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In allegato I CANTI DELLA TRADIZIONE

Carl Gustav Jung

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

nella Chiesa e nel mondo


Diretto da Giulio Andreotti

Non lagnosticismo,
ma lo gnosticismo
il pericolo
per la fede cristiana

Johann Wolfgang von Goethe

Cos don Luigi Giussani


a Giovanni Paolo II
agli inizi degli anni Novanta

MENSILE
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www.30Giorni.it
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a Ufficio Poste Roma Romanina
ISSN
0390-4539
per la restituzione al mittente previo addebito.
ISSN 0390-4539

ANNO XXIX N.4/5 - 2011 - 5

Sommario

In allegato I CANTI DELLA TRADIZIONE

N.
Non lagnosticismo,
ma lo gnosticismo
il pericolo
per la fede cristiana
Cos don Luigi Giussani
a Giovanni Paolo II
agli inizi degli anni Novanta

4/5

ANNO

2011

In copertina: Non lagnosticismo, ma lo


gnosticismo il pericolo per la fede cristiana.
Cos don Luigi Giussani a Giovanni Paolo II
agli inizi degli anni Novanta

Johann Wolfgang von Goethe

anno XXIX

Carl Gustav Jung

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

nella Chiesa e nel mondo


Diretto da Giulio Andreotti

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ANNO XXIX N.4/5 - 2011 - 5

EDITORIALE

Giovanni Paolo II beato


4

di Giulio Andreotti

IN QUESTO NUMERO

VITA CONSACRATA

Medio
Oriente

pag.

34

Un messaggio di convivenza dal Libano.


Intervista con sua beatitudine Bchara Ra
nuovo patriarca di Antiochia dei Maroniti

Le pretese degli uomini e la pazienza di Dio


intervista con Joo Braz de Aviz di G. Valente

26

Una proroga ad personam

29

di G. Valente

MEDIO ORIENTE

Un messaggio di convivenza dal Libano


intervista con Bchara Ra di D. Malacaria

3OGIORNI
nella Chiesa e nel mondo
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Lorenzo Bianchi, Lorenzo Biondi, Massimo Borghesi,
Lucio Brunelli, Rodolfo Caporale, Lorenzo Cappelletti,
Gianni Cardinale, Stefania Falasca,
Giuseppe Frangi, Silvia Kritzenberger,
Walter Montini, Jane Nogara,
Stefano M. Paci, Felix Palacios,
Tommaso Ricci, Giovanni Ricciardi
Ha inoltre collaborato a questo numero:
Giorgio Salvini
Segreteria
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Ufficio legale
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Questo numero stato chiuso


in redazione il 31 maggio 2011

34

PASQUA 2011

La risurrezione di Cristo un avvenimento


messaggio Urbi et orbi di papa Benedetto XVI

50

COLLEGI ECCLESIASTICI DI ROMA

Un ponte tra Oriente e Occidente


di P. Baglioni

56

Fucina di patriarchi, di orientalisti e di futuri santi


57

di P. Baglioni

Larcipelago maronita
64

di P. Baglioni

CINEMA

Se anche Nanni vuole bene al papa


72

di P. Mattei

NOVA ET VETERA

Introduzione di L. Cappelletti
Il patto con il Serpente di M. Borghesi

78
80

LIBRI

Il beato Karol Wojtyla, dallemozione alla storia


90

di R. Rotondo

SCIENZA

Ricerca o decadenza
94

di Giorgio Salvini

Finito di stampare nel mese di giugno 2011

RUBRICHE
CREDITI FOTOGRAFICI: Paolo Galosi: pp.4,8,9,10,11,18,19,20,21,24,56,57,58,59,60,62,63,64,65,66,67,68;
Associated Press/LaPresse: pp.5,24,29,38,39,40,42,43,45,95; Per gentile concessione di monsignor
Samir Nassar: pp.22-23; Romano Siciliani: pp.25,27,46; Per gentile concessione di padre Sergio Durigon:
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Patriarcato Maronita: p.36; Epa/Corbis: p.37; Afp/Getty Images: p.38; Per gentile concessione dellUfficio
stampa della Presidenza della Repubblica italiana: pp.43,44; LaPresse: p.44; Per gentile concessione
dellUfficio Patrimonio IPAB, Vicenza: p.54; Per gentile concessione dellUfficio stampa della Curia dei
Gesuiti: p.59; Archivio del Pontificio Collegio Maronita: pp.61,62,63: Per gentile concessione dellOrdine
Antoniano Marianita di SantIsaia: p. 69; Per gentile concessione dellUfficio stampa Fandango: pp.72-76;
Cristian Gennari/Romano Siciliani: pp.90-91; Vittoriano Rastelli per gentile concessione della Ztema
Progetto Cultura: p.92; Archivio fotografico Cern: p.94; Infn Photo 2002: p.96.

LETTERE DAI MONASTERI

LETTURA SPIRITUALE

12

LETTERE DALLE MISSIONI

22

LETTERE DAI SEMINARI

24

30GIORNI IN BREVE

42
30GIORNI N.4/5 - 2011

Editoriale

Giovanni Paolo II beato


di Giulio Andreotti

Della grande folla di fedeli romani e non romani che il giorno della beatificazione di
Giovanni Paolo II gremiva piazza San Pietro e
le vie che vi conducono ci resta il sentimento,
la venerazione, la gioia di tutta quella gente.
Ed un ricordo che non dobbiamo lasciar
spegnere in noi. Ma anche ascoltare la rituale

proclamazione dalla voce di colui che Giovanni Paolo II dichiar suo fidato amico stato
particolarmente toccante, perch mi sono
tornate alla mente le parole di Paolo VI quando disse che il segreto per essere un buon Pastore la novit nella continuit. E la prima
caratteristica comune a Giovanni Paolo II e a

La folla in piazza San Pietro durante la cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, il 1maggio 2011

30GIORNI N.4/5 - 2011

Appartengo a una vecchia


scuola di cattolici che insegna
che si deve voler bene al papa
e non a un papa.
Ma non credo di uscire
da questa linea
se mi associo a quanti
auspicano una conclusione
rapida delliter verso gli altari
che segue alla beatificazione,
come fu per Madre Teresa
e Padre Pio, per me
le due canonizzazioni
pi toccanti del pontificato
di Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II durante la cerimonia di canonizzazione


di Padre Pio, il 16 giugno 2002

Benedetto XVI (ma non sempre a tutti i papi)


la loro facilit nellarrivare al cuore della
gente con discorsi immediati e semplici, tanto
da essere comprensibili al popolino come agli
intellettuali.
Ho ricordi eccezionali di Giovanni Paolo II e
mi capitato in passato di parlarne in convegni e interviste, ma stavolta voglio serbarli nel
cuore, perch nelloccasione della sua beatificazione si rischia di fare lapologia di s stessi e
non del beato Wojtyla e questo sarebbe grave.
Il 1 maggio 2011 ci ha anche ricollegato
idealmente al giorno del funerale di papa
Wojtyla, l8 aprile del 2005: lagonia era stata
vissuta da tutto il mondo con una partecipazione straordinaria e si lev dalla folla, in particolare dai giovani, il grido di santo subito, che
nei giorni scorsi della beatificazione risuonato di nuovo molto forte.

La Chiesa ha i suoi tempi ed assolutamente autonoma, le procedure della Congregazione sono molto rigorose e se si creano
pressioni mediatiche si finisce per sortire leffetto opposto, per vi un capitolo specifico
che mi sembra importante: laccertamento se
la santit sia avvertita dai fedeli. E questo indubbio, tanto che molti fedeli pregano da
tempo Giovanni Paolo II non meno che se
fosse gi santo. Limportante la sostanza; se
in una figura di cristiano si riconosce la santit
e lo si prega, la carta bollata avr poi tutto il
tempo di arrivare. Appartengo a una vecchia
scuola di cattolici che insegna che si deve voler bene al papa e non a un papa. Ma non credo di uscire da questa linea se mi associo a
quanti auspicano una conclusione rapida delliter verso gli altari che segue alla beatificazione, come fu per Madre Teresa e Padre Pio,
per me le due canonizzazioni pi toccanti del
pontificato di Giovanni Paolo II.
q
30GIORNI N.4/5 - 2011

Lettere dai monasteri Lettere dai monasteri


ADORATRICI PERPETUE DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

Le edicole mariane di Roma

DEL MONASTERO DE LA ASUNCIN DE MARA


Rosarito, Baja California, Messico

Nelle strette strade del centro di Roma, camminando per gli antichi borghi una volta popolari, in ogni via, in ogni piazza, quasi in
ogni angolo sono presenti edicole sacre
spesso circondate da baldacchini e da lumi.
Sono quelle che i romani chiamano le Madonelle.

Ci piacerebbe
ricevere
Quien reza se salva
Rosarito,
24 febbraio 2011
Stimato signor Andreotti,
sia lodato il Santissimo Sacramento!
Riceva la nostra gratitudine per la sua grande carit
nellinviarci la bella rivista
30Das, che nutre grandemente la nostra vita spirituale perch ci informa e ci
fa sentire la Chiesa unita.
La leggiamo con grande
interesse e amore. Ci piacerebbe tanto ricevere qualche copia di quel libretto cos utile, Quien reza se salva, per darlo ad alcune persone molto bisognose.
Che la nostra Madre Santissima di Guadalupe la
porti sempre nel suo grembo come figlio prediletto e
colmi di grazie e benedizioni tutta la sua famiglia e i
suoi collaboratori.
Riceva un affettuoso saluto dalla nostra reverenda
madre superiora e dalla comunit.
suor Rosa Mara Amezcua, oap

Rosarito, 27 aprile 2011

Madonna col Bambino, affresco del 1756,


piazza dellOrologio, angolo via del Governo Vecchio,
rione Parione

30GIORNI N.4/5 - 2011

Stimato signor Andreotti,


sia lodato il Santissimo Sacramento!
Nella pienezza della gioia pasquale, auguriamo a lei e alla sua illustre famiglia una felice Pasqua di Risurrezione.
Mille grazie, signor Andreotti, per averci inviato i
libretti Quien reza se salva. La nostra reverenda madre superiora e la comunit la ringraziano per la sua
grande bont e generosit. Siamo certe che questi libretti faranno un gran bene ai nostri fratelli pi bisognosi di istruzione.
I libretti sono arrivati alla porta del nostro monastero dallItalia! Che meraviglia! Non facile, perch sia-

Lettere dai monasteri Lettere dai monasteri


mo su un piccolo colle circondato da precipizi, ma godiamo di una bella vista del cielo e del mare e di tanti
uccelli canterini che ci invitano a lodare il nostro Dio
sacramentato.
Che piacere stato per noi, guardando il video della celebrazione, constatare che ha assistito alla beatificazione della nostra madre fondatrice Mara Magdalena de la Encarnacin, avvenuta a San Giovanni in Laterano il 3 maggio 2008. Grazie per la sua presenza.
La ricordiamo sempre grate e in unione di preghiera. Dio continui a benedirla e a darle forza in tutti i suoi
apostolati.
suor Rosa Mara Amezcua, oap

P.S. Scusi il ritardo, dovuto alla Santa Quaresima.

CLARISSE DEL MONASTERO DI NOSTRA SIGNORA


DELLA MERCEDE
So Miguel, Isole Azzorre, Portogallo

Venti copie di Quem reza se salva


So Miguel, 21 marzo 2011
Carissimo signor Andreotti,
nella presenza consolatrice dello Spirito Santo, la
salutiamo cordialmente, augurandole ogni bene nel
Signore.
Molto riconoscenti, desideriamo ringraziarla per
linvio della sua eccezionale rivista 30Dias.
Infatti, una rivista rilevante e straordinaria per il suo contenuto che ci mette al
corrente degli avvenimenti pi importanti della vita della
Chiesa e del mondo.
Ogni bene! Il divino
Spirito Santo vi assista
sempre.
Chiediamo il favore
di inviarci venti copie
del libretto Quem reza
se salva. Vi ringraziamo
fin dora.

Madonna col Bambino, altorilievo in ceramica del XIX secolo,


via Sistina, angolo via Francesco Crispi, rione Campo Marzio

Formuliamo gli auguri di una santa Quaresima e


di sante e gioiose feste pasquali, con feconde benedizioni di Cristo Risorto.
Preghiamo gli uni per gli altri.
Sempre uniti per lo stesso Corpo e Sangue del Signore Ges.
suor Maria Vernica, osc, e le suore clarisse
30GIORNI N.4/5 - 2011

Lettere dai monasteri Lettere dai monasteri


conda giornata vocazionale, che terremo nei giorni
13, 14 e 15 maggio.
Facciamo anche una richiesta speciale, di inviarci
duecento copie di Quien reza se salva in cinese. Siamo in contatto con padre Pablo Liu, svd, che stato
richiesto alla Cina dal nostro arcivescovo, per prendersi cura della comunit cinese a Panam. Sta facendo questo lavoro da circa due anni nella nostra
diocesi. Ci racconta che sta andando alla scuola cino-panamense dove ci sono molti bambini cinesi e
vorrebbe regalare loro il libretto.
Potete inviarli al nostro indirizzo e noi glieli faremo
avere, perch la sua casa molto vicina alla nostra.
Vi ringraziamo di tutto cuore e preghiamo per
tutti voi. Chiediamo alla Vergine Santissima di concedervi molte benedizioni con la sua Segreta Visita.
Dio vi ricompensi.
suor Margarita Mara, vsm

Las Cumbres,
12 aprile 2011

Madonna col Bambino, altorilievo in ceramica del XIX secolo,


via del Buon Consiglio, rione Monti

VISITANDINE DEL MONASTERO DE LA VISITACIN DE PANAM


Las Cumbres, Panam

Chi prega si salva


per la comunit cinese a Panam
Las Cumbres, 3 aprile 2011
Stimato signor Giulio Andreotti,
riceva i nostri saluti e il ringraziamento per tutto il lavoro di evangelizzazione che state facendo attraverso questo mezzo.
Da Panam, vorremmo chiedervi cento copie di
Quien reza se salva, in spagnolo, per la nostra Se10

30GIORNI N.4/5 - 2011

Carissimo signor Giulio


Andreotti,
siamo molto grate per i libri Quien reza se salva
che abbiamo ricevuto ieri
mattina.
Avreste dovuto vedere
la gioia di padre Pablo Liu
davanti ai libri nella sua lingua! Si messo a leggerli e
mi ha detto: Questa una
presentazione del vescovo
Aloysius Jin Luxian. Credo che la sua gioia aumenter quando comincer a distribuirli fra i cinesi che vivono a Panam e soprattutto fra i bambini della scuola
cino-panamense.
Nostro Signore continui ad animarvi per leccellente lavoro che fate distribuendo questo libro e la rivista
30Das che molto interessante.
Chiediamo al nostro santo fondatore Francesco di
Sales di concedervi abbondanti benedizioni in questo
apostolato.
suor Margarita Mara, vsm

Lettere dai monasteri Lettere dai monasteri


CLARISSE CAPPUCCINE
DEL MONASTERO
DI SANTAPOLLINARE IN VECLO
Ravenna

Grazie per la meditazione


sulla santa Pasqua
Ravenna, 14 aprile 2011
Il Signore risorto, come aveva
predetto, rallegriamoci tutti ed
esultiamo, perch Egli regna in
eterno. Alleluia.
Gentilissimo senatore Andreotti,
mentre desideriamo porgerle il nostro fraterno augurio di una santa Pasqua colma di pace e di amore, la ringraziamo tanto per il libro che ci
appena arrivato Il Figlio da se stesso non pu fare
nulla. Sar anche questo uno strumento utile per vivere pi intensamente questi pochi giorni che ci separano dal grande giorno della Risurrezione del Signore. A lei assicuriamo la nostra preghiera affinch il Signore le sia guida, conforto e la ricolmi dei suoi doni.
Con tanta riconoscenza per il bene che compie,

In questo tempo di Quaresima


ci permettiamo di venire a esporre
una necessit impellente, che
sorta allimprovviso.
Il pavimento della nostra grande cucina (circa cento metri quadrati) si improvvisamente sollevato in vari punti, a causa delle infiltrazioni dacqua durante i settantacinque anni dalla costruzione del monastero.
Dopo consulti e attese ci siamo
decise a rifare il pavimento completamente, perch un rifacimento parziale rischiava di essere inutile, anche se meno costoso.
La spesa ammonta a pi di cinquemila euro ed per questo che veniamo a chiedere un contributo, con molta fiducia.
Ringraziamo per lattenzione e assicuriamo la nostra preghiera per le intenzioni degli offerenti.
suor Angela dellEucaristia e comunit
continua a p. 18

le sorelle clarisse cappuccine

CARMELITANE DEL MONASTERO NOSTRA SIGNORA DEL


MONTE CARMELO
Haifa, Israele

Richiesta di aiuto a Piccola Via onlus


Haifa, 20 aprile 2011
Siamo molto riconoscenti per linvio di 30Giorni in
italiano e in francese.
un soffio della vita della Chiesa e del mondo che
ci raggiunge per farne oggetto di preghiera. Ci caduto locchio sulliniziativa Piccola Via.
In questi mesi in cui santa Teresina pellegrina in
Terra Santa le chiediamo di ispirarvi un dono per noi.
Preghiamo affinch molti siano coloro che offrono,
affinch la vostra carit possa raggiungere tanta povert.
Auguriamo una santa Pasqua ricca di luce, di conversione, di fede operosa.

Regina Apostolorum, bassorilievo del XIX secolo,


via dellUmilt, angolo via di San Marcello, rione Trevi

30GIORNI N.4/5 - 2011

11

Lettura spirituale Lettura spirituale


Lettura spirituale/42

Decretum de peccato originali*

Decreto sul peccato originale

3. Si quis hoc Adae peccatum, quod


origine unum est et propagatione, non
imitatione transfusum omnibus inest
unicuique proprium, vel per humanae
naturae vires, vel per aliud remedium
asserit tolli, quam per meritum unius
mediatoris Domini nostri Iesu Christi,
qui nos Deo reconciliavit in sanguine
suo, factus nobis iustitia, sanctificatio
et redemptio (1Cor 1, 30); aut negat,
ipsum Christi Iesu meritum per baptismi sacramentum, in forma Ecclesiae
rite collatum, tam adultis quam parvulis applicari: anathema sit. Quia non
est aliud nomen sub caelo datum hominibus, in quo oporteat nos salvos fieri
(At 4, 12). Unde illa vox: Ecce agnus
Dei, ecce qui tollit peccata mundi (Gv
1, 29). Et illa: Quicumque baptizati
estis, Christum induistis (Gal 3, 27).

3. Se qualcuno afferma che questo


peccato di Adamo, che uno nella sua
origine e, trasmesso per propagazione
e non per imitazione, in tutti e in ciascuno come proprio, viene tolto con le
forze della natura umana o con un rimedio diverso dal merito dellunico mediatore, il Signore nostro Ges Cristo, che
ci ha riconciliati con Dio per mezzo del
suo sangue, diventato per noi giustizia,
santificazione e redenzione (1Cor 1,
30); o afferma che lo stesso merito di
Cristo Ges non viene applicato sia agli
adulti che ai bambini col sacramento del
battesimo, rettamente conferito secondo la forma della Chiesa, sia scomunicato. Perch non vi altro nome dato agli
uomini sotto il cielo nel quale stabilito
che possiamo essere salvati (At 4, 12).
Da cui lespressione: Ecco lagnello di
Dio, ecco colui che toglie i peccati del
mondo (Gv 1, 29); e laltra: Quanti siete stati battezzati, vi siete rivestiti di Cristo (Gal 3, 27).

* Denzinger 1513

12

30GIORNI N.4/5 - 2011

Lettura spirituale Lettura spirituale

La cacciata dal Paradiso terrestre, sullo sfondo dellAnnunciazione, Beato Angelico, Museo del Prado, Madrid

30GIORNI N.4/5 - 2011

13

Lettura spirituale Lettura spirituale


Il terzo canone del decreto sul peccato originale del Concilio di Trento, che proponiamo come lettura
spirituale di questo numero, ci ha suggerito di pubblicare, a mo di commento, due brani di papa Paolo VI.
Il primo brano tratto dal discorso di apertura della seconda sessione del Concilio ecumenico Vaticano II, il 29 settembre 1963, nel quale Paolo VI indica lo scopo di tale ventunesimo Concilio ecumenico.

Donde parte il nostro cammino?; Quale via intende percorrere?; Quale meta vorr proporsi?.
Queste tre domande, semplicissime e capitali, hanno, ben lo sappiamo, una sola risposta, che qui, in questora stessa, dobbiamo a noi
stessi proclamare e al mondo che ci circonda annunciare: Cristo! Cristo, nostro principio, Cristo, nostra via e nostra guida! Cristo, nostra
speranza e nostro termine.
Oh! Abbia questo Concilio piena avvertenza di questo molteplice e
unico, fisso e stimolante, misterioso e chiarissimo, stringente e beatificante rapporto tra noi e Ges benedetto, fra questa santa e viva
Chiesa, che noi siamo, e Cristo, da cui veniamo, per cui viviamo, e a
cui andiamo. Nessuna altra luce sia librata su questa adunanza, che
non sia Cristo, luce del mondo; nessuna altra verit interessi gli animi
nostri, che non siano le parole del Signore, unico nostro Maestro;
nessuna altra aspirazione ci guidi, che non sia il desiderio desser a
Lui assolutamente fedeli; nessuna altra fiducia ci sostenga, se non
quella che francheggia, mediante la parola di Lui, la nostra desolata
debolezza: Et ecce Ego vobiscum sum omnibus diebus usque ad consummationem saeculi [Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo] (Mt 28, 20).
Oh! Fossimo noi in questopera capaci di elevare a nostro Signore
Ges Cristo una voce degna di lui! Diremo con quella sacra liturgia:
Te, Christe, solum novimus; te mente pura et simplici flendo et
canendo quaesumus intende nostris sensibus! [Te solo, Cristo, conosciamo; Te supplichiamo, con cuore puro e semplice, nel pianto e
nella gioia; vieni in aiuto ai nostri sensi!].

14

30GIORNI N.4/5 - 2011

Lettura spirituale Lettura spirituale

Ges e Pietro, particolare della Vocazione di Pietro e Andrea, predella della Maest,
Duccio di Buoninsegna, National Gallery of Art, Washington;
a destra, Paolo VI durante i lavori del Concilio ecumenico Vaticano II

30GIORNI N.4/5 - 2011

15

Lettura spirituale Lettura spirituale


Il secondo brano tratto dal Credo del popolo di Dio del 30 giugno 1968, nel quale Paolo VI cita letteralmente il terzo canone del decreto sul peccato originale del Concilio di Trento.

Noi crediamo che in Adamo tutti hanno peccato: il che significa


che la colpa originale da lui commessa ha fatto cadere la natura umana, comune a tutti gli uomini, in uno stato in cui essa porta le conseguenze di quella colpa, e che non pi lo stato in cui si trovava allinizio nei nostri progenitori, costituiti nella santit e nella giustizia, e in
cui luomo non conosceva n il male n la morte. la natura umana
cos decaduta, spogliata della grazia che la rivestiva, ferita nelle sue
proprie forze naturali e sottomessa al dominio della morte, che viene
trasmessa a tutti gli uomini; ed in tal senso che ciascun uomo nasce
nel peccato. Noi dunque professiamo, col Concilio di Trento, che il
peccato originale viene trasmesso con la natura umana, non per
imitazione, ma per propagazione, e che esso pertanto proprio a
ciascuno.
Noi crediamo che Nostro Signore Ges Cristo mediante il Sacrificio della Croce ci ha riscattati dal peccato originale e da tutti i peccati
personali commessi da ciascuno di noi, in maniera tale che secondo
la parola dellApostolo l dove aveva abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia [cfr. Rm 5, 20].

Dal 29 settembre 1963 al 30 giugno 1968 non erano trascorsi neppure cinque anni. Eppure, nei
suoi due interventi, ci sembra di intravvedere come la vicenda di Paolo VI in quegli anni sia la medesima
esperienza vissuta dal primo degli apostoli, Pietro, nel modo in cui il Vangelo ce la documenta. Un cammino che, partendo dallentusiasmo umanissimo per il riconoscimento di Ges che dono del Padre
(Beato te, Simone, [] perch n la carne n il sangue te lhanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei
cieli, Mt 16, 17), in cui si gioca tutta liniziativa di Pietro , giunge allesperienza reale della nostra desolata debolezza; cos che tutta liniziativa lasciata al Signore e Pietro umilmente insegna soltanto ci
che stato trasmesso (Dei Verbum, n. 10).
Senza equivalenti , a questo proposito, il commento di santAgostino alle parole rivolte da Ges a
Pietro, dopo che, a Cesarea di Filippo, lapostolo Lo aveva riconosciuto (cfr. Mc 8, 27-33): Dominus
Christus ait: Vade post me, satanas / E Cristo Signore disse: Va dietro a me, satana. / Quare satanas? / Perch satana? / Quia vis ire ante me / Perch vuoi andare davanti a me (Sermones 330, 4).
Pietro e il suo successore hanno imparato cos a lasciare tutta liniziativa allagire del Signore. Hanno
imparato che a noi dato solo riconoscere e seguire quello che il Signore opera.

16

30GIORNI N.4/5 - 2011

Lettura spirituale Lettura spirituale

Ges e Pietro, particolare dellincontro tra Ges risorto e gli apostoli sul lago di Tiberiade,

Maest, Duccio di Buoninsegna, Museo dellOpera del Duomo, Siena;


a destra, Paolo VI mentre pronuncia il Credo del popolo di Dio, il 30 giugno 1968

30GIORNI N.4/5 - 2011

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Lettere dai monasteri Lettere dai monasteri


segue da p. 11

Haifa, 25 maggio 2011


Grazie infinite allassociazione Piccola Via onlus!
Ieri, 24 maggio, sono arrivati i soldi per ristrutturare il
pavimento della nostra cucina.
Ogni benedizione celeste per tutto il vostro apostolato,
suor Angela dellEucaristia

P.S. Allegato allultimo numero di 30Days, abbiamo con immensa gratitudine ricevuto anche il supplemento pasquale della meditazione di don Giacomo
Tantardini. La meditazione un vero nutrimento spirituale per lanima, sembra infusa di grazia! Grazie infinite per questo tesoro. Sappiamo che una grande richiesta, ma sarebbe possibile inviarci cinque copie in
inglese e due in italiano del supplemento? Se la cosa
non vi crea problemi, il nostro indirizzo allegato.
Ancora grazie!

Yangyang, 11 maggio 2011


CLARISSE DEL MONASTERO SAINT CLARE
Yangyang, Corea del Sud

La meditazione sulla santa Pasqua


sembra infusa di grazia

Cari amici di 30Giorni,


non so come esprimere la mia profonda gratitudine
per la spedizione cos veloce, in risposta alla mia richiesta, delle cinque copie in inglese e delle due copie in italiano della meditazione di don Giacomo Tantardini,

Yangyang, 28 aprile 2011


Gentile direttore Andreotti e amici tutti di 30Giorni,
insieme al mio sentito saluto di pace, vi porgo laugurio
di abbondanti benedizioni del Signore Ges risorto in
questo tempo di Pasqua! Grazie ancora una volta per
aver continuato a inviare alla nostra comunit 30Days
in the Church and in the world in abbonamento omaggio. Il Signore vi benedica tutti per questopera di vera
evangelizzazione e per la diffusione di articoli tanto suggestivi e di importanti informazioni da tutto il mondo.
Lindirizzo per il nostro abbonamento stato corretto, cos ora riceviamo le due copie della rivista, potendo in tal modo condividerne una con i sacerdoti o
con i missionari che celebrano la messa per noi e che
possono trarre grande beneficio dagli articoli.
Vi ringraziamo poi per linvio delle dieci copie del
supplemento Who prays is saved in cinese: pensiamo
di darle ad alcuni missionari coreani che sappiamo al
momento attivi in Cina. Inoltre, padre Francis Mun Ju
Lee, direttore della clinica Saint Joseph per i poveri e
gli emarginati di Seoul, che ha anche fatto apostolato
in Viet Nam, ha ricevuto labbonamento omaggio che
vi avevo chiesto per lui e vi estremamente grato.
Che il vostro lavoro continui a essere benedetto con
abbondanza di grazie e lispirazione dello Spirito Santo!
Con riconoscenza, vostra in Cristo,
Immacolata Concezione, affresco del XVIII secolo,

suor Mary Diane Ackerman, osc

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30GIORNI N.4/5 - 2011

piazza della Rotonda, rione Colonna

Lettere dai monasteri Lettere dai monasteri


The Son cannot do
anything on his own.
Questa bella meditazione
qualcosa da ponderare lentamente e permette di immergersi profondamente
nella preghiera; mi piacerebbe mandare il supplemento a qualche prete e a
qualche persona che possa
apprezzarlo e beneficiarne
profondamente.
Sono molto grata di ricevere 30Days in regalo,
lo aspetto tutti i mesi. Ho
condiviso alcuni articoli e
alcune notizie con le mie sorelle coreane e con altre
persone ad esempio, ultimamente, larticolo sullumile frate cappuccino, Leopoldo Mandic, che ha
speso molti dei suoi giorni nel confessionale. Non
conoscevamo molto su di lui, e domani, 12 maggio,
celebreremo il suo anniversario; conoscerlo meglio
rende la nostra memoria pi significativa! Di nuovo,
molte grazie!
Vi chiedo, per favore, di comunicare la mia speciale gratitudine a don Giacomo, le cui letture e meditazioni toccano il mio cuore e la mia anima profondamente e mi aiutano ad abbandonarmi di pi nella meravigliosa grazia e nellamore del nostro Dio misericordioso! Augurando a lei, caro direttore, e a tutti i
suoi collaboratori lamore e la pace di nostro Signore
risorto, rimango sinceramente in Cristo Ges,

Madonna del Rosario, affresco del XVII secolo,


via dellUmilt, angolo via dellArchetto, rione Trevi

La copia del supplemento The Son cannot do


anything on his own aiuta a entrare in questo grande
mistero della nostra fede.
Preghiamo il Signore risorto di continuare a ispirarla per condividere la Buona Novella.
Con devota gratitudine e preghiera,

suor Mary Diane Ackerman, osc


suor Marie-Cline Campeau, osc
CLARISSE DEL MONASTERO SAINT CLARE
Mission, British Columbia, Canada

MONACHE MINIME DI SAN FRANCESCO DI PAOLA


Saltillo, Coahuila, Messico

La meditazione sulla santa Pasqua


aiuta a entrare in questo grande mistero
della nostra fede

30Giorni ci mantiene in comunione


con tutta la Chiesa

Mission, 1 maggio 2011

Saltillo, 4 maggio 2011

Caro signor Andreotti,


il Signore veramente risorto, alleluia! In questa gioioso tempo di Pasqua desideriamo ringraziarla per il dono della sua rivista 30Days. La apprezziamo molto.

Stimatissimo senatore Giulio Andreotti,


con immensa gratitudine voglio ringraziarla della rivista
mensile 30Giorni che anche questanno ci fa giungere
fin nel lontano Messico, dove con la provvidenza di
30GIORNI N.4/5 - 2011

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Lettere dai monasteri Lettere dai monasteri


Anchessi sono venuti dallItalia a fondare una loro
comunit per testimoniare in Messico il carisma di carit, di conversione e di riconciliazione del nostro fondatore san Francesco di Paola, mettendosi al servizio
della gente pi povera e bisognosa del posto.
Per questo hanno tanto desiderio di avere a loro
disposizione la rivista 30Giorni in italiano, quale sussidio di sicura informazione e di costante aggiornamento.
Ringraziandola anticipatamente per la sua sensibilit e comprensione, le assicuro le preghiere di tutta la
mia comunit.
Con gratitudine e stima, in Cristo,
madre Maria Margherita Bichi,
responsabile della comunit di Saltillo

CLARISSE DEL MONASTERO SANTA CLARA


Bolinao, Filippine

Vi siamo grate
per la meditazione sulla santa Pasqua
Bolinao, 4 maggio 2011

Immacolata Concezione, mosaico del XX secolo,


via dei Serpenti, rione Monti

Dio abbiamo fondato una nuova comunit di Monache


Minime di san Francesco di Paola.
Grazie alla generosit sua e di tutta la redazione, stiamo ricevendo gratuitamente questo prezioso strumento
di informazione che, per noi claustrali, di vitale importanza, perch ci mantiene in comunione con tutta la
Chiesa e con il mondo attuale.
Infatti, spesso vi attingiamo motivazioni e stimoli
per offrire con pi entusiasmo la nostra vita a Dio, come sacrificio di soave odore, per le necessit pi urgenti della Chiesa e del mondo, secondo il nostro carisma di oranti e penitenti.
Consapevoli del grande dono che riceviamo, vorremmo che anche i nostri confratelli, i frati dellOrdine dei Minimi, presenti nella nostra citt di Saltillo, in
Messico, potessero usufruirne, giacch apprezzano
molto la sua rivista, ammirandone la profondit dei
contenuti e lobiettivit delle informazioni.
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30GIORNI N.4/5 - 2011

Caro signor Andreotti e staff di 30Giorni,


vi mandiamo i nostri saluti oranti per questo tempo di
Pasqua e vi manifestiamo la nostra gratitudine per
labbonamento a 30Giorni... e per la copia speciale
con la meditazione sulla santa Pasqua di don Giacomo
Tantardini. sicuramente un bel testo per la lettura
spirituale di questo tempo.
Che Dio ricompensi tutti voi per la vostra generosit nel diffondere lopera della Chiesa. Siate certi delle nostre preghiere per il successo del vostro ministero. Dio vi benedica.
Buona Pasqua! Alleluia!
le clarisse
P.S. Siamo anche felici di informarvi che il nostro
Ordine di santa Chiara festeggia gli ottocento anni dalla fondazione. Le celebrazioni sono iniziate la Domenica delle Palme (17 aprile 2011) e si concluderanno il
prossimo anno in occasione della festa della santa madre Chiara (11 agosto 2012). Vi terremo nelle nostre
preghiere durante questo anno giubilare. Pregate anche voi per noi. Grazie.

Lettere dai monasteri Lettere dai monasteri


CARMELITANE DEL MONASTERO DEL

SUORE DEL MONASTERO

CORAZN DE JESS

DELLA VISITAZIONE

Ibarra, Ecuador

Washington, D.C., Stati Uniti

La meditazione sulla santa


Pasqua per il nostro ritiro
mensile

Una copia in italiano


della meditazione
sulla santa Pasqua

Ibarra, 4 maggio 2011

Washington,
4 maggio 2011

Sia lodato Ges risorto!


Signor direttore Giulio Andreotti,
Ges risorto, che vive e cammina
vicino a noi, le conceda in abbondanza i doni e i frutti dello Spirito
Santo.
Grazie per linvio della rivista 30Das. La leggiamo
con interesse perch ci aiuta a pregare con maggior intensit per la Chiesa e per il mondo intero.
Le siamo anche grate per il libretto El Hijo no puede hacer nada por su cuenta, molto utile per il nostro
ritiro mensile. Il Signore la ricompenser.
Preghiamo per le sue intenzioni e, in questo mese
di maggio, la raccomandiamo alla Santa Vergine, che
le conceda salute, amore e gioia nel Signore.
Saluti,
la comunit delle carmelitane scalze

Carissimi signori,
scrivo per chiedervi una copia in italiano della vostra pubblicazione intitolata in inglese The Son cannot
do anything on his own, di don
Giacomo Tantardini. Se poteste mandarcela, vi saremmo riconoscenti.
Tante grazie! Buona Pasqua!
In Cristo risorto,
suor Maria Roberta Viano

CLARISSE DEL MONASTERO SAINT CLARE


Duncan, British Columbia, Canada

The Son cannot do anything


on his own molto utile
Duncan, 12 maggio 2011
Spettabile redazione di 30Days,
siamo estremamente grate per il fatto che 30Days
giunge al nostro monastero da molti anni
Nellultimo numero cera un supplemento, The
Son cannot do anything on his own che abbiamo
trovato molto utile. Vorremmo ordinarne dieci copie
e vorremmo sapere quanto costa.
Grazie, e Dio vi benedica per il vostro ministero.
suor Wylie Aaron

Madonna in ceramica del XIX secolo,


piazza Madonna dei Monti, angolo via dei Serpenti,
rione Monti

30GIORNI N.4/5 - 2011

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Lettere dalle missioni Lettere dalle missioni

ARCIVESCOVADO MARONITA
Damasco, Siria

Un grazie ai rifugiati iracheni


Damasco, 30 marzo 2011
Signor Giulio Andreotti,
sottopongo a 30Giorni la testimonianza di un
popolo perseguitato, esiliato, che predica la
Speranza e conta sulla preghiera della numerosa famiglia di 30Giorni.
La Siria ha facilitato laccoglienza dei rifugiati iracheni. Sono venuti a migliaia, soprattutto a Damasco, e continuano a venire a decine e centinaia per sfuggire alla morte e alle
violenze di cui sono vittime dal 2003.
Il personale delle Nazioni Unite organizza il
loro esodo verso altri luoghi pi clementi
Aspettando di ottenere un visto, questi rifugiati iracheni restano a Damasco generalmente due o tre anni, a volte anche di pi.
Questi cristiani ben formati, devoti e praticanti, si rifugiano nella fede e nella speranza
cristiane. Riempiono le nostre chiese, animano le nostre parrocchie portandovi un vento
nuovo che rinforza la fede cristiana in Siria.
Praticanti quotidiani, i rifugiati iracheni
partecipano assiduamente alla messa tutti i
giorni, venendo anche da lontano, a piedi o
con i mezzi pubblici.
Chiedono la confessione prima della comunione: hanno contribuito al ritorno al
confessionale, che ritrova le file dattesa.
La loro devozione per i santi e la venerazione della Vergine rilancia la fabbricazione
delle candele, dalle quali le cappelle dei santi,
allinterno e allesterno delle chiese, sono illuminate giorno e notte.

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30GIORNI N.4/5 - 2011

I loro bambini sono numerosi nelle classi del


catechismo della prima comunione. I loro ragazzi sono impegnati nelle corali delle diverse chiese e liturgie.
La guerra ha diffuso velocemente linformatica in Iraq. I rifugiati che vengono a Damasco spesso sanno usare bene internet. Hanno
generosamente messo le loro conoscenze al
servizio delle parrocchie e delle comunit. Cos
grazie a loro le nostre parrocchie si sono munite
di siti internet, strumenti davanguardia al servizio dellevangelizzazione su scala universale.
Spinti da una grande carit, essi si impegnano a decine, due o tre volte alla settima-

Lettere dalle missioni Lettere dalle missioni

Rifugiati iracheni in preghiera in una chiesa


di Damasco, in Siria

na, per fare le grandi pulizie della Cattedrale


e della piazza della chiesa. Quando ottengono il visto, prima di ripartire si assicurano che
altri continuino queste opere.
Sono presenti alle serate di preghiera, alladorazione eucaristica, ai pellegrinaggi e alle
processioni per le strade di Damasco durante
la Settimana Santa e soprattutto nel mese di
maggio. Il loro dinamismo spirituale attira le
altre comunit; uno dei nostri sacerdoti d una
mano alla parrocchia caldea.
Malgrado la loro povert e la loro condizione di vita precaria, sono generosi e vivono
la condivisione. Bisogna vederli, alluscita dal-

la messa, offrire e dare con gioia,


sorrisi e lacrime
Vivono i momenti pi intimi
nel silenzio davanti al Santissimo
Sacramento, faccia a faccia col Signore. Per ore Piangono i cari
scomparsi e si interrogano sul futuro; cercano di capire il perch di
quanto accade.
Si presentano numerosi allarcivescovado ogni settimana
per salutare prima di partire verso lignoto, a volte in ordine sparso: i genitori verso lAustralia, i figli verso il Canada. Neanche in
terra desilio possono pi vivere
come una famiglia Uno strappo ancora pi doloroso.
Questi rifugiati iracheni che
passano continuamente a Damasco sono missionari ambulanti che hanno segnato la
Chiesa in Siria la quale li guarda
passare e sinterroga sul proprio futuro
Il Sinodo dei cristiani dOriente ha rappresentato unopportunit e una speranza senza
tuttavia arrestare lemorragia e lesodo. Questi rifugiati missionari dispersi nei quattro angoli del mondo sono legati fra loro solo dalla
preghiera e da internet. Privati delle loro radici e davanti al crepuscolo della loro Chiesa,
non potrebbero, questi rifugiati iracheni, con
la loro vitalit religiosa, portare un soffio nuovo alle Chiese dOccidente che li accolgono?
Samir Nassar
arcivescovo maronita di Damasco

30GIORNI N.4/5 - 2011

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Lettere dai seminari


SEMINARIO SO CAMILO

PARROCCHIA DADIDOGOM

Iomer, Santa Catarina, Brasile

Lom, Togo

30Giorni semplicemente eccellente

Qui prie sauve son me


per novanta catecumeni

Iomer, 28 marzo 2011


Lom, 2 maggio 2011
Egregi signori,
riceviamo regolarmente leccellente rivista 30Giorni
in portoghese. Semplicemente eccellente!
Dio vi benedica sempre per il grande bene che fate.
Chiediamo le vostre buone preghiere, ne abbiamo
molto bisogno. Non dimenticateci.
Rispettosamente,
Alberto Pigatto

SEMINARIO MAGGIORE CATTOLICO DI SAINT JOSEPH


Yangon, Myanmar (da Lampang, Thailandia)

Per il nostro seminario maggiore cattolico


di Saint Joseph, a Yangon, in Myanmar
Lampang, 22 aprile 2011
Caro direttore,
saluti da Lampang. Sono padre Clement Angelo, del
Myanmar. Mi trovo ora qui in Thailandia per un breve
periodo assieme ai sacerdoti del Pime impegnati con
le popolazioni appartenenti alle trib delle colline.
Durante questa mia breve permanenza ho conosciuto la vostra rivista 30Days e personalmente lho
trovata interessante e di valore.
Se possibile, grazie alla vostra generosit, vorrei riceverne una copia per me e una per il nostro seminario maggiore cattolico di Saint Joseph, a Yangon (in
Myanmar), dove svolgo il mio ministero dinsegnante.
Credo che possa essere una buona ispirazione per i
seminaristi maggiori per conoscere gli avvenimenti
religiosi nel mondo.
Buona Pasqua.
padre Clement

Madonna col Bambino, affresco del XVII secolo,


via del Ges, rione Pigna

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30GIORNI N.4/5 - 2011

Sia lodato Ges Cristo!


Sono un seminarista del Togo. Mi piaciuto molto il
libretto Qui prie sauve son me. Durante le prossime
vacanze estive, nel mese di luglio, la mia parrocchia
organizzer un campo per i catecumeni (circa novanta). Il mio parroco mi ha incaricato di organizzare e di
dirigere questo campo di bambini. Vorrei chiedervi,
come aiuto per la recita delle preghiere in quei giorni,
il libretto Qui prie sauve son me da mettere a disposizione dei catecumeni che parteciperanno. Sarebbe
anche un santo e bel ricordo che questi bambini potranno portare con s una volta che il campo si concluder, e che potranno utilizzare per la loro preghiera personale.
Sperando in una risposta favorevole, ricevete lassicurazione delle mie preghiere, e lespressione della
mia gratitudine.
In unione di preghiera.
Fraternamente,
Romain Semenou

La redazione di 30Giorni suggerisce


un piccolo gesto di carit che non costa nulla:
devolvere il cinque per mille
allAssociazione Piccola Via onlus

COME SI EFFETTUA LA DONAZIONE DEL CINQUE PER MILLE:

basta scrivere il codice fiscale


dellASSOCIAZIONE PICCOLA VIA ONLUS

9 7 5 9 0 9 9 0 5 8 2
nel CUD o nel Modello 730 o nel Modello Unico
e firmare nellapposito rigo

V ita consacrata

Le pretese degli uomini


e la pazienza di Dio
di Gianni Valente

Suore missionarie della Carit di Madre Teresa di Calcutta nella Basilica dellImmacolata Concezione di Washington

ai palazzi avveniristici di
Brasilia a quelli carichi di
storia dOltretevere il viaggio lungo. Dom Joo Braz de
Aviz, 64 anni, arcivescovo emerito
della capitale brasiliana, ha compiuto il salto da poche settimane.
Lo scorso 4 gennaio il Papa lo ha
chiamato a Roma per guidare la
Congregazione per gli Istituti di vita
consacrata e le Societ di vita apostolica e per aprire una nuova stagione nei rapporti sempre vivaci e
talvolta agitati tra la Sede apostolica e la galassia delle congregazioni
e degli ordini religiosi.

Dom Joo, come cambiata la sua vita da quando arrivato a Roma?


JOO BRAZ DE AVIZ: Certo, il
cambiamento stato grande. A
Brasilia cerano pi di due milioni e
mezzo di fedeli, con 380 sacerdoti
e 128 parrocchie, che visitavo
spesso. Qui, il popolo non c, si
26

30GIORNI N.4/5 - 2011

vede solo quando ci sono le grandi


adunate in piazza San Pietro...
E qualche volta, nei primi
giorni, le capitato di mangiare da solo...
A Brasilia, in casa, cera sempre
compagnia. Avevo come segretarie
due mamme di famiglia, cera la
cuoca, eravamo una piccola comunit. Anche qui per, il raggio di
amici si va allargando col tempo.
Lei, anche da piccolo, in famiglia, era abituato alle tavolate numerose.
I miei genitori erano del sud, io
sono nato nello Stato di Santa Catarina. Ma quando avevo due anni i
miei si sono trasferiti nello Stato del
Paran, in una zona che, come si diceva a quel tempo, cominciava a essere colonizzata. Il mio pap l ha
cominciato a lavorare come macellaio. Ho un fratello pi grande, anche lui sacerdote, e poi ne sono nati
altri sei. In tutto siamo cinque maschi e tre femmine. La pi piccola,

che ha la sindrome di Down, adesso


ha 47 anni. Ricordo che quando
nacque allora eravamo a Borrazpolis i miei per farla battezzare presero una carrozza coi cavalli e percorsero pi di quaranta chilometri,
perch non volevano aspettare.
Un bel viaggio, a quei tempi.
Dove vivevamo, allinizio non
cerano sacerdoti. Il prete passava
ogni tanto, una volta al mese. Erano i leader laici popolari a guidare
le comunit, a tenere il catechismo
e a favorire le pratiche della vita di
fede come il Santo Rosario e la devozione al Sacro Cuore di Ges. In
quel tempo la Chiesa locale si basava molto su gruppi come lapostolato della preghiera, o i figli di Maria Anche pap e mamma aiutavano a tenere aperte le cappelle.
E poi, lei come diventato
prete?
Io, anche se ero ancora un bambino, gi a sette anni, al tempo della
prima comunione, ho percepito la

Intervista con larcivescovo Joo Braz de Aviz


A sinistra,
frati domenicani
nel chiostro
della Basilica
di Santa Sabina
a Roma

In basso,
frati francescani
ad Assisi

Poi, il suo vescovo la mand


a studiare teologia a Roma.
Era il 67, il Concilio appena
finito Come ricorda quegli
anni?
Studiai alla Gregoriana e poi un
anno allAteneo Salesiano, per seguire i corsi di psicopedagogia. Ricevetti il diaconato a Roma, e tornai in Brasile solo nel 1972. Erano
tempi segnati da tanti stimoli e da
tante difficolt. Tutto sembrava in
movimento. Iniziava il travaglio
portato dal Concilio. Si aggiornavano i vecchi ordinamenti, si ristrutturavano i corsi, ma cera anche lincertezza che segna tutte le
fasi di passaggio e di revisione.

Dicevo a Brasilia: se voi dei carismi pi grandi mortificate


e annullate i carismi pi piccoli perch avete come solo criterio
quello di allargarvi e di prendere pi spazio,
questo non da Dio. Incontro con il nuovo prefetto
della Congregazione vaticana per gli Istituti di vita consacrata
e le Societ di vita apostolica
vocazione, che poi stata coltivata
dalle suore di Santa Catarina, dove
ero stato mandato per seguire le
scuole. Quando avevo undici anni
entrai nel seminario minore di Assis,
nello Stato di So Paulo, a quattrocento chilometri dalla capitale. Lo
avevano aperto i missionari del Pime. Alcuni di loro erano stati missionari in Cina, da dove erano stati
espulsi dopo lavvento al potere di
Mao. Ci raccontavano le loro storie.
Ricordo che erano persone profondissime, era bello crescere avendoli
davanti agli occhi. E poi, da adolescente, incontrai anche la spiritualit del Focolare.
Come avvenne?
Conobbi un pittore ateo che dopo essersi convertito parlava di Dio
in maniera viva e concreta. Fece
colpo su di me, che ero un ragazzo.
Pensavo: guarda un po questo ateo
che adesso racconta con tanta forza
dellamore di Dio, e di come questo
amore si scopre amando il fratello...

Per me erano cose nuove. Io fino a


quel momento pensavo alleducazione, che bisognasse essere gentili
con gli altri per una questione di
buone maniere. Mai pensavo che
laltro potesse essere servito come
Ges stesso.

E in America Latina vi trovavate anche davanti allemergere della Teologia della


liberazione.
Eravamo idealisti, volevamo dare la vita per qualcosa di grande. La
scelta di guardare ai poveri ci da-
30GIORNI N.4/5 - 2011

27

V ita consacrata
va una speranza grandissima, soprattutto a noi che venivamo da famiglie povere. Eravamo pronti a
mollare tutto, anche il seminario, se
quellimpeto non fosse stato accolto e abbracciato nella realt ecclesiale in cui vivevamo.
Lei ha gi spiegato che in
quel passaggio, lesperienza
del Focolare la aiut a superare il pericolo che tutto si
dissipasse.
Dio mi ha custodito cos. Lesperienza spirituale del Focolare forte
e semplice. Gi alla fine degli anni
Sessanta, Chiara Lubich ci invitava
a rivedere il nostro modo di vivere,
alla luce dellamore di Dio. A volte
anche a me sembrava che sottovalutasse lesigenza della trasformazione sociale. Fu un passaggio difficile per molti. Ma cos rimaneva la
fiducia che cera una strada, occorreva aver pazienza, ma si camminava insieme e non ci si perdeva. Siamo diventati sacerdoti con questa
grande luce interiore, accompagnata da questo senso di inquietudine,
di sospensione. Non ho mai voluto
nascondere a me stesso la compresenza di questi due fattori. Pensavo:
questa la condizione in cui mi

Sopra, dom Joo Braz de Aviz


con un gruppo di religiosi brasiliani
nel Pontificio Collegio Pio
Brasiliano, Roma;
sotto, nella Cattedrale di Brasilia

toccato di vivere. Col tempo, questo mi ha aiutato a vedere che essere sacerdote non vuol dire esercitare un dominio religioso sulla propria vita e sulla vita degli altri.
Col tempo passato, quale
bilancio fa della stagione ecclesiale legata alla Teologia
della liberazione?
Si possono dire diverse cose. In
Brasile, alcuni dei gruppi pastorali
a quel tempo pi spinti in quella linea oggi si sono trasformati in Ong
con molti soldi, uscendo dalla Chiesa. Dicevano di voler cambiare la
Chiesa, poi la fede venuta meno
ed rimasta la sociologia. Questo
non pu non suscitare tristezza.
Eppure rimango convinto che in
quella vicenda passato comunque
qualcosa di grande per tutta la
Chiesa. Come la constatazione che
il peccato degli uomini crea strutture di peccato. E che la predilezione

In Brasile, fin dallindipendenza, stato sempre forte un potere


che chiamerei il potere dei soldi. quel potere che, ad esempio,
continua a resistere a una vera riforma agraria.
E che non ha mai avuto un grande rapporto di prossimit
con la Chiesa e nemmeno con la gerarchia ecclesiastica
28

30GIORNI N.4/5 - 2011

Intervista con larcivescovo Joo Braz de Aviz


La morte scampata per miracolo

Una proroga ad personam

lmeno un primato, a monsignor Braz de Aviz, non


glielo toglie nessuno. Lattuale prefetto del dicastero
vaticano per i religiosi lunico vescovo che vive da quasi
trentanni portandosi dietro 130 pallini di piombo disseminati nel corpo.
Joo a quel tempo era un giovane prete di 36 anni, e
quel giorno stava viaggiando dalla sua parrocchia a
quella di un villaggio vicino per aiutare il parroco che celebrava i suoi venticinque anni di sacerdozio. A met
strada, su un ponticello, vede unauto ferma. Si avvicina per vedere se serve una mano. E si accorge che non
si tratta di campesinos rimasti con la macchina in panne. Nel vecchio maggiolino ci sono due ragazzi che gli
spianano contro le loro armi pesanti, gli tolgono le chiavi della macchina e lo costringono a seguirli dallaltra
parte del torrente, senza dire una parola. Dopo mezzora, sbuca dalla curva il furgone blindato della banca.
Era venerd pomeriggio, loro stavano aspettando il furgone con la raccolta degli incassi, e Joo capisce allora
di essersi trovato nel posto sbagliato allora sbagliata.
Poi la situazione precipita. I rapinatori sparano subito
alle gomme del blindato. Ma anche quelli del carro della
banca sono armati, e rispondono al fuoco. Ricorda oggi
monsignor Braz de Aviz: A un certo punto, visto che la
situazione era bloccata, i due ragazzi mi hanno puntato
di nuovo le armi in faccia: vai tu a parlare con i poliziotti,
o ti ammazziamo. Che potevo fare? Ho mosso solo
qualche passo e subito dal blindato i poliziotti mi hanno
sparato addosso. Joo sente bruciare per tutto il corpo
i pallini partiti dal fucile a canne mozze. Ha pure un occhio perforato, sente il sangue che gli cola a fiotti sul viso. Sta disteso a terra. Non riesce ad alzarsi. Unimmobilit impotente che gli salver la vita: Dopo mi hanno
confermato che se mi fossi mosso mi avrebbero finito.
Intanto i due banditi sono scappati. Joo sente il respiro
farsi affannoso, sente il sangue che gli sale dai polmoni
nella bocca. Dicevo dentro me stesso: Ges, ma per-

per i poveri una scelta di Dio, come si vede nel Vangelo. Nelle prime comunit le quattro colonne
portanti erano la fedelt alla dottrina degli apostoli, leucaristia, la
preghiera e poi quella comunione
fraterna che non era un sentimentalismo, ma una cosa pratica, voleva dire aiutare le vedove e gli orfani, mettere i beni in comune. Da
questo si vedeva che la comunit viveva davanti al suo Signore. Adesso, noi i beni li nascondiamo chiudendoli a chiave con sei mandate,
anche nelle comunit religiose.
Alinterno della generazione dei preti liberazionisti,

ch devo morire a trentasei


anni, avevo tanto da fare.
La risposta mi sgorgata
dentro cos: Io sono morto
a 33 anni. Tu hai avuto gi
tre anni pi di me. Joo
intuisce allora che anche la
sua generosit, il suo slancio a fare cose buone pu
cadere nel vuoto, se non
un abbandonarsi nelle
braccia di Ges. Allora mi
sono sentito in pace. Ho
detto le mie ultime preghiere, ho fatto le mie offerte, ho
chiesto perdono, ma poi ho anche aggiunto: Signore,
dammi dieci anni in pi. Non so perch ho chiesto proprio dieci anni.
In effetti, dom Joo quella volta lha scampata. I
piombini sono rimasti anche nei polmoni e nellintestino,
senza provocare infezioni. Perfino locchio si salvato e
i medici si chiedono come sia stato possibile.
Dopo quellesperienza, oggi monsignor Braz de Aviz
ricorda di essere anche entrato in un periodo di depressione. Non riuscivo pi nemmeno a uscire di casa. Ne
sono uscito solo dopo un anno, piano piano, cominciando col fare piccole cose, ad esempio piccole passeggiate, fin dove mi era possibile. Anche questa specie di paralisi della volont stata per me unesperienza importante, per abbracciare il mio limite e la mia fragilit.
Quando stavano scadendo i dieci anni di proroga richiesti, arrivata la nomina a vescovo. come se il Signore mi avesse voluto dire: fin qui tu mi hai chiesto la vita, dora in poi quello che viene io ti chiedo di donarlo a
me. Dom Joo lo dice ridendo. Ma intanto, il soprassalto dei ricordi gli inumidisce gli occhi.
G.V.

uno dei punti di differenziazione era latteggiamento davanti


alla devozione del popolo.
In quel tempo alcuni pensavano
che la devozione popolare fosse
alienazione. Dicevano che la purezza della fede si era corrotta con le
devozioni. Unidea che si pu confutare anche dal punto di vista
schiettamente storico. Da noi la crisi venne con labolizione delle congregazioni religiose voluta dal Marchese di Pombal, che fu un disastro
e compromise anche tutta lesperienza pastorale iniziata con gli indios. E comunque anche adesso
non capisci come mai il Brasile sia

cattolico al 75 per cento, anche se


poi solo il 10 per cento si accosta
ordinariamente ai sacramenti. La
ragione storica questa: proprio la
devozione popolare stata uno
strumento per trasmettere e mantenere la fede, in tante comunit
guidate per tanto tempo dai laici.
A volte, c chi agita ancora
la Teologia della liberazione come un pericolo incombente.
S, certe volte la Teologia della liberazione sembra un fantasma che
si tira fuori a comando. Tante cose
sono cambiate. In tanti Paesi quelli
che erano contro il potere, come
Lula, o che addirittura erano
30GIORNI N.4/5 - 2011

29

V ita consacrata
guerriglieri, adesso governano. C
stato tutto un cammino, ed tempo
che anche nella Chiesa tutti ne
prendano atto.
In Brasile, fin dallindipendenza,
stato sempre forte un potere che
chiamerei il potere dei soldi.
quel potere che, ad esempio, continua a resistere a una vera riforma
agraria. E che non ha mai avuto un
grande rapporto di prossimit con la
Chiesa e nemmeno con la gerarchia
ecclesiastica. La Chiesa non ha sostegni finanziari da parte dello Stato,
e anche le chiese si costruiscono coi
soldi del popolo, e di solito ad aiutare di pi sono i pi poveri.
Cosa pensa della causa di
beatificazione di scar Romero?
Nei processi di beatificazione ci
sono dettagli che vanno vagliati
con cura, come quelli anche scientifici implicati nel riconoscimento
del miracolo richiesto. Ma credo
che come vita di santit Romero
sia stato un esempio grande. Un
vescovo che con lepiscopato riceve in maniera manifesta anche la
grazia di diventare pastore del suo
popolo, in quella situazione cos
stravolta dalla violenza. Lo stesso
accadde in Brasile a dom Hlder
Cmara. Quando lo ascoltavamo
parlare, durante il regime militare,
ci faceva tremare dallemozione.
Era una persona che ci incantava.
Un uomo di preghiera. Penso che
ci sono tante figure che piano piano, col tempo, capiremo meglio. E
si vedr che tutta la loro vita era impregnata da questo. Altrimenti non
avrebbero offerto la loro vita cos.
Cmara ha sempre vissuto avendo
davanti la possibilit di essere ucciso. Non lo hanno ucciso solo perch il popolo avrebbe reagito troppo male. E allora mandavano avvertimenti abbastanza chiari: invece dei vescovi, uccidevano i segretari dei vescovi, come accadde al
segretario di dom Hlder.
Lei ha citato Lula. Come arcivescovo di Brasilia, avr
avuto a che fare con lui. Che
bilancio fa della sua stagione
alla guida del Paese?
In sette anni a Brasilia non lho
mai visto in Cattedrale... [sorride].
E a volte faceva affermazioni un po
sorprendenti, come quando diceva
di avere una morale come persona
30

30GIORNI N.4/5 - 2011

privata e una morale come presidente Ma certo la percezione del


suo contributo molto positiva, e
condivisa dalla maggioranza dei
brasiliani. Ha amato il suo popolo
e, essendo stato un operaio, ha capito la condizione dei brasiliani per
come essa nella realt concreta.
Con lui il Brasile ha avuto una crescita impressionante, e c stata anche una certa redistribuzione del
reddito. Ha combattuto la corruzione, senza approfittare della posizione di presidente per difendere i corrotti che stavano anche allinterno
del suo partito.
E Dilma, la nuova presidenta?
Dilma molto diversa. Lula un
operaio, la sua forza il sindacali-

modo che le decisioni siano prese


in comune.
Come sta procedendo la vicenda delle ispezioni alle congregazioni religiose femminili
degli Stati Uniti?
Anche quella non una vicenda
facile. Cera sfiducia, contrapposizione. Abbiamo parlato con loro, le
loro rappresentanze sono anche
venute qui a Roma. Abbiamo ricominciato ad ascoltare. Non si tratta
di dire che i problemi non esistono.
Ma si pu affrontarli in un altro modo. Senza condanne preventive.
Ascoltando le motivazioni. Adesso
abbiamo tanti rapporti di indagine
su cui dobbiamo lavorare. Poi c il
rapporto di suor Clare Millea [la religiosa designata dal Vaticano co-

smo. Lui un sindacalista umanista, un fortissimo lottatore. Dilma


unintellettuale, e per altri versi
pi pragmatica. Ma dicono che abbia sostegno popolare ancor pi di
Lula. Interessante, questo dato.
Come iniziato il suo lavoro alla Congregazione per i
Religiosi?
Abbiamo dovuto affrontare
molte difficolt. Cera parecchia
sfiducia da parte dei religiosi per
via di alcune posizioni prese in
precedenza. Adesso, il punto focale del lavoro proprio quello di
ricostruire un rapporto di fiducia.
Col segretario della Congregazione, Joseph William Tobin, lavoriamo insieme, parliamo molto, in

me visitatrice apostolica, ndr] che


sar importante.
Sono legittimi e utili i confronti tra gli ordini religiosi
pi antichi e i nuovi movimenti? A volte c chi li mette in
concorrenza, o addirittura in
contrasto.
I carismi che fioriscono nel tempo presente vengono donati alla
Chiesa di oggi. Forse tra ventanni
non avranno la stessa rilevanza. E
questo non dovrebbe urtare con i
carismi pi antichi. Se vivono in fedelt al carisma iniziale donato al
loro fondatore, troveranno anche il
modo di dare qualcosa in questo
tempo. Il pericolo quando si perde lo spirito dei fondatori.

Intervista con larcivescovo Joo Braz de Aviz

Dom Hlder Cmara durante una visita


pastorale a Morro da Conceio,
Recife, nel 1968; a sinistra,
scar Romero con i seminaristi

canza di fiducia nella libert delle


persone che vedevo al loro interno.
Un autoritarismo che cercava di
dominare tutto con la disciplina.
Avevo gi tolto i seminaristi di Brasilia dai loro seminari, perch vedevo che cos le cose non potevano
andare avanti.
Non crede che in passato ci
sia stata troppa enfasi sui nuovi
movimenti, che a volte ha nascosto aspetti problematici?
Nelle nuove comunit e nei
nuovi movimenti non tutto bello e
giusto a priori. In alcune realt si
vede che ci sono aspetti davvero
squilibrati. Certo, non si pu negare che in molte di queste realt si
sono viste cose grandissime. In

Dicevo a Brasilia: se voi dei carismi


pi grandi mortificate e annullate i
carismi pi piccoli perch avete come solo criterio quello di allargarvi
e di prendere pi spazio, questo
non da Dio. Se c un carismetto piccolino, per esempio in una
parrocchia, aiutatelo a crescere, invece di contrastarlo.
Oltre al suo legame con il
Focolare, nota anche la sua
amicizia con la Comunit di
SantEgidio.
S. Ho molta stima di Andrea
Riccardi. Spero di andarli a trovare
presto.
Negli ultimi tempi, un fenomeno diffuso quello di nuovi
istituti di vita consacrata che a

a Playa el Majahual, nel 1978

Quando ascoltavamo dom Hlder Cmara, durante il regime


militare, ci faceva fremere dallemozione. Non lo hanno ucciso solo
perch il popolo avrebbe reagito troppo male. E allora mandavano
avvertimenti abbastanza chiari: invece dei vescovi, uccidevano
i segretari dei vescovi, come accadde al segretario di dom Hlder
In questo senso, che cosa
ha rappresentato per lei la vicenda del fondatore dei Legionari di Cristo?
Certo, un dolore quando si vede lespandersi di una realt che si
presenta come carismatica, e poi si
scopre lindegnit del suo iniziatore. Come sia possibile, rimane un
mistero. Quello dei Legionari non
lunico caso. In Brasile abbiamo
avuto il caso della Toca de Assis.
Una comunit che vestiva un abito
di foggia francescana che richiamava lattenzione, e che si era messa
nel filone della Cano nova [comunit-network nata in Brasile e legata al movimento carismatico,
ndr]. Davano di s unimmagine
forte, con frati che dicevano di rendere gloria a Dio cantando e ballando. Avevano coinvolto circa seicento ragazzi. Finch si scoperto che
il fondatore aveva anche lui comportamenti moralmente indegni
coi suoi seguaci. Quanto ai Legionari, nella loro struttura non mi
convinceva gi da prima la man-

molti luoghi hanno portato freschezza, gioia, novit, giovent.


Credo che comunque il tempo attuale non sia pi il tempo in cui
ognuno fa per s, in cui tutti sono
separati fino a entrare in contrasto
gli uni con gli altri e sono uniti solo
nel riferimento comune al Papa.

Il presidente brasiliano uscente


Luiz Incio Lula da Silva
solleva il braccio del neopresidente
Dilma Rousseff a Palazzo Planalto,
Brasilia, il 1 gennaio 2011

volte vivono situazioni di contrasto coi vescovi e con le proprie Chiese nazionali.
Io ho sempre un po paura
quando un gruppo comincia a
pensare e a dire: noi siamo gli unici
a difendere la vera Chiesa e la Tradizione. Noi possediamo la luce di
Dio, e gli altri no. Nella Chiesa non
funziona cos. E Dio non lavora cos. Lui distribuisce i suoi doni, non
ha mai dato tutta la sua grazia a
una sola persona. Se pensiamo allesperienza di Dio con il suo popolo, anche nella Bibbia quello che
risalta non lesclusivismo elitario,
ma piuttosto la pazienza e la misericordia verso quel popolo pieno di
limiti, che si perdeva lungo il cammino. Quanto ha aspettato, quante volte stato deluso... E se poi si
guarda anche ai santi, si vede che i
veri santi sono sempre amici fra loro. Sono diversi, magari a volte litigano, ma poi chiedono perdono e
lavorano insieme. Anche quelli di
adesso, come don Giussani e Chiara Lubich.
q
30GIORNI N.4/5 - 2011

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M edio Oriente

Un messaggio
di convivenza dal Libano
Il dialogo con lislam, un nuovo confronto con i politici cristiani,
la necessit di un rapporto con Hezbollah, la tragedia del conflitto
israelo-palestinese: intervista con sua beatitudine Bchara Ra,
nuovo patriarca di Antiochia dei Maroniti
di Davide Malacaria
Sopra, Bchara Ra subito

l 15 marzo i vescovi maroniti,


riuniti a Bkerk (nei pressi di
Beirut), la sede del Patriarcato,
hanno eletto Bchara Ra, vescovo
di Jbeil, Byblos dei Maroniti, nuovo
patriarca di Antiochia dei Maroniti.
Sua beatitudine Bchara Boutros
34

30GIORNI N.4/5 - 2011

Ra, 71 anni, ordinato sacerdote


nel 1967 e diventato vescovo nel
1986, conosce bene Roma e il Vaticano, in quanto qui ha studiato,
presso il Pontificio Collegio Maronita, e qui, per anni, anche in qualit di membro del Pontificio Consi-

dopo la sua elezione


a patriarca di Antiochia
dei Maroniti, il 15 marzo 2011;
a destra, la folla di fedeli giunti
presso la sede del Patriarcato
a Bkerk per salutare
il nuovo patriarca

Intervista con il patriarca di Antiochia dei Maroniti


glio delle Comunicazioni sociali,
stato il responsabile del programma
arabo della Radio Vaticana. Sua
beatitudine Bchara Ra succede a
Nasrallah Pierre Sfeir, che lo scorso
febbraio, a novantanni, ha dato le
dimissioni. Lo scorso 14 aprile, ricevendo in udienza il nuovo patriarca, Benedetto XVI ha concesso la
ecclesiastica communio.
Da alcuni anni in Libano, Paese
cruciale per la stabilit del Medio
Oriente, la solennit dellAnnunciazione stata dichiarata festa
nazionale, con gioia dei cristiani,
ovviamente, e degli islamici, che
venerano in Maria la madre del
profeta Ges. Una festa nata allinsegna di quella convivenza tra
cristiani e islamici che, pur nelle
alterne e a volte dolorose vicende
della storia, stata la caratteristica
di questo Paese. Bchara in arabo
vuol dire Annunciazione. Un
buon auspicio.

nio, mentre veniva ripetuto il mio


nome, a un certo momento stato
letto anche questo motto. Era un
modo per dire che accettavo quanto deciso nel Sinodo, ma allinsegna, appunto, della comunione e
dellamore.
La Chiesa maronita, di rito
orientale e da sempre in comunione con Roma, gioca un ruolo di ponte tra la cristianit occidentale e quella ortodossa?
Per storia i maroniti hanno rapporti fecondi sia con le Chiese di
tradizione greca e siriaca sia con la
Santa Sede. Anche per questo hanno giocato un ruolo importante
quando sono avvenute unioni tra
Chiese di rito orientale e Roma
mi riferisco alle Chiese chiamate
uniate. Per storia e tradizione il nostro ruolo quello di essere ponte

tra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa. Un compito ecumenico


molto prezioso per la cristianit.
Sempre a proposito dei rapporti con lOrtodossia, il cardinale Levada, prefetto della
Congregazione per la Dottrina
della fede, nel suo intervento al
Sinodo per le Chiese orientali
ha detto di voler interpellare i
patriarchi dOriente per raccogliere pareri per una possibile
riforma del ministero petrino...
Una cosa analoga stata fatta
gi al tempo di Giovanni Paolo II.
Io ero membro della Commissione
che doveva raccogliere le risposte
dei patriarchi e riferire al Santo Padre. In quella sede avevamo raccolto i contributi di vari patriarchi e vescovi orientali, ma poi questo lavoro rimasto incompiuto.

Che cosa ha pensato al momento dellelezione?


BCHARA RA: Durante il Sinodo, gli altri possibili candidati al
patriarcato, a un certo momento
hanno fatto un passo indietro perch si arrivasse a unelezione unanime. stato in quel momento che
mi venuto in mente il motto del
mio mandato: Comunione e amore, che poi ho scritto sulla scheda
elettorale. Cos, durante lo scrutiA destra, Benedetto XVI
riceve in udienza sua beatitudine
Bchara Ra, il 14 aprile 2011

Tra le varie proposte giunte


alla Commissione ce nera
qualcuna che aveva attirato pi
di altre la sua attenzione?
Tra le altre, vi era la proposta
che i patriarcati orientali potessero
estendere la loro giurisdizione sui
fedeli della diaspora, quindi fuori
dal territorio tradizionalmente chiamato territorio patriarcale. Questa
proposta, purtroppo, non stata
accolta. Ricordo che se ne parl nel
2000, in occasione di un convegno
per il decennale della promulgazione del Codice di diritto canonico
delle Chiese orientali, e, in quella
sede, il segretario di Stato vaticano,
parlando a nome del Papa,
30GIORNI N.4/5- 2011

35

M edio Oriente
spieg come non fosse possibile
estendere la giurisdizione dei patriarcati, per due ordini di motivi. Il
primo riguarda il principio di territorialit: per tradizione il territorio
patriarcale ha un limite geografico
limitato allambito orientale, n il
principio di territorialit pu diventare principio di soggettivit. Il secondo motivo, ci fu riferito, che il
patriarcato unistituzione ecclesiastica e, come tale, pu anche
sparire, mentre lepiscopato e il papato sono, allopposto, istituzioni
divine e non caduche. Poich il papa vescovo di tutti i cattolici e poich ci sono vescovi locali che hanno il potere pastorale giurisdizionale anche sui fedeli della diaspora
orientale, non c bisogno di estendere la giurisdizione del patriarca.
Questa in estrema sintesi la risposta che fu data.

Quanto importante il rapporto tra il Patriarcato di Antiochia dei Maroniti e i fedeli


della diaspora sparsi nel
mondo?
Per il patriarca di Antiochia dei
Maroniti importante avere cura
anche di questi fedeli. un compito
svolto gi dalle diverse diocesi maronite sparse nel mondo; altrove,
invece, a tale cura provvedono comunit organizzate, cio parrocchie
maronite, che dipendono dallordinario locale, che poi quello latino;
infine ci sono comunit senza sacerdoti. Quindi nostro compito provvedere a livello pastorale: inviare sacerdoti, religiosi e religiose e, dove
ci sono comunit organizzate, provvedere alle diocesi. Ma il legame tra
gli emigrati e la madrepatria mantenuto anche a livello ecclesiale e di
societ civile, attraverso le tante or-

I vari leader cristiani hanno parlato delle loro


diverse opzioni politiche e, pur ribadendo
le proprie posizioni, sono arrivati alla
conclusione che le loro visioni politiche
sono complementari e non in conflitto.
La molteplicit di opzioni politiche, piuttosto
che causa di scontri, pu invece essere
una ricchezza e garanzia di democrazia

ganizzazioni che conservano vitali


tali rapporti. Un aspetto rilevante di
questo legame il mantenimento
della cittadinanza libanese da parte
dei discendenti di famiglie maronite.
importante perch, in un sistema
politico come quello libanese, fondato sulla demografia, consente ai
cristiani di mantenere immutato il
loro numero e, conseguentemente,
il loro peso politico. Si tenga conto
che il nostro sistema politico vede
una partecipazione paritetica alla
gestione della cosa pubblica di cristiani e musulmani, in quanto la popolazione composta per met da
cristiani e per met da musulmani:
se i numeri dovessero mutare molto, cambierebbe anche tale equilibrio. Ma il legame con i nostri emigrati importante anche perch il
Libano rappresenta per i maroniti la
loro patria spirituale, le loro tradizioni, la loro storia. Inoltre tale legame
permette agli emigrati di sostenere
economicamente le famiglie rimaste in patria e anche la causa libanese. Infine la diaspora pu fare
molto a livello di progetti di sviluppo
e di progetti sociali.
Dopo la sua elezione, lei ha
voluto incontrare i quattro pi
importanti leader dei partiti
politici cristiani presenti in Libano...
In Libano adesso c una grande
divisione tra quello che si chiama il
Blocco del 14 marzo, che vede
dei partiti cristiani alleati con i musulmani sunniti (che hanno rapporti
con Arabia Saudita, Egitto e Stati
Uniti), e il Blocco dell8 marzo,
che vede altri cristiani alleati con gli
sciiti ed Hezbollah, i quali, a loro
volta, hanno rapporti con Iran e SiIl patriarca Bchara Ra, al centro della
foto, e, da sinistra: Amin Gemayel, leader
delle Falangi libanesi; Samir Geagea,
leader del partito Forze libanesi;
Michel Aoun, ex generale ed ex primo
ministro libanese, leader del Libero
movimento patriottico libanese,
la formazione politica maronita alleata
di Hezbollah; Suleiman Franjieh,
figlio del premier assassinato nel 1978,
oggi parlamentare e leader
del movimento Marada, in occasione
di un incontro, presso il Patriarcato,
tra i capi storici dei principali partiti
politici cristiani, il 19 aprile 2011

36

30GIORNI N.4/5 - 2011

Intervista con il patriarca di Antiochia dei Maroniti

Da sinistra, il muft sunnita Mohammed Rashid Qabbani, il patriarca Bchara Ra, il muft sciita Abdel Amir Kabalan
e il muft druso Naim Hassan in occasione del vertice tra capi religiosi cristiani e musulmani organizzato dal Patriarcato a Bkerk,
il 12 maggio 2011

ria. Ci crea tensione, anche perch tra sciiti e sunniti c grande


conflittualit. Questa situazione ha
creato distanze anche tra cristiani,
tanto che i leader politici cristiani
non riuscivano a incontrarsi. Cos
ho organizzato questo incontro al
Patriarcato nella speranza di favorire una distensione nei rapporti tra
cristiani e, di conseguenza, anche
nella nazione. Ed quello che successo. I vari leader cristiani hanno
parlato delle loro diverse opzioni
politiche e, pur ribadendo le proprie posizioni, sono arrivati alla
conclusione che le loro visioni politiche sono complementari e non in
conflitto. La molteplicit di opzioni
politiche, piuttosto che causa di
scontri, pu invece essere una ricchezza e garanzia di democrazia.
Nellincontro si registrata una bella intesa, che ha creato distensione
a livello pubblico. Ora, dopo che si
rotto il ghiaccio, gli incontri tra politici cristiani proseguiranno, ma pi
allargati, per ampliare le basi del
dialogo. Oltre a questo incontro, al
Patriarcato si tenuto un vertice tra
diversi capi religiosi, musulmani e
cristiani. Ad esso ha fatto seguito
una dichiarazione comune sui principi e i fondamenti della nazione nei
quali tutti i libanesi, al di l della loro
religione, si riconoscono, e sul fatto

che la politica, in quanto tale, deve


essere lasciata ai politici. Credo che
tutto questo possa dare nuovo impulso allunit del Paese. Spero, infine, che presto si possano realizzare incontri tra politici musulmani e
cristiani, nellambito dei quali confrontarsi sui temi pi caldi della vita
sociale e politica del Paese.
Quindi il problema non
tanto creare un unico partito
politico dei cristiani, quanto
cercare unintesa tra i vari
partiti.
Il Libano un Paese democratico e pluralista, quindi ben vengano
diversit di opinioni e di vedute.
Per ci sono due cose che ci uniscono: i fondamenti della nazione e i
comuni obiettivi. Il Libano si fonda
su alcuni principi politici che, fin dalla nascita dello Stato, ne costituiscono una costante mai venuta meno:
cio che il Libano un Paese democratico, parlamentare, basato sulla
convivenza tra musulmani e cristiani, sui diritti delluomo, sulla libert,
sul patto nazionale che vede cristiani e musulmani partecipare in maniera egualitaria alla gestione della
cosa pubblica. Questi sono i fondamenti del nostro Paese, indispensabili proprio per la natura della nostra
nazione: perch in Libano, data la
presenza storica di cristiani e islami-

ci, esistono due tradizioni diverse,


due culture diverse e via dicendo.
Per quanto riguarda gli obiettivi comuni, invece, sintende: come conservare il Libano come entit statale, come conservare la sua identit e
come agire per il bene comune e,
per quanto riguarda in particolare i
cristiani, come conservare la loro
presenza nel nostro Paese. Per preservare i principi fondamentali del
nostro Stato e per raggiungere tali
obiettivi non si tratta di unificare le
varie opzioni politiche, anzi. Si dice
che tutte le strade portano a Roma: ben vengano le diversit di opinioni, di scelte politiche, di alleanze
perch non c una fazione politica
che possa pretendere di essere quella vera, tutte hanno un aspetto di
verit. Il nostro compito quello di
favorire questo approccio costruttivo e non conflittuale.
Come si rapporter il patriarca con Hezbollah?
In passato esisteva una Commissione in cui il Patriarcato ed Hezbollah dialogavano sui problemi del
Paese, ma questo confronto proficuo si fermato. Quando, dopo la
mia elezione, una delegazione di
Hezbollah venuta a rendere
omaggio al nuovo patriarca, ho detto loro che si doveva riprendere il
dialogo, in particolare attraverso il
30GIORNI N.4/5 - 2011

37

M edio Oriente
ripristino di questa Commissione,
perch non possiamo lasciarlo cadere nel vuoto. I conflitti tra uomini,
tra gruppi nascono da incomprensioni o pregiudizi. Non che dobbiamo dialogare su tutte le scelte politiche, per ci si pu provare a chiarire su molti punti. In passato, riguardo a Hezbollah, c stato il problema della natura di questo partito
perch, in particolare, cera chi non
accettava che possedesse delle armi. Oggi, per, tale discussione si
esaurita, perch sterile. Adesso si
parla di strategia comune di difesa,
cio di come il Libano debba organizzare il possesso e luso delle armi.
Non accettabile il fatto che Hezbollah possa usare le armi quando
vuole, possa dichiarare guerra o
trattare la pace con Israele senza
nessun rapporto con il governo del
Paese. Si parla allora di una strategia di difesa che riguarda insieme lo
Stato, Hezbollah, lesercito regolare, le milizie di Hezbollah e cos via.
Non siamo ancora arrivati a un chiarimento sul punto, per il concetto
stato accettato un po da tutti. Al
contrario, invece, stata rifiutata al
cento per cento la tesi secondo la
quale Hezbollah dovrebbe consegnare le armi. una richiesta che
non pu essere accettata e, tra laltro, rende critico il rapporto con
Hezbollah. Dobbiamo confrontarci,

anche per ottenere garanzie sul fatto che Hezbollah non usi le armi sul
piano interno, per rivalersi sui propri avversari politici, n dichiari
guerra a Israele a prescindere da
ogni riferimento al legittimo potere
libanese. Non accettabile uno Stato dentro lo Stato. Sono temi che
sintetizziamo con lespressione
strategia comune di difesa.
Pi volte ha parlato dellimportanza della convivenza
tra cristiani e musulmani in
Libano...
La convivenza nel nostro Paese
stata sancita con il Patto nazionale del 43, quando musulmani e cristiani hanno espresso due negazioni: no allOriente e no allOccidente. Vuol dire che i musulmani libanesi non possono lavorare a un
processo di integrazione con la Siria o con qualsiasi altro Paese arabo a regime islamico, n i cristiani
con lOccidente e, nello specifico,
con la Francia. Allo stesso tempo i
musulmani hanno rinunciato a
ogni pretesa riguardo alla possibilit di instaurare una teocrazia islamica mentre i cristiani, a loro volta, hanno rinunciato al laicismo di
stampo occidentale. Cos in Libano si costruito uno Stato che
una via di mezzo tra la teocrazia
orientale e i regimi secolarizzati occidentali. un Paese civile, che ri-

spetta la dimensione religiosa di


tutti i cittadini; non pu essere imposto un sistema teocratico, n
una religione di Stato. La convivenza tra cristiani e musulmani
stabilita dalla Costituzione, la quale
afferma, allarticolo 9, che il Libano un grande omaggio a Dio, rispetta tutte le religioni, riconosce i
loro statuti, garantisce la libert religiosa e la pratica religiosa di tutti.
Lo Stato libanese non legifera in
materie che riguardano la religione, in materia di matrimonio o altro, come invece accade in Occidente dove si fanno leggi in contrasto con la legge naturale: ad esempio, quella sui matrimoni tra persone dello stesso sesso. In queste materie le diverse comunit religiose
hanno una loro autonomia legislativa.
Reputa che il Libano sia un
esempio virtuoso di convivenza anche a livello internazionale?
Certo. Vediamo che in Occidente la religione messa da parte e
questo lislam non pu accettarlo.
Daltro canto vediamo come nel
mondo orientale si siano instaurati
sistemi politici in cui la religione ha
unimportanza fondamentale, ma
chiusi. E ci riguarda sia i Paesi islamici che Israele. In Libano, invece,
c uno Stato democratico, plurali-

A sinistra, un ragazzo sotto la statua della Vergine Maria nel santuario di Harissa;
a destra, fedeli durante la santa messa domenicale nella chiesa di San Giorgio, nel villaggio di Qoleia

38

30GIORNI N.4/5 - 2011

Intervista con il patriarca di Antiochia dei Maroniti

I sostenitori di Hezbollah manifestano a Beirut il 19 marzo 2011 in favore delle sollevazioni popolari contro i regimi di Egitto, Tunisia,
Yemen, Libia e Bahrein

In passato, riguardo a Hezbollah, c stato il problema della natura


di questo partito perch, in particolare, cera chi non accettava
che possedesse delle armi. Oggi, per, tale discussione si esaurita,
perch sterile. Adesso si parla di strategia comune di difesa,
cio di come il Libano debba organizzare il possesso e luso delle armi
sta, che rispetta la dimensione religiosa di tutti i cittadini e i diritti delluomo. la bellezza del nostro Paese, che ha fatto affermare a Giovanni Paolo II che il Libano pi che una
nazione un messaggio e un esempio, un esempio virtuoso per lOriente rispetto ai regimi fondati sulla
religione, e per lOccidente rispetto
a sistemi politici informati alla secolarizzazione.
Qual la sua opinione sui
movimenti di rivolta che si
stanno propagando nei Paesi
arabi e che, tra laltro, toccano
un Paese, come la Siria, molto
importante per il Libano?
Il problema complesso. In Siria
governa una minoranza alawita,
mentre la grande maggioranza dei

musulmani siriani sunnita. I sunniti, che non sono affatto fondamentalisti, governavano il Paese prima
che arrivassero gli Assad e ora chiedono riforme... In Egitto invece ci
sono i Fratelli musulmani che possono dare unimpronta fondamentalista al nuovo corso politico. Bisogna considerare che lislam dilaniato da diversi conflitti: tra sciiti e
sunniti in Iraq e altrove, tra alawiti e
sunniti in Siria in altri Paesi. Non so
dove porter tutto questo, ma
preoccupante: c il pericolo che in
qualcuno di questi Stati sinstauri un
regime islamico fondamentalista o
un regime dittatoriale peggiore dei
precedenti; oppure che si giunga alla partizione di questa regione in
piccoli Stati confessionali, secondo

quello che alcuni osservatori internazionali chiamano progetto per


un nuovo Medio Oriente. Il futuro
incerto. Noi auspichiamo che
questi Paesi trovino la pace nel rispetto dei diritti umani dei popoli,
perch sappiamo che quelli che sono stati messi in discussione sono
regimi di impronta dittatoriale, nei
quali vigono un sistema politico-religioso chiuso e il partito unico. Sono
Paesi con grandi risorse, ma le cui
ricchezze non sono distribuite e in
cui la gente molto povera. Tutte
queste rivolte, queste manifestazioni di massa sono state condotte, generalmente, senza armi, con Facebook: gente che reclama i propri
diritti e libert. Alcuni Paesi hanno
fatto le riforme, altri non le han-
30GIORNI N.4/5 - 2011

39

M edio Oriente
Allorigine di tutte le crisi e di tutti i problemi del Medio Oriente
c il conflitto israelo-palestinese. il peccato originale, la matrice
che nutre tutte le crisi della nostra regione. Purtroppo la comunit
internazionale non sta agendo come dovrebbe: bisogna applicare
le risoluzioni del Consiglio di sicurezza, a cominciare da quella
che prevede il ritorno dei profughi nella propria terra

Palestinesi nel campo profughi di Ein el-Hilweh,


alla periferia della citt di Sidone, in Libano

no fatte. Dove non si trovata una


risposta positiva alle attese della
gente, la situazione va peggiorando
e questo ci preoccupa sempre di
pi, anche perch questa crisi si ripercuote molto negativamente sulle
comunit cristiane, com avvenuto
in Iraq, perch purtroppo a subire le
conseguenze di certe situazioni sono i cristiani. Siamo molto preoccupati anche per il Libano, che si trova in questo ambito e risente di tutte
queste crisi. Noi ci rivolgiamo alla
comunit internazionale perch
aiuti questi popoli.
Lultima domanda riguarda
la pace tra Israele e Palestina
Allorigine di tutte le crisi e di
tutti i problemi del Medio Oriente
c il conflitto israelo-palestinese.
40

30GIORNI N.4/5 - 2011

il peccato originale, la matrice che nutre tutte le crisi della nostra regione. Purtroppo la comunit internazionale non sta agendo come dovrebbe: bisogna applicare le risoluzioni del Consiglio di
sicurezza, a cominciare da quella
che prevede il ritorno dei profughi nella propria terra. LOnu
stata creata per favorire la pace
nel mondo e invece non fa nulla,
perch, purtroppo, ostaggio
delle grandi potenze. I palestinesi
devono avere il loro Stato e i profughi devono poter far ritorno alla
propria terra. Il Libano ospita
mezzo milione di profughi su un
totale di quattro milioni di abitanti, un numero esorbitante... Una
presenza che costituisce un pro-

blema per la sicurezza, dal momento che hanno armi e le usano


al di fuori di ogni controllo, ma
anche un dramma politico e sociale. I conflitti che hanno tormentato il Libano, dal 75 fino ad
oggi, sono stati causati dalla presenza di questi profughi, che premono per tornare nelle loro terre.
Se si risolvesse questo conflitto
anche Hezbollah perderebbe la
sua ragion dessere... che le
grandi potenze giocano sulla sorte dei popoli. Basta vedere quel
che successo in Iraq, dove si
intervenuti, si detto, per instaurare la democrazia e, in un decennio, sono state uccise pi persone
di quante ne abbia mai uccise
Saddam Hussein...
q

I canti gregoriani pi semplici che


i fedeli sono invitati a imparare
e cantare secondo lintenzione della
costituzione del Concilio Vaticano II
sulla Sacra Liturgia
Sacrosanctum Concilium

possibile scaricare
gratuitamente sia il
che il

LIBRETTO

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Cd e libretto sono disponibili


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con le stesse modalit

Spicchi Spicchi Spicch

3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3

Chiesa/1
Etchegaray,
papa Benedetto XVI
e i nuovi inizi
del cristianesimo
Di papa Benedetto si ha talvolta la sensazione di conoscere tutto, a partire dalla
sua enorme e densa produzione teologica. Ma a dire il
vero si comincia appena a
scoprirlo, o piuttosto a scoprire cos un Papa nellesercizio della sua funzione
pastorale, nel senso che
un pastore che guida il suo
gregge soprattutto nelle
tempeste. Eletto Papa, Benedetto diventato parroco; la Chiesa ha scoperto un
pastore e non solo un teologo, e il mondo un suo irrinunciabile punto di riferimento [...]. S, proprio cos.
Non ha forse esordito definendosi un operaio nella
vigna del Signore? La sua
omelia della Domenica delle
Palme stata, in questo senso, esemplare: ha parlato
dellumilt di Dio, che ha
scelto la via della Croce per
manifestare in forma estrema il suo amore. Il pontificato di papa Benedetto va per
queste strade. Cos il cardinale Roger Etchegaray su
Avvenire del 19 aprile. Pro-

segue il porporato: Nella


conversazione con Peter
Seewald, c un passaggio
fondamentale: Il Papa vuole oggi che la sua Chiesa si
sottometta a una purificazione fondamentale... Si
tratta di far vedere Dio agli
uomini, di dire loro la verit.
La verit sui misteri della
Creazione. La verit sullesistenza umana. E la verit
sulla nostra speranza, al di l
della sola nostra vita terrena [...] Tutto potrebbe sintetizzarsi in questo pensiero:
il cristianesimo in perenne stato di nuovo inizio.

Chiesa/2
Bartolomeo I,
le calamit naturali e
le perversit spirituali
Le distruzioni della natura
provocate dai terremoti e
dalle onde oceaniche, insieme con la minaccia di devastazione proveniente da
unesplosione nucleare, allo
stesso modo dei sacrifici
umani derivanti dai conflitti
militari e dalle azioni terroristiche, rivelano che il mondo vive un terribile tormento
e angoscia per la pressione
delle forze naturali e spirituali del male [...]. Cionono-

stante, la risurrezione di Cristo veramente reale e garantisce al fedele cristiano la


certezza, e al resto dellumanit la possibilit, di trascendere le conseguenze avverse
delle calamit naturali e della perversit spirituale. un
passaggio dellomelia della
notte di Pasqua di sua santit Bartolomeo I, patriarca
ecumenico di Costantinopoli, riportata su Avvenire
del 26 aprile scorso.

Sacro Collegio
La morte
dei cardinali Saldarini
e Garca-Gasco
Il 18 aprile, a 86 anni, venuto a mancare il cardinale
Giovanni Saldarini, arcivescovo di Torino dal 1989 al
1999. Il 1 maggio poi
morto il porporato spagnolo Vicente Agustn GarcaGasco, 80 anni, dal 1992 al
2009 arcivescovo di Valencia. Al 31 maggio dopo
che hanno compiuto 80 anni i cardinali Bernard Panafieu (il 26 gennaio), Ricardo
J. Vidal (il 6 febbraio), Camillo Ruini (il 19 febbraio),
William H. Keeler (il 4 marzo) e Sergio Sebastiani (l11
aprile) il Sacro Collegio risulta composto da 198 porporati di cui 115 elettori.

Santa Sede
Filoni prefetto
di Propaganda Fide
e Becciu sostituto
alla Segreteria
di Stato
Il 10 maggio larcivescovo
pugliese Fernando Filoni, 65
anni, stato nominato prefetto della Congregazione
per lEvangelizzazione dei
popoli in sostituzione del cardinale indiano Ivan Dias che
ha compiuto 75 anni. Sacerdote dal 1970 nella diocesi di

Bartolomeo I

42

30GIORNI N. 4/5 - 2011

Fernando Filoni

Nard, entrato nel servizio


diplomatico vaticano nel
1981 e nel 2001 stato eletto arcivescovo e nunzio apostolico in Giordania e Iraq. Diventato nunzio nelle Filippine
nel 2006, dal 2007 era sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato. In questo ultimo incarico, sempre il
10 maggio, stato nominato
larcivescovo sardo Giovanni
Angelo Becciu, 63 anni, dal
1972 sacerdote nella diocesi
di Ozieri. Entrato nel servizio
diplomatico vaticano nel
1984, nel 2001 Becciu stato eletto arcivescovo e nunzio
apostolico in Angola. Dal
2009 era rappresentante
pontificio a Cuba.

hi Spicchi Spicchi Spicchi

3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI

Medio Oriente/1
Peres, laccordo
tra Hamas e Fatah
e la pace tra israeliani
e palestinesi
Per Shimon Peres negoziare
con Hamas possibile. In
una serie di interviste rilasciate alla stampa israeliana, il
capo dello Stato ebraico ha
commentato laccordo firmato il 4 maggio scorso al
Cairo tra i due principali partiti palestinesi: Hamas, che
governa a Gaza ed indicato
dagli israeliani come unorganizzazione terroristica, e
Fatah, al potere in Cisgiordania. Se vogliono unirsi, che
si uniscano. Quando iniziai a
negoziare con Arafat, ha ricordato Peres, tutti mi dicevano: Non c speranza.
Oggi lo stesso vale per Hamas. Il nome non mi interessa, contano i contenuti. Tutto pu succedere. meglio
per che le trattative avvengano lontano dai riflettori: In
pubblico ciascuna parte deve
dimostrare alla sua gente di
essere forte e aggressiva, ma
nel loro cuore i leader sanno
che non c alternativa alla
pace. Per questo dobbiamo
tenere distinte le apparenze
dal potenziale nascosto.

MONDO
La morte di bin Laden e quella di Hitler
La morte di Osama bin
Laden, per alcuni versi, riporta la memoria a sessantanni fa, a un uomo
asserragliato in un bunker
tra le macerie della Berlino in sfacelo. Adolf Hitler
pose fine alla propria vita
il 30 aprile 1945 e lannuncio della sua fine venne dato il primo maggio.
Anche la morte di Bin Laden stata annunciata un
primo maggio. Dalla
Stampa del 3 maggio.

Medio Oriente/2
La fine dellembargo
a Gaza e la politica
degli Stati Uniti
Gaza, la striscia palestinese
dei senza terra, da ieri non
pi una prigione. Dopo
quattro anni il passaggio di
Rafah, al confine con lEgitto, stato riaperto. Il Cairo
di Hosni Mubarak laveva
chiuso come ritorsione alla
rivolta dei fondamentalisti di
Hamas contro lAnp del presidente laico Abu Mazen. Ieri

la giunta militare egiziana,


nata dalla cosiddetta primavera araba, ha deciso di
cancellare il divieto. Questo
linizio di un articolo apparso
sul Corriere della Sera del
29 maggio, che si concludeva cos : anche chiaro che
il segnale di Gaza si coniuga
con quella spinta internazionale, guidata da Obama, per
poter giungere ai due Stati,
Israele e Palestina, che vivano in pace e sicurezza.

Mediterraneo/1
Bettiza e la guerra
neocolonialista in Libia

Shimon Peres e Giorgio Napolitano a Gerusalemme il 15 maggio


2011. Il presidente della Repubblica Italiana ha ricevuto
il premio Dan David

Comunque vadano a finire


le cose, la storia non potr
non ricordare la pessima riuscita dellintervento neocolonialista in Libia, ammantata
dalla fraseologia del Tigellino
buonista dellEliseo, Bernard-Henri Lvy, gran stimolatore in ogni senso di bombe umanitarie. Gi il precedente intervento franco-britannico a Suez nel 1956 era
stato controproducente,
rafforzando il panarabista
Nasser, fornendo a Kruscev
un ottimo alibi per stroncare

in parallelo con le armi la rivoluzione ungherese e favorendo in sostanza linsediamento sovietico nel Medio
Oriente. Cos leditoriale
della Stampa dell11 aprile,
firmato da Enzo Bettiza.

Mediterraneo/2
Todorov: la guerra
in Libia, il messianismo
politico e il peccato
originale
Credo che purtroppo la
guerra abbia una sua logica
interna, che le impedisce di
restare cos circoscritta e chirurgica come sostiene chi la
propone. Prima del 19 marzo le truppe di Gheddafi stavano per eseguire un massacro a Bengasi, ci ha ripetuto
il presidente Sarkozy per
convincere lOccidente a intervenire. Sono stati allora
legittimi i primi bombardamenti, quelli che hanno fermato lavanzata del regime.
Ma poi lintervento pseudoumanitario si trasformato
in unaltra cosa. Cos il filosofo Tzvetan Todorov sul
Corriere della Sera del

30GIORNI N. 4/5 - 2011

continua a pag 45

43

Spicchi Spicchi Spicch

3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3

ITALIA/1
Pisapia e don Giussani
Giuliano Pisapia
mentre vota
al liceo Berchet,
per le recenti
amministrative,
Milano,
29 maggio 2011

Pisapia, da studente, affascinato da don Giussani. il


titolo di un piccolo articolo del 14 maggio apparso sulla
cronaca di Milano del Corriere della Sera. Nellarticolo, il
nuovo sindaco di Milano racconta del suo rapporto con
don Giussani, suo insegnante di religione al liceo Berchet;
in particolare dei pranzi a casa con il sacerdote ambrosiano, ai tempi del liceo, tutti intorno al tavolo con la mamma, il pap e gli altri (sei) fratelli a parlare di Dio, del mondo, del ruolo che ognuno di noi avrebbe avuto.
Del rapporto con don Giussani, Pisapia aveva parlato
anche in unaltra intervista, rilasciata a Giuseppe Frangi
per il settimanale Vita, il 28 febbraio del 2005, a cominciare dal primo, sorprendente, incontro: Entr in classe e
ci chiese se ritenevamo giusto che un genitore cattolico
educasse i propri figli secondo quei principi. Uno di noi gli
rigir la domanda: lei ritiene giusto che un genitore comunista educhi il proprio figlio secondo i principi in cui crede?
Don Giussani non ebbe un attimo di esitazione. E rispose

ITALIA/2
Napolitano, Obama
e il momento di opportunit

di s. Da allora, prosegue Pisapia nellintervista su Vita,


inizi a frequentare il sacerdote e il gruppo di ragazzi che
gli ruotava attorno: Ogni domenica andavamo nella Bassa milanese, una zona economicamente depressa. Nelle
cascine facevamo vita di condivisione, si mangiava e si giocava. Poi parlavamo anche di fede, ma senza nessuna pretesa di indottrinamento [...]. Don Giussani aveva una carica umana enorme. E bandiva tutte le formalit. La sua forza era il dialogo. Voleva che fossimo noi stessi, che avessimo il coraggio di difendere il nostro pensiero, anche se era
contrario al suo. Non partiva mai dai dogmi, come facevano gli altri preti. Ci voleva liberi. Cos con lui potevamo
parlare di tutto, anche di questioni nostre che non centravano con la fede. La strada del giovane avrebbe preso poi
altre direzioni: il 68, limpegno nella politica, in particolare nella sinistra italiana. Eppure Pisapia annette a quellincontro giovanile unimportanza fondamentale, come riconosce sempre nellintervista a Giuseppe Frangi: Senza
Giussani non so se avrei capito il senso di stare dalla parte
dei deboli. E poi mi ha insegnato che lesperienza conta di
pi di qualsiasi lettura. un valore che ho ritrovato nella sinistra. Ma la prima volta che mi fu
chiara fu in quei
cortili della Bassa
milanese.

Don Luigi Giussani

LEuropa deve guardare in faccia a nuove realt e nuove


sfide e deve dimostrare di essere capace di far fronte alle
proprie responsabilit in un mondo globalizzato. Tra tali
responsabilit, vi sono quelle che sorgono dagli avvenimenti di portata rivoluzionaria che hanno investito Nord
Africa e Medio Oriente. E a questo proposito stimoli importanti, e seri interrogativi, ci sono stati posti dal recente
address del presidente Obama A Moment of Opportunity, e dal suo discorso qui stasera. essenziale che come
europei anche noi vediamo nei cambiamenti in Africa e in
Medio Oriente un momento di opportunit, non semplicemente una fonte di incertezze e preoccupazioni. Cos il presidente della Repubblica Italiana in riferimento a un
incontro con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama,
avvenuto a margine del summit dei capi di Stato dellEuropa centrale che si tenuto a Varsavia. Le parole del presidente Napolitano sono state riportate dal Corriere della
Sera del 28 maggio.

Giorgio Napolitano e Barack Obama a Varsavia, il 27 maggio 2011

44

30GIORNI N. 4/5 - 2011

hi Spicchi Spicchi Spicchi

3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI


segue da pag. 43

12 aprile, che aggiunge:


Siamo davanti a una nuova
fase di messianismo politico.
La prima , appunto, quella
napoleonica, dipinta da
Goya. La seconda ondata
messianica stata quella del
comunismo [...]. E ora assistiamo a un terzo risveglio
del messianismo politico: la
prima guerra del Golfo stata un rodaggio, lintervento
del Kosovo, senza mandato
dellOnu, la prova generale,
ed ecco poi Afghanistan,
Iraq. E, alla domanda se sia
possibile un no assoluto alla
guerra, risponde: No, e non
credo sarebbe un bene.
Lambizione di estirpare totalmente il Male sarebbe ancora pi dannosa: la funzione del peccato originale di ricordarci, come diceva Romain Gary, che esiste una
parte inumana dellumanit. Dobbiamo per cercare di limitare al massimo le
guerre non inevitabili. Come
quella in Libia, per esempio.

Europa
Patten, la crisi
dellUnione europea
e la Turchia
Una lucida analisi sulla situazione dellUnione europea
apparsa sulla Stampa del 5
aprile, in un articolo a firma
di Chris Patten, ex governatore britannico di Hong
Kong, ex commissario europeo per gli Affari esteri e
rettore dellUniversit di
Oxford. A tema la fragilit
dellUnione europea nel
contesto politico internazionale. Come rispondere a tale crisi, si chiede Patten?
Per me la risposta, si legge
nellarticolo, si trova in
Turchia. UnEuropa con la
Turchia come membro
avrebbe naturalmente uneconomia pi dinamica. La
Turchia un riferimento
energetico regionale. Ha

Le bandiere della Turchia


e dellUnione europea
davanti alla Moschea
Nur-u Osmaniye a Istanbul

peso e rispetto nella propria


regione grazie a formidabili
forze di combattimento. E,
soprattutto, la Turchia oggi un modello per altre societ islamiche che cercano
di fare i conti con la democrazia, le libert civili, lo Stato di diritto, uneconomia
aperta, il pluralismo e la religione. In qualit di membro
dellUe, la Turchia dovrebbe
aggiungere una nuova dimensione di enorme importanza storica. Gli europei dimostrerebbero che possibile abbracciare una democrazia islamica e costruire
un solido ponte tra Europa e
Asia occidentale. Questo, a
sua volta, potrebbe creare
una nuova identit e immagine europea, dare allUe un
nuovo motivo per esistere in

Vladimir Putin

questo secolo, un modo di


respingere la politica di divisione del vecchio.

Russia
Putin cita
san Francesco
In un intervento pubblico, il
premier russo Vladimir Putin
ha dichiarato che non ancora giunto il momento di candidarsi per le prossime elezioni presidenziali, n per lui n
per lattuale presidente della
Federazione Russa Dmitrij
Medvedev, perch, ha spiegato, se noi ora daremo dei
segnali sbagliati, met dellamministrazione e pi di
met del governo smetteranno di lavorare in attesa dei
cambiamenti. Invece, ha ag-

giunto, tutti sul loro posto


concreto devono, come faceva san Francesco, zappare
ogni giorno il proprio orticello. Le dichiarazioni di Putin
sono state riportate da Avvenire del 14 aprile.

Italia
Nomine a Orvieto,
Vigevano, Nocera,
Catanzaro, Vicenza,
Nuoro e Vallo
Il 5 marzo il Papa ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Orvieto-Todi (Italia), presentata
dallagostiniano Giovanni
Scanavino, 72 anni da compiere a dicembre, e ha nominato amministratore apostolico ad nutum Sanctae Sedis
della medesima diocesi Giovanni Marra, 80 anni, arcivescovo emerito di Messina.
Il 12 marzo Benedetto
XVI ha accettato la rinuncia al
governo pastorale della diocesi di Vigevano (Italia), presentata da monsignor Claudio Baggini, 75 anni ad agosto. Gli succede monsignor
Vincenzo Di Mauro, 60 anni
a dicembre, originario di
Monza, dallo scorso novembre coadiutore con il titolo ad
personam di arcivescovo.

30GIORNI N. 4/5 - 2011

45

Spicchi Spicchi Spicc

3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3OGIORNI IN BREVE 3


Il 24 marzo il Papa ha accettato la rinuncia al governo
pastorale della diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, presentata da monsignor Gioacchino Illiano, 76 anni a luglio. Gli subentra monsignor
Giuseppe Giudice, 55 anni,
ordinato sacerdote nel 1986
per il clero della diocesi di
Teggiano-Policastro, attualmente parroco delle parrocchie di SantAnna e di
SantAntonio da Padova, in
Sala Consilina, e direttore
dellUfficio catechistico e dellUfficio scuola della medesima diocesi.
Il 25 marzo Benedetto
XVI ha accettato la rinuncia al
governo pastorale dellarcidiocesi di Catanzaro-Squillace, presentata da monsignor
Antonio Ciliberti, 76 anni.
Prende il suo posto monsignor Vincenzo Bertolone, 65
anni, originario di San Biagio
Platani, provincia e arcidiocesi di Agrigento, ordinato sacerdote nel 1975, appartiene
alla congregazione dei Servi
dei Poveri. Membro dellIstituto internazionale del Santo
Volto di Cristo, Bertolone dal
1988 al 2001 stato officiale
della congregazione per i Religiosi, divenendone nel
2003 sottosegretario. Dal
marzo 2007 era vescovo di
Cassano allo Ionio.
Il 16 aprile Benedetto
XVI ha nominato vescovo di
Vicenza monsignor Beniamino Pizziol, 64 anni, sacerdote dal 1972, dal 2008 ausiliare di Venezia.
Il 21 aprile il Papa ha nominato vescovo di Nuoro
monsignor Mos Marcia, 68
anni, sacerdote dal 1973, dal
2006 ausiliare di Cagliari.
Il 7 maggio il Papa ha nominato nuovo vescovo di Vallo della Lucania monsignor
Ciro Miniero, 53 anni, del
clero napoletano, sacerdote
dal 1982, dal 1999 al 2008
economo diocesano dellarcidiocesi partenopea.

46

Curia romana/1

Curia romana/2

Nomine al Consiglio
per la Nuova
evangelizzazione.
Carriquiry segretario
alla Cal

Nuovo uditore
della Rota Romana
e nuovo
sottosegretario
al clero

Il 13 maggio il Papa ha completato lorganigramma del


Pontificio Consiglio per la
Promozione della Nuova
evangelizzazione, lorganismo creato nel 2010 con
presidente larcivescovo Rino Fisichella, 60 anni; vicepresidente stato nominato
larcivescovo colombiano
Jos Octavio Ruiz Arenas,
66 anni, dal 2007 vicepresidente della Pontificia Com-

Il 9 maggio il francescano
David Maria Jaeger, nato a
Tel Aviv, in Israele, 56 anni
fa, sacerdote dal 1986, docente di Diritto canonico allAntonianum di Roma,
stato nominato uditore della
Rota Romana. Gli ultimi due
uditori nominati erano stati,
il 2 agosto 2010, monsignor Giovanni Vaccarotto,
veneto, 71 anni, e il francescano Settimio Maroncelli,
riminese, 68 anni.
Il 28 maggio monsignor
Antonio Neri, 49 anni, sacerdote dal 1991 della diocesi di Molfetta, stato nominato sottosegretario alla
Congregazione per il Clero.
Dal 2008 era officiale nel
medesimo dicastero.

Diplomazia/1

Guzmn Carriquiry

Nuovi nunzi apostolici


in Indonesia, Filippine,
Ucraina, Svizzera
e Macedonia

missione per lAmerica Latina, segretario il monsignore


scozzese, ordinato sacerdote nella diocesi di Roma,
Graham Bell, 47 anni, dal
2009 coordinatore di segreteria della Pontificia Accademia per la Vita.
Il 14 maggio il professor
Guzmn Carriquiry, 67 anni,
stato nominato segretario
della Pontificia Commissione
per lAmerica Latina. Uruguajano, sposato con quattro
figli e otto nipoti, Carriquiry
il primo laico a diventare segretario di un organismo della Curia romana. Dal 1991
era sottosegretario del Pontificio Consiglio per i Laici (fu il
primo non chierico a raggiungere questo incarico).

Il 23 marzo Benedetto XVI


ha nominato nunzio apostolico in Indonesia larcivescovo Antonio Guido Filipazzi.
Il presule, 48 anni, originario di Melzo (Milano) e ordinato prete dal cardinale Giuseppe Siri nel 1987, era stato eletto titolare di Sutri l8
gennaio e consacrato vescovo il 5 febbraio da Benedetto XVI. La destinazione di
Giakarta stata ufficializzata solo dopo che in Vaticano
pervenuto il previsto gradimento formale del governo. Monsignor Filipazzi, nel
servizio diplomatico della
Santa Sede dal 1992, negli
ultimi sette anni curava anche il desk Italia nella sezione per i rapporti con gli

30GIORNI N. 4/5 - 2011

Stati della Segreteria di Stato. E in questultimo incarico gli subentrato monsignor Carlo Alberto Capella,
44 anni, proveniente dalla
missione di studio vaticana di Hong Kong.
Il 10 maggio larcivescovo pugliese Giuseppe Pinto,
59 anni, stato nominato
nunzio nelle Filippine. Dal
2007 era rappresentante
pontificio in Cile.
Il 21 maggio larcivescovo statunitense Thomas E.
Gullickson, 61 anni, stato
nominato nunzio in Ucraina. Dal 2004 era rappresentante in Trinidad e Tobago e in altri Stati delle
Antille.
Il 28 maggio larcivescovo friulano Diego Causero,
71 anni, stato nominato
nunzio in Svizzera. Dal
2004 era rappresentante
pontificio nella Repubblica
Ceca.
Intanto il 4 maggio larcivescovo polacco Janusz Bolonek, 72 anni, dal 2008
nunzio in Bulgaria, stato
nominato nunzio anche in
Macedonia.

Diplomazia/2
Nuovi ambasciatori
di Croazia e Spagna
presso la Santa Sede
L11 aprile il Papa ha ricevuto le credenziali del nuovo
ambasciatore di Croazia
presso la Santa Sede. Si
tratta di Filip Vucak, 60 anni, diplomatico di carriera,
gi rappresentante in Spagna dal 2003 al 2008.
Il 16 aprile stata la volta del nuovo ambasciatore
di Spagna, Mara Jess Figa
Lpez-Palop, 60 anni, prima donna a ricoprire questo
incarico. Diplomatica di carriera, negli ultimi quattro anni era stata sottosegretario
del Ministero degli Affari
Esteri di Madrid.
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PASQUA 2011
Messaggio Urbi et orbi di papa Benedetto XVI

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La risurrezione
di Cristo
un avvenimento
50

30GIORNI N.4/5 - 2011

La risurrezione di Cristo non il frutto


di una speculazione, di unesperienza mistica:
un avvenimento, che certamente oltrepassa la storia,
ma che avviene in un momento preciso della storia
e lascia in essa unimpronta indelebile

In resurrectione tua, Christe, caeli et


terra laetentur / Nella tua risurrezione, o
Cristo, gioiscano i cieli e la terra (Liturgia
Horarum).
Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo
intero!
Il mattino di Pasqua ci ha riportato lannuncio antico e sempre nuovo: Cristo risorto!
Leco di questo avvenimento, partita da Gerusalemme venti secoli fa, continua a risuonare nella Chiesa, che porta viva nel cuore la fede vibrante di Maria, la Madre di Ges, la fede
di Maddalena e delle altre donne, che per prime videro il sepolcro vuoto, la fede di Pietro e
degli altri Apostoli.
Fino ad oggi anche nella nostra era di
comunicazioni ultratecnologiche la fede
dei cristiani si basa su quellannuncio, sulla
testimonianza di quelle sorelle e di quei fratelli che hanno visto prima il masso rovesciato e la tomba vuota, poi i misteriosi mes-

Benedetto XVI

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PASQUA 2011

saggeri i quali attestavano che Ges, il Crocifisso, era risorto; quindi Lui stesso, il Maestro e Signore, vivo e tangibile, apparso a
Maria di Magdala, ai due discepoli di Emmaus, infine a tutti gli undici, riuniti nel Cenacolo (cfr. Mc 16, 9-14).
La risurrezione di Cristo non il frutto di
una speculazione, di unesperienza mistica:
un avvenimento, che certamente oltrepassa la storia, ma che avviene in un momento preciso della storia e lascia in essa
unimpronta indelebile. La luce che abbagli le guardie poste a vigilare il sepolcro di
Ges ha attraversato il tempo e lo spazio.
una luce diversa, divina, che ha squarciato
le tenebre della morte e ha portato nel mondo lo splendore di Dio, lo splendore della
Verit e del Bene.
Come i raggi del sole, a primavera, fanno
spuntare e schiudere le gemme sui rami degli alberi, cos lirradiazione che promana
dalla Risurrezione di Cristo d forza e significato a ogni speranza umana, a ogni attesa,
desiderio, progetto. Per questo il cosmo intero oggi gioisce, coinvolto nella primavera
dellumanit, che si fa interprete del muto
inno di lode del creato. Lalleluia pasquale,
che risuona nella Chiesa pellegrina nel
mondo, esprime lesultanza silenziosa delluniverso, e soprattutto lanelito di ogni
anima umana sinceramente aperta a Dio,
anzi, riconoscente per la sua infinita bont,
bellezza e verit.
Nella tua risurrezione, o Cristo, gioiscano i cieli e la terra. A questo invito alla lode,
che si leva oggi dal cuore della Chiesa, i cieli rispondono pienamente: le schiere degli
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angeli, dei santi e dei beati si uniscono unanimi alla nostra esultanza. In Cielo tutto
pace e letizia. Ma non cos, purtroppo, sulla terra! Qui, in questo nostro mondo, lalleluia pasquale contrasta ancora con i lamenti
e le grida che provengono da tante situazioni dolorose: miseria, fame, malattie, guerre,
violenze. Eppure, proprio per questo Cristo
morto ed risorto! morto anche a causa
dei nostri peccati di oggi, ed risorto anche
per la redenzione della nostra storia di oggi.
Perci, questo mio messaggio vuole raggiungere tutti e, come annuncio profetico,
soprattutto i popoli e le comunit che stanno soffrendo unora di passione, perch Cristo Risorto apra loro la via della libert, della
giustizia e della pace.
Possa gioire la Terra che, per prima, stata inondata dalla luce del Risorto. Il fulgore di
Cristo raggiunga anche i Popoli del Medio
Oriente, affinch la luce della pace e della dignit umana vinca le tenebre della divisione,
dellodio e delle violenze. In Libia la diplomazia e il dialogo prendano il posto delle armi e si favorisca, nellattuale situazione conflittuale, laccesso dei soccorsi umanitari a
quanti soffrono le conseguenze dello scontro. Nei Paesi dellAfrica settentrionale e del
Medio Oriente, tutti i cittadini e in particolare i giovani si adoperino per promuovere
il bene comune e per costruire societ, dove
la povert sia sconfitta e ogni scelta politica
risulti ispirata dal rispetto per la persona
umana. Ai tanti profughi e ai rifugiati, che
provengono da vari Paesi africani e sono
stati costretti a lasciare gli affetti pi cari arrivi la solidariet di tutti; gli uomini di buona

La risurrezione di Cristo un avvenimento

Noli me tangere, Federico Barocci,


Galleria degli Uffizi, Firenze

volont siano illuminati ad aprire il cuore allaccoglienza, affinch in modo solidale e


concertato si possa venire incontro alle necessit impellenti di tanti fratelli; a quanti si
prodigano in generosi sforzi e offrono esemplari testimonianze in questa direzione giunga il nostro conforto e apprezzamento.
Possa ricomporsi la civile convivenza tra
le popolazioni della Costa dAvorio, dove
urgente intraprendere un cammino di riconciliazione e di perdono per curare le
profonde ferite provocate dalle recenti violenze. Possano trovare consolazione e speranza la terra del Giappone, mentre affronta le drammatiche conseguenze del recente
terremoto, e i Paesi che nei mesi scorsi sono stati provati da calamit naturali che
hanno seminato dolore e angoscia.
Gioiscano i cieli e la terra per la testimonianza di quanti soffrono contraddizioni,

Fino ad oggi anche nella nostra era di comunicazioni


ultratecnologiche la fede dei cristiani si basa
su quellannuncio, sulla testimonianza di quelle sorelle
e di quei fratelli che hanno visto prima il masso rovesciato
e la tomba vuota, poi i misteriosi messaggeri i quali
attestavano che Ges, il Crocifisso, era risorto; quindi Lui
stesso, il Maestro e Signore, vivo e tangibile, apparso a Maria
di Magdala, ai due discepoli di Emmaus, infine a tutti
gli undici, riuniti nel Cenacolo (cfr. Mc 16, 9-14)
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Incontro sulla via di Emmaus, Domenico Tintoretto, Ospizio Proti-Vajenti-Malacarne, Vicenza

Camminiamo dietro a Lui, in questo mondo ferito,


cantando lalleluia. Nel nostro cuore c gioia e dolore,
sul nostro viso sorrisi e lacrime. Cos la nostra realt terrena.
Ma Cristo risorto, vivo e cammina con noi.
Per questo cantiamo e camminiamo, fedeli al nostro impegno
in questo mondo, con lo sguardo rivolto al Cielo
o addirittura persecuzioni per la propria fede
nel Signore Ges. Lannuncio della sua vittoriosa risurrezione infonda in loro coraggio
e fiducia.
Cari fratelli e sorelle! Cristo risorto cammina davanti a noi verso i nuovi cieli e la terra
nuova (cfr. Ap 21, 1), in cui finalmente vivremo tutti come ununica famiglia, figli dello
stesso Padre. Lui con noi fino alla fine dei
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tempi. Camminiamo dietro a Lui, in questo


mondo ferito, cantando lalleluia. Nel nostro
cuore c gioia e dolore, sul nostro viso sorrisi
e lacrime. Cos la nostra realt terrena. Ma
Cristo risorto, vivo e cammina con noi. Per
questo cantiamo e camminiamo, fedeli al nostro impegno in questo mondo, con lo sguardo rivolto al Cielo.
Buona Pasqua a tutti!

TANTE STRADE DI CARIT


PASSANO PER UNA

PICCOLA VIA

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C ollegi ecclesiastici di Roma

Un ponte tra
Oriente e Occidente
Fondato nel 1584 da Gregorio XIII
per favorire i rapporti tra la Santa Sede
e la Chiesa maronita, oggi il Pontificio Collegio
Maronita si propone come luogo di dialogo
tra culture e religioni diverse
di Pina Baglioni
In alto, laffresco nellatrio
del Collegio Maronita raffigurante

un bel viavai al numero


18 di via di Porta Pinciana, sede del Pontificio
Collegio Maronita a Roma: pellegrini con tanto di bandiera prove-

C
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nienti dal Libano e dalle eparchie


maronite del Medio Oriente. Ma
provenienti anche dalla diaspora
sparsa ai quattro angoli del mondo
Stati Uniti e Canada in testa ,

lIncoronazione della Madonna, ispirato


alla raffigurazione del santuario
di Qannoubine; qui sopra, lingresso
del Collegio in via di Porta Pinciana

che rappresenta i due terzi dei tre


milioni e mezzo degli eredi di san
Marone. La domenica mattina,
verso le 10 e 30, facile incontrare
i maroniti residenti nella Citt eterna che si incamminano, con grappoli di bambini al seguito, verso la
chiesa di San Marone annessa al
Collegio, in via Aurora strada che
corre sul lato est delledificio , dove si celebra la messa in rito siroantiocheno, frequentata anche da
molte famiglie musulmane. Poi,
dopo la messa, ci si mette a chiacchierare attorno allunica panchina fuori della chiesa, o nel giardino
interno, mentre altri preferiscono
frequentare i corsi di lingua araba
organizzati per i bimbi nati in Italia.
Tutto questo accade attorno al
signorile edificio del Rione Ludovisi, incuneato tra albergoni extralusso, banche e negozi per turisti
ricchi.
Il Collegio Maronita da cui i sacerdoti studenti l residenti, ogni
mattina, sciamano verso le Pontificie Universit, rappresenta lanello
di congiunzione tra la Santa Sede e
la Chiesa maronita, antichissima
Chiesa sui iuris di rito siro-antiocheno, lunica tra tutte le Chiese cristiane del Medio Oriente a vantare
da sempre piena comunione col
successore di Pietro. Le sue origini
sono stabilite dalla tradizione stori-

La messa domenicale in rito siro-antiocheno nella chiesa


di San Marone annessa al Collegio

ca tra il IV e il V secolo, quando, alla


morte dellanacoreta siriano Marone, i suoi seguaci cominciarono a
edificare monasteri accanto alla sua
tomba, ad Apamea, in Siria, sulle
sponde del fiume Oronte.
A via di Porta Pinciana peraltro
non c solo il Pontificio Collegio

Maronita per sacerdoti studenti ma


anche la Missione con cura danime presso lannessa chiesa di San
Marone e la Procura del Patriarcato di Antiochia dei Maroniti presso
la Santa Sede. Istituzioni che, negli
ultimi mesi, si sono trovate al centro di un vortice di avvenimenti:

Storia del Pontificio Collegio Maronita

Fucina di patriarchi, di orientalisti e di futuri santi

ella sala dingresso della Curia generalizia dei Gesuiti, a Roma, possibile ammirare una mappa antica dove compaiono i primi cinque Collegi nazionali, edificati, nel corso del XVI secolo, tutti nelle vicinanze del
Collegio Romano (lUniversit Gregoriana di allora). In
modo tale che i seminaristi potessero arrivare in fretta alle lezioni: erano lInglese, il Germanico-Ungarico, lArmeno, il Greco e, appunto, il Maronita. Che a differenza
di tutti gli altri era il Collegio di una Chiesa sui iuris diffusa
soprattutto in Libano e in Siria, con riti e liturgia derivanti
dalla tradizione siro-antiochena. E che vantava piena
comunione con Roma, nonostante lestrema difficolt di
comunicazione tra la Santa Sede e il Medio Oriente.
Il contatto tra la Santa Sede e la Chiesa maronita era
stato consolidato durante le Crociate, nel corso delle
quali gli eserciti cristiani avevano ricevuto un grande aiu-

to dai maroniti. E una delle conseguenze del ritrovato


rapporto era stato il viaggio a Roma del patriarca Geremia di Amshit per il Concilio Lateranense IV, nel 1215.
Nei secoli successivi, i pontefici inviarono missionari e
visitatori apostolici in Libano per verificare le eventuali
problematicit dottrinali tra i fedeli di san Marone. La
Chiesa maronita era allepoca una Chiesa di frontiera,
chiusa tra le montagne del Libano e isolata non solo da
Roma, ma anche dal resto del mondo per la necessit di
proteggersi dalla pressione degli Ottomani.
Uno dei risultati pi brillanti delle legazioni pontificie
in Libano tra il 1578 e il 1580, fu proprio la fondazione a
Roma del Collegio Maronita, voluto nel 1584 da papa
Gregorio XIII, che lo istitu con la bolla Humana sic ferunt. Lobiettivo era quello di formare a Roma aspiranti
sacerdoti che, tornati nel loro Paese, avrebbero potuto

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C ollegi ecclesiastici di Roma

le celebrazioni, nel 2010, per i milleseicento anni dalla morte di san


Marone; larrivo a Roma delle reliquie dei grandi santi maroniti del
XIX secolo: san Charbel Makhlouf,
santa Rafka Rayes e san Nimatullah Al-Hardini, la devozione ai quali
si sta diffondendo a macchia dolio
anche in Italia; la collocazione, il 23
febbraio scorso, della statua di san
Marone in una nicchia esterna della Basilica di San Pietro, alla presenza di Benedetto XVI. Senza
contare, tra il 28 febbraio e il 15
marzo, le dimissioni di sua beatitudine il cardinale Nasrallah Pierre
Sfeir, dopo venticinque anni alla
guida del Patriarcato, e lelezione
del suo successore come settantasettesimo patriarca di Antiochia dei

Sopra, Benedetto XVI


con il presidente libanese
Michel Suleiman e il cardinale
Nasrallah Pierre Sfeir,
in occasione dellinaugurazione
della statua di san Marone
posta in una nicchia esterna
della Basilica di San Pietro,
il 23 febbraio 2011;
a destra, la statua di san Marone
il giorno dellinaugurazione

Maroniti Bchara Boutros Ra, vescovo di Jbeil, Byblos dei Maroniti.


Che, subito dopo, volato a Roma
per due volte in pochi giorni: il 14
aprile, per ludienza privata con il
Papa, e il 1 maggio, per la beatificazione di Giovanni Paolo II.

Il Collegio Maronita:
uno spicchio di cristianesimo
mediorientale
nella Citt eterna
Abbiamo vissuto un periodo ricco
di avvenimenti come non ricordavamo da tempo. Siamo tutti un po

spagnolo. Tanto che si diffuse, presto, ladagio dotto


imprimere una svolta decisiva nellambito dei rapporti
come un maronita. Una volta conclusi gli studi, molti vetra il papa e il patriarca di Antiochia dei Maroniti. Il quale,
nivano chiamati nelle corti dei sovrani europei come traa sua volta, avrebbe dovuto favorire i rapporti con tutte
duttori e ambasciatori. Coloro che tornavano in Libano,
le altre Chiese orientali.
invece, aprivano scuole in tutto il Paese. I maroniti che
La prima sede romana, la cui direzione fu affidata ai
avevano studiato a Roma fecero conoGesuiti, fu una casa nei pressi della chiescere dunque in tutta Europa le lingue, la
sa di San Giovanni della Ficozza, a pochi
storia, le istituzioni e le religioni del Memetri dallattuale Universit Gregoriana e
dio Oriente. Sempre grazie a loro si
da Fontana di Trevi. In una strada che,
stamparono i primi libri liturgici in siriaco.
poi, avrebbe preso il nome di via dei MaIl primo, a Roma, nel 1585.
roniti. Ai primissimi quattro studenti, gi
Nel 1662 il patriarca Youhanna Maha Roma, si aggiunsero, il 31 gennaio del
louf chiese al Papa di allontanare i Ge1584, altri sei studenti provenienti da
suiti dalla direzione del Collegio MaroniAleppo, in Siria.
ta a causa della cattiva gestione finanA Roma cominciarono ad arrivare raziaria e della dispersione delle vocaziogazzini di otto/nove anni per frequentare
ni. Da quel momento in poi il Collegio
gli studi primari, poi i corsi di Filosofia e
avr solo rettori maroniti.
Teologia. Avendo gi imparato in patria la
Tra i personaggi che hanno dato lugrammatica delle lingue semitiche, questro al Pontificio Collegio Maronita di
sti ragazzi assimilarono con estrema facilit il latino, litaliano, il francese e lo Il patriarca Stefano El Douaihy
continua a pag. 60

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30GIORNI N.4/5 - 2011

frastornati, ma molto, molto contenti. Monsignor Antoine Gebran


da due anni procuratore del Patriarcato, da qualche mese rettore
del Collegio e cappellano dei Migranti ascritti alla Chiesa siro-antiochena maronita residenti nella diocesi di Roma. Poco pi che quarantenne, proviene, come la maggior
parte dei sacerdoti libanesi, dalla
valle di Qadisha, nel nord del Paese, detta anche Valle Santa per la
miriade di monasteri incastonati
sotto le cime dei monti. L, tra lVIII
e il IX secolo, trovarono rifugio i seguaci di san Marone fuggiti dalla Siria per via delle continue persecuzioni da parte di bizantini, di monofisiti e di musulmani.
Il giovane monsignore, prima
di assumere il triplice incarico,
stato economo del Collegio e ha
lavorato per sette anni presso il
Pontificio Istituto per la Famiglia:
Qui da noi, spiega, arrivano sacerdoti inviati dai vescovi di tutte le
eparchie maronite. Ma anche
quelli appartenenti a tutte le altre
Chiese cristiane del Medio Oriente, sia in comunione che non in
comunione con Roma. Come accade in Libano, daltra parte, dove
i maroniti convivono da sempre
con gli armeni apostolici e gli armeni cattolici, i greco-ortodossi e i
melkiti, i siro-ortodossi e i siro-cattolici, gli assiri, i copti, i caldei, e i
cattolici di rito latino. Oltre agli

sciiti, i sunniti, i drusi, gli ebrei e i


protestanti.
I sacerdoti arrivano a Roma
avendo gi compiuto il primo ciclo
di studi di Filosofia e Teologia negli
oltre novanta seminari diocesani e
interdiocesani disseminati in Libano. Grazie a Dio abbiamo ancora
molte vocazioni, anche adulte.
Tanto che stato necessario istituire in Libano case di formazione
adatte alle vocazioni mature, aggiunge monsignor Gebran. Qui
nel Collegio ospitiamo sacerdoti
tra i 26 e i 40 anni. I libanesi sono
dodici, di cui dieci maroniti e due
greco-cattolici. Gli altri ci sono stati
segnalati dalla Congregazione per
le Chiese orientali, che concede
borse di studio per il loro sostentamento a Roma. Attualmente ospitiamo un ortodosso del Patriarcato
di Gerusalemme, un assiro e tre siro-cattolici dallIraq e quattro coreani di rito latino. Poi abbiamo due
laici, un francese e un italiano. Negli anni passati venivano anche
molti caldei. Diciamo che li consideriamo assenti giustificati. I
momenti in comune sono la messa
del marted celebrata nella chiesa di
San Marone officiata in lingua italiana ma secondo il rito del celebrante di turno e, quotidianamente, la colazione alle 7 e 30, il pranzo
alle 13 e la cena alle 19. Mentre il
gruppo dei maroniti gli altri giorni si
riunisce per i vespri e la messa delle

18 e 45 in una cappella interna al


secondo piano del Collegio, tutti gli
altri si organizzano per proprio
conto. Poi, in realt, alcuni vengono anche ad assistere alla nostra
messa con la liturgia scritta in siriaco, variante dellaramaico, e pronunciata in arabo. Come molti loro colleghi degli altri Collegi di Roma, anche i sacerdoti del Maronita
vengono interpellati dalle parrocchie per un aiuto nei fine settimana, a Natale e a Pasqua. Abbiamo
ormai dei rapporti stabili con al-

San Marone nel mosaico della chiesa


annessa al Collegio e a lui dedicata

Lantica mappa, conservata nellatrio


della Curia generalizia dei Gesuiti, nella
quale compaiono i primi cinque Collegi
nazionali, tra cui il Maronita, edificati tutti
nei pressi del Collegio Romano
(lUniversit Gregoriana di allora)
nel corso del XVI secolo

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Sopra, un altare
della chiesa del Collegio
con alcuni reliquiari;
a sinistra, un dipinto
raffigurante Charbel
Makhlouf, Rafka Rayes
e Nimatullah Al-Hardini,
i tre grandi santi maroniti
del XIX secolo, conservato
nella chiesa del Collegio;
a destra, uno scorcio
della chiesa con un dipinto
di santa Rafka Rayes

cune parrocchie di Roma, di Milano, di Parma e di Como, dove i nostri sacerdoti vanno anche durante
le vacanze estive, spiega don Joseph Sfeir, leconomo del Collegio
Maronita.
Charbel Ghoussoub sacerdote
da nove anni e proviene dalla arcieparchia di Antlias, poco distante

da Beirut. Sta per conseguire la licenza in Scienze della formazione


presso lUniversit Salesiana. Sto
per tornare in Libano perch il mio
vescovo mi ha richiamato in patria
dove ho gi fatto per cinque anni il
parroco. Probabilmente sar di
nuovo a Roma per il dottorato, ci
racconta. A Roma si respira laria

delluniversalit della Chiesa, tanti


riti, tanta ricchezza. Solo qui si capisce quanto grande la Chiesa. E
questa consapevolezza ce la riportiamo in Libano, dove lo spazio, fisico e mentale, in cui ci si muove
spesso seminario e parrocchia,
parrocchia e seminario, allinterno
di una problematicit tutta libane-

segue da pag.58

Roma spicca il patriarca Stefano El Douaihy, oggi in- Giuseppe Simone vi entr nel 1710 come scrittore. Incamminato verso la beatificazione. Alla fine del XVII se- viato nel 1715 da Clemente XI in Oriente alla ricerca di
colo redasse gli Annali, la prima storia della Chiesa ma- manoscritti, viaggi in Siria e in Egitto, dove riusc ad acronita delle origini. Sostenne, inoltre, la rinascita dei quistare quasi interamente la biblioteca del monastero
grandi ordini religiosi maroniti, riconducendone le regole copto di San Macario e parte di quella del monastero dei
Siri nella Nitria; inoltre port in Europa i
monastiche, appiattite sugli ordinamenti
primi frammenti copti del monastero
vigenti nel mondo latino, allinsegnaBianco. Nel 1717 tutti questi manoscritmento di santAntonio abate, il capostipiti conservati ora nella Biblioteca Vaticate del monachesimo. Lazione di El
na furono da lui portati a Roma, dove si
Douaihy fu determinante anche per il
dedic allo studio di quelli siriaci pubbliriavvicinamento alla Santa Sede di cocandone poi i risultati presso la Bibliothemunit cristiane orientali ortodosse. Tra
ca Orientalis Clementino-Vaticana. Prilaltro, il primo patriarca della Chiesa simo custode della Vaticana nel 1739, detro-cattolica, Ignazio Michele III Jarweh,
te inizio, in collaborazione col nipote Stefu alunno del Collegio Maronita.
fano Evodio Assemani, allallestimento di
Un altro gigante del Collegio fu Giuun catalogo generale dei manoscritti vaseppe Simone Assemani, che, insieme
ticani, di cui uscirono solamente i primi
con altri membri della sua famiglia, unintre volumi dedicati ai codici ebraici e sitera dinastia di orientalisti, fece la fortuna
riaci. Giuseppe Simone Assemani fu prodella Biblioteca Apostolica Vaticana. Giuseppe Simone Assemani

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30GIORNI N.4/5 - 2011

se. importante studiare a Roma


anche per far capire agli altri cos
la Chiesa maronita. Pi di un collega, allUniversit, mi ha chiesto se i
miei genitori fossero ancora musulmani e quando mi fossi convertito
al cristianesimo. Poi c Antoun
Charbel, dottorando in Diritto canonico, gi in possesso di una licenza in Teologia e di unesperienza
missionaria in Nigeria, dove ha lavorato per anni in una parrocchia
personale. A lui chiediamo se tra i
sacerdoti maroniti pi giovani ci sia
la speranza che il Libano oltrepassi
il sistema del comunitarismo religioso, da molti storici libanesi giudicato come il maggiore ostacolo al
pieno sviluppo e alla piena democrazia del Paese dei Cedri. Per ora
solo un ideale piuttosto lontano,
complicato da raggiungere: questo
nostro ancora il tempo delle comunit religiose, perch, per ora,
non abbiamo altro che tale sistema.
Basti pensare che da noi non esiste
una storia del Libano, ma tante storie quante sono le comunit religiose, cio diciassette. Ma in questo
momento siamo molto ottimisti per

Benedetto XVI e il neopatriarca di Antiochia dei Maroniti, sua beatitudine Bchara


Boutros Ra, con la delegazione di vescovi e fedeli che lo hanno accompagnato
a Roma dopo la concessione della ecclesiastica communio (accordata
il 24 marzo 2011), Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il 14 aprile 2011

la nomina del nuovo patriarca: lui


sicuramente sar in grado almeno
di pacificare gli animi nel nostro
Paese.
Sarebbe bello che il Collegio
Maronita potesse, in maniera
sempre pi evidente, fare la sua

parte in un momento tanto delicato per il Medio Oriente: recuperare, cio, quel ruolo di scambio culturale, religioso e politico che ha
avuto a partire dal XVI secolo, dice ancora il rettore, monsignor
Gebran. Questanno festeggiamo
anche gli undici anni dalla riapertura del Collegio, avvenuta nel
2001, dopo la lunga interruzione
iniziata con la Seconda guerra
mondiale. Nei lunghi, terribili anni
della guerra civile in Libano, i nostri sacerdoti hanno continuato a
venire a Roma, alloggiando qua
Il procuratore monsignor Elias Boutros
Hoyek, futuro patriarca di Antiochia dei
Maroniti, al centro nella foto in prima
fila, e il rettore del Collegio, padre
Gabriel Moubarak, il terzo da destra
in prima fila, con alcuni studenti
del Collegio in una foto del 1893

tagonista, come legato pontificio, del Sinodo del Monte


Libano del 1736, di cui assunse la presidenza. Fu ancora lui a redigere una Carta costituzionale della Chiesa
maronita. Il documento, fortemente impregnato di norme latinizzanti e allinizio piuttosto contestato, perch
giudicato dannoso per lantica disciplina antiochena, fu
alla fine approvato: la Chiesa maronita avrebbe vissuto
di questa legislazione fino alla promulgazione del Codice di Diritto canonico orientale del 1991.

La vita del Collegio Maronita si


interruppe il 1 marzo 1798, quando
le truppe francesi che avevano occupato Roma requisirono ledificio,
costringendo gli studenti a rifugiarsi presso la Congregazione di Propaganda Fide.
Nel 1891, papa Leone XIII, con la bolla Olim sapienter decise di riaprire di nuovo il Collegio, donando ai maroniti met della somma necessaria per lacquisto di uno
stabile in via di Porta Pinciana. Qualche anno dopo, il 3
luglio 1895, fu acquistata unarea fabbricabile tra via di
Porta Pinciana e via Aurora per costruirvi il definitivo Collegio e la chiesa di San Marone. Protagonista della ria-

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C ollegi ecclesiastici di Roma


e l, soprattutto a Propaganda Fide e al Collegio Capranica. Grazie
al lavoro intenso e intelligente del
mio predecessore, monsignor
Hanna Alwan, il Collegio, subito
dopo il Giubileo del 2000, ha potuto finalmente riprendere il suo
cammino. Fa capolino, nelle parole di monsignor Gebran, anche
un po di rimpianto per i tanti tesori perduti nel corso degli anni:
Centinaia di volumi preziosissimi
non sono pi qui. Molti hanno
preso la strada della biblioteca del
Pontificio Istituto Orientale. Per
me stato un colpo al cuore, mentre studiavo per il dottorato in
Scienze ecclesiastiche orientali
presso quellIstituto, ritrovarmi tra
le mani un volume con il timbro
del Pontificio Collegio Maronita.
Ma noi per molto tempo abbiamo
avuto rettori gesuiti.
Nellarcata dingresso delledificio, un affresco dai colori vivacissimi raffigura lIncoronazione
della Madonna, ai cui piedi corre
uniscrizione in siriaco inneggiante alla Vergine. LIncoronazione
non corrisponde alla nostra iconografia tradizionale, ci spiega
don Joseph Sfeir. Questa immagine si rif a quella del santuario di
Qannoubine, nella valle di Qadisha, sede dei patriarchi dal XV al
XIX secolo, tra i pi venerati del
Libano e il pi antico della Valle
Santa. Proprio al di sotto dellaf-

fresco stata posta, su una mensola, una piccola riproduzione


della statua di san Marone collocata il 23 febbraio scorso in una
nicchia esterna della Basilica di
San Pietro. Il giusto fiorir, crescer come il cedro del Libano,
recita, in aramaico, il salmo inciso
sulla stola del padre della Chiesa

maronita. Avanzando, poi, verso


un ampio salone, sintravvede,
sullo sfondo, il trono del patriarca,
dove evidentemente Sua Beatitudine siede in occasione delle sue
visite nella Citt eterna.
Sulle pareti sfilano i ritratti dei
patriarchi e dei personaggi pi significativi della storia maronita,

Papa Pio X con il patriarca Elias Boutros Hoyek,


il quinto da sinistra, il 23 luglio 1905

pertura fu il vescovo Elias Boutros Hoyek, divenuto patriarca nel 1899. Per riattivare la casa di formazione sacerdotale di Roma egli chiese aiuto ai francesi, al sultano turco e allimperatore dAustria Franz Joseph. Questultimo gli neg somme di denaro, ma in cambio concesse ai seminaristi maroniti lospitalit a Villa dEste a

62

30GIORNI N.4/5 - 2011

Tivoli, vicino a Roma, per le vacanze estive. Dopo aver


sistemato la pratica romana, il vescovo maronita apr un
altro collegio a Parigi. Fu, tra laltro, anche il fondatore
della congregazione delle Suore della Sacra Famiglia, e
riusc anche a creare uneparchia in Egitto. Mor nel
1931 in odore di santit e attualmente in corso la sua
causa di beatificazione.
Purtroppo, per mancanza di studenti, nel 1906 il Collegio richiuse le porte. Per riaprirle soltanto nel 1920.
Tutto procedette tranquillamente fino al 1939, quando,
per via dellimminente scoppio del secondo conflitto
mondiale, si procedette allennesima chiusura. Nonostante i problemi del Collegio, la Procura del Patriarcato
di Antiochia rimase attiva; il procuratore, infatti, continu
ad alloggiare nella prima casa acquistata in via di Porta
Pinciana nel 1891.
Dal 1939 al 1980 lo stabile fu affittato e fu adibito ad
albergo. tornato definitivamente in attivit il 15 set-

Sopra, monsignor
Antoine Gebran,
attuale rettore
del Collegio;
a sinistra,
il salone del Collegio
con il trono
del patriarca

tutti ex alunni del Collegio Maronita: il servo di Dio sua beatitudine


Stefano El Douaihy, padre della
storiografia maronita e promotore
e sostenitore dei grandi ordini religiosi, ormai incamminato sulla
strada della beatificazione. Poi
Giuseppe Simone Assemani, vissuto tra il XVII e il XVIII secolo, il

pi prestigioso rappresentante
della dinastia di orientalisti Assemani che fecero le fortune della
Biblioteca Apostolica Vaticana
per le migliaia di volumi della patristica orientale portati a Roma. E
ancora, i ritratti di Nasrallah Pierre
Sfeir, per cinque lustri politicamente tra i pi drammatici per il
Paese dei Cedri alla guida della
Chiesa maronita. E poi le foto recentissime di Bchara Boutros
Ra. Un grande pastore, il nostro
nuovo patriarca, che ha gi mostrato con atti concreti di voler pacificare gli animi nel Paese, dice il
rettore. Come, per esempio, laver voluto riunire, appena eletto,
tutti i rappresentanti delle forze
politiche libanesi. Compreso Hezbollah, un partito composto da libanesi come noi. Che, certo, non
sono venuti da fuori a occuparci,
ma sono stati capaci di difendere il
territorio nellultima guerra con
Israele nel 2006.
E, a proposito del ruolo di collegamento tra Chiesa di Roma e
Chiesa maronita, chiediamo se il
Collegio abbia favorito, paradossalmente, la latinizzazione dellantico rito siro-antiocheno, considerando anche linvio, nei secoli
XVII e XVIII, degli ordini religiosi
occidentali per controllare la dottrina e la liturgia dei discepoli di
san Marone. chiaro che, essendo lunica Chiesa del Medio

Oriente da sempre in comunione


con Roma, abbiamo subto, spiega il rettore, una certa assimilazione; avvenuta per pi sul piano esteriore, come per esempio
nei paramenti liturgici, che su
quello della sostanza. Abbiamo
adottato la casula e la pianeta. Ma
la nostra liturgia siro-antiochena
labbiamo salvata. Di parere leggermente diverso don Joseph
Sfeir: Non c da gettare la croce
su nessuno, per carit, ma le legazioni papali hanno massicciamente controllato, uno a uno, i
nostri testi liturgici. E tutto quello
che, a parer loro, non era abbastanza in linea con la liturgia latina, stato bruciato, distrutto.
Tornando alloggi, al rettore
chiediamo, infine, un giudizio su
una questione che molti maroniti
giudicano il problema dei problemi: lemigrazione dei maroniti dal
Libano per via dellinstabilit politica e dellesplosione demografica dei musulmani: Negare che
questo stia avvenendo sarebbe da
stolti, risponde. C anche da
dire, per, che molti di noi stanno tornando. E che anche molti
musulmani se ne vanno via. Ma il
destino della Chiesa maronita
nelle mani di nostro Signore: ci
ha conservati per milleseicento
anni. Se ci vorr ancora l, resteremo. Che devo dire: sia fatta la
Sua volont.
q

tembre del 2001, allindomani del Giubileo. A prendersi


cura, stavolta, del ripristino del Collegio stato monsignor Hanna Alwan, rettore per dieci anni. Alwan giudice del Tribunale della Rota Romana, docente in utroque
iure presso le Universit Pontificie e responsabile per
lEuropa della Congregazione dei Missionari Libanesi,
un ordine di diritto patriarcale. Infine, postulatore per la
beatificazione del patriarca Elias Boutros Hoyek. Col
sostegno della Congregazione per le Chiese orientali,
monsignor Alwan ha fatto s che al Collegio di via di Porta Pinciana tornassero tutti gli studenti maroniti sparsi in
altre strutture ecclesiastiche, ospitando anche i sacerdoti appartenenti alle altre Chiese orientali.
P. B.

Papa Pio XI riceve in udienza il patriarca di Antiochia dei Siri


Ignazio Gabriele I Tappouni, seduto alla destra del Pontefice,
il 15 agosto 1929

30GIORNI N.4/5 - 2011

63

C ollegi ecclesiastici di Roma

Larcipelago maronita
Panoramica sulle case religiose maronite a Roma. C chi ospita
seminaristi e chi sacerdoti studenti e anche chi ha trasformato
il proprio convento in santuario dedicato ai grandi santi maroniti
di Pina Baglioni

ltre al Collegio Pontificio,


Roma ospita un arcipelago
di procure e collegi sacerdotali degli ordini maroniti pi significativi.
Lordine Libanese Maronita se
ne sta in un conventino poco distante dalla Piramide Cestia, accanto alla parrocchia dedicata a
santa Marcella, una nobildonna ro-

O
64

30GIORNI N.4/5 - 2011

mana che, per una curiosa analogia con i monaci maroniti, aveva
seguito, nel IV secolo, la regola di
santAntonio abate insieme con i
suoi amici.
Sul Colle Oppio, di fronte alla
Basilica di San Pietro in Vincoli a
due passi dal Colosseo, ecco il convento di SantAntonio abate, la sede dei Maroniti Mariamiti della

Beata Maria Vergine. Sono l dal


1753, dopo aver lasciato la casa e
la chiesa dei Santi Marcellino e Pietro in via Labicana. E ancora, tra la
via Portuense e il quartiere del Trullo, c il Collegio sacerdotale dellordine Antoniano Maronita di
SantIsaia. Infine, ospiti in vari istituti ecclesiastici, studiano e lavorano a Roma i padri dellordine Mis-

Sopra, la cappella del convento


di SantAntonio abate,
sede dellordine Maronita Mariamita
della Beta Maria Vergine;
a sinistra, panoramica dei tetti
e delle cupole di Roma
dalla terrazza del convento
di SantAntonio abate,
sul Colle Oppio;
nel riquadro in basso,
la facciata del convento
in piazza San Pietro in Vincoli

sionario Libanese Maronita. Che,


essendo di diritto patriarcale e non
pontificio come tutti gli altri, non
ha una casa generalizia a Roma.
Alla fine del XVII secolo lordine
Libanese Maronita e il Maronita
della Beata Maria Vergine costituivano ununica realt, lordine
Aleppino Libanese fondato il 10
novembre 1695 da tre giovani siriani di Aleppo, Gabriel Hawwa,
Abdallah Qarali e Joseph El-Betn,
che avevano stabilito la loro dimora nel monastero di Nostra Signora
di Qannoubine, nella valle di Qadisha, nel nord del Libano.
A Roma, lordine Aleppino, gi
dal 1707, aveva ottenuto da Clemente XI la chiesa dei Santi Marcellino e Pietro sulla via Labicana,
anche grazie al buon esito di una
missione affidata dal Papa a Gabriel Hawwa. Quella, cio, di ricondurre allobbedienza romana
un vescovo copto. Intanto, in Liba-

no, si era determinato un tale afflusso di giovani provenienti da Damasco, Gerusalemme, Sidone e da
molte citt dellEgitto, che si rese
necessario il trasloco nel pi grande monastero di Saint Elyses a
Becharre e la fondazione di altri
monasteri anche fuori del Paese
dei Cedri.
Alla redazione delle regole, che
si rifacevano vagamente a quelle di
santAntonio abate ma erano troppo appiattite su quelle degli ordini
latini, aveva posto mano, in modo
decisivo, il patriarca Stefano El
Douaihy, grande sostenitore dellordine. Regole che saranno definitivamente approvate il 31 marzo
del 1732 da Clemente XII.
Profondamente legati alla vita
contadina, questi monaci ne condividevano la durezza. Fuori dal
Libano, sempre a questi monaci
che il patriarca affida la responsabilit della diaspora libanese in
Egitto, in Europa e nel Nuovo
Mondo. La Chiesa maronita, tutta
concentrata tra le montagne del
Libano, deve a loro lincrollabile
attaccamento del popolo al cristianesimo, alla terra e al papato.
E soprattutto listruzione dei contadini e dei pi poveri: le scuole
dei villaggi sorgevano spesso allombra dei conventi e delle chiese
parrocchiali.
Nel corso del tempo, allinterno
dellordine erano per sorti seri
contrasti che determinarono la nascita di due correnti: una sosteneva

che la carica di padre generale dovesse durare a vita e che lordine


dovesse assumere carattere missionario. Laltra, invece, sosteneva
che la carica dovesse durare per un
tempo limitato e che lordine dovesse mantenere integralmente la
vita contemplativa.
Le divergenze non furono sanate. Tanto che, il 19 luglio 1770, si
giunse alla nascita di due rami distinti: lordine Antoniano Aleppino dei Maroniti, a carattere missionario, e lordine Libanese Maronita, a vocazione contemplativa.
Ognuno con i propri membri, i
propri conventi e i propri possedimenti. Nel 1969, lAleppino
avrebbe poi preso il nome di ordine Maronita Mariamita della Beata
Maria Vergine.
La divisione dellordine fece s
che, per quanto riguardava la situazione a Roma, gli aleppini restassero ai Santi Marcellino e Pietro per
poi spostarsi nella sede di piazza
San Pietro in Vincoli, e che lordine
Libanese Maronita si spostasse a
Cipro, ad assistere spiritualmente i
maroniti che vivevano nellisola. La
presenza dei maroniti a Cipro risaliva allXI secolo, quando, dopo la
fuga dalla Siria per via delle persecuzioni, una piccola parte dei maroniti si era rifugiata l, mentre la
gran parte dei fuggitivi trov riparo
sulle montagne del Libano.
Lordine del Patriarca:
i Maroniti della Beata
Maria Vergine
A due passi dal Colosseo, sta il
convento di SantAntonio abate,
sede della Procura dellordine Maronita Mariamita della Beata MariaVergine e del Collegio di formazione sacerdotale. Quando siamo
andati a trovarli, abbiamo trovato i
padri mariamiti in uno stato di
grande euforia: sua beatitudine Bchara Boutros Ra, il patriarca
neoeletto, appartiene infatti al loro
ordine. La scelta, secondo me,
viene dallo Spirito Santo. lui la
persona giusta per ogni libanese,
cristiano e non, e per la Chiesa maronita, grazie alla sua intelligenza,
al suo carisma e alla capacit di dialogare con tutti dice padre
Franois Nasr, economo e postulatore dellOrdine. In questo periodo
si sta occupando del processo
30GIORNI N.4/5 - 2011

65

C ollegi ecclesiastici di Roma


A sinistra, il convento di SantAntonio abate
raffigurato nel salone del convento stesso;
sotto, un ritratto
di santa Teresina del Bambin Ges
allingresso del convento

del servo di Dio padre Antonios


Tarabay. Nella sua vita sacerdotale questo religioso si occupato
della direzione spirituale delle Suore di san Giovanni Battista in Libano. Devotissimo al Santissimo Sacramento pratic lascesi e la contemplazione. Inviato, in seguito,
nel monastero di Qannoubine nella Valle Santa, visse in perfetta e
completa unione con Ges Cristo.
Colpito, in seguito, da una grave
malattia durata ventisette anni sopport in maniera eroica la sua condizione: egli incarna il carisma del
nostro Ordine, vale a dire una sintesi perfetta tra vita missionaria calata nella realt di ogni giorno e la
vita mistica fatta di rinuncia, preghiera e contemplazione.
Caso quasi pi unico che raro,
il Collegio ospita ancora seminaristi che arrivano a Roma dopo aver
gi frequentato il biennio di Filoso-

fia in Libano. Fino a qualche tempo fa, i nostri studenti potevano


frequentare a Roma anche il biennio. Accogliamo, inoltre, vescovi e
pellegrini da ogni parte del mondo. Al Collegio a Roma fanno il
triennio di Teologia e poi gli studi
specialistici come Teologia spirituale, Diritto canonico, Scienze
umane. E Mariologia, anche per
la nostra denominazione, adottata
nel corso del Concilio Vaticano II,
grazie allinsistenza di padre Genadios Mourani (un nostro confratello noto per la sua grande spiritualit morto in un agguato terroristico in Libano nel 1959), che desiderava pi di ogni cosa mettere
sotto la protezione della Madonna
il nostro ordine.
In Libano, questi studenti saranno rettori dei vari campus universitari dellordine, che oggi contano
seimila iscritti. O direttori delle scuo-

le, frequentate da settemila studenti. O, ancora, rettori dei seminari, o


parroci. Da sempre, il nostro Collegio di Roma stato luogo di accoglienza dei libanesi maroniti, di studenti di altre Chiese cristiane. Alla

Gli antichi testi conservati


nella ricca biblioteca del convento

Una foto del servo di Dio padre


Antonios Tarabay: in corso
la sua causa di beatificazione

Lingresso del convento


dellordine Libanese Maronita
con la statua
di san Charbel Makhlouf
canonizzato nel 1977 da Paolo VI

domenica mattina, in molti


vengono ad assistere alla
messa nella nostra cappella, attratti dallantica liturgia
siro-antiochena.
Il convento-collegio
vanta una biblioteca ricca
di testi sacri risalenti al XIII
secolo. Tra i quali, molti
volumi di letteratura araba. Nel salone dingresso,
padre Franois indica un
ritratto di santa Teresina
del Bambin Ges. In Libano, la devozione per lei
immensa: il primo monastero che le stato dedicato, dopo la canonizzazione, stato un monastero
maschile mariamita, dal
momento che il padre generale dellordine che aveva assistito alla cerimonia in Vaticano era
rimasto impressionato dalla sua vita esemplare. In questo momento
le sue reliquie stanno visitando la
Palestina. E santa Teresina, da
quel che mi dicono, sta facendo
grandi cose da quelle parti.
Lordine Libanese Maronita,
fucina di santi
Lordine Libanese Maronita, pur dipendendo dalla Santa Sede, ha avuto molto tardi una Procura a Roma.
Il grande desiderio di venire a Roma labbiamo sempre avuto. Ma si
rimandava continuamente perch
cera la convinzione che la presenza
dei Mariamiti nella Citt eterna fosse sufficiente, spiega padre Elias Al
Jamhoury, postulatore delle cause
dei santi dellordine e procuratore
generale a Roma. A portare a
Roma questi monaci stata la causa
di beatificazione di san Charbel
Makhlouf, canonizzato da Paolo VI
il 9 ottobre 1977. Accadde ses-

santanni fa, quando si rese necessaria la presenza di un postulatore


che potesse seguire la causa di
Charbel, nato a Bkaakafra, nel nord
del Libano, nel 1828 e morto nel
1898. A questo monaco, lintero
Libano e i maroniti di tutto il mondo
sono immensamente devoti grazie
alla messe di miracoli concessi per
sua intercessione.
San Charbel come il cedro del
Libano, ormai parte costitutiva del
nostro Paese. Ogni maronita, per
una cosa o per laltra, ha a che fare
con lui. Anche se i suoi devoti ormai
sono in tutto il mondo. un po come il vostro Padre Pio, confermano due giovani monaci del convento. Si chiamano, guarda caso, entrambi Charbel. Uno dottorando
in Archeologia cristiana, laltro in
Scienze bibliche. Abitano stabilmente nel Collegio dellUniversit
SantAnselmo insieme con gli altri
quattro membri dellordine presenti
a Roma per gli studi specialistici.
Quando lo studio lo consente, i due

Charbel danno una mano a padre


Elias. Anche perch in convento arrivano, da qualche tempo, telefonate, lettere e visite da tutta Italia per
chiedere grazie a san Charbel e agli
altri due santi dellordine: santa
Rafka Rayes, una monaca canonizzata nel 2001, e Nimatullah Al-Hardini, grande teologo, fatto santo nel
2004. A cui, presto, se ne potrebbe
aggiungere un quarto: il frate
Estephan Nehm, beatificato il 27
giugno 2010.
La cappellina adiacente al convento sito nei pressi della Piramide
Cestia ospita le reliquie dei tre santi,
ed diventata la meta di un gran numero di persone di Roma e di fuori
che vengono per visitare questo
luogo e per chiedere grazie. Una
cosa impensabile! Nostra intenzione ovviamente se la Congregazione per le Chiese orientali lo consentir trasformare questo posto in
un vero e proprio santuario dedicato a san Charbel: il flusso dei pellegrini non si ferma pi, aggiunge
30GIORNI N.4/5 - 2011

67

C ollegi ecclesiastici di Roma


A sinistra,
lingresso del convento
dei padri dellordine
Libanese Maronita
con una vetrina
contenente
alcuni reliquiari

Sotto, la piccola cappella


adiacente al convento
nella quale si venerano
le reliquie dei santi
libanesi

padre Elias. San Charbel ha iniziato a fare miracoli allindomani della


morte. Tanto che nel 1926 iniziata la causa. NellAnno Santo del
1950 i miracoli furono trentamila.
In un tandem spirituale con i miracoli della Madonna di Lourdes. A
quel punto, nel 1951, si decise che
non era pi il caso di attendere e siamo finalmente venuti a Roma.
Gli Antoniani di SantIsaia e
lamicizia con il popolo druso
Lordine Antoniano Maronita di
SantIsaia possiede, tra le sue antiche vocazioni, una che si sta rivelando attualissima, visti i tempi che
stiamo vivendo: il dialogo e laccoglienza nei confronti delle altre fedi.
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30GIORNI N.4/5 - 2011

Tutto comincia con il vescovo


Gebral Blouzani, futuro patriarca
della Chiesa maronita, che, nel
1673, decise di fondare il monastero di Nostra Signora a Tamiche, nel
nord del Libano, rendendolo sede
del suo vescovado, racconta padre
Maged Maroun. Dopo aver educato molti giovani alle regole della vita
monastica orientale, li invi a edificare il monastero di SantIsaia a
Broumana, in cima a una collina
nota come Aramta. Dove, il giorno della festa dellAssunzione del
1700, fu celebrata la prima messa.
La zona era abitata principalmente
da drusi, un popolo fuggito dallEgitto e che seguiva una religione di
derivazione musulmana, n sciita
n sunnita. Si erano stabiliti sulle
montagne libanesi nel 1300 circa
cinquecento anni dopo i maroniti
per sfuggire alle persecuzioni dei
sunniti. Lemiro Abdullah Abillamah, capo dei drusi della zona, aveva accolto talmente di buon grado
larrivo dei monaci da decidere, insieme con altri emiri della zona, di
mandare i propri figli a studiare dai
monaci antoniani. Molti di loro
chiesero di essere battezzati. Anche
a motivo di tutto ci, papa Clemente XII approv il nostro ordine con
la bolla Misericordiarum Pater, il
17 gennaio 1740.
Tornando alloggi, nel famoso
monastero di SantIsaia in Libano,
considerato la casa madre dellordine Antoniano Maronita, fanno il
noviziato i giovani aspiranti al sacerdozio. Larrivo a Roma risale al
1906, con un primo seminario sul

Gianicolo. Poi, nel 1958, sulla via


Boccea. E, infine, dal 1998, in via
Affogalasino, tra i quartieri Portuense e Trullo.
Oggi i sacerdoti che studiano a
Roma sono sette e si stanno specializzando in Musica sacra e Diritto
canonico, spiega padre Maged.
Ma soprattutto in Scienze ecclesiastiche orientali e Dialogo islamocristiano al Pontificio Istituto
Orientale e al Pontificio Istituto di
Studi arabi e dislamistica. Oltre allo studio, vanno a lavorare nelle
parrocchie di zona, a visitare i malati. Durante la Pasqua, per esempio, sono andati a benedire le case
degli abitanti del quartiere. Una
volta tornati in Libano, il futuro li
vedr educatori presso le scuole e i
tre campus universitari dellordine.
Oppure parroci in Libano e tra i
maroniti della diaspora. Fedeli alla
vocazione delle origini dovranno
essere sempre pi un canale di comunicazione con tutti, cristiani e
non. Come indicano anche i nostri
nuovi statuti e la nostra storia,
conclude il religioso.
I Missionari del Patriarca
Sparsi in vari istituti ecclesiastici
di Roma, i sacerdoti della Congregazione dei Missionari Libanesi
costituiscono un istituto religioso
maschile di diritto patriarcale. Sono detti anche Kreimisti, perch
la loro fondazione avvenne il 22
maggio 1884 presso il monastero
di Kreim, a Ghosta, sul Monte Libano, ad opera di Youhanna Habib, un sacerdote delleparchia di

Baalbek, con lo scopo di educare


la giovent maronita e annunciare il Vangelo anche ai non credenti. Una delle caratteristiche dei
suoi membri quella di giurare di
non ambire ai gradi ecclesiastici.
Oltre che in Libano, i Missionari
Libanesi sono attivi presso le comunit maronite di Brasile, Argentina, Sudafrica, Stati Uniti
dAmerica e Australia.
Noi mandiamo i nostri sacerdoti a studiare direttamente nelle
terre di missione. Cos, intanto,
iniziano ad assistere i maroniti della diaspora. A Roma vengono soltanto coloro che devono specializzarsi in discipline che si studiano
solo qui, come Teologia dogmatica, Diritto canonico e gli studi biblici. Monsignor Hanna Alwan, che
abbiamo gi incontrato nelle vesti
di rettore emerito del Pontificio
Collegio Maronita, anche, tra le
tante altre cose, il responsabile per
lEuropa della Congregazione dei
Missionari Libanesi Maroniti. An-

damente le montagne. Quindi i


maroniti furono al riparo.
Il fondatore della Congregazione dei Missionari Libanesi Maroniti, Youhanna Habib, era stato,
alla fine del XIX secolo, un giudice
dellimpero turco. I cui funzionari,
quando si resero conto che far seguire le leggi islamiche ai maroniti
era piuttosto difficile, disposero
un tribunale per loro e un altro
per i musulmani, in modo che le
cause non andassero tutte a finire
al tribunale di Istanbul. Habib fu
scelto come giudice dei maroniti.
Ma, caduto in disgrazia presso lemiro, lasci il tribunale per farsi
gesuita. Il patriarca non glielo
permise. Lo ordin sacerdote, gli
affianc alcuni sacerdoti e lo
sped in missione. Erano tempi
demigrazione, per i maroniti.
Verso le Americhe. E il patriarca
temeva fortemente che, una volta
arrivati, perdessero la fede.
Poi Youhanna Habib fu nominato vescovo. E, morto il patriar-

traverso leducazione dei bambini


e lassistenza ai parroci nella pastorale familiare. La Congregazione della Sacra Famiglia affidata,
per la direzione spirituale, alla
Congregazione dei Missionari Libanesi Maroniti.
Una caratteristica dei Missionari Libanesi la grande applicazione
allo studio. Un po come i Gesuiti,
aggiunge, con un certo orgoglio,
monsignor Alwan. Alla fine, gli
chiediamo se i suoi missionari
avranno, in futuro, un lavoro sempre pi gravoso considerando lemigrazione costante dei maroniti.
E che cosa dovrebbe fare la Santa
Sede: Linteresse di Roma si
rafforzato quando ci si resi conto
che londa durto dei musulmani
stava diventando, in Libano come
nelle altre Chiese del Medio Oriente, troppo forte. Insomma, quando
hanno studiato i numeri, si sono resi conto. Il Sinodo delle Chiese
orientali celebrato nello scorso ottobre stato importante. Se non alMonsignor Hanna Alwan,
responsabile per lEuropa
della Congregazione
dei Missionari Libanesi

A sinistra, una messa nella cappella


della comunit dellordine Antoniano
Maronita di SantIsaia; sopra, la comunit
con il patriarca Sfeir

che lui viene dal nord del Libano, la


culla della Chiesa di san Marone.
Ed entrato in Congregazione a
16 anni, insieme con il fratello gemello. I maroniti si stabilirono al
nord, dopo essere venuti via dalla
Siria, per sfuggire ai bizantini prima e ai musulmani dopo. E la scelta fu quanto mai saggia: quando
arrivarono in Libano, i Turchi si
fermarono nelle coste e nelle citt
del sud perch temevano tremen-

ca, il Sinodo scelse lui come successore. Ma rifiut e al suo posto,


nel 1899, fu scelto, su sua proposta, un amico: Elias Boutros
Hoyek, un vescovo che, nel 1890,
era venuto a Roma ad acquistare il
terreno per ricostruire il Pontificio
Collegio Maronita.
Non solo, ma Hoyek fond anche la Congregazione della Sacra
Famiglia, suore che hanno come
missione principale la famiglia at-

tro perch la stampa di tutto il mondo ha parlato dello stato delle cose.
Siamo tutti in attesa dellesortazione di Benedetto XVI. Non escluso
che quanto stia capitando in Medio
Oriente e in Nord Africa porti delle
buone cose. Sono convinto che
quei giovani che abbiamo visto nelle piazze vogliano libert e lavoro.
Giustamente. E che questo anelito
alla democrazia possa favorire anche i cristiani.
q
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rscadv.it - a.d. bruno monaco

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C inema

Se anche Nanni
vuole bene al papa
Lultimo film del regista
romano ha infastidito
qualche commentatore
cattolico, secondo cui
offende la nostra religione.
Abbiamo raccolto i pareri
di alcuni opinionisti, credenti
e non, che non hanno avuto
la stessa impressione
di Paolo Mattei

on io, Signore, non io.


Anche il cardinal Melville, come gli altri porporati riuniti nel conclave convocato da Nanni Moretti nel suo ultimo
film Habemus Papam, ha pronunciato nel silenzio del cuore questa
invocazione allinizio dello scrutinio. Preghiera esaudita per tutti i
suoi colleghi. Ma non per lui, che al
termine della votazione decisiva si
trova, confuso e stordito, a ricevere il loro felice applauso per lelezione al soglio pontificio. Applauso che potrebbe rappresentare soltanto un piccolo assaggio di quello
incomparabilmente pi fragoroso
che gli tributerebbe la piazza se

72

30GIORNI N.4/5 - 2011

qualche minuto dopo andasse ad


affacciarsi, come da rito, sulla loggia di San Pietro per impartire lapostolica benedizione Urbi et orbi.
Ma Moretti, regista e sceneggiatore di questa storia, ha gi deciso: il
cardinal Melville non avr inizialmente la forza di rendere pubblica
la propria chiamata alla Cattedra
di san Pietro, e si accascer, triste,
sopra una sedia, proprio sulla soglia del balcone pi importante del
mondo; i fedeli in attesa sulla piazza cominceranno trepidanti a chiedersi che cosa mai sia realmente
successo; i mass media del globo si
affanneranno a lanciare interrogativi ed esclamazioni cubitali sulli-

nopinato evento. Si innescheranno insomma unaspettazione e un


dibattito planetari.
E il dibattito termine che lo
stesso Nanni Moretti riuscito,
con uno dei suoi celebri epifonemi
cinematografici (No, il dibattito
no!: Io sono un autarchico,
1976), a rendere sinonimo di insopportabile pesantezza s realmente innescato, come succede
sempre del resto quando esce un
suo film, proprio intorno ad Habemus Papam, la storia di questuomo fragile e indeciso interpretato
dallottimo Michel Piccoli che
non trova la forza di accettare il
verdetto del conclave da cui, entra-

HABEMUS PAPAM. Lultimo film di Nanni Moretti

In queste pagine,
alcune immagini
del film Habemus

Papam, scritto,
diretto
e interpretato
da Nanni Moretti

to cardinale, chiamato a uscire


papa. Naturalmente, nella fattispecie, non si trattato del dibattito
noioso, pesante e ritualizzato della
stigmatizzazione morettiana, ma di
quello incontrollabile, libero e leg-

gero di giornali, tv e blog telematici. Daltronde le pellicole del regista romano riescono sempre a
produrre ricchezza di opinioni e
punti di vista spesso molto interessanti, e a dividere qualche volta gli

spettatori e non solo gli spettatori, dato che nel cimento critico si
lancia spesso anche chi non vede i
suoi film in contrapposte fazioni
da derby.
Quella accennata sopra solo
lintroduzione della vicenda, che
prosegue con lentrata in scena di
altri personaggi: lattivo portavoce
della Santa Sede interpretato dal
polacco Jerzy Stuhr che tiene i
rapporti con i mass media e protegge dalla curiosit del mondo il
papa sospeso; lo psicanalista
lo stesso Moretti che, chiamato a
prendersi cura, ma senza successo, dellirresoluto pontefice, si vede costretto, per non rischiare di
divulgare lidentit del neopapa, a
restare nei locali vaticani dove intrattiene i cardinali ingaggiandoli
in un surreale e divertentissimo
campionato continentale di pallavolo; la ex moglie dello psicanalista Margherita Buy , psicanalista anchessa, nello studio ro-
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73

C inema

mano della quale papa Melville,


sgattaiolando in gran segreto dal
Vaticano insieme al portavoce, si
reca per provare ancora a guarire
dalla propria fragilit; e poi, altra
gente attori di una compagnia
teatrale alle prese con una pice di
Checov, inservienti di bar, musicisti di strada, albergatori e bambini
in cui il papa in incognito si imbatte per le strade di Roma, nelle
quali fugge e si perde dopo aver
eluso il controllo delle guardie del
corpo e del disperato e incauto
portavoce.
La fuga termina in un teatro,
dove Melville che da ragazzo
avrebbe voluto fare lattore s rifugiato per assistere al Gabbiano
checoviano. I cardinali che lo stanno cercando lo trovano, seduto in
uno dei palchi, e fanno scattare,
nel buio, un applauso. Ci che non
stato ancora concesso alla piazza
e al mondo in attesa, consentito
agli stupefatti spettatori e attori di
un teatro romano, i quali, forse inconsapevoli, omaggiano il nuovo
pontefice.
Melville, riportato in Vaticano,
trover la forza di offrirsi allomaggio vero, quello che desiderano tributargli la Citt e il mondo.
Ma solo per comunicare loro la
74

30GIORNI N.4/5 - 2011

propria rinuncia. E la loggia di


San Pietro torner subito vuota e
desolata, nel vento che scuote le
grandi tende rosse.

Il dibattito
Un film triste da bocciare al
botteghino perch offende la
nostra religione. Un film senza
fede in cui i cardinali di una Chiesa senza Cristo non pregano mai
e dove Dio il grande latitante.
Il dibattito sul film di Nanni
Moretti stato animato anche dalle osservazioni di alcuni giornalisti
cattolici che non lhanno per niente amato. E che il proprio, legittimo, disamore, lo hanno voluto
scrivere ad altissima voce, in qualche caso dando a chi leggeva limpressione che il film fosse un elemento del tutto marginale nella
critica da loro impostata. Senzaltro questo forte disappunto ha
portato fortuna ad Habemus Papam. Ma a sorprendere comunque molti lettori, credenti e no,
stata lacredine messa in circolo in
quelle righe, soprattutto nel caso
concreto di una pellicola che non
pare affatto avere i connotati dellopera anticristiana.
Anche a partire da queste considerazioni, abbiamo chiesto ad

alcuni opinionisti, di varie estrazioni culturali e religiose, che cosa


pensano del film, che, insieme a
This must be the place di Paolo
Sorrentino, ha rappresentato lItalia al Festival di Cannes.
Sono rimasto stupito da questi
attacchi, dice a 30Giorni il poeta
e critico Valerio Magrelli. I cardinali e gli uomini di Chiesa raccontati da Moretti sono figure a mio
parere umanissime. Ed quasi
una rivoluzione, per un regista naturalmente caustico e di parte come lui. Questo un film che la
Chiesa dovrebbe amare e non riesco a comprendere tanto astio.
un astio che sovente si mette
in moto, come in un meccanismo
automatico, nei confronti di chi,
magari non credente e privo
dunautorizzazione che non si capisce bene da quale autorit dovrebbe essere concessa, desideri
dire in pubblico qualcosa, anche
senza alcun intento polemico o
ideologico, anzi qualche volta con
una discrezione che potrebbe
considerarsi forse affettuosa, riguardo alla Chiesa. A Moretti, il
quale purtroppo ateo e lavverbio lo ha usato il medesimo regista parlando di s , forse non
stata data tale autorizzazione. Sa-

Il vaticanista Giancarlo Zizola non condivide affatto lidea che Moretti


abbia offeso la sacralit del papato. Al contrario, fa un ottimo servizio
al papato, lo richiama alla sua origine petrina, alle lacrime di Pietro,
un tema assai vivo nella tradizione ortodossa, che assume i contorni
fisici, storici della figura del capo degli apostoli, ardente nella
professione di fede in Ges Cristo ma anche suo traditore

ste al peso assegnatogli. Il potere, specialmente quello spirituale,


cosa di cui anche luomo pi intelligente e pi dotato di senso etico fa fatica a sentirsi degno: questo laspetto pi cristiano e commovente del personaggio.

Le lacrime di Pietro

rebbe bello tenere a mente, in casi


come questo, le parole di Agostino quando ricorda che talvolta
capita anche che alcuni esterni alla Chiesa anticipino nella conversione altri che sono allinterno,
osservando che fuori della Chiesa c molto frumento, e allinterno della Chiesa c molta zizzania
(De baptismo contra donatistas
IV, 10, 14).
Anche al professor Giulio Ferroni, docente di Letteratura italiana allUniversit La Sapienza di
Roma, il film, cui comunque non
risparmia critiche, non sembra offensivo nei riguardi della Chiesa
cattolica: Ci sono delle contraddizioni, degli elementi non sufficientemente sviluppati, come il rapporto orizzonte della fede
mondo laico, come la relazione
Chiesa psicanalisi; o contrasse-

gni troppo morettiani, come il


torneo di pallavolo dei cardinali,
topos adolescenziale del regista, tirato, secondo me, troppo
per le lunghe. Detto questo, mi
sembra che la ricreazione di un
ambiente di quel tipo il conclave,
le stanze vaticane sia ben fatta, anche se da una prospettiva
laica. Non un film contro la
Chiesa. C, anzi, una simpatia
umana che muove Moretti a non
indugiare affatto sullinevitabile
carattere autorevole e autoritario
dellistituzione curiale, e che gli fa
addirittura sfiorare, a mio avviso,
linverosimile. Molto bella poi la
figura del protagonista, interpretata magnificamente da Michel
Piccoli: questo cardinale una
persona bravissima, senza ombre
e con un passato adamantino. Un
cristiano degnissimo che non resi-

Il vaticanista Giancarlo Zizola, cui


pure abbiamo chiesto un giudizio
sul film, non condivide affatto lidea che Moretti abbia offeso la sacralit del papato. Al contrario, fa
un ottimo servizio al papato, lo richiama alla sua origine petrina, alle
lacrime di Pietro, un tema assai
vivo nella tradizione ortodossa, che
assume i contorni fisici, storici della
figura del capo degli apostoli, ardente nella professione di fede in
Ges Cristo ma anche suo traditore. Penso che Moretti abbia avuto
pure il merito di riportare largomento del papato a misura di comuni sentimenti di angoscia e di
paura della responsabilit, del sentimento di sproporzione di fronte a
questo compito. Mi ha fatto venire
alla mente papa Luciani, che, come rifer il cardinale Franz Knig ,
non voleva accettare lelezione:
Ma una volta accettato, si rasseren. Scrollava di continuo la testa, ricevendo i cardinali in sagrestia: Dio vi perdoni. Sono un umile papa, un povero papa. Spero
che aiuterete questo povero Cristo,
il vicario di Cristo, a portare la croce. Habemus Papam a mio avviso parla implicitamente del papato
come discepolato, come sequela.
La trovo una cosa geniale e una lezione evangelica per tutti i credenti
anche perch si mette inconsapevolmente a tema nel raccontare
con tanta umanit la solitudine di
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C inema

vita Ma la dimensione di alterit dei personaggi religiosi del


film di Moretti mi attrae.

Se non diventerete
come bambini
quelluomo fragile di fronte a un
compito che sente cos imponente
un problema ecclesiologico: quello della auspicata collegialit del governo della Chiesa.
Filippo La Porta, critico letterario, colpito invece dalla assoluta
negativit della figura dello psicanalista: Arido, ossessionato dal vincere e dal perdere, tutta la vita gli
pare una partita di pallavolo. Limmagine della psicanalisi ridotta a
slogan ridicoli e parodistici, come il
deficit da accudimento su cui si
fissata la ex moglie-collega. Il papa
non affatto in una crisi religiosa.
Egli rappresenta invece unaffascinante alterit rispetto allimmagine di una contemporaneit cos
vuota: pur con la sua indecisione,
completamente estraneo a unidea
del mondo tutta fondata sulla competizione, sullautoaffermazione a
tutti i costi, e su questo generale impoverimento culturale Anche i
cardinali, che pure sono osservati
nelle loro innocenti debolezze e in
un certo infantilismo, sono per
altri: io non ho una fede religiosa
molto definita Provo ci che
Kierkegaard chiamava il timore e
tremore di fronte al mistero della
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Padre Virgilio Fantuzzi, gesuita,


critico cinematografico della Civilt Cattolica, tra i primi a esprimere pubblicamente, in unintervista su un quotidiano, un giudizio
positivo sulla pellicola morettiana,
conferma e puntualizza questo giudizio con 30Giorni: Moretti descrive un viaggio, quello di papa
Melville. Alle tappe del viaggio fisico che si svolge a Roma, dal Vaticano al Teatro Valle a piedi, in
autobus, con soste in negozi e alberghi e conversazioni con le persone che incontra per via , corrispondono quelle di un itinerarium
mentis, ognuna delle quali rappresenta una sottrazione: il papa
che gira in borghese si spogliato
del suo ruolo diventando un uomo
comune, per tornare, alla fine, una
volta spogliatosi del suo essere
adulto, bambino. In questo mi pare
che vi sia bench Moretti si proclami non credente e osservi la vicenda dallesterno un certo sapore evangelico: Se non diventerete
come bambini, non entrerete nel
regno dei Cieli. Papa Melville, col
candore dei bambini, dice la verit:
la dice a chi incontra durante il suo
viaggio romano e, alla fine del

viaggio, decide di dirla anche dalla


Loggia della Basilica Vaticana.
Se c un antagonista negativo
nella storia, per Fantuzzi proprio il portavoce: Per il ruolo che
ha, deve fabbricare una bugia dietro laltra.
Come gi accennato, i film di
Nanni Moretti sanno sollecitare
anche chi non li ha visti a esprimere un giudizio. Cos, ad esempio,
lo scrittore Aurelio Picca, che,
mentre scriviamo queste righe,
non ha ancora assistito ad Habemus Papam, ci spiega che, secondo lui, il vescovo di Roma non
pu essere rappresentato da un
attore: Penso sia quasi impossibile. Chiss, forse ho unidea iconografica troppo legata allarte oppure mi riesce difficile immaginare un pontefice diverso da quello
vero Dovrebbe probabilmente
avere la faccia di qualcuno dei papi di Francis Bacon. Se un attore
possedesse quella densit e quel
mistero, forse....
Forse: una bella parola le
parole sono importanti!, ricordava un tempo il protagonista di Palombella rossa con cui si pu
chiudere questa piccola carrellata
di opinioni su Habemus Papam di
Nanni Moretti. Un regista purtroppo ateo il quale ha girato un
bel film che non offende la nostra
religione. Anzi, forse un bel film
cristiano.
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COPERTINA

Introduzione
di Lorenzo Cappelletti

ipubblichiamo il bellarticolo del febbraio 2003 di Massimo Borghesi,


Il patto con il Serpente, sullonda di avvenimenti di cronaca nazionale
e internazionale in cui ci che colpisce non solo la perversit degli atti, quanto quella che sembra quasi una loro eccedenza rispetto allumana libert e lodiosa connessione con la religione cristiana. Come insegna la storia della Chiesa antica e recente, stata sempre unansia e una frenesia nutrita di simboli e credenze religiose che, dentro e fuori la Chiesa, ha prodotto
lodio alla fede cristiana.
A questo proposito ritorna alla mente uno degli ultimi colloqui privati che
don Giussani ebbe con papa Giovanni Paolo II nei primi anni Novanta e che
lui stesso raccont cos: al Papa che gli diceva che lagnosticismo, sintetizzato nella formula Dio seppure c non centra con la vita, era il sommo pericolo per la fede cosa che don Giussani stesso pi volte aveva insegnato
Giussani rispondeva con la libert dei figli di Dio (che della fede una delle
espressioni umanamente pi affascinanti): No, Santit, non lagnosticismo,
ma lo gnosticismo il pericolo per la fede cristiana!.
A distanza ormai di un ventennio ci si pu rendere conto di quanto sia stata anticipatrice quella svolta di don Giussani. Svolta che pu essere documentata anche dallintervista, rilasciata nellaprile 1992, in cui don Giussani
parla della persecuzione nei confronti di quelli che si muovono nella semplicit della Tradizione. Alla domanda dellintervistatore: Una persecuzione vera?, don Giussani risponde: cos. Lira del mondo oggi non si alza dinanzi alla parola Chiesa, sta quieta anche dinanzi allidea che uno si definisca cattolico, o dinanzi alla figura del Papa dipinto come autorit mora-

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Nova
vetera
et

In allegato I CANTI DELLA TRADIZIONE


le. Anzi c un ossequio formale, addirittura sincero. Lodio si scatena a
mala pena contenuto, ma presto tracimer dinanzi a cattolici che si pongono per tali, cattolici che si muovono
nella semplicit della Tradizione (LuiNon lagnosticismo,
gi Giussani, Un avvenimento di vita,
ma lo gnosticismo
cio una storia introduzione del car il pericolo
dinale Joseph Ratzinger Edit-Il Sabaper la fede cristiana
to, Roma 1993, p. 104).
Cos don Luigi Giussani
a Giovanni Paolo II
In una delle sue ultime pubblicazioni
agli inizi degli anni Novanta
prima di essere eletto successore di
Pietro (Fede, verit, tolleranza. Il cristianesimo e le religioni del mondo ,
raccolta ragionata del giugno 2003 di
suoi precedenti articoli sul tema), proprio nelle pagine di collegamento aggiunte ex novo, Joseph Ratzinger notava: Il male non affatto come reputava Hegel, e Goethe vuole mostrarci
nel Faust una parte del tutto di cui abbiamo bisogno, bens la distruzione
dellEssere. Non lo si pu rappresentare, come fa il Mefistofele nel Faust con
le parole: io sono parte di quella forza che perennemente vuole il male e
perennemente crea il bene.
Pur essendo molto dotto e ricco di citazioni, larticolo di Borghesi si legge
dun fiato. Ha infatti una struttura molto semplice, sottolineata dai titoletti
dei paragrafi che mostrano prima il crescere del fascino del male nellepoca
contemporanea, avvertito sempre pi come lenergia liberatrice delluomo;
poi la sua opposizione prometeica al Dio buono e misericordioso; e infine il
suo essere concepito non in opposizione ma come principio interno a Dio
stesso, proprio secondo le pi sottili e perverse favole gnostiche.
Johann Wolfgang von Goethe

Carl Gustav Jung

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

nella Chiesa e nel mondo


Diretto da Giulio Andreotti

MENSILE
SPED. ABB. POST. 45% D.L. 353/2003
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(CONV.
IN SPED.
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ART.1,
1 DCB - ROMA.
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D.L. 353/2003
In
caso di
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a Ufficio Poste
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INmancato
L. 27/02/04
N.46)rinviare
ART.1, COMMA
1 DCBRoma
- ROMA.
per
la restituzione
mittenterinviare
previo addebito.
In caso
di mancatoalrecapito
a Ufficio Poste Roma Romanina
ISSN
0390-4539 al mittente previo addebito.
per la restituzione
ISSN 0390-4539

30GIORNI N. 4/5 - 2011

ANNO XXIX N.4/5 - 2011 - 5

79

COPERTINA
Elohim crea Adamo, particolare,
William Blake (1757-1827),
acquarello e inchiostro, Tate Gallery, Londra

Il patto con il Serpente


Il Serpente, il tentatore, appare nelle vesti del liberatore,
di colui che solleva luomo al di l del bene e del male, al di l
della legge, al di l del Dio antico, nemico della libert.
Gli ultimi duecento anni riscoprono il principio liberatore
del mondo affermato dalla setta degli Ofiti, principio intravisto
dalla concezione sabbatiana con il suo Messia consegnato
ai serpenti
di Massimo Borghesi

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Archivio di 30Gior ni - Febbraio 2003

Nova
vetera
et

Hegel, con la sua dialettica del negativo, dar una sontuosa veste
teorica a questidea. Luomo deve peccare, deve uscire dallinnocenza
naturale per divenire Dio. Egli deve realizzare la promessa
del Serpente: deve conoscere, come Dio, il bene e il male.
Questa conoscenza lorigine della malattia, ma anche la sorgente
della salute, la coppa avvelenata nella quale luomo beve la morte
e la putrefazione, e nello stesso tempo il punto sorgivo
della riconciliazione, poich porsi come cattivo in s
il superamento del male

Gli Ofiti: il serpente come liberatore

Sono pi di due secoli che la cultura occidentale accarezza il male, lo blandisce, lo giustifica. Il negativo comunica vertigine, delirio di onnipotenza, emozioni inconfessabili; illumina di bagliori rossastri i sentieri proibiti, gli abissi della notte, le vette ghiacciate. Colora di
s il peculiare titanismo moderno, la provocatoria sfida che esso lancia allEterno. Se il Faust antico, quello
di Marlowe, si pente in punto di morte, quello posteriore vive delloltraggio, brama la dissoluzione. Il patto
col serpente, come titola Mario Praz uno dei suoi ultimi volumi1, diviene ora stabile. Il Serpente, il tentatore,
appare nelle vesti del liberatore, di colui che solleva
luomo al di l del bene e del male, al di l della legge,
al di l del Dio antico, nemico della libert. Gli ultimi
duecento anni riscoprono il principio liberatore del
mondo [affermato] dalla setta degli Ofiti2, principio intravisto, secondo Gershom Scholem, dalla concezione
sabbatiana con il suo Messia consegnato ai serpenti3.
Principio riaffermato da Ernst Bloch nel suo Ateismo
nel cristianesimo dove il Cristo-Serpente libera il
mondo dalla tirannia di Jahv4. Anche Goethe, secondo Vittorio Mathieu, aveva sentito parlare della setta
degli Ofiti5. Nel suo Goethe e il suo diavolo custode,
Mathieu osserva come nel Faust Mefistofele la forza
che fa emergere dalla tenebra il positivo delluomo6.
Come afferma Dio, rivolto a Mefistofele nel Prologo in
Cielo, non hai che da mostrarti, liberamente, quello
che sei; non ho mai odiato i tuoi pari; di tutti gli spiriti
che negano, il beffardo quello che mi d noia minore.
Lattivit delluomo si affloscia troppo facilmente ed
egli si adagerebbe con piacere in un assoluto riposo.
Perci gli metto volentieri accanto un compagno che lo
sproni, ed agisca, e deve, come Diavolo, creare7. Il
Diavolo posto volentieri (gern) da Dio come collaboratore delluomo. Come notava Mircea Eliade, si
potrebbe parlare di una simpatia organica tra il Creatore e Mefistofele8. Goethe fa di Mefistofele, del male,
la molla che muove verso lazione (Tat), verso ci che
positivo. Si tratta dellidea, destinata a percorrere

molta strada, per cui la via verso il Cielo passa attraverso linferno. Luomo diventa uomo, vivo, intelligente,
libero, solo assaporando fino in fondo lamaro della vita. Linnocenza dellanima bella , al contrario, inerzia, stasi, morte. Hegel, con la sua dialettica del negativo, dar una sontuosa veste teorica a questidea. Luomo deve peccare, deve uscire dallinnocenza naturale
per divenire Dio. Egli deve realizzare la promessa del
Serpente: deve conoscere, come Dio, il bene e il male.
Questa conoscenza lorigine della malattia, ma anche la sorgente della salute, la coppa avvelenata nella
quale luomo beve la morte e la putrefazione, e nello
stesso tempo il punto sorgivo della riconciliazione, poich porsi come cattivo in s il superamento del male9. Attraverso questa prospettiva la figura dellAngelo
ribelle, di colui che, provocando luomo, lo innalzerebbe alla sua libert, rifulge di uno splendore nuovo. Mefistofele diviene, passo dopo passo, leroe, il Prometeo
moderno, il liberatore. Senza cercarne per il momento le cause profonde, scriveva Roger Caillois nel
1937, bisogna constatare come uno dei fenomeni psicologici pi carico di conseguenze dellinizio del XIX
secolo sia la nascita e la diffusione del satanismo poetico, il fatto che lo scrittore assuma volentieri la parte dellAngelo del male e con lui senta precise affinit. Sotto
questa luce il romanticismo appare in parte come una
trasmutazione di valore10. Da Byron a Vigny la mitologia satanica elabora la figura di un Angelo del male, ribelle e vendicatore, le cui premesse risalgono indietro nel tempo.

Satana contro Dio

Giustamente Mario Praz, nel suo La carne, la morte e


il diavolo nella letteratura romantica, lopera a
tuttoggi pi interessante sul fascino del demoniaco nella letteratura dellOttocento, indica linizio di questo
processo nella peculiare caratterizzazione di Satana offerta da Milton nel suo Paradiso perduto. Fu Milton a
conferire alla figura di Satana tutto il fascino del ribel-
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81

COPERTINA
le indomito che gi apparteneva alle figure del Prometeo eschileo e del Capaneo dantesco11. LAvversario
diventa stranamente bello12. Come scriveva Baudelaire: Le plus parfait type de Beaut virile est Satan la
manire de Milton13. Al suo confronto, osserva Harold
Bloom, il Dio di Milton una catastrofe, cos come il
Cristo, il quale un disastro poetico nel Paradiso perduto14. Per Blake: Milton era impacciato scrivendo di
Dio e degli Angeli, e a suo agio scrivendo dei Demni e
dellinferno, poich egli era un vero Poeta, e dalla parte
del Demonio senza saperlo15. Giudizio, questo, perfettamente condiviso da Shelley per il quale: Nulla pu
superare lenergia e lo splendore del carattere di Satana quale si trova espresso nel Paradiso perduto []. Il
demonio di Milton come essere morale di tanto superiore al suo Dio16.
Impavido, indomito, il principe delle tenebre appare
come lo strenuo lottatore contro la tirannia divina. Satana Prometeo, prende il posto del mitico titano incatenato da Zeus alla rupe, immortalato dalla fantasia di
Eschilo. Il Prometeo moderno si oppone al dio ostile,
malvagio. Il luciferino Satana appare migliore del Creatore: Milton conferisce apertamente un atteggiamento
gnostico a Satana, secondo il quale Dio e Cristo sono
soltanto versione del Demiurgo17. Il vero affermativo
il demonio. lui, e non langelo obbediente, che appare, eticamente ed esteticamente, dotato di un fascino
pi grande. Come asserisce Hegel: Quando si presenta il Diavolo bisogna dimostrare che vi in lui un affermativo; la sua forza di carattere, la sua energia, il suo
spirito consequenziale appare di gran lunga migliore,
pi affermativo di quello di qualche angelo []. Come
in Milton, aggiunge Hegel, dove egli, nella sua energia piena di carattere, migliore di alcuni angeli18.
Grazie a Milton, alla sua rielaborazione mitica, Satana fa cos il suo ingresso nellimmaginario moderno. Si
ha con ci quella che Praz chiama, in un capitolo del
suo volume, la metamorfosi di Satana, il suo trapassare da figura negativa a eroe positivo: il ribelle triste, pri-

vato, come luomo, della sua felicit paradisiaca da un


dio tiranno. Nel suo studio Praz documenta, con grande perizia, autori e correnti che fanno propria la mitologia satanica. Se nel Settecento il Satana miltonico trasfuse il suo fascino sinistro nel tipo tradizionale del bandito generoso, del sublime delinquente19, nellOttocento, nella temperie romantica, che egli diviene il ribelle, lespressione della rivolta metafisica, del no alla
creazione. Fu Byron a portare a perfezione il tipo del
ribelle, lontano discendente del Satana di Milton20.
Con lui il ribelle diviene lo straniero, luomo impenetrabile che trascende lordinario modo di sentire, che
trascende i suoi stessi delitti. loltre-uomo che sta pi
in alto e al contempo pi in basso degli altri uomini.
linfelice che si nutre di risentimento verso un dio crudele del quale imita la crudelt. La teologia di Byron , secondo Praz, la stessa di de Sade la cui opera, secondo
lautore, ha una influenza fondamentale nella letteratura romantica. Al centro v lodio verso la creazione e il
suo autore, lesaltazione del piacere e del crimine come
dileggio, profanazione, oltraggio. Siamo qui di fronte,
per Praz, ad un satanismo cosmico21. La sua influenza
enorme. Se la natura crea solo per distruggere, assecondare la natura ripeterne il ritmo, il piacere della distruzione, il gusto (sadico) che fa sorgere il piacere dal
dolore, il delirio dallannientamento, il divino dal diabolico. la pittura di Delacroix. Quel pittore cannibale,
molochista, dolorista che fu Delacroix, instancabilmente curioso di stragi, dincendi, di rapine, di putrideros, illustratore delle scene pi cupe del Faust e dei
poemi pi satanici del suo idolatrato Byron; quellinnamorato di felinit [] e dei Paesi violenti e calorosi22.
la poesia di Baudelaire, nutrita di Poe e di de Sade, il cui
pessimismo cosmico pi simile alleresia manichea
che alla religione cristiana: Absolu! Rsultante des
contraires! Ormuz et Arimane, vous tes le mme!23.
la narrativa di Flaubert, per il quale Nron vivra aussi
longtemps que Vespasien, Satan que Jsus-Christ24.
Dei Canti di Maldoror di Lautramont, il quale confes-

Bhme, secondo Hegel, ha lottato per intendere in Dio e da Dio


il negativo, il male, il Diavolo. Dio lunit dei contrari, dellira e
dellamore, del male e del bene, del Diavolo e del suo contrario,
il Figlio. In questa posizione Cristo e Satana divengono in qualche
modo fratelli, figli di un unico Padre, parti di Lui, momenti della sua
natura polare. quanto affermer Carl Gustav Jung nel suo esoterico
Septem Sermones ad Mortuos scritto nel 1916, fatto circolare
come opuscolo per gli amici e mai distribuito in libreria.
Il testo, che si richiama idealmente allo gnostico Basilide,
afferma la natura di pleroma di Dio composta da coppie di opposti
di cui Dio e demonio sono le prime manifestazioni
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Archivio di 30Gior ni - Febbraio 2003

Nova
vetera
et

La vita, affermava Jung nel Saggio dinterpretazione psicologica


del dogma della Trinit, come processo energetico ha bisogno
dei contrasti, senza i quali lenergia notoriamente impossibile.
Bene e male non sono altro che gli aspetti etici di queste antitesi
naturali. Per questo a Dio necessario Lucifero. Senza questultimo
non ci sarebbe creazione, e tanto meno ci sarebbe stata alcuna storia
di redenzione. Lombra e il contrasto sono le necessarie condizioni
di ogni realizzazione
sa di aver cantato il male come hanno fatto
Mickiewicz, Byron, Milton, Southey, A. de Musset,
Baudelaire25. Di Swinburne che, avvinto dalla teologia
gnostica di de Sade, declama il suo uomo in rivolta:
potessimo ostacolare la natura, allora s il delitto diventerebbe perfetto e il peccato una realt. Se luomo
potesse far questo, se egli potesse intralciare il corso
delle stelle e alterare il tempo delle maree; se potesse
cambiare i moti del mondo e trovar la sede della vita e
distruggerla; se potesse entrare in cielo e contaminarlo,
nellinferno e liberarlo dalla soggezione; potesse trar
gi il sole e consumare la terra, e ordinare alla luna di
spargere veleno o fuoco nellaria; potesse uccidere il
frutto nel seme e corrodere la bocca del pargolo col latte di sua madre; allora si potrebbe dire daver peccato e
daver fatto del male contro natura26.
Distruzione e profanazione: questo il piacere pi
grande! Un filone consistente della letteratura, a partire
dal romanzo libertino del Settecento, gode della profa-

nazione. La violazione appassiona in quanto trasgressione, oltraggio. Il corpo, quello della donna, tanto
pi oggetto del desiderio quanto pi esso inerme
(bambina, vergine, suora). Profanarlo togliere la trascendenza, ricondurre alla terra, svelare il volto oscuro
di Eva, leterno femminino da sempre legato al potere
di Satana. Il demoniaco mescola il puro e limpuro, ha
bisogno dellinnocenza per eccitare le passioni, per destare la forza dirompente del negativo. Con de Sade leros diviene parte di una teologia gnostica. Dopo di lui il
connubio tra Eros e Thanatos, amore e morte, diviene
lelemento dominante di un nichilismo luciferino che
trova nel Decadentismo prima e nel Surrealismo poi il
suo compimento.

Satana in Dio

Satana non solo in Prometeo, controfigura dellAngelo caduto di Milton. Satana anche in Dio. La teologia gnostica che sta al centro dellateismo ribelle degli
ultimi due secoli distingue tra Lucifero (il liberatore) e
Satana (loppressore). Essa trova la sua forma esemplare nel pensiero di Ernst Bloch. Per Bloch v da un
lato il Dio del mondo che si identifica sempre pi chiaramente con Satana, il Nemico, il ristagno; dallaltro il
Dio della futura ascesa in cielo, il Dio che ci spinge in
avanti con Ges e con Lucifero27. Il dio del mondo,
creatore, il cattivo demiurgo contro cui, nellEden, si
levato il Serpente vero amico delluomo. Lucifero,
con il suo desiderio di essere come Dio, che svela alluomo la sua destinazione. Solo in Lucifero, tenuto
segreto in Ges per essere manifestato pi tardi, alla fine, nei tempi in cui questo volto potr svelarsi; solo in
Lucifero, divenuto inquieto da quando fu abbandonato
per la seconda volta, da quando dalla croce si alz il grido che rimase senza risposta, da quando per la seconda volta fu schiacciato il capo del Serpente del paradiso appeso alla croce: solo in Lui dunque, nel Nascosto
in Cristo, in quanto anti-demiurgico assoluto, compreso anche lautentico elemento teurgico di chi si ribella perch figlio delluomo28.

La casa della morte, William Blake,


incisione a colori, collezione privata

30GIORNI N.4/5 - 2011

83

COPERTINA

Immortali che precipitano nellabisso, da Il libro di Urizen,


William Blake, 1794

Il Serpente, come per la setta degli Ofiti ricordata


da Bloch in Ateismo nel cristianesimo, quindi il liberatore. Due volte soggiogato, nellEden e nel Cristo innalzato in croce come il Serpente di bronzo di Mos,
esso attende la sua rivincita, la sua vittoria sul Demiurgo che apre let dello Spirito. Unendo assieme Marcione e Gioacchino da Fiore, Bloch il crocevia di tutta la gnosi moderna. Ges, anticipazione del dio a venire, del dio umano, il redentore dal dio satanico, dal dio del cosmo, dellordine e della legge. La rivoluzione, come dissoluzione del vecchio ordine, diviene qui lopera luciferina per eccellenza.
Come illustre precedente delle sue riflsessioni, Bloch richiama, in Ateismo nel cristianesimo, la figura di
William Blake. Il poeta inglese, affascinato dalla rivoluzione americana e da quella francese, ebbe, oltre alla
Bibbia, quattro maestri: Milton, Shakespeare, Paracelso, Bhme. Al primo dedic un breve poema epico,
Milton, composto probabilmente tra il 1800 e il
1803. In esso Urizen, il Principe della Luce, appare
identico a Satana. Ci che peculiare in Blake il suo
The Marriage of Heaven and Hell (Il matrimonio del
Cielo e dellInferno) scritto nel 1790. Qui la santificazione degli impulsi e dei desideri, in primis quello sessuale, for everything that lives is Holy (poich ogni
cosa vivente Sacra!), ottiene la sua consacrazione
teorica. Per essa non v pi il male che nega il bene:
male e bene sono entrambi necessari. Senza Contrari
non c progresso. Attrazione e Ripulsa, Ragione e
84

30GIORNI N.4/5 - 2011

Energia, Amore e Odio sono necessari allUmana esistenza. Da questi contrari scaturisce ci che luomo religioso chiama Bene e Male. Bene la passivit che ubbidisce a Ragione. Male lattivit che scaturisce da
Energia. Bene il Cielo, Male lInferno29.
Il male, come nel Faust di Goethe, ci che d energia, che desta il bene assopito. Il Diavolo la forza di
Dio. In questa sua concezione Blake era debitore a colui
che, per primo, nellarco del pensiero moderno, aveva
osato affermare il male in Dio: Jacob Bhme. Il philosophus teutonicus, il quale, secondo Hegel, fu il primo
a far sorgere in Germania una filosofia con caratteristiche proprie30, stimato da Leibniz, Hegel, Schelling, von
Baader e tutto il filone teosofico del pensiero moderno,
colui per il quale secondo il primo principio Dio non
si chiama Dio, ma Collera, Furore, sorgente amara, e
vengono di qui il male, il dolore, il tremore e il fuoco divorante31. Lira di Dio superata nellamore; cionondimeno essa rimane lUrgrund, il principio originario da
cui origina il tutto. Bhme, secondo Hegel, ha lottato
per intendere in Dio e da Dio il negativo, il male, il Diavolo32. Dio lunit dei contrari, dellira e dellamore,
del male e del bene, del Diavolo e del suo contrario, il Figlio. In questa posizione Cristo e Satana divengono in
qualche modo fratelli, figli di un unico Padre, parti di Lui,
momenti della sua natura polare. quanto affermer
Carl Gustav Jung nel suo esoterico Septem Sermones
ad Mortuos scritto nel 1916, fatto circolare come opuscolo per gli amici e mai distribuito in libreria. Il testo,
che si richiama idealmente allo gnostico Basilide, afferma la natura di pleroma di Dio composta da coppie di
opposti di cui Dio e demonio sono le prime manifestazioni33. Essi si distinguono come generazione e corruzione, vita e morte. E tuttavia leffettivit comune a
entrambi. Leffettivit li unisce. Quindi leffettivit al di
sopra di loro ed un Dio sopra Dio, poich nel suo effetto unisce pienezza e vuotezza34. Questo Dio che unisce
Dio e il Diavolo chiamato, da Jung, Abraxas. Esso la
forza originaria, che sta prima di ogni distinzione.
Abraxas genera verit e menzogna, bene e male, luce e
tenebra, nella stessa parola e nello stesso atto. Perci
Abraxas terribile35. Esso lamore e il suo assassino,
il santo e il suo traditore, il mondo, il suo divenire e il
suo passare. Su ogni dono del Dio sole il demonio getta
la sua maledizione36. Il messaggio esoterico dei Sette
Sermoni portava, come in Blake, alla santificazione della natura, allinnocenza del divenire. Esso implicava, per
ci stesso, la giustificazione del male, del Diavolo, il suo
inserimento, come in Bhme, in un sistema polare. Non
a caso Martin Buber, venuto a conoscenza dellopuscolo, parler qui di gnosi. Essa e non lateismo, che annulla Dio perch deve rifiutare le immagini che finora di
lui sono state fatte il vero antagonista della realt della fede37. Per Buber la psicologia di Jung non costituiva
altro che la ripresa del motivo carpocraziano, insegnato ora come psicoterapia, il quale divinizza misticamente gli istinti invece di santificarli nella fede38.
Il rilievo di Buber non era puramente congetturale.
Era stato lo stesso Jung che, in Psicologia e religione,
aveva richiamato lattualit dello gnostico Carpocrate il
quale sosteneva che bene e male sono soltanto opinio-

Archivio di 30Gior ni - Febbraio 2003


ni umane e che al contrario le anime, prima della loro
dipartita, avrebbero dovuto vivere fino allultimo ogni
umana esperienza, se volevano evitare di ritornare nella
prigione del corpo. Soltanto il completo adempimento
di ogni esigenza della vita pu riscattare lanima prigioniera nel mondo somatico del Demiurgo39. La vita, affermava nel Saggio dinterpretazione psicologica del
dogma della Trinit, come processo energetico ha bisogno dei contrasti, senza i quali lenergia notoriamente impossibile. Bene e male non sono altro che gli
aspetti etici di queste antitesi naturali40. Per questo a
Dio necessario Lucifero. Senza questultimo non ci
sarebbe creazione, e tanto meno ci sarebbe stata alcuna
storia di redenzione. Lombra e il contrasto sono le necessarie condizioni di ogni realizzazione41. Questombra innanzitutto in Dio, nel Dio primigenio, nellInconscio che, per Jung, la vera potenza che dirige la vita la quale deve essere umanizzata dallio cosciente.
solo nel Dio umano, Cristo, che il giudizio separa quanto nel pleroma (linconscio) unito: la luce e la sua ombra. Ora i due figli di Dio, Satana il maggiore e Cristo il
minore42, la mano sinistra e la mano destra di Dio, si separano. Questantitesi rappresenta un conflitto portato allestremo, e con ci anche un compito secolare per
lumanit fino a quel punto o a quella svolta del tempo in
cui bene e male cominciano a relativizzarsi, a porsi in
dubbio, e si alza il grido verso un al di l del bene e del
male. Ma nellet cristiana, cio nel regno del pensiero
trinitario, una simile riflessione semplicemente esclusa; poich il conflitto troppo violento, perch si potesse concedere al male qualche altra relazione logica con
la Trinit, che non fosse il contrasto assoluto43. Occorre che la Trinit divina, spirituale, si concili con un
quarto principio: la materia, il corpo, il femminile, leros, il male, perch lidealismo cristiano, conciliato con
il mondo, pervenga a una superiore unit. Perci anche nel tempo dellassoluta fede nella Trinit ci fu sempre una ricerca del quarto perduto, dai neopitagorici
greci fino al Faust di Goethe. Bench questi cercatori si

Nova
vetera
et

ritenessero cristiani, essi erano tuttavia una specie di


cristiani a latere, poich consacravano la loro vita a un
opus, che aveva come meta la redenzione del serpens
quadricornutus, dellanima mundi irretita nella materia, del Lucifero caduto La nostra formula della quaternit d ragione alla loro pretesa, poich lo Spirito
Santo, come sintesi di colui che fu originariamente Uno
e poi scisso, fluisce da una sorgente luminosa e da una
oscura44. Let dello Spirito, nella peculiare interpretazione che Jung d di Gioacchino da Fiore, lera che
segue alleone cristiano, il tempo di Abraxas in cui passioni e ragione, inconscio e conscio, male e bene, Lucifero e Cristo, diverrano uno.
Nel 1919 Hermann Hesse, che nel 1920 si sottopose ad analisi con Jung, pubblic un romanzo, Demian,
sotto lo pseudonimo di Emil Sinclair. In esso il protagonista, un giovane inesperto, viene istruito sul senso della
vita da uno spirito libero che porta in s il segno di Caino: Demian. Per Demian il Dio dellAntico e del Nuovo
Testamento una figura eccellente, ma non quella che
dovrebbe essere. il bene, la nobilt, il padre, lalto, il
bello, il sentimentale: tutte belle cose, ma il mondo fatto anche di altro. E ci viene attribuito semplicemente al
Diavolo, e tutta questa parte del mondo, questa met
viene soppressa e uccisa col silenzio45. Ad essa appartiene, secondo Demian, la sfera sessuale. Per questo
non si pu solo venerare Dio, dobbiamo venerare tutto
e considerare sacro il mondo intero, non soltanto questa
met ufficiale, separata ad arte. Accanto al servizio per
Dio dovremmo avere anche un servizio per il Diavolo. A
me parrebbe giusto. Oppure ci si dovrebbe procurare
un Dio che racchiuda anche il demonio46. Come in
Jung, questo Dio si chiama Abraxas ed Dio e Satana e
abbraccia in s il mondo luminoso e il mondo scuro47.
lamor sacro e lamor profano, limmagine angelica e
Satana, uomo e donna insieme, uomo e bestia, supremo bene e male estremo48.
La visione del divino come coincidentia oppositorum, versione che sigla in forma indissolubile il patto

ovunque operante, scriveva Romano Guardini nel 1964, lidea


fondamentale gnostica che le contraddizioni sono polarit: Goethe,
Gide, C. G. Jung, Th. Mann, H. Hesse Tutti vedono il male,
il negativo [] come elementi dialettici nella totalit della vita,
della natura. Questo atteggiamento, per Guardini, si manifesta
gi in tutto quello che si chiama gnosi, nellalchimia, nella teosofia.
Si presenta in forma programmatica con Goethe, per il quale il satanico
entra persino in Dio, il male forza originaria delluniverso necessaria
quanto il bene, la morte solo un altro elemento di quel tutto, il cui polo
opposto si chiama vita. Questa opinione stata proclamata in tutte
le forme e concretata in campo terapeutico da C. G. Jung
30GIORNI N.4/5 - 2011

85

COPERTINA
con il Serpente, attraversa, in tal modo, una parte cospicua del mondo culturale del Novecento. Ricordiamo,
tra gli altri, la riflessione di Mircea Eliade che in due scritti, Il mito della reintegrazione (1942) e Mefistofele e
lAndrogine (1962), espone, sotto le suggestioni di
Jung, la sua visione della polarit divina. Per essa ogni
divinit appare polare, benefica e malefica ad un tempo.
Il Serpente fratello del Sole, cos come, secondo un
mito gnostico, lo sarebbero Cristo e Satana. Questa biunit divina prepara, nelluomo, la reintegrazione di sacro e profano, di bene e di male in una unit superiore
che trova, per Eliade, la sua meta simbolica nella figura
dellandrogino.

Conclusione

La moderna teosofia degli opposti, fondata sulla dottrina ermetica della coincidentia oppositorum, porta a
un connubio, inquietante, tra divino e diabolico, porta
allidea del Diavolo in Dio. ovunque operante, scriveva Romano Guardini nel 1964, lidea fondamentale
gnostica che le contraddizioni sono polarit: Goethe,
Gide, C. G. Jung, Th. Mann, H. Hesse Tutti vedono il
male, il negativo [] come elementi dialettici nella totalit della vita, della natura49. Questo atteggiamento, per
Guardini, si manifesta gi in tutto quello che si chiama
gnosi, nellalchimia, nella teosofia. Si presenta in forma
Note
1
M. Praz, Il patto col serpente, Milano
1972 (ediz. 1995).
2
Op. cit., p. 12.
3
G. Scholem, Le grandi correnti della
mistica ebraica, tr. it., Torino 1993, p. 307.
4
E. Bloch, Ateismo nel cristianesimo, tr.
it., Milano 1971, pp. 220-226.
5
V. Mathieu, Goethe e il suo diavolo custode, Milano 2002, p. 192.
6
Op. cit. , p. 65.
7
W. Goethe, Faust e Urfaust, tr. it., 2
voll., Milano 1976, vol. I, vv. 340-343, p. 19.
8
M. Eliade, Il mito della reintegrazione,
tr. it. , Milano 2002, p. 4.
9
G. W. F. Hegel, Lezioni sulla filosofia
della religione, tr. it., 2 voll., Milano 1974,
vol. II , p. 317.
10
R. Caillois, Nascita di Lucifero, tr. it.,
Milano 2002, p. 31.
11
M. Praz, La carne, la morte e il diavolo
nella letteratura romantica, Firenze (ediz.
1999), p. 58.
12
Ivi.
13
C. Baudelaire, Journaux intimes, cit.,
in: M. Praz, La carne, la morte e il diavolo
nella letteratura romantica, op. cit., p. 55.
14
H. Bloom, Rovinare le sacre verit.
Poesia e fede dalla Bibbia a oggi, tr. it., Milano 1992, p. 106.
15
W. Blake, Il matrimonio del Cielo e
dellInferno, tr. it., in: Selected Poems of
William Blake, Torino 1999, pp. 24-25.
16
P. B. Shelley, Difesa della Poesia, cit.
in: M. Praz, La carne, la morte e il diavolo

86

30GIORNI N.4/5 - 2011

programmatica con Goethe, per il quale il satanico entra persino in Dio, il male forza originaria delluniverso
necessaria quanto il bene, la morte solo un altro elemento di quel tutto, il cui polo opposto si chiama vita. Questa
opinione stata proclamata in tutte le forme e concretata in campo terapeutico da C. G. Jung50.
Lidea di fondo che la redenzione passa attraverso
la degradazione, la grazia tramite il peccato, la vita attraverso la morte, il piacere mediante il dolore, lestasi
per opera della perversione, il divino mediante il diabolico. Il fascino che il negativo metafora del demoniaco esercita sulla cultura contemporanea dipende
da questa singolare idea: che le vie del paradiso passino attraverso linferno, che Discesa allAde e resurrezione siano uno 51.
Consegnarsi al demonio, in una singolare trasposizione gnostica dellidea per cui perdersi ritrovarsi,
aprirsi a Dio. In questo sacro connubio Satana e Dio
si uniscono nelluomo. lidentit di de Sade e dei mistici52 auspicata da Georges Bataille. Per essa la via allingi coincide con la via allins. Faust, ora, non pu
pi pentirsi, nemmeno in punto di morte. LAvversario
diventato complice, parte di Dio. la via per divenire dio. Il brivido del nulla, della discesa agli Inferi, accompagna la scoperta dellEssere, di Abraxas, il pleroma senza volto che permane, immobile, nel divenire
del mondo.
q

nella letteratura romantica, op. cit., p. 59.


17
H. Bloom, Rovinare le sacre verit.
Poesia e fede dalla Bibbia a oggi, op. cit., p.
105.
18
G. W. F. Hegel, Lezioni sulla filosofia
della religione, op. cit., vol. II, pp. 315-316 e
324, nota.
19
M. Praz, La carne, la morte e il diavolo
nella letteratura romantica, op. cit., pp. 5960.
20
Op. cit., p. 64.
21
Op. cit., p. 96.
22
Op. cit., p. 135.
23
Citato in op. cit., p. 147.
24
Citato in op. cit., p. 161.
25
Lautramont, Lettere, tr. it. in: Lautramont, I canti di Maldoror, Torino 1989,
p. 531.
26
Citato in: M. Praz, La carne, la morte e
il diavolo nella letteratura romantica, op.
cit., p. 199.
27
E. Bloch, Spirito dellutopia, tr. it., Firenze 1980, p. 314.
28
Op. cit., p. 252.
29
W. Blake, Il matrimonio del Cielo e
dellInferno, op. cit., pp. 19-20.
30
G. W. F. Hegel, Lezioni sulla storia
della filosofia, tr. it., 4 voll., Firenze 1973,
vol. III(2), p. 35.
31
Citato in: F. Cuniberto, Jacob Bhme,
Brescia 2000, p. 119.
32
G. W. F. Hegel, Lezioni sulla storia
della filosofia, op. cit., vol. III(2), p. 42.
33
C. G. Jung, Septem Sermones ad
Mortuos, tr. it., in: Ricordi, sogni, riflessioni
di C. G. Jung, Milano 1990, p. 454.

Op. cit., pp. 454-455.


Op. cit., p. 456.
36
Ivi.
37
M. Buber, Leclissi di Dio, tr. it., Milano
1983, p. 139.
38
Ivi.
39
C. G. Jung, Psicologia e religione, tr.
it., in: C. G. Jung, Opere, vol. XI, Milano
1984, p. 83.
40
C. G. Jung, Saggio dinterpretazione
psicologica del dogma della Trinit, tr. it., in:
C. G. Jung, Opere, vol. XI, op. cit., p. 191.
41
Op. cit., p. 190.
42
C. G. Jung, Prefazione a Z. Weblowsky, Lucifero e Prometeo, tr. it., in: C. G.
Jung, Opere, vol. 11, op. cit., p. 299.
43
C. G. Jung, Saggio dinterpretazione
psicologica del dogma della Trinit, op. cit. ,
p. 171.
44
Op. cit., p. 174.
45
H. Hesse, Demian. Storia della giovinezza di Emil Sinclair, tr. it., in: H. Hesse,
Peter Camenzind Demian. Due romanzi
della giovinezza, Roma 1993, p. 185.
46
Op. cit., p. 185. Corsivi nostri.
47
Op. cit., p. 216.
48
Op. cit., p. 207.
49
R. Guardini, Diario. Appunti e testi dal
1942 al 1964, tr. it., Brescia 1983, p. 245.
50
R. Guardini, Lettere teologiche a un
amico, tr. it., Milano 1979, p. 63.
51
E. Zolla, Discesa allAde e resurrezione, Milano 2002.
52
G. Bataille, Frammenti su William
Blake, tr. it., in: Selected Poems of William
Blake, op. cit., p. 163.
34
35

Un arcipelago
di servizi
Per arcipelago di servizi intendiamo un sistema di integrazione di risorse sociali che presenta una gamma di possibilit nella scelta del servizio appropriato.
Archipelagos una libera aggregazione che unisce varie cooperative che operano al servizio delle
persone, delle comunit, degli enti pubbliici e privati ponendo maggiore attenzione ai pi deboli e alla
qualit dei servizi offerti.

Manser

La Cooperativa Sociale e di
Lavoro stata costituita a
Roma nel 1995 su iniziativa di un gruppo di psicologi e assistenti sociali. La
cooperativa in convenzione con il Comune di Roma
svolge numerosi servizi atti a migliorare la qualit
della vita delle famiglie attraverso interventi mirati
ad alleviarne il disagio e a
prevenirne le cause, aiutandole ad inserirsi nella
rete sociale. attivo il progetto Buon Samaritano
con il contributo della Provincia di Roma consistente
nel portare aiuti alimentari
alle persone povere.

La H3A specializzata nella gestione di tutti gli


adempimenti richiesti dalle normative vigenti,
d.lgs.81/08, per piccole,
medie e grandi Aziende, in
materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e nelledilizia. Oltre ai servizi di
informazione e formazione,
sorveglianza sanitaria, antincendio, fornisce servizi
di igiene, analisi ambientali e di acque, misurazioni
strumentali, rischio chimico, biologico e da polveri
avvalendosi di tecnici specializzati come chimici, fisici, biologi e ingegneri.

Coop.
Insieme
La Cooperativa Insieme
fondata nel 2005 da un
gruppo di donne si occupa di progettare, realizzare e gestire servizi rivolti ai
minori. Attualmente gestisce l'asilo nido privato
Mondo Bimbia Latina
Scalo, ed un nido Comunale a Latina. La Cooperativa ha altre tipologie di
sevizi con diversi progetti
come ad esempio: Integrazione di alunni stranieri, centri socio-educativi,
attivit assistenziali rivolte a soggetti diversamente abili e centri estivi.

La cooperativa Cera due


volte nasce nel 2000 dalle
singole esperienze di alcune giovani donne che
insieme decidono di fondare strutture e servizi interamente dedicati
allinfanzia. La cooperativa ha avviato con successo vari progetti a carattere
socio/educativo , formativo, ludico/ricreativo, creando diversi servizi quali
2 Micronidi in convenzione
con il Comune di Roma e il
servizio Tages mutter
per bimbi delle fasce det
0/6 anni, nel territorio del
XII municipio.

I SERVIZI OFFERTI: ASSISTENZA DOMICILIARE E CENTRI DI AGGREGAZIONE PER MINORI ASILI NIDO
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CENTRO PER LA FAMIGLIA ATTIVIT DI SOSTEGNO ALLE PERSONE BISOGNOSE ANALISI AMBIENTALI E
DI ACQUE MISURAZIONI DI SOSTANZE CHIMICHE CONSULENZA IN MATERIA DI SICUREZZA SUI LUOGHI DI LAVORO ASILI NIDO FESTE, ANIMAZIONI CENTRI ESTIVI SPAZI DI ASCOLTO E CONSULENZA
PSICOLOGICA MICRONIDI TAGESMUTTER PULIZIE MANUTENZIONE IMPIANTI RISTORAZIONE
INSERIMENTI LAVORATIVI PER GIOVANI E ADULTI

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1996 in seguito allincontro tra operatori sociali e
giovani dei quartieri di Tor
Bella Monaca e Spinaceto,
nellambito di interventi
socio educativi gestiti dalla Comunit Capodarco di
Roma. Si occupa di favorire
linserimento lavorativo di
persone svantaggiate, con
particolare attenzione a
soggetti con disabilit psico fisica e mentale allinterno delle proprie attivit
imprenditoriali. di prossima apertura il ristorante
nel parco degli Acquedotti.

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L ibri

Il beato Karol Wojtyla,


dallemozione alla storia
Intervista con Andrea Riccardi
sulla sua biografia di Giovanni Paolo II
scritta su base scientifica e testimoniale:
Wojtyla una figura cos poliedrica
che solo la storia ha la capacit
di ricostruirne tutti gli aspetti
di Roberto Rotondo

assare dai sentimenti alla storia. Cos Andrea Riccardi,


ordinario di Storia contemporanea presso la Terza Universit
di Roma e fondatore della Comunit di SantEgidio, definisce lo
scopo della sua biografia di Giovanni Paolo II, la prima scritta su
base scientifica e testimoniale sul
Papa, beatificato in piazza San
Pietro il 1 maggio scorso.

Professore, prima di parlare del libro le chiederei una riflessione sulla beatificazione
di papa Wojtyla del 1 maggio.
ANDREA RICCARDI: La beatificazione di Giovanni Paolo II stata un grande evento che mostra
come la figura di questo Papa sia
radicata nel sentire del popolo cattolico. La mia impressione stata
quella di una partecipazione convinta, motivata di tanta gente, ovviamente meno emotiva di quella
che partecip ai funerali l8 aprile
2005, ma memore.
Nei giorni della beatificazione lei ha voluto sottolineare che quel popolo felice che
abbiamo visto in piazza San
Pietro il 1 maggio anche il
popolo di papa Ratzinger.
Perch, non era evidente?
Molte volte emerge il brutto vizio dei cattolici di creare una contrapposizione tra il papa regnante
90

30GIORNI N.4/5 - 2011

Piazza San Pietro gremita


di fedeli in occasione
della cerimonia di beatificazione
di Giovanni Paolo II
il 1 maggio scorso

e il suo predecessore,
quasi sempre concludendo che quello morto era migliore. un
errore tanto pi grave
nel caso dei pontificati
di Wojtyla e Ratzinger,
tra i quali c una continuit profonda. Non
per nulla Ratzinger
stato il principale collaboratore di Giovanni
Paolo II e non per nulla
ha voluto porre il proprio pontificato nel segno della continuit,
sia con la beatificazione del predecessore sia
con la ripresa di Assisi.
Aggiungo che la continuit dei
pontificati era, alla luce del Concilio Vaticano II, il grande ideale di
Giovanni Paolo II.
Ritengo che il pontificato di
Giovanni Paolo II rappresenti il
cuore e la ricezione creativa del
Concilio, in continuit con il pontificato di Paolo VI, a cui Wojtyla si
sentito profondamente legato. E
sono convinto che le generazioni

Andrea Riccardi,

Giovanni Paolo II.


La biografia,
San Paolo,
Cinisello Balsamo
(Mi) 2011,
574 pp.,
euro 24,00

che verranno leggeranno il Concilio con Wojtyla, e Wojtyla attraverso il Concilio.


Molte volte si mette laccento su Giovanni Paolo II politico, ovvero sul Papa che ha
sconfitto il comunismo. Nella
sua biografia di Wojtyla, invece, lei fa emergere un Papa carismatico pi che un Papa politico. Perch?

Una premessa: ognuno di noi


ha un suo proprio ricordo di Giovanni Paolo II. C chi lo ha incontrato e conosciuto e chi lha solo
sfiorato, ma tutti possiamo concordare sul fatto che non si pu raccontare e spiegare questo Papa come fosse limmagine di un santino.

Quindi giunto il momento di spiegare Giovanni Paolo II non attraverso unemozione, ma attraverso
la storia, perch Wojtyla una figura cos poliedrica che solo la storia
ha la capacit di ricostruirne tutti gli
aspetti. Tornando alla domanda:
Giovanni Paolo II un Papa politico?
Molti lo hanno liquidato cos: Papa
politico e anticomunista. Ma un
errore. In realt Giovanni Paolo II
una figura che un po ci turba e ci
spiazza, perch il suo pontificato
pur affermando il primato della fede penso alla sua predicazione e
allimportanza che dava alla preghiera mostra che il primato della
fede tocca le corde profonde della
storia, cambia la storia. In questo
senso, e solo in questo senso, pos-

siamo dire che un papa politico.


Giovanni Paolo II ha tanto minacciato di cambiare la storia che hanno tentato di ucciderlo pi volte e
hanno tentato di far saltare la sua
Cattedrale in San Giovanni in Laterano. Giovanni Paolo II, quindi,
uomo di preghiera che cambia la
storia, che dimostra
che la storia ha un tessuto spirituale, e che le
correnti spirituali muovono la storia.
Invece di liquidarlo
come anticomunista,
la storiografia dovrebbe fare i conti con la figura di Giovanni Paolo II protagonista di un
tempo tra la guerra
fredda e let della globalizzazione e figura
troppo grande per
uomini, trastulli dinfinite paure, come
recita la poesia di David Maria Turoldo con
la quale chiudo il mio
libro.
Da pi parti si
detto che Giovanni
Paolo II un gigante della storia del
Novecento. Lei lo
ha definito una roccia. Come si concilia questo essere un
gigante con la sua
santit? Non rischia
di essere un santo
ingombrante?
Forse s, se siamo abituati a
santini e non a santi. San Gregorio
Magno un santo e un gigante,
san Paolo un santo e un gigante,
e potrei continuare. Giovanni
Paolo II un santo che si mette in
mezzo alla storia del mondo contemporaneo e in questo senso
un gigante.
Lei dedica molte pagine allimportanza dellEuropa, anche per il futuro della Chiesa,
nel pontificato di Giovanni
Paolo II
Infatti definirei Wojtyla un Papa
europeo, piuttosto che, come venne fatto in Italia allinizio del suo
pontificato, un Papa straniero. Innanzitutto perch era di Cracovia,
quindi era un mitteleuropeo; ma

soprattutto perch era un Papa


che sentiva la missione dellEuropa connessa alla missione del cristianesimo: basta rileggere il suo
saggio su questo tema, pubblicato
su Vita e pensiero poco prima della sua elezione a papa. Proprio
perch lEuropa ha una grande
missione, Wojtyla per lEuropa
unita. E proprio per questo vuole
che la Polonia entri nellUnione
europea contro il parere della
maggior parte dei cattolici polacchi. Attenzione per, perch Giovanni Paolo II un Papa europeo
ma non un eurocentrista.
E qual , in questo caso, la
linea di confine tra europeismo e eurocentrismo?
Wojtyla non eurocentrista
perch, pur sentendo la missione
dellEuropa, sente anche le grandi
sfide del mondo. In particolare ricordo la sua battaglia negli Stati
Uniti, la sua grande missione in
America Latina, la lotta alle stte,
la lotta alla deriva marxista della
Teologia della liberazione, la sua
presenza in Africa, continente a
cui oltremodo attento. Inoltre
c il tentativo di varcare le porte
dellAsia, malgrado la Cina
rester un sogno incompiuto del
suo pontificato.
Wojtyla, Papa europeo, era diventato capace di indicare un orizzonte globale nel mondo spaesato
della globalizzazione, dinnanzi a
uomini sempre pi spesso preoccupati e disorientati, perch era
anche un Papa geopolitico. Come
la sua preghiera, una preghiera geografica e mentalmente orante che
si spostava da un luogo a un altro
della terra.
Il cardinale Stanislaw
Dziwisz in una recente intervista ha detto che Wojtyla mor
come un grande patriarca biblico. Trova sia un paragone
possibile?
Penso di s, perch morto volendo vivere fino in fondo il suo ministero. morto come ha vissuto:
nella piazza, in mezzo alla sua
gente, perch non era un Papa isolato, era un Papa che praticava lascesi dellincontro, lincontro con i
singoli e qui c il suo personalismo praticato cos come lincontro con le folle, con i popoli.

30GIORNI N.4/5 - 2011

91

L ibri
Lei ha scritto sul Corriere
della Sera, parlando delle recenti rivoluzioni nel Nord Africa, che lidea di rivoluzione
durata due secoli morta con
l89 e con Wojtyla. Pu approfondire questidea?
Non solo unidea mia, ma anche di Bronislaw Geremek. Lidea
della rivoluzione come levatrice
della storia, dalla Rivoluzione francese alle rivoluzioni coloniali, lidea
di rivoluzione nella politologia,
stata unidea forte, decisiva: stata

ha combattuto solo perch lha


considerata tributaria al marxismo. Gli sembrata una profonda
e radicale ambiguit, una strada
che apriva il cammino allinfluenza sovietica, alla secolarizzazione
della Chiesa oltre che alla secolarizzazione delle religioni. Come
mi ha confermato Benedetto XVI
in un colloquio che ho avuto con
lui, Wojtyla voleva una liberazione
cristiana, credeva che il cristianesimo potesse liberare luomo, il
suo cuore, e di conseguenza poA sinistra, Giovanni Paolo II
in piazza San Pietro il 22
ottobre 1978; qui sotto,
Harlem, New York,
in occasione del viaggio
apostolico nel 1979.
Queste immagini fanno parte
della mostra fotografica
AllAltare di Dio
realizzata con le opere
di Vittoriano Rastelli
e ospitata a Roma
dai Musei Capitolini
fino al 25 settembre 2011
e dal Castello Reale
di Varsavia fino
al 31 luglio 2011

lidea della liberazione, del progresso. Ma con Wojtyla, con la


transizione politica pacifica dellEst Europa e in particolare con la
Polonia di Solidarnosc, cade lidea
di rivoluzione violenta come progresso, ma non si cede alla rassegnazione e alla conservazione.
Wojtyla vuole la transizione pacifica in Cile, appoggia quella nelle Filippine, e gli esempi potrebbero
continuare a riprova che la fine dellidea di rivoluzione coincide con
l89. Questa fine Wojtyla la spiega
bene nellenciclica Centesimus
annus.
Quindi Wojtyla resta per lei
un rivoluzionario...
Io credo che Wojtyla non sia
stato capito nella sua carica di
cambiamento e cito quel suo discorso del 2003, Ma tutto pu
cambiare. Non stato capito, ad
esempio, sulla Teologia della liberazione in America Latina, che lui
92

30GIORNI N.4/5 - 2011

tesse liberare anche la societ. In


altre parole pensava che trasformando luomo cambiasse anche
la societ e questa grande idea cristiana in lui acquista un tono dina-

mico. Per questo possiamo anche


dire che Wojtyla un teologo della
liberazione, ma bisogna intendersi
su quale.
Nella sua biografia di
Wojtyla emerge come lidea di
un papa non italiano si fece
strada nel conclave perch i
candidati italiani erano ritenuti troppo legati ai problemi politici del loro Paese e questo
creava una certa insofferenza
negli altri porporati. Poi, invece, il Papa polacco si riveler
molto attento allItalia e alla
diocesi di Roma
Esatto. Ma c una differenza rispetto ai predecessori italiani: Pio
XII diceva agli italiani la vostra patria, per poi si occupava delle
elezioni amministrative del comune di Roma. Wojtyla invece diceva
la nostra patria sia quando parlava dellItalia che quando parlava
della Polonia, per non era molto
attento ai problemi politici italiani.
Anzi, io direi che nei primi anni del
suo pontificato nel mondo ecclesiastico Wojtyla trov una certa
inaccoglienza: in quel periodo si
contrapponeva il Concilio e la pastorale conciliare alla pastorale
wojtyliana e per questo lui si gett
alla conquista dellItalia, anche attraverso tante visite, raggiungendo una grande popolarit. Possiamo dire che si
sentiva italiano ed
stato molto attento
alla societ italiana e
ai suoi cambiamenti
pi che ai problemi
della sua politica interna.
Concludendo,
tra lo slogan santo subito e lo slogan santo pr esto lei quale preferisce?
Io non do molta
importanza a queste
cose. Giovanni Paolo II un santo contemporaneo e andava messo in luce presto. Inoltre con un rapido
processo si sono raccolte preziose
testimonianze che forse fra anni
sarebbero andate perdute.
q

S cienza

Ricerca o decadenza
necessario studiare e capire di pi le leggi naturali che governano
il mondo in cui viviamo e potenziare la nostra cultura scientifica in ogni
direzione. Sullenergia il momento delle scelte definitive ancora lontano.
La trasmissione di conoscenza tra le diverse generazioni non va interrotta
di Giorgio Salvini
Socio nazionale e presidente onorario dellAccademia nazionale dei Lincei,
professore emerito dellUniversit di Roma Sapienza

e notizie sul grave incidente


nucleare di Fukushima, arrivate inattese e violente, ci insegnano che non conosciamo a
sufficienza la nostra terra e i metodi migliori per soddisfare le nostre
attuali esigenze di energia. Cos in
queste mie riflessioni vorrei dopo aver preventivamente offerto
un riassunto delle fonti di energia
necessarie al nostro progresso civile ribadire la necessit di ricercare, di sviluppare nuove indagini
e di aprire nuovi laboratori. Vorrei
anche sottolineare limportanza
delle universit, nel loro ampio significato di luogo di indagine attiva su quanto ancora non conosciamo e di deposito della conoscenza
e della cultura raggiunta da trasmettere alle nuove generazioni.
Perch senza unattiva collaborazione tra le generazioni la civilt di
un Paese destinata a uninevitabile decadenza.
Una considerazione generale:
lhomo sapiens da millenni su
questa terra, la riconosce come
sua e la ama. Ma la terra sussulta e
si scuote, tende a cancellare con
sismica violenza ci che luomo ha
costruito. Il livello 9 della scala Richter, il massimo finora mai raggiunto, pu cancellare ogni costruzione. E i sussulti interni del
suolo possono indurre onde altissime, sino a venti metri, in grado
di spazzare via intere regioni costiere. Ma nonostante limprevedibilit del pianeta sul quale viviamo,
luomo continua ad amare la terra,
e il suo lavoro per le nuove opere
future commovente. su questa
fiducia, e per certi versi solitudine,

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30GIORNI N.4/5 - 2011

delluomo che posso impiantare il


mio discorso sullenergia.
Le nostre fonti di energia
Una cosa ben nota: tutta lenergia che possiamo raccogliere sulla
terra di origine nucleare. Il sole,
con la fusione dallidrogeno in elio
e altri nuclei leggeri, il nostro
grande reattore nucleare. Lenergia che si sprigiona in forma di
neutrini, elettroni e fotoni si irradia
Ricercatori al lavoro
sullesperimento
Alice al Cern

dal sole. Quella piccola parte di


energia solare che investe la nostra
terra da alcuni miliardi di anni
quella che ha permesso il fiorire
della vita animale e vegetale sul nostro pianeta. Non solo, ma i residui
incombusti accumulati (petrolio,
carbone ecc.) nella crosta terrestre
sono divenuti la fonte essenziale
per la nostra sopravvivenza (riscaldamento, cibo, movimento delle
macchine, trasporti, eccetera).

DOPO FUKUSHIMA. Linvito a riflettere di un grande fisico


Recentemente settanta anni
or sono, nel 1941 si arrivati a
un uso diretto dellenergia nucleare, utilizzando quella piccola frazione degli atomi di uranio che si
trova in natura, lisotopo 235. Esso si rompe in nuclei meno pesanti
catturando neutroni (la fissione) e
dando emissione notevole di particelle cariche e di raggi Gamma e
soprattutto di nuovi neutroni.
Edoardo Amaldi, Enrico Fermi e la
famosa scuola di via Panisperna
hanno avuto una parte fondamentale nella storia della scoperta di
questa energia nucleare.
Questo stato il passo iniziale
di una immensa, interessata curiosit umana: studiare nuovi processi di energia nucleare che ci permettano di impiegare altri elementi, oltre al raro uranio 235.
Una via recentemente ricordata da Carlo Rubbia, ma che gi lui
e altri indicarono negli scorsi decenni, limpiego del torio in luogo delluranio. una via possibile
che presuppone nuovi reattori nucleari con un potente iniettore iniziale di protoni di alta energia.
Questi reattori con torio, sia per la
loro minore produzione di scorie
sia per la non correlazione con la
produzione di armi nucleari, potrebbero essere meno insidiosi di
quelli che fanno uso delluranio.
Sarebbe un errore non approfondire negli anni venturi queste ricerche con il torio.
Ma c una via alla quale centinaia di fisici in tutto il mondo si
stanno dedicando: la diretta fusione di elementi leggeri in nuclei pi
pesanti. Non una situazione concettualmente molto diversa dalla
combustione chimica di idrogeno
e ossigeno in acqua, ma con lenorme differenza che ogni processo elementare di fusione nucleare
mette a nostra disposizione una
energia un milione di volte maggiore di una ordinaria reazione
chimica. Questa ipotesi allo studio ma richiede soluzioni tecniche
originali e complicate. Essa sta
procedendo con qualche incertezza e scetticismo.
Non mancano poi tentativi di
arrivare a una fusione nucleare
fredda. Personalmente non ripongo molta speranza in questa via
ma, se realizzata, certo risultereb-

La centrale giapponese di Fukushima gravemente danneggiata dal terremoto


dell11 marzo scorso

be un enorme, definitivo successo.


Quindi, riuscire a fondere direttamente i nuclei pi leggeri (la fusione nucleare) per cavarne energia lo sforzo da perseguire nei
prossimi decenni, anche perch
ragionevole pensare che la fonte
principale di energia fino a oggi
utilizzata cio petrolio, carbone
e altri combustibili fossili non
sar sufficiente per rispondere alle
esigenze dei prossimi secoli. Inoltre la terra con la sua atmosfera
pu essere lentamente avvelenata
dalle nostre combustioni.
Lenergia solare e latomo
A questo punto naturale guardare ancora allimmensa energia che
il sole ci manda e chiederci se non
possiamo imbrigliarla in quantit
adeguata alle nostre esigenze.
Questa domanda, che sollecita la
mente umana da molti secoli,
tuttaltro che irragionevole: basti
pensare che il sole, nelle giornate
senza nuvole, manda sulla terra
ogni secondo una energia (potenza) pari a circa mille watt per metro quadrato. Questo significa
che se potessimo convertirla in
forma utile lenergia riversata dal
sole in un anno su un deserto ampio come la Penisola Arabica paragonabile a tutta lenergia ricavabile dalle nostre riserve di petrolio.
Lenergia solare quindi una preda ghiotta e gli studi recenti condotti nei Paesi pi avanzati ci permettono di sperare in un grande
contributo del fotovoltaico per la
nostra energia elettrica in ogni uso
civile. Ma porre questi progressi

del fotovoltaico in opposizione e


in alternativa al nucleare stolto.
Le recenti vicende giapponesi
hanno di nuovo messo in dubbio la
sicurezza delle centrali nucleari, e
anche il nostro Paese, che sembrava intenzionato dopo
ventanni a riaprirsi alla tecnologia nucleare, ha dichiarato una
moratoria sulle nuove centrali;
mentre due giganti industriali come la Germania e gli Stati Uniti
potrebbero chiudere le centrali
esistenti, o decidere di ritardare la
costruzione di quelle nuove. Inviterei a riflettere, per, sul fatto che,
per mancanza di sufficiente cultura e di studi, non siamo in condizioni oggi, di arrivare a decisioni
cos definitive. Infatti ragionevole pensare che, prima o poi, lenergia chimica (combustione di
petrolio o di carbone) non baster
pi, e dovremo guardare inevitabilmente al nucleare. Non sappiamo ancora se e quando arriveremo alla fusione nucleare, ma nel
frattempo dobbiamo sfruttare luranio, o simili nuclei pesanti.
Proprio per questo necessario studiare e capire di pi le leggi
naturali che governano il mondo
in cui viviamo: studiare la terra e i
suoi moti, cercare le leggi della fisica e della matematica che regolano la materia, insomma potenziare la nosta cultura scientifica in
ogni direzione. Il momento delle
scelte definitive ancora lontano.
Curiosit e ricerca
Quel che voglio difendere dunque
la catena: curiosit ricerca ri-
30GIORNI N.4/5 - 2011

95

S cienza
cerca scientifica trasmissione della cultura scuola e universit.
Il compito di questa catena
quello di portare il sapere e le capacit umane oltre gli attuali limiti,
e quindi a un pi elevato e sicuro
rapporto con il nostro universo.
Abbiamo seguito la storia
drammatica, e forse in qualche
momento anche assurda, delluniversit in Italia negli ultimi decenni. Ebbene, io voglio qui ribadire
un concetto fondamentale: universit e scuola debbono significare la trasmissione e il miglioramento della nostra cultura da una
generazione allaltra. Se questa
catena si interrompe, si perde una
generazione ed una catastrofe
immensa. Dobbiamo avere orrore
della disoccupazione giovanile e
difendere luniversit al di l dei
diversi modelli e modi di azione
che ogni Paese ha scelto o sceglier. La scuola e luniversit sono un momento fondamentale
della nostra vicenda umana, eppure le istituzioni politiche e molti
dei nostri intellettuali sembra non
labbiano ancora capito.
Il pi profondo ammonimento
della recente sventura giapponese che dobbiamo studiare e capire sempre di pi il nostro pianeta e continuare le nostre ricerche. I gravi errori che ancora
possiamo fare, come nel campo
dellenergia, devono essere uno
stimolo ad aumentare le nostre
conoscenze, e un antidoto alla
presunzione di saper ne abbastanza.

Il gruppo di ricercatori del sincrotrone, tra cui Giorgio Salvini,


in partenza da Pisa per Roma e Frascati nel 1956

Una linea di azione


Dobbiamo lavorare e cercare di
capire la natura del mondo in cui
viviamo. Nel caso dellenergia disponibile alluomo le vie aperte
sono tutte valide e difficili. Il dibattito relativo alla costruzione di
nuove stazioni eoliche e fotovoltaiche che soddisfino almeno in
parte le nostre esigenze in aumento e la questione invita alla
collaborazione e allo scambio internazionali. Quanto alle nuove e
sicure centrali nucleari, vedremo
come evolver la discussione
mondiale nei prossimi mesi, ma
credo che il nucleare da fissione
andr avanti, pur con profonde
modifiche e cautele.
Saranno vie lunghe e impegnative ma uniranno uomini di
razze e nazioni diverse. Daltra
parte, la risonanza internazionale
sui fatti di Fukushima ci fa com-

prendere che ormai tutti gli uomini del pianeta sanno collaborare
tra loro: il Cern, per esempio,
un ottimo esempio di possibile
collaborazione mondiale. In conclusione, questa mia nota invita a
meditare sulla vicenda giapponese: essa ci indica che non sappiamo ancora controllare le risorse
che impieghiamo e gli impianti
che realizziamo, ma daltra parte
non possiamo rinunciare a essi.
Rafforziamo i controlli e, per battere vie nuove, apriamo nuovi laboratori. Attiviamo la fantasia
delle nuove generazioni e spieghiamo che nel futuro c lavoro e
impegno per tutti; investiamo sulle scuole e sulle universit. Insomma, consideriamo la trasmissione
e il miglioramento della nostra
cultura da una generazione allaltra come un bene fondamentale e
inderogabile.
q

Luomo, un insieme aperto


l cammino e i progressi della fisica dal 1944 a oggi, visti con gli occhi di chi vi ha contribuito in
prima persona, accanto ad altri prestigiosi protagonisti. Questo il lettore trover nel volume
autobiografico del professor Giorgio Salvini, nato a Milano nel 1920. Docente universitario di
Fisica sperimentale, generale e delle particelle elementari, con una lunghissima carriera di ricerca in Italia e allestero, stato presidente dellIstituto nazionale di fisica nucleare, ministro
della Ricerca scientifica e presidente dellAccademia dei Lincei.
Nella prima parte del libro Salvini ripercorre le proprie esperienze di studio e di lavoro: da
giovane maestro elementare a ricercatore di Fisica, dagli studi teorici agli anni del sincrotrone
di Frascati (un fiore allocchiello della storia della fisica italiana). E poi lesperienza del Cern di
Ginevra e quella politica. Nella seconda parte, che d il titolo al libro, Salvini riflette sul senso
della ricerca delluomo: sono pagine stimolanti, nelle quali lautore delinea ci che riesce a
credere di libero e aperto, un aggettivo, questultimo, tanto importante in matematica quanto
nella nostra vicenda umana.

96

30GIORNI N.4/5 - 2011

Giorgio Salvini,

Luomo, un insieme aperto.


La mia vita di fisico,
Mondadori Sapienza,
Milano Roma 2010,
206 pp., euro 16,00

m o s t r e

Le mostre del Meeting nella tua citt

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Tel. 0541 - 728565
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Per la realizzazione delle mostre 2010 si ringrazia

Sono molto contento che 30Giorni faccia una nuova edizione di questo piccolo libro
contenente le preghiere fondamentali dei cristiani maturatesi nel corso dei secoli.
A questo piccolo libro auguro che possa diventare un compagno di viaggio per molti
cristiani.
dalla presentazione del cardinale Joseph Ratzinger del 18 febbraio 2005
(eletto Papa il 19 aprile 2005 con il nome di Benedetto XVI)

CHI PREGA SI SALVA


Il piccolo libro, di cui 30Giorni ha gi distribuito centinaia di migliaia di copie,
contiene le preghiere pi semplici della vita cristiana,
come quelle del mattino e della sera,
e tutto ci che aiuta a fare una buona confessione
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