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Svolgimento del processo

Con decreto del 19 giugno 1998 veniva disposto dal G.I.P.


il rinvio a giudizio, per ludienza del 1 ottobre 1998, davanti a
questa VI^ sezione del Tribunale, per rispondere dei reati in
epigrafe riportati, degli imputati Buscemi Antonino, Bini
Giovanni, Salamone Filippo, Miccich Giovanni, Panzavolta
Lorenzo, Canepa Franco, Visentin Giuliano, Bond Giuseppe e
Pironi Sergio.
Dopo alcune udienze, in cui aveva luogo la costituzione
delle parti, venivano trattate questioni preliminari e si svolgeva
lesposizione introduttiva del P.M., alludienza del 26.1.1999
veniva disposta, per ragione di connessione, la riunione del
predetto procedimento, portante il n1011/98 R.G.T., con altro
procedimento (n937/96 R.G.T.), gi pendente davanti altra
sezione a carico pure di Buscemi Antonino e di Modesto
Giuseppe imputati dei delitti di partecipazione ad associazione
mafiosa, illecita concorrenza con violenza e minaccia e turbata
libert degli incanti, imputazioni in epigrafe meglio specificate.
Formulate dalle parti le richieste istruttorie, con ordinanza
resa alludienza del 9.2.1999 venivano ammessi i mezzi di prova
richiesti e, quindi, aveva inizio listruzione dibattimentale con
lesame dei testi del P.M..
Sentiti

dapprima

alcuni

verbalizzanti

(Cap.Strada,Sorrentino,Angeloni,Lo Nigro) si procedeva in


diverse udienze allesame e controesame degli imputati di reato

connesso; in particolare Brusca Giovanni veniva esaminato nel


corso delle udienze del 10 e 20.4.1999 e del 5.5.1999; Siino
Angelo nelle udienze del 28.5; 9-10 e 11.1999 e del 4.2.2000;
Lanzalaco Salvatore nelle udienze del 7 e 14.7.1999 e del 22 e
29.9.1999.
Venivano, altres, sentiti Ferrante G.Battista e Gugliemini
Giuseppe (ud.12.5.1999); Avitabile, Neri A.,Ganci, Anselmo
F.P.(ud.19.5.1999); Capomaccio B., Onorato F.,Mutolo G.
(ud.22.5.1999);

Randazzo

A.,

Scrima

F.,

Barbagallo

S.(ud.25.5.1999); Calvaruso A., Messina L., Di Carlo F.


(ud.2.6.1999); Crisafulli E., Neri T,Cucuzza S. (ud.23.6.1999);
Cancemi S.(ud.20.10.1999); Benvenuto G.Croce; Bono P.;Patti
A.,Cannella

T.(ud.15.12.1999);

Sinacori

V.,

Di

Natale

(ud.5.2.2000).
Nel corso delle successive udienze si proseguiva con
lesame di altri testi del P.M.(Collov, Cappellano, Barresi,
Pullano, Giuffrida, DellAira, Seffer,Di Marco, DAddelfio, La
Barbera, Iaglietti, Carissimi, Salzillo, Cantarella, Coglitore,
federico, Monteleone, Nummella, Iacono, Lentini, Manca, falace,
Sini, Nardi) e del consulente del P.M. Genchi Gioacchino.
Quindi il P.M. procedeva in numerose udienze, durate dal
5.7.2000 al 10.7.2001, allesame degli imputati Bini; Visentin,
Canepa, Panzavolta, Miccich e Salamone.
Venivano acquisiti, sullaccordo delle parti, dichiarazioni
rese da persone informate sui fatti nel corso delle indagini

preliminari o a seguito di contestazione e numerosi documenti a


richiesta del P.M. e delle difese degli imputati, sullaccordo delle
parti.
Taluni imputati, come Bini e Salamone, rendevano nel
corso del dibattimento diverse dichiarazioni spontanee.
La difesa dellimputato Pironi rappresentava ad un certo
punto

lavvenuto

decesso

del

predetto

si

disponeva

lacquisizione del certificato di morte.


Venivano, poi, esaminati i testi dedotti dalle difese e
previamente ammessi; si acquisivano verbali dibattimentali
relativi ad altri procedimenti e sentenze irrevocabili.
Indicati gli atti utilizzabili alludienza del 26.3.2002, il
P.M. svolgeva la sua requisitoria, formulando le sue richieste in
epigrafe riprodotte e, quindi, nelle udienze successive le difese
delle parti civili ed i difensori degli imputati, nel corso di diverse
udienze, concludevano, depositando comparese od oralmente, nei
termini sopra riportati.
Infine alludienza del 2 luglio 2002, avendo il P.M.
rinunziato a replicare, il Tribunale pronunziava la presente
sentenza.
1.Questioni di carattere preliminare.
A)

Lesistenza

dellassociazione

denominata Cosa Nostra.

mafiosa

Tutti gli odierni imputati sono stati chiamati a rispondere


dellimputazione di cui allarticolo 416 bis c.p. o di concorso
esterno in associazione mafiosa, nonch di quelle di illecita
concorrenza con minaccia e violenza nel settore degli appalti
pubblici (art. 513 bis c.p.) e di turbata libert delle gare e
licitazioni

private

indette

dallamministrazione

pubblica,

riconducibili alle attivit illecite di Cosa Nostra o, comunque,


poste in essere al fine di avvantaggiare il citato sodalizio .
Essi, infatti, sono stati indicati come membri o concorrenti
esterni dellassociazione mafiosa Cosa Nostra e la loro condotta
associativa - a prescindere dal livello di inserimento di ciascuno
di essi in tale sodalizio criminoso - stata qualificata con
particolare

riferimento

ad

una

delle

finalit

tipiche

dellassociazione di tipo mafioso: quella del controllo diretto ed


indiretto di attivit economiche, appalti e servizi pubblici al fine
di realizzare profitti o vantaggi ingiusti.
Dunque, limpianto accusatorio postula l'esistenza
della associazione mafiosa denominata Cosa Nostra.
Tale

circostanza,

ossia

lesistenza

di

tale

organizzazione criminale che, per numero di aderenti,


disponibilit

di

mezzi

ed

efferatezza

di

crimini

costituisce, nell'attuale momento storico, il fenomeno


criminale di gran lunga pi pericoloso nel nostro Paese,

divenuta

una

realt

incontrovertibile

sul

piano

giudiziario, a seguito della sentenza emessa dalla Corte

di Cassazione il 30 gennaio 1992 nel procedimento


contro Abbate Giovanni ed altri, pi noto come primo
maxi-processo.
Tale pronuncia, confermando la sentenza emessa
dalla Corte di Assise di Appello di Palermo in data 10
dicembre 1990, ha ormai reso incontestabile che esiste
unassociazione criminale denominata Cosa Nostra,
strutturata in maniera unitaria e verticistica, articolata
su

base

territoriale

disciplinata

da

regole

comportamentali rigidamente vincolanti per i suoi


aderenti, che, avvalendosi della forza di intimidazione
del vincolo associativo, opera al fine di porre sotto il
suo controllo ogni attivit economica lecita o illecita
che assicuri ingenti profitti, con una capacit di
infiltrazione in tutti livelli della societ che ne aumenta
la potenza e, quindi, la pericolosit.
Non dunque il caso, in questa sede, di immorare
sulla

prova

dell'esistenza

di

tale

organizzazione

criminale, che risulta comprovata ormai dall'esito delle


molteplici complesse indagini e dei numerosi processi
che

da

circa

un

decennio

hanno

consentito

magistratura e forze dell'ordine di acquisire, anche


grazie alla preziosa collaborazione di molti uomini
donore dissociatisi dal sodalizio mafioso, specifica

ed approfondita conoscenza sulle dinamiche interne e


sulle molteplici attivit criminose di Cosa Nostra.
E' dunque sufficiente in questa sede rinviare a tutte
le acquisizioni e argomentazioni risultanti nelle citate
sentenze - prodotte dal P.M. nel corso del dibattimento,
alle quali va fatto riferimento anche per quanto
riguarda struttura, regole e modalit di affiliazione al
sodalizio.
Tali risultanze giudiziarie concernenti la ormai
comprovata

ed

incontrovertibile

esistenza

dellassociazione mafiosa in questione nei medesimi


termini contestati allodierno imputato non pu esimere
ovviamente dal rassegnare,

comunque, pur in sintesi,

le molteplici e concordi risultanze investigative e


processuali che sono state acquisite, peraltro, anche nel
corso del presente procedimento penale, avvalorando
quindi il complessivo quadro accusatorio gi vagliato
positivamente dalla Corte di Cassazione.
Giova,

invero,

sottolineare

che

nel

presente

procedimento e dibattimento sono stati sentiti ed


esaminati diversi esponenti di Cosa Nostra, dissociatisi
in epoca successiva alla definizione del cd. primo
maxi-processo.
Anche

alla

stregua

delle

ulteriori

acquisizioni

processuali provenienti da questi nuovi importanti

collaboratori della giustizia si pu, dunque, affermare ove ce ne fosse bisogno - con assoluta certezza, che
l'esistenza della suddetta associazione mafiosa con la
sua delineata struttura gerarchica e le specifiche regole
che disciplinano la condotta dei suoi affiliati risulta
incontestabilmente accertata.
Sulla base del complesso delle conoscenze ormai
acquisite e vagliate nel corso di numerosi procedimenti
penali celebrati a carico di centinaia di appartenenti a
Cosa Nostra, le condanne di molti dei quali sono ormai
divenute irrevocabili, possibile allora affermare che
esiste una vera e propria organizzazione, dotata di
proprie leggi e modelli comportamentali ed operativi,
che si pone in assoluta antitesi con le istituzioni dello
Stato per il modo occulto con il quale esiste ed agisce,
per le finalit criminose che persegue, per il solo modo
illecito attraverso il quale si propone di conseguire ed
attuare i suoi scopi delittuosi.
Lassociazione mafiosa Cosa Nostra strutturata ed
opera come un vero e proprio contropotere criminale
articolato su base territoriale con le proprie rigide
gerarchie e con precise regole, la cui osservanza
assicurata

mediante

la

previsione

di

sanzioni

gravissime, che arrivano fino alla fisica eliminazione.

Lo status di uomo donore si acquisisce attraverso


una formale cerimonia di iniziazione la cui ritualit
esprime compiutamente, gi attraverso il giuramento di
fedelt a Cosa Nostra, tutta la carica di criminale
contrapposizione allo Stato ed alle sue regole che
costituisce infatti il connotato essenziale del sodalizio
mafioso.
La riservatezza e l'omert costituiscono elementi
essenziali per l'esistenza stessa dell'organizzazione
criminale che fonda la sua capacit di intimidazione ed
il

suo

potenziale

criminoso

anche

sulla

estrema

difficolt di identificarne compiutamente i numerosi


membri.
Per essi vige la consegna rigorosa del silenzio intesa
come divieto assoluto di rivelare ad estranei fatti e
cose dell'associazione cui appartengono.
E stato proprio il rigido rispetto di precise e
categoriche regole comportamentali e, prima tra tutte,
di quella basilare della omert, imposto anche con la
irrogazione

di

sanzioni

gravissime

carico

dei

trasgressori, che ha consentito a Cosa Nostra di


sopravvivere

impunemente

impermeabile

ad

ogni

per

decenni

ingerenza

di

restando

estranei

soprattutto alle investigazioni dell'autorit, riuscendo

anzi a dilatare oltre misura la propria nefasta presenza


nel paese.
In sintesi pu dirsi allora che lassociazione mafiosa
Cosa Nostra si caratterizza proprio perch esiste ed
opera al di fuori della legge con la conseguenza che
ladesione ad essa delluomo donore si traduce in
una definitiva e totale dedizione alla famiglia ed in
una precisa scelta di vita criminale perch fondata sul
rifiuto dello Stato e delle sue leggi a prescindere dalla
natura

necessariamente

delittuosa

dei

singoli

comportamenti che poi ciascuno degli associati porr in


essere.
Non superfluo, per, osservare che le regole, un
tempo rigide, inerenti in particolare il rito della
iniziazione o le forme della presentazione tra uomini
donore,

si

sono

progressivamente

modificate

nel

tempo, in dipendenza della mutazione del fenomeno


medesimo, dovuta sia a fattori interni ad esso sia a
fattori esterni, riferibili specificamente al diffondersi
del pentitismo, che ha imposto la necessit di difesa
e di copertura tra appartenenti allo stesso sodalizio, per
il timore di nuove pericolose collaborazioni.

B) Le finalit di Cosa Nostra e le circostanze


aggravanti

speciali

della

fattispecie

di

cui

allart. 416 bis c.p..


Tornando alla struttura di Cosa Nostra giova
evidenziare che all'interno della famiglia, cellula
primaria dellorganizzazione, la fedelt e l'obbedienza
devono essere e sono assolute e la subordinazione ai
capi totale e incondizionata.
La famiglia a sua volta si inserisce in un
organizzazione
complessiva

pi

vasta

pericolosit

ed

risulta

articolata,

la

cui

accentuata

proprio

dalla permanente e capillare presenza nel territorio, che


assicura un costante e molteplice impegno di tutti gli
associati per la realizzazione degli scopi e delle finalit
del sodalizio criminoso.
La

forza

stabilit

di

intimidazione

che

promana

dalla

particolare

intensit

del

dalla

vincolo

associativo e dalla omert che ne consegue lo


strumento primario di cui lorganizzazione si avvale
per svolgere le proprie attivit, delittuose e per
conseguire

gli

scopi

criminali,

che

si

prefigge

assicurandosi l'impunit.
Numerose

sono

le

attivit

delittuose

dell'associazione mafiosa Cosa Nostra, quali traffico


di armi e valuta, estorsioni, omicidi, danneggiamenti,

reati

concernenti

le

armi,

contrabbando

di

traffico di stupefacenti etc., ma per una

t.l.e.,

dettagliata

elencazione della rilevantissima mole di fatti delittuosi


ascrivibili allorganizzazione ed al suo programma
criminoso sufficiente in questa sede rinviare alla
diffusa esposizione contenuta nella motivazione delle
sentenze rese nei tre gradi del giudizio nel corso del
cd. primo maxi-processo a carico delle centinaia di
appartenenti a Cosa Nostra, ed ai verbali di prova di
altro procedimento acquisiti ai sensi dellart. 238 c.p.p.
al fascicolo del dibattimento.
Con riferimento alle circostanze aggravanti speciali
previste testualmente dalla norma di cui allart. 416 bis
c.p., e contestate nellambito del presente processo agli
imputati

di

partecipazione

concorso

esterno

associazione mafiosa, va ricordato che con

in

sentenza

n.80 del 30 gennaio 1992 la Corte di Cassazione ha tra


l'altro affermato (pagg. 234 e ss.) la fondatezza e
dunque

la

legittimit

della

contestazione

di

tale

aggravante (ed anche di quella di cui al comma 6


dell'art.

416

all'associazione

bis

c.p.,)

mafiosa

tutti

denominata

gli

affiliati

Cosa

Nostra

giudicati in quel procedimento penale, dovendosi in


questa sede sottolineare come si tratti della medesima
associazione, alla quale ha fornito il contributo di

rafforzamento della struttura organizzativa limputato,


del

quale

si

affermer

la

penale

responsabilit,

giudicato nel presente procedimento.


La

Corte

ha,

invero,

rilevato

l'associazione

pu

ritenersi

armata

che
in

intanto

quanto

il

possesso delle armi sia accertato anche soltanto nei


confronti di taluno fra i partecipi, con estensibilit agli
altri se scienti o ignoranti per colpa (il che stato
ritenuto

dalla

Corte

di

Cassazione

postulato

di

evidente esattezza: pag. 236 sent. cit.) e per altro


verso sul dato storico e di comune esperienza che
collega in maniera assolutamente ordinaria il possesso
di armi alla vita ed all'attivit dellorganizzazione
mafiosa, che di esse armi si avvale necessariamente e
normalmente per esercitare la forza di intimidazione e
determinare

le

condizioni

di

assoggettamento

ed

omert.
La Suprema Corte ha efficacemente osservato che
la cronaca criminale si incarica quotidianamente di
darne la pi suadente dimostrazione (pag. 236) e che
deve giudicarsi come inverosimile ed irrealistico che
alcuno dei partecipanti allassociazione mafiosa in
questione possa non conoscere la disponibilit di armi
a questa facente capo ed eventualmente da lui stesso
impiegabili, potendo al pi ipotizzarsi in alternativa

l'ignoranza dovuta a colpa e come tale ininfluente ai


sensi dellart. 59 c.p. (cfr. da ultimo Cass. sez. I sent.
n 5466 del 12/05/1995).
Del

resto

la

prova

di

tale

conoscenza

conoscibilit, vertendo su fatto inerente alla sfera


interiore del soggetto, pu essere fornita anche per
deduzioni logiche sulla base del materiale probatorio
acquisito (cfr. Cass. sez. II sent. n 05386 del
10/05/1994).
E stato correttamente osservato che, quanto meno,
per

le

associazioni

aggravante

mafiose

costituisce

un

c.d.

storiche

elemento

tale

coessenziale

allesistenza di tali organizzazioni, caratterizzate sul


piano fenomenologico dallirrinunciabile e costante
ricorso

alluso

delle

armi,

peraltro

sempre

pi

sofisticate e micidiali, venendo a costituire, per tali


realt

criminali,

tale

aggravante

una

sorta

di

circostanza pressoch necessitata.


Con riguardo ad unaltra circostanza contestata,
laggravante di cui al VI comma dellarticolo in esame,
essa ricorre ove risulti che il finanziamento delle
attivit economiche di cui gli associati intendono
assumere o mantenere il controllo provenga dal profitto
ricavato dai delitti commessi.

Con

tale

perseguire

disposizione
levidente

il

legislatore

finalit

di

ha

colpire

inteso
pi

efficacemente quei fenomeni pericolosamente diffusi di


reimpiego dei profitti ricavati da attivit delittuose
(traffico di stupefacenti - sequestri - estorsioni ecc..)
nei settori di attivit imprenditoriale lecita.
Tale circostanza aggravante, anchessa di natura
oggettiva, soggetta al regime di cui allart. 59 c. II c.p.,
e che, specie se concorrente con laltra aggravante
dellassociazione

armata,

comporta

una

notevole

elevazione della pena base prevista per il delitto in


esame, trova la sua ratio nella peculiare pericolosit
raggiunta da unassociazione che abbia realizzato in
tutto o almeno in parte gli scopi tipici associativi e
pertanto concretizza una pi articolata ed incisiva
offesa agli interessi protetti dalla norma incriminatrice.
Anche questa aggravante, costituendo espressione
della

pi

completa

realizzazione

del

programma

criminale mafioso, e, pertanto, inserendosi nella realt


fenomenica nel momento di maggior sviluppo della
dimensione

imprenditoriale

di

tale

realt

delinquenziale, pu ritenersi, cos come quella prima


esaminata, circostanza coessenziale alle pi diffuse
organizzazioni

mafiose

tra

queste,

certamente,

allorganizzazione

criminale

denominata

Cosa

Nostra.
2.Questioni giuridiche di carattere preliminare sulla
fattispecie associativa e sul concorso esterno in associazione
mafiosa contestata ad alcuni imputati.
Nei confronti di alcuni imputati di questo processo stata
formulata laccusa di appartenere alla associazione mafiosa
denominata Cosa Nostra, nella qualit di affiliati a famiglie
mafiose operanti nel territorio della Sicilia, tutte articolazioni
locali del pi vasto e noto sodalizio criminale.
Per altri imputati lorgano dellaccusa ha proceduto alla
contestazione del reato di c.d.concorso eventuale in associazione
mafiosa, sulla base del combinato disposto degli artt.110 e 416
bis c.p..
Pertanto, in virt del presente quadro accusatorio, il
Tribunale non pu esimersi dallindividuare, ancorch per sintesi,
gli elementi costitutivi e distintivi della condotta partecipativa e
di quella di concorso esterno, entrambe oggetto di un complesso
dibattito sia nellambito della giurisprudenza di legittimit sia
nellambito della dottrina.
Tale premessa, nel caso, di specie, si rende necessaria
anche in virt della decisione del Collegio di riqualificare certe
condotte, etichettate dal PM come concorso esterno, in ipotesi di
partecipazione in associazione.

A tal proposito, sembra utile partire proprio dagli elementi


essenziali del delitto di partecipazione in associazione mafiosa.
Si molto dibattuto sul minimum richiesto per la
concretizzazione della condotta criminosa prevista dallart 416
bis c.p.
Sul punto le risposte in dottrina e giurisprudenza oscillano
tra chi ritiene che lingresso nella associazione delittuosa vada
valutato alla stregua di parametri normativi e chi invece rinvia
allo statuto, alla regole ai riti di iniziazione della specifica
societas sceleris.
Al riguardo, vanno tenuti distinti un problema di essenza
ed un problema di prova.
La nozione di partecipe non pu non essere ricavata dalla
norma penale.
Infatti, dal punto di vista dellordinamento giuridico
statuale, poich la partecipazione allassociazione un reato a
forma libera, laffiliazione rituale va considerata non gi come se
essa fosse un elemento costitutivo del reato, bens esclusivamente
una circostanza di fatto sia pure di grande rilievo probatorio.
Tuttavia, sarebbe poco corretto ignorare del tutto, nella
verifica della offensivit della condotta oggetto del giudizio,
talune specifiche caratteristiche -di rilievo- dellassociazione di
riferimento, ossia di Cosa Nostra.

In altri termini le consuetudini possono attribuire valore


probatorio a comportamenti che in diversi contesti avrebbero
tuttaltro significato.
Per tale motivo il Supremo Collegio affermato che il
concetto di "uomo d'onore" non significativo di una semplice
adesione morale, ma consegue alla formale affiliazione alla cosca
mafiosa attraverso il particolare rito previsto dalle regole
dell'organizzazione e comporta la coeva ed assoluta accettazione
delle regole dell'agire mafioso e conseguentemente la messa a
disposizione del sodalizio di ogni energia e risorsa personale per
qualsiasi richiesto impiego criminale nell'ambito delle finalit
proprie di Cosa Nostra(Cfr. pagg.228 e ss. Cass.30/1/1992,
Abbate primo maxi processo a Cosa Nostra).
Non pare allora che possa revocarsi in dubbio che tra gli
affiliati a "Cosa Nostra" sussiste un vincolo di particolare
saldezza e stabilit emblematicamente consacrato nel suo nascere
dalla ritualit di un giuramento mediante il quale il nuovo adepto
assume il formale impegno di apprestare tutta la sua opera per il
conseguimento dei fini criminosi dell'associazione, tra i quali
spicca quello della mutua assistenza tra gli affiliati, nonch
quello di totale ed incondizionato assoggettamento al rigido
"codice" mafioso fondato sulla cieca obbedienza ai capi, sulla
segretezza e sulla omert.
Dalla totale soggezione alle regole ed ai comandi che
consegue allaffiliazione deriva la prova del contributo causale

offerto allorganizzazione in quanto lobbligo solennemente


assunto di prestare ogni tipo di disponibilit al servizio della
famiglia mafiosa di appartenenza accresce la potenzialit
operativa e la capacit di intimidazione ed inquinamento del
tessuto sociale di Cosa Nostra anche mediante laumento del
numero dei suoi membri.
Alla prova sul giuramento, naturalmente parificabile
quella sulla qualifica di uomo donore, riconosciuta tra gli
adepti

del

sodalizio

ad

un

soggetto,

presupponendo,

inesorabilmente, tale qualifica lesistenza di un pregresso


giuramento.
Tuttavia lesistenza di procedure ritualistiche non
certamente lunico elemento da cui arguire lo status di partecipe.
In altri termini, non un atto necessario ai fini
dellingresso nellassociazione, dal momento che questo potrebbe
avvenire con forme sobrie e, al limite, con tacito assenso.
Assumere la rituale affiliazione come unico parametro di
valutazione rischierebbe di esporre le sorti del giudizio al
concetto -inevitabilmente metagiuridico- che dellaffiliazione
rituale hanno numerosi imputati collaboratori di giustizia, i quali
psicologicamente sono portati ad attribuire una sorta di rilievo
assorbente allordinamento interno del gruppo criminale.
Il recepimento di una simile considerazione ha indotto la
giurisprudenza del Supremo Collegio a sostenere che lo status di
socio pu essere assunto per facta concludentia, per chiunque fa

parte dellorganizzazione con condotte a forme e contenuto


variabile(cfr.Cass.18 maggio 1994, Clementi; Cass. 16 giugno
1992, Altadonna; Cass.9 dicembre 1993, Sartoriello; Cass.22
dicembre 1987, Aruta).
Indici rivelatori della partecipazione, in ossequio ai
principi di offensivit e materialit, possono essere dati
dallattribuzione
nellorganigramma

dallo

svolgimento

aziendale

della

di

impresa

un

ruolo
mafiosa,

dallinserimento nella gerarchia con il potere di dare ordini e


dallobbligo di eseguire ordini, sintomatici della cd affectio
societatis.
Il partecipe, in definitiva, dovrebbe identificarsi con un
soggetto, la cui volont di operare a favore dellassociazione
trovi riscontro in unaltrettanto univoca e concorde decisione di
inserirlo nel tessuto organizzativo, risoltasi con laffidare a tale
soggetto un ruolo stabile e permanente allinterno di
questultimo.
Ed allora la condotta punibile nel reato in esame
ravvisabile, anche, ogni qualvolta sia accertata la condivisione
del programma associativo da parte del singolo, che viene ad
identificarsi con la prova dellaccettazione ed appropriazione
della logica di intimidazione che propria del sodalizio mafioso,
da cui derivano comportamenti tali da arrecare un contributo, pi
o meno rilevante, ma comunque apprezzabile alla vita dellente o

ad una sua articolazione, sia essa famiglia mafiosa o specifico


settore operativo dellassociazione.
In ossequio ai principi di materialit e offensivit, la
condotta punibile non pu ridursi al semplice accordo di volont,
ma necessita di un quid pluris, il cui momento centrale il
contributo effettivo ed attuale apportato dai singoli associati
allesistenza ed al rafforzamento dellentit associativa di un
ruolo continuativo, e comunque nellottica della realizzazione
degli scopi dellassociazione da perseguire con i metodi propri
della stessa.
Il partecipe colui che entra nellassociazione e ne
diventa parte, ci significa che, con riferimento
allelemento materiale, perch una condotta possa
ritenersi aderente al tipo previsto dallart. 416 bis c.p.
deve rispecchiare un grado di compenetrazione del
soggetto con lorganismo criminale, tale da potersi
sostenere che egli, appunto, faccia parte di esso e
quindi vi sia stabilmente incardinato con determinati
compiti, continui, anche per settori di competenza, e da
un punto di vista soggettivo, che il soggetto abbia, sia
la volont di fare stabilmente parte dellassociazione
sia la volont di contribuire alla realizzazione dei suoi
fini.
La stabile compenetrazione di un soggetto con
lorganismo criminale mafioso potr essere provato in

svariati modi e se certamente una delle fonti di prova


pu essere la chiamata in correit a pi voci, certo
che la pi sicura fonte di prova o se si vuole, il
riscontro pi pregnante delleventuale chiamata in
correit, il ruolo assegnato dallassociazione al
partecipe e da questo svolto.
Al pari di altri reati associativi si ritiene che lelemento
psicologico

consista

nel

dolo

specifico

cio

nella

consapevolezza di ciascun associato di far parte del sodalizio,


con la volont di realizzare i fini propri dellassociazione.
Alla luce dei predetti parametri, nel presente processo,
stata, quindi, verificata la sussistenza della responsabilit ai sensi
dellart 416 bis c.p.
Ci avvenuto ogni qual volta il materiale probatorio ha
indicato che limputato aveva realizzato in modo stabile e
sistematico comportamenti che hanno ridondato a vantaggio
dellorganizzazione stessa, condividendo la logica di Cosa
Nostra.
In tale fattispecie di partecipazione in associazione stata
sussunta anche la condotta di coloro che vengono indicati(Bini,
Bond, Salamone e Miccich) come stabilmente disponibili a
svolgere, nellinteresse di famiglie mafiose e dellintera
organizzazione, per volont del leader indiscusso di Cosa Nostra,
Salvatore Riina, compiti di sistematica gestione, in modo illecito
ed occulto, degli appalti pubblici in Sicilia; laddove il tutto si

sarebbe perpetrato, avvalendosi della forza di intimidazione del


vincolo associativo e delle condizioni di assoggettamento ed
omert che ne deriva per acquisire il controllo delle attivit
economiche.
Non sfugge a questo Collegio che letichetta attribuita a
queste condotte dal PM era quella di concorso esterno e non gi
di associazione.
Tuttavia dalla stessa lettura del capo di imputazione si
evince, ictu oculi, che lattribuzione del predetto nomen iuris non
risulta appropriata alla condotta contestata.
A tale conclusione si perviene sulla base delle seguenti
considerazioni.
Nella

decennale

elaborazione

giurisprudenziale,

la

fattispecie di concorso esterno in associazione di stampo mafioso


connotata da precisi elementi: a) occasionalit ed effettivit del
contributo; b) funzionalit immediata della condotta alla struttura
organizzativa dellente criminale, in termini di rafforzamento o
mantenimento in vita(ancorch in un suo particolare settore); c)
non organicit del concorrente esterno al sodalizio; d)
consapevolezza di questultimo di sostenere con la sua condotta
lassociazione nel suo complesso.
Occorre evidenziare che il Supremo Collegio ha
posto, pi volte, laccento sul carattere dellepisodicit
del contributo dellestraneo per distinguerlo da quello
del partecipe (risponde a titolo di concorso nel reato

associativo il soggetto che, estraneo alla struttura


organica del sodalizio, si sia limitato anche ad
occasionali prestazioni di singoli comportamenti aventi
idoneit causale per il conseguimento dello scopo
sociale

per

il

mantenimento

della

struttura

associativa, avendo la consapevolezza dellesistenza


dellassociazione e la coscienza del contributo che ad
essa arreca) (cfr. Cass. sez. I sent. n 04805
dell8/01/1993 - in senso conforme sez. I 23 Novembre
1992 e 18 Giugno 1993).
Ed a tale orientamento favorevole allestensione
delle disposizioni di cui agli artt. 110 e ss. c.p. alla
fattispecie di cui allart. 416 bis c.p. ha aderito la
pronuncia delle Sezioni Unite della Suprema Corte,
ricorrente Dimitry.
In essa viene affermato il principio della sicura
configurabilit, nel nostro ordinamento, del concorso
esterno

nellassociazione

mafiosa,

mettendosi

in

evidenza la diversit di ruoli e di atteggiamento


psichico

tra

il

partecipe

allassociazione

ed

il

concorrente eventuale materiale, nonch distinguendo


lazione tipica del primo da quella atipica del secondo.
Il concorrente eventuale il soggetto che non
vuole far parte dellassociazione e che lassociazione
non chiama a far parte ma al quale si rivolge sia, ad

esempio

per

colmare

temporanei

vuoti

in

un

determinato ruolo, sia, soprattutto..... nel momento in


cui

la

fisiologia

dellassociazione

entra

in

fibrillazione, attraversa una fase patologica, che, per


essere

superata,

esige

il

contributo

temporaneo,

limitato di un esterno.
Nella

citata

Unite(ric.Dimitry)

sentenza
si

delle

pure,

Sezioni

sottolineato

che

il

concorso eventuale nella fattispecie associativa pu


estrinsecarsi anche in un solo contributo, come tale
episodico,

dal

rappresentato

momento
dal

che

il

rafforzamento

dato

rilevante

della

struttura

organizzativa dellente, anche solo in un determinato


settore, onde poter perseguire i propri scopi.
Al concorrente esterno si chiede, in altri termini, di porre in
essere un contributo obiettivamente adeguato e soggettivamente
diretto ad irrobustire lorganizzazione mafiosa,, ancorch in un
solo settore di pertinenza dellassociazione, ad es., come nel caso
di specie, in quello relativo alla illecita infiltrazione nei pubblici
appalti.
Teoricamente, come segnalato da autorevoli studiosi, la
dimostrazione

del

mega-evento,

rappresentato

dal

rafforzamento dellente criminale, appare come una sorta di


probatio diabolica, quando si tratti organizzazioni di grandi
dimensioni.

Tuttavia, lapproccio adottato dalla Corte Suprema, con la


cita sentenza, mirante ad una riduzione di scala del secondo
termine della relazione eziologica, consente di superare il nodo
cruciale dellaccertamento del nesso di causalit tra contributo
esterno e potenziamento dellassociazione.
Il suddetto taglio interpretativo pu scongiurare soluzioni
affidate alleccessiva discrezionalit del giudice nellimpiego del
modello causale della normativa concorsuale.
In concreto, come anticipato dalla dottrina pi attenta,
occorre

operare

una

scomposizione

dellorganizzazione

criminale per settori di influenza o per famiglie mafiose e


verificare

linterferenza

di

quellaccordo

sul

rafforzamento del sodalizio.


Ci, naturalmente, dipender dalla valutazione delle
caratteristiche

dei

protagonisti

dellaccordo,

dalloggetto della promessa, dalla eventuale esecuzione


di alcune prestazioni giovevoli per lassociazione da
parte dell extraneus al sodalizio.
Alla stregua di tali considerazioni, il discrimine tra
la figura del partecipante e quella del concorrente deve,
principalmente, essere individuato in un dato oggettivo
attinente alla diversa compenetrazione del soggetto
nella

struttura

organizzativa

dellassociazione

criminale in oggetto: mentre il partecipe entra a far


parte di tale struttura, rivestendo un preciso status

al suo interno, con conseguente attribuzione di compiti


tendenzialmente stabili e conseguente accettazione di
regole di obbedienza ovvero di poteri di dare ordini
agli altri adepti, il concorrente eventuale rimane
estraneo

alla

attivamente

predetta

struttura,

consapevolmente

pur

un

assumendo

comportamento

casualmente idoneo a fornire un contributo alla vita


dellente associativo.
Da un punto di vista soggettivo il discrimine tra
concorso e partecipazione va, unicamente, ricercato in
quella parte del dolo che consiste nella volont di fare
parte

dellassociazione

requisito

positivamente

necessario per il partecipe e da escludere per il


concorrente eventuale.
Il concorrente eventuale pu agire sia con dolo
specifico, sia con dolo generico ma necessario che in
ogni caso egli si rappresenti che la sua condotta
contribuisce casualmente al mantenimento in vita o al
rafforzamento dellorganizzazione.
Pertanto,

la

sussumibilit

della

condotta

del

contiguo entro la figura del concorso esterno richiede


loccasionalit
immediata

del

contributo,

allorganizzazione

la

sua

dellente

funzionalit
criminale,

lesistenza di un nesso causale tra esso e un vantaggio


ottenuto dallapparato criminale anche in un suo

particolare settore, la consapevolezza del soggetto di


sostenere

con

la

sua

condotta

la

organizzazione

criminale nel suo complesso.


A ci si aggiunga, secondo la citata sentenza della
Corte di Cassazione a sezioni unite, che la condotta
dellextraneus,

per

integrare

gli

estremi

della

fattispecie di cui agli artt. 110-416 bis c.p., deve


intervenire ogni qual volta lorganizzazione non riesca
a far fronte mediante i propri associati alle molteplici
esigenze legate alla svariate attivit svolte e alla loro
sopravvivenza.
Alla stregua di tali premesse occorre stabilire se il nomen
iuris (concorso esterno) attribuito dal PM alle condotte di cui ai
capi c) ed e) a Bini, Miccich, Salamone e Bond sia o meno
corretto.
Ebbene il tenore della imputazione non riguarda affatto
contributi occasionali e sporadici a favore dellente, posti in
essere in momenti di fibrillazione per la sua vita, che connotano
il concorso esterno.
Pur indicando il combinato disposto degli artt.110 e 416
bis c.p., la descrizione dei relativi capi di imputazione attiene ad
una ipotesi partecipativa tout court.
Il paradigma incriminatorio in questione fa riferimento,
esplicitamente, sia sotto il profilo materiale sia sotto il profilo
psicologico, allattribuzione di specifici ruoli nellambito del

sodalizio attinenti al sistematico e continuativo controllo occulto


di attivit economiche nel settore dei pubblici appalti, prerogativa
fisiologica delle organizzazioni mafiose come si evince dalla
lettura del comma 2 dellart 416 bis c.p..
Per Bini, limputazione parla esplicitamente di messa a
disposizione di Buscemi Antonino e della famiglia mafiosa di
Passo di Rigano, nellinteresse della quale, oltre che della intera
associazione mafiosa denominata Cosa Nostra, svolgeva, per
volont di Riina Salvatore, il ruolo di soggetto incaricato della
illecita gestione degli appalti pubblici in Sicilia e di gestore del
connesso mercato delle forniture del Calcestruzzo.
Cos come, con riguardo a Salamone e Miccich, il rinvio a
giudizio attiene testualmente alla messa a disposizione in modo
continuativo e non occasionale di esponenti della associazione
mafiosa denominata Cosa Nostra ed in particolare prima di
Brusca Giovanni e Siino Angelo e successivamente anche di
Buscemi Antonino e Bini Giovanni che sapevano essere i
soggetti, nel corso del tempo, incaricati dallassociazione di
gestire il settore degli appalti pubblici, ... contribuendo alle
finalit di Cosa Nostra consentendo a tali soggetti ed alle
imprese dagli stessi sponsorizzate un graduale inserimento in
tale settore economico mediante il summenzionato sistema di
illecita spartizione degli appalti.
Dagli illustrati brani delle rispettive imputazioni, si evince
che la condotta contestata a Bond, Bini, Miccich e Salamone

esprime, chiaramente, un vincolo di piena compenetrazione(con


un ruolo ben preciso) degli imputati test citati in quel segmento
dellarticolazione del sodalizio mafioso operante nel settore degli
appalti pubblici.
A tal proposito, non pu sottacersi che, secondo il
Supremo

Collegio(Cass.16

luglio

1992,

Alfano),

indipendentemente dal ricorso o meno a rituali di affiliazione,


limpegno di messa a disposizione del sodalizio delle proprie
energie integra gli estremi della condotta partecipativa, giacch
in tal modo il soggetto viene consapevolemente ad accrescere la
potenziale capacit operativa e la temibilit della organizzazione
delinquenziale.
Insomma, la locuzione messa a disposizione, nei termini
indicati nel capo di imputazione, unitamente al carattere
continuativo

della

prestazione,

dei

mezzi

utilizzati

per

eseguirle(avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo


associativo e delle condizioni di assoggettamento e omert) e
delle finalit perseguite con quella condotta(consentire a Cosa
Nostra un graduale inserimento nella gestione occulta dei
pubblici appalti) implicano automaticamente la contestazione di
un factum concludens in termini di affectio societatis, ossia del
compimento di un contributo dellimprenditore(non formalmente
affiliato) apprezzabile alla vita dellente criminale in oggetto, in
chiave di partecipazione al sodalizio.

Daltronde, le imputazioni in questione non fanno


riferimento a prestazioni episodiche, con movente del tutto
sganciato dagli interessi del gruppo criminale, ed a momenti
patologici, o di fibrillazione, dellassociazione, che costituiscono
elementi essenziali della fattispecie di concorso esterno in
associazione.
Pertanto non pu dubitarsi della correlazione tra accusa e
sentenza nel momento in cui le condotte contestate ai capi c) ed
e)

della

rubrica

vengono

sussunte

nella

fattispecie

di

partecipazione in associazione mafiosa.


La giurisprudenza del Supremo Collegio ha, pi volte,
ricordato che se il fatto rimane lo stesso consentita dalla legge
una diversa qualifica giuridica(cfr.Cass. 12 marzo 1996, Danzi).
In proposito, occorre rammentare che per fatto si deve
intendere laccadimento di ordine naturale dalle cui connotazioni
e circostanze oggettive e soggettive, geografiche e temporali,
vengono

tratti

tutti

gli

elementi

caratterizzanti

la

sua

qualificazione giuridica.
Individuata la nozione di fatto, il suo mutamento si verifica
allorquando, dalla istruzione dibattimentale, emergano note
fattuali che modificano la stessa fattispecie descritta dalla norma
incriminatrice, in quanto risulta diverso uno degli elementi
costitutivi del fatto reato, cio lazione o lomissione, levento, il
nesso causale, lelemento soggettivo, le condizioni obiettive di
punibilit.

Vi sar, in altri termini, diversit quando pur rimanendo


ferma la fattispecie penale astratta, la sua ricostruzione registra
variazioni riguardanti la tipizzazione storica dei dati di fatto, non
incidenti sugli elementi costitutivi del reato, cio il luogo, il
tempo del fatto, lo strumento, le modalit(cfr.Cass.S.U. 22
ottobre 1996, Di Francesco).
Alla stregua di tali considerazioni, pu applicarsi la
disciplina che riguarda il mutamento della qualifica giuridica
atteso che il fatto, che rimane immutato, stato in modo inesatto
contestato sub species juris del concorso esterno, laddove i
termini ed il contenuto dellimputazione sono propri della
condotta partecipativa.
Nel caso di specie, qualificando le condotte descritte nei
capi c) ed e) dellimputazione in partecipazione in associazione
mafiosa, e non gi in concorso esterno, non si verifica comunque
violazione alcuna del principio della correlazione tra accusa e
sentenza, essendo stata assicurata agli imputati ogni possibilit di
difendersi in relazione a tutte le circostanze di fatto contenute
nella originaria imputazione(cfr.Cass.15 marzo 2000, Imbimbo;
Cass.5 maggio 1999, Graci) ed integrative, a giudizio di questo
Tribunale, della fattispecie di partecipazione ad associazione
mafiosa.
Alla stregua delle suddette considerazioni, anche la
valutazione del materiale probatorio relativo ai capi c), e) e l),
riguardanti gli imputati Bini, Miccich, Salamone e Bond

avvenuta attraverso il prisma della condotta partecipativa; cos


come sar specificamente precisato in relazione alle singole
posizioni.
3.Questioni giuridiche di carattere preliminare relative
alla valutazione delle prove. Il profilo della attendibilita
intrinseca

dei

singoli

collaboratori

del

presente

procedimento.
Nellambito del presente procedimento, la parte pi
cospicua dellimpianto accusatorio sottoposto allesame di questo
Collegio rappresentata dalle dichiarazioni provenienti da
coimputati o imputati in procedimento connesso, ossia da
collaboratori di giustizia, che hanno fornito contributi conoscitivi
sullorganico e sulle attivit di Cosa Nostra, con particolare
riferimento alle azioni illecite riconducibili alla illecita
infiltrazione mafiosa nel settore dei pubblici appalti o,
comunque, allinvestimento delle risorse finanziarie del sodalizio
in operazioni imprenditoriali, sotto la guida di boss quali Riina
Salvatore e Brusca Giovanni, di cui successivamente, verr
illustrata la caratura criminale.
E necessario, dunque, soffermarsi, ancorch per sintesi,
sulle regole che presiedono ad una corretta valutazione dei
contributi offerti dai chiamanti in correit, di guisa che diviene
fondamentale linterpretazione della norma che disciplina e
regola la materia, ossia lart 192 c.p.p.

A tal proposito, occorre ricordare che la chiamata in


correit richiede, in via preliminare, un cauto e prudente
apprezzamento da parte del giudice di merito, il quale tenuto a
verificarne

lintrinseca

attendibilit

con

riferimento

alla

personalit di chi le esprime, al grado di conoscenza della


materia riferita, ai pregressi rapporti con i chiamati in correit,
alle modalit di esternazione delle dichiarazioni, ai motivi che
hanno indotto a collaborare.
Con riferimento al profilo della analisi della personalit del
chiamante in correit, ove lindagine del giudice investa il campo
dei collaboratori di giustizia, evidente che la valutazione non
concerne le qualit etiche del soggetto dichiarante, che, per
definizione essendo autore di almeno un reato e spesso di molti
gravi delitti, ha necessariamente una personalit non positiva alla
stregua dei parametri di cui allart. 133 c.p.
Pertanto, lindagine dovr coinvolgere il grado di
inserimento

del

propalante

allinterno

dellorganizzazione

criminale, da cui, con la propria scelta di collaborazione, ha


dimostrato di volersi dissociare.
Non vi dubbio, infatti, che, con lavvento della
legislazione premiale, lo Stato abbia inteso favorire ed
incoraggiare,

soprattutto,

la

dissociazione

da

quelle

organizzazioni criminali, che, per la loro potente struttura


logistica e per la segretezza del loro operato, costituiscono una
gravissima minaccia per lordine pubblico.

Deve, altres, prendersi atto che listituzionalizzazione


dellinteresse del collaborante a fruire di quelle misure di
protezione, assistenza per s e per i propri familiari, possibilit di
detenzione in strutture extra-carcerarie, riconoscimento di
peculiari circostanze attenuanti, prevista dalla legislazione
vigente proprio in funzione di incoraggiamento delle varie forme
collaborazione con la giustizia.
Dunque, anche alla stregua di tale considerazione, devono
essere reinterpretati i tradizionali concetti di disinteresse e di
spontaneit del pentimento in chiave utilitaristica (per il
sistema statale).
Ne consegue che in particolare il disinteresse, che non
potr certamente essere interpretato come indifferenza rispetto ai
benefici premiali, dovr, piuttosto, essere valutato sotto un
duplice profilo: con riferimento allindifferenza rispetto alla
posizione processuale del chiamato in correit e quindi attraverso
laccertamento di eventuale presenza di motivi di rancore,
inimicizie ed in genere di motivi di vendette e rivalsa; con
riferimento alla posizione processuale del dichiarante al
momento della sua scelta collaborativa, per cui tanto pi
disinteressato dovr essere considerato il contributo investigativo
offerto, quanto pi lieve apparir la posizione processuale del
collaboratore in relazione agli elementi di prova acquisiti dagli
inquirenti

collaborazione.

suo

carico

al

momento

dell'inizio

della

Dopo avere esaminato il profilo dellattendibilit generale


del collaboratore di giustizia, si pone il problema della verifica
dellintrinseca

consistenza

delle

caratteristiche

delle

dichiarazioni del chiamante in correit, alla luce di una serie di


parametri di valutazione, che, sulla base di una vasta casistica
giurisprudenziale

in

materia,

possono

individuarsi

nella

genuinit, nella spontaneit, nel disinteresse, nella costanza e


nella logica interna del racconto.
Deve, infine, valutarsi il contenuto delle accuse in rapporto
alla persona dellaccusato, dovendo respingersi che questultima
imprescindibile esigenza possa essere sostituita dalla c.d.
attendibilit generale del chiamante, da desumersi dal fatto
che, essendosi questultimo autoincolpato di reati che attribuisce
anche ad altri ed essendosi raggiunta la prova della veridicit
delle sue dichiarazioni per quanto concerne alcuni o molti dei
chiamati, ne dovrebbe conseguire la non necessit di riscontri
nelle ipotesi nelle quali questi non si renda possibile individuare
nei confronti di taluno al quale dovrebbe quindi richiedersi di
fornire lui la prova della sua innocenza essendo quella della
responsabilit rappresentata dalle sole dichiarazioni accusatorie
di un terzo che, provenendo da un soggetto attendibile,
assumerebbero valore probatorio, quasi come per definizione(cfr.
Cass.S.U.21 ottobre 1992, Marino; Cass.24 febbraio 1992,
Tudisco; Cass. 1 ottobre 1996, Pagano).

Certo non pu, n deve, esigersi che quello che si


indicato come riscontro abbia un valore di prova autonoma,
perch in tale caso sarebbe da negarsi ogni rilievo indiziante alla
chiamata in correit, il che non appare possibile ipotizzare
specialmente nella presenza del disposto del comma 3 dellart
192 c.p.p. del vigente codice di rito che ha espressamente
collocato tale elemento tra quelli ai quali deve riconoscersi natura
di prova pure con la avvertenza della necessit che esso sia
accompagnato da altri con esso convergenti, il che sta a
significare che il legislatore, pur rifuggendo da una presunzione
di inattendibilit del chiamante in correit, ha voluto rilevare la
insufficienza di tale elemento ai fini della formazione del
giudizio di responsabilit dellimputato dovendo la attendibilit
del dichiarante uscire confermata da altre risultanze processuali.
Dovr pur sempre trattarsi di ulteriori elementi, che, in
concreto e cio in relazione allo specifico fatto ed al singolo
incolpato, siano idonei a offrire ampie garanzie in ordine alla
veridicit dellaccusa.
Il riscontro richiesto pu essere desunto da elementi di
qualsiasi tipo e natura(cfr.Cass.22 gennaio 1997, Bompressi,
Cass.12 gennaio 1995, Grippi; Cass.30 marzo 1990, Cudini,
Cass.17 ottobre 1990, Caniggia); anche da prove critiche
(Cass.30 febbraio 1990, Belli; Cass, 2 novembre 1998, Archesso;
Cass.22 marzo 1999, Merlino), o, comunque, da elementi

sprovvisti di una autosufficiente idoneit probatoria(Cass.22


gennaio 1997, Dominante; Cass.19 ottobre 1993, Rannisi).
Dunque, il riscontro sufficiente potr essere costituito
anche da altra chiamata in correit che alla prima si aggiunga,
purch per anche di essa rigorosamente se ne valuti la
attendibilit e la si apprezzi in senso positivo escludendosi il
collegamento a collusioni o a condizionamenti di qualsiasi
genere tra i soggetti che le rendono(cfr.Cass.3 aprile 1997, Pesce;
Cass.16 aprile 1991, Avitabile; Cass.15 gennaio 1991, Grilli) o
da dichiarazioni de relato che si presentino sempre come
intrinsecamente attendibili e abbiano ovviamente una origine
autonoma rispetto allelemento per il quale si voluta la
necessit della sua verifica.
Occorre, infine, rilevare che, secondo lorientamento
prevalente del Supremo Collegio, possibile anche una
valutazione frazionata della chiamata in correit.
Nel senso che ove lattendibilit di un chiamante in
correit venga denegata per una parte delle sue dichiarazioni, ci
non necessariamente coinvolger anche le altre parti della
dichiarazione che risultassero, per converso, confermate da
riscontri esterni adeguati, e ci sulla base del principio che non
lattendibilit complessiva deve essere provata, per inferirne la
comunicabilit per traslazione allintero racconto, ma ogni parte
di questa pu e deve essere oggetto di verifica, residuando,
dunque, linefficacia probatoria di quelle non comprovate o,

peggio, smentite, con esclusione di reciproche inferenze


totalizzanti (cfr. p. 289 sent. Cass. 30/1/1992; Abbate e altri cd
maxi-uno).
In questo modo si salvaguardata, anche a maggiore
garanzia dellaccusato, quella duttilit di giudizio, che muove
dalla plausibilissima, eventuale, coesistenza, in un medesimo
soggetto dichiarante, di verit e di menzogna, anche involontarie,
tal che lindagine del giudice deve obbligatoriamente darsi carico
di operare la separazione delluna dalle altre, osservando
costantemente il parametro della razionalit della libera
valutazione (Cass. 30/1/1992, n.80).
In altri termini : limprecisione su un solo punto della
chiamata in correit non da sola sufficiente ad escludere
lattendibilit del collaborante allorch, alla luce di altri
obiettivi riscontri, il giudice di merito valuti globalmente, con
prudente apprezzamento, il materiale indiziario e ritenga, con
adeguata motivazione, la prevalenza degli elementi che
sostengono la credibilit dellaccusa (Cass.21 dicembre 1993,
n.4526; Cass.10 marzo 1995, n.4162).
In conclusione pu affermarsi che perfettamente
legittima la valutazione frazionata delle dichiarazioni accusatorie
provenienti da taluno dei soggetti indicati di commi III e IV
dellart. 192 c.p.p., con attribuzione, quindi, di piena attendibilit
e valenza probatoria a tutte e solo a quelle parti di esse che

risultino suffragate da idonei elementi di riscontro, i cui connotati


verranno indicati nel paragrafo successivo.
4.Attendibilita generale dei principali collaboratori di
giustizia del presente procedimento.
BRUSCA GIOVANNI.
Nellesame dibattimentale, avvenuto nell udienze del
10.4.1999, 20.4.1999 e 5.5.1999, il Brusca Giovanni, dopo aver
fornito indicazioni, peraltro sintetiche, sulla sua militanza in
Cosa Nostra e sui legami che la sua famiglia di origine aveva con
il capo di questo sodalizio criminoso, Riina Salvatore, ha
spiegato i motivi personali della sua scelta collaborativa.
Orbene sulla base di queste informazioni di carattere
preliminare, offerte dal Brusca Giovanni, si pu cogliere il grado
di inserimento dello stesso nel sodalizio mafioso ed il ruolo di
notevole spessore ricoperto da costui nellapparato organizzativo
di Cosa Nostra, con particolare riferimento agli interessi del
gruppo nel settore dei pubblici appalti, stante la sua vicinanza a
Siino Angelo, altro protagonista tra la fine degli anni ottanta e
linizio degli anni novanta del circuito di malaffare costituito da
politici, mafiosi e imprenditori.
Tale circostanza, confermata peraltro da altri imputati in
procedimento connesso, quali ad es. lo stesso Siino Angelo, Di
Maggio Baldassare, Anzelmo Francesco Paolo e Ganci Calogero,
denotano la profonda conoscenza della strategie, delle iniziative e

dellorganigramma del gruppo criminale, a cui le azioni degli


imputati di questo processo sono riconducibili, e, quindi, la
idoneit del predetto Brusca a riferire fatti percepiti, se non
addirittura ideati, in prima persona .
Si osserva che le notizie contenute nel suo racconto
relative alla caratura criminale del soggetto ed ai vincoli che lo
legavano al boss Salvatore Riina, trovano un preciso ed
indiscutibile elemento di conferma nelle predette propalazioni di
altri collaboratori, quali ad esempio, Ganci Calogero, Anzelmo
Francesco Paolo, Siino Angelo, i quali hanno indicato Brusca
Giovanni come uno dei leaders, assieme a Provenzano Bernardo,
Bagarella Leoluca, dellala corleonese di Cosa Nostra, in
particolare dopo larresto dello stesso Riina.
Per tale motivo la ricostruzione delle vicende oggetto di
questo processo da parte dellimputato di reato connesso, in
particolare con riferimento alle illecite infiltrazioni nei pubblici
appalti, ai soggetti coinvolti, appare credibile, stante la
cognizione diretta delle manovre criminali del sodalizio di
appartenenza e la coerenza nella descrizione di determinate
vicende,

avvenuta

attraverso

un

racconto

scarno

ma

sostanzialmente immune da contraddizioni e illustrativo di un


metodo criminale in quel periodo adottato da Cosa Nostra.
La coerenza di quanto affermato in questa sede si ricava
dalle precise indicazioni su taluni fatti risultati confermati da
elementi

provenienti

da

altre

fonti

probatorie

esterne,

rappresentate sia da collaboratori di giustizia che da riscontri


oggettivi frutto della attivit di P.G..
Il Tribunale osserva che il contributo prestato dal predetto
dichiarante, nellambito del presente procedimento, apparso
rilevante ed intrinsecamente attendibile.
SIINO ANGELO.
Il Siino Angelo, condannato in via definitiva ad anni otto
di reclusione per il reato di partecipazione ad associazione per
delinquere di stampo mafioso, finalizzata al condizionamento dei
pubblici appalti, ha iniziato a collaborare con la giustizia nel
luglio del 1997, appena tratto in arresto per la seconda volta.
Negli interrogatori acquisiti,

dopo aver chiarito le

motivazioni della sua scelta collaborativa, da individuare, anche,


nel timore di essere vittima di richieste estorsive da parte di
esponenti mafiosi, Siino Angelo ha riferito di non essere mai
stato formalmente affiliato in Cosa Nostra, ma di aver,
comunque, condiviso i programmi illeciti della associazione
relativi alla illecita infiltrazione nel settore degli appalti pubblici.
Dalla sua propalazione emerso che lo stesso Siino,
accreditato da Riina Salvatore, tra la seconda met degli anni
ottanta ed i primi anni novanta, si era attivato per la realizzazione
del controllo delle procedure di aggiudicazione degli appalti di
opere

pubbliche,

elaborando

un

sofisticato

sistema

di

coordinamento delle offerte ai concorsi pubblici per poter

garantire margini di guadagno maggiore e ripartizione dei lavori


per un numero consistente di imprese, che consentiva a Cosa
Nostra di lucrare ingenti somme, versate dagli imprenditori per
lintermediazione e la protezione offerta dal citato sodalizio
mafioso.
In tale sua attivit il Siino Angelo aveva la possibilit di
tenere contatti con esponenti di vertice del sodalizio mafioso,
interessati a quel tipo di operazioni, conoscendo direttamente
protagonisti e metodi del perverso accordo tra imprenditoria,
mafiosi e politica, sfociante nel controllo della attivit
economiche su tutto il territorio della Sicilia, da parte di Cosa
Nostra .
Lattendibilit intrinseca delle dichiarazioni del Siino
tuttavia la si desume non solo della cognizione diretta di
personaggi e situazioni della presente vicenda processuale, tra
cui, ad es., Brusca Giovanni, Salamone Filippo, Buscemi
Antonino, Bini Giovanni, Miccich Giovanni, Lipari Giuseppe,
Crisafulli Ettore, DAgostino Benedetto(confermata da tutti i
diretti interessati), ma anche dalla preventiva confessione dei
reati a lui addebitabili, per il ruolo svolto nell aggiustamento
degli appalti dalla coerenza logica e la dovizia di particolari
insita nelle sue ricostruzioni.
Daltro canto il ruolo di mediatore tra imprenditori, politici
e mafiosi, ricoperto dal Siino per un certo periodo e da lui stesso
confessato,

risulta

anche

dalle

convergenti

puntuali

dichiarazioni del Messina Leonardo, Brusca Giovanni, Li Peri


Giuseppe, Di Maggio Baldassare e Lanzalaco Salvatore, nonch
dalle sentenze del Tribunale di Palermo del 2 marzo 1994 e del
16 luglio 1996, in materia di mafia e appalti, ritualmente
acquisite al fascicolo del dibattimento, stante il passaggio in
giudicato.
Occorre rilevare che lattendibilit del Siino ha ricevuto il
positivo riscontro in varie decisioni giurisdizionali dellautorit
giudiziaria di Palermo e nelle dichiarazioni di altri collaboratori
(ad es. Brusca Giovanni, Lanzalaco Salvatore, Di Maggio
Baldassare e Messina Leonardo).
Pertanto le dichiarazioni rese nellambito di questo
procedimento, avuto riguardo alle sopra esposte considerazioni,
appaiono dotate dei requisiti richiesti per ritenere lintrinseca
attendibilit della chiamata (cfr. Cass. S.U. 21 ottobre 1992,
Marino), fatta salva ogni valutazione sullo spessore indiziario di
ogni singola porzione del suo racconto.
MESSINA LEONARDO.
Costui stato importante uomo donore della famiglia
mafiosa di San Cataldo, mandamento di Vallelunga Pratameno in
provincia di Caltanissetta, che ha iniziato a collaborare con la
giustizia sin dal 1992.
La predetta collaborazione si rivelata estremamente utile
ed importante per la conoscenza dellorganizzazione Cosa

Nostra, poich proveniente da persona da lungo tempo inserita


nellorganizzazione ed appartenente ad una famiglia di sangue di
antiche e consolidate tradizioni mafiose.
Nellambito di Cosa Nostra, egli assunse quindi ruoli di
sempre maggior rilievo (capo-decina e vice-rappresentante della
famiglia di San Cataldo), e soprattutto divenne uomo di fiducia di
Giuseppe Madonia detto Piddu, rappresentante provinciale di
Caltanissetta e componente della commissione regionale,
coinvolto come coimputato in questo processo e punto di
riferimento di una serie di episodi significativi per la posizione
processuale di vari altri imputati.
Anche grazie a questo privilegiato rapporto fiduciario con
il Madonia, il Messina venne a trovarsi in una posizione tale da
poter apprendere dallapparato di vertice dellorganizzazione
informazioni sicuramente attendibili sulla struttura e sulle attivit
di Cosa Nostra.
In particolare, dopo essersi dedicato prevalentemente al
traffico di stupefacenti, a partire dal 1986 circa, il Messina si
occup principalmente degli interessi di Cosa Nostra nel
settore degli appalti, venendo cos a diretta conoscenza di
rapporti tra lorganizzazione ed esponenti delle Istituzioni.
Egli si indotto a collaborare con la Giustizia a seguito di
un graduale processo di distacco dalle logiche di Cosa Nostra,
determinato dalla vicinanza con persone ad essa estranee, e
culminato in una profonda crisi esistenziale cagionata dal rifiuto

dei valori ormai degenerati, introdotti nella organizzazione


dalla dittatura dei corleonesi.
Lattendibilit del Messina ha gi ricevuto positivo
riscontro in varie decisioni giurisdizionali, sia dellAutorit di
Caltanissetta, sia di quella di Palermo, tuttavia va rilevato che il
suo contributo nellambito del presente procedimento risultato
assai utile per comprendere i caratteri del metodo di illecito
condizionamento degli appalti pubblici, gestito da Cosa Nostra e
basato sia sulla forza intimidatoria di quel sodalizio sia sulla
esistenza di accordi tra politici, imprenditori contigui o estorti e
mafiosi, attinenti alle attivit mafiose convergenti sul territorio di
Bagheria.
LANZALACO SALVATORE.
Come emerge dallesame dibattimentale(udienze 7/7/1999,
14/7/1999, 22/9/1999, 29/9/1999), Lanzalaco Salvatore stato un
libero

professionista

Palermo,

inserito

nel

mondo

imprenditoriale contiguo a Cosa Nostra, conoscendo, in questo


modo, vicende legate al controllo dei pubblici appalti nella zona
di Caccamo e Cerda, composto dallimputato, Panzeca Giuseppe
e Biondolillo Pino, ed altri soggetti da lui conosciuti
personalmente.
In veste di contabile, e come persona vicina agli ambienti
di Cosa Nostra, il Lanzalaco ha, quindi, potuto chiarire i metodi
di illecito condizionamento delle distinte, ma collegate,

procedure amministrative sfocianti nella emissione dei decreti di


finanziamento e nella aggiudicazione dellappalto, avendo pi
volte contribuito, con la sua condotta, allavvicinamento di
politici corruttibili e alla elaborazione di particolari progetti di
esecuzione delle opere, idonei ad escludere quote consistenti di
concorrenza nella partecipazione alla gara.
La vicinanza al Panzeca Giuseppe, al Biondolillo Pino,
uomini donore delle famiglia di Caccamo e Cerda, pienamente
inseriti nellimprenditoria edile della zona, e la stessa conoscenza
del Siino Angelo, intermediario accreditato da Cosa Nostra nel
coordinamento degli accordi corruttivi tra imprenditori e politici
per lillecita acquisizione degli appalti, gli hanno consentito di
riferire una serie di informazioni relative al contesto un cui
maturano i fatti salienti oggetto di questo processo.
Orbene la coerenza dei racconti, la dovizia di particolari
ricordati in ordine alloggetto dellarticolato di prova sul quale ha
deposto, la profonda conoscenza di quei meccanismi interni a
Cosa Nostra, finalizzati ad inquinare le attivit imprenditoriali
connesse al settore degli appalti, lammissione di responsabilit
per delitti dei quali non era neppure sospettato, denotano la
generale attendibilit del Lanzalaco.
GANCI CALOGERO
Nel giugno del 1996, Ganci Calogero, detenuto per gravi
reati connessi alla sua partecipazione allassociazione mafiosa

denominata Cosa Nostra, iniziava a collaborare con la giustizia


confessando il suo organico inserimento nella famiglia del
quartiere Noce di Palermo retta dal padre Raffaele.
Il Ganci, peraltro, riconosceva la sua partecipazione non
soltanto al delitto associativo ma anche ad una serie
numerosissima di gravissimi fatti di sangue in ordine ai quali non
era nemmeno sospettato, risalenti allinizio degli anni ottanta e
riconducibili al gruppo mafioso dei corleonesi.
Inoltre, lo stesso Ganci, confessava di avere preso parte
alla fase esecutiva della strage di Capaci nonch a numerosi altri
omicidi consumati nel territorio palermitano nel periodo della
c.d. guerra di mafia.
E tra gli episodi riferiti dal predetto collaboratore va
sicuramente evidenziata la sua partecipazione allomicidio del
Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che manifesta non soltanto
lelevato grado raggiunto dal Ganci allinterno della gerarchia
mafiosa ma anche la volont dello stesso di assumersi ogni
responsabilit anche in relazione ai fatti pi remoti.
Nellambito del presente processo, il contributo del Ganci,
la cui attendibilit stata gi attestata da numerose pronunce
della autorit giudiziaria, si estrinsecato in racconti coerenti,
costanti e dettagliati, anche in virt della conoscenza diretta degli
episodi narrati.

Ci ha reso possibile la ricostruzione delle articolazioni di


Cosa Nostra ed il suo modus operandi, a partire dallinizio degli
anni ottanta.
Negli interrogatori, i cui verbali sono stati acquisiti ai fini
della decisione, il collaboratore ha manifestato assoluto
disinteresse nei confronti degli imputati rendendo una serie di
dichiarazioni dotate di quei caratteri di logicit e chiarezza
espositiva, che in numerosi punti sono riscontrate ab estrinseco
dalle dichiarazioni dellaltro collaboratore proveniente dalla
stessa famiglia mafiosa, ossia Anzelmo Francesco Paolo.
Il Ganci non si conquistato i benefici premiali in
questo procedimento, avendo gi raccontato, in altre circostanze,
fatti ben pi gravi di quelli relativi agli odierni imputati, e tale
dato costituisce un ulteriore elemento a sostegno della
attendibilit intrinseca del citato collaboratore.
ANZELMO FRANCESCO PAOLO.
Anche lAnzelmo, dissociato da Cosa Nostra, le cui
dichiarazioni sono utilizzate nel presente procedimento, proviene
dalla famiglia di importanza storica in Cosa Nostra, ossia la
Noce.
Legato da vincoli di affinit a Ganci Raffaele, ha
commesso una serie di omicidi nellambito della guerra di mafia,
a cavallo tra la fine degli anni settanta e linizio degli anni

ottanta, fra i quali quelli di Inzerillo e Bontade, espressione della


strategia stragista dei corleonesi.
Ha confessato di avere partecipato agli omicidi del
Consigliere Chinnici, del Generale Dalla Chiesa, del Capitano
DAleo e del Commissario Cassar.
Di lui avevano gi parlato altri collaboranti, quali il Ganci
Calogero, riferendo che lAnzelmo era stato ritualmente affiliato
allinizio degli anni ottanta, nonostante la sua giovanissima et, e
aveva fornito immediatamente la dimostrazione del suo valore
partecipando in giovane et ad eclatanti agguati mafiosi.
Il contributo offerto dallAnzelmo deve, pertanto, definirsi
di eccezionale importanza, perch il soggetto da cui provengono
le rivelazioni stato sempre particolarmente vicino a Riina
Salvatore, del quale ha goduto la piena fiducia, proprio per
decisione personale dellesponente corleonese, che aveva dato
agli affiliati della Noce il compito di fissare appuntamenti per
questultimo, mettendoli al corrente dei luoghi in cui trascorreva
la sua latitanza.
Da tale sua vicinanza a Riina e dallo schieramento
allinterno di Cosa Nostra derivata dunque la particolare
familiarit e confidenza che lAnzelmo riuscito a stabilire e
mantenere

con

molti

degli

esponenti

di

rilievo

dellorganizzazione mafiosa, ecco perch le sua rivelazioni


risultano particolarmente attendibili, provenendo da soggetto che

a lungo ha goduto della fiducia dei pi fidati alleati di Riina a


Palermo ed in provincia.
La generale intrinseca attendibilit dellAnzelmo stata,
peraltro, gi positivamente verificata in numerose pronunce
giurisdizionali, e va, per, ribadita in relazione a specifici episodi
in conformit ai canoni in materia di chiamata in correit sopra
ricordati.
ONORATO FRANCESCO.
Anche in relazione ad Onorato Francesco, che ha
iniziato il suo percorso collaborativo nel novembre del
1996, va formulato un giudizio ampiamente positivo in
ordine alla attendibilit intrinseca.
Questultimo entrato a parte di Cosa Nostra alla fine
dellanno 1980, restando inserito nel sodalizio sino alla
data del suo arresto avvenuto nel novembre del 1993,
reggente della famiglia di Partanna Mondello sino dal
1982, epoca in cui vennero soppressi Riccobono e
Micalizzi, a cui il collaboratore era molto vicino.
LOnorato ha contribuito al raggiungimento di
importantissimi elementi di conoscenza (riscontrati
positivamente dallesito di investigazioni della P.G.) in
ordine a centinaia di omicidi di mafia, compreso
lomicidio

Lima,

che

trovano

conferma

nelle

dichiarazioni

di

numerosi

altri

collaboratori

di

giustizia.
Nelle circostanze narrate nel presente processo,
lOnorato si espresso in modo dettagliato e coerente.
Infine

occorre

rilevare

che

dalle

risultanze

dibattimentali non emerso alcun motivo di rancore nei


confronti del Bond o del Bini Giovanni(chiamati in
causa dal collaboratore), n elementi dai quali sia
possibile

desumere

condizionamenti

comunque

suggerimenti provenienti dallesterno, mentre, in altri


procedimenti,

suoi

contributi

hanno

superato

positivamente il vaglio della autorit giudiziaria.


Pertanto pu concludersi per la piena attendibilit
intrinseca delle dichiarazioni dellOnorato.
DI MAGGIO BALDASSARE.
Di

Maggio

Baldassare,

le

cui

dichiarazioni,

acquisite al fascicolo del dibattimento ai sensi dellart


238 c.p., provengono dal processo cd mafia e appalti,
ha iniziato a collaborare con la Giustizia nei primi
giorni del 1993, dopo essere stato tratto in arresto per
un reato minore dai Carabinieri di Novara (detenzione
illegale di unarma).
Detta

collaborazione

stata

gi

giudicata

di

eccezionale rilevanza, non soltanto per la natura delle

rivelazioni,

ma

anche

per

lautorevolezza

del

personaggio, che, come rappresentante della famiglia


di San Giuseppe Jato, ed a lungo anche reggente del
mandamento, aveva fatto parte della Commissione ed
era stato personalmente molto vicino allincontrastato
capo dellorganizzazione, Riina Salvatore.
Non si trascuri di considerare che il Di Maggio non
aveva, all'atto dellarresto, pendenze di rilievo, e che il
predetto ha lealmente riconosciuto di avere deciso di
dissociarsi da Cosa Nostra e confessare i molti gravi
delitti di cui si accusato, per prevenire il rischio per
la sua vita cui si trovava esposto a causa della
situazione di ormai insanabile contrasto venutasi a
creare nel rapporto con i Brusca ed in particolare con
Giovanni Brusca .
Proprio le precise indicazioni del Di Maggio,
peraltro, sono state decisive per la cattura di Riina
Salvatore, avvenuta il 15 gennaio 1993, dopo oltre
venti anni di latitanza, e per la soluzione di numerosi
casi di omicidio, grazie alla sua collaborazione e alla
sua confessione, sono stati individuati.
Si osserva che il
uomini

donore,

il

Di Maggio indica anche, quali


La

Barbera

attribuendo loro una serie di

il

Di

Matteo,

gravissimi reati, da

costoro successivamente confessati, ed in relazione ai

quali questi ultimi, con chiamate in correit, hanno


coinvolto altri soggetti.
Va, inoltre, sottolineato che il tema della vicenda
processuale in esame trova una serie di utili indicazioni
proprio nelle dichiarazioni rese dal Balduccio Di
Maggio nel processo cd mafia e appalti, in cui il
collaboratore ha spiegato con dovizia di particolari il
sistema di turnazione nella attribuzione degli appalti
pubblici agli imprenditori appartenenti ad un cartello di
imprese coordinato da Cosa Nostra, ed in particolare
dal Siino Angelo.
Le dichiarazioni del Di Maggio, con riferimento alla
materia che ci occupa ed avuto riguardo alle suesposte
considerazioni, appaiono certamente dotate di quei
requisiti richiesti dalla Suprema (cfr. Cassazione Sez.
Unite,

21

ottobre

1992,

Marino),

per

ritenerne

lattendibilit.
La confessione del chiamante, anche per via delle
gravi

conseguenze

che

ne

possono

scaturire

non

soltanto sul piano giudiziario (si pensi al diffuso


fenomeno delle "vendette c.d. trasversali" ai danni di
parenti o amici, stante anche linimicizia del Brusca
Giovanni ed il progetto di questultimo di eliminarlo,
come risulta dalle dichiarazioni di La Barbera), in
mancanza di elementi di segno contrario, rappresenta

un indizio di sincerit e di genuinit, specie se


correlato

al

ruolo

ricoperto

nella

consumazione

dell'illecito.
Conclusivamente quindi il Di Maggio deve essere
ritenuto un soggetto che ha avuto di certo un ruolo di
rilievo

nella

nellambito

organizzazione

della

quale

criminale

stato,

per

mafiosa,
sua

stessa

ammissione, molto

attivo, commettendo gravissimi

delitti,

sangue,

anche

di

cos

apprendendo

direttamente fatti e circostanze alcuni dei quali da


ritenersi di rilievo nel presente procedimento e di cui
appresso ci si occuper.
Mutolo Gaspare
Mutolo Gaspare ha cominciato a collaborare con la giustizia
nel luglio del 1992, rilevando di essere membro della famiglia di
Partanna Mondello ed uomo di fiducia di Riccobono Rosario (gi
capo- mandamento e componente della Commissione di Cosa
Nostra).
Peraltro, il livello di inserimento del collaborante in Cosa
Nostra era stato adeguatamente valutato ed illustrato nelle
sentenze emesse nellambito del c.d. maxi-processo, in esito al
quale egli stato condannato per i reati di associazione mafiosa
(appunto per la sua partecipazione a Cosa Nostra), di

associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e per


commercio di tali sostanze.
Nel corso delle sue dichiarazioni Mutolo ha puntualmente
riferito notizie e fornito spiegazioni su una serie di gravissimi
delitti commessi dallorganizzazione, dimostrando un elevato
grado di attendibilit intrinseca che, come noto, stato
positivamente riscontrato da numerose pronunce giudiziarie rese
sia in sede di riesame di provvedimenti cautelari che in sede di
merito.
Analogamente, lesame delle dichiarazioni rese nel corso
del presente dibattimento non pu che confermare siffatto
giudizio positivo sulla generica attendibilit del Mutolo.
Ed infatti, nel corso dellesame, il collaborante ha
ripercorso, sia pure per sintesi, le tappe della sua carriera
criminale allinterno di Cosa Nostra, a partire dalla sua
affiliazione alla famiglia di Partanna Mondello, avvenuta nel
1973, sino alla sua dissociazione da Cosa Nostra, risalente
allinizio del 1992 (vedi trasc.ud.22/5/1999).
Egli ha rammentato di aver gi riferito allAutorit
Giudiziaria le circostanze relative a tutti gli innumerevoli crimini
commessi per conto dellorganizzazione, inclusi alcuni gravi
delitti di cui non era mai stato sospettato, chiarendo di avere
commesso in particolar modo omicidi, estorsioni, sequestri di
persona e traffici di sostanze stupefacenti.

Per quel che riguarda lo specifico thema probandum del


presente procedimento, v da dire che, nonostante il Mutolo
abbia chiarito di non essersi mai occupato di appalti pubblici (e
ci estremamente plausibile, attesa la peculiare caratura
criminale del Mutolo, soggetto dedito prevalentemente alle
tradizionali attivit illecite commesse in seno a Cosa Nostra),
appare di particolar interesse la ricostruzione che egli ha fatto dei
rapporti tra lassociazione mafiosa e determinati ambienti
imprenditoriali e politici della citt di Palermo.
Gli episodi raccontati da Mutolo, infatti, per un verso
confermano il fondamentale interesse di Cosa Nostra per ogni
attivit produttiva presente nel territorio controllato e, per altro
verso, evidenziano come le tecniche di penetrazione e controllo
di tali attivit si siano progressivamente affinate di pari passo con
lo sviluppo economico e sociale.
Ci, come ha espressamente riferito Mutolo, mediante la
creazione di vere e proprie societ di fatto tra costruttori ed
uomini donore in cui, ovviamente, erano questi ultimi a dettare
legge.
Dopo aver ricostruito in termini logici e coerenti tali
vicende generali dellassociazione mafiosa Cosa Nostra, con
particolare riferimento alla gestione degli interessi economici del
sodalizio, il Mutolo ha poi parlato del ruolo in essa rivestito da
alcuni imputati nel presente procedimento, in particolare
dellimputato Bond, esponendo sempre circostanze precise e

logicamente coerenti e che, come si vedr, hanno trovato


riscontro nelle dichiarazioni di altri collaboratori di giustizia.
Sinacori Vincenzo
Nel corso del suo esame svolto il 5 febbraio 2000 Sinacori
Vincenzo, gi uomo donore della famiglia di Mazara del
Vallo, componente per sua stessa ammissione di tale famiglia
sin dal 1981, ed anche reggente della stessa nel 1992 al 1996,
ha riferito di avere iniziato a collaborare con la giustizia nel
settembre 1996.
Sinacori, dopo avere confessato di avere commesso anche
omicidi per i quali non era neppure sospettato, ha fornito
indicazioni, per conoscenza diretta sulla c.d. tassa RIINA
dello 0,80%, sui rapporti delle imprese di Salamone Filippo
con esponenti mafiosi della zona di sua provenienza,
riguardanti la c.d messa a posto, e sugli interessi nel settore
degli appalti di personaggi legati al gruppo Ferruzzi/Gardini.
La sua attendibilit generale la si desume dalla sua
vicinanza ad esponenti di vertice dellala corleonese di Cosa
Nostra quali Riina Salvatore e Brusca Giovanni, ed anche dai
riscontri provenienti da altri imputati di reato connesso
provenienti dalla stessa zona, ossia Patti Antonio e Bono
Pietro.
Li Pera Giuseppe

Nel corso della sua deposizione, resa in data 15.12.1994, in


altro procedimento e acquisita ai sensi dellart 238 c.p.p., Li Pera
Giuseppe, gi capo area per la Sicilia della Rizzani De Eccher
S.p.A., ha riferito di essere stato tratto in arresto in data 11 luglio
1991, nellambito del processo penale a carico di Angelo Siino
ed altri, imputati del reato di cui allart. 416 bis C.P..
La figura di Li Pera, infatti emersa in maniera
significatrice dal contenuto delle intercettazioni telefoniche
eseguite dai R.O.S. dei Carabinieri, il cui esito viene trasfuso
nella sentenza del Tribunale di Palermo del 16/7/1996, nel
procedimento a carico di Riina Salvatore e altri, ritualmente
acquisita al fascicolo del presente dibattimento, ai sensi dellart
238 bis c.p.p..
Come segnalato nella citata sentenza, dalle conversazioni
intercettate, in particolare, si deduce in maniera evidente che Li
Pera era al centro di una fitta rete di relazioni con numerosi
imprenditori,

manteneva

contatti

con

esponenti

mafiosi;

conosceva in largo anticipo lesito di varie gare di appalto;


chiedeva e rilasciava ad altre imprese il cosiddetto pass che,
come ha spiegato in seguito lo stesso collaborante, consiste nella
richiesta che una impresa formula ad altre di astenersi dal
partecipare ad una determinata gara di appalto di suo interesse,
allinterno di un rapporto di scambio di favori finalizzato a
pilotare laggiudicazione dellappalto a favore dellimpresa
richiedente.

Indubbiamente

gli

elementi

di

maggiore

interesse

riguardano proprio il rapporto intrecciato con Angelo Siino,


avente ad oggetto proprio lillecita ingerenza nei processi di
aggiudicazione delle gare dappalto.
Come si gi accennato, appare emblematica di tale
rapporto la vicenda dellintimidazione nei confronti della Tor di
Valle S.p.A. - che verr analiticamente vagliata pi avanti costretta a ritirare il ricorso amministrativo riguardante
lesclusione dalla gara SIRAP per larea attrezzata di Petralia
Soprana, aggiudicata proprio alraggruppamento di imprese
Cataldo Farinella S.p.A. e Siino Costruzioni S.r.l..
Del pari significativa appaiono altre telefonate in cui con
linguaggio pi o meno esplicito si alludeva alla illecita
manipolazione di appalti: si pensi a quella tra il Li Pera e
limprenditore Picone (ore 18.49 dell11.01.1990 vol. 2 pag. 6) in
cui si parlava di pezzi di ricambio (in dibattimento gli
interlocutori spiegheranno che si trattava in realt dellelenco dei
partecipanti alla gara per il restauro del castello di Castelbuono);
o anche alla telefonata del 15.01.1990, intercorsa tra il Li Pera ed
un alto funzionario della Rizzani, nel corso della quale il Li Pera
- dopo avere riferito di un incontro avuto poco prima con Siino e
con altri soggetti, definiti vicini al nucleo centrale - annunciava
che probabilmente la Rizzani sarebbe stata inserita nel gruppo di
imprese che avrebbe partecipato al restauro del Duomo di
Monreale.

E, daltra parte, gli indizi raccolti a carico del Li Pera ne


hanno determinato la condanna in primo grado per il reato di
associazione per delinquenza finalizzata alla turbativa dasta
(vedi pag. 2 trascr. 15.12.1994).
Una conferma della caratura di Li Pera - che ha riferito
(pag. 50 ss.) di aver iniziato a collaborare con la giustizia.
In tal modo si riusciva a predeterminare lesito delle gare
dappalto, con enormi vantaggi consistenti nelleliminazione
dellalea della gara e nella fissazione di ribassi molto
convenienti, atteso che limpresa era sicura di aggiudicarsi il
lavoro per il quale aveva ottenuto il pass.
Ovviamente, come riferito dallo stesso Li Pera (pag. 6)
siffatto meccanismo per funzionare correttamente ha bisogno di
punti di riferimento che coordinino le aspirazioni delle imprese e
stabiliscono le assegnazioni programmate delle gare.
Chi non si adegua al sistema esposto alle rappresaglie
commerciali delle altre imprese che, comunque, pongono in
essere vari escamotage per far rispettare la loro volont (ad es.
sottrazione documenti dalle buste ecc.).
Secondo Li Pera, il punto di riferimento del sistema di
spartizione illecita degli appalti in Sicilia sarebbe stato
limprenditore agrigentino Filippo Salamone.
Tanto premesso, va detto che Li Pera nella sua deposizione
dibattimentale ha detto di non avere mai saputo dellingerenza di
organizzazioni mafiose nel predetto sistema di controllo

dellassegnazione degli appalti pubblici anche se stato costretto


ad ammettere che in Sicilia cera pi disciplina.
A questo punto va rilevato che, come si vedr in seguito, il
Li Pera ha comunque parlato del ruolo di Siino, definendolo un
mediatore tra il mondo politico e quello imprenditoriale ed ha
chiarito che la maggiore disciplina cui ha fatto riferimento era
connessa al fatto che in Sicilia le rappresaglie potevano
consistere anche in danneggiamenti alle cose ed attentati alle
persone, sino ad arrivare agli omicidi.
Daltra parte sia dalle intercettazioni che dal tenore delle
stesse dichiarazioni dibattimentali di Li Pera si evince che il
principale protagonista degli episodi di manipolazione emersi (ad
es. ricorso Tor di Valle gara Pantelleria) era proprio quellAngelo
Siino, il quale, secondo le dichiarazioni di tutti i collaboratori di
giustizia appena esaminate e le risultanze dei servizi di
osservazione ed intercettazione, era il perno attorno a cui ruotava
il sistema mafioso di controllo degli appalti.
Secondo le corrette conclusioni a cui pervenuta la gi
citata sentenza del Tribunale di Palermo del 16/7/1996, dunque,
per quel che concerna la generale attendibilit di Li Pera, occorre
dire che - se pu essere senzaltro positivo il giudizio sulla
descrizione del complessivo sistema del pass e su taluni
episodi specifici, anche perch vi sono molteplici elementi di
riscontro - non altrettanto pu dirsi per quella parte di
dichiarazioni in cui egli si ostina a negare di avere mai percepito,

sia pure indirettamente, lesistenza di un interessamento delle


organizzazioni mafiose verso questo sistema.
Se per un verso, infatti, appare quantomeno singolare che
egli, pur avendo avuto innumerevoli contatti con il Siino ed
avendo avuto un ruolo almeno in uno degli episodi in cui, come
si vedr, questultimo ha agito mediante pressioni tipicamente
mafiose pur di garantire il risultato predeterminato di una gara
(episodio ricorso Tor di Valle), non abbia mai sospettato nulla sul
ruolo delle organizzazioni criminali; dallaltro, la sua reticenza in
tema di gestione di appalti pubblici ad opera della mafia appare
palese quando lo stesso Li Pera ad ammettere che di fatto in
Sicilia cera pi disciplina perch le ritorsioni per chi non si
adeguava potevano consistere anche in danneggiamenti, lesioni
o, addirittura, omicidi.
Ovviamente, risulta inverosimile che in un puro accordo di
cartello, sia pure di natura illecita, tra pi imprenditori, tra cui
alcuni di livello nazionale, i normali sistemi di rappresaglia
adottati in caso di mancato rispetto dei patti possano giungere a
prevedere anche la commissione di gravissimi reati di sangue.
Anzi, proprio questo che differenzia il mondo corrotto
degli appalti pubblici nel resto dItalia rispetto allanaloga
gestione in Sicilia.
Si pu concludere, quindi, che dalla complessiva
ricostruzione che il Li Pera ha fatto sia del sistema di controllo
degli appalti pubblici in Sicilia, che di taluni episodi specifici di

cui lo stesso collaborante stato protagonista, emergono evidenti


segnali della presenza occulta di Cosa Nostra quale soggetto
necessario al funzionamento di tale meccanismo.
La reticenza di Li Pera nel riconoscere espressamente
siffatta circostanza, pu trovare spiegazione nella perversa
attivit di intimidazione e di disinformazione da parte di soggetti
interessati, appartenenti a Cosa Nostra, di cui egli stato fatto
oggetto nel corso della sua detenzione.
5.Lattivit di controllo degli appalti pubblici da parte
di Cosa Nostra, dopo lavvento al vertice di Riina Salvatore.
Il coinvolgimento di Siino Angelo.
Prima di passare in rassegna le singole ipotesi di reato e i
rispettivi soggetti chiamati a risponderne appare doverosa una
premessa in ordine alla attivit di infiltrazione occulta nel settore
degli appalti pubblici da parte di Cosa Nostra, alle sue modalit
di intervento, ai vantaggi che tali operazioni arrecavano al citato
sodalizio, ai protagonisti delle varie vicende riconducibili a
questa pagina della storia della criminalit mafiosa.
Solo in questo modo pu cogliersi, dal punto di vista
strettamente probatorio, il significato di certe condotte attribuibili
a vari imputati del presente procedimento, laddove viene
dimostrata la sussistenza di sistematiche e continuative
collaborazioni e patti occulti finalizzati alla spartizione di appalti
sulla base, prima, del c.d metodo Siino, che prevedeva una

sorta di turnazione nella aggiudicazione delle gare, e,


successivamente, di un accordo definito come il c.d. tavolino,
che perfezionava il predetto sistema di illecita spartizione.
Le risultanze del processo hanno, in primo luogo,
evidenziato che tra gli obiettivi principali della organizzazione
mafiosa denominata Cosa Nostra vi la conquista di spazi di
potere nel settore economico attraverso il controllo dei pubblici
appalti.
Come risulta dalle fonti di prova, in particolare le
dichiarazioni di Brusca Giovanni, Siino Angelo e Lanzalaco
Salvatore, il settore degli appalti pubblici, in Sicilia, ad
agevolare le interazioni tra imprenditori, politici e gruppi
mafiosi.
Locculto controllo delle procedure di aggiudicazione dei
lavori assicura a Cosa Nostra come obiettivo pi immediato di
lucrare tangenti, collocare manodopera nei subappalti, far
acquisire le forniture dalle ditte amiche, e come obiettivo
generale di controllare aspetti essenziali della vita politica ed
economica del territorio.
Proprio in tale prospettiva, appare sintomatico un
passaggio della deposizione di Brusca Giovanni resa in sede di
istruttoria dibattimentale in data 10 aprile 1999.
Dopo avere illustrato in che modo Riina concepiva
lintervento di Cosa Nostra nel settore degli appalti sul finire

degli anni novanta, Brusca parla degli obiettivi perseguiti dal


boss corleonese:
i fini erano due: sia il mondo degli appalti, ma si doveva
pure, con questo sistema, riprendere i contatti con i politici per
un fine diverso che in quel momento a noi ci cominciava a
mancare. Nel senso che Salvatore Riina gi prevedeva, essendo
un fatto pragmatico per "Cosa Nostra", cio riprendere un po' i
nuovi contatti con il mondo politico nuovo, perch quello nostro
ci cominciava a perdere, ci cominciava a perdere terrenoda
l poi nasceva, era un fatto automatico; una volta che si
prendevano i contatti con dei politici, poi questi politici man
mano si ci poteva chiedere qualche cortesia...
Nel caso di specie, a queste conclusioni si perviene anche
sulla base di due sentenze divenute irrevocabili, e come tali
acquisite ai sensi dellart 238 bis c.p.p., ossia quelle del
Tribunale di Palermo del 2 marzo 1994 e del 16 luglio 1996,
nonch delle dichiarazioni rese da altri collaboratori di giustizia
nellambito del presente procedimento, in particolare da quelle
provenienti, oltre che da Brusca Giovanni, da Siino Angelo,
Lanzalaco Salvatore, Messina Leonardo e Barbagallo Salvatore.
Come evidenziato nella sentenza del Tribunale di Palermo
del 16 luglio 1996(Riina + 8) e nelle convergenti deposizioni di
Brusca Giovanni e Siino Angelo, nelle zone in cui Cosa Nostra
ha, da tempo, monopolizzato le attivit illecite, prima di arrivare
ad un sistema generalizzato di controllo delle gare dappalto, il

rapporto mafia- impresa veniva ispirato, quasi esclusivamente,


alla logica parassitaria del prelievo forzoso delle risorse.
Limposizione del pizzo, nella fase della esecuzione dei
lavori, costituiva un

riconoscimento tangibile dellautorit

esercitata sul territorio dallente criminale, che imponeva una


sorta di tassa di favore.
Era il prezzo della protezione per ogni rischio
proveniente

dallambiente

malavitoso(furti,

rapine,

altre

estorsioni) sia esterno sia interno alla stessa associazione(il


protettore , contemporaneamente, la fonte del rischio).
Le modalit di pagamento della protezione erano
variabili.
Il

taglieggiamento

incideva

sulla

discrezionalit

dellimprenditore, sia con limposizione di subappalti o forniture


sia con il condizionamento delle assunzioni di favore di operai e
guardiani nei cantieri. Oppure, in caso di aggiudicazione di
appalti, limpresa veniva costretta a formare un consorzio con
altre imprese (perdenti), appoggiate dal sodalizio mafioso.
In questo modo lesplicazione della attivit estorsiva dava
vita ad una fitta rete di relazioni con persone, le quali, in
qualsiasi momento, volenti o nolenti, potevano essere chiamate a
fornire prestazioni a favore del sodalizio. E la condotta di quegli
imprenditori, soggetti alle pesanti ed illecite interferenze nella
gestione dellimpresa, appariva coartata, ossia necessitata
dallimpossibilit di sottrarsi al grave pericolo minacciato,

concretizzabile in attentati di varia natura, ivi compresi quelli alla


persona.
Come sottolineato dai giudici del Tribunale di Palermo nella
citata sentenza(16 luglio 1996), levoluzione della mentalit e la
stabile supremazia esercitata, al termine della guerra di mafia del
1980, dallala corleonese di Cosa Nostra hanno propiziato nuove
forme di collegamento con le imprese locali, un tempo basate
quasi esclusivamente sulla minaccia estorsiva.
Innanzitutto, con lavvento al vertice di Cosa Nostra di Riina
Salvatore erano cambiati i connotati dellordinamento mafioso.
Si era passati da una formula organizzativa di tipo
democratico-pluralistico, in cui ogni famiglia aveva piena
autonomia decisionale nei rapporti con il mondo imprenditoriale,
ad un processo di radicale verticizzazione e concentrazione dei
processi decisionali in capo alla commissione, al cui vertice si era
affermato proprio il Riina.
Tale passaggio alla struttura autoritaria ha propiziato un
mutamento della filosofia di intervento di Cosa Nostra nel settore
dei

pubblici

appalti

dalla

fase

parassitaria

alla

fase

simbiotica.
Ragioni strategico-organizzative consigliavano la strada
dellinfiltrazione del gruppo mafioso nel settore degli appalti
pubblici, attraverso accordi collegati tra sodalizio, imprenditori e
politici.

La materia degli appalti, come si evince dalle deposizioni del


geom.Li Pera e dellimprenditore Claudio De Eccher nei processi
conclusosi con le sentenze del Tribunale di Palermo del 2 marzo
1994 e del 16 luglio 1996, era, prima dellera corleonese, gestita
da comitati daffari che si spartivano le gare sia a livello
nazionale sia a livello locale.
Viceversa, come evidenziato nelle deposizioni di Messina
Leonardo e Di Maggio Baldassare nel processo cd mafia e
appalti(conclusosi con la citata sentenza del 16 luglio 1996),
nonch da Siino Angelo e Brusca Giovanni nel presente
procedimento, ad un certo punto(tra il 1986 ed il 1987) lala
corleonese dellente criminale ad imporre un meccanismo di
turnazione nella aggiudicazione delle opere da realizzare,
garantito dalla forza intimidatoria.
Il tutto si sostanzia in un accordo trilatero di
spartizione dei lavori, che, grazie al coordinamento
delle offerte contenute nelle cd buste di appoggio,
presentate

dalle

varie

imprese

appartenenti

al

cartello(che si candidano per le gare successive),


permette di ottenere margini di guadagno maggiore
(ribassi molto contenuti), ripartibili tra il sodalizio
mafioso

gli

altri

soggetti

protagonisti

della

operazione.
Sulla base delle indicazioni dei menzionati collaboratori di
giustizia, il meccanismo tipo di controllo di pubblici appalti

adottato per truccare la gara e per ottenere margini di guadagno


maggiori, per limpresa appaltatrice, prevedeva ribassi dasta
fortemente contenuti per la ditta destinata a vincere, atteso che le
altre imprese o evitavano di partecipare o proponevano una
offerta non concorrenziale, stante la forza intimidatoria del
gruppo mafioso, che imponeva e tutelava il sistema di turnazione.
La

maggiore

locupletazione

dellimpresa,

derivante

alternativamente dal ribasso fortemente contenuto, per la


sussistenza di una concorrenza fittizia delle altre imprese, o dal
ribasso dasta elevato, cui seguiva dopo poco tempo la perizia di
variante a correzione del ribasso, grazie anche alla complicit
degli amministratori locali collusi, in parte andava a costituire la
provvista per la tangente che la stessa impresa vincitrice
doveva versare a Cosa Nostra.
Tale tangente poi veniva distribuita, con percentuali
variabili, a seconda della entit del contributo fornito, al
personaggio politico, che si era attivato per lacquisto del
decreto di finanziamento, al politico locale, che aveva assicurato
garantito leffettiva aggiudicazione della gara allimpresa
indicata, ed al gruppo mafioso che aveva coordinato tutte le
operazioni e aveva garantito il rispetto degli accordi corruttivi tra
politici ed imprenditori, attraverso soggetti accreditati dai vertici
di Cosa Nostra..
Cambiava, in questo modo, la prospettiva di taluni
imprenditori, a contatto con la mafia.

Le somme di danaro un tempo versate per evitare


danneggiamenti in cantiere, sulla base del sistema
ternario

fungevano

da

corrispettivo

per

la

partecipazione allillecita spartizione, connotata dalla


sostanziale mancanza di concorrenza.
Quanto ai protagonisti del descritto meccanismo
spartitorio, attivo in un primo momento per i lavori
nella provincia di Palermo per poi estendersi allintero
territorio siciliano, le convergenti fonti di prova,
rappresentate,

in

particolare,

dalle

sentenze

del

Tribunale di Palermo del 2 marzo 1994 e del 16 luglio


1996, dalle dichiarazioni di Siino Angelo, Brusca
Giovanni, Di Maggio Baldassare, Messina Leonardo,
indicano lo stesso Siino Angelo come anello di
congiunzione tra sodalizio mafioso, mondo politico e
imprenditoriale, a partire dellultimo scorcio del 1986.
In quellepoca, infatti, Siino entra in contatto con
Riina

Salvatore

tramite

Di

Maggio

Baldassare,

proponendogli di fare gestire a Cosa Nostra il sistema


di

turnazione

nella

aggiudicazione

dei

pubblici

appalti in Sicilia, ossia di far diventare il sodalizio


criminale come principale interlocutore del mondo
politico-imprenditoriale in quel settore.
Nel contempo, come accertato nella sentenza del
Trib.di Palermo del 16 luglio 1996, proprio al fine di

fare conoscere il Siino ed il suo sistema ai referenti


territoriali dellorganizzazione ed accreditarlo come
suo rappresentante personale per quel che riguarda gli
appalti pubblici, Riina Salvatore aveva incaricato Di
Maggio Baldassare di presentare lo stesso Siino agli
uomini

donore

pi

influenti(ad

es.Farinella

Giuseppe per le Madonne, u zu Ciccio Messina per la


provincia

di

Trapani,

Madonna

Giuseppe

per

Caltanissetta).
Siino,

peraltro,

in

virt

delle

sue

personali

conoscenze, era in grado di ottenere in anticipo


lelenco delle gare che sarebbero state bandite da
alcune amministrazioni, come ricordato dallo stesso
Siino e ribadito dai collaboratori di giustzia Messina
Leonardo, Di Maggio Baldassare, Brusca Giovanni e
DAgostino Benedetto.
Ci consentiva a Cosa Nostra di selezionare a
monte gli appalti pubblici sui quali intervenire,
informando preventivamente la famiglia nel cui
territorio si dovevano eseguire i lavori appaltati al fine
di prevenire indebite interferenze locali.
Lo stesso Siino e, successivamente altri personaggi
vicini a Cosa Nostra e dotati del necessario patrimonio
di relazioni personali e conoscenze professionali, si
incaricavano di seguire gli appalti controllati dal

citato sodalizio dalla fase del finanziamento a quella


della esecuzione delle opere.
Il

che

comportava

il

compito

di

contattare

direttamente i vari imprenditori che potenzialmente


potevano essere coinvolti nella gara, concordando con
loro il comportamento da seguire, attraverso un accordo
di non partecipazione alla gara oppure attraverso
lindicazione del ribasso (c.d.pass).
Limpresa aggiudicataria della gara versava, poi, la
tangente ai referenti territoriali di Cosa Nostra o a
personaggi quali il Siino, i quali avevano il compito di
distribuire le relative quote di spettanza ai politici, ai
pubblici amministratori, alla famiglia del luogo in cui
dovevano essere eseguiti i lavori e alla Commissione di
Cosa Nostra, ossia al Riina, per provvedere alle spese
generali della organizzazione(es.:spese per le difese nei
processi; mantenimento delle famiglie dei detenuti;
acquisito armi).
Come emerge dalle deposizioni di La Barbera
Gioacchino, Messina Leonardo e Di Maggio Baldassare
(ud.

18/11/1994,

nellambito

del

procedimento

n.

459/94 cd mafia e appalti, acquisite ex art. 238


c.p.p.), limprenditore avvantaggiato

dalle turnarie

attribuzioni, garantite da Cosa Nostra, era tenuto alla

controprestazione, non identificabile esclusivamente


nel versamento della tangente.
Nei confronti di Cosa Nostra, la controprestazione
poteva

manifestarsi

anche

nella

disponibilit

presentare delle buste di appoggio in gare che


dovevano essere vinte da altre imprese, sulla base del
preventivo accordo spartitorio, nelle assunzioni di
favore di operai o guardiani nei cantieri, assunzioni
meramente
affiliati

ai

formali
clan,

per
nella

garantire

la

preferenza

copertura

ad

accordata

determinati fornitori di materie prime o ad imprese di


trasporto

indicate

dallorganizzazione

mafiosa,

nellofferta di informazioni al mafioso o, ancora,


nellospitare

latitanti

presso

proprie

strutture

immobiliari.
Le risultanze processuali, emergenti dalle citate
sentenze dellautorit giudiziaria palermitana ed, in
particolare, le dichiarazioni di Brusca Giovanni, Siino
Angelo, Messina Leonardo e Di Maggio Baldassare,
evidenziano, pure, che, nei confronti degli imprenditori
refrattari allosservanza delle regole e dei programmi
dellorganizzazione

criminale,

scattavano

forme

di

intimidazione pi o meno velate, provenienti dal


referente territoriale del sodalizio o dallo stesso Siino.

Le condotte di ostacolo al programma criminoso


venivano

devitalizzate

in

vario

modo:

mediante

manipolazione fraudolenta della gara(sottrazione di


buste)

oppure ponendo in essere gravi episodi di

violenza sulle cose o sulle persone che possono


arrivare sino alla eliminazione fisica, come avvenuto
per limprenditore Ranieri, di cui hanno parlato, Siino
Angelo,

Brusca

Giovanni,

Messina

Leonardo,

Di

Maggio Baldassare.
Sintomatico, in tale prospettiva, appare lepisodio
relativo

alla

Tor

di

Valle

s.p.a.,

esclusa,

inopinatamente, dalla gara SIRAP di Petralia Soprana,


e, poi, costretta a ritirare un ricorso amministrativo.
Sono

circostanze

riprese

dalla

sentenza

del

Tribunale di Palermo del 16 luglio 1996, su cui sono


tornati alcuni collaboratori di giustizia in sede di
istruttoria

dibattimentale(Siino

Angelo,

Brusca

Giovanni) e di cui vi prova in una serie di


intercettazioni telefoniche, acquisite agli atti.
La gara in questione era stata bandita dalla SIRAP
il 29 luglio 1989 con le forme della licitazione privata.
Vincitrice era risultata la associazione di imprese Siino
Costruzioni e Cataldo Farinella, mentre la Tor di Valle
era stata esclusa dalla competizione per un motivo
formale.

Come

si

evince

dalle

deposizioni

dellamministratore delegato Catti De Gasperi e del


responsabile per la Sicilia ing.Giorgio Zito, riportate
nella citata sentenza, la Tor di Valle aveva contattato i
propri legali per predisporre un ricorso contro la lettera
di invito.
Ebbene,
confermate

le

conversazioni

dalle

intercettate,

deposizioni

degli

poi
stessi

interlocutori(Giorgio Zito, Catti De Gasperi, Li Pera


Giuseppe,

ing.Paddeu),

dimostrano

il

pesante

intervento intimidatorio del Siino per fronteggiare un


possibile

intralcio

al

sistema

programmato

di

distribuzione degli appalti, poi tradottosi nella rinuncia


al ricorso da parte della Tor di Valle s.p.a., nonch il
coinvolgimento di Salamone Filippo nella vicenda;
tema,

questultimo,

che

verr

approfondito

nellapposito paragrafo
Pertanto, la valutazione unitaria delle fonti di prova
indicate fa emergere che, sulla base dei suggerimenti e
dell attivismo di Siino Angelo(e di altri soggetti
quali, ad es., Lipari Giuseppe, Salamone Filippo, Bini
Giovanni e Buscemi Antonino), Cosa Nostra a partire
dalla fine del 1986 si era imposta come soggetto
necessario nel preesistente sistema di manipolazione e
spartizione dei pubblici appalti.

Tuttavia, occorre rilevare, vista limportanza in sede


di valutazione delle singole posizioni, che, dalle
sentenze acquisite e dalle indicazioni dei collaboratori
di giustizia, il sistema di controllo non aveva assunto
dimensioni totalizzanti, poich il sodalizio mafioso
selezionava, di volta in volta, le gare alle quali era
interessato(p.134 sent.Trib.Palermo 16 luglio 1996,
Riina e altri).
Orbene, il materiale probatorio sinora esaminato
denota,

come

accennato

sopra,

che

lillecito

condizionamento delle procedure di appalto delle opere


pubbliche, strettamente dipendenti dalla emissione del
decreto di finanziamento, consente a Cosa Nostra di
instaurare stretti legami con imprese contigue, che
vengono in tal modo indissolubilmente legate alle sue
sorti,

rimanendo

obbligate

alladempimento

di

prestazioni di varia natura, tra cui quella di versamento


delle somme a titolo di tangente.
Le

risultanze

processuali

hanno,

dunque,

evidenziato che lorganizzazione criminale, per gestire


efficacemente la sua presenza in seno al sistema, aveva
lesigenza di avvalersi non solo dellopera dei propri
soldati sicuramente utili per interventi intimidatorima anche di soggetti come Siino Angelo o altri
imprenditori a livelli pi alti di questultimo, i quali,

bench non formalmente affiliati, erano in grado di


adempiere il delicato compito di raccordo tra Cosa
Nostra e ambienti imprenditoriali e politici.
In

conclusione

pu

affermarsi

che

listruttoria

dibattimentale ha svelato le seguenti circostanze:


a)

Cosa nostra si da tempo costituita come


soggetto politico, creando grazie ad una
sistematica infiltrazione nei pubblici appalti,
una

vasta

rete

di

imprenditori

di

commercianti legati al sodalizio mafioso;


b)

i vertici dei gruppi mafiosi hanno costituito


una vera e propria oligarchia nelle cui mani
concentrata

la

gestione

nellambito

del

territorio controllato, non solo di tutte le


attivit criminose compreso lo sfruttamento
parassitario, di tipo estorsivo, delle altrui
attivit- ma anche di attivit economiche e
finanziarie per il tramite di imprese facenti
capo ad associati o a persone di fiducia del
gruppo;
c)

gli enormi flussi finanziari, provenienti dagli


appalti

per

lesecuzione

di

grandi

opere

pubbliche, hanno dato origine ad accordi


trilaterali tra Cosa Nostra, ceto politicoamministrativo

imprenditori

di

elevato

livello, i cui convergenti interessi Hanno


creato meccanismi attraverso i quali la tassa
criminale risultante dal costo mafia e dal
costo-corruzione-

viene

riversata

sulle

pubbliche amministrazioni e, in definitiva


sulla collettivit.
d)

nellambito della predetta oligarchia spicca,


per un certo periodo la figura di Siino Angelo,
accreditato da Riina Salvatore, per gestire il
singolo

appalto,

finanziamento

livello

allesecuzione

operativo,
dei

dal

lavori,

fungendo anche da collettore di tangenti da


destinare a politici, famiglie mafiose e vertice
di Cosa Nostra;
e)

verso la fine degli anni ottanta, Siino Angelo


viene avvicendato da Lipari Giuseppe, Bini
Giovanni e Salamone Filippo;
6.La qualificazione della condotta dellimprenditore.
Prima di esaminare, in modo specifico, lo spessore delle

varie fonti di prova, anche con riferimento alle singole posizioni


processuali, stante la qualifica di imprenditori di numerosi
imputati del presente procedimento, occorre individuare i
parametri di valutazione delle condotte di soggetti operanti nel

settore degli appalti in un area territoriale, quale quella siciliana,


connotata dalla pervasiva presenza mafiosa.
Lesperienza giudiziaria degli ultimi anni, relativa alle
illecite infitrazioni nel settore degli appalti pubblici, ha
dimostrato lesistenza di forme di cooperazione imprenditoriale
attiva e passiva. Tuttavia, se per alcuni operatori economici la
mafia rappresenta un vincolo, per altri pu essere una
opportunit.
Lambiguit di questo genere di rapporti impone
preliminarmente

di verificare se la condotta posta in essere

dallimprenditore possa ritenersi antigiuridica o penalmente


irrilevante, perch frutto di una sostanziale estorsione del
sodalizio criminale, come sostenuto, ad es., dalle difese degli
imputati Miccich e Salamone.
Le difficile qualificazione dei vari contributi collaborativi
pare dipendere dal complesso evolversi di talune forme di
interazione,

laddove

imprenditori

vittime

di

estorsione

successivamente diventano complici degli estorsori.


Gli stessi connotati del c.d. rapporto di protezione
instauratosi tra ente criminale e impresa, sovente, sembrano
contraddittori.
Infatti, i gruppi mafiosi, contestualmente, inducono
comportamenti di tipo passivo e omissivo(caratterizzati da
pagamento di somme di danaro e dalla omertosa rinuncia alla
richiesta di intervento statuale), e condotte collaborative:

assunzione di personale, presentazione buste di appoggio,


concessione di subappalti, preferenza accordata a fornitori di
materie prime.
Un filone giurisprudenziale ormai noto anche ai non
addetti al settore(cfr. Cass..10/6/1989, Teardo in Gius.pen. II,
1990, c.355 e GI di Catania 28/3/1991, Amato +64, in Foro it.,
1991, II, p 472 e ss), risalente a quasi dieci anni or sono, ha
escluso la responsabilit penale di imprenditori che, in cambio
della protezione, avevano posto in essere condotte collaborative
nei confronti della mafia (ad es.assunzione di favore di operai
affiliati, per fornire coperture; preferenza accordata a fornitori di
materie prime), altrimenti idonee ad integrare i requisiti tipici
della partecipazione allente criminale o, quanto meno, del
concorso esterno .
In quelle pronunce si sostenuto che certe forme di
contiguit, calate in un contesto ambientale, condizionato da
vaste aree di illegalismo e dalla pervasiva presenza del fenomeno
mafioso, erano imposte dallesigenza di trovare soluzioni di
non conflittualit con la mafia, posto che nelle scontro frontale
risulterebbe perdente sia il pi modesto degli esercenti sia il pi
ricco titolare di grandi complessi aziendali.
Ci presupporrebbe che, in certe aree geografiche, la
possibilit di invocare da parte dei consociati lintervento
preventivo e repressivo dello Stato debba escludersi, data
limmensa forza intimidatoria di Cosa Nostra.

Quindi ladeguarsi alle pesanti ed illecite interferenze nella


gestione della attivit economica, con condotte di sostegno al
gruppo mafioso, non esprimerebbe una scelta autonoma, ma
lunico rimedio per non essere ostacolati nellesercizio
dellattivit economica o per non essere esclusi dagli appalti.
Apparirebbe, insomma, in maniera non equivoca, la
sussistenza di una coercizione psicologica, esercitata da un terzo
sullagente.

Lagire

contra

legem

sarebbe

giustificato

dallesigenza di scongiurare il male minacciato, con relativa


perdita della efficacia dissuasiva della norma penale, al fine di
salvaguardare interessi, anche (ed in taluni casi soprattutto) di
natura squisitamente economica.
Tuttavia tale conclusione, che, inconsciamente, tradisce una
concezione di fondo secondo cui limprenditore non pu rientrare
nello stereotipo del criminale e una preconcetta sfiducia nelle
istituzioni, non pu essere condivisa neppure dal punto di vista
dogmatico, come non ha mancato di evidenziare una recente
pronuncia del Supremo Collegio proprio in tema di rapporti tra
mafia e imprenditori(Cass.5 febbraio 1999, Cabib).
Le pronunce giurisprudenziali sopra indicate avevano, infatti,
evitato di percorrere la rassicurante strada (almeno dal punto di
vista della legalit formale) dello stato di necessit, ancorch
reale, putativo o analogico.
Avevano, viceversa, optato per il ricorso ad una generica e
generalizzata soluzione di non conflittualit, escludendosi,

quasi automaticamente, la possibilit di configurare una


responsabilit penale per tutta la categoria degli imprenditori
contigui alla mafia.
Ma la sostanziale applicazione, al caso di specie, dellistituto
della inesigibilit ha riproposto antichi dubbi ermeneutici in
ordine allincapacit della predetta causa di esclusione della
colpevolezza di ancorare a parametri meno vaghi (rispetto alle
espressioni dell umanamente, ragionevolmente e simili) la
valutazione di talune condotte.
Il suddetto filone giurisprudenziale, oltre ad essere poco
convincente

sul

piano

tecnico-giuridico,

sembra,

pure,

scarsamente aderente alla realt delle relazioni mafia/impresa,


laddove queste evidenziano un fascio di relazioni di scambio,
difficilmente riconducibili alla logica dellaccordo di non
conflittualit.
Invero, secondo un recente orientamento del Supremo
Collegio,

pienamente

condiviso

da

questo

Tribunale,

limprenditore che nellattivarsi per lacquisizione di un appalto


di

un

opera

pubblica

di

rilevante

valore,

abbia

contemporaneamente instaurato rapporti con il ceto politico


amministrativo e con organizzazioni di stampo mafioso(coi primi
per assicurarsi laggiudicazione del contratto e con le seconde per
rimuovere preventivamente gli ostacoli di carattere estorsivo
allesecuzione dei lavori, accollandosi in questultimo caso un
programmato costo, concordato sulla base di un accordo di non

conflittualit), pu considerarsi vittima dellestorsione mafiosa


soltanto nel caso in cui dimostri nei suoi riguardi una condizione
di ineluttabile coartazione: diversamente la condotta sar
riconducibile allart 416 bis c.p., nella forma della partecipazione
o, piuttosto del concorso esterno, a seconda della posizione
assunta dallimprenditore rispetto allassociazione stessa(cfr.
Cass. 5 gennaio 1999, Cabib).
Ovviamente

la

sussistenza

della

c.d.

ineluttabile

coartazione dovr ricavarsi dalle circostanze del caso concreto.


Ed in proposito, nellanalisi di certi comportamenti, non pu
trascurarsi il contributo offerto da ricerche socio-criminologiche
per lindividuazione della variet dei motivi che spingono
limprenditore a cooperare con enti criminali.
La rilevanza dei risultati di dette indagini, fondate anche su
fonti giudiziarie, consiste nellindicare al giudice utili, anche se
non decisivi, parametri di valutazione del materiale probatorio a
disposizione, orientandolo nella vasta zona grigia composta
dalle vittime della mafia e dai complici.
E questa una conclusione metodologica a cui pervenuta la
gi citata recente pronuncia del Supremo Collegio(cfr. Cass.5
gennaio 1999, Cabib).
In tal senso, risultano preziose le indicazioni ricavabili dalla
summa divisio tra i cd imprenditori subordinati e quelli cd
collusi.

I primi vengono presentati come sottoposti forzosamente ai


voleri del sodalizio, scarsamente autonomi nelle scelte gestionali,
continuamente controllati nel proprio operato dai riscossori del
pizzo e restii ad impegnarsi in nuovi investimenti, perch
preoccupati dai costi aggiuntivi che derivano dal pagamento della
estorsione-protezione mafiosa.
Ebbene, in tali casi, la prova di eventuali condotte di sostegno
allassociazione, unita alla verifica della difficile praticabilit
della alternativa della fuga, pare sintomatica della coartazione
mafiosa. Pertanto, tenuto conto, in concreto, della natura degli
interessi posti in pericolo, dellattualit del rischio, della
inevitabilit altrimenti e della proporzione tra fatto agevolatore e
rischio prodotto dalla azione del gruppo criminale, il giudice
potr applicare(almeno in via analogica) la scriminante di cui
allart 54 comma III cp.
Diversa , invece, la situazione per la categoria dei cd
imprenditori collusi.
Per costoro linterazione con il mondo mafioso frutto di un
calcolo razionale, talvolta di una spontanea iniziativa dello stesso
imprenditore.
In questi casi, rimangono ampie sia la possibilit di negoziare
i termini del cd contratto di protezione sia lautonomia nella
gestione dei contatti esterni.
Indice rivelatore della non coartazione pu essere la
sinallagmaticit

del

rapporto

instauratosi,

secondo

cui

limprenditore

viene

protezionistico

offerto

beneficiare
dalla

del
famiglia

cd

ombrello
mafiosa(ad

es.:salvaguardia dei cantieri, inserimento nei comitati daffari per


il controllo occulto degli appalti pubblici, scoraggiamento della
concorrenza, maggiore fluidit della manodopera occupata nelle
attivit, notevole disponibilit di denaro) in cambio di prestazioni
di varia natura, quali, ad es., fornire informazioni apprese in
ragione della propria posizione nella societ civile; agevolare
laccesso a circuiti politici e finanziari; entrare in societ con
mafiosi ; assumere operai affiliati per garantirgli una copertura;
mediare tra interessi contrapposti per salvaguardare esigenze del
sodalizio criminale.
Queste

condotte,

connotate

da

uno

scopo

imprenditoriale(espansione del giro di affari) sovrapposto a


quello associativo e idonee a rafforzare il sodalizio(factum
concludens), se accettate in modo continuativo, denotano il
riconoscimento allimprenditore di un ruolo stabile, allinterno
della struttura mafiosa. Pertanto, costui, pur non ritualmente
affiliato,

potr

qualificarsi

come

partecipe

interno

allassociazione(cfr. in tal senso Cass.25/8/1994, Amato, in


Cass.pen. 1994 p.2678 e ss; Trib.Catania 28/7/1994, Graci
inedita).
Non pu pervenirsi alla medesima conclusione per i cd
imprenditori strumentali, provenienti da aree geografiche diverse
da quelle in cui radicato lente mafioso. Costoro, titolari di

imprese di dimensioni, generalmente, pi ampie rispetto alla


media locale, e dotati di notevoli capacit finanziarie e mezzi
tecnici possono essere, occasionalmente, contattati dalla mafia
per fornire partecipazioni di copertura in occasione di pubblici
appalti, in cambio di una percentuale sugli utili.
Il rapporto collaborativo viene, nel caso di specie, favorito
dalla assenza di ditte locali dotate di risorse e mezzi necessari per
aspirare a certe gare(ad es.bandi CEE, per opere di valore pari o
superiore a L 5.000.000.000).
In questa ipotesi, le eventuali condotte di sostegno al
sodalizio, poste in essere dallimprenditore (strumentale), stante
la verosimile mancanza di un rapporto stabile da cui inferirne
linserimento permanente nelle strategie del gruppo criminale,
potranno integrare(oltre ad altri reati quali ad es.353, 513 bis, 648
bis cp) gli estremi del concorso esterno nel reato associativo, a
condizione che producano il rafforzamento della struttura
organizzativa dellente, anche limitatamente ad un solo settore di
pertinenza.
7.Laccordo spartitorio, tra Cosa Nostra, dirigenti del
gruppo Ferruzzi e Salamone Filippo, per gli appalti sul
territorio siciliano superiori ai cinque miliardi.
Dopo la sintetica digressione sulle condotte astrattamente
attribuibili allimprenditore che entra in contatto con Cosa
Nostra, opportuno, sulla base delle risultanze emerse in

dibattimento, evidenziare le forme di manifestazione della


evoluzione del c.d metodo Siino, che consentiva al sodalizio
mafioso lillecita infiltrazione nel settore dei pubblici appalti.
Facendo un passo indietro, le sentenze del Tribunale di
Palermo del 2 marzo 1994 e del 16 luglio 1996 hanno spiegato
come dal 1986 in poi si fosse affermato, sul territorio siciliano,
un sistema di spartizione degli appalti pubblici, controllato da
Cosa Nostra attraverso il c.d metodo Siino.
I collaboratori di giustizia Brusca Giovanni, Siino Angelo,
DAgostino Benedetto, Lanzalaco Salvatore, Crisafulli Ettore e
Messina Leonardo, anche nel presente procedimento, hanno
confermato, per lennesima volta, questo dato.
Lorganizzazione mafiosa, proprio in virt delle sue ben
note caratteristiche e finalit, perseguiva lobiettivo di imporsi
come

interlocutore

essenziale

del

mondo

politico

ed

imprenditoriale, per gestire, in Sicilia, il funzionamento di un


meccanismo illecito gi esistente a livello nazionale.
Si gi detto delle caratteristiche del sistema della
rotazione programmata, secondo cui tutte le imprese, offrendo il
minimo ribasso, avrebbero avuto la garanzia di ottenere a turno
laggiudicazione di appalti pubblici.
Si pure sottolineato che lo stesso Siino, a partire dal
1986, ed altri personaggi vicini a Cosa Nostra, dotati del
necessario patrimonio di relazioni personali e conoscenze
professionali (come ad es. Modesto Giuseppe ), si incaricavano

di seguire gli appalti cos selezionati dalla fase del finanziamento


a quella della esecuzione delle opere.
Ebbene,

secondo

le

fonti

di

prova

del

presente

procedimento, rappresentate dai collaboratori Siino Angelo,


Brusca Giovanni, DAgostino Benedetto e Lanzalaco Salvatore,
ad un certo punto, che, approssimativamente, coincide con il
periodo a cavallo tra il 1988 ed il 1989, Riina Salvatore decide di
intervenire in modo ancora pi penetrante nel settore degli
appalti per le opere pubbliche, potendo godere della piena
cooperazione di alcune societ legate al gruppo Ferruzzi.
Per ottenere questo risultato, il Riina intende rivedere il
programma spartitorio su appalti di opere con finanziamento
superiore ai cinque miliardi di lire, coinvolgendo, a livello
operativo e organicamente, Salamone Filippo, rappresentante
della Impresem, e Bini Giovanni, che, in veste di dirigente della
Calcestruzzi, curava, in sede di accordo, gli interessi del gruppo
Ferruzzi.
Secondo limpianto accusatorio, la realizzazione della
nuova strategia affidata, anche, alla mediazione di personaggi
come Buscemi Antonio, esponente mafioso della famiglia di
Passo di Rigano e legato da cointeressenze economiche con il
gruppo Ferruzzi, e Lipari Giuseppe, gi condannato per
lappartenenza alla associazione mafiosa con attivit legate al
settore

degli

appalti,

imprenditoriali siciliani.

inseriti

negli

ambienti

politico-

In effetti, i suddetti collaboratori di giustizia, sentiti sul


punto, consentono di evidenziare alcuni aspetti salienti della
evoluzione del programma di illecita infiltrazione mafiosa nel
settore degli appalti, ossia:
a)

le ragioni dellavvicendamento del Siino Angelo


nella

gestione

dellappalto

dalla

fase

del

finanziamento a quella dellesecuzione dei lavori,


con il Bini Giovanni;
b)

i soggetti coinvolti nella nuova gestione degli


appalti controllata da Cosa Nostra;

c)

gli interessi principali che persegue il sodalizio


mafioso con laccordo in questione, ossia la
raccolta della quota dello 0, 80 % su ogni lavoro
pubblico da destinare al nucleo centrale di Cosa
Nostra ed avvantaggiare le societ legate al
Gruppo Ferruzzi che cooperavano con la famiglia
mafiosa di Buscemi Antonino;

d)

i termini dellaccordo spartitorio, che a, livello


operativo,

avrebbe

dovuto

coinvolgere,

in

particolare Bini Giovanni e Salamone Filippo.


Con

riguardo

alle

epoca

ed

alle

ragioni

dellavvicendamento del Siino Angelo, sino a quel momento


protagonista principale, per Cosa Nostra, della gestione della
illecita spartizione degli appalti, opportuno partire proprio dal

contributo offerto dallo stesso Siino Angelo alludienza del


28/5/1999.
In quella occasione, dopo avere illustrato le vicissitudini
della gara dappalto per il lavori relativi alla San Mauro
Castelverde-Ganci e le ingerenze di Buscemi Antonino per
favorire

la

Cisa,

nonch

problemi

affrontati

per

laggiudicazione dei lavori di Castello San Pietro e la Caserma


dei Carabinieri di Monreale, il collaboratore ha, testualmente,
riferito:
ad un certo punto... capisco che il problema di
Buscemi

non era tanto quello di andare sui problemi della

Provincia, ma era sul, di andare su altro tipo di problemi,


bisognava organizzare su tutta la Sicilia, su tutto quello che si
poteva prendere, perch loro avendo i ferri, i ferri erano le
imprese che facevano capo al gruppo "FERRUZZI/GARDINI",
che noi abbiamo, imprese capaci di potere gestire per importo e
fatturato, ogni tipo di lavoro, per cui dobbiamo avere una
presenza precisa sul mercato siciliano...
Come si evince dal racconto del Siino, lopportunit per
Cosa Nostra di sfruttare le potenzialit delle societ del gruppo
Ferruzzi, legate a doppio filo ad esponenti mafiosi, per via del
rapporto con la famiglia Buscemi di Passo di Rigano(cfr.dep. del
Cap.Strada del 16/2/1999 e del 30/3/1999), come si esplicher in
maniera pi dettagliata nellapposito paragrafo relativo alle
posizioni di Panzavolta e Canepa, consente al sodalizio di

puntare su appalti di notevole rilievo e su una gestione


totalizzante degli appalti sul territorio siciliano.
E tale dato trova riscontro nella deposizione del Brusca
Giovanni, alludienza del 10/4/1999, laddove rievoca alcuni
discorsi fatti con Riina Salvatore e con Lipari Giuseppe, gi
condannato per partecipazione in associazione mafiosa nel primo
maxi processo a Cosa Nostra e indicato da vari collaboratori di
giustizia(tra cui lo stesso Brusca Giovanni, Siino Angelo,
Lanzalaco Salvatore, DAgostino Bendetto) come ulteriore
punto di riferimento per i corleonesi che operavano nel
settore dei lavori pubblici.
Dal racconto del Brusca Giovanni si evince che la
necessit di Cosa Nostra di allargare il suo giro daffari negli
appalti passa per una adeguato utilizzo delle potenzialit delle
societ del gruppo Ferruzzi, agganciato attraverso la famiglia
Buscemi, che con certe societ aveva delle cointeressenze, e
sfruttando, opportunamente, un dirigente della Calcestruzzi a
disposizione della famiglia mafiosa di Passo di Rigano, ossia
Bini Giovanni(cfr trasc.ud.10/4/1999: Bini deve fare da anello
di congiunzione cio tra... cio tra questo gruppo imprenditoriale
e con il gruppo di "Cosa Nostra" e con il suo gruppo, cio il
gruppo Ferruzzi. )
In questa prospettiva di allargamento degli interessi di
Cosa Nostra ad appalti appetibili anche per imprese di rilievo
nazionale, come ricordato dal Brusca Giovanni, occorreva

individuare personaggi in grado di trattare con imprenditori non


siciliani, senza che si mostrasse a loro il volto inquinato della
mafia, ossia Siino Angelo. E, daltro canto, lo stesso Siino ha
evidenziato di non essere allaltezza di gestire appalti di una
certa consistenza, mentre Salamone era ritenuto pi adeguato,
nel senso che aveva molte pi coperture.
Per tale motivo, il Brusca Giovanni comunica al Siino
Angelo la sua estromissione dalla gestione di appalti di importo
superiore ai cinque miliardi di lire, ossia dalle relazioni con gli
imprenditori per dirimere i contrasti che potevano insorgere e per
richiedere i pass, come risulta proprio dalle convergenti
deposizioni degli stessi Siino(trasc.ud.9/12/1999) e Brusca.
Sulla base di quanto riferito da questi ultimi, al Siino
rimaneva la gestione degli appalti minori(quelli per un valore
inferiore ai cinque miliardi) e lincarico di provvedere ad alcune
messe a posto, ossia alla riscossione delle somme versate a
titolo di tangente dalle imprese aggiudicatarie dei lavori.
Questa forma di capitis deminutio non era stata accettata a
cuor leggero dal Siino, come ammesso dal diretto interessato e
come ricordato dal Brusca Giovanni(cfr.trasc,.ud.10/4/1999:
Angelo Siino non lo digeriva e ho dovuto intervenire pi di una
volta.), innescando anche un atteggiamento recriminatorio di
colui che per buona parte della seconda met degli anni ottanta
era stato, in Sicilia, il protagonista del sistema di turnazione
pilotata degli appalti.

Inoltre, Brusca Giovanni e Siino Angelo rendono una


versione sostanzialmente convergente anche con riguardo
allaccordo intercorso tra Buscemi Antonino, Bini Giovanni e
Salamone Filippo, svoltosi presso la sede della Calcestruzzi
s.p.a., altres definito come u tavolino.
Secondo Brusca e Siino quellaccordo aveva determinato:
lavvicendamento del Siino nella gestione del sistema di
turnazione degli appalti; la strategia da adottare per la spartizione
dei grandi appalti in Sicilia; il fatto che Bini Giovanni doveva
prendere il posto di Siino e che le societ riconducibili al gruppo
Ferruzzi dovevano essere avvantaggiate nella spartizione; il
versamento, oltre alle quote da destinare ai politici ed alla
famiglia mafiosa della zona ove si svolgevano i lavori, di una
tangente dello 0,80% rispetto al valore dellappalto le imprese si
aggiudicavano sul territorio siciliano, che veniva convogliato al
nucleo centrale di Cosa Nostra, ossia al Riina Salvatore, da
utilizzare come fondo per coprire varie spese dellassociazione
tra cui quelle legate ai detenuti, o allacquisto di armi.
In ordine ai protagonisti del menzionato patto, dalle
deposizioni dei due collaboratori sopra citati(Siino Angelo
riferisce quanto riportatogli da Salamone, Miccich, Buscemi
Antonino, Brusca Giovanni e Lipari Giuseppe; mentre Brusca
Giovanni conosce la situazione in modo diretto ed in virt delle
confidenze di Riina Salvatore, Lipari Giuseppe), al Bini
Giovanni viene affidato lincarico di chiedere i pass ai vari

imprenditori coinvolti nel cartello controllato dal sodalizio


mafioso e di riscuotere lo 0,80%; mentre al Salamone, come si
dir pi diffusamente nelle prossime pagine, spetta il compito di
attivarsi presso i politici di riferimento per i finanziamento e di
risolvere, con la sua autorevolezza e competenza, i contrasti che
potevano nascere tra imprese concorrenti, nonch la riscossione
delle tangenti dalle imprese agrigentine aderenti al predetto
cartello(testualmente Siino Angelo, su domanda del Pm,
alludienza del 9/12/1999: P.M.: fu assegnato un ruolo al
Salamone nell'ambito di questo accordo?
SIINO A.:s, praticamente restava lui il

gestore dei grossi

appalti siciliani, l'unica cosa che lui doveva assolutamente fare


era quella di occuparsi di esigere questo zero ottanta e poi di...
naturalmente di fare capire alle imprese che non

dovevano

sottrarsi al cosiddetto... alle cosiddette messe a posto. In effetti


tutte le imprese che sono state associate con il Gruppo,
praticamente sono state messe a posto, tramite me, e anche
alcune imprese che non sono state associate con il Gruppo),
unitamente al socio Miccich e al Vita.
Brusca Giovanni precisa che il rapporto con gli
imprenditori lo doveva portare avanti il Bini Giovanni, come
indicatogli da Lipari Giuseppe e Buscemi Antonino; mentre
quello con i politici veniva attribuito a Salamone Filippo.
Le indicazioni provenienti da Brusca Giovanni e Siino
Angelo sulle ragioni del predetto accordo (c.d. u tavolino), sul

suo contenuto e sui soggetti protagonisti trova preciso riscontro


nel contributo conoscitivo del collaboratore di giustizia
DAgostino Benedetto, imprenditore edile siciliano, gi coinvolto
in una serie di indagini per turbativa dasta, corruzione e condotte
illecite collegate con lattivit del sodalizio mafioso denominato
Cosa Nostra, nonch profondo conoscitore del tipo di gestione
degli appalti in Sicilia e di vari soggetti protagonisti nella
vicenda in questione, quali Siino, Buscemi, Salamone, Bini.
Il DAgostino, nel corso dellincidente probatorio del 10
marzo 1998, esplicito nellevidenziare il tipo di accordo
spartitorio raggiunto da Salamone Filippo, come vertice di un
comitato daffari politico-affaristico, e Buscemi Antonino, in
veste di rappresentante dellala corleonese di Cosa Nostra,
interessato a favorire le societ legate al gruppo Ferruzzi/Gardini.
Sul punto, il DAgostino ha, inoltre, aggiunto( trasc.p.119):
quello che mi disse e che mi diceva Buscemi in continuazione
che, mi diceva sempre lingegnere Bini doveva prendere il posto
di Siino per gestire con Salamone gli appalti in Sicilia facendo
pressioni affinch la Gambogi prendesse il, si parlava del 70%
degli appalti che si sviluppavano in Sicilia e di cui limpresa
Salamone o il dottore Salamone poteva gestire e canalizzare.
Tutto qua. Se ci sono stati degli incontri, se non ci sono stati
questo non lo so, in che date, in che luoghi, per lobiettivo di
Nino Buscemi era questo.

Su contestazione del PM il DAgostino ha, poi, aggiunto


che ..la data in cui Bini prende il posto di Siino io non me la
ricordo, per mi ricordo che questa informazione mi viene data
da Buscemi che, mentre prima mi dice che stava cercando di
ottenere per Bini la gestione di tutti gli appalti, un bel giorno mi
dice: Bini ha preso ufficialmente il posto di Siino, quindi lui sar
linterlocutore ufficiale di Salamone.. (pp.129 e 130)
Sono indicazioni che, oltre a confermare gli elementi sul
pregresso rapporto tra Siino e Salamone per la spartizione degli
appalti e sulla disponibilit del Bini Giovanni ad attivarsi per
assecondare gli interessi di Buscemi Antonino, antecedente al
c.d. patto del tavolino,

ribadiscono anche i termini

dellaccordo descritto da Brusca e Siino, nonch i protagonisti di


quella operazione.
DAgostino lo ha precisato in modo diretto: lobiettivo di
Buscemi era quello di fare aggiudicare alla Gambogi, in Sicilia,
pi appalti possibile(p.134) e di sostituire il Siino con Bini nel
ruolo di manovratore degli appalti, precisando che ci poteva
avvenire solo con lapporto di Salamone.
A ci si aggiunga che il DAgostino ha dichiarato di essere
a conoscenza dellottimo rapporto, anche dal punto di vista
personale, tra Buscemi Antonino e Panzavolta del gruppo
Calcestruzzi, riportando notizie che aveva appresso sulla base dei
contatti tra il citato collaboratore di giustizia e Buscemi
Antonino, peraltro confermati, ab estrinseco, dai contributi

conoscitivi di Siino Angelo, Brusca Giovanni, Lanzalaco


Salvatore e Crisafulli Ettore.
Buscemi confid, infatti, a DAgostino che era in grado di
introdurre la Gambogi negli appalti siciliani. In quella occasione
il Buscemi aggiunse che il Panzavolta era quello che
effettivamente comandava, in modo diretto, sulla Gambogi.
Quindi, il DAgostino, in modo assai efficace, afferma,
testualmente, che la Gambogi faceva quello che diceva
Panzavolta e quindi Gambogi faceva quello che diceva
Buscemi(p.100)
Lo stesso DAgostino ha poi ricordato di avere conosciuto
personalmente il Panzavolta nella sede romana della Gambogi,
allepoca in cui preparavano la societ consortile che poi si
aggiudic lappalto per la Tonnara di Capo Granitola; riunione a
cui parteciparono anche gli imputati Bini, Buscemi, Canepa e
altri in rappresentanza della impresa Reale(secondo Brusca,
controllata da Riina Salvatore) .
Daltronde lo stesso DAgostino ha sottolineato che i
rapporti tra Bini, responsabile della Calcestruzzi s.p.a., e
Buscemi erano calorossimi e fraterni e che condividevano
interessi economici tra cui limpianto di betonaggio e la
cava(p.158 inc.prob.)
Ulteriori indicazioni che corroborano limpianto probatorio
sullesistenza dellaccordo sopra illustrato si ricavano dalla
deposizione del Lanzalaco Salvatore (sentito alludienza del

7/7/1999 e del 22/9/1999), allepoca dei fatti, inserito nel sistema


della illecita spartizione degli appalti, gestita dalle famiglie
mafiose della Sicilia occidentale, in veste di tecnico che curava la
progettazione
finanziamenti,
amministrativo

delle
i

opere,

contatti

finalizzata
con

dellaggiudicazione

allottenimento

politici

locali

dellappalto,

e
con

dei
liter
le

successive varianti .
Riferendosi al periodo 1989-1990, Lanzalaco ricorda, in
occasione di lavori relativi alle opere di urbanizzazione primaria
del quartiere San Pietro a Palermo, di avere sentito Siino Angelo
che sullaggiudicazione delle gare si sentiva boicottato da un
gruppo di soggetti facenti capo a Buscemi Antonino per i lavori
con valore superiore a 5-7 miliardi.
Orbene alla stregua delle suddette convergenti deposizioni
di Brusca Giovanni, Siino Angelo, DAgostino Benedetto e
Lanzalaco Salvatore, deve ritenersi dimostrato che laccordo
suddetto si sia effettivamente concluso tra Buscemi Antonino,
Bini Giovanni e Salamone Filippo, anche per volere di Riina
Salvatore.
Tale accordo comportava:
a)un programma spartitorio, voluto da Riina Salvatore, per
la gestione degli appalti di valore superiore ai cinque miliardi di
lire su tutto il territorio siciliano;
b) una attribuzione di favore per le societ legate al gruppo
Ferruzzi, quali ad es.la Gambogi;

c) il versamento di tangenti a politici, alle famiglie mafiose


della zona sulla quale insistevano i lavori, e, soprattutto, la quota
dello 0,80% su ogni opera che doveva essere destinata alla
struttura centrale di Cosa Nostra, per venire in soccorso ai
carcerati e per lacquisto di armi;
d)il Bini Giovanni doveva sostituire il Siino Angelo nelle
trattative con gli imprenditori per fare funzionare il sistema di
aggiudicazione pilotata(richiesta pass);
e)il
spartizione,

Salamone
risolvere

Filippo
contrasti

doveva
tra

sovrintendere

imprenditori,

alla

favorire

lemissione di decreti di finanziamento delle opere grazie alla sua


posizione di preminenza nel comitato daffari politicoimprenditoriale, nonch riscuotere le tangenti presso le imprese
agrigentine, assieme al Miccich, il quale, pertanto, era
perfettamente consapevole dellaccordo spartitorio.
In ordine a questo ultimo punto, che costituisce elemento
essenziale per addivenire al giudizio di penale responsabilit per
gli imputati Salamone e Miccich, i contributi di Brusca
Giovanni e Siino Angelo sono convergenti.
In effetti, il Siino, con riferimento alla riscossione delle
tangenti, in seguito al c.d. patto del tavolino, sollecitato dalle
domande del PM, ha, testualmente, dichiarato, alludienza del
9/12/1999:

P.M. STURZO: senta, nell'ambito di questo accordo


"del tavolino", la raccolta delle somme per la zona in relazione
al gruppo delle Imprese agrigentine.
SIINO A.:

e non solo.

P.M. STURZO:

e non solo, allora a chi era stato deputato, dal

diciamo... dai soggetti che hanno partecipato che lei ha gi


indicato, cio chi che se ne doveva occupare?
SIINO A.:

io.

P.M. STURZO:

e lei ha avuto rapporti... allora, lei ha avuto

rapporti con le imprese agrigentine, SALAMONE, MICCICHE',


VITA, in relazione alla raccolta di queste somme di denaro che
erano destinate alle cosiddette zone?
SIINO A.:

s, diciamo ho avuto la maggior parte... la

maggior parte delle... tutti i lavori che riguardavano le


associazioni e le imprese e alle volte anche persone che non
erano associate con loro, venivano di volta in volta raccolte
prima dal gruppo agrigentino, una volta da... mi sono state
consegnate da SALAMONE, una volte da VITA, una volta da...
GIOVANNI MICCICHE' e praticamente poi io provvedevo a
ridistribuirle ai vari mandamenti, paesi e cose di questo genere,
un lavoro infame, una cosa incredibile, non so come sono
rimasto vivo in questa situazione.
.P.M. STURZO:

Senta, tornando ai suoi rapporti

con le imprese agrigentine, quindi questo gruppo SALAMONE,


MICCICHE', VITA, lei a chi si rivolgeva nella riscossione di

queste somme di denaro che servivano per ottenere la cosiddetta


messa a posto?
SIINO A.:

e praticamente a chi mi rivolgevo? Mi

rivolgevo ai personaggi di volta in volta con cui avevo a che


fare, mi rivolgevo a GIOVANNI MICCICHE', mi rivolgevo allo
stesso SALAMONE, per... a VITA, ma praticamente i discorsi
venivano fatti in maniera collegiale o alle volte di volta in volta
secondo le esigenze, alle volte parlavo con il SALAMONE, alle
volte parlavo con VITA, alle volte con MICCICHE'. Per esempio,
un esempio, a un certo punto VITA usciva da questo tipo di
accordo, nel senso che consegnava i soldi al gruppo
"IMPRESEM" che me li dava, a un certo punto loro si sono
seccati, era un notevole rischio questo dice: "ma perch noi
dobbiamo fare questa cosa, e a un certo punto una volta la
facciamo noi e una volta fu lui... la fa lui". In effetti in queste
condizioni... alle volte mi consegnava i soldi e... MICCICHE',
alle volte me li consegnava VITA, alle volte... cio materialmente
poi erano impiegati, personaggi che poi mi venivano presentati
di volta in volta.
Siino(trasc.ud.9/12/1999) ha, pure, aggiunto che, quando
era in procinto di essere arrestato, ossia nella primavera del 1991,
aveva fatto incontrare presso la sede della Siciliana Molinari il
Miccich ed il Brusca Giovanni, invitandolo a rivolgersi a
questultimo per le c.d. messe a posto
destinata a Riina Salvatore(ossia lo 0.80%).

e per la tangente

Lesistenza di tale incontro presso la Siciliana Molinari


stata confermata dal Brusca Giovanni, il quale ha riferito in
ordine alla causale degli incontri tra Salamone, Miccich e Siino
Angelo presso lAutoteam, di cui era titolare

questultimo,

riconducendoli anche allaccordo spartitorio in questione..


Il Brusca, alludienza del 10/4/1999, ha ribadito che
Salamone e Miccich portavano circa duecento milioni di lire al
mese al Siino; somme che non riguardavano solo la Impresem,
ma anche altre imprese agrigentine quali Vita, Bruccoleri .
E, peraltro, il citato collaboratore di giustizia ha ricordato
che, pure dopo larresto del Siino, i due imprenditori agrigentini
avevano continuato a portare il denaro alla moglie del Siino;
circostanza questa, ritenuta pericolosa dallo stesso Brusca, che
aveva disposto di effettuare le consegne al Milioto Carmelo.
Daltro canto, la seriet dellattivismo di Salamone, sul
versante

del

procacciamento

dei

finanziamenti

della

realizzazione del programma spartitorio menzionato, viene


testato in occasione dellappalto relativo alla Tonnara di Capo
Granitola.
In relazione a tale appalto, il Siino Angelo ha riferito che
era stato organizzato da Salamone Filippo, per conto dei politici,
rientrando in un pacchetto di gare i cui lavori dovevano essere
divisi tra varie ditte.
Il Siino ha, poi, aggiunto che lappalto di Capo Granitola
se lo era aggiudicato un raggruppamento di imprese tra cui

figurava la Gambogi, del gruppo Ferruzzi, lAlmagi ed una


impresa di minori dimensioni, ossia la Reale costruzioni, che,
secondo il Brusca Giovanni, era, allepoca, controllata da Riina
Salvatore(cfr,trasc.ud.10/4/1999: .Salvatore Riina a un dato
punto, un impresa che lui mi raccomandava, che io sono rimasto
un po' sorpreso, non capivo a che fine, ma poi l'ho capito
successivamente, quando mi dice: <<i'impresa Reale, fai finta
che mia>>. Cio... l'impresa Reale era rappresentata da Benny
D'Agostino di, di Agostino Catalano di...)
Le indicazioni del Siino vengono corroborate dalle
dichiarazioni del DAgostino Benedetto, il quale riporta
circostanze per cognizione diretta, avendo cointeressenze nella
stessa impresa Reale costruzioni, come ricordato dal Brusca
Giovanni.
Nel riferire circostanze apprese in prima persona, il
DAgostino rievoca la

partecipazione alla riunione romana

presso la sede della Gambogi in cui si preparava

la societ

consortile che doveva aggiudicarsi lappalto della tonnara di


Capo Granitola, alla presenza di Panzavolta, Bini, Buscemi,
Canepa e altri soggetti per limpresa Reale.
Ebbene, il DAgostino ha affermato che lappalto relativo
alla Tonnara di Capo Granitola era espressione, indiscutibile,
dellaccordo spartitorio sopra illustrato, vista la presenza della
Gambogi, la mediazione di Bini e lentrata nel consorzio di

imprese che dovevano eseguire i lavori di ditte meno prestigiose


quali la Reale(p.151 e 152 inc.prob.).
Nel completare il discorso relativo allappalto per la
Tonnara di Capo Granitola, il DAgostino precisa che
quellappalto era stato finanziato dai fondi della Comunit
europea, unitamente ad appalti riguardanti altre tonnare siciliane,
da eseguire a Gela, Favignana, Milazzo e Licata, evidenziando
che per i lavori della tonnara di Favignana si era stabilito, a
livello

di

protagonisti

del

suddetto

patto,

che

doveva

aggiudicarseli la Impresem di Salamone e Miccich associata alla


Impresit(p.153 ss inc.prob.).
Sono, evidentemente, elementi dai cui pu desumersi che,
oltre alleffettivo funzionamento della predetta intesa, la regia di
Salamone nel programma spartitorio, di cui hanno parlato anche
Brusca e Siino, comportava vantaggi per tutti i contraenti; non
solo per Buscemi e, dunque per la Gambogi, ma anche per la
Impresem.
Da tutto ci si arguisce il doppio movente nellagire del
Salamone.
Da una parte emerge la disponibilit a coordinare le
modalit della illecita infiltrazione negli appalti di Cosa Nostra,
dallaltra la volont di ottenere vantaggi economici e di
consolidare il suo peso politico nelle attivit economiche sul
territorio siciliano, usufruendo della forza del sodalizio mafioso

per fare rispettare certi patti occulti, cos rafforzando la sua


immagine anche a livello nazionale.
Tuttavia, in ordine alle specifiche responsabilit che
derivano dalla conclusione del suddetto accordo e dagli atti
esecutivi dello stesso, per i vari protagonisti che rivestono il
ruolo di imputati nel presente procedimento, si rimanda ai
paragrafi successivi, laddove si delineano le condotte dei singoli,
anche con riguardo a fatti ulteriori, al fine di verificare la
plausibilit delle varie ipotesi accusatorie formulate dallorgano
dellaccusa.
8. A) La collaborazione dinamica e la reciprocit di
favori, tra gli imprenditori Salamone e Miccich

e Siino

Angelo, prima e dopo il c.d. patto del tavolino. La


responsabilit, di entrambi, per il reato di partecipazione in
associazione mafiose.
Salamone Filippo e Miccich Giovanni sono chiamati a
rispondere, oltre che dei reati di turbata libert degli incanti e
illecita concorrenza con violenza e minaccia(di cui si dir in un
apposito paragrafo della motivazione), del reato di concorso
esterno nella associazione di stampo mafioso denominata Cosa
Nostra di cui al capo C) della rubrica.
Si gi sottolineato, tuttavia, nel paragrafo dedicato alle
questioni giuridiche preliminari(nel caso di specie di natura
penale sostanziale), come la stessa formulazione del capo

daccusa, facendo riferimento ad una messa a disposizione del


sodalizio di prestazioni di carattere continuativo degli imputati ed
alla finalit di consentire a Cosa Nostra un graduale inserimento
nella

gestione

occulta

dei

pubblici

appalti,

implichi

automaticamente la contestazione di un factum concludens in


termini di affectio societatis, ossia del compimento di un
contributo

dellimprenditore(non

formalmente

affiliato)

apprezzabile alla vita dellente criminale in oggetto, in chiave di


partecipazione al sodalizio.
Tanto premesso va rilevato che le risultanze offerte dagli
atti utilizzabili consentono di addivenire al giudizio di penale
responsabilit dei predetti imputati in ordine al reato di
partecipazione in associazione mafiosa, per avere favorito la
illecita infiltrazione di Cosa Nostra nella gestione dei lavori
pubblici secondo uno sistema di spartizione tra le imprese
correlato allillecito finanziamento dei partiti politici, mettendosi
a disposizione in modo continuativo e non occasionale di
esponenti della predetta associazione mafiosa, ed in particolare
prima di Brusca Giovanni e Siino Angelo e successivamente
anche di Buscemi Antonino e Bini Giovanni che sapevano essere
i soggetti, nel corso del tempo, incaricati dallassociazione di
gestire il settore degli appalti pubblici.
Orbene, lillustrato accordo tra Bini, Buscemi e Salamone
dimostra, tra laltro, che questultimo ed il suo socio Miccich
Giovanni erano disponibili a trovare con esponenti mafiosi un

accordo attivo, dal quale derivano reciproci obblighi di


collaborazione.
Il contenuto del patto, la cui effettivit come detto in
precedenza- viene testata dalla vicenda relativa allappalto della
tonnara di Capo Granitola, inserito in un pacchetto di appalti
che doveva essere diviso anche con la Impresem, denota che i
due imprenditori agrigentini miravano a perfezionare, con
esponenti mafiosi, una interazione reciprocamente vantaggiosa,
fondata

sul

conseguimento

di

interessi

comuni,

legati

allintercettazione delle risorse collettive destinate ai lavori


pubblici.
In tale ottica si spiegano anche le dazioni di danaro,
impropriamente qualificate dalle difese di Miccich e Salamone,
come somme versate a titolo di estorsione.
Le risultanze dibattimentali hanno evidenziato che
laccordo c.d. del tavolino non fa altro che rafforzare un
rapporto di cooperazione gi esistente tra Impresem e Siino
Angelo, in cui ognuna delle parti pu mantenere separata la
propria identit.
La novit consiste, esclusivamente, nel proporre ai due
imprenditori diversi interlocutori, sempre riconducibili al
sodalizio mafioso, ossia Buscemi Antonino e Bini Giovanni, pi
adatti, in quel frangente, alla realizzazione dellambizioso
programma corleonese.

Occorre, dunque, analizzare le fonti di prova con riguardo


al contenuto del rapporto instauratosi, a partire dal 1986, tra i due
imputati ed il Siino Angelo, ossia con colui il quale viene
accreditato da Riina Salvatore per gestire il sistema di
turnazione degli appalti pilotata da Cosa Nostra, in epoca
antecedente al c.d.patto del tavolino.
Ebbene, proprio relativamente alla natura ed ai contenuti di
quel rapporto, dalle convergenti dichiarazioni di Siino Angelo,
Brusca Giovanni, Lanzalaco Salvatore, Messina Leonardo,
DAgostino Benedetto e Crisafulli Ettore possono essere tratti
ulteriori elementi per addivenire al giudizio di penale
responsabilit di Salamone e Miccich in ordine al reato di
partecipazione in associazione mafiosa.
I

contributi

dei

predetti

collaboratori

di

giustizia

evidenziano che il rapporto tra Salamone e Miccich da un parte


e Siino Angelo dallaltra non pu essere ricondotto al semplice
paradigma estorto-estorsore.
In realt i due imputati, or ora citati, erano disposti a subire
i vincoli di Cosa Nostra perch consapevoli di potere volgere in
benefici quei condizionamenti.
Sin dalla genesi dei rapporti con Siino Angelo si coglie una
reciprocit di favori.
In tal senso, opportuno sottolineare quanto accaduto con
riferimento al periodo di difficile coesistenza della imprese
agrigentine con gli stiddari, risolta grazie allintervento di

Siino

Angelo(cfr.

dep.Siino

Angelo,

trascr.ud.28/5/1999),

sollecitato dall amico di vecchia data(secondo la versione


dello stesso Siino), ossia Giovanni Miccich(cfr.trasc.28/5/1999:
..avevo un amico di vecchia data,

che

si

chiamava

Giovanni Miccich che avevo conosciuto proprio in quei famosi


campi di tiro).
Relativamente allintervento di Siino in soccorso della
Impresem, il racconto di questultimo trova puntuale riscontro
nella deposizione di Brusca Giovanni, il quale sentito sul punto
alludienza del 10/4/1999, ha riferito:
Giuseppe Di Caro era uomo d'onore, era capo
provincia dell'agrigentino che poi stato ucciso, ha fatto delle
azioni intimidatorie, per quanto ne so io, affinch... affinch
queste persone cercassero un contatto per poi mettersi a posto. E
cos successo, gli hanno fatto delle azioni intimidatorie e...
credo che il Miccich sia andato alla ricerca di... risolvere
questo problema e, siccome era amico di Angelo Siino, perch il
contatto nasce da Miccich e Angelo Siino, cio, gli amici sono
loro... e Angelo Siino da questo contatto... mi dice qual il
problema, cio che loro prima di... andare nelle... cio in
qualsiasi posto della Sicilia prima si devono mettere a posto,
devono pagare il pizzo, devono mettersi a disposizione di "Cosa
Nostra"... quindi, non glielo dice cos per glielo fa capire. Poi
non lo so se gliel 'ha detto chiaramente... io non ero presente... e
da l nasce il rapporto, e da l... cominciano questi a pagare il

pizzo, Angelo Siino fa da anello di congiunzione, poi da l...


nasce tutta l'evoluzione che vi ho raccontato.
In definitiva, dalle parole di Brusca e Siino, il contratto di
protezione stipulato tra lala corleonese di Cosa Nostra e i
titolari della Impresem, per evitare gli atti intimidatori degli
stiddari, innesca uno scambio di servizi e di mutua promozione
che accresce le prestazioni di entrambi.
Tale dato viene, efficacemente, rilevato da Brusca
Giovanni, quando, incalzato dalle domande del Pm sui vantaggi
derivanti

al

Salamone

dal

suddetto

accordo(cfr.

trasc.ud.10/4/1999), afferma:
il Salamone in qualche modo e... venivano vantaggi e non gli
venivano vantaggi, perch lui, in qualche modo, questo qua l'ha
dovuto subire, per l'ha dovuto subire quando lui non ha potuto
fare a meno; non che Salamone l'ha subito e l'ha... e ha detto:
<<no, non ci voglio pi entrare, io ora adesso vado a denunziare
o faccio, dico questa...>>, cio l'ha subito per ci stato bene.
Daltro canto, con riferimento ai vantaggi derivanti ai due
imprenditori agrigentini dal rapporto con esponenti mafiosi,
proprio il Siino, riferendo per cognizione diretta, ha ricordato
alcuni episodi in cui la forza intimidatoria del sodalizio mafioso
stata messa a disposizione dei desiderata di Salamone(e quindi di
Miccich), anche in epoca antecedente alla conclusione
dellaccordo di questultimo con Buscemi Antonino e Bini
Giovanni; cos come le conoscenze e lautorevolezza del

Salamone hanno finito per giovare al sodalizio mafioso, sin dalla


seconda met degli anni ottanta.
Con riguardo alla genesi del rapporto di collaborazione,
secondo il racconto del Siino, la Impresem, grazie alla protezione
dei corleonesi, aveva risolto il problema dei danneggiamenti agli
impianti da parte di tale Grassonelli, appartenente ad un gruppo
locale degli stiddari.
Detta circostanza viene riscontrata dalla deposizione del
collaboratore Benvenuto Giuseppe Croce(trasc.ud.15/12/1999), il
quale, dopo avere confessato la sua vicinanza, negli anni ottanta,
al gruppo di Grassonelli e Paolello, fuoriusciti da Cosa Nostra, ha
ricordato le richieste di pizzo avanzate da costoro al Salamone
per certi lavori che la sua ditta stava eseguendo a Gela.
Inoltre, nel ricostruire levoluzione delle forme di
manifestazione della collaborazione tra i corleonesi e i due
imprenditori agrigentini, il Siino Angelo(trasc.ud.9/12/1999)
riferisce in ordine a vicende in cui il Salamone Filippo si era
rivolto a lui per evitare ingerenze o ostacoli in lavori che si era
aggiudicato il gruppo Impresem.
In proposito, il Siino ha indicato un suo intervento
nellappalto relativo ai lavori per il collegamento tra Vallelunga e
la strada a scorrimento veloce Palermo/Agrigento, per far s che
limpresa De Marco-Mangoglia, in raggruppamento con le
imprese agrigentine facenti capo a Vita, Salamone e Miccich,

rispettasse gli accordi stipulati sulle quote di esecuzione dei


lavori.
Anche la rievocazione di tale circostanza, dunque,
corrobora il racconto di Brusca Giovanni nella parte sopra
riportata, secondo cui i rapporti con esponenti dellala corleonese
di Cosa Nostra comportavano anche vantaggi per le imprese
agrigentine, e non solo oneri.
Il Siino( cfr.trasc.ud.9/12/1999) ha, pure, rievocato una
mediazione mafiosa, condotta dallo stesso dichiarante in
provincia di Trapani, con interessamento delle famiglie locali,
per convincere un personaggio che non voleva cedere il suo
terreno, al fine di favorire la costruzione di un dissalatore da
parte del raggruppamento Impresem, Vita e Tecnipetrol, il cui
valore dei lavori ammontava a circa 120 miliardi di lire, per il
primo lotto.
E un racconto il cui valore probatorio sembra convergere
con le indicazioni dei collaboratori di giustizia provenienti dal
versante occidentale della Sicilia, gi appartenenti alle famiglie
mafiose di quella zona, ossia Sinacori Vincenzo, Patti Antonio e
Bono Pietro.
Secondo costoro, le imprese facenti capo a Salamone, che
operavano nellarea compresa tra Mazara del Vallo, Trapani e
Marsala, avevano come punto di riferimento il Siino Angelo,
prima della sua cattura, e Brusca Giovanni successivamente;
erano puntuali nelle cd messe posto(cfr Sinacori e Patti); erano

legate da un rapporto di collaborazione con gli esponenti mafiosi


che andava al di l del semplice versamento di somme di
danaro(cfr.Bono Pietro trasc.ud.15/12/1999).
Come ricordato dal collaboratore di giustizia Bono Pietro,
gi uomo donore, lAgate Giovan Battista, fratello del pi
noto Mariano, capo mandamento di Mazara del Vallo, aveva
segnalato al Salamone, tale geometra Spina Gregorio, per una
assunzione presso quella ditta.
Ed effettivamente, come confermato dal m.llo dei R.O.S.,
Federico, alludienza del 15 marzo 2000, sulla base di
accertamenti personalmente svolti, lo stesso Spina risultava avere
lavorato, dallottobre del 1990, per ditte legate al Salamone come
la Eno Agri e la Tecnofin .
Dal

contributo

conoscitivo

offerto

dal

Siino

Angelo(trasc.ud.9/12/1999), si evince, inoltre, che a questultimo


si era rivolto il Salamone in una serie di circostanze: per
assecondare interessi dello stesso Salamone e di Miccich con
riguardo alla propriet di una parte di un palazzo in via Oreto
costruito da tale Teresi Giovanni, che sarebbe stato affittato
allente Poste e Telegrafi(con notevoli vantaggi economici), su
cui, inizialmente, vi era una sorta di opzione di personaggi
mafiosi

della

famiglia

trasc.ud.9/12/1999);

per

di

Santa

assecondare

Maria

di

interessi

Ges(cfr
di

altri

imprenditori(nel caso di specie: tali Palillo, Di Marco, Di Betta)


in determinati appalti della Sirap, anche al fine di rendere un

favore allOn.le Nicolosi, o per evitare danneggiamenti


allimpresa di tale ing.Greco.
Sono

elementi

individualizzante,

di

dalle

prova

corroborati,

deposizioni

di

in

maniera
Crisafulli

Ettore(trasc.ud.23/6/1999), sul versante imprenditoriale, e di


Messina Leonardo(trasc.ud.2/6/1999), sul versante mafioso,
secondo le quali emerge la vicinanza del Salamone al Siino in
riunioni, tra imprenditori e uomini donore relative alla
gestione degli appalti.
Ma quelle indicazioni del Siino vengono ulteriormente
confermate e integrate da alcuni segmenti della deposizione di
Brusca Giovanni(trasc.ud.10/4/1999).
La ricerca, da parte di Salamone, della mediazione
mafiosa, attraverso Siino Angelo prima e Bini Giovanni poi, per
risolvere delicate questioni spartitorie relative agli appalti,
secondo il Brusca Giovanni, si spiega non solo alla luce di un
movente squisitamente economico, identificabile nella speranza
di ricevere vantaggi futuri, ma anche con un movente
strettamente personale legato allimmagine di cui godeva lo
stesso Salamone nellambiente politico-imprenditoriale siciliano
e nazionale.
In altri termini, come evidenziato dal Brusca, il Salamone
voleva mantenere la sua posizione di prestigio, di cui si dir pi
diffusamente nel paragrafo successivo.

Per tale motivo limprenditore agrigentino era disposto a


scendere a patti con il Siino, di cui conosceva la vicinanza a Cosa
Nostra e la specifica competenza nel settore degli appalti.
In ordine a tale atteggiamento del Salamone, con
riferimento alle gestione degli appalti Sirap, il Brusca, incalzato
dalla domande del PM, ha, testualmente, ricordato:
.a un certo punto quando ho questi lavori di un certo
rilievo per il tentativo, non so se lui colpevole o meno,
comunque quando gli scappato di mano che politicamente non
gli sono ritornati indietro, lui, essendo che nei confronti delle
altre imprese nazionali andava a perdere di, di prestigio, gli
avevo chiesto, dici: <<Io sono a vostra disposizione - dici - per
fatemi gestire questi lavori>>. Cio lui ha voluto entrare nella
gestione di questi appalti per poi avere un tornaconto, un
ricambio con le altre imprese del nord, cio a livello nazionale
nella gestione degli appalti.
P. M.:e quali erano, se lo sa, se lo pu spiegare, i rapporti di
Salamone con queste imprese nazionali per i quali il non
interessarsi di affari Sirap gli avrebbe fatto perdere prestigio,
come ha detto lei?
BRUSCA G.: beh, era un sistema che, nel senso che quando il
Salamone, che so, assegnava un lavoro all'impresa X, poi questo
lavoro, cio questa impresa ci aveva obbligo nel senso che
quando lui poi ci andava per fax o per una busta di appoggio
quell'impresa gli, gli sarebbe stata... cio quindi lui gestiva

diciamo il... lo scambio o la ripartizione dei lavori. Quindi


quando gli veniva a mancare questo tipo di, di prestigio, di, tipo
di spartizione lui perdeva di credibilit, perdeva di immagine,
perdeva un po' di tutto.
Tale circostanza, ossia la volont del Salamone

di

mantenere una certa posizione di preminenza nel settore della


imprenditoria edile siciliana e nazionale, spiega, quindi, il
movente di questultimo nellassecondare talune richieste del
Siino, sempre relative a forme di indebita infiltrazione nel settore
degli appalti, come si evince dalle convergenti dichiarazioni di
Brusca Giovanni e Siino Angelo..
In questo senso il Brusca Giovanni, nel sottolineare la
frequenza e la diversa causale dei contatti tra il Siino Angelo ed
il Salamone, ha, testualmente, dichiarato che:
. lui(Salamone) l'andava a trovare spesso e volentieri
all'Autoteam, sempre per le stesse cose: o per consegnare soldi
di pizzo, o per motivi di appalti, o per dargli risposte, o Angelo
Siino mandava a chiamare, che io e Salamone ci si recava,
quindi o per l'uno o per l'altro... non c'erano pi motivi con
Salamone, ci andavamo solo per motivi di appalti.
P. M.:s, ma lei lo ha visto all'Autoteam?
BRUSCA G.: s, l'ho visto pi di una volta. Io spesso e volentieri
mi mettevo l, mi sedevo davanti, c'erano delle, una specie di
salottini e Angelo Siino... ma solo, come con tutti...

Il Brusca Giovanni, nel rievocare la natura ed i contenuti


del rapporto tra Siino e Salamone, fa riferimento alla gestione dei
primi quattro appalti della Sirap(tra cui i lavori per la S.CipirelloCorleone, la Madonuzza- Ganci ed Alia) in relazione ai quali lo
stesso Brusca incarica proprio il Siino per convincere Salamone a
desistere dal condizionarne laggiudicazione per favorire imprese
legate ai corleonesi, accreditando Siino con le imprese non
siciliane.(cfr.trasc.ud.10/4/1999: vai da Salamone e gli dici che
ti accredita presso tutte le altre imprese nazionali in maniera
che, quando arrivi tu, non trovi nessuna difficolt>> e questo
stato fatto pure).
Ladempimento, da parte di Salamone, di certe prestazioni
dimostra, ancora una volta, la sussistenza di una cooperazione
continuativa e organica tra i rappresentanti di due distinti
ambienti in tema di spartizione degli appalti, quello mafioso e
quello politico-imprenditoriale, da cui derivavano cospicui
vantaggi per entrambi.
E,

daltronde

che

fosse

configurabile

una

certa

disponibilit del Salamone ad assecondare le richieste del Siino


in una ottica di reciprocit di favori, emerge, in modo
convergente rispetto al contributo conoscitivo del Brusca, dalle
stesse dichiarazioni di Siino Angelo(trasc.ud.9/12/1999).
Costui ha ricordato, con dovizia di particolari, di avere
chiesto lintervento di Salamone: per la cessione dell appalto
per la costruzione della circonvallazione di Canicatt, in favore

dellimprenditore di Camastra, tale Palillo(su suggerimento


delluomo donore Giuseppe De Caro); e per il ritiro della
Impresem dalla gara relativa ai lavori della c.d. Strada del sale,
che poi si aggiudic il raggruppamento delle imprese del padre di
Siino e del Cataldo Farinella.
Siino ha precisato che il Salamone aderiva sempre a quelle
richieste(ad es. con riguardo alla c.d. Strada del sale
cfr.dep.Siino ud.9/12/1999: . io praticamente mi rivolsi a
SALAMONE per avere l'elenco delle Imprese invitate e
SALAMONE me lo diede, ma me lo diede in ritardo),
contribuendo, in quel modo, a rafforzare la infiltrazione di Cosa
Nostra nella gestione occulta della procedura di aggiudicazione
dei lavori pubblici nel territorio siciliano..
I dati provenienti da Brusca Giovanni e Siino Angelo sulla
collaborazione tra Salamone e lo stesso Siino nella realizzazione
di programmi di spartizione degli appalti sul territorio siciliano,
antecedenti al c.d. patto del tavolino, sono confermati dalla
deposizione

di

DAgostino

Benedetto(inc.

prob.10/3/1998

p.119), laddove parla di confidenze fattegli da Buscemi


Antonino.
Sul punto, il collaboratore ha, testualmente, dichiarato:
che mi diceva Buscemi in continuazione che, mi diceva
sempre lingegnere Bini doveva prendere il posto di Siino per
gestire con Salamone gli appalti in Sicilia facendo pressioni
affinch la Gambogi prendesse il, si parlava del 70% degli

appalti che si sviluppavano in Sicilia e di cui limpresa Salamone


o il dottore Salamone poteva gestire e canalizzare..
Le parole di DAgostino ribadiscono, in modo indiretto, che
Siino e Salamone interagivano nella realizzazione di un progetto
spartitorio nel settore degli appalti, gi in epoca anteriore rispetto
a quella degli accordi che coinvolgevano Buscemi e Bini.
Del resto solo un rapporto di fiducia pi volte testato
poteva evolvere in quella forma di cooperazione avanzata che
alcuni collaboratori di giustizia hanno qualificato con la
locuzione patto del tavolino.
E un patto, questo, in base al quale, come sopra
evidenziato, Salamone e, in parte minore, anche il socio
Miccich, diventano i rappresentanti di un dato comitato
daffari(politico-imprenditoriale) che opera allinterno di un
reticolo di relazioni intessuto da Cosa Nostra, destinato a
rafforzarne la sua capacit di infiltrazione nel settore degli
appalti, secondo un programma che prevedeva maggiori vantaggi
per imprese riconducibili al gruppo Ferruzzi.
In virt di quell accordo, Salamone e Miccich
assumevano un importante ruolo di raccolta delle somme versate,
a favore di Cosa Nostra(la c.d. quota Riina pari allo 0.80% su
ogni appalto), dalle imprese agrigentine, al fine di partecipare al
cartello relativo alla illecita turnazione nella aggiudicazione dei
singoli lavori, come risulta, in modo univoco, dalle dichiarazioni
di Brusca Giovanni e Siino Angelo.

Sono circostanze sintomatiche di una piena adesione al


programma

criminoso

dellorganizzazione

criminale

con

lassunzione di ruoli ben precisi che denotano la sussistenza di un


vincolo associativo e della c.d.affectio societatis
8. B) Salamone come soggetto di vertice di un comitato
daffari dedito alla spartizione degli appalti in Sicilia,
disposto ad assecondare interessi riconducibili a Cosa Nostra.
La

vicenda del mancato ricorso della Tor di Valle per

lappalto di Petralia Soprana.


Si detto che, in virt dellintesa tra Bini Giovani,
Buscemi Antonino e Salamone Filippo, questultimo veniva a
svolgere, anche, il compito di coordinare il sistema spartitorio,
fungendo da anello di congiunzione tra il comitato daffari
controllato da Cosa Nostra ed i politici, regionali e nazionali, in
grado di garantire al citato sodalizio mafioso lintercettazione di
consistenti flussi di denaro da convogliare agli enti appaltanti
segnalati da Cosa Nostra, attraverso i vari decreti di
finanziamento delle opere pubbliche.
In ordine allimportanza e allinfungibilit delle prestazioni
del Salamone nella realizzazione di questo progetto, allepoca dei
fatti, occorre valutare le fonti di prova rappresentate dai
collaboratori di giustizia, Li Pera Giuseppe, Crisafulli Ettore e
DAgostino Benedetto, sul versante imprenditoriale, nonch di
Brusca Giovanni e Siino Angelo, sul versante mafioso.

Dalle citate fonti emergono le qualit di Salamone Filippo:


persona in grado di condizionare il sistema dei pubblici appalti
sul territorio siciliano, nella doppia veste di soggetto influente
negli ambienti politici e di imprenditore capace di pilotare
lesito delle gare.
Tali qualit sono strettamente ancorate: al patrimonio di
conoscenze che poteva vantare il predetto imputato; alla volont
di questultimo di tradurle in progetti spartitori, capeggiando il
comitato daffari politico-imprenditoriali; e alla disponibilit
manifestata anche al Siino Angelo nellassecondare richieste
provenienti da Cosa Nostra(es.vicenda SIRAP e le pressioni di
Brusca Giovanni, esaminata nel precedente paragrafo).
In tale ricostruzione occorre partire dalla deposizione resa
nel procedimento sfociato nella sentenza del Tribunale di
Palermo del 16 luglio 1996 dal Li Pera Giuseppe, gi capo-area
per la Sicilia della Rizzani De Eccher s.p.a..
Costui, infatti, ha fornito un importante contributo per la
comprensione del sistema della illecita spartizione degli appalti
in Sicilia, a partire dalla seconda met degli anni ottanta sino ai
primi anni novanta, descrivendo anche il ruolo del Salamone
Filippo.
Tuttavia, prima di passare allanalisi dei contributi
conoscitivi provenienti dal Li Pera, occorre rilevare come le
indicazioni che scaturiscono da questa fonte siano dotate di
particolare attendibilit.

In effetti dalle conversazioni intercettate, riportate nella


citata sentenza(e confluite nel presente procedimento), si deduce
in modo evidente che Li Pera: era al centro di una fitta rete di
relazioni con numerosi imprenditori; manteneva contatti con
esponenti mafiosi; conosceva in anticipo lesito di varie gare;
chiedeva e rilasciava ad altre imprese il c.d. pass.
Non vi dubbio, pertanto, che il Li Pera parla con
cognizione di causa sul tema di questo processo, laddove indica
nellimprenditore agrigentino Filippo Salamone il punto di
riferimento del sistema di spartizione degli appalti in Sicilia.
Ci premesso, tornando alla posizione di Salamone, le
dichiarazioni del Li Pera sono state testualmente riportate nella
sentenza del Tribunale di Palermo del 2 marzo 1994, nel
procedimento a carico di Siino Angelo ed altri, e pare opportuno,
in questa sede, ricordarne alcuni passi di particolare interesse per
il tema che si sta trattando:
a)

..pu accadere che qualche impresa invitata non


conceda il pass richiesto. In questo caso
limpresa interessata si rivolge ad una impresa
pi importante che in ciascuna realt territoriale
ha la funzione, per potenza economica e
collegamenti politici, di esercitare una funzione di
regolamentazione e di risoluzione dei contrasti.
Per quanto mi consta in Sicilia attualmente questa
funzione esercitata dallimprenditore Salamone

di Agrigento, il quale da diversi anni a questa


parte ha ricevuto in questo senso una delega
anche da parte dei cavalieri del lavoro di Catania
e delle altre imprese siciliane pi rappresentative.
Pi precisamente intendo fare riferimento per
Catania alle imprese Rendo, Graci e Costanzo.
Tale ruolo, adesso attribuito al Salamone, veniva
prima esercitato da Rendo. Il passaggio di
consegne avvenuto quando, per motivi di
opportunit e per le inchieste giudiziarie cui
erano sottoposti, i Rendo e gli altri cavalieri del
lavoro catanesi hanno preferito defilarsi da un
ruolo in prima persona pur continuando di fatto a
partecipare,

tramite

il

Salamone,

alla

regolamentazione del sistema.


b)

..limportanza del Salamone deriva anche dai


suoi

collegamenti

sicilianiQuando

con
eccezionalmente

politici
neanche

Salamone riesce a risolvere il contrasto pu


entrare in gioco una forza di tipo diverso, per io
non sono in grado di citare esempi concreti a mia
conoscenza. Il problema pu essere risolto
fraudolentemente
dellamministrazione

da
appaltante

qualcuno
mediante

la

sottrazione di qualche documento dalla busta


dellimpresa recalcitrante.
c)

.Filippo Salamone la persona che sta a capo


del comitato daffari, costituito fra le principali
imprese siciliane. Fra queste imprese stato fatto
un accordo finalizzato alla spartizione degli
appalti pubblici pi importanti che si fanno in
Sicilia. Questo accordo nato dallesigenza di
evitare nelle gare di appalto di farsi una
concorrenza che costringa ad offrire ribassi
antieconomici fra le imprese;

d)

.grazie a questo sistema si assicura una


rotazione nellacquisizione degli appalti, che
consente a tutte le imprese associate in questo
comitato daffari di assicurarsi a turno un certo
numero di lavori. Questo comitato un circuito
chiuso e Claudio De Eccher si era lamentato
molte volte del fatto che non riusciva ad entrarvi.
La cosa si risolse dopo che Claudio si rivolse
allon. Lima, anche se non ho conoscenza diretta
di come materialmente la cosa avvenne .

Le indicazioni del Li Pera sul ruolo rivestito dal Salamone


nel sistema di illecito condizionamento dei pubblici appalti in
Sicilia e sulla sua forza politica(in termini di conoscenza di

uomini influenti)trovano riscontro nelle dichiarazioni del


Crisafulli

Ettore(ud.23/6/1999),

imprenditore

che

operava

allepoca dei fatti oggetto del processo.


Anchegli afferma che il Salamone aveva sostituito i
cavalieri del lavoro di Catania nella gestione degli appalti ad un
certo livello.
E, sempre, sul versante imprenditoriale, in relazione alla
influenza del Salamone nel sistema degli appalti, il DAgostino
Benedetto(inc.prob.10/3/1998) ha fornito ulteriori elementi di
sostegno alle dichiarazioni del predetti collaboratori di giustizia.
Questultimo ha riferito che il Salamone aveva rapporti
con politici in grado di determinare il finanziamento dei lavori
pubblici(ad es. On.Sciangula) e pilotava(il collaboratore usa il
termine promuoveva ma nel corso dellesame chiarisce che
intende dire che pilotava) gli appalti.
Questa sua attivit era sfociata anche nellaggiudicazione
di lavori, eseguiti in raggruppamento con la SAILEM, ossia
quelli relativi al ripopolamento ittico di una zona dellagrigentino
ed a lavori svolti presso Porto Empedocle(stazione appaltante
consorzio ASI di Agrigento) e presso la SITAS di Sciacca.
Sul ruolo di Salamone nella gestione complessiva degli
appalti in Sicilia, merita di essere, testualmente, riportato un
significativo passo della deposizione del DAgostino:
Salamone

aveva

la

possibilit

indubbiamente

in

il
questi

programmi che si facevano nellambito della regione siciliana,

una volta lacqua, una volta credo la viabilit, unaltra volta le


dighe, le irrigazioni ect. ect. avevano la possibilit di fare questi
grossi consorzi o addirittura di appaltare tramite concessioni
questi lavori, quindi chiaro che avere interlocutore Salamone
significava essere inseriti in questi consorzi o in pi consorzi,
tutto qua.
Sul

versante

mafioso,

elementi

di

conferma

alla

ricostruzione di Li Pera, Crisafulli e DAgostino, si evincono


dalle dichiarazioni di Brusca Giovanni e di Siino Angelo.
Per quanto riguarda il Brusca Giovanni, va menzionato il
contributo di questultimo sul tema in questione, offerto
alludienza del 10/4/1999, in cui ha, testualmente, ricordato:
Angelo Siino mi diceva che tutti i finanziamenti a livello
politico e c'era il Nicolosi, Sciangula e tanti altri politici che
sostenevano questo gruppo imprenditoriale che era Salamone,
Miccich, Vita e poi tanti altri. Ma il vero gruppo in quel
momento era questo gruppo pi importante che, a un certo
livello, rappresentavano per la Sicilia imprese nazionali. Cio,
loro avevano contatti con imprese nazionali, cio a livello
italiano e che si scambiavano cortesie, favori e tutto il resto..
In

quella

occasione,

il

collaboratore

di

giustizia,

rievocando la vicenda relativa agli appalti SIRAP, riferisce dei


legami tra Salamone Filippo e lOn.Nicolosi, gi Presidente della
Regione Sicilia, e della capacit di influenzare le scelte di
questultimo, che lo stesso Brusca aveva personalmente saggiato

(testualmente: ..perch, dietro Rino Nicolosi, c'era l'impresa


Salamone che spingeva per bloccare tutto. Sta di fatto che da
questo mio intervento subito dopo divenne tutto liscio come
l'olio: cio non abbiamo avuto nessun tipo di difficolt. ).
Le suddette indicazioni sul rapporto privilegiato del
Salamone con lOn.Nicolosi si saldano con quelle di Siino
Angelo(ud.9/12/1999).
Costui, nello spiegare i motivi che spinsero Riina Salvatore
a coinvolgere il Salamone nellaccordo spartitorio con Bini
Giovanni e Buscemi Antonino, ha rammentato le coperture
politiche di questultimo, individuabili nel gruppo dominante
della Sicilia di fine anni ottanta inizi anni novanta, ossia al
gruppo facente capo agli on.li Calogero Mannino e Rino
Nicolosi.
Lo stesso Siino ricostruisce un episodio in cui il Salamone
aveva chiesto un suo intervento per assecondare i desiderata
dellOn.Nicolosi, con riguardo ad un appalto che doveva
aggiudicarsi un certo Di Marco(cfr,trasc. ud. 9/12/1999,
testualmente: ... che DI MARCO era molto vicino al NICOLOSI.
Per io non avevo il contatto diretto con NICOLOSI, per cui
l'unico contatto che potevo avere era tramite FILIPPO
SALAMONE. Aveva detto effettivamente... chiesi notizia, cos in
generale, parlando, lui mi disse che effettivamente il... il... c'era
un interesse da parte di NICOLOSI a

fare

aggiudicare

questo lavoro a DI MARCO e praticamente disse: "fai cos per

favore, non creiamo problemi e un problema a casa sua..


mi disse di intervenire e di non cercare di creare ulteriori
problemi )
Quanto alla capacit del Salamone di risolvere contrasti tra
imprenditori(come gi segnalato da Li Peri) o tra certe imprese e
Cosa Nostra, particolarmente, incisivo appare il contributo
fornito da Brusca Giovanni in ordine ad una vicenda assai
significativa degli intrecci affaristico-mafiosi relativi al settore
degli appalti: quella relativa al mancato ricorso giurisdizionale
della Tor di Valle per presunte irregolarit nella procedura di
aggiudicazione dellappalto SIRAP di Petralia Soprana.
Il

collaboratore

ha

evidenziato

limportanza

della

intercessione del Salamone per evitare che la Tor di Valle


insistesse nellopporsi all esito della gara truccata(cfr
trasc.ud.10/4/1999, testualmente:

perch aveva contatti

anche accordi con Filippo, con Filippo Salamone nel senso che
si scambiavano fra di loro le cortesie e il, la Tordivalle talmente
era agganciata che, quando qualcuno gli chiedeva i pass per la
Sicilia, al suo referente che era l'ingegnere Zito che non ha
niente a che vedere con l'ingegnere Zito della Sati Progetti, mi
diceva: <<quello con le grandezze lo sa>>, cio quello con le
grandezze era... che c' stata un'inchiesta nei confronti di Siino.
Chi ha indagato allora l'ha confuso volontariamente o
involontariamente per Siino, ma in effetti non era Siino ma era
Filippo Salamone.)

Dalla deposizione del Brusca si evince, in modo chiaro, che il


Salamone era in grado di dissuadere dirigenti di imprese di
notevole spessore nazionale, quali Catti De Gasperi della Tor di
Valle, dallintralciare iniziative spartitorie pilotate, nel caso di
specie, dal Siino Angelo e, quindi, dai corleonesi, promettendo in
cambio favori futuri.
In ordine al citato episodio, il contributo conoscitivo del
Brusca Giovanni, va combinato con le conclusioni della sentenza
del Tribunale di Palermo del 2 marzo 1994, nel procedimento a
carico di Siino Angelo ed altri(divenuta irrevocabile), in cui il
tema in questione stato oggetto di specifico accertamento.
La citata pronuncia da un lato attribuisce al Siino la
responsabilit di certe minacce rivolte ai dirigenti della Tor di
Valle(cfr.pp.153 ss della sentenza) dallaltro sottolinea che fu
proprio il Salamone la persona dalla quale Paolo Catti pretese la
garanzia

dei

futuri

vantaggi

prospettati

dal

Siino

alling.Zito(anchegli rappresentante della menzionata societ),


come si evince da una serie di telefonate intercettate nellambito
di quel procedimento(p.161 sent.)
In altri termini, i giudici del procedimento a carico di Siino
Angelo(e altri) sottolineano che solo dopo un colloquio
telefonico con Salamone, il Catti rompe immediatamente gli
indugi, comunicando allo Zito la decisione di recedere dal
ricorso, rinunciando, in tal modo, ad un appalto di rilevante
valore(26 miliardi di lire).

Orbene, alla stregua delle convergenti dichiarazioni di Li


Pera Giuseppe, DAgostino Benedetto e Crisafulli Ettore, sul
versante imprenditoriale, nonch di Siino Angelo e

Brusca

Giovanni, emergono i motivi per i quali Cosa Nostra attrae nella


sua orbita il Salamone Filippo, al fine di instaurare con
questultimo un rapporto di collaborazione dinamica che attiene
al settore degli appalti, attraverso i contatti con il Siino Angelo
prima ed, in epoca successiva, con laccordo stipulato con
questultimo da Bini Giovanni e Buscemi Antonio.
Le risultanze probatorie illustrate nel presente paragrafo sono
cos riassumibili:
a) Salamone Filippo, a partire dalla seconda met degli
anni ottanta, il rappresentante di un dato segmento politicoaffaristico interessato allintercettazione di consistenti flussi
di danaro pubblico destinati agli appalti di opere pubbliche;
b) Salamone Filippo ha la capacit di incidere sulla
intercettazione delle risorse pubbliche da destinare agli
appalti, in virt del capitale sociale vantato (es.rapporti con
On.li Nicolosi, Sciangula, Mannino), che rende determinante
il contributo che pu fornire a vantaggio della infiltrazione di
Cosa Nostra nelle procedure di aggiudicazione degli appalti;
c) Salamone Filippo riveste un ruolo di importanza
strategica nel mondo imprenditoriale, perch preposto ad
assicurare larmoniosa suddivisione degli appalti e come tale
in grado di risolvere contrasti e trattare anche con

imprenditori di notevole spessore per fare rispettare certi


accordi(es.vicenda ricorso Tor di Valle-Catti De Gasperi) che
coinvolgono

anche

interessi

mafiosi(il

Siino

Angelo

rappresenta i corleonesi nella vicenda del mancato ricorso


della Tor di Valle) ;
d)la notevole forza politico-economica del Salamone, nel
momento in cui stipula laccordo con esponenti mafiosi
facenti capo a Riina Salvatore, gli consente di poter
contrattare il rapporto di scambio con il sodalizio, escludendo
la possibilit che la sua condotta sia dettata da forme di
ineluttabile coartazione o la mancanza di consapevolezza
circa la provenienza dei suoi interlocutori, peraltro non nuovi.
8. C) Limportanza del contributo di Salamone a favore
di Cosa Nostra a seguito del c.d. patto del tavolino, sul
versante del condizionamento dei politici per lemissione
dei decreti di finanziamento.
Questo Tribunale ha ritenuto che debba raffigurarsi
la fattispecie di partecipazione in associazione mafiosa
nella condotta dellimprenditore di rilievo nazionale,
che, avendo un rapporto di collaborazione stabile e
sistematico con il sodalizio mafioso, in base ad

un

accordo con i suoi esponenti, in cambio di vantaggi


economici

per

la

sua

impresa(Impresem)

del

mantenimento di una posizione di preminenza nei

rapporti con il mondo imprenditoriale non siciliano, sia


disponibile

condizionare,

avvalendosi

del

suo

capitale sociale(conoscenze di politici e imprenditori


di notevole spessore), la

procedura amministrativa di

emissione

di

del

decreto

finanziamento

per

la

realizzazione di opere pubbliche.


In precedenza si erano illustrate le prove in base
alle quali pu ritenersi dimostrato laccordo stipulato
da Salamone Filippo e Cosa Nostra, rappresentata da
Buscemi Antonino e Bini Giovanni, per la spartizione
di tutti gli appalti pubblici di un certo rilievo sul
territorio siciliano
Si

detto,

collaborazione

poi,
tra

del
due

pregresso

rapporto

imprenditori

di

agrigentini

imputati nel presente procedimento, nonch dei contatti


e delle frequentazioni che il Salamone Filippo poteva
vantare nel mondo politico-imprenditoriale.
Tuttavia, per cogliere appieno i profili di illiceit
penale della condotta del Salamone, laddove stipula il
c.d.patto del tavolino, occorre spiegare limportanza
della promessa, insita nella condotta dello stesso
Salamone, di strumentalizzare il suo patrimonio di
conoscenza

contatti(c.d.capitale

sociale),

per

assecondare le mire espansionistiche di Cosa Nostra,


relative al settore dei pubblici appalti.

Innanzitutto, va osservato che, allepoca dei fatti,


leffettivo controllo, da parte di Cosa Nostra, del
settore

dei

appalti

laccentuarsi

del

pubblici

presupponeva,

decentramento

con

amministrativo,

lintercettazione, da parte del sodalizio mafioso, di


consistenti flussi di danaro pubblico e la capacit di
orientare, in molte realt, i progetti di sviluppo, i piani
di intervento e di riassetto del territorio.
Infatti,

dalle

collaboratori

di

convergenti

giustizia,

Brusca

dichiarazioni
Giovanni,

dei
Siino

Angelo, DAgostino Benedetto e Lanzalaco Salvatore,


che

hanno

malaffare

spiegato
tra

politica,

connotati

del

imprenditoria

rapporto
e

di

criminalit

organizzata, emerso che nella seconda met degli


anni ottanta ed allinizio degli anni novanta, in Sicilia,
nella maggior parte dei casi, le sovvenzioni pubbliche
non venivano concesse ai singoli enti locali in funzione
delle necessit reali, ma in cambio del versamento di
tangenti al politico di riferimento.
Quindi le imprese, da una parte,

cercavano di

comprare il finanziamento e, dallaltra, avevano il


problema di aggiudicarsi la gara, attraverso i contatti
con gli amministratori degli enti locali.
Ne derivava che, solo attraverso lintercettazione di
consistenti flussi di danaro pubblico alla fonte(ossia

con lemissione del decreto di finanziamento), Cosa


Nostra poteva condizionare, pesantemente, lattivit
delle singole imprese, poste di fronte alla drammatica
alternativa

di

entrare

in

meccanismi

di

illecita

spartizione o di perdere qualsiasi speranza di esercizio


della iniziativa economica, perch schiacciate dalla
forza intimidatoria e corruttiva di Cosa Nostra.
Era la capacit di incidere sulla procedura di
emissione dei decreti di finanziamento a rendere
appetibile ladesione al cd

cartello di imprese

controllato da Cosa Nostra.


Tale circostanza, infatti, permetteva una frequente
turnazione

nelle

lorganizzazione

aggiudicazioni,

criminale

nella

mettendo

condizione

di

distribuire ricchezza a singole imprese o consorzi di


imprese, non direttamente riconducibili al predetto
sodalizio, ma ad esso, da quel momento, fatalmente
legate, da un vincolo di compartecipazione nelle
iniziative illecite .
Era

il

raggiungimento

del

suddetto

obiettivo,

dunque, che determinava il successo della iniziativa


espansionistica di Cosa Nostra, affidata agli accordi
tra Buscemi Antonino, Bini Giovanni e Salamone
Filippo.

Il sodalizio andava alla ricerca, anche per via


indiretta, dellappoggio di personaggi politici, con
incarichi di governo regionale o nazionale.
Tali

contatti

lallocazione

potevano,
del

realmente,

denaro

della

condizionare
collettivit,

determinando il salto di qualit del sodalizio nel suo


livello di efficienza e funzionamento nel settore in
questione.
In tale prospettiva, era fondamentale poter contare
su

personaggi

disposti

ad

attivarsi,

con

il

loro

patrimonio di conoscenze nellambiente della politica


regionale e nazionale, per propiziare la emissione del
decreto

di

finanziamento,

che

fungeva

da

atto

prodromico di quel sofisticato meccanismo di illecita


infiltrazione nelle attivit legali.
Nel paragrafo precedente, si dimostrato come la
qualit di anello di congiunzione tra la realt
politico-imprenditoriale ed il mondo mafioso, fosse
attribuibile, allepoca dei fatti, al Salamone Filippo,
che godeva dellappoggio di politici di rilievo siciliano
e nazionale quali gli On.li Nicolosi, Sciangula, Mannino.
Daltronde,

come

emerso

dalle

convergenti

dichiarazioni di Siino e DAgostino, il Salamone aveva


tenuto fede agli accordi che prevedevano per lui il

ruolo di mediatore tra Cosa Nostra e i comitati politicoaffaristici dellisola.


Infatti, proprio il Salamone si era attivato per il
finanziamento di un pacchetto di appalti, entro il
quale andava annoverato quello della Tonnara di Capo
Granitola, aggiudicato, proprio sulla base del c.d.
patto del tavolino, ad un raggruppamento di imprese
in cui era inserita la Gambogi, riconducibile al gruppo
Ferruzzi.
Daltro canto, le concordi deposizioni di Siino
Angelo, Brusca Giovanni, DAgostino Benedetto e
Lanzalaco

Salvatore

hanno

chiarito

che

la

sola

emissione del decreto di finanziamento a favore di un


determinato ente metteva in moto il meccanismo di
controllo

occulto

estrinsecantesi

delliter

nei

procedurale

contatti

con

successivo,

le

imprese,

potenzialmente colludenti con il sodalizio mafioso, e


con gli amministratori locali, per pattuire le modalit
dellillecito intervento sulla gara e lammontare delle
tangenti

da

versare

indipendentemente

ai

politici

dalleffettivo

ai

mafiosi,

espletamento

della

gara pubblica per laggiudicazione dei lavori.


E tutto ci era avvenuto, ad es., per gli appalti
relativi alla ristrutturazione delle tonnare siciliane di
cui

hanno

parlato

DAgostino

Siino,

il

cui

finanziamento era stato ottenuto grazie alle pressioni


del Salamone.
Sicch, se lappalto della Tonnara di Capo Granitola
se lo era aggiudicato un raggruppamento di imprese
facente capo alla Gambogi; lappalto successivo, per la
Tonnara di Favignana, sarebbe spettato, in base agli
accordi preventivi, ad un raggruppamento composto
dalla Impresem e dalla Impresit.
Orbene alla luce di tali premesse, il ruolo attivo di
Salamone presso i politici a lui vicini(On.li Nicolosi e
Sciangula) per chiedere lottenimento dei decreti di
finanziamento delle opere, refluisce sulla idoneit di
quella condotta, del non affiliato, a causare levento
di rafforzamento di un importante settore della struttura
organizzativa dellente, ossia quello del controllo delle
attivit economiche.
Proprio in relazione al salto di qualit nel livello
di

efficienza

di

funzionamento

derivante

alla

associazione dal poter disporre dei favori del predetto


imputato, dalle deposizioni di Brusca Giovanni, Siino
Angelo e DAgostino Benedetto si evince che la
possibilit di poter contare sui finanziamenti, durante
lepoca in cui erano politicamente attivi gli on.li
Sciangula e Nicolosi, aveva attivato lelaborazione di
una serie di progetti per la realizzazione di opere

pubbliche,

antecedenti

al

bando

della

gara

di

appalto(es. Policlinico e le tonnare siciliane).


Tali

situazioni,

favorivano

il

come

detto

coinvolgimento

in

di

precedenza,

una

serie

di

imprenditori e liberi professionisti, che, in tal modo,


entravano in contatto diretto con Cosa Nostra, dando
vita

ad

un

rapporto

sinallagmatico

destinato

ad

accrescere notevolmente il controllo delle attivit


economiche

da

parte

del

sodalizio

mafioso,

indipendentemente dalla successiva aggiudicazione dei


lavori.
Dunque,

alla

stregua

delle

illustrate

risultanze

dibattimentali, pu affermarsi che la condotta del


Salamone,

nel

momento

in

cui

accetta

il

patto

spartitorio con esponenti di Cosa Nostra che agivano


per

conto

di

Riina

Salvatore

altri

boss

mafiosi(Buscemi Antonino e Bini Giovanni), da cui


deriva

il

coperture

compito(per
politiche

Salamone)

per

di

lemissione

di

procacciare
decreti

di

finanziamento , gi di per s offensiva dei beni


tutelati dallart 416 bis c.p,
Infatti,

favorire

lemissione

di

decreti

di

finanziamento e, quindi, il sistema di turnazione


nella distribuzione degli appalti imposto da Cosa
Nostra contribuiva a sconvolgere le condizioni che

assicuravano la libert di mercato e di iniziativa


economica s da violare gli artt 41 e 42 della
Costituzione; cos come ladempimento della promessa
derivante dal patto con esponenti mafiosi, consentiva al
sodalizio

criminale

di

inserirsi

nella

fisiologia

dellapparato pubblico e di condizionare il flusso dei


capitali

pubblici,

offendendo

linteresse,

costituzionalmente garantito dagli artt 97 e 98, al


corretto e regolare funzionamento dei pubblici uffici.
Loffesa, o la messa in pericolo, degli interessi di
rilevanza costituzionale protetti dalla norma penale,
mediante

la

condotta

tenuta

dallimputato,

viene,

quindi, a determinare la realizzazione dellevento,


inteso in senso giuridico, previsto

dalla fattispecie

prevista dallart. 416 bis c.p.


8. D)Riepilogo delle posizioni di Salamone Filippo
e Miccich Giovanni.
Alla stregua delle risultanze dibattimentali sopra
illustrate ed alla luce delle considerazioni svolte, pu
affermarsi che lorganizzazione mafiosa ha sfruttato ed
accettato in via continuativa le prestazioni diffuse
offerte dagli imprenditori Miccich e Salamone.

Tra le condotte, attribuibili ai due imputati, a favore


dellorganizzazione

criminale

in

questione

vanno

ricordate:
a)la disponibilit a concedere pass ad imprese
designate

da

Cosa

dellappalto(es.appalto

Nostra
della

per

laggiudicazione

c.d.Strada

del

sale;

lavori della cave di Raffo);


b)lattivit di intermediazione tra imprenditori e
sodalizio

per

risolvere

contrasti

relativi

gare

dappalto(vicenda relativa alla rinunzia del ricorso


della Tor di Valle nei lavori di Petralia Soprana);
c)versamento di somme di denaro mensili raccolte
anche da altri imprenditori in virt del c.d. patto del
tavolino(la consegne delle somme a Siino Angelo di
circa 200 milioni di lire mensili per le c.d. messe a
posto);
d)disponibilit ad assumere personaggi segnalati dal
sodalizio mafioso(es. Geom Spina, segnalato da Agate
Giovan Battista, fratello di Mariano);
e)la stipulazione, da parte del Salamone, di un
accordo spartitorio degli appalti pubblici di maggiore
rilievo sul territorio siciliano con esponenti mafiosi
quali Bini Giovanni e Buscemi Antonino, che agiva in
nome e per conto di Riina Salvatore(cfr.dep.Siino e
Brusca);

f)disponibilit ad attivarsi nel circuito politico per


ottenere finanziamenti di opere pubbliche gestiti, in
modo occulto, dal sodalizio(es.finanziamenti per il
pacchetto di appalti relativo alle tonnare siciliane, tra
cui quella di Capo Granitola);
g) lavere, in altri termini, agevolato la gestione,
imposta anche con la forza intimidatoria di personaggi
mafiosi, del sistema di illecito condizionamento delle
procedure amministrative relative alla aggiudicazione
dei pubblici appalti, dando la possibilit a Cosa Nostra
non solo di introitare somme versate a titolo di
tangente dagli imprenditori contigui inseriti nel
programma spartitorio, ma anche di aumentare il
volume di affari di imprese mafiose, attraverso il
meccanismo di imposizione di subappalti o di forniture.
Delineati i contorni della condotta di Miccich
Giovanni e Salamone Filippo sulla base del materiale
probatorio a disposizione, relativo ai rapporti degli
imputati

con

appartenenti

al

sodalizio

mafioso

denominato Cosa Nostra, il comportamento di costoro


deve essere valutato alla stregua dei parametri indicati
dallart.416 bis c.p.
Da un lato, laccettazione delle predette prestazioni
materiali finalizzate al perseguimento degli scopi della
associazione sintomatica del riconoscimento di

fatto- ai due predetti imputati di un ruolo di


sistematico conferimento al sodalizio di tutti i vantaggi
ricollegabili

alla

loro

particolare

posizione

professionale e sociale.
Lo stesso affidamento dellincarico di raccogliere le
tangenti

dagli

imprenditori

inseriti

nel

cartello

controllato da Cosa Nostra manifesta in modo univoco


e concorde la decisione dellassociazione di inserire i
due imputati nel tessuto organizzativo e la loro
consapevolezza di partecipare ad un certo programma
criminoso che ha i caratteri della non occasionalit e
della concretezza.
Daltro

canto

le

condotte

poste

in

essere

da

Salamone e Miccich vanno ben oltre la soglia minima


di

punibilit

per

allassociazione

il

mafiosa,

reato

di

partecipazione

astrattamente

ipotizzabile

nella mera manifestazione di impegno con cui il nuovo


socius mette a disposizione del sodalizio le proprie
energie, ampliandone le potenzialit operative.
Nel

caso

di

specie,

ricorrono,

infatti,

attivit

materiali, che costituiscono un contributo apprezzabile


al

conseguimento

degli

scopi

dellente(riscossione

somme di danaro; disponibilit a concedere il pass e


a dirimere contrasti tra imprenditori che possono
intralciare laccordo spartitorio gestito da Cosa Nostra;

attivarsi per finanziamenti di opere pubbliche, i cui


lavori vengono controllati dallente mafioso), ove
lineludibile intrecciarsi del movente autonomo dei due
imprenditori con le finalit associative ha fatto s che
Salamone e Miccich abbiano finito per perseguire
anche la realizzazione degli scopi del sodalizio.
Va sottolineato che il fascio di relazioni di scambio
costituitosi tra Miccich e Salamone con esponenti
mafiosi non pare riducibile allidea della coartazione.
Come

segnalato

nelle

pagine

precedenti,

la

cooperazione dei due imprenditori non fondata sulla


pura coercizione, sul timore di incorrere in sanzioni.
Per

costoro

prospettiva

la
di

cooperazione
ottenere

vantaggi

motivata
economici,

dalla
che

effettivamente conseguono(es.interventi del Siino su


segnalazione del Salamone per laggiudicazione di
appalti o per avere maggiori quote nellesecuzione dei
lavori in raggruppamento di imprese).
Anche in epoca successiva ai primi contatti con
Siino Angelo, contrariamente a quanto accade di solito
per le imprese estorte, come tali fortemente limitate in
ogni iniziativa o in qualsivoglia evoluzione della
propria attivit, la Impresem continua a sviluppare
allesterno il proprio dinamismo, tant che lo stesso
Salamone riveste un ruolo insostituibile nellaccordo

con esponenti mafiosi e dirigenti del gruppo Ferruzzi


per la spartizione degli appalti per valore superiore ai
cinque miliardi di lire, da cui il gruppo imprenditoriale
che rappresenta destinato a trarre, comunque, i suoi
vantaggi(cfr. la vicenda relativa ai finanziamenti della
Comunit europea per la ristrutturazione delle Tonnare
ed il progetto di affidare i lavori della tonnara di
Favignana ad un raggruppamento di imprese tra cui
inserita la Impresem ).
A ci si aggiunga che lo stesso Salamone non si
mai fatto scrupolo di richiedere favori al Siino, al fine
di orientarne le scelte in senso favorevole ai suoi
interessi o al mantenimento del suo prestigio in campo
politico-imprenditoriale.
In conclusione la prova della responsabilit dei due
imputati in ordine al reato di partecipazione in associazione
mafiosa, sotto il profilo oggettivo e psicologico, si desume dalla
indicazioni emerse sul ruolo di imprenditori collusi con Cosa
Nostra nella gestione degli appalti di maggiore rilievo sul
territorio siciliano, dagli elementi relativi alla sua vicinanza e alla
frequentazione di uomini donore(Siino Angelo, Brusca
Giovanni,

Bini

Giovanni,

Buscemi

Antonino),

dalla

partecipazione ad incontri finalizzati alla spartizione dei pubblici


appalti e dalla messa a disposizione dellente criminale del loro
capitale sociale.

Dal punto di vista dellelemento materiale della fattispecie,


si dimostrata non solo la assunzione, da parte di Miccich e
Salamone, di un ruolo ben preciso allinterno del sodalizio
mafioso con riferimento al settore che si occupava di pubblici
appalti, ma anche la sussistenza di un contributo concreto
allampliamento della forza economica di Cosa Nostra,
attivandosi nel contattare imprenditori per farli desistere da
iniziative concorrenziali rispetto alla impresa destinata ad
aggiudicarsi i lavori, raccogliendo somme di danaro versate a
titolo di tangente mafiosa da parte di altri imprenditori e
determinando in questo modo le condizioni per il funzionamento
del sistema di turnazione pilotata degli appalti controllato da
Cosa Nostra.
Ne deriva la prova di un inserimento del Miccich e del
Salamone nel sistema di circolazione dei proventi derivanti dalle
illecite attivit dei corleonesi e tale rapporto, che ha i connotati
non tanto del contributo esterno ma della interazione organica,
costituisce una forma di manifestazione della adesione al
programma associativo.
In ordine, poi, al profilo psicologico, la prova del
coscienza e volont di partecipare allattuazione del programma
delinquenziale di Cosa Nostra nel settore degli appalti(affectio
societatis) la si desume dalla presenza del Salamone e del
Miccich a riunioni organizzative(ad es.per questultimo presso
la sede della Siciliana Molinari, su cui hanno riferito Siino

Angelo e Brusca Giovanni), nonch dalla vicinanza a soggetti


criminali dello spessore di Siino Angelo e Brusca Giovanni e
dalla assunzione di un ruolo ben preciso nel sistema di
spartizione delle opere pubbliche, che escludono loccasionalit
di certe condotte e nel contempo la mancanza di consapevolezza
circa il fine ultimo perseguito dai suoi concorrenti.
Quanto alla commisurazione della pena, da stabilire in
base ai criteri oggettivi e soggettivi di cui allart 133 c.p., tenuto
conto della notevole gravit del fatto contestato e del ruolo non
indifferente svolto, per un consistente lasso di tempo(circa cinque
anni) dai predetti imputati in seno al sodalizio mafioso, denotante
una spiccata pericolosit sociale, il Collegio ritiene di doverla
determinare nella misura adeguata e proporzionata di anni sei e
mesi sei di reclusione ciascuno.
Conseguono,

per

entrambi,

le

pene

accessorie

dellinterdizione perpetua dai pubblici uffici e della incapacit di


contrattare con la pubblica amministrazione, per la durata della
pena come sopra inflitta.
In considerazione della pericolosit sociale accertata alla
stregua della personalit, quale si desume dal ruolo assunto
allinterno dellassociazione e, quindi, della modalit della loro
partecipazione al sodalizio, oltre che dei suoi precedenti penali, e
valutati i parametri tutti previsti dallart 133 c.p., Salamone e
Miccich devono essere sottoposti, a pena espiata, alla misura di

sicurezza della libert vigilata per una durata non inferiore ad


anno uno.

9. BINI GIOVANNI
Limputato chiamato a rispondere, oltre che dei reati di
turbata libert degli incanti e illecita concorrenza con violenza e
minaccia(di cui si dir in un apposito paragrafo della
motivazione), del reato di concorso esterno nella associazione di
stampo mafioso denominata Cosa Nostra di cui al capo C) della
rubrica.
Si gi sottolineato, tuttavia, nel paragrafo dedicato alle
questioni giuridiche preliminari(nel caso di specie di natura
penale sostanziale), come la stessa formulazione del capo
daccusa, facendo riferimento ad una messa a disposizione del
sodalizio di prestazioni di carattere continuativo dellimputato ed
alla finalit di consentire a Cosa Nostra un graduale inserimento
nella

gestione

occulta

dei

pubblici

appalti,

implichi

automaticamente la contestazione di un factum concludens in


termini di affectio societatis, ossia del compimento di un
contributo, da parte dellimprenditore(non formalmente affiliato),
apprezzabile alla vita dellente criminale in oggetto, in chiave di
partecipazione al sodalizio.
Pertanto, il paradigma incriminatorio in base a cui sono
state valutate le prove a carico di Bini Giovanni stato non gi
quello del concorso esterno in associazione ma piuttosto quello
della partecipazione allassociazione mafiosa.
Orbene, le fonti accusatorie, sulla partecipazione del Bini
Giovanni a Cosa Nostra, sono costituite non solo dalle chiamate

in correit di alcuni collaboratori di giustizia, quali Siino Angelo,


Brusca Giovanni, Onorato Francesco, Sinacori Vincenzo e
DAgostino Benedetto, ma anche dai risultati dellattivit
investigativa della polizia giudiziaria, relativa alle societ del
gruppo Calcestruzzi operanti in Sicilia ed ai rapporti tra tali
societ e limputato Buscemi Antonino, gi condannato, con
sentenza definitiva, per il reato di partecipazione in associazione
mafiosa, nellambito del processo c.d. maxi-quater.
I citati dichiaranti, in modo assolutamente convergente,
hanno attribuito al Bini Giovanni il ruolo di uomo di fiducia di
Buscemi Antonino, che ha strumentalizzato la sua funzione di
dirigente della Calcestruzzi s.p.a. per cooperare, in modo
sistematico, con il sodalizio criminale al fine di consentirgli
lillecita infiltrazione nel settore dei pubblici appalti sul territorio
siciliano.
Le fonti di prova, come segnalato nel paragrafo relativo
allaccordo spartitorio degli appalti di rilevante entit( a cui si
rimanda per i dettagli anche relativi alla posizione di Bini
Giovanni), concluso, per volere di Riina Salvatore, tra Buscemi
Antonino, Bini Giovanni e Salamone Filippo, indicano
limputato come un personaggio chiave nel meccanismo di
rotazione nellaggiudicazione dei lavori pubblici.
La funzionalit del Bini al perseguimento delle strategie
mafiose nel settore economico in questione era ancorata alla

reputazione di questultimo agli occhi dei personaggi di vertice di


Cosa Nostra.
Come rilevato da Brusca Giovanni, Siino Angelo,
Lanzalaco Salvatore e DAgostino Benedetto, Bini, in effetti,
godeva della piena fiducia della famiglia Buscemi di Passo di
Rigano, e in quanto dotato del necessario patrimonio di relazioni
personali e conoscenze professionali per realizzare determinati
programmi illeciti.
La natura fiduciaria del rapporto Bini-Buscemi costituiva il
presupposto, come rilevato nella sentenza del Tribunale di
Palermo del 16/7/1996 (nel procedimento a carico di Riina
Salvatore e altri), per gestire in maniera efficace la presenza di
Cosa Nostra in seno a tale sistema.
Il programma di sistematica infiltrazione nei pubblici
appalti imponeva, infatti, allorganizzazione criminale di
avvalersi non solo dellopera dei propri soldati - richiesta
prevalentemente nei casi in cui era necessario un intervento
palesemente intimidatorio (danneggiamenti, omicidi, sottrazione
documenti ecc.) - ma anche dellopera di soggetti, strettamente
legati allorganizzazione, anche se formalmente non associati e
che - a causa del loro patrimonio di competenza tecnica e di
conoscenze - erano in grado di adempiere al delicato compito di
raccordo tra Cosa Nostra e gli ambienti imprenditoriali e politici.
Ebbene, Bini Giovanni, secondo i suddetti collaboratori di
giustizia, era uno di questi. Solo il rapporto di fiducia che lo

legava, da anni, a Buscemi Antonino poteva determinare


laffidamento di un incarico cos delicato come quello che
scaturiva dal c.d. patto del tavolino.
Secondo gli accordi, il Bini doveva sostituire il Siino
Angelo nellincombenza di richiedere il pass alle varie imprese
coinvolte nel cartello che doveva spartirsi i lavori sul territorio
siciliano; risolvere i contrasti che potevano sorgere fra gli
imprenditori; e riscuotere la quota dello 0,80% su ogni appalto,
da destinare, anche attraverso Buscemi Antonino, al nucleo
centrale di Cosa Nostra, per fare fronte alle spese urgenti relative
ai detenuti o per lacquisto di armi.
Tale circostanza, come detto in precedenza, stata provata
dalla convergenza di quattro dichiarazioni provenienti da soggetti
diversi, ossia Siino Angelo, Brusca Giovanni, DAgostino
Benedetto e Lanzalaco Salvatore.
E le pagine che seguono, relative alla posizione del solo
Bini Giovanni, non fanno che rafforzare quella parte di
motivazione, svelando, attraverso le fonti di prova, i motivi per i
quali era stato scelto proprio il Bini per lo svolgimento di un
compito cos delicato.
In proposito, occorre premettere che, come ricordato dai
predetti quattro collaboratori di giustizia, il c.d. patto del
tavolino era, per il sodalizio, una soluzione dettata dalla
necessit di garantirsi il controllo di tutti gli appalti sul territorio
siciliano, anche quelli di maggiore rilievo, che potevano risultare

appetibili anche da imprese provenienti da altre realt nazionali e


dotate di un certo valore strutturale.
Secondo

Brusca

Giovanni,

occorreva

individuare

personaggi in grado di trattare con imprenditori non siciliani,


senza che si mostrasse a loro il volto inquinato della mafia,
rappresentato da Siino Angelo; ed per questo motivo che Bini
Giovanni viene coinvolto, con compiti assai delicati, nel
programma ideato da Riina Salavatore.
Limputato , peraltro, dotato di ulteriori caratteristiche
che lo rendono adeguato al compito affidatogli.
Oltre al rapporto fiduciario che lo legava al Buscemi
Antonino, Bini Giovanni era il capo area della Calcestruzzi
allepoca dei fatti, ossia di un gruppo societario rientrante nella
holding Ferruzzi/Gardini, che, sulla base di pregressi accordi tra
Panzavolta ed esponenti di Cosa Nostra(rievocati nella parte di
motivazione riguardante i managers del gruppo imprenditoriale
test indicato, a cui si rimanda), doveva aggiudicarsi una parte
consistente

dei

lavori

pubblici

finanziati

sul

territorio

siciliano(cfr.dep.ni Siino Angelo, Brusca Giovanni, DAgostino


Benedetto).
Proprio nella conclusione di quellaccordo, che come
detto in precedenza- trov precisa esecuzione, ad es, nellappalto
per la Tonnara di Capo Granitola, da parte di Bini vi
lassunzione

di

impegno

ben

preciso

nei

confronti

dellassociazione mafiosa, con contestuale accettazione da parte

del sodalizio, rappresentato in quella sede da Buscemi Antonino,


da cui derivava linserimento organico dellimputato nel
segmento organizzativo di Cosa Nostra dedito allocculta
infiltrazione nel settore dei pubblici appalti.
Sono circostanze sintomatiche di una piena adesione al
programma

criminoso

dellorganizzazione

criminale

con

lassunzione di ruoli ben precisi che denotano la sussistenza di un


vincolo associativo e della c.d.affectio societatis.
Tuttavia, la sussistenza della condotta di partecipazione
alla associazione mafiosa provata anche sulla base di ulteriori
elementi probatori a carico del Bini relativi ai suoi rapporti
pregressi con il Buscemi, uomo donore della famiglia di Passo
di Rigano, con riferimento sia a cointeressenze economiche sia al
coinvolgimento in illecite forme di infiltrazione mafiosa nel
settore dei pubblici appalti.
La prova del rapporto fiduciario tra limputato ed il
Buscemi Antonino, presupposto per laffidamento del delicato
incarico sopra descritto, la si ricava, in primo luogo, dalla
ricostruzione dei retroscena della gara di appalto per la
costruzione della San Mauro Castelverde-Ganci, la cui stazione
appaltante era rappresentata dalla Provincia di Palermo.
Va, preliminarmente, rammentato che tale vicenda , gi,
stata esaminata nella sentenza del Tribunale di Palermo del
16/7/1996(nel procedimento a carico di Riina e altri), che l ha

definita come esempio concreto dellinfluenza mafiosa nel


mondo degli appalti.
Secondo lindicata pronuncia, divenuta irrevocabile, risulta
documentato un incontro avvenuto in data 5.2.1988 presso il
ristorante Gourmands di Palermo, cui erano presenti Siino
Angelo, Farinella Cataldo, Farinella Giuseppe, Farinella Paolo
cugino di Cataldo e che aveva per oggetto proprio i lavori in
questione.
In relazione a tali fatti, Di Maggio Baldassare, nel corso
del suo esame nellambito del suddetto procedimento, le cui
dichiarazioni sono state acquisite ai sensi dellart 238 c.p.p(vedi
pag. 16 e seguenti trascr. 18.11.1994), ha ricostruito lepisodio
riferendo dellinteressamento di Angelo Siino, per conto di
Salvatore Riina, alla manipolazione di tale gara, il cui importo
era stimabile in circa quaranta miliardi di lire e la cui
aggiudicazione era stata, preventivamente, destinata, secondo i
programmi dellorganizzazione, alle imprese di Nino Buscemi e
Cataldo Farinella.
In tale prospettiva, il collaborante ha descritto nei
particolari le circostanze di un incontro cui presero parte Peppino
Barreca, per conto di Farinella, Michelangelo La Barbera, per
conto di Buscemi (vedi pag. 19 trascr.), e, oltre ai diretti
interessati, anche Siino, lo stesso Di Maggio e Giovanni Brusca.
Sulla base delle conclusioni della citata sentenza, lappalto
in questione, bandito dallamministrazione provinciale di

Palermo era stato effettivamente aggiudicato allassociazione di


imprese C.I.S.A. S.p.A. e Farinella Cataldo e, stando al contratto
sottoscritto in data 19.5.1987, limporto dei lavori era pari a lire
45.517.408.656.
A ci si aggiunga che la sentenza del Tribunale di Palermo
del 2/3/1994(nel procedimento a carico di Siino Angelo ed altri),
oltre a segnalare le infiltrazioni mafiose nellappalto in questione,
aveva segnalato, a seguito della deposizione del brig.Franchitti,
che, allepoca dei fatti, erano emersi contatti tra Bini Giovanni,
rappresentante in Sicilia della Calcestruzzi s.p.a., e Siino Angelo,
presso lAutoteam intestata a questultimo.
Ebbene, le sopravvenute collaborazioni di Siino Angelo e
Brusca Giovanni, nellambito del presente procedimento, hanno
aggiunto ulteriori particolari relativi ai retroscena di quella
vicenda, gestita da Cosa Nostra, che refluiscono sulla posizione
processuale del Bini Giovanni.
Secondo

la

ricostruzione

Angelo(cfr.trasc.ud.28/5/1999),

il

Buscemi

di
Antonino,

Siino
con

lappoggio di Riina Salvatore, impose la presenza della C.I.S.A.,


riconducibile al gruppo Ferruzzi/Gardini, nel raggruppamento
che doveva eseguire i lavori(inizialmente spettanti ad imprese del
gruppo di Farinella Cataldo), precisando che nella prima
occasione in cui lo stesso Buscemi esplicit, con tono
minaccioso, la sua pretesa allo stesso Siino, era presente anche il
Bini Giovanni.

Sempre Siino Angelo evidenzia che, pure, nelle riunioni


romane presso lHotel Ambasciatori, in cui vengono contattate
imprese non siciliane per la richesta del pass, unitamente a
Buscemi Antonino e La Barbera Michelangelo, altro esponente
mafioso della famiglia di Passo di Rigano(cfr.Siino Angelo,
Brusca Giovanni, Di Maggio Baldassare, Sinacori Vincenzo), vi
era Bini Giovanni, che successivamente si era attivato per far
desistere dalla partecipazione alla gara limpresa dei Pontello,
inducendo questultimo a recarsi a Palermo per ritirare il plico
contenente la domanda.
Ed ancora, Siino annovera il Bini tra i soggetti che
partecipano alla riunione, presso gli uffici della C.I.S.A., in cui
Buscemi Antonino impose le percentuali spettanti alla stessa
C.I.S.A. ed allimpresa Farinella, ci attestando, unitamente alle
circostanze

sopra

indicate,

un

pieno

coinvolgimento

dellimputato nelloperazione illecita tendente ad assecondare


interessi mafiosi.
Peraltro, il Siino ha ricordato che il Bini, forte
dellappoggio di Riina Salvatore e dei Buscemi di Passo di
Rigano, in sede di esecuzione delle opere, riusc ad imporre
anche al noto capo mandamento delle Madonie, Farinella
Giuseppe, la fornitura del calcestruzzo su tutto il lavoro,
nonostante lo stesso Farinella avesse un apposito impianto sul
luogo ove si eseguivano i lavori.

Nel dare una giustificazione al saldo rapporto di


coperazione tra Bini e Buscemi Antonino in talune operazione, il
Siino ricorda che la Calcestruzzi s.p.a., e quindi lo stesso Bini
come dirigente della predetta societ, aveva consentito di evitare
ad alcune imprese riconducibili al gruppo Buscemi il sequestro
dei beni, per lapplicazione delle misure di prevenzione,
rilevando, fittiziamente, le imprese medesime.
Tale circostanza trova, peraltro, riscontro obiettivo in una
serie di indicazioni fornite dal Cap.Strada, che, in sede di
deposizione dibattimentale, evidenzia vari passaggi di quote
societarie e di imprese legate ai due imputati; e negli esiti della
istruttoria dibattimentale sulla vicenda della speculazione edilizia
in zona Pizzo Sella, trattata in un apposito paragrafo, a cui si
rimanda per i dettagli relativi, anche, al coinvolgimento del Bini.
Su tale ultimo punto, peraltro, occorre, in questa sede,
ricordare la deposizione del Lanzalaco Salvatore relativa alla
udienza del 7 luglio1999, dalla quale emerge, in modo
evidente, la perfetta cooperazione e sintonia tra Bini e
Buscemi Antonino, nellassecondare interessi mafiosi.
Il Lanzalaco ha ricordato che, nel 1986, si era
personalmente occupato della operazione di Pizzo Sella, come
ingegnere esperto del settore edile.
Sicch,

era

stato

contattato

da

tale

Albano

Michele(cugino dei Damiani, esponenti della famiglia mafiosa


di Monreale), affinch predisponesse i calcoli statici e

dinamici relativi ad alcune costruzioni che doveva effettuare la


societ Villa Elisa. Durante lespletamento delle richieste
operazioni, il Lanzalaco aveva avuto modo di colloquiare con
tale Cimino, legato da vincoli di parentela al Buscemi
Antonino, in ordine agli interessi effettivi che si celavano
dietro la facciata formale della speculazione edilizia di
Pizzosella.
Riportando le confidenze fattegli dal Cimino, il
Lanzalaco ha detto che buona parte delle quote del complesso
Pizzosella,

bench

intestate

formalmente

alla

Poggio

Mondello, societ facente capo al Gruppo Ferruzzi, in realt


erano nelle mani di soggetti mafiosi.
Secondo

il racconto

del Lanzalaco, il Cimino,

parlandogli delling. Bini, dirigente della Calcestruzzi s.p.a.,


aveva sottolineato che, per motivi di opportunit, tutta
loperazione veniva apparentemente gestita da gruppi non
siciliani, facendogli intendere che tra coloro che si
avvantaggiavano economicamente vi era la famiglia Buscemi.
Daltro canto, a dimostrazione di questo impegno del
Bini ad assecondare desiderata della famiglia Buscemi, si
pone il contributo conoscitivo del Pironi Sergio, il quale,
nellinterrogatorio al PM del 21/5/1993, acquisito ai sensi
dellart 512 c.p.p.(stante il decesso dellimputato), con
riguardo a tutta loperazione Pizzo sella, ha, testualmente,
dichiarato:

.per il Gruppo Calcestruzzi

tutte queste

operazioni sono state seguite da me nella qualit di


responsabile del settore partecipazioni e sviluppo e dal Bini
in sede locale.
Sono tutti elementi che confermano la sussistenza di un
rapporto

di cointeressenza economica tra Bini e Buscemi

Antonino, che si sviluppa anche in ambiti riconducibili alle


attivit del sodalizio mafioso denominato Cosa Nostra; nonch la
disponibilit del Bini a strumentalizzare la sua carica di dirigente
della Calcestruzzi per assecondare interessi riconducibili alla
famiglia mafiosa facente capo ai Buscemi di Passo di Rigano.
Sempre, al binomio Buscemi-Bini, Siino fa riferimento
anche quando rievoca le riunioni per alcuni appalti della Sirap, a
cui anche il collaboratore partecipa, unitamente ad altri
personaggi coinvolti nel programma di illecita spartizione quali
Lipari Giuseppe e DAgostino Benedetto(cfr.trasc.ud.9/12/1999).
La circostanza denota una continuit ed una sistematicit
della presenza di Bini in certe operazioni che si spiega solo in un
pieno ed organico coinvolgimento dellimputato nella struttura
organizzativa di Cosa Nostra finalizzata alla illecita infiltrazione
nei pubblici appalti.
Sul ruolo di uomo di fiducia e collaboratore del Buscemi
nelle illecite manovre di condizionamento delle gare dappalto,
attribuito al Bini dal Siino, va registrata la sostanziale conferma
di quelle accuse proveniente dalle dichiarazioni del Brusca
Giovanni, anche prescindendo dal c.d. patto del tavolino.

Il Brusca Giovanni, dopo avere ricordato di avere


conosciuto limputato proprio perch presentatogli dal Siino,
presso lAutoteam(luogo ove si organizzavano le riunioni per la
gestione occulta degli appalti), ha riferito che Bini, in una
occasione, si era, pure, recato a casa dello stesso Brusca in
contrada Fiotto a S.Giuseppe Jato.
Il collaboratore ha evidenziato che, in quella occasione,
Bini e Siino si erano rivolti a lui, per chiedergli di attivarsi al fine
di fare desistere una impresa dal partecipare alla gara della San
Mauro Castelverde-Ganci.
Oltre alle indicazioni date sui compiti dellimputato, a
seguito del c.d. patto del tavolino, di cui si detto in un
apposito paragrafo, confermando le accuse provenienti dal Siino,
Brusca Giovanni sottolinea che Bini doveva fare da anello di
congiunzione tra il gruppo Ferruzzi e il gruppo Cosa
Nostra.(cfr.trasc.ud.10/4/1999).
E un ruolo che si evince anche dalle deposizioni di
Onorato Francesco, Sinacori Vincenzo e DAgostino Benedetto.
Questultimo, operando nel settore della imprenditoria
edile, ha dichiarato di conoscere personalmente il Bini sin dal
1977, come dirigente della Calcestruzzi, precisando che i rapporti
tra Bini e Buscemi erano fraterni.
Il

DAgostino

ha,

pure,

sottolineato

che

due

condividevano interessi economici nel settore degli appalti


pubblici(cfr.inc.prob.p.158 ss) e che il Buscemi, comunque,

tendeva a promuovere gli interessi della C.I.S.A. e della


Gambogi, legate al gruppo Calcestruzzi s.p.a., anche in virt di
accordi stipulati con il Panzavolta(p.168 inc.prob.)
Inoltre, il DAgostino, nel rievocare le confidenze fattegli
dal Buscemi, relative ai caratteri del sistema di spartizione
pilotata degli appalti in Sicilia, secondo la concezione di
questultimo(p.119 inc.prob.), evidenzia che era stato lo stesso
Buscemi a sollecitare la soluzione secondo cui Bini doveva
sostituire il Siino nella gestione delle illecite aggiudicazioni degli
appalti pubblici sul territorio siciliano(richieste di pass alle varie
imprese potenzialmente concorrenti), diventando, in tal modo,
linterlocutore privilegiato dello stesso Salamone.
Tale circostanza, di per s sintomatica di un
rapporto di collaborazione personale e economica tra
Buscemi e Bini che gi andava avanti da qualche
anno(come peraltro si evince dalla deposizione del
Cap.Strada sulle cointeressenze societarie tra i due
imputati),

si

spiegava,

secondo

il

racconto

di

DAgostino, anche nel fatto che la Gambogi doveva


aggiudicarsi una percentuale consistente di quegli
appalti, stante la piena sintonia di obiettivi tra la
famiglia Buscemi e Panzavolta, responsabile nazionale
del gruppo Calcestruzzi e che, pertanto, non vi era
persona pi adatta di Bini nel saldare le prerogative dei
due poli di interesse, imprenditoriale e mafioso.

I predetti contributi conoscitivi si coniugano, poi, con il


racconto dellOnorato Francesco(cfr.trasc.ud.22/5/1999), il quale
ha riferito di essersi incontrato(presumibilmente nel 1987 perch
prima era stato in carcere) con Buscemi e Bini, nella villa di
questultimo, per discutere di appalti. Ed, in quelloccasione, il
Buscemi disse a Bini che per qualsiasi richiesta di Onorato,
allepoca reggente della famiglia mafiosa di Partanna Mondello,
lui doveva mettersi a disposizione.
A ci si aggiungano le dichiarazioni del Sinacori, secondo
il quale il Bini, cos come il Siino Angelo ed il Lipari Giuseppe,
si occupava degli appalti in Sicilia, controllati da Cosa
Nostra(cfr.trasc.ud.5/2/2000).
Alla stregua delle risultanze dibattimentali sopra
illustrate ed alla luce delle considerazioni svolte, pu
affermarsi che lorganizzazione mafiosa ha sfruttato ed
accettato in via continuativa le prestazioni diffuse
offerte dal Bini Giovanni.
Tra le prestazioni offerte dallimputato al sodalizio
mafioso occorre ricordare:
a)la disponibilit ad attivarsi, al fianco dei fratelli
Buscemi, per consentire linfiltrazione di interessi
mafiosi nelle gare dappalto sul territorio siciliano;
b)lattivit di intermediazione tra imprenditori e
sodalizio

per

risolvere

contrasti

relativi

gare

dappalto(vicenda

San

Mauro

Castelverde-Ganci

ritiro del plico da parte di Pontello Junior);


c)la partecipazione allaccordo spartitorio generale
che doveva garantire a Cosa Nostra il controllo degli
appalti(anche di tutti quelli per un valore superiore ai
cinque miliardi) su tutto il territorio siciliano, con
compiti di organizzatore;
d)la

disponibilit

dirimere

contrasti

tra

imprenditori che fossero sorti in sede di attuazione del


programma spartitorio ed a richiedere i vari pass per
assecondare i desiderata di Cosa Nostra;
g) lavere, in altri termini, agevolato la gestione,
imposta anche con la forza intimidatoria di personaggi
mafiosi, del sistema di illecito condizionamento delle
procedure amministrative relative alla aggiudicazione
dei pubblici appalti, dando la possibilit a Cosa Nostra
non solo di introitare somme versate a titolo di
tangente dagli imprenditori contigui inseriti nel
programma spartitorio, ma anche di aumentare il
volume di affari di imprese mafiose, attraverso il
meccanismo di imposizione di subappalti o di forniture.
Delineati i contorni della condotta di Bini Giovanni
sulla base del materiale probatorio a disposizione,
relativo ai rapporti degli imputati con appartenenti al
sodalizio

mafioso

denominato

Cosa

Nostra,

il

comportamento di costui deve essere valutato alla


stregua dei parametri indicati dallart.416 bis c.p.
Da un lato, laccettazione delle predette prestazioni
materiali finalizzate al perseguimento degli scopi della
associazione

sintomatica

del

riconoscimento

allimputato di fatto- di un ruolo di sistematico


conferimento

al

sodalizio

ricollegabili

alla

professionale

sua

di

tutti

vantaggi

particolare

sociale.

Lo

stesso

posizione
affidamento

dellincarico di richiedere pass e raccogliere le


tangenti

dagli

imprenditori

inseriti

nel

cartello

controllato da Cosa Nostra manifesta in modo univoco


e concorde la decisione dellassociazione di inserire
limputato

nel

tessuto

organizzativo,

stante

la

delicatezza di quellimpegno.
Daltro canto le condotte poste in essere dal Bini
vanno ben oltre la soglia minima di punibilit per il
reato

di

partecipazione

allassociazione

mafiosa,

astrattamente ipotizzabile nella mera manifestazione di


impegno con cui il nuovo socius mette a disposizione
del

sodalizio

le

proprie

energie,

ampliandone

le

potenzialit operative.
Nel

caso

di

specie,

ricorrono,

infatti,

attivit

materiali, che costituiscono un contributo apprezzabile


al conseguimento degli scopi dellente(riscossione di

somme di danaro; partecipazioni a riunioni per decidere


le quote di esecuzione dei lavori nei raggruppamenti di
impresa;
desistere

attivazione
dalla

presso

imprenditori

partecipazione

alla

per

farli

gara),

ove

lineludibile intrecciarsi del movente autonomo del


dirigente della Calcestruzzi con le finalit associative,
ha fatto s che il Bini abbia finito per perseguire anche
la realizzazione degli scopi del sodalizio.
In conclusione la prova della responsabilit dell
imputato in ordine al reato di partecipazione in
associazione mafiosa, sotto il profilo oggettivo e
psicologico, si desume dalla indicazioni emerse sul suo
ruolo di imprenditore colluso con Cosa Nostra nella
gestione degli appalti di maggiore rilievo sul territorio
siciliano, dagli elementi relativi alla sua vicinanza e
alla

frequentazione

di

soggetti

riconducibili

al

sodalizio criminale(Siino Angelo, Brusca Giovanni e


Buscemi Antonino), dalla partecipazione ad incontri
finalizzati alla spartizione dei pubblici appalti e dalla
messa

disposizione

dellente

criminale

del

suo

capitale sociale, derivante dallessere responsabile


per larea siciliana di un gruppo prestigioso, in ambito
nazionale, come la Calcestruzzi s.p.a.
Dal punto di vista dellelemento materiale della
fattispecie, si dimostrata non solo la assunzione, da

parte di Bini, di un ruolo ben preciso allinterno del


sodalizio mafioso con riferimento al settore che si
occupava di pubblici appalti, ma anche la sussistenza di
un contributo concreto allampliamento della forza
economica di Cosa Nostra, essendosi costui attivato nel
contattare imprenditori per farli desistere da iniziative
concorrenziali

rispetto

alla

impresa

destinata

ad

aggiudicarsi i lavori(San Mauro Castelverde-Ganci;


appalti Sirap), essendo disponibile a raccogliere somme
di danaro versate a titolo di tangente mafiosa da
parte di altri imprenditori e determinando in questo
modo le condizioni per il funzionamento del sistema di
turnazione pilotata degli appalti controllato da Cosa
Nostra.
Ne deriva la prova di un inserimento del Bini nel sistema
di circolazione dei proventi derivanti dalle illecite attivit dei
corleonesi e tale rapporto, con i connotati non tanto del
contributo esterno ma della interazione organica, costituisce una
forma

di

manifestazione

della

adesione

al

programma

associativo.
In ordine, poi, al profilo psicologico, la prova del
coscienza e volont di partecipare allattuazione del programma
delinquenziale di Cosa Nostra nel settore degli appalti(affectio
societatis) la si desume dalla presenza del Bini a riunioni
organizzative(ad es.presso lHotel Ambasciatori, la Autoteam o

labitazione del Brusca Giovanni), nonch dalla vicinanza a


soggetti criminali dello spessore di Siino Angelo, Buscemi
Antonino e Brusca Giovanni e dalla assunzione di un ruolo ben
preciso nel sistema di spartizione delle opere pubbliche, che
escludono loccasionalit di certe condotte e nel contempo la
mancanza di consapevolezza circa il fine ultimo perseguito dai
suoi concorrenti.
Quanto alla commisurazione della pena, da stabilire in
base ai criteri oggettivi e soggettivi di cui allart 133 c.p., tenuto
conto della notevole gravit del fatto contestato e del ruolo non
indifferente svolto, per un consistente lasso di tempo(circa dieci
anni) dal predetto imputato in seno al sodalizio mafioso,
denotante una spiccata pericolosit sociale, il Collegio ritiene di
doverla determinare nella misura adeguata e proporzionata di
anni dodici di reclusione, diminuita per la scelta del rito
abbreviato in sede di udienza preliminare sino ad anni otto.
La concessione della diminuente si giustifica, ai sensi
dellart 442, con il fatto che listruttoria dibattimentale non ha
aggiunto sostanziali fonti di prova a quelle gi emerse allepoca
delludienza preliminare .
Conseguono le pene accessorie dellinterdizione perpetua
dai pubblici uffici, della incapacit di contrattare con la pubblica
amministrazione e dell'interdizione legale durante lespiazione
della pena come sopra inflitta.

In considerazione della pericolosit sociale accertata alla


stregua della personalit, quale si desume dal ruolo assunto
allinterno dellassociazione e, quindi, della modalit della sua
partecipazione al sodalizio, oltre che dei suoi precedenti penali, e
valutati i parametri tutti previsti dallart 133 c.p., Bini deve
essere sottoposti, a pena espiata, alla misura di sicurezza della
libert vigilata per una durata non inferiore ad anno uno.
10.BUSCEMI ANTONINO
In questa sede chiamato a rispondere, anche, del reato di
partecipazione allassociazione mafiosa denominata Cosa Nostra,
quale componente della famiglia di Passo di Rigano, in veste di
organizzatore e direttore degli investimenti economici delle
imprese

riconducibili

alla

predetta

famiglia,

nonch

di

promotore, nellinteresse del citato sodalizio, della specifica


articolazione finalizzata ad acquisire il controllo dei pubblici
appalti.
Allesito della istruttoria dibattimentale, questo Collegio
ha dichiarato non doversi procedere nei confronti dellimputato
Buscemi Antonino in ordine alla imputazione di partecipazione
mafiosa, esclusa lipotesi di cui al comma II dellart 416 bis c.p.,
per ostacolo di precedente giudicato, costituito dalla sentenza del
Tribunale di Palermo, sezione prima, del 31 dicembre 1996.
Con la citata pronuncia, il Buscemi riportava la condanna
per il delitto di partecipazione in associazione mafiosa dal 29

settembre del 1982 sino alla data della sentenza di primo


grado(ossia 31 dicembre 1996), trattandosi di reato permanente,
la cui condotta antigiuridica si esaurisce nel momento in cui
viene

giudizialmente

affermata

la

responsabilit

penale

dellimputato, e cio con la prima sentenza di condanna


penale(Cass.sez.II. n.161455 del 1983).
Ci posto, occorre, preliminarmente, rilevare che il divieto
di cui allart 649 c.p.p. configurabile quando tra fatto giudicato
e fatto giudicabile vi sia completa identit in tutti gli elementi:
condotta, evento, nesso causale.
Nessuna rilevanza viene, infatti, attribuita alla definizione
giuridica data al fatto con riferimento al titolo, al grado e alle
circostanze.(cfr.Cass.18 dicembre 1992, Malorgio).
Nel caso di specie, secondo la tesi del pubblico ministero,
il Buscemi avrebbe svolto il ruolo di organizzatore e direttore
degli investimenti economici di Cosa Nostra, per la famiglia
mafiosa di Passo di Rigano, nel settore dei pubblici appalti,
desumibile da condotte poste in essere anche nel periodo di
tempo per il quale ha riportato la condanna per il reato di
partecipazione semplice allassociazione mafiosa.
Sulla base di tale premessa, allaccusa spettava dimostrare
alcune circostanze ben precise:
a)

la sussistenza di condotte ulteriori, attribuibili al


Buscemi,

rispetto

quelle

esaminate

dal

Tribunale di Palermo nella sentenza del 31


dicembre 1996(c.d.maxi-quater);
b)

la rilevanza di tali condotte in termini di


partecipazione qualificata alla associazione di
stampo mafioso denominata Cosa Nostra indicati
in rubrica;

c)

la eventuale sussistenza di condotte successive al


31 dicembre 1996, rilevanti sub specie di
partecipazione alla associazione semplice o
qualificata.

Naturalmente, la prospettiva accusatoria postula che la


condotta dellorganizzatore, promotore o capo della associazione
sia da considerare fattispecie autonoma rispetto a quella di
semplice partecipazione.
Altrimenti, laddove si optasse per la tesi della sussistenza,
per capi e organizzatori, di una mera ipotesi aggravata rispetto a
quella della partecipazione tout court, peraltro sostenuta da
autorevole dottrina, non ravvisandosi, nel caso di specie, fatti
successivi, attribuibili al Buscemi, rispetto alla data del 31
dicembre 1996, dovrebbe automaticamente concludersi per la
sussistenza di un bis in idem, ai sensi dellart 649 c.p.
Pur

aderendo

allapproccio

ermeneutico

proposto

dallaccusa in ordine alla natura di reato autonomo con riguardo


alla fattispecie contestata, ad avviso di questo Collegio, non sono
emersi, nellambito della istruttoria dibattimentale, fatti nuovi

rispetto a quelli giudicati nella sentenza citata, tali da far


emergere a carico del Buscemi una responsabilit per forme di
partecipazione qualificate, date, nella ipotesi in questione,
dallassunzione di un ruolo apicale nellambito della gestione
occulta dei pubblici appalti da parte di Cosa Nostra.
In

proposito,

occorre,

innanzitutto,

effettuare

una

comparazione tra le condotte prese in considerazione nella


presente istruttoria dibattimentale e quelle accertate

dalla

sentenza del Trib.di Palermo del 31/12/1996, che ha ravvisato la


responsabilit del Buscemi come partecipe allassociazione Cosa
Nostra.
La citata sentenza di condanna(p.372 ss) ha evidenziato
che:
a)

Buscemi Antonino aveva assunto la qualifica di


uomo donore sin dagli anni settanta, come
esponente della famiglia di Passo di Rigano;

b)

curava gli interessi della famiglia legati alla cava


a Biliemi(Generale Impianti);

c)

aveva rapporti con imprenditori e politici per via


della sua attivit;

d)

aveva, per tale motivo, interessi nella illecita


gestione degli appalti, ricoprendo un ruolo di
mediatore in tale campo(cfr.p.383); attivit
nellambito della quale aveva intessuto rapporti
con Siino Angelo, Di Maggio Baldassare,

DAgostino Benedetto, Riina Salvatore, Brusca


Giovanni, Farinella Giuseppe e Barreca Giuseppe;
e)

aveva

fatto

pressioni

di

natura

mafiosa,

intervenendo personalmente in alcune riunioni


clandestine

con

imprenditori

personaggi

mafiosi, per fare aggiudicare lappalto per la San


Mauro Castelverde- Ganci alla C.I.S.A.(in cui lo
stesso Buscemi Antonino aveva cointeressenze) in
raggruppamento

con

limpresa

di

Farinella

Cataldo, nellambito di una procedura fortemente


condizionata da patti spartitori tra comitati
politico-affaristici ed esponenti mafiosi quali il
Siino Angelo;
f)

aveva agito, in occasione della predetta gara di


appalto nellinteresse di Riina Salvatore e in
rappresentanza dei corleonesi(p.386)

g)

imponeva i fornitori a imprese che si erano


aggiudicate

degli

appalti(cfr.

Anzelmo

con

riferimento alle imprese dei Cassina).


Inoltre, occorre rilevare che nel procedimento denominato
maxi-quater, i collaboratori Di Carlo, Cangemi Salvatore, Ganci
Calogero e Anzelmo Francesco Paolo, che conoscevano
personalmente il Buscemi Antonino e altri esponenti della sua
famiglia, non hanno attribuito a questultimo particolari
qualifiche nellambito di Cosa Nostra, precisando che, al termine

della guerra di mafia, nel modulare nuovamente lassetto delle


famiglie, a capo mandamento di Boccadifalco venne nominato
Buscemi Salvatore e non Antonino.
Anzi, lAnzelmo ha testualmente evidenziato che Nino
era soldatonon avere cariche una volta che c suo fratello che
ha la carica.
Dato, questultimo, che, di per s, appare in contrasto con
lattribuzione al Buscemi Antonino di compiti apicali, tenuto
conto del fatto che, nellambito del procedimento maxi-quater, si
pure accertato che dopo larresto del Buscemi Salvatore, la
carica di reggente venne affidata a La Barbera Michelangelo.
In ogni caso, alla luce di tutte le indicazioni sopra illustrate
, indiscutibile, che nellambito del presente procedimento, il
Buscemi Antonino chiamato a rispondere, in buona parte, dei
medesimi fatti gi giudicati nella sentenza del 31 dicembre 1996
e qualificati, in quella occasione, come semplice partecipazione
alla associazione mafiosa.
Va, in tal senso, sottolineato che solo alcune delle fonti di
prova a carico dellimputato, nel presente procedimento, sono
sopravvenute a quelle del procedimento gi definito con sentenza
passata in giudicato.
Le novit sono rappresentate dai collaboratori di giustizia
Brusca Giovanni, Siino Angelo, Cucuzza Salvatore, Sinacori
Vincenzo, Lanzalaco Salvatore e Di Natale Giusto, i quali,
sovente, tornano su episodi gi esaminati dalla sentenza del 1996.

Ci posto, va rilevato che allesito della istruttoria


dibattimentale pu affermarsi come nulla di significativo, in
termini di partecipazione qualificata alla associazione mafiosa,
emerso nei confronti di Buscemi Antonino rispetto a quanto
valutato nella sentenza del Tribunale di Palermo del 31 dicembre
1996.
Relativamente alla vicenda della San Mauro CastelverdeGanci, gi ampiamente esaminata con riguardo alla posizione
processuale di Buscemi Antonino nella sentenza del Tribunale di
Palermo del 31/12/1996, su cui sono ritornati con dovizia di
particolari Brusca Giovanni e Siino Angelo, listruttoria non ha
proposto alcun elemento nuovo, idoneo a qualificare la condotta
dellimputato in termini di organizzatore o promotore delle
illecite attivit di Cosa Nostra nel settore degli appalti.
Brusca

Giovanni(trasc.ud.10/4/1999)

ha

ribadito

linteressamento del Buscemi con riguardo al citato appalto ed i


contrasti che ne erano sorti con limpresa di Cataldo Farinella e
con Siino Angelo, precisando che lui stesso(Brusca) aveva
mediato tra le posizioni contrapposte.
Tali

circostanze,

Angelo(trasc.ud.28/5/1999),

confermate
sembrano

dal

incompatibili

Siino
con

lattribuzione al Buscemi di un ruolo di organizzatore.


Costui, nella vicenda in questione, portatore di uno degli
interessi in conflitto, mentre il Brusca Giovanni, che, per ordine
di Riina Salvatore, si attiva per conciliare le posizioni

contrapposte, svolgendo quindi un tipico compito da personaggio


che coordina e dirige una certa attivit illecita.
Sono circostanze, peraltro, gi acclarate da unaltra
pronuncia che si occupa della medesima vicenda, ossia la
sentenza del Tribunale di Palermo del 16/7/1996, nel
procedimento a carico di Riina Salvatore ed altri, che ha come
oggetto principale la gestione occulta degli appalti da parte di
Cosa Nostra nel periodo a cavallo tra la fine degli anni ottanta e
linizio degli anni novanta.
In tale prospettiva, sul ruolo di Brusca Giovanni da
comparare, ai fini della presente valutazione con quello di
Buscemi Antonino, la citata sentenza(p.175 ss) rileva che:
.tale opera di mediazione fu portata avanti attraverso
alcuni incontri avvenuti tra la fine del 1987 ed il 1988 in cui, ad
un certo punto partecip anche Brusca Giovanni , il quale dopo
la parentesi della reggenza di Di Maggio, rientrato al vertice
del mandamento mafioso tradizionalmente controllato dalla sua
famiglia di sangue.
Si tratta in particolare dellincontro svoltosi presso la
cava di Passo di Rigano di Buscemi Antonino, cui presero parte,
oltre a Buscemi e Di Maggio, anche Angelo Siino, La Barbera
Michelangelo,

Giuseppe

Farinella,

Giuseppe

Barreca

e,

appunto, Brusca Giovanni , il quale, come ha riferito Di Maggio,


trattandosi di un grosso appalto, subentr, nella trattazione
dellaffare (vedi pag. 20 deposizione 18.11.1994).

Daltra parte, lo stesso Brusca Giovanni ha beneficiato di


una parte della tangente ricavata dallorganizzazione mafiosa
dallappalto in questione, atteso che, sempre secondo il racconto
di Di Maggio, Brusca Bernardo , una volta ricevuta una parte
della somma spettante alla famiglia di San Giuseppe Jato,
destin dieci milioni al figlio Giovanni che allora era in
difficolt con limpresa Litomix, controllata tramite prestanome
(vedi pag. 35 deposizione 18.11.1994).
Di Maggio Baldassare ha riferito anche un altro fatto dal
quale possibile dedurre che Brusca Giovanni ha perseverato
nella condotta associativa per la quale gi stato condannato
interessandosi anche allo specifico settore della manipolazione
degli appalti pubblici.
Anche alla luce della citata pronuncia, con riguardo
allappalto per la San Mauro Castelverde-Ganci, , dunque, il
Brusca il soggetto che risolve la controversia tra interessi
mafiosi, in cui tra le parti in conflitto pu annoverarsi il Buscemi
Antonino.
A ben vedere, i fatti indicati nella pronuncia menzionata
sembrano incompatibili con lattribuzione al Buscemi Antonino
di un ruolo di organizzatore della spartizione degli appalti, ma
semmai descrivono limputato come imprenditore mafioso che
fruisce dei vantaggi di quella posizione, dopo avere esercitato
pressioni di ogni tipo.

Daltronde la sentenza del dicembre del 1996 aveva gi


accertato che il Buscemi aveva fatto pressioni di natura mafiosa,
intervenendo personalmente in alcune riunioni clandestine con
imprenditori e personaggi mafiosi, per fare aggiudicare lappalto
per la San Mauro Castelverde- Ganci alla C.I.S.A.(in cui lo
stesso

Buscemi

Antonino

aveva

cointeressenze)

in

raggruppamento con limpresa di Farinella Cataldo, nellambito


di una procedura fortemente condizionata da patti spartitori tra
comitati politico-affaristici ed esponenti mafiosi quali il Siino
Angelo.
Ricorre quindi lipotesi del bis in idem, ai sensi dellart
649 c.p.p.
Ad analoghe considerazioni si perviene per la vicenda di
Pizzo Sella.
Il Brusca Giovanni fa un generico riferimento agli interessi
della famiglia Buscemi, legata al gruppo Ferruzzi. E, tuttavia,
quando chiamato a riferire fatti specifici, si limita a ricordare
una riunione organizzativa alla quale partecipa il La Barbera
Michelangelo, unitamente al Biondo e al Manzella, e non gi il
Buscemi Antonino.
Nulla di nuovo quindi rispetto alla circostanza gi acclarata
con la sentenza del 1996 secondo cui Buscemi curava gli
interessi finanziari della famiglia mafiosa di Passo di Rigano.
In ogni caso il ruolo apicale del Buscemi Antonino
nellambito del sodalizio criminale denominato Cosa Nostra,

ancorch con il solo riferimento al settore della gestione delle


risorse finanziarie e degli appalti, nel periodo a cavallo tra la fine
degli anni ottanta e linizio degli anni novanta, da escludere,
alla stregua delle risultanze del presente dibattimento, essendo
altri i soggetti che svolgevano compiti di coordinamento e
direzione.
Sul

punto,

innanzitutto,

occorre

ricordare

la

sentenza emessa dal Tribunale di Palermo in data


16/7/1996, nel procedimento a carico di Riina Salvatore
e altri, divenuta irrevocabile e ritualmente acquisita nel
presente procedimento.
In

essa

si

sottolinea

come

il

citato

boss

corleonese(Riina), quanto meno nella Provincia di


Palermo, era il diretto referente di coloro che in seno a
Cosa Nostra si occupavano di appalti pubblici, e che lo
stesso

Riina

mandante,

era

nella

direttamente

coinvolto,

manipolazione

delle

come

gare

di

appalto(cfr.p.156 ss).
Oltre ad evidenziare il forte accentramento dei compiti di
direzione nelle mani di Riina Salvatore, disposto semmai a
delegare in eccezionali situazioni al Brusca Giovanni, la stessa
pronuncia evidenzia che La Barbera Michelangelo, per il
mandamento di Passo di Rigano, a ricoprire un ruolo apicale
nella gestione delle risorse finanziarie, anche con riguardo al
settore degli appalti(p.206 ss ).

In proposito si ricorda che fu il La Barbera,


reggente

del

mandamento

di

Boccadifalco,

dopo

larresto di Buscemi Salvatore, ad occuparsi in prima


persona sia dellappalto della San Mauro CastelverdeGanci, sia di altri appalti nella provincia di Palermo.
In ordine allimpegno di La Barbera Michelangelo
relativamente allappalto della San Mauro CastelverdeGanci, la citata sentenza mette in luce che(p.177 ss):
..Salvatore

CANCEMI

DI

MAGGIO

hanno

identificato LA BARBERA Michelangelo come reggente del


mandamento di Boccadifalco al posto di BUSCEMI Salvatore e
come uomo donore con forti interessi nel mondo imprenditoriale
e degli appalti.
Ed a tal proposito, va precisato che il mandamento di
Boccadifalco di cui parla CANCEMI - e di cui ha parlato anche
DI MATTEO - il medesimo rispetto a quello di Passo di
Rigano, poich come stato chiarito in dibattimento. il territorio
di influenza comprende entrambi i quartieri periferici della citt
di Palermo, per cui viene indicato ora con il nome delluno, ora
con il nome dellaltro.
Per contro, si visto che dalle dichiarazioni di DI
MAGGIO Baldassare risulta chiaramente che LA BARBERA
Michelangelo stato uno dei soggetti che ha direttamente
influito sulla manipolazione della gara riguardante la strada San
Mauro Castelverde - Ganci, partecipando attivamente alle

riunioni preparatorie in cui si stabil quali dovevano essere le


imprese vincitrici e successivamente, riscuotendo personalmente
una parte della relativa tangente.
E, daltronde, con riferimento ad un vertice mafioso,
stabilito da Riina Salvatore, tenutosi in localit Termini Imerese
per dirimere questioni relative agli appalti, la sentenza sottolinea
che
.Di Maggio, ha riferito che allinizio del 1988 (vedi
pag. 114 deposizione 18.11.1994) Salvatore Riina gli diede
disposizioni di occuparsi insieme a Cancemi Salvatore del
contrasto insorto per il controllo di un appalto nella zona di
Termini Imerese tra Gaeta Giuseppe, rappresentante della
famiglia di Termini, e Giuffr Antonino, capo del mandamento di
Caccamo.
Brusca Giovanni entra nella vicenda perch Gaeta si
rivolse proprio a lui per lamentarsi del comportamento di
Giuffr che voleva per s la supremazia nel controllo degli
appalti della zona.
A causa di ci Riina diede disposizioni di organizzare la
riunione in questione al fine di riaffermare, anche nei confronti
di Brusca Giovanni, le gerarchie mafiose e, dunque, la ragione
del suo protetto Giuffr Antonino (vedi pag. 67 e seguenti dep.
18.11.1994).

Allincontro presero parte, oltre a Di Maggio, Salvatore


Cancemi, Gaeta Giuseppe, La Barbera Michelangelo, Brusca
Giovanni e Giuffr Antonino
Ebbene, alla stregua di tali risultanze, tenuto conto dei
connotati, previsti dal comma 2 dellart 416 bis, relativi alla c.d.
partecipazione qualificata, tale condotta, con riferimento, agli
appalti per la famiglia di Passo di Rigano sembra attribuibile al
La Barbera Michelangelo, dopo larresto di Buscemi Salvatore.
Infatti, per quanto riguarda la condotta di direzione (che
ricomprende necessariamente in s anche una certa attivit di
organizzazione), va detto che attribuibile a coloro i quali
regolano in tutto o in parte lattivit collettiva con posizione di
superiorit.
I capi, in definitiva, sono coloro che hanno una posizione
di vertice e un ruolo di comando su tutti gli altri membri del
sodalizio, siano essi semplici partecipanti ovvero partecipanti
qualificati da funzioni di organizzazione.
Sono emersi, in questo senso, elementi idonei ad attribuire
al La Barbera tale qualifica per la famiglia di Passo di Rigano, e
non gi per Buscemi Antonino.
Ed a tali conclusioni si pu pervenire anche per la vicenda
relativa al c.d. patto del tavolino.
Come gi evidenziato, neppure allinterno della famiglia di
Passo di Rigano, allepoca dei fatti presi in esame dallistruttoria
dibattimentale(seconda met anni ottanta e inizio anni novanta),

limputato ricopriva un ruolo di vertice, stante la presenza del


fratello Salvatore e del sottocapo La Barbera Michelangelo, come
risulta dalla sentenza del Tribunale di Palermo del 31 dicembre
1996 e dalle dichiarazioni resa da Brusca Giovanni e Siino
Angelo nellambito del presente procedimento.
A Buscemi Antonino resta il ruolo di mediatore
nella vicenda del c.d. patto del tavolino, per i suoi
rapporti con Bini Giovanni e per la sua conoscenza di
personaggi inseriti in comitati politico-imprenditoriali,
in relazione alla quale limputato agisce in nome e per
conto

di

Riina

Salvatore,

come

emerge

dalle

convergenti dichiarazioni di Brusca Giovanni, Siino


Angelo, DAgostino Benedetto e Lanzalaco Salvatore.
Occorre, allora, verificare se ci sufficiente ad attribuirgli
il ruolo di organizzatore, che, secondo un consolidato
orientamento del Supremo Collegio(cfr.Cass.17 novembre 1994,
Nannerini), non compete solo alliniziatore dellorganizzazione,
ma anche a colui che, rispetto al gruppo costituito, provochi
ulteriori adesioni, sovrintenda alla complessiva gestione di esso,
assuma funzioni decisionali; ovvero a colui che ponga in essere
una attivit che abbia i requisiti della essenzialit e della
infungibilit(cfr.Cass. n.195764 del 1993).
Ebbene, anche con riferimento al c.d. patto del tavolino,
che costituisce fatto nuovo rispetto a quanto valutato nella
sentenza del 1996, la condotta del Buscemi non sembra assumere

i connotati della essenzialit e della infungibilit a livello di


struttura organizzativa
Come

si

evince

Giovanni(trasc.ud.10.4.1999)

dalle
e

deposizioni
Siino

di

Brusca

Angelo(trascr.ud.

9.12.1999), sono proprio lo stesso Brusca e Riina che prendono


la decisione dellavvicendamento di Siino con Bini, per rendere
praticabile, agli occhi del mondo imprenditoriale anche non
siciliano, il progetto di spartizione di tutti gli appalti di un certo
valore sul territorio siciliano, e non Buscemi Antonino.
In ordine ai protagonisti della esecuzione del menzionato
patto, le deposizioni dei due collaboratori sopra citati(Siino
Angelo e Brusca Giovanni), riportate nellapposito paragrafo,
chiariscono chi siano i soggetti a cui vengono attribuiti, a livello
operativo, compiti di organizzazione del sistema di illecita
infiltrazione.
Al Bini Giovanni viene affidato lincarico di chiedere i
pass ai vari imprenditori coinvolti nel cartello controllato dal
sodalizio mafioso e di riscuotere lo 0,80%; mentre al Salamone
spetta il compito di attivarsi presso i politici di riferimento per i
finanziamento e di risolvere, con la sua autorevolezza e
competenza, i contrasti che potevano nascere tra imprese
concorrenti, nonch la riscossione, unitamente al Miccich, delle
tangenti dalle imprese agrigentine aderenti al predetto cartello.
Il Buscemi Antonino sembra, piuttosto, agire nella fase
prodromica allaccordo, in nome e per conto di Riina Salvatore,

per avvantaggiare il gruppo Ferruzzi, nellambito del quale


limputato vanta delle cointeressenze; in tal modo ponendo in
essere un contributo effettivo ed attuale al rafforzamento della
struttura dellentit associativa nel suo complesso, per lo pi
attraverso

lassunzione

del

compito

di

controllo

del

funzionamento del sistema di turnazione pilotata degli appalti,


da perseguire con i metodi propri di Cosa Nostra, che, per, gi si
delineava nella sentenza del 31/12/1996 .
In altri termini, non emergono, dalle fonti di prova del
presente procedimento, autonomia operativa del Buscemi
Antonino o, comunque, lassunzione di compiti infungibili,
essendo le sue determinazioni fortemente condizionate dal
comportamento accentratore di Riina Salvatore.
Ancora una volta, pur valorizzando quel ruolo di
mediatore nelle vicende riguardanti i pubblici appalti, si ricade
nellostacolo del precedente giudicato, essendo quella circostanza
gi oggetto di specifico esame, come sopra evidenziato, nella
sentenza del 31 dicembre 1996.
E peraltro, il Buscemi Antonino, come rilevato per
lappalto

della

San

Mauro

Castelverde-Ganci,

avendo

cointeressenze nel gruppo Ferruzzi, pi che in veste di


organizzatore della spartizione degli appalti, sembra agire come
imprenditore mafioso che fruisce dei vantaggi derivanti dalla sua
vicinanza a Riina Salvatore.

Occorre aggiungere che il compendio probatorio a


carico del Buscemi Antonino non viene rafforzato dai
contributi

di

altri

collaboratori,

ossia

Cucuzza

Salvatore, Sinacori Vincenzo e Di Natale Giusto .


Nella sua requisitoria, il PM fa riferimento, in chiave
accusatoria, alle indicazioni provenienti dal collaboratore di
giustizia Cucuzza Salvatore(trasc.ud.30/6/1999), gi reggente del
mandamento di Porta Nuova, il quale avrebbe parlato di incontri
con La Barbera Michelangelo per discutere di problemi attinenti
alle estorsioni, alla presenza di Buscemi Antonino.
In realt nel corso dellesame, oltre a ricordare che
Buscemi Salvatore (e non Antonino) lo aveva personalmente
conosciuto come uomo donore(p.101 trasc.ud.), il Cucuzza ha
chiarito che la persona che incontrava con La Barbera
Michelangelo non aveva niente a che fare con i due fratelli
Buscemi

della

famiglia

di

Passo

di

Rigano(pp.97-104

trasc.ud.30/7/1999). E, su Buscemi Antonino non in grado di


fornire alcuna notizia precisa, se non un breve accenno agli
interessi nella cava, ricordandolo come il fratello di Salvatore.
Cos come alcun concreto elemento a carico dellimputato
si pu ricavare dalle dichiarazioni di Sinacori Vincenzo, sentito
alludienza del 5 febbraio 2002, che pu riferire solo fatti
antecedenti al settembre del 1996, epoca in cui intraprende il suo
percorso collaborativo.

Pur essendosi occupato dei rapporti tra Cosa Nostra ed il


mondo imprenditoriale nel settore degli appalti, per via del suo
ruolo di vertice nel mandamento di Mazara del Vallo, Sinacori
(p.15 ss trasc.ud.) indica Bini Giovanni, come soggetto
riconducibile al Gruppo Ferruzzi che operava per la spartizione
degli appalti in Sicilia, e non gi di Buscemi Antonino, il quale
se avesse ricoperto un ruolo organizzativo, o comunque di
direzione, sarebbe stato, quanto meno, citato dal collaboratore di
giustizia.
E, quando Sinacori parla dellappalto di Capo Granitola,
ricorda di incontri con Bini Giovanni, La Barbera Michelangelo,
e Buscemi Giovanni, questi ultimi indicandoli come uomini
donore della famiglia di Passo di Rigano, senza mai indicare il
Buscemi Antonino, a riprova che anche da tale fonte di prova
non si evince alcun elemento a carico.
Quanto alle dichiarazioni del collaboratore Di Natale
Giusto(ud.5/2/2000), neppure da questa fonte di prova si possono
desumere elementi in grado di rafforzare limpianto accusatorio a
carico del Buscemi, in chiave di partecipazione qualificata alla
associazione Cosa Nostra.
Intanto va sottolineato, contrariamente a quanto affermato
nella requisitoria del PM, che il Di Natale riferisce fatti
antecedenti al dicembre del 1996.
Il collaboratore rievoca la vicenda relativa allappalto per
la costruzione dellIstituto tecnico del Comune di Carini, che

doveva aggiudicarsi proprio limpresa del Di Natale, personaggio


inserito nel sodalizio criminale, vicino a Bagarella Leoluca, Di
Trapani Nicola e Guastella Giuseppe.
In tale ambito, il Di Natale ha riferito che, ad un certo
punto, sembrava dovessero sorgere delle complicazioni, sotto il
profilo formale, per laggiudicazione dei lavori a vantaggio della
impresa di tale Sansone Agostino.
Per questo motivo, il Di Natale si era rivolto a Riina
Giovanni, figlio di Riina Salvatore, che, nel 1995, gli era stato
presentato da Bagarella Leoluca.
Secondo il racconto del Di Natale, il Riina Giovanni lo
aveva fatto incontrare con Buscemi Antonino, affinch
questultimo risolvesse il problema, mettendosi in contatto con il
Sansone Agostino.
Orbene, tale circostanza, che, peraltro, non trova riscontro
estrinseco in alcun elemento, e come tale resta non dimostrata
sulla base dei parametri di valutazione indicati dallart 192
comma 3 c.p.p., nulla aggiunge a quegli elementi gi emersi nella
sentenza del Tribunale di Palermo del 31/12/1996, in cui si
evidenzia che Buscemi aveva interessi nella illecita gestione
degli appalti, ricoprendo un ruolo di mediatore degli interessi
mafiosi in tale campo(cfr.p.383).
In altri termini, alla stregua del materiale probatorio
esaminato, non pu attribuirsi allimputato la qualifica di
organizzatore della gestione degli appalti per conto di Cosa

Nostra, dato che, come ricordato dal Supremo Collegio, quel


ruolo spetta allaffiliato che, sia pure nellambito delle direttive
impartite dai capi, esplica con autonomia la funzione di curare il
coordinamento delle attivit degli altri aderenti, limpiego
razionale delle strutture e delle risorse associative, nonch di
reperire mezzi necessari alla realizzazione del programma
criminoso.(Cass.11 febbraio 1994, De Tommasi).
La condotta del Buscemi, posta in essere a partire dalla
seconda met degli anni ottanta sino a tutto il 1996, con
riferimento alle illecite infiltrazioni nel settore degli appalti,
certamente sintomatica di un impegno associativo che, per,
rientra nellalveo della partecipazione semplice, restando, quindi,
assorbita in quella condotta gi giudicata nella sentenza del
c.d.maxi quater, che come rilevato in precedenza- prende in
considerazione il comportamento del Buscemi dal settembre del
1982 al dicembre del 1996.
Infatti, gi la sentenza del 31/12/1996 aveva evidenziato
gli interessi del Buscemi nella illecita gestione degli appalti,
ricoprendo un ruolo di mediatore in tale campo(cfr.p.383);
attivit nellambito della quale aveva intessuto rapporti con Siino
Angelo, Di Maggio Baldassare, DAgostino Benedetto, Riina
Salvatore, Brusca Giovanni, Farinella Giuseppe e Barreca
Giuseppe, rievocati dalle fonti di prova sopravvenute nel presente
procedimento.

Va, pertanto, ribadita la sussistenza dellostacolo di


precedente giudicato rispetto alle circostanze, effettivamente,
emerse in sede di istruttoria dibattimentale.
In conclusione, da una parte configurabile una completa
identit tra fatto giudicato e fatto giudicabile in tutti gli
elementi(condotta, evento, nesso causale), di tal che nessuna
rilevanza pu attribuirsi alla nuova definizione giuridica data al
fatto

con

riferimento

al

titolo,

al

grado

alle

circostanze(cfr.Cass.18 dicembre 1992, Malorgio); dallaltra i


nuovi elementi, peraltro relativi allo stesso periodo per cui
limputato ha riportato la condanna per la partecipazione
semplice, non sono idonei a configurare una responsabilit a
titolo di organizzatore, promotore o capo della associazione Cosa
Nostra, ancorch con riguardo al solo settore della illecita
gestione delle risorse finanziarie del sodalizio.
LA
POSIZIONE
DEGLI
IMPUTATI
PANZAVOLTA, FRANCO CANEPA E
VISENTIN (capo D della rubrica)
1. Premessa

LORENZO
GIULIANO

Nella presente sezione si esaminer la posizione degli


imputati Lorenzo Panzavolta, Giuliano Visentin e Franco
Canepa, in relazione alle imputazioni di concorso esterno nel
reato di cui allart. 416-bis cod. pen. loro rispettivamente ascritte.
Per quanto riguarda il concorso dei predetti nei reati-scopo
loro pure contestati, con particolare riferimento alle ipotesi di

turbata libert degli incanti, valgono infatti le considerazioni


espresse, in via generale, per tali ipotesi di reato, ritenute in parte
prescritte e in un caso non dimostrate.
In relazione alle posizioni ora in esame saranno peraltro
esaminate le fonti di prova relative ad alcuni di tali episodi di
turbativa dasta, in quanto espressive, sul piano probatorio, di un
valore sintomatico dellazione che va al di l della dimostrazione
della partecipazione o meno al singolo reato-scopo, per
estendersi piuttosto ad illuminare la realt imprenditoriale e
criminale che costituisce il contesto in cui sarebbe maturato,
secondo lipotesi daccusa, il contributo concorsuale reso ab
extrinseco dai predetti imputati a Cosa Nostra.
Non pu non accedersi, sotto questo profilo, allindirizzo
giurisprudenziale secondo cui Il valore sintomatico della
paternit dellazione, nella causale, connaturato alla sua diretta
partecipazione al processo formativo della volont di una
condotta. Come tale, il movente ha non solo la capacit di
esaltare gli elementi indiziari di carattere oggettivo, facendoli
convergere in un quadro unitario di riferimento, ma esso stesso
dotato dellautonoma capacit di manifestare ci che senza la sua
corretta valutazione resterebbe sconosciuto. N il sistema
processuale vigente pone limiti al giudice nella scelta della prova
atipica o nellapprezzamento della sua capacit rivelatrice di un
fatto o di un aspetto dello stesso (Cass., sez. V, 14.11.1992 11.03.1993, Madonia).

In questottica si poi precisato, nella specifica materia


che qui interessa, che La sussistenza del delitto di associazione
per delinquere di stampo mafioso pu essere desunta, oltre che da
prove dirette, anche da indizi precisi e concordanti, nonch dalla
causale dei comportamenti delittuosi (reati-fine), in quanto il
movente ha non solo la capacit di esaltare gli elementi indiziari
di carattere oggettivo facendoli convergere in un quadro
indiziario di riferimento, ma esso stesso dotato dellautonoma
capacit di rilevare ci che senza la sua identificazione resterebbe
privo di significato (Cass., sez. VI, 6.04.1995 - 19.09.,1995,
Primavera).
Parimenti, ancorch la posizione dellimputato Lorenzo
Panzavolta in relazione al reato ascrittogli al capo I) non richieda
altra considerazione che la presa datto dellintervenuto decorso
del termine di prescrizione previsto in relazione a tale delitto,
analogamente a quanto rilevato in merito alla posizione
dellimputato Antonino Buscemi per il reato (presupposto) di cui
al capo B), ciononostante il materiale di prova raccolto in
relazione al fatto storico di cui al predetto capo di imputazione (I)
pu fornire, o meno, elementi utili in relazione alla dimostrazione
del contributo concorsuale del Panzavolta, e come tale andr
valutato, nonostante la richiamata prescrizione del reato di cui
alla specifica imputazione elevata.
La tesi daccusa muove infatti proprio dallassunto che i
legami imprenditoriali fra i managers della Calcestruzzi s.p.a (e,

pi in generale, del gruppo Ferruzzi) di Ravenna con


limprenditore palermitano Antonino Buscemi, e con altri
imprenditori siciliani, avrebbero conosciuto una traslazione nella
sfera della illiceit penale, in termini di concorso dellextraneus
alle finalit dellassociazione mafiosa, proprio allorch il gruppo
ravennate si sarebbe prestato ad assumere fittiziamente la
titolarit di beni del Buscemi, ritenuto partecipe dellassociazione
per delinquere di tipo mafioso denominata Cosa Nostra, al
fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di
prevenzione

patrimoniali

e,

comunque,

di

agevolare

la

commissione di reati di riciclaggio e di impiego di beni di


provenienza illecita (capo B della rubrica).
Da tale tema di prova converr quindi iniziare lanalisi
degli elementi a carico del Panzavolta, indipendentemente dalla
declaratoria di prescrizione dello specifico reato contestatogli al
capo I).
Le posizioni degli imputati Canepa e Visentin, infatti, sono
chiaramente accessorie,o comunque consequenziali, rispetto a
quella del Panzavolta, dal momento che come ripetutamente
emerso nel corso del dibattimento, in occasioni che saranno di
qui a breve analiticamente richiamate, era proprio il Panzavolta,
quale titolare dei poteri decisionali della holding capogruppo, a
dirigere la politica industriale e delle alleanze delle due societ
operative del gruppo CISA e GAMBOGI guidate,
rispettivamente, dal Visentin e dal Canepa: almeno in relazione

ai profili che qui vengono in considerazione, e che hanno


costituito oggetto di verifica nel processo.
Giuliano Visentin e Franco Canepa, in altre parole, entrano
nel tema del processo in quanto acconsentono, o meno, a mettere
le rispettive societ al servizio della strategia siciliana del
gruppo, deliberata dal Panzavolta, che secondo la tesi daccusa
va ben oltre i tratti di una lecita politica industriale.
Tale premessa di metodo non implica, naturalmente,
alcuna conclusione nel merito: lipotesi di partenza, invero non
priva di tratti di strutturale contraddittoriet (in relazione alle
compatibilit logica di una assimilazione delle posizioni del
Canepa e del Visentin), poggia sullassunto della pari
responsabilit di tutti e tre gli imprenditori considerati
(Panzavolta, Canepa e Visentin) nel contributo concorsuale
fornito a Cosa Nostra.
Lesame del materiale di prova dovr, allesito, fornire la
dimostrazione della effettivit o meno di ciascuno degli ipotizzati
contributi: fermo restando che, per le posizioni rivestite (quanto
meno sul piano formale) nellambito del gruppo industriale
ravvennate, dalla posizione di Lorenzo Panzavolta che occorre
prendere le mosse.
2.
Il reale rilievo delle cointeressenze societarie e la genesi del rapporto
fra il gruppo ravennate e le imprese legate allimputato Antonino Buscemi.

Secondo la tesi daccusa, condensata e specificata nella


requisitoria del pubblico ministero, il pactum sceleris fra la

Calcestruzzi s.p.a. di Ravenna, rappresentata dal Panzavolta, e gli


ambienti mafiosi palermitani rappresentati, alternativamente, dai
coimputati Antonino Buscemi e Giovanni Bini (capo-zona della
Calcestruzzi per la Sicilia), si sarebbe articolato su pi livelli.
Un primo filone che alimenta la ricostruzione accusatoria
proprio quello delle cointeressenze societarie fra la societ
ravvennate e le societ facenti capo al Buscemi.
Tale vicenda, nella sua dimensione storica, stata oggetto
di diversi approfondimenti probatori, sia orali che documentali,
ed richiamata alle pagine 165 e seguenti della requisitoria
scritta del pubblico ministero.
Essa prende le mosse dallacquisto della Cava Occhio da
parte della Calcestruzzi di Ravenna nel 1982, e prosegue con
alcune importanti operazioni nel corso degli anni successivi.
Orbene,

se

tale

complessa

vicenda

in

fatto,

sostanzialmente indiscussa nella sua dimensione materiale,


opposte sono le valutazioni che il pubblico ministero e le difese
hanno tratto sul valore sintomatico di dette operazioni societarie
in chiave di rilevanza penale, sotto il profilo del contributo
concorsuale allassociazione mafiosa, delle stesse.
Il sillogismo su cui si radica la tesi daccusa muove dal
presupposto

che

il

Buscemi

non

operasse

nel

settore

imprenditoriale in proprio, ma quale rappresentante degli


interessi (e gestore dei cespiti patrimoniali) dellala corleonese di
Cosa Nostra, e in particolare del noto Salvatore Riina: con la

conseguenza che le operazioni societarie in tesi strumentalmente


condotte dalla Calcestruzzi s.p.a. di Ravenna per favorire
illecitamente il Buscemi, avrebbero in realt favorito non il
singolo associato in quanto tale, ma lassociazione criminosa (o
quanto meno il suo vertice).
Limputato di reato connesso Giovanni Brusca, nel corso
dellesame reso alludienza del 10 aprile 1999, ha in proposito
affermato di aver saputo da Salvatore Riina che la cava del
Buscemi (Cava Billiemi) era stata fittiziamente venduta al
gruppo Ferruzzi per evitare misure di prevenzione.
Questa affermazione del Brusca non stata per
confermata da ulteriori elementi di prova, ed anzi in parte
obiettivamente collidente con risultanze dibattimentali di natura
documentale.
Anzitutto il tema dedotto va inquadrato nella sua
complessit: emerso da pi parti nel corso del dibattimento che
lacquisizione di cave del calcestruzzo, risorsa da destinare al
ciclo produttivo nelledilizia, era una costante delle politiche
imprenditoriali del gruppo ravennate da epoca senzaltro
precedente linizio dei contatti con il Buscemi, considerata la
scarsit della risorsa in questione e la sua conseguente
necessariet quale fattore della produzione.
Nel 1981, infatti, come risulta dagli atti, la Calcestruzzi
s.p.a. di Ravenna acquist in Sicilia la cava di Riesi, ed i primi
contatti di questo tipo con Antonino Buscemi risalgono, come

detto, al 1982, dunque ben prima delladozione di qualsivoglia


provvedimento preventivo a carico del predetto, e ben prima,
soprattutto, del suo coinvolgimento in vicende giudiziarie tali da
farne percepire, allesterno, lo spessore criminale che gli si
attribuisce quale presupposto della ricostruzione in esame.
E pure emerso, daltra parte, che la Calcestruzzi s.p.a. di
Ravenna acquist il 50% della Cava Billiemi, talch la
perdurante presenza in azienda del Buscemi si giustifica non gi
nellottica di una alienazione fittizia o fiduciaria, come il Brusca
ha dichiarato per averlo appreso dal Riina, bens quale naturale
elemento di continuit imprenditoriale della gestione, essendo
lalienante rimasto proprietario di una parte della stessa.
E piuttosto da rilevare che le operazioni societarie in
parola, se non possono rappresentare, per le indicate ragioni, una
forma di contributo concorsuale agli scopi dellassociazione
mafiosa, costituiscono tuttavia il dato genetico dei rapporti
(leciti) di collaborazione imprenditoriale fra gli esponenti del
gruppo ravennate ed Antonino Buscemi.
Comincia cos, allinizio degli anni ottanta, un rapporto in
origine certamente fisiologico nellambito della dinamica
imprenditoriale

del

settore

del

calcestruzzo,

che

avr

successivamente per il gruppo di Ravenna - sviluppi eterogenei


nella realt economica siciliana, dalledilizia privata alla
partecipazione ad appalti pubblici, e che sar mediato dal
coimputato Giovanni Bini, capo-zona della Calcestruzzi s.p.a. per

la Sicilia ed a sua volta legato, nei termini indicati nella parte


relativa allesame di tale specifica posizione, al Buscemi.
3.

Il preteso contenuto politico dellaccordo


Se tale profilo privo di specifica rilevanza in

relazione

alle

imputazioni

elevate

carico

del

Panzavolta, del Visentin e del Canepa, se non in


relazione alla mera ricostruzione storica del rapporti
imprenditoriali fra le due realt (quella siciliana e
quella

ravennate),

ancor

meno

probante

(rectius:

provato) risulta il filone apparentemente di maggior


spessore criminale che nella requisitoria del pubblico
ministero si indica come fondato su di uno scambio
politico-imprenditoriale di natura illecita: i Buscemi
avrebbero
aggiudicarsi

consentito

al

illecitamente,

gruppo
con

ravennate
il

di

determinante

appoggio del sodalizio mafioso, una serie di rilevanti


opere pubbliche in Sicilia, in cambio dellappoggio del
Partito Socialista Italiano, definito vicino ai vertici
del gruppo di Ravenna, nelladozione di provvedimenti
legislativi funzionali agli interessi di Cosa Nostra
(pag. 179 della requisitoria).
Il

pubblico

ministero

ribadisce

poi

questo

convincimento a pag. 216 della requisitoria, laddove


afferma che Salvatore Riina avrebbe in tal modo inteso

realizzare un nuovo canale politico da percorrere


parallelamente o alternativamente a quello storico
fornito dai Salvo di Salemi e da Salvo Lima, idoneo a
consentire a Cosa Nostra di uscire indenne dalla pi
incisiva offensiva giudiziaria che Cosa Nostra si fosse
mai venuta a dovere affrontare: quella che, sulla scorta
delle dichiarazioni dei primi pentiti di mafia, stava
conducendo, con un eccezionale sforzo dellufficio
Istruzione del Tribunale di Palermo, alla celebrazione
del primo vero grande processo a Cosa Nostra.
Come accennato, nessun elemento stato acquisito
al dibattimento idoneo a dimostrare questo tema di
prova, al di fuori delle generiche indicazioni per cui la
societ ravvennate sarebbe stata nelle mani del noto
Salvatore Riina, che lo stesso pubblico ministero (pag.
215

della

requisitoria)

ha

ritenuto

inidonee

dimostrare il diretto coinvolgimento del predetto Riina


negli investimenti del gruppo.
Si tratta, pertanto, di uno scenario meta-processuale
privo

di

alcuna

rispondenza

nelle

risultanze

dibattimentali.
4.

Linvestimento

immobiliare

del

Calcestruzzi s.p.a in localit Pizzo Sella

gruppo

Un ulteriore filone che alimenta la ricostruzione


accusatoria

costituito

dalla

vicenda

relativa

allinvestimento immobiliare del gruppo di Ravenna a


Palermo, in localit Pizzo Sella.
Tale
costituito

vicenda,
oggetto

giudiziaria,

nel

urbanistici

amministrazione

estremamente
di

una

processo
ai

reati

commessi

complessa,

ha

parallela

ricostruzione

relativo

agli

contro

la

per

illeciti
pubblica

addivenire

alla

edificazione del comprensorio.


E stata ritualmente versata in atti la sentenza resa
dalla Corte di Appello di Palermo, sez. II, il 25 maggio
2001, relativa a tali fatti, divenuta in parte definitiva
(si specificher poi in che termini), nella quale si opera
una ricostruzione storica dellintera vicenda (questa
senzaltro coperta da giudicato), dalla quale conviene
prendere le mosse.
Tra il luglio del 1978 ed il gennaio del 1979 il
Comune di Palermo rilasciava 314 concessioni edilizie,
per la costruzione di ville unifamiliari in localit
Pizzo Sella, unarea collinare e scoscesa estesa per
circa un milione di metri quadrati sul monte Gallo, al
di sopra dellabitato di Mondello.
Detta

area

risultava

sottoposta

vincolo

idrogeologico, a vincolo paesaggistico, e dal P.R.G. del

Comune di Palermo approvato nel 1962 risultava


destinata a verde agricolo.
Le 314 concessioni furono rilasciate in favore di
Rosa

Greco,

quale

rappresentante

legale

della

Sicilcalce s.p.a., proprietaria dellarea dal 1961: come


ricorda la richiamata sentenza, la Greco, oltre ad
essere sorella del noto esponente mafioso Michele
Greco, coniuge dellimputato Notaro Andrea, che era,
di fatto, il vero amministratore della Sicilcalce, come
pure della Solaris s.p.a, societ costituita in data
25/9/1981 ed alla quale la Sicilcalce aveva conferito
lazienda edile e la propriet dellarea di Pizzo
Sella.
La Solaris cedette una prima parte dei lotti in data
27 luglio 1983 allodierno imputato Giuseppe Bond,
amministratore delegato della Bond Costruzioni s.p.a.,
con un contratto sottoposto alla condizione sospensiva
del completamento, da parte del Bond, di 31 villette
unifamiliari che sarebbero rimaste nella propriet della
Solaris; il Bond assunse altres limpegno di realizzare
tutte le opere infrastrutturali e di urbanizzazione
dellarea.
Non riuscendo il Bond a far fronte agli impegni
assunti, in data 1/10/1985 venivano stipulati, in
immediata successione, due contratti di compravendita

dinanzi lo stesso notaio (dott. Scarano di Ravenna), con


i quali la Solaris s.p.a vendeva i lotti di cui era ancora
titolare alla Bond Costruzioni e questultima, a sua
volta, cedeva lintera area ed il complesso di opere
edilizie gi realizzate alla Calcestruzzi s.p.a, societ
immobiliare avente sede in Ravenna e facente parte del
gruppo industriale Ferruzzi-Gardini (.) (Corte di
Appello di Palermo, sez. II, sentenza 25 maggio 2001,
cit.).
E stato accertato, con efficacia di giudicato (v.
sentenza da ultimo citata),
proporre

Lorenzo

che fu Giovanni Bini a

Panzavolta

di

intervenire

nellaffare.
Nella stessa sentenza (pag. 54) si afferma poi che
il

Bini

esaur

il

suo

compito

nella

iniziale

segnalazione fatta alla Calcestruzzi, mentre, nella fase


successiva, furono i vertici della societ a valutare la
convenienza

delloperazione

imprenditoriale

ed

prendere la decisione finale, peraltro a seguito di


apposito sopralluogo effettuato dallo stesso Panzavolta
con alcuni collaboratori e dopo un attento esame dei
dati raccolti.
Ora la sentenza in esame stata annullata con
rinvio dalla Corte di Cassazione, in relazione alla
posizione del Panzavolta, con sentenza della III^

sezione penale, in data 19 dicembre 2001, ritualmente


acquisita al fascicolo per il dibattimento.
Le ragioni dellannullamento poggiano sulla ritenuta
perplessit della motivazione della sentenza di appello,
in relazione alla sussistenza a carico dellimputato
dellelemento

psicologico

del

reato

urbanistico,

giacch detta motivazione, incentrata sullesistenza di


una colpa conseguente a mancanza di prudenza e
diligenza, adombra profili di dolo.
Solo questo il profilo ancora in discussione, ossia
la

sussistenza

carico

del

Panzavolta

della

consapevolezza di compiere una violazione urbanistica,


ovvero degli elementi della colpa.
Rimane

coperta

da

giudicato

la

ricostruzione

sottostante, relativa alliter decisionale che condusse


allintervento

della

nellinvestimento,

Calcestruzzi

essendo,

peraltro,

s.p.a.
passata

in

giudicato la parte della sentenza relativa alla posizione


del Bini.
Prosegue la sentenza citata, precisando che nella
stessa data dei due contratti di compravendita in
precedenza

richiamati,

stipulati

in

favore

della

Calcestruzzi s.p.a, dinanzi allo stesso notaio veniva


stipulato

un

contratto

preliminare

di

appalto

(perfezionato in data 11-1-1986) tra la Calcestruzzi

s.p.a.

la

Bond

questultima
definizione

Costruzioni,

societ
di

tutti

veniva
gli

con

il

quale

commissionata

immobili

in

corso

a
la
di

realizzazione, oltre alle opere di urbanizzazione. Tale


atto veniva sottoscritto, per conto della Calcestruzzi
s.p.a. (della quale Bini Giovanni era responsabile per la
Sicilia) da Pironi Sergio in qualit di procuratore
speciale del consigliere delegato Panzavolta Lorenzo.
La pubblica accusa vede in questa sequenza
negoziale, ricondotta ora alla figura del negozio
indiretto, ora a quella della simulazione (pag. 195
della requisitoria), una precisa volont delle parti di far
acquistare alla Calcestruzzi un compendio immobiliare
da una societ legata alla sorella di Michele Greco, per
il tramite del Bond, il quale avrebbe cos fatto da
schermo fra limprenditoria mafiosa ed il gruppo
ravennate; il pubblico ministero rafforza questa sua
convinzone deducendola, a contrario, dalla circostanza
che per realizzare una simile operazione non si sia fatto
ricorso al contratto per persona da nominare.
Prescindendo

dal

rilievo

conseguente

alla

qualificazione civilistica della fattispecie dedotta, non


senza

osservare

peraltro

che

il

negozio

indiretto

suppone una volontariet degli effetti che invece il


negozio simulato per definizione esclude, ci che

appare dirimente il dato, che si coglie dalla lettura


della citata sentenza della Corte di Appello, che gi dal
1983

(e,

dunque,

ben

due

anni

prima

che

la

Calcestruzzi s.p.a. intervenisse per la prima volta


nellaffare) la Solaris s.p.a. era proprietaria soltanto di
31 unit immobiliari sulle 163 per le quali era stato
chiesta (ed ottenuta) la proroga della concessione,
avendo ceduto le restanti al Bond: nel momento in cui
la Calcestruzzi decide di acquisire lintero compendio
immobiliare, dunque, il Bond (non la Solaris, o la
Sicilcalce di Rosa Greco) possedeva quella che nella
sentenza richiamata (pag. 6) giustamente si definisce
la maggior parte dellarea di Pizzo Sella.
Il problema della rilevanza di tale passaggio non
, quindi, tanto quello giuridico - della qualificazione
dei

due

negozi

stipulati

in

successione,

come

espressiva di una interposizione di persona funzionale


ad occultare rapporti diretti tra un importante gruppo
industriale italiano ed una societ in mano a persone
legate a noti esponenti mafiosi, ma piuttosto quello
economico di indagare circa le ragioni che hanno
indotto tale gruppo, fino ad allora (lo ammetter
nellesame dibattimentale lo stesso imputato Franco
Canepa) digiuno di edilizia privata, ad imbarcarsi in
una

avventura

imprenditoriale

per

molti

versi

contrastante

con

le

leggi

economiche

che

ordinariamente indirizzano i processi decisionali di


unimpresa:

io

imprenditoriale
perplessit
perch

mi

che

proprio

appetibile,

limmobiliare

considerazioni,

che

ci

dovesse

quel

forti

tipo

io

una

cosa

per

molto

sembrava
non

me

tortuosa

che
ne

fosse

quella

sono

mai

rampicata,

una

non

strada
Quella
non

cosa..per

occupato

le

scomodo

daccesso che si vedeva passando no?


cosa

poco

noi

trovavo

tutta

di

vendibile,

quindi..facevo

cio

essere

vista

delle

facilmente

sembrava

mie

di

avevo

fatto

fosse

commercialmente
facevamo

punto

cio

sul

realizzazione

dal

mi

basta

ecco! . (esame

imputato Franco Canepa, udienza 9 gennaio 2001).


Se nella vicenda vi qualcosa di sintomatico di
un contributo concorsuale offerto ab extrinseco agli
interessi di Cosa Nostra dal vertice della Calcestruzzi
s.p.a, non dunque nellaver acquistato da parenti di
Michele Greco usando il Bond come schermo (il
Bond era allora gi proprietario di buona parte del
compendio immobiliare, sicch la doppia alienazione
della restante, esigua parte delle unit immobiliari si
spiega

molto

pi

agevolmente

avendo

adeguata

consapevolezza del regime delle garanzie nel contratto


di compravendita, essendo rimasto il Bond vincolato

come controparte nei confronti della societ ravennate),


ma piuttosto nellessere venuti in soccorso di una
intrapresa che attraversava un momento di rilevante
difficolt, e che ruotava fin dal suo inizio intorno agli
interessi economici di Cosa Nostra.
E infatti possibile affermare che, fino a quel
momento, linvestimento su Pizzo Sella, per lentit
delloperazione, per il coinvolgimento di alti funzionari
dellamministrazione comunale in reati preordinati a
consentirne lesecuzione, per gli stretti collegamenti
con lassociazione mafiosa degli imprenditori locali
che avevano avuto fino ad allora la titolarit delle
imprese interessate (Greco, Bond), era univocamente
espressione di una attivit direttamente imputabile agli
interessi economici di Cosa Nostra.
Peraltro, lincapacit delle imprese locali rese ad
un certo punto necessario lintervento di una impresa
non siciliana, credibile sul piano dellimmagine, solida
sul piano imprenditoriale e dotata di capitali e di
capacit tecniche tali da consentire la realizzazione
delle opere.
Ed

interessante

constatare

come

fronte

dellemergere di tale obiettiva fibrillazione in un


settore la speculazione edilizia - che in quel momento
storico

rappresentava

il

core

business

di

Cosa

Nostra, nella pi rilevante operazione che in tale


centro vitale di interessi il sodalizio avesse mai
condotto,

la

Calcestruzzi

s.p.a,

in

persona

dellimputato Lorenzo Panzavolta, si sia prestata a


fornire il proprio contributo, pur forzando la propria
tradizionale logica imprenditoriale.
Interessante

pure

rimarcare

il

rilievo

sintomatico del ruolo del Bini, il quale, come capo-area


della Calcestruzzi s.p.a. per la Sicilia, a suo dire aveva
compiti

tendenzialmente

esecutivi

comunque

prevalentemente limitati al settore della produzione e


della commercializzazione del calcestruzzo.
Ebbene, contrariamente al profilo del proprio ruolo
professionale che lo stesso Bini ha inteso tracciare in
dibattimento, stato proprio il predetto imputato,
legato nei termini gi indicati al Buscemi, a
proporre al Panzavolta un investimento quanto meno
anomalo.
Daltra

parte,

che

alla

Calcestruzzi

non

si

chiedesse altro che garantire con il proprio nome ed


il

proprio

peso

imprenditoriale

una

operazione

economica che in realt rimaneva legata ad un diverso


centro di imputazione di interessi, e segnatamente agli
interessi delle imprese legate a Cosa Nostra, lo si
ricava dal fatto che il Bond, pur avendo perso la

propriet, rimase il responsabile della esecuzione degli


immobili, colui che opera sul territorio, che gestisce il
cantiere, che agisce sulla realt economica locale.
N la Solaris, n Bond, avrebbero del resto
potuto, neppure tramite Bini, rivolgersi direttamente,
con possibilit di successo, ad un imprenditore del
calibro di Lorenzo Panzavolta: non fossaltro per le
prove di incapacit imprenditoriale che avevano dato
fino a quel momento proprio a Pizzo Sella.
Eppure la Calcestruzzi, che fino a quel momento a
Palermo

poteva

contare

solo

sullalleanza

imprenditoriale con Antonino Buscemi, assume un


rischio imprenditoriale enorme, in un settore che le
praticamente estraneo, succedendo proprio alla Solaris
e al Bond.
Non azzardato ipotizzare che laccertata ed
inusuale proposta di chiamata in causa formulata dal
Bini nei confronti del Panzavolta, essendo come visto
obiettivamente funzionale a sopperire ad un rilevante
momento di crisi degli interessi dellorganizzazione
mafiosa, afferenti il controllo del territorio e delle
attivit economiche, fosse stata sollecitata e garantita
proprio dal Buscemi, appartenente a Cosa Nostra e
fino ad allora fidato partner della Calcestruzzi s.p.a. in
Sicilia.

Accertato, nei termini indicati, che lanello di


congiunzione fra il Bond ed il Panzavolta fu il Bini,
non seriamente credibile, per lo scarso peso che il
Bini rivestiva nellambito dei processi decisionali
interni al gruppo Calcestruzzi rispetto alla figura del
Panzavolta, e per lo spessore imprenditoriale del
Bond, che laffare possa essersi concluso in questi
termini (soggettivi), nella citt in cui la Calcestruzzi
s.p.a. ormai da alcuni anni era in affari con il Buscemi,
riconosciuto con sentenza passata in giudicatopartecipe dellassociazione mafiosa Cosa Nostra,
inequivocamente interessata allintrapresa che senza
lintervento del gruppo ravennate avrebbe conosciuto
un tracollo anticipato.
I superiori elementi, per la convergenza nella
medesima prospettiva ricostruttiva, non possono essere
pertanto ritenuti meramente casuali, a meno di voler
forzare i canoni della logica, ed quindi possibile
affermare che lindicata ricostruzione consegue ad un
elevato

livello

di

concordanza,

di

gravit

di

precisione del quadro indiziario su cui si fonda (a


tacere dellelevatissimo tasso di complicazione logica
che

caratterizza

alternative).

le

possibili

ipotesi

ricostruttive

in

questa

direzione

che

va

ricercata

la

rilevanza, in termini di concorso esterno, delle condotte


del Panzavolta nella vicenda di Pizzo Sella.
La superiore ipotesi ricostruttiva si fonda, oltre
che sullunivoco legame logico-abduttivo che avvince
le richiamate prove indirette, anche su un elemento di
prova

diretta,

particolarmente

significativo

sia

in

relazione allattendibilit specifica del dichiarante in


questa vicenda, che con riferimento alloccasione in cui
egli ebbe ad apprendere la notizia: limputato Giuliano
Visentin che, come meglio si specificher, ha tenuto
un comportamento processuale nel complesso assai
franco,

non

esitando

ad

ammettere

anche

fatti

penalmente rilevanti direttamente commessi (ancorch


prescritti) nel corso dellesame dibattimentale ha
dichiarato che, nel corso di una delle periodiche
riunioni che si tenevano a Ravenna fra i dirigenti del
gruppo, ha appreso che il Panzavolta, non appena le
cose a Pizzo Sella cominciarono a mettersi male,
avrebbe convocato il Buscemi, dicendogli che lui lo
aveva imbarcato in questa avventura, e lui a quel punto
se la sarebbe dovuta sbrigare.
Vero che il Panzavolta, in sede di controesame
(udienza

20

coinvolgimento

febbraio

2001)

del Buscemi nella

ha

negato

vicenda

un

Pizzo

Sella: ma non si vede per quale ragione il Visentin,


imputato come il Panzavolta del reato di concorso
esterno nel delitto di cui allart. 416-bis cod. pen.,
avrebbe introdotto nella vicenda in questione un (falso)
coinvolgimento di un associato a Cosa Nostra, dal
momento che linteresse processuale di entrambi gli
imputati quello di contrastare la tesi accusatoria che
vuole inquadrare una simile iniziativa imprenditoriale
in chiave di controllo delle attivit economiche da
parte di Cosa Nostra.
Sembra

pertanto

maggiormente

attendibile

il

Visentin, che come il Panzavolta - avrebbe avuto


tutto

linteresse

ad

prendere

le

distanze

da

una

operazione che ha contribuito a gestire il sospetto di un


coinvolgimento mafioso, rispetto al Panzavolta, che,
invece, ha dichiarato di aver conosciuto il Buscemi, di
averlo incontrato a Palermo, Roma e a Ravenna e di
avere avuto notizia del suo arresto, mostrando dunque
di essere consapevole dello spessore criminale del
personaggio,

al

punto

di

tentare

coinvolgimento

nella

vicenda

di

obiettivamente

evidente

sulla

base

di

negarne

Pizzo
dei

il

Sella,

richiamati

elementi di natura logica, prima ancora che della


diretta dichiarazione del Visentin.

Daltra

parte,

lo

stesso

Panzavolta

nellesame

dibattimentale ha poi ammesso di sapere che il Bini ed


il Buscemi avevano un interesse diretto allesecuzione
delle abitazioni di Pizzo Sella, se non altro perch fra
queste ve ne erano due di loro propriet.
In realt linteresse del Buscemi era diverso e ben
pi pregnante rispetto a quello che ha voluto adombrare
non potendo escluderlo il Panzavolta: Benedetto
DAgostino (sulla cui figura e sui rapporti intrattenuti
con il Buscemi e sul Panzavolta si dir pi oltre), in
sede di incidente probatorio, ha infatti dichiarato:
DAGOSTINO:
Sella

me

ne

occasioni
lui

un

molto

Di

questa
parl

dicendomi
Io

Buscemi

che

investimento
bella.

vicenda
era

di
in

diverse

una

cio

immobiliare,

non

ero

Pizzo

una

daccordo

per
cosa

perch

conoscendo il posto e vedendolo gli dissi in


un

paio

cera

di

il

occasioni

mercato

immobiliare,

per

che

non
so

secondo

era

una

che

loro

me

non

iniziativa
andavano

avanti infatti poi vidi costruire le case.


P.M.:

Il

Buscemi

iniziativa

gliene

parl

come

una

cui

lui

era

direttamente

Mah,

me

ne

parl

interssato?
DAGOSTINO:

come

iniziativa del gruppo, quindi del gruppo che


si

riconosceva

Generale

tra

Impianti,

Calcestruzzi
tra

Cambogi,

Spa,
per

tra
io

onestamente

me

ne

parlava

in

maniera

molto

vaga di quel parlava pi delloggetto, cio


della
quello

costruzione,
che

onestamente

si

del

posto

sarebbe

chi

cera

bello,

potuto
dietro

fare

di
per

loperazione

questo non me lha detto mai.

Le confidenze ricevute dal DAgostino, pur non


riguardando direttamente il tema della provenienza dei
capitali investiti, evidenziano comunque un interesse
ed un entusiasmo del Buscemi incompatibile con le
dichiarazioni rese dal Panzavolta, alla luce dei rapporti
fino ad allora intercorsi tra i due.
Proseguendo nellesame delle tappe della vicenda,
mette conto rilevare che il Bond, che non era riuscito a
far fronte ai ben meno gravosi impegni assunti con la
Solaris, non riusc a mantenere quelli assunti nei
confronti della Calcestruzzi con il richiamato contratto
di appalto dell11 gennaio 1986, tanto che esso venne
risolto il 22 aprile 1988.
La Calcestruzzi s.p.a cedette allora la parte pi
rilevante delle unit immobiliari alla Poggio Mondello
s.r.l.,

con

sede

in

Ravenna

(di

cui

era

stato

amministratore unico limputato Giovanni Bini, e che


limputato

Visentin

ha

dichiarato,

sia

pure

dubitativamente, essere riconducibile alla Generale


Impianti), mentre alcune porzioni minoritarie erano

state in precedenza cedute a due societ poi dichiarate


fallite, la Capital Service s.p.a. (cui era interessato
anche il Bond) e la Baia del Paradiso s.r.l..
Il gruppo Calcestruzzi s.p.a. si trov in quel
momento a dover gestire una situazione che era evoluta
(rectius: involuta) in senso diverso rispetto a quello
originariamente

auspicato,

atteso

che

il

ruolo

imprenditoriale doveva a quel punto trasformarsi


quanto

meno

per

dellinvestimento

salvaguardare
da

la

meramente

redditivit
formale

ad

operativo, sia pur con la specificit, gi in precedenza


segnalata, per cui il connotato genetico e quello
funzionale delle opere realizzande, naturalmente sul
piano meta-imprenditoriale,

imponevano comunque

una presenza significativa della realt economica locale


nella gestione dei flussi finanziari legati allesecuzione
delle opere medesime.
Si

addiviene

coinvolgimento
Calcestruzzi

della

cos

alla

CISA,

amministrata

soluzione

societ

del

dallimputato

del
gruppo

Giuliano

Visentin, in termini che, in dibattimento, hanno visto


fronteggiarsi diverse versioni.
Dallesame dellimputato Visentin (udienza 31
novembre 2000) emerso come la societ fosse
completamente (100%) di propriet della Calcestruzzi

s.p.a. (ancorch in origine la quota di propriet della


capogruppo fosse non totalitaria ma maggioritaria), e
come egli stesso vi lavorasse fin dal 1976.
La Calcestruzzi s.p.a., amministrata dal Lorenzo
Panzavolta,

vista

la

delicatezza

della

situazione

venutasi a creare a Pizzo Sella, manda dunque in


Sicilia uno dei suoi uomini evidentemente pi fidati,
almeno quanto a provata esperienza nel gruppo, a capo
di una societ che nellambito del gruppo stesso
rappresenta
tradizionale
dichiarato

non

una

strumento
Visentin

nuova

acquisizione

ma

un

Panzavolta,

ha

dibattimentale,

gli

operativo:

nellesame

propose di acquisire questo lavoro giacch le cose non


stavano andando bene.
Secondo quanto dichiarato dal Visentin, sorsero
fin dallinizio dei contrasti fra lui ed il Panzavolta in
merito alle forme del coinvolgimento della CISA:
Panzavolta propose un contratto di appalto, ma egli si
sarebbe opposto in quanto da una verifica preliminare
era risultata la difformit di alcune opere gi eseguite
rispetto alle relative concessioni edilizie (le opere
difformi sarebbero state prevalenti rispetto a quelle
realizzate in conformit).

Il Visentin ha specificato che era la prima volta


che la CISA concludeva un contratto del genere in
Italia.
Bini, che il Visentin ha dichiarato di conoscere
dal 1976 (in quanto entrambi lavoravano per conto
della Calcestruzzi s.p.a.), e con il quale si confront
prima

di

assumere

il

lavoro,

era

entusiasta

dichiarato,

nellesame

delloperazione.
Il

Visentin

ha

inoltre

dibattimentale, che Giovanni Bini parlava sempre con


grande rispetto di Antonino Buscemi, e che una volta
gli mostr tutte le attivit cui la Calcestruzzi s.p.a. era
interessata unitamente al Buscemi.
Lo stesso Visentin ha definito la modalit di
affidamento dei lavori alla fine concordata con la
Calcestruzzi s.p.a. come lavori da realizzarsi in
economia o a regia.
In base a tale accordo negoziale, siglato da
Panzavolta e da Visentin, la Calcestruzzi s.p.a. avrebbe
operato le scelte di carattere strategico, mentre la CISA
avrebbe gestito la fase operativa.
Nellattuazione di tale accordo la Calcestruzzi
s.p.a., sempre a detta del Visentin, operava attraverso
Giovanni Bini e tale Tassinari, che il Visentin ha
indicato come uomo di fiducia di Raul Gardini.

Era il Bini a selezionare i dipendenti da assumere


in cantiere, mentre la CISA si limitata ad autorizzare
il suo personale tecnico gi presente in Sicilia (due
geometri) a lavorare a Pizzo Sella.
Bini e Tassinari individuavano inoltre le ditte che
avrebbero lavorato nel cantiere.
Per questi lavori la CISA assunse un tale Arnone,
collaboratore di Bini, con limpegno per la Calcestruzzi
s.p.a. di riassumerlo una volta ultimati i lavori.
Limputato Visentin ha definito la funzione della
CISA nella realizzazione dei lavori di Pizzo Sella
come di coordinamento imprenditoriale: in sostanza,
avuto anche riguardo ai chiarimenti analiticamente resi
dal predetto imputato circa la gestione del personale, la
CISA si sarebbe limitata a coordinare lesecuzione di
opere decise da altri e realizzate da altri (nel senso che
le

opere

furono

realizzate

da

altre

imprese

selezionate dal Bini e dal Tassinari, oppure dalla stessa


CISA ma con personale appartenente ad altre imprese).
Limputato

Lorenzo

Panzavolta,

nel

corso

dellesame dibattimentale reso il 6 febbraio 2001,


caratterizzato da una notevole prudenza ha confermato
di aver deciso di assegnare i lavori di Pizzo Sella alla
CISA dopo gli insuccessi del Bond, e di avere

procurato in tal modo, a suo dire, un grosso affare al


Visentin.
Il Panzavolta ha altres confermato di aver proposto
al Visentin di stipulare un contratto di appalto, e di
aver poi stipulato invece un contratto a regia (che
prevedeva il completamento e la consegna delle opere)
proprio per lopposizione del Visentin.
Ha, inoltre, precisato che Giovanni Bini gi da
prima

si

occupava

del

lavori

di

Pizzo

Sella

direttamente per conto della Calcestruzzi s.p.a., il che


lascia ritenere che abbia continuato ad occuparsene
anche dopo che i lavori furono assunti dalla CISA.
Nellesame dibattimentale reso alludienza del 9
gennaio 2001, limputato Franco Canepa ha dichiarato
che per Visentin acquisire il lavoro di Pizzo Sella
stato come vincere la lotteria: secondo Canepa,
infatti, si trattava di un grosso lavoro, con un 12% di
ricavo, senza dover fare nulla, tanto che lo stesso
Canepa
lavesse

chiese

perch

affidato

alla

la

Calcestruzzi

GAMBOGI

s.p.a.

(societ

non

da

lui

amministrata): No, VISENTIN per lui Pizzosella

stato

danno,

come

vincere

perch

alla

riuscito

lavoro

grosso

ricavandone

nulla,

quindi

io

questo

fatto

in

lotteria

mi
sede

di

Capo

prendere

un

12%

ricordo

che

senza

CALCESTRUZZI

un
far

contestai
e

dissi

perch

lavete

dato

alla

lavete dato a noi?


piaciuto
costi

anche

con

un

problema!

Perch

me

12%

Se

CI.SA.

di

di

poi

fare

sarebbe

un

ricavo
vuol

non

lavoro

senza

di

nessun

sapere,

voglio

dire, io dal punto di vista imprenditoriale


cio avevo delle forti perplessit sul fatto
che

quel

tipo

facilmente
proprio

di

realizzazione

vendibile,
una

cosa

appetibile,

per

perch

mi

commercialmente

noi

non

quindi..facevo

considerazioni,

cio

dovesse

io

trovavo

le

mie

scomodo

che

strada

daccesso che si vedeva passando no?

Quella

molto

sembrava

che

tutta

facevamo

quella

cosa

essere

sembrava

poco

limmobiliare
ci

fosse

tortuosa
fosse

rampicata,

una

cosa..per

non me ne sono mai occupato ecco!

uno

mai

di

quegli

entrato

argomenti

perch

non

non

su
mi

basta

Pizzosella

cui

mi

non

sono

stato

mai

chiesto nulla perch la CI.SA. difendeva con


grande cura il suo orticello che gli dava un

bel risultato economico.

Le richiamate dichiarazioni del Canepa, invero,


non sono esenti da una contraddizione di fondo: egli
esprime serie riserve riscontrate da molte altre
risultanze

dibattimentali

imprenditoriale,
dellintera

sulla

operazione

sulla

possibile

Pizzo

appetibilit
remunerativit,

Sella,

tuttavia

paragona la posizione del Visentin, che con la CISA fu


spinto (a quanto pare non senza remore) dal Panzavolta
ad imbarcarsi nelloperazione, a quella di chi vince una
lotteria.
Di pi, Canepa espressamente mostra di aver
invidiato, nellambito della concorrenza interna al
gruppo Calcestruzzi pi volte affiorata in dibattimento,
lamministratore della societ concorrente, per il fatto
che la scelta del Panzavolta fosse caduta sulla CISA e
non sulla GAMBOGI.
Perch Panzavolta abbia deciso di mandare in
Sicilia, a gestire una situazione cos delicata come
quella di Pizzo Sella, Visentin e non Canepa,
facilmente intuibile: mentre Visentin, come si detto,
uomo-Calcestruzzi da tempo, Canepa invece il
dirigente

di

una

societ

acquista

dal

gruppo

Calcestruzzi solo nel 1986, vale a dire dieci anni dopo


lepoca in cui Visentin entra nella CISA.
Ciononostante, egli aspira evidentemente fin da
subito ad acquisire allinterno del gruppo Calcestruzzi
una posizione di rilievo, tanto da contestare la mancata
assegnazione

del

lavoro

di

Pizzo

Sella

alla

GAMBOGI.
La contraddittoriet della precedente affermazione
del Canepa si coglie con maggiore evidenza nel seguito

dellesame dibattimentale, allorch egli chiamato a


riferire il giudizio che il Visentin ebbe a manifestargli
sulloperazione, e a spiegare la compatibilit di quel
giudizio con quanto dallo stesso Canepa affermato
circa la convenienza dellaggiudicazione dei relativi
lavori:
VISENTIN

mi

ha

detto

che

loperazione

di

Pizzosella secondo lui era una cazzata, visto


dallottica

dal

punto

di

vista

della

CALCESTRUZZI.(.)
Voglio

dire

domanda,
stessa

scusi,

allora

losservazione
osservazione

di

che

rispondo

alla

VISENTIN

ho

ripetuto

la
io,

allora, dal punto di vista della CI.SA. cio


amministratore
VISENTIN,

della

era

per

CI.SA.
lui

Giuliano

unoperazione

estremamente brillante, perch lui non aveva


nessun rischio imprenditoriale e ricavava il
12% di ogni lira che spendeva la CALCESTRUZZI
per la costruzione delle case; che poi anche
lui

come

me

imprenditori,
CANEPA

dal
cio

Giuliano

consideravamo

punto
se

di

fossimo
VISENTIN

liniziativa

vista

stati
in

di

Franco

privato,

immobiliare

quantomeno voglio dire azzardata dal punto di


vista, ma di nostro giudizio di imprenditori!
Poi

voglio

dire,

anche

la

scalata

della

MONTEDISON poteva essere.cio ripeto, era


il

nostro

giudizio

sulloperazione

personale

di

immobiliare

tecnici

Caposella,

nessuno entrava nel merito di dire perch


stata fatta?
Cio

ritenevamo

immobiliare,

che

dal

tanto

punto

questo

di

vista

discorso

era

talmente vero che le vendite degli immobili


io sapevo in queste famose riunioni che erano
molto

molto

rilento,

cio

era

molto

difficile vendere queste ville.


Quindi voglio dire una cazzata dal punto di
vista di ritorno per una ditta che non sa
fare

limmobiliare

CALCESTRUZZI

non

l'immobiliare,
immobiliari

come

era

il

suo

quindi
erano

probabilmente

secondo

andavano

me

settore

le

fare

operazioni

operazioni
fatte

la

da

chi

che
sapeva

fare limmobiliare, facevamo questo giudizio,


ma nessuno entrava nel merito di perch per
come,

era

una

valutazione

di

tecnici,

tecnici che parlavano dellargomento.

due

Ribadisco invece che dal punto di vista della


CI.SA.

loperazione

perch

VISENTIN

soldi

senza

era

pi

guadagnava

far

niente

che
un

brillante,
mucchio

praticamente,

di

senza

avere alcun rischio imprenditoriale, non era


lui che costruiva, lui guardava gli altri che
costruivano!
Gli

fu

chiesto,

allora

preciso,

per

capire

VISENTIN

fu

chiesto

per

meglio,
dalla

essere

vero

pi

che

CALCESTRUZZI

a
di

fare questa funzione e che lui non aveva il


personale

aveva

dei

problemi,

quindi

fece

delle..ma se lei ritiene gli fu imposto in


questo senso, cio che la CALCESTRUZZI voleva
la

sua

versava

impresa
voglio

perch
dire

almeno

alla

CI.SA.

soldi

che

rimanevano

nel gruppo no?


P.M.
Allora,

lei

indiretta

sa

chi

per
impose

conoscenza
a

diretta

VISENTIN

questa

operazione?
CANEPA
No, non lo so direttamente perch era gi
avvenuta prima che io voglio dire entrassi
nel gruppo;

immagino che lunica persona che poteva dire


a

VISENTIN

di

fare

questa

cosa

era

PANZAVOLTA, non cera nessun altro che avesse


i poteri di fare questa cosa, cio era il suo
azionista

quindi

lui

doveva

obbedire

allazionista.

Quel che appare sufficientemente chiaro, dal non perspicuo


argomentare del Canepa (che invidiava lassegnazione al
Visentin del coinvolgimento, sia pure a suo dire senza
assunzione di rischi, in una operazione imprenditoriale che egli
stesso giudicava quanto meno azzardata), che la Calcestruzzi
impose alla CISA di entrare nelloperazione Pizzo Sella, per
guardare gli altri che costruivano.
Tutto ci riscontra, evidentemente, la genesi economicomafiosa sia delloperazione Pizzo Sella nel suo complesso, sia,
soprattutto, del coinvolgimento nellaffare della Calestruzzi
s.p.a., proposto da Giovanni Bini e voluto da Lorenzo
Panzavolta.
Loperazione

immobiliare

presentava,

sul

piano

strettamente economico-imprenditoriale, pi controindicazioni


che vantaggi (non valutati come tali soltanto ex post, in sede di
sindacato

sulle

scelte

economiche

dellimprenditore,

ma

immediatamente percepiti ictu oculi il colorito commento del


Visentin ne la miglior prova - nella loro esatta portata gi in

sede progettuale), con la conseguenza che in tanto essa era


realizzabile in quanto fosse riconducibile ad una forma di
controllo illegale del territorio e delle attivit economiche.
Si conferma, inoltre, che gli interessi sottostanti sono
estranei al gruppo Calcestruzzi, tanto che la CISA doveva
guardare

gli

altri

che

costruivano:

lintervento

della

Calcestruzzi s.p.a., deciso dal Panzavolta, non si spiega dunque


se non nellottica di un contributo fornito al vero centro di
imputazione dellinteresse sotteso alloperazione Pizzo Sella,
vale a dire a Cosa Nostra.
Le dichiarazioni del Canepa hanno, in argomento, una
particolare valenza probatoria: infatti emersa in dibattimento,
quale dato sostanzialmente incontestato, lesistenza di una
concorrenza, interna al gruppo Calcestruzzi s.p.a, fra il Visentin
(amministratore della CISA) ed il Canepa (amministratore della
GAMBOGI).
Tale dato, fisologico nella dinamica di un gruppo, assume
per rilievo ai fini dellaccertamento dei fatti oggetto del presente
processo nel momento in cui a tale contesa concorrenziale che
pu ricondursi, specie sotto il profilo soggettivo, una eventuale
adesione, ovvero un allontanamento, rispetto al disegno della
capogruppo, e segnatamente del suo amministratore, rilevante in
termini

di

contributo

dellassociazione mafiosa.

reso

dallextraneus

alle

finalit

Questo profilo, che sar oggetto di specifica trattazione


nelle pagine successive, va per fin dora tenuto presente, sul
piano probatorio, giacch i dati che si sono ricavati dallesame
del Canepa, soggetto - suo malgrado - escluso dalloperazione
Pizzo Sella, assumono una particolare velenza dimostrativa, in
considerazione del disinteresse diretto dello stesso dichiarante
rispetto alla rappresentazione processuale dei relativi fatti
(laddove sia il Visentin che il Panzavolta potrebbero avere, in
tesi, un interesse a rappresentare tali fatti in modo funzionale alla
tutela della propria posizione processuale).
A tali astratte posizioni di interesse ha poi, concretamente,
fatto riscontro un diverso atteggiamento processuale, che
costituisce la proiezione di pregresse vicende infragruppo:
mentre il Visentin ha mostrato di prendere le distanze rispetto ai
vertici della Calcestruzzi s.p.a. ed al disegno strategico voluto
da tali vertici - che port alla sua uscita dal gruppo, invece il
Canepa rimasto, anche nel processo, coerente con la posizione di stretta osservanza delle direttive dellamministratore della
capogruppo, e di negazione totale dellesistenza di un profilo di
illiceit penale (finanche di quelli palesemente emersi in
dibattimento) delle intraprese siciliane - allora assunta (anche su
tale profilo si rinvia a quanto si dir tra breve, a proposito del
diverso ruolo avuto da CISA e GAMBOGI negli appalti pubblici
siciliani).

E, dunque, assai significativo che il Canepa abbia


non

soltanto

confermato

la

riluttanza

con

cui

il

Visentin entr nelloperazione (gi riferita dallo stesso


Visentin,

riscontrata

da

persona

non

certo

sospettabile di aver concordato una comune strategia


processuale), ma anche chiarito che, in fondo, tale
riluttanza era pi che fondata, e che comunque non si
trattava di perseguire un proprio lucro (con connesso
rischio), ma di fare da paravento ad altri.
Conclusivamente, va dunque rilevato che il gruppo
Calcestruzzi s.p.a. entr nellaffare Pizzo Sella, che
gi allora presentava evidenti elementi sintomatici
dellillegalit delloperazione e della sua genesi interna
allorganizzazione
Panzavolta,

su

mafiosa,

proposta

per

decisione

evidentemente

del

non

(o

difficilmente) rifiutabile - del Buscemi, fortemente


caldeggiata dal Bini.
5. Il gruppo Calcestruzzi s.p.a. ed il settore degli
appalti pubblici siciliani
Il

filone

piattaforma

maggiormente

accusatoria

significativo

risultato

essere

della
quello

relativo alle cointeressenze fra Cosa Nostra ed il


gruppo ravennate, amministrato da Lorenzo Panzavolta,
nel settore della partecipazione agli appalti pubblici

aggiudicati in Sicilia tra la fine degli anni ottanta e


linizio del decennio successivo.
Mette

conto

richiamare

in

proposito

una

incontestata emergenza dibattimentale: la rilevante


entit

dei

finanziamenti

pubblici

destinati,

in

quellepoca, a lavori ed opere da eseguirsi in Sicilia,


soprattutto in relazione alla c.d. emergenza idrica.
Per comprendere il contesto entro il quale si calano
le singole vicende che saranno oggetto di specifica
analisi,

occorre

richiamare

quanto

dichiarato

in

dibattimento dallimputato di reato connesso Angelo


Siino.
Il Siino ha spiegato di avere gestito un sistema di
turnazione fra le imprese in relazione agli appalti
aggiudicati dalla Provincia di Palermo, in cui il ruolo
di Cosa Nostra era ancora, per cos dire, parassitario,
in quanto limpresa aggiudicataria doveva poi curare
per proprio conto la c.d. messa a posto con la
famiglia mafiosa locale, oltre a corrispondere una
percentuale

dellimporto

del

lavoro

aggiudicato

allesponente politico Salvo Lima per il tramite dello


stesso Siino - come corrispettivo del finanziamento del
lavoro medesimo.
5.1. La gara per laggiudicazione dei lavori di
costruzione della strada S.Mauro Castelverde-Gangi.

Ha dichiarato il Siino che in occasione di uno di tali


appalti banditi dalla Provincia, quello relativo alla
costruzione della strada S. Mauro Castelverde-Gangi
(che, a detta del Siino, secondo il criterio della
competenza territoriale che ispirava il sistema della
turnazione

avrebbe

dovuto

essere

aggiudicata

allimpresa di Cataldo Farinella), per il quale era


previsto un importo a base dasta di circa 25 miliardi di
lire, egli ricevette la visita di Antonino Buscemi e di
Giovanni Bini, dopo la pubblicazione del bando di
gara.
Il Buscemi, evidentemente consapevole del ruolo
del Siino nella gestione degli appalti della Provincia,
avanz la pretesa di decidere a chi dovesse essere
aggiudicato il lavoro.
Ha specificato il Siino che la ragione apparente per
la quale il Buscemi ebbe ad avanzare una simile pretesa
sarebbe stata individuata in una parentela madonita del
Buscemi, che a suo dire avrebbe dovuto riconsiderare
lapplicazione del criterio della competenza territoriale
(in relazione al tradizionale raggio dazione delle
famiglie e dei mandamenti di Cosa Nostra) siccome
operato dal Siino (che, come detto, aveva individuato
limpresa del Farinella).

In realt, il Buscemi avrebbe anche detto al Siino di


avere gi pronta per questo lavoro una grossa impresa
gestita da un certo Visentin.
Allobiezione

del

Siino

dellesistenza

di

una

impresa gi individuata come naturale aggiudicataria


del lavoro, il Buscemi avrebbe mutato tono, e dalla
persuasione sarebbe passato alla minacce.
Sorse allora, a detta del Siino, un problema di
gestione

delle

infiltrazioni

mafiose

negli

appalti

pubblici non limitato alla gara in questione, ma di pi


vaste proporzioni, in quanto relativo alla necessit di
una generale riorganizzazione del sistema dei rapporti
fra

singole

famiglie

mafiose

ed

imprese

di

riferimento.
Ci in quanto nel frattempo Salvo Lima, cui il Siino
si era rivolto dopo lincontro con il Buscemi, gli aveva
detto di vedersela, da quel momento in poi, con i suoi
paesani, vale a dire con la famiglia mafiosa di S.
Giuseppe Jato, allinterno della quale era nel frattempo
cresciuto il potere di Baldassare Di Maggio.
Con

particolare

riferimento

alla

S.

Mauro

Castelverde- Gangi, Siino propose a Di Maggio di


demandare la decisione alle famiglie mafiose locali;
Settimo Damiani, capo della famiglia mafiosa di

Monreale, mise in contatto Peppino Farinella con Di


Maggio.
Si profil cos unipotesi di gestione del lavoro al
50% fra la CISA e limpresa di Cataldo Farinella;
Antonino Buscami, per, presso la cui cava di Billiemi,
si era recato il Di Maggio, a detta del Siino rifiut
anche questa ipotesi.
Nel frattempo il Siino aveva saputo che dietro
laggiudicazione di questi appalti cera il vertice di
Cosa Nostra: in particolare, Giovanni Brusca gli
avrebbe fatto capire che chi tirava le fila della cosa non
era Salvatore Riina ma Bernardo Provenzano, mentre
seppe poi da Baldassare Di Maggio che era proprio il
Riina, in prima persona, ad occuparsi della materia.
In ogni caso, significativa appare la dichiarazione
del Siino relativa ad un incontro, organizzato sempre
per

risolvere

la

questione

della

gara

per

laggiudicazione dei lavori relativi alla costruzione


della strada S. Mauro Castelverde-Gangi, avvenuto
presso lofficina del Di Maggio.
Nellincontro, cui parteciparono Siino, Brusca e
Buscemi, prese corpo lipotesi di accordo del 50% gi
esaminata.
In particolare, Brusca disse in quelloccasione a
Siino che da allora in poi gli interessi di Cosa Nostra

nel settore degli appalti pubblici sarebbero stati curati


dal Buscemi, con cui il Siino fu invitato a collaborare.
Di Maggio, alla presenza di Peppino Barreca e di
Peppino Farinella, avrebbe dato disposizione di versare
cinquecento milioni di lire ai politici, cinquecento
milioni

Cosa

Nostra

(o

quanto

meno

allo

schieramento che egli rappresentava), cento milioni


alla famiglia mafiosa di Gangi (rappresentata dal
Barreca) e cento milioni alla famiglia mafiosa di S.
Mauro (rappresentata dal Farinella).
Il Buscemi, che a detta del Siino, poteva per
mezzo delle imprese del gruppo ravennate gestire
qualunque lavoro, voleva estendere laccordo raggiunto
allintero mercato siciliano.
Buscemi disse a Siino che era in grado di gestire un
manager

di

fiducia

di

Raul

Gardini,

Lorenzo

Panzavolta, definito migliore di un uomo donore.


Raggiunto laccordo allinterno di Cosa Nostra, si
pose il problema di contattare le circa settanta imprese
che avrebbero partecipato alla gara, per farle ritirare
ovvero perch indicassero un ribasso concordato.
Il Siino ha descritto in modo analitico questa fase.
In particolare, si riunirono, presso gli uffici del
Buscami, il Siino, il Bini e lo stesso Buscemi e
convennero che le imprese direttamente conosciute

avrebbero dovuto essere contattate dal Siino e dal


Farinella, mentre alle altre avrebbero pensato Buscemi
ed il gruppo ravennate.
Il Siino ha specificato che ci fu un incontro a Roma
procurato dal Buscemi - fra lui ed un certo Neri della
CISA, in cui si divisero le imprese da contattare (Siino
aveva lelenco delle imprese partecipanti, fattogli avere
da Salvo Lima).
Allincontro con il Neri sarebbero stati presenti
anche Buscemi, Bini ed Angelo La Barbera.
Il Siino ha altres riferito di una riunione tenutasi
per determinare le quote allinterno dellassociazione
temporanea di imprese, indicando analiticamente in che
modo e per quali ragioni la CISA assunse una quota del
60 % e limpresa Farinella quella del 40% ( vedi trascr.
udienza 28 maggio 1999).
Nonostante la pianificazione della turbativa, giunse
alla Provincia di Palermo unofferta indesiderata,
quella dellimpresa facente capo al conte Pontello.
Il Siino avvis quindi Giovanni Bini.
Lindomani, a detta di Siino, Pontello si present a
Palermo per ritirare lofferta; allaeroporto era andato a
prenderlo il Bini.
Tutto ci avveniva, a detta del Siino, nel settembre
1987.

Il Siino ha specificato che non spettava a lui


avvicinare un personaggio come Pontello, ed ha altres
affermato che questa vicenda fu gestita dai vertici della
CISA.
Il Siino ha poi riferito dellaggiudicazione della
gara al raggruppamento predestinato, con un ribasso
definito medio del 7%.
Le dichiarazioni del Siino fin qui sintetizzate
sullinquinamento

mafioso

della

gara

per

laggiudicazione dei lavori di costruzione della strada


S.Mauro

Castelverde-Gangi,

propongono

una

ricostruzione della vicenda sostanzialmente collimante


con quella ritenuta nella sentenza del Tribunale di
Palermo, sez. I penale, del 31 dicembre 1996 (in
particolare, pagg. 384 e segg.), passata in giudicato e
ritualmente versata in atti.
Sulla gara in questione cui, come gi anticipato, si
riferisce una delle ipotesi di turbata libert degli
incanti ormai prescritte, e che tuttavia necessario
esaminare per scrutinare lipotesi daccusa elevata a
carico degli imputati Panzavolta, Canepa e Visentin
ha

reso

dichiarazioni

pure

limputato

Giuliano

Visentin, nel corso dellesame dibattimentale.


Visentin ha dichiarato che la partecipazione alla
gara gli fu proposta, come ipotesi di lavoro, da

Giovanni Bini, e che la cosa fu seguita, per la CISA,


dal geometra Neri.
N Neri, n Bini, gli parlarono mai della persona
del Siino in relazione a tale gara: Visentin seppe anzi
che nellattivit di sondaggio dellinteresse di altri
imprenditori per laggiudicazione della stessa il Neri
non fu coadiuvato da altre persone.
Neri rifer a Visentin che il sondaggio preliminare
era stato effettuato da Bini per le imprese siciliane.
Neri

aveva

comunque

lelenco

delle

imprese

partecipanti, che,secondo il Visentin,gli fu fornito dal


Bini.
Alla fine di tale opera di sondaggio furono
individuati quattro ostacoli seri: limpresa Farinella
(insieme alla quale la CISA present poi lofferta), la
Ferrocemento di Roma e la Grassetto di Padova (i cui
vertici furono direttamente contattati dal Visentin), e la
Icori delling. Vecellio, che pretese la somma di 250
milioni di lire per restare fuori dallaggiudicazione
(pagate, per 150 milioni, con fondi neri della CISA, e
per 100 milioni dallimpresa Farinella).
Quanto allofferta dellimpresa del conte Pontello,
il Visentin ha dichiarato che questa fu presentata per
errore, in quanto il Pontello aveva dimenticato di
comunicare ai propri collaboratori di desistere.

Il Visentin ha inoltre dichiarato che la richiesta al


Pontello di ritirarsi dalla gara fu formulata, dal
Panzavolta (o da Pironi, o da entrambi) nel corso di un
pranzo svoltosi a Ravenna.
Ranieri Pontello si rec personalmente a Palermo
per ritirare lofferta, e Giovanni Bini lo accompagn
alla Provincia.
La costruzione dellopera si concluse, a detta del
Visentin, con un enorme danno economico per la CISA,
a causa dei costi elevati che si dovettero affrontare, che
a detta del Farinella (cui Visentin chiese conto di tali
costi) erano dovuti ad un problema relativo al calcolo
dei volumi, tanto che ne nacque un contenzioso con
lamministrazione.
Nel corso dellesame dibattimentale (udienza 5
luglio 2000) limputato Giovanni Bini ha dichiarato di
aver ricevuto una telefonata dal Panzavolta che lo
incaricava di andare a prendere il figlio del conte
Pontello, Ranieri, allaeroporto di Palermo.
Il

Pontello

arriv

Palermo,

secondo

quanto

dichiarato dal Bini, sullaereo della Calcestruzzi s.p.a.


solitamente

utilizzato

dal

Panzavolta;

si

recarono

quindi alla Provincia, dove incontrarono il Siino (al


Bini tale incontro sembr casuale).

Ranieri Pontello disse a Bini che era stato Lorenzo


Panzavolta a chiedere a suo padre un pass per questa
gara.
In

ci

le

dichiarazioni

del

Bini

riscontrano,

sostanzialmente quanto dichiarato dal Visentin sul


ruolo

direttamente

rivestito

dal

Panzavolta

nella

vicenda.
Il Bini ha altres riscontrato due ulteriori dati
emersi dalle dichiarazioni, convergenti, del Siino e del
Visentin: la determinazione delle quote, fra CISA e
impresa Farinella, che allinterno del raggruppamento
fu oggetto di discussioni; la fornitura del calcestruzzo
per lesecuzione dei lavori fu curata dal Bini.
Lorenzo

Panzavolta,

nel

corso

del

suo

esame

dibattimentale, ha dichiarato di non conoscere le


vicende che portarono allaggiudicazione del lavoro in
esame, avendo appreso di tale aggiudicazione solo
molto tempo dopo.
Ha negato di aver chiesto ai Pontello di ritirare la
propria offerta, pur dichiarando di conoscerli.
Dallesame delle dichiarazioni rese dai principali
protagonisti

della

vicenda,

emerge

dunque

una

ricostruzione sufficientemente lineare.


Linteressamento

di

Cosa

Nostra,

nella

sua

componente emergente, intenzionata a soppiantare il

metodo della turnazione gestito dal Siino, era stato


palesato

dallintervento

imporre,

per

del

quella

Buscemi,

come

per

tendente
future

ad

gare,

laggiudicazione ad imprese del gruppo Calcestruzzi


s.p.a. di Ravenna.
Allinterno

di

lamministratore
rapporti,
industriale,

tale

gruppo

Lorenzo

anche

illeciti,

come

era

direttamente

Panzavolta

afferenti

tale

dimostra

la

vicenda

gestire

politica
del

ritiro

dellofferta da parte di Ranieri Pontello (in argomento


le dichiarazioni del Bini - che fu contattato dal
Panzavolta

che

ricevette

lesplicita

confidenza

proprio dal Pontello sulla persona che contatt suo


padre per ritirarsi dalla gara e del Visentin sono
assolutamente collimanti, mentre il Siino, estraneo a
tale livello di rapporti, non ha potuto che ipotizzare un
intervento dei vertici CISA).
Inutile precisare che il Visentin, che ha ammesso di
avere effettuato richieste analoghe presso altre imprese
(Ferrocemento,

Grassetto,

Icori),

anche

mediante

lutilizzo dei fondi neri della societ, e che dunque non


si vede per quale ragione avrebbe dovuto negare
proprio questo intervento, si dimostrato anche in
questa occasione molto pi attendibile, in quanto non
reticente,

rispetto

al

Panzavolta,

che

ha

negato

circostanze concordemente riferite sia dallo stesso


Visentim, sia, con dovizia di particolari (in relazione al
mezzo usato ed alle ragioni del viaggio), dal Bini.
Proprio il Bini si mostra per inattendibile laddove
afferma che, condotto il Pontello alla Provincia di
Palermo, qui incontrarono casualmente il Siino: se il
motivo del viaggio era quello, da pi parti indicato,
della turbativa della gara in favore del raggruppamento
CISA-Farinella, di cui il Siino si occupava a livello
locale, lincontro alla Provincia con il Siino, da parte
del Pontello, contattato dal Panzavolta (titolare e
gestore degli interessi ultralocali dellintesa), non pu
logicamente rappresentare una casualit, ma piuttosto
la quadratura del cerchio, la plastica dimostrazione
dellaccordo fra Calcestruzzi s.p.a e Cosa Nostra,
finalizzato allillecita gestione degli appalti pubblici
siciliani.
Del resto, a detta del Siino fu proprio lui a
rappresentare al Bini la necessit di intervenire a
livelli cui egli non aveva accesso, e rispetto ai quali lo
stesso Bini fungeva da intermediario siciliano presso
i

Pontello,

ricostruzione
lipotesi

sicch
(e

in

tutto

logicamente

alternativa

conforme

tale

incompatibile

con

dellincontro

casuale)

che

il

Pontello, contattato dal Panzavolta e accolto dal Bini

allarrivo a Palermo, si incontrasse poi nei locali della


Provincia

proprio

operativamente

la

con

il

Siino,

procedura

il

quale

(parallela

gestiva
quella

formale) illecita di scelta del contraente nellinteresse


di Cosa Nostra, ed aveva il compito ultimo di
assicurarsi che il lotto dei partecipanti alla gara fosse
composto

unicamente

da

imprese

che

avessero

presentato offerte fittizie o strumentali.


5.2.

lavori

per

la

riqualificazione

la

ristrutturazione della Tonnara di Capo Granitola


Un altro degli episodi che merita di essere
analizzato in questa sede quello relativo ai lavori per
la riqualificazione e la ristrutturazione della Tonnara di
Capo Granitola.
Secondo le articolate dichiarazioni del Siino,
questa vicenda si inserisce in una fase pi evoluta del
condizionamento mafioso dellesecuzione delle opere
pubbliche, in cui il ruolo di Cosa Nostra cessa di
essere parassitario per assumere i caratteri di una vera
e propria gestione globale del mercato delle commesse
pubbliche.
Ci implica, negli imprenditori che vi aderirono,
non gi un mero consenso alla turbata libert degli
incanti, in tesi giustificata sulla base di una ipotetica

necessit

di

accedere

comunque

al

mercato,

ma

piuttosto la volont di contribuire alla diretta gestione


della principale attivit di controllo delle attivit
economiche da parte di Cosa Nostra.
Un significativo riscontro al contributo conoscitivo
del Siino si ritrova nelle dichiarazioni rese, nel corso
dellincidente probatorio, da Benedetto DAgostino,
imprenditore

che

partecip

questa

fase

del

condizionamento mafioso degli appalti pubblici, e che


in argomento ha reso dichiarazioni molto dettagliate:
Si,

questo

conoscenza

appalto
di

io

ne

questo,

sono

di

venuto

questo

appalto

della Tonnara di Capo Granitola in occasione


di

un

incontro,

una

chiacchierata

dellonorevole

Lima,

turismo,

diceva

che

programma
tonnare

mi

per
in

la

casa

dallassessore
che

si

era

ristrutturazione

Sicilia,

al

fatto
di

5,

un

alcune
che

finanziamenti credo che erano della Comunit


Economica
Regione

Europea,
Siciliana

che

non

venivano

dalla

dallAssessorato

al

Turismo che notoriamente senza portafoglio


quindi

ha

bisogno

di

leggi

comunque

avevano

per

ristrutturazione

la

questi

lonorevole

Merlino,

assessore

Turismo

ingegnere,
progetti

al

quindi
che

erano

si

soldi

da

delle
che

particolari,

stati

tonnare
allora

che
era

spendere

era

anche

guardato
fatti,

e
era
un
dei

progetti

pilota
dice

di

nella

qualcosa
lunica

Tonnara

che

le

tonnara

attracco
che

tonnare,
pu

ad

di

gruppo

riferimento,
Sciangula
notizie

davano
o

successivamente
potevo

costruzione
lavoro,

Tonnara

del

di

Questi

Merlino,

io

avere

di

potere

appalti.

lho

del,

avere

una

Capo

del

come

per

la

parte

del

marittimo,

Granitola

cappello
appalti

saputo
di

partecipare

per

da

che

di

Tonnara

congeniale,

un

di

questi

questo

Capo

mio

possibile

quindi

sulla

Sailem

me

chiamiamolo
Cambogi.

che

il

possibilit

questo

quindi

come

che

senso

detto

era

organizzare

anche

Granitola,

gi

quando

un

presenza

quello

Lima

questo

partecipare
Seppi

sia

mi

in

era

quindi

stessi,

ho

di

turistico

sua

Come

andreottiano

poi

porto

la

perch

bisogno
un

detto,

Granitola

interessare

turistico,
vedrebbe

aveva

Capo

avere

imprenditoriale.

loro

di

mi

sulla

cera
parte

nascevano

un,
della

con

una

griglia molto ristretta nel senso che cera


di bisogno di una certa categoria dellAlbo
Nazionale

Costruttori

avevano

in

essendo

unimpresa

che

Italia,per

poche

cui

generale,

la

imprese
Cambogi,

unimpresa

altamente qualificata, era stata inserita in


queste

ristrutturazioni

guarda

proprio in quella di Capo Granitola.

caso

Cos facendo, sapendo i rapporti chiaramente


che

cerano

con

Panzavolta

attraverso

Nino

la

Cambogi

tutto

il

Buscemi

ho

sono

ricollegato

con

gi

conoscevo,

allora

Cambogi,

per

consortile,

resto,

lingegnere

Canepa

responsabile
fare

per

potere

di

sempre

rintracciato,

potere

allacquisizione

attraverso

questo

una

mi
che

della
societ

arrivare

lavoro.

Nella

mediazione di Bini si inserisce il discorso


Reale
che

Costruzioni,
con

Roma,

ci

sia

con

Buscemi

andammo

siamo

incontrati

lingegnere
alla

Bini

cambogi

di

ripetutamente

abbiamo fatto un accordo per cui si fatta


poi

unassociazione

partecipare

lettera

se

b,

questo
non

di

imprese

appalto
ricordo

che

era

male,

per
un

per

24
cui

cera Cambogi capofila, la Sailem, la Reale


e

una

piccola

Valmar,

se

questo.Negli

impresa

non

di

ricordo

uffici

di

impiantistica
male.

Roma

la

quindi

della

Cambogi

si gettarono le basi per potere fare questa


associazione
appalto

dimpresa

che

aggiudicato,

in

poi

scatur,

una

ad

societ

consortile.

Il DAgostino, dopo aver descritto nei termini


seguenti il contesto in cui matur sul versante
politico-imprenditoriale-mafioso il raggruppamento
di imprese che poi si aggiudic la gara, ha riferito, sia
pure

nei

termini

vaghi

di

cui

ha

avuto

diretta

percezione, di una specifica condotta illecita del


Canepa funzionale allaggiudicazione:
DAGOSTINO:Io per quanto mi riguarda, anche
perch cos mi fu detto dallonorevole Lima
di

avere,

corrente

pensare

io

andreottiana,

Granitola
lire

di

diedi

200.000

Lingegnere

in

Canepa

effettivamente

non

per

pi

milioni

direttamente
lappalto

tranche

la

mi

qualcosa

ha

detto

Capo

somma

allonorevole

fece

alla
di

Merlino.

per.
mai

Per

cosa

ha

fatto e di che entit e verso chi, comunque


per

la

parte

politica

pensai

io

proprio

attraverso lassesore allonorevole Merlino,


autorizzato dallonorevole Lima.
P.M.:

Lingegnere

Canepa,

il

Buscemi

il

Bini erano a conoscenza di questo pagamento,


di

questa

tangente

che

lei

avrebbe

dovuto

corrispondere al Merlino?
DAGOSTINO:

Si,

si

se

ne

parl

perch

ne

presi lincarico io perch cos mi era stato


detto

perch

pertinenza,

le

erano

opere

opere

marittime

di

mia

incidevano

per circa la met dellappalto.

Il DAgostino ha altres confermato che il lavoro di


Capo

Granitola

compendio

di

era

parte

di

finanziamenti

un

pi

complesso

comunitari,

che

nellambito degli accordi illeciti afferenti la gestione di


tali finanziamenti era prevista laggiudicazione di
successivi lavori alla IMPRESEM dellimprenditore

agrigentino Filippo Salamone, imputato nel presente


procedimento:
P.M:

Oltre

lappalto

erano

previsti

della

stessa,

anche

di

Capo

altri

della

Granitola

appalti

stessa

sempre

specie

nel

medesimo settore lintervento?.


DAGOSTINO:
Tonnara

Si,

io

seppi

Favignana

che

da

cera

una

ristrutturare,

unaltra a Milazzo e unaltra nella zona tra


Gela
nera

Licata,
una

queste

quinta

che

per

certo

era

nel

poi

ce

siracusano,

per so anche per certo che non se ne fece


pi
sulla

niente;

cio

sapevo

Tonnara

lavorarci

di

per

esempio

Favignana

lImpresit

che

dovevano

limpresa

lImpresem ma credo, credo, sono sicuro che


poi

non

sono

state

fatte

pi

questi

del

Filippo

appalti.
P.M.:

LImpresem

limpresa

Salamone.
DAGOSTINO: Filippo Salamone, si, associata
allImpresit.
P.M.:

Quindi

riguarda,
era

stato

era

vi

sarebbe

stato

messo

messo,
un

stato
la

per

quanto

domanda

cappello,

come

se
lei

pocanza ha detto.
DAGOSTINO: Si.

Dunque,

come

gi

evidenziato

nella

parte

di

motivazione relativa alla posizione processuale degli


imputati Salamone Miccicch, viene destinata alla

Sicilia una quota di finanziamenti comunitari relativi


alla ristrutturazione di antiche tonnare: si tratta di
lavori gestiti in sede regionale (con il competente
assessorato che funge da sportello erogatore di spesa),
tanto

che

politici

in

stretto

contatto

con

limprenditoria mafiosa si mettono subito allopera per


segnalare alle imprese loro vicine laffare.
Si tratta, per, di lavori che esigono requisiti di
qualificazione che piccole imprese gravitanti in questo
mondo, come la Reale, non possiedono.
Ecco allora il coinvolgimento di grandi imprese
come la GAMBOGI, che mette il cappello sui lavori
di Capo Granitola, nellambito di un complessivo
disegno di apprensione di finanziamenti comunitari che
vede limputato Filippo Salamone aggiudicatario in
pectore dei successivi lavori.
Anche su questa vicenda, ancorch le dichiarazioni
del

Siino

del

DAgostino

si

riscontrino

vicendevolmente, limputato Franco Canepa ha reso


una diversa ricostruzione, negando sia un interesse
reale della GAMBOGI nel lavoro di Capo Granitola (a
detta del Canepa la GAMBOGI avrebbe avuto un ruolo
puramente formale, di direzione tecnica dei lavori); sia
le

modalit

dellinserimento

della

Reale

nel

raggruppamento (che il Canepa asserisce essere stata

introdotta non dal Bini, che peraltro vi era direttamente


interessato, ma dal DAgostino); sia il contatto iniziale
con il DAgostino, che egli afferma essere stato diretto,
mentre il DAgostino ha affermato di essersi rivolto al
Buscemi

per

contattare

lamministratore

della

GAMBOGI (esame dibattimentale, udienza 9 gennaio


2001).
6.

Conclusioni sui rapporti con Cosa Nostra

delle diverse figure soggettive operanti in Sicilia per


conto del gruppo Calcestruzzi s.p.a.
Alla

luce

delle

esaminate

risultanze

dibattimentali, relative al coinvolgimento diretto degli


imprenditori del gruppo ravennate

- imputati nel

presente processo nei fatti fin qui analizzati, ora


necessario sia valutare la sussumibilit delle rispettive
condotte nella fattispecie di reato loro contestata; sia,
soprattutto, scrutinare le singole posizioni, sotto il
profilo tanto della obiettiva ascrivibilit a ciascuna di
esse

di

un

contributo

allorganizzazione

causalmente

mafiosa,

rilevante

quanto

reso
della

consapevolezza soggettiva di renderlo.


6.1. I processi decisionali allinterno del gruppo
Calcestruzzi s.p.a

E emerso dallistruttoria dibattimentale che il


gruppo

Calcestruzzi

organizzativa

s.p.a.

articolata

aveva

sulla

base

una
di

un

struttura
duplice

criterio: da una parte vi erano le societ controllate,


operanti in tutto il territorio nazionale ed anche
allestero, con compiti strategici ripartiti per settore
industriale e con autonomia imprenditoriale (ancorch
allinterno di unottica di gruppo); dallaltra vi era una
struttura territoriale, con compiti di supporto alle varie
imprese del gruppo operanti nelle singole regioni,
affidata

ai

capi-zona

locali,

quali

avevano

evidentemente competenze trasversali (rispetto ai vari


settori industriali in cui operava il gruppo) ma non
decisionali, bens, appunto, di supporto.
Rispetto a questo schema, da pi parti tracciato,
collide la preponderante figura del Bini in Sicilia, che
porter come si dir tra breve alla rottura fra il Bini
ed il Visentin, pure legati come dagli stessi e da altri
dichiarato da un eccellente rapporto umano ed anzi da
frequentazioni familiari.
Tanto i dirigenti operanti come capi-zona delle
rispettive aree territoriali, che quelli posti ai vertici
delle societ del gruppo, erano comunque sottoposti
gerarchicamente al vertice della capogruppo, id est alla
figura del Panzavolta, dal quale ricevevano direttive

vincolanti nelle periodiche riunioni che si tenevano a


Ravenna.
Queste premesse sono necessarie per inquadrare i
fatti alla luce dellatteggiamento processuale tenuto
dagli imputati Bini, Visentin, Canepa e Panzavolta,
ciascuno tendente a traslare sul livello operativo
immediatamente contiguo (superiore o collaterale per i
primi tre, inferiore per il quarto) la responsabilit delle
scelte strategiche.
Oltre al dato processuale da ultimo richiamato, che
indubbiamente fornisce un elemento non trascurabile al
processo ricostruttivo, occorre premettere allanalisi
una riflessione di natura penale-sostanziale, relativa
alla connessione esistente fra le condotte di reato in
esame ed il ruolo imprenditoriale, allinterno del
gruppo Calcestruzzi s.p.a, degli imputati.
E

infatti

di

palese

evidenza,

alla

luce

di

numerosissime ed univoche emergenze dibattimentali,


che gli imputati Lorenzo Panzavolta, Franco Canepa e
Giuliano Visentin sono chiamati a rispondere del
delitto di concorso esterno in qualit di amministratori
delle societ che hanno operato in Sicilia agevolando
gli interessi di Cosa Nostra.
Il

contributo

fornito

allassociazione

mafiosa,

ipotizzato nei capi di imputazione, non infatti quello

del singolo imprenditore in quanto tale, bens quello


del gruppo industriale e delle sue societ controllate.
Il problema della individuazione, allinterno di enti
collettivi o gruppi di societ, della persona fisica
responsabile di condotte penalmente rilevanti, sorge dal
conflitto fra la regola - tralaticiamente mutuata da una
risalente tradizione giuridica per cui, in forza del
principio di personalit della responsabilit penale,
societas delinquere non potest, ed il dato - emergente
della concreta pratica dei comportamenti per cui
societas saepe delinquit.
Le posizioni teoriche estreme oscillano, come
noto, da un criterio formalistico, tendente a privilegiare
la titolarit della qualifica corrispondente al livello
decisionale
avvantaggiata

proprio
dal

della
reato,

posizione
alla

di

teoria

interesse
cosidetta

funzionalistica, che attribuisce rilievo prevalente alle


funzioni in concreto esercitate piuttosto che alla
titolarit di qualifiche formali.
Mentre la prima opzione reca il rischio di una
responsabilit di posizione, tendente a traslare verso il
vertice dellente lindividuazione dei soggetti chiamati
a rispondere dei reati commessi nellinteresse dellente
medesimo, la seconda presenta lopposto inconveniente

di

spostare

eccessivamente

verso

il

basso

la

responsabilit penale allinterno dellimpresa.


Si

ritiene

soluzione

pertanto

intermedia,

maggiormente

corretta

la

generalmente

accolta

in

giurisprudenza, che ha riguardo alla

natura della

violazione contestata ed alla sussistenza, in capo


allagente, di poteri non soltanto formali necessari
e sufficienti a garantire losservanza del precetto
penale.
Queste essendo le coordinate ermeneutiche del
problema, lapplicazione delle stesse al caso di specie
va condotta avuto riguardo da un lato alle peculiarit
oggettiva

soggettiva

dellincriminazione

di

concorso esterno esterno nel reato associativo, e


dallaltro alle concrete emergenze dibattimentali, allo
scopo di verificare se siano riscontrabili, o meno,
fattispecie di delega di funzioni, propriamente intesa,
ovvero di c.d. delega di esecuzione.
Il dato di partenza costituito, come detto, dalla
peculiarit

della

dellimprenditore,

forma
che

si

di

concorso

realizza

esterno

mettendo

disposizione di Cosa Nostra lattivit dellimpresa o


del gruppo di imprese.
Rispetto

tale

circostanza

si

tratta

allora

di

ripercorrere sia gli ordinari processi decisionali, interni

alla struttura imprenditoriale, nellottica della peculiare


fattispecie

di

reato

contestata,

la

cui

sussistenza

presuppone non soltanto un contributo avente precise


caratteristiche - reso allorganizzazione mafiosa, ma
anche la consapevolezza e la volontariet di arrecare ab
extrinseco un decisivo vantaggio al sodalizio.
Mentre alcuni imputati (come il Canepa e il Bini,
ma soprattutto il Panzavolta), hanno apoditticamente ed
in alcuni casi anche illogicamente (contro levidenza
dei fatti), sostenuto la propria estraneit ad alcuni
processi decisionali, ovvero (non potendo negare la
partecipazione) hanno prefigurato il proprio ruolo in
chiave minimalista, invece altri (il Visentin) hanno
analiticamente riferito, in relazione a precisi episodi, lo
svolgimento di attivit anche penalmente rilevanti di
cui hanno avuto diretta percezione.
Questa

diversa

condotta

processuale,

oltre

ad

incidere sulla valutazione di attendibilit delle relative


dichiarazioni, fornisce poi un indice sintomatico della
sussistenza o meno di un interesse ad occultare un
proprio coinvolgimento nei fatti in questione.
Limputato ha infatti la facolt di non rendere
lesame: ma, ove non intenda avvalersene, le sue
risposte, in quanto obiettivamente collidenti con le
complessive risultanze dibattimentali, ben

possono

essere

valutate

dellinteresse

ad

come

elemento

occultare

un

sintomatico

coinvolgimento

del

dichiarante.
Si tratta di verificare, in chiave critica, il grado di
concludenza degli elementi raccolti, anche alla luce del
richiamato comportamento processuale degli imputati.
Limputato di reato connesso Angelo Siino ha in pi
occasioni

dichiarato,

nel

corso

dellesame

dibattimentale, di aver saputo da Antonino Buscemi che


linterlocutore che, per conto del gruppo ravennate,
gestiva gli affari illeciti con Cosa Nostra, era
Lorenzo Panzavolta (definito addirittura meglio di un
uomo donore).
Questa

affermazione,

che

in

punto

di

fatto

costituisce la piattaforma probatoria dellaccusa di


concorso esterno elevata a carico del Panzavolta (salvo
a verificare, in punto di dirittto, la sua sussumibilit in
tale fattispecie), ha trovato numerosi riscontri diretti
(si pensi alla vicenda dellintervento del Panzavolta
presso i Pontello per la gara relativa alla strada S.
Mauro

Castelverde-Gangi,

tutela

di

un

raggruppamento composto da unimpresa del gruppo


Calcestruzzi

ed

una

riconducibile

personaggi

appartenenti a Cosa Nostra; oppure allinvestimento


di Pizzo Sella).

Un

ulteriore

riscontro

alla

prospettata

ipotesi

ricostruttiva si ha nelle dichiarazioni rese da Benedetto


DAgostino, il quale in sede di incidente probatorio ha
dichiarato che Buscemi, in merito agli appalti siciliani,
aveva un rapporto personale con Panzavolta.
Il DAgostino ha anzi precisato di aver potuto
personalmente riscontrare, nei fatti, tale affermazione:
e questo era un rapporto che effettivamente mi
risultava, questo rapporto ottimo perch poi quando ho
conosciuto

Panzavolta

nella

sede

di

Roma

della

Cambogi , in effetti cera presente anche Buscemi, il


rapporto era molto caloroso.
La chiamata in correit del Siino nei confronti del
Panzavolta, e gli elementi di riscontro raccolti (che
hanno, peraltro, ulteriormente arricchito i tratti del
contributo

concorsuale),

consentono

pertanto

di

ritenere dimostrata non soltanto la materialit delle


condotte contestate allimputato, ma anche la evidente
consapevolezza e volontariet di legarsi alle sorti del
comitato daffari di Cosa Nostra, alle cui finalit
vitali, in quel momento storico egli ha dunque
contribuito attraverso la cooperazione con uno degli
uomini forti di quel comitato, vale a dire Antonino
Buscemi (per la parte in cui tali relazioni sono state
ritenute penalmente rilevanti).

Gi la vicenda dellinvestimento di Pizzo Sella, nei


termini in cui stata ricostruita nella citata sentenza
della Corte di Appello di Palermo (coperta sul punto
dal giudicato), aveva del resto evidenziato come il
Panzavolta,

almeno

in

occasione

delle

intraprese

siciliane del gruppo, concretamente curasse le attivit


delle societ operative del gruppo, oltre naturalmente
- a quelle della capogruppo: il che vale sicuramente per
Pizzo Sella, ma costituisce un elemento sintomatico del
modo

di

intendere

concreti

assetti

dei

poteri

infragruppo, sicuramente utile sotto il profilo della


verifica critica sia delle dichiarazioni eteroaccusatorie,
che della contraria ricostruzione minimalista proposta
dallimputato nel corso dellesame dibattimentale.
Questo

modo

dintendere

le

funzioni

di

amministratore della capogruppo, che ha costituito


oggetto di concreto accertamento dibattimentale, non
costituisce del resto una anomalia, ma semmai la
conferma

del

personale

esercizio

da

parte

del

Panzavolta di poteri insiti nella cura di quello che la


giurisprudenza civile definisce interesse di gruppo,
che

non

consente

di

valutare

atomisticamente

le

posizioni di interesse delle singole societ e che


addirittura

giunge

qualificazione,

ad

rispetto

imporre
ai

una

diversa

corrispondenti

rapporti

contrattuali correnti fra soggetti non legati da un


vincolo di appartenenza, delle operazioni infragruppo,
che incide dunque sulla causa delle corrispondenti
tipologie negoziali (Cass., sez. I civile, sentenza 12325
del 5 dicembre 1998).
La dottrina, commentando la riferita elaborazione
giurisprudenziale, ha indicato linteresse di gruppo
come

cause

operazioni

suffisante
negoziali

cause

altrimenti

raisonnable

di

riconducibili,

in

apparenza, a diverse direttrici funzionali.


Tutto ci dimostra come, sul terreno della teoria
generale, esista una elaborazione del fenomeno che
conferma, sotto il profilo dogmatico, quello cui nella
realt si assistito, secondo le richiamate risultanze
dibattimentali,

nella

gestione

degli

investimenti

siciliani del gruppo Calcestruzzi s.p.a. sul finire degli


anni ottanta.
La pretesa autonomia delle societ controllate,
rimasta,

nel

processo,

una

mera

affermazione

di

principio, essendo stata, fra laltro, smentita da un fatto


che costituisce la negazione pi eclatante dellesistenza
di politiche industriali e degli investimenti liberamente
determinabili

dalle

singole

controllate:

lavvicendamento, deciso iure imperii dal Panzavolta,


della CISA con la GAMBOGI nelle intraprese siciliane

(in raggruppamenti comprendenti realt imprenditoriali


vicine a Cosa Nostra).
Il Siino ha affermato nel corso dellesame, e lo ha
ribadito in sede di controesame alludienza del 10
dicembre

1999

(precisandone

la

collocazione

temporale), che dopo la vicenda relativa allappalto per


la costruzione della strada S. Mauro Castelverde-Gangi,
e dunque intorno al 1988/89, la GAMBOGI

subentr

alla CISA quale impresa del gruppo ravennate, che


avrebbe dovuto essere favorita in Sicilia nellambito
degli accordi illeciti fra Cosa Nostra ed il mondo
imprenditoriale nel settore degli appalti pubblici.
In particolare il Siino ha riferito di una riunione,
svoltasi presso gli uffici della SAILEM, nel corso della
quale Pino Lipari e Cataldo Farinella gli raccontarono
che

rapporti

di

Buscemi

con

la

CISA

erano

conflittuali.
Il Siino, in un successivo passo dellesame, ha
precisato che Lorenzo Panzavolta avrebbe detto a Bini
ed a Buscemi di lavorare con la Gambogi, pi adatta, e
non con la Cisa.
Questa indicazione sarebbe stata data anche alle
imprese agrigentine (ci a Siino fu detto dal Buscemi,
dal Bini e dal Salamone).

I vertici della CISA, secondo quanto apprese il


Siino, avrebbero lamentato lesistenza di guadagni
eccessivi in capo ai referenti siciliani dellintesa (Bini
e Buscemi).
La spiegazione del cambio CISA-GAMBOGI, che il
Siino avrebbe appreso dal Farinella e dal Lipari, pur
essendo caratterizzata dallangolo percettivo limitato
proprio del livello conoscitivo in cui maturato il
relativo dato, non in contrasto con quanto affermato
dal Visentin, il quale ha dichiarato di aver chiesto
conto al Farinella dellesistenza di costi superiori alle
aspettative;

comunque,

sul

piano

logico,

assolutamente compatibile con la presa datto, da parte


dellamministratore
logiche

della

meta-aziendali

CISA,

che

dellesistenza

guidavano

la

di

politica

industriale del gruppo in Sicilia.


E assolutamente significativo che linput dato
allinterno

di

Cosa

Nostra,

in

relazione

alla

individuazione come interlocutore imprenditoriale della


GAMBOGI

in

luogo

della

CISA,

coincide

temporalmente con il sorgere dei contrasti fra il


Panzavolta

ed

il

Visentin

con

la

richiesta

di

questultimo di abbandonare i lavori siciliani, pena le


proprie dimissioni.

altres

sintomatico

che

tale

dato

coincida

temporalmente con il diverso e pi pregnante ruolo


assunto da Cosa Nostra nel settore degli appalti
pubblici: da percettore parassitario del profitto delle
estorsioni, nel sistema della turnazione gestito da
Angelo

Siino,

vero

proprio

regista

della

redistribuzione delle risorse finanziarie stanziate nel


settore predetto.
E, inoltre, indicativo sul piano della ricostruzione
del

ruolo

del

lorganizzazione

Bini

mafiosa

dei

suoi

che

rapporti

Farinella

con
Lipari

riferiscano a Siino dellinsorgere di un conflitto fra


Antonino Buscemi e la CISA (parti sostanziali del
conflitto medesimo), laddove allinterno del gruppo
Calcestruzzi s.p.a. questo conflitto ebbe a manifestarsi
nel peggioramento del rapporto fra Visentin e Bini,
questultimo formalmente capo-zona della Calcestruzzi
in

Sicilia,

ma

di

fatto

nel

contempo

plenipotenziario in seno al gruppo ravennate degli


interessi illeciti della fazione mafiosa facente capo al
Buscemi.
Riscontrata linidoneit del Visentin ad assecondare
la politica siciliana del gruppo, concordata con il
Buscemi e realizzata con la mediazione del Bini, il
Panzavolta sostitu il Visentin con il Canepa, dirigente

da

poco

entrato

nel

gruppo

Calcestruzzi

ed

evidentemente desideroso di emergere, oltre che dotato


di un temperamento meno rigido e pi disponibile
dellamministratore della CISA.
Giuliano

Visentin

aveva

affrontato

la

vicenda

Pizzo Sella con taglio puramente imprenditoriale: il


che collideva obiettivamente con i convergenti interessi
del Buscemi e del Panzavolta (la futura evoluzione
della vicenda avrebbe poi dato ragione al Visentin).
In materia di gestione degli appalti pubblici era
maturato poi il dissidio pi eclatante: quello che aveva
indotto il Visentin a mal sopportare le ingerenze del
Bini, che come capo-zona avrebbe dovuto avere un
ruolo

meno

invadente

di

quello

concretamente

riscontrato, al punto che lo stesso Visentin costitu a


Palermo

una

struttura

della

CISA

allo

scopo,

dichiarato, di isolare Bini.


Il Panzavolta, amministratore del gruppo, regista
delle operazioni di cui si detto, nel corso dellesame
dibattimentale ha fornito una versione minimalista coerente con limpostazione generale dellesame, anche
contro levidenza - circa la propria consapevolezza di
questo contrasto: ha riferito di non aver avuto alcuna
indicazione in tal senso n da Bini n da Visentin, ma
di aver appreso da alcuni collaboratori che nel corso

delle periodiche riunioni a Ravenna i due erano meno


vicini.
Il 15 luglio 1987 Giuliano Visentin, come dallo
stesso dichiarato in sede di esame dibattimentale,
rassegn

le

proprie

dimissioni:

alla

domanda

di

Lorenzo Panzavolta, che chiedeva di conoscere a quale


condizione le avrebbe revocate, egli avrebbe risposto
che la condizione era quella di non lavorare pi in
Sicilia.
Giuliano Visentin non ha conosciuto n Antonino
Buscemi, n Benedetto DAgostino.
Sempre il Visentin ha descritto il suo rapporto con
Lorenzo Panzavolta nei termini seguenti: in generale,
egli non era in condizione di contestare le scelte del
Panzavolta, affermazione questa del tutto coerente sia
con il normale assetto di rapporti funzionali fra
lamministratore della capogruppo e lamministratore
di una societ del gruppo, controllata al 100% dalla
stessa

capogruppo,

sia

con

la

personalit,

particolarmente forte del Panzavolta, emersa in pi


occasioni nel dibattimento.
In particolare, nel descrivere il dissidio con il
Panzavolta che ha condotto alle dimissioni ed alluscita
dal gruppo Calcestruzzi s.p.a, il Visentin ha indicato
una serie di fatti specifici.

Della sua riluttanza ad entrare nella vicenda Pizzo


Sella si gi detto: emblematico come il Visentin
allora sub la cosa come una imposizione e questo
connotato si coglie anche dalle dichiarazioni di Franco
Canepa, allora antagonista del Visentin, riuscendo
unicamente a spuntare una diversa qualificazione del
contratto
Panzavolta,

di

affidamento
in

sede

di

dei

lavori;

controesame

lo

stesso

(udienza

20

febbraio 2001), ha dichiarato che il Visentin ebbe a


fare

delle

resistenze

allorch

gli

fu

proposto

il

contratto.
Ancora, il Visentin ha riferito di un contrasto sorto
a seguito delle contestazioni del Panzavolta, in merito
alla pretesa scarsa redditivit della CISA, ed alla
contraria opinione del Visentin, che invece riteneva che
la

Calcestruzzi

cominciato

s.p.a
favorire,

ad

un

certo

nellambito

punto
della

avesse
politica

industriale del gruppo, la GAMBOGI alla CISA, con


particolare

riferimento

agli

appalti

del

settore

ferroviario: la crisi della CISA, conseguentemente,


sarebbe stata causata non da incapacit della gestione
imprenditoriale, ma dalla scarsit di lavori, come
avrebbero peraltro accertato gli ispettori e la societ di
revisione che il Panzavolta invi a Udine.

Un ulteriore profilo di contrasto emerse allorch


riferisce sempre il Visentin il Panzavolta chiese
allamministratore della CISA di assumere la paternit
e la conseguente responsabilit (anche penale) di
unattivit di false fatturazioni inerente i lavori di
movimento

terra

per

la

costruzione

della

strada

Caltanissetta-Gela.
Infine, uno dei motivi che indusse, dichiaratamente
(come risulta per tabulas) il Visentin ad uscire dal
gruppo fu la sua decisione di non lavorare pi in
Sicilia.
Circa le ragioni di tale determinazione limputato
Giuliano Visentin ha fornito delle spiegazioni di tipo
puramente

imprenditoriale,

peraltro

plausibili,

che

tuttavia allevidenza non esauriscono i motivi che


verosimilmente

lo

indussero

ad

abbandonare

un

potentissimo gruppo imprenditoriale in cui lavorava da


anni ed in cui rivestiva una posizione di vertice.
Se vi un tema, fra quelli trattati nel corso
dellesame dibattimentale, in relazione al quale il
Visentin

non

disponibilit

ha
a

dimostrato

ricostruire

la
fatti

consueta,
di

cui

piena

stato

protagonista, proprio quello della sua improvvisa


decisione di abbandonare il mercato siciliano, anche a

costo di perdere la posizione acquisita nel gruppo


Calcestruzzi s.p.a.
Questo dato processuale, pi che essere sintomatico
dellinattendibilit

dellimputato-che

invece

da

escludere alla luce di una complessiva valutazione


dellesame- piuttosto emblematico della gravit e
della delicatezza delle ragioni reali della decisione
assunta.
Il Visentin viene inviato in Sicilia perch, come
detto, godeva della piena fiducia del Panzavolta.
Il carattere del Visentin, tuttavia, evidentemente
meno duttile e pi ostinato di quello del Canepa,
mostra di frapporre subito degli ostacoli ai disegni del
Panzavolta.
Non

pu

essere

una

mera

coincidenza

la

corrispondenza temporale fra lascesa di Canepa e della


GAMBOGI allinterno del gruppo Calcestruzzi s.p.a -a
scapito di Visentin e della CISA- e linput dato da
Antonino Buscemi a Cosa Nostra, di favorire, nel
settore degli appalti pubblici siciliani, la GAMBOGI e
non pi la CISA: che non sia una coincidenza lo si
evince dal fatto che tali elementi di prova derivano da
fonti conoscitive assolutamente eterogenee (ambienti
imprenditoriali interni al gruppo Calcestruzzi in un

caso,

ambienti

mafiosi

interni

Cosa

Nostra

nellaltro).
Il quadro che emerge, in modo piuttosto chiaro,
dunque sintetizzabile nei termini seguenti.
Lorenzo Panzavolta era il consapevole ispiratore ed
il reale gestore della politica industriale e delle
alleanze del gruppo Calcestruzzi s.p.a. in Sicilia:
questo dato risulta sia da fonti interne a Cosa Nostra
(Siino), sia da concreti elementi riferiti da personaggi
estranei a tale mondo (Visentin).
Il

Panzavolta

aveva

come

interlocutore

imprenditoriale direttamente Antonino Buscemi: fu il


Buscemi

far

nellinvestimento

entrare
di

la

Pizzo

Calcestruzzi
Sella

(imposto

s.p.a
dal

Panzavolta ad un riluttante Visentin), come fu il


Buscemi secondo quanto dichiarato dal Siino- non
solo a rivendicare quote di lavori pubblici per il gruppo
Calcestruzzi, ma addirittura ad indicare agli altri
componenti il comitato daffari a quale delle societ
del gruppo ravennate dovessero andare tali lavori.
Le parti sostanziali del rapporto (Calcestruzzi s.p.a.
e Cosa Nostra) estrinsecatosi in forma di concorso
della

prima

alle

finalit

della

seconda,

agivano

pertanto, rispettivamente, attraverso la persona di


Lorenzo Panzavolta (titolare dei poteri formali di

amministratore

della

capogruppo,

esercitati

concretamente con particolare incisivit), e di Antonino


Buscemi, riconosciuto con sentenza irrevocabile
appartenente

allorganizzazione

mafiosa,

con

lo

specifico ruolo di preposto alla cura degli interessi di


Cosa Nostra nel settore oggi in esame.
Il Panzavolta operava esercitando i propri poteri
gerarchici (tali formalmente e sostanzialmente) sia
attraverso il Bini, referente territoriale della societ, a
sua volta legato agli interessi illeciti di Antonino
Buscemi; sia attraverso societ del gruppo (dapprima la
CISA, quindi la GAMBOGI), i cui amministratori
mostrassero

consapevole

adesione

alle

direttive

elaborate dal Panzavolta.


Non fu cos, evidentemente, per Giuliano Visentin,
che mostr fin dallinizio una certa riluttanza a porre la
societ che amministrava al servizio di operazioni
imprenditoriali, che dal punto di vista strettamente
economico presentavano uno scarso interesse, e che
dunque erano evidentemente asservite ad altre logiche
(si pensi allinvestimento di Pizzo Sella).
Ci

nondimeno,

stante

subordinazione

gerarchica

estrinsecandosi,

di

fatto,

anche

il

(in

tale

il

potere

vincolo

di

relazione
di

direttiva

dellamministratore della capogruppo), il Visentin,

scelto in prima battuta dal Panzavolta in quanto fidato


uomo-Calcestruzzi, inizialmente impieg la CISA negli
investimenti siciliani procurati dal Buscemi e segnalati
dal Bini: fino al momento in cui dovette avere
percezione

della

sottostante

realt

criminale,

concretamente estrinsecatasi attraverso le ingerenze del


Bini nella politica aziendale della CISA, alle quali egli
tent dapprima di opporre la creazione di una struttura
aziendale che aggirasse lintervento del capo-zona
siciliano della Calcestruzzi s.p.a.; quindi constatato
che lo sforzo era vano arrivando a decidere la propria
uscita dal gruppo ove non fosse stata accolta la sua
richiesta di abbandonare immediatamente il mercato
siciliano, preceduta, peraltro, dalla sua personale scelta
di non recarsi pi in Sicilia.
E di palese evidenza, per i plurimi elementi in tal
senso convergenti, che il dato della iniziale adesione,
pur riluttante, del Visentin alle scelte imprenditoriali
del

Panzavolta

non

determina

una

automatica

responsabilit per il profilo criminale di tale strategia


imprenditoriale: non fossaltro perch, quanto meno
sotto il profilo dellelemento soggettivo, non soltanto
non sono emersi a carico del Visentin elementi che
consentano

di

affermare

che

tale

adesione

fosse

consapevole e volontaria, ma piuttosto sono emersi


chiari, univoci e ripetuti elementi di segno opposto.
Latteggiamento del Visentin costrinse allora il
Panzavolta a sostituire, nel disegno concordato con il
Buscemi (e da questi con gli esponenti di vertice di
Cosa Nostra), la CISA con la GAMBOGI.
Tale

ultima

societ,

amministrata

dallimputato

Franco Canepa, da poco entrato a far parte del gruppo


Calcestruzzi s.p.a. (a seguito dellacquisizione del
pacchetto

azionario

di

maggioranza

della

stessa

GAMBOGI, nella quale il Canepa da tempo operava),


venne ritenuta evidentemente pi affidabile: di ci si
ha riscontro nelle accertate condotte del Canepa,
direttamente rappresentative della sua consapevolezza
di trattare con esponenti dellassociazione mafiosa del
calibro di Antonino Buscemi.
Si noti che non la mera frequentazione con
lassociato,

con

allassociazione
consapevolezza

mafiosa,
di

limprenditore
a

contribuire

vicino

dimostrare
alle

finalit

la
di

questultima: se il ragionamento probatorio si fermasse


a tale dato, la relativa conclusione sarebbe affetta da un
evidente salto logico.
Ci

che

risulta

invece

di

maggiore

spessore

probatorio linequivoco contesto in cui maturarono

tali

frequentazioni,

risultati

che

produssero,

landamento delle gare dappalto cui detti contatti


erano finalizzati.
Emblematica la vicenda relativa ai lavori per la
ristrutturazione della tonnara di Capo Granitola: stato
acquisito al dibattimento un dato di sicuro rilievo, vale
a dire linserimento di questa gara nellambito di un
pi complesso accordo relativo a lavori consimili da
eseguirsi in Sicilia.
Orbene il Canepa che, contro levidenza, in sede di
esame dibattimentale ha negato finanche di essere a
conoscenza della mera turbativa- in ci mostrando una
condotta processuale molto diversa da quella del
Visentin, che, in relazione alla gara speculare relativa
alla strada S. Mauro Castelverde-Gangi, ha ammesso di
avere concorso nella turbativa, pur non essendo a
conoscenza dellinteressamento mafioso nella vicendaha direttamente interagito con Antonino Buscemi pur di
assicurarsi questa aggiudicazione.
Essendo questultima, come gi chiarito, rilevante
non in via autonoma, non logicamente ipotizzabile
che il Canepa avesse aderito alla frazione di accordo
implicante per la societ da lui amministrata degli
evidenti

commoda,

senza

aderire

al

complessivo

accordo che comprendeva, per le gare successive

(destinate ad altre imprese), anche degli incommoda: e


che soprattutto prevedeva la regia del comitato daffari
mafioso-imprenditoriale

sulla

gestione

dellintero

flusso di finanziamenti comunitari.


Ci si evince, oltre che dallindicato dato logico,
anche

dai

comportamenti

tenuti

dal

Canepa,

processualmente accertati: il Canepa, pur interagendo


con gli stessi personaggi con cui aveva interagito il
Visentin, non mostra di soffrirne in alcun modo la
presenza (si vedano le dichiarazioni del DAgostino sui
rapporti con Buscemi), n dimostra di soffrire le
ingerenze del Bini, che evidentemente dovettero esserci
nella misura in cui ci furono nei confronti della CISA
(se, come hanno sostenuto tanto il Panzavolta che il
Bini, questultimo nei confronti di tutte le societ del
gruppo ha tenuto un ruolo di supporto costante nel
tempo e nelle modalit attuative, indipendentemente
dal singolo affare).
O Giuliano Visentin ha visto o sentito qualcosa di
cui Franco Canepa non ha avuto percezione (nel qual
caso

difetterebbe

la

consapevolezza

in

capo

questultimo del contributo reso alle finalit di Cosa


Nostra), oppure il Canepa ha accettato, sapendo quello
che faceva, ci che il Visentin aveva rifiutato.

La prima ipotesi da escludere sulla base di una


serie di emergenze processuali.
In primo luogo, come gi osservato, il Canepa ha
avuto

contatti

con

referenti

dellorganizzazione

mafiosa molto pi intensi e significativi di quelli avuti


dal Visentin.
In secondo luogo, egli ha posto la GAMBOGI non
gi al servizio di un mero accordo illecito relativo alla
singola gara dappalto, ma ad un pi organico disegno
gestito da Cosa Nostra, tendente ad appropriarsi di
un ingente flusso di finanziamenti pubblici e, in tal
modo, a governare di fatto leconomia locale.
Inoltre, non da sottovalutare il dato rappresentato
dalle circostanze in cui matur il coinvolgimento del
Canepa:

egli

non

fu

impiegato

ex

novo

negli

investimenti siciliani, ma dopo il rifiuto del Visentin;


dunque altamente probabile che il Panzavolta, prima di
inviare in Sicilia un altro dirigente, peraltro da poco
entrato

nel

gruppo,

si

sia

sincerato

della

totale

affidabilit di questultimo sotto il profilo in esame,


che

aveva

invece

rappresentato

il

motivo

dellallontanamento del Visentin.


Un ulteriore riscontro, di grande rilevanza, alla
prospettata

ipotesi

ricostruttiva

si

ha

nelle

dichiarazioni rese da Benedetto DAgostino, il quale in

sede di incidente probatorio ha dichiarato che Buscemi


gli aveva confidato di poter introdurre la GAMBOGI
negli appalti siciliani.
Un

elemento

escludere
vicenda

un

solo

ruolo

si

apparentemente
decisionale

rinviene

nelle

del

tendente
Canepa

dichiarazioni

ad

nella

rese

da

Benedetto DAgostino, relative ad un totale controllo


della GAMBOGI da parte del Panzavolta: .. la
Cambogi faceva quello che diceva Panzavolta e quindi
Cambogi faceva quello che diceva Buscemi;

credo anche che lo stesso ingegner Canepa prendeva


ordini da Panzavolta, quindi nel momento in cui
Canepa vedeva il rapporto tra Panzavolta e Buscemi
chiaramente doveva sottostare, cio linput a Buscemi
veniva da uno che era al di sopra del vertice della
Cambogi.
Tale affermazione, se interpretata criticamente, alla
luce del complessivo compendio probatorio, non
sintomatica

di

un

accentramento

totale

di

potere

decisionale in capo al Panzavolta, tale da escludere un


minimo ambito di discrezionalit nelle scelte degli
amministratori

delle

assolutamente

confermativa

tratteggiato

sulla

dibattimentali.

controllate,

base

del

delle

ma

piuttosto

quadro

ulteriori

fin

qui

emergenze

Invero il Panzavolta esercitava con decisione i


propri poteri di amministratore della capogruppo, non
limitandosi a gestire le partecipazioni di controllo ma
utilizzando le societ del gruppo come strumenti
operativi della strategia industriale della Calcestruzzi
s.p.a.
Peraltro, per far ci egli aveva necessit che gli
amministratori delle controllate, pur condizionati dal
vincolo di subordinazione riveniente dal regime di
appartenenza, si prestassero ad assecondare i suoi
disegni: cos non stato, almeno da un certo momento
in poi, per il Visentin; cos stato, invece, per il
Canepa.
Da un successivo passo dellesame dello stesso
DAgostino,
lautonomia

si
del

ricava

che

Canepa

poi,

operativamente,

nei

rapporti

con

limprenditoria mafiosa era totale: Io Panzavolta lho


conosciuto

nella

sede

romana

della

GAMBOGI,

allepoca in cui preparavamo o la societ consortile o


gli adempimenti per lappalto della Tonnara di Capo
Granitola; ed era una riunione tecnica, erano presenti
lingegnere Canepa, lingegnere Bini, Nino Buscami e
cero io, cera qualcuno dei Reale e venne Panzavolta
ma che passava di l per caso, per cui mi fu presentato
perch io ne avevo sempre sentito parlare di questo

Panzavolta, che era, ripeto, un grosso personaggio, per


cui

mi

fece

piacere

conoscerlo

in

quella

occasione;I rapporti tra Buscemi e lingegnere


Canepa erano rapporti ottimi, molto calorosi.
Infine, ci che appare assolutamente dirimente che
il passaggio di consegne fu veicolato dal Buscemi
allinterno di Cosa Nostra e si vedano in proposito le
gi richiamate dichiarazioni del Siino.
Tutto ci dimostra, sulla base di una serie di
elementi di natura e provenienza eterogenea, che il
Canepa, desideroso di emergere allinterno del gruppo
industriale di cui era da poco entrato a far parte (si
pensi

alle

sue

contraddittorie

dichiarazioni

sulla

vicenda Pizzo Sella, in precedenza riportate), abbia


consapevolmente

volontariamente

assecondato

disegni illeciti del Panzavolta, ed abbia pertanto posto


la societ che amministrava al servizio della strategia
di Cosa Nostra, nei termini descritti.
6.2. Il contributo concretamente fornito a Cosa
Nostra e la sua rilevanza penale in termini di
concorso dellextraneus nel reato associativo.
Ricostruiti in fatto i singoli ruoli concretamente rivestiti
dagli odierni imputati nelle vicende esaminate, occorre ora

verificare la rilevanza di tali condotte in termini di concorso


esterno nellassociazione mafiosa.
Il problema si pone non gi dal punto di vista di teoria
generale, peraltro ampiamente scandagliato dalla giurisprudenza
e trattato in altra parte della motivazione, ma in relazione alle
specifiche fattispecie di controllo delle commesse pubbliche che
hanno costituito oggetto di questo processo.
In questi termini, oltre a costituire una verifica
necessariamente

propedeutica

allo

scrutinio

della

penale

responsabilit degli imputati, che il collegio non avrebbe


comunque potuto eludere, il tema stato sia pur parzialmente
sollecitato tanto dalla difesa Bini, allorch ha preteso di
inquadrare riduttivamente - le vicende esaminate in un
fenomeno di malaffare amministrativo-imprenditoriale, con
conseguente frettolosa - individuazione dellinteresse leso in
quello portato dalle singole amministrazioni aggiudicatici; sia
dalle difese degli imputati Panzavolta e Canepa, allorch, con
puntuale dimostrazione documentale, hanno sostenuto la
marginalit degli investimenti siciliani nellambito dei bilanci
Gambogi e Calcestruzzi.
La figura dogmatica generale del concorso eventuale nel
reato associativo, e pi ancora quella - di specie - del c.d.
concorso esterno nel reato di associazione per delinquere di tipo
mafioso, sono state oggetto di un ricco dibattito, che ha visto
fronteggiarsi numerosi contributi teorici e giurisprudenziali,

peraltro spesso metodologicamente viziato dallattenzione a volte


eccessiva rivolta alla realt empirica e fenomenologica della
condotta concorsuale sussunta - o che si inteso sussumere nello schema di compartecipazione criminosa in esame, a scapito
del rilievo assegnato ai profili pi propriamente logicosistematici della fattispecie medesima.
Il problema stato infatti sovente ricondotto alla nozione squisitamente sociologica - di contiguit di un soggetto non
affiliato ad una associazione criminosa rispetto agli scopi di
questa.
Il riferimento al dato della contiguit risente - ormai
tralaticiamente - dellimpostazione data allanalisi del tema dalla
sua dalla genesi giudiziaria, che si caratterizz per il fatto di
dover inquadrare in una figura di reato la condotta del soggetto
che - dapprima nelle associazioni terroristiche e poi nelle
associazioni di tipo mafioso - pur senza essere partecipe
dellassociazione per delinquere, anche in ragione - quasi sempre
- della diversa collocazione sociale rispetto ai comuni partecipi,
purtuttavia profittando di tale connotato di insospettabilit, e dei
poteri e delle conoscenze connessi al privilegiato ruolo sociale e
professionale, cooperava - efficacemente - con gli scopi
dellassociazione stessa.
Lindicato dato fenomenologico, ed il conseguente
richiamo alla nozione sociologica di contiguit, di sicuro
interesse sotto il profilo della ricostruzione storico-sociale di

questa peculiare forma di compartecipazione criminosa, rischiano


peraltro di restringere in unottica eccessivamente asfittica la
riflessione giuridica se non si coglie la valenza esclusivamente
descrittiva

del

fenomeno

della

contiguit,

la

sua

funzionalizzazione al problema dellammissibilit strutturale di


un concorso eventuale in fattispecie di reato - quali quelle
associative - a concorso necessario.
Quello che rileva che i singoli episodi nei quali si
sarebbe estrinsecato tale contributo, reso da parte degli
odierni

imputati,

non

hanno

autonoma

valenza

funzionale, essendo inseriti in un pi vasto ed organico


disegno di lungo periodo, in cui al gruppo ravennate
era assicurata lillecita e costante aggiudicazione di
una rilevante quota del mercato siciliano degli appalti
pubblici, mentre a Cosa Nostra era in tal modo
garantito, oltre che un utile diretto sulle singole
aggiudicazioni, il controllo totale del pi rilevante
settore economico, quanto a flussi finanziari ad esso
destinati, dellisola.
Angelo Siino, nel corso del suo esame, ha precisato
che il passaggio dal sistema della turnazione, in cui
Cosa Nostra manteneva un ruolo parassitario, a
quello della gestione organica degli appalti pubblici da
parte di un comitato daffari composto da imprenditori
vicini o affiliati allorganizzazione mafiosa, con

ricadute anche sullindotto, avrebbe comportato una


totale gestione delleconomia di un certo territorio, per
effetto

della

quale

il

mafioso

sarebbe

diventato

elargitore di pane, laddove con questa espressione si


vuole evidentemente indicare il totale controllo, da
parte di Cosa Nostra, dellofferta, specie ma non
soltanto di quella pubblica.
Non si pu fare a meno di trascurare, infatti, che
lintero sistema illecito che ha costituito oggetto di
accertamento

dibattimentale

nel

presente

processo

poggiava, in concreto, sulla violazione delle regole di


evidenza

pubblica

che

presiedono

alla

scelta

del

contraente da parte delle amministrazioni, strumentale


alla

apprensione

dei

flussi

finanziari

sottostanti

lesecuzione delle opere.


Il bene tutelato dalla disciplina in questione stato
a

lungo

individuato

nel

buon

andamento

dellamministrazione, in quanto solo il rispetto delle


regole

di

evidenza

pubblica

avrebbe

posto

il

committente pubblico nelle condizioni di selezionare il


miglior contraente, in grado di assicurare una efficace
realizzazione dellopera al costo pi basso possibile,
cos da soddisfare sia linteresse pubblico specifico
portato dallamministrazione aggiudicatrice, sia quello

generale - ad una sana gestione della finanza


pubblica.
Di recente stata tuttavia offerta, da autorevole
dottrina, una rimeditazione di tale assunto, sulla base
delle influenze che in materia ha esercitato il diritto
comunitario.
Si osservato che a fondamento della disciplina
comunitaria in materia di scelta del contraente (negli
appalti pubblici) starebbe un diverso valore, la tutela
della concorrenza: l'amministrazione costituisce infatti
un soggetto economico potenzialmente assai pericoloso
nei confronti di una corretta concorrenza sui mercati e
del rispetto della parit degli operatori interessati.
Le condizioni di concorrenza sono allora create
artificialmente in virt dell'imposizione di una serie di
regole quali la non discriminazione, l'indizione delle
gare, la trasparenza delle operazioni concorsuali e cos
via.
La previsione di modalit di scelta dei contraenti
prefissate in via generale ed astratta, conseguenza per
cos

dire

'naturale'

preoccupazione,

era,

cui
a

conduce
ben

questo

vedere,

tipo

di

ampiamente

conosciuta anche nel nostro ordinamento: tuttavia, la


normativa comunitaria si caratterizzerebbe, secondo
questa

tesi,

in

ragione

del

fatto

che

la

finalit

preminente

pare

concorrenziale

volta

dei

nell'ordinamento

garantire

potenziali

nazionale

l'interesse

contraenti,

sembrerebbe

laddove
dominare

l'interesse che sia operata la scelta del miglior soggetto


in vista della finalit pubblica da soddisfare.
A questa ricostruzione, che individua una diversa
causa

del

potere

amministrativo

di

scelta

del

contraente, a seconda che lo si riguardi dal punto di


vista

dellordinamento

comunitario

ovvero

dellordinamento interno, si affianca altra tesi, che


invece sostiene lintervenuto mutamento della causa di
detto potere per effetto della disciplina comunitaria.
Altra dottrina riconduce invece acutamente ad unit il
sistema, rilevando come esista una duplice accezione della libert
di concorrenza: fattore ordinatore dell'economia, e diritto
insopprimibile dei singoli.
Avuto riguardo a questultimo significato, si osserva che
l'interesse strumentale del privato nelle procedure di evidenza
pubblica si fonda sul diritto di iniziativa economica.
Se invece si ha riguardo al profilo pubblicistico, esso
finisce col coincidere in parte, e dunque col ricomprendere,
anche il tradizionale fondamento delle regole di evidenza
pubblica

che

disciplinano

la

scelta

del

contraente

nellordinamento interno: con laggiunta, evidentemente, della

tutela del mercato da possibili condizionamenti estranei alla


logica concorrenziale.
Questa precisazione necessaria per comprendere la
reale portata del connubio fra gli imprenditori e lassociazione
mafiosa che si sta esaminando.
Laccordo finalizzato alla sistematica violazione delle
regole di evidenza pubblica, cui il pubblico ministero ha ritenuto
di far corrispondere sul piano formale la individuazione come
reato-scopo del delitto di turbata libert degli incanti, non
aveva in realt come obiettivo se non immediato e strumentale
- la lesione dellinteresse pubblico portato dallamministrazione
aggiudicatrice.
Attraverso tale lesione si intendeva in realt -e le parole
del Siino sul punto sono state molto esplicite- addivenire ad un
controllo mafioso delleconomia siciliana, attraverso un illecito
condizionamento

del

settore

di

mercato

maggiormente

significativo quanto a risorse stanziate.


Laccordo, trilaterale, prevedeva il tradizionale apporto
di politici - ex latere accipientis - e di imprenditori - ex latere
solventis - con la peculiarit data dalla presenza di Cosa
Nostra, che grazie al potere di intimidazione riusciva da una
parte a condizionare lattivit della pubblica amministrazione e
dallaltra ad imporre la sua volont agli imprenditori, stabilendo
chi di volta in volta dovesse risultare aggiudicatario di una
determinata opera pubblica.

Il disegno di Cosa Nostra, nella misura in cui si


realizzato, era tale per cui la peculiarit siciliana rispetto ad altre
consimili fattispecie ipotizzate in altre regione italiane era data
non gi dalla mera turbativa dei singoli procedimenti di scelta del
contraente, ovvero dalla pi o meno sistematica elusione delle
stesse, conseguente ad accordi fra gruppi di imprese e pubblici
funzionari, ma dalla presenza di un terzo soggetto Cosa
Nostra, per lappunto che in pi avrebbe da un lato garantito,
con la forza di intimidazione derivantegli dal controllo del
territorio, il pi assoluto rispetto del patto, e, dallaltro, avrebbe
controllato leconomia della zona in cui la singola opera doveva
essere realizzata, assicurandosi in tal modo una ulteriore e non
meno fondamentale, per i suoi obiettivi istituzionali, forma di
controllo del territorio.
In questottica viene meno il tradizionale criterio
discretivo, elaborato dalla giurisprudenza di legittimit, fra
limprenditore che consapevolmente contribuisce dallesterno
alle finalit dellassociazione mafiosa, e limprenditore vittima di
una ineludibile coartazione, posto in una condizione di
soggezione e costretto ad accettare il meccanismo della
turnazione perch minacciato nei propri interessi economici, o
addirittura nella propria incolumit personale.
Il tradizionale know-how criminale di Cosa Nostra era
limitato dapprima ai reati contro il patrimonio e successivamente
al narcotraffico: tale dato il portato di una scelta in realt non

del tutto libera, in quanto condizionata dalloriginario spessore


criminale degli affiliati, estremamente abili sul terreno delle
condotte di violenza e di minaccia, ma inadatti - in ragione della
formazione socio-culturale tipica di una realt agreste e silvopastorale - a gestire pi complessi - ma non meno redditizi fenomeni di criminalit economica.
A questi Cosa Nostra si rivolta quando ci si resi conto
che il gi affermato

controllo

del territorio

attraverso

lintimidazione e la violenza poteva produrre una ulteriore utilit


marginale attraverso la gestione illecita del mercato degli appalti
pubblici, peraltro strutturalmente gi predisposto in tal senso.
Per lucrare tali profitti per il sodalizio mafioso non
operativamente autosufficiente, a differenza di quanto avveniva
ed avviene con le estorsioni e con il narcotraffico: ha bisogno
anche a causa della evoluzione delle procedure di scelta del
contraente - della necessaria cooperazione degli imprenditori che
partecipano alle gare di appalto e che gestiscono la realizzazione
delle opere.
In questo contesto matura la scelta delinquenziale degli
imprenditori coinvolti nella vicenda, che si sono prestati a
mettere il proprio ruolo al servizio degli interessi mafiosi,
realizzando direttamente il proprio interesse personale allillecito
arricchimento ed indirettamente quello dellagevolazione degli
interessi di Cosa Nostra.

Il dato di fatto accertato ha dunque riguardo ad una


adesione degli imprenditori ad un accordo sinergico fra due entit
socio-economiche che, con riferimento alloggetto degli appalti
pubblici, sono portatrici di interessi parzialmente corrispondenti
e complementari.
Laccesso del gruppo industriale ravennate agli ingenti
flussi finanziari per investimenti pubblici destinati alla Sicilia
sarebbe

stato

impossibile

senza

la

cooperazione

dellorganizzazione mafiosa, che gestiva direttamente in modo


illecito - lo svolgimento delle relative gare dappalto.
Il contributo dellimprenditore, a sua volta, non ha avuto
come oggetto un mero trasferimento di somme di denaro,
proporzionale al valore delle opere aggiudicate, in favore
dellorganizzazione mafiosa, ma ha assunto un contorno ben pi
pregnante: quello che gli imprenditori ravennati hanno, con il
loro determinante apporto, consentito, stata la stessa
sopravvivenza

dellorganizzazione,

atteso

che

in

quel

determinato momento storico la principale e forse esclusiva


forma di controllo del territorio che essa poteva garantirsi
passava inevitabilmente per il condizionamento totale del
mercato delle commesse pubbliche.
A sua volta tale condizionamento sarebbe stato impossibile
senza lapporto di imprese munite di capacit tecniche,
economiche e di requisiti di qualificazione tali da poter

adeguatamente portare a compimento il disegno, assunto come


vitale da Cosa Nostra, di diventare elargitore di pane.
Che laccordo fosse qualcosa di ben diverso, sotto il
profilo della rilevanza penale, dal mero concorso nel delitto di
turbata libert degli incanti, lo si ricava dalla ricostruzione offerta
dal DAgostino in relazione alla vicenda dei finanziamenti
comunitari relativa alle tonnare, per la illecita gestione dei quali
si attivata una complessa regia politico-mafioso-impenditoriale
sintetizzata

nellaffermazione,

resa

dal

DAgostino

in

controesame (pag. 92 della trascrizione), secondo cui egli ebbe


linput politico di mettermi assieme alla Cambogi nella
tonnara.
Tutto ci rileva sia sul versante interno allassociazione
mafiosa, dove il momento di fibrillazione dato proprio dalla
individuazione nei termini indicati - delle condizioni strutturali
di sopravvivenza dellorganizzazione nel preciso momento
storico considerato, sia sul versante della ineluttabilit o meno
dellapporto dellimprenditore-concorrente esterno.
Molto hanno insistito le difese degli imputati Panzavolta e
Canepa sulla marginalit del mercato siciliano rispetto al
complessivo fatturato sia della GAMBOGI che del gruppo
Calcestruzzi s.p.a
Questo un argomento che in realt, sotto il profilo in
esame, prova troppo.

Infatti proprio la diversa collocazione geografica delle


imprese in parola, la sperimentata possibilit per le stesse di
operare su mercati (nazionali ed internazionali) diversi da quello
siciliano, lesistenza di un fiorente business che garantiva introiti
percentualmente

rilevantissimi

anche

al

di

fuori

degli

investimenti in Sicilia, dimostrano come lintesa con Cosa


Nostra non fu in alcun modo ineludibile, n fu il frutto di una
costrizione.
Senza contare che, per ragioni diverse comunque emerse
nel processo, molti degli investimenti programmati nellaccordo
ordito dal comitato daffari non si poterono realizzare, per cause
indipendenti dalla volont dei beneficiari predestinati; anche per
questo il rilievo percentuale degli investimenti siciliani della
Calcestruzzi e della Gambogi assume, nei bilanci delle due
societ, uno spazio marginale (diversa era, naturalmente, la realt
che si prospettava allorch, allinterno del comitato daffari, il
Buscemi rivendic per le imprese del gruppo ravennate una
consistente quota dei flussi finanziari destinati alle opere
pubbliche che si sarebbero dovute realizzare in Sicilia).
Le superiori considerazioni confermano pertanto anche
in punto di diritto - la sussistenza, a carico degli imputati
Lorenzo Panzavolta e Franco Canepa, degli elementi costituenti
la fattispecie di reato loro ascritta al capo D) della rubrica, dalla
quale, invece, il Giuliano Visentin deve essere assolto per non
aver commesso il fatto.

In ordine alla determinazione della pena per il predetto


reato ascritto al Panzavolta ed al Canepa, valutati gli elementi
tutti, oggettivi e soggettivi, di cui allart.133 C.P. ed in
particolare la rispettiva condotta posta in essere, il rispettivo
diverso ruolo svolto nelle vicende sopra esaminate, lintensit del
dolo evidenziabile nella distinta attivit concorsuale esterna e
contributiva esercitata ai fini della realizzazione dei fini di cosa
nostra nel settore in questione, appare adeguata per il primo la
pena in concreto di anni sei e mesi sei di reclusione e pi
proporzionata per il secondo la pena di anni cinque e mesi sei.
Conseguono le pene accessorie dellinterdizione perpetua
dai pubblici uffici e della incapacit di contrattare con la pubblica
amministrazione per la durata delle pene inflitte.
Inoltre, attesa la pericolosit sociale evidenziata e
desumibile dagli elementi di cui al richiamato art.133 c.p., va
disposta lapplicazione della misura di sicurezza della libert
vigilata per la durata non inferiore ad un anno
PIRONI SERGIO
Nel corso del dibattimento avvenuto il decesso
dellimputato, come attesta al documentazione prodotta dai suoi
difensori.
Non emergendo dalla risultanze dibattimentali un quadro
di evidente estraneit del Pironi rispetto ai fatti contestati, deve,
quindi, dichiararsi il non luogo a procedere nei confronti di

questultimo per la sussistenza della indicata causa di estinzione


del reato.
CAPI B) ED I) DEL DECRETO DI RINVIO A
GIUDIZIO DEL 19 GIUGNO 1998.
Con riguardo a tali di imputazioni, che riguardano
gli imputati Panzavolta e Buscemi, il Collegio osserva
che le condotte indicate nei capi di imputazione sono
state poste in essere in epoca antecedente allentrata in
vigore della norma, risalente al giugno 1992, che
introduceva il reato di intestazione fittizia di beni per
eludere le disposizioni di legge in materia di misure di
prevenzione patrimoniali.
E una conclusione a cui si perviene, tenuto conto
delle considerazioni svolte nel paragrafo relativo ai
rapporti tra la famiglia Buscemi e Panzavolta, a cui si
rimanda integralmente.
Alla

stregua

delle

ricordate

risultanze

dibattimentali, Buscemi e Panzavolta vanno, quindi,


assolti dai reati loro rispettivamente ascritti ai capi B)
ed I) perch i fatti non sono previsti dalla legge come
reato.
MODESTO GIUSEPPE

Limputato chiamato a rispondere, oltre che dei reati di


turbata libert degli incanti e illecita concorrenza con violenza e
minaccia(di cui si dir in un apposito paragrafo della
motivazione), del reato di partecipazione alla associazione di
stampo mafioso denominata Cosa Nostra di cui al capo A) della
rubrica.
Orbene, le fonti accusatorie, sulla partecipazione del
Modesto Giuseppe a Cosa Nostra, sono costituite non solo dalle
chiamate in correit di alcuni collaboratori di giustizia, quali
Siino Angelo, Messina Leonardo, Brusca Giovanni, Di Maggio
Baldassare, Crisafulli Ettore, Lanzalaco Salvatore e Barbagallo
Salvatore, ma anche dai risultati dellattivit investigativa della
polizia giudiziaria, relativa a servizi di osservazione e controllo
su una serie di persone riconducibili a quella parte della famiglia
mafiosa nissena che si interessava di appalti pubblici.
I citati dichiaranti, in modo assolutamente convergente,
hanno attribuito al Modesto Giuseppe il ruolo di imprenditore
colluso con Cosa Nostra, disposto a cooperare, in modo
sistematico, con il sodalizio criminale al fine di consentirgli
lillecita infiltrazione nel settore dei pubblici appalti.
Le fonti di prova a sostegno dellaccusa lo indicano come
un

personaggio

chiave

nel

meccanismo

di

rotazione

nellaggiudicazione dei lavori pubblici di minore entit, ed in


particolare di quelli del Consorzio Alto e Medio Belice, perch

dotato del necessario patrimonio di relazioni personali e


conoscenze professionali.
Lincarico affidato al Modesto prevedeva il controllo del
singolo appalto, selezionato preventivamente dallente criminale,
dalla fase del finanziamento a quella delle esecuzione delle
opere, e, quindi, lattivit di richiesta di pass degli imprenditori
potenzialmente concorrenti con quello occultamente designato
per laggiudicazione e di messa a posto di questultimo.
Tale dato, peraltro, gi emergeva dalle sentenze emesse dal
Tribunale di Palermo, sezione quinta, rispettivamente in data 2
marzo 1994, nei confronti di Siino Angelo e altri(cfr.p.237), e 16
luglio 1996, nel procedimento nei confronti di Riina Salvatore e
altri(cfr.p.116), divenute irrevocabili, e come tali acquisite ai
sensi dellart 238 bis c.p.p.
Secondo quelle pronunce, ancorch riguardanti altri
imputati, ma relative allo stesso filone dindagine,
risulta che il Modesto rivestiva una posizione analoga a
quella di Siino Angelo con riferimento alla illecita
infiltrazione del gruppo mafioso nelle procedure di
aggiudicazione dei pubblici appalti.
Tanto premesso, va rilevato che le risultanze offerte dagli
atti utilizzabili consentono di addivenire al giudizio di penale
responsabilit dellimputato in ordine al reato lui ascritto.
Quanto alla ricostruzione delle condotte penalmente
rilevanti del Modesto, occorre partire dalla deposizione del Siino

Angelo, delle cui conoscenze dirette in materia di illecita


gestione degli appalti pubblici in Sicilia si gi detto.
La

collaborazione,

con

riferimento

alla

posizione

processuale del Modesto, tocca pi punti: lepoca e la ragione


degli incontri del Siino con il predetto imputato; la genesi dei
rapporti di questultimo con esponenti mafiosi; i legami dello
stesso Modesto con uomini donore del mandamento di
S.Giuseppe Iato; il ruolo di gestore degli appalti del Consorzio
Alto e Medio Belice.
Alludienza del 28 maggio 1999, il Siino ha riferito di
avere conosciuto il Modesto nellambito dellattivit politica,
durante gli anni settanta, essendo questultimo Sindaco di
Camporeale, mentre lo stesso Siino ricopriva la carica di
consigliere comunale a S.Giuseppe Jato.
Tale conoscenza dava modo al Siino di capire che
limputato, titolare di una cava(la cui denominazione sociale era
INCO), sin da quei tempi, era molto vicino ai Sacco di
Camporeale, facenti parte della famiglia mafiosa di quel
Comune, grazie ai quali Modesto aveva cominciato ad
interessarsi degli appalti del Consorzio Alto e Medio Belice.
Tale circostanza viene riscontrata dalla deposizione resa
dal Maggiore Obinu Mario, del reparto investigativo dei R.O.S.,
in data 25/5/1995, nel dibattimento relativo al proc.pen.n.459/94
R.G.Tr.,

ritualmente

dibattimento.

acquisita

al

fascicolo

del

presente

Nelloccuparsi del fenomeno della illecita infiltrazione nei


pubblici appalti in Sicilia, infatti, lObinu ha tracciato un profilo
del Modesto, basato sugli esiti di servizi di osservazione, da cui
sono emerse le relazioni personali dellimputato anche con Sacco
Giovanni e Calogero, indiziati mafiosi(p.57 trasc.25/5/1995).
Come spiegato dal Siino, ad un certo punto, nella prima
met degli anni ottanta, i Sacco erano invisi ai Brusca, che li fece
eliminare(una volta Brusca mi disse che erano andati a
sbattere la testa contro il muro..).
Quella vicenda comport una evoluzione nei rapporti
dellimputato con esponenti del sodalizio mafioso. Secondo le
testuali parole di Siino, il Modesto si alline con l'andamento
corleonese della situazione, cio rientr nei ranghi e si mise a
disposizione

del

Brusca(trasc.ud.28/5/1999).

gruppo

di

Giovanni

In base alla ricostruzione di Siino, grazie ai rapporti con il


gruppo capeggiato dalla famiglia Brusca, Modesto era entrato in
contatto con Di Maggio Baldassare, reggente del mandamento di
S.Giuseppe Jato, per buona parte della seconda met degli anni
ottanta, e Montalbano Biagio, capo della famiglia mafiosa di
Camporeale(secondo le indicazioni di Siino e Brusca Giovanni).
La causale di quei contatti era proprio riconducibile alla
gestione occulta degli appalti del Consorzio Alto e Medio
Belice.
Quanto ai compiti affidati dal sodalizio criminale al
Modesto, secondo Siino, limputato, nellambito delle varie
procedure per laggiudicazione degli appalti, doveva occuparsi
delle richieste di pass agli imprenditori potenzialmente
concorrenti con limpresa designata da Cosa Nostra per
lespletamento del singolo lavoro, secondo i dettami del sistema
di turnazione pilotata, di cui si detto nei precedenti paragrafi.
Le indicazioni del Siino sono confermate da una serie di
elementi probatori.
In primo luogo, in ordine ai contatti tra Modesto ed il
Montalbano Biagio, va ricordato il contributo reso dal Maggiore
Obinu, alludienza del 25/5/1995, in precedenza citato.
Il teste Obinu ha riferito dei legami societari con il
Montalbano Biagio(indicato come personaggio di spicco del
mandamento di S.Giuseppe Jato), ricordando che dal 23 maggio
1983 al 7 maggio 1985 questultimo aveva ricoperto la carica di

sindaco della societ Constra poi divenuta Cogeis, di cui il


Modesto, unitamente alla di lui moglie Magro Leonarda, era stato
socio fondatore.
Inoltre, dal tenore della citata sentenza del Tribunale di
Palermo del 2 marzo 1994, il Modesto(p.237), che ha ammesso
di avere avuto, con il Siino, rapporti commerciali attinenti alla
fornitura di materiali da costruzione, risultato aggiudicatario di
diverese gare dappalto bandite dal consorzio Alto e Medio
Belice.
Tutto ci i giudici lo evincono, anche, dalla deposizione
del dott.Giuseppe Picone, funzionario dellente, e dal prospetto
dallo stesso prodotto alludienza del 7/12/1993 nellambito di
quel procedimento.
Oltre a tali risultanze, un corposo riscontro, estrinseco ed
individualizzante, rispetto al racconto di Siino, si ricava dalla
deposizione di Brusca Giovanni, il quale, per conoscenza diretta,
descrive contatti e ruolo del Modesto nelloperazione della
infiltrazione mafiosa degli appalti relativi al Consorzio Alto e
Medio Belice.
Nel ricordare che in relazione a quel tipo di appalti aveva
notizie per conoscenza diretta o per le indicazioni che gli
provenivano da Siino Angelo e Di Maggio Baldassare, il boss di
San Giuseppe Jato traccia un profilo professionale del Modesto,
qualificandolo come un imprenditore edile, proprietario di una
cava.

Quella condizione, secondo il racconto di Brusca, dava al


Modesto la possibilit di conoscere molte imprese, nei confronti
delle quali limputato aveva molta influenza, essendo nota a tutti
la sua vicinanza ad ambienti mafiosi(cfr.trasc.ud.10/4/1999, ove
testualmente: , quando girava Giuseppe Modesto, come si
girasse una persona di "Cosa Nostra"; cio rappresentava una
persona di "Cosa Nostra").
Per tale motivo, come si evince dalle parole di
Brusca

Giovanni,

limputato

venne

accreditato,

partire dal 1987-1988, da personaggi mafiosi di San


Giuseppe Jato(Di Maggio Baldassare) a controllare la
gestione pilotata degli appalti del Consorzio Alto e
Medio Belice, con compiti simili a quelli affidati al
Siino

per

appalti

pi

consistenti

(cfr.trasc.ud.10/4/1999, testualmente, sui compiti del


Modesto: ... di fare ritirare le imprese o per questioni
di appoggi perch lui era uno di quelli, non dico come
Siino ma quasi a pari livello..).
Una ulteriore conferma a quanto dichiarato dal Siino
emerge dalla deposizione del Brusca nella parte in cui ricorda la
conflittualit tra il Siino ed il Modesto nonch la circostanza
secondo la quale questultimo si era aggiudicato anche
personalmente dei lavori del predetto Consorzio.
Gli elementi di prova a carico del Modesto, desumibili
dalle convergenti propalazioni di Siino e Brusca, si saldano,

perfettamente con i contributi conoscitivi provenienti da Di


Maggio Baldassare, con cui limputato, secondo i suddetti
collaboratori di giustizia, avrebbe avuto un rapporto pi stretto.
Le dichiarazioni del Di Maggio Baldassare sono state rese
nel procedimento penale a carico di Siino Angelo e altri e
sintetizzate nella sentenza emessa in data 2 marzo 1994(p.225) e
ritualmente acquisita al fascicolo del dibattimento.
Soffermandosi sulla figura di Modesto Giuseppe, lo ha
definito un imprenditore a disposizione della famiglia, nel
senso che era vicino a Cosa Nostra, disponibile a muoversi per
le gare dappalto.
Il Di Maggio ha ricordato anche la circostanza in cui lui
stesso gli aveva chiesto di intervenire presso limpresa Spina di
San Giuseppe Jato, al fine di farla ritirare da alcune gare; cosa
che il Modesto, che aveva buoni rapporti con lo Spina, aveva
fatto con successo.
Occorre rilevare che il contributo conoscitivo di Di
Maggio Baldassare di particolare rilievo. Costui testimone del
momento che segna per Cosa Nostra il passaggio dalla fase c.d.
parassitaria a quella simbiotica con attivit legali relative al
settore dei pubblici appalti. Egli, infatti, riferisce fatti caduti sotto
la sua percezione, nel periodo in cui rivestiva la carica di
rappresentante del mandamento jatino, dal 1986 al 1989, vale a
dire in concomitanza con lassenza da quel centro mafioso di
Bernardo e Giovanni Brusca.

Con riferimento al coinvolgimento del Modesto nelle


attivit del sodalizio mafioso, altre importanti indicazioni
provengono da collaboratori di giustizia di aree diverse da quella
jatina, che pure collegano limputato a soggetti riconducibili al
sistema di controllo mafioso dei pubblici appalti in Sicilia.
E il caso di Messina Leonardo, gi uomo donore della
famiglia di San Cataldo(Caltanissetta), e persona di fiducia del
Madonna Giuseppe detto Piddu, rappresentante provinciale di
Caltanissetta e componente della commissione regionale.
In particolare, proprio per quel che riguarda la materia
della presente vicenda processuale, Messina, dopo essersi
dedicato prevalentemente al traffico di stupefacenti si occupato
principalmente degli interessi di Cosa Nostra nel settore degli
appalti, venendo cos a diretta conoscenza di rapporti tra
lorganizzazione ed esponenti del mondo imprenditoriale e delle
istituzioni.
Ebbene, nel riferire del controllo degli appalti pubblici da
parte di Cosa Nostra, a partire dal 1986, mediante il metodo
Siino, egli ricostruisce una serie di vicende, vissute in prima
persona. In tale ambito accusa Modesto di essere un soggetto
che, come Siino, si occupava di appalti per Cosa Nostra.
In proposito, ricorda di averlo visto in una occasione,
presentatogli da tale Ferraro Salvatore(uomo donore della
provincia di Caltanissetta), in cui il Modesto gli aveva chiesto di

dire agli Anzalone che voleva da loro un ribasso per una gara
che il collaboratore non ha saputo identificare.
E, del resto, le attivit del Modesto nel settore degli
appalti, collegate a quelle del Siino, paiono desumersi anche
dallesito degli accertamenti di polizia giudiziaria che hanno
interessato lo stesso imputato, di cui si dato atto nella citata del
Tribunale di Palermo del 2 marzo 1994(p.237 e ss).
Secondo quella pronuncia, nel corso di un servizio di
osservazione

effettuato

dai

Carabinieri

di

Caltanissetta,

nellambito di una inchiesta diretta da quella Procura avente ad


oggetto una associazione a delinquere finalizzata alla turbativa
delle gare dappalto, il Modesto era stato notato entrare con la
sua autovettura nello stabilimento di Cosentino Francesco ed
uscirne dopo circa una ora (il Cosentino la stessa di cui ha
parlato Messina Leonardo come imprenditore vicino a Cosa
Nostra, che aveva partecipato alle riunioni indette dal Siino per
mettere a punto il meccanismo di manipolazione delle gare
dappalto).
Ai suddetti contributi conoscitivi, che attribuiscono al
Modesto un ruolo attivo nella infiltrazione mafiosa nei pubblici
appalti, vanno aggiunte le notizie provenienti dai collaboratori di
giustizia Lanzalaco Salvatore(trasc.ud.14/7/1999: Modesto
quello che si inventato il metodo Siino), Barbagallo
Salvatore(ud.2/6/1999)

Crisafulli

Ettore(ud.23/6/1999:

Modesto aveva organizzato una specie di turno per gli appalti

della Provincia), i quali, a vario titolo, avevano appreso dei


rapporti e del coinvolgimento dellimputato in vicende legate
allesecuzione di lavori pubblici prima dellavvento del c.d.
metodo Siino.
Circa la valenza probatoria di tali notizie non vi da
dubitare, avendo i tre collaboratori riferito per conoscenza diretta
dei fatti narrati.
Lanzalaco

Salvatore,

come

rilevato

nelle

schede

sullattendibilit generale dei collaboratori di giustizia di questo


processo, allepoca dei fatti, era, infatti, inserito nel sistema della
illecita spartizione degli appalti, gestita dalle famiglie mafiose
della Sicilia occidentale, in veste di tecnico che curava la
progettazione
finanziamenti,
amministrativo

delle
i

opere,

contatti

finalizzata
con

dellaggiudicazione

allottenimento

politici

locali

dellappalto,

e
con

dei
liter
le

successive varianti .
Barbagallo, dal canto suo, aveva collaborato con il
gruppo Panzeca-Priolo di Caccamo, interessato, come impresa
edile, alla illecita gestione dei pubblici appalti, come si evince
dalle citate sentenze del Tribunale di Palermo del 2 marzo 1994 e
del 16 luglio 1996.
Infine, lo stesso Crisafulli riferisce quanto appreso in
occasione di una gara di appalto bandita dal Consorzio Alto e
Medio Belice, risalente al 1984, persa a favore della societ
COSTRA, in cui erano soci il Modesto ed il Lillo Sacco.

Dunque,

le

indicazioni

provenienti

da

Lanzalaco,

Barbagallo e Crisafulli, pur non combinandosi con quelle relative


al ruolo di regista occulto della spartizione degli appalti per il
Consorzio Alto e Medio Belice, sono, tuttavia, utili per
comprendere il motivo che aveva indotto personaggi di spicco
del sodalizio mafioso a scegliere proprio il Modesto per
laffidamento di certi compiti di particolare delicatezza, quali i
rapporti con i vari imprenditori della zona.
Alla stregua dei suddetti elementi, tra loro convergenti,
pu affermarsi che la condotta del Modesto ha fornito, per un
cospicuo lasso temporale(dal 1987 al 1991), un contributo
effettivo ed attuale allesistenza stessa ed al rafforzamento della
presenza dellentit associativa nel settore dei pubblici appalti.
Come si evince dalle convergenti propalazioni di
Brusca

Giovanni,

Siino

Angelo

Di

Maggio

Baldassare, la condotta del Modesto contribuiva, in


altri termini, a mantenere in piedi una turnazione
pilotata nella aggiudicazione delle gare di appalto,
relative al Consorzio Alto e Medio Belice, a favore dei
vari imprenditori legati al cartello di Cosa Nostra.
Limputato era incaricato di indicare il contenuto
delle buste dappoggio a coloro i quali si erano
manifestati disponibili a favorire un certo esito della
procedura

amministrativa.

doveva

riscuotere

dallimpresa vincitrice del singolo appalto la somma di

danaro, a titolo di tangente, destinata a soddisfare gli


interessi

illeciti

dei

politici

della

associazione

denominata Cosa Nostra.


Tale ruolo gli era stato attribuito per i suoi stretti contatti
con Grizzaffi Giovanni e Di Maggio Baldassare, personaggi di
spicco del mandamento iatino, e per la conoscenza di tantissime
imprese(cfr.dep.Brusca Giovanni del 10/4/1999).
Anche a prescindere dalla qualifica di uomo donore,
appare chiaro che lintervento dellimputato, nelle forme sopra
delineate, ha permesso a Cosa Nostra di agire segretamente e con
maggiore efficacia in un settore fondamentale dellattivit del
sodalizio criminale, quale linfiltrazione nella aggiudicazione dei
pubblici appalti
In conclusione la prova della responsabilit dellimputato
in ordine al reato ascrittogli, sotto il profilo oggettivo e
psicologico, si desume dalla indicazioni emerse sul suo ruolo di
regista occulto nella gestione degli appalti del Consorzio Alto e
Medio Belice, dagli elementi relativi alla sua vicinanza e alla
frequentazione

di

uomini

donore(Messina

Leonardo,

magg.Obinu), dalla partecipazione ad incontri finalizzati alla


spartizione

dei

pubblici

appalti(Lanzalaco,

Barbagallo

Crisafulli) e dalla messa a disposizione dellente criminale del


suo capitale sociale(Brusca Giovanni).
Dal punto di vista dellelemento materiale della fattispecie,
si dimostrata non solo la assunzione, da parte del Modesto, di

un ruolo ben preciso allinterno del sodalizio mafioso con


riferimento al settore che si occupava di pubblici appalti, ma
anche la sussistenza di un contributo concreto allampliamento
della forza economica di Cosa Nostra, attivandosi nel contattare
imprenditori per farli desistere da iniziative concorrenziali
rispetto alla impresa destinata ad aggiudicarsi i lavori e
determinando in questo modo le condizioni per la riscossione
della tangente dalla impresa vincitrice che andava a confluire
nel patrimonio di Cosa Nostra.
Ne deriva la prova di un inserimento del Modesto nel
sistema di circolazione dei proventi derivanti dalle illecite attivit
dei corleonesi e tale rapporto, con i connotati non tanto del
contributo esterno ma della interazione organica, costituisce una
forma

di

manifestazione

della

adesione

al

programma

associativo.
In ordine, poi, al profilo psicologico, la prova del
coscienza e volont di partecipare allattuazione del programma
delinquenziale di Cosa Nostra nel settore degli appalti(affectio
societatis) la si desume dalla presenza del Modesto a riunioni
organizzative, quali quella indicata dal Messina Leonardo,
nonch dalla vicinanza a soggetti criminali dello spessore di Di
Maggio Baldassare e dalla assunzione di un ruolo ben preciso nel
sistema di spartizione delle opere pubbliche, che escludono
loccasionalit di certe condotte e nel contempo la mancanza di

consapevolezza circa il fine ultimo perseguito dai suoi


concorrenti.
Alla stregua di tali considerazioni fondate su precise e
concordanti emergenze processuali non assume rilievo alcuno
lassunto

secondo

cui

il

Modesto

non

sarebbe

stato

espressamente indicato come uomo donore o come colui che


non avrebbe reso servigi a Cosa Nostra o che, semmai, avrebbe
subito la sottomissione alle regole della organizzazione mafiosa e
sarebbe stato, al limite, mero esecutore di ordini dalla stessa
impartiti.
N pu fondatamente sostenersi che il predetto imputato,
le cui vicende inerenti lo status libertatis nel tempo sono
irrilevanti, si sarebbe comportato come tutti gli imprenditori,
concedendo pass, pagando per lavorare o trasmettendo elenchi
delle gare o dei partecipanti alle gare indette dal consorzio, atteso
che la sua condotta, perdurante e continuativa nel tempo,
risultata significativa e dimostrativa di una compenetrazione nel
sistema di infiltrazione e sistemica spartizione degli appalti a
favore dellorganizzazione Cosa Nostra.
Parimenti, di scarso rilievo, ai fini dellesclusione di una
sua responsabilit la circostanza che abbia operato anche allo
scopo di assicurare alla sua impresa laggiudicazione di talune
gare o che abbia potuto versare una percentuale sui lavori
effettuati nellambito territoriale di S.Giuseppe Jato, essendo fin
troppo noto il dato giudiziario rappresentato dal versamento di

tangenti da parte delle stesse imprese mafiose alle famiglie locali


per opere da effettuarsi nelle zone territoriali di rispettiva
competenza.
Quanto alla commisurazione della pena, da stabilire in
base ai criteri oggettivi e soggettivi di cui allart 133 c.p., tenuto
conto della notevole gravit del fatto contestato e del ruolo non
indifferente svolto dal predetto imputato in seno al sodalizio
mafioso, denotante una spiccata pericolosit sociale e una lunga
militanza nelle file di Cosa Nostra, il Collegio ritiene di doverla
determinare nella misura adeguata e proporzionata di anni sei di
reclusione.
Conseguono le pene accessorie dellinterdizione perpetua
dai pubblici uffici e della incapacit di contrattare con la pubblica
amministrazione per la durata della pena inflitta.
In considerazione della pericolosit sociale accertata alla
stregua della personalit, quale si desume dal ruolo assunto
allinterno dellassociazione e, quindi, della modalit della sua
partecipazione al sodalizio, oltre che dei suoi precedenti penali, e
valutati i parametri tutti previsti dallart 133 c.p., il Modesto deve
essere sottoposto, a pena espiata, alla misura di sicurezza della
libert vigilata per una durata non inferiore ad anno uno.
12.BONDI GIUSEPPE.

Il Bond Giuseppe chiamato a rispondere del reato di


concorso esterno nella associazione di stampo mafioso
denominata Cosa Nostra di cui al capo L) della rubrica.
Orbene, le fonti accusatorie, relative al predetto imputato,
sono costituite dalle deposizioni dei collaboratori di giustizia
Onorato Francesco, Mutolo Gaspare, Cannella Tullio, Calvaruso
Antonio e Lanzalaco Salvatore, nonch dagli esiti della istruttoria
dibattimentale sulla vicenda della speculazione edilizia in zona
Pizzo Sella, trattata in un apposito paragrafo, a cui si rimanda
per i dettagli relativi, anche, al coinvolgimento del Bond.
Tanto premesso, va rilevato che le risultanze offerte dagli
atti utilizzabili consentono di addivenire al giudizio di penale
responsabilit dellimputato in ordine al reato di partecipazione
in associazione mafiosa, cos diversamente qualificato il fatto a
lui ascritto.
A tale conclusione il Collegio pervenuto dopo avere
accertato che il Bond, anche sulla base delle indicazioni
provenienti da vari collaboratori di giustizia, escussi nellambito
del presente procedimento, risultava essere un soggetto a
disposizione, dallinizio degli anni ottanta sino allinizio degli
anni novanta, di esponenti di vertice di Cosa Nostra(Rosario
Riccobono, Michele Greco, famiglie Madonia e Buscemi), con
cui aveva intrattenuto un rapporto stabile e continuativo di natura
economica che aveva coinvolto interamente la sua attivit di

imprenditore edile, gestita in una situazione di societ di fatto


con varie famiglie mafiose.
Innanzitutto, la condotta del Bond, sviluppatasi nellarco
di diversi anni, con riguardo alla vicenda della speculazione
edilizia di Pizzo Sella appare come un indiscutibile indice del
rapporto di cooperazione stabile con personaggi di vertice di
Cosa Nostra
Come emerge dal relativo passo della motivazione, a cui si
rimanda per indicazioni pi dettagliate, il Bond, unitamente ad
una serie di soggetti che ricoprivano ruoli di vertice nella
Calcestruzzi Ravenna, si era prestato ad una serie di operazioni
immobiliari di chiara natura illecita per assecondare le esigenze
della associazione mafiosa denominata Cosa Nostra.
Facendo riferimento, in sintesi, alle conclusioni di quella
parte specifica di motivazione, limputato, aveva, evidentemente,
concorso nella stipulazione di contratti simulati relativi ad un
programma criminoso che prevedeva la intestazione formale di
beni al gruppo Calcestruzzi con lo scopo di celare la reale
propriet degli immobili, attribuibile, invece, a soggetti mafiosi,
quali ad es. il Buscemi Antonino, la cui partecipazione a Cosa
Nostra stata acclarata, nella sentenza divenuta irrevocabile
relativa al processo c.d. maxi quater e dalle molteplici
chiamate in correit del presente procedimento(cfr. sul punto:
Siino Angelo, Brusca Giovanni, DAgostino Benedetto, Di
Maggio Baldassare).

Le suddette circostanze, di per s sintomatiche del


coinvolgimento del Bond nelle attivit di Cosa Nostra
in

veste

di

imprenditore

colluso,

disposto

strumentalizzare la propria attivit per assecondare


finalit mafiose (oltre ad appetiti personali), vengono
ulteriormente decodificate, in chiave accusatoria, dalle
dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, da cui
emerge la genesi dei rapporti tra limputato ed il
menzionato sodalizio mafioso, nonch levoluzione di
certe forme di cooperazione illecite.
In tale prospettiva un importante contributo conoscitivo
stato offerto dallimputato di reato connesso Onorato Francesco,
escusso alludienza del 22 maggio 1999.
Questultimo, gi uomo donore sin dal 1980 e
collaboratore di giustizia dal 1996, ha introdotto il tema dei
rapporti tra limputato e Riccobono Rosario, capo della famiglia
mafiosa di Partanna-Mondello, ucciso, per ordine di Riina
Salvatore, nella guerra di mafia (30 novembre 1982), vinta
dallala corleonese di Cosa Nostra.. .
LOnorato riferisce in ordine alle questioni relative alle
costruzioni di Pizzo Sella, la cui genesi della operazione
speculativa collocabile proprio tra la fine degli anni settanta e
linizio anni ottanta(cfr. p.5 ss sent.Corte App.Palermo del
25/5/2001, ove si chiarisce che tra il luglio del 1978 ed il gennaio
del 1979 venivano rilasciate dal Comune di Palermo 314

concessioni edilizie per la costruzione di ville unifamiliari a


favore di Greco Rosa), di cui era a conoscenza fin dai tempi in
cui era ancora vivo Saro Riccobono, dal momento che le villette
insistevano sul territorio della famiglia di Partanna Mondello.
Nel trattare tale argomento, lOnorato ha dichiarato che il
Bond in concorso con Saro Riccobono ed il vicecapo Michele
Micalizzi avevano deciso di assumere un ruolo attivo nella
lottizzazione di Pizzo Sella.
Per tale motivo il Bond spesso si incontrava con
Riccobono e Micalizzi a Villa Scalea, ove lo stesso Riccobono
trascorreva la sua latitanza.
Il collaboratore, dopo avere evidenziato la sua presenza ai
suddetti

incontri,

ha

precisato

che

Riccobono

era,

sostanzialmente, socio di fatto nelle attivit imprenditoriali del


Bond(p.31, 32 e 33 trascr.ud.22/5/1999.)
LOnorato ha, pure, aggiunto che per le costruzioni di
Pizzosella vi erano delle cointeressenze del boss di Ciaculli,
Michele Greco(notoriamente soprannominato u Papa), e che,
per quel motivo, spesso si erano incontrati questultimo ed il
Micalizzi, alla presenza dello stesso Onorato.
Nel raccontare gli sviluppi della vicenda di Pizzo Sella con
riguardo allimputato, il collaboratore rievoca la situazione
delineatasi nel 1987, ossia allepoca in cui lOnorato venne
scarcerato, dopo una detenzione iniziata nel 1984.

E in quel periodo che allo stesso Onorato viene


affidata(da Bonanno Armando, Biondino Salvatore e Biondo
Salvatore) la reggenza della famiglia di Partanna-Mondello, in
virt della quale viene a conoscenza del coinvolgimento del
Gruppo Ferruzzi nelloperazione di speculazione edilizia relativa
a Pizzo Sella.
Con riguardo al periodo successivo alla scarcerazione, il
collaboratore ha riferito delle difficolt economiche che
attraversava Bond, il quale aveva costituito una societ con il
Crivello, costretta a cedere buona parte dei terreni ubicati nella
zona di Pizzosella al Gruppo Ferruzzi, dietro cui vi era Buscemi
Antonino.
Peraltro, lOnorato ha aggiunto che Bond, allepoca,
pagava il pizzo a Civiletti e Porcelli quando costruiva a
Pizzosella(p.43), precisando, tuttavia, che quel tipo di dazioni
riguardava ogni imprenditore(anche mafioso) che costruiva sul
territorio controllato da Cosa Nostra.
Nel descrivere il modo in cui aveva conosciuto il Bond ed
i rapporti intercorrenti tra limputato e gli esponenti mafiosi della
famiglia di Partanna-Mondello, il collaboratore di giustizia ha,
poi, fatto riferimento anche ad unaltra lottizzazione ubicata nella
discesa di Valdesi a Mondello.
A tal proposito, lOnorato ha ricordato che il Bond,
tramite Riccobono e Micalizzi, aveva avvicinato il titolare

dellHotel Palace, tale Castellucci, per la cessione di terreni sui


quali lo stesso Bond avrebbe dovuto edificare degli alberghi.
Ebbene,

la

ricostruzione

dellOnorato

si

salda

perfettamente con il racconto di Mutolo Gaspare, escusso


alludienza del 22 maggio 1999(trasc.ud. p.71 ss)
Questultimo stato uomo donore della famiglia di
Partanna-Mondello dal 1973 al 1992 e ha riferito, per conoscenza
diretta, dei contatti di Bond con esponenti della famiglia mafiosa
in questione legati allattivit edilizia di Pizzo Sella(p.73), in tal
modo riscontrando lo stesso Onorato.
Mutolo ha confermato, pure, la controversia insorta tra
Bond e Castellucci, per la utilizzabilit a fini lottizzatori di
alcuni terreni ubicati presso la discesa Valdesi a Mondello e
lonere di accollarsi le spese per gli allacci fognari, nonch il
fatto che proprio Bond aveva chiesto lintervento di Micalizzi e
Riccobono per risolvere la questione.
In questa vicenda, secondo il racconto del Mutolo,
lintervento di esponenti mafiosi della famiglia di Partanna
Mondello aveva indotto, poi, il Bond a ricompensare costoro,
per lintervento a lui favorevole. Limputato aveva, infatti,
fornito al Micalizzi tutto il materiale per una villa fatta edificare
da questultimo e poi aveva promesso allo stesso Mutolo una
villa a Pizzo Sella.
Le indicazioni sui rapporti tra limputato ed esponenti di
vertice del sodalizio mafioso vengono arricchite dai contributi

dei collaboratori Cannella Tullio e Lanzalaco Salvatore, i quali


forniscono ulteriori particolari sugli interessi mafiosi legati alla
speculazione edilizia di Pizzo Sella, sul ruolo di dirigenti del
Gruppo

Ferruzzi,

nonch

sugli

imprenditori

Crivello

Sebastiano(giudicato separatamente per gli stessi fatti con rito


abbreviato) e Bond.
Le dichiarazioni di Lanzalaco e Cannella, unitamente agli
esiti delle indagini dello S.C.O. e del nucleo operativo dei
carabinieri, compendiate nella deposizione del teste Di Marco,
gi pi volte citata(nella specifica parte di motivazione), del 26
gennaio 2000, depongono, in modo inequivocabile, per un
inserimento del Bond in quel novero di imprenditori che si erano
messi a disposizione, talora fungendo da prestanome, di
soggetti come i Buscemi di Boccadifalco o i Madonia di
Resuttana, interessati ai vantaggi economici legati alliniziativa
imprenditoriale in discussione.
Quanto al Cannella Tullio, sentito in data 15 dicembre
1999, va preliminarmente ricordato che le notizie riferite le
apprende dall ex socio Crivello Sebastiano, che gli aveva
presentato personalmente il Bond, nonch dai vari soggetti
mafiosi coi quali, durante gli anni ottanta e novanta, aveva
coltivato vari rapporti di vicinanza, quali ad es. i fratelli
Graviano di Brancaccio, Pino Greco detto Scarpa ed il boss
corleonese Leoluca Bagarella.

Prima di passare al merito del contributo conoscitivo sulla


posizione

processuale

di

Bond

proveniente

dal

citato

collaboratore di giustizia, occorre rilevare che Calvaruso


Antonio(ud.2/6/1999), gi vicino a Bagarella(per sua stessa
ammissione), ha riscontrato i dati relativi ai rapporti del Cannella
medesimo coi vari esponenti del sodalizio mafioso, al rapporto
societario con il Crivello e alla conoscenza del Bond,
rafforzando, in tal modo, lattendibilit intrinseca delle
dichiarazioni dello stesso Cannella sul tema in esame.
In ordine alla posizione di Bond e Crivello, il Cannella ha
riferito di avere appreso dal Crivello che questi, insieme al
Bond, aveva rilevato una societ con sede in Milano: la Capital
Service spa, coinvolta nella vicenda Pizzo Sella.
E un dato questo che trova riscontro nella sentenza della
Corte di Appello di Palermo del 25/5/2001, ritualmente acquisita,
in cui si d atto della riconducibilit al Bond ed al Crivello delle
societ Capital Service e Baia del Paradiso, le quali, tra il 1987
ed il 1988, avevano acquistato dalla Calcestruzzi una parte dei
lotti dellarea di Pizzo Sella, per lulteriore realizzazione degli
immobili e la successiva vendita degli stessi .
La citata societ, secondo il racconto del collaboratore,
doveva servire per condurre in porto loperazione immobiliare
relativa alla lottizzazione di Pizzosella, a vantaggio di esponenti
mafiosi della famiglia Madonia di Resuttana, senza che
comparisse il nome di costoro.

Per tale motivo, i due citati imprenditori erano stati


autorizzati allacquisizione della societ medesima.
Nel corso della sua deposizione, il Cannella ha aggiunto
che la Capital Service era, fin dalla sua costituzione, societ
riconducibile ai Madonia e, comunque, oberata di debiti in
quanto aveva acceso numerosi prestiti obbligazionari.
Con riguardo al mutuo acceso dalla Calcestruzzi spa di
Ravenna del gruppo Ferruzzi, che aveva alluopo concesso
ipoteca sui terreni di Pizzo Sella, Cannella ha ricordato di
avere appreso da Crivello che a seguito del frazionamento del
mutuo richiesto dalla Capital Service era stata erogata una
parte del mutuo concesso alla Calcestruzzi dalla Montepaschi
di Siena.
Il collaboratore ha, poi, precisato, che l operazione di
suddivisione del mutuo era stata possibile grazie allintervento
e alle pressioni dei Buscemi e dei Madonia, i quali, visto
linteresse

in

quella

operazione,

avevano

favorito

la

Calcestruzzi sin dal momento della concessione del mutuo.


Tale

circostanza

sembra

trovare

conferma

nella

deposizione del collaboratore di giustizia Avitabile Antonio,


gi uomo di fiducia dei Madonia e condannato nel processo
c.d. del libro mastro, sentito alludienza del 19/5/1999.
In quella occasione lAvitabile, dopo avere dichiarato
che le sue conoscenze si fermano al 1986, ha sottolineato di
avere saputo, essendo stretto collaboratore dei Madonia, che

costoro ed il Buscemi erano coinvolti, mediante societ di


facciata, nella speculazione edilizia di Pizzo Sella.
Ulteriori elementi di riscontro alle indicazioni di
Cannella provengono, poi, dalla deposizione del teste Di
Marco e dalla perizia dei dott.ri Giuffrida e DallAira, laddove
i suddetti hanno evidenziato le anomalie verificatesi nella
erogazione del mutuo da parte della Monte dei Paschi di Siena.
Sempre a proposito del Bond, il Cannella ha riferito di
avere appreso dal Crivello che limputato allinizio della
vicenda di Pizzo Sella era in contatto con Michele Greco,
conosciuto come boss mafioso di notevole rilievo(gi
condannato allergastolo nel primo maxi processo agli
esponenti di Cosa Nostra) e fratello di quella Rosa Greco, a cui
vennero rilasciate tra il 1978 ed il 1979 le concessioni edilizie
per ledificazione di ville unifamiliari.
I rapporti pregressi tra Michele Greco e Bond sembrano
confermati dal fatto che nel lontano 1983 la Bond costruzioni
s.p.a. aveva acquistato n.109 lotti di Pizzo Sella ancora da
edificare dalla Solaris s.p.a., amministrata dal Notaro Andrea,
marito di Rosa Greco, sorella di Michele.
Le suddette indicazioni sulle cointeressenze del Bond
con esponenti mafiosi, provenienti dal Cannella, si saldano con
gli elementi di prova desumibili dalla deposizione del
Lanzalaco Salvatore relativa alla udienza del 7 luglio1999..

Questultimo, nel 1986, si era personalmente occupato


della operazione di Pizzo Sella, perch, come ingegnere
esperto del settore edile, era stato contattato da tale Albano
Michele(cugino dei Damiani, esponenti della famiglia mafiosa
di Monreale), affinch predisponesse i calcoli statici e
dinamici relativi ad alcune costruzioni che doveva effettuare la
societ Villa Elisa.
Durante lespletamento delle richieste operazioni, il
Lanzalaco aveva avuto modo di colloquiare con tale Cimino,
legato da vincoli di parentela con il Buscemi Antonino, in
ordine agli interessi effettivi che si celavano dietro la facciata
formale della speculazione edilizia di Pizzosella.
Riportando le confidenze fattegli dal Cimino, il
Lanzalaco ha detto che buona parte delle quote del complesso
Pizzosella,

bench

intestate

formalmente

alla

Poggio

Mondello, societ facente capo al Gruppo Ferruzzi, in realt


erano nelle mani di soggetti mafiosi.
Secondo

il racconto

del Lanzalaco, il Cimino,

parlandogli delling. Bini(odierno imputato e rappresentante


del Gruppo Ferruzzi in Sicilia), aveva sottolineato che, per
motivi

di

opportunit,

tutta

loperazione

veniva

apparentemente gestita da gruppi non siciliani, facendogli


intendere

che

tra

coloro

che

si

economicamente vi era la famiglia Buscemi.

avvantaggiavano

Lo stesso Lanzalaco ha, pure, dichiarato di avere


appreso dallallora Direttore dellagenzia n.6 del Monte dei
Paschi di Siena, tale dott.Savona, che il Bond aveva acquisito
unaltra quota dei lavori di Pizzo Sella e che questultimo era
un imprenditore edile, a suo tempo, legato al capo famiglia di
Partanna-Mondello, Riccobono Rosario.
Alla

stregua

della

ricostruzione

dei

fatti

che

scaturisce dalle suddette risultanze dibattimentali, pu


dirsi dimostrata la sussistenza di un vero e proprio
sodalizio economico tra Bond e personaggi mafiosi
quali, ad es., Michele Greco, Riccobono Rosario prima,
e poi le famiglie Buscemi e Madonia che permette a
questi ultimi di assicurarsi, sotto la copertura del nome
pulito

dellimprenditore,

una

partecipazione

formalmente legale ad affari di notevole portata.


Lagire dietro lo schermo di prestanome consente
ai

personaggi

mafiosi

di

incrementare

le

proprie

finanze e di infiltrarsi in mercati legali, eludendo, al


tempo

stesso,

le

investigazioni

patrimoniali

rese

obbligatorie dalla normativa antimafia.


Ci avvenuto con le attivit della societ Capital
Service, con sede a Milano, ma riconducibile a Bond e
Crivello, come ricordatoci da Cannella Tullio e dalla
citata pronuncia della Corte di Appello di Palermo;
societ che ha compiuto operazioni finalizzate ad

assecondare gli interessi delle famiglie mafiose dei


Madonia e dei Buscemi.
Tale rapporto di cointeressenza economica, tra Bond ed
esponenti di vertice del sodalizio criminale, tenuta insieme
dalla reverenza e dalla fedelt personale continuamente
manifestata nei confronti di Riccobono, Micalizzi o di Michele
Greco, a cui il Bond si rivolge per vari motivi, come ad es. per la
soluzione della controversia con il Castellucci, ci denotando la
piena consapevolezza da parte dellimputato della provenienza
mafiosa dei soggetti con cui coopera .
Ebbene, alla luce delle illustrate considerazioni, pur non
essendo in presenza di un soggetto qualificato formalmente come
uomo donore, la copiosit, la continuit e la qualit dei
rapporti dellimputato con persone vicine o inserite in posizioni
di assoluto vertice di Cosa Nostra(Riccobono Rosario, Greco
Michele, ed esponenti delle famiglie mafiose dei Buscemi e dei
Madonia), lo spessore economico dei programmi professionali
condivisi, non appare spiegabile nella logica della occasionalit o
della pura coincidenza, come affermato dalla difesa.
La prova della responsabilit dellimputato in ordine al
reato ascrittogli, sotto il profilo oggettivo e psicologico, si
desume dalle indicazioni emerse sulla funzione di prestanome
o socio di fatto di soggetti mafiosi quali il Riccobono Rosario o
esponenti delle famiglie mafiose dei Buscemi o dei Madonia,
dalla partecipazione a riunioni programmatiche su operazioni

economiche

quale

Pizzosella,

dalla

disponibilit

strumentalizzare lattivit di societ a lui riconducibili, quali la


Capital Service(unitamente al Crivello), per un lasso di tempo
assai consistente.
In altri termini le condotte le Bond, connotate da uno
scopo imprenditoriale(espansione del proprio giro di affari)
sovrapposto a quello associativo(garantire gli interessi economici
di

esponenti

mafiosi

che

formalmente

non

appaiono

nelloperazione) sono idonee a rafforzare il sodalizio(factum


concludens), e sono accettate in modo continuativo dal sodalizio
mafioso, denotando il riconoscimento allimprenditore di un
ruolo stabile, allinterno della struttura mafiosa.
Pertanto, il Bond, pur non ritualmente affiliato, potr
qualificarsi come partecipe interno allassociazione(416 bis
cp)(cfr. in tal senso In questo senso Cass.25/8/1994, Amato, in
Cass.pen. 1994 p.2678 e ss; Trib.Catania 28/7/1994, Graci
inedita).
Quanto alla commisurazione della pena, da stabilire in
base ai criteri oggettivi e soggettivi di cui allart 133 c.p., tenuto
conto della notevole gravit del fatto contestato e del ruolo non
indifferente svolto dal predetto imputato in seno al sodalizio
mafioso, denotante una spiccata pericolosit sociale e una lunga
militanza nelle file di Cosa Nostra, il Collegio ritiene di doverla
determinare nella misura adeguata e proporzionata di anni sei di
reclusione, diminuita

sino ad anni quattro di reclusione, per

effetto della scelta del rito abbreviato, infruttuosamente esperita


dal Bond in sede di udienza preliminare.
In proposito occorre rilevare che la posizione processuale
del Bond poteva essere definita allo stato degli atti sin
dalludienza preliminare, atteso che gi a quellepoca gli
elementi a disposizione erano rappresentati dai tre collaboratori
che hanno ricostruito le condotte illecite(Cannella, Onorato e
Mutolo), cos come emergeva chiaramente il ruolo dellimputato
nella vicenda relativa alla speculazione edilizia di Pizzosella e la
funzione svolta da societ a lui(ed al Crivello Sebastiano)
riconducibili quali la Capital Service.
Alla stregua di tali considerazioni, non avendo il
dibattimento aggiunto nulla allimpianto accusatorio a carico
dellimputato delineatosi in sede di udienza preliminare, deve
concedersi al Bond, ai sensi dellart 442 c.p.p., come interpretato
dalla sentenza della Corte costituzionale del 31 gennaio 1992
n.23, lo sconto di pena per la scelta del rito.
Conseguono

le

pene

accessorie

dellinterdizione

temporanea dai pubblici uffici per la durata di anni cinque e della


incapacit di contrattare con la P.A. per la durata della pena
inflitta.
In considerazione della pericolosit sociale accertata alla
stregua della personalit, quale si desume dal ruolo assunto
allinterno dellassociazione e, quindi, della modalit della sua
partecipazione al sodalizio, oltre che dei suoi precedenti penali, e

valutati i parametri tutti previsti dallart 133 c.p., il Bond deve


essere sottoposto, a pena espiata, alla misura di sicurezza della
libert vigilata per una durata non inferiore ad anno uno.
CAPI F), G) ed H) della rubrica
Occorre, ora, esaminare lipotesi

accusatoria

relativa al capo F) della rubrica, ossia il reato di


illecita concorrenza con minaccia o violenza, di cui
sono chiamati a rispondere Buscemi Antonino, Bini
Giovanni,
Panzavolta

Salamone

Filippo,

Miccich

Lorenzo,

Canepa

Franco

Giovanni,
e

Visentin

Giuliano.
I predetti imputati sono accusati di avere agito, in
concorso fra loro, e con Riina Salvatore, Brusca Bernardo,
Brusca Giovanni, Siino Angelo, separatamente giudicati, e con
altri soggetti rimasti ignoti, compiendo atti di concorrenza con
violenza e minaccia nel settore degli appalti pubblici e privati
cui il Buscemi, il Bini, il Panzavolta, il Canepa, il Visentin
erano interessati quali gestori

di societ facenti parte del

gruppo Ferruzzi (oggi Compart), il Salamone e il Micciche


quali gestori, fra laltro, della Impresem spa ed il Vita, quale
gestore della Vita spa, societ tutte aggiudicatarie di appalti
pubblici e/o privati; con lulteriore aggravante per il solo
Buscemi davere promosso ed organizzato la cooperazione nel
reato.

Il tutto sarebbe avvenuto avvalendosi delle condizioni


previste dallart. 416 bis C.P. con pi azioni esecutive del
medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi.
Prima di passare alla valutazione del materiale
probatorio, occorre effettuare lesegesi dellart 513 bis c.p..
Secondo

autorevole

dottrina,

recepita

in

sede

giurisprudenziale(cfr. Cass.24 marzo 1995, Tamborrini), tale


norma richiede che il ricorso alla violenza ed alla minaccia,
anche quando abbia ad oggetto una cosa, deve pur sempre
avere una direzione personale; deve cio pur sempre rivolgersi
contro una persona per indurla, nellintenzione dellagente, a
non partecipare a determinate attivit imprenditoriali.
La citata norma si riferisce a quei comportamenti che,
per essere attuati con violenza o minaccia, configurano una
concorrenza

illecita

si

concretizzano

in

forme

di

intimidazione, tipiche della criminalit organizzata, che


tendono a controllare le attivit commerciali , industriali o
produttive, o comunque, a condizionarle.
Trattandosi,

come

ricordato

dal

Supremo

Collegio(cfr.Cass.14 maggio 1987, in Giurisprudenza italiana


1989, II, 10 ss; Cass. 9 gennaio 1989, ibidem 1990, 1319) di
reato di evento, per ogni condotta penalmente rilevante deve
individuarsi in concreto la singola modalit operativa e la
produzione delleffetto con relativa indicazione della vittima,

nel rispetto dei principi di materialit e tassativit della


fattispecie di reato di cui allart. 1 c.p. e 25 cost..
Orbene, nel caso di specie, dal compendio probatorio,
pur emergendo un contesto di intimidazione diffusa imposto
da Cosa Nostra con riferimento alla illecita infiltrazione nel
settore degli appalti, non si evincono specifici atti di coazione
nei confronti di vittime determinate, attribuibili direttamente ai
suddetti imputati, o in veste di concorrenti eventuali nei singoli
reati fine commessi da altri esponenti della associazione
mafiosa.
Gli stessi episodi intimidatori relativi agli appalti della
San Cipirrello Corleone o dei lavori di Petralia Soprana
vedono come protagonisti soggetti inseriti nel sodalizio
mafiosi ma non imputati nel presente procedimento, quali ad
es. Siino Angelo e Riina Salvatore; ma lorgano dellaccusa
non

ha

fornito

alcun

elemento

dimostrazione

del

coinvolgimento degli attuali imputati nelle fasi ideative o


esecutive dei singoli reati fine.
Dunque, deve concludersi per una carenza di prova della
responsabilit di tutti gli imputati in ordine al reato loro
ascritto al capo f) della rubrica.
Ad un verdetto di responsabilit non pu pervenirsi
neppure facendo ricorso al paradigma del c.d. concorso morale
dei partecipi al sodalizio criminale, nel reato fine di illecita
concorrenza.

Va,

infatti,

rammentato

che,

il

Supremo

Collegio(cfr.Cass.S.U.18/3/1970, Kofler), sulla base della


disciplina del concorso morale, esclude lammissibilit di una
partecipazione sotto forma di istigazione alla realizzazione
dei reati scopo, laddove non sia possibile dare la prova
dellesistenza effettiva di unattivit di impulso e di
sollecitazione alla loro commissione, tale da riprodurre, sul
piano oggettivo e soggettivo, i connotati normalmente
richiesti per lascrizione della vicenda concorsuale al singolo
imputato(sia

pure

membro

qualificato

allinterno

dellorganizzazione).
Tale prova nel caso di specie mancata con riguardo ai
suddetti imputati.
Pi in generale sullargomento,

la Suprema Corte ha

sottolineato che lattribuzione del delitto fine ai singoli affiliati o


anche ai capi del sodalizio criminale pu costituire, oltre ad una
legittima ipotesi di lavoro, un elemento di sospetto che va
confortato con altri oggettivi elementi di accusa(Cass. sez.I,
3/11/1993, Ferraro; Cass.sez. I 28/11/1995, Greco, Cass.sez.I,
16/5/1994, Farinella), senza i quali resta allo stato iniziale di una
inutilizzabile valutazione.
La sostanziale natura di elemento indiziario attribuita al
ruolo ricoperto nel sodalizio allepoca della esecuzione di un
reato-scopo pu integrare il requisito del fumus commissi
delicti, richiesto dallart 273 cpp, ai fini della emissione della

misura cautelare, ma certamente, come nel caso di specie, non


pu intergare la prova della responsabilit nel reato fine .
Alla stregua di tali considerazioni, tutti gli imputati per i
fatti di cui al capo F) della rubrica vanno assolti perch i fatti
non sussistono.
Occorre, poi, esaminare la posizione di Bini Giovanni,
Salamone Filippo, Miccich Giovanni, Panzavolta Lorenzo,
Canepa Franco, Visentin Giuliano con riguardo al capo G)
della rubrica e quella di Buscemi Antonino con riguardo al
capo H) della rubrica, relative al delitto di turbata libert degli
incanti.
Va osservato che per quanto attiene agli appalti indetti
dalla Provincia regionale di Palermo relativi alla San Mauro
Castelverde Gangi e alla San Cipirello- Corleone- Partinico, o
quelli avente ad oggetto i lavori di sistemazione idraulica del
Fiume Torto, indetta dal Provveditorato Regionale alle opere
pubbliche e quelle indette dal Consorzio Basso Belice Carboj,
le eventuali condotte punite dallart 353 c.p. sono, comunque,
estinte per intervenuta prescrizione.
Nel caso di specie le procedure amministrative in
oggetto sono risalenti agli anni ottanta e, quindi, tenuto conto
dei limiti edittali della sanzione prevista dallart 353 c.p.(pena
massima di anni due di reclusione), il reato si sarebbe
prescritto, anche tenendo conto delle proroghe, nel corso degli
anni novanta.

Il termine di prescrizione, invece, non pu dirsi spirato


limitatamente allappalto relativo alla Tonnara di Capo
Granitola aggiudicato in data 26 settembre 1991, per via
dellaggravante di cui allart 7 del DL 157/1991.
Tuttavia con riguardo a tale appalto non stata fornita la
prova di specifici atti di turbativa della gara, con violenza o
minaccia e comunque con promesse, collusioni ed altri mezzi
fraudolenti, direttamente posti in essere dai suddetti imputati.
In effetti, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad
un reato di evento, che sussiste non solo quando, con luso dei
mezzi previsti dallart 353 c.p., la gara non pu essere
effettuata rimanendo deserta ma anche quando non si
impedisce lo svolgimento della gara ma se ne disturba la
regolarit, influenzandone o alterandone il risultato che senza
lintervento perturbatore avrebbe potuto essere diverso( Cass.
n.188414 del 1991).
Ad analoga conclusione si deve pervenire nei confronti
degli imputati Buscemi e modesto per il reato di cui al capo C)
del decreto che ha disposto il giudizio in data 18.5.1994.
Senza

lindividuazione

dello

specifico

intervento

perturbatore, dei soggetti che lo hanno posto in essere e del


risultato che ha prodotto, non pu dirsi raggiunta la prova della
responsabilit

degli

imputati

aggiudicazione della gara.

per

il

solo

fatto

della

Ed in ogni caso, ammesso che vi siano stati interventi


perturbatori, provenienti da soggetti riconducibili al sodalizio
mafioso, allo stato ignoti, quanto alleventuale coinvolgimento
a titolo di concorso morale dei suddetti imputati, valgono in
modo integrale le considerazioni svolte con riferimento alla
contestazione di cui al capo F) della rubrica.
Pertanto, anche per tale fatto di reato(tonnara di capo
Granitola), compreso nei capi G) ed H) della rubrica, tutti gli
imputati vanno assolti perch i fatti non sussistono.
Per analoghe motivazioni Modesto Giuseppe e Buscemi
Antonino devono essere assolti dal reato di cui al capo B), del
decreto che ha disposto il giudizio in data 18.5.1994, loro
ascritto perch il fatto non sussiste.
SPESE PROCESSUALI e DOMANDE DELLE
PARTI CIVILI.
Infine tutti gli imputati devono essere condannati al
pagamento delle spese processuali a ciascuno a quelle relative
al proprio mantenimento in carcere durante il periodo di
custodia cautelare. In conseguenza delle assoluzioni come
sopra pronunziate le domande di risarcimento del danno
proposte dalle parti civili costituite vanno rigettate.

PQM
Visti gli artt.533, 535 c.p.p.

Dichiara colpevoli:
-Modesto Giuseppe del delitto ascrittogli al capo A)
del decreto che ha disposto il giudizio del 18 maggio
1994 proc.n.2655/94 r.G.I.P;
-Bini

Giovanni

del

delitto

di

partecipazione

ad

associazione mafiosa di cui allart 416 bis commi I, III, IV, V e


VI c.p., cos diversamente qualificato il fatto contestatogli al
capo C) del decreto che ha disposto il giudizio del 19 giugno
1998;
-Panzavolta Lorenzo e Canepa Franco del delitto loro
ascritto al capo D);
-Salamone Filippo e Miccich Giovanni del delitto di
partecipazione ad associazione mafiosa di cui allart 416 bis
commi I, III, IV, V e VI c.p., cos diversamente qualificato il
fatto loro contestato al capo E) del decreto che ha disposto il
giudizio;
-Bond Giuseppe del delitto di partecipazione ad
associazione mafiosa di cui allart 416 bis commi I, III, IV, V e
VI c.p., cos diversamente qualificato il fatto contestatogli al
capo L) del decreto che ha disposto il giudizio;
e condanna:
-Modesto Giuseppe alla pena di anni sei di reclusione
-Bini Giovanni, con la riduzione prevista dallart 442
c.p.p., alla pena di anni otto di reclusione;

-Panzavolta Lorenzo, Salamone Filippo e Miccich


Giovanni alla pena di anni sei e mesi sei di reclusione;
-Canepa Franco alla pena di anni cinque e mesi sei di
reclusione;
-Bond Giuseppe, con la riduzione di cui allart 442 c.p.p.,
alla pena di anni quattro di reclusione;
Condanna
Tutti i suddetti imputati, ad eccezione del Bond,
alla pena accessoria dellinterdizione perpetua dai
pubblici

uffici,

ed

il

Bond

alla

interdizione

temporanea dai pubblici uffici per la durata di anni


cinque;
nonch tutti alla pena accessoria della incapacit di
contrattare con la pubblica amministrazione per la
durata della pena inflitta.
Sottopone
Tutti i predetti imputati alla misura di sicurezza
della libert vigilata per la durata non inferiore ad un
anno.
Condanna
Tutti i predetti imputati al pagamento in solido delle
spese processuali e ciascuno al proprio mantenimento
in carcere durante lo stato di custodia cautelare.
Visti gli artt.150 c.p. e 531 c.p.p.

Dichiara non doversi procedere nei confronti di


Pironi Sergio in ordine al delitto ascrittogli perch
estinto per morte dellimputato.
Visti gli artt. 529 e 649 c.p.p.
Dichiara non doversi procedere nei confronti di
Buscemi

Antonino

partecipazione

in

alla

ordine

alle

associazione

imputazioni
mafiosa,

di

esclusa

lipotesi di cui al comma II dell art. 416 bis c.p., per


ostacolo

del

precedente

giudicato

sentenza del Tribunale di Palermo

costituito

dalla

sezione prima del

31 dicembre 1996.
Visto lart 531 c.p.p.
Dichiara non doversi procedere nei confronti di
Bini,

Salamone,

Miccich,

Panzavolta,

Canepa

Visentin Giuliano per tutti i fatti di reato di cui al capo


G), ad eccezione della turbativa relativa allappalto
della tonnara di Capo Granitola, perch estinti per
intervenuta prescrizione.
Visto lart 530 comma 2 c.p.p.
Assolve

Bini,

Salamone,

Miccich,

Panzavolta,

Canepa e Visentin dal reato ascrittogli al capo G) in


relazione

alla

turbativa

relativa

allappalto

della

tonnara di Capo Granitola perch il fatto non sussiste.


Visto lart 530 c.p.p.

Assolve
Salamone

Buscemi
Filippo,

Antonino,

Miccich

Bini

Giovanni,

Giovanni,

Panzavolta

Lorenzo, Canepa Franco e Visentin Giuliano dal reato


di cui al capo F) del decreto del 19 giugno 1998 perch
i fatti non sussistono.
Visto lart 530 c.p.p.
Assolve Modesto Giuseppe e Buscemi Antonino dal
reato di cui al capo B) del decreto del 18 maggio 1994
loro

rispettivamente

ascritto

perch

il

fatto

non

sussiste.
Visto lart 531 c.p.p.
Dichiara non doversi procedere nei confronti di
Buscemi e Modesto per i fatti di reato di cui al capo C)
del medesimo decreto, perch estinti per intervenuta
prescrizione.
Visto lart 530 c.p.p.
Assolve

Buscemi

Panzavolta

dai

reati

loro

rispettivamente ascritti ai capi B) ed I) perch i fatti


non sono previsti dalla legge come reato.
Visto lart 530 c.p.p.
Assolve Visentin Giuliano dal reato ascrittogli al
capo D) della rubrica per non avere commesso il fatto.
Rigetta le domande risarcitorie proposte dalle parti
civili costituite.
Visto lart 544 comma III c.p.p.

Fissa il termine di giorni novanta per il deposito


della motivazione, ritenuta la particolare complessit
della stessa in relazione al numero degli imputati,
allentit delle imputazioni ed alla molteplicit delle
questioni da trattare..
Palermo, 2 luglio 2002
I Giudici estensori
(Piergiorgio Morosini, Giovanni Tulumello)
Il Presidente coest.
(Giuseppe Rizzo)