafiche
Telefoniche, Comuni, Province, Consorzi, Società ecc.) la data presumibile dell'esecuzione delle opere nelle zone
interessate, chiedendo altresì tutti quei dati (ubicazione, profondità) necessari al fine di potere eseguire i lavori evitando
danni alle cennate opere.
Ìl maggiore onere al quale l'Ìmpresa dovrà sottostare per l'esecuzione delle opere in dette condizioni si intende
compreso e compensato coi prezzi di elenco.
Qualora nonostante le cautele usate si dovessero manifestare danni ai cavi od alle condotte, l'Ìmpresa dovrà
provvedere a darne immediato avviso mediante telegramma sia agli enti proprietari delle strade, che agli enti proprietari
delle opere danneggiate ed alla Direzione dei lavori.
Nei confronti dei proprietari delle opere danneggiate l'unica responsabile rimane l'Ìmpresa, rimanendo del tutto
estranea l'Amministrazione da qualsiasi vertenza, sia essa civile che penale.
ln genere l'Ìmpresa avrà facoltà di sviluppare i lavori nel modo che crederà più conveniente per darli perfettamente
compiuti nel termine contrattuale purchè, a giudizio della Direzione dei lavori, non riesca pregiudizievole alla buona
riuscita delle opere ed agli interessi dell'Amministrazione.
L'Amministrazione si riserva ad ogni modo il diritto di stabilire l'esecuzione di un determinato lavoro entro un congruo
termine perentorio, senza che l'Ìmpresa possa rifiutarsi o farne oggetto di richiesta di speciali compensi.
Appena costatata l'ultimazione dei lavori, la strada sarà aperta al pubblico transito. L'Amministrazione però si riserva la
facoltà di aprire al transito i tratti parziali del tronco che venissero progressivamente ultimati a partire dall'origine o dalla
fine del tronco, senza che ciò possa dar diritto all'Ìmpresa di avanzare pretese all'infuori della rivalsa, ai prezzi di elenco,
dei ricarichi di massicciata o delle riprese di trattamento superficiale e delle altre pavimentazioni che si rendessero
necessarie.
Art. 5.4
LAVORI E COMPENSI A CORPO
Resta stabilito che il compenso a corpo, di cui all'art. "Ammontare dell'Appalto" del presente Capitolato, viene
corrisposto a compenso e soddisfazione, insieme coi prezzi unitari di ogni categoria di lavori, di tutti gli oneri imposti
all'Ìmpresa dal Capitolato generale, dalle norme e regolamenti vigenti e dal presente Capitolato speciale, nonchè degli
oneri anche indiretti che l'Ìmpresa potrà incontrare per l'esecuzione dei lavori e l'efficienza dei cantieri, non ultima, ad
- 54 -
esempio, la costruzione ed esercizio di eventuali strade e mezzi di accesso e servizio alle zone dei lavori, anche se non
specificatamente menzionati.
L'importo del compenso a corpo, al netto del ribasso di aggiudicazione, è fisso ed invariabile e non è soggetto a
revisione prezzi qualunque risulti l'ammontare effettivo dell'appalto e comunque si svolgano i lavori. Esso verrà liquidato
con gli stati di avanzamento in rate proporzionali agli importi dei lavori eseguiti.
Art. 5.5
NORME PER LA MISURAZIONE DEI LAVORI
Le norme di misurazione per la contabilizzazione saranno le seguenti:
LAVORI IN ECONOMIA
Le prestazioni e le forniture in economia saranno disposte dal Direttore dei Lavori, mediante apposito ordine di
servizio, solo per lavori secondari ed accessori e nei casi e nei limiti previsti dal Regolamento 25-5-1985, n. 350.
L'importo di tali prestazioni, e provviste non potrà superare il $MANUAL$ % dell'importo complessivo dell'appalto.
Art. 5.6
NORME GENERALI PER LE FORNITURE DI MATERIALI
A PIE' D'OPERA E PER I LAVORI A MISURA
La quantità dei materiali provvisti a piè d'opera e dei lavori a misura sarà determinata geometricamente, ovvero a peso
o a numero, in base a quanto previsto nell'Elenco Prezzi.
Ì lavori saranno liquidati in base alle dimensioni effettivamente eseguite e nei limiti delle misure fissate dal progetto, o
prescritte con ordine di servizio dal Direttore dei Lavori, anche se dalle misure di controllo dovessero risultare superfici, o
spessori, lunghezze, cubature, pesi, ecc. superiori a quelli che siano le ragioni che hanno originato tali maggiori quantità.
Soltanto nel caso che il Direttore dei Lavori abbia ordinato per iscritto tali maggiori quantità,di queste si terrà conto
nella contabilizzazione. Le misure saranno prese in contraddittorio man mano che si procederà all'esecuzione dei lavori e
riportate su appositi libretti che saranno firmati dagli incaricati della Direzione dei Lavori e dell'Ìmpresa. E' fatta comunque
salva, in ogni caso, la possibilità di verifica e di rettifica, anche in occasione delle operazioni di collaudo.
Art. 5.7
NORME PER LA MISURAZIONE E VALUTAZIONE DEI LAVORI
Scavi in Genere
Oltre che per gli obblighi particolari emergenti dal presente articolo, con i prezzi di elenco per gli scavi in genere
l'Appaltatore devesi ritenere compensato per tutti gli oneri che esso dovrà incontrare:
- per taglio di piante, estirpazione di ceppaie, radici, ecc.;
- per il taglio e lo scavo con qualsiasi mezzo delle materie sia asciutte che bagnate, di qualsiasi consistenza ed
anche in presenza d'acqua;
- per paleggi, innalzamento, carico, trasporto e scarico a rinterro od a rifiuto entro i limiti previsti in elenco prezzi,
sistemazione delle materie di rifiuto, deposito provvisorio e successiva ripresa;
- per la regolazione delle scarpate o pareti, per lo spianamento del fondo, per la formazione di gradoni, attorno e
sopra le condotte di acqua od altre condotte in genere, e sopra le fognature o drenaggi secondo le sagome definitive
di progetto;
- per puntellature, sbadacchiature ed armature di qualsiasi importanza e genere secondo tutte le prescrizioni
contenute nel presente capitolato, compresi le composizioni, scomposizioni, estrazioni ed allontanamento, nonchè
sfridi, deterioramenti, perdite parziali o totali del legname o dei ferri;
- per impalcature ponti e costruzioni provvisorie, occorrenti sia per il trasporto delle materie di scavo e sia per la
formazione di rilevati, per passaggi, attraversamenti, ecc.;
- per ogni altra spesa necessaria per l'esecuzione completa degli scavi.
La misurazione degli scavi verrà effettuata nei seguenti modi:
- il volume degli scavi di sbancamento verrà determinato con il metodo delle sezioni ragguagliate in base ai rilevamenti
eseguiti in contraddittorio con l'Appaltatore, prima e dopo i relativi lavori;
- gli scavi di fondazione saranno computati per un volume uguale a quello risultante dal prodotto della base di
fondazione per la sua profondità sotto il piano degli scavi di sbancamento, ovvero del terreno naturale quando detto
scavo di sbancamento non viene effettuato.
Al volume così calcolato si applicheranno i vari prezzi fissati nell'elenco per tali scavi; vale a dire che essi saranno
valutati sempre come eseguiti a pareti verticali ritenendosi già compreso e compensato con il prezzo unitario di elenco
- 55 -
ogni maggiore scavo.
Tuttavia per gli scavi di fondazione da eseguire con l'impiego di casseri, paratie o simili strutture, sarà incluso nel
volume di scavo per fondazione anche lo spazio occupato dalle strutture stesse.
Ì prezzi di elenco, relativi agli scavi di fondazione, sono applicabili unicamente e rispettivamente ai volumi di scavo
compresi fra piani orizzontali consecutivi, stabiliti per diverse profondità, nello stesso elenco dei prezzi. Pertanto la
valutazione dello scavo risulterà definita per ciascuna zona, dal volume ricadente nella zona stessa e dall'applicazione ad
esso del relativo prezzo di elenco.
RiIevati e Rinterri
Ìl volume dei rilevati sarà determinato con il metodo delle sezioni ragguagliate, in base a rilevamenti eseguiti come per
gli scavi di sbancamento. Ì rinterri di cavi a sezione ristretta saranno valutati a metro cubo per il loro volume effettivo
misurato in opera. Nei prezzi di elenco sono previsti tutti gli oneri per il trasporto dei terreni da qualsiasi distanza e per gli
eventuali indennizzi a cave di prestito.
Riempimenti con Misto GranuIare
Ìl riempimento con misto granulare a ridosso delle murature per drenaggi, vespai, ecc., sarà valutato a metro cubo per
il suo volume effettivo misurato in opera.
Tubazioni ed apparecchiature idrauIiche
La misura delle tubazioni verrà effettuata per la lunghezza, misurata lungo l'asse della successione continua degli
elementi costituenti la condotta, in opera senza tenere conto delle sovrapposizioni e delle compenetrazioni.
Dalla misura dell'asse sarà detratta la lunghezza delle apparecchiature e di tutte quelle parti e pezzi speciali, la cui
fornitura e posa in opera è compensata con prezzi a parte.
Ìn corrispondenza delle apparecchiature idrauliche, la misura viene effettuata fino alla sezione corrispondente alla
faccia esterna delle flange.
Art. 5.8
DISPOSIZIONI GENERALI PER I PREZZI DEI LAVORI A MISURA ED A CORPO
NUOVI PREZZI
Ì prezzi unitari in base ai quali, dopo deduzione del pattuito ribasso d'asta, saranno pagati i lavori appaltati a misura
e le somministrazioni, sono indicati nel seguente elenco.
Essi compensano:
a) circa i materiali, ogni spesa (per fornitura, trasporto, dazi, cali, perdite, sprechi, ecc.), nessuna eccettuata, che
venga sostenuta per darli pronti all'impiego, a piede di qualunque opera;
b) circa gli operai e mezzi d'opera, ogni spesa per fornire i medesimi di attrezzi e utensili del mestiere, nonché per
premi di assicurazioni sociali, per illuminazione dei cantieri in caso di lavoro notturno;
c) circa i noli, ogni spesa per dare a piè d'opera i macchinari e mezzi pronti al loro uso;
d) circa i lavori a misura ed a corpo, tutte le spese per forniture, lavorazioni, mezzi d'opera, assicurazioni d'ogni
specie, indennità di cave, di passaggi o di deposito, di cantiere, di occupazione temporanea e d'altra specie,
mezzi d'opera provvisionali, carichi, trasporti e scarichi in ascesa o discesa, ecc., e quanto occorre per dare il
lavoro compiuto a perfetta regola d'arte, intendendosi nei prezzi stessi compreso ogni compenso per gli oneri
tutti che l'Appaltatore dovrà sostenere a tale scopo, anche se non esplicitamente detti o richiamati nei vari articoli
e nell'elenco dei prezzi del presente Capitolato.
Ì prezzi medesimi, per lavori a misura ed a corpo, nonché il compenso a corpo, diminuiti del ribasso offerto, si
intendono accettati dall'Appaltatore in base ai calcoli di sua convenienza, a tutto suo rischio. Essi sono fissi ed
invariabili;
La revisione dei prezzi non è dovuta ai sensi dell'Articolo 26, 3° comma, Legge 11-2-1994, n. 109 così come
modificata dalla Legge 18 novembre 1998, n. 415 "Modifiche alla Legge 11 febbraio 1994, n. 109, e ulteriori disposizioni
in materia di lavori pubblici" (Merloni-ter), e non si applica il primo comma dell'Articolo 1664 del Codice Civile. Vale altresì
quanto altro previsto dall'Articolo 26, 4° comma, della citata Legge.
Per tutte le categorie di lavoro non contemplate nelle voci di elenco di cui al presente progetto, si addiverrà alla
formazione dei nuovi prezzi ai sensi degli Articoli 21 e 22 del R.D. 25-5-1895, n. 350 sulla direzione, contabilità e collaudo
dei lavori per conto dello Stato, modificato dall'Articolo 3 del R.D. 28-8-1924, n. 1396 e secondo le norme di cui alla Legge
11-2-1994, n. 109, così come modificata dalla Legge 18 novembre 1998, n. 415 "Modifiche alla Legge 11 febbraio 1994,
n. 109, e ulteriori disposizioni in materia di lavori pubblici" (Merloni-ter), oltre a quanto previsto nelle indicazioni generali
evidenziate nell'elenco prezzi di contratto.
- 56 -
INDICE
MODALITA' DI ESECUZIONE
1) LAVORI STRADALI - Qualita e Provenienza Materiali - Modalita di Esecuzione Categoria di Lavoro pag. 2
1) DeIinizioni generali " 2
2) Descrizione delle opere " 2
3) Provviste e campioni " 2
4) Qualita e Provenienza dei Materiali " 2
5) Tracciamenti " 7
6) Scavi e Rilevati in Genere " 7
7) Rilevati Compattati " 8
8) Rilevati e Rinterri Addossati alle Murature e Riempimenti con Pietrame " 9
9) Scavi di Sbancamento " 9
10) Malte e Conglomerati " 10
11) Muratura di Mattoni " 11
12) Demolizioni " 12
13) CARREGGIATA - Preparazione del SottoIondo " 12
14) Costipamento del Terreno in Sito " 12
15) ModiIicazione dell'Umidita in Sito " 13
16) Fondazioni " 13
17) Fondazione in Pietrame e Ciottolami " 13
18) Fondazione in Ghiaia o Pietrisco e Sabbia " 14
19) Massicciata " 14
20) Cilindratura delle Massicciate " 14
21) Massicciata a Macadam Ordinario " 16
22) Operazioni Preliminari " 16
23) Fondazioni " 16
24) Trattamenti SuperIiciali Ancorati Eseguiti con Emulsioni Bituminose " 16
25) Trattam. SuperI. Ancorati con Emulsioni Bitumin. (Prima Mano a Freddo - Seconda a Caldo) " 17
26) Trattamento SuperIiciale con Bitume a Caldo " 18
27) Trattamenti SuperIiciali a Semipenetrazione con Catrame " 18
28) Trattamenti SuperIiciali a Freddo per Applicazione su Nuove Massicciate " 19
29) Trattamenti SuperI. in Polvere di Roccia AsIaltica su Precedenti Trattamenti Bituminosi " 20
30) Trattamento SuperIiciale con Miscela Fluida di Polvere di Roccia AsIaltica " 21
31) Massicciata a Macadam Bituminoso Mescolato in Posto " 21
32) Manti con Pietrischetto Bitumato a Freddo Miscelato a Detrito di Roccia AsIaltica " 22
33) Trattamento di Semipenetrazione con Due Mani di Bitume a Caldo " 22
34) Trattamento a Penetrazione con Bitume a Caldo " 22
35) Manti Eseguiti Mediante Conglomerati Bituminosi Semiaperti " 23
36) Manti Sottili Eseguiti Mediante Conglomerati Bituminosi Chiusi " 26
37) Conglomerato in Polvere di Roccia AsIaltica e Bitume Liquido " 27
38) Cordoli in calcestruzzo " 29
39) Pozzetti di raccolta delle acque stradali " 29
40) Autobloccanti " 29
41) Sistemazioni esterne: strade a transito veicolare; parcheggi; marciapiedi " 29
42) Pavimentazioni Diverse " 30
43) Segnaletica " 30
2) ILLUMINAZIONE PUBBLICA " 31
1) Note " 31
3) ACQUEDOTTI E FOGNATURE - Acquedotti e Fognature " 32
1) Requisiti di rispondenza degli impianti di illuminazione alle norme vigenti " 32
2) TUBAZIONI Tubazioni in Genere " 32
3) Tubazioni in Cemento Armato senza Lamierino (Acquedotti) " 34
4) Tubazioni in PVC Rigido non PlastiIicato " 34
5) Tubazioni in PEAD " 35
6) Costruzione delle Condotte di Cemento Armato " 35
1) Movimentazione " 35
2) Revisione del Rivestimento e Posa in Opera " 35
3) Giunti e Guarnizioni " 36
4) Prova Idraulica " 36
- 57 -
5) Rinterro " 37
7) Costruzione delle Condotte di PVC " 37
1) Norme da Osservare " 37
2) Movimentazione " 37
3) Posa in Opera e Rinterro " 38
4) Pozzetti Giunzioni e Prova delle Condotte in PVC per Acquedotto " 38
5) Pozzetti Giunzioni Prova e Collaudo delle Condotte in PVC per Fognatura " 40
8) Costruzione delle Condotte in PEAD " 42
1) Norme da Osservare " 42
2) Movimentazione " 42
3) Posa in Opera e Rinterro " 42
4) Giunzioni e Collegamenti " 43
5) Ancoraggi e Prova delle Condotte in PEAD per Acquedotto " 45
6) Pozzetti e Prova Idraulica delle Condotte in PEAD per Fognatura " 45
4) ARREDO URBANO E VERDE PUBBLICO " 46
1) Generalita " 46
2) Garanzia d'attecchimento " 46
3) Pali di sostegno. ancoraggi. legature " 46
4) Materiali vegetali " 46
5) Alberi " 47
6) Arbusti e cespugli " 48
7) Drenaggi localizzati e impianti tecnici " 48
8) Correzione. ammendamento e concimazione di Iondo del terreno. impiego di IitoIarmaci e diserbanti. " 48
9) Tracciamenti e picchettature " 49
10) Realizzazione dei prati " 49
11) Messa a dimora di alberi. arbusti e cespugli " 49
12) Impianto di irrigazione " 50
13) Viali pedonali " 53
14) Arredo urbano - Panchine - Cestini - Dissuasori " 53
5) VARIE " 54
1) Lavori Diversi non SpeciIicati " 54
2) Lavori Eventuali non Previsti " 54
3) Ordine da Tenersi nell'Andamento dei Lavori " 54
4) Lavori e Compensi a Corpo " 54
5) NORME MISURAZIONI LAVORI Lavori in Economia " 55
6) Norme Generali Forniture a Pie d'Opera Lavori a Misura " 55
7) Norme per la misurazione e Valutazione dei lavori " 55
1) Scavi in Genere " 55
2) Rilevati e Rinterri " 56
3) Riempimenti con Misto Granulare " 56
4) Tubazioni ed apparecchiature idrauliche " 56
8) Disposizioni Generali per i Prezzi dei Lavori a Misura ed a corpo - Nuovi Prezzi " 56
- 58 -