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Dell’antilogia

aguaplano

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Stefania Giombini, Flavia Marcacci

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Dell’antilogia. 2010. Passignano s. di Stefania Giombini e Flavia Marcacci. 277-294 [isbn/ean: 978-88-904213-4-1]. pp.T. Estratto da/Excerpt from: Il quinto secolo. Flavia Marcacci. Aguaplano—Officina del libro. . Studi di filosofia antica in onore di Livio Rossetti a c.Stefania Giombini.

Stefania Giombini. Flavia Marcacci .

Dell’antilogia Aguaplano .

Flavia Marcacci. Washington. pp. Aguaplano—Officina del libro. di Stefania Giombini e Flavia Marcacci. 277-294 [isbn/ean: 978-88-904213-4-1].aguaplano. Studi di filosofia antica in onore di Livio Rossetti a c. Dell’antilogia. National Library of Congress. Prints and Photographs Division.eu / info@aguaplano.eu In copertina/Cover: Greece. Caryatide Porch (1860-1890). copyright © 2010 by Aguaplano—Officina del libro. Athens (Ancient).T.Stefania Giombini. . Proprietà letteraria riservata.c. Erecthion. d. 2010. Estratto da/Excerpt from: Il quinto secolo. www. Passignano s. Videoimpaginazione/graphic layout by: Raffaele Marciano.

retorica.L. metrica. si è posta in bilico tra la logica e la retorica. Beccaria (a cura di). v. Introduction à la rhétorique. antinomia) per scoprire che antilogia può non comparire a favore di antinomia e che quando si va a cercare qualcosa in più circa l’antinomia si è deviati alla definizione di paradosso. pur anche tale. A riprova di questo sarà sufficiente affidarsi a un buon dizionario di retorica (ad esempio: G. non solo nei manuali di retorica ma anche nei testi di filosofia (tra cui i dizionari). ad esempio O. come forma retorico-argomentativa retta da una stringente struttura logica. forse per il fatto che vi è una sostanziale ambiguità su quale tipo di approccio possa essere più atto a comprenderne la natura profonda. Milano 1988). cioè. di G. Bologna 1996] e B. In alternativa è possibile consultare i manuali di retorica dove addirittura spesso. in relazione alle nostre conoscenze. . infatti. A sottolineare tale presunta dicotomia. tale figura non appare (cf. Paris 1991-1994² [tr. collocare in maniera definitiva l’antilogia in un campo o in un altro o se gode di uno statuto autonomo. Manuale di retorica. Alfieri. concetti o temi della filosofia antica che non hanno trovato e non trovano largo spazio nelle analisi degli specialisti: tra questi ci sembra di poter annoverare l’antilogia. Théorie et pratique. Si tratta. Torino 1994. di intendere se essa sia una struttura retorica o se. Non è questione da poco comprendere se è possibile. Reboul. dal momento 1. non è raro trovare l’identificazione tra antilogia e antinomia1. Introduzione alla retorica. Dizionario di linguistica e di filologia. L’antilogia. diremmo sempre. Mortara Garavelli. abbia una validità nel campo della logica e indirettamente in quello più generale della conoscenza. it. detta anche antilogica come arte di costruire antilogie. La letteratura critica non ha mai trattato l’antilogia in maniera esauriente.Introduzione V i sono argomenti.

Testimonianze e frammenti. o antilogia: l’apporto più scandalosamente innovativo della retorica sofistica». Per l’appunto scrive Mortara Garavelli2: «Era la tecnica del contraddire. La Sofistica. vantandosi di saper rendere forte ogni tipo di argomentazione. allo stesso modo e con la stessa intensità. . ossia persuasivi e funzionanti. I Presocratici. Mortara Garavelli. DK = H. Infatti costruire una antilogia significa costruire intorno allo stesso argomento due discorsi di natura opposta. cit. ugualmente potenti. Diels-W. L’antilogia è in primis una forma di argomentazione. È Filostrato a consegnarci un Gorgia che nel teatro di Atene sollecitava la folla con un “proponetemi un tema”. In questo nostro contributo andremo a investigare le origini e gli sviluppi dell’antilogica. la possibilità di giudicare vera un’unica argomentazione. Era un vanto per i sofisti sentirsi e dimostrarsi capaci di poter argomentare su tutto e sul contrario di tutto. per provare a raccogliere eventuali elementi risolutivi – o almeno chiarificatori – di questo problema. I1 = DK 82A1a)3. L’effetto dirompente di una tale argomentazione consiste nel fatto che un ascoltatore (o un lettore) può accettare entrambe le argomentazioni o arrivare a rifiutarle entrambe perdendo. 3. Flavia Marcacci che né la retorica né la logica la comprendono pienamente nella loro sfera di interesse.s. anche quella apparentemente debole. fuor di dubbio. trovò grande fortuna nell’antilogia. Bari 1979. dimostrando grande abilità nell’improvvisare discorsi ispirati ad argomenti diversi e sotto diverse prospettive (Philostr. Manuale di retorica. v. una modalità di produrre un discorso attraverso un duplice registro. Kranz.. È proprio in questo mondo che la figura dell’antilogia trovò una sua diffusione e uso specifico. La sua formalizzazione è ‘A et non-A’ dove ‘A’ e ‘non-A’ (che da qui in avanti indicheremo con ~A) vengono proposte con lo stesso valore epistemico.278 Stefania Giombini. p. I luoghi dell’antilogia: l’esperienza sofistica Quando si parla di figure retoriche e arte della persuasione è immediato riportarsi al mondo della Sofistica. in ogni caso. collocabili in pieno V secolo. 2. È forse utile iniziare circoscrivendo uso e semantica del termine. tanto da non lasciare intendere immediatamente la possibilità di una vera e propria pratica dell’antilogica al di fuori della Sofistica. 19.

V 10 = fr. Inst. III 37 e 57 = DK 80B5). come risulta dalle testimonianze. riportato da Apuleio nei Florida (Flor. 12 = DK 80B6). inoltre cf. se perderà non pagherà. se l’analogia esiste.. 32 ss. . Hülser (Hg. ciò che riportano Diogene Laerzio e Quintiliano rispettivamente in D. Lana. A seguito del mancato pagamento. se Diogene Laerzio riportando Euforione. D’altronde Protagora. 5. molte tracce degli argomenti antilogici di Protagora. però. Un aiuto in questa direzione proviene da Protagora. dovrà versare l’onorario. IX 50-56 = DK 80A1. avendo ben appreso l’arte antilogica.L. Cf. att. Non abbiamo. era profondamente esperto di politica e diritto dal momento che gli fu commissionata la stesura della costituzione di Turi (D. che deve aver codificato l’arte antilogica chiarendone il terreno logico e linguistico e applicandola alle opposizioni naturali in maniera decisamente nuova. Evatlo. Or. ma è innegabile che sia stimolante pensare che. IX 50-56 = DK 80A1 e Quintil. p. facilita la chiarificazione della probabile natura dell’antilogica e dell’uso capace che ne fece Protagora: si tratta del famoso episodio che narra della disputa tra il sofista e il suo allievo povero Evatlo. che però è andato perduto: sappiamo però che questo scritto godeva di una fama notevole. Torino 1950. in virtù del giudizio della giuria. se vincerà non pagherà. mentre è più difficile andare al fondo della questione e capire in maniera non superficiale cosa essa comportasse. 4.Dell’antilogia 279 Che Gorgia e in generale i sofisti si siano serviti dell’antilogia in maniera cospicua e programmatica non vi sono dubbi. Stuttgart-Bad Cannstatt 1986-1987.). purtroppo.). Un noto episodio. Die Fragmente zur Dialektik der Stoiker. III 1. arriva (addirittura) a suggerire un’analogia tra la Repubblica di Platone e l’opera di Protagora quando afferma che la prima è tutta contenuta nella seconda5. Quest’ultimo promette di pagare l’onorario delle lezioni dopo aver vinto la sua prima causa. 1222 Hülser4. il maestro lo avverte che intenterà una causa vincendola sicuramente: infatti se Evatlo vincerà. A lui si deve lo scritto intitolato Antilogie. K.19-29 = DK 80A4) e da Aulo Gellio ne Le notti attiche (Noct. Protagora.L. 18.L. in virtù dell’accordo iniziale. I. probabilmente le Antilogie protagoree ebbero un contenuto politico inerente la vita della città. in virtù dell’accordo. Non è questa la sede per approfondire ulteriormente tale rilievo. dovrà pagare e se perderà. in virtù del giudizio dei giudici. propone un discorso di pari valore: infatti. Panezio e Favorino (D. 4 Bd.

Pl. Per esempio se di ogni cosa si può affermare o negare alcunché. 7. 43 = DK 80A20: «Dice Protagora che di ogni cosa si può discutere con pari attendibilità da punti di vista opposti.L. come necessariamente deve ammettere chi fa suo il ragionamento di Protagora». [Alcmeone] diceva che duplici sono per lo più le cose riguardanti l’uomo. Senec. 14) = DK 80A20: «I Greci affermano. buono cattivo.1007 b 18 (= DK 80A19): 6. Se e quale fosse il presupposto teoretico sul quale la tecnica di Protagora si basava è chiarito da Aristotele in Metaph. bianco nero. Euthd. Γ 4. da Platone e Aristotele a Seneca e Clemente Alessandrino. È necessario. sottolineare che precedentemente la filosofia aveva riflettuto sulla possibilità di discorsi opposti. 1007 b 18 = DK 80A19: «E ancora. Metaph. Per lo più tratta di medicina. = DK 24A3: «[…] Parlando in modo simile a quello dei Pitagorici. Quest’ultima testimonianza ci indirizza verso qualcosa che è più di un semplice sospetto: sembra chiaro. fisiologo e allievo di Pitagora. VI 65 (II 464. il sofista sarebbe stato il primo a riconoscere e utilizzare le antilogie6 applicandole al dialogo. che per Protagora non sussista contraddizione qualora si afferma ‘A et ~A’ perché A e ~A sono entrambi validi. è chiaro che tutte quante le cose saranno una. se cioè ogni cosa si possa discutere da opposti punti di vista». Ne è un lieve indizio (piuttosto labile) in Alcmeone di Crotone. strumento che sarà reso celebre da Socrate: «Anche da lui prese le mosse la forma di discorso cosiddetta socratica. e anche altri più antichi». D. e per primo Protagora. infatti. ma nominava quelle che gli capitavano. un muro e un uomo. IX 51 = DK 80A1). così come testimonia lo stesso Diogene Laerzio. IX 53 = DK 80A1). e come più nello specifico testimonia Aristotele. comunque. se su ciascuna cosa sono vere nello stesso tempo tutte le proposizioni contraddittorie. sempre ne provo meraviglia. Γ 4.L. 286b-c = DK 80A19: «[Socrate]: Sebbene io abbia sentito molte volte e da molti cotesto ragionamento [che non è possibile la contraddizione]. E quel ragionamento con cui Antistene cercava di dimostrare che la contraddizione non è possibile. e ancora. VIII 8 = DK 24A1: «Anche costui fu discepolo di Pitagora. Strom. dolce amaro. Arist. A 5. Metaph. Al.280 Stefania Giombini. E altre fonti antiche. . come quando dice: “La gran parte delle cose umane è duplice”».L. grande piccolo». Flavia Marcacci Diogene Laerzio si spinge ancora oltre quando afferma che Protagora «fu il primo a dire che su ogni oggetto ci sono due ragionamenti contrapposti» (D. Se ne serviva spesso Protagora e la sua scuola. Ma.986 a 22 e ss. egli non definiva quali fossero le contrarietà. che si può a ogni argomento contrapporre un argomento». è stato lui a sostenerlo […]» (D. e anche di questo stesso principio. Clem. ep. saranno lo stesso un trireme. confermano questa conclusione7. E tuttavia parla qualche volta della natura. 88.. Alcmeone si troverebbe sulla linea delle opposizioni pitagoriche e delle opposizioni naturali di cui si è fatto bandiera anche Eraclito. diversamente da essi.

Apologia di Palamede. quando contestualizza il rimando al sofista inquadrandolo nella più ampia discussione sull’unità e i suoi molteplici significati. dato che la proposizione contraria è vera.21-34 = DK 84A2) e le orazioni epidittiche contrapposte di . in Senofonte. e poiché l’uno è misura si parla più in generale di misure: Protagora afferma che l’uomo è misura di tutte le cose.1009 a 6 (= DK 80A19): Da questa opinione deriva anche il ragionamento di Protagora […] Se tutte le opinioni e tutte le apparenze sono vere. sicché per forza la stessa cosa insieme è e non è. l’Eracle al bivio di Prodico (dove l’eroe è attratto sia dalla Virtù sia dal Vizio. Γ 5. tutti dicono il vero. Poiché se a qualcuno pare che un uomo non sia una trireme. I 1. Ancora in Metaph. e questi. se di ogni cosa si può affermare o negare alcunché. perché hanno l’uno la percezione sensibile. perciò. Costituiscono altri esempi di antilogie le opere di Gorgia di Lentini (Encomio di Elena. Ammesso questo. è chiaro che. saranno lo stesso una trireme. si deve ammettere anche che tutte le opinioni sono vere. anche è. come necessariamente deve ammettere chi fa suo il ragionamento di Protagora.1053a35 (= DK 80A19). un muro e un uomo. nucleo della dottrina protagorea. Per esempio chi mentisce e chi dice il vero sostengono due cose opposte. ovviamente improntato sulla sua propria gnoseologia. L’accento critico di Aristotele è teso a banalizzare l’homo mensura. ma allora. non è una trireme. ma se la realtà è così [quale afferma Protagora]. Poiché si danno spesso tra gli uomini opinioni contrarie. pur avendone l’aria. il dialogo dei Meli di Tucidide (V 85-110). l’altro la scienza. dal testo si evince che Protagora avrebbe comunque avuto un pensiero dominante e fondante la sua sofistica e in particolare l’uso antilogico delle contraddizioni. Peri tou mē ontos) in quanto possono essere intese come discorsi opposti a quelli dell’opinione comune. reputiamo che s’inganni. Mem. E in Metaph.Dell’antilogia 281 […] Per esempio. e chi non la pensa come noi. le quali noi diciamo esser misura del loro oggetto. Nulla dunque dice d’eccezionale. II 1. Al di là del giudizio dello Stagirita. non intendendo dire se non che è misura colui che sa o colui che percepisce. segue necessariamente che ciascuna è insieme vera e falsa.

il secondo si muove tra il bello e il brutto. Oltre che per il loro valore intrinseco. Si tratta di quattro antilogie complete a cui seguono altri 5 testi meno strutturati ma sempre di carattere antilogico10. l’Aiace e l’Ulisse (sez.282 Stefania Giombini. il valore della memoria. Milano-Varese 1969. . F. la sapienza e la virtù (la loro insegnabilità). Quest’opera si caratterizza per essere non tanto una narrazione. la capacità dialogica. sono un testo anonimo tramandatoci da un manoscritto di Sesto e attribuibile a un allievo di Protagora che probabilmente li compose come esercitazioni scolastiche. 10. 36=DK 80A10). i Ragionamenti duplici. V A 53 e 54 delle Socratis et Socraticorum Reliquiae)8. secondo la forma tipica degli esercizi antilogici. Più di Protagora e dei sofisti a lui vicini. il terzo concerne il giusto e l’ingiusto. Il primo ragionamento si sviluppa sul rapporto tra il bene e il male. 9. però. oggi costituiscono per noi repertori emblematici esempi di antilogie le Tetralogie antifontee e i Dissoi Logoi: in queste opere l’uso delle antilogie è strutturale. La terza tetralogia riguarda la discussione tra un giovane e un vecchio che sfocia in una zuffa e in cui ha la peggio il vecchio che muore in seguito a un colpo del giovane. I successivi ragionamenti riguardano il linguaggio. il terzo e il quarto sono le repliche ai due precedenti. I Dissoi Logoi. Per. Antiphontis Tetralogiae. La prima tetralogia tratta dell’assassinio di un uomo ricco e del suo servo al rientro da un banchetto. in Dizionario delle scienze e delle tecniche di Grecia e Roma. i Dissoi logoi hanno ottenuto un decisivo successo dal pubblico contemporaneo in virtù della loro collocazione a chiusura dei frammenti dei Presocratici di Hermann Diels e Walther Kranz. La seconda tetralogia concerne l’omicidio di un giovane da parte di un amico che lanciando un giavellotto lo colpisce. v. Un anonimo accusa il giovane di omicidio ma questi si difende affermando che si è trattato di legittima difesa. Pisa-Roma 2010. Il padre del ragazzo morto accusa il giovane lanciatore che deve difendersi dall’accusa della volontarietà e della responsabilità dell’azione (questa tetralogia è avvicinabile alla discussione tra Pericle e Protagora circa la morte di Epitimo di Farsalo tramandataci da Plutarco. Flavia Marcacci Antistene. mentre il quarto tratta del vero e del falso. Decleva Caizzi (a cura di). I contenuti delle Tetralogie sono i seguenti. 8. antilogia. l’elezione casuale dei politici. S. Per un’edizione delle Tetralogie con commento cf. il secondo è la difesa. Le Tetralogie di Antifonte sono costituite da tre gruppi di quattro discorsi che concernono tre eventi giudiziari9 in cui viene ripetuto lo stesso schema argomentativo: il primo discorso è l’accusa. Di questo omicidio è accusato l’acerrimo nemico del nobile che in tribunale si difende. quanto piuttosto una vera e propria messa in opera delle argomentazioni: entrambe le posizioni di accusa e di difesa con le relative obiezioni si propongono al pubblico con la stessa forza epistemica e persuasiva. Giombini. Plut. Cf.

in Platone. ferme e in movimento? Fedro – Si certo! Socrate – Dunque. DK 29A10 e 29A9) o padre della dimostrazione per assurdo (immagine quest’ultima assunta da filosofi. a cura di G. 261 d-e. Per questo motivo suscita più che una curiosità l’attribuzione della paternità dell’antilogica a Zenone di Elea. Reale. Milano 2000. È qui che Platone si riferisce a Zenone come il “Palamede di Elea” e lo propone come colui che utilizzava l’arte del contraddittorio: Socrate – E non sappiamo. it. . così tanto diffusamente che appare inutile darne un listato bibliografico). mentre Aristotele ne fece un tipo di ragionamento dimostrativo successivamente largamente usato: i paradossi zenoniani non hanno direttamente a che fare con tale struttura. ma. Tutti gli scritti. una sola arte. La dialettica è notoriamente il metodo filosofico che procede per alternanza di domanda e risposta. per tutti i discorsi. e che da Socrate a Platone fu identificato con la filosofia stessa. allora. c’è. Phd. Diogene Laerzio è fonte piuttosto autorevole. una e molte. che il Palamede di Elea parlava con una tale arte da fare apparire a quelli che lo ascoltavano le medesime cose simili e dissimili. per la prima volta suggerita e sostenuta da Platone nel Fedro. e di mettere in luce quando un altro sa fare la stessa cosa e sa nasconderla. logici e matematici nel mondo moderno. se pure c’è. Cosa induca Platone a definire Zenone un pensatore dedito all’antilogica è un quid tutto da definire dal momento che Zenone ha dovuto la sua fama all’esser riconosciuto padre della dialettica (per lo meno dagli antichi che si adeguano all’opinione di Aristotele. c’è l’arte del contraddire non solo nei tribunali e nell’assemblea popolare. forse proprio da qui conviene ripartire.Dell’antilogia 283 Zenone di Elea nella testimonianza platonica La ricchezza dell’esperienza sofistica in merito all’antilogica è indiscussa. mediante la quale uno sarà capace di rendere ogni cosa simile a ogni cosa in tutti i casi possibili nella misura del possibile. sebbene può offrire un certo margine di perplessità quando allude alla presenza di dialoghi nel nove11.11 Socrate prosegue sostenendo che da questa possibilità antilogica nascono e si possono attuare gli inganni. Reale. Pl. tr. come sembra. di G.

G. SE 10 170b19 = DK 29A14: «Se si ritiene. A occuparsi della questione in maniera più doviziosa è stato George B. ma sia l’interrogato che Zenone interrogante pongono la questione pensando che ne abbiano uno solo e il risultato del discorso è che tutto è uno –. – fa rumore cadendo o no?». . hanno certo molti significati. farà rumore anche un sol grano e la decimillesima parte di un grano». Se così è. Aristotele invece. 13. abbia attribuito a Zenone questa stessa metodologia. 79-89]. it. reso debole dalla mancata esplicitazione del significato dei termini coinvolti (Phys. 15. a cura di C. The sophistic movement. Per lo studioso la difficoltà interpretativa del passo e. III 48 = DK 29A14: «Il primo a scrivere dialoghi dicono che sia stato Zenone eleata. Musolesi. – disse. che un nome che ha più significati ne abbia uno solo – l’essere e l’uno. pp.B. 55 Rose] dice Alessandro di Stiria o di Teo». Questi rispose che c’è. Protagora. deriva da una carenza terminologica e una scarsa chiarificazione della semantica della 12. Cambridge 1981 [ed. per esempio. ma che ci appare più una sorta di ragionamento deduttivo. in questo caso il discorso segue tanto la parola quanto il pensiero». I sofisti.L.284 Stefania Giombini. «E che – disse Zenone – non c’è una proporzione tra un medimmo di grani e un grano solo o la decimillesima parte di un grano solo?». dunque. nel primo libro del Sui poeti [fr. Eppure anche Aristotele13 sembra suggerire che Zenone abbia utilizzato il dialogo. Protagora rispose che il medimmo faceva rumore. sia da parte dell’interrogante che dell’interrogato. D. «E un medimmo di grani. un sol grano o la decimillesima parte di grano fanno rumore cadendo?». 1108. Bologna 1988. dato che un medimmo di grano fa rumore. «e che – disse Zenone – non ci sarà anche tra i suoni la stessa proporzione? Infatti la proporzione che c’è tra i corpi sonori ci deve anche essere tra i suoni. Kerferd14 che ha provato a capire perché proprio Platone. analogamente si potrebbe giudicare scarsamente eloquente il brano dialogico riportato da Simplicio in cui Zenone discute con Protagora esponendo quello che per alcuni è un paradosso. 14. Protagora rispose di no. Tale è l’impostazione che dava Zenone al ragionamento. Kerferd. Kerferd si riferisce all’antilogia sempre come tecnica antilogica. l’arte di costruire antilogie. della posizione platonica. sottintendendo sempre non solo la forma logica di un’argomentazione ma la capacità tecnica. Flavia Marcacci ro delle opere dell’Eleate12. che ha sempre legato l’arte antilogica15 al mondo sofistico. 18 = DK 29A29): Con ciò risolve anche il ragionamento di Zenone l’eleata che domandò a Protagora il sofista: «Dimmi.

18. come l’impiega Platone – differisce dall’eristica in due aspetti principali: anzitutto il suo significato è diverso. Zeno of Elea’s Attacks on Plurality. il vero passa in secondo piano a favore della lotta verbale. del Fedone (89d1-90c7) e del Liside (261a). Hermann Fränkel17 e Gregory Vlastos18. «American Journal of Philology». L’eristica è l’arte di proporre un discorso per prevalere sull’avversario: si tratta di un “gioco” linguistico e retorico in senso strettamente tecnico che non ha pena di relazionarsi con la verità. di logica. 16. muovendo da un determinato logos (diciamo l’opinione di un avversario). fondando la sua tesi anche sul rispetto che Platone mostra per Parmenide e. Socrate usa in maniera involontaria l’antilogica (come è testimoniato dal Teeteto. 1942. 17. cosicché quello sia costretto o ad accettarli entrambi o – per lo meno – ad abbandonare la sua posizione originaria»19. Kerferd. G. carenza che ha posto in contraddizione anche grandi studiosi come Francis Macdonald Cornford16. dialettica ed eristica. pp. H. 20. dunque. 1-25 e pp. 83-84. Inoltre. Circa il rapporto antilogica-eristica Kerferd sottolinea che: «L’antilogica – intesa in senso tecnico. 150-155. Infatti la dialettica procede sulla base della classificazione delle cose in specie e generi.Dell’antilogia 285 tecnica in esame. In contrapposizione a Kerferd e alla maggior parte della letteratura critica. 95. È necessario. op. Viene così a delinearsi una distinzione sostanziale tra antilogica e dialettica in relazione alla discussione filosofica. Plato’s Testimony Concerning Zeno of Elea. che non può reggersi sulla prima e necessita invece della seconda. pp. Consiste nell’opporre un logos a un altro. F. pp. 164c2-d8) e la sua “buona fede” fa sì che non possa dirsi vicino all’eristica20. Plato and Parmenides. a formulare un logos che lo esclude o che lo contraddice. 1975. 193-206: Fränkel ritenne plausibile l’immagine platonica di uno Zenone dedito a ingannare i suoi lettori. Vlastos. New York 1964: secondo Cornford Platone considera Parmenide un vero e proprio sofista dedito. oppure nello scoprire o porre in risalto la presenza di una simile opposizione in un ragionamento. all’antilogia. in una cosa o situazione […] consiste nel procedere. Kerferd cerca di capire la reale posizione di Platone nei confronti dell’antilogica leggendo questo passo congiuntamente a quelli del Fedro. Narcy prospetta la possibilità di un Socrate molto più vicino all’eristica di quanto ci si sia mai . mentre l’antilogica poggia sulle sole contraddizioni verbali. poi l’atteggiamento di Platone nei suoi confronti è diverso da quello che egli dimostra verso l’eristica. anche per l’allievo che lo difende. 19. cit. 63. per Kerferd. «Journal of Hellenic Studies».M. Fränkel.. Vlastos si oppose alla tesi di Fränkel ritenendo assolutamente infondata l’immagine sofistica di Zenone. distinguere tra antilogica. Cornford.

M. co- potuti aspettare. Il Socrate dei dialoghi. dunque.. che è mutevole e molteplice: l’antilogica è propria del linguaggio e della logica ma esprime le opposizioni concrete della molteplicità empirica. corretta) di un passo del Fedone (89d1-90c7) incentrato sulla “misologia”. ma solo in base all’uso buono o cattivo che se ne fa. Così i sofisti hanno riconosciuto il carattere antilogico del reale ma. Platone intraprende una “seconda navigazione” per giungere nella dimensione della verità unica e incontrovertibile. Questa tesi è sostenuta. quella dei sofisti è soltanto una mezza verità. Fedone 85c e s. non è strettamente verità. Mazzara (a cura di). Kerferd. specialmente in mano ai giovani (rischio corso anche dalla dialettica che. Per lui il processo della confutazione è di regola una parte necessaria del metodo dialettico (cf. l’antilogica è il primo passo sulla via che conduce alla dialettica»22. 89. mentre essi ne hanno preso semplicemente atto. Ivi. p. può spingere alla contestazione politica). p.. Che cosa è un dialogo socratico?. 21. ossia l’avversione per quei logoi ai quali inizialmente ci si affida perché ritenuti veri ma che poi si dimostrano falsi. La possibilità dell’antilogica scaturisce dalla costituzione stessa del mondo fenomenico. Il risultato raggiunto dalle analisi di Kerferd non può passare inosservato. Nella sua opinione. se appresa e praticata sotto i trent’anni. 85. in G. ma l’ha riscoperta nel pensiero platonico. Non solo lo studioso ha colto l’importanza dell’antilogica tentandone una definizione. l’antilogica può essere pericolosa perché può prestarsi a un cattivo uso. . a questo punto. Seminario palermitano del gennaio 2006. Narcy. oltre la quale è necessario spingersi ma che resta di fatto irrinunciabile. Alla fine dell’analisi. semplicemente di un metodo.286 Stefania Giombini. infatti. Kerferd ammette che: «[…] Platone non condanna l’antilogica in quanto tale. dalla lettura (a suo modo. Flavia Marcacci per Platone. Repubblica 534b e s. di una tecnica che può essere giudicata non pregiudizialmente. L’instabilità dei logoi è di fatto corrispondente alla variabilità della verità fenomenica che.)» 21. Si tratta. op. «anche se non gli piace ammetterlo. Bari 2007. 22. Cf. Se dunque Platone stesso descrive un labile limite tra antilogica e dialettica. e che dovrebbe portarci a cercare la verità in una dimensione ulteriore che Platone colloca nel Mondo delle Idee. cit. Per questo Kerferd conclude che per Platone. laddove difficilmente si sarebbe potuto pensare di riscontrare. per Kerferd.

se si accetta la loro ipotesi che esiste la molteplicità. Migliori. Proviamo ad approfondire questo 23.Dell’antilogia 287 mincia a intravedersi una certa coerenza nella dichiarazione di paternità dell’antilogica a Zenone di Elea. da questa asserzione derivano innumerevoli conseguenze ridicole e contraddittorie. Può davvero Zenone essere padre dell’antilogica? Attestata la congruenza della fonte che fa di Zenone il padre dell’antilogia. Questo passaggio conferma i passi platonici. cit. in particolare quello del Parmenide (127a-c = DK 28A12). per la quale è indispensabile sapere che volontà di Zenone era difendere il maestro proprio nel sostenere l’indivisibilità e l’unità dell’essere. 128c-d. da padre dell’antilogia. di M. in Platone. rendono la pariglia con gli interessi. ma che. il quale si occupava dello studio della natura come Parmenide. proveremo a mostrare la validità di questa attribuzione su di un piano contenutistico. Quest’ultimo è stata la pietra fondante per erigere l’immagine di uno Zenone difensore delle dottrine del maestro: […] i miei scritti sono un aiuto alla tesi di Parmenide contro coloro che cercano di ridicolizzarlo sulla base dell’affermazione che. I miei argomenti. dimostrando che. Così. sviluppando una particolare capacità di confutare mediante antilogie. se l’Uno è.5 = DK 29A4): Pericle ascoltò le lezioni anche di Zenone di Elea. Ci si concentri ora sul passaggio conclusivo: «[…] dimostrando che. Circa la presupposizione sull’uso dell’antilogia nello studio della realtà fenomenica. capace di sviluppare contraddizioni. opponendosi a coloro che sostengono il molteplice. 4. se si accetta la loro ipotesi che esiste la molteplicità. corsivo nostro). Tr. Tutti gli scritti. ne conseguono effetti ancora più ridicoli […]23 (Parm. ne conseguono effetti ancora più ridicoli […]». diviene eloquente il riferimento di Plutarco a Zenone (Pericl. imprigionava l’avversario in difficoltà indissolubili. it. Zenone è stato confermato al titolo di padre della dimostrazione per assurdo. .

gli esseri sono infiniti [~p’→~s]. ovvero la congiunzione delle due implicazioni di opposti è equivalente all’implicazione della congiunzione di opposti.109b18 ss. A veder bene. La dimostrazione per assurdo offre la possibilità di avanzare una conclusione sfruttando l’impossibilità di una contraddizione. Marcacci. Occorre però usare una seria prudenza nel voler rintracciare nei soli frammenti di Zenone che possediamo lo schema della dimostrazione per assurdo così come oggi la concepiamo24: si prendano ad esempio i frammenti 1 e 325. . 26.. Ci permettiamo di rimandare a F. 25. è necessario che essi siano tanti quanti sono e non di più e neppure di meno [~p’→ s]. Generalmente lo schema della dimostrazione si applica in seguito alla posizione di una generica implicazione ‘se p allora q’: ‘se ~q allora ~p. qualora si riferiscano alla negazione della molteplicità. infatti. si può vedere che dalla negazione di p si ottengono le congiunzioni ‘r et ~r’ e ‘s et ~s’27. Kranz. Assumendo questo dato e volendo leggere i soli frammenti di Zenone senza 24. 72-78. se gli esseri sono molti [~p]. Reale. se sono tanti quanti sono. Milano 2006. pp. vale l’equivalenza tra le espressioni ‘‘~p→s’ et ‘~p→~s’’ e ‘‘~p’→‘s et ~s’’. 1: Così. è necessario che essi siano. Roma 2009. Diels-W. E se sono molteplici. s= ‘l’essere è di numero finito’. a un tempo. Vedi nota precedente. Ovvero: ‘‘~p’→‘r et ~r’’. Inoltre sull’opposizione di affermazione-negazione cf. Per Zenone ci riferiamo all’edizione H. Top. Considerando le variabili proposizionali p = ‘l’essere è uno’. Flavia Marcacci passaggio. dove il problema è stato più ampiamente affrontato. Aristotele. allora q’. A 2. e grandi fino a essere infiniti. E così il fr. Alle origini dell’assiomatica: gli Eleati. Ora. la conclusione deriva dall’implicita ammissione dell’impossibilità di tenere insieme ‘p et ~p’. Ovvero: ‘‘~p’→‘s et ~s’’26. Arist. devono essere finiti. Euclide. a cura di G. r = ‘l’essere è piccolo’. 27. ma p. 3: Se gli esseri sono molteplici.288 Stefania Giombini. e piccoli e grandi [r et ~r]: piccoli fino a non aver affatto grandezza. I Presocratici. In questo caso. Così recita il fr.

ossia facendo a meno del passo platonico e basando l’argomentazione sulla struttura puramente logica del ragionamento. Compiuto questo sforzo. bisognerebbe avere la conoscenza di cosa siano gli esseri in ogni somiglianza e dissomiglianza (262a). ‘r et ~r’ e ‘s et ~s’. La stessa ambiguità sembra espressa in altri brani. Questa consapevolezza non ci dice nulla. si vede bene che. di fatto. Se si prosegue in questo modo. almeno nei frammenti che ci sono stati tramandati. dove si nota sorprendentemente che la risposta di Zenone a Socrate va nella stessa direzione del nostro ragionamento: Zenone dichiara di aiutare il maestro non perché ottiene dai suoi paradossi che l’essere è uno (p). dire di riscontrare lo schema della dimostrazione per assurdo. ma solo che dall’essere molteplice (~p) si ottengono troppe contraddizioni (128d). non viene dato né il valore di verità di p né quello del ragionamento complessivo: non possiamo. nel nostro caso specifico. Nei frammenti l’unica ammissione esplicita è. ma non quella della premessa (‘p’ o ‘~p’). Mentre se l’implicazione di ‘x→V’ è F deduciamo che x è F. quindi. 5). infatti. Ma. il valore di verità dell’implicazione non viene esplicitato. non può essere dichiarata vera. con il solo principio di non contraddizione. per scegliere la verità o la falsità di una qualsiasi cosa. In altre parole. Non conoscendo il valore di verità della premessa ‘~p’. la congiunzione di proposizioni opposte. nel nostro caso. se si sa che l’implicazione ‘x→F’ è F deduciamo che x è V. poiché non si può risalire dalla verità di una implicazione a quella delle sue premesse in maniera automatica: l’inganno nasce proprio quando colui che conduce il discorso passa da un “essere” a un “non essere” sfruttando piccole somiglianze che non hanno a che 28.Dell’antilogia 289 ricorrere al passo platonico. neanche sulla conclusione di tutto il ragionamento (ovvero sul valore di verità dell’implicazione ‘‘~p’→‘r et ~r’’ o ‘‘~p’→‘s et ~s’’): infatti. Le implicazioni da vero a falso (V→F) e da falso a falso (F→F) sono rispettivamente F e V. conosciamo solo la falsità di ‘r et ~r’ e ‘s et ~s’. come quando il Socrate platonico nei passi seguenti al 261d del Fedro ammonisce che. . vi si potrebbe risalire conoscendo il risultato dell’implicazione e quello della seconda proposizione del ragionamento. si può tornare ora al Parmenide. Nei frammenti. però. non ci sono motivi per risalire alla falsità di ~p e dunque alla verità di p28. quella relativa alla non esistenza dello spazio (fr.

Sull’intreccio di logica e retorica in alcuni paradossi di Zenone di Elea. che per ciò che concerne del giusto e dell’ingiusto. di rimando. Oltre il demonstrandum. La dimensione metacognitiva dei testi paradossali nell’età dei Sofisti. cit.290 Stefania Giombini. 172b)29 L’invito sottinteso è quello a ricordare che la verità deve essere stabilita con un altro metodo. diventano l’esplorazione delle contraddizioni che emergerebbero tenendo per buona la divisibilità dell’essere (e. 30. di C. Mazzarelli in Platone. 125-138. vogliono insistere a dire che nessuna di queste cose esiste per natura e con una sostanza propria. nel momento in cui sembra e per tutto il tempo in cui sembra. perché non sufficienti per sfuggire del tutto alle maglie del diallelo (e dalle quali di fatto si potrà uscire solo una volta compreso chiaramente che non può ottenersi una vera dimostrazione se non all’interno di un sistema). it. del santo e dell’empio. pp. si può attribuire a Zenone. Ancora più esplicito questo concetto nell’attacco ai protagorei. Sostenuti da queste considerazioni. L’Achille di Zenone: logica e retorica. letti in questa direzione. In un certo senso avrebbero potuto offrire agli avversari delle tesi eleatiche l’invito a raffinare le loro stesse idee di divisibilità. L.. dello spazio o del tempo). «Archiv für Geschichte der Philosophie». accetta toma è ciò che sembra alla comunità che diventa vero. 1-25. Cf. Tutti gli scritti. senza ottenerne insegna­menti positivi30. Anche i paradossi. Id. al pari che ai sofisti. però. 1988. (Theaet. Occorre. comprendere questa retrospettiva in relazione all’esplorazione dell’antilogia messa in atto dai 29. «Méthexis». Flavia Marcacci fare con la verità dell’essere (262b). l’invenzione dell’antilogica. L’antilogia: verso la logica formale e/o verso la logica materiale? Zenone ci offre una retrospettiva sull’arte antilogica e ci colloca sul fronte dell’ontologia eleatica: proprio questa fornì il passo allo sviluppo di una logica più matura. che – si sa – volgerà in Platone all’ottenimento delle forme ideali come fonti della verità. pp. 19. dal momento che egli usava elabo­rare ragionamenti per porre contraddizioni. «Criterion». Id. Rossetti. 1992. che da Platone raggiunse ancor più compiutezza in Aristotele. Tr. 2006.. pp. 74. 1. . 6776.

ma imprigionano coloro che volevano sfuggire a un essere monolitico nelle contraddizioni di un essere plurale. p. come le più evidenti formulazioni storiche degli opposti poli dell’antinomia [tra un’ontologia puramente noetica e trans-linguistica. La divisione tra le idee che fonda il meccanismo di risalita alle essenze dell’Iperuranio si avvale proprio della struttura affermazionenegazione. Possono venire in aiuto alcune riflessioni che Vittorio Sainati svolgeva nel 1965 in proposito: «La storia della dialettica platonica è la storia di un laborioso e travagliatissimo confronto con la filosofia sofistica del linguaggio e con l’ontologia eleatica. 13-96. La reazione sofistica. le due nervature concettuali/metodologiche che sospinsero un versante della filosofia verso la logica. proprio quella realtà a cui. pp. Zenone presta gli strumenti per far emergere questa asfissia. Tra Parmenide e Protagora [1965]. ottenendo di riferirla anche alla negazione della realtà monolitica dell’essere eleatico: i paradossi non conducono inevitabilmente a preferire l’unità o la molteplicità dell’essere. per nulla attratta dalla fissità ontologica e attenta piuttosto alla mutevolezza della realtà.Dell’antilogia 291 sofisti. riconosciute per l’appunto. Sainati. così anche in Aristotele troviamo discussa l’antilogia in sede retorica. Socrate. cioè. Sainati. di provenienza eleatica. confluendo di fatto nelle originali sintesi di Platone e soprattutto di Aristotele. in part. Tale confronto serve per provare a rispondere all’interrogativo inizialmente posto circa la posizione dell’antilogia tra filosofia. vorranno raccogliere la sfida di contenere anche questa dimensione nella ricerca filosofica. che rendeva la realtà soffocata e soffocante. i Greci non rinunciarono mai. retorica e logica. per loro tendenza speculativa. Logica e filosofia. l’una e l’altra. Dell’Eleatismo i due maestri ereditarono la vocazione ontologica della filosofia. e una linguistica convenzionalistico-pragmatica. 17. V. non fa che dar voce alla dimensione linguistica e dialettica del logos. Gli stimoli preziosi dell’ontologia eleatica e della linguistica sofistica costituirono. e dopo di lui Platone e Aristotele. tale da far poggiare il cognosco sull’esse. in V. ma cercando di superare la fissità dell’essere eleatico. senza però rinunciare alla possibilità di qualcosa di immutabile. Ne è prova la permanenza di elementi antilogici sia nella diairesis platonica sia nell’opera logica dello Stagirita. teorizzata dalla Sofistica]»31. . sottolineando che il bravo oratore deve saper produrre sia sil31. Pisa 2000.

per cui l’argomentazione retorica deve seguire le regole della dimostrazione. anche perché non si distinguono la declinazione materiale e formale nella logica e.292 Stefania Giombini. di conseguenza. così. introducendo una distinzione che aiuta a illuminare ulteriormente il senso del nostro discorso. Cf. Flavia Marcacci logismi dialettici che sillogismi retorici32. detta anche logica dei contenuti o semantica. Porta in sé il segno di questa indecisione anche l’antilogia. si riferisce alle relazioni dei segni con i loro oggetti extra o intra linguistici (ovvero con i referenti) e costituisce lo studio riflesso sulla corrispondenza fra ordine logico e ordine ontologico. Aristotele sostiene che un’argomentazione è una specie di dimostrazione. l’entimema parte da premesse probabili. Infatti. Thesis]. l’ontologia eleatica confluirà nel platonismo che pretenderà di fissare la verità andando a recuperare i contenuti ontologici dei termini (resi essenze reali nelle Idee). la seconda. Tale distinzione. Giombini. . Siamo soliti introdurre almeno due dimensioni nella logica. ovvero logica materiale e logica formale: la prima. la stessa retorica non è in grado di rapportarsi all’una o all’altra. anche un buon “costruttore” di entimemi tanto da possedere l’arte di costruire argomentazioni retoriche fondate. E ancora. In questo passo della Retorica. Il rapporto tra retorica e logica fatica a chiarirsi nei testi dei pensatori di questo tempo. Un esperto di dialettica sarà. Queste considerazioni ci sembra possano approfondirsi. allora la retorica procederà dimostrando attraverso l’entimema che è il sillogismo retorico. 1355a4-19. nel V secolo non era stata individuata e dunque usata. da un punto di vista non tanto storico quanto speculativo. Ora dal momento che il dimostrare è possibile attraverso la logica e dunque attraverso il sillogismo. Rh. Cf. mentre la logica aristotelica utilizzerà questo fondamento ontologico per costruire negli Analitici Primi una vera e propria logica dei termini (che di fatto diviene una ontologia formale solo parzialmente formalizzata). S. La retorica dei sofisti e la Retorica di Aristotele. andando però ad approfittare di una distinzione di cui il V secolo non ancora poteva essere consapevole. la differenza sostanziale tra il sillogismo scientifico e l’entimema sta nelle premesse: mentre il primo tipo di sillogismo parte da premesse vere. studia le relazioni tra i segni e analizza le diverse forme assunte dalle operazioni logiche prescindendo sia dai contenuti che da coloro che usano tali linguaggi. Excerptum theseos ad Doctoratum in Philosophia [PhD. che così poteva essere utilizzata con riferimento ai contenuti (ovvero in chiave di logica materiale) o con abile utilizzo della sua struttura formale (ov32. Romae 2009. Colui che attraverso la dialettica mira al vero non troverà problemi a raggiungere il probabile attraverso la retorica. appunto. Pontificia Universitas Lateranensis. invece.

Evidentemente si percepiva che essa. probabilmente non avrebbero destato tanta irritazione. privando la realtà di un valore chiaro e assoluto. In questo senso la logica può chiarire le strutture dei sofismi e individuare dove si produce l’errore34. estetici. Firenze 1987. Essi «si valgono dell’attrattiva di alcune autentiche verità (ma ambigue e troppo generiche). Se i giochi sofistici fossero stati dichiaratamente giochi di tipo formale. Logica filosofica. Ma confondere le carte. ma acquistano notevole forza quando vengono inseriti in un contesto sistematico. E così si colloca deliberatamente tra retorica e logica. . sentimentali. come un modo diverso di leggere la realtà e né tengono conto di una gnoseologia univoca né vogliono ambire alla conquista di verità universali. di fatto. per poi deformarle. argomentazioni erronee. […] La debolezza dell’intelligenza umana spiega perché alcuni possano ingannarsi con estrema facilità di fronte a uno stile letterario elegante che presenta però elementi falsi […]»33. non necessariamente distruttivo. Sanguineti. 33. per ciò detti anche paralogismi o fallacie. come tutti i sofismi in generale. ma talvolta capace di promuovere la coscienza delle profonde contraddizioni della realtà. Si potrebbe pretendere di ricomprendere nella logica il sofisma in generale? E si può anche pretendere che l’antilogia sia emblematica per conoscere qualcosa di più sull’appartenenza alla logica del sofisma in generale? I sofismi in generale sono casi di inosservanza delle regole del ragionamento. Formalmente l’antilogia pone la contraddizione: non la supera.Dell’antilogia 293 vero in chiave di logica formale). tra fatti e discorsi. J. […] Alcuni sofismi si basano su elementi retorici. dimostrandone la mutevolezza nella plasticità delle parole che la descrivono. 34. era spesso l’intenzione dei sofisti.J. e sono sempre usate con obiettivi e modalità diverse: esse si propongono. 151. oppure su motivi di ordine logico. La contraddizione fornisce un terreno appropriato dove retorica e logica si avvicinano. Non a caso Aristotele tratta le Confutazioni sofistiche proprio in continuità con le opere logiche. […] I sofismi sono facilmente smascherabili. Le antilogie disseminate nella letteratura di V secolo e in quella più tarda sono numerose. però. che sembrano concludere bene. pretendesse di esibire una logica strettamente materiale. p. disallineando i fatti e le parole o al contrario riprendendo i fatti nelle parole. Con un obiettivo.

in effetti. L’antilogia resta. un luogo particolarissimo dell’argomentare antico. né la retorica né la logica avrebbero potuto procedere.294 Stefania Giombini. un luogo che perde spesso i suoi contorni ma senza il quale. . Flavia Marcacci tra l’essere uno strumento e l’essere un’arte. inaspettatamente.

. Graciela E. Theory. Studi di filosofia antica in onore di Livio Rossetti Introduzione di Stefania Giombini e Flavia Marcacci 11 Bibliografia degli scritti di Livio Rossetti 29 PHYSIS Beatriz Bossi. 311. 379. 3. 45. Giuseppe Mazzara. p. p. The Cultural Florescence of Fifth-Century Athens in Comparative Perspective. Stefania Giombini. δισσοι λογοι and Modern Linguistics. 277. Gianfranco Maddoli. Continuo o discreto? Dai paradossi di Zenone alla meccanica quantistica.n. Senofane critico dell’antropomorfismo. 357. Daniel W. p. p. p. 101. 229. 389. Robinson. Physis et didachê chez Démocrite. Equiparazionismo ontologico e deduttivismo: l’eredità di Parmenide nella gymnasia del Parmenide. Observation. Thomas M. Parménides. 339. M. 113. Intelletto e pensiero nel naturalismo presocratico. Marcos de Pinotti. Michel Narcy. Dario Zucchello. Democrito. p. Dell’antilogia.Il quinto secolo. Tomás Calvo-Martínez. Calliclès est-il un bon interprète du Gorgias?. p.C. 123. 215. Alla ricerca di un “canone” per lo scritto medico?. p. Marcella G. p. Parmenide e la tradizione del pensiero greco arcaico (ovvero. 199. and Discovery in Early Greek Philosophy. Anassagora B4 DK (B4a. p. p. p. Diskin Clay. L’immagine dell’Umbria nel V secolo a. Emidio Spinelli. p. DK 28 B 16: ¿el eslabón perdido?. p. Graham. Daniela De Cecco. Antonietta D’Alessandro. p. L’Exorde du livre d’Héraclite. Maria Michela Sassi.. 63. Socrates on Soul and Immortality. 257. Carlo Santini.370-395). p. 295. p. Democrito: visione e formazione dei colori nel De sensu et sensibilis. Lucrezio e la poesia delle cose impercettibili (De r. Ksenija Maricki Gadjanski. p. 235. 135. Reconstruction et Commentaire. Rafael Ferber. LOGOS Dmitri Panchenko. della sua eccentricità). Las hipótesis del Fedón y la dialéctica como arte del diálogo. Presocratici scettici? Assunti genealogici nel Varro di Cicerone. 327. 247. 269. Ser y aparecer en Protágoras. p. The Art of Platonic Quotation. Zeno’s Metrical Paradox of Extension and Descartes’ Mind-Body Problem. 165. 83. Aspetti gorgiani e pitagorici nel socratico Antistene. Flavia Marcacci. Mauro Francaviglia. Serge Mouraviev. Miriam Campolina Diniz Peixoto. 179. p. Laura Gemelli Marciano. B4b): esame delle fonti. p. Álvarez Salas. p. Omar D. p. Il ruolo della “meteorologia” e dei “discorsi sulla natura” negli scritti ippocratici. p. Lorenzi. p. Franco Ferrari. 369.

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eu Stefania Giombini. Flavia Marcacci .Dell’antilogia aguaplano aguaplano.