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PIERO POZZATI

Professore ordinario nella Universit di Bologna

TEORIA E TECNICA
DELLE STRUTTURE
Volume secondo

SISTEMI DI TRAVI
Parte prima

L'interpretazione elastica

UNIONE TIPOGRAFICO-EDITRICE TORINESE

PREFAZIONE

1977 Unione Tipografico~Editrice Torinese


corso Raffaello, 28 - 10125 Torino

Tipografia Sociale Torinese


corso Monte Cucco, 108 - 10141 Torino

Il volume II di questa Teoria e tecnica delle strutture dedicato ai sistemi


di travi e si articola in tre parti: di esse, la prima riguarda soluzioni imperniate
sull'elasticit lineare; la seconda tratta applicazioni sia numeriche, sia pratiche; mentre temi tanto teorici quanto applicativi, riguardanti le analisi probabilistica e limite, nonch gli effetti sismici, saranno svolti nella terza, lasciata
ultima per il suo carattere meno omogeneo e in parte complementare.
Il presente volume, che costituisce la prima delle tre parti citate, e che
viene dato alle stampe insieme con la seconda, concerne quindi l'interpretazione elastica; la quale, bench sia in genere da considerare circoscritta
ali' esame delle situazioni di esercizio, costituisce, anche nel quadro di valutazioni pi complete, un indispensabile termine di riferimento.
Coerentemente con le linee generali appena abbozzate nel primo volume,
si troveranno ampiamente sviluppati, per i casi iperstatici, le due vie che gi
vennero definite, per il loro significato intrinseco, del!' equilibrio e della congruenza, preferendo quindi trattare vari problenii strutturali come esempi e
casi particolari dei n1etodi, non viceversa.
Dare un quadro degli innumerevoli contributi, o anche soltanto dei pi
rilevanti di essi, appare oggi giorno problematico, e forse comporterebbe il
pericolo di perdere il filo conduttore delle idee ispiratrici; per cui occorre
operare delle scelte, preferendo soffermarsi sui modi di .Procedere che servano
a stimolare qualche riflessione concludente, e a costituire strunienti di portata
non troppo ristretta. Ci anche perch l'impiego degli elaboratori elettronici
ha sconvolto niolte scale di valori, comportando, per la straordinaria rapidit
dell'esecuzione .dei calcoli, il livellamento dell'importanza delle varie tecniche,
e favorendo quindi i procedimenti di indagine pi generali.
Nel presentare il metodo dell'equilibrio far ricorso, oltre che alla definizione di movilnenti indipendenti e forze correlative, ai i< coefficienti di rigidezza, dei quali sono casi particolari e importanti le gi definite rigidezze
alla rotazione e alla traslazione. Ci consentir una scrittura delle equazioni
risolventi molto compatta e significativa, utile sia per derivare i possibili modi
di procedere, sia per rendere evidenti le peculiari prerogative del metodo:
le quali sono numerose, e in particolare comprendono il fatto di non dovere
effettuare la scelta della configurazione principale, che resta sempre quella
delle varie membrature con gli estremi pe1fettan1ente incastrati, qualunque sia

Prefazione

PrefaZione

il grado (anche nullo) di iperstaticit; e di ottenere vantaggi tanto pi notevoli,


rispetto ad altri procedimenti, quanto pi elevato il livello dell'indeterminazione statica. Dbninuendo tale livello pu risultare utile il metodo della congruenza il quale, al contrario del precedente, presenta l'ovvio vantaggio di
aver nulle le incognite nei casi isostatici.
Le varie equazioni risolventi e i passaggi operativi si prestano, soprattutto
seguendo il metodo del!' equilibrio, a venire scritti ancora pi sinteticamente
con le notazioni n1atriciali, senza alcuna preparazione particolare. Lasciando
quindi evidente il ruolo proprio delle matrici, che quello di fornire una stenografia operativa; ed evitando quindi l'equivoco, non infrequente sentendo parlare
di metodi matriciali}), che i soliti concetti espressi per tramite delle matrici
possano dare origine a metodi a s stanti.
Il cap. XV, dedicato all'impiego delle matrici, pogger quindi ancora sul
cardine dei due metodi del!' equilibrio e della congruenza; impiego che non ho
introdotto sin dall'inizio della trattazione dei nzetodi sia per lasciar pi netta
la genesi dei concetti, in nessun n1odo subordinata ad esso, sia per nzettere
in evidenza la sua utilit principalmente in vasti calcoli da eseguire per mezzo
di un elaboratore. A proposito di questa presentazione unitaria con o senza
matrici, d'altronde non nuova, e di un'esposizione che ancora induger su procedimenti approssimativi, pu essere opportuno soffermare per un n101nento
l'attenzione su un aspetto che non sempre viene considerato nell'illustrare
i metodi di calcolo per le strutture; riprendendo in poche righe alcune osservazioni che, gi accennate nella pren1essa del primo volume, verranno pi
estesamente esposte nella conclusione del capitolo citato.
Per l'uso degli elaboratori elettronici, che consente di effettuare calcoli
malte volte in1pensabili per le possibilit u1nane, acquista basilare importanza
la traduzione della soluzione matematica in progran1n1i, ossia in codtficazioni
operative adatte al funzionamento del calcolatore, basate su criteri di esecuzione atti a richiedere il 1ninor numero possibile di interventi soggettivi. chiaro
allora che, esistendo la possibilit, attualmente gi molto diffusa, di fare
ricorso a programn1i elaborati una volta per tutte da specialisti, sussiste il
pericolo che l'ingegnere, essendo spesso incapace di ripercorrere il camn1ino
che ha consentito di mettere a punto gli stessi programmi, si trovi nella condizione di doversi assumere responsabilit di calcoli che non pu comprendere,
o di dover passar la delega ad altre persone. Inoltre opportuno aver presente
che una cosa il progetto di una struttura, altra cosa il calcolo; confusione
purtroppo non infrequente da parte di chi, non essendo impegnato nella parte
pi tipica della professione, tende a identijicare l'uno con l'altro, e a dilatare
l'importanza del secondo. Infatti, anche restando nel!' ambito del solo lavoro
teorico, esistono altre fasi del progetto di decisiva importanza delle quali gi
si disse proprio nella premessa alla presente opera: la scelta della soluzione
strutturale; il din1ensionamento di massima dell'opera; la definizione di uno
schema di calcolo sufficienten1ente rispondente alla realt, ma non tale da
mettere in gioco un nu1nero di risposte tanto elevato da corifondere la con1prensione e la necessaria sintesi; il controllo dell'ordine di grandezza dei
risultati, per garantirsi che non sia stato con1piuto qualche errore nel!' approntamento delle schede dei programmi. Orbene per tutto questo quanto mai
opportuno l'impiego di procedimenti di calcolo rapidi, basati su limpide e immediate giustificazioni logiche.

Di ci ho desiderato ancora una volta far cenno per richiamare !'attenzione


sul fatto che, per la progettazione di una struttura, sono ugualn1ente necessari
tanto calcoli semplici, anche di portata largamente approssimativa, quanto
analisi pi sofisticate per gli accertamenti e le messe a punto finali. Per cui
ho cercato di tener conto di tale duplice esigenza nel testo che seguir, aiutato
dalla fortunata circostanza che spesso la risposta a entrambe dette esigenze
pu essere unitaria, ossia trarre origine dal lnedesimo metodo di calcolo, che
in genere quello dell'equilibrio; e un certo spazio verr dato anche ai procedimenti iterativi, per i quali ho preferito in genere operare sui valori globali
delle incognite (anzich sui loro incrementi), col vantaggio di ottenerne l' autocorrezione.
S'intende che, quando si impieghi un elaboratore, poich il nun1ero delle
incognite preoccupa limitatamente, almeno entro i limiti della sua capacit
di me1noria, alle volte - come per i tralicci spaziali - pu essere conveniente
anche l'uso del metodo che verr detto <1 globale, col quale le condizioni
sia di equilibrio, sia di congruenza vengono introdotte congiuntamente.
I procedin1enti di calcolo relativi ai sisten1i di travi saranno sviluppati negli
ultin1i cinque capitoli, e per la loro comprensione indispensabile la conoscenza
di base in1partita nel primo corso di Scienza delle costruzioni. La precedente
parte, che occupa all'incirca met del volun1e, stata riportata principalmente
per con1odit del lettore, e per dare unit all'esposizione. Essa riguarda richiami
matematici (matrici, soluzioni di siste1ni di equazioni lineari, serie trigonometriche, differenze finite), s'intende nella lin1itata prospettiva del!' analisi strutturale. E riguarda anche la trave isolata: ad asse rettilineo e curvo; a parete
aperta sottile, secondo la teoria di Vlassov; a sezione mista)} (acciaiocalcestruzzo) e obliqua>>; su suolo elastico; simultanean1ente {f/.essa e soggetta
a sforzo assiale. In tutti i casi ho cercato con qualche esempio di illustrare
le propriet salienti, insistendo, quando appaia opportuno, sul!' interpretazione
fisica delle operazioni analitiche.
Ogni capitolo stato scritto com.e un discorso quasi a s, tuttavia sufficiente a maturare autonome conclusioni; e penso che ci possa renderne pi
agevole la lettura e la consultazione. Oltre agli argon1enti che rappresentano
quella che, a mio avviso, una base indispensabile per potere affiontare seria1nente il progetto di un sistema di travi, il volume comprende alcune parti che
possono suscitare il desiderio di un 1naggiore approfondin1ento; per cui mi
sono preoccupato di corredare il testo di notizie bibliografiche abbastanza
diffuse e commentate, sia nel corso del!' esposizione, sia al termine di essa.
Mi congedo da questo libro, che mi costato non lieve fatica, in un ten1po
travagliato per l'Universit. Sotto certi aspetti avrei voluto che non nascesse,
soprattutto per il fatto che inevitabiln1ente sar breve la sua vita; e non mi
sarei deciso, se non fosse stato per il desiderio di poter forse, in qualche modo,
continuare ad essere vicino ad alcuni allievi, anche quando si appresteranno
ad approfondire le loro conoscenze di base, e a percorrere il camn1ino non
facile della loro professione.
Infine un vivo ringraziamento, che non di prammatica, alla Casa editrice U.T.E.T. la quale, pur nelle difficolt del momento, non ha concesso
alcuna trascuratezza, coerentemente con la sua a1nmirevole tradizione.

IV

Bologna, febbraio 1977.

INDICE

A) Richiami di alcuni procedimenti di calcolo numerico ricorrenti nello studio dei sistemi di travi.
I. Matrici.
1.1. Premessa

1.2. Definizioni

1.3. Operazioni sulle matrici


1.3.1.
1.3.2.
1.3.3.
1.3 .4.

Somma di matrici
Prodotto di matrici
Determinante di una matrice
Inversione di una matrice. Propriet relative alla matrice
inversa
1.3.5. Derivata e integrale di una matrice

3
6

1>

8
8
9
13

14
17

II. Risoluzione dei sistemi di equazioni lineari.


2.1. Considerazioni introduttive
2.2. Risoluzione di un sistema di equazioni con la regola di
Cramer e con l'inversione della matrice dei coefficienti:
sostanziale coincidenza dei due metodi

18

19

2.3. Risoluzione delle equazioni per eliminazione: metodo di


Gauss e metodi <{ di eliminazione diretta l>
2.3.1. Metodo di Gauss
Ese1npio 2.1.
2.3.2. Cenno ai metodi di eliminazione diretta o di fattorizzazione
triangolare (Banachiewicz, Cholesky, Crout, Doolittle):
schema operativo secondo Crout. Sostanziale coincidenza
con lo schema tabellare de1 metodo di Gauss
Esempio 2.2.

21
21

22

24

24

VIII

Indice

Indice

2.4. Risoluzione delle equazioni per iterazione


2.4.1. Iterazione continua. Metodo di Seidel
Esempio 2.3.
2.4.2. Procedimento iterativo ((per rilassamento l)
Esempio 2.4.

2.5. Equazioni lineari. Osservazioni


a) Equazioni non 01nogenee
b) Equazioni omogenee
e) Impiego di sottomatrici nella scrittura di un sistema di equazioni
d) Equazioni sfavorevolmente condizionate (o di tipo instabile)>)

IV. Archi.

25

>)

26

4.1. Osservazioni introduttive

27
28

4.2. Equazioni indefinite di equilibrio- e di congruenza

67

29

4.3. L'arco a due cerniere

72

>)
>)

30
>)
>)
>)

Esempio 4.1. (coefficienti elastici per un arco a due cerniere parabolico e circolare)
Esempio 4.2. (arco incernierato: linea d'influenza della spinta)

30
30

31

4.4. L'arco incastrato

32

2.6. Autovalori e autovettori


Esempio 2.5.
Esemp~o 2.6. (vibrazioni di masse collegate da moUe)
Esempio 2.7. (carico critico di un sistema di aste)
Esempio 2.8. (carico critico di una trave di sezione variabile)

IX

a) Le espressioni delle incognite staticamente indeterminate


b) Una variazione di sezione conveniente
e) Influenza delle variazioni di sezione e di forma dell'arco sullo

33
>)
>)

2.7. Matrici (e operazioni matriciali) particolari connesse con il


calcolo degli autovalori

34
36
38
40

d)
e)
f)
g)

41

2.7.1. Matrice degli autovalori


2. 7 .2. Matrice degli autovettori
2.7.3. Trasfonnazione di una matrice in una matrice diagonale

41
41
42

2.8. Matrice ortogonale e matrice ({rotazione. Cambiamento


degli assi di riferimento e trasfonnazione di matrici

43

2.8.1. Matrice ortogonale


2.8.2. Can1bian1ento degli assi coordinati. Matrice rotazione))
2.8.3. Trasformazione di matrici

43
44

4.5. Arco con movimenti impressi alle estremit


Esempio 4.8. (archi parabolico e circolare con le estremit soggette a movimenti impressi)

47

Cenni storici e bibliografici

stato di sollecitazione
Archi non simmetrici
Il metodo della spinta addizionale
Variazioni termiche
Deformata di un arco. La notevole rigidezza dell'arco rispetto
alla corrispondente trave
Esempio 4.3. (arco parabolico incastrato: linea d'influenza delle
reazioni)
Esempio 4.4. (arco parabolico incastrato: reazioni per una variazione di temperatura)
Esempio 4.5. (condizioni di carico pi gravose)
Esempio 4.6. (arco parabolico incastrato: linea d'influenza dello
spostamento verticale in chiave)
Esempio 4.7. (arco circolare incastrato, caricato uniformemente
sull'orizzontale)

48

>)
>)
>)
>)
>)

67

73
75

75
75
79
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83
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84

85
88
88
89
>)

90
91

>)

92

p.

94

V. Travi snelle a parete sottile aperta.


5.1. Premessa

B) La trave isolata: richiami ricorrenti nello studio dei sistemi


di travi.

5.2. Travi a parete sottile e aperta soggette a sforzo tag1iante


a) Lo stato di tensione
b) Le condizioni affinch lo sforzo tagliante non provochi torsione. Il
centro di taglio
e) Un'osservazione sul calcolo di un integrale ricorrente
Esempio 5.1. (centro di taglio per un profilato con la sezione a [)
Esempio 5.2. (diagramma delle tensioni tangenziali e centro di
taglio per una sezione a corona circolare sottile aperta)

III. Travi.
3.1. Travi prismatiche con le estren1it incastrate, articolate, cedevoli: richiami
a) La trave con le estremit incastrate perfettamente
b) La trave con un'estremit articolata, l'altra incastrata
e) I momenti alle estremit di una trave in funzione dei carichi e dei
n1ovimenti delle sezioni estreme
3.2. Travi di sezione variabile
Tabella 3.1. Trave appoggiata con <(mensole)) rettilinee sitnmetriche: coefficienti elastici !faa f/Jba
Tabella 3.2. Trave doppiamente incastrata, con mensole J) rettilinee e simmetriche, soggetta a carico uniforme: momenti d'incastro perfetto
Tabella 3.3. Trave con appoggio e incastro soggetta a un mo1nento
(mensole)) simn1etriche e rettilinee)
Tabella 3.4. Trave di sezione variabile linearmente da un'estremit
all'altra: coefficienti elastici
Tabella 3.5. Trave prismatica: momenti d'incastro perfetto

55
55

58

5.3. Trave a parete sottile e aperta soggetta a momento torcente


5.3.1. Osservazioni introduttive. I centri di torsione e di taglio coinw
cidono
5.3.2. Azione torcente variabile lungo l'asse della trave: consew
guenti tensioni normali e tensioni tangenziali di membrana
Esen1pio 5.3. (trave a parete sottile aperta soggetta a mow
mento torcente variabile lungo l'asse)
5.3.3. Trave a parete sottile aperta soggetta a deformazione di
tipo torsionale: equazione differenziale di equilibrio
5.3.4. Trave a parete sottile aperta, soggetta ad azione torcente,
con alcune sezioni impedite di ingobbirsi
Esempio 5.4. (trave a parete sottile aperta soggetta a mow
mento torcente, con le estremit impedite di ingobbirsi)

59

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B. -

POZZATI, Il-1.

>)

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>)
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107
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119

Indice

Indice

5.4. Sistemi equilibrati di forze longitudinali applicati alle estremit di una trave a parete sottile aperta. Bimomenti e relativi
p.
stati di tensione

121

Esempio 5.5. (smorzamento degli effetti provocati da un bimo-

mento)

125

5.5. Travi a parete sottile aperta: sollecitazioni per le strisce di


parete trasversali; I 'importanza degli irrigidimenti alle estremit della trave

126

7.2.1. L'equazione della linea elastica


7.2.2. La trave con le estremit articolate
a) Carico ripartito uniformemente
b) Carico trasversale Q concentrato nella mezzeria
e) Coppie M., simmetriche applicate alle estremit
d) Coppie Man antimetriche applicate alle estremit
e) Coppia Mu applicata all'estremit A della trave
Esempio 7.1. (trave inflessa e compressa soggetta a un
carico ripartito e concentrato)
7.2.3. Trave con le estremit impedite di ruotare

7.3. Trazione e carichi trasversali

Esempio 5.6. (sollecitazioni trasversali per una trave a parete


sottile aperta di sezione circolare)

128
129

5.6. Bibliografia

XI

p.
J)

>>

i>

160
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163
163
163
163

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164
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Esempio 7.2. (determinazione dello sforzo esistente nella catena


di un arco)

165
168

7.4. Cenni bibliografici

169

VI. La trave su appoggi elastici infinitamente vicini.


6.1. Osservazioni introduttive. Equazione della linea elastica e
sua integrazione
P
a) Premessa
b) Integrali particolari
e) L'integrale generale

6.2. La trave di lunghezza illimitata

133
133
133
133
136
139
139
140

6.3. La trave di lunghezza finita


6.3.1. Condizioni di carico che non inflettono la trave
6.3.2. Soluzioni per Ja trave considerata indeformabile
6.3.3. La trave deformabile sottoposta a forze e a coppie sulle
sezioni estreme
6.3.4. La trave di lunghezza finita caricata in modo generico
Esempio 6.1. (trave di fondazione soggetta a due carichi
sulle sezioni estreme)
Esempio 6.2. (trave di fondazione in varie condizioni ai
limiti)
Esempio 6.3. (trave di fondazione soggetta a pi carichi)
Esempio 6.4. (reticolo di travi assimilato a una trave su
suolo elastico)
Esempio 6.5. (trave su suolo elastico precompressa)
Tabella 6.1. Valori delle funzioni I} (x), 'P (x), s (x), d (x)
Tabella 6.2. Trave di lunghezza finita su suolo elastico
(Winkler). Momenti per P0
Tabella 6.3. Trave di lunghezza finita su suolo elastico
(Winkler). Momenti MD
Tabella 6.4. Trave di lunghezza finita su suolo elastico
(Winkler). Pressioni per P 0
Tabella 6.5. Trave di lunghezza finita su suolo elastico
(Winkler). Pressioni per M 0
Tabella 6.6. Trave di lunghezza finita su suolo elastico
(Winkler), soggetta alle azioni P 0 , M 0 Movimenti delle se~
zioni estreme

VIII. Trave su appoggi obliqui.

140
144
146
147
148

150
150
152

156
156

8.3. Trave appoggiata soggetta a carichi

i>

171
171
172

l)

173
173
174

1>

174

8.3.1. La soluzione ottenuta considerando in una prima fase del


calcolo la trave con le estremit incastrate
8.3.2. Trave appoggiata: carico concentrato in un punto qualunque
8.3.3. Carico ripartito uniformen1ente

8.4. Osservazioni sull'attendibilit delle formule ottenute

174

175
175
l>

176

l>

176
177

p.

179

Esempio 8.1. (ponte su appoggi obliqui caricato uniformemente;


confronti tra i comportamenti di trave e di piastra)
8.5. Cenni bibliografici

157
157

IX. Travi miste di acciaio e calcestruzzo.


9.1. Premessa e richiami

180

9.2. Sezione soggetta a mon1ento flettente

180
181

a) Sezione di acciaio e calcestruzzo

9.3. Sezione soggetta a sforzo tagliante

182

9.4. Tensioni conseguenti al ritiro del calcestruzzo

183

9.5. Deformazioni

p. 159
>)

170
171

))

b) Sezione di calcestruzzo precompresso e ordinario

VII. Travi soggette a carichi trasversali e a sforzo assiale.


7.2. Con1pressione e carichi trasversali

8.2. Coppie applicate alle sezioni estreme


8.2.1. Coppie MzA applicate alle sezioni estreme
a) Coppie simmetrice MzA
b) Coppie antimetriche
e) Una coppia MzA applicata alla sola sezione A
d) Effetti di una coppia MzA essendo l'estremit B incastrata
8.2.2. Coppie MxA applicate a11e sezioni estreme

154

155

6.4. Cenni bibliografici

7.1. Premessa

8.1. Premessa

160

Esempio 9.1. (sezione soggetta a M, T e agli effetti del ritiro del


calcestruzzo)

9.6. Bibliografia

185

l>

186

188

Indice

Indice

XII

11.4. Affinamento delle approssimazioni per estrapolazione

X. L'impiego delle serie di Fourier nello studio delle travi (prismatiche e anulari).
10.1. Premessa
10.1.1. Serie e coefficienti di Fourier
10.1.2. Osservazioni. Propriet dei termini delle serie
a) Simmetrie e antimetrie presentate dai termini della serie
b) II caso della funzione impulsiva
e) Cambiamento di denominazioni

J)

191
194
194
196
197

mediante un 'equazione algebrica

i>

227

Esempio 11.5.

l)

228

p.

233

11.5. Soluzione di un sistema di equazioni alle differenze espressa

198
l)
l)

198
198
200
200
200

201
l>

l)

201
203
204
205

10.3. L'impiego delle serie di Fourier nello studio delle travi ad

anello

206

Carichi radiali
Carichi radenti
Carichi normali al piano dell'anello
Momenti esterni m"
Esempio 10,4. (anelio soggetto a carichi radiali, ripartiti
uniforn1emente su tratti)
Tabella 10.1. Carichi antimetrici rappresentati con serie di Fourier
Tabella 10.2. Carichi simmetrici, rappresentati con serie di Fourier

207
208
209
209

10.3.1.
10.3.2.
10.3.3.
10.3.4.

10.4. Cenni bibliografici

225
226

C) Sistemi di travi iperstatici. - L'interpretazione elastica.

10.2. L'impiego delle serie di Fourier nello studio delle travi


prismatiche
10.2.1. La trave appoggiata
a) Condizione di carico qualunque
b) Effetti di una coppia concentrata in un punto generico
e) Carico radente lungo uno dei lembi
d) Trave appoggiata alle estremit, su suolo elastico
e) Trave inflessa e soggetta a sforzo normale, vincolata a
un suolo elastico (appoggiata alle estren1it)
Esempio 10.1. (trave appoggiata, soggetta a varie condizioni di carico, risolta impiegando le serie di Fourier)
10.2.2. La trave doppiamente incastrata
Esempio 10.2. (trave incastrata, soggetta a varie condizioni di carico, risolta impiegando le serie di Fourier)
Esempio 10.3. (trave su suolo elastico soggetta a carichi
equidistanti)

191

p.
>)

Esempio 11.4.

p.

XIII

210
211
212

213

XII. Premesse e richiami.


12.1. Condizioni di equilibrio di una struttura espresse con i coef-

ficienti di rigidezza
12.1.1. Strutture caricate in corrispondenza dei nodi
12.1.2. Strutture genericamente caricate. Il ricorso a vincoli
ausiliari
12.1.3. Casi particolari dei coefficienti di rigidezza: rigidezze alla
rotazione e alla traslazione
a) Rigidezza alla rotazione
b) Rigidezza al1a traslazione
12.1.4. Distribuzione di un momento tra pi aste aventi rigidezza
alla rotazione nota
12.1.5. Distribuzione di una forza tra pi aste aventi rigidezza
alla traslazione nota
12.1.6. Osservazioni

233
J>

237

238
238
238

240

11.1. Differenze finite. Premessa

11.2. Applicazioni allo studio delle travi


a) Travi prismatiche
b) Travi di sezione variabile

indeterminata. Coefficienti di deformabilit

l>

modi di applicare il principio dei lavori virtuali

248

XIII. Il metodo dell'equilibrio (o delle deformazioni).

p.

13.1. Equazioni risolventi

e) Trave su suolo elastico secondo Winkler

Esempio 11.1.

p.

214

217

per strutture ricorrenti

217

13.3.1. Telai piani con i


Esempio 13.3.
Esempio 13 .4.
13.3.2. Sistemi di telai e
Esempio 13.5.
13.3.3. Telai piani aventi
Esempio 13.6.
13.3.4. Telai piani aventi
Esempio 13.7.
Esempio 13.8.

220
220
221

11.3. Affinamento delle approssimazioni operando sulle condi-

zioni ai limiti mediante sviluppi polinomiali


Esempio 11.2.
Esempio 11.3.

i>

222

l)

223

224

244

12.3. Metodo dell'equilibrio e metodo della congruenza: due

251

253
258
260

Esempio 13.1.
Esempio 13.2.

243

12.2. Condizioni di congruenza per una struttura staticamente

13.2. Osservazioni

XL L'impiego delle differenze finite nello studio delle travi.

241

13.3, Applicazioni del 1netodo dell'equilibrio: equazioni tipiche


nodi che ruotano e che traslano

>)
>)

mensole soggetti ad azioni orizzontali


i nodi che ruotano e non traslano

262
262
266

l)

267

>)

268

>)

271

>)

>)

i nodi che traslano senza ruotare

275
276
278

>)
>)

280
282

Indice

XIV

J3.4. Applicazioni del metodo dell'equilibrio: procedimenti iterativi per l'equilibramento dei momenti
P
13.4.1. Osservazioni sui metodi iterativi
13.4.2. Telai con nodi che ruotano ma non si spostano: il n1etodo
di Cross
a) Il procedimento
Esempio 13.9.
b) Osservazioni
e) Il metodo di Cross operando sui valori totali dei momenti
ripartiti e trasmessi (anzich sui loro incrementi): il procedimento diviene autocorrettivo
13.4.3. Telai con nodi che ruotano e si spostano. Metodo di
Cross generalizzato
Esempio 13.10.
Esempio 13.11.
13.4.4. Telai con nodi spostabili: il caso del telaio simmetrico a
una sola campata (le torri)
Esempio 13.12.
Esempio 13.13.
13.4.5. Travi Vierendeel
Esempio 13.14.
13.4.6. Strutture i cui nodi subiscono spostamenti noti
a) Telai soggetti a variazioni della temperatura media
b) Effetti per cedimenti noti dei vincoli
e) Osservazioni
13.4.7. Sollecitazioni secondarie per tralicci aventi le aste collegate rigidamente e caricati in corrispondenza dei nodi

13.5. Riduzione del numero dei movimenti incogniti e delle relative condizioni di equilibrio. Procedimento ((dei movimenti
primari impressi
Esempio 13.15.
Esempio 13.16.
Esempio 13.17.

15.2. Matrice delle rigidezze e matrice delle deformabilit

282
282
283
283

>)

,,

286
287
288

>)
>)
>)

289
292
295

296
297
298

>)
>)
>)
>)

,,

,,

299

303
307
307
308
309
309

,,

>)

>)

312
314
316
319

XIV. Il metodo della congruenza (o delle forze).


14.1. Il modo di procedere
Esempio 14.l.
Esempio 14.2.
14.2. Applicazioni del 1netodo della congruenza: equazioni tipiche
per strutture ricorrenti
14.2.1. Trave continua su appoggi rigidi o soggetti a spostamenti
di valore prescritto: equazione dei tre momenti
14.2.2. Trave continua su appoggi cedevoli elasticamente: equazione dei cinque momenti
Esempio 14.3.
14.2.3. Reticoli di travi
Esempio 14.4.
Esempio 14.5.

>)

321
322
325

>)

327

p. 340

15.3. L'impiego delle matrici nel metodo dell'equilibrio


15.3.1. La matrice delle rigidezze per l'elemento strutturale isolato
Esen1pio 15.1.
Esempio 15.2.
15.3.2. Insiemi di travi: matrice delle rigidezze e matrice delle
sollecitazioni
a) Procedimento ordinario
b) Procedimento diretto
Esempio 15.3.
Esempio 15.4.
Esempio 15.5.
15.3.3. L'impiego delle matrici nel metodo dell'equilibrio. La
conciusione del calcolo
a) Strutture caricate nei nodi
b) Strutture caricate in modo qualunque
e) Stati di sollecitazione coattivi
Esen1pio 15.6.
15.3.4. Le equazioni risolventi hanno una parte dei termini noti
nulli
15.4. Impiego delle matrici nel metodo della congruenza
15.4.1. Strutture isostatiche: relazioni tra azioni interne, movimenti e forze
15.4.2. Strutture iperstatiche: calcolo delle incognite statican1ente
indeterminate
Esempio 15.7.
Esempio 15.8.

342
342
345
347
348
348
348
349
353
354
>)
>)

355
355
356
357
357
358

>)

359
359

>)
>)

15.5. Tralicci piani e spaziali: procedimento di ca1colo globale)>


impiegando le matrici

362
363
364
365

Esempio 15.9.

367

15.6. Qualche osservazione conclusiva. L'impiego degli elaboratori elettronici nel calcolo delle strutture

368

XVI. Procedimenti semplificativi.


327

>)
>)

329
331
332
335
336

XV. L'impiego delle matrici nell'analisi delle strutture.


15.1. Premessa
15.1.1. Generalit
15.1.2. Simboli e numerazione dei nodi

xv

Indice

p. 338
>)
>)

338
339

16.1. Premessa
16.2. Telai aventi lo stato di sollecitazione poco influenzato dagli
spostamenti dei nodi

p.

372

l>

373

I 6.3. Telai aventi lo stato di sollecitazione poco influenzato dalle


rotazioni dei nodi
16.4. Telai aventi lo stato di sollecitazione influenzato sia dalle
rotazioni, sia dagli spostamenti dei nodi
16.5. Il comportamento delle strutture a telaio)) interpretato
con fittizi schen1i continui

374

J>

377

379

Indce

XVI

16.5.1. Premessa
16.5.2. Pareti irrigidenti con una o pi serie di fori allineati verticalmente
Esempio 16.1.
Esempio 16.2,
Esempio 16.3.
16.5,3, Parete irrigidente collegata a un telaio soggetta a carichi
orizzontali
Esempio 16.4,

16.6. Sistemi strutturali soggetti a comportamento spaziale per


carichi orizzontali. - Le azioni sulle varie strutture compoM
nenti. Un procedimento di calcolo semplifcativo
Notizie bibliografiche e storiche
Indice degli autori

p.

379

380
387
388
390
393
396

398
403
411

A)

MATRICI E RISOLUZIONE DEI SISTEMI


DI EQUAZIONI LINEARI - RICHIAMI RICORRENTI
NELLO STUDIO DEI SISTEMI DI TRAVI

1 -

POZZATI, JI-1.

CAPITOLO

MATRICI

1.1. l'rentessa.
a) Le difficolt crescenti della soluzione dei problemi connessi con le
attivit della tecnica hanno fatto avvertire sempre maggiore l'importanza
di poter disporre di un linguaggio matematico che, senza divenire eccessi-

vamente ermetico, fosse il pi possibile sintetico e semplice.


La definizione delle matrici e della relativa analisi corrispose a tale
esigenza. Infatti, poich nei calcoli si deve effettuare spesso il maneggio di
vari elementi suscettibili delle medesime operazioni, si ritenne opportuno
aggregarli in matrici (ossia in insiemi) ciascuna distinguibile con un solo

simbolo; e poich certe operazioni tra gli elementi di due o pi di esse sono
ricorrenti, fu conveniente tradurle una volta per tntte in ben determinate
propriet e regole, dando cos vita a una corrispondente algebra che, se per
certi aspetti mantiene legami e somiglianze con quella tradizionale, per altri
possiede peculiari attributi e sviluppi meritevoli di essere ricordati.
Con l'introduzione delle matrici si compiuto un passo importante nel
simbolismo matematico, la cui definizione fu tutt'altro che rapida e prese
corpo a mano a mano che si complicarono i problemi e le relative risposte.
AH 'inizio, quando il pensiero matematico si co1ninci a organizzare, le operazioni vennero descritte con espressioni prese esclusivamente dal linguaggio;
poi si cerc di abbreviare i discorsi usando particolari vocaboli e segni Cl.1 ).

L'intendimento restava per fondamentalmente quello di costituire una pi


duttile intesa inatematica e pass un lungo tempo prima che nascesse I'al-

gebra, ossia prima che, con l'impiego delle lettere nel calcolo, i simboli perdessero il diretto aggancio con particolari significati e stessero a indicare
invece entit e numeri generici; di questi, impiegando l'algebra, si poteva
far restare soltanto il concetto pi generale fissando, con processi operativi
non contingenti, propriet e riferimenti immutabili espressi con un linguaggio
di ampia portata.
(t.tJ Principalmente per merito del matematico greco Diophantus, vissuto nel terzo
secolo dopo Cristo. Diophantus cre una forma di scrittura matematica, ma i simboli e i
vocaboli rappresentarono soprattutto delle abbreviazioni e furono adottati per indicare
particolari e non generiche entit e operazioni; tuttavia l'incognita o le incognite vennero
indicate con lo stesso simbolo, indipendentemente dal problema trattato.

Capitolo primo

Matrici

Ci che ci appare ora tanto spontaneo e semp_lice richiese per un lungo


tempo di maturazione con il fallimento di innumerevoli tentativi, e la stessa
scelta dei simboli fu non di rado di decisiva importanza per lo sviluppo del
pensiero scientifico: agli antichi greci, per esempio, che impiegarono le lettere
dell'alfabeto associate a un apice per rappresentare i numeri, probabilmente
riusc difficile l'idea di usare le lettere per indicare un numero generico (1 2);
e si pensi a ci che ha comportato Poter rappresentare chiaramente qualunque
grandezza nu1nerica impiegando soltanto dieci simboli aventi il valore ancorato alla loro posizione (1. 3).
b) Con il complicarsi dei calcoli si trov conveniente, una volta accertata
la validit di un certo processo operativo, lasciar la dimostrazione da parte
e definire determinate regole pratiche e complessi di operazioni, detti algoritmi , a loro volta rappresentabili con simboli <1 4). Si vennero cos costituendo vere e proprie \(macchine mentali , ossia automatismi con i quali
le operazioni, seguendo schemi preordinati, il pi delle volte vengono adottate
passivamente. Per citare un esempio il pi elementare possibile, si pensi
quando, nell'effettuare un'addizione, il riporto relativo alla somma dei numeri di una colonna viene aggiunto come addendo alla colonna a sinistra,
in genere senza chiedersi se esso rappresenti decine, centinaia o migliaia:
in questa banale operazione gi insita l'idea, comune agli algoritmi ben
pi complessi, di fornire, in relazione a un certo scopo, regole pratiche il
pi possibile se1nplici e di poter operare in un certo modo spesso senza
preoccuparsi di darne ogni volta giustificazione; e il vantaggio pu essere
notevole, pnrch non si perdano di vista i limiti d applicabilit delle regole
e il ricordo del loro significato.
evidente che, introdotti tali automatismi mentali, l'esecuzione materiale delle operazioni si present come il fatto pi affaticante; e sempre pi
si avvert la necessit di rendere automatico lo sviluppo degli stessi algoritmi,
ossia di poter disporre anche di macchine calcolatrici. La prin1a di queste,

inventata da LEIBNIZ verso la 1net del 1600, traduceva n1eccanican1ente


proprio quella regola dell'addizione citata come esempio di un algoritmo
tra i pi elementari; e i movimenti necessari al funzionamento vennero prima
effettuati a mano, poi elettricamente. Ma i primi calcolatori numerici veramente automatici vennero realizzati negli Stati Uniti durante il secondo
conflitto mondiale, e con essi si fu in grado, mediante impulsi di corrente
o altro sistema [comunque utilizzando elementi costitutivi funzionanti a
due stati C1 5>] di scrivere un numero espresso con il sistema binario di
BOOLE (1. 5) e di sviluppare operazioni sui numeri, utilizzando l'algebra conseguente allo stesso sistema e trasformazioni funzionali realizzate dai circuiti
della macchina: il sistema binario, poco congeniale alla sensibilit umana,
essendo basato sui due soli caratteri O e 1, invece adeguato alla capacit
degli elementi costitutivi dell'elaboratore di dare soltanto due soli tipi di
risposta, ma in tempi straordinariamente brevi, dell'ordine, attualmente,
di 10-'-:- J0- 9 secondi. Si pot cos disporre di elaboratori di calcoli di
straordinaria efficacia: tuttavia per essi occorreva poter programmare le
operazioni impiegando un simbolismo il pi possibile chiaro e sintetico;
e le matrici, con la relativa algebra, poterono rispondere pienamente a tale
esigenza.
Fu questo fortunato incontro con le necessit presentate dal funzionamento dei calcolatori elettronici a favorire la grande diffusione dell'algebra
1natriciale, a parte s'intende la sua utilit immediata di stenografia operativa:
essa quindi strumento assai utile per l'esecuzione di calcoli che, senza l'impiego degli elaboratori elettronici, sarebbero impensabili per la capacit
dell'uomo. Vedremo nel cap. XV alcune particolari applicazioni riguardanti
i sistemi di travi, ma ormai le matrici sono correntemente impiegate per il
calcolo di qualunque tipo di struttura, in particolare quelle continue, trattate
con gli elementi finiti.
Pu essere per opportuno osservare sin da ora che l'utilit dell'algebra
delle matrici, essendo soprattutto connessa con l'uso degli elaboratori elettronici, non pu venire efficacemente illustrata con esempi elen1entari, per

(i.zJ I nun1eri 1, 2, 3, ... venivano indicati con oc', \3', y', ... ; tale scrittura si svilupp
verso il quinto secolo avanti Cristo.
.
(L 3 l Il matematico arabo Muhammad ibn Mus visse intorno al1'800 dopo Cnsto e
venne chiamato al-Khuwarizmi 0 con riferin1ento alla regione dalla quale proveniva. Di
due sue opere una si intitolava deformando il suo nome nella traduzione latina, Algoritn1;
dicit e il titolo ispir la den~n1inazione di uno dei concetti basilari nella matematica;
il libro tra l'altro riportava il sistema decimale, escogitato da matematici indiani che avevano da tempo adottato il <1 sistema dei valori di posizione l>, intendendo con ci il fatto
che in un numero il valore della cifra cambia a seconda del suo posto (nel numero 2002,
il primo 2 mille volte maggiore dell'altro; ma ovviamente.il valore .di .posizione non
circoscritto al sistema decimale). La seconda delle opere citate era intitolata Alshebr...
(sistemazione ...); e dal titolo deriv la parola {(algebra)'/.
, .
(lAl A tale proposito pu essere interessante ricordare quanto LAPLACE affermo in un
passo della sua Exposition du systme du monde (~ 799): .... La. fecondit. del~'anali.si .algebrica cos grande che basta tradurre nel suo linguaggio universale i fatti speciali per
veder crescere dalla sua semplice forma di espressione una quantit di fatti nuovi e inaspettati)'/,
. _
,
. .
In questa visione delle possibili conquiste del pensiero matematico trovano lun1tato
spazio l'intuizione e la fantasia; e molte acquisizioni sono il risultato del funzionamento
di una vera e propria macchina mentale.

(1.G) Terminali di transistori ai quali pu venire applicato o no un impulso di corrente,


o che possono essere portati a due diversi stati di tensione; elementi magnetici con due
sensi di polarizzazione, ecc.
<1 6 l G. BooLE, An InvestigaNon ;nto the Laws of Thought ... , London, 1856.
Adottando la base 2, ossia il sistema binario, si impiegano soltanto i nun1eri O, 1.
Ad esen1pio il numero 43 pu essere rappresentato nel seguente modo:

43~410 1 +3

10=125 +0. 2 4 +12 3 +0. 2 2 +121 +1. 2;

quindi, scrivendo in ordinata successione i coefficienti che moltiplicano le potenze di base 2,


1a scrittura in forma binaria 101011.
. L'osservazione di Boole, che sen1br relegata al campo matematico e filosofico, trov
invece un impiego pratico utilissimo per esprin1ere il linguaggio degli elaboratori elettronici:
questi infatti, trasmettendo o bloccando ad esempio un impulso elettrico, sono in grado,
come figurativan1ente si dice, di rispondere soltanto si=l, no=O, quindi di esprimere in
forn1a binaria un numero.
Dallo stesso Boole venne sviluppata un 'algebra binaria.

Capitolo primo

Matrici

i quali i consueti metodi operativi possono alle volte riuscire p1u efficaci;
essa si pu chiaramente rivelare soprattutto nei casi complessi.

trici, essa corrisponde all'unit nell'algebra e viene detta anche matrice


identit.
Quando n= 1 si ha la matrice colonna o vettore, che conviene distinguere
col simbolo:

1.2. Definizioni.

a,
a,

a) Si definisce matrice di ordine (o rango) mXn l'insieme ordinato di


m X n elementi (entit qualsiasi, prive o dotate di dimensioni fisiche tra loro
a={a}=

anche non omogenee) distribuiti in m righe ed n colonne secondo


il quadro:
a,,
On
a,,
aain
022
2n

[1.3]

A=[A]=
aml

a~J,

am2

[1.1]

nel quale con ai1 si indica, come di consueto, il generico elemento appartenente alla riga i e alla colonna j.
L'insieme [1.1] pu essere indicato anche in altri modi: [Al,nxn. [a], [a,;], A;
e generahnente l'ordine non viene annotato, se non necessario per la comprensione delle operazioni C1 7l.
Appare quindi chiaro che a una matrice non corrisponde alcun valore
numerico e che pertanto la sua definizione nulla ha a che vedere con quella
di determinante (v. par. 1.3.3).
A seconda della loro configurazione, alle matrici sono state attribuite
diverse denominazioni che pu convenire una volta per tutte definire.
Quando m=n, una matrice detta quadrata e sono chiamati principali
gli elementi a,, collocati lungo la diagonale. Casi particolari di essa sono:
la matrice simmetrica (a,1=a1,) e la matrice diagonale (nulli tutti gli elementi
eccettuati quelli sulla diagonale principale); ed evidente che un numero
pu esser considerato una matrice quadrata di ordine 1 x I.
Inoltre rilevante la definizione della matrice unit (indicata col simbolo I),
che una matrice diagonale (quindi quadrata) con tutti gli elementi principali uguali ad 1, ad esempio del tipo:

[1]=[1] 3 =

l~

o
1

[1.2]

Per essa, che ha particolare importanza, vengono frequente1nente usati


altri simboli, quali {ai}, {A}, e gli elementi a1 arn sono spesso detti componenti o coordinate del vettore a; qualunque gruppo di numeri o di variabili pu essere definito come vettore. Inoltre, mentre le matrici rettangolari
o quadrate verranno usualn1ente rappresentate, con1e si detto, con lettere
maiuscole, i vettori saranno indicati con lettere minuscole e i relativi elementi (componenti) avranno naturalmente un solo indice (l. 8J.
Tra le matrici aventi caratteristiche particolari opportuno citare anche
le nlatrici triangolare superiore e triangolare inferiore: la prhna di esse ha
nulli tutti gli elementi posti sotto la diagonale principale, la seconda tutti
gli elementi al di sopra; per esempio:

Gn

a,,

o
[1.4]

a,,

Data una 1natrice A, si definisce sua trasposta At (o AT, A') la 1natrice


dedotta dalla A scambiando le corrispondenti righe e colonne, col risultato
che per la A' ogni elemento a',1 risulta uguale ad a;, e l'ordine m X n diviene n x n1. Cos, ad esempio:

au

A'= [A]'=

a12

[1.5]

_ G13

In particolare una niatrlce riga pu essere considerata 1a trasposta di


una matrice (o vettore) colonna:

o
a'={a}'=[ a1

per la quale al solito, quando possibile, l'indice si sottintende; per le


ragioni che vedremo a proposito del prodotto o della divisione di ma-

a 2 a,],

[1.6]

e pertanto {a}t o at sono i simboli con i quali essa viene di solito indicata.
<1 7 l

Nel presente capitolo le matrici verranno indicate per semplicit, seguendo una
diffusa preferenza, con semplici lettere maiuscole e corsive (per es. A).
Nelle applicazioni riguardanti le strutture (cap. XV) preferiremo in genere, onde evitare
confusioni, racchiudere le lettere maiuscole tra parentesi quadre (per es. [A]).

ti.s) Ne] presente capitolo i vettori, o matrici colonne, verranno indicate per semplicit,
seguendo una diffusa preferenza, con semplici lettere minuscole e corsive tra parentesi graffa;

per es., {a}.

Matrici

Capitolo primo

Ovviamente una matrice simmetrica (aii=a1i) coincide con la sua trasposta; e la trasposta di una matrice triangolare superiore diviene triangolare
inferiore e viceversa.
Inoltre due matrici sono definite uguali, se sono uguali tutti i loro corrispondenti elementi; pertanto l'uguaglianza pu esistere soltanto fra matrici
del 1nedesimo ordine. Una matrice detta nulla se tutti i suoi elementi sono
uguali a zero.
Matrici di tipo particolare verranno definite nei par. 2.7, 2.8.
b) Sottomatrici. Una matrice pu comprendere elementi di diversa natura
o dotati di propriet diverse, che pu convenire raggruppare in sottomatrici
suddivise da linee tratteggiate. Cos, ad esempio, per la matrice

1.3.2. Prodotto di matrici.


a) Non un'operazione ovvia. Si definisce prodotto di due matrici A,
B una matrice C il cui generico elemento c,i la so1nma dei prodotti, elemento per elemento, degli elementi della riga i di [A] con quelli della colonna j di [B]. Ad esempio:

con:
c11=a11 b11 +a12 h21,

c12=a11 h12+a12 b22,

C13=ll11 b13+a12 b23'

C21 =G21 b11 +a22 b21, ... ;

pertanto l'espressione del generico elemento della matrice e risulta (se n il


numero delle colonne della A, e anche il numero delle righe della B):
n

pu convenire la segmentazione indicata, volendo dar rilievo al particolare


carattere di alcune sue parti, ossia alla presenza della sottomatrice A 12 unitaria e alla A 22 nulla. Ovviamente i termini A11 , ... , A 22 sono da considerare
a loro volta elementi di una matrice, suscettibili pertanto di qualunque operazione definita nell'analisi matriciale.

cii=

Un esempio numerico:
AB= [

1.3.1. Somma di matrici.

A+B+C=(A+B)+C.

Volendo moltiplicare una matrice per un numero ). (ossia sommarla


volte), si deve moltiplicare ogni elemento per },, quindi:
A=[ a1; ]=[ Aa;;].

In particolare, se il numero 2 moltiplica una matrice unit, ad esempio


di ordine 3, si ottiene:

Al=l ~
la matrice AI detta scalare.

o
},

[1.8]

8=1

! l [!

-~ ~

= [

~:: ~:: ~::

Cu=[ 1 3]

! ]=J 1+3 4=13,

c 23 =[ 2 4 ]

1.3. Operazioni sulle matrici.

Si somn1ano matrici di uguale ordine sommando i loro corrispondenti


elementi; matrici di ordine diverso non possono venire sommate. Regola
analoga vige per la sottrazione. Evidentemente valgono le propriet commutativa e associativa:
A-!-B=B+A,

E a18 b81

] ,

] =2 3+4 6=30;

per cui si ottiene:


13
C= [ 18

13 21
16 30

b) Possono essere opportune alcune osservazioni. Innanzi tutto, conseguentemente alla definizione data, il numero degli elementi di una qualunque
riga della A deve essere uguale a quello degli elementi di una qualunque
colonna della B, ossia le colonne della A debbono esser tante quante le righe
della B: quando questa condizione soddisfatta, le matrici fattore si dicono
compatibili e il loro prodotto pu essere eseguito. Quindi la condizione di
compatibilit richiede che, indicando con m X n l'ordine della prima matrice
fattore e qX r quello della seconda, si abbia n=q; e l'ordine della matrice
prodotto risulta m X r:

Ovviamente, per il prodotto di pi matrici:


[1.7]

o
si deve avere q=r, s=t, e l'ordine della matrice finale D p X u.

10

Matrici

Capitolo prin10

Da quanto stato detto si ha che il prodotto di un vettore

{a}'

riga (di

n componenti) con un vettore {b} colonna (di m componenti) pu essere


eseguito soltanto se m=n, e il risultato una matrice di ordine 1 X 1, com-

II

Inoltre, se AB=I, si ha anche BA=I: infatti, posto BA=C e postmoltiplicati entrambi i membri per B, si ha BAB=CB; ma, essendo AB=I e
BI=IB, si ottiene IB=CB, e in definitiva C=I, BA=I.

prende quindi un solo elemento; ad esempio:

{a}'{b}=[ a1 a2 ]
iuvece il prodotto
ordine mxn:

{a}{b}'

~:] =[(a b +a,b


1 1

d) Valgono le propriet distributiva e associativa, ossia:


2)] ;

sempre possibile e fornisce una matrice di

[I.IO]

ABC=(AB) C=A (BC).

[1.11]

e) Per quanto riguarda la trasposizione di un prodotto, facile rendersi


conto che:
[1.12]
(AB)'=B'A' .

{a} {b}'=[ :: ]
e) Il prodotto non gode della propriet commutativa, quindi in genere
si ha:
AB#BA;

Infatti, detta C la matrice prodotto, un generico elemento di questa, per la regola


data, pu essere simbolicamente scritta (r=riga, c=colonna):

c,;=r; (A) ci (B),


o anche, per la definizione di matrice trasposta:

infatti, ad esempio:

A (B+C)=AB+AC,

=[ - I3

AB=[

-3

-n
~~].

=[ ~

;]

'

BA=[~ ~] ;

e in particolare l'esempio mostra che il prodotto di due matrici non nulle


pu risultare nullo. A causa di tale propriet, necessario precisare se una
matrice viene premoltiplicata o postmoltiplicata per un'altra; nel prodotto AB,
B premoltiplicata da A e, viceversa, A postmoltiplicata da B. Per,
quando si abbia a fattore la matrice unitaria, la propriet commutativa
valida, ossia:
[1.9]
IA=AI=A.

c,;=c, (A') r; (B')=r; (B') e, (A') ;


pertanto, poich un qualunque elemento della

et vale ctii=ci" per la [a]

si ottiene:

Ctij=l"i (Bt') Cj (At)'

quindi C'=B'A'.
Cos, ad esempio, date le due matrici:

si ha:

7 IO]
[23 34 ,

(AB)'= 15 22

10] .
B'A'= 157 22
[ 23 34

Di ci~ immediata la constatazione applicando la solita regola del prodotto;


ad esen1p10:

[6 ~ l

[a]

In maniera analoga semplice constatare che:

(AB C)'=C'B'A',

[~

[1.13]

j) Il prodotto di matrici simmetriche genera una matrice in generale non simme~


trica: infatti, una matrice simmetrica deve coincidere con la sua trasposta, inoltre

(punto e) (AB)'=B'A'; quindi (AB)' risulta uguale a BA (essendo per ipotesi A, B


e l'ordine della matrice unitaria (che quadrata) dev'essere uguale al numero delle

righe o a quello delle colonne della [A], a seconda che il legame sia di premoltiplic~z1one

o postmoltiplicazione. Appare quindi chiara la ragione per la quale la matrice I detta spesso, come stato accennato, <(identit; in particolare l'opera~
zione la riproduce il vettore a, quindi la e a sono la medesima cosa.

simmetriche) e non ad AB, come dovrebbe essere se la matrice prodotto AB fosse


simmetrica.
Per quanto stato detto, se A simmetrica, la matrice AA ancora simmetrica:
la matrice AA indicata con A 2 , e una notazione simile si usa per potenza della
matrice A di pi elevato indice.

12

Capitolo primo

Matrici

g) Il prodotto L 1 L 2 L 3 ... di matrici triangolari inferiori una matrice inferiore;


e una propriet analoga vale per quelle superiori. Ad esempio:

[g

3
-1

-n rn

2
1

~J~rn

-1

~~l

h) Il prodotto D 1 D 2 D 3 di matrici diagonali una matrice diagonale, nella


quale ogni elemento uguale al prodotto dei corrispondenti elementi; ad esempio:

[g

o
-3
o

~] [-g

o
3
o

~] [-g

o
-9
o

13

1.3.3. Determinante di una matrice.


L'analisi delle n1atrici viene utilmente impiegata, insieme con la teoria
dei determinanti, nella risoluzione dei sistemi di equazioni, per cui pu
essere conveniente il richiamo di alcuni risultati salienti di tale teoria.

a) Definizioni.
Con i simboli:

20

[1.14]

i) Moltiplicazione di matrici comprendenti sottomatrici.


E stato accennato che alle volte pu convenire di raggruppare gli elementi in
sottomatrici e che nulla vieta di considerare queste a loro volta elementi, rimanendo
ovviamente valide tutte le operazioni dianzi definite. Vediamo un esempio: il sisterna:

pu essere, come indicato, suddiviso in sottomatrici e rappresentato nel seguente


modo, con evidente impiego dei simboli:

si indica il determinante di ordine n di una 1natrice quadrata di ordine n x n.


Le definizioni di matrice e di determinante non hanno nulla in comune:
La prima, come si detto, un insieme di elementi che in genere si indica
racchiuso tra parentesi quadre; il secondo, con gli elementi posti tra semplici barre, esprime invece un preciso valore numerico, ottenibile seguendo
ben determinate operazioni. Ricorrendo queste nell'importante problema
della risoluzione dei sistemi lineari, si trov conveniente una volta per tutte
codificarle; e poich sono abbastanza semplici seguendo la regola di Laplace,
pu essere opportuno un breve loro richiamo, unitamente con le pi rilevanti propriet.

sviluppando il prodotto, si ottiene:

Dato un determinante J a I, si chiama minore Mii di un elemento aii il determinante ottenuto sopprimendo in j a I la riga i e la colonna j. Quindi, ad esempio, per
il determinante:

Ia
e s'intende che la suddivisione in sottomatrici deve rispettare, nel caso del prodotto,
la regola della compatibilit.
l) Prodotto di una matrice con una matrice diagnonale.
Come stato detto, una matrice dif!gonale D ha nulli tutti gli elementi non
appartenenti alla diagonale principale. E facile riconoscere che se B=DA si ha
(Pi=riga generica; dt=elemento della riga e della colonna i appartenenti a1la matrice quadrata D):

an

i~ a,,

Ia,,

a,, a,,
a22

a2a

a32

a3a

I,

i minori M 11 , M 21 sono:

Mn=[

a22

a23 [,

G32

G33

Si definisce inoltre con/attore C,1 di un elemento a,1 :


C,1=(-l)t+i M11,

per cui, riferendosi al caso precedente:

'" (B)~d, '"(A) ;

infatti, sviluppando ad esempio il prodotto:


La definizione di confattore utile per ricavare il valore di un determinante e
per definire il segno del relativo minore; pu essere con1odo aver presente la seguente tabella riguardante la matrice degli elementi:
si trova: b11 (elemento della 1a riga)=d1 a11 ,
Analogamente, se B=A D,
c1 (B)~d, c1 (A).

+-+- .. .
-+-+ .. .
+-+- .. .

Matrici

Capitolo primo

14

b) Sviluppo di un determinante. Regola di Laplace.

Il valore di un determinante pu essere calcolato impiegando i confattori c,1 degli elementi di una qualunque riga o di una qualunque colonna.
Nel primo modo, se n l'ordine del determinante:

b) Deduzione diretta della matrice inversa. Data una matrice A, gli elementi x,1 della matrice inversa A-1 debbono, per la [l .17], soddisfare la
condizione:

I aJ=E a,1 Ci;;

[1.15]

1=1

ossia il valore di un determinante ugnale alla somma dei prodotti di tutti


gli elementi di una sua riga qualunque per i relativi confattori; oppure, se
lo sviluppo viene attuato prescegliendo una colonna j:
n

[l.16]

JaJ=Ea,
1 c,1
i=l

Xn

X12

X1n ]

X21

X22

X2n

Xn1

Xn2

.......

2
3I
-i
Ii ~ =1 l-i

~l+ 2 C-l)[i ~[+c- 3 l[i

-i[=

..

. . .

Xnn _

1 O ... O]
o
.. .

Gn a12

0 1n ]
[
G21ll22G2n=Ol

Gn1

Gn2

...

O O

Gnn

Poich si tratta di moltiplicazioni di matrici (par. 1.3.2), le somme dei


prodotti degli elementi della prima riga di A-1 per i corrispondenti elementi
della prima, seconda, ... , ennesima colonna di A, debbono essere ordinata~
mente uguali agli elementi c11 , c12 , , c1n della matrice prodotto, ossia in
questo caso a 1, O, ... , O, quindi:

Ovviamente i confattori sono, per la definizione precedentemente data,


determinanti di ordine (n-1), a loro volta calcolabili applicando la medesima
regola; per cui, con operazioni a catena, ossia gradualmente declassando
l'ordine del determinante, si pu giungere al risultato finale.
Cos, ad esempio, sviluppando il seguente determinante con gli elementi della
prima linea s ottiene:

15

G11 X11 +a21 X12

+... +an1 X1n =

1,

ll12 X11+a22 X12+ ... +an2 X1n=O,

per cui ripetendo analoghe operazioni per le rimanenti righe della A-1, si
ottengono n sistemi di equazioni indipendenti tra loro, che consentono di
definire la matrice inversa.
Per esempio, volendo ricavare la matrice inversa nel seguente caso:

I 2 -3] [1 OO]
[24 -51 26 oO O1 oI '

=1 (-10 -6) -2 (8 -12) -3(4+10)=-50'

ed immediato constatare che il valore non cambia operando sugli elementi di


una qualunque altra riga o di una qualunque colonna.
gli elementi

X 1i,

x12 , x 13 si ottengono dalle equazioni:

1.3.4. Inversione di una matrice. Propriet relative alla matrice inversa.


a) Tale operazione ricorre, come vedremo, nella soluzione dei sistemi
di equazioni impiegando le matrici; la definizione di matrice inversa utile
anche per dare espressione formalmente esplicita alle incognite di un sistema,
con vantaggi operativi.
1
Data una matrice quadrata A, si definisce sua matrice inversa A- una
matrice, anch'essa quadrata e dello stesso ordine, tale che il loro prodotto
sia uguale alla matrice unitaria I (vedi par. 1.2 a); quindi per definizione,
e tenendo presente che se AB=l anche BA=I (v. par. 1.3.2 e):
[l.17 a]

[l.17 b]

X11+4X12+2X13=l

2X11-5X12+ X13=0
-3x11 +6x12 +2xu1=0

e valgono (a meno di -1/50) X11 =-16, x 12 =-7, x 13 =-3. In modo analogo si


calcolano i rimanenti elementi incogniti.

e) La mat1'.ice inversa dedotta i111piegando i con/attori.


Per la regola [l.15] di Laplace si pu scrivere, con riferimento ai soliti
simboli:
[l.18 a]
n
{
A I per r=i,

E a,1 c,1

1~1

ed evidente l'analogia con l'algebra ordinaria.


L'inversione di una matrice pu essere ottenuta direttamente dalla definizione [1.17], come vedremo nel punto b), oppure utilizzando particolari
propriet connesse con i determinanti (punto e).

=J
=

per r,,< i

Cl.DJ.

[1.18 b]

<1 9 > Se una 1natrice quadrata ha due righe (o due colonne) uguali il determinante
nullo. Lo sviluppo [1.18b] coincide con quello relativo alla riga r di {1na matrice avente
a, 1=a,i.

Matrici

Capitolo primo

16

Prepariamo quiudi la matrice dei confattori C,1 degli elementi

C12

a,1

della A:

...

C2n

Cn 2

C,:,, '

quindi trasponendo il primo membro della [a] e tenendo presente la [1.13],

(A'~A),

(AA- 1 A')'~A(A- 1)'A'~A(AA-')'~AJ~A,

C,n]

C22

17

[b]

e confrontando la [a] con la [b] si ottiene:


[1.22]
per cui la A-1, risultando uguale alla sua trasposta, sm1netrca.

e consideriamo la sua trasposta, o come brevemente si dice, la matrice ag~


giunta " della originaria A:

Infine notia1no che:


[1.23]

[l.19]

come si ha immediata conferma premoltiplicando entrambi i membri per AB.


A titolo d'esempio, determiniamo per la matrice:

allora facile ottenere, sviluppando il prodotto delle matrici A e "


e ricordando le relazioni [l.18]:

r " .. 1l
".

a21

G22

...

Gn1

Gn2

".

c,,

~::1 ~ 1:1 ..... '1"1:1


1

G2n

c.,
Cm

C22

Gnn _

Cm

C2n

A~

4
2

-5
1

6 ,
2

la sua inversa, gi calcolata nel punto b) precedente con procedin1ento diretto. Il


determinante della A vale I A [~-50 (par. 1.3.3b). La matrice dei confattori e la
relativa trasposta, ossia l'aggiunta di A sono (ricordando l'alternanza dei segni
indicata nello schema al par. 1.3,3a):

"

c~[=1~

ossia, per la [1.7]:

"
Aw=I.

"=\A I I,

[1 2-3]

: li],

-18

-16

A"~C'~ [

-13

11

quindi, secondo la [1.20] ,


Quindi in definitiva risulta, per la definizione [l.17] (AA-1 =1):
"

[J.20]

A-'=w,
e gli ele1nenti

aii

-146
[

0,06]
0,36
0,26

14

(gli elementi della prima riga coincidono con quelli ricavati ne1l 'ese1npio
dente par. b).

della matrice inversa valgono:


cji

a,1=g.

prece~

[1.21]

1.3,5. Derivata e integrale di una matrice.

Sono di conseguenza chiare alcune propriet della matrice inversa: la

I I;

matrice A dev'essere quadrata, per poter calcolare A la stessa A- risulta


quadrata, essendo tale quella aggiunta; la A non deve essere singolare ci.io).
Inoltre facile verificare che l'inversa di una matrice simmetrica A (per
la quale quindi =') mantiene il carattere di simmetria.
Infatti, essendo per definizione, AA-1 =! si ha, postrnoltiplicando per At,
AA-1 A'~IA'~A'~A;
[a]
<1.10)

A-'~(- 5~)

Si deriva (o si integra) una matrice derivando (o integrando) ogni suo elemento.


Ad esempio:
X

A= [ 3x3

2x 2
4x4

]
. '

dA

dx =

[ 1

9x 2

4x 1
16x3

'

Altre particolari operazioni e altre matrici frequenten1ente impiegate


(matrice ortogonale e matrice rotazione) verranno ~icordate nei pa~
ragrafi 2.7 e 2.8.

Una matrice viene detta singolare quando il suo determinante nullo.


2 -

POZZATI, II-1.

Equazioni lineari

quando, per chiarezza, sia ritenuto opportuno mettere in evidenza tali


notazioni.
Abbiamo gi accennato che le incognite x1 , ... , Xn sono dette componenti
del vettore x e, analogamente, i dati c1 , ... , Cn componenti del vettore c.
In termini sintetici, l'equazione [2.3], o l'equivalente [2.4], pu essere interpretata dicendo che il prodotto Ax di una matrice per un vettore x uguale
a un altro vettore e; quindi la matrice A pu essere considerata alla stregua
di nn operatore.
La soluzione della [2.3] pu essere scritta, ntilizzando la definizione di
matrice inversa (par. 1.3.4):
[2.5]

CAPITOLO II

RISOLUZIONE DEI SISTEMI DI EQUAZIONI LINEARI

2.1. Considerazioni introduttive.


Nello studio delle strutture si presenta frequentemente la necessit di
risolvere sistemi di equazioni lineari. Infatti, a parte i proble1ni caratterizzati da un numero finito di gradi di libert, i casi continui elastici possono
essere in genere trasformati in problemi algebrici, convertendo le equazioni
differenziali in equazioni alle differenze.
Un sistema di n equazioni lineari in n incognite x1' ... , Xn del tipo:
ai1

~1 +a12 X2.+ ... +a1n Xn: C1

G21 X1

+a:::z X2 +... +a2n

Xn - C2

............

'

[2.1]

lln1X1 +an 2 X2+ +ann Xn=Cn

i nu1neri ai1 sono detti I< coefficienti >> e i numeri e.i, sono i termini noti
del problema; un'equazione avente nullo il termine noto detta omogenea,
e analogamente viene detto omogeneo un sistema nel quale tutti i termini
noti sono nulli.
In forma matriciale il sistema di equazioni [2.1] pu essere scritto:

[2.2]

e si possono ottenere facilmente i valori delle incognite Xt una volta che sia
stata calcolata, qualora esista, la matrice inversa A-1, dipendente soltanto
dalla A.
La scrittura sintetica [2.5] della soluzione, che consente di esplicitare il
vettore incognito x, ossia una serie di quantit incognite, con1e se si trattasse
di un'incognita soltanto, utile nei processi algebrici. Per il calcolo concreto
necessario determinare la matrice inversa; ed allora facile constatare
(par. 2.2) la coincidenza, sotto il punto di vista operativo, con la regola
di Cramer.
I metodi di calcolo escogitati per la soluzione dei sistemi di equazioni
lineari sono numerosi; pertanto ci limiteremo a ricordare quelli che hanno
maggiore rilevanza sia per la loro convenienza pratica (e l 'nversione della
111atrice non tra questi), sia per le propriet che essi mettono in luce
soprattutto in relazione al calcolo delle strutture. Un cenno verr dato
anche ai sistemi di equazioni omogenei che, anche se raramente ricorrono
nei problemi trattati in questo volume, hanno notevole importanza nell'analisi strutturale.

2.2. Risoluzione di un sistema di equazioni con la regola di Cramer e


con l'inversione della matrice dei coefficienti: sostanziale coincidenza
dei due metodi.
a) Regola di Cramer

come si pu verificate immediatamente avendo presente la regola del prodotto di matrici (par. 1.3.2); oppnre, pi sinteticamente:

Ax=c,

[2.3]

indicando eventualmente le stesse lettere fra parentesi quadre e graffe:


[A]

{x}={c},

19

[2.4]

C2 .1J.

Il valore di ogni incognita pu essere ottenuto come quoziente di due


determinanti: a denominatore il determinante della matrice dei coefficienti aiJ; e a numeratore quello della stessa matrice, nella quale per
la colonna dei coefficienti relativi all'incognita che si vuole determinare
sostituita con la colonna dei termini noti. Ricordando che una lettera maiu~
scola compresa tra due barre sta a significare il determinante di una ma~
<2 1 l

Si veda la nota bibliografica.

20

Capitolo secondo

Equazioni lineari

trice (par. 1.3.3), la suddetta regola pu venire scritta:


[2.6]

di 1/I A I, moltiplicando la r1 (Aa), ossia la riga j della matrice aggiunta Aa


(che, secondo. la [1.19], .la trasposta della matrice dei confattori C), per
la colonna dei .ternum noti e; m.a la riga j della A comprende gli elementi
della colonna J della matnce dei confattori, quindi il prodotto di tale r
per la colo?na dei termini noti coincide, per ]a [2.8], con A;
iga
In defimtiva la [2.9] una formulazione sintetica della regola di Cramer
estesa a tutte le incognite: Ma rispetto a questa presenta, lo abbiamo gi
acc~nnato, 11 v~ntagg1~ di mettere in evidenza sia la correlazione diretta
tr~ 1 d1:'e vetton :'' e, sia la parte del lavoro, richiesto dal calcolo dei determman!J A, dipendente soltanto dai coefficienti a,1. Inoltre la soluzione
nella forma [2.9] pu riuscire vantaggiosa quando il sistema di equazioni
debba venir risolto. per numerose serie di termini noti, come ad esempio
a~cade nel calco.Io d1 cer~e lin~e d'in~uenza; infatti essa presenta il vantaggio,
nspetto ad altn proced1ment1, che il lavoro pressoch tutto concentrato
nd .calcolo cli A-1, dipendente soltanto dai coefficienti
ossia dalle carattens!Jche della struttura, non dalle condizioni di carico.
Un esempio di calcolo della matrice inversa riportato nel par. l.3.4c.

I I

con:
011

a21 a22

...
...

a2i

...

Gn1 Gn2

...

a.,

...

"11 a12

!Al=

21

...

au

G1n
02n

I A;j=

a12

021 022

...

...

c,
C2

...
...

a,.
a,.

[2.7]

lln1 Gn2 Cn ... Gnn

ann

I I,

Poich, secondo la regola di Laplace, essi possono venir calcolati come


somma dei prodotti dei termini di una qualunque colonna per i relativi confattori (par. 1.3.3. b), si pu porre, scegliendo per lo sviluppo di A; la
colonna dei termini noti:

I I

I A, l=L'
c, e,,.
i=l

[2.8]

a,,,

La regola di Cramer non costituisce in genere il metodo pi conveniente ',


per la risoluzione dei sistemi di equazioni lineari; come vedremo, l'algoritmo
di Gauss in genere preferibile sotto il punto di vista pratico. Tuttavia
l'espressione [2.6] delle incognite consente di trarre alcune utili osservazioni:
quando tutti i termini noti ci sono nulli, ossia quando il sistema omogeneo~
esiste, per la [2.8], la soluzione banale x=O. Ma la soluzione pu essere
non nulla se, per il dato sistema omogeneo, la matrice dei coefficienti singolare [nota (i.lo)], ossia se nullo il determinante A\; e risulta in tale caso

, c) Abbiamo accennato (punto b) che, quando il sistema omogeneo ed


e nullo il determmante A dei coefficienti, il sistema indeterminato os
I
I . .
.
. fi
' sia
e so uz1on1 sono In numero 1n nito. Quindi, attribuito un generico valore
a nna delle incognite x,, (n-1) equazioni a scelta del sistema servono
p~r c~l~olare le _restanti incognite in funzione di , per cui restano deter~
mma!J 1 rapporti x,/x,.

indeterminata, poich la [2.6] diviene

2.3. Risoluzione delle equazioni per eliminazione: Metodo di Gauss e


metodi di eliminazione diretta c2 21.

o
x1=
0 . Iuoltre

un sistema non omo-

geneo (ci' O) ammette in genere una soluzione unica quando la matrice A


non singolare; e invece non ammette soluzione quando si abbia
I=0.
Torneremo in seguito, nel par. 2.5, a verificare con qualche commento
tali propriet, prendendo spunto da un esempio semplice; inoltre nel par. 2.6
si dar un cenno alla soluzione dei sistemi omogenei e agli autovalori.

IA

b) Sostanziale coincidenza della regola di Cramer con il calcolo effettuato


mediante l'inversione della matrice dei coefficienti.

gi stato accennato che le operazioni necessarie per mettere in atto i due


modi cli procedere sono le medesime. La verifica di ci immediata: Secondo
l'espressione [l.20] della matrice inversa, il vettore incognito x pu venire
scritto:
Aa

x=A-1c = - - c

IA I '

[2.9]

quindi, per la regola del prodotto di due matrici, una generica componente
del vettore x, ossia una generica incognita x1, pu essere ottenuta, a meno

I I

2.3.1. Metodo di Gauss.


. F~equentemente tutt~ra il metodo pi conveniente sotto l'aspetto apphcat1vo: esso consente d1 trasformare la matrice dei coefficienti a di un
sistema di equ~zioni del tipo [2.1] in un~ m.atrice triangolare su~eriore,
nella . quale puo converure por_re 1 coefficienti della diagonale principale
ugu.ali .a .1; la trasform~z10ne viene ottenuta effettuando opportune combinaz10m linean e scambi delle equazioni date.
Per richiamare in breve il procedimento conviene riferirci al seguente
sistema di tre equazioni:
'
(I)

a11 X1+a12 x2+a1s x 3+c1=0,

(II)

a21

(III)

Gs1 X1 +as2 x 2+a33 x 3+c3=0 .

2 2
( >

X1 +a22

Si veda la nota bibliografica.

X2+a23 X3+C2=0'

[2.10]

22

Capitolo secondo

Equazioni lineari

I modi di procedere possono essere diversi. Ad esempio, l'equazione (I)


divisa per -a11 fornisce (a' 12 =-a12/a11 , ecc.):

Il calcolo pu essere sviluppato come mostra il seguente schema:

(I,)

x,

x,

5
-0,25

-3
0,15

Xz

quindi sommando la (II) alla (11) moltiplicata per a 21 e la (III) alla stessa (I,)
moltiplicata per a31 si ottiene l'eliminazione dell'incognita x1 :

a' 22 x 2 +a' 2a x3 +c2 '=0,

(II,)
(III1 )

I
(a)

-1

II

I -21

(b)

Si ripete poi il procedimento sul sistema di equazioni (II1), (III1). L'equazione (II1) divisa per -a' 22 diviene:

23

20

-5
0,25
8
-0,5

2
0,5

(j)

I 7,5
-1

e sommando la (III1) alla (II 2) moltiplicata per a' 32 si ha:

III
(e)

-5
0,75

(III,)

(g)

I -4,25 I

(e)

e
-Il
0,55

4
-0,3

-4
-1,1

2,5
-0,33333

3,7
-0,49333

-5,1
0,68

16
-0,75

-7
0,45

1,41665
16,66665
-1

2,09665
-4,45335
0,2672

9
1,65
-2,89
7,76
-0,4656

~o
~o

~o

~o

(II2)

(i)
(I)

Dividendo infine la (III2) per -a" 33 risulta:

~o

~o

(III3)
Le equazioni (I1), (II2), (III,) costituiscono un sistema triangolare
equivalente a quello originario: dalla (III3) si ottiene x 3 ; sostituendo il valore
ottenuto nella (II 2) si ha x,; infine, dalla (I1), x1 .
Le varie operazioni precedentemente descritte possono venire raccolte in
una tabella con qualche ulteriore risparmio di operazioni (es. 2.1); cambiando le posizioni delle equazioni conviene fare in modo che, per attenuare
gli errori dovuti al concatenamento delle operazioni, il coefficiente a11 associato alla prima incognita che si vuole eliminare abbia, rispetto agli altri,
il maggior valore assoluto; un'analoga osservazione vale per le successive
fasi del calcolo (par. 2.4.la) c2.2i.
Un'interessante e istruttiva interpretazione fisica del metodo di Gauss
stata fornita da F. CIAMPOLINI (v. note bibl.).

IV
(d)

-3
0,5

(h)

-2,5

(m)

4
-0,5

-10
0,3

0,83333
j 4,33333

1,23333

1,15787
-7,3088
-1

(n)
(o)

-12
1, 1

~o

-1,7
-2,0176
-14,6176
-2

~o

..I coefficienti. dell~ quat~ro equazioni vengo:11-o s.critti nelle righe I, II, Ili, IV;

dlV!d.endo .quelli dell equaz10ne I per ( -20), s1 ottiene la riga (a).


81 molt1phcano 1 coeffic1ent1 -2 (riquadrato nella riga II), 3 (riquadrato nella III)
e 2. (nquadrato nella IV) per i coefficienti (0,25; -0,25; 0,15; 0,55) della riga (a)
e SI ottengono le nghe (b), (e), (il).
'

. Sommando i coefficienti in colonna si ha la riga (e) e dividendo questa per (-7 5)


'
Il coefficiente (riquadrato) -4,25~ -5+0,75 viene moltiplicato per la riga (/)

m~la@

Esempio 2.1.
Risolvere con il metodo di Gauss il seguente sistema di equazioni:
20
-2
3
2

-5
8
-5
-3

X1J
~: +
x,

l-llj
-i

=0.

ottenendo la (g); anche quello (nquadrato) -2,5~-3+0,5 viene moltiplicato per


la (f), .ottenendo la (h).E.cos di seguito.
Qu1nd1 al posto del sistema dato pu essere considerato il sistema a scala:
-xl +0,25 X2-0,25

Xa+0,15
X4+0,55
- Xz-0,33333 x,-0,49333 xd-0,68

-12

3) L'equazione, con1e ad esen1pio la I, in1piegata per l'eliminazione di un'incognita


nelle restanti equazioni detta in lingua inglese ({ pivotal )); e pivot l) (<<perno) il coefficiente (nell'equazione pivotal l>) dell'incognita che viene eliminata. La scelta dei <{ pivots
influenza sensibilmente il lavoro necessario per ottenere un certo grado di approssimazione.
Nell'analisi delle strutture tale scelta frequentemente non necessaria, presentandosi spontanea la prevalenza dei coefficienti de11a diagonale principale.

-x,+0,2672

(i.

=O
~o

x,-0,4656~0

-x4 -2

=0;

dalla quarta equazione si ricava x 4 = - 2; sostituendo ~ella terza si ha x =-O 2672 .


: 2-0,4656=-1, ecc.; si ottiene in definitiva x1 =1, x 2 =1,99999 (il ;alore 'esatto

e 2), Xs=-1, X4=-2.

25

Capitolo secondo

Equazioni lineari

2.3.2. Cenno ai metodi di eliminazione diretta o di fattorizzazione triangolare


(Banachiewicz, Cholesky, Crout, Doolittle): schema operativo secondo
Crout. Sostanziale coincidenza con lo schema tabellare del metodo di
Gauss.

si ricava, seguendo le semplici operazioni precedentemente indicate (imperniate

24

a) Col metodo di Gauss la matrice A dei coefficienti e il vettore dei


termini noti vengono gradualmente trasformati sino ad ottenere il sistema
finale a matrice triangolare U, e debbono venire registrati gli elementi delle
varie matrici contenenti un numero di incognite sempre pi ridotto. Ma
essendo alla fin fine necessario conoscere soltanto la matrice triangolare U
e il correlativo vettore dei termini noti , si pensato di potere ottenere U, A
evitando il calcolo delle matrici corrispondenti alle fasi intermedie del calcolo.
I metodi proposti (BANACHIEWICZ, CHOLESKY, CROUT, DOOLITTLE) si
basano sostanzialmente sulla scomposizione di una matrice A nel prodotto
di due matrici triangolari (inferiore L e superiore U; A~LU); pur presentando aspetti interessanti ed un'elegante idea informativa, non forniscono
in genere salienti vantaggi pratici rispetto al metodo di Gauss trattato in
forma tabellare; ed anzi constateremo (es. 2.2) la sostanziale coincidenza
dello schema operativo di Crout con quello tabellare del metodo di Gauss.
b) La matrice A dei coefficienti e dei termini noti del sistema [2.1] pu
essere uguagliata al prodotto di due matrici triangolari, una inferiore (L),
l'altra superiore (U), e precisamente:

a11 ll12

a 21 a 22

a,n -e,
a211 -c2

r/11

/ 21

o1 oO
22

oO

11-1O u,,1 !113

a,:, ~n; .:. ~n~ :__~n _= In: I,:, in: . :f~n _

U2s

: ~'2: ~2 .
U1n

O O O ... I

I coefficienti incogniti li1' ui1 vengono calcolati a catena, uguagliando


ogni coefficiente noto a,1 alla somma dei prodotti degli elementi della riga i
di L con quelli della colonna j di U. Ad esempio: a 11 ~i11 l, a,,=111 u,,,
... , -c1 =/i1 1 ; a 21 =/21 , a 22 =/21 u12 +122 , e cos di seguito. In particolare
si ha uli=a1i/a11' !il =Gt1
Le incognite vengono ottenute dal sistema di matrice triangolare U.
Esempio 2.2.

Risolvere, impiegando lo schema di Crout, il sistema di equazioni gi risolto

col metodo di Gauss (es. 2.1).


Soluzione.
a) Essendo:

A=

5 -3
20 -5
-4
4 -11
-2
8 2
9
~ -5 16 -7
-3 4 -10 -12

J'

tutte sulla regola del prodotto di matrici):

L=

U=l~

-2
l 20

-0,25

o
o

7,5
o
ooo
-4,25 16,
-2,5
4,3 -7,3088
0,;!5
0,3
1

-0,15_
0,493
-0,2672
1

J'

-0,55
-068
g'.4656

J
.

b) facile constatare che le varie operazioni sono uguali a quelle necessarie


per ricavare i coefficienti della tabella dell'es. 2.1 (metodo di Gauss): di conseguenza i coefficienti della matrice L coincidono con i numeri riquadrati nello
schema tabellare, e i coefficienti della matrice U coincidono con quelli della matrice triangolare riportati nella stessa tabella.
Ad esempio, /32 si ottiene dall'operazione: a 32 =131 u12 +132 1 +133 O, quindi
sostituendo, -5=3(-0,25)+132 , da cui /32 =-4,25; nella tabella del punto a),
che opportunamente ordina i coefficienti necessari procedendo col metodo di Gauss,
il coefficiente -4,25 (riquadrato nella rigag) dato da -5+3 0,25. Analogamente,
per la matrice V, ad esempio u 34 viene ricavato dall'operazione: a 34 =/31 u14+
/ 32 u,.+l,,
e sostituendo, -7=3(-0,15)+(-4,25) 0,493+ 16,6 u,., da cui
u,.=-0,2672; nella solita tabella, il coefficiente 0,2672 (riga I) dato da [-7+
+3 0,15+(-4,25)(-0,493)]: (-16,6). Le operazioni sono quindi uguali.

u,,,,

2.4. Risoluzione delle equazioni per iterazione.


I metodi iterativi, con i quali la soluzione ottenuta per successive approssimazioni, sono stati largamente impiegati per evitare la soluzione diretta

dei sistemi di equazioni, bench si disponesse da lungo tempo del semplice


metodo proposto da Gauss. Ovviamente, perch il loro impiego possa essere
vantaggioso, le varie fasi del calcolo debbono presentare una soddisfacente
convergenza e richiedere operazioni il pi possibili semplici e automatiche:
ma i sistemi di equazioni connessi con lo studio delle strutture presentano
non di rado caratteristiche per le quali pu essere ottenuto rapidamente
un primo valore attendibile delle incognite; inoltre - riprenderemo questo
argomento nel cap. XV - l'uso di un elaboratore elettronico pu essere
indispensabile quando la soluzione richieda di ripetere un gran numero di
volte un ciclo di operazioni; e d'altronde le soluzioni iterative consentono

preziosi vantaggi nei problemi della memorizzazione dei coefficienti in un


elaboratore elettronico.
L'idea di perfezionare progressivamente un determinato calcolo ha dato
luogo a procedimenti assai utili nell'affrontare le questioni poste dall'ingegneria, le cui soluzioni sono in genere da considerare non in termini di esattezza, bens di accettabile grado di approssimazione. Inoltre i metodi iterativi
possono essere vantaggiosi anche nello studio di problemi non lineari.

Equazioni lineari

Capitolo secondo

26

2.4.1. Iterazione continua. Metodo di Seidel <2 41.


a) Per semplicit di esposizione, consideriamo il sistema di 3 equazioni [2.10] che, in forma conveniente per i successivi calcoli, pu essere
scritto:

27

Ovviamente la convergenza tanto pi rapida quanto pi tenue l'influenza che, su ciascuna delle x, poste in evidenza nel sistema [2.11], hanno
le rimanenti incognite, ossia quanto pi sono piccoli, rispetto a 1, i coefficienti aih quindi prevalgono, come stato detto, i coefficienti della diagonale principale del sistema di equazioni originario [2.10] sugli altri coefficienti.

X1 =/31 +a12 X2+a13 X3'

X2=f32+a21

X1 +a23 X3'

[2.11]

Xa=f3a+aa1 x1+aa2 X2

Pu essere opportuno precisare subito che un sisten1a di equazioni si


presta ad essere risolto per approssimazioni successive se la matrice dei
coefficienti presenta la diagonale prevalente. In particolare, la convergenza
assicurata se in ogni equazione il valore assoluto del coefficiente associato a una delle incognite non inferiore alla somma dei valori assoluti
degli altri coefficienti, e se ci avviene per incognite diverse nelle varie
equazioni (2 5); per cui queste possono essere ordinate in modo che la loro
matrice dei coefficienti presenti gli elementi dominanti a,, disposti sulla diagonale principale. Ed appena il caso di osservare che, per la suddetta
condizione, in ogni equazione scritta nella forma [2.11] la somma dei vari a,1
deve risultare s; I. Nello studio delle strutture frequentemente si ottengono
sistemi di equazioni a diagonale prevalente, rappresentando spesso ogni
coefficieute a,, l'effetto locale>> della relativa incognita; e la scelta della
struttura principale pu avere notevole importanza per il verificarsi di tale
prevalenza (voi. I, par. 9.3).

I I

Ed ecco coine si possono svolgere le iterazioni. Prima fase: Ponendo nella prima
equazione x 2 =x3 =0 si ricava per l'incognita x 1 il valore approssimato x/1) (l'in.
dice in alto significa, la fase del calcolo); dal1a seconda equazione
si. ott'tene X2 (l),
ponendo x 1 =x/1) e x 3 =0; dalla terza, x 3C1\ con x 1 =x/1) e x2 =x2<1). Seconda fase:
si ritorna. alla p~ima equazione e si ottiene i~ valore pi approssi.mato x1< 2), tenend~
1
conto dei valori precedentemente calcolati x 2 =x/)), x 3 ~x 3 C),
dal~~ sec~nda s1
ha x2<2), ponendo x8 =x3 C1), ma introducendo, per Xi, il ~al?re ptu a&g1ornato
x1 C2); dalla terza si ricava x} 2\ con x1 =x1 ( 2\ x 2 =x2<2): Po1 s1 pr~se$ue 1i;i- ~odo
analogo, finch in due fasi successive si ottengono, per 11 numero d1 cifre s1gn1ficative desiderate, due serie uguali di valori delle incognite~ ma il seguente prospetto,
meglio delle parole, pu servire a illustrare il procedimento:

ogni fase del calcolo, per cui al posto dei precedenti valori delle incognite
si possono introdurre valori di tentativo diversi: le operazioni successive
varranno ad apportare le correzioni necessarie per rendere soddisfatte le
varie equazioni, e la convergenza risulter accelerata o ritardata a seconda
che il valore di tentativo abbia comportato un avvicinamento o un allontanamento rispetto a quello finale. Da ci consegue che un eventuale errore
viene automaticamente corretto e che, quando nell'affinamento di un progetto si debbono modificare i dati, e quindi ritoccare i coefficienti o i termini
noti del sistema di equazioni, si possono adottare, come valori di tentativo,
i valori delle incognite precedentemente ottenuti. Inoltre nello sviluppo delle
operazioni conviene aumentare progressivan1ente il numero delle cifre significative, a mano a mano che i calcoli vengono affinati.
Esempio 2.3.

Per illustrare il procedimento, risolviamo il sisten1a di equazioni gi risolto col


metodo di Gauss (es. 2.1), che conviene scrivere nella forma [2.111:

x1 =
X2 =
x,~

0,55 +0,25 x2 -0,25 x3 +0,15 X4 ,


0,50+0,25 Xi-0,25 X3-0,50 X4,
-0,5625-0,1875 x,+0,3125 x,+0,4375

X4=-1,20+0,2 X1-0,3

1 ciclo:

x,C1l~p,+O+O

x,(')~

0,5+0,25 0,55~0,638,

X2(l)= fJ2+a:nX1 (l)+O

x,(')~-0,5625-0,1875

>-!- az3Xa(l)

X 2<2)= {J 2 +a 21 x 1<2

X3( 2)=f1a+aa1X1(z)+aazX2( 2)

Si veda la nota bibliografica.


.
stato dimostrato che tale condizione sufficiente ma non necessana.

x,,

X2+0,4 X3;

0,55,

X1 (z)= fJ1 -j- a12X2(1) + a13X3(1)

t 2 -5 )

Non necessario che le iterazioni vengano iniziate considerando nulli


x 2, x 3, .. , Xn; qualunque valore di tentativo pu essere adottato per varie xi,
con ovvie ripercussioni sulla convergenza. La stessa osservazione vale per

x1 ( 1)=

X3 (l)= {J3 + CL31 X1 (l)+ aa2X2 (1);

<2 . .i)

b) Il procedimento autocorrettivo.

0,55+0,3125 0,638~-0,466,
x.(')~-1,2+0,2 0,55-0,3 0,638-0,4 0,466~-1,468;

2 ciclo:
x 1 (')~
x,(')~

0,55+0,25 0,638+0,25 0,466-0,15

1,468~0,606,

0,5+0,25 0,606+0,25 0,466+0,5 1,468~ 1,502,

x,(')~

-0,5625-0,1875 0,606+0,3125 1,502-0,4375

1,468~

x.(')~

-1,20+0,2 0,606-0,3 1,502-0,4 0,849~ -1,869.

-0,849,

Capitolo secondo

28

Procedendo in modo
x,(')=0,857,
x,( 4)=0,959,
x,(')=0,991 ,

analogo:
x,(')= 1,861,
x,(4)= 1,966,
x,(')= 1,993,

x,(') = -0,960 ,
x,(')= -0,991 ,
x,(5)= -0,998,

Equazioni lineari
x.(')= -1,971 ,
x,(')= -1,994,
x.(5)= -1,999.

I valori esatti sono: x 1 =1, x 2 =2, x 3 =-1, x 4 =-2. Pertanto la convergenza


risulta soddisfacente bench sia stato scelto un esempio non favorevole nei confronti della condizione citata nel punto a).
e) L'iterazione operando sugli incrementi delle incognite.

Il procedimento di Seidel pu essere svolto considerando nelle varie fasi, al


posto dei valori delle incognite gradualmente tendenti alla soluzione, gli incrementi
di detti valori, i quali invece tendono a estinguersi. Nella sostanza non vi differenza
tra i due modi di procedere: le approssimazioni, in ciascun ciclo, sono le medesime,
e resta uguale il numero delle operazioni. Per contro si ha lo svantaggio che il sistema non pi autocorrettivo, nel senso illustrato nel precedente punto b); inoltre
occorre fare attenzione sull'entit dei vari incrementi che, ovviamente, si modificano in genere sostanzialmente nel succedersi delle varie fasi.
Appare quindi naturale a tale punto chiedersi quali ragioni potrebbero motivare
la scelta di questo modo di procedere: ma vedremo che con alcuni metodi di calcolo
le strutture vengono risolte in modo iterativo pensando di applicare ad esse opportuni vincoli fittizi, alternativamente rimossi e riapplicati. Orbene tali procedimentil
congeniali agli ingegneri per l'evidenza del significato fisico delle operazioni, corrispondono pienamente alla soluzione per via iterativa sugli incrementi del sistema
di equazioni cui pu condurre lo studio del problema; pertanto essi, molto validi
sotto il punto di vista fisico e didattico, possono con grande semplicit venir modificati in modo da operare sui valori globali delle incognite.
La diversit fra i due modi di procedere banale. Facendo riferimento al solito
sistema [2.11] di equazioni, e ponendo all'inizio x 2 =x3 =0 si ottengono i primi incrementi:
identici a quelli ottenuti procedendo sui valori globali delle incognite. Nella fase
successiva si calcolano i nuovi incrementi dovuti a quelli precedenti, quindi:
Llx3<2)=a 31 Llx1 C2)+a32 Llx 2<2) ,
e cos di seguito. Perci la diversit rispetto all'iterazione sui valori globali delle
incognite sostanzialmente nel fatto che, dopo il primo ciclo, non si deve tener
pi conto dei termini noti ({Ji, {3 2 ,{33), gi impiegati per calcolare il primo incremento
delle incognite.
In definitiva, volendo passare da un procedimento col quale si opera sugli incrementi
al corrispondente sui valori globali, basta riconsiderare in ogni fase i termini noti; e
questa semplice avvertenza sufficiente a rendere autocorrettivo il calcolo.

2.4.2. Procedimento iterativo per rilassamento .


Tale procedimento non autocorrettivo; tuttavia la sua conoscenza pu essere
opportuna perch si sono ispirati ad esso vari procedimenti iterativi proposti per
lo studio delle strutture.
In un sistema
[a]
Ax=c,
i valori delle quantit x debbono rendere le varie equazioni identicamente nulle;

29

se essi sono approssimati, generalmente danno luogo, in ogni equazione, a un residuo l'i, per cui il sistema [a] pu venire corrispondentemente scritto:
Ax-c=r;

[b]

e il termine r viene al solito detto, nel linguaggio matriciale, vettore residuo.


Con il procedimento di rilassamento si introducono all'inizio valori approssimati
delle incognite; valori che vengono poi corretti aggiungendo incrementi positivi
o negativi sino a rendere trascurabili i residui, e dosando in genere ogni incremento
in modo da rendere nullo il residuo in una delle equazioni. Un esempio pu chiarire
alcuni accorgimenti.

Esempio 2.4.
Dato il sistema:
5x1 +3x2 -x3 -22,8=0,

2x1 +3x2 +x3 -24,1=0,

raccogliamo innanzi tutto nello specchio seguente i residui che nelle varie equazioni
sono provocati da incr~m~~ti u?it~ri delle i?c?gnite ( chiaro che, ad e~empio per
Llx1=l, nelle tre equaz1on11 res1du1 Llr parz1alI valgono 5, 2, -1, per cu1 la matrice
dei Llr la trasposta di quella dei coefficienti):
Llx1

Lix,

Lix,

o
o

Llr,

5
3
-1

Anche le varie operazioni possono convenienten1ente venir raccolte in un quadro,


come mostrato in seguito.
Prima fase del procedimento: considerando tutte le incognite x nulle, i residui
sono i termini noti. Seconda fase: attribuiamo alla prima incognita l'incremento
Ax1 =4 (con Llx2 =Ax3 =0), in modo da render minimo, impiegando una sola cifra,
il residuo (-22,8) nella prima equazione; i residui causati da Llx1 =4 si calcolano
facilmente utilizzando i coefficienti della prima riga della precedente tabella (Lfr1 =
=4 5=20; Llr2 =8; Llr3 =-4); sommiamo quindi tali residui con quelli ottenuti
nella prima fase (-22,8+20=-2,8, ecc.). Terza fase: attribuiamo alla x 2 l'incre~
mento Llx2 =5 tale da render minimo il residuo (-16,1) nella seconda equazione,
e cos di seguito, sino a estinguere i residui. I valori delle incognite sono dati dalle
somme dei vari incrementi Llxi.
fase

o
o
o
-1
o
o
0,2
o
o

I'
2'
3a
4a
5a
6
7a
8'
9'
10'
11'

Lix,

-0,1

o
o
5
o
o
-1
o
o
0,2
o
o

3,1

4,2

Lix,

Lix,

Il

r,

r,

Llr,

r,

Llr,

-24,1
-16,1
-1,1
4,9
2,9
-0,1
-1,1
-0,7
-0,1
0,2

8
15
6
-2
-3
-1
0,4
0,6
0,3
-0,2

-9,7
-13,7
-23,7
0,3
1,3
3,3
-0,7
-0,9
-1,3
-0,1

-10
24
1
2
-4
-0,2
-0,4
1,2
0,1

o
o
o
6
o
o
-1 I!
o
o I
0,3
o 11
I

5,3

11

-22,8
-2,8
12,2
6,2
1,2
-1,8
-0,8
0,2
0,8
0,5

20
15
-6
-5
-3
1
1
0,6
-0,3
-0,5

I!

-4

30

Equazioni lineari

Capitolo secondo

La convergenza pu essere accelerata introducendo incrementi tali da dar luogo


a residui di segno opposto nelle equazioni.

se a1b2 -a2b1 =0 (quindi a,fa1 =b2/b 1 =c), pu venire scritto:


x 1 +cx2 =a 0 /a1
x 1 +cx2 =b 0 /b 1

2.5. Equazioni lineari. Osservazioni.


a) Equazioni non omogenee.

Pu essere opportuno riassumere alcune delle propriet generali precedentemente segnalate ed illnstrarle con alcuni esempi elementari.
Per un sistema di nt equazioni con n incognite in genere non esiste un 'unica
soluzione se m diverso da n. Infatti se m<n, ossia se si hanno meno equazioni che incognite, le soluzioni sono infinite: per la seguente equazione,
ad esempio:
x 1 +2x2 =3,
possibile ricavare il valore dell'incognita x 2 per qualunque valore assegnato

alla x1 , e viceversa. E nello stndio delle strutture iperstatiche, quando si scrivono le equazioni di equilibrio per una configurazione principale isostatica
soggetta ai carichi e alle azioni incognite staticamente indeter1ninate (in
soprannumero rispetto alle suddette equazioni), a tali incognite possono,'
essere attribuiti valori qualsiasi, ottenendo soluzioni tutte equilibrate.
Quando invece m>n, ossia si hanno pi equazioni che incognite, la soluzione pu risultare unica soltanto se le equazioni in soprannumero sono in_
sostanza ripetizioni delle altre, ossia non costituiscono aggiuntive informazioni. Cos, date le due terne di equazioni:

x,+2x2 =l
[a]

X1-2X2 =0,

x1+2x 2 =1
X1-2X2=0,

2x1 + x 2=3

4x,+4x2 =3

La soluzione evidentemente possibile soltanto se a 0/a1 =b 0/b1 , ossia se


a1b0 -b1 a0 =0; quindi la seconda equazione una ripetizione della prima, e
si ricade nel caso di ineno equazioni che incognite, le quali ammettono, come
si detto, infiniti valori. Ed appena il caso di notare che le condizioni
a1b2 -a,b1 =0 (nullo il determinante dei coefficienti) e a1 b0 -b1 a 0 =0 possono ovviamente essere ottenute dalla regola di Cramer (par. 2.2.a).
b) Equazioni omogenee.

Quando, facendo ancora riferimento al precedente esempio di due equazioni, il sistema invece omogeneo (a0 =b 0 =0), esiste ovviamente la soluzione
banale x 1 =0, x 2 =0; ma se a1 b2 -a2b1 =0 (quindi a2 /a 1 =b,/b1 =c), la seconda equazione ancora una ripetizione della prima e da questa (x1 +cx2 =0)
possiamo ottenere non i valori delle incognite, ma soltanto il loro rapporto
x 1/x 2 = -c. Risultato, questo, ovviamente ancora confer1nato dalla regola
di Cramer, secondo la quale un sistema omogeneo pu ammettere soluzioni
non nulle soltanto se I A I nullo; e si gi accennato che in tale caso, essendo
indeterminato il sistema, cio infinito il nu111ero delle soluzioni, possibile
ottenere soltanto il rapporto dei valori delle incognite (par. 2.2.b). Cosi,
ad esempio, per il sistema di equazioni:
X1-2X 2 -5x 3 =0

[b]

2x1 +3x,+4x,=0

[d]

4x1 +5x,+6x,=0,

la soluzione non possibile per il sistema a), perch i valori x 1=0,5, x 2 =0,25,
dedotti ad esempio dalle prime due equazioni, non soddisfano la terza, la
quale fornisce quindi una relazione contraddittoria; mentre, per il sistema b),
gli stessi valori - che costituiscouo la soluzione delle prime due equazioni
(quindi di una loro combinazione lineare) - soddisfano anche la terza, che per
l'appunto ottenuta sommando la seconda equazione alla prima moltiplicata
per 3. Per il sistema b), la terza equazione dunque accettabile, ma costituisce
un 'infor1nazione inutile.
Pu essere utile ricordare che sulla compatibilit di m equazioni lineari
ad n incognite sussiste il sintetico teorema di Rouch-Capelli.
In definitiva, la soluzione in genere unica se m=n, ossia se il numero
delle equazioni uguale a quello delle incognite, a meno che, per i sistemi
non omogenei, non si abbiano particolari legami sia tra i coefficienti, sia fra
questi e i termini noti. Cos, ad esempio, il siste1na:

a1 x1 +a 2x 2 =a 0

31

[e]

il determinante risulta (sviluppato con gli elementi della prima riga):

I A I= 1 (18-20) - (-2)(12-16) -5 (10-12) =o;


quindi il sisten1a ammette una soluzione non nulla, ma indeterminata. Per
cui, attribuito un generico valore e all'incognita x 3, da due qualunque delle
tre equazioni [d], e ad esempio dalle prime due:

x1 -2x2 =5c
2x1 +3x2 =-4c,

e) Inipiego di sottomatrici nella scrittura di un siste1na di equazioni.

Spesso nei sistemi di equazioni riguardanti lo studio delle strutture compaiono gruppi di incognite aventi caratteristiche diverse: per i sistemi di
travi, ad esempio, le equazioni che scaturiscono dal metodo dell'equilibrio

Capitolo secondo

Equazioni lineari

contengono, quali incognite, le rotazioni e gli spostamenti dei nodi. L'impiego delle sottomatrici, che gi definimmo nel par. 1.2.d, pu allora consentire una scrittura significativa, che chiaramente e sinteticamente mostra
la presenza dei gruppi di incognite diverse, ognuno con la propria aggregazione di coefficienti e di termini noti. Ad esempio il sistema di equazioni:

la soluzione x 1 =50, x 2 =5; ma basta che per il termine noto si assuma


il valore 80,080 (differenza di 0,006%), perch i valori delle incognite divengano x 1 =40(20%), x 2 =0(100%). Evidentemente sotto il punto di vista geometrico l'esempio pu essere interpretato come la ricerca del punto d'incontro di due rette pressoch parallele.
Per quanto riguarda l'analisi delle strutture, la scelta della struttura principale pu essere importante per non trovarsi a dover risolvere sistemi di
equazioni sfavorevolmente condizionati, e per evitare quindi che le loro matrici dei coefficienti abbiano righe o colonne pressoch proporzionali o che
le incognite si ottengano da differenze di numeri molto grandi (voi. I, par. 9.3).

32

ai1X1 +a12X2+a13X3+h11Y1 +b12Y2=U1

a21X1 +a22X2 +a23Xs+h21Y1 +h22Y2=U2


G31X1 +as2X2+assXa+bs1Y1 +hs2Y2=U3

[2.12]

C11X1 +c12X2+C13Xs+d11Y1 +d12Y2=V1

33

C21X1 +c22X2+C23Xa+d21Y1 +d22Y2=V2

2.6. Autovalori e autovettori.

pu essere scritto, in forma matriciale,


[2.13]

Lo studio di numerosi problemi, rignardanti soprattutto la dinamica e


la stabilit delle strutture, comporta la soluzione di sistemi di equazioni
lineari del tipo:
(a11 -) X 1 +a12 x 2
a1 nXn=0
a 21x1 +(a22

essendo A, B, C, D matrici rispettivamente di ordine 3, 3 x 2, 2 X 3, 2; e svio:


luppando a sua volta l'equazione matriciale [2.13], possiamo rappresentare
il sistema originario nella forma:

Ax+By=u
Cx+Dy=v,

[2.14]

nella quale i coefficienti delle equazioni sono matrici e le incognite e i termini noti sono vettori. Occorre naturalmente che anche ogni prodotto di
sottomatrici sia compatibile.
d) Equazioni sfavorevolmente condizionate (o di tipo instabile).
Nel par. a) stato osservato che, nella soluzione dei sistemi di equazioni
lineari, il determinante dei coefficienti gioca un ruolo importante per prevedere certe propriet. E poich, nelle espressioni risolventi [2.6] delle incognite, compare al denominatore, da attendersi che, quando molto piccolo rispetto all 'nnit, dipendendo il suo valore dalla differenza di numeri
poco diversi tra loro, se ne vanno le prime cifre significative e restano le ultime che sono le pi incerte. La conseguenza che un piccolo errore o cambiamento dei dati pu provocare grandi ripercussioni e che, se si risolve il
sistema di equazioni adottando incautan1ente un procedimento iterativo, si
pu trovare che questo non converge (da cui il nome di sistema instabile);
il metodo di calcolo pi conveniente in genere quello per eliminazione
(Gauss).
Ad esempio, per il sistema:

x 1 -2x2 =40
2,002x1 -4,003x 2 =80,085,

+...
-A) x +... a nXn=0
2

[2.15]

che in forma matriciale possono essere scritti (in particolare per la [1.7]):

(A-Al)x=O,

X=Ax;

[2.16]

essendo una quantit scalare e la matrice I di ordine n, ossia del medesimo ordine della 1natrice A dei coefficienti; i valori di sono da determinare
in modo che i suddetti sistemi abbiano soluzioni diverse da x=O.
Si tratta dunque di un caso particolare dei sistemi di equazioni omogenei
esaminati nel par. 2.2; e sappiamo che, perch possa esistere una soluzione
non nulla, dev'essere nullo il determinante dei coefficienti dello stesso sistema:

I A-AI[=O.

[2.17]

Pu essere utile il riferimento a un caso semplice: se il sistema [2.15] comprende due equazioni, la [2.17] fornisce:
(a11 -A)

l a21

I-o .

(aa"
-A) 22

'

[2.18]

e sviluppando il determinante si ottiene:


(a11 -A) (a 22 -)-a12a21=0,

2 -(a11 +a,,)+[ A [ =0,

[2.19]

con I A I=a11a 22 -a12a 21 L'equazione [2.19], di secondo grado, ammette


due radici ,, 2 [reali, se (a11 +a22) 2 -4 [A [ >0; uguali, se tale quantit
3 -

POZZA TI, II~ 1.

34

Capitolo secondo

Equazioni lineari

nulla; complesse coniugate, se negativa]. Vedremo in seguito (in particolare


in alcuni esempi) come, per ogni , si calcolano le incognite xi (o, pi brevemente, il relativo vettore x).
Nel caso generale, dall'equazione [2.17] si ottiene, una volta sviluppato il
determinante (par. 1.3.3.b):

Si suppone l'arco parabolico, con sezione variabile secondo la legge J=J0 /cos {}
(voi. I, par. 10.2) e con la freccia f~l/5.

35

a) incognita la direzione r, quindi la sua inclinazione a rispetto all'asse x.


Le componenti della forza P secondo x, y valgono Px=Pcosa e Py=-Psena;
quelle dello spostamento O, O cos a e -O sena. Quindi, se si indicano con O' xx'

[2.20]
e le costanti C, dipendono dagli elementi della matrice [A]. L'equazione [2.17], o la [2.20], detta equazione caratteristica (o polinomio caratteristico) di [A]; essa amn1ette n radici reali o complesse, non necessaria1nente
distinte [distinte e reali, se la matrice simmetrica e reale C2 6l]. Tali radici
},,, 2, ... , n sono dette autovalori della matrice A e il vettore x(,) (ossia la
serie delle incognite) ottenuto risolvendo il sistema [2.15] con =;, l'autovettore (o autosoluzione) corrispondente a i. In definitiva viene chiamato
autovalore un valore per il quale il sistema [2.16] ammette una soluzione non nulla; e ogni soluzione non nulla a sua volta detta autovettore .
chiaro che se x un autovettore lo anche kx per qualunque valore di k.
Ossia, per quanto stato detto in inerito ai sistemi on1ogenei che ammet.:.;
tono una soluzione non banale (par. 2.2), ogni vettore non unico, essendo
la soluzione non nulla ma indeterminata; per cui, posta una delle incognite x,=c (e non ha importanza quale), il sistema di equazioni [2.15], tralasciata una qualunque delle stesse equazioni, consente di definire le rimanenti
incognite (componenti del relativo vettore) in funzione di x,, quindi del
generico moltiplicatore c (es. 2-6, 7, 8). In pratica pu convenire di nornializzare ciascun vettore x (A) dividendone ogni con1ponente per la sua
lunghezza (o norma) (2.7J:
[2.21]
ed evidente che, cos facendo, la costante e si elimina e scompare l'indeterminatezza del vettore.

ly
A
Fig. 2,1

P cosa iVxx-Psen a O'xy=O cosa


Pcos a f/vx-Psen a O'yy=-0 sena,
ossia:
(P O'xx-0) cos a-P b'xy sen a=O
[a]

P O'yx cos a-(P flyy-(J) sen a=O,

che sono del tipo:


(a11 -J.) x 1 +a1 2x2=0
ll21X1+(a22_-)

[b]

X2=0

Il sistema [b] ammette soluzione non nulla se:

Pa',.-o
I

[e]

p O' vx

e sviluppando tale determinante si ottiene:


02 -(P O'xx+P 6' 11 y) O+P 2 (0'xxl'vv-O~~)=O.

b) I valori dei coefficienti elastici.

[y~ 1{ (lx-

cipio dei lavori virtuali si trova (si

Per l'arco della fig. 2.1, libero in A e incastrato in B, determinare quale direzione debba avere una forza P applicata alla sua estremit libera A, affinch la
traslazione O della sezione A si sviluppi lungo la stessa direzione r della forza.

l--1.
'13

'xy= O'yx, O'YY i coefficienti elastici, ossia gli spostamenti provocati dalle azioni
unitarie Px=l e Py=l, valgono evidentemente le relazioni:

Poich l'arco parabolico


Esempio 2.5.

"I

:/

{}

[d]

x')], applicando ad esempio il prin-

suppone/~ 1/5):

dx

o',.~ y'ds/EJ~ y'. cos I! EJ,: cos I!

8 / 2/
15 EJ, =0,02131'/EJ,,

fl'

L. Fox (vol. cit. nella bibl.), p. 42; F. SCHEID (vol. cit.), p. 349.
Se un vettore, dato un riferimento cartesiano in un piano che contiene lo stesso
vettore, amn1ette le componenti xi. x 2 , la sua lunghezza vale x1 2 +x2 2
Generalmente, un qualunque insieme di numeri o di variabili pu esser considerato
un vettore; se, in uno spazio a n dimensioni (iperspazio), n sono le componenti Xi. x 2, .. ., x,,,
si chiama norma (o lunghezza) la quantit l*=Vx12+ ... +x,. 2
Si 11or1nalizza un vettore dividendo ogni sua componente per la lunghezza. Ad esempio.
dati x,~3c, x,~4c, si,ha l'~cV3'+4' ~se, quindi lix, 11~3/5, Il x, i[~4/5.

' xy= ({ yx= - 3Elc = -0,06 /3/EJc'

<2 6 l

( 2 .?)

o'yy~0,31'/EJ,.

e) Autovalori di e relativi autovettori.


L'equazione caratteristica la [d], e da essa si ottengono, dopo aver sostituito
i valori calcolati in b), i due autovalori:
0 1 ~0,34698

k,

a,~0,0016853

k,

con

k~Pl'/EJ,.

Capitolo secondo

Equazioni lineari

Ora si debbono detern1inare gli autovettori, ossia le soluzioni del sistema [a]
quando si pone 0= 01 e O= 02 Cominciando da 01 e ricordando che le soluzioni sono
indeterminate, poniamo nella prima equazione (il risultato non cambia se si opera
sulla seconda) x 1 =cosa 1 =c e otteniamo (Pb'xx=0,0213k, PO'xy=-0,06k,
a~a,~0,34698 k):
(0,0213-0,34698) kc+o,06 k sen a 1 ~0,

loro estremit. Se si indicano con u1 e u2 gli spostamenti (il sistema ha due gradi
di libert), le due masse ricevono dai vincoli le forze -k1u1 e -k1u2 e si trasmettono
l'azione mutua k2(u2 -u1 ). Le equazioni di equilibrio dinamico, tenendo conto
delle forze d'inerzia, sono (fg. 2.2.b):

36

quindi x 2 =sen a 1 =4,8847 e, x 2 /x1 =tg a 1 =4,8847, a 1 = ,....,7826'.


Procedendo in modo .analogo per 0=l 2 si trova tg a 2 = -0,2047, a 2 =,..., -(1134');
quindi poich risulta a1 -a 2 =90, esistono, come d'altronde si verifica subito con
il teorema di Betti (2..s), due direzioni tra loro ortogonali tali da soddisfare la condizione richiesta. I due autovettori in definitiva valgono:
X1=COS

0,34698 k
0,007685 k

il

x,11 ~x,/l*~0,2006,

ii2 =-co 2 u2):

o,~0,03897

k e,

Esempio 2.6.

Si gi accennato che il calcolo di autovettori ricorre frequentemente nello


studio della dina1nica e della stabilit dell'equilibrio delle strutture. L'esame di
alcuni casi significativi pu essere utile per farsi un'idea di come gli autovettori
intervengono in tale genere di problemi.

Fig. 2.2

(-mw'+k,+k,)A 1 -k,A,~O
-k,A 1 +(-mw'+k,+k,)A,~O.

ln~""l

lll

K1

~'7'C"1"C'c;fil

"

-El- -El--0Sll01J'- -

[b]

Esse ammettono soluzione non nulla se ( - mco 2 il parametro da determinare):


(k1 +k2 -mw 2)
I -k,

-k,

(k,+k,-mw') ~o'

[e]

e sviluppando tale determinante si ottiene l'equazione caratteristica (detta delle


frequenze ):

(k,+k,)k,
m
Di conseguenza gli autovalori sono:

la cui soluzione

w2

2-

k1-l-2k2

k,

O)

'

"'--K2

!}j

Consideriamo il moto armonico, ossia i movimenti rappresentabili con funzioni


trigonometriche (si avr conferma che le [a] vengono soddisfatte):

x 2 I! ~0,9797.

d) Con /~1/2 si ottengono invece gli autovettori 01 ~0,4277 k,


di conseguenza, a 1 :::::2931'.

a)

[a]

quindi le equazioni [a] diventano, cambiando segno a tutti i termini (ii1 = -w 2u1'

4,8847 e
-0,2047 e

d 2u1

di'-k1 u1 +k,(u,-u,)~O

Come stato detto, I 'indeterminatezza degli autovettori pu essere eliminata


normalizzandoli, ossia dividendoli per la loro norma (nota 2. 7). Per 0= Oi, ad
esempio, la norma vale l*=Vx1 2 +x 2 2 =4,986c e si ha quindi che le componenti
del primo autovettore sono:
'

Il

-m

37

2=-

m'

e procedendo come si visto nelPesempio precedente, i due autovettori valgono:

w'

X1=1

X2=2

k,+2k,
m

-e

k,
m

a) Vibrazioni di due masse collegate da mo/le (fg. 2.2).

Due masse uguali m sono collegate a vincoli esterni rigidi e fra di loro mediante molle (aventi massa trascurabile rispetto a m); k 1 e k 2 sono le caratteristiche
elastiche delle molle, ossia le forze che provocano lo spostamento relativo 1 delle
<2 B) La forza P provoca uno spostamento secondo la sua stessa retta d'azione r;
quindi per una forza Q avente direzione ortogonale a r nu11o il lavoro indiretto
[Q O (P)=O]. Allora per il teorema di Betti deve aversi ancheP O (Q)=O, per cui la forza Q,
ortogonale alla P, gode della stessa propriet della forza P.

Nel primo caso le due masse oscillano con spostamenti uguali ma di senso
opposto e con il maggior valore di w 2 Nel secondo, gli spostamenti sono uguali
e dello stesso senso: il moto ha carattere di antimetria e la molla centrale resta inerte.
Problemi di questo tipo si presentano frequentemente nello studio di vibrazioni
di sistemi e di masse soggette a piccole oscillazioni. e l'equazione delle frequenze
pu essere generalizzata.
Vediamo, sempre a titolo d esempio, un altro caso che comporta il calcolo
di tre autovalori.

38

Capitolo secondo

Equazioni lineari

b) Vibrazioni di tre masse collegate da molle.

gati da cerniere elastiche: si indica con ki il momento capace di provocare Ja rotazione relativa unitaria delle due sezioni contrapposte unite da ciascuna cerniera.

Supponendo molle e masse eguali (fig. 2.3), in tale caso I 'equazione caratteristica [e] dell'esempio precedente (!.~mw'/k, A,~x,):

1 2~/o

(2-::_\)
-1

- ~ 1~0
(2-1.)

39

a) Le condizioni che esprimono la possibilit dell'equilibrio per una configurazione deformata piccolissima sono (Mcst. =M1nt. in corrispondenza di ogni cerniera; nella cerniera 1, ad esempio, v1 provoca la rotazione relativa 2v1 /a, v2 provoca v2 /a):

e da essa si ottiene subito, sviluppando il determinante per esempio con gli elementi
della prima riga (par. 1.3.3.b):
(2-.l) [(2-}.)'-1]-(-1) [-(2-1.)]~0,
3

[a]

-6A'+ 10}.-4~0,

le cui radici sono (tutte reali essendo la matrice simmetrica): 1 =2-J/2: 2=2,
3 =2+ ~Il modo di procedere poi sempre lo stesso: il sistema originario delle

Quindi, se le cerniere hanno eguali caratteristiche (k1 =k2 =k3), posto Pu/k=,
i1 'sistema di equazioni omogeneo [a} ammette soluzione non nulla se (sono incogniti Vi, V2, V3):
,p
1
-2
[b]
1
-2

Fig. 2.3

fT

:'lT!I

(l

'

~X1=1

-e
e

},,

X2=2

Xa=3

Vz e
o
-Vz e

e
e
e

/,;/,

Tale equazione formalmente identica a quella


ottenuta nell 'es. 2.6b, e non staremo a ripeterci.
Il minore dei tre autovalori, ossia il minor
valore del carico critico, min=2-J/2, quindi

[e]

'..t' -

-.

(}/

(A~Pa/k):

{/

dei tre autovettori (ossia delle tre deformate), due


hanno carattere di simmetria, uno di antimetria
(es. 2.6b); quello corrispondente a min simmetrico.

{/

b) Notiamo per inciso che, se per una trave prismatica lunga l e senza cerniere immaginiamo di
concentrare in corrispondenza di tre nodi distanti
a=l/4 la deformabilit che compete a ciascun tratto a (fg. 2.4.c), si ottiene, essendo k=EJ/a (come risulta considerando il momento costante per ogni tratto e
ponendo la rotazione relativa <p uguale a 1 nella formula <p=Ma/EJ, con a=l/4):
Fig. 24

x,

x,

.l,

1/2

11Vz

1/2

A,

-11v2

11v2

).,

1/2

-11V2

P"~(2-V2) EJ/a'~9,37 EJ/l' (invece di 9,8696; differenza di ~ 5%).


e) Per un'asta incernierata alle estremit, essendo Mint.=-EJv
zione di equilibrio indifferente Mest.=M1nt. (r.i'"=P/EJ):

1/2

Esempio 2.7.

Determinare il carico critico per l'asta indicata nella fig. 2.4 C2 9): essa ha le
estremit articolate ed costituita da quattro tratti uguali e indeformabili, colleBELLUZZI,

x,

Si veda, per esempio, O.

a)

__ !____ ({ __ _

La prima configurazione dinamica e la terza sono simmetriche; la seconda


antimetrica (A 2 =0). Gli autovettori possono essere resi unici normalizzan~oii
(nota 2.7); e poich per i tre autovalori si ha l*(l. 1 )~cj/4 ~2c, l*(A,)~V2 e,
l*(A,)~2c, risulta:

<20>

~ 1~0.

}e

tre equazioni an1mette in tale caso tre autovalori, a ognuno dei quali corrisporide
un correlativo autovettore; posto per esempio =A1 e x 3 = 3 =c, da due qualunque delle stesse tre equazioni si ottengono x 1 e x 2 in funzione del moltiplicatore e
indeterminato. In definitiva:

Scienza delle costruzioni, cap. XXXII, es. 1914.

!
!

II

d'v
--+a 2 v=O,

dx'

0
,

[d]

Ja condi-

[e]

con le condizioni ai limiti v=O per x=O e x=l.


L'equazione [e], scritta alle differenze finite (cap. XI), in corrispondenza di un
generico punto x risulta (indicando con a la lunghezza di ciascun tratto):
[/]

41

Capitolo secondo

Equazioni lineari

Divisa ad esempio la trave in quattro tronchi uguali e considerando v3 = v1


(ossia la deformata simmetrica), l'equazione [e] alle differenze, scritta nei punti 1
e 2 (fig. 2.5), diviene:

Condizioni ai limiti: v1=0 per x=O, quindi C 2 =0; dv 2 /dx=O per x=l, quindi
C3 =C4 tg a 2/. Inoltre, dovendo essere v1 =v 2 e dv1 /dx=dv 2/dx per x=l1 , si ottiene:

40

C1 sen a 1 l 1 = C4 (sen a 2 /i tg a 2l+cos a2l1)

[e]

C1 a 1 cos a 111=a2C 4 (cos a 2/1 tg a 2/-sen a 2 / 1).

Al solito, il sistema pu ammettere una soluzione non nulla se (posto a 2 a 2 = ):

A-2

,\-2 ~o,

Al solito, tale sistema pu ammettere una soluzione non nulla se si annulla il


determinante dei coefficienti, per cui, sviluppato questo, si ottiene (dividendo i vari
termini per a 1 sen a 1l 1 cos a 2 / 1):

a,

a,

quindi se:

(tg a 2 1-tg a,1,)-cotg a,I, (tg a,I, tg a,I+ 1)~0.

).-2~V2;

(X-2) 2 -2~0,

[d]

Pa
e il minor valore di}, risulta min=(aa) 2 = EJ =2-V2 , da cui (a=l/4):

Poc~9,37

Elfi'.

Come logico, si ottiene lo stesso valore ottenuto in b).

Fig. 2.6

i
"

(1)

Ma tg a 2 1,~tg
viene:

11,

a,(1-1,)~(tg

a 21-tg a,I,) : (1 +tg a2 1 tg a,l,), quindi la [d] di[e]

i-

Q)

L'equazione [e] pu essere risolta per tentativi, o con interpolazione analitica o

v,

grafica. Ad esempio, per J 2 =2J1 , 12 =1/3 ( a1 l1=

(I

t'
(Jj

v,

a1/a 2=

yli),

Jl2a 2 ~ l=0,9428 a l;
2

a 2l2 =a2l/3;

la [eJ risulta soddisfatta con a 2/= 1,324 quindi Pcr=Ef2a2 = 1,75 EJ2 /l2.
2

Fig. 2.5

j_

2.7. Matrici (e operazioni matriciali) particolari connesse con il calcolo


degli autovalori.

Ese1npio 2.8.

2.7.1. Matrice degli autovalori <210l.

a) Nello studio di problemi riguardanti la stabilit dell'equilibrio o il regime


vibratorio delle strutture si pu giungere, anche nei casi aventi natura non discreta,
a sistemi di equazioni omogenee; siste1ni che derivano dalle condizioni ai limiti,
come mostra il seguente esempio.
b) Determinare il carico critico per la trave a sbalzo della fig. 2.6, compren~
dente due tratti prismatici con sezioni e lunghezze diverse. In relazione agl.i assi
di riferimento adottati, le condizioni di equilibrio limite (Mint.=Mest) per I due
tratti sono:
[a]

e gli integrali valgono

Viene definita matrice degli autovalori S la matrice diagonale i cui elementi


sono gli autovalori dell'equazione caratteristica [2.20]:

oo ...
... oo J
2. 7.2. Matrice degli autovettori <2 .nJ.

Abbiamo visto che a un sistema di n equazioni omogenee nelle incognite x 1 Xn


del tipo [2.15] corrisponde l'equazione caratteristica di grado n [2.20]; e che, natu-

(a,'~P/EJ,, a,'~P/EJ,):

[b]

[2.22]

O An

2 10
( )

<2 11 )

Detta spectral matrix nei testi inglesi.


Detta moda! 1natrix nei testi inglesi.

42

Capitolo secondo

Equazioni lineari

ralm~n~e, ciascuna radice },! delle ~ radici di questa, genera, a meno di un arbitrario
molt1ph.cat?re, una rosa di valori x 1(J.,) ... xn(i) delle incognite, oppure, come in
breve si dice, g~nera un ~utovettore x(i). Tali n autovettori possono essere scritti
come ~oloni:e ~I una rnatnce quadrata M che per I 'appunto viene detta degli auto~
vettori 1>; qu1nd1 :
x1 (1)
xi(}.,) ... x 1(n)
M~ x,(A1)
x,(,) ... x,(Xn)
[ .

Le matrici A, S, relative agli stessi autovalori, sono dette omoge~ee. _Pertanto


la relazione [2.29] consente di trasformare una matrice A in una matrice diagonale,
che quella dei relativi autovalori: basta premoltiplicarla per l'inversa ~ella ma:
trice M degli autovettori, e postmoltiplicarla per la stessa M. Tale operazione puo
essere detta trasformazione in matrice omogenea )>.

x;,(!.;) .

x~(X;) .:. x~(in)

2 231

'

e, ovy~amente, gli ,autovett?ri possono figurare nella M normalizzati (nota 2.7). In


de:fin1tlva la M puo essere 1ntesa come matrice riga degli autovettori, ossia:
M~[x(1 ) x(n)J.
[2.24]
Relativamente all'esempio 2.6b, le matrici degli autovalori e degli autovettori
(normalizzati) sono:
2
-1

s~r ~J/z ~ ~ J.

M~r1~V2 -l~~

l 112

o 2+vz

11V2

1/rz]
112

2.7.3. Trasformazione di una matrice in una matrice diagonale.


Con~ideriamo a~cora una volta un sistema di equazioni omogenee del tipo (2.15],
che puo essere scritto, secondo la (2.16],

Ax=Ax;

e se n sono le equazioni e le incognite x 1 ... Xn, si hanno n autovalori A1 ... A che


lo sodd_isfano. _QuiJ?-di, e l '.a~biamo ripetutamente detto, a ogni Ai corrisp~nde, a
meno d1 un ar_b1t:rano Il_lOlhphcatore, la relativa serie dei valori delle incognite x1(Xi),
.. , Xn(J.i), ossia 11 ~elat~vo v~ttore x(Ai); per cui l'equazione [2.16] risulta verificata
per Ai. ... , An e s1 puo scrivere:
A X (lc 1 )~1 X (1)
X (n)~).n X

[2.25]

(n).

La matrice degli auto~et~ori_ M relativa alla matrice A pu essere scritta nena


forma (2.24]; se la premolt1pllch1amo per la stessa matrice A si ottiene:
AM~A [x (1)

x (!cn)J~[A x (!.1)

A x (n)J,

[2.26]

43

2.8. Matrice ortogonale e matdce rotazione. Cambiamento degli


assi di riferimento e trasformazione di matrici.
2.8.1. Matrice ortogonale.
a) Si definisce matrice ortogonale nna matrice quadrata che ha l'inversa
uguale alla trasposta, ossia:
[2.30]

Le matrici ortogonali godono di alcune propriet che utile ricordare.


Riferendoci, per fissar le idee, a una matrice del secondo ordine, si ha, per
definizione,
- [ au
Aa21

a12]
G22

[2.31]

'

Inoltre, essendo A A-1 =1, per la [2.30] si ha anche A A'=l, e la matrice I,


per la regola del prodotto, dev'essere anch'essa del secondo ordine:

/=[ ~ ~ l
Sviluppando il prodotto A A' e uguagliando i vari termini a quelli corrispondenti della matrice I, si ottiene, per gli elementi di A A' sulla diagonale
principale (con i simboli r, e si indica una riga e una colonna),
r 1 (A) c1(A')=a 211 +a 212 =1

[2.32]

r2(A) c2(A')=a 221 +a'22 =1.

e tenendo conto delle [2.25],


AM~[1 x

(.:t1)

(X,,)].

[2.27]

Ma essendo anche ' A=l, risulta:

Ma semplice verificare che, sviluppato il prodotto:

MS~[x (,\1 )
si trova:

0... 01

x (!.)]

f. o

[2.33]

~' : 0.

Inoltre, calcolando gli altri elementi della A '=l si trova:

o ... .:t,,

AM~MS;

r1(A) c2(A')=a11a 21 +a12a22 =0


e, dovendo essere anche AtA=l,

per cui, pren1oltip1icando entrambi i membri della [2.28] per M-1, risulta:
M-1 AM~M- 1 MS~S.

[2.34]

[2.28]

[2.29]

r1 (A')

c2

(A)=a11a 12 +a21a 22 =0.

[2.35]

Capitolo secondo

Equazioni lineari

Quindi, per le [2.32] e le [2.33], tanto le righe quanto le colonne della A


sono vettori unitari (ossia di lunghezza I; si veda la nota 2. 7); e per la [2.34]
e la [2.35] si ha che le colonne (e le righe) sono vettori tra loro ortogonali
(di qui l'origine della denominazione) (2. 12J.
Talf-propriet sono state ricavate per una matrice del second'ordine,
ma valgono in generale; quindi si pu in definitiva affermare che in una ma~
trice ortogonale sia le righe, sia le colonne sono vettori unitari ortogonali.
In formule, essendo AA'=l si deve avere:

rispetto a un secondo diverso riferimento cartesiano lo stesso vettore O-A


ha tre diverse componenti, e pu venir segnato:

44

"

{ I (per i=j) ,
O (per i# j) ;

!:, a,,aN=

I (per i=j),
.

(A'=
I I=

I II

I=

ortogonale, quanto quello della sua trasposta hanno lo stesso valore

b) Per quanto riguarda il determinante di una matrice ortogonale


1), poich valgono le relazioni generali
A
A-1
I (' 13l, A
2 14
1
At I ( ), I At J I A- l=l, si ha che tanto il determinante di una matrice

=A-

=!

utile determinare i legami tra i due diversi sistemi di coordinate. Indi-

chiamo con a 1 1' a 12 , a 13 gli angoli che l'asse 0-1 del primo riferin1ento forma
con i tre assi del secondo, e con a11 , a 12 , a 13 i relativi coseni (coseni direttori);
pertanto, dei due indici che accompagnano i simboli, il primo si riferisce al
primo sistema di assi, il secondo al secondo sistema ruotato. Simboli analoghi
stanno a indicare gli altri coseni direttori.

ed essendo anche A'A=I:

J;a,,a,,= O (per l~i


r=l
rj

45

1-

IX3

l.

,O

L
/"2
I/

---x;---

2.8.2. Cambiamento degli assi coordinati. Matrice rotazione >>2

a) Un vettore O-A, che ammetta lungo i tre assi di un riferimento carte(fig. 2.7), pu essere indicato con il simbolo:
siano le componenti 1 2

x x x,

Fig. 2.7

La somma delle proiezioni di X1 , X2, X3 sull'asse 0-1 fornisce x1 ; altrettanto per x 2, x 3, quindi:
2 12

x1 =a11 X1 +a21X2 +a31X3

Per due vettori tridimensionali - ossia del tipo y=[x1 x 2 x 3] - (1 , /ti. V1),
( 2, 2 , v2) siano i coseni direttori, ossia i coseni degli angoli che ogni vettore forma con
i tre assi ortogonali del sistema di riferimento. L'angolo w compreso tra essi dato dalla
relazione:
cos w=1z+ft12+v1V2.
<

Quindi, se i due vettori sono ortogonali tra loro (w=90), si ha:


Inoltre valgono le relazioni:
2
2
1 +1.i1 -l-v/'=l,
( 2 13 >

x2 =a12X1 +a22X2 +a32X3


X3

=a13X1 -l-a23X2 +assXs .

Se si pone:

22 2 +2 2 +v2 2 =l.

R=

Pu essere verificato che, se A, B, C sono matrici quadrate per le quali:

a,2

az1

au

G22

031

G32

a"
G23

a,,

[2.36]

quindi Rt=

au
G12

G21

a,2

a,, a,,

a"
a32

j
,

[2.37]

ass

AB=C,

si ha anche:

IAI

1s1~1

le relazioni [2.36] possono venir scritte, in forma matriciale:

ci.

Di conseguenza, poich per definizione AA-1=1 ed essendo

! Jl=l,

risulta:

I A 11A-'1~1
[ im1nediato verificare, con la regola di Laplace (par. 1.3.3b), che I I! =1].
2 14
( -) Tra le varie propriet dei determinanti si ha che non can1bia il determinante di
una matrice, se in questa si scambiano ordinatamente le righe con le colonne. Di conseguenza risulta I A I~I A' I .

11

G21

G12

az2

a13

a2,

lx J la
1

X2
X3

a"
G32
G33

lf:J

La R detta matrice rotazione.

oppure

x=RtX.

[2.38]

46

Capitolo secondo

Equazioni lineari

b) Per propriet riguardanti i coseni direttori si ha (v. nota 2.12):

a +a 21 +a a1=l
2
11

a 12+a 222+a 232=l,


a 21a+a 223+a 2aa= 1
2

avendo posto:

a211 +a212-l-a21a=l

e analoga1nente

a221-f-a222+a22a=l.
a 2a1+a 2s2+a 2aa=1

47

=sen..J.

[2.41]

x=Rx.

[2.42]

Per le [2.38] e [2.39] si ha:

Inoltre, essendo gli assi del secondo sistema fra loro ortogonali,

a11 a 12 +a21 a22 +a31 a 32 =0 (ortogonalit tra 0-1 e 0-2)

a 12 a13 +a22 a 23 +a32 a33 =0 (

0-2 e 0-3)

a 11 a13 +a21 a 23 -f-a31 a 33 =0 (

)) 0-1 e 0-3)

(e altrettanto dicasi per quelli del primo).


Si ha quindi che la matrice rotazione del tipo ortogonale e che, di conseguenza (par. 2.8.lb), il suo determinante uguale a 1. Inoltre pu essere
opportuno osservare che ogni elemento aki=cos aki della matrice R non
cambia considerando (360-ak,) al posto di ak,.
Dunque l'equazione [2.38] consente di esprimere le coordinate rispetto _a
un secondo riferimento S, quando siano note quelle di un primo riferimento S.
Ci che avviene per il tramite della trasposta di una matrice [R] il cui elemento generico aki il coseno dell'angolo che l'asse k di S (primo riferimento)
fa con quello i di S (secondo riferimento).
c) Dalla [2.38] si ottiene anche x=[R1]-1 x, quindi (essendo per una matrice ortogonale [R 1]-1 =[R']'=R)
[2.39]
X=Rx,

ossia (ed un fatto ovvio che poteva essere ottenuto direttamente) il legarne
che esprime un primo riferimento Sin funzione di un secondo riferimento S
espresso direttamente dalla stessa matrice R il cui elemento generico akh
pu essere opportuno ripeterlo, il coseno dell'angolo che l'asse k di S
(primo riferimento) fa con l'asse i del nuovo riferimento S.
d) Cambiamento di assi coordinati per vettori con riferimento biassia/e.

In questo caso evidentemente si ha, posto a 11 =-& (fig. 2.8) e ricordando


che dei due indici associati ai simboli il primo riguarda il primo sistema di
assi (l'altro il secondo):

Fig. 2.8

2.8.3. Trasformazione di matrici.


Le propriet precedentemente illustrate consentono di rendere automatica
la trasformazione di un'equazione data in forma matriciale quando si cambi
il sistema di riferimento. Ossia, dati due vettori X, Y, riferiti entrambi a un
dato riferimento cartesiano S, e legati dalla relazione:
y=Ax,

passando a un secondo riferimento S, al posto della [2.43] si ha in genere


una diversa relazione:
y=Bx,
[2.44]
per la quale facile determinare il legame della matrice B con la A. Infatti,
per la [2.38], y=R'y=R'Ax; e per la [2.39] x=R x; quindi si ha:
y=R1ARx,
per cui, essendo anche y=Bx, risulta:
B=R'AR,

[2.46]
Se il riferimento biassiale, l'espressione di R data dalla [2.40].

a12=sen {},

R= [ au

a"]

a21 a,,

[2.45]

o anche (poich per la matrice rotazione, che ortogonale, si ha R'=R-1):

a 12 =270 +-& ,
quindi:
a11 =COS {},

[2.43]

a 21 =-sen {},

cos .,J sen -& ]=[


-
-sen-& cos .,J

Gzz=COS {}'

~]

[2.40]

48

Capitolo secondo

CENNI STORICI E BIBLIOGRAFICI


a) La teoria dei determinanti (cos denominati da Gauss ncl 1801) strettamente
legata a quella dei sistemi di equazioni lineari. La loro storia, riguardando quindi
uno dei fondamentali capitoli delle matematiche densa di una vastissima messe di
contributi tra i quali, dopo i primi basilari studi di matematici giapponesi (XVII sew
colo) e di LEIBNIZ (1646-1716), spiccano quelli fondamentali di LAPLACE (17491827; fu pubblicata nel 1772 la sua regola di sviluppo di un determinante), CAUCHY
(1789-1857; gi nel 1815 diede un primo magistrale inquadramento delle principali
propriet dei determinanti) e JACOBI (1805-1851).
Le matrici vennero introdotte neIIe matematiche, con esposizione organica,
probabilmente da A. CAYLEY (<(A Memoir on the Theory of Matrices i>, Philos.
Trans. Royal Soc. London. vol CXL, 1857); esse si svilupparono grandemente dopo
le applicazioni che, nel 1925, Heisenberg, Born e Jordan fecero in studi riguardanti
la meccanica quantistica, e soprattutto, come stato detto nella premessa (par. 1.1),'
con il rivoluzionario avvento degli elaboratori elettronici. I calcoli impiegati per
sccpi pratici e teorici, principalmente nella meccanica dei mezzi continui e nell'elettronica, indussero ad occuparsi sempre pi a fondo degli aspetti algoritmici di tali
scienze e del conseguente utile impiego delle matrici. Pertanto il giudizio sulla loro
importanza non pu essere disgiunto dalla considerazione del peso rilevante che la
simbologia ha avuto nello sviluppo del pensiero scientifico: tra i numerosi libri di
interesse divulgativo che considerano ci in una sintetica e chiara visione della storia
della matematica vanno citati, ad esempio: B. CoLERUS, Piccola storia della matematica, Einaudi, Torino, 1939; F. WAJSMANN, Introduzione al pensiero matematico,
Einaudi, 1939; il I vol. della raccolta, curata da F. BNRIQUES, Questioni riguardanti
le matematiche elementari, Zanichelli, Bologna, 1928. In merito ai contributi dati
nel campo matematico, sono utili le note storiche e le osservazioni disse1ninate nei
3 voli. dell'Analisi n1atematica di G. MORETTI, Hoepli, Milano, 1952.
b) Abbiamo gi ricordato che la soluzione dei sistemi di equazioni lineari in
genere connessa, pi o meno direttamente, con gli studi sui determinanti: la regola
di Leibniz-Cramer fu enunciata per la prima volta da LEIBNIZ nel 1678, poi da CRA~
MER nel 1750. Vari decenni dopo, precisamente nel 1810, GAuss (1777-11155), trovandosi a dover risolvere, in problemi di geodesia, sistemi di equazioni lineari derivanti
dall'applicazione del metodo dei minimi quadrati, rese noto il suo semplice e pratico
metodo di eliminazione progressiva delle incognite, ossia di trasformazione della
matrice quadrata di un sistema in una matrice triangolare superiore. Osservazioni
e ritocchi all'algoritmo di Gauss furono poi apportati da W. JORDAN (Handbuch des
Vermessungskunde, Bd. 1, 7a ed., Stuttgart, 1920) e da A. C. AITKEN ( Studies in
Practical Mathematics. IL The Evaluaton of the Latent Roots a. Latent Vectors
of a Matrix , Proc. Roy. Soc. Edinburgh, voi. LVII, 1937); chiare ~_intesi di esso e
osservazioni s_i trovano, per.esempio, nelle memorie di R. MEMKE, Uber die zweckmlissigste Art, lineare Gleichungen aufzulOsen ), Zeit. angew. Math. Mech., 1930;
e di G. WoRCH, stesso tit., stessa rivista, 1932 ( del medesimo Autore il chiaro
capitolo del Beton Kalender, 1966).
Con il metodo di Gauss, e con i procedimenti da esso derivati, la matrice A dei
coefficienti e il vettore dei termini noti vengono gradualmente trasformati sino ad

Equazioni lineari

49

otte~e~e. il siste~a finale a ~atrice triangolare U, calcolando un certo numero di


matrici 1ntermed1e. La deter1?-1nazione di queste pu essere aggirata, aln1eno formaln;ente, scomponendo la. A 1?- due matrici triangolari (una inferiore L, una superiore U): a tale elegante idea informativa si sono riportati i metodi di BANACHIEWICZ
CHOLESKY, CROUT, DOOLITTLE; abbiamo visto che il semplice schema di Crou
nefla sostanza non diffe~isce, sotto il punto di vista operativo, dal metodo di Gauss,
svilup~:;tto nella conve~iente. fori;na tabella~e indic<,tta nel par. 2.3.1.
Un .1ntere~s~nt~ e, 1strutt1va I?terpretaz1one fisica del metodo di Gauss (detta
~ell.e 1~t~r~1z1o:r~1 l)) ~ stata fornita da F. 0AMPOLINI, ((Un metodo di risoluzione
dei c1rcu1t1 lineari)), L Elettrotecnica, 1963, 10; F. CIAMPOLINI-R. TROILI <(Il metodo
delle interdizioni nello studio di sister;ii fisici lineari con pi generat~r )), L'Ingegnere, 19.68, 9 (nella seconda nota s1 trovano illustrate applicazioni a problemi
strutturah).
. Un'accurata disamin~ sui. vari procedimenti di risoluzione delle equazioni lineari
s1 trova data,. ad esempio, in: C. LANczos, Applied Analysis, Prentice-Hall, Inc.,
Ei:glew~od Chffs, N. J., 1956; I. S. SorcoLNIKOFF-R. M. REDHEFFER, Mathen1atics
oj Plryszcs.a. Modern.Engineering, McGraw-HiII, N. Y., 1958; L. A. PIPEs, Applie
Mathematzcs [or Engzneers a. Physicists, McGraw-Hill, 1958 (2a ed.) R. BELLMAN
lntroduction to matrix ana"!ysis, McGraw-Hill, N. Y., 1960; M. G. SA~VADORI, M. L:
BARON, Nzunerical Methods in Engineering, Prentice-Hall, Englewood Cliffs, N. J.,
1961; L. Fox, An lntroduction to Nu1nerical Algebra, Clarendon Press, Oxford
1964; F. SCHEID, Numerica! Analysis, McGraw-Hill, Schaum's outline series, 1968:

e) L'importanza pratica dei 1netodi iterativi strettamente subordinata alla


sempl,icit ~ell.e operazioni d~ rip~tere e alla rapidit della loro convergenza. A JAco~.I e att~1bi~1to lo schema 1ter~t1vo per fasi distinte, secondo il quale il valore di
?n inc?gmt.a 1n :ina certa fase e ottenuto tenendo conto soltanto dei valori delle
1ncogn1te r1cavat1 ne11a fase precedente; mentre sembra che il metodo di iterazione
continu~, in ge~ere di :pi rap~da convergenza (par. 2.4), sia stato per la prima volta
(1~2~; s1 veda il ::ontr1buto d1 FORSYTIIE, cit. Jn seguito) indicato da C. F. GAUSS
P.01 ripreso e defn~to da .P. L. SEIDEL, che tratt condizioni per la convergenza( -Obe;
e~.n Verph"!-ren; d.~e Ge1c~ungen, auf welche die Methode der kleinsten Quadrate
fuh.-~t, sow1e hneare Gle1cungen berhaupt, durch successive Annaherungen aufz~losen , Abh, Bayer: Akad. Wiss. Math.-Phys., Munch. Akad., voi. XI, 1874).
L ess~nza ?e1. metod1 1terat1v1,. fec,ond1 an~he nella .soluzi~ne d.i sistemi di ~quazioni
non hnear1 (s1 veda ad esempio I opera d1 MILNE tn seguito citata), pu significativamente e in forma generale venire espressa (Fox, op. cit., cap. VIII):
[a]

nella quale x pu esse~e un numero o una funzione o un vettore, b(r) indipendente


da x. ma non ?ecessa:1amente da, r ~indice che numera la fase del calcolo), fr una
funz1on~ o un oper~~to,ne che puo dipendere da r. E s'intende che l'uso del calcolatore. pu~ essere 1!-tthss1mo .quando, per condizioni di non buona convergenza, il
ragg1ung1~ento d1 u~ so?~1sfacente grado di app!os~imazione rc~iede, per grande
~umer.o .d1 {;01te, la r1pet1z1one delle stesse operaz1ont. Se le equazioni sono lineari,
I term1n1 b ) nella [aJ sono costa?t~ e f'operatore fr si riduce, per.c~ascuna componente xi, a un co~ffic1ente .. Per cui'. 1n~1ca:ido ~on D, L, U le .matr1c1 che rappresentano, d~lla matr1~e A. dei coeffic1ent1, rISpett1vamente la diagonale principale, la
p~rte tnango~are 11ller1ore e quella superiore (A=D+ L+ U), i due citati metodi
d1 JACOBI e d1 GAUSS-SEIDEL possono venire compendiosamente scritti:

4 -

POZZATI, ll-1.

DxC"+ 1J~b-(L+ U)xC"),

[b]

(D+ L)xC>"+iJ~b- UxVJ.

[e]

50

Capitolo secondo

d) I nzetodi di rilassantento (par. 2.4.2) nella sostanza non si differenziano da


quelli iterativi ricordati nel punto e precedente. Seguendo lo schema indicato nel
par. 2.4.2, .si ha l'incon".'eniente che il procedimento non autocorrettivo, come
sempre avviene quando s1 procede calcolando i valori delle incognite per incren1enti
successivi (ma s'intende che si pu procedere anche con i valori con1plessivi delle in~
cognite, come stato mostrato per l'iterazione continua ); la differenza con i
metodi iterativi_ pri?-~ipalme~te ~ipo~ta nel semplice. conce~to di re~iduo l> e nel
f~tto che, co?s1deratl 1 coe~c1entl d'influenza delle 1ncogn1te x, ogni incremento
d1 una Xt puo essere dosato 1n modo da accelerare, volendo, la convergenza. Per,
qualora ~i intenda ~ogliere questo particolare aspetto, si ha, rispetto al metodo di
Gauss-Se1del, un minor grado di automaticit e con l'esperienza, e soltanto con
l'esperienza il calcolatore pu apprendere gli accorgimenti che abbreviano il suo
lavoro ... >> (G. ALLEN, cap. XIII del!' op. Handbook of Engineering Mechanics, diretta
da W. FLi.iGGE, McGraw-Hill, 1962).
Nel par. 2.4 sono stati illustrati alcuni metodi iterativi per la soluzione di sistemi
di equazioni lineari. Nello studio delle strutture staticamente indeterminate, tali
s~st~mi possono derivare dal <{metodo della congruenza)) e da quello <( dell 'equihbrlo l> (cap. XIV, cap. XIII): i procedimenti iterativi si adattano soprattutto per
le equazioni ottenute da quest'ultimo metodo, perch esse presentano spesso
una forte . preval~nza dei coefficienti della diagonale principale, quindi una notevole rap1di~ dt convergenza. Inoltre le varie operazioni analitiche possono trov~re una cornspondenza fisica molto significativa; e il soddisfacimento di un'equa::-_
z1one (o _l'annullamento del suo <jresiduo) corrisponde a un'operazione di equilibra-"
mento d1 una parte della struttura, quindi all'allentamento di vincoli immaginari,
app~icati provvisoriamente. Di qui la denominazione di rilassamento (relaxation)
c?n1ata da So"f!TffiVELL; denominazione che poi restata anche quando per le equazioni r:on. suss1~te la co~risponde~ fisica di cui si detto, e che .sta allora a significare li d1ssolv1mento dt un fatto innaturale, quale ad esempio l'esistenza del residuo
di un 'equazione provvisoriamente reso non nullo da valori imperfetti delle incognite.
Ovviamente, come si . detto, i metodi iterativi (quindi quelli di rilassamento, che
ne sono un _aspetto particolare) possono essere impiegati in tutti quei casi in cui le
equazioni rispondono a certe condizioni necessarie perch sussista la convergenza.
Passando a qualche riferimento bibliografico e storico, ricordiamo che i metodi
di rilassamento vennero applicati sistematicamente nello studio delle strutture da
R. V. SoUTH\.VELL (Relaxation Methods in Engineering Science, Oxford, Univ. Press,
1940); mentre il s~o impiego per la soluzione di sistemi di equazioni lineari fu illustrato, per esemp10, da L. T. WRIGHT, Atti del Cornell Univ. Engin. Experiment
Sta~ion ": Boll. 31: 1943 .<si veda .o. BELLUzzr, ?P cit. in seguito, vol. II, par. 442).
Un ampia esposizione di poss1b1h apphcazion1 e stata data da D. N. de G. ALLEN,
Relaxation Methods, McGraw-Hill, N. Y., 1954, e da SouTHWELL, Relaxation Methods in Theoretical Physics, Oxford, Univ. Press, 1946 (voi I), 1956 (voi. II);
int~ressante anche, a tale proposito, il cap. XVII ( Que sont les rnethodes de relaxation? l>), elaborato da G. E. FORSYTHE, del val. Mathe1natiques modernes pour
l'ingenieur, diretto da E. F. BECKENBACH (trad. frane., Dunod, Paris, 1965).
e) Alla soluzione dei sisten1i di equazioni non lineari dedicata l'opera di W. E.
MILNE, Nun1erical Calculus, Princeton, Univ. Press, N. J., 1949; si veda anche il
cap. XVI (<( Methodes non linaires 1>) elaborato da C. E. MoRREY nell'op. di BECKENBACH dianzi citata.

. f) Vari dei metodi di calcolo citati per la soluzione dei sistemi di equazioni lineari
s1 trovano, ad esempio, chiaramente esposti in capitoli delle seguenti opere, oltre
a quelle di Fox e di SALvADoru-BARON precedentemente citate: H. MULLERBRESLAU, Statik der Baukonstr., vol. II, 5a ed., Stuttgart, 1922; K. BEYER, Die Statik iln Eisenbetonbau, vol. I, 2a ed., Springer, Berlin, 1933; O. BELLUZZI, Scienza

Equazioni lineari

51

delle costruzioni, val. II, Zanichelli, Bologna, 1950; M. F. RIIBINSTEIN, Matrix Computer Analysis of Structures, Prentice-Hall, 1966.
g) Tra i numerosi volumi che trattano l'analisi delle n1atrici come premessa al
calcolo delle strutt1;1re, ricordiamo: S. TIMOSHENKo-D. H. YouNG, Theory o/ Structures, McGraw-H1ll, 1965; H. C. MARTIN, Introduction to Matrix Methods of
Struc~ural Analysis, McGr~w, Int. stu~ent ed., 19.66; M. F. RIIBINSTEIN (voi. cit.,
1966), P. C. WA1;G, Numerica! a. Matnx Me_thods in St1:uctural Mechanics, J. Wley,
Inc., N. Y., 1966, G. N. SMITH, An Introductlon to Matnx a, Finite Element Methods
i'! Ci~il E,ngineerng, Applied Science Pubi. LTD, London, 1971. Un'esposizione
sintetica s1 trova data da L. A. PIPES nel cap. XIII del voi. Mathn1atiques modernes
pour l'in~enieu;, r~datto d~ E. F. ~ECKENBACH (trad. francese, Dunod, Paris, 1956).
Cons1der~z1on1 generah, con. riferimento all'analisi delle strutture, si trovano
nena nota d1 c. MEYER, (~ Solutton of Linear Equations-State-of-the-Art)} Journal
of the Structural Divlsion , 1973, 7.
'

B)

LA TRAVE ISOLATA: RICIIlAMI RICORRENTI


NELLO STUDIO DEI SISTEMI DI TRAVI

CAPITOLO

III

TRAVI

3.1. Travi prismatiche con le estremit incastrate, articolate, cedevoli:


richiami.
a) La trave con le estremit incastrate perfettamente.
una condizione di vincolo di notevole interesse perch costituir tra
l'altro uno dei punti di partenza per il calcolo degli insiemi di travi. Ci
limiteremo a considerare il caso, di gran lunga il pi frequente, in cui le
forze esterne giacciono nel piano contenente l'asse della trave e la flessione
risulta ovunque retta, con la conseguenza che l'asse geo1netrico incurvandosi
non esce dal suo piauo.
Il calcolo, come per qualunque caso staticamente indeterminato, pu
essere effettuato in diversi modi, a seconda della struttura principale isosta-

tica prescelta. Qui conviene assumere la trave semplicemente appoggiata


(fig. 3.1), soggetta ai carichi e ai momenti incogniti Ma, M,, usando i simboli
soprassegnati per indicare le reazioni degli incastri perfetti, e ricordando che i
momenti applicati alle sezioni estreme sono considerati positivi, come d 'altronde le rotazioni estreme, quando il loro senso orario, ossia destrorso
(vol. I, par. 8.3); per cui, in relazione all'usuale convenzione, Ma coincide

col momento flettente in A, mentre M, uguale ma di segno opposto al momento flettente in B.


_
I momenti d'incastro M., M, debbono rendere nulle le rotazioni delle
sezioni estre1ne, quindi, indicando <Pao e 'Pbo quelle indotte dalle azioni esterne,

Capitolo terzo

Travi

e con <paa' Tab=cp1;rJ,, Tbb i coefficienti elastici, ossia le rotazioni provocate dai
momenti destrogiri Ma=l e M,=l, le equazioni di compatibilit con i vincoli risultano (dei segni delle rotazioni terranno conto i valori numerici)

Inoltre, se la condizione di carico simmetrica o antimetrica, conviene


adottare simmetrici o antimetrici anche i momenti unitari ausiliari (fg. 3.2).
E, relativamente ai coefficienti elastici, per due coppie simmetriche o antimetriche risulta, utilizzando i valori [3.3],

56

'Paa +'Paa Ma +'Pab M,=0

[3.1]

57

I
l
I
raa3EJ +----6EJ - 2EJ (coppie simmetriche)

e da esse facilmente si ricavano Ma, Mb.


necessario per calcolare preliminarmente Tao, 'Pbo e i coefficienti elastici. Se si impiega il principio dei lavori virtuali, e si vuole ad esempio determinare le rotazioni in A, occorre immaginare di applicare in A una coppia
ausiliaria Ma= 1; quindi, indicando con M il momento dovuto alle azioni
q
a)

Lo._

[3.5]
<j)aa=

EJ -

EJ = E.T
6

Dalle equazioni [3.1], tenendo presenti le relazioni [3.3], s1 ha, dopo


facili riduzioni,

2EJ
M,=-- - (2cp,,+cp.,).
1

[3.6]

-;:i1

aAj: - a~,.,..,r~- b-----!

~B

!il

b)L

l----"i

~a~

Fig. 3.2

~a:;;;fi

~b----1

esterne in una sezione generica della struttura principale (trave appoggiata),


X

Fig. 3.3

/-X

con M'(Ma)=y il momento corrente per Ma=l e con M'(M,)=--1


quello per M,=1 (fg. 3.1), si ottiene

'Paa=fM,M'(Ma)dx/EJ=fM,; dx/EJ,
'Paa=J[M'(M.)] dx/EJ=J( ;)'dx/EJ,

.h
coppie ant1metnc e) .

11r =-2

1-x
-dx/EJ,
1

Iz -

cp.,=-

cA)~~-x-~.,.q-"~--<
h=J- ~B
"'---a~

Un caso di particolare interesse quello della trave prismatica sottoposta


a un carico concentrato (fg. 3.3 a), per il quale si ottiene

M.=-Pab 2/1 2

[3.2]

M.=Pa 2 b/l2 ;

[3.7]

e se agiscono due carichi simmetrici,

e s'intende che gli integrali vanno estesi all'intera lunghezza della trave, e
che risultano sinistrorse quelle rotazioni per le quali si ottiene segno negativo.
Essendo prismatica la trave, le [3.2] forniscono, come ben noto, per la coppia agente in A,
l
l
[3.3]
'Pa,=- 6EJ;
quindi il valore della rotazione delle sezioni estreme della trave appoggiata
soggetta soltanto ai momenti M., M, destrogiri vale
[3.4]

M.=-M,=-Pab/l.

[3.8]

Tali valori consentono, sovrapponendo gli effetti, di calcolare con semplicit i momenti d'incastro per qualunque condizione di carico: ci che
evidente quando si abbiano pi forze concentrate; mentre, se il carico distribuito con continuit, basta integrare gli effetti provocati da una forza infinitesima di intensit qx dx.
Cos, ad esempio, per la trave della fg. 3.3c si ottiene facilmente, utilizzando le relazioni [3.7] (q,=qx/a, a=a/I),

qa2

M.=-Jq,x(l-x) 2 dx/l 2 =-3o (IO-I5a+6a 2),

qa'
M,=
(5a-4a 2).
20

Capitolo terzo

Travi

S'intende che tutte le considerazioni fatte non cambiano qualunque sia


la causa dello stato di sollecitazione: se, per esempio, una trave ha le estremit
incastrate soggette a uno spostamento relativo o (fg. 3.4), nelle [3.6] da
porre 'Paa=g;,,=o/l, ottenendo (M.=M,=M)

provvisoriamente impedisca la rotazione della sezione A, si calcolano i momenti d'incastro M,, M, indicati nella fg. 3.6 con il loro senso positivo,

58

M=-6EJ o/12 ,

[3.9]

T=2M/l= 12EJ o/l',

e il valore di M si poteva ricavare immediatamente considerando che i momenti antimetrici debbono annullare la rotazione o/l che avverrebbe se la
trave priva degli incastri seguisse lo spostamento ocon movimento di corpo
rigido. Nella tab. 3.5, al termine del presente capitolo, sono riportati i valori
dei momenti d'incastro per consuete condizioni di carico. Da tali dati si

59

todo dei vincoli ausiliari (voi. I, es. 9.1): applicato un vincolo fittizio che

quindi destrogiro; poi si allenta il vincolo, ossia si applica la sua reazione M,


cambiato di segno, per cui sovrapponendo gli effetti si trova
~

Ma
M,=M,---
2

[3.12]

Inoltre la rotazione dell'estremit appoggiata si manifesta soltanto nella


seconda fase in cui si applica alla trave il momento -M., quindi

M,l
g;.=- 4EJ.

[3.13]

Pertanto, per il calcolo del momento d'incastro M,, possono essere utilizzati i valori della tab. 3.5, da introdurre s'intende nella relazione [3.12].

Fig. 3.6
Fig. 3.5

possono evidentemente trarre anche le rotazioni delle sezioni estreme per la


trave semplicemente appoggiata, che per la [3.4] evidentemente valgono (si
veda a tale proposito il punto seguente)
l
g;.,= EJ (-2M.+M,),
6

g;,,= EJ (-2M,+M,).
6

e da tali espressioni si ottengono facilmente i valori dei momenti per asse-

di particolare interesse, soprattutto per il calcolo degli insiemi cou procedimenti iterativi, il caso noto della trave sottoposta alla coppia M,: il momento d'incastro perfetto determinato dalla condizione g;,,M,+g;,,M,=0,
dalla qnale, ricavato M,, si pu dedurre ogni altra quantit, in particolare
ottenendo, avendo supposto la trave prismatica (fg. 3.5),

3 M,

Abbiamo gi ricordato che, per una trave prismatica appoggiata, soggetta


ai momenti M., M,, le rotazioni delle sezioni estreme valgono (rei. 3.4)

[3.1 O]

b) La trave con un'estremit articolata, laltra incastrata.

T=--
2 I

e) I momenti alle estremit di una trave in funzione dei carichi e dei movimenti delle sezioni estreme.

[3.11]

Quando la condizione di carico generica, il momento d'incastro perfetto si ricava dalla seconda delle [3.1] ponendo M,=0. Oppure, se gi
stata risolta la trave con duplie incastro, si pu utilmente impiegare il me-

gnate rotazioni <pa, <p0

2EJ
M,=- - (2g;,+g;,),
1

2EJ
M,=-- (2g;,+g;.),
1

[3.14]

valori che potevano essere ottenuti anche direttamente dalle [3.6] ponendo
-rpa, -rplJ al posto di (/Jao, <fba
Se la trave sottoposta anche ad azioni esterne e le estremit presentano
uno spostamento relativo o, con senso tale da dar luogo a una rotazione
di corpo rigido destrogira, i complessivi momenti alle estremit si ottengono
facilmente aggiungendo alle espressioni [3.14] i termini conseguenti all'intervento dei carichi e dello spostamento o, considerando per, per le due ultime
cause, le estremit impedite di rnotare, perch delle rotazioni tengono conto

Capitolo terzo

60

'Paa~J( ~

le stesse [3.14]. Quindi ricordando la [3.9], si ottiene

2EJ

M.~M.+--

6EJd
(2'Pa+'P,)---2 - ;
1

[3.15]

~0,1928

e un'analoga espressione vale per M,. Il significato fisico dei termini che
compongono la relazione [3.15] chiaro: al momento che si av.rebbe ~on l~

}J,

'dx 2(12,5+4 21,232+2 32,77+ ...

(il coefficiente vale 0,333 per la sez. cost.),

~0,04852

PI'
EJ, (0,056 per la sez. cost.),

M,~ -q;,,/q;,,~ -0,252

L ===i

f(x)dx;;;

,Jt (f,+4J,-i-2f,.+

[3.16]

PI (0,168 per la sez. cost.).

b) Per farsi un'idea dell'influenza che pu esser data da una variazione della
sezione C3 . 1), nella tabella 3.1 si trovano riportati i valori dei coefficienti elastici <fJaa'

Trave appoggiata con mensole rettilinee e simmetriche: coefficienti


elastici <faa' Cfba

TABELLA 3 .1.

a/l

J,/J,

I 0,60 I0,40

0,20 I0,151 0.10 I0,081 0,061 0,041 0,02 J

+4J,+2J,+ ... +4Jn-1+fn)'


in cui / 0 , / 1 , , fn. sono i. valori della fun-.
zione integranda 1n corrispondenza delle
estremit dei tronchi Lix, il cui numero deve
'
o,139Pl
essere ovviamente pari.
',,,
__ __..,,,
Ad esempio, la trave della fig. 3.7
',,,.---soggetta a un carico P_, concentrato ~Ila
Fig. 3.7
distanza x=0,41, ed ha 11 tratto prossimo
all'estremit A di altezza variabile con andamento parabolico (dh~ dh, !;'/A'). I dati necessari per il calcolo del coefficiente
2

elastico relativo al momento Ma=1 (IPaa= ; 2 fx dx/El), della rotazione dovuta


al carico p (1Pao= jM0 x dx/lEJ) e infine del momento Ma d'incastro sono riportati
nella seguente tabella:

h
J
x'/J
M,
M,x/J

10

fattore

1,5625

1,25

1,0625

h,

8
12,5

3,815

1,953
32,770

1,199
40,867

1
36

16

1
9

0,8
3,277

1,2
7,006

1,6
9,6

1
25
2,0

1
1
2,4
9,6

1,8
5,4

J,
dx'/J,
Pdx
Pdx'/J,

o
o

21,232
0,4
0,944

10

)~

-JM,(P)x
__
1_ dx

_
EJI dx- EJ,l 3 Pdx 2 (0+4 0,944+2 3,277+ ...)-

3.2. Travi di sezione variabile.


a) Se la sezione della trave variabile, nella sostanza n?lla ~ambia rispetto .a
quanto si visto precedentemente a proposito della trave.Er1smat1~a, e ad .e~emp10
valgono le relazioni [3.2], con la sola avvertenza c~e negh int~grah presenti .~n es~e
si deve ora introdurre il momento d 1nerz1a
p
variabile della sezione. Per in genere con]L1xjc 8
a --.
? . o _JL_ veniente onec7ssario 7ffettuare i1;1-.modo ap71
f
:
i
h prossimato l '1ntegraz1one, sudd1v~dendo la
2
JL~~i\dh"
~x----s.-l 71 trave in tronchi e pr?cedendo mediante ~e~le
A~- -~
13
ordinarie sommatorie o, molto prefer1b1l,
mente, con la nota formula di Simpson

61

'Paa-

estremit incastrate si aggiungono le ripercussioni dovute a1 mov1ment1


delle sezioni estreme.

nn

r:, ~E},/' ~X

Travi

0,1

fattore

0,939 0,900 0,852 0,834 0,816 0,810 0,798 0,789 0,771 0,728

0,2

0,882 0,813 0,723 0,693 0,660 0,645 0,627 0,609 0,582 0,504
'Paa

0,3

0,837 0,735 0,612 0,573 0,525 0,504 0,480 0,453 0,417 0,316

0,4

0,792 0,666 0,513 0,462 0,408 0,381 0,351 0,318 0,273 0,152

0,1

0,990 0,984 0,978 0,973 0,970 0,966 0,964 0,962 0,960 0,944

0,2

0,966 0,942 0,912 0,900 0,887 0,880 0,870 0,860 0,846 0,792
'Pba

0,3

0,93010,882 0,812 0,791 0,762 0,745 0,726 0,708 0,678 0,568

0,4

0,882 0,800 0,690 0,649 0,601 0,582 0,552 0,516 0,468 0,296

l/3EJ,

-l/6EJ,

<3.ii Utili tabelle si trovano riportate su nun1erose opere dedicate al calcolo dei telai;
in paiiicolare ricordiamo, tra le prin1e, quelle riportate-da A. STRASSNER nel suo volun1e
Neuere Methoden zur Statik der Rahmentragwerke, Ernst, Berlin, 1925 (3" ediz.), vol. 1. Numerosi ed accurati diagrammi si trovano nelle opere di R. GULDAN, Rahmentragwerke und
Durch/auftriiger, Springer, Wien, 1949, 4a ediz. (mensole rettilinee e paraboliche simmetriche o da una sola parte della trave; rotazioni delle estremit per effetto di coppie, di
carichi concentrati e di un carico distribuito uniformemente). - J. M. GERE, Moment Distrihution, Van Nostrand, Princeton, N. Y., 1963. - P. CHARON, Le calcul pratique des constructions inertie variab[e, Eyrolles, Paris, 1961.

62

63

Travi

Capitolo terzo

3.3. Trave con appoggio e incastro soggetta a un momento( mensole


metriche e rettilinee).

nel caso frequente in cui i tratti estremi della trave presentano l'altezza della
sezione crescente con legge lineare (tratti con mensole >> rettilinee).
Relativamente alla stessa trave considerata nella tab. 3.1 precedente e sottoposta
a un carico q distribuito uniformemente sull'intera lunghezza, pu convenire di
notare che, espressa la rotazione della sezione A nella forma
'Pba

TABELLA

sim~

in cui evidentemente il termine tra parentesi si riferisce al caso prismatico, i valori


del coefficiente Cao al variare delle sezioni coincidono con quelli relativi a Cfba e riportati nella stessa tabella (quindi, ad esempio, per a/l=0,2 e J 0/J1=0,2, Cao vale 0,912):
infatti facile riscontrare che, impiegando il principio dei lavori virtuali nel calcolo di dette rotazioni, quindi la formula [3.2], nei due casi costante il rapporto
delle funzioni M 0 M; (a. z). Pertanto facile calcolare il momento d'incastro per la
trave caricata uniformemente, con un'estremit incastrata e l'altra appoggiata
(M=<pa 0/'Paa) o con entrambe le estremit incastrate; per quest'ultimo caso la tabella 3.2 fornisce vari valori.
3.2. Trave doppiamente incastrata, con mensole rettilinee e simmetriche,
soggetta a carico uniforme: momenti d'incastro perfetto.

a/l

I J,/J, I0,60 I0,40 I0,20 I0,1510,10 I0,0810,0610,0410,02 I o I fattore

0,1

0,527 0,547 0,574 0,583 0,59610,598 0,605 0,612 0,623 0,648

0,2

0,548 0,579 0,631 0,649 0,673 0,684 0,694 0,704 0,727 0,786

M,

0,3

0,556 0,600 0,662 0,691 0,726 0,738 0,756 0,781 0,813 0,899

0,4

0,557 0,602 0,670 0,700 0,738 0,764 0,786 0,811 0,857 0,974

0,1

0,904 0,840 0,760 0,736 0,700 0,696 0,676 0,656 0,628 0,563

TABELLA

0,2

0,824 0,720 0,580 0,536 0,480 0,456 0,432 0,408 0,364 0,257

'Pa

a/l

I J,/J, I0,60 I0,40 I0,20 I0,1510,10 I0,0810,0610,0410,02 I o I

0,1
0,2

1,062 1,100 1,160 1,181 1,206 1,216 1,229 1,242 1,263 1,320

0,3

1,071 1,124 1,196 1,225 1,261 1,275 1,292 1,316 1,345 1,420

0,4

1,073 1,126 1,20611,238 1,272 1,299 1,320 1,344 1,385 1,480

0,772 0,628 0,460 0,400 0,332 0,304 0,276 0,236 0,188 0,081

0,4

0,728 0,568 0,376 0,314 0,249 0,212 0,179 0,145 0,097 0,0105

l/4EJ,

fattore

Pu essere utile disporre anche dei coefficienti elastici Paa' 'Pbb 'Pab=<pbJ per
una trave avente la sezione variabile linearmente da un'estremit all'altra; alcuni
valori sono elencati nella tabella 3.4.

1,036 1,060 1,094 1,105 1,118 1,121 1,130 1,136 1,151 1,180
M

0,3

-ql'/12

3.4. Trave di sezione variabile linearmente da un'estremit all'altra: coef


ftcienti elastici.

TABELLA

~l-~l

}~
'
B
A

Inoltre si gi accennato che una condizione di carico ricorrente nei metodi


di calcolo iterativi quella del momento M applicato all'estremit di una trave con
appoggio e incastro; se l'altezza della sezione dei tratti terminali varia con linearit
e simmetricamente, utilizzando i dati dello specchio 3.1, si ricavano facilmente anche
i valori riportati nella tab. 3.3.

J,/J,

I 0,60 I 0,40 I 0,20 I 0,151 0,10 I 0,081 0,061 0,041 0,02 I 0,01 I fattore

'Paa

0,681 0,501 0,294 0,237 0,171 0,144 0,114 0,084 0,048 0,027

l/3EJ,

M'=1 (pensando di

'Pbb

0,879 0,792 0,657 0,609 0,546 0,516 0,471 0,420 0,345 0,282

l/3EJ,

applicare due coppie ausiliarie simmetriche); nel caso di una coppia Ma applicata a
una estremit, volendo ricavare la rotazione dell'altra sezione estrema, M 0 =Ma/l, M'=

'Pub

0,774 0,630 0,438 0,378 0,300 0,270 0,228 0,186 0,126 0,084

-l/6EJ,

3 2

< >

~1

Infatti nel caso del carico uniforme si ha M 0 =

(l-x)/l.

i (/x-x

2
),

Travi

Capitolo terzo

64

MOMENTI D'INCASTRO PERFETTO()

TABELLA 3.5

r-(j)=1~-------q---------------+-cQ)=2----f<;---a""'-

---l-

A~!!! I!! I!!! I ~B


-

Ma--Mb=
- JJ1_
12

TRAVE PRISMATICA: MOMENTI D'INCASTRO PERFETIO -

-;.;_:,-,"'-

---l-

{ill1q

HJJ); a"a!l

Ma=--Mb= -4,2a2(3_2a)

'

q
A{In==- r;;,Ba=all
,,
fE--- a -3>\2 2
2
Ma=-JJk 'fa('- a+q3a)

tp

ifj

>I a I<
/E-- b ----'-"l

>I ah:

b/t

(tpt~(B

@)A"'(
&)1(lt> a ava

a~

l~ia
-

(*) Positivi se destrogiri.

@A

!a .-<Cfifl ~Ba=a/l
~a--;;./-

-22
2
Ma-- al
30 a(10_15a+6a)

afa df5Aa)

A~

(
~Ba=a!l
+a+-- b~ fl=b/l

Ma= M{J(2a-fJ)
Mb= Ma(2{J_a)

tp

Ma=-Mb=-Pa

tE4

2
Ma--Mb--tJL.1__
--1232

Mb=

2 3
Mb- ..fJ];
30 2a(5_3a)

- ! - - - - - - --------/------------~

2
Ma--Mb-- qJ:,
12 JL
32

l/4

l/4

-A~~dtB

l/4

l/4

~
+o--l
2
Ma--4
- 30
Mb- _IJ12.
20

Ma-- - Mb-- _ __g_[


19,2

A~AJ{,~B

@A,~B

65

Ma--Mb-- Pl
12 i+o.s
i

tP

1iJ
+--li2--+

f).

Ma=-Mb=-1/;l

A~JJ:tJJ:~B
'

z::ia

MPli~1
a-- Mb---12z-

66

Capitolo terzo

TRAVE PRISMATICA:
21

tP b_J

A~

I a' I'

Ma=- Pab2;1
-

B
CAPITOLO

JY!b= Pa b!l

@>

MOMENTI D'INCASTRO PERFETTO

IV

ARCHI
2

4.1. Osservazioni introduttive.

A~VC\V~stg

24

-,.J-l!n J.,-

A ttr--.~s--,---f};, B h
!i1I= ti
Vi T

qx= qsen n7x (n=2,4.)


-

Il comportamento statico di un arco pu essere molto pi favorevole di


quello di una trave ad asse rettilineo, soggetta agli stessi carichi e di eguale
luce, ma il vantaggio fortemente influenzato dalle condizioni di vincolo
e di carico, per cui pu essere opportuna qualche considerazione preliminare.

Ma=Mb=-~

Linea d'influenza di

Ma

Linea d'influenza di V0 (mezz)

Fig. 4.1

i;;::

"~

Consideria1no, per esempio, un arco a tre cerniere soggetto a due carichi

('-..L--

qt

Q3

05

Lba~rave appogg)

07

Lb= spostamento in mezzeria

- - x/l
.,-.-,

0,1

x/l

Mi>; 0,081

0,2

0,4

q5

q5

0,144

0,125

0,096

0,162 0,224

0;25

0,224 0,162 0,088 01026

q944

1,00

0,944 0,7"92 0,568 0,296

q3

0)28 0,147

'bi

0,026 0,088

Lba

0,296 0,568 0,792

0,7

qB

q9 fattore

0,063 0,032 0,009

-Pl
}p/3

4BE]

concentrati simmetrici (fig, 4.1): praticato un taglio in chiave, per simmetria


si ha il solo sforzo normale N=H=Pa/f, al quale consegue la tensione
a0 =Pa/Af, indicando con A l'area della sezione; mentre nella mezzeria della
trave ngualmente caricata e di uguale luce, al momento flettente M,=Pa
consegue la tensione massima, considerando la sezione rettangolare b h,
'1,=6Pa/bh 2 =a.

r,

Quindi, essendo in genere fh, la trave, nella sezione

considerata, risulta molto pi sollecitata dell'arco; e tale prerogativa in sostanza dipende dal fatto che, per l'arco, le azioni H equilibranti la coppia
(Pa) sono associate al braccio f, mentre per la trave la medesima coppia
equilibrata dalle risultanti R delle tensioni che hanno il braccio h, molto
minore della freccia f.

Capitolo quarto

68

Archi

Se si pensa invece l'arco vincolato con cerniera e carrello (fig. 4.lc), lo


stato di sollecitazione differisce assai poco da quello della corrispondente
trave, e in particolare coincidono i diagrammi dei momenti.. Ma se il vi~colo
in grado di fornire un'azione orizzontale

1! che co.ntrasti coi: ~fficac1a ~o

spostamento relativo delle imposte, i momenti flettenti compless1v1, cabno m


genere fortemente, rispetto al caso del carrello semplice, m v1rt~ dei momenti negativi forniti dalla spinta H; anzi, dato un arco iperstatico con le
estremit vincolate da cerniere fisse o incastri, se per la sua

configuraz~on.e

principale a tre cerniere risulta assiale la curva o la poligonal~ de~e pre~s10m,


di solito lo stato di sollecitazione per detta struttura isostatica e dommant~
e gli effetti delle azioni staticamente indeterminate hanno .s~ars.o pes.o. C10
avviene vale la pena di ricordarlo (voi. I, cap. 6), per condiz10m che m pratica

so~o frequentemente verificate,

e quanto pi ci si

appro~sima a t~le st~t?

69

nella fg. 4.2, in cui gli assi y, z si ritengono coincidenti con quelli principali
d'inerzia della sezione, sulla faccia anteriore in generale agiscono lo sforzo
assiale N, due sforzi di taglio (T., T,), e tre momenti, di cui uno torcente
(M,); due sono flettenti; e per tali sei caratteristiche di sollecitazione il senso
considerato positivo se i vettori che le rappresentano sono rivolti contrariamente agli assi, pensando, s'intende, di rappresentare le coppie con i relativi asse-momenti. Ovviamente tutte le azioni interne invertono il segno e
s'incrementano di quantit infinitesime, pari ai rispettivi differenziali, quando,
spostandosi nel senso degli archi crescenti, si passa alla faccia posteriore del
tronco; quindi per tale seconda sezione i sensi dei vettori che rappresentano

le varie sollecitazioni concordano tutti con quelli stabiliti per i tre assi di
riferimento. Inoltre le azioni esterne (ossia le forze unitarie qx, qy, qz e le

static~,

di cose tanto pi l'arco comporta, per la sua forma, no:evoh vantaggi

quindi anche estetici, come testimonia~o g:i inn~erev.oh ardn~enti cos~ru~t1v1.


Dalla presenza della spinta H, qumdi degli sforzi norma.II che prmcrpal-

mente da essa sono provocati, dipende la differenza sostanziale del compo~


tamento degli archi rispetto a quello delle travi. E va da s che, se le co!'d1zioni di carico rendono deboli le spinte, i privilegi consentiti dalla soluz1?ne
ad arco tendono a svanire, come per esempio avviene per la struttur.a snn-

Fig. 4.2

metrica soggetta a carichi verticali antimetrici della fig. 4.ld, che evidentemente non provocano azioni orizzontali.

z~

dw

Per archi di limitata importanza, si adotta in genere la forma crrcolare


0

parabolica; mentre nei casi notevoli, essendo _opportuno ri~u~re al massllTI?

i momenti flettenti, di solito l'asse dell'arco viene fatto comc1dere col pohgono funicolare dei carichi permanenti (eventualmente ass?ciati a un~ ,quot~
di quelli accidentali) passante per i baricentri delle sez10m d1 estre~rt.a e dr
mezzeria. Un dato importante per gli archi il ribassamento, ossia 11 rapporto tra la freccia e la luce, il cui valore pratico in genere si aggira intorno
a 1/5 71/6.
.
. .
Analogamente a quanto stato fatto per le travi, supporremo che il piano
contenente l'asse dell'arco sia di simmetria, e che di conseguenza, per effetto
di forze agenti nello stesso piano, l'asse geometrico deformandosi ~~n ~se~

da esso. Inoltre ci limiteremo a considerare, in vista del calcolo degh ms1em1

coppie unitarie mx, my, mz distribuite lungo l'arco) sono ritenute positive
se rivolte concordemente con gli stessi assi.
evidente che, aflnch sia assicurato l'equilibrio dell'elemento, debbono

risultare soddisfatte le sei equazioni indefinite di equilibrio; indefinite nel


senso di relazioni da ricavare per un generico tronco elementare, prescindendo

dalle condizioni ai limiti valide per la struttura in cui esso si trova inserito.
Tali equazioni, delle quali ovviamente tre riguardano le traslazioni lungo
gli assi di riferimento e tre le rotazioni, indicando con apici le derivate ri-

spetto alla linea s, risultano (f' =df7ds):

di travi, i casi staticamente indeterminati dell'arco isolato di piccola curvatura con le estremit articolate e incastrate.

Riteniamo anche utile (vedremo nel par. 10.3 alcuni esempi) una breve
premessa sulle equazioni indefinite di equilibrio e di congruenza dell'arco
piano soggetto a stato di sollecitazione piano e spaziale.

4.2. Equazioni indefinite di equilibrio e di congruenza.


a) Se si pensa di estrarre un tronco infinitesimo dell'arco,. sulle due se:
zioni A B che lo delimitano debbono essere applicate le vane componenti

dell'azi~ne

interna. Precisamente, adottato il riferimento cartesiano indicato

-T"+M/+m,=0,

Mx'-Mv/r+m,=0,

T,+M/+M"/r+mv=O.

[4.1]

Ciascuna di esse si ottiene annullando la somma di tutte le componenti


dell'azione esterna e interna lungo ciascuna delle tre direzioni prescelte; cos,
ad esempio secondo x (fig. 4.3), trascurando gli infinitesimi di ordine supe-

riore, dN-Tv ds/r+q,ds=O.


inoltre da notare che ogni azione compie lavoro a causa del correlativo
movimento, il quale deve avere carattere di continuit, dovendo risultare
compatibile con la compagine del materiale; quindi, essendo sei le azioni
interne, si hanno sei relazioni indefinite di congruenza, ognuna delle quali

Archi

Capitolo quarto

70

esprime il legame tra la variazione infinitesima di un movimento e la deformazione ad opera della relativa caratteristica di sollecitazione. Se u, v, w
sono gli spostamenti secondo gli assi coordinati x, y, z e <px, rpy, rpz sono le rotazioni di una generica sezione (positivi tutti se concordi con i sensi attribuiti
agli assi); e se si indica con fi(S) ds il movimento relativo di due szioni
vicinissime per la deformazione indotta da una generica sollecitazione S,
le equazioni indefinite di congruenza sono:
u'-v/r=fi(N),

v'+u/r=-rp,+fi(Ty),

rp,'-<py/r={J(Mx),

w'='Pv+fi(T,),

[4.2]

rp,' =fi(M,),

rpy' +rp,/r={J(My) ,

al solito ponendo f'=df/ds.


Tali relazioni si ottengono facilmente appena si rifletta che, per il tronco
infinitesimo A-B=ds, lo spostamento della sezione B rispetto alla A lungo

(V\
y

u+du
7

_,.,/

noto, porre

{J(N)=N/EA,
fi(M,,)=Mx/GJ,,

{J(Tv)=cvTvfGA ,
fi(Mu)= MvfEJv,

{J(T,)=c,T,/GA ,
fJ(M,)=M,/EJ,.

[4.3]

Inoltre in genere lecito trascurare la deformazione degli sforzi taglianti


quindi considerare
'
{i( Ty);;; O ,
{i( T,) ;;; O ;
e se pu essere omessa anche quella di N, come frequentemente avviene, si
ha {J(N)=O.
b) L'arco circolare.

Dalle suddette equazioni di congruenza si possono ricavare le relazioni


che consentano di esprimere le azioni interne in funzione dei movimenti
tenuto conto dei legami [4.3]. In particolare, se si ammette il raggio costante:
e se si omettono le deformazioni per gli sforzi taglianti e normale risulta
(ponendo ora }=dfjdw, con dw=dsjr, fig. 4.2)
'

EA (' )
N =-,.u-v ,

EJ, ..
M,=-7 (v+v),

EJu ..
Mv=7(w+rp,r),
[4.4]

\v+dv

w+w=r'(MvfEJv-M,/GJ,),
1....--udw

""k02

Fig. 4.4

71

0 71u+du

essendo, come si detto, f=df/dw.


~a pr~ma e la seconda relazione riguardano l'arco caricato nel suo piano,
ed e ovv10 che, facendo tendere all'infinito il raggio, esse coincidono con le

Fig. 4.3

una generica direzione a avviene in genere per il dnplice contributo della


rotazione della sezione A (intorno all'asse normale al piano ds-a) e della
deformazione operata dalla caratteristica di sollecitazione che per lo stesso
spostamento compie lavoro. Cos, per la seconda relazione riguardante lo
spostamento secondo y, ad esempio, lo spostamento relativo espresso per
ds
tramite delle funzioni spostamento, vale dv+u- (fig. 4.4); e deve d'altronde

Fig. 4.5

/'

risultare eguale, come si detto, a -rp,ds+fi(Ty) ds, essendo chiaro che, per
la convenzione assunta nei riguardi dei segni, una rotazione positiva della
sezione A intorno a z comporta uno spostamento della B contrario ad y;
e che il taglio Ty applicato in B provoca, sempre per le ipotesi fatte sui segni
(fig. 4.2), uno spostamento secondo y positivo.
Le relazioni [4.2] godono di validit abbastanza generale. In esse,
se si ammettono le consuete ipotesi valide per i corpi a prevalente
sviluppo lineare, e avendo supposto il raggio di curvatura dell'arco
grande rispetto alla relativa dimensione della sezione, si pu poi, come

formule relative alla trave; dalla seconda, noto M,,,, si ricava v, quindi u,
per integrazione, dalla prima delle [4.4] [supponendo fi(N);;;O]:

u=Jvaw+c.

[4.5]

Noti gli spostamenti u, v poi facile passare agli spostamenti orizzontale e verticale (fig. 4.5)
=u sen w+v cos w,

11=-u cos

w~t--v

sen w.

[4.6]

Capitolo quarto

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Le formule [4.4], [4.5] verranno estesamente utilizzate, ad esempio, nelle


soluzioni, ricavate mediante le serie di Fourier, degli anelli soggetti a carichi
complanari e normali al piano dell'anello (par. 10.3).

[4.7], della deformazione per effetto dello sforzo normale trascurabile (voi. I,
par. 5.2), e in particolare molto piccolo il secondo termine della funzione
integranda al denominatore.

4.3. L'arco a due cerniere.

b) Come si detto (par. 4.1), nei casi d'importanza non corrente pu essere opportuno, eliminata la connessione angolare in chiave, ossia adottato

72

a) un caso assai semplice, poich ammette al massimo una sola incognita staticamente indeterminata che, a seconda della struttura principale
isostatica sulla quale si intende operare, pu essere il momento in corrispondenza di una cerniera introdotta lungo l'asse o l'azione orizzontale X applicata alle estremit. Se M,, N, stanno a indicare il momento flettente e lo
sforzo normale in una generica sezione dell'arco soggetto ai carichi e con
l'estremit A libera di traslare orizzontalmente, e se si suppone la X rivolta
verso l'interno, le azioni interne complessive risultano (fig. 4.6)

M=M,-Xy,

N=N,-X cos {} ;

e all'azione ausiliaria X=l (rivolta anch'essa verso l'interno), che viene fatta
intervenire per l'applicazione del principio dei lavori virtuali, conseguono le
azioni interne :fittizie M'=-y, N'=- cos {}. Quindi, supponendo che sus-

73

l'arco a tre cerniere come struttura principale isostatica, assumere l'asse della

struttura coincidente con la curva delle pressioni, quindi con la funicolare


dei carichi permanenti passante per i baricentri delle sezioni d'imposta e
di mezzeria.
S'intende che, anche operando in tale modo, non possibile toglier
di mezzo completamente il momento flettente: infatti l'arco svincolato per
esempio in A e soggetto ai carichi e alle reazioni trovate per la configurazione
a tre cerniere, risulta semplicemente compresso, per cui inevitabile un accorciamento del suo asse e un conseguente piccolo avvicinamento di A all'altra estremit B; quindi, per rispettare la congruenza, si deve applicare
in A una forza orizzontale LIX, comunemente detta spinta adclizionale ,
la quale in genere risulta di segno opposto e molto piccola rispetto alla
spinta X, che compete all'arco a tre cerniere. E gi vedemmo le ragioni (voi. I,
cap. 6) per le quali risultano in genere inessenziali le alterazioni sia della
spinta rispetto al valore X"' sia dello stato di tensione della struttura principale dominato dal solo sforzo assiale. Tuttavia qualora sia opportuno calcolare LIX perch non sussistono le circostanze che ne rendono trascurabili
gli effetti, essendo allora M 0 nullo in ogni sezione e, se i carichi sono verticali, N,=-X,/cos {}, la [4.7] diviene (con bxa=O)
LIX

Fig. 4,6

-X,{ds/A+Ea,lto'
j(y'-l-e 2 cos 2 fJ) ds/J.

[4.8]

In genere per l'integrale al denominatore il secondo termine ha piccola


sista uno spostamento orizzontale ~xa verso l'interno e una variazione termica
uniforme e positiva t0 ', l'equazione dei lavori virtuali risulta, omettendo la

deformazione della sollecitazione tagliante,

-M,y+Xy 2
El
ds+

da cui, ponendo

e2 =J/A,
X

importanza.

e) Effetti di azioni applicate alle sezioni estreme.

-N,cosfJ+Xcos2 fJ
EA

essere utile conoscere i movimenti alle estremit di un arco e i diagrammi delle

ds cos fJ=dx, si ottiene

sollecitazioni in conseguenza di azioni applicate alle sezioni estreme. Nel1'es. 4.1 si troveranno risolti alcuni casi per l'arco parabolico e circolare.

fM,y ds/J+fN,dx/A-1-Ea,lto' -1-Ebxa


j(y2+e 2 cos 2 fJ) ds/J

Nello studio dei sistemi di travi in cui si abbiano elementi ad arco pu

[4.7]

e per le integrazioni da estendere all'intero asse dell'arco pu essere conveniente la formula di Simpson (relaz. 3.16). Frequentemente il contributo, nella

Esempio 4.1 (coefficienti elastici per un arco a due cerniere parabolico e cir-

colare).
Per un arco simmetrico a due cerniere, soggetto a una coppia Mb applicata a
un'estremit (fig. 4.7), calcolare la reazione orizzontale dei vincoli e le rotazioni
delle sezioni estreme considerando l'arco stesso parabolico e circolare.

74

Capitolo quarto

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a) Arco parabolico.

75

c) Linea d'influenza della spinta X (4.i).

L'asse dell'arco definito dall'equazione (fig. 4.6):

y~

7,

[a]

(lx- x') .

Il calcolo dell'incognita staticamente indeterminata si semplifica se la sezione


variabile con la legge (indicando con A 0 , J 0 la sezione e il momento d'inerzia
della sezione di chiave):
[b]
A=A 0 /cos f},
utile considerare tale variazione, seppure poco adatta per gli archi articolati
alle estremit (comporta infatti una sezione crescente verso le imposte, con
aumento per piccolo per gli usuali ribassamenti), perch fornisce significativi
risultati che poco si scostano, per archi abbastanza ribassati (f/l<;,1/5), da quelli

Applicando ripetutamente la formula [4.7] si pu definire per punti il diagramma che fornisce i valori della spinta di un arco a due articolazioni fisse per
effetto di un carico verticale P= 1 agente in un qualunque punto; ed facile constatare che esso coincide con il diagramma degli spostamenti verticali conseguenti a una traslazione relativa delle imposte, secondo la direzione x della
spinta, 8xa= -1 (4.2),
Nell'esempio 4.2 sono riportati vari valori della linea d'influenza per l'arco
parabolico.
Esempio 4.2 (arco incernierato: linea d'influenza della spinta).

Calcolare la linea d'influenza della reazione orizzontale dei vincoli per un arco
parabolico simmetrico, avente le estremit articolate e la sezione variabile con la
legge J~J,/cos fJ (v. es. 4.1).
Soluzione. - Procedendo come nell'esempio 4.1 si ottiene (J.=x/l):

Fig. 4.7

X=

relativi a un arco di sezione costante e di forma leggermente diversa. Le semplificazioni consentite dalle relazioni (b) (che vennero introdotte da Winkler e
da Ritter; val. I, par. 10.2) dipendono dal fatto che in virt di esse si ha
ds/J~(dx: cos fJ)/(J,: cos fJ)~dx/J, e ds/A~dx/A,. Dalla [4.7], essendo:

M,~ -M,x/l,

JM,ydx/J,~

Jy'dx/J,~

-M,fl/3J,,

!6f'l/30J,,

-8 M,/f~0,625 M,jf.

[e]

Tale valore coincide ovviamente con quello relativo all'arco soggetto a due
coppie M/2 simmetriche.
Nota la reazione dei vincoli, applicando ad esempio il principio dei lavori virtuali si trovano facilmente le rotazioni delle sezioni estreme:
[d]

'Pa,~M,l/24EJ,,

entrambe destrogire.
b) Arco circolare di sezione costante.
Procedendo come nel punto a), si ottengono i valori raccolti nella seguente
tabella (tra parentesi le differenze con i valori relativi all'arco parabolico):

fil

0,10

0,15

0,20

0,25

0,30

fattore

X(M,)
<p,,(M,)

0,6258
0,1304
(4,3%)
0,0443
(6,3%)

0,6265
0,1374
(9,9%)
0,0476
(14,2%)

0,6276
0,1470
(17,6%)
0,0524
(25,7%)

0,6289
0,1626
(30,1%)
0,0589
(41,3%)

0,6304
0,1752
(40,2%)
0,0670
(60,8%)

M,/f
M 01/EJ

'Pao(M,)

ove PJ.l/2/ la spinta per l'arco a 3 cerniere.


J.

X(P)

O, 1

0,2

0,3

0,4

0,5

0,0613

0,1160

0,1588

0,1860

0,1953

fattore
Pl/f

Come stato detto, la stessa linea d'influenza pu essere impiegata, con buona
approssimazione, anche per archi di forma leggermente diversa, a parit s'intende di //I.

si ottiene, trascurando la deformazione per effetto dello sforzo normale:


X~

PJ./ 1-27.'+J.'
2/
0,8
'

M,l/EJ

4.4. L'arco incastrato.


a) Le espressioni delle incognite staticamente indeterminate.
In genere presenta triplice grado di indeterminazione statica, e le tre
relative azioni incognite vengono calcolate riconducendo al rispetto della
congruenza la struttura principale, ossia la configurazione provvisoriamente
priva dei vincoli iperstatici. Dalla scelta di tale configurazione pu risultare notevolmente influenzata la laboriosit dei calcoli e, come noto, di
<4-1l
<4.z1

Si veda, per es., O. BELLUZZI, Scienza delle costruzioni, cap. XIX, par. 408.
Si considerino due sistemi: il primo, quello effettivo, soggetto al carico P=l nel
punto generico C e alla spinta incognita X in A; il secondo (arco con appoggio in B e
carrello in A) sottoposto all'azione X* che provoca lo spostamento 8x,.(X*)=-1. Se indichiamo con v(X*) lo spostamento verticale in C ad opera della stessa X*, per il teorema
di Betti si ha P v(X*)+X 8x,.(X*)=X* O, da cui, essendo P=l, Ox,.(X*)= -1 (la forza
X* ha le din1ensioni :fisiche di una forza su una lunghezza):
X~v(X*).

Tale risultato un caso particolare del teorema di LandMColonnetti (vedi, per es.,
op. cit., cap. XVIII, par. 381).

O. BELLUZZI,

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solito conviene che lo stato di sollecitazione iniziale, dovuto ai soli carichi


agenti sulla struttura principale, si scosti il meno possibile da quello definitivo (4 3); quindi, almeno sotto questo punto di vista, l'arco a tre cerniere
presenta prerogative molto favorevoli, poich alle estremit mette gi in
gioco le spinte dalle quali dipende fortemente lo stato di sollecitazione effettivo; mentre risulta poco opportuno lo schema isostatico dell'arco a sbalzo.
Ma per quest'ultimo - fu Mohr a segnalare tale propriet CUJ - le relative tre condizioni di congruenza possono venire scritte in modo che ciascuna
di esse contenga una sola incognita, per cui tutto sommato conviene optare
di solito per la seconda configurazione principale. Su questo argomento
avemmo gi occasione di intrattenerci per illustrare alcune questioni generali
riguardanti la scelta della struttura principale; ora interessa soffermarci su

zione terminale A*. Evidentemente il trasferimento delle condizioni di congruenza da A ad A* non modifica nulla, essendo, carne si detto, considerato indeformabile il tratto A-A*; rna comporta ai fini calcolativi una rilevante semplificazione che risulta evidente appena si scrivano le condizioni di
compatibilit relative ai vincoli. Per esprimere queste impiegando il principio
dei lavori virtuali, si adottano, come ben noto, le azioni ausiliarie XG=l,
Y 0 =1, M 0 =1, a ognuna delle quali [attribuendo ad esse gli stessi segni delle
corrispondenti azioni incognite e considerando l'origine degli assi coordinati in
G (fig. 4.8)] conseguono le relative sollecitazioni fittizie (N' = -cos ff, M' = -y;
N'=-sen{}, M'=-x; N'=O, M'=l). Consideriamo l'arco soggetto, oltre ai
carichi, a una variazione uniforme t0 1 della temperatura; inoltre la sua impostaA presenti cedimenti noti Ua (secondo x), v. (secondo y), ip. (destrogira),
che danno luogo, per la fittizia sezione terminale A*, ai movimenti UG=
=Ua-TaYa, Va=Va-Taxa, Po=Ta (destrogira).
Allora, se indichiamo con l'indice o le azioni interne conseguenti ai
carichi agenti sulla struttura principale, poich le sollecitazioni effettive valgono, in una generica sezione S,

76

'11.

T
f
,l

77

N=N,-X0 cos ff-YG sen ff,

[4.9]

~l------~

si scrivono con facilit le equazioni di congruenza.


Ad esempio, l'equazione riguardante la traslazione secondo x, omettendo
al solito la deformazione dovuta allo sforzo tagliante, risulta (l'origine degli
assi coordinati in G)
B ,,

Fig, 4.8

ci che soprattutto concerne gli aspetti applicativi e il lavoro preparatorio


necessario per affrontare il calcolo di insiemi di travi, dei quali la trave ad
arco sia uno degli elementi.
Pensiamo quindi, dovendo risolvere un arco incastrato che per il rnornento supponiamo sirnrnetrico (fig. 4.8), di sopprimere uno dei suoi incastri,
per esempio quello A a sinistra, e di applicare quindi alla stessa estremit A
la relativa reazione definibile, ad esempio, col momento Ma e le compo~
nenti Xa., Ya orizzontale e verticale. Conviene per, fu questo il suggerimento
di Culrnann e di Mohr, pensare che l'arco prosegua, con un fittizio braccio
indeformabile, oltre la sezione A sino a raggiungere, con la sua nuova estremit A*, il baricentro G delle masse ds/EJ (pesi elastici) considerate distribuite lungo l'asse dell'arco, e valutare, al posto dei tre parametri (Xa, Ya,
Ma) della reazione in A, quelli Xa=Xa, Ya= Ya, Ma relativi alla nuova se<4 . 3 J

Si veda, ad es., vol. I, par. 9.3.1.


o. 4 J Si veda, ad es., voi. I, par. 9.3.2.

N, cos ff ds
EA

(Y ds
MGJ EJ

+
[4.10]

ed facile riscontrare che i vari termini presenti alla destra del segno di uguaglianza corrispondono, per I 'arco considerato provvisoriamente a sbalzo,
agli spostamenti orizzontali della sezione A* conseguenti ai rnornenti flettenti e agli sforzi assiali dovuti ai carichi e alle azioni incognite Ma, Xa, Ya;
per cui la stessa equazione con evidente significato dei simboli pu venire
scritta
[4.11]

Ma tornando all'equazione risolvente [4.10] si nota che il coefficiente di


M 0 nullo, corrispondendo al momento statico delle masse ds/EJ rispetto
a un asse passante per il loro baricentro G; altrettanto avviene, avendo supposto l'arco simmetrico, per il coefficiente di Y a, poich esso il momento

Capitolo quarto

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centrifugo delle stesse masse rispetto agli assi x, y <4 "J. Analoghe osservazioni
possono essere fatte a proposito delle altre due equazioni.
In definitiva si ottiene (e 2 =J/A)

Tale rilevante propriet venne gi ampiamente illustrata a proposito di alcuni criteri generali importanti nel progetto delle strutture (voi. I, cap. 6)
e non staremo quindi a ripeterci. Interessa concludere sottolineando che la
deformazione {J(N) per effetto dello sforzo assiale gioca quindi in genere
un ruolo irrilevante per gli archi esili: quando la configurazione principale

78

Ma

-jM, dsfJ+EcpG

79

fds/J

a tre cerniere inflessa, le incognite staticamente indeterminate hanno impor-

JM,y ds/J+fN, cos{} ds/A+Ea,It;-Eua


J(y +e cos ds/J
JM,x ds/J+{N,
sen {} ds/A +Eva
Y=Y=

a a
Jx ds/J

tanza, ma sono in genere pochissimo influenzate da {J(N); e quando la medesima configurazione soggetta a puro sforzo assiale, frequentemente sono
le stesse incognite ad avere limitato peso sullo stato di tensione definitivo.
Infine appena il caso di notare che, avendo supposto l'arco simmetrico,
se la condizione di carico simmetrica le incognite staticamente indeterminate

[4.12)

{})

Le integrazioni debbono ovviamente venire estese all'intero arco e, quando


le funzioni integrande sono complesse, possono venire trasformate in somme
suddividendo l'arco in tronchi e ricorrendo, se il numero di questi pari,

alla formula di Simpson (relaz. 3.16).


Se sull'arco agisce anche una variazione termica variabile linearmente
lungo l'altezza h della sezione (sinnnetrica rispetto all'asse) con i valori 7'
all'estradosso e -!' all'intradosso, a ciascun numeratore delle tre relazioni
[4.12) si aggiunge uno dei termini (posto <p1 =2a,t'/h)
[4.13)
per cui, se 7 non varia lungo i lembi e se h costante, gli effetti di 7' si fan
risentire soltanto su Ma, poich il secondo e il terzo degli integrali [4.13)
sono evidentemente nulli, risultando coincidenti i baricentri delle masse ds e
ds/EJ; quindi qualunque sia la forma, purch simmetrica e con sezione di altezza costante, l'arco risulta semplicemente inflesso per tale variazione termica.

X-*"' A
Fig. 4.9

3..

r
B~X

sono soltanto due (la Ya= Ya nota); e che si riducono a una quando i carichi, o in genere le azioni sollecitanti, sono antimetriche (voi. I, cap. 10);
cos, ad esempio per l'arco della fig. 4.9, la spinta Xa (quindi lo sforzo normale in chiave) risulta nulla; e le reazioni V.= -V, e M.= -M, sono evidentemente legate dalla condizione di equilibrio giratorio.

Inoltre, a proposito delle espressioni risolventi [4.12), opportuno ricordare che frequentemente risultano trascurabili i lavori cli deformazione relativi
agli sforzi assiali, per cui possono essere tralasciati sia gli integrali contenenti
N, sia, al denominatore della seconda relazione, l'addendo contenente e2 Tale
semplificazione, di regola lecita quando la struttura snella e la curva delle
pressioni abbastanza eccentrica per effetto dei carichi pensati agenti sulla
struttura principale. Quando, per la configurazione principale a tre cerniere,
la curva delle pressioni relativa ai carichi perfettamente assiale, evidente
che la deformazione per effetto di N, l'unica causa delle azioni staticamente
indeterminate; per il calcolo di queste diviene spesso inessenziale, poich
le tensioni da esse provocate sono tenui rispetto a quelle dovute ai soli carichi.
<4 . 5 l L'arco simmetrico rispetto all'asse y; quindi il momento centrifugo relativo a
met struttura uguale e contrario a quello relativo all'altra met. un caso particolare
della propriet generale riguardante il momento centrifugo di un sistema di masse rispetto

ai due assi principali d'inerzia (vol. I, par. 9.3.2a).

b) Una variazione di sezione conveniente.

Il calcolo degli integrali presenti nelle formule [4.12] si semplifica notevolmente se l'arco parabolico e la sezione variabile con la legge A/A, cos {},
J/Jc cos ff, essendo Ac, Jc l'area e il momento d'inerzia della sezione di chiave
(voi. I, par. 10.2 d).
Ta~e variazione adatta all'arco incastrato, che ha in genere le azioni
interne crescenti dalla chiave verso le imposte; ma comporta, per gli usuali
ribassamenti, una limitata modificazione della sezione. Essa utile perch
fornisce, con notevoli facilitazioni per i calcoli, valori delle sollecitazioni
che, per archi abbastanza ribassati (f/1~1/5), poco si scostano da quelli
relativi a un arco di sezione costante e con andamento dell'asse leggermente
diverso, per esempio circolare anzich parabolico; per cui possibile far
riferimento ai risultati che competono a tale caso nei calcoli di massima e
specialmente in quelli che richiedono il tracciamento delle linee d'influen;a
ossia dei diagrammi che forniscono, in una prescelta sezione, le sollecitazioni
e i movimenti per effetto di un carico unitario mobile lungo l'asse dell'arco.
Nella fig. 4.10 sono riportare le linee d'influenza cli M., X., Ya all'imposta
(ossia i loro diagrammi per posizione variabile di un carico concentrato
verticale), i cui valori, calcolati nell'es. 4.3, possono essere frequentemente utilizzati per i motivi precedentemente detti. Note M 0 , X 0 , Y,, che sono

80

Capitolo quarto

le grandezze staticamente indeterminate, ogni altra caratteristica di sollecitazione pu venire facilmente dedotta, e nella fig. 4.11 ad esempio riportata
la linea d'influenza del momento in chiave M,.
Similmente a quanto avviene per l'arco parabolico con le estremit incernierate, se il carico ripartito uniformemente sull'orizzontale per l'intera luce
e se si trascura la deformazione per effetto dello sforzo assiale, Io stato di

Fig. 4.11. - Arco parabolico incastrato


(J=Je/cos 1>): Linea d'influenza del momento in chiave.

-0,0tP.!

o/

D' <

xl'

1,,-

'""'

"g~' \

ID

1l
D

o,5

D'

o,02P.!

_qo6Pl
.

o,o4R! __

ili
1a,

'[_

'\

I
q7

"

1,G

/~,

~:~

.qo4PI

o /

q4

(6

x/I

Fig. 4.10. - Arco parabolico incastrato (J=Jcfcos 1>): Linee d'influenza deile reazioni d'incastro.

l'\1 o

sollecitazione per l'arco incastrato coincide con quello relativo all'arco a tre
cerniere, per il quale la curva delle pressioni notoriamente centrata.
e) Influenza delle variazioni di sezione e di forma dell'arco sullo stato di
sollecitazione.

Il confronto delle linee d'influenza di M 0 , x., Y. per un arco di forma


assegnata, ma con sezioni diversamente variabili, pu dare utili indicazioni
della misura in cui tale circostanza si ripercuote sul valore delle sollecitazioni:
la fig. 4.12 ne riporta gli andamenti per un arco parabolico, con f/1=1/5,
nei tre casi di sezione costante, o variabili secondo la legge J=J,/cosfJ (con J.
di conseguenza fissato dal rapporto //I e di solito poco maggiore di J,) e

Ma

qoBPl i-i-t---i----i--i"t'---t-r--+-t---'

\ ,
J

6 -

POZZATI,

II-1.

Fig. 4.12. - Linee d'influenza relative all'arco parabolico incastrato: I (sezione costante, conf=l/5); 2 (J=JclcosD); 3 (variazione della sezione secondo Whitney).

Capitolo quarto

Archi

secondo l'altra legge (considerando l'origine dell'asse x nel centro dell'arco

bolico e circolare conf=l/5, e anche in questo caso le reazioni Xa e Y. si rivelano meno sensibili di M .

82

e le ascisse positive) J=_}c__f} : [l-(1-c)2x//], con c=0,15 (quindi con J.=


cos
=J,/ccosff0 fortemente maggiore di Jc) <4 6l; e dai diagrannni si ha conferma
del fatto che, qnando gli archi sono sufficientemente ribassati, per i primi due
casi si hanno risultati poco diversi, e che per la Xa la differenza addirittura
graficamente inapprezzabile.

M
],!!:
/--...:
,C'
/f Ma

_o,oBPI

\\

,;
\ ,f
), ,

-o,o4Pl

Ma

I
I

''
I'
I

'
o /

;}, /JJl\,

&(A l !
Yabt-H
-~~X~

''\

Ja

)6

l '\\\\

o,1Pl(f

\
"5

x//

\\\ /

/!

)r

''

0,04,Pl

1:

ft'

'/

fai

V \\\\

/- -

/1

o,aP

//

I
\\ I'-'
.. ___, I

d) Se l'arco non simmetrico e si vogliono mantenere separate le incognite


nel sistema di equazioni risolvente (4.12], i due assi di riferimento baricentrici
debbono, per quanto si visto, venir scelti in modo che, rispetto ad essi, sia
nullo il momento centrifugo dei pesi elastici ds/EJ, ossia che sia nullo il movimento secondo x provocato da una forza unitaria avente come retta
d'azione y: per cui, assegnato un asse (per esempio orizzontale) risulta fissata
(e in genere non verticale) la direzione del secondo asse detto coniugato;
oppure, preferibilmente, volendo mantenere i due assi tra loro ortogonali,
entrambe le direzioni risultano fissate e i due assi sono detti principali C4 .7l,
Spesso, trattandosi di un arco non simmetrico, pu convenire di far riferimento a una generica coppia di assi ortogonali baricentrici ma non principali, e allora risulta isolata la sola incognita MG

Xa

- ~'.

''
\\

83

t,oP

Fig. 4.13. - Linee d'influenza relative all'arco incastrato (sez. cost.; flz=D,2):
Arco parabolico (diagr. continuo). - Arco circolare (diagr. tratteggiato).

Il medesimo confronto effettuato mantenendo invece costante la sezione


e leggermente variabile l'andamento dell'asse pu utilmente indicare come le
sollecitazioni risentono di piccole variazioni di forma: ad esempio nella
fig. 4.13 sono riportate le linee d'influenza di M., X., Ya per gli archi parau.o) C. S. WHITNEY, ((Design of simmetrical concrete arches , Trans. ASCE, 1925,
p. 931 e T[ans. ASCE, 1934, p. 1268; le sollecitazioni sono state calcolate per alcuni valori di c. E stata adottata anche la legge J=(Jcfcos 1!) : [1-(1-c) 4x2 // 2]. In merito alla
correlazione tra forma dell'arco e stato di sollecitazione si veda, ad es., C. B. McCoLLOUGH- E. S. THAYER, EfasNc Arch Bridges, Wiley, N.Y., 1931.

e) Il metodo della spinta addizionale.

Nei casi d'importanza non corrente pu essere opportuno, adottato


l'arco a tre cerniere come struttura principale, assumerne l'asse coincidente
con la funicolare dei pesi permanenti (ed eventualmente di una parte dei
carichi accidentali) passante per le imposte A, B e per la chiave; per cui, se
Xa la componente orizzontale della reazione in A, Io sforzo assiale in un
qualunque punto vale N,(ff)=-Xa/cos ff. Consideriamo ora l'arco a sbalzo
soggetto ai carichi e, in corrispondenza dell'estremit A liberata daU'incastro,
allo sforzo normale Na= - X./cosff. precedentemente determinato: la curva
delle pressioni risulta ancora centrata e l'estremit A, se la struttura simmetrica, compie, per effetto dell'accorciamento dell'asse, il solo movimento
.
ds . Pertanto, secondo le [4.12], riverso l'mterno
o,,=JN,ds
EA cos ff=X, EA

sultano nulli MG e ,Ya e la spinta addizionale capace di annullare quello


spostamento, ossia di provocarne uno uguale e contrario, con ottima approssimazione vale, per la seconda delle citate espressioni
(ds/A
LIXGoe-x. (
,
y'ds/J

[4.14]

ed ha segno opposto a quello della x. (le ordinate y sono da valutare rispetto


all'asse baricentrico). Con tale procedimento, ideato da M6rsch e frequentemente detto della spinta addizionale, al primitivo stato di puro sforzo
assiale si aggiungono gli effetti della LJXG passante per il baricentro elastico
e rivolta in genere verso l'esterno; per cui il diagramma dei momenti dato,
<4 . 7 >

Si veda il voi. I, par. 9.3.2a.

84

Capitolo quarto

Archi

a meno di L1Xa, dallo stesso asse dell'arco riferito alla retta x baricentrica e le
sollecitazioni in definitiva valgono

centro) vale 0,000489/0,000326=1,5, ed quindi assai minore di quello rela-

N=-X./cosfJ-LlXacosfJ,

M=-L1Xay,

T=-LlXasen{},

essendo da attribuire a LlXa, secondo la [4.14], segno negativo.


In genere la L1Xa trascurabile rispetto alla spinta X. e le tensioni ad essa
conseguenti hanno limitata importanza se la struttura snella (voi. I, cap. 6);
quindi il procedimento della spinta addizionale opportuno, a parte la semplicit dei calcoli, perch automaticamente conduce ad attribuire all'arco una
forma tale da rendere dominante, per i carichi permanenti, lo stato di tensione pi favorevole, che quello conseguente allo sforzo normale. In relazione alla forma dell'arco da tener presente che, nell'espressione [4.14],
diminuendo il denominatore con i quadrati delle ordinate y dell'asse, la LlXa
risulta all'incirca, a parit di luce, inversamente proporzionale al quadrato
del ribassamento f/l, per cui i momenti massimi risultano all'incirca inversamente proporzionali a///; vale a dire pi gravosi per gli archi ribassati.

85

. .condizioni di vincolo ( g : 2 =4) ;


tivo alla trave prismatica, in eguali
384 384
ci che conferma l'importanza limitata che, sullo stato di deformazione di
un arco, hanno le condizioni di vincolo a confronto di quel che corrisponFig. 4.14. - Linea d'influenza dello spostamento
verticale in mezzeria (arco parabolico; J=
=Jc/cosf>): Estremi incastrati (diagr. continuo)..
Estremi incernierati (diagr. tratteggiato),

&

X_,,.
~l----f

/ ' / --\,,
'
/,,/,

'

cA

x/l q3 \\,

g) Deformata di un arco. La notevole rigidezza del!' arco rispetto alla corrispondente trave.

Spesso pu interessare conoscere l'entit di uno dei movimenti di una


sezione di un arco per effetto dei carichi accidentali, e tracciarne la relativa

linea d'influenza. Ed noto che una tale linea, ossia il diagramma di un certo
movimento oper effetto di un carico 1 mobile sul ponte, ad esempio verticale,
coincide, in virt del teorema dei lavori muti, con il diagramma degli spostamenti verticali conseguenti a un'azione fittizia unitaria correlativa a O (ossia
conseguenti a un carico verticale oppure orizzontale se, ad esempio, O lo
spostamento verticale od orizzontale).
Per esempio nella fig. 4.14 riportata la linea d'influenza dello spostamento verticale in chiave, calcolata nell'es. 4.6 per un arco parabolico avente
le estremit articolate e incastrate, e da essa si pu trarre qualche utile indicazione: il rapporto delle ordinate centrali delle due linee corrispondenti
alle due condizioni di vincolo (ordinate che ovviamente corrispondono agli
spostamenti della sezione di mezzaria per effetto di un carico applicato nel

''

f- ~ \,
j',\
'

'I

\\ I I
3
o,ooo326Pl!E.fc
\

Osservazioni del tutto analoghe a quelle sviluppate nel precedente punto


in merito al calcolo della spinta addizionale valgono per gli effetti dovuti a

stato tensionale sensibile, in genere pi gravoso per gli archi ribassati, per
quanto stato detto in chiusura del precedente punto, a parit delle altre
grandezze geometriche. Tuttavia, a proposito delle azioni termiche, giova
aver presente quanto venne detto nel par. 7.1 del I volume.

/!

'F

,.,

f) Variazioni termiche.

una variazione termica t0 ' uniforme, come d'altronde appare chiaramente dalle
espressioni risolventi [4.12] (es. 4.4). La conseguente Xa pu provocare uno

v. . -..

'

/-~

'

!
'\ / ' o,ooo4a9Pf;!Efc

0,5

o
3

Pr/4aE.fc
q2

rJf

X//

Pl/4aE.fc

/V

0,4

VI)

q2

i--- '@
I

0,4

0,6

0,6

\
0,8

'

&'

~
'

I'-

qa

i--..1
1,0

Fig. 4.15. - Linee d'influenza dello


spostamento verticale in mezzeria:
1 (trave appoggiata); 2 (trave incastrata); 3 (arco parabolico a due
cerniere); 4 (arco parabolico incastrato).

dentemente accade per le travi. Inoltre pu essere anche istruttivo il raffronto,


riportato nella fig. 4.15, delle due linee d'influenza relative all'arco parabolico
e alla trave prismatica di uguale luce, per mettere in evidenza le doti di rigidezza dell'arco, connesse con la presenza della spinta e dello sforzo normale
(par. 4.1).
Esempio 4.3 (arco parabolico incastrato: linee d'influenza delle reazioni).
Un arco incastrato parabolico avente la sezione variabile con 1~ legge J=Jc/cos {}
(par. 4.4b) soggetto a un carico P verticale applicato in un punto generico

Archi

Capitolo quarto

86

distante e dalla mezzeria {fig. 4.16). Dedurre le linee d'influenza delle reazioni
d'incastro, adottando la struttura principale indicata nella stessa figura.

87

quindi, dalle espressioni [4.12]:

PI
Ma=--z (,'+d-1/4),

Soluzione.

a) L'equazione dell'asse dell'arco, con l'origine degli assi nel vertice, :

4fx'

Yi=--,-,
1

quindi la distanza del centro elastico G da x1 risulta (le integrazioni sono estese
a met arco; ds=dx/cos ff):

,,,-~

0,5

0,4

0,3

0,2

0,1

Fattore

M,

o
o

-0,064
0,096
0,896
0,32
-0,012

-0,03675
0,16537
0,784
0,22
-0,01012

o
0,216
0,648
0,180
0,008

PI
Pl/J

Ya
MG
M,

l
0,5

-0,06075
0,03037
0,972
0,405
-0,00512

;;,

-0,1

-0,2

-0,3

-0,4

Fattore

M,

0,03125
0,23437
0,5
0,125
0,04687

0,048
0,216
0,352
0,08
0,008

0,04725
0,16537
0,216
0,045
-0,01012

0,032
0,096
0,104
0,02
-0,012

0,01125
0,03037
0,028
0,005
-0,00512

PI
Pl/f

x.

R e

Attribuendo all'ascissa e del carico vari valori, si deducono le linee d'influenza


(si riporta anche quella del momento in chiave M,=Ma-Xaf/3):

f
,.l

x.
Y,
Ma
M,

A
Fig. 4.16- Condizioni di carico accidentale pi gravose.

Essendo il momento dovuto al carico, e alla destra di questo, Mc= -P(c-x),


l'origine degli assi in G, e y= { -y,, si ottiene (,=c/I):

M,dx= M,dx+f M,dx=-

p; (,'+li4),

PI
PI

Tali linee d'influenza sono riportate nelle figg. 4.10, 4.11. Come stato detto,
esse possono essere utili anche per lo studio di archi aventi sezione costante o
forma leggermente diversa (par. 4.4c) ('-').
b) Per effetto di un carico q uniformemente distribuito sull'intera proiezione
orizzontale, considerando l'arco parabolico a tre cerniere, la curva delle pressioni
risulta centrata e la spinta vale Xa=ql 2/Sf; quindi la situazione statica non si
modifica anche quando l'arco incastrato, se non si mette in conto la deforma~
zione per lo sforzo normale. Pertanto, poich nel precedente punto le reazioni
d'incastro sono state calcolate trascurando tale deformazione, indicando con r;(Ma)
e r;(Xa) i valori delle reazioni che le [4.12] forniscono per un carico concentrato
alla generica distanza x=c dalla mezzeria, facile constatare che fqdxr;(Ma)=O
e q dx r;(Xa)=qf'l/Sf, considerando gli integrali estesi all'intero arco, quindi con
i limiti 0;1/2 e -1/2;0.

-l/2

PI
PI

Pl'f
M,ydx=-- - (-li/+,'/2-1/16),
3

Jx' dx=l'/12 ;

<4 8 > Linee d'influenza e varie tabelle relative all'arco circolare incastrato di sezione
costante si trovano accuratamente calcolate per es. da J. PARCEL e R. B-. MooRMAN,
Analysis o/ statically indeterniinate Structures, J. Wiley, New York, 1955.

88

Capitolo quarto

Archi

Esempio 4.4 (arco parabolico incastrato: reazioni per una variazione.di- temperatura);

d) Nella fig. 4.18 sono schematicamente raffigurate le condizioni di carico pi


grav<?se. T~li coi:dizi?~i e i valori dell~ s?llecitazioni ricavati i~ a), b), e) possono
essere cons1deratI vahd1 anche per archi dt forma leggermente diversa, per esempio
circolari, con sensibile ribassamento e sezione costante (par. 4.4c).

Lo stesso arco dell'es. 4.3 soggetto a una variazione uniforme t 0 ' della t~peratura.
Soluzione.
Dalla seconda delle espressioni [4.12] si ottiene, trascurando la deformazione
per effetto dello sforzo assiale (I 'integrale al denominatore stato calcolato nel~
l'esempio precedente)~

lini(
..

jJ_

)fi''

--~-

"'e

Xa=4 EJ,a,t,'ff' ;
il diagramma dei momenti (fig. 4.17) ha le ordinate,
massime:

)!

M,=-M,/2 ..

Esempio 4.6 (arco parabolico incastrato: linea d'influenza dello spostamento verticale in chiave).
Per l'arco parabolico dell'es. 4.3 determinare la linea d'influenza dello spostamento verticale Ve della sezione di mezzeria.

A~

+---[---+

Fig. 4.17

~max.

Per l'arco i.ncastrato dell 'es. 4.3 determinare su quali- suoi tratti deve agire un
carico q (distribuito uniformemente sull'orizzontale) per provocare i valori massimi
positivi e negativi dei momenti agli incastri (Ma) e in chiave (Mc).
Soluzione.
La determinazione di Ma, Mc, qualunque sia la condizione di carico verticale,
semplice utilizzando le linee d'influenza calcolate nell'es. 4.3; per il calcolo degli
integrali pu essere impiegata la formula di Simpson (rei. 3.16).

a) Valore n1assimo negativo del momento d'incastro.

Esa1ninando la serie dei valori riportati nella tabella deU'es. 4.3, si riscontra ch
il carico dev'essere esteso al tratto compreso fra Ac=0,5 e Ac=0,1, quindi (Llx=l/10):
. .dx

Ma=-- (0-4.0,06075-2.0,064-4.0,03675-0) q/=-0,0173 ql';

per la stessa condizione di carico si trova, utilizzando ancora le linee d'influenza.


dell'es. 4.3:

ql'/J,

Y.~0,349

J1imax. positivo

negativo
+<!Ji'>+

EseItpio 4.5 (condizioni di carico pi gravose).

Xa~0,0397

89

-3/8/->i-

i"'-3/8/4

~~
A{; max. positivo

~max. rz,egativo

Fig. 4.19

Fig. 4.18 - Condizioni di carico approssimativa~


mente pi gravose.

Soluzione.

Tale linea d'influenza coincide con il diagramma degli spostamenti verticali


conseguenti a un carico P agente in mezzeria (par. 4.4g): il calcolo di tale diagramma semplice procedendo con il principio dei lavori virtuali, essendo noto
lo stato di sollecit~zione provocato dallo stesso carico P (es. 4.3) e assumendo
la condizione d carico ausiliaria, anch'essa simmetrica, indicata nella fig. 4.19.
Si ottiene, posto a~a/l e per O<;;a<;;0,5:
v,=(-0,015625 a'+0,072916 a 3 -0,078125 a4 )Pl'/EJ,,

ql,

e, variando a, si ricava qualunque valore del diagramma:

b) Valore massimo positivo del momento d'incastro.

Procedendo come in a) si -trova:


a=a/l

0,1

0,2

0,3

0,4

0,5

fattore

Dunque, com'era da attendersi, Ma (neg. max)=Ma (pos. max) e la somma dei


due valori della spinta ottenuti in a), b) vale: x. (tot.)=(0,0397+0,0853) ql'if=
~ql'/8f: la ragione si trova detta nel punto b) dell'es. 4.3.

v,

-0,0911

-0,1666

-0,0703

0,1666

0,3255

PI" /1000 EJ,

Per provocare i valori massimi positivo e negativo del momento in chiave

vale

Ma~0,0173

e)

ql',

x.~0,0853

ql'/f,

Y.=0,151 ql.

debbono essere caricati i tratti 1/4 (centrale) e 2 8 /(laterali); utilizzando le linee


d'influenza si ottiene:
M,(max pos.)=0,00536 ql',
Mc(max neg.)~-0,00536 ql',

x.~ -0,0562

ql'/J,

Xa= -0,0688 ql'/f;

Lo spostamento

conseguente a un carico concentrato in mezzeria (a=0,5)


1
Pl'/EJ,=16 (2Pl'/384EJ,); risulta quindi 16 volte infe-

Ve

v,~0,000325521

riore a quello di una trave prismatica (Jc) di uguale luce, con le estremit incastrate.
Nella fig. 4.15 si trovano riportati i diagrammi Ve per l'arco parabolico incastrato e a due cerniere. Per quest'ultimo le ordinate valgono, a meno di P/3/1000 E/0
e per a=O,l~ ... -0,5: -0,2199; -0,2498; -0,0428; 0,2929; 0,4883.

Capitolo quarto

90

Archi

Esempio 4.7 (arco circolare incastrato, caricato uniformemente).

Ad esempio per:

Arco circolare incastrato di sezione costante soggetto a un carico distribuito


uniformemente sull'orizzontale (fig. 4.20).

IJ.~,,14 (l~rvz, fll~0,2071, YG~0,90032 r, yg'~0,09968 r)'

-J
xG~I

MG~

Soluzione.

a) Lo sforzo di taglio nullo in chiave. Si pu considerare met arco a


sbalzo (fig. 4.20) scegliendo al solito come centro di riduzione, per il calcolo della
reazione interna (Nc=Xc, MG), il baricentro elastico della struttura principale:

M, ds:

M,y ds

Jds~-qr'(-0,071349510,785398)~0,09084 qr'~0,04542

M.(incastro)~(0,09084+0,8737

ql',

=Iy' ds~ -qr(-0,0053116/0,0060793)~0,8737 qr~0,6178 ql'

Mo(chiave)~(0,09084-0,8737

~----

91

0,09968) qr'~0,003748 qr'~0,001874 ql',

0,19321-0,25) qr'~0,009655

qr'~0,004828

ql'.

-----1
..Y_

''

A >,

''

' "r',,,
'\ fJ>
''

{;

Fig. 4.21

Per vari valori di fil si ottiene (ql'l8f il valore della spinta per l'arco a
3 cerniere):

Fig. 4.20

sono quindi incognite le azioni Xa, MG ancora date dalle relazioni [4.12] per
le quali essendo:
x=rsen {},
yG=r sen fra/'&a,

y~r(cos

IJ-sen IJ.llJa),

0,15

0,20

0,25

1,006

1,017

1,022

1,035

0,00123

0,00256

0,00451

0,00700

0,30

Fattore

1,048

ql'l8f

0,00998

ql'

b) Per l'arco parabolico uniformemente caricato sull'orizzontale i momenti


sono nulli, se si trascura il lavoro di deformazione per sforzo assiale.

,,,

Jds~IJ.r,

4.5. Arco con movimenti impressi alle estremit.

'
-qr' sen' IJl2,

,,,

0,10

l=2r sen fra,

gli integrali valgono:

M,~ -qx'l2~

fil

M,yds~-

3
qr' [sen
/Ja
3
2

sen /Ja ( 1J.-2sen21J.


1
)]
------w;:-

Sostituendo tali valori nelle relazioni [4.12] si ricavano (omettendo il lavoro


di deformazione per sforzo assiale) Ma, Xa, quindi:

a) Le espressioni risolventi [4.12] consentono facilmente di ricavare per


un arco i valori delle azioni applicate alle sezioni estreme quando queste siano
soggette a movimenti; ossia di esprimere ad esempio il momento M. nella
forma (adottando per le azioni e i movimenti i sensi positivi indicati nella
fig. 4.21)
[4.15]
in cui evidentemente ogni coefficiente K, corrisponde al valore di M per
effetto del movimento unitario associato allo stesso [(;,, considerando i rima-

Capitolo quinto

92

Archi

nenti moviinenti nulli (al solito positive, per le sezioni estreme, le rotazioni
e le coppie destrogire, le azioni orizzontali verso destra e le azioni verticali
verso l'alto). Cos, ad esempio, relativalnente alla rotazione destrogira rpc,,,
essendo (par. 4.4a) "fPg='fla, uG=-<paYa, vG=-f{Jal/2, dalle [4.12] si ottengono
MG, XG, YG quindi, dalle [4.9], per archi simmetrici,

K-M
-I -E ( -Iia('Pa- )Jds/J

Ya2

12

+ Jy'ds/J + 4/x'ds/J

)
'

[4.16]

Procedendo in modo analogo si ricava


Ya'
-+ ./y'ds/J
1

K 2 =Ma(<p0 =1)=-M,(<pa=I)=E ( - 1
ds/J
K,=Ma(b,=I)

Eya

K4 =Ma(by=I)

jy'ds/J '

Similmente per la spinta Xa (

4 9)

X.=K,

/2
)
4fx 2ds/J '
[4.17]

El
2f x'ds/J

e per le altre azioni si ricava

('Pa-ro+

i:),
[4.18]

Mb~K1 <pb-K2 <pc,-K3 0x-K4 0y,

b) Arco in regime di simmetria e di antimetria.


Nel caso che si abbia <p,=-<p., by=O, dalla [4.15] si ottiene:

[4.20]
Esempio 4.8 (archi parabolico e circolare con le estremit soggette a movimenti
impressi).

Per l'arco parabolico simmetrico con J=Jc/cos {}(es. 4.3) e per l'arco circolare
di sezione costante calcolare le espressioni [4.16], [4.17] dei coefficienti Ki. ..., K 4
che definiscono le azioni alle estremit in conseguenza di movimenti impressi.
a) Arco parabolico. -

Procedente come nell 'es. 4.3 si trova facilmente (si veda

anche !'es. 10.6 del voi. I):


EJ,
K1 = --. (1+5+3)~9EJJI,
1
K,~7,5 EJ,/fl,

K,~6

EJ,/l'.

Si veda ad es. K. BEYER, Die Statik im Eisenbetonbau, Springer, Ber1in, 1933


ediz.), vol. 1, cap. 41. Chiara e corredata di tabelle l'opera di PARCEL~MooRMAN
(cap. 8, III), cit. nella nota 4.8.
{ 4 .oi

(za

b) Arco circolare. -

93

Nell'es. 4.7 si trovano le espressioni degli integrali che

definiscono i coefficienti K,, ... , K,: ad esempio per if0 ~n/4 (f/l~0,2071, r~l/j/2)
si ottiene Ya=0,1932 r, fds=nr/2,

Jy ds=0,0l2159 r
2

Jx 2ds=0,285398 r 3 , K 1 =

EJ//, K,~2,765 EJ/I, K,~6,582 EJ/fl, K,~4,955 EJ/1 2 Alcuni valori dei
coefficienti Ki sono riportati nella tabella seguente (si veda l'op. cit. nella nota 4.8):
~7,720

fil

0,1

0,15

0,20

0,25

0,30

Fattore

K,

8,67

8,62

7,79

7,25

6,70

EJ/l

K,

2,95

2,87

2,78

2,67

2,56

EJ/l

K,

7,27

6,98

6,64

6,24

5,83

EJ/fl

K,

5,72

5,41

5,02

4,58

4,13

EJ/I'

Travi a parete sottile aperta

I
CAPITOLO

95

b) Innanzi tutto opportuno osservare che le travi a parete sottile aperta


oppongono in genere rigidezza assai limitata all'azione di una coppia torcente
esterna, poich questa si distribuisce lungo la linea media della sezione dando
luogo a coppie interne aventi bracci molto piccoli, minori dello spessore
dell'esile parete; le sezioni presentano un appariscente ingobbimento e pu
avere notevole ripercussione il fatto che per alcune di esse l'ingobbimento
si trovi ad essere efficacemente contrastato. Le tensioni tangenziali conseguenti all'azione torcente sono distribuite pressoch linearmente lungo lo
spessore, divenendo nulle in corrispondenza della snperficie media. Ma, se
il momento torcente variabile lungo l'asse della trave, lo stato di tensione

TRAVI SNELLE A PARETE SOTTILE APERTA

5.1. Premessa.
a) Le sezioni delle travi inflesse vengono frequentemente conformate
in modo da presentare aree addensate dove la loro utilizzazione migliore
quindi, con le necessarie connessioni, il pi possibile lontane dai presumibili
assi di rotazione. Seguendo questo criterio, sono state create sezioni cave
delle pi svariate forme, e numerose serie di profilati: la loro caratteristica
comune di essere costituite da lastre sottili, o pareti, aventi forma tale da
ottenere grande rigidezza nei confronti della principale azione flessionale
esterna, con spessore piccolo rispetto alle dimensioni che caratterizzano la
sezione; ma il pi delle volte le pareti, per esigenze funzionali o costruttive,
non si possono richiudere su se stesse, per cui le sezioni si presentano interrotte, come si ha per la maggior parte dei pi correnti tipi di profilati, o per
le sezioni intere di scafi di veicoli, di ponti e di coperture di edifici {figg. 5.1,
5.2). In seguito a ci, tali travi sono dette a parete sottile e a sezione aperta
o, pi sbrigativamente, a parete sottile aperta. Per esse, quando sono sufficientemente snelle, come supporremo nel presente capitolo, spesso lecito
adottare ancora I'ipotesi che le sezioni si conservino piane allorch sono
soggette a sforzo normale e a momento flettente. Tuttavia sul loro modo di
comportarsi sono opport1me alcune annotazioni perch possono acquistare
notevole rilievo certi effetti che per le sezioni compatte sono invece generalmente trascurabili, con il manifestarsi di sollecitazioni e di deformazioni che
interessano la trave in condizioni di vincolo sia isostatiche, sia iperstatiche:
e la ricerca di tali effetti si semplifica notevolmente se si pensa che ogni sezione, pur ingobbendosi, mantenga invariato il suo contorno; invariato nel
senso che, se per esempio esso circolare, resta circolare anche dopo la deformazione della trave, per cui all'ipotesi della conservazione delle sezioni piane
si sostituisce quella del contorno indeformabile nel suo piano. Lo studio delle
travi a parete sottile aperta stato sviluppato da Vlasov, dopo fondamentali
contributi di Timoshenko e Weber (v. bibl.); esso presenta non pochi aspetti
delicati, e pu convenire premettere un cenno su quanto ci apprestiamo a
prendere in esame.

Fig. 5.1

I
I

risulta pi complesso e si manifestano, oltre a tensioni normali, ulteriori

tensioni tangenziali in aggiunta a quelle precedentemente citate: le prime,


ossia qnelle normali, scaturiscono dalla condizione che la parete mantenga
integra la sua continuit longitudinale, ed hanno pertanto carattere di indeterminazione statica; le seconde, ossia le aggiuntive tensioni tangenziali,
sono legate a quelle normali da condizioni di equilibrio, ed hanno, al contrario delle tensioni tangenziali primarie dalle quali derivano, valore pressoch
costante lnngo lo spessore.
La notevole sensibilit delle travi a parete sottile aperta all'azione torcente rende particolarmente interessanti le questioni connesse con il centro
di taglio, essendo tale centro il punto per il quale deve passare lo sforzo tagliante esterno per non provocare torsione e potendo essere rilevante la sua
lontananza dal baricentro della sezione. Un significativo esempio quello
della sezione aperta della fig. 5.1: chiaro che, se la sezione a sottile corona
circolare fosse chiusa, un carico centrato quale il peso proprio non provocherebbe torsione e le tensioni tangenziali avrebbero il loro massimo valore in
corrispondenza dell'asse neutro; per cui, se si pensa di praticare l'incisione

I
Capitolo quinto

Travi a parete sottile aperta

longitudinale a indicata nella stessa figura all'altezza di tale asse, si modificano fortemente le tensioni tangenziali, costrette evidentemente ad addensarsi nella parte della sezione integra; quindi la loro risultante risulta non
centrata e un momento torcente deve intervenire per riportare la retta
d'azione della stessa risultante a coincidere con quella dello sforzo di taglio
esterno. Analoghe osservazioni possono essere fatte per la sezione a [
(fig. 5.lb), esempio ormai classico, perch fu proprio tale tipo di trave ad
essere impiegato nelle prime esperienze di Bach, per mettere in luce l'importanza dell'eccentricit del centro di taglio.

citata, gli effetti restano notevoli a distanze molto maggiori del diametro
della sezione; e analogamente per il profilato a doppio T della fig. 5.3b, seppure con una propagazione in genere pi frenata. Per l'importanza di tale
fatto, in relazione anche al principio di De Saint Venant, possono essere

96

p
p

Fig. 5.2

Fig. 5.3

Pertanto lo sforzo tagliante, quando dia luogo ad un'azione torcente, pu


provocare tensioni normali e tre diversi flussi di tensioni tangenziali, due dei

quali sono legati alle stesse tensioni normali, o pi precisamente alle loro
variazioni.

e) Per la facilit con la quale le sezioni sottili aperte si ingobbiscono e


ruotano intorno all'asse della trave, sistemi equilibrati di forze parallele
all'asse, applicati su una sezione estrema, possono provocare sensibili stati
di deformazione e di tensione aventi lento smorzamento. Nel determinare tale
fenomeno, la forma e la sottigliezza della parete hanno ovviamente grande
importanza; cos, ad esempio, nel caso di una trave caricata come indicato
nella fig. 5.3a, avente quella sezione sottile e circolare gi precedentemente

opportune alcune osservazioni preliminari

97

C5-1).

Consideriamo due travi a sbalzo, aventi la lunghezza uguale, con l'estremit soggetta a un uguale sistema equilibrato di forze, costituito da due coppie di momento M; le sezioni, rettangolare in un caso e a doppio T nell'altro, hanno le medesime dimensioni a, b pensate piccole rispetto alla lunghezza
(fig. 5.3c). chiaro che, nella trave di sezione rettangolare, per il principio
di De Saint Venant le tensioni possono essere ritenute - come in realt
sono - trascurabili a una distanza pari alla maggiore delle dimensioni a, b.
Invece per la trave avente la sezione a doppio T, le dimensioni a, b della
sezione caricata sono 1nolto maggiori di una delle dimensioni che caratterizzano la forma del corpo, precisamente dello spessore s dell'anima; per cui
non pi lecito affermare che gli effetti sono smorzati alla distanza a o b
dalla sezione estrema. E a riprova di ci basta osservare che se pensassimo
l'anima di spessore s evanescente, ciascuna delle due ali sarebbe soggetta
a un diagramma di momenti costante; crescendo lo spessore s, si fa via via
pi sensibile l'opposizione alla penetrazione degli effetti indotti dalle azioni
equilibrate, sino al caso limite della sezione rettangolare. Vedremo che tale
particolare comportamento delle travi a parete sottile aperta deriva dal}'esistenza di uno stato di tensione normale che ammette una caratteristica
entit analitica, significativamente chiamata '' bimomento '', che, pur corrispondendo a un sistema equilibrato, provoca rotazioni delle sezioni intorno
all'asse, tipiche deU'azione torcente; ossia proprio di quell'azione per la
quale le stesse travi presentano scarsa capacit di resistenza.
Quest'ultimo rilievo indica la necessit di considerare con attenzione
gli effetti di carichi longitudinali concentrati, quindi di condizioni di vincolo che li n1ettono in gioco, come ad esempio quelle indicate nella figura 5.4.
d) Le travi a parete sottile aperta risultano sensibili anche ad azioni che,
agendo sulle strisce trasversali, le inflettono impegnandole con il loro piccolo
spessore: tali effetti possono essere importanti ad esempio per i ponti, o per
le travi corrugate di calcestruzzo impiegate nelle coperture, precompresse
longitudinalmente ma non trasversalmente, per cui le sollecitazioni trasversali, quale m (fig. 5.2), che agiscono su una sezione alta quanto lo spessore,
richiedono apposite verifiche e armature, in particolare in prossimit delle
sezioni estreme.

<5 .i) -Si veda, ad es., M. FILONENKo-BoRODICH, Theory of Elasticity, Moscow, Foreign
Languages Publishing House; V. FEODOSYEV, Strength of Materials, Moscow, Mir Publishers,
1968; V. z. VLASOV, V. bibliografi.a.

7 -

PoZZATI, II-1.

98

Capitolo quinto

Travi a parete sottile aperta

99

cui al solito si ottiene, considerando il valore assoluto delle tensioni tangenziali, (dM,= Ty dx)

lP
p

Ph

Ph

~)T"S,*
( 1y
J,s

[5.1)

.~

'
~

,,

<>.

<>.

essendo s lo spessore della parete nel punto b in cui s'intende ricavare il valore
della.,;; S,*=.fy dA il momento statico della sezione a-b (di area A*) rispetto
A

all'asse neutro z; Jz il momento d'inerzia dell'intera sezione rispetto al mede-

simo asse. S'intende che le tensioni tangenziali debbono risultare nulle sui
bordi esterni 1, 2, e infatti in corrispondenza di questi si annulla il momento
statico Sz *; gli sforzi unitari rs diventano massimi dove Sz * raggiunge il valore

R
R

+
b

Fig. 5.4
'

'

,' '

5.2. Travi a parete sottile e aperta soggette a sforzo tagliante.

Fig. 5.5

a) Lo stato di tensione.

Una generica sezione retta di nna trave a parete sottile e aperta soggetta a uno sforzo tagliante Ty agente secondo il suo asse principale y bari~
centrico (fig. 5.5); per la determinazione delle tensioni tangenziali, nulla
sostanzialmente cambia rispetto al caso della sezione avente forma compatta,

e basta riportarsi col pensiero alla deduzione della semplice formula di Jourawsky. Consideriamo dunque un generico elemento a-b-c-d della trave, isolato mediante due sezioni rette vicinissime, distanti dx, e un terzo taglio b-d
alla distanca e' dal bordo libero a-e, praticato dove si vuol conoscere il va-

lore della tensione tangenziale .,;; volendo ottenere il massimo valore della .,;,
si deve pensare di eseguire tale ultimo taglio secondo un piauo normale alla
linea media della sezione, potendo poi supporre che per l'esilit della parete'
la tensione tangenziale resti costante nello spessore s. Le risultanti degli
sforzi normali agenti sulle facce a-b, c-d siano N1 e N 2 , con N 2 > N, pensando
il momento flettente positivo e crescente secondo il senso dell'asse x: per
ristabilire l'equilibrio alla traslazione secondo x ed essendo il tratto esterno
a-e scarico, alla faccia b-d deve essere applicato uno sforzo tangenziale longitudinale tale che (fig; 5.5) .,; s dx=N2 -N1 =Jda dA= dM,
A*
Jz

Jy dA;
A*

per

massimo, ossia a livello dell'asse neutro z. Inoltre le tensioni tangenziali longitudinali, ossia quelle parallele a x, debbono mantenere, se l'asse neutro
incontra una sola volta la parete (fig. 5.5), ugual segno indipendentemente
dalla posizione del taglio b-d, perch mantiene lo stesso segno la prevalenza
(N2 -N1 ) degli sforzi normali agenti sulle facce trasversali dell'elemento esaminato; quindi, per il teorema di reciprocit, mantiene ugual senso la 7:
agente sulla sezione, quando si pensi di percorrere la linea media di questa
partendo da un punto estremo e raggiungendo l'altro.

b) Le condizioni affinch lo sforzo tagliante non provochi torsione. Il centro


di taglio.
Ovviamente le azioni interne debbono realizzare nel loro complesso una
caratteristica di sollecitazione nguale a quella esterna, quindi la risultante
Y(.,;), secondo y, delle azioni tangenziali infinitesime .,; dA=w dc deve
valere T", mentre dev'essere nulla quella [Z(.,;)) diretta secondo l'altro asse
principale z; ed facile constatare che tali condizioni sono in effetti rispettate,

Capitolo quinto

Travi a parete sottile aperta

pur non essendo state esplicitamente chiamate in causa <5 2). Inoltre non
stata imposta la condizione che la retta d'azione della sollecitazione interna
coincida con quella y della forza assegnata Ty, supposta baricentrica soltanto
per rendere pi concreto il caso in esame, ma che ovviamente, purch parallela a y, pu essere qualunque: poich la retta d'azione y' della Y(r)~T"
non coincide in genere con quella y della Ty (fig. 5.6), necessario, se z,
la distanza tra y' e y (e vedremo come pu essere determinata), associare la
Y(r) a una coppia nel piano della sezione, quindi torcente, di momento
M,~Y(r)z,~Tyz,; ed soltanto a tale punto che l'uguaglianza tra l'azione
interna e quella esterna pienamente assicurata.

Ma tale espressione pu essere scritta in forma pii1 conveniente: consideriamo la funzione, che chiameremo area settoriale,

100

Y'

101

w~f~ dc,

[5.3]

per la quale l'integrale esteso da un'origine arbitraria a a un punto generico i


della linea e, e i momenti elementari dc r sono considerati positivi se destrogiri. Il differenziale dw~r dc corrisponde al doppio dell'area del triangolo
infinitesimo di base dc e di altezza r; pertanto w il doppio dell'area racchiusa tra la linea media e le congiungenti i punti a, i con il polo P (fig. 5.6c).
Integrando per parti l'espressione [5.2] si ottiene C5. 3J:

T"f

[5.2,]

M(P)=y w y dA ,

' '

per cui, se il polo un punto P' della retta y' dev'essere:

f:"

dA~O.

[5.4]

Ma facile constatare che c.J:

:"(P')y dA=f:"(P)y dA+z, J,,

(5,3)

Fig. 5.6

La retta d'azione y' (parallela a una direzione principale), che lo sforzo


tagliante esterno deve avere per non dar luogo a momento torcente, pu essere
determinata con facilit. Rispetto a un qualunque punto (o polo) P, il momento delle azioni tangenziali vale, tenendo presente la [5.1] e indicando con r
la distanza corrente valutata secondo la normale (fig. 5.6b),

M(P)~Jr dA r=
e

(5.2)

Ty f S,*r dc,
Jz J~

Y(r)=JTsdc sen i=jrsdy=

[5.2]

S 2*r dc=fsz*dw=[S~*w]'-fds
1
z*w

con le integrazioni estese all'intera lunghezza della linea media. Ma il termine tra parentesi
quadra nullo, perch S 2 * nullo negli estremi dell'intervallo; inoltre dS2*= -sdcy (vedi
nota 5.2), quindi risulta (sdc=dA):
Js2*rdc=-jdS2 *w=JwydA.
< Al Un generico elemento dw dell'area settoriale uguale, a parte infinitesimi di ordine
superiore, al doppio della differenza tra le aree dei triangoli 1-3-P, 2-3-P (fig. 5.7):
dw=dcr=dzy-dyz.
[a]
5

Rispetto ai due sistemi di assi di riferimento indicati nella fig. 5.7 si ha quindi, per
l'arco AB:
[bi

~:JS * dy;

z~dZ"'j

y,

)\

integrando per parti si ottiene:

J S,*dy~[S,*yJ;-Jas:. y,
con le integrazioni estese all'intera lunghezza e della linea media de11a sezione. Ma il
termine tra parentesi quadra nullo perch sz* si annulla agli estremi dell'intervallo; inoltre
dSz* y= Js dc y 2 =Jz (il segno negativo per dSz* dipende dal fatto che, dalla
essendo
parte delle ordinate y positive, a uno spostamento dy verso il lembo esterno della sezione
corrisponde una diminuzione del momento statico), risulta Y(r)=T. In modo ana!Ogo si
verifica che Z(r)=O, poich nullo il momento centrifugo dell'are; della sezione rispetto
ai due assi principali y, z.

'

A/~

z,,
Fig. 5.7

-J

li

P,

e integrando i vari termini moltiplicati per y dA:

wzydA= w 1 ydA +z0Jz.

[e]

Capitolo quinto

102

Travi a parete sottile aperta

con il punto P' sulla retta y'; e per la [5.4] il primo integrale nullo.

103

dev'essere associata al momento torcente:

Quindi risulta:
f,w(P)y dA
J,

Zo=

[5.9]
[5.5]

In definitiva, l'operazione pratica semplice: fissati gli assi della fig. 5.6,
il polo P e il senso della percorrenza lungo e, se, considerando positivi i momenti dw destrogiri, la quantit ,w y dA risulta positiva, allora z, negativa,

per cui alle tensioni tangenziali fornite dalla [5.6] debbono essere aggiunte
quelle, facilmente calcolabili (par. 5.3), dovute al momento torcente. chiaro
quindi che le travi a sbalzo della fig. 5.1, soggette a un carico passante per il
\Jaricentro della sezione, quale pu essere ad esempio il peso proprio, si deformano anche per torsione.

e y' si trova a sinistra rispetto a y. Analogamente, cambiando senso all'asse z,


il segno nella [5.5] da assumere positivo (v. nota 5.4), e y' ancora a sinistra di y (55).

S'intende che il passaggio al caso generale, quando lo sforzo tagliante T


abbia direzione generica, semplice, poich basta considerare le due componenti Ty, T, secondo le due direzioni principali y e z. Quindi la complessiva tensione tangenziale dovuta a T, ricordando la [5.1], vale:
[5.6]
Fig. 5,8

la risultante degli sforzi tangenziali ha il modulo uguale a T, e passa per un


punto O le cui coordinate valgono, riferite a un generico polo P (che alle
volte pu convenire far coincidere col baricentro G della sezione) e secondo
le direzioni principali (fig. 5.8),
[5.7]

z,

con i segni definiti in relazione a quanto stato detto precedentemente, e

''
''
"'-----z,-'t'

In certi casi la posizione del centro di taglio O determinabile a colpo


d'occhio: cos per la sezione a doppio T simmetrica (fig. 5.9a), O coincide
con G essendo rispetto a tale punto nulli i momenti delle -r: dA indotte sia
da Ty, sia da T,; se la sezione comprende due parti rettangolari (fig. 5.9b),
evidentemente O nel punto d'incontro dei due assi, poich lungo questi
agiscono le risultanti delle azioni tangenziali; e per la sezione a Z (fig. 5.9c)
il centro di taglio cade a met dell'anima, poich si riconosce subito che
rispetto ad esso nullo il momento delle azioni interne tangenziali.

in particolare nella nota 5.4. Di conseguenza, se si pensa il polo in O, .

deve risultare

f;o<O)y dA~O,

f;o<o)z dA~O.

[5.8]

L' T-!-1
_

N;,

~I
- N,1

-11,~

iI

Le coordinate z 0 , y 0 , come mostra la [5.7], sono indipendenti dai valori Ty,


T,; quindi, qualunque sia la retta d'azione e il valore del taglio T, conside-

rando l'elasticit lineare e l'ipotesi della conservazione delle sezioni piane,


si ottiene la stessa posizione del punto O, detto centro di taglio. Si pu concludere osservando che, se lo sforza tagliante T passa per O, non si ha momento
torcente per la sezione, perch passa per O anche la risultante delle azioni
-r: dA (con la -r: definita dalla [5.6]); diversamente, se T ammette l'eccentricit
d, (fig. 5.8), la risultante R(-r:) degli sforzi interni -r: dA, per riprodurre T,
5 5
< > S'intende che la stessa espressiOne [5.5] di z 0 pu essere ottenuta dividendo il
p:iomento M(P) dato dalla [5.21] per ~ ; ma le osservazioni fatte sono state necessarie per
definire il segno di z 0 in relazion ai Ysensi adottati per gli assi.

i()_ -b)

10

I
!()_
i'
!

!I

Fig. 5.9

e) Da quanto stato detto chiaro che, se si vuole evitare il ricorso alle


propriet geometriche sancite dalle [5.7], il centro di taglio O pu essere
ricavato direttamente: basta determinare le tensioni tangenziali -r: per effetto
degli sforzi tangenziali T,, Ty (che conviene al solito pensare agenti secondo le
direzioni principali), ottenendo poi il centro O come punto d'intersezione
delle rette d'azione delle due risultanti delle stesse -r: dA.

Travi a parete sottile aperta

Capitolo quinto

104

d) Un'osservazione sul calcolo di un integrale ricorrente.

In un tratto dell'intervallo d'integrazione, l'integrale presente nella [5.5] o nella


[5.7] frequentemente pu essere scritto nella forma:

I~

J
w

(y)(c1 +c2 y) s dc.

[a]

~) Non ha i~portan~a, come si avv~r.tit~, .la ~celta del polo P e dell'origine a


deH intervallo d 1ntegraz1one. Con le pos1z1on1 indicate nella fig. 5.11, ad esempio,
s ottiene, scomponendo per semplicit i diagrammi trapezoidali in parti rettan~
golar e triangolari, e tenendo presente il par. 5.2d (alcuni contributi si annullano,
essendo, per aree Q uguali, le distanze Yc uguali e opposte):

wy dA~2

Ma, se si indica con:

(2 2

lbh2
h)
s (2h
T) (anima)+

+(]_ h 2 hs)"- (ali)~ bh's +2- b'h's,


2
2
12
4
sh'
J,~ -12 (h+6b) (v. punto a),

[b]

l'area del diagramma w (y) s tracciato lungo la linea e, l'integrale [a] vale:
I~ .Q (c1 +c,y,),

105

[e]

hh+9b'
h+6b

essendo Yc il valore della y in corrispondenza del baricentro della stessa area D.

3b' )
( h+ h+ 6b (negativa, quindi a sinistra del polo P).

Esempio 5.1.

Per il profilato avente la sezione a [ e lo spessore costante (fig.5. 10a), determinare la posizione del centro di taglio e la tensione tangenziale massima conseguente a uno sforzo di taglio Ty baricentrico.

Fig. 5.12
Fig. 5.11
Fig. 5.10

a) Il centro di taglio. Si trova sull'asse z di simmetria- e la distanza dall'arbi-


trario J.>Olo P di riferimento data dalla [5.5]. Ponendo nel punto 1 (fig. 5.!0b)
tanto il polo P q.uanto l'origine a dell'intervallo d'integrazione, si ha:

w (1-2)~0,

w,~hh/2

w,~ -bh/2,

(destrogira, quindi positiva),

y,~h/2,

y,~'-h/2 ;

quindi (v. par. 5.2d; si indica, per chiarezza, con s1 lo spessore delle ali e con s2
quello dell'anima):
h 2h
h'h's1

f
'

wydA~2

(Tsi"zh)

~--,

< 1 ~6Ty

(h+6b)/12,

(b+h/4): [sh (h+6b)];

per h=20 cm, b=S cm, s=l cm risulta:


<1 ~0,0574

Tu.

d) Diagrammar per il momento torcente Mt (conseguente all'eccentricit di Ty,


supposto baricentrico, rispetto al centro di taglio):

di G dall'asse dell'anima)~h'/(h+2h)~l,8 cm,


cm,
M,~ Tv (1,8+2,8)~4,6 Ty,
i (M,; rei. 5.12)~3 Mtfcs'~3.4,6 Tu/36~0,3833 Ty (sui lembi).

3b 2s 1
hs2 +6bs1

a)~-2,8

e) Tensione tangenziale massima:

e il segno negativo sta a indicare che il centro di taglio O alla sinistra del polo.
h=S cm,

J,~sh 2

(h'/8+hh/2),

zG~(distanza

h'

h=20 cm,

S,*~s

z, (v. punto

J,~s 2 h'/12+2hs 1 (h/2)'~ Ll (hs 2 +6bs,),

zo=

e) Diagrammar considerando Ty passante per il centro di taglio O. Ad esempio


nel centro dell'anima, ossia nel punto I (fig. 5.12), secondo la [5.1] si ottiene:

risulta

z0 = -2,8 cm.

max=0,0574 Ty+0,3833

Ty~0,441

Ty (in kg/cm', con Ty in kg) ;

l'importanza del momento torcente quindi notevole.

Capitolo quinto

106

-r----Zol

, (T )= Ty 2(cosq;-cos a).
P Y
Rs
2a-sen 2a

"

---P

,,--+o

107

quindi dalla [5.1] (J, stato calcolato in a):

---:---,;,\

'

Travi a parete sottile aperta

Per a=n/2 e a=n, la tensione massima risulta:

Ty 2

b)

a)

2R~J

e)
Fig. 5.13

<:max(q;=O)=~R

-,

s "
quindi i valori delle <:max risultano uguali, pur essendo le aperture diverse; ci
accade perch, per a >n/2, cresce la superficie resistente, rispetto ad a=n/2, ma
una parte delle -r: fornisce componenti secondo y di senso opposto a quello di Ty.

-a
Fig. 5.14

Fig. 5.15

b)

a)

b)

a)

Esempio 5.2.
Per la sezione indicata nella fig. 5.13 determinare la posizione del centro di
taglio e la tensione tangenziale massima per Io sforzo tagliante T11 baricentrico.
a) Centro di taglio. Essendo arbitrario il polo P per il calcolo della funzione ro,
conviene collocarlo nel centro dell'arco di circonferenza; l'origine a dell'intervallo
d'integrazione viene considerata sull'asse z di simmetria.
Pertanto si ha:

e) Diagramma
centrico e a=n.

Poich

z,~2R

?:

per il momento torcente, quando lo sforzo tagliante bari-

(v. punto a):


Mt=Tu2R,

-(M,; rei.

5.12,)=3Mtf2nRs'~ T~ _'!_(sui lembi),


s

"

inolto maggiore della ?:max calcolata in b).

w(<p)= -R 2 rp (rotazione del raggio vettore sinistrorsa, per y positivo),

y=R sentp,

5.3. Trave a parete sottile e aperta soggetta a momento torcente.

"
wydA~-2R'sf<p sen<p d<p~-2R's(sen a-a cosa),

5.3.1. Osservazioni introduttive. I centri di torsione e di taglio coincidono.

"

J,~2sfy'R dp~R's(2a-sen 2a)/2,


z,~R

per

a~n/6

4 (sena-a cosa)
a-sen 2a

(positiva, quindi a destra del polo P);

(30); n/2; n, risulta:


z0 ~

1,02776 R ,

4
z 0 =-R,

"

z 0 =2R.

(a)

b) Diagramma< considerando Ty passante per il centro di taglio O (fig. 5.14):

"
Sf(<p)~sfy R d{}~ -R's (cos a-cos <p);

a) Prima di entrare nel merito di questioni particolari pu essere opportuno commentare brevemente la circostanza, altre volte rilevata, che le travi
di cui ci stiamo occupando hanno rigidezza torsionale in genere fortemente
minore di quella che si manifesta quando la sezione, pur essendo cava,
chiusa. Il fatto appare manifesto appena si consideri un caso concreto, ad
esempio quello relativo alla sezione di una trave a parete circolare e di uniforme sottigliezza, soggetta a momento torcente M,: per quella anulare e
continua (fig. 5.15a), in ciascun punto le tensioni tangenziali rimangono pressoch invariate nello spessore (le diremo di membrana) e gli sforzi tangenziali u dc agiscono con bracci elevati pari a 2R. Invece per la sezione anulare
interrotta (fig. 5.15b) le tensioni tangenziali cambiano segno nello spessore
ed hanno valor medio nullo, come appare evidente appena si pensi all'analogia idrodinamica o all'altra della membrana; per cni l'azione torcente

Capitolo quinto

Travi a parete sottile aperta

viene realizzata da sforzi interni che han bracci poco diversi dallo spessore,
con l'evidente conseguenza che tensione massima e deformazione subiscono
un forte aggravio rispetto alla corrispondente configurazione chiusa della

travi aventi la sezione costituita da pi rettangoli (alcuni esempi sono indicati nella fig. 5.17), il momento torcente M, risulta dalla somma dei momenti
parziali Mtt forniti dalle varie parti; e anche giovandosi di esperienze basate suil'analogia con la membrana, si avuta conferma che i vari contributi M" sono poco diversi da quelli che si avrebbero considerando per i
rettangoli, soggetti alla medesima deformazione unitaria{}, le tensioni fornite
dalla [5.10], per cui lecito scrivere C5 -8l:

108

sezione (5 6).

Volendo poi passare a valutazioni concrete, pu essere opportuno ricordare preliminarmente che per una sezione rettangolare molto allungata di
lati a, b il valore massimo della tensione tangenziale e il valore della defor-

fJ~M,/GJ,,

rJ!lf

--y -

a ~'l-w+"'t-----z

.l'UJ '

1J=3 M,/Gcs 3

It[l TI

b)

Fig. 5.17

mazione unitaria {} (la cui dimensione fisica l'inverso di una lunghezza)


risultano (fig. 5.16a)
1'xu (max)~i'~ 3MJab 2

fJ ~ 3M,/Gab 3

formule [5.10], valide per la sezione rettangolare molto allungata, valgono


anche per le sezioni sottili e aperte aventi la linea media curva, per le quali
quindi pu essere ancora scritto:
i.'=3 M,/cs 2

[5.10]

inoltre r si manifesta sui lembi dei lati b maggiori e il diagramma dello scorrimento, quindi anche delle tensioni tangenziali, varia quasi linearmente
lungo la mediana pi breve, d'accordo con la circostanza che le fibre corte,
pi rigide delle altre, si conservano pressoch rettilinee c57J. Nel caso di
C56l Per i casi citati, i rapporti delle tensioni 'massime e delle {} valgono rispettivamente
all'incirca [per la formula di Bredt e per la 5.12J 3R/s e 3(R/s) 2
,
t 5 . 7 > Quindi per una sezione rettangolare di spessore esilissimo lo stato di sollecitazione
pu essere raffigurato (fg. 5.16b, e) con due forze H (che, di segno opposto, applicat~ nel:
l'intorno dei due lati corti, interpretano la presenza del flusso di tensioni h.~ngo 1 lat~
minori della sezione) e con una distribuzione, uniforme lungo l'altezza a, di momenti
unitari (dy=l):

[a]

[5.12]

ottenendo cos il risultato che si avrebbe per una sezione rettangolare di lati
e, s. Inoltre, utilizzando l'analogia con la membrana, si constatato che le

-k- h--4-

(il braccio del momento uguale a

[5.11]

avendo indicato con at, si la lunghezza e lo spessore di una generica parte


rettangolare. Di conseguenza, se lo spessore costante,

Fig. 5.16

109

b per la linearit del diagramma -rXll, del quale con i

si indica il valore massimo). Pensando di isolare un elemento della parete di altezza generica
e profondit dx (fig. 5.16d), la sua faccia superiore 1~3 libera da azioni interne ed esterne,

1J=3 M,/Gcs 3

[5.121]

indicando con e la lunghezza della linea media e con s lo spessore. Tali espressioni si possono ricavare anche per via teorica <5 9).
mentre quella inferiore 2~4 soggetta, per il teorema di reciprocit, al momento myx dx.
Considerando allora l'equilibrio alla rotazione intorno all'asse y, si ottiene H dx=mxu dx,
quindi:
[b]
H=mxy
Infine, il momento interno deve uguagliare quello esterno M 1, ossia:
Ha+mxy a=M1 ;

allora per la [b] e per la [a] risulta:


~b 2

M1

-6-=2a

'"i=Mtf3ab 2

Supponendo che, per la rigidezza del collegamento, le varie parti rettangolari presentino un'uguale rotazione unitaria #, per ognuna di esse (di Iati a,, si) si ha, in virt
della seconda delle [5.10], Mu=Gf>.lu. con .lu,=ais.3/3. Quindi, dovendo essere .EM11 =M,
e 'i=Afi.s.f.lfi=G#s;, si ricavano le relazioni [5.11].
<5 . 9 l Si' visto che per la sezione rettangolare molto allungata le azioni H interpretano
la presenza del flusso di tensioni lungo i lati minori (fg. 5-16b). Nel caso della sezione cir<5 .s)

Capitolo quinto

Travi a parete sottile aperta

b) La precedente osservazione, che per le sezioni aperte la tensione tangenziale sulla linea media nulla, interessa per alcune consegnenze rignardanti, come vedremo, lo stato di tensione e di deformazione. E a proposito
di questo pu essere opportuno notare che una sezione soggetta soltanto a
momento torcente ruota intorno a un punto, centro di torsione, coincidente
col centro di taglio O, come si riconosce subito in virt del teorema di Betti:
infatti, applicata la coppia, chiaro che uno sforzo tagliante T comunque
diretto e passante per O rende {} nullo, e non fa compiere ad essa lavoro
mutuo. Invertendo allora l'ordine di applicazione delle due azioni, M, non
fa compiere lavoro mutuo a T; quindi, risultando nulla la traslazione del
punto O lungo la retta d'azione del taglio, che pu essere generica, possibile
concludere che la sezione ruota intorno al centro di taglio C5 10).

e) Oltre alle consuete ipotesi, per le sezioni anulari aperte si suppone


anche che esse, pur ingobbendosi per effetto dell'azione torcente, mantengano
invariata la loro proiezione piana, ossia che, gli spostamenti relativi secondo
l'asse della trave siano molto prevalenti rispetto a quelli nel piano della sezione. L 'ingobbimento in genere notevole e, come vedremo, pu esser
causa di tensioni normali che, ovviamente di risultante nuIIa, possono avere
sensibile importanza.

110

5.3.2. Azione torcente variabile lungo l'asse della trave: conseguenti tensioni
normali e tensioni tangenziali di n1cmbrana.
a) Data la sezione di una trave a parete sottile aperta soggetta a un momento torcente, pensiamo di isolare l'elemento 1-2-3-4 della parete della trave
indicato nella fig. 5-19, avente la base dx dc e l'altezza s: i punti 3, 4 si spostano in 3', 4' e, se si indica con{} la rotazione unitaria (dx= I) intorno al
centro di torsione O distante r dalla tangente 3-4, si ha, in corrispondenza
della superficie media dell'elemento considerato, 3 - 3';:;; 4-4' = (i!dx)r,
quindi:
a=Dr,
[5.13]

colare (fig. 5.18), dette azioni non sono pi parallele tra loro, n1a l'uguaglianza tra azioni
esterne e interne ripristinata dalla presenza di sforzi tangenziali (,rp; di tale fatto pu
esser data la seguente semplice giustificazione.
V al go no le relazioni:
ttp;e=Jr~z,

(,rp= frxqi(l +z/R)dz,

m'P=Jr'P'"'z dz,

m:ap= f-c.,rp(l +z/R)z dz,

[a]

con tutti gli integrali estesi tra i limiti s/2, e con 1:px=Txrp Ma si ha t'PX=O, per l'equilibrio
del generico elemento 1-2-3-4 alla traslazione secondo x (fig.5. 18b); quindi, dalla seconda
e dalla terza delle relazioni [a], risulta:

con 11 data dalla relaz. [5.12].

[b]

avendo posto

mrpz~ mxip

111

perch lo spessore supposto molto piccolo rispetto al raggio.

Fig. 5.19

Fig. 5.18

Considerando i momenti nixip (quindi per la [b] anche le azioni fxip) distribuiti uniformemente, uguagliando l'azione interna a quella esterna Afi, e indicando con e la lunghezza
della linea media, si ottiene:
mxqP+(txpR)c=Mi,
mxrp=M1/2c;

All'angolo a corrisponderebbe, qualora aVvenissero altri movimenti, una


modificazione degli angoli retti relativi alla superficie elementare 1-2-3-4,
quindi uno scorrimento; ma dovendo questo essere nullo perch, come
stato osservato, la tensione tangenziale nulla lungo la linea media della
sezione, deve aver luogo una ulteriore rotazione tra le fibre ({J=a) tale da
ripristinare la conservazione degli angoli retti e da provocare quindi lo spostamento (indicando con u gli spostamenti secondo x):

per cui la tensione tangenziale sui lembi risulta:


-~
7:=

,_3M,
6mzrps
1 - csz

La presenza degli sforzi tangenziali fzp deriva in sostanza dal fatto che sull'elemento
di superficie curvo e normale a x (fig. 5.18c), essendo le tensioni tangenziali sui lembi
uguali tra loro (debbono essere uguali a quelle conseguenti a mrpJ, le due risultanti delle
azioni tangenziali sopra e sotto la linea media 0-0 hanno valori diversi, essendo diverse
le relative aree.
<0 10> Una sezione soggetta a momento torcente e a sforzo normale in genere non ruota
intorno al centro di taglio (salvo che essa non ammetta due assi di simmetria). L'osservazione interessante per lo studio della stabilit dell'equilibrio di travi a parete sottile aperta.

[5.14]
per cui, posto r dc=dco, si ottiene:

u=-i!J~dc+C=-ilw+c;

[5.15]

Capitolo quinto

Travi a parete sottile aperta

e il segno meno dipende dal fatto che, stabiliti i sensi positivi per l'asse x
e per la percorrenza lungo la linea media della sezione, e pensando sia gli
spostamenti 3-3 ', 4-4', sia dw positivi, dcu ha senso opposto a quello fissato
per x (fig. 5.19).
La quantit:

tria, si ha C' =0 <5 11l e la prima delle [5.19] automaticamente soddisfatta.


Altrilnenti, adottata un'origine a generica, si calcolano w e C'. Notiamo
inoltre che la <I negativa se lo spostamento 3-3' (fig. 5.19) concordante
col segno di percorrenza !unto la linea media e se il momento torcente aumenta lungo x, per cui lo spostamento 4' -4" risulta maggiore di quello
2-2' e la fibra 2-4 si accorcia.
A questo punto, riportandosi col pensiero alla deduzione della formula
di Jourawsky, chiaro che, se le a, variano lungo l'asse x longitudinale
della trave, inevitabile la comparsa di tensioni tangenziali Lh: di membrana
longitudinali, quindi anche nelle sezioni rette della trave. Tali tensioni Lh:,
essendo per pressoch costanti nello spessore, hanno distribuzione del tutto

112

[5.16]
che l'area settoriale definita precedentemente (re!. 5.3), ora da calcolare
assumendo come polo il centro O di torsione, ossia il centro di taglio; inoltre,
se interessa conoscere soltanto l'ingobbimento della sezione, ossia lo spostamento relativo secondo x fra due punti a, i, questi costituiscono i limiti dell'in-

tervallo d'integrazione e non ha importanza la determinazione della costante C.


Secondo la [5.15], lo spostamento u lungo la linea media di una sezione varia
come la funzione w; e poich, secondo quanto stato gi notato, w corrisponde al doppio dell'area racchiusa tra il tratto a-i cui si riferisce l'integrazione e le congiungenti O-a, O-i, facile rendersi conto che per essa si possono avere anche ripetute variazioni di segno (es. 5.3). L'entit degli spo-

stamenti relativi, quindi dell'ingobbimento di una sezione, dipende ovviamente da ff, ossia dalla rotazione di due sezioni distanti dx~ 1; quindi detta
entit resta costante se, pensando invariabile la sezione, il momento torcente
non si modifica lungo l'asse della trave. Se Mt varia, come spesso avviene,
si hanno dilatazioni per le fibre secondo x con conseguenti tensioni normali,
e per la [5.15] si pu scrivere, poich la costante C da considerare tale
dC dff
per una data sezione ma pu variare lungo x, posto C' = - dx : dx '

du
d{}
d{}
a ~Es ~E-=-E-(w+C')=-E-w*
x
x
dx
dx
dx

[5.17]

w*=w+C'

[5.18]

con:

e con la costante C' facilmente determinabile: infatti, dovendo risultare


(dA~sdc):

f~x dA~O,

quindi E

~: :;i* dA=O

[5.19]

113

diversa da quelle " primarie " che le hanno causate e che, come si detto,

hanno invece valore nullo in corrispondenza della snperficie media. Il modo


di calcolarle quello gi ricordato nel par. 5.2 e non staremo quindi a dilungarci: considerando al solito l'equilibrio alla traslazione secondo x di un tratto
elementare di parete lungo dx, e tenendo presenti i simboli a suo tempo specificati, si trova (considerando Lh: concorde con x):

Lh s dx= -fda., dA ,

[5.21]

e per la [5.17] (essendo C', secondo la [5.20], indipendente da x, avendo supposto invariabile la sezione):

d'{} w*dA,

Lh:s~E-d
2
X

[5.22]

A'

con dA=s dc, A* area della sezione compresa tra uno dei bordi e il punto i
generico, w* data dalla [5.18]. Inoltre, come si detto, la costante C' (relazione 5.20) nulla se la sezione simmetrica e se si ha l'avvertenza di calcolare la funzione integranda w ponendo l'origine sul!' asse di simmetria, per
cui w=w*. Nel caso generale, l'origine pu essere arbitraria, ed il valore
della costante C' che provvede a render soddisfatta la condizione [5.19].
b) Osservazioni. Lo scorrimento stato considerato nullo lungo la linea
media e con tale condizione, unita a quella del contorno indeformabile, stato

definito lo stato di deformazione e il conseguente ingobbimento delle sezioni


trasversali. Quando il momento torcente variabile, l'ingobbimento risulta
disuniforme: nascono, per congruenza interna, tensioni normali e, per equilibrio, ulteriori tensioni tangenziali Ll'f, per, come si detto, pressoch co-

(l'integrale esteso all'intera sezione), deve aversi:

stanti lungo lo spessore; quindi, essendo le tensioni tangenziali non nulle sulla

C'=

[5.20]

e s'intende che, nel caso che la sezione sia simmetrica, se, per valutare la funzione w, si pone l'origine a dell'intervallo d'integrazione sull'asse di simme-

linea media, sono non nulli anche gli scorrimenti, contrariamente all'ipotesi

<o.u) Per le due parti simmetriche della sezione il segno di w evidentemente contrario
perch, se in un punto, percorrendo il tratto dc positivo, la rotazione del raggio vettore
destrorsa, nel punto simmetrico ba senso, e quindi segno, opposto.

8 -

POZZATI, 11-1.

114

Capitolo quinto

Travi a parete sottile aperta

adottata. In generale ci comporta una tenue influenza, pur avendo casi, ad


esempio quando si hanno sezioni impedite d'ingobbirsi, in cui le Llr possono
acquistare sensibile importanza; per cui la teoria precedentemente vista
pu essere considerata la fase iniziale di un procedimento di calcolo pi complesso, eventualmente iterativo, per di non sempre soddisfacente convergenza.

Il fatto di trovare le conseguenze scaturite da una certa ipotesi in disaccordo


con l'ipotesi stessa non nuovo nello studio degli stati di tensione: per determinare ad esempio le tensioni tangenziali dovute a uno sforzo tagliante, si
utilizza l'espressione che definisce le tensioni normali con l'ipotesi della
conservazione delle sezioni piane, in contrasto in genere con la presenza
delle stesse tensioni tangenziali.
Inoltre, tanto le tensioni a quanto quelle Llr di membrana frequentemente
presentano, dipendendo dalla funzione w*, ripetuti ca1nbiamenti di segno in
una sezione trasversale (fig. 5.21): infatti per i termini elementari dw*=r dc,
disseminati lungo la linea media da percorrere dall'origine verso i punti
estremi, i segni (positivi se destrorsi) variano a seconda della loro posizione
rispetto al centro di rotazione.
e) Propriet relativa ali' area settoriale (conseguente al fatto che gli sforzi
normali applicati a una sezione costituiscono un sistema equilibrato).
L'area settoriale w*, per la definizione [5.18] precedentemente data, deve
soddisfare la condizione:

f~*dA=O,

Esempio 5.3.
La trave a parete sottile aperta e di sezione circolare indicata nella fig. 5.20 ha
le estremit appoggiate e irrigidite con timpani [par. 5.5] ed soggetta lungo un
nx
bordo al carico orizzontale distribuito con la legge qx=q cos - - (per x=O, in
1
mezzaria, qx=9_; per x=l/2, qx=O). Determinare gli effetti del momento torcente.

Fig. 5.20

a) Il momento torcente, che, nella mezzeria nullo, alla distanza x dal centro,
indicando con e la distanza della retta d'azione del carico dal centro O di torsione
o di taglio, vale:

r
- nx
Mt= Jqx e dx=Mt sen - -, con Mt=qel/n.
X

f~*zdA=O.

Mt

[5.19, ripetuta]

nx
[relaz. 5.121 ; J,=cs'/3],
1

ff= GJ, sen - -

dff
E qe
nx
aX =-E-w*=---w*cosdx
GJ,
I [relaz . 5.17],

3Mt

x = - 2-

es

nx

sen -

[relaz. 5.121 ] ,

Llr= - -Efjen
- sen -nxfw* dA [relaz. 5.22].
G J, ls
I

[5.8, ripetuta]

.tli;,

b) Calcolare il valore delle tensioni massime per:

Essendo, in una data sezione, la funzione ro* proporzionale alla tensione


normale a [rei. 5.17] e ponendo adA=dN, si ha allora oltre alla condizione
f,dN=O, dalla quale per l'appunto venne ricavata la [5.19],

a=30,

s=S cm,
v (coeff. Poisson)=0,15,

1=15 m,

q=IOO kg/m=l kg/cm.

Si ottiene:

I:dN=O,

[d]

R=c0 /2sena=c 0 =5 m,
y, (es. 5.2)=1,02776 R,

per cui gli sforzi normali dN applicati ad ogni sezione retta della trave costituiscono, come debbono, un sistema equilibrato.

[a]

Di conseguenza:

spontaneamente rispettata, se la sezione simmetrica, calcolando w con


l'origine sull'asse di simmetria. Inoltre il suo polo deve essere il centro di
taglio, quindi per le [5.8], valide qualunque sia l'origine dell'intervallo d'in~
tegrazione, risulta anche (gli assi y, z sono baricentrici e principali; la costante C' risulta moltiplicata per fattori nulli):

f~*ydA=O,

115

e=y,-R cos a=0,1617 R=S0,9 cm,

M,=180,9 1500/n=38630 kgcm,


J,=cs'/3=0,34907 s' R.

[b]

[e]

[d]
[e]

Capitolo quinto

Travi a parete sottile aperta

Essendo la sezione simmetrica, conviene calcolare i valori della funzione ro*


ponendo l'origine a dell'intervallo d'integrazione sull'asse di simmetria. Poich
il polo dev'essere il centro di taglio, si ottiene (fig. 5.20):

proporzionale a M, (quindi a /), e LIT (max) dipende da 1//. Pertanto l'importanza

116

ro*(p)~ Jr dc~RJ(y, cos fJ-R) dfJ~R (y sen <p-R<p),

[/]

da cui, per <p=0-10-20-300,


2

w*/R =0;

0,00394;

0,00245;

-0,00972.

2(1+v)l 0,1617 .
,_
,
0,00972 R -5,60 kg/cm .
0,34907 s'

La tensione tangenziale primaria, diretta conseguenza del momento torcente


(rel. d), alle estremit acquista il massimo valore (c=2a R=524 cm)
i.'

Pu essere interessante notare che a (max) indipendente da /; mentre r


di Ll-r rispetto a i diminuisce con l'aumentare della snellezza della trave.
e) Condizioni di carico complesse possono venire vantaggiosamente studiate
impiegando le serie trigonometriche (cap. X).

5.3.3. Trave a parete sottile aperta soggetta a deformazione di tipo torsio-

Il diagramma ax simile a quello della funzione w* ed ha l'ordinata massima


(per x=O, nella mezzeria della trave, v. rel. e)
a (max)

117

3 38630
524 . 8,

3,46 kgIcm , .

nale: equazione differenziale di equilibrio.


Si visto che, quando il momento torcente variabile, si hanno tensioni
tangenziali del tipo tanto variabile nello spessore, qnanto di membrana:
I'uno con valore nullo sulla linea media e valore massimo I r [ sui lembi,
l'altro con valore .dr pressoch costante nello spessore; ovviamente in una
generica sezione ciascuno di essi d luogo a una correlativa caratteristica di
sollecitazione torcente, la cui somma deve uguagliare l'azione esterna applicata.
Il momento torcente interno conseguente alle tensioni tangenziali di
membrana vale, per la [5.22] e indicando con r la distanza dal centro di torsione,
f
d'ff f
[5.23J
M(Lh)=J~Lh; s dc) r=E dx' J'f' dw*,
avendo posto, con i simboli precedentemente significati,
'f=fw* dA.
~'

Ma integrando per parti si ottiene:

'

J:dw*=['Pw*Ji-f~w* dA) w*=-f;n*' dA,

"tJ'

\1
\ I

[5.24]

perch il termine tra parentesi quadre scompare, essendo la quantit 'P nulla
tanto nel punto iniziale, in cui A*=O, quanto nel punto terminale per la
relazione [5.19]. Pertanto, se si pone:

Fig. 5.21

Anche la tensione tangenziale di membrana Lfr raggiunge il valore massimo


(x~l/2, rei. e); e poich l'integrale

l 00 =f;n*' dA,

[5.25J

alle estremit

"

f w* dA~R'sf(y0 sen {}-RfJ)


A*

per

dfJ~R's [-yo(cos a-cos<p)- ~

(a'-<p']

<p~0-10-20-30

vale (a meno di R's) 0,000615; 0,000232; -0,000442;

O (fig. 5.21), si ottiene


Lfr

l'espressione [5.23] del momento pu esser scritta (la dimensione fisica di


100 L 6):
d'ff
[5.26]
M,(Llr)=-E dx' J00

(max)~ -2(1 +v) ~,;~9~~!:, ~


~-0,34

150~. s

0,000615 R's~

kg/cm' (piccola rispetto a i.').

Inoltre il momento torcente interno conseguente alle r variabili nello spessore vale, per la [5.11],
M, (i)=GJ,ff,

[5.27]

Capitolo quinto

Travi a parete sottile aperta

e un legame fra i due contributi [5.26], [5.27], di natura elastica, stato tacitamente introdotto considerandoli generati l'uno direttamente dalla deformata {}, l'altro dalla derivata seconda della stessa {}.
In conclusione si deve avere, come indic Weber (v. bibl.) C5 12J,

tuno tuttavia notare che, in una sezione in cui si abbia 1J=0, risulta per la
[5.27] M,(r)=O, per cui il momento torcente esterno viene realizzato soltanto con tensioni Llr di membrana, in contrasto quindi, nell'intorno della
sezione in questione, con I 'ipotesi inizialmente fatta. Concludiamo osservando che, come mostra I'esempio seguente, la presenza di vincoli Che contrastano con efficacia l 'ingobbhnento di una o pi sezioni attenua fortemente
il valore delle tensioni tangenziali 'i nell'intorno di ogni sezione irrigidita.

118

d'{}

M, (Lh:)+M, (i)=-Elw dx' +GJ,{}=M,;

[5.28]

119

per cui, posto :


[5.29]

si ottiene l'equazione (a ha la dimensione fisica dell'inverso di una lunghezza,


ossia L-1),
d 2 {}

- - - a 2 if=-a 2

dx'

M,
-- ,

GJ,

[5.30]

Esempio 5.4.
Una trave, a parete sottile aperta, incastrata a un'estremit ed soggetta
all'altra estremit, impedita di ingobbirsi, a un 'azione torcente Mt (fg. 5.22).
a) Lo stato di deformazione e di sollecitazione approssimativamente definito
dall'equazione differenziale [5.30], della quale un integrale particolare ovviamente
r-z12,~----11i--4

che esprime la deformazione {} della trave per un dato momento torcente


e che quindi, per tramite delle formule precedentemente ricavate, consente
di calcolare le sollecitazioni e le tensioni.
La soluzione dell'equazione [5.30], se si indica con {}P un suo integrale
particolare, risulta:

{}={}v+C1 cosh ax+C, senh ax,

con le costanti

e,, e,

[5.31]

Fig. 5.22

it

I JI
Bfil-c)Mt

'---x

#p=MtfGJt. Le costanti C1' C 2, presenti nella soluzione [5.31], sono determinate


dalle condizioni che per x= l/2 si abbia fr=O, ossia dalle due equazioni, posto
a!/2~,

C1 cosh A-!-C2 senh A= -{}P

da determinare mediante le condizioni ai limiti.

C1 cosh A-C2 senh =-{}p,

dalle quali,

5.3.4. Trave a parete sottile aperta, soggetta ad azione torcente, con alcune

sezioni impedite di ingobbirsi.


Quando una sezione impedita di ingobbirsi, non pu aver luogo, lnngo
la sua linea media, alcuna variazione dello spostamento u secondo l'asse_
della trave, quindi, per la [5.14], in essa nulla anche la rotazione unitaria{}.
Il fatto che, qualora si pensasse impedito l'ingobbimento di tntte le sezioni, {} risulterebbe ovunque nulla, per cui la trave soggetta a momento
torcente non si deformerebbe, pu a prima vista lasciare perplessi. Invece
la conclusione appare chiara appena si rifletta che la deformazione{}, essendo
univocamente connessa, nella schematizzazione teorica adottata, con l'inR

gobbimento delle sezioni, risulta nulla quando la mobilit della struttura


viene limitata con l'ipotesi che l'ingobbimento non sussista.

Lo studio della trave a parete sottile aperta con alcune sezioni impedite
d'ingobbirsi pu essere effettuato impiegando l'equazione [5.30]. opporL'espressione [5.26], connessa con Ja presenza di tensioni tangenziali Li-r di membrana ripartite pressoch uniformemente nello spessore, in contraddizione con l'ipotesi
dalla quale essa dipende (rel. 14 e seguenti), che gli scorrimenti, quindi le tensioni tangenziali, siano nulli in corrispondenza della linea media di una generica sezione. Ci nonostante, i risultati sono in genere attendibili (un errore abbastanza sensibile pu essere compiuto nello studio di travi aventi sezioni impedite d'ingobbirsi; par. 5.3.4).
~ <5 12l

quindi:
coshax).
cosh A

Per le formule [5.27], [5.26], [5.17] si ottiene


M. "')

"' ~
E

M.(Lh)=M,G

M.

fw

'

(l

J;a'

(1'~al/2,

a'=GJtfEJw):

cosh ax ) ,

[b]

cosh

coshax

cosh,\

df}
Mta senh ax
w*=Ew*
dx
GJ, cosh

a=~E-

[a]

M
t

coshax
coshJ. '

Mtro*
aJw

senh ax
cosh .lt

[e]

[d]

l/2

J
M,l (
tgh1')
OAB~2j"!dx= GJ, 1 - - . -

[e]

In definitiva lo stato di sollecitazione risulta identico a quello di mezza trave


avente un'estremit incastrata e l'altra libera soggetta all'azione Mt, come d'altronde dev'essere per evidente condizione d'antimetria; l'avremmo quindi potuto
ottenere imponendo per quest'ultima sezione la condizione ai limiti che siano nulle
le tensioni normali.

Capitolo quinto

Travi a parete sottile aperta

b) UD caso numerico. Profilato HEA 300 (fig. 5.23), 1~300 cm, v~0,3. Per
il calcolo dell'area polare w* l'origine a dell'intervallo di integrazione viene posta
nel baricentro G della sezione (C'=O, par. 5.3.2); anche il polo, che dev'essere
il centro di taglio, coincide con G. La funzione w* indicata nella fig. 5.23

e) Per un profilato IPE 300 di uguale lunghezza si ottiene (fra parentesi i valori
calcolati per HEA 300):
a (max)~ 96, 7 10-2M, (22, 7 10-2) ,

120

[fwsdc~4s,(+

J 00 [relaz. 5.25; par.


J, [relaz. 5.11]~

Ll (max)~3,2 10-2M,

~)]:

b:

b'h 2 bh) s1h'b'


,
(J6 3 4 ~-z;r-~1,1998 10' cm ,

Ea, s, 2 ~

J,
x~al/2~0,661

(1,3 10- 3) ,

'i' (rnax)~25,3 10-2M, (4,3 10-2) ;

5.2c]~4s 1

121

senh
tgh

JC s1_14
!
i

(5,3),

Ll (max)/T (max)~0,13 (0,30),

(2 30 1,4'+27,6 0,85')~60,53 cm',


a=4,405 10-3 cm~ 1 ,

19,404. 10-''

'

a (rnax)/r (max)~3,8

x~0,7102,

cosh x~ 1,2265,

x~o,5790.

M,l/GJ,

(0,124).

Nella fg. 5.23c sono indicati i diagrammi delle tensioni Ll7: e a: i segni delle
tensioni Lf-,; sono facilmente controllabili dovendo esse riprodurre, completamente
o in parte, il momento torcente esterno; determinati i segni delle LI-,;, facile controllare i segni delle tensioni a (equilibrio dell'elemento 1-2-3-4 della fig. 5.23c),
deducibili per altro dal diagramma w* [fig. 5.23b; per la a) iJ' negativa].

5.4. Sistemi equilibrati di forze longitudinali applicati alle estremit di


una trave a parete sottile aperta. Bimomenti e relativi stati di
tensione.

IQ)

G~P-a1--~z

a)

OA-n~0,252

a) Nel precedente paragrafo si visto che l'esistenza di una deformazione 1}


variabile lungo l'asse di una trave a parete sottile aperta comporta la presenza
di tensioni normali:

d{}

<1=-E--w*
dx

Fig. 5.23

In mezzeria

(x~O):

M,(T) [relaz.

b]~M,(1- l, 2; 65 )~o,185 M,,


M,(Ll)~0,815

a=O (in accordo con la configurazione antimetrica),


i (max)~M,(i) s1 /J,~4,28 10-2M, kg/cm' (M, in kgcm).

All'estremit B

(x~l/2):

M,(i)~O

(quindi

i'~O),

Mw*

a (max)=---'---J tgh .1~22,68 10-3M,(w* ,,,.,~bh/4) ;


a

e che a tali tensioni corrisponde per ogni sezione un sistema di sforzi


equilibrato; circostanza, questa, fissata dalle relazioni (par. 5.3.2c):

f w* dA=O,

M,,

ro

[5.17, ripetuta]

'

fw*ydA=O,

~l,29

OA-B [relaz. e]~0,124 M,l/GJ,.

10-'M,;

dA

[5.32]

Jw* zdA=O,

nelle quali la funzione w* l'area settoriale calcolata assumendo come polo


il centro O di taglio; e i suoi momenti statici w*y, w*z sono da valutare rispetto agli assi principali baricentrici della sezione.
Inoltre facile rendersi conto che se, per una data sez!one, si considerano
le tensioni normali <1 (conseguenti alle caratteristiche di sollecitazione N,
M,, My) valutate considerando l'elasticit lineare e la conservazione delle

sezioni piane, l'integrale:

il valore massimo della tensione tangenziale di membrana si ha nelle sezioni A, B,


e per la [5.22] vale (a'~GJ,/EJ00 ):
M,
Mt S1b 2 h
Ll (max)=-J
w* dA=-J
16
wS1
wS1

<1

[5.33]

risulta nullo: infatti, perio sforzo normale, u=

~,

quindi B=

Jw* dA =0,

in virt della prima delle relazioni [5.32]; e ad esempio per il momento M,,

122

Capitolo quinto

Travi a parete sottile aperta

essendo a=M,y/J,, si ha B= M, fw*y dA=O, nulla anch'essa per la seconda


J,

J'

delle stesse relazioni. Diversamente stanno le cose se la tensione a data


dalla [5.17], ossia, come si ricordato, in assenza di N, M,, My; infatti in
tale caso, ricordando la definizione [5.25] di Jm, si ha:

B=-E d{} fw* 2 dA=-E d{} J


dxJ~

dx

w'

[5.34]

certamente non nulla, mantenendosi la funzione integranda ru* 2 sempre po-

sitiva.
Pertanto l'entit B, alla quale competono le dimensioni fisiche FL 2, gode
della propriet di annullarsi quando esistono le caratteristiche di sollecita-

123

rilevare la correlazione formale tra le relazioni [5.36], [5.35], [5.34] e quelle


relative allo stato fiessionale:
My
dM
a=--,
dx =T,
J
A proposito del valore del bimomento pu essere opportuno notare
anche che, nel caso di carichi longitudinali applicati alla sezione estrema di
una trave, la tensione a non nulla soltanto nelle zone di applicazione delle
forze; per cui, nel caso di n carichi addensati su aree molto piccole, l'espressione [5.33] diventa, essendo in corrispondenza dell'intorno J di ogni carico P, (in cui si pu considerare costante il valore di w*)
dA=P,.

J,a

B=E P,w,*,

[5.37]

i=l

essendo w,* il valore della funzione w* in corrispondenza del relativo carico P,.
p

~Mt

''

''

Fig. 5.25
Fig. 5.24

a)

b}

e)

a)

''
''
''
''

'

"'\
''
''
b)

''
''

d)

Cos, ad esempio, per la trave avente la sezione a corona circolare aperta


zione direttamente produttrici di tensioni normali, e viceversa di potere esi-:

stere quando esse sono nulle; e va da s quindi che, se per nn dato stato di
tensione la relazione [5.33] fornisce un certo valore di B non nullo, oppure
B ha un valore assegnato, per le [5.17, 5.34] si ha:
[5.35]

In conseguenza della sua genesi, alla quantit B, dipendente dall'azione


simultanea di due coppie di senso opposto e agenti su due piani distinti
e paralleli (fg. 5.25), stata data la denominazione di "himomento ". Ma
opportuno tener presente che con un momento essa nulla ha a che vedere:
non per dimensioni fisiche, non per la possibilit di esser calcolata utilizzando
condizioni di equilibrio; B soltanto un'entit analitica di comodo.
Inoltre, derivando rispetto a x la [5.34], si ottiene la [5.26], per cui risultando:
dB
dx =M, (Llr) ,

[5.36]

il bimomento legato al momento torcente come, nella teoria della flessione semplice, il momento flettente legato al taglio; ed interessante

della fig. 5.24a (w*=n R 2 , es. 5.2, con <p=n)

B=2 Pn R';

[5.37,]

e per la sezione a doppio T della fg. 5.24b (il diagramma w* riportato nella
fig. 5.23):

dh

B=4P-2

[5.37,]

o soltanto:

dh

B=P-2

[5.37,]

nel caso di un solo carico, per il quale ovviamente sono da considerare anche
le consuete caratteristiche di sollecitazione.
Lo studio dello stato di deformazione per effetto di bimomenti applicati
alle sezioni estreme di una trave scaturisce dall'equazione differenziale [5.30],
la quale ovviamente in tale caso omogenea, essendo nullo il momento torcente esterno; per cui la soluzione [5.31] diventa:
fJ=C1 cosh ax+c2 senh ax.

[5.31,]

Capitolo quinto

Travi a parete sottile aperta

b) Deformazioni e tensioni si smorzano in genere lentamente per effetto


di un bimomento agente su una trave a parete sottile aperta.

e con sezioni a doppio T (avente ali e anima tra loro uguali), a E e a corona
circolare tagliata: per avere, ad esempio, soltanto il dimezzamento della e
(e delle relative conseguenze), occorre una distanza da1l'estremit caricata pari
h
h
in cifra tonda, in ciascuno dei tre stessi casi, a h 0,23 - ; h 0,27 - ;
D
s
s
D 0,55- Quindi, per una snellezza h/s=D/s=30 (paragonabili ai valori
s
ricorrenti per i profilati), a distanze pari all'incirca a 7 h; 8 h; 16 D.

124

Pensiamo che una trave a parete sottile aperta, cli lunghezza illimitata,
abbia la sezione estrema soggetta a un bimomento B0 Se si pone l'origine
dell'asse x sull'estremit, poich, per x=co, cosh ax=senh ax e gli effetti si
possono considerare estinti (#=0), nell'equazione [5.31 1] si ha C2 =-C1 ,
quindi (cosh ax-senh ax=e-"; a 2 =GJ,/EJw),
D=C1e-~=('U') X=O e-x '
0

[5.38)
Esempio 5.5.

d#
ed essendo B=-E dx Jw, si ottiene, per x=O, B,=-E(-C1 a)J00 ,
C1 =BJaEJ00

125

[5.39)

Da1la formula [5.38] risulta d#/dx= -ae, d 2#/dx 2=a 2 #, pertanto, in base
alle relazioni [5.17] [5.22], tutti gli effetti si propagano con lo stesso andamento deUa funzione e. Come vedremo nell'esempio 5.5, il valore del parametro a tale che, per le sezioni a parete sottile aperta, in genere occorrono
notevoli distanze x, molto superiori aUa maggiore delle dimensioni che caratterizzano la sezione, per ottenere sensibili smorzamenti; quindi, scaturendo
il bimomento B da un sistema cli forze in equilibrio, per tale tipo di azione
esterna le travi aventi sezione a parete sottile aperta possono comportarsi
diversamente da quelle con sezione compatta, in relazione al principio
di De Saint Venant.
Sia l'entit del bimomento conseguente ad assegnate condizioni di carico,
sia lo smorzamento dei relativi effetti dipendono fortemente, come vedremo
nell'esempio 5.5, dalla forma deUa sezione e dall'esilit dei suoi spessori in
relazione aUe altre dimensioni. Nel caso indicato nella fig. 5.25, o in casi
analoghi, facile rendersi conto, come gi abbiamo accennato nella premessa,
che la propagazione degli effetti di norma pu spingersi assai lontano dalla
sezione estrema soggetta al disturbo di cui il bimomento fornisce la misura:
se le due ali fossero completamente separate l'una dall'altra, evidentemente
il momento agente su ciascuna ala si propagherebbe conservando immutato
il suo valore. Ma l'anima deve intervenire per mantenere collegate le due
parti che tenderebbero a subire crescenti spostamenti relativi, essendo soggette a momenti di segno opposto; e ovviamente il suo intervento tanto
meno efficace quanto meno essa rigida, ossia quanto pi piccolo il rapporto dello spessore con l'altezza. Inoltre pu essere utile notare che la deformazione simile a quella provocata da un momento torcente; ossia che il
bimomento provoca, come Mh una rotazione unitaria {} la quale, penetrando
nella trave, porta con s una scia di tensioni tangenziali dei due tipi (i, Lh)

e cli tensioni normali. Per quanto poi riguarda l'influenza che la forma della
sezione pu avere su tale fenomeno di forte propagazione degli effetti, pu
essere utile citare i tre casi che verranno trattati nell'esempio seguente, riguar-

danti travi di grande lunghezza, con bimomento non nullo a un'estremit

Calcolare per alcuni tipi di trave a parete sottile aperta, aventi lunghezza infinita e l'estremit soggetta a un bimomento, l'entit dello smorzamento degli effetti.

Fig. 5.26

a) Sezione metallica, a corona circolare interrotta (fig. 5.26).


L'area polare vale, considerando come polo il centro di taglio e l'origine dell'intervallo d'integrazione sull'asse di simmetria (z0 =2R, v. es. 5.2 e fig. 5.13),

w*=R' (2sen<p-<p);
inoltre:

Jw=2fw* 2 dA=2nR 5s(~


G~E/2

-2),

(con v~0,3),

(1 +v)

a'~GJ,/EJ00 ~0,099394

1 ' 2nR,
Jt=3s

s'/R',

a~0,3153

s/R',

Per la [5.38], f>=fr 0 e-1X,'C; quindi la rotazione unitaria f> e le relative conseguenze
ad esempio si dimezzano, rispetto ai valori iniziali, alla distanza x dalla sezione
estrema per la quale e-x=0,5, ossia ax=0,693. Sostituendo il valore di a si ottiene

x~2R (0,55

2
:),

[a]

che notevole per avere soltanto il dimezzamento del disturbo impresso. Secondo

la [a], lo smorzamento tanto pi fievole quanto pi piccolo s/R.

126

Travi a parete sottile aperta

Capitolo quinto

b) Sezione n1etallica a doppio T, di spessore costante.

Le varie quantit si calcolano semplicemente (es. 5.4, fig. 5.23):


lw~h'h's/24,

Per

J,~(2b+h)

a'~GJ,/EJ00

s'/3,

applicate sulle due facce, avendo come dianzi si notato senso opposto, si
neutralizzano. Di conseguenza l'azione tangenziale unitaria (dc=!) da considerare agente in un punto generico della stessa striscia vale, ricordando la
relazione [5.1],

b~h:

d(-r:s)

a~ 3s/h 2

--dx=
dx

e procedendo come in a) si ottiene che il disturbo impresso ad esempio si dimezza


alla distanza:
x:;;,h (0,23 h/s).
[b]

x~

d(TyS,*/J,)

d(r:s)

7:S=t, - - = t '

.
SI

dx;

dx
dTy

e poich la sezione e costante e dx

dx

Per un profilato HEA 300 (es. 5.4) si ottiene invece:

127

-qY, ponendo, per il tratto dc= I,

ottiene:
S*

t'=-~

[5.41]

J,

157 cm-;:;5,7 h;

[5.40]

e per un IPE 300,


x~3,5

?',,,

h.

e) Sezione metallica a E con b=h e di spessore costante (fg. 5.26).


Zo

(es. 5.1)

3b's1
6bS1+ hS2

w,*~w,*+bh/2~0,2857

Jw~

w*'

dA~2s(

i-

h',
Fig. 5.27

w,*' ; ) (anima)+2bs [w,*'+(w,*-w,*)'/3+

+w,* (w,*-w,*)]
J,~hs'

3 h
7 '

(ali)~0,05952

(v. punto b),

h's,

a=2,54 s/h 2

e procedendo come in a), il disturbo impresso ad esempio si dimezza per


x:;;,h (0,27 h/s).

5.5. Travi a parete sottile aperta: sollecitazioni per le strisce di parete


trasversali; l'importanza degli irrigidimenti alle estremit della trave.
a) Per una trave di sezione costante soggetta a lID carico unitario qy siano
note le caratteristiche di sollecitazione Ty, Mz in una generica sezione, di cui
con y e z si indicano al solito gli assi principali baricentrici. Se immaginiamo
di isolare una striscia, di larghezza dx (fig. 5.27), sulle due facce che la delimitano debbono essere applicate le tensioni normali e tangenziali poste in
evidenza dai tagli clie si pensa di avere praticato; le tensioni ovviamente in:vertono il loro senso passando da una faccia all'altra, e si incre1nentano di
una quantit piccolissima pari al loro differenziale.
Pertanto la striscia considerat, che una struttura piana, si trova in
equilibrio sotto l'azione dei correlativi carichi e dei suddetti sforzi interni,
dei quali per, per quanto concerne lo stato di sollecitazione piano, interessano soltanto i differenziali delle tensioni tangenziali, poich le parti finite

A tale punto per la striscia, che per semplicit pu essere considerata di


larghezza dx= 1, possono venire calcolati i diagrammi delle sollecitazioni,
essendo note tutte le forze agenti su di essa: sono sollecitazioni che agiscono
su sezioni aventi la larghezza dx=! e l'altezza pari allo spessore s della parete e che possono avere importanza ad esempio per strutture precompresse
longitudinalmente, impiegate per coperture, di tipo analogo a quello indicato nella fig. 5.2.
L'espressione dell'azione t', legata a quella delle tensioni " (par. 5.2),
vale nell'ipotesi che si possano considerare piane le sezioni, quindi per travi
sufficientemente snelle. ovvio che la superficie media di traslazione della
parete pu avere direttrice delle pi svariate forme, anche poligonale (fig. 5.2).
I lirniti di attendibilit dei valori delle sollecitazioni trasversali forniti
dalla [5.41] sono evidenti appena si rifletta, come si detto, sulle ipotesi che
la legittimano; ad esempio per una trave prismatica soggetta a carico qv
uniforme il diagramma delle azioni tangenziali t' resta costante lungo l'asse
della stessa trave, insensibile quindi alle condizioni di vincolo in cui si trovano le sezioni estreme.
b) L'importanza degli irrigidimenti alle estremit (timpani).
Se si considera la striscia sugli appoggi in fregio a una delle testate (figura 5.28), per essa si deve tener conto, essendo la faccia 2 esterna, delle

129

Travi a parete sottile aperta

Capitolo quinto

128

azioni tangenziali t=u=TyS,*/J, applicate alla sezione interna I, oltre, s'intende, alle reazioni degli appoggi e ai carichi esterni agenti direttamente
sulla striscia stessa. Tale concentrazione di azioni richiede in genere, per
strutture di una certa importanza, l'irrigidimento delle sezioni estreme mediante sottili pareti verticali, o ispessimenti del bordo, o anche semplici tiranti
(fig. 5.2).
S'intende che se la trave continua sugli appoggi, anche la faccia 2 si
trova soggetta a sforzi che aggravano, rispetto al caso di appoggio semplice,
lo stato di sollecitazione della striscia interessata dalle reazioni dei vincoli.

b) Carichi q/2 distribuiti lungo i bordi.

Rispetto al caso precedente, il momento dovuto alle azioni ( non si modifica (basta aver presente ]a rei. 5.41, in cui da porre qy=q), mentre quello dovuto al carico vale (per qJ=O)-

~ R sena; quindi, per a=30, si ottiene:

m.(<p~O)~qRa(-0,47746+0,15738)~

-0,320 qRa~ -0,1676 qR.

e) Pu essere utile confrontare, ad esempio per il caso considerato in a), le


massime tensioni per mrp (che agisce nel piano z-y) e M,,, (applicato alla sezione
della trave), assumendo a=30 (c 0 =R), l=6c 0 , c0 =35 s (fig. 5.27) e considerando il
materiale omogeneo, poich interessa soltanto l'ordine di grandezza delle tensioni,

Iii (m,) I ~6m,/s'~ 10 q/s,

m, (max)~-0,0455 qc,,

M, (max)~ql'/8,

a,~M,ym.xfJ,~M,

0,088904 R/0,0016818

R's~ 238

q/s.

Fig. 5.28

Esempio 5.6.

Una trave a parete sottile aperta, appoggiata alle estremit, ha la sezione ad


arco circolare ed sottoposta a un carico distribuito uniformemente sulla superficie (fig. 5.29b) e a carichi q/2 applicati lungo i bordi rettilinei (fig. 5.29d).

a) Pressione uniforme.
Con i simbo1i indicati nella figura si ha:
Jz=R 3s (a+sen a cos a-2 sen 2 afa),
sen_
<p
sen
a)
Sz*=R 2si:p ( _'P
__
a_
qy~q~p

(cos a-l)l+

a 2 +a sena cos a-2sen 2 a

m,(<p~O)~qRa[-0,24434+0,15738]~-0,08696 qRa~-0,0455

con buona approssimazione si ha (per 15:s;::a:s:;:35):

-0,09 qRa ;

m, indicato nella fig. 5.29c.

d)

qR;

5.6. Bibliografia.

per a=20,
m,(<p~O)~qRa[-0,24747+0,15673]~-0,09074 qRa~-0,0317

Fig. 5.29

Pertanto, per le travi snelle soggette a condizioni di carico correnti, le tensioni


normali per le strisce trasversali hanno valori molto minori di quello massimo in
direzione longitudinale; tuttavia esse possono ugualmente interessare quando la
trave sia precompressa soltanto longitudinalmente.

Per a=30 si ottiene:

il diagramma di

e)

~q/2

(1-cos a) (1-sen a/a)+0,5 sen' a-0,5 a sena ]

m,(<p~O)~

j_

<p_o)

>

il momento unitario mrp massimo dovuto, nella sezione di mezzaria (rp=O), al carico
e all'azione tangenziale t' vale:

+ [2pR'a'

-i
~-o,09qaR

a <p )

2aR;

m.(<p~O)~m.(p)+m,(t')~[pR'

'P

qR;

L'esistenza di azioni torcenti causate da carichi non passanti per il centro di


taglio venne sperimentalmente rilevata nella memoria di C. BACH, " Versuche iiber
die tatstichliche Widerstandsftihigkeit von Balken init E fOrmigem Querschnitt ",
Zeitschrift des Vereines Deutscher Ingenieure, vo1. LIII, 1909, p. 1790; Bach nelle
sue esperienze scelse con accortezza profilati aventi sezione a [, particolarmente
idonea per inettere in luce l'esistenza della torsione anche quando il piano di sollecitazione baricentrico, e, assegnando posizioni variabili alla retta d'azione del ca9 -

POZZATI,

TTM1.

Capitolo quinto

Travi a parete sottile aperta

rico, individu sperimentalmente quella che non dava luogo a rotazione per
torsione.
Il problema fu per la prima volta risolto in un caso part!colare (trave con sezione
semicircolare) da S. P. TIMOSHENKO, Use of Stress Funct1on to Study Flexure and
Torsion of Prismatic Bars (in russo), Politecnico di St. Petersburg, 1913 (si trova
notizia di ci nella bibliografia del volume di S. P. TIMOSHENKO-!. M. GERE, Mechanics of Materials, Van Nostrand, New ~ork, 1_972).. La so~uz1one g_enerale "."e?TI-e
chiaramente illustrata da R. MAILLART 1n vari suoi lavori, apparsi sulla r1v1sta
Schweizerische Bauzeitung, dei quali in particolare ri~ordiamo <1 Zur Frage der
Biegung , voi. LXXVII, 1921, p. 195 e 'Der Schubm1ttelpunkt , voi. LXXXIII,
1924, p. 109, p. 176: fu Maillart a proporre, tra l'altro, l'appropriata denommaz1one
di centro di taglio 1>. Interessanti osservazioni si trovano in una breve nota cnttca
(riportata sotto forma di una lettera alla riv~sta) di A. EGGENSCH~YLER, Schwe~zeri
sche Bauzeitung, vol. LXXVI, 1920, p. 206; s1 veda anche, a proposito della tor~1one,
i chiari capitoli XII, p. 219, di H. PARKUS, Mechanik der festen_ Kiirper, ~pr1nger,
Wien, 1966 (2a ed.), e p. 200, di W. FLUGGE, Festigkeitslehre, Spnnger, Berhn, 1967.
Della posizione del centro di taglio trattano anche i lavori: W. L. ScHWALBE, -Ober
den Schubmittelpunkt in einem durch eine Einzellast gebogenen Balken l>, z.eit:
schrift filr Angewandte Mathematik und Mechanik, voi. XV, 1935, p. 138 (sez10m
di forma qualunque, non aventi una dimensione piccola rispetto alle altre; le equazioni differenziali esprimenti i legami di equilibrio tra le tensioni e di congruenza
interna tra dilatazioni e scorrimenti, sono risolte con l'introduzione di due funzioni delle tensioni); E. TREFFTZ, O-ber den Schubmittelpunkt in einem durch eine
Einzellast gebogenen Balken , lbid., voi. XV, 1935, p. 220.
.
La torsione d~. profilati aventi sezione qualunque venne accuratamente studiata
da C. WEBER, ' Ubertragung des Drehmornentes in Balken mit doppelflanschigem
Querschnitt , Zeitschrift fiir Angewandte Mathematik und Mechanik, val. VI, 1926,
p. 85 (dello stesso Autore 'Biegung und Schub in geraden Balken , Ibid., voi. IV,
1924, p. 334): nel primo dei due lavori cit~ti (1926, p. 93) si trova ricavata, ;;er trave
soggetta a momento torcente var1ab1le, 1 equazione differenziale [5.30] (l -r: 2&=
= -a 2 MtfGJt) esprimente la suddivisione dell'azione torcente nelle du~ parti realizzate con tensioni tangenziali di membrana o ad andamento intrecciato, determinando le conseguenti tensioni normali a (la presenza e la possibile importanza di
queste per profilati a doppio T era stata gi rilevata da S. TIMOSHENKO~ Z~itschr.
far Mathematik und Physik, 1910, p. 361); nel par. 3 della stessa memona Sl. trova
rilevata, sostanzialmente impiegando il teor~ma d~l lavoro mutuo, _la co.1nc1~enza
(in assenza di sforzo normale) del centro d1 tors1one col centro d1 taglio; In un
esempio numerico l'esperienza di Bach verificata con ottima concordan~a. P~r
la correlazione tra centro di taglio e di torsione, impiegando il teorema d1 Betti,
si veda: J. MANDEL, Dtermination du centre de torsion l'aide du thorme de
rciprocit , Anna/es des Ponts et Chausses, voi. CXVIII, 1948, p. 271. Per il bimomento si veda BESCHKINE, Thorie de la torsion flexion des poutres prismatiques ,
Anna/es de l'Jnstitut technique du Bdtiment et des Travaux_ Pub/ics, 1947. .
.
V. Z. VLAsov ha contribuito notevolmente alla soluzione e alla semphficaztone
di numerosi problemi riguardanti le lastr~ sottili e. in partic?l.are l~ ~!avi a .parete'
sottile aperta. Per queste da tempo era chiaro che v1 sono casi in cui 1 1ngobbnnento
delle sezioni acquista grande importanza. yiassov ut!lizz l'ip?tesi. della .conservazione della forma del contorno della sezione, con 11 vantaggio dt far dipendere lo
stato di sollecitazione dalla sola deformazione unitaria {} e introdusse il concetto di
area settoriale; evidente che l'ipotesi dianzi citata meno restrittiva di quella della
conservazione delle sezioni piane. Per la determinazione del centro di tagli? O, !:impiego delle ?efinizioni rigua:danti l'area s~tto!iale conse~te qualc?e se~phfica~1one
dei calcoli rrnpetto al procedimento, tuttaVIa di gran~e ev1de1?za fisica, di deter~t~are
il punto O (secondo Timoshenko e Maillart) come 1ntersez1one delle rette d azione
degli sforzi tangenziali conseguenti a due azioni taglianti che conviene fare agire

secondo le direzioni principali; inoltre col procedimento di Vlasov il centro di taglio


scaturisce come propriet intrinseca della sezione. L'introduzione del concetto di
area settoriale e della quantit J w ad essa correlata ha consentito a Vlasov di
calcolare, tra l'altro, gli stati di sollecitazione e di deformazione conseguenti a sistemi di carico equilibrati connessi con l'esistenza di quella particolare entit ana~
litica, indice dell'effetto d)ngobbimento e di penetrazione all'interno della trave,
chiamata bimomento . E evidente che a un'impostazione cos fatta dello studio
delle travi a parete sottile aperta sono state dischiuse le porte a una trattazione, in
parallelo a quella sviluppata con l'ipotesi della conservazione delle sezioni piane,
di molti problemi delle travi a parete sottile aperta. A tali problemi Vlasov dedic
un nutrito numero di lavori, pubblicati a partire dal 1936 sino al 1949 circa. I risultati
pi significativi si trovano raccolti nel suo volume (del quale la 1a ed. in russo apparve
nel 1940, la 2 ed. nel 1958) V. Z. VLASOV, Thin-walled Elastic Beams, tradotto dal
russo, Israel Program for Scientific Translations, Jerusalem, 1961. Inoltre sono di
particolare interesse i seguenti lavori: H. WAGNER, Verdrehung und Knickung
von offenen Profilen , Festschrift 25 Jahre T. Hochschule (Danzic), 1929. - H. WAGNER und W. PRESCHER, Verdrehung und Knickung van offenen Profilen , Lufthartforschung, 1934, p. 174 (l'ipotesi adottata analoga a quella del contorno indeformabile estesamente introdotta nel 1936 da Vlassov). - F. BLEICH und H. BLEICH,
Biegung, Drillung und Knickung van Sta.ben aus diinnen Wanden , Vorbericht
Zweiter Kongress Internationale Vereinigung /tir Briickenbau und Hochbau (Berlin),
ottobre 1936. - A. R. RzHANITSYN, Combined Resistance of Thin-walled Profiles
with Inflexibible Contour at and Beyond the Elastic Limit , Trudy Laboratorii
stroitel'noi mekhaniki, 1941; dello stesso Autore, The Stability of Thin-walled
Beams Beyond the Elastic Limit , Ibid., 1949. - H. N. lIILL, 'Torsion of Flaged
Members with Cross Sections Restrained against Warping , National Advisory
Committee /or Aeronautics, Technical Note, n. 888, 1943. - T. von KARMAN e
CH:rusTENSEN, Methods of Analysis far Torsion with Variable Twist, Journal
of the Aeronautica! Sciences, vol. XI, 1944. - S. TIMOSHENKO, Theory of Bending,
Torsion and Buckling of Thin-walled Members of Open Cross Section , Journal
of the Franklin Institute, voi. CCXXXIX, 1945, p. 201 e seguenti. - W. J. DuNCAN,
The Flexural Centre or Centre of Shear l>, Journal of the Royal Aeronautica! Society,
voi. LVII, 1953, p. 594. - M. CAPURSO, ' Sul calcolo delle travi di parete sottile in
presenza di forze e distorsioni (5 note), La Ricerca scientifica, anno 34 (II-A), vol. VI,
1964, pp. 213-286, voi. VII, pp. 5-106 (accurata trattazione generale dell'equilibrio elastico delle travi di parete sottile soggette a carichi e ad ~zioni distorcenti); dello
stesso Autore, Lezioni di Scienza delle costruzioni, Pitagora, Bologna, 1971,
cap. VII-7. - V. FRANCIOSI, Le travi a sezione sottile, Rendiconti del Corso di
Perfezionamento per le costruzioni in c. a., Tamburini, Milano, 1965. - A. MIGLIACCI,
Sul problema della torsione di travi continue con sezione aperta di piccol~ spessore, Rivista di Ingegneria, ottobre 1965. - H. PARKUS, E. TuNGL, Der E1nfluss
van Eigenspannungen auf die Torsion diinnwandiger offener Profile [monografia
riportata a p. 135 del voi. H. GREGG, W. PELIKAN, F. REINITZHUBER, Stahbau und
Baustatik aktue/le Prableme (in onore di Beer e Sattler), Springer, Wien, 1965]. A. PmLLIPS, The Shear Center in Creep of Beams of Thin-walled Open Cross
Sections l> (contributo riportato a p. 65 degli Atti del Congresso, tenuto nell'Universit di Stanford, California, Creep in Structures, editi da N. J, HoFF, Springer,
Berlin, 1962). - J. L. NowINSKI, Theory of Thin-walled Bars , Applied Mechanics
Surveys, ed. Abramson et al., Spartan Books, Washington, 1966, p. 325 (la questione
del centro di taglio inquadrata nella trattazione generale di travi soggette a flessione
e torsione). - S. DEI Pou-G. RAMPI, Viscoelastic Stress Analysis by Finite Strip
Method , Costruzioni in cemento armato, Corso di perfezionamento Fondaz. Pesenti, ed. Tamburini, Milano, 1974, p. 271 (si trovano trattati esempi di travi a parete sottile aperta). - F. MOLA, Sul problema della flesso-torsione in fase viscosa

130

131

132

Capitolo quinto

lineare di travi in parete sottile a sezione aperta l>, Ist. Scienza e Tecnica delle costruzioni, Polit. di Milano, Nota tecnica n. 21, gennaio 1974.
Magistrali capitoli sono contenuti nelle seguenti opere: V. FEODOSYEV, Strength
of Materials, Mir Publishers, Moscow, 1968, cap. Xl. - S. TIMOSHENKo-J. 1':f GERE,
op. cit., cap. VIII. - J. CouRBON, Rsistance des matriaux, Dunod, Fans, 1971,

voi. Il, cap. X.


Per quanto riguarda il calcolo delle sollecitazioni trasversali, il procedimento
a trave l>, che consente di dedurle dando per buone le tensioni O'z, Txy dedotte dal1'ipotesi della conservazione delle sezioni piane, fu suggerito da U. FINSTERWALDER,
Die Theorie der zylindrischen SchalengewOlbe System Zeiss-Dywidag und i~re
Anwendung auf die Crossmarkthalle in Budapest )>, Intern. Assoc. Bridge and Struct.
Engineering, 1932, p. 127. Si veda in proposito H. LUNDGREN, Cylindrical Shells,
Danish Technical Press, Copenhagen, 1951 (2a ediz.).

CAPITOLO

VI

LA TRAVE SU APPOGGI ELASTICI INFINITAMENTE VICINI

6.1. Osservazioni introduttive. Equazione della liuea elastica e sua


integrazione.
a) Frequentemente si presenta la necessit di conoscere il comportamento
di una trave soggetta a vincoli elastici distribuiti, che applicano in ogni
punto dell'asse una reazione proporzionale allo spostamento trasversale.
Reazione che pu essere effettivamente continua, come, ad esempio, per le
travi di fondazione, schematizzando approssimativamente il terreno alla
stregua di una distesa di molle elastiche indipendenti tra loro e vicinissime;
ma che pu anche agire in punti distanziati ed esser pensata invece diffusa,
come pu supporsi nello studio di certi reticoli di travi. Si comprende quindi
che, per la possibilit di riportare innumerevoli problemi pratici al comportamento della trave su appoggi infinitamente ravvicinati, le soluzioni e i
procedimenti sen1p1ificativi sono stati numerosi, per cui ci dovremo limitare
a trattare l'argomento nelle sue linee di maggior rilievo per i casi che pi
interessano le applicazioni.
La natura del sostegno continuo che vincola la trave, o come usualmente
si dice del suolo elastico alla Winkler , in ricordo di chi diede le prime soluzioni (v. bibl.), caratterizzata dal modulo del suolo k, ossia dalla
pressione che si deve applicare al suolo per avere lo spostamento v= l
in direzione normale all'asse della trave. Per cui le dimensioni fisiche di k
sono FL- 3 , e k si misura per esempio, in kg/cm3 ; e, se indichiamo con b
la larghezza della sezione della trave in corrispondenza del lembo a contatto
col mezzo vincolante, la reazione su un tratto lungo 1, se lo spostan1ento
v, vale r=-kbv=-{Jv, con senso opposto a quello di v; e al parametro:

competono le dimensioni fisiche di una pressione (FL- 2).


Quindi se la trave prismatica, e se si trascurano le eventuali azioni radenti (parallele all'asse) applicate dal suolo, l'equazione della linea elastica,
con le note ipotesi, vale (fig. 6.1):
d4 v
EJ - d
=q-{Jv ,
X

[6.1]

Capitolo sesto

134

Travi su suolo elastico

e ponendo:
(/3=kb)

[6.2]

la rotazione <p della sezione, il momento flettente, lo sforzo tagliante e la reazione r mediante le note relazioni:
cp=v''

(a l'inverso di una lunghezza),

135

M=-EJv'',

T=-EJv'",

r=-f3v,

(6.6]

nelle quali le derivate hanno le seguenti espressioni:

vrv +4a'v=q/EJ.

[6.3]

La sua soluzione data dalla somma di un integrale particolare, che tiene


conto dell'eventuale carico q, e dell'integrale generale dell'equazione resa
omogenea (q=O), col quale si prescrivono le condizioni di vincolo per le

v'=a[(-A+B)e-' cosax+(-A-B)e-= sen ax+(C+D) e= cos ax+


+(-C+D) e= senax],

v"=2a 2 [-B e-r%C cos ax+A e-oci; sen ax+D era cos ax-C ea.x senax],

[6.7]

v"'=2a3[(A+B) e-"' cos ax+(-A+B) e-"' sen ax+


+(-C+D) e"' cos ax+(-C-D) e= sen ax];

per cui risultano simili le espressioni della v e delle sue derivate; ognuna
delle quali, nota la prima, pu essere immediatamente ricavata, per similitudine, dalla precedente.

Fig. 6.1

sezioni estreme. Formulando la [6.3], si pensa inoltre il suolo in grado


di reagire indipendentemente dal senso dello spostamento e con il medesimo
modnlo.

Con notazione matriciale (cap. 1) la scrittura risulta molto semplice: infatti


posto:
H~[A,

B, C, D],

b) Integrali particolari. Se il carico esterno applicato lungo la trave varia

con la legge q=cxn, con

n~ 3,

un integrale particolare della [6.1] risulta:


v=cxn/{3,

[6.4]

come facilmente si verifica constatando che esso rende soddisfatta la stessa


equazione [6.1]; per cui, essendo r=-f3v=-cxn=-q, il carico si riversa
immutato sul suolo, il quale si deforma come se la trave non esistesse. Se
n=O (carico uniforme) o n=l (carico variabile linearmente), la trave per
di pi inerte (M= -EJv" =0), e il carico q ha come unica conseguenza
quella di caricare il suolo. Se n=2, la superficie caricata s'incurva, e allora
per la trave, costretta a seguirla, risulta costante il momento flettente; se
n=3, costante lo sforzo di taglio; ma sia il primo (n=2), sia il secondo
stato di sollecitazione possono sussistere senza che la trave riceva alcuna
azione esterna ripartita (q, 0 " =q-f3v= -T' =0).
e) L'integrale generale.

Pu essere scritto in due forme che, pur essendo del tutto equivalenti,
conviene riportare entrambe per qualche vantaggio di ordine applicativo.
Una prima espressione :
v=Ae-x cos ax+Be-= sen ax+ce= cos ax+De"' sen ax,

[6.5]

e le costanti A, B, C, D, sono da determinare con le condizioni ai limiti della


trave (due per ogni sezione estrema). Ottenuta la linea elastica v, si deducono

X=

e-""
cos ax
e-a.x sen
ax
ea.x cos ax
'
ea.x sen ax

o
-1
o
l-1
u~ g -1o 1
o 1

-rl

si ha:
v=HX,

v'=HUX,

v'''=HU 3X,

[6.8]

[6.9]

ed facile verificare l'uguaglianza delle [6.7] e delle [6.9].


L'integrale generale pu essere espresso anche nella seguente seconda
forma, comoda perch pone in evidenza le funzioni che hanno carattere di
simmetria (le prime due) e di antimetria:

v=A cosh ax cos ax+B senh ax sen ax+C senh ax cos ax+
+D cosh ax sen ax;

[6.10]

e le derivate, ricavabili, come si detto, a catena, valgono:

v'=a [(C+D) cosh ax cos ax+(-C+D) senh ax sen ax+


+(A+B) senh ax cos ax+(-A+B) cosh ax sen ax],

v =2a 2 [B cosh ax cos ax-A senh ax sen ax+


+D senh ax cos ax-C cosh ax sen ax],
11

[6.11]

v"'=2a3 [(-C+D) cosh ax cos ax+(-C-D) senh ax sen ax+


+(-A+B) senh ax cos ax+(-A-B) cosh ax sen ax].
Inoltre, come per la precedente espressione, risulta sintetica la scrittura
matriciale.

Travi su suolo elastico

Capitolo sesto

136

6.2. La trave di luughezza illimitata.


La soluzione particolarmente semplice di tale caso di prammatica,
essendo utile non soltanto perch per suo mezzo pu essere studiata la trave
di lunghezza finita (par. 6.3), ma anche per le indicazioni che da essa si traggono e per il fatto che in alcuni casi il valore della lunghezza pu risultare
trascurabile sullo stato di sollecitazione. Consideriamo la trave illimitata
soltanto da una parte, soggetta a un carico P 0 o a una coppia Mo (q=O;
fig. 6.2), applicati nella sezione iniziale; nel punto in cui agiscono le azioni
esterne viene posta l'origine degli assi coordinati. Dovendo annullarsi la v
e la v' per x=oo, chiaro che nell'espressione [6.5] dell'integrale generale
debbono essere nulli quei termini che, per la presenza della funzione e"",

137

Pertanto un qualunque effetto provocato da una forza e da una coppia


in corrispondenza di una generica sezione (che ovviamente pu essere anche
quella dove agiscono P 0 e M,) pressoch si annulla spostandosi della lunghezza d'onda ; ossia al di l di ogni effetto praticamente smorzato e
la trave resta inerte, per cui non ha importanza il fatto che essa prosegua,
sia vincolata o cambi forma. In definitiva, se la lunghezza maggiore di
la trave si comporta in pratica come se fosse illimitata; e il tratto attivo, sede
di sollecitazioni e movimenti, evidentemente tanto minore, come indica la
[6.13], quanto pi elevato il parametro {!/El ossia, come d'altronde ovvio,
quanto pi rigido il mezzo vincolante ed deformabile la trave. Che poi
in tale tratto l'andamento della v (quindi di ogni altra conseguenza) sia oscillatorio, appare chiaro appena si rifletta che, per una trave illimitata da una
}c-,- .. 2n"a.A.4

T \fosax
l1

'
'8(x)

>jet:x'r\\, __ /

Fig. 6.2

risultano invece crescenti con x; deve quindi aversi C=D=O, mentre le costanti A, B sono da determinare mediante le condizioni ai limiti in corrispondenza della sezione caricata.
Pertanto sia la linea elastica v, sia le derivate successive, come risulta
dalle relazioni [6.7], sono funzioni del tipo:
[6.12]
quindi funzioni oscillatorie smorzate, derivando il primo attributo dalla
presenza della f(x), e il secondo dall'intervento della funzione e-""=l/e"",
che per l'appunto tende a zero aumentando x indefinitamente. Il valore della
funzione trigonometrica f(x) in un generico punto evidentemente si ripete
incrementando l'argomento di 2n, quindi incrementando l'ascissa x di un
intervallo Llx=, tale che a(x+)=ax+2n; da cui si ottiene la lunghezza:
= 2n =2n1'/ 4EJ ,
a
V f!

[6.13]

che viene detta lunghezza d'onda. interessante anche notare che se F(x)
il valore della nostra funzione in un generico punto x, alla distanza (x+)
si ha, per la [6.12],
F(x+)=e-Cx+'>f(x+)=e-Cx+>lj(x)=r"' e-"f(x)=
=e-'F(x)c;;F(x)/535,

essendo, per la [6.13], e-'=e-'"c;; 1/535.

[6.14]

a)
/

/+

!~

>{ax'r

/
\,_/
Fig. 6,3

sola parte, sottoposta a P, e a M 00 l'equilibrio tra la reazione del suolo


(r=f!v) e le azioni esterne evidentemente non sussisterebbe se lo smorzamento
della v avvenisse con legge assintotica.
Quindi, come per altro mostrano le relazioni [6.5], [6.7], nell'espressione
analitica di ogni effetto delle azioni P00 M, figura sempre una delle funzioni:

1J{x)=e-ccv cos ax'

'f(X)=r"" sen ax,

s(x)=il(x)+'P(x),

d(x)=il(x)-'P(X),

[6.15]

per le quali la variabile x da assumere sempre col suo valore assoluto, anche
quando vengono calcolate per ascisse negative.
Di tali funzioni, vari valori sono elencati nella tab. 6.1, al termine del
presente capitolo; il loro andamento qualitativamente riportato nella figura 6.3, con l'indicazione in tratteggio di quello che si avrebbe per la presenza delle sole componenti oscillatorie, non tenendo conto cio della funzione esponenziale e-a.l:.
Nelle seguenti formule, la cui validit legata all'ipotesi che la reazione
del suolo agisca nei due sensi, il primo segno vale per la trave a destra del1'origine degli assi, il secondo per quella a sinistra; sono inoltre assunti positivi gli spostamenti verso il basso e le rotazioni destrogire.

Capitolo sesto

Travi su suolo elastico

a) Trave illimitata da uua sola parte, sottoposta al carico P, in x=O


(fig. 6.2):
2a
+ 2a'
v==i=P,
ff(x),
<p=+P,
s(x),
[6.16]

d) Trave illimitata da entrambe le parti, sottoposta alla coppia M, in


x=O (fig. 6.4):
a'
a'
V= M, T '/)(X) ,
<p=M,
d(x),
[6.19]
_M0 a
M,
T=--s(x);
M= z-D(x),
2

138

73

P,

M=-'P(x),
a
per x=O:

T=:j=P, d(x);

2a
2a 2
v==i=P, T' <p=P, T' M=O, T=P,.

M==!=M,s(x),

per x=O:

b) Trave illimitata da una sola parte, sottoposta alla coppia M, in x=O


(fig. 6.2):
2a 2
4a3
cp=M,
ff(x),
v==M,
d(x),
[6.17]
T==f2M,a'/)(x) ;

M,a
T=---.

v=O,

e) Trave illimitata da entrambe le parti, con un tratto caricato uniformemente (fig. 6.4b).
Un carico elementare q dx, applicato alla distanza x da un generico
punto X (distante a, b dagli estremi del tratto caricato), provoca in X lo spostamento dv e il momento flettente dM forniti dalla prima e dalla terza delle
relazioni [6.18] in cui si ponga P,=q dx; integrando quindi da O ad a e da
O a b si ottiene, in un generico punto del tratto caricato,

v=

per x=O:

~ [2-ff(a)-ff(b)] ,

essendo ad esempio, per le [6.15],


e) Trave illimitata da entrambe le parti, sottoposta al carico P, in x=O
(fig. 6.4a).

139

[6.20]
ff(a)=e-~

cos aa.

6.3. La trave di lunghezza finita.


6.3.1. Condizioni di carico che non inflettono la trave.
In seguito a quanto stato notato a proposito degli integrali particolari
dell'equazione indefinita di equilibrio (par. 6.lb), per la trave sottoposta a
un generico carico trapezoidale (fig. 6.5) le sollecitazioni sono nulle, essendo

~~,
Se ne ottiene la soluzione pensando di praticare un taglio in O (x=O) e
considerando mezza trave con le relative condizioni ai limiti. Risulta quindi:

v= +P,

/3
2

P,

s(x) ,

M=+~d(x),

per x=O:

<p==f P,

a'

73 'J'(X),

P,

T==J=- ff(x) ;
2

[6.18]

Fig. 6.5

i----

----4

la reazione del terreno uguale e opposta al carico <6 1l. Quindi lo spostamento in un generico punto risulta:
q
v=p'
essendo q=q,+(q2 -q1 ) x/l e f3=kb.
61
C > Una trave illimitata, soggetta a un carico variabile linearmente, inerte; pertanto
nulla accade se pensiamo di isolare, mediante tagli, un suo tratto.

Travi su suolo elastico

Capitolo sesto

140

6.3.2. Soluzioni per la trave considerata indeformabile.


Il diagramma delle reazioni kv del suolo evidentemente coincide con quello
delle tensioni di una sezione rettangolare, avente i lati lungi /, b, premuta
eccentricamente secondo la direzione del lato I maggiore; per cui, calcolata
la reazione del suolo, facilmente possono essere calcolati i diagrammi delle
sollecitazioni. Consideriamo, a titolo di esempio, il caso della trave soggetta
ad azioni esterne applicate ad una delle sezioni estreme.

avendo indicato con 'J!,, s,, d, i valori delle funzioni [6.15] '/!(x), s(x), d(x)
per x=l. Determinati M 0 ' , P 0 ' si ottengono quindi le sollecitazioni e i movimenti in qualunque sezione; ad esempio, per il caso simmetrico:

P'
0

M(x)=-- ['/!(x)+'f!(x')J+M,' [s(x)+s(x')],


a
v(x)=P/

!"---- l

ie

<p=-ffl''
T= 67,
b) Forza P, applicata a un'estremit (fig. 6.6,

4P,

(~-~') .

J . .

[d(x)+d(x')].

J)M,
;,,

so;;vas;~Jyw,:
Fig. 6.8

Fig. 6.7

[6.21]
Riportiamo i valori delle azioni T 0 ' , M 0 1 , per alcune condizioni di carico,
essendo, lo ripetiamo,

Due carichi simmetrici P, (fig. 6.7):


[6.22]

M=P,l (-~ +e),

6.3.3. La trave deformabile sottoposta a forze e a coppie sulle sezioni estreme.


a) Gli effetti provocati da forze e coppie applicate alle estremit di una

trave possono venire determinati semplicemente sovrapponendo le due soluzioni relative alla stessa trave A-B considerata di lunghezza indefinita da A
verso destra in un primo caso, e da B verso sinistra in un secondo, con le
estremit A, B sottoposte a una forza e a un momento flettente aventi valore
tale da rendere soddisfatte le condizioni ai limiti prescritte C6 2l. Cos, ad esem-.
pio, per due carichi simmetrici P, (fig. 6.7), sovrapponendo gli effetti dei
due casi b), e) e impiegando per ciascuno di essi le relazioni [6.16], [6.17],
le condizioni relative al taglio e al momento risultano:
-P,' +(P,' d,+M/ 2mp,)=-P,,

[b]

~=x/l).

2P,
fiv,=--1-'

fiv,=-1-,

[D(x)+D(x')]-M,'

SWV;,&;,1 1

"' MM

12M,

2a 2

!<--- x--->j

At(~w

~=x/l).

2a

--~

M,(l'?' ;_ -'a) Coppia M 0 applicata a un'estremit (fig. 6.6,

141

M/+(M,'s,-P/'J!,/a)=O,

[a]

2
{B. ) In genere viene invece assunta, come configurazione principale, la trave illimitata
nei due sensi (si veda, ad esempio, l'art. di H. BLEICH, cit. nella bibl., e l'op. di I<. BEYER,
p. 144). La trave illimitata in un solo senso una configurazione di solito pi prossima
a quella reale, ed quindi preferibile.

l+s,
P/=P, (1-d,) (l+s,)-2% 2

P'
M'=-'-~.
0
a

1 +s0

[6.23]

'

due carichi antimetrici P, (fig. 6.8):


1-s
P,'=P, (l+d,)(l-;,)-2% 2

P'
/
O
'lfJo

M o=-~ 1-so'

[6.24]

due coppie simmetriche M, (fig. 6.7):


1-d

M,'=M,

(1-d,)(l+~)-2%''

2tpo
' M'
P o=
o a l-d ;

[6.25]

'

due coppie antimetriche M, (fig. 6.8):


M'
2%
,
P o=o a I+do

[6.26]

Ovviamente gli effetti di una forza o di una coppia applicata a una sola
estremit (fig. 6.9) si possono ottenere scomponendo tali azioni esterne in
un'azione simmetrica e in una antimetrica.
,

142

Capitolo sesto

b) Gli effetti provocati da coppie e forze simmetriche o antimetriche possono venire calcolati anche impiegando l'espressione [6.10] dell'integrale
generale.
Consideriamo, ad esempio, la trave soggetta a due carichi simmetrici
(fig. 6.10): le costanti C, D debbono esser nulle, perch il terzo e il quarto
termine dell'integrale citato (quindi della linea elastica) acquistano valori
uguali ma di segno contrario in sezioni simmetriche. Le condizioni ai limiti

sono:

per cui, utilizzando le relazioni [6.11], si ottiene, posto al/2=y,


cosh y cos y
senhy seny

senhy seny
senh 2y+sen 2y

A=B-~--

noti tali valori, utilizzando ancora le stesse [6.10], [6.11], si ottiene qualunque
effetto (r=v', M=-EJv", T=-EJv"').
Le espressioni si trovano riportate in numerosi testi <6 3),

l;tx~

~(A"'~"':&'-"i!"'="'W-"i>"'k"%&"""'k"'Y"""'"'0"B
.,_--I--~

Fig. 6.9

Fig. 6.10

e) Diagrammi dei momenti flettenti e delle pressioni.


Nelle figure 6.11, 6.12 sono riportati alcuni diagrammi che forniscono,
in funzione di al, i momenti flettenti in varie sezioni della trave per effetto
di un carico P 0 e di una coppia M 0 applicati ad una sezione estrema. I valori

1--,-!'.x_lff

7,0

sono raccolti nelle tabelle 6.2 e 6.3, riportate al termine del presente capitolo.
Diagrammi e tabelle forniscono i momenti per al variabile da O a 6. Ma
per al<0,8 i valori dei momenti sono pochissimo diversi da quelli relativi
alla trave immaginata indeformabile (relaz. 21, 22); mentre per a/>6 i momenti uel tratto sensibilmente sollecitato possono essere calcolati considerando la trave di lunghezza illimitata (la lunghezza 1=6/a poco diversa
dalla lunghezza d'onda A=2n/a).
Nelle tabelle 6.4, 6.5 sono elencati i valori delle pressioni in varie sezioni,
provocate dalle forze P,, M, applicate ad uno degli estremi della trave.

Si vedano, ad esempio, le opere, citate nella bibliografia, di K.

(vol. 1

Ww~WJsv/hYA%

~-

M_,Af,,
-i--,_

,.._

0,8

l_l1;J
~

0,6

',

xl4t/s

+-

0,4

;x_d/a
,
I
~~

Fig. 6.12

I-'--

al

'

i'-1'-

1-

,X-7/fs
'
I

,_e-.

I
2

',
"i---

'"'~ I">

I I ' r---,

-,__
t-

',

''

,x~~i/s

0,2

0,0
_0,05

'-,
'

'

BEYER

r-r-

I I

Anche i movimenti delle sezioni estreme di una trave A-B per effetto di
una forza P, e di una coppia M, applicate in A possono facilmente essere

p. 143), M. HETENYr, P. PozzATI.

-~

X 2/{s

d) Diagrammi dei coefficienti elastici.

<5.sJ

!"'-X --j 1tfsro


M(o1234ss1a
0

11

',

''

'

'
'e--

'"
'

"

'

'

"'-i---

e-,_

I'-, ,__
4

-~ ~

i'-

e- t 6

2,8

144

Capitolo sesto

SEZIONE A

2p

calcolati come stato dimostrato nei precedenti punti a), b): i valori, riportati nelle figg. 6.13, 6.14 e nella tab. 6.6, che si trova al termine del presente
capitolo, sono dati dalle espressioni (positivi gli spostamenti verso il basso
e le rotazioni destrorse):
movin1enti della sezione A:
2P0 a
2P 0 a
Vap=-{J- (senhal cosha1-senalcosal): D=C, -{!-,

p'

"
,.________ l ________,.

2,4

2.2
I

I\

" "r-.c;

'\

1,4

1,2

..

-~

16

e' con buona approssimazione lzlleare


~

18

2.0

</hm=- l"f#o

e valgono le espressioni per l==


C3
C2 t -

r--_

-----

14

12

i==

per al< 0,8 la reazione del terreno

-:::::::~

--;-~C

1,0

2,2

2f3

2(3

2#

3,0

3,2

3,4

Fig. 6.13

[6.28]

, 2Moa2
Vbm=-C2
(3
'
(cosa/ senh al+sen al cosh al): D=-C3 '

'lzm=~f,o

'-

"' " e,

0,8

4M a 3

2Moa'!

-i-----

2P a'
2P a'
<p,v=---j-2senalsenha/: D=-C2 '

'Pbm=---t-

<J/ip =-6Po
12

a_
-

'\: i'--

al

1,0

2P,a
2P,a
v,v=--{J- (sen al cosh a/-cos al senhal): D=-C1 ' -{!-,

p'

movinienti della sezione B:

,rr

" ""G? JJ;J


-----

'Pam

<J/ip ~-C2

<J/im =-C3 4Af;m~

,\'
1,6

~1...i

Vip=~fo

[6.27]

1"

'kp~c, 21~
'lzm~C

1,8

T;

M0~t
A

A'

4Ma3

Moi;f

2,0

2P a'
2P a 2
'Pap=---j- (senh 2 al+sen 2 a1): D=-C,

(senhal cosh al+sen al cos al): D=-C3

4,0

SEZIONE B

4M,a 3

f3

f--'-

3,6

M0~~

-1_,,

con:

3,2

2/3

</ip =-c;211, a //i

vbm =-c;2M,p /

\ '\.

'-

',\

I"\.

~ e2

---~

\'--- C'3

6.3.4. La trave di lunghezza finita caricata in modo generico.


ad una serie di carichi concentrati, si pu pensarla in una prima fase caricata ma di lunghezza illimitata, ed allora semplice determinare lo stato

f]!bm=-C;4Moaf

2,0

1,2 ~
~

al

----

tQC' ""'I""
C'1

'

10 -

<J!bp =-rii
vb _-6Mo
m-712
<pbm=-72Mo
13

2,4

1==

vbp-{fl
_-2Po

\I

1,6

a) Data la trave di lunghezza finita della fig. 6.15, soggetta per esempio

'

vbp =-c;21;5 a/

D=senh 2 a/-sen 2 al.

La tabella 6.6 e i diagrammi delle figure 6.13, 6.14 forniscono i valori


dei coefficienti correttivi e,, e,, e, delle quantit 2a/{J, 2a 2/{J, 4a3/{J, che sono
i coefficienti elastici relativi alla sezione iniziale A quando la trave ha la lunghezza illimitata (par. 6.2): per al> 3 tali coefficienti valgono all'incirca 1
per la sezione A e O per la sezione B, per cui la trave si comporta in pratica
come se fosse illimitata; per al< 0,8 i coefficienti elastici sono dati con buona
approssimazione dalle formule [6.21, 6.22] relative alla trave considerata
indeformabile.

1~111v~r. l0

1,0

POZZATI,

11-1.

--1,4

i--- r-t-

1,8
Fig. 6.14

2,2

2,6

3,0

3,4

3,8

Capitolo sesto

146

Travi su suolo elastico

di sollecitazione e di deformazione, e in particolare gli sforzi di taglio r.,


Tb e i momenti flettenti Ma, Mb in corrispondenza delle sezioni estreme A,
B (par. 6.2). Essendo per tali sezioni in realt libere, occorre annullare in
esse le sollecitazioni trovate, ossia considerare la trave A-B isolata sottoposta,
in corrispondenza delle sezioni estreme, alle azioni Ta, Ma, Tb, Mb, con segno

r.. f.

ponendo gli effetti dei due carichi; ad esempio nella mezzeria, per k=2(al=3), si

ottiene

(P,/a~37,59

~, \Pi

(~ &

.i11;,(

Fig. 6.15

tm)

M(mezz.)~-2

0,2091 37,59~-15,72 tm.

In modo analogo possono venire facilmente calcolate le pressioni; ad esempio,


alle estremit e nella mezzeria della trave si ottiene, utilizzando la tab. 6.4 (k=2,
a/~3):

p(x~O)~(l,007-0,113) P,2a/b~0,317

AJP,,,,0 !avlB

~1)J ! ' ~
r. 1r.

147

p(x~l/2)~2

t1

0,0163 P,2a/b~0,012

kg/cm',
kg/cm'

(considerando la trave indeformabile si sarebbe ottenuto p~2P,/bl~0,118 kg/cm').

~i)M[ ~
) bl1b
.. ,,,;,;..,,, .,,,)Mb

Esempio 6.2
Per la trave su suolo elastico dell'esempio precedente, per con /=8 m (al=
=0,266 8';;;,.2,1), risolvere i casi indicati nella fig. 6.17.

M,

M,

opposto a quello risultato nella prima fase: lo studio della trave A-B isolata semplice utilizzando il procedimento e i diagrammi illustrati nel
par. 6.3.3c (o le tabelle riportate al termine del presente capitolo).

G:@_bh&dYAY~
A

a)

b) Per condizioni di carico complesse, possono essere vantaggiosamente


utilizzate le serie trigonometriche (cap. X, es. 10.3): nel caso della trave libera
da vincoli alle estremit, si pu pensarla in una prima fase del calcolo appoggiata; e occorre poi al solito annullare le reazioni degli appoggi immaginari.
Il calcolo pu essere eseguito vantaggiosamente utilizzando anche le linee
di influenza (v. bibl.).

Esempio 6.1.
Calcolare il diagramma dei momenti e delle pressioni per la trave su suolo elasticq

della fig. 6.16. I dati sono:


1~11,3 m,
k~2

kg/cm',
a'~300/

a~2,66

a) Trave con le estremit soggette a due coppie simmetriche Ma=-Mb=10 tm

J~750

/3~kb~300

kg/cm',

(4 2 10' 750 10

10-3 cm-1 =0,266 m- 1

b~l50cm,

dm',

)~50

E~2

10 kg/cm',

10- cm- 4 ,
15

a/';;;,.3,0,

(fig. 6.17a).

Dovendo essere nullo lo spostamento delle sezioni estreme, dalla tab. 6.6 si
ottiene
(-1,0965+0,4499) M,2a'f/3+ (1,1084-0,3634) V2a/f3~0,
V~0,8681 Maa,
quindi, sovrapponendo gli effetti dei momenti Ma e delle reazioni V, dalla stessa
tabella risulta, ad esempio,

<p,=(1,0519-0,1002) M, 4a'//3+(-l,0965+0,4499)
~2,684 Ma a'/<p~l68,4 10-
(senza il suolo elastico,

<p.~M.l/2EJ~266,7

V2a 2//3~

10-).

b) Trave con le estremit soggette a due coppie antimetriche Ma=Mb=10 tm

(fig. 6.17b).
Fig. 6.16

Divisa la trave in 8 tratti, la tab. 6.2 (al termine del cap.) o i diagrammi della
fig. 6.11 forniscono i valori riportati nella fig. 6.16 per k~2 e k~lO kg/cm', sovrap-

Procedendo come in a) si ottiene, ad esempio, V=l,051 Ma/a, <ra=85,2 10- 6


(senza il suolo elastico, <ra=88,9 I0- 6 ; poco diversa, perch lo spostamento in
mezzeria nullo).
e) Trave con un'estremit soggetta a una coppia e con l'altra estremit ap-

poggiata.

Travi su suolo elastico

Capitolo sesto

148

Utilizzando .le due soluzioni ricavate nei precedenti punti a), b) (coppie simmetriche e antimetriche) si ricava
%~(168,4+85,5) IQ-'/2~ 126,8 10-,
<p0 ~ -41,6 10-.

149

Fig. 6.18

d) Trave con un'estremit soggetta a una coppia e con l'altra estremit incastrata (fig. 6.17c).
Per quanto stato ricavato nel punto e) si ottiene, dalla condizione che sia
nulla la rotazione della sezione B, e tralasciando il fattore 1o~a,

-41,6Ma+126,8 M0 ~0,
M0 ~0,328 Ma,
(senza il suolo elastico M1;=0,5 Ma); quindi, sovrapponendo gli effetti di Ma, Mb,
'Po~ 113,2 10- M 0 (senza il suolo, 133,3).
e) Le estremit della stessa trave si spostano relativamente di V=0,1 cm senza
ruotare (fig. 6.17d).
Le azioni incognite P 0 , M 0 sono determinate dalle condizioni ai limiti qJ1;=0,
v1;=ii. Utilizzando la tab. 6.6, dalla prima condizione si ricava M 0 =0,6711 P 0 /a;
poi, sovrapponendo gli effetti, P,~1,1521 ii/a, quindi M,~0,773 Pv/a'~32,8 tm
(senza il suolo, M,~6EJv/l'~l4,l tm).

/) Trave di lunghezza illimitata soggetta a carichi concentrati P equidistanti


(fig. 6.17e).
Si pu procedere in due modi diversi. Sovrapponendo gli effetti dei vari carichi
concentrati e utilizzando quindi le formule [6.18] e la tab. 6.1, si ottiene ad esempio,
nelle sezioni A in corrispondenza dei carichi,
p

M0 ~4a [1+2d(ax~2,1)+2d(ax~4,2)+ ...]~

~-;;r,;-(1-2

0,1675+2 0,0057+2 0,0018)~0,1700 P/a,

Pa

v 0 ~2jf [1+2s(ax~2,1)+2s(ax~4,2)+ ... J~l,0507

40

tm

a) Prima fase (soluzione particolare): trave illimitata.

Dalle relazioni [6.18] si ha, ad esempio, (v. fig. 6.15)


1

essendo x la distanza di ciascun carico dalla sezione A [vari valori delle funzioni'
d(ax), fJ(ax) sono riportati nella tab. 6.1]. Quindi, poich risulta: (per x~l m,
canco P,) ax;;;:0,27, d(ax)~0,5327, fJ(ax)~0,7358; (per x~7 m, carico PJ
ax~l,86, d(ax)~-0,1929, fJ(ax)~~0,0443; (per x~13 m, carico P,) ax~3,46,
d(ax)~-0,0201, fJ(ax)~ -0,0299, Sl ottiene

Pa/2P.

Si pu considerare anche una campata A-A isolata, con le estremit soggette


alle azioni P/2, Ma: il momento Ma determinato dalla condizione che la rotazione delle sezioni A risultino nulle; e tale condizione viene scritta facilmente
utilizzando la tab. 6.6.

Ma

q/-1,0507 Pa/2p~o,
(senza il suolo,

P~l,9036 q/a,

M0 ~ql'/12~0,0833

Ma~0,17 P/a~0,0734 ql',

ql').

Esempio 6.3.
.La trave d) fondazione della fig. 6.18, avente la complessiva lunghezza di 14 m,
- soggetta ai carichi P 1 =70 t, P 2 =95 t, P 3 =70 t; i dati per la sezione e per il
terreno sono quelli della trave dell'esempio 6.1, ossia k=2 kg/cm3 , a=0,266 m-1,
P~kb~300 kg/cm'. Calcolare il diagramma dei momenti seguendo il procedimento
del par. 6.3.4.

1
. o,
(70 0,5327-95 0,1929- 70 0,0201)~ 16,5 tn\ ,
266
1

P.~-z(70

0,7358-95 0,0443-70 0,0299)~22,6 t.

Procedendo in modo analogo,

g) Trave incastrata e caricata uniformemente (fig. 6.17/).


La soluzione ottenuta facilmente utilizzando i risultati del precedente punto/),

ossia imponendo per la trave di lunghezza illimitata (soggetta a un carico uniformemente distribuito sull'intera lunghezza e alla serie dei carichi concentrati inco'gniti P) che le sezioni A non si spostino. Cos operando si ottiene (lo spostamento
del solo carico uniforme vale q/p)

I: P,d(ax),
4a k=l

M.~-

M,~61,1

M 1 =44,3 tm,

tm.

b) Seconda fase (soluzione complementare): trave di lunghezza finita con le


estremit soggette ai carichi Pa=Pb=22,6 t (verso il basso) e ai momenti Ma=
~M,~ -16,5 tm (tese le fibre superiori).
Per a~0,266 m-', risulta al~0,266 14~3,72;:;: 3,8, P0 /a~22,6/0 266~85 tm;
quindi, divisa la trave in 8 tronchi, dalle tabelle 6,2, 6,3 si ricava '
X

(Pa)
(Po)
(tot.)
M(P0 )
(M.) (tot.)
M(Ma)

o
o
o
o
o
1
-16,5

1/8

21/8

31/8

41/8

0,2843
0,0038
0,2881
-24,5

0,3143
0,0228
0,3371
-28,6

0,2379
0,0673
0,3052
-25,9

0,1423
0,1423
0,2486
-24,2

0,8294
-13,9

0,5265
-8,7

0,2877
-4,7

0,2004.
-3,3

Fattore
P0 /a~85

tm

tm
M.~-16,5

tm

tm

150

Capitolo sesto

Travi su suolo elastico

Tracciati i due diagrammi dei momenti relativi alle due fasi del calcolo, si ottiene il diagramma definitivo (fig. 6.18). In tratteggio riportato il diagramma dei
momenti supponendo la trave indeformabile (reazione del suolo lineare).
In modo analogo pu venire calcolato il di~gramma delle pressioni.

gramma dei momenti comprendente (se si considera nulla la reazione del terreno)
una parte costante, dovuta alle eccentricit degli ancoraggi (supposte uguali alle
estremit), e una parte M(prec.) variabile lungo l'asse. Quest'ultima pu essere
espressa con una serie di seni: se l'andamento ad esempio parabolico, con ordinata massima M 0 , si pu scrivere (cap. X)
32 M 0
1
nnx
M(prec.)~--;a--f ll'sen--,
(11~!, 3, 5, ...)
[a]
1

Esempio 6.4.
Il reticolo della fig. 6.19 costituito da un elevato numero di travi appoggiate
parallele tra loro,_ collegate da una nervatura longitudinale; nel nodo C applicato
un carico concentrato, avente direzione normale al piano del reticolo.
a) Qualunque sia la condizione di carico agente sulla trave trasversale A-B,
lo studio del reticolo pu essere sempre riportato al carico concentrato i_n C:
basta infatti considerare in una prima fase un appoggio ausiliario in C e calcolare la sua reazione P 0 , poi applicare questa cambiata di segno. Un siffatto reticolo pu schematizzare, ad esempio, i vari tra1-'i+i->1< i 'i
vetti portanti di un solaio con un cordolo di col_________ 4 _____ _
legamento centrale; oppure, nell'impalcato di un
ponte, la serie dei traversi appoggiati su due travi
principali e collegati da un longherone.
e
l
Si considerano le travi trasversali tutte uguali
(con la sezione di momento d'inerzia Jt) e sufficientemente accostate per poter ritenere continuo il
-='=='========<X=="=sostegno fornito alla nervatura longitudinale (11)
B
------L-----che le collega; inoltre si pensa per esse trascurabile la rigidezza torsionale. Pertanto, se l'interasse i
Fig. 6.19
sufficientemente piccolo rispetto alla lunghezza L
(preciseremo in seguito tale condizione), la nervatura longitudinale pu essere
considerata una trave di lunghezza illimitata su suolo elastico le cui caratteristiche sono facilmente determinabili: per provocare lo spostamento 1 della
mezzeria di una delle travi (che qui costituiscono il suolo) occorre la forza
F1 =4SEJtfl 3 ; e poich con f3 si indicata la reazione del suolo dovuta allo spostamento 1 e agente sul tratto unitario della nervatura, si pu assumere, considerando F 1 ripartita uniformemente sul tratto ;,

P~F,/i~4SEJtfil'.

Il calcolo allora immediato utilizzando le formule [6.18]: per esempio, il


momento :flettente massimo (x=O) per la nervatura longitudinale risulta M=P0 /4a,
essendo a4 ={3/4EJ; e il carico che si riversa sulla trave A-B trasversale vale Pt=
=!'max. i=/3Vmax. i=Poai/2, essendo Dmax=Poa/2{3.
Una precisazione pu essere opportuna a proposito delle condizioni che legittimano la schematizzazione adottata: poich si debbono considerare, come si
visto, le forze F 1 ripartite uniformemente sui vari tratti i, questi debbono poter
essere ritenuti rigidi, per cui (par. 6.3.3c) aiS:::0,8; inoltre la lunghezza L deve
risultare non sensibilmente inferiore alla lunghezza d'onda A=2n/a, per poter
considerare illimitata la nervatura.
b) Se le travi trasversali sono continue e le loro estremit si possono considerare incastrate, si ha /3=192EJtfil 3 , quindi, a parit di dimensioni, ainc.=V2 aapp.
(smorzamento pi rapido).
Esempio 6.5.
Trave su suolo elastico precompressa, libera alle estremit.
a) La presenza della reazione del terreno annulla in parte gli effetti della ..P!ecompressione. Consideriamo la trave (o il suo tratto precompresso pensatd d1v_1so
dalle parti restanti) provvisoriamente appoggiata alle estremit e sogget_ta al- ~ia-

151

o anche, arrestando lo sviluppo al primo termine per la forte convergenza della serie,
nx
M(prec.);;;:M,sen--
[b]
1

Gli effetti provocati dalle due coppie estreme si determinano facilmente, impiegando i diagrammi dati precedentemente (par. 6.3.3c).
Il diagramma [b] dei momenti suscita ulteriori reazioni del terreno e sia
v~vsennx/l
[e]
la linea elastica; il momento complessivo M, dovuto per una parte a1la precompressione [b] e per una parte (M,) alla relativa reazione r del suolo (r~ -Pv~
~-Pvsennx/l), vale (essendo M,"~Pv):
M~(M,-fivl'/n') sen nx/1.
[d]
Dovendo poi essere v"~-M/EJ, utilizzando le [e], [d] e posto

PI'
+ n'EJ
,

y~ 1

[e]

si ottiene
[j]

in definitiva, dalla [d],


M,
M=-- sen nx/1.
y

[g]

La reazione di ciascun appoggio fittizio risulta

1
R~T

fi

Pv dx~ n'y

M,1'
EJ ,

[h]

rivolta verso il basso se M 0 positivo.


Occorre infine eliminare le reazioni R, ossia applicarle alle estremit della trave
cambiate di segno (e si possono utilizzare i soliti diagrammi).
b) A titolo indicativo per la trave dell'esempio 6.1 si ha, dalla [e],

y=l+300 11,3' 10 8/(n 4 2 10 8 0,75 10 7 )~4,348;


e per M,~ 10 tm e per la [h],
300
10". 11,3'. 10 6
2141
R "' 4,348 2 10 5 0,75 10'
kg
(rivolte verso il basso). Di conseguenza, applicate le reazioni R rivolte verso l'alto
e utilizzando la tab. 6.2 (a/;;;:3,0), il momento totale nella mezzaria (x~l/2) vale:
M,
R
10
2,141
M(rnezz.J~y-+-;;- ~ ,
4 348 + 0, 266 2 0,2201~2,30+3,54~5,84 tm;
la reazione del terreno provoca una riduzione del momento di precompressione
pari a circa il 42%.

TABELLA 6.1. Valori delle funzioni l}(x), tp(x), s(x), d(x).

ax

l}(x)

o
0,05
0,10
0,15
0,20
0,25

1
0,95004
0,90031
0,85105
0,80241
0,75459

0,30
0,35
0,40
0,45
0,50

tp(x)

s(x)

d(x)

0,04754
0,09033
0,12862
0,16265
0,19267

1
0,99758
0,99064
0,97967
0,96506
0,94726

1
0,90250
0,80998
0,72243
0,63976
0,56192

0,70773
0,66196
0,61742
0,57415
0,53228

0,21893
0,24164
0,26104
0,27734
0,29078

0,92666
0,90360
0,87846
0,85149
0,82306

0,48880
0,42032
0,35638
0,29681
0,24150

0,55
0,60
0,65
0,70
0,75

0,49186
0,45296
0,41559
0,37981
. 0,34562

0,30157
0,30988
0,31594
0,31990
0,32198

0,79343
0,76284
0,73153
0,69971
0,66760

0,19029
0,14308
0,09965
0,05991
. 0,02364

n/4
0,80
0,85
0,90
0,95
1,00

0,32240
0,31305
0,28208
0,25272
0,22496
0,19878

0,32240
0,32233
0,32111
0,31848
0,31458
0,30956

0,64479
0,63538
0,60319
0,57120
0,53954
0,50834

0,00000
-0,00928
-0,03903
-0,06576
-0,08962
-0,11078

1,05
1,10
1,15
1,20
1,25

0,17412
0,15099
0,12934
0,10913
0,09034

0,30354
: 0,29666
0,28901
0,28072
0,27189

0,47766
0,44765
0,41835
0,38985
0,36223

-0,12942
-0,14567
--0,15967
-0,17159
-0,18155

1,30
1,35
1,40
1,45
1,50

0,07290
0,05677
0,04191
0,02827
0,01578

0,26260
0,25295
0,24301
0,23286
0,22257

0,33550
0,30972
0,28492
0,26113
0,23835

-0,18970
-0,19618
-0,20110
-0,20459
-0,20679

1,55
1,60
1,65
1,70
1,75

0,00441
0,00000
-0,00590
-0,01519
-0,02354
-0,03097

0,21220
0,20788
0,20181
0,19145
0,18116
0,17099

0,21661
0,20788
0,19591
0,17626
0,15762
0,14002

-0,20779
-0,20788
-0,20771
-0,20664
-0,20470
-0,20196

1,80
1,85
1,90
1,95
2,00

-0,03756
-0,04333
-0,04835
-0,05267
-0,05632

0,16099
. 0,15115
0,14153
0,13215
0,12306

0,12343
0,10782
0,09318
0,07948
0,06674

-0,19855
-0,19361
-0,18988
-0,18482
-0,17938

2,10
2,20
2,30

-0,06182
-0,06521
-0,06680
-0,06702
-0,06689
-0,06576

0,10570
0,08958
0,07476
0,06702
0,06128
0,04913

0,04388
0,02437
0,00796
0,00000
-0,00561
-0,01663

-0,16752
-0,15479
--0,14156
-0,13404
-0,12817
-0,11489

n/2

3n/4
2,40
2,50

TABELLA 6.1 (segue). Valori delle funzioni l}(x), tp(x), s(x), d(x).
l}(x)
ax
tp(x)
s(x)

d(x)

2,5
2,6
2,7
2,8
2,9
3,0

-0,06576
-0,06364
-0,06076
-0,05730
-0,05343
-0,04929

0,04913
0,03829
0,02872
0,02037
0,01316
0,00703

-0,01663
-0,02535
-0,03204
-0,03693
-0,04027
-0,04226

-0,11489
-0,10193
-0,08945
-0,07767
-0,06659
-0,05632

3,1
3,3
3,4
3,5

-0,04501
-0,04321
-0,04069
-0,03642
-0,03227
-0,02828

0.00187
0,00000
-0,00238
-0,00582
-0,00853
-0,01059

-0,04314
-0,04321
-0,04307
-0,04224
-0,04080
-0,03887

-0,04688
-0,04321
-0,03831
-0,03060
-0,02374
-0,01769

3,6
3,7
3,8
3,9
4,0

-0,02450
-0,02097
-0,01769
-0,01469
-0,01197

-0,01209
-0,01310
-0,01369
-0,01392
-0,01386

-0,03659
-0,03407
-0,03138
-0,02861
-0,02583

-0,01241
-0,00787
-0,00400
-0,00077
0,00189

4,1
4,2
4,3
4,4
4,5

-0,00953
-0,00735
-0,00544
-0,00377
-0,00234

-0,01356
-0,01307
-0,01243
-0,01168
-0,01086

-0,02309
-0,02042
-0,01787
-0,01545
-0,01320

0,00403
0,00572
0,00699
0,00791
0,00852

4,6
4,7
3n/2
4,8
4,9
5,0

-0,00113
-0,00011
0,00000
0,00072
0,00139
0,00191

-0,00999
-0,00909
-0,00898
-0,00820
-0,00732
-0,00646

-0,01112
-0,00921
-0,00898
-0,00748
-0,00593
-0,00455

0,00886
0,00898
0,00898
0,00892
0,00871
0,00837

5,1
5,2
5,3
5,4
5,5

0,00230
0,00258
0,00277
0,00287
0,00290

-0,00564
-0,00487
-0,00415
-0,00349
-0,00288

-0,00334
-0,00229
-0,00138
-0,00062
0,00002

0,00794
0,00745
0,00692
0,00636
0,00578

5,6
5,7
5,8
5,9
6,0

0,00287
0,00279
0,00268
0,00254
0,00238

-0,00233
-0,00184
-0,00141
-0,00102
-0,00069

0,00054
0,00095
0,00127
0,00152
0,00169

0,00520
0,00463
0,00409
0,00356
0,00307

6,1
6,2
2n
6,3
6,4
6,5

0,00221
0,00202
0,00187
0,00184
0,00165
0,00147

-0,00041
-0,00017
0,00000
0,00003
0,00019
0,00032

0,00180
0,00185
0,00187
0,00187
0,00184
0,00179

0,00262
0,00219
0,00187
0,00181
0,00146
0,00115

"
3,2

TABELLA

6.2. Trave di lunghezza finita su suolo elastico (Winkler) - Momenti per P 0

(fig. 6.11) - Valori dei coefficienti (M~-P,/a).


-

TABELLA

6.3. Trave di lunghezza finita su suolo elastico (Winkler) - Momenti per lt-'10

(fig. 6.12) - Valori dei coefficienti

(M~M,).
x~61/8

x~71/8

x~l/8

x~21/8

x~31/8

0,0082

0,0

0,9570

0,8437

0,6836

0,5000

0,3164

0,1562

0,0430

0,0373

0,0109

0,6

0,9569

0,8433

0,6830

0,4993

0,3159

0,1559

0,0429

0,0870

0,0463

0,0135

0,8

0,9565

0,8424

0,6816

0,4979

0,3147

0,1552

0,0426

0,1472

0,1032

0,0548

0,0160

1,0

0,9558

0,8405

0,6787

0,4948

0,3122

0,1537

0,0422

0,1997

0,1691

0,1181

0,0626

0,0182

1,2

0,9546

0,8370

0,6736

0,4894

0,3077

0,1511

0,0413

0,2183

0,2241

0,1888

0,1312

0,0693

0,0201

1,4

0,9526

0,8313

0,6653

0,4806

0,3005

0,1468

0,0400

0,1682

0,2413

0,2457

0,2053

0,1418

0,0744

0,0214

1,6

0,9495

0,8229

0,6531

0,4676

0,2899

0,1405

0,0380

0,1848

0,2620

0,2637

0,2180

0,1491

0,0776

0,0222

1,8

0,9452

0,8113

0,6361

0,4496

0,2753

0,1319

0,0353

2,0
2,2

0,2003

0,2798

0,2774

0,2261

0,1526

0,0786

0,0223

2,0

0,9397

0,7959

0,6138

0,4262

0,2564

0,1208

0,0318

0,2148

0,2943

0,2864

0,2291

0,1519

0,0770

0,0215

2,2

0,9326

0,7767

0,5863

0,3975

0,2332

0,1072

0,0276

2,4
2,6

0,2280

0,3056

0,2904

0,2270

0,1472

0,0731

0,0201

2,4

0,9241

0,7539

0,5537

0,3638

0,2064

0,0916

0,0228

0,2400

0,3135

0,2898

0,2201

0,1388

0,0671

0,0180

2,6

0,9143

0,7278

0,5171

0,3264

0,1768

0,0746

0,0175

2,8

0,2508

0,3184

0,2850

0,2091

0,1272

0,0593

0,0154

2,8

0,9033

0,6991

0,4774

0,2865

0,1458

0,0569

0,0121

3,0
3,2

0,2606

0,3204

0,2766

0,1948

0,1134

0,0505

0,0125

3,0

0,8913

0,6684

0,4360

0,2458

0,1148

0,0396

0,0069

3,4

0,2693

0,3202

0,2655

0,1784

0,0983

0,0411

0,0095

3,2

0,8786

0,6366

0,3941

0,2057

0,0850

0,0233

0,0022

0,2772

0,3180

0,2523

0,1606

0,0827

0,0317

0,0065

3,4

0,8653

0,6043

0,3528

0,1675

0,0576

0,0088

-0,0020

3,6
3,8

0,2843

0,3143

0,2379

0,1423

0,0673

0,0228

0,0038

3,6

0,8515

0,5718

0,3129

0,1321

0,0334

-0,0034

-0,0053

0,2907

0,3093

0,2226

0,1243

0,0529

0,0147

0,0014

3,8

0,8373

0,5397

0,2751

0,1002

0,0126

-0,0132

-0,0079

4,0

0,3014

0,2963

0,1913

0,0906

0,0280

0,0018

-0,0022

4,0

0,8229

0,5082

0,2397

0,0720

-0,0043

-0,0206

-0,0096

4,4

0,3098

0,2804

0,1607

0,0618

0,0095

-0,0064

-0,0041

4,4

0,7932

0,4472

0,1765

0,0269

-0,0275

-0,0284

-0,0107

4,8

0,3159

0,2624

0,1319

0,0385

-0,0028

-0,0103

-0,0045

4,8

0,7627

0,3895

0,1233

-0,0046

-0,0387

-0,0291

-0,0096

5,2
5,6

0,3199

0,2429

0,1056

0,0204

-0,0099

-0,0111

-0,0040

5,2

0,7315

0,3353

0,0794

-0,0250

-0,0413

-0,0253

-0,0074

6,0

0,3220

0,2225

0,0819

0,0070

-0,0132

-0,0100

-0,0031

5,6

0,6997

0,2849

0,0439

-0,0368

-0,0384

-0,0194

-0,0048

6,0

0,6676

0,2384

0,0158

-0,0422

-0,0327

-0,0133

-0,0025

x~61/8

x~l/8

x~21/8

x~31/8

x~41/8

0,6

0,0574

0,0843

0,0878

0,0749

0,0527

0,0281

0,8

0,0765

0,1122

0,1169

0,0996

0,0700

1,0

0,0955

0,1400

0,1455

0,1239

1,2

0,1143

0,1671

0,1733

1,4

0,1328

0,1934

1,6

0,1508

1,8

x~71/8

x~41/8

x~51/8

al

x~5l/8

al

--

6.4. Trave di lunghezza finita su suolo elastico (Winkler) - Pressioni per P 0


(jig. 6.9.) - Valori dei coefficienti n[p~n(P,2a/b)].
-

TABELLA

x=O x=l/8 X=2/j8


al
- - --- - - -2,510
2,236
2,019
1,843
1,699
1,580
1,480
1,395
1,325
1,265
1,215
1,173
1,138
1,108
1,084
1,049
1,027
1,014
1,007
1,003
1,001
1,001
1,001
1,001
1,001
1,001
1,001
1,000
1,000

0,8
0,9
1,0
1,1
1,2
1,3
1,4
1,5
1,6
1,7
1,8
1,9
2,0
2,1
2,2
2,4
2,6
2,8
3,0
3,2
3,4
3,6
3,8
4,0
4,2
4,4
4,6
4,8
5,0

2,035
1,810
1,631
1,486
1,365
1,264
1,178
1,104
1,041
0,9859
0,9378
0,8956
0,8586
0,8258
0,7967
0,7477
0,7078
0,6746
0,6459
0,6203
0,5968
0,5745
0,5531
0,5323
0,5119
0,4919
0,4723
0,4531
0,4342

1,561
1,387
1,247
1,132
1,036
0,9547
0,8844
0,8230
0,7688
0,7204
0,6769
0,6375
0,6015
0,5684
0,5378
0,4827
0,4341
0,3908
0,3515
0,3158
0,2829
0,2525
0,2242
0,1979
0,1733
0,1504
0,1289
0,1088
0,0901

x~31/8

x~41/8

x=5l/8

x=6l/8

x=7l/8

x=l

1,089
0,9660
0,8666
0,7842
0,7147
0,6548
0,6023
0,5556
0,5136
0,4753
0,4400
0,4071
0,3764
0,3475
0,3201
0,2693
0,2234
0,1818
0,1444
0,1110
0,0816
0,0557
0,0333
0,0139
-0,0026
-0,0167
-0,0286
-0,0385
-0,0466

0,6202
0,5488
0,4907
0,4422
0,4007
0,3645
0,3322
0,3030
0,2761
0,2510
0,2275
0,2051
0,1838
0,1634
0,1437
0,1068
0,0731
0,0428
0,0163
-0,0062
-0,0247
-0,0395
-0,0508
-0,0590
-0,0644
-0,0676
-0,0688
-0,0685
-0,0670

0,1530
0,1342
0,1187
0,1053
0,0933
0,0825
0,0724
0,0627
0,0535
0,0444
0,0356
0,0268
0,0181
0,0096
0,0013
-0,0147
-0,0294
-0,0423
-0,0529
-0,0610
-0,0664
-0,0693
-0,0699
-0,0686
-0,0657
-0,0616
-0,0567
-0,0512
-0,0455

-0,3128
-0,2782
-0,2506
-0,2281
-0.2094
-0,1936
-0,1802
-0,1686
-0,1586
-0,1498
-0,1420
-0,1350
-0,1288
-0,1232
-0,1181
-0,1089
-0,1008
-0,0933
-0,0861
-0,0790
-0,0719
-0,0647
-0,0575
-0,0504
-0,0435
-0,0369
-0,0307
-0,0249
-0,0197

-0,7779
-0,6897
-0,6185
-0.5595
-0,5096
-0,4666
-0,4289
-0,3953
-0,3650
-0,3374
-0,3119
-0,2881
-0,2659
-0,2450
-0,2253
-0,1889
-0,1564
-0,1274
-0,1021
-0,0802
-0,0617
-0,0464
-0,0339
-0,0239
-0,0160
-0,0100
-0,0054
-0,0021
0,0002

-1,243
-1,101
-0,9858
-0,8903
-0,8091
-0,7386
-0,6764
-0,6205
-0,5697
-0,5229
-0,4793
-0,4385
-0,3999
-0,3634
-0,3288
-0,2646
-0,2071
-0,1565
-0,1130
-0,0767
-0,0475
-0,0248
-0,0079
0,0038
0,0114
0,0158
0,0177
0,0178
0,0167

6.5. Trave di lunghezza finita su suolo elastico (Winkler) - Pressioni per M 0


(fig. 6.9) - Valori dei coefficienti n[p~n(M,2a'/b)].

TABELLA

al
x=O
--

x=l/8

x=2l/8

x=3l/8

x=4l/8

x=5l/8

x~61/8

X=7//8

x=l

4,754
3,788
3,104
2,605
2,232
1,949
1,731
1,562
1,430
1,327
1,246
1,183
1,134
1,097
1,068
1,031
1,012
1,003
1,000
1,000
1,001
1,001
1,002
1,002
1,001
1,001
1,001
1,001
1,000

3,533
2,800
2,277
1,892
1,601
1,377
1,200
1,059
0,9451
0,8521
0,7754
0,7115
0,6579
0,6124
0,5735
0,5105
0,4612
0,4206
0,3854
0,3534
0,3235
0,2950
0,2675
0,2409
0,2152
0,1903
0,1662
0,1431
0,1210

2,331
1,836
1,480
1,215
1,013
0,8538
0,7262
0,6220
0,5353
0,4622
0,3997
0,3,456
0,2982
0,2563
0,2190
0,1550
0,1019
0,0570
0,0184
-0,0151
-0,0445
-0,0704
-0,0933
-0,1136
-0,1314
-0,1470
-0,1605
-0,1721
-0,1818

1,145
0,8924
0,7087
0,5700
0,4618
0,3749
0,3033
0,2429
0,1911
0,1459
0,1058
0,0699
0,0376
0,0082
-0,0185
-0,0652
-0,1040
-0,1356
-0,1607
-0,1799
-0,1939
-0,2035
-0,2092
-0,2118
-0,2117
-0,2094
-0,2054
-0,1998
-0,1930

-0,0265
-0,0335
-0,0413
-0,0497
-0,0589
-0,0687
-0,0790
-0,0898
-0,1009
-0,1123
-0,1237
-0,1351
-0,1463
-0,1571
-0,1673
-0,1857
-0,2004
-0,2106
-0,2162
-0,2171
-0,2138
-0,2071
-0,1975
-0,1858
-0,1727
-0,1588
-0,1445
-0,1303
-0,1163

-1,189
-0,9469
-0,7759
-0,6510
-0,5577
-0,4867
-0,4319
-0,3891
-0,3555
-0,3289
-0,3076
-0,2906
-0,2767
-0,2653
-0,2557
-0,2402
-0,2270
-0,2144
-0,2011
-0,1866
-0,1709
-0,1543
-0,1372
-0,1200
-0,1032
-0,0871
-0,0721
-0,0584
-0,0461

-2,344
-1,852
-1,501
-1,240
-1,042
-0,8884
-0,7662
-0,6675
-0,5867
-0,5197
-0,4634
-0,4157
-0,3747
-0,3393
-0,3083
-0,2568
-0,2155
-0,1813
-0,1524
-0,1273
-0,1053
-0,0859
-0,0688
-0,0537
...c-0,0406
-0,0293
-0,0198
-0,0119
-0,0055

-3,497
-2,754
-2,220
-1,824
-1,520
-1,282
-1,091
-0,9355
-0,8064
-0,6979

-4,648
-3,654
-2,939
-2,405
-1,996
-1,673
-1,413
-'- l,200
-1,023
-0,8722
-0,7434
-0,6321
-0,5351
-0,4500
-0,3751
-0,2510
-0,1549

- -- -

0,8
0,9
1,0
1,1
1,2
1,3
1,4
1,5
1,6
1,7
1,8
1,9
2,0
2,1
2,2
2,4
2,6
2,8
3,0
3,2
3,4
3,6
3,8
4,0
4,2
4,4
4,6
4,8
5,0

~0,6055

-0,5261
-0,4572
-0,3970
-0,3441
-0,2563
-0,1874
-0,1335 ~0,0819
-0,0915 -0,0281
-0,0594
0,0095
0,0341
-0,0354
0,0484
-0,0178
0,0548
-0,0052
0,0033
0,0555
0,0523
0,0088
0,0467
. 0,0121
0,0399
0,0137
0,0142
0,0328
0,0258
0,0138

Travi su suolo elastico

157

6.6. Trave di lunghezza finita su suolo elastico (Winkler), soggetta alle


azioni P 0 , M 0 - Movimenti delle sezioni estreme (jig. 6.13; 6.14).

TABELLA

e
1/,m=2p'
2Ma

c'2Moa2

bm-- ,__,---,

al

Chavl

C,'(v,p)

C,(rap)

C,'('P,p)

C.C'Paml

C,'('P,ml

0,6
0,7
0,8
0,9
1,0
1,1
1,2
1,3
1,4
1,5
1,6
1,7
1,8
1,9
2,0
2,1
2,2
2,3
2,4
2,5
2,6
2,8
3,0
3,2
3,4
3,6
3,8
4,0
4,2
4,4
4,6
4,8
5,0

3,3374
2,8636
2,5597
2,2360
2,0189
1,8432
1,6991
1,5795
1,4795
1,3954
1,3247
1,2650
1,2148
1,1727
1,1375
1,1084
1,0845
1,0649
1,0492
1,0368
1,0270
1,0138
1,0065
1,0029
1,0014
1,0008
1,0007
1,0007
1,0007
1,0006
1,0005
1,0004
1,0003

1,6635
1,4236
1,2427
1,1007
0,9858
0,8903
0,8090
0,7386
0,6763
0,6205
0,5696
0,5228
0,4793
0,4384
0,3999
0,3634
0,3287
0,2958
0,2645
0,2349
0,2070
0,1564
0,1130
0,0767
0,0475
0,0248
0,0079
-0,0038
-0,0114
-0,0158
-0,0177
-0,0178
-0,0167

8,3710
6,1737
4,7543
3,7882
3,1041
2,6050
2,2323
1,9493
1,7314
1,5623
1,4302
1,3269
1,2460
1,1830
1,1341
1,0965
1,0680
1,0466
1,0310
1,0197
1,0119
1,0033
1,0004
1,0000
1,0005
1,0011
1,0015
1,0015
1,0013
1,0010
1,0008
1,0005
1,0003

8,3110
6,0921
4,6480
3,6538
2,9386
2,4054
1,9958
1,6732
1,4134
1,2003
1,0225
0,8722
0,7434
0,6320
0,5350
0,4499
0,3751
0,3091
0,2509
0,1997
0,1549
0,0819
0,0281
-0,0095
-0,0341
-0,0484
-0,0548
-0,0555
-0,0523
-0,0467
-0,0399
-0,0328
-0,0258

14,1116
9,0061
6,1560
4,4486
3,3699
2,6601
2,1782
1,8430
1,6056
1,4353
1,3121
1,2225
1,1574
1,1102
1,0761
1,0519
1,0349
1,0232
1,0154
1,0103
1,0072
1,0044
1,0037
1,0037
1,0036
1,0032
1,0027
1,0021
1,0015
1,0010
1,0006
1,0003
1,0002

13,8118
8,6565
5,7569
4,0002
2,8727
2,1146
1,5850
1,2031
0,9201
0,7056
0,5398
0,4095
0,3058
0,2225
0,1550
0,1002
0,0557
0,0196
-0,0094
-0,0324
-0,0504
-0,0739
-0,0846
-0,0863
-0,0817
-0,0733
-0,0628
-0,0517
-0,0408
-0,0309
-0,0222
-0,0149
-0,0091

'

6.4, Cenni bibliografici.

Vengono citate le opere che pi particolarmente trattano la trave su suolo elastico secondo Winkler: B. WINKLER, Die Lehre von der Elastizitii.t und Festigkeit,
Praha, 1867. - H. ZIMMERMANN, Die Berechnung des Eisenbahnoberbaues, Berlin,
1888. - K. HAYASHI, Theorie des Trii.gers auf elastischer Unterlage, Berlin, Springer,
1921. - H. Mfu.LER-BRESLAU, Die graphisce Statik der Baukonstruktionen, B.II,
Leipzig, KrOner, 1925 c2a ed.), par. 18. - s. TIMOSHENKO-M. LESSELS, Festigkeitslehre,

158

Capitolo sesto

Berlin, Springer, 1928, par. 37. - K. BEYER, Die -Statik ini Eisenbetonbau, Berlin,
Springer, 1933, par. 22. - C. B. BIEZENO-U. GRAMMEL, Technische Dynamik, Berlin,
Springer, 1939, cap. IV, par. 3 e cap. VII, par. 3. - O. BELLUZZI, Scienza delle costruzioni, Bologna, Zanichelli, 1944, cap. XII C. - M. HETBNYI, Beams on elasttc
foundation, Ann Arbor, Michigan, University of Michigan Press, 1946. - P. Poz~
ZATI, Metodi per il calcolo delle fondazioni, Bologna, Zanichelli, 1953. - V. Z. VLASOV
e U. N. LEONT'Ev, Beams, Plates and She!ls on elastic Foundations, Israel Program
Scientifc Translation, Jerusalem, 1966. - J. CoURBON, Rsistance des matriaux,
Paris, Dunod, 1971 (2a ed.), voi. Il, cap. II. - R. BALDACCI, Scienza delle costruzioni,
vol. II, UTET, Torino, 1976, par. 32.
Tra gli studi riguardanti la trave su appoggi elastici infinitamente vicini ricordiamo: J. W. SCHWEDLER, Beitrage sur Theorie des Eisenbahnoberbaues , Zeits.
Bauverw., 1889. -A. FruruNn, <(Theorie der gleichmiissig elastisch gestfitzten KOrper,
Beton u. Eisen, 1917, 1918. - A. F'REDh'D, Beitrag zur Berechnung der biegsamen
Gri.i:ndungssohlen )), Z. Bauwes., 1924. - H. CRAEMER, <l Zur Berechnung geschlossener Kastenrahmen auf elastischem Baugrund , Bauing., 1925. - P. PASTERNACK,
Die baustatische Theorie biegefester Balken u. Platten auf el~stischer Bettung ,
Beton u. Eisen, 1926. - K. SANDEN-F. SCHLEICHER, Zur Theor1e des Balkens auf
elastischer Unterlage , Beton u. Eisen, 1926. - E. CHWALLA, Die Stabilitiit eines
elastisch gebetteten Druckstabes , z. angew. Math. Mech., 1927. - W. PRAGER,
Zur Theorie elastisch gelagerter Konstruktionen , Z. angew. Mat~. Mech., 192?.
- P. NEMENYI, Theorie durchlaufender tragerloser Fundamentstre1fen auf elasttscher Bettung )>, Beton u. Eisen, 1928. - H. FruTZ, << Einfiussftache des biegefesten
Balkens auf elastischer Bettung i>, Beton u. Eisen, 1930. - P. NEMENYI, Tragwerke
auf elastischer Unterlage i>, Z. angew. Math. Mech., 1931. - H. BLEICH, Berechnung von Eisenbeton Streifenfundamenten i>, Bautechnik, 1937. - G. MAGNEL, Le
calcul des poutres sur terrain lastique , La Tchnique des Travaux, 1938. - A. RETI,
Calcul des semelles continues croises, Travaux, 1949. - A. RAITHEL, Un metodo
di iterazione per la trave su suolo elastico)>, Rend. Ace. Se. Fis. Mat., Napoli, 1951.
- O. ZANABONI, Soluzione abbreviata della trave su suolo elastico , Ingegneria
ferroviaria, 1955. - V. FRANCIOSI, Contributo allo studio delle trav~ su mezzo el'.1stico ,L'Ingegnere, 1957. - C. RAYMOND!, Sul problema delle travi con appoggio
elastico continuo, Atti dell'Ist. di Scienza d. costruz. di Pisa, 1957. - E. FANELLI,
Travi di lunghezza finita su suolo elastico, Giornale Genio Civile, 1957. - B. BARBARITO, <<Calcolo semplificato della trave su mezzo .elasti~o , L~Ingegne~e, 1959;
dello stesso Autore, La precompressione nelle travi continue d1 fon~z1one i>, Il
Cemento, 1961; Linee d'influenza della trave semiinfinita su mezzo elastico l> (note I,
Il, III), Costruzioni metalliche, 1970, 1971; Le linee d'influenza della trave finita
su mezzo elastico ... , 5 note, Giorn. Genio Civ., 1972, 1973, 1974. - M. MELE, Propriet e determinazione dei parametri caratteristici di un nuovo model~o di fondazione, Tecnica italiana, 1966. - F. M. MAZZOLANI, La progettazione delle
travi di fondazione sul suolo di Winkler )>, Rivista italiana di Geotecnica, 1967. G. ToNIOLO, Sul calcolo dei coefficienti elastici delle travi appartenenti ai graticci
di fondazione, Costruzioni metalliche, 1973.

CAPITOLO

VII

TRAVI SNELLE SOGGETTE A CARICHI TRASVERSALI


E A SFORZO ASSIALE

7.1. l're!llessa.
Per una trave snella prismatica soggetta a carichi trasversali che la inflettono, lo sforzo assiale P pu alterare sensibilmente, quando oltrepassi certi
valori, lo stato di tensione, a causa dell'eccentricit acquisita in seguito all'incurvamento. Ovviamente i risultati sono diversi a seconda che p sia di
trazione o di compressione; e infatti nel primo caso I 'inflessione si allevia,

mentre si aggrava nel secondo, sino a ottenere valori nulli della rigidezza,
ossia l'annullamento delle capacit reattive della trave, qnando si pensi ragginnta la soglia dell'instabilit dell'equilibrio. Inoltre, per il calcolo delle
azioni staticamente indeterminate relative a membrature snelle, pu presen-

tarsi l'opportunit, in pratica fortunatamente non freqnente, di tener conto


dell'influenza dello sforzo assiale, che pu risultare sensibile anche per valori
di P abbastanza scostati da quelli critici: cos, per dare un 'indicazione a titolo
orientativo in merito alla ripercussione sui movimenti, la rotazione delle
sezioni estreme di un 'asta soggetta a due coppie di estremit simmetriche,
che vale rp,~Ml/2EJ quando lo sforzo normale nullo, diviene rp-:;;; 1,27 rp00

per P di compressione pari a nn quarto del valore critico, e rp:;;; 0,83 rp"' per
ugual valore di P, ma di trazione; e s'intende che, nel caso di aste tese, P
pu essere notevolmente superiore, in valore assoluto, a quello critico. Si
troveranno trattati in seguito alcuni casi, in particolare l'asta compressa

soggetta a una coppia applicata ad una sezione estrellla, essendo tale schema
ntile per studiare iterativamente strutture complesse. Inoltre verr anche
risolta l'asta tesa soggetta a un carico concentrato nel mezzo; caricamento,
questo, che pu essere attuato, ad esempio, per determinare il preesistente

sforzo normale della catena di una volta.


Vedremo che, naturalmente nell'ambito dell'elasticit lineare, lo studio
delle travi soggette a sforzo normale e inflesse semplificato notevolmente
dalla circostanza che, pensando costante il valore di P, ancora lineare il
legame tra carichi trasversali e loro conseguenze, per cni legittima la sovrapposizione degli effetti; inoltre una significativa formula consente di ottenere ottime approssimazioni quando la configurazione simmetrica e le
estremit sono articolate.

Nei punti seguenti snpporremo la trave prismatica.

Capitolo settimo

160

Travi soggette a sforzo assiale

161

7.2. Compressione e carichi trasversali.

7.2.2. La trave con le estremit articolate.

7.2.1. L'equazione della linea elastica.

Se l'origine dell'asse x in corrispondenza di uno degli appoggi, le costanti C1 , C2 sono determinate dalle condizioni che Io spostamento v sia
nullo per x=O e x=l. Nei casi simmetrici, con l'origine di x nel centro della
trave (fig. 7.lb), nell'espressione della v scompare il termine C2 sen ax che
ha carattere di antimetria (poich cambia il suo segno nelle due met della
trave). Quindi, ponendo
=al/2,
[b]

Data la trave prismatica soggetta all'azione simultanea di un carico q(x)


trasversale e dello sforzo assiale P (fig. 7.la), il complessivo momento flettente
comprende, volendo considerare l'influenza dovuta allo sforzo assiale e indicando con v la linea elastica della trave, la parte Mtr conseguente ai carichi
q(x)

a)

l'..._.A,g;=i VI i~B

1 --- --i-=

b) PA_gJl x

tfl

l'integrale [7.2] diventa, in seguito alla condizione v=O per x= 1/2, e con

Vv

simmetrico,

[7.3]

l!~B

In merito all'integrale particolare Vp vedremo alcuni esempi.


Una soluzione approssimata dello stato di sollecitazione e di deformazione pu essere ottenuta semplicemente. Esprimendo la funzione incognita v sotto forma di una serie trigonometrica (cap. X) ed arrestando questa
al primo termine, si pu scrivere:

t<r---l/2~

c)PA~B
Fig. 7.1

:n:x
V"'fcos

trasversali e quella Pv dovuta a P. Quindi l'equazione della linea elastica,


nell'ambito delle consuete ipotesi, risulta
d 2v

EJ dx' =-M,,.-Pv

[7.1]

l '

[7.4]

le condizioni ai limiti sono rispettate (v=O per x= 1/2) ed f rappresenta lo


spostamento massimo (v=f per x=O). Analogamente, per effetto del solo
carico trasversale,

e in essa Mtr termine noto, ossia indipendente da v, perch si considerano


gli spostamenti molto piccoli rispetto alla lunghezza I della trave. Se si pone
a 2 =P/EJ

[a]

(la dimensione fisica di a l'inverso di una lunghezza), la soluzione dell'equazione vale


[7.2]
essendo vP una soluzione particolare, e C1 , C2 le costanti d'integrazione da
determinare con le condizioni ai limiti.
Se si pensa di mantenere costante il valore del carico longitudinale P,
il legame tra carichi trasversali q(x) e loro conseguenze complessive (ossia
di q e P insieme) risulta lineare: infatti risulta lineare il legame tra la funzione v e il complessivo momento poich, di questo, la parte M,,. proporzionale ai carichi trasversali e la parte Pv, quando P resti invariato, proporzionale alla stessa v.

:n: 2
nx
quindi M,,=-EJv;;=EJ /2 f,, cos - -
1
Sostituendo queste relazioni nell'equazione [7.1] si ha allora, essendo
n 2EJ/l 2 =P" ed eliminando il fattore comune cos nx/l,

J-__J._,~
p

[7.5]

1-p"

Tale espressione pu essere impiegata per varie condizioni di carico


e anche per altre condizioni di vincolo (purch interpretabili con una
serie trigonometrica), sostituendo, s'intende, a Per il correlativo valore; per
l'approssimazione pu risultare non soddisfacente quando il carico non
11 -

POZZATI, IIMl.

Capitolo settimo

162

Travi soggette a sforzo assiale

simmetrico, e non viene quindi rispettato l'andamento simmetrico della v e


delle sue conseguenze iutrodotto adottando le relazioni [7.4], [c].
Poich M=-EJv'', tenendo conto delle [7.4], [c], si ottiene//f,,=M/M,,

quindi, per la [7.5] ,


[7.6]

le approssimazioni sono in genere peggiori di quelle che si ottengono per


la freccia (es. 7.1).
a) Carico ripartito uniformemente. q/2
qx 2

b) Carico trasversale Q concentrato nella mezzeria. - In tale caso si ha


(ponendo ancora l'origine dell'asse x nella mezzeria) M,,=Ql/4-Qx/2, quindi
un integrale particolare della [7.1] Vv=-M,,/P. Pertanto risulta (M,,,x~o=
=Q 1/4, f,,=Q l'/48EJ, rp,,=Q f2/16EJ)

tg
Mmax=Mtr_A_,

f=fti

3(tg A-A)

;,s

'

<p=<p,,

2(1-cos A)
A2 cos A

[7.10]

c) Coppie M, simmetriche applicate alle estremit. - In tale caso si ha


M,,=M,, v,=-M,,/P. Quindi (f,,=MJ 2/8EJ, rp,,=M, l/2EJ)

Con l'origine nel centro, essendo

M,,=---2, un integrale particolare della [7.1] (P=EJa 2)


8

163

f= f,,

tg A

2(1-cos A)
A2 cos A

<p=<p,,-A-.

[7.11]

vp=-M,,/P-EJ q/P 2 =-M,,/EJa 2 -q/EJa 4 ,

d) Coppie Ma. antimetriche applicate alle estremit. - Per tale condizione di carico trasversale, con l'origine degli assi nella mezzeria, si deve

come si accerta immediatamente constatando che la stessa equazione [7.1]


risulta soddisfatta. Quindi, sostituendo nella [7 .3],

senax
V= -(v,),~ '" sen A +vP '

q (cosax
- EJa 4
cos A

v-

porre, analogamente alla [7.3],

a'- 1),
" q

con vP=-MtrfP, M,,=Man 2x/l. Procedendo come si visto precedentemente, si ottiene (rp,,=Ma.lf6EJ)

M=-EJv"=..'L(cosax -l)= q/ 2(cosax -l)


a2
cosA
8 A2 cosA

<p=<p,,

I valori massimi di v e di M si hanno per x=O:


q ( 1
a'l'
)
Vrrmx=f= EJa 4 COSA --8-- l =

__
5 tj/4_ [~ (-1__
A'-1)]
- 384 EJ 5A 4 cos A 0, 5
'

M
max

= ql
8

[2
).2

[7.7]

cos

Mal
'Paa= EJ

'
ql' [ 3(tg A-A)
(v )x~z12=<p= 24EJ
A'

[7.8]

[7.9]

(positive le rotazioni destrogire).


I fattori posti fra parentesi quadra nelle ultime tre formule costituiscono i
coefficienti di amplificazione dei valori che si avrebbero per effetto del solo
carico trasversale e tendono al valore 1 per P tendente a zero (es. 7.1); tendono al valore infinito per P tendente al valore P"=n'EJjl2, cui corrisponde
l'instabilit della trave (infatti per esso risulta A=al/2=n/2, cos A=O).

[7.12]

e) Coppia Ma applicata all'estremit A della trave (fig. 7.2). - stato


accennato nel par. 7.2.1., e d'altronde evidente dalle varie formule ottenute, che valido il principio della sovrapposizione degli effetti, pensando
s'intende di tener costante P; quindi, utilizzando le espressioni date nei punti
[e], [d] precedenti, e considerando positive le rotazioni destrogire,
3

1-cos A ]

3(1-A cotg A)
A2

Mal

4T (tg A-cotg + l/A)= 3EJ

Kaa,

[7.13]
Mal
rp,.= - GEJ

2T

Mal
(tg A+cotg A-1/A)= - GEJ K, .

I diagrammi dei coefficienti Kaa K,. si trovano rappresentati nella fig. 7.2
in funzione di P/P,,, quindi di A=al/2=

~ VP/EJ= ~ VP/P";

alcuni valori

sono riportati nella seguente tabella. Da essi, sovrapponendo gli effetti, si


possono ricavare immediatamente i valori delle rotazioni delle sezioni estreme,

quindi delle rigidezze alla rotazione, per coppie simmetriche o antimetriche;


e pu essere risolto senza alcuna difficolt il caso della trave con appoggio
e incastro.

164

Capitolo settimo

TABELLA 7.1. Trave compressa e soggetta a una coppia Ma (fig. 7.2).


~ r-~-

'Pa=Kaa Mal/3EJ,

'l=K,. Mal/6EJ,

(P"=n'EJ/l')
--~-

P/P"
Kaa
K,.

0,1
0,2
0,3
0,7
0,9
1,0
0,4
0,5
0,6
0,8
1 1,073 1,162 1,277 1,427 1,636 1,946 2,460 3,480 6,527 <Xl
1 1,128 1,290 1,500 1,782 2,179 2,778 3,781 5,798 11,866 <Xl

''

----

Ma __.__ ~- W
p~
~b
~,__,_MZ---~$$B

1-----

~A 'I!

3,0

--

---~

I
I

- - --

Esempio 7.1.

Data una trave appoggiata, soggetta a carico uniforme o concentrato nel


centro, calcolare il momento massimo e la freccia per vari valori del carico P,
impiegando anche le formule approssimate [7.5], [7.6].

2.5

'

m[

V2

Per P/P"=0,25; 0,5; 0,75 (7.=n/4;


n/4; V3nf4), dalle formule [7.7], [7.8]
si ha:
f!f.,.= 1,334 ; 2,004 ; 4,011 ;

/
/

I I I

,_A1-p
-

~I

3,0 - l',_ J:

I
2,0

a) Carico uniforme.

(K,,Kz}

--aa

---

I I

I I

I I l I I I I ~\

B\,_t

1-_._ ~ ! ! ! ! ! ! ! ~
~
"'il
B~

2,5 ~-A

1,5

M/M.,.=1,343 ; 2,030; 4,093.

Dalle [7.5], [7.6] si ottiene invece

1,0

f/ft,=M/M.,.=1,333;

2; 4,

/-

o,o

2,0

0,2

o,sPlf,.

0,4

Fig. 7.2

con gli errori massimi di 0,2% per f e di 2,3% per M.

)
~~-

1,5

....

b) Carico Q concentrato in mezzeria.


1,0

Per i medesimi valori di P/P", dalle [7.10] risulta:


ffft,=1,329;

0,0

1,986; 3,958 ;

D,5

__

1,op;:

P:d2itJ17?)

Fjg. 7 .3. - Diagrammi dei coefficienti


K 1, K 2 : (trave doppiamente incastrata)

M/M.,.=1,273 ; 1,817; 3,551.

MmQ.=-K1

Dalle [7.5], [7.6] si ottiene invece:

ql"

l2

(trave con incastro e appoggio)

ffft,=M/M.,.= 1,333 ; 2 ; 4,

con gli errori massimi di 1,1% per f e di 16,2% per M.

qP

Mme.=-K2g.
25+--t-+++--t-+~-t-++-Hl-+--t+-I

7.2.3. Trave con le estremit impedite di ruotare.

~~

--1--

1-1-+++--fc .,_

stato ripetutamente sottolineato il fatto che, pensando di mantenere

costante il carico longitudinale P, deformazioni e momenti sono proporzionali al carico trasversale, per cui pu essere applicato il principio della sovrapposizione degli effetti.
Ci consente di risolvere facilmente la trave avente le estremit incastrate
perfettamente o inserita in un insieme di membrature elastiche, utilizzando
in quest'ultimo caso i procedimenti che verranno in seguito sviluppati; e
anche quando lo sforzo normale non rimanga costante al variare del carico

trasversale, pu essere facilmente istituito un calcolo per iterazioni.

!/

2,0
-~-

1,5

V/

1,0

0,5

--

Fig. 7.4. - Diagrammi dei coefficienti Cba Ka


M
C M.
M 0 l)
( ba= ba2 (f>a=K,. 4EJ

Travi soggette a sforzo assiale

Capitolo settimo

166

Consideriamo, ad esempio, la trave con entrambe le estremit impedite


di ruotare, soggetta a un carico trasversale Q concentrato in mezzeria. Dev'essere nulla la rotazione delle sezioni estreme, quindi <p(Q)-<p(M)=O; per cui
utilizzando le formule [7.10], [7.11] si ottiene (M.,= -Ql/8)

Ma=Mtr

2(1-cos .l.)
,,..1 senA1

[7.14]

poi, sovrapponendo gli effetti del carico trasversale e dei momenti (/,,=
=Q/3/192 EJ),
12 [
2(1-cos .l.)'
[7.15]
f=ft,;;s tg.l.-.l.- sen2.l.

Per P tendente al valore P"=4n 2EJ/1 2 (.l.=n), M. e la freccia f tendono


al valore infinito; valori approssimati della freccia e del momento si possono
ottenere anche dalle formule [7.5], [7.6].
Pu essere interessante a tale proposito un riferimento numerico: ad esempio
per P=0,5 P"=2n'EJ/l' (=nj/2/2), le [7.14], [7.15] forniscono

dalle formule approssimate [7.5], [7.6] si ottiene invece

7.3. Trazione e carichi trasversali.


a) Le soluzioni possono essere dedotte procedendo in modo del tutto
analogo a quanto stato visto per la compressione. associata a carichi tra..
sversali. Ma, quando sono noti i casi relativi a tale condizione, conviene
utilizzare le espressioni gi ricavate sostituendo -P a P, -a 2 a a 2, ia ad a,
i.l. a .l., essendo i l'unit immaginaria; impiegando poi le formule di correlazione tra funzioni circolari e iperboliche

sen ix= i senh x,

cos ix=cosh x ,

con l'errore di 10,1% per il momento d'incastro; per diverse condizioni di carico e
uguale rapporto P/Pcr l'errore pu essere sensibilmente maggiore.

Per la trave con entrambe le estremit impedite di ruotare, soggetta . a


un carico distribuito uniformemente, procedendo nello stesso modo si ottiene per esempio con facilit
M=- q/2 3(tg.l.-.l.)
2

.l. tg.l.

K1 (-ql'/12),

[7.16]

e altrettanto facilmente pu essere ottenuta l'espressione del momento d'incastro quando soltanto un'estremit sia incastrata [Mn=K2 (-q/2/8)]. Nella
fig. 7.3 sono riportati i diagrammi che forniscono i coefficienti di amplificazione K 2 , K 1 per la trave caricata uniformemente, con una o con entrambe
le estremit incastrate.
Procedendo in modo analogo, per la trave con appoggio e incastro, soggetta a una coppia M si ottiene
Ma
Mba=2

Kba

Ma

K=-2-

Cba'

I
M.Z
'Pa= EJ (M.K -M,.K.,/2)= 4EJ Ka,
3

tg ix= i tgh X.

Ad esempio, per la trave appoggiata, soggetta a un carico Q concentrato


nella mezzeria, dalle [7.10] si ottiene
Ql tgh .l.

Ql'

f= 48EJ

3(.l.-tgh .l.)
.l.3

[7.18]

e per la trave ugualmente caricata, per con le estremit impedite di ruotare,


dalle [7.14], [7.15] risulta

f/ft,=M/M,,.=2,

12

con K , K.,=K,. dati dalle [7.13] e dai diagrammi della fig. 7.2 o della tabella 7.1; al solito, M, e 'Pa tendono all'infinito per P tendente al valore
P,,=2,046 (n'EJ/1 2), che provoca l'instabilit della trave con appoggio e
incastro. I diagrammi dei coefficienti e,., Ka sono riportati nella fig. 7.4.

Mmax=4-.l.~'

f/ft,= 1,986,

167

[7.17]

Ql 2(cosh.l.-l)
M.=-3
.l.senh.l. '

[7.19]

Q/
12 [
192EJ JF .l.-tgh .l.

2(1-cosh .l.)']
senh 2.l.

b) Anche nel presente caso di una trave soggetta a trazione e a carichi


trasversali applicabile il procedimento che ha ispirato le formnle approssimate [7.5], [7.6], le quali diventano, dovendo cambiare segno al carico P,

f,,
p

1+P,,

M,,.
p

[7.20]

1+P,,

e forniscono in genere buone approssimazioni per configurazioni simmetriche;


approssimazioni, al solito, migliori per le frecce che per i momenti.
appena il caso di notare il fatto facilmente intuibile che lo sforzo assiale
di trazione gioca nel senso di attenuare l'inflessione che si ha per effetto dei
soli carichi trasversali .
e) I coefficienti di riduzione delle frecce f per effetto di un carico trasversale Q concentrato in mezzeria, considerando la trave con le estremit ap-

168

Capitolo settimo

Travi soggette a sforzo assiale

poggiate e incastrate, sono riportati nella fig. 7.5; la conoscenza di tale caso
pn risultare utile ad esempio per determinare, mediante una prova di carico, la trazione preesistente nelle catene degli archi (es. 7.2). opportuno
notare che, se elevata la prevalenza di P su Pc,, l'influenza dell'incastro

(K,,K4)
o,o - p - - _,._LS--

.[,

~-----

P,,~4n'EJ/l'~ 12920

cm,

P~( t;-1) Pa~l,08912920~14070

i(,

K4

kg.

kg,

a(P)~914

kg/cm' ;

pertanto, dalla seconda delle stesse formule [7.20], si ha anche

Mmax;;Q//8: (l+P/P,,)~3875:

0,5

11- I/ V

----- I9l

I
o

-------

p ~

2,089~1855

kgcm,

quindi amax(M)~103 kg/cm' (dalla formula [7.19], essendo J.~3,28, si ottiene invece Mmax=2191, con la conferma che la [7.20] non fornisce in genere approssimazioni molto buone per i momenti).

"-V

1,0

J,,~2Ql'/384 EJ~0,493

,V

Q"25

oB

a) Con la formula approssimata [7.20], considerando le estremit incastrate perfettamente.


Il valore teorico della freccia dovuta al solo carico Q=50 kg e il carico critico
risultano (E=2 10 6, J=62,88 cm4 ; si assume /=6,2 m)

Utilizzando quindi il valore sperimentale /~0,236 cm della freccia (che tiene


conto di P e Q insieme) si ottiene che lo sforzo assiale esistente vale

--p

_,___,--

169

---

KJ! 1

b) Se, al posto della formula approssimata, si impiega l'espressione [7.19] della


freccia, operando per tentativi si ricava A.=3,32, quindi P=14430 kg.

r -

.{

Fig. 7.5. - Diagrammi dei coefficienti

1 hPiP*(P:~2Eif,/
w ' p;p

Q/'
Ql" )
Ka, K4 ( fa=Ka 48EJ J,=K. 192EJ ,

c) Qualora si considerassero le estremit articolate, si otterrebbe

(P"~3230

in generale piccola sul valore della freccia: infatti, adottando la formula


[7.20], si pu scrivere, per le estremit articolate e incastrate,

ftr,i

per cui, nel caso del carico concentrato in mezzeria, essendo !tr,i=
=!tr,a/4, Pcr,i=4 Pcr,a si ottiene (quando, come si detto, sia P>>Pcn
p

kg,

f,,~ 1,97

cm)

P~ ( 0~;376 -1) 3230~23730

kg.

Tale risultato conferma, anche in questo caso particolare in cui P non fortemente diverso da Per. che il valore dello sforzo assiale P influenzato molto meno
della ftr dalle ipotizzate condizioni di vincolo.
d) Nel caso in cui si disponga, avendo rilevato le dilatazioni alle estremit per
effetto di Q, del valore del momento d'incastro M,(Q), si ha

8Ql' 3(7.-tgh J.)


384EJ
l.'

M,l' 2(cosh J.-1) .


SEJ
.!' cosh J.

quindi p-:Pl; v. fig. 7.5)

"

,.

J,,,,

,.

,,-;;--~p-~Ja

1+Pcr,i
Esempio 7.2.

Determinazione dello sforzo esistente nella catena di un arco.


La catena di un arco di un vecchio edificio ha la luce netta di 6 m e la se-zione rettangolare di 7 x 2,2 cm2 (con il lato di 7 cm in direzione verticale). Per
conoscere lo stato di sollecitazione, viene applicato nella mezzeria un carico concentrato progressivamente crescente, e per Q=50 kg si rileva la freccia di 0,236 cm;
inoltre le dilatazioni sui lembi, lette in prossimit sia del centro sia delle sezioni
estreme, risultano, a parte il segno, pressoch uguali tra loro (per cui buono
il grado d'incastro) e gli estensimetri sulla linea media confermano pressoch nulla
la dilatazione (sono dati che riguardano un'effettiva prova). Deterrrnare lo sforzo
assiale esistente della catena.

poich l'unica incognita A, si pu ricavare questa (quindi P) per tentativi; resta


sempre significativo il confronto con i risultati relativi a condizioni di vincolo limiti.
7.4. Cenni bibliografici.

La trave soggetta a carichi trasversali e a sforzo assiale si trova di solito trattata


nei testi che si occupano della stabilit dell'equilibrio. In particolare ricordiamo le
s~guenti opere: H. ZIMMERMANN, Knickfestigkeit der Stabverbindungen, Ernst, Berhn, 1925. - J. RATZERSDORFER, Die Knickfestigkeit von Stiiben und Stabwerken,
Springer, Vienna, 1936, - L. CEsARI, F. CONFORTO, C. MINELLI, Travi continue inflesse e sollecitate assialmente, Ist. per applicaz. del calcolo, C. N. R., Roma, 1941,
- o. BELLUZZI, Scienza delle costruzioni, Zanichelli, Bologna, cap. XIII e, 1951.
- R. K. LIVESLEY e D. B. CHANDLER, Stability Functions /or Structural Frameworks,
Manchester University Press, 1956. - M. PAGANO, Strutture, Liguori, Napoli,
parte 2, 1963 (l'effetto instabilizzante di carichi verticali nel calcolo dei telai piani).
- E. GIANGRECO, Teoria e tecnica delle costruzioni, Liguori, Napoli, vol. II, cap. IV,
1966. - V. FRANCIOSI, Scienza delle costruzioni, Liguori, Napoli, vol. V, 1967.

Travi su appoggi obliqui

171

sueto, di rappresentare le coppie mediante il loro asse momento, col senso


stabilito in base al senso giratorio orario; e in modo analogo verranno indicate le rotazioni: cos il simbolo MnA star a significare il momento, in corrispondenza della sezione A, avente n come asse; inoltre i semplici simboli
M, C indicheranno i momenti flettente e torcente. Si suppongono parallele

tra loro le linee dei due appoggi e costante la sezione della trave.
CAPITOLO

VIII

TRAVE SU APPOGGI OBLIQUI

8.1. Premessa.
Data una trave su appoggi obliqui, la rotazione di ciascuna sezione
estrema consentita liberamente nel piano di traccia n normale alla linea di
appoggio, ed invece impedita secondo l'altra direzione ortogonale (fg. 8.1);
per cui appare subito chiaro che la soluzione della trave, anche quando essa
rignarda l'appoggio semplice, si presenta in tale caso di solito staticamente
indeterminata, non essendo pi libera di avvenire liberamente la rotazione
secondo x; e vedremo che l'obliquit pu comportare forti alterazioni dello
stato di sollecitazione relativo all'usuale caso della linea d'appoggio ortogonale all'asse. Lo studio delle travi snelle su appoggi obliqui risulta semplice
procedendo con il metodo dei vincoli ausiliari, ossia considerando le rota~
zioni delle sezioni estreme in un primo tempo bloccate ad opera di fittizi
vincoli e dei relativi momenti d'incastro (soluzione particolare); poi consentite, applicando tali momenti cambiati di segno (soluzione complementare).
Accade infatti che, quando la trave supposta incastrata perfettamente,
I'ipotesi di rotazioni nulle delle sezioni estreme intorno a z e x rende spon~
taneamente nulla anche la rotazione intorno all'asse n, per cui l'obliquit
non fa risentire alcun effetto, s'intende ragionando nei termini sintetici e
imperfetti della conservazione delle sezioni piane: allora le conseguenze
dell'obliquit si possono riportare tutte al caso semplice di trave soggetta
soltanto a coppie estreme; caso che verr considerato subito, anche perch
esso consente di risolvere facihnente le travi oblique continue. Le ipotesi
saranno al solito quelle relative ai solidi aventi prevalente sviluppo lineare;
per la presenza dell'obliquit, che comporta in prossimit degli appoggi
Ull funzionamento fortemente bidimensionale, rende opportune alcune osservazioni su cui ci soffermeremo a conclusione del presente esame approssimativo, che pu essere utile per disporre di risultati limiti semplici e per saggiare le conseguenze derivanti dall'esistenza degli appoggi obliqui.
Verr fatto riferimento a una terna di assi cartesiani (fig. 8.1), di cui y
verticale e x coincide con l'asse della trave; di una seconda terna t- n -y,
t diretto lungo la linea dell'appoggio. Inoltre si conviene, come di con-

Fig. 8.1

8.2. Coppie applicate alle sezioni estreme.


8.2.1. Coppie

M~A

applicate alle sezioni estreme.

a) Coppie simmetriche M,A (fig. 8.2).

Come stato accennato, la reazione lungo ogni appoggio obliquo deve


sviluppare il momento staticamente indeterminato MnA per impedire la rotazione della sezione terminale intorno all'asse n ('!'nA=O); pertanto il momento

z
MZA

AI

' "'-n

'"

iO
'
I

'

;M(momjlett.)

~~--~-----------Fig. 8.2

'

;C(mom torc.)

flettente e quello torcente, considerati positivi se sono concordi coi sensi

degli assi coordinati, hanno i valori costanti


C=MnAsena.

L'equazione dei lavori virtuali, che rende esplicita la condizione di congruenza ('!'nA=O) per tramite dell'azione ausiliaria MnA=Mnn= 1, risulta
(M'=-lcosa, C'=lsena)

0=-f;1'1 cosa dx/EJ+Jf

sena dx/GJ,,

Travi su appoggi obliqui

Capitolo ottavo

172

e) Una coppia M,A applicata alla sola sezione A (fig. 8.4).

e da essa si ottiene, posto

y=l +e tg'a,

e=EJ/GJ,,

[8.1]

C=M,A tga/y,

[8.2]
n

Le rotazioni delle sezioni estreme e la freccia si hanno immediatamente


considerando la trave libera da vincoli, soggetta ai due momenti flettenti M
dati dalla seconda delle [8.2]
'fJ,A=-<p,s= (

1)
1-y

M,A/

[8.3]

2EJ ,

Ar

Fig. 8.4

-f

facile rendersi conto che il momento torcente nella sezione retta di


mezzeria (quindi in ogni altra sezione) nnllo (voi I, par. 10.5); pertanto
l'obliquit non fa risentire effetti, e si ha

u..

M,A/ (
3 )
q;,s=- 6EJ l - 2y '

a)

b)

,/

-r'

1*7(1

M,Alb

[8.8]

IO
I

[8.7]

v1 =v,+ 24EJ ctg a,

MzA

2
X

132&

[8.6]

La rotazione 'Pxo della sezione di mezzeria pu essere calcolata osservando


che, se provvisoriamente non si tiene conto della presenza degli appoggi

}'

/B
I

antimetriche, si ottiene

[8.4]

MzA

Scomponendo questa in due coppie M,A/2 simmetriche e in due M,A/2

b) Coppie antimetriche (fig. 8.3).

A/
.I

173

/B

7'

d) Effetti di una coppia M,A, essendo l'estremit B incastrata (fig. 8.5).

Fig. 8.5

Fig. 8.3

Per quanto stato visto nel precedente paragrafo, l'equazione di congruenza (q;,s=O), necessaria per calcolare l'incognita M,s staticamente indeterminata risulta:

obliqui, le rotazioni terminali intorno a z hanno i valori, uguali tra loro,


dati dalla [8.4], rappresentabili con i due vettori %A indicati nella fig. 8.3d;
ad esse dev'essere poi sovrapposta la rotazione di corpo rigido Txo=IJ?zA ctga,

tale che il vettore-rotazione risultante sia diretto secondo l'asse I. Quindi


risulta
M,Alb
[8.5]
v1 = -v2 =q;,, b/2=
EJ ctg a .
12

e da essa si ottiene

y-1,5
y-0,75 ,

[8.9]

Capitolo ottavo

174

M,Al (
3 )
<p,A= 3EJ l-4y

+ M,sl
6EJ

Travi su appoggi obliqui


(

3 )
l-ly .

[8.10]

175

diretta o iterativa (cap. XIII), sia quello della congruenza (cap. XIV); e
forse quest'ultimo in tale caso conveniente, essendo limitato il grado di
indeterminazione statica.

Ad esempio, per e= I e a=45 (y=2),

8.3.2. Trave appoggiata: carico concentrato in un punto qualunque.


Procedendo come stato indicato nel precedente paragrafo, si ottiene
ad esempio, per un carico concentrato in un generico punto dell'asse, distante a, b dai punti estremi,

8.2.2. Coppie M..,A applicate alle sezioni estreme (fig. 8.6).

Pab'

[ Pab

I )

Pa'b

MA=--1-,- (l' fase)+ - -,- 1-2y - --,- y


1
1
2

(2' fase)=

Fig. 8.6

Procedendo in modo del tutto analogo a quello visto precedentemente,


si trova
e tga
etga
[8.11]
M=MxA---,
M n A=-MA
x ycosa '
y
M,Al e tga
%A=-<p,B= 2EJ _y__ .

[8.12]

Gli effetti delle due coppie MxA possono venire anche determinati, con
riferimento ai relativi vettori, scomponendo questi secondo le direzioni n
(tali momenti non danno conseguenze) e z (M,A=MxA ctg a); e utilizzando
quindi i risultati del par. 8.2.1 a.

8.3. Trave appoggiata soggetta a carichi.


8.3.1. La soluzione ottenuta considerando in una prima fase del calcolo la
trave con le estremit incastrate.
Secondo quanto stato accennato nella premessa, lo studio della trave
su appoggi obliqui immediato seguendo il procedimento dei vincoli ausiliari: quindi alla situazione particolare della trave incastrata in entrambe le
sezioni estreme e soggetta ai carichi, per la quale, nell'ambito delle consuete
ipotesi, l'obliquit non produce alcun effetto, occorre aggiungere quella
conseguente ai soli momenti d'incastro cambiati di segno, che nota per
quanto stato precedentemente visto. In particolare le rotazioni terminali
sono dovute soltanto a quest'ultima fase; e se una sola estremit appoggiata, la soluzione complementare correttiva riguarda la trave con incastro
e appoggio (par. 8.2.ld), quivi soggetta, al solito, al momento calcolato nella
prima fase, cambiato di segno.
La soluzione della trave continua su appoggi obliqui semplice, perch
nella sostanza nulla cambia applicando sia il metodo dell'equilibrio per via

[8.13]

Pab

=--1-2y'
[8.14]
Se il carico eccentrico, per la trave provvisoriamente incastrata debbono
;enir calcolati anche i momenti torcenti MxA' MxB; facile poi completare
il calcolo, quando vengono applicati cambiati di segno, avendo nota la soluzione del par. 8.2.2.
8.3.3. Carico ripartito uniformemente.

a) Entrambe le estremit sono appoggiate.


Procedendo come stato indicato nel precedente paragrafo, si ottiene
ad esempio

ql'
MA=Ms=-'-u (!' fase)+

+i~

(i-+) (2' fase, con due coppie simm.)=- i~ 7,

ql' ql' ( 1 -1-) ,


M, (nella mezzeria)=+-+24
12
y
4

q/
q/
1
v,= 384EJ (!' fase)+Ll 8EJ

1-yI )

[8.15]

C= q/ tga'
12 y

[8.16]

(2' fase)=
[8.17]

[8.18]

Capitolo ottavo

176

Travi su appoggi obliqui

b) Un'estremit appoggiata, l'altra incastrata.

Ad esempio, utilizzando il caso risolto nel par. 8.2.ld, il momento per


la sezione B d'incastro vale
[8.19]

8.4. Osservazioni sull'attendibilit delle formule ottenute.


Pu essere opportuno ricordare le semplificazioni introdotte, per rendersi
meglio conto dell'attendibilit delle varie formule precedentemente ricavate.
al

/,

'

''

''

-P

'

,!
, I

/a

'

!I

177

Per la stessa struttura, considerata con1e trave e con1e piastra, calcolare anche
la linea d'influenza dello spostamento nel centro.
a) Carico uniformemente ripartito.

Per tale condizione di carico, il calcolo c9rne trave stato indicato nel par. 8.3.3:
supponendo lo spessore s piccolo rispetto alla larghezza b, risulta Jt~bs 3/3, quindi
(v= 1/6), G=E/2(H->), e=EJ/GJ,=0,5833. Per effettuare i confronti, si considerano
i valori medi dei momenti nella sezione di mezzeria, ossia m=Mnctt.fb, nitore.=
=C/b(p=q/b). Per a=60, ad es., risulta y=2,75; quindi, dalle [8.16], M,=0,0947 ql',
C=0,0525 ql'.
: v,=0,01302 pbl'/EJ,

mx=0,1250 pl2 ,

a=60) come trave


: v,=0,00923 pbl'/EJ,
>)
,
) come piastra (b/1=1/3): v,~0,00859
>)
) ))

(b/I~ 1/2): v,=0,00819


>)
>)
)
(b/1=2/3): v,=0,00785

mx=0,0947 pi',
m,=0,0884 >),
mx=0,0845 >),
mx=0,0808 >),

a=45) come trave


: v,=0,00658 pbl'/EJ,
l)
) come piastra (b/1=1/3): v,=0,00484
,
)) )

(b/1=1/2): v,~0,00421
)
(b/1=2/3): v,=0,00377

mx=0,0724 plz,
mx=0,0556 i> ,
m,=0,0464 ,
tnx=0,0399 1> ,

a=90)

mtorc.=0,0525,
111torc. =0,0321

0,0349
n1torc.=0,0368

mtorc. =

lntorc. =0,0526 .J
mtorc. =0,0359
mtorc. =0,0377
ffltorc. =0,0357

b) Linea d'influenza dello spostamento nel centro.


Fig. 8.7. - Linee d'influenza dello spostamento v in O:

Vi

(come trave); v1 (come lastra).

Al solito la struttura dev'essere snella, per poter ragionare in termini di caratteristiche di sollecitazione; e sussiste anche la circostanza che, per i tratti
estremi della trave, risultano malamente definibili l'andamento dell'asse e la
connessa entit delle sezioni rette. Quindi lo stato di sollecitazione in genere
attendibile al di fuori di tali tratti, tanto meno estesi, rispetto alla luce, quanto
pi b piccolo rispetto ad essa ed minore il grado di obliquit della trave.
A tale riguardo si troveranno sviluppati, nell'es. 8.1, confronti tra i risultati ottenuti considerando, con il procedimento illustrato, la struttura come
trave, poi anche come piastra obliqua, utilizzando per il calcolo di questa
i numerosi casi gi risolti (v. bibl.). Un sintetico giudizio indicativo pu
scaturire dall'esame delle varie linee d'influenza dello spostamento del centro O riportate nella fig. 8.7 e commentate nello stesso esempio.
Esempio 8.1.
Un ponte realizzato con una soletta di calcestruzzo armato (v= 1/6) su
appoggi obliqui. Calcolare le sollecitazioni e lo spostamento nel centro per. effett~
di un carico uniformemente ripartito, ponendo a=60 e a=45; confron!are 1 valori
che si ottengono considerando il ponte come trave o come lastra, e In quest'ultimo caso per vari valori del rapporto b/a.

I dati sono uguali a quelli riportati nel punto a). La linea d'influenza dello
nel _centro ~ella soletta coincide con il ~agramma degli spostamenti
dovuti a un carico apphcato nel centro. Effettuando Il calcolo come trave, si ottiene il seguente valore dello spostamento nel centro (relaz. 8.3)
spost~mento

2PI'
.
v,= 384EJ (trave mc.)+

(PI)
I' (l--y1) = 3848
8 8EJ

3)

PI' (
EJ l - 4y ;

quindi per a=60 (y=2,75) e a=45 (y=l,583) il coefficiente di riduzione (l-3/4y)


del valore della freccia per a=90 (8 Pl'/384EJ) acquista i valori 0,727; 0,526.
Le linee d'influenza si ottengono sovrapponendo gli effetti del carico in mezzeria e delle coppie (fg. 8. 7); nella stessa figura sono riportati gli andamenti per
la piastra obliqua e per b/l=l/3 (v. bibl.). Ad esempio, le ordinate massime, a meno
di Pl'/48EJ, valgono:

(calcolo come trave),


(calcolo come piastra, b/I= 1/3) ;

per a=60)

0,727
0,687

per a=45)

0,526 (calcolo come trave),


0,400 (calcolo come piastra, b/I= 1/3).

8.5. Cenni bibliografici.

Per il calcolo della trave ad asse rettilineo su appoggi obliqui si veda J. CoURBON,
Rsistance des matriaux, Dunod, Paris, vol. Il, cap. VIII, 1971; la trave ad arco
12 -

POZZATI, Il-1.

178

Capitolo ottavo

stata studiata da C. CEccou-M. MERLI, Volta parabolica con appoggi obliqui


rispetto ali 'asse l}, Inarcos, Bologna, n. 3, 1974.
La bibliografia riguardante la lastra obliqua molto estesa e interessa poco il
presente paragrafo, dedicato al semplice calcolo come trave. Ricordiamo tuttavia
in particolare, essendo stata utilizzata per i confronti numerici, l'opera di J. BALASA. HANUSKA, Inftuence surfaces far skew plates, Slovenskej Akadmie, Bratislava,
1964, nella quale si trovano accuratamente calcolate le superfici d'influenza degli
spostamenti e dei momenti pi significativi per vari valori di a e del rapporto bjl.

CAPITOLO

IX

TRAVI MISTE DI ACCIAIO E CALCESTRUZZO

9.1. Premessa e richiami.


Pensiamo di dover determinare lo stato di tensione di una trave costituita da un profilato metallico e da una soletta di calcestruzzo (fig. 9.1)
collegate tra loro tanto saldamente da poter supporre che la legge della conservazione delle sezioni piane sia soddisfacentemente verificata. Deriva da
ci che, se s1 ed s2 sono le dilatazioni in due punti distanti y 1 , y, dall'asse
neutro, e se tali due punti giacciono l'uno sulla sezione metallica l'altro su
quella di calcestruzzo, si pu scrivere, ammettendo la validit della legge
di Hooke:
(a./E.)
(a,/E,)

Y1

Y2

con n=E./E" ma col valore del modulo di elasticit E, del calcestruzzo non
facilmente definibile, perch esso risente, come accenneremo, di numerose
circostanze.

I'
G
z

a)

q,

1y

1
d

l
Fig. 9.1

Si ritrova quindi che, salvo la presenza del coefficiente n, vale ancora


la relazione per i corpi omogenei, per cni possibile adottare tutti i risultati
della teoria ad essi relativa: necessaria la sola avvertenza di fare riferimento
a una sezione ideale comprendente l'area di calcestruzzo effettiva e quella
metallica amplificata secondo il coefficiente n (oppure, ed la stessa cosa,
la sezione comprendente l'area metallica effettiva e quella di calcestruzzo
ridotta secondo il rapporto n); e ci vale ovviamente qualunque sia l'azione

180

Travi

Capitolo nono

interna che provoca lo stato di dilatazione, ossia tanto per lo sforzo assiale,
quanto per la flessione semplice o composta.
chiaro che le ipotesi e le propriet dianzi richiamate sono precisamente
quelle poste alla base dello studio delle travi di calcestruzzo armato; quindi
non ci staremo a dilungare, se non per quel tanto che pi particolarmente
interessa le sezioni in cui la parte inetallica, che sopperisce alla carente resistenza a trazione del calcestruzzo, costituita, invece che da barre, da un
profilato o da una trave composta di acciaio (fig. 9.1).
Principalmente per le travi miste di acciaio e calcestruzzo, le deformazioni lente derivanti dalla viscosit e dal ritiro di quest'ultimo mettono in
gioco delicate questioni per l'evoluzione del valore del rapporto n dei moduli
di elasticit; e poich tali questioni potranno essere in seguito soltanto
accennate a causa del loro carattere specialistico, in merito ad esse si trover
riportata una bibliografia abbastanza estesa (saranno trattate in generale nel
cap. I del voi. II parte 2") ..

<l

miste

181

dipendendo esso non soltanto dalla qualit del calcestruzzo, dalla sua et
e dall'ambiente in cui avvengono Ia presa e l'indurimento, ma anche, e forte~
mente, dalla durata di applicazione dei carichi e dal numero delle loro ripetizioni. Quindi, anche dando per buona l'ipotesi dell'elasticit lineare,
che invece sappian10 essere malamente verificata, resta l'influenza del
fluage del calcestruzzo, ossia dell'accrescimento spontaneo della sua deformazione sotto carico. Accontentandosi di esaminare le cose nelle grandi
linee, ossia dell'ordine di grandezza dei risultati, si pu assumere, quando
i carichi siano applicati per breve tempo, il valore del modulo di elasticit
per compressione (9.l):

E/ (istantaneo)=2!000 VR,,' (kg/cm 2) ,

[9.5]

essendo R,' la resistenza (in kg/cm 2) del calcestruzzo a compressione, ovviamente al tempo in cui comincia ad essere soggetto allo stato di tensione;
per i carichi permanenti si pu adottare:

E,' (permanente);;;E,' (istantaneo)/3.

9.2. Sezione soggetta a momento flettente.

[9.6]

Ad esempio, per R/=400 kg/cm 2 si ha E/ (istantaneo)=420000 e

a) Sezione di acciaio e calcestruzzo.

E/ (permanente);;; 140000 kg/cm 2, quindi i due corrispondenti valori, in

Se ammettiamo, come di solito si ha per sezioni comprendenti profilati


metallici, che l'asse neutro si trovi al di sotto della soletta di calcestruzzo,
e che quindi questa risulti interamente compressa dal momento flettente che
supponiamo positivo, le distanze del baricentro G della sezione complessiva
(di area A) dai baricentri Ga, G, delle sezioni d'acciaio (A,) e di calcestruzzo (A,) valgono (fig. 9.1):
[9.1]
con:
[9.2]
essendo E, il modulo di elasticit del calcestruzzo.
Ricordando allora la teoria della flessione semplice per sezioni omogenee,
l'asse neutro passa per G, e le tensioni in corrispondenza di un generico
punto della sezione di calcestruzzo e metallica risultano:
<5a=nMy/J,

[9.3]

ove y la distanza del punto in cui si calcola la tensione dall'asse neutro,


J il momento d'inerzia della sezione ideale trasformata tutta in calcestruzzo:
[9.4]

Pertanto la posizione del baricentro della sezione omogeneizzata (quindi


anche lo stato di tensione e di deformazione) dipende dal coefficiente n il
cui valore, come abbiamo gi accennato, purtroppo tutt'altro che certo,

cifra tonda, n ~ 5 e n ~ 15; valori che, conviene ripeterlo ancora una volta,
sono da considerare soltanto indicativi.
A tale proposito pu essere opportuno tener presente che, a parte altre
incertezze, introdurre nella valutazione di quantit dipendenti dalla deformazione viscosa l'ipotesi di un fittizio comportamento elastico lineare, e ispirare
a tale assunzione ad esempio il calcolo delle azioni staticamente indeterminate, anche se sul piano della concretezza consente utili risultati, in effetti maschera l'essenza dello stesso fenomeno, che al contrario ha nella
deformazione differita una componente pressoch irreversibile, di natura
tutt'altro che elastica e lineare.
b) Sezione di calcestruzzo preco1npresso e ordinario.

Nulla sostanzialmente cambia rispetto al caso precedente della sezione


mista di acciaio e calcestruzzo, per cui valgono le formule ad esso relative.
Si modifica ovviamente il valore del coefficiente n che, corrispondendo al
rapporto dei valori medi dei moduli relativi al calcestruzzo precompresso
e ordinario, spesso si assume prossimo a 1,4. Ed prevedibile che un tale
valore abbia piccola ripercussione sul diagramma delle tensioni, avendo
presente quel che accade per le sezioni comprendenti acciaio e calcestruzzo
(v. es. 9.1).

<9 .ll

Secondo le Raccon1andazioni del C.E.B. (Bulletin n. 84, maggio 1972).

182

Capitolo nono

Travi miste

9.3. Sezione soggetta a sforzo tagliante.


Come noto, la formula di Jourawsky che consente di ricavare la tensione tangenziale :
[9.7]
e tale espressione, essendo dedotta da una condizione di equilibrio alla traslazione nella quale interviene il differenziale delle tensioni normali a eredita
le ipotesi e le conseguenti limitazioni che vengono introdotte per 'ricavare
le stesse tensioni normali. In essa 7: il valor medio delle tensioni tangenziali 7:xy su tutti i punti della generica fibra trasversale i parallela all'asse
neutro, b la larghezza della sezione in corrispondenza della stessa fibra,
J il momento d'inerzia rispetto all'asse neutro della sezione ideale reagente,
S* il momento statico, rispetto allo stesso asse neutro, dell'area che precede (o di quella che segue) la medesima fibra; ed chiaro che occorre moltiplicare per il coefficiente n le aree metalliche presenti nelle espressioni di S*
e di J. Il valore massimo della tensione tangenziale si ha dunque in corrispondenza della corda per la quale massimo il rapporto S* /b. Quindi, se,
come di solito avviene, l'asse neutro interseca l'anima della trave metallica
di spessore sa, si ha:
[9.8]
poich si ha S*max=S. * quando la fibra i coincide con n, e J/Sn * corrisponde
d'altronde al braccio h, della coppia interna. Spesso, in pratica, lo sforzo di
taglio assorbito pressoch interamente dall'anima (di altezza ha) della nervatura metallica; e lungo l'anima, se le ali sono consistenti rispetto ad essa,
varia poco s. *, quindi anche la 7: (fig. 9.3.c). Pertanto lecito porre:
t'max~'fmedia (anima

trave)=T/hasa.

Notiamo infine che le tensioni tangenziali sono in genere debolmente


influenzate dal valore di n (fig. 9.3c).

9.4. Tensioni conseguenti al ritiro del calcestrnzzo.


Supponiamo la trave, avente sezione mista, appoggiata. Se, considerato
un suo elemento lungo dx= l, si pensa di praticare un taglio che divida il
profilato dalla soletta di calcestruzzo, quest'ultima per effetto del ritiro subisce l'accorciamento sr per cui, risultando non rispettata la congruenza
interna, inevitabile l'instaurarsi di autotensioni che, se si ammettono ancora le consuete ipotesi, e in p~rticolare la conservazione delle sezioni piane,
possono essere calcolate semplrcemente.
A~e~d~ praticato il taglio di cui dianzi si detto, pensiamo dapprima,
per npnstmare la congruenza, di applicare uno sforzo normale N 1 alla sola
soletta (fig. 9.lb); se E, il modulo di elasticit del calcestruzzo, il cui valore
come si detto influenzato da numerose circostanze (si veda in proposito
anche la nota 9.4) risulta:
[9.10]
Si avrebbe tale stato di tensione se la trave fosse perfettamente incastrata alle estremit: gli incastri ovviamente fornirebbero lo sforzo N 1 di
trazione, e la trave non manifesterebbe alcun palese movimento; ma gli incastri non esistono, quindi si deve applicare lo sforzo N 1 cambiato di segno
ad entrambi gli estremi, dando cosi luogo a un diagramma dei momenti
costante. Pertanto, in quest'ultima fase del calcolo, l'intera sezione della
trave (di area A e momento d'inerzia J) si trova soggetta allo sforzo assiale N 1
e al momento N 1 d, (fig. 9.lc). In corrispondenza dell'asse neutro deve essere nulla la tensione quindi, se si indica con YG la sua distanza dal baricentro, si pu scrivere:

[9.8]

Inoltre, se si pratica un taglio verticale della soletta di calcestruzzo di


spessore s" a filo con l'ala della trave metallica, la tensione tangenziale orizzontale risulta dalla stessa formula [9.7] e vale:
[9.9]
essendo S* il momento statico dell'area indicata con tratteggio nella fig. 9.la.
Lo sforzo di scorrimento unitario tra la parte metallica e quella di calcestruzzo vale F 1 =7:1 b,, essendo 7:1 il valore della tensione tangenziale all'estradosso dell'ala superiore del profilato e b1 la larghezza della stessa ala.
Lo sforzo di scorrimento F,, che per tramite della 7:1 dipende dal taglio, deve
essere fronteggiato con adeguata armatura (fig. 9.4); esso acquista in genere
i valori massimi nei tratti estremi della trave, dove agisce anche l'influenza
del ritiro del calcestruzzo (par. 9.4).

183

o,
da cui:
[9.11]

ove [rei. 9.4] :


J=J,+A,d/+n (J.+Aada'),

[9.12]

n=Ea/E,.

[9.13]

Se si indica con:

[9.14]
la tensione media in corrispoudenza del baricentro G della sezione totale
(che certamente cade nella parte metallica), in due generici punti apparte-

184

Capitolo nono

Travi miste

nenti rispettivamente alle sezioni metallica e di calcestruzzo si ha, tenendo


conto della tensione applicata alla soletta nella prima fase del calcolo e
pensando il calcestruzzo non fessurato:

(di trazione) o all'altra (di compressione) e valere quindi (per la 9.15):

F=J<1 dA=
Aa

[9 .15]
essendo, come si detto, Y la distanza dall'asse neutro.
Per quanto riguarda il valore del modulo E, di elasticit del calcestruzzo,
si deve in particolare tener conto che, relativamente al ritiro, si ha a che
fare con uno stato di tensione per1nanente.

185

<la

~s.,

Yc

[9.16]

essendo Sa il momento statico, dell'area dell'acciaio rispetto all'asse neutro


(v. fig. 9.ld).
appena il caso di osservare che si fatto riferimento a una trave appoggiata, ma nulla sostanzialmente cambia, per quanto riguarda lo stato
di tensione, se la trave, anzich appoggiata, a sbalzo.

9.5. Deformazioni.

Fig. 9.2

Il diagramma delle tensioni indicato nella fg. 9.ld; ad esso evidentemente non corrisponde alcuna caratteristica di sollecitazione, essendo il
risultato di due sforzi N1 uguali e contrari; inoltre la congruenza certamente soddisfatta, poich cosi avviene in entrambe le due fasi del calcolo.
Infine pu essere opportuno osservare che la soluzione ottenuta comporta
la presenza delle tensioni [9.15] anche alle estremit della trave, per cui,
avendo supposto questa appoggiata, occorre annullarle, ossia applicarle alle
sezioni estreme cambiate di segno (fig. 9.2). Per non corrispondendo ad
esse alcuna caratteristica ,di sollecitazione, come stato dianzi ricordato,
i loro effetti non si fan risentire oltre i tratti terminali lunghi quanto la maggior dimensione della sezione della trave, per cui sulla sezione B-B1 (fg. 9.2),
le tensioni possono essere ritenute smorzate, beninteso per effetto delle azioni
applicate alle sezioni estreme nella situazione correttiva considerata per
rispettare le condizioni ai limiti. In detti tratti ha particolare importanza
Io sforzo longitudinale di scorrimento tra calcestruzzo e acciaio che, per
l'equilibrio alla traslazione di ciascun tronco terminale di nervatura o di
soletta, deve eguagliare il complessivo sforzo normale applicato all'una

Il calcolo di un generico movimento di una qualunque sezione pu essere


effettuato facilmente impiegando il principio dei lavori virtuali, e considerando quindi, come sistema di forze equilibrato, l'azione unitaria (con il
suo corredo di conseguenze) correlativa al movimento incognito.
Per le travi a sezione mista isostatiche, venendo i calcoli spesso ricondotti agli schemi semplificati precedentemente detti, il momento d'inerzia J
dev'essere determinato cercando di attribuire al coefficiente n il valore adeguato alle varie circostanze alle quali si fatto ripetutamente cenno. Poich
si tratta di calcolare le deformazioni, occorre considerare reagente l'intera
sezione, anche quando la soletta di calcestruzzo armato risulta moderatamente tesa ed pressoch inevitabile la formazione di fessure capillari: in
tale caso si adotta, s'intende, nt=Ea/Ect al posto di n=Ea/Ec', essendo Ec'
ed E" i valori dei moduli di elasticit del calcestruzzo compresso e teso;
ed chiaro che la presenza cli nna permanente e sensibile tensione di trazione comporta in genere, con armature ben proporzionate e distribuite,
diffuse microfessure, delle quali si pu in qualche modo tener conto adottando per n, un limitato valore (si veda la nota 9.4).
In particolare notiamo che, in conseguenza del ritiro del calcestruzzo,
per una trave prismatica, ad esempio semplicemente appoggiata, la rotazione delle sezioni estreme e la freccia valgono (ammesso che E, possa essere ritenuto costante):
<p=Ml/2E,J,

[a]

con M=N1d, (rei. 9.10); e relativamente al valore da attribuire al modulo


di elasticit E, del calcestruzzo, occorre fare riferimento all'entit della tensione alla quale la soletta sottoposta a causa sia del ritiro, sia dei carichi
pern1anenti.
Per il calcolo delle incognite staticamente indeterminate si ha anche la
complicazione di non conoscere a priori quale sia l'ampiezza dei tratti aventi
la soletta tesa o compressa e quale sia quindi il momento d'inerzia da attribuire ad essi. In genere conviene procedere iterativamente, considerando
dapprima costante il rapporto n dei moduli d'elasticit; poi, determinati

Capitolo nono

Travi miste

i tratti soggetti a momento negativo, si ripete il calcolo del diagramma dei


momenti tenendo conto questa volta della variazione del momento d'inerzia
e determinando un nuovo valore della lunghezza degli stessi tratti. E cosi
si prosegue;: in genere la convergenza rapida e non conviene, per le nume-

Il diagramma a per n~15 e n~5 riportato nella fig. 9.3b: dal valore di n
maggiormente influenzato il valore massimo della tensione del calcestruzzo (passa
da 7,1 a 9,2 kg/cm') che quello dell'acciaio (da 165 a 154).

186

rose incertezze, affinare molto i risultati.


Esempio 9.1.

b) Tensioni tangenziali conseguenti a T ~ 100 t.


Si riportano in vari punti della sezione i valori deile tensioni per n= 15, indicando tra parentesi queIIi per n=5:

(all'intradosso dell'ala metallica

Per la trave avente la sezione mista acciaio-calcestruzzo indicata nella fig. 9.3 calcolare i diagrammi delle tensioni per effetto del momento M= 100 tm, del taglio
T~ 100 t e del ritiro.

183

r'"

145

187

max~392

(ali 'estradosso dell'ala

super.)~383

kg/cm' (392),

(392),
infer.)~ 300

(282) ;

la tensione tangenziale media per la sola anima vale


203,2

m~431

n=(/

b)/

a)

Le tensioni tangenziali sono poco influenzate dal coefficiente n (fg. 9.3c).


All'estradosso dell'ala superiore del profilato (dove l'acciaio a contatto col
calcestruzzo) si hanno le tensioni tangenziali e i conseguenti sforzi di scorrimento:

/ / " n=15

1 <{;=r

50

'=P1342)

kg/cm'.

kg/cm'

100

7:( T=10ot)

cr(M=100tm)

100

300

300

kg/cm'

kg/cm'

cr(ritiro cak.)

per

n~ 15)

~ 13,8,

F~552

per

n~5)

T=15,6,

F~624;

kg/cm,

agli sforzi di scorrimento (compresi quelli dovuti al ritiro) debbono resistere adeguate armature (fig. 9.4).

Fig. 9.3

a) Tensioni normali conseguenti a M= 100 tm.


Per la sola tra ve metallica si ha
Aa=655 cm 2

Ja=229 104 cm4 ,

da'=54 cm.

Per la trave intera, considerando n= 15 e la sezione ideale omogeneizzata (ridotta tutta a calcestruzzo) <11 2>
A~450

20+n 655~ 18.825 cm' ;

dG' =distanza del barie. dal lembo infer. = 111 cm ,


J~[450

203/12+9000 62'] (cale.)+

+n [229 10'+655 (111-54)']

(acciaio)~ 10.117

Fig. 9.4

10' cm',

aa (lembo infer.)~n 100 105 111/10.117 10'~164,6 kg/cm',

e) Tensioni conseguenti al ritiro del calcestruzzo.


Si assume, a titolo esemplificativo,

a,ai,. (lembo super.)~-100 10 5 72/10.117 10'~-7,1 kg/cm'.

e,=30 lQ-5 ( 93),


(9.2) Ovviamente il risultato non cambia considerando la fittizia sezione omogenea di
calcestruzzo o di acciaio: nel primo caso si ha:

a~=My/Jc,

a,.=nMy/Jc ;

nel secondo:
a,.=My/Ja,

a,~

(My/J,) ,

[a]

[b]

con n=E,,/Ec; e le tensioni ottenute nel secondo sono identiche a quelle del primo, essendo
J,,=Jcfn,

E,1 =100.000 kg/cm' (M),

9 3
< l Il ritiro si aggira sul valore 40 10-5 ; ma si pu assumere un valore ridotto per
tener conto che una parte del ritiro avviene quando il calcestruzzo possiede un limitato
grado d'indurimento.
9 4
C > La trazione del calcestruzzo provocata dal ritiro pu prevalere o no rispetto a
un precedente stato di compressione: nel secondo caso (pensando la trave appoggiata
una parte dei carichi permanenti in generale agisce sulla sezione completa) la trazione pro~
voca una decompressione, e il modulo di elasticit quindi praticamente quello all'origine
del diagramma a-e (ma, essendo le azioni di lunga durata, dev'essere poi ridotto, secondo

Capitolo nono

Travi miste ))

riportando tra parentesi, per utili confronti, anche i risultati relativi a Ect=
=50.000 kg/cm'.
Per la sezione omogeneizzata (ridotta tutta a calcestruzzo):

lata dai valori dei rispettivi moduli di elasticit e dalla deformazione a lenta evolu~
zione propria del calcestruzzo.
Si comprende quindi che il comportamento delle strutture miste)), cosi come
stato trattato nel precedente paragrafo, schematizza rozzamente un fenomeno
complesso che gi stato oggetto di estese indagini teoriche e sperimentali.

188

A.=655 cm',

A,=450 20=9000,

d=119 cm,

a. (rei.

A=9000+20 655=22.100 cm' (35.200),

9.1)=48,5 (30,4)'

d,=70,5 cm (88,6),

J=(450 20'/12+9000 70,5 2) (calc.)+20 (229 10 4 +655 48,5') (acciaio)=


= 121,6 10' cm' (186,8 10'),
aG(rel. 9.14)=-244 kg/cm' (-153),

]G (rei. 9.11)=78 cm (59,9),

244
a. (lembo infer.; rei. 9.15)=73 24,5=77 (63),
a. (lembo super.)=-

244

78 120,5=-377

(-308),

a"'1,, (lembo super.; rei. 9.15)=30 (1-0,827)=5,2 kg/cm' (4,9).


Lo sforzo di scorrimento (rei. 9.16):
s.=655 (54-24,5)=19.320 cm''
F=244 19.320/78=60,4 t (49,4).
9.6. Bibliografia.
a) Il calcestruzzo quando viene sottop~sto a _uno stato di tensione, prolu;ngato
nel tempo, manifesta, dopo una deformaz~one 1stant_anea (pressoche ela~tica s_e
la tensione ha valore moderato), un ulteriore accresc1mento spontaneo de1 moVImenti: tale deformazione, detta viscosa, tanto pi sensibile quanto pi il calce:
struzzo giovane, ossia di recente costituzione, raggiunge valor~ che normalmente s1
aggirano sul doppio di quello istantaneo, con _andan:ento assa.1 lent~, ave?te carat:
tere asintotico, simile al decorso del ritiro. L'1mped1mento dei. mov1ment1 naturah
conseguenti in un corpo alla viscosit e al ritiro d lu~go ovviamente a uno s~a~o
di tensione: cos accade, ad esempio, per le strutture in conglomerato cement1z10
armato o precompresso, e segnatamente per quelle ~ette com~os~e , o anche
miste (Verbundtriiger)} in lingua tedesca, Compos.1te ~eams 1n 1ngle:se) comprendenti una soletta di calcestruzzo, ad armatura ord1n~r1a o pr~tesa, sol~dale con
una trave metallica; ed ovvio che, per la n~tura. stat1cai_nent~ 1ndet~rt?1~ata del
problema, la collaborazione delle parti costituite dai due diversi mater1ah sta rego-

quanto stato accennato nel par. 9.2a). Nel primo caso le cose sono pi incerte: la resistenza a trazione del calcestruzzo pu essere calcolata con la formula Rc1;;;8+0,06 R/
(in kg/cm 2, indicando con R/ la resistenza a compressione; "." bolle~tino ~it. nella nota 9.1,
p, 77); per il modulo di elasticit E01 del calcestruzzo teso si ve~a 11 cap1t<;ilo.I del vol. II,
parte 2a. Relativamente al calcolo delle deformazioni di elei;t1-e~t1 st~utturah d~ calcestr.uzzo
permanentemente e sensibilmente tesi (par. 9.5), o delle azioni stati~mente. 1n~etenmnate
dipendenti da tali deformazioni, si soliti adottare un valore ~asso (a titolo d1 one~tam~nto
Ec =50.000 kg/cm 11) per tener conto in modo approssimativo ~ella ~rest:nza d1 m1c:ofe~surazioni, la cui entit fortemente condizionata dal tempo d1 applicazione del ~anco
e dalla tensione delle barre di acciaio, alle quali deve essere com1:1-nque affidat.o l '~ntero
sforzo di trazione. In seguito a tutto ci appare evidente quantm siano notevoli le incertezze e le approssimazioni.

189

b) Le strutture miste)> e le questioni ad esse relative sono state particolarmente trattate nelle seguenti opere: E. M6RSCH, Statik der GewOlbe und Rahmen,
Stuttgart, Wittwer, 1947, parte A, p. 442. - K. SATTLER, Theorie der Verbundkonstruktionen, Ernst, Berlin, 1953. - F. SCHLEICHER, Taschenbuch fiir Bauingenieure, cap. Stahlbau , p. 715, Springer, Berlin, 1955 (con ampia bibliografia). I. M. VIEST, R. S. FoUNTAIN, R. C. SINGLETON, Composite Construction in Steel
and Concrete for Bridges and Buildings, McGraw-Hill, New York, 1958. - B. FRITZ,
Verbundtrllger, Springer, Berlin, 1961. - H. WIPPEL, Berechnung von Verbundkonstruktionen aus Stahl u. Beton, Springer, 1963. - I. M. VIEST, Composite
Construction l>, cap. XIV del Structural Engineering Handbook, ed. da E. e C. Gaylord,
McGraw-Hill, New York, 1968 (un breve par. anche sul calcolo limite). - S. I. CoLOMBINI, Le strutture miste acciaio-calcestruzzo, Roma, Cavalletto, 1975.
e) Tra le numerose memorie ricordiamo per il loro particolare interesse: F. STt.iSSI,
Profiltriiger, kombiniert mit Beton, auf Biegung beansprucht (esperienze), IVBH,
Kongress Paris, 1932. - H. WoLF, Stahlskelett u. Eisenbeton als kombinierte
Bauweise , Beton u. Eisen, 1932. - M. L. BAES, Poutrelles mtalliques enrobes l>,
Ossature metallique, Bruxelles, 1933. - H. MEIER-LEIBNITZ, << Versuche iiber das
Zusammenwirken von I Triigern mit Eisenbetondecken )}, Bautechnik, 1941, p. 265.
- A. ALBRECHT, Der Verbundtriiger , Sch-weiz. Bauzeitung, 1945, nn. 2, 4 (esper.
statiche e dinamiche in laboratori Svizzeri e di altri Paesi su travi miste l>, con
particolare riferimento a diversi tipi di collegamenti; citati i primi lavori su travi
miste). - H. FROHLICH, Einfluss des Kriechens auf Verbundtriiger 1>, Bauing.,
1949, p. 300; 1950, p. 80 ( Theorie der Stahlverbund-Tragwerke ; confronto dei
calcoli eseguiti con vari metodi su 3 diversi tipi di sezione; cenno allo stato limite). F. DrsCIDNGER, << Stahlbrilcken im Verbund mit Stahlbetondruclcplatten ... l), Bauing.,
1949, p. 321. - W. KLINGENBERG, Schubsicherungen , Bauingenieure, 1950, p. 77,
[analisi critica di vari tipi di collegamenti ( connectors )) in inglese), con riferimento
anche a risultati sperimentali eseguiti in America (Proc. ASCE, 74, 1948, p. 287)
e in Svizzera (Schweiz. Bauz. 125, 1945, nn. 2-4; cit. in seguito). Il fascic, 3 dell'annata 1950 della rivista Bauingenieur dedicato al convegno sulle StahlverbundBauweise i> tenutosi nel dicembre 1949 in Hannover; il fascicolo si conclude con
varie relazioni su ponti realizzati]. - K. ZENDLER, Beitrag zur Entwicklungsgeschichte der Verbund-Trligerdecke , Bauing., 1950, p. 88 (dedicato alle coperture;
esiti di prove su modelli). - B. FRITZ, Vorschliige fiir die Berechnung durchlau~
fender Triiger in Verbund-Bauweise )}, Bauing., 1950, p. 271. - F. LEONHARDT,
Gedanken zur Baulichen Durchbildung von Durchlauftriigern in Verbund-Bauweise , Bauing., 1950, p. 284. - D. FucHs, Versuche mit Spannbeton Verbundtriigern l), Bauing., 1950, p. 289 (prove spinte a rottura su un modello con soletta
precompressa). - O. GRAF, Versuche iiber den Verschiebewiderstand von Diibeln
filr Verbundtrliger , Bauing., 1950, p. 297 (prove su modelli per saggiare il comportamento di vari tipi di collegamento). - R. BusEMANN, Kriechberechnung von Verbundtriigern unter Benutzung von zwei Kriechfasern l), Bauing., 1950, p. 418. G. KRALL, Armature metalliche, centine per ponti in c. a. e nuovi metodi d'impiego informati alla viscosit dei calcestruzzi , Ingegneria ferroviaria, Roma, maggio
1950. - W. KLlNGENBERG, Verbundbauweise im Strassenbriickenbau gegenwiirtiger Stand und uberblick tiber laufende Versuche , Bauing., 1952, p. 186 (citate le
esperienze di vari ricercatori; in particolare una di O. GRAF riguardante una trave
mista)) sottoposta a vibrazioni). - R. HfilLIG, Zur Theorie des starren Verbunds ,

190

Capitolo nono

Stahlbau, 1953, p. 85. - K. SATTLER, Die Fliessichereit von Vollwand-Verbundkonstruktionen , Bautechnik,, 1953, p. 153; 1954, p. 72 ( Ein einfache Naherungsberechnung fiir statisch unbestinunte vollwandige Stahltriigem-Verbundkonstruktionen ); Beton u. Stahlbetonbau, 1954,

p. 8 ( Kriecken u. Schwinden bei Vor-

gespannten Verbund - Stahlbeton Konstruktionen u. beliebigen Stahltragem Verbundkonstruktionen (procedimenti di calcolo anche approssimati per l'analisi
di strutture miste staticamente determ. e indeterm., con o senza precompr., soggette a viscosit e ritiro). - K. KLOPPEL-H. WEIHBRMULLER, Versuche mit Verbundtragern , Stahlbau, 1954, p. 121 (accurate esperienze con diversi tipi di collegamento). - E. MuLLER, Beitrage zur Ermittlung der Kriechabhiingigen Spannungen
von Verbundtrtigern 1>, Bautechnik, 1955, p. 145. - F. DE MIRANDA, Le distorsioni
elastiche impresse nei ponti a travata continua in sistema misto acciaio-calcestruzzo , Costruzioni metalliche, 1960, n. 4. - P. MATILDI, Influenza della viscosit e del ritiro dei calcestruzzi giovani sul comportamento delle strutture miste in
acciaio-calcestruzzo, Rendiconti (1962) del Corso di perfezionamento per le costruzioni in cemento armato, Tamburini, Milano, 1964, p. 96 (ampia, chiara trattazione,
con analisi critica dei principali metodi di calcolo). - R. G. SLUITER e G. C. DruscoLL, Flexural Strength of Steel-Concrete Composite Beams )), Proc. ASCE, aprile
1965. - R. G. SLUTTER e J. W. FISHER, Fatigue Strength of Shear Connectors"
Highway Research Board, 1965. - F. DE MIRANDA-M. MELE, Travate da ponte
presollecitate in acciaio e cemento armato collaborante l>, Costruzioni metalliche,
1972, n. 3.
d) Il sistema misto acciaio-calcestruzzo si present come soluzione naturale
nella realizzazione dei ponti in acciaio, e sono numerosi gli articoli che ne hanno
descritto le caratteristiche. Vari esempi di impalcati di ponti (oltre a quelli riportati,
come si detto, nel fase. 3, 1950, della rivista Bauingenieur) sono stati riportati da
F. Sri.issi, Trager in Verbundbauweise , EMPA -Bericht n. 149, Ziirich, 1944. Un notevole esempio, per quel tempo, di un ponte a travate continue di 4 campate
a Zagabria Umax~55 m) venne descritto da J. EREGA, Bauing., 1941, p. I; per la
stessa opera un interessante confronto tra i valori sperimentali e teorici (n=6)
stato presentato da F. ScHLEICHER, Bauing., 1950, p. 101. Numerosi anche i riferimenti riguardanti le ossature degli edifici (si veda, per esempio l'art. cit. di ZENDLER).
Accurate esperienze con sollecitazioni ripetute (500.000 cicli) su un viadotto di
acciaio-calcestruzzo comprendente campate appoggiate di 20 m di luce sono state
accuratamente illustrate da L. DONATO, L. SANPAOLESI, E. LEPORATI, Esperienze
a fatica e misure dinamiche su un viadotto di acciaio-calcestruzzo l>, Atti dell'Istituto di Scienza delle costruzioni dell'Universit di Pisa, vol. XIII, 1973.

CAPITOLO

L'IMPIEGO DELLE SERIE DI FOURIER


NELLO STUDIO DELLE TRAVI (PRISMATICHE E ANULARI)

10.1. Premessa.
10.1.1. Serie e coefficienti di Fourier.
a) Si definisce serie trigonometrica una somma del tipo

b,+t;a. sen nz+f;bn cos nz,


n=l

(10.1]

n=l

in cui ogni termine comprende una costante moltiplicata per il seno o il coseno del multiplo, secondo il numero intero n, dell'argomento z; la costante
detta an1piezza, e coincide col massimo valore che pu acquisire il relativo
termine. Se i coefficienti b, e bn sono nulli, la [IO.I] detta serie di seni; se
sono nulli i coefficienti an, detta serie di coseni e la costante b0 pu essere
riguardata come il suo primo termine, ottenuto ponendo n=O.
Una serie trigonometrica, quando converge, evidentemente rappresenta

una funzione f(z) periodica di periodo 2n, essendo periodici tutti i suoi termini; per cui sufficiente esaminarla in un qualunque intervallo di ampiezza 2n, quindi, ad esempio, da ~n a n, da O a 2n. Viceversa, una funzione
f(z) definita in un intervallo O:o;;z<2n pu essere rappresentata, sotto certe
condizioni, con una serie trigonometrica e venire quindi scritta

f(z)=b,+Lan sen nz+t;bn cos nz.


n=l

(10.2]

n=l

Si dice allora che laf(z) sviluppata in serie cli Fourier; e le costanti b"'
an, bn vengono chiamate coefficienti di Fourier.
Infatti fu Jean Baptiste Fourier, in una sua memoria presentata nel 1807
all'Accademia di Francia, dopo le soluzioni in forma sinusoidale di Taylor
e di Bernoulli relative al problema delle corde vibranti, a indicare per primo
la possibilit di rappresentare una funzione nella forma 10.2. La sua idea
segn uno storico passo nell'evoluzione del pensiero matematico e forn un

potente mezzo di risoluzione delle equazioni differenziali, ancora pienamente


attuale, che dallo stesso Fourier venne impiegato per i suoi fondamentali

Capitolo decimo

Serie di Fourer nello studio delle travi

studi sulla trasmissione del calore; e che soprattutto consente, s'intende sotto
determinate condizioni, d'interpretare ogni funzione, di conseguenza ogni
fenomeno ad essa collegato, come somma di infinite funzioni elementari
opportunamente ordinate e dosate, con l'evidente vantaggio di potere uti-

In modo ai:a!ogo si r!cavano i valori degli altri coefficienti: quelli hn, moltiplicando ~ntramb11 membn della.[10.2]_per co~nzdz,_anzich per sennzdz, e integra;ido, la costante h0 , con diretta 1ntegraz1one de1 termini della serie moltiplicati per dz.

lizzare su scala generalizzata le loro semplicissime propriet. Si ritenne quindi,


sotto certi aspetti con giusta ragione, di aver detern1inato l'elemento primigenio delle funzioni, cos come stato per l'infinita gamma dei colori e
dei suoni, riconducibili sempre a componenti fondamentali. In particolare il
confronto si poneva con i suoni realizzati con strumenti a corda che, per
quanto complessi ed elaborati, comprendono i suoni puri corrispondenti ai

Le espressioni dei coefficienti [10.3] sono state ottenute dando per per
sco~tata la rapi:resentabilit di una funzione con una serie trigonometrica,

192

pi semplici andamenti assunti dalla corda; andamenti che per l'appunto


hanno forma sinusoidale. E in riferimento a tale modello musicale , i termini delle serie di Fourier vennero chiamati armoniche.
b) Lo stesso Fourier defin quale dev'essere l'espressione dei coefficienti
b,, an, bn affinch la serie trigonometrica rappresenti una funzione f(z) assegnata. Ammessa la convergenza della serie ad essa e considerate lecite certe
integrazioni termine a termine, egli ottenne:
1 2n
b,= Zn { f(z) dz,

'"J, f(z) sen nz dz,

a.=I
n

'"J f(z) cos nz dz,

bn=1
n

[10.3]

con la costante b, che evidentemente corrisponde al valor medio della funzione data.
Fourier adott un metodo gi indicato da Eulero alcuni anni prima per un caso
particolare. Volendo, ad esempio, esplicitare an, egli not che basta moltiplicare
nella relazione [10.2] tanto la /(z) quanto tutti i termini della serie per sen nz dz, poi
integrarli nei limiti 0-2n: allora facile constatare che i termini si annullano tutti,
eccettuato quello contenente an, che risulta pertanto definito. Infatti, avendosi
2n

2n

cos

sen nz dz=O,

mz sen nz dz=O,

per qualsiasi n, m si annullano h0 e tutti i termini della serie dei coseni; ed essendo
l'integrale
2n

sen mz sennz dz

nullo per m=l=n ed uguale a n per m=n, vengono eliminati anche tutti i termini contenenti am, per qualunque m, ad eccezione di quello avente I'ampiezza an. Per cui
rimane
2n

2n

f(z) sen nzdz=an sen 2 nzdz=ann.

193

ossia no~ considerando sotto_ quali condizioni la rappresentabilit possa


essere legittimata: Per quanto nguarda tali condizioni, definite principalmente
per merito d1 D1r1chlet e di Riemann, ci limitiamo ad osservare che assai
frequentemente esse sono rispettate nei problemi ricorrenti nell'analisi delle
strutt~re; e che se la funzione discontinua in un punto, la serie di Fourier
associata ad essa fornisce, se converge, la media aritmetica dei valori che
la /(z) acquista immediatamente alla sinistra e alla destra dello stesso punto.
e) Le serie di Fourier definibili nei problemi riguardanti le strutture pres~n~ano convergenza in genere buona, non di rado tanto rapida da poter

!mutare la somma al solo primo termine (oltre s'intende ab,), il quale viene
spesso chiamato armonica fondamentale, mentre sono denominati armoniche superiori i rimanenti termini; e si dice che viene fatta l'analisi armonica di una funzione quando si determinano i coefficienti della serie di Fourier associata.
Ricordiamo inoltre, sempre in tema di propriet generali, che qualora
la funz10ne f(z) sia periodica con periodo 2n, la serie di Fourier associata,
se converge, uguale ad essa per qualunque valore di z ossia anche fuori
dell'interva!lo 0-2n. Se la /(z) non periodica e ci inte;essa rappresentarla
In un solo intervallo, la serie di Fourier corrisponde a una funzione periodica
che pu coincidere con la funzione data soltanto in quell'intervallo: qnindi
nell'espressione [10.2] non lecito usare il segno di uguaglianza; o se per
c~mod1t lo si mantiene, dev'essere chiaro che la rappresentabilit si riferisce solamente allo stesso intervallo.
S~ una serie di Fourier associata a una funzione f(z) diverge, la serie ottenuta mte!';'.andola t~rmine a te:mine converge e rappresenta l'integrale di/(z),
q~alora s mtende sia mtegrab1le la stessa f(z); e poich l'integrazione migliora>> la convergenza di una serie di Fourier, chiaro che la derivazione
la peggiora; fatto, questo, che frequentemente avremo occasione di constatare. Quando si impiegano le serie di Fourier nella soluzione delle equazioni diffe:enziali, opportuno aver presente che a ognuna delle due classi
di funz1on1 componenti la stessa serie Q'una di seni, l'altra di coseni) compete un proprio corredo di condizioni ai limiti che occorre confrontare con
le condizioni connesse col problema in esame.
Per quanto concerne l'impiego delle serie di Fourier nel calcolo delle
travi prismatiche e anulari, ricordiamo che notevoli vantaggi si possono ottenere nello studio di casi aventi iperstaticit diffuse, ma principalmente per
la soluzione delle lastre caricate nel piano o inflesse che l'utilit pu essere
di grande rilevanza.
13 -

POZZATI, ll-1.

Capitolo decimo

194

Serie di Fourier nello studio delle travi

195

10.1.2. Osservazioni. Propriet dei termini delle serie.

a) Simmetrie e antimetrie presentate dai termini della serie.


Il riconoscimento di alcune propriet dei termini di una serie trigonometrica pu essere utile sia per rendersi conto delle ragioni che dan luogo a
certi frequenti risultati dell'analisi armonica, sia perch le funzioni da rappresentare godono spesso di particolari caratteri di simmetria o di antimetria
che possono esser messi in relazione con quelli dei termini della serie.
Cominciamo con i termini an sen nz, per alcuni dei quali la fig. IO.la
riporta l'andamento, con l'origine degli assi in O. Dalla stessa figura quindi
immediato constatare che l'ordine n corrisponde al numero delle semionde
nel mezzo intervallo e che tutti i termini sono antimetrici rispetto ai punti
di ascissa O, n, 2n, per cui frequentemente si dice che essi hanno carattere
d'antimetria; pur essendo opportuno in sottordine osservare che altri ana~
loghi rilievi sarebbero possibili, e che ad esempio i termini a denominazione
dispari (n=l, 3, 5, ...) presentano, contrariamente agli altri pari, simmetria
rispetto a n/2. evidente che tali propriet si presentano completamente
rovesciate per i termini bn cos nz (fig. 10.lb), per i quali si dice invece che

Fig. 10.1

hanno carattere di simmetria.

rt

Deriva da ci che, in definitiva, ogni funzione f(z) risulta espressa dalla


sovrapposizione di termini simmetrici e antimetrici, per cui, a seconda delle

sue caratteristiche, spesso possono senz'altro venire esclusi o. gli uni o gli
altri; inoltre la costante b0 , facente parte dell'insieme dei termini simmetrici,

evidentemente nulla, per la prima delle relazioni [I0.3], se la funzione data


ha ordinata media nulla, come ad esempio avviene quando essa rappresenti
un sistema di forze equilibrato. Volendo chiarire con un esempio quanto
stato detto, consideriamo la funzione periodica a gradino della fig. I0.2:
utilizzando le espressioni [I0.3] si trova facilmente b,=0, bn=O,

'"J f(z) sennz dz=-f,


2 "J sennz dz=---'
2J; (cos nz),";
n
nn

1
a,=n

b)

j!

! 1 t::---1 .
1~1~

[I0.4]

I
'

I_........

ma (cos nz ): si annulla per n pari ed uguale a - 2 per n dispari, per cui

4[,
an=--,
n:n:

(n= l, 3, 5, ... )

4[,
sennz
f(z)=J;a, seu n z = - J ; - - .
n=l
n n
n

(n= I, 3, 5, ... )

[10.5]
Fig. 10.2

[10.6]

Ma l'annullarsi di una parte dei suoi termini pu essere rilevata immediatamente notando che l'ordinata media nulla per l'intervallo 0-2n (quindi
b,=0); che, essendo l'andamento antimetrico rispetto agli estremi, risulta
bn=O; ed essendo simmetrico rispetto a n/2 si annullano i termini sen nz
di indice n pari (fig. IO.la). Lo stesso esempio consente di rendersi conto come

Fig. 10.3

si attua il graduale avvicinamento alla funzione data al crescere di n: con


la prima sinusoide (n= I) si ottiene dalla [I0.6], nel centro (z=:n:/2), il valore
J;=4[?/:n:;;:..1,273 [, (fig. I0.2b); il secondo termine (n=3) comincia a correggere il precedente andamento, e insieme col primo fornisce, nel centro
(fig. I0.2c),

(1-+)=0,849[,; e cos di seguito.

Capitolo decimo

Serie di Fourier nello studio delle travi

Notiamo inoltre che, ponendo l'origine nel centro di nn gradino (figura I0.2d), si ottiene analogamente, dalle [I0.3], b,=0, an=O,

chiaro a colpo d'occhio che lo sviluppo di una funzione impulsiva non


converge; ma possono convergere, come vedremo in seguito a proposito di
un carico concentrato, le sue conseguenze (e son quelle che interessa conoscere), d'accordo con quanto stato detto sul miglioramento della convergenza connesso con l'operazione d'integrazione (par. IO.I.I).
Inoltre si gi accennato alla possibilit di ottenere l'espressione del
coefficiente di una funzione continua utilizzando la [IO.li] relativa a una
funzione impulsiva. Ad esempio per il caso della fig. I0.3c, si ha dF=

196

'"f

I
h.=n

4
/(z) cos nz dz=-f,
:n;

"''f
0

4J; (sen nz),"i';


cos nz dz=--'
nn

n-I
nn
ma (sen nz),"12 si annulla per n pari, e per n dispari vale sen 2=(-I) 2 '
quindi
4J;
n- I cos nz
[10.7]
f(z)=J::b.cosnz=-' L; (-!) 2 - - ;
n
:n; ~~
n

=f(z) dz=f,z dz, e quindi, dalla [IO.IO],

"

(1-+++-.. )=1,.

'+'f

na.= f(z) sen nz dz=

(2-,+')I

nn

"f:

2/,
2/,
=---cos nn=-(-I)n+I.
nn

[10.12]

n11:

Se la funzione impulsiva ha carattere di simmetria (fig. I0.3d) si ottiene,


procedendo in modo analogo

I valori dei coefficienti di Fourier relativi a varie funzioni ricorrenti si


troveranno raccolti nelle tabelle IO.I, 10.2 al termine del presente capitolo.
Una citazione particolare pu essere opportuna per la rappresentazione di
una funzione impulsiva essendo possibile dedurre da essa, per integrazione,
altri casi.
Volendo esprimere con una serie trigonometrica la funzione indicata
nella fig. I0.3a, si ha evidentemente, per la sua natura antimetrica, b,=0,
b.=O, come d'altronde si ottiene impiegando le relazioni [10.3].
Da queste risulta inoltre

011:

[I0.8]

b) Il caso della funzione impulsiva.

'"f

"f

2dF
2J;
an= --sennz=~
nz sennz d(nz)=

ed facile constatare che tale serie fornisce risultati coincidenti con quelli
dell'espressione [I0.6]: infatti, ad esempio nel centro (z=O), come con la
[10.6] si ottiene

f,

197

2F
hn=-cosne.

"

e) Cambiamento di denominazioni.

Se il mezzo periodo viene indicato con a anzich con n, e se si indica con


x la corrispondente variabile, si deve porre nella relazione [I0.2] z=nx/a;
quindi Io sviluppo in serie pu essere scritto

f(x)=b,+f; an senanx+f bn cos a.x,


I

/, sen nz dz+
[I0.9]

f 0 sen nz dz=---;- sen ne sen nO .

e le espressioni di b,, a., bn sono ancora date dalle [I0.3], che diventano
pertanto

(2n-e-<'J)

Quindi il coefficiente della funzione impulsiva della fig. I0.3b pu essere


dedotto dalla precedente espressione ponendo F=/, 2b, e facendo tendere b
sennb)
.
a zero ( nO -+ 1 ; per cui si ottiene
2F
an=-- senne,

1
b,=2a

"Jt<X'J dx,

[IO.li]

"J

I /Cx) sen a.x dx,


a.=a -a

-a

[I0.15)

I ].f(X)cosa.xdx.
h.=-

[IO.IO]

"

oo
2F w
f(z)=J:: a. seu nz=-J:: senne sen nz.
I
n I

[10.14]

dove

e-d

4j,

[I0.13]

-a

Negli integrali definiti [10.15] la variabile stata indicata con


per
evitare di confonderla con x quando le stesse relazioni [I0.15] vengano sostituite nell'espressione [I0.14]; ma s'intende che, se tale possibilit di equivoco
non sussiste, pu essere impiegato il medesimo simbolo.

199

Capitolo decimo

Serie di Fourier nello studio delle travi

Quando una funzione periodica si sviluppa lungo una circonferenza di


raggio r, e il suo periodo interessa una parte 2ff,r dello sviluppo della stessa
circonferenza (con 2,, multiplo di 2ff,), la sua rappresentazione con serie di
Fourier ancora possibile, purch nella [10.14] si ponga

Nella tabella 10.1 sono riportati i valori dei coefficienti di Fourier per
alcuni casi ricorrenti.
Quindi la funzione carico nota e pu venire espressa con lo sviluppo
in serie
[10.17]
q(x)=fq. sena. x;
(an=n,,/l)

198

x={}r;

n=l

n"
n"
pertanto l'argomento an x=---;;- X diviene a. ff=Tff. In particolare, per
{}

'

=;n;, nelle relazioni [10.15] da porre


a=nr,

la linea elastica, mantenendo il carattere di antimetria della causa dalla quale


prodotta, anch'essa esprimibile con una serie di seni

v(x)=

[10.16]

x=1Jr,

10.2. L'impiego delle serie di Fourier nello studio delle travi prismatiche.

Vn

sen an

[10.18]

(a.=n,,/l)

X,

n=I

ma ha le ampiezze " incognite. Il legame tra le due funzioni fornito dall'equazione differenziale EJ v'v=q; per cui, derivata l'espressione [10.18],
per il principio di identit delle serie sussiste la relazione

10.2.1. La trave appoggiata.

[10.19]

(a.=n,,/l)

a) Condizione di carico qualunque.


Evidentemente nulla cambia se si considera la trave appoggiata quale
tratto di una trave comprendente infinite campate caricate antimetricamente

dalla quale risulta


[10.20]
Una volta nota l'ampiezza

Vn,

risulta determinata la linea elastica e ogm

altro effetto (q;=v', M=-EJv", T=-EJv'"); per cui si ottiene (a.=


v( )=-1__ Eoo q. sen a. X
x
n 4E'J 1
n4

~,4
e)

p~,J.,,.i
.LSO

Fig. 10.4

d) ~'1t

12 Eoo q. sen a. x

M(x)= 2
" '

2t
i
i
i
i

p~',[

:A

l'una rispetto alle adiacenti (fig. I 0.4): infatti essendo antimetrica la condizione
di carico (quindi ogni sua conseguenza) rispetto ai punti x=O, x=l, in tali
punti, poich risultano nulle le quantit che hanno carattere di simmetria
(v=O, M=O), vengono rispettate le condizioni di vincolo della trave appoggiata.

'

<p(x)- :n'E'J

Eoo q. cos a.
n'
1

I !f. q. cos a. x

T(x) =-"'-'
" '

n;)

'
[10.21]

In definitiva la prima cosa da farsi il calcolo dell'ampiezza qn dipendente dal dato del problema, che il carico (tab. IO.I). Da essa si ottiene poi
ogni altra quantit sviluppando la relativa somma, la cui convergenza alle
volte tanto notevole (specialmente per gli spostamenti) che possibile ottenere buone approssimazioni anche limitandosi al solo primo termine, ossia
all'armonica fondamentale (es. IO.I): naturalmente, per un dato carico, la
convergenza dello sviluppo pi rapida per lo spostamento v di una sezione
che per la sua rotazione <p=v', e pi per <p che per M = -EJ v''; ci in accordo con quanto stato accennato sull'effetto frenante della convergenza
dovuto all'operazione di derivazione (par. IO.I.le).
Infine pu convenire osservare che un carico rappresentabile con una
sola armonica di ordine n provoca una linea elastica e un diagramma dei
momenti affini, ossia rappresentabili anch'essi con un'armonica del medesimo ordine.

Serie di Fourier nello studio delle travi

Capitolo decimo

200

b) Effetti di una coppia concentrata in un punto generico.

La linea elastica v (quindi ogni altra conseguenza) dovuta a una coppia M= 1,


concentrata alla distanza generica e da un appoggio, pu essere dedotta derivando,
rispetto alla variabile e, l'espressione della v relativa a un carico P= 1 concentrato
nel medesimo punto (es. 10,1). Si pu infatti pensare di realizzare la coppia di momento unitario mediante due carichi normali all'asse, agenti con un braccio L1e pic1
colissimo (fig. 10.4), aventi i valori (tra loro uguali e opposti) Te; allora se i;(e)

201

La trave appoggiata alle estremit: il carico e la linea elastica possono essere


rappresentati con le sole serie di seni, secondo quanto stato visto nel par. 10.2.la;
quindi si ottiene, operando sull'equazione [a] e tralasciando il fattore comune
sen an x,

e in definitiva

l'effetto di un carico P=l concentrato alla distanza e, entrambi i carichi producono


1/Lle [i;(e+Lle)-i;(e)], quindi, passando al limite, lo stesso effetto provocato dalla
coppia risulta di;/de (v. es. IO.le).

[I0.25]

e) Carico radente lungo uno dei lembi (fig. I0.5).

Ad esempio sia applicato, lungo l'estradosso, il carico parallelo all'asse


t(x)=l: fn cos Un x;

(u.=n n/l)

[10.22]

e) Trave inflessa e soggetta a sforzo normale, vincolata a un suolo elastico (appoggiata alle estremit).

L'equazione differenziale quella vista nel cap. VII.

tale condizione di carico pu essere utile per studiare insiemi di travi giacenti anche
in piani diversi e collegate lungo i lembi.

-t- ~..L------

Fig. 10.5

il carico (che interviene nella definizione di Mtr) possono essere rappresentati con
sole serie di seni. Per Mtn che il momento provocato dai carichi trasversali,

in questo caso conseguente tanto alle azioni esterne quanto alla reazione del
suolo, ed quindi esprimibile con la terza delle relazioni [10.25]. Pertanto, sostituendo nell'equazione [b] ed eliminando il fattore comune sen anx, si ottiene

In una generica sezione alta h si ha (le azioni t dx hanno, lungo l'intero lembo
della trave, risultante nulla, e sono quindi nulle le reazioni degli appoggi)
fn
N(x)= } t(x) dx=l:- son un x,
n

[b]

e al solito, essendo la trave semplicemente appoggiata, tanto la linea elastica v quanto

t(x)~ff tn cosanx

1Fx
t

EJv"=-Mtr-Pv,

a.'+kb/EJ

da cui si ricava vn e in definitiva


v=J: Vn sen an X,

Un

[10.26]

Pvn,

[10.23]

M(x)=EJ

J:1 an

Vn

sen an

X.

[I0.27]

Esempio 10.1.
quindi, essendo M =
seni, si ottiene

EJ v", ed esprimendo al solito anche la v con una serie di

v=Evnsenanx,

Vn=

[10.24]

Trave appoggiata agli estremi, soggetta a varie condizioni di carico, studiata


impiegando le serie di Fourier.
a) Carico ripartito uniformemente:

4q
nn

qn (tab. IO.I)=- ;
d) Trave appoggiata alle estremit, su suolo elastico.

Nel cap. VI abbiamo visto che per una trave prismatica posata su vincoli elastici
tra loro vicinissimi vale l'equazione differenziale
d'v
EJ dx' =q(x)-kbv,

freccia (rei. I0.21, x=l/2):

[a]

indicando con k il modulo del " suolo " ideale al quale pu venire assimilata l'azione
dei vincoli, e con b la larghezza della sezione a contatto con lo stesso suolo.

e tenendo conto soltanto del primo termine, il coefficiente vale:

-4,= 0,01307 (invece di 0,01302, con l'errore di 0,38%);


"

Capitolo decimo

202

Serie di Fourier nello studio delle travi

momento nel centro [rei. 10.21, x=l/2]:

203

Coppia applicata alla sezione estrema A (e=O); rotazione 'PA (x=O):

(dv)

Mo=:, ql' (1- 31' + 51' - .. .).

'PA(M)= dx

.-r=O

2Ml ~ 1
J; - .
n EJ 1 n 2

(n=l, 2, 3, ...).

=2

[e]

e arrestando lo sviluppo al. primo termine, il coefficiente risulta:


La somma ha una lenta convergenza: tenendo per esempio conto dei primi
__=O 129 (invece di 1/8=0,125; errore di 3,2%);

"'

5 termini, la rotazione risulta, a meno di Ml/EJ, 0,2966 (invece di 0,333; errore

di 11%).

'

Coppia applicata alla sezione estrema A (e=O); rotazione <rn:

rotazione di un'estremit [re!. 10.21, x=O]:


4 ql' (

<fB(M

'Pa=7 EJ 1+3'+5'+ ... '

e arrestando lo sviluppo al primo termine:

2Ml
) = n 2EJ

J: cos nn
1

-n-,-;

2 ( -1+22-3'+
1
1 ... )
~

b) Carico concentrato nel centro:

2P
1

nn

[d]

tenendo conto per esempio dei primi 5 termini, la rotazione risulta, a meno
di Ml/EJ:

0,04106 (invece di 1/24=0,04167; errore di 1,5%).

q. (tab. 10.1)=-- sen

(n=l, 2, 3, ...);

2P~
= - --(-1) 2
1

=-0,1699

(invece di O, 1666; errore di 2%).

freccia [re!. 10.21, x=l/2]:

d) Due coppie simmetriche applicate alle estremit.

Sovrapponendo le linee elastiche [re!. b] provocate dalle due coppie M ap-

plicate alle ascisse e, (l-e), si ottiene:


e con il solo primo termine:

2=0 02053
"' '

(M)= 4Ml' J; cos an e sen a0 x


v
n;SEJ n
ns
'

(invece di 1/48=0,02083; errore di 1,5%);

(n= 1, 3, 5, ...)

[e]

quindi:

momento nel centro [re!. 10.21, x=l/2]:

[/]

2
( 1+3'+5'+
1
1 ... ) '
M 0 =7Pl

10.2.2. La trave doppiamente incastrata.

e con il solo primo termine:


..2__=0,2026 (invece di 0,25; errore di 19%).

"'

e) Coppia applicata a una sezione estrema.


.
La linea elastica per effetto di un carico P concentrato alla distanza e dall'appoggio A, dove si pensa collocata l'origine degli assi coordinati, vale (re!. 10.21
e tab. 10.1):
2Pl3 ~ sen an e sen an x
[a]
V (p ) = - - " -

n4EJ

n4

La linea elastica per effetto di una coppia di mom~nto uni~ario, applicata ~n 1;lll
generico punto di ascissa e, pu essere ottenuta der1va:id? rispetto alla. var1ab1le
e l'espressione precedente con P=l (par. 10.2.lb), qumd1 (figura 10.4).

_ 2Ml2 _E cos ane sen anx .


v(M)- n'EJ. 1
n'

[b]

a) Come per la trave appoggiata, nulla cambia se al posto della trave


incastrata si considera un tratto I di una trave comprendente infinite campate
caricate simmetricamente (fg. 10.6). Lo sviluppo in serie di Fourier [10.14]
comprende i soli termini aventi carattere di simmetria; per cui interessa
soltanto il calcolo dei coefficienti b., b., dei quali la tab. 10.2 riporta i valori
per alcuni casi rilevanti.
Pu essere opportuna qualche osservazione sulla costante b0 : se, ad
esempio, per la trave la configurazione simmetrica (ossia simmetrica rispetto alla sezione di mezzeria), b0 evidentemente nullo per la funzione
che, comprendendo insieme i carichi e le reazioni, rappresenta un sistema
necessariamente equilibrato, quindi di ordinata media nulla. La linea elastica, invece, contiene il termine costante incognito v0 , da calcolare con la
condizione che lo spostamento delle sezioni estreme sia nullo (es. 10.2),
d'accordo con la circostanza che il caso staticamente indeterminato.

Serie di Fourier nello studio delle travi

Capitolo decimo

204

In genere il procedimento di calcolo del tutto analogo a quello gi


visto per la trave appoggiata: si rappresenta con serie di Fourier il carico e
le reazioni, poi, mediante la solita equazione differenziale (EJv'v=q), si
determinano le ampiezze Vn. Anche per la trave su suolo elastico le cose
sostanzialmente non cambiano, a parte il fatto che v, da determinare con
una condizione di equilibrio.

Inoltre risulta:

qza

cosa X
n
n2
'

e.o

M=-EJv''=---2 L:
2n 1

ql'
( ad es., per x=O, M=- 2n 2

205

(n= 1, 2, 3, ...)

1
ql'
f Jl2=12 ,
00

essendo

1 "')
f !2=6

00

b) Carico concentrato P nella mezzeria.

Sovrapponendo i due casi (2, 4) riportati nella tab. 10.2 (il valore medio al
solito nullo, essendo il complessivo carico equilibrato; 2a=l, an=2nn/l):
2P r.t>
P e.o
q(x)=- L: [-l+(-1)"] cos a.x= - - L;cos "n x,
a 1
a i

(n= 1, 3, 5, ... )

4P

q.=--,-.

Procedendo come si visto per il caso precedente, si ottiene:

'"'
V =~
4n4EJ -;i

(1-cos an x)

(il coefficiente relativo alla freccia

Fig. 10.6

n4

(n= 1, 3, 5, ...)

risulta, con il solo primo termine 1/2n 4 =

=1/194,8, invece di 1/192);


M=-Pl Ecosanx

Esempio 10.2.

n2

Soluzione, in serie di Fourier, della trave incastrata soggetta a un carico uniforme e a un carico concentrato nel centro.
a) Carico uniformemente ripartito.

Il termine costante b0 della serie che rappresenta le reazioni concentrate

P=ql (caso 2 della tab. 10.2) insieme con l'azione esterna q uniformemente di-

stribuita evidentemente nullo, essendo il complessivo carico equilibrato. Pertanto


si ha (2a=l):
2P oo
a=~=
q(x)= - -COS an X,

a
I
1

2mt)

2P
q.=--1-=-2q

Linea elastica:

00

V=v 0

[ad es., all'incastro (x=O) e per n= 1 si ottiene M= -Pl/9,87 invece di -Pl/8].


Esempio 10.3.

Studiare, impiegando le serie trigonometriche, una trave di lunghezza illimitata, appoggiata su suolo elastico e soggetta a una serie di carichi equidistanti.
La soluzione della trave su suolo elastico gi stata trattata nel cap. VI: in
generale l'impiego delle serie trigometriche non offre particolari vantaggi; alle
volte pu essere utile per ricavare integrali particolari relativi a condizioni di
carico complesse.
Venendo al caso in esame, poich i carichi e la reazione del suolo di modulo k (r=kbv) costituiscono un sistema equilibrato, si ha b,=0 quindi (caso 2
della tab. 10.2; 2a=l, an=2nn/l):

+.E Vn COS an X

q(x)= L: (qn-kbvn)

Dall'equazione EJ v1v =q si ottiene:

00

an X,

(n=l, 2, 3, ...)

q.=2P/l.

la costante v0 determinata dalla condizione che per x=O sia v=O, quindi:

=-l.:vn,

COS

con

EJan 4 Vn=qn;

V0

(n= 1, 3, 5, ...)

n2

ql'

00

v=---L:
81-EJ i

(1-cos "n x)
n4

ql'
(
1
1
)
f=v(x=l/2)= 8n'EJ 2 l+34+s<+ ...
4

(con un solo termine, il coefficiente numerico vale 2/8n =1/389,6 invece di 1/384).

Linea elastica:

v=v0 + Evn cos an


n

(n=l, 2, 3, ...)

X,

dove (par. 10.2.ld) EJa.'v.=qn-kbv., quindi, posto:

kbl'
16n 4EJ'

"

q.
EJa.'(l+efn')

206

Capitolo decimo

Serie di Fourier nello studio delle travi

La costante v0 determinata dalla condizione che la risultante delle reazioni


del terreno relative a una campata eguagli P:

del periodo (fig. 10. 7), valgono ancora sia l'espressione dello sviluppo [10.14],
sia le tabelle IO.I, 10.2, purch in esse si ponga (par. IO.le):

f'

a=nr,

r dx=P, da cui, essendo r=kbv, kv 0 bl=P,

207

[10.28]

x=fJr,

Una volta definita la funzione carico, si passa al calcolo delle sne conseguenze (rappresentate anch'esse con serie trigonometriche), utilizzando. le
formule che legano la prima alle seconde: per l'anello circolare tali formule

(n= I, 2,3, ... )


dove il primo termine rappresenta Io spostamento che si avrebbe se la trave fosse
indeformabile;
2
M=-EJv''=_!!_E n cosanx.
2
2:ri: n
n4 +e

Ad esempio, per P=IOO t, J=IOOO dm'=l07 cm', 1=8 m, b=120 cm,


k=5 kg/cm', E=2 10' kg/cm', si ottiene:
5 120 0,8' IO"

16n' 2 105 10 7

0,07884,

10'

kbl

5. 120. 800

PI'

8n'EJ

100. 10'. 0,8'. 10'


8n'2 I0' 107

0,2083 cm,

0,0329cm,

PI
2n 2 =40,53 tm ;

quindi lo spostamento e il momento per x=O (dove agisce il carico) valgono,


arrestando lo sviluppo ai primi 5 termini:

v(x=0)=0,2083+0,0329 (0,9270+0,0622+0,0123+0,0039+0,0016)=0,241 cm ;
M(x=0)=40,53 (0,9270+0,2487+0,lll0+0,0625+0,0400)=
=40,53 1,3893=56,3 tm.
Per quanto riguarda il momento flettente pu essere opportuno notare che
il resto della somma, pressoch indipendente da e, vale 0,1813 (I l/n'=n'/6 per
n=l, 2, 3, ... ); quindi il valore effettivo :

a)
Fig. 10.7

furono ricavate nel par. 4.2; e pertanto dovremo anche qui supporre che
le dimensioni della sua sezione retta siano piccole in confronto al raggio e
che un asse principale d'inerzia della sezione giaccia nel piano dell'anello.
Il riferimento cartesiano (fig. 10. 7) sar ancora quello indicato nello stesso
cap. IV.
10.3.1. Carichi radiali (fig. 10.8).

M(x=0)=40,53 (1,3893+0,!813)=63,7 tm.


Considerando il carico ripartito uniformemente si sarebbe ottenuto:
M=Pl/12=66,7 tm.
Fig. 10.8

10.3. L'impiego delle serie di Fourier nello studio delle travi ad anello.
gi stato accennato che, volendo rappresentare una funzione con serie
trigonometriche, nulla camhia se essa si sviluppa con andamento periodico
lungo una circonferenza anzich lungo una retta. Nel nostro caso, al solito,
la funzione primaria da rappresentare il carico con le relative eventuali
reazioni dei vincoli, e debbono essere impiegate le serie di coseni o di seni
a seconda del loro carattere di simmetria o di antimetria. Non staremo a
ripetere le osservazioni gi fatte, ancora tutte valide; ricordiamo soltanto
che, se r il raggio della circonferenza caricata, e se 2fJ,r~2nr la lunghezza

Pensiamo il carico rappresentabile con nna serie di coseni e che quindi


il suo generico termine:
[a]
sia simmetrico rispetto all'origine {}~O (in seguito ai sensi adottati per
l'asse y, si ritiene positivo il carico rivolto verso l'interno). Considereremo
inoltre le conseguenze dovqte alla generica armonica [a], potendo poi da
esse passare alle somme e quindi ai valori globali. evidente che le varie

208

Capitolo decimo

formule servono anche quando il carico sia rappresentabile, per propria


natura antimetrica, con una serie di seni, essendo sufficiente, per i relativi
suoi effetti, scambiare cos nfJ con sen n{} e viceversa. Mostriamo per questa
prima condizione di carico i passaggi, essendo poi possibile trattare gli altri
casi in modo del tutto analogo.
Dalla prima e dalla seconda delle relazioni [4.1] si ottiene (ds=r d{};
l'ordine di derivazione rispetto a {} viene indicato con un corrispondente
numero di punti) N+N=-qyr, quindi:

N=N. cos n{},

u= un sen nfJ ,

u.=

r' [

n~".._1

r
1 ]
n 2 (n 2 -l)EJ, + EA

Il caso n= 1 privo di significato, poich la corrispondente condizione di


carico non equilibrata.

qyn I'

N
=
--
n
n2-J

Dalla prima delle citate relazioni (Ty=N):

dalla quarta

209

Serie di Fourier nello studio delle travi

Fig. 10.9

(M,= T"r):

10.3.3. Carichi normali al piano dell'anello (fig. 10.10).


Il generico termine del carico, pensato agente verso il basso, sia
qz=-qzn cos nfJ

..
Mzr 2
Infine, essendo v+v=-EJ [form. 4.4], risulta:

(senso opposto a quello dell'asse z, fig. 10.7)

'
V=Vn

cos n{} ,

qzn r2
n-

EJ,(n'-1)'

Myn=-.--I,

EA .
ed essendo N=-- (u-v) [form. 4.4]:
r

u= un sen n{} ,

u.

qyn r' (
r'
n(n'-1) EJ,(n'-1)

Mvn
Mxn=--,

1 )

+ EA

W=Wn

Le precedenti formule non valgono per n=O, n= 1. Nel primo caso si


ha N=-qr, M,=0; nel secondo la condizione di carico non equilibrata.

cos nfJ,

wn

q,. r<
(n 2 -1) 2

1
EJ"

+ n GJ,
2

10.3.2. Carichi radenti (fig. 10.9).

Il generico termine del carico sia

Fig. 10.10

qxn

r2

n(n'-1)

I
I

I casi n=O, n= 1 sono privi di significato, poich le corrispondenti condizioni di carico non sono equilibrate.

10.3.4. Momenti esterni m., (fig. 10.11).


Il generico termine del momento esterno sia

V=Vn

cos nfJ,

n(n'-1) 2EJ,'

[a]
14 -

POZZATI, ll-1.

Capitolo decimo

210

TABELLA

mxnr
Mvn=--,-1,

Carichi a:ntimetrici mjJjJresentati con serie di Fourier_


q(x)=]
q senan x ltfa,,= nati\
n=t n
a I

n-

W=Wn

cos nff,

mxn r
Wn

(n'-1)'

I
EJy

10.J.

I )
GJ, .

Il caso n~ I privo di significato, poich la condizione di carico [a] non


equilibrata.

Fig. IO.Il

~
~
4.({Jj

'2

Esempio 10.4.
Studiare, impiegando la serie trigonometriche, l'anello della fig. 10.12 (#0 =n,

IJ1 =n/8).

a) Valgono le formule ricavate nel par. 10.3.l con (condizioni 1 e 3 della


tab. 10.2; a=nr, anx=nff, c=nr/8, ana=nn)

4q
1
nn
qy(IJ)=qo+-X:- sen cosnlJ.
8
n n n

(n=2, 4, 6, ... )
4

! illJl~q--- ~e~
!>l2cl< >l2cl< i
!
i lp
I
!

~<sJ

sq senan c.senan e 13
a
an
1 ,s, ...

P1

iI

t,J,s, ...

Fig. 10.12

Il carico radiale uniforme q0 =q/4 provoca N=-qo r; i vari coefficienti della


somma che rappresenta il carico valgono (per n=2, 4, ... , 10, e a meno di q)

0,4502; 0,3183; 0,1500; O; -0,0900. Quindi, ad esempio per IJ=O,


M,(IJ=O)=qr' (0,1501 +o,0212+0,0043+0-0,0009)=0,175 qr'.
b) Considerando l'anello soggetto a due forze P uguali ed opposte:

n+1

2q (_7)

a an

~~(-1) 2,

qyn=2Pjnr;

1
1
M,(IJ=O)=l-_ Pr (2._+- + - + ),
"
3 15
35
e arrestando ad esempio il calcolo a n=lO si ottiene 0,909 Pr/n (invece di Pr/n).

Bq

ri.n

a2

n-1

qs, ...

212

Capitolo decimo

Serie di Fourier nello studio delle travi

213

10.4. Cenni bibliografici.


TABELLA

10.2.

Carichi simmetrici mppresentati con serie di Fourier,,


.
=
f.
n:rr)
q(x)~q + 1: qn cosanx \CXn~--a0 n.. 1
.
qn

~.

j---a
1

'

'

I
I
I
I
I
I
I
I

-?>12c\<''
'p

I
I
I
I

I
I

i'
.I

I
I
I
I

l{_ffiTI

I
I
I

42c~

t
I
I
I
I
I

{[Ilj] i [)IlJJ

I
I
I
I
I
I
I

-fEe*e;.I

'

~e*e"'i

tp

I
I
I
I
I

I
I

1,2,3, ...

n
senan
e
qc -2qfi)--a a
an

~213, ...

2a

p (-i)

1,2,3, ...

2qc 4q senan c.cosan e 1,2,q ...


a a
a,,

I
I
I
I

pi

I
I
I
I

Ia

I
I
I

_E_
a

:~:

'.l::- !

!a

1,2,3, ...

42c~ i ""\2c~

'

qc 2q sena,, e
a- -a;;-

p'

I
I

I
I
I

I
I
I
I

I
I
I

I
I
I

I
I

I
I
I
I
I

'
'
I'

I
I

'P

'

I
I

rrtw

a,,-ncf

a--?f

lfITiq

I
I

?o12c~

x.,

I
I
I

~I~

2f cosan.e

1,2,3, ....

4q 1
(;!~

1,3,5,. .

a-

4q

~ - a2

a;1

1,3;5, .

Tra i numerosi testi che trattano le serie di Fourier, ricordiamo L. TONELLI,


Serie trigonometriche, Zanichelli, Bologna, 1928; G. MoRIDTI, Analisi matemati'ca,
cap. XXI, Hoepli, Milano, 1953; T. v. KARMN-M. BroT, Mathematical Methods
in Engineering, cap. VIII, McGraw, 1940; H. LEBESGUE, Leons sur !es sries trigonomtriques, Paris, 1906; valori delle ampiezze per vari casi di carico si trovano
raccolti, ad esempio, nel 2 vol. del Beton-Kalender, 1963, p. 437.
Numerose applicazioni allo studio delle travi prismatiche furono effettuate da
S. TIMOSHENKO, Application of general coordinates in solution of problems on
bending of bars and plates , Boli. Ist. Po/it., Kiew, 1908; G. ALBENGA, Su di alcune applicazioni di serie trigonometriche alla determinazione di linee elastiche i>,
Atti R. Ist. Veneto, 1913. Per l'impiego delle serie di Fourier nella soluzione delle
travi anulari si veda: W. FLUGGE, Stresses in Shells, Springer, Berlin, 1960 (appendice, p. 478); gli anelli su suolo elastico sono stati studiati da R. ALEss1 e A. CmARUGI, ((Travi anulari su suolo elastico sottoposte a condizioni di carico qualsiasi,
Inarcos, Bologna, 1974.

Differenze finite nello studio delle travi

215

della soluzione per via numerica approssimata delle equazioni differenziali,


verr premesso un brevissimo richiamo di alcune propriet relative alle differenze finite; l'impiego riguardante le travi un caso particolare, nel quale,
per altro, l'efficacia del procedimento trova limitata evidenza; vantaggi di
ben maggiore utilit si ottengono, ad esempio, nello studio delle lastre
piane e curve.
CAPITOLO Xl

L'IMPIEGO DELLE DIFFERENZE FINITE


NELLO STUDIO DELLE TRAVI

b) Di una funzione continua f(x) siano noti i valori in corrispondenza


di una serie di pnnti equidistanti di ascisse x+kh, essendo Llx=h la lnnghezza

j(x)

11.1. Differenze finite. Premessa.


a) Lo studio di numerosi problemi ricorrenti nell'ingegneria richiede
frequentemente la soluzione di equazioni differenziali, ma non di rado le
difficolt sono tali da dover ricorrere a metodi numerici approssimati. Di
questi, uno dei pi efficaci il metodo delle differenze finite, la cui idea ispiratrice, assai semplice e di vecchia data <111 ), consiste nel sostituire alle equa~
zioni differenziali le corrispondenti equazioni alle differenze, riconducendosi
alla soluzione di tm sistema di equazioni algebriche: si ha quindi che l'espres-

1h 2h
Fig. 11.1

sione continua dell'equazione differenziale viene spezzata in condizioni da

attuare in un adeguato numero di punti, pagando l'evidente prezzo dell'approssimazione e della perdita di utili indicazioni qualitative frequentemente
fornite dalla soluzione generale, ma rendendo semplice la deduzione dei
risultati che alla fin fine, purch attendibili, sono quel che pi importa all'ingegnere. Resta, vero, la verifica del grado di approssimazione: ma frequentemente esso pu essere saggiato con facilit, specialmente con l'ausilio di
un elaboratore, confrontando gli esiti di calcoli relativi a differenze di diversa
ampiezza; inoltre, come accenneremo in seguito, spesso possibile, senza
alterare le caratteristiche del metodo, affinare le approssimazioni sia direttamente, ricorrendo a particolari legami polinomiali, sia per estrapolazione,

una volta esaminati dne o pi casi relativi a diverse lunghezze degli intervalli.
Per l'importanza dell'argomento, che riguarda quindi il problema generale
1
<11 l La prima trattazione organica delle equazioni alle differenze finite venne data
da BROOKS TAYLOR, The Method of Increments (ricordata nel vol. in seguito cit. di
v. KiirmRn); nun1erosi contributi furono forniti da lSAAC NEWTON. Per un ampio e appro~
fondito esame, in merito alle differenze finite, si veda il vol. di L. CoLLATZ, The Numerica/
Treatment of Dijferential Equations, Springer, Berlin, 1960, 3a ediz. (Band 60 della collana
Die Grundlehren der Mathematischen Wissenschaften in Einzeldarstellungen J)).
Chiare e sintetiche esposizioni si trovano, ad esempio, in capitoli delle seguenti opere:
K. BEYER, op. cit. (v. bibl.), 1933 (za ediz.), vol. 1, p. 129; T. v. KARMAN e M. A. BroT,
Mathematical Methods in Engineering, McGraw, 1940 (9" ediz.), cap. 11; C. T. WANG,
Applied Elasticity, McGraw, 1953, cap. 6. Per impieghi pruticolari relativamente al calcolo
delle strutture di fondazione: P. PozZATI, Metodi per il calcolo delle fondazioni, Zanichelli,
Bologna, 1953 (capp. 6 e 7).

>i

I<

h=/J.x

di ogni intervallo tra due valori consecutivi di x, e k un numero intero. La


fig. I I.I mostra la curva f(x): per il valore che essa assume in un punto

(x+kh) adotteremo per semplicit la scrittura


[I I.I]

quindi in un generico punto O, di ascissa x=x,, e nei punti che da O distano


ad esempio h, -h, indicheremo con f,, fin, f-in i corrispondenti valori della
funzione.

Pensiamo di sostituire all'effettivo andamento della f(x) una poligonale


avente le ordinate coincidenti con quelle della stessa funzione in corrispondenza degli estremi degli intervalli; se h sufficientemente piccolo, nel punto O
lecito scrivere
df) ~f1n-fo LIJ
[J 1.2]
( ax ,
h
T'
ove Llf detta prima differenza (a destra) della funzione in O, e Llf/h rapporto
incrementale o delle differenze prime. Avremmo potuto esprimere, sempre
in modo approssimativo, la prima derivata con il rapporto incrementale
a sinistra
df) ~f,-J_...
[J 1.3]
( dx ,
h
'

Capitolo undicesimo

Differenze finite nello studio delle travi

e s'intende che, per la derivata prima, una migliore approssimazione pu


essere ottenuta mediando i due precedenti valori, ossia scrivendo

Tali differenze a destra possono venire facilmente dedotte a catena in


forma tabellare; cos ad esempio per la funzione f=2(x/h)3

216

(dxdf) , -f,,,-f-1n,
2h

iJf

x/h
[11.4]

iJ'f

iJ'f

217

iJ'f

e facendo pertanto riferimento al coefficiente angolare della corda BC.


La derivata seconda in O della funzione pu essere approssimativamente
calcolata dividendo per h la differenza tra i coefficienti angolari dei due lati
della poligonale sostitutiva, posti alla destra e alla sinistra del punto O, e
scrivendo quindi

12
14

12

16

24
38

12

54

36
74

d'f) "'(/,,,-/,
( dx 2 0 h

[11.5]

In modo analogo possono essere ricavati i valori delle successive derivate.

Cosi, se per brevit poniamo s=d'f/dx', si ottiene

d'f) =(~)
Srn-S-rn - (f,-2f,,,+f,,,)-(f_27,-2f_,,,+f,) ( dx',
dx,2h
2h3
[11.6]

-[_,,, +2f-11,-2J;,,+J,.

Cose del tutto analoghe possono esser dette per le differenze a sinistra.
Pu essere interessante notare che un errore relativo al valore in O della
funzione fa risentire effetti in genere crescenti aumentando l'ordine delle
differenze. Ci, ad esempio, trova conferma nella sequenza delle differenze
segnate nella seguente tabella, che mostra la propagazione di un errore localizzato unitario:

o
o

2h3
[11. 7]

128

o
o

iJf,=J;.-f,'
iJ'f,=iJJ;,-iJf,=f,-2J;,,+f21,'
iJ'f,=-f.+3frn-3J,,+f,,,

[11.8]

-3

-2

o
o

o
o

IO

-20

-1

-4

e) Le precedenti ospressioni [11.4], ... , [11.7] vengono dette rapporti delle


differenze centrali , per sottolineare il fatto che in esse compaiono le ordinate
della funzione in punti posti a cavallo di O. Ma possibile esprimere le derivate in O, seppure in genere con peggiore approssimazione, mediante valori
(oltre a/,) posti soltanto alla destra o alla sinistra del punto O: abbiamo gi
visto che la differenza prima a destra della/(x) pu essere definita come l'incremento (f,,-f,) che la funzione acquisisce spostandosi dal punto O al punto
lh; analogamente la differenza seconda pu essere calcolata come differenza
delle differenze prime negli stessi punti, e cos di seguito; per cui:

-10

-4

-1

11.2. Applicazioni allo studio delle travi.


a) Travi prismatiche. - Divisa la trave in tratti lunghi h, l'equazione fondamentale indefinita EJvv=q (ove al solito si indica con v la linea elastica)
pu essere scritta, mediante la [11.7] alle differenze finite, ricavando quindi,
in corrispondenza di un generico punto O:
6v,-4 (v,. +v_11,) +v 21, +v_,.=q,h4/ EJ.

[11.9]

Analogamente possibile scrivere, per le sollecitazioni in O,


,,

EJ

M,=-EJv, -;;;"fii" (2v,-v_,.-v,,,),

[Il.IO]

Differenze finite nello studio delle travi

Capitolo undicesimo

218

[11.11]
interessante notare che la relazione [11.9] pu essere ricavata anche
scrivendo l'equazione di equilibrio del nodo O alla traslazione verticale, com'
d'altronde da attendersi appena si rifletta alla genesi della stessa equazione
(dT/dx=-q). Basta isolare i due tratti lunghi h e applicare le azioni interne
rese esplicite in conseguenza dei tagli effettuati (fig. 11.2): espressi allora i
momenti in funzione degli spostamenti, poi (mediante le condizioni di equilibrio alla rotazione) gli sforzi taglianti in funzione dei momenti, la condizione di equilibrio alla traslazione per il tratto infinitesimo collegato alla

Fig. 11.2

sezione O fornisce immediatamente l'equazione [11.9] (ll.zJ. Pertanto l'equazione [11.9] garantisce, se i carichi sono concentrati nei nodi, l'esattezza
degli incrementi L1 T degli sforzi taglianti; e, se in una sezione viene prescritto
il valore esatto del taglio, degli stessi sforzi taglianti T e degli incrementi
L'.JM=TLix; infine l'esattezza anche dei momenti, se di questi noto e viene
imposto in una sezione il valore esatto (ad esempio valore nullo all'estremit
di una trave appoggiata, o all'estremit libera di una mensola, esempio Il.la, b) (ll. 3J. Comunque, anche nei casi staticamente indeterminati
per i quali lo stato di sollecitazione, dipendendo da quello di deformazione,
risulta inevitabilmente approssimato, spesso si ottengono approssimazioni

soddisfacenti anche con un numero limitato di intervalli.


Inoltre, per quanto stato osservato nella nota 11.2, chiaro che, se agisce
in O il carico concentrato P 0 , il termine noto da introdurre nella [11.9] al
posto di q,h 4/EJ vale
[11.12]
P,h'/EJ;
2
(ll.lll Facendo riferimento alla :fig.11.2, Mb=(2vb-va-v0 ) EJ/h , M 0 =(2v,,-vb-vJ EJ/h"',
M =(lv -v -va) EJ/h 2 Per l'equilibrio alla rotazione dei due tronchi h collegati al nodo O
de~e es;ere" T0 b=(M0 -Mb): h, T0 c=(Mc-M,,): h; per l'equilibrio alla trasl~zione de~
nodo O si deve avere P0 -T0 b+T0 c=O, da cui (2M0 -M0 -Mc): h=P0 Sostituendo fil
momenti le relative espressioni segnate ali 'inizio della nota, si ottiene la rei. [11.9] con
qh~P,.
d .
. fl
. (p
. h"
{n. 3> S'intende che si ottiene il diagramma esatto e1 momenti ettenti
er cane I
concentrati nei nodi) anche se vengono imposti, essendo noti, i valori del momento in
due sezioni (ad es., momenti nulli per entrambe le estremit di una tiave appoggiata).

219

e se il carico ripartito con una generica legge (o agiscono carichi concentrati


tra nodo e nodo), si applicano in O le reazioni, cambiate di segno, calcolate
per i tratti h considerati indipendenti l'uno dall'altro appoggiati in corrispondenza degli stessi nodi. Pertanto, nel caso di un carico variabile linearmente (fig. 11.3), si pu assumere
h

P,=6 (q_ 1n+4q,+q1a).

[11.13]

Vediamo ora il modo di procedere. Divisa la trave in tratti di uguale lunghezza, si scrivono le equazioni di equilibrio alla traslazione [11.9] in corrispondenza delle varie sezioni (nodi) che delimitano gli intervalli, ma limitatamente a qnelle che sono suscettibili di traslare; ci perch, se lo spostamento
di nn nodo k nullo per la presenza di un vincolo, non incognito v,, e
d'altronde non ha senso imporre nna condizione di equilibrio che la reazione del vincolo sempre in grado di soddisfare. Il numero delle incognite
risnlta per pi elevato di quello dei nodi e quindi delle stesse equazioni [11.9]. Infatti, se la sezione estrema O di una trave (e ad esempio quella
di sinistra) pu spostarsi, accade che nella relativa equazione compaiono
due incognite v_11,,, v_ 21i relative a nodi giacenti sull'ideale prolungamento
della trave, d'accordo col carattere della stessa equazione indefinita di equilibrio, la quale stata ricavata per l'appunto prescindendo dalle condizioni
di vincolo, ossia considerando la trave di lunghezza illimitata; ma le cose
si sistemano, perch alle due incognite supplementari (ausiliarie) che si sono
aggiunte fanno riscontro le due correlative condizioni ai limiti. Osservazioni

Fig. 11.3

analoghe possono esser fatte quando l'estremit k appoggiata o incastrata:


in tale caso l'equazione deve venire scritta per il nodo adiacente a k, essendo vk=O, per cui interviene una sola incognita ausiliaria, d'accordo col
fatto che, essendo gi stato imposto vk=O, resta una sola condizione riguardante il momento o. la rotazione. Si ha quindi in conclusione che il numero
delle incognite, comprese quelle ausiliarie, nguale a quello complessivo
delle equazioni di equilibrio e ai limiti. Ma pu essere opportuno scrivere
esplicitamente queste ultime per alcuni casi ricorrenti.
Per l'estremit O appoggiata le due condizioni sono:

EJ

M, e;;; hz (2v,-v_ 1.-v1n)=O -+

V-Ili= -Vlli ;

(deformata antimetrica)

[11.14]

Capitolo undicesimo

220

Differenze finite nello studio delle travi

Esempio 11.1.

per l'estremit O incastrata:


0

--+ V-1n=V11t ;
(deformata simmetrica)

[11.15]

Studiare, impiegando le differenze, travi prismatiche variamente vincolate.

a) Trave appoggiata e caricata uniformemente.

per l'estremit O soggetta a nn momento M, e a un taglio T, positivi:

b) Travi di sezione variabile. - Le relazioni differenziali che restano valide,


perch non dipendono dalla variazione della sezione, sono
M'=T,

T'=-q.

[11.17]

6v,-4v1 =qh'/EJ.
14
qh'/EJ, v,=4 qh'/EJ=0,0137 ql'/EJ (il valore rigoroso

a)

b) qh 1111/lom

fltfttfOOff'ftttOfft
<

h jqh jqh tqh


I

3=-zt 2

B'

11.4a), l'equazione [11.9] scritta per i

6v1 -8v,=qh'/EJ,

!---

Quindi si ottiene, posto EJ=B,

fi~.

Divisa la trave in 4 tratti (h""'.1/4;

nodi 1, 2,, te;riendo conto della simmetria e delle condizioni di vincolo [vA=O;
MA=O qu1nd1 v3 =-V 2 , rei. 11.14], fornisce il sistema:

[11.16]

M=-EJv",

221

-I

2+

I 2
!<------- l -----4

yqh

t---1-- I

~--i

1<--l __,,

T=-Bv"'-B' v,,=-Bv' 11 +-M,


B

[11.18]

Fig. 11.4

Bvrv+2B' v'"+B" v"=q.

[11.19]

0,0130). D_alla [Il.IO] si ottiene M1 =(2v1 -2v2) EJ/h'=2qh'=ql'/8, che coincide


col valore rigoroso [par. 11.2a; tener conto della simmetria comporta imporre

Le quantit B, B', B" sono note, essendo assegnata la sezione della trave
in ogni punto. Quindi, mediante le relazioni [ll.4], ... , [11.7] l'equazione
[11.19] in ogni nodo pu essere espressa alle differenze.

T1 =0].

b) Trave a sbalzo caricata uniformemente.


L'e.9-uazione [11.9] scritta per i nodi 1, 2, fornisce (nella prima il termine
noto e posto uguale a zero, perch di qh/2 si terr conto nelle condizioni ai

Per quanto concerne le condizioni ai limiti, nulla cambia, rispetto a quanto


stato visto per la trave prismatica, se esse chiamano in causa lo spostamento, o la rotazione o il momento all'estremit. Ma anche la condizione che

limiti, fig. 11.46)

riguarda il taglio, la cui espressione ora data dalla [11.18], coincide con
quella valida per la trave prismatica qnando nella sezione in esame si ha
M=O, oppure B'=O.

Condizioni ai limiti:

e) Trave su suolo elastico secondo Winkler. - Lo studio alle differenze


non presenta alcuna difficolt, bastando considerare nell'equazione [11.9]
[o nella 11.19, se la sezione variabile] il carico (q,-kbv,) al posto del solo
carico q,, essendo k il modulo del suolo (cap. VI) che pu essere anche variabile. Approssimazioni migliori si ottengono, secondo la [ll.13], considerando,
come termine noto,
[11.20]

[a]

6v,-4v1 +v,+v,=qh'/EJ.
</)A=O -+ Vr;=V2,

Mi=O -+

V3

=2v1 -v 2 ,

T, =-qh/2 _,. v4 -2v,+2v,=- q:

~~.

La soluzione :

v,=qh'/EJ,
v,=2,5 qh'/EJ=0,156ql'/EJ (valore esatto O' 125' errore 24' 8%)
o '
MA=-2v,EJ/h'=-2qh'=-ql'/2 (coincidente col valore esatto, par. 11.2a).

Si ottiene lo stesso risultato uguagliando a qh'/EJ la prima delle equazioni [a]


e ponendo T1 =0.
c) Trave doppiamente incastrata, caricata uniformemente.

In modo semplice possono essere risolti altri problemi che presentano


iperstaticit diffusa.

Divisa la trave in 4 tratti (fig. 11.4c), le condizioni di vincolo forniscono


VA=O, Va=V2.

Differenze finite nello studio delle travi

Capitolo undicesimo

222

valori che si possono anche ottenere direttamente per analogia con quelli
precedenti.
chiaro che, con tale modo di procedere, la funzione viene rappresentata
mediante uno sviluppo polinomiale limitato ai soli addendi con esponenti
compresi tra O e 3 <11 4!.

Equazione [11.9] scritta per i nodi 1,2:

6v1 -8v,=qh'/EJ,
8v,-4v1 =qh'/EJ;
La soluzione :

'

223

5
qh'/EJ
8
'

=-

b) Ovviamente anche il procedimento ordinario alle differenze pu essere


visto nel quadro della rappresentazione di una funzione mediante sviluppi
polinomiali. E a tale proposito pu essere opportuno osservare che, considerato un polinomio di secondo grado

v1 =qh'/EJ=ql'/256 EJ (val. esatto 1/384, errore 50%).


Di conseguenza, dalla [11.l O]:
10

MA=-2v 2 EJ/h'=-3 qh'=0,937 (-ql'/12),

v(x)=C,+c,x+C,x 2 ,

6
M, =g qh'= 1,125 (ql'/24) ;

se si vuole che esso assuma i valori v_1h, v0 , v1n in corrispondenza di una terna
di punti -lh, O, lh (con l'originale delle ascisse in O), le costanti debbono
valere

[MA[+ [M1 [=2qh'=ql'/8


(coincidente col valore esatto per l'equilibrio giratorio della trave, par. 11.2a).

11.3. Affinamento delle approssimazioni operando sulle condizioni ai limiti


mediante svilnppi polinomiali.
a) Approssimazioni migliori di quelle ottenute precedentemente nello
studio di travi aventi sezioni estreme incastrate o libere si possono ottenere
attribuendo l'andamento di una parabola cubida

v(x)=C,+c,x+C,x'+C,x'

[11.21]

al tratto della linea elastica interessato da due incognite ausiliarie e da altrettanti spostamenti incogniti effettivi. Posta l'origine delle x in O, imponendo
le condizioni che in corrispondenza dei punti -2h, - Ih, O, Ih la funzione
acquisti i valori v_ 2h, v_1 11., v 0 , v11"' per le costanti si ottengono i valori

e,

e,

per cui le derivate prima e seconda in O

coincidono con le espressioni [11.4], [11.5] del procedimento ordinario. Ma


la derivata seconda coincide anche con la seconda delle relazioni [11.23];
quindi per la trave semplicemente appoggiata nulla cambia se si utilizzano,
per esprimere le condizioni di vincolo, polinomi di secondo o di terzo grado.
Esempio 11.2.
Studiare, esprimendo le condizioni di vincolo mediante un polinomio di terzo
grado, la trave a sbalzo caricata uniformemente, gi risolta nell'es. 11.lb con il procedimento alle differenze ordinario.
Soluzione.

[11.22]

e,

1
C3 = h' (-v_,.+3v_'"-3v,+v11,).
6

L'equazione fondamentale [11.9], scritta per i nodi 1, 2, fornisce (fig. 11.4b):


6v 1 -4v 2 -4v3 +v4 =0

6v,-4v1 +v,+v,=qh'/EJ,

Le derivate in O (x=O) valgono


[11.23]
Volendo invece che, sempre con l'origine delle x in O, la parabola cubica
acquisti i valori v_1n, v 0 , v1h, v 2h (e correlando quindi una sola incognita ausiliaria con tre valori interni al dominio della funzione), i valori delle costanti
sono:
1
[11.24]
C1 = -611 (2v_11,+3v,-6v11,+v,.) ,. ..

quindi sin qui nulla di nuovo rispetto al procedimento solito. Risultano invece
modificate le condizioni ai limiti, a parte quella riguardante il momento:
<fA=vA'=O'

<11 A> Procedendo come si detto, non si modifica la semplice espressione [11.9] del}'equazione differenziale del 4 ordine, e si opera soltanto sulle condizioni ai limiti.
Migliori affinamenti, con espressioni pi elaborate, si trovano esposti nel vol. di CoLLATZ
citato nella nota 11.1. Interessante il par. 6.6 del vol. di WANG, citato nella stessa nota.

Differenze finite nello studio delle travi

Capitolo undicesimo

224

quindi per le [11.23], [!J.24], ma con riferimento all'estremit destra,


2va+3vA-6v2+V1=0'

V5=3V2-0,5 Vi;

e per le [11.22], [! J.23],


M 1 =-EJvi''=0 -+ v3 =2v1 -V2;
EJ
T1 =-EJv1 "'=-qh/2 -+ li' (-v,+3v,-3v1 +v,)=qh/2.

225

11.4. Affinamento delle approssimazioni per estrapolazione.


Data una funzione f(x) continua insieme con le sue derivate negli intervalli
alla destra e alla sinistra di un punto O in cui si considera posta
l'origine delle ascisse, sono leciti gli sviluppi di Taylor:

h, posti

h2

h3

h4

hn=f,+hlo'+-2 f,"+3! /,"'+ 41 Jr+ ...


[11.25]

Effettuate le sostituzioni, si ottiene il sistema

v1 -2v,=qh'/2EJ
-2,5 v1 +8v,=qh'/EJ.

Sottraendo membro a membro tali espressioni divise per 2h si ottiene:

La soluzione

v1 =2 qh'/EJ (coincidente col valore esatto),

J,.-f_,.

v,=0,15 qh'/EJ (valore esatto 0,7083),

2h

v5 = 1,25 qh'/EJ.

Di conseguenza, per la [11.1 O] ,


EJ
MA=-h' (v,+v,)=-2qh' (coincidente col valore esatto),
M 2 =-0,5 qh

Studiare, esprimendo le condizioni di vincolo mediante un polinomio di terzo


grado, la trave incastrata e caricata uniformemente, gi risolta nell'es. 11.lc con
il procedimento alle differenze ordinario.

[11.26]

per cui l'errore che si compie esprimendo la derivata prima della funzione
con il rapporto delle differenze prime vale
h4 rv
E _,., _ Li'"
_1_,, - - h'
- ,.,,, __
01-10
h 3! Jo
5! Jo -

(coincidente col valore esatto).

Esempio 11.3.

LI/,
Lix

[11.27]

'

e sommando invece membro a membro le medesime espressioni divise per h 2,


si trova che, quando la derivata seconda in O viene espressa con .il rapporto
Ll 2/,,/h 2 delle differenze seconde, l'errore risulta
[11.28]

Soluzione.

L'equazione fondamentale [11.9] al solito fornisce (fig. 1J.4c; vA=O):


6v1 -8v,=qh'/EJ
6v,-4v1 +v,+v,=qh'/EJ.

facile quindi, procedendo in modo analogo, ottenere la rilevante propriet che l'errore conseguente al fatto di esprimere la derivata di ordine n
di una funzione con il rapporto delle corrispondenti differenze pu essere
scritto nella forma <11 .5)

Dovendo aversi 'PA=vA'=O, per le [11.23], [11.24], risulta

LI/,,

,,.

E,n=lo--~,=(h/l)'A,+(h/l)'B,+(h/[) 6 C,+

V3=3V2-,5 V1;

... ,

[11.29]

quindi
v1=0,75 qh'/EJ=0,00293 ql'/EJ (valore esatto 0,00260, errore 12,7%; col procedimento ordinario l'errore stato invece del 50%, v. es. 11.lc),
v,=0,4375 qh'/EJ,
v,=0,9375 qh'/EJ;

MA=

EJ

li' (-v,-v,)= -1,375qh'=1,031 (-ql'/12),


M 1=0,625 qh.'=0,937 (ql'/24);

IMAI + IM11=2 qh'=ql'/8

(coincidente col valore esatto).

essendo / l'ampiezza del dominio in c1 si considera la funzione, e Am B0 ,


e,, ... quantit che, dipendendo soltanto dai valori delle derivate della f(x)
in O, non risultano infinenzate dall'ampiezza dell'intervallo h, ossia mantengono (s'intende relativamente al punto O) il medesimo valore l)dipendentemente dal rapporto h/l; ovviamente esse sono invece funzioni dix (o dix, y
nel caso di un dominio bidimensionale). L'errore quindi influenzato dalle
cn.nJ W._ F. SHEPPARD, Central Differences l>, Proc. London Jv[ath. So., vol; 31; 1899.
Si veda, ad es., il chiaro par. 6.7 del voi. di WANG citato nella. nota ll.l.

15 -

PozzATI,

Il~1.

226

Differenze finite nello studio delle travi

Capitolo undicesimo

sole potenze con esponente pari di h, e la serie dei termini da cui esso dipende
si smorza rapidamente, se h piccolo rispetto a I. Ma, nella soluzione di
un problema definito da un'equazione differenziale lineare e da condizioni
ai limiti pure esse lineari, la propriet [11.29] riguardante la derivata di ordine n della funzione vale anche per la funzione stessa; ossia anche l'errore
nel valutare questa dipende soltanto dalle potenze pari di h C11 6l,
Pertanto, quando, relativamente a un'equazione alle differenze, siano stati
calcolati in un punto O pi valori/,, della funzione che si vuole determinare,
avendo adottato ogni volta un diverso numero di intervalli h, lo sviluppo
[11.29] consente di istituire un sistema di equazioni in cui figurano come incognite, oltre al valore pi affinato f 0 * della funzione, le costanti A 0 , B 0 , , e
come termini noti i vari ..foi S'intende che, quanto pi questi sono numerosi,
tanto maggiore pu essere l'affinamento, ma in genere la velocit della con~
vergenza notevole, ed sufficiente un numero molto limitato di equazioni;
se per f,, * si ottiene il valore rigoroso, ci significa che le derivate al di l del! 'ordine considerato non hanno influenza.

227

Soluzione.
a) Adottati due soli intervalli
nisce (es. 11.lc)
v,~0,0078125

v,~0,00390625

il consueto calcolo alle differenze for-

MA~-ql'/16~-0,0625

ql'/EJ,

Adottati 4 intervalli

(h~ 1/2),

(h~l/4)

ql'/EJ,

ql',

M,~0,0625

ql'.

si ottiene invece (es. 11.lc)


MA~-0,078125

ql',

M,~0,046875

ql'.

b) Valore affinato di v., arrestando al solo primo termine lo sviluppo [11.29)


(applicato alla funzione anzich alla derivata):

E1 (h~tf2)~v 1 *-0,0078125 ql'/EJ~(l/2)' A,


E 1 (h~l/4)~v 1 *-0,00390625 ql'/EJ~(l/4)' A,;

risulta

v,*~0,002604167

ql'/EJ, coincidente col valore esatto.

e) Valore affinato di MA*:


MA*+0,0625 ql'~(l/2)' A,

Esempio 11.4.

MA *+0,078125 ql'~(l/4) 2 A, ;

Col metodo dell'estrapolazione affinare il calcolo della freccia e dei momenti


per una trave incastrata, soggetta a un carico uniformemente distribuito (fg. 11.5).

b)

a)
q
~ nunhnnnn1uu ~
!<-----

l ________,,

I< h=l/21

h=l/4

I< 'i

~ 2I

11.5. Soluzione di nn sistema di equazioni alle differenze espressa mediante un'equazione algebrica Cll.7J

Per quanto si visto, un'equazione alle differenze relativa a un punto di


ascissa x pu essere scritta nella forma

Fig. 11.5
<11 6 > Ad

risulta MA*= -0,0833 ql 2 , coincidente col valore esatto.


Anche per M 1 * si ottiene il valore esatto.

[11.30]

esempio, data l'equazione differenziale dnf =0, se / 1 e / 2 sono rispettivamente

dx"

la sua soluzione esatta e quella di una corrispondente equazione alle differenze, si ha

Per tale equazione resa omogenea (b,=0), se si adotta la soluzione

[a], [b]

Per la [11.29], applicata alla funzione / 2, lecito scrivere:

[cl

quindi, tenendo presente la [b], e sottraendo la [e] dalla [a] si ottiene

(/1 -/,)~-

[d]

Ma l'operatore differenziale dd'l indipendente da h, come le costanti A 0 , B 0 ,

allora l'errore E=fi-/2 riguardante la funzione esprimibile anch'esso nella forma:

[11.32]
[11.33]

ottenendo quindi, se le n radici <p1,

[e]

Evidentemente, se lo sviluppo al secondo membro della relazione [e] viene


la valutazione dell'errore risulta approssimata.

e <f' [a.q;+a._, q;- +. .. +a, q;+a,]=0'


per cui deve aversi

(4)'A,- (4)'B,...

x"

[11.31]

essendo C una costante arbitraria, risulta, effettuate le sostituzioni,

d"/,
Ll"f, (h)'
dx':-y=
T A.,+ (h)'
T B.,+ ... ;
::;,

f,=Cq;,

troncato~

f,= E

'Pn sono distinte,

e, q;, ,

[11.34]

i=l

cii.7 > Si veda, ad es., il chiaro cap. XI dell'op. di KARMAN e B1or citato nella nota 11.1 .

Capitolo undicesimo

228

Differenze finite nello studio delle travi

con le costanti e, da determinare mediante le condizioni ai limiti che la funzione J-i: deve soddisfare; esse, come abbiamo visto, vengono inevitabilmente
chiamate in causa nella scrittura del sistema delle equazioni alle differenze.
In definitiva, la soluzione dell'equazione [11.30] pu essere ottenuta (continuando a utilizzare la corrispondenza tra le propriet delle equazioni differenziali e alle differenze) sommando alla soluzione [11.34] dell'omogenea
associata una soluzione particolare, che tiene conto del termine noto hx.

Adottata la soluzione particolare M,= C sostituendo nella [/] si ricava


C= -ql'/12. La s?luzio'.'e generale dell'equ~zione [/] data dalla somma
d~lla soluzione dell associata omogenea (al solito con C2 =0 per la ragione
vtsta nel punto a) e di una soluzione particolare:
M,=C, (-0,26795)x-ql'/12,

Esempio 11.5.

a) Trave di infinite campate, con la sezione iniziale soggetta a un momento


M, (fig. 11.6a)

(il.8)_

Rese indipendenti le campate mediante tagli praticati sugli appoggi, ed esplicitati i momenti Mi (i=l, 2, ... , x, ...), l'equazione ricorrente di congruenza
(equazione dei tre momenti, par. 14.2.1)

[g]

e imponendo la condizione che per x=O sia Mx=O, si ottiene

Mx= -

Risolvere, sostituendo al sistema di equazioni alle differenze la corrispondente


equazione algebrica, una trave prismatica continua a campate uguali, variamente
caricata.

229

ql'

JT [1-(-J)X (0,26795)'].

[h]

:r:a1~ risultato pu essere ottenuto immediatamente con il metodo dei vincoli


aus11Iar1, come conseguenza del caso trattato nell 'es. a): pensando, in una prima

. oc;
O

b)

a)
z::

z:: :zs: 2 3

J!1 tf';)f' !UJ!I ti '!R


O

e)

~:zs:
O I
2
X

Fig. 11.6

[a]

che, evidentemente, un'equazione del tipo [11.30]. Posto Mx=C<px, la corrispon~


dente equazione algebrica [11.33] risulta, moltiplicando tutti i termini per <p,
'1''+4g+l=0<11.0J.

Le radici sono
<p,=-2+V3 =-0,26795,

[b]
<p,=-3,73205,

[e]

Mx=C, (-0,26795)"+C, (-3,73205)'.

[d]

Le costanti Ci, C 2 sono da deterniinarecon le condizioni ai limiti: i momenti


si debbono estinguere facendo tendere x. all'infinito, pertanto dev'essere C 2 =0;
inoltre per x=O si deve avere Mx=M0 , quindi C1 =M0 In definitiva la soluzione
risulta [(-0,26795)x=(-J)x (0,26795)x]

Mx=M, (-1)" (0,26795)".

[e]

b)' 'trrave di infinite campate cariccite uniformemente (fig. 11.6b).


tr~

momenti in questo caso (form. 14.3; <p,,=2 ql'/24 EJ):


.(\(,_, +4M,+.M:x+,= -ql'/2.

[/]

Si veda, ad es., il par. 3 del cap. citato nella nota 11.7.


Tale equazione [b] pu, essere ottenuta direttamente. Infatti, avendo la trave
infinite campate uguali, si ha:
(ll.s)

;per

.(11 .9 >

e~~

Mx

Mx+l

Mx-1

= Mx :;

detto <p questo rapporto, si ha:


Mz.i.1

Mx.r1

M,_, = M,

Mx

M,_,

c) T;ave di n campate, soggetta a un carico variabile linearmente (figura


ll.6c) (s1 veda la nota 11.8).
L'equazione dei tre momenti in questo caso (form. 14.4)

e la soluzione della [a] vale, secondo la [11.34],

L 'equazion~ dei

fase pr?vvisoria, ~a sezi<?ne O iniziale incastrata perfettamente, i momenti su li


-q/2/12; occorre poi allentare il vincolo provvisor~o
In O, oss1a considerare la trave scarica, soggetta a Mo= +q/2/12.

~ppogg1 .sono t,uttt ugualI a

,e.sostituendo nene(iuazine [a] si ottiene subito l [b].

'P

Mx-1+4Mx+Mx+1=-

qn/2

----z;:;- X=-ax.

[i]

Adottata la soluzione particolare Mx,p=Cx, sostituendo nella [i] si ricava


C(x-1)+4C x+C(x+l)=-ax,

C=-a/6,

Mx,p=-ax/6.

[I]

. La soluzione generale dell'equazione [i] si ottiene come somma della soluztone [d] dell'associata omogenea (ora C 2 diversa da zero perch le campate
non sono infinite) e della soluzione particolare [/]
'
Mx~C, (-0,26795)"+C, (-3,73205)'-ax/6.

[m]

. Dovendo aversi Mx=O per x=O, risulta C 2 = -C1 ; si ha inoltre l'ulteriore condizione Mx=O per x=n. La soluzione quindi definita.

C)

SISTEMI DI TRAVI IPERSTATICI


L'INTERPRETAZIONE ELASTICA

CAPITOLO

XII

PREMESSE E RICHIAMI

12.1. Condizioni di equilibrio di una struttura espresse con


di rigidezza.

coefficienti

12.1.1. Strutture caricate in corrispondenza dei nodi.


a) Una struttura costituita in genere da pi elementi (o membrature)
connessi l'uno all'altro in corrispondenza dei nodi, nei quali si pensano agenti
le azioni esterne; spesso, per semplicit, chiameremo tali azioni genericamente
forze" F, indipendentemente dal fatto che si tratti di forze vere e proprie
o di coppie. Analogamente, saranno indicati con la denominazione sintetica
di movimenti >> tanto gli spostamenti, quanto le rotazioni delle sezioni _o
dei nodi; e in generale verranno presi in considerazione i movimenti a tra
loro indipendenti, ossia necessari e sufficienti per rendere definita la configurazione deformata della struttura. Cos, volendo citare un esempio, per
il telaio della fig. 12.l gli spostamenti orizzontali dei nodi B e C debbono

"

"
F

Fig. 12.1

essere uguali a quello del nodo A, se si omette, come in genere lecito, la


deformazione per lo sforzo assiale; per cui i movimenti effettivamente indipendenti sono complessivamente nove, ossia le rotazioni dei sei nodi e le
traslazioni delle due travate e del montante. Inoltre un movimento che interviene interamente nel far compiere lavoro a una data forza viene detto
ad essa correlativo; e naturalmente vale la definizione inversa. S'intende che
agli n movimenti indipendenti dei nodi (a1 , a 2 , , an) corrispondono in genere n correlative forze (F1 , F 2 , ... , Fn); e che in pratica alcune di esse pos-

234

Capitolo dodicesimo

Premesse e richiami

sono esser nulle, pur sussistendo i correlativi movimenti, e viceversa. In


merito ai simboli che verranno pi frequentemente impiegati, delle forze F
si indicheranno con P i carichi e con M i momenti; e se sar opportuna
una maggiore specificazione, con X, Y, Z e Mx, My, Mz le relative componenti secondo gli assi di un riferimento cartesiano; per con X si indicheranno anche le forze incognite agenti su una struttura. Analogamente,
per quanto riguarda i movimenti, o saranno gli spostamenti (u, v, w le componenti secondo x, y, z, se sar necessario specificarle), <p le rotazioni. Infine
il simbolo S potr significare una qualunque caratteristica di sollecitazione
e fJ il correlativo movimento specifico.

Per quanto riguarda le convenzioni sui segni da attribuire alle varie azioni
presenti nelle equazioni di equilibrio, riteniamo positivi i momenti destrogiri, le forze orizzontali verso destra, quelle verticali verso il basso; e analoghe
convenzioni vengono adottate per i movimenti (voi. I, par. 8.3).
Qualche chiarimento pu essere opportuno anche in merito ai segni attribniti ai termini presenti nel sistema [12.1], per il quale la generica equazione
pu venire in breve scritta

b) Se pensiamo di imprimere ad un qualunque nodo di una struttura un


movimento a;= 1 considerando tutti gli altri movimenti indipendenti nulli,
in generale semplice ricavare le conseguenti sollecitazioni S e le forze F che
si manifestano in corrispondenza sia del nodo direttamente interessato, sia
dei nodi circostanti; tali forze vengono dette coefficienti di rigidezza k, per
cui, con il consueto significato degli indici, k,J la forza F, dovuta al movimento isolato a!= I. Data una struttura caricata nei nodi, se pensiamo di
conoscere tutti i suoi movimenti effettivi a, risulta definita, per il significato
attribuito agli stessi a e per l'unicit della soluzione elastica, la sua configurazione deformata che, essendo l'effettiva, deve risultare in equilibrio; pertanto dev'essere in equilibrio anche ogni suo nodo, e la somma delle forze F
di una certa natura, che un qualunque nodo riceve dalle membrature ad esso
collegate, deve equilibrare la corrispondente forza esterna. Di conseguenza,
avendo presente la definizione data di coefficiente di rigidezza, le equazioni
di equilibrio (dei nodi o di elementi della struttura) corrispondenti ai movimenti a possono venire scritte nella forma

235

- J: k,! a;+F,=0,

[12.l ']

f=l

mettendo cos in risalto le dne essenziali presenze della forza esterna e del
complesso delle azioni interne, queste ultime conseguenti ai vari movimenti
indipendenti a. Che le azioni interne debbano figurare col segno negativo,
facile rendersi conto per la definizione data dei coefficienti di rigidezza, i

k11
,,-"

,' ,li,__

Cf,=1

'

B,.!

M;,b '
~r:: q;-1

\..!:;(.LS'(

~A

Ate

Ikll =A'{,,,+~ I

k,2
,--,

fl':z =1 :

'A

'B -k,2 :

I
\
I

Bf

~:

~=1

a)

k 11a 1 +k12 a 2 + ... +k,!aJ+ +k,.a.=F1


k21a 1 +k22a 2 + ... +k,JaJ+ +k,.a.=F2
[12.l]

kn 1a,+k.2a2 + ... +k.!a!+ ... +knnan=Fn,


ed evidente che in tali equazioni, che sono lineari avendo supposta lecita
la sovrapposizione degli effetti, per il teorema di reciprocit (o di Betti) risulta kiJ=J1i <121 ).
12 1
< > Per effetto di un generico movimento <1J=l isolato (ossia con tutti gli altri movimenti indipendenti nulli) si abbia il sistema di forze [Fri]=[k11 , k 21 , ... , kn11; per un secondo
movimento isolato a 1=1 si abbia il sistema {Fr;]=[kli, k 21 , ... , kn;]. Il lavoro esterno
mutuo che il primo sistema di forze [Fr;l compie per i movimenti correlativi (che si ridu~
cono al solo a 1=1) dovuti al secondo sistema vale L1 z=k;j 1; il lavoro esterno del
secondo sistema [Fr;] causato dai movimenti (a1=1) dOvuti al primo vale L 2 , 1 =ki 1 1.
Quindi per il teorema di Betti risulta k,i=ki

Fig. 12.2

cui segni, per le convenzioni adottate, sono concordi con quelli dei correlativi movimenti a. Infatti, riferendoci per maggiore concretezza al semplice
esempio della fig. 12.2a, chiaro che il coefficiente di rigidezza k 11 =M +M.,
il fittizio momento che sarebbe necessario applicare al nodo A (o pi precisamente alle estremit A delle aste A-B, A-C) per fare avvenire la sola rotazione a1 =1; momento considerato positivo, quindi con senso orario, con1e
la stessa a 1 Analogamente, per fare avvenire la sola rotazione a 2 =1 del

Premesse e richiami

Capitolo dodicesimo

236

nodo B, occorre l'intervento di un vincolo ausiliario nel nodo A (o pi precisamente all'estremit A dell'asta A-B) in grado di impedirne la rotazione
e di fornire il momento fittizio k 12 ; e s'intende che anche questo va slip
posto positivo, quiudi destrorso. Ma nell'equazione figurano le azioni interne (in questo caso i momenti) trasmesse al nodo in esame dalle varie
membrature; e allora, secondo quanto indicato nella figura, tali azioni
hanno senso opposto a quello dei momenti k, che come si detto si pen
sano applicati alle estremit delle aste.
Incidentalmente notiamo che i coefficienti di rigidezza per la trave prismatica della fig. 12.2b, avente l'estremit destra suscettibile di subire i due movimenti indipendenti a1 , a 2, valgono (i sensi delle forze F1 , F2 sono assunti
secondo la citata convenzione; R=EJ/l)
[a]

k 11 =4R,

e) In qualche caso pu essere opportuno determinare i coefficienti k per effetto


di un movimento a1= 1 considerando non tutti nulli i rimanenti movimenti indipendenti; ossia, ad esemp~o, se a1 uno spostamento, supporre nulli tutti gli altri spostamenti e invece libere di avvenire -le rotazioni (par. 13.5).
d) Se l'elemento strutturale complesso, per il calcolo dei coefficienti di rigidezza
pu essere conveniente l'impiego del principio dei lavori virtuali: consid~riamo. ad
esempio l'arco della fig. !2.2c per il quale si vogla determinare lo stato d1 sollec1tazione conseguente alla sola traslazioiie a1 =Ua=1 secondo l'asse x. Dette Xa, Ya,
Ma le incognite staticamente indeterminate presenti nella sezione A, si fanno intervenire una per volta le azioni ausiliarie Xa= 1, Ya= 1, Ma.= 1, da associare ai movimenti prescritti per la sezione A (ua=l, Va= O, IPa=O); quindi, se. con M'(Xa), M'C!a)~
M'(Ma) indichiamo i momenti in una generica sezione dovuti alle suddette az1oru
unitarie, le equazioni che esprimono il principio dei lavori virtuali sono, ?met;tendo~
come di solito lecito per una struttura del genere, i lavati interni relativi aglr sforzi
taglianti e assiali,

1 l

=J M M'(Xa) ds/EJ,

0= M M'(Yal dsjEJ,

[b]

0= M M'(Ma) ds/EJ,

essendo M (momento effettivo)=Xa M'(Xa)+Ya M'(Y.)+Ma M'(M.).


Dalle equazioni [b], esprimenti la compatibilit coi vincoli, si ricavano Xa=k11 ,
Ya=k 21 , Ma=k3i. che sono i coefficienti di rigidezza in A; e dalle condizioni di
equilibrio per l'arco si ottengono X1;, Y 1"' M1;, coefficienti di rigidezza in B.
e) Ricavati i movimenti ai dal sistema di equazioni [12.1], lo stato di sollee;ita.:.
zione pu essere determinato utilizzando il lavoro preliminare svolto per la definizione dei coefficienti di rigidezza (es. 13.1); in particolare una qualunque sollecita-

237

zione pu venire espressa nella forma


S1,=h1a1+hi 2a 2 + ... +f41a1+ ... +hinan,

[12.2]

avendo indicato con hii il valore della stessa sollecitazione Si per a1= 1; ed chiaro
che, in genere, non tutti i movimenti interverranno nell'espressione [12.2].
12.1.2. Strutture genericamente caricate. Il ricorso a vincoli ausiliari.

a) In genere conveniente suddividere il calcolo nelle seguenti due fasi:


I. Si considera la struttura soggetta ai carichi e fornita nei nodi di vincoli
ausiliari, ossia fittizi, atti a rendere nulli i movimenti indipendenti (vol. I,
cap. 9); in generale tutti i movimenti indipendenti, alle volte in parte, come
vedremo, ma chiaro che si fa ricorso a vincoli fittizi soltanto quando la
loro applicazione risulta conveniente. li calcolo da effettuare in generale
semplice, perch per ora non viene coinvolto il comportamento dell'intera
struttura; nelle sezioni estreme delle membrature incastrate si hanno le sollecitazioni S d'incastro perfetto; in corrispondenza dei nodi, le reazioni F dei
vincoli ausiliari. In tale soluzione particolare la congruenza rispettata,
prch la presenza dei vincoli ausiliari non provoca discontinuit delle deformate; e ad esempio un morsetto, che impedisca la rotazione di un nodo, rende
tutte nulle, quindi non diverse tra loro, le rotazioni delle sezioni delle aste
che si collegano nello stesso nodo. Per la struttura non in genere equilibrata, essendo i nodi soggetti alle reazioni immaginarie dei vincoli fittizi.
2. I vincoli ausiliari in realt no:ti esistono, quindi debbono essere soppressi;
ci che equivale ad applcare le loro reazioni F cambiate di segno, ossia a
considerare la struttura soggetta, soltanto in corrispondenza dei nodi, alle
forze

F=F,-F,

[12.3]

avendo indicato con F0 le azioni esterne. E cos si ricade nel caso, esaminato
nel punto precedente, per il quale le condizioni di equilibrio possono essere
espresse nell'utile forma [12.l] C12 2>; non staremo a insistere, perch per
quanto ci sar necessario pu bastare il cenno fatto, e anche perch il metodo
dei vincoli ausiliari venne gi precedentemente illustrato. Ci limitiamo a
ricordare che, se una quantit nulla nella pri:ffia fase, il suo valore ovvia~
mente coincide con quello che si ricava nella seconda: ci per l'appunto
accade per i movimenti dei nodi provvisoriamente vincolati; quindi, ad esempio per la struttura della fig. 12.3, a tale effetto. le condizioni di carico a), e)
sono equivalenti (propriet dell'equivalenza; voi. I, par. 9.2.3).
<12 2 > Con riferimento alla fig. 12.3, si ha, ad es. ne1Ia prima fase (nodi bloccati) pensando le aste prismatiche: Mb,,=q1 a 2/12 (destrors_o),_ Mh 0 =-q1bz/12 (sinistrorso), M 0 b=
.:o=q1 b~/12. Quindi, nella seconda fase, si debbono applicare, ad es., in corrispondenza
del' nbdo B, le <1 forze F 4 = -(q1 a 2/12-q1 b 2/12), F 3 =q1 (a+b)/2; e nel nodo C,

F,~M,.-(q,b'/12).

238

Capitolo dodicesimo

Premesse e richiami

S'intende che per ottenere il valore totale di una qualunque sollecitazione S, occorre poi sovrapporre gli effetti ricavati nelle due suddette fasi,
ossia sommare al valore [12.2] quello d'incastro perfetto della prima, scrivendo in definitiva
S, (totale)=S,+S,{a)=S,+E h,1a1
[12.4]

Per l'arco parabolico avente la sezione variabile con la legge J=Jofcos {}


(fig. 12.4), nei quattro casi gi citati per la trave prismatica si ha (par. 4.5)

q,

_,_ n

q,

lj,

"'

"'

'I,

_,_

lj,

e )M,,

a)

essendo R,=EJ,jl; e quando l'arco abbastanza ribassato (freccia non


grande rispetto alla luce), tali rigidezze differiscono non molto da quelle
relative all'arco circolare di sezione costante, per il quale, ad esempio, la
rigidezza alla rotazione vale, se l'estremit B incastrata e f=l/5,

W.=7,79R (v. es. 4.8).

a~h

[12.7]

Tmve prismatica (RJJ/l}


a)

_,_

_,_

"

239

~GA

B
1Tf-4RI

b)

"Te;.

Tf-3R

e)

d)

:dG
B A

Tf-2R

_;;,M
Jll{.6R

Fig. 12.3

12.1.3. Casi particolari dei coefficienti di rigidezza: rigidezze alla rotazione


e alla traslazione.
a) Rigidezza alla rotazione. - Alcuni valori dei coefficienti di rigidezza
definiti precedentemente (par. 12.1.1) hanno particolare importanza in relazione ai procedimenti di calcolo che verranno in seguito illustrati, e in particolare a quelli atti a fornire facilmente valutazioni approssimate delle sollecitazioni; di tali coefficienti si gi precedentemente parlato (voi I, par. 8.7),
ma pu essere utile un loro rapido richiamo, unitamente con alcune relat.ive
propriet.
Data una trave A-B, pensiamo di imprimere alla sua sezione terminale A
la rotazione op.=l, considerando gli altri movimenti di entrambe le estremit nulli: definiamo rigidezza alla rotazione w. il correlativo momento,
che pu esser pensato indifferentemente causa o effetto di detta rotazione.
Evidentemente w., lo abbiamo detto, non altro che uno dei coefficienti
di rigidezza definiti nel par. 12.1 e, come stato accennato per essi, in certi
casi pu esser conveniente non impedire tutti i movimenti. Citiamo alcuni
casi di particolare interesse: per la trave A-B prismatica con le estremit
aventi nullo lo spostamento relativo, se la sezione B incastrata (fig. 12.4a)

Ma 4EJ
W.=--=--=4R ;
'7'a
I

[12.5]

nei casi in cui la sezione B sia lasciata libera di ruotare, o si abbiano configurazioni simmetrica o antimetrica (fig. 12.4b, e, d),

Wa=3R,

W.=2R (per coppie simmetriche),


[12.6]

Wa=6R (per coppie antimetriche).

trave prismatica (R.Ej!l}

0~ 1 6Rll

A,q_~,

PI

r'-

_p/

_, 3R//.

3R
I'

b)

_F//2
arco po,mbolico (J.J/cos{},]\.Ej/l}

Pc

~~1'5~
~-./<i~-l,\y ~:f ~!L d)
Fig. 12.5

~:'.~

b) Rigidezza alla traslazione. - Data una trave A-B, pensiamo di imprimere alla sua sezione terminale A la traslazione o.= 1 lungo una data direzione, considerando gli altri movimenti cli entrambe le estremit di solito nulli:
definiamo rigidezza alla traslazione u. la correlativa forza, che pu essere pensata causa o effetto, indifferentemente. Citiamo alcuni casi ricorrenti: per

Capitolo dodicesimo

Premesse e richiami

l'asta A-B prismatica, con l'estremit A soggetta allo spostamento normale


al suo asse o= 1 e con l'altra estremit B impedita di ruotare {fig. 12.5a),

Allora per una qualunque asta s risulta, utilizzando la relativa espressione M;,= W,, 'Pi [relaz. 12.11],

240

12EJ 12R
Ua=-,-=--p:-;
1

[12.8]

[12.14]

[12.9]

ossia il momento esterno si ripartisce tra le varie aste in modo proporzionale


alle rispettive rigidezze alla rotazione; e e il coefficiente di ripartizione. Pu

e se la sezione B invece libera di ruotare,


3EJ
u.=-1-,-.

241

Nel caso dell'arco parabolico simmetrico (fig. 12.5), avente le rotazioni


delle sezioni estreme bloccate o consentite (par. 4.5), le rigidezze alla traslazione lungo la corda valgono:

essere opportuno notare che le espressioni [12.5 e 12.6] delle rigidezze (relative
ad aste prismatiche) potranno essere impiegate soltanto quando i nodi ruotano senza traslare; ed chlaro che se la sezione di un'asta variabile, posA ,.

a)

[12.10]

12.1.4. Distribuzione di un momento tra piu aste aventi rigidezza alla rotazione nota.
A un nodo J in cui si collegano n aste per le quali nota la rigidezza alla
rotazione, sia applicato un momento M; (fig. 12.6); allora utile, in relazione
anche allo studio di strutture complesse, conoscere come M 1 si ripartisce
tra i vari elementi strutturali. Se il collegamento rigido, la rotazione 'Pi
del nodo dev'essere uguale, per congruenza, alla rotazione delle sezioni
estreme delle aste che si saldano in J; per cui esse ricevono i momenti, ricordando la definizione di rigidezza alla rotazione,

B
Fig. 12.6

sono essere utilizzate le tabelle date nel par. 3.2. Un esempio molto semplice
di ripartizione di un momento tra due aste aventi uguale rigidit R=EJ/I,
ma diversamente vincolate, riportato nella stessa fig. 12.6b:

M 1a= YV1a ffi


Mi,= Wio'PJ

[12.11]
3R
M,, =M _3_R_+_4~R-

Se il momento Mi destrogiro, debbono esser tali sia la rotazione 'Pi


sia i momenti applicati alle estremit delle varie aste; quindi il nodo riceve,
oltre al momento esterno, i momenti sinistrogiri Mi ... , Mi (fig. 12.6),
e per il suo equilibfio giratorio si deve avere
n

Mi-}; Mi,=0.

[12.12]

i=l

Sommando allora membro a membro le relazioni [12.11], si ottiene


Mi,=M;='Pi E
i

w,,,

[12.13]

3
7 M,

12.1.5. Distribuzione di una forza trn piu aste aventi rigidezza alla traslazione nota.
a) S'intende che tanto la forza quanto le rigidezze debbono essere correlative al medesimo movimento. Tutto analogo a quanto stato visto relativamente alla ripartizione di un momento: consideriamo una trave j indeformabile, che collega pi aste ad essa ortogonali aventi rigidezza alla traslazione nota, soggetta a nna forza P1 assiale {fig. 12.7). Lo spostamento b;
della trave dev'essere uguale, per congruenza, allo spostamento relativo delle
estremit delle varie aste; qnindi per ciascuna di esse, ricordando la definizione di rigidezza alla traslazione, la parte assorbita del carico, ossia lo
16 -

PozzATI, II-1.

242

Capitolo dodicesimo

Premesse e richiami

Pja='U;a /!Jj
P,,=[fiv ~,

cendo riferimento alla struttura indicata nella fig. 12.8, le colonne di un


medesimo piano j hanno le sezioni estreme che subiscono un uguale spostamento relativo; quindi la forza applicata alla travata j di tale piano (che
coincide con lo sforzo di taglio complessivo in una ideale sezione che in-

sforzo tagliante, vale


[12.15]

243

tersechi tutte le colonne inferiori), vale, facendo riferimento al caso indicato,

Ma per l'equilibrio della trave j alla traslazione si deve avere


n

[a]

P1-L; P1,=0,

T1=P1 +P,+P3 . La forza T1 dev'essere ripartita, secondo la [12.17], proporzionalmente alle rigidezze alla traslazione delle colonne; ma nell'espressione che definisce le rigidezze sono comuni i valori di E, di i=h1 e del
coefficiente numerico, quindi la ripartizione pu essere eseguita in parti

i=I

quindi, sommando membro a membro le relazioni [12.15], si ottiene

P,

..-~~..,,_~~~--.,

[12.16]
traVataj

e per una qualunque asta s, utilizzando la relativa espressione [12.15],


[12.17]
ossia il carico esterno si ripartisce tra le varie aste proporzionalmente alle
rispettive rigidezze alla traslazione. Un esempio riportato nella stessa fig. 12.7

proporzionali ai momenti d'inerzia J1 delle sezioni dei vari ritti del medesimo piano; e, ad esempio, per l'asta a risulta

a)

p
8
2-. J
A

8
"1Jr

[12.18]

<J

lJa

_l

pd
p
Lo- ....J.
Fig. 12.7

Fig. 12.8

ljb

l}c

riguardante tre aste uguali ma diversamente vincolate: le rigidezze alla traslazione, posto c=EJ/l', valgono U31 =3c, U42 =12c, U35 =12c; e ad esempio per l'asta 4-2 risulta
12
T 42 =PTI'
b) Pu essere opportuno osservare che i diagrammi degli sforzi taglianti
e dei momenti flettenti dei ritti di un telaio comprendente pi piani sono
calcolabili con semplicit quando i nodi possono soltanto traslare e sono
note tutte le forze orizzontali applicate in corrispondenza delle travate. Fa-

essendo la somma estesa a tutte le aste dello stesso piano j.


Ovviamente l'osservazione fatta vale anche quando il telaio sia soggetto
a forze orizzontali agenti anche non in corrispondenza dei nodi, essendo
sufficiente, per applicare le cose dette, ricorrere ad appoggi ausiliari che provvisoriamente blocchino gli spostamenti orizzontali.
Utilizzando le rigidezze alla traslazione immediato il calcolo della defor-

mata del telaio che ha i nodi liberi di traslare ma non di ruotare; infatti lo
spostamento relativo di una travata j rispetto alla sottostante j-1 vale, per
la [12.16],
[12.19]
essendo T, lo sforzo tagliante del piano in questione.
12.1.6. Osservazioni.

La validit delle equazioni di equilibrio [12.1], del tutto generale nell'ambito delle ipotesi fatte, indipendente dall'essere la struttura isostatica o
iperstatica. Dal grado di iperstaticit dipende il numero dei movimenti indi-

244

Capitolo dodicesimo

pendenti che intervengono quali incognite uelle stesse equazioni [12.l]; quindi
si verifica la singolare circostanza che se, aumentando il numero dei vincoli,
diminuiscono i movimenti, diminuisce il nu1nero delle incognite da determinare.
In conclusione, dalle equazioni [12. l] scaturisce il procedimento, detto
dell'equilibrio (voi. I, cap. 8), che tende a semplificarsi aumentando il
numero dei vincoli, e viceversa a complicarsi via via che la struttura si approssima all'assetto isostatico; ci fa intravedere, come pi estesamente vedremo
nel par. 12.3, la dualit di tale metodo rispetto a quello della congruenza,
col quale, considerando come incognite le azioni staticamente indeterminate,
le difficolt crescono invece con l'aumentare del grado d'indeterminazione
statica. Dualit d'altronde gi chiaramente insita nelle equazioni [12.1] e
in quelle [12.20], che vedremo a proposito del secondo metodo: infatti i coefficienti di rigidezza comportano per loro definizione il rispetto della congruenza, perch quando s'imprime a un nodo j un movimento isolato ai=l,
e se ne trovano i riflessi su una qualunque parte o sezione i della struttura,
al movimento del nodo .i partecipano uguahnente tutte le sezioni ad esso collegate; quindi con le equazioni [12.I] si determina l'unica soluzione che, tra le
infinite congruenti, ha la prerogativa di essere equilibrata. II discorso si rovescia per il metodo della congruenza col quale, introducendo sin dall'inizio
la condizione dell'equilibrio, si determina l'unica soluzione che, tra infinite
equilibrate, ha la prerogativa della congruenza.

12.2. Condizioni di congruenza per una struttura staticamente indeterminata. Coefficienti di deformabilit.
a) Le equazioni di congruenza espresse con i coefficienti di deformabilit.
Una struttura iperstatica che presenta n gradi di indeterminazione statica
pu essere resa isostatica sopprimendo un corrispondente numero di vincoli
esterni e interni, ed applicando al loro posto le relative reazioni incognite X,,
da determinare con le condizioni di dar luogo a una deformazione della
stessa struttura congruente e compatibile con la presenza dei vincoli eliminati.
In una generica posizione della struttura principale isostatica (soggetta alle
azioni esterne e a quelle incognite X,), dove stato praticato uno dei tagli
per rimuovere la connessione iperstatica, indichiamo con a10 il movimento,
per effetto dei carichi, correlativo all'azione X; messa in evidenza dallo stesso
taglio; con a1i il movimento ~ conseguente a una generica altra azione Xi= 1;
movimenti che sono ritenuti positivi se hanno segno concorde con quello
assunto per l'azione X;. Allora le condizioni di congruenza sono esprimibili
nella forma (gli indici, come per il sistema [12.l], non significano pi una
posizione, ma una diretta dipendenza tra azioni e movimenti; si pensano per

Premesse e richiami

245

il momento nulli cedimenti dei vincoli e distorsioni):


anX1 +a12X2 + ... +awY,+ ... +a1.x.+a10 =0
[12.20]
an1X1 +an2X2+ ... +anjXi+ +annXn +an 0 =0 ;

e sono sostanzialmente le equazioni di Miiller Breslau, che con espressiva


sintesi risolvono il problema staticamente indeterminato.
I coefficienti ~t e i termini noti aio possono essere calcolati applicando
il principio dei lavori virtuali. Le loro espressioni valgono, omettendo la
deformazione per gli sforzi taglianti,

a"=E{f M'"'M"" ds/EJu+f M',,M,, ds/EJ,+


m

'

'

[12.21]

+f,M',,M,, ds/GJ,+f,N,'N, ds/EA},


a,1=E{f My,'My( ds/EJ"+f M,,'M,( ds/EJ,+
m

'

'

[12.22]

avendo indicato con (My1', . , N1') le componenti dell'azione interna in una


generica sezione riferite a una terna di assi ortogonali (di cui y, z sono da
assumere paralleli agli assi principali della stessa sezione), per effetto dell'azione virtuale X,=l correlativa al movimento a,; (M"" ... , N,) le analoghe
sollecitazioni provocate dalle azioni esterne; (My/, ... , N/) le sollecitazioni
provocate da una generica azione Xi= 1 agente in i. Gli integrali sono evidentemente da calcolare per l'intero sviluppo s di ciascun elemento strutturale.
Le somme debbono essere estese alle m membrature componenti la struttura
principale isostatica, con l'avvertenza, quando si calcola ~1 , di includere
nella somma anche la stessa membratura j, se essa (ad esempio un'asta di
un traliccio) stata resa inattiva per ottenere la configurazione principale.
Fatto questo che appare chiaro appena si rifletta a come viene dedotta l'equazione [12.22] applicando il principio dei lavori virtuali (par. 12.3); ossia tenendo presente che una forza X 1=1 (considerata sulla struttura principale
per calcolare a1,) non sollecita, tanto per rifarsi all'esempio citato del traliccio,
l'asta .i recisa perch sovrabbondante; ma che la stessa asta sollecitata
invece dalla X,= I considerata per ricavare a;1.
Nel caso che gli effetti esterni provochino auto tensioni (ossia uno stato
di tensione indipendente dai carichi e dovuto, ad esempio, a variazioni di
temperatura o a cedimenti di vincoli), rimane inalter~to il calc:olo dei vari ai1;
mentre al posto delle deformazioni conseguenti ai carichi e relative a tratti

Capitolo dodicesimo

Premesse e richiami

di lunghezza unitaria (My,/EJ", .. ., N,/EA) sono da porre i corrispondenti


movimenti provocati dal disturbo agente (ad es., nel caso di una variazione
uniforme di temperatura su una membratura, a N 0 /EA dev'essere sostituito a,t,'); e se si hanno distorsioni piu alcuni punti delle varie membrature

In tutte le valutazioni precedenti, riguardanti distorsioni o cedimenti dei


vincoli, particolare attenzione da porre nell'attribuzione dei segni (nota 12.3).
In casi incerti, conviene rifarsi alla formulazione diretta del principio che,
come vedremo (par. 12.3), comporta in genere operazioni pratiche identiche
a quelle espresse sinteticamente dalle equazioni [12.20].

246

247

[12.23]
essendo S/ la caratteristica di sollecitazione correlativa a {3, conseguente
all'azione unitaria X,=l, correlativa ad a, (es. 14.1) <12 3l.
S'intende che, se il vincolo in corrispondenza del quale si scrive una delle
condizioni di congruenza [12.20] subisce un movimento di valore prescritto a,
o di natura elastica (caratterizzata dal coefficiente a,.), al secondo membro
della stessa equazione si deve porre, anzich zero, ai oppure xi . Utv E se
la stessa configurazione principale a possedere vincoli cedevoli (es. 14.2),
si deve allora considerare, per quanto riguarda il contributo dato dalla cedevolezza del vincolo (si veda la nota 12.3)

b) S'intende che coefficienti di deformabilit per elementi strutturali costituiti da travi prismatiche possono essere frequentemente dedotti da formule
note. A tale proposito si ricorda che la rotazione dell'estremit A di una
trave prismatica AB appoggiata pu venire calcolata con l'espressione

avendo indicato con M., M. i momenti d'incastro perfetto supposti destrogiri (v. tab. 3.5) e applicati alla trave cambiati di segno, quindi sinistrogiri.
E per la trave con un'estremit A appoggiata e l'altra B incastrata,

[12.24]
[12.25]
dove L1v,, il movimento (del generico vincolo cedevole s) impresso, o elastico per effetto delle azioni esterne agenti sulla struttura principale; R,,'
la reazione dello stesso vincolo, correlativa a Av 08 , per effetto dell'azione
virtuale Xi=!. Definizioni analoghe possono essere date a proposito della
[12.25], essendo L1v,1 il movimento elastico provocato dalla generica azione

x,=L

<12 3 > Il termine a10 si ricava in questo caso adottando come sistema di forze equilibrate
l'azione Xi=l e le sue conseguenze, e come sistema di movimenti, piccolissimi e congruenti, le distorsioni 'fi; pertanto, per il principio dei lavori virtuali:

a,.+2: S/p~o,

e) Il sistema dei movimenti indipendenti espresso in funzione delle forze


esterne.

Data una struttura iperstatica, dopo aver risolto il problema staticamente


indeterminato, si in grado di calcolare, applicando ancora per esempio il
principio dei lavori virtuali (i diagrammi delle sollecitazioni effettive sono
ora noti), gli n movimenti indipendenti dei nodi che definiscono la deformata
di una struttura. E se con F 1, ... , Fn si indicano le forze correlative a tali movimenti, si pu scrivere, pensando la struttura caricata soltanto nei nodi,

a1 =c11F1 +c12F2 + ... +c1;F1 + ... +c,nFn

[a]

e il segno di un generico termine della sommatoria positivo se il senso della sollecitazione S/ coincide con quello della correlativa distorsione "jj. Per esempio, nel caso di una
asta riscaldata di una travatura reticolare, se l'asta tesa da S;', i due sforzi uguali e contrari applicati ai nodi che delimitano l'asta (si allontanano dai nodi) compiono lavoro
virtuale negativo (quindi a 1" positivo), perch, per effetto dell'accresciuta lunghezza dell'asta, il senso del loro spostamento relativo contrario al loro segno (es. 14.1)..
Altrettanto pu essere detto per il cedimento Lfv0 di un vincolo s [rel. 12.24, 12.25];
e il segno da assumere positivo (pensando, come nella [aJ, tutti i termini portati al primo
membro), se il senso della correlativa R 81 ' (reazione del vincolo provocata da Xi=l) lo
stesso del cedimento (es. 14.2).
Per il calcolo di a;o dato dalla [12.21} [uguale osservazione vale per la 12.22], nell'equazione dei lavori virtuali il segno di ogni contributo infinitesimo [ad es., N/(Nads/EA)]
negativo (pensando, come nella [a], tutti i termini portati al primo membro) se N/, N 9
hanno uguale segno (entrambi di trazione o di compressione), come si riconosce facilmente
constatando che le due azioni mutue N/ (per es. di trazione), applicate alle due sezioni
della struttura privata del tronco ds, compiono lavoro negativo per un allungamento
dello stesso tronco (si veda, in proposito, il par. 5.4 del vol. I).

[12.26]

avendo indicato con c1i il generico coefficiente di deformabilit, ossia il movimento j prodotto dalla forza unitaria correlativa a un altro qualunque
movimento i. Tale sistema corrisponde a quello [12.1]; vedremo nel cap. XV
le propriet, in termini matriciali, che legano i due sistemi, i quali stabiliscono in veste duale la dipendenza tra cause e relativi effetti.
Quando i carichi non agiscono soltanto nei nodi, basta al solito, per calcolare i movimenti degli stessi nodi, considerare le forze F,-F [rei. 12.3],
al posto delle sole F.

248

Capitolo dodicesimo

Premesse e richiami

12.3. Metodo dell'equilibrio e metodo della congruenza: due modi di


applicare il principio dei lavori virtuali.
gi stato accennato che le equazioni di equilibrio [12.I] relative a una
struttura staticamente indeter1ninata individuano I'unica soluzione equilibrata tra le infinite configurazioni congruenti possibili, essendo le condizioni
di congruenza introdotte indicando, ad esempio, con Io stesso simbolo <p1
le rotazioni delle varie sezioni saldate al medesimo nodo J; e che per
contro le condizioni di congruenza [12.20] determinano l'unica soluzione
congruente tra le infinite configurazioni equilibrate, venendo le condizioni di
equilibrio immesse nel rendere esplicito il numero delle incognite. facile rendersi conto del fatto, precedentemente soltanto accennato (voi. I,
par. 8.2 b), che i due citati sistemi di equazioni, dai quali derivano i due
metodi dell'equilibrio e della congruenza, con tutti i possibili modi di
venire applicati, possono esser dedotti dal principio dei lavori virtuali; e
che anzi di tale principio essi non sono altro che due espressioni sintetiche e
dirette, tra loro legate da una corrispondenza pienamente duale. Per l'importanza che i due metodi hanno pu essere opportuno fissare brevemente l'attenzione sulla derivazione di cui si detto; s'intende che la soluzione del
problema dell'equilibrio elastico pu essere conseguita esprimendo simultaneamente, ossia con metodo diretto, sia le equazioni di equilibrio, sia quelle
di congruenza; ma cos operando si verrebbero a perdere in genere sensibili
vantaggi,
a) Le equazioni di equilibrio [12.1] ottenute impiegando il principio dei lavori virtuali.

Consideriamo un generico nodo di una struttura sede di un certo movimento a1


Volendo esprimere la condizione di equilibrio dello stesso nodo (considerato quale
elemento strutturale) nei confronti del citato movimento, associamo al sistema
delle forze (che supponiamo applicate nei nodi) e a quello delle sollecitazioni effettivo il movimento :fittizio elementare a1= 1, con tutti gli altri movimenti indipendenti nulli e con la deformata ad esso conseguente. Allora l'unica azione esterna a
compiere lavoro la Fj correlativa al movimento virtuale impresso; per cui se si
indica, per brevit di scrittura, una sola componente (ftessionale) dell'azione interna
complessiva, si ha
[a]

essendo al solito M il momento flettente effettivo ed M'(a1) il momento conseguente


ad a1= 1; e intendendo la somma estesa a tutte le membrature m che si deformano
per effetto dello stesso movimento virtuale. Ma, poich si supposto che le azioni
esterne siano applicate nei nodi (ci che non toglie generalit alle nostre osservazioni,
par. 12.1.2), il momento effettivo pu venire espresso come somma dei momenti
provocati dagli n movimenti indipendenti, fatti avvenire uno per volta,
M~M(a,)+ ... +M(a,)+ ... +M(an),

249

per cui l'equazione [a] pu venire scritta

F,~;;f[M(a,) M'(a1) ds/EJ+ ... +M(a,) M'(a1) ds/EJ+ ...

[b]

... +M(an) M'(a;) ds/EJ]+ ...

A questo punto facile constatare, ricordando la definizione di coefficiente di


rigidezza, che, ad esempio,
;;JM(a,) M'(a1) ds/EJ~(k!ia,) 1 ('-'),

per cui, sostituendo nell'equazione [b], si ottiene


Fj=k11 a1+ ... +k1i at+ ... +k1n an'

che coincide con la corrispondente equazione del sistema [12.1].


. La conclusione quindi che il sistema di equazioni [12.1] non altro che l'espressione intrinseca del principio dei lavori virtuali, applicato associando al sisteina di
azioni effettive quei certi sistemi fittizi di movimenti elementari a1 =1, ... , an=l,
ognuno considerato con la relativa parte di struttura deformata.
b) Le equazioni di congruenza [12.20} ottenute impiegando il principio dei lavori
virtuali.

Resa libera, mediante opportuni tagli, una struttura staticamente indeterminata


dai '7ncoli iperstatici, di essa pu essere considerata la corrispondente configurazione isostatica soggetta alle azioni esterne e a quelle interne incognite Xi.
... , Xn; queste ultime, poste in evidenza in seguito ai tagli praticati, debbono
avere valore tale che le singole parti deformate possano venire composte insieme, in modo da ricostituire I 'integrit della struttura data. La condizione di congruenza riguardante il movimento a1 (correlativo a una qualunque Xj) pu venire
e~pressa co~s!derando ~p:elicato alla co~gurazione principale il sistema ausiliario
d1 forze equ1hbrate cost1tu1to dalla sola azione Xj= 1 (con tutte le altre azioni nulle)
e dai relativi suoi effetti. Associando a tale sistema di forze il sistema di movimenti
effettivi, si ottiene, se si indica per brevit di scrittura una sola componente (:tessionale) dell'azione interna complessiva,
1.

o~;: J

[M'(X;) M ds/EJ+ ... ],

[a]

es~endo M il momento flettente effettivo, M'(Xj) il momento dovuto alla Xj= 1;


e intendendo la somma estesa a tutte le membrature m che si deformano per effetto
della stessa azione virtuale. Ma il momento effettivo pu venire espresso come somma
dei momenti provocati dalle azioni esterne e interne
M~M,+M(X,)

+ ... +M(X,)

+ ... -1- M(Xn);

[b]

112
.4> Il coefficiente di rigidezza kit la forza (correlativa al movimento ai) conseguente al solo movimento unitario a;,. Per calcolare k 1, adottiamo come sisten1a di forze
(e di sollecitazioni) quello che provoca il solo a 1=1; e come sistema di movimenti quello
el~mentare t4=1, con la conseguente deformazione. Delle forze, compie lavoro la sola
azione che si trova associata all'unico movimento (virtuale) che avviene nei nodi: tale
azione , per definizione, il coefficiente di rigidezza k 11 , e il suo lavoro virtuale vale quindi
Le=k1, 1. Il corrispondente lavoro interno risulta Li= -.f,j[M'(ctt) M'(a1) ds/EJ+ ... ];
e se si indica M(a1)=a1M'(a1), verificato quanto stato detto.

Capitolo dodicesimo

250

e poich facile constatare, ricordando la definizione di coefficiente di deformabilit,


che, ad esempio,
IJ[M'(X;) M(X,) ds/EJ+ ... J~aJiX,

(12.5J,

'"

!;' J[M'(X;)M, ds/EJ+ ...J~a1 0 ,


CAPITOLO

sostituendo nell'equazione [a] si ottiene


a1o+a11X1+ ... +a1nXn=O

che coincide con la corrispondente equazione del sistema [12.20].


La nota conclusione quindi che il sistema di equazioni [12.20] non altro che
l'espressione intrinseca del principio dei lavori virtuali applicato associando al
sistema di movimenti effettivi quei certi sistemi di azioni elementari X1 =1, .. .,
Xn= 1,_ ognuno considerato con la relativa parte di struttura deformata.
e) E appena il caso di rilevare la completa dualit dei ragionamenti fatti in questi

due ultimi punti del presente capitolo. E una dualit radicata nei due modi di applicare il principio dei lavori virtuali, diversi nel fatto che ciascuno pone a premessa
quel che l'altro persegue come fine; ed una dualit che accompagna indissolubilmente i due procedimenti di calcolo in tutte le loro molteplici derivazioni.
<12 6 > Il coefficiente di deforn1abilit aii il movimento a 1 conseguente alla forza X,;= 1.
Per calcolare ai1 adottiamo co1ne sistema di movimenti (e di deformazioni) quello provocato
dalla sola X,;=1; e come sistema di forze, quello elementare X1=1 (e relative sollecitazioni).
Nel lavoro esterno figura il contributo dato dall'unica forza virtuale esistente (Xj=l)
per il correlativo movilnento che, per definizione, a1,. Il corrispondente lavoro interno
vale L,=-Jij[M'CX;)M'(,Xi)ds/EJ+ ... ]; ma M(Xj)=X;M'(X1), per cui verificato quanto
stato detto.

XIII

IL METODO DELL'EQUILIBRIO (O DELLE DEFORMAZIONI)

13.1. Equazioni risolventi.


a) Equazioni dei movimenti equilibranti>>.

Il metodo di calcolo delle strutture fondato sulla soluzione del sistema di


equazioni [12.l], e che quindi si attua esprimendo le condizioni di equilibrio
relative a una configurazione assunta congruente, detto metodo dell'equilibrio (par. 12.1.6); esso viene applicato seguendo in genere, secondo quanto
indicato nella fig. 13.1, alcune fasi tipiche di operazioni che conviene distintamente ricordare.
1. Si pensano nulli, in virt dell'applicazione di vincoli ausiliari, i 1novimenti indipendenti dei nodi a 1 , a 2 , , a1' ... , an (fig. 13,lb), e si calcolano le
sollecitazioni S (alle estremit degli elementi strutturali) e le conseguenti
forze F (nei nodi); S ed F sono dunque le reazioni degli incastri immaginari che impediscono i movimenti a.
_,_ D

'f

>i 1 f<

--~AI:I:o:'.:Btr:IIO:::~C
a)

'1,-1

h,

d)

1tiql

"
D
B

_,...

b)

f)

e)
Fig. 13.1

Capitolo tredicesimo

Metodo dell'equilibrio

2. Si considera la struttura soggetta, soltanto in corrispondenza dei nodi,


alle forze F=(F,-F) (rei. 12.3), correlative ai movimenti a.
3. Si calcolano i coefficienti delle equazioni di equilibrio del sistema [12.1].
A tal fine si imprime un movimento a; unitario per volta, ossia considerando
tutti i rimanenti a nulli, e si determinano le sollecitazioni S(a;) che interessano
i coefficienti di rigidezza k,; (par. 12.1), ossia le forze necessarie per realizzare la configurazione deformata impressa: nella fig. 13.lc,d sono raffigurate le deformate per i movimenti possibili (trascurando la deformazione
per effetto dello sforzo assiale) impressi al solo nodo A, ma ovviamente debbono essere considerati isolatamente tutti i movimenti indipendenti dei nodi.
4. Sovrapponendo gli effetti, si allora in grado di scrivere le n equazioni
di equilibrio corrispondenti agli n movimenti a; e ad esempio, nei confronti
del generico movimento ah l'equazione, come si visto, del tipo (131 )

nella fase 3: precisamente si applica a ciascun nodo, libero al solito di effettuare un


solo movimento aio quindi con tutti gli altri movimenti impediti, la correlativa forza
Fj= 1 e si determinano i coefficienti d'induzione fiJ, ossia le forze indotte in tutti i
nodi, compreso quello sul quale si opera; nella fg. 13.le,/ sono indicate, ad esempio,
le deformate per effetto delle azioni unitarie Ma=1, Pa=1 correlative ai due movimenti indipendenti che pu compiere il nodo A. Pertanto 1'equazione di equilibrio
corrispondente al movimento ai pu esser scritta

252

J;

kjia1,=F01-FJ,

[13.1]

i=l

essendo F01 l'azione correlativa esterna, e -Fj quella derivante dalle reazioni, cambiate di segno, dei vincoli ausiliari.
5. Dal sistema di equazioni [13.1] si ottengono i valori dei movimenti a.
6. Si risale dai movimenti alle corrispondenti sollecitazioni S(a), utilizzando, totalmente o in parte, il calcolo eseguito nella fase 3.
7. Le sollecitazioni complessive si ottengono sommando i valori ottenuti
nelle fasi 1 e 6
[13.2]
s,0 ,. =S +s (a) .
Il metodo dell'equilibrio, basato evidentemente sull'applicabilit del
principio della sovrapposizione degli effetti, scaturisce quindi dal ripetuto
impiego di vincoli ausiliari, utilizzati nella fase l, quando si tiene conto dei
carichi con tutti i movimenti a nulli, e nella fase 3, ogni volta che si determinano gli effetti provocati da uno solo dei vari movimenti a.
Il calcolo dei coefficienti k;; e la soluzione del sistema delle equazioni
[13.l] costituiscono le fasi essenziali del procedimento; e poich l'equilibramento dei nodi avviene in virt dei movimenti provvisoriamente bloccati
nella fase 1, le stesse equazioni [13.1] possono essere dette dei movimenti
equilibranti.
b) Equazioni delle azioni equilibranti.
possibile scrivere le equazioni di equilibrio [13.1] facendo comparire, al posto
dei movimenti incogniti a, le forze F* ad essi conseguenti, Volendo operare in tale
maniera, opportuno adattare alle nuove esigenze il calcolo preparatorio eseguito
(1 3 11 Nell'equazione [13.1] l'indicej distingue il movimento relativamente al quale viene
scritta la condizione di equilibrio; l'indice i (i= 1, 2, .. ., j, ... , n) tutti i possibili movimenti.
Il significato degli indici quindi rovesciato rispetto all'equazione [12.1']. Ci perch si
indicher in seguito con J il generico nodo (o la generica parte) della struttura per il quale
verranno imposte le condizioni di equilibrio.

253

[13.3]

essendo Fi* le forze equilibranti incognite. L'equazione [13.3] differisce solo formalmente dalla [13.1]: uguale il concetto ispiratore, uguale il numero delle incognite,
uguale 1'accorgimento nel lavoro preparatorio
(fase 3) di fare avvenire un movimento per
~1 =4R
volta; per pu presentare il vantaggio di far
/l"':i C/},=1
comparire, nelle equazioni risolventi, grandezze
(~
incognite (F*) omogenee con le grandezze note

(F, -

FJ, trattandosi,

per le une e per le altre,

k,,~ 5RJt

sen1pre di forze)). Per vedremo che fre- ~=V'/[


Bu.. . .
quentemente conviene assumere come incognite
(
~ }ht'"~
i movimenti a.
V
':;ts.
cosa immediata determinare il legame tra
'.!;1=!7
i coefficienti d'induzione f e quelli k di rigiFig. 13.2
dezza: infatti la forza Fi da applicare a un
nodo per il suo solo movimento diretto ai vale
kiiai; d'altronde una generica forza Fj per effetto di !4, risulta Fj=k1ta,,, e per
kjiai
. d.
effetto della forza Jii=l, Fj=fji= ka , qu1n 1

-4-----

" '
[13.4]

Ad esempio, per la trave con appoggio e incastro della fg. 13.2 si ha k 11 ~4R
(par. 12.1.3), k,,~2R, k,,~6Rfl (con R~EJ/l); quindi (ed immediato constatare
la correttezza dei risultati) f21 ~k2 i/k11 ~1/2, f31 ~k 31 /k11 ~3/2/.

S'intende che, determinate le forze F*, facile risalire, utilizzando i risultati


calcolati nella fase 3 preparatoria, ai valori complessivi delle sollecitazioni

S, 0 ,. = S +S(F*) ;

[13.5]

relazione che evidentemente corrisponde alla [13.2].

13.2. Osservazioni.
a) Nell'applicazione del metodo dell'equilibrio, che come noto risale a una
idea di Navier C13 2), il numero delle incognite dipende dai movimenti dei nodi, non

<19 2 > Loms M. II. NAVIER (1785-1836) nella sua classica opera Rsum des lecons de
Mcanique (1826) tratt col metodo dell'equilibrio (o delle deformazioni))) proprio il problema (per l'appunto detto <(di Navier ))) deU'insieme di aste aventi un comune nodo a

cerniera>) (voi. I, par. 8.2). Anche l'accorgimento di scrivere le equazioni di equilibrio con-

Capitolo tredicesimo

Metodo del! 'equilibrio

dal numero delle aste che si collegano negli stessi nodi; cos, ad esempio, le incognite
restano due per entrambe le strutture a), b) della fg. 13.3, indipendentemente dal
fatto che la prima di esse isostatica e non la seconda. Quindi, in relazione al numero
delle incognite, il metodo dell'equilibrio, come gi stato accennato nel precedente
capitolo (par. 12.1.6), tanto pi vantaggioso rispetto a quello della congruenza (col
quale si assumono incognite le azioni staticamente indeterminate) quanto pi elevato
il grado di iperstaticit; e pu allora risultare non conveniente per strutture a basso
grado di indeterminazione statica o addirittura isostatiche (cosi, ad esempio, per la
struttura della fg. 13.3c, quattro volte statican1ente indeterminata, i movimenti
incogniti sono 17, e restano tali anche quando si abbia un semplice ordine di diagonali, ossia quando la struttura sia isostatica). Proprio per questa circostanza il
metodo dell'equilibrio rimasto a lungo in ombra, finch gli ingegneri furono co-

una innaturale condizione di vincolo; procedimenti che ovviamente trovano un


preciso riflesso nella risoluzione per via iterativa dei sistemi di equazioni risolventi.
A proposito di tali sistemi di equazioni che si ottengono applicando il metodo
dell'equilibrio, pu essere opportuno notare che essi sono in generale fortemente
stabili nel senso che venne precisato nel par. 2.5d: ossia le matrici dei loro coefficienti
presentano di solito una forte prevalenza dei coefficienti della diagonale principale.
Inoltre esse hanno spesso configurazione a banda molto addensata lungo detta diagonale, con conseguenti facilitazioni dei calcoli, risultando ogni incognita direttamente sensibile a un ristretto numero di altre incognite; addensamento dipendente
dal fatto che, nell'equazione che esprime l'equilibrio di un nodo nei confronti di
un certo movimento, interviene in genere la ripercussione dei movimenti dei soli
nodi pi vicini.
Infine chiaro che, se un movimento ai nullo per la presenza di un vincolo, e
ugualmente si scrive la corrispondente equazione di equilibrio, in questa compare incognita la correlativa forza Fj, che la reazione dello stesso vincolo.

254

a)

Fig. 13.3
stretti, per le difficolt operative connesse con procedimenti laboriosi, a non scostarsi
da schemi strutturali moderatamente iperstatici. Per, come vedremo, esso presenta
anche il notevole vantaggio di poter scrivere le equazioni risolventi di solito in modo
pi facile che col metodo della congruenza (cap. XIV), tra l'altro senza doversi preoccupare di come scegliere la struttura principale; vantaggio che si rivelato decisivo
a mano a mano che, con il perfezionamento delle macchine calcolatrici, emerse quale
impegno primario proprio la scrittura delle citate equazioni. E anzi, come vedremo
nel cap. XV, quando si usi un elaboratore elettronico, possibile, essendo poco preoccupati della mole dei calcoli, ridurre questi a un vero e proprio algoritmo (cap. I),
ossia a un complesso di operazioni basate su criteri automatici di esecuzione che
nulla o ben poco lasciano all'intervento soggettivo. Ma esiste anche l'altra esigenza,
fondamentale per l'ingegnere, di poter disporre di metodi rapidi che consentano
valutazioni approssimate delle sollecitazioni, necessarie per le progettazioni di massima e per il controllo dei risultati di calcoli pi approfonditi; e il metodo dell'equilibrio pu risultare anche a tale fine molto vantaggioso, presentando tra l'altro
quel suo utile requisito dell'evidente significato fisico attribuibile alle operazioni
analitiche. E con tutta probabilit stato proprio tale requisito a far nascere l'idea,
come dettagliatamente vedremo in seguito, di allentare i vincoli ausiliari in modo
progressivo, e a far proporre, per conseguire maggiore semplicit o convergenza,
vari modi di procedere 1n tale operazione di rilassamento della struttura posta in
sentendo un movimento per volta di vecchia data (si veda ad es., in proposito, la bibl.
e in particolare il cap. 38 dell'opera di K. Beyer, 1933, za ediz.).
Chiare esposizioni dei metodi dell'equilibrio (o delle deformazioni) e della congruenza
(o delle forze) si trovano in numerose opere. Tra queste ricordiamo, oltre a quella di I(. BEYER dianzi citata: o. BELLUZZI (vol. II, par. 445, v. bibl.); J. GRAHAM-W. G. GODDEN,
Structural Analysis , Section 1 del manuale Structural Engineering Handbook, edito da
E. GAYLORD-C. GAYLORD, McGraw, 1968. Per varie altre citazioni si veda la bibliografia.

255

b) Stati coattivi. Un richiamo particolare pu essere opportuno quando le sollecitazioni sono dovute a cause estranee ai carichi, ad esempio a cedimenti dei vincoli e a variazioni termiche.
La sostanza di quanto stato detto nel par. a) resta immutata, perch anche in
questi casi i vincoli ausiliari applicati nella fase 1 hanno la funzione di rendere il
pi possibile semplice il calcolo delle conseguenze dei disturbi, adottando una
configurazione congruente ma non equilibrata. Consideriamo ad esempio il solito
telaio (fig. 13.4): se la sezione d'incastro H subisce una prescritta rotazione qi, nella
fase 1 si realizza tale rotazione mantenendo nulli tutti gli altri movimenti indipendenti (fi.g. l3.4a) (13 1); se la stessa sezione subisce un cedimento verticale V, si im-

~r----Tg-----FI

!_____w_____ cJ;
I

1----

u,
>1 r

-----.J;TLD
~ ,
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I

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I

k-a

iI

li

[
L

iJ
7\

"

:
-1_

e)

_J,__

Fig. 13.4
prime tale movimento alla stilata determinando le conseguenti azioni S alle-estremit
delle aste B-C, E-F (fig. 13.4b) <13 4 ); se, infine, la travata superiore soggetta a una
variazione termica t/ uniforme (fg. 13.4c), posto un appoggio fisso ausiliario per
esempio nel nodo E, sono noti i movimenti U1 , U2 delle estremit delle due aste D-E,
E-F (se si omette al solito la deformazione per effetto dello sforzo assiale), per cui
si calcolano semplicemente le conseguenti azioni S alle estremit delle aste A-D,
13 3
< l Se l'asta prismatica si ha ad esempio, Mhc=4R"',(j), Mch=2R"';tf;; nelle fasi successive la sezione H (che gi ruotata dell'angolo 'iji) dev'essere considerata incastrata.
3 4
(i J Per esempio, se l'asta B-C prismatica, Mb 0 =M0 b=-6RhtV/b; la reazione verticale

. tn
. B vaIe Yb=-fj2
12 ii (Rb +Ret,
) con-R=EJ//.
d eli 'appoggio
0

256

Capitolo tredicesimo

Metodo dell'equilibrio

C-F (1a.5). In modo analogo possono essere introdotte nella fase 1 altre cause di
sollecitazione; mentre le fasi successive non differiscono da quelle gi illustrate.

camente applicate le sole azioni verticale ql/2 e orizzontale qF/Sf, relative all'arco a
tre cerniere; inoltre, quando la struttura snella, se le imposte sono collegate da
un tirante, spesso ha scarsa importanza il loro spostamento relativo.

e) Pi volte, per nodi situati su travate rettilinee, e allineati quindi lungo un


asse x, abbiamo ammesso uguali i loro spostamenti Oz, considerando trascurabile,
come in generale lecito per le strutture inflesse, la deformazione per effetto dello
sforzo assiale. In caso contrario, al posto dell'unico spostamento indipendente
secondo x, abbiamo tanti spostamenti Dx quanti sono i nodi; per cui occorre ~mpri:
mere, in corrispondenza di ogni nodo, uno spostamento Ox= 1 considerando i nodi
adiacenti fermi, e scrivere poi la corrispondente equazione di equilibrio.
I J

Fig. 13.5

d) Se la sezione estrema di un elemento strutturale incernierata, come ad esempio la sezione G della struttura della fig. 13.1, il modo di procedere resta inalterato:
al solito nella fase 1 si considerano nulli tutti i movimenti indipendenti (compresa
la rotazione q; 0 ); e ovviamente occorre calcolare anche i coefficienti di rigidezz~
relativi alla sola rotazione unitaria di tale sezione e scrivere in corrispondenza d1
essa una delle equazioni di equilibrio (riguardante la rotazione) [13.1] o [133]. Analoghe osservazioni valgono per altre condizioni di vincolo diverse dall '1ncastro.

/) Pu essere opportuna qualche ulteriore osservazione in merito a casi particolari, per i quali per non si modifica in nulla l'essenza del metodo dell'equilibrio.
Per le travi a traliccio con nodi a cerniera e caricate in corrispondenza degli
stessi nodi (fig. 13.3c), le equazioni di equilibrio riguardano soltanto i possibili spo~
stamenti O, che sono due nei problemi piani e tre in quelli spaziali; e se i collegamenti anzich a cerniera sono rigidi, e se le aste sono snelle, le tensioni dovute ai
momenti staticamente indeterminati hanno di solito scarsa importanza rispetto alle
tensioni conseguenti agli sforzi normali (par. 13.4.7). Nel caso di carichi agenti fuori
dei nodi, lo stato flessionale e le condizioni di continuit angolare per le varie aste
ovviamente non sono pi trascurabili, e possono alle volte essere influenzati dalla
presenza dello sforzo N (cap. VID.
Quando i ritti che si collegano a una trave sono diversamente inclinati tra loro
(fig. 13.6a), la sola traslazione orizzontale impressa alla trave comporta anche una
sua inflessione, a causa di uno spostamento relativo (non indipendente) in direzione
verticale. Ad esempio, per la struttura indicata nella citata figura si ha, omettendo la
6
deformazione per sforzo assiale, A-A 2 =~ (quindi, perii ritto, Mac= - E:1
11
1
12EJ1
1 )
sen "1
sen 81 ' Tac=~ sen 01
Se i ritti sono paralleli tra loro e la trave inclinata rispetto ad essi (fg. 13.6b),
la loro inflessione non cambia, in confronto al caso .di elementi ortogonali,
quando si pensa di imprimere una sola traslazione O alla stessa trave pensata indeformabile; per cui, ad esempio, alle estremit di un ritto generico prismatico di lun-

e) Se ad un nodo si collega l'estremit di un arco, quando nella preparazione


dei coefficienti di rigidezza, si imprime un moviment~ ~solato (che pu .essere una
rotazione o uno spostamento), occorre conoscere la r1g1dezza alla rotazione o alla
traslazione relative all'arco: il calcolo di tali grandezze semplice, se l'asse :earabolico e la sezione varia con la legge J=Jc/cos (}(par. 4.4b); e pu essere. conven1ente
ricordare che i valori di tali rigidezze si modificano poco se l'arco ha invece la sezione costante e l'asse circolare, purch sia sufficientemente ribassato . (f < !/5).
Ed chiaro che, se nel nodo confluisce anche un tirante, come ad esempio avviene
per il nodo A della struttura della fig. 13.5, nell'equazione di equilibrio alla trasfazione dello stesso nodo secondo la direzione x del tirante, interviene anche Il contri-

buto di questo pari a

E: Oa, purch il suo sforzo finale risulti di trazione.

A proposito di strutture per le quali esiste una configurazione principa~e isostatica in cui i carichi provocano soltanto sforzo assiale, le grandezze staticamente
indeterminate hanno spesso scarsa importanza sotto certe condizioni (voi. I, cap. VI),
delle quali soprattutto contano la rigidezza dei vincoli e la snellezza della str:uttur~.
Cos, facendo ancora una volta riferimento alla fig. 13.5, se l'arco parabolico e Il
carico q uniforme sull'orizzontale, nella fase 1 possono essere frequentement_e
trascurati i momenti d'incastro perfetto, e al nodo A, ad esempio, vengono pratiPer esempio, Mad=6R,,,;ii1/h; l'appoggio ausiliario in E fornisce la forza X.=
(-Ra.1ll1
- + Rrtllz
-)

<13 5 )

12
=Ji2

257

Fig, 13.6

ghezza lt si hanno le sollecitazioni Ti,=12EJi0//i 3 , Mab=Mba=-Tili/2'. In particolare, per la trave a doppio ginocchio della fig. 13.6c, se si omette la deformazione
per effetto dello sforzo assiale e se le estremit A, D non sono cedevoli orizzontalmente, non pu aversi uno spostamento relativo verticale delle sezioni B, C; di conseguenza una traslazione verticale v in B comporta un eguale spostamento in C e,
se si considerano i nodi impediti di ruotare, un carico Pb si ripartisce proporzionalmente alle rigidezze alla traslazione dei due elementi orizzontali (par. 12.1.5).
Per le str4tture simmetriche, condizioni di carico simmetriche o antimetriche si
riflettono in cOrrispondenti condizioni per i movimenti, sicch' il numeto delle incognite risulta in genere sensibilmente diminuito rispetto a quello relatiyo a una condizione di carico generica.
Infine nessuna complicazione interviene nella scrittura delle equa,zioni [13.1] o
[13.3], se una o pi aste dell'insieme sono vincolate a un suolo elastico : in tale
caso sono utili i diagrammi ricavati nel cap. VI.
17 -

PozzATI, 11-1.

258

Capitolo tredicesimo

Metodo dell'equilibrio

Esempio 13.1.

la cui soluzione

Risolvere il telaio della fig. 13.7 con il metodo dell'equilibrio, adottando come
incognite i movimenti o le azioni equilibranti; le aste hanno uguale rigidit R=EJ/l.

'1'1 =0,07936 10'/R,

S_i hanno tre incognite.

Utilizzando i valori calcolati in a), ... , d) si ottiene ad esempio:

a) I nodi sono impediti di ruotare (positivi i momenti destrorsi e le forze orizzontali verso destra)

M,,=14'/12=1,3310' kgcm,

M,,=-1,33 tm,

X,,=-2000 kg;

t r-:) 1"' ~ .'. Y r


8=1

'1'2 =0,30159 10'/R,

y= J/h=0,42857 10'/R.

1. Equazioni dei movimenti equilibranti)).

~~

259

(,:;

M, 4

M,= 7

"

l,333+4R'f'1 -6R~/h= -0,921

tm,

M12=0,921,

M 21 =1,365,

M 24 =-1,365,

M 31 =-3,746,

8et

d)

M 13 =
e analogamente

P=I

lnr:i.n
3

Fig. 13.7

M 42 =-1,968 tm.

2. Equazioni delle forze equilibranti (momenti in tm, forze in t).


a) I nodi sono bloccati (risultati uguali a quelli del punto precedente):

Mrn=-M31 =1,33 tm.


b) effetti del momento M,* (fig. 13.7e; si veda il par. 12.1.4)

X13 =-(M13 +M,,)/h=-0,1875 M,*;


e) effetti del momento M 2 *:

b) viene impressa la sola rotazione rp1 :

X 13 = -(M,,+ M,,)/h= -6R'f'1fh

;
d) effetti della forza X* (si veda il par. 12.1.5):

e) viene impressa la sola rotazione rp 2 :

M13=M31 =-Xi 3 h/2=-1X*,

d) viene impresso il solo spostamento J

12EJ

X,,=X,.=~

[Jl (N)=O]:

,
J=l2RJ/h ,

Le tre equazioni di equilibrio (alla rotazione dei nodi 1, 2 e alla traslazione deila
trave) risultano

I M,*+0,25 M,*-1 X*=-1,33

Mu=M,,= -X,,h/2=-6RJ/h,
0,25 M,*+I M,*-1 X*=O

Ad esempio l'equazione di equilibrio della trave 1-2 alla traslazione risulta:


-(-6R'P1/h-6R'Pafh+2 12RJjh'-2000)=0;

e la loro soluzione :

e quella di equilibrio alla rotazione del nodo 1:


-(M,,+M,,)=0--.. -(4R'f',+2R'P 2)-(1,33 10'+4R'P1 -6Ry)=O.

Si ottiene quindi il sistema di equazioni (posto y=J/h):


8R'f'1 +2R'f',-6Ry =-1,33 10',

-0,1875 M,*-0,1875 M,*+ I X*-2=0

2R'f'1 +8R'P2 -6Ry=O,

6R'f'1 +6R'f'2 -24Ry=-8 IO'

M 1*=0,6349 tm,

X*=2,5714 t.

Utilizzando i valori calcolati in a), ... , d) si ottiene ad esempio

M 13 =l,333+0,5 M,*-X*=-0,921 tm,


M 12 =0,5 M 1*+0,25 M 2*=0,921 tm.

260

Metodo dell'equilibrio

Capitolo tredicesimo

I:a matrice ~ei co_efficienti

Esempio 13.2.
Risolvere il telaio di acciaio della fig. 13.8: la tr'ave e le colonne sono realizzate
con HE 240 A (!=7763 cm', A=76,8 cm'); le diagonali con profilati U 40 (A=
=6,21 cm2), posti di schiena l'uno all'altro; si tiene conto della deformazione conseguente allo sforzo normale soltanto per le aste diagonali (pensando che anche
quella compressa possa reagire).

261

del sistema di_ ~quazio~i apparentemente non sim-

metr~ca; basta 1nfattl, essendo y=O/h, esphc1tare l'incognita IJ correlativa all'itl-

cogmta X.
Quindi, dai valori riportati nei punti a), ... , d), si ricava ad esempio:

M,,=l,33 10'+77,63 E<p,-116,446 Ey=31,5 10' kgcm=0,315 tm,


M 31 =-1,33 .10'+38,815 Er.-116,446 Ey=-2,028 tm,
X,,=2,38514 Ey=0,759 t.

1. Equazioni dei movimenti equilibranti,

2. Equazioni delle forze equilibranti.

a) I nodi sono bloccati:

Mrn=-M31 =1,3J trn,

a) I nodi sono bloccati:

M13=-M31 =1,33 tm,


b) effetti del momento M 1 *=1 tm (par. 12.1.4):

M 13 =0,60,

M 12 =0,40,

M 31 =0,30,

M 21 =0,20 tm,

X1a= -0,225 t ;

e) effetti del momento M 2*=1 tm:


M 12.=0,20,

Fig. 13.8

b) viene impressa la sola rotazione q;1 (E in kg/m 2 , M in kgcm, X in kg):

M 12 =4R12q;1 =51,752

d) effetti della forza X*= 1 t (par. 12.1.5):

Rigidezza alla traslazione delle colonne 1-3, 2-4 (E=2 10' kg/cm')

E<p1,

U,,= U,,= 12EJ/h'=2911 kg/cm ;

M 21 =25,876 E<p1 ,

rigidezza alla traslazione delle aste 2-3, 1-4 (1=721 cm, cos il=0,8321)

X13 =(M13 +M31)/h=-0,29111 Ep,;


e) viene impressa la sola rotazione

U,,= U.,= (E:),, cos' il= 11.926 kg/cm

<p 2 :

M 12 =25,876 Eq; 2

X 24 = -0,225 t ;

( prevalente la rigidezza delle diagonali, sollecitate a sforzo assiale, nonostante


la loro piccola sezione).

La forza X*=! t si ripartisce quindi nelle parti (EU=2 2911 +2 11926=


=29674)
X13 =X,.=2911/29674=0,0981 t,
X,,=X14 =0,4019 t;

d) viene impresso il solo spostamento o (y=o/h):

e provoca i momenti

EA)'
X,,=X14 = ( ~
o cos' il=2,38514 Ey,
. 1
~3

M13 =M31 =M,.~M.,=-0,0981

h/2=-0,1962 tm.

Le equazioni di equilibrio risultano quindi:

l M 1 *+0,20 M 2*-0,1962X*=-l,3J
Le equazioni di equil.ibrio. alla r9tazione per i. nodi 1, 2 e alla traslazione per la
trave risultano (E in kg/cin', M in kgcm, X in kg):

-0,225 M,*-0,225 M,*+X*=2

-129,382 Elp1 -25,876 E<p,+116,446 Ey-1,33 105 =0

e la loro soluzione

-25;876 Elp,-129,382Ep,+116,446 Ey=O


,,0,2911 Ep1 +0,2911 E<p,-5,9347 Er+2

M 1 *=1,0800 tm,

-10~0,

M,*=0,5866 tm,

X*=l,8890 t.

Utilizzando i valori calcolati in a), ... , d) si ottiene


M 13 =0,315 tn1,
Mu.=-0,315,
M 21 =0,019,

e da esse si ottiene (E'lri kgcm')


Ey=0,3183 103

0,20 M 1 *+l M,*-0,1962 X*=O

Ma1 =-2,028,

M 42 =-0,195 tm,

X,,~0,4019

X*=0,759 t.

262

Capitolo tredicesimo

Metodo dell 'equlibr10

13.3. Applicazioni del metodo dell'equilibrio: equazioni tipiche per strutture ricorrenti.
Nei casi particolari che ci apprestiamo a prendere in esame il modo di
procedere generale non viene per nulla modificato, e tutto si riduce a specificare le equazioni di equilibrio [13.1] o [13.3] che, riguardando strutture
tipiche, possono venire scritte una volta per tutte. Vedremo nel cap. XV che,
utilizzando l'analisi matriciale (cap. I), il calcolo pu essere organizzato
per consentire lo sviluppo pressoch automatico delle operazioni, quando
si impieghi un elaboratore elettronico.

3. Per la sola rotazione cpa:

4. Per lo spostamento relativo ~ia Al posto di tale movimento conviene


considerare il rapporto
[13.6]

ossia la rotazione che la trave dovrebbe effettuare, quale corpo rigido, per
dar luogo allo stesso spostamento relativo delle sue sezioni estreme ritenen'
dola al solito positiva se destrogira, si ha allora
M1a=Mai=~6Ry1 a,

13.3.1. Telai piani con i nodi che ruotano e che traslano.


Le equazioni ricorrenti relative al presente caso possono essere scritte
nelle due forme, sostanzialmente coincidenti, dei movimenti o delle azioni

263

Ti.=-Ta;=-l2Ry1./l.

In totale:
[13.7]

6R
'I'ia=T;.+--(ip,+tpa-2Y;a).
1

-6E}8.
1.
~ p/'

[13.8]

Fig. 13.9

equilibranti. Ricaveremo tali equazioni nella prima delle due forme a titolo
di esempio, e per certi impieghi che ne faremo in seguito; nella seconda forma
vedremo alcuni casi particolari.

a) Momenti e sj'orzi taglianti alle sezioni estreme di una trave, in funzione


dei movimenti delle stesse sezioni.
Pensiamo che per le sezioni estreme di una trave J-A (fig. 13.9) siano noti
Io spostamento relativo 1 (positivo, indipendentemente dalla giacitura della
trave, se risulta destrogira la rotazione della congiungente j-a) e le rotazioni
<p1, <pa Per ricavare le conseguenti azioni facciamo avvenire, con la consueta
procedura, le loro cause, ossia i movimenti, una per volta, e per semplicit
supponiamo la sezione costante.
I. Per effetto dei carichi considerando le estremit incastrate:

b) Le equazioni.

Consideriamo un telaio comunque caricato, costituito da ritti verticali


e travi orizzontali, con i nodi liberi (tutti o in parte) cli ruotare e di traslare,
alcuni orizzontalmente, altri verticalmente (fig. 13.10).
f
d
Per l'equilibrio alla rotazione
di un generico nodo J, contornato --r--~-tn-~-~---+----1---h
D
dai nodi A, .. ., D e soggetto al
momento esterno M1, si deve avere !f.___.~c:::.rIIIr(rtj\,id___J__,A4----l---(j)
(ritenendo al solito positivi i momenti destrogiri alle estremit delle _,_f----~B(ijllllilllilmm~llilm:uj
aste)
M1 -E~,=0, (i=A,B,C,D) [a]

per cui, tenendo conto della relazione [13.7], l'equazione di equilibrio alla rotazione dello stesso
nodo J risulta [le varie sezioni
collegate al nodo J ruotano del medesimo

e
e

Fig. 13.10

1fa=1fa

2. Per la sola rotazione tp1 (R=EJ/l):

r,. (rivolto verso

il basso)=-T.1=(M1.+M.1)/1=6Rip1/l.

[13.9]
ove le somme sono da estendere a tutte le aste collegate al nodo, escludendo
ovviamente quegli ele1nenti il cui contributo nella relativa so1nma non esiste
essendo nulli i carichi, o la rotazione tp,, o lo spostamento 011 (quindi y 1,)'.

264

Capitolo tredicesimo

Metodo del! 'equilibrio

Prendiamo ora in esame, trascurando al solito la deformazione per sforzo


assiale, una travata j del telaio suscettibile di spostamenti relativi rispetto
alle travate vicine a, b. Per l'equilibrio alla traslazione lungo il suo asse
dev'essere (ritenendo positivi gli sforzi taglianti verso destra per le estremit
degli elementi collegati alla trave)

la quarta somma, vale per le strutture i cui nodi ruotano soltanto (par. 13.3.3);
e che un'osservazione analoga pu esser fatta in merito all'equazione [13.10],
se i nodi traslano senza ruotare (par. 13.3.4).

[b]

con la somma estesa a tutti gli elementi compresi tra la travata j e le due contigue a, b. Tenendo conto della formula [13.8] e dei segni degli sforzi taglianti
espressi in funzione delle rotazioni (positivi, se la travata li riceve rivolti
verso destra; i tagli ~i sono considerati positivi, se applicati verso destra
alle relative sezioni) si ottiene lequazione di equilibrio alla traslazione della
travata j
R!i
~'
P -l: -'Zj,+61: -(rp +rp,-2y ,)-6};--(rp +rp,-2y ,)~0,
[13.10]
1

aji

bj

265

d) Una semplificazione.per lo studio approssimato dei telai soggetti a forze


orizzontali applicate nei nodi.
L'esame di un caso particolare consente di rendersi conto dei limiti di
una rilevante semplificazione apportabile alle equazioni risolventi del metodo

ove la prima somma da estendere a tutti gli elementi che si collegano alla
travata j; la seconda a quelli compresi tra le due travate j, a (con y 1, uguale
per tutti gli elementi della medesima lunghezza); la terza a quelli tra j e b.
Ovviamente l'equazione [13.10] vale anche per una trave verticale quale
la f (fig. 13.10), con l'intesa per di ritenere positivi tanto l'eventuale carico
applicato alla stessa trave f, quanto gli sforzi taglianti T" agenti alle estremit delle membrature collegate alla f, se essi sono rivolti verso il basso;
inoltre la seconda somma da intendere estesa aUe travi a sinistra e la terza
a quelle a destra.
e) Di equazioni del tipo [13.9], ne debbono essere scritte tante quanti
sono i nodi liberi di ruotare (quindi anche in corrispondenza di eventuali
sezioni articolate, da considerare alla stregua di un nodo comprendente una
sola membratura); del tipo [13.10], quante sono le travate libere di traslare
(orizzontalmente o verticalmente). Non stiamo a dilungarci su osservazioni
che gi facemmo a proposito del modo di procedere generale; ci limitiamo a
rilevare l'unica lieve variante di aver considerato gli spostamenti relativi f51i
(e le corrispondenti y1,) anzich quelli totali. Deriva da ci che, se una travata, quale ad esempio la d del telaio della fig. 13.10, impedita di spostarsi,
ovviamente si deve porre, per congruenza, b4=-(!Jb1+01a+ae-l-ce), con
l'evidente passaggio alle corrispondenti rotazioni y, dovendo risultare nullo
lo spostamento relativo tra livello di fondazione e appoggio. Ed chiaro che
altrettanto pu essere osservato per la travata verticale f
Le equazioni [13.9], [13.10] furono ricavate in forma un po' diversa da
GEHLER <13 6!. appena il caso di osservare che l'equazione [13.9], escludendo
<13 6 > L'equazione di equilibrio alla traslazione venne scritta, anzich per una travata,
per l'intera parte del telaio posta al di sopra di una sezione orizzontale; ci che richiede la
conoscenza dello sforzo tagliante totale: W. GEHLER, Rahmenberechnung mittels der

Fig. 13.11

dell'equilibrio [13.9] [13.10], quando esse riguardano un telaio soggetto a


forze orizzontali agenti in corrispondenza delle travate. Riferiamoci alla
struttura della fig. 13.11, per la quale supponiamo il numero delle campate
pari, gli elementi di ogni travata uguali tra loro e, tra due travate consecutive,
i momenti d'inerzia J, delle sezioni dei ritti interni doppi di quelli J, relativi ai
ritti esterni; in tale caso facile constatare che, nell'ambito delle consuete
ipotesi, tutti i nodi appartenenti a una stessa travata ruotano ugualmente (val. I,
par. 10.4), per cui il numero delle incognite si riduce, e diviene doppio di
quello dei piani.
Si comprende allora che, per i telai soggetti ad azioni orizzontali, pu
spesso essere introdotta la semplificazione di considerare uguali /e rotazioni dei nodi appartenenti a un medesimo piano, con risultati tanto meglio approssimati quanto pi ci si trova vicini alle citate condizioni del telaio della
fig. 13.11. Sommando allora le equazioni di equilibrio alla rotazione relative
Drehwinkel , Otto Mohr zun1 achtzigsten Geburtstage, Berlin, Ernst, 1916; il suo procedimento venne illustrato anche nel suo volume Der Rahn1en, Berlin, Ernst, 1913, 1919. Lin1itatamente ai telai coi nodi che ruotano soltanto, l'equazione di equilibrio alla rotazione di un
nodo con incognite le rotazioni venne ricavata, per a proposito di un caso particolare, da
O. MoHR, Die Berechnung des Fachwerks mit starren Knotenverbindungen )), Zivilingenieur, 1892, 1893; poi, in forma generale, da A. BENDIXSEN, Die Methode der Alpha-Gleichungen... )), Berlin, Springe1\ 1914. Per altre citazioni si veda la bibliografia.

266

Metodo dell'equilibrio

Capitolo tredicesimo

a tutti i nodi di una medesima travata, ossia a tutti i nodi che, per l'ipotesi
fatta, subiscono uguale rotazione (es. 13.3), si ha ovviamente che, ricavati i
movimenti e calcolati i momenti alle estremit delle varie aste, le condizioni
di equilibrio alla rotazione in corrispondenza di ciascun nodo risultano non
esattamente soddisfatte. Ma, relativamente ai valori degli spostamenti, gli
errori sono in genere lievi finch, oltre alla poco diversa rigidit degli ele-

menti di ciascuna travata, si ha anche, citiamo ci a titolo puramente orientativo, J,<J,<4J, (es. 13.3); e tale rilievo interessante, perch vi sono
casi in cui sono per l'appunto i valori degli spostamenti ad avere dominante
importanza (par. 13.3.2) <'''l.
chiaro che le osservazioni fatte sono valide anche se le travi spostabili
sono verticali; e che, se i carichi hanno direzione e posizione qualunque,
valgono per quella fase del calcolo in cui si considerano le forze applicate
soltanto nei nodi.

Studiare il telaio della fig. 13.12a con il metodo dell'equilibrio, scrivendo le


equazioni dei movimenti equilibranti (Gehler); le rigidit R=EJ/l dei vari elementi
vengono supposte uguali. Confrontare i risultati con quelli approssimativi che si
ottengono supponendo o uguali le rotazioni dei nodi (13.3.ld) o indeformabile la
travata (par. 12.1.5). Considerare anche lo stesso telaio avente il solo ritto interno
con sezione di momento d'inerzia 4J.

:} } Ir'M
R

<p, =0,05208 e,

<p 2 =0,02083 e ,

y=h=0,07639 e .

Inoltre immediato constatare che le equazioni [a] coincidono con quelle relative
al telaio della :fig. 13,12b; e si trova cos conferma di una propriet rilevata precedentemente (voi. I, par. 10.4).
Si ottengono infine, applicando le rei. [13.7], [13.8], i momenti alle estremit delle
aste:
M 13 =4R<p,-6Ry=-0,25 Ph,
M,,=4R<p,+2R<p,=0,25 Ph,
M,,=0,1875 Ph,

M 31 = -0,3542 Ph,

M.,=-0,2083 Ph.

b) Supponendo uguali le rotazioni dei nodi.

Sommando le due prime equazioni [a] di equilibrio alla rotazione, scritte nel
punto precedente per i nodi 1 e 2, e ponendo <p1 =<p2 =rp, si ottiene
26<p-12y=O
9<p-18y= -e,

Esempio 13.3.

2P (i)

Poich <p5 =<p, si ottiene (Ph'/EJ=c)

267

quindi
[inoltre, ad es., M,,= -0,3 Ph (invece di -0,25 Ph); M,,=0,2 Ph (invece di 0,25 Ph);
come gi si osservato, l'equilibrio del nodo non soddisfatto e gli errori sono sensibilmente pi elevati per le rotazioni e le sollecitazioni che per lo spostamento].
e) Considerando la trave indeformabile rispetto ai ritti risulta

&=2P/EU,=2P/(3 12EJ/h')=0,05556 eh,

1@

a)

b)

"

invece di 0,07639 eh, con l'errore di 27,3%; inoltre


2P h
- h ('invece d'1 -0,25 Ph).
M13=-3z=-0,33P

e)

Fig. 13.12

Soluzione.
a) Le equazioni [13.9], [13.10] di equilibrio alla rotazione dei nodi 1, 2 e alla
traslazione della travata 1-5 risultano:
4<p, 2R+2R<p2 -6Ry=0
4<p, 3R+2R<p,+2R<p 5 -6Ry=O

y=0,07222 e (invece di 0,07639 e; errore di 5,4%) ;

<p=0,03333 e,

[a]

2P+6 h [(<p,-2y)-l-(<p,-2y)+(<p 5 -2y)]=0.

<13 7 > In definitiva, procedendo in tale modo semplificato, si ottiene per le rotazioni una
specie di valor medio; il procedimento trova la sua giustificazione soltanto in riferimento
al caso della fig. 13.11.
Semplificazioni sono illustrate anche nella memoria di C. CEccoLr, Sistemi di telai
multipli connessi con elementi di elevata rigidezza e soggetti a carichi orizzontali,
Giornale del Genio Civile, sett. ott. 1969: considerando per ogni nodo uguali le rotazioni
dei due nodi adiacenti appartenenti aUa medesima travata, nel calcolo intervengono matrici
d'ordine mai superiore al numero dei piani.

d) Lo stesso telaio ba tutte le aste di eguale rigidit R, salvo il ritto centrale di


rigidit 4R.
La soluzione esatta (c=Ph'/EJ)
y=0,04563 e,

tp1 =tp6 =0,02381 e,

<p,=0,04167 e.

Supponendo le rotazioni uguali, si ottiene invece y=0,04589 e (errore 0,6%);


<p=0,03623 c.
Esempio 13.4.
Studiare il telaio della fig. 13.13 con il metodo dell'equilibrio: le rigidit R=EJ/l
degli elementi sono supposte uguali.
Soluzione.
Equazioni di equilibrio alla rotazione [13.9] per i nodi 1, 2, 3 (il nodo 3 una
cerniera):
qh'/12+4<p, 2R+2R<p,+2R<p,-6Ry=O
6R<p,+2R<p,-6 (R/2) y=O
-qh'/12+4R<p,+2R<p,-6Ry=O;

Capitolo tredicesimo

268

Metodo dell'equilibrio

equazione di equilibrio alla traslazione [13.10] per la trave 1-2:


R

qh/2+6 h (q>,+<p,-2y)+6

0,5R

-h-(q>,-2y)~O.

Dal sistema di equazioni si ottiene (a meno di qh3/EJ)


'1'1 ~0,00718'

q>,~0,04023'

q>,~0,14511

q nR( i @
)
Fig. 13.13

R/2

FI>

'

y~0,08525.

Mediante la [13.7] si calcolano i momenti alle estremit delle aste; nella fig. 13.13
riportato il diagramma dei momenti.

269

Passando poi al telaio, rimangono immutate le equazioni [13.9] per i vari


nodi, mentre le equazioni di equilibrio alla traslazione per le sue travate
sono ancora date dalla [13.10], nella quale per al posto di P1 si deve porre
(P1-X;), con X1 dato dalla relazione [13.11]. In definitiva il numero delle
incognite aumenta per la presenza delle rotazioni Cf!m, che sono tante quanti
sono i piani (es. 13.5).
Le sollecitazioni della mensola possono venire poi calcolate in funzione

delle azioni X1, oppure con le solite relazioni [13.7], [13.8].


Poich i valori delle azioni X; dipendono dalle condizioni di congruenza
per gli spostamenti orizzontali del telaio e della mensola (condizioni che
vengono introdotte assu1nendo per l'una e per l'altro uguale ciascun oji),
gli errori sono spesso modesti se, nell'ambito delle ipotesi indicate nel paragrafo 13.3. ld, si considerano uguali tra loro le rotazioni di tutti i nodi
appartenenti a una medesima travata del telaio. E se le rigidit R~EJ/l dei
ritti sono inferiori a quelle delle travi che li collegano, dette rotazioni possono

13.3.2. Sistemi di telai e mensole soggetti ad azioni orizzontali <13 8>.


a) Sisten1i piani comprendenti telai e mensole.

Spesso i vani riservati alle scale e agli ascensori degli edifici sono delimitati da pareti di calcestruzzo che possono avere un ruolo notevole nella resistenza alle azioni orizzontali.
In genere lecito ritenere che le pareti funzionino come mensole iD;castrate alla loro base. Inoltre i solai hanno rigidezza molto elevata nei confronti di azioni agenti nel loro piano medio, e sono quindi in grado di fornire
un vincolo assai efficace per quanto riguarda gli spostamenti orizzontali;
per cui questi verranno considerati uguali in corrispondenza degli stessi solai.
Nella fig. 13.14 indicato un telaio collegato, mediante bielle poste alle
quote dei vari piani, a una mensola; J, A, B siano le sezioni della stessa mensola ai livelli di tre piani consecutivi, e sia X1 l'azione mutua incognita agente
in J. Considerando un brevissimo tronco comprendente la stessa sezione J
alla stregua di un nodo isolato, per esso l'equazione di equilibrio [13.10]
risulta, se si pensa prismatico ogni tratto lungo li(Rim=EmJmtfli; l'indice m
distingue le quantit relative alla mensola),

lJ

Fig. 13.14

essere con modesti errori considerate nulle (par. 16.3), semplificando quindi
notevolmente la scrittura delle equazioni, nelle quali figurano, relativamente
al telaio, le sole rigidezze alla traslazione.

[13.11]
b) Sistemi spaziali di telai e mensole.
'

(rn,sJ Per utili considerazioni e criteri semplificativi sulla ripartizione dei carichi tra
telai e controventamenti si veda C. CECCOLI, memoria citata nella nota 13.7; F. M. MAzzoLANr-R. RAMAsco, <! Statica dei sistemi intelaiati spaziali con irrigidimenti di forma qual~
siasi , Giornale del Genio Civile, 1971, 3; R. ALESSI-A. CHIARUGI, Sistemi di telai i>, Inarcos,
Bologna, aprile-maggio 1972.

Un edificio comprende in genere pi telai e mensole:, e se si hanno sensibili dissimetrie in pianta O- irregolarit di forma e- di caricamento (ci si riferisce sempre ad
azioni orizzontali), la citata presenza_ dei solai, considerati alla stregua di. lastre
indeformabili nel loro piano, fa si :che, tra gli spostamenti dei nodi appartenenti
ad uno stesso piano_, si stabiliscano dipendenze di tipo lineare;
Pensiamo che, in corrispondenza dei piani, gli sforzi taglianti Tx esterni, immagiriahdo di praticare varie. sezioni orizzontali, agiscano lungo una direzione principale x; e che_ siano quindi tali, omett~ndo per ora. la presenza di eventuali azioni

270

Capitolo tredicesimo

Metodo dell'equilibrio

torcenti, da provocare soltanto spostamenti secondo la medesima loro direzione.


Il. calc~lo pu allo.ra ess~re svo~to come si _ visto nel punt<;> precedente, ed possibile qu1nd1 determtn~re, in_cornspondenza d1 un generico piano, la retta d'azione rx
della risultante degli sforzi taglianti applicati ai vari elementi verticali dello stesso
piano; retta azione, e;he _in genere TIOI_l coincide_ con quella dell '.azione tagliante
esterna, per cui, se ey e Il d1sassamento, s1 ha un'azione torcente pari a Tx ey. Ripetendo il medesimo calc<_'lo per l'altra direzione principale y, si ottiene l'analoga
retta d'azione ry della risultante degli sforzi taglianti secondo y, quindi il relativo
centro O, punto d'intersezione delle due rette rx, ry.
Si conosce quindi, per ogni piano, il momento torcente Mt e il centro di torsione, che come noto coincide col centro di taglio (par. 5.2c); per cui non resta
ora che determinare gli effetti dei soli momenti torcenti noti. Per costruire il
sistema di equazioni riguardanti tali effetti, si percorre il solito tipico it~r del
metodo dell'equilibrio: si pensa di fare avvenire un movimento per volta, ossia
in questo caso, le rotazio~i relative 1f intorno all'asse verticale z, di un solaio rispett~
a quello sottostante (con i conseguenti spostamenti orizzontali), e le rotazioni tp dei
nodi (che spesso, in via approssimativa, possono essere considerate nulle); espresse
quindi le azioni interne in funzione dei vari movimenti possibili, si pone la condizione che la somma dei momenti rispetto all'asse z per il centro O, ad esse conseguenti, eguagli il momento noto Mt; e s'intende che nell'equazione possono intervenire anche le azioni torcenti, espresse in funzione di {}, relative alle membrature
dotate di sensibile rigidezza torsionale.
evidente che tale calcolo coinvolge in genere equazioni in numero elevato e di
scrittura laboriosa, per cui quanto mai utile i 'ausilio delle matrici e di un elaboratore elettronico; vedremo P.er l'appunto nel cap. XV come si impieghino le matrici
nel calcolo delle strutture,.pm nel cap. VII (voi. II, parte 2') 'luestioni specifiche inerenti alla statica degll alti edifici e un esempio concreto dt ripartizione delle azioni
esterne in sistemi comprendenti vari telai e setti. Per ora pu essere opportuno ancora
una volta accennare al fatto che, essendo il basilare problema della ripartizione dei carichi esterni. orizzontali strettamente connesso con le deformabilit nei confronti degli
spostamenti per le strutture tra loro collegate, spesso lecito adottare l'ipotesi che
siano uguali le analoghe rotazioni dei nodi appartenenti ad una medesima travata;
e alle volte, se i ritti hanno rigidit non superiore a quella delle relative travi, che
dette rotazioni siano. nulle. Ipotesi semplifcatrici che, se legittime, sono quanto mai
opportune, per snelhre e meglio comprendere le linee di un calcolo greve, inevitabilmente affetto da molte incertezze sui dati di partenza.
Un calcolo approssimativo molto semplice verr esposto nel par. 16.6.

citazione della parte superiore del telaio si trova aggravato anzich alleviato dalla presenza della mensola. Occorre per aver presente, in merito al grado di attendibilit
di tali risultati teorici che, nello sche1na strutturale adottato nei calcoli, spesso problematico tener conto di irrigidimenti che invece possono alterare sensibilmente le
condizioni di congruenza: basta a tale proposito riflettere sull'influenza derivante
dai tramezzi e dalle pareti di tamponamento. Inoltre anche i cedimenti delle fondazioni possono avere notevole importanza (cap. VII del val. II parte za).
Terminiamo osservando che, quando il numero dei piani elevato, possibile
ottenere notevoli vantaggi trasferendo la soluzione dal discreto al continuo (paragrafo 16.5). Cosi facendo, si ritrova, per certe condizioni di carico e di vincolo,

d.'

e) Osservazioni.
Le mensole presentano in genere deformabilit molto limitata nel tratto inferiore, ma fortemente crescente verso l'alto per cui, a causa di tale comportamento
sensibilmente diverso da quello dei telai, si possono avere risultati non sempre prevedibili nella ripartizione delle forze esterne.
Consideriamo, a tale proposito, il semplice sistema della fg. 13.15, comprendente una mensola c?nnessa con un telaio avente le due travate indeformabili, sog
getta a una forza orizzontale P a livello del primo piano. Qualora pensassimo di
effettuare la ripartizione dell'azione esterna stabilendo le condizioni di congruenza
in corrispondenza della sola travata inferiore, avremmo t5:u= 01 t per il telaio, ma
62m sensibilmente maggiore di 61m per la mensola (fig. 13.15b). Ed allora evidente
che, quando s1 rende completa la congruenza, il telaio deve fornire alla mensola, in
corrispondenza della travata 2, una forza di segno opposto a quello della forza P
(fig. 13.15c).
Questo particolare comportamento si riscontra di frequente nello studio dei
sistemi costituiti da mensole e telai (es. 13.5), per cui accade che lo stato di solle-

271

ffR

p
~

(J)

a)

b)
Fig. 13.15

evidente quell'azione di sostentamento alla sommit della mensola di cui precedentemente si parlato; inoltre viene implicitamente introdotta la semplificazione di
considerare uguali le rotazioni di tutti i nodi appartenenti a una medesima travata
(par. 13.3.ld).
Esempio 13.5.
Il telaio simmetrico della fig. 13.16 ha ritti e travi di eguale rigidit R~EJ/l,
ed collegato a una mensola avente rigidit Rm=lOOR. Confrontare le soluzioni
considerando la situazione effettiva, oppure indeformabili le travi del telaio rispetto
ai ritti.
Soluzione.

Indichiamo con gli indici e, i le stilate esterne e interne (il telaio simmetrico);
quindi, ad es., <p4i la rotazione del nodo appartenente al piano 4 e alla stilata i.
a) Travi e ritti del telaio di eguale rigidit
Rm~lOO

R~EJ/l

(rigidit della mensola

R).

Le equazioni. Scriviamo a titolo d'esempio tre equazioni tipiche.


Equazione di equilibrio alla traslazione per la travata 4 del telaio [form. 13.10]:

con X, dato dalla [13.11]

Metodo dell'equilibrio

Capitolo tredicesimo

272

equazione di equilibrio alla rotazione per il nodo 4-i [13.9]:


6R
4'p" 4R+2R ('P+P,,+'P+<P")-T [(o,-a,J+(o,- o,)J .
Le equazioni sono complessivamente 28.
I valori delle incognite.
Spostamenti a,, ..., o, (a meno di Ph'/R):
0,04413; 0,14365; 0,26360; 0,38300; 0,49065; 0,58293; 0,66338.

'"h

Momento alla base della mensola

(h~3,5

273

m):

M,m~Rm[o+29'1m-6 (o,~O) ]~-10,64Ph

(sinistrogiro)

(se la mensola assorbisse l'intero carico, il momento varrebbe Mtot.=-24,5 Ph;


quindi M 0 m=0,434Mtot.; si veda in proposito la fig. 13.17. Pertanto la presenza del
telaio influenza sensibilmente pi il momento che lo sforzo tagliante della mensola;
ci a causa della forte azione, di sostentamento per la mensola, applicata in sommit; par. 13.3.2c).
Momento alla base del ritto della pilastrata interna i, compreso trai piani O, 1.
(M,,),~R

6-f

[0+2<p,,-6

(o,-OJ]
h
~-0,193Ph

s-f
h

4-f
h

3-f
h

2
I

"*
h

-'!
h

Fig. 13.16

:7-

, :i_

(se il telaio assorbisse l'intero carico e le travate fossero indeformabili rispetto ai


. . .
bb
1
.
6,5 p h
ritti, SI avre e, per a stessa sezione, M=--4- z=-0,8125 Ph; quindi
(M,,) 1 ~0,237

M. Si veda in proposito la fg. 13.18).

b) Travi del telaio considerate indeforn1abili rispetto alle colonne.

I ritti (o colonne) sono considerati tutti di uguale rigidit R; rigidit della mensola Rm=100 R. Il numero delle equazioni scende da 28 a 14, essendo nulle le rotazioni dei nodi del telaio. Le incognite acquistano i seguenti valori.
Spostamenti 0'1 , , 0' 7 (a meno di Ph 2 /R; per ogni valore segnata la differenza
percentuale rispetto al caso di travi e ritti di uguale rigidit R):

0,03091 (23%);

0,09450 (34%); 0,16410 (38%);

0,27824 (43%); 0,31701 (46%);

0,22709 (41%);

0,34729 (48%).

Rotazioni cp 1 m, ... , rp 7m delle sezioni 1, ... , 7 della mensola (a meno di Ph/R):


0,07917; 0,11424; 0,12223; 0,11471; 0,10002; 0,08500; 0,07819.

Rotazioni

Rotazioni <p1 e, ... , q; 7 e dei nodi della stilata esterna e (a meno di Ph/R):
0,05284; 0,07798; 0,08383; 0,07899; 0,06863; 0,06126; 0,07819.

<p1 m,

.. ,

X 7 agenti sulla mensola (a meno di P).

Si calcolano con la [13.11].


2,078;

1,352; 0,943; 0,776;

0,614;

1,096;. -1,370.

In sommit la mensola riceve quindi il notevole carico verso sinistra (X1=


secondo quanto stato detto nel par. J3,3.2c.
.
.
Le sollecitazioni. Vengono calcolate con le formule [13.7], [13.8]; nporllamo alcuni esempi.
Taglio alla base della mensola (Rm~lOO R):
~-1,370 P),

6Rm[rp m-2
T 0 m=-h1

(o,-0)]
h
=-5,45 P

(verso s1n1s
t
)
~~

(se la mensola assorbisse l'intero carico, lo sforzo tagante Varrebbe Ttot. = _:6,5 P;
quindi Tom=0,838 Ttot.- -Ovviamen~e T0 mdeve. risultare ugual~ alla somma delle Xi,
che infatti risulta poco diversa; precisamente EXi~ 5,49 P).

0,06767; 0,05751; 0,04470; 0,03344; 0,02870.

Per esempio, ]o sforzo tagliante e il momento alla base della mensola valgono
(tra parentesi i valori ottenuti per travi e ritti di eguale R)

Rotazioni Cf1i , 'P1i:


0,03602; 0,05401; 0,05836; 0,05509; 0,04816; 0,04291; 0,02273.
I carichi X1 ,

... , rp 7m (a meno di Ph/R):

0,05347; 0,06961;

T,m=-5,01 P (-5,45 P; differ. 8,1%),


Ph (-10,64 Ph; differ. 26%).

M,m~-1,85

Per interessanti confronti, si vedano le figure 13.17, 13.18. Come si detto,


nella fig. 13.18 sono indicati, per i valori dei momenti agli estremi dei piedritti, i
loro rapporti con i valori che si avrebbero considerando il telaio isolato e le sue
travate indeformabili.
e) Possono interessare i valori dei momenti flettenti della mensola al variare
del rapporto RmfRp (considerando indeformabili le travate del telaio).
Per Rm/Rp= 100; 1000; 10.000, i valori M 0 m, ... , M 6 m sono, rispetto a quelli che
si avrebbero per la mensola isolata:

Sez.
Rm/Rp~lOO
Rm/Rp~lOOO

Rm/Rp=l0.000
18 -

0,320
0,706
0,952

0,172
0,621
0,938

0,044
0,521
0,920

PoZZATI, IIML

3
-0,084
0,390
0,896

4
-0,236
0,192
0,859

5
-0,622
-0,181
0,789

6
-1,75
-1,24
0,60

Metodo dell'equilibrio

275

13.3.3. Telai piani aventi i nodi che ruotano e non traslano.

iljl

,,1'

un caso particolare rilevante della soluzione dei telai trattata nel par. 13.3.1.
Vedremo che i telai con i nodi liberi soltanto di ruotare possono in pratica venir
studiati vantaggiosamente impiegando il procedimento iterativo di Cross, derivante pure esso dal metodo dell'equilibrio; utile anche per l'evidente significato
fisico insito nelle sue operazioni (par. 13.4.2). Tuttavia pu essere istruttivo e in qualche caso conveniente lo studio attraverso la scrittura delle equazioni di equilibrio,
r---~

))
:a----,.--

L._

I l!Jj

A(

I
B
I
I
i---y, ,---11
I
I

--r-I

J_
a)

-L

-L

b)

-L

-L

e)

d).

Fig. 13.19

~~ot.inc.

0,7

0,6

0.4

0,3

0,2

0,1

o
che in forma tipica possono essere ricavate nelle due forme, nella sostanza coincidenti, dei movimenti o delle azioni equilibranti (par. 13.1).

Fig. 13.17

a) Equazione dei 111ovimenti equilibranti.


2 896

4, 888

3,236 a,5p

.,c::::.:_~~~~~,~~-!-~~,r7,~~~~~lil
'

p
p
p

; 'Rt

,,

Rp

'

"':"

~??.

"

i '

~~

_ _ telaio isolato

_____ Rm/Rrroo
NB. i ritti hanrio lutti
eguale rigidito:Rp=Elpfa

Dall'equazione generale [13,9], considerando nulli gli spostamenti ~ (quindi i


corrispondenti y), si ottiene <13 . 9)

Mt==EAft,+4'P1ER;,+2ER;i'Pt
i

(i==A, .,., D; fig. 13.19a)

[13,12]

Di tali equazioni se ne debbono scrivere tante quanti sono i nodi della struttura
che possono ruotare, comprese quindi le estremit articolate, da considerare quali
nodi comprendenti una sola asta (es. 13.4): ognuna di esse contiene al massimo
5 incognite (<p1, <fa, , <rdJ ed pertanto frequentemente detta delle 5 rotazioni;
il loro sistema presenta caratteristiche favorevoli per venir risolto iterativamente
(par. 2-4),
Ricavate ]e rotazioni <p dei nodi, si calcolano i momenti alle estremit delle varie
aste mediante la formula [13.7], in cui da porre ancora y=O.
b) Equazione delle azioni equilibranti.

Volendo scrivere l'equazione di equilibrio per un generico nodo J della struttura,


non si fa altro che ripetere il ragionamento generale (par. 13.1), facendo avvenire un
movimento per volta. Il nodo J si trova soggetto al movimento esterno M, (fig, 13.19)
e ai momenti (cambiati di segno trattandosi di azioni mutue) che le sezioni estreme
delle varie travi J-A, ... , J-C ricevono per le seguenti circostanze (fig. 13.19):
I) Per i carichi in assenza delle rotazioni dei nodi: a una sezione generica
applicato il momento d'incastro perfetto ~i supposto positivo, ossia destrogiro;
il nodo riceve -};~i (i=a, b, e, d).
i

Fig. 13.18

(lS, 9) BENDIXSEN,

v. nota 13.6.

276

Metodo dell'equilibrio

Capitolo tredicesimo
Il) Per la sola rotazione destrogira q;1 : deriva da essa il momento

Momenti d'incastro perfetto.

~:r.,

somma
dei momenti destrogiri applicati, per effetto di rp1, alle varie sezioni collegate in J;
i1 nodo riceve - M 1*.
III) Per le rotazioni, una alla volta, dei nodi circostanti A, ... , D, i cui effetti
si ripercuotono sull'equilibrio del nodo J: se, ad esempio, indichiamo con _fja il momento applicato alla sezione J della trave J-A per effetto di Ma*= 1 (essendo Ma*,
al solito, il momento che deriva dalla sola rotazione Cfa) il nodo riceve -fjaMa* dalla
trave J-A, e dai vari nodi circostanti -EhiMi*
i

M 78 =-33,6 tm;
al nodo 7 applicato il momento sinistrogiro di -5,2 tm.
Equazioni di equilibrio [13.12].

In definitiva, l'equazione di equilibrio alla rotazione del generico nodo J risulta C1a.10)'
(i~a, b, e, d)
[13.13]
M,~EMJi+M,*+Efi,M;*;
i

~.2pt1m

. I I lt lf I

[13.14]

Af,,~M,,+M,*e;<+M,*f.1,

[13.15]

I 40l.J5

~
(j)

tc---7.50

qA;O

ttftll.f

40/Js %

'30{,5

:::; o/,

::i

4fYJ5
~

7,;

'?7,

--+

Scriviamo ad esempio l'equazione per il nodo 7 (qi8=-<p7 ; M in kgcm):


-5,2. 10'=-33,6. 10'+
+ 10'[4<p,(2,0517+0,7957)+2<p, 2,0517+2% 0,7957]~0 ;

l'equ~zioi:e per i~~~do;> 1 fornisce, essend l'asta 1-4 scarica, <p 1 =-rP~./2.
81 ottiene qmnd1 11 sIStema (nodi 4, 5, 7):
10,2108 <p,+4,272<p,-14,06.

M,,~M1,+ M/eii+ M,*e,,/2.

- -

6,00---;.f-- 6,00~ 7,50

Fig. 13.20

[13.16]

10-~o

4,272<p,+25,7312<p,+1,5914<p,+2,06. 10-~o

Esempio 13.6.

l,5914<p,+ 7,2862<p,-28,40. 10-'=0,

Determinare lo stato di sollecitazione per la struttura della fig. 13.20.


1. Equazioni dei movimenti equilibranti (E=2 105 kg/cm 2).

1-4
2-5
4-5
5-6
5-7
7-8

....

,6)

e se la trave ha sezione costante, per la [13.14] si ottiene

Asta

7565

(j)

q:S.ot.4n, . ~,oo

L'equazione [13.14] dev'essere scritta per tutti i nodi che possono ruotare: per
un nodo interno, essa presenta in generale le cinque incognite M 1*, Ma*, ... , Mri*;
i coefficienti ht delle incognite Ma* ... , Ma* sono di solito molto minori del coefficiente (uguale a 1) di M 1*, e ci conveniente per la risoluzione del sistema di equazioni per via iterativa (cap. 2; secondo la [13.14], nel caso di quattro travi uguali
[i,~ 1/8).
Se la struttura ha un'estremit E incernierata (fig. 13.19), l'equazione dev'essere
scritta anche per tale sezione; tuttavia essa pu essere evitata tenendo conto della
presenza della cerniera nel calcolo sia del momento d'incastro in F, sia della rigidezza, sia dei coefficienti di ripartizione (13 .n).
Calcolate le azioni M*, si risale facilmente, sovrapponendo gli effetti, ai momenti
agenti alle estremit delle varie travi. Infatti per una generica membratura i-i risulta

e se le aste sono prismatiche evidentemente si ha (par. 12.1.4)


fi,~e,1 /2.

277

la cui soluzione
<p,~ 1,6278.

(EJ/l) 10-s

(h/b)

J
(dm')

dm

(kgcm)

35/35
40/35
65/35
65/35
40/35
75/35

12,5
18,7
80,1
80,1
18,7
123,1

45
45
75
60
47
120

0,5556
0,8311
2,1360
2,6700
0,7957
2,0517

Sezione

(la.io> F. TAKABEJA, Nouvelle mthode de calcul des ossatures ... , L'ossature mtallique, 1935, 5; dello stesso A., ((Nuovo metodo di calcolo dei telai irregolari a nodi rigidi,
Acciaio, 1962, 1; V. DI BERARDINO, Il metodo delle deformazioni a una svolta... , Ingegneria ferroviaria, 1962, 1; V. DI BERARDINO e altri A.: Nuovo metodo di calcolo: le strutture a telaio risolte con i momenti non equilibrati di nodo e di piano l}, Ingegneria ferro~
viaria, 1971, 10.
13
t .n> Se l'asta prismatica, ed caricata uniformemente, si ha M 1e=---ql2/8, Wfa=3R.

10-'

<p5= -0,5995.

10-3'

<p,~4,0287.

10-.

I momenti flettenti alle estremit delle aste vengono calcolati con la [13.7] po'
nendo r=O; per es.
M,.~M.,+4R.,<p,+2R"<p 4 ~15,89 105 kgcm.

2. Equazioni delle forze equilibranti.

Le incognite sono M4* M5*, M?*; l'incognita M 1* pu essere evitata avendo presente la nota 13.11.
Rigi~ez~.e all~ rotazione. W ~necessarie per il calcolo dei coefficienti e; par. 12.1.4;
momenti d inerzia delle sezioni e lunghezze delle aste si trovano riportate nel punto
precedente).
asta

1-4

2-5

4-5

5-6

5-7

7-8

3
0,833

4
1,662

4
4,272

4
5,340

4
1,591

2
2,052

w~cJ/l

Capitolo tredicesimo

278

Coefficienti di ripartizione
L'W;,~

Nodo 5)

e 56 ~0,415,

Nodo 7)

q,.~0,563,

'

e.

W46 + W.,~5,105,

Nodo 4)

Metodo dell'equilibrio

q.,~4,272/5,105~0,837,

e.. ~o,163 ;

eirn=0,129'

e75 =0,437.

I momenti d'incastro perfetto sono stati riportati nel punto precedente; al nodo 7
applicato il momento sinistrogiro di -5,2 tm.
Equazioni di equilibrio [13.13].
Scriviamo ad esempio l'equazione per il nodo 7 (e 57 =0,124):
0,124

279

sp?ndenza di sezioni che intersecano tutti i ritti di un piano), lo studio molto sempltce (par. 12.1.5): lo.sforzo tagliante Ti di un generico ritto viene ottenuto ripartendo lo sforzo taghante complessivo proporzionalmente ai momenti d'inerzia
delle ~e~ioni dei vari ritti. appartenenti a un medesimo piano (o proporzionalmente
alle r1g1dezze alla traslazione, nel caso di aste di diversa altezza); poi i momenti
aUe estren1it dei ritti vengono ottenuti moltiplicando i relativi tagli per la mezza
lunghezza ?elle ~ste (o per I~intera lunghezza se sono incernierati alla base) .
. ~a.se I1.t.el<l:10 ha f?rma trreg?lare, pu essere conveniente il ricorso alle equazioni d1 equtl1br1?. o scnve~dole ~1retta~~nte, .~om~ si mostr in via generale (parag_rafo 13.1), o utt~izzando 1. equazione t1p1ca g1a scntta una volta per tutte. E riportiamo tale equa~~on~, a titolo sempre di esempio delle possibili applicazioni del
metodo dell 'equ1hbr10, nelle due forme dei movimenti e delle azioni equilibranti.

-5,2~-33,6+M,*+--M,*.

a) Equazione dei movimenti equilibranti.

Si ottiene quindi il sistema:

Dall'equazione [13.10], considerando nulle le rotazioni


(si pensano le aste prismatiche)

M,*-14,06~0

M,*+0,166

Ms*+0,4185 M,*+0,2185

M,*+0,062

Ms*-28,4~0

la cui soluzione (il procedimento iterativo del par. 2.4.ta ha forte convergenza,
come mostrato nel punto seguente; altrimenti conviene il metodo di Gauss)
M 7 *=29,36 tm.

Momenti flettenti alle estremit delle aste.


Vengono calcolati con la [13.16]; per es.

P,-x:ri,-12L'-1-r"+12 L'--r"~o,
i
ajl
b j1

[13.17]

R1i

Rii

co~ il significato dei simboli a suo tempo iUustrato. Di tali equazioni se ne debbono
scnvere tante quante sono le travate che possono spostarsi.
Ricavate le incognite y, ossia gli spostamenti, si calcolano le azioni alle estremit delle varie aste mediante le [13.7], [13.8], in cui sono da porre ancora nulle le
rotazioni <p.

b) Equazione delle azioni equilibranti.

M45 ~M45 +M,*e 45 +Ms*e"/2~-14,06+ 13,91-2,56~ -2,71

tm.

riportato il diagramma dei momenti.


b) Soluzione per iterazione continua del sistema di equazioni.

Seguendo il procedimento illustrato nel par. 2.4.la si ottiene:


1 ciclo) M 4*=14,06,

dei nodi, si ottiene

M,*+2,06~0

M 5 *= -15,43,

<p

M 6*=-7,94,

M 7 *=28,89;

) M 4*=15,38,

M 5 *=-14,81,

.M7*=29,32 ;

)) ) M 4*=16,52,

M 5 *=-15,38,

M,*~29,35.

Consideriamo una travata generica j della struttura, soggetta alla forza esterna p.
e agl~ sforz~ taglianti, cam?iati di segno, delle estremit dei ritti ad essa collegate;
sforzi che dipendono al sohto, trascurando la deformazione per sforzo assiale dalle
.
'
seguenti circostanze (fig. 13.21):
_!) Dai carichi in assenza degli spostamenti delle travate; e se indichiamo
con Tj Io ~orzo di taglio (positivo verso destra) per una generica sezione, la trave
riceve -.J;Jjh essendo la somma da estendere a tutti i ritti collegati ad essa.
II) 'Per la sola traslazione 01 positiva (verso destra) della trave j: agisce su di
essa la forza -PJ* somma (cambiate di segno) degli sforzi di taglio applicati aIIe

sezioni dei ritti in conseguenza di tale movimento.


III) Per la sola traslazione Oa della trave inferiore a: alla trave j viene applicata
la forza -f-Pa*L}iai essendo la somma da estendere a tutti i ritti A-J, ed essendo raJ
a

13.3.4. Telai piani aventi i nodi che traslano senza ruotare.


Atiche qu~to un caso particolare della soluzione dei telai trattata nel paragrafo 13.3.1. E interessante considerarlo perch in pratica, quando i carichi agiscono nei nodi e hanno la direzione delle travate libere di spostarsi lungo il loro asse,
frequentemente lo stato di sollecitazione poco influenzato dalle rotazioni dei nodi
ed dominato dagli spostamenti; gli errori che si ottengono sono in genere non
gravi, finch le rigidita R dei ritti non superano quelle delle travi. E l'osservazione
acquista particolare importanza, essendo sempre possibile, mediante operazioni
preliminari con vincoli ausiliari, riportarsi al caso in cui i carichi agiscono nei nodi.
Pu essere opportuno ricordare che per i telai di forma regolare, per i quali le
travate non sono interrotte e sono noti gli sforzi taglianti dei piani (ossia in corri-

il coefficiente di ripartizione per ogni ritto A-J quando avviene Io spostamento Oa


(par. 12.1.5).
IV) ;er la sola traslazione 00 : la trave j riceve, analogamente al pC1.nto III, la
forza +Pb }}r:bJ
b

In definitiva l'equazione di equilibrio

P1-J;~i-P1*-l-Pa*J: -r:n1+Pb* J: -r:v1=0.


'

Tal~

[13.18]

equazione, in cui le f~rze P* sono le incognite, dev'essere scritta per tutte le


travi che possono traslare; 111 essa la seconda somma da estendere a tutti gli ele~
menti che collegano j con a, e la terza a quelli tra j e b.

Metodo dell'equilibrio

Capitolo tredicesimo

280

Calcolate le forze P*, semplice il calcolo delle sollecitazioni per un generico


ritto J-A, lungo la, compreso tra le due travi j, a; e ad esempio, se il -ritto prismatico:
1Ja* (per le forze P*)=Pi*Tja-Pa*-raf,
[13.19]
Maj=Ma1-T1a*la/2;
M1a=M1a--:-T1a*la/2,

o, ~0,03947

.{

.{

o,~0,03509

e.

I momenti flettenti si calcolano con la relazione [13.7] e si ricava ad es.:


M.,~-6Ry,.~

M56 ~-6Ry'"~0,0263

-0,2368 Ph,

Ph,

-0,0526 Ph.

Nella figura indicato il diagramma dei momenti.


2. Forze equilibranti.
a) Coefficienti di ripartizione delle forze (,,~

Considerando spostabile la sola travata 1:

u,: EU,,

par. 12.1.5).

T41=T52=T56=1/3 ;

I,,

A,

e,

M,,~ -6Ry 37 ~

T1,

J,

(c~Ph'/R~Ph 3/EJ)

1B2

IB,

1J

e quindi si ottiene

281

considerando lo spostamento della sola trave 2 (U65 =8U73),


7: 73 =1/9,

T65=8/9,

Equazioni di equilibrio [13.18] per le travi I, 2:


P-P,*+ P,*8/9~0,

1t
--IJ'[
r lS 1\
-,I
I

>16; i"
I
I
I

I
I

,_

$,

I
I

A,

>"'
a

-P,*+P,*1/3~0,

>16'1"
~

~----i

I
I
I

...L

...L

I
I

$,

iI

'I

...L

l
2h

"

Fig. 13.21

Fig. 13.22

e per un piedritto J- B,
[13.20]

e da esse si ottiene
27

P,*~19P,

Quindi dalle relazioni [19.20] risulta, ad es.:

Esempio 13.7.
Per il telaio della fig. 13.22 si considerano i nodi liberi soltanto di traslare,
essendo prevalente la rigidit (R~EJ/l) delle travi rispetto a quella delle colonne.
Le colonne hanno uguale sezione.
1. Movimenti equilibranti (t5i, i52 traslazioni delle travi 1, 2).
Essendo y 14 =y 25 =81/h, y56 =(62 -t51)/h, y37 =fl 2/2h, l'equazione di equilibrio
13.17 fornisce per le travi 1, 2:
P-12R 2,/h'+ 12R (6,- o,)/h'~O,

-12 [R (o,-o,)/h'+(R/2) (l/2h)

6,1 ,,,J~o,

* _ 27 I _ 9
T 41 *-P1 T41-19P3-19P,
,,

Mu~M,.~-T.,* 2~-

38 Ph~-0,2368Ph.

b) Ogni forza P*, come stato detto, la forza che provoca il definitivo spostamento correlativo, essendo i rimanenti spostamenti interdetti. Quindi, posto
c=EJ/h3 , si ottiene, ad es.:
27
I
o, ~P,*/EU,~19 P 3 . 12 e 0,03947 Ph'/EJ.

Metodo dell'equilibrio

Capitolo tredicesimo

282

Esempio 13.8.
Risolvere il telaio della fig. 13.23, i cui nodi traslano soltanto; tutti i ritti hanno
la medesima sezione (la colonna 4-1 articolata alla base).
Soluzione.
Equazione dei movimenti equilibranti.
,
.
.
.. .
In questo caso la sezione 1 libera di ruotare. L equa~1one d1 equ1hbr10 all~
rotazione [13.9] scritta per <1 il nodo 1, e quelle alla traslazione [13.10] per ,le travi
1,2 forniscono (y14=y25):

)-o

2 0,5R
2hy37-,

qh
( 2R
- + 6 ---y'"
2
h

e da esse si ottiene [c~qh'/EJ, y,,~JJ2h~(y 06 +y,.)/2]


y 14 =0,09609 e,

cp1 =0,16497 e,

y"=0,02636 e.

e in particolare con procedimenti iterativi, 1nediante i quali, se convergono,


si tende alla soluzione ripetendo pi volte un determinato ciclo di calcoli
sino a raggiungere la voluta accuratezza. Le operazioni che vengono effet~
tuate con tali procedimenti possono avere una corrispondente interpretazione fisica utile agli ingegneri, sia per la comprensione dell'effettivo significato delle operazioni stesse, sia per le indicazioni che se ne possono trarre
ai fini della progettazione delle strutture. In pratica i metodi iterativi sono
convenienti se soddisfano due esigenze non sempre concordanti tra loro:
da un lato quella di dar luogo alla ripetizione di semplici operazioni; dall'altro di ottenere la soluzione, o meglio un sufficiente livello di approssimazione, con soddisfacente velocit del processo iterativo. In qualche caso,
come per il procedimento di Cross che vedremo nel paragrafo seguente,
entrainbi tali requisiti si trovano soddisfatti; in altri occorre cercare una
giusta via di mezzo. opportuno aver presente che l'impiego degli elaboratori elettronici ha sconvolto la scala d'importanza di molti metodi matematici risolutivi, ma di ci parleremo a suo tempo (cap. XV); giova per osservare che i metodi iterativi possono essere molto vantaggiosi nell'essenziale
lavoro di tentativi e di verifiche che accompagna la scelta di una soluzione
strutturale.
13.4.2. Telai con nodi che ruotano ma non si spostano: il metodo di Cross (13,l2).

2h

1
h

283

a) Il procedimento.

13.4.1. Osservazioni sui metodi iterativi.

Con tale procedimento tutti i nodi sono considerati all'inizio provvisoriamente bloccati e si calcolano, per effetto delle azioni esterne, i momenti
d'incastro perfetto alle estremit delle varie aste, ottenendo al solito una
soluzione congruente ma non equilibrata. Poi i nodi vengono allentati (quindi
equilibrati) uno per volta, considerando impediti di ruotare i nodi intorno
a quello sul quale si opera; ed proprio questa idea del provvisorio incastro
dei nodi circostanti che costituisce la chiave del procedimento, poich sono
allora note le rigidezze alla rotazione delle aste, ed possibile applicare la
semplice operazione di equilibramento illustrata nel par. 12.1.4. Equilibrato
un nodo e calcolati i momenti di trasmissione (ossia i disturbi) nei nodi circostanti, si passa a un altro nodo e si ripete la medesima operazione sino ad
ottenere lo smorzamento dei momenti trasmessi; smorzamento che, come
vedremo, in generale rapido, sicch bastano pochi cicli di operazioni per
ottenere il risultato voluto, ossia la soluzione equilibrata.
Il procedimento richiede i seguenti calcoli preparatori:
I. Momenti d'incastro perfetto. Al solito tali momenti sono considerati
positivi quando essi hanno senso destrorso (ossia orario) alle estremit delle
travi; se per una trave AB un'estremit incernierata, non necessario appli-

I sistemi di equazioni risolventi [13.l] o [13.3], tipici del metodo d')ll'e~ui:


librio contengono quali incognite i movimenti a o le corrispondenti az1on1
equilibranti F*; le incognite possono essere calcolate in vari modi (cap. ID,

(13 12l H. CROSS, Analyss of continuous frames by distrbuting fixed-end moments ,


Proceedings ASCE, 1930. Per altre citazioni si veda la bibliografia.

rj)

Fig. 13.23

Dalla [13.7] si ricava ad es.:


M 52 =-6Ry14 =-0,5765 qh 2 ,
M.,~qh'/12+2Rg>,-6Ry 14 ~-0,1633 qh';

e analogamente,
M00 ~-0,2415

qh',

M,,~ -0,1837

qh'.

Il diagramma dei momenti indicato nella figura.

13.4. Applicazioni del metodo dell'equilibrio: procedimenti iterativi per


l'equilibramento dei momenti.

Capitolo tredicesimo

Metodo dell'equilibrio

care in corrispondenza di essa l'incastro provvisorio, e naturalmente il. momento d'incastro in B deve tener conto che l'estremit A considerata hbera

(=-8 0,364); -2,9; -2,2, indicati con il numero II e scritti in colonna


con quelli I; tali momenti II provocano nelle estremit opposte C, E i momenti trasmessi III=-2,9/2;;::-1,5 tm. Per ricordare che il nodo B equilibrato, si traccia una linea dopo i momenti IL
_
Si blocca il nodo Be si passa al nodo C: si calcola L'M=+l6,0-l,5=
= + 14,5 tm, tenendo quindi conto anche del momento III trasmesso da B.

284

di ruotare. I loro valori per alcuni casi rilevanti sono riportati nella tab. 3.5.
2. Rigidezze alla rotazione. Vennero definite nel par. 12.1.3. Se, per
una trave prismatica, l'estremit opposta a quella in cui si considera la rotazione incastrata (vedremo che tale caso fondamentale) si ha

285

(R=EJ/l);

W=4R,
se incernierata,

W=3R.
D

E se la trave si trova in condizione di simmetria o di antirnetria

W (configurazione simmetrica)=2R,

W (configurazione antimetrica)=6R.

Relativamente alla trave di sezione variabile, si veda il cap. 3.2.


3. Coefficienti di ripartizione e. Sono stati definiti nel par. 12.1.4, a
proposito della distribuzione di un momento M; applicato a ':1n nod~ in cui
si uniscono pi travi di rigidezza nota; per una qualunque dt esse s1 ha

M 1a=M1e1a,

con

e1a= W1a/EW
1,.
i
+22,4
Il+ 0,6

4. Coefficiente di trasmissione c. Data una trave AB, tale coefficiente


definisce il momento d'incastro in B per una coppia agente in A, e vale 1/2
se la trave prismatica, ossia

Il- 2,2

1+24,0

B 1"3641

lo=I

1 +mo

L'illustrazione del metodo semplice seguendo l'esempio della fig. 13.24,


per il quale si supposto che tutte le aste abbiano la medesima rigidit
R=EJ/l; pu essere comodo disporre i dati come indicato. nella stessa
figura. Si calcolano dapprima i momenti d'incastro alle estrem~t delle as:e
caricate, e si scrivono i loro valori in corrispondenza delle relative estrennta,
sopra o sotto l'asse della trave, indicandoli col numero romano I (M"=
=-3 8'/12=-16,0 tm, M,,=+16,0 tm; inoltre, essendo l'estremit A
incernierata, M,.= +3 8 2/8= +24 tm). Si comincia a equilibrare un nodo
qualunque, per esempio B, mantenendo i nodi vicini bloccati (in questo caso
il solo nodo C): si calcola il momento non equilibrato.EM=-16+24=+8 tm,
che fornito dal vincolo ausiliario; poich tale vincolo non esiste, occorre
annullare la sna reazione, ossia aggiungerla cambiata di segno. Quindi si
ripartisce -.EM=-8 tm in parti proporzionali alle rigidezze delle travi che
si uniscono in B (W,,=4R, W,,=4R, W,a=3R; e,,=4/11=0,364, e,,=0,3~4,
e,.=3/11=0,272; i coefficienti di ripartizione e sono riquadr.ati i~ ~orrispon
denza delle relative aste): si ottengono cos i momenti di npartiz10ne -2,9

11-4,8

11/+0,5
li -Oi2
+[0,0

-2,5
11!-0,1

I o

///- 1,5

Ovviamente il coefficiente di trasmissione nullo se l'estremit B semplicemente appoggiata; se la trave di sezione variabile, si veda il par. 3.2.

-5,0
1/-0,2
11-4,8

fil

///-2,4

~1:;,<1~}
I

--:::: ::::

F
Fig. 13.24

Si cambia segno a .EM e si ripartisce -14,5 in parti proporzionali alle rigidezze delle travi che si collegano in B(W,a=W,1 =W,,=4R; e=4/12;;::
;;::0,333); si ottengono cos i momenti II=-14,5 0,333;;::-4,8, e i momenti III=-4,8/2=-2,4 tm. Per ricordare che il nodo C equilibrato, si
traccia una linea dopo i momenti IL
Si blocca il nodo Ce si torna al nodo B, che non pi equilibrato, avendo
ricevuto il momento III=-2,4 causato dalla rotazione del nodo C. Si ripartisce pertanto il momento III cambiato di segno, ossia lo si moltiplica per
i soliti coefficienti di ripartizione, ottenendo i nuovi momenti II (0,9= +
+2,4 0,364; 0,9; 0,6) e i corrispondenti III=0,9/2;;::0,5 tm. E cos si prosegue, sino ad avere trascurabili momenti di trasmissione.
Si sommano infine i momenti I, II, III in ogni estremit, e si ottengono i
momenti definitivi; la loro somma, per le estremit facenti capo a l-no stesso

286

Metodo dell'equilibrio

Capitolo tredicesimo

nodo, dev'essere uguale all'eventuale momento esterno, quindi il pi delle


volte nulla. Il diagramma dei momenti flettenti pu quindi essere tracciato facilmente, portando le ordinate dalla parte dei lembi tesi delle travi
(fg. 13.24).
Se le aste hanno rigidit R diversa non si ha alcuna complicazione, come
mostrato nell'esempio seguente.

287

b) Rigidezze e coefficienti di ripartizione. Per esempio:

Nodo 4

aste

J(dm')

/(dm)

4-5
4-1

80,1
12,5

75
45

4J/l=4,272
3J/1=0,833

0,837
0,163
1,000

Esempio 13.9.

Studiare con il metodo di Cross la struttura della fig. 13.25, gi esaminata con
diverso procedimento nell'es. 13.6.

'

q~3,Qtlm

i i i

j' i i" i

75,&,j

~.oo 0

iiillliiii

4%s

(i)

~7,50'

i 30.$

4065

--

' "

q_4,0l0{J!

65.$

651J5
35/:)5

.. ...

6,00

~.7I

4o/Js
6,00

' "'

35/Js

--

7,50-+

-17,07
Il+ 0,02

Il+ 0,24
ll+-76,27

I +5.20

111-1,u

w-2,2a

~ ~I ~1~
~1g g1~+I +I++
2:::::::: ~""" 2::"""
I 11 I j
I

// +11,17

/!/+5,89

I +I +I

lf

~ ~;~

7.

1 -33,60

+15,87

llf- 0,09 --------- Il - 0,19


Il +0,95
lll+0,48

::,~ ~~2

.~

--

::'~= ~ 1~ ~1g-~1~-+

}-1_-;==U~06=,--~~-'-c+~U~06~-( 5 \-~---~-~~~=~==~~~~B()-'11oi4 loB37I


lo,332!
lo,4t5I
~ ga. ~
I -12,00
I +12,00 I
+ :t I:t1
;t ,;i; @)
~
~1~1~12
fl 1!-3,30 ------- 111- 1,65 I
I I I I ~ /!-2,85 ___________. /!{- 1,42 I

C:

'

""= ""- ""'

J/-0,24 - - - - 1//-0,12
-JB,39
+.B,81

I
I

W,,

(j)
Fig. 13.25

Soluzione.
a) Si calcolano i momenti d'incastro perfetto I: ad es., M,,=-3 7,5'/127"
= -14,06 tm. Il momento applicato dallo sbalzo al nodo 7 sinistrogiro; quindi
destrogiro quello applicato all'estremit incastrata dello stesso sbalzo (2,6 2'/2=
=+5,2 tm).

La rigidezza dell'asta 7-8 vale 2R; quella dello sbalzo collegato al nodo 7 nulla.
e) Si comincia, per es., ad equilibrare il nodo 4 ottenendo i momenti II:
+14,060,837=+11,77; 14,060,163=+2,29 tm; all'estremit 5 viene trasmesso
il momento III=ll,77/2=5,89 tm. Si passa al nodo 5: l.'M=-12+14,06+5,89=
=+7,95; si ottengono i relativi momenti II e III. Si passa al nodo 7, ove si ripartisce la somma, cambiata di segno, dei momenti I e III -(-33,6-0,49+5,20)=28,89;
poi si torna al nodo 4, e cos si prosegue sino a raggiungere l'approssimazione voluta. Si sommano infine, in ogni estremit, i momenti I, II, III; ad es., M 4 r,= -2,71 tm.
Il nodo 6 da considerare incastrato, perch esso non ruota in virt della configurazione simmetrica.

b) Osservazioni.
Si gi accennato che, terminato il procedimento, la somma dei momenti relativi alle estremit di uno stesso nodo dev'essere uguale all'eventuale momento
esterno: ad esempio, nel nodo 7 della struttura studiata nell'es. 13.9 si ha -17,07+
+11,87=-5,2 tm, uguale al momento sinistrogiro applicato allo stesso nodo (a
sua volta uguale e contrario al momento d'incastro per lo sbalzo).
.
In corrispondenza dell'estremit J di una generica trave J-A, ogni momento ha
un chiaro significato fisico: quello I il momento d'incastro perfetto; la somma
dei II fornisce il momento che provoca la rotazione della sezione J con l'altra estremit A incastrata; la somma dei III conseguente alla rotazione della sezione A
con quella J bloccata. Si ha pertanto che, per la definizione di rigidezza alla rotazione, <r1a=rp1=(1.: II)1a!W;;a; per cui si pu scrivere anche rp1=EI"Iji/E w;;h essendo
E 111i la somma di tutti i momenti II scritti intorno al nodo J.
Volendo rendersi conto degli aspetti comuni dei procedimenti esaminati, che
fanno parte tutti del metodo dell'equilibrio, chiaro allora che il momento M1*
definito nel par. 13.3.3 coincide con EI~: basta infatti pensare al loro significato;
e si ha d'altronde conferma di ci dai risultati degli esempi 13.6 e 13.9 [ad es., M 4 *=
=16,62 tm, (l.'II)4 =16,61]. Pertanto il metodo di Cross corrisponde nella sostanza
alla risoluzione iterativa del sistema di equazioni in cui sono incognite le azioni
equilibranti Mi*; e precisamente all'iterazione condotta operando sugli incrementi
delle incognite (par. 2.4.lc).
La velocit della convergenza, in genere notevole, risiede nel fatto che, come
abbiamo gi accennato, i momenti trasmessi III, dai quali dipende il proseguimento
del processo iterativo, sono piccoli rispetto al momento che Ii genera: un momento M applicato a un nodo, in cui s saldano quattro travi uguali aventi l'estremit opposta incastrata, si ripartisce in quattro parti uguali; e ogni momento ripartito si trasmette dimezzato, quindi si ha III=M/8. In genere non ha grande importanza l'ordine col quale si sbloccano i nodi; tuttavia chiaro che conviene dar la
precedenza a quelli in cui la I:AfJt pi elevata.
Come indicato nella fig. 13.26, la quale si riferisce a sistemi di travi uguali,
sufficiente una sola ripartizione quando con i vincoli ausiliari impedita una sola

288

Capitolo tredicesimo

Metodo dell'equilibrio

rotazione e le travi hanno rigidezza nota; il momento applicato a un'estremit di


una trave (fig. 13.26c) dev'essere considerato, per il calcolo del momento I, .alla
stregua di una qualunque condizior.ie ~i carico :elativa .a. una trave con appoggio e
incastro, alla quale dev'essere attr1bu1ta al solito la rigidezza 3R.
Poich le rigidezze alla rotazione sono relative a travi aventi le estremit impedite
di spostarsi, col metodo di Cross si studiano telai aventi i nodi liberi. soltanto di
ruotare. Ma in certi casi possibile tener conto anche degli spostamenti, adottando
valori adeguati delle rigidezze (par. 13.4.4).

i disturbi sono i momenti III e il termine noto la EM;;. Pertanto ogni


operazione di ripartizione in un nodo corrisponde :fisicamente alla rotazione
(non all'incremento di rotazione) dello stesso nodo, la quale raggiunge il suo
valore finale al termine del processo iterativo. Il vantaggio, gi illustrato
nel par. 2.4.lb, che il procedimento risulta autocorrettivo, per cui, se si
compie un errore, questo pu venire automaticamente eliminato nelle ope-

'

q
.
'
~liIJIJ!Llllli3!._ .!_+1,18 x-1,112 -
3R @ 2R B'
A'
13] @ [Zj;J

!l-~/12)

rm,-:1!c

~
@ liR D'
'

i; 4R

,'

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_
__I
0,4! -1/20

~:~.
11-(;24)"'51 llc(l/24}2;5

:~

1+1/12

lilli

l?lJ

b) momenti a m&w di' qf

al, momenti a rneno di qf._

- 2;11
Il +13,91

_::_1/!!!______

q'
R

C:
" r
A3RB4R~
e)

'

dbwm,enti__g,JI1ff!1Q_di_gl=
Fig. 13.26

289

ff+(l/12) 1/3

1-1/12

BI~-

"f1~
"''

-14-.06

lii- 2,56

+15,87
Il -5,11.

Il +13,83
lff-2,46

111+6,92
// -4,92

Il +12,87

//+6,44 ~

lii- 1,32
/I+ 11,77
I -14,06

ll-2{i4

@]

//{+5,89
I +14,06

lo41s I

I +12,00
111-3,19

e) Il metodo di Cross operando sui valori totali dei momenti ripartiti e


trasmessi (anzich sui loro incrementi): Il procedimento diviene autocorrettivo.

Se, in corrispondenza di ogni nodo, ogni volta viene ripartito il complessivo momento squilibrato somma dei momenti III e dei momenti d'incastro
perfetto, si ottengono i momenti II e III totali, anzich i rispettivi incrementi.
Tale modo di procedere, che sostanzialmente non differisce dal procedimento originale gi illustrato, indicato nella fig. 13.27, nella quale trattata
la stessa struttura dell'es. 13.9: segnata in ogni nodo la J.:M;, (riquadrata),
il primo ciclo coincide con quello solito; poi, nel secondo ciclo, si ripartisce,
ad esempio per il nodo 4, la somma cambiata di segno dei momenti trasmessi
(in questo caso il solo -1,32) e dei momenti d'incastro (EM=-14,06) e
si ottengono i momenti totali, ovviamente approssimati, II ( +12,87, +2,51)
e III ( +6,44). E cos si prosegue sino a far coincidere i valori consecutivi dei
momenti ripartiti. I momenti complessivi vengono ottenuti in ogni sezione
estrema sommando al momento I gli ultimi II e III segnati nella figura con
asterischi.
La giustificazione di tale modo di procedere pu esser riportata al fatto
che, per quanto stato osservato nel paragrafo b) precedente, il metodo di
Cross coincide con la risoluzione iterativa del sistema di equazioni in cui
figurano le azioni equilibranti incognite M,*=J.: lit,. Con l'iterazione continua vedemmo (par. 2.4.la) che per determinare, ad ogni fase, un valore
pi approssimato del valore di un'incognita, si deve sommare ai disturbi
dovuti alle altre incognite il termine noto; ed chiaro che nel nostro caso

1--

I
I

+B,81

I
I

I
I
I

8l
a
I

(j)

""
Fig,

"
13.27

@i

razioni successive; in particolare, se viene cambiato il dimensionamento della


struttura, e modificati di conseguenza i coefficienti di ripartizione, il proce- .
dimento pu essere proseguito adottaudo i valori dei momenti gi ottenuti
come valori approssimati.
13.4.3. Telai con nodi che ruotano e si spostano. Metodo di Cross generalizzato.
possibile tener conto anche degli spostamenti dei nodi e mantenere
buona la convergenza del processo iterativo aggiungendo alcune operazioni
a quelle del metodo di Cross, che, come si accennato, applicabile quando
i nodi non si spostano; con il procedimento che verr esposto possibile
studiare telai che abbiano, come si ha nella maggioranza dei casi, noto lo
sforzo tagliante per ogni sezione generale che interessi tutti i ritti di un medesimo piano, ossia telai soggetti a qualunque condizione di carico, ma vincolati soltanto alla loro base (fig. 13.28) (lB.rnJ.
13 13
>

<

19 -

Per alcune citazioni si veda la bibliografia.


POZZATI,

11~1.

Capitolo tredicesin10

Metodo dell'equilibrio

a) Consideriamo il telaio della fig. 13.28, costituito da elementi prismatici,


con il generico nodo J soggetto a un momento M positivo. Immaginiamo,
in una prima fase, di impedire provvisoriamente mediante vincoli ausiliari,
ossia con morsetti e appoggi, le rotazioni dei nodi (ad eccezione naturalmente
del nodo J) e gli spostamenti delle travi: il momento pu quindi essere ripartito nel modo consueto proporzionalmente alle rigidezze alla rotazione W=
=4EJ/l; e se indichiamo al solito con e i coefficienti di ripartizione e con

ritti del piano comprendente quello i in esame. Analogamente, agli estremi


di un generico ritto s del piano superiore sono applicati i momenti

290

291

[e]

e) Per la presenza dei momenti IV in corrispondenza delle estremit


J-A e J-B, il nodo J non equilibrato, per cni occorre applicare al nodo J
l'ulteriore momento

F4

[d]

Hi,

che provocher, come si visto per Mi, il momento M/'=cM1'=c 2M1 ;


questo, a sua volta, il momento M'"=c 3Mb e cos di seguito, sino a raggiungere l'equilibrarnento del nodo. Gli effetti totali sono provocati quindi
dal momento
M,
M,*=M,(l +c+c 2 +. .. )= - - = k1M1
[e]
1 -e
essendo, per la [d],
1

Itr
11,
7,b,

Fig. 13.28

~"'

""'

i numeri II e III i momenti ripartiti e trasmessi, si ottiene, ad esempio per il


ritto JA inferiore,
[a]

b) Gli appoggi provvisori hanno dovuto fornire le azioni orizzontali


3
3
/h , con 1. sensi. m
. d"1cati. nelia l gura. p er el'1m1nare
.
/h H,=H a =-II1aa'
2rr.,
J'
2
la presenza di tali appoggi, applichiamo le loro reazioni cambiate di segno,
considerando ora tutti i nodi liberi di traslare ma non di ruotare (compreso
il nodo J): allora le travi si spostano come indicato nella stessa figura, e si
inflettono soltanto i ritti collegati alla travata comprendente il nodo J, essendo
infatti nullo lo sforzo di taglio complessivo ovviamente per i piani superiori
(ai vari ritti collegati alla travata comprendente J), ma anche per i piani inferiori, poich le azioni H a due a due si annullano. I momenti relativi a tal~
seconda fase, nella quale i nodi si spostano soltanto, possono essere calcolati
semplicemente (par. 12.1.5): per un piedritto i del piano inferiore, essi sono
sinistrogiri e uguali ad entrambe le estremit, e valgono

IV,= -(H0 J,jL:J) h./2= -s,II1,

[b]

essendo
[13.21]
\

il coefficiente di spostamento, J, il momento d'inerzia della sezione del ritto


per il quale viene calcolato il momento IV cli spostamento, e L:J relativa ai

k1-~----
l-e1aSa-(!jbSb

[13.22]

I momenti complessivi, corrispondenti all'equilibramento alla rotazione


del nodo J (che ruota e si sposta) e dei piani (avendo eliminato le azioni degli
appoggi ausiliari) dipendono da M,*, e sono dati dalle relazioni [a], [b], [e]
moltiplicate per k 1 Pertanto, relativamente alle sezioni facenti capo a un
nodo, per ottenere i momenti II1i si pu ripartire il momento originario M1
per i coefficienti cli ripartizione
[13.23]

mentre l'equilibrio del nodo J ricomposto dai momenti di spostamento

IV, 0 =-IJ.iasa,

[13.24]

che verranno indicati tra parentesi.

d) Inoltre si hanno momenti cli spostamento anche per le altre estremit


dei ritti che si collegano alla trave comprendente il nodo J; essi si ottengono
facilmente, ad esempio per un piedritto i del piano inferiore, dalla relazione [b], ossia moltiplicando -II10 per s,; e per un piedritto s del piano
superiore, dalla relazione [e], ossia moltiplicando II,, per s,.
Ecco allora giustificato un punto saliente del procedimento: quando si
vuole avere ad entrambe le estremit X cli un generico ritto x il momento IV,
(dovuto allo spostamento relativo delle due travate alle quali si collega lo
stesso ritto), si moltiplica per il coefficiente s, la somma, cambiata di segno,
dei momenti II presenti in tutte le estremit dei ritti del piano, esclusa l'estre-

292

Metodo dell'equilibrio

Capitolo tredicesimo

11

mit X stessa, perch di II, si gi tenuto conto nell'eqnilibramento del nodo


(punto e).

e) In conclnsione il procedimento si svolge attraverso le seguenti fasi:

1. Si calcolano, per effetto dei carichi sia verticali, sia orizzontali, i


momenti alle estremit pensate impedite di ruotare.
2. Si calcolano, in corrispondenza di ciascun nodo, i soliti coefficienti
di ripartizione e=W/J.:W (con la somma estesa a tutte le aste del nodo);

poi, per i ritti di ogni piano, i coefficienti di spostamento

41

R~E]!l

Esempio 13.10.

4m

Rh

i=
I ---

a)

s=4 Jfl.:J (con

modificazione, ai casi non consueti di telai aventi colonne articolate alla base
o di diversa altezza, o elementi strutturali di sezione variabile.

_,._
21

---@

la somma estesa a tutti i ritti del piano). Si allora iu grado di determinare,


per i vari nodi, i coefficienti correttivi k [relaz. 13.22]; quindi i definitivi coefficienti di ripartizione e*=ke.
3. Prima di effettuare l'equilibramento dei momenti in corrispondenza
di un qualunque nodo, si calcolano, per le sezioni estreme dei ritti (due o un~)
collegate allo stesso nodo, i momenti di spostamento IV, seguendo la semplice operazione indicata nel punto d).
chiaro che, all'avvio del procedimento, tali momenti IV sono nnlli,
poich dipendono dai momenti ripartiti II presenti agli estremi dei ritti.
4. Conviene applicare il metodo di Cross nella forma modificata, operando sul valore globale dei momenti (par. 13.4.2c).
Quindi, in corrispondenza del nodo sul quale si intende operare, si moltiplica la somma, cambiata di segno, dei momenti I e degli ultimi III, IV (se
vi sono) per i coefficienti di ripartizione, ottenendo i vari momenti II. Poi
si moltiplicano i momenti II (cambiati di segno) delle sole sezioni estreme
dei ritti collegate allo stesso nodo per i relativi coefficienti di spostamento;
i prodotti vengono segnati tra parentesi. Il nodo ora equilibrato.
5. Le stesse operazioni, indicate nei due punti precedenti, vengono effettuate per i vari nodi.
Il calcolo ha termine quando i momenti ricavati in una fase dell'iterazione
sono pressoch uguali a quelli della fase precedente.
6. I momenti definitivi vengono dedotti sommando i momenti I con
gli ultimi II, III, IV (indicati negli esempi con asterischi).
Come si accennato, la convergenza veloce, anche quando la rigidit
dei ritti superiore a quella delle travi.
Il procedimento pu facilmente venire adottato, con qualche leggera

293

5m

@)
Rh

b)

e)
Fig. 13,29

Soluzione.

1. Momenti d'incastro perfetto I. Si sono considerate azioni esterne orizzontali,


ma nulla cambierebbe se agissero anche carichi verticali e coppie; nel presente caso
si ha (par. 12.1.5)

I
13 , 1 =11 , 3 =-3 l+0,

Studiare, con il metodo di Cross generalizzato, il telaio simmetrico a due cam-

5
;r=-5,00 tm,

pate della fig. 13.29, costituito da travi e ritti di eguale rigidit R e soggetto a forze

l4,i=I2,4=-2,5 tm.

orizzontali. Come noto (vol. I, par. 10.4b), pu essere considerato mezzo telaio
con i momenti d'inerzia delle sezioni dei ritti centrali dimezzati e soggetto alla met
delle azioni orizzontali; per cui il telaio che rimane da studiare non pi simmetrico.

In corrispondenza di ogni nodo vengono segnate le relative somme dei momenti


d'incastro perfetto,

294

Capitolo tredicesimo

2. Coefficienti di ripartizione e.
Per il nodo 3: es,4=e3,1=es,r;=l/3.
0,5
Nod o 4: Q4,2=e4,6 O,S+l+O,S 0,25, e4,s=0,5.
Nodo 5: e5 , 6 =e 5 , 3 =0,5.
Nodo 6: e6 , 4 =0,333, e6, 6 =0,667.
3. Coefficienti di spostamento s (form. 13.21).
Per il primo piano: s 3 , 1 =

Metodo dell'equilibrio

295

s~mma degli sforzi .di taglio ~ei ritti appartene!1ti ad uno stesso piano deve eguaglr~re lo_ sforzo taglrante del piano. Per l'esemp10 trattato si Ira: T(2o piano)=! t,

e mfatt1 (-0,32-l,44-1,26-0,97)/4=0,998; T (1 piano)=


(-5,46-3,83-2,58-3,07)/5=2,99 t.

3 t, e infatti

Esempio 13.11.

Studiare !l telaio si~etrico della fig: 13.30, avente travi e ritti di uguale rigidit
R=EJ/l. Puo essere studiato mezzo telaio soggetto ad azioni orizzontali dimezzate.

l;O,S =0,5, s4 ,2=0,25.

Secondo piano: S 3, 5 =0,5, s 6,4-=0,25.


I coefficienti s vengono segnati lateralmente.
4. Coefficienti k (form. 13.22).
1
Nodo 3: k,=~-----

1 -es,1Ss,1-ea,1>sa,s

1
1-0,333. 0,5-0,333. 0,5 -J,S.

1
Nodo 4 ' k,- 1-0,25 0,25-0,25 0,25
Nodo 5: k,=1,333.
Nodo 6: k 6 = 1,091.

1,143.

5. Coefficienti definitivi di ripartizione e*=ke.


Nodo 3: ea,4*=ea,1*=ea,i;*=l,5 1/3=0,5.
Nodo 4: Q4,2*=e4,6*= 1,143 0,25=0,286; e4 , 3*=0,571, ecc.
I coefficienti q* vengono segnati intorno ai rispettivi nodi.
6. Pu quindi venire iniziato il procedimento. Nodo 3: il momento IV nullo,
perch non si hanno ancora momenti ripartiti; si moltiplica -2 I= +6,33 tm per
i coefficienti e*=0,5 ottenendo i momenti ripartiti 11=+3,16 e quelli 111=+1,58;
si moltiplicano i momenti II cambiati di segno dei ritti (-3,16) per i coefficienti di
spostamento (0,5; 0,5), ottenendo i momenti -1,58; -1,58, scritti tra parentesi di
fianco ai relativi II; ora il nodo 3 equilibrato. Nodo 4: si calcola il momento di
spostamento moltiplicando -EII (relativa alle estremit dei ritti del piano, in
questo caso -3,16) per il coefficiente di spostamento del ritto (0,25), per cui si
ottiene IV4 , 2 =-0,79, e analogamente IV4 , 6 =-0,79; quindi -EM=-E(I, III,
IVJ=-(-3,11+1,58-0,79-0,79)=+3,17, u.,,=II.,,=3,17 0,286=0,91, rr.,,=
=+1,82 con i relativi III uguali ai II dimezzati; i momenti Il, cambiati di segno,
dei piedritti moltiplicati per i relativi s forniscono i momenti scritti tra parentesi
(-0,23; -0,23). Il nodo 4 equilibrato. Nodo 5: IV5 , 3 =-(3,16+0,91) 0,5=-2,04;
-1.'(I, III, IV)=-(-l,33+1,58-2,04)=+1,79; II,,,=II,,,=+l,790,667=
=+1,19; si pone tra parentesi il prodotto -1,19 0,5=-0,60. Nodo 6: IV,,,=
=-(+0,91+3,16+1,19)0,25=-1,32; -1.'(I, III, IV)=-(-0,67+0,46-1,32+
+0,6)=+0,93; II,,.=+0,34, II,,,=+0,68; si pone tra parentesi il prodotto
-0,34 0,25=-0,08. Si torna al nodo 3: IV,,i=-0,910,5=-0,46; IV,,,=
=-(1,19+0,91+0,34)0,5= -1,22; -1.'(I, III, IV)= -(-6,33+0,91-0,46+0,60- l,22)=+6,50; II,,.=II,, 1 =Il 30 =+6,5 0,5=+3,25; si pone tra parentesi il
prodotto -3,25 0,5=-1,62. E 'cosi si prosegue, sino ad ottenere uguali i valori
dei momenti II per due iterazioni consecutive. La convergenza ottima; bastano
due iterazioni.
7. Controlli: Oltre ad avere nulla (o uguale all'eventuale momento esterno)
la somma dei momenti delle sezioni collegate a ciascun nodo, si deve avere che la

1t

--~---~~
.

4,Qm

~1-o@~-~@=-1
@

s.o,~I

IS-o,751
I

I
I

0
"

Fig. 13.30

Soluzione.

1. Momenti d'incastro perfetto:


I,,,=-0,5. 4/2=-1,0 tm;

I,,,=-1,5. 5/2=-3,75 tm.

2. Coefficienti di ripartizione e (la rigidezza delle travi vale 6R):


4
4+4+6

0,286,

Q,,,=6/14=0,428;

es,a=0,6.

3. Coefficienti di spostamento (si considera mezzo telaio): s (lo piano)=s (20 piano)=3/4=0,75.
4. Coefficienti k:

k,

1
1-2 (0,286. 0,75)

1,751'

k,

1
1-0,4. 0,75

1,429.

Capitolo tredicesimo

296

Metodo dell'equilibrio

5. Coefficienti di ripartizione definitivi e*=ke:

tanto, se immaginiamo soltanto i nodi J liberi di ruotare, i ritti J-A, J-B, impediti
di ruotare in A e in B, si trovano esattamente nelle condizioni della mensola dianzi
citata; le rigidezze alla rotazione delle aste collegate in J valgono:

es,3*=0,571,

1]3 , 4 *=0,75,

297

Lo sviluppo del solito procedimento indicato nella figura.

[13.27]

13.4.4. Telai con nodi spostabili: il caso del telaio simmetrico a una sola
campata (le torri) <13. 14J.
Un cenno al caso particolare di un telaio a due stilate uguali pu essere interessante, per completare il quadro dello studio iterativo delle strutture a nodi spost~
bili, e come utile premessa all'esame della trave Vierendeel; ovviamente lo studio

Yl;);.R.Jb

1~
......
::,M

Fig. 13.31

fff,;.~

b)

a)

e)

*"

'"m

Esempio 13.12.
w,

Studiare il telaio della fig. 13.32, avente travi e ritti di uguale rigidit, gi, risolto
nell'es. 13.11 con il procedimento generale.

:m

pu essere effettuato con il procedimento generale (es. 13.11), ma qualche osservazione pu risultare opportuna e istruttiva.
Per una mensola J-A incastrata in A e con I 'estremit J libera da vincoli e soggetta a un solo momento M, si ha la rotazione rp1=M/R, quindi la rigidezza alla rotazione (fig. 13,31a)
[13.25]
W=R,

Soluzione.
1. Momenti d'incastro perfetto (v. es. 13.11).

2. Coefficienti definitivi di ripartizione:


ea,1=Q3,5

e il coefficiente di trasmissione, essendo Ma= -M,


c~-1.

e il momento esterno ~ pu essere ripartito proporzionalmente ad esse.


Il passaggio al caso generale allora facile: consideriamo lo stesso telaio soggetto ad azioni orizzontali; condizione di carico, questa, alla quale con appoggi
ausiliari pu essere riportata ogni altra condizione. Se immaginiamo al solito in una
prima fase i nodi liberi soltanto di traslare, sappiamo facilmente calcolare i momenti d'incastro M alle estremit dei ritti; poi pensiamo di equilibrare due nodi
simmetrici per volta, ripartendo la -E~i proporzionalmente alle rigidezze [13.27],
e tenendo presente che i momenti trasmessi sono uguali e contrari ai momenti ripartiti, ossia che, secondo la [13.26], i coefficienti di trasmissione sono_ uguali a -1.
E chiaro quindi che si riJ_Jete tale operazione di equilibramento per ogni coppia di
nodi, e che la velocit d1 convergenza molto forte perch, pensando ad esempio
travi e ritti di uguale rigidit R, ad ogni ripartizione un ritto assorbe soltanto 1/8
del momento squilibrato. Essendo la situazione antimetrica, il calcolo viene svolto
operando su met struttura.
facile rendersi conto che tale procedimento coincide in sostanza con quello
generale: basta confrontare i risultati degli esempi 13.12 e 13.11, e constatare che i
momenti ripartiti delle travi sono uguali. Mentre le apparenti diversit nel ricavare
i momenti dei ritti dipendono dal fatto che con le rigidezze W=R si tiene conto
simultaneamente dei due movimenti di sola rotazione e solo spostamento, mantenuti invece disgiunti nel procedimento generale (momenti II e IV).
Notiamo infine che, se alla base le estremit sono incernierate, i pilastri inferiori
hanno rigidezza alla rotazione nulla.

[13.26]

Tale richiamo utile per l'esame del telaio simmetrico della fig. 13.31b, sottoposto a due coppie antimetriche ~: evidentemente sono nulle le azioni oriz~ontali
alla base, perch se esistessero dovrebbero essere antimetriche, ma sarebbero incompatibili con l'equilibrio della struttura; e sono nulli anche gli sforzi taglianti d~i ritti,
per ognuno dei quali quindi costante, se esiste, il diagramma dei momentt. Per(1 3 .1 41 p. PozzATI, Una notevole semplificazione nello studio dei telai a due piedritti
uguali, sottoposti a condizione di carico antisimmetrica, Il Ce1nento, 1946, 9.

R
R+R+6R
R
R+6R

0,125'

0,143'

e,,,~6/8~0,75,

e,,,~6/7~0,857.

Lo sviluppo del procedimento indicato nella fig. 13.32.


Nelle iterazioni, come si visto per il metodo di Cross (par. 13.4.2c), conviene
operare sui valori globali dei momenti, ci che richiede l'avvertenza di ripartire, ad
ogni ciclo, la somma cambiata di segno degli ultimi momenti III e dei momenti
iniziali I.
Conviene iniziare il procedimento dal nodo 3, pi fortemente squilibrato del
nodo 1: moltiplicando la somma, cambiata di segno, dei momenti d'incastro per-

298

Capitolo tredicesimo

Metodo dell'equilibrio

fotto -(-3,75-1)~4,75 per i coefficienti di ripartizione, si ottengono i momenti II


ripartiti 3,56; 0,59; 0,59; questi ultimi due danno luogo ai momenti (III) -0,59. Si
blocca il nodo 3, che ora equilibrato. Si passa al nodo 5: il momento -E(I +III)~
~1,59 d luogo ai momenti (II) 1,36; 0,23, e al momento (III) -0,23. Bloccato
il nodo 5, si torna al nodo 3: la somma dei momenti I (-4,75) e degli ultimi III
(in questo caso il solo -0,23), cambiata di segno, viene ripartita; e cos si prosegue,
sino ad ottenere la stabilit dei valori II. I momenti definitivi si ottengono sommando
11+1,39
11+{36

e) Telaio con i ritti caricati; la condizione di carico antimetrica (fig. 13.33c).

In questo caso pu essere evitata l'applicazione di un appoggio ausiliario, poich


i ritti, quando si considerano i nodi B, C impediti di ruotare, deformandosi egualmente non si trasmettono uno sforzo tagliante mutuo. Il momento d'incastro si
calcola con la condizione che la sezione di sommit di ciascun ritto, soggetto al
relativo carico, non ruoti; quindi si ottiene
M,.~

-qh'/6,

Rigidezze e coefficienti hanno i valori calcolati in a); nella figura sono riportati
i valori dei momenti.

n r1
q

W6R

1t

W=R

--~----~

299

A,

D,

_Af/7

11+6M/7

t-M

,!!~&=___,

I~
+ "
"",':::;:,

(j)
Fig. 13.32

IM~qf/321
Fig. 13.33

al momento I gli ultimi II, III segnati con asterisco (se avessimo operato sugli incrementi dei momenti, sarebbe invece stato necessario sommare tutti i momenti incolonnati).
Esempio 13.13.
Casi per i quali sufficiente una sola ripartizione. Per semplicit si considerano
trave e ritti di eguale rigidit R.
a) Telaio soggetto a una forza orizzontale (fig. 13.33a).
il caso pi semplice del procedimento esposto nel presente paragrafo.
Momenti di incastro per le estremit dei ritti: M=-Ph/4.
Rigidezze e coefficienti di ripartizione:
eoa~ 1/7,

nella stessa figura sono riportati i valori dei momenti.


b) Telaio con la trave soggetta a carico verticale antimetrico (fig. 13.33b).
q(l/2)'
.
Momento d'incastro perfetto Mbc= - - --
8
Rigidezza e coefficienti di ripartizione hanno i valori ricavati in a); nella figura
sono riportati i valori dei momenti.

13.4.5. Travi Vierendeel.


a) Sono travi costituite da due correnti in genere rettilinei, collegati da aste verticali, comunemente dette montanti (fig. 13.34). L'unione rigida delle aste nei nodi
condizione indispensabile .rer l'equilibrio, quindi non potendo questo risultare soddisfatto dalla presenza dei soli sforzi assiali, le travi Vierendeel sono sensibilmente
pi onerose delle corrispondenti travature reticolari, e vengono di solito impiegate
quando non pu essere accettato l'ingo1nbro determinato dalla presenza delle aste
diagonali.
Se i correnti sono paralleli e i vincoli esterni sono appoggi semplici, poco resta da
aggiungere, per la soluzione della trave Vierendeel, a quanto stato detto a proposito dello studio dei telai, essendo chiaro che, calcolate le reazioni degli appoggi
e ruotata la trave di 90 (fig. 13.34d), essa diviene un normale telaio per il quale le
due stilate sono i correnti e le travi sono costituite dai montanti (le reazioni H alla
base sono ovviamente nulle, essendo il carico nel suo complesso equilibrato). Proprio per la banale osservazione fatta e per quanto stato detto a proposito dei telai
a due stilate (par. 13.4.4), facile rendersi conto che, se i due correnti sono uguali,
l'ipotesi dei nodi che traslano soltanto, ossia dei montanti indeformabili rispetto
alle relative aste dei correnti, pu dar luogo in genere ad errori non elevati, almeno
finch la rigidit Rm~EJmfh dei primi non inferiore a quella R,~Elc/). delle seconde; infatti le rigidezze dei montanti (ossia delle travi) valgono 6Rm, mentre quelle
nelle aste dei correnti (ossia dei ritti) valgono Re. In ogni caso, e specialmente

Capitolo tredicesimo

Metodo del! 'equilibrio

quando i correnti sono eguali (es. 13.12), il perfezionamento del calcolo semplice.
Ci purch non si debba mettere in conto la deformazione per effetto dello sforzo
assiale, cosa, come sappiamo, in genere lecita, purch la trave Vierendeel non sia
molto snella; o non sia, ad esempio, incastrata alle estremit, perch allora l'inde~
terminazione statica riguardante il diagramma dei momenti relativo alla trave Vie~
rendeel considerata nel suo complesso (che, come vedremo, interviene nel calcolo
delle azioni interne) deve passare attraverso particolari condizioni di congruenza.

tera trave (accennammo gi ad esso nel punto precedente) si ripartisce proporzionalmente ai momenti d'inerzia delle sezioni delle coppie di aste dei correnti, per cui

300

J.,

T.,~ T, J. +J.
ab

de

301

Ta,~T, J. +J.
ab

e se Mt il momento flettente dell'intera trave (in corrispondenza della mezzeria


del campo considerato), gli sforzi assiali dei correnti valgono
N.,~-N.,~-Mtfh.

r----,\.--

!{

T@

d)

[13.28]

de

[13.29]

,\b

a)

e)
Fig. 13,34

i;
,..<.....>....

tH

...<......>...

!H

In ogni caso lo sforzo (non la deformazione) assiale gioca un ruolo rilevante


nello stato di sollecitazione dei correnti; mentre per i montanti acquista in genere
importanza lo sforzo tagliante, oltre, s'intende, all'azione ftessionale.
Sempre in tema di questioni preliminari, notiamo infine che per una trave Vierendeel semplicemente appoggiata immediato il calcolo dei diagrammi dello sforzo
tagliante T, e del momento flettente M, per l'intera trave (fig. 13.34b,c); diagrammi
che saranno utili per quanto verr esposto.
b) Soluzione approssimata considerando i 1nontanti indeformabili rispetto alle
aste dei correnti (spostamenti dei nodi senza rotazioni).

Questo calcolo, che, come si detto, in genere non d luogo a forti errori fnch
Rm :;;::: Re, in ogni caso utile premessa per successivi affinamenti; esso ricalca com-

pletamente quanto gi stato detto a proposito dei telai con nodi che traslano soltanto (par. 12.1.Sb).
Possiamo pensare che i carichi agiscano in corrispondenza dei nodi, essendo in
ogni caso facile ricondursi a tale schema con il solito ricorso ad appoggi ausiliari.
Allora le maglie si deformano nel modo indicato nella fig. 13.35b, e le due aste rizzontali di una stessa maglia hanno, per l'ipotesi fatta, le estremit che non ruotano
e si spostano ugualmente, per cui hanno un flesso nelle mezzerie.
Quindi, se immaginiamo di praticare un taglio a met di un generico campo A
(fig. 13.35c), le azioni interne si riducono ai soli sforzi taglianti e assiali facilmente
calcolabili. Infatti, per quanto sappiamo (par. 12.1.5), lo sforzo di taglio T, dell'io-

S'intende che, in conseguenza degli sforzi taglianti [13.28], alle estremit delle
aste dei correnti si hanno i momenti

entrambi sinistrogiri (se Tt positivo), quindi negativi; e poich lo stesso calcolo


pu esser fatto per l'adiacente campo Ab, alle estremit del montante si ha
M,0 =-(M,a+M,1),
T,,~T,,~(M,,+M,b)/h.

Metodo dell'equilibrio

Capitolo tredicesimo

302

Il calcolo quindi molto semplice. Consideriamo ad esempio la trave Vierendeel della fig. 13.36, per la quale il momento d'inerzia del corrente superiore doppio di quello relativo al corrente inferiore. Gli sforzi taglianti e i momei:ti flettenti
complessivi (ossia per l'intera trave) nelle mezzerie A, B, C delle tre maghe valgono
3
p
p

TA=4P,

Ts=-4,

Tc=-4'

1
M e =-Pk
8
'
["-- I.~-- 2!. ---~ !. ~

!A

I
CD

P
@

rli
4 IA
5

IB

'

.:IPI
4

b)

!" ., , , ' I""',," , "1111

07

ic

'

quindi, per le aste dei correnti si ha

T2,a=Ta,4=-P/6,

T 6 , 5 =P/4,
T,,,= T,, 6 = -P/12,
2).

).

M 2 , 1 =M1,2=-T2,1 z=-P/4,

M,,,=M,,,=-T,,, 2=+PA/6,

M,,,=M,,,=+PA/12,

M" 6 =M,,.=-P)./8,

Mo. 7 =M,,,=+PA/12,

M,,,=M,,,= +PJ./24 ;

e per i montanti, ad es.,

M,, 6 =-(M,,,+M,,,)=+PA/12,
1
T,,.=(M,,,+M,,,)/h=g

M 6 , 2 =+PA/24,
p).

h;

p).

Anche il calcolo della deformata semplice, ricordando che (poich~ secondo


l'ipotesi fatta, i nodi traslano senza ruotare) lo spostamento relativo delle sezioni
estreme di una generica asta i orizzontale vale Vt= TiJ.;, 3/12EJi. Occorre per avere
presente che, una volta sommati gli spostamenti vi delle varie aste di un corrente, le
sezioni in corrispondenza degli appoggi di solito presentano uno spostamento rela"
tivo Ll, e non risultano quindi a livello (fig. l3.36a); per cui occorre imprimere alla
trave una rotazione rigida Ll/L e valutare i conseguenti movimenti.
Tornando al caso dianzi svolto (fig. 13.36)
-

PJ.3
24EJ '

e) Montanti defor1nabili (i casi in cui le rotazioni dei nodi hanno sensibile in"
fiuenza) (la.1t>).

Fig. 13.36

3
2J
T,,,=4P3J=P/2

1
2

N2s=-- - - ,

P
J.'
'1
n.'
v, (totale)=4 12EJ --y; ).= 32EJ .

11 11 I

111111111111111111+111111111

3 p).
N12=-N5s=-MAfh=-- - - ,
'

8 h

quindi, ad es. sotto il carico risulta

--

infine gli sforzi assiali per i correnti valgono

PJ.' ( 1
8
1 )
'1=vo.,+v,,,+v,,,= !2EJ 4-12-12 =

I '2]

'2]!

a)

'e

!B

303

Quando la rigidit Rm=EJm/h dei montanti inferiore a quella delle aste dei
correnti, l'ipotesi dei nodi che traslano soltanto pu dar luogo a sensibili errori. Per
i 'affinamento del calcolo molto semplice se i correnti sono uguali, e quanto stato
esposto nel punto b precedente costituisce la fase preliminare necessaria per la deter"
minazione dei momenti d'incastro perfetto. Calcolati questi, pu poi essere appliM
cato il procedimento iterativo esposto nel par. 13.4.4, a proposito dei telai aventi
due stilate uguali e soggetti a carichi orizzontali: l 'identita dei due tipi di strutture
al solito evidente quando si consideri la trave Vierendeel ruotata dt 90, soggetta
oltrech ai carichi alle reazioni degli appoggi (fig. l 3,34d) e tenendo presente che,
come osserveremo in seguito, i due correnti non subiscono spostamenti relativi a
causa della deformazione dei montanti. Quindi le rigidezze valgono Wm=6EJm/h
per i montanti, W0 =EJ0 /A 0 per le aste dei correnti; e i coefficienti di trasmissione
valgono -1; occorre l'unica avvertenza, per altro ovvia, di effettuare le operazioni
di ripartizione anche in corrispondenza dei nodi estremi. Ma non il caso di dilun"
garsi, perch nulla cambia rispetto a quanto venne illustrato a suo tempo, ed essendo
il calcolo mostrato con evidenza nell'es. 13.14.
Lo studio della trave Vierendeel, considerando i nodi liberi di ruotare oltrech
di spostarsi, resta abbastanza semplice anche quando i correnti sono diversi, potendo
applicare il metodo di Cross generalizzato (par. 13.4.3), del quale venne mostrata
un'applicazione proprio per un telaio avente due stilate diverse (es. 13.11).
Esempio 13.14.

Studiare la trave Verendeel della fig. 13.37 (avente i due correnti uguali), tenendo
conto sia degli spostamenti, sia delle rotazioni dei nodi.
C1310 > P. PozzATI, Sul calcolo delle travi Vierendeel , Giornale del Genio civile, 1947, 2;
Bollettino Ingegneri Costruttori, Bologna, 1948, 10. Un ampio capitolo dedicato allo studio
de11e travi Verendeel (anche continue) si trova nel vol. di l(LouCEK citato nella bibl. finale.

Capitolo tredicesimo

304

Metodo dell'equilibrio

= AM1ot.; ma, essendo la trave appoggiata, si ha L'(AM, 01 ,.)~0 [infatti 2(- 7,89+
+2,63+2,90+2,37)= ~01.
nulla anche la somma dei momenti definitivi in tutte le estremit delle aste
dei correnti, perch le operazioni di ripartizione non hanno comportato modificazioni dello sforzo tagliante delle aste dei correnti [infatti: -6,76-9,04+4,34+
+o,91 +2,67+3,13+2,32+2,41 = ~01.
nulla anche la somma dei momenti alle estremit dei montanti, dovendo essa
eguagliare (per l'equilibrio dei nodi) la precedente somma. E allora nulla la somma

Soluzione:
a) Momenti d'incastro perfetto (nodi liberi soltanto di traslare):
M,,,=M,,,=-V,J1,,/4=-7,89 tm,
M,,,=M,,,=(-7,89+10) 5/4=+2,63 tm, ecc.;
b) Rigidezze e coefficienti di ripartizione:

asta 1-2)

J (sez. a T)=230,9 dm',

asta 1-6)

J (sez. 70/40)=114,3,

1=40 dm,
W (a meno di E)=lJ//=5,77 dm';

a)

'1i

W=6J/l=18,05;

quindi, in corrispondenza del nodo 1,


Q1,,= 18,05/(18,05+5, 77)=0,758'

J.<.A=4m

L~ --~~ - m~
l

400

500

~--

('

i'

b)

80

550

450

------ con defarmazione per iforzo assiale .

fl-2.41
1/-2,35

-9,04-

Il -0,82

/{ -0.90 ffl +0,60


111-081 /I -083
11-0,9! ~

I +2,90 I +2,37
lii +0,72 Il -0,65
IL~ llt+0.67
lll+0,82 ff -0.73.
Il -060 ffl +0.60'
lll+0,83 ff -073
Il -0,50
+2,32

Q2

1-l=H
QI

+2 7

I +2,63 I +2,90
11/-0,89 11-0.72
{f -0.80 111+0.53
flf-0,82

d} liriee elasticlie ;___ senza deformazione per efor;:o assiale

[@j

111-2,18 Il +0,82
Il +1.03 111+0,90
Il +2J6 iiT-2,16 !I +0;81
+4,34
-ti76 '11/ +1,01

tI rI

40

----'4

111-1,1!
Il +2,18
111-1,03*

=-----

>I f< -------,,

lrf=2,11t

111-1,st !!+Q89
I!+ 1.11 111+0,80

t'

~=4m

Il +!,91

rI

l
I

I I I I I l/F~~

C} diagramma dei momenti flettenti: - - - senza, ~efonazione jler iforzo assiale


----- ron d/ormm:me per fforzo assiale

- r~ [.. ,jr::
4,

1f=?89t

I -7,89 ., -7,89 f +2,53

,,.

>I 80 f<

1----2-.-----3------4-------5

i' t' I'

N.B. tulle le aste hanno la sezione 70140

lh,z=0,242.

In modo analogo vengono calcolati gli altri coefficienti di ripartizione.

t"''

305

,,

0.3an 1conE=250000kg/cm21

___ _____ _
..:.

! +2,37
!//+Ofi5
Il -o,67
fll+0,73
li -D,68

------------ ------------

--- ------

+2,4!

----~

Fig. 13.38

+3,t3

+0,91

degli sforzi di taglio dei montanti; per cui se avessimo pensato di impedire gli spostamenti orizzontali dei correnti con appoggi ausiliari, le reazioni di questi sarebbero in definitiva nulle.
In conclusione, per la deformazione fl.essionale delle aste, i correnti non manifestano uno spostamento relativo orizzontale.

Fig. 13.37

e) Il calcolo indicato nella fig. 13.37: le varie operazioni d~ ripartizione sono


state iniziate nel nodo 1; quando, dopo esser giunti ~l nod? 5 SI .tor~a al nod<? l,_
si debbono ripartire (volendo procedere calcolando I ~alor1 totah dei i;iom~ntl Il
e III; v. par. 13.4.4) gli ultimi momenti trasmessi. III (m questo caso s1 ha 1! solo
-1,11) associati di nuovo alla somma dei momenti d'incastro I (-7,89). !~pro.cedimento viene protratto sino a ottenere valori dei momenti II e III stab11Izzat1. Le
somme dei momenti indicati con asterisco forniscono i momenti definitivi.

d) La somma dei momenti I nulla, perch per ogni maglia di luce Ji. la somma
dei quattro momenti alle estremit delle due aste dei correnti uguale a Ttot.A=

d) Osservazioni.
Nei procedimenti di calcolo precedentemente illustrati non si tenuto conto,
per le aste dei correnti, della deformazione per effetto dello sforzo assiale. Nella
fig. 13.38 sono riportati i diagrammi dei momenti flettenti ottenliti mettendo o no
in conto l'influenza di tale deformazione per una trave Vierendeel a maglie uguali,
con correnti e montanti di eguale sezione, per due diversi valori del rapporto h/J.;
e si ha quindi conferma che I 'influenza modesta anche per sensibile snellezza della
20 -

POZZATT, 11-1.

Capitolo tredicesimo

Metodo dell'equilibrio

trave. Tuttavia, come gi stato accennato, vi sono c~si (ad e~empio la !!ave doppiamente incastrata) in cui per la natura staticamente 1ndeterm1nata del diagramma
dei momenti il calcolo dev'essere completo.
.

mente alla precompressione (fig. 13.41). Si comprende che, in tali casi ibridi, il comportamento a trave Vierendeel resta limitato alla parte della struttura comprendente le maglie quadrangolari. Ricordiamo infine che i correnti delle travi Vierendeel,

306

La trave Vierendeel continua (fig. 13.39) pu essere .studiata adotta;:ido .co':"e

configurazione principale la trave semplicemente appogg1a~a ~ogget~a ai ca~i~h1 e

~--

~---

~-

alle reaz1om degh appoggi iper-

statici, da determinare con le relative condizioni di congruenza;


e a tale proposito pu essere
utile quanto stato osservato
nel precedente punto b in merito alla deformata di una trave
Vierendeel. Un valore approssimato di dette reazioni pu essere ottenuto adottando per esse
i valori relativi alla trave continua prismatica.
La trave Vierendeel viene impiegata abbastanza frequentemente negli edifi~i _ad .1:so 17bi:
tazione, quando a1 p1an1 inferiori
occorre eliminare qualche pilastro e, per l'utilizzazione degli
spazi, non possibile far ricorso
a travi reticolari con aste dia-

gonali (o di

Fig. 13.39

paret~):_fatrave

pu comprendere pi p1an1, r~a


lizzando una specie di Vierendeel multipla (fig. 13.40 e fig. 16.4); _oppure es~ere m~
trodotta in corrispondenza di un solo piano, preferendo cosi localizzare le difficolta
HE400R
I ! \

I \

i
i

I,

'

1!1

I
I

,I,
I

'

Fig. 13.41

e in particolare quello compresso, debbono essere adeguatamente controventati,


onde impedire sbandamenti laterali.

13.4.6. Strutture i cui nodi subiscono spostamenti noti.


a) Telai soggetti a variazioni della temperatura media. In tale caso gli
spostamenti dei nodi sono noti se la struttura e gli effetti termici sono simmetrici, e se si omette al solito la deformazione per effetto dello sforzo assiale.

11

HE450A

600

HE200B
r---

_HE340-

'''""5Qt1I'

;:

600

,r13E45QA

600

71

i
Lit,

-- ".:r"

:SJDJZI

I
I
'

!1

307

I
i

l/H/0450M

Fig. 13.40

J %
r ~
~%
%ii?
costruttive. In questo caso possibile alle volte far r~corso a una configurazione mista
comprendente maglie quadrangolari e triangolate, ci che co-1~se11;te la presenza delle
aste di parete dove sono pi elevati gli sforzi taglianti totalt, ricorrendo eventualw

Fig. 13.42

-~

--

fE---- lb f.-- {,

--

-:I

--

--

Cos, ad esempio, per il telaio della fig. 13.42 si ha Oa=a1laL1t1 (essendo a,


il coefficiente di dilatazione termico), o,=a,l,Llt1 ; quindi, se le aste sono prismatiche, calcolati i momenti d'incastro perfetto con l'espressione Mi=
=6EJ,!J,/h,', si diffondono poi gli effetti procedendo ad esempio col metodo
di Cross; e se le travate hanno rigidit R sensibilmente superiore a quella
dei ritti, il calcolo pu essere arrestato alla prima fase. S'intende che il segno

Metodo dell'equilibrio

Capitolo tredicesimo

308

del momento d'incastro conseguente al senso dello spostamento; e che,


quando la colonna ha un'estremit articolata, si ha M,~3EJ,b,jh, 2
Se la struttura non sirmnetrica, lo studio pu essere effettuato ricorrendo al solito ad appoggi ausiliari, da applicare preferibilmente in corrispondenza dei nodi destinati a subire i minori spostamenti, per avere una
situazione statica iniziale il pi possibile prossima a quella definitiva. Dunque,
una volta applicati gli appoggi ausiliari, si pensa la struttura soggetta agli

effetti termici; e allora gli spostamenti sono noti e le sollecitazioni possono


essere calcolate facilmente. Poi si considera la stessa struttura soggetta alle
reazioni degli appoggi fittizi cambiate di segno, ricadendo in procedimenti
di calcolo noti. Nella fig. 13.43 riportato sinteticamente il calcolo relativo
a un caso elementare, per il quale si suppone la trave indeformabile rispetto
ai ritti.
Gli effetti del ritiro del calcestruzzo sono approssimativamente riportabili, per quanto riguarda il calcolo delle caratteristiche di sollecitazione, a

l __,,
2S:

B "o
-""'- _:;;

efil
36c

'7

;JQC
7

CW,

~"
Mba=-3E]ojt';,,-3C
2
Mbc =+6EJ8/z =+6c.

e) Osservazioni.

opportuno aver presente che gli stati di sollecitazione considerati in questo


paragrafo derivano dafl'ipotesi del comportamento elastico, spesso poco credibile
quando si tratta di strutture di calcestruzzo armato: infatti, se tali effetti maturano molto lentamente, le strutture iperstatiche trovano la possibilit di attuare i movimenti impressi con notevoli capacit di adattamento per tramite di
fessurazioni del calcestruzzo, delle attitudini plastiche e viscose dello stesso calcestruzzo e dei vincoli. E evidente che queste complesse vicende, rese ancor pi incerte quando le azioni sono ripetute, non possono venire interpretate dall'ipotesi
elastica, facendo ricorso a un :fittizio valore da assegnare al modulo di elasticit.
I risultati che si ottengono operando in tale modo sono da considerare soltanto
indicativi, per cui in genere non vale la pena di affinare molto i calcoli che si fondano
su basi poco attendibili. Su tale argomento, che gi molto brevemente considerammo
(vol. I, cap. VII), torneremo in seguito a proposito delle questioni pratiche da tener
presenti nella progettazione (vol. II, parte za, par. 4.2.2c).

13.4.7. Sollecitazioni secondarie per tralicci aventi le aste collegate rigidamente e caricati in corrispondenza dei nodi.

Fig. 13.43

J<'-l

309

- C30/) + C30/7
11-3C 3/7! "-3C 4/7
1-3C I l.+6C

Fig. 13,44

nn 'equivalente diminuzione della temperatura. A tale classe di effetti conseguenti a valori prescritti degli spostamenti dei nodi sono riferibili anche quelli
dovuti a deformazioni di natura viscosa (voi. II, parte 2", par. 1.2.4), particolarmente importanti per strutture precompresse.
b) Effetti per cedimenti noti dei vinco/i. Lo stato di coazione pu derivare
anche da cedimenti dei vincoli di entit prescritta. I loro effetti si calcolano
nel modo consueto: ossia facendo avvenire i movimenti considerando i nodi )
impediti di ruotare (non necessariamente dove le estremit sono articolate);
poi, determinati i momenti d'incastro perfetto, si completa il calcolo procedendo come si visto precedentemente. Un semplice esempio riportato
nella fig. 13 .44.

a) Osservazioni preliminari. All'esame di strutture iperstatiche per le quali i


valori degli spostamenti dei nodi sono praticamente indipendenti dalle incognite
staticamente indeterminate, pu essere come vedremo ascritto il calcolo dei momenti flettenti per le travature triangolate (o tralicci) aventi le aste collegate tra loro
rigidamente. Infatti considerata, per un traliccio a nodi rigidi, la struttura principale
ottenuta pensando che i nodi siano cerniere, si debbono introdurre alle estremit
di ogni asta i momenti conseguenti agli svincolamenti praticati. Ma i carichi agenti
sulla struttura principale inducono soltanto sforzi assiali, quindi noto che, se le
aste sono snelle, i momenti provocano variazioni molto tenui degli stessi sforzi
assiali (voi. I, par. 6.2), per cui gli spostamenti dei nodi sono da ritenere praticamente dipendenti dalle sollecitazioni del solo regime isostatico. Inoltre, se le aste
sono snelle, i momenti danno in genere un contributo poco rilevante anche allo
stato tensionale; tuttavia pu essere utile vedere come il calcolo possa venire effettuato nel caso in cui interessi conoscere gli effetti derivanti dalla connessione rigida nei nodi.
Il metodo dell'equilibrio consente di scrivere le equazioni risolventi nelle forme
[13.1] o [13.3], con incogniti i movimenti indipendenti a o le corrispondenti azioni F*;
ed chiaro che, per le travature reticolari piane a nodi rigidi, le incognite sono tre
per ogni nodo (due spostamenti e una rotazione). Ma in pratica lecito supporre,
come abbiamo ricordato, che gli spostamenti dei nodi siano in genere pochissimo
influenzati dalle azioni flessionali, per cui essi possono venire dedotti facilmente
pensando la travatura con gli stessi nodi a cerniera C13 16); quindi facile calcolare i momenti d'incastro perfetto che annullano alle estremit dei vari elementi
le rotazioni, rendendo per in genere non soddisfatto l'equilibrio dei nodi alla rotazione. L'equilibrio pu essere poi ricomposto scrivendo le relative equazioni dei
movimenti equilibranti l>, o distribuendo i momenti secondo il metodo di Cross;
e non s'incontra alcuna difficolt, perch in tale fase del calcolo gli spostamenti
dei nodi possono essere considerati nulli.
Per la determinazione delle rotazioni delle aste e dei conseguenti momenti d 'incastro perfetto, 1'applicazione del principio dei lavori virtuali comporta calcoli
<1316 l Nella memoria di MOHR citata nella nota 13.6 le equazioni di equilibrio de.i nodi
con incognite le rotazioni vennero utilizzate per il calcolo dei momenti alle estremit delle
aste dei tralicci.

Capitolo tredicesimo

Metodo dell'equilibrio

spesso laboriosi, dovendo far ricorso a vari sistemi di forze ausiliarie (v. par. b);
per cui pu risultare conveniente il metodo grafico di Williot che ricordiamo brevew
mente, anche per l'utilit del suo impiego nel calcolo della deformata di una travaw
tura reticolare.

congiungente AC, indipendentemente dalla direzione della tras]azione del carrello),


si costruisce facilmente proprio sulla base e'a, come indicato nella stessa
fig. 13.46b. In definitiva, sovrapposti i due diagrammi, lo spostamento del punto e

310

311

,c~'_.,___,c

b) La deformata di una travatura triangolata con i nodi a cerniera. Come stato


detto, utile il metodo grafico di Williot (1317\ Nella fig. 13.45 indicata una semplice travatura per la quale il nodo A fisso e l'asta AB mantiene la sua direzione
orizzontale; procedendo per via grafica col metodo di Cremona, o per via analitica
con pi sezioni di Ritter, si calcolano le variazioni di 1unghezza .,'.li di ogni asta.
Nel diagramma della stessa figura gli spostamenti sono riferiti all'origine O coincidente col punto A che fisso: il punto B, che non si sposta essendo l'asta 1 inerte,

//

1(+)

BtP.
,,

E:_Cf-'cf-_,3.,I-"'!:;;::;;;;DL,d

'-

O[LI fi
1
I
! ;?'.
I

',vg
'

0--1
a11

Fig. 13.45

',

d'

~.

o,;b]

[olb

a)
'-

I
I

I
I
I

I!

2(+!

I
I

1'
I ",
I

/1

/.

a 1

'b~t/

e'
X

',

llO\'.

I
I
I

M"a "'"'

LI, (

iL...Y"obd
Ll b

uda \')'!>

Ll1 b L12

e) caso simmetricoi origine in O


coincide anch'esso con il punto O; il segmento .J 5 , nella scala prefissata, lo spostamento dell'estremit D (considerata appartenente all'asta 5) per l'allungamento
della stessa asta 5; il segmento L1 4 lo spostamento della sezione D (considerata
appartenente all'asta 4) per l'accorciamento dell'asta 4. Le rette ortogonali ai segmenti L1 5, L1 4 rappresentano le traiettorie che le estremit D delle aste 5 e 4 de_bbono percorrere per tornare a congiungersi; e pertanto il loro punto d'intersezione d
fornisce lo spostamento del nodo D rispetto ad A. E cos si prosegue ricavando
la posizione di un nodo, una volta determinata quella di due nodi vicini.
Se non esiste un'asta che mantiene la sua giacitura fissa, non si hanno complicazioni. Riferendoci ad esempio alla travatura della :fg. 13.46, basta supporre provvisoriamente che una qualunque asta, quale ad esempio la 1, mantenga la sua direzione originaria; per cui, procedendo come stato ricordato precedentemente,
facile ricavare il diagramma degli spostamenti. chiaro per che, cos procedendo,
il movimento del punto C non soddisfa la condizione che non debba aversi uno
spostamento verticale relativo tra le due sezioni A, C; quindi necessario sovrapporre agli spostamenti gi determinati quelli che risultano da una rotazione rp
dell'intera travatura intorno .ad A. Tale aggiuntivo diagramma di spostamenti si
ottiene molto facilmente per via analitica o anche graficamente, come suggeri Mohr:
basta osservare che, adottato un riferimento cartesiano con l'origine in A, se (x,.,
Yr) sono le coordinate di un generico punto R, nella rotazione da imprimere all 'intera travatura gli spostamenti di R (rispetto ad A) valgono Llxr='PYn Ayr='PXr
Per cui il diagramma dei movimenti aggiuntivi dei nodi (rispetto ad A) dato da
una figura simile allo schema del traliccio, disegnata a partire dal punto A e-ruotata
di 90 rispetto allo stesso schema; figura che, essendo noto dal diagramma gi tracciato Io spostamento e'a da imprimere al nodo C (~postamento ortogonale alla /
<13 17 > M. WILLIOT, Notions pratiques sur la statique graphiqUe, Anna/es du Gnie civil,
1877. Si vedano ad es., per una chiara esposizione del procedimento, le opere citate nella
bbl. di o. BELLUZZI (vol. I, par. 312) e di s. 'T:rMOSHENKO (par. 6.3).

b) diagramma degli spostamenti

assumendo la direzione A ~B
arbitrariamente fissa (origine inA)

Fig. 13.46

rispetto ad A dato dal segment? e'e (rispettando cos la condiz~one che tra A e C
si abbia uno spostamento relativo soltanto secondo la traslazione del carrello);
e lo spostamento di un generico punto R dato dal v~ttc:>re .r'r.
Ricordiamo infine che la scelta tanto del punto di riferimento, quanto della
direzione dell'asta considerata fissa arbitraria, e che pertanto una scelta felice pu

f'VSVSVl
1,

Rf ;.

a)

IS

1SIZSJ7~1/l
Fig. 13.47

b)
semplificare il diagramma; cosi, ad esempio, se il traliccio simmetrico della fig. 13.46
soggetto a condizione di carico simmetrica, conviene considerare fiss? il punto O
.di mezzo dell'asta DE superiore, e tener conto che questa resta orizzontale (:figura 13.46c).
Lo spostamentc:' relativo brs d~lle estr.e~it. di .una gen~rica. as~~ R-s. pu e~se~e
determinato semphcemente per vta anahtica zmpzegando_ il pr1ncp10 dei lavori virtuali: si applicano nei nodi R e S due forze 1:nitarie di_ segno. oppos~o, entramb~
dirette normalmente all'asta (fi.g. 13.47); se S sono gh sforzi ass1alt conseguenti

312

Capitolo tredicesimo

Metodo dell'equilibrio

a tali carichi ausiliari e S quelli effettivi,

313

dere pi concrete le idee, il seguente sistema


/11a1 +ku.a2+k13a3+/14a4=Fo1-F1

k21a1 +k22a2+k23a3+k24CT4=Fo2-F2

Tale modo di pro~e~e~e pu essere conveniente quando limitato il numero


delle aste per le qualI s1 intende calcolare gli effetti derivanti dalla connessione,
quindi gli spostamenti Or.~
e), Ji;Ion1enti flettenti per le aste (carichi agenti nei nodi). Per il calcolo dei momenti intere~sa .soltanto con<?sc~re, pe_r. ogi:i asta RS, lo spostamento relativo Ors
del!e sue sez.1on1 es.tren1~: qu1nd1, se s1 1mp1ega il procedimento grafico di Williot,
puo essere r1sparm1ato il d1segno del movimento rigido finale da imprimere all 'int~ra tr~va~ura;. ment~e, procedendo nel modo accennato con il principio dei lavori
vntuah, s1 ott1ene ~irettan1ente Ors: Calcolato il quale, i momenti d'incastro perfetto valgono al sohto, se l'asta (d1 lunghezza le con sezione di momento d'inerzia J) ha compiuto per effetto dei carichi una rotazione Orsi! destrogira,
Mrs=Msr=-6EJ0rs/l 2

poi, se come si gi detto si procede ad esempio con il metodo di Cross (par. 13.4.2),
i mo1nenti possono venire facilmente equilibrati.
Frequentemente le .aste d~l c?rrente che sostiene direttamente l'impalcato di un

ponte o la copertura d1 un ed1fic10

~ono

i;10lto pi rigide delle altre aste (fig. B.47);

e allora per queste ultime gli effeti1 ffess1onali possono essere tralasciati.
. d) ,ca_richi agenti a_nche sulle aste. Con l'applicazione di vincoli ausiliari la soluz1c:ine e ricondotta facilmente al caso precedente: basta al solito considerare in una
p~1~a fa~c la struttur~ .soggct~a al.le az~oni e~terne con g~i sros.tan1~nti <lei ~odi imped~tl mediante appoggi 1mmaginar1, poi applicare le reaz1on1 d1 tali appoggi cambiate
dt segno.
opport~;io os~ervare che le azioni ftessionali, trascurabili spesso nella seconda
f~se, come g1a a?b1amo osservato nel punto precedente, possono avere importanza
~llevante .nella prr~na; ma esse sono facilmente determinabili, applicando ad esempio
il proce~1mento d1 Cross, av~ndo a che fare con una struttura i cui nodi non possono
spostarsi: P_er~anto lo stu~io de!la travatura reticolare spesso scomponibile in
due parti distinte: nella prima SI hanno rilevanti i momenti flettenti e trascurabili
gli .sf?rzi assiali; ~ella seconda, vi~eversa; hanno pratica importanza soltanto questi
ultimi; ma s~ cosi non. fosse, abbi~rno v~sto nel punto e) come le azioni ftessionali
P?ssono v~n~re .de~ermtnate anche in casi complessi, mentre in casi semplici immediate cond1~1on1 d.1 co~gruenza ?e pennettono la determinazione (voi. I, es. 6.4).
Alle. volte. 1 v~lo~1 dei momenti flettenti possono essere sensibiln1ente influenzati
dagli sforzi ass1ah a causa della defornrazione dell'asta (cap. VII).

13.5. Riduzione del numero dei movimenti incogniti e delle relative condizioni di equilibrio. Procedimento dei movimenti primari impressi.
a) Il numero delle equazioni risolventi [13.l] o [13.3] pu essere ridotto; e
le operazioni sono abbastanza semplici eliminando i movimenti incogniti a

per i quali sono nulle le correlative azioni (F,-F). Consideriamo, per ren-

k 31a 1 +k32a 2 +k33a 3 +/34a 4 =0

[a]

k41a1 +k42a2-l-k4aaa+k44CT4=0'

con omogenee le due ultime equazioni di equilibrio relative ai movimenti


a 3 , a 4 possibile esprimere a 3 , a 4 in funzione di av a 2 ponendo prima a 1 = J,
az=O, poi a 1 =0, a 2 = 1: si ottiene a 3 =c31a 1 +c32a 2 , a 4 =c4l.a1 +c42 a 2 e, in definitiva, sostituendo nelle prime due equazioni, un sistema di sole due equazioni nelle incognite primarie a 1 , a 2 I valori cos ottenuti di a 3 , a 4 rendono

verificate le due equazioni di equilibrio riguardanti tali movimenti, qualunque siano i valori di av a 2 Ed chiaro l'aspetto sostanziale delle operazioni
descritte: alcuni movimenti ai vengono impressi uno per volta, e in funzione
di ciascuno di essi si determinano i valori che altri movimenti debbono acqui-

stare per rendere soddisfatte le correlative condizioni di equilibrio; impiegare


il metodo dell'equilibrio operando su una struttura gi in parte equilibrata
corrisponde, quando si impieghi invece il metodo della congruenza, ad adottare una struttura principale iperstatica, per la quale qnindi una parte delle
condizioni di congruenza stata preliminarmente introdotta.
Il modo di procedere illustrato pu essere detto dei movimenti primari
impressi per sottolineare l'operazione preparatoria con la quale, come si
visto, si riesce ad elin1inare una parte dei Inovimenti incogniti: frequentemente con1e movimenti primari possibile adottare gli spostan1enti, essendo

nulle le coppie applicate nei nodi (es. 13.15); il calcolo pu venire programmato per l'impiego di un elaboratore elettronico (par. 15.2.5) C13.l 8).
Ovviamente la stessa riduzione pu essere operata sul sistema di equazioni << delle azioni equilibranti .
b) appena il caso di osservare che il medesimo procedimento pu essere adottato, per con operazioni un po' pi complesse, anche quando nel sistema non si
abbiano equazioni omogenee. Riferendoci ancora al preceden~ caso di quattro
equazioni, e indicando per brevit con vi i termini noti (F0 i-Fi), possibile, ad
esempio, eliminare a 3 , a 4 dalle prime due equazioni considerando ordinatamente
nelle ultime due: a 1 =1, a 2 =v 3 =V 4 =0; a 2 =1, a1 =v3 =v4 =0; v3 , v4 , a1 =a 2 =0; e
ricavando ogni volta i corrispondenti valori di x 3 , x 4 che vanno poi sostituiti nelle
prime due equazioni, nelle quali compaiono quindi soltanto a1 , a 2

(rn.ia) Si veda ad es: P. PozzATI, Il metodo delle deformazioni impresse: strutture spaziali - reticoli di travi ad asse rettilineo e curvilineo)), Costruzioni metalliche, 1959, 4. L'applicazione del n1etodo (con alcune oppurtune modificazioni) al calcolo delle dighe illustrata
nella nota di M. FANELLI, <1 Il calcolo approssimato delle lastre curve mediante funzioni d'influenza di una speciale classe di travi continue i>, Energia elettrica, 1967, 9.
Per applicazioni a graticci, si veda per es. R. ALESSI, ((Reticoli di travi ortogonali ed
obliqui)), Costruz;oni in c. a. (corso di perfezionamento presso il Politecnico di Milano),

1964.

314

Capitolo tredicesimo

Metodo dell'equilibrio

evidente che tale modo di procedere (in genere non conveniente per la risoluzione di un sistema di equazioni) si basa sul carattere lineare delle equazioni stesse
e sulla possibilit quindi di sovrapporre gli effetti. Pu essere alle volte adottato,
ad esempio, nello studio delle strutture con i nodi spostabili, per isolare, come
stato gi accennato, le sole equazioni di equilibrio correlative agli spostamenti,
la cui scrittura risulta facilitata anche per il chiaro significato fisico delle operazioni, riportabili in definitiva alle seguenti fasi:
1) si pensano tutti i nodi impediti di spostarsi e, per effetto dei carichi, si
consentono le rotazioni; ad es~pio per l'appoggio fittizio che impedisce lo spostamento ai si ha la reazione R1 ;
2) si imprime uno spostamento ai= 1 per volta, consentendo ogni volta le
rotazioni; per cui, in corrispondenza dell'appoggio fittizio che impedisce lo spostamento flj, si trovano le reazioni l:R'1iai, essendo R'1i la reazione in j per effetto
di ai=l;
i
3) si scrivono le equazioni di equilibrio relative agli spostamenti. Ad esempio.
per quanto riguarda il generico spostamento a1 risulta:

b) Si imprime il solo spostamento 0b=1 cm (c5a=O), e si consentono le rotazioni


dei nodi (fig. 13.48d). Applicando ad es. ancora il metodo di Cross si ottiene:

(i=l, 2, ... ,j, .. ., n)

a)

M5,a=-2,532 Ob,

M 3 , 5 =-3,037 Oo,

315

M 3 , 1 =1,519 60 ,

M 1 , 3 =0,760 00

A tali momenti corrispondono le azioni orizzontali:


H,~2,785

2t

Ha~ -3,924

J,,

J,.

"-

~t
4m

4t

\.'.,-

_!!:

r.-

4m

dove i vari R'1i possono essere considerati ancora coefficienti di rigidezza, per
con significato pi generale;
4) determinati gli spostamenti primari i si ricavano i vari effetti utilizzando
il lavoro svolto nella fase 2.
Quindi, in sostanza, non si ha nulla di diverso dal procedimento originale;
il vantaggio di avere un numero ridotto di equazioni richiede il prezzo del lavoro
preparatorio.

{}

I<-

l"6m

_,,,

2l
X

-,

Ob,,,fcm

v_r,

__!J

Esempio 13.15.
Studiare il telaio della fg. 13.48 con il procedimento dei movimenti primari
impressi)). I ritti e le travi sono realizzati tutti con REA 240 (J=7763 cm4); le diagonali con U 40 (A~6,21 cm').
a) Si imprime il solo spostamento Oa=l cm (Ob=O) consentendo le rotazioni dei
nodi (fig. 13.48b): come abbiamo visto (par. l;l.4.6), questo caso pu essere risolto
molto semplicemente ad esempio col metodo di Cross perch, una volta impresso
lo spostamento prescritto (Oa=l cm), i nodi debbono esser poi mantenuti fissi (ed
in tale modo rispettata la condizione per l'applicabilit dello stesso metodo). Si
ottengono cos i seguenti momenti (fig. 13.48c; Oa in cm, M in tm)

3,038 Oa,
Ma,1=-5,316 t5a,
M 6 , 6 =-3,038 Oa,
M5,3=

4,809 (ja,
Mi. 3 =-5,569 Oa,
M 3 , 4 = 0,506 aa.
Ma,6=

A tali momenti corrispondono le azioni orizzontali:


Hb=-2(M6 , 3 -'t-M3 , 6)/h=-3,924 Oa

(in t con Oa in cm; rivolta verso sinista),

Ha~2(M,,,+M,,,)/h-2(M,,.+M.,,)Jh~+3,924+5,443~9,367

d)

Fig. 13.48

. Inoltre? a causa del movimento impresso, le diagonali danno luogo alle azioni
or1zzontah
H,~23,851 J,,
H.~-23,851 o,.
e) Le equazioni di equilibrio. Gli spostamenti Oa, 00 debbono aver valori tali da
rendere le somme delle azioni Ha, Hb (calcolate precedentemente come loro funzioni)
uguali ai carichi esterni, quindi:

(47,703 J.-23,851 J,)+(9,367 J.-3,924 J,)~4


(-23,851 J.+23,851 J,)+(-3,924 a.+Z,785 a,)~2;

Ja.

Inoltre, a causa del movimento impresso, le diagonali 4-5 e 4-1 (lunghe


la=7,21 m) risultano tese, le altre due compresse; quindi danno luogo alle azioni
orizzontali (E~2 10')
EA
Ha=4z;;cos 2 f> 0a=47,703 Oa (in t con Oa in cm),

[a]

e si ottiene
c5a=0,216 cm,

J,~0,301

cm.

L'~n~uenza delle diagon.a~i, deri';'ante ~elle equazio?-i d~~ primi t~rmini tra parentesi, e molto forte. Noti 1 valori degh spostamenti, utilizzando l calcoli svolti

316

Capitolo tredicesimo

Metodo dell'equilibrio

nei punti a, b, si calcolano i valori delle sollecitazioni; ad esempio

fittizi. E s'intende che, se gli spostamenti di due (o pi) nodi j, j' debbono avere
ugual valore e senso concorde od opposto per condizione di simmetria o d'antimetria, conviene pensare simultanea l'applicazione dei loro spostamenti. Nel caso
di un nodo sul bordo del reticolo (o interno) connesso elasticamente con un vincolo, nulla cambia rispetto al procedimento consueto: quando si imprime il movimento che deforma il vincolo, si deve mettere in conto la correlativa forza esterna
provocata dallo stesso movimento. Infine, se la sezione di una trave variabile,
occorre valutare tale circostanza nel calcolo preparatorio relativo al reticolo soggetto

M,,,=+3,038 v.-2,532 o,=-0,104 tm,


N (asta diagonale 4-1)=

N(asta diagonale

6-3)=~:

~:

317

cose v.=3104 kg,

cosO(-a.+o,)=1210 kg;

e analogamente si ottiene
M 3 , 5 =0,127,

M 3 , 1 =-0,694,

M,,,= -0,977 tm .

d) I coefficienti calcolati consentono di risolvere anche il telaio senza aste dia~


gonali. Nelle equazioni [a] basta omettere i primi termini che per l'appunto dipen~

16'
I
I
I

} I

72

Il

'

I
I

aa=l,778 cm,

5 :1

che sono molto superiori a quelli calcolati precedentemente. Dai risultati del
punto e) si ha inoltre conferma della limitata importanza che, per le strutture snelle
(vol. I, cap. VI), hanno in genere i momenti flettenti, dipendenti da condizioni di
iperstaticit, quando esiste una configurazione isostatica per la quale i carichi inducono soltanto sforzi assiali.
Utilizzando ancora i coefficienti ricavati nei punti a, b, si ottiene
M5,a=3,038 Oa-2,533 <Jb=-2,77 tm,
Ma, 1 =-4,56,

'

I
I
I
I
I

dono dalla presenza di tali aste, e si ottengono gli spostamenti

:1

~
lI

M
'

II

MX

w,w

w,>7/m,

a)

M 3 ,5=-1,24,

M 1 , 3 =-7,45 tm.

Esempio 13.16.
a) Per lo studio di un reticolo piano di travi caricato normalmente al suo piano
medio (x, y) si hanno, procedendo col metodo dell'equilibrio, 3 movimenti incogniti per ciascun nodo (lo spostamento Oz= w e le due rotazioni fPx, rpy), e pu essere
facilmente scritta la corrispondente equazione tipica facendo avvenire un movimento per volta, come si visto ad esempio per ricavare l'equazione di Gehler
(par. 13.3.1).
Impiegando il procedimento dei movimenti primari impressi le incognite si
riducono ai soli movimenti w. Al solito si pensa di imprimere lo spostamento w=l
a un nodo j per volta, immaginando quindi tutti gli altri nodi impediti di spostarsi
per la presenza di appoggi fittizi, ma liberi di ruotare; per cui le condizioni di equilibrio riguardanti i momenti risultano soddisfatte. I coefficienti di rigidezza, ossia
le sollecitazioni (e in particolare le reazioni degli appoggi, compreso quello in j,
necessario per mantenere immutato lo spostamento unitario ivi impresso) possono
essere determinati applicando il metodo di Cross, mettendo eventualmente in conto
anche le rigidezze torsionali delle travi, ammesso che valga la pena di computarle
(punto e). Allora le equazioni di equilibrio [13.1] riguardano le sole traslazioni, per
cui se con "Vj/ indichiamo la reazione nel nodo j per lo spostamento 1 impresso
in i, i vari spostamenti w debbono acquistare valore tale che, ad esempio nel nodo j,
[a]

essendo i 'indice i esteso a tutti i nodi, quello j compreso.


Tutto ci vale se i carichi F agiscono nei nodi. Se agiscono fuori di essi, gli accorgimenti sono i soliti: basta in una prima fase impedire gli spostamenti con appoggi

Fig. 13.49

ai movimenti elementari, utilizzando per esempio quanto stato esposto nel par. 3.2
o in testi pi ampiamente dedicati all'argomento (v. nota 3.1).
Nel successivo capitolo (par. 14.2.3) vedremo che, in particolare per reticoli a
maglie regolari con la possibilit (in pratica frequente) di omettere la rigidezza torsionale, il metodo della congruenza pu venire utilmente impiegato.
b) A titolo di esempio, consideriamo il graticcio della fig. 13.49, costituito da
quattro travi della medesima sezione (due incastrate e due appoggiate alle estremit),
soggetto a un carico P (normale al piano medio x, y) agente nel nodo 1. Pensiamo
trascurabile la rigidezza torsionale, che d'altronde pu essere introdotta facilmente
(v. punto e). Imprimiamo ad es. lo spostamento unitario al nodo 1: procedendo
come si visto nel par. 13.4.6 vengono facilmente determinati i diagrammi dei mo~
menti (si considerano positivi quelli che comprimono l'estradosso), indicati nelle
figure 13.49c,d; quindi, considerate le varie campate disgiunte e soggette alle estremit ai relativi momenti, si calcolano le reazioni degli appoggi fittizi. Le stesse
operazioni vengono poi effettuate anche per i restanti nodi; in questo caso semplici, essendo uguale la geometria dei quattro nodi, quando sono soggetti
allo spostamento 1. Riuniamo i risultati di tali calcoli preliminari nello specchietto
a pagina seguente.

Capitolo tredicesimo

Metodo dell'equilibrio

Per lo spostamento w1 (si indicano con Mx, My i momenti aventi come asse momenti x e y; si pone c=EJ/l'):

Quindi, in corrispondenza del nodo 1, i coefficienti di ripartizione valgono

318

trave 6-1-2-9)

trave 7-1-4-12)

M 1 y=3,6cw1 ,

M 2y= -2,4cw1 ,

V1 =9,6cw1 /l,

V2 = -S,4cw1/l;

M1x= -5,6cw1 ,
M4X= -3,2cw1 ,

Mix=5,2CW1,
M 1 2x= l,6cw1 ,

V,=19,2cw,/l,

V.= -13,2cw,/l.

V2 =9,6cw2 /l,

M 1y=-2,4cw2 ,
V1 =-8,4cw2/l;

Max= -5,6cw2 ,
M3x= -3,?cw2 ,

Mzx=5,2CWz,
M 11 x= 1,6cw2,

V2 =19,2cw2 /l,

V,= -13,2cw,/l.

29,62
-8,80
0,05
-13,21

-13,2

-8,4

j {: :,'

"

}={

e,,.=0,392,

e,,,=0.043

-8,80
29,62
-13,21
0,05

0,05
-13,21
29,62
-8,80

-13,21
0,05
-8,80
29,62

poco diversa da q_uella trovata nel punto precedente omettendo la rigidezza alla
torsione. In definitiva, i valori degli spostamenti, tenendo conto della rigidezza alla
torsione, valgono (a meno di Pl'/EJ)
W1~0,0548,

Wa=0,0202,

w,=0,0304

e non tenendone conto, come si visto,


W1=0,0573,

Analogamente per i nodi 3, 4. Le equazioni [a] riportate nel presente esempio


valgono quindi (c=EJ/l')

__2~;!
2~:: -1~,2 -l6'
o -13,2 28,8 -8,4

e,,,=0,043,

e gi indicano la tenue importanza della rigidezza alla torsione delle travi 1-4, 1-7.
In tale caso, eseguiti i semplici calcoli preliminari, la matrice dei coefficienti

Per lo spostamento w2 :
M 2y=3,6cw2

e,,,=4/7,667=0,522,

319

p~~)c}

28,8

w,=0,0267,

w,=0,0217,

Noti gli spostamenti si risale, utilizzando i calcoli preliminari, alle sollecitazioni.


Esempio 13.17.
Il procedimento dei .movimenti primari impressi pu venire utilmente impiegato anche per lo studio approssimato di strutture a volta schematizzabili come un

e la soluzione (a meno di Pl/c=Pl'/EJ)


W1=0,0573,

w,=0,0267,

w3 =0,0217,

w,=0,0326

(considerando la trave 7-1-4 isolata, incastrata in 7 e in 4, si ottiene w1 =0,0417Pl3/EJ).


Utilizzando infine i precedenti calcoli preliminari risulta ad esempio:

M 7 x=-5,6 cw1 +1,6 cw4 =-0,269 PI,


M1y=3,6 CW1-2,4 CW2=0,142PI'
M 1 x=5,2 CW1 -3,2 CW4 =0,193 PI

(considerando la trave
=-0,25 PI).

7-1~4

isolata, incastrata in 7 e in 4, si ottiene M 1x=-M1x=


Fig. 13.50

e) Per Io stesso reticolo studiato in b) mettere in conto la rigidezza torsionale.


Tale affinamento semplice: nella ripartizione dei momenti in corrispondenza di
un generico nodo, basta tener conto cfella rigidezza a torsione delle travi calcolando
i corrispondenti coefficienti di ripartizione e. Calcoliamo ad es. i coefficienti e per il
nodo 1 (valgono anche per i restanti nodi) relativi alla rotazione nel piano x; z.
Le rigidezze valgono:

w,,,=4EJ/l,

w,,,=GJt!l,

w,,,=3EJ/I,

w,,,=GJtfl;

se le travi sono di calcestruzzo armato e la loro sezione rettangolare con l'altezza h doppia della larghezza b, risulta

EJ 1,3
EJ 1
GJ,/l"' -l- (h/b)' "'-!- 3

reticolo di elementi a prevalente sviluppo lineare <13 19J. Un esempio significativo


quello di una diga realizzata con una lastra curva, vincolata al terreno lungo il contorno, salvo il bordo superiore ovviamente libero.
Immaginiamo la superficie media della lastra solcata da due famiglie di linee
tra loro ortogonali che per le loro caratteristiche possono e~ser dette archi, aventi
curvatura sensibile, e travi o mensole, con curvatura piccola o nulla (fig. 13.50).
In un nodo generico j sia l'origine dei tre assi coordinati z, y, x diretti rispettivamente secondo la normale e le tangenti alle due curve suddette che si incrociano nel
<13 19 > Vedi nota (13.18). Per lo studio delle strutture bidimensionali sono preferibili i
metodi alle differenze e ((degli elementi finiti, quando non siano possibili, s'intende,
soluzioni <(esatte.

Capitolo tredicesimo

320

nodo: quando si imprime lo spostamento elementare


le distorsioni angolari

az unitario si hanno per I 'arco

<r1a=-1 cos ff1a/11a (sinistrogira),


e analoghe distorsioni per le mensole; in ci nulla diverso da quanto stato visto
nell'esempio precedente e i momenti vengono diffusi procedendo ad es. col metodo
di Cross, tenendo conto della rigidezza torsionale e de11 'eventuale variazione della
sezione, e calcolando infine le reazioni degli appoggi fittizi. Per lo spostamento
bz=l impresso ha provocato anche una diminuzione LII della lunghezza delle due

tratte dell'arco

XIV

CAPITOLO

IL METODO DELLA CONGRUENZA (O DELLE FORZE)

L1l1a= -1 sen 01a,

con conseguenti loro sforzi assiali, e azioni assiali (in genere trascurabili) per le
due aste della mensola.
Osservazioni analoghe sono possibili per lo spostamento by= 1 impresso allo
stesso nodo j: si hanno le variazioni di lunghezza

14.1. Il modo di procedere.


a) Il metodo di risoluzione delle strutture staticamente indeterminate
che si attua esprimendo le condizioni di congruenza relative alla prescelta
struttura principale, soggetta alle azioni esterne e a quelle staticamente indeterminate, pu esser detto della congruenza (par. 12.3); esso viene appli-

con conseguenti sforzi assiali per le due aste dell'arco e sforzi tangenziali (di membrana, ossia nel piano x, y) per quelle della mensola; e s'intende che by provoca
anche le distorsioni angolari
Cfja =

n _n

-1 sen (}ja/ lja '

che per sono in genere trascurabili.


In funzione della terna di spostamenti unitari impressi in ogni nodo si ottengono le sollecitazioni degli elementi strutturali e le componenti delle azioni lungo
ciascuno dei tre assi di riferimento; e gli spostamenti debbono acquistare valori
tali da rendere tali azioni eguali alle corrispondenti azioni esterne. Quindi tre incognite per nodo; ma spesso gli spostamenti bz sono prevalenti.
In corrispondenza dei nodi le funzioni sollecitazioni presentano le discontinuit
conseguenti all'aver considerato la lastra come un reticolo; conviene pertanto fare
riferimento ai valori a met dei tratti tra i nodi.

I'X,-1

X,-1

Fig. 14.1

cato seguendo in genere alcune operazioni tipiche che conviene distintamente


ricordare (fig. 14.1):
I. Data una struttura iperstatica, si immagina di effettuare su di essa
un certo numero di tagli sufficienti a liberarla dai vincoli sovrabbondanti
mettendo in evidenza le conseguenti azioni Xi, X 2, , Xn staticamente inde~
terminate. La struttura con le X, tutte nulle viene chiamata principale.
2. Per i vari elementi della struttura principale si calcolano le sollecitazioni conseguenti alle azioni esterne e alle azioni staticamente indeterminate; queste ultime considerate una per volta e di valore unitario.
3. Si scrivono le equazioni di congruenza [12.20]; per il movimento
correlativo alla generica incognita X1 si pu scrivere quindi (si veda in proposito la nota 13.1):

Ea1,X,+a1,=0.
i

4. Si calcolano per la struttura principale i coefficienti a; e i vari a;


utilizzando le relazioni [12.21], [12.22], convenientemente adat;~te, come sl
detto, qualora sussistano autotensioni.
5. Si determinano le incognite X,.
6. Utilizzando il calcolo svolto nel punto 2 si determina infine lo stato
di sollecitazione.

Capitolo quattordicesimo

Metodo della congruenza

b) La scelta della struttura principale importante per ottenere un sistema di equazioni stabile (par. 2.5d), che ammetta scrittura e soluzione
semplici. Ci limitiamo a ricordare che per la definizione della pi opportuna configurazione principale esistono i seguenti criteri di scelta orientativi:
1. opportuno che per la struttura principale le sollecitazioni dovute
ai carichi non siano molto maggiori di quelle definitive; perch altrimenti
nell'eseguire la differenza tra le sollecitazioni S, dei carichi e quelle S(X)
delle azioni staticamente indeterminate il risultato dipende dalle ultime cifre
che sono le pi incerte.
2. opportuno che i coefficienti della diagonale principale del sistema
delle equazioni di congruenza [12.20] siano prevalenti sugli altri coefficienti,
ossia che in ogni equazione di congruenza il movimento a11 conseguente all'azione correlativa unitaria sia maggiore dei 1novimenti dovuti alle altre
azioni Xi poste anch'esse uguali ad 1; ci influenza favorevolmente la stabi ..
lit del sistema di equazioni e la velocit della convergenza dei procedimenti
di risoluzione iterativa. In alcuni casi possibile rendere nulli gli altri coefficienti, ossia separare le incognite entro iLsistema risolvente (voi. I, par. 9.3.2).
3. Alle volte conviene scegliere una configurazione principale iperstatica, e allora i vari a10 , a1i debbono venire calcolati tenendo conto delle incognite staticamente indeterminate mantenute implicite; con tale lavoro preparatorio, che corrisponde dualmente a quello del par. 13.5, il numero delle
equazioni risolventi risulta ridotto.
4. Se per nna struttura principale snella i carichi provocano soltanto
sforzi assiali, e le incognite staticamente indeterminate xi provocano invece
anche momenti, allora le Xi> sotto certe condizioni, sono inessenziali, per cui
lo stato di tensione conseguente ai soli carichi dominante (voi. I, cap. VI).'

a) La struttura soggetta ~i carichi. Adottata la configurazione principale della


fg. 14.2b, nella tabella a pagina seguente vengono raccolti i dati necessari al calcolo delle espressioni [12.21], [12.22] dei coefficienti di deformabilit.

322

Ea1 0 = l: N 0 N 1 l/A=442,8 t/cm,

pu essere scomposta in una simmetrica e in una antimetrica, col vantaggio

che le incognite staticamente indeterminate si presentano parzialmente separate. In corrispondenza dei tagli effettuati sull'asse di simmetria le sollecitazioni debbono mantenere il carattere di simmetria o di antimetria delle azioni
esterne (voi. I, cap. X): pertanto, se il nnmero delle campate dispari, possono sussistere soltanto in genere, nella sezione di mezzeria, momento flettente e sforzo assiale nel primo caso (quello simmetrico), soltanto sforzo
tagliante nel secondo; azioni interne che, se sono staticamente indeterminate,
vengono poi calcolate con le correlative condizioni di congruenza. Il metodo
della congruenza si presenta quindi particolarmente conveniente per strutture
simmetriche, a numero di campate dispari, caricate antimetricamente. Criteri
analoghi valgono per le strutture sollecitate in modo spaziale.

Ea,,,= 193,1 .

Equazioni [12.20] di congruenza:


193,1 x 1 +20 x,+442,S=O,

20 X1 +193,1 X,+814,4=0,

X,=-4,049 t.

Fig. 14.2

~400~

Quindi, utilizzando i dati della tabella, si calcolano le sollecitazioni per le varie


aste; ad es.

Studiare la trave reticolare della fig. 14.2, avente tutte le aste di uguale sezione.
Tenere conto in un primo caso dei carichi segnati nella stessa figura, e in un secondo
caso della variazione termica uniforme t 0 ' = 15 per la sola asta 2-3.

N 15 =6J/2 +o X1 +1 X,=4,437 t.

b) L'asta 2-3 soggetta a 10 '=15 (coefficiente termico a~ I 1 lQ-5 E=2 1.


103 t/cm2).
t- '

'
Ea1.o=E(N1).,a,at0 '=-2,110' VI_ 1,1l0-5 400 15=-98
.
2
'
(si veda, in merito al segno, la nota 12.3);

Equazioni di congruenza:

193,1 X,+20 X,-98=0,


20X,+193,l X,=0,
X1 =0,5129 t,

Esempio 14.1.

Ea2 , 0 =819,4,

Ea1 1 =l:N1 'l/A=193,1 ,

N,_.=2J/2+IX1+0X,=0,955 t,

e) Per le strutture piane simmetriche, una qualunque condizione di carico

323

X,=-0,0531 t.

Quindi ad es. (gli sforzi N, sono nulli)


1
N,,,=- J/2 X,=-0,3627 t.

324

Capitolo quattordicesimo

Metodo della congruenza

325

Esempio 14.2.
~

'il

"'

"'

fl

fl

"'

lf!.
o
.,,.

I~

fl

fl

IM
-;,..
o
.,,.

~
~

~
~

"'

"'

Risolvere la trave reticolare simmetrica e continua della fig. 14.3, avente l'appoggio centrale cedevole elasticamente (Io spostamento dell'appoggio per effetto
di una forza pari a 1 t vale c'=0,1 cm/t).
Soluzione.
a) Struttura principale isostatica ottenuta sopprimendo l'asta centrale 4-5 (figura 14.3b). Essendo cedevoli elasticamente i vincoli della struttura principale, oc5

lf!.
?

I~

'il

00

o-

1...,

-;,..

"'

""~

lf!.
lf!.
o- o00

- ~~

'il

li

-d'.

"'<:

li

"'

-!

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00

lf!.
:::e
I

~ ~

IM

- - -;,..
~

"'I

"'I

"'
N

""'

..;.
"'

lf!.
~
"'
lf!.
~
"'

f*--6Pm-i>!
o

- ~I

lf!.

"'I

00

"?

"'

"'
N

.,,.

"?

fil

I~

"'
*

lf!.
o
?

;!;

- o

lf!.
"'
*

"'N

Fig. 14.3

corre tener presente quanto stato detto in proposito nel par. 12.2a. I dati necessari
sono raccolti nella seguente tabella.
o

Aste

I
(cm)

1-6
6-7
7-8
2-3
3-4
1-2
2-6
6-3
3-7
7-4
4-8
4-5

600
o

,,'
,,

',,
,,

'o
o
o

"'"''

N,

N,

(cm')

(t)

(X1 ~1)

50
50
50
20
20
20
20
20
20
20
20
20

5,20
10,39
5,20
-10,39
-10,39
-10,39
10,39

-0,1667
-0,5
-0,8333
0,3333
0,6667
0,3333
-0,3333
0,3333
-0,3333
0,3333
-0,3333
1

o
o
10,39
-10,39

N,N1 1/A

N1 '//A

-10,39
-62,36
-51,96
-103,93
-207,86
-103,93
-103,93

0,33
3
8,33
3,33
13,33
3,33
3,33
3,33
3,33
3,33
3,33
30/2

o
o
103,93
103,93

Eai, 0 ~(J.:N,N1 1/A)+ER 1 (R,c')~

*
~-2.

"''

l<-6,om_,.j

C'

j~\l~\Z-\2\/\/\_ j\/\Z\{\1\7\
N

!~

o00

436,5+2,110'. 0,57773 (3. 9.

0,1)~2400,5;

il secondo addendo assunto col segn positivo perch R 1 (reazione dell'appoggio


centrale per effetto della X1 =1) rivolta verso l'alto, mentre il cedimento correlativo dei vincolo (per effetto di R 0 ) avviene verso il basso, per cui il lavoro virtuale
negativo. quindi a 1 , 0 positivo [si veda, a proposito di ci, la nota 12.3]; il primo

Metodo della .congruenza

Capitolo quattordicesimo

326

addendo raddoppiato poich la somma stata calcolata per mezza trave. Inoltre
Ea 1 , 1 ~EN,'l/A+ ER1 (R 1 c')~2

63,30+2,1

103

327

per la trave considerata prismatica risulta invece

0,57733' 0,1~ 196,6,

Ve=33 t,

e a proposito del segno vale quanto stato dianzi osservato in merito ad a1 , 0

con la differenza di 6,5%.

Si ottiene quindi
X1 ~ -12,2 t (di compressione).

14.2. Applicazioni del metodo della congmenza: eqnazioni tipiche per


strutture ricorrenti.

Considerando l'appoggio centrale rigido si ottiene invece (c'=O):


Ea 1 , 0 =~2

436,5,

X 1 =6,9 t (di trazione).

Ea 1 ,1 =2 63,30,

b) Struttura principale ottenuta sopprimendo l'appoggio centrale (fig. 14.3c).


Aste
1-6
6-7
7-8
2-3
3-4
4-5
1-2
2-6
6-3
. 3-7
7-4
4-8

No

N,

(cm)

(cm)

(t)

(X1 ~1)

600

50
50
50
20
20
20
20
20
20
20
20
20

12,99
33,78
44,17
-25,98
-41,57
-46,77
-25,98
25.98
-15,59
15,59
-5,19
5,19

0,2887
0,8661
1,4434
-0,5774
-1,1547
-1,7321
-0,5773
0,5773
-0,5773
0,5773
-0,5773
0,5773

,,
,,
,,
,,
>)

,,
>)
>)

,,
>)
>)

Ea 1 , 0 ~EN1N,l/A~2
Ea 1 , 1 ~EN1 'l/A+ER 1 (R 1 c')~2

N 0 N 11/A

N 1 1/A

45,9
351,0
765,1
450,0
1440,0
2430/2
449,9
449,9
270,0
270,0
89,9
89,9

1,000
9,002
25,001
10,002
40
90,005/2
9,998
>)
>)

,,
>)
>)

14.2.1. Trave continua su appoggi rigidi o soggetti a spostamenti di valore


prescritto: equazione clei tre inomenti <141).
a) Data una trave continua caricata in modo qualunque, conviene scegliere
come struttura principale quella che si ottiene sopprimendo la solidariet angolare
sugli appoggi e considerando cosi le singole campate semplicemente appoggiate,
soggette ai carichi e ai momenti incogniti alle loro sezioni estreme (fig. 14.4). Se
assumiamo come positivi i momenti aventi il senso indicato nella figura, l'equilibrio
alla rotazione di un generico nodo interno j soddisfatto avendo posto Ma=Mb=
=~;e tra gli infiniti valori che M 1 pu acquistare rendendo rispettato l'equilibrio,
uno solo possibile, ed quello che assicura, unitamente con gli altri momenti

a)

5885,7,

189,996+2,1103

risulta:

x1 ~-5886/189,996~-30,98

t,

~~b

~J

Fig. 14.4

staticamente indeterminati, la continuit elastica dove sono stati praticati i tagli.


L'equazione che esprime tale continuit ((P1_a=W1_b), ossia la circostanza che deve
essere nulla la rotazione relativa di due sezioni j contrapposte, risulta (positive le
rotazioni destrogire)
-'P1aMa-('PiJ)j-a M,-('P1a)ja~('P11lJ-b M,+'PjbM,+('Pja)j-b;

quindi, ad es., utilizzando i soliti dati della tabella,


N,,,~-46,77-1,7321 x,~6,90

e)

X1 =-19,95 t.

(c'~O)

b~~-

,....___ & - - - t, -->i

Utilizzando i dati della tabella si ottengono i valori degli sforzi delle varie aste,
per es.
N,,,~-46,77-1,7321 X,~-12,2 t,
che coincide col valore ottenuto nel punto a).
Considerando l'appoggio centrale rigido

-:Z!:*DIIIDBIBD\~!}P'I'!!:lfc..,,,.,.--_J_~---,A"
a
JJ 1 Jb

10,1~589,992,

(per quanto riguarda i segni si veda la nota 12.3);


a 1 , 1 X1 +a1 , 0 =0,

Analogamente a quanto si visto .a proposito del metodo dell'equilibrio, anche


procedendo con quello della congruenza si possono ricavare equazioni tipiche per
strutture che frequentemente si presentano nella pratica del progettista; sebbene
presentino in genere, rispetto alle precedenti, impiego meno fertile di applicazioni,
pu essere opportuna la loro citazione, perch in alcuni casi possono risultare utili;
come ad esempio nello studio della trave continua su appoggi cedevoli in modo
elastico, per la quale l'equazione risolvente risulterebbe pi complessa impiegando
il metodo dell'equilibrio.

t.

e) Reazione dell'appoggio centrale rigido: confronto tra i valori per la trave reti~
colare e per la trave considerata ,prismatica. Per la trave reticolare si ottenuto
(v. ad es. punto b)
V,=30,98 t (verso l'alto) ;

quindi, posto
[14.1]

<141>

B. P.

CLAPEYRON,

Comptes rendus, 1857.

Capitolo quattordicesimo

Metodo della congruenza

e in essa i simboli hanno il consueto senso, d'altronde indicato nella stessa figura:
cp10 la rotazione relativa conseguente ai carichi; rp11 quella per .il ~olo .effett<? d~
~= 1; rp1a, <fJb, le rotazioni della stessa sezione per Ma 7d Mb un1tar1. I?1. relazic:i~1
del tipo [14.1], in ciascuna delle qu~Ii figura?-o al m~s~1rno tre. mon:ent1 1ncogn1b,
ne possono essere scritte tante quanti sono gh appoggi 1ntermed1, ossia quante sono
le incognite del problema.
Se ogni campata mantiene costante la sezione, la [14.1] diviene (<r11 ~11/3E.f;+
+l,/3EJ,, 'Pia~ '1/6E.f;)

14.2.2. Travi continue su appoggi cedevoli elasticamente: equazione dei cinque


momenti.

328

(t

)M.+2(

+ ;, )M1+ ( ;, )M,+6E<p,,~o.

Eliminata la solidariet angolare in corrispondenza degli appoggi si hanno, come


nel caso precedente, tanti momenti incogniti quanti sono gli appoggi intermedi (col
metodo dell'equilibrio il numero delle incognite risulterebbe doppio); ovviamente
nelle condizioni di congruenza alla rotazione intervengono gli effetti dei cedimenti
degli appoggi.
La soluzione pu essere resa pi compatta ricorrendo a vincoli ausiliari C14 3):
si immaginano dapprima gli appoggi rigidi e si calcolano le loro reazioni Pi
(fig. 14.6); poi si considera la travata soggetta alle -Pi, quindi caricata soltanto
in corrispondenza degli appoggi. La condizione di congruenza ('1\-a=tJ>1_b) risulta,

[14.2]

Infine, se per le campate sono uguali la lunghezza e la sezione, si ottiene


M,+4M1 +M,+6EJ<p1 ,/l~O;

[14.3]

4~
o

f.- l -~

a)

b)

~''.f'~t

-~

ob

lIIIl[.i :ililll.
.
i-1

329

=
t

i{'

i+t

go 11 o':2s.:

:zs:
A
i_t;

:~

:i,:

Fig. 14.5

e a proposito di un cas? particolare ma sign~cativ<?, ~oti~o che per la trave ~On


tinua a campate uguali, soggetta a un carico variabile ltnearmente e null.o in O
(fig. 14.5), le due condizioni di carico b), c) riproducono, per due campate adiacenti!
la condizione effettiva; ma quella c) provoca una deformata congruente, per cui
resta il solo contributo del carico uniforme qi. Si pu allora scrivere, se numeriamo
progressivamente i vari appoggi, e se q1, il valore del carico sull'appoggio j,

6EJ
6EJ ( q,l' )
q.i I'
-1-'P1a=-1- 2 24EJ ~q,l'f 2 =n T

[14.4]

Le relazioni precedenti valgono naturalmente anche nel caso che lo stato di


sollecitazione della travata sia dovuto a spostamenti degli appoggi di valore assegnato; se 01a, 01b sono gli spostamenti, rivolti verso il basso, di j rispetto ad a e b,
si deve porre
(6
6 )
'P;.~ :, + :: .
[14.5]
b) In modo analogo possono essere scritte le equazioni di congruenza quando
i nodi di una trave continua sono contrastati elasticamente nelle loro rotazioni
da vincoli di note caratteristiche: s'indende che, in corrispondenza di ciascun appoggio, al posto dell'unica incognita ~ si hanno i due momenti incogniti ~a'
Mb, con due corrispondenti condizioni di congruenza (uguaglianza della rotazione
delta sezione j-a con quella del vincolo elastico in j; e analogamente per la sezione j-b). L'equazione ricorrente, che contiene al massimo quattro incognite,
detta dei quattro momenti <14 2).
{1 4. 2J F. BLEICH, Die Berechnung statisch unbestimmter Tragwerke nach der Methode
des Viermomentensatzes, Berlin, Springer, 1925; A. GIANNELLI, Lezioni sui telai elastici
piani, Roma, Tipogr. del Senato, 1932.

specificando i vari suoi ternlini, e considerando positivi gli spostamenti verso il


basso, positive le rotazioni destrogire e prismatica ogni campata,

01-0a

11

- + 6EJi
11

0 - Ob

lb

1
(-2111;-Ma)=-1-,-+ 6EJ,

(2M1+M,).

[14.6]

Indichiamo con k; il coefficiente di rigidezza dell'appoggio j (ossia la forza che


si deve applicare a un generico appoggio per provocare lo spostamento 1) e con Jij
la sua effettiva reazione. Allora evidentemente si ha, esprimendo fj in funzione
del carico P1 e degli sforzi taglianti (a loro volta espressi in funzione dei momenti
M a- M 1
M b- M 1 ) ,
incogniti),
(
J;~ V,/k1~ P,+--- -+
z,
. k;,
11
Oa= ( Pa+

M,-Ma
la

111;-Ma)
11

: ka'

[14. 7]

quindi sostituendo nella [14.6], si ottiene la relazione risolvente.


Nel caso in cui siano costanti le luci l, la sezione e i coefficienti di rigidezza k
dei vincoli, posto
e~6EJ/kl',

[14.8]

(e un numero puro), l'equazione di congruenza [14.6] diventa Ct 4 .4 J

(4+6e) Mj-1-(l-4e) (Ma+M,)+e (M,+ M)~el (2P1-Pa-P,).

[14.9]

(143 > Si trova illustrata nelia nota: P. PozzATI, <(Reticoli di travi l>, Giornale del Genio
Civile, 1958, 1.
<1 .iAJ Si veda, per es., la pubblicazione citata nella nota 14.3.

Capitolo quattordicesimo

330

Metodo della congruenza

331

Nella fig. 14.7 sono riportati, a titolo esemplificativo, i diagrammi che forniscono, in funzione di k, i momenti incogniti (quindi, con la rel. 14. 7, anche i carichi
sui sostegni cedevoli) per la trave su quattro appoggi, soggetta a un carico Pisolato;
si possono cos trarre indicazioni, per un numero di sostegni limitato, sui valori di k
che rendono sensibile l'influenza dei cedimenti sullo stato di sollecitazione della

Pi

trave (14.s)_

Il caso della trave di lunghezza illimitata, quindi su infiniti appoggi, pu essere


studiato risolvendo l'equazione alle differenze finite [14.9] (v. par. 11.5) <1'-'l.
Esempio 14.3.
Le equazioni [14.6], [14.9] possono essere utilmente impiegate, e citiamo una
loro applicazione, soprattutto per avere l'opportunit di osservare che, non essendo
sempre facile definire i coefficienti di rigfrfezza k, in alcuni casi pu essere opportuno fare riferimento a due situazioni limiti che comprendono la soluzione
richiesta.
Nella fig. 14.8 riportata la sezione di un edificio industriale <14 7J comprendente
due telai longitudinali di calcestruzzo armato aventi i pilastri distanti 9 e 4,5 m,
con la copertura a volta di laterizi armati e a spinta ebminata, irrigidita da archi.
I pilastri, essendo sottoposti a un certo loro livello alle azioni orizzontali dovute
a una gru a ponte e all'attacco di conduttori elettrici, sono collegati longitudinalmente da una trave piatta, di elevata rigidezza nel piano orizzontale, indicata con
la lettera a nella fig. 14.8; per la deformabilit dei pilastri, possiamo considerare
tale trave, agij effetti delle azioni orizzontali, come continua su appoggi cedevoli.

Fig. 14.7

80<35

_J/_

1,15

" 65

5 25

catena 1ca:vo 12
Le due situazwni limiti di vincolo

==f=.40

Fig. 14.9

135

4,25

23,50
Fig. 14.8

j..-3,:60ltHI-- S,30
135

90<30

Ma la determinazione del coefficiente di rigidezza k problematica, essendo ogni


pilastro collegato, per mezzo delle volte e degli archi, all'altro telaio longitudinale.
Pertanto conviene considerare le due situazioni limiti di vincolo indicate nella figura 14.9, certamente comprendenti il comportamento molto complesso derivante
dall'interazione dei telai: nella prima di esse la sommit del pilastro pensata libera,
nella seconda appoggiata rigidamente.
<1 4-. 5 > Tabe1le per la trave continua su 3, 4, 5 e 6 appoggi si trovano nell'opera cit. nella
bibl. di J. CoURBON, tomo 2, cap. IX, par. D.
<14 6 > Op. cit. nella nota 14.5.
(14-.?J Della centrale termoelettrica ENEL a Porto Corsini (Ravenna); progetto dell'Autore. Si pu vedere la pubblic. cit. nella nota 14.3.

332

Capitolo quattordicesimo

Metodo della congruenza

Per l'esempio citato, nelle due situazioni limiti si trova k' = 1700 kg/cm, k" =9400;
nella fig. 14.10 sono riportati i diagrammi dei momenti e i valori delle reazioni
per una condizione di carico.

Trave semplicemente appoggiata.


Posto (fig. 14.11)
a=a/l,

333

i;=x/I,

[14.10]

per un carico concentrato la linea elastica vale

PI'
v= EJ /ll;[a(l+fi)-1; 2] ,
6
PI'
v= 6EJ a(l-1;) [1;(2-1;)-a'].

per t;,;,a:
per t;;o,a:

X-si

[14.11]

B
j

Fig. 14.11

. Se il .re~ic_olo ~a 111:aglie. iden!iche, i Eunti j (in ~ui si ca~co~ano ~li spostamenti)


e i punti z (1n cui agisce il carico) capitano negh estremi di vari tratti uguali.
P~rtanto divisa la lunghezza I della trave in n segmenti uguali e indicata con O l 'estre~
m1t A e di conseguenza con n l'altra sezione estrema B, risulta (fg. 14.11)

i;=j/n,

a=i/n,

fi=(n-i)/n,

[14.12]

e la prima delle .equazioni [14.11] diventa (facendo figurare al denominatore n' per
ottenere una scrittura 9rnogenea con altri casi che verranno esaminati) (i 4 .s)

1,29

1,54

4,70

1 le reazioni ~ella Ila situazione limite


qo3

3152
Fig. 14.10

7,92 : 9,13 :
: 555,5 5555
6,60

1--

12,95

14.2.3. Reticoli di travi.


a) Nello studio dei reticoli di travi il metodo della congruenza spesso pi
vantaggioso di quello dell'equilibrio, specialmente se, come di solito avviene in
pratica, le travi sono prismatiche ed ha scarsa importanza la rigidezza torsionale,
che interviene per la solidariet giratoria delle stesse travi nei loro punti d'incrocio
(es. 13.16). Infatti, trascurando tale connessione, chiaro che le incognite si riducono alle sole forze mutue agenti nei nodi e dirette normalmente al piano medio
del reticolo; e vi sono casi in cui, per simmetrie geometriche e per simmetrie o antimetrie dei carichi possibile conoscere a priori il valore d alcune delle azioni
incognite o i legami tra loro intercedenti. Inoltre frequentemente, per ragioni est~
tiche e costruttive, le travi sono mantenute ugualmente distanziate e allora, come
vedremo nel punto successivo, possibile rendere automatica la scrittura del sistema
di equazioni risolvente.
E opportuno aver presente che le travi del reticolo sono in genere solidali con la
soletta che costituisce il piano del solaio o dell'impalcato, ed hanno quindi la seM
zione a T; evidentemente anche la presenta della soletta influenza le condizioni di
congruenza, per cui al di l di un certo numero di scomparti, il comportamento del
reticolo si avvicina a quello di una lastra.

b) La linea elastica di travi prismatiche variamente vincolate, soggette a un carico concentrato in un qualunque punto.

V1=(6~J ~,)fj,

(14.13]

jj=P,n'[j(n-i) (2ni-j'-i')],

[14.14]

con jS::.i,
ed sufficiente la scrittura della prima delle [14.11] relativa a t;,;,a(j$;i), perch,
essendo fji=fi1, sempre possibile riportarsi a tale caso.
Alcuni valori dei coefficienti fj :
n=2)
f,=8P1 ;
n=3)

n=4)

n=5)

n=6)

(!1f, )=[7263

f'}
f,
f.

= [288
352
224

r, 1 [

63
72

l (;: )

352
512
352

224]
352
288

{~:}

f, f. f,

800
1125
1000
575

1125
1800
1700
1000

1000
1700
1800
1125

575]
1000
1125
800

f,
f,
f,
f,

2736
2808
2232
1224

2736
4608
4968
4032
2232

2808
4968
5832
4968
2808

2232
4032
4968
4608
2736

n[~
=

{fjl
~i

2232
2808
2736
1800

[14.15]

rn1

14 8
< ) A. DANUSSO, Contributo al calcolo pratico delle piastre appoggiate al contorno, Il
Cemento, 1911, 1-10; Il cemento armato, 1925 (7-12), 1926 (1-8). Numerosi esempi di reticoli
di travi appoggiate sono riportati nell'op. di O. BELLUZZI, cit. nella bibl. cap. 26, par. 645.

334

Capitolo quattordicesimo

Metodo della congruenza

335

Trave con appoggio e incastro (fig. 14.12).

Trave con entrambe le sezioni estreme incastrate (fig. 14.13).

La linea elastica per un carico concentrato :

La linea elastica per un carico concentrato vale:

PI'

per :-S:a)

v= 6EJ
v=

per {;:2-a)

P'

:~~ a(l~)'

[3a-(2+a) '],

PI'

per :-S:a)

v= 6EJ P''[3a-(1+2a)li],

per {;:2-a)

v= EJ a'(l-<)' [3P-(1+2P) (1-"l];

[14.16]

[-2a'+(2+P+ap)I;];

[14.21]

PI'
6

si ha inoltre

si ha inoltre:

Ma=-Pla(J 2 ,

M,=-Pla'P.

[14.22]

[14.17]

A . x.sl
.LS...

~o

""'---1-1--11~~~1-;.~~~n~
o 1 2
J

Fig. 14.13
Fig. 14.12

Se la trave divisa in n tratti/ uguali, con le solite posizioni [14.12] si ottiene:


Se la trave divisa in n tratti uguali, con le solite posizioni [14.12] si ottiene:
[14.18]

p j (n-i)' [3 ,. "(2 I-')]


2
n i-;
n- z.

'

[14.19]

e conj:::;: i; ma la [14.19rpu essere usata anche quando j ~i, scambiando j ~~osi


zione della sezione, della quale si vuol conoscere lo spostamento) con i (pos1z1one
del carico).

n=2)

n=4)

n=5)

n=6)

rl} [
rl 1 l
f,
f,

f, f, f,

175,5
172
66,5
512
621
424
143

nl""''
f,
f,
f,
f,

(Pi)
P,

23]
38.

1616
1390,5
832
261,5

172
224
100
621
918
692
244
1616
2560
2376
1472
472

66,5]
100
67,5
424
692
648
261

143
244
261
152
1390,5
2376
2551,5
1728
580,5

{~:}
J

n=5)

[14.20]

{f

832
1472
1728
1408
536

472
580,5
536
287,5 .

'1

[14.24]

n=6)

j~i,

scambiando

f 1 =2 P, ;
(!1)=[16
f,
11

n=4)
h)-[40
( f,
- 23

f;=P,i' (n-j)' [n (3j-i)-2ji]


e con j~i; ma la [14.24] pu essere impiegata anche quando
j con i.
Alcuni valori di jj:

Alcuni valori di fj:

n=3)

[14.23]

con

con
11= i

I'
1)
v,= ( 6EJ fi' f1 '

{!'}
f,
f,

= [54
64
26

rl 1 l

11
16

64
128
64

f, f, f,

128
189
136
47

189
432
368
136

f,
f,
f,
f,

416
378
232
74

416
1024
1080
704
232

n[~
=

(~:)
26]
64
54

{~:}

136
368
432
189
378
1080
1458
1080
378

136
47
189
128

232
704
1080
1024
416

[14.25]

{ft}

"1 rJ

232
378
416
250.

P,
P,
P,
P,

Esempio 14.4.

ml

Il solaio quadrato della fig. 14.14, caricato uniformemente, ha due Iati adia~
centi incastrati e due appoggiati, ed realizzato con un reticolo di sei travi uguali
(16 scomparti); si trascura la rigidezza alla torsione.

336

Metodo della congruenza

Capitolo quattordicesimo

Soluzione:

Soluzione.

Con buona approssimazione si pu considerare il reticolo soggetto nei nodi ai


carichi P~p!.'~pl'/16. Nei nodi e, f, h ogni carico si ripartisce ugualmente, per
simmetria, tra le due travi che in essi si incrociano; si hanno quindi le sole azioni
mutue incognite Xa, Xb, Xe, determinate dalle condizioni che i due ordini di nervature abbiano, nei nodi corrispondenti, uguali spostamenti.
Le condizioni di congruenza si scrivono facilmente utilizzando i coefficienti
[14.20] ricavati per la trave con appoggio e incastro e tralasciando il fattore comune,
d

i
I

,,

,/

,@

J
./

_/b

'

I
I
I
I
I
I

hl/

i~~

%.

I carichi nei nodi valgono (!.~1V2/6):


Pa~O,SP,

f1;-+x,,){t;. +X,)' P/,

J 0f

(J;.+x,,)

Ph

{i;--x,)

L'.S:b

che figura nella [14.18], l'/6EJn'; cos nel punto a si ottiene ad esempio la seguente
equazione (fig. 14.14):
175,5 (;'-x.)+112(;'-x,)+66,5 ;'
;' +100 ( ;' +x,)+67,5 ( ;'

172
291,5
-66,5

100 ]
-66,5
399,5

tx; tx;,
e

l~zzando i coefficienti [14.15] gi calcolati, le azioni mutue incognite nei nodi a~ e


nsultano dalle due equazioni (negli altri nodi i carichi si ripartiscono in parti ugual):

43 [352 P,/2+512 (P-XJ+352 P,/2]~

+x.),

{ X,
x. }~P{ 131
90 }
X,
-41

e la soluzione x.~0,1838 p, x,~0,3192 p, x,~ -0,0955 p.


Note le X si calcolano, mediante la [14.17], i momenti d'incastro, e di conseguenza ogni altra sollecitazione; ad esempio, per la nervatura e, f, b, g, si ottiene
M,~-0,298 PI, M,~0,151 PI, M1 ~0,l53 PI.

'

Z, 8 (Pa-Xa)~6'(1800Xa+2736 X,+2808 P/2+2232X,+1224Xa),

1
=@ (2736 Xa+4608 X,+4968 P/2+4032 X,+2232 XJ.

e in modo analogo si ricavano le altre due. Il sistema risulta


243
172
[ 100

t"
d

Fig. 14.15

Fig. 14,14

~ 66,5

bA

.x;,t x,t

pb"' 0,9 p.

..In .qu~sto caso le lunghezz~ delle travi SOJ?-0 di_verse, quindi nello scrivere le cond!Zlom di congruenza non puo essere tralasciato 11 fattore l'/6EJn' [rei. 14.13]. Uti-

,,. /
''

337

Si ottiene Xa= -1,607 P, Xe=0,800 P, e di conseguenza, ad esen1pio per la


trave a-c-d e per l= 15 m, p= 1 t/n1 2,

,
.
M.~-0,557 P~-0,00729 pl'~-24,6

Ma~0,743 PA~0,00973 pi'~

tm,

32,8 tm.

. Se. il momento ~1el cen~r~ viene. calcolate? considerando 3:Pprossimati".amnte


il solaio come una piastra, s1 ricava (Il valore tiene conto della ngidezza torsionale):
Ma~

Esempio 14.5.

Il solaio quadrato della fig. 14.15, caricato uniformemente e appoggiato al contorno, realizzato con un reticolo di travi parallele alle diagonali e di uguale sezione;
si trascura la rigidezza alla torsione <14 9).

<14. 9 > Tale tipo di reticolo si trova studiato, con procedimento un po' diverso, nell'op.
cit. nella bibl., di K. BEYER, vol. II, par. 65.

22 -

POZZATI, ll-1.

pi'
27,1

~29,4

tm.

Matrici nell'analisi delle strutture

339

15.1.2. Simboli e numerazione dei nodi.

CAPITOLO

XV

L'IMPIEGO DELLE MATRICI NELL'ANALISI DELLE STRUTTURE

a) evidente che nell'organizzazione di un calcolo automatico, che tende


quindi a limitare al massimo ogni intervento soggettivo, acqnista decisiva
importanza la simbologia atta a stabilire il necessario collegamento tra il
pensiero umano e il linguaggio formalizzato e inerte di un elaboratore.
Gi indicammo nel cap. XII il significato generale che attribuiamo ai termini forza e movimento; e quand' che essi vengono detti correlativi
tra di loro, e possono venire allora contraddistinti col medesimo indice (<1J, Fj;
fig. 15.1). Pertanto uu vettore star a indicare indifferentemente un movi-

15.1. Premessa.
15.1.1. Generalit.
L'impiego delle matrici e della relativa analisi (cap. I) consente, anche
per il calcolo delle strutture, di rappresentare sequenze complesse di operazioni in modo conciso e chiaro. Tale impiego non comporta per se
stesso la fomulazione di nuovi metodi, ma fornisce una stenografia operativa
quanto mai utile; molto idonea, tra l'altro, per redigere, con sintetiche istruzioni, un programma di calcoli da far svolgere da un elaboratore elettronico.
In seguito, per illustrare le possibili applicazioni, verr fatto riferimento
ad esempi elementari. Tuttavia evidente che della potenza dell'uso di un
calcolatore e delle matrici che lo servono si pu aver misura tanto pi significativa quanto pi complesso il problema da risolvere: infatti i modi di
procedere adatti per un elaboratore appaiono macchinosi per i casi semplici,
ma costituiscono vie idonee a risolvere quelli complicati; mantenendo l'elaboratore quella sua caratteristica di poter dare risposte straordinariamente
rapide e vaste servendosi di un linguaggio elementare, ma per nulla congeniale all'uomo (par. 1.1. nota 1.6).
Ai fini della programmazione dei calcoli, vedremo i motivi che rendono
il metodo dell'equilibrio ancora, in genere, nettamente pi conveniente
di quello della congruenza. Ci dilungheremo quindi pi sul primo che sul
secondo; e un cenno verr dato anche a quello, in alcuni casi utile, che pu
esser detto globale , perch si attna scrivendo simultaneamente tanto le
equazioni di congruenza quanto quelle di equilibrio, ossia rinunciando a
ottenere una diminuzione del numero delle incognite mediante l'utilizzazione
delle prime nel formulare le seconde, o viceversa.
Relativamente al metodo dell'equilibrio, pu essere opportuno accennare sin da ora che verr esaminato dapprima il caso dei sistemi di travi
caricati nei nodi, in quanto che, come sappiamo (cap. XII), ad esso si pu
sempre ricondurre lo studio di una struttura genericamente caricata.
Altre osservazioni saranno riportate al termine del presente capitolo;
e le citazioni si troveranno inserite nella bibliografia conclusiva.

Fig. 15.1

mento o una forza <1 51); e l'indice significher in genere non la pos1z1one
di una certa grandezza, bensl la distinzione in un ordine nnmerico prestabilito, consentendo cos il legame tra quantit che stanno tra loro nel rapporto
di cause e di relativi effetti.
b) Dei vantaggi insiti in tale simbologia ci si pu render conto facilmente riflettendo sulla difficolt per indicare, mediante i consueti simboli, un certo movimento
in un dato nodo, per effetto delle varie possibili componenti (tre forze e tre momenti)
agenti in un altro nodo; mentre un coefficiente di rigidezza kt1, ad esempio, col
doppio indice risulta perfettamente definito. S'intende che non immediata l'identificazione della natura e della sede di un certo movimento (o forza), ma esistono
accorgimenti per facilitare tale identificazione. Ad esempio, si pu assegnare a ciascuno dei nodi progressivamente numerati un determinato corredo di movimenti
(o forze), anch'essi distinti con ordinata progressione numerica: cosi, per la struttura della fig. 15.1, se il suo stato di sollecitazione piano, ad ogni nodo si assegna
una terna di movimenti (o forze) numerati rispettando sia l'ordine seguito per i
nodi, sia, per ciascuna terna, una prestabilita successione (a1, a1+i. a1+2 possono rappresentare gli spostamenti seconcfo x, y e la rotazione di un nodo). Pertanto, ad
esempio, il movimento a14 subito individuabile: poich appartiene alla quinta
terna, relativo al nodo 5; e poich occupa nella terna la seconda posizione Io
spostamento secondo y. E se, per lo stesso telaio, lo stato di sollecitazione invece
{ID.I) Le convenzioni sui segni sono quelle solite del metodo dell'equilibrio (par. 12.1.lb);
unica differenza che, per uniformit con la maggior parte delle opere interamente dedicate
a tali questioni, assumeremo positivi gli spostamenti e le forze verticali verso l'alto.

Capitolo quindicesimo

Matrici nell'analisi delle strutture

spaziale, occorre assegnare un insieme di 6 movimenti (o forze) ad og~i nodo: allora


in questo caso lo stesso a14, poich appartiene al terzo insieme, r~lat1vo al nodo 3;
e se per ogni insieme si conviene di riportare prima gli spostamenti secondo x, y, z,
poi le rotazioni intorno agli stessi assi, si tratta dello spostamento ~econdo y. ~nalo
gamente, per la travatura reticolare della fig. 15.2, avente le aste articolate, ogni nodo
sede di due movimenti (o forze); di tre se il traliccio spaziale. E s'intende che,
nel caso di una sola incognita per sede (ad esemp~o 1:1Il te
laio piano avente i nodi che ruotano soltanto), 1'1nd1ce fa
~
riferimento anche alla posizione.

nate, ossia segnare sul suo contorno la sequenza delle forze e dei movi1nenti; cos, ad esempio :

340

a1

' 21

l'"

kn1

e) A proposito di tali questioni riguardanti i sim-

bolismi, pu essere opportuno a questo punto accennare che negli esempi che seguiranno si manterr alle
volte la vecchia convenzione di fare riferimento con
gli indici alla sede, per di pi cambiando il simbolo a
seconda della natura del movimento o della forza; ma
ci verr fatto soltanto per rendere pi immediata la
comprensione degli stessi esempi.

[F,F2 -

a1 a2
.

[ .
an_

[15.l]

_Fn

o pi brevemente
[K] {a}={F},

Ka=F.

[15.2]

La matrice quadrata K dei coefficienti di rigidezza detta matrice delle


rigidezze: poich, secondo quanto gi osservammo (par. 12.1.1), k,;=k;,,
essa simmetrica; inoltre ha gli elementi della diagonale principale tutti
positivi (15. 2). Gli indici consentono di riconoscere senza incertezze i coefficienti: kiJ la forza)> correlativa al movimento ai, dovuta al solo movi:
mento a;= 1; tuttavia pu essere alle volte opportuno, quando al posto de1
simboli si abbiano valori numerici, corredare la matrice delle sue coordi(15.2) Imprimendo il solo n1ovimento a 1=1, la forza corr~lativa per definizione kh,
per cui il lavoro esterno vale (k1i 1)/2. Essendo L~=L1 , e il lavoro interno al secondo
membro sempre positivo, anche k;; risulta sempre positivo.

F1

'"1

Jn2

k,.

F,

knn_

Fn

La matrice delle rigidezze, che consente quindi la rappresentazione ordinata dei coefficienti delle equazioni [15.l], l'elemento chiave del calcolo
delle strutture risolte impiegando il metodo dell'equilibrio.
b) Determinato lo stato di sollecitazione di nna struttura, i movimenti
indipendenti dei suoi nodi possono essere espressi in funzione delle forze
correlative, e il legame pu venire espresso mediante il sistema di equazioni
[12.26], che in forma matriciale pu essere scritto:

15.2. Matrice delle rigidezze e matrice delle deformabilit.


a) Il sistema di equazioni risolvente [12.1] del metodo
dell'equilibrio, che lega, per tramite dei coeffiFig. 15.2
cienti di rigidezza, il vettore incognito {a} dei movimenti
indipendenti a quello noto {F} delle forze esterne correlative applicate nei
nodi della struttura, in forma matriciale pu venire scritto

.. .

a,
km
k,,

341

C12

e,,

1- I [
1

C1n
C2n

F
F2
.

Cnn _ _

a,
a2

Fn

_Un_

[15.3]

o pi brevemente

[C] {F}={a},

CF=a.

[15.4]

La matrice quadrata C dei coefficienti di deformabilit pu essere detta


matrice delle deformabilit, e gode delle propriet rilevate per quella precedente K; ossia simmetrica ed ha gli elementi della diagonale principale
tutti positivi.
Per definizione di matrice inversa (par. 1.3.4), la [15.2] pu venire scritta

a=K-1F,

[15.5]

e allora, confrontando quest'ultima con la [15.4], si ottiene


C=K-1

[15.6]

per cui si ha che, per una .data strnttnra, la matrice C delle deformabilit
coincide con l'inversa della matrice delle rigidezze; analogamente si ottiene
K=C-1, e si ha inoltre
KC=l,
[15.7]
essendo I la matrice unit.
e) Un'o.sservazione pu essere opportuna a proposito dei vincoli. Un
movimento da essi impedito ovviamente non compare nel sistema [15.1],

342

Capitolo quindicesimo

Matrici nell'analisi delle strutture

e la corrispondente condizione di equilibrio pu essere tralasciata; se viene


scritta, serve per determinare la correlativa forza incognita, che la reazione
del vincolo.
Il calcolo dei coefficienti di rigidezza si effettua, come a suo tempo mostrammo (cap. XIII), immaginando che avvenga un movimento per volta, e
calcolando le corrispondenti forze; cos si tiene automaticamente conto della
presenza dei vincoli rigidi per il fatto che, quando si fa avvenire un movimento di un nodo interno, tutti gli altri movimenti, compresi quelli dei vincoli, vengono impediti. Alle volte pu essere utile, per organizzare un calcolo
automatico e per utilizzare in ogni caso la medesima matrice di un elemento
della struttura indipendentemente dalle condizioni di vincolo in cui possono
trovarsi le sue sezioni estreme, considerare anche i nodi esterni suscettibili
di muoversi, intervenendo in un tempo successivo con le condizioni ai limiti
(esempio 15.3b).

343

1) Asta soggetta soltanto a sforzo assiale (fig. 15.3).


I vettori movimenti e azioni interne sono

S=[S1 S,]'.
I coefficienti di rigidezza si calcolano al solito con facilit. Impresso ad esempio
il solo spostamento f/1 =1 (dell'estremo A, nella direzione dell'asse e verso destra),
si ha ki1=EA/l, k 21 =-EA/l (col segno meno, essendo per equilibrio rivolta verso
sinistra); analogamente per f/ 2 Pertanto la matrice delle rigidezze vale
(!,

(!,

-EA!l] S,
[ 1
EA/l s,=EA/l -1

EA/l
k= [ -EA/l

-11 .

[15.9]

{3,,s,
0.
.LS:

15.3. L'impiego delle matrici nel metodo dell'equilibrio.


Fig. 15.3

Fig. 15.4

15.3.1. La matrice delle rigidezze per I'elemeuto strutturale isolato.


a) La matrice delle rigidezze pu essere definita per la struttura considerata nel suo complesso, ma anche per un suo elemento strutturale, e vedremo che tale particolare matrice essenziale per ricavare quella complessiva. Pertanto, isolata mediante ideali tagli uua qualunque membratura r
compresa tra due nodi vicini, occorre applicare alle sue sezioni estreme le
azioni interne S (15 3J messe in evidenza dai tagli che si sono praticati; oltre
alle azioni S non agiscono altre forze, poich in tale fase si supposta la
struttura caricata soltanto nei nodi.
Se si indicano con {J i movimenti delle sezioni estreme correlativi alle
azioni S, per la membratura r generica pu esser scritta. una relazione del
tutto analoga alla [15.2]

[kJ,{fJ},={S},, o pi brevemente k,{J,=S,,

Fig. 15.5

2) Asta inflessa con gli estremi liberi soltanto di ruotare (fig. 15.4).
I vettori movimenti e azioni interne sono

S=[S1 S,]'.

f!=[fl, (!,]''

[15.8]

Per il calcolo dei coefficienti di rigidezza, si imprime ad esempio la sola rota-

e k,, matrice delle rigidezze della membratura r, ha prerogative analoghe a


quelle della matrice K, ossia quadrata ed simmetrica; i suoi elementi sono
i coefficienti di rigidezza, relativi, s'intende, all'elemento, e vengono calcolati
al solito facendo avvenire un movimento per volta.
Essa in genere pu essere calcolata facilmente, ed ormai vasto il repertorio di casi gi risolti. Ne riportiamo alcuni relativi all'asta prismatica, utili
anche per gli esempi che seguiranno.

zione (!1 =1 (con (J,=O) e si ricava l<,1 =4EJ/l, k 21 =k11 /2=2EJ/l; analogamente
per (!,. Pertanto la matrice delle rigidezze vale

Le (( azioni interne possono non coincidere con le caratteristiche di sollecitazione


(cos, ad es., due forze S,,,, Sv possono essere non coincidenti con gli sforzi assiale e tagliante);
tuttavia verranno alle volte chiamate in breve anche sollecitazioni.

matrice delle rigidezze:

k=

~J

[i ~ l

3) Asta inflessa, a sbalzo (fig. 15.5).


Vettori movimenti e azioni interne:

f!=[fl, (!,]''
<155>

[15.10]

S=[S, S,]';

k- EJ [ 12/I'
-

-6/l

-6/1]
4

[15.11]

Capitolo quindicesimo

344

Matrici nell'analisi delle strutture

4) Asta inflessa con gli estremi liberi di spostarsi e di ruotare (fig. 15.6).
Vettori movimenti e azioni interne:

. l

S~ [S,

S 2 S, S,]' ;

11a,trice delle rigidezz:

EJ

12/I'
-6/l

k~-1- -12/l'

-6/l

-6/1
4
6/1
2

-12/1 2
6/1
12/I'

6/1

. -6/l]
2
6/1 .
4

[15.12]

345

sformazione sia delle componenti dei vettori, sia delle matrici delle rigidezze;
trasformazione che, secondo quanto venne indicato nel par. 2.8.3, pu essere
effettuata mediante la matrice R dei coseni direttori c;he, proprio per la
funzione che chiamata a svolgere, venne chiamata matrice rotazione>).
Pertanto, se si indicano con i simboli p,
S, k le matrici di un elemento riferite al
proprio sistema di assi coordinati, le stesse
matrici riferite al nuovo sistema di assi risultano
[15.14]

k=R'kR.
'

Fig. 15.7

Fig. 15.6

5) Asta soggetta a flessione ed estensione (fig. 15.7).


I due vettori movimenti- e . azioni interne contano 6 componenti ciascuno,_ per-

tanto sono 36 gli elementi della matrice delle rigidezze

/!1
1/e'

o
o

-1/e'
O

/!,
o
12/1'
-6/l
o
-12/1'

/3,
o
-6/1

-~

/!,
-1/e'

o
6/1

1/e'
O

/!,
o
-12/1'
6/1
o
12/I'
~

(e'~J/A):

/!,
o ] s,
-6/1 s,
2 s,
o s,
6/1 S,

[15.13]

4_~

Le matrici delle rigidezze dei vari casi precedentemente visti possono essere

subito dedotte dalla [15.13] cancellando le colonne e le righe relative ai movimenti /3


e alle azioni interne S che sono nulli.

b) chiaro che quando l'asta si trova sottoposta a uno stato di sollecitazione spaziale, i due vettori azioni interne e movimenti possono c~m
prendere al massimo 12 componenti ciascuno; per cui il numero degli
elementi della matrice dlle rigidezze sal a 144.
.Se si vuole che i coefficienti di rigidezza dell'elemento strutturale abbiano
gli stessi indici, di quelli della struttura, evidentemente deve essere uguale
la numerazione delle analoghe azioni e degli analoghi movimenti.
'e) Trasformazione della mctrice delle. rigidezze, cambiando il sistema di
riferimento. Di solito tanto le grandezze geometriche, quanto quelle statiche
dell'elemento strutturale (di conseguenza anche la sua matrice delle rigidezze)
vengono riferite a un sistema di assi cartesiani locale, proprio dello stesso
elemento. Ma passando, allo. studio dell,'intera struttura, occorre adottare
un unico sistema di riferimento generale (fig. 15.8), .al quale le varie grandezze particolari debbono essere rapportate, allorch si deve passare da un
'sistema di riferimento all'altro. Tale passaggio comporta in genere una tra-

La matrice [R] ha, come gi stato ricordato, quale suo generico elemento aii il (x,y,z) sist. di riJerim. locale
coseno dell'angolo che l'asse i del primo ri- (x,y,z}sist di rifirim. generale
ferimento forma con l'asse .i del secondo;
Fig. 15.8
ed essendo essa rnrtogonale (R'=R-'; paragrafo 2.8), si ha anche, quando si voglia passare dal nuovo riferimento
al vecchio,
S=RS,
fl=R/3,
k=RkR'.
[15.15]

Come vedremo (es. 15.1), le relazioni tra i vettori S, S (o, (3, /3) possono
essere ricavate direttamente. E anche la matrice k pn essere ottenuta per
via ordinaria, facendo avvenire un movimento [3 per volta, e tenendo conto
dei legami di equilibrio tra le componenti del vettore { S}; si evita in tale
modo il calcolo delle matrici [R], per il procedimento richiede un lavoro preparatorio maggiore, perdendo quindi una parte dell'((automaticit del calcolo.
Esempio 15.1.

----

L'ast della fig. 15.9 soggetta al vettore forze S~[S, s, s, S,]' riferito
agli assi X,y ; calcola'.re la'traSformazione del vetto!e Se della matrice delle rigidezze
quando Si pa~sa al sistema di riferimento x,

y.

Fig. 15.9

a) semplice constatare che, in corrispondenza della sezione estrema A,


[a]

e che analoghe relazioni valgono per le azioni applicate in B. Se si pone


cos a=,

sen a=ft,

Capitolo quindicesimo

346

Matrici

o, pi brevemente,

[~]~[-1 l Jl l~J

'"

e scomponendo

a22=cos (j,y)=cos a.

k~

o
o

EA [
I
-I

o o

-1

p,

o]~

El
k=-1-

o o s,
I o s,.
o o s,

[d]

R'~l~ -~

! -~J,

R'k=~A l=~

o
o
o

p,
o
o
o
o
o
o

p,
o

p,
o

12//3
-6/l

-6/l
4

-12//2
-6/l

6/1
2

p,

p,

o
o
o
o
o
o

o
-12//2
6/l

p,
o
-6/l
2

12//3
6/l

6/1
4

s,

;s;.
~3.

[a]

s,

.s

s,

La matrice rotazione pu essere facilmente scritta tenendo presente, oltre a


quant~ _stato fatto per l'asta dell'esempio precedente, l'insensibilit delle rotazioni {J3 , {J 6 al sistema di riferimento:

La matrice [R] data dalla [b]; si ottiene allora

Fig. 15.10

Soluzione.
a) La matrice delle rigidezze k riferita agli assi X, ji gi stata indicata nel paragrafo 15.3.1 (caso 5); se pensiamo lo sforzo assiale nullo e si vuole rendere k compatibile, come vedremo, con la R, dovendo effettuare il loro prodotto, si ha

b) Asta soggetta soltanto a sforzo assiale: trasformazione della matrice delle


rigidezze k.
_ _
Se l'asta soggetta soltanto a sforzo assiale, si ha S2 =S,~O. Gli elementi della
matrice rigidezze k si ricavano facilmente facendo avvenire un movimento per volta:

p,

S2=S1 sen a=(fJ1e) A;

Esempio 15.2.
Calcolare per un'asta prismatica inflessa la
trasformazione della matrice delle rigidezze
cambiando gli assi di riferimento come indicato nella fig. 15.10.

Quindi, per la seconda delle [15.14], s~R'S.


Dovendo essere, per l'equilibrio dell'asta, S,~o, dalla [b] si ha O~-S1 +J.S,,
ossia S 2 =S1 tg a; e, analogamente, S 4 =S3 tg a.

p,

lungo i nuovi assi x, y:

infine per l'equilibrio dell'asta si ha 8 3 =-Si,


S4=-S2
Vengono cos ricavati gli elementi della
prima colonna della matrice k. In modo analogo si ottengono gli altri elementi.

a 12 =cos (X,y)=cos (270+a)=sen a,

P1

S1

S1=S1 cos a=f11eA 2,

L'espressione [e] conferma la seconda delle [15.15], poich la R non altro che
la matrice di coseni direttori, ossia la matrice rotazione 1>: infatti

a 21 =cos (j, x)=cos (90+a)=-sen a,

347

S1 ~N~p1EA/l~(p 1 e) J.;

[e]

a 11 =cos (X, x)=cos a,

delle strutture

(la traslazione lungo Y non interessa, avendo supposto che l'asta si deformi soltanto
per sforzo assiale). Quindi (EA/l~e):

semplice constatare che le precedenti espressioni possono venire scritte in forma


matriciale

nell~analisi

o o o0 o o
o o o

o
I

[b]

e per la terza delle [15.14],

k=R'kR~ E: r_1;

'
-

l-

-'
).'

-J
-'

[e]

'

e) Come stato accennato nel punto e) del par. 15.3.l, la matrice k (riferita
al nuovo sistema di assi) pu essere ricavata per via ordinaria facendo avvenire ogni
movimento (riferito anch'esso al nuovo sistema di assi) uno alla volta, quindi senza
ricorrere alla matrice [R].
Imprimiamo ad es., relativamente al caso trattato in b), lo spostamento f31 secondo il nuovo asse x; lungo il primitivo asse X (coincidente con l'asse dell'asta)
si ha (cos a~J.):
p,~LJ1~p, cos a~p,;.

Procedendo come nell'esempio precedente, si ottiene

P1

p,

p,

p,

12 2// 3
;
-12/l'
12J.'//'
simm.
-6).jl
4
i
6/l
-------------------------------------:----------
-12'/l'
12/l' -6/l i,
12'/l'
12J./l' -12).'/l'
6)./1
-12J./l' 12J. 2// 2
6/l
-6).jl
2
-6/l
6)./1
4

El

k~R'kR=-

,,

s,

s,

s,

[e]

348

Capitolo quindicesimo

Matrici nell'analisi delle strutture

b) Come stato mostrato nel punto e) dell'es. precedente, la matrice k pu essere ricavata per via ordinaria.

349

Esempio 15.3.

Per il telaio della fig. 15.11, costituito da dUe travi uguali, determinare la matrice
delle rigidezze procedendo per addizione dei coefficienti di rigidezza.

15.3.2. Insiemi di travi: matrice delle rigidezze e matrice delle sollecitazioni.


Soluzione.

a) Procedimento ordinario. Abbiamo gi accennato che la determinazione della matrice delle rigidezze costituisce una fase importante del metodo
dell'eqnilibrio perch, essendo gli elementi k,1 i coefficienti delle equazioni
risolventi, il successivo calcolo confluisce nel problema generale della soluzione di un sistema 'di equazioni lineari. S'intende. che i coefficienti k<; possono essere calcolati come vedemmo nei capitoli 12 e 13, ossia immaginando
che avvenga un movimento indipendente unitario per volta e determinando
le relative conseguenze. Diremo pertanto tale procedimento ordinario ; e
nulla dovremmo aggiungere rispetto a quanto esponemmo a suo tempo,
se esso, che appare sotto il punto di vista concettuale tanto semplice, non
presentasse lo svantaggio di adattarsi malamente a un calcolo da tradurre
in un programma per l'impiego di un elaboratore. Ma tale inconveniente
pu. essere aggirato con i due seguenti procedimenti.

a) Le matrici rigidezze kab' "f0ic delle due aste isolate, riferite agli assi locali )}

(fig. 15.llb), coincidono con la [15.13].

b) Addizione (o assemblaggio) dei coefficienti di rigidezza. Tale modo di


procedere, nella sostanza per nulla diverso da qnello ordinario, deriva da
un'osservazione semplice, gi altre volte tacitamente utilizzata: pensiamo
che l'estremit di una membratura riceva, a causa di un movimento isolato {J1
una determinata azione S,1 (s'intende di solito associata ad altre azioni);
nel caso che si abbiano pi sezioni collegate in corrispondenza di nn nodo,
jn ciascuna di esse, a ca-Usa dello stesso movimento', si pu manifestare
un 'azione analoga, ossia distinta dai medesimi indici, ricordando il significato dato a questi. Pertanto l'azione risultante evocata dal movimento
la somma delle singole analoghe forze; e ci equivale a dire che il generico
elemento klJ della matrice K complessiva pu essere ottenuto sommando
gli elementi di eguale indice calcolati per le membrature isolate; gli indici
svolgono pertanto un ruolo fondamentale.
Per, se si vuole rendere auton1atica questa operazione di somma vettoriale, occorre riferire gli elementi della matrice k di ogni membratura ad
un medesimo sistema

Fig. 15.11

Per l'asta A-B il sistema di riferimento locale coincide con quello globale; mentre
per l'asta B-C occorre intervenire con la matrice rotazione (v. es. 15.2):

R~

-o

o
o o o
o
o o o
o o 1
o o o
-----------------------------------------------------
o o o
au a,, o
o o o
a,,
o
ll21
o o o
o o 1

au
a,,

o ! o o o
o o ! o o o
o o 1 i o o o
------------------------------------------------o o o ; o -1 o
o o o ! 1 o o
o o o j o o 1

a,,
a,,

-I

[a]

Quindi, effettuate le operazioni di trasposizione e prodOtto richieste dalla terza


delle (15.14], la matrice rigidezze dell'asta B-C, riferita al sistema di riferimento
generale, risulta (convenepdo di adottare, per i movimenti e per le azioni corre
lative, la rappresentazione indicata nel par. 15.1.2b)

generale}> di assi cartesiani, in modo che, volendo ad

{3,

k,,~R'k,,R~ ~J l-~20~;;:

esempio un coefficiente di rigidezza che corrisponde a una forza secondo


un asse x, si sommino forze aventi tutte eguale direzione. chiaro allora che,
essendo invece ogni matrice-k riferita a un proprio sistema locale di assi coR

ordinati, occorrer effettuare quell'operazione di trasformazione che abbiamo


illustrato nel paragrafo precedente, resa sistematica dall'impiego della matrice
di rotazione R (oppure ricavando la matrice k per via ordinaria; es. 15.lc).
Tuttavia l'operazione di trasformazione meno semplice di quanto possa
' apparire dal punt di vista concettuale; se la struttura complessa, per il
calcolo della matrice delle rigidezze pu convenire il procedimento diretto
che verr esposto nel successivo punto e).

-6/l

{3,

lr
-1/e'

{3,

6;1

o
2

{3,

:;/~o
6/1

{3,

f!,

s,
s,
S,"
s,

1/e'

- s,

[b]

s,

Le matrici kab' kbc possono essere addizionate per ottenere la matrice K del telaio.
Naturalmente la matrice k pu essere ottenuta per via ordinaria (v. es. 15.2b).
b) Nel costituire le matrici kab kl!c avremmo potuto_tener conto delle condizioni
di vincolo considerando nulle le- componenti dei movimenti impedite di esplicarsi.

350

Capitolo quindicesimo

Matrici nell'analisi delle strutture

Tuttavia, volendo organizzare un calcolo automatico, pu convenire di prescindere


da tali condizioni nel lavoro preparatorio, introducendole alla fine, dopo avere rica-

ove fln, .. ., {J,. sono gli elementi della riga i della matrice A, e {J,1 rappresenta il contributo allo stesso movimento {J, dovuto al movimento indipendente a;=!. La matrice [A]"., per la condizione di continuit che essa
esplica tra nodi ed estremi delle aste, pu essere detta della congruenza,
e pu essere facilmente calcolata facendo avvenire un movimento indipendente per volta e determinando i conseguenti {J; e poich tali movimenti si
esplicano a spese dei lavori di deformazione, per questi dev'essere eventualmente deciso se certi apporti possono o no venire omessi (ad esempio la
deformazione per effetto dello sforzo assiale per le membrature inflesse).
Per ogni membratura r, la relazione matriciale [15.8] {S},=[k],{fJ}, consente di esprimere il legame tra le sollecitazioni e i correlativi movimenti.
S'intende che pu essere definito il vettore, correlativo a quello [15.16] dei
movimenti {J, comprendente tutte le s sollecitazioni presenti nelle sezioni
estreme delle aste
s, ]' ;
[15.20]
S1

vata la matrice generale K: per fare ci si eliminano evidentemente le colonne riguardanti i movimenti nulli; e si omettono anche le righe intestate alle sollecitazioni correlative, perch non interessa scrivere le corrispondenti equazioni di equilibrio se

non per ricavare le reazioni incognite dei vincoli (cap. 15.2c).


Si ottiene in definitiva:

a,
EJ

K~-,-

a,

a,

12/1'+ I/e'

-6/l
6/1

(1/e'+ 12/I')

-6/l
-6/l

6/1

8
2

Pensiamo il telaio soggetto soltanto a ima coppia in B

a,

-6/IJ F, .
O

2
4

(F,~M,

F,
F,
F,

fig. 15.11) e omet-

tiamo la deformazione per effetto dello sforzo assiale (a 4 =0, a5 =0). Le equazioni
di equilibrio risultano (F,~O)
(8 a,+2 a,) EJ/l~M

(2 a.+4 a,)

351

EJ/Z~O,

e allora il legame tra i vettori S, {J pu venire scritto

da cui si ottiene a,~ -a,/2, a,~M/(7R), essendo R~EJ/l. Risultato che potevamo
ottenere immediatamente per la propriet [12.12] (W,.~4R, W,,~3R)

{S}=[k,] {fJ},

M
<p~ EW =M/(7R).

S=k,{J,

[15.21]

ove la matrice k,, evidentemente di ordine s, riunisce le matrici delle rigidezze delle membrature singole, e viene detta matrice delle rigidezze dissociate. Essa pn essere rappresentata con semplicit per sottomatrici, riportando le matrici delle rigidezze delle membrature isolate a, b, .. ., m in forma
diagonale
- ka o
o

c) Procedimento diretto per il calcolo delle matrici rigidezze. Movimenti


indipendenti (a1 , a,, .. ., a.) e movimenti delle sezioni estreme delle aste ({11 ,
{J,, .. ., {J,) vengono posti in relazione mediante le condizioni di congruenza.
Quindi, data una struttura comprendente le membrature a, b, .. ., m, definito
il vettore dei movimenti {J degli estremi delle stesse membrature

k,

k,=

[15.16]

{fJ}=[{J, {J, ... {J,]''

oppure

[15.22]

il legame tra i vettori {a} e {fJ} pu essere espresso in forma matriciale


f11 {J,

fln

f112

f111

f11n -

a,

fln

{J,,

fln

...

{J,.

a!

ed allora facile riconoscere che, essendo nulli tutti gli elementi sopra e
sotto la diagonale principale, dalla relazione [15.21] si ritrovano le varie
relazioni S,=k,{J, relative ai diversi elementi strutturali.
Sostituendo l'espressione [15.18] fJ=Aa nella [15.21], si ottiene

[15.17]

S=k,Aa.
{J,

{J,, {J,,

...

{J,,

{J,.

Inoltre facile constatare che tra i vettori delle n forze esterne e delle s sollecitazioni sussiste il legame

o pi brevemente:
{fJ}=[A] {a},

{J=Aa.

[15.23]

F~A'S,

[15.18]

[15.24]

ove At la trasposta della matrice A di congruenza precedentemente definita.


Infatti imprimiamo un movimento virtuale a1= 1; la colonna j della matrice
rettangolare presente nella [15.17], che la matrice A, riporta i corrispondenti movimenti {{J/h ove l'indice j sta a ricordare quale movimento fittizio stata la causa,

Pertanto l'espressione del generico movimento {J, risnlta


[15.19]

352

Capitolo quindicesimo

Matrici nell'analisi delle strutture

e l'apice che esso unitario. Per il principio dei l~vt;>ri virtuali, s~ si indica co: Si
la generica componente del vettore delle s azioni interne effettive [15.20], s1 ha

e si ottengono da essa, come accennammo per la [15J3], tutti i casi particolari piani

I Fj~E' (P/),S,.

[15.25]

aventi mobilit limitate. Ad esempio, nel caso di


assiale,

f!1

i=l

La somma dei prodotti al secondo membro pu essere espressa in. forma matriciale
come prodotto della matrice riga dei movimenti fJ/ per la matrice c?lonna delle
azioni S.,,, ossia, i_ndicando la matrice riga come trasposta della matr1_ce colonna,
[15.26]

k~ EA
I

FJ~{fi/}' {s}.

p,

[II 1I] S
84' '
1

I (es. 15.4).

[15.27]

ll2li

t"i~A~_~a~-~B71t __9\.F,

{F}~[A]' {s}.
s~k 0 Aa;

Fig. 15.12

ossia si pu ricavare la matrice delle rigidezze dell'intera struttura, una volta


note la matrice della congruenza A e le singole matrici delle rigidezze disso.
ciate ka, kb, ..., km.
Quindi con questo procedimento si pu evitare il ricorso alla matrice
rotazione}), poich della conversione dei sistemi locali di riferimento in
quello generale tiene implicitamente conto la matrice A.
Per svincolarsi anche dai versi da attribuire ai sistemi locali di_ riferimento con-

'.Fig. 15;13

sulta, per un'asta prismatica, identica alla [15.13], a parte 1 segm

- Ife'
EJ
k=-1-

Ife'
o
o

12fl'
-6fl
o

12fl'
-6fl

-6fl
4
o

-6fl
2

p,
Ife'

p,
o

l2fl'
-6fl

Ife'

;,---"c__

o
o

12fl'
-6fl

~''1

Esempio 15.4.
Ricavare la matrice delle rigidezze e delle soll,ecitazioni per il traliccio iperstatico
della fig. 15.13; le aste hanno uguale sezione.

a) Procedimento ordinario.
Ad esempio, impresso nel nodo B lo spostamento a 1 =1, si ha: f3a=1,
I
EA
s.=(EAfl) I; Pa= ,,,, , s.~ ,,,, fJ.~o,5 EAfl; ku~s.+safVz =1,3536 EAfl,
y2

y2/

k"~s.fVz ~o,3536EAf1.
Quindi si ottiene:
a,

K~

E:

a,
0,3536
1,3536

[ 1,3536
0,3f6

-1

a,
o
o
1,3536
-0,3536

a,

F
-IO ] F,
-0,3536 F,
1,3536 F,

b) Procedimento diretto.

-6fl

s,

S3

-6fl
4

_,,fl.E!3lf

(e'~JfA):

p,

~ z_ ____,,,t, F

viene, per le membrature isolate soggette a stato piano di tensione, .to?side:fl:r~


positi~i i m_ovi~e~ti e I~ azioni c?rrelativ~ i~dicat~ ne~a fig: .15.12: qu~nd1 pos1tiv1
i mov1ment1 assiali corr1spondenti a sforzi d1 trazione, positive, al solito, le rotazioni destrogire; e positivi i movimenti -in dirzione normale all'asse, se dan .Iuog?
a una rotazione destrogira di corpo rigido (come nel par_. 13.3:1a). La matrice ri-

p,

1a"~

quindi la [15.24] pu' essere scritta

per cm .1n definitiva, confrontando quest'ultima con la relazione [15.2]


F=Ka, si ottiene
[15.29]

jJ,
' o

[15.28]

P1

[15,31]

E:

Scrivendo n volte la relazione; cio passando all'int~ro v~ttore ~elle fo~ze esterne,
si ottiene infine, ricordando che, nella [15.27], la matnce riga {fi11t non e altro che
la generica colonna della_matrice A ~ella congruenza, la relazione [15.24]

Ma, per la [15.23],

soggette soltanto a sforzo

per cui, esserido S 1 =S4 , si pu far riferimento, anzich 8.gli sforzi applicati alle estremit, allo sforzo S dell'asta per la correlativa defor1nazione specifica /3= 1; e la ma-

trice diventa
e allora la [15.25] diventa

a~te

353

"1

s,
s,
s,.

[15.30]

A~[</~>
23

a,
o
I
o
o

, I. ~~" [l

-I
O
o

p,
flc,
Pa

lfVz

-lfVz

{!,

1fV2

PozzATI,

a,

a,
o
o
I
o

II~l.

o
I
o
o
o

o
o
I

o
o
o

o 1fV2
o

"o

1fv2

354

Capitolo quindicesimo

. l
l

EA
A'k,=-1,
EA
K=A k,A=--

o o
1 o
o 1
-1 o

O
1

o
o

0,5
0,5

-0,5

o
o

1,3536
-0,3536

-1

355

o
o0,5 J '

o
o

0,3536
1,3536

1,3536
O,:i536

Matrici nell'analisi delle strutture

-1
o .
-0,3536
1,3536

M,,
T,,

Esempio 15.5.
Ricavare la matrice delle rigidezze per il telaio della fig., 15.14. Le aste sono
uguali; si omette la deformazione per effetto dello sforzo assiale (aa=a1).

a,JJ

a;-:F;

,.---...

El [ 12/1

A'k,=-1-

-~Il

-6/l
4

o o

4
2

EJ[ 24/l'
K=A'k,A=-- -6/1
l -6/l

~E;

12/1'

2
4

a,

a;,..f

r-..

-6/1]

-6/l

'

a,

a,

-6/1

-6/l] F,
2
F,

F,

h.l

lyl!

Fig. 15.14

c) Procedimento diretto, ma con una diversa formulazione della matrice A di


congruenza.

a) Procedimento ordinario.
Al solito, imprimendo un movimento per volta risulta facilmente:

El[

a,

-6/1

-6/l] F,
2
8

8
2

F,.
F,

Infatti, impresso ad_ esempio il solo spostamento a1' i tagli ~eri due ri.tti coincidono con la rigidezza alla traslazione {T14 =T23 =12EJ/l3); 1 momenti valgono
-Tl/2,
b) Procedbnento diretto.
Le condizioni di congruenza sono, indicando con u Io spostamento parallelo a x:

Ai ritti 1~4 2-3 debbono essere attribuite le matrici ricavate dalla [15,30] considerando solta~to fJ 2 , /33 diversi da zero; alla trave 1-2, considerando i sol~ !11-ovimenti p,, p, (fig. 15.7). Pertanto le matrici A (della congruenza) e k, (delle rigidezze
dissociate) risultano:

a, a, a,
-1
A=

T.

o
o 1 o
o 1 o
o o 1
1 o 0
o o 1

(/)14
(/)12
(/)21 '
U23

(/)23

(/Jra <pz1

<f14

-4

a,

a,

24/1'
K=- -6/l
I
-6/l

Per i due ritti si considerano, al posto degli spostamenti relativi u 14 =uz3 =ah le
rotazioni di corpo rigido y14 =yz 3=a1/h; poich si pensa che ogni movimento
avvenga isolatamente, le rotazioni y debbono essere annullate, e le sezioni superiori degli stessi ritti debbono ruotare, a causa di ah delle quantit cp14=-y14 =
= -a1 /h, <p 23 = -a1 /h. Pertanto:

"(per h=I)=

<pz3

! o- M,.

~' ~: T:::I.:::~:::::I:::i. ~::.


....

4_ M 23

e si ritrova, con le solite operazioni di trasposizione e di prodotto,

EJ [ 24/l'
K=A'k,A=- -6/l
l
-6/1

-6/l

-6/l]

15.3.3. L'impiego delle matrici nel metodo dell'equilibrio. La conclusione


del calcolo.

a) Strutture caricate nei nodi. Come gi abbiamo accennato, la determinazione della matrice K dei coefficienti di rigidezza dell'intera struttura
costituisce la fase fondamentale dell'intero calcolo perch, nota K, si conoscono i coefficienti del sistema delle equazioni [15.1], in cui figurano incogniti
i movimenti indipendenti a.
A questo punto pu essere opportuno osservare che le varie fasi del calcolo - consistenti nel determinare K, ricavare dalle equazioni [15.l] i movimenti a e infine, mediante questi, risalire alle sollecitazioni - nella sostanza

356

Matrici nell'analisi delle strutture

Capitolo quindicesimo

non differiscono in nulla da quanto venne fatto nell'applicazione consueta


del metodo dell'equilibrio (par. 13.1); la sola differenza nella scrittura concisa dei passaggi operativi impiegando le matrici, e nel codificare tali passaggi, con appropriato corredo di indici, in schemi e fasi adatti per la programmazione dei calcoli da fare sviluppare da un elaboratore. Pu anche
essere opportuno chiedersi se, per la determinazione della matrice K, convenga adottare il procedimento per addizione dei coefficienti di rigidezza
o quello diretto. A prima vista il procedimento per addizione - nella
sostanza in nulla diverso da quello ordinario, a parte l'automazione del
calcolo mediante l'impiego della matrice rotazione - pu apparire conveniente per l'immediatezza del concetto che lo ispira; ma in effetti, e ci
gi traspare dal banale esempio 15.3, esso si complica quando la struttura
complessa; per cui non di rado si ricava direttamente la matrice K (es. 15.lc).

In generale viene considerato preferibile il procedimento diretto, che d'altronde stato escogitato per sfruttare al massimo le prestazioni di un calcolatore elettronico.
La matrice delle rigidezze K presenta frequentemente, adottando un'adeguata successione dei suoi elementi, per altro in genere spontanea, una con-

formazione a banda (ossia con i coefficienti addensati lungo la diagonale


principale; v. par. 13.2a) utile per la risoluzione, da parte dell'elaboratore,
del sistema di equazioni (cap. II). Risoluzione che viene effettuata adottando
in genere procedimenti di calcolo numerico che introducono varianti ai me-

luogo, in ogni sezione i incastrata, alle sollecitazioni

poi considerare la struttura soggetta alle stesse

S, cambiate di segno, e queste

e) Stati di sollecitazione coattivi. Se lo stato di sollecitazione di una struttura staticamente indeterminata dipende non dalle forze ma da altri disturbi
(quali, ad esempio, variazioni termiche e cedimenti dei vincoli) nulla cambia
in sostanza nella procedura di calcolo illustrata. Basta pensare che avvengano
tali disturbi, ma con i movimenti dei nodi provvisoriamente bloccati mediante
vincoli ausiliari; per cui l'unica differenza che nella relazione [15.36] i]
vettore F non comprende componenti esterne.
Esempio 15.6.

Risolvere, impiegando il procedimento diretto, il telaio della fg. 15.15 avente

le aste uguali.
Soluzione.

Per tale telaio gi stata ricavata, nell'es. 15.5, la matrice delle rigidezze:

a,

a,

EJ [ 24/1'
K = - -6//
I
-6/1

a,

-6/1
8
2

-6/1] F,
2
8

. (j)
3,D(

g' '

. . . ~.

per cui la matrice H delle sollecitazioni, che lega i vettori S e a,

3,0f'I..

1r0

[15.33]

F,.
F,

~"11/m

e ' 1-ru ')3.otm


----r..-'
T'---3,0lm

h"6m

risulta definita, per confronto con la [15.32], dalla relazione

[15.34]

%'

Fig. 15.15

Influe, essendo per la [15.2] a=K-1F, il vettore S pu essere scritto nella


forma esplicita
[15.35]

b) Strutture caricate in modo qualunque. Le sollecitazioni fomite dalla


[15.32] sono quelle definitive soltanto se la struttura caricata nei suoi nodi;
ma sappiamo (par. 13.2) cbe facile ricondurre a tale schema le condizioni
di carico pi generali: Basta pensare, in una prima fase, applicati i carichi e
impediti i movimenti indipendenti n1ediante vincoli ausiliari, dando coS

[15.36]

essendo F=F,-F.

[15.32]

H=k,A.

d'incastro perfetto;

{S}=S+k,Aa=S+[k,AK-1 ] {F},

sollecitazioni mediante la relazione

{S}=[H] {a}

si

costituiscono, associate alle corrispondenti eventuali azioni esterne, le forze


genericamente indicate con F. In definitiva, complessivamente si ha

todi matematici generali, in considerazione anche degli importanti problemi


connessi con la memorizzazione dei coefficienti nell'elaboratore e con il controllo del grado di precisione dei risultati ottenuti.
Determinati i movimenti a, quindi facile il passaggio al calcolo delle

S=k,Aa;

357

'./.

f<..- [ 5m
0

Pertanto le equazioni risolventi risultano:


(24
6
6 )
-EJ
1- pa1-ya2-ya4 =1,010a,

Capitolo quindicesimo

358

Matrici nell'analisi delle strutture

A titolo esemplificativo mostriamo come le sollecitazioni possono essere ricaN


vate con l'inversione della matrice K, secondo la relazione [15.36].
L'inversa della matrice K risulta (par. 1.3.4):
1=

K-

/ [ 0,11905 I'
EJ 0,07143 l
2
0,07143 l

0,07143 l
0,30952
-0,02381

0,07143
-0,02381
0,30952

I]

3,0 10'

essendo

[15.41]
la matrice delle rigidezze ridotta.

Nell'es. 15.5c si trova riportata la matrice A della congruenza e quella ko delle


rigidezze dissociate. Poich il vettore delle forze vale
F=[ 1,0 10'

359

b) Le sottomatrici presenti nella [15.37] possono essere calcolate ad esempio


con il procedimento diretto, ossia per tramite della matrice A di congruenza. SuddiN
visa questa nelle due sottomatrici Aa, Ab corrispondenti ad aa, a1.1 si ha (rel. 15.18)

{P}=[A

-3,0 IO']',

A]{--~;-};

[15.42]

dalla [15.36] si ottiene


S-J 0 AK-'F-

'

quindi
M11~=-3,0

M 21 =

tm,

0,7143 tmJ M 14
2,2857 M,.

e applicando ancora il principio dei lavori virtuali, come si fatto per ricavare la
[15.29], si ottiene (15-')

Mas

[15.43]

0,2857 !)
-3,2857 )}

Mz1 '

M 12 (totale)=-3,0+2,2857=-0,7143 tm (=-M,.),

3,0 tm,

M 21 (totale)=

3,0+0,2857=

Utilizzeremo tale modo di procedere, a titolo di esempio, nello studio della ripartizione di azioni orizzontali per sistemi spaziali complessi comprendenti pareti e
telai collegati dai solai dei vari piani (voi. II, parte 2, cap. VII).

3,2857 tm (=-M,;).

15.4. L'impiego delle matrici nel metodo della congruenza.


15.3.4. Le equazioni risolventi hanno una parte dei termini noti nulli.

15.4.1. Strutture isostatiche: relazioni tra azioni interne, movimenti e forze.

a) Nel par. 13.5 si consider la convenienza, quando alcune delle forze F appli-

cate ai nodi sono nulle, di esprimere una parte dei movimenti indipendenti in funzione dei restanti, con il vantaggio di ridurre il numero delle equazioni; chiamammo
tale modo di procedere, tipico del metodo dell'equilibrio, dei movimenti primari
impressi)), per dar rilievo alle operazioni preparatorie. L'impiego delle matrici consente anche in questo caso una sintetica rappresentazione delle operazioni necessarie.
Consideriamo i movimenti indipendenti divisi in due insiemi di valori aa, a
correlativi alle forze Fa, Fb, e supponiamo Fb=O (io. 4), Pertanto l'equazione matriciale [15.2] (F=Ka) pu venire scritta semplicemente per sottomatrici
[15.37]
per cui
[15.38]
Da tali relazioni risulta

[15.39]

e, sostituendo nella prima delle equazioni [15.38], si ottiene il sistema di equazioni


con le sole incognite aa:
[15.40]
(15 4) Ovviamente i movimenti a,, possono esistere pur essendo il vettore F,,=0. Ad es.,

relativamente al telaio della fi.g. 15.15 soggetto alla sola forza X, quindi con F 2 ed F 4 nulli
(fi.g. 15.14), a 2 e a 4 sono diversi da zero.

a) Definito, per una struttura isostatica, il_ vettore. delle azioni interne
relative alle sezioni estreme delle varie membrature che compongono la
stessa struttura
S=[S1 S, ... S, ... S,]t,
[15.44]
il legame tra qnest'ultimo e le n forze esterne pu essere scritto nella forma
{S}=[B] {F}, o semplicemente S=BF;

[15.45]

e per le azioni S i sensi sono considerati positivi secondo quanto si specific


a proposito del metodo della congruenza (cap. XIV).
Quindi, da tale relazione matriciale, la generica azione interna risulta
data nella forma
[15.46]
(15 5) Ad es., pensiamo i movimenti alt nulli e indichiamo con S1.,, {Jb i vettori dovuti ai
movimenti ab; (Fa)1 sia una delle forze correlative ai movimenti aa. Se si adotta, come sistema di movimenti virtuali, a;=l e le relative conseguenze fJ;i' (i= 1, 2, '. .. ), in virt del
principio dei lavori virtuali si pu scrivere
(F,)1 1 ~E, (S,)1 (p/),~(p/}' {S,}.

Effettuando la stessa operazione per tutti i movimenti alt considerati uguali a 1, si ottiene
Fa=A1t1 S,,=A~ k 0 {J,,=(A,/ k 0 A,,)a,,.
1

Avendo anche Fa=Ka,,a,,, risulta K~,,=A,/k0 Ab.

Capitolo quindicesimo

Matrici nell'analisi delle strutture

essendo i coefficienti bn ... b,n i vari elementi della riga i della matrice B, e
bu il contributo alla sollecitazione S, da parte della forza Fj= !. La matrice B, che la diretta e sintetica espressione delle condizioni di equilibrio
dalle quali scaturiscono le sollecitazioui della struttura isostatica, evidentemente di ordine s x ne viene detta matrice delle sollecitazioni (v. nota 15.3).

membrature dissociate; essa pu essere rappresentata con semplicit per


sottomatrici, distribuendo le varie matrici [e] delle membrature a, b, ..., m
lungo la diagonale principale

Se si immagina isolata la generica membratura r tra due nodi adiacenti,

[15.51]

360

o
e,

o
o

la relazione esistente tra il vettore delle azioni interne S (applicate alle

F,.a,

lf.a,

r:

::\

1~

f:3;j
~

tF,

4(~

<;,

a)
Fig.' 15.16

F;(

b):r!(~
S2..,_
.

Essendo allora fi=c,S, e per la [15.45] S=BF, risulta

"

fi=c,BF.

~
~

sezioni estreme dell'asta r) e quello dei correlativi movhnenti pu venire


scritta

[c],{S},={fl},, o semplicemente c,S,=fl,,

[15.47]

ove [e], , per la membratura r, la matrice delle deformabilit definita pi


generalmente nel par. 15.2b e corrisponde quindi alla [15.4]. Cosi, ad esempio,
per una trave A-B appoggiata soggetta ai due momenti Si. S 2 (fig. 15.16a),
si ha

[c],=[Cn

C21

C12]
c 22 =

6 EJ

S1

s,

.l]/11.
2 /12 '

[2

[15.52]

Volendo ricavare i movimenti a di alcune sezioni (o di alcuni nodi)


facile verificare che, detta [B"] la matrice delle sollecitazioni precedentemente
definita, ma relativa al vettore delle forze unitarie correlative agli stessi movimenti a, vale la relazione
[15.53]
{a}=[B.J'{/I},
come facile constatare, applicando ad esempio il principio dei lavori virtuali.
Infatti, volendo ottenere il movimento effettivo ai, applicata la forza virtuale
Fj= 1, dalla colonna j della matrice Ba si hanno le sollecitazioni {S/}, ove, al solito,
l'indice sta a ricordare la forza dalla quale sono prodotte, e l'apice che detta forza
unitaria. Per il principio dei lavori virtuali, se si indica con fli la generica componente del vettore degli s movimenti effettivi, si ha
[15.54]

[15.48]

e se la trave a sbalzo (fig. 15.16b),

Tale relazione, per quanto stato indicato nel precedente par. 15.3.2c, pu
essere posta sotto la forma
[15.55]

. l[t'/3

[15.49]

[e],= EJ 1/2

S'intende che per la struttura complessiva, costituita come si detto da m


me.mbrature, possono ess_er considerati due vettori comprendenti l'uno le
.s azioni interne applicate alle varie sezioni estreme, l'altro i correlativi movimenti:

S=[ S1 S, ... S,]',

361

/I=[ /11 /12 ... fi, ]' ;

{a}= [B"]' {P} .


Ma per la [15.52] fi=c,BF, quindi la [15.53] pu venire scritta

a=(Bjc,B)F,

e allora, analogamente a quanto stato fatto per le matrici rigidezze, il legame


tra fi e S pu venire scritto

{/l}=[c,] {S}, o semplicemente fi=c,S,

scrivendola n volte (ossia tante quante sono le forze), e ricordando che la riga {S/}t
coincide con la colonna j della matrice BIZ., si ottiene:

[15.56]

e a proposito di tale relazione si pu notare che essendo, per definizione di


matrice deformabilit dell'intera struttura [rei. 15.4]

a=CF,

[15.50]

avendo riunito nella matrice [e,] tutte le matrici deformabilit e,. La [e,],
evidentemente di ordine s, viene detta matrice delle deformabilit delle

si ha (va ricordato

eh~

la struttura isostatica)
. C=B,;/c 0 B.

[15.57]

362

Capitolo quindicesimo

Matrici nell'analisi delle strutture

b) Pu essere utile mettere a diretto confronto le relazioni che si sono


ottenute nel precedente paragrafo (relativo al metodo dell'equilibrio) e in
quello presente, nel quale si sono poste le premesse per l'applicazione del
metodo della congruenza. Precedentemente si sono ricavate le relazioni:

Quindi, se per le condizioni di congruenza i movimenti a complessivi


debbono essere nulli, si ottiene il sistema di equazioni

fl=Aa,

S=(k,A)a,

(A'k,A)a=F,

K=A'k,A,

[a]

dopo aver definito la matrice A della congruenza e quella k, (diagonale)


delle rigidezze dissociate.
In questo paragrafo si ottenuto
S=BF,

fl=(c,B)F,

(Bjc,B)F=a,

C=Bjc,B,

[b]

dopo aver definito la matrice B delle sollecitazioni (imponendo implicitamente le condizioni di equilibrio) e quella c0 (diagonale) delle deformabilit
dissociate. un confronto significativo che mette in risalto le possibilit di
sintesi offerte dalle matrici e la corrispondenza duale sulla quale si fondano
i due procedimenti.
15.4.2. Strutture iperstatiche: calcolo delle incognite staticamente indeterminate.
a) Eliminati i vincoli iperstatici, la struttura principale isostatica che

si ottiene pu essere considerata soggetta alle forze esterne e alle n reazioni


staticamente indeterminate X messe in evidenza dai tagli che si sono praticati
per rimuovere, come si detto, i vincoli sovrabbondanti. Si ricade pertanto
nella propriet precedentemente illustrata per le strutture isostatiche. Il vettore delle azioni interne relative agli estremi delle varie membrature componenti la struttura pu essere scritto

{S}=[B] {F}+[B1] {X},

363

[D1] {X}+[D] {F}=O,

[15.63]

dal quale si ricavano le incognite X; e mediante la [15.58] si risale infine alle


sollecitazioni.
Le incognite X possono essere rappresentate nella forma esplicita
X=-D,-1 DF.

[15.64]

Condudiamo ripetendo che la scelta della struttura principale, derivante


dal modo di praticare i tagli per togliere di mezzo i vincoli sovrabbondanti,
importante per la risoluzione del sistema di equazioni, ossia per evitare che
si ottengano matrici sparse e malamente condizionate nel senso specificato
nel par. 2.5d. Essendo la scelta della struttura principale affidata all'iniziativa
dell'operatore, l'avvio dei calcoli seguendo il metodo .della congruenza non
risulta automatico.
b) Se la struttura staticamente indeterminata soggetta a uno stato di autotensioni (provocato ad esempio da variazioni termiche o cedimenti dei vincoli)
possibile definire per la struttura principale isostatica il vettore
{!~ [

{!,

{!, l

{!,

[15.65]

dei movimenti degli estremi delle membrature per effetto del disturbo esterno ..
Quindi il sistema delle equazioni risolventi ancora dato dall'espressione [15.63],
nella quale al posto del termine noto [ {J,' e, B] {F} va posto [ B,'] {/)}, ottenendo

quindi

[ D, l {X}H B,' l {i}=O

[15.66]

ricavato il vettore {X}, le sollecitazioni S sono fornite dalla relazione [15.58]


{s}~[B,J {x}.

[15.58]
Esempio 15.7.

essendo la matrice [B] quella definita nel punto precedente la [B1] la matrice
delle sollecitazioni relativa, anzich al vettore delle forze, a quello delle incognite X.
Per effetto delle varie azioni X, (i= 1, 2, ... , n), il vettore dei correlativi
movimenti a, risulta, per la [15.57]
{a'}=[B,'c,B,] {X}=[D1]

{X},

avendo posto

[15.59]

[DJ=[B,'c,B1 ]

[15.60]

per effetto delle forze esterne, i movimenti a (correlativi alle X) risultano


{a"}=[B,'c,B] {F}=[D] {F},

Per il telaio isostatico della fig. 15.17 calcolare i movimenti a1' a 2 per le forze)>
correlative F1' F 2

[15.61]

Fig. 15.17

Soluzione.
F,

F,

M,, M,, M,, M,.


12

essendo B la matrice delle sollecitazioni dovute alle forze F e avendo posto


[D]=B,'c,B .

[15.62]

B=U

OJ
M 1
O M2
1
O

M2s'
Ms2

e,=

6EJ [2

1
2

o
o

o
o
4

'P12
oJ </)21

2
4

1P2s '

'Ps2

Capitolo quindicesimo

364

Matrici nell'analisi delle strutture


F,

F,

1
B-B'CoB
- --[ 64/I'
C -B'
o::Co -6EJ

365

Il sistema delle equazioni di congruenza risulta [re!. 15.63]

4/la
4

1 ,

D 1X=-DF,

a2

per cui, tralasciando il fattore comune l: (y/2EA), si ottiene (F1 =2 t,- F 2 =_3 t)

o
2+V2
o

a,=4F1 l'/6EJ+4F,l/6EJ.

a 1 =F1 l'/EJ+4F,l'/6EJ,

Esempio 15.8.

X 5 =0,

11;'
F, (]) X, X QJ
X

4+j/2

e da tale sistema di equazioni risulta

Studiare il traliccio della fig. 15.18, tre volte staticamente indeterminato.

oo

X6 =-1,7574 t,

Infine, dalla [15.58], S=BF+ B 1 X, si ricavano le sollecitazioni

X,

S 1 = 1,4142-0,5224=0,8918 t,

S,=-2,1213+1,7651=-0,3562,

"

15.5. Tralicci piani e spaziali: procedimento di calcolo globale impiegando le matrici.

Soluzione.
Si sceglie la configurazione principale indicata nella figura; Xs, X6, X1 sono le
incognite staticamente indeterminate.
X5
X6
X7
F,
F,
--1
o
1-1
o
1
1
-1
o
-1
2
-1
o 2
o -1 -1 3
-1
o
3
1
1
o -1
1 4
o -1 4,
B= j/2
B,=
V2
o 5
o 5
V2 o
o
o 6
o
o
6
o o 7
o
o
7

V2

I
Co=

EA

o
o
o
o
o
o

V2

o
o

o
o
o

o
o
o
o
1
o
o

o
o
o
o
o
1
o

o
o
o
o
o
o

D=B1tc0 B

D1 =B1tc 0 B1

I
V2EA

V2

o
o
o
o

o
o
o
o

V2o

f2EA

(2~j/2)
o

S,=-2,1213+0,7203=-1,4010 t.

"

V,

Fig. 15.18

-v2

X,=-0,7388 t.

o
o

~] ,

[O
~

o
(2+j/2)

o
(4+V2)

a) Nello studio delle strutture staticamente indeterminate pu venire scritto


simultanean1ente il sistema di equazioni comprendente tanto le condizioni di equilibrio, quanto quelle di congruenza, e ci comporta in genere, rispetto ai due metodi
che abbiamo dianzi illustrato, un notevole aumento del numero delle incognite.
Tuttavia in alcuni casi, e segnatamente nello studio delle strutture reticolari spaziali
(le citazioni verranno riportate nella bibliografia conclusiva), la semplicit della
formulazione delle relazioni di equilibrio, scritte per cos dire allo stato puro, e la
possibilit immediata di dedurre da esse quelle di congruenza possono rendere interessante questo modo di procedere qualora, s'intende, si disponga di un elaboratore
elettronico.
In quest'ordine di idee, pensiamo quindi di dover studiare una struttura a traliccio spaziale esternamente isostatica ma staticamente indeterminata internamente,
con le connessioni delle aste prive di rigidezza ftessionale. Ipotesi questa in generale
lecita anche se il co11egamento rigido, purch, tra l'altro, le forze esterne agiscano
nei nodi (par. 13.4.7); e d'altronde sappiamo che anche se agissero in punti qualsiasi, sempre possibile riportarsi alla sopraddetta co-;-idizione semplificata, applicando e poi rimuovendo appoggi ausiliari.
Adottato un riferimento generale di assi ortogonali, la deformazione della struttura risulta definita se sono noti gli spostamenti dei nodi, quindi note le loro componenti a lungo gli assi coordinati. Ogni nodo si trova soggetto alle eventuali azioni
esterne F correlative agli spostamenti a (effettive o provenienti dalla presenza dei
vincoli) e agli sforzi assiali X trasmessi dalle varie aste, considerati al solito positivi
se sono di trazione; e per ciascuno dei nodi debbono esser soddisfatte le tre condi~
zioni di equilibrio alla traslazione secondo gli stessi assi coordinati. Pertanto, nei
confronti della traslazione in direzione del generico spostamento ai, l'equazione di
equilibrio sar del tipo

[15.67]
essendo au ... ais i coseni direttori, ossia i coseni degli angoli che gli assi delle s
aste formano con la prescelta direzione dello spostamento a~. Scrivendo tali equa~

Capitolo quindicesimo

Matrici nell'analisi delle strutture

zioni per tutte le possibili traslazioni, che sono tante quanti sono gli n spostamenti a,
si ottiene quindi il sistema
[15.68]
[A] {X}+{ F }~o,

gnite {X). Il sistema [15.68] com.Prende n equazioni (quanti sono gli spostamenti a);
quello [15.71] s equazioni (quanti sono gli sforzi X); numero di equazioni e numero
di incognite sono quindi ovviamente uguali. I due sistemi possono venire concisamente rappresentati per sottomatrici:

366

in cui A, evidentemente di ordine n x s, la matrice dei coefficienti, dei quali la


relazione [15.67] mostra la generica riga i.
Passiamo ora alle condizioni di congruenza: le estremit delle aste debbono restare collegate ai nodi anche quando sono avvenuti i movimenti a; quindi una qualunque asta ha la sua deformazione definita dalla differenza delle proiezioni, lungo il
suo asse, degli spostamenti dei due nodi ai quali essa si collega. Ma la scrittura delle
equazioni esprimenti la condizione di continuit dianzi detta resa immediata dalla
circostanza che le matrici dei due sistemi di equazioni - il primo relativo all'equilibrio dei nodi, il secondo al loro assetto congruente - sono l'una la trasposta dell'altra (si veda la bibl.); per cui in pratica basta scrivere soltanto o le equazioni di
equilibrio o quelle di congruenza.
,
b) Tale propriet pu venire dimostrata utilizzando il principio dei lavori virtuali. Come sistema di forze equilibrato adottiamo gli sforzi virtuali X tutti uguali
ad 1 e positivi (aste tese), unitamente alle forze virtuali esterne applicate ai nodi per
assicurarne l'equilibrio. E a tale proposito pu essere opportuno notare che alla
generica azione fittizia Xj= 1 fa riscontro un insieme di forze il quale, essendo dato
dalla [15.68], coincide, a parte il segno, con la corrispondente colonna C1 della
matrice A
[a]
{ F';}~-C;.

367

[15.72]
Pu essere opportuno notare infine, per potere utilizzare la propriet della matrice trasposta, che l'ordine di scrittura delle equazioni di equilibrio nei confronti
delle varie traslazioni, deve coincidere con l'ordine adottato per la successione degli
spostamenti incogniti a (viceversa, l'ordine di scrittura delle equazioni di congruenza
relative alle varie aste deve rispettare l'ordine adottato per la successione delle inco~
gnite X); attenendosi a ci si ha che, come dev'essere, se nel sistema di equazioni di
equilibrio l'incognita Xj occupa la colonna j, l'equazione di congruenza relativa
alla stessa asta deve occupare la riga j nel secondo gruppo di equazioni <16 6>.
Esempio 15.9.
Studiare col metodo globale il traliccio della fig. 15.19: le aste hanno la medesima sezione; agisce la sola forza F 1

Come sistema di spostamenti assumiamo quelli effettivi ai dei nodi. Pertanto


le forze conseguenti all'azione Xj=l compiono il lavoro virtuale .E(F'1)iah espri-

mibile, come pi volte abbiamo notato, nella forma matriciale { F 11 }t' { a} , prodotto
di una matrice riga con una matrice colonna; e allora le forze conseguenti a tutte
le X unitarie compiono il lavoro virtuale esterno complessivo, tenendo presente
la relazione [a], L 8 = - [ At] { a} . Per quanto riguarda il lavoro interno, ogni azione
virtuale Xj= 1 , posto
[b]

fornisce il contributo, associando la

X1

alla deformazione reale, -1 (Xje1 ) (per


Fig. 15.19

' XiC!i esprimibile, con notail segno si veda la nota 12.3); quindi, in totale, Li=-.E

i=l

zione matriciale, nella forma -[ c0 ] {X} , essendo c0 la matrice diagonale dei coefficienti di deformabilit e,:

[
,,
e,~

o
ez

.'.l

[15.69]

e) Di conseguenza, per il principio dei lavori virtuali, si pu scrivere

[A'J{a}+[c,J{x}~o;

[15.70]

e se esistono aste soggette a variazioni termiche uniformi positive, si ha, posto

[A' l {a }+[e,] { x}+{/i}~o.

Soluzione.

[15.71]

Risulta quindi, come si era accennato, che la matrice associata agli spostamenti
incogniti {a} la trasposta della matrice A associata, nella [15.68], alle inco-

a) Adottato il riferimento cartesiano indicato nella figura, si hanno 6 sforzi


incogniti Xa, ... , X 1 (sono infatti 6 le aste) e 5 spostamenti (ai, ... , a 6). Pertanto le
equazioni di equilibrio sono 5 (tante quanti sono i movimenti possibili dei nodi);
quelle di congruenza 6 (tante quante sono le aste).
Ad es. per il nodo B, l'equazione di equilibrio alla traslazione secondo x risulta,
supponendo al solito positivi gli sforzi X di trazione (si allontanano dal nodo)

x,+x,: ~ +F1 ~0,


crn.oi Infatti nel sistema delle equazioni di equilibrio [15.68}, l'elemento a;i (della riga i
e della colonna /) della matrice [A] rappresenta, come si detto, la componente della
X1= 1 lungo la direzione dello spostamento a 1 Quindi la numerazione delle righe (ossia
delle equazioni di equilibrio) coincide con quella degli spostamenti; e la numerazione delle
colonne coincide con quella delle azioni X. Se si vuole che la propriet delle matrici traSposte sussista, la successione delle righe del secondo sistema delle equazioni di congruenza
deve coincidere con quella delle colonne del primo, ossia con quella delle azioni X.

Matrici nell'analisi delle strutture

Capitolo quindicesimo

368

quindi il sistema delle equazioni di equilibrio risulta

o
o
o
o

o
11V2
o
o -1/j/2
o
o
o -1
o -1/j/2
o
o -1
o -11Vf
o
o
o -11Vz o
1

-1

-1

Il sistema delle equazioni di congruenza (e=l/EA):

o
o

o
o

o
o
o

-1

11Vz -11Vz

o
o
o

-1

o
o
o

-1

a,

-1

-1/Vf

=0.

[ a,

-11vr -11v2

a,
a, +e
a,

I due sistemi possono essere raggruppati in quello unico riportato nella fig. 15.20,
corrispondente al sistema [15.72].

o .o 1 o Y12 o
o -1 o o -y,12 o
o o -1 o o Y12
o o o -1 o %
~1
o o o -y,12 o

o o o o -1
o -1 o o o
-1 o -1 o o
o o o -1 o
y., -12 o o -1k_
o o -y,,"2 "2 o

-x

a,

E1

'2

o
o
o
o
o =O
o
o
o
o
o

a3

a;,
a5

.x;, +
~

p
p
p

-x

p
~

X,,
xd
X,,
X;-

Fig. 15,20

La soluzione
{ X}=F,[ 0,5

0,5

{a }=F,e [ 2,4142

-0,5
0,5

-0,5

-1/]/2

1,9142

-0,5

1/J/21' ;
0,5 ]'.

15.6. Qualche osservazione conclusiva. L'impiego degli elaboratori elettronici nel calcolo delle strutture.
a) Come si visto, l'impiego delle matrici utile per esprimere in modo

chiaro e conciso sia le linee concettuali dei metodi, sia le operazioni, che pos~
sono venire oganizzate in programmi di calcoli da sviluppare mediante un

369

elaboratore. Con tali programmi si mira, almeno per certi tipi ricorrenti di
strutture, a concepire l'intero calcolo come un vero e proprio algoritmo,
ossia come un complesso di operazioni che una volta per tutte possono essere
stabilite e programmate. S'intende che occorre, come prima cosa, fornire i
dati relativi alla geometria della struttura e alle sue condizioni di carico e di
vincolo. Ma poi l'elaboratore, una volta dedotti i valori ausiliari (ad esempio le aree e i momenti d'inerzia delle sezioni delle aste, le rigidezze fiessionali), provvede al calcolo automaticamente, eseguendo gli ordini impartiti
dal programma: ossia deduce i termini noti e i coefficienti del sistema; i valori
delle incognite, le varie azioni interne e i movimenti richiesti. Ed effettua,
volendo, le verifiche delle sezioni; giungendo anche - con l'impiego di un
plotter, ossia di un tecnigrafo operante per punti - a fornire diagrammi
riproducenti gli schemi della struttura e dei carichi, gli andamenti delle sollecitazioni, particolari costruttivi, quali le armature di aste di calcestruzzo
armato.
chiaro che questi blocchi di operazioni, tanto sinteticamente citati, in
realt si frammentano in programmi e sottoprogrammi complessi e articolati.
Inoltre, di fronte alle esigenze poste da tale notevole automazione, si presentano diversamente i vari metodi di calcolo: il metodo dell'equilibrio
in genere nettamente preferibile perch, oltre alla forte diminuzione del
numero delle incognite messe in gioco da altri procedimenti proprio nei casi
che si prospettano pi ardui per il loro elevato grado d'indeterminazione
statica, non si richiedono scelte della configurazione principale, che sempre
quella, per strutture sia isostatiche sia iperstatiche, con tutti i movimenti
indipendenti bloccati; inoltre di solito i sistemi di equazioni hanno le matrici
dei coefficienti a banda e risultano bene condizionati per cui, gi lo accennammo a suo tempo (par. 2.5d), gli esiti dei calcoli poco risentono degli arrotondamenti numerici, inevitabili nel concatenamento delle operazioni. Per
contro, con il metodo della congruenza, la scelta della configurazione
principale, che la struttura priva dei vincoli iperstatici, non automatica,
a causa degli infiniti modi di rendere isostatica la medesima struttura; per
di pi essa spesso fortemente influente sul favorevole condizionamento del
sistema di equazioni. In quanto al procedimento che abbiamo detto globale, perch conduce sul medesimo fronte le condizioni di equilibrio e di
congruenza, il numero delle equazioni in genere fortemente superiore a
quello che si ottiene con gli altri due modi di procedere; tuttavia pu offrire
il vantaggio di un lavoro preparatorio particolarmente semplice nello studio
delle travature reticolari spaziali.
Pu essere opportuno riflettere un momento su questa tendenza ali 'automazione assoluta dei calcoli ed accennare alle conseguenze non tutte favorevoli che da essa possono derivare.
b) L'impiego del calcolatore ha profondamente modificato il modo di
impostare le tecniche e i metodi di calcolo, perch con esso quel che pi
conta non la quantit delle operazioni, ma la possibilit di renderle auto24 -

PozzATI, 11-1.

370

Capitolo quindicesimo

matiche. Pertanto un gran numero cli procedimenti escogitati nel passato


per risparmiare tempo nell'esecuzione manuale dei calcoli, ma che per altro

richiedono giudizi e scelte dell'operatore non facihnente traducibili in algoritmi matematici, si sono rivelati non pi utili, con il vantaggio di vedere
selezionato un ristretto numero di metodi essenziali. Viceversa, sono risultati

vantaggiosi alcuni procedimenti che erano stati abbandonati a causa dell'eccessiva loro laboriosit; e un chiaro esempio dato da certe soluzioni
iterative a convergenza lenta, per le quali l'uso del calcolatore pu superare
senza confronti ogni immaginabile possibilit dell'uomo.
Inoltre il calcolatore consente di studiare schemi strutturali pi completi,
essendo non sempre essenziale la differenza, in termini di costi, di calcoli
miranti a un diverso affinamento; e consente anche di mettere a punto, una
volta per tutte, le soluzioni di alcuni problemi ricorrenti. Si cos a mano
a mano costituita una vera e propria biblioteca di grossi programmi, ognuno
con un proprio settore di utilizzazione preferenziale, corredato di manuali
in cui si trovano raccolte le istruzioni per la preparazione delle relative schede
di funzionamento del calcolatore a seconda dei linguaggi adottati C1 ''!;
programmi che, se presentano il vantaggio del lavoro effettuato una volta
per tutte da specialisti, hanno l'inconveniente cli risolvere anche il problema
semplice come caso particolare di quello pi complesso, mettendo spesso
in gioco grosse elaborazioni e lasciando in uno stato di mortificante e pericolosa passivit l'utente che, costretto ad accettare i risultati a scatola
chiusa , non facihnente pu effettuare controlli, e si abitua spesso a considerare inappellabili i risultati. Certamente per, con il diffondersi dell'uso
dei calcolatori, i progettisti potranno acquisire pi autonome posizioni, imparando ad effettuare con l'elaboratore un dialogo diretto e quanto mai
proficuo.
Ma non soltanto snl piano pratico la comparsa e lo sviluppo dei calcolatori hanno provocato e provocheranno profonde ripercussioni. Anche le
matematiche sono restate coinvolte, soprattutto dalla richiesta di finalit
strettamente connesse con il funzionamento dei calcolatori: il concetto di
H soluzione}), non pi identificato con l'acquisizione di una verit, tende a
spostarsi verso l'obiettivo del risultato sufficientemente approssimato, ossia
non troppo contaminato dagli errori che l'esecuzione del calcolo comporta.
In definitiva l'essenziale sta nel valore; e questa visione utilitaristica della
ricerca potr comportare profonde conseguenze, corrompendo I'illuminante
esigenza interiore del rigore.
naturale che le straordinarie prestazioni degli elaboratori elettronici,
ai quali si legano storiche imprese dell'uomo, abbiano creato una profonda
suggestione, che facilmente ha potuto indurre a magnificazioni. Invece, ovviamente, i calcolatori hanno i loro limiti. Tra l'altro occorre che il calcolo sia
<ts.n Tra notevoli programmi attuali ricordiamo, per esempio: lo STRESS, il NASTRAN
(Nasa Stress Analysis), lo STRUDL (Structural Design Language), il FRAN (Frames
Analysis).

Matrici nell'analisi delle strutture

371

sufficientemente veloce e stabile, gi ne parlammo a proposito della


soluzione dei sistemi di equazioni e poi, in particolare, del metodo della
congruenza. Inoltre, per quanto riguarda il pericolo della suggestione di cui
d1auz1 s1 accennava, occorre aver presente che il progetto di una struttura

n_on. si identifica col calcolo: permangono fondamentali le scelte delle soluz1?n1 s~rutturali,. non. rip_o:tabili, se non in campi ristretti, a processi di ottim1zzaz1one; le s1ntes1 cr1t1che, una volta ottenuti i risultati numerici il travaso dei risultati teorici nel progetto esecutivo, che quello che ve;amente

importa: Per cui resta fondamentale, non ci stancheremo di ripeterlo l 'impiego . d1 procedimenti agili, aderenti ai fatti fisici, espressione im~ediata
delle idee creative.

Procedimenti semplificativi

373

ziale il calcolo delle incognite staticamente indeterminate. Propriet questa


da fare risalire al fatto che le tensioni dovute ai momenti sono in grado di
soddisfare con limitati valori le condizioni di congruenza scomposte ad opera
dello stato di tensione per puro sforzo assiale provocato dalle azioni esterne.

CAPITOLO

XVI

PROCEDIMENTI SEMPLIFICATIVI

16.2. Telai aventi lo stato di sollecitazione poco influenzato dagli spostamenti dei nodi.
Quanto verr accennato riguarda il caso frequente di telai con numero
abbastanza elevato di colonne e con campate di luci poco diverse, soggetti
a carichi verticali di paragonabile intensit massima.

16.1. Premessa.
Pi volte, illustrando i vari metodi di calcolo, abbiamo avuto occasione
di accennare al fatto che, per le ipotesi poste alla base della teoria, e in particolare per quella di perfetta continuit tra i vari elementi strutturali, le
soluzioni relative ai casi staticamente indeterminati sono inevitabilmente
approssimate; inoltre sono necessariamente semplificati gli schemi strutturali, e sono in genere convenzionali e molto numerose le condizioni di carico
accidentali da considerare per dar luogo alle pi gravose sollecitazioni, seppure limitatamente alla rosa delle sezioni maggiormente significative. Quindi
il progettista ha la necessit di disporre di procedimenti di calcolo sbrigativi
ed essenziali, per potere rapidamente prima di tutto saggiare l'accettabilit
e la convenienza della soluzione strutturale adottata, poi controllare gli
ordini di grandezza dei risultati forniti da una macchina calcolatrice o da
metodi di calcolo complessi. In definitiva necessario evitare che la mente,
nel correr dietro ai particolari, perda di vista l'essenziale; e si abbia la possibilit di eseguire tutte quelle sintetiche verifiche che un progettista avveduto
non deve mai mancare di mettere in opera.
Pertanto, nell'ambito delle strutture staticamente indeterminate, essendo,
come si ricordato, tutte le nostre soluzioni approssimative, evidentemente
il presente capitolo si riferisce a procedimenti per i quali vengono aggiunte
ulteriori semplificazioni a quelle poste alla base dei metodi di calcolo classici.
Ed chiaro che si pu ricavare una gran variet di tali modi di procedere;
per cui ne citeremo pochissimi, pi che altro per mostrare alcuni esempi,
rinviando maggiori particolari alla parte in cui verranno trattati gli aspetti
che pi interessano la pratica della progettazione.
Inoltre pu essere opportuno ricordare anche che un intervento semplificativo di particolare importanza gi stato illustrato in precedenza (voi. I,
cap. VI): esso riguarda le strutture iperstatiche inflesse, per le quali, adottata
tma configurazione principale isostatica, i carichi provocano puro sforzo
assiale e sono quindi soltanto le incognite staticamente indeterminate a generare momenti flettenti. Allora per tali strutture si ha, sotto certe condizioni
frequentemente verificate, che il semplice stato di sollecitazione dovuto ai
carichi per la configurazione isostatica dominante, ossia diviene inessen-

~~

~~

I 1
,

'

.-

..

, ..

,.,.

. ,,,

.,

.. ,

'

,,~

~~

e)

Fig. 16.1

Per le ipotesi fatte, anche se la struttura non simmetrica e non sono


simmetriche le condizioni di carico, lo stato di sollecitazione in genere
poco influenzato dagli spostamenti dei nodi. Inoltre, poich i momenti flettenti delle travi sono di solito debolmente influenzati dai carichi agenti sui
piani vicini <16 1), per il piano superiore e per quelli intermedi lecito adottare rispettivamente gli schemi indicati nelle figure 16.la, b. Per di pi, avendo
supposto i carichi poco diversi tra loro (ovviamente a parte quelli della
copertura), le sollecitazioni relative ad un piano variano in genere limitatamente rispetto a quelle dei piani vicini, e possono allora essere ritenute valide
per una terna di travate consecutive, estraendo dalla struttura complessiva
~16 1} ~ facile constatare che, nell'ambito delle ipotesi fatte, le condizioni di vincolo
e. d1 carico delle campate poste al di l di queUa in esame hanno limitata importanza.
S1 veda vol. II, parte 2a, cap. V.

374

Capitolo sedicesimo

Procedimenti semplificativi

i telai ridotti indicati con tratto ingrossato {fig. 16.lc), e considerando poi
per essi le pi severe condizioni di carico accidentale (voi. II, parte 2', cap. V).
Ed chiaro che nella parte inferiore di telai aventi munerosi piani i pilastri
diventano tanto rigidi da rendere le varie travi pressoch incastrate.
I diagrammi dei momenti dedotti con tale procedimento semplificato
sono in genere accettabili per i valori negativi, mentre opportuno incrementarli nei tratti di ordinate positive, per tener conto delle cause che possono indebolire le condizioni di perfetta continuit presupposte nei calcoli.
S'intende che alle rigidezze dei vari elementi possono non di rado essere
attribuiti valori che rispecchiano in modo pi accurato anche le condizioni
dei nodi appartenenti ai piani vicini: cos, per esempio, per la ricerca dei
momenti flettenti dei pilastri esterni pu essere adottato lo schema ridotto
della fig. 16.ld, attribuendo ai ritti le rigidezze 6R (con R=EJ/l), corrispondenti all'ipotesi che le rotazioni dei nodi J, B, C siano uguali. Per cui, ad
esempio, se la trave soggetta a un carico uniforme, si ottiene facilmente,
in base alle solite notazioni:
q/2
6R1,
M,,= ~ --12- -4-R-,-.+-6-R~,,-+-6-R-,,
Tali modi di procedere su parti ridotte della struttura verranno illustrati
nel cap. V della parte 2' del voi. II (dedicata alle applicazioni), mostrando
in particolare le varie condizioni di carico da considerare.

375

rendendo quindi soddisfatto l'equilibrio del nodo [ma non l'uguaglianza delle
rotazioni delle sezioni estreme delle varie aste; nel caso indicato nella figura,
15,6 3,6
Mab= - - 4 - 2 = - 7,02 tm, Maa= -5,94 tm, Ma,= -(- 7,02-5,94) 0,56=
=7,26, Ma,=5,70 tm].
Per farsi un'idea dei limiti della validit del procedimento, ossia della
_;igidit che gli elementi ritenuti indeformabili debbono avere rispetto agli
i, 2 t f<-- 5.5
7,0
altri ad essi collega!~ per po5, 5 ~
_._

'f
tere ancora ritenere 1 risultati
~~
significativi, pu essere oppor2,1!,_'!rn---'li----=.,,,____"!,
luno considerare il semplice
g esempio del portale, soggetto
<>
a una forza orizzontale (esemWll="~"'W==--4--"111"1'1
pio 13.13a). Nella fig. 16.3
11
sono riportati i diagramn1i dei
'i<l=-'"""''W=--=u:i,,,,,.-""'=llb l
momenti relativi ai dne casi di
f1 trave con rigidit R, di valore
l,', sia infinito, sia uguale rispetto a
9ll'l11T!JP"""''lmi:=-"""=k_,1l.ll.ll.ltj"" f quella RP dei due piedritti: nel

-+-

-f

'=!mnnu~-----~il11.1.lllE6t

E'f

16.3. Telai aventi lo stato di sollecitazione poco inllnenzato dalle rotazioni dei nodi.

"'

a) Le forze dovute al vento e alle azioni sismiche agenti su un telaio


possono essere frequentemente concentrate in corrispondenza delle travate;

e comunque si pn sempre giungere a tale schema di carico mediante il preliminare ricorso ad appoggi ausiliari. Le sollecitazioni sono calcolabili con
semplicit considerando i nodi liberi soltanto di traslare, ossia ritenendo
indeformabili le travate rispetto ai ritti; ipotesi questa che d'altronde un
passaggio obbligato anche per pi precise valutazioni, volendo procedere
col metodo dell'equilibrio. Come vedemmo nel par. 12.1.5, per ottenere i
momenti flettenti agli estremi di nn generico ritto A-B (fig. 16.2), basta ripartire lo sforzo di taglio del relativo piano proporzionalmente alle rigidezze
alla traslazione dei vari ritti appartenenti al piano (quindi proporzionalmente
ai momenti d'inerzia delle sezioni, se tutti i ritti hanno uguale lunghezza h),
e si ricava cosi lo sforzo tagliante singolo T,,, dal quale si ottiene subito, per
elementi prismatici, M.,=M,a= -T,,h/2 (sinistrogiri se le forze sono rivolte
verso destra). I momenti flettenti per le estremit AC, AE delle travi possono
infine essere valutati approssimativamente ripartendo la somma dei momenti dei ritti, cambiata di segno, proporzionalmente alla rigidit R delle
stesse travi: si ottiene cos, ad esempio, Mac=-(Mab+Maa) R

~~ae '

aa

____ diagr. Mper R,/Rp~=

.........

_ _ diagr:

10tm
Fig. 16.2

MJ;erR,~Rp

Fig. 16.3

primo caso si ha dunque M 21


' =M1 ' 2=-Ph/4=-}_
28 Ph' nel secondo M 2,16
8
=--23.Ph, M,,2=-23Ph, con una differenza massima di 14,3%, destinata
evidentemente a diminuire per valori di R,> RP, ma gi non grave per
R,=Rp. Dato questo che pu essere utile per rendersi conto dell'entit
degli errori in cui si pu incorrere considerando nulle le rotazioni dei
nodi.
Qnanto stato osservato per i telai che hanno i nodi traslabili orizzontalmente vale anche per i casi in cui le traslazioni sono verticali: un'applicazione venne fatta a proposito della trave Vierendeel (par. 13.4.5b), e nell'esempio i momenti indicati col numero romano I sono per l'appunto quelli

Capitolo sedicesimo

Procedimenti semplificativi

che corrispondono all'ipotesi dei nodi liberi soltanto di traslare; gli errori,
nei limiti precedentemente specificati, non sono in genere grandi, e ci
confermato anche dai diagrammi della fig. 16.4 nella quale sono riportati
i momenti calcolati per la trave Vierendeel multipla della fig. 13.40, considerando i nodi liberi o no di ruotare.

16.4. Telai aventi Io stato di sollecitazione influenzato sia dalle rotazioni, sia dagli spostamenti dei nodi.

376

a) L'ipotesi delle travate indeformabili rispetto ai ritti (ossia di nodi che


traslano soltanto) pu essere utile anche in quei casi in cui gli spostamenti
dei nodi sono influenti pnr essendo i carichi verticali: evidente infatti che

diagramma M

-- li
--

1,51/m
'10'30
'10 30

k350,i._ 700

"

'

qp+tfa

'

qp+0.9q

"

qp+QB~

Fig. 16.5

qp+0.7q

,, ,, T1
:R

"

SCALA DEI MQWENTI FLEITEN'11

a)

O 50 100 150/Jn

_ _ i nodi tmslano e ru_olano


____ i Mdi ruotano ndla situa:done'll;: ,,
e traslano soltanto nella situazione .'b

Fig. 16.4

b) L'ipotesi dell'indeformabilit delle travate consente, qualora essa sia

ammissibile per la disparit di rigidezze tra piedritti e travi, di calcolare con


semplicit le sollecitazioni anche per effetto di variazioni termiche (fig. 13.42):
Se esiste una condizione di simmetria, si calcolano, a partire dai punti che
sono fissi, le deformazioni per effetto termico; quindi sono noti gli spostamenti relativi il degli estremi delle varie membrature che vengono trascinate,
e si ha che i relativi momenti valgono, se esse sono prismatiche e se la rota"
zione y=il/l positiva:

M=-6 EJo/l'.
Se i punti di riferimento non sono noti, basta far ricorso in una prima
fase ad appoggi ausiliari, e sovrapporre ai momenti che si ottengono in tale
situazione quelli dovuti alle reazioni degli appoggi cambiate di segno, Ma
non stiamo ad insistere su cose ripetutamente dette (par. 13.4.6).

-.J

a)

J==

_JS

4=

H,+ H,

1t rn

'

~ ~

li==

'10/30

qp+tf.

377

e)

si ricade nel procedimento ricordato nel paragrafo precedente dopo avere,


in una prima fase del calcolo, impedite le traslazioni mediante vincoli ausiliari, ma consentite le rotazioni dei nodi.

. Si c~nsideri, a titolo d'ese!llpio, il semplice telaio della :fig. 16.5a, con le travate
libere di spostarsi; le dimens1oni delle varie aste, tutte prismatiche, sono indicate,
con la condizione di carico, nella stessa figura. Come stato detto, si pu pensare
di seguire il procedimento di calcolo approssimato consistente nel sommare gli
0,136
0118
-0494

stati di sollecitazione conseguenti a due


fasi d1st1nte: una, per la struttura con i
nodi impediti di spostarsi, ma liberi di
ruotare (fig. 16.5b); e la soluzione pu
essere ottenuta facilmente procedendo'
ad esempio con il metodo di Cross.
L'altra, viceversa, per la stessa struttura con i nodi che si spostano ma non

T r,(
\. t

/\..f'";( 'r:t

J_

.
l"I
\..:

e
~

(L

\....::
-0,166
-0,378

~~fi~a~;~v~te~gfi~!tie!~i~~fr;pc~:~~~: T ((

'-.I

0898
1,708

G(

(7}-,

\tJ

l}}!:_t

([
03641
\..: (J) ---1,694
-2,684

(j( (])

l},. !_

di segno (fig. 16.5c); queste ultime !il


esercitate dai vincoli ausiliari che si
"'>
sono pensati precedentemente applicati j_ (~
l"I
([
0,5801
per impedire gli spostamenti dei nodi.
\...:':
\_:
\...:
----Le reazioni H dei vincoli ausiliari
-0,189
0,854
-1,342
si possono facilmente ricavare dal calcofo sviluppato nella prima fase (figuFig. 16.6
ra 16.5b): come mostra a titolo di
esempi~ la fig. 16.6, per le estremit superiori dei piedritti le forze H (che occor"
rer. poi applicare cambiate di segno) sono uguali alla somma dei momenti calcolati alle estremit di ciascun pie~ritto divisa per l'altezza del piano corrispondente,
e sono negative (rivolte verso sinistra), se la somma dei momenti positiva (cio
destrogira); in particolare, per i tre piedritti del piano terreno risulta (i momenti

378

Procedimenti semplificativi

Capitolo sedicesimo

flettenti sono espressi in tm e le lunghezze in metri):


~-[-0,378-0,189+1,708+0,854

H,

35
,

35
,

-2,684-1,342]~058

35
,

'

t.

S'intende che per le estremit inferiori dei piedritti valgono le stesse considerazioni precedenti, ma con il risultato che le forze H non vanno cambiate di segno;

379

b) Chiaramente nulla cambia, iu sostanza, anche se sui ritti agiscono


azioni orizzontali, e si ritengono influenti tanto le rotazioni quanto gli spostamenti dei nodi; ovviamente necessario tener conto dei carichi nel
calcolare le reazioni H dei vincoli ausiliari. Altrettanto pu essere detto
per coppie agenti fuori o in corrispondenza dei nodi.
Tale modo di procedere corrisponde al troncamento del metodo di Grinter
alle prime due fasi (si veda la bibliografia).

16.5. Il comportamento delle strutture " a telaio " interpretato con fittizi
schemi continni.
16.5.1. Premessa.
Per le strutture iperstatiche complesse frequentemente pu essere utile
pensare le azioni concentrate di un certo numero di vincoli sostituite con

M&mJ'...

h6 1

*
*
*
*-tH
*
*
*
h
h
h

_____ procedimento

_ _ procedimento
'satto''

semplificato

a)

Fig. 16.7

quindi si dovr scrivere, ad esempio, per le estremit inferiori dei piedritti del piano
compreso fra la prima e la seconda travata:
H,

0,136-0,166 + 0,118+0,898 + -0,494-1,694


3,30
3,30
3,30

0,364 t.

La reazione complessiva del vincolo della prima travata vale pertanto:


H,~0,580-0,364~0,216

t,

rivolta verso destra, ed quindi da applicare, nella fase indicata nella fig. 16.Sc,
rivolta verso sinistra.
La fig. 16.7 mostra, per utili confronti, i diagrammi dei momenti flettenti ottenuti sia con il procedimento semRlifcato cui dianzi si fatto cenno (curve in
tratteggio), sia tenendo conto dell effettiva deformabilit delle travi, a parte l'influenza degli sforzi taglianti e assiali. Nel caso esaminato, le massime sollecitazioni
differiscono, a conti fatti, al massimo dell'ordine del 10%; ci che conferma l'attendibilit dei risultati ottenibili mediante il procedimento semplificato, nell'ambito,
s'intende, delle limitazioni specificate nel precedente par. 16.3, in merito all'ipotesi
della trascurabilit degli efttti dovuti alle rotazioni dei nodi quando si studiano
telai soggetti a forze orizzontali.

o
Fig. 16.8

*
h

~7i?iW!i?!??l?!??i?!??i0'~-:'.;300fm

100tm o 60t 20
v (sposi seam.dii Y)
_ _ senza la deformazione ~dei ritti per N
............. con la defarmamme ~ ilei ritti per N

10t

una corrispondente loro azione diffusa: chiaro allora che, al posto dei
sistemi di equazioni alle differenze esprimenti condizioni di congruenza o
di equilibrio, si hanno equazioni differenziali, e che le quantit incognite
si trasformano in funzioni, con il vantaggio, come vedremo, di ottenere solu-

Capitolo sedicesimo

Procedimenti semplificativi

zioni rapide e sintetiche, dalle quali possono emergere con utile evidenza
aspetti qualitativi, ottenendo risultati che in vari casi possono essere sufficientemente precisi (es. 16.3), con approssimazioni evidentemente tanto migliori quanto pi la condizione di vincolo reale si avvicina a quella ipotizzata.
Di tale modo di procedere vedemmo gi un'applicazione utilizzando la
teoria della trave su suolo elastico nello studio dei graticci di travi (es. 6.4),
ma evidente che i problemi offerti dalla pratica, per la cui soluzione possibile e conveniente passare dal discreto al continuo, sono innumerevoli.
In seguito ci limiteremo ad esaminare alcuni esempi particolarmente significativi, rinviando l'illustrazione di altri casi al cap. VII (alti edifici) della
2' parte dello stesso voi. IL

chiameremo ancora ritti (o mensole), aventi le sezioni appiattite e costanti a 1 s, a2 s; ossia pensiamo distribuite le sollecitazioni che ad essi
vengono applicate dai traversi aventi la luce netta a e la sezione di momento
d'inerzia J,,: risultano allora uguali le linee elastiche dei due ritti (v1 =v2 =v),
le rotazioni delle sezioni rette (cp1 =cp2 =dv/dx) e le curvature; per cui tra i
momenti flettenti dei ritti sussiste la relazione:

380

381

[16.l]
con J 1 =S a1 3/12, J 2=s a 23/12. Inoltre per i traversi, che supponiamo tutti
uguali tra loro, il momento flettente nullo in mezzeria (fig. 16.9), e le sollel

16.5.2. Pareti irrigidenti con una o pi serie di fori allineati verticalmente <16 2>.

a) Relazioni di base. Per la parete irrigidente indicata nella fig. 16.8,


pensiamo continua la connessione tra i due elementi verticali, che in breve
(lG.ll) Nello studio dei telai, lo schema dei traversi collegati con continuit ai ritti
stato introdotto da LETITIA Cm.rry, On the Cantiliver Composed of a Number of Parallel Beams Interconnected by Cross Bars , Phil. .Mag., LXXVID, p, 685, ottobre 1947.
In tale memoria, che mi stata gentilmente segnalata dal prof. A. CHIAR.uor, si trova particolarmente trattato il telaio (soggetto a carico uniforme) costituito da due mensole uguali
collegate da traversi equidistanti: tenendo anche conto della deformazione dei ritti per
effetto dello sforzo assiale, viene ricavata e risolta l'equazione di base:
m"-A 2m+qa 2x/2=0,

essendo m il momento applicato con continuit alle mensole dai traversi, a 2 =6J,,rf(Jhl)
(corrispondente alla rei. 16.24), Ji. 2 =a 2 (l +4J/Al2) (corrispondente alla rei. 16.25); trattato anche il caso del telaio con mensole diverse e di numero qualunque. Il lavoro della
CHITI'Y esposto anche nell'interessante volume di A. J. S. PIPPARD, Studies in Elastic
Structures, ed. Edward Arnold, London, 1952, cap. 8.
I telai a connessione continua sono stati studiati a fondo, pressoch contemporaneamente, da R. RosMAN e da H. BECK, considerando in particolare il caso frequente nella
pratica dei ritti aventi Ia dimensione nel piano del telaio non pi piccola rispetto alla
lunghezza netta a dei trasversi, ossia nel caso in cui I non pu essere considerato pressoch
uguale ad a: R. RosMAN, (( Beitrag zur statische Berechnung waagrecht beJasteter Querwande
bei Hochbauten , Der Bauingenieur, 1960, 4 (la prima nota, indicata nel lavoro cit., apparve
sulla stampa tecnica iugoslava nell'aprile 1959); H. BECK, Ein Beitrag zur Berilcksichtigung
der Dehnungsverformungen bei Rahmen mit schlanken u. gedrungenen Konstruktionsgliedern , Der Bauingenieur, 1959, 5. Entrambi gli Autori hanno proceduto col metodo
della congruenza operando su una funzione incognita sollecitazione (lo sforzo assiale N
dei ritti per RosMAN; lo sforzo di taglio t dei trasversi per BECK). Vedremo questo procedimento nel punto 16.4.2e.
Qui si procede col metodo dell'equilibrio e si ha come funzione incognita la linea elastica v dei ritti. Tale procedimento, non diverso nella sostanza da quello di RosMAN-BECK,
pu offrire qualche vantaggio nel caso di pareti con pi serie di aperture (o in genere dei
telai con pi campate o di sistemi comprendenti pi strutture), poich la funzione incognita resta la sola v. Esso si complica volendo introdurre la deformazione dei ritti per effetto
dello sforzo assiale, per altro spesso poco influente (es. 16.2; :fig. 16.8); di tale deformazione si pu tenere conto con facilit adottando il procedimento di RosMAN-BECK che,
come stato accennato, assume come funzione incognita lo sforzo assiale (o la funzione
taglio dei traversi direttamente legata a N).
Un'esposizione panoramica di vati procedimenti si trova nella nota di G. MENDIIT01. RuscoNI CLERICI, (!Introduzione allo studio delle pareti di controventamento , Tecnica
Italiana, 1973, 7-9.

citazioni negli estremi B, C valgono, trascurando per ora la deformazione


dei ritti per effetto dello sforzo assiale (16 3):
2M,,

12EJ,,l

a'

'P.

[16.2]

Pensando diffusa la presenza dei traversi, alla sezione di una lamella


alta dx compete il momento d'inerzia J,,. dx/h e, per la [16.2], lo sforzo
tagliante:
l2EJ,,l
k
t dx
[16.3]
a'h cp dx=-1- cp dx ,
avendo posto:
l2EJ1,l2
[16.4]
k
a'h
(k ha la dimensione fisica di una forza).
<16 3> Le sezioni estreme di un generico traverso ruotano entrambe dell'angolo <p e si
spostano relativamente di u=<p (a1 +a2)/2=<p (I-a); quindi nella mezzeria si ha soltanto
sforzo tagliante e sforzo normale, e agli estremi (fig. 16.9):

Mb=M0=Nfir=

~Jtr

(qi+: )=6EJ,,,hp/a

Capitolo sedicesimo

Procedimenti sen1plificativi

Pertanto, considerati i due ritti divisi in corrispondenza delle mezzerie


dei traversi, facile constatare che, neutralizzandosi il contributo degli sforzi
mutui orizzontali, l'espressione del momento flettente per l'intera mensola
costituita dai due ritti vale [per la 16.3, con <p=dv/dx] (16 4l:

b) Integrali particolari. Carico q distribuito uniformemente (rivolto secondo y positivo; fig. 16.10):
q(H-x)'
,
M,(x)=2
[16.13]
M,(x)
qEltot.
Vp(X)=v(H)+ k

382

M(x)=Mo(x)+J~tdx)l=Mo(x)+kJ~v=Mo(x)+k [v(H)-v(x)],

[16.5]

tenendo conto, s'intende, delle convenzioni sui segni (fig. 16.8), e indicando
con M,(x) il momento per effetto dei carichi esterni (positivo se il centro
di curvatura dalla parte degli spostamenti v negativi).
Tra la linea elastica v(x) e il momento flettente totale sussiste la relazione:
d 2v
Eltot. dx' =-M(x),

[16.6]

383

k'

e si verifica con facilit che, sostituendo l'espressione di vp(x) nella [16.9],


questa risulta identicamente soddisfatta.
p
Carico P in sommit :
M,(x)=-P(H-x),

[16.14]

M,(x)
Vp(X)=v(H)+-k-

con:

[16.7]

Carico triangolare:
q 0 (H-x)'
6H

M,(x)=

Posto:
a. 2 =k/Eltot.

[16.8]

(a. ha la dimensione fisica dell'inverso di una lunghezza), tenendo conto


della [16.5], l'equazione [16.6] diventa:
d 2v
dx' -a. 2 v=-[M0(x)+kv(H)]/Elwt.,

[16.9]

e ammette l'integrale generale, somma di un integrale particolare vp(x) con


quello dell'omogenea associata:
v(x)=A cosh a.x+B senh a.x+vp(x),

[16.10]

essendo le costanti A, B da determinare con le condizioni ai limiti.


Se, ad esempio, la mensola incastrata alla base, dovendo essere all'incastro (x=O) nulla la rotazione dv/dx e nullo lo spostamento v, si ottiene:
Ba.+v'p(x=O)=O,

M,(x)
vp(x)=v(H)+ k

[16.15]

q,(H-x) Eltot.
H
k2

Fig. 16.10

e) Le sollecitazioni. Nota la linea elastica, si risale facilmente alle sollecitazioni sia dei ritti, sia dei traversi. Ad esempio, nel caso del carico uni
forme, si ha per uno dei ritti [dalle relaz. 16.10 e 16.13]:
M,(x)=-EJ,v"=-El,a. 2 (A cosh a.x+B senh a.x)+EJ,q/k;

e per la [16.3] (<p=dv/dx, dN=t dx):

Hf

fHf dv=/
[v(H)-v(x)] .

N,= dN,=1
X

[16.17]

Per un traverso [per la prima delle 16.2]:


6EJ,,l dv

[16.11]

[16.16]

Mtr=~ dx

[16.18]

A+vp(x=O)=O.

Vedremo che nell'espressione di vp(x=O) figura v(x=H) dato dalla [16.10],


ossia dalla:
[16.12]
v(H)=A cosh a.H+B senh a.H+vv(H).
Con i segni adottati per il taglio T (:fig. 1-6.13b), il ritto a sinistra riceve da un
generico traversg il momento positivo T(a+a 1)/2, e quello di destra T(a+aJ/2; in totale,
T l. Al momento M 0 (x) verr attribuito segno negativo [rel. 16.13] per la condizione di
carico indicata nella fi.g. 16.8.
t16.4)

d) Osservazioni. Il procedimento pu essere applicato ovviamente anche


ai telai consueti, i cui ritti hanno in genere le dimensioni ai sensibihnente
minori dell'altezza h dei piani <'"'l: diventa allora insignificante la defor<u.o) La soluzione a connessione continua comporta anche la conseguenza (lo abbiamo
gi rilevato) che le rotazioni dei nodi di un medesimo piano siano uguali; quindi il risultato
tanto pi aderente allo stato di cose effettivo quanto pi la struttura vicina alle condizioni ricordate nel par. 13.3.le. A proposito di ci si veda anche: J. CoURBON, op. cit.
nella bibl., vol. II, cap. m, par. 14, p. 190.

384

Capitolo sedicesimo

Procedimenti semplificativi

mazione dei ritti per sforzo assiale; deformazione sinora trascurata, e che
comunque verr presa in considerazione nel punto seguente.

385

in cui la parete si salda ai pilastri (es. 16.3); ma s'intende che alle cause di
approssimazione precedentemente accennate si aggiunge quella della presenza delle sollecitazioni concentrate dai pilastri stessi. Per tramite delle
condizioni ai limiti possono essere esaminate
altre interessanti situazioni.
pmmm?mM )( S '''"'""'"''T
I
Notiamo infine che, considerando, come '
stato fatto, i traversi dotati di rigidezza flesf
sionale, si ha uno stato di tensione e di defor- I
I
mazione intermedio a due stati limite (fig. 16.12): I
l'uno corrispondente alla mensola costituita dai f ujJer traversi i'ndeJormahili /
fR ==\.I
\ lr
'J I
due ritti funzionante come un'unica trave (tra- 1
i
versi indeformabili); l'altro relativo ai ritti colleI
I
gati da semplici bielle (traversi di rigidezza nulla).
I

S'intende che le azioni applicate dai traversi ai ritti provocano effetti


localizzati i quali non possono venire espressi n dal fittizio schema continuo
considerato, n, comunque, da una trattazione che attribuisca ai vari ele~
menti la conservazione delle sezioni piane. Inoltre, se i traversi hanno sezione

.~ =rrrraJ]J

I
e) Il procedimento di Rosman-Beck (v. nota
\
16.2). Influenza della deformazione dei ritti per
\
\
sforzo assiale. Come si gi notato, per l'ipo\
\
tesi dell'azione diffusa dei collegamenti, e
\
trascurando ovviamente la deformazione di
\
questi per sforzo assiale, le linee elastiche dei _ _ a per traversi effettivi
ritti sono uguali; quindi nella mezzeria di cia- ,.... -.- _ a per traversi come bielle
scun traverso, a causa delle rotazioni uguali e
(R1,=o}
dello spostamento verticale relativo delle sue
Fig. 16.12
sezioni estreme, il momento flettente nullo.
Adottati gli assi di riferimento indicati nella fig. 16.13 (in questo caso
conviene porre l'origine in sommit), consideriamo due traversi adiacenti,

.b=o=r='!d,,"F9F--,c:
:{,
J;
h,,
7,::;;;7'!~)Y?.07,7,<!?7,il~7'<~/.'L

a)

b)
Fig. 16.11

tozza rispetto alla loro lunghezza a, la stessa ipotesi diviene anche per essi
inattendibile e si manifesta un comportamento di lastra con fori, malamente inter;retabile dallo schema di un insieme di travi.
Secondo quanto stato accennato nella nota 16.2, il procedimento non
presenta difficolt se la parete irrigidente ha pi file di aperture (fig. 16.lla),
o se il telaio comprende pi campate, poich la funzione incognita rimane
ancora e soltanto la linea elastica (16.o); e ci pu essere utile soprattutto
per le applicazioni nella dinamica. Pi complesso il caso indicato nella
fig. 16.llb per il quale, se i carichi sono orizzontali, la soluzione pu es.sere
ottenuta imponendo le condizioni ai limiti in corrispondenza della sezione
UG.Gl La soluzione pu essere ottenuta anche con il procedime~to di 1:lOSMAN-BEcK,
mettendo per in gioco tante funzioni incognite quanti ~?no le fil~ de1 traversi: R ..RosMAN,
Die statische Berechnung van Hochhauswiinden ntit Offi1ungsre1hen, Ernst, Berlrn, 1965.

q{x

a)

t~

t~

000

D
D
D
D

. aj.I oj

- H
-

b)

e)

Fig. 16.13

distanti Llx=h. evidente che lo spostamento verticale relativo Llu delle due
sezioni C, C' comprende, ragionando ad esempio per il ritto 1 (fig. 16.13c):
la parte 0-1 (verso il basso, considerando il momento flettente positivo) per
25 -

POZZATI, ll-1.

387

Capitolo sedicesimo

Procedimenti semplificativi

!'inflessione del tronco compreso tra i due traversi; l'aggiunta 1-2 (ancora
verso il basso considerando lo sforzo normale positivo) per l'allungamento
del tronco; i~fine la parte corrispondente alla differenza d'inflessione dei
due traversi consecutivi. Quest'ultima evidentemente vale L1 T a'/(24EJ,,) ed
ha senso contrario alle precedenti; pertanto, pensando diffusa la presenza
dei traversi, poich alla sezione di una generica lamella alta. d~ c~mpete lo
sforzo tagliante t dx e il momento d'inerzia J,,dx/h, e p01che. (md1cando
con N lo sforzo assiale del ritto) dN=t dx, essa m defimtiva nsulta:

ove Nv(x) nn integrale particolare che, ad esempio nel caso del carico

386

d'N
dt d'h/(24EJ,,)= dx' a3h dx/(24EJ,,) .

[16.19]

Inoltre il momento flettente, sempre per il ritto 1, vale [re!. 16.5;

N=~'J,tdx]=

uniforme, vale:

[16.27]
e A, B sono le costanti da determinare con le condizioni ai limiti.
Noto lo sforzo assiale N(x), ogni altra sollecitazione viene determinata
facilmente (es. 16.3; relaz. f, g); diagrammi per facilitare i calcoli si troveranno riportati nel par. 7.3.2a della parte 2' del vol. II.
Evidentemente ponendo 2 =a' si omette l'influenza della deformazione
conseguente allo sforzo assiale dei ritti.
Esempio 16.1.

Studiare, col procedimento esposto nel par. 16.5.2a, la parete d'irrigidimento

[16.20]

M 1 (x)=[M,(x)+N(x)/] ei,

della fig .. 16.8, alta H=31 m e dello spessore costante s=20 cm, soggetta al
canco umforme q=l t/m=lO kg/cm. Inoltre:
a=l,O m,

ove Mo(x) il momento totale dei carichi (per i segni si veda la nota 16.4) e:

e =J,/(J,+J,)

[16.21]

M 1 (x)dx
EJ1

(a+a,)
2

+ N(x)dx
EA 1

N''a 3h dx
24EJ,,

J1 =s a1 /12=0,7146 m'=7146 10' cm',

J,,,, =J,+J,=11.646 10',

J,,=20'/12=1,33 10' cm',

E=3 10 kg/cm'.
Soluzione.

du.

[16.22]

a) Con i dati si ottiene:

k=279,7 105 kg [re!. 16.4],


a 2 =80,056 10-s cm- 2 [rei. 16.8],

a=S,947 10- 4 cm-1 ,

[16.22]; per cui, uguagliando le due espressioni, e per la [16.20], s1 otuene:


[16.23]

cosh aH=8,0425,

aH=2,774,

senh aH=7,9801 .

Dalla re!. [16.13] si ottiene [Mo(x=0)=-1 31 2/2=-480,5 tm]:


Vp(x=O)=v(H)-1,7179-0,4466=v(H)-2,1645 cm,
Vp(x=H)=v(H)-0,4466 cm,

ove a' ha la solita espressione [16.8]:


a'

J 2 =4500 104 cm' ,

Un'analoga relazione pu essere scritta riferendosi al ritto 2, e, per congruenza, il relativo spostamento du dev'essere uguale al valore d~to dalla

d 2N
a'
dx 2 -}.'N=-1- M,,

h=3,l m,

il coefficiente di ripartizione.
Pertanto lo spostamento relativo du delle sezioni C, C', pensate distanti dx,
risulta:

a2=3,0 m,

l=a+(a1 +a,)/2=4,25 m,

vp'(x=O)=qH/k=10 3100/279,7 10'=11,083 lo-.

[16.24]

Costanti d'integrazione:

B[rel. 16.ll]=-vp'(x=O)/a=-1,2387 cm,

e:
[16.25]

v(H) [re!. 16.lO]=A 8,0425-f-B 7,9801 +v(H)-0,4466,

da cui

L'integrale generale della [16.23] pu venire scritto:


N=A cosh .l.x+B senh .<x+Nv(x),

[16.26]

A= 1,2846 cm,

e utilizzando la seconda delle condizioni [16.11], si ottiene A+v(H)-2,1645=0,


quindi:
v(H)=0,88 cm.

Capitolo sedicesimo

388

Si calcolano quindi facilmente le sollecitazioni. Per ese1npio, il momento


tenie alla base dei ritti:

Procedimenti semplificativi
flet~

389

Soluzione.

a) Nulla la defarmazione fi(N) dei ritti per N (come nell'es. 16.1). In tale caso
si ha (v. es. precedente):
2=a 2=80,056 10-s cm-2.

M,(x=O) [rei. 16.16]= -EJ,(a'A-q/k)=


= -3 105 7146 10' (80,056 IO-' 1,2846-10/279,7 10')= -143,8 tm,

Poich l'origine stata posta in sommit (fg. 16.13):

M,(x=O)=M,J,/J,=-90,6 tm;

M,(x)= -qx'/2,

considerando i traversi incernierati agli estremi si sarebbe ottenuto:

q
qx'
Np(x) [rei. 16.27]=a'I +;u,

J,

M,=Mtot. J,+J, =-480,50,6136=-295 tm.

Condizioni ai limiti (origine degli assi in sommit).

Lo sforzo assiale alla base dei ritti vale:

In sommit (x=O) dev'essere N=O, quindi dalle [16.26], [16.27]:

N(x=O) [rei. 16.17]=k v(H)/1=279,7 10' 0,88/0,25=57.900 kg;

A+

ovviamente deve risultare:

a~l=O.

[a]

e infatti -143,8-90,6-57,9 4,25=-480,5 tm.


I momenti alle estremit dei traversi possono essere dedotti dalla [16.2]. Naturalmente occorre calcolare prima la rotazione, che per la [16.1 O] vale:
g;=v'=a (A senh ax+Bcosh ax)+q (H-x)/k;
per cui, ad esempio, per x=12,4 m si ottiene (ax=l,109; coshax=l,6806,
senh ax= 1,3507):
v'(x= 12,4)=8,947 10' (1,2846 1,3507-1,2387 1,6806)+
+IO 1860/279,7 10'=3,5485 10- rad,
Mtrnv. [rei. 16.2]=3,62 tm ;
spesso i traversi sono fortemente sollecitati, e
stente con la partecipazione di una parte dei
Nella fig. 16.8 sono riportati i diagrammi
conviene calcolare N(x) con la precedente rel.

occorre aumentarne la sezione resisolai.


delle sollecitazioni pi significative;
[a].

b) L'andamento dei diagrammi dei momenti. L'andamento di tali diagrammi


pu a prima vista apparire un po' singolare (fig. 16.Sb), ma facile rendersi conto
che l'esistenza e il segno concordante delle derivate alla sommit di entrambi i ritti
dipendono dai momenti mi applicati dai traversi. Consideriamo infatti uno dei
due ritti: esso riceve una parte dei carichi esterni e le coppie m1,. Per l'equilibrio
alla rotazione di un suo generico tronco elementare si deve avere:
T,=dMddx+m,,
ed m1,, che dipende dalla rotazione dv/dx, in sommit in genere diverso da zero.
Quindi, anche se T.,, fosse nullo, pu esistere la derivata del momento flettente; e le
derivate per i due ritti sono concordanti, avendo le coppie mi uguale senso.
Esempio 16.2.

Studiare con il procedimento di Rosman la stessa parete d'irrigidimento considerata nell'esempio precedente, tenendo conto o no della deformazione dei ritti
per lo sforzo assiale.

All'incastro (x=H) si deve avere dN/dx=O, perch si ha

':J.: =t (sforzo

ta-

g~iant~ speci~co. dei traversi), 7alla ba~e l'ideale. element? dei collegamenti trasversali
d1ffus1 non r1ch1ede alcuna azione statican1ente indeterminata per ricomporre la congruenza; pertanto, sempre dalle [16.26], [16.27]:

(AsenhH+BcoshH)+ qf =O.
Ma = a, quindi (v. es. precedente):
cosh H=8,0425,

senh H=7,9801 ;

per cui, sostituendo nelle due equazioni precedenti, si ottiene:


A=-2,939110',

B=l,9026 10',

e dalla [16.26], ad esempio all'incastro (x=H):


N(x=H)=AcoshH+BsenhH+-'L, + qH' =
a1
21
=(-236,38+ 151,83+29,39+ 113,06) 103 =57,90. 10' kg'
coincidente con il valore ottenuto nell'esempio precedente.
b) Si tiene conto della deformazione dei ritti per N:

a 2 =80,056 10-s cm-2,

f1=7146 10 4 cm 4 ,

J,=4500. 10''

A,=350 20=7000 cm',


ftot.

["'
2/a'=

A,=6000,

A1+A2
A,A,

1,19957,

!.=9,7996 10- cm-',


cosh H=I0,457,

J,,,.=11.646 IO',
1=425 cm,

0,19957,
2 =96,032 10-5 ,
H=3,0379,
senh H=l0,4067.

Capitolo sedicesimo

390

Procedimenti semplificativi

Dalle solite condizioni (v. punto a; per ora A2 #;a 2) N=O per x=O, N'=O
per x=H si ha:
A +qa'/!.'1=0,

,l (A

e per l'equilibrio giratorio dell'intera parete:


qH'
- -+2M,-N(H)l,=0;
2

senh .lH+B cosh .lH)+qHa'/.l'l=O,

da cui:
A=-2,042510 4 kg,

391

[e]

per cui, dalle citate formule [16.26], [16.27] si ottiene:

B=l,4396 10 4 kg,

e dalla [16.26], ad esempio per x=H (all'incastro):


qa2
a2qH2
N(x=H)=Acoshlli+Bsenh.lH+ m+zw=

A=-qa'/.l'l,

[d]

qH' qHh,
- -+-- -Al, cosh .lH-BI, senh .lH-Np(H) l,=O .
2
2

[e]

=(-213,54+149,82+20,36+94,25) 10'=50,89 10' kg.


M,0 ,.(x=H)=Mo,tot.+N(x=H)l=-l 31'/2+50,89 4,25=-264,2 tm,
M 1 (x=H)=Mtot.g 1 = -162,1 tm.

Non tenendo conto della deformazione per N si invece ottenuto N=57,9 t


(errore 13,6%), M, = 143,8 tm (errore 11,3%) .
. D~ll~ rei. [16.26], ed essendo M 1 (x)=[M,(x)-N(x)l]e,, si ottiene per x/h=lO;
9, ... , 2.
N=50,9; 49,2; 44,9; 39,2; 32,8; 26,3; 20,1; 14,4; 9,1 t;
M 1 =-162,1; -110,6; -71,6; -42,3; -20,6; -5,0; 5,3; 10,9; 12,0 tm.

Nella fig. 16.8 sono riportati i diagrammi.


Esempio 16.3.
50,13t

. ~tudiare, con il procedimento di Rosman (par. 16.5.2e), la parete con aperture


1nd1cata nella fg. 16.14, sostenuta da due pilastri e soggetta al carico orizzontale
uniforme q= 1 t/m. I dati sono:
parete:

a1=a2=5,0 m,

a=l,1 m,

h=3,1 m,

1=6,1 m,

"';,3,5

s=0,16 m,

H=24,8 m;
Fig. 16.14

traversi: sezione 70x 16;

pilastri:

sezione 150/25,

Con i dati:

k [rei. 16.4]=148,476 10' kg,

Soluzione:

.l' [rei. 16.25]=a' 1,22395=0,181728 10- 4 cm-',

a) Lo studio della struttura si semplifica ponendo approssimativamente:


M,= qH }!i,_,
2
2

a' [rei. 16.8]=0,148476 10- 4 cm-,


.lH=l0,5721,

cosh H~senh .lH= 19.515,3,


[a]

ossia considerando trascurabile l'effetto della rotazione della sezione di sommit


dei pilastri; ipotesi, questa, che pu in ogni caso fornire un'utile situazione limite
(essendo l'altra supposizione estrema, Mb=O, pi distanziata dalla realt). chiaro
che, come verr accennato in seguito, la soluzione pu essere ottenuta considerando
il legame tra le funzioni N, v, e imponendo le effettive condizioni ai limiti; ma
opp?rtuno tener presenti, specialmente in questo caso, le varie cause di approssi~
mazione.
. Pertanto: .per l'equazione [16.26], in cui Nv ha l'espressione [16.27], le condiz1on1 a1 ltnut1 sono :
N(x)=O in sommit (x=O);
[b]

M, [rei. a]=21,7 10' kgcm,

A [rei. d]= - 737,027 kg,


Np(H) [rei. 16.27]=419,258 10' kg,

e dall'equazione [e] risulta:


B=737,447 kg.

Quindi dalla solita relaz. [16.26] si ricava N(x). Ad esempio, per x=O; 2h; 4h;
6h; 8h (v. fig. 16.14) e per il ritto a sinistra (teso):

N=O;

3,26;

11,07; 24,40;

50,13 t (alla base della parete).

Capitolo sedicesimo

Procedimenti semplificativi

Nota l'espressione dello sforzo assiale N(x), pu essere ottenuta qualunque


altra sollecitazione. Cos il momento flettente per un ritto si calcola con la [16.20];
e lo sforzo di taglio e il momento flettente massimo di un traverso posto alla

16.5.3. Parete irrigidente collegata a un telaio soggetta a carichi orizzontali (16, 7).

distanza x valgono (ponendo x,=x-h/2, x,=x+h/2; fig. 16.14):

a) Tale sistema (fig. 16.16), che venne risolto nel par. 13.3.2, pu essere
studiato approssimativamente passando dal discreto al continuo. Per il telaio
adottiamo l'ipotesi, frequentemente accettabile (par. 16.3), che i nodi traslino senza ruotare, e supponiamo inoltre che i ritti di una medesima stilata
siano tutti uguali e di uguale altezza: se si indica con T, lo sforzo tagliante

392

T,,=J'dN=N(x,)-N(x,),

[/]

M,,(max)= T,, a/2 .

[g]

393

Ad esempio, per il traverso x=6h {x1 =17,05, x 2 =20,15 m), si ottiene dalla
[16.26] N(x,)=20,21 t, N(x,)=27,93 t, T,,.(x=6h)=7,72 t, M,,(x=6h)=4,25 tm.

Fig. 16.16

in corrispondenza di un generico piano del telaio, lo spostamento relativo degli


estremi dei ritti appartenenti al piano vale L1v=T,h3/(12EEJ,), ove la somma
estesa ai momenti d'inerzia delle sezioni degli stessi ritti.

Fig. 16.1

Passando allora dal discreto al continuo

Poich il momento complessivo per l'intera parete (due ritti) vale:

(dv=~ ~v

dx), e posto (con gli

con N(x) dato dalla [16.26], l'equazione della linea elastica risulta (J,, ..=J,+J,):

indici t, m verranno distinte le quantit relative al telaio e alla parete a


sbalzo, o mensola ):

d'v
EJ,01 dx' = -M(x) ;

12E
k,=-h, J;J,

M(x)=M,(x)+N(x)l,

[h]

[i]

ed per tramite di essa che si possono imporre, se ne vale la pena, le condizioni


ai limiti in casi pi complessi [la rei. h la 16.20].
Trascurando per i ritti la deformazione per sforzo assiale, alle quote gi precedentemente considerate si sarebbe ottenuto:

N=O;

4,15; 13,69; 29,33; 50,13 t.

Ai motivi di a_pprossimazione precedentemente illustrati si aggiungono in questo


caso quelli dovuti alla conformazione dei traversi, che sono tozzi, e alla concentrazione delle reazioni dei pilastri.
b) Considerando i due ritti totalmente indeformabili (fig. 16.15), i tagli per
i traversi risultano uguali e acquistano il valore medio (considerando sempre

M 0 =21,7 tm):

Ti,=50,13/9=5,57 t.

Con Mb=O (ossia trascurando la rigidezza fiessionale dei pilastri) si ottiene

N(lf)=43,93 t, T,,=4,88 t.

[16.28]

'
(k, ha la dimensione fisica di una forza), si ottiene:
[16.29]

Ora, al posto del telaio, si ha a che fare con un ideale elemento strutturale prismatico, per cui, indicando con M,(x) il momento flettente corrente
16
C 7 l R. ROSMAN, Laterally loaded Systems consisting of Walls and Frames , Tall
Buildings (Proceedings of Symposium in Univ. of Southampton, April 1966), Pergamon,

1967. - M. LAREoo, Thorie gnrale du comportement mecanique des grandes structures


dans l'espace , Travaux, 1967, 6. - A. CmARUGI, Indagine sulla ripartizione delle azioni
orizzontali in telai irrigiditi da pareti, Giornale del Genio Civile, 1970, 2. - R. ALESSIA. CmARuGI, Sistemi di telai, Inarcos, Bologna, 1972, 4 e 5.

Procedimenti semplificativi

Capitolo sedicesimo

394

e sussistendo il legame di equilibrio dM,fdx= Tt(x), la relazione [16.29] pu

b) Le sollecitazioni. Viene fatto riferimento al carico uniforme.

venire scritta:

Per la mensola:

dv
1 d'M,
dx 2 =k, dx'
2

[16.30]

Mm(x)=M,-M,=- cosh ax-B senh ax+q/a 2 ,


Tm(x)=T,-T,=T,-dM,/dx=-a(A senhax+Bcoshax);

La mensola sottoposta al carico esterno che provoca le sollecitazioni M,, T,, e alla reazione del telaio, che provoca (a parte il segno)
le stesse sollecitazioni precedentemente definite M,, T,. Av~ndo s_uppo~to
il contatto continuo tra la parete e l'elemento strutturale che simula 11 tela10,
debbono essere uguali sia le linee elastiche, sia le cnrvatnre [v" (parete)=
=v" (telaio)]; per cui, dalla relazione [16.30], e indicando con Jm il mome_uto
d'inerzia della sezione della mensola, l'uguaglianza delle curvature formsce

395

[16.38]

per il telaio:

dM,
T,(x)=--.
dx
(! _ _ _ __
~.

~/

[16.31]

r--1-

Posto:
a 2 =k,/EJm

(a ha la dimensione fisica dell'inverso di una lunghezza), l'equazione [16.31]


pu venire scritta:

[16.33]
e il suo integrale generale, somma di un integrale particolare M,P e di quello
dell'omogenea associata, vale:

M,=A cosh ax+B senh ax+Mtp,

[16.34]

con le costanti da determinare per mezzo delle condizi~ni ai limiti. . .


Alla base del telaio (x=O) dev'essere nulla la rotaz10ne dv/dx, qumd1,
per la [16.29], essendo T,=dM,fdx, si deve avere dM,/dx=O, per cm:
1 dM,"
.
B= - - - - (x=O) ,
a dx

[16.35]

in sommit (x=H), M, dev'essere nullo, quindi:

A coshaH+B senh aH+M,p(x=H)=O

[16.36]

Gli integrali particolari possono essere facilmente defi~iti. Ad esempio'.


per il carico uuiforme q immediato verificare che la [16.34] e soddisfatta cou.
[16.37]
essendo M,=-q(H-x)2/2.

[16.32]

L
,j_
z
i

Fig. 16.17

'

e) Osservazioni. In sommit (x=H) in genere non nulla la rotazione


dv/dx quindi, per la [16.29], il telaio deve ricevere dalla parete un'azione
concentrata; inoltre alla base, avendo supposto la parete incastrata, la rotazione non deve esistere, quindi, ancora per la stessa [16.29], dovendo essere
uguale a zero il taglio, il carico che si riversa sul telaio ha risultante nulla. Pertanto il sistema del telaio e della mensola soggetta a carichi orizzontali tende
a manifestare un comportamento particolare, per altro gi rilevato quando
la stessa struttura venne studiata tenendo conto delle connessioni puntuali
(par. 13.3.2): infatti nella sua parte alta la mensola viene sostenuta dal telaio,
per c1 tende a perdere la sua funzione di elemento strutturale irrigidente
(fig. 16.17); funzione che inoltre pu sensibilmente risentire di cedimenti
angolari alla base.
Il modo di comportarsi del telaio espresso approssimativamente dalla
relazione [16.29] pu essere assimilato a quello conseguente agli scorrimenti
subiti da una trave sottoposta a pnro sforzo tagliante; per questa ragione
il telaio viene spesso indicato come struttura dotata di rigidezza a taglio .
bene aver presente che il procedimento di calcolo stato limitato a strutture
che presentano rigidit uniforme <16 8l.
(tG.sJ Per tener conto della variazione delle sezioni dei pilastri si veda ad esempio l'articolo di A. CmA.RUGI citato nella nota 16. 7. Il passaggio al continuo pu essere ancora
conveniente dividendo in pochi blocchi, ciascuno dei quali comprende piani uguali altrimenti il metodo tende a perdere la sua peculiare caratteristica di poter fornire ~apide
indicazioni qualitative.

396

Capitolo sedicesimo

Procedimenti semplificativi

Come funzione incognita pu essere assunto il taglio mutuo T, al posto


del momento Mh ma la sostanza del procedimento non cambia: ci verr
mostrato nel par. 7.3.2d della parte 2" del voi. II, trattando anche il caso
in cui al posto della parete piena irrigidente si abbia una trave reticolare;
si troveranno riportati diagrammi per facilitare i calcoli, e verr mostrata
l'influenza che la cedevolezza della fondazione della parete pu avere sullo
stato di sollecitazione.
Infine opportuno notare che non sempre legittima l'ipotesi delle travate del telaio indeformabili rispetto ai ritti e che allora, alle volte, possibile definire un'attendibile rigidezza alla traslazione per calcolare il coefficiente k, (1.J.
Il ricorso a continui strutturali equivalenti pu essere vantaggioso nella
soluzione di numerosi altri problemi.

Mediante la relaz. [16.38] semplice calcolare i diagrammi delle sollecitazioni;


tra parentesi sono riportati i valori calcolati per le effettive connessioni <16 10),
X

Mm: Ph
Tm :P

T,: p

2h

-3,01
-0,51
-8,05
(-7,86) (-2,84) (-0,39)
7
3,49
1,71

397

3h

4h

5h

6h

7h

0,69

1,20
(1,26)
0,27

1,27
(1,31)
-0,13

0,92
(0,95)
-0,59

o
o

(0,77)

0,79

h/2

3h/2

5h/2

7h/2

9h/2

llh/2

13h/2

1,56

3,05

3,32

3,0

2,45

1,85

1,41
I
I
I
I
I
I

Esempio 16.4.

Il sistema mensola-telaio indicato nella fig. 16.18 gia stato risolto tenendo
conto delle effettive connessioni (es. 13.5); lo stesso sistema viene ora studiato

.,,,/

/1

Il carico orizzontale uniformemente ripartito corrispondente ai carichi appli-

H=7h,

(schema cont',;nuo) \

aH=4,8496,

senh aH=63,8407,

,/

M,p(x=H) [rei. 16.37]= -qfa'= -2,0835 Ph,

Dalle relaz. [16.35], [16.36]:


B=-7 P/a=-10,1039 Ph,

') /
T''"q
I
'---t'

a=0,6928/h ,

M'tv(x=O)=qH=7 P.

I
I

,''

'

! ;-'- - - + ,--;
'
,
,I
14/mensola)

Con i dati risulta inoltre:

cosh aH=63,8486,

I
I

/1
I
/ /'{(telaio) I
/' :..-/
/

cati vale q=P/h.


0,48/h',

,r

I '
I '
I '

Soluzione.

[rei. 16.32]

,,''

,,''

,,,;I '

considerando le connessioni diffuse. Si suppongono le travate indeformabili rispetto


ai ritti (par. 16.3), e si fa riferimento, per i confronti con i risultati gi ottenuti per
il sistema discreto, al rapporto RmfRv= 100, essendo Rm=Elmfh la rigidit della
mensola Rp=Elvfh quella dei pilastri del telaio pensati tutti uguali.

a2

-1,33

--sP

/ ..., .......

aPh

sPh

2Ph

,,.

.....,;

~/
/1

\ //
\
,~'~'-----

-----Mm(sistema contzuo)
A= 10,1353 Ph.

Per esempio, il momento flettente alla base della mensola (x=O) risulta [rei. 16.38]:
Mm(x=O)= -A+q/a'=(-10,1353+2,0835) Ph= -8,052 Ph,

___ Mm(sistema effettivo)


Fig. 16.18

Nella fig. 16.18 sono riportati i diagrammi: le approssimazioni ottenute sono


ottime.

mentre per il sistema effettivo si trov (es. 13.5) -7,855 Ph (differenza di 2,5%).
Considerando la mensola isolata si sarebbe ottenuto Mm=-24,5 Ph.
(16.D)

A. CHIARuGI, art. cit. nella nota 16.7.

(16 10> Ai fini della valutazione dei momenti flettenti delle colonne conviene calcolare
il taglio T; a met fra piano e piano perch tali valori meglio corrispondono a quelli che
si avrebbero nel telaio effettivo caricato in corrispondenza delle travate. Le sollecitazioni Mm,
Tm della mensola sono invece calcolate in corrispondenza dei piani.

398

Capitolo sedicesimo

Procedimentti semplificativi

16.6. Sistemi strutturali soggetti a comportamento spaziale per carichi


orizzontali. - Le azioni sulle varie strutture componenti. Un procedimento di calcolo semplificativo.

in teoria. Per cui tutto ci conferma quanto stato detto sull'opportunit


di adottare frequentemente procedimenti approssimativi, mediante i quali,
specialmente in sede di progettazione di massima, si possono ottenere orien
!amenti rapidi e tuttavia di solito abbastanza attendibili.

a) Nel precedente par. 16.5.3 abbiamo visto come possono venire attendibilmente risolte strutture piane costituite dall'associazione cli pareti e telai.
Per non cli rado gli edifici comprendono numerose strutture e, per mancanza di simmetrie delle loro piante, possono dar luogo a funzionamenti
spaziali complessi. Gi ne demmo cenno nel par. 13.3.2b, a proposito di
sistemi discreti ; e sempre in tale ambito vedremo, nel cap. VII della
2a parte, come il calcolo possa venire impostato mediante le matrici, principalmente in vista dell'impiego cli un elaboratore. Ma, pnr adottando il
metodo dell'equilibrio, e pur ricorrendo a matrici delle rigidezze addensate,
l'impostazione resta in genere tediosa; per di pi non di rado si ha la remora
che dallo schema statico adottato, bench denso di connessioni iperstatiche,
non si possa ottenere null'altro che rappresentazioni molto approssimative
della realt, non riuscendo a tener conto cli numerose circostanze (basta
pensare alla presenza di tramezzature e di pareti di tamponamento) che
possono influenzare notevolmente Io stato di deforvi.
tem~
mazione, e quindi di sollecitazione generale.
Pertanto per tale problema appare conveniente
I'ipotesi di connessioni continue, specialmente in
vista di risposte nel campo dinamico; giungendo
cos a considerare le strutture alla stregua di mensole verticali, deformabili per flessione, o per taglio
(telai), o per l'una e l'altro insieme (parete con fori).
Ed opportuno aver presente, sempre a proposito
dei risultati dei nostri calcoli, che tali mensole possono presentare, isolate e per carichi uguali, andamenti degli spostamenti profondamente dissimili,
come risulta chiaro mettendo a confronto la deformata di una trave a sbalzo con quella di un
telaio (fig. 16.19a, b): infatti, mentre la prima diFig. 16.19
pende in larghissima misura dal diagramma del momento flettente, la seconda, stando alla [16.29], legata invece all'azione
tagliante, per cui - facendo riferimento, a titolo esemplificativo, a un
carico orizzontale uniforme, con l'origine de1l'asse x in sommit - si ha
dv
dx =-qx/k,, v=q (H2 -x 2)/2k,; e la rotazione della tangente alla linea eia-

...

stica risulta nulla in sommit e massima alla base.


Di conseguenza le connessioni operate dai solai hanno in genere grande
importanza; e dai calcoli, per le ipotesi schematiche che si debbono introdurre, si possono ottenere distribuzioni poco rispondenti a quel che avviene