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XI Congresso Nazionale “L’ingegneria Sismica in Italia”, Genova 25-29 gennaio 2004

Resistenza sismica di telai in c.a. progettati con il R.D. 2229/39
M. Vona, A. Masi
Dipartimento di Strutture, Geotecnica, Geologia applicata all’ingegneria, Università della Basilicata,
Potenza, Italia

SOMMARIO: Una quota consistente degli edifici in c.a. italiani è stata realizzata tra la II guerra
mondiale e la fine degli anni ‘60. Tali edifici presentano caratteristiche costruttive, qualità dei
materiali e loro disposizione relativa, diverse da quelle degli edifici realizzati nei decenni
successivi, anche per la significativa differenza del quadro normativo di riferimento. Nel presente
lavoro sono state studiate alcune tipologie bidimensionali rappresentative di edifici in c.a. costruiti
prima degli anni '70. Dopo aver selezionato alcuni schemi bidimensionali tipici, è stata effettuata
una progettazione simulata tenendo conto delle norme vigenti e delle modalità costruttive tipiche
del periodo. La risposta sismica, valutata mediante simulazioni numeriche non lineari adoperando
un ampio gruppo di accelerogrammi naturali, è stata esaminata sulla base di alcuni parametri di
risposta rappresentativi del danno strutturale e non strutturale. Il ruolo delle tamponature e
dell’età di costruzione è stato particolarmente evidenziato anche attraverso un confronto con
risultati di studi precedenti.
ABSTRACT: Reinforced Concrete buildings currently represent over 50% of the total building
stock in Italy. Many of them, designed before the advent of seismic codes, were constructed in
the period ’50s-‘70s, showing peculia r structural characteristics and material qualities. In the
paper the seismic resistance of some plane frames representative of mid-rise building types
designed to vertical loads and constructed in the period pre-70s, has been evaluated. Based on a
purposely set up methodology, a simulated design of the structures has been made with
reference to the codes in force, the available handbooks and the current practice at the time of
construction. The seismic response is calculated through non linear dynamic analyses using
natural accelerograms relevant to Italian earthquakes. The seismic behaviour has been analysed
emphasizing the role of infills and, particularly, of the building age through a comparison with the
results of previous studies on post-70s structures.
1

INTRODUZIONE

In Italia gli edifici in c.a. costituiscono oltre il 50% del patrimonio edilizio e di essi una parte rilevante è stata costruita in assenza di norme sismiche su territori attualmente classificati. Inoltre,
una quota consistente degli edifici in c.a. è stata realizzata, in particolare nei grandi centri metropolitani, tra la II guerra mondiale e la fine degli anni ‘60. Tali edifici presentano caratteristiche
costruttive, qualità dei materiali e disposizione relativa degli stessi, decisamente diverse da quelle
degli edifici realizzati nei decenni successivi, anche per le significative differenze normative (Masi et al. 2001). Una sintesi significativa di quanto appena detto è ottenibile dall’elaborazione dei
dati ISTAT 1991 riferiti all’intero patrimonio abitativo nazionale, da cui si evince come ben 8.5
milioni di abitazioni in c.a., pari al 58% del totale, siano state progettate e realizzate con normative molto vecchie ed utilizzando metodi di calcolo e tecniche poco adeguati.
Per quanto riguarda la protezione contro il sisma, va ricordato che la classificazione del territorio italiano è stata effettuata in gran parte soltanto a partire dal 1981 e sostanzialmente completata con la recente Ordinanza 3274 (OPCM 2003). Inoltre, anche nei casi di progettazione antisismica, le prime normative italiane non erano in grado di conseguire in modo soddisfacente i livelli
di prestazione oggi richiesti rispetto al danno ed al collasso, come riconosce l’indicazione contenuta all’art. 1 dell’Ord. 3274, che prescrive la verifica delle opere strategiche ed a rischio rilevante anche nel caso in cui esse siano state progettate con norme sismiche antecedenti al 1984.
Pertanto, il problema del deficit di protezione sismica delle costruzioni in generale, dunque anche
degli edifici in c.a., è molto più esteso di quanto scaturisca dall’analisi dei dati ISTAT e potrebbe

erano quelle di Santarella (1956) e di Pagano (1963). Per quanto riguarda i materiali il R. sono state selezionate. 2229 (R. allo scopo di metterne in evidenza gli aspetti più significativi. In realtà . alle caratteristiche degli elementi strutturali significativi nella valutazione della capacità resistente ed alle azioni. Per le armature erano prescritte tensioni ammissibili pari a 1400 kg/cm2 per acciaio dolce e 2000 kg/cm2 per acciai semiduri e duri. diffusamente adottate dai progettisti. è stata valutata la resistenza sismica di tre tipologie strutturali relative a telai non tamponati (o con tamponature inefficienti). presenta un’articolazione temporale diversificata considerando i vari aspetti della progettazione realtivi alle norme specifiche per le strutture in c. ad integrazione delle prescrizioni normative del periodo in esame. completamente tamponati e parzialmente tamponati. Va sottolineato come il richiamo alla manualistica sia stato in alcuni casi determinante per colmare le carenze del R. e comunque alla metà di quella di snervamento. negli edifici ante ’70 sono presenti sempre barre lisce la cui influenza. emanato in forza della legge 2/2/1974 n.. per oltre trent'anni fino alla entrata in vigore della legge n. dal dopoguerra ad oggi. si riportano di seguito alcuni schemi sintetici (tabella 1) in cui sono contenute le indicazioni relative al progetto ed alla verifica di pilastri e travi.a. il R. Il contenuto di tali testi era molto ampio ed articolato per cui. per cui risulta estremamente difficile reperire documentazione tecnica. costruiti prima degli anni '70. 3/10/1978.a. l’accertamento della resistenza sismica di tali edifici presenta peculiarità. 1086 del 5/11/1971 e dei relativi Decreti Ministeriali di attuazione. progettare e studiate alcune tipologie bidimensionali rappresentative di edifici in c. Il valore ammissibile della tensione tangenziale τc0 era pari a 4 kg/cm2 per calcestruzzo normale e 6 kg/cm2 per calcestruzzo ad alta resistenza. Il quadro normativo di riferimento.D. a quelle per le zone sismiche. anche quegli edifici progettati con normative sismiche ormai obsolete o in zone in cui classificazioni successive hanno determinato un incremento di sismicità. A tale scopo. e pari a 40. ante ’70 e post ‘70 Per quanto riguarda la conoscibilità delle strutture.XI Congresso Nazionale “L’ingegneria Sismica in Italia”. degli anni ’70. è stata finora poco studiata in campo sperimentale. Genova 25-29 gennaio 2004 riguardare. Alcuni elementi appaiono particolarmente significativi nell’accertamento della resistenza sismica degli edifici tipici dei due periodi. Per quanto riguarda la manualistica le indicazioni più autorevoli. 2229/39 prescriveva calc estruzzi con resistenza cubica media a 28 giorni di almeno 120 kg/cm2 (160 per conglomerati ad alta resistenza) e comunque almeno tripla rispetto al carico di sicurezza. Inoltre. dalla manualistica e dalle normative. per quanto molto rilevante sul comportamento sismico. In particolare.D. il Regio Decreto 16/11/1939 n. Nel presente lavoro. nella manualistica e nei progetti tipici del periodo in esame. fino ad un massimo di 180 kg/cm2. 2229/39 nello svolgimento della progettazione simulata.D. in funzione della resistenza media. 64.1 Esame della normativa e della manualistica L'esame della normativa è stato effettuato considerando gli aspetti legati alle proprietà dei materiali. per meglio evidenziare il ruolo del periodo di costruzione. effettuando un confronto basato sulla stima dei livelli di danno. 2. pari a 35. a quelle relative ai carichi e sovraccarichi ed. utilizzando le informazioni deducibili da progetti tipici dell’epoca. è stata effettuata una progettazione simulata delle stesse secondo la pratica costruttiva del periodo.D. 45 e 60 kg/cm2 nel caso di compressione semplice. MANUALISTICA E PROGETTI TIPICI DELL’EPOCA Per poter valutare in maniera realistica la vulnerabilità delle strutture in esame.. incertezze e maggiori difficoltà rispetto agli edifici in c.a. 1939) ha regolato le modalità di progettazione ed esecuzione delle costruzioni in c. ancora. La possibilità di impiego degli acciai più resistenti era condizionata dalla classe di resistenza del calcestruzzo.a. Le tensioni ammissibili assumevano valori. Con riferimento alle azioni previste per il calcolo delle strutture in c.a. in questo paragrafo vengono riportati gli aspetti più significativi contenuti nella normativa. Oltre tali limiti era previsto il calcolo di una idonea armatura a taglio. oltre agli edifici progettati a soli carichi verticali in zone poi cla ssificate. Inoltre. In particolare. sono state studiate anche le medesime tipologie ma progettate con criteri tipici del periodo post ’70. la prima normativa specifica è rappresentata dal D. Pertanto. del 1939 non obbligava a depositare i calcoli statici.M. 2 LA PROGETTAZIONE SIMULATA DEGLI EDIFICI BASATA SU NORMATIVA. 50 e 75 kg/cm2 nel caso di fle ssione o presso flessione.

in tale direzione.a tratte da norme e manuali Elementi strutturali Normativa Manualis tica Metodi della scienza delle costruzioni.1 Caratteristiche tipologiche I fattori principali presi in considerazione sono la tipologia del sistema resistente e la tipologia e posizione delle tamponature. Pilastri perimetrali più armati per tenere conto degli effetti flessionali PILASTRI Sollecitazioni: N A = H ⋅b = H. il quale stabiliva che per il conglomerato armato si assumesse un peso proprio di 2500 kg/m3 e che i carichi accidentali dovevano essere stabiliti in funzione del tipo. altre indicazioni importanti sono emerse dall’esame degli elaborati progettuali di edifici esistenti realizzati nel periodo in esame. del 1939. b Af Armatura trasversale ≥ 0. pertanto. Un’indicazione sulle azioni da assumere era contenuta anche nella legge 25/11/1962 n. 1684. disposizione degli elementi strutturali. disposizione e dettagli relativi ai pilastri ed alle travi. l’analisi degli elaborati tecnici ha messo in luce alcuni aspetti di seguito sinteticamente riportati. Indicazioni schematiche per il progetto di travi e pilastri in c.10φmin) N σ c . − caratteristiche degli elementi strutturali: tipologia. 30÷40 b cm travi emergenti. (almeno 4 φ12-14) TRAVI Sollecitazioni: M.n. 70÷80 travi a spessore) h=r h Af Af = t ⋅ M ⋅ b (2 reggistaffe min) A’f 2 reggistaffe min (tipicamente 2 φ12) Armatura trasversale 2. Il sistema strutturale resistente è costituito generalmente da telai in un’unica direzione. Genova 25-29 gennaio 2004 un riferimento ai carichi da considerare sulle strutture in c. fino a 2000 cm2 ≥ 0. Tabella 1. dell’importanza e della destinazione d’uso dell’opera da realizzare.XI Congresso Nazionale “L’ingegneria Sismica in Italia”.n. Gli elementi strutturali sono generalmente progettati e disposti senza alcun riferimento all'a- . il collegamento tra i pilastri è affidato soltanto al solaio.2 50% staffe 50% piegati Piegati: diagramma T/z e momenti resistenti. condizioni più sfavorevoli di carico Sollecitazioni su trave continua M b (b assunta dal progettista. Con riferimento a tali fattori. condizioni più sfavorevoli di carico Pilastri intermedi calcolati a sforzo normale centrato. Staffe calcolate e disposte a passo costante in tutta la trave Analisi di elaborati progettuali tipici Ai fini della progettazione simulata dei modelli.2.n.8 % Area s. In particolare sono stati valutate le seguenti caratteristiche finalizzate sia alla definizione delle tipologie da esaminare che al progetto dei singoli elementi strutturali: − caratteristiche tipologiche: regolarità strutturale in pianta ed in elevazione. T Metodi della scienza delle costruzioni.D.a. salvo che nei telai di estremità in cui sono presenti generalmente travi emergenti o a spessore. Questi telai sono realizzati perlopiù con travi emergenti ma è possibile riscontrare la presenza di travi a spessore. spesso coincidente con la direzione più lunga dell’edificio.8 % Area s.amm ≥ 0. ≥ 8000 cm2 p st ≤ min (1/2 lato minore. eventuali difetti o mancanze riscontrati nelle operazioni di progettazione. la quale prescriveva per i solai per abitazione un sovraccarico accidentale di 200 kg/m2. è già contenuto nel R.5 % Area s. In direzione parallela all'orditura dei solai sono in genere assenti travi di collegamento tra gli elementi verticali. 2. ortogonale all’orditura dei solai.

raramente si è riscontrato l’utilizzo di uno schema a telaio in cui venissero considerati gli effetti flessionali causati dal vento o dall’eccentricità di applicazione dei carichi verticali. Oltre ai difetti “fisiologici” sopra menzionati. raramente. si è riscontrato che tali elementi di collegamento verticale sono quasi sempre disposti in posizione simmetrica. Genova 25-29 gennaio 2004 zione di forze orizzontali (anche del vento non si teneva conto. L'utilizzo di barre lisce implicava sempre la realizzazione di unici di estremità. anche se tale configurazione era perlopiù evitata nel caso di travi a due campate. Gli elaborati tecnici erano frequentemente poco accurati. non antisismici realizzati nel periodo ante ‘70. Le caratteristiche lungo l'altezza risultano generalmente regolari. Dallo studio delle relazioni di calcolo. un telaio piano avente quattro livelli e due campate. ovvero a compressione semplice. secondo quanto previsto dalla normativa. 3 SCELTA DELLE TIPOLOGIE La scelta delle tipologie da esaminare è stata effettuata sulla base delle caratteristiche strutturali più tipiche degli edifici in c. 2001. come confermato anche da saggi effettuati su edifici esistenti. Con riferimento alla posizione del vano scala e/o del nucleo ascensore. ragioni di preoccupazione sul comportamento sismico di tali elementi derivano dalla disposizione delle armature longitudinali e trasversali. raramente di 8 mm.2 Caratteristiche degli elementi strutturali I pilastri venivano generalmente calcolati considerando soltanto i carichi verticali. di un piano intermedio totalmente o parzialmente privo di tamponature (piano porticato). a effetti torsionali rilevanti. Le tamponature sono generalmente realizzate con una doppia fodera in laterizio forato. soprattutto nel caso di edifici con limitate dimensioni in pianta. armatura che si rivela subito insufficiente nel caso di inversione del segno della sollecitazione flessionale dovuto al sisma. La sollecitazione di taglio era sopportata. Le travi erano calcolate secondo lo schema di trave continua su più appoggi. con tipologia e qualità dei materiali impiegati dipendenti dal periodo e dal luogo di costruzione. da armature disposte in forma di ferri piegati (sagomati) e staffe. raramente le pareti di sostegno sono inserite nell'organismo strutturale aspetto che potrebbe portare. almeno in maniera esplicita) ma tenendo conto soltanto dei carichi verticali. per i quali la disposizione del vano scala non è condizionata in modo determinante dalla distribuzione degli spazi interni.a. Le . Va detto che dal punto di vista tipologico gli edifici per civile abitazione di tale periodo non presentano differenze significative rispetto a quelli post ‘70. Al di là dell’affidabilità dello schema di calcolo. Nei casi in cui si è rilevata la presenza di piani seminterrati. Al più era presente una tabella pilastri riportante in modo schematico il tipo e il numero totale di barre longitudinali ed il diametro ed il passo delle staffe. raramente. la presenza di nodi trave-trave e di pilastri in falso. quando presenti. Il passo delle staffe era molto variabile in funzione del compito ad esse affidato (assorbimento della sollecitazione tagliante o meno) mentre il diametro era tipicamente di 6 mm.XI Congresso Nazionale “L’ingegneria Sismica in Italia”. Eccezioni sono possibili. e per consentire un confronto con gli schemi post ‘70 già esaminati in precedenti studi (Masi et al. non rara e molto importante ai fini del comportamento sismico degli edifici. Masi 2003a. 2. riducendosi ai due classici reggistaffa di diametro 10-14 mm. privi di indicazioni precise sulla disposizione delle armature sia longitudinali che trasversali nei pilastri. Vona 2002). In alcuni casi si è rilevato che l'armatura delle travi era realizzata separatamente per ogni singola campata. In corrispondenza dei nodi il quantitativo di armatura disposto al lembo inferiore era in genere molto basso. in alcuni casi si riscontrano situazioni da considerarsi anomale anche per la progettazione a soli carichi verticali (errori): in edifici dalla forma geometricamente regolare (rettangoli allungati) si è potuta osservare in alcuni casi la presenza di nodi trave-pilastro con forti sfalsamenti tra gli assi degli elementi strutturali e. Fa eccezione la situazione. in cui si ha la presenza di un piano terreno o. non già per ragioni di tipo strutturale quanto per ragioni architettoniche e funzionali. con i problemi ben noti in presenza di azioni sismiche.2. Le armature adoperate sia nei pilastri che nelle travi erano sempre di tipo liscio. come schema di riferimento. Non sono presenti indicazioni sull’eventuale infittimento delle staffe nelle zone di estremità e sulla presenza di staffe all’interno dei nodi. si è individuato. Per tale ragione. Ciò portava alla realizzazione di sistemi resistenti piuttosto deformabili ma privi delle necessarie capacità duttili. Le armature longitudinali erano spesso ancorate nei nodi. in presenza di azioni sismiche.

Nel progetto dei pilastri le armature longitudinali sono state valutate sulla base delle percentuali minime di normativa. mentre le sollecitazioni nelle travi sono state valutate adottando lo schema di calcolo semplificato di trave continua su più appoggi. considerata collaborante. Il diametro del- . In particolare. corrispondente ad una destinazione d’uso di civile abitazione. è stata considerata anche la presenza e la posizione delle tamponature. Rigidezza traversi Rigid Beam (RB) Flexible Beam (FB) No Beam (NB) Bare Frame (BF) Infilled Frame (IF) Pilotis Frame (PF) Distribuzione tamponature Figura 1. con un’altezza di interpiano di 3m. per quanto riguarda le travi a spessore. a differenza del caso in cui sono assenti le travi (tipologia NB) in cui la fascia di solaio di 1 metro. Nelle operazioni di progetto si è assunto sempre una percentuale di armatura pari allo 0. Inoltre. 2229/39. Ciò che differenzia maggiormente le due tipologie di edifici sono i materiali previsti ed utilizzati nel periodo ed un maggior dettaglio delle disposizioni normative del post ’70. Si è così individuata una serie di schemi strutturali che si differenziano per la rigidezza dei traversi. secondo quanto previsto dal R. La verifica delle sezioni ed il calcolo delle armature sono stati effettuati con il metodo delle tensioni ammissibili. 4 PROGETTO SIMULATO DEGLI ELEMENTI STRUTTURALI Le modalità di calcolo degli elementi strutturali di edifici in c. Per il taglio sono stati considerati i ferri sagomati derivanti dalla disposizione dell'armatura a flessione e sono state disposte in aggiunta le staffe necessarie in base ai valori del taglio e verificando che esse assorbissero almeno il 50% dello scorrimento totale. si ottengono i diversi modelli esaminati (figura 1). Dall’incrocio dei tre schemi strutturali e della possibile disposizione delle tamponature. travi a spessore 70x22 cm). assumendo per gli accidentali il valore di 200 kg/m2. secondo le consuetudini dell’epoca. Sempre al fine di consentire un confronto diretto con gli schemi post ‘70. mentre le armature sono state riprogettate. I carichi sono stati valutati in base alle indicazioni tratte dalla manualistica e dagli elaborati progettuali. di epoca precedente al 1970. ottenendo le tre tipologie BF (telaio non tamponato). rappresentativi di tipologie ampiamente diffuse nel patrimonio edilizio italiano e tali da fornire un quadro delle possibili combinazioni presenti all'interno degli edifici esistenti. ci sono consistenti variazioni di quantità in conseguenza della riduzione della tensione ammissibile del calcestruzzo. travi a spessore (telaio FB) e travetti di solaio (telaio NB). concepiti per portare i soli carichi gravitazionali. IF (telaio tamponato) e PF (telaio parzialmente tamponato). che possono essere travi emergenti (telaio RB).a. e costituita. da 3 travetti 8x22 cm.8% dell’area di calcestruzzo strettamente necessaria. Masi 2003a) e dei successivi decreti di attuazione. come indicato dalla manualistica. le armature sono rimaste inalterate per quanto riguarda le travi emergenti mentre.XI Congresso Nazionale “L’ingegneria Sismica in Italia”. nelle tipologie strutturali bidimensionali esaminate i traversi sono costituiti da elementi con le medesime dimensioni già adottate per i telai post 1970. Telai piani esaminati nello studio. Genova 25-29 gennaio 2004 dimensioni medie della maglia strutturale sono state assunte pari a 5m x 5m in pia nta.D. imposte in funzione del valore dell’area di conglomerato strettamente necessaria. non differiscono in modo significativo da quelli progettati e realizzati dopo l’entrata in vigore della legge 1086/71 (Vona 2002. I pilastri sono stati dimensionati con lo sforzo normale centrato calcolato in base all’area di influenza. considerando calcestruzzo con resistenza media Rm = 160 kg/cm2 (resistenza cilindrica media pari a 13 N/mm2) e acciaio tipo Aq42 (tensione di snervamento pari a 25 N/mm2). Per le travi si è scelto di mantenere le stesse dimensioni utilizzate nel caso dei telai post ’70 (travi emergenti 30x50 cm.

Esso necessita di un inviluppo monotono di tipo trilineare a partire dal quale è possibile definire varie regole di degrado isteretico in funzione di tre parametri di degrado. E’ opportuno segnalare come tali accelerogrammi presentino valori piuttosto bassi dell’intensità di Arias IA. .J.4-0. è stato ampiamente testato sia con riferimento al comportamento reale di edifici danneggiati da eventi sismici (Park Y. purché si effettui una adeguata determinazione dei parametri α. il degrado di resistenza ed il degrado per pinching. et al. 1987a) che a risultati di prove di laboratorio su strutture e sub assemblaggi (Bracci et al. se raffrontati con accelerogrammi artificia li estratti dagli spettri dell’EC8 (Masi 2003a).a. Inoltre. sono stati modellati mediante elementi bidimensionali il cui legame costitutivo. costituiti da una doppia fodera di laterizi forati di spessore totale pari a 200 mm. valore riscontrato frequentemente nei progetti e nella manualistica. Park Y. progettati a soli carichi verticali è relativamente recente. et al. Calvi et al. come coefficiente amplificativo della componente energetica. Il parametro β è lo stesso utilizzato.. Maggiori dettagli. I travetti del solaio presentano piccole variazioni nelle percentuali di armature ma sono disposti con un interasse di 33 cm invece che 50 cm. per poter effettuare valutazioni realistiche del comportamento e degli eventuali danni. basato sul modello di Wen-Bouc (Baber e Noori 1985) è in grado di portare in conto gli effetti di degrado dei pannelli di laterizio sottoposti a carichi ciclici (Masi et al.a.5g. 1987a. incluse le carpenterie degli elementi progettati. 1995. 2000. in quanto in molti paesi vi è poco interesse nei confronti delle armature lisce poiché l’utilizzo di barre ad aderenza migliorata è iniziato decisamente prima rispetto all’Italia. Braga et al. in buona parte dei programmi sperimentali vengono considerate armature ad aderenza migliorata. I pannelli di tamponatura. 5 con alcune modifiche volte a migliorarne le capacità operative. Nel seguito sono sinteticamente descritti i risultati di alcune indagini sperimentali tratte dalla letteratura e riferite a sotto assemblaggi trave-pilastro poco duttili armati con barre lisce. Il modello trilineare di Park. β e γ. rispettivamente. In letteratura la presenza di sperimentazioni condotte con riferimento ad elementi o strutture realizzate con armature in barre lisce è molto scarsa (Liu e Park R. che regolano. le cui caratteristiche isteretiche sono governate dal modello a tre parametri introdotto da Park nel 1987 (Park Y.5g sono pari a circa 100-120 cm/s. Il codice di calcolo impiegato è l’IDARC2D vers. Genova 25-29 gennaio 2004 le staffe è stato assunto pari a 6 mm. si è ritenuto opportuno adoperare esclusivamente accelerogrammi naturali estratti da una vasta banca dati di registrazioni accelerometriche (Ambraseys et al. il degrado di rigidezza. Per quanto riguarda l’input sismico. Sono stati selezionati 31 accelerogrammi caratterizzati in base al valore del PGA e ben distribuiti nell’intervallo di PGA = 0 – 0. 2000).J. di tipo evolutivo e degradante. nello studio si è adottata una macromodellazione degli elementi in c. dove tale tipo di acciaio è stato largamente impiegato solo a partire dagli anni '70-’80. nodi trave-colonna). 2001). 5 DESCRIZIONE DEL MODELLO Al fine di contenere l’onere computazionale richiesto dalla vasta analisi parametrica. nell’espressione dell’indice di danno di Park e Ang. 1987b) e successivamente affinato da Kunnath e Reinhorn (Valles et al. 1996). 2001.J. ossia fino a 6-7 volte inferiori rispetto ai corrispondenti accelerogrammi artificiali. et al. 5. β e γ per riprodurre i fenomeni di degrado che caratterizzano gli elementi in esame. per cui le sperimentazioni disponibili su tali tipologie strutturali sono piuttosto limitate.a. A tale scopo è necessario fare riferimento al comportamento sperimentale di strutture e/o sotto strutture (singoli elementi strutturali. 1987b).1 Analisi di indagini sperimentali per l’identificazione dei parametri di degrado Il codice di calcolo IDARC 2D consente di modellare in modo efficace il comportamento ciclico degli elementi strutturali in c. La risposta sismica è stata valutata mediante analisi dinamiche non lineari portando in conto l’effetto P-∆ dovuto ai carichi verticali e considerando anche una componente di dissipazione di tipo viscoso valutata secondo Rayleigh (smorzamento proporzionale alla massa ed alla rigidezza istantanea). 2003b). Infatti.XI Congresso Nazionale “L’ingegneria Sismica in Italia”. dunque del potenziale distruttivo. sono riportati in (Masi 2003b). i valori di IA ottenuti per gli accelerogrammi con PGA dell’ordine di 0. Le azioni sono state valutate ipotizzando che durante il sisma sia presente soltanto una quota parte del carico accidentale. α. Ciò accade in primo luogo poichè lo studio del comportamento sismico degli edifici in c.

per caratteristiche dei campioni. quella condotta dallo stesso gruppo di ricerca su elementi armati con barre ad aderenza migliorata (Hakuto et al.4 Valutazione del legame momento-curvatura Il legame costitutivo momento–curvatura è stato ottenuto considerando un meccanismo di crisi di tipo essenzialmente flessionale e portando in conto il contributo dello sforzo assiale. Anche in questo caso si rileva un marcato effetto pinching dovuto allo sfilamento delle barre longitudinali della trave all’interno del nodo. Va però tenuto conto che in alcuni casi tali formulazioni sono riferite a strutture progettate secondo . Il nodo esterno manifesta un comportamento differente rispetto a quello interno con la presenza di un effetto pinching ancora più marcato.2 Degrado di rigidezza (α) 1. i nodi interni hanno mostrato considerevoli risorse plastiche con un miglior comportamento del campione in cui le armature longitudinali delle travi sono ancorate all’interno del nodo rispetto al campione in cui sono passanti. in termini relativi emerge che i campioni armati con barre lisce subiscono limitate riduzioni di resistenza.75%. solo per valori di drift superiori al 3%. Nonostante i particolari costruttivi siano volutamente inadeguati per zona sismica. e nodi di estremità.D. ai fini del presente lavoro.5 1 1 Degrado di resistenza (β) 0. del 1939. (2001) sono prese in considerazione varie tipologie di nodi trave pilastro realizzati con armature lisce secondo quanto previsto dal R. che riduce notevolmente la capacità dissipativa.7 0. comune anche al caso di barre passanti.5%). È da notare come in tutte le sperimentazioni esaminate emerga un significativo degrado per pinching. del 1939 e modalità tipiche del periodo 1950-1970. armati con i due tipi di armatura sono diversi per quanto riguarda i dettagli costruttivi. oltre tale limite si innesca la rottura per taglio della zona nodale.XI Congresso Nazionale “L’ingegneria Sismica in Italia”. Genova 25-29 gennaio 2004 La sperimentazione condotta da Liu e Park R. Ai fini della identificazione dei parametri di degrado. ossia fino al 50% del massimo.15 Effetto pinching (γ) 0.15 0.D. Inoltre. per valori di drift superiori allo 0. con minore degrado e maggiori capacità dissipative. il comportamento è governato dalla rottura a flessione della trave.15 0. utilizzando barre lisce. 1999) sono stati definiti i valori dei parametri richiesti dal legame isteretico adottato (tabella 2). la normativa italiana prescriveva la realizzazione di dispositivi di ancoraggio e sovrapposizione mediante uncini di estremità. Tale impostazione rende poco utilizzabili. i cicli si rivelano più ampi. 2000). Ad esempio.6 0. Valori adottati per i parametri di modellazione del degrado. e più marcate riduzioni di rigidezza. In particolare sono studiati nodi interni. Per la definizione di tale legame si è fatto riferimento ad alcune formulazioni analitiche presenti nella letteratura tecnica consolidata.6 0.a. È da notare che tale comportamento è esattamente inverso a quanto avviene con le barre ad aderenza migliorata per le quali la soluzione con armatura ancorata nel nodo è meno favorevole e conduce a comportamenti più degradanti. Tabella 2. in quanto l’obiettivo di tale sperimentazione è di verificare le differenze di comportamento dovute ai due tipi di armatura. (2000) ripercorre esattamente. Una sperimentazione analoga (Braga et al. poco duttile (drift > 1. con meccanismi di danneggiamento locale fortemente influenzati dalla presenza degli uncini di ancoraggio. i risultati di tale studio tenuto conto che. Travi (nodi interni) Travi (nodi esterni) Colonne interne Colonne esterne 5. mentre il degrado di resistenza diviene significativo solo per valori di drift molto elevati. con due diverse configurazioni di armatura.5 1. In Calvi et al.25%. 1995. nella realtà. pur in presenza di un marcato effetto pinching. in parte basate sull’analisi dei risultati di vaste sperimentazioni. una concentrazione delle plasticizzazioni nei pilastri.a. Fino a valori di drift dell’ordine dell’1. L’aspetto più importante emerso è la presenza di un forte degrado per pinching dovuto allo scorrimento delle barre longitudinali. Ghobarah et al. dell’ordine del 35-50%. gli elementi in c. 2001) è stata condotta nell’Università della Basilicata su sub assemblaggi trave–colonna relativi a nodi interni ed esterni di una struttura realizzata seguendo le indicazioni del R. Per quanto riguarda il degrado di resistenza si hanno riduzioni significative. non superiori al 15-25%. rispetto ai campioni realizzati con barre ad aderenza migliorata.15 0. ben oltre quelli per i quali si ritiene normalmente collassata una struttura intelaiata in c. Integrando i risultati delle indagini sperimentali descritte con alcuni studi riportati nella bibliografia consolidata (Kunnath et al. nel primo caso. Nei nodi interni si è evidenziata.

1 Telaio FB 5. pari al rapporto φ u/φ y tra la curvatura ultima φ u (valore minimo tra i due calcolati con riferimento a ε cu = 0. Per quanto riguarda le travi i valori minimi sono generalmente pari a circa 16. L’utilizzo di accelerogrammi naturali nella esecuzione delle simulazioni numeriche ha determinato una certa dispersione dei risultati. I risultati ottenuti sono stati espressi in termini di duttilità di curvatura disponibile. per cui il legame tra parametri di risposta ed intensità sismica è stato esaminato mediante le relative curve di regressione. Nei grafici delle figure 3-5 è mostrato l’andamento dei massimi valori dei parametri di risposta.6 4.6 10 6. Per quanto riguarda i valori delle deformazioni ultime si è assunto. le indicazioni tratte prevalentemente da Panagiotakos (1998) ed ancor più dal capitolo Assessment of existing buildings. a partire dalla impostazione riportata nel classico testo di Park R.02.4 4.4 10. dalle tamponature. ε cu = 0.5 3.3 8.9 10.9 s (Masi 2003b).5 4. nel paragrafo 6. la presenza di opportuni accorgimenti nella disposizione delle armatura cambia significativamente.0 7.3 10. ancor più. Inoltre. in termini di livelli di danno.7 7. I valori minimi delle duttilità di curvatura disponibili. Va sottolineato come nell’esame dei risultati si debba tenere in conto il significativo condizionamento svolto dal contenuto in frequenze degli accelerogrammi naturali considerati.7 4.6 10.5 10. in positivo. Pertanto. Tabella 3. per ricondursi al caso delle costruzioni esistenti poco duttili.9 3.2 10. richieste di duttilità di curvatura. Genova 25-29 gennaio 2004 criteri antisismici in cui. i quali presentano ordinate spettrali rapidamente decrescenti all’aumentare del periodo e con bassi valori già per periodi dell’ordine di 0. e Paulay del 1975.2 9. allo scopo di evidenziare il ruolo dell’età di costruzione. Duttilità disponibili per i pilastri delle varie tipologie di telaio considerate. dettagliatamente riportati in (Masi 2003b). sono stati analizzati sulla base di alcuni parametri di risposta: accelerazione efficace Aeff (rapporto fra taglio alla base e massa totale). . variabili in base al livello ed al telaio di appartenenza nel caso dei pilastri. con telai bidimensionali a 4 piani del tutto corrispondenti a quelli in esame ma relativi ad edifici post ’70 progettati e studiati in (Masi 2003b).3 i risultati sono stati esaminati allo scopo di evidenziare il ruolo svolto dalla rigidezza delle travi ed.1-6.5%. la risposta in campo plastico degli elementi e delle strutture nel loro insieme.005 (calc estruzzo non o scarsamente confinato). al variare dell’intensità sismica espressa in termini di PGA. come più volte ricordato. redatto da Priestley e Calvi. sono state poi considerate.4 4.8-0. Nei paragrafi 6. del Bollettino CEB 240 (CEB 1998).7 4.4 è riportato un confronto. è stato assunto un valore dell’incrudimento pari a 1.XI Congresso Nazionale “L’ingegneria Sismica in Italia”. sono riportati in tabella 3. Livello I II III IV 6 Pilastro Esterno Centrale Esterno Centrale Esterno Centrale Esterno Centrale Telaio RB 4. Drift/h (max spostamento di interpiano rapportato all’altezza di piano). Infine.005 e ε su = 0.7 ANALISI DEI RISULTATI I risultati delle simulazioni in campo non lineare.02) e la curvatura al limite elastico φ y. coerente con quanto osservato nelle sperimentazioni.3 8. e per l’acciaio ε su = 0.1 Telaio NB 3. valutate nei pilastri (DPmed) e nelle travi (DTmed) calc olando i valori medi nell'ambito del piano e considerando i massimi fra tutti i piani. per il calcestruzzo.

35 Aeff [g] Drift/h [%] XI Congresso Nazionale “L’ingegneria Sismica in Italia”.3 0.1 PGA [g] 0.3 0.8 0.25-0. Infatti. si rileva una maggiore tendenza al degrado.25 0. del telaio RB. 6.1 0.5 0.6 0 0.6 0.20 0. Infatti. Le richieste di duttilità agli elementi sono in generale piuttosto contenute. Al contrario.6 0 0. arrivano al più a 2. per i telai RB.3 0. Genova 25-29 gennaio 2004 0.0 0. dunque all’incirca dimezzati rispetto ai telai BF. ma la maggiore rigidezza del telaio RB viene pagata in termini di maggiori escursioni plastiche. I valori di drift sono più che dimezzati rispetto ai telai corrispondenti non tamponati. in particolare per valori di PGA maggiori di 0.5 0.1 Telai privi di tamponatura (BF) I risultati in figura 3 mostrano un comportamento globale con accelerazioni efficaci maggiori per i telai più rigidi. anche in questo caso le travi emergenti subiscono escursioni plastiche molto maggiori. rispettivamente.6 0. si hanno valori di Aeff pari a 0.4 1. È da notare il cambio di pendenza nell’andamento del drift per valori di PGA dell’ordine di 0.4 0.2 0.15 0.3g nei telai RB e FB).6 PGA [g] 8 8 7 7 6 6 5 5 DTmed DPmed PGA [g] 4 4 3 3 2 2 1 1 0 0 0 0. sia nei pilastri che nelle travi.15%). Andamento dei parametri di risposta per i telai senza tamponature (BF).05 0. nei telai FB e NB le richieste medie di duttilità. Come prevedibile. mentre i valori massimi di Aeff sono all’incirca tre volte maggiori (Aeff supera 0.8 1.1. le travi emergenti plasticizzano a momento positivo.09g e 0.30 0. poiché.3g.00 0 0.07g.4 PGA [g] RB FB NB Figura 3. .0 0. FB e NB.5 e DTmed fino a circa 5. pur se minori rispetto al caso del corrispondente telaio BF. 6. Infatti i telai RB ed FB mostrano valori massimi dell’accelerazione effic ace e del drift praticamente coincidenti. Analogamente a quanto visto nei telai non tamponati. per quanto. 0. ossia in una zona in cui l’armatura longitudinale è costituita dai soli reggistaffe.1 0.2 1.3 0.4 0. osservando gli andamenti di Aeff.40 1.2g nel telaio NB e 0.2 0.4 0.1g. Per quanto riguarda i pilastri non si hanno praticamente plasticizzazioni con richiesta di duttilità che hanno andamenti simili e valori massimi non superiori ad 1.5 0.2 0. per la massima intensità sismica considerata. dunque all’incrementarsi del danneggiamento.2 0.10 0. per alcuni accelerogrammi. a riprova della notevole influenza delle tamponature sulla risposta strutturale.2 Telai tamponati (IF) Si conferma la scarsa differenza nella risposta globale tra telai con travi emergenti ed a spessore.3g.6 0. DPmed arriva fino a valori dell’ordine di 2.4 0.5 0. il drift ha tendenza inversa assumendo valori maggiori per il telaio privo di travi (max valore pari a circa 1. segnale di un accentuarsi dei fenomeni di degrado.1 0.2 0.

1 0.0 0.2 0.05 0.3 PGA [g] 0.8 0.15 0.25 4 0.15g confermando una maggiore tendenza all’incrementarsi del danneggiamento del telaio RB.3 PGA [g] 0.2 1.35 1.2 0.0 0.20 0.35 Aeff [g] Drift/h [%] 1.5 0.8 0.2 0.6 0.6 0 8 8 7 7 6 6 5 5 D Tmed D Pmed 0.8 0.40 1. un accentuarsi dei fenomeni di degrado. mostrando valori ben più elevati del drift e delle richieste di duttilità rispetto alle tipologie BF e IF. per valori di PGA intorno a 0.20 0.1.4 4 3 3 2 2 1 1 0 0.00 0 0.1 0. 6. Andamento dei parametri di risposta per i telai parzialmente tamponati (PF.6 0 8 8 7 7 6 6 5 5 D Tmed DPmed 0. 1.5 0.3 PGA [g] 0.1 0 0 0.6 RB 0 0. nel quale.10 0.6 RB 0 FB 0.4 0.4 0.2 0.4 0.40 1.6 4 3 3 2 2 1 1 0 0.6 0.5 0.3 Telai parzialmente tamponati (PF) I diagrammi in figura 5 evidenziano la forte influenza del piano porticato sulla risposta sismica.8 1.5 0.6 0.6 0.3 PGA [g] 0.5 0.00 0 0. Aeff assume valori massimi dell’ordine di 0.0 0.05 0.3g.4 0. piano porticato).1 0 0 0.25 4 0.3 PGA [g] 0. concentrati al piano terra.6 0.10 0.1 0.15 0.5 0.6 0.5 0.4 NB Figura 4.3 PGA [g] 0. Andamento dei parametri di risposta per i telai tamponati (IF).0 0.4 NB Figura 5. per tutte e tre i tipi di telaio.3 PGA [g] 0.4 0. Gli andamenti del drift e dell’accelerazione efficace mostrano.1 0.4 0.2 1.4 0.4 0.30 Aeff [g] Drift/h [%] XI Congresso Nazionale “L’ingegneria Sismica in Italia”.2 0.6 0.2 0. a differenza di quanto visto nelle .2 0.1 0.2 0. Genova 25-29 gennaio 2004 0.30 0.2 0.5 0.2 0.3 PGA [g] 0.1 FB 0.4 1.

05 0. si conferma l’incrementarsi del danneggiamento per intensità sismiche maggiori di 0.4 Ruolo dell’età di realizzazione (telai ante ’70 e post ’70) Per esigenze di sintesi il confronto tra telai ante ‘70 e post ’70 viene effettuato con riferimento ai livelli di danno globale definiti nella EMS98 (ESC 1998) e valutati secondo i criteri descritti in (Masi 2003a).15 0.35 PGA [g] NB 5 0 0. pari a circa 1.25 0.5%.25 0. Va ricordato che nella EMS98 vengono definiti 6 livelli di danno globale. che vanno dal danno nullo. I diagrammi riportati in figura 6 mostrano che i telai ante ‘70 subiscono. il telaio NB presenta i valori massimi più bassi. Notevoli sono anche le richieste di duttilità nelle travi emergenti. mentre minori. con differenze anche sulla evoluzione del danneggiamento che inizia ad intensità minori e cresce più rapidamente.15 4 3 3 3 2 2 2 1 1 1 LD 4 0.05 0.35 PGA [g] 0.35 PGA [g] 0 0 0. Valori intermedi si rilevano nel telaio FB. si verificano i massimi valori di drift. ma comunque consistenti.35 PGA [g] 0 0 0.25 0. al crollo totale dell'edificio. ossia paragonabili a quelli rilevati nel corrispondente telaio nudo.05 0.35 PGA [g] 0.45 FB 5 0 0.05 0. Anche a causa del contenuto in frequenze dell’input sismico considerato.25 0.05 0.5 nei telai privi di travi. riferiti sia alla struttura che alla parti non strutturali.05 0.45 NB 5 4 0. mentre i confronti relativi ai singoli parametri di risposta sono ampiamente riportati in (Masi 2003b).15%. danni generalmente superiori rispetto a quelli post ’70.3g. pari a circa l’1.15 0.05 0.45 Post70 Figura 6.25 0.45 FB 5 0. Ld = 5.05 0.25 0.45 FB 5 4 0. sono quelle nelle travi a spessore.25 0.45 0.25 0.35 PGA [g] 0.15 0.15 0. per le massime intensità considerate. Confronto tra i livelli di danno EMS98 stimati per i telai ante ‘70 e post ‘70.15 4 3 3 3 2 2 2 1 1 1 LD 4 0.35 PGA [g] 0.15 Ante70 0.25 0. Per quanto riguarda le richieste di duttilità. 6.XI Congresso Nazionale “L’ingegneria Sismica in Italia”.15 0.45 0 0.15 0. In particolare DPmed cresce rapidamente arrivando fino a valori intorno a 7 nei telai RB e FB (ossia circa 7 volte maggiori rispetto ai valori rilevati nei telai completamente tamponati) e pari a circa 4. Ld = 0.45 NB 5 0. Crolli .35 PGA [g] 0.35 PGA [g] 0. Telai non tamponati (BF) RB 5 Telai tamponati (IF) RB 5 Telai con piano porticato (PF) RB 5 4 4 3 3 3 2 2 2 1 1 1 LD 4 0 0 0.05 0.45 0. Genova 25-29 gennaio 2004 tipologie BF e IF.

che mostrano valori massimi dell’accelerazione efficace. possono arrivare al collasso totale. sia per quanto riguarda l’approccio mediante progetto simulato che nella stima degli ordini di grandezza caratteristici delle capacità disponibili. pertanto. Al contrario. valori elevati. per quanto riguarda le richieste di duttilità nelle travi. il loro contributo appare nettamente favorevole. laddove i corrispondenti telai post ’70 subirebbero al più crolli parziali (Ld = 4). del drift e delle richieste di duttilità nei pilastri sostanzialmente coincidenti. per le massime intensità considerate e per la tipologia con piano porticato. Per evidenziare il ruolo del periodo di costruzione sono state considerate anche le medesime tipologie post ’70 con le quali sono stati operati confronti basati sui livelli di danno prevedibili. sono prevedibili al più danni di livello 3.Parte II". con valori fino a 3 volte maggiori di quelli delle corrispondenti tipologie non tamponate. zona ove si concentrano le plasticizzazioni nella tipologia con piano portic ato.a. I valori del drift ed. come accade in presenza di un piano porticato. Per livelli di PGA più elevati le tamponature subiscono danni rilevanti e. In particolare. E' da ritenere che l'analisi di modelli tridimensionali relativi a strutture di diversa qualità possa portare a variazioni nella risposta sismica e nei livelli di danno stimati. problema di ancor più stringente attualità a seguito della emanazione delle nuove norme tecniche per le zone sismiche. Esse condizionano sfavorevolmente la risposta quando hanno una distribuzione irregolare in elevazione. In termini generali. emergono importanti differenze confrontando i livelli di danno nei telai non tamponati (BF) e con tamponature uniformi (IF). 7 CONCLUSIONI E’ stata valutata la resistenza sismica di alcune tipologie di edifici in c. RINGRAZIAMENTI Questo lavoro è stato realizzato con il contributo finanziazio del Servizio Sismico Nazionale nell'ambito della Convenzione di ricerca "Vulnerabilità sismica degli edifici in c. anche se con una maggiore tendenza al degrado per il telaio con travi emergenti. in particolare. I primi. sono nettamente più elevati nei telai con piano porticato.3-0. con il presente lavoro si ritiene di aver fornito un utile contributo nell’accertamento della capacità resistente degli edifici progettati nel periodo ’40’70. sia per la tipologia BF che per quella IF. Per quanto riguarda il ruolo dell’età di costruzione. In termini generali si conferma quanto ottenuto in studi precedenti. sono state esaminate tre tipologie strutturali relative a telai non tamponati o con tamponature inefficienti. Infine. in modo particolare nei telai FB. delle richieste di duttilità sia nei pilastri che nelle travi. fino ad intensità dell’ordine di 0. I risultati delle analisi hanno mostrato come le massime accelerazioni efficaci. a struttura intelaiata progettati per soli carichi verticali secondo i criteri tipici del periodo compreso tra il dopoguerra ed i primi anni ’70. ossia la notevole influenza delle tamponature sul comportamento sismico locale e globale negli edifici progettati per soli carichi verticali.a. dalle basse duttilità disponibili nei pilastri del piano terra. . Si rileva una limitata differenza nella risposta globale tra telai con travi emergenti ed a spessore. fino a circa 7. Genova 25-29 gennaio 2004 totali (Ld = 5) appaiono prevedibili soltanto nei telai ante ’70 con piano porticato. si verificano nelle travi emergenti. Nonostante ciò. se i pannelli di tamponatura sono distribuiti regolarmente lungo l'altezza.XI Congresso Nazionale “L’ingegneria Sismica in Italia”. . Al contrario. dai risultati emerge un comportamento sismico mediamente peggiore dei telai ante ’70 rispetto a quelli post ’70. Per quanto riguarda il ruolo delle tamponature.35g. la ddove i corrispondenti telai post ’70 subirebbero al più crolli parziali. forniscono un contributo limitato alla capacità resistente globale con evidenti conseguenze sui livelli di danno. ossia danni strutturali moderati. completamente tamponati o parzialmente tamponati. si riscontrino nei telai tamponati. Ciò è in parte causato. in particolare nei telai ante ’70. va precisato che le valutazione effettuate fanno riferimento a modelli bidimensionali rappresentativi di strutture reali di qualità medio-buona. Nel secondo caso la presenza delle tamponature condiziona fortemente la risposta al punto da rendere il danneggiamento sostanzialmente uguale tra telai ante e post ’70. ossia i massimi tagli resistenti alla base.

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