You are on page 1of 24

La vicenda umana di Ipazia d'Alessandria ha fatto nascere una leggenda lunga oltre 1500 anni.

L'interesse nasce certamente dalla straordinaria immagine di donna e di intellettuale da lei


rappresentata. Ipazia, infatti, per le sue conoscenze scientifiche e pi in generale filosofiche si
attesta come filosofa della Seconda Scuola Neoplatonica d'Alessandria (V. sec. a.C.). Figura
politica di spicco della comunit alessandrina era apprezzata da molte personalit del tempo,
che da ogni parte accorrevano ad Alessandria per ascoltare le sue lezioni. La straordinariet
della donna testimoniata anche dalla tragicit della sua morte. Un'orda di monaci invasati,
influenzati da Cirillo vescovo di Alessandria, le tesero un'imboscata, la privarono delle vesti, la
fecero a pezzi con gusci di conchiglie e la gettarono tra le fiamme. Ci accadde perch la
filosofa, pi volte minacciata dal potere cristiano, che avanzava distruggendo un patrimonio di
cultura e valori inestimabili, non si lasci piegare, ma difese l'idea di un sapere libero e
sottoposto solo al vaglio della ragione. Ma che cosa fece tremare da un lato il potere religioso,
tanto da spingerlo ad ordire un assassinio cos efferato, e dall'altro il potere politico, tanto da
indurre un magistrato a svuotare le casse della citt pur di far calare il silenzio sull'accaduto?
Nella convinzione che si nascondesse proprio nel suo insegnamento e nelle sue scoperte
scientifiche e tecnologiche la causa della sua grandezza e della sua morte, ho cercato nelle
opere da lei scritte, al di l del mito letterario e delle testimonianze leggendarie, tracce
concrete del suo pensiero.
Dei tre Commenti scritti da Ipazia: due ai noti matematici del III. sec. a. C. Diofanto e
Apollonio di Perge, e un terzo all'Almagesto di Tolomeo, in quest'ultimo - che costituisce per
altro la maggiore opera di Ipazia - che si trovano le prove della pericolosit del suo
insegnamento. Ipazia collabor con suo padre Teone alla stesura del Commento all'Almagesto,
si occup certamente del Commento al III libro dell'opera tolemaica e con molta probabilit
anche della revisione completa dell'opera del padre. Nel suo Commento al III libro la filosofa,
utilizzando il metodo sessagesimale, elabor nuovi sistemi di misurazione, individuando errori
nei calcoli tolemaici sui movimenti dei pianeti, del Sole e delle anomalie del suo transito, e sulla
durata degli equinozi. Quest'ultimo elemento acquista maggiore rilievo se si pensa che la teoria
della precessione degli equinozi sorregge la pi generale teoria geocentrica dell'universo. Il
Commento di Ipazia all'Almagesto non sembra dunque un semplice commentario, ma una vera
e propria analisi critica della pi importante opera astronomica del tempo. Se si pensa poi che
lo studio dell'astronomia non aveva solo un carattere prettamente scientifico, ma che secondo l'accezione platonica - l'astronomia ci che consente all'uomo di contemplare il
mondo intelligibile e la ragione divina di cui partecipa e di vedere persino lo spirito divino che
muove gli astri, allora si capir come le questioni indagate da Ipazia potessero intaccare la
dogmaticit della verit di fede. Si potrebbe cos spiegare l'ira implacabile del vescovo Cirillo,
potente rappresentante del mondo cristiano, che mirava a piegare la grande tradizione
filosofica, politica e religiosa dei greci alle esigenze dell'unica autorit riconosciuta: la religione
cristiana. Per lui, fermo oppositore di un esercizio libero della ragione, la filosofia trovava
giustificazione soltanto come strumento al servizio della verit rivelata. In questa lotta trova
spiegazione anche la morte di Ipazia, che continuando ad educare le nuove generazioni in
perfetta coerenza con la tradizione della cultura classica, nel solco del pensiero di Platone,
minava l'autorit stessa della nuova religione. La filosofa neoplatonica doveva perci
necessariamente essere eliminata e con lei messo a tacere il potere esplosivo delle sue idee e
dei suoi calcoli rivoluzionari. Le opere di Ipazia, infatti, sono giunte a noi per un caso fortuito, o
perch incorporate nelle opere dei due matematici (Diofanto e Apollonio) di cui costituivano il
commento, o grazie ad un'unica copia manoscritta sopravvissuta (nel caso del Commento al III
libro dell'Almagesto). Ipazia non rinunci al suo sapere e per non essersi sottomessa al potere
emergente pag con la vita, morendo tra le fiamme. La sua morte perci emblema di libert
di pensiero e di autonomia dell'intellettuale rispetto al potere dominante ed questo forse il
merito pi grande di Ipazia e ci che rende la sua storia sempre attuale.

Non sono poi tante le donne che hanno avuto la possibilit di distinguersi nella
scienza (e purtroppo non solo nella scienza), considerata, fino a non molto tempo fa,
appannaggio esclusivo del mondo maschile. Molte hanno dovuto pagare con la vita
questa loro passione, quasi fosse una colpa della quale vergognarsi: una donna che
con le sue ricerche potesse superare o peggio inficiare i risultati ottenuti dai colleghi
maschi, era ritenuta una presuntuosa da relegare in un angolo. Fra queste non si pu
dimenticare IPAZIA, vissuta ad Alessandria d'Egitto fra la fine del IV e l'inizio del V
secolo. Non che Ipazia si fosse avvicinata da sola agli studi scientifici; fu il padre
Teone ad indirizzarla su questa via, come lui stesso ci tramanda; nell'intestazione del
III libro del suo commento al Sistema matematico di Tolomeo, troviamo scritto:
"Commento di Teone di Alessandria al terzo libro del Sistema matematico di
Tolomeo. Edizione controllata dalla filosofa Ipazia, mia figlia". Ipazia grande
studiosa di matematica dunque, ma, ed questo l'aspetto pi significativo, anche
insegnante: "Introdusse molti alle scienze matematiche" ci dice Filostorgio, e
numerose altre testimonianze ci attestano addirittura di sue opere autografe,
purtroppo per ora scomparse. Pare comunque che una delle discipline in cui Ipazia
seppe distinguersi di pi fosse l'astronomia. Ancora Filostorgio e poi Suda, ci
informano di interessanti scoperte compiute dalla donna a proposito del moto degli
astri, scoperte che ella rese accessibili ai suoi contemporanei con un testo, intitolato
Canone astronomico. Ma Ipazia fu anche filosofa molto apprezzata: Socrate Scolatico
parla di lei come della terza caposcuola del Platonismo, dopo Platone e Plotino.
Damascio ci spiega come seppe passare dalla semplice erudizione alla sapienza
filosofica. Pallada poi, in un epigramma, tesse uno degli elogi pi belli di Ipazia: "Quando ti
vedo mi prostro, davanti a te e alle tue parole, vedendo la casa astrale della Vergine, infatti verso il
cielo rivolto ogni tuo atto Ipazia sacra, bellezza delle parole, astro incontaminato della sapiente
cultura". Come, a ragione, nota Gemma Beretta (Ipazia d'Alessandria, Editori Riuniti) nel terzo
verso che si concentra tutto il senso dell'attivit di Ipazia: "Verso il cielo rivolto ogni tuo atto", ad
indicare da un lato l'amore per l'astronomia, dall'altro la tensione filosofica. Cos prosegue la
Beretta: "Quando tracciava una nuova mappa del cielo, Ipazia stava indicando una traiettoria nuova
- e insieme antichissima - per mezzo della quale gli uomini e le donne del suo tempo potessero
imparare ad orientarsi sulla terra e dalla terra al cielo e dal cielo alla terra senza soluzione di
continuit e senza bisogno della mediazione del potere ecclesiastico [... ]. Ipazia insegnava ad
entrare dentro di s (l'intelletto) guardando fuori (la volta stellata) e mostrava come procedere in
questo cammino con il rigore proprio della geometria e dell'aritmetica che, tenute l'una insieme
all'altra, costituivano l'inflessibile canone di verit". Ma scienza e filosofia non devono poi
considerarsi discipline separate, come si ricorda anche in Roma al femminile, a cura di Augusto
Franchetti, ed. Laterza: "Ipazia [] maestra di filosofia neoplatonica, una disciplina dove
convergevano anche studi di matematica e di geometria, al punto che la stessa Ipazia avrebbe
inventato anche macchine come un astrolabio piatto, un idroscopio e un aerometro". Ipazia poi,
anche guida spirituale; uno dei suoi pi affezionati discepoli, tale Sinesio, cos le scrisse, ormai
vinto dalla malattia: "Detto questa lettera dal letto nel quale giaccio. Possa tu riceverla stando in

buona salute, o madre, sorella e maestra, mia benefattrice in tutto e per tutto, essere e nome
quant'altri mai onorato!". E le parole con cui prosegue, sono comprensibili solo alla luce di una
completa comunione d'anime fra lui e la maestra pagana, al di sopra di ogni credo e di ogni
ideologia, se si considera che Sinesio divenne poi vescovo cristiano di Cirene: "E se c' qualcuno
venuto dopo che ti sia caro, io debbo essergli grato poich ti caro, e ti prego di salutare anche lui
da parte mia come amico carissimo. Se tu provi qualche interesse per le mie cose, bene; in caso
contrario, non importano neanche a me". La vita di Ipazia cominci ad essere scritta circa vent'anni
dopo la sua morte, avvenuta per assassinio nel 415 dopo Cristo. I primi ad occuparsi di lei furono
due storici della Chiesa: Socrate Scolastico e Filostorgio. Ottant'anni dopo, Damascio di Damasco
torn a riproporre la sua biografia. Quando Socrate e Filostorgio scrissero le loro opere, molti dei
responsabili della morte della filosofa erano ancora vivi: i due quindi rischiarono davvero grosso,
accusando tutt'altro che velatamente Cirillo (allora Vescovo di Alessandria) di quel truce delitto.
Filostorgio, in particolare, attesta che se i cristiani colti e ormai al margine dell'ortodossia vedevano
di buon occhio Ipazia, altri cristiani invece non la tolleravano proprio e si scagliarono contro di lei
fino ad ucciderla. Socrate ritorna con vigore sul tema dell'odio e della gelosia: "Ella giunse ad un
tale grado di cultura, che super di gran lunga tutti i filosofi suoi contemporanei. [... ]. Per la
magnifica libert di parola ed azione, che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato
anche al cospetto dei capi della citt e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli
uomini. Infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e
provavano verso di lei un timore reverenziale. Per questo motivo, allora, l'invidia si arm contro di
lei. Alcuni, dall'animo surriscaldato, guidati da un lettore di nome Pietro, si misero d'accordo e si
appostarono per sorprendere la donna mentre faceva ritorno casa. Tiratala gi dal carro, la
trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario: qui, strappatale la veste, la uccisero
colpendola con i cocci. Dopo che l'ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati questi pezzi
al cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia di lei nel fuoco". Diversi altri particolari cogliamo
poi nella biografia che scrisse Damascio, cento anni dopo la morte della donna. In particolare
questo filosofo, di cultura e religione ellenica, si sofferma molto sul tema della verginit. Un
episodio al proposito significativo: un allievo di Ipazia, ci dice Damascio, si era follemente
innamorato di lei. Ipazia, accortasi di questa sua passione, gli present una delle pezzuole usate
dalle donne per il mestruo e gli disse: "Questo, dunque, ami o giovane, niente di bello". Damascio
poi spiegherebbe, secondo testimonianze posteriori, il significato del gesto di Ipazia: purtroppo per
questa parte del suo testo per noi molto lacunosa. Ancora sull'invidia di Cirillo ritorna Damascio:
"Una volta accadde che Cirillo, che era a capo della setta opposta, passando davanti alla casa di
Ipazia, vedesse che vi era una gran ressa di fronte alle porte, confusione di uomini e di cavalli, gente
che si avvicinava, che si allontanava, che ancora si accalcava, avendo chiesto cosa fosse quella
moltitudine e di chi la casa presso la quale c'era quella confusione, si sent rispondere da quelli del
suo seguito che in quel momento veniva salutata la filosofa Ipazia e che era la sua casa. Saputo ci,
egli si rose a tal punto nell'anima che tram la sua uccisione in modo che avvenisse al pi presto,
uccisione tra tutte la pi empia". I meriti di Ipazia furono molti. Secondo Socrate Scolastico e
Damascio, con Ipazia si era finalmente realizzata nel mondo la mitica "politeia" in cui erano i
filosofi a decidere le sorti della citt. Ipazia fece ritornare ad Alessandria la filosofia. Il pensiero
platonico per, assunse con lei una configurazione nuova: in particolare, secondo Socrate
Scolastico, Ipazia non apparteneva alla schiera di quei filosofi che "spiegano le opere di Platone e di
Plotino". Ella "eredit la scuola platonica che era stata riportata in vita da Plotino, e spiegava tutte
le scienze filosofiche a coloro che lo desideravano". Ipazia affiancava, dice Beretta, "ad un

insegnamento esoterico un insegnamento pubblico, simile a quello dei sofisti moralizzatori del I
secolo". Caratteristica di Ipazia fu dunque la generosit con cui tramandava il suo sapere a quanti
stavano attorno a lei. Ella non riservava la conoscenza per s e per pochi eletti, ma con estrema
liberalit la dispensava agli altri. Damascio riferisce, in base alle testimonianze ottenute, che "la
donna, gettatosi addosso il mantello e facendo le sue uscite in mezzo alla citt, spiegava
pubblicamente, a chiunque volesse ascoltarla, Platone o Aristotele o le opere di qualsiasi altri
filosofo". Ipazia era molto amata per questo dal popolo e ci le conferiva una grande autorit. Cos
scrive Socrate Scolastico: "A causa della sua straordinaria saggezza tutti la rispettavano
profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale". Fa eco Damascio: "Poich tale era
la natura di Ipazia, era cio pronta e dialettica nei discorsi, accorta e politica nelle azioni, il resto
della citt a buon diritto la amava e la ossequiava grandemente e i capi, ogni volta che si
prendevano carico delle questioni pubbliche, erano soliti recarsi prima da lei". Non solo il popolo
dunque la venerava, ma anche molte delle autorit della cittadine. Con la morte di Ipazia, si pot
considerare distrutta una delle pi esemplari comunit scientifiche di ogni epoca. Quello che
strano per, che nessuno, poi, si sia proclamato suo allievo. Nessuno filosofo si dichiar suo
erede. Probabilmente, ipotizza la Beretta, i motivi vanno ricercati nel fatto che Cirillo, considerato
dalle fonti principali il responsabile del suo assassinio, "detenne la carica di vescovo della citt per i
successivi 29 anni (egli, infatti, mor nel 444), nel corso dei quali divenne l'episcopo pi potente e
temuto di tutto l'impero d'Oriente". Ma perch Cirillo odiava tanto Ipazia? Certo, l'invidia
(phthonos) per la considerazione e la notoriet che questa donna aveva raggiunto nella sua citt
gioc un ruolo notevole. Ma le cause del rancore del vescovo di Alessandria contro la nostra
filosofa hanno una radice ben pi politica e religiosa. Nel 391 dopo Cristo, Teodosio aveva
proclamato il Cristianesimo religione di stato. Nel 392 fu promulgata anche una legge speciale
contro i culti pagani. I cattolici dell'impero romano d'oriente potevano contare quindi sul pieno
appoggio del potere temporale, dopo anni passati a professare la loro fede nei recessi delle
catacombe. Evidentemente alcuni cristiani, fortunatamente pochi, potendo finalmente divulgare in
modo aperto il loro credo, ripagarono i pagani dei torti subiti con altra violenza. Cirillo addirittura
arriv ad arruolare dei monaci, torme di uomini, spesso analfabeti, "che vagavano di citt in citt",
scrive Silvia Ronchey nel saggio Ipazia, l'intellettuale, che fa parte del citato Roma al femminile
"pieni d'odio sociale non solo contro i pagani ma contro il mondo civile in genere". "Sono costoro",
ha scritto Evelyne Patlagen, "che spingono l'impassibilit ascetica alla sovversione". Suida non esita
a definirli "esseri abominevoli, vere bestie". Il clima sociale di Alessandria d'Egitto era dunque, a
cavallo fra quarto e quinto secolo, molto instabile. La comunit cristiana era la pi forte e teneva a
far valere questo suo potere. Cirillo rappresentava il massimo del potere ecclesiastico, ma Ipazia era
il fulcro della cultura, occupando la prestigiosa cattedra di filosofia: "Dopo la morte di suo padre ne
aveva ereditato l'insegnamento, " annota la Ronchey "ed era un insegnamento estremamente illustre,
poich derivava dal grande neoplatonico Plotino. Le successioni dei professori di filosofia venivano
registrate in citt come la successione dei vescovi". Ma il vescovo cristiano doveva avere il
monopolio della 'parrhesia' (libert di parola e di azione; ndr)" ha scritto Peter Brown, proponendo,
per quanto riguarda Ipazia, un sillogismo molto chiaro: "Se nella fase di passaggio dal paganesimo
al cristianesimo i compiti del filosofo e del vescovo vengono a sovrapporsi, che cosa fa il vescovo,
se non eliminare il filosofo? ". La Ronchey non si accontenta di questa spiegazione e va oltre: "Gli
elementi in conflitto non sono tanto paganesimo e cristianesimo, quanto le classi dirigenti (locale e
romana), le categorie sociali (antica aristocrazia, nuova "burocrazia" ecclesiale), i bellicosi gruppi
etnici, nel clima d'instabilit che caratterizza il passaggio dei poteri e l'instaurarsi del cristianesimo

nella vita e nelle strutture cittadine del tardo impero romano". La figura di Ipazia affascin molto la
letteratura di ogni epoca. E se Socrate Scolastico e Damascio lanciarono delle accuse pesanti ai
danni di Cirillo, non mancarono autori che difesero spudoratamente il vescovo cattolico. Fra questi
Giovanni di Nikiu, che considera il linciaggio della filosofa una meritata punizione: "Ipazia
ipnotizzava i suoi studenti con la magia e si dedicava alla satanica scienza degli astri". La parte
conclusiva del suo racconto al proposito molto esplicativa: "Tutta la popolazione circond il
patriarca Cirillo e lo chiam nuovo Teofilo, perch aveva liberato la citt dagli ultimi idoli". A
prescindere dalle prese di posizione degli storici, Cirillo non dovette scontare alcuna pena per
l'assassinio di Ipazia. Il monofisismo invece, l'eresia basata sulle sue dottrine, verr condannato a
Calcedonia nel 451. Anche Voltaire parla di Ipazia nelle Questions sur l'Encyclopdie (1772),
sottolineandone soprattutto l'avvenenza e l'ingiusta condanna. In altri suoi scritti considerer la sua
morte "excs du fanatism". Da Voltaire l'eco di Ipazia rimbalzer fino all'italiano Vincenzo Monti:
"La voce alzate, o secoli caduti, / Gridi l'Africa all'Asia e l'innocente/ Ombra d'Ipazia il grido
orrendo aiuti". In Gran Bretagna Ipazia non venne dimenticata: l'irlandese John Toland scrisse nel
1720 un saggio intitolato Ipazia, ovvero "la storia di una Dama assai bella, assai virtuosa, assai
istruita e perfetta sotto ogni riguardo, che venne fatta a pezzi dal Clero di Alessandria per
compiacere l'Orgoglio, l'Emulazione e la Crudelt del loro Vescovo, comunemente ma
immeritatamente denominato San Cirillo". Non allo stesso modo la pensava evidentemente Lewis,
se nel 1721 scrisse La storia di Ipazia, "assai impudente professoressa di Alessandria: in Difesa di
San Cirillo e del Clero Alessandrino dalle calunnie di Mr. Toland". Il Settecento protestante di certo
non scord Ipazia; Gibbon nel Decline and Fall non si risparmi critiche per il vescovo di
Alessandria: "Ipazia fu disumanamente macellata dalle nude mani di Pietro il Lettore e da quelle di
una ciurma di selvaggi e implacabili fanatici [... ] ma l'assassinio di Ipazia impresse un marchio
indelebile sul carattere della religione di Cirillo d'Alessandria". Henry Fielding, in una satira, arriva
ad immaginare un fidanzamento fra Ipazia e Giuliano l'Apostata. Con l'avvento della Controriforma
cattolica si cerc di cambiare le carte in tavola, arrivando a mettere in discussione l'attendibilit
delle fonti e di conseguenza la responsabilit di Cirillo: nell'Ottocento si scrisse che "Cirillo devesi
ritenere pienamente di ogni colpa giustificato da ogni buon credente per essere stato fatto santo
dalla chiesa". E non manc qualche poetessa che romanz tutta quanta la storia, come la marchesa
Diodata Saluzzo Roero, membro dell'Accademia Torinese delle Scienze e dell'Arcadia, che nel suo
lungo Ipazia, ossia delle filosofe (1827) present la filosofa come martire cristiana: "Languida rosa
sul reciso stelo/ Nel sangue immersa la vergin giacea/ Avvolta a mezzo nel suo bianco velo/
Soavissimamente sorridea/ Condonatrice de l'altrui delitto/ Mentre il gran segno redentor stringea".
Ci che comunque i pi riconobbero e apprezzarono in Ipazia, fu la fedelt al platonismo e
all'ellenismo, come ben spiega Charles Peguy: "Ci che noi amiamo e ci che onoriamo questo
miracolo di fedelt, [] che un'anima sia stata cos perfettamente in accordo con l'anima platonica
e con la sua discendente, l'anima plotiniana, e in generale con l'anima ellenica, con l'anima della sua
razza, con l'anima del suo maestro, con l'anima di suo padre, in un accordo cos profondo, cos
intimo, che raggiungeva cos profondamente le fonti stesse e le radici, che in un annientamento
totale, quando tutt'un mondo, quando tutto il mondo andava discordandosi, per tutta la vita
temporale del mondo, e forse dell'eternit, essa sola sia rimasta in accordo, sino alla morte".

Vita e filosofia di Proclo


Pensiero, vita e inni del filosofo Proclo.

Autore: Diego Fusaro


Pubblicato il: 15-04-2006
Introduzione Proclo il pi importante rappresentante del neoplatonismo ateniese. Nato nel 412,
Proclo studi ad Alessandria, ma fu poi allievo di Plutarco e Siriano, al quale successe nella
direzione della scuola di Atene, che egli tenne sino alla morte nel 485. Egli autore di numerose
opere, molte delle quali ci sono pervenute, integralmente o parzialmente. In primo luogo, una serie
di commentari a dialoghi di Platone e, precisamente, al Timeo, alla Repubblica, all' Alcibiade
maggiore (da lui ritenuto autentico), al Cratilo e al Parmenide. La sua sistemazione del pensiero
platonico contenuta soprattutto nella "Teologia platonica", in sei libri, e negli "Elementi di
teologia". Vi sono, inoltre, tre brevi scritti nei quali Proclo affronta il problema del fato e della
libert, della provvidenza e del male, nonch un trattato di astronomia elementare e un "Commento
al primo libro degli elementi di Euclide". Proclo anche autore di Inni religiosi e di uno scritto
sull'Arte ieratica, nel quale riprende le tematiche della teurgia. Proclo d una sistemazione alla
precedente speculazione neoplatonica, soprattutto nella formulazione impressale di Giamblico. Il
suo punto di partenza una interpretazione del Parmenide di Platone, gi avviata dai suoi maestri
Plutarco e Siriano, secondo la quale tutte le ipotesi sul rapporto uno-molti, esposte nella seconda
parte del dialogo, riguardano la teologia. La teologia di Platone si pone nella sua visione al termine
di una catena rivelativa che parte dagli dei stessi, passa per l'orfismo e il pitagorismo e arriva a
Platone: Proclo interpreta quindi la vicenda della filosofia secondo una prospettiva inversa rispetto a
quella di Aristotele. Per Aristotele, infatti, l'ultima filosofia il compimento del passato e il criterio
in base al quale discutere di esso e operare selezioni al suo interno. Per Proclo, invece, l'origine e il
passato sono il massimo della verit. Il modello derivativo metafisico, elaborato da Plotino, viene
esteso alla stessa vicenda della filosofia: ci che primo superiore a ci che segue. Platone
diventa uno scrittore ispirato al quale tributare un culto e il filosofo-interprete diventa il garante
della continuit e conservazione della catena rivelativa. Proclo stesso sosteneva di essere stato
chiamato in sogno alla filosofia dalla dea Atena, osservava fedelmente i culti pagani e praticava la
teurgia. Il suo biografo Marino gli attribuisce poteri di guarigione e di intervento sugli stessi
fenomeni meteorologici. Il nobile Rufino, assistendo una volta ad una lezione di Proclo, afferm di
aver visto la testa del maestro circonfusa di luce. Cos, nella sua ultima apparizione, il filosofo
pagano assumeva, ma invano, l'aura del santo cristiano. Sulla linea del Parmenide e di Plotino,
Proclo non pone un principio ineffabile al di sopra dell'Uno, come invece fa Giamblico. Ancor pi
di Giamblico, Proclo elabora invece una teologia, nella quale proliferano le ipostasi. Questo aspetto
si esprime nella dottrina delle enadi divine. All'interno dell'Uno, che la prima ipostasi, sussiste una
serie di unit in aggiunta ad esso: esse derivano dall'Uno e sono gli intermediari tra l'Uno e le realt
inferiori. Mentre l'Uno in s inconoscibile, esse possono essere conosciute attraverso i loro
prodotti. L'Uno infatti non contiene in s le cause delle realt inferiori, perch ci sarebbe
incompatibile con l'unit assoluta. Queste cause sono invece contenute nelle enadi, che Proclo
identifica esplicitamente con gli dei della tradizione pagana. Nella Teologia platonica, Proclo
costruisce una minuziosa piramide gerarchica di queste divinit, nella quale i livelli inferiori si
accrescono via via di numero, diminuendo corrispondentemente di potere. Il principio che presiede
a questa piramide dato dal fatto che due termini devono essere collegati da un intermediario, che
ha qualcosa in comune con ciascuno di essi. Uno stesso attributo pu esistere anche ai livelli
inferiori in modo appropriato ad essi, ma solo al livello delle enadi esso esiste in modo perfetto. La
funzione religiosa delle enadi si esprime sotto forma di provvidenza, ma gli dei sono provvidenziali
in virt del semplice fatto di esistere, non in quanto agiscono intenzionalmente e deliberatamente.
Agli dei Proclo attribuisce onniscienza anche per quanto riguarda gli eventi singolari e contingenti,
ma questa loro conoscenza del contingente non comporta che essi siano toccati da questa
contingenza. Il processo dell'emanazione ha secondo Proclo una struttura triadica: mentre Plotino
aveva essenzialmente distinto i due momenti della derivazione e del ritorno, Proclo distingue la

mon, come permanere del principio nella propria causa, la proods, come procedere da tale causa,
e l'epistroph, come rivolgersi e tornare ad essa. Il potere divino, attraverso i suoi successivi
intermediari, opera, anche se in gradi diversi, a tutti i livelli della realt, anche all'ultimo di essi,
ossia a livello della materia. Questa non pu quindi essere identificata semplicemente con il male. Il
male pura assenza di bene; in quanto tale esso una sorta di sottoprodotto o perversione
dell'aspirazione di tutto verso il bene e non ha consistenza genuina. Il male del mondo materiale
tale soltanto per le sue parti, non per il tutto e la provvidenza volge al bene anche il male. Proclo
non condivide la tesi di Plotino che ci sia una parte dell' anima umana che non caduta. Proprio per
questo l'unica via di salvezza ravvisata nella teurgia: l'intero mondo materiale lo specchio di
poteri divini invisibili, pertanto la manipolazione di determinati oggetti materiali mette il teurgo a
contatto con gli dei che essi rappresentano. La teurgia si distingue dalle comuni pratiche magiche
solo perch chi la pratica si trova in una condizione mentale superiore. Lo scopo finale di essa
ravvisato nell'estasi mistica. Il movimento circolare dellEssere non pu che essere eterno. Il
neoplatonismo, sulla scorta di tutto il pensiero greco, non pu accettare la concezione ebraicocristiana della creazione: la ragione rifugge lidea che luniverso provenga dal Nulla. La filosofia
greca si presenta al Medioevo soprattutto attraverso la mediazione dei Padri della Chiesa, che ne
hanno fatto una servitrice fedele della teologia, ma anche si presenta anche con una voce quella di
Proclo che rivendica la propria autonomia e rifiuta come assurda una sapienza che contraddice, in
nome di un nuovo Lgos divino, a quel Lgos che per secoli ha guidato luomo nella ricerca della
Verit: "Con quale intenzione Dio, dopo una inerzia di durata infinita, penser di creare? Perch
pensa che meglio? Ma prima, o lo ignorava, o lo sapeva. Dire che lo ignorava assurdo; ma se lo
sapeva, perch non ha cominciato prima? " [Commentario al Timeo, 115 e] Inni di Proclo Inno ad
Elios Ascolta, o re del fuoco intellettuale, Titano dalle briglie doro, ascolta, dispensatore di luce,
signore che possiedi la chiave della fonte della vita, e che sui mondi materiali dallalto versi un
copioso fiume darmonia. Ascolta, giacch tu, che hai sede nel mezzo al di sopra delletere, e tieni il
cuore dell universo, circolo luminosissimo, tutto riempisti della tua provvidenza, eccitatrice della
mente. I pianeti, cinti dalle tue fiamme perennemente vivide, sempre, con incessanti e infaticabili
movimenti circolari, mandano a favore di quanti vivono sulla terra stille vitali, e ogni generazione,
sotto i vostri ricorrenti corsi, rigermina secondo la legge delle Ore. Il fragore degli elementi fra loro
cozzanti cessa, quando tu, che discendi da padre ineffabile appari. A te cede il coro inconcusso delle
Moire; che torcono allindietro il filo del destino ineluttabile, quando lo vuoi; giacch sommamente
sei potente e vastamente signoreggi. Balz fuori di vostra catena Febo, signore della sacra melodia;
divinamente cantando, al suono della cetra, placa lenorme flutto della generazione dal cupo
muggito. Dal diffondersi della tua luce, che allontana i mali, nacque, dono soave, Peone, e sua
salute diffuse, dopo aver riempito il vasto universo di balsamica armonia. Te cantano il glorioso
padre di Dioniso; e te Evio-Attis negli ultimi recessi della materia, te delicato Adone altri
chiamarono nei loro canti. E paventano la minaccia della tua agile sferza i demoni, agli uomini
funesti, di cuor feroce, che alle nostre infelici anime ordiscono danni, affinch sempre nellabisso
della vita dal cupo fragore soffrano sotto il peso del corpo, bramosi del giogo, e dimentichino la
dimora eccelsa e splendente del padre. Ma tu, ottimo fra gli dei, coronato di fuoco, nume beato,
immagine del dio creatore di tutte le cose, tu, che le anime elevi, ascolta, e purificami da ogni
peccato per sempre; e la preghiera di molte lacrime accogli, e liberami dal peccato che d dolore, e
tienmi lontano dalle espiazioni, placando locchio vigile di Dike che tutto vede. Ad opera del tuo
aiuto sempre salutare concedi allanima mia la luce purissima e beatissima, una volta dispersa la
caligine, funesta ai mortali, prodotta da veleno e al corpo il magnifico dono duna perfetta salute.
Fa chio diventi famoso e che, secondo il costume dei miei predecessori possa aver cura delle Muse
dalle amabili trecce. Non turbato benessere, che nasce da amorosa piet, se tu vuoi, concedimi, o
signore, giacch facilmente puoi compiere. Tu, infatti, possiedi saldo ed infinito vigore. Ma se, per i
fusi delle Moire, rotanti sotto i fili tratti dai movimenti degli astri qualcosa di funesto ci colpisce,
distrnalo con la forza dellimpeto tuo. Inno ad Afrodite Cantiamo la stirpe onorata d'Afrogenia e
l'origine grande, regale, da cui tutti nacquero gli immortali alati Amori, dei quali alcuni con dardi

intellettivi saettano le anime, affinch punte da stimoli sublimanti di desideri, agognino vedere le
sedi d'igneo splendore della madre; altri, invece, in obbedienza ai voleri e ai previggenti, salutari
consigli del padre, desiderosi d'accrescere con nuove nascite il mondo infinito, eccitano nelle anime
il dolce desiderio della vita terrena. Altri ancora sui vari sentieri degli amplessi nuziali
incessantemente vigilano, onde da stirpe mortale immortale rendere il genere degli uomini oppressi
dai mali e a tutti stanno a cuore le opere di Citerea, madre d'amore. Ma, o dea, poich tu dovunque
porgi orecchio attento, o che circondi il vasto cielo, dove dicono che tu sia l'anima divina del mondo
eterno, o che risiedi nell'etere al di sopra dell'orbite dei sette pianeti, riversando su di noi, che da te
discendiamo, indomite energie, ascolta, e il doloroso cammino della mia vita guida coi tuoi
santissimi strali, o veneranda, placando l'impeto gelido dei desideri non pii. Alle Muse Cantiamo la
luce, che in alto solleva i mortali, cantiamo le nove figlie, dalla dolce voce, di Zeus possente, che le
anime erranti nell'abisso della vita, con pure iniziazioni, opera dei libri che risvegliano le menti,
liberano dalle cure funeste della terra, e ad esse insegnano ad affrettarsi a seguire un cammino che
superi l'oblio dai flutti profondi, e a ritornare purificate all'astro, cui son congiunte, donde
s'allontanarono, quando sulla costa, ove si nasce, precipitarono, rese folli dal desiderio dei beni
materiali. Ors, o dee, lo slancio mio ardente calmate, e furor sacro ispiratemi con le rivelazioni
intellettuali dei sapienti, e la gena degli uomini superstiziosi non mi svii dal sentiero divino,
luminosissimo, fecondo di splendidi frutti; ma fuori dal fragore della traviata generazione sempre
possiate trarre alla luce pura l'anima mia errante perch sia piena dei frutti dei vostri alveari che
nutrono la mente, e possegga sempre la gloria dell'eloquenza che seduce il cuore. Inno Comune agli
Dei Ascoltate, o dei, che avete il timone della sapienza sacra, voi che, dopo aver destato il fuoco che
in alto solleva, agli immortali riconducete le anime dei mortali, che hanno lasciato il tenebroso
recesso, purificatesi con le iniziazioni ineffabili degli inni. Ascoltate, o salvatori possenti, e per
effetto dello studio dei libri divini, mostratemi la luce pura, dopo aver dispersa la caligine,
acciocch io possa riconoscere bene il dio immortale e luomo; e sotto i gorghi letei il demone
malefico non ritenga per sempre me lontano dai beati; e nei flutti dell'orrida generazione caduta,
l'anima mia, che pur non vuole a lungo errare, unespiazione terribile non costringa nei ceppi della
vita. Ma, o dei, guide di sapienza, fulgidissima, ascoltatemi, e a chi si affretta verso un cammino
che porta in alto, rivelate i santi deliri e le iniziazioni delle parole sacre. Ad Afrodite Licia Cantiamo
la regina dei Lici, Afrodite fanciulla, della cui protezione, che allontana il male, ricolmi, gli ispirati
reggitori della nostra patria, un tempo innalzarono nella citt un santo simulacro, con il segno del
mistico connubio, degli imenei intelligibili, d'Efesto ardente -e d'Afrodite celeste, e la chiamarono
olimpia dea, e per la sua potenza spesso al micidial dardo della morte sfuggirono, ed avevano
l'occhio alla virt; e dai fecondi talami salda, di chiaro senno, come spiga venne su la prole, e
ovunque era benefica tranquillit di vita. Ors, o veneranda, accogli anche la nostra offerta di buone
parole, giacch anch'io sono di sangue licio. E dalla turpitudine alla suprema bellezza solleva
l'anima, sfuggita al pungolo esiziale della brama terrena. Ad Ecate e a Giano Salve, o madre degli
dei, dai molti nomi, dalla bella prole; salve, o Ecate, custode delle porte, di gran potenza; ma anche
a te salve, o Giano, progenitore, Zeus imperituro; salve Zeus supremo; rendete luminoso il cammino
della mia vita, colmo di beni, stornate i funesti morbi dalle mie membra, e l'anima, che sulla terra
delira, traete in alto, purificata dalle iniziazioni che risvegliano la mente. Vi supplico, tendetemi la
mano, e le divine vie mostratemi, ch le desidero; la luce preziosissima io voglio mirare, onde m'
dato fuggire la turpitudine della fosca generazione. Vi supplico, porgetemi la mano, e con i vostri
soffi me travagliata sospingete nel porto della piet. Salve, o madre degli dei, dai molti nomi, dalla
bella prole; salve, o Ecate, custode delle porte, di gran potenza; ma anche a te salve, o Giano,
progenitore, Zeus imperituro; salve Zeus supremo. Ad Atena Polymetis Ascoltami, o figlia
dell'egioco Zeus, balzata fuori dalla fonte paterna e dalla pi alta catena degli esseri, d'animo virile,
armata di scudo, di gran forza, figlia di padre possente, Pallade, Tritogenia, vibratrice di lancia,
dall'elmo d'oro, ascoltami; e accogli, o veneranda, l'inno con animo benevolo; n lasciare mai, cos,
ai venti la mia parola, tu che schiudesti le porte divine della sapienza, che domasti la genia dei
Giganti terrestri in lotta contro gli dei; tu che, dopo aver fuggito il desiderio d'amore di Efesto di te

bramoso, custodisti intatto il freno infrangibile della tua verginit; tu che serbasti illacerato nelle
profonde cavit dell'etere il cuore del signore Bacco, un d scerpito dalle mani dei Titani; e
portandolo lo desti al padre, acciocch per l'ineffabile volont del genitore, da Semele per il mondo
rifiorisse un nuovo Dioniso; tu, di cui la scure, tagliate alla radice le teste dei mostri nati da Ecate
onniveggente, sop la generazione dei mali; tu, che facesti tuo il santo potere delle virt animatrici
dei mortali; tu, che abbellisti tutta quanta la vita con arti varie, dopo aver ispirato alle anime
unoperosit intelligente per il bene comune; tu, cui fu consacrata sull'alto colle l'Acropoli, simbolo,
o veneranda, delleccelsa, grande tua discendenza; tu, che amasti la terra, nutrice d'eroi, madre
d'ogni sapere, tu, che, dopo aver trionfato sulla sacra brama del fratello di tuo padre, alla citt
concedesti che avesse il tuo nome e pensieri nobili, e l, sotto l'alta pendice del colle, segno
manifesto della contesa per i posteri, facesti germogliare l'ulivo, quando sui Cecropidi, ad opera di
Posidone, dal mare s'abbatterono infiniti, furiosi flutti, che flagellavano ogni cosa con la loro
risonante corrente. Ascoltami tu, cui brilla nel volto limpida luce, e un porto felice concedi a me che
erro sulla terra; dona all'anima la luce pura delle tue sante parole, e sapienza e amore; e all'amore
ispira forza tanta e tale, quanta dai terrestri abissi di nuovo mi trarr verso lOlimpo, nella dimora
del potente padre. Ma se mi doma errore funesto di vita - giacch so come spesso sono straziato da
una serie di azioni non sante, che ho commesso con zelo insensato - sii propizia, o dolce consigliera,
salvatrice dei mortali, e non permettere chio diventi preda e strazio di orribili castighi, in questa
plaga terrena abbandonato, poich prego d'essere tuo. Concedi fin nel profondo delle mie membra
stabile e prospera salute, e allontana la moltitudine dei tristi morbi, struggitori di corpi; ti supplico,
o regina, e con la tua mano divina fa' cessare tutta la miseria delle sofferenze nere. Concedi alla
nave della mia vita venti sereni, figli, amore, gloria, prosperit, gioia amabile, persuasione,
vaghezza faconda d'amicizia, mente sagace, forza contro le avversit della vita, il primato fra i
cittadini. Ascoltami, ascoltami, o signora, con molte preghiere a te vengo, per dura necessit; e tu
prestami orecchio amorevole.

DONNE
febbraio 19, 2011 di paroleinpentola Lascia un commento
La condizione sociale della donna dagli albori del tempo ad oggi ha subito molte variazioni,
influenzata da fattori geografici e storici, ma si pu asserire che nei vari secoli, ad ogni latitudine o
longitudine, la donna ha sempre subito un trattamento sfavorevole da quello delluomo. Ma
nonostante tutto ha subito una grande evoluzione, sia nel campo sociale che in quello politico e
culturale.
Nellantichit si riteneva che la donna dovesse assoggettarsi completamente alluomo, questa
situazione di inferiorit cominci agli albori della vita dove la donna aveva il compito primario
della procreazione, allattamento e cura della prole, questo fece si che luomo essendo pi libero e
forte avesse un ruolo primario e dominante nel gruppo di appartenenza. Con il passare dei secoli le
varie religioni omofobe costrinsero ad una segregazione le donne, ponendole in posti di livello
inferiore (come nelle gerarchie militari, ma a differenza di esse non cerano promozioni future).
Presso tutte le societ, da quelle persiane, greche e romane, le famiglie erano patriarcali mentre la
donna era considerata un essere inferiore e con limitata libert. Ad Atene, in Grecia, ritenute dalle
leggi incapaci e assoggettate al padre o al marito, da Euripide che le considerava il peggiore dei
mali a Platone che non trovava per la donna collocazione sociale, passando per Aristotele che
diceva che era incompleta e difettosa, a Pitagora convinto che la donna fosse stata creata dal
principio cattivo che gener caos e tenebre.

Anche nella societ romana la condizione non era certo delle migliori, era considerata
irresponsabile, costretta a vivere in minorit e, se era infedele, poteva essere punita come per un
delitto, con la morte.
Completamente diverso il ruolo delle matrone: avevano grande importanza in famiglia e si
occupavano personalmente di educare i figli. Con il tempo, via via, il ruolo della donna si modific,
cominciarono a partecipare a banchetti e cerimonie anche pubbliche e per di pi anche senza il
marito.
Ma la discriminazione peggiore nei confronti delle donne inizi con la nascita delle religioni
monoteiste, il Giudaismo prima e il Cristianesimo poi, il cui testo sacro in comune, lAntico
Testamento recita: Alla donna disse: Verso tuo marito sar il tuo istinto, ma egli ti dominer un
dogma che fece sentire luomo superiore alla donna. In seguito listituzione della Chiesa non fece
altro che peggiorare tutto quanto ma ebbe il culmine nel medioevo, durante la caccia alle streghe,
una carneficina che non fece altro che ingrassare le tasche del papato.
Dove fu riconducibile ad un solo pensiero denominatore, nel nome della chiesa furono eseguite
raccapriccianti barbarie e ostentazioni di potere nei loro confronti, colpevoli di aver accettato le
lusinghe del maligno, mai donna poteva esprimere o sentenziare, altrimenti tacciata di stregoneria
arsa viva sul rogo. ma purtroppo fu il periodo che consolid la persecuzione della donna, e questo
atteggiamento influenzer tutte le societ europee moderne.
La concezione delle donne nellepoca moderna il rinascimento, dove ottennero tante conquiste che
poi proseguirono fino al culmine raggiunto nella societ francese; ma dobbiamo attendere il XIX
secolo dove negli Stati Uniti affrontarono per primi il problema delleducazione della donna, non
solo intellettualmente ma anche in campo professionale; in seguito le guerre mondiali contribuirono
ad aumentare la parit dei sessi, questo dovuto alla mancanza di manodopera maschile, apr
prospettive in ogni campo di lavoro anche se il primo traguardo importante si era ottenuto con il
conseguimento del diritto di voto, per le quali si batterono le suffraggette.
Le donne si sono sempre battute per aver riconosciuti diritti, passando dal voto al divorzio e la
materia molto delicata della violenza sessuale, da poco divenuta violenza contro la persona e non
contro la morale. Ma soltanto nella seconda met del 900, ottenuta finalmente autonomia e piena
coscienza della loro posizione nella societ, che la condizione femminile migliora e ottiene delle
conquiste giuridiche che in minima parte le ripaga dai recenti passati.
Questa prevalenza maschile ha portato il mondo ad assumere le sembianze che tutti conosciamo, il
comportamento aggressivo maschile ha assunto potere mentre quello femminile si sottomesso ad
esso.
La situazione di predominio ha comportato la sottomissione per millenni e tuttora la mantiene,
soprattutto nei paesi pi arretrati, nellumiliazione e nellinferiorit.
Il percorso fatto dalle donne nei secoli lungo e faticoso, fatto da grandi salite tortuose e da piccole
discese ricche di ostacoli, tutto quello che la donna ha ottenuto nei secoli frutto di grandi battaglie
e contrasti vinti con grande intelligenza, forza di volont, caparbiet e una voglia atavica, sete di
sapere e fame di conoscenza repressa che fa s che tutte le conquiste ottenute siano una goccia
dacqua in un oceano di sapienza. Tutte le donne che hanno ottenuto nei secoli risultati e
riconoscimenti con grande forza e impegno, a dispetto di tutto e di tutti, e tutte quelle cui sono state
tarpate le ali non solo in senso metaforico, annientate dalluomo, colpevole nei secoli di nascondersi
dietro un muro di omert e discriminazione, che anche se il fenomeno, con il tempo si

ridimensionato ha fatto si che si perdesse un bagaglio di conoscenza e possibilit di esprimere e far


finalmente conoscere le potenzialit femminili sottovalutate e discriminate. Non credo che alcun
riconoscimento potr mai colmare il vuoto e il divario tra luomo e la donna; molto si fatto, ma
ancora molto si deve fare, questo possibile solo se il mondo maschile consapevole degli errori
facesse un passo indietro e riconoscesse gli stessi, ma forse vuoi che non sia pronto, per retaggio
culturale, per presunzione o per supremazia consolidata nei secoli, dando per scontato che a loro
tutto dovuto, mentre le donne devono conquistarlo con le unghie e con i denti.
In ogni epoca e luogo del mondo nascevano donne capaci di dimostrare il loro valore intellettuale
pari e a volte superiore a quello delluomo, lottando contro tutto e tutti per dimostrare che non cera
nulla che impedisse loro di esprimersi e di contribuire in modo costruttivo a quel sapere universale
che la presunzione maschile aveva nei secoli monopolizzato, convinti di essere gli unici depositari
del diritto universale della libert che con grande difficolt e a piccoli passi le donne facevano
crollare, dimostrando che lintelligenza non era una prerogativa degli uomini ma di tutti.
Lelenco di donne che hanno lasciato unimpronta nel mondo lunga: Ipazia, grande filosofa e
scienziata che pag con la vita, trucidata in modo orrendo da un potere che di l a poco appiatt il
pensiero del mondo in nome di un Dio plasmato per continuare impunemente a perseguitare e
assoggettare le donne ai voleri e piaceri di una societ omofoba gi fortemente indirizzata in quella
direzione. Aspasia di Mileto, dotta maestra di Socrate. Da Maria Gaetana Agnesi che nel 700 fu la
prima donna a ricoprire una cattedra di universit, a Sophie Germain esperta di numeri e di fisica
tra il 700 e 800. Da Sofia Kovaleskaja professore alluniversit di Stoccolma a Emmy Noether
fondatrice dellalgebra moderna. Da Marie Curie nobel per la fisica nel 1903 e in chimica nel 1911
sino alla figlia Irene Curie nobel per la chimica nel 1935, a Lisa Meitner scopritrice del fenomeno
della fissione nucleare. Da Marie Geoppertmayer nobel nel 1963 in fisica per la scoperta dei numeri
magici arrivando a Rita Levi Montalcini nobel nel 1986 per la medicina passando per Margherita
Hack grande astrofisica di fama mondiale prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in
Italia laureata nel 1945 in astrofisica con uno studio sulle cefeidi. Nellarte c stata Sononisba
Anguissola che ha dedicato la sua vita alla pittura e alla libert di pensiero insieme a Artemisia
Gentileschi Rosalba Carriera e Angelica Kaufmann. Amelia Earheart aviatrice americana, Emyli
Bronte che insieme alle sorelle scrisse molte poesie e racconti, Agatha Christie, grande scrittrice di
romanzi. Nella musica da Josefine Baker a Edith Piaf, dalla grande Maria Callas a Marlene
Dietrich. In teatro da Eleonora Duse fino a Titina de Filippo. Florence Nighingale prima infermiera
nella guerra di Crimea. Dolores Ibarruri, detta la Pasionaria, dottore dei poveri e rivoluzionaria.
Golda Meir, Indira Ghandi, Giovanna dArco.
Continuando, lelenco sarebbe lunghissimo e incompleto, quante donne costrette dentro quattro
mura, violentate a sfornare figli e a soddisfare le voglie maschili, costrette a vivere unesistenza di
schiavit intellettuale solo per aver avuto la disgrazia, se cos si pu definire, di essere donna.
Il percorso di liberazione del mondo femminile ancora lontano dallarrivare alla fine, molto stato
fatto, ma molto si deve ancora fare, difficile scardinare concezioni e convinzioni vecchie di secoli
e ancora radicate profondamente nel mondo, dato che una donna non istruita e fragile si pu
plasmare a piacimento, una donna che ragiona ed consapevole delle sue capacit un ostacolo per
una societ ancora ancorata a convinzioni omofobe e dittatoriali, questo accadr fino a quando non
ci si guarder dentro e si capir che la condivisione e la reciprocit lunica via per una convivenza
civile degna di un mondo moderno.

Ma in questa mia ricerca mancano dei nomi, sono i nomi di tutte le donne del mondo che non hanno
avuto la possibilit, nel mondo, di dimostrare il loro valore, la loro rabbia, la loro sete di sapere, la
loro voglia di libert e di pensiero che ancora oggi in molti casi viene loro negato.
Il mio pensiero va a tutte le donne infibulate in Africa, donne afgane e irachene violentate e stuprate
dal branco, alle donne sfigurate in India, alle donne costrette a prostituirsi, a tutte le prostitute
bambine per i turisti del sesso, a tutte le donne a cui le dittature hanno ucciso dei figli e anche
lanima, a tutte le donne che nel mondo subiscono persecuzioni, violazioni intimidazioni abusi e
forse lelenco troppo lungo, meglio che mi fermi qui, sperando che un domani tutte le donna
potranno, se vogliono esserlo, finalmente DONNE.
Sophie Germain
Post n1474 pubblicato il 01 Aprile 2010 da tanksgodisfriday

Tag: Donne, numeri-e-giochi

Ecco
anche quest'anno il 1 aprile. Occhio agli scherzi e, se avete intenzione di farne,
cercate di non essere troppo cattivi.
Oggi pure la ricorrenza della nascita di Marie-Sophie Germain, matematica francese
vissuta a cavallo della rivoluzione francese (1 aprile 1776 - 27 giugno 1831).
In realt era piccolina nel 1789, solo tredici anni, e il pap, per tenerla lontano dai
guai, la spinse a starsene in biblioteca. L la piccola Marie-Sophie lesse della morte di
Archimede: nella Siracusa invasa dall'esercito romano, Archimede, impegnato a
risolvere un problema di geometria, non rispose alla domanda di un soldato romano.
Questi, spazientito, lo pass con la spada.
Una leggenda, quello che si sa di certo che Archimede mor proprio durante la
caduta di Siracusa, per mano di soldati romani. Il pi significativo contributo di Roma
alla matematica, ha osservato, caustico, qualcuno.
Marie-Sophie rimase impressionata da quel racconto: se la matematica era capace di
affascinare la mente, al punto di far perdere di vista tutto il resto, allora era roba per
lei.
I primi studi furono con insegnanti privati, "matematica per signorine", la roba seria
era riservata ai maschi. Il passo successivo lo fece fingendosi uomo e prendendo a
prestito il nome da uno studente che, iscritto all'cole Polytechnique, aveva
abbandonato gli studi: Antoine-August Le Blanc.
Entr cos in contatto con il matematico torinese Giuseppe Lodovico Lagrangia (vabb,
meglio noto come Lagrange, ho peccato di campanilismo).

Lagrange apprezz il lavoro del giovane studente, e se ne meravigli anche: aveva


conosciuto Le Blanc e non che fosse una cima. Chiese un incontro e Marie-Sophie fu
costretta a rivelarsi: Lagrange si stup, conferm l'apprezzamento e incoraggi.
La stessa cosa accadde con Carl Friedrich Gauss (scambio epistolare, rivelazione,
incoraggiamento a continuare), con un'aggiunta interessante.
Le truppe napoleoniche stavano per invadere Braunschweig, la citt prussiana dove
viveva Gauss. Temendo che si ripetesse la storia di Archimede, Marie-Sophie
raccomand la vita di Gauss a un generale francese, amico di famiglia. Questi ci tenne
a raccontarlo a Gauss che rimase meravigliato: chi era Marie-Sophie Germain? Ne
scrisse ad Antoine-August Le Blanc che dovette rivelarsi.
Il campo di studio di Sophie Germain fu quello della teoria dei numeri, a lei si devono
alcuni risultati nella lunga ricerca di una dimostrazione del teorema di Fermat e la
classificazione dei "numeri primi di Germain".
Per chiudere, in ricordo di Marie-Sophie, un problema sui numeri primi, decisamente
bello. Fu proposto da PolyMath nel maggio del 2009.
491. Numeri primi
ADDD, AACA, BCDB e BDAC sono quattro numeri primi di quattro cifre. Trova questi
quattro numeri.

Sophie Germain
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

Marie-Sophie Germain

Marie-Sophie Germain (Parigi, 1 aprile 1776 Parigi, 27 giugno 1831) stata una matematica
francese. meglio nota per il suo lavoro nel campo della teoria dei numeri ma pure importante in
matematica il suo lavoro nel campo della teoria dell'elasticit. Ella attualmente un'icona del
movimento femminista per la battaglia che ha dovuto condurre contro i pregiudizi sociali e culturali
del suo tempo. Per diversi anni fu costretta ad utilizzare uno pseudonimo maschile (Antoine-August

Le Blanc), perch all'epoca le donne erano ancora escluse dagli ambienti accademici. Le occorsero
diversi anni di duro lavoro per essere riconosciuta ed apprezzata per i suoi contributi nel campo
della matematica. Ancora adesso, a causa del suo essere donna, il riconoscimento dato non cos
pieno come dovuto per i contributi da lei forniti.
Indice
[nascondi]

1 Le origini

2 La scoperta della matematica

3 L'incontro con Lagrange

4 La corrispondenza con Gauss

5 I riconoscimenti

6 Bibliografia

7 Voci correlate

8 Collegamenti esterni

Le origini [modifica]

Marie-Sophie Germain nacque da una ricca famiglia parigina impregnata di ideali liberali. Suo
padre, Ambroise-Franois, fu un mercante di seta che divenne successivamente direttore della
Banca di Francia e riusc a farsi nominare rappresentante del terzo stato nell'Assemblea Costituente
nel 1789. Ella nacque nell'era della rivoluzione francese e lo spirito rivoluzionario ne perme le
scelte di vita.
La scoperta della matematica [modifica]

Il suo amore per la matematica nacque nel 1789, lo stesso anno in cui scoppi la Rivoluzione
Francese. Sophie Germain aveva allora 13 anni. Nella biblioteca del padre, un ricco mercante
parigino, aveva trovato un libro sulla storia della matematica. Rimase colpita dal racconto della
morte di Archimede: il matematico di Siracusa era cos concentrato su un problema geometrico da
non prestare attenzione ad un soldato dell'esercito romano che aveva invaso la citt. Il soldato,
irritato dalla mancata risposta alla sua domanda, lo uccise sul posto con la sua spada. La ragazza
pens che la matematica doveva essere un argomento affascinante, se qualcuno ne era attirato al
punto da perdere la vita.
Da quel momento Sophie Germain divor qualsiasi testo di matematica riuscisse a trovare nella
biblioteca paterna, tra i quali le opere di Newton e di Leonhard Euler. I genitori inizialmente
osteggiarono questo suo interesse, perch non lo ritenevano consono ad una giovane donna. Sophie
Germain doveva studiare di notte, portando di nascosto libri e candele nella sua camera. Alla fine i

genitori furono convinti dalla sua tenacia, e acconsentirono a lasciarla studiare. Il padre avrebbe poi
finanziato gli studi della figlia per tutta la vita.
Per diversi anni Sophie studi da sola. Gli insegnanti privati, con i loro programmi di "matematica
per signorine", non erano in grado di soddisfare il suo appetito culturale. Non c'erano esperti di
matematica nemmeno tra gli amici di famiglia, che potessero farle conoscere gli sviluppi pi recenti
in quel campo.
L'incontro con Lagrange [modifica]

Nel 1794 fu aperta a Parigi l'cole Polytechnique, istituzione destinata alla formazione superiore di
scienziati e matematici. Sarebbe stata la scuola ideale per Sophie Germain, allora diciottenne. Ma
per legge le donne erano escluse dai corsi. La ragazza ricorse allora ad uno stratagemma: assunse
un'identit maschile facendosi passare per Antoine-August Le Blanc, uno studente che risultava
iscritto all'cole, ma che aveva in realt abbandonato gli studi. Per non farsi scoprire non poteva
frequentare i corsi, ma riusciva ad ottenere le dispense su cui studiare e presentare le sue
elaborazioni scritte ai docenti.
Il professor Lagrange, uno dei matematici pi importanti dell'epoca, fu molto colpito
dall'improvviso e notevole salto di qualit dei lavori di Antoine-August Le Blanc, uno studente che
non aveva mai mostrato brillanti doti di matematico. Chiese con insistenza un incontro con lui, e
Sophie Germain, a malincuore, fu costretta a rivelare la sua identit. Contrariamente a quanto
temeva la giovane, Lagrange, pur stupito nell'incontrare una ragazza, si compliment con lei per il
suo talento, e la invit a proseguire gli studi.
Con il sostegno di un mentore come Lagrange, Sophie Germain si dedic alla ricerca matematica
pi avanzata. Si interess di teoria dei numeri e lavor a lungo sull'ultimo teorema di Fermat. Nel
corso di queste ricerche arriv ad individuare un particolare tipo di numero primo (che da lei prese
il nome di numero primo di Sophie Germain). Sentiva per il bisogno di confrontarsi con un
esperto, e scrisse direttamente alla massima autorit in materia, Carl Friedrich Gauss.
La corrispondenza con Gauss [modifica]

La corrispondenza tra Sophie Germain e Carl Gauss inizi nel 1804. Temendo di non essere presa
sul serio in quanto donna, la studiosa utilizz di nuovo lo pseudonimo di Antoine-August Le Blanc
in tutte le lettere.
Nel 1806 le armate di Napoleone invasero la Prussia, dove Gauss viveva nella citt di
Braunschweig. Sophie Germain temeva che a Gauss potesse toccare la stessa sorte di Archimede:
ucciso da un soldato francese perch assorto in un ragionamento matematico. Si raccomand con un
generale amico di famiglia di riservargli un trattamento di riguardo. Il generale mantenne la
promessa, e rivel poi a Gauss che doveva ringraziare Sophie Germain per la sua incolumit. Gauss
si meravigli, perch il nome non gli diceva nulla.

Nella lettera successiva la donna fu allora costretta a svelare la vera identit di Antoine-August Le
Blanc. Si aspettava l'ira di Gauss per l'inganno, ma invece ricevette anche da lui elogi per il suo
talento e per il suo coraggio.
Il loro scambio epistolare si interruppe nel 1808. Gauss era stato nominato professore di astronomia
all'universit di Gttingen, e aveva abbandonato la teoria dei numeri per gli studi di matematica
applicata. Le lettere di Sophie Germain rimasero senza risposta.
Senza l'appoggio di Gauss, Sophie Germain non se la sent pi di continuare il lavoro sulla teoria
dei numeri, e si dedic ad altre linee di ricerca.
Recentemente, nel Dicembre 2010, stata scritta una Tesi di Laurea da Tiberio Antolini dell'
Universit di Ferrara in cui sono trascritte per intero tutte le 10 Lettere che Sophie Germain invi a
Gauss con le relative appendici. E' importante notare che, prima di quella tesi, i pi importanti
Biografi di Sophie Germain, Buccarelli e Dorwsky ritenevano erroneamente che fossero rimaste
solo 5 lettere del caretggio, pubblicate da Baldassarre Boncompagni, sotto forma di minuta.

I riconoscimenti [modifica]

Nel 1809 l'Accademia delle Scienze indisse un concorso per trovare una spiegazione matematica
agli esperimenti del fisico Ernst Chladni sulle vibrazioni delle superfici elastiche. Napoleone stesso
era molto interessato a questo risultato, al punto da offrire come premio al vincitore una medaglia
d'oro da 1 kg.
Sophie Germain si dedic a questa nuova sfida, e alla scadenza dei due anni fissati dall'Accademia
delle Scienze, fu la sola a presentare un lavoro. La commissione si rifiut tuttavia di riconoscerle il
premio, per via di alcuni errori che lo stesso Lagrange, membro della commissione giudicatrice,
aveva evidenziato. Con l'aiuto delle stesso Lagrange, Sophie Germain ottenne la soluzione corretta
del problema della piastra. Tale soluzione per, per spirito maschilista di cui la storia della scienza
non esente, comunemente nota come equazione differenziale di Lagrange: solo recentemente la
soluzione pi correttamente citata come equazione di Germain-Lagrange. Il concorso fu
comunque indetto una seconda volta nel 1813 e neppure allora il lavoro della candidata fu ritenuto
soddisfacente a causa di certe lacune nella dimostrazione. Solo nel 1815, al terzo tentativo, la tenace
perseveranza di Sophie fu premiata ottenendo finalmente il riconoscimento dovuto. Ella per si
rifiut di partecipare alla cerimonia di premiazione perch ella pensava che i giudici non avessero
apprezzato pienamente il suo lavoro e che la comunit scientifica non le manifestasse il rispetto
dovuto. Certamente Poisson, il suo principale rivale sul soggetto dell'elasticit ed anche giudice al
concorso, invi un formale e laconico ringraziamento al suo lavoro ma evit ogni seria discussione
con la studiosa e continu ad ignorarla in pubblico.

La Memoria sulle vibrazioni delle piastre elastiche fu il suo contributo pi importante alla
matematica, un lavoro ricco di brillanti intuizioni che getta le fondamenta della moderna teoria
dell'elasticit.
Germain tent successivamente di estendere la sua ricerca in un articolo sottoposta nel 1825 ad una
commissione de l'Institut de France, i cui membri includevano Poisson, Gaspard de Prony e
Laplace. Il lavoro soffriva di alcune deficienze ma la commissione, piuttosto che discuterle con
l'autore, prefer semplicemente ignorare il lavoro. Questo fu riscoperto solamente dalle carte di
Prony e pubblicato nel 1880.
La vittoria al concorso tuttavia la consacr definitivamente, a quarant'anni, come uno dei grandi
matematici del tempo. In seguito alla ricerca sulle vibrazione delle superfici elastiche e alla sua
opera sull'Ultimo Teorema di Fermat fu la prima donna ammessa a frequentare le sessioni
dell'Accademia delle Scienze, un privilegio fino ad allora riservato solo alle mogli degli scienziati
membri. Sophie Germain invece non si spos mai.
Nonostante i suoi grandi meriti scientifici, Sophie Germain non era riuscita ad ottenere la laurea non
avendo completato gli studi all'cole Polytechnique. Nel 1830 l'universit di Gttingen, su
pressione di Gauss, decise di assegnarle una laurea honoris causa. Tragicamente, prima che
l'Universit potesse consegnarle l'onorificenza, Sophie Germain mor di tumore al seno dopo due
anni di malattia.
A parte il suo lavoro di matematica, lei ha lasciato pure un certo numero di articoli di un certo
valore sulla storia e la filosofia della scienza, che Auguste Comte ha elogiato nel suo corso sulla
filosofia positivista; usc postumo un saggio filosofico incompiuto intitolato Considrations
gnrales sur les Sciences et les Lettres, nel quale identificava i processi intellettuali che riguardano
le attivit dell'uomo.
Il suo nome non figura tra i settanta nomi di illustri scienziati fatti stampare sulla costruzione della
Torre Eiffel, pur essendo noti agli ingegneri del tempo i suoi importanti contributi sulla teoria delle
piastre.
Un cratere del pianeta Venere stato nominato in suo onore. Oggi onorano la sua memoria a Parigi
una scuola -- L'cole Sophie Germain -- ed una strada -- la rue Germain --. Certi numeri primi sono
detti numeri primi di Sophie Germain,
SCIENZIATE NEL TEMPO: WHO SAYS GIRLS ARE NO GOOD AT SCIENCE?

Provate a chiedete ad alcune persone di elencarvi i nomi di


scienziate italiane famose per le loro scoperte. Vi accorgerete che, tranne rare
eccezioni, la maggiorparte non andr oltre i soliti 2-3 nomi noti: Rita Levi-Montalcini,
Margherita Hack e forse Maria Montessori.
Se poi estendessimo la domanda alle donne straniere che si sono distinte nei secoli
qualcuno ricorder Marie Curie (vincitrice di due premi Nobel) e forse Ipazia (complice
un recente film biografico).

Un po' poco non vi sembra? Considerando soprattutto i grandi contributi portati da


persone come il premio Nobel Barbara McClintock, o le matematiche Maria Gaetana
Agnesi, Emmy Noether e Sophie Germain, o come Rosa Luxemburg, la cui fama
politica tende a oscurare l'importanza dei suoi scritti economici.
E si, perch proprio di questo dobbiamo parlare: lemarginazione delle donne in tutti i
campi della conoscenza ma soprattutto in quello scientifico e tecnologico risale a
tempi molto antichi e poi proseguita fino quasi ai giorni nostri.
Eppure nonostante la difficolt con cui le donne potevano avere accesso al sapere
scientifico in passato non ha impedito loro di conseguire grandi traguardi.

Un libro, appena uscito in una nuova edizione e


scritto a due mani da Sara Sesti e Liliana Moro, cerca di colmare questa lacuna
culturale, purtroppo presente nel nostro Paese e nella nostra scuola.

E per esempio ci illustra le biografie delle sedici donne che dal 1901 (anno della sua
costituzione) ad oggi hanno vinto il premio Nobel nelle discipline scientifiche: la gi
nominata Marie Curie-Sklodowska (nel 1903 per la fisica insieme con il marito
Pierre e con Henry Becquerel e nel 1911 per la chimica), sua figlia Irene Joliot-Curie
(nel 1935 per la chimica insieme con il marito Frdric), Gerty Cori-Radnitz (nel
1947 per la medicina o fisiologia), Maria Goeppert-Mayer (nel 1963 per la fisica),
Dorothy Crowfoot Hodgkin (nel 1964 per la chimica), Rosalyn Sussman Yalow
(nel 1977 per la medicina o fisiologia), Barbara McClintock (nel 1983 per la medicina
o fisiologia), Rita Levi-Montalcini (nel 1986 per la medicina o fisiologia), Gertrude
Elion (nel 1988 per la medicina o fisiologia) e Cristiane Nsselein-Volhard (nel
1995 per la medicina o fisiologia), Linda Buck (2004 per la medicina), Francoise
Barr-Sinoussi (nel 2008 per la medicina insieme a Luca Montagnier).
La nuova edizione aggiornata con le biografie delle quattro scienziate che hanno
ottenuto il premio Nobel nel 2009: Elizabeth Blackburn-Sedat e Carol Greider che
hanno lavorato insieme e insieme l'hanno ricevuto per la medicina; la biochimica Ada
Yonath, la prima a portare il premio in Israele e Elinor Ostrom, la prima donna
insignita del Nobel per l'economia.

Ma nel libro troverete anche molti casi di mancato riconoscimento ufficiale del lavoro
delle donne scienziato.
Tra i pi clamorosi c' quello di Jocelyn Bell, scopritrice delle pulsar, giovane
ricercatrice il cui Premio Nobel fu letteralmente "scippato" al suo capo, il professore
Antony Hewish, direttore del dipartimento di astrofisica dellUniversit di Cambridge in
Inghilterra.

Oppure quello Rosalind Franklin, scopritrice del DNA. Watson, Crick e Wilkins furono
insigniti del premio Nobel. Rosalind Franklin non cera pi, poich mor di cancro alle
ovaie nel 1958 allet di 38 anni, avendo molto probabilmente contratto il male a
causa delle radiazioni cui si era esposta nel suo lavoro. Il suo contributo sperimentale
alla teoria di Watson e Crick sulla struttura del DNA stato spesso sottovalutato dai
colleghi, mostrando quali difficolt debbano affrontare le donne che scelgono di
dedicarsi a una carriera scientifica.

Il libro dedica un ampio spazio, ovviamente, alle scienziate italiane, da Laura Bassi prima italiana a ottenere una cattedra universitaria nella Bologna del Settecento - a
Rita Levi-Montalcini. Ma soprattutto alle tante che hanno visto il proprio lavoro
ignorato e sminuito a favore degli uomini che avevano accanto: da Sophie Brahe
(sorella dell'astronomo Tycho) a Gabrielle du Chtelet (compagna di Voltaire), a
Marie Paulze Lavoisier (moglie e collaboratrice del noto chimico) e Ada Byron,
collaboratrice di Charles Babbage e programmatrice ante litteram.

Dalle varie edizioni di questo libro sono state tratte le biografie della mostra Nobel
Negati alle Donne di Scienza e il libro per adolescenti "Le tue antenate" di Rita
Levi Montalcini con Giuseppina Tripodi.

Un libro, quello di Sara Testi e Liliana Moro, che non dovrebbe mancare nella biblioteca
di qualsiasi persona intellettualmente curiosa e interessata a conoscere il grande
contributo che queste donne, spesso dimenticate dalla storia, hanno lasciato all'intera
umanit.
Sara Sesti, Liliana Moro
Scienziate nel tempo. 70 biografie
Edizioni LUD, Milano marzo 2010
pag. 216
Il libro pu essere richiesto a universitadonne@tiscali.it
.

In copertina: l'immagine che ritrae Hedy Lamarr, attrice e inventrice, tratta dalla
home page del sito della associazione Donne e Scienza (www.donnescienza.it) di cui le
autrici fanno parte.
Cos' mai questa Matematica che pu tanto assorbire un uomo da fargli trascurare la
protezione della propria vita?.
Questo si chiese Sophie Germain, allet di tredici anni, alle prese nella biblioteca
paterna, con il libro di storia della Matematica di Jean-Etienne Montucla. Era rimasta
estremamente colpita da come Archimede avesse perduto la vita, ignorando le intimazioni
del soldato romano, perch assorto, comera solito, nei suoi laboriosi calcoli e disegni
geometrici.
Quanto grande doveva essere il fascino di questa Sirena ammaliatrice, che toglieva il
cibo e il sonno al grande Siracusano, felicemente votato al suo irresistibile richiamo!
Indirettamente laffascinante malia conquist completamente la piccola Sophie, che si
mise a studiare, sua sponte, la seducente disciplina, verso cui era spinta da un grande
talento naturale. Bastarono alla fanciulla la predisposizione e il desiderio di scoprire la
bellezza, destinata in alcuni casi a pochi eletti, di questa Matematica che avvince ed
appassiona, per esserne letteralmente conquistata.
Come la bianchissima dama dantesca senza macula di errore, la Matematica ha
sembianze femminili, forme bellissime e perfette. elegante, raffinata, rigorosa, logica e
formale, altera eppure umile, a volte impenetrabile, profondamente umana e generosa,
passionale e travolgente, ma anche leggera, capricciosa, briosa e divertente. la maga
Circe, che sa incantare con veri e propri trucchi, giochi di prestigio, enigmi curiosi e
coinvolgenti, riuscendo a soggiogare la fantasia di un appassionato giocoliere come
Martin Gardner, matematico autodidatta, novello Ulisse in balia del suo capriccio.
Potere entrare in intimit con lei, avere le sue confidenze, la sua amicizia e lasciarsi
travolgere dalla sua passione appagante e stupefacente, per non sempre facile!
Ma a chi concede le sue grazie questaffascinante, misteriosa, maliarda?
Semplicemente, anche se non nelle stesse proporzioni e con la stessa intensit, a
chiunque metta a disposizione il proprio sano intelletto, mostrando attitudine a
comprenderla e ad amarla e capacit di creare e ricercare caparbiamente e pazientemente
verit recondite, unicamente da lei possedute.
Tali attitudini, in natura, si trovano sia nelluomo che nella donna, che possono, quindi,
approcciare entrambi la nobile scienza ed avere la sua prestigiosa amicizia. Questa
tensione alla Matematica, ovvero allordine, al rigore, alle leggi, che esiste in natura fin dai
primordi, si rivela, pi o meno intensamente, in ogni essere umano e in quanto tale
destinata allimmortalit. Ecco perch ciascuno di noi pu accostarsi alla Matematica e
perch essa ci sar sempre, ovunque e comunque!
Occorre, tuttavia, distinguere tra lattitudine a comprendere linsegnamento matematico
a livello scolastico e la creativit matematica, cos come occorre discernere il semplice
insegnante di Matematica dal matematico: il primo un confidente, stimato conoscente,
molto spesso innamorato della bella Sirena, il secondo invece un suo amico pi che

intimo, un appassionato, irriducibile, amante platonico. E quanti amici molto intimi ha


avuto, questa intrigante Signora, che hanno passato notti insonni, prostrati ai suoi
piedi, a volte anche frustrati, ma senza mai desistere, in balia dei suoi misteriosi ed
ostinati silenzi! Quanti, come Wiles, lhanno inseguita per anni, sperando di rubarle
unintima, segreta ed agognata confidenza! Quanti hanno lasciato, e continueranno a farlo,
un segno indelebile ed imperituro nella sua eterna storia di creatura immortale!
Basti pensare alla lunga schiera dei grandi matematici del passato, a volte dilettanti, come
Fermat, avvocato con la passione della Matematica, la quale a lui soltanto aveva rivelato
un grande segreto, destinato a restare tale per secoli: la dimostrazione del famoso,
ultimo teorema che egli port con s nella tomba.
Spesso la femmina immortale ha avuto anche amanti con quel misto di genio e
sregolatezza che li indusse al suicidio, come nel caso di Renato Caccioppoli, sciatto nel
vestire, ma geniale e insuperabile, perso nell'alcool, l'intellettuale colto e raffinato,
accanito e duro avversario dell'ignoranza e della superficialit. Per tre cose diceva vale la pena di vivere: la Matematica, la Musica e l'Amore. Da notare a chi riservava il
primo posto: allirresistibile Sirena, a cui nemmeno oggi mancano arditi spasimanti;
annichiliti dal suo fascino, gi in tenera et, Wiles, Tao, Perelman e tanti altri talentuosi
giovani matematici, come dimostrano tra laltro le recenti attribuzioni della medaglia
Fields.
risaputo che lattitudine alla comprensione della Matematica, sia dei ragazzi che delle
ragazze, si rivela, in realt, mediamente piuttosto scarsa e pressoch indipendente dal
sesso, anche se, a quanto pare, lintuizione una caratteristica femminile, mentre la
capacit logica deduttiva sembrerebbe maggiormente una prerogativa maschile.
Considerando che nellessere umano c una parte maschile e una femminile, stiamo a
posto! E non ci dovrebbero essere discriminazioni, soprattutto per quanto riguarda la
creazione matematica, che richiede grande intuizione e capacit logica fortemente
sviluppata. Nella ricerca matematica, dunque, ma solo oggi forse, non si fa pi alcuna
differenza tra i sessi. Per quanto possano essere diverse le due strutture cerebrali,
maschile e femminile, tuttavia, il loro quoziente intellettivo pari e pu raggiungere le
stesse vette, suggellando ancora una volta la parit tra uomo e donna. Maschi e femmine
hanno dunque le stesse capacit matematiche.
La spiegazione del perch le donne siano invece sottorappresentate in settori come la
Matematica, la Fisica o l'Ingegneria, soprattutto ad alti livelli, deve essere trovata da
qualche altra parte, bench in tal senso vi siano ancora vecchi pregiudizi, duri a morire.
Ma perch la Matematica, tanto bella ed affascinante, generalmente non amata dagli
Italiani, sia uomini che donne?
Da recenti indagini della OCSE- Pisa tra i giovani emerso, dai loro insuccessi in tale
disciplina, che essa risulta la bestia nera, lodiata per eccellenza, e non solo dagli
studenti, maschi e femmine.
Le motivazioni di questo triste primato sono difficili da analizzare, poich investono
tematiche sociali, complesse e tra loro dipendenti, su cui si studia e si discute da secoli e
che toccano anche lormai atavica condizione femminile.

Testimonianza dellesistenza di una concezione che la Matematica non un fatto


culturale la leggerezza con cui persone colte, talvolta investite di cariche, anche
istituzionali e prestigiose, pronunciano, senza pudore, labusata frase: La Matematica
per me arabo, non ci ho mai capito nulla!. Questo succede perch, in ambito
culturale italiano, viene privilegiato generalmente il sapere umanistico, a cui si d
maggiore valenza formativa, relegando il ruolo delle discipline scientifiche, pur
considerandole utili, a mera tecnica. Probabilmente si tratta di un retaggio del concetto
crociano che la Matematica, intesa nella pi nobile accezione, non utile n
indispensabile alla conoscenza, ma solo al calcolo di ci che gi si conosce. E purtroppo
cos la vede ancora la maggior parte degli studenti e delle persone, che riducono la
Matematica al far di conto: uno strumento utile solo al calcolo, unaccozzaglia di
formule, di equazioni preconfezionate, applicabili al momento opportuno, per valutare
numericamente un qualcosa che gi esistente.
La bella Signora diventa cos oggetto, strumento freddo, pronto per luso, ma
paradossalmente indispensabile per creare altri strumenti, come il computer, che, guarda
caso, ci liberano provvidenzialmente proprio dal calcolo. E se c chi fa i calcoli al posto
nostro, la Matematica allora ha finito di esistere!
un po come il bieco usa e getta che si fa della femminilit della donna, piuttosto che
valorizzarne le meravigliose qualit intrinseche, per non parlare del privilegio,
universalmente riconosciuto, della maternit! Anche la Matematica crea e partorisce:
idee, concetti e leggi universali!
a dir poco singolare la comune allergia a questa bistrattata disciplina, proprio quando il
mondo invaso da tecnologie basate sulla logica matematica!
Ma la bella Sirena, la Musa archimedea ben altro! Non ammissibile che non si gusti
la sua radiosa bellezza intrinseca e si accetti, invece, anche per tanto tempo, come spesso
avviene nelle scuole, di eseguire lunghi e noiosi esercizi: sarebbe come eseguire scale e
solfeggio, senza essere in grado di gustare la bellezza di un Notturno di Chopin!
Si perde cos il vero senso della Matematica, se non la si spoglia di quel manto oscuro,
pauroso e incomprensibile, che suscita timore ed avversione.
chiaro che il luogo preposto per eccellenza, dove effettuare questa svestizione,
senza alcun dubbio la Scuola, istituzione fondamentale della societ.
Nella loro disaffezione per la Matematica, gli studenti appaiono solitamente vittime pi che
colpevoli di scarso impegno e dedizione nello studio di tale disciplina.
C il concorso di colpa di noiosi programmi spesso superati, poco interessanti e
motivanti, nonostante gli sforzi di docenti coscienziosi e zelanti, che si fanno in quattro
quotidianamente autoaggiornando le proprie metodologie, con lo scopo di incuriosire ed
interessare gli alunni a questa disciplina, tanto stimolante e formativa quanto difficile da
approcciare. Non bastano corsi di aggiornamento una tantum, ma ci vuole da parte del
docente, innamorato della bella Sirena, il desiderio costante, accompagnato da fatica ed
impegno non indifferenti, di rinvigorire il proprio insegnamento, rendendolo nuovo,
giovane e soprattutto al passo coi tempi. Tali sforzi didattici non vengono, purtroppo,
supportati allesterno dalla generalizzata mentalit antimatematica della societ, con cui i
giovani devono interagire e di cui sono permeati, vanificando cos i volenterosi tentativi di
poche ore di lezione di ridare dignit al volto sfigurato della bella Signora.

Non si pu imparare a cogliere la vera essenza della Matematica, se di questa non si


parla n in terza pagina dei quotidiani e neanche nei programmi della televisione, che
oggi molto spesso assume il ruolo di cattiva maestra, propinando idiozie che nulla hanno
a che vedere con la nobile Scienza. Occorre contrastare queste influenze negative di un
ambiente del tutto antitetico alla razionalit e alla logica, con una divulgazione scientifica
martellante e convincente, in ogni ambito culturale, attraverso i media ed in particolare via
Internet e soprattutto a scuola.
Per fortuna, in tal senso, qualcosa sta cambiando! Basti pensare ad alcuni film recenti e
a diversi libri di divulgazione scientifica, a tutti i siti e ai blog, attivati anche da
volenterosi docenti: alcuni superlativi come Matem@ticaMente e Scientificando, ma
anche tanti altri, con la speranza che linteresse degli studenti non si ostini a seguire come
unica rotta preferenziale quella di Facebook.
La bella Signora disponibile ad essere interessante ed amata: limportante
accostarsi a lei con la stessa disponibilit e soprattutto con la mente sgombra da atavici
pregiudizi. E se proprio risultasse difficile amarla, si potrebbe almeno imparare finalmente
a non odiarla!