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SINOSSI
Un film collettivo che segna l’incontro tra Home Movies e un gruppo di
scrittori. Enrico Brizzi, Ermanno Cavazzoni, Emidio Clementi, Ugo Cornia
e Wu Ming 2 hanno elaborato dei testi originali trovando nelle immagini
dell’Archivio Nazionale del Film di Famiglia l’occasione di sperimentare
nuove tecniche narrative. Grazie ad approcci molto diversi tra loro in
un’opera unica convergono cinque episodi dagli esiti sorprendenti, singoli
episodi di corta durata, di volta in volta trasfigurati in saggio, racconto,
cronaca e divagazione. Forme del cinema documentario accomunate da
una matrice comune: il variegato universo emiliano-romagnolo.

IL FILM
Da dieci anni ormai Home Movies – Archivio Nazionale del Film di
Famiglia salvaguarda la memoria filmica privata. Questa missione
molto complessa non avviene solo attraverso la fondamentale opera
di raccolta e conservazione dei materiali filmici amatoriali, ma anche
con la valorizzazione di questo patrimonio. Nel caso di Formato Ridotto
la sfida è stata quella di andare oltre (senza però tralasciarla) l’attività
di ricontestualizzazione storica dei documenti filmici, cercando di far
emergere dalle immagini delle storie possibili, delle interpretazioni e delle
letture originali del passato e del presente dei luoghi da cui provengono.
Per far questo sono stati solleticati lo sguardo e la penna di cinque scrittori
fortemente legati al territorio, lasciando che ognuno sperimentasse, a suo
modo, l’incontro con il cinema amatoriale.
Questa libertà lasciata agli autori traspare dalla differenza di linguaggio,
approccio, lettura e interpretazione che ciascuno ha trovato in questo
incontro. Nessun episodio nasce dal semplice accostamento di due
elementi paralleli. Il lavoro di scrittura, selezione e montaggio è frutto di
una ricerca profonda, anche quando un documento come il film di famiglia
diventa la base per un racconto di finzione.
Il film ha dato anche modo di far convergere diversi progetti che negli
anni hanno fatto crescere e maturare l’esperienza di Home Movies. Le
immagini utilizzate sono state infatti raccolte, digitalizzate e catalogate
grazie a progetti realizzati in ambito regionale, come Una città per gli
archivi della Fondazione Carisbo e della Fondazione del Monte di Bologna
e Ravenna, Film di Cassetto realizzato in collaborazione con la Cineteca
di Rimini e Cinema di Famiglia, progetto pluriennale frutto della partnership

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con l’Università degli Studi di Modena e in particolare con il laboratorio audiovisivo della sede di Reggio
Emilia RelabTv. Il film è stato realizzato grazie al sostegno dell’Agenzia di informazione e comunicazione della
Regione Emilia-Romagna che ha contribuito in maniera determinante alla sua realizzazione.
Il risultato è un viaggio sorprendente nello spazio e nel tempo, uno sguardo originale e inedito che passa dal
mare alla montagna, dallo sport alla storia di vita, percorrendo le strade e i luoghi dell’Emilia Romagna.tori, che
racconteranno la regione da prospettive diverse.

EPISODI
“Il mare d’inverno” di Ermanno Cavazzoni
Perché gli umani occupano questo strano spazio che è
la spiaggia? Come fa il mare a riappropriarsene? Una
rilettura in chiave apocalittica della vacanza al mare.
“Uomini la domenica” di Emidio Clementi
Il rito della partita di calcio vissuto da un gruppo di tifosi
degli anni Cinquanta, rivisitato attraverso le parole di
chi oggi lo osserva a distanza.
“Uomo donna pietra” di Enrico Brizzi
La scalata di una montagna come rito di iniziazione
alla vita amorosa in un racconto di fiction costruito su
immagini documentarie.
“51” di Wu Ming 2
La pellicola del cineamatore Angelo Marzadori su un
festival dell’Unità del 1951 origina un piccolo saggio sul
comunismo in salsa italiana.
“Strade” di Ugo Cornia
Un viaggio personalissimo sulle strade dell’Emilia
Romagna attraverso un turbine di camera car, ricordi
e musica jazz.

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L’ultimo dio. Enrico Brizzi. Asce di guerra. Storia naturale dei giganti. La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio. Ermanno Cavazzoni.com 4 . Ugo Cornia Ugo Cornia è insegnante di filosofia e di sostegno in una scuola superiore di Modena. Come solista ha pubblicato Guerra agli Umani. Manituana e Altai. già Luther Blisset . Si ricordano per Einaudi: Q. Di recente sono usciti Modena è piccolissima. Enrico Brizzi Enrico Brizzi ha esordito giovanissimo con il romanzo Jack Frusciante è uscito dal gruppo. La Nostra guerra. Gli scrittori coinvolti nel progetto sono Wu Ming 2.GLI SCRITTORI Si è cercato di creare un gruppo valido ed eterogeneo di scrittori in grado di rappresentare la varietà che contraddistingue una regione ricca di voci come l’Emilia-Romagna. come La notte del Pratello. tradotti e pubblicati in molti paesi. Matilde e i suoi tre padri. Guida agli animali fantastici. Operette ipotetiche e Le storie di mia zia. Ha cominciato a pubblicare alla fine degli anni novanta sulla rivista «Il semplice» a cura di Gianni Celati e Daniele Benati. Nel tempo ha allineato sugli scaffali romanzi. raccolte di testi brevi e graphic novel che lo hanno reso tra gli autori italiani più rappresentativi della generazione under 40. 54. Il Sentiero degli dei e Timira. Wu Ming 2 Wu Ming 2 è uno dei componenti del prolifico gruppo di scrittori bolognesi riuniti sotto il nome collettivo Wu Ming. ha portato avanti un percorso come scrittore. La selezione si è basata anche su di un confronto attivo e propositivo riguardo i temi da sviluppare. autore dei testi e bassista dei Massimo Volume.diventato celebre negli ultimi anni con numerosi romanzi. www. Ermanno Cavazzoni Ermanno Cavazzoni ha esordito nella narrativa nel 1987 col romanzo Il poema dei lunatici da cui Federico Fellini ha tratto il suo ultimo film La voce della luna. Tra I suoi lavori più recenti sono L’inattesa piega degli eventi. Tra le opere più recenti si ricordano: Gli scrittori inutili. Ugo Cornia ed Emidio Clementi. dove è nato e cresciuto. Ha esordito nel 1999 con Sulla felicità a oltranza. Parallelamente alla sua carriera musicale. pubblicando romanzi d’ambientazione bolognese.formatoridotto. Emidio Clementi Emidio Clementi è cantante.

sviluppati a partire da fondi filmici conservati nell’Archivio. nata in primo luogo da un supporto tecnico della cooperativa all’archivio. I diversi sguardi degli autori di cinema documentario trovano ora una matrice comune nel lavoro archeologico dell’Archivio. Formato Ridotto è un ulteriore risultato di questa collaborazione. il riuso delle immagini d’archivio presuppone da parte dell’autore una propensione alla ricerca e alla consapevolezza storica che non si possono improvvisare.formatoridotto. frutto di una metodologia e di un processo ormai decennale. Fin dalle origini l’archivio di Home Movies si è configurato come un centro di rielaborazione e diffusione del materiale audiovisivo recuperato. Mettersi al servizio delle immagini è più di un esercizio stilistico. una base imprescindibile. In altre parole. non solo quelle legate alla formazione.kine. come di una scuola dello sguardo che unisce gli autori e gli spettatori. grazie ad un comune interesse per la salvaguardia e la valorizzazione del cinema di famiglia. In particolare. si è trasformata negli anni. La stretta partnership con Kiné ha consentito di sviluppare questa vocazione allargandola alla collaborazione di filmmaker di volta in volta incontrati. La scommessa è la stessa di una factory: chi produce incanala e supervisiona lavori diversi per trovare un equilibrio tra l’esigenza dell’Archivio di svelare se stesso.LA PRODUZIONE Home Movies /Kiné La collaborazione tra Home Movies e Kiné. hanno ottenuto il fondo MEDIA per lo sviluppo e hanno creato interesse e ottenuto riconoscimenti sia in contesti nazionali che internazionali. negli ultimi anni è iniziato lo sviluppo di progetti a partire dai film della famiglie e dei cineamatori che negli l’Archivio ha acquisito. e la necessità di mantenere il rigore storico e filologico. La missione consiste anche nell’intercettare giovani autori desiderosi di confrontarsi criticamente con le immagini del passato e di non limitarsi alla fascinazione che esse rappresentano.it doc. assumendo nuove forme (non limitandosi a quelle tradizionali come il documentario narrativo).homemovies. Home Movies Kinè formano dunque un binomio produttivo fondato sulla volontà di lavorare sulle immagini con la lentezza necessaria al metabolismo per comprenderne e interpretarne i valori sociali ed estetici. Guardare e ri-guardare finisce per essere una forma di allenamento dell’occhio e per questo non è fuori luogo parlare delle attività di Home Movies.it 5 . Nel 2011 due progetti di documentario di Kiné e Home Movies. www. in una partnership per tutti gli aspetti di valorizzazione e diffusione del patrimonio filmico dell’archivio.com www.

Nel 2005 fonda insieme ad altri soci Kiné e nel 2009 diviene responsabile della sede bolognese della società con lo scopo di promuovere lo sviluppo di progetti documentari.it Le animazioni dei titoli di testa sono state realizzate da Luca Magi. ultimamente si dedica anche alla produzione di cinema documentario realizzato a partire dagli archivi filmici. montatore e co-autore di Come un canto. lucamagi76@yahoo. fondatore e presidente di Home Movies. Ha collaborato come sceneggiatore e assistente alla produzione con diverse case di produzione italiane.com 6 . è il responsabile di numerosi progetti di recupero. Ideatore e curatore di mostre e installazioni promosse da Home Movies.it www. regista e animatore che per Kiné sta curando la regia del documentario Anita. È autore di Anita.com Nel gruppo di lavoro di Formato Ridotto particolarmente rilevante è stato il contributo di Diego Schiavo. claudio@kine. antonio@kine. artista.Annina Nosei. Fabio Cimatti/Gruppo Yeazir).GLI AUTORI Hanno curato e realizzato il progetto: Antonio Bigini. documentario in produzione per la regia di Mareike Wegener. tra cui Minimum Fax Media e Studio Azzurro.it Claudio Giapponesi. produttore e consulente. sound designer.it Paolo Simoni. diego@itsounds. autore e script editor. valorizzazione e riuso del patrimonio cinematografico. È stato operatore e montatore dei film Il nemico Interno e Anita. film di prossima uscita diretto da Luca Magi e di Eye on Art . come autore. Per Kiné è responsabile dell’ideazione e dello sviluppo progetti. montatore e produttore. Dopo aver collaborato con la Cineteca di Bologna e alcuni festival. Massimo Carozzi.formatoridotto. paolosimoni@gmail. temi su cui ha pubblicato alcuni saggi. che ha curato la parte sonora di tutti i lavori in collaborazione con diversi musicisti (Massimiliano Amatruda. dal 2005 svolge attività di ricerca all’Università di Modena e Reggio Emilia.

com 7 .CREDITS realizzazione Antonio Bigini Claudio Giapponesi Paolo Simoni testi Enrico Brizzi Ermanno Cavazzoni Emidio Clementi Ugo Cornia Wu Ming 2 immagini Home Movies .Archivio Nazionale del Film di Famiglia raccolte nell’ambito dei progetti Una città per gli archivi Fondazione Carisbo Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna Film di Cassetto Cineteca di Rimini Cinema di Famiglia RelabTv / Università di Modena e Reggio Emilia supporto ricerche Karianne Fiorini Ilaria Ferretti revisione pellicole Lorenza Di Francesco Sabina Silenu telecinema HD Mirco Santi montaggio e postproduzione Claudio Giapponesi suono e mix Diego Schiavo www.formatoridotto.

com 8 . Lanci. Calvi.chitarra Enrico Versari . Rocchi.musica e sound design 51 Massimiliano Amatruda . Fabbrini.formatoridotto. De Conti UOMINI LA DOMENICA Cavina. Scarpellini. De Nittis. Dufern.trombone Francesco De Vita .chitarra UOMINI LA DOMENICA Massimo Carozzi .musiche originali UOMO DONNA PIETRA Diego Schiavo Chiara Bonfante .sassofoni Francesco Bucci . Torresi. Rattighieri-Draghi. Vecchi. Zamagna UOMO DONNA PIETRA Bagni. Cocchi.fisarmonica STRADE Fabio Cimatti musiche eseguite da Gruppo Yaezir Fabio Cimatti . Fuzzi.percussioni fondi filmici utilizzati VACANZE AL MARE Buda. Ravazzini. Naccari. Vecchi. Cavazzoni. Marzadori. Pascucci. Fondo Anonimo 51 Marzadori. Vighi ufficio stampa Matteo Pasini progetto realizzato in collaborazione con Agenzia di informazione e comunicazione della Regione Emilia-Romagna Roberto Franchini Tiziana Zucchini www. Crotti . Pasi STRADE Cavazzoni. Valtorta.

la guerra era finita da poco.DICHIARAZIONI DEGLI SCRITTORI Enrico Brizzi “La Pietra di Bismantova. i filmati casalinghi. al mare. Ma poi arriva l’inverno e il mare si riprende ciò che è suo. lasciando che all’Illuminazione si sostituisse la lugubre fama di luogo romito frequentato da chi intende porre termine alla propria esistenza sulla terra. si è solo confusa. in particolare la voce narrante maschile di Lorenzo. ballare e. In contrasto con l’idea di una Pietra che si fa soglia dell’Ade. contro ogni logica. spingersi insieme in gita lungo i sentieri della montagna. e la maggioranza della gente si trovava felice e incredula di poter ancora vivere.” Ermanno Cavazzoni Questi Home Movies. monaci di rito greco furono i primi pii abitatori di quello che più avanti divenne l’Eremo benedettino ancor oggi visitabile. mostrano un campionario di corpi con la pelle lucida per le creme solari.formatoridotto. la Linea Gotica aveva strangolato per due stagioni l’intera fascia appenninica. della quale la Pietra rappresenta una spettacolare emergenza. Secoli di razionalismo e incredulità eletta a sistema hanno cancellato il culto della luna e la pratica celtica della raccolta del vischio.com 9 . si cuociono al sole i bambini se ne stanno in riva al mare. scherzare. che attraverso le immagini delle gite avrà agio di raccontare come Bismantova sia stato il teatro del proprio amore con Irene. o meglio è protagonista la Terra. all’epoca delle guerre d’Italia fra Longobardi e Bizantini venne da questi ultimi fortificata. che d’estate vanno a Rimini e a Riccione. scherzando con quell’immensa distesa di acqua che sembra innocua. coprotagonisti sono gli Uomini e le Donne. Qui la Pietra è protagonista. www. risuonano i canti allegri degli escursionisti emiliani del secondo Novecento. ma la reputazione magico-misterica che l’ha accompagnata per secoli non è svanita. perché no?. Mentre i genitori. come fosse il posto più sicuro del mondo. spicca da secoli nel cuore dell’Appennino reggiano: considerata via via montagna sacra alla luna. ma anche le salmodianti preghiere ortodosse e l’originario legame che i monaci della regola “ora et labora” intrattenevano con la terra e i suoi coltivatori: la Pietra è rimasta isolata. rifugio naturale o luogo per sacrifici. con la sua impressionante forma ad incudine. Sono i corpi dei bagnanti della Romagna.

ma la macchina aveva fatto all’incirca trecentosettantamila chilometri. www. come quella del Sig. e non per lavoro. erano stati i giri nelle zone di Piacenza. Da questo primo dato e dalle immagini di una festa dell’Unità a Bologna nel 1951 ho cercato di interrogarmi sul senso di quel che il Sig. appena potevo mi mettevo in macchina per andare di qua e di là. Marzadori. perché lui ormai la macchina non la usava quasi più. muovendomi su e giù per la provincia di Modena e Bologna.Emidio Clementi Il rito della partita la domenica. a metà degli anni ’50. Perché poi tutte le strade dell’Emilia-Romagna hanno una loro stessa logica piuttosto ferrea… Wu Ming 2 Del sig. so che era un militante comunista. e un po’ più rare puntate nella zona di Parma e di Ferrara. la nebbia delle trasferte a Milano e le geniali riprese di Vittorio Cavina calano la prosaica passione italiana per il calcio in un clima noir da “Giungla d’asfalto”. L’ho fatto cercando di capire calandomi in quel contesto e cercando di cogliere tutto ciò che sfugge agli stereotipi e alle convenzioni che il tempo ha gettato sulla storia del Partito Comunista Italiano. E circa dieci anni dopo. ho preso subito la patente e avevo una grande smania di guidare e andare in giro e infatti. ma forse anche un po’ meno di dieci anni.formatoridotto. Decisamente più rari e occasionali. Per di più io stavo ancora finendo di studiare. autore delle immagini che ho scelto di commentare. altre magari no ma mi hanno ricordato strade simili. devo dire. Un gruppo di amici che. e io un po’ cercavo di contestare questo suo calcolo. Ma il bianco e nero. E’ una interpretazione personale.com 10 . Marzadori. E se ci penso conosco moltissime strade e anche moltissimi nomi di strade alcune le ho riconosciuto in questi filmini di famiglia. più o meno come tutti. certi volti. quindi mio padre aveva senz’altro ragione. Marzadori ha filmato. con frequenti puntate nel reggiano. mio padre un giorno mi ha detto che si era fatto due calcoli e mi ha accusato di aver fatto più di trecentomila chilometri con la sua macchina. sia da solo che con degli amici. Ugo Cornia A diciott’anni. Ravenna. vuol mettersi per sempre alle spalle la guerra e vivere la spensieratezza di una partita di pallone. Forli e Rimini. e quei trecentomila chilometri fatti con la sua macchina li avevo fatti principalmente andando a spasso.

incontri e contaminazioni che ne segnano l’uso culturale e artistico contemporaneo. rappresentano il controcampo del cinema ufficiale e in una qualche misura mostrano quanto non è normalmente visibile. ma necessitano anche di uno sguardo che sappia collocarle nel loro e nel nostro tempo. nel momento in cui da private e intime diventano pubbliche caricandosi di una serie di interrogativi. infatti. La collaborazione con alcuni scrittori ha portato sguardi del tutto originali e approcci che ci hanno stupito per la loro profonda diversità: si è così inaugurata una strada mai battuta prima. di non facile lettura. con la loro fragilità e identità labile.DICHIARAZIONE DEGLI AUTORI Un discorso sul cinema amatoriale è più complesso di quanto si possa pensare a prima vista. Esso si presta continuamente a incroci. così come i filmmaker.com 11 . lo sguardo individuale e collettivo di chi le ha prodotte. Restituiscono. gli artisti visivi e musicisti possono reinterpretarle in nuove opere. che grazie al lavoro d’archivio. che ha prodotto delle autentiche riscritture del cinema amatoriale. Forse solo l’inizio di un nuovo discorso… www.formatoridotto. gli storici e gli studiosi di altre discipline hanno l’opportunità di utilizzare. Consideriamo queste immagini come un testo aperto. Queste immagini recuperate.

t est ior i gi nal icompl et i .

com 13 .formatoridotto.14 16 19 23 27 Il mare d’inverno di Ermanno Cavazzoni Uomini la domenica di Emidio Clementi Uomo donna pietra di Enrico Brizzi 51 di Wu Ming II Strade di Ugo Cornia www.

lascia che si pianti un’altalena nell’acqua bassa.com 14 . cioè la riva del mare. e essendo la striscia di sabbia sottile. pinguini.Ermanno Cavazzoni IL MARE D’INVERNO Quando è estate. Circa a metà del ventesimo secolo. Questo è un fenomeno del ventesimo secolo. Nei millenni precedenti una cosa simile non era mai accaduta. l’uomo fin da molto piccolo è stato abituato ad avere confidenza con la sabbia del mare. e si facciano tutte le sciocchezze cui la razza umana è molto portata. non abbiamo però più quattro mani. anche se la spiaggia è opera sua. Il mare lascia che facciano. un campo www. cioè si tenti invano. In estate il mare si limita a una leggera risacca.formatoridotto. perché anche se siamo sempre scimmie nella mentalità. il mare lo si temeva (e lo si rispettava). e così via. foche. e a considerare il mare. Anche che si pianti un palo scivoloso e ci si arrampichi su. la popolazione si addensa. L’esodo in genere dura luglio e agosto. la popolazione umana si affolla lungo le rive del mare. otarie. indifferente ai bagnanti che sguazzano. attorno al 1950. in particolare dove sono sabbiose. è lui che l’ha creata. come altre specie animali gregarie.

e che serve come passatempo. Il sole è bianco. giochi a palla. ha portato pazienza tutto luglio e agosto. come fosse al servizio loro. il mare sembra al loro servizio. E su cui regna il bagnino. pezzi di barca… Tutto pattume. si indossano ochette gonfiabili. Questo è suo territorio. punti di ristoro. occhiali da sole. le alghe. senza costrutto. baci. o si fa qualcosa di simile al ballo o che ricorda per così dire il ballo. specchi. E intanto girano i venditori di cocco fresco. con camminamenti. occhiate. che ci sia stata musica. e intanto passano sull’acqua venditori di cappelli e pupazzi. arrivederci al prossimo anno…. Queste esili città umane resistono poco. canottiera. com’è naturale d’inverno. Ed è a questo punto che il mare si gonfia. porticati. a ripetizione. ha visto passare tante ere geologiche. tante specie animali. Cioè si sono abituati i bambini a prendere in ridere il mare. Le assi si schiodano. i venditori di bibite con la cannuccia. si mette la faccia nell’acqua. si raccolgono fascine. È cambiata stagione. incompatibile con la folla balneante della prossima estate. se lo mangia il mare. O come argomento da cartolina: “Saluti dal mare”. Poi l’estate finisce. tutto è cancellato. Poi. Lungo la spiaggia l’umanità ha costruito ingegnosi insediamenti di legno. mucchi di rottami e assi divelte. e ogni sorta di apparecchiatura gonfiabile. in massa se n’è andata. e il bagnino a questo punto non conta più niente. E poi viene la neve. al mare non gliene importa. l’umanità scappa via. così. bagno da Gianni. una figura che per due mesi è onnipotente. Ritornano le conchiglie. www. rottami. che ci siano stati amori estivi. E come la gente in massa è venuta. in genere si usa di tutto pur di trastullarsi. si riavvia l’altalena. L’umanità però. la spiaggia rimane deserta. si riflette… Poi ecco il balneante che torna! E c’è chi si azzarda nell’acqua bassa per vedere se il mare si è tranquillizzato e porterà ancora pazienza. musica. un bonaccione che va avanti e indietro. i venditori di gelati confezionati. dove ci si può dare un colpo di pettine per abbellirsi. si ricomincia da capo. onda su onda. e incominciano le piogge autunnali. Sedia a sdraio. i naturali detriti. “Ci divertiamo al mare ” e così via. che è sua. le ombre sono lunghe. o la faccia nel salvagente per una foto ricordo. appoggiate sopra la sabbia. lunghe e sottili.com 15 . oltre che questo uomo balneare di questo momento. pesci gonfiabili. ha lasciato passare settembre. tutto a poco a poco crolla. una sua caratteristica è di non darsi per vinta. che copre il 71% del pianeta. si butta spesso in alto una palla. si va a cavallo del fratello.formatoridotto. cioè quegli abitacoli detti cabine. Sono città in miniatura. cappello….di divertimenti: dove si scava. Quello che ci ha costruito sopra l’umanità. Si può trovare anche una scarpa (chissà l’altra dov’è finita). adesso torna a occupare la spiaggia. legni. Mentre il mare è una cosa seria. Il mare batte e ribatte. E allora spazza via tutto quello che è arrivato durante l’inverno. e insiste tanto che a fine inverno non c’è più niente. Che siano cabine con su scritto bagno sirena. gonfia l’onda e si infrange. le venditrici di focaccine… si mangia… si lecca. ai primi tiepidi segni di un’altra estate. Perché lui vuole espandersi sulla spiaggia libera. e vedrà passare anche l’uomo. si usa una grossa signora come trampolino per fare dei tuffi. si rema.

Lungo la pista da atletica sfilano le Forze dell’Ordine a passo di marcia. Il modello emiliano nell’epoca del suo massimo slancio. si amplia. ma non smettono di sognare. tifosi che applaudono composti. È una città che tiene al senso del decoro: pochi cartelloni pubblicitari esposti sopra le gradinate. I giorni precedenti ha piovuto. si costruisce. Si va alla partita come si andrebbe a teatro o a una cena di gala: la sigaretta che pende dalle labbra. “Non ciò che abbiamo.com 16 . In macchina e in motocicletta diretti verso lo stadio. La www. Il Bologna è una squadra tecnica. dopo un passato di puro splendore che rende il presente ancora più anonimo. che non ama la fatica: il campo pesante potrebbe svantaggiarla.formatoridotto.Emidio Clementi UOMINI LA DOMENICA Il senso del rito di una domenica pasquale. in fila per due. i vestiti impeccabili. ma ciò che vogliamo” sprona la cittadinanza il sindaco Dozza. ma molliccio sul fondo” scrive Severo Boschi con la consueta spoglia raffinatezza sul Resto del Carlino del 28 aprile ‘56. I tifosi condividono: si adeguano come possono. “Terreno pettinato a festa. un po’ viziata. Si progetta. Poco importa se sono anni sbiaditi per il Bologna.

Finisce uno a uno. Da lì a giugno il Bologna si riprenderà. da giacca e soprabito. È il 15’ del primo tempo. con ventinove reti – praticamente una a partita – vincerà la classifica cannonieri. Via Andrea Costa illuminata dai lampioni. l’Algeria brucia. appena dieci minuti più tardi. Non sono bastati – non bastano sei risultati utili consecutivi. sorridenti. Palazzo Re Enzo. diciannove reti segnate contro cinque soltanto subite. Il Bologna gioca in trasferta contro l’Inter. Si tratta di un incontro di cartello. Lo indossano tutti. Pareggia Luosi. Segna anche Pozzan. Ciononostante lo stadio è gremito in ogni settore. sotto un sole basso. Si torna indietro che è ormai notte. scalerà posizioni e finirà quinto in classifica. ottava giornata del girone di ritorno.partita è Bologna-Napoli. A casa ci si toglie le scarpe e la cravatta.. La prospettiva della scorpacciata di gol auspicata da Boschi si fa concreta. Ma è solo un’illusione. Boschi scrive: “Il Palermo ha trascorso la settimana a Ravenna dove si è coscienziosamente allenato alla Darsena. pacioso e legnoso ad un tempo. Si attendono i gol di Pivatelli. l’aver attraversato incolume come una salamandra gli infuocati campi di Firenze e Roma per scrollarsi di dosso quella posizione di penultima che continua a opprimere la squadra”. fa sorgere il dubbio che la partita sia perlopiù un pretesto. un esordiente – il velo di Pivatelli e Cervellati che realizza da pochi passi. In Ungheria è appena esplosa la rivolta anti-sovietica. È il mattino del 20 gennaio 1957. Il fatto però di partire per Milano otto ore prima. e Vitali per il Napoli. Il Bologna ristagna nella parte bassa della classifica. che puntuali arrivano. È una giornata fresca.formatoridotto. Sono le tre in punto di domenica 27 ottobre 1956. La bellezza corrosa dalla familiarità. che si accascia al più lieve malessere. Il Bologna si ritrova penultimo in classifica con cinque punti in sette partite. “Il Bologna di queste ultime settimane – pugnace. In attesa di tempi migliori ci si accontenta di questo. le insegne spente. anche se non è in ballo la vetta della classifica. si parla animatamente. una mestizia che dal campo si trasferisce all’intera città. una respinta maldestra del portiere –Benvenuti. seguendo l’esempio di un’eleganza conformista. Un Bologna che dorme. Poi la solita scia di traffico domenicale lungo via Saragozza. Arrivati ieri mattina a Bologna hanno preso alloggio in un albergo del centro e nel pomeriggio sono andati al cinema”. il Napoli pure. In treno si ride. sotto l’insegna dell’Alemagna.). vivo di morale e di condizione atletica” commenta il giorno dopo un preoccupato Boschi “sta rendendosi conto ti quanto sia difficile uscire dalla melma che lo ha lungamente invischiato nelle posizioni di coda. che rifiuta gli sforzi soprattutto morali e mentali. che allunga le ombre e le assottiglia. La fila ordinata ai botteghini. L’azione parte dalla sinistra. www. Arrivano alla spicciolata. L’appuntamento è ai distinti centrali. Pivatelli.com 17 . fino a renderle simili a una scultura di Giacometti. una mezz’ala con la faccia da veneto d’Argentina. la facciata di San Pietro. Gli uomini stanno tutti bene (.. sbiadito. Un caffè veloce in un bar del centro. Via Rizzoli e Piazza Maggiore. solido seppur lento. E poi? Si cena con gli avanzi del pranzo? Ci si corica presto? Oppure si cerca di dilatare il più possibile quell’ultimo scorcio domenicale davanti alla radio o in qualche osteria del centro? Il giorno dopo sul Carlino Boschi parla di fisionomia oblomoviana del complesso. ligia al clima e al giudizio degli altri.

come li definisce Boschi.Milano accoglie i bolognesi nella sua veste consueta. la squadra di Bernardini batterà l’Inter in un infuocato spareggio-scudetto. Pranzo da Boccaccio. La partita è nervosa. via Novara.com 18 . Boschi però non si lascerà impietosire. coi baveri alzati si sbircia fuori dai finestri del tram. forse immaginando come sarebbe la propria vita tra quelle strade o alla ricerca di uno sguardo. un ristorante-tavola calda in Piazza Virgilio. Sugli spalti si scorgono molte zone vuote. Dopo la conquista della Coppa dei campioni. via Rembrandt. a due passi da Cadorna. A niente varranno le alchimie tattiche di Herrera. nebbiosa. alcuni in taxi. Il Bologna. Passerranno quasi dieci anni prima che il Bologna possa vendicarsi. forse anche appagati. l’arbitro Grillo (“ultracasalingo”). lo sguardo appena velato dallo sforzo di una digestione pesante. “Un KO strepitoso” griderà il giorno dopo dalle pagine del Carlino. la scena della morte”). Molti si muovono a piedi lungo i marciapiedi alberati. www. Finisce 2 a 2. Da lì San Siro è una linea retta verso ovest: via Vercelli. Il 7 giugno 1964. che prima della gara incarnava il ruolo di vittima sacrificale. appariranno troppo stanchi. il pubblico (“isterico”).formatoridotto. lotta e rincorre e alla fine rischia addirittura di vincere. ma lo farà in grande stile. al termine di una stagione piena di colpi di scena e di tragedie. Forse il pubblico non s’è ancora ripreso dall’eccezionale ondata di freddo dell’anno prima. ghiaccio da valzer viennese”). a tratti scorretta. Un risultato che alla fine non accontenta nessuno. Seduto poco distante in tribuna stampa. In cappotto. Ghezzi (“una pessima imitazione di Lawrence Olivier in Riccardo III. il mago e i suoi reggicoda. un volto di donna. quello per intenderci in cui nevicò persino in Brasile. distaccata. O forse è il Bologna a non attrarre più le grandi masse. Boschi butta giù appunti invelenito contro tutto e tutti: il terreno di gioco (“sotto un trasparente velo di segatura. che diventerà presto parodia nazionale: fredda.

Enrico Brizzi UOMO DONNA PIETRA Tutti. hanno sentito parlare della Pietra di Bismantova.com 19 . perché no?. seguire un amico escursionista lungo i sentieri d’Appennino. dalle nostre parti.formatoridotto. ma la reputazione magico-misterica che l’ha accompagnata per secoli non è svanita. e la maggioranza delle genti d’Emilia si trovava felice e incredula di potere ancora scherzare. non mi curavo. Con la sua impressionante forma ad incudine. ballare. monaci di rito greco furono i primi pii abitatori dell’Eremo. spicca da secoli nel cuore dell’Appennino reggiano: considerata via via montagna sacra alla luna. a vent’anni. Ma di tutto questo. La Pietra è rimasta isolata. i monaci di San Benedetto intrecciarono con la terra e i suoi ritmi. e . rifugio naturale o luogo per sacrifici. si è solo confusa. ma anche le salmodianti preghiere ortodosse e il legame che. www. all’epoca delle guerre d’Italia fra Longobardi e Bizantini venne da questi fortificata. Secoli di razionalismo hanno cancellato il culto degli astri e la pratica celtica della raccolta del vischio. lasciando che all’Illuminazione si sostituisse la lugubre fama di luogo romito frequentato da chi intende porre termine alla propria esistenza sulla terra. più avanti. La guerra era finita da poco.

la stessa di cui mi ero innamorato da ragazzino sulla spiaggia di Riccione. non salire in montagna”. ma lo cresceva da sola. e continuai in segreto a cullarmi nelle immagini di lei. www. invece andavo su leggero. rispetto alla mia esperienza di semplice sfollato minorenne. Poi Arienti era stato richiamato nel Regio Esercito. avrei rotto ogni indugio: sarei andato a trovarla a Trieste. e da allora si era unito alle formazioni della Resistenza attive sull’Appennino. e ogni mese saliva alla Pietra per le vie più ardite. attendamenti e quote da conquistare. si era ritirato in Emilia. se fossi tornato a terra sano e salvo. Non amava le mezze misure. Il mio stile era tutt’altro che impeccabile. più mi meravigliavo di non essere ancora rovinato a valle. poi qualcosa cambiò. vestito di scuro come in città. a forza di ricordi. Sosteneva di avere servito teste coronate e magnati americani. mescolati a certe frasi della nostra lunga corrispondenza. e mi tornavano in mente ricordi di un’estate lontana. un rappresentante di granaglie di San Giorgio di Piano. Marzio diceva sempre che mettere la propria vita a repentaglio. La gente diceva che fosse un po’ tocco. è la migliore garanzia che si raggiungerà l’obiettivo. e per le feste le telefonavo.Marzio era poco più grande di me. Sapeva sfoggiare dei bei modi. Lei. Aveva cominciato come staffetta. Mamma e mio padre. Aveva ucciso. il mio amico. Irene. A spingermi verso l’alto. e io speravo che nella sua vita restasse un posto per me. e io ero diventato amico del loro unico figlio maschio. Quindi andò suo cugino Aurelio. Mi sembrò di capire. sarebbero arrivate le vertigini. Cose enormi. Ci teneva a far vedere che quell’ascensione. l’avvocato Paride Pellegrini. ma lui la guerra l’aveva fatta davvero. un metro più in basso. Quando gli domandavi di quei tempi.formatoridotto. col rischio di farsi fucilare a ogni posto di blocco tedesco. ci scrivevamo tutte le settimane. ma riuscivo con una certa sorpresa a mantenermi aggrappato alle rocce. L’alpino Arienti mi fece notare che sembravo distratto. e verso la fine degli anni Trenta si era ritrovato responsabile dei tavoli più importanti al ristorante dell’Hotel Ritz. che ero lì ad arrampicarmi come una capra solo per poterlo raccontare a una donna. per lui. ma lui sosteneva che era un modo adatto per onorare chi non è più fra noi. Adesso lei aveva un figlio. «Concentrati o ti faccio scendere a calci nel didietro!» Giurai che sarei rimasto concentrato. Avevamo anche effettuato ascensioni insieme in Svizzera e in Italia. e fu lui a portarmi la prima volta ad arrampicare sulla Pietra. quando voleva. Da quando le cose erano tornate al loro posto. prima che la guerra ci separasse. Secondo salì Marzio. Salivo. ma il cliente al quale era rimasto più affezionato era lo scrittore Aldous Huxley. Il capocordata era un vecchio alpino di Castel di Casio di nome Arienti. Temevo che. e avrei fatto di tutto per diventare suo marito. Prima della guerra aveva lavorato a Londra come cameriere. appariva impossibile. e più salivo. e per qualche anno si era occupato solo di marce.com 20 . invece. giovane!” Come faceva a sapere che pensavo a Irene? «Vuoi allungare la lista delle disgrazie?» insistette. e infine toccò a me. Adesso che la guerra era irrimediabilmente finita. mi era entrata dentro in maniera diversa. Decisi che. portando i messaggi dei patrioti nel cannone della bicicletta. era poco più che uno scherzo. all’inizio era la paura di una figuraccia. all’improvviso. “Concentrati. Una volta era sfuggito a un rastrellamento per un pelo. dove viveva. avevano fatto amicizia con i signori Maier. come richiamato verso la vetta. e aveva visto morire. “I pigri devono fare le passeggiate. Trovavo ad ogni gradino una soluzione che. mi apostrofò.

La seconda. Quando le confessai quali erano stati i miei pensieri di allora. nelle nostre vite. non restava che organizzare la discesa. gridate al vento una dopo l’altra. ma alla fine conquistai la sua fiducia. in compenso l’alpino Arienti si faceva sempre più loquace. A chi stavo affidando la mia vita? “Tu hai ancora la testa per aria. www. più Marzio sembrava avere perso la parola. La sua vicinanza mi aiutò a sgombrare la testa dai pensieri.Quando cominciavo a sentirmi pieno di fiducia al pensiero di Irene. “La montagna è la vera palestra della gioventù” sermonava fra un tiro di corda e il successivo. felici di essere insieme e troppo pudichi per ammetterlo. Una domenica. Lei non mi disse subito di sì. serviva che Irene si innamorasse di me. l’alpino e quell’altro. insegnano qualcosa che non si può spiegare a parole». non mi sembrò una balordaggine. Perché tutto questo potesse avvenire.com 21 . Con la stessa naturalezza che avevo provato nel salire le rocce. Così presi fiato. Aurelio ringraziò la Madonna di San Luca. Mai più di allora. Ci misi qualche tempo a convincerlo. cosa ci sono venuto a fare. A un certo punto ebbi davvero paura di non farcela. non potevo restare abbarbicato alla pietra. Mentre tornavamo al mondo. decisi di portarla a vedere la Pietra che. giovanotto” mi gridò l’alpino. a volte. qui?”. Dovevo salire ancora. La nostra. La vita. Passaggi su roccette esposte. Serviva ottenere l’approvazione del piccolo. e la leggerezza di uno solo avrebbe messo a repentaglio l’avvenire di tutti. Più ci avvicinavamo alla vetta. e andar su tornò naturale come l’idea che dovevamo arrivarci tutti insieme. Ci furono altre donne e altri uomini. cominciarono le difficoltà. Eravamo ancora giovani. All’inizio mi chiamava “brutto coso” e non voleva che toccassi la sua mamma. che non smetteva di biascicare “Madonnina di San Luca. presi alcune decisioni importanti: la prima era che non volevo più rischiare la vita inutilmente prima di avere messo al mondo dei figli. Quando arrivammo in cima alla parete. La terza.formatoridotto. avevo scalato pensando a lei. Questa volta. all’inizio. Marzio sbuffò e disse che anche questa era fatta. A quel punto. e tutto il Paese lo era. e le domandai di diventare la mia signora. e riemergere più a valle. era che ero disposto a farli solo con Irene. Sciocchezze così. uno dietro l’altro. era solo una trepida amicizia. e mi volle come secondo di cordata. mi apparve il significato dell’espressione “essere sulla stessa barca”. mi facevano sentire in pericolo. e i suoi occhi si riempirono di lacrime. lontanissimi dal mare. che Marzio sarebbe stato il mio testimone di nozze. qualche tempo prima. procede simile a un fiume capace di inabissarsi senza preavviso. Eravamo in quattro legati alla stessa corda. Se volevo tornare giù e rivederla. “Raggiungere la sommità con le proprie forze dà diritto a sentirsi immortali”. e Arienti volle dire ancor una volta la sua: «La soddisfazione di avere raggiunto il traguardo e il giusto rispetto per gli orridi che orlano la vetta. Irene prese la mia mano fra le sue. col rischio di perdere l’equilibrio e trascinare nell’abisso Marzio. Eravamo increduli di tutto. Ma nel giro di qualche anno Irene e io ci ritrovammo. quando già eravamo fidanzati. Allora mi concentrai su Irene. la baciai.

che conti davvero.formatoridotto.com 22 . Irene. il bambino e io avremmo vissuto lontani dalla Pietra. la cattiva fama dei luoghi e le nostre vertigini per farci coraggio. dimenticare le colpe degli altri. A volte. come in montagna. Non è festa tutti i giorni. Erano passati sette anni dalla nostra ascensione guidata dal vecchio Dellai. sono adatte giusto ai pigri. ora spetta a loro che la calpestano con passo lieve.e anche lui diede il suo benestare. capisci che è l’unica cosa. E. www. Solo così. così più saldo di quello fra adulti. quando Marzio aprì strombazzando il corteo nuziale. bisogna tenere a mente che si è tutti legati alla stessa corda. nonostante le nostre umane incertezze. come diceva l’alpino Dellai. la vita può andare avanti. Ma quelle. non è sempre stata una passeggiata. Come quella prima salita alla Pietra. che la possiedono in pace e libertà. E. Noi l’abbiamo consumata a forza di aggrapparci sopra ad ogni sua sporgenza. Questa terra che chiamavamo nostra adesso è dei nostri figli. Si placò solo quando arrivò Irene. e la cerimonia poté avere inizio. è la corda alla quale potranno aggrapparsi con piena fiducia ogni giorno della loro vita. serve salire con le unghie e coi denti. dannata e benedetta. nei momenti di debolezza. in determinati momenti. Era un giorno di festa. Fu così che Irene e io cominciammo la nostra avventura insieme. E l’amore che proviamo per loro. meravigliati di ogni cosa. ma ci era sembrato naturale renderle omaggio andando a scambiarci lì gli anelli nuziali. ma il mio amico era nervoso come dovesse sposarsi lui.

dove la Festa è di casa dal 1946.formatoridotto. Una specie di grande aiuola rotonda. in quel settembre 1951. Prima di allora c’erano state altre sedi. schiacciata contro i viali di circonvallazione. come consuetudine fin dal 1973. Il comunismo. ma io non ne sapevo nulla e certo mi sarei stupito se m’avessero detto che la prima Festa Nazionale dell’Unità prese vita sotto i platani della Montagnola: una collinetta scomoda. subito fuori porta. A dire il vero. in pieno centro. ma non avrebbe visto un altro settembre.Wu Ming 2 51 La prima volta che ho messo piede alla Festa dell’Unità di Bologna avevo sedici anni e il muro di Berlino si era sgretolato da qualche mese. era ormai un cadavere. L’anno precedente i compagni ci hanno costruito un anfiteatro da diecimila posti e per il comizio di Palmiro Togliatti contano di metterne www. il suo semplice spettro faceva ancora paura. ma come ai tempi di Carlo Marx. la sede designata per il raduno Nazionale sarebbero i giardini Margherita.com 23 . Il Partito Comunista Italiano si chiamava ancora così. dove oggi si tiene a mala pena un doposcuola estivo. Capannoni e gazebo occupavano la spianata di Parco Nord. a detta di tutti. mentre allora ci incastravano perfino la Fiera Campionaria.

il questore ed ex-prefetto fascista Massagrande ha fatto sequestrare le mimose per la festa dell’8 marzo: figurarsi cosa può fare con un giornale sovversivo. Quattro di questi proprio nel gennaio 1951.126 feriti e 66 morti. E mentre lui rimugina e riprende. è di 92. Sapeva che m’ero messo a citare Lenin e Che Guevara. A sorpresa. I Festival dell’Unità nascono proprio per finanziare la stampa comunista. incazzato con quel prefetto che ha fatto di tutto per guastare la festa. Valle di Fivizzano e San Terenzio. ex governatore di Harar.mi pare di sentirlo rimuginare. com’è venuta bene . responsabile delle stragi naziste di Monte Sole. Uno stereotipo che in qualche misura doveva essere nato da un evento reale. di un Dopoguerra conflittuale ma tutto sommato bonario e strapaesano. due passanti e due banditi della famigerata Banda Casaroli. Nella provincia di Bologna ogni comune ha www. a partire dal luglio 1948. Se non ricordo male. rieletto proprio nel ’51. la celere di Mario Scelba usa il pugno di ferro contro scioperi e manifestazioni di piazza. comizi ortodossi. ma considerava la Festa dell’Unità un raduno per trinariciuti di stretta osservanza. come tutti i bolognesi.Te lo faccio vedere io. nell’Africa Orientale Italiana. 3.169 arresti per motivi politici. e avevo mangiato spaghetti allo scoglio. a Bologna.formatoridotto. ritratti del Baffone e neonati alla griglia. per quanto ateo. due giorni prima che s’inauguri la Festa. per immaginarmelo un po’ nervoso. comincia il processo a Walter Reder.com 24 . eppure la favola di Peppone e Don Camillo. tutto falce e martelli. Ma non hanno fatto i conti con il generale De Simone. De Simone nega il permesso per i Giardini e a soli venti giorni dall’inizio della Festa dà il suo benestare per il Parco della Montagnola. Mi convinsi che i pregiudizi di mia madre fossero figli di un antico modello di Festa dell’Unità. Sant’Anna di Stazzema. a mezza via tra un congresso di partito e una festa del patrono. mi basta sapere che era un militante del PCI. e ora prefetto nella città di San Petronio. In Italia. al suono di un quartetto jazz molto tradizionale. Ecco perché. alla quale dichiarava di credere. Due manifestazioni per nulla incompatibili.in piedi uno ancora più grande. che vuole essere indipendente e del tutto alternativa rispetto a quella borghese. se penso all’autore di queste riprese. a propormi di andare alla Festa fu la mia ragazza di allora. durante le proteste per la visita italiana del presidente americano Dwight Eisenhower. partecipava volentieri alla processione della Madonna di San Luca. Le liturgie popolari. invece. si somigliano tutte. se è vero che anche il mitico sindaco Dozza. Non sono tempi facili per chi diffonde L’Unità: anche in una regione rossa come l’Emilia Romagna non è salutare farsi vedere in giro con il fascio di copie a cavallo del braccio. Secondo fonti sindacali. al fondo. muoiono due vigili urbani. mia madre si sorprese molto sentendo dov’ero andato a finire con la mia nuova morosa. durante una sparatoria lungo via Santo Stefano. Nel 1951 Giuseppe Stalin è ancora vivo e in Corea la Guerra Fredda si scalda al fuoco delle artiglierie. per di più appestato da effluvi di salsiccia e orchestre di filuzzi. Allora le raccontai che nelle ore trascorse al Parco Nord avevo incontrato più auto in vendita che bandiere rosse. e quando tornai a casa. nel mio passato. non mi ha mai convinto. il bilancio della repressione. A Imola. Il 16 settembre. nel settembre 1990. . Sempre in gennaio. io mi permetto un altro salto nel suo futuro.

ma in Corea gli yankee sparano contro le armate rosse di URSS e Cina. dedicati al trentesimo anniversario www. il Pretore fa sbaraccare gli stand a poche ore dall’apertura. dove opulenza e comunismo vanno a braccetto. e va bene che non siamo ai tempi del Vietnam. un organetto e qualcuno che faccia il palo. la lotta di classe che stillano da ogni articolo dei giornali dell’epoca? E’ forse Bologna la Rossa che distorce la prospettiva? Una città dove i comunisti giocano in casa. La colomba di Noé svolazza un po’ dapertutto.la sua festa e spesso se ne organizzano anche nelle frazioni più piccole: basta un’aia o un cortile. gruppi sportivi. per evitare visite sgradite. La Parata degli Amici dell’Unità venne inventata nel 1947 e fu da subito un successo. fiumana carnevalesca di carri allegorici. il palco e la pista e si trasferiscono armi e bagagli in un campo lì vicino. quattro assi inchiodate come pista da ballo. dove inizia la provincia di Ravenna e quindi finisce l’autorità del pretore. A Mordano. per non parlare della grande parata. Icone da agenzia turistica mettono insieme prodotti tipici. Ci sono i cartelli con i nomi delle regioni italiane. complessi ginnici. l’ideologia. i tavoli. una chitarra. la parola comunismo non compare mai. Allora gli organizzatori smontano la cucina. Galvanizzato dalla retorica del cronista. governano lo sviluppo. simboli della nostra fede e delle nostre lotte”. “per ragioni di sicurezza legate al traffico”. e cancellano così ogni alternativa. ma non vedo sventolare sciami di bandiere rosse: piuttosto lo stendardo arcobaleno dei pacifisti. zero ideologia e cento per cento Belpaese. le panche. Forse sarà colpa del bianco e nero. Sarà per questo che mi pare di assitere a una celebrazione istituzionale. che sfila per tre ore da Porta San Donato a Piazza dei Martiri. il nostro cineamatore comunista. dal Nettuno alla stazione. cerco quei drappi e quei simboli nella parata di quattro anni dopo e fatico a trovarne. Rispetto a questo clima generale. mentre persino l’Unità viene definito “giornale della Pace”. Ma non sono solo le feste improvvisate a rischiare la chiusura immediata. il banco della pesca con tutti i premi. e solo una falce e martello. e sembrano darsi convegno per il comizio di Togliatti? I quotidiani del giorno dopo raccontano ammirati o impauriti della folla strabocchevole raccolta in piazza Otto Agosto e lungo tutta via Indipendenza. mai potremo dimenticare quella selva di drappi fiammeggianti. Dov’è il conflitto.com 25 . o meglio: ad un’altra nazione. di quelle che coinvolgono l’intera cittadinanza. meno politica e più popolare? “Bologna non è una città tipica dell’Italia” scrisse Pier Paolo Pasolini nel ‘75. su per via Marconi fino a Piazza Malpighi. stendardi e bandiere. compresi gli uccelli. suscitano invidia e dunque possono permettersi una festa più rilassata. maschere tradizionali e monumenti di spicco. L’Unità di quell’anno la celebrò con parole auliche: “Se il ricordo della Parata potrà col tempo svanire. come se l’Unità che si festeggia fosse quella nazionale. ma di là dal fiume Santerno. Nel fiammeggiare di bandiere intravedo più volte quella a stelle & strisce degli Stati Uniti d’America. mentre qui vengono accolti con grande diplomazia. definendola “una terra separata”. un paio di fuochi per piadina e salsiccia. Nulla di politico.formatoridotto. fa capolino sull’angolo di due cartelloni. bande musicali. per di più incazzato col prefetto. ritrae una Festa dell’Unità che sembra appartenere ad un altro tempo. che dal cielo arrivano a stormi. piccola piccola. cartelloni colorati.

il Migliore si mostra ai compagni sventolando la manina. oppure si mettono in mostra per diventare “stelline” e vincere il concorso di bellezza che si faceva in tutte le feste. allora queste immagini non le rendono giustizia. il nostro cineamatore comunista e incazzato. fin da quella prima volta. Sempre Pasolini scrisse che il Partito comunista italiano era un Paese pulito in un Paese sporco. Casaralta . dei sorrisi da miss.Accettateci! Perché tutta questa paura? Noi siamo diversi.Eravamo negli anni Cinquanta e l’evento non fu accettato. prefetto De Simone. un Paese onesto in un Paese disonesto.” “A Osteriola facemmo un concorso in costume . in quegli anni. Sul palco delle autorità. non riesco a distinguere nemmeno una sagoma femminile.e acquistavi i biglietti che ti permettevano di esprimere il voto.griderà trentotto anni dopo Michele Apicella. Sarà per questo che a Roma. e alla fine mi domando se non lo facciano di proposito. ma uguali.. Considerando che i biglietti non costavano molto. a pochi fogli di distanza dalla Pagina della Donna. Lo slogan “Chi è italiano difenda le Reggiane e la nostra industria italiana” sembra più vicino all’autarchia di Mussolini che all’internazionalismo di Lenin. creò scandalo tra le compagne che lavoravano nelle cucine e dicevano “E noialtre? Cosa siamo?” e allora io cercavo di consolarle dicendo loro: “Ma voi siete Miss Tortelli. anzi..racconta Elio Zuppiroli di Castel San Pietro .. rimuginava proprio questo. alla Festa dell’Unità di Parco Nord. L’iniziativa era anche un modo per raccogliere fondi: “Tu arrivavi . Da Palmiro Togliatti mi aspetterei almeno un saluto a pugno chiuso e invece no: prima di lanciarsi in due ore di comizio. con il linguaggio del corpo di un papa in Vaticano. mi dico.formatoridotto. O magari sono io che me lo porto in testa.ma le lotte dei lavoratori sono accompagnate da parole d’ordine generiche. in margine a una partita di pallanuoto. Quindi più biglietti compravi. Sì. funzionario del PCI dalla memoria appannata. Ecco qua.com 26 . un Paese intelligente in un Paese idiota. della pace e della libertà? . come pace e libertà.ricorda Ivo Cattoli . un Paese colto in un Paese ignorante. mentre sceglieva le sue inquadrature. delle donne in cucina. un Paese umanistico in un Paese consumistico. mi par di capire. Altre donne stanno in cucina a far la sfoglia. tranne che al papa e a Togliatti? E a proposito di ragazze. con le foto delle vincitrici pubblicate sui giornali delle diverse federazioni e spesso anche sull’Unità. sospinto dalle compagne torinesi in mezzo a ginnaste e contadinelle in costumi tradizionali. ma siamo uguali agli altri .del PCI. e io sono convinto che almeno un po’ ce ne fosse. Un ossimoro che i compagni.la Calzoni. di una ragazza disinibita si era soliti dire che l’aveva data a tutti. più voti potevi esprimere. Era di questo che avevi paura? Di questa folla composta. Se tanta differenza c’era davvero. Sfila l’orgoglio operaio di molte officine in agitazione .. mentre la partecipazione alla parata dell’Unione Donne Italiane si fa notare giusto per il modellino in scala della Mole Antonelliana. www. Diversi. sul finire dell’estate del 1990. puoi ben capire come a volte capitassero elezioni poco democratiche. non avete bisogno di presentarvi così”. si trascinano dietro fin dalle prime feste.

Mentre invece mi ricordo ancora bene le storie che mi ha sempre raccontato mia zia Bruna. iniziano a costruire i primi pezzi di autostrada del sole e li aprivano un po’ per volta. dopo qualche anno si sono sposati. e arrivavi il giorno dopo e attraversare l’appennino era un’impresa e poi pian piano.formatoridotto. e il viaggio diventava ogni volta un po’ più breve. Si prendeva la diligenza all’inizio di via Giardini e ci si metteva un giorno e se riesco a ricordarmi bene si viaggiava anche la notte. quindi partivi un giorno.Ugo Cornia STRADE C’era un racconto così bello di mia zia Maria. e allora tutti questi viaggi ad ogni festa da Roma a Modena.com 27 . e non c’era ancora l’autostrada del sole. anche se non c’ewww. in macchina. che aveva conosciuto uno di Roma. che mi faceva sempre. che stava lavorando a Modena e poi. e non ci poteva entrare in verità. però dopo pochissimo che si erano sposati lui lo promuovono e deve tornare a lavorare a Roma. E ce n’erano dei pezzi di autostrada che non erano ancora aperti al pubblico. di quando tra fine ottocento e inizio novecento dovevano andare da Modena a Pievepelago e si andava ancora con la diligenza tirata dai cavalli. Ogni tanto ci ripenso e mi chiedo com’era tutta la storia e non riesco più a ricordarla.

ma forse anche un po’ meno di dieci anni. sia da solo che con degli amici. su una piazzetta. quindi mio padre aveva senz’altro ragione. nel ’70. mi rendo conto che per noi è veramente un’idea strana. Per di più io stavo ancora finendo di studiare. e più che altro per lavoro ho continuato a fare per una decina di anni dai cinquanta ai cento chilometri in macchina quasi tutti i giorni. era a suo rischio e pericolo. E mi ricordo anche. scendevi e prendevi la corriera. e www. anche se un po’ meno. devo dire. perché abitiamo in una regione che ha preso il suo nome. e non per lavoro. strada che ho fatto migliaia di volte. Gli ultimi quindici chilometri ti venivano a prendere col carro. Forli e Rimini. e io un po’ cercavo di contestare questo suo calcolo. più o meno come tutti. che tra l’altro. per motivi miei privati. intorno a questa lunga strada che l’attraversa tutta. (tomba romana) e io tra l’altro un pezzetto di via Emilia. e quei trecentomila chilometri fatti con la sua macchina li avevo fatti principalmente andando a spasso. ti ritrovavi cinquanta chilometri più avanti. senza sboccare in un’altra strada. quando da bambina non andava in macchina con suo padre e doveva prendere dei mezzi sostitutivi. E l’idea di una strada che a un certo punto finisca così. E quindi allora dobbiamo iniziare dicendo via Emilia. con mia madre. senza nessuna altra strada da imboccare. diceva mia zia. appena potevo mi mettevo in macchina per andare di qua e di là. Anche negli anni seguenti ho continuato a girare. nel duemilaetre/duemilaequattro per un anno ho lavorato a Castelfranco Emilia. ho preso subito la patente e avevo una grande smania di guidare e andare in giro e infatti. e mi vien subito da pensare. E se ci penso conosco moltissime strade e anche moltissimi nomi di strade. e lei guidava e mi diceva che partendo da Modena fino a lì si arrivava con un treno. e suo marito invece questi pezzi d’autostrada non ancora aperti li imboccava sempre. stavamo andando su in macchina di nuovo a casa sua. E quindi cosa devono essere state per la gente le strade che pian piano venivano asfaltate e sistemate e collegavano un posto con l’altro per andarci in automobile.formatoridotto. e poi dovevi cambiar treno. facevi l’altro pezzo via treno. E circa dieci anni dopo. la via Emilia ovest di Modena. per cinque anni l’ho fatta tutti i giorni per un tratto di tre o quattro chilometri per andare alla scuola elementare. si fermi. muovendomi su e giù per la provincia di Modena e Bologna. in realtà era a una cinquantina di metri di distanza dalla via Emilia. e poi le strade che non c’erano mai state e un bel momento venivano costruite. sull’appennino bolognese. o sul greto di un torrente. e se uno decideva di entrarci. anche se uno che sta qua per prima cosa dovrebbe nominare la via Emilia. e noi trent’anni dopo. a diciott’anni. perché non sapevi dove potevi andare a finire.com 28 . ma la macchina aveva fatto all’incirca trecentosettantamila chilometri. perché lui ormai la macchina non la usava quasi più. Ravenna. alla Porrettana. erano stati i giri nelle zone di Piacenza. fatta più di duemila anni fa. perché i miei mi avevano iscritto in questa scuola a tempo pieno che praticamente si affacciava sulla via Emilia ovest. mio padre un giorno mi ha detto che si era fatto due calcoli e mi ha accusato di aver fatto più di trecentomila chilometri con la sua macchina. Per quanto riguarda me direttamente. e un po’ più rare puntate nella zona di Parma e di Ferrara.ra nessuno a controllarti. andando a casa sua. con frequenti puntate nel reggiano. e certe volte andava bene. ma anche la corriera a un certo punto si fermava perché in quel punto si fermava anche la strada asfaltata. cioè in pratica sia una strada senza uscita. Decisamente più rari e occasionali. invece altre volte ti trovavi di colpo con l’asfalto che finiva in mezzo a un prato. ma forse si è anche formata.

tutte strade che prendono il nome dalla località di arrivo. io e mia sorella ridevamo come matti a guardare questa sequenza di cartelli con Altolà. e mentre vai a un certo punto vedi di colpo saltar fuori il fiume che è lì. come se ancora adesso. California e Formica. e poi magari. e poi la strada sale un po’ e il fiume si allontana e momentaneamente scompare. e se penso in particolare alla Vignolese. oppure soltanto degli alberi. che avevo deciso di andare a lavorare per un mese in una fabbrica per tirar su i soldi per comprarmi il motorino. poi due chilometri dopo c’è un gruppo di case che si chiama California. e ci insegnava. e andando avanti a pensare a tutte queste strade che conosco. sulle quali ho consumato quintali di gomme e di benzina mi viene anche da pensare alla Radici in Piano. E la Radici in piano l’ho poi percorsa spesso in anche un’estate in motorino. e mio padre mi aveva anticipato i soldi e avevo poi comprato invece il motorino per andare a lavorare. e poi alla Bazzanese. cioè la strada per Porretta. che offre questa straordinaria sequenza di nomi di frazioni. quando la scuola era finita. magari veramente a pochi metri.quindi per un altr’anno mi sono fatto tutti i giorni altri trenta chilometri di via Emilia. perché mia madre andava in banca a prender lo stipendio. e poi ti incrociavi con la pedemontana.com 29 . cioè la strada per Vignola e la strada per Bazzano. tutte le volte che faccio la radici in piano. ma poi c’erano talmente tanti di quei camion sulla Radici. oppure che ci passavo per andare a trovare qualcuno. e però magari due chilometri dopo la strada ridiscende e ti ritrovi di nuovo quasi al fiume. arrivati in fondo ci fosse qualcuno che vuol darmi dei soldi. che quando sei in motorino e te li senti passare di fianco ti fanno un po’ spavento. se l’autostrada del sole era bloccata.formatoridotto. dove andavo spesso con mia madre che a Sassuolo ci lavorava. con l’acqua e i sassi. su delle stradine secondarie. e tutte queste strade in qualche modo mi stanno care per tanti motivi. e mi ricordo che spesso in quei mesi le davano anche gli arretrati. e pochi chilometri dopo c’è Formica. ma tra vignolese e bazzanese ho sempre fatto una scorciatoia di qualche chilometro. e vedi delle case. cioè alla strada per Sassuolo. che nei loro percorsi si avvicinano e si allontanano da dei fiumi. quando eravamo in macchina. perché prima incontri una frazione che si chiama Altolà. appena usciti dalla banca mi portava da qualche parte e mi regalava qualcosa. anche se poi da Sassuolo partono tante altre strade che entrano nelle prime colline. perché coi mezzi pubblici era un po’ proibitivo. e percorrevo prima la vignolese verso il casello dell’autostrada del sole. andavo avanti per immettermi sulla bazzanese e poi sulla Porrettana. per cui questa strada Radici in Piano. Ma tornando a queste varie strade. ancora dopo mi viene in mente la fondovalle Panaro. e io nelle due ore di pausa pranzo prendevo il motorino e andavo a mangiarmi un panino in collina. perché poi tutte le fondovalli. e non so se si chiami anche fondovalle Reno. forse cinque. strade che io ho spesso percorso per andare in una mia casa sull’appennino bolognese. come anche la Bazzanese e la Vignolese. ha sempre avuto la caratteristica di mettermi di buon umore. e anche la Porrettana è una fondovalle. Ma lasciando la via Emilia subito dopo diciamo Porrettana. nel mese di luglio in cui compivo sedici anni. quasi in toscana. e in tre chilometri eri già nel reggiano. per cui dopo un po’ non facevo più la Radici in piano ma cercavo di arrivare fino agli sterminati sobborghi industriali di Sassuolo facendo vari pezzi di stradine secondarie parallele. e quindi. che ci passavo per andare in un posto particolare. www. se non sono in momenti di particolare cattivo umore. o si chiami soltanto Porrettana. e ci andavamo soprattutto nei mesi di giugno e luglio. e fin da bambini.

Guastalla. e facendo la Panaria e guardando argine e case sparse e capi e i saltuari fabbriconi mi ero detto subito ma accidenti.formatoridotto. con questi lunghi assi est-ovest. per esempio un chilometro. perché dopo tre anni che l’avevo fatta tutti i giorni. e facevo per l’ultima volta la Panaria bassa. sempre per lavoro tutti i giorni per tre anni. letteralmente due o tre case e basta con intorno cinque o sei di quei pioppi immensi. e comunque sempre con quell’argine che si vedeva a destra. in modo che si possa andare spediti. costituiti dalla via Emilia. Boretto eccetera. con l’acqua. tornado in dietro. queste strade sull’argine che costeggia le golene. dopo tre chilometri di via nonantolana mi buttavo sulla Panaria bassa.com 30 . e appunto dalla pedemontana. e poi un poco più avanti. sempre alla tua destra l’argine. e da un lato hai www. e queste strade spesso hanno a un loro lato l’argine. e ongi tanto invece un borgo di due o tre case. e la Panaria bassa. due o tre rettilinei di una lunghezza sterminata. con rettilinei puri talvolta lunghi anche cinque o sei chilometri. E invece. oppure a trenta metri dalla strada. e perpendicolarmente a questi assi est-ovest invece trovi tutte le fondovalli in direzione nord sud. vedendo delle strane figurine piccolissime in zona strada un chilometro più avanti. e poi di nuovo l’argine si allontanava dalla strada. cinque o sei mesi dopo. sulla Panaria bassa. che tra la strada e l’argine in mezzo c’era una fila di cinque o sei case. e queste strade con argini io le ho sempre trovate meravigliose. e anche lì davvero. oppure deve tornare perché deve andar da qualche parte. andando in direzione nord. e poi invece. e poi in fondo. che ero dovuto tornare in questo posto in cui avevo lavorato a prendere della documentazione. anche se invece sei in piena campagna. Comunque. cinquanta a andare. magari attacavo a rallentare un po’. e inve poi però. e quindi non mi sono mai fermato. e io su questi infiniti rettilinei mi guardavo l’orologio e vedendo che ero a pelo sull’orario magari acceleravo. proprio sulla strada dell’argine. cinquanta a tornare. a gran velocità per non arrivare in ritardo. ma invece volevo poi parlare di queste fondovalli nel loro tratto nord.Perché tutte le strade dell’Emilia-Romagna hanno una loro stessa logica piuttosto ferrea. anche quello amplissimo. e quando ho cambiato luogo di lavoro. con tutte le loro curve ampie che si allontanano e poi si riavvicinano all’alveo del fiume vivo. poco prima di Finale. zona Gualtieri. e magari dei tratti alberati. avendo detto la parola argini. andando come un pazzo per non arrivare in ritardo. avrei voluto fermarmi una mezzoretta a farmi una passeggiata sull’argine per vedere l’acqua. anche sul Po mi ci piaceva andare. magari un altro curvone che invece va verso sinistra. queste strade lunghe e tendenzialmente dritte. in quello chiamerei il loro tratto sud.e lì. strada che io ho dovuto fare. io di quella strada non ne potevo proprio più. che inizia proprio attaccata all’argine. coi tigli o i platani. come un viale di città. visto che a tornare indietro uno ha sempre un po’ smania di ritornare a casa perché è stanco. cinque o sei chilometri completamente dritti. basta basta basta. a dieci metri dalla strada. nel loro tratto che va dalla via Emilia al Po. e queste fondovalli che a me piaceva tanto percorrere. altre volte invece verso Bondeno Stellata e le chiuse e le zone ferraresi. mai più Panaria bassa. tutti i giorni cento chilometri. e poi di colpo un ampissimo curvone verso destra. e all’inizio ero così contento. ma come bella questa strada. dall’autostrada del sole più l’A quattordici. e a certi orari anche abbastanza vuote di traffico. come la Panaria bassa. e nella mia testa mi dicevo basta. e in mezzo tra tutte queste strade l’infinito reticolato di tutte le piccole strade secondarie e talvolta anche minime. diciamo a partire dalla via emilia e verso la montagna. tanto che mi dicevo sempre per questi tre anni che prima o poi. e poi via. che non si sa mai che cosa faccia la gente a bordo strada. una serie bellissima di curve che durerà cinque chilometri.

due cornacchie grige appollaiate sul guardrail. varie volte le ho viste tranquille passeggiare in corsia d’emergenza nel tratto appenninico. www. Negli ultimi tempi. come se avessero imparato che sulla corsia d’emergenza stanno al sicuro. e anche se sei lì per strada per lavoro. vive e non vive. e poi di nuovo ancora pioppeti. almeno una volta su due. e si sono abituate alle macchine. con quei paesi che ti vedi dall’alto. e queste cornacchie grige che ormai frequentano tranquillamente le strade. Perché per me l’avvenimento è questo. e quindi a prima vista non dovresti neanche divertirti. che ho fatto l’autostrada del sole. aria aperta traversata da altre cose. ma a un certo punto può sempre esserci qualcosa che ti passa davanti. almeno due o tre volte al mese. incuranti delle macchine che stanno passando a neanche due metri da loro. e a nu certo punto invece il Po che è lì. immense qunatità di aria aperta intorno a te. come se tu stessi andando a altezza tetti. mentre dall’altro lato pioppeti e pioppeti e pioppeti. per esempio. e sono belle perché in sostanza son fatte di aria perta.formatoridotto. naturali e artificiali.l’aperta campagna. che tutte le strade sono belle.com 31 . le avrò viste forse venti volte. che uscivo al casello di Sasso. forse di più.

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