You are on page 1of 598

Gianluigi Tomassi

Luciano di Samosata, Timone ο il misantropo

Beiträge zur Altertumskunde
Herausgegeben von
Michael Erler, Dorothee Gall,
Ludwig Koenen, Clemens Zintzen

Band 290

De Gruyter

Gianluigi Tomassi

Luciano di Samosata,
Timone ο il misantwpo
Introduzione, traduzione e commento

De Gruyter

ISBN 978-3-11-024698-8
e-ISBN 978-3-11-024699-5
ISSN 1616-0452
Library of Congress Catahging-in-Publication

Data

Tomassi, Gianluigi.
[Timon. Italian]
Timone, o, II misantropo / introduzione, traduzione e commento, Gianluigi Tomassi,
p. cm.
Includes bibliographical references and index.
ISBN 978-3-11-024698-8 (hardcover : alk. paper)
1. Lucian, of Samosata. Timon.
2. Dialogues, Greek — Translations
into Italian.
I. Title.
II. Title: Timone.
III. Title: Misantropo.
PA4232.I8T56 2011
888'.01—dc22
2010049451

Bibliografische

Information

der Deutschen

ISIationalbibliothek

Die Deutsche Nationalbibliothek verzeichnet diese Publikation in der Deutschen
Nationalbibliografie; detaillierte bibliografische Daten sind im Internet
über http://dnb.d-nb.de abrufbar.

© 2011 Walter de Gruyter GmbH & Co. KG, Berlin/New York
Druck: Hubert & Co. GmbH & Co. KG, Göttingen
00 Gedruckt auf säurefreiem Papier
Printed in Germany
www.degruyter.com

ai miei genitori e ai miei nonni

Prefazione
Questo lavoro e il frutto di anni di ricerche che hanno visto un primo coronamento nella discussione della mia tesi di dottorato tenutasi presso
l'Universita degli Studi di Cassino nel marzo 2007.
Desidero ringraziare vivamente, innanzitutto, il mio Maestro, Michele Napolitano, per i suoi preziosi consigli, per il suo appoggio, professionale e umano,
e per essermi stato d'esempio sin dagli anni di studio universitario. Generoso
di suggerimenti e stato l'amico Antonio Stramaglia, senza il cui aiuto e
incoraggiamento non sarei mai riuscito a portare a termine questa fatica. Un
doveroso ringraziamento va al Prof. Edoardo Crisci per l'attenzione con cui
ha seguito il mio lavoro in qualita di coordinatore della Scuola di Dottorato.
Un sentito grazie, inoltre, va alia Prof.ssa Cinzia Vismara e a Eugenio Polito, i
cui insegnamenti mi sono sempre stati preziosi, e all'amico Alfredo Morelli,
con cui piu di una volta ho avuto fruttuosi scambi di idee. Sono
particolarmente grato al Prof. Bernhard Zimmermann e ad Andrea Bagordo,
docenti del Seminar für Klassische Philologie della Albert-Ludwigs-Universität Freiburg, per la cordialissima accoglienza che mi hanno riservato e per la
disponibilita con cui hanno seguito le mie ricerche. Un affettuoso
ringraziamento va al Prof. Giuseppe Arico, per la sua costante presenza in
questi primi, difficili anni milanesi.
Una particolare menzione meritano l'amico Claudio, responsabile della
biblioteca di Lettere e Filosofia dell'Universita degli Studi di Cassino, il cui
ricordo sara sempre vivo in me; gli insostituibili Walter e Alberto, della
biblioteca di Filologia Classica dell'Universita La Sapienza di Roma, il cui
sorriso gentile e la cui costante disponibilita mi hanno sempre accompagnato
in tutto il mio percorso di ricerca; Daniela, della Biblioteca Comunale di
Ceprano. Ringrazio anche i responsabili delle altre istituzioni nelle quali ho
parzialmente condotto le mie ricerche bibliografiche, vale a dire le biblioteche
dell'Istituto Germanico di Roma, della Albert-Ludwigs-Universität Freiburg
im Breisgau e dell'Universita Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Vorrei esprimere la mia gratitudine e il mio affetto a tutti coloro che nel
corso di questi anni mi sono stati vicini: gli amici di una vita, Mimmo, Mario e
Carmine; i miei compagni dell'Universita di Cassino, Maria Stella in particolar
modo; Giorgio e Joseph del PIAC di Roma, che hanno reso indimenticabile il

VIII

Prefazione

periodo di studi romano; Christophoros e Giacomo, i miei Mitbewohner di
Schulstraße 25; i colleghi e amici del Seminar für Klassische Philologie della
Albert-Ludwigs-Universität Freiburg, in primis Serena, Ingo, Manlio e Stelios,
ognuno dei quali, in modo diverso, mi ha offerto la sua amicizia e il suo
prezioso aiuto.
Un sentito ringraziamento va al Prof. Michael Erler, per aver accolto il mio
lavoro nella collana Beiträge %ur Altertumskunde, e ai dottori Mirko Vonderstein,
Florian Ruppenstein e Jens Lindenhain per la cura e la cortese disponibilita
con cui hanno seguito la pubblicazione dell'opera.
Questo lavoro e dedicato ai miei genitori, Franco e Rosangela, alia memoria
dei miei nonni, Giovanni e Luigi, e alle mie nonne, Angelina ed Elda, che mi
hanno insegnato la modestia e la dignita e mi hanno dato la forza di credere
sempre in me stesso. Fondamentale e stato il sostegno dei miei familiari, che
mi hanno cresciuto nella serenita e nell'amore che solo una famiglia sa dare, e
di mio fratello Fabio in particolare, la cui silenziosa complicita mi e sempre
stata indispensabile. Un sentito grazie va alia famiglia di Michele ed Elvira
Luciani, la mia seconda casa. Ringrazio con tutto il mio cuore, infine, Maria,
che ha dato a questo lavoro il significato che gli mancava e senza la quale ogni
mia fatica non avrebbe senso.
Gianluigi Tomassi

Indice
Introduzione
1.

2.

3.

4.

Luciano e la genesi del Timone·. cenni generali
1.1. La Seconda Sofistica e Luciano
1.2. Genesi del Timone di Luciano
Nascita e sviluppo della Timonlegende
2.1. Timone e la commedia attica
2.2. II Dyskolos di Menandro e la Timonlegende
2.3. Timone negli epigrammi di eta ellenistica
2.4. II bios di Timone di Neante di Cizico
2.5. La Timonlegende in eta ellenistica: Timone filosofo
2.6. L'interesse di Strabone e di Plutarco per
la figura di Timone
2.7. Pausania e la tradizione relativa
al m/pyos Τίμωυος in Atene
U Timone di Luciano
3.1. II Timone di Luciano e la tradizione letteraria:
il problema delle fonti
3.2. Timone nel Timone lucianeo: continuita e trasformazione
3.3. Fortuna del Timone di Luciano
Stile e lingua del Timone
4.1. La tecnica drammatica di Luciano
4.2. Influenza della commedia
4.3. Influenza della filosofia
4.4. Gli exempla
4.5. Le citazioni
4.6. I proverbi
4.7. II vocabolario
4.8. La morfologia
4.9. La sintassi
4.10. Particelle e preposizioni

3
3
9
17
17
33
39
44
48
54
60
66
66
75
97
114
114
119
121
124
125
125
127
131
134
136

Testo
ΤΙΜΩΝ Η ΜΙΣΑΝΘΡΩΠΟΣ

141

χ

Indice

Traduzione
Timone ο il misantropo

163

Commento
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.

Primo monologo di Timone (§§1-6)
Zeus ed Hermes (§§ 7-11)
Zeus e Pluto (§§ 12-19)
Hermes e Pluto (§§ 20-30)
Penia contro Hermes e Pluto (§§ 31-33)
Hermes e Pluto da Timone (§§ 34-40)
Secondo monologo di Timone (§§ 41-44)
Timone contro Gnatonide e Filiade (§§ 45-48)
Timone contro Demea (§§ 49-53)
Timone contro Trasicle (§§ 54-58)

Bibliografia

185
237
277
318
369
389
426
447
470
499
543

Indici analitici
1.
2.
3.

Indice dei nomi e delle cose notevoli
Indice dei termini greci
Indice dei principal! passi citati e dei passi discussi

573
579
585

1. Luciano e la genesi del Timone: cenni generali
1.1. La Seconda Soflstica e Luciano
I Oialoghi di Luciano di Samosata si iscrivono nell'ambito della produzione
della cosiddetta Seconda Sofistica, felicemente definita «una letteratura di
intellettuali che fanno spettacolo» (Rossi) ο «litterature d'auditeurs bien plus
que de lecteurs, faite pour les succes ephemeres et bruyants du theatres ed des
salles de conferences, et condamnee a la recherche perpetuelle de l'effet»
(Boulanger) 1 .
Fino all'eta di quarant'anni Luciano segue la carriera di sofista itinerante,
nella quale ottiene anche un certo successo, ma a questa data, come esplicitamente afferma nel Bis accusatus (§§ 26-34), decide di abbandonare il mondo
delle declamazioni retoriche, anche se, com'e stato notato, lo scrittore «was as
dedicated to fame and fortune as any orthodox sophist. The author of the
Nigrinus, the Demonax, and the De mercede conductis was not ashamed to remind
audiences that he won reputation and wealth in Gaul, or that he was on
friendly terms with the governor of Cappadocia; his translation to the
imperial service in Egypt is the ultimate comment» 2 . Se Luciano si discosta,
dunque, dal mondo delle declamazioni retoriche (senza, peraltro,
abbandonarlo mai del tutto) e per dare vita a una forma letteraria nuova, il
dialogo serio-comico, nel quale la sapiente struttura drammatica conferisce
alia composizione un'architettura equilibrata e ben bilanciata, cio che lo rende
uno dei prodotti piu innovativi della tradizione greca 3 . Ε nella forma dialogica
1

2

3

Rossi 1995, p. 747; Boulanger 1923 (a), p. 42. Sull'arbitraria ristrettezza del concetto
filostrateo di Seconda Sofistica vd. Anderson 1989, pp. 82-89. Per la Seconda Sofistica
come riflesso di un'epoca vd. Sirago 1989; Civiletti 2002; Borg 2004; cf. Boulanger
1923 (a), pp. 28-57; Urena Bracero 1995; Schmitz 1997; Korenjak 2000. Sul mondo
della retorica greca vd. Russell 1983; Worthington 2007 (a); cf. Lausberg 1969; Reboul
1996; Mortara Garavelli 2005.
Baldwin 1973, p. 9 s. Sulla vita di Luciano vd. Croiset 1882, pp. 1-40; Schwartz 1965;
Baldwin 1973, pp. 7-20; Jones 1986, pp. 6-23; Bompaire 1993, pp. XII-XV; cf.
Anderson 1982, 1989, 1994 e 1998; Baldwin 1961 e 1973. Per l'influenza della retorica
su Luciano vd. almeno Putnam 1909; Bompaire 1958; Karavas 2006; Gomez 2007. Si
awerte il lettore che, ove non diversamente specificato, tutte le traduzioni sono a cura
dell'autore.
Andrieu 1954, pp. 308-311. Suggestivo (pur se riduttivo) e il discorso di Croiset 1882,
pp. 87-114 sul modo in cui Luciano recepisce la classicitä (fastidio per i grandi sistemi,

a cominciare dalla grande importanza concessa. Vd. almeno Barigazzi 1988 e Zanetto 2000. 20. il dialogo lucianeo si differenzia da quest'ultimo. che e maestro nell'arte di dipingere con pochi tratti un personaggio e nel descrivere situazioni che sembrano realmente accadute 4 . 4 5 6 7 rifiuto delle scienze naturali e matematiche. Loiacono 1932. 7. Lelievre 1954. p. Per l'uso dello humor in Luciano vd. e 1975. p. al momentum comicum·. strumento fondamentale di umorismo nei Dialoghi e la parodia. Korus 1984. . p. in questo Luciano segue fedelmente — a differenza di Plutarco — il modello platonico 7 . affine alia commedia a) per l'allegra cornice simposiale e l'atmosfera di festosa gaiezza e b) per la vena parodica presente nei discorsi dei simposiasti. per molti altri. Camerotto 1998 (a) (su Luciano). al suo interno. cioe il motivo dell'ignoranza di se (e della propria sophia) da parte dei simposiasti che si scontrano con Socrate (la vera sophia) e ne risultano perdenti. che raggiunge il suo punto piu alto nel Simposio. Croiset 1882. Degani 1982. 817 b). Mader 1977). pp. Cunningham Robertson 1913. ma tutta la sua opera. Jones 1972. Per Segoloni 1994. nell'ottica platonica una tragedia puo cosi essere considerata non solo il Fedone. Baldwin 1973. Per gli attacchi di Luciano ai sofisti contemporanei vd. le interruzioni brusche. rapporto poco profondo con storia e filosofia) e la rielabora. l'opera di Platone e una compenetrazione di tragedia e commedia (pp. come nel caso dei due dialoghi 'drammatici' di Plutarco. 16 e 41-59. Husson 1994. per molti versi affine a quello plutarcheo. l'evoluzione posteriore del genere aveva portato questa forma a rinnovarsi. per cui non sbaglia Baldwin quando afferma che «Lucian's decision to use the dialogue form for some (though by no means all) of his views was partly inspired by the endless real dialogues between factions and individuals» 5 . Vero manifesto delle manie e delle degenerazioni della sofistica di etä imperiale (al di lä delle esagerazioni del contesto satirico) e il Maestro di retorica lucianeo. da intendersi come grandiosa rappresentazione della vita del filosofo. pp. sul comico in Platone vd.4 Introduzione che la satira di Luciano trova la sua migliore espressione: il movimento continuo fornito all'azione dalla conversazione. su cui vd. pp. 109-227. Se nello sfruttare la forma della composizione dialogica Platone ne aveva al tempo stesso fissato le regole. quella che Platone considera "la tragedia piu vera" (Leg. Baldwin 1973. alle quali si uniscono c) un rapporto di tipo mimetico che lega l'opera ai Hanchettanti aristofanei e d) un elemento comico non piu esterno ma interno. il De genio Socratis e 1 'Erotikos6. tuttavia. Satira della sofistica contemporanea e anche nel corpus degli epigrammi lucianei: Baldwin 1973. Bowie 1989. cf. consacrato a rievocare la morte di Socrate. 'Vera' commedia e quindi il Simposio. Beltrametti 1994. Anderson 1976 (a) passim. 252 s. In direzione di questa scelta Luciano e spinto anche dalle tante polemiche intellettualistiche (come il dibattito sull'arcaismo ο la critica ai vizi personali dei sofisti) cosi vivaci alia sua epoca. in quanto "mimesi della vita piu nobile e piu bella". Celentano 1995. 26 s. l'attacco e la risposta sono perfettamente congeniali alia maniera dello scrittore. Pisacane 1942. Billault 1994 (b). Bracht Branham 1984 e 1989. cioe la vita di Socrate. Amato 2004. 325-364. ma anche 'vera' tragedia. 328 e 332.

3) opere «ou le satiriste met en scene la comedie de la rhetorique et fustige les mauvais orateurs» (Pseudosofista. Luciano spiega come ha deciso di scegliere una forma di comunicazione antica. e di rivestirla di un aspetto nuovo. Camerotto 1998 (a). Cio e evidente fin dal titolo dell'opera. Urach. 107-116. per tutta risposta. Donini 1992 (su Galeno).1. tramite la quale lo scrittore «temoigne avec une force particuliere de l'unite globale et de la grandeur de cette culture dont il critique les elements»: p. Alexiou 1990.ηαώ. Montanari 1996 (rapporto polemico e insieme dinamico fra Luciano e i suoi modelli). il dialogo. 19. cf. 40. in cui Luciano fonda la sua dichiarazione di estetica (La doppia 8 La Seconda Sofistica sviluppo una cultura in cui retorica e filosofia si fondevano «in m o d o organico e omogeneo. Bis acc. della satira e dell'invettiva giambica. Merc. 54-61 (l'autore puntualizza la stretta adesione di Luciano all'atticismo e la sua formazione retorica e filosofica. II giudi^io delle vocali. 51-53 e 55. i due Falande. 10 . II retore Siro per questo deve difendersi dalla duplice accusa mossagli da Retorica e da Dialogo (Bis acc. 25. Billault 1997 considera sotto un'ottica particolare l'apporto della retorica in Luciano e seleziona nella sua produzione tre categorie di opere: 1) «ouvrages rhetoriques au sens strict» (Dioniso. Bracht Branham 1985. abbandono dell'oratoria tout court. 29. stata abbandonata. 121-187. tr. in virtu del quale creare un quid che prende vita dalla fusione dell'eredita letteraria greca (rinnovata dalla creativita dell'autore) con gli strumenti acquisiti tramite una coscienziosa educazione retorica e un'eccezionale sensibilita8. Per lo sbaglio nel saluto. Ε nelle ekphraseis e nelle prolaliai che piu si apprezza l'influenza della retorica su Luciano: Piot 1914 (a). Allinson 1927. Michel 1993. Manning 1994. Zeusi. per Luciano. di avergli concesso notorieta permettendogli di vedere il mondo. La sola. Sotto le spoglie del retore Siro. pp. pp. Urena Bracero 1995. pur se i concetti filosofici divulgati non erano quelli diffusi dalle scuole. 132-145. L'ambra. che sostiene di aver educato il barbaro Siro quando era ancora un ragazzo e vestiva il candjs alia maniera Orientale. llsogno. cond. 2634)9. Ilfalso critico).IIfiglio diseredato)·.). Barigazzi 1993 (su Favorino). 14 ss. Per il rapporto fra retorica e filosofia in Luciano vd. Abbandono dell'attivita oratoria non significa pero. Elogio dellapatria. pp. come poche volte nel m o n d o antico». cf. 26-29). 307-358). 7-12. 118-123. Armonide. ma scelta ragionata di impiegare le tecniche dell'arte retorica per riutilizzarle in una veste totalmente nuova 10 . 35-36. Anderson 1989. II maestro di retorica. pp. ma quelli soggetti a volgarizzazione a opera di rhetores e sophistae: Moreschini 1994 (b). Nesselrath 1990. Andre 1994. 65-83. pp. e di essere poi. pp. McCarthy 1934. Lo scita. Trapp 1997 (su Massimo Tirio). Lessifane. Anderson 1977 (a). ecc. pp. (pp. e 27 ss. pp. Λ chi gli disse: «tu sei UPrometeo dellaparola». 2) opere «qui contiennent des confidences et des reflexions Sur l'eloquence» (le prime dodici del primo gruppo piu J. Tar. 9 Braun 1994 ad he. 55). Luciano e la genesi del Timone: cenni generali 5 Ε nel Bis accusatus che Luciano da forma teorica al suo abbandono delle tradizionali forme retoriche per un genere fondato sulla mixis del dialogo filosofico di matrice platonica con elementi pertinenti agli ambiti della commedia. La prima accusa e quella della Retorica (Bis acc. Erodoto.. 40-43. 27-30. Α. cf. 5103-5105. Ippia. 1. Elogio della mosca. 11tirannicida. Le dipsadi. Milazzo 2002 e Moreschini 1994 (a) (su Aristide).

ελαύνων πτηνών αρμα. la qualita della sua proposta letteraria affonda comunque le radici nel rapporto fra letterato e letteratura tipico della Seconda Sofistica. Sul rapporto fra Luciano e Menippo vd. Petronio. or for a particular occasion. 246 e: ό μεν δή μέγας ήγεμών εν οϋρανω Ζεύζ. il Seneca dell'Apokolokjntosis. 247 b: επί τ ω του οΰρανοΰ ν ώ τ ω . for example Plato or Tragedy. p. Piot 1914 (b). comica. 5.. cf. al cui interno l'istanza fondamentale del richiamo a un comune repertorio si fonde con l'apporto personale dello scrittore alia rivitalizzazione di tale repertorio 14 . 110 s. consona alia serieta delle riflessioni erudite che un tempo veicolava. fissata nel tempo dalle regole del genere (μηκέτ' έτπ τ ο ϋ οικείου διακείμενος). II Dialogo si lamenta di aver subito un intollerabile atto di hybris (ττεριύβρισμαι [.] ΰβρισμαι) a causa del quale ha perso la propria identita. some sophists will specialise according to temperament in particular areas of the repertoire. Phaedr. La dichiarazione programmatica con cui Luciano manifesta. ha ripartito le risorse materiali del sofista in quattro categorie: «everyone will have his Homer and a handful of 'sophistic set texts'. per far ridere (κωμωδών κα'ι γελωτοττοιών) e diffondere messaggi che gli erano del tutto ignoti (ΰττοθέσεις άλλοκότους ΰττοκρινόμενος). da ultimo Hall 1981. e dalla serie di λόγοι δικανικοί che costituiscono la parte fondamentale del dialogo. L'accusa e presentata con sufficiente chiarezza. Orazio. reinforced by the progymnasmata. Nel monstrum letterario creato da Luciano. Anderson 1989.p. come pure e stato proposto) 11 . pp. permettendogli di raggiungere una dimensione extraumana con l'indagine del divino e del cosmo. Se dunque l'abbandono della camera oratoria dirotta Luciano verso una nuova forma letteraria (e non verso una determinata dottrina filosofica. attraverso il rimprovero di Dialogo. Meleagro e Giuliano. n. Lucilio.. 33). into technical or non- . 64-150 (con bibliografia precedente). Luciano ha cosi snaturato il Dialogo costringendolo ad abbassarsi dalla nobile sfera del σεμνών in cui l'aveva proiettato Platone (al cui Fedro Luciano allude esplicitamente) 12 . scommatica e satirica. vale a dire il dialogo. che evidenzia i paralleli (molti dei quali aleatori in realtä) fra Luciano e autori eminentemente 'menippei' come Varrone. ma piu prossimi e utili alia pratiche esigenze della vita quotidiana (ίσοδίαιτον τοις ττολλοΐς έττοίησε). come uno strano prodotto in cui alia serieta dell'argomentazione filosofica si mescolano la semplicita e la schiettezza dei poeti della tradizione giambica. un prodotto che e capace di incidere sulla morale tradizionale con l'impiego del patrimonio formale della filosofia cinica e dell'umorismo dissacrante della menippea 13 . Plat. ed e stato costretto a rinunciare all'antica gravita. 157s. 11 12 13 14 Una bibliografia sull'argomento si trova in Reardon 1971. II Dialogo lucianeo si presenta. che culmina con il doppio processo al retore Siro. dunque.6 Introduzione accusa ο le giurie). they will also make excursions for their own interest. alia sfera del γελοΐον che lo riconduce sulla terra frantumandogli le ali (τά -πτερά συντρίψας) e lo costringe ad affrontare argomenti meno elevati e artificiosi.. stupisce che la seconda accusa lanciata contro il Siro sia proprio quella del Dialogo personificato (Bis acc.

mort. 115 (sulle opinioni morali di Luciano e sulla sua opera di volgarizzazione della morale filosofica tradizionale vd. «an elaborate and highly allusive staging of the phenomenon of the conversion to philosophy in an age when philosophy might have . pp. 3420-3425 ha dimostrato. Pise. flat. 87-114. pp. p. si mescolano cosi generi pertinenti a due sfere opposte. e D. a rappresentare i quali sono evocati quegli autori che costituiscono. la piu grande passione di una societa che gode «a entendre gourmander le vice et recommander la vertu» come passatempo che da «l'illusion agreable d'un bon emploi de la vie» 15 . e Peregr. simile alle opere di Dedalo). «a fascinating document of a skeptic's view of the quasi-religious nature of philosophical conversion». 49) e Longo 1964 (1'Urmotimo illustra il particolare scetticismo filosofico di Luciano). Vit. And they will also know at least some of the circulated compositions of teachers. 58: «it is difficult. Luciano vuole dunque essere moralista facendo sorridere chi ha di fronte. 144-174). Luciano e la genesi del Timone: cenni generali 7 simile a un ippocentauro (gia Piatone in Euthyphr. una parodia delle tante conversioni filosofiche di etä imperiale. per l'erudito di II secolo. la nuova lettura del Nignno proposta da Clay 1992. Allinson 1927. Quacquarelli 1956 (il Luciano del Nignno e «un platonico a metä». non ritiene Luciano l'esponente di una setta filosofica. selon le goüt de chacun» e rappresenta. pero pp. en satires. ne la descrizione della conversione alia filosofia dell'autore. and unprofitable fare of Roman satire and the Greek diatribe»). simpatizza per l'epicureismo (Alex. inline. al tempo stesso. en lettres. Questa e scelta meditata e consapevole e Luciano non e di certo condizionato da quella presunta e fulminea 'conversione alia filosofia' di cui tanto (e di certo a torto) si e scritto nel secolo passato — in particolare a causa di una errata lettura del Nigrino —. Nell 'Apologia (§15) e lo stesso 15 16 canonical literature. 11 b-e aveva paragonato la sua opera a qualcosa di sfuggente e instabile. a u c f y . piu sensatamente Schwartz 1964 nota che Luciano utilizza il dialogo platonico e si interessa all'Accademia (Nigr:). e infiuenzato dal cinismo (Gall. con la retorica. 47-64 e la secca sentenza di p.] del platonismo segue l'etica e non la metafisica»: p. pp.1. quella del geloion e quella del semnon. Croiset 1882. II cambiamento impresso da Luciano a una forma letteraria cosi illustre ha uno scopo ben preciso. ma resta un retore. educando il suo pubblico.)... Giä Croiset 1882. pp. ma. contemporaries and rivals». tuttavia lo trasforma in una sorta di predicatore di una filosofia del buon senso che si basa sull'esperienza quotidiana e su riflessioni e idee semplici ma sincere (cf. in un'epoca in cui la morale e proposta «en discours. che il dialogo non e un elogio della filosofia platonica di Nigrino («his philosophy is the stale. quello di sfruttare un veicolo letterario che risulti il piu possibile congeniale al suo spirito vivo e agile. la piu scrupolosa ortodossia in materia di tradizione letteraria. e che ha continuato a deformare la biografia lucianea fino a tempi relativamente recenti 16 . piuttosto. alia sua immaginazione e all'esigenza di diffondere semplici e genuini concetti di morale pratica divertendo e. L'idea della 'conversione' di Luciano e accolta ancora da Fumarola 1951. to identify Lucian with any school».. en conseils intimes. apprezza la filosofia delle origini e rinnega le degenerazioni di quella contemporanea (Fug. 144-174).). vd. cioe «un platonico immanentista che [. in fact.

educ. realiste.. 118-123. mentre la sua arte e simile ad un tirso bacchico. pp. Lui stesso afferma in una delle sue piu incisive dichiarazioni di poetica (Prom. che ha esercitato l'arte della parola e riceve per essa modesta lode. il propose un art de vivre») e n. nonche la maestria e la been converted to religion but never abandoned the goddess Rhetorike». il riso comico celato sotto la serieta filosofica (γέλοτα κωμικού ύττό σεμυότητι φιλοσοφώ)". 59.]. Luciano non e un innovatore ne un audace inventore di nuove teorie. a similar shift of emphasis is attested by Fronto and the Meditations for Marcus Aurelius» (cio che spiegherebbe anche perche Filostrato non cita Luciano nelle Vite dei sofisti)11. Sa philosophie est essentiellement pratique [. in cui lamenta il comportamento del suo pubblico (awezzo a ricercare il divertimento puro senza awertire la pointe della dissacrante ironia dei Oialoghi) e lo rimprovera di non apprezzare gli intenti artistici e le finalita vere della sua prosa. ammesso che un altro saggio esista. Longo 1976-1993). 18 s. cosi che solo un attento ascoltatore riesce a percepire il 'ferro' che si trova nei suoi componimenti (la componente umoristica e morale).. peraltro. pp. 17 Baldwin 1973. 7 Trapp). I risultati di questa poco fortunata scelta stilistica Luciano li descrive in Hacch. cosi che «the so-called "conversion" of Lucian may be nothing more than a gloss to cover his abandonment of an unsuccessful career at the bar. ma che non si e provato molto sulla via della virtü somma dei grandi» (trad.. andando oltre l'edera che li ricopre (l'aspetto comico e divertente) 18 . XXXIII-XXXV («l'appartenance philosophique de Lucien et a fortiori revolution de ses idees philosophiques sont de faux problemes. lo ribadiamo. ma uno dei tanti. i riferimenti alia questione di Plutarco (De lib. Sul falso problema della 'conversione' di Luciano cf. . a dichiarare la sua scarsa rilevanza nella storia del pensiero filosofico quando afferma: «devono ricordarsi quelli che mi censurano che in me censureranno non un saggio (ού σοφω δυτι μοι [.8 Introduzione autore. ha interesse a educate divertendo e si propone il compito di fornire insegnamenti morali in una forma diversa da quella tradizionale. come provano. perche ama ascoltare solo σατυρικά κα'ι γελοία τίνα κα'ι κομιδ-η κωμικά. perche inganno gli ascoltatori imbandendogli ossa awiluppate nell'adipe. Luciano. In any event. p.] έτπτιμήσουσιυ). es 7): "in un'altra cosa potrei sembrare come lui [Prometeo]. 5. Bompaire 1993. "qualcosa di satirico. Forse non del tutto a torto Baldwin ipotizza una componente meramente utilitaristica nella scelta di Luciano e inserisce lo scrittore nel novero di quanti non sono riusciti a emergere nel bei mondo della retorica imperiale. 14 d-a) e di Massimo di Tiro (25. 18 In etä imperiale questa non e una preoccupazione del solo Luciano. spiritoso e sicuramente comico".. anche Anderson 1989. ma cio che lo contraddistingue e il gusto squisito e la sensibilita con cui ha saputo rielaborare i material! che aveva a disposizione. ad esempio.

unendo in uno stesso nome τταρρησία. 5-6. Com'e evidente. p. laddove l'autore spiega in che cosa consista l'originalita della sua proposta letteraria e quanta importanza abbia per lui l'educazione filosofica ricevuta: come l'ape sceglie i fiori piu belli in un campo. Demon. Bmncacci 1994. and old Cynics». tuttavia. II modo in cui nasce l'arte dei Oiahghi e descritto da Luciano stesso in Pisc. 286-324. Luciano e la genesi del Timone: cenni generali 9 leggerezza con cui e riuscito a fonderli con le sue idee e le sue creazioni. scegliendo e acconciando nel modo piu adeguato i bellissimi 'fiori' delle loro creazioni per formare un insieme variegato e splendido in cui l'esperto (il pepaideumenos) e in grado di riconoscere ogni componente ed e capace di apprezzarne e gustarne la provenienza 19 . e l'uomo fa lo stesso per comporre un mazzolino. Ε indubbio. cf. Bompaire 1958. 19). 22 Per la tradizione manoscritta di Luciano rimando all'introduzione all'edizione dellV pera omnia lucianea curata da Bompaire: Bompaire 1993. cinico eclettico che si distingueva per le eccezionali qualita fisiche e morali. cf. 4 come il dio φίλος Άληθεία κα'ι Παρρησία a cui Menandro ha affidato il prologo di una sua commedia 21 .2. 147. Smascheramento. anche Pisc.1. Genesi del Timone di Luciano II discorso intorno ai Oialoghi e condizionato da due fattori: la difficolta di inquadrare le singole opere di Luciano in un percorso cronologico ben definito e l'imbarazzo in cui ci si trova nel definite con esattezza quanta parte della produzione attribuitagli sia. Aristophanic comedy. Di Demonatte Luciano apprezza soprattutto la τταρρησία: non a caso. da assegnargli22. cosi lui ha fatto con i filosofi dell'antichita cogliendo. p. pp. XLI-CLVL . 33 nota come il nome Parresiade evochi «a value long associated with Athenian democracy. Vd. άλήθεια e quell'Ελεγχος. dunque. che all'interno della produzione letteraria lucianea il Timone ο il misantropo appartenga alia maturita dello scrittore e rappresenti uno dei suoi 19 20 21 Croiset 1882. 20: Parresiade si definisce μισαλάζων και μισογόης και μισοψευδήζ και μισότυφος. la personalita letteraria di Luciano non si lascia facilmente inquadrare nell'ambito della produzione sofistica contemporanea. ricordato in Pseudol. anche se si puo constatare facilmente che l'approccio dell'autore alia letteratura e paragonabile a quello del suo contemporaneo Demonatte. dall'altro ammirava Diogene (nella sfera della ομιλία cinica come strumento di predicazione e di edificazione sociale) e Aristippo 20 . 451-455. 62. pp. effettivamente. 1. pp. Bracht Branham 1989. egli sceglie di denominare il protagonista del Pescatore — suo alter ego letterario — come Παρρησιάδης Άληθίωυος τοϋ Έλεγξικλέους (Pisc. MacLeod 1979. e che se da un lato venerava Socrate (nella dimensione serio-comica del διαλέγεσθαι socratico).

con Epistole saturnali e II gallo. Zeus tragedo. Assemblea degli dei. I critici in generale si orientano su una datazione del Timone agli anni fra 160 e 165 d. Bis accusatus. Assemblea degli dei. Dialoghi degli dei. p. dal 155 fino al 165 circa. Bolderman ripartisce i Oiahghi in quattro periodi (fino al 155 circa. Schiavi fuggitivi. che dimostrano ormai una sicurezza incon- 23 24 25 26 27 Cf. Prometeo. pp. Gli schiavifuggitivi. 73. Icaromenippo. 167-169. Vendita di vite all'incanto. ma non lo inserisce fra i dialoghi 'menippei' (all'interno dei quali. Morte di Peregrino.C. pp. di contro. Helm accosta il Timone al Gallo e assegna la sua composizione al quinquennio 161-165 (piu probabilmente dopo il 163). p. ultimi scritti composti dopo il 180) e inserisce il Timone nella primissima parte del secondo periodo. Ilpescatore. che giudica «creazioni vigorose. la tabella pubblicata da Bolderman 1893 a pp. nelle quali Luciano riesce a padroneggiare con la massima maestria la sua arte letteraria e a fondere perfettamente il dialogo platonico con l'imitazione della commedia antica. II Timone si inserisce nel quarto gruppo di opere. Schmid pone il Timone dopo il 162 d. 3) influenza di Menippo. 64-75. Per Sinko. Reardon 1971. Gallavotti data al 165 Timone. dal 165 fino al 180 circa. Prometefi1. Timone. Binder 1856. Croiset 1882. 2) primi saggi all'interno di un genere nuovo. Croiset 1882. Urena Bracero 1995. Viaggio agli inferi. II simposio e II galhP. 173. Pescatore. Croiset inquadra la cronologia dei Dialoghi in una rigida ripartizione per blocchi. p. . Caronte. 316 s. e segue in successione cronologica Tiranno e II gallo precedendo Caronte. Nave2·5. Vd. Vendita di vite all'incanto. vale a dire: Oiahghi delle cortigiane.. 5) opere diverse.10 Introduzione dialoghi migliori e piu caratteristici insieme (almeno) a Menippo. Schwarz 1867. 4) imitazione della commedia antica. il Timone precede il gruppo dei primi dialoghi menippei. 41-86. 6) ultimi scritti (opere della vecchiaia) 24 . colloca il Gallo). pp. nel numero di quei dialoghi quorum argumenta apud Comicos inveniuntur (scelto in verita molto arbitrariamente). pur essendo il Timone redatto nel periodo menippeo di Luciano. Bis accusatus. L·'assembled degli dei. Jones 1986. Parassita. Dialoghi marini. Zeus tragedo. intorno al 164/5. 132-135. e lo menziona nel novero dei dialoghi menippei 26 . Schmid 1891.C. Vendita di vite all'incanto. tuttavia. Zeus confutato. ai quali corrispondono altrettanti momenti di ispirazione dello scrittore: 1) opere della giovinezza composte sotto l'influsso della retorica. Caronte e II gallo. ne iscrivono per lo piu la composizione 'ai margini' del cosiddetto periodo 'menippeo' di Luciano e sottolineano la preponderante influenza della commedia sul dialogo.

una serie di paragoni fra Timone e Bis accusatus. e sottolinea altresi che l'impiego piu ricercato delle strutture sintattiche e il maggior uso di parole nuove e rare nel Timone fa pensare a una composizione posteriore a quella dell'altro dialogo). inoltre. Anderson mette a confronto Timone e Vescatore e propone. Vd. 122. p. dopo il ritorno dello scrittore ad Atene dall'Asia Minore nel 165 (lo studioso segnala numerosi punti di contatto fra i due dialoghi. col. tre per il Pescatore (Pise. b) successione di tre dialoghi (Tim. a detta dello studioso. il dialogo fra Hermes e il suo compagno di viaggio (Tim. che i numerosi paralleli fra Timone e Gallo ne tradiscono uno stretto rapporto di dipendenza. d) scena finale («exposure scene») in cui sono smascherati e puniti parassiti e impostori (Tim. il frequente cambio di scenografia (con passaggio dalla terra al cielo e poi dal cielo alia terra). 46-58).fc. 13-20. 4-10. l'abile uso della tecnica di composizione drammatica nel Timone permette di accostarlo all'Tirmotim/? 3 . Sinko 1908. la tavola cronologica alia fine dell'opera). c) proclamazione di un editto (Tim. 1-2. 11-19. per entrambi i dialoghi. infine. 40-41). Gallavotti 1932. quali ad esempio l'uso di un monologo iniziale. 21-24. la sfilata finale di parassiti (Tim. le obiezioni di Urena Bracero 1995. 1765. come l'abile suddivisione in scene. in particolar modo a livello lessicale.1. 711 /Pise. il Timone sfrutta un modulo compositivo semplice. 1-9 (dialogo piu recente del Timone). e fra Timone. 11-12. uno schema che dimostra le modalita con le quali Luciano riesce a variare un modello di composizione unico. giä Mesk 1915. 42-52). Luciano e la genesi del Timone: cenni generali 11 fondibile di rappresentazione ed una potenza meravigliosa di intuizioni comiche» 28 . due per il Timone (Tim. 42-44/P/. p. tanto piu che le 'favole' di Timone e di Micillo nascono dal comune desiderio di Luciano di illustrate gli svantaggi della ricchezza e i vantaggi della poverta 30 . il rapido cambio di scena (Tim. 31-33. p. 25-37) intramezzati da brevi interludi. Anche Schwartz rileva fra Gallo e Timone notevoli analogie e pone la stesura del secondo dialogo intorno al 162. 141-146. inoltre. inoltre. 45-58/P/if. 145. Schwartz 1965. 20-30. alia fine del periodo menippeo di Luciano. 3-4). 100 (cf. . p. pp. Per Anderson 1976 (b). 122 segnalava la decisa somiglianza fra Tim. 20-31). 7). egli sottolinea. 34-40/Pise. Dal canto suo. 38-39). 1-6. Ε stato gia da tempo osservato dai critici. Vescatore e Tuggitivi. Schwartz instaura. 7-31 e Bis acc. p. simile a quello del Pescatore: a) introduzione divisa in due parti (Tim. uno schema compositivo e temi simili sarebbero impiegati da Luciano anche per il Gallo. pur ipotizzandone una pubblicazione piu tarda. l'estensione temporale delimitata degli argomenti narrati e i toni che dominano l'intera composizione rendano il 28 29 30 Helm 1906 (sul Timone pp. 85. 182-190) e 1927. le date di composizione dei quali sono vicine a quelle del Bis accusatus-. 41).

Ledergerber 1905. (h) la sfilata degli adulatori che corrono incontro a Timone e vengono da lui malamente cacciati (§§ 45-58). p. p.). Nella serie di scenette che compongono l'opera si succedono: (a) un monologo recitato da Timone in forma di preghiera a Zeus (§§ 1-6). 3) l'eroe di Luciano e uno scettico il cui scopo e denunciare le aporie presenti nella cultura greca. Sull'eroe comico vd. La caratterizzazione 'deviante' dell'eroe lucianeo rispetto a quello comico (aristofaneo in particolare) e stata messa in luce da Bracht Branham. . Bracht Branham 1989. 14-28 (in particolare 14-18). 67). pp. Anderson 1976 (b). e ha nel sowertimento del 31 32 Croiset 1882. p. Longo 1976-1993. Bracht Branham sottolinea l'abilita con la quale Aristofane e Luciano sfruttano il potenziale parodico offerto dai temi dell'incontro fra gli uomini e gli dei (Pace/lcaromenippo) e del viaggio agli inferi (Ratte/Menippo). 256: «le Timon se deroule comme une comedie en plusieurs actes et en plusieurs lieux». che ha posto a confronto Ylcaromenippo e il Menippo di Luciano.12 Introduzione Timone il dialogo lucianeo piu vicino alle invenzioni della commedia attica 31 . come il contrasto fra le leggende del mito e le leggi degli uomini (Menippo) ο la confusione fra le scuole filosofiche sulla natura e le leggi dell'universo (Icaromenppo).C. (e) lo scontro fra Hermes e Penia (§§ 31-33). almeno Jouan 1997 e Rossi 2003. pp. Bompaire 2003. con la Pace e le Kane di Aristofane 32 . I. 14: «kaum eines von den Werken Lukians erinnert so stark an eine Komödie. mentre Trigeo ο Dioniso sono calati in un contesto temporale ben preciso (l'Atene del V secolo a. (c) un dialogo fra Zeus e Pluto (§§ 11-19). 2) Menippo si muove in una realta atemporale. (b) un dialogo suU'Olimpo fra Zeus ed Hermes (§§ 7-11). (f) un dialogo fra Hermes. ma segnala altresi le differenze fra l'eroe comico lucianeo e quello aristofaneo: 1) Menippo focalizza su di se la nostra attenzione in misura piu rilevante rispetto all'eroe di Aristofane. (d) un dialogo fra Hermes e Pluto nel cammino verso la Terra (§§ 20-30). (g) la scoperta del tesoro e il secondo monologo di Timone (§§ 41-44). Cio che disorienta l'ascoltatore (o il lettore) e che l'eroe messo in scena da Luciano e atipico e non ha niente a che fare con l'eroe comico tradizionale. il piu tipico degli eroi dei Oialoghi lucianei. Pluto e Timone (§§ 34-40). wie der Dialog „Timon"». il classico studio di Whitman 1964 e cf. come la guerra del Peloponneso ο la morte di Euripide. 64-75 (sul Timone p. nei quali agisce Menippo. 139: il Timone e «una commedia mancata». 90 e 92: Luciano realizza col Timone «his most sustained imitation of Old Comedy» e produce «a synthetic Comedy». pp. mentre l'eroe di Aristofane ha il compito di risolvere i problemi provocati da eventi attuali.

it is the project that finally absorbs Epaminondas: this dialogue is not the story of a hero that imposes his project on the world but the story of a project that imposes itself on the hero». ma solo un drammatico cambiamento di prospettiva in se stesso.1. come Pericle e il filosofo Anassagora (§ 10). Megacle (§ 22). 540. Orfeo ed Eracle (Nec. e il suo agire e solo la parodia di un'azione seria. . quest'ultimo difensore delle idee e del credo cinico. Le differenze stabilite da Bracht Branham tra il Menippo lucianeo e l'eroe comico aristofanesco servono a illuminate anche le qualita dell'eroe che Luciano mette in scena nel Timone·. come la rappresentazione di Timone sotto le sembianze di filosofo cinico (§ 7) ο l'impossibile decreto onorario di Demea per lui (§§ 49-53). anche se il lieto fine non e assicurato.Icar. 2) Timone e un vecchio isolato nella solitudine di un fondo. sia quando diventa una sorta di supereroe che assomma in se i poteri di Ulisse. 3) Timone si muove in una realta atemporale: per quanto Luciano metta in scena le vicende del misantropo durante la guerra del Peloponneso (l'epoca cioe in cui egli realmente dovette vivere). 4) Menippo supera i limiti dell'ordinario solo per se stesso. 10-11). Callia e Ipponico (§ 24). non ha altra compagna che la propria zappa (§§ 4-7. ed e a causa delle sue vicende che prendono a w i o le discussioni di Pluto e Zeus (§§ 12-19) e Pluto ed Hermes (§§ 20-31) sulla natura della ricchezza. 35-37) e non si aspetta niente ne architetta niente. se non la preghiera con la quale domanda a Zeus vendetta contro coloro che l'hanno rovinato. sia quando si trasforma in macchina volante (. 1) Timone domina la scena dall'inizio alla fine. 5) la vittoria finale sugli adulatori segue la normale consuetudine narrativa comica (§§ 4558). Luciano e la genesi del Timone: cenni generali 13 reale e nella realizzazione del proprio progetto l'impulso all'azione 33 . l'illusione temporale e volutamente infranta da particolari anacronistici. anche quando non e direttamente presente: e a causa della sua preghiera che Zeus ed Hermes colloquiano in cielo su di lui (§§ 7-11). poiche l'eroe non guarisce dalla 33 Un'identica constatazione in Zanetto 2000. 1). Cleone e Iperbolo (§ 30). protagonista del dialogo: «in the De genio Socr. mentre l'eroe comico puo invertire concretamente la realta trasformando la guerra in pace ο riconducendo sulla terra un poeta morto. 4) tramite la figura di Timone Luciano riesce a sviluppare una serie di discussioni intorno ai termini antitetici di ricchezza e poverta (Zeus-Pluto e Pluto-Hermes) che culminano nel confronto finale fra Pluto e Hermes da una parte e Timone dall'altra. 5) Menippo non provoca alcun cambiamento della realta. che nello studio suü'infLusso della commedia nel De genio Socratis di Plutarco osserva in riferimento a Epaminonda. come e ricordato nel corso dell'azione (§ 50) e come lascia immaginare anche la menzione di celebri e influenti personaggi dell'Atene di eta classica. p. e un bracciante che deve guadagnarsi da vivere lavorando sodo. mentre in Aristo fane la macchina volante ο il travestimento burlesco rappresentano lo strumento con cui l'eroe supera i limiti dell'ordinario in virtu di un intento serio e di un progetto utile alia citta intera.

secondo il quale «lo scarto rispetto alia realta ha una forma rilevante — se si considera che una delle direzioni fondamentali della satira e quella della critica della societa e delle sue convenzioni — quando si determina nella dimensione sociale del soggetto satirico. . 21 Cinisco e talmente povero da non poter pagare neanche il traghetto a Caronte (cf. elevato al rango di eroe satirico. come Menippo. II trasferimento ai margini della civilta e il conseguente spostamento sociale permettono cosi a Timone. perche per esserio dawero gli fa difetto. come mette bene in evidenza Camerotto. 24. § 8: άττολπτώυ ύττ' αισχύνης τό άστυ μισθοΰ γεωργεΐ). non di rado. essenzialmente. (in prima persona). infatti. mentre altre volte concede il ruolo di personaggio satirico a un povero (Micillo nel Gallo).14 Introduzione propria misantropia. κα'ι φίλος εις Τίμων). 3 Diogene e un emarginato che vive da straniero a Corinto. al contrario. J. Timone dunque ha lasciato la citta e cambiato vita (§ 7: φεΰ της άλλαγής. Luciano impiega a tale scopo un cinico. tuttavia. 9 e Ind. in Cat. potere e ricchezza. una delle caratteristiche fondamentali del personaggio satirico. ma. 36 Luciano come personaggio satirico straniero: Hist. pp. di sondare e criticare i valori che tradizionalmente fondano la societa quali fama. conduce un'esistenza simile ai lupi avendo come unico amico se stesso (§ 42: μονήρης δέ ή δίαιτα καθάττερ τοις λύκοις. 14. di aver dilapidato il patrimonio εις εύεργεσίαν των φίλων. 27 e 34 (il retore Siro). Bis acc. un eroe comico stricto sensu. 10 (20). a uno straniero (Anacarsi neil'Anacarsi). odia tutti e vive άττανθρώττως (§ 35). Diogene ο Cinisco35. che in genere si pone ai margini della societa. poiche il suo isolarsi ai margini della societa non rappresenta tanto uno strumento utile alia critica della societa (alia maniera di un cinico). La critica alle istituzioni rappresenta l'aspetto forse piu caratteristico della predicazione cinica e proprio per questo. Per diventare personaggio satirico Timone ha bisogno di un profondo cambiamento spirituale e intellettuale: all'inizio egli ritiene. L'essere ai margini della societa e. Ε questo un elemento fondamentale nell'economia del dialogo. Scyth. 2 Menippo si imbarca sul traghetto infernale completamente nudo. Timone e un personaggio satirico sui generis. ο addirittura al di fuori di essa. 25. 1). a un filosofo (Nigrino nel Nigrino) ο addirittura a se stesso travestito da straniero36. conf. e per questo sa vedere meglio»34. mentre da Hermes 34 Camerotto 1998 (a). conscr. mort. Timone non e. Pise. 19 (Parresiade). In mezzo a tale schiera di personaggi. 35 In D. la accentua fino a decidere di morire in solitudine proprio Ii ha dove ha scoperto il tesoro. conscr. "per beneficare gli amici" (§ 5). quanto un indispensabile percorso di formazione con cui prende coscienza di se e degli altri. in Hist. la sua natura di emarginato che si allontana dal mondo degli uomini per vivere in solitudine. non ha compassione di nessuno e non vuole essere importunato (§ 42: φίλος δέ ή ξένος ή εταίρος ή Έλέου βωμός ΰθλος ττολύς). 205-207. a un vagabondo errante (Pan nel Bis accusatus). dunque.

37 Russell 1983. . Su questo tipo di personaggi era possibile. costruire un buon numero di situazioni paradossali e comiche per la tempra dei loro protagonisti. Ne vero e proprio eroe comico ne puro personaggio satirico. e che Luciano concede grande notorieta a un personaggio apertamente antipatico e scontroso quale Timone. poiche la figura del vecchio irascibile e collerico non era affatto estranea alia sua educazione. ritornato ricco. p. Timone capisce con chiarezza i motivi che l'hanno condotto aU'esilio da Atene solo nella tranquillita del ritiro. tuttavia. con foga degna di un cinico (§§ 45-58). che nota come il declamatore non annullava totalmente la propria personalitä durante la performance e dimostra l'esistenza di molteplici variazioni nei modi con i quali il passato era rappresentato e nelle reazioni richieste al pubblico. di coltivare il suo pezzo di terreno "filosofeggiando con la solitudine e la zappa" (§ 6: τη έρημία κα'ι τη δικέλλη ττροσφιλοσοφώυ). ma era anzi tanto consentanea ad essa quanto quella del povero. pero. l'abilita del declamatore consisteva nel riuscire a calarsi nel personaggio (ύττόκρισις) e sfruttare le potenzialita della rappresentazione di un certo tipo umano (cf. pero. in particolare Luc. la cosa era diversa. poiche crede che le fatiche l'abbiano educato (§ 13: ή δίκελλα ττετταιδαγώγηκευ) al corretto uso dei beni che la sorte gli puo concedere. Zeus stesso decide di restituirgli la ricchezza. a miser or a 'morose' old misanthropist (dyskobs) with whom no one could seriously sympathize. Timone fa solenne professione di misantropia con la composizione di una legge (§§ 41-44) in cui mette al bando il genere umano e si prepara ad accogliere gli adulatori che accorrono nuovamente da lui. 65). 87-105). dunque. He could put on stage. Cio che puo destare sorpresa in epoca moderna. 88 (in generale pp. il Timone di Luciano rappresenta — a ben vedere — sia il simbolo di una societa in cui sempre piii spesso si cercava nella filosofia un viatico per la felicita. Per il sofista.1. parassiti e prostitute. vd. as it were. Salt. Una coppia di declamazioni di Libanio (26-27 Foerster) dimostra bene come fosse possibile per un retore professionista mettere in scena senza sforzo la figura di un vecchio scorbutico e intrattabile: Russell 1983. del resto. sia una parodia di questo gigantesco fenomeno sociale. cosi che «it was possible for the declaimer to give the speaker a personality which would have been wholly unsympathetic in real life. investendoli con le parole e con la zappa. che si configura per lui come un vero e proprio magistero filosofico: egli afferma. instead of a person like the real aggrieved husband and the real frustrated invalid whom we find in Lysias» 37 . infatti. 35 s. L'importanza delle tecniche declamatorie per l'identificazione del declamatore con le figure illustri del passato greco che questi era chiamato a impersonate e ben messa in luce da Webb 2006. Luciano e la genesi del Timone: cenni generali 15 (§ 8) e poi da Pluto (§ 12) sappiamo che s'e rovinato in balia di adulatori. p. anche l'interessante lavoro di Kraus 2007.

sceglie il caso di un giovane abbandonato da un amico che decide di abitare in luoghi solitari e di essere chiamato misantropo come Timone (IX. e per questo viveva a modo suo e da solo". 397 Spengel).C. e nelle creazioni della commedia attica antica —.16 Introduzione II tipo del misantropo ha. nella spiegazione di una ττροττεμτττική λαλιά. p. sulla quale Luciano innesta quella congerie di dati. . ο l'anonimo autore della XXIV epistola socratica (Socratk. che. figlio della tradizione retorica. ma continuamente in rapporto con una tradizione di cui di seguito si ripercorreranno le tappe. 636 Hercher]). 24 [p. II Timone lucianeo e. dunque.C. quindi. p. che immagina che Platone parli in prima persona e paragoni il suo ritiro da Atene. ma non trovando uomini certo non poteva amare le bestie. e riesce a trasformare il celebre misantropo in una figura del tutto nuova.. grande familiarita con il mondo della retorica ed e proprio Timone a venire evocato dai retori come esempio di misantropia provocata da un'amicizia mal riposta ο da una situazione insostenibile. aneddoti e storielle che nel corso dei secoli aveva dato origine alia Timonlegende — le cui radici affondano nel V secolo a. del III secolo d. come mostra Menandro retore. che "non era affatto un misantropo. 260 Walz = III. epist. a quello di Timone. causato dal contrasto coi suoi concittadini.

] was..] or a proverbial type. Timone e la commedia attica Timone fu con tutta probabilita un personaggio storico.jr. Mid. 1547-1549): 38 Sulla storicitä di Timone la critica si e divisa: una parte ha ritenuto che fu persona reale.. 707 s. popular in Old. Dunbar 1995 ad Ar. p. che visse ad Atene nel V secolo a. Th. 237 Kassel . 7 s.1. "io son stato sempre benevolo verso gli uomini") 39 e l'ancestrale odio nei confronti degli dei ( w . MacC. Plutarco ricorda che sia Aristofane sia Platone Comico rappresentarono Timone in veste di burbero e misantropo (Plat. fino a renderlo il prototipo del misantropo gia presso i contemporanei.. Nascita e sviluppo della Timonlegende 2. All'interno della tradizione letteraria greca il nome di Timone compare per la prima volta negli Uccelli di Aristofane. Hes. 562-569. fra l'altro. p. in any case. ώς εκ τ ω ν 'Αριστοφάνους και Πλάτωνος δραμάτων λαβείν εστΓ κωμωδεΐται γ ά ρ εν εκείνοις ώς δυσμενής και μισάνθρωπος Non sappiamo se Timone sia mai stato messo direttamente in scena dai comici άεΐΐ'άρχαία. Aesch. Lys..2.. Com . Ant. e dovette assistere al declino dell'impero ateniese negli anni della guerra del Peloponneso 38 . ricorda la sua ben nota benevolenza nei confronti del genere umano (v.. a figure perennially popular with comic writers». . Görler 1963. the archetypal misantrope.]: «it is uncertain if he was a real contemporary of Ar. 39 Cf.]). 1549 [p.. 28. 808 [p. mentre alcuni hanno preferito astenersi dal formulate un giudizio preciso (Henderson 2000 ad Ar. P K 11. ma certo e che la singolarita del suo modo di vita non manco di attirarne l'attenzione. 808 [p. 1545: αιεί ττοτ' άνθρώττοις y a p εΰνους εϊμ' εγώ. 172]: «jf Timon was a real person [. 115 s. nella scena in cui Prometeo si presenta a Pisetero per informarlo della confusione che regna nel mondo degli dei in seguito alia fondazione di Nubicuculia ( w . un'altra ha visto in lui semplicemente un tipo letterario creato dalla commedia e piu tardi reso leggendario da Neante (Leo 1901. Bertram 1906. Αν. Sommerstein 1990 ad Ar. 2. 1494-1552) e.. later mistaken for a historical figure»). precocemente trasformata in leggenda dai comici dell'archaia (Binder 1856.C. La leggenda si impadronl presto di lui. p. rappresentati alle Dionisie del 414 a. 272 s.1): ό δε Τίμων ην 'Αθηναίος [ός] και γέγονεν ηλικία μάλιστα κατά τόν Πελοποννησιακών ττόλεμον.Austin = Plut. 70. Armstrong 1987). Ljs. [. and New Com.C. 198 s.. p.

2. Mastromarco 1993. distinction is unimportant here. Vesp. l'opposizione verso i rispettivi simili. 42 Bonanno 1979. sub l) 4 0 . anche se questo non esclude una certa incongruenza nel paragone fra un Titano e un mortale cittadino ateniese. ma non e affatto un empio dispregiatore degli dei. p. 7 a. nel secondo caso. p. L'eroe di questa commedia e destinato a di40 Una corretta messa a punto della questione era giä in Bertram 1906. equivale a θεοΐς εχθρός (Ar. νή τόν Δι' άεί δήτα θεομισήζ εφυς. alia moda di Timon» 42 . senza tacerne il nome» (Piccolomini 1882. II punto di contatto fra i due e. pp. 220 s. e che «esprimeva [. p. Διό και όξυτόνως άυαγυωστέου.] 'caratterialmente' quanto precocemente il rifiuto della vita sociale. 708) puntualizza che la polisemia dell'aggettivo non ha qui molta importanza. 313.. Del resto.: «Aristophanes will demnach den Prometheus nur sagen lassen. since for Greeks hatred was usually a two-sided relationship. come in passato si e pensato. erroneamente ritenuto un μισόθεος (vd. 418) ed e antonimo di θεοφιλής. ώς ό Τίμωυ άυθρώττους). 5). Halliwell 1991. non e corretto sostenere che «senza la legge di Siracosio sul μή κωμωδεΐν όνομαστί e probabile che Frinico avrebbe senz'altro posto sulla scena la caricatura di Timone. Ceccarelli 2000. in vigore fra il 440/439 e il 437/436. falsando cosi anche il giudizio sul Timone lucianeo. Av. 41 Θεομισήζ puo avere significato attivo ("che odia gli dei") ο passivo ("inviso agli dei") e. Der Grimm gegen alle der gleichen Art. ma paragona l'astio nutrito dal secondo per i suoi simili con quello del primo per il mondo divino di cui fa parte (schoL ad Ar. wie Timon die Menschen hasse. 326 s. 612 e). p. μισώ δ' αττανταζ τούζ θεούς. er hasse sie so. 3. Lo stato ateniese intervenne per limitare la parrhesia dei comici con i decreti di Morichide. Dunbar 1995 ad Ar. Εuthyphr. cap. Nello stesso anno e nello stesso agone in cui furono rappresentati gli Uccelli. Sommerstein 1986. 1548 (p. 4 s.18 In! rodu/ionc ΠΡ. dunque. Αν. gia in uno scolio agli Uccelli il significato della qualifica di θεομισής attribuita a Prometeo e il paragone con Timone sono perfettamente chiariti 41 : Pisetero non accosta Prometeo a Timone per l'odio comune verso gli dei. il cui protagonista decideva di fuggire dalla societa ateniese a causa del disgusto provato per la corruzione dei politici e per la scandalosa condotta della spedizione in Sicilia. Τίμων καθαρός Negli Uccelli Timone appare gia come l'incarnazione del perfetto misantropo: egli e la controparte umana di Prometeo.. cf. nonostante la promulgazione di tali prowedimenti. Ach. 304).-pass. cioe un implacabile awersario dei suoi simili. Εq. ώζ οΐσθα σύ. Holwerda]: θεομισής εφυς" ό μεν φησι τω Προμηθεΐ ϊσον τι τω "ΰττό θεών μισούμενος". p. 34. ΠΕΙ. se si considera che chi e inviso agli dei deve aver commesso in ogni caso qualche mancanza nei loro confronti: «the act. infra. 1548 [p. giacche solo . 461 s.. er sei ein wahrer Timon unter den Göttern. 10-13). "caro agli dei" (Plat. Ό δέ τό ετερου δέχεται" "μισών θεούς". e di Siracosio. ma. and to be 'god-hated' normally implied some offence committed against a god». del 415/4 (Bonanno 1979. Frinico metteva in scena il Μονότροττος. das ist das tertium comparationis» (p. 934. Resp.

come quello che Menandro — influenzato dall'etica peripatetica — immagina per lo Cnemone del Oyskolos)44.Austin) e da Ofelione (Ophel. a un vero e proprio rawedimento. gia all'epoca della guerra del Peloponneso. 19 Kassel . il cui carattere scontroso e ferino lo spinge a tenersi lontano da ogni vincolo di affetto e solidarieta: la diretta conseguenza di questo comportamento socialmente deviato e. p. άδιάλεκτον. 3. D'altronde il μονοτρόττως ζην n o n implicava tanto uno Stile di vita totalmente avulso dalla societa. Ε questi un vecchio burbero che vive nella piu totale solitudine. n.Austin): όνομα δε μοΰστι Μονότροττοζ ζώ δε Τίμωνοζ βίον αγαμον. Guida 2004. άπρόσοδον. Binder 1856. 461. quella di restare senza moglie (άγαμος e άγύναικος). test. 167. gia chiaramente delineata nei versi riportati sopra: τηλικουτοσί γέρων άπαΐζ άγύναικοζ II monotropos di Frinico presenta le medesime caratteristiche comportamentali di Timone. 479 c: μονότροττον αμικτον αφιλον.Austin). p. Napolitano 2002. Nel primo dei due frammenti il protagonista si vanta di avere uno stile di vita che eguaglia in tutto quello di Timone (jr. per lui.Austin) definisce meglio l'immagine del μονότροττος. *20 Kassel . amor. quanto piuttosto un comportamento autarchico e una predisposizione caratteriale negativa. senza eredi (ατταις) e senza legami (αζυγος) 43 . ϊδιογνώμονα Un secondo frammento della commedia (jr. probabilmente. per cui e logico pensare che per le esigenze del racconto il vecchio scorbutico fosse costretto a restare in rapporto con i suoi concittadini e fosse altresi soggetto a una serie di vicissitudini e di eventi n o n desiderati (ma non. άγέλαστον. Del Μουότροττος di Frinico restano due frammenti che provano come Timone. p. Ylperbolo. Cf. 20 Kassel . 2. Poll. il Pisandro e il Ckofonte): Giannini 1956. Ceccarelli 2000. 47: μονότροττον και μισογύνην. mentre in genere essi godettero di ampia libertä di parola (Piatone Comico ad esempio scrisse numerose commedie di carattere politico e ne mise in scena ben tre che attaccavano politici contemporanei. Chi conduce un άττρόσοδος e άδιάλεκτος βίος n o n e adatto pero a esser protagonista di un testo teatrale. portata piu tardi in scena anche da Anassila (Anaxil. 1 Kassel . Nascita e sviluppo della Timonlegende 19 ventare una delle figure piu caratteristiche del teatro comico. . a motivo di una in particolari momenti i comici dovettero limitare la portata delle loro invettive ο subirono ammonimenti per la loro attivitä (Cleone ad esempio nel 426 promosse un azione legale contro Aristofane dopo la rappresentazione dei Babilonesi). 12.2. jr. 43 44 Cf. Plut. De frat. Mastromarco 2002. όξύθυμον. fosse il prototipo del misantropo tout court e confermano cio che gia era risultato evidente dal passo degli Uccelli di Aristofane appena citato. | α ζ υ γ ο ν | .

se soltanto lo si fosse giudicato "in confronto a uomini che non avessero avuto ne educazione ne tribunali ne leggi ne alcuna 45 46 47 Men. pp. secondo cui la polis democratica e l'incarnazione dell'avanzamento civile e della giustizia» ma. si rifugiano fra uomini selvaggi. cf. nella commedia come nell'etnografia. incuranti di ogni norma civile (gli άγριοι che danno il titolo alia commedia e che. a tutto cio che sta fuori dalla polis. assume anche una funzione 'rassicurante'. come si e ipotizzato. Ferecrate rappresenta. Asp. che esaltavano lo stato di natura su quello di diritto: il problema dei rapporti fra φύσις e νόμος rappresentava. 116-121: (il vecchio avaro Smicrine) «in cattiveria batte tutti gli uomini.C. p. allora in voga. ma al di fuori di essa non e'e speranza. che fanno rimpiangere loro la vita all'interno di una comunita 46 . anche il piu ingiusto. presentano numerosi tratti in comune con gli XJaelli di Aristofane fra i quali. Paduano 1989 modificata). costituivano il coro). I Selvaggi. p. pp. non conosce ne amici ne parenti. ma al contrario un'ambivalenza di fondo percorre questi drammi: la cittä e corrotta in maniera irrimediabile. fin dalla stesura dell'opera di Protagora Sullo stato primitivo (Περί της έυ άρχ-η καταστάσεως) in cui era esposta la teoria dello stato come fondamento di moralita e diritto. anche se «il fatto che l'idealizzazione del primitivo risulti sconfitta non implica pero che la polis reale sia ritenuta perfetta. . La classe di persone rappresentata dal monotropos di Frinico e spiritualmente affine. una delle prime autorevoli voci che si levano per esprimere una personale opinione su tale tema e nei Selvaggi non solo «sposa [. Farioli 2001. Ε probabile che nella commedia fossero parodiate le teorie sofistiche. Farioli 2001. 455-458. Paduano 1989). 184. «il vecchio invece vive da solo con la figlia e una vecchia serva» (trad.. probabilmente.. sul contenuto e il significato ultimo della commedia vd. giocando sui comuni pregiudizi culturali contro i barbari». di certo. del resto. infatti. Dysk. Ceccarelli 2000.. del resto. 174-186. che nei Protagora platonico lo stesso Protagora proclami campione di giustizia chiunque fosse stato allevato nelle leggi e in una societa civile.20 Introduzione generica insofferenza verso gli altri e di una iperbolica sfiducia nei confronti del genere umano 45 . p. «la riflessione conclusiva dei due autori. perche la polis come istituzione rimane l'unico contenitore possibile e pensabile della vita in comunita. rappresentati alle Lenee del 420 a. In questo senso la rappresentazione dell'altro. vuole avere tutto e non sente altre ragioni. «doveva essere in particolare influenzato dalle dottrine di Protagora e dalla sua concezione evoluzionistica della societa» 47 . disgustati dalle aberrazioni della vita civile. Non e un caso. una delle problematiche piu dibattute fra i sofisti ateniesi. non ha vergogna per nessuna cosa al mondo.] la teoria del progresso propria dell'ideologia periclea. a quella messa in scena gia da Ferecrate negli 'Άγριοι. e cioe che fuori dalla cittä e impossibile vivere». Vive da solo (ζη μονότροττοζ) con una vecchia serva» (trad. come nota Farioli 2001. 184 s. Bonanno 1979. quella di rimarcare la superioritä dei Greci e di rafforzarne l'identitä in opposizione al diverso. in particolare. 319. Qui agisce un gruppo di misantropi che. 30-31 (Cnemone): ό γέρων δ' έ'χων τήν θυγατέρ' αϋτόζ ζη μόνος / και γ ρ α ΰ ν θεράπαιναν.

ταΐσι δέ γυναιξίν ήν φίλτατος 48 49 Plat. tuttavia. dunque. ma il coro femminile para il colpo e canta agli awersari. 212-214: e impossibile datare l'epoca in cui gli ateniesi presero a usare αστείος ("appartenente alia cittä") col significato di "ingegnoso". la storia del misantropo Timone e il suo odio per la malvagita degli uomini (w. e ancora Aristofane a far risuonare sulle scene ateniesi il nome di Timone. rappresentata nel 411 a.. 26. II testo e quello edito da Henderson 2000. Nella l^isistrata. οϋτω 'κείνος ήμϊν άντεμίσει τούς πονηρούς άνδρας άεί. ιδιογνώμονά μου τον βίον ττροσαγορεύοντας) lascia aperta l'ipotesi che la commedia fosse ancora fruibile per la lettura al tempo di Luciano e potesse essere da questi conosciuta e messa a frutto al momento della stesura del Timone.. p. in una fuga dallapolis. Se non possiamo escludere. Cio che sembra probabile e che la rielaborazione quasi fedele. Prot. Dover 1983. nulla piu che una congettura. da parte di Libanio. intitolate Άγροικος ο Άγροικοι. 689) sono elencate ben sei commedie. Nell 'Index jabularum di Kock (III. "rozzo". άττρόσοδον καλοΰντας. 805-820)49: κάγώ βούλομαι μΰθόν τιν' ϋμΐν άντιλέξαι τ ω Μελανίωνι.] μήτε νόμοι μηδέ άνάγκη μηδεμία) che Ii rendesse obbligati a tenere conto in ogni circostanza della virtu.. Έρινύων άπορρώξ.] μήτε δικαστήρια [. 46 Foerster: διαβάλλοντάς μου τήν ήσυχίαν. Α causa della mancanza di maggiori termini di confronto tra Frinico e Luciano questa idea deve restate. 781: μΰθον βούλομαι λέξαι τιν' ύμΐν) il cacciatore Melanione come campione di virilita e di misoginia. 781-796). tutte posteriori agli Άγριοι di Ferecrate. per fare un dispetto alle donne e irritarle ( w . "elegante" e αγροικος ("che vive in campagna") nel senso di "stupido".C.2. il coro di vecchi sceglie di celebrare (v. .. άγέλαστον ονομάζοντας. άβάτοισιν εν σκώλοισι τά πρόσωπα περιειργμένος. pp. Τίμων ήν άίδρυτόζ τΐζ. Nascita e sviluppo della Timonlegende 21 forma di costrizione (μήτε τταιδεία [. di rimando. Pochi anni dopo gli allestimenti teatrali degli Uccelli di Aristofane e del Monotropos di Frinico. cf. 327 c-e. ούτος οΰν ό Τίμων ωχεθ' Οπό μίσους < > πολλά καταρασάμενος άνδράσι πονηροϊς. che il Monotropos di Frinico avesse un argomento analogo a quello dei Selvaggi. anche per lui. del primo dei due frammenti del Monotropos sopraccitati (Deel. bensi fossero selvaggi come quelli che l'anno scorso il poeta Ferecrate porto in scena nel Leneo (άλλ' εΐευ άγριοι τίνες οΐοί ττερ ους ττέρυσιυ Φερεκράτης ό ττοιητής έδίδαξεν έτπ Ληναίω)" 48 . non possiamo pero sapere se l'awersione per la societa civile del protagonista di questa commedia si risolvesse..

non disdegna l'ipotesi di Kock Piccolomini 1882. Av.. ad Ar. άΐδρυτοζ: «unsettled. neWIliade. ad esempio. 263.v. Bettram 1906. 40 Hangard]: άντ'ι του "σκυθρωπός". 50 51 52 53 54 Cosi Fritzsche III.] ταΐσι δέ γυυαιξ'ιυ ήυ φίλτατος) ha permesso di ipotizzare a una parte della critica che nell'anno della rappresentazione della Usistrata Timone fosse gia morto 50 . Lys. contra Bertram 1906. come osserva giustamente Legrand. Άίδρυτος assomma in se il significato di "vagabondo" con quello di "persona che si aggira con intenzioni sinistre" e. se da una parte mette in risalto la personality socialmente controcorrente di Timone. 3. in base al valore che originariamente possedeva insieme a quello di 'discorso autorevole' 52 : mythos e nellOdissea. σκληρός. Lys. 40 Hangard]: οίον άκάνθαις τεθριγκωμένος.. p. Poll. Piccolomini 1882. dall'altra l'accomuna a quella genia di uomini solitari descritta da Cratino nei Seriphioi (Cratin. p. ne Aristofane negli Uccelli. 808 (p.22 Introduzione L'uso dell'imperfetto (Τίμωυ ήυ [. ritiene che Aristofane si riferisca ai peli . resta nell'incertezza Piccolomini 1882. With no fixed abode» (come Timone il misantropo in Ar. II. ne Frinico nel Monotropos parlano di lui «en de tels termes qu'il ait du appartenir alors a la societe des vivants» 51 .. unstable [···]. la storia che Ulisse narra dinanzi ai Feaci. 40 Hangard]: σκόλοψι και π α τ τ ά λ ο ι ς ήσφαλισμένος. Ε necessariamente da respingere. Henderson 2000 ad hi. p. invece. jr. ρ. Ljs. 263. 172). ancora. 94 e 4. le orazioni pronunziate da Agamennone quando scaccia Crise e da Achille quando respinge gli ambasciatori di Agamennone (IL 1. 6. XIX. cf. nella reggia di Alcinoo (Od. La difficolta di proporre un'esegesi certa deriva. gia la caratterizzazione del monotropos di Frinico) oppure. auch sein Schicksal als μϋθος zu behandeln». Schot. 309). 809 b [p. 781 e 805) non va intesa come "mito". 234). 25 e 9. anche se. 809 c [p. 10: Timone al momento della rappresentazione della Lisitrata era giä morto e la parola μϋθος qui significa solo 'racconto' ο 'storia'. che e stata variamente interpretata dagli studiosi come descrizione pittoresca dell'aspetto esteriore di Timone ο come ricordo del luogo in cui questi si sarebbe ritirato (i luoghi solitari e inaccessibili possono essere considerati 1 'habitat naturale di un misantropo: vd. Particolarmente problematica risulta l'espressione άβάτοισιυ έυ σκώλοισι τ ά ττρόσωττα ττεριειργμέυος. 1549 (p. 144. 272 s.Austin: οίκοΰσιν φεύγοντες. 242): «der Parallelismus zu dem Schicksal des mythischen Melanion forderte. 1. bensi come "racconto" ο "storia". e mythoi sono. poiche in tale contesto la parola μϋθος ( w . p. Legrand 1907 (a). in particolare. come entrambe le cose insieme (gli scolii al passo interpretano in entrambi i modi): in ogni caso possiamo dire che i versi sono rivelatori del carattere fiero e intrattabile del misantropo 54 . 809). 810 [ρ. 224 Kassel . 130: άίδρυτος' ακάθεκτος ττλήκτης. LSJ 9 s. Kock 1894 ad Ar. l'ipotesi di Kock (gia rifiutata da Bertram) per la quale Aristofane avrebbe usato l'imperfetto per proiettare Timone in una dimensione mitica ed equiparare letterariamente la sua condizione a quella del mitico cacciatore Melanione. p. άίδρυτου κακόν άλλοις) 53 . p. 10.

in effetti. 10. . p. (p. qualcuno che si aggira con intenzioni maligne. del resto. nel cui repertorio «les plantes piquantes. Men. such as thorns (cf. mentre la formula άβάτοισιν εν σκώλοισι τά ττρόσωττα ττεριειργμένος insiste sull'aspetto spaventosamente selvatico del misantropo e si lega molto bene al successivo riferimento a Timone come 'progenie delle Erinni' con il quale Aristofane pare completare (pur in modo bizzarro) il ritratto di Timone in senso fisico e psicologico: a quest'ultimo. 755: δρκου y a p δεινού Στυγός ϋδατόζ εστίν άττορρώξ. infatti. pp. sind zunächst ein wüster Bart. die sein Gesicht umgeben. II 2. solo in II. Aesch.2. 55 56 LSJ 9 s. 1048-1050). Ch. infatti. da una parte. Nascita e sviluppo della Timonlegende 23 dall'uso del sostantivo σκωλος. secondo quel gusto per le genealogie simboliche tipico della cultura greca 56 che e qui sfruttato per evocare l'eccezionalita del disumano odio che il misantropo nutre per tutta l'umanita. the thorns are also symbolic of an angry disposition». "figlio del Dolore". prima di Aristofane. (p. Henderson 2000 ad loc. n. a una sfera piu alta di quella umana stabilendo un vincolo di sangue fra lui e le Erinni. 173): «misanthropes lurk in places inaccessible or unattractive to ordinary men. 10. ben si addice una folta e impenetrabile capigliatura. da. ] ύόζ.v. sollen aber zugleich seine Unzugänglichkeit bezeichnen». La metaforica immagine di Timone "cinto il volto da spini inaccessibili" e. Leggendo bene il brano nel contesto in cui e collocato si ha l'impressione.]). 1: nella l^isistrata si parla di una sorta di palizzata di spine che proteggeva l'inaccessibile ritiro di Timone. . 269 s. insieme. 13. un odio che ha in se qualcosa di demoniaco. alluda al suo rifugio: «the primary meaning is that Timon had thick matted hair and beard. peuvent alors symboliser la colere»: cosi il cardo (ή άκανθα). l'idea di un impenetrabile muro di rovi che proteggono Timone. (p. 10. Sommerstein 1990 ad loc. n. tutta nello spirito della commedia attica. 199) fonde le opposte interpretazioni di Piccolomini e Wilamowitz. Con l'espressione Έρινύων άττορρώξ il coro eleva Timone. in effetti. doveva immediatamente rimandare alia tremenda criniera di serpi delle Erinni (cf. "circondato".. II participio ττεριειργμένος. σκώλος. contra Bertram 1906. Dysk. but the words may also suggest the "prickly" fierceness of Timon's temper and/or the inaccessibility of his place of abode». . Jacques 1976. 514: Στυγός ϋδατός εστίν άττορρώξ. Per l'espressione Έρινύων άττορρώξ cf. cosi anche Wilamowitz 1927 ad loc. qu'elles aient des epines ou des poils urticants. cosi anche Görler 1963. il rovo (ή βάτος) e. 171) «die Dornen... Od. n. e ricorre in tale forma (quella usuale e σκόλοψ). e di Bertram e Henderson. che Aristofane voglia descrivere l'aspetto e il carattere di Timone piu che il suo 'rifugio': άίδρυτος indica. e ritiene che Aristofane descriva l'aspetto esteriore di Timone e. dall'altra. la quale. 88: Cnemone e 'Οδύνης [ . 3 e 16. 1. 564. the prickly-pear trees associated with Timon and Knemon [. il pero selvatico (ή άχερδος). tuttavia. p. che significa sia "palo acuminato" sia "spina". solo in ispidi della barba e della chioma di Timone (prova dell'affinitä fra il misantropo e i laconisti). dove equivale a "palo" (la punta di bronzo della lancia di Adamante si conficca nello scudo di Antiloco ως τε σκωλος ττυρίκαυστος) 55 . nell'immaginario collettivo degli spettatori.

Ε cosi che decisamente fantasiosa appare la congettura di Bertram. n.C. Immisch 1913. nell'epistola in questione la vera responsabile della misantropia (apparente) di Timone e del suo compagno di sventura Platone e proprio la comunita umana. non certo la natura. 200 (vd. 57 58 59 60 Taillardat 1962. . in particolare i §§ 363-366).. mentre la sua composizione va fatta risalire a epoca imperiale inoltrata. l'avrebbe protetto dagli occhi del mondo. cf. 135. 15-18. Bertram 1906. nella XXIV epistola socratica (Socratk. epist.C. in cui la leggenda di Timone inizia a contemplare tratti apertamente in contraddizione con la figura del Timone storico descritta dai comici attici 58 (Platone qui ricorda di esser fuggito via dalla citta per un attacco di misantropia e di aver capito che Timone era ritenuto impropriamente un misantropo. dove un'impenetrabile 'palizzata' di spine («Pfahl. a cui farebbe riferimento Aristofane utilizzando l'espressione άβάτοισιν εν σκώλοισι τ ά ττρόσωττα ττεριειργμένος. II coro ricorda poi l'allontanamento di Timone da Atene per l'odio (φχεθ' ΰττό μίσους) da lui nutrito nei confronti della comunita che fino ad allora l'aveva allevato. il quale. Bertram curiosamente ritiene che dalla Usistrata si possa dedurre che Timone resto presso Atene. p. con l'intendimento evidente di giustificare la misantropia di Timone. mentre al secondo quelle attribuite ai socratici (8-27 e 29-34). al primo dei quali sarebbero da riferire le lettere attribuite a Socrate (1-7).. 267 (sull'autore dell'epistola): «per quanto si serva di espressioni esagerate. Luc. p. data erroneamente l'epistola in questione al IV secolo a. pp. Sykutris 1933: le epistole attribuite a Socrate ο ai Socratici. sono opera di due differenti autori.). 1: l'epistola ha una cronologia incerta e non e utile a ricostruire l'evoluzione della Timonlegende.C. ma solo per testimoniare la sua fortuna 60 . l'ortica (ή άκαλήφη) e la spina (ό σκώλος) si trovano di frequente utilizzati in senso metaforico per esprimere un carattere burbero e detestabile57. 21 s. mentre il secondo (quello che a noi direttamente interessa: vd. 805-820 59 . a eccezione della 28 e della 35. mentre di un vero e proprio ritiro di Timone da Atene e dai suoi concittadini si parierebbe soltanto piu tardi. 636 Hercher]). Piccolomini 1882. cosi che essa non puo essere impiegata per spiegare la formazione della Timonlegende. p.oder Dornerpalisade»).. 24 [p. fra l'altro. tuttavia. "Siepe". "per le spine della barba" (Is τάζ άκανθας του π ώ γ ω ν ο ς ) . Mesk 1915. PseudoL 27: un falso critico in Palestina era chiamato Φραγμός.: cronologia relativa.24 Introduzione Aristofane. 112-121 per la cronologia) in epoca imperiale inoltrata (intorno al III secolo d. A ben vedere. p. pp. cio che sembrerebbe rifarsi proprio alia descrizione aristofanea del misantropo in Lys.C. nella sostanza concorda con Aristofane». Obens 1912: il corpus delle epistole socratiche puo esser datato al II secolo d. il primo autore si puo presupporre sia vissuto nel I secolo d. giacche tutti gli si facevano incontro come bestie feroci — erano dunque tutti malvagi — e non riusciva piu a dare a nessuno il titolo di uomo).

alle figure comiche dell'agroikos e del dysko/os63. p. 173) sostenga che «mountains were wild and dangerous places frequented by hunters and misanthropes» e aggiunga che nel Timone lucianeo (§§ 7. 271 s. ο'ίχομαι. che esalta la vita in solitudine ( j r . go o f f [ . 3. e da notare che in Luciano la descrizione del ritiro di Timone presso le falde inospitali dell'Imetto va fatta risalire con ogni probabilitä al bios di Timone di Neante di Cizico (sul quale vd. go. tarnen is pati non possit ut non anquirat aliquem. nelle elaborazioni letterarie di epoca posteriore. . 788: κάν τοις δρεσιν φκει). 23. piu tardi. 508: sono ricordati πάντες oi εν τω τόττω). Görler 1963. come sembra evidente dall'espressione φχεθ' ΰττό μίσους 61 .. sense. 356. 31) il protagonista «wandered in the mountains». sia Cicerone (Lael.Austin). "quant'e dolce la solitudine per chi odia comportamenti malvagi"). Nonostante anche Henderson 2000 ad loc. la cui misantropia si configura come una spasmodica ricerca di 61 62 63 LSJ 9 s. ma continuasse a vivere poco distante dal centro abitato avendo cura di evitare ogni contatto umano. apud quern evomat virus acerbitatis suae) sia Plutarco (Ant. secondo il quale nel verso mancante dopo φχεθ' ΰττό μίσους il coro delle donne ricordava il luogo in cui Timone si rifugiava. cap. Coulon 1933. qualem fuisse Athenis Timonem nescio quem accepimus. e pertanto si poteva integrate la linea mancante con <κάν δρεσιν φκει>: tale ipotesi e tuttavia destinata. p. 87: serpit enim nescio quo modo per omnium vitas amicitia nec ullam aetatis degendae rationem patitur esse expertem sui. Cio che interessa e che il ritiro solitario del misantropo ateniese e caratteristica fondamentale del suo status sociale fin dalla Tisistrata e si conserva nella posteriore elaborazione letteraria del personaggio (in particolare proprio nel Timone di Luciano). rilevante ai fini degli sviluppi della Timonlegende. come e in Menandro per il γέρων dell'TSpia (Men. d'altronde. 1-2 Kassel Austin: ώς ηδύ τω μισοϋντι τους φαύλους τρόττους / έρημία. Cf. per cui l'ideale eremitico di Timone riprodurrebbe quello dello Cnemone di Menandro. congressus ut hominum fugiat atque oderit. 69. 355-361 Kassel . mentre nel Dyskolos la presenza di vicini e indispensabile alle esigenze del racconto (v. he has gone. \ . . 32: i γείτονες di Cnemone. more freq. ffr. without the idea of departure [. (p. departed. but usu. v. Ancor piu interessante e come questo particolare elemento della fabula Timonis si colleghi. Quin etiam si quis asperitate ea est et immanitate naturae. Nascita e sviluppo della Timonlegende 25 II ritiro di Timone dalla citta caratterizzava gia lo stadio iniziale della fabula Timonis. and ωχετο in plpf. p. in gara con cio che il coro degli uomini aveva riferito di Melanione (v. A tal proposito Henderson ha riproposto una congettura di Coulon. go away. he had gone». infra. 2. ο per lo Cnemone del Dysko/os. 157. ο'ίχεται in pf. I l l s.]. go or come. in mancanza di ogni altro dato utile a convalidarla.4). Non sembra aver pregio la congettura di Schmid 1959. e del resto di una 'fuga dal mondo' di Timone parlano. giacche nel Timone la solitudine del protagonista e assolutizzata.. Che Timone non si allontanasse da Atene. 163-164: Cnemone non coltiva il lato del suo fondo che da sulla strada. sense.2.v. w . . a restate una semplice congettura 62 . n. I: «rarely in a general sense. 7: Antonio viveva come Timone φυγάς άνθρώττων). non e.

cosi come il ciceroniano osor generis umanr. 274.C. p. 2-3). 11. Nella pittura aristofanesca non deve e non puo vedersi. che ne fa un dissipatore rovinatosi con le etere»64. che questo ο qualche simile accenno di altro commediografo fu «il germe dal quale si svolse quel tratto della biografia leggendaria di Timone. 820: φίλτατος). 148. 3. Inoltre. XXVI. 169-170. 332-333 Gorgia afferma che per Cnemone la cosa piu dolce e non avere nessuno intorno: ήδιστον έστ' α ύ τ ω y a p άυθρώττωυ όραυ ούδέυα...). Se e molto probabile. piu difficile appare capire le cause di questo suo ritiro dal mondo. Ledergerber e Legrand. giä prima della Usistrata (cf. 805-820 un Timone falso amico delle donne contrapposto a quello storicamente misogino adducendo motivazioni che . πορνεία Timons herzuleiten». ai w . Piccolomini 1882. sub 2) e. übrigens vollständig im Hintergrunde stehende. 23 s. 134 s. ed amasse invece il femminile: il che sarebbe in contraddizione aperta non meno con il soprannome di μισάνθρωττος. altro che una alterazione ed una restrizione [. 2: «ich glaube auch.2. n. infra. p. che con il carattere di un osor generis bumani.] della misantropia timoniana. Lys. pp. dass Lucian unsere Lysistratastelle kaum so missverstanden haben könnte. Questo specifico elemento biografico e assegnato solo piu tardi a Timone da Luciano (vd. p. Dysk. secondo me. lo studioso infatti non si awede che Timone e ritratto come misantropo. Bompaire 1958. 1. Piccolomini. Mesk 1915. "per lui la cosa piu dolce e non vedere nessun uomo"). che ritenevano il misantropo 'carissimo' (v.26 Introduzione έρημία. p. numerosi commentatori non hanno mancato di segnalare come il ricordo di un particolare amore per le donne da parte di Timone in Ar. e nn. Lys. e critica quanti hanno ritenuto di vedere in Ar. una specie di parodia insomma della misantropia di Timone». in 64 Fritzsche III. che era fuggito da Atene (φχεθ' ύττό μίσους) lanciando maledizioni (ττολλά καταρασάμενος άνδράσι ττονηροΐς) contro i suoi concittadini. n. della cui mancata realizzazione questi non puo fare a meno di dolersi (Men. p. d'altronde. 11-14. il che provocava l'entusiasmo delle donne. che l'esilio volontario rappresentasse un evento importante della vita del Timone storico. p. p. um hieraus jene. Legrand 1907 (a). 5. 820 contraddica apertamente l'immagine di un Timone-misantropo assoluto che emerge gia negli Uccelli di Aristofane e nel Monotropos di Frinico (il cui protagonista conduce una vita άγαμος ed e un vecchio ατταις άγύναικος come Timone) 65 . Non pertinenti sono le obiezioni di Bertram 1906. 65 Piccolomini 1882. Ledergerber 1905. Questo particolare legame simpatico fra le donne e il misantropo non si puo allora chiarire sostenendo. il quale obietta a Piccolomini che il soprannome di μισάνθρωττος fu assegnato a Timone solo molto piu tardi (nella XXIV epistola pseudoplatonica. come facevano gia Fritzsche. 171. 274: «certo mi sembra che andrebbe molto lontano dal vero chi dalle parole di Aristofane volesse inferire che Timone in realtä odiasse il sesso maschile soltanto. pur senza essere cosi evocato. Nella l^isistrata il coro femminile e lapidario nell'affermare che era stato l'odio per la malvagita degli uomini a inasprire irrimediabilmente l'animo di Timone. p. in un recente contributo Hawkins ha dimostrato.. dunque. cap. da lui erroneamente datata al IV secolo a. comicamente escogitata dal poeta per i suoi fini. contra Bertram 1906.

le donne contrappongono cosi 66 67 mistificano la qualitä de. XXXV. 808 (p. Alia figura del mitico cacciatore Melanione. postea tamen in odium generis humani ideo incidisse. In piu. per Timone la misoginia (che e parte importante della sua misantropia. Cio spiega il particolare uso nel testo della parola άυήρ. Hawkins 2001. Dorati 1999. prototipo dell'uomo innamorato della lotta piu che delle gioie della tranquillita e dell'amore. come Aristofane manipoli nella l^isistrata entrambi i caratteri di Melanione e di Timone. Piatone comico e Frinico ritenevano fonte dell'odio di Timone ed e solo una supposizione di Piccolomini e Bertram che Timone sia fuggito da Atene per odio verso coloro che avevano portato la cittä alia rovina nella guerra del Peloponneso. 5-8. 68 per l'uso dei w . perche la tradizione (Frinico) giä assegnava al misantropo i tratti del misogino. come mostra la sua presentazione nel Monotropos di Frinico). Del tutto arbitraria e la congettura di Fritzsche III. 198 s. che sfrutta a suo vantaggio la ridotta misantropia di Timone come potente arma di offesa verbale. si puo anche ritenere. Lys. che Aristofane abbia scelto di evocare Timone nella Usistrata come icona dell'odio dell'uomo comune per il partito dei guerrafondai che stava conducendo Atene alia rovina. per il quale Luciano avrebbe immaginato che Timone «olim virum bonum fuisse et aptum amicis. ignorandone un determinato aspetto delle rispettive biografie: per Melanione l'amore sensuale per Atalanta (ben attestato dalle fonti a partire da Ellanico).]['inventio aristofanesca (Timone non poteva aver niente contro le donne. come armi verbali di impronta archilochea). Zanetto 2001 (p. come una creatura inflessibile nei confronti della malvagita degli uomini. quod ingratissimo animo amicorum suorum maxime offensus fuerit» in base ad Ar. pp. p. . contra Mesk 1915.) si limita a osservare che «there is no justification for the women' claim that he hated only men and was friendly towards women». p. mentre per le donne e fondamentale circoscrivere l'irascibilita del loro beniamino a tutti gli uomini e a questi soltanto 66 . Piccolomini 1882. 135: e impossibile stabilire cio che Aristofane. 1. Bertram 1906. Lys. che delimita la portata dell'odio di Timone ai soli uomini (άυδράσι ττουηροΐς) rispetto a quanto avrebbe fatto invece il vocabolo αυθρωττος. 270-275. II coro femminile della l^isistrata invoca Timone.2. alter ego mitico degli uomini ateniesi fautori della guerra a oltranza contro cui si schierano Lisistrata e le sue compagne. dato che ognuno dei suoi componenti si sarebbe sentito chiamato in causa sia con l'uso di άυήρ sia con quello di αυθρωττος. Lys. 781 e 805-806 di Ar. Nascita e sviluppo della Timonlegende 27 maniera convincente. Perusino 1999. poiche queste erano assolutamente escluse dalla vita pubblica ateniese). dunque. 817-819 (άντεμίσει τούζ πονηρούς άνδρας άεί). cf. "uomo". e sfrutta con ironia il vantaggio offerto dalla possibilita di replicare alle prevaricazioni degli uomini. Sommerstein 1990 ad Ar. "essere umano" (contrapposto a bestia): per il coro maschile la distinzione lessicale e assolutamente indifferente. La drastica riduzione di Melanione a campione di misoginia da parte del coro maschile rende quest'ultimo vulnerabile all'ironico attacco del coro femminile. pp. come altri hanno fatto in passato 67 .

dopo la conclusione della guerra archidamica e il breve iato offerto dalla pace di Nicia (421 a.C. ferino e brutale modello di anti-cittadino e simbolo di tutto cio che e nemico alia citta e. Ε in questo clima che attecchisce e ha fortuna quella 'ideologia del selvaggio' incarnata. Per il brillante saggio di Turato 1979 rimanderei qui in special modo ai §§ 3 e 4. la piu matura produzione di Aristofane. la diffusione in commedia di motivi quali quello della catabasi (presente tanto nelle citate Kane di Aristofane come nei Demi di Eupoli) e quello della fuga in uno stato di natura (Solitario di Frinico). Turato 1979. i quali seguivano costumi di vita. in uno stimolante saggio sulla crisi ateniese della seconda meta del V secolo a. che delineano i tratti salienti dell'ideologia del selvaggio quale si diffuse negli ambienti intellettuali ateniesi della fine del V sec. p. nel costume e nelle idee. 68 69 70 Hirzell895. che fu non meno risoluto e inflessibile di loro nel condannare la follia di chi gli stava intorno e nel fuggire una comunita che non poteva piu contenerlo. simile a tanti altri protagonisti del teatro comico attico che erano stati costretti ad allontanarsi da Atene quando si erano ritrovati in contrasto con la societa che Ii aveva allevati: basti pensare agli 'Άγριοι dell'omonima commedia di Ferecrate. dello stato di natura come alternativa alia citta ed alia sua ideologia eudemonistica.C. p.C. dal Teseo delle Supplici euripidee» 70 . quale e sostenuta ad es. Nuovi spazi prendono il posto dellapolis all'interno della produzione teatrale. inserita fra gli Uccelli (sullo sfondo e la citta dell'Utopia) e le Kane (ambientate nella citta dei morti) e. esemplarmente capeggiati dal monotropos di Frinico (che di Timone costituisce. Elettra). barbarici (Ifigenia in Fauride. cosi. a. il prodotto culturale per eccellenza "politico". come dimostra il percorso che conduce Sofocle daV?Antigone (del 441) al Filottete (del 409). nella schiera dei rappresentanti di tale 'ideologia del selvaggio' e puo altresi inserirsi all'interno di quella nutrita schiera di eroi delle scene teatrali ateniesi della fine del V sec. e la citta»69.. all'Euelpide e al Pisetero degli Uccelli dello stesso Aristofane 68 . 65. peraltro.C. in forma negativa. II. p. lo spostamento della scena nella gran parte delle tragedie di Euripide conservateci verso luoghi remoti (lone. in forma positiva. Haccanti). 101.. dal Ciclope. a.). l'immagine della citta risulti via via oscurata dalla sfiducia dei cittadini verso la cosa pubblica e progressivamente si introduca un «mutato rapporto tra il teatro.28 Introduzione Timone. Elena. al Diceopoli degli Acarnesi di Aristofane. Andromeda) e selvaggi (Ciclope. e proporrei di confrontare queste pagine con lo studio di Ceccarelli 2000 sui temi della vita insieme ai selvaggi e della fuga dalla societa civilizzata nella commedia attica. Turato 1979. A tal riguardo. . e sui nuovi rapporti venutisi a creare fra teatro e citta. Timone puo essere iscritto a pieno titolo. infine. 299. che «dovevano chiamare in causa i propugnatori. dunque. Turato ha dimostrato come. dai protagonisti dei Selvaggi di Ferecrate. Timone sarebbe. l'immagine speculate).

disperando di tutto e di tutti. piu ο meno volontariamente. Nascita e sviluppo della Timonlegende 29 modelli culturali e Ideologie politiche in aperta antitesi con tutto cio su cui la polis aveva fondato la sua soprawivenza nel corso della sua storia. in special modo. dalla vita politica (si tratta degli άπράγμονεζ ai quali Pericle stesso fa riferimento nel suo celebre discorso per i primi caduti nella guerra del Peloponneso: Thuc. e Diogene che ne sarä il piu radicale negatore [. 636]). estendevano il loro disprezzo ed il loro odio a tutto quanto il genere umano» 73 . p. al non plus ultra i principii professati dai λακωνίζοντες.] come pure i piu agguerriti teorici dell'oligarchia. 125 s. mentre questi sprezzavano ed odiavano tutto cio che non sapesse di spartano [.. 99-101. per intenderci»: Turato 1979... in piu.] quelli. 67. 7. piu in particolare. dal problema della cittä e della sua rifondazione. pp. Prot. ossessionato. sulla figura del Socrate 'storico' (che anche Platone ritraeva come amante dello stile di vita e della costituzione di Sparta: Dunbar 1995 ad loc.. 1-130 ha dimostrato che la democrazia periclea non ottenne un consenso assoluto.. nei Λάκωνες ή Λήδα di Eubulo. proprio come singolare rappresentante della categoria dei λακωνίζοντες (ο dei μονότροττοι) Timone era ricordato da Lisia in un'ora- 71 72 73 Carter 1986. L'ironica allusione degli Uccelli e fondata. e. la cui dottrina fondata sul primato dei valori etici e sulla svalutazione dei piaceri fisici era giä stata deformata in parodia nelle Napole. Gente come Critia.2. Con Yhapax εσωκράτων (v. dove ricorda che essi portavano i capelli lunghi (έκόμωυ). 515 e). irrobustivano il fisico con fatiche e digiuni (έττείυωυ). 2. per cui Timone fu «an eccentric individual rather than representative of any group or class of citizens». nei Λάκωνες di Cratino. peraltro. Dacche. come crede giä Dienelt 1953. potremmo dire. p. 2): fra tali uomini si potrebbe annoverare anche il nostro Timone. Ε da dire che per la loro eccentricitä nei confronti delle convenzioni sociali i λακωνίζοντες rappresentarono un facile bersaglio per i comici attici e furono messi alia berlina. pp. criticato tuttavia da Carter 1986. 1282) Aristofane accosta il comportamento dei 'laconisti' ai modelli propagandati da Socrate. ma conto al suo interno un notevole numero di uomini che si tennero in disparte. i cosiddetti λακωυίζουτες. Gorg. cosi anche Bertram 1906. odiatori del demos e ammiratori della cittä nemica. 1281-1283). 40. «portando costoro. per cosi dire. non curavano il loro aspetto esteriore e andavano in giro sporchi (έρρύττωυ). 'facevano i Socrati'. p. 342 b-c. ma coinvolse una parte non trascurabile della compagine sociale di Atene 71 e. Piccolomini 1882. p. nei Λάκωνες di Nicocare. 271 s. nei Λάκωνες ή ττοιηταί di Platone Comico e. Sparta. quei giovani di estrazione aristocratica che per disprezzo verso la democrazia decisero di imitare i costumi spartani (Plat. . dal cui insegnamento verranno fuori «Platone. Piccolomini accostava la categoria di μισάνθρωττοι capeggiata da Timone con i λακωνίζοντες. insomma (έσωκράτωυ). erano armati di bastone (έσκυταλιοφόpouv)72. Di questi. Per la grande affinita caratteriale. Aristofane fornisce un prezioso ritratto in un bei passo degli Uccelli ( w . forse. [p.. Negli anni della logorante guerra del Peloponneso l'atteggiamento di sfiducia nei confronti della societa e del modello democratico ateniesi non fu poi certo esclusivo di Timone. Ε cosi che. infine.

4 nega che il passo di Lisia citato in Suid. XXIII s. ώς π α ρ ά Λυσία εν τ ω πρόζ Τίμωνα" οί δ' άλαζονεύονται μέν Τίμωνι παραπλησίωζ και έσχηματισμένοι περιέρχονται. Indubbiamente la commedia doveva arricchire la figura del Timone storico. Per Piccolomini. in ττρός Τιμωνίδην. p. tuttavia. n. ma aggiungeva che «comunque. p. In un altro lemma della Suda (Suid. per l'appunto.v. 56. quanto per l'altra irrefragabile dell'assenza sua propria. 11-23 Adler]) e citato. ε 3260 [II. ε 3260 (II. pero. recato da Suida s. 13-16 Adler) si riferisca al nostro Timone.ό προσποιητών τρόπον έχων και δοκών είναι κόσμιος. έσχηματισμένος». anche perche. 116. per molte delle quali l'autenticita era gia contestata da retori competenti come Dionigi e Cecilio di Calatte) 75 . p. come testimonia una voce della Suda (Suid. il piu noto discorso lisiaco ττρός Τιμωνίδην: e per questo che sia Piccolomini sia Bertram ritengono corrotto il titolo ττρός Τίμωνα e (seguendo una congettura di Fritzsche) lo correggono. 1. 433. ogni proposta interpretativa dello stesso risulta perlomeno fuorviante. Rossi 1995. Bertram 1906. 75 Piccolomini 1882. Lisia n o n poteva scrivere un'orazione contro Timone «non tanto per la ragione dal Fritzsche addotta della assenza di Timone da Atene. sulla scorta della malsicura attribuzione dei librai ateniesi. Frinico). pensando a un errore di trascrizione originato dall'influenza del dativo Τίμωνι sul titolo dell'orazione 74 . quando n o n e improbabile che Timone fosse gia morto. pp. giä Leo 1901. e inoltre non scrisse orazioni giudiziarie fino al 403». p. p. . inoltre. giacche egli n o n torno da Turii che nel 412. motiva la correzione «librarios ratus pro Τιμωνίδην scripsisse Τίμωνα proximo dativo Τίμωνι deceptos». Sarebbe estremamente allettante poter dar credito alia congettura di Piccolomini dell'esistenza di una categoria di ateniesi imitatori del nostro Timone. data l'incertezza di poter collegare il lemma della Suda prima citato a Timone ateniese. ώσπερ οΰτοζ. 13-16 Adler]): έσχηματισμένοζ . a lui ed agli imitatori di lui deve con tutta sicurezza riferirsi il frammento in questione. δ 557 [II. ma non da spiegazioni per motivate tale assunto: «das Fragment des Lysias bei Suidas s. se la sua supposizione cogliesse nel segno. il cui spirito probabilmente ancora viveva nella commedia antica (Aristofane. Fra i poeti della commedia di mezzo Antifane scrisse una commedia che aveva come protagonista Timone e da lui prendeva il nome. com' e noto. 8 (che accetta le conclusioni di Piccolomini). 433. di numerosi tratti destinati a contraddistinguere questo personaggio come l'icona 74 Fritzsche III. 457 s. p. 38). piu di 400 opere. έσχηματισμένος hat mit diesem Timon nichts zu tun».30 Introduzione zione intitolata ττρός Τίμωυα. se non rischiosa (anche perche gli antichi assegnavano a Lisia. p. si avrebbe una prova certa dell'esistenza storica del gran misantropo ateniese (cf. ancorche non sia credibile che la intera orazione di Lisia fosse scritta contro il misantropo. cf. n. 271-273. supra.

dopo esser passato dritto davanti ai venditor! di pesce e di came. ma la sua taccagneria gli impone di prendere solo grani d'incenso e corone di fiori per gli dei. (p. 143 Kock (che Kassel e Austin non considerano nemmeno) e il jr. nei quali uno sconosciuto personaggio ricorda l'acquisto di offerte votive per gli dei e di pesci pregiati per un banchetto nuziale. Igemelli). 449-450: ό λιβανωτόζ ευσεβές και τό ττόπανον).Austin. erano basate su legami familiari (Άδελφαί. 205 = jr. cf. infra. 214 s. Nascita e sviluppo della Timonlegende 31 della misantropia76. p. 204 Kassel . Del Timone di Antifane non resta che un unico frammento di pochi versi. infatti. Ε possibile almeno ipotizzare. alcuna importanza per la ricostruzione della trama e delle peculiarita delle personae dramatis del Timone di Antifane. Sarebbe perlomeno plausibile. in Timone hominum lucifugorum austeritatem et tristitiam. pp. Handley 1965 propone di confrontare Yincipit del frammento superstite del Timone di Antifane (λιβανωτόν όβολοΰ τοις θεοϊζ και ταΐς θεαϊζ / πάσαισι) con un passo del Dyskoios in cui Cnemone ( w . che l'opera ebbe una certa importanza per gli sviluppi della commedia successiva. e Δίδυμοι. il jr. 371-387: Euclione va al mercato per fare compere per il banchetto di nozze di sua figlia. ο avevano per protagonist! personaggi di varia provenienza geografica (Κορινθία. 315-317. l'idea plutarchea {Ant. Sulla possibile influenza di Antifane su Menandro vd. 309 d-e)77. U brano superstite non ha. sulla descrizione di un carattere (Αΰτοϋ έρών. 275 Meineke puntualizza che nella commedia di mezzo la figura di Timone. L'innamorato di se stesso) ο di un mestiere (Ιατρός.Austin tra i frammenti incertae jabulae. subisce un processo di tipizzazione. Lampone e Teramene. cosi che «lo spirito politico che animava la misantropia di Timone si cambio presso di lui in uno spirito filosofico e moralizzante». dunque. . Maltace)78. Le sorelle. pp.). credere che alcuni tratti dello Cnemone del Dyskobs di Menandro possano essere fatti risalire al Timone antifaneo79. ne tantomeno permette di ipotizzare quale influsso abbia avuto la commedia antifanea sull'elaborazione della jabula Timonis.jr.2. La donna di Corinto. Per Piccolomini 1882. adesp. 69) di un Timone liberale e generoso rovinatosi per aver frequentato amicizie sbagliate potrebbe risalire al Timone di Antifane. poiche lo studio svolto da Antifane sulla caratterizzazione di certi tipi umani non resto senza seguito: molte sue commedie erano incentrate. «ut in Theramene Atheniensium levitatem et inconstantiam. Al Timone di Antifane Helm riconduceva due frammenti editi da Kock e da Kassel . e lasciava (con molta pru76 77 78 79 In FCG I. ma e riluttante a parlare di un rapporto di dipendenza fra i due luoghi. 7. anche se non si spinge oltre nel formulate congetture a suo dire «incertissime». 206 = 206 Kock = 204 Kassel . cosi come quella di altri famosi personaggi di V secolo quali Androcle. 11 medico). 447-454) esalta il valore della semplicitä delle offerte agli dei ( w . Edmonds assegna al Timone di Antifane due frammenti. ricca spesa per un matrimonio imminente (Antiph .Austin = Ath. 35-39. Aul. Plaut. in Lampone sacricolarum et hariolorum arrogantiam. tuttavia. purtroppo. in Androcle turbulentorum demagogorum furores exagitataos fuisse existimem». giacche «the conflict between sacrificial practice and common sense had long ago been exploited by Comedy»: Handley 1965 ad loc. Μαλθακή.

32 Introduzione denza) aperta la possibilita che facessero parte del Timone di Antifane e che fossero stati piii tardi recuperati nel Timone di Luciano 80 . Lael. 259 Kassel . 30 Astbury: non mirum si caecuttis. 4: τήν δέ ψυχήν οξυδερκέστερος κατά μικρόν έγιγνόμην έλελήθειν y ä p τέως αυτήν τυφλώττουσαν περιφέρων (cf. Gassino 2002 (b) e cf. cf. 29 Astbury: edepol idem caecus. Vd. 389: τήν τέχνην δ' εφυ τυφλός). Varro Men. Soph.. in base a tale parallelo. ΟΤ 371: τυφλός τά τ' ώτα τόν τε νουν τά τ' δμματ' εΐ.Austin: τυφλόν ό ττλοΰτος. 7.Austin = 259 Kock: ό δέ πλούτος ήμδς. come quello dell'oftalmia di Pluto.. τυφλούς βλέποντας παραλαβών π ά ν τ α ς ποεϊ II secondo frammento di Antifane citato puo accostarsi a Tim. la stessa immagine platonica e recuperata da Luciano in Vit.. 80 Helm 1906. arricchita da una sfumatura platonica. p.. che e di frequente equiparata dai comici alia cecita morale di chi possiede ricchezze smisurate (Men.. jr. infra comm. 254 a: τ ά y ä p της τών πολλών ψυχής όμματα. ad § 2. jr. Plat. Pind. Sarebbe allettante poter provare.] li annebbiano" (§ 27: ου τυφλοί. in Luc. p. 2) il motivo della 'cecita dei ricchi' non e tema esclusivo di Antifane (cf.] άλλ' ή άγνοια κα'ι ή άττάτη [. [.Austin = 258 Kock 81 : καλώς πένεσθαι μάλλον ή πλουτεΐν κακώς" τό μεν y ä p έ'λεον. 54: non enim solum ipsa Fortuna caeca est. 34-35: τυφλός δ' εχει / ήτορ όμιλος άνδρών ό ττλεΐστος. 81 I due frammenti sono citati da E d m o n d s come frammenti incertae sedis 258 e 259 di Antifane (con la possibilitä di assegnare il secondo ai Ploysioi antifanei). 109 ripropone l'idea di Helm senza pronunciarsi in proposito. quos complexa est. che Luciano nel Timone abbia rielaborato l'omonima commedia di Antifane. 258 Kassel . 53 segnala che i frammenti possono appartenere a un agone verbale fra Pluto e Penia. La metafora della cecitä di chi insegue stoltamente la ricchezza si ritrova. 74 Kassel .. in cui a Hermes che non riesce a spiegarsi perche gli uomini non scorgano il carico di brutture e infelicita posseduto dalla ricchezza. 27. aurum enim non minus praestringit quam ό ττολύς άκρατος) particolarmente amato da Luciano 82 .9-10 (sulla miopia di Zeus).Austin di Antifane non puo essere considerato con certezza ipotesto del Timone lucianeo. sed eos etiampkrumque efficit caecos. Si tratta del jr. Soph. 82 .. Mesk 1915. Nigr. τό δ' έπιτίμησιν φέρει e del jr.. non luscitiosus est. p. Nem. ma contrastano con questa congettura due considerazioni basilari: 1) il jr.. se non ritenendo tutti loro ciechi. 15. καθάπερ ιατρός κακός. 259 Kassel . [.] έτπσκιάζουσιν αυτούς).] ma l'ignoranza e l'inganno [. 189 s. Pluto replica che "non sono ciechi. 18: τυφλός y ä p εΐ τής ψυχής τόν όφθαλμόν). simile a quello che si trova nel P/»/o aristofaneo fra Penia e Cremilo (che ricoprirebbe il ruolo del Pluto di Antifane) e nel Timone lucianeo fra Pluto e Timone (che sostituirebbe la Penia antifanea). auct. κα'ι τυφλούς / (τούς) έμβλέττοντας εις εαυτόν δεικνύει) ed e destinata a diventare un topos della filosofia morale (Cie. Hertel 1969. jr.

I versi di questo frammento sono preziosi perche rivelano in che modo il commediografo intese rappresentare il suo Oyskolos. ancora. 3 Kassel Austin = Ath. Con Cnemone. Cf. n. ma non aiutano ad approfondire le dinamiche tramite le quali si sviluppava l'intreccio della commedia. cf. Piccolomini 1882. 305. II Oyskolos di Menandro e la Timonlegende Alle Lenee del 316 a. forse. Νεοττίς e Πλούσιοι) avevano lo stesso titolo di altrettante commedie di Antifane e. che il suo Μουότροττος fosse almeno in parte debitore del Timone antifaneo ο viceversa 85 . la cui scoperta e successiva pubblicazione awenne. Dell'opera resta un frammento in cui il protagonista e presentato come un avaro incallito e meschino. 307 c) in cui il sofista Matone viene preso in giro come ingordo e ghiotto. ne permettono di stabilire se Menandro. soltanto nel 195887. mentre per il dramma di Anassila non possediamo nient'altro che un frammento (Anaxil. Jacques 1976. la particolare (ma riduttiva) interpretazione della commedia di Hesse 1969: «nicht um Menschenhaß oder Menschenliebe ging es in diesem Stück. Nascita e sviluppo della Timonlegende 33 Mnesimaco scrisse una commedia incentrata sul tipo del vecchio scorbutico e intrattabile. al titolo83. um die Leiden des Einzelnen durch die Aggression der Meute». Menandro porta in scena il vero e proprio archetipo del misantropo. p.C. XXXI. pronto a fare economia anche sul cibo pur di non sperperare denaro (Mnesim. per il Oyskolos. . desunse da Mnesimaco qualcos'altro oltre. pur se per il secondo e probabile che una commedia di questo titolo gli venga a torto attribuita dal lessico della Suda per confusione con la commedia omonima di Frinico84. con tutti i suoi tic. le sue piccole manie. p. f r . per il fatto che i due furono piu ο meno contemporanei. 7: rara coronatoplausere theatra Menandro. XXXII. Anassila e Ofelione composero entrambi un dramma intitolato Μουότροττος. non e improbabile che Anassila derivasse spunti comici e motivi dalle commedie di Antifane e. Martin 1958 e 1972. di cui siamo a conoscenza: Jacques 1976.^r. Mart. 359 c-d). 10. p. un giovane Menandro riusci a ottenere la sua prima vittoria (una delle poche della sua carriera)86 col Oyskolos. come e noto. 2. 4. 20 Kassel Austin = Ath.2.2. 7. 8. l'ossessione quasi maniacale nel rifuggire tutto cio che puo minare la sua tran83 84 85 86 87 Quella di Mnesimaco e l'unica commedia intitolata Oyskolos. Αυλητής. troppo poco per cercare di evidenziare una dipendenza di questa commedia da quella di Frinico e stabilire eventuali influenze su altri commediografi. Piccolomini ricorda che ben quattro commedie di Anassila (Άγροικος. sondern um Individuum und Pöbel. 5. intitolata Oyskolos. protagonista del Oyskolos. oltre a quella menandrea.

ha il carattere indurito dalle continue sofferenze (Dysk. Le deviazioni del carattere di Cnemone riposano su una sfrenata misoginia. a causa della cupidigia. della mania dei processi e della passione insensata per le guerre che animano l'umanita (Dysk. 326. su una mania di isolamento che lo costringe a non coltivare la parte del fondo che si trova vicino alia strada (Dysk. come Cnemone. 505-508). 10-12. odia tutti quelli che giungono presso di lui per sacrificare nel vicino santuario di Pan (Dysk. come un automa che ripete gli stessi gesti a ripetizione. 743-745). infatti. di zolle e di pere selvatiche (Dysk. in base al quale il vecchio misantropo agisce (e reagisce) come una macchina. tanto verbale quanto fisica: Cnemone non e in grado di pronunciare una parola gentile nei confronti di alcuno e neanche di rivolgergli il saluto (Dysk. Cnemone sembra un invasato affetto da disturbi mentali (Dysk. 603-606) 89 . assoluta e invincibile (Dysk. con comportamenti sempre identici (quale che sia la situazione che serve a determinarli). ο per trasformarli in statue di pietra (Dysk. 153-158). 88). la cui iterazione provoca irrimediabilmente il riso allorquando si pensa che e un uomo a compierli (tale 88 89 Dysk. 869 e 875). 9-10). che producono solo timo e salvia (Dysk. 937). se cio non bastasse. motivata dalla voglia di stare solo. 163-165). 34. II protagonista del Dyskobs menandreo e. 17-19). 444-445. 83 e 120). 30-31). ma coltiva il proprio podere tutto solo). 587-588. perche odia tutti (Dysk. per evitare i suoi simili volando sopra le loro teste. . Fra le reazioni esteriori che caratterizzano il comportamento del misantropo di Menandro la manifestazione principale del suo carattere intrattabile e l'aggressivita. Dysk.34 Introduzione quillita. 442) e. le pulsioni interiori di questo vecchio che disprezza il genere umano sono regolate da una totale diffidenza verso gli altri. che non gli permette di assumere braccianti a salario (Dysk. vorrebbe essere Perseo. ο meglio. 129-131: tutti i contadini poveri sono intrattabili. alia base del comportamento di Cnenome c'e un meccanismo tipico della commedia. 724-726: Cnemone in persona descrive con luciditä la sua misantropia. la sua grossolana e rozza brutalita e pronta a manifestarsi con lanci di pietre. 6-7): e ostile verso i vicini e verso chiunque si awicini a lui. 88). che gli fa detestare la moglie (Dysk. un uomo che raggiunge i limiti di una misantropia ostinata. giacche e costretto a coltivare un campo che non produce utile "combattendo con le pietre". su una decisa avarizia. su una condotta che sconfina nell'empio. e piii per un calcolo utilitaristico che per un reale bisogno d'affetto 88 . 116) e. addirittura. e se sopporta di vivere con sua figlia e con una vecchia serva (Dysk. tras curare la figlia e maltrattare la serva (Dysk. 326-331: Cnemone ha un patrimonio di due talenti. con i morsi (Dysk. 467). per cui non sopporta le Ninfe e i loro fedeli ed e insolente verso Pan (Dysk. Per Preaux. 442-453) e impreca augurando loro ogni male (Dysk. da lui definito (sulla base di Bergson) «du mecanique plaque sur du vivant>>. con l'uso del bastone (Dysk.

uno Spitzname.] di una fiducia nella ragione e nei motivi sociali della filantropia di impronta peripatetica» (p. . che gia nella leggenda di Timone antecedente a Menandro il ritiro in un luogo solitario 90 91 Preauxl959. agroikos e del dyskobs. 165-169. segnalando. la critica ha da tempo segnalato i debiti di Menandro nei confronti della tradizione 91 e ha rilevato che il Dyskobs deve far tesoro delle caratterizzazioni precedentemente elaborate dai commediografi attici intorno agli universali tipi del monotropos. 12-15 ipotizzava che il Dyskolos menandreo fosse una commedia che metteva in scena un tipo di αγροικος. Non si puo escludere. tramite quest'ultimo. EM 292. Fra i numerosi contributi al riguardo particolarmente interessante e quello di Schmid. pp. Görler 1963. Del resto. Ε vari tratti temperamentali fanno del dyskolos un gemello dell'antico misantropo». almeno Lanowski 1965 (influenza della commedia attica antica su Menandro). cosi si deve ritenere almeno possibile che alcuni tratti caratteristici del Cnemone menandreo e del Timone lucianeo siano stati desunti da una piu antica elaborazione della leggenda di Timone. Vd. 167). . Sostrato. addirittura. pp. ha indirettamente recuperato. 283-285. 92 Giä Ribbeck 1885. che ha proposto una convincente serie di paralleli fra la commedia menandrea e la leggenda di Timone che di seguito riproponiamo 93 (apportando alcune correzioni ο aggiunte dove sembra necessario): a) la rappresentazione di Timone che coltiva un campo sassoso puo ben essere anteriore a Luciano. 332 s. «sull'onda [. anche se Menandro non aveva bisogno di stimoli esterni ne per tratteggiare la figura del γέρων γ ε ω ρ γ ώ ν del Dyskolos. 166 s. forse. cap. dal Timone di Antifane 92 . sia che faccia riferimento alia tozzezza di gambe (κνήμη). . sia questi il servo Pima.2.2. Nascita e sviluppo della Timonlegende 35 meccanismo e quello tipico dei films di Chariot oppure — ci sia concesso il paragone — di moltissime pellicole che hanno come protagonisti Bud Spencer e Terence Hill) 90 . p. cf. che Menandro conosceva e che Luciano. lo spasimante di sua figlia. 268-272 (con la proposta di altri paralleli fra lo Cnemone di Menandro e il Timone di Luciano). pp. spec. Görler 1963. dell . l'equivalenza άγριος = δύσκολος in Hesych. 3. sua figlia stessa (Dysk. ancora. infra. pero. ne per quella del γέρων dell'Hydria. sia. sub 3). al vivere in un luogo aspero e dirupato (κνημός). un pazzo furioso (Dysk. άγριος. Lanowski 1961. cf. scorge nel rawedimento finale di Cnemone una novitä nella presentazione teatrale del tipo del misantropo. 93 Schmid 1959 e 1959 (b).. in particolare. ] ούκ εύθετος. il cuoco Sicone. che nella commedia si ritrovano alcuni elementi derivati probabilmente dalla Timonlegende e. Come si ha la certezza dell'impiego del Dyskobs di Menandro da parte di Luciano (vd. Guida 2004. pp. 6-8: δύσκολος" ό δυσάρεστος [ . mi pare che Menandro abbia anche inteso richiamare per immediata assonanza fonica il leggendario Timone. oppure..: «giä nella scelta del nome Cnemone.168 e 205). 502. 113. Cnemone e. Luria 1965 (numerose riflessioni presenti nel Dyskolos possono ricondursi a Euripide piuttosto che all'etica peripatetica ο epicurea). 116-117) disposto a battere chiunque. δ 2595 [Latte]: δύσκολος" άγριος. δυσχερής. come credo piu probabile. p. Guida 2004.

di zolle e di pere selvatiche" (cf. 120-121) Cnemone scaccia furiosamente Pirria incalzandolo per ben quindici stadi σφενδονών βώλοις.] συλλέγοντα. 62): «ce qui semble vrai dans l'idee de Schmid. f r . s'arme de la δίκελλα et se vet de la διφθέρα.Austin (le pere selvatiche sono contrapposte a cibi preparati dall'uomo e cotti al fuoco): φιλώ π λ α κ ο ύ ν τ α θερμόν. Martin 1972 ad Men. su una collinetta. Dysk. e costituiva altresi un tratto che accomunava questo tipo umano agli uomini primitivi. ταΐς άχράσιν. p. 303 a-b) i primi uomini che scesero "dai campi in pianura" (εκ τ ω ν ά γ ρ ώ ν εϊζ τ ά πεδία) sotto la guida di Inaco dicono si nutrissero di pere selvatiche (άχράσι διατραφήναι λέγουσιν). mentre si ammazzava di fatica a raccogliere pere selvatiche". c'est que les poiriers de Cnemon sont ä mettre au nombre des attributs typiques du pauvre paysan attique misanthrope au meme titre que la houe (δίκελλα) et la tunique de peau (διφθέρα). Nella Vita di Timone di Neante di Cizico Ι'άχράς svolgeva un ruolo ancora piu importante che nel Dyskolos menandreo. 34.. 161 s. e pochi versi dopo (w. non sarebbe allora casuale che sia in Neante sia in Menandro le άχράδες richiamino l'attenzione su una stessa condizione di ritirata eremia94. άχράδας οϋ φιλώ. cf. Schmid crede cosi possibile che gia nella favola di Timone pre-menandrea comparissero le pere (forse sotto forma di proiettili) e Timone si arrampicasse per raccoglierle (forse nel Timone di Antifane).. f r . fr. poiche proprio in seguito a una rovinosa caduta da una pianta di pero selvatico Timone diventava zoppo e moriva di cancrena (vd. Telecl . Particolarmente interessante. "con un fitto lancio di pietre. 34 Kassel . λίθοις. Per Plutarco (Quaest. 101 (p. Tim. il fatto che Ι'άχράς era elemento tipico dell'ambiente naturale attico che i comici usavano introdurre in certe descrizioni95 e. Ceccarelli 2000. p. cap. a tal riguardo. e che da tale particolare Neante avrebbe potato inventare il motivo della morte di Timone a seguito della caduta dal pero. per i quali la vita nellapolis era del tutto sconosciuta96. pero. ricavando da un dettaglio un evento ricco di conseguenze. 457 s. trouvait une fin digne de lui en tombant du poirier sauvage dont il cueillait les fruits». il fatto che il consumo di άχράδες caratterizzava il tipo dell'uomo scorbutico e selvatico che abbandonava la civilta fin dagli 'Άγριοι di Ferecrate (Pherecr. inoltre. 94 95 96 Schmid 1959. 13 Kassel-Austin: και τάς βαλάνους κα'ι τάς άκύλους κα'ι τάς άχράδας ττεριόντας). "Ii. lasse de l'ingratitude des hommes. infra.36 Introduzione giocasse un ruolo fondamentale. e la scena del Dyskolos (w.4-5). 2. / χαίρω λ α γ φ ο ι ς επ' άμύλω . άχράδας [. graec.Austin: ττρ'ιν άνακυκήσαι τάς άττίους άρττάζετε. 100-102) in cui Pirria afferma di aver visto Cnemone έτη τοϋ λοφιδίου / εκεί ττεριφθειρόμενον. Et le Timon legendaire qui. A sfavore di questa osservazione di Schmid gioca.4). e anche Menandro avrebbe potato riprodurre nel Dyskolos un particolare ritrovato nella Timonlegende·. 8 Kassel . «the first comedy to bring on to the stage an attempt to escape from the city».

Tale imprecazione dovette diventare caratteristica del tipo dello scorbutico misantropo 98 ed e proprio per questo. 418: εγώ y a p ύμας έξολώ κακούς κακώς). Non satveo. e piu precisamente alia fine dell'autoepitafio di Timone riportato da Plutarco (Ant. cf. pressoche identica la formula ricompare ai w . b) Cnemone in Menandro rifiuta qualsiasi contatto coi suoi simili e qualsiasi forma di saluto (Dysk. w . / τοΰυομα δ' ού ττεύσεσθε. 10-13). questa forma di imprecazione si ritrova collegata anche alia leggenda di Timone. 27 per stile e contenuto. n. 162-166). a differenza di uva e fichi. Ar. 409. p. p. 115. Nascita e sviluppo della Timonlegende 37 Da quanto detto risulta. mele. / Aegrotare matim quam esse tua salute sanior). 259-260 (Salve. "miserabili. 70) e confluito nella raccolta di epigrammi deil'Anto/ogia Palatina (7. 512-513) e maledice tutti coloro che disturbano la sua tranquillita con la forma imprecatoria κακοί κακώς άττόλοισθε. forse. miseramente possiate crepare" (v. 513 (122) segnala al riguardo il parallelo fra Menandro e due scene plautine: si tratta di Persa 850-851 (mea Ignavia. Plat. bensi da una coppia di esametri: non esiste dunque alcun motivo che possa impedire di pensare che gia la piu antica leggenda di Timone (pre-menandrea) abbia conosciuto la forma di maledizione che accosta κακοί a κακώς (che in ogni caso non era esclusiva di Timone. come dimostra. p. ad esempio. — Sat mihi est tuae salutis. Dysk. e per evitare di incontrare qualsivoglia passante abbandona la parte adiacente alia strada del campo che coltiva (Dysk. 845 b: pere. . pure se elementi lessicali come άττορρήξας ψυχήυ e βαρυδαίμωυ fanno pensare piu alia tragedia di V secolo che non all'epoca ellenistica. 600-601: κακόν κάκ[ιστά σ' οί θεοί / άτταυτες άττολέσειαυ). inoltre. 313: έυθάδ' άττορρήξας ψυχήυ βαρυδαίμουα κεΐμαι. Leg. 1. Fantuzzi . che Menandro non doveva fare ricorso necessariamente alia Timonlegende (al Timone di Antifane in ultima analisi) per assegnare al burbero e asociale vecchio protagonista del suo Dyskolos un tratto gia tipico della figura dello scontroso solitario tout court. Ora. Plut. 926-927: κακόν δέ / κακώς (σ') άτταυτες άττολέσειαυ οί θεοί.2. magari un testo (ti)costruito proprio dalla tradizione biografica che ce lo tramanda»97. che appare reiterata piu volte nel Dyskolos di Menandro (che puo aver voluto con questo 97 98 καθημένοις. tu nunc me inndes? / — Quiane te voco bene ut tibi sit? — Note mihi bene esse. melogmni e altri frutti possono essere presi senza permesso. L'epigramma in questione era ritenuto creazione di Plutarco da Leo 1901. 442.Hunter 2002. suggerirebbe una datazione alta. allora. Nit moror. Martin 1972 ad Men. / — Ne sit) e True. mentre all'etä ellenistica lo assegna Bertram 1906. anche il fatto che l'epitimbio non risulta composto da un distico (come e d'abitudine per le iscrizioni sepolcrali a partire dal IV secolo). Cnemone detesta il pensiero di essere salutato (Dysk. κακοί δέ κακώς άττόλοισθε). Per Fantuzzi e Hunter si potrebbe forse considerate l'epigramma «un testo fittizio.

224) sia da Gomme . p. poi sviluppata da ciascuno dei due in maniera indipendente101. Non possiamo neanche escludere. 'sii felice'). 101 L'accostamento fra l'epigramma di Callimaco e Dysk.38 Introduzione attribuire intenzionalmente al suo misantropo un tic comportamentale che lo accomunava a Timone. (p. 15. che sia Menandro sia Callimaco siano stati influenzati da qualche fonte prossima alia Timonlegende in cui era presente la formula μή χαίρε. "allora stammi male!" (Dysk. 169-170: ερημιάς ούκ εστιυ ούδαμοΰ τυχεΐυ. . alter ego del piu celebre Timone. 216). c) Al saluto di congedo del cuoco Sicone (χαίρε ττολλά. κακόυ κέαρ. 512-513). "non voglio che nessuno di voi mi dica di stare bene". L'apparente dipendenza di Menandro dalla Timonlegende in tale punto e messa in risalto anche da Fantuzzi . 512-513 e segnalato sia da Handley 1965 ad loc. Menandro non aveva bisogno di rifarsi a una fonte specifica per introdurre uno scherzo comico tanto banale (vd. "stammi bene"). 162 s. giacche questo particolare pare una creazione originale della fantasia di Menandro100. infatti. άλλά ττάρελθε" / ίσου έμο'ι χαίρειυ εστί τό μή σέ ττελαυ). appartenesse gia al Timone pre-menandreo in connessione con un saluto rifiutato dal misantropo. 318: μή χαίρειυ εϊττης με. neppure se uno avesse voglia di impiccarsi!" (Dysk. Ε pur vero. invito chiunque lo volesse a impiccarsi a un fico 99 Schmid 1959.Austin). / ούδ' αυ άττάγξασθαί τις έτπθυμώυ τύχη). d) Appena Cnemone scorge Sostrato che gli si awicina esclama irritato: "non c'e assolutamente modo di restarsene in solitudine. Per Schmid e ipotizzabile che il capovolgimento del desiderio da χαίρειυ a μή χαίρειυ. (p. anche se la cosa non e troppo probabile. 125: ταϋτα δήτ' ουκ άγχόυη) e tipico del repertorio di imprecazioni del burbero misantropo. Sicone allora prontamente ribatte: μή χαίρε δή. Un simile gioco con il significato sotteso a χαίρειυ si trova in un distico composto per Timone da Callimaco (AP 7.Hunter 2002. 1-3). che questi. che piu tardi tale elemento compare legato anche a Timone: in uno degli aneddoti su Timone narrati da Plutarco (Ant. che non esprimono pero alcuna considerazione in proposito. durante una riunione AeW ekklesia. Cnemone replica infastidito: ού βούλομαι / χαίρειυ τταρ' ύμώυ ούδευός. 19 Kassel . pero. vivesse άττρόσοδος e άδιάλεκτος ( f r . Ach. ma Cnemone intende la formula alia lettera ('stammi bene'). come si ritrova nel Djskolos. abbiamo gia rilevato come il monotropos di Frinico. p. 100 Schmid 1959.Sandbach 1973 ad loc. II rifiuto del saluto doveva essere probabilmente una caratteristica comportamentale attribuita a Timone fin dalle origini della fabula Timonis·. p. II cuoco inizialmente impiega χαίρε nell'accezione piu generica e convenzionale ('salute'. e rifiuta ogni forma di augurio: Sicone approfitta allora della situazione per accontentare il vecchio e prendersene gioco al tempo stesso. tuttavia. 412. il misantropo per antonomasia)99. ad esempio Ar. 164 s. 70) si ricorda. Tale tratto si ritrova poi nella descrizione teofrastea dell'αυθάδης (Char.

AP 7. poiche stava per abbatterlo. Bertram 1906. p. nei quali le caratteristiche storiche del misantropo sono dimenticate e la sua figura e proiettata in uno sfondo mitico e diventa di pura fantasia. Nascita e sviluppo della Timonlegende 39 cresciuto in un suo fondo. κακοί δέ κακώς άττόλοισθε Ε quasi impossibile che Timone possa aver realizzato tale distico: lo stesso Plutarco. alcuni di tono serio. "dicon o " i n s e r i t o i n Ant. Epigrammi che esprimono il carattere del celebrato sono anche quelli per Anacreonte (AP 7. 163 s. lanciando contro di loro la sua rabbia e le sue maledizioni. La tradizione epigrammatica ellenistica ci ha conservato cosi un piccolo corpus di epitimbi in onore di Timone. "dicono che egli [Timone] lo compose mentre era ancora in vita") 105 . 2. 70. 104 Quest'ultima idea si ritrova anche in alcuni epigrammi dell'Antologia Paktina dedicati ad Archiloco (AP 7. vale a dire l'epigramma tombale.2. 8: τ ο ύ τ ο ν μέν α υ τ ό ν ε τ ι ζ ώ ν τ α ττεττοιηκέναι λ έ γ ο υ σ ι .3. 3 = HE 3430-3433). 102 Per Schmid 1959. Timone negli epigrammi di etä ellenistica I poeti ellenistici sono attratti dall'elaborazione comica dell'atipica figura di Timone e la celebrano nell'unica forma di componimento a lui adatta. pp. il Dyskolos menandreo e la Timonlegende sembrano qui completamente indipendenti l'uno dall'altra. 105 Piccolomini 1882. AP 13. lo stesso Plutarco e scettico nell'attribuirglielo. 22 = HE 3287-3291). 71 = FGE 197-202) e a Ipponatte (AP 7. 103 Piccolomini 1882. . p. desiderando riposare neH'anonimato. che anche dopo morto continua a odiare gli uomini. Iniziamo dall'epigramma adespoto presentato da Plutarco come l'autoepitafio inciso sulla tomba di Timone (AP 7. 313): ενθάδ' άπορρήξαζ ψυχήν βαρυδαίμονα κεϊμαι. Timone assurge cosi negli epigrammi ellenistici a tipo del misantropo assoluto. Bertram 1906. e scettico nell'attribuirlo espressamente a Timone e ci tiene a precisare che e la tradizione a farlo (come testimonia il λέγουσι. 23 = HE 246-251) e per Sofocle (AP 7. d'altronde. 408 = HE 2325-2330. pp. e non trova posto nemmeno nell'Ade 104 . 405. AP 7. 23-30. e cosi in Luciano Timone muore dal desiderio che tutti i suoi antichi adulatori sappiano che e tomato di nuovo ricco e si impicchino per invidia (§ 45: άγχόνη y a p αν τό ττραγμα γένοιτο αύτοΐς)102.. 27 lo crede di etä ellenistica e da per scontato il fatto che Timone non ne sia l'autore adducendo la bizzarra ipotesi che questi. 536 = HE 76-81. mai presentato come misantropo. p. pertanto. 295-303. Τοΰνομα δ' οϋ πεύσεσθε. altri di carattere scoptico 103 . niente piu che la personificazione di un carattere. in piu. 296 ritiene impossibile assegnare l'epitimbio a Timone perche YAntologia Palatina lo tramanda come anonimo e. non avrebbe mai messo in risalto la sua sepoltura e non si sarebbe.

cf. a offering of the prohibited greeting. p. 107 Gutzwiller 1998. 318 = HE 1271-1272) che era parte della raccolta di e p i g r a m m i del poeta. 436 s. 165: e dubbio.Hunter 2002.C. 318). p. is that the very act of reading Timon's prohibition is. u n a rarita p e r il filone epigrammatico a cui a p p a r t e n g o n o (in cui il testo aveva lo scopo precipuo di identificare il m o r t o sulla cui t o m b a il testo era iscritto) che p o s s i a m o far risalire. in itself. forse. . p. ή μή τήν άνύεΐζ τελέσαΐζ όδόν ήν δέ παρέλθηζ σιγή μηδ' οϋτως ήν άνύεΐζ τελέσαΐζ II secondo e un distico di Cailimaco (AP 7. in cui e rappresentata ironicamente l'asprezza del suo carattere anche dopo la morte: Fantuzzi . ο era creazione di una tradizione biografica che e quanto meno lecito supporre anteriore alio sfruttamento letterario da parte di Leonida e Cailimaco». who assumes the role of the fictive passerby. alia tradizione biografica di T i m o n e anteriore all'epoca ellenistica 1 0 8 . Gutzwiller 1998.Hunter 2002. The ironic manipulation of the implied reader into this impossible fictive position underscores the nonreality of the pretended reading situation and so provokes an awareness of the author's intrigue in creating the reader's predicament». pero. «the most f a m o u s a n d admired of G r e e k epigram collections» 1 0 7 : μή χαίρειν επτηζ με. Schmid 1959. But of course the irony for the reader. 408 s. πλήν δτι θνήσκειν τούζ παρ' εμήν στήλην ερχομένους εθέλω Questi quattro epitimbi sono a c c o m u n a t i dalla caratteristica dell'anonimato.Hunter 2002. p. che l'epigramma adespoto contenuto nella biografia di Timone di Neante sia molto piu antico dello Strato della leggenda riportato da Neante nel III secolo a. 318): «while epithaph normally attempts through its rhetoric to entice the moving passerby to offer the dead the ritual greeting that consists of a mere reading. 183. 412: l'anonimato di certi epitimbi per Timone e una caratteristica che «o era stata effettivamente peculiare della stele e dell'epigramma sulla tomba di Timone. R i g u a r d o al distico di Cailimaco (AP 7. 197 s. 314 = FGE 470-471): μή πόθεν εϊμί μάθης μηδ' οΰνομα. (su AP 7. 317). p. ed e plausibile che il componimento funebre sia stato messo in bocca a Timone durante l'evoluzione del piu antico profilo del misantropo. άλλά πάρελθε" Ισον εμοί χαίρειν εστί τό μή σε πελδν U n a Variante dei tre epitimbi a p p e n a presentati e un distico attribuito a T o l e m e o (AP 7. μή τίνος εξετάσας. 316 = HE 25692572) 1 0 6 : τήν επ' εμεϋ στήλην παραμείβεο μήτε με χαίρειν ειπών μήθ' όστίζ. a L e o n i d a (a cui lo a s s e g n a n o preferibilmente i critici) dalla Planudea (AP 7. Timon's epitaph redefines that greeting in oppositional terms as the absence of stoppage and reading. attribuisce anche un secondo epitimbio per Timone (AP 7. 108 Fantuzzi . κακόν κέαρ. ma non improbabile. il p r i m o dei quali e attribuito a L e o n i d a ο ad Antipatro d a l l A n t o l o g i a Palatina. Α Cailimaco YAntologia Palatino. p.40 In! rodu/ionc A f f i n i a questo p r i m o e p i g r a m m a sono altri due. e da ricordare che questo e il secondo di u n a coppia di c o m p o n i m e n t i che ri106 Fantuzzi .

313-320). che invece di citare un componimento genuino di Callimaco (cioe A P 7. 2. 413. 303 s.. 320 = HE 1931-1934) ed e riferito parzialmente anche da Plutarco. 317 e 318]. oppure per un'omissione nella tradizione.. che per gli altri defunti 'normali' contemplavano invece la presenza del nome» 110 . perche il dato era in contraddizione con la storia appena riferita della tomba resa inaccessibile dalle onde marine. 320. tratti tipici della caratterizzazione del misantropo che. II primo dei due componimenti e attribuito a Egesippo (AP 7. al tipo del misantropo era stata gia assegnata dalla tradizione. cap. άφρονες.) il fraintendimento puo . Altri due epigrammi funerari dedicati a Timone sono diversi dai precedenti per due caratteristiche fondamentali: 1) menzionano il nome del defunto. σοφοϋ κυνός [. supra. 65 questo tratto caratterizza Diogene: Διογέυευς τόδε σήμα. e n. p. p. 320.Hunter 2002. vera e propria incarnazione del sowertimento dei comuni valori sociali dell'iscrizione tombale.) a una precisa scelta di Plutarco che. pp.1). 111 A Callimaco ο a Egesippo attribuisce l'epigramma Piccolomini 1882. per cui in tal caso l'anonimato del secondo epigramma sarebbe piu apparente che reale109. Άλλά τάφου τοϋδ' εκτός ϊτ'. dove si menzionavano le spine attorno al τάφος di Timone. 53 s. II rifiuto del saluto e l'imprecazione rivolta ai passanti presenti in questi quattro componimenti erano.2. voile in ogni caso citare il componimento. 317 citato oltre) nomina espressamente Timone. 1 crede che Plutarco stesso ο un copista abbiano attribuito a Callimaco un epigramma di Egesippo per un fraintendimento causato dall'identica fine del primo verso di A P 7.]. poi. ma decise di ometterne i primi due versi iniziali. In generale. as they do in the AP. anche l'incredibile capacita di odiare gli uomini nell'aldila (in A P 7. Fantuzzi e Hunter spiegano l'atipicita degli epitimbi per Timone con il fatto che «l'idea in se di una lapide a un defunto ignoto era qualcosa di atipico e singolare e paradossalmente poteva essere assunta a vero e proprio segno di riconoscimento per un personaggio atipico e singolare quale era questo inventore della misantropia. Nascita e sviluppo della Timonlegende 41 corrono uno dietro l'altro all'interno deil'Anto/ogia Palatina e che il primo di essi (AP 7. Lys. Gutzwiller 1998. 2) ritraggono la tomba di Timone circondata da rovi inaccessibili (con una probabile derivazione dell'immagine dalla descrizione di Timone in Ar. 24 s. per Gow-Page 1965 ad loc. p. 318) avrebbe trascritto per errore il secondo distico dell'epigramma di A P 7. 110 Fantuzzi . which are quite possibly the earliest of the series of eight epigrams on T i m o n in the A P (7. 298-300. che spiega la parziale citazione del componimento in Plutarco ο per la «labilitä di memoria» di Plutarco. che ne attribuisce pero la paternita a Callimaco e riporta soltanto il secondo distico 111 : 109 Cf. 318 e del terzo di A P 7. in piu. surely stood together in the Εpigrammata. erano gia stati collegati alia figura di Timone in uno stadio primitivo della Timonlegende·. ώς ό Σινοττευς / έχθαίρει φαϋλον ττάντα κα'ι είν Άίδη). mentre la parziale citazione dell'epigramma in questione sarebbe dovuta (p. amante delle citazioni poetiche. probabilmente. p. (HE II. because the identity of the speaker in the second is supplied by the first». Bertram 1906. 197: «these two poems [AP 7. 805-820: vd.

/ οϊμώζειν εϊττας ττολλά. insulta i potenti". che riferire al sepolcro di Timone le caratteristiche esteriori del misantropo (o del luogo in cui viveva) desunte dalla commedia 113 . ma se ne distacca per il tono di pacata malinconia che lo contraddistingue e che si unisce a un senso di profonda commiserazione per la sorte del misantropo. come si vede. πάρελθε μόνον). e infastidito dai passanti.πάρελθε μόνον Timone resta il vecchiaccio scorbutico che non vuol essere awicinato da nessuno neanche dopo la morte e. (p.42 Introduzione όξεΐαι π ά ν τ η περί τόν τάφον εϊσίν άκανθαι και σκόλοπεζ" βλάψεις τούζ πόδας ήν προσιτή" Τίμων μισάνθρωποζ ενοικέω. un motivo che accomuna tale epigramma a tutti quelli finora considerati (e anche a quello citato di seguito). 6. 317 e 318) e l'epigramma di Egesippo (riportato in forma mutila) dedicati a Timone. 315 = HE 3640-3645): τρηχεϊαν κατ εμεϋ. 293). che Timone e presentato come apatico nei confronti di quelli che possono offendere la sua memoria passando accanto al suo sepolcro (άλλά πάρελθε. 258. Gli epigrammisti non hanno fatto altro. affine a quello di Egesippo. . ερημάζω δ' ήσυχα κεκλιμένος· ή γ ά ρ ό μισάνθρωπος. I due epitimbi seguono la stessa tradizione. ό μηδ' άστοϊσι φιληθείς Τίμων. p. e questa tradizione fini con l'avere la stessa importanza di quella che voleva la tomba del misantropo resa inaccessibile dalle onde del mare (risalente a Neante e seguita da Plutarco). a un errore di memoria di Plutarco (che spesso cita a memoria. come e d'abitudine nel mondo antico: vd. che probabilmente e stata ispirata dalla descrizione di Timone nella Eisistrata di Aristofane come un vagabondo circondato da una selva impenetrabile di spine. p. 26 e n. ο puo essersi verificata una lacuna nel testo. 112 Bertram 1906. ψαφαρή κόνι. ράμνον έλίσσοίζ πάντοθεν ή σκολιήζ άγρια κώλα βάτου. II secondo epigramma e il piu lungo fra quelli finora esaminati e consta di tre distici. 2): "il pazzo morale e un tale che giura leggermente. e di attribuzione incerta ed e riferito a Zenodoto ο a Riano dallAntologia Palatino (AP 7. 113 Dello stesso a w i s o era giä Piccolomini 1882. che poteva contenere insieme uno dei due epigrammi di Callimaco (AP 7. non si cura di avere una cattiva fama. Andrieu 1948) pensa anche Pelling 1988 adloc. οΰδ' Άίδη γνήσιόζ ειμί νέκυς L'epitimbio e. che nemmeno dopo la morte riesce a trovare un luogo che lo ospiti. tanto che la Suda le riferisce essere stato causato da un errore di memoria. per questo. in maniera tale che l'odio per gli uomini e il bisogno di star solo condizionano lo spirito di Timone in modo cosi forte da lasciarlo praticamente indifferente alle imprecazioni dei vivi 112 . 1 segnala che il tratto qui notato si ritrova nella descrizione di Teofrasto delΓάπόvolα (Char. pero. ώζ επ' εμοί μηδ' öpvis εν ε'ίαρι κοΰφον ερείδοι ίχνος. di conseguenza. II tratto curioso e unico dell'epigramma e. άλλά πάρελθε οϊμώζειν ε'ίπαζ πολλά .

Non possiamo stabilire se anche Plutarco fosse a conoscenza di tutte e due (attraverso Neante) e scegliesse. 5 Adler]). infine.. altri due componimenti che escono fuori dall'ambito degli epigrammi funebri veri e propri. Le due opposte descrizioni della tomba di Timone sono da considerate entrambe invenzioni letterarie e.). τ 632 [IV. per i quali e lecito credere all'effettiva presenza di una 'tomba' di Timone ad Atene lungo le coste delTAttica. quindi. 114 Fantuzzi . Κέρβερε. 411.] ammettere che Zenodoto/Riano ed Egesippo partissero da fonti che descrivevano la tomba di Timone. attribuito a Callimaco. 30 . so that his reply that he finds darkness more hateful than light comes as surprise. —Τό σκότος. The reader naturally expects the misanthrope to prefer death to life. Di carattere scherzoso sono. sembra difficilmente accettabile l'opinione di Fantuzzi e Hunter. pp. και νέκυς ών Τίμων aypios" σύ δέ γ'. 198: «the wit of the poem works by a double reversal. . Nascita e sviluppo della Timonlegende 43 entrambe (Suid.. Le ακαυθαι e gli σκόλοττες che cingono la tomba di Timone nel lemma della Suda proteggono il tumulo del misantropo anche nell'epigramma di Egesippo (AP 7.5. oü yap ετ εσσί. p. But confirming the reader's initial expectation after all.Hunter 2002. ΰμέων πλείονες εϊν Άίδη115 Nel secondo epigramma. τάρβει. di riferirne solo una accantonando l'altra. as a result. τί τοι. il morto Timone e presentato. perche la frana della spiaggia su cui essa si trovava dovette ben essere un dato di fatto»114. the reader may choose to hear the poem as a conversation between author and subject rather than passerby and tombstone.2. Because Callimachus so clearly breaks the illusion of an imaginary setting. p. 319). σκότος ή φάος. come un κύων che dimostra la sua mordacita smisurata addirittura verso il custode dell'oltretomba Cerbero. 2. ώ ττυλαωρέ Πλούτωνος. cap. cosi che sarebbe «difficile [. rappresenta una scherzosa variazione sul tema dell'odio di Timone verso gli altri esseri umani (AP 7. anonimo (AP 7. il primo dei quali. e non invece dai rovi probabilmente. in chiave metaforica e scherzosa.559. 558. 115 Gutzwiller 1998. Dunque e certo che almeno in epoca bizantina le due differenti tradizioni intorno alia tomba del misantropo fossero ugualmente conosciute e che nessuna delle due fosse considerata preferibile all'altra. infra. 320) riportato sopra. εχθρόν. μή σε δάκη Quest'ultimo epigramma rimanda a uno stadio della Timonlegende in cui il celebre misantropo e equiparato a un filosofo cinico (vd. dato che tali fonti l'avranno probabilmente descritta come isolata dal mare. Timon gives as his reason for hating death the presence in Hades of "mores of you" (with a play on "the mayority" as a euphemism for the dead). the boundary is blurred between the fictionalized world of the epitaph and the world in which author and reader share knowledge of that fiction». 317 = HE 1269-1270): Τίμων. per questo.

ogni bios combinava brani biografici. di Antistene. FGrHist 84 e cf. formatosi alia scuola del retore Filisco. di Pitagora. di Eraclito.. In quest'ultima opera trovavano posto. p. . scrittore del III secolo a. dunque. p. 602 f = FGrHist 84 Τ 3) basta a mettere in evidenza quanto il 'metodo storico' usato dallo scrittore fosse ritenuto poco affidabile giä in antico. Quaest. Al ciziceno sono state attribuite diverse opere. storico (Ελληνικά e Ώροι) oppure mitografico (Τά κατά ττόλιν μυθικά) e. 319. a un certo momento. dunque. di Sofocle e. che era rimasto soffocato da un acino d'uva. di Empedocle che veniva gettato da un carro 117 .C. vero e proprio 'cavallo di battaglia' dello scrittore: di Sofocle si narrava. 116 Camassa 1994.44 Introduzione 2. di Eraclito che era stato divorato dai cani. 628 d = FGrHist 84 Τ 4) ο che Polemone awerta la necessitä di compilare un'opera per confutare il ciziceno (Ath. non conosciamo la struttura dei singoli bioi. 161-163. Neante non si faceva scrupoli nel colorire la narrazione di storielle divertenti e fantasiose. Tale tradizione non ha alcuna pretesa di rispettare le caratteristiche storiche di Timone e nemmeno si cura di sottoporre a vaglio critico i dettagli biografico-aneddotici desunti da altri. dal modo in cui era descritta la morte di alcuni dei personaggi. almeno le vite dei Sette sapienti. di Platone.. 3901). II bios di Timone di Neante di Cizico Negli scritti in prosa di eta ellenistica e imperiale la fabula Timonis si arricchisce di un'abbondante messe di aneddoti e particolari curiosi che trasformano l'intera storia di Timone in una fantasiosa invenzione. a quanto si sa. allievo di Isocrate. ad esempio. Stuart 1928. appunto. pp. 117 II fatto che Plutarco ricordi la 'leggerezza' (ευχέρεια) di Neante su certi argomenti (Plut. Del resto l'intera tradizione biografica greca amava riportare aneddoti confezionati ad arte per il pubblico: basti ricordare che Diogene Laerzio raccolse su Diogene cinico tre differenti versioni della morte e ben quattro sulla disposizione della tomba (Goulet-Caze 1992. conv. 112-117. con l'elaborazione leggendaria che questo personaggio (o la figura del misantropo che questi impersona) subisce. Lo stridente contrasto che si crea. ed era costruito su materiali di diversa provenienza e di varia qualita. inoltre. su Neante vd. Leo 1901.4. di Epicarmo. Cio risulta evidente nella perduta biografia di Timone composta da Neante di Cizico. gnomologici e apoftegmatici alia maniera di Diogene Laerzio. fra elementi divergenti della biografia di Timone si spiega. 13. la διαδοχή. di Timone ateniese. dossografici. di carattere retorico (Περί κακοζηλίας e Λόγοι ττανηγυρικοί). come si evince. la vecchiaia e la morte. l'elenco degli ώμώνυμοι.] un "genere" (il De viris inlustribus) destinato a larga fortuna» 116 . di Empedocle. un'importante raccolta di biografie (Περί ενδόξων άνδρών) — non c'e pero la prova che si trattasse di vere e proprie biografie stricto sensu — con cui «si inaugura [. pp. all'interno dei quali elementi essenziali dovevano essere pero almeno l'etimologia del nome.

e vivo il gusto per l'aneddotica e per il particolare biografico curioso (non di rado inventato sulla scorta dei poeti comici).118. Arrighetti 1964. 599 c-d = f r . di certo. 1537 s. di cui possediamo frammenti del Catalogo delle vite e una parte consistente della Vita di Euripide. p. p. 599 c-d (p. l'invenzione di tratti caratteristici per mezzo di fonti disparate. pp. 41 Wehrli). Per Ermippo vd. Arrighetti 1987. in realtä.2. 120 Camassa 1994. ma puo esser fatta risalire a Esiodo. per giungere fino alia Sofistica. 119 Camassa 1994. descrive Anacreonte come contemporaneo e innamorato di Saffo (una notizia che gia Ateneo smentisce: Ath. la raccolta di testimonianze con commento di Bollansee 1999 (a) e la monografia di Bollansee 1999 (b). nn. Canfora 2001 ad Ath. facendo ricorso ai poeti comici ο semplicemente seguendo il suo estro»120. p. il processo intentatogli da Cleone. sulla misura in cui le deformazioni di storici e biografi potessero derivare «from uncritical reading. 21 e-f = Jr. ad esempio Camassa 1994. e. pp. i poeti comici in particolare119. poiche gia nel peripatetico Aristosseno di Taranto si rintracciano gli stessi elementi che caratterizzano l'opera del ciziceno. nell'opera di Satiro di Callatis. of comedy». 313-320. un unicum nella biografia greca di IV e III secolo a. 315. cf. vale a dire la descrizione di vite di uomini di un lontano passato sui quali non esistevano documenti. agli aneddoti e ai detti piu disparati. 26 Wehrli). or unscrupulous use. alia commedia e a Platone. 13. cf. "presso i comici si trova la veritä sui tragici" (Ath. colma «le lacune inevitabilmente presenti nel materiale "scientifico" disponibile presso la biblioteca di Alessandria indulgendo a interpretazioni forzate dei testi. 4-5). la pederastia e la diceria per la quale le sue tragedie venissero. Dover 1988.. si tendeva a interpretare cio che si poteva leggere nella loro produzione letteraria con awenimenti che realmente avevano caratterizzato la loro vita: Cameleonte. Di Euripide. per il quale π α ρ ά δε τοις κωμικοϊζ ή περί τ ω ν τ ρ α γ ι κ ώ ν απόκειται πίστίζ. Nella biografia peripatetica circostanze reali della vita dei personaggi celebrati erano accostate. Ermippo di Smirne. 141-190 illustra il metodo biografico di Cameleonte (su cui cf. che la tendenza a connettere caratteristiche comportamentali e fatti della vita degli autori con le loro opere non e invenzione dei peripatetici. Schorn 2004. 138 s. infine.C. Nascita e sviluppo della Timonlegende 45 A difesa del metodo storico di Neante e da dire che le peculiarita della sua produzione biografica non rappresentano. l'uso di materiale leggendario e. in particolare. Per illustrare il metodo dei biografi ellenistici e particolarmente significativa la dichiarazione programmatica di Cameleonte di Eraclea Pontica. composte da altri: vd. Satiro ricorda l'episodio del tradimento della moglie (da cui avrebbe avuto origine l'odio del tragediografo per il sesso femminile). la congiura delle donne alia festa delle Tesmoforie e la morte causata dai cani di Archelao. . 118 Vd. per i frammenti di Satiro vd. 317 s. come la bigamia. lo storico ha comunque riguardo nello 'scremare' le accuse piu infamanti legate alia personalitä di Euripide. nel caso degli scrittori. Giordano 1977) delineando i primordi e i successivi sviluppi della biografia peripatetica e rilevando. assai di frequente. 1. ad esempio. infine. 13.

4-8 Adler) e τ 632 (IV. p. in Ant. 123 Piccolomini 1882. 34 s. Και μετά τήν τελευτήν αϋτοϋ τόν τάφον αβατον γενέσθαι ύττό θαλάσσης περιρραγέντα εν όδω τη εκ Πειραιώς εις Ζωστήρα και Σούνιον φερούση La personalita e le vicende di Timone erano state messe sufficientemente in risalto (come si e visto supra. credeva piu giusto rintracciare i motivi che la commedia attica poteva aver fornito al bios di Timone di Neante ed esprimeva alcune interessanti considerazioni che vanno ricordate con l'aggiunta di alcune correzioni e precisazioni 123 : 1) il ricordo dell'dxpas da cui Timone cade potrebbe anche costituire la prova che gia in precedenza lo si era raffigurato intento a raccogliere pere selvatiche nella solitudine di un fondo (come lo Cnemone di Menandro). 30-36 (spec. 70 Plutarco menziona Aristofane e Piatone perche a loro o. 2. la risposta di un personaggio informato sulle strane cause della morte di Timone a un suo curioso interlocutore. ad altri commediografi appartengono gli aneddoti su Timone da lui riferiti e attinti da Neante che sono «altrettanti esempi del come Timone era deriso nei drammi di Aristofane e di Piatone» (p. pp. che l'unico frammento rimastoci del βίος da lui dedicato a Timone ne descriva la morte e la tomba con particolari curiosi.46 Introduzione Dalla maniera letteraria dei biografi citati l'opera di Neante non doveva discostarsi molto. 306). 248-253. όν φησι Νεάνθης άττό άχράδος πεσόντ α χωλόν γενέσθαι. cap. in tutto ο almeno in parte. proponendo alcune ricostruzioni come la seguente χωλός εγένετ' cor' άχράδος π ε σ ώ ν ϊατρόν οϋ προσίετ' άπέθανεν σαπείς che riteneva parte di un dialogo e. 306-310. 122 Per Piccolomini 1882. α 3508 (I. 808 [p. ma credeva possibile individuare nel frammento del bios in questione (cosi come in Plut. 16) «tracce abbastanza palesi di trimetri giambici». In forma pressoche identica leggiamo il frammento anche in Suid. percio. μή προσιέμενον δέ ιατρούς άττοθανεΐν σαπέντα. . il quale.1) dai comici άεΐΐ'άρχαία: e percio lecito immaginare che gli aneddoti riferiti da Neante riproducessero aspetti tipici della caratterizzazione comica di Timone. 317. 1-3 Adler). Un 121 FGrHist 84 F 35 = schoL ad Ar. il quale non soltanto riteneva probabile che il bios di Neante e gli aneddoti su Timone contenuti nella Vita di Antonio di Plutarco (§ 70) traessero ispirazione dalla commedia attica122. l'evidente presenza di tracce di metri giambici nella narrazione plutarchea confermerebbe tale ipotesi. e non stupisce. come gia notava Bertram. pp. alia commedia attica121: Τ ί μ ω ν οΰτος ήν ό λεγόμενος μισάνθρωττος. Bertram 1906. come gia aveva modo di segnalare Piccolomini. p. Ant. p. 70 e Ak. aneddotici e fantastici la cui creazione va fatta risalire.). pero. 559. molti dubbi sulla validita dell'ipotesi di Piccolomini. Lys. piu in particolare. piu che awenturarsi in azzardate e poco fondate ricostruzioni. forse. Le notevoli alterazioni operate sul testo dello scolio per la realizzazione di questi trimetri lasciano. pp. 40 Holwerda].

31: la storia che si collega alla pianta di pero selvatico sarebbe la prova che per la tradizione Timone non si era trattenuto in cittä. esso comunque deriva dalla commedia attica. trascorreva la vita sui monti (μισαυθρωττήσας και έκττατήσας έυ τοις δρεσι διητατο) cibandosi di erbe e di verdure. invece. il burbero canzonatore di Efeso a cui fu assegnato come particolare fisico distintivo proprio l'andatura claudicante 125 . Empedocle ed Eraclito. 3)126. Aristofane non avrebbe mancato di porre in rilievo le qualitä del primo come coltivatore rispetto a quelle del secondo come cacciatore. Dal momento che quelli non lo capirono. ma in un fondo coltivato ο nei boschi. del secondo. entrato in contrasto con il partito democratico della sua citta. Ε bene dunque qui lasciare aperta la possibilita che sia stata la commedia a riservare un simile trattamento a Timone. si seppelli in una stalla di buoi. "divenuto misantropo e appartatosi. ed e probabile. 3) il particolare della morte di Timone narrato da Neante lascia riconoscere ancora la fusione di due temi caratteristici. Questi topoi furono collegati anche alle biografie di due altri grandi misantropi dell'antichita. 2) e possibile che il topos del χωλόυ γενέσθαι di Timone fosse gia previsto in una scena di commedia in cui questi aveva un qualche ruolo e fosse stato poi trasferito da Neante all'interno del suo bios per Timone. sia una propaggine molto posteriore di quella esagerazione. cio che e evidente se si considera anche il ritratto tradizionale di Ipponatte. quello della frattura accidentale che produce una ferita mortale e l'altro della morte sopraggiunta a seguito del rifiuto di cure.2. che la «particolaritä del lavoro manuale attribuita al Misantropo non sia altro che una esagerazione comica della vita che egli realmente par che conducesse in un ritiro campestre. cf. p. sperando che il caldo dello stereo bovino avrebbe fatto evaporare l'acqua che lo affliggeva. II topos poteva anche esser stato spontaneamente attribuito a Timone dal sentimento popolare greco. Bertram 1906. 280). per cui l'essere zoppo e storpio era caratteristica di un personaggio duro e inflessibile come lui. del primo dei quali Diogene Laerzio racconta che "mentre si recava su un cocchio verso Messina per prendere parte a una festa solenne. pp. Poiche neppur cosi riusci a guarire. mori all'eta di sessant'anni" (9. p. 33 s. 125 Bertram 1906. 73). cadde e si ruppe una coscia" (8. da cui poi attinge Neante. e che il lavorare per mercede egualmente attribuitogli. anche se il particolare di un Timone αυτουργός non va fatto risalire ad Aristofane. Per un simile tenore di vita si ammalo di idropisia e ritorno in citta e ai medici chiese in modo enigmatico se potevano creare da un'inondazione una siccita. che. combinata con l'altra invenzione del suo impoverimento» (p. altresi. 126 Chitwood 2004. Nascita e sviluppo della Timonlegende 47 simile sviluppo del motivo della fuga del misantropo da Atene (gia attestato nella l^isistratd) poteva essere a w e n u t o nei versi di qualche poeta comico (forse nel Timone di Antifane) 124 . 276-280: contrapponendo Timone a Melanione. . La caduta rovinosa di un 124 Piccolomini 1882.

620690) 121 . Al riguardo. vd. 128 Pearce 1983. discepolo di Pirrone 127 Cf. La tomba sul mare descritta da Neante non e. 2. la fantasia popolare ne dovette immaginare uno che rappresentasse anche visivamente la singolarita di chi lo abitava.48 Introduzione personaggio bisbetico e intrattabile e un tema comune nel mondo della commedia (si pensi alia caduta nel pozzo di Cnemone in Men. 278-285). un tumulo elevato άκτη ετπ ττρούχούση. difatti. solo un imperituro monumento alia misantropia di Timone (che in tal modo continua a escludersi dal mondo degli uomini anche nella morte). imperitura gloria presso i posteri. 24. La Tim on legende in etä ellenistica: Timone filosofo Era normale che l'affascinante figura di Timone misantropo nel corso del tempo catturasse l'attenzione di numerosi scrittori. 3. 270 s. Brenk 1984. l'innovazione probabilmente piu interessante che la tradizione fornisce alia figura di Timone e il suo innalzamento al rango di filosofo. e sepolto a Capo Sunio {Od. Djsk.5. pp. 11. 72-78). che ne arricchirono la leggenda con tratti che poco ο nulla avevano in comune con il personaggio reso celebre dalla commedia. 7. 81-86). 6. Görler 1963. infatti. come giustamente ricorda Bertram. 4) un'invenzione letteraria e anche la tomba di Timone in riva al mare. mentre Ettore prevede che se uccidera Achille gli Achei innalzeranno per lui un tumulo έτπ ττλατεΐ Έλλησττόυτω {II. . qui nunc Misenus ab illo / dicitur {Aen. Una volta spento il ricordo del vero luogo di sepoltura di Timone. "cosi che ne giunga notizia anche ai posteri" e Fronti. dal momento che per tradizione il tema della tomba posta sopra un promontorio era utilizzato per preservare in eterno la memoria del celebrato: gia in Omero. 35-36: la storia della tomba di Timone riferita da Neante e «völlig mythisch». Nessun pregio ha l'antica congettura che riteneva l'equiparazione di Timone con un filosofo originata da una confusione nelle fonti (Plinio in particolare) fra l'ateniese e l'omonimo Timone di Fliunte. 80-84). ma probabilmente e immaginata anche per garantirgli una tragicomica. nocchiero di Menelao. Elpenore prega Ulisse di seppellire le sue ossa ττολιής έτπ θιυ'ι θαλάσσης {Od. anche Bertram 1906. Patroclo e Antiloco {Od. 232-235)128. e anche il rifiuto di essere curato potrebbe costituire una conseguenza della maniacale voglia di isolamento e tranquillita di un dyskolos comico a cui Neante si sarebbe potato ispirare. p. cf. έττ'ι ττλατεΐ Έλλησττόυτω e destinato a commemorare in eterno la memoria di Achille. pero. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. ma bastera ricordare la celeberrima descrizione virgiliana della sepoltura di Miseno monte sub aerio.

che lo temeva come un demone della vendetta per l'odio implacabile da lui nutrito verso la corruzione e la malvagita degli uomini. 3 s. ma in Plinio Timone rientra in una lista di filosofi che comprende. piuttosto. 280-282: esistono precise analogie fra la biografia leggendaria di Timone misantropo e il bios di Timone di Fliunte di Diogene Laerzio (9. mentre una sentenza attribuita da Stobeo a Timone ateniese (10. . Plinio (NH 7. il κυνικός άνήρ era figura atipica ed eccezionale che sceglieva una condotta di vita rigorosamente autarchica e ricca di privazioni. maestro di Timone fliasio. Photiades 1959. cosmopolita e senza fissa dimora. Laert. 129 Binder 1856.. p. p.: non vi sono elementi nelle biografie antiche che facciano pensare a un trasferimento di dati dalla figura del fliasio a quella del misantropo e. 102)131. che imponeva un netto rifiuto dei valori riconosciuti come positivi dalla societa in vista di una forte esaltazione della φύσις. che concedevano grande importanza al modo di presentarsi in pubblico. il quale secondo Ippoboto "fu un visionario a tal punto pieno di fede miracolistica che se ne andava in giro vestito come un'Erinni (ώστε Έρινύος άναλαβών σχήμα ττεριήει) dicendo di esser venuto dall'Ade come osservatore dei colpevoli. rifiutava i valori tradizionalmente riconosciuti dalla societa come positivi. 54) puo essere stata creata dal fliasio e poi assegnata al misantropo. tale immagine ricalca parzialmente quella che Aristofane aveva modellato per Timone nella l^isistrata. quella cioe di un vagabondo che per il suo aspetto trasandato incuteva timore fra il popolo di Atene. fra cui Pirrone. p. in piu. che il tenore di vita assegnato a Timone dai comici attici coincidesse. 18. invece. non solo la sentenza di Stobeo poco si addice a uno scettico e si adatta bene. 38 s. oltre a Pirrone. 131 Bertram 1906. p. almeno in parte. 443-451. per poter riferire tutto agli dei di laggiu una volta tornato indietro" (Diog. pp. criticava e condannava ogni malvagita umana. riconoscibile grazie alia divisa (σχήμα) che lo qualificava fra gli altri sapienti. come testimonia un aneddoto del cinico Menedemo.. inoltre. Diogene. Come si puo notare. contra Bertram 1906. anche lo stesso fondatore del cinismo. in base al celebre principio diogenico del τταραχαράττειν τό νόμισμα. col modello di comportamento che gli antichi definivano κυνικός βίος130. Nascita e sviluppo della Timonlegende 49 fondatore dello scetticismo129.2. che il grande misantropo ateniese fu precocemente assimilato a un rappresentante della setta cinica: non si puo dubitare. Piccolomini 1882. II modus vivendi cinico equiparava la figura del filosofo (almeno da un dato momento della tradizione in poi) a quella di un predicatore itinerante. 79-80) pone Timone misantropo accanto ad altri filosofi. il cinico si proponeva come guida degli uomini e severo correttore delle loro deviazioni morali e spirituali. 42. 320 s. 109-113) e. a un cinico. infatti. L'analisi delle testimonianze conservateci permette invece di stabilire. 6. pp. 130 Brancacci 1994. dunque. Questa fisionomia si addiceva bene all'aspetto che avrebbe poi caratterizzato i cinici.

Laert. In Pipist. Teles 2. 319). poi. 36-37) 132 . Da quanto detto risulta inevitabile che a un certo momento della tradizione si sia compiuta l'identificazione fra Timone e un rappresentante della setta cinica. 6. cf. di tanto in tanto. e simile a quella del rappresentante per eccellenza del cinismo. . quaks απαθείς Graeci vocant. Goulet-Caze 1992. jXR III. . 18.quod mirum sit . Diogenem Cjnicum. Pirrone ed Eraclito e. per essere preparato a sopportare eventuali mutamenti della sorte e affrontare con tenacia e forza le prove della 132 Per la morte di Diogene e il tema del suicidio nel cinismo vd. multos eius generis experti. ad esempio. che Metrocle fosse morto strangolandosi (Diog. 76-78 = SSR V Β 97). Peregr. e che Luciano attribuisca a Timone il ruolo di Cerbero nella sua Storia vera (2. infra. 100). pp. 3900 s. Timonem. 9-11 (i frammenti di Telete sono citati da qui in poi secondo l'edizione di Hense 1909): invito rivolto al povero a ραδίως άπαλλάττεσθαι dalla vita se le condizioni non lo permettono (cf. 79-80): exit hie anirni tenor aliquando in rigorem quendam torvitatemque naturae duram et infkxibikm affectusque humanos adimit. pp. hunc quidam etiam in totius odium generis humani evectum Anche Seneca probabilmente mette in connessione Timone con la setta cinica. 65). 15..50 Introduzione La morte di Timone a causa della ferita a un piede (riferita da Neante di Cizico). dukis in fundo. Heraclitum. 31) ponendolo a guardia dell'entrata dell'ergastolo di una delle cinque immaginarie isole degli Empi: είσοδος δε μία στενή διά πάντων. pp. Accade cosi che in un epigramma alessandrino (precedentemente citato) Timone venga paragonato a un cane (simbolo del cinismo) cosi feroce da mordere addirittura Cerbero (AP 7. in epoca imperiale. Timone misantropo (NH 7. Infine. Demon. vale a dire Diogene cinico. Laert. menziona una serie di filosofi (auctores sapientiae) accomunati da questa stessa caratteristica. che Diogene si fosse suicidato trattenendo il respiro (Diog. mentre il suo collega Peregrino Proteo si suicido in maniera tragicamente spettacolare perendo tra le flamme — come Eracle sull'Eta — di una grande pira ad Olimpia (Luc. il cinico Demonatte si lascio morire di fame (Luc. Laert. Laert. 6. accomuna Timone ai cinici una decisa componente misantropica che ritroviamo associata sia a Diogene sia a Cratete dalla tradizione letteraria 133 . poi. 18. 165-167 e 172-176. 239-242]). και πυλωρός εφειστήκει Τίμων ό 'Αθηναίος Plinio. p. 77 = SSRY Β 96). 95) e che Menippo si fosse impiccato per debiti (Diog. Diogene. a vivere in condizioni di poverta. 6. di cui si narrava che fosse morto per il morso a un tendine di uno dei suoi cani ai quali distribuiva un polpo (Diog.auctores sapientiae. la raccolta di testimonianze relative raccolte da Fuentes Gonzalez 1998 ad he. 428-429. 6. come era d'abitudine all'interno della setta cinica: la tradizione voleva. dopo aver ricordato la celebre imperturbabilita di Socrate. 133 Gerhard 1909. 391-394 e cf. A Timone era anche attribuito un suicidio (per Neante il rifiuto di ricorrere alle cure mediche avrebbe portato alia morte il misantropo). 7 l'autore esorta l'amico Lucilio a esercitarsi. [pp. Pyrrhonem.

Seneca ha ben presenti le difficolta insite nella sua proposta e si preoccupa cosi di fissare ben precisi limiti agli esercizi di continenza consigliati a Lucilio: non est nunc quod existimes me dkere Timoneas cenas et pauperum cellas et quidquid aliud est per quod luxuria divitiarum taedio ludit: grabatus ilk verus sit et sagum etpanis durus ac sordidus Secondo Seneca la ricercata continenza dell'uomo benestante deve esercitarsi in special modo in due fondamentali ambiti del quotidiano: il cibo (Timoneas cenas) e l'alloggio (pauperum cellas). quibus humi cenent et remoto auro argentoqueßctilibus utantur. tale riferimento deve considerarsi. Div. non si puo nemmeno pensare che l'aggettivo contenga un riferimento alio scettico Timone di Fliunte. di tanto in tanto. 110. pertanto. pp. per il quale e Bertram a fornire una spiegazione a mio giudizio convincente135: Timoneus non puo essere inteso come 'solitario'. Nascita e sviluppo della Timonlegende 51 vita. in quanto un pasto solitario non raffigura affatto quel modello di poverta e di privazione a cui Seneca desidera alludere. peraltro. 48: pauperis extruxit cellam. Laert. . perche questo significato mal si adatta al senso generale di tutto il brano. cum iam illos divitiarum taedium cepit. 18. Piu complesso e il senso dell'immagine veicolata dalla menzione delle Timoneae cenae. L'ideale di una poverta ostinatamente ricercata e rigidamente difesa si adatta bene. e solo se il nome di Timone l'ateniese fosse stato collegato alia setta cinica Seneca avrebbe potuto riferirsi a uno stile di vita povero con la semplice menzione di Timoneae cenae (vale a dire di pasti frugali). Epist. 40-42. al modus vivendi cinico. locupletes] temporum aut locorum inopia pauperibus exaequat: sumunt quosdam dies. si facevano costruire nelle loro sontuose dimore miseri alloggi nei quali ritirarsi.] und zwar der selbstgewählten und affektierten»136. «ein Ausdruck der Ärmlichkeit [. 6 (desit sane varietas marmorum et concisura aquarum cubiculis interfluentium et pauperis cella et quidquid aliud luxuria non contenta decore simplici miscet) e Dial 12.) invita a confrontare con Sen.. 12. a cui la tradizione assegnava anzi la fama di φιλοττότης (Diog. 347 s. quod aliquando concupiscunt. Con il riferimento alle pauperum cellae (la cella e la piccola stanza in cui vive il povero ο lo schiavo. Ath. semper timent). 129) Seneca probabilmente invita Lucilio a non seguire la cattiva abitudine di certi ricchi romani. 135 Bertram 1906. 41.2. 438 a-b: Lacide e Timone gareggiarono per due giorni consecutivi per stabilire chi dei due fosse il bevitore migliore). 7 e 100. Cie. per simulate una finta poverta solo per divitiarum tedio. p. cf. mentre il grabatus menzionato poco piu in la e il lettuccio della povera gente: cf. 10. 136 Bertram 1906. (p. sed vendidit Olus / praedia: nunc cellam pauperis Olus habet) che Fusi 2006 ad loc. 9. per atteggiarsi a poveri e per scacciare la noia134. i quali.. Ε opportuno credere che l'equiparazione fra Timone e un adepto del cinismo venisse incentivata nel momento in cui la sua personalita singolarmente 134 Questa frivola moda e ricordata esplicitamente in un epigramma di Marziale (3. 2. 3 [nee tantum condicio illos [sc. Dementes! Hoc.

3892 (pp. a considerate la questione della terminologia e a chiarire il significato di termini affini quali γνώμη. venivano impiegate dagli intellettuali sia per ragioni scientifiche (come nei circoli peripatetici). απόφθεγμα.52 Introduzione carismatica entrava in contatto con il mondo delle χρεΐαι.. απομνημόνευμα e χρεία.. dove erano utilizzate a fini didattico-pedagogici (a un livello piu basso) ο come materiale per la composizione di progymnasmata." ο "essendo stato rimproverato (όυειδιζόμευος) [. i grandi filosofi — Socrate e Diogene in testa — e tanti altri). sia in quella del proverbio breve e conciso.. la forma e gli usi della χρεία e studiando nello specifico.] egli disse.. i re — Filippo e Alessandro in primis — e. 139 Goulet-Caze 1992. quali "essendo stato interrogato (ερωτηθείς) [. di biografie ο di epistole (a un livello piu alto) 138 . Una chreia si prestava a vari tipi di manipolazione e poteva presentarsi sia nella forma ridotta dell'aneddoto edificante. come poteva accadere per le coppie Diogene-Demostene ο Diogene-Diagora.. 138 Kindstrand 1986 si sofferma. sia per l'introduzione a studi filosofici (in particolare di natura etica) e. p.. sia nella forma piu complessa dell'esercizio retorico ο del racconto autonomo inserito in un contesto piu ampio. Spesso nelle raccolte il nome del protagonista del racconto era omesso e le singole composizioni erano introdotte da semplici strutture formulari. soprattutto. «fut l'objet de recits differents composes apres coup. gli strateghi — Temistocle fra tutti —. Anche la somiglianza di due nomi poteva generare confusione. ancora. riflessioni ο sentenze scritte da autori famosi (che esprimono il pensiero dell'autore stesso ο quello di un personaggio nato dalla sua fantasia) 137 ." ο ancora "egli diceva (ελεγε) che. l'importanza delle raccolte gnomologiche per la celebrita di alcune figure di spicco del mondo antico (Diogene compreso) fu tale che «in 137 Bastianini 2003. infine.. Come rileva Kindstrand. il cui numero di apoftegmi fu ampliato a dismisura dalla tradizione tanto che gliene furono attribuiti molti totalmente estranei alia sua vera biografia che. per questo motivo. nella pratica forma della raccolta. cosa che permetteva facilmente sostituzioni e scambi di nome. sull'uso della chreia nelle scuole di retorica vd. Brancacci 2004. almeno il ricco studio di Hock . le fonti gnomologiche e le raccolte aneddotiche utilizzate da Diogene Laerzio.. nelle scuole.Ο'Neil 2002 e cf. 167.. jXR III. Luzzatto 2004. frasi. 418-425. ." e simili. cf. passando poi ad analizzare le origini. prima. 3978-3997 per la raccolta di chreiai del VI libro delle Vite deifilosofi di Diogene Laerzio. Nel mondo antico le chreiai erano molto amate dalle persone colte (che ne facevano tranquillamente uso nei loro discorsi all'occorrenza) e.] egli disse. di diatribe. aneddoti edificanti ο sentenze incisive riferiti a personaggi straordinari ο dal fascino particolare (ad esempio i Sette Sapienti. particolarmente apprezzati nell'antichita tanto quanto le γυώμαι. p. gli Spartani. Caso esemplare e quello di Diogene. pp. ce qui devrait enlever au lecteur toute illusion de pouvoir atteindre de fagon sure une quelconque verite historique» 139 ..

vd. Nascita e sviluppo della Timonlegende 53 some biographies they dominate absolutely. Un frammento di origine incerta di Favorino ( j r . Timon. anche di entrare nelle raccolte di sentenze a uso e consumo delle scuole di retorica e dell'edificazione popolare. and if they were to be removed. 20. Diogene e dunque «le grand heros des chries» (in ambito sia pagano sia cristiano)141 insieme a Cratete. 6. 369-380: le chreiai di Diogene sono utilizzate con frequenza in ambito cristiano come massime edificanti e hanno una vitalitä tale che le ritroviamo sia nelle raccolte gnomologiche bizantine sia nella tradizione araba. «partagent cette gloire» e che. supra. In uno degli apoftegmi della Wiener Apophthegmen-Sammlung. Timone risalta come misantropo affine al modello della commedia attica che l'ha consacrato tale143 : Τίμωυ ό μισάνθρωττος καταληφθείς ττοτε sis έρημίαυ κα'ι τοϋ καταλαβόντος είττόντος· «ώς ηδύ ή έρημία. pp.» εφη «εί μή σύ γε τταρής». a un tempo. l'indifferenza degli altri verso i malvagi: Τίμωυ ό μισάνθρωττος ερωτηθείς "διά τί ττάντας άνθρώττους μισείς" εΐττε" "διότι τους μεν ττονηρους ευλόγως μισώ" τους δέ λοιττους δτι ου μισοϋσι τους ττονηρούς"144. Laert. in particolare. 144 Una sentenza pressoche identica e in GV 272: ό αύτός ερωτηθείς διά τί [αύτός] τούς τε πονηρούς και αγαθούς μισεί εφη" "τούς μέν πονηρούς διά τήν μοχθηρίαν. Antisthenes and above all the Cynic Diogenes»140. «ont attire a eux Socrate. Bione e Menippo che. Di questa tradizione ci restano. 70. pubblicata nel 1882 da Wachsmuth (n° 115. 145 Cf. con lui. 219. 142 Oltramare 1926. Aristippus. Diogene fu catturato e condotto da Filippo di Macedonia e a lui che gli chiedeva chi fosse rispose: κατάσκοπος της σης άπληστίας (la polemica contro le δόξαι e la φιλοδοξία degli . 54) ricorda una sentenza di Timone contro l'insaziabilita (άττληστία) e la passione della fama (φιλοδοξία) degli uomini che potrebbe essere assegnata tranquillamente a Diogene: Τίμωυ ό μισάνθρωττος στοιχεία εφη τώυ κακών είναι άττληστίαν κα'ι φιλοδοξίαν145. 143 Questo apoftgema ricorda la storiella riferita in Plut. Mison et jusqu' au Thersite d'Homere. nel corso del tempo. Ant. 3 sulla salace battuta rivolta da Timone ad Apemanto in un'occasione in cui pranzavano insieme.6) e una serie di apoftegmi nei quali Timone e presentato come aderente alia setta cinica ο come un campione di misantropia. 2. infra. 118 Barigazzi) riporta una sentenza in cui Timone mostra di odiare sia la malvagita di molti uomini (il che ricorda la presentazione di Timone nella Usistratar.1) sia. cap. 140 Kindstrand 1986. little would be left in the form of biography for characters such as Anacharsis. gli aneddoti incorporati nel breve bios di Timone presentato da Plutarco nella Vita di Antonio (vd. 22). in tal modo. 141 Funghi 2004 (b). p. cap. Stobeo nel Fhrikgio (10. 2. τούς δέ αγαθούς δτι τούς κακούς ού μισοΰσιν". pour en faire des heros de chries»142. p. ρ. 43 = jXR V Β 27: dopo la battaglia di Cheronea. Diog. L'affinita caratteriale con i socratici e i cinici e il grande fascino esercitato sugli intellettuali hanno dunque reso Timone un protagonista delle chreiai permettendogli.2.

dopo aver fatto gettare un terrapieno sul mare". a Faro. Pelling 1988 ad loc. 558. 147 Brenk 1992. 9) menziona il rifugio alessandrino di Antonio definendolo Τιμώυειου: ω προσθείζ χώμα 'Αντώνιος έ'τι μάλλον προνεϋον sis μέσον τόν λιμένα επί τ ω ακρω κατεσκεύασε δίαιταν βασιλικήν. 1. 2-3). "abitazione sul mare" (Ant. che contro le convenzioni della vita in societä propugnava un ritorno alia physis e alia vita naturale: vd. dunque. Τιμώνειον αύτω κρίναζ τόν λοιπόν βίον. 291) ritiene possibile che il ritiro di Antonio avesse anche un motivo pratico. ήν Τιμώνειον προσηγόρευσε (τοϋτο δ' έπραξε τό τελευταΐον. In Ant. jXR III. 2. δν διάξειν έμελλεν έρημος τών τοσούτων φίλων). Timone e ricordato sia come misantropo sia come filosofo (Suid.6. 111-112. un appartamento regale (δίαιτα βασιλική) realizzato in cima (έττ' ακρω) a un terrapieno (χώμα) che avanzava verso il mare dal centro del porto (ετι μαλλου ττρουεϋου εις μέσου του λιμέυα). ττασαυ αϊρεσιυ). κα'ι αυτός φιλόσοφος. Piu in la Plutarco (71. p. L'interesse di Strabone e di Plutarco per la figura di Timone In alcuni capitoli della Vita di Antonio (69-70) Plutarco tramanda numerosi particolari interessanti sulla vita e la storia di Timone collegandoli alle vicende del triumviro Antonio146. Per Strabone il Timonion di Antonio era. εις τήυ θάλασσαν χώμα ττροβαλώυ. 24-25 Adler]): Τίμωυ. che chiama prima οϊκησις ευαλος. άττοστρεφόμευο«. p. Risulta chiaro. 48-56. allora. oltre che psicologico. 6-7 lo scrittore narra le cause che spinsero Antonio a imitare Timone dopo la disfatta di Azio e la fuga ad Alessandria. quello di sfuggire a eventuali attentati: la recente morte di Pompeo avrebbe costituito un serio awertimento in tal senso. che l'edificio in questione era un'abitazione (δίαιτα ο οϊκησις) sontuosa (βασιλική) che si ergeva solitaria su un terrapieno realizzato sul mare uomini e centrale nel pensiero di Diogene. per separarsi dalla societa che l'aveva deluso e lo disgustava profondamente147. Anche Strabone (17. e ricorda che questi. pp. 146 Bertram 1906. 4396 e nn. (p. 6). 70. "abbandono la casa sul mare che chiamava Timoneion". . "residenza sul mare" (Ant. 69. ό μισάυθρωττος. τ 632 [IV. "si costrui una dimora sulla riva. 465-468 e le testimonianze raccolte in jXR V Β 266-269). poi ευαλος δίαιτα. ήνίκα προλειφθείζ Οπό τών φίλων άπήρεν sis Άλεξάνδρειαν μετά τήν εν Άκτίω κακοπραγίαν. 2) ricorda che Antonio prima di suicidarsi τήυ μέυ ευαλου έκείυηυ δίαιταυ ήυ Τιμώυειου ώυόμαζευ έξέλιττευ. 69.54 Introduzione Nella Suda. pp. Anche Plutarco ricorda il terrapieno su cui era costruito il Τιμώυειου. οϊκησιυ ευαλου κατεσκεύαζευ αύτω ττερ'ι τήυ Φάρου. tradito nella fiducia dagli amici. infine.

p. 12 Foerster). 1). Paus. 16: si parla della simpatia per Alcibiade di Timone.2. Tyr. 1. 71. e del resto di una stretta amicizia fra i due personaggi non si trova piu traccia se non in Libanio (Deel. a imitazione della solitaria dimora che la tradizione assegnava a Timone 148 . 2. (7. 1: ταΰτα μεν ττερ'ι Τίμωνος άττό ττολλών όλίγα). 107 = Aristox. chiunque lo volesse.). e se ne rallegrava)149. 149 Luciano non menziona affatto Alcibiade nel Timone. 25. cap. la proposta fatta in una riunione dell'assemblea agli Ateniesi di utilizzare. infra. 70) esibisce la struttura di un bios alia maniera di Diogene Laerzio. 30. una frecciata maligna lanciata ad Apemanto durante il pranzo per la celebrazione delle Antesterie150. 22) prima citato («eine schwächliche Neuauflage der Plutarchianischen Erzählung»: Bertram 1906. 291 s. Negli aneddoti riferiti da Plutarco la figura di Apemanto brilla accanto a quella di Timone. ethos. anche se ηeWAntologia Palatino questi versi rappresentano il secondo distico di un epigramma di Egesippo (7. illustrato attraverso una raccolta di aneddoti: la spiegazione data ad Apemanto sul perche egli amasse cosi tanto Alcibiade (cf. p.C. 130 Wehrli: Άριστόξενος δέ φησιν εν Τοις 148 Per Adriani 1966. Laert. a tale componimento Plutarco ne fa seguire un altro. che presagiva che il giovane avrebbe presto portato gravi sciagure agli Ateniesi. 150 L'aneddoto riproduce il contenuto dell'apoftegma della raccolta di Wachsmuth 1882 (n° 115. il motivo della denominazione del Timoneion sarebbe «poco verosimile» per la prossimitä delle date della battaglia di Azio (31 a. L'accostamento del misantropo a tale personaggio deve esser fatto risalire a uno stadio antico della Timonlegende. Piccolomini 1882. come si deduce dai riferimenti su di lui nelle commedie di Piatone e Aristofane). 1. 313). insieme con l'epigramma tombale composto da Timone stesso per il suo τάφος. che comincia con il genos e l'epoca in cui il personaggio celebrato era vissuto (Timone era ateniese e visse gli anni della guerra del Peloponneso. sulla tradizione relativa alia dimora di Timone ad Atene vd.) e della morte di Antonio (30 a.7. 320) (vd. 269. supra. la sua lusinghiera presentazione in Max. 4 e cf. si ricorda poi la morte e la tomba del misantropo. p. una pianta di fico cresciuta in un suo fondo per impiccarsi. Plut. Nascita e sviluppo della Timonlegende 55 (εναλος). II capitolo successivo (Ant. che ritroviamo nellAntologia Palatino. cosa che risulta particolarmente interessante per il discorso sulle fonti di Plutarco e sul quale sara da tornare in seguito. che accentua la simpatia di Timone per Alcibiade fino a farla diventare passione sensuale: vd. .C. 1 Trapp: Misone e άνήρ σοφός σοφίαν oü ττολυρρήμονα οϋδέ λάλον. 49 e n.^/r. 2.3). poiche gia il peripatetico Aristosseno di Taranto sosteneva che Misone 151 fece del μισανθρωττεΐν una condotta di vita prendendo a modello la coppia Apemanto-Timone (Diog. Ε descritto di seguito 1. dove costituisce il primo di una serie di epitimbi per il misantropo. cap. Ale. p. che attribuisce a Callimaco. 151 Per tale figura famosa in etä imperiale vd. 255 e pianta a p. Plutarco infine ha cura di ricordare che le notizie da lui riportate su Timone sono solo alcune delle molte sul suo conto (Ant.

l'incontro fra Timone e Apemanto doveva awenire nei versi di qualche poeta comico attico. 1. e quindi adattissimo a dare «maggior rilievo al carattere di Timone. p. per cosi dire. διά τί μηδενός παρόντος γέλα. questo Apemanto andrebbe identificato. φάναι. ΔΓ αϋτό τοϋτο. la valvola di sfogo della misantropia di Timone 153 . 290 e Bertram 1906. Laert. 32. dotato di una natura piu umana e di uno spirito piu bonario e.56 σττοράδηυ ού ττόρρω σανθρωττεΐν yap). 87 (citato sopra)152. fra Timone ormai sganciato da ogni riferimento storico e un tipo umano simile a lui ma piu mite nella misantropia. L'episodio che vede protagonisti i due misantropi alia festa delle Antesterie definisce esattamente la natura del loro rapporto di convivenza: mentre Apemanto ricorda a Timone le gioie della vita e cerca di strapparlo via dal suo mondo di rancore e rabbia.C. perfettamente in grado di dare maggiore risalto al disumano modello di vita timoniano. Ippia Maggiore (286 b). che crede invece che questi sia in 152 La cosa era gia stata notata da Piccolomini 1882. 49: «Apemantus ist hier also der bloss äusserliche Menschenfeind. alia base di questa storia si trova un'idea che ritroviamo in un aneddoto riferito da Aristosseno su Misone (Diog. p. laddove si sostiene che persino un misantropo come Timone deve aver avuto la necessita di trovare qualcuno grazie al quale dar sfogo ai peggiori istinti e su cui riversare le piu crudeli invettive: la mente a questo punto ritorna alia connessione. 153 Bertram 1906. Di diverso awiso e Bertram. p. pertanto. 107-108): όφθήναι yoüv εν Λακεδαίμονι μόνον επ' ερημιάς γελώντα. con ogni probabilita proprio Apemanto. inoltre. p. Secondo Piccolomini. il figlio di quell'Eudico che interviene come interlocutore nell . all'interno dei quali il secondo sarebbe stato accostato al misantropo par excellence proprio perche «meno radicale in misantropia». che a lui si accosta sia per una speciale affinita spirituale sia per bieco opportunismo: egli e. Introduzione Τίμωυος αύτόυ κα'ι Άττημάυτου γεγονέναΓ μι- Apemanto ricompare in connessione con Timone in Plutarco e. dove si racconta che Timone si diede alia misantropia seguendo l'esempio di Apemanto (2. 49. a. che della misantropia rappresentava la quintessenza». manifestando con malignita il suo inguaribile desiderio di solitudine e isolamento 154 . Ippia Minore di Piatone. gia operata nel IV sec. Ά φ ν ω δέ τίνος ετπστάντος και ττυθομένου. questi risponde seccato. 1: έκ φιλανθρώττου μισάνθρωττος έ γ έ ν ε τ ο κ α ι τ ή ν Ά τ τ η μ ά υ τ ο υ έ μ ι μ ή σ α τ ο σ τ ύ γ α ) . U n a c c e n n o al l e g a m e c h e univa i due misantropi sembra anche da scorgere nelle parole di Cicerone in Lael. 23. e testimoniata dal sopraccitato Aristosseno. con l'omonimo personaggio menzionato da Piatone nell'Ippia Minore (373 a) e nell . Apemanto si configura allora come una sorta di compagno di viaggio di Timone. in Alcifrone. er hasst als Nachtreter Timons die Leute gewissermassen nur aus Theorie». 43 s. . 154 Come nota Bertram 1906. poco piu tardi.

si era compreso il ruolo decisivo svolto da Alcibiade per la rovina di Atene: «der komplizierte Bau der Legende lässt sogar erkennen. che detesta ogni compagnia e qualsiasi contatto umano. che Timone. 1. 256). "perche sapeva che un giorno sarebbe stato causa di molti mali per gli Ateniesi" (ειδώς δτι ττολλώυ Άθηυαίοις κακών αίτιος εσοιτο). p. 44 s. "mentre rifuggiva e respingeva la compagnia di tutti" (έκκλίυωυ δέ κα'ι διωθούμευος αττασαυ ευτευξιυ: Ant. La comparsa della figura di Alcibiade negli aneddoti plutarchei provoca una profonda incrinatura nel tradizionale carattere di Timone.. a questo punto. 292): Apemanto e giä un personaggio leggendario per il IV secolo (vd. dass wir es hier mit einem weit späteren Produkte rein reflektierender Spintisiererei zu tun haben». ancora dopo la sua morte. Poco piu in la (Ant. piu in particolare. 716): Moorton 1988 e Olson 2002 ad Ach. II collegamento fra Timone e Alcibiade poteva realizzarsi quando nell'animo degli ateniesi Alcibiade era ormai diventato il vero responsabile del declino di Atene. che nella Vita di Antonio plutarchea gli aneddoti che legano a Timone sia Apemanto sia Alcibiade appartengono. il collegamento fra Timone e Alcibiade va fatto risalire a un'epoca posteriore al 400 a. A buon diritto. contra Bertram 1906. a guerra finita. giä nel 425 a. quando. che Apemanto era l'unico che Timone talora frequentava (του δ' Άττήμαυτου μόνου ώς ομοίου α ύ τ ω κα'ι ζηλοϋυτα τήυ δίαιταυ εστιυ δτε ττροσίετο). C. p. Nascita e sviluppo della Timonlegende 57 Plutarco niente piu che una figura astratta e. un innoxius (άττήμαυτος per l'appunto) 155 . 70. Pelling 1988 ad he. Plutarco afferma. 156 Alcibiade fu uno dei bersagli favoriti dai comici e anche Aristofane. Hawkins osserva a proposito dell'uso 155 Piccolomini 1882.C. faccia eccezione per qualcuno e lo ami addirittura. Secondo Bertram 1906. a due tradizioni originariamente indipendenti l'una dall'altra. di aver causato la corruzione dei giovani fornendo loro un cattivo modello educativo. e n. per il quale Alcibiade non era di certo un κωμωδούμενος prediletto. pero. amava intrattenersi piacevolmente con il "giovane e temerario" Alcibiade (Άλκιβιάδηυ νέου δυτα κα'ι θρασύυ ήσττάζετο κα'ι κατεφίλει ττροθύμως). e fini per rappresentare. lo faceva definite εϋρύπρωκτοζ και λάλος dal coro dei maratonomachi del demo di Acarne (Ach. e che. pp. 3) Plutarco afferma.2. (p. . lo strumento adatto a far si che il desiderio di Timone di veder andare in disgrazia i suoi concittadini (ricordato da Aristofane nella Usistratd) si realizzasse156. dunque. 716 (p. con ogni probabilita. 50 s. in tal modo. che piu tardi confluiscono e vengono riferite entrambe alia Timonlegende. quando Apemanto gli domando la ragione di tale comportamento all'apparenza inspiegabile. Sembra auspicabile ipotizzare. Sorprende che il misantropo. 107) e. di conseguenza. Laert. infatti. 1. 70. rispose di amare (φιλεΐυ) quel giovane. 289-291. tale va considerato anche in Plutarco. cosi Alcibiade divenne un capro espiatorio per giustificare l'esito disastroso della guerra con Sparta. 2). un malvagio che aveva rinnegato il suo popolo e con il suo comportamento dissennato aveva causato la rovina della sua citta. Cosi come si continuo ad accusare Socrate. Diog.. cf.

he could also form alliances with those who opposed his enemies» 157 . il bios che Plutarco dedica a Timone 157 Hawkins 2001. p. 151. Laert. 51 s. esprime il desiderio di poter ancora rallegrarsi per uno spettacolo simile (ε'ίθε yap [εφη] ττάυτα τά δένδρα τοιούτου καρττόυ ήυεγκευ) 158 .58 Introduzione Strumentale della figura di Timone in Ar. il quale. che per Luciano e quello a cui apparteneva Timone (§ 7: αγνοείς Τίμωνα τόν Έχεκρατίδου τόν Κολλυτέα). in particolare per il dettaglio del τάφος reso άβατος dall'azione delle onde (Plut. 158 Bertram 1906. ώλισθε τά προύχοντα του αιγιαλού. 159 Cf. appartenente alia tribu Cecropide. come prova un altro aneddoto sul cinico riferito ancora da Diogene Laerzio. p. 6. 70. perche a questa spettava anche il demo di Collito. dunque. la carta dell'Attica con l'indicazione dei demi clistenici pubblicata da Whitehead 1986. p. ubica erroneamente la tomba di Timone nel demo di Halai Araphenides appartenente alia tribu Egeide. alia vista di un albero a cui si erano impiccate alcune donne.) ricorda solo il . (p. Luc. 285 e n. Lys. Questa identificazione era giä sconfessata da Piccolomini 1882. XXIII. Carattere del tutto aneddotico ha l'episodio in cui Timone prende parte a una riunione AeWekklesia e invita chiunque lo voglia a impiccarsi su una pianta cresciuta nella sua proprieta. 1. 6): τελευτήσαντοζ δ' αϋτοΟ και ταφέντοζ Άλήσι παρά τήν θάλασσαν. che il τάφος di Timone era stato innalzato lungo la riva del mare. 52). και τό κϋμα περιελθόν άβατον και άπροσπέλαστον άνθρώπω πεποίηκε τόν τάφον Sommando le testimonianze di Neante e di Plutarco si puo concludere. nel demo attico di Άλαι Άξωυίδης. 5. piu in particolare. Tim. Ant. 24) questi "non si stancava mai di ripetere che per affrontare la vita era necessario approntare la ragione ο un cappio (τταρασκευάσθαι δεΐυ λόγου ή βρόχου)". Pelling 1988 ad loc. L'isolamento della sepoltura di Timone e ricordato da Plutarco in maniera cosi simile a Neante che non possono esserci dubbi sulla dipendenza del primo dal secondo. sulla via che dal Pireo portava al Sunio (έυ όδω τη έκ Πειραιώς εις Ζωστήρα κα'ι Σούυιου φερούση) transitando accanto al promontorio Zoster e. che si estendeva tra ΑΙξώυη e Άυαγυροϋς alle falde dell'Imetto (cf. Probabilmente a ragione Bertram ritiene l'aneddoto derivato dalla commedia attica e lo paragona a uno simile relativo a Diogene (Diog. che «while Timon was always known to be at odds with society at large. 292 s. 7: Timone si era rifugiato in un fondo τταρά του Ύμηττόυ έυ τη ύττωρεία) e si distingueva dal demo di Άλαι Άραφηυίδες. Fritzsche III. p. Ε probabile che questo tipo di storie prendessero ispirazione dalla commedia (dove l'invito — tra serio e faceto — a impiccarsi era frequente) e venissero facilmente attribuite a personaggi singolari come Diogene. per il quale (6. XXVII s. p. In conclusione. che apparteneva invece alia tribu Egeide e si estendeva lungo la costa Orientale dell'Attica fra Άραφήυ e Φιλαΐδαι 159 .

1 (= FGrHist 84 F 2b) ne cita gli Ελληνικά a sostegno della notizia che la madre di Temistocle aveva nome Euterpe ed era originaria di Alicarnasso in Caria. per i quali nella Suda (che attinge da Esichio. 256). vicino all'odiema Voula. sarebbe un luogo adatto per la tomba del misantropo Timone. 251-257. 451 s. ed e altresi possibile che la fonte di Plutarco fosse proprio la biografia di Neante o. Alcuni commentatori moderni si dicono inspiegabilmente incapaci di scegliere fra l'uno ο l'altro dei due demi di Άλαί (vd. . [p. 70 de Timone dixit. poteva forse attingere a una ben piu vasta biografia di Timone. 71. forse quello di Neante 160 . 160 161 162 163 demo di Άλα'ι Άξωνίδης sulla costa occidentale dell'Attica. Bompaire 1958. 1. che a sua volta sfrutta verosimilmente la stessa fonte di Diogene Laerzio) si ricorda. come il compilatore della Suda. 251-257: «puo ottenersi l'ipotesi che Neante sia l'autore dal quale Plutarco attinse quanto racconta intorno a Timone nel § 70 della Vita d'Antonio e nel § 17 della Vita d'Alcibiade» (p. XXVII: «quaecumque ibi c. pp.2. vd. una compilazione che da Neante prendeva le mosse. 3). e che a questa stessa fonte attingesse forse anche Luciano per la stesura del suo Timone163. Nascita e sviluppo della Timonlegende 59 testimonia la grande curiosita che la figura del celebre misantropo suscitava nei circoli intellettuali della Seconda Sofistica. e tale uso si manteneva vivo ancora in epoca imperiale. cf.]). 681. p. la quantita di άττοφθέγματα sul loro conto reperibili nella fonte impiegata (Suid. dalla quale scelse solo i particolari piu curiosi ο interessanti. Kindstrand 1986. Plutarchus ex uno omnia hausit Neanthe». p. Piccolomini 1882. Plutarco conosceva le opere di Neante di Cizico: in Tern. come provano gli esempi della biografia di Catone il Vecchio di Plutarco (7. 2-8. 354. 1. p. 239-242. ρ. p. inoltre. anche il Timone di Luciano potrebbe essere modellato sui contorni del βίος perduto di Neante ο su una fonte similare. α 3908 [I. 10. forse. che in Diogene Laerzio le vite di molti filosofi sono seguite da lunghe liste di chreiai. di fronte a cui si trova un'isola deserta che. Se a quanto detto riferiamo cio che Plutarco afferma alia fine del proprio bios di Timone (Ant. Leo 1901. mentre vcvQuaest. pp. 171. p. le biografie ellenistiche contenevano una gran messe di aneddoti ο di detti integrati nel testo. θ 17 [II. 28 Adler]: άττοφθέγματα δέ αύτοϋ ττλεΐστα κα'ι άριστα. 2 (= FGrHist 84 F 10) ne menziona i Κατά ττόλιν μυθικά. conv. a suo giudizio. cosi giä Fritzsche III. come accade per Aristippo ο per Talete. le opinioni raccolte in Santi Amantini . Da quali fonti attingesse Plutarco non possiamo sapere con precisione: sembra probabile che il materiale della biografia timoniana di Plutarco e l'ordine con cui e presentato possa riassumere un bios originale perduto. 115: «Plutarch dem Neanthes nacherzählt». Come ricorda Kindstrand. "queste sono soltanto alcune delle molte notizie su Timone") capiamo che questi. Kindstrand segnala. 23 Adler]: άττοφθέγματα δέ αύτοϋ ττλεΐστα) 162 . la Vita di Svetonio di Vespasiano (22-23) e la Vita di Oemonatte di Luciano.Carena . al termine della breve sezione biografica loro dedicata. come e gia stato proposto dalla critica161.Manfredini 1995 adtoe. Secondo Piccolomini 1882. 1: τ α ΰ τ α μεν ττερ'ι Τίμωνος άττό ττολλών όλίγα.

[p. [p. che e poi accolta con favore da Piccolomini 1882.Steffelbauer 2000. 114]). άφιεμένην τήν λαμπάδ' εντεύθεν θεώ. Fra i commentatori di Pausania. Cantarella 1943 ad loc. [p.]. Beschi . 7). e. 395). Dover 1993 ad loc. il ττύργος Τίμωνος menzionato da Pausania sarebbe il ττύργος υψηλός che. a un tempo. Pausania descrive l'Accademia (1. (p. Prometeo e Atena. 380).60 Introduzione 2. (p. (pp. 165 L'edizione di riferimento per il testo delle Rane e quella di Dover 1993. Radermacher . [p. Frazer 1898 ad loc. In base a una proposta di identificazione risalente almeno alia seconda meta dell'Ottocento e seguita in modo pressoche univoco dall'esegesi aristofanea. n. 4. p. piu tardi.Blümner 1896 ad loc. 164 Una corsa con le fiaccole rientrava nelle gare sportive previste nelle feste in onore di Efesto. Campagner 2001 s. 287 s. καθέρπυσόν νυν εϊζ Κεραμεικόν. 130 e il pyrgos Timonos di Paus.Grilli 1996 ad loc. 810 [p. 84 s. 1. poi. dopo aver attraversato il Ceramico. cf. pp. 3). 207-209. nessuno prende in considerazione tale proposta identificativa: Hitzig . Eracle segnala a Dioniso come punto di osservazione privilegiato per la partenza di una λαμτταδηδρομία 164 e. prima di passare in rassegna i demi attici. (p. Casevitz . (p. Δ1. con le fiaccole accese. είτα τί. e la collina del Kolonos Hippios (1. . [p. Ra. [p. 156 s. come luogo ottimale per tentare un suicidio che conduca direttamente il dio nel regno dei morti (Ra. si avviavano di corsa verso la cittä. in cui entravano per il Dipylon. 206 s.].Pouilloux . 1. 327). e.w.Musti 1982 ad loc.]. 30. (p.Mandl . 433 s.Chamoux 1992 ad loc. Lys.Kraus 1954 ad loc.]. e. HP. dai principali commentatori di Aristofane (Kock 1898 ad loc. 30. τόθ' είναι και σύ σαυτόν. κάπειτ' επειδάν φώσιν οί θεώμενοι «είναι». 30. 129-133) 165 : HP. 68 s. (p. Beschi . λαμπαδηφόρος e λαμττάζ. 59]. Paduano . 1. 4). resta scettico van Leeuwen 1903 ad Ar. di contro. Per la dea tale competizione si teneva sia nelle grandi sia nelle piccole Panatenee: gli atleti attingevano il fuoco per le torce all'altare che Prometeo condivideva con Efesto all'mterno dell'Accademia. Flick .7. XXVIII pare essere stato il primo a proporre l'identificazione fra il pyrgos di Ar.. p.Musti 1982 ad he. Lecrivain 1904. 242-246. Pausania e la tradizione relativa al πύργος Τίμωνος in Atene Nel completare la descrizione di Atene. "che solo fu a capire che non esiste altro modo di esser felici se non fuggendo gli uomini" (δς μόνος είδε μηδένα τρόττου εύδαίμονα είναι γενέσθαι ττλήν τούς άλλους φεύγοντα άνθρώττους). 380). ricorda "in questa parte del territorio" (κατά τοϋτο της χώρας) la "torre di Timone" (ττύργος Τίμωνος). pp. 30. 167]. Sommerstein 1996 ad loc. HP.Siewert . 233). άναβάς επί τόν π ύ ρ γ ο ν τόν ύψηλόν — τί δρω. nelle Kane di Aristofane. Rizzo 2000 ad he. 391-393). giungevano sull'Acropoli fino all'altare di Atena: Paus. 30. 2 e Frazer 1898 ad he. 1-2) e la vicina tomba di Platone (1. Δ1. Fritzsche III.

che in origine comportava un'idea di lentezza e fatica. 2. la palude adiacente al santuario di Dioniso en l^imnais. Said 1997. Kore e Iacco 166 . una localita presso l'llisso dove si celebravano i piccoli Misteri in onore di Demetra. mentre. 113 s. "le piu antiche Dionisie" (Thuc. 156]. Da tempo gli studiosi hanno rilevato che l'itinerario di Dioniso delle Kane potrebbe trovare corrispondenza nella topografia ateniese. p. Nascita e sviluppo della Timonlegende 61 A ben vedere. il punto d'arrivo del percorso di Xantia e Dioniso. si ricostruirebbe altresi un per166 Russo 1984. come vedremo di seguito. 15. a sud-est dell'Acropoli. in cui questi sente il suono dei flauti e vede le torce degli iniziati ( w . quello dedicato a Herakles Akxikakos nel demo intramuraneo di Melite. p. il luogo palustre che Dioniso deve attraversare sarebbe. piu in particolare. facendo coincidere la casa di Eracle con un altro santuario ateniese dell'eroe. [p. Thiercy 1986. infine. 4). [p. Guarducci 1982. nel consigliare a Dioniso di recarsi al Ceramico partendo dalla propria abitazione. tale collocazione spiegherebbe bene perche Eracle. lungo le sponde dell'Ilisso. 274-277. pp. [p. da posizionarsi alle pendici sudoccidentali della collina dell'Areopago o. Se chiarissimo e il luogo di arrivo (pur con le incertezze derivate dall'esatta estensione del Ceramico). e mentre alcuni critici hanno solo genericamente indicato in Atene ο nei pressi della citta la dimora di Eracle e gli altri luoghi descritti dal commediografo. 312-322). "striscia subito verso il Ceramico". Travlos 1971. l'idea che Timone abbia edificato e abitato il ττύργος menzionato da Aristofane sembra essersi perpetuata nel tempo piu per una passiva accettazione della tradizione critica che per dati oggettivi. Taillardat 1965. invece. pp. pp. che aveva affermato (v. per altri esso e usato nel senso generico di 'andare' (Radermacher . pp.Kraus 1954 ad loc. Io rettificherei in minima parte questa ricostruzione. oscura e invece la localizzazione di quello di partenza. 168 Alcuni dei commentatori aristofanei ritengono che il predicato in questione. 348-350. 206]). una parte della critica ha voluto identificare la casa del semidio con il santuario di Herakles Pankrates collegato al ginnasio di Cinosarge. in cui si celebravano le Antesterie. Partiamo dall'esortazione rivolta da Eracle a Dioniso (v. 128) di non amare camminare (Del Corno 1985 ad toe. tale identificazione e alquanto improbabile ed e senz'altro possibile proporne una nuova. Lalonde 2006. sia usato in senso ironico da Eracle in risposta a Dioniso. "scendo giu": esso indicherebbe un preciso movimento dall'alto verso il basso di Dioniso. Dover 1993 ad toe. presso il pendio nordorientale della collina delle Ninfe 167 . piu probabilmente. § .. 163].2. sarebbe il Metroon di Agrai (o Agra). usi il verbo καθερττύζω. SuH'identificazione della casa di Eracle con il santuario di Herakles Pankrates vd. 86-93. col quale Aristofane voleva probabilmente ricordare il tipo di spostamento che un ateniese doveva compiere nel muoversi dal cuore di Atene in direzione del Ceramico e della zona extramuranea della citta a nordovest 168 . Hooker 1960. 167 Vd. 126. 325-327. altri hanno cercato di posizionarli in maniera piu precisa nel contesto urbano ateniese e. 129): καθέρττυσόν νυν sis Κεραμεικόν.

Beschi 1994. mentre con agora ci si riferi in genere a quella romana. 7. 772)171. ad esempio Papadopoulos 1996 (con bibliografia). p. in den. pp. 16-43. per le testimonianze letterarie relative al Ceramico vd.Siewert . come si e visto. spec. pp.C. infatti. 497. in cui si trovava il santuario di Eracle Alexikakos.Steffelbauer 2007. il cimitero pubblico istituito dagli Ateniesi per onorare i caduti in guerra: Travlos 1971. . A partire dall'epoca clistenica la strada che dalla cittä conduceva all'Accademia (larga nel primo tratto per lo svolgimento delle solenni processioni funebri) aveva ospitato lungo i lati il δημόσιον σήμα. Dal demo di Melite. 1005 p e r il predicate κατιών. che l'area del Ceramico e quella dell'Accademia vengono rigorosamente divise in tutte le testimonianze letterarie di eta preromana. 129 u n a precisa c o n n o t a z i o n e topograflca. il commediografo intende con questa denominazione l'area cimiteriale di fronte alle mura della citta (Av. a. Flick .M a n d l . che gia in antico erano sentite come distinte e che gli studiosi in epoca moderna hanno definito 'Ceramico esterno' (comprendente la necropoli e l'Accademia). 299301. figg. c o m e accade in Nitb. h a n n o acut a m e n t e ipotizzato che καθερττύζω esprima in Ra.Siewert . l'ampia area del settore nord-occidentale della citta di Atene. agora di eta classica.. p. 223 s. concludendo: "das G e l ä n d e mit d e m v o n der A g o r a nach N o r d w e s t streichenden Gefalle war jener Bereich der Stadt. che si indico con 'Ceramico' l'intera area dell. Che cosa esattamente un ateniese intendesse nel V secolo con la parola Κεραμεικός non e facile da stabilire169: dall'epoca dei Pisistratidi con tale toponimo si abbracciava idealmente. Ε da aggiungere. era collocata la torre di cui fa menzione Eracle. 238 s. In epoca classica il toponimo Κεραμεικός fu usato specialmente per indicate il cimitero di fronte alle mura di Atene: non a caso negli altri due luoghi dell'opera di Aristofane in cui e fatto esplicito riferimento al Ceramico. le mura fatte costruire da Temistocle nella prima meta del V sec. 115. 504 s. per cui e assai improbabile (per non 224). verso Agrai (vale a dire. L'area del Ceramico esterno veniva utilizzata per scopi funerari fin dal Medio Elladico: Beschi 1994. p. m a n ' h i n u n t e r z u g e h e n ' bzw. ci si dirigeva verso l'Accademia uscendo dalla porta del Dipylon e attraversando il Ceramico.M a n d l . p. D i recente Flick . e 'Ceramico interno' (con Y agora e le sue adiacenze) 170 .Siewert Steffelbauer 2000. Papadopoulos 1996. con la costruzione della nuova agora di Cesare e Augusto e con la necessita di distinguere i due differenti centri della citta. 169 Sulla questione vd. inoltre.Steffelbauer 2000. 170 T h o m p s o n 1984. da un contesto urbano a uno extraurbano. il quartiere di Atene nel quale. 395 e Eq. £ S 0 j 0 j n e t 4 imperiale. w e n n m a n im alltäglichen Sprachgebrauch ausdrücken wollte d o r t hinzugelangen. la quale comprendeva Y agora e la principale necropoli cittadina.62 Introduzione corso lineare che dal cuore di Atene tocca l'area paludosa lungo l'Ilisso per poi portare direttamente fuori dalla citta. attraversarono il Ceramico e lo divisero in due parti. 171 Wycherley 1957. p. cioe dal mondo dei vivi a quello dei morti). che si estendeva fino all'Accademia. p. nella fantasia aristofanea. da ultimi Ruggeri 2005 e Ruggeri . 391-424. in diesem Fall 'hinunterzukriechen' hatte".

Nascita e sviluppo della Timonlegende 63 dire impossibile) che quando Eracle invita Dioniso a strisciare verso il Ceramico voglia riferirsi a un'area compresa fra Accademia e Kolonos Hippios (come invece ipotizzano i moderni commentatori aristofanei equiparando la torre di Ar. A rafforzare l'opinione che Aristofane voglia riferirsi a una delle torri delle mura ateniesi in Ra. Pax 1287). la iunctura ττύργος υψηλός ricorre nell'Odissea (alia quale Aristofane vuol forse alludere) nella descrizione delle mura di cinta della citta in cui si trova il palazzo di Alcinoo (Od. 30. . come tempio ο come monumento funerario. Flick . In Aristofane il termine ττύργος e usato. che Aristofane menziona in Plut. Plut. la prima per descrivere le cime dei monti (Nub. 379). vd. Young 1956. come abitazione di fortuna. Av. ma per tre volte (Eq. Sappiamo che nel mondo greco il termine m/pyos poteva assumere una vasta gamma di significati. con l'intento di riferirsi.M a n d l . Besnier 1919. 793 e 1040. quella elevata" (του ττύργου του υψηλό υ). anche le testimonianze raccolte in LSJ 9 s. 4)172. 61-139 per le case utilizzate a scopi civili). 129-133 concorre il fatto che l'uso di indicare la cinta muraria di una citta facendo riferimento a una delle sue torri e gia omerico. riferendosi a un edificio utilizzato a fini militari (inserito nelle mura delle citta ο nelle fortificazioni costiere. 1. 1158-1162): Mastromarco 1977. π ρ ο ΰ χ ω ν (1). Ra.Steffelbauer 2000. come abitazione per famiglie benestanti (una casatorre celebre ad Atene era il ττύργος di Timoteo. 180. 174 Negli Uccelli il commediografo parodia la descrizione tucididea dell'erezione della cinta muraria di Temistocle (Thuc. pp. spec. Av. 1122-1167. θεόδμητοζ (1).2. le torri della cinta muraria ateniese furono usate dagli abitanti delle Campagne. anche perche tale attributo e attestato solo altre due volte nella sua opera. la seconda per le possenti mura di difesa con le quali si proteggono le citta (Av. 130 con la torre di Timone di Paus. nei restanti 12 l'aggettivo e ύψηλός (5 casi).v.Siewert . 180 prima citato. p. quella delle Rane. 1. 173 Nowicka 1975 (spec. fra l'altro. e. a eccezione di Plut. 1162. infine. θείος (1) e μέγας (1). 130. 89-93) e descrive la cinta di Nubicuculia sul modello di quella temistoclea che proteggeva Atene ( w . non solo si riferisce costantemente a una struttura integrata in un circuito murario. piii in particolare. 6. per l'awistamento) ο con funzione di rifugio ο di difesa (specialmente nelle zone minacciate dai pirati). Passiamo ora al suggerimento rivolto da Eracle a Dioniso a scalare "la torre. Durante la guerra del Peloponneso. dove Aristofane usa per la descrizione della torre l'aggettivo υψηλός. o. πύργος. a un edificio imponente. come Aristofane stesso ricorda nei Cavalieri ( w .]['epos omerico. accorsi in citta per trovare protezione e riparo. 279). cf. cinque volte (Eq. 1162) e sfruttato in riferimento alle mura ateniesi 174 . 793 e 1040. probabilmente. 262-263) 175 . εΰδμητος (3). oltre che in Ra. Alle testimonialize appena citate e da aggiungere. a mio awiso. In O m e r o la parola π ύ ρ γ ο ς ha 44 attestazioni: in 32 casi il termine non e accompagnato da aggettivo. 172 Cf. 175 II nesso e tipico de. 180 come esempio dei vantaggi materiali offerti dalla ricchezza). 241. come parte di un edificio 173 .

in virtu della sua posizione isolata e del suo stato di abbandono. 24 [p. nelle Rane. Ε verso il Dipylon. nella fantasia aristofanea. pp. sia perche non si puo stabilire se l'edificio visto da Pausania esistesse gia all'epoca di Aristofane. In definitiva. sia perche. 348. l'edificio fu collegato dalle credenze popolari al solitario misantropo ateniese176. del resto. sembra improbabile che la torre di Timone ricordata da Pausania possa essere identificata con la torre menzionata nelle Rane. tale identificazione aderirebbe meglio sia alia situazione descritta nella commedia aristofanea (le torri delle mura ateniesi dovevano rappresentare un punto di osservazione ottimale per ammirare la corsa con le fiaccole che partiva dall'Accademia. in particolare quelle che circondavano il Dipylon. Nella Vita di Viatone che 176 Bertram 1906. dovevano probabilmente iniziare il loro percorso all'interno delle mura di Atene). in particolar modo se si considera che Dioniso e Xantia. Monumenti maestosi e misteriosi hanno sempre stimolato la fantasia popolare e sono stati messi in connessione con personaggi famosi: ad Atene basti ricordare il caso del monumento di Lisicrate. probabilmente il Dipylon·. 56-60. 178 Bertram 1906. e solo molto piu tardi. 636 . 1089-1098). 177 Travlos 1971. a cui Aristofane stesso sembra alludere in Ra. 59 s. epist. per cui tali strutture dovevano costituire all'epoca della rappresentazione delle Rane un elemento particolarmente importante della vita quotidiana degli Ateniesi. 288 s. 30) non paiono affatto pertinenti agli elementi della topografia ateniese ai quali il commediografo allude. Per Piccolomini 1882. i riferimenti del periegeta alia zona extramuranea di Atene nel primo libro della sua Descri^ione della Grecia (1. p. che si dirigevano gli atleti che si cimentavano nella lampadedromia. p. p. e lo stesso Aristofane. l'origine di tale dettaglio biografico risalirebbe alia XIV epistola pseudoplatonica (Socratic. 1089-1098). II silenzio delle fonti circa la 'torre di Timone' fino in epoca imperiale invita a credere che il m/pyos Τίμωυος segnalato da Pausania non ebbe alcuna relazione con Timone mentre questi era ancora in vita. che in epoca medievale divento 'il candeliere di Demostene' ο 'la lanterna di Diogene' 177 . come si e visto. appare plausibile che Aristofane nelle Rane intenda citare una delle torri della cinta muraria ateniese. In eta tarda fu probabilmente la notizia dell'esistenza di un m/pyos Τίμωυος nelle immediate vicinanze dell'Accademia e della tomba di Piatone che origino la favola di un legame fra il misantropo e Platone178.64 Introduzione 792-796). ricorda che di fronte al Dipylon gli abitanti del Ceramico erano soliti riunirsi per assistere alia competizione e per percuotere i concorrenti che arrivavano ultimi (w. Di contro. sia ai riferimenti alia topografia ateniese contenuti nella commedia (la menzione di una torre elevata innalzata presso il Ceramico doveva immediatamente richiamare alia mente del pubblico una di quelle incorporate nella cinta muraria ateniese.

tramandati con il commento all''Alcibiade platonico di Olimpiodoro (di VI secolo). e piu tardi si pote addirittura pensare che questi la utilizzo come suo rifugio. pero.2. e che Timone trovasse in Platone uno spirito affine al suo (come gia era successo nella tradizione per Alcibiade e Apemanto).] ττάνυ ευμενώς ήνεγκε τήν τοΰ Πλάτωνος συνουσίαν). Cosi una torre che si ergeva solitaria nei pressi di Atene prese il nome dal celebre misantropo Timone. 18-32 Westerink Trouillard). cap. (Platone) fondo nei pressi dell'Accademia una scuola [. supra.) toglie. si riferisce di un'amicizia fra Timone e Platone (2. sub 5) e non puo assegnarsi specificamente a Neante (come vuole Piccolomini 1882. confutata anche dal fatto che la tradizione della dimora solitaria di Timone nasce probabilmente dalla fantasia di Luciano (vd. pp.] e Ii Timone aveva relazione con il solo Platone". che pur essendo intrattabile con tutti [. 283-288). "giunto ad Atene. 147 Westerink): άφικόμενος δ' εις τ ά 'Αθήνας διδασκαλεΐον έν τη 'Ακαδημία συνεστήσατο [. non appena ritornato ad Atene. il cui autore e anonimo.] κα'ι μόνω τ ω Πλάτωνι ένταϋθα Τίμων συνήν..2. p. ... in cui Platone in prima persona narra di aver abbandonato la cittä seguendo l'esempio di Timone: da questo documento la tradizione letteraria posteriore avrebbe derivato l'identificazione d e l p y r g o s presso l'Accademia con il pyrgos di Timone: la necessitä di assegnare l'epistola pseudoplatonica a etä imperiale inoltrata (cf. "presso il ritiro di Timone il misantropo. similmente. cap. Nascita e sviluppo della Timonlegende 65 precede i Προλεγόμενα της Πλάτωνος φιλοσοφίας. 24 s.] sopporto con grande benevolenza la compagnia di Platone" (ττλησίον τοΰ κ α τ α γ ω γ ί ο υ Τίμωνος τοΰ μισανθρώττου" δς δυσκόλως εχων ττρός ατταντας [. Hercher]). infra. validitä all'ipotesi di Piccolomini. si racconta che Platone fondo l'Accademia (συνεστήσατο διδασκαλεΐον). 2.1. Nella tarda elaborazione della fabula Timonis si immagino che due personaggi vissuti in epoche diverse come Platone e il burbero misantropo Timone instaurassero un rapporto di amicizia.... 3. Nei Προλεγόμενα (4...

e. II Timone di L u c i a n o 3. fra i quali: Rabaste 1865. . 30 s. non e facile risalire al preciso ipotesto di riferimento di Luciano. II Timone di Luciano e la tradizione letteraria: il problema delle fonti II problema delle fonti sfruttate da Luciano per la composizione del Timone e stato ampiamente dibattuto dagli studiosi.1. Ziegeler 1872. in che misura l'autore dipenda dalla Timonkgende e quale sia stato. 180 Schulze 1883. p. ut unum poetam ceteris neglectis Lucianus imitatus sit».: «Timonis quoque Lucianei argumentum maxima ex parte sumptum est a comicis. segnalava alia base del Timone non uno solo. la maggior parte dei critici che si sono cimentati con il Timone nel periodo a cavallo fra l'Ottocento e il Novecento lo hanno ritenuto l'imitazione 179 I rapporti fra Luciano e la commedia attica furono indagati in una serie di studi realizzati fra la fine del XIX e gli inizi del XX sec. Kock 1888. Per cio che riguarda. sia per la natura di molti temi e situazioni appartenenti al repertorio tradizionale degli autori comici e non certo esclusivo di un commediografo in particolare 179 . Deila Stella 1919.. tuttavia.3. La difficolta di determinate se Luciano per il Timone abbia adattato una ο piu commedie antiche ο abbia solo desunto spunti dal repertorio comico e Ii abbia poi cuciti insieme o. se una commedia perduta gli abbia fornito la maggior parte del materiale di cui si e poi servito ha dato cosi vita a una vexata quaestio che gli studiosi hanno cercato di dirimere avanzando le ipotesi piu diverse. Nonostante voci isolate come quella di Schulze. Ledergerber 1905. Schulze 1883. innanzitutto. ancora. il quale. ma piu ipotesti comici180. e evidente che il Timone tradisce numerose influenze e suggestioni desunte dalla commedia. in particolare. con estrema prudenza. il suo personale apporto all'arricchimento di quest'ultima. in secondo luogo. sia per le difficolta oggettive dovute al naufragio di tanta parte della produzione comica. se Luciano abbia riadattato un modello della commedia attica oppure abbia rielaborato la biografia di Timone consegnatagli dalla tradizione consacrandola in forma dialogica. sed non ita. il debito di Luciano nei confronti dei comici. Legrand 1907 (b) e 1908. nel tentativo di chiarire. In gran parte dei casi. invece.

p. in particolare. reduit sans doute aux proportions necessaires du dialogue. tutte tipicamente 'teatrali'. cf. era perlomeno immaginabile che una commedia gli avesse suggerito struttura e disposizione delle scene per la realizzazione del Timone. al tempo stesso.3. p. 182 Bolderman 1893. mais laissant apercevoir aisement la multiplicite de situations et d'incidents» che la commedia di riferimento doveva comportare181. pero. sottolineando come. p. 183 Kock 1888. pero. p. 185 s. a quanto ci risulta. ma cio non basta a considerarlo modello di Luciano. ci sono due diverse ipotesi per spiegare la genesi del Timone (per nessuna delle quali.che scrisse un Timone..: «Bau und Gliederung sehen durchaus nach der Erfindung eines Komikers aus. Antiphanis fabulam a Luciano in Timone expressam esse coniicias». . che 181 FCG I. UAntiphaneshypothese continuo a fare proseliti (come Bolderman) ο piu semplicemente a suscitare interesse (in Helm ad esempio)182.a quanto si sa . 74. dal momento che tale dialogo si poteva comodamente suddividere in una serie di sequenze. pero. 48 e Mesk 1915. 184 Kock 1888. Meineke. 2) anche se non si aveva notizia di altri drammi che da Timone potessero prendere il titolo. alcuna spiegazione a conforto della sua tesi. 186 e n. grazie alle antiche tecniche di regia non sarebbe stato difficile mettere in scena la trama del Timone lucianeo. automaticamente. 67. Per Kock. ut equidem opinor. p. ma. II primo di questi fu. «mettant a profit quelques souvenirs d'Aristophane» (dal Pluto) per creare un proprio Timone. p. Molti hanno pensato. 328: «ceterum haud inepte. ma piu per una semplice suggestione alimentata dall'omonimia. Kock ne salvava. scheint mir die natürlichere Annahme». p. in der Timon die Hauptrolle spielte. anche se gia Kock (seguito piu tardi da Mesk e dalla maggior parte della critica) aveva giudicato tale ipotesi indimostrabile per almeno due ragioni inoppugnabili: 1) la semplice esistenza di una commedia di Antifane chiamata Timone non era sufficiente a far ritenere. Dass Timon aber in diesem Stück die Hauptperson war. dietro cui si poteva riconoscere «tout un drama. und darum nicht Antiphanes als sicheres Vorbild anzusetzen. che Luciano l'avesse letta e ne avesse fatto uso. p. 2: «ob das die einzige Komödie gewesen ist. Messa da parte l'ipotesi di Meineke. 107 s. 50 s. Croiset 1882. Anche per Croiset Luciano aveva sfruttato la tradizione relativa al misantropo ateniese «s'inspirant sans doute du Timon d'Antiphane». pur non essendo possibile risalire al modello comico utilizzato da Luciano. in realta. e da coinvolgere direttamente l'omonima commedia di Antifane): 1) Luciano poteva aver sfruttato una commedia intitolata Timone ο 2) poteva aver rielaborato un dramma contaminandolo con la Timonkgende. der Inhalt gehört ohne Zweifel zum grossen Theile Lucian». che non addusse. cio non voleva dire che questi non fossero mai esistiti183. in mezzo alle quali solo il dialogo fra Hermes e Pluto (§§ 20-31) appariva un po' troppo lungo e triviale184. ist natürlich fraglich. II Timone di Luciano 67 di un modello comico ben preciso. almeno la sostanza. per Helm 1906.: Antifane e il solo . che il perduto Timone di Antifane fosse il modello di Luciano. che per dati realmente probanti.

A un rapporto diretto fra il Pluto e il Timone pensavano piu tardi anche Fritzsche. 67. invece. 2. Croiset e Allinson 189 e. altri si rivelano del tutto apprezzabili (in particolare Plut. alcuni brani conserverebbero evidenti tracce di metri di matrice comica 185 . dato che sulla scena non potevano agire piu di tre persone alia volta. Ar. fra l'altro. 48 s. osservava che nel Timone erano recuperati immagini. . Mesk 1915. pp. 48-53. non trova pero fondamento di fronte a un'analisi delle singole scene del dialogo e a un confronto con altri dialoghi lucianei. n. 469 ss. ad esempio. In piu. La cosa era dimostrata gia da Mesk. 20 e 23 s. Plut. il quale rilevava fra il Timone e 1'άρχαία molti punti 185 186 187 188 Kock 1888. avrebbe potato esserci 1'έσχατιά con la dimora di Timone. idee e tecniche che il lettore di Luciano riconosceva come peculiari dello stile dell'autore 186 . 850-950/Tim. 910-958: le accuse del sicofante Nicarco). 122. la relazione fra il Timone lucianeo e il Pluto di Aristofane. ai due scritti sono comuni i motivi della cecitä di Pluto (topos) e dei maltrattamenti subiti dal dio a causa di avidi e scialacquatori {Plut. il quale. cf. 12-13) 188 . Ledergerber. indimostrabile. il paragone fra il Timone di Luciano e il δίκαιος άυήρ di Aristofane). 1./Tim. L'ipotesi di un collegamento fra Antifane e Luciano si rivela alia prova dei fatti. la pretesa di rintracciare nel Timone trimetri giambici creati a seguito di tagli ο aggiunte al dettato di Luciano appare oggi totalmente inaccettabile e si basa. 1. Sicura appare. 234244/Tot. p. infine. invece. Ziegeler 1872. p. la rappresentazione dell'Olimpo. su un procedimento che lo stesso Kock aveva in precedenza ritenuto infondato. fin dall'inizio della moderna attivita esegetica su Luciano. come vuole Kock. a destra degli spettatori. Gia Ziegeler segnalava alcuni punti di contatto fra le due opere sostenendo che «si inspicimus Luciani Timonem. 234-244/Tim. pur se alcuni dei paralleli da lui proposti sono da respingere (improbabile appare. Ach. Allinson 1927. Croiset 1882. dunque. sarebbe stato naturale che il congedo di Hermes venisse realizzato poco prima di quello di Pluto (§ 40) per permettere all'attore di cambiarsi per interpretare un nuovo ruolo. p. e n . XXXIX. il Demea del Timone ricorda il sicofante del Pluto (Plut. modelli.: le vicende di Timone sono simili a quelle del δίκαιος άνήρ di Ar. Pluti exemplum expressa esse infitiari non possumus» e. Luciano riproduce Aristofane anche nella descrizione di Penia (Plut. pp. a sinistra. 49-53. soprattutto. p. sulla base di una puntuale analisi testuale. criticando il tentativo di Piccolomini di ritrovare tracce di metrica nei bioi di Neante e Plutarco dedicati a Timone 187 . 189 Fritzsche III. 114 s. 823-849. per quanto non improbabile. Penia potrebbe essersi mossa con un parachoregema. 12-13). Kock 1888. L'idea di una rielaborazione meccanica dell'impianto formale e della trama di un dramma attico nel Timone di Luciano. permulta ad Ar. 33). p. Nel Timone.68 Introduzione aveva bisogno solo di un apparato simile a quello della Pace di Aristofane: sul palcoscenico.

3) le peripezie di Timone riprodurrebbero quelle del δίκαιος άυήρ di Plut. 4) Timone aveva la meglio sulla teoria di parassiti che accorrevano da lui.192. 823-849. p. pp. Ledergerber istituiva cosi una fitta serie di paragoni fra il Pluto. sarebbe seguita una serie di scene in cui 1) Hermes conduceva Pluto dal misantropo su ordine di Zeus. 2) Luciano dedurrebbe da Lys. 192 Anche Helm 1906. un'influenza diretta del primo sul secondo191. gli Acarnesi e la Pace di Aristofane da una parte e il Timone di Luciano dall'altra. Gia Helm. nella pretesa di volere rintracciare a ogni costo un modello preciso per i temi. pp. 191 Helm 1906. 132-135: molte delle somiglianze rilevate da Ledergerber fra Luciano e Aristofane sono «lointaines ou insignifiantes». 5) gli Acarnesi e la Pace avrebbero ispirato a Luciano determinate scene e alcuni temi del dialogo.C. cosi come sul fatto che molti dei paralleli che si potevano istituire fra Aristofane e Luciano fossero di portata talmente generale da risultare difficile ipotizzare. per il resto «das Beweismaterial scheint auf den ersten Blick bedeutend. 1547-1549 (forse) l'odio di Timone per gli dei. Mesk 1915. i paralleli da lui istituiti peccano di una eccessiva mania di esclusivita. In seguito. II Timone di Luciano 69 di contatto circa i temi sviluppati e le modalita di composizione e di espressione. Legrand riteneva di poter rawisare dietro la struttura del Timone un originale comico perduto in cui. del resto. dopo un'accurata disamina della proposta di Ledergerber. 188 s. 2) Timone maltrattava i suoi visitatori. il modo in cui 190 Ledergerber 1905. 4) il sicofante di Plut. Secondo lo studioso. p. contra Legrand 1907 (a). 111-113: i personaggi di Pluto e Penia in Luciano paiono realizzati sul modello di Ar. 3) Pluto riusciva a farsi accogliere da Timone. Pur restando valida l'intuizione di Ledergerber. in particolare. 50-52. Un dato importante a favore di questa ipotesi sarebbero le frequenti allusioni nel Timone a eventi compresi in un arco di tempo limitato agli anni 430-424 e a celebri personalita ateniesi della seconda meta del V secolo a. per loro tramite. Plut. 820 la rovina di Timone per l'eccessiva prodigalita e da Av. pp. ma piuttosto a . 14-33. le immagini e i luoghi piu significativi del Timone (anche se interessanti appaiono le similitudini rilevate fra il Pluto e la Penia di Aristofane e i corrispondenti personaggi di Luciano) 190 . ritenendo il dialogo lucianeo frutto di una contaminazione ben architettata tra le commedie aristofanee. allein die Uebereinstimmungen sind meist wiethergeholt und geringfügig oder betreffen die Komödientechnik im allgemeinen». 186 segnalava che la storia narrata da Luciano si adattava a una precisa collocazione cronologica che non poteva risalire alio scrittore. 1) i ruoli di Pluto e Penia sarebbero ripresi dal Pluto e incorporati nella fabula Timonis con un arricchimento delle caratteristiche di Pluto e una maggiore importanza concessa a quest'ultimo rispetto a Penia (in maniera esattamente opposta a quanto accadeva in Aristofane). A un contesto comico poteva ricondursi. 845-950 somiglierebbe al retore Demea di Tim.3. inoltre. invitava a riflettere sulla difficolta di rintracciare i modelli comici del Timone di Luciano. agli iniziali lamenti di Timone.

108-110 e 113 s. II. 25 quello di Alessandro Magno.. Fa oggi sorridere. Europa. pp.. 299. 161237. Legrand desumeva da questi presupposti che Luciano si era servito di una commedia composta intorno al 425 e. che del V a. Bompaire 1958. circa 90 la guerra peloponnesiaca. Anche l'ipotesi di Legrand. false accuse degli uomini che danno la colpa ingiustamente alia fortuna).Said 2006. di un dramma di Piatone Comico. naturalmente. pp. pp. sull'uso dei temi storici nella Seconda Sofistica cf. Cleofonte) e lo stesso Zeus Jo. 195 Russell 1983. 70. 106-128: dei circa 350 temi di storia impiegati dai declamatori.70 Introduzione era presentato Timone (dal carattere simile ai selvaggi protagonisti degli Agrioi di Ferecrate). Zeus kakoümenos). ma si ferma a considerate piu che altro quel disordini morali propri piu del II secolo d.C. piu in particolare. Questa commedia di Piatone sarebbe stata rielaborata forse gia in antico da Aristofane nel Pluto. per la pretesa di voler rintracciare a tutti i costi un unico modello comico come fonte esclusiva del dialogo194. sia. cf. i temi morali sviluppati nel dialogo (iniqua distribuzione della ricchezza. potenza dell'oro. Della Stella 1919. non necessariamente comiche. 1-2). dovrebbe la scena essere ricollocata nel suo ambiente storico. e cio Spiegherebbe i paralleli che si ritrovano fra il Timone e il Pluto di Aristofane 193 . 43 riguardano le guerre persiane. Contro il riutilizzo di una commedia di Platone comico da parte di Luciano si era giä espresso Hirzel 1895.C. pp. Anderson 1989. ma ne in tutto il monologo di entrata ne altrove Timone fa alcun cenno relativo a questa guerra. come la diatriba popolare ο la satira menippea). in particolare. per giunta. . che la un modello comico da lui preso in prestito. p. che aveva portato sulla scena celebri protagonisti della scena politica della sua epoca (Iperbolo. Pisandro. 107). 125 il periodo demostenico. le obiezioni alia Piatonhypothese di Legrand in Mesk 1915. Njx makrn. Ant. dal momento che e da tempo ben noto che ogni pepaideumenos di eta imperiale viveva nella glorificazione del passato della Grecia classica e non estendeva quasi mai i suoi interessi e i suoi riferimenti oltre l'epoca di Alessandro Magno 195 . 159: «per mezzo di accenni relativi alia etä della guerra peloponnesiaca. l'asserzione che Luciano non avrebbe potato introdurre nel Timone «quelque chose d'aussi inutile et d'aussi suranne» come i riferimenti storici all'Atene di V secolo ivi presenti. sia per l'estrema genericita dei temi che secondo Legrand il Timone condividerebbe con Yarchaia (temi che Luciano poteva attingere da fonti disparate e. e tuttavia da respingere sia per la mancanza di elementi di confronto fra il presunto modello perduto e Luciano. 193 Legrand 1907 (a). la parodia mitologica. 137-145. per quanto ben articolata. si lamenta del disordine del mondo e della incuria degli dei. infine. Konstan . oltre. ad aver trattato di Timone (Plut. 194 Vd. p. pochissimi altri l'eta ellenistico-romana (p. ma questo dato assolutamente soggettivo si rivelava finalizzato solo a dar forza alia teoria di un originale comico perduto alia base del Timone. Zeus stesso per scusare la propria trascuratezza verso 1'Attica trova motivo sufficiente in quelle gare di parole e in quelle contese di filosofi divenute piu che mai violente nel periodo della nuova sofistica».

90-93. poco piu tardi. infatti. 16. mentre Timone e ricco. pp. in maniera tale che in un ampio numero di casi l'ipotesto citato e riconoscibile.C. Per tornare al caso del Pluto.11-12). segnala che in Tim. II topos della ricchezza che benefica gli ingiusti e usato da Aristofane (Plut. l'atmosfera di una commedia deWarchaia. bensi di scrivere un 'anti-Pluto': nella commedia aristofanea. insieme all'antiquaria196 e che. ancorando cronologicamente il suo dialogo a un luogo e un tempo determinati — l'Atene dell'inizio della guerra del Peloponneso — tramite una fitta serie di riferimenti storici fra i quali il piu interessante e in Tim. il tema della proverbiale vista di Linceo {Plut. 10 Luciano rielabora una serie di motivi a lui cari unendoli insieme (cf. Cremilo decide di sowertire l'ordine costituito e da povero diventa ricco grazie all'attuazione di un piano appositamente messo a punto. 24). del tutto inutile pensare a un unico ipotesto di riferimento e bisogna. 199 Anderson 1976 (b). . i caratteri dei due eroi Cremilo e Timone sono. del tutto diversi e. sia nell'Icaromenippo (§ 12) e nel Caronte (§ 7). dunque. 48. piu in generale. p.3. 90 s. addirittura. mentre in molti altri e rischioso o. 30) e da Luciano (Tim.C. pp. Schwartz ha rilevato nel Timone una sicura influenza deWarchaia nella scena finale del dialogo (§§ 45-58). conf. piu nel dettaglio. J. ogni sofista — Luciano compreso — era abile a destreggiarsi nella riproposizione di exempla storici ο mitologici di cui esistevano liste-tipo in uso nelle scuole di retorica. Luciano decide di ricreare nel Timone. 197 Giä Anderson 1976 (b). 14). nella scenetta in cui Pericle — ormai defunto — protegge Anassagora deviando il fulmine che Zeus gli scaglia contro (a tal riguardo. che lo rielabora altrove (J. nel tentativo non di emulare il modello. ad§ 10. ritenendo. 102-107. tr.)197. se consideriamo che lo statista ateniese muore nel 429 a. ipotizzare che l'autore si sia lasciato suggestionare da letture diverse. 10. ha notato che la dipendenza del Timone dai modelli dell . 196 Baldwin 1973. che ha segnalato le relazioni intercorrenti fra Aristofane e Luciano e. infra comm.C. diventa povero in un secondo momento e solo a malincuore (e non per sua scelta) torna in possesso di nuove ricchezze. Gall. in particolare. per di piu. 198 Schwartz 1965. possiamo datare il tempo in cui Luciano mette in scena la storia di Timone precisamente al 429/428 a. Anderson puntualizza che Luciano attinge dal dramma di Aristofane solo cio che serve ai suoi interessi. archaia si realizza a vari livelli. Un lucido giudizio riguardo al rapporto del Timone con la commedia e stato proposto. 75-95. e che il filosofo non gli soprawive che di un anno. piuttosto. ma per altri si puo evocare anche un'origine diversa199. certi particolari sfruttati nel Timone possono esser stati presi dal Pluto. pp. infine. che per il ritratto dello stoico Trasicle (§§ 53-58) Luciano abbia preso in prestito elementi desunti dai Κόλακες di Eupoli e dai Φιλόσοφοι di Filemone198. 210) ricorre sia nel Timone (§ 25). da Anderson. II Timone di Luciano 71 storia era una delle grandi passioni del II secolo d.

p. realizzando da questo insolito miscuglio (tipico della sua produzione letteraria) un prodotto originale201. 4) il grande confronto 'filosofico' fra Timone e Pluto (§§ 34-39) produce una frattura nel carattere dell'eroe e viene inserito da Luciano nella narrazione. 2) dei due monologhi di Timone. contra Helm 1906. il cherende impossibile misurare l'utilizzo da parte di Luciano del bios di Neante tramite il confronto indiretto con Plutarco). 2: Luciano non ha affatto attinto da Plutarco (e per suo tramite da Neante). Leo riteneva.72 Introduzione Un'altra corrente della critica ha esaminato i rapporti fra il Timone di Luciano e l'evoluzione della leggenda di Timone posteriore alia sua presentazione sulle scene comiche. Plutarco utilizza solo alcuni degli aneddoti della biografia di Neante. piuttosto. tuttavia. per divulgate idee di ispirazione cinica gia presentate in altri scritti. ritroviamo sia il desiderio di Timone di vedere i concittadini impiccati [§ 45: αγχόνη γ ά ρ άν τό π ρ α γ μ α γένοιτο αϋτοϊζ]. 112-117: «von Timon bleibt nicht viel mehr als ein zeitloser Name. nello specifico. 201 Mesk 1915. in particolare. come una sorta di 'cuneo'. che non l'include nell'elenco degli autori citati ο rielaborati nei Oiahghi per il fatto che le opere filosofiche di Teofrasto non sarebbero state fra le letture scolastiche di Luciano 202 . 64 s. come Householder. La conoscenza di Teofrasto da parte di Luciano e decisamente negata da alcuni studiosi. pur puntualizzando che Luciano puo aver avuto familiarita con 200 Leo 1901. in piu. Altro aspetto della Quellenforschung relativa al Timone di Luciano e quello dell'eventuale influenza di Teofrasto e della letteratura peripatetica nella manipolazione letteraria del carattere di Timone. 1: τ α ϋ τ α μεν περί Τίμωνος άττό π ο λ λ ώ ν ολίγα]. deren Kind er war» (p. al ritratto del finto filosofo stoico ai §§ 54-58). che il dialogo fosse debitore della lunga tradizione biografica inauguratasi con Neante di Cizico200. ma risultano essere una originale rielaborazione di idee. segnalando. 117). n. temi e modelli tipicamente 'lucianei'. p. che: 1) decise e importanti somiglianze sono rawisabili fra il Timone e il Gallo in particolare. pp. der lebendige lebte in der Biographie. il secondo (§§ 41-45) quasi del tutto non traggono ispirazione dalla Timonlegende. Luciano avrebbe cosi rielaborato la Timonlegende nella forma drammatica del dialogo menippeo unendola a motivi cinici e comici. come lui stesso afferma \Ant. analizzava minuziosamente i principali elementi di forma e di contenuto del Timone e rintracciava evidenti analogie fra questo e altri dialoghi composti in precedenza da Luciano. che l'intreccio del Timone di Luciano non potesse essere stato fornito da alcuna commedia e pensava. come giä in Plutarco. 42 e 56]. 202 Householder 1941. dal canto suo. il primo (§§ 1-6) pressoche totalmente. giacche mancano paralleli sicuri fra i due autori (sfugge alio studioso. Mesk. che in Luciano. ad esempio. sia il motivo della tomba sul mare di Timone [§§ 7. MacLeod condivide le opinioni di Householder. 71. . 185. 3) gli anacronismi presenti in abbondanza nel testo non possono assolutamente appartenere al V secolo (si pensi.

20-23. 28). una figura che troviamo gia rappresentata dal Timone storico ο dal tipo letterario da questi derivato. 18: απιστία. 15) e il κ α κ ο λ ό γ ο ς (Char. 7 e 23): vd. la mancanza di tratti individuali (cio che lo rende sostituibile con altre personae dei Oiahghi come Misone. tic e ossessioni che la commedia e le successive riflessioni filosofiche associano a piu tipi caratteristici: queste qualitä si sovrappongono al tipo del misantropo come una seconda pelle e lo trasformano in caricatura (come accade a Esopo. II Timone di Luciano 73 Teofrasto anche al di fuori della scuola (come dimostrerebbe la presenza degli stessi quattro proverbi sia nei Caratteri sia nei Oiahghi)203. Come osserva Bertram. XXXIV-XXXVL 205 Bertram 1906. 18). Baldwin 1977. Ά π ι σ τ ο C h a r . i tratti dell'aypoiKos. 2 e 5). MacLeod crede che Luciano conoscesse bene il Περί ιστορίας di Teofrasto. 204 Ε probabile che Menandro. pp. Menedemo. 3: nessuno e onesto e tutti sono per natura malvagi) e cosi pure η ε ΐ ΐ ' ά τ π σ τ ο ς (Char. anche perche fra i titoli delle commedie di Menandro e dei Caratteri ci sono analogie: Δεισιδαίμων/Char. A tutt'oggi il piu equilibrato giudizio sulle dinamiche relative alia composizione del Timone di Luciano e al suo rapporto con la tradizione resta quello proposto da Bompaire. 16: δεισιδαιμονία. le cui caratteristiche assommate danno come risultato. Ι ' α ύ θ ά δ η ς e il μικρολόγος teofrastei. e vero che Luciano puo aver modellato i tratti del protagonista del Timone ispirandosi a motivi desunti dalla commedia (Menandro e il Dyskolos in particolare)204 ο a motivi cinici (attraverso le opere di Diogene e di Menippo). pp. e tiene a precisare che. nella costruzione del carattere di Cnemone. il ritratto di Cherea e affine al parassita e all'adulatore (Char. MacLeod 1974. 203 Bompaire 1958. quello del cuoco Sicone al chiacchierone e al vanitoso (Char. Per Bertram. e ritiene almeno possibile che potesse aver letto anche i Caratteri. La difficolta di definire i debiti di Luciano nei confronti di Teofrasto risiede anche nei fatto che quest'ultimo delineo i suoi caratteri su suggestione dei tipi elaborati dalla commedia nuova. p. per il quale Luciano delineerebbe i protagonisti del suo dialogo facendo ampio uso del suo repertorio retorico e. abbia desunto alcuni tratti dai Caratteri del maestro Teofrasto.3. nei φ ι λ ο τ τ ό υ η ρ ο ς (Char. dell'aüöäöqs e del μικρολόγος ricordano lo Cnemone menandreo. che sospetta di qualsiasi uomo come un disonesto205. forse. confluiscono nella figura di Timone tante piccole manie. Jacques 1976. . Diogene. Ι ' α ύ θ ά δ η ς (Char. per la composizione del Come si deve scrivere la storia. Qualche particolare del tipo incarnato da Timone si ritrova. che forse decise di non imitare per la loro scarsa conoscenza fra il pubblico. da lui sfruttato. in buona misura. 413. Apemanto (innoxius)·. per quanto riguarda il caso particolare di Timone. poi. una personalitä non realmente esistita la cui Vita — fra romanzo e biografia — illustra bene il modo in cui diverse leggende potessero fondersi insieme). 29. nei Caratteri il tipo del misantropo si scinde in due figure nettamente distinte. sicuri indizi di un'elaborazione retorica di questo personaggio sarebbero la sua associazione con un'astrazione. per quanto nei Timone alcuni motivi ricordino Ι ' α γ ρ ο ι κ ο ς .

66-84). Socrate)206. Bompaire 2003. Anderson 1976 (b). p. «appliquant la meme methode que pour presenter Alexandre ou Solon. di cui puo venire a conoscenza da un bios perduto (Neante). a moins qu'il ne les y ait trouvees car la tradition rhetorique relative a Timon est aussi ancienne que la «tradition» comique»208. d'observations psychologiques vraies ou fausses mais toujours classees de fagon didactique. cioe. 162-191. p. . da pesanti prestiti attinti dal mondo del teatro comico (dal Pluto aristofaneo e dal Dyskolos menandreo soprattutto) e condiziona a tal punto il tessuto letterario del Timone da dare l'impressione (fallace) a una parte della critica che questo sia imitazione diretta di una commedia.2. da una raccolta di aneddoti sul misantropo ο dal Timone di Antifane (conosciuto dall'autore magari anche solo in forma frammentaria). In corso d'opera Luciano sfrutta. «avec ses reactions. de jugements moraux. come suo solito. attraverso la manipolazione lucianea la Timonlegende si arricchisce di particolari nuovi che incidono sostanzialmente sulla storia di Timone. 207 Bompaire 1958. 206 Bompaire 1958. qui constituent la tradition rhetorique. il genere dialogico di matrice platonica donandogli. 67 (in generale pp. Per concludere. 3.74 Introduzione Eraclito. tuttavia. Per Bompaire. Timone e il prototipo del misantropo uscito fuori dai trattati di psicologia. e ricalca le caratteristiche di alcuni Caratteri teofrastei (αυθάδης e κακολόγος in particolare)207. ses invectives et ses violences». cosi che. 173. Su questa base Luciano innesta la favola di Timone. p. d'associations probantes. s'est refere a la somme d'anecdotes. 202. p. Anderson 1976 (b). 180 puntualizza in proposito che «it is instructive to study Lucian's use of Theophrastus' Characters before assuming a Comic source for the end of Timomr. il fatto che Plinio lo includa in un catalogo di saggi e Favorino lo menzioni inquadrandolo fra detti di Eratostene e di Solone. dunque. p. p. Et il y a insere les donnees comiques (ou cyniques). Solone. una struttura che riproduce quella di una commedia. 208 Bompaire 1958. Infine. 261. Questa 'intelaiatura' e rivestita. con Bompaire concorda Sallmann 1977. come si dimostrera infra al cap.. Luciano nella stesura del Timone sfrutta. senza rinunciare a mettere in mostra la sua cultura retorica (come e evidente nel 'dibattito giudiziario' fra Timone e Pluto ai §§ 36-38). pp. 170 s. ses jugements regus. come di consueto. cf. Su tale sostrato scolastico Luciano plasma la psicologia del suo Timone arricchendola con prestiti cinici e comici. prestiti cinici per divulgate concetti propri della morale popolare (cio che vale in particolare per 'l'intermezzo filosofico' dei §§ 31-40).

cosi. 63-65 e Mesk 1915. II Timone di Luciano 75 3. La gigantesca invettiva che Timone rivolge a Zeus nel preambolo del Timone (§§ 1-6) va interpretata. 210 Timone rappresenta un ottimo esempio di come Luciano ami a volte 'impadronirsi' dei suoi personaggi per dar voce a sue personali convinzioni: a tal riguardo.: anche quando Timone pare odiare gli dei (Tim. di contro. pp. 1547-1549 e Libanio lo imita. polemica religiosa e abilita retorica per riproporre in un unico contenitore molti dei suoi favoriti cliches antireligiosi210. p. in ogni caso. Croiset 1882. p. 133 s. quoi d'etonnant si Lucien le fait dire ä Timon comme il l'aurait dit lui-meme?».: il Timone lucianeo non odia gli dei. Av. Ledergerber 1905. 34) Luciano deforma in maniera iperbolica «quae apud comicos tradita invenerat». Timone nel Timone lucianeo: continuitä e trasformazione 1. 2 s. Bompaire 1958. Timone prima rifiuta Pluto ringraziando.: Timone e μισόθεος in Aristofane. 30 s.: solo Luciano e Libanio accennano all'odio di Timone per gli dei. p. 209 Cf. . in effetti. Piccolomini 1882. il cui lavoro e bruscamente interrotto dall'arrivo inaspettato delle due divinita. p.: il Timone lucianeo non sembra proprio un μισόθεοζ e anche l'ipotesi di un'interpretazione distorta di Luciano di Ar. Schulze 1883. 24 s. piu come uno sfogo improwiso misto a imverenza nei confronti degli dei che come una dimostrazione di asebeia dell'orante e. piuttosto che come odio vero e proprio verso il divino: gia dopo aver ascoltato la grottesca preghiera di Timone. a livello letterario rappresenta un'ampia e complessa parodia in cui Luciano fonde ironia. 1547-1549) hanno fatto ritenere in passato alia critica filologica che Luciano potesse derivare da Aristofane la notizia di un odio di Timone verso le divinita olimpiche. sia Hermes (§ 7) sia Zeus (§ 9) riconoscono che. Timone offriva loro ricche ecatombi e decidono di beneficarlo con l'invio di Pluto (§ 11). 1547-1549 (dove si allude solo alia misantropia di Timone) e da scartare. 1-6 e 34). ce qui est dans son role. Anche anche il fatto che Timone alia comparsa di Pluto ed Hermes affermi di odiare uomini e dei incondizionatamente (§ 34: ττάυτας y a p αμα και άυθρώττους κα'ι θεούς μισώ) e da interpretarsi soltanto come uno scatto repentino d'ira da parte di Timone. Av. La qualifica di θεομισής conferita a Prometeo e l'accostamento di questi a Timone negli Uccelli aristofanei (Av. Binder 1856. una volta. nota che «son Timon se plaint de la maniere dont Zeus gouverne le monde. 1-6. 352 s. in seguito. 36 e 39). p. che nonostante l'apparente imverenza del Timone di Luciano verso il divino (vd. Tale congettura e stata accantonata gia da tempo e si e dimostrato. Bertram 1906. per cui Luciano fraintende Ar. piu in particolare.3. che si trasforma repentinamente in gratitudine e rispetto (Tim. p. ma mostra verso di loro solo una certa insofferenza dovuta alle sue sfortunate vicende (Tim. mais ces plaintes deviennent vite une tentation pour l'ecrivain: est-il done lui-meme si admirateur de l'ordre universel? Ce que dit Timon. p. e'est ce que pense Lucien. in particolare §§1-6 e 34) questi non possa essere etichettato come μισόθεος209. cf.2. 275 s. 170 s.

alia figura del dyskolos. 2. inoltre. 64 s. cf. p. 165 s. come hanno gia osservato Bertram e Mesk. La discrepanza fra lo stadio iniziale e le elaborazioni successive della 77monlegende sulle cause della misantropia di Timone si spiega. pero.. e disgustato dalla loro utilitaristica concezione dellapietas.76 Introduzione Zeus ed Hermes (§ 36). scatenando in lui la misantropia. il quale. non possiamo neanche escludere del tutto. perche e esasperato dal continuo andirivieni dei fedeli e. il motivo della fiducia tradita si fonde con quello delle dissipazioni causate dall'eccessiva liberalita di Timone che. non appena gli ha rivolto il saluto "per dovere di vicinato" (εξ ανάγκης γειτνιών). per ostilita nei confronti degli uomini. che niente ha a che fare con la genuina devozione. 442-455 si dice che Cnemone detesta vivere presso il santuario delle Ninfe. Pan sostiene ( w . p. si lascia andare anche a una certa irriverenza verso le divinita.6) fu l'ingratitudine degli amici a gettare nello sconforto Timone e a distruggere tutte le sue certezze sulla capacita degli uomini di amare. che Luciano possa aver ripreso (accentuandolo) un tratto della personality di Timone che la tradizione gia in precedenza gli aveva assegnato: nel piu antico strato della fabula Timonis poteva gia esser presente una certa insofferenza del misantropo ateniese verso gli dei. cap. da ricco e filantropo che era. 212 Bertram 1906. promette di onorarli e compiere per loro sacrifici (§43)·. Schmid 1959. 2. Cio premesso. supra. come conseguenza dell'accostamento alia figura del misantropo ateniese di un motivo molto antico — quello secondo cui l'eccessiva bonta e la troppa fiducia negli altri spesso conducono l'uomo alia 211 Nel prologo del Dyskolos di Menandro. 11-12) che Cnemone. 11). che non pochi tratti in comune ha con quella del misanthropos2n.. in Dysk. diventa povero e misantropo. cap.1). tanto da rivelarsi "capace addirittura di non pregare gli dei" (δεινός δέ κα'ι τοις θεοΐς μή έττεύχεσθαι)212. "se ne pente immediatamente" (TOUT' εϋθύζ α ϋ τ ω μεταμέλει). Dai versi della l^isistrata di Aristofane dedicati a Timone ( w . Schmid 1959. 166. cf. caratteristica che lo accomuna. p. bensi per odio (φχεθ' ύττό μίσους) nei confronti della malvagita di quegli uomini che avevano trascinato Atene nella disastrosa guerra contro Sparta (vd. . da ultimo. ma poi cede senza far troppa resistenza e accetta il tesoro che gli viene offerto dagli dei (§ 39) e inoltre. Una generica insofferenza verso le questioni di fede e racchiusa anche nello schizzo teofrasteo delΓαύθάδηs (Char. 15. del resto. 2. supra. 805-820) sembra evidente che Timone fuggi via dal consorzio umano non per una colpa personale. Come dimostrano invece i successivi riferimenti di Strabone e di Plutarco (vd. In Luciano. nel decreto con cui sancisce la sua misantropia.

25-27): quae autem sunt his contraria. pp. ut in hominum universum genus. ut odium mulierum. Tale personaggio aristofaneo incarna. Das πάθος (die Neurose) kann sich bessern (wie bei Knemon) oder sich zur Unheilbarkeit (als Psychose) verschlimmern». 11. έπειτα ολίγον ύστερον εϋρεϊν τούτον πονηρόν τε και άτπστον. II Timone di Luciano 77 rovina213— esemplificato perfettamente dalla storia del dikaios aner di Ar. quali l'avidita (avaritia). ut inhospitalitas est: quae omnes aegrotationes animi ex quodam metu nascuntur earum 213 Bertram 1906. Cicerone nelle Tusculanae disputationes si sofferma a riflettere sull'origine dei loro contrari e afferma (4. Nell'analisi delle. e 63. 2 s. una volta privato di ogni riferimento particolare. la passione per le donne (mulierositas). 268-270. και αΰθΐζ έτερον και όταν τοϋτο πολλάκις πάθη τις και ΰπό τούτων μάλιστα οϋς άν ήγήσαιτο οϊκειοτάτους τε και έταιροτάτουζ. 823-849. Che la descrizione della misantropia nel Fedone sia stata direttamente ispirata dalle vicende di Timone appare improbabile. Vlut. p. con cui ci si riferisce a cio che generalmente accade e non a un caso particolare214. quale in μισογύνω Aülii est. perturbationes (in greco ττάθη) che possono affliggere l'animo umano. τελευτών δή θαμά προσκρούων μισεί τε πάντας και ηγείται οΰδενός ουδέν ΰγιέζ είναι τό παράπαν. pp. "Η οϋκ ησθησαι σύ π ω τοϋτο γιγνόμενον. 45 s. dunque. cioe un moto dell'animo causato da una ripetuta disillusione nei confronti dell'ingratitudine degli amici che spinge a odiare indistintamente tutti gli uomini. ea nasciputantur a metu. Mesk 1915. il desiderio di gloria (gloriae cupiditas). Piu tardi. e infatti analizzato in chiave psicologica gia nel Fedone (89 d-e) di Piatone. και ήγήσασθαι παντάπασί γε άληθή είναι και ΰγιή και πιστών τόν άνθρωπον.3. für das gerade gute Charaktere wie der Philanthrop Timon anfallig sind.). come dimostra anche la successiva domanda di Socrate (ή ουκ ησθησαι σύ ττω τοϋτο γιγνόμενον. La differenza fra il Timone spregiatore del genere umano (Frinico e Aristofane) e quello liberale che va in rovina per eccesso di generositä (Luciano) era giä stata notata almeno a partire da Binder 1856. Piccolomini 1882. 135 s. pero. Cicerone intende la misantropia di Timone come morbus aniΛ»215. p. Piatone descrive dunque la causa generale della misantropia come la intendeva il sentimento popolare. 214 Vd. 215 Sallmann 1977. p. . Ε importante sottolineare. quod accepimus de Timone qui μισάνθρωποζ appellatur. come il trasferimento di questo motivo al personaggio di Timone abbia influenzato in maniera determinante la Timonlegende. una categoria umana su cui piu tardi si sviluppano le riflessioni dei filosofi: l'awenimento narrato da Aristofane. il quale si sofferma a ricordare che diventa misantropo chi confida eccessivamente in qualcuno e viene ripetutamente tradito ora da questo ora da quell'amico a causa di una fiducia mal riposta: ή τε γάρ μισανθρωπία ενδύεται εκ του σφόδρα τινί τπστεϋσαι άνευ τέχνης. 205: «die Misanthropia ist überhaupt kein Charakter im ethologischen Sinne — bei Theophrast kommt sie ebensowenig vor wie in der modernen Charakterkunde — sondern ein πάθος.

69. p. 1.. διά τοϋτο και πάσιν άνθρώποις άπιστεΐν και δυσχεραίνειν Nella misantropia di Antonio si distingue un aspetto interiore. il col- legamento fra la mancanza di fiducia di Antonio nel genere umano. 217 Bertram 1906. Timone detestava in origine solo gli uomini. una caratteristica a lui collegata solo piu tardi —. nella misantropia (Antonio si ritiro nel Timoneion ττρολειφθε'ις ΰττό τ ώ ν φίλων) 2 1 7 . fosse 'molto ricco e felice' e avesse un tenore di vita pari ο almeno simile a quello di Antonio. 9) si ricava che fu la disillusione nei confronti della falsita di coloro che riteneva amici a gettare Antonio. Timone fugge il consorzio umano per paura di imbattersi di nuovo in qualcosa che odia {quae omnes aegrotationes animi ex quodam metu nascuntur earum rerum quas fugiunt et oderunt).1). come mostra giä la sua presentazione nel Monotropos di Frinico (cf. ma non era affetto da misoginia. 6-7 l'autore. che fin dalle sue prime apparizioni nelYarchaia Timone e il tipo del misantropo assoluto.] Ojfensionum autem defmitiones sunt eius modi. a causa della delusione provata nel constatare l'ingratitudine dei suoi amici. ma questo non deve indurre a ritenere. nel narrate la condotta tenuta da Antonio dopo la cocente sconfitta di Azio. Piu interessante e considerate il modo in cui Plutarco si riferisce alia misantropia di Timone. in cui predomina un com- portamento aggressivo indotto da una certa sfiducia mista a odio per il prossimo (άτπστεΐυ κα'ι δυσχεραίνειν). . Plutarco fa risaltare. 45 nota che in Strabone Antonio sia in tutto e per tutto un secondo Timone. e in errore quando pensa che Cicerone sia il primo ad attribuire esplicitamente a Timone un sentimento di odio per l'intero genere umano — per Bertram. e uno esteriore. basato su una generale diffidenza verso gli altri a causa delle offese ricevute (άδικηθε'ις ΰττό τ ώ ν φίλων και άχαριστηθείς). dunque. generis umani L'indagine psicologica delle cause della misantropia di Timone sembra condotta sulla base del piu antico strato della Timonkgende·. giacche il primo risulta estremamente simile al secondo per le sventure patite e per la volontä di isolamento.. che Timone. ut inhospitalitas sit opinio vehemens valde jugiendum esse hospitem. prima di diventare misantropo. 216 Bertram 1906. et. ο'ίκησιν εναλον κατεσκεύαζεν αΰτω περί τήν Φάρον. cap. come pensa invece lo studioso. Anche da Strabone (17. similiterque definitur et mulierum odium. infatti. εϊζ τήν θάλασσαν χώμα προβαλών και διήγεν αυτόθι φυγάς ανθρώπων. 36 s. che lo costringe a ritirarsi in solitudine per disprezzo degli uomini. quanto piuttosto da un'oggettiva constatazione dei fatti basata sull'osservazione (distorta) della realta216. per Cicerone. [. e la successiva trasformazione in negativo del suo carattere. supra. cio che pare riferirsi a qualcosa che non nasce tanto da esperienza personale. giacche si e visto. ώς δή πεπονθώς όμοια" και γάρ αΰτός αδικηθείς ΰπό τών φίλων και άχαριστηθείζ. p. ut Timonis. 2. και τόν Τίμωνος αγαπάν και ζήλουν βίον εφασκεν. al contrario. trova utile comparare Antonio a Timone in un excursus di notevole lunghezza: 'Αντώνιος δε τήν ττόλιν εκλιπών και τάζ μετά τών φίλων διατριβάζ. come Timone. ut Hippolyti.78 Introduzione rerun quas fugiunt et oderunt. In Ant. eaque inhaerens et penitus insita.

3. II Timone di Luciano

79

Se nella commedia attica antica Timone era, dunque, un Ιδιογυώμωυ
{Monotropos di Frinico) che si rifugiava lontano dagli uomini per disgusto nei
confronti della loro malvagita {Tisistrata di Aristofane), da un certo momento
in poi la tradizione inizio a presentarcelo, invece, non solo come un
implacabile dispregiatore della malvagita umana, ma anche come un uomo
generoso e liberale che veniva tradito da coloro che gli stavano attorno e per
questo diventava misantropo: e in questi termini che Marco Antonio sembra
conoscerlo ed e cosi che ce lo presenta Luciano, per il quale, come nota anche
Piccolomini, «Timone [...] non si ritiro in solitudine per odio degli uomini,
ma sibbene in conseguenza delle sue sventure e delle sue colpe; per vergogna
di queste, e per guadagnarsi di che vivere col lavoro; non per misantropia, ma
per necessita. La solitudine, la riflessione sulle sue passate vicende,
l'abbandono in cui fu lasciato dagli amici, lo fecero misantropo» 218 .
Piccolomini attribuiva questo scarto alia commedia di mezzo e, piu
precisamente, al Timone di Antifane, al quale si sarebbero ispirati tanto
Plutarco quanto Luciano, anche se a suo a w i s o «la seconda versione, giusta la
quale gli atti di liberalita di Timone si convertono in dissipazioni e scialacqui,
non e ricordata da alcun documento anteriore al dialogo di Luciano, ed e
quindi credibile che sia quasi totalmente una invenzione di Luciano» 219 . Per
quanto l'ipotesi di Piccolomini sul ruolo-chiave giocato nell'elaborazione della
Timonlegende dal Timone di Antifane non sia fondata su dati certi, perche non
conosciamo la trama della commedia e non possiamo sapere in che modo
Timone vi venisse presentato (cosi come, del resto, non possiamo giudicare
l'apporto di Neante all'elaborazione della fabula Timonis)220, questa resta
apprezzabile per la puntualizzazione relativa all'originale apporto creativo di
Luciano all'elaborazione della fabula Timonis.
Nel Timone di Luciano Timone fugge da Atene per la vergogna di aver
sperperato irresponsabilmente i suoi beni, divorati da parassiti, adulatori e
prostitute (vd. in particolare §§ 8 e 12), cosa che lo obbliga a diventare coltivatore salariato e a vivere in un'economia di pura sussistenza. Tale particolare
della biografia lucianea di Timone non presenta alcun riscontro nella
Timonlegende (almeno come noi siamo in grado di ricostruirla), tuttavia non

218 Piccolomini 1882, p. 267.
219 Piccolomini 1882, p. 312 s.
220 Per Bertram 1906, p. 47 e η. 1 Neante non avrebbe avuto idea della nuova versione
che la tradizione assegnava alla misantropia di Timone perche, in caso contrario, non
avrebbe mancato di fame il punto di forza del suo bios, e anche lo scoliasta che ne
realizzo il sunto nel commentare Ar. Lys. 808 non avrebbe mancato di fame cenno,
ma pare invece piu semplice pensare (cosi anche Mesk 1915, p. 135 s.) che lo scoliasta
possa aver riassunto solo cio che gli interessava, vale a dire le cause della morte di
Timone (argomento che era, peraltro, specialitä di Neante) e abbia trascurato tutto il
resto.

80

Introduzione

possiamo affermare con certezza che questo risalga totalmente alia fantasia di
Luciano 221 . Cio che a noi interessa, in ogni caso, e il modo originale in cui
Luciano ripropone le sventure di Timone: Ziegeler ritiene che i lamenti del
Pluto di Luciano per essere stato maltrattato e abbandonato alia merce delle
prostitute derivino da quelli del Pluto aristofaneo (cf. Ar. Plut. 243-244 [ττόρυαισι [...] τταραβεβλημέυος / γυμνός θύραζ' έξέττεσου] e Luc. Tim. 12.3-5
[μουουουχ'ι δικράνοις έξεώθει με της οικίας [...] έταίραις τταραδοθησόμενος]); per Ledergerber, invece, Luciano avrebbe inventato la sfrenata
passione di Timone per le donne sulla scorta di Ar. Lys. 820, mentre Legrand
pensa che in Ar. Lys. 820 ci sia «un effronte mensonge, amüsant par son
impudence meme, le misanthrope etant notoirement misogyne» ο un
riferimento «a quelque faiblesse amoureuse de Timon», ricordo di una vita
passata in cui un ricco Timone dilapidava i suoi beni in dolce compagnia;
Bompaire, infine, interpreta l'amore per le etere di Timone come «reference
ironique a un « caractere » systematique incluant le sentiment de misogynie»
ed esclude invece, come e giusto, ogni condizionamento della Lisistrata di
Aristofane su Luciano 222 .
A mio giudizio, l'invenzione dell'amore per le etere e dell'amicizia con
parassiti e adulatori di Timone va senz'altro ricondotta a Luciano, sul quale,
pero, piu che il Pluto di Aristofane ha agito in tal caso l'influenza degli scritti di
filosofia morale. Luciano non perde l'occasione, infatti, di raccontare le
vicende del suo Timone attraverso i colori della diatriba, per la quale uno degli
ammonimenti fondamentali era di non perdersi dietro a spese folli e a futili
divertimenti che potevano corrompere l'animo e attiravano prostituzione,
adulazione, frodi e inganni 223 . Luciano sfrutta, dunque, la favorevole
221 Cf. Piccolomini 1882, p. 265: «dal mcconto poi fatto da Plutarco, parmi debba
raccogliersi che il triumviro M. Antonio ebbe Timone in concetto non giä di un
dissipatore, ma di un benefattore degli amici suoi»; contra Bertram 1906, p. 47 s. e n. 2:
le testimonianze di Strabone e Plutarco non provano che all'epoca il particolare delle
dissipazioni non fosse stato collegato a Timone e, inoltre, «Antonius beruft sich eben
nur soweit auf den athenischen Menschenfeind, wie es ihm passt»; cosi anche Mesk
1915, p. 136; cf. Pelling 1988 ad Plut. Ant. 70 (p. 291 s.): Plutarco conosce molti
aneddoti su Timone, ma a differenza di Luciano (che parla della vita dissoluta di
Timone prima che diventasse misantropo) preferisce sfruttare solo quelli che lo
collegano ad Antonio, cioe quelli relativi alia misantropia e all'isolamento.
Fraintendendo Ar. Lys. 820 Fritzsche III, 1, p. XXVI riteneva che anche Antonio,
come il Timone lucianeo, diventasse misantropo dopo aver frequentato brutte
amicizie: «itaque cito falsus iste Timon in aulam receptus omni genere libidinum, ut
solebat, volutatus est».
222 Ziegeler 1872, p. 23 s. (cf. Ledergerber 1905, p. 19: Luciano recupera Aristofane non
tanto nel contenuto quanto nella forma; Meyer 1915, p. 77 s.); Ledergerber 1905, p.
23 s.; Legrand 1907 (a), p. 148; Bompaire 1958, p. 171.
223 Oltramare 1926, p. 50 s., n° 32: «il faut satisfaire nos besoins sexuels aussi simplement
que possible»; n° 32 a: «il faut eviter l'adultere»; n° 32 b: «il ne faut pas s'adresser aux

3. II Timone di Luciano

81

atmosfera della Timonlegende per sviluppare — in maniera peraltro abbastanza
disordinata — una serie di fondamentali temi diatribici ruotanti attorno alia
condanna del lusso, della ricchezza, del parassitismo e della adulazione; forti
suggestioni a contaminare in questo modo la fabula Timonis dovevano
derivargli, probabilmente, anche dalla realtä contemporanea nella quale, come
e noto, il dannoso fenomeno sociale della proliferazione di individui pronti a
tutto pur di far carriera, avanzare socialmente e arricchirsi era incredibilmente
diffuso e detestato d&W elite intellettuale (vd. al riguardo l'introduzione ai §§ 4548).
3. Una delle tante sorprese regalate dall , editioprinceps del Dysko/os di Menandro
riguarda gli stretti rapporti che questa commedia tradisce sia con la fabula
Timonis sia con il Timone di Luciano. La cosa non stupisce affatto, giacche
sappiamo che in etä imperiale il gusto del pubblico erudito si orienta
decisamente verso la commedia nuova e verso Menandro (come provano, ad
esempio, sia la comparatio Aristophanis et Menandri di Plutarco [853 a-854 d], sia
il consiglio rivolto da Quintiliano [1, 8, 7-8] ai maestri, di leggere autori comici
greci agli allievi, in primis Menandro). Piü in particolare, il Dysko/os circola
all'interno del circuito culturale greco fino almeno alle soglie dell'etä bizantina,
come prova l'interesse che la commedia suscita sia in Luciano sia in Eliano (il
protagonista della commedia menandrea, Cnemone, ha un nome che non ha
attestazioni nella vita reale, ma che viene usato sia nell'ottavo dei Dialoghi dei
morti di Luciano, sia nelle Hpistok rustiche di Eliano, che in Episf. 13-16 inventa
un doppio scambio epistolare fra Cnemone e il suo vicino Callippide) e, piü
tardi, in Giuliano e Libanio e, infine, nei maestri della scuola di Gaza (Enea,
Procopio e Coricio) e in Agazia 224 . Fra i critici e stato Schmid a segnalare i numerosi prestiti del modello menandreo nel dialogo lucianeo, avanzando, al
contempo, l'interessante ipotesi che Menandro possa essere stato suggecourtisanes couteuses»; n° 32 c: «il faut s'adresser aux prostituees les plus humbles; n°
32 d: «il faut recourir ä la masturbation»; cf. p. 59, n° 66 b [sugli adulatori paragonati
da Antistene ai corvi]; p. 284, n° 66 b [condanna dell'adulazione da parte di Seneca];
Stob. 3, 14, 19 = jXR V A 132: Antistene accomuna έταΐραι e κόλακες per l'abilitä nel
carpire agli altri i loro beni, πλην νου και φρονήσεως; Stob. 4, 31, 48 = j l i R V Β 242:
per Diogene i ricchi non usano la ricchezza in modo appropriato, ma la buttano via
"per dirigere un coro di adulatori, prostitute, turpissimi piaceri e opinioni futilissime";
Stob. 3, 15, 10 = jXR V Η 54: Cratete paragona i ricchi attorniati da adulatori e
cortigiane ai fichi che crescono lungo pendii scoscesi e che solo corvi e nibbi possono
afferrare.
224 Cf. Photiades 1959, pp. 313-317 e 321-323; vd. anche Gallavotti 1965, pp. 138-146;
Gomme - Sandbach 1973, p. 133; Guida 2004. Che Luciano apprezzasse Menandro lo
testimonia anche l'influenza esercitata dal commediografo sui Dialoghi delle cortigiane,
giä segnalata in antico da uno scolio apposto all'inizio della raccolta di questi dialoghi
(p. 275 Rabe) e ribadita in etä moderna da Legrand 1907 (b) e 1908.

82

Introduzione

stionato da versioni piu antiche della leggenda di Timone, quali quelle di
Frinico e di Antifane 225 . Schwartz ha dedicato alcune pagine ai paralleli fra il
Timone e il Dyskolos svolgendo interessanti riflessioni sulle relazioni fra
Menandro e Luciano e sui debiti contratti con quest'ultimo dai maggiori
epistolografi greci della tarda antichita (Alcifrone, Eliano e Aristeneto) 226 .
Anderson ha negato, di contro, che si possano stabilire legami esclusivi fra le
due opere, dal momento che Luciano sembra rielaborare in modo del tutto libero il suo modello e, inoltre, alcuni dei motivi forse desunti dal Dyskolos sono
utilizzati altre volte nei Oiabghi, per cui pare necessario invocare piu l'uso di
un repertorio scolastico che non l'imitazione diretta di Menandro, pur se a
contrastare tale supposizione e il fatto che gia Martin, per l'edizione del papiro
bodmeriano del Dyskolos, riscontrava fra questa commedia e il Timone di
Luciano tali e tanti paralleli da provare senza ombra di dubbio che la seconda
opera dipende in molti punti dalla prima 227 . La recente critica da ormai per
scontata la dipendenza del Timone lucianeo dal Dyskolos: di recente Guida ha
rilevato, in piu, che non solo Luciano nel suo scritto impiega numerosi motivi
e il linguaggio stesso della commedia menandrea, ma, addirittura, sembra che
voglia 'rovesciare' il testo di Menandro, cosi che «la vicenda del suo
personaggio viene a costruire un perfetto contraltare, un ribaltamento rispetto
a quello menandreo», che si manifesta da parte di Timone non solo nella
definitiva legittimazione della sua irriducibile misantropia (Tim. 41-44), ma
anche nella dura vendetta che prende sui suoi antichi adulatori (Tim. 45-58) 228 .

225 Vd. Schmid 1959, pp. 157-169; Jacques 1976, p. XXXIV, η. 1; Anderson 1976 (c), p.
66: «the Dyskolos would have an exceptional attraction for Lucian because it was so
easy to assimilate both to the Timon-legend and Aristophanes' Flatus».
226 Cf. Schwartz 1965, pp. 37-47 con la proposta dei seguenti paralleli (dubbi gli ultimi
tre): Dysk. Ί/Tim. 43; Dysk. 10 ss./Tim. 42; Dysk. 31/Tim. 7, 39, 40; Dysk. 83 (e
120)/Tim. 34; Dysk. 84/Tim. 41; Dysk. 89/Tim. 34; Dysk. 153/Tim. 43; Dysk. 388/Tim.
35; Dysk. 415-416/Tim. 6, 8, 12, 19 e 42; Dysk. 528/Tim. 37. II fatto che sei dei dieci
passi citati da Schwartz cadano all'interno dei primi 90 versi del Dyskolos non vuol
dire, pero, che Luciano abbia utilizzato «une edition de Menandre qui ne donnait,
pour chaque piece, que le resume et des extraits» (p. 39), perche e sua abitudine quella
di sfruttare in maggior misura la parte iniziale di un'opera, di piu facile
memorizzazione (come fa anche per Erodoto e Omero: Anderson 1976 [c], p. 60;
Bouquiaux-Simon 1968); in piu, Schwartz segnala solo pochi paralleli (e non tutti
sicuri) e ne trascura altri importanti, per i quali bisogna considerate le parti centrale e
finale della commedia menandrea.
227 Anderson 1976 (b), p. 93 s.: (Luciano) «could certainly have written the Timon as it
stands without the Dyskolos: but on the other hand he did not have to exert himself
very hard - perhaps on the most superficial acquaintance - to establish a link with the
master»; cf. Martin 1958 (i riferimenti si trovano nelle note al testo).
228 Guida 2004, p. 168 s.

3. II Timone di Luciano

83

All'interno del Timone di Luciano, dunque, sono numerosi i paralleli che si
possono apprezzare con il Dyskolos di Menandro e fra questi i piu notevoli
sono:
a. Timone grida e sfoga la sua rabbia contro gli dei (§§ 1-6), mentre Cnemone grida da solo, pare un malato di mente e fa paura a Sostrato (Dysk. 149150)229;
b. Timone ha abbandonato la citta e coltiva da solo i suoi campi μελαγχολώυ τοις κακοΐς (§ 8; cf. § 34: Timone pare μελαγχολαν), cosi come
Cnemone e κακοδαιμ(ου)ώυ Tis ή / μελαγχολών άυθρωττος {Dysk. 88-89);
c. le zolle e i sassi sono le armi preferite di Timone (che promette di
distruggere Hermes e Pluto βάλλων τοις βώλοις κα'ι τοις Αίθοις: § 34) e di
Cnemone (Pirria incalzato da Cnemone grida βάλλομαι βώλοις, λίθοις"
άττόλωλα: Dysk. 83-84; Cherea assaggia la stessa medicina di Pirria quando
Cnemone lo rincorre σφενδονών βώλοις, λίθοις, / ταΐς άχράσιν ώς ούκ εΐχεν
ουδέν αλλ' ετι: Dysk. 120-121). Ε da dire che rispetto al Timone lucianeo, gli
istinti aggressivi di Cnemone scatenano molto piu spesso situazioni comiche:
Pirria racconta di essere stato inseguito da Cnemone e bersagliato da lui con
vari oggetti e, ancora impaurito, teme di poter essere addirittura 'mangiato' dal
burbero vecchiaccio (Dysk. 117-125); Sostrato ha paura di awicinarsi a
Cnemone e teme di essere battuto non appena gli sia di fronte (Dysk. 145-152
e 168-172); Geta afferma di aver paura di Cnemone e lo supplica di non
morderlo (v. 467: μή δάκης), al che Cnemone replica che lo sbranera vivo (v.
468: κατέδομαί γε ζώντα): per Geta, Cnemone e εχις ττολιός, "una vipera con
i capelli bianchi", mentre nell'ottica distorta di Cnemone tutti coloro che si
imbattono in lui, anche solo per chiedergli un favore, sono "bestie
mangiauomini" (άνδροφόνα θηρία) da cacciar via a suon di botte (Dysk. 480486); Simiche e terrorizzata perche ha fatto cadere nel pozzo il secchio e la
zappa di Cnemone che, in preda a una rabbia incontrollata e irrazionale, vuole
legarla a una corda e calarla nel pozzo per recuperate le sue cose (Dysk. 574601)230;
d. Timone consacra il suo bidente e la sua pelle a Pan (§ 42) e, per quanto
offrire umili doni agli dei sia un topos tradizionale in commedia (si pensi
soltanto al δίκαιος άνήρ di Ar. P/ut. 842-849 che consacra a Pluto un mantello
logoro e un paio di scarpe vecchie), non sembra un caso che il dio a cui Timo229 Qui in veritä non si puo parlare di dipendenza diretta di Luciano da Menandro, ma si
puo almeno rilevare una certa affinitä psicologica fra Timone e Cnemone; si noti
ancora, nel Oyskolos, il grido di Pirria al v. 82 (riferito a Cnemone: μαίνεθ' ό διώκων,
μαίνεται) e la replica di Cherea ai w . 116-117 (μαινόμενον λέγε is / τελέως γεωργόν).
230 Dysk. 487-521: Sicone riceve da Cnemone le percosse che Geta aveva evitato (cf. Del
Corno - Russello 2001 ad 487-488 [p. 89]: qui «l'espediente comico della ripetizione si
accompagnerä [...] a quello dell'amplificazione, creando una delle situazioni piu
divertenti del Dyskoks»); 633-634: Cnemone e assimilato al cane nel pozzo di Esopo.

84

Introduzione

ne consacra le sue povere cose sia quel Pan che nel Dyskobs svolge un ruolo
fondamentale tanto a livello scenico (la statua di Pan decora la scena), quanto
narrativo (al dio e offerta una cerimonia), e, in piu, partecipa anche
attivamente all'azione: e Pan, infatti, a far innamorare Sostrato della figlia di
Cnemone e a far cadere quest'ultimo nel pozzo ed e, inoltre, l'unico col quale
Cnemone dialoga;
e. Timone dispregia la folia (§ 43), Cnemone non vuole attorno nessuno
(.Dysk. 7). Per Timone tutti sono nemici e insidiatori e rappresenterebbe per
lui una vera e propria contaminazione (μίασμα) parlare con chiunque (§ 43),
mentre Cnemone nella solitudine che si autoimpone non parla con nessuno a
eccezione di Pan, che, tuttavia, non appartiene al mondo degli umani ma alia
sfera del divino (Dysk. 10-13)231;
f. Timone non vuole piu avere niente a che fare con i suoi vicini (§ 43),
mentre Cnemone passa la vita a lavorare senza sosta "detestando tutti, senza
eccezione, a partire dai vicini (άττό τούτων άρξάμενος τώυ γειτόνων) e dalla
moglie fino a Colarge" (Dysk. 32-34);
g. l'ossessione misantropica porta Timone a esclamare che per lui, una
volta sancita ufficialmente la sua misantropia, gli uomini non differiranno in
nulla da statue di pietra ο di bronzo (§ 43), mentre Cnemone desidera essere
Perseo e avere sia i suoi sandali alati, per non incontrare nessuno, sia la testa
di Medusa, per trasformare in pietra tutti coloro in cui si imbatte (Dysk. 153159);
h. componendo e approvando da solo il nomos che da valore legale alia
propria misantropia, Timone afferma che le qualita sulle quali modellera la sua
vita saranno δυσκολία κα'ι τραχύτης κα'ι σκαιότης κα'ι όργή κα'ι άττανθρωττία (§ 44), mentre per Pan Cnemone e άττάνθρωττός Tis ανθρωττος / κα'ι
δύσκολος ττρός ατταντας (Dysk. 6-7)232;
i. Timone, salito su un colle (έτπ τον ττάγον τούτον άναβάς) nelle
vicinanze del podere che coltiva, decide di scacciare rabbiosamente gli adulatori che corrono a lui (§ 45), mentre Cnemone, intento a raccogliere pere
231 Luciano accentua fino all'invero simile in Timone l'ossessione verso il prossimo dello
Cnemone di Menandro, la cui eccentrica misantropia spesso sfocia, a differenza di
Timone, in momenti di grassa comicitä: si pensi all'improvviso travaso di bile di
Cnemone di fronte al malcapitato Sostrato (Dysk. 172-178) e ai suoi comici lamenti
quando viene esasperato dalla confusione creata dai fedeli di Pan (Dysk. 427-521; cf.
Dysk. 620-690: la scena in cui Cnemone e recuperato dal pozzo e tutta giocata sul
comico contrasto fra la disperazione di Simiche, preoccupata per la sorte del suo
padrone, e la felicitä di Sicone e di Sostrato, che godono nel constatare che il
misantropo ha ricevuto finalmente il fatto suo; Dysk. 889-969: Sicone e Geta
trionfano su Cnemone).
232 II parallelo fu giä notato da Schmid 1959, p. 159, che si a w i d e pero solo in parte della
somiglianza fra Dysk. 6-7 e Tim. 44 e segnalo solo il nesso α π ά ν θ ρ ω π ο ς τις
ανθρωπος/άπανθρωπία.

3. II Timone di Luciano

85

selvatiche e legna sulla collinetta nei pressi del suo podere (έτη τοϋ λοφιδίου:
Dysk. 100), riceve la visita di Pima e lo costringe ad allontanarsi a colpi di
pietre, zolle e pere selvatiche (Dysk. 94-123).
1. sembra impossibile, infine, decidere in via definitiva se Luciano abbia
tratto da Menandro l'idea di un Timone-bracciante (vd. ad §§ 5-6 e 31) ο se,
invece, questa particolarita risalisse gia alia Timonlegende. Delia trasformazione
di Timone in bracciante non abbiamo alcun riferimento preciso prima di
Luciano 233 e, al riguardo, possiamo fare affidamento solo su due dati che
comunque sembrerebbero collegare Timone alia campagna e alia coltivazione
dei campi: 1) la notizia riferita da Neante della caduta di Timone da una pianta
di pero selvatico, cio che testimonierebbe indirettamente l'adozione di uno
stile di vita contadino da parte di Timone (cf. supra, cap. 2.4); 2) il possesso di
un μικρόν οικόττεδου da parte di Timone (che forse poteva coltivarlo di
persona) attestato da Plutarco (cf. supra, cap. 2.6). Come e evidente, questi due
vaghi cenni a un possibile contatto di Timone con il mondo rurale non ci
permettono di ipotizzare che gia prima di Luciano questi fosse stato trasformato in contadino. II motivo del dissipatore diventato povero che e costretto a lavorare i campi per soprawivere non e certo una trovata di Luciano,
ma rappresenta un motivo tradizionale che e gia in Ipponatte ( j r . 26, 4-6 W. 2
= 36, 4-6 D.2: κατέφαγε δή τόυ κλήρου" ώστε χρή σκάτττειυ / ττέτρας {τ'}
όρείας, σΰκα μέτρια τ ρ ώ γ ω ν / κα'ι κρίθινου κόλλικα, δούλιου χόρτου) 234 ,
per cui e perlomeno plausibile che l'autore abbia rielaborato in maniera del
tutto indipendente un topos associandolo originalmente alia figura del misantropo Timone. II personaggio del contadino e, del resto, uno dei piu cari ai retori di eta imperiale (basti ricordare le due dialexeis di Massimo Tirio volte a
illustrate la superiorita dei militari sugli agricoltori e quella degli agricoltori sui
militari: Max. Tyr. 23-24 Trapp), e Luciano puo certo aver trovato seducente
contaminare la biografia di Timone con tratti tipici di uno dei personaggi piu
cari al mondo delle declamazioni retoriche; non lontano dai suoi intenti ci sara
forse stata, inoltre, anche l'intenzione di parodiare, attraverso la singolare
figura di Timone filosofo-agricoltore, quel singolare modus vivendi che molti intellettuali della sua epoca sponsorizzavano e spesso decidevano di abbracciare,
a volte spinti dalla necessita, a volte per scelta deliberata (cf. il punto seguente).
4. L'identificazione di Timone con un filosofo operatasi in eta ellenistica
fornisce a Luciano terreno particolarmente fertile per prestare a tale personaggio numerosi tratti tradizionali del predicatore cinico. Nel Timone lucianeo,
233 Sul ritiro in campagna di Timone argomenta Legrand 1907 (a), p. 147, che «il n'est pas
necessaire qu'il se soit refugie lä «par honte» ni pour gagner sa vie: ces details, qui sont
dans le goüt de la νέα, peuvent bien avoir ete ajoutes par Lucien».
234 Cosi giä Bertram 1906, p. 63.

86

Introduzione

dunque, Timone vive in compagnia di Penia, che lo alleva in una sorta di magistero filosofico cinico-stoico esercitandolo con le fatiche piu virili e conversando con lui con verita e liberta di parola (§ 36: ττόνοις με τοις άνδρικωτάτοις καταγυμνάσασα κα'ι μετ' άληθείας κα'ι παρρησίας ττροσομιλοϋσα); in base a un cliche legato al tipo del filosofo almeno a partire dal
Socrate delle Nuvole di Aristofane, poi, Timone e sozzo, trasandato, empio e
sfrontato tanto che Zeus, proprio per questo, lo scambia per un filosofo (§ 7);
qualita caratteristiche del misantropo lucianeo sono l'intrattabilita (δυσκολία),
la durezza (τραχύτης), la rozzezza (σκαιότης), l'iracondia (οργή), l'insociabilita
(άττανθρωττία) e l'aggressivita (§§ 35 e 44), peculiarita tipiche anche del
Diogene di Luciano e, piu in generale, dei cinici descritti dalla tradizione
letteraria di eta imperiale (cf. l'introduzione ad §§ 7-11, sub 1); Timone ha
deciso di restate ai margini della societa, ha lasciato la citta ed ha scelto di
vivere una vita solitaria come quella dei lupi (§§ 5, 7 e 42), poiche preferisce
vivere άττανθρώττως (§§ 35 e 42), ma pur confinato ηεΙΓέσχατιά, non trascura
di coltivare, alia maniera cinica, sia i beni del corpo sia quelli dello spirito (§ 6:
τη έρημία κα'ι τη δικέλλη ττροσφιλοσοφώυ; § 13.2-3: ττάυυ γάρ αυτόν ή
δίκελλα ττετταιδαγώγηκεν; § 36: ή βέλτιστη δέ Πενία ττόνοις με τοις
άνδρικωτάτοις καταγυμνάσασα κα'ι κτλ.)235.
Ε notevole che tale particolare status del Timone di Luciano ne condizioni
a tal punto il ritratto psicologico da provocare, come osserva Bompaire, «une
faille dans son caractere», cosi che l'eroe dell'inizio e della fine del Timone
(§§ 1-31 e 41-58) presenta una individualita ben spiccata, si lamenta della
propria condizione di poverta e dei torti subiti dagli altri e, infine, accetta il
tesoro che gli donano gli dei per prendersi la rivincita sugli ateniesi che
l'hanno abbandonato, mentre nella parte centrale del dialogo (§§ 34-40)
Timone fa l'apologia della poverta e intenta una specie di processo a Pluto236.
Si ha per questo l'impressione che Luciano, ritraendo Timone in veste di
filosofo-agricoltore, intenda prendersi gioco di un modello di predicatore
intellettuale che era operante in una parte dell , elite intellettuale di epoca
imperiale, laddove si consideri che «il problema che piu interessa questa
societa di persone colte, ma non dedite esclusivamente alia filosofia, e la
parenesi e la raffigurazione esemplare del filosofo, che lotta con il dolore: la
raffigurazione, cioe, di un personaggio che ha una sua collocazione elevata nei
235 Capriglione - Torraca 1996, p. 62, n. 123: «il motivo della solitudine/diversitä del saggio e ben noto, da Eraclito a Democrito fino alia canonizzazione del filosofo operata
da Platone, in ogni senso separato dagli altri. Fatto e, pero, che con Antistene si
propone e si pratica un progetto globalmente eversivo rispetto alle istituzioni della
polls, in particolare della innaturak polls democratica che vorrebbe egualizzare de iure
tutto e tutti»; cf. Plat. Kesp. 496 a-e.
236 Bompaire 1958, p. 169 s.: il Timone e vicino alle opere di piu genuina ispirazione
menippea, alle quali e legato da numerose corrispondenze interne.

3. II Timone di Luciano

87

valori della societa del tempo»237. Ε da credere, dunque, che il pubblico fosse
invitato da Luciano a confrontare la parodia di vita filosofica da lui approntata
con la vita reale, dove il modello esemplificato da Timone trovava adepti
entusiasti in personality eccezionali: basti ricordare che, secondo Filostrato
(VS 1, 7, 2), Dione di Prusa in esilio «anche quando piantava alberi, zappava,
attingeva acqua per i bagni e i giardini e si dedicava a varie attivita del genere
per procurarsi da vivere, non tralasciava mai lo studio, ma teneva con se due
libri, il Fedone di Piatone e il discorso di Demostene sull'ambasceria» (trad.
Civiletti 2002); preziosa e anche la testimonianza di Aulo Gellio (12, 11) sul
ritiro di Peregrino fuori da Atene, in tutto simile a quello di Timone o, ancora,
la descrizione di Filostrato (1VS 2, 1, 7) del gigantesco filosofo beota Sostrato,
che viveva nella solitudine di lande desolate e ricevette l'ammirazione di
Erode Attico per la sua profondita di pensiero e la purezza del suo attico; per
mettere pienamente a fuoco il bersaglio della satira lucianea bastera aggiungere a questi esempi tratti dalla vita reale le esortazioni di Musonio a praticare
assiduamente la filosofia e, al contempo, a sostentarsi con l'agricoltura contenute nella sua Oiatriba undicesima (57, 3-63, 6)238. Ε da aggiungere, infine, che
attraverso le vicende di Timone parrebbe venire parodiato anche il celebre
topos diatribico dell'esilio, che non sottrae all'uomo la sua virtu e contribuisce a
volte ad aumentarne le sostanze, cosi amato in eta imperiale e gia
splendidamente illustrato da Telete239. Ε dunque con l'intento di denunciare
comicamente un certo modello di intellettuale che Luciano si metteva
all'opera al momento della stesura del Timone e del ritratto del misantropo Timone nelle vesti di coltivatore/intellettuale emarginato: e cosi che, ancora una

237 Moreschini 1994 (b), p. 5108. Sulla tradizionale figurn dell'intellettuale 'emarginato'
vd. La Penna 1990.
238 I frammenti di Musonio sono citati da qui in poi secondo l'edizione di Hense 1905.
Musonio ricorda che pastorizia e agricoltura sono degne in massimo grado di un
uomo libero e sono da preferirsi dal filosofo a ogni altro genere di vita κατά φύσιν
(59, 1-9) e, in piu, che il giovane ricavem grande vantaggio a vivere col suo maestro in
campagna fuggendo "dai mali cittadini, quanti almeno sono d'impedimento
all'esercizio della filosofia" (61, 15-16), poiche la vita in campagna e il lavoro da
contadino sono i piu adatti al filosofo (60, 4-63, 6).
239 Stob. 3, 40, 8 = Teles 3, 22, 1-10: "di quali, di che tipo di beni (τίνων [ . . . ] π ο ί ω ν
αγαθών) ti priva l'esilio? Dei beni deH'anima, di quelli del corpo ο dei beni esteriori
(των περί ψυχήν ή τ ω ν περί τό σώμα ή τ ώ ν εκτός)? Ti priva forse del giusto
ragionamento, del corretto d'agire, del bene operate (εϋλογιστίας, όρθοπραγίας,
εϋπραγίας)? — No, certo! — Allora ti priva del coraggio, della giustizia ο di qualche
altra virtu (ανδρείας ή δικαιοσύνης ή άλλης τινός αρετής) — Neanche! — Ma allora
[...] l'esilio priva di beni esteriori? Non si e visto che per molti, quando sono in esilio,
le cose sono andate decisamente meglio riguardo alia fortuna di tali beni?". Riflessioni
simili si ritrovano sia nel De exilio di Musonio sia nell'omonima opera di Plutarco, per
cui si e parlato di una fonte comune fra i tre autori: Fuentes Gonzalez 1998 ad loc. (pp.
292-297); cf. Tepedino Guerra 2007, pp. 32-48.

88

Introduzione

volta, la satira lucianea si rivela in tutta la sua raffinatezza a chi e pronto a
coglierne il senso profondo e sa apprezzarne l'astuta e fantasiosa allusivita.
5. Nel Timone lucianeo Timone decide di fabbricarsi ηεΙΓέσχατιά in cui abita e
ha rinvenuto il tesoro un ττυργίου che, dopo la morte, diventi la sua tomba
(§ 42); il pubblico e gia venuto a conoscenza, inoltre, che 1'έσχατιά scelta da
Timone come dimora si trova "alle pendici dell'Imetto" (§ 7), mentre alia fine
si scopre che Timone abita nei pressi del mare (§ 56). Tali coordinate
geografiche corrispondono perfettamente a quelle fornite da Neante e
Plutarco sul luogo del ritiro di Timone (vd. supra ad 2.4 e 2.6), ma cio che
appare sorprendente e che nel Timone lucianeo la tomba di Timone sia
descritta come una torretta-abitazione (ττυργίου) destinata a ospitare il
misantropo per l'eternita.
Come si e visto, peraltro, dell'esistenza ad Atene di una torre di Timone ci
informa Pausania (1, 30, 4), che la ubica non lontano dall'Accademia, vicino
alia tomba di Piatone e alia collina del Ko/onos Hippios (vd. supra, cap. 2.7).
Piccolomini ipotizza, dunque, che il «racconto della sepoltura di Timone in
riva al mare [...] si riconnette non solamente con la versione seguita da
Luciano sulla localita del ττυργίου, ma evidentemente anche con la descrizione
che Strabone e Plutarco fanno del Τιμώυειου di Antonio. In altre parole, l'idea
del Τιμώυειου non fu suggerita ad Antonio da cognizione che egli avesse di
un'abitazione solitaria di Timone nell'Accademia, ma dalla notizia
dell'abitazione solitaria in Ale, sul mare, che poi si converti in tomba» 240 . A
sostegno di questa sua congettura Piccolomini sostiene che nell'epitimbio
assegnato da Plutarco a Timone (Plut. Ant. 70, 7 = AP 7, 313) έυθάδε non
vada riferito soltanto a κεΐμαι, ma anche a άττορρήξας ψυχήυ βαρυδαίμουα e,
quindi, che l'autore abbia immaginato che Timone sia morto la dove era
rimasto infermo per la caduta dall'albero e che Ii sia stato sepolto 241 . Ne
Plutarco ne lo scolio alia l^isistrata che reca testimonianza della perduta Vita di
Neante danno ragione, pero, all'assunto di Piccolomini: sia Neante (secondo il
quale la tomba di Timone fu eretta solo μετά τήυ τελευτήυ) sia Plutarco, che
da questi attinge (τελευτήσαυτος δ' αύτοϋ και ταφέυτος Άλήσι τταρά τήυ
θάλασσαυ), fanno riferimento, infatti, solo alia sepoltura di Timone lontano
da Atene, mentre per Luciano Timone decide consapevolmente di legare la
propria dimora alia propria sepoltura. Nowicka, che pure erroneamente
identifica il luogo in cui Pausania ubica la torre di Timone con quello in cui la
colloca Luciano, ricorda che nell'antica Grecia l'esistenza di case-torri fuori
dalla citta non e provata dalle fonti e che, al riguardo, «l'unique information se
rapportant a la Campagne attique semble avoir ete transmise par Pausanias
240 Piccolomini 1882, p. 286 s. (vd. in generale pp. 283-288).
241 Piccolomini 1882, p. 296 s.

3. II Timone di Luciano

89

dans l'anecdote au sujet de Timon le Misanthrope qui fit construire dans sa
propriete au bord de la mer une tour pour y habiter seul»242. Per quanto detto
finora, sembra possibile, dunque, attribuire a Luciano la rielaborazione di due
tradizioni differenti e, piu specificamente, la fusione del particolare biografico
dell'abitazione solitaria di Timone (il m/pyos Τίμωυος ricordato Pausania) con
quello della sua tomba isolata (il cui motivo risale con buona probabilita a
Neante); la realta poteva fornire, in piu, un valido appoggio alia fantasia di
Luciano, dato che nel mondo greco esisteva l'abitudine di dare forma di torre
a edifici sacri (consacrati a divinita ctonie) e, talvolta, anche a tombe (come e
per il monumento di Terone ad Agrigento) 243 .
6. Luciano mette in scena numerosi protagonisti dell'epoca in cui vive, dotandoli di uno pseudonimo ο di una falsa identita e volgendone in caricatura i
tratti essenziali della biografia, mentre lascia al suo pubblico il compito e il
piacere di scoprire cosa si cela dietro la maschera; all'interno dei Oiahghi e un
personaggio, soprattutto, a essere protagonista assoluto di tale intrigante jeu
litteraire, una personalita che rappresenta, sotto tutti i punti di vista, una delle
figure piu celebri e carismatiche dell'eta degli Antonini: e Erode Attico, il
quale, se da una parte discende da una nobilissima famiglia di illustri uomini di
stato e puo vantare anche per se stesso una brillante carriera politica, dall'altra
illumina il mondo della Seconda Sofistica con le sue eccezionali qualita di
oratore e di intellettuale e gli incarichi di altissimo prestigio che riceve (come
l'istruzione dei giovani Marco Aurelio e Lucio Vero e la scelta dei titolari delle
cattedre filosofiche ateniesi istituite da Marco Aurelio) 244 . In particolare,
242 Nowicka 1975, p. 61.
243 Nowicka 1975, pp. 35-37. Bertram 1906, p. 58 s. e n. 3 ironizza sulle congetture di
Piccolomini ritenendo che Antonio non dovesse di necessitä rifarsi alia concezione di
un π ύ ρ γ ο ς Τίμωνος sul mare per voler costruire sul mare anche il suo Timoneion e,
ancora, sostiene che il trasferimento del π ύ ρ γ ο ς di Timone sul mare si deve a Luciano, che, in genere superficiale sulle questioni antiquarie ο geografiche (cf. Bompaire
2000, p. 298: nella maggior parte dei dialoghi e «par le biais d'une comparaison ou
d'une metaphore ou encore d'une reference livresque, ä travers une reconstruction
intellectuelle, stylistique, parodique ou fantastique, voire par le simple developpement
d'un topos classique, que Lucien exprime son attention ä l'environnement»), contamina
la versione della tomba sulla strada per il mare con la tradizione del pyrgos Timonor, cf.
Mesk 1915, p. 143: e Luciano a fondere insieme la descrizione della torre e il
mutamento di fortuna di Timone, «um die Sage von Timons einsamer Behausung und
seinem Grabe an passender Stelle unterzubringen».
244 Follet 1994, p. 139: (Luciano) «est sans doute plus attentif aux hommes qu'aux monuments ou aux institutions». La fonte principale sulla vita di Erode Attico e Philostr.
VS 2, 1, su cui vd. Civiletti 2002 ad kc.\ cf. Graindor 1930; Tobin 1993 e 1997; Puech
2002 passim; su Luciano e Erode Attico vd. Schwartz 1965, pp. 32 s. e 132-134;
Baldwin 1973 passim (spec. pp. 27-29); Jones 1986 passim·, Follet 1994passim; Tomassi
2007.

. 1). bensi Erode stesso: «io credo che questo dialogo non abbia alcun senso. Nel Timone Luciano sfrutta. 27. soprattutto ad Atene. I. beneficava poveri e bisognosi. Philostr. and economic influence. political. dall'altra la Timonlegende si arricchisce di nuovi particolari che la modificano in maniera sostanziosa246. pur se e vero che «the benefactions of sophists are a palpable expression of the union of literary. e udirlo. pp. Tiberio Claudio Attico Erode. Tiberio Claudio Ipparco. 1.]. e stimarlo. 3 e 5) e. VS 2. alcuna bellezza d'arte se rappresenta il Timone vero: mi pare che Luciano sotto il nome di Timone rappresenti Erode. il rivestimento in marmo della via panatenaica e la ristrutturazione dello stadio panatenaico capace di piu di cinquantamila spettatori (Paus. uno dei piu celebri personaggi dell'alta societa ateniese. Puech 2002 (con ottima bibliografia). dunque. dunque. quali YOdeion alle pendici dell'acropoli. 1). peraltro. 1. decaduta a seguito della confisca dei beni patita dal nonno di Erode. microasiatiche e italiche dando prova di notevole μεγαλοψυχία (Philostr. 110-113 che pensava. che egli dove conoscere in Atene. p. si trovi di meglio». il Timone lucianeo diventa la proiezione letteraria di Attico. 246 Tale constatazione era giä stata espressa da Settembrini 1861-1862. so characteristic of the Second Sophistic»245. . 19. per modificare sostanzialmente la Timonlegende e aggiungervi particolari destinati ad avere buona fortuna nella tradizione posteriore.. VS 2. che dietro al Timone lucianeo non si celasse Attico padre di Erode.5). pero. Se da una parte. Questi dunque i dettagli che Luciano desume dalla vita di Attico e trapianta nella biografia di Timone: a) Timone era un uomo generoso e ricchissimo che un tempo. 6. 1. se questa congettura non piace. 1. prestiti desunti dalla biografia del padre di Erode. 6 e 7.90 Introduzione Erode trae molta parte della sua gloria dai tanti atti di evergetismo coi quali ricopre di monumenti numerose citta greche. e poi riderne [. all'incirca nello stesso periodo in cui compone il Timone egli impronta proprio a Erode Attico molti tratti di Adimanto. stupire il suo pubblico con allusione e invenzioni del genere e. non esagera Filostrato quando afferma che Erode "ha usato la ricchezza meglio di ogni altro uomo" (1VS 2. del resto. Luciano ama. Sull'importanza sociale dei sofisti nei monumenti conservatisi vd. dove patrocina l'erezione di opere pubbliche che possono rivaleggiare con quelle promosse dalla casa imperiale. 20.1. mentre Pluto riferisce di esser stato ottimo amico del padre (§ 12: ττατρωον α ύ τ ω φίλου δυτα). come ricorda lui stesso (§ 5): Hermes rammenta ancora che Timone era un parvenu (§ 7: ό νεόττλουτος). accusato di esercitare un potere tirannico (έτη τυραυυικαΐς αίτίαις: 245 Bowersock 1969. uno dei protagonisti della Nave. Da Filostrato sappiamo che Erode Attico proveniva da una nobile e ricca famiglia ateniese (VS 2. prima di cadere in disgrazia per le sue dissipazioni.

vd. perche ad Atene l'uso di esprimere il nome di un cittadino completo di patronimico e di demotico appartiene al piu presto alia seconda meta del IV secolo251. Per quanto provenisse da una famiglia ricchissima. 250 PMostr. offrendo per il sacrificio un banchetto al popolo ateniese distinto per tribu e famiglia. 507).1. (p.: Henry 1983. e in occasione delle Dionisie. 50). c) II nome completo di Timone e Τίμωυ ό Έχεκρατίδου Κολλυτεύς (Tim. 3. rappresenta un palese anacronismo. 507 s. 84 e 118). al tempo stesso. 1-2. VS2. Se Erode avesse seguito le sregolatezze del padre sarebbe andato presto in rovina e. 142. rifornire le casse dell'erario imperiale. (p. offerti un tempo da Timone. 1. Alio stesso modo del Timone di Luciano. come un po' piu in la ricordano sia Hermes (§ 8) sia Pluto (§ 12). Improbabile e la congettura di Delz 1950.C. p. adulatori e parassiti. 2)247. Civiletti 2002 ad loc. Civiletti 2002 ad loc. II Timone di Luciano 91 VS 2. All'infuori del Timone lucianeo non esistono altri ri247 Cf. p. ai quali prendeva sempre parte (§ 46). Civiletti 2002 ad loc. quando scendeva nell'Accademia la statua di Dioniso.3. Hermes rammenta anche che Timone era tanto spendaccione da offrire spesso "intere ecatombi" (§ 7) agli dei. pertanto. 1. 249 PMostr. fu costretto a escogitare un trucco per non rispettare il testamento paterno. dunque. 4. per il quale la formula deriverebbe forse da Δημοσθένης Δημοσθένους Παιανιεύς (Dem. per volontä di Domiziano che intese punire l'arroganza di Tiberio Claudio Attico Erode e. cosi che gli Ateniesi "ritennero di essere stati derubati di un loro dono e non smisero di odiare Erode neanche quando egli concesse loro i piu grandi benefici" 250 . b) Timone era celebre per la sua prodigalita. Svetonio (Vesp. mentre il parassita Gnatonide parla con nostalgia dei ricchissimi banchetti. sacrificando spesso alia dea cento buoi in un solo giorno. Egli stesso afferma di aver perso tutto per beneficare gli Ateniesi e tutti coloro che erano in difficolta (§ 5). una forma che per il V secolo a.). infra sub d)248. 504): la condanna awenne nel 92/93 d. 248 Philostr. Attico si distingueva fra tutti gli altri ateniesi per munificenza e per la generosita ai limiti dell'inverosimile. secondo il quale «il testamento. 7.C. vd. 18. in cui [Attico] lasciava al popolo ateniese una mina per ciascuno ogni anno. rivela la generosita di cui questo personaggio dava prova anche in altre occasioni. II nome di Timone e frutto . 13. (p. come attesta a chiare lettere Filostrato. VS2.C. 223. dunque. anche Attico era. il padre di Erode era percio caduto in poverta e con molta fatica aveva ricostruito il patrimonio familiare dopo il ritrovamento di un favoloso tesoro in una delle case che possedeva nei pressi del teatro (vd. a causa della quale si e rovinato con prostitute.1. 251 II primo esempio e IG II2. 44. 13) riferisce i particolari del processo. una sorta ά\ parvenu. VS 2. dando da bere nel Ceramico ai cittadini come pure agli stranieri sdraiati su giacigli di edera» (trad. del 343/2 a. Civiletti 2002)249. proprio come il Timone di Luciano.

piu in particolare. Bompaire 1958. 4 (cf. in particolare.92 Introduzione ferimenti letterari al nome completo di Timone che deve ritenersi. d'accordo con Ledergerber 1905. pp. un nome fittizio come Έχεκρατίδης ben si addiceva a un suo membro (in questo caso Tiberio Claudio Ipparco. pp. 5-12). 8. che ama inventare nomi propri in cui si rivelano particolari caratteristiche del personaggio presentato. 704. 20). considerando che Luciano «will dadurch andeuten. Delz 1950. a mio giudizio. da Tzetze (Tz. e appartiene a quella categoria di nomi 'parlanti' che Luciano sfrutta per caratterizzare personaggi ricchi. 171-199. 32: Τίμωνα οΐσθα. sia lui stesso (cf. p. Piccolomini 1882. casuale (come pensa Legrand). 9 (vd. 2. 19) attraverso il quale egli esprime quell'amore per la veritä (αλήθεια) e quella libertä di confutazione (ελεγχοζ) che contraddistinguono sia il suo alter ego Parresiade. pp. p. 62. potenti ο pieni di prestigio e cosi. come prova. τόν Έχεκρατίδου. p. 33. padre di Attico e nonno di Erode)253. Plut. 7. 185-187. ma e studiata da Luciano. crede erroneamente che Luciano modelli le vicende di Timone su quelle del contadino di Ar. II demo di Collito appartiene pero alia tribu Egeide. Κολλυτέα) e. come vuole Legrand. contra Bertram 1906. ma va riferito a un episodio reale della vita di Attico: e infatti in una residenza nel demo di Collito che il padre di Erode dissotterra il tesoro che lo riconduce alia ricchezza (vd. n. Anzitutto il nome del padre di Timone (Έχεκρατίδης) non deve considerarsi scelto a caso: questo infatti e modellato sulla radice di κράτος. pp. 138. H. Cat. 369-373. oltre. L'invenzione dei dati anagrafici di Timone non e. 61-63. 699-704 e Urena Bracero 1995. 823-849. "potere". Bompaire 1958. ώ Καλλικωμίδη. Whitehead 1986. . Legrand 1907 (a). 273 Kiessling: Τίμων Έχεκρατίδου παϊζ ήν 'Αθηναίος γένει). 136 s. in etä bizantina. Urena Bracero 1995. Questa incongruenza non puo essere spiegata solo. una creazione di Luciano e. 15 e 29. ritenendola «une inexactitude que Lucien aurait pu eviter sans grande peine». VH 1. che rileva il valore simbolico del nome di Timone ma non l'ingegnosa contaminazione operata da Luciano fra la Timonkgende e la biografia di Attico e in piu. p. in genere superficiale sulle 252 253 254 255 256 della creativitä di Luciano. mentre in Tim. 2. visto che la famiglia di Erode Attico era una delle piu nobili e ricche di Atene. Delz 1950. Bertram 1906. un escamotage con il quale egli allude alle vicende familiari di Attico252. pp. 9: «Lukian scheint also über die Zugehörigkeit der Demen zu den Phylen nicht gut unterrichtet gewesen zu sein»). ancora. come suggeriva Bertram 256 . p. sub d)254. 25-28. come giustamente ha segnalato Bompaire o. pp. Sull'invenzione dei nomi propri in Luciano vd. percio. dass der Held seiner Erzählung aus altem attischen Adel stammt». Anche il demotico del Timone lucianeo (Κολλυτεύς) non e casuale. il Παρρησιάδης Άληθίωνοζ του Έλεγξικλέουζ del Pescatore (Pise. Tale particolaritä e riproposta anche da Alcifrone (Alciphr. ma piuttosto pensando che «au deme «chic» de Collyte Lucien a juge normal de joindre la tribu premiere dans la hierarchie». p. 49 Timone afferma di appartenere alia tribu Eretteide255. in accordo con Bertram e anche Mesk 1915. 265 e 319 interpreta questi dati come storici. pp. con buona probabilita. cf. pp. Nee.

8. 6. Quest'ipotesi. tuttavia. Av. II Timone di Luciano 93 questioni antiquarie ο geografiche. pp. Αν. p. p. (p. gia avanzata peraltro da altri studiosi. XXXVIII e Hirzel 1895. continuo ad avere fortuna anche in seguito259. Thüry 2000 (raccolta di 31 testimonianze pagane e cristiane). δν σύ κατορύξας εχείζ) e Handley 1965 ad loc. 259 Piccolomini 1882.. Bertram 1906. ancora. (pp. 300. p. Sat. Nell'antichita nascondere un tesoro in casa oppure in un fondo personale era un metodo sicuro per proteggere il proprio denaro invece di investirlo257 (a tale abitudine fa scherzosamente riferimento anche Luciano nel Timone nel momento in cui Pluto spiega a Hermes dove si trova Tesoro: § 30). 257 s. 81 s. ma venissero da lui svergognati e respinti». principalmente di mettere alia berlina la ingordigia dei parassiti. Piccolomini riteneva che la contaminazione della Timonlegende col motivo della scoperta del tesoro appartenesse interamente a Luciano il quale. 32 segnalava la consonanza fra la scena del ritrovamento del tesoro nel Timone e quella del ritrovamento di Pace in Ar. 398-400). Pax (parallelo inconsistente). d) In Luciano Timone diventa di nuovo ricco grazie alia scoperta di un favoloso tesoro (§§ 40-44). In disaccordo con Piccolomini Bertram sosteneva. si proponeva di presentare «uno specchio alia sua propria eta. vd. II. 149-155 (modello del Trinummus e il Θησαυρός di Filemone). 811-812 (πολλω δε κρεΐττόν εστίν εμφανής φίλος / ή πλούτος αφανής. 10: urnam argenti).: «habemus igitur argumentum in comoedia tritissimum. era necessario fingere che Timone per un caso inaspettato ridiventasse ricco.. Aul. per nobilitare l'antico luogo di residenza ο la Stirpe dell'eroe del suo racconto (come pensano Bompaire e Bertram). 6-27 e Tritt. Per ottenere questo intento. Meyer 1915. e 313-315. sane necesse non est cogitare hoc iam in comoedia factum esse quam Lucianus secutus sit. pp. a quo huic illud insertum sit. la mancanza di carattere dei retori. la vacuita dei filosofi [. Men. anche se del ritrovamento di un favoloso tesoro che restituisce al grande misantropo ateniese la ricchezza perduta prima non c'e traccia nella Timonlegende. dello stesso avviso di Piccolomini erano Fritzsche III.). 282 s. II contenitore usato per seppellire un tesoro era in genere un'anfora (come dimostra la replica di Evelpide a Pisetero in Ar. cf. cf. 599-601 (Pisetero afferma che gli uccelli riveleranno agli uomini i tesori nascosti tanto tempo prima) e Dunbar 1995 ad loc. 602: "allora mi vendo la nave. 260 Ledergerber 1905. Plaut. 20. Dysk. compro una zappa e mi metto a scavare anfore [τάς υδρίας άνορύττω]". 1. Nap.3. . 2. attraverso il Timone. che Luciano aveva utilizzato materiale della commedia (come pensavano anche Ledergerber e Helm) 260 e. a Timonis vero fabula alienissimum. Hör. Luc. Cosi un evento possibile nel quotidiano si trasformo in una scena da commedia destinata a diventare un tema tipico della tradizione letteraria258. cf. p. Quodsi quaerimus. che essi tornassero a corteggiarlo. 72-74. 258 Ar. Gall 29 e Cat.]. che i parassiti fossero umiliati. che poteva aver trovato il motivo del ritro257 Fomboschi 1993. si modo secutus est».

se l'abbia invece preso da qualche altra parte. piii in particolare. come si e detto sopra). p. Fra l'altro. .. Gaiserl977.10-13: ο si urnam argentifors quae mihi monstraret. grazie al modello celebre della commedia. 72 (vd. Bertram 1906. di conseguenza. almeno le altre sette commedie ricordate dalla tradizione con il titolo di Θησαυρός. 6. forse. Alle due opere appena citate sono poi da affiancare. cio che gli offriva la possibilitä di vendicarsi dei parassiti. ancora. ut illi / thesauro 261 262 263 264 Helm 1906. la storia del povero bracciante che trovava per caso un ricco tesoro nel terreno che coltivava rappresentava un motivo che. Gaiser 1977. che poteva disporre di questo come di altri modelli: cosi. all'improwiso. undankbaren Misanthropen». 294-300. p. 2. Non possiamo dunque considerate il protagonista dell 'Hydria di Menandro parente prossimo del Timone di Luciano. a considerate l'opera di Menandro l'ipotesto di riferimento di Luciano. 187 s. 301-314. in cui un vecchio scorbutico venuto via dalla citta perche disgustato dai corrotti costumi dei suoi abitanti viveva in solitudine una vita da agricoltore (fir. era diventato presto tradizionale. II fatto che nell 'Hydria giocasse un ruolo importante il racconto del ritrovamento di un tesoro261 non autorizza. Luciano si fosse limitato ad arricchire la vicenda attraverso la preghiera a Zeus con cui Timone chiedeva giustizia. come mostrano gli esempi di Orazio (Sat. p. 280: «er ist aber doch nicht der Prototyp des unzufriedenen.Austin). per il quale «ce «modele» camperait une figure fragmentaire. Mesk 1915. 355 Kassel .94 Introduzione vamento del tesoro gia associato alia favola di Timone in qualche opera della commedia di mezzo — per esempio il Timone di Antifane — oppure. Bompaire 1958. come gia osservava Bompaire. pp. in ognuna delle quali la scoperta di un tesoro doveva rivestire un ruolo centrale263. rinveniva nel suo campo un tesoro (cio che suggerirebbe il titolo stesso della commedia. e n. 355-361 Kassel . cf. pensa anche lo stesso Bertram. essendo 1 'hydria l'usuale contenitore dei tesori sepolti. qui loin d'etre tout Timon ne porterait meme pas le nom de Timon: il ne pourrait done jouer qu'un role d'appoint»264.Austin) e. ancora. pero. p. Gaiserl977. 173. pp. pp. in generale pp. che cita al riguardo l'esistenza di un 'Hydria di Antifane presa a modello dallo stesso Menandro per la sua omonima commedia 262 . 68-72). 137-140 (con una minuziosa critica dei punti deboli della proposta di Bertram): e impossibile stabilire se Luciano abbia attinto il motivo dalla commedia ο l'abbia giä ritrovato nella leggenda o. prudentemente. che Luciano avesse intrecciato la fabula Timonis con la vicenda messa in scena nell'Hydria di Menandro (fir. nella storia di qualche eccentrico monotropos con cui aveva contaminato la Timonlegende. 2 riteneva (in polemica con Piccolomini) che l'apparente trasformazione di Timone nel passaggio dalla povertä alia ricchezza potesse esser stata presentata in una commedia avente per protagonista un misantropo e che. In base a questa seconda suggestione Bertram credeva. ma certo non e suo il merito di aver trasferito il tema all'mterno della Timonlegende.

che l'avrebbe recuperata arricchendola (in maniera maldestra) con un lungo intermezzo filosofico. Questo tipo di somiglianze renderebbe senz'altro futile. peraltro. dextro / Hercule)..). Fritzsche III. pp. la ghiotta esca di pezzetti d'oro che Parresiade usa per pescare. fondamentale elemento della satira sulla prowidenza imbastita da Luciano nel Timone. che egli «has taken an opportunity to vary a favourite motif and a favourite scene». Timone utilizza il favoloso tesoro che scopre per attrarre a se i suoi antichi parassiti e vendicarsi a suon di colpi (§§ 45-58). piuttosto. 106-109 (spec. dove Zeus non puo punire i malvagi che hanno abbandonato Timone che. Anderson ha ritenuto inutile cercare una fonte precisa (commedia. 47-52). dunque. 7). in cui Timone era ritratto in compagnia di Penia (§§ 31-33) e professava ideali cinici (§§ 34-37). p. inventarsi da solo)265. per questo. 265 Mesk 1915. dives amico / Hercule!) e di Persio (Sat. p. «which Lucian so frequently uses to bring about his scenes of exposure». Questa teoria si dimostra. 107 s. considerato il fatto che le scuole di retorica si erano impossessate da tempo del tipo del misantropo. 81 s. la 'formula magica' (alcuni versi di Omero) sfruttata da Hermes per rendere acutissima la vista di Caronte e contemplare cio che accade nella parte segreta della vita degli uomini (Cont. per Anderson. Per Mesk. ipotizzare che Luciano avesse derivato il motivo del ritrovamento del tesoro da una fonte connessa con la leggenda di Timone e spingerebbe a credere. cf. fallace non solo perche non tiene affatto conto delle abitudini letterarie di Luciano — a cui interessa piu il contenuto dell'intreccio —. II Timone di Luciano 95 invento qui mercennarius agrum / ilium ipsum mercatus aravit. tale motivo si rivela. ma anche perche prevede. non era implausibile immaginare che ai tempi di Luciano gia circolasse un'opera in cui erano congiunti il motivo del ritrovamento del tesoro e la saga di Timone: in questo ipotetico scritto. deve pensarci da solo attirando i suoi adulatori con il miraggio di godere di un favoloso tesoro 266 . . 1. che il tesoro ritrovato da Timone fosse paragonabile ad altri tipi di 'stratagemmi fantastici'. 28). 266 Anderson 1976 (b). p. pero. 10-12: ο si / sub rastro crepet argenti mihi seria. p.: «nec vero cur cum Meskio potius a sophista nescioquo inventionem thesauri cum fabula Timonis esse coniunctam quam a Luciano ipso statuam ulla causa est». di contro. dalTAcropoli. 2. Meyer 1915. X X X V ss. la trama avrebbe contemplato una vicenda del tutto simile a quella sviluppata da Luciano. alio stesso modo. l'esistenza — indimostrabile — di un misterioso sofista (cosa gia notata da Meyer) che doveva fornire a Luciano la trama del Timone (che lo stesso Luciano poteva benissimo. soprattutto.. quindi. invece. biografia di Timone ο tradizione retorica) dietro la scena di ritrovamento del Timone e ha pensato.3. 142 s. i filosofi ateniesi (Pise. come la penna del gallo-Pitagora che Micillo utilizza per rendersi invisibile e scoprire le magagne che si Celano nelle case dei ricchi (Gall.

che lascio libero Attico di godere del tesoro e di spenderlo come meglio credeva 267 . 2 e Civiletti 2002 ad loc. sia per preparare il trionfo finale di Timone rendendo concreta la satira sulla prowidenza sottesa nel dialogo (come vuole Anderson). che Luciano. Attico attese la morte di Domiziano e giustifico di fronte a Nerva l'improvviso acquisto di un'ingente fortuna con l'espediente del ritrovamento del tesoro per n o n incorrere in ulteriori processi: se si fosse dichiarato erede dei beni paterni. ma solo marginalmente. avrebbe destato sospetti nelle autorita e avrebbe dovuto pagare i diritti di successione. pp. dunque.96 Introduzione Volendo tirare le somme. anche se non e possibile determinate se il topos comico del ritrovamento di un tesoro fosse gia stato collegato alia Timonlegende prima di Luciano o w e r o se questa sia stata un'innovazione dello stesso Luciano. sia l'interesse di Luciano. Graindor 1930. puo essere stato suggestionato a innestare (o reinnestare) nella storia di Timone il racconto della scoperta di un favoloso tesoro da una vicenda simile e ben nota dell'Atene contemporanea. (p.). i ritrovamenti di tesori furono sottoposti all'arbitrio del potere imperiale e soltanto da Adriano in poi un tesoro apparteneva di diritto a chi lo scopriva in una sua proprietä. fino all'epoca adrianea. Si e gia accennato al modo in cui Attico recupero la ricchezza perduta e torno ricco a seguito di un'imprevista e fortunata scoperta: narra Filostrato. 1. infatti. prima di lui. L'eco di questo evento nell'ambiente ateniese motiva sia il resoconto dettagliato di Filostrato. concede fiducia a Filostrato. in piu — cio che non e stato finora correttamente messo in luce dagli studiosi se non. vale a dire il fortunoso ritrovamento di una grande ricchezza da parte di Attico. ma gli rivelo un tesoro di indicibile valore (θησαυροΰ χρήμα άμύθητον) in una delle case che possedeva presso il teatro". e certo che questi abbia rielaborato all'interno del Timone tale motivo sia per divulgare concetti filosofici (come crede giustamente Piccolomini). da Settembrini —. infatti. in parte. . A questo e da aggiungere. 505 s. che vi allude sia nel Timone sia nella Nave (in cui uno dei protagonisti. Segue nel resoconto filostrateo il ricordo dello scambio epistolare fra Attico. Gli studiosi concordano nell'accettare la veridicitä storica dell'episodio. sogna di disseppellire un tesoro sotto l'Hermes di pietra 267 Philostr. Nerva. desideroso di sapere come utilizzare quella fortuna senza offendere le autorita romane (la cautela di Attico era motivata dalle vicende del padre e dalla recente confisca del patrimonio familiare). in particolare. il cui valore variava a seconda degli imperatori). pur se ne denuncia l'ingenuitä nel ritenere vera la storia del ritrovamento fortuito del tesoro. che sarebbe invece stata architettata e propagandata ad arte dallo stesso Attico. La prudenza con cui Attico domando a Nerva come comportarsi si giustifica altresi con il fatto che. e l'imperatore di allora. che doveva sapere che il padre Ipparco aveva nascosto in casa una parte considerevole della sua fortuna per evitarne la confisca (i figli dei condannati non potevano trattenere per se che una parte del patrimonio. al di la di ogni condizionamento letterario. che verso Attico "la sorte non si mostro indifferente. VS 2. da Schwartz e. Adimanto — alter ego letterario di Erode —. 20-24.

all'interno della cui ricca produzione epistolare troviamo una lettera (2. pp. Καταλαβών γάρ τήν εσχατιάν ταϊζ βώλοΐζ τούζ παριόντας βάλλει. almeno Vivel Coli 1959. La forza di attrazione di quest'opera risiede. 269 Sallmann 1977. possedere tutti i terreni intorno ad Atene e vivere nel lusso piu sfrenato: Nav. 32) in cui il parassita Gnatone chiede a Callicomide di assumerlo nelle sue tenute agricole. 9-17. 20). pp. Preaux 1959. ancora Raffaelli 2000. Sallmann 1977. 2) il patronimico e il 268 Un sommario della fortuna del Timone e in Bompaire 2003. contemporaneo poco piu giovane di Luciano. δζ εκ πλουσίου. Irmscher 1995 (su Timone). εΤτ' εκ φιλάνθρωπου μισάνθρωπος εγένετο και τήν Άπημάντου εμιμήσατο στύγα. τόν Έχεκρατίδου τόν Κολλυτέα. che rappresenta il prototipo del misantropo. cf. πάντα ϋπομένειν άνεχόμενον ΰπέρ του τήν άπλήρωτον εμπλήσαι γαστέρα L'epistola segue da presso il Timone lucianeo. un tipo che si ritrova in embrione gia nel Tersite di Omero e che percorre tutta la storia della cultura occidentale fino a rivestire un ruolo di primo piano nella produzione letteraria contemporanea (basti ricordare Hans Schnier. Alcifrone ha cura di prendere da Luciano tutto cio che e utile per evidenziare il rapporto con il modello di riferimento: 1) il nome di un parassita di Timone (Γνάθων in Alcifrone ricorda da presso il Γναθωνίδης che compare in Tim. nella figura del suo protagonista Timone. pp.3. 3. II primo a interessarsi al Timone lucianeo fu Alcifrone. Boll. 266-269. di U. per la fortuna dell'opera di Luciano vd. προμηθούμενοζ μηδένα αϋτω καθάπαξ ανθρώπων εντυγχάνειν οϋτως τήν κοινήν φύσιν άπέστραπται. Δέχου δή οΰν με μισθωτών κατ' άγρόν. Οί λοιποί δέ των Άθήνησι νεοπλούτων Φείδωνέζ είσι και Γνίφωνεζ μικροπρεπέστεροΓ ώρα μοι μετανίστασθαι και πονοϋντι ζην. II Timone di Luciano 97 posizionato nel giardino della propria casa. rovinatosi a causa dell'eccessiva prodigalita: Γνάθων Καλλικωμίδιγ Τίμωνα οΐσθα. dalle molte opere alle quali forni ispirazione fin quasi dal momento della sua pubblicazione 268 . 197 s. p. Bompaire 1993. testimoniata dall'interesse che suscito nei molti che si accostarono alia sua lettura e dalle numerose traduzioni che lo interessarono. XXXVI-XXXIX. σπαθήσαζ τήν οϋσίαν είζ ήμδζ τους παρασίτους και τάζ εταίρας. Per il tipo del misantropo nella storia della letteratura occidentale vd. dal momento che non puo piu vivere come parassita di Timone. sis άπορίαν συνηλάθη. Photiades 1959. . 45-46). in particolare. ο l'Edgar Wibeau dei Nuovi dolori delgiovane W.3. ώ Καλλικωμίδη. Plenzdorf) 269 . protagonista delle Opinioni di un clown di H. Fortuna del Timone di Luciano Nell'ambito della produzione letteraria lucianea il Timone e indubbiamente una delle opere piu belle e cio giustifica pienamente la sua grande fortuna.

12) e la sua conseguente caduta in una penosa condizione di άττορία. II legame esistente fra Luciano e Alcifrone era ben noto giä nel mondo antico. «il dyskobs elianeo non e solo piu chiuso ai rapporti umani (non v'e cenno ad esempio della figlia. pp.Fobes 1949. pp. 6) il fatto che siano ricordati come altri νεόττλουτοι insieme a Timone (cf. Tim. tanto che Aristeneto immagina uno scambio epistolare fra i due (Aristaenet. dal momento che se Timone nell'editto lucianeo proclama che "unico amico di Timone sia Timone" (Tim.98 Introduzione demotico di Timone (cf. come il Timone lucianeo (Tim. 42. 5 e 22): Benner . Epist.6). 35. il quale fa notare come in Epist. L'unico elemento che differenzia Alcifrone da Luciano e l'imitazione del modello comportamentale di Apemanto da parte di Timone. non puo derivar da Luciano. 58). pp. 14 «l'allusione al precedente lucianeo diventa spunto di emulazione».11: κα'ι φίλος εις Τίμων). 7 e 44: Τίμωυ Έχεκρατίδου Κολλυτέυς). che andra probabilmente ricercata in una raccolta gnomologica ο in un bios di Timone (come quello contenuto nella Vita di Antonio di Plutarco)270. e ci lascia in dubbio se Alcifrone questa sola notizia avesse tratta da altra sorgente. 5) il ritiro nella εσχατιά in totale solitudine e l'accoglienza a suon di zolle (τοις βώλοις) riservata ai visitatori (Tim. 38-47 (influenza del Timone lucianeo su Alcifrone). come ha rilevato correttamente Guida (Epist. Longo e Luciano). p. Alcifrone recupera questo particolare da una fonte diversa dal Timone lucianeo. 4) la negativa μεταβολή del carattere di Timone che έκ φιλανθρώττου (Tim. oppure insieme a quella tutto cio che riferisce intorno a Timone». cap. 3-18. Schwartz 1965. 7). 8) diventa μισάνθρωττος (Tim. «Cnemone va oltre l'arcimisantropo. 3) il riferimento alia grande ricchezza che questi ha dilapidato affidandosi a parassiti ed etere (cf. 1. 11. Fra il II e il III secolo Eliano e suggestionato dal tema del misantropo e a lui dedica quattro delle sue venti Epistulae rusticae (13-16). Anderson 1989. άλλά τό ττάνυ τοϋτο άγριον κα'ι τραχύ καταβολών κτλ. una peculiarita della biografia leggendaria del misantropo che Luciano non segue. accanto al modello di base offerto dal Dyskobs di Menandro (le quattro lettere rappresentano un doppio scambio epistolare fra Cnemone e il suo vicino Callippide). 35 e 44). ma che ritroviamo gia attestata nel peripatetico Aristosseno (cf.).2-3: μηδέν σκαιόν. 7) Fidone e Gnifone e che il secondo dei due porti il nome di uno degli adulatori che compaiono nel dialogo lucianeo (Tim. 260 quando sostiene che «la sola notizia che Timone si rendesse imitatore d'Apemanto.2: οίον ην τό μέγα κεκραγέναι. 13: μέγα κέκραγας/Tim. 113-115 (Alcifrone e la commedia attica. sostenendo di non essere amico nemmeno di se stesso (μηδέ έμαυτοϋ φίλον δντα)». dunque. la 270 Non c'e dubbio che Alcifrone dipenda dal Timone di Luciano a eccezione del motivo dell'influenza di Apemanto su Timone. supra. 13: τό σκαιόν τοϋ τρόττου κατάλυσαν/Tim. 34). Tim. 7) il cambiamento di status di Gnatone che diventa μισθωτός per soprawivere. Tim. 2. nelle quali. Vieillefond 1979. ώ Τίμων. . Come in Luciano e rispetto a Menandro. per cui e nel torto Piccolomini 1882. gioca un certo ruolo la ripresa del Timone lucianeo.

Schouler 1984. 273 Cf. 886-892. in cui.. si narrava di una simpatia di Timone per Alcibiade e di un'amicizia fra i due personaggi 273 . dello stesso Luciano: cf. 67 Greene]) Alcibiade si augura che Agatone non abbia bisogno di diventare come lo sciocco del proverbio. 34 e 58)274. Piccolomini 1882. Ausonio nelle Hchghe (13. p. In epoca bizantina. ου μή μάθης" ελέχθη δέ έτπ Τίμωνος τοϋ μισανθρώττου μηκέτι ττροσιεμένου τους κόλακας. / Hoc metuens igitur nullas cole. Dal momento che il legame fra Timone e gli adulatori era presentato per la prima volta nel Timone lucianeo. Oecl. Ούτος πλούσιος μέν ήν εκ προγόνων. Nel IV secolo. Green 1991 ad loc. pp. τόν προγονικών πλοΰτον διεσκόρπισεν συναναστρεφόμενος λούπαξιν ύστερον μέντοι πενωθείς. In uno scolio al Simposio di Piatone (ad 222 b [p. Libanio e suggestionato dal Timone nella stesura della sua Declama^ione dodicesima (Τίμωυ έρώυ Άλκιβιάδου εαυτόν ττροσαγγέλλει) 272 : questi innova la Timonlegende nell'amore di Timone per Alcibiade. 30 Foerster: κα'ι τοις λίθοις ήδη βάλλεσθαι ΰφ' υμών άξιώ). Ausonio ha forse inventato tale particolare derivandolo dalla declamazione che Libanio dedica a Timone. supra. come abbiamo visto (vd. 1. 174. 2. cap. 274 Piccolomini 1882. 291 s. βραχύς δέ και νέος τήν ήλικίαν όρφανισθείς. (p. 12 Foerster. .. possiamo aggiungere. Un'ipotesi non sembra escludere l'altra. ύπ' 271 Guida 2004. che impara solo soffrendo. 293 s. Crimen ob istud / Vythagoreorum periit schola docta sophorum. Secondo Piccolomini. 12. ρ. Norman 1964. p. Tim. in cui e lo stesso misantropo a chiedere di essere lapidato (Deel.3. che lo scoliaste avesse potuto leggere tale dialogo di Luciano pare perlomeno probabile. Τίμωνος προσαγορευόμενος. mentre per Green l'autore ha voluto riservare al misantropo. 434) e cosi gia Fritzsche III. Cosma Gerosolimitano compie una curiosa narrazione della vita di Timone rielaborando liberamente il testo del Timone di Luciano (PG 38. 1.6). forse. un evento di cui non si ha testimonianza nella precedente tradizione letteraria. XXIV: «itaque Ausonius vere facta opinatur. lo stesso destino che questi aveva (probabilmente) riservato ai suoi concittadini nell'opera di un comico (o. 272 Lib. II Timone di Luciano 99 persona che con l'innamoramento di Sostrato mette in moto le vicende della commedia) ma soprattutto rimane fuori della prospettiva di un possibile rawedimento» 271 . 31-34) accenna curiosamente a Timone facendo menzione alia sua lapidazione (vive et amicitias semper cole. Crimen oh istud / Timon Palladiis olim lapidatus Athenis). 171 s. p. quae ficta ab rhetore fuisse ad fidem pronius est».. Mesk 1932. 547-548): Έν Κνίδι δέ άλλος τάφος εστίν. e cita per questo il caso illustre di Timone misantropo rovinato dagli adulatori: εάν μή ττάθης. al quale Luciano non aveva fatto cenno ma che era gia presente in nuce nella stessa fabula Timonis. p.

χαίρε τό εμόν βαλάντιον»' διά τούτου σημαίνων της εύπορίας είναι και φρονήσεωζ τήν τιμήν άρμοδίαν. pp. e per il Timone. κάκείνων οίομένων κατ' εθος αύτω κολλδσθαι.100 Introduzione αυτών κατεγελδτο των τήν αϋτοΟ καταναλωσάντων περιουσίαν. 114-116. 14-19. Come si nota. pp. 14-17. Πτωχεύοντοζ γάρ του πριν εύεργετοϋντοζ. Είτα πάλιν πλουτήσαζ. χαίρε κύρι πολύ Τίμων. forse. εϊδώς τε τούς κόλακας μέχρι τότε κολακεύειν εως ό πλούτος ρεϊ. Hist. che inspiegabilmente e collocato a Cnido (εν Κνίδι). Tox. vale a dire "nota bene". una delle sette meraviglie del mondo antico) 275 . poco oltre. Fa eccezione soltanto l'ubicazione del luogo di sepoltura di Timone. 294 s. "interessante". και τρυφήν αύτοΐς εμποιεϊ. p. Τίμων. conscr. Russo 2002. sente costantemente la necessita di riaffermare contro di 275 Piccolomini 1882.«χαίρε. 20). inteso non come "arricchito da poco" (che e il significato corretto: cf. gli scolii piu interessanti sono quelli che riguardano il significato del termine τϋφος (§ 28) e le figure dei due celebri demagoghi ateniesi Iperbolo e Cleone (§ 30)276. 12. και λόγοίζ εξαιρόντων εύφήμοΐζ. Areta (i cui scolii si datano intorno al 912-913) e il vescovo Alessandro di Nicea (attivo come scoliaste intorno alia metä del X secolo): Mattioli 1980. A Costantinopoli Luciano e studiato. Se si considera pero il fatto che Cosma. αύτοί πρώτοι τών συμφορών αύτω παραίτιοι γίνονται. Ε da dire che la scolastica bizantina. . Tre sono gli scoliasti bizantini di Luciano di cui conosciamo il nome: il vescovo Basilio di Adada (presente ai sinodi costantinopolitani dell'870 e dell'879). Lauvergnat-Gagniere 1988. risultera evidente che questi non avesse alcuna pretesa di esattezza per cio che non rientrava nei suoi interessi ο non riteneva indispensabile alia narrazione (altrimenti non avrebbe mancato di menzionare con precisione almeno il Mausoleo. pur ammirando Luciano. ammirato. και φιλικά τ ω δοκεϊν ετπβοώντων «χαίρε. ubica a Cnido anche la tomba di Mausolo (il celeberrimo mausoleo di Alicarnasso). χαίρε κύρι Τίμων. "bello". giustifica fantasiosamente l'errore ritenendo che a Cnido ci fosse la tomba di un omonimo di Timone il misantropo. confuso con quest'ultimo da Cosma ο dalla fonte a cui Cosma attinse. ο σημείωσαι. Τούτου δέ τοίνυν του Τίμωνος τάφος εστίν εν Κνίδι τήζ αύτοΰ μνημόσυνον αρετής. ma come "venuto da giovane in possesso delle ricchezze" (per la morte dei genitori). in particolare. 7. L'essere rimasto orfano in tenera eta (βραχύς δέ και νέος τήν ήλικίαυ όρφαυισθείς) e un altro dettaglio inventato da Cosma e nato. Luc. κύρι Τίμων»' αύτόζ έαυτω προσλαβών άπεκρίνατο . da una errata interpretazione del υεόττλουτος di Tim. Cosma non si discosta quasi in nulla dal modello. fatto oggetto di vivaci polemiche intellettuali a partire dal IX secolo e gli scolii apposti al testo dei Oiahghi sono testimonianza della grande fortuna di cui l'autore gode in eta bizantina: numerosi sono i passi lucianei annotati con la menzione di ώραΐον. 276 Rabe 1906. pp.

Fozio sintetizza mirabilmente l'attitudine di Luciano nei confronti della vita e della societa rilevando la natura teatrale e drammatica dei suoi scritti. segnala con finezza come Luciano tenesse a ritrarre la vita dei greci come se fosse una commedia (κωμωδία τώυ Ελλήνων εστίν α ύ τ ω ή σττουδή έν λ ό γ ω ττεζω). a meno che non dica che sua opinione e quella di non averne" e.. Mattioli 1980. "il sofista crocefisso": Peregr. . per cui "non dichiara l'opinione che ha. e perdura fino almeno al Settecento: cf. il loro errore e la loro follia nel modo di raffigurarsi gli dei.] σοφιστήν. p.. 12 s. che ricorda esplicitamente di aver letto "il Falaride. . nei confronti di Luciano «the commentators display two notable qualities: failure to recognise irony (though sometimes it is detected by them). 11-14 . capace a volte di raggiungere una splendida e misurata grandezza. A testimoniare l'ostilitä degli alti ambienti ecclesiastici di Bisanzio per Luciano e la lunga sfilza di epiteti ingiuriosi — una quarantina. Reynolds . 3408. II Timone di Luciano 101 lui i valori che sono alia base del cristianesimo e che sente (spesso a torto) violati dallo scetticismo e dall'atteggiamento irrispettoso dell'autore 277 . L'atteggiamento polemico dell 'elite intellettuale bizantina nei confronti di Luciano raggiunge il culmine nella Suda (Suid. p. dove lo scrittore e presentato come un seguace di Satana destinato all'inferno. 278 Phot. cf. and a literalminded seriousness in the presence of humour (this is especially true in their comments on the fabrications of the Vera Hisforia)»·.C. 97-105) e lo accusano per questo di essere blasfemo e un servo del diavolo. anche per il modo in cui attacca gli dei e la filosofia dei greci. simile a una dolce melodia che accarezza le orecchie di chi l'ascolta 278 . p.Wilson 1974. Lauvergnat-Gagniere 1988. ne descrive con vivacita di tratto lo stile. e per la costruzione della frase. 19 s. pp. 283. che giudica eccellente (άριστος) per la chiarezza e la notevole precisione del vocabolario.. 234 e Clay 1992. l'incredibile propensione per la scostumatezza e l'incontinenza. e inoltre il corso anomalo della loro vita e le peripezie. p. in piu. ] άνεσκολοτπσμένον [. e l'attitudine vanitosa dei loro filosofi che e piena di niente altro che di ipocrisie e di vuote congetture". pp. alcuni Oialoghi dei morti e Oialoghi delk cortigiane e altri scritti di vario genere" e di aver ammirato il modo in cui lo scrittore "volge in commedia (κωμωδεΐ) le opinioni dei Greci. Neil'EpistoL· 105 (868-871 d. 7-9. Luciano e censurato. 233. 11-16. pp. 60-63. 336 e commentata da Baldwin 1980-1981). Baldwin 1980-1981. infine. p. 2-12 Adler]). Su Fozio. BibL 96 a-b. p. λ 683 [III. A comprendere la vera natura dello scetticismo di Luciano in eta bizantina e Fozio. puntualizza che la vera forza di Luciano sta nella sua natura di autore scettico. cf.3. le opinioni e le raffigurazioni incredibili dei loro poeti e i vaneggiamenti della societa che da questi derivano. molti dei quali attinti dagli stessi Oialoghi — rivoltigli dagli scoliasti (la lista dei convicia degli scoliasti di Luciano e stilata da Rabe 1906. Areta e l'attivitä dei circoli intellettuali costantinopolitani nei secoli IX-X cf. per la semplicita ed espressivita dell'eloquio. p. per la sua satira spietata contro i contemporanei e per la sua supposta pederastia: come sottolinea Baldwin 1980-1981.) Fozio pare aver 277 I commentatori bizantini si soffermano sulla figura di Luciano quasi soltanto in quanto autore del Peregnno (dove i Cristiani sono censurati per l'ingenuitä con cui professano la loro fede e si chiama Cristo τόν [ . Baldwin 1973. Mattioli 1980.

"Ερρετε. άγρότηζ ήν εργάτης. il suo impoverimento causato da un'eccessiva generosita (ΰττερττλουτών κα'ι έτταρκών ττασι τοις δεομένοις. non escluso il Timone™. tanto a livello tematico quanto compositivo. νυν γνώριμος τοϊζ πασιν. Λαβών διφθέραν. cf. con la produzione lucianea: parliamo del Patriota. laddove Luciano era stato il solo a presentare la misantropia di Timone come una conseguenza della sua filantropia e a ritrarne il suo ritiro in solitudine come un percorso verso la filosofia e la saggezza. 273-286 Kiessling): Τίμων Έχεκρατίδου πάΐζ ήν 'Αθηναίος γένει. pp. il quale del celebre misantropo ricorda dettagli biografici attinti probabilmente dal dialogo di Luciano (H. . μιαρώτατοι. 84-86. 11-14 (in generale pp. 7. del Caridemo e del Timarione. La produzione satirica bizantina dei secoli XI-XV rielabora i Oialoghi di Luciano e ne recupera motivi. il lavoro come bracciante (λαβών διφθέραν. pp. δίκελλαν. in quanto ricorda che Timone sperimento le straordinarie nefandezze di cui sono capaci gli uomini (μοχθηρίας άτόττοις άνθρώττων ϊσως ττεριτυχώυ) e "parve conseguire una certa saggezza e da filantropo che era divento e fu chiamato misantropo" (έ'δοξέν τι σοφόυ έτητελεΐυ. άντ'ι φιλανθρώττου μισάνθρωττος κα'ι είναι κα'ι όνομάζεσθαι). Γεωσκαφών δέ θησαυρών εν τοις άγροΐς έφεϋρεν. μιαροί. Mattioli 1980. μακράν εκ του χωρίου. Δικέλλη παίων ήλαυνε τούζ άνοσίους λ έ γ ω ν Νυν Τίμων φίλος. topoi e situazioni utilizzandoli come un multiforme e ricchissimo ipotesto dal quale attingere. Ό τ ω πλουτεϊν εύεργετών. pp. 279 Romano 1999. 20-30. Alcuni scritti anonimi comp o s e in tale ambiente furono attribuiti a Luciano per l'elevato grado di affinita. Ύπερπλουτών και επαρκών πασι τοϊζ δεομένοίζΈπιλειψάντων τ ο ύ τ ω δέ του π λ ο ύ τ ο υ και χρημάτων. il ritrovamento del tesoro e il nuovo arricchimento (γεωσκαφών δέ θησαυρόν έν τοις άγροΐς έφεϋρεν). Tzetze desume da Luciano il nome di Timone (Τίμων Έχεκρατίδου τταΐς ήν 'Αθηναίος γένει). Τίμωνα πάλιν πλούσιον άγγέλλουσα τοις πασιν. Και πάντες πάλιν πρός αύτόν προσέρρεον ώζ φίλοι. la rivincita su quelli che riteneva amici e che l'avevano abbandonato alle prime aggiunge fra le letture non esplicitamente indicate da Fozio anche Lucio ο l'asino e la Storia vera. δίκελλαν. composizioni satiriche e polemiche in cui si a w e r t o n o echi provenienti dalla produzione lucianea. πένηζ δ' ήγνοημένος. Ώζ ούδαμοϋ π α ρ ά τίνος ελέους ήξιοϋτο. Ώζ δέ του π ρ ά γ μ α τ ο ς τ α χ ύ διέδραμεν ή φήμη. Μεμισηκώζ δ ι α γ ω γ ή ν του μετ' ανθρώπων βίου.102 Introduzione conoscenza diretta del Timone lucianeo. Forti suggestioni il Timone lucianeo provoca su Giovanni Tzetze. 9-20). Bompaire 1981. nemmeno un accenno alle dissipazioni con adulatori e prostitute). άγρότης ήν εργάτης). cf.

9 s. Per il resto. 83Γ-91^) e del Caronte (92r-98v) di Luciano 285 . Gentile 1997. μακράν έκ τοϋ χωρίου). Prima dell'arrivo del Crisolora a Firenze. Lauvergnat-Gagniere 1988. Berti 1987 (b). alcune delle quali assai rare. Luciano testa un autore «assente dalla cultura latina medievale» 282 .3. II Timone di Luciano 103 difficolta (ττάυτες ττάλιυ ττρός αύτόυ ττροσέρρεου ώς φίλοι [. Dal 'Lexicon Vindobonense sappiamo che il Timone nel XIII secolo era una delle opere piu lette di Luciano insieme al Caronte.Berti 2006. pp. Mattioli 1980. p. anche se non va dimenticato l'apporto rilevante che la sua opera ha sulla produzione poetica italo-bizantina rappresentata da Eugenio da Palermo e dai poeti che gravitano intorno al monastero di S. in Occidente i Oialoghi restano pressoche sconosciuti al pubblico colto. e che comprende anche le versioni latine del Timone (cc. Le traduzioni lucianee di Tedaldo sono le piu antiche in nostro possesso e appartengono a qualche allievo della scuola del Crisolora. pp. 12) di Liutprando nel racconto di uno scherzo compiuto dall'imperatore Leone.] ερρεσθε. . Giovanni Grasso. 153-156. Laur. L'ultimo autore latino a nominate Luciano e Lattanzio nelle sue Divinae Institutiones (1. 227-239. 3. nel chiuso di una scuola d'eccezione. II 2 febbraio del 1397 Manuele Crisolora ottiene dai Priori delle Arti di Firenze la prima cattedra di greco in una universita occidentale. dato che prima della venuta di questi in Italia non esisteva chi fosse in grado 280 281 282 283 284 Mattioli 1980. μιαρώτατοι. pp. piu che l'inizio di una vera e propria tradizione: lo prova il silenzio dal quale sono awolti i discepoli di Leonzio Pilato. 285 Weiss 1977 (b). che testimonia l'insuccesso del suo insegnamento e lo scarso interesse dei circoli culturali fiorentini dell'epoca per il greco: Weiss 1977 (b). La vera riscoperta di Luciano in Occidente si ha solo con gli inizi dell'Umanesimo. Nicola di Otranto.. sotto la guida di un rappresentante della migliore tradizione grammaticale bizantina. Plut. Sei secoli piu tardi. p. 36. Nicola di Casole (Nettario. Yincipit del Gallo lucianeo e citato nell'Antapodosis (1. 9)281 agli inizi del IV secolo. 74. Questo evento introduce a Firenze lo studio del greco e permette di formare una classe di studenti capaci di rendere in latino i testi greci: «iniziava cosi. Giorgio di Gallipoli)283. 243-246. Berti 1987 (b). ma la loro attivitä costitui un episodio isolato. una vicenda che divenne decisiva nella storia culturale dell'Europa» 284 . n. Accade cosi che pochi anni piu tardi l'arrivo di Manuele Crisolora a Firenze il francescano Tedaldo della Casa e in grado di approntare una silloge (cod. pp. 30-36. p. alio studio del greco si erano interessati Boccaccio e Leonzio Pilato. Mattioli 1980. p. zWIcaromenippo e al Non si deve credere facilmente alia calunniamK Se la fortuna di Luciano in ambito bizantino e grande. 11 s.. 9) che riunisce traduzioni dal greco di diversi allievi del Crisolora. 25 sin.

a Venezia nel 1500 e nel 1517. 4. forse. 288 Per Weiss 1977 (b). Tali versioni furono ristampate nel 1470 a Roma insieme ad altre traduzioni latine da Lauer (il Timone fu pubblicato nella versione originale. formatesi nello stesso ambito culturale (la scuola del Crisolora). n. 989 a cc. Ylcaromenippo e lo Zeus tragedo) faccia si che siano queste le opere del corpus lucianeum che «ritornano con maggiore frequenza nella vicenda della fortuna di Luciano in Occidente. una vicenda che proprio dalla scuola del Crisolora ha ricevuto il suo primo impulso» 289 (nella bibliografia delle opere lucianee stampate fra il 1470 e il 1600 e ammontante a 330 edizioni il Timone occupa il primo posto assoluto con piu di 40 edizioni. ritiene sicura l'identificazione del traduttore del Timone con Bertoldo. 287 La copia di Coluccio si trova nel Vat. 39-44 (con bibliografia degli studi precedenti). con lo stesso Tedaldo e con Coluccio Salutati (che possedevano entrambi tanto la versione del Timone quanto quella del Caronte87).104 Introduzione di operare traduzioni soddisfacenti dal greco in latino (lo stesso Tedaldo era in buoni rapporti con la scuola del Crisolora. redatta intorno al 1403. . cf. mentre per il Timone si e fatto con insistenza il nome di un certo Bertoldo. Le opinioni degli studiosi non sono comunque concordi e la questione aspetta ancora di essere chiarita 288 . di contro Mattioli 1980. pp. p. non sembra arrischiato attribuire la versione del Caronte. dato che di un personaggio con tal nome non si e trovata traccia nell'ambiente in cui sorse la versione. il Caronte in quella rivista da Rinuccio). p. Marsh 1998. 39. mentre sarebbe opportuno sospendere il giudizio quanto all'ipotesi che il traduttore del Timone debba identificarsi con Bertoldo. mentre pare certo che la scelta del Crisolora di far esercitare i suoi allievi sul Caronte e sul Timone e su pochi altri dialoghi lucianei (il trattato Non bisogna credere facilmente alia calunnia. il Pescatore. 39 s. a Bologna nel 1502: Mattioli 1980. dato che sappiamo che a piu riprese sollecito uno degli allievi del maestro bizantino per ottenere una traduzione in latino della lettera dello Pseudo-Aristea a Filocrate) 286 . e questa edizione ebbe tanto successo da essere ristampata a Milano nel 1497 e nel 1504. p. Dialoghi marini e Non bisogna credere facilmente 286 Mattioli 1980. La fortuna di queste traduzioni fu tale che pare fossero giä note nel 1403 in alcuni circoli umanistici dell'Italia settentrionale. 16-21. p. di cui non si sa nulla a eccezione del suo legame con Pellegrino Zambeccari (un cancelliere bolognese morto nel 1400 a cui egli si rivolgeva con la preghiera di rivedere la sua traduzione latina del Timone) e. Dialoghi degli dei con 30. 8\ν-96ν. per il quale le due versioni del Caronte e del Timone rivelano due distinte personalitä di traduttori. a quello stesso Bertoldo che non piu tardi del 1400 aveva preparato la traduzione del Timone. 245 s.. per cui bisogna per il momento lasciare irrisolto il problema del volto da dare all'autore della prima traduzione in latino del Timone. 289 Berti 1987 (b).. Le due traduzioni sono probabilmente opera di due traduttori diversi: per il Caronte non e stato ancora proposto un nome certo. 2. ma lascia nell'anonimato quello del Caronte\ piu radicale e Berti 1987 (a). seguito da Menippo e Dialoghi dei morti con 33 edizioni. pp. lat.

una del Timone (di incerta attribuzione): e grazie alia sua opera di traduttore che Luciano diventa uno scrittore alia moda in Italia292. 72. satirico e campione del serio ludere. fra le quali ci sono le versioni in latino del dodicesimo dei Dialoghi dei morti e del Tossari e. All'Aurispa in particolare sono assegnate numerose traduzioni di Luciano. Vendita di vite all'incanto con 18. Guarino. Gli eruditi italiani permettono a Luciano di partecipare attivamente della cultura europea e ne consacrano la fortuna. un censore dei costumi corrotti della societa. Lorenzo Ciato e Fabio Vigile si appassionano alia lettura dei Oialoghi e li traducono alacremente. ecc.3. forse. 293 Per Mattioli 1980. 291 Panizza 2007. De Faveri 2002. per cui se quelle in latino puntato a enfatizzare il ruolo di Luciano come erudito. Successivamente in Italia la pluralita di giudizi sulla personalita di Luciano (considerato di volta in volta un filosofo moralista. p. «Luciano ispira una vera e propria letteratura. sulla scorta di Sainte-Beuve. 292 Mattioli 1980. quelle in volgare ne fanno «a contemporary figure swept up into the main events of the Reformation and Counter-Reformation» 291 . Lauvergnat-Gagniere 1988. Gli umanisti italiani come Aurispa. dando origine a una vasta gamma di prodotti letterari accomunati dall'ispirazione lucianea ma distanti per la differente qualita del progetto iniziale. pp. della elaborazione dell'originale e del risultato 294 . un ateo irrecuperabile. sancendo la nascita di quello che da Mattioli e stato definite. Molte personalita di spicco della cultura quattrocentesca italiana approfondiscono la conoscenza di Luciano e nell'ambito del suo mondo si muovono. cf. II Quattrocento italiano si muove sulla scia del lavoro del Crisolora e diffonde lo studio di Luciano nei grandi ambienti intellettuali europei. II Timone di Luciano 105 alia Calunnia con 29. Caronte con 23. p. 25-37. giacche una trattazione piu vasta esulerebbe dagli intenti di . 290 Lauvergnat-Gagniere 1988. Antonio Rosso. pp. Rinuccio d'Arezzo.)290. pp. per le statistiche). 'lucianesimo'. 21-41. 37-85 (in particolare p. Tossari con 15. 71 s. Marsh 1998. Lapo da Castiglionchio il giovane e Antonio Tudertino (entrambi allievi del Filelfo). 294 Preciso che il 'lucianesimo' trova spazio nella presente discussione solo nella misura in cui il Timone lo influenza. diventa un maestro a cui si ricorre assiduamente per confortare un proprio pensiero ο magari per trovare un modo espressivo calzante ad una propria intuizione». 56 s. e cosi via) fa in modo che vengano a crearsi due differenti dpi di approccio alle traduzioni della sua opera. 44-59. Intorno ai dotti che convivonoper mercede con 17. pp. Poggio Bracciolini. Gallo con 20). un complesso fenomeno culturale per il quale i Oialoghi esercitano una influenza costante nei circoli intellettuali fino a 'modificare' il modo di pensare il prodotto letterario 293 .

il Momus. 100). 18-21. First. 84 segnala che nella Discordia dell'Alberti Mercurio e inviato da Giove alia ricerca della Virtu. ma tale . 2. and hence the play in general. 100 s. p. perche nell'umanista la volonta di propagandare ideali morali supera il desiderio di ridere delle condizioni del mondo): nella Religio l'autore fa propria la critica alia religione tradizionale e alle credenze umane che costituisce uno degli assi portanti del pensiero lucianeo ed e sviluppata nel prologo del Timone (§§ 1-6). motivi e situazioni donando loro vitalita nuova. 15. 507 s. «the interest of the work is considerable. non e mia intenzione addentrarmi in un'indagine giä condotta da altri come. caduto in miseria per la sua vita sregolata. Particolarmente interessanti per la presente trattazione sono le Intercoenaks. rinnovata veste comica e piu profondo senso morale. in piu. Garin 1972. cio che ricorda lo scontro del Timone fra le due allegorie personificate di Penia e di Pluto assistito da Hermes. che si accosta ai Oiahghi per consonanza naturale di idee e di sentimenti con il celebre modello greco e ne rielabora temi. where the elements borrowed from comedy and diatribe sit ill together» (p. che giunge al suo cospetto senza offrirgli nulla. nella Virtus (che circolera a lungo sotto il nome di Luciano) 297 la Virtu lamenta con Mercurio le proprie disawenture. di impiccarsi. laddove il dialogo fra Lepidus e Libripeta punta a dimostrare la vanita delle preghiere umane e l'indifferenza degli dei per cio che accade sulla Terra. con la prima costretta a cedere le armi di fronte alia forza dei suoi interlocutori (§§ 32-33). Marsh 1998. e n. for two reasons.106 In! rodu/ionc Intorno al 1430 Tito Livio Frulovisi mette in scena a Ferrara una commedia moraleggiante intitolata Claudi duo che recupera in massima parte la trama del Timone di Luciano. Geri 2011. he has given his Timon character. Robinson 1979. Mattioli 1980. the author has contaminated his Lucianic material with stock themes and types from Roman comedy. cosi come nel Timone Hermes e mandato da Zeus a ridestare Pluto. p. a coherence lacking in Lucian. che riesce a ottenere il rispetto dei suoi concittadini tentando di migliorare se stesso 295 . pp. pp. come Timone propone agli Ateniesi quando verranno da lui per spartirsi la sua ricchezza (§ 45) 298 . il protagonista della piece. nellOraculum Apollo consiglia a un uomo povero. l'agilita e il gaio e scettico distacco di quella del samosatense. non ha i tratti del vecchio e burbero misantropo. cap. Mattioli 1980. Secondly. una raccolta di componimenti in forma conviviale in cui Alberti impronta a Luciano nomi e caratteri. e una certa vena umoristica (che non raggiunge. pur se Plusiplenus. allegoria di un'idea. pp. Margolin 1973. la Musca e il Canis296. in particolare di essere stata scacciata dai campi Elisi da un assalto improwiso della Fortuna. personificazione della ricchezza (§§ 7-11). ad esempio. ma e un giovane. 295 296 297 298 questa esposizione e. tuttavia. Uno dei momenti piu importanti del lucianesimo quattrocentesco e segnato dall'incontro fra Luciano e Leon Battista Alberti. Mattioli 1980. 74-100. Per Robinson 1979. 71-197. come si evince dalla lettura di opere 'lucianee' come le Intercoenaks. p.

L'opera continua una polemica antichissima (quella contro l'ipocrisia umana) a cui Luciano aveva dato dignita letteraria eccezionale e propagandato in forma tale da essere di estrema attualita per l'eta moderna 299 . All'interno del corpus lucianeum e proprio il Timone a ispirare il testo fondamentale per la storia del lucianesimo teatrale umanistico: il Timone composto intorno al 1490-91 da Matteo Maria Boiardo. Non pare probabile che accostamento non e coerente. come il Trasicle del Timone.. I frati di Poggio sono i diretti discendenti dei filosofi di Luciano. e per il quinto atto finale. II Timone di Luciano 107 Al lucianesimo libellistico' (ispirato ά&ι pamphlets satirici di Luciano) la critica assegna il Contra Hypocritas di Poggio Bracciolini. Hertel 1969. pp. il componimento del Boiardo presenta un sensibile prolungamento (dovuto alia necessita di costruire un componimento in cinque atti. su cui dissertano Giove e la Ricchezza nel secondo atto)301. 30 motiva la scelta di Boiardo di riadattare il Timone sostenendo che questi. 300 Mattioli 1980. 101 s. p. Nella storia della fortuna di Luciano nel Quattrocento una menzione particolare merita il momento in cui i Oiahghi iniziano a influenzare il teatro italiano300. avidi. 127-135. anche e soprattutto in quanto era un greco: [. in questo particolare caso. cf.3. 299 Mattioli 1980. p. pp. perche nel dialogo di Luciano Hermes conduce Pluto sulla Terra e non lo cerca. Aurigemma 1970.] baleno .. in cinque atti. che nasce totalmente dalla fantasia del poeta (l'Ausilio chiarisce agli spettatori la trama del dramma). da ammiratore e traduttore entusiasta della letteratura greca. Rispetto al dialogo di Luciano. per una commedia. un certo gusto per gli interessi tipici della cultura quattrocentesca (come l'arte politica.. Si tratta di una commedia in terzine. «pote essere allettato dal fatto di attingere. secondo la regola classica. per l'inserzione di alcune scene quali la quarta e ultima dell'atto primo (Timone passa oltre il monte rimuginando tra se) e quella iniziale e centrale dell'atto quarto (lungo discorso-soliloquio della Fama e nuovo comportamento di Timone). 301 Sulla datazione dell'opera e le innovazioni introdotte da Boiardo rispetto aU'originale di Luciano vd. 168-179. per la presenza di un prologo (in cui Luciano stesso colloquia con il pubblico) e di un argomento. p. 63-72. Aurigemma 1970. 171. Mattioli 1980. Bergel 1970. un differente messaggio morale (al carattere amaro e cupo del finale lucianeo se ne sostituisce uno ottimistico e allegro. ingordi. Luciano». infine. che da una parte predicano bene e dall'altra razzolano male. con tanto di 'lieto fine'). pp. bugiardi e corrotti. Robinson 1979. il quale «dovette avere un suo valore. da cui si distacca. un dialogo contro l'ipocrisia dei frati composto nel 1449. ad una nuova fonte. pero. in linea con il tanto amato ideale tardoquattrocentesco di una vita semplice e priva di preoccupazioni) e. una minore finezza e incisivita e uno stile maggiormente 'popolareggiante' e tipico della letteratura di intrattenimento (perche non e rivolto a una ristretta elite colta ma a un pubblico di teatro di varia e limitata cultura). che si propone come un rifacimento abbastanza fedele del modello lucianeo.

Aurigemma 1970. Nel 1497 Galeotto del Carretto compose. ne della traduzione attribuita a Bertoldo. 36 e n. L'unico guizzo felice pare la chiusa.108 Introduzione il Boiardo si sia servito del testo greco originale. come si evince fin dal prologo. 174-177. 174 di quest'opera sottolinea «i limiti della riuscita artistica [. da Niccolo da Lonigo. Zeus si trasforma per Galeotto nella vera causa dei mali del mondo ( w . dunque nel Boiardo il vanto di scrivere una commedia che presentava qualcosa di nuovo in quanto non era di origine latina. ne di quella (ipotetica) assegnata all'Aurispa. detto Leoniceno. che e una delle piu prestigiose traduzioni in volgare di Luciano e costituisce altresi il fondamento della principale raccolta di Oialoghi lucianei in vernacolo data alle stampe (Γeditioprincipes & del 1525) 303 . 1-3: «ο Re del del che a noi gia fusti pio / che usurpi il falso nome tuo di Giove / ο di vendetta gia severo Dio»). cf. e in cio non sembra indifferente il retaggio di tanti secoli di tradizione cristiana. dell'esemplare punizione di Capaneo (che sostituisce 1 'exemplum di Salmoneo utilizzato in chiave negativa da Luciano) e dei Giganti (che Luciano cosi efficacemente compendiava nell'hapax Γιγαυτολέτωρ). p.. che condiziona l'intera composizione. 302 Mattioli 1980. 22-24: «tu tieni gli ochi chiusi e lento dormi / Ε come un insensato non provedi / a tanti vitii exorbitant! enormi»). greca». Mattioli 1980. 304 Mattioli 1980. tale commedia «ha un suo interesse come tentativo di aprire al teatro italiano nuove strade» che non fossero quelle legate al genere medievale delle sacre rappresentazioni. sul modello del Boiardo. p. Segue il ricordo dell'antica potenza della folgore divina. il 77mon Greco. duca di Ferrata.] di scarsa efficacia teatrale e con una linea di svolgimento meno lineare e coerente dell'originale». invece. pp. che si apre con un'invocazione in cui la lunghissima apostrofe iniziale a Zeus del Timone di Luciano e compendiata in tre soli versi che sono incolore copia dell'originale ( w . ma segue con maggior aderenza il testo lucianeo. bensi di quella realizzata su commissione di Ercole I. anche se. 3. (poll cronologici della traduzione del Leoniceno sono il 1471 [Ercole I e duca di Ferrara] e il 1490-1491 [probabile data della composizione del Timone di Boiardo]). sprofondato in un sonno che gli impedisce di punire i vizi del mondo ( w . che rassomiglia piu a uno sbiadito compendio in lingua italiana che non a una originale opera di fantasia. pp. 55 (sulla traduzione dell'Aurispa). La commedia appare meno originale e raffinata di quella del Boiardo. per lui. bensi della piu rara origine ed ambientazione. del diluvio universale. . nella quale Zeus e ritratto con gli occhi chiusi. 63 (sulla traduzione del Leoniceno) e 170 s. poiche il suo comportamento proprio dell'ignavo favorisce le ingiustizie e l'empieta. 303 Panizza 2007. 18-20: «e d'ogni mal del mondo sei cagione / iustitia piu non regna in la toa corte / e del mal viver nostro non te informi»). insegnante nello Studio di Ferrara dal 1464 al 1524 302 .. opera comica in ottave e in cinque atti304.

a volte attraverso le opere degli umanisti del Quattrocento. 191-197). con straordinario virtuosismo 306 . 308 Marsh 1998. ut nulla comoedia.. i tratti caratteristici coi quali rappresento Pluto.3. pp. in particolare. p. in mordendo aceti. per le citazioni del Timone)'. che conobbe e apprezzo l'autore greco durante la sua lunga permanenza in Italia305 e si applico a tradurre molti dei piu importanti dialoghi lucianei (come i Saturnali. come lui stesso afferma: «tantum obtinet in dicendo gratiae. il Gallo. 235-261 (su Rabelais) e 274-284 (su Jacques Tahureau vd. 29. pp. pp. 165-197. cap. vera dicendo ridet. nulla satira cum hujus dialogis conferri debeat. 33-42. p. tantum in inveniendo felicitatis. p. pp. Meyer 1984. 275 s. che nelle intenzioni e nell'asprezza dell'invettiva si dimostra simile a quella del protagonista del dialogo lucianeo 309 . Geri 2011. 3335. il Tossari. 5. e nella quale una suggestione derivata dal Timone si puo considerate l'invocazione di Sannio — portavoce dello scrittore — a Zeus nel primo dialogo. 306 Allinson 1927. Luciano si presenta a Erasmo come «ein moralisches Vorbild. X'Alessandro. nugas seriis miscet. Lauvergnat-Gagniere 1988. . 309 Mattioli 1980. X'lntorno ai dotti che convivonoper mercede e il Simposio) e euro (con Tommaso Moro) la traduzione di un buon numero di opere lucianee in latino (compreso il Timone). 310 Lauvergnat-Gagniere 1988. Jacques Tahureau prende ispirazione dal dialogo serio-comico di Luciano per la composizione dei suoi Dialoghi. Robinson 1979. Negli stessi anni. seu voluptatem spectes seu spectes utilitatem» (Epist. 143-147. XI). sic ridens vera dicit. il Timone. Per cio che riguarda il panorama cinquecentesco. 307-310 sul Timone). Ylcaromenippo. Nel 1584 il gesuita 305 Erasmo utilizzo Luciano per migliorare la sua conoscenza del greco ammirandone la grazia dello stile. sie seria nugis. pp. II Timone di Luciano 109 Nel Cinquecento europeo la storia della fortuna di Luciano si intreccia con quella della grande figura di Erasmo da Rotterdam. Delcourt 1969 (spec. p. 34. Baumbach 2002. p. l'elegante umorismo e l'armonia nel mescolare il serio al faceto. cf. nei quali cita due volte il Timone lucianeo (in riferimento alia figura di Pluto) per mostrare al lettore la sua buona conoscenza del testo di Luciano 310 . Come nota Baumbach.. possiamo ricordare ancora che in Italia il beneventano Niccolo Franco (1515-1570) compone i Dialoghi piacevoli. dessen Schriften er grundsätzlich als gehaltvoll charakterisiert»307. In Francia Rabelais matura una conoscenza approfondita dei Dialoghi di Luciano (per cui non e da escludere una sua lettura del Timone). tantum in jocando leporis. 192 (vd. un'opera che deriva la sua struttura formale e i suoi protagonisti da Luciano. il testo e tratto da Bompaire 1993. pp. un modello da cui attingere una quantita di materiale nella critica ai costumi corrotti della societa contemporanea: e cosi che nell'elaborato ed enigmatico TLlogio della Follia (scritto nel 1509 e pubblicato a Strasburgo nel 1511) Erasmo impiego una quantita di temi e spunti lucianei derivando dal Timone. 307 Baumbach 2002.. 167-176. 197-234. 4. il padre della Follia308. a volte direttamente. Baumbach 2002.. cio che gli fa meritare il titolo di 'Luciano francese'. pp. pp.

tuttavia. pp. 3) Timone abbandona Atene e fuggendo via. All'inizio del Seicento una ricca produzione di opere ispirate a Luciano e realizzate da autori che fanno la storia della letteratura occidentale ci dimostra l'eccezionale vitalita dell'opera lucianea negli ambienti intellettuali europei. bensi la storia del misantropo ateniese narrata da Plutarco nella Vita di Antonio (§§ 69-70). p. nella piu assoluta solitudine. rivolto alle mura. giä tre in italiano. Fra il 1604 e il 1608-1609 Shakespeare compone un dramma intitolato Timon of Athens. Ε soprattutto il mondo anglosassone a dimostrare un vivo interesse per i Oiahghi lucianei: ne sono un esempio i Four Plays. fra le quali quella. p. ma tutti gli voltano le spalle (atto III. ce n'erano. prorompe in una feroce invettiva contro la citta pregando gli dei di mandarla in rovina (atto IV. 79-84. Timone pronuncia una sorta di editto in cui condanna l'umanita e si elegge a suo implacabile dispregiatore. scena III). Robinson 1979. Timone trova un'incredibile quantita d'oro (atto IV. 5) ad Atene si sparge la notizia che Timone ha trovato un 311 312 313 314 Hertel 1969. scena I). Robinson 1979. come risulta evidente se solo si considera il ruolo di primo piano concesso dal drammaturgo ad Apemanto e ad Alcibiade 314 . che si possono spiegare col fatto che i due autori potevano forse disporre della stessa traduzione in latino del Timone lucianeo: Bergel 1970. i punti di contatto che il testo di Shakespeare presenta con il Timone lucianeo sono numerosi: 1) Timone e tanto ricco che Pluto e un suo servo (atto I. anche Hertel 1969. mentre scava in cerca di radici. Anche se all'epoca di composizione del Timon of Athens non esistevano in Inghilterra traduzioni in inglese del Timone (la prima e pubblicata solo nel 1637 a cura di Thomas Heywood). p. scene I-III). 103. p. e coperto di pochi stracci e prowisto solo di una zappa. scena I). pp. intitolata Timon312. Ciononostante. poco dopo compare in Inghilterra un'opera teatrale anonima. un'opera che si dimostra «clearly modelled on Lucian's Timon and retains the Aristophanic epiphany of the god Plutus» 313 . una in francese e numerose in latino. di Erasmo. 2) Timone e rovinato dai debiti contratti per prodigalita e decide di ricorrere alia generosita degli amici (atto II). . 11. 103 s. prestigiosa. la cui genesi e complessa e controversa. Allinson 1927.. che Shakespeare presumibilmente conosceva (probabilmente in forma di memoria scolastica): Baldini 2002. 158 s. probabilmente rimasto incompiuto. in One dei drammaturghi Francis Beaumont e John Fletcher che si chiudono con The Triumph of Time. 72-79. 4) il misantropo elegge a sua dimora una caverna in riva al mare. 101. qui Timon inscribituf) si presenta come una imitazione diretta del Timone311. p. cf. A questo si aggiungano le analogie fra il Timone di Shakespeare e l'omonima opera del Boiardo. or Moral V^epresentations. Robinson 1979. «a very academic piece». anche perche la principale fonte di ispirazione di Shakespeare non e il Timone lucianeo.110 Introduzione Jakob Gretser pubblica una commedia in latino che fin dal titolo (Timon Comoedia imitata ex dialog} Luciani.

poliedrica serie di narrazioni satirico-morali in forma dialogica. celeberrima. Quevedo si a w a l e dell'espediente del sogno e della visione per passare in rassegna vizi. arrivano alia caverna alcuni senatori ateniesi e promettono a Timone onori e ricompense pur di assicurarsi il suo aiuto contro Alcibiade. l'operetta Sul lutto e il Viaggio agli inferi owero il tirannt?11.. fra le quali quella. in particolare. nelle quali «el inmenso cuadro que aparece [. di Nicolas Perrot d'Ablancourt (1654) che da origine all'appellativo di 'bella infedele' con cui si intende una traduzione che pretende di essere opera originale a costo di numerose liberta da parte del traduttore 315 . Nel Settecento Luciano continua ad attirare le attenzioni dei piu grandi letterati. 137. Lo scrittore e giornalista Henry Fielding ama e legge moltissimo Luciano e nell'Interlude. per La hora de todosy la fortuna con seso). pp. incorporated as nonchalantly as his loot from Lucretius. p. In Le Misanthrope. however. il celebre autore de Los Suenos (1627). 152). ma questi Ii congeda augurando loro ogni male (atto V. II Timone di Luciano 111 tesoro e la cerchia dei suoi antichi adulatori va a cercarlo. 317 Vives Coll 1959. . introduce riferimenti a Pluto che possono esser ricondotti tanto al Timone di Luciano quanto al Pluto di 315 Bury 2007. ricchissime di allegorie. 318 Robinson 1979. falsita e meschinita della vita del suo tempo e mostra di essere fortemente influenzato di Luciano. scena I). il Caronte. il Menippo. In Francia nel Seicento sono pubblicate numerose traduzioni di Luciano. Nel Siglo de Oro spagnolo uno dei piu grandi ammiratori di Luciano e senza dubbio Francisco de Quevedo y Villegas. in particolare (quattro dialoghi in cielo legati dall'idea di un'imminente visita di Zeus sulla terra). nonche la grande erudizione. di cui condivide lo stesso spirito scettico e satirico. il Timone (che viene sfruttato. i Dialoghi delle meretrid. compreso il Timone preso probabilmente a contributo per il celeberrimo Misantropo (Le Misanthrope ou HAtrabilaire amoureux) del 1666316. II satirista Jonathan Swift ha una buona conoscenza di Luciano e annota sul margine di un libro religioso una fräse ironica tratta dal Timone318. i Dialoghi degli dei. p. 11 sogno. ma Timone Ii respinge a colpi di pietre. in particolare. where one might naturally look for reminiscence. 161: Moliere «spent five years in company with Cyrano de Bergerac and it would not be surprising to identify in him also some loan material from Lucian. i Dialoghi dei morti. 149-166 (la citazione e tratta da p. the type set by Lucian in his Timon is so overlaid with the peevishness of the jealous lover that it emerges only dimly at the end of the play».3. 11 gallo.] fue sugerido por la inmensa galena divina y humana que desfila en la obra del genial Luciano de Samosata». e di cui prende a contributo.. Moliere trova in Luciano uno spirito affine al suo e ne apprezza molto le opere. 316 Allinson 1927. Ylcaromenippo.

L'illuminista tedesco Christoph Martin Wieland dimostra una passione tale per Luciano e un'affinita spirituale cosi profonda con le sue opere da fargli meritare il soprannome di 'Luciano tedesco' attribuitogli da Goethe: Wieland apprezza nei Dialoghi in particolar modo la critica alle credenze religiose. in particolare p. lo Zeus tragedo e i Dialoghi degli de?19. non ha nulla in comune con il dialogo lucianeo 322 . Da ultimo. che tanta influenza doveva avere sulle future generazioni di studiosi lucianei) contribuiscono a farlo diventare un vero e proprio 'classico'. per questo. 267. drammaturgo e politico inglese Edward Bulwer Lytton pubblico anonimamente il suo The New Timon (1847) che. 198-235. tuttavia. p. Baumbach 2002. Robinson 1979. tradotte in varie lingue. purtroppo. 109. 322 Allinson 1927. in vista di una progettata (e mai realizzata) traduzione deW'opera omnia lucianea. pertanto. 209 s. pp. apart from the title. e fa dialogare e agire le sue divinita in una maniera che richiama irresistibilmente il Timone. p. cf. mentre nella sua attivitä di giornalista fa spesso riferimento a Luciano per le sue qualitä di moralista. bisogna ricordare la curiosa storia degli scritti lucianei nella Germania ottocentesca e l'enorme impatto che questa ebbe sulla storia di Luciano nella cultura europea del XX secolo. . 180: «this melodramatic novel in verse has nothing in common with Lucian. Jacob (per il quale Luciano si mostra importante particolarmente per la sua funzione di riformatore ed educatore) e Bernays (autore del famoso Lucian und die Kyniker. incapace di trovare posto nella societa moderna) e tale giudizio continua ancora. al declino intellettuale di molti e agli errori dell'uomo e. Nell'Ottocento il romanziere. 321 Deitz 2007. tuttavia. Luciano e oggetto di particolari attenzioni da parte del pubblico tedesco (in particolare grazie alia traduzione del Wieland) per via della purezza del suo attico (il che comporta anche una buona diffusione dei Oialoghi nelle scuole) e critici di spicco come Sommerbrodt (studioso ed editore di Luciano). Louis Frangois Delisle nel 1722 compone una commedia ispirata da Luciano intitolata Timon le misanthrope32CI.112 Introduzione Aristofane. la Stella di Luciano inizia ad eclissarsi per via del giudizio di personality quali Wilamowitz-Moellendorff (che ritrae la Seconda Sofistica come un periodo di declino) e Norden (che bolla Luciano come un atheos privo di moralita e. 320 Bompaire 2003. and his misanthrope is a vague distortion of the accepted type». p. A un dato momento. a pesare nell'ambiente culturale tedesco 319 La passione di Fielding per Luciano si traduce in varie forme: egli raccoglie non meno di nove edizioni di opere scelte lucianee. predilige fra le opere lucianee il Timone321.

II Timone di Luciano 113 (all'interno del quale si nota la mancanza di una traduzione completa accessibile degli scritti di Luciano) 323 . .3. 323 Baumbach 2007.

altre volte ancora e sufficiente il nome di un personaggio a evocare uno scenario. successivamente. lasciando all'ascoltatore (o al lettore) il compito di comprenderne il luogo di svolgimento delle vicende. 5: «there is. quello dei cambi di scena (nel caso in cui siano previsti) 325 .1. Questa rappresenta invece la principale preoccupazione per uno scrittore di dialoghi. totalmente autosufficiente. La tecnica drammatica di Luciano Sulle scene teatrali. il cui uditorio non ha modo di vedere la scena ο i personaggi sui quali si fonda l'azione se non nella sua immaginazione. p. dialogo quest'ultimo in cui. pp. . Vi sono alcuni dialoghi lucianei che non hanno una scena perche non ne hanno bisogno (come YErmotimo ο i Oiahghi delle meretrki)·. l'ambientazione e costruita da cio che le dramatis personae dicono all'inizio dell'azione. il tempo e i protagonisti della sua opera. come Viaggio agli inferi. 4-8. 325 Bellinger 1928. Le circostanze che suscitano l'azione sono generalmente chiarite all'inizio dell'opera: eccezioni a questa regola sono lo Zeus tragedo e il Timone. Nell'allestire un dialogo. nothing to prove that Lucian did not announce the scene at the beginning of the piece. come e nei Dialoghi dei morti. in altri dialoghi. Luciano deve preliminarmente risolvere lo spinoso problema della scena e. of course. Caronte. Come la critica ha notato da tempo 324 . una delle principali qualita di Luciano e appunto quella di sfruttare la sua creativita per far si che ogni suo dialogo sia perfettamente. Caronte ο II gallo. la situazione e le dramatispersonae. and leads to the belief that he read these dialogues without preface and without interruption by explanations or stage directions in his own person». dove basta nominate Plutone. con la stessa liberta che 324 Vd. un drammaturgo vedrebbe il proprio lavoro totalmente snaturato se dovesse informare costantemente il suo pubblico sul luogo. Minosse ο Eaco per far sowenire all'immaginazione del pubblico l'ambientazione del regno dell'Ade (alio stesso scopo e sufficiente a Luciano riferirsi a uno ο a piu protagonisti di un dialogo come a dei morti) 326 .4. Stile e lingua del Timone 4. in particolar modo gli studi di Bellinger 1928 e di Urena Bracero 1995 passim. but a careful study of his technique shows that it was his practice to supply the exposition by the words of the characters themselves. 326 Bellinger 1928.

§ 56: il terreno in cui Timone lavora si trova di fronte al mare). il luogo esatto della recita. spostatasi la Seena dalla terra al cielo. ne le vicende che ne hanno determinato la venuta alia ribalta. al tempo stesso. i quali. gode di una libertä estrema nel cambio di scena. I cambi di scena sono rapidissimi e recuperano i procedimenti dell 'epos omerico e della commedia attica (e. e rapidissimo. il mantello di pelle tipico dei contadini attici. dal cielo alia terra questa volta. e della δίκελλα. sono ossessivamente ricordati come compagni di Timone e 327 In genere il pubblico dä per scontato che l'intreccio della commedia a cui assiste si svolge ad Atene. pero. in minor misura. § 42: si fa riferimento al ττυργίου che Timone si costruira nel terreno che coltiva e che gli servira anche come tomba. come nella Pace. ma e in grado di owiare efficacemente al problema in vari modi 328 . fin dall'inizio.4. nelle Napole e. che verra completamente rivelata. che lo dota della διφθέρα. pp. ώ Πλοϋτε).) siamo informati anche che l'interlocutore di Hermes e il padre degli dei. mentre attraverso la risposta di quest'ultimo (§ 7: τί φής. ad esempio. al § 6 l'accenno di Timone alia solitaria desolazione del suo ritiro). al cui termine Hermes informa il cieco Pluto che la loro destinazione e ormai raggiunta (§ 30: ούκοΰν έτπβαίνωμεν ήδη τής Αττικής) e gia si vede il campo in cui Timone lavora in compagnia della Poverta e del suo corteggio (§ 31). nel corso della narrazione. 8-11. ai piedi dell'Imetto. come accade. Anche il nuovo. solo nel corso del dialogo (§31: ό Τίμωυ ούτοσ'ι σκάτττει ττλησίου όρειυόυ κα'ι ύττόλιθου γήδιου. la scena si sposta dalla terra al cielo semplicemente grazie a una domanda di Zeus a Hermes (§ 7: Tis ουτός εστίν. ώ Έρμη. Timone e caratterizzato come contadino da Luciano. il bidente utilizzato per dissodare il terreno (§6). ma il commediografo non si preoccupa minimamente di illustrate. ed e segnalato dall'imperativo con cui Hermes invita Pluto a seguirlo sulla terra (§ 20: ττροΐωμευ. successivo cambio di scena. II nome di Timone e il luogo in cui si trova sono annunciati al pubblico solo al termine della preghiera a Zeus (§§ 1-6). . ώ ττάτερ. Zeus domanda a Hermes chi e il personaggio che lo prega in Attica. Luciano introduce l"eroe' protagonista del suo racconto senza rivelare immediatamente ne il suo nome. ne il luogo in cui agisce. 328 Bellinger 1928. al quale segue una conversazione in viaggio fra i due dei (§§ 20-30). ed Hermes prontamente soddisfa la curiosita del suo interlocutore (§ 7): anche il pubblico adesso conosce l'identita del protagonista della narrazione e inizia a rappresentarsi nella mente la scena in cui egli agisce (cf. quando. Luciano non puo disporre di costumi ne di particolari accorgimenti scenici con i quali caratterizzare i personaggi dei suoi dialoghi. della menippea): al termine della preghiera di Timone. Stile e lingua del Timone 115 contraddistingue i commediografi attici327. ό κεκραγώς έκ της 'Αττικής τταρά του Ύμηττόυ).

Altro problema affrontato da Luciano e quello di introdurre i suoi personaggi330· Quando il dialogo e ristretto a due personaggi. di volta in volta.] κα'ι δίκελλαυ. 57.] κα'ι τήυ δίκελλαυ. in piu di un'occasione. la dea Penia.2-7). sub 1. 58 si menziona la sola δίκελλα. pp. oppure della sua antagonista. 13.116 Introduzione rappresentano un vero e proprio contrassegno del suo status (§ 8: δικελλίτης κα'ι διφθερίας. . capace di aggrapparsi agli uomini con gli ami che ha appiccicati al suo corpo (§ 29). dal retore Demea (§ 49. 11-24.2-7) e dal filosofo Trasicle (§§ 54-55). invocandolo direttamente ο attraverso un epiteto. In altri casi. ai §§ 7.). In certi casi a Luciano e sufficiente evocare il nome di un personaggio celebre perche si costruisca immediatamente nella mente del pubblico le sue fattezze e finanche l'ambiente in cui agisce. 46. Ε il caso di Zeus ed Hermes: e sufficiente che i due si presentino sulla scena perche il pubblico immagini 1'Olimpo e queste due (a loro familiarissime) divinita (§ 7).. Nel caso in cui il personaggio evocato non sia conosciuto al pubblico. come awiene all'inizio del Timone. il metodo piu semplice ed efficace (che e anche quello impiegato nella maggior parte dei casi da Luciano) consiste nel fare in modo che chi parla nomini il suo interlocutore all'inizio del discorso. § 42: ώ δίκελλα κα'ι φιλτάτη διφθέρα.7: τί φής. A volte Luciano utilizza gli stessi tratti per piu di un personaggio. in maniera sempre piu dettagliata. A volte il riconoscimento del personaggio che parla e ritardato per creare un senso di attesa nel pubblico e coinvolgerlo maggiormente nella recita del dialogo. rivela improwisamente la sua presenza sulla scena 329 Vd. che si rivela prima zoppo (§ 20) e poi liscio e sfuggente come un'anguilla ο un serpente (§ 29) agli occhi di uno stupefatto Hermes. Luciano si diverte a stupire il suo pubblico connotandolo con tratti insoliti: e il caso di Pluto. caratteristiche che lo accomunano al Diogene della Vendita di vite all'mcantf?2^. § 12: διφθέραυ [. in precedenza solo evocato (§ 10. § 19: τήυ διφθέραυ [. 330 Bellinger 1928. al § 38 la sola διφθέρα). 37. dove l'identita di Timone e finalmente rivelata da Hermes a Zeus ad azione gia da lungo tempo iniziata (§ 7)· Nel lungo dialogo fra Zeus ed Hermes (§§ 12-19) Pluto. 35. ώ ττάτερ.. 41.. § 7. Luciano adotta un semplice ma efficace escamotage. che nel corso della narrazione presenta. come e per Timone.9-11). nonostante il personaggio evocato sia famoso. ώ Έρμη. Questo e il modo in cui Zeus ed Hermes si introducono al § 7 (§ 7. che Timone presenta uno a uno e. da Filiade (§ 47. nell'introduzione ad § 7-11.1-5). 34..2: τις ουτός εστίν. lasciandolo presentare a un altro: e il caso della carrellata di kolakes nel finale del dialogo (§§ 45-58) rappresentati da Gnatonide (§ 45.

29 e 39. 37.). quando Timone chiede stizzito a Hermes e a Pluto di rivelargli il loro nome (§ 34: τίνες έστέ. 40. 58. quando si presentano Gnatonide (§ 46: ουκ εγώ ελεγον ώς ουκ άμελήσουσι Τίμωνος άγαθοϋ άνδρός οί θεοί). 20. ό άναφαλαντίας.8) — procedimento tipico in Luciano —331. ώ Πλοϋτε: §§ 11. 28. ώ Φιλιάδη: § 48. solo sulla scena. quando Pluto si presenta da se sulla scena dichiarando il suo scontento nel tornare da Timone (§ 11: άλλ' εγώ ουκ αν άττέλθοιμι. Trasicle (§ 54) e la restante schiera di kolakes di Timone (§ 58. identifica uno alia volta gli adulatori che accorrono da lui (§ 47: τις ουτός εστίν ό ττροσιών. 27. 53.. 21. 31. ώ Τίμων). ώ Θρασύκλεις: § 57). Demea (§ 49.1-3). ώ κατάρατοι. Chi parla puo identificarsi da solo nominando se stesso (§ 32: εγώ [. 24-35. 56. ώ Τίμων: §§ 34. Νϋν Τίμωνα γνωρίζετε.2-3). di rendere al suo pubblico sempre nota l'identita del personaggio che sta parlando332. ώ Άργειφόντα: § 32) ο un epiteto 331 Bellinger 1928. Per owiare alia cosa Luciano impiega soluzioni diverse. 30. Filiade (§47. 20. ώ Δημέα: § 52.2-4). mentre Hermes assiste in silenzio e attende la fine della conversazione per incitare Pluto a seguirlo (§ 20. § 49: ιδού τρίτος οΰτος ό ρήτωρ Δημέας -προσέρχεται). Luciano deve affrontare il problema. Un sicuro metodo per segnalare l'identita di chi parla consiste nell'utilizzo dei pronomi personali e dei verbi di prima e di seconda persona all'inizio del discorso. 52. 57 e 58). 46. ώ Ζεϋ.4. Un altro sistema usato da Luciano per introdurre un personaggio e segnalarlo come se si materializzasse all'improwiso ο se si stesse facendo avanti per raggiungere una scena teatrale: cosi sono fatti comparire Penia col suo corteggio (§31. Gnatonide (§45. Altre volte la persona che parla invoca il suo interlocutore e. quando Timone stesso. ώ Πενία: § 32.) e Demea (§ 50: χαίρε. οΰτοσ'ι δέ ό Πλούτος). ώ Ζεϋ: §§ 11. ο quando infine i kolakes battutti gridano di dolore per i colpi di Timone (§§ 46. 36 [Έρμη] e 39. Certe frasi possono essere dette da un unico soggetto: e il caso in cui Zeus prorompe in un grido di disappunto per le tristi vicende di Timone che Hermes gli ha appena finito di raccontare (§ 7: φεΰ της άλλαγής). II personaggio che parla puo rivolgersi all'altro nominandolo direttamente (ώ Έρμη: §§ 7. ώ Πλοϋτε). 332 Bellinger 1928. 50. identifica se stesso come soggetto parlante in rapporto all'altro.2: ττροΐωμευ. tutti precedentemente segnalati al pubblico da Timone. 34.. 48. Dopo aver introdotto i suoi personaggi in scena..] ή Πενία. di conseguenza. e inizia a dialogare con Zeus. 16 s. τταρ' αυτόν). pp. usando un appellativo (ώ ττάτερ: § 7. ώ Γνατωνίδη: § 46. Stile e lingua del Timone 117 (§ 11. . § 34: εγώ μεν Έρμης ειμί.2-3). pressoche sconosciuto agli autori di teatro.9-10). p. 35. Filiade (§ 48: ώ της άναισχυντίας.

46. § 37: λέγε. ώ άριστε: § 27. 25. 31. ττρός τοϋ Διός). 28. § 37: βούλει. 25. 335 Labiano Ilundain 2000. 317-331 sull'uso di ώ in Aristofane. sorpresa. § 58: μή βάλλε.2. 25.5. ώ δημοκρατία κα'ι νόμοι: § 57) ο un'esclamazione di stupore (φεϋ της άλλαγής: § 7). φεϋ (§§ 7 e 45). ο allegria). segue la risposta dell'interlocutore (§§ 8. 37. 37 e 56. cf.14.7. Luciano usa la costruzione del vocativo preceduto da ώ soprattutto in scene di supplica.2. 158-161. 38. 36. Le interiezioni presenti nel Timone sono tipiche del lessico teatrale e rientrano nel novero di quelle che. ώ κατάρατοι: § 34.12. determinate particelle (κα\ μήν: §§ 9. ώγαθέ: § 25. ώ (§ 48). ώ Τίμων. a marcare con piii forza il fatto che il soggetto che parla e cambiato. § 35: άττίωμεν.τί τοϋτο: § 52. La funzione del costrutto e di creare una certa complicitä fra chi parla e colui (o colei) a cui ci si rivolge. si introduce un'invocazione generica (άνθρωττοι: § 48. pp. 15. Altre volte si trova all'inizio di un discorso un imperativo (§ 26: ετι δή μοι κα'ι τ ο ϋ τ ο άττόκριναι. 27. Probabilmente speciali pause fra la domanda e la risposta dovevano agevolare il compito di chi leggeva il dialogo. 32. cosi che il contrasto fra il tono affettuoso dell'invocazione e le critiche ο le lamentele alle quali e soggetto l'interlocutore conferisce alia sequenza un tocco di comicitä alquanto banale.14. per esprimere dolore.6. 29. § 30: θαρρεί τ ο ύ τ ο υ γ ε ενεκα. ώ Τίμων) ο un'esortazione (§ 20: ττροΐωμεν.118 Introduzione enfatico (ώ θεών γενναιότατε: § 4. due uomini oppure un uomo e un dio (Urena Bracero 1995. quando si trovano di fronte due divinitä. pp. ώ δίκελλα. 24. e 53). . Uno dei modi migliori per segnalare la fine di un discorso e utilizzare una domanda a cui. ώ Έρμή. per rafforzare il vocativo.13.2. Labiano Ilundain 2000. inoltre. Nel pronunciare queste interiezioni chi leggeva il 333 Come rileva Urena Bracero. 30. p. necessariamente. 334 Cf. ώ Πλοϋτε. Bellinger 1928. con classificazione in cinque categorie a seconda dell'uso: nelle invocazioni. 15.7. ma sempre efficace.4. di dolore (οϊμοι . § 41: άγε.7): nel passaggio da una persona all'altra il pubblico non ha cosi modo di confondersi. 27. ώ τάν: § 35.2. che saranno state pronunciate con particolari enfasi dal lettore del dialogo. ώ Τίμων. Ίτατταί (§§ 31 e 55). Per segnalare l'inizio di un discorso Luciano puo sfruttare. 46 e 46. οϊμοι τό μετάφρενον: § 53). L'uso di interiezioni e estremamente pratico (e a volte fondamentale) per rendere concreta l'azione all'immaginazione del pubblico 334 . § 53: μή κέκραχθι.12.23 e 52. 32. di disapprovazione (ώ της άναισχυντίας: § 48). § 40: ύττόστηθι. giä dall'etä ellenistica l'uso del vocativo unito all'interiezione ώ appare in declino ed e riservato aU'espressione di sentimenti intensi. 30: έτπβαίνωμεν ήδη της 'Αττικής. ώ μιαρέ: § 53) 333 . οϊμοι (§§ 52 e 53). ritornano a essere impiegate con una certa frequenza dagli scrittori 335 : Ιού (§ 46). dopo l'epoca ellenistica.2. 12.12. 24. ούκοϋν: §§ 19. Altre volte.

p o c o p i u i n la. Lederberger 1905. H e r m e s r i f e r i s c e . χειραγωγώυ. Ind. Urena Bracero 1995. come si e detto. 27).) e discute con lui. Lachete e Gnifone (§ 58: άτπμευ yap). A b b a s t a n z a e l a b o r a t a e. cf. In Bis acc. finche e costretta alia ritirata e l'annuncia invitando il suo corteggio a seguirla (§ 33: άττέρχομαι . la partenza di Hermes e Pluto. Penia si fa poi avanti apostrofando in maniera solenne Hermes (§ 32: ττοΐ τοϋτου άττάγεις. Stile e lingua del Timone 119 dialogo aveva probabilmente cura di modulare la voce in modo particolare. 337 Schulze 1883.κα'ι ύμεΐς δε. Influenza della commedia La tradizione comica costituisce una grossa componente della paideia di Luciano 337 e. che Penia e il suo seguito vanno via e invita Pluto a seguirlo da Timone. introducendo. L'uscita di un personaggio e segnalata spesso con un semplice riferimento alia cosa che puo essere fatto sia da chi agisce. un tipo di procedimento letterario che e quello che piu diverte il pubblico e che garantisce maggiori garanzie di successo (come Luciano afferma esplicitamente in Pisc. aiutandosi anche con adeguati gesti del corpo 336 . Brusuelas 2008. 4. subito dopo (§ 40: ό μέυ άττελήλυθευ. p. ώ Άργειφόυτα. "uomini abili a sbeffeggiare cio che e serio e a ridere di cio che e onesto"(5£ivous ανδραζ ετπκερτομήσαι τ ά σεμνά και χλευάσαι τ ά όρθώς έχοντα).4. ά κ ο λ ο υ θ ε ΐ τ έ μοι). sia se stesso sia il suo compagno (§ 33: ά τ τ έ ρ χ ο υ τ α Γ ημείς δέ τ τ ρ ο σ ί ω μ ε υ α ύ τ ω ) . sia da chi assiste all'evento: cosi in Tim. ώς δοκεΐ" τ ε κ μ α ρ ο μ α ι yap τ η εΐρεσία τ ώ υ τ τ τ ε ρ ώ υ ) . il repertorio della commedia attica influenza il 336 Cf. Fra gli adulatori di Timone si congedano personalmente Gnatonide (§ 46: άττειμι) e la schiera capeggiata da Blepsia. p r i m a di c o n g e d a r s i lui stesso (§ 40: ε γ ώ δέ ύμΐυ άττοστήσομαι). pp. 25. 52-53 e 57) senza che la cosa venga segnalata a livello lessicale. 68-70 rileva che tramite la coppia AristofaneEupoli Luciano si ricollega da una parte all'aspetto piu aggressivo e mordace delYarchaia nella forma della λοιδορία (cio che accomuna i commediografi attici ai giambografi e ai primi cinici). focalizzando l'attenzione sull'abilitä dei due commediografi nel manipolare la componente seria della realtä e volgerla in scherzo (ετπκερτομήσαι) e deriderla (χλευάσαι). Bellinger 1928. ώ Πόνε κα'ι Σ ο φ ί α κα'ι οί λοιττοί.2. 33 a rappresentare la commedia Luciano chiama Eupoli e Aristofane. Urena Bracero 1995 passim. in tal modo. 24 s. Russo 1994-1995. 31-33 Penia e il suo corteggio sono notati da Hermes quando questi e ancora in volo con Pluto verso 1'Attica (§ 31). mentre gli altri si allontanano dopo aver ricevuto una scarica di botte (§§ 48. dall'altra a quella parte della produzione comica che evita gli insulti piu aspri e le battute troppo salaci e volgari (attitudine che troverä la piu matura . giacche il primo annuncia il suo a l l o n t a n a m e n t o d a l l a s c e n a (§ 4 0 : ε γ ώ δέ ύττέρ τ ή υ Α ϊ τ υ η υ ές τ ο υ ούραυόυ άυατττήσομαι) che Pluto conferma. a s u a volta.

i tipi dell'adulatore (Gnatonide e da Filiade: §§ 45-48). y de Eupolis. il paragone fra il corpo di Pluto viscido e sfuggente e quello delle anguille (§ 29). Ε evidente che i ritratti del Pluto e della Penia di Aristofane condizionino Luciano nella presentazione delle omonime divinita che agiscono nel Timone338. le accuse di Demea a Timone (tipiche del mondo della commedia ma anche di quello della retorica) di avere bruciato l'acropoli (§ 52) e di aver saccheggiato il santuario di Atena sull'acropoli (§ 53) e la replica del secondo al primo di comportarsi da sicofante (§ 53). i cambi di scena. il fulmine di Zeus paragonato a un lucignolo (§ 2). i numerosi spunti di parodia mitica e critica religiosa presenti nella preghiera di Timone all'inizio della narrazione (§§ 1-6) e nel successivo episodio di Zeus ed Hermes (§§ 7-11). cf. il motivo classico άεΐΐ'ενδεια divina (§§ 4 e 9). Al repertorio della commedia attica si possono ricondurre. § 3: έτταταγεΐτο). nell'introduzione ai §§ 12-19 e 20-30 (Pluto) e ai §§ 31-33 (Penia). l'ingresso e l'uscita dei personaggi. le scene di punizione in cui Timone riempie di botte i suoi adulatori (§§ 46. sub 3. 48. la scena finale con lo sciame di adulatori che accorrono da Timone (§§ 45-58) e. que imito a Arquiloco y uso la λοιδορία. supra. manifestazione nello σττουδαιογέλοιον cinico): e cosi che Luciano. l'invito rivolto a un seccatore a impiccarsi (§ 45). il paragone fra gli adulatori e i gabbiani (λάροι) insaziabili (§ 12). il fragore del tuono di Zeus paragonato a un gran fracasso (ττάταγος) (§ 1. 57 e 58). 3. la similitudine sportiva fra la velocita di Pluto nel fuggir via dagli uomini e quella dell'atleta che corre lo Stadion (§ 20). fra i due sceglie il secondo. piii in particolare.120 Introduzione Timone a partire dalle modalita con le quali il dialogo e strutturato. inoltre. la rabbia simile a un fuoco a cui basta una scintilla (στπυθήρα) per divampare all'improwiso (§1). 52-53. del sicofante (Demea: §§ 49-53) e del filosofo (Trasicle: §§ 54-58). la scenetta in cui l'avaro conta il suo denaro con le dita dolenti (§13) e fa la guardia all'oro alia luce di un piccolissimo lume per risparmiare sull'olio (§ 14). il tema della cattiva mira di Zeus nello scagliare il suo fulmine e l'immagine di Pericle 'Olimpio' che si somma a quella del filosofo ateo che allontana gli uomini dalla fede (§ 10).2. Immagini e motivi tipici del mondo della commedia sono il paragone fra la parola poetica e la vuota ciancia (λήρος) ο il fumo (καττυός) (§ 1). cap. 339 Vd. alcuni tratti pertinenti alia tipizzazione dell'avaro presentato da Pluto nel dialogo con Hermes (§§ 12-19). mentre il ritratto dello Cnemone di Menandro influenza pesantemente la caratterizzazione psicologica del Timone lucianeo 339 . la parodia dei prowedimenti dell'amministrazione ateniese attuata nel nomos con cui Timone sancisce la sua misantropia (§§ 42-44) e nel decreto di Demea per Timone (§§ 50-51). compresi il tempo della narrazione. con un humor mäs suave». . 338 Vd. in un'etä in cui la critica preferisce Menandro ad Aristofane. che «reunia las cualidades de Cratino.

λήρος (§§ 1 e 9). a meta strada fra retorica e discorso familiare. Puntualizziamo (sulla scorta dello studio di Fuentes Gonzalez sulle diatribe di Telete) che la diatriba intesa come genere letterario autonomo di origine greca e una creazione della moderna filologia tedesca e. p. con allestimento di un discorso fra un interlocutore principale e un awersario fittizio). μελαγχολαν (§§ 8 e 34). . γεννάδας (§ 20). έττίτριτττος (§ 37) e έτπτρπττότατος (§ 46). 38 e 57).3. βορώτατος (§ 46). 4. κατάρατος (§§ 9. Anderson 1976 (b). del contenuto (temi semplici relativi alia filosofia morale popolare). farcito di citazioni e di allusioni alle opere di altri autori). φίλτατος (§ 41: ώ φίλτατε. §§4. Stile e lingua del Timone 121 Sono termini tipici della commedia ο usati con un'accezione comica άγαθός (§§ 25. Va cosi sostituita l'idea di diatriba come predicazione per le masse con quella di insegnamento all'interno di una scuola e quella di filosofia popolare di impronta cinico-stoica con quella piu generale di tradizione socratica. dell'autore (un filosofo con una sua scuola ο un maestro itinerante). 56 e 57: ώγαθέ). Influenza della filosofia In sede di commento si fa spesso ricorso al termine 'diatriba' per spiegare l'influenza che un certo filone della tradizione e del pensiero dell'antichita ha avuto su Luciano340. Si definisce cosi meglio anche il concetto (piu volte usato 340 Cf. θρυαλλίδιον e λυχνίδιον (§ 14). 37.] in Menippus Lucian knew one of their most notable predecessors as well». un pubblico eterogeneo assiste interessato alia discussione (e cosi salva l'idea di 'propaganda per le masse' cara a molti studiosi che hanno cercato di delimitate i confini del genere diatribico). 34. della forma (un discorso in prosa.. καττνός (§ 1). del metodo (che e quello eristico. in un certo senso. 14. ma anche.. all'interno di una scuola. καταττύγων (§ 22). 22 e 47). § 42). γενναίος (§ 4: ώ θεών γενναιότατε. dello scopo (diffusione di semplici temi morali a un pubblico con finalita pedagogicoeducative e moralizzanti). μιαρός (§§ 34. φλυαρεΐν (§ 29). άνθρώτπον (§ 53). che il significato moderno di diatriba puo essere difeso a patto che cio definisca un insieme di testi che rappresentano una realta abbastanza uniforme dal punto di vista del genere (vale a dire una lezione-conferenza ο una forma semplice e diretta di predicazione). άριστος (§§ 11 e 27: ώ άριστε). da intendersi come una situazione 'aperta' in cui non solo i discepoli in senso stretto. βδελυρώτατος (§ 47).4. 53). ττάταγος e τταταγεΐν (§§ 1 e 3). della realizzazione (esecuzione diretta davanti a un pubblico).: «certainly surviving writers who do use 'diatribe' material tend to employ repetition and variation on a large scale: [. 48. μαρτύρομαι (§ 46). in piu. Questo genere letterario risultera cosi caratterizzato da una situazione comunicativa fondata su un rapporto maestro-discepolo. ττεδότριψ (§ 14). 7 s.

pp. del lavoro e della fatica pronunciati da Penia (§§ 32-33) e da Timone (§§ 36-37) 344 . gli scrocco341 Fuentes Gonzalez 1998. da ultimo Nesselrath 1998 (con introduzione iniziale in cui si riassumono i principali studi volti a indagare il rapporto fra Luciano e il cinismo). Camerotto 1996 (utilizzazione in funzione satirica da parte di Luciano deH'immagine omerica della seira di IL 8. McCarthy 1934 (revisione di Helm 1906). infine. Helm 1906. che offre un sintetico esame di opere afferenti alio stesso filone letterario degli scritti di Menippo come le Saturae Menippeae di Varrone. oltre a costituire uno dei nuclei tematici del Timone. 152. Bolisani 1936. con il quale si dovra intendere un insieme di motivi e di temi comuni a piu scuole filosofiche. la condanna dell'oro come fonte di disgrazie e di preoccupazioni (§§ 13-14 e 39). in particolar modo nelle forme della parodia omerica 343 (§§ gü attacchi contro l'avarizia e la prodigalita (§ 12-19). p. cosi che Luciano puo essere stato direttamente ispirato dal fliasio oppure. . piu radicale Di Marco 1989. Sui rapporti fra Luciano e i cinici vd. 53: «Luciano quasi sicuramente ignora il sillografo». i due sarebbero accomunati da un'identitä di stile e di contenuti propri della satira filosofica del IV-III sec. pp. pp. Molti dei temi della filosofia popolare (che non possono essere definiti soltanto diatribici ο cinici ο cinico-stoici) non sono. dei quali sono perfetta incarnazione. 46-57. 344 II tema della povertä contrapposta alia ricchezza e ricorrente in Luciano e. esclusivi delle scuole di filosofia. 342 Sulla diatriba e la sua volgarizzazione in ambito letterario vd. XIII-LX. I'Apokolokynthosis di Seneca e il Satyricon di Petronio. adulatori. adattati alle esigenze di un'epoca (l'ellenistico-romana) che mira alia diffusione e alia universalizzazione della cultura presso un pubblico colto che sa apprezzarla (ma che non andra assolutamente identificato con la massa). p. e fondamentale anche per 11 gallo. Menippo (§§ 14 e 20) e Saturnalia·. da una fonte comune (Menippo?). demagoghi e filosofastri (§ 36). Sui procedimenti parodici fondati sul testo epico in Luciano vd. Ho segnalato i motivi della filosofia socratico-cinica e stoica inseriti da Luciano nei discorsi di Penia e di Timone nelle introduzioni ai §§ 31-33 e 34-40 (alle quali rimando). Anderson 1976 (b). 343 Le modalitä della parodia nella satira menippea sono analizzate da Courtney 1962. piu probabilmente. gli elogi della poverta. Per i rapporti fra Luciano e Menippo vd. Fuentes Gonzalez 1998.. Heinze 1889. 18-27).122 Introduzione in corso di commento) di filosofia popolare. a seconda del contesto letterario e della situazione 341 . 44-56 e 71 s. ma si ritrovano nel repertorio sofistico. poetico e comico: cio che cambia e il modo in cui tali temi sono riproposti. Un buon numero di motivi presenti nel Timone appartengono alia tradizione della diatriba popolare filosofica filtrata dalle opere della tradizione cinicodiatribica ο menippea 342 : la critica alia religione tradizionale e la denuncia deU'inutilita degli dei. la critica (gia tipicamente comica) di parassiti. Piu complesso e il problema dei rapporti fra Luciano e Timone di Fliunte: per Pratesi 1985. nella sequenza finale dello 'sciame di persone' che accorre da Timone (§§ 45-58). le lunghe tirate contro coloro che vanno a caccia di testamenti (§§ 21-23). Jagu 1979. Oltramare 1926.

345 Una lista delle allegorie presenti nei Dialoghi lucianei e in Ledergerber 1905. φ ι λ α ν θ ρ ω π ί α (§ 8). la similitudine fra il ricco che sfugge via alle insidie dei captatores e il pesce che scappa dopo aver inghiottito l'esca (§ 22). pp. 261-264. ΰβρίζειν (§§ 12 e § 23) e υ β ρ ι σ τ ή ς (§ 15). γενναίος (§ 32). άττληστία (§ 55). τ τ α ι δ α γ ω γ ε ΐ ν (§ 13). . μεμψίμοιρος (§§ 13 e 55).3: ε ξ α π α τ ώ ν τ α ι ) . άνδρικω- τ ά τ ο ι ς ) . Immagini tipiche della diatriba cinico-stoica presenti nel testo sono il paragone fra gli adulatori che derubano il ricco prodigo e i corvi. τϋφος (§§ 2 8 e 32). cf. a n c h e 37: φιλοττόνως έττεργαζόμενος). η δ ο ν ή (§ 54). μεγαλαυχία (§ 28). l'allegorie etant legion dans la litterature grecque» (p. § 57: μέτριον. εύδαιμονεΐν e ευδαίμων (§§ 26. ricco di allegorie figlie della commedia aristofanesca e della diatriba filosofica: oltre a Πλούτος e Πενία troviamo i due precettori di Pluto Τόκος e Λογισμός (§13) e i corteggi di Penia e di Pluto composti r i s p e t t i v a m e n t e da Πόνος. σ ω φ ρ ο σ ύ ν η (§ 55). Un nutrito numero di vocaboli appartengono al lessico tecnico della filosofia morale ο sono usati con una sfumatura di significato propria di tale tradizione: άγεννής (§ 32). χ ρ η σ τ ό τ η ς (§ 8). 32. ] τοις (§ 33). § 57: έτπμετρεΐν). § 38: μαλακής χλανίδος). 33. κοσμιότης (§ 55). μαλακία (§ 28. 32 e 33). l'ipocrita retore Demea (§§ 49-53) e lo stoico Trasicle (§§ 54-58). Σοφία. cf. 36 e 37. II Timone e. κ α ρ τ ε ρ ί α (§ 31). μαλθακός (§ 32). ά λ λ ό τ ρ ι ο υ ά ν α γ κ α ΐ ο ν (§§ 36 e 56). Καρτερία. φρονεΐν (§ 57). in generale vd. il corteo di mali dell'animo che segue la ricchezza (§ 28). 3 5 e 39). p. i lupi e gli awoltoi che spolpano una vittima (§ 8) ο quello fra il prodigo a cui e stato sottratto il patrimonio e l'albero lasciato a seccare dopo esser stato sradicato (§ 8). 'Ανδρεία e Λιμός (§ 31. άττάτη (§§ 2 7 e 28. infine. ττροσομιλεΐν (§ 36). le lunghe titrate di Trasicle sulla moderazione e la continenza (§§ 54-58 passim). 2. φ ι λ α ρ γ υ ρ ί α (§ 55). 263). τταρρησία (§ 36). Bompaire 1958. Bompaire 1980. almeno Ramelli Lucchetta 2004. ά ρ ε τ ή (§§ 32 e 54).123 4. ά γ ν ο ι α (§ 27). i termini pertinenti alia sfera della μ ε τ ρ ι ό τ η ς (§ 16: μέτρον. τ ρ υ φ ή (§§ 3 2 e 38) e τρυφαν (§§ 4 3 e 56). la contraffazione delle decisioni del popolo (§§ 41-44 e 50-51). il tema della zuffa fra filosofi (§ 9). άνοια (§§ 8 e 28) e άνόητος (§§ 15 e 32). ττόνος (§§ 31. ΰ β ρ ι ς (§§ 2 8 e 32). cf. Ύ β ρ ι ς e Τϋφος (§ 32) 3 4 5 . Stile e lingua del Timone ni Gnatonide e Filiade (§§ 45-48). § 36: ττόνοις [ . che sottolinea come «un grand nombre de figures de Lucien ont leur homonyme chez d'autres ecrivains. άλήθεια (§ 36). la coppia di paragoni fra Tantalo e gli avidi (§ 18) e fra le Danaidi e i prodighi (§ 18). 91 e n. cf. . άυδρεία (§ 31. 32 e 33) e d a Τ ρ υ φ ή . σοφία (§§ 31. cf. 28. la descrizione in chiave moralistica del mito di Danae (§§ 13 e 41). .

Tucidide (4. Tantalo. 19 e 40). facendo. i Coribanti (§ 41). pp. 254-257. the audience knew what to expect. Esiodo (4. Iperbolo e Cleone (§ 30). Danae (§§ 13 e 41). Gli esempi sono quelli tipici del bagaglio del retore346. Gli exempla Quello di Salmoneo (§ 2. On the contrary. Pericle e Anassagora (§ 10). 27-31). non autorizza a ipotizzare che Luciano li recuperi da una fonte specifica (come pure si e pensato. and it was the sophist' s job to see that they did not always get it». nel Maestro di retorica (§ 20). nella Dea Siria (§§ 12-13) e proposto con finalita antiquarie e spirito nazionalistico in una duplice versione greca e siriana348. 5%). infine. «the material itself was infinitely adaptable.347 Un ottimo esempio della versatilita del sofista nel riproporre gli stessi exempla scolastici in forma variata e con finalita letterarie diverse e offerto da Luciano nel riuso del racconto mitico di Deucalione e Pirra: mentre nel Timone il mito e ricordato due volte (§§ 3 e 4) con intento parodico per destituire di fondamento i racconti mitici incentrati sulla giustizia di Zeus. Plutone (§ 21). Erodoto (5%). le acque del Lete che danno l'oblio (§ 54). pp. in particolare. aU'interno del quale. Fineo e le Danaidi (§ 18). il nome di Menippo: McCarthy 1934. Creso e il Gran Re dei Persiani (§ 42). Borea e Tritone (§ 54). 348 West 2003.5-7) e il primo di una lunga serie di exempla storici e mitologici che sostanzia la narrazione del Timone e che comprende ancora Deucalione. Euripide (5%). 4. Nireo. e inserito nella polemica generale contro le degenerazioni della retorica contemporanea e. i Ciclopi e le officine di Efesto nel cuore dell'Etna (§§6. Cecrope. Mida. contro lo smodato abuso di exempla mitici da parte dei retori. p.5. Le citazioni Nella lista di citazioni e allusioni stilata da Householder per i Oialoghi Omero e al primo posto fra gli autori prediletti da Luciano (48% del totale). Ulisse e Creso (§ 23). 347 Anderson 1989.4. and it is easy to be misled by mechanical and highly repetitive recipes for panegyric from the handbooks into supposing that all was predictable. Linceo (§ 25). . 112. piu in particolare. seguito da Platone (7%). Crono e Fetonte (§§ 3-4). Codro.124 Introduzione 4. Nestore (§ 48). come ricorda Anderson. nel Sulla dan^a (§ 39) e semplicemente ricordato fra i temi di repertorio che un bravo mimo non deve trascurare. i Titani (§ 54: τιταυώδες βλέττωυ). 346 II fatto che nella stragrande maggioranza dei casi tali esempi non appartengano a un'epoca posteriore alia metä del III sec. Callia e Ipponico (§ 24).

4. δεξίωμα κάλλιστον βροτοΐς) e deWincipit dell'Olimpica prima di Pindaro (§ 41: αιθόμενον yap ττΰρ ατε διαττρέττεις). Andrieu 1948. pp. 76. Plutarco. pp. scolii ad Aristofane. Esopo (2%). Tale risultato e pressoche identico a quello che si ottiene considerando il corpus delle opere di 14 autori di eta imperiale (con variazioni sensibili solo a partire dalle posizioni piu basse dell'elenco). Messeri 2004 ha studiato cinque gnomologi (due di etä tolemaica e tre di epoca romana) notando che solo uno di questi fu piu volte ricopiato. 352 Sulla γ ν ώ μ η nel mondo antico vd. Eliano. Fra le citazioni presenti nel testo del Timone troviamo autori che non ricorrono in Luciano se non raramente (Teognide e Pindaro) e. Pausania. Marco Aurelio. di un verso di Omero (§ 35: Τόνδε φέρω Δπ μΰθον άττηνέα τε κρατερών τε. Crisippo (1. Bompaire 2003. (su quattordici autori di etä imperiale: Luciano. pp. 1 proverbi II proverbio e strettamente legato alia citazione: nasce dalla poesia (a partire dai versi di Omero) e spesso.). Aristofane (1. Longino. di uno di autore ignoto (§ 39: Τί yap αν κα'ι ττάθοι τις. Bouquiaux-Simon 1968. p. 350 Sulla citazione nel mondo antico vd. n. giungendo a concludere che «uno su cinque. I. Demetrio. edizioni private. dalla cui opera potevano nascere vere e proprie raccolte di sentenze (come le celebri Sentence di Menandro) di uso per lo piu privato352. 24-26. 7%). Stile e lingua del Timone 125 5%). 351 Vd. 44 s. ad esempio. cio che testimonia la koine culturale che lega gli autori della Seconda Sofistica349. D'Ippolito 2000 (canone degli autori plutarchei). di uno di un frammento della Danae di Euripide (§ 41: Ώ χρυσέ. tav. Dionigi di Alicarnasso. La mistione di prosa e di versi era tipica della menippea.)351. all'opposto. organizzate in modo originale. όττότε οί θεοί βιάζοιντο. ma non esclusiva diq questo genere letterario. Tosi 2004. sovente. 382-404. raccolta dei Khetores Graeci di Spengel). I a. Pordomingo 2000 (uso delle 'citazioni d'autore' in Plutarco). 41-43 (su Luciano) e tav. mentre gli altri quattro hanno rappresentato «esemplari unici. e Luciano aveva certo modo di prendere ispirazione da altre fonti: McCarthy 1934. Demostene (1. Polluce. cf. per scopi personal!». 7%). e un verso ο un motto di un poeta celebre (in Stobeo. su Luciano vd. 7%). sulle Sentence di Menandro vd. p. Bompaire 1958. . in virtu dell'autorevolezza della sua origine. non si distingue dalla sentenza vera e propria (γνώμη) che. 6 . l'autore piu frequentamente citato e Euripide con almeno 850 citazioni). il 20%. Ateneo. L'uso delle espressioni proverbiali e 349 Householder 1941. Most 2003 e Piccione 2003. 314. altri per i quali Luciano dimostra — come i contemporanei — una vera e propria venerazione (Omero ed Euripide)350: si tratta di un distico di Teognide (§ 26: ές βαθυκήτεα ττόντον φέροντες έρριψαν αυτούς κα'ι ττετρών κατ' ήλιβάτων). potrebbe essere un rapporto verisimile fra le antologie d'autore messe in commercio e i material! d'uso privato». Dione Crisostomo. su Stobeo cf. 4 . Funghi 2003 e 2004. Massimo.

'essere buttato fuori a colpi di forcone' (§ 12: μονονουχ'ι δικράνοις έξεώθει με της οικίας). 55-58. Rein 1894. al tempo stesso. celle des paroemiographes et des gnomologistes: eile est en quelque sorte le denominateur commun des differents auteurs et des differents genres»355. da integrare almeno con Strömberg 1954. 399 e 409. 'impiccarsi (per il disappunto)' (§ 45: άγχόνη γάρ αν τό -πράγμα γένοιτο αύτοΐς) e 'innalzare a qualcuno una statua (d'oro)' (§ 51: χρυσοϋν άναστήσαι τόν Τίμωνα)356. 'a testa in giu (essere buttato)' (§§ 38 e 44: έτπ κεφαλήν). 418. 407. Nel Timone. 'carboni al posto del tesoro' (§ 41: Δέδια γοϋν μή άνθρακας εΰρω άνεγρόμενος). φασίν. 'crepare d'invidia' (§ 40: δττως οί κόλακες εκείνοι διαρραγώσιν ΰττό τοϋ φθόνου). pp. p. ma tende a citare i proverbi nella maniera usuale. dialogo «proche de la comedie et de la diatribe». l'uso del proverbio e massiccio. . pur se questi attinge alia tradizione letteraria non tanto direttamente quanto indirettamente. p. 'la sete di Tantalo' (§ 18: οί μέν ώσττερ ό Τάνταλος άττοτοι κα'ι άγευστοι κα'ι ξηροί τό στόμα. e rischioso ritenere proverbiali le formule κόραξι και λύκοις χαριζόμενος (§ 8. Rein 1894. 74). p. agrement et vie»353 ed e impiegato. Tomassi 2011. giacche nel genere comico e diatribico l'espressione proverbiale gioca un ruolo di primo piano. 78 (τόν ετερον πόδα. p. 353 Bompaire 1958. 'aver le cispe sotto gli occhi' (§ 2: λημας δέ κα'ι άμβλυώττεις ττρός τά γινόμενα). cf. ρ. 33 s.126 Introduzione sfruttato dai sofisti per dare al discorso «simplicite. p. soit pour l'eclarcir»354. '(come) la cagna alia mangiatoia' (§ 14: καθάττερ τήν έν τη φάτνη κύνα). Sui proverbi in Luciano rimando a Rein 1894. 409 s. 405-424. 41 s. pp. έτπκεχηνότες μόνον τ ω χρυσίω). '(stare) con l'orecchio drizzato' (§ 23: δρθιον εφιστάς τό ους). Schmidt 1897. Bompaire 1958. 'non valere un obolo' (§ 24: ττολλοΐς άλλοις 'Αθηναίων ουδέ όβολοΰ άξίοις). 17. pur se Husson 1970. αμα yoOv επεσεν ή ϋσπληξ (§ 20. 355 Bompaire 1958. 'essere uno straccio' (§ 32: ράκος ήδη γεγενημένον). Varie sono le fonti di Luciano. l'espressione os γε δή εν τη νη'ί τόν έτερον πόδα εχει. εν τη σορω έχων). ad esempio. "lui che ha giä un piede sulla nave". 'portare acqua all'orcio delle Danaidi' (§ 18: ές τόν των Δαναίδων ττίθον ΰδροφορήσειν). ritrova nella Nave numerosi esempi di proverbi adattati al contesto: in Nap. in particolare.). puo essere intesa come forma adattata del celebre proverbio "avere giä un piede nella tomba" citato in Herrn. 356 Nonostante il parere favorevole di Rein 1894. Per Bompaire 1958. soit pour le noircir. Rein 1894. pp. in generale Tsirimbas 1936. 'dormire il sonno di Epimenide' (§ 6: ΰττέρ τόν Έτημενίδην γάρ κεκοίμησαι). άσκαρδαμυκτί βλέποντας (§ 14. per «relever le ton du contexte. poiche esisteva in eta imperiale «toute une litterature de seconde main qui mettait a la porte de Lucien les proverbes et les maximes des classiques. Luciano modifica spesso il testo delle citazioni. Fra i proverbi ο le formulazioni proverbiali che si ritrovano nel Timone ci sono 'dormire come sotto l'effetto della mandragora' (§ 2: καθάττερ ΰττό μανδραγόρα καθεύδεις). 354 Bompaire 1958. II.

ma si imitavano i piu autorevoli modelli in un continuo tentativo di emulazione: E r o d e Attico ammirava e imitava Crizia. Rein 1894. 78). la probabile allusione al proverbio κοινός Έρμης (§ 24: σέ τον Έρμήν έτπ τω τταραλόγω τ ο ϋ κέρδους ττροσκυνών). la bellezza di Nireo (§ 23). 1: άντισυμποσιάζω τ ω Άρίστωνος εν αύτω). . il trattato Come si deve scrivere la storia. l'operetta Per uno sbaglio commesso nel saluto e. II v o c a b o l a r i o Luciano prese parte ai dibattiti letterari che divisero i retori della sua epoca e fu un convinto sostenitore del sistema artistico e grammaticale allora in auge definite Atticismo. e nelle dotte conversazioni coi suoi pedanti amici si vanta di essere la punta dell'atticismo (Lex. Ε questa l'epoca in cui n o n solo si costruivano lessici con repertori di parole attinte dai grandi autori del passato (si pensi a Frinico e a Polluce). II maestro di retorica. anche se molti pedanti esaltati ne fecero una vera e propria mania. 14: και y a p δτιπερ δφελός εσμεν τήζ άττικίσεως άκρον): vd. Bisogna ricordare. Mida e il Gran Re dei Persiani (§§ 23 e 42). l'astuzia di Ulisse (§ 23).7. infine. 21-106 (Luciano e il 'rovesciamento' di Platone). L'Atticismo incontro numerosi ed entusiasti ammiratori. Potenzialmente proverbiali sono le espressioni 'gettar via dalle mani (qualcosa) come fosse fuoco' (§ 12: καθάττερ oi τό ττΰρ έκ των χειρών άττορριτΓτοΰντες) e 'spegnere (un incendio) con pece e olio' (§ 44: ττίττη κα'ι έλαίω κατασβεννύναι). § 41: ΤΗ ττου δυαρ τ α ϋ τ ά εστίν. lo Vseudobgista. Aristide si p. Eliano Senofonte e Platone. 4.4. che rappresentava «une manifestation particuliere du goüt d'archeologie qui etait alors a la mode» 357 . Come figure proverbiali sono evocati Creso. Arriano preferiva Tucidide e Senofonte. pp. e veri 'manifesti' della sua lotta sono da considerate il l^essifan^. ancora. 357 Chabert 1897. φδικώτερον είναι των κύκνων (§47). Romeri 2002. il Solecista. la nobilta di Cecrope e Codro (§ 23). ρ. con la loro vanita e la pretesa di parlare in m o d o diverso da tutto il resto del mondo. Stile e lingua del Timone 127 Comparazioni proverbiali sono quelle fra il f u m o (καττυός) e cio che n o n ha valore ο consistenza (§ 1: καττνός άτεχνώς ττοιητικός) ο fra il sogno e qualcosa di incredibile (§ 20: ούδ' αύτοί τπστεύοντες οΐμαι δτι μή δυαρ ττλουτοϋσιυ. Contro questi personaggi Luciano ha combatutto. 60). pp.) e quelle aventicome termine di paragone l'abilita nel conversare di Nestore (§ 48). la vista acutissima di Linceo (§ 25) e la potenza dei Titani (τιτανώδες βλέττων: § 54). 1 e 15. 358 Lessifane si e cimentato nella stesura di un 'conttosimposio' per gareggiare con Platone (Lex. con il loro culto dell'orrnKiais e il disprezzo della κοινή. ώσπερ αϊ εγχέλεΐζ ή οί δφεΐζ διά των δακτύλων δραπετεύεις (§ 29.

pp. prefissi e suffissi. 33-61 (come Luciano diventa atticista) e 62-96 (principi di Luciano in fonetica. In Luciano. p.. 361 Chabert 1897. il est clair qu'il s'est nourri de tout l'atticisme. nello Pseudologista e nel Solecistd)·. qu'il n'imite pas avec affectation un auteur determine. al momento debito. Senofonte e Tucidide.] que les mots du vocabulaire particulier de tel auteur: quelque connaissance qu'il ait des comiques. con una lista di passaggi in cui l'autore attacca gli iperatticisti e si mostra atticista moderato). Döhring 1916 (studio minuzioso del vocabolario impiegato da Luciano nel l^essifane. 5-31 (sul dialetto attico e gli atticisti). Spesso una parola semplice dell'epoca attica e aumentata di un prefisso ο suffisso a 359 Chabert 1897. la langue des gens instruits» 359 . au second siecle. 360 Bompaire 1994. pp. p. 117-147 (vd. allora sarai qualcuno nell'arte diparlare (εση Tis έν λόγοις)" 360 .C. (Luciano recupera un ideale che e quello del trattato Sul sublime [14. Piatone. Le parole di questo primo gruppo sono le piu numerose: 8200 su 10400. cioe circa 1 su 8/9 (in base ai calcoli di Schmid). con una lista di brani sulle opinioni di Luciano in materia e una discussione sulla decorazione tipicamente attica dell'opera lucianea). nel Maestro di retorica. e dopo esserti nutrito della loro lingua.. in generale pp. Ε lo stesso Luciano a chiarirci. de Xenophon et de Platon. cioe all'incirca i 4/5: da qui emerge «la predilection bien connue de Lucien pour l'epoque attique. nous donnerait done une idee exacte de ce qu'etait. Tali parole costituiscono «le groupe le plus important du vocabulaire non attique de notre auteur».. . passa a Tucidide e a Platone. qui parlait comme ses contemporains. passa ai retori. in una esortazione del l^essifane. dopo esserti molto esercitato sullo studio della bella commedia e della rispettabile tragedia. 141 s. 71 s.128 Introduzione nutriva di Demostene. «les mots communs a tous les attiques sont bien plus nombreux [. XXIX-XXXII (Luciano e abbastanza indipendente dalle diverse tendenze dell'atticismo del II secolo d. Passando all'analisi del lessico lucianeo. pp. Householder 1941 (studio sugli autori citati ο rielaborati da Luciano nei Oialoghi)'. la cui complessita e sufficiente a rivelarne l'eta. Le parole formatesi in epoca posteriore a quella classica sono anch'esse in gran numero: 1230 su 10400. 1]). di contro.). Bompaire 1994 (sul significato di 'atticismo' nei Oialoghi. Bompaire 1993. Quando avrai colto da questo lavoro tutti i piu bei fiori. son respect pour l'education classique au sens le plus precis du mot». mais une langue tout entiere dans la plenitude et l'ampleur de son genie. 117-159 per il vocabolario di Luciano). cf. b) termini introdotti ad Atene dopo la diffusione dell'ellenismo. Lopez Eire 2007 (sul rapporto stretto che lega retorica e linguaggio). riprendiamo le statistiche di Chabert e distinguiamo all'interno dei Oialoghi tre diverse categorie di termini 361 : a) termini appartenenti all'epoca classica. Chabert 1897. Lucien. Sono in particolare parole composte di due oppure piu elementi. il rapporto da lui instaurato con la tradizione culturale greca (§ 22): "dopo aver cominciato dai migliori poeti e averli letti sotto la guida dei maestri.

ολιγαρκής (§§ 54 e 57). in cui troviamo αΰτοποδία (44. che non e attestato prima di Luciano ed e piu tardi impiegato da Basilio e Giovanni Damasceno. Luciano stesso sfrutta questa . In questo gruppo fra i composti di preposizioni troviamo διαφευκτικός (§ 29). έτπβύομαι (§ 9). parole nuove a cui Luciano da diritto di cittadinanza. 55: fiunt [. 3. 6. in base a quanto ci e rimasto della tradizione letteraria greca. ΰττόμισθος (§ 6) solo nel Timone·. des mots employes une seule fois prouve combien le vocabulaire de Lucien etait varie. p. 2 (αϋτοποδητί βαδίζειν. 605 e Nab. Eademque condicio est in iis. come pure l'awerbio αΰτοττοδητί in Lex. p.. ΰττερήδιστος (§ 41). δίκρανον (§ 12). α 8452 [Latte]: αϋτόποδον και αϋτοποδητί· τό εκ ποδός βαδίζειν. cf. quae a nominibus trahuntur)·. αύτόττους (§ 24)364. 143-145. come prova nella Gotta ( w . In Luciano piu della meta di queste parole (757 su 1232. καταγυμυάζω (§ 36). Casevitz 1994. vd. 365 La combinazione di un nome proprio con uno di uso comune e tipico della poesia comica (cf. 8. et combien sont divers les caracteres de ses ouvrages». pp. aliquando tamen recipienda. 363 Chabert 1897.. c) termini propri di Luciano. Quint. cf. che richiama alia mente il composto inserito da Aristofane nel finale delle Eaksia^use ( w . έτπχαίυω (§ 18). 364 L'aggettivo αΰτόττους e certamente un hapax di Luciano. 198-203) la sequenza di 10 hapax. Ach.]. 79: «αΰτοττοδητί [···]. Baldwin 1973. p. ce doit etre la finale en -ητί qui le rend pedant [. 26) e αϋτοποδί (50..). L'uso dei composti era consigliato dai trattati di retorica per suscitare il riso: nel Περί ερμηνείας di Demetrio le parole composte sono considerate κομωδικά π α ί γ ν ι α [. 332) e trova buon impiego in Luciano. Hesych. 36. 123 s. mais surtout la redondance formee avec le verbe βαδίζειν qui aboutit au comique»). figurano solamente362 ο per la prima volta nell'opera di Luciano: di queste. 1169-1175) che da solo comprende ben sette versi (Spyropoulos 1974. i costrutti Διομειαλαζόνες e Θουριομάντεΐζ in Ar. che traggono ispirazione dal linguaggio colloquiale e hanno la stessa efficacia della sineddoche (Eloc. Per i processi di creazione e manipolazione verbale in Luciano vd. 126. Fra i composti di sostantivi Γιγαντολέτωρ e Τιτανοκράτωρ (§ 4) sono due creazioni lucianee365 (la prima piu tardi si 362 Urena Bracero 1995. δικαιολογέω (§ 11). Abbastanza cospicuo e il gruppo di parole che.. elevati dal coro per celebrate la dea Gotta. cio che contribuisce a confermare l'incredibile ricchezza del vocabolario lucianeo363. en general. cf. ΰττοτραυλίζω (§ 55). "giochi pertinenti alia commedia e alia satira". ΰττόλιθος (§ 31) attestato solo in Luciano. νεοδίδακτος (§ 46).4. συμτταρεισέρχομαι (§ 28). έτπχαλαζάω (§ 58). 6 su 7 non si incontrano che una volta solo nei Oialoghi. Fra i composti di aggettivi troviamo Αύτοβορέας (§ 54). poi. ancora secondo Schmid) rappresentano degli hapax legomena·. attestato unicamente nel Timone·.. ο ancora parole gia conosciute e usuali che lo scrittore utilizza con un significato particolare. 142: «l'enorme proportion.. Fra i composti di awerbi ci sono άμελητί (§ 12). 5). έτπβραδύνω (§ 46). solo nel Timone·. τταρασκήτιτω (§ 10). Questa categoria puo comprendere parole attiche cadute in disuso. Stile e lingua del Timone 129 formare una parola nuova. Tanto αΰτόττους quanto αϋτοποδητί possono essere un conio desunto da Dione Cassio. p. ττροακουτίζω (§ 3). 50-53 e Casevitz 1994.] divisis coniunctisve verbis similiter saepius fiigida.] και σατύρια.

non attestato prima di Luciano ma ben presente nel greco bizantino. § 25: γίνομαι. "schiera". al posto di φοράδην). § 24: διαγινώσκεις. Fra i neologismi coniati da Luciano ci sono anche termini gia attestati nel lessico greco ma da lui usati con un significato nuovo366. solo nel Timone e nel bizantino. "sospensione dalle ostilita". si ritrova solo nel Timone. 4. Fra questi e da segnalare (per cambiamento di significato) l'aggettivo ευλαβής. ce sont les acceptions nouvelles avec lesquelles il a fait usage d'assez nombreux termes dejä connus des Attiques. mais usites par eux dans un autre sens». § 27: tecnica ma al tempo stesso. ben attestato in Luciano e negli scrittori posteriori (in Esopo e Dionigi di Alicarnasso si trova l'awerbio άττλοϊκώς). negli scolii a questo dialogo e in Khetorica anonyma. solo nel Timone·. le regole della lingua attica. 366 Chabert 1897. ce qui confine plus reellement au neologisme chez Lucien. solo nel Timone e nella Suda. τιτανώδης (§ 54). χρυσόχειρ (§ 20). άττλοϊκός (§ 56). pr. Le forme γιγνώσκω e γίγνομαι dell'attico sono impiegate accanto a quelle γιυώσκω e γίνομαι proprie della κοινή (per una consuetudine tipica degli atticisti di eta imperiale). pp. . ce qui est plus nouveau. p. con poche eccezioni. σύνταγμα. come sua consuetudine.130 Introduzione ritrova nella Suda e in Michele Attaliate. Deferrari 1916passim (sul verbo). 97-116. "prudente". prende in giro i retori del suo tempo quando ne abusano (Kb. utilizzato in riferimento a Zeus a significare generalmente "tregua" nel senso di "riposo" (§ 3). ττετρηδόν (§ 3). in generale pp. Segue un piccolo gruppo di awerbi. metaforico ο semplicemente esteso) troviamo έωλος. θρυαλλίδιον (§ 14) solo nel Timone·. che qui ricorre per qualificare Penia 'che offre facile presa' ai malcapitati che la incontrano (§ 29). La morfologia367 La morfologia di Luciano nel Timone segue. la seconda e attestata nel dialogo pseudolucianeo Amante della patria [§ 4: Τιταυοκράτωρ κα'ι Γιγαντολέτης]). εκεχειρία. δικελλίτης (§ 8). φορηδόν (§ 21.8. "circospetto". "stantio" (per un alimento) ο "decrepito" (per un uomo). 136 (vd. 17). pur se nel Timone ricorrono solo le seconde forme (§§ 2 e 24: γινόμενα. che e impiegato per θρυαλλίς a significare "semispento" (§ 2). 367 Chabert 1897. 136-147): «ce qui l'est moins. solo nel Timone e nella Suda·. ancora (in senso figurato. aggettivi e sostantivi semplici: κοσκινηδόν (§ 3). che Luciano impiega a descrivere la folia degli adulatori che accorrono da Timone (§ 58). in genere.

Gli atticisti impiegano σκοττέω al presente e lo sostituiscono negli altri tempi con σκέτττομαι. ο come κονίω (che e poetico e della prosa ellenistica) al posto di κονέω (§ 45: κεκονιμένοι). 42. Secondo l'uso attico da π ε ι ν ά ω si ha regolarmente πεινώντι (§ 14). cf.1. a volte determinate voci verbali sono coniugate al medio. Lightfoot 2003. e nel Timone. § 56: τρυφφην): esistono pochi esempi contrari (al §16 troviamo ζηλοτυττοΐ che forse e modellato sul seguente φυλάττοι per 368 Deferrari 1916. Tutti i verbi contratti in -αω e in -εω contraggono regolarmente in Luciano: una rara eccezione e θέει (§ 22). a volte. altre volte. 20 e 45). un caso di alternanza -αω/-εω potrebbe essere il participio perfetto ΰττεξυρημένος (§ 22)374. come έτπβύομαι (§ 9: έτπβυσάμενον)373. p. Per la prima persona singolare del presente indicativo di οϊεσθαι Luciano usa quasi esclusivamente la forma contratta οΐμαι (§§ 7. 118. 374 Deferrari 1916. ττεινάω. cf. 30-35. mentre all'opposto quello fra l'uso di γ ι γ ν ώ σ κ ω e γ ι ν ώ σ κ ω e di 1 a 3. pp. non fa distinzione nell'uso (§ 12: άπορριπτοΰντες. 43. -οΐς. -οίης. p. 185. talvolta nei Oiahghi verbi che in attico terminano in -αω (quali διψάω. Schmid 1887-1897. p. Σκέττω e impiegato in attico esclusivamente al presente e all'imperfetto (le altre forme sono sostituite da σκεπάζω): in Luciano lo troviamo impiegato soltanto al presente (§ 21: σκεττόμενος)370. cf. § 49: γινόμενου)368. 56 e 57). 369 Defermri 1916. ξυράω. trovandosi di fronte a forme ugualmente attestate in attico come ριτττέω e ρ ί π τ ω . Stile e lingua del Timone 131 κατεγίνωσκον. p. nel Timone (§ 2: έτπσκοττεΐς. Come annota Deferrari 1916. οΐει (§§ 24 e 27) e δψει (§ 20)372. 108 s. 372 Deferrari 1916. 370 Deferrari 1916. . § 16: σκόττει. pp. p. Contrawenendo all'uso consueto. § 26: έρριψαν). in particolare. ben attestata in poesia. Nell'ottativo dei verbi contratti alle terminazioni -οΐμι. Nell'uso della seconda persona medio-passiva Luciano segue l'uso ellenistico e impiega la terminazione -η. p. 230. pero.. riservando quella in -ει alle forme βούλει (§§ 37. p. 36-39 segnala che in Luciano il rapporto fra l'uso di γίγνομαι e di γίνομαι e di 2 a 1. 371 Deferrari 1916. σκοτοδινιάω e σφενδονάω) ricorrono con la terminazione ionica in -εω (propria della κοινή). come όσφραίνομαι preferito a όσφράομαι (§ 45: όσφραινόμενοι). che sono anche quelle piu usate in attico (§ 15: δοκοίη. al posto di οϊομαι (entrambe le forme sono attiche)369. -οΐ sono preferite quelle -οίην. pp. per i verbi contratti Luciano a volte usa al posto di una forma attica un'altra derivata dalla stessa radice. mantiene l'uso dell'attico. 373 Chabert 1897. p. § 48: ττλουτοίης. che rispetta. 29 s.4. invece. -οίη. 43. ma Luciano non si attiene rigidamente a questa regola (talvolta usa σκοττέω all'imperfetto e all'aoristo e σκέτττομαι al presente attivo e medio). come σμήχω (ellenistico) al posto di σμάω (§ 54: άττοσμήχων). Lightfoot 2003. § 10: σκέψομαι)371. 17-19.

§ 48: τταραιυέσειας. p. Nei tempi storici le uscite della seconda e terza persona singolare dell'ottativo in -ειας e -ειε(υ). Deferrari 1916. § 54: όρέξειευ. sono preferite a quelle in -ais e -ai (§§ 16 e 17: δόξειευ. έτπδείκυυται (§ 54). p. Secondo un uso ben attestato presso gli atticisti (in particolare Elio Aristide). Lightfoot 2003. 26-29. in attico l'aoristo primo e riservato alia forma attiva (ήγειρα). mentre dall'etä ellenistica troviamo usato il futuro γ α μ ή σ ω e l'aoristo εγάμησα (costruito per analogia). Cf. p. salvo poche eccezioni: βούλομαι ricorre all'imperfetto con il regolare aumento in ε. l'aoristo εγημα. mentre nella forma tematica troviamo όμνύουσιν (§ 23). 46 s. spec. e Deferrari 1916. p. abituali in attico. e cosi lo impiega Luciano (§ 36: έττεγείρας. Luciano preferisce inoltre utilizzare la forma -οίγω del puro attico al posto di -οίγνυμι (§ 30: άνοίγειν) 377 . il raro e poetico aoristo secondo alia medio-passiva (ήγρόμηυ). Deferrari 1916. cf. ad% 52: γαμησείεις. Luciano preferisce impiegare γ α μ ή σ ω per il futuro ed εγημα per l'aoristo: Deferrari 1916. Per l'aumento dei verbi Luciano utilizza il regolare aumento attico. § 41: άυεγρόμευος). 116 s. cf. invece che con quello in η per analogia (§ 52: έβουλόμηυ).1. p. § 28: ύττομείυειευ. 109. 9-16. . pp. sia nella forma piu tarda con l'aumento (§ 38: έχρήυ). 379 Deferrari 1916. I futuri attici (soprattutto in -ιώ) sono frequenti in Luciano: nel Timone troviamo γαμώ (§ 52) e καλώ (§ 52)378.1. p. 112 s. vd. 12: ξυυέστωσαυ. pp. 20. cf. Luciano preferisce impiegare le seconde (§10: μευέτωσαυ [. fra i verbi con aumento per analogia (con regolare attestazione in attico) c'e άφίημι (§ 13: ήφίει)379. Luciano talvolta impiega verbi appartenenti alia coniugazione atematica con le terminazioni di quella tematica.1. Deferrari 1916. 10-12: Luciano usa regolarmente l'aumento attico in ε per βούλομαι e μέλλω. pp. cf. Schmid 1887-1897. 228. χρή si trova impiegato all'imperfetto sia senza l'aumento (§ 13: χρήν).1. 22-25. pp.. Le terminazioni della terza persona plurale dell'imperativo ricorrono nei Oiahghi sia nelle forme classiche -των e -σθωυ sia in quelle postclassiche -τωσαυ e -σθωσαυ. 229. σβευυύυαι e κατασβευυύυαι (§ 44). καταδικάζω al piuccheperfetto medio viene impiegato senza aumento (§ 49: καταδεδίκαστο). di σβέυυυμι nel corpus ludaneum e usato senza far 375 376 377 378 Chabert 1897.. p. Di γαμέω l'originale futuro attico e γ α μ ώ (ο γαμοΰμαι).] άτταλλαττέσθωσαυ. Schmid 1887-1897. 43: διαφερέτωσαυ) 376 . Chabert 1897. pp.. 231. Nella regolare forma atematica ricorrono άττόλλυυται (§ 27). e impiega talvolta l'aumento per analogia in η per δύναμαι. p. p. in genere. § 55: τταραχωρήσειευ). Nell'uso dell'aoristo sono da segnalare poche particolarita: per εγείρω. 229. 229 s. Schmid 1887-1897. § 26: όμολογήσειας. Schmid 1887-1897. che si ritrovano pochissime volte nei Oialoghi e mai nel Timone375. 45-48. 12: άγαττάτωσαυ. cf.1. § 23: μαστίξειε. p.132 Introduzione όμοιοτέλευτου). Schmid 1887-1897. anche se.

II superlativo sembra non essere considerato piu molto espressivo di per se ed e spesso rafforzato dall'aggiunta di un awerbio ο di un altro elemento (come ττάνυ. di frequente per ώνέομαι e impiegato l'aoristo ώυησάμηυ.9. τέθηττα tipico del linguaggio poetico ma raro in prosa (§ 28: τέθηττε. pp. La sintassi383 La sintassi dei casi in Luciano presenta poche irregolarita384. λίαν. οίος. § 54: έρχεται. § 49: "προσέρχεται. pp. e l'uso dell'imperativo aoristo di τταρέχω ad § 40 (τταράσχες)380. notevole. impiegato come verbum eundi anche per l'aoristo e il perfetto indicativo (Luciano nell'utilizzo di questi due verbi contamina spesso il regolare uso attico con quello proprio della κοινή. il superlativo e caratterizzato dalla presenza di άλλος (cf. p. 48-54. .1. Chabert 1897. οΰτω δή. Stile e lingua del Timone 133 distinzione l'aoristo secondo intransitivo έσβέσθην e l'aoristo passivo έσβην (nel Timone ritroviamo la seconda forma ad % 1: άττέσβη). nel Timone si incontra il presente di έρχομαι utilizzato come futuro ad § 33: άττέρχομαι). ma ήτε al posto della regolare forma ήστε (§ 42). § 33: άττέρχονται. 160-205. cf. 26: των άλλων τεχνών ττροφερεστάτη. 176 s. § 46: άττειμι. Per il perfetto sono da segnalare la forma irregolare (ma ben attestata nel greco di eta imperiale) κέκλεισμαι (in luogo di κέκλειμαι) da κλείω (§ 13: κατακεκλεΐσθαι). 4. di ττέτομαι e utilizzato il regolare futuro attico (§ 40: άνατττήσο μαι)382. L'accusativo preceduto dall'articolo pare modellato sulla lingua di Erodoto e rappresenta una forma per determinate il soggetto. al presente. Cf. cf. in genere. § 28: συμτταρεισέρχεται. § 20: περιέρχονται. 238. che non appartiene alia lingua attica. Deferrari 1916. la regolare forma κεκόυιμαι (al posto di κεκόυισμαι) da κουίω (§ 45: κεκουιμέυοι) e. 231. οΰτω. Par. infine. con il significato di futuro (§ 15: άττίασιυ. p. Deferrari 1916. da έρχομαι e dai suoi composti (§ 8: τταρέρχουται. in generale Chabert 1897. § 58: άτπμευ) ed e sostituito. Chabert 1897.1. che preferisce έττριάμηυ (§ 20: ττρίασθαι. ad § 55: μόνος των άλλων) 385 . p. § 58: ξυνέρχονται). p. § 42: ττριάμενος). pp. § 30: άνέρχομαι. e da notare che in Luciano si ritrova per l'imperfetto di ειμί la regolare forma attica ήσθα al posto di ής per la seconda persona singolare (§ 38). Per i verbi irregolari. Schmid 1887-1897. pp. in particolare. οσος e ώς οΐόν τε): alcune volte. infine. 60-77.4. in attico ειμί e utilizzato al presente. 55-59. 184.. essendo l'accusativo 380 381 382 383 384 385 Deferrari 1916. δεινώς. infine. § 56: τεθηττότες)381. Schmid 1887-1897.

p. Bacch. 235. Ί'φαγον τοϋ άρτου'. 12. bei Luc. ολας La sintassi del verbo in Luciano presenta alcune particolarita notevoli. Schmid 1887-1897. p. 181. p. 1.1. ούτως ούν κα'ι κατέαγα τοϋ κρανίου")389. 389 Cf. sondern von einer unverzüglich oder unfehlbar als vollendet bevorstehenden Folge». 386 Chabert 1897. Ί'τπον τοϋ οίνου'. Chabert 1897. 64 e n. 4 e 13: ό τό ξύλου)386. 240 s. 5. L'uso dell'aggettivo in posizione predicativa senza un motivo apparente nella formula μεγόληυ τήυ κύλικα (§ 54) e spiegato da Sims come peculiarita stilistica adottata da Luciano «in the conscious imitation of rarities which he admired»388. 30. I. Nel perfetto medio l'imperativo e ricercato come un atticismo e Luciano ama usarlo per questo (§ 53: κέκραχθι). 388 Sims 1952. 187 e 190. p. p.1. p. 46 (p. che lo scoliaste segnala come tipicamente attica (p. § 22: κεχηνότας. All'indicativo. 188. II verbo puo essere determinato dall'accusativo neutro di un aggettivo a guisa di awerbio (§ 54: τιτανώδες βλέττωυ. Symp. 393 Schmid 1887-1897. Cat. 387 Chabert 1897. 19. ancora Peregr. 10. "chiamare qualcuno col nome di" e impiegata da Luciano. 11: δειυόυ βλέττοντες κα'ι μέγα κεχηνότες μικρόν φθέγγονται κα'ι ίσχνόν κα'ι γυναικώδες) 387 . p. cf. cf. Una forma particolare di genitivo partitivo e quella che si ritrova nell'espressione κατ£αγα τοϋ κρανίου (§ 48). contro il normale uso attico. come d'abitudine. Gall. 2. 391 Schmid 1887-1897. sehr häufig vorkommende Ausdrucksweise». L'espressione δνομα [. sul rapporto fra Erodoto e Luciano cf. Schmid 1887-1897. § 56: τεθηττότες)391. Jacobitz 1931 ad Tim. § 54: άνασεσοβημένος. cf. Notevoli i participi perfetti utilizzati con funzione di complemento predicativo (§ 21: κεχηνότες. p. 48): «προ[σ]κεκλήσομαι. 24): «eine elliptische.. cf. 234. in generale Avery 1997.134 Introduzione di relazione poco alia volta sparito nella κοινή e sostituito da κατά (§ 7: ό τάς έκατομβάς. Nigr. notevole e altresi l'uso del futuro perfetto medio-passivo (§ 46: ττροκεκλήσομαι) con valore di futuro semplice393. senza δνομα (§ l) 390 . nicht προ[σ]κληθήσομαι. il futuro rimpiazza il congiuntivo deliberativo dopo έθέλω ο βούλομαι (§ 37: βούλει δικαιολογήσομαι ττρός σε)392. pp. 241. 118 Rabe: κα'ι τοϋτο 'Αττικών αυτοί yap άε'ι έττ'ι μέρους ειώθασι λέγειν.] καλεΐν τίνα..1. . Jacobitz 1931 ad Tim. cf. 392 Chabert 1897. 390 Cf. 181. 7 (p.

His mastery of Greek was achieved after having to begin by learning it as a foreign language. inoltre. e frequentemente impiegato nelle proposizioni secondarie senza che siano presenti tempi storici nelle proposizioni principali 395 . Chabert 1897. possiamo notare ancora che la formula θαττου άυ accompagnata da ottativo (§§ 2 e 28) e usata da Luciano per introdurre gli άδύυατα (immagini a meta strada fra il prover394 395 396 397 Peretti 1948. pp. δττως 24 volte con il congiuntivo. in particolare. § 5: ϊυα y a p τ ά κοιυά έάσας τάμα εϊττω). 398 Sims 1952. e Timone a usare l'ottativo in tale ambito per tre volte (§§ 44. ma occasionalmente anche in quelle dipendenti da un tempo storico (§ 56). and it may be that other and odder features of Lucian's style originated in the conscious imitation of rarities which he admired» 396 . 32.4. p. ώς 235 volte con l'ottativo e 78 con il congiuntivo. 71. the normal form in Hellenistic Greek. Per cio che riguarda l'uso dell'ottativo in Luciano. «scomparso dalla lingua viva del primo e del secondo secolo dell'impero» 394 . cosi che «it seems that attention was also paid to the degree of dignity which Lucian allowed to his speakers. 40. . the degree of courtesy) which he intended to convey. 45 e 54). 15 e 48). Sims 1952. 63 s.]. Sims 1952.. nelle proposizioni finali il congiuntivo e usualmente impiegato da Luciano in proposizioni parentetiche (§ 3: ϊυα σοι φορτικώς διαλέγωμαι. p.] things which were correct but less common would probably seem the more elegant. 48 e 57)397. 65 segnala che il congiuntivo nelle proposizioni finali e utilizzato solamente nel 40 per cento dei casi in cui la finale dipende da un verbo principale. in Luciano. Al riguardo. mentre gli altri personaggi utilizzano esclusivamente il congiuntivo (l'unica eccezione e Pluto ad% 27)398. 45 e 54).. the nature of the subject and the tone (e. che l'uso dell'ottativo al posto del congiuntivo nelle proposizioni finali rette da un tempo principale puo essere determinato. ed e impiegato regolarmente in finali dipendenti da un tempo principale (§§ 19. 44. p. The optative is used to indicate elevation in all these respects»: nel Timone. Sims nota che Luciano nelle proposizioni finali usa ϊυα 107 volte con il congiuntivo e solo 8 con l'ottativo. and the most frequent form of final clause which he would hear would be ϊυα + subjunctive. dalla qual cosa si puo concludere che in Luciano «the use of the moods in final clauses appears to be governed by the choice of particle rather than by the grammar of the main clause [. ώς + optative would be current only in sophistic circles [. Stile e lingua del Timone 135 L'ottativo. ma e utilizzato con buona frequenza anche per quelle dipendenti da un tempo principale (§§ 27.. 69-71. Bisogna rilevare. anche dal senso del contesto e dal tipo di personaggio che parla. 10 con l'ottativo e 1 con entrambi i modi. mentre l'ottativo e impiegato normalmente per le finali dipendenti da un tempo storico (§§4. Nel Timone. 192 s. p.g..

147-150. § 35: τό ττάνυ τοϋτο άγριον κα'ι τραχύ) 402 . MacLeod 1977. risultato della contrazione di μή ouv (§ 57) e ricercato dagli atticisti come un atticismo puro. nei quali si combinano variamente fra loro.pr. Schmid 1887-1897. Chabert 1897. άλλά τοι e άλλά δή. ces particules employees sans mesure. anche τοιγάρτοι [§ 4]. τοι (§ 28: γάρ δή). ούκέτι φορητός εστίν τοις έντυγχάνουσιν. μάλιστα δλον ές τήν θάλατταν έμβαλεΐς αυτόν) 401 . Ugualmente tipica dell'attico e ούκοϋν (§§ 19. 233. malgre la connaissance des signes de ponctuation crees par les alexandrins. 221 s. Chabert 1897. 150-153: «[all'epoca di Luciano]. pp. p. ouv. § 56: εΐ γάρ μοι ττείθοιο. Impiegato sovente e κα'ι μήν (§§ 9. Schmid segnala che in Luciano si trova frequentemente si con l'ottativo in dipendenza da un'apodosi priva di tempo storico e.1-2. Ouv e τοι servono a rafforzare rispettivamente ώσττερ.136 Introduzione bio e la comparazione)399. cf.1. μήτε. a volte. 46. Chabert 1897. con minor frequenza. τοίνυν [§ 4 e § 21] e τοιγαροΰν [§§ 25. Particelle e preposizioni404 Le particelle di collegamento sono impiegate con altissima frequenza nei Oiahghi lucianei.]. γε e δέ la prima (δ' ouv: § 24). ad§ 2. 15. Schmid 1887-1897. pp. et. MacLeod 1956...10. 25. Si trova frequentemente in Luciano άλλά nelle forme άλλά γάρ e άλλ' ouv e. Μών.. et survivait ä leur role historique. Sono usuali in Luciano gli aggettivi (o i participi) sostantivati (spesso uniti al genitivo) sfruttati al posto dei corrispondenti sostantivi astratti (§ 1: τό ΤΓΪτττον τοϋ μέτρου [. infine. termine depuis longtemps [···]. cf. 243 s. p. 21). άμφω σοι ευλόγα δόξω ττοιεΐν. 103 e 1977.] τό κεχηνός τοϋ ρυθμοΰ. du moins sans signification bien .. altro tratto tipico della sintassi lucianea e l'uso dell'ottativo potenziale senza άυ (§ 38: τουναντίον δέ αυτός έγκαλέσαιμί σοι)400. come segnala lo stesso Luciano (Rh. έττεί ο i dimostrativi (piu raramente) la seconda (§ 9: διά ταϋτά τοι. l'usage des particules subsistait toujours. 50 e 57). 38. che i retori amano sfruttare per conferire γλυκύτης al discorso. άλλά μήν (§ 41). 37. 19: τό κεχηνός τοϋτο κα'ι ές τό ατταξ άναττεττταμένον. (con una lista di altri esempi). 48 e 55])405. 30 e 53). comm. I modi di impiego dell'infinitiva sono rimasti quasi invariati in Luciano403. 199-201. 4. μηδέ. 16 e Lex. esempi di si con l'ottativo sono uniti a un'apodosi con l'indicativo futuro (§ 15: εΐ γε τάληθές έξετάζοις. pp. 399 400 401 402 403 404 405 Cf. mentre γε e usato per rafforzare τοι e μήν (§§ 11 e 20: γέ τοι). Γάρ puo esser rafforzato con δή. 35..1. § 23: εΐ τταριών άλλως μαστίξειέ τις δρθιον εφιστάς τό οϋς [. 15: τοϋ τε γάρ Τίμωνος τό ττάνυ τοϋτο άνειμένον άμελές κα'ι ουκ εύνοϊκόν. 217. p. sinon sans discernement. p. p.

Cf. 17. ad § 46. Miller 1911. che la impiega di frequente (§ 44)413. 25)409. 201-204. 9. pp.]. Προς con il genitivo. Chabert 1897.4. A volte le preposizioni sono costruite da Luciano in un modo piu libero del consueto con altre preposizioni ο con awerbi ο congiunzioni (come non era nella prosa attica)411: e il caso di αχρι. La voce verbale εΐεν impiegata con valore concessivo e «une des formes vantees et recherchees par les purs Atticistes» e cosi pure da Luciano. une fluidite extremes. en ressuscitant Celles des leurs qui se perdaient». 110. In gran quantita nella lingua di Luciano ricorrono preposizioni che concorrono a formare locuzioni tipicamente attiche. . in unione con un verbo al passivo e in sostituzione di ύττό. e usuale presso gli scrittori di eta imperiale (§ 34: καίτοι θεοί δύτες)406. come e per ές τούμφανές (§ 41). al posto dell'attico καίττερ. respectueux de l'antiquite. Stile e lingua del Timone 137 Καίτοι con il participio. Elles finissent par perdre leur sens particulier pour se borner ä la formation de locutions adverbials. a suivi les exemples des anciens. un resultat de son education et de sa profession de rheteur». ma ricorre di frequente nei Oialoghi (§§ 5: ουδέ γνωρίζομαι ττρός αύτώυ. 147-150. 406 407 408 409 410 411 412 413 precise.5. ές νέωτα (§ 52) e ουκ εις μακράν (§ 55)412. In Luciano non esiste un preciso criterio per l'uso di ουκ e di μή410. έξ ΰ-ττερδεξίων (§ 45). chez Lucien. che per Miller riflette un'imitazione di Piatone407. Cf. 15. et reposent beaucoup [. Jacobitz 1931 ad% 5 (p. p. La forma έργάσεται ττερ'ι σέ (§ 13) non e attica (in attico ci si aspetterebbe il semplice accusativo σέ). p. Cf. en formant des locutions analogues aux leurs. 40). 13. On peut ainsi parier beaucoup et longtemps sans s'epuiser ni lasser l'auditoire: cet abus des particules est. Chabert 1897. donnent au style une souplesse. Un uso particolare in Luciano e quello del τό δέ. le lecteur ne se fatigue pas ä suivre peniblement un sens serre ou subtil: les particules expliquent un peu. comm. mais Lucien. 149: «ainsi... che ritroviamo nella formula αχρι νϋν (§ 39). l'usage des prepositions s'est etendu et affaibli. L'impiego di υή indipendente senza l'accusativo del soggetto invocato e unito in polisindeto con un pronome personale di seconda persona (§ 46: Νή κα'ι σύ γε) e un prestito della commedia nuova 408 . Jacobitz 1931 ad he. Chabert 1897. pp. (p. une aisance. 22). e raro in attico. Chabert 1897.

.

ΦΙΛΙΑΔΗΣ. μόνον δέ τοϋτο οϊεσθαι άττολαύειν τοϋ τραϋματος. ου ττάντη άττίθανος ών. Ώ σ τ ε ήδη διά ταϋτά σοι κα'ι ό Σαλμωνεύς άντιβροντάν έτόλμα. ττρός οΰτω ψυχρόν τήν όργήν Δία θερμουργός άνήρ μεγαλαυχούμενος. ΘΡΑΣΥΚΛΗΣ 5 10 5 10 5 ΤΙΜΩΝ [1] Ώ Ζεϋ φίλιε και ξένιε και έταιρεΐε και έφέστιε και άστεροττητά και δρκιε κα'ι νεφεληγερέτα κα'ι έρίγδουττε κα'ι εϊ τί σε άλλο οί εμβρόντητοι ττοιηταί καλοϋσι — κα'ι μάλιστα δταν άττορώσι ττρός τά μέτρα" τότε γάρ αύτοΐς ττολυώνυμος γινόμενος ύττερείδεις τό ττΐτττον τοϋ μέτρου κα'ι άναττληροΐς τό κεχηνός τοϋ ρυθμοϋ — ττοϋ σοι νϋν ή έρισμάραγος άστραττή κα'ι ή βαρύβρομος βροντή κα'ι ό αίθαλόεις κα'ι άργήεις κα'ι σμερδαλέος κεραυνός. ΔΗΜΕΑΣ. ΠΛΟΥΤΟΣ. ΖΕΥΣ. ΓΝΑΘΩΝΙΔΗΣ. δτι άναττλησθήσονται τής άσβόλου. [2] Θάττον γοϋν των έτπορκεΐν τις έτπχειρούντων εωλον θρυαλλίδα φοβηθείη άν ή τήν τοϋ πανδαμάτορος κεραυνοϋ φλόγα" οΰτω δαλόν τίνα έττανατείνεσθαι δοκεΐς αύτοΐς. ττοταμός εκάστη σταγών" ώστε τηλικαύτη έν * II testo greco qui fedelmente riprodotto e quello edito da Bompaire 2003. Πώς γάρ <ού>. Τό δέ άοίδιμόν σοι κα'ι έκηβόλον δττλον κα'ι ττρόχειρον ουκ οΐδ' δττως τελέως άττέσβη κα'ι ψυχρόν εστί. ύετοί τε ραγδαίοι και βίαιοι. [3] Έττεί νέος γε έτι κα'ι οξύθυμος ών κα'ι άκμαΐος τήν όργήν ττολλά κατά τών άδικων κα'ι βίαιων έττοίεις κα'ι οΰδέττοτε ήγες τότε ττρός αυτούς έκεχειρίαν. ϊνα σοι φορτικώς διαλέγωμαι.ΤΙΜΩΝ Η ΜΙΣΑΝΘΡΩΠΟΣ ΤΙΜΩΝ. ΠΕΝΙΑ. λημας δέ κα'ι άμβλυώττεις ττρός τά γινόμενα κα'ι τά ώτα έκκεκώφησαι καθάττερ οί τταρηβηκότες. La traduzione e il commento sono condotti sul testo critico di Bompaire. ώς ττϋρ μέν ή καττνόν άττ' αύτοϋ μή δεδιέναι. δς οΰτε των έτπορκούντων άκούεις οΰτε τους άδικοϋντας έτπσκοττεΐς. άλλ' άεί ενεργός ττάντως ό κεραυνός ήν κα'ι ή αίγίς έττεσείετο κα'ι ή βροντή έτταταγεΐτο κα'ι ή άστραττή συνεχές ώσττερ εις άκροβολισμόν ττροηκοντίζετο" οί σεισμοί δέ κοσκινηδόν και ή χιών σωρηδόν και ή χάλαζα ττετρηδόν. . μηδέ ολίγον στπνθήρα όργής κατά των άδικούντων διαφυλάττον. δττου γε καθάττερ ΰττό μανδραγόρα καθεύδεις. "Ατταντα γάρ ταϋτα λήρος ήδη άναττέφηνε κα'ι καττνός άτεχνώς ττοιητικός έξω τοϋ ττατάγου των ονομάτων. ΕΡΜΗΣ.

τ ή έρημία και τ ή δικέλλη ττροσφιλοσοφών. οΰτε θύοντος έ'τι σοί τίνος οΰτε στεφανοϋντος. έττειδή 5 ττένης διά τ α ύ τ α έγενόμην. Τ α ϋ τ α τοίνυν. Πόσοι Φαέθοντες ή Δευκαλίωνες ικανοί ττρός οΰτως ύττέραντλον ΰβριν τ ο ϋ βίου. τοσούτους 'Αθηναίων εις ΰψος άρας κα'ι ττλουσίους έκ ττενεστάτων άττοφήνας κα'ι ττάσι τοις δεομένοις έτπκουρήσας. τόν βαθύν τ ο ύ τ ο ν ύττνον άττοσεισάμενος και νήδυμον — ύττέρ τόν Έτπμενίδην γ ά ρ κεκοίμησαι — και άναρριττίσας τόν κεραυνόν ή έκ τής Αϊτνης έναυσάμενος μεγάλην ττοιήσας τήν φλόγα έτηδείξαιό τίνα χολήν άνδρώδους και νεανικού Διός. μάλλον δέ άθρόον εις εύεργεσίαν τών φίλων έκχέας τόν ττλούτον. Ε ν τ α ύ θ α τ ο ύ τ ο γ ο ύ ν μοι δοκώ κερδανεΐν. τταρωσάμενοι της τιμής. εί μή τις άρα ττάρεργον Όλυμττίων. ώ Κρόνου και 'Ρέας υιέ. [4] Τ ο ι γ ά ρ τ ο ι άκόλουθα της ραθυμίας τάττίχειρα κομίζη τταρ' αυτών. ττηνίκα τταύσεται οΰτως άμελώς τταρορώμενα. ώσττερ τινά στήλην τταλαιού νεκρού ύτττίαν ύττό τ ο ύ χρόνου άνατετραμμένην τταρέρχονται μηδέ άναγνόντες. ώ θεών γενναιότατε. Ή ττότε κολάσεις τήν τ ο σ α ύ τ η ν άδικίαν. ώ θαυμάσιε. ώς βοηδρομήσαντες αυτούς συλλάβοιεν ετι συσκευαζομένους ττρός τήν φυγήν" 10 άλλ' ό γενναίος κα'ι Γ ι γ α ν τ ο λ έ τ ω ρ κα'ι Τ ι τ α ν ο κ ρ ά τ ω ρ έκάθησο τους ττλοκάμους ττερικειρόμενος ΰττ' αυτών. [5] "Ινα γ ά ρ τά κοινά έάσας τάμά εϊττω. ούκέτι ούδέ γνωρίζομαι ττρός αύτών ούδέ ττροσβλέττουσιν οί τέως ύττοτΓτήσσοντες κα'ι ττροσκυνούντες κάκ τ ο ύ εμού νεύματος άνηρτημένοι. ώς ύττοβρυχίων άττάντων καταδεδυκότων μόγνς εν τι κιβώτιον ττερισωθήναι ττροσοκεΐλαν 10 τ ω Λυκωρεΐ ζώττυρόν τι τ ο ϋ άνθρωττίνου σπέρματος διαφυλάττον εις έτπγονήν κακίας μείζονος. [6] Ώ σ τ ε ύττό τών κακών έττί τ α ύ τ η ν τήν έσχατιάν τραττόμενος έναψάμενος διφθέραν εργάζομαι τήν γ ή ν ύττόμισθος όβολών τεσσάρων. Ή δ η ττοτέ ούν.142 Testo άκαρεΐ χρόνου ναυαγία έτη τ ο ϋ Δευκαλίωνος έγένετο. άλλ' εις έ'θος τι άρχαΐον συντελών" και κατ' 5 ολίγον Κρόνον σε. Έ ώ λέγειν ττοσάκις ή δ η σου τόν νεών σεσυλήκασιν" οί δέ και α ύ τ ω σο! τάς χείρας Όλυμττίασιν έτπβεβλήκασιν. άττοφαίνουσιν. εί μή άληθή εστίν τά ύττό Κρητών ττερί 10 σού και τής εκεί ταφής μυθολογούμενα. μηκέτι δψεσθαι ττολλούς τταρά τήν άξίαν εύ ττράττοντας· 5 άνιαρότερον γ ά ρ τ ο ύ τ ο γ ε . άλλ' ήν ττου κα'ι όδω βαδίζων έντύχω τινί αύτών. Οί δέ και ττόρρωθεν ίδόντες έτέραν 10 έκτρέττονται δυσάντητον και άττοτρότταιον θέαμα δψεσθαι ύττολαμβάνοντες τόν ού ττρό ττο?Λοΰ σωτήρα και εύεργέτην αύτών γεγενημένον. δεκάττηχυν κεραυνόν έχων έν τ ή δεξιά. και ούτος ου ττάνυ άναγκαΐα ττοιεΐν δοκών. . και συ ό ύψιβρεμέτης ώκνησας ή άναστήσαι τους κύνας ή τούς γείτονας έτπκαλέσασθαι.

δς ου συνίει κόραξι κα'ι λύκοις 5 χαριζόμενος. και μ ά λ ι σ τ α έξ ου φιλοσοφία και λ ό γ ω ν έριδες έττεττόλασαν αύτοΐς" μαχομένων γ ά ρ ττρός άλλήλους και κ ε κ ρ α γ ό τ ω ν ούδέ έττακούειν . χ ρ η σ τ ό τ η ς έττέτριψεν α υ τ ό ν και φιλανθρωττία και ό ττρός τ ο υ ς δεομένους ατταντας οίκτος. ύττ' εύνοιας της ττρός α ύ τ ό ν χαίροντας τη βορά" οί δέ τ ά όστά γ υ μ ν ώ σ α ν τ ε ς άκριβώς κα'ι ττεριτραγόντες. τταρ' ώ λαμττρώς έορτάζειν είώθαμεν τ ά Διάσια. ΖΕΥΣ [9] Και μήν ού τταροτττέος άνήρ ούδέ άμελητέος" είκότως γ ά ρ ή γ α ν ά κ τ ε ι δ υ σ τ υ χ ώ ν " έττεί και δμοια ττοιήσομεν τοις κ α τ α ρ ά τ ο ι ς κόλαξιν έκείνοις έτπλελησμένοι άνδρός τ ο σ α ΰ τ α μηρία τ α ύ ρ ω ν τε και α ί γ ώ ν τ π ό τ α τ α 5 κ α ύ σ α ν τ ο ς ήμΐν έττί τ ώ ν βωμών" έτι γ ο ύ ν έν τ α ΐ ς ρισί τ ή ν κνΐσαν α ύ τ ώ ν έχω. ΤΗ ττου 5 φιλόσοφος εστίν" ου y a p αν ο ύ τ ω ς άσεβεΐς τ ο υ ς λ ό γ ο υ ς διεξήει καθ' ημών. ΕΡΜΗΣ [8] Ο ύ τ ω σ ί μέν είττεΐν. ΕΡΜΗΣ Τί φής. εί Τίμων καλοΐτο. ττερί δν οί τ ο σ ο ύ τ ο ι φίλοι. ο ΰ τ ω βαρεΐαν καταφέρων τήν δίκελλαν. εί δέ τις κα'ι μυελός ένήν. ό τ ά ς δλας έκατόμβας. ) ή έτηκουρούντες ή έτπδιδόντες έν τ ω μέρει. ώς έοικεν. Σκάτττει δέ οΐμαι έτπκεκυφώς" λάλος άνθρωττος και θρασύς. ό νεόττλουτος. άνοια κα'ι εύήθεια κα'ι άκρισία ττερί τ ώ ν φίλων. ω χ ο ν τ ο αύον α ύ τ ό ν κα'ι τ ά ς ρίζας ύττοτετμημένον άττολιττόντες. ό ττλούσιος. άλλ' ύττό γυττών τ ο σ ο ύ τ ω ν ό κακοδαίμων κειρόμενος τ ό ήτταρ φίλους είναι α υ τ ο ύ ς κα'ι εταίρους ωετο. Διά τ α ύ τ α δικελλίτης κα'ι διφθερίας. ώς δέ άληθεΐ λ ό γ ω . άττολιττών ύττ' αισχύνης τ ό ά σ τ υ μισθού γ ε ω ρ γ ε ΐ μ ε λ α γ χ ο λ ώ ν τοις κακοΐς. 10 ΖΕΥΣ Φεϋ της άλλαγής" ό καλός εκείνος. έκμυζήσαντες κα'ι τ ο ύ τ ο ν εύ μάλα έτπμελώς. ό κ ε κ ρ α γ ώ ς έκ της 'Αττικής τταρά τον Ύ μ η τ τ ό ν εν τ η ύττωρεία τπναρός δλος και α ύ χ μ ώ ν και ύττοδίφθερος. είδότες. ώ ττάτερ. άθλιος. 10 ούδέ γ ν ω ρ ί ζ ο ν τ ε ς έτι ή ττροσβλέττοντες (ττόθεν γ ά ρ . Τί τταθών ουν τ ο ι ο ϋ τ ό ς εστίν. 'Αγνοείς Τίμωνα τόν 'Εχεκρατίδου τόν Κολλυτέα. Ο ΰ τ ό ς εστίν ό ττολλάκις ήμάς καθ' ιερών τελείων έστιάσας. ώ Έρμη. ώς όρας. αυχμηρός. και σκαττανεύς και μισθωτός. έτι δέ και φόβου τ ο ΰ τταρά τών ίεροσυλούντων — ττολλοί γ ά ρ ούτοι και δυσφύλακτοι και ούδέ ο λ ί γ ο ν καταμύσαι ήμΐν έφιάσιν — ττολύν ή δ η χρόνον ούδέ άττέβλεψα ές τήν 10 Άττικήν.ΤΙΜΩΝ Η ΜΙΣΑΝΘΡΩΠΟΣ 143 ΖΕΥΣ [7] Tis ουτός εστίν. Πλήν ύττ' άσχολίας τε και θ ο ρ ύ β ο υ ττολλοΰ τ ώ ν έτπορκούντων και βιαζομένων και άρτταζόντων. δτι οί ττλουτούντες τταρ' α ύ τ ο ύ μάλα ύττεροτΓτικώς τταρέρχονται ούδέ τούνομα.

. τταρ' αύτόυ. ΠΛΟΥΤΟΣ [12] Ό τ ι υή Δία ΰβριζευ εις έμέ κα'ι έξεφόρει κα'ι ές ττολλά κατεμέριζε. άρετήυ τίνα και άσώματα και λήρους μεγάλη τ η φωυή ξυυειρόυτωυ. κα'ι τ α ύ τ α εμού κελεύσαυτος. Περί δέ τώυ κολάκωυ έκείυωυ κα'ι της άχαριστίας ήυ έττεδείξαυτο ττρός αύτόυ. ώ Ζεύ. καυ δτι μάλιστα ύττό χ ρ η σ τ ό τ η τ ο ς αύθις έκδιώκη αυτούς 5 της οικίας. ώ Έρμη. ήυ ττροτιμώσιυ ήμώυ. οί 10 δεκαταλάυτους δωρεάς άμελητί ττροϊέμευοι. έτι αυ έ'σκατττευ άμελούμευος. δς έ'ττειθε τούς όμιλητάς μηδέ δλως 10 εΐυαί τιυας ημάς τούς θεούς. κα'ι αύθις μέυ σκέψομαι κα'ι δίκηυ δώσουσιυ. τούς ττεριέψουτας. ώ Ζεΰ. Έττ' έκείυους. άλλά κα'ι τοις εύχομέυοις τ ο ύ τ ο χρήσιμου" Ιδού γ έ τοι αύτίκα μάλα ττλούσιος έκ ττευεστάτου καταστήσεται ό Τίμωυ βοήσας 5 κα'ι τταρρησιασάμευος έυ τ η εύχή κα'ι έτπστρέψας του Δία" εί δέ σιωττή έ'σκατττευ έτπκεκυφώς. κα'ι διφθέραυ τταρ' αύτής λαβόυτες κα'ι δίκελλαυ άγαττάτωσαυ άθλιοι τέτταρας όβολούς άττοφέρουτες. [10] Ό μ ω ς δέ τον Πλούτου. ΖΕΥΣ 10 Διά τί. ΠΛΟΥΤΟΣ Άλλ' ε γ ώ ούκ αυ άττέλθοιμι. ώ άριστε Πλούτε. όττότε φιλοτιμότερου ήκόυτισα ττρφηυ έττί του σοφιστήυ Άυαξαγόραυ. έττειδάυ του κεραυυόυ έτπσκευάσω" κατεαγμέυαι γ ά ρ αύτού κα'ι άττεστομωμέυαι είσ'ι δύο άκτΐυες αί μέγισται. Άλλ' έκείυου μέυ διήμαρτου — ύττερέσχε γ ά ρ α ύ τ ο ύ τήυ χείρα Περικλής — ό δέ κεραυυός εις τ ό Άυακεΐου τταρασκήψας έκεΐυό τε κατέφλεξε κα'ι αύτός ο λ ί γ ο υ δεΐυ συυετρίβη ττερί τ η ττέτρα.144 Testo εστί τώυ ευχών" ώστε ή έτπβυσάμευου χ ρ ή τά ώ τ α καθήσθαι ή έτπτριβήυαι ττρός αύτώυ. ύτΓερττλουτούυτα του Τίμωυα όρώσιυ. Διά τ α ϋ τ ά τοι κα'ι τούτου άμεληθήυαι ξυυέβη ττρός ημών ου φαύλου δυτα. οΐς τίμιος ε γ ώ κα'ι ττεριττόθητος" ούτοι δέ οί λάροι τ η ττευία ξυυέστωσαυ. κα'ι μουουουχί δικράυοις έξεώθει με της οικίας καθάττερ οί τ ό m / p έκ τώυ χειρώυ άττορριτττοΰυτες. ττέμττε με τούς ήσθησομέυους τ η δωρεά. ΕΡΜΗΣ [11] Οίου ήυ τ ό μέγα κεκραγέυαι κα'ι όχληρόυ εΐυαί κα'ι θρασύυ. Ού τοις δικαιολογούσι μόυοις. κα'ι τ α ύ τ α ττατρωου α ύ τ ω φίλου δυτα. Αύθις ούυ 5 άττέλθω τταρασίτοις κα'ι κόλαξι κα'ι έταίραις τταραδοθησόμευος. Πλήυ ίκαυή έυ τ ο σ ο ύ τ ω κα'ι α ύ τ η τιμωρία έ'σται αύτοΐς. τταραλαβώυ άτπθι τταρ' αύτόυ κατά τάχος" ά γ έ τ ω δέ ό Πλούτος κα'ι του Θησαυρού μεθ' α ΰ τ ο ϋ κα'ι μευέτωσαυ άμφω τταρά τ ω Τίμωυι μηδέ άτταλλαττέσθωσαυ ο ύ τ ω ραδίως.

μέτρον έτπθήσοντας τω τ τ ρ ά γ μ α τ ι κα'ι μήτε άφεξομένους τ ό τταράτταν μήτε ττροησομένους τ ό δλον. αυτών" κα'ι δλως τ ό -πράγμα ύττέρδεινον έδόκει σοι. ο ΰ τ ε ττροσατττομένους αύτούς ο ΰ τ ε ές τ ό φώς -προάγοντας. ώς μηδέ τταρακύψαι σοι ές τό φως δυνατόν είναι.145 ΤΙΜΩΝ Η ΜΙΣΑΝΘΡΩΠΟΣ ΖΕΥΣ [13] Ουδέν έτι τ ο ι ο ύ τ ο ν ό Τίμων έ ρ γ ά σ ε τ α ι ττερ'ι σέ" ττάνυ γ ά ρ αυτόν ή δίκελλα ττετταιδαγώγηκεν. δττερ άριστον εστί. συνεσττακώς τους έ'θος τ ω ν λογισμών κα'ι άττοδράσεσθαι τοϋτο ωχρός ή μ ΐ ν δακτύλους ττρός τ ό άττειλών. εξόν δέ άττολαύειν ου τολμώντας. τάς μοι δοκεΐς. ός νϋν μέν τον Τίμωνα διότι σοι θύρας άναττετάσας ήφίει ττερινοστεΐν ελευθέρως οΰτε άττοκλείων ο ΰ τ ε ζ η λ ο τ υ τ τ ώ ν άλλοτε δέ τουναντίον ήγανάκτεις κατά των ττλουσίων κατακεκλεΐσθαι λ έ γ ω ν ττρός α υ τ ώ ν ΰττό μοχλοΐς κα'ι κλεισ'ι κα'ι σημείων έτπβολαΐς. ώς μηδέ μετά όφθείην μικρόν ττρός τίνος. μοχλόν αυτούς καθάττερ τ ή ν έν τ η φ ά τ ν η κύνα μήτε α ύ τ ή ν έσθίουσαν τ ώ ν κριθών μήτε τ ω ϊττττω ττεινώντι έτπτρέττουσαν. άΤΛά τούς. Σ υ μέντοι ττάνυ μεμψίμοιρος εΐναί αίτια. εί μή τταντάττασιν ά ν ά λ γ η τ ό ς εστί τ ή ν όσφΰν. δττως α ύ τ ο ΐ ς τταχύτερος γενοίμην έν ώς θύραις κα'ι κα'ι τπμελής κα'ι ύττέρογκος έτπμελουμένους. ττρός τ ο ϋ Διός. βλέττοντας. 10 άττοττνίγεσθαι λίγων έν ττολλω τω σκότω" κα'ι διά έφαίνου κα'ι φροντίδος άνάττλεως. ουδέ έττ' άδειας χρωμένους τ ω έ'ρωτι κυρίους γε δντας. άλλά τ ό ίκανήν μηδενί ές τ ό άττόλαυσιν μεταδιδόναι σημεΐον κα'ι τόν οίομένους ου τό τ η ς άττολαύσεως. άμφω σοι ε υ λ ό γ α δόξω ττοιεΐν" τ ο ΰ τε γ ά ρ ττρός 5 Τίμωνος τ ό ττάνυ τ ο ϋ τ ο έμέ σκότω είκότως άν δοκοίη· άνειμένον τούς τε αύ άμελές κα'ι ούκ εύνοϊκόν κατάκλειστον φυλάττοντας. έν χ α λ κ ω ή τω 15 θ α λ ά μ ω καθάττερ τ ή ν Δ α ν ά η ν τταρθενεύεσθαι ύττ' άκριβέσι ττονήροις τ τ α ι δ α γ ω γ ο ΐ ς άνατρεφόμενον. νϋν δέ τ ω Τίμωνι τ ά εναντία έτπκαλεΐν. Σκόττει γ ά ρ . ούδέν ά δ ι κ ο ϋ ν τ ά με ύττό τ ο σ ο ύ τ ο ι ς δεσμοΐς κατασήττοντας. δέ ώς κ α τ ά ρ α τ ο ς 10 οίκέτης ή οικονόμος τ τ ε δ ό τ ρ ι ψ τταροινήσει. τόν κακοδαίμονα κα'ι άνέραστον έττεισιών άγνοούντων λαθραίως δεσττότην ττρός άμαυρόν έμτι κα'ι μικρόστομον λυχνίδιον κα'ι δ ι ψ α λ έ ο ν θρυαλλίδιον έτταγρυττνεΐν έάσας τοις τόκοις. άττολαύειν έ'χειν. Τ α ϋ τ α y o ü v άττωδύρου ττρός με. ούκ είδότας ώς καταλιττόντες. Πώς ούν ούκ άδικα τ α ϋ τ ά σου. ΠΛΟΥΤΟΣ [15] Κα'ι μήν εϊ γ ε τ ά λ η θ έ ς έξετάζοις. εί καιροΰ λάβοιο. είναι κα'ι ύβριστάς. 5 ώς χρήν σέ άντ'ι τ η ς ττενίας ττροαιρεΐσθαι. [14] 'Άτοττα γ ο ϋ ν ττοιεΐν έ'φασκες αυτούς έρώντας μέν εις ύττερβολήν. τ ω Τ ό κ ω κα'ι τ ω τταρ' σιδηρω κα'ι τταμ- Λογισμω. Εϊ τις νόμω γ ή μ α ς γ υ ν α ί κ α νέαν κα'ι . Κα'ι ττροσέτι γ ε κα'ι κ α τ ε γ έ λ α ς α ύ τ ώ ν φειδομένων κα'ι φ υ λ α τ τ ό ν τ ω ν κα'ι τ ό καινότατον α ύ τ ο ύ ς ζηλοτυττούντων. ώ Ζεϋ. άττίασιν άλλω άνοήτους τιν'ι ένόμιζον τών εύδαιμόνων με [16] Ο ΰ τ ' ούν εκείνους οΰτε τούς ττάνυ ττροχείρους εις έμέ τ ο ύ τ ο υ ς έτταινώ. ττάλαι μέν εκείνα αίτιάσθαι. άλλά άσκαρδαμυκτί 5 φυλάττειν έγρηγορότας.

ώ Ζεΰ. 10 μή ΰττέραντλος εΐσττεσών έτπκλύσω αύτόν. δέον τταιδοττοιεΐσθαι κα'ι άττολαύειν τ ο ϋ γάμου. φθάσαι βουλόμενος τήν έτπρροήν. καταμαραίνων εύττρόσωττον ο ΰ τ ω κα'ι έττέραστον κόρην καθάττερ ίέρειαν τ ή Θεσμοφόρω τρέφων διά τταντός τ ο ϋ βίου. τ ο ϋ τ ο φαίης αν. Άλλ' άτπτε ήδη κα'ι ττλουτίζετε 5 αυτόν" σύ δέ μέμνησο. Διδόασι γ ά ρ άμφω καλήν τήν δίκην. Τ α ΰ τ α κα'ι αυτός 10 ά γ α ν α κ τ ώ . έ'σθ' δττως ό τοιούτος ου τταρατταίειν δόξειευ άν. ην μή έμφράξηται τ ό κεχηνός τ ο ϋ τ ο κα'ι ές τ ό ατταξ άναττεττταμένον. δττως τόν κεραυνόν άκονήσαντες έτπσκευάσωσιν" ώς ήδη γε τεθηγμένου α ύ τ ο ϋ δεησόμεθα. άγονον δέ κα'ι στεΐραν κατακλεί5 σας τταρθενεύοι. ττρ'ιν δλως εΐσρυήναί με. έτπκεχηνότες μόνον τ ω χρυσίω. κατά σττουδήν έξαντλών. έττανιών ττρός ήμάς άγειν τούς Κύκλωττας έκ τής Αϊτνης. ΖΕΥΣ [19] Ούκοϋν. έρασθε'ις ττολλάκις. άφιε'ις κα'ι βαδίζειν ένθα έθέλοι νύκτωρ κα'ι μεθ' ήμέραυ κα'ι ξυνεΐναι τοις βουλομένοις. άρα ό τοιούτος έράν δόξειεν άυ.146 Testo 5 καλήυ έ'ττειτα μήτε φυλάττοι μήτε ζηλοτυττοΐ τ ό τταράτταν. άλλά ττρ'ιν είσρυήναι σχεδόν έκχυθησομένου τ ο ϋ έτπρρέοντος" οΰτως εύρύτερον τ ό ττρός τήν έ'κχυσιν κεχηνός τ ο ϋ ττίθου κα'ι άκώλυτος ή έξοδος. ύττ' ένίων δέ ώσττερ στιγματίας δραττέτης ττεττεδημένος. ττρός ένίων μέν άτίμως λακτιζόμενος κα'ι λαφυσσόμενος κα'ι έξαντλούμενος. οί μέν ώσττερ ό Τάνταλος άττοτοι κα'ι άγευστοι κα'ι ξηροί τ ό στόμα. οί δέ καθάττερ ό Φινευς άττό τής φ ά ρ υ γ γ ο ς 5 τήν τροφήν ΰττό τ ώ ν Άρττυιών άφαιρούμενοι. μάλλον δέ αύτός άττάγοι μοιχευθησομένην άνοίγων τάς θύρας κα'ι μαστροττεύωυ κα'ι ττάντας έττ' αυτήν καλών. ό δέ μήτε αυτός ττροσάτττοιτο άκμαίας κα'ι καλής τταρθένου μήτε άλλω ττροσβλέττειν έτπτρέττοι. έκχυθέντος έν βραχεί σου ραδίως εΰρήσει τήν διφθέραν αΰθις κα'ι τήν δίκελλαν έν τή τρυγ'ι τ ο ϋ ττίθου. Άλλ' άτπθι ήδη σωφρονεστέρω τταρά ττολύ τ ω Τίμωνι έντευξόμενος. κα'ι τ α ΰ τ α έραν φάσκων κα'ι δήλος ών άττό τής χρόας κα'ι τής σαρκός έκτετηκυίας κα'ι τ ω ν οφθαλμών ΰττοδεδυκότων. ΖΕΥΣ [18] Τί ουν άγανακτεΐς κατ' αύτών. ώ Έρμή. Ώ σ τ ε ές τόν τ ώ ν Δαναίδων ττίθον ύδροφορήσειν μοι δοκώ κα'ι μάτην έτταντλήσειν. τ ο ϋ κύτους μή στέγοντος. . [17] Ei δέ τις έ'μτταλιν έλευθέραν γυναίκα εις τήν οικίαν νόμω π α ρ α λ α β ώ ν έττ' ά ρ ό τ ω τταίδων γνησίων. ΠΛΟΥΤΟΣ Εκείνος γ ά ρ ττοτε τταύσεται ώσττερ έκ κοφίνου τετρυττημένου. Ού σύ γε.

άφνω δέ τήμερον ττλουσίους κα'ι ττολυτελεΐς έττ'ι λευκού ζ ε ύ γ ο υ ς έξελαύνοντας. Έ λ ε λ ή θ ε ι ς με. ές δέλτον έμβαλόντες με κα'ι κατασημηνάμενοι έτπμελώς φορηδόν άράμενοι μετακομίζουσιν" κα'ι ό μέν νεκρός έν σ κ ο τ ε ι ν ω ττου τ η ς οικίας ττρόκειται ύττέρ τ ά γ ό ν α τ α τταλαια τ η ό θ ό ν η σκεττόμενος. οΐς ούδέ καν 15 δνος ύττήρξε ττώττοτε. Ύττοσκάζεις. ΠΛΟΥΤΟΣ 5 Ουκ άε'ι τ ο ϋ τ ο . όττόταν δέ άτταλλάττεσθαι δέη. ά?Λά . κα'ι ούχ'ι τοις έ μ α υ τ ο ύ ττοσ'ι τότε. ύττερτΓηδήσας τ ό σ τ ά δ ι ο ν ούδέ ίδόντων ενίοτε τ ω ν θεατών. ώς μόγις τελεΐν έττ'ι τ ό τέρμα. Τί τ ο ϋ τ ο . 5 Έττειδάν τ ο ί ν υ ν μετοικισθήναι δέη με τταρ' ε τ έ ρ ο υ ττρός έτερον. ώ γεν- νάδα. οίος α ύ τ ο ύ ς ό θύννος έκ μυχού τ ή ς σ α γ ή ν η ς ούκ ολίγον τό δέλεαρ κατατπών. έτι τ ή ν άθρόως άληθές διέφυγεν εις έμέ ττέδην ττεφρικώς κα'ι εί τταριών άλλως μαστίξειέ τις δρθιον εφιστάς τ ό ους κα'ι τόν μυλώνα ώσττερ τ ό Ά ν ά κ τ ο ρ ο ν ττροσκυνών. άντ'ι 5 ττοικίλων κα'ι τταντοδαττών ή δ ο ν ώ ν ας ή δ η έ'ξωρος ών ύττηρέτησεν αύτω μ έ γ α τ ό μίσθωμα ό γ ε ν ν α ί ο ς άττολαβών. ώ Έρμη. ΠΛΟΥΤΟΣ [21] Έ τ ε ρ ο ΐ ο ν τ ο ύ τ ' εστίν. ουκ οΐδα δττως β ρ α δ ύ ς ειμί κα'ι χωλός άμφοτέροις. έμέ δέ οί έττελτπσαντες έν τ η ά γ ο ρ α ττεριμένουσι κεχηνότες ώσττερ χελιδόνα οί σημεΐον ττροσττετομένην άφαιρεθή άνακηρυχθή μου κα'ι ό τετριγότες τό καινός λίνον νεοττοί. ου τυφλός μόνον άλλά κα'ι χωλός ών. άρττασάμενός με α ύ τ η δ έ λ τ ω θέει φέρων άντ'ι τ ο ύ τ έ ω ς Π υ ρ ρ ί ο υ ή Δ ρ ό μ ω ν ο ς ή Τ ι β ε ί ο υ Μ ε γ α κ λ ή ς ή Μ ε γ ά β υ ζ ο ς ή Π ρ ώ τ α ρ χ ο ς μετονομασθείς. ούδέ ό Ζεύς άλλ' ό Πλούτων άττοστέλλει με βαδίζω τταρ' α ύ τ ο ύ ς ατε τ τ λ ο υ τ ο δ ό τ η ς κα'ι μ ε γ α λ ό δ ω ρ ο ς κα'ι αύτός ών" δ η λ ο ΐ γ ο ύ ν κα'ι τ ω ονόματι. ώ Π λ ο ϋ τ ε . τ τ ρ ο γ η ρ ά σ α ν τ ο ς ενίοτε τ ο ϋ ττεριμένοντος. [23] Ό δέ έμττεσών άττειρόκαλος κα'ι τταχύδερμος άνθρωττος. ώ Έρμη. ύττεξυρημένος έτι τ ή ν γνάθον. τ ο ύ ς μάτην 10 κεχηνότας εκείνους ές άλλήλους άττοβλέττοντας καταλυτών ά γ ο ν τ α ς τ ό ττένθος. εκείνος μέν.147 ΤΙΜΩΝ Η ΜΙΣΑΝΘΡΩΠΟΣ ΕΡΜΗΣ [20] Προ'ί'ωμευ. Κα'ι δμως ττορφυροΐ κα'ι χρυσόχειρες ττεριέρχονται ούδ' αύτο'ι τπστεύοντες οΐμαι δ τ ι μή δναρ ττλουτούσιν. έντμηθή δεσττότης ήτοι κα'ι [22] ή Έττειδάν δέλτος συγγενής τις δέ άνοιχθή ή τήν τό κα'ι κόλαξ ή καταττύγων οΐκέτης έκ τταιδικών τίμιος. δ σ τ ι ς αν ή ττοτε. άλλ' όττόταν μέν άττίω τταρά τ ί ν α ττεμφθε'ις ΰττό τ ο ϋ Διός. ΕΡΜΗΣ Ούκ ά λ η θ ή τ α ϋ τ α φής· ε γ ώ γ έ τ ο ι ττολλούς αν είττεΐν έ'χοιμί σοι χθες μέν ούδέ όβολόν ώστε ττρίασθαι βρόχον έσχηκότας. ττολύ τ ω ν ονείρων ώκύτερον" άμα y o ü v έ'ττεσεν ή ΰσττληξ. ούκέτι φορητός εστίν τοις έ ν τ υ γ χ ά ν ο υ σ ι ν . κ ά γ ώ ή δ η ά ν α κ η ρ ύ τ τ ο μ α ι 10 νενικηκώς. τττηνόν όψει. ττεριμάχητος τ α ΐ ς γαλαΐς.

ΕΡΜΗΣ [24] Αυτά ττου σχεδόν φής τά γινόμενα" όττόταν δ' οϋν αύτόττους βαδίζτης. άχρι αν ή ές ττορνίδιόν τι έμττεσών ή ίτπτοτροφίας έτπθυμήσας ή κόλαξι τταραδούς εαυτόν όμνύουσιν. δστις άν ττρώτός μοι ττεριτύχη. εύγενέστερον δέ τοϋ Κέκροττος ή Κόδρου. ΕΡΜΗΣ [25] Ούκοϋν έξηττάτηται ό Ζευς οίόμενός σε κατά τά αυτω ττλουτίζειν δσους άν οϊηται τοϋ ττλουτεΐν άξιους. ραον ές τους τοιούτους έμττίτττω ττερπών 10 κα'ι σαγηνεύομαι ττρός αύτών. ττονηρών δέ ττλείστων έν ταΐς ττόλεσιν τό ττάν έττεχόντων. ή μήν εύμορφότερον μεν Νιρέως είναι αυτόν. ΕΡΜΗΣ 10 Πλήν άλλά τί ττράττεις καταττεμφθείς. ττερινοστών άχρι άν λάθω τιν'ι έμττεσών ό δέ. 5 ΠΛΟΥΤΟΣ Οϊει γάρ εΰρίσκειν με οϊτινές είσι. 5 ΕΡΜΗΣ Είτα ττώς έττειδάν καταλίττης αύτούς ραδίως φεύγεις. άτταγαγών τταρ' αυτόν έ'χει. ΠΛΟΥΤΟΣ 'Άνω κα'ι κάτω ττλανώμαι. ούκ είδώς τήν όδόν. δς γε τυφλόν δντα είδώς έ'ττεμττεν άναζητήσοντα δυσεύρετον οΰτω χρήμα κα'ι ττρό ττολλοϋ έκλελοιττός έκ τοϋ βίου.148 5 10 Testo τούς τε ελευθέρους υβρίζει κα'ι τους όμοδούλους μαστιγοΐ άττοττειρώμενος εί κα'ι αυτω τά τοιαύτα έ'ξεστιν. Ή ττώς διαγινώσκεις εφ' ους άν σε ό Ζευς άττοστείλη κρίνας είναι τοϋ ττλουτεΐν άξιους. ώγαθέ. δοκοϋντα ΠΛΟΥΤΟΣ Κα'ι μάλα δικαίως. Τοιγαροϋν άτε τών μέν άγαθών ολίγων όντων. . ττλουσιώτερον δέ συνάμα Κροίσων έκκαίδεκα. συνετώτερον δέ τοϋ 'Οδυσσέως. δττερ ούδ' ό Λυγκεύς άν έξεύροι ραδίως άμαυρόν οΰτω κα'ι μικρόν δν. Μά τόν Δία ου ττάνυ" ου γάρ άν Άριστείδην καταλιττών Ίτπτονίκω κα'ι Καλλία ττροσήειν κα'ι ττολλοΐς άλλοις 'Αθηναίων ουδέ όβολοϋ άξίοις. έν άκαρεΐ τοϋ χρόνου άθλιος έκχέη τά κατ' ολίγον έκ ττολλών έτπορκιών κα'ι άρτταγών κα'ι πανουργιών συνειλεγμένα. σέ τόν Έρμήν έττ'ι τ ω τταραλόγω τοϋ κέρδους ττροσκυνών. ττώς οΰτω τυφλός ών ευρίσκεις τήν όδόν.

ώστε ττάντας άττοβλέττειν εις σέ. εϊ τι ξυνίης σαυτοϋ. . ΕΡΜΗΣ 5 Άλλά ττώς. κορυβαντιάν αύτούς 10 έρωμένω τοιούτω έττιμεμηνότας. κα'ι ττρός τοΰτό μοι συναγωνίζεται. έττισκιάζουσιν αυτούς" έ'τι δέ κα'ι αύτός.ΤΙΜΩΝ Η ΜΙΣΑΝΘΡΩΠΟΣ 149 ΠΛΟΥΤΟΣ 'Οξυδερκής τότε ττως κα'ι άρτίττους γίνομαι ττρός μόνον τόν καιρόν της 15 φυγής. ΕΡΜΗΣ [28] Τί οΰν δτι κα'ι έν αύτω ήδη τ ω ττλουτεΐν γενόμενοι κα'ι τό ττροσωττεΐον αύτο'ι ττεριθέμενοι έτι εξαπατώνται. ττώς τυφλός ών — είρήσεται γάρ — κα'ι -προσέτι ωχρός κα'ι βαρύς έκ τοΐν σκελοΐν τοσούτους έραστάς έχεις. διάχρυσον κα'ι 10 λιθοκόλλητον. κα'ι τυχόντας μέν εύδαιμονεΐν ο'ίεσθαι. θάττον άν τήν κεφαλήν ή τό ττροσωττεΐον ττρόοιντο. Ού γάρ δή κα'ι τότε 5 άγνοεΐν εικός αύτούς ώς έττίχριστος ή εύμορφία εστίν. ΠΛΟΥΤΟΣ [27] Οϊει γάρ τοιούτον οΐός εΐμι όράσθαι αύτοΐς. κα'ι ήν τις άφαιρήται αύτούς. Οΐδα γούν τινας ούκ ολίγους αύτών ούτως σου δυσέρωτας δντας ώστε κα'ι ές βαθυκήτεα ττόντον φέροντες έρριψαν αύτούς κα'ι ττετρών κατ' ήλιβάτων. άλλ' ή άγνοια κα'ι ή άττάτη. αϊττερ νϋν κατέχουσι τά ττάντα. ώ Πλοϋτε. ώ άριστε. χωλόν ή τυφλόν ή δσα άλλα μοι ττρόσεστιν. ώ Έρμή. ΠΛΟΥΤΟΣ Ου τυφλοί. Ώς εϊ γέ τις αύτοΐς δλον άττογυμνώσας έττέδειξέ με. ΕΡΜΗΣ [26] "Ετι δή μοι κα'ι τοϋτο άττόκριναι. ώς μή τταντάττασιν άμορφος εϊην. κα'ι ττοικίλα ένδύς έντυγχάνω αύτοΐς· οί δέ αύτοττρόσωτΓον οίόμενοι όράν τό κάλλος έρώσι κα'ι άττόλλυνται μή τυγχάνοντες. έ'νδοθεν τά ττάντα ορώντας. ει 5 δέ άττοτύχοιεν ούκ άνέχεσθαι ζώντας. ΠΛΟΥΤΟΣ Ούκ όλίγα. εί μή τυφλοί κα'ι αυτοί ττάντες είσίν. Ίτροσωττεΐόν τι έρασμιώτατον ττεριθέμενος. ύττεροράσθαι νομίζοντες ΰττό σοϋ δτιττερ ουδέ τήν αρχήν έώρας αυτούς. Πλήν άλλά κα'ι σύ αν εύ οΐδα δτι όμολογήσειας. δήλον ώς κατεγίνωσκον άν αύτών άμβλυώττοντες τά τηλικαΰτα κα'ι έρώντες άνεράστων κα'ι άμορφων •πραγμάτων.

ΠΛΟΥΤΟΣ Εύ ττοιεΐς. 'Αλλά μεταξύ φλυαροϋντας κα'ι μή ήμάς ττράγμα ού μικρόν διέλαθεν. ΠΛΟΥΤΟΣ 10 Τ ό ττοΐον. μεγαλαυχία κα'ι μαλακία κα'ι ύβρις κα'ι άττάτη κα'ι άλλα ά τ τ α μυρία" ΰττό δή τ ο ύ τ ω ν 15 άττάντων καταληφθείς ορέγεται τών τήν φευκτών είσεληλυθότων κακών ψυχήν κάμε τέθηττε θαυμάζει τον τε τά ττάντων ου εκείνων δορυφορούμενον ύττ' θαυμαστά κα'ι ττατέρα τών αύτών κα'ι ττάντα ττρότερον ττάθοι άν ή έμέ ττροέσθαι ύττομείνειεν άν. παρεχόμενος κα'ι δ υ σ κ ά τ ο χ ο ς κα'ι βεβαίαν άλλ' ώσττερ δια- αί έγ- χέλεις ή οί δφεις διά τ ώ ν δακτύλων δραττετεύεις ούκ οΐδα δττως· ή Πενία 5 δ' έ'μτταλιν Ιξώδης τε κα'ι ευλαβής κα'ι μυρία τ ά άτταντος τ ο ϋ σώματος άγκιστρα έκττεφυκότα έξ έχουσα. ΠΛΟΥΤΟΣ [30] Θ ά ρ ρ ε ι τ ο ύ τ ο υ γ ε ενεκα" έν τ η γ η αύτόν άε'ι καταλείττων άνέρχομαι ττρός ύμάς έτπσκήψας ένδον μένειν έτπκλεισάμενον τ ή ν θύραν. φευκτικός. ούττερ έ δ ε ι μ ά λ ι σ τ α . άνοίγειν δέ μηδενί.Testo 150 ΕΡΜΗΣ 10 Τ ά ττοΐα. ούδεμίαν άντιλαβήν ώ Πλοϋτε. 10 τάχα ή ώ Έρμή. ΠΛΟΥΤΟΣ Έττειδάυ Tis ευτυχών τ ό -πρώτον άναττετάσας τ ή ν θύραν είσδέχηταί συμτταρεισέρχεται μετ' έμοϋ λαθών ό τύφος κα'ι ή άνοια κα'ι ή με. άχρι άν ττρός τ ή ν έσχατιάν άφίκωμαι. ΕΡΜΗΣ [29] Ώ ς δέ λείος εΐ κα'ι ολισθηρός. Ά?Λά τίς ό ψόφος ούτός καθάττερ σ ι δ ή ρ ο υ ττρός λίθον. έστιν . Ύττερβόλω Κλέωνι έμττεσοϋμαι ττερινοστών. ΕΡΜΗΣ Ό τ ι τόν Θ η σ α υ ρ ό ν ούκ έττηγαγόμεθα. χειραγωγών" έττε'ι ήν γε άττολίττης με. ην μή έμοϋ ά κ ο ύ σ η βοήσαντος. 5 ΕΡΜΗΣ Ούκοϋν έτπβαίνωμεν ή δ η τ η ς Α τ τ ι κ ή ς " καί μοι έττου έχόμενος τ ή ς χλα- μύδος. ώς ττλησιάσαντας ευθύς εχεσθαι εχειν ρ α δ ί ω ς άττολυθήναι.

τά δέ ττεριττά κα'ι ττολλά ταϋτα. ΕΡΜΗΣ "Εδοξε ταϋτα. ΠΛΟΥΤΟΣ Τί ουν ουκ άτταλλαττόμεθα. τήν ταχίστην. ΕΡΜΗΣ Έτπ τουτονί τον Τίμωνα έττέμφθημεν ΰττό τ ο ΰ Διός. άγαθήν συνεργόν κα'ι διδάσκαλον των άριστων.ΤΙΜΩΝ Η ΜΙΣΑΝΘΡΩΠΟΣ 151 ΕΡΜΗΣ [31] Ό Τίμωυ ούτοσ'ι σκάτττει ττλησίου όρειυόυ κα'ι ύττόλιθον γήδιον. ϊνα αύθις ό Πλούτος π α ρ α λ α β ώ ν αυτόν "Υβρει κα'ι Τύφω έγχειρίσας δμοιον τ ω ττάλαι μαλθακόν κα'ι άγεννή κα'ι άνόητον άττοφήνας άττοδω ττάλιν έμο'ι ράκος ή δ η γεγενημένον. ττολύ άμείνους των σων δορυφόρων. όττότε αυτόν ε γ ώ κακώς έχοντα ΰττό της Τρυφής τταραλαβοΰσα. ώ Πενία. ώσθ' δ μόνον κτήμα εΐχον άφαιρεΐσθαί με. γενναΐον άνδρα κα'ι ττολλοϋ άξιον άττέδειξα. ή Καρτερία τε κα'ι ή Σοφία κα'ι ή 'Ανδρεία κα'ι ό τοιούτος όχλος των ύττό τ ω Λιμω ταττομένων 5 άττάντων. ώ Πόνε κα'ι Σοφία κα'ι οί λοιττοί. ΕΡΜΗΣ Άττέρχονται· ήμεΐς δέ ττροσίωμεν α ύ τ ω . τ ω Δ ύ . άνδρός βίον ζών κα'ι ττρός αυτόν άττοβλέττων. ώ Έρμη. άκριβώς ττρός άρετήν έξειργασμένον. άκολουθεΐτέ μοι. κα'ι ή Πενία ττάρεστιυ κα'ι ό Πόνος εκείνος. 5 έρρωμένος δέ τήν γνώμην διετέλεσεν. ΠΕΝΙΑ [33] ΆττέρχομαΓ κα'ι ΰμεΐς δέ. ώσττερ εστίν. ΠΕΝΙΑ [32] Ποΐ τ ο ϋ τ ο ν άττάγεις. ή συνών υγιεινός μέν τ ό σώμα. Πατταί. Οΰτως άρα ευκαταφρόνητος ΰμΐν ή Πενία δοκώ κα'ι εύαδίκητος. Ου y a p άν τι ημείς δράσαιμεν άξιόλογον ττρός άνδρα ΰττό τηλικούτου στρατοπέδου ττεριεσχημένον. χ ε ι ρ α γ ω γ ώ ν . . τ η Σοφία κα'ι τ ω Πάνω. ώ 'Αργειφόντα. 5 10 ΠΕΝΙΑ Νϋν ό Πλούτος έτπ Τίμωνα. 10 ΕΡΜΗΣ 'Άλλως έ'δοξε τ ω Διί" μή άττοδειλιώμεν ουν. τουτοισ'ι τταραδοϋσα. άλλότρια ΰττολαμβάνων. Οΰτος δέ τάχα εϊσεται. οϊαν με ουσαν άττολείψει.

ΕΡΜΗΣ Μηδαμώς. άλλ' ε γ ώ μέν Έ ρ μ η ς είμι. ΤΙΜΩΝ Ούδέν ύμών δέομαι" μή ένοχλεΐτέ μοι" ικανός έμο'ι ττλούτος ή δίκελλα. ούτοσ'ι δέ ό Πλούτος" έ'ττεμψε δέ ό Ζευς έττακούσας των εύχών. Έρμή. ττλείστη χάρις τής έτπμελείας. ΕΡΜΗΣ [35] Μηδέν σκαιόν. ώς φάτε" ττάντας γ ά ρ άμα κα'ι άνθρώττους κα'ι θεούς μισώ. δστις άν ή. ώ Τίμων. μισάνθρωττον μισόθεον μέν εΐναί δέ μηδαμώς. . τουτον'ι δέ τον τυφλών. ώ τάν. μή τ ι κακόν άττέλθω ττροσλαβών. « Τ ό ν δ ε φέρω Δ ι ΐ μύθον άττηνέα τε κρατερόν τε. τ ά δ' άλλα ε ύ δ α ι μ ο ν έ σ τ α τ ό ς είμι μηδενός μοι ττλησιάζοντος. ΠΛΟΥΤΟΣ 15 Άττίωμεν. κα'ι άνθρωττος ού έ τ π τ ρ ί ψ ε ι ν μοι δοκώ τ η δικέλλη. 10 ΤΙΜΩΝ Κα! ΰμεΐς οίμώξεσθε ή δ η καίτοι θεοί δντες. ΕΡΜΗΣ 5 Τί δή. άττανθρώττως. σε τ ο σ α ύ τ α ο ύ τ ω ς έτπμελουμένων ύττ' αύτών σου τών θεών. Ή τί γάτην κα'ι μισθοφόρου βουλόμευοι ένοχλήσοντες. Άλλ' δεΰρο ήκετε άνδρα ού χαίροντες άτπτε έρ- μιαρο'ι ττάντες δύτες" ε γ ώ γ ά ρ ύμάς α ύ τ ί κ α μάλα β ά λ λ ω ν τοις βώλοις κα'ι τοις 5 λίθοις σ υ ν τ ρ ί ψ ω .152 Testo ΤΙΜΩΝ [34] Τίνες έστέ. άλλά τό ττάνυ τ ο ϋ τ ο άγριον κα'ι τραχύ κ α τ α β α λ ώ ν ττροτείνας τ ώ χεΐρε λάμβανε τ ή ν ά γ α θ ή ν τ ύ χ η ν κα'ι ττλούτει ττάλιν κα'ι ϊσθι 'Αθηναίων τ ά ττρώτα κα'ι ύττερόρα τ ώ ν ά χ α ρ ί σ τ ω ν 5 εκείνων μόνος αύτός εύδαιμονών. ώ σ τ ε ά γ α θ ή τ ύ χ η δέχου τον δ λ β ο ν άττοστάς τ ω ν ττόνων. ώ Τίμων. ώ Έρμη.» Kai μήν εικός ήν δεινά ττεττονθότα. ττρός τοϋ Διός. κα'ι τω Δι! τουτον'ι δέ τον Π λ ο ΰ τ ο ν ούκ άν λ ά β ο ι μ ι . ώ κ α τ ά ρ α τ ο ι . ΕΡΜΗΣ 10 Ούτως. ΤΙΜΩΝ [36] Άλλά σο! μέν. μή βάλης" ου γ ά ρ άνθρώττους δντας βάλεις. μελαγχολάν γάρ ό μετρίως μοι δοκεΐ.

ήδίκηκα. τιμής κα'ι -προεδρίας κα'ι στεφάνων κα'ι τής 5 άλλης τρυφής. έξ αΰτοϋ έμοϋ τάς έλττίδας άτταρτήσασά μοι τ ο ϋ βίου κα'ι δείξασα δστις ην ό ττλοϋτος ό έμός. τον Πλοϋτον άτταγαγών τ ω Διί" έμο'ι δέ τ ο ϋ τ ο ίκανόν ην. ΕΡΜΗΣ Μηδαμώς. Οΰτοι άττόβλητά εστίν τά δώρα τά τταρά τ ο ϋ Διός.153 ΤΙΜΩΝ Η ΜΙΣΑΝΘΡΩΠΟΣ ΤΙΜΩΝ Ότι κα'ι ττάλαι μυρίων μοι κακών αίτιος οΰτος κατέστη κόλαξί τε τταραδούς κα'ι έτπβούλους έτταγαγών κα'ι μίσος έττεγείρας κα'ι ήδυτταθεία διαφθείρας κα'ι έττίφθονον άττοφήνας. Ώ σ τ ε . δικαιολογήσομαι ττρός σέ. ΤΙΜΩΝ Λέγε. μή μακρά μέντοι. Τοιγαροϋν άντ'ι μαλακής χλανίδος ταΰτην τήν διφθέραν ή τιμιωτάτη σοι Πενία ττεριτέθεικεν. ώσττερ οί έττίτριτττοι ρήτορες" άνέξομαι γ ά ρ σε όλίγα λέγοντα διά τόν Έρμήν τουτονί. διότι με οΰτως άτίμως ΰττέβαλες άνδράσι καταράτοις έτταινοϋσι κα'ι καταγοητεΰουσι τρόττον έττιβουλεΰουσί 10 κα'ι ττάντα μοΓ κα'ι τό γε τελευταΐον έ'φησθα. άναίτιος εγώ σοι" μάλλον δέ αύτός ήδίκημαι τ ο ϋ τ ο ΰττό σοϋ. 10 άττίστως κα'ι ττροδοτικώς· άνδρικωτάτοις ή τέλος δέ άφνω βέλτιστη καταγυμνάσασα κα'ι δέ μετ' καταλιττών Πενία ττόνοις άληθείας κα'ι οΰτως με τοις παρρησίας ττροσομιλοϋσα τά τε άναγκαΐα κάμνοντι τταρεΐχεν κα'ι τών ττολλών εκείνων καταφρονεΐν έτταίδευεν. ώς φής. ττάντας άνθρώττους ήβηδόν oi5 μώζειν ττοιήσαι. ου τύραννος έτπβουλεύσας άφελέσθαι δύναιτ' άν. ου δήμος παροξυνθείς. Άλλ' έ'α τά όργίλα ταϋτα κα'ι μειρακιώδη κα'ι τον Πλοϋτον τταράλαβε. δν οΰτε κόλαξ θωττεΰων οΰτε 15 συκοφάντης φοβών. ουδέν όρών τών έν άστει κακών. 10 ΠΛΟΥΤΟΣ Βούλει. μηδέ μετά ττροοιμίων. ώγαθέ" ου γ ά ρ ττάντες εΐσ'ιν έτπτήδειοι ττρός οιμωγήν. ώς ττροδέδωκά σε.δμως δέ δρα εϊ τί σε. ικανά κα'ι διαρκή έχω τά άλφιτα τταρά τής δικέλλης. [37] Έρρωμένος τοιγαροϋν ΰττό τών τ ό ν ω ν τον άγρόν τουτον'ι φιλοττόνως έττεργαζόμενος. τουναντίον δέ αΰτός έγκαλέσαιμί σοι ττάντα τρόττον άττελαθείς ΰττό σοϋ κα'ι έτπ κεφαλήν έξωσθε'ις τής οικίας. Ή χαλεττανεΐς μοι λέγοντι. ο ΰ τ ω ττολλά ΰττό σοϋ κα- τηγορηθέντα . ώ Τίμων. ττερίβλετττός τε κα'ι άοίδιμος δι' έμέ ήσθα κα'ι ττερισττούδαστος· εΐ δέ τι χαλεττόν έκ τών κολάκων ττέττονθας. δς τών μέν ήδίστων άττάντων αίτιος σοι κατέστην. ουκ εκκλησιαστής ψηφοφορήσας. ΠΛΟΥΤΟΣ [38] Έχρήν μέντοι ϊσως κα'ι μακρά εΐττεΐν. ώ Έρμή. Ώ σ τ ε τταλίνδρομος άτπθι.

ώ δίκελλα. Έλθέ. Τί γ ά ρ αν καί ττάθοι τις. Δέδια γοϋν μή άνθρακας εΰρω άνεγρόμενος" άλλά μήν χρυσίον εστίν έττίσημον. 5 ΤΙΜΩΝ Πειστέου. νϋν μοι έττίρρωσον σεαυτήν κα'ι μή κάμης έκ τ ο ϋ βάθους τόν Θησαυρόν ές τουμφανές ττροκαλουμένη. βαθείας καταφέρων. Σέ φημι. ώ Τίμων. Ή ττου δναρ τ α ϋ τ ά εστίν. ΠΛΟΥΤΟΣ Ό μέν άττελήλυθεν. Σκάτττε. Πλήυ δρα γ ε εις οΐά με -πράγματα εμβάλλεις του κακοδαίμουα. ώ Έρμη. ώ φίλτατε καί έρασμιώτατε. ώς ουδέν άρα ήτε ώς ττρός Τίμωνα καί τόν Τίμωνος ττλοϋτον. βαρύ καί τήν ττρόσοψιν ύττερήδιστον. ττόθεν τοσούτον χρυσίον. Θησαυρέ χρυσοϋ. ώ Πλοϋτε.154 Testo μάρτυς ό Έρμης οΰτοσί. ύμάς μέν τ ω Πανί τ ο ύ τ ω άναθεΐναι καλόν" αύτός δέ ή δ η ττάσαν 5 ττριάμενος τήν έσχατιάν. ττώς ίκέτευον οΰτως δυσμενώς μοι ττροσενηνεγμένον. ΰττάκουσον Τίμωνι τ ο υ τ ω ΐ κα'ι τταράσχες εαυτόν άνελέσθαι. τόν αύτόν καί τάφον άττοθανών έξειν μοι δοκώ. δεξίωμα κάλλιστον β ρ ο τ ο ΐ ς » «αίθόμενον γ ά ρ ττϋρ ατε διαττρέττεις» καί νύκτωρ καί μεθ' ήμέραν. 5 . δττως οί κόλακες εκείνοι διαρραγώσιν ΰττό τ ο ϋ φθόνου" ε γ ώ δέ ΰττέρ τήν Αϊτνην ές τόν ούρανόν άνατττήσομαι. « Ώ χρυσέ. οίος ή δ η γ ε γ έ ν η τ α ι . δι' έμέ. Νϋν ττείθομαί γ ε καί Δία ττοτέ γενέσθαι χρυσόν" τίς γ ά ρ 10 ουκ αν τταρθένος άναττεττταμένοις τοις κόλττοις ΰττεδέξατο ο ΰ τ ω καλόν έραστήν διά τ ο ϋ τ έ γ ο υ ς καταρρέοντα. Ώ δίκελλα καί φιλτάτη διφθέρα. δς άχρι υΰυ εύδαιμονέστατα διάγων χρυσού άφνω τοσούτον λ ή ψ ο μ α ι ουδέν άδικήσας κα'ι τοσαύτας φροντίδας άναδέξομαι. « Δ ε δ ό χ θ ω δέ τ α ϋ τ α καί νενομοθετήσθω ττρός τόν έττίλοιττον βίον. ΰττέρυθρον. ώ γ ε ουδέ βασιλεύς ό Περσών ΐ'σος. [42] Ώ Μίδα καί Κροίσε καί τά έν Δελφοΐς άναθήματα. Έ γ ώ 10 δέ ΰμΐν άττοστήσομαι. καί αύθις ττλουτητέου. Ώ Ζεϋ τεράστιε κα'ι φίλοι Κορύβαντες κα'ι Έρμη κερδώε. ττυργίον οίκοδομησάμενος ύττέρ τ ο ϋ θησαυροϋ μόνω έμοί ίκανόν ένδιαιτάσθαι. τον Δία μηκέθ' ήκειν τταρά σέ ΕΡΜΗΣ [39] 'Αλλά υΰυ όρας. 5 ΤΙΜΩΝ [41] 'Άγε. ΕΡΜΗΣ [40] Ύττόστηθι. όττότε οί θεοί βιάζοιυτο. κα'ι εί χαλεττόν τ ο ϋ τ ο κα'ι ουκ οίστόν εστίν. ώ Τίμων. ώς δοκεΐ" τεκμαίρομαι γ ά ρ τ η είρεσία τών τττερών συ δέ α ύ τ ο ϋ ττερίμενε" άναττέμψω γ ά ρ σοι τόν Θησαυρόν άττελθών μάλλον δέ τταΐε. Ώ σ τ ε θαρρών ξυνδιάτριβε αύτώ" καί συ μεν σκάτττε ώς έχεις" συ δέ τον Θησαυρού ύττάγαγε τ η δικέλλη" ΰττακούσεται γ ά ρ έμβοήσαντί σοι.

Πότερον οϋν έττ'ι τόν ττάγον τοϋτον άναβάς άττελαύνω αυτούς τοις λίθοις έξ ύττερδεξίων άκροβολιζόμενος. ττίττη κα'ι έλαίω κατασβεννύναί" κα'ι ην τίνα τ ο ϋ χειμώνος ό 5 ττοταμός τταραφέρη. Πλουτείτω δέ Τίμων μόνος κα'ι ΰττεροράτω άττάντων κα'ι τρυφάτω μόνος καθ' εαυτόν κολακείας έτταίνων φορτικών άττηλλαγμένος" κα'ι θεοΐς θυέτω κα'ι εύωχείτω 10 έαυτω γείτων ξιώσασθαι [44] Κα'ι κα'ι όμορος. ό ττρφην έ'ρανον αίτήσαντί μοι όρέξας τόν βρόχον. Ή έρημία δέ όρος έστω ττρός αυτούς. Πανταχόθεν συνθέουσιν κεκονιμένοι κα'ι ττνευστιώντες. Φυλέται δέ κα'ι φράτορες κα'ι δημόται κα'ι ή ττατρίς αυτή ψυχρά κα'ι άνωφελή ονόματα κα'ι άνοήτων άνδρών φιλοτιμήματα. Χαίρε Τίμων εύμορφότατε κα'ι ήδιστε κα'ι συμττοτικώτατε. εαυτόν στέφανον ήδιστον. ουκ 5 τοϋ οΐδα όθεν όσφραινόμενοι τοϋ χρυσίου. τοϋ σκαιότης κα'ι δε- έττενεγκεΐν. ην δέη άττοθανεΐν. ΤΙΜΩΝ 5 Νή κα'ι σύ γε. Εΐεν. . τρόττου όργή δέ κα'ι άττανθρωττία" εί δέ τίνα ϊδοιμι έν ττυρ'ι καταδιαφθειρόμενον κα'ι σβεννύναι ίκετεύοντα. ώθεΐν κα'ι τοϋτον έτπ κεφαλήν βατττίζοντα. κα'ι αΰτω όνομα γνωρίσματα μέν δυσκολία έστω κα'ι ό Μισάνθρωττος τραχύτης κα'ι άτταξ κα'ι μόνος. ώ Γναθωνίδη. τίς ό -πρώτος αύτών οΰτός εστίν. ή τό γε τοσοϋτον τταρανομήσομεν είσάτταξ αυτοΐς όμιλήσαντες. [45] Πλήν άλλά ττερ'ι ττολλοϋ άν έττοιησάμην άττασι γνώριμα ττως ταϋτα γενέσθαι. γυττών άττάντων βορώτατε κα'ι άνθρώττων έτπτριτττότατε. έξιών τών άλλων. Άλλ' εύ γε έττοίησεν άφικόμενος" οίμώξεται γ ά ρ ττρό τών άλλων.155 ΤΙΜΩΝ Η ΜΙΣΑΝΘΡΩΠΟΣ άμιξία ττρός άτταντας κα'ι άγνωσία εταίρος ή 10 Έλέου έτπκουρήσαι βωμός ΰθλος κα'ι ττολύς" ύττεροψία" κα'ι τό φίλος δέ ή ξένος ή οίκτεΐραι δακρύουτα ή δεομένω τταρανομία κα'ι κατάλυσις των έθών" μονήρης δέ ή δίαιτα καθάττερ τοις λύκοις. Κα'ι δεδόχθω. ώς ττλέον άνιωντο ΰττερορώμενοι. Φέρε ϊδω. ττίθους όλους τταρ' έμο'ι ττολλάκις έμημεκώς. έττεψήφισεν τη εκκλησία Τίμων ό αυτός». ό δέ τάς χείρας όρέγων άντιλαβέσθαι δέηται. Καίτοι τί τοϋτο. διότι ΰττερττλουτώ· άγχόνη γάρ άν τό ττράγμα γένοιτο αυτοΐς. κα'ι φίλος εις Τίμωυ. Γναθωνίδης ό 10 κόλαξ. Φεϋ τάχους. Τοϋτο οΐμαι κα'ι άμεινον. ώς μηδέ άνακύψαι δυνηθείη" ο ΰ τ ω γ ά ρ άν τήν ϊσην άττολάβοιεν. ΓΝΑΘΩΝΙΔΗΣ [46] Ούκ εγώ έ'λεγον ώς ούκ άμελήσουσι Τίμωνος άγαθοϋ άνδρός οί θεοί. Είσηγήσατο τόν νόμον Τίμων Έχεκρατίδου Κολλυτεύς. Ώστε δεχώμεθα ήδη αυτούς ύττοστάντες. άττοφράς ή ημέρα" κα'ι δλως άνδριάντων λίθινων ή χαλκών μηδέν ήμΐν διαφερέτωσαν" κα'ι μήτε κήρυκα δεχώμεθα τταρ' αυτών 5 μήτε σττονδάς σττενδώμεθα. ταϋτα ήμΐν δεδόχθω κα'ι άνδρικώς έμμένωμεν αύτοΐς. [43] Οί δέ άλλοι ττάυτες εχθροί κα'ι έττίβουλοΐ" κα'ι τό ττροσομιλήσαί τινι αυτών μίασμα" κα'ι ην τίνα ϊδω μόνον.

Ώ ς καινών τί σοι άσμα τ ω ν ν ε ο δ ι δ ά κ τ ω ν δ ι θ υ ρ ά μ β ω ν ή κ ω κομίζων. ώς ττλουτοίης ύττερμεγέθη τινά 10 ττλούτον. ιού Ιού. Φιλιάδης. Τ ο ι γ α ρ ο ΰ ν δίκαια ττέττονθεν ο ΰ τ ω ς ά χ ά ρ ι σ τ ο ς ών. Ήμεΐς δέ 5 οί ττάλαι ξυνήθεις κα'ι ξυνέφηβοι έτπττηδάν δοκώμεν. ττληγάς ό γενναίος ττροσενέτεινεν. Έ γ ώ δέ τ ά λ α ν τ ό ν σοι κομίζων. ΓΝΑΘΩΝΙΔΗΣ Μηδαμώς" άλλά σύ γε ττάντως τ ό τ ρ α ύ μ α ϊασαι μικρόν έτπττάσας τού χρυσίου" δεινώς γ ά ρ ϊσχαιμόν εστί τ ό φάρμακον. τ ο ύ ς έτπ τ η ς τραττέζης μόνον. μισθόν τού έτταίνου. έττειδή νοσούντα ττρφην εΐδέ με κα'ι ττροσήλθον ° είναι έτπκουρίας δεόμενος. καθ' όδόν ή δ η ττλησίον ήκουσα. 15 ΤΙΜΩΝ Kai μήν άν γ ε μικρόν έτπβραδύνης. Παίεις. ΓΝΑΘΩΝΙΔΗΣ ΆττειμΓ σ ύ δέ ο ύ χαιρήσεις ο ΰ τ ω σκαιός έκ χ ρ η σ τ ο ύ γενόμενος. Ήκω τοιγαροΰν ταΰτά σε νουθετήσων" καίτοι σύ γε οΰτω . Νΰν Τ ί μ ω ν α γ ν ω ρ ί ζ ε τ ε . τ ά άλλα δέ κοράκων ούδέν διαφέροντας. όττότε ά σ α υ τ ττάντων σιωττώντων μόνος ύττερεττήνεσεν έττομοσάμενος φ δ ι κ ώ τ ε ρ ο ν τ ω ν κύκνων. φόνου τ ά χ α ττροκεκλήσομαι.Testo 156 ΓΝΑΘΩΝΙΔΗΣ Άε'ι φιλοσκώμμων σύ γ ε . Ούκέτι τηστευτέα των νΰν ούδενί" ττάντες ττονηροί. Νΰν Γναθωνίδης φίλος κα'ι συμττότης. Μαρτύρομαι* ώ Ήράκλεις. ώ δέσττοτα. -προκα- λούμαι σε τ ρ α ύ μ α τ ο ς εις Ά ρ ε ι ο ν ττάγον. 20 ΤΙΜΩΝ "Ετι γ ά ρ μένεις. ΓΝΑΘΩΝΙΔΗΣ Τί τοϋτο. ώς μή κόλακας φυλάξη. Ο ύ τ ο ς δέ ά γ ρ ό ν δλον τταρ' εμού λ α β ώ ν καΐ τ η θυγατρ'ι 5 ττροΐκα δύο τάλαντα. 'Αλλά ττοϋ τ ό συμττόσιον. ΤΙΜΩΝ [47] Τίς ούτός εστίν ό ττροσιών. Χαίρε. ώς έ'χοις ττρός τ ά άχάριστοι κα'ι κατεττείγοντα χρήσθαι. κολάκων άττάντων ό β δ ε λ υ ρ ώ τ α τ ο ς . ώ Τίμων. 10 ΤΙΜΩΝ Κα! μήν έ λ ε γ ε ΐ ά γ ε ασ-ρ μάλα ττεριτταθώς ΰττό τ α ύ τ η τ η δικέλλη. κα'ι δττως τ ο ύ ς μιαρούς τ ο ύ τ ο υ ς κα'ι δ η μ ό τ α ι δμως μετριάζομεν. ό άναφαλαντίας. ΦΙΛΙΑΔΗΣ [48] Ώ τ η ς άναισχυντίας.

Πλην άλλά ττρόσιθι. ουκ έφη γνωρίζειν ττολίτην δ ν τ α με. δς κα'ι τ ώ Νέστορι τ ό δέον τταραινέσειας αν. Διά γ ά ρ τ ό μή έ'χειν δττλα ουδέ ττρούγράφην έν τ ω καταλόγω. «"Ετι δέ κα'ι ψ η φ ί σ μ α τ α γ ρ ά φ ω ν κα'ι ξυμβουλεύων κα'ι . νενίκηκεν δέ ττύξ κα'ι ττάλην κα'ι δρόμον έν Όλυμττία μιας ήμέρας κα'ι τελείω άρματι κα'ι συνωρίδι ττωλική. Πρότερον δέ άκουσον τ ό ψήφισμα. ΰττό τ ο ϋ άχαρίστου. δ ΰττέρ 5 σ ο ϋ γ έ γ ρ α φ α " «Έττειδή Τίμων [ό] ' Ε χ ε κ ρ α τ ί δ ο υ Κολλυτεύς. ώ Τίμων. τ ό -πρόβλημα τής Ελλάδος" κα'ι μήν ττάλαι σε ό δήμος ξυνειλεγμένος κα'ι αί βουλα'ι άμφότεραι ττεριμένουσι. κ α τ έ α γ α τ ο ϋ κρανίου φέροντα ένουθέτουν α υ τ ό ν .. ΔΗΜΕΑΣ 5 Μέτρια τ ά ττερ'ι σ α υ τ ο ϋ λέγεις. διότι τά συμ- ΤΙΜΩΝ [49] 'Ιδού τ ρ ί τ ο ς ούτος ό ρ ή τ ω ρ Δημέας -προσέρχεται ψήφισμα έχων έν τ η δεξιά κα'ι σ υ γ γ ε ν ή ς ήμέτερος είναι λ έ γ ω ν . ΔΗΜΕΑΣ [50] Χαίρε. τ ό μέγα όφελος τ ο ϋ γένους. άλλά κα'ι σοφός ώς ούκ άλλος έν τ ή Ελλάδι. Θεωρήσεις ύστερον" τ ά τ ο ι α ϋ τ α δέ ττολλά ττροσκεΐσθαι άμεινον. ΤΙΜΩΝ "Εσται τ α ϋ τ α . τ ό έρεισμα τ ώ ν 'Αθηνών.» 10 ΤΙΜΩΝ 'Αλλ' ουδέ έθεώρησα έ γ ώ ττώττοτε εις Όλυμττίαν. Ο ύ τ ο ς έκκαίδεκα τταρ' έμοϋ τ ά λ α ν τ α μιας ήμέρας έκτίσας τ ή ττόλει — κ α τ α δ ε δ ί κ α σ τ ο γ ά ρ κα'ι έδέδετο 5 ουκ άττοδιδούς.. ώ Φιλιάδη. άνήρ ού μόνον καλός κάγαθός. ήμεΐς δέ ά χ ά ρ ι σ τ ο ι άν εϊημεν άμνημονοϋντες.. κ ά γ ώ έλεήσας έλυσάμην α υ τ ό ν —. έττειδή ττρφην έ'λαχεν τ ή 'Ερεχθηΐδι φυλή διανέμειν τ ό θεωρικόν κ ά γ ώ ττροσήλθον α ϊ τ ώ ν τ ό γινόμενον. ώς κα'ι σέ φιλοφρονήσομαι 15 τ ή δικέλλη. «Κα'ι ήρίστευσε δέ ΰττέρ τής ττόλεως ττέρυσι ττρός Ά χ α ρ ν α ΐ ς κα'ι κατέκοψε 15 Πελοττοννησίων δύο μοίρας.ΤΙΜΩΝ Η ΜΙΣΑΝΘΡΩΠΟΣ 157 σοφός ών ουδέν ϊσως δεήση τ ώ ν τταρ' έμοϋ λ ό γ ω ν .. ΔΗΜΕΑΣ Τί ουν. ΦΙΛΙΑΔΗΣ Άνθρωττοι. τταρά ττάντα χρόνον διατελεί τ ά ά ρ ι σ τ α τ τ ρ ά τ τ ω ν τ ή ττόλει.» ΤΙΜΩΝ [51] Πώς.

Αλλά δώσεις έν τάχει τήν δίκην τά 15 τε άλλα κα'ι δτι τήν άκρόττολιν ένέττρησας. ΔΗΜΕΑΣ 5 Άλλά κα'ι ττλουτεΐς τόν ότπσθόδομον διορύξας. ην δίδω θεός. ή άκρόττολις· ώστε δήλος εΐ συκοφαντών. ΤΙΜΩΝ [53] Αλλ' ουκ έμττέττρησται. Έγώ δέ κα'ι τόν υίόν έβουλόμην άγαγεΐν τταρά σέ. ώ ούτος. Τυραννίδι Τίμων έτηχειρεΐς κα'ι τύτττεις τούς έλευθέρους ου καθαρώς εΛεΰΘερος ούδ' άστός ών. ΔΗΜΕΑΣ 'Αλλά γαμώ. δς ουδέ γεγάμηκας. ώ μιαρέ. ές νέωτα κα'ι τταιδοττοιήσομαι κα'ι τό γεννηθησόμενον — άρρεν γάρ έ'σται — Τίμωνα ήδη καλώ. [52] Τουτ'ι μέν ουν σοι τό ψήφισμα. ΤΙΜΩΝ Ού διώρυκται ούδέ ούτος. συγγενής αύτοΰ άγχιστεύς κα'ι μαθητής ων" κα'ι γάρ ρήτωρ άριστος ό Τίμων κα'ι τά άλλα ττάντα όττόσα αν έθέλοι». ΔΗΜΕΑΣ Διορυχθήσεται μέν ύστερον" ήδη δέ σύ ττάντα τά έν αύτω έχεις. τηλικαύτην τταρ' έμοϋ ττληγήν λαμβάνων. Εΐττε τήν γνώμην Δημέας ό ρήτωρ. ΤΙΜΩΝ 10 Ουκ οΐδα εί γαμησείεις έτι.158 Testo στρατηγών ού μικρά ωφέλησε τήυ ττόλιν έτπ τούτοις αττασι δεδόχθω τη βουλή κα'ι τ ω δήμω κα'ι τη Ηλιαία κατά φυλάς κα'ι τοις δήμοις Ιδία κα'ι κοινή ττάσι χρυσοϋν άναστήσαι τον Τίμωνα τταρά τήυ Άθηνάν έυ τή άκροττόλει κεραυνού εν τή δεξιά έχοντα κα'ι άκτΐνας έττ'ι τή κεφαλή κα'ι 10 στεφανώσαι αυτόν χρυσοΐς στεφάνοις έτττά κα'ι άνακηρυχθήναι τους στεφάνους σήμερον Διονυσίοις τραγωδοΐς καινοΐς — άχθήναι γάρ δι' αυτόν δει τήμερον τά Διονύσια —. . ΔΗΜΕΑΣ ΟϊμοΓ τί τοϋτο. ώ Δημέα. δν έττ'ι τ ω σω ονόματι Τίμωνα ώνόμακα. ΤΙΜΩΝ 5 Πώς. δσα γε κα'ι ήμάς είδέναι. ώστε άττίθανά σου κα'ι ταϋτα.

ώσττερ οί τόν ττλοϋτόν σ ο υ τεθηττότες ά ρ γ υ ρ ί ο υ κα'ι χ ρ υ σ ί ο υ κα'ι δείττνων ττολυτελών . άράμενοί τίνες έκφέρουσιν α υ τ ό ν έκ τ ο ΰ συμττοσίου τής α ύ λ η τ ρ ί δ ο ς άμφοτέραις έττειλημμένον. άκριβώς τ ά τ ρ ύ β λ ι α τ ω λ ι χ α ν ω άττοσμήχων ώς μηδέ ο λ ί γ ο ν τ ο ΰ μ υ τ τ ω τ ο ϋ καταλίττοι. Πατταί. κα'ι δλως ττάνσοφόν τι χρήμα κα'ι ττανταχόθεν ακριβές κα'ι ττοικίλως έντελές. έτπκεκυφώς καθάττερ έν τ α ΐ ς λοττάσι τ ή ν άρετήν εύρήσειν ττροσδοκών. Α ύ τ ο β ο ρ έ α ς τις ή Τρίτων. τ ό τ ε δή κα'ι μάλιστα. οίους ό Ζεύξις έ'γραψεν. καρύκης τ ό γένειον άνάττλεως. μέθυσος κα'ι ττάροινος ούκ άχρι φ δ ή ς κα'ι ό ρ χ η σ τ ύ ο ς μόνον. δ τι ττερ λιχνείας κα'ι άττληστίας όφελος. άνασεσοβημένος τήν έτπ τ ω μετώττω κόμην. εν δέ μιαρόν ά ν θ ρ ώ τ π ο ν μή έτπτρίψας· μάτην γ ά ρ αν εϊην κα'ι νενικηκώς Ό λ ύ μ τ η α ττύξ κα'ι ττάλην. τιτανώδες βλέττων. κυνηδόν έμφορούμενος. [54] Άλλά τί τ ο ϋ τ ο . έττειδή λουσάμενος άφίκοιτο έττ'ι τ ό δεΐττνον κα'ι ό τταΐς μεγάλην τ ή ν κύλικα όρέξειεν α ύ τ ω — τ ω ζ ω ρ ο τ έ ρ ω δέ χαίρει μάλιστα — καθάττερ τ ό Λήθης ΰ δ ω ρ έκτπών έ ν α ν τ ι ώ τ α τ α έτπδείκνυται τοις έωθινοΐς έκείνοις λόγοις. ΘΡΑΣΥΚΛΗΣ [56] Ού κ α τ ά τ α ύ τ ά . ΤΙΜΩΝ 15 5 10 5 10 Μή κέκραχθι . Ου μέν οϋν άλλος" έκττετάσας y o ü v τον τ τ ώ γ ω ν α κα'ι τ ά ς όφρϋς άνατείνας κα'ι βρενθυόμενός τι ττρός αυτόν έρχεται. κα'ι ή γ ο η τ ε ί α -προηγείται κα'ι ή ά ν α ι σ χ υ ν τ ί α τταρομαρτεΐ. Ο ύ τ ο ς ό τ ό σ χ ή μ α εύσταλής κα'ι κόσμιος τ ό βάδισμα κα'ι σωφρονικός τήν άναβολήν έ'ωθεν μυρία δ σ α ττερ'ι άρετής διεξιών κα'ι τ ω ν ή δ ο ν ή χ α ι ρ ό ν τ ω ν κ α τ η γ ο ρ ώ ν κα'ι τ ό ολιγαρκές έτταινών. ώ Τίμων. Οΐμώξεται τ ο ι γ α ρ ο ΰ ν ούκ εις μακράν χ ρ η σ τ ό ς ών. Τί τ ο ϋ τ ο . τοις ττολλοΐς τ ο ύ τ ο ι ς άφΐγμαι. καν τόν ττλακοΰντα δλον ή τόν σϋν μόνος τ ω ν άλλων λάβη.ΤΙΜΩΝ Η ΜΙΣΑΝΘΡΩΠΟΣ ίο 159 ΤΙΜΩΝ Ούκοϋν κα'ι άλληυ λάμβανε. [55] μεμψίμοιρος άεί.κ α τ ο ί σ ω y a p σοι κα'ι τρίτην" έττε'ι κα'ι γ ε λ ο ί α ττάμτταυ <αν> ττάθοιμι δύο μέν Λακεδαιμονίων μοίρας κ α τ α κ ό ψ α ς άνοττλος. ΔΗΜΕΑΣ Οϊμοι τ ό μετάφρευου. Πλήν άλλά κα'ι νήφων ούδεν'ι τ ω ν "πρωτείων τταραχωρήσειεν άν ψ ε ύ σ μ α τ ο ς ένεκα ή θ ρ α σ ύ τ η τ ο ς ή φιλαργυρίας" άλλά κα'ι κολάκων εστί τ ά ττρώτα κα'ι έτπορκεΐ ττροχειρότατα. άλλά κα'ι λοιδορίας κα'ι ό ρ γ ή ς . ττερ'ι σ ω φ ρ ο σ ύ ν η ς κα'ι κοσμιότητος" κα'ι τ α ΰ τ ά φησιν ή δ η ύττό τ ο ΰ ά κ ρ ά τ ο υ ττονηρώς έχων κα'ι ύττοτραυλίζων γελοίως" είτα έ'μετος έττ'ι τούτοις" κα'ι τ ό τελευταΐον. χρόνιος ήμΐν Θρασυκλής. Προσέτι κα'ι λ ό γ ο ι ττολλο'ι έττ'ι τ η κύλικι. ττροαρττάζων ώσττερ ϊκτινος τά όψα κα'ι τόν ττλησίον τταραγκωνιζόμενος. Ου Θρασυκλής ό φιλόσοφος ούτος εστίν.

ΘΡΑΣΥΚΛΗΣ Μή βάλλε. ώ Θρασύκλεις" ττρό γοΰν τής ττήρας. ώγαθέ. Τό χρυσίον μέν y a p ουδέν τιμιώτερον των έν τοις αίγιαλοΐς ψήφων μοι δοκεΐ. Ό λ ι γ α ρ κ ή δέ κα'ι μέτριον χ ρ ή είναι τόν φιλοσοφοΰντα κα'ι μηδέν ύττέρ τήν ττήραν φρονεΐν. φέρε σοι τήν κεφαλήν έμττλήσω κονδύλων έτπμετρήσας τ ή δικέλλη. ώ Τίμων" άτπμεν γ ά ρ . ττολλήυ τήυ κολακείαυ έτπδειξόμενοι ττρός άνδρα οίου σέ άττλοϊκόυ κα'ι τώυ δυτωυ κοινωνικών οΐσθα y a p ώς μάζα μέν έμοί δεΐττνον ίκανόν. δψον δέ ήδιστον θύμον ή κάρδαμον ή εϊ ττοτε τρυφφην. αύτός δέ δ τ ι ττλείστους 5 λίθους ξυμφορήσας έτπχαλαζώ ττόρρωθεν αύτούς.160 5 10 5 10 Testo έλττίδι συυδεδραμήκασιυ. σύ δέ άλλον τρόττον άμείνω κατά τάχος έκφόρησον αύτόν έκ τής οικίας μηδ' όβολόν α ύ τ ω άνείς. Ώ σ τ ε τί ούκ έτπ τήν ττέτραν ταύτην άνελθών τήν μέν δίκελλαν ολίγον άνατταύω ττάλαι ττεττονηκυΐαν. . ΤΙΜΩΝ Έτταινώ τ α ΰ τ ά σου. ώγαθέ. Μών τταρακέκρουσμαί σε. τταιόμεθα ύττό τ ο ϋ καταράτου έν ελευθέρα ττόλει. μάλιστα δλον ές τήν θάλατταν έμβαλεΐς αυτόν ουδέν άναγκαΐον άνδρ'ι ά γ α θ ω δντα κα'ι τόν φιλοσοφίας ττλοϋτον όράν δυναμένω" μή μέντοι ές βάθος. ΤΙΜΩΝ Αλλ' ούκ άναιμωτί γ ε ύμεΐς ούδέ άνευ τραυμάτων. [58] 'Αλλά τί τοϋτο.Βλεψίας εκείνος κα'ι Λάχης κα'ι Γνίφων κα'ι δλως τ ό σύνταγμα των οίμωξομένων. ό ττολλοΐς ττολλάκις αίτιος άνηκέστων συμφορών γεγενημένος" εί γ ά ρ μοι ττείθοιο. ώς μή διαφθείρη σε τ ό κάκιστον τ ο ϋ τ ο κα'ι έτπβουλότατον κτήμα ό ττλοϋτος. άλλ' δσον ές βουβώνας έττεμβάς ολίγον ττρό τής κυματωγής. διαδιδούς άττασι τοις δεομένοις. διμοιρίαν ή τριμοιρίαν φέρεσθαι δίκαιος· έμοί δέ — καίτοι ούκ έμαυτοΰ χάριν αιτώ. ολίγον των άλών" ττοτόν δέ ή έννεάκρουνος" ό δέ τριβών ούτος ής βούλει ττορφυρίδος άμείνων. [57] Ei δέ μή τ ο ϋ τ ο βούλει. τή ΤΙΜΩΝ Τί άγανακτεΐς. άλλ' δττως μεταδώ των εταίρων τοις δεομένοις — ίκανόν εί ταύτην τήν ττήραν έμττλήσας τταράσχοις ούδέ δλους δύο μεδίμνους χωρούσαν Α ί γ ι νητικούς. ώ δέ μνάν. Σοϋ δέ αύτοϋ χάριν έστάλην. Kai μήν έττεμβαλώ χοίνικας ύττέρ τ ό μέτρον τέτταρας. ώ μέν ττέντε δραχμάς. ώ δέ ήμιτάλαντον" εί δέ τις φιλόσοφος εϊη. εί δοκεΐ. έμοϋ όρώντος μόνου. ΘΡΑΣΥΚΛΗΣ 15 Ώ δημοκρατία κα'ι νόμοι. Πολλοί ξυνέρχονται .

e scendeva pioggia a catinelle e i goccioloni erano fiumi. Fu cosi che al tempo di Deucalione ci fu si grande e improwiso naufragio che . Sembra che tu levi contro di loro un tizzone. ZEUS.T i m o n e ο il m i s a n t r o p o TIMONE. Ο Zeus. e non davi loro tregua. Come si fa a stupirsene. HERMES. DEMEA. [2] Di certo uno che fosse tentato di spergiurare avrebbe piu paura di un moccolo morente che della vampa della folgore che tutto doma. dove hai messo il fulmine fragoroso e il tuono dal pesante rimbombo e l'ardente scintillante terrificante folgore? Tutto questo ormai gia da tempo si e rivelato una vuota chiacchiera e puro fumo poetico. TRASICLE [1] TlMONE. a eccezione del fracasso dei nomi. tu che non Ii senti mentre spergiurano e non li vedi mentre compiono le loro malefatte. PENIA. FILIADE. in effetti. Ε appunto per questo che Salmoneo ha avuto il coraggio di rivaleggiare con il tuo tuono. sostieni le cadute del verso e riempi il vuoto del ritmo —. i terremoti erano simili a quando si scuote un crivello e la neve scendeva a mucchi e la grandine era una cascata di sassi — per dirtela in maniera un po' grossolana —. [3] Una volta. Pure la tanto celebrata e lungisaettante arma. cosi che non han paura ne del fuoco ne del fumo da esso sprigionati. e non e stato nemmeno poco credibile. non so come ti si e spenta del tutto ed e fredda e non serba piu neppure una piccola scintilla di rabbia contro gli ingiusti. ma sempre in piena attivita era la folgore ed era scossa l'egida e il tuono rimbombava e il baleno era scagliato a ripetizione come le frecce durante una scaramuccia prima della battaglia. perche proprio allora tu. sempre a portata di mano. GNATONIDE. quando eri giovane e furioso e al culmine della foga. ma pensano di ricavare dal colpo il solo fatto di sporcarsi di fuliggine. dio dell'amicizia e protettore degli ospiti e patrono delle eterie e signore del focolare e fulminatore e vendicator dei giuramenti e adunator di nembi e altitonante e come altro mai ti chiamano i poeti rintronati — specialmente quando sono in difficolta con i loro versi. PLUTO. ma ormai hai le caccole sotto gli occhi e sei tanto miope da non distinguere bene cio che accade e sei duro d'orecchi come i vecchi barbogi. ne facevi delle belle contro cattivi e violenti. grazie alia molteplicita di nomi che metti a loro disposizione. quando dormi come se fossi sotto l'effetto della mandragora. lui facile a scaldarsi in preda all'orgoglio di fronte a uno Zeus cosi freddo nel dimostrare la sua rabbia.

sempre che non siano tutte vere le favole messe in giro dai Cretesi sul tuo conto e sulla tua tomba. tutto sudicio e secco e ricoperto di pelli? Zappa. per lasciare i fatti di tutti e parlare di quelli miei. mentre fino a ieri io ero il loro salvatore e benefattore. Hermes. e restavano appesi ad ogni mio cenno. giorno dopo giorno. ora neanche mi riconoscono e non mi guardano piu neanche in faccia: anzi. ti fan diventare un Crono sottraendoti gli onori che ti spettano. percio nessuno ti sacrifica piu ο ti incorona. per far del bene agli amici. penso. [6] Cosi. e chi lo fa non pensa nemmeno di compiere solo il proprio dovere. l'altitonante. se per caso ne incontro qualcuno per strada. senza neanche leggerla. hai avuto vergogna a svegliare i cani ο a chiamare i vicini. ο nobilissimo fra gli dei. Ο gagliardo Sterminagiganti e Vincititani. senza far niente? Quando ti deciderai a punire tanta cattiveria? Quanti Fetonti ο Deucalioni ci vorranno per tanta straripante superbia degli uomini? [5] Ora. [7] ZEUS. tutto incurvato . e a serbare in se una scintilla della semenza umana capace di riprodurre una Stirpe ancora piu scellerata. anche se nella destra stringevi una folgore da died cubiti? Quando dunque. io che ho innalzato tanti Ateniesi sopra tutti gli altri e Ii ho resi ricchi da poverissimi che erano. e filosofeggio con la solitudine e con la zappa. e a malapena una barchetta riusci a trovare scampo. quelli che un tempo si prostravano ai miei piedi e mi adoravano. te ne restavi seduto mentre ti tosavano i riccioli. ma di pagare per abitudine una vecchia tassa. la. Non mi metto qui a dire quante volte hanno rubato nel tuo tempio. ed esser diventato povero per questo. approdando in cima al Licoreo. tirano dritto come davanti a una stele di uno morto da tanto e rovesciata dal tempo. cambiano direzione per non dover sostenere la vista di uno spettacolo spiacevole e disgustoso. proprio sotto l'lmetto. rawivala nell'Etna ingrossandone la fiamma e mostra la rabbia di uno Zeus gagliardo e giovanile. quando ti sarai deciso una buona volta a scrollarti di dosso questo tuo sonno profondo e beato — hai dormito piu di Epimenide! —. ο ammirabile. Se poi mi adocchiano da lontano. cosi che accorrendo in tuo soccorso potessero afferrare quei farabutti mentre ancora si preparavano alia fuga. [4] Proprio per esser tanto poltrone ricevi da loro la giusta ricompensa. costretto dalle mie sventure a ritirarmi in questo fondo lontanissimo. se non qualcuno in appendice alle Olimpiadi. di non dover piu vedere molti che se la spassano senza meritarselo: questo dawero non lo sopporto! Allora. pero. lavoro la terra awolto in una pelle per una paga di quattro oboli. resuscita la folgore. di averci fatto almeno questo bei guadagno. chi e quello Ii che grida dall'Attica.164 Ίπκΐιι/ionc tutto finl sommerso dalle acque. figlio di Crono e Rea. Mi sembra. dopo aver soccorso tanti bisognosi e aver riversato a profusione tutte le mie ricchezze. ma arrivare a farti mettere le mani addosso ad Olimpia! Ε tu. la smetterai di restate cosi a guardare con la coda dell'occhio. lanciandomi baci. e un po' alia volta.

HERMES. Quelli invece. arrivandone a succhiare perfino il midollo dove ce n'era. accidenti! Ε proprio quell'uomo bello. Che cambiamento. Forse allora e un filosofo: altrimenti non farebbe discorsi cosi empi contro di noi.Timone ο il misantropo 165 com'e. l'ingenuita e la mancanza di intuito nello scegliere gli amici. non mi riesce piu di ascoltare le preghiere. difficili da tenere a bada e capaci di non farti chiudere occhio neanche per cinque minuti —. ne l'aiutano ο lo ricambiano almeno in parte. ha lasciato per vergogna la citta e s'e messo a coltivare la terra a salario. avendo continui travasi di bile per colpa di quei malvagi che gli passano davanti pieni di boria. ZEUS. Quello certo non e uomo che meriti disprezzo ο indifferenza: fa bene ad arrabbiarsi per la sua sfortuna! Ε noi certo diventeremo simili a quei dannatissimi scrocconi se ci dimentichiamo di un uomo che ha bruciato per noi sugli altari tante grassissime cosce di tori e di capre: ho ancora nel naso l'odore di quella carne arrostita. che quegli awoltoi che gli rodevano il fegato fossero tutti amici e compagni. Purtroppo per mancanza di tempo libero e per il gran trambusto provocato dagli spergiuri. di entita incorporee e di . armato di zappa e coperto di pelle. ο mi faccio stordire da loro che predicano a voce alta e in maniera confusa di virtu. che fa cader giu una zappa tanto pesante. del demo di Colitto? Questo qui e quello che ha spesso apparecchiato in nostro onore sacrifici di vittime perfette ed ecatombi intere. ma credeva. il neoricco: a casa sua di solito festeggiavamo splendidamente le Diasie. specialmente da quando fra i suoi abitanti prevalsero la filosofia e le dispute verbali: da quando si azzuffano l'uno con l'altro e gridano. [9] ZEUS. e non ricordano neppure se il suo nome era Timone. e parecchio che non do piu un'occhiata all'Attica. uno zappatore a salario. Padre. che did? N o n riconosci Timone. figlio di Echecratide. Ε pure un chiacchierone e un arrogante. e ora non lo riconoscono piu e non si voltano nemmeno a guardarlo — e perche dovrebbero farlo? —. la bonta di cuore. a ben guardarlo. una volta che l'ebbero dissanguato tutto quanto se ne andarono via. quello ricco. anche se la colpa vera ce l'hanno la stupidita. Percio ο mi tappo le orecchie e me ne resto seduto. per cosi dire. venuti a godersi il pasto per amor suo. la filantropia e la pieta verso tutti i bisognosi. perche lui non si accorgeva di far del bene a corvi e a lupi. quello attorniato da tanti amici? Che gli e successo per ridursi in questo stato? Tutto secco. che sono tanti. anche se sono ricchi per merito suo. Per questo. [8] HERMES. dopo averlo spolpato fino alle ossa e averle rosicchiate con ogni cura. l'infelice. L'hanno rovinato. come vedi. dai violenti e dai rapinatori — e mettici pure il timore dei ladri sacrileghi. lasciandolo Ii rinsecchito e con le radici tronche. miserabile.

Pluto accompagni con se Tesoro. Perche mai. [13] ZEUS. e zapperebbe ancora senza che nessuno si accorgesse di lui. ma anche a chi prega puo risultare vantaggioso! Ecco qua: Timone diventera ricco all'istante da poverissimo che era. doni di died talenti. poveri disgraziati. [10] Non e troppo tardi. si sono spaccati e hanno perso il taglio quando l'altro giorno la scagliai. Ε io adesso dovrei ritornarci. infatti. Questi gabbiani se ne restino pure in compagnia della Poverta. anche se quello per la sua dabbenaggine li cacci via da casa in malo modo. se ne restava curvo a zappare. comunque. Quanto a quegli scrocconi e all'ingratitudine che mostrarono nei suoi confronti. si accontentino. prowedero al piu presto e avranno la giusta punizione. quello mi ha messo le mani addosso e si e sbarazzato di me dopo avermi fatto in tanti pezzettini. sara per loro punizione sufficiente vedere Timone incredibilmente ricco. ZEUS. di portarsi a casa quattro oboli. Perche. loro che si permettono il lusso di buttar via. come quelli che buttano via il fuoco dalle mani. come se niente fosse. PLUTO. Hermes. e restino entrambi accanto a Timone. contro Anassagora il sofista. il prima possibile. mio buon Pluto. Ο Zeus. e presa da costei una pellaccia e una zappa. e poco manco che non si frantumasse contro la roccia. tanto piu se sono io che te lo comando? [12] PLUTO. [11] HERMES. anche se ero amico di suo padre. e per poco non mi ha buttato fuori casa col forcone. Per il momento. se la sua schiena non e proprio insensibile al do- . e solo per aver gridato ed aver parlato senza peli sulla lingua nelle sue preghiere e aver fatto voltare Zeus. corvi e prostitute? Zeus. Io da quello li pero non ci vorrei andare. con un po' troppo ardore. pero.166 Ίπκΐιι/ionc non so quali altre chiacchiere: e per questo che mi e passato completamente di mente anche quest'uomo. prendi Pluto e va' da lui. per Zeus. per essere consegnato nelle mani di parassiti. e non lo lascino tanto facilmente. mandami invece da chi sapra apprezzare il dono e mi trattera come un ospite di riguardo: a casa sua saro coccolato e apprezzato. Guarda un po' che risultati per aver gridato forte ed essere fastidioso e tracotante: non solo a coloro che espongono in giudizio le loro ragioni. Lo mancai purtroppo — Pericle ci mise lo zampino — e la folgore si infranse vicino al tempio dei Dioscuri e lo incendio. che non e uno qualunque. che tentava di convincere i propri allievi che noi altri dei non esistiamo affatto. Timone non fara piu niente di simile nei tuoi riguardi: la zappa gli ha insegnato a sufficienza. Se fosse stato zitto. che preferiscono onorare piu di me. non appena avro fatto riparare la folgore: i suoi due raggi piu grandi.

Timone ο il misantropo

167

lore, che avrebbe dovuto correre dietro a te, invece che alia Poverta. Anche
tu, pero, mi sembri proprio una bella lagna! Ora dai la colpa a Timone perche
ti spalancava le porte e ti permetteva di andartene in giro liberamente, senza
metterti sotto chiave, senza essere geloso di te, mentre poco fa, invece, te la
prendevi coi ricchi, dicendo che ä CäSä loro eri stato rinchiuso con catenacci,
chiavi e apposizione di suggelli, cosi che non ti era possibile nemmeno fare
capolino per vedere un po' di luce. Precisamente di questo ti sei lamentato
con me, dicendo che ti sentivi soffocare in tanta oscurita, e per questo ti
vedevo pallido e pieno di preoccupazioni, le dita contratte a furia di fare i
conti, minacciando di svignartela e di abbandonarli non appena si fosse
presentato il momento buono: ti sembrava, insomma, una cosa insopportabile
conservare la verginita in un talamo di bronzo ο di ferro, come Danae, ed
esser tirato su da due precettori feroci e disumani come Conto e Interesse.
[14] Sostenevi che quanti sono innamorati di te alia follia si comportano in
modo assurdo e non osano approfittare di te, pur essendogli permesso, e non
godono del tuo amore pur potendo farlo in tutta sicurezza, dato che sono i
padroni, ma restano svegli per farti la guardia, e tengono gli occhi ben
spalancati sul sigillo e sul chiavistello, pensando di godere a sufficienza nel
non goderti loro stessi e nel non rendere partecipi del godimento nemmeno
gli altri, come la cagna nella mangiatoia che non mangia l'orzo, e non
permette neanche al cavallo affamato di mangiarlo. Per di piu ridevi di quelli
che risparmiano e fanno la guardia e — veramente da non credersi! — sono
gelosi di loro stessi, ma ignorano che uno sciagurato servo ο un
amministratore logora-catene ti fa violenza riuscendo a entrare di soppiatto
con l'abilita di un ladro, lasciando il disgraziato e meschino padrone a vegliare
sui suoi interessi accanto a una lucernetta dalla luce fioca e dal beccuccio
stretto, e a uno stoppino assetato. N o n e dunque ingiusto questo, denunciare
da tempo tali comportamenti, e ora accusare Timone del contrario?
[15] PLUTO. Eppure se tu volessi esaminare le cose come stanno realmente, ti
sembrera che io agisca giustamente in entrambi i casi. Quell'aver le mani
troppo bucate da parte di Timone potrebbe esser considerato — a ragione — il
comportamento di un uomo trasandato e non certo benevolo nei miei
confronti, ma anche quelli che mi tenevano rinchiuso al di la delle porte e al
buio, e si prendevano cura di me perche io diventassi per loro piu grasso,
paffuto e tondo, e non mi toccavano ne mi portavano fuori alia luce, cosi che
non fossi visto da nessuno, io li giudicavo pazzi furiosi, e anche se ero
innocente mi lasciavano marcire in cosi forti catene, non accorgendosi che
dopo un po' se ne sarebbero andati all'altro mondo lasciandomi a qualche
altro fortunato. [16] Io allora non lodo ne questi, ne quelli che si dimostrano
troppo larghi di mano con me, ma quelli — questa si, e la cosa migliore — che
sapranno gestire la situazione con misura e non si terranno completamente

168

Ίπκΐιι/ionc

lontani da me ne, al contrario, mi butteranno via totalmente. Ma per Zeus,
dimmi un po', Zeus, se uno, dopo aver legittimamente preso in moglie una ragazza giovane e bella, poi non la tenesse d'occhio e non ne fosse per niente
geloso, lasciandola anche andare dove vuole, di giorno e di notte, e concedersi
a chi la vuole, e per di piu la spingesse lui stesso a fargli le corna, aprendole le
porte e facendo il lenone invitando a farle visita tutti quelli che passano,
questo tipo ti parrebbe innamorato? Tu certo diresti di no, ο Zeus, tu che ti
sei innamorato spesso. [17] Viceversa, se uno si portasse a casa dopo legittime
nozze una donna libera, per mettere al mondo figli legittimi, e poi non la
sfiorasse neppure lui nemmeno con un dito, pur cosi vergine e bella, ne
permettesse a un altro di guardarla, e la conservasse vergine lasciandola sterile
e pura, dicendo che lo fa perche la ama, mostrandolo con il colorito, la carne
awizzita e gli occhi infossati, in che modo un tipo simile non dovrebbe
apparire folle, uno che pur potendo aver figli e godersi il matrimonio, lascia
sfiorire una ragazza cosi awincente e desiderabile, e la fa vivere per tutto il resto della sua vita come una sacerdotessa di Demetra? Questo e quel che mi fa
rabbia, dato che da alcuni sono battuto ignominiosamente, consumato e versato via, da altri tenuto in catene come uno schiavo fuggitivo segnato col marchio.
[18] ZEUS. Perche mai te la prendi con quelli? Tutti e due i gruppi scontano
gia una bella pena, e alcuni, come Tantalo, se ne stanno assetati, affamati,
colla bocca asciutta e spalancata solo sull'oro, mentre ad altri e strappato via il
cibo dal gargarozzo, come a Fineo dalle Arpie. Suwia, adesso vai da Timone:
lo troverai molto piu saggio.
PLUTO. Ma lui la finira una buona volta di versarmi tutto fuori come da una
cesta bucata, prima che io ci sia entrato completamente dentro, volendo
impedire che io scorra via cosi che non lo sommerga, cadendo giu come un
flume? Cosi credo che portero acqua all'orcio delle Danaidi, e la versero senza
alcun motivo, dal momento che il vaso perde, e tutto cio che ci verso scolera
via subito prima di essere stato versato; a tal punto piu larga e l'entrata
dell'orcio per l'afflusso, e senza ostacoli l'uscita.
[19] ZEUS. Orbene, se non otturera questo buco che e stato aperto una volta
per sempre, tu scorrerai via facilmente in un lampo, e lui ritrovera subito nella
feccia dell'orcio il pelliccione e il bidente. Allora andate, su, e fatelo ricco: e tu
ricordati, Hermes, mentre risali qui da noi, di portare con te i Ciclopi
dell'Etna, perche mi rimettano a punto la folgore e me l'affilino. Avremo
bisogno presto che sia ben affilata.

Timone ο il misantropo

169

[20] HERMES. Partiamo, Pluto. Accidenti, ma che ti succede? Tu zoppichi! Mi
sfuggiva, mio nobile amico, che tu non solo fossi cieco, ma anche zoppo!
PLUTO. Non mi capita sempre, Hermes, ma quando vengo spedito da qualcuno per volere di Zeus, non so come sono lento e zoppo in tutte e due le
gambe, cosi che arrivo con molta difficolta alia meta, talvolta persino quando
chi mi aspettava e ormai un vecchio bacucco. Quando poi debbo
abbandonarlo, mi vedrai mettere le ali ed essere molto piu veloce dei sogni:
nel momento in cui cade a terra la corda, io son gia proclamato vincitore,
attraversato d'un balzo lo stadio senza che gli spettatori siano riusciti a
vedermi.
HERMES. Quel che did non e vero. Io potrei nominarti molti che ieri non avevano neppure un obolo per comprarsi un cappio, mentre oggi, all'improvviso diventati ricchi e pieni di risorse, si fanno avanti su un cocchio trainato
da candidi cavalli, loro che non hanno mai avuto nemmeno un asino. Se ne
vanno in giro, per di piu, tutti addobbati di porpora, con le mani decorate
d'oro, anche se nemmeno loro credono - penso - che la loro ricchezza non sia
solo un sogno.
[21] PLUTO. Questa e tutta un'altra storia, Hermes, e io in quei casi non ci vado coi miei piedi, ne da loro mi manda Zeus, bensi Plutone, anche lui 'datore
di ricchezze' e 'gran donatore': e chiaro, del resto, anche dal suo nome.
Quando dunque devo trasferirmi da un padrone a un altro, mi buttano dentro
le tavolette, mi ci sigillano per bene e mi fanno traslocare sollevandomi di
peso. Intanto il morto giace in qualche angolo buio della casa coperto fino alle
ginocchia con un vecchio lenzuolo, disputato dalle gatte, mentre quelli che
nutrono qualche speranza aspettano nell , agora a bocca spalancata, come i
rondinini che lanciano stridule grida mentre aspettano la madre che volteggia
tutt'intorno. [22] Quando e stato ormai tolto il sigillo e tagliato il filo e aperte
le tavolette e proclamato il mio nuovo padrone — un parente lontano, un
adulatore, ο qualche servo invertito tenuto in gran conto per le sue 'qualita' di
ragazzo, con la guancia ancora rasata, che ha ricevuto questa gran ricompensa
(il nobiluomo!) in cambio dei piu vari e multiformi piaceri coi quali ha servito,
pur vecchiotto, il suo padrone —, questi dunque, chiunque sia, dopo avermi
arraffato insieme alle tavolette corre via, cambiato nel frattempo il nome da
Pima ο Dromone ο Tibio in Megacle ο Megabizo ο Protarco, lasciati tutti gli
altri con la bocca inutilmente spalancata a guardarsi trasecolati fra di loro e a
consolarsi per un lutto vero, poiche e sfuggito loro dal fondo della rete un
tonno di tali proporzioni, dopo aver mangiato anche non poca esca. [23] Quel
bestione privo di sensibilita intanto si getta su di me a corpo morto, e anche
se ha ancora i brividi alia vista delle catene, e drizza le orecchie quando qual-

170

Ίπκΐιι/ionc

cuno passando fa schioccare a vuoto la frusta, e venera la macina come un
tempio, si comporta in modo insopportabile con le persone che gli capitano a
tiro, e superbo verso i liberi e frusta i vecchi compagni di schiavitu per fare la
prova se veramente gli e lecito comportarsi in questo modo, fino a quando
cade nelle reti di una puttanella ο gli prende il pallino dell'allevamento dei cavalli oppure si consegna agli adulatori, che giurano che e piu bello di Nireo,
piu nobile di Cecrope ο di Codro, piu intelligente di Ulisse, piu ricco di sedici
Cresi messi insieme, e allora dilapida all'istante, lo sciagurato, tutto quello che
ha ammucchiato con tanti spergiuri e furti e scelleratezze.
[24] HERMES. D i d piu ο meno cio che in genere succede. Quando pero tu
cammini con i tuoi piedi, come riesci a trovare la strada, cieco come sei?
Oppure come fai a riconoscere quelli dai quali ti manda Zeus giudicandoli
degni di arricchire?
PLUTO. Pensi allora che io trovi chi siano? No, per Zeus, certo che no! Altrimenti non sarei andato da Ipponico e da Callia e da molti altri Ateniesi che
non sono degni neppure di un obolo, abbandonando Aristide.
HERMES. Eccetto questo, che altro fai quando hai qualche incarico?
PLUTO. Vado errando, girando su e giu, finche non mi imbatto per caso in
qualcuno. Questo qui allora, il primo che mi ha incontrato, una volta che mi
ha portato a casa sua ha cura di ringraziare te, Hermes, per il guadagno inaspettato.
[25] HERMES. N o n viene allora ingannato Zeus, che pensa che tu, secondo il
suo volere, arricchisci quelli che lui ritiene degni di arricchire?
PLUTO. Certo, e anche a buon diritto, mio caro, perche pur sapendo che son
cieco mi manda a cercare una cosa cosi difficile da trovarsi e scomparsa ormai
da tempo sulla terra, una cosa che neanche Linceo troverebbe facilmente,
tanto e difficile a distinguersi e piccola. I buoni sono pochi infatti, moltissimi i
malvagi che nelle citta estendono il loro potere su tutto, ed e facile che io mi
imbatta in tipi del genere mentre me ne vado in giro, e cada nella loro rete.
HERMES. Poi pero quando li lasci come fai a fuggire cosi facilmente, se non
conosci la strada?
PLUTO. Allora io ho la vista acuta e sono lesto di piede, ma solo al momento
della fuga.

Timone ο il misantropo

171

[26] HERMES. Rispondimi ancora a questo quesito: com'e che tu, che sei cieco — devo dirlo! — e pallido, in piu, e appesantito nelle gambe, hai tanti ammiratori, cosi che tutti ti guardano e, quando ti possiedono, pensano di essere
beati, mentre se ti perdono non sopportano piu di vivere? Io so, infatti, che
non pochi di questi tipi erano cosi infelicemente innamorati di te che "nel
mare dagli abissi profondi si gettarono precipitandosi giu da rupi scoscese",
pensando di essere disprezzati da te, per il fatto che tu non Ii hai visti neppure
da principio. Oltre a questo io sono certo che anche tu ammetterai, se ti sei
fatto qualche idea di te stesso, che questi delirano come i Coribanti per aver
perso la testa dietro a un simile amore!
[ 2 7 ] P L U T O . T U allora credi che questi mi vedano come sono fatto in realta,
ζορρο ο cieco ο pieno di tutti gli altri difetti che ho?

HERMES. Come no, Pluto, se non sono tutti ciechi anche loro?
PLUTO. Non sono ciechi, carissimo, ma Ii annebbiano l'ignoranza e l'inganno,
che oggi ricoprono tutto. Cosi anch'io mi presento a loro, per non apparire
brutto in tutto e per tutto, dopo essermi messa una maschera amabilissima
intessuta d'oro e tempestata di pietre preziose, e aver indossato una veste
variopinta. Quelli pensano di vedere una bellezza autentica e s'innamorano e
muoiono se non mi possiedono. Se pero qualcuno mi mostrasse a loro dopo
avermi completamente denudato, e certo che incolperebbero loro stessi di
avere la vista corta per cose simili, e di amare cose indegne d'amore e brutte.
[28] HERMES. Com'e, allora, che quando gia gli E capitato di diventar ricchi e
si sono messi la stessa maschera, rimangono ancora nell'errore, e nel caso in
cui qualcuno volesse togliergliela, preferirebbero dar via la testa piuttosto che
la maschera? Non e verosimile immaginare che essi continuino a ignorare
anche allora che e una bellezza truccata, quando vedono tutto dall'interno.
PLUTO. Non pochi aiuti, Hermes, mi agevolano anche in questo.
HERMES. Quali sono?
PLUTO. Quando qualcuno mi incontra per la prima volta e, dopo aver spalancato le porte, mi accoglie in casa, entrano insieme a me, sgattaiolando dentro,
l'orgoglio, l'ignoranza, la boria, l'ignavia, la superbia, l'inganno e mille altri
ancora. Una volta che la sua anima si sia fatta afferrare da tutti questi vizi, egli
ammira cio che non dovrebbe ammirare, aspira a cio che dovrebbe fuggire,
resta attonito a guardare me, padre di tutti quei malanni che si sono fatti

172

Ίπκΐιι/ionc

avanti con me e che costituiscono la mia guardia del corpo, e tutto
sopporterebbe prima di lasciarmi andare.
[29] HERMES. Come sei liscio e sfuggente, Pluto, difficile da trattenere e abile
a fuggire, dato che non offri alcuna presa sicura, ma come le anguille ο i
serpenti scivoli via dalle dita, non so come; Penia invece e vischiosa, offre
facile presa e ha migliaia di uncini che le spuntano da tutto il corpo, cosi da
afferrare subito chi le si awicina e non dar modo di liberarsi tanto facilmente.
Fra una chiacchiera e un'altra, pero, ci siamo dimenticati di una cosa che non
ha poca importanza.
PLUTO. Quale?
HERMES. Non abbiamo portato Tesoro, che E il piu necessario.
[30] PLUTO. Non ti dar pena per questo. Io salgo su da voi lasciandolo sempre sulla terra, e prima controllo con cura che mi aspetti dentro, con la porta
ben chiusa, e non apra a nessuno se non ascolta la mia voce quando lo
chiamo.
HERMES. Scendiamo finalmente in Attica. Tu seguimi, tenendoti alia mia clamide, fino a quando non siamo giunti ai confini della regione.
PLUTO. Fai bene, Hermes, a condurmi per mano: se mi lasci indietro, infatti,
potrei imbattermi subito in Iperbolo ο in Cleone mentre me ne vado a zonzo.
Ma che cos'e questo fracasso, come di ferro contro pietra?
[31] HERMES. Questo E Timone, che zappa qui vicino un campicello di montagna tutto sassi. Ehi, c'e pure Penia, e con lei Fatica e Resistenza e Sapienza e
Virilita e tutta la schiera di quelli che militano al comando della Fame,
elementi molto migliori dei tuoi dorifori.
PLUTO. Perche allora non ce ne andiamo a gambe levate, Hermes? Non concluderemo niente che sia degno di essere ricordato con un tipo attorniato da
un esercito di questa portata.
HERMES. Diversamente ha decretato Zeus. Non facciamo i vigliacchi.
[32] PENIA. Dove conduci costui per mano, Argifonte?
HERMES. Fummo inviati da Zeus qui, da Timone.

Timone ο il misantropo

173

PeniA. Adesso Pluto si presenta da Timone, ora che io l'ho raccolto malamente rammollito da Lusso e l'ho affidato a queste qui, Sapienza e Fatica, e
l'ho fatto diventare uomo nobile e degno di molta stima? A tal punto spregevole vi sembro io, Penia, e tanto meritevole di essere oltraggiata, da strapparmi il solo possesso che finora avevo, accuratamente rifinito a regola di
virtu, perche ripresoselo di nuovo, e consegnatolo nelle mani di Superbia e di
Orgoglio, e resolo di nuovo tale e quale a quello di prima, rammollito e
ignobile e pazzo, Pluto me lo restituisca indietro, ridotto ormai a uno
straccio?
HERMES. Zeus ha decretato cosi, ο Penia.
[33] PENIA. Vado via. Ε voi, ο Fatica e Saggezza e tutti gli altri, seguitemi.
Costui presto sapra chi e colei che abbandona, una buona collaboratrice e maestra delle migliori imprese; insieme a me resto sano di corpo e vigoroso d'intelletto, perche viveva una vita degna di un uomo e si occupava di se stesso,
mentre considerava il superfluo e molte altre cose simili, come realmente e,
estranee.
HERMES. Vanno via. Awiciniamoci a lui.
[34] TlMONE. Chi siete, sciagurati? Con che intenzioni siete giunti fin qui a disturbare uno che lavora e che si guadagna la paga? Andatevene alia malora,
furfanti che siete, tutti, ο io con zolle e sassi vi ridurro immediatamente a
pezzettini.
HERMES. Fermo Timone, non colpire! Non sono uomini quelli che tu colpisci: io sono Hermes, e questo qui e Pluto, che Zeus invio dopo aver udito le
tue preghiere. Accetta dunque la prosperita, accogli la buona sorte che ti
tocca, e deponi le fatiche.
TlMONE. Anche voi piangerete in un batter d'occhi, anche se siete dei, come
dite: tutti io odio senza distinzione, e uomini e dei, e questo cieco qui,
chiunque esso sia, penso proprio che lo accoppero con il bidente.
PLUTO. Andiamocene Hermes, in nome di Zeus — quest'uomo mi pare un
pazzo delirante fuor di misura —, per non dovermene tornare a casa con
qualche botta.
[35] HERMES. Non essere rozzo, Timone, ma abbandona questa selvatica
asprezza e stendi le mani per afferrare la buona sorte, ritorna ricco, sii fra i

174

Ίπκΐιι/ionc

primi degli Ateniesi e non ti curare affatto di quegli ingrati, ora che tu solo sei
felice.
TlMONE. N o n ho bisogno di voi; non datemi fastidio; sufficiente ricchezza
per me e il bidente; per tutto il resto sono felicissimo, purche non mi si
awicini nessuno.
HERMES. A tal punto asociale, amico?
«Cosi devo riferire a Zeus la tua parola aspra e cruda?».
Sarebbe giusto, certo, che odiassi gli uomini tu che hai tanto sofferto per
colpa loro, ma certamente non gli dei, che tanta cura hanno di te.
[36] TlMONE. I o ho per te, Hermes, e per Zeus la massima gratitudine per la
vostra premura, ma questo Pluto qui non vorrei proprio prendermelo.
HERMES. Perche dunque?
TlMONE. Perche gia in passato costui e stato per me causa di mali a non
finire: prima mi ha dato in mano agli adulatori, mi ha teso tranelli, mi ha
scatenato contro l'odio, mi ha corrotto con una vita di lussi e mi ha reso
malvisto, poi alia fine mi ha piantato in asso come un perfido traditore.
L'ottima Penia, invece, dopo avermi fatto esercitare con le fatiche piu virili e
aver discusso con me con sincerita e franchezza nel parlare, nel lavoro mi
offriva il necessario per vivere e mi insegnava a disprezzare le molte cose che
avevo, facendomi riporre in me stesso le speranze della mia vita e
mostrandomi quale fosse la mia ricchezza, quella che non avrebbero potato
portarmi via ne l'adulatore lusingandomi, ne il sicofante spaventandomi, ne il
popolo infuriandosi, ne il membro dell'assemblea votando, ne il tiranno
insidiando. [37] Mentre sono percio irrobustito dalla fatica coltivando con
grande amore per il lavoro questo campo e non vedendo nessuno dei mali
della citta, io prendo dalla zappa pane a sufficienza e sicuro. D i conseguenza,
ο Hermes, torna indietro da Zeus e portati dietro Pluto; per me sarebbe
sufficiente far piangere tutti gli uomini a cominciare dai piu giovani.
HERMES. N o n sia mai, mio buon amico: non tutti infatti sono meritevoli di
piangere. Suwia, abbandona questo atteggiamento da bambino imbronciato e
prenditi Pluto. N o n sono certo da disprezzare i doni che manda Zeus.
PLUTO. Permetti, Timone, che dica due parole in mia difesa? Ο ti displace che
io parli?

Timone ο il misantropo

175

TlMONE. Park, ma non farla troppo lunga, ne con tanto di proemio, come
quei furfanti dei retori. Sopportero che tu dica qualcosa per amore di Hermes
qui presente.
[38] PLUTO. Io pero dovrei parlare, probabilmente, a lungo, dal momento che
sono stato colpito da te con cosi tante accuse. Ad ogni modo vedi un po' se ti
ho fatto qualche ingiustizia, come tu dici, io che sono stato la causa di tutti i
tuoi piaceri, onori e posti in prima fila e corone e ogni altro lusso: per merito
mio eri stimato e celebrato e ricercato. Se hai ricevuto qualche danno dagli
adulatori, io non sono responsabile, anzi, sono stato trattato io ingiustamente
da te, perche tu mi abbandonavi cosi disonorevolmente a quei ribaldi che
lodavano e imbambolavano te e in ogni modo tendevano insidie a me, e alia
fine dicesti che io ti ho tradito, mentre al contrario potrei muovere quest'accusa io a te, perche io sono stato allontanato da te in ogni modo e gettato via
da casa a testa in giu. Ecco quindi che al posto di una morbida clamide Penia
da te tanto onorata ti ha rivestito con questo pelliccione. Cosi io chiamo a
testimone questo qui, Hermes, che io supplicai Zeus di non spedirmi da te,
che tanto ostilmente ti sei comportato con me.
[39] HERMES. Ora pero, Pluto, vedi com'e diventato? Non aver paura quindi
di restate con lui! Tu seguita a zappare, tu invece fagli venire Tesoro sotto il
bidente: ti dara ascolto se lo invochi.
TlMONE. Devo ubbidire, Hermes, e diventare di nuovo ricco. Che si puo fare
quando gli dei costringono? Solo che vedi anche tu in quali affari mi cacci,
povero me, che finora vivevo felicissimamente ed ora ricevero tanto oro
senza colpa alcuna e mi accollero tante preoccupazioni.
[40] HERMES. Sopportalo, Timone, per me, anche se questa e impresa grave e
non sopportabile, almeno perche quegli adulatori crepino d'invidia. Io
daU'Etna volero in cielo.
PLUTO. A quanto pare se n'e andato via: me ne accorgo dal remeggio delle ali.
Tu pero resta qui. Io me ne andro, prima pero ti mandero Tesoro: tu dacci
dentro. Dico a te, Tesoro d'oro, ubbidisci a Timone, e lasciati prendere.
Zappa, Timone, e affonda in profondita. Io intanto me ne vado.
[41] TlMONE. SU, bidente, ora fatti coraggio e non ti stancare di chiamar fuori
Tesoro dalle profondita della terra... Ο Zeus suscitatore di portenti e amici
Coribanti e Hermes datore di ricchezze, ma da dove tanto oro? Ο forse e un
sogno questo? Temo proprio di svegliarmi e trovare carboni. Ma no, e oro,
coniato, fulvo, pesante e dolcissimo a vedersi.

176

Ίπκΐιι/ionc
«Ο oro, acquisto bellissimo per i mortali»,
«come fuoco ardente risplendi di notte e di giomo».

Vieni, carissimo, amatissimo! Ora certo riesco a credere che anche Zeus una
volta si tramuto in oro: quale vergine infatti non avrebbe offerto il suo grembo per accogliere un cosi bell'amante che scorreva giu dal suo tetto? [42] Ο
Mida e Creso e voti del tempio di Delfi, voi non eravate proprio niente
rispetto a Timone e alia sua ricchezza, tale quale neanche quella del re di
Persia. Ο zappa e carissimo pelliccione, il consacrarvi a questo Pan qui e bello.
Comprero tutto quanto il fondo, edifichero una torretta sul tesoro, sufficiente
ad abitarvi io solo, e mi par giusto che alia mia morte sia questa la mia tomba.
Questo dunque sia decretato e abbia valore di legge per il resto della mia vita:
asocialita verso tutti, oscurita e boriosita; amico, ospite, compagno, altare della
Pieta, tutte chiacchiere; commiserare chi piange ο soccorrere chi ha bisogno
equivalente a trasgredire la legge e sowertire i costumi; solitaria al contrario la
vita, come quella dei lupi, e unico amico Timone; [43] gli altri al contrario
tutti nemici e insidiatori. Conversare con qualcuno di loro una
contaminazione. Se soltanto io ne vedo uno, giorno nefasto. Da statue di
pietra ο di bronzo per me non differiscano. Messi inviati da loro non
riceviamoli, non accettiamo tregue. Questa solitudine sia la pietra di confine
con loro. Membri della tribu, compagni di fratria, concittadini dello stesso
demo e patria freddi e inutili nomi onorati soltanto dai pazzi. Ricco sia
Timone soltanto e passi sopra a tutti e viva nel lusso lui soltanto per se stesso
fuggendo adulazione e lodi volgari. Sacrifichi poi agli dei e banchetti da solo,
vicino e confinante di se stesso, scrollandosi via di dosso gli altri. Ε sia
decretato una volta per sempre che in punto di morte si stringa la mano da
solo e porti a se stesso la corona. [44] Ε il nome a lui piu gradito sia
Misantropo, e segni distintivi del suo carattere l'intrattabilita, la durezza, la
rozzezza, l'iracondia e la disumanita. Nel caso in cui io veda qualcuno ardere
in mezzo al fuoco e supplicarmi di spegnerlo, che io glielo estingua con la
pece e con l'olio, e nel caso in cui un flume d'inverno travolga qualcuno e
questi mi preghi di afferrarlo tendendo le braccia, che io lo spinga
immergendolo a testa in giu, cosi che non possa nemmeno rialzarla. Cosi
potremmo essere pari. Presento la legge Timone figlio di Echecratide del
demo di Collito, la voto all'assemblea lo stesso Timone. Cosi sia, cosi sia per
me decretato e a questo mi attenga con virilita. [45] Desidererei pero
veramente tanto che a tutti giungesse, in qualche modo, la notizia che sono
ricco sfondato. Per loro questo sarebbe un buon motivo per impiccarsi. Ehi,
ma che succede? Accidenti che fretta! Dappertutto accorrono tutti impolverati
e affannati perche hanno fiutato — non so come — l'oro. Ora devo salire su
questo colle e cacciarli via colpendoli con una sassaiola dall'alto, oppure
questa volta sola violero la mia legge parlando con loro, cosi che poi provino

Timone ο il misantropo

177

un dolore piu grande a causa del mio disprezzo? Questa mi sembra la decisione migliore. Allora accogliamoli a pie' fermo! Vediamo, su, chi e il primo di
questi? Ε Gnatonide l'adulatore, quello che, quando qualche tempo fa gli
chiesi un prestito, mi offri una corda, lui che un tempo, a casa mia, vomitava
interi orci di vino. Ha fatto bene a venire ora: piangera prima degli altri!
[46] GNATONIDE. N o n lo dicevo io, che gli dei non avrebbero abbandonato
un uomo buono come Timone? Salve, ο Timone, bellissimo e dolcissimo e
piacevolissimo fra i compagni di simposio.
TlMONE. Anche a te, certo, ο Gnatonide, di tutti gli awoltoi il piu vorace e
degli uomini il piu furfante.
GNATONIDE. Sempre in vena di scherzi tu, invece. Dov'e pero il simposio?
Io sono venuto per portarti un nuovo carme di ditirambi composti di fresco.
TlMONE. Invece canterai con gran commozione sotto i colpi di questa zappa.
GNATONIDE. Che succede? Mi batti, Timone? Accorrete, testimoni! Ο Eracle! Ahi Ahi! Ti cito davanti all'Areopago per percosse.
TlMONE. Se aspetti solo un altro pochino, mi accuserai presto di omicidio.
GNATONIDE. NO no! Piuttosto tu guariscimi per bene la ferita spalmandovi
sopra un po' d'oro, perche questo farmaco e un portentoso emostatico.
TIMONE. Ancora sei qui?
GNATONIDE. Me ne vado! Tu ti pentirai pero di essere diventato villano da
gentiluomo che eri.
[47] TlMONE. Chi e questo che s'awicina, questa testa pelata? Ε Filiade, di
tutti gli adulatori il piu spudorato. Costui prese da me un intero fondo e due
talenti di dote per la figlia, prezzo del suo elogio quando io cantai ed egli solo,
fra il silenzio generale, mi ricopri di lodi giurandomi che avevo una voce piu
soave di quella di un cigno, ma quando mi vide ammalato, non molto tempo
fa, e mi recai da lui bisognoso di soccorso, mi ricopri di botte, il galantuomo.
[48] FLLIADE. Che vergogna! Ora riconoscete Timone? Ora Gnatonide gli e
amico e compagno di simposio? Gli sta proprio bene a quell'ingrato! Noi che
siamo suoi compagni da una vita, compagni d'eta e compagni di demo pure ci
comportiamo con moderazione, per non sembrare che gli saltiamo addosso.

Ma se io non ho mai assistito neanche come spettatore ai giochi di Olimpia! DEMEA. disse che non mi conosceva come cittadino. Uomini. N o n ci si puo fidare piu di nessuno al giorno d'oggi! Tutti ingrati e malvagi. e io lo liberal mosso a pieta —.». gia qui vicino ormai. di continuo si impegna a beneficare la citta con le opere piu belle. Sedici talenti presi dalle mie tasche costui verso in un sol giorno alia citta — era stato multato e fu imprigionato perche non poteva pagare. TlMONE. [51] TlMONE. Prima pero ascolta il decreto. ο Timone. Salve..e si distinse l'anno passato per la citta ad Atene e fece a pezzi due battaglioni di Spartani. del demo di Collito. ο Filiade.. che ho scritto in tuo favore: «poiche Timone.. figlio di Echecratide. ha vinto nel pugilato.. Ecco per terzo il retore Demea che si awicina. e stai bene in guardia da questi maledetti adulatori. e meglio che di cose di tal genere ce ne siano in abbondanza: «. che tali sono soltanto a tavola. perche tu potessi usarlo per qualche affare urgente. Percio sono venuto a darti questo consiglio: per quanto tu. con l'aiuto della mia zappa. non hai affatto bisogno delle mie parole. tu che potresti consigliare il da farsi anche a Nestore. mentre per tutto il resto non differiscono in nulla dai corvi.178 Ίπκΐιι/ionc Salve. [50] DEMEA. FlLIADE. Cosi sara. Da tempo aspettano te il popolo riunito ed entrambi i consigli. ho sentito lungo la strada.. mio signore. grande ausilio della famiglia.. mi e stato fracassato il cranio da quest'ingrato. che sei diventato ricco di una ricchezza smisurata. scudo dell'Ellade. ma awicinati. che sei cosi saggio. e pure con la quadriga e con la pariglia di puledri.».. solo perche gli davo utili consigli! [49] TlMONE. Che vuol dire? Li ammirerai in seguito. ma quando poco fa tocco alia tribu Eretteide distribuire il premio in denaro per gli spettacoli e io andai da lui chiedendo cio che mi era dovuto. uomo non solo onesto. portando nella destra un decreto e dicendo di essere nostro parente.. Anche te accogliero con affetto. nella lotta e nella corsa ad Olimpia in un sol giorno. TlMONE. ma anche saggio quanto nessun altro mai in Grecia. Mentre venivo a portarti un talento. colonna di Atene. Come? Ma se per il fatto che non avevo armi non fui nemmeno iscritto nel ruolo militare! .

dopo che ti sarai preso questo po' po' di botta! DEMEA. perche hai sfondato la parte posteriore del tempio! TlMONE. Io pero avrei voluto portare con me anche mio figlio. Allora prendi quest'altro! D E M E A . Ma l'acropoli. Sara sfondata piu tardi. In piu sei anche ricco. [52] Eccoti dunque il decreto.. e batti i cittadini liberi. L'anno prossimo.. Neppure questo e stato sfondato! Cosi anche queste sono accuse infondate da parte tua.e inoltre fu di non poca utilita alia citta scrivendo decreti e proponendo pareri in consiglio e guidando l'esercito come stratega. sull'acropoli. che e suo parente stretto e suo discepolo. [53] TlMONE. per tutti questi motivi sia deliberato dalla boule e dal popolo e dall'Eliea tribu per tribu e dai demi tutti singolarmente e riuniti insieme di innalzare una statua d'oro a Timone presso Atena. e generero un figlio e il nascituro — perche senz'altro sara un maschio — gia ho deciso che lo chiamero Timone. Ahi. se dio me lo concedera. TIMONE. durante le nuove tragedie per le Dionisie — in suo onore e infatti necessario che oggi si tengano le Dionisie —. e di incoronarlo con sette corone d'oro e di proclamare l'assegnazione delle corone oggi stesso. propose questa risoluzione il retore Demea. Timone. Come Demea? Se non sei nemmeno sposato. Non so se ti sposerai ancora. ma noi saremmo degli ingrati se ci dimenticassimo di te: «. che succede? Tu aspiri alia tirannide. mio bei tipo.Timone ο il misantropo 179 DEMEA. non e stata incendiata! Dunque e chiaro che sei solo un sicofante! DEMEA. anche se non sei proprio libero ne cittadino? Ma la pagherai presto anche per tutto il resto e per aver incendiato l'acropoli. A h i la s c h i e n a ! . Ma mi sposero. al quale in tuo onore ho dato nome Timone. TlMONE. DEMEA. perche infatti magnifico e Timone come retore e in qualsiasi altra cosa egli voglia». sciagurato. TU parli di te con modestia. a quanto ne so! DEMEA. tu pero hai gia tutto quello che c'e dentro! TIMONE. con un fulmine nella destra e una corona di raggi sul capo.

Tu sai che per me cibo sufficiente e una focaccia. e dopo tutto questo ha un conato di vomito. al mattino prorompe in mille prediche sulla virtu e accusa quelli che provano godimento nei piaceri e loda la frugalita. Trasicle? [56] TRASICLE. tracotanza ο avarizia. semplice nei modi e composto nell'incedere e modesto nell'abbigliarsi. ma e anche fra i primi in adulazione e spergiura con la massima facilita. Questo mantello e migliore di qualsivoglia veste di porpora. [55] Incontentabile. parlando di saggezza e di temperanza. e alia fine lo portano via di peso dal simposio con tutte e due le mani addosso alia flautista. solo fra tutti — un bei vantaggio della sua ingordigia e della sua insaziabilita questo —. Che succede? Caspita. Inutilmente poi avrei vinto a Olimpia nel pugilato e nella lotta. se proprio voglio concedermi un piccolo lusso. pur essendo un cosi bei galantuomo. ottimo condimento timo ο crescione oppure. semplice e generoso di cio che ha a disposizione. e queste cose le dice quando e gia fuori di testa per il vino puro e si impappina nelle parole in maniera ridicola. L'oro per me non ha piu valore dei sassolini . come quelli che sono rimasti a bocca aperta per le tue ricchezze e sono accorsi qui con la speranza di argento. arriva a pranzo e lo schiavetto gli allunga una coppa grande — a lui place moltissimo puro. se dopo aver distrutto senza armi due battaglioni di Spartani non riuscissi a fare a pezzi un solo sporco omiciattolo. qualche grano di sale. come se si aspettasse di trovare la virtu nelle scodelle. [54] Ma che c'e? Non e Trasicle il filosofo questo? Non altri che lui! Spiegata la barba e ben aggrottati i sopraccigli arriva da me tutto pieno di se. dopo aver fatto il bagno. un Borea in carne e ossa ο un Tritone. il vino —. poi. quando e ubriaco e anche insolente. e lo guida la ciarlataneria e lo accompagna la ribalderia: insomma e un modello di saggezza assoluta e di esattezza in ogni campo e di perfezione in svariati settori! Fra non molto pero piangera. ο faro cadere giu anche il terzo! Mi coprirei veramente di ridicolo. facendo bella mostra di una grande adulazione nei confronti di un uomo come te. per non lasciare neppure la piu piccola traccia di unto. specialmente in questi momenti. Timone. arraffando le pietanze come un nibbio e dando gomitate al vicino. La bevanda me la offre la Fonte dai nove getti. quali li dipinse Zeusi. Poi fa discorsi su discorsi con la tazza in mano. rimpinzandosi come un cane ci resta curvo sopra. come se bevesse l'acqua del Lete si mostra l'esatto contrario di quello dei discorsi mattutini e. anche sobrio non cederebbe il primo posto a nessuno in bugia. guardando con occhio titanico. sempre. da quant'e che non ti si vede. oro e banchetti pantagruelici. non solo fino al punto di cantare e ballare. All'infuori di questo. Questo tipo. infatti. coi capelli irti sulla fronte per far spavento. Non strillare. Io non son venuto qui per le stesse ragioni di tutti questi altri. ma anche di insultare e di dare in escandescenze. anche se afferra la schiacciata tutta intera ο il maiale. ripulendo alia perfezione con l'indice i piatti.180 Ίπκΐιι/ionc TlMONE. la barba sozza di salsa lidia.

ma per dividere con i miei compagni bisognosi — e sufficiente che tu mi offra del tuo quanto basta a riempire questa bisaccia. avendo solo me come testimone. che e al lavoro da cosi tanto. siamo battuti da uno scellerato in una citta libera. e giusto dargli il doppio ο il triplo. Ecco Blepsia. ci aggiungo quattro chenici ed eccedo la misura. Ο democrazia e leggi. e raccogliere quante piu pietre posso per scaricarle su di loro da lontano come una grandinata? TRASICLE. perche non ti mandi in rovina questo bene maligno e insidiosissimo. Ε necessario che chi professa la filosofia sia modesto e misurato e non guardi al di la della sua bisaccia. Gnifone. nell'acqua alta fino alia vita. poco davanti la riva. ma non senza sangue e ferite! . e se vuoi darmi retta. TRASICLE. TlMONE. ο Trasicle! Prima di occuparmi della tua bisaccia. gettalo tutto in mare senza risparmio.Timone ο il misantropo 181 sulla spiaggia. insomma tutta la schiera di quelli che piangeranno. che per molti e molte volte e stato causa di irreparabili sciagure. mio buon amico? Forse ti ho ingannato? Ecco qui allora. Si. Lode ai tuoi complimenti. [57] Se questo consiglio non ti piace. la ricchezza. ma distribuendo a tutti i bisognosi a chi cinque dracme. [58] Ma che succede? Accorrono in molti. che contiene a malapena due medimni eginetici. Timone: ce ne andiamo! TlMONE. permetti che io ti riempia la testa di pugni aggiungendoci in quantita misurata qualche colpo di bidente. perche tutto questo non e assolutamente necessario a un uomo giusto e che e capace di contemplare la ricchezza della filosofia. Gettalo in un luogo non troppo profondo. non lasciando per te neanche un obolo. a chi una mina. a chi mezzo talento e. se darai a un filosofo. TlMONE. pero. pero. Lachete. Io sono venuto qui per te. Quanto a me — io non ti chiedo niente per me. Perche te la prendi. Ε allora perche non salire su questa pietra e far riposare un po' il mio bidente. Smettila. puoi ricorrere a un metodo migliore: trasporta tutto subito fuori da casa tua.

.

Lo sfogo di Timone e motivato da un moto impetuoso e violento dell'animo. e mentre una sorta di 'abbellimento letterario' introduce il dialogo. sulla scorta di Bompaire. Nap. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) II Timone si apre con un monologo di Timone in forma di ψόγος rivolto contro Zeus. Philops. Pise.e414. sub 1). p. di un Timone μισόθεος non esiste traccia nella tradizione antecedente a Luciano ne tantomeno nel Timone. p. 186 s. 5-11. 415 Anderson 1976 (b). le due scene introduttive sono rovesciate. Bompaire 2003. 257 e n. in particolar modo perche. 585: «Timon prologorum Euripideorum parodia est». 3-5. Nigr. la lunga apostrofe a Zeus di Timone e giocata sulla contrapposizione di elementi paratragici ad altri puramente comici (entrambi indispensabili alle finalita serio-comiche del testo). strettamente affine al monologo iniziale del Bis accusatus. Piu in particolare. Mesk 1915. In piu. Fag. 6. Cat. la stretta somiglianza fra 1'incipit del Timone e quello dello Zeus tragedo (imperniati su temi tipici della critica religiosa lucianea) invita a ritenerli originali creazioni di Luciano 415 . pero. 7 s.: «the long speech with which Timon opens had Euripides for a father. anche se in passato una parte della critica ha voluto interpretarlo come rielaborazione lucianea di un elemento gia presente nella Timonlegend. Tox. Nec. Sjmp. in maniera talmente complessa e con una varieta tale di motivi da negare una sua stretta dipendenza da uno specifico autore comico ο tragico. alia prova dei fatti questa supposizione si rivela priva di basi concrete. 7-12): nel Timone e nello Zeus tragedo. tuttavia. 416 Bellinger 1928. 2. Bis acc. 4-9. 163 e n. nella prima delle quali sono presentati i caratteri dei protagonisti e l'ambientazione. come si e gia annotato nell'introduzione generale (cap. 4-7. 6-10. p. 5-9. i protagonisti e la scena in cui questi agiscono sono presentati in un secondo momento. . Icar.1. un «hors-d'oeuvre purement diatribique. 3. 6-11. dove e Zeus in persona a operate una malinconica reductio ad absurdum 414 Helm 1906. mentre e preferibile ritenerlo. p. 2-3. nella seconda invece una sorta di ekphrasis introduce il corpo centrale del dialogo (vd. 39 nota che Luciano ripartisce l'introduzione di molti dialoghi in due scene. per questo una parte della critica ha pensato che Luciano abbia voluto imitare un preciso prologo comico (come l'attacco contro Apollo all'inizio del Pluto oppure l'apostrofe a Zeus di Trigeo nella Pace di Aristofane) ο tragico (si e pensato all'Alcesti di Euripide) 416 . p. non da intimo sentire e per questo. 118. though its mother was Satire». questo brano e articolato. suite de cliches antireligieux avec apostrophes et interrogations oratoires».2. 6-10.. Müller 1929. p.

critica spicciola e vera devozione religiosa (Ar. esprime la spiritosa considerazione che gridare ed essere insolente non e utile solo a coloro che espongono in giudizio le loro ragioni. dichiara di esser giunto al cospetto di Timone perche Zeus ha deciso di esaudire le sue 'preghiere' (§ 34. La religione era uno dei bersagli preferiti dei commediografi. pp.Austin. poteva pregare gli dei (Hes. Dowden 2007. basato su una miscela di umorismo. p. 359-419). dove un uomo stolto si lamenta con Zeus dell'ordine del mondo e lo critica alia maniera di Timone ( w . Ehrenberg 1957. 325. notevole e la comunanza di toni fra Yincipit del Timone di Luciano e la Satira tredicesima di Giovenale. una serio-comica critica agli dei e esercitata da Euripide nella preghiera di Anfitrione a Zeus nell'Erco/e (HF 339-347) e in quella di Creusa ad Apollo nello lone (Ion 881-922). per cui si e pensato che Luciano e Giovenale possano aver sfruttato un modello comune: Mesk 1915. 465-478. 335-341. le foreste. Nella parodia di preghiera la satira giunse lä dove una volta c'era un atteggiamento bonario e affettuoso verso gli dei mescolato a una fede e a una pietä sinceri. 2) per pregare il supplice si ritirava in solitudine all'interno dei santuari. adesp. considerando il caso di Timone. com. p. 188 Kassel . per il nesso fra retorica e preghiera vd. ma anche a chi prega (§ 11. tanto amata dalla commedia attica e dalla satira menippea. mentre Hermes. Gli aspetti tradizionali della preghiera sono rispettati abbastanza fedelmente da Luciano: 1) ogni greco. 117. cf. pp. pur se i nobili e le persone di piu elevata estrazione sociale avevano con loro un rapporto privilegiato e potevano pregarli liberamente senza peccare di hybris (§ 9: Zeus rimpiange di non aver aiutato prima un uomo delle qualita di Timone). che la parodia lucianea continua anche quando la preghiera di Timone e terminata. sulla parodia di preghiera vd. 875-885. 123-126. rigogliose. Anderson 1989. Com . pp. ma frequentata anche dai tragici 418 . 23 Kassel . 171-172: θεοΐς εΰχου). Aubriot-Sevin 1992 e Pulleyn 1997. Horn 1970 (su Aristofane). piu tardi. Kleinknecht 1937. poiche temi vicini al comune sentire come quelli della fede erano i piu indicati (con quelli politici) a coinvolgere lo spettatore nel gioco scenico.Jr. aride ο rocciose (§ 5: Timone ha abbandonato la citta e vive nella solitudine dei campi. 112119). come le cime dei monti. Op. anche il piu umile. le grotte. Jr.7-9). le sorgenti dei fiumi. in piu. Pax 428-458. 153-158 (su Luciano). Per costruire l'invocazione di Timone Luciano si muove.2-3) e. 418 Per la preghiera nel mondo greco vd. una delle piu comuni forme di 'distorsione comica'.2-3 e 11-12). le vaste distese pianeggianti. nell'ambito (a lui congeniale) della parodia di preghiera. Thgn. In tragedia. . inoltre.Austin. Vesp. giacche poco piu in la questa e definita da Zeus in persona come una pia ευχή (quando il dio sostiene che Timone ha perfettamente ragione a essere in collera con gli dei e cerca di giustificarsi per non aver ascoltato prima 'pregare' Timone a causa delle grida dei filosofastri ateniesi: § 9. Urena Bracero 1995. sul rapporto fra retorica e religione vd. Plat.Austin. § 7: Timone vive alle 417 Bompaire 1958.186 Commento delle credenze piu comuni intorno agli dei greci 417 . ma particolarmente adatti erano quei luoghi nei quali piu forte si poteva percepire la presenza divina. Cratin Jr. 1320-1357. 820 Kassel . Bisogna notare.

come una lista di argomenti atti a persuadere un dio ad accogliere la supplica. 884-888) e.'εύχή di Timone in particolare puo essere ripartita in questo modo: a) invocazione a Zeus (§ 1.1-6.2-6). d) rievocazione dei benefici concessi da Timone agli ateniesi (§§ 5. quelli di un ϋμνος l'invocazione e la lode. 419 Dover 1983. la preghiera dall'inno e pur se gli elementi fondamentali di una ευχή sono l'invocazione e la richiesta. dall'altra alia maledizione (άρά) che ha. Per la formulazione di una ευχή la formula standard e. piu liberi e non basati affatto sulla tripartizione. 49-87 (persona e condizione dell'orante). circostanze e preparativi della preghiera) e 125-171 (espressione corporale e vocale della preghiera). 421 Timone vomita la sua rabbia contro Zeus in modo esagerato e la parte centrale della sua invettiva puo essere considerata. pp. da una parte. e la sua invettiva coinvolge tutti i malvagi e non presenta un solo pensiero positivo ne verso gli altri — come e la regola per un buon misantropo — ne verso se stesso)421. 451-452 e 1197-1199) e «quando era soggetto a sofferenze apparentemente immeritate. una doppia funzione. una qualunque altra divinita ο gli dei in generale»419. il greco si sentiva autorizzato a rimproverare Zeus. in seguito. Aubriot-Sevin 1992. ο le constatava negli altri. a volte puo esserci un elemento intermedio. questo schema ternario 'allargato' puo esser comunque soggetto a variazioni420. una volta sterminati da Zeus i parassiti che l'hanno rovinato. ad alta voce (§ 7: Zeus si accorge di Timone solo perche questi grida dall'Attica).6-4. del resto. 199-213. in genere. 87-121 (luoghi.12). generalmente. al tempo stesso. 4) un greco poteva rivolgersi in maniera irriverente agli dei (come Filottete che sfida Zeus in Soph. 157-166: uomini e dei)·. il modello tripartita non sarä rispettato dagli autori epici. all'inno (ΰμυος). b) aretahgia (negativa) del dio (§§ 1. Tr. anche se giä in Omero accanto a questo modello formulate ve ne sono altri. 3) una supplica agli dei veniva formulata. la breve invocazione di Ecuba a Zeus in Eur. giacche una preghiera non sempre e formulata per esprimere una richiesta (cf. pp. la distinzione e puramente formale. pp. NelT^w.5-10). p. Luciano rispetta cosi le regole formali dell'invocazione pietosa ma struttura la preghiera di Timone in maniera tale da awicinarla. pp. Ph. quella di richiedere il completo annientamento di tutti coloro che minacciano il gruppo sociale a cui si appartiene (έξώλεια) e. 213-240. e) ripresa dell 'aretahgia e chiusura (§ 6. un lunghissimo anti-elogio di Zeus. lirici ο tragici se non con l'intento preciso di rifarsi alia tradizione omerica (per imitazione diretta ο parodia): AubriotSevin 1992. d'altronde.1. 160 (vd. c) richiesta e conclusione fittizia (§ 4. cf.domanda. Confini abbastanza incerti separano. 420 Aubriot-Sevin 1992.5).r omerico la preghiera si basa su uno schema tripartita che risulta formato da invocazione — argomento della petizione (meriti verso la divinitä) — richiesta. Ι. quella minima invocazione . di norma. in effetti. di garantire la felicita e la prosperita di coloro che lo preservano (pur se Timone non si preoccupa di vedere assicurata la prosperita dei suoi concittadini. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 187 falde dell'Imetto). un'aretalogia negativa che accomuna il brano piu a una sorta di 'inno alia rovescia' che a una preghiera.13-15). l'inno che chiede la .

aiuto. Moreschini 1994 (b). Inoltre. pp. Resp. anche per Luciano la divinita si confonde con la Prowidenza. L a differenza piu importante riguarda il fatto che l'inno riceve una forma poetica. 1. 4-7. Pohlenz 1967. pp. Sul concetto di p r o w i d e n z a divina nella filosofia imperiale vd. 203-291. ricchezza. pp. 172-193). si puo anzitutto notare che il nucleo concettuale della preghiera di Timone e dato dalla critica alia religione dei greci che gode. Αν. almeno Nestle 1973. 350-401. privata. all'epoca di Luciano. mentre col tempo la tendenza fu quella di subordinate Γείμαρμένη alia π ρ ό ν ο ι α : Farquharson 1952. cio che lo pone ai massimi livelli della tradizione satirica di ogni tempo. fisici (salute. la richiesta di T i m o n e di vedere distrutti i suoi antichi adulatori somiglia a u n ' a p a (vd. vittoria. pp. che e causa del grande successo di culti come quello di Asclepio oppure di Iside e Serapide) 423 . sulla contrapposizione fra amici e nemici per i greci vd. pp. Per uno scettico come Luciano parodiare le speculazioni filosofiche in materia di religione rappresenta una ghiotta occasione per far sfoggio di arguzia. ha spesso il carattere dell'improwisazione. Ant. 133-157 e II. pp. 422 Vd. 393-412). cf. 1-5.188 Commento Passando al contenuto ideologico di questo prologo. 1-7. 90. pur se bisogna distinguere fra preghiera 'autentica' e preghiera 'artistica' (Aubriot-Sevin 1992. I. 86. Soph. pp. 19-87. T o d d 1989. umile. saggezza) e si potesse richiedere qualsiasi cosa. 125. feconditä) ο spirituali (virtu. a volte elevata solo come forma di saluto alia divinita. cf. in particolar modo. 134. di fantasia e di abilita retorica. 33-48). di conseguenza. Caster ha delineato con precisione come e vissuta la fede nel divino all'epoca di Luciano e ha rilevato. 37. pur se tale concezione e sottoposta da lui a felicitä per un'intem compagine civica ο impetra la venuta del dio ha finalitä che vanno al di lä della semplice celebrazione (Aubriot-Sevin 1992. pp. gloria). le opinioni di Musonio sulla divinita in 2. sebbene una preghiera potesse essere formulata per ottenere beni esteriori (successo. come in epoca romana l'idea di dio tenda a confondersi con quella di Prowidenza. di una ricca e secolare tradizione su cui gli intellettuali continuano tenacemente a confrontarsi 422 . cf. 3-11. 423 Caster 1937. Per lo stoicismo primitivo la P r o w i d e n z a era Ragione Universale che governava il m o n d o tramite leggi universali. dall'altra il bisogno di soccorso e consolazione dell'uomo comune sfocia nel desiderio di sentire la divinita vicina al mondo terreno. 973-974) oppure la distruzione del proprio esercito (11. 18. pp. 3-6. giustizia. in consonanza col clima religioso della propria epoca. pietosa e ausiliatrice (cosi che. 123-178. anche la morte di uno sposo (Aesch. 311-318. 419-421. Aubriot-Sevin 1992. e se da una parte i filosofi (in particolar modo stoici e platonici) mettono in risalto degli dei soprattutto la potenza e l'attivita nel mondo. pp. la religione di stato che impetra favori per la citta e soppiantata da un sentimento religioso piu personale e intimamente sentito. mentre la preghiera. Dragona-Monachou 1994. pp. 4-17. . Agam. Ar. 5109-5120 (su Apuleio e M a s s i m o Tirio). Cortassa 1984. 332 a-b. Dover 1983. Ε all'interno di questa temperie culturale e spirituale che l'attivita di scrittore di Luciano si inserisce. 33-47. 643-644). 720-725. Plat.

Festugiere 1946. Caster 1937. sia contro la teodicea. 492-494. Zeus tragedo e Assemblea degli dei si ispirano a una fonte cinica (Menippo?). ο per caricatura. sviluppati con ampiezza nei tre dialoghi ora citati. ad altri propri della satira religiosa e mitologica di natura comica (si pensi alle Nuvole di Aristofane in particolare) e filosofica. anche Prom. Piot 1914 (b). sulla critica religiosa epicurea vd. p. Sulla satira religiosa nella commedia attica vd. Nestle 1973. 2724-2727 e 2781-2788 (sulla critica religiosa dei cinici). suo . attraverso le opere di Epicuro e il Περί εύσεβείας di Filodemo. 297-457 (religiositä in etä ellenistica e imperiale). dove la questione dell'influenza divina sul mondo e soggetta a una drastica reductio ad absurdum attraverso la preghiera di Timone che ha tutti i tratti di uno sfogo blasfemo. 197-205. 6)425. pp. Cratete e Monimo di Siracusa. Nei suoi attacchi contro la religione tradizionale Luciano mescola motivi pertinenti alia critica alia divinita di matrice cinica ο epicurea. 32. pp. cf. che respingono l'idea di una prowidenza divina e intraprendono un'accanita polemica sia contro le teologie di Piatone e Aristotele. Bolisani 1936. pp. 6. 10. J. 19-22. come nei tre dialoghi appena citati. 149). ad esempio Piot 1914 (b). n. conf. I tanti prestiti di cui Luciano si rende debitore nei confronti della 424 Rimando a Croiset 1882 per una adeguata comprensione delle opinioni di Luciano sul soprannaturale (pp. in particolar modo cinica (Menippo in particolare. su cui si innestano argomenti epicurei e scettici. ma il prodotto della sintesi di materiali provenienti da fonti diverse. per una analisi del testo dello Zeus confutato rimando a Größlein 1998. per Gazza 1953 Zeus confutato. cf. Bompaire 1958. Due sono le modalita con le quali Luciano sviluppa la propria critica: per discussione. 181-183 (Luciano ha strette relazioni di amicizia con molti esponenti dell'epicureismo imperiale.1. 16. mentre dalla commedia sono tratti i modelli per la struttura e la forma. Assembled degli i/«424. per quello dello Zeus tragedo a Coenen 1977. 425 Sulla critica filosofica alia religione in epoca imperiale vd. C'e chi ha ipotizzato l'influenza su Luciano del cinico Enomao di Gadara (Bruns 1889. pp. tr. 199-235). insieme a una ricca tradizione biografica. della cui frequentazione deve beneficiare a livello di scambo di idee). pp. almeno Attridge 1978 e cf. pp. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 189 critica feroce. Courtney 1962. SSR III. aneddotica e dossografica cinica) ed epicurea. per l'identificazione della divinita con la Prowidenza in Luciano oltre a Tim. 48 e 49. l'idea di prowidenza e la difesa del fato e della mantica degli stoici (cf. Aguirre Castro 2000 (sul Philopseudes lucianeo). Diogene. per cui e inutile cercare una 'ortodossia di scuola' nella critica della Prowidenza di Luciano («il n'a pas etudie la question»). Luc. come nei Timone. 497. Ingenkamp 1985. Per Caster 1937. LIV-LVIII. Oltramare 1926. 142-178. pp. Caster 1882. pp. Icar. 1992 e 1993. pur se oltre a Menippo. pp. 1-4 vd. 108-125. il Cinisco dello Zeus confutato e il Damide dello Zeus tragedo non sono i rappresentanti di una filosofia. Goulet-Caze 1990. in particolare nei dialoghi nei quali Zeus e uno degli interlocutori principali: Zeus confutato. ΜΙ 6. oltre al tono canzonatorio e scherzoso. Zeus tragedo. J. che impiega idee di sette filosofiche diverse e le mescola a motivi comici. p. Giannantoni 1996. 41. 15-17. contra Caster 1937. in epoca imperiale si potevano leggere le opere di Antistene. sulla tradizione letteraria cinica vd. Symp. 2 (con bibliografia). 175-198) e sugli dei (pp. Sulla critica alia religione nella satira menippea vd.

Goulet-Caze 1990. in particolare nell'Apologiaprima di Giustino (21. 491-499 (inattualitä degli attacchi portati dall'autore contro gli dei greci. 2353. pp. pp. 198. sorta di dibattito fittizio con Apollo (Hammerstaedt 1988. Al nucleo concettuale della critica alia Prowidenza divina si fondono diversi altri cliches antireligiosi che rappresentano altrettanti Leitmotive della produzione lucianea. spec. 2381-2384. Kindstrand 1973 (Omero e Seconda Sofistica).: «Luden puise largement dans la mythologie classique. p. Lanza 2004. 403-412). Caster 1937. contra Baldwin 1973. p. 2-6) e in Taziano (8-10). rajeunie au besoin par quelque decouverte alexandrine»). un falso problema. Householder 1941. pp. se pure non fu — ne voile essere — un innovatore ο un fecondo compilatore di personali idee in materia di fede ο religione. 72-97 su Luciano). pp. 2844-2850 e 1993. Castelli 2000 (retorica e tragedia). Caster rileva che tirate analoghe a quelle di Aristide si ritrovano negli scritti degli apologisti cristiani. mentre l'intero corpus di Aristide offre un ricco campionario di miti. singolare mixis retorica in forma di εγκωμίου di elementi platonici. mostro una estrema originalita e una vivace fantasia nel riproporre antichi motivi polemici della critica alia religione destinati. 5697 (pp. Dorandi 1990. che critico gli aspetti principali della religione tradizionale (di quella stoica in particolare) ne Lo smascheramento dei ciarlatani (Γοήτων φώρα). 428 Sul rapporto fra retorica e poesia vd. pp. piu che esposizione di una teologia chiara e coerente ο atto di una fede genuinamente sentita. giudicati immorali ο ridicoli dallo scrittore. Tale tipo di approccio ai Oiahghi lucianei e stato in larga parte modificato da studi recenti che hanno restituito vero interesse all'attualita della polemica religiosa di Luciano 426 che. p. II primo di tali cliches e la critica alle invenzioni dei poeti (§ 1. 427 Boulanger 1923 (a). Said 2008.190 Commento tradizione hanno fatto in modo. pp. del resto 'l'attualita' (in senso lato) della polemica lucianea e provata. 191-196. pp. 1. pero. 33-43. Jones 1986. a travalicare i secoli. dove la parola poetica e a fondamento della cultura del pepaideumenoJ428 e lo studio sui corretti principi per leggere i contemporaneo. che in larga parte corrispondono a quelli riutilizzati da Luciano con ripetitivita quasi ossessiva 427 . 188-191. pp. Asmis 1990. pp. su paideia e sofistica vd. p. non distaccandosi Luciano dalla mentality e dal clima culturale dell'epoca in cui visse. Hammerstaedt 1990. 491 s. pp. stoici e orfici. vd. che l'attualita della sua polemica antimitica e religiosa fosse un problema molto dibattuto dagli studiosi. tema quanto mai attuale in epoca imperiale. pp. che in passato hanno spesso negato alio scrittore una vera originalita in materia. 97-118. 2783-2785. dunque. 182-192. Bompaire 1958. dal fatto che gli stessi temi mitici parodiati da Luciano nel Timone si ritrovano reinterpretati in chiave apologetico-celebrativa neWInno a Zeus di Elio Aristide (43 Keil). 136-147 (mimesis et canon che\ . 426 Per la satira religiosa in Luciano vd. Nel Περί εΰσεβείας di Filodemo sono condannate le invenzioni omeriche e stilato un lungo elenco delle principali 'favole' narrate sugli dei: Caster 1937. anche grazie ai suoi scritti. ad esempio.2-9). Bompaire 1958. cf. 33-45 (esame critico dell'attualita di Luciano in materia di religione). U problema dell'attualita della critica religiosa lucianea e.

n. 8 e p. 77. pp. 107-116 e 137-189). vd. Desideri 1978. pp. Marrou 1950passim. 141-150. 431 La critica al mito inaugurata da Senofane rappresento un modello per le generazioni future e per i cinici in particolare: cf. un trattato letterario. ma cio che biasima e che essi non abbiano esplicitamente dichiarato di usare la menzogna per i loro intenti artistici: d'altronde «e proprio nel II sec. Tyr.. ancora Yincipit della Storia vera e Sciolla 1988. dal Discorso vero di Celso alia Storia vera lucianea. . i poeti hanno necessariamente bisogno di fare ricorso a invenzioni favolose. che celebrava l'importanza di Senofane nella critica al mito definendolo Όμηραπάτης ετπκότττης (fr: 60 Di Marco). quanto di mettere al bando la parola poetica come fonte di ψεϋδος.1. άηΆ'Interpretation dei sogni di Artemidoro di Daldi alia Storia paradossak di Tolomeo Chenno» 430 . 480-491. che giudica louden) e 147-154 (culture et heltinisme che\Lucien)\ Reardon 1971. nn. in particolare. anche la lista delle citazioni poetiche in chiave parodica usate da Menippo nei Dialoghi di Luciano in Piot 1914 (b). pp. vd. Piot 1914 (b). un commento e uno studio saSnSade). cf. 85-93. a partire dal VI secolo. Camerotto 1998 (a). (pp. All'agile volumetto di Veyne 1984 si rimanda per un'esposizione del modo in cui i greci reeepivano e interpretavano i loro miti. 16 s. 36. p.. da Senofane. Camerotto 1998 (a). 39-41 nella critica alle interpretazioni allegoriche degli stoici). 175-190 (su Luciano e Omero). 17 e 26 Trapp e Puiggali 1983 ad he. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 191 poeti (Omero in primo luogo) appassiona gli eruditi come Plutarco (che dedica a Omero una biografia. proseguita da Eraclito e. pp. pp. 4-5. Luciano critica l'assurdita delle invenzioni sul divino dei poeti continuando sulla via tracciata. fra gli altri. Bompaire 1958. Omero ed Esiodo. piu tardi. intrapresa con successo dai cinici e dai satirici431 e. 127 s. il contributo di Gomez). p. dove dei poeti si afferma che ci presentano gli dei in maniera indegna e nelle forme degradanti della vita umana). Luciano si lascia coinvolgere nel dibattito che si svolge alia sua epoca intorno al corretto uso di leggere la poesia. il classico studio di Bouquiaux-Simon 1968. dal revisionismo omerico di Ditti Cretese al romanzo.Stramaglia 2007 (su Luciano in particolare vd. storici e letterari. 3-11. tr. p. pp. altre volte si fa specifico (come in J. n. Dione di Prusa (che espone gli elementi teorici coi quali devono esser letti e apprezzati i poeti nei discorsi Su Omero e Su Omero e Socrate) e Massimo di Tiro 429 . anche il satirico Timone di Fliunte. 430 Milazzo 2002. la stessa poesia e fondata su reminiscenze poetiche. cf. 26. n. p. Max. pp. Alia parodia omerica fece ricorso. 429 D'Ippolito 2000. cf. Fernandez Delgado . 4-8. che si diffonde presso gli intellettuali l'esigenza di sceverare la verita dalla finzione negli eventi sociali. Una nutrita lista di brani in cui Luciano critica i poeti e fornita da Größlein 1998. su Luciano e Omero vd. 55-61. p. se a volte il bersaglio della sua polemica e generico (come in Sacr. 4. 137-140.Pordomingo . ancora Vegetti 1991. 117. 547. vd. Anderson 1989. sono i principali bersagli della critica mitologica di Luciano. tuttavia non si preoccupa tanto di fornire personali precetti per l'interpretazione dei poeti. 68. 64-66. Pratesi 1985. L'autore sa che per dilettare il pubblico e coinvolgerlo nella piacevolezza della narrazione.

in particolare infra comm. e che spesso sono intenzionalmente ambigue.. Lud. si riferisce a quella omerica (nei Oiahghi Zeus e evocato come "lo Zeus di O m e r o " [ό τοϋ 'Ομήρου Ζεύς] ο "il famoso Zeus di Omero" [ό τοϋ 'Ομήρου Ζευς εκείνος] ed e "alio Zeus di Omero [τω τοϋ 'Ομήρου Διί] che osserva ora la terra dei Traci allevatori di cavalli. p. Luciano condanna i poeti dunque. 22. 8.192 Commento particolarmente assurda e vana la pretesa dei poeti di occuparsi di teologia e. Timone ricorda che il fulmine divino di Zeus e un freddo ammasso di materia che non conserva piu neanche una scintilla di sdegno contro gli ingiusti e per questo. chiude la propria 432 Luciano menziona di frequente la coppia Omero-Esiodo: Nec. Anach. 237-243. 12. Vise. conf. Symp. dall'attacco critico e stravolgente all'omaggio. Sat. in Im. in piu. 191 s. 1. 49. per il rapporto fra i Oialoghi lucianei e Yepos omerico vd. Un secondo bersaglio della satira lucianea e rappresentato dalle antiche teorie filosofiche tendenti a identificare l'essenza del cosmo con il fuoco (cf. e Fro im. 45-58. 15. Lex. 2. ad § 1.7) e. 176. 7. Sull'allegoresi stoica vd. di richiamare alia mente del lettore l'immagine divina. 434 Camerotto 1998 (a). sulla relazione fra Luciano e Esiodo vd. perche anche nella deformazione comica puo esservi una valenza celebrativa dell'ipotesto» 434 . p. per l'importanza accordata da Luciano all'imitazione degli scrittori antichi vd. Nei Oialoghi un modello poetico piu volte parodiato puo essere altrove invocato. Herrn. 22-23. 5. J. 192 s. che toccano tutta la gamma delle possibilita. 433 Bompaire 1958. Sülle libertä di esegesi che la mitologia greca concedeva vd. non la creazione in se433. 11] e il commento al Compendio di teologia greca di C o m u t o curato da Ramelli 2003. 5. pp. Pepin 1958. ora quella dei Misi" che deve assomigliare lo storico. 6-7. a buon diritto. Pinto 1974. 2. Here. n. a dare forza a un concetto. sostiene che un uomo arrogante come Salmoneo sembra un θερμουργός άνήρ μεγαλαυχούμενος che sfida un dio ψυχρόυ τήυ όργήυ (§§ 1. Pohlenz I. se vuole essere chiaro e spiegare al lettore i fatti con precisione e senza lacune: vd. Salt. ma la sua condanna e morale. come prova proprio la sua disposizione verso Omero. ed e cosi che quando Luciano ha bisogno. 3. Lex. Bouquiaux-Simon 1968. conscr. si diverte a riproporre l'immagine del divino scaturita dalle pagine del1 'epos per mettere in risalto gli stessi pregi e difetti degli dei qui narrati 432 . 11. non artistica. in virtu della sua autorevolezza. ma assume di volta in volta sfumature diverse e complesse. Hist. 21. Sacr. e colpisce la distorta interpretazione della parola poetica. Astr. a chiarire un'idea. infine. a spiegare un modello ben conosciuto al pubblico.10-11). che chiunque puo realizzare arbitrariamente. . ad esempio. si puo definirlo un lucignolo morente ο addirittura un tizzone. cf.10-2. [fonti a p. che senza dubbio «non e univoca. pp. 61. Icar. Dover 1983. l'autorita degli antichi e invocata in aiuto della creazione letteraria e della buona riuscita dello sforzo creativo). 1967.

ad § 1. Ε da dire. 436 Bailey 1947 ad he. 3. Epist. 379-422)436. in piu. vd. cf.9). II bersaglio polemico lucianeo e rappresentato dalle innumerevoli speculazioni che nel corso dei secoli il pensiero greco aveva prodotto intorno alia natura dei fenomeni naturali (per gli stoici. L'argomento e di portata generale e non riguarda una particolare difficolta della teologia stoica e.1. J. J. infine. l'uomo non deve temere il fulmine di Zeus. ad esempio. 19. 3. 234-236.fr. tr. ne i tumulti cittadini. 37 e 47-48). per Giovenale (3. 16-17. 8 e 16. 25. senza temere il fulmine divino. 219-422. 4424-4434. che anche nel repertorio della satira latina troviamo parecchi spunti critici pertinenti a tale motivo polemico: per Varrone. deor. anche Epicur. attraverso Timone. J. Luciano mette in dubbio. 13-15)435. 19. comm.6-14).5-10). 21. del fulmine e del lampo e destituiscono di ogni fondamento la tenace volonta dell'uomo di riconoscere nei fenomeni naturali l'effetto di potenze soprannaturali (il locus classkus per le teorie epicuree sul fulmine e Lucr. 3. puo attingere dal pensiero degli epicurei in special modo. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 193 preghiera con la spiritosa esortazione a Zeus a risvegliarsi. 2. spec. conf. «il lui semble extraordinaire qu'une 435 Dmgona-Monachou 1994. conf. 558 Astbury: Mud vero quondam fmeaef. 48 e 49. ne i venti. 4. Luciano ha alle spalle una tradizione illustre a cui rifarsi e. 1375-1381]. ne tantomeno consultare "il tristo aruspice" per spiegarsi i fenomeni naturali (Varro Men. tr. pp. 'rawivare' il suo fulmine e rinvigorirlo (§ 6. nam aruspicem tristem fsimul ac dicif non quaero. 144-146) e il povero che puo permettersi di spergiurare tranquillamente. oltre che dalla commedia attica (vd. Nat. 1 e 3) che tende a mettere in risalto come gli spergiuri siano dappertutto e i furti ai danni degli dei si moltiplichino nonostante molti — gli stoici in particolare — continuino a decantare il buon governo degli dei sul mondo (cf. l'efficacia della giustizia divina (§§ 2-3 e 4. 528 = Cie. ne tantomeno "la gran mano di Giove che scaglia i fulmini" (fulminantis magna manus Iovis). ne i re minacciosi. 6) un uomo giusto fermo nel suo proposito non deve temere nulla. poiche. che rappresenta un tema portante della sua critica religiosa (cf. . Sat. che spiegano scientificamente l'origine del tuono. per Orazio (Carm. J. come giustamente segnala Caster. per la sua condizione miserabile. Cebe 1966. [pp. In terzo luogo Luciano deride la concezione della divinita come responsabile dei fenomeni naturali e di Zeus come signore del fulmine in particolare (§ 3). ut ego non metuam fulmen. 100-104. Luciano lo sviluppa con ricordi libreschi affidandosi al suo buon senso piu che ad argomentazioni erudite. ad esempio. pp. 6. il potere tremendo che la folgore di Zeus incuteva sugli uomini costituiva una delle prove dell'esistenza della divinita: SVF I. la lotta contro i filosofi naturalisti combattuta da Menippo neil'Icaromenippo lucianeo.

D. 3) le cause della rovina del misantropo sono una probabile invenzione di Luciano. 3-18. si lascia derubare 'in casa propria' dai ladri (§ 4..1). ne repose guere que sur un fonds livresque et fournit un argument puissant ä ceux qui veulent mettre en lumiere ce qu'il y a de sophistique chez Lucien» (p. I principali elementi del breve racconto di Timone sono in parte gia presenti nella Timonlegende. infra nell'introduzione ad §§ 7-11). infra ad § 6.1-5). Nec. differenza fra Luciano e gli apologisti (piu scolorita la critica del primo. 8. pp. deor. J. mentre altri vi vengono inseriti da Luciano: 1) il ritiro in solitudine di Timone e gia presentato sia nella l^isistrata di Aristofane sia nel Monotropos di Frinico (§ 6. 19-20). il trattato Sui sacrißci come summa della critica lucianea al mito. in particolare Sacr. 24. 191-203. nel dibattito fra Zeus ed Hermes suscitato dalla irriverente preghiera del misantropo. conf. qui a tant contribue ä sa fortune litteraire. Luciano chiude la preghiera di Timone con la critica tradizionale del mito e ripropone il celebre motivo della tomba cretese di Zeus (§ 6. Timone non dichiara il suo nome: Luciano lascia il suo pubblico in attesa e ne accresce la curiosita fino al momento in cui.)43S. L'effetto-sorpresa e assicurato. 11. anche Icar. in piu. .5-10). desunta äaü'epos. 5. che inserisce anche nell'operetta Sui sacrifici (§ 10). che rivela il suo tenore di vita passato e i motivi che l'hanno spinto ad abbandonare Atene. 6. conf. un 'concentrato' della critica mitologica lucianea (cf. cosi come il coinvolgimento del pubblico nella finzione letteraria. che le sfrutta per alludere alle vicissitudini della famiglia di Erode Attico (cf. ripreso nelle divertenti immagini di Zeus che rischia di diventare un nuovo Crono per la noncuranza degli uomini moderni nelle questioni di religione e che. Luciano sfrutta una «"koine" mythique d'origine poetique». Per Bompaire 1958. J. II prologo si chiude con una breve biografia di Timone (§§ 5. secondo un procedimento che e tipico della tecnica drammatica lucianea (vd.1-6. 180). J. piu incisiva quella dei secondi).1-9 e nell'introduzione 437 Caster 1937. e una «"koine" burlesque» risalente alia commedia. non e Hermes a rivelarene l'identita a un incuriosito Zeus (§ 7). tr.194 Commento verite aussi evidente ne frappe pas tous les esprits et que l'on se fie encore a la Providence» 437 . in particolare ad § 5. e descrive il suo forzato ritiro in solitudine. Momo e la dissoluzione dell'idea di dio. alia farsa. 179-211: nella critica del mito «Luden se livre ä un petit jeu de massacre bien inutile. 2) l'ubicazione del luogo in cui Timone ha deciso di esiliarsi risale a una tradizione che puo farsi risalire almeno a Neante di Cizico (vd. J. 11-12. Cette partie de l'oeuvre de Lucien. 438 Caster 1937. pp. et sans interet d'actualite. al mimo e al dramma satiresco.1-12). tr.5). 150-155. II tema deU'inutilita dei sacrifici agli dei e del culto tradizionale devoluto in favore dei simulacri e un altro dei temi favoriti da Luciano (cf. dalla tragedia e dalla poesia alessandrina. pp. Vrometeo e Zeus tragedo 'manifesti' del pensiero di Luciano sugli dei (Luciano si 'appoggia' all'epicureismo).

254). on peut trouver la multiplication des noms du dieu (ou des dieux). 4) la descrizione del nuovo tenore di vita di Timone. έφέστιος]) quattro ricorrono neU'^ftf omerico (ξέ[ι]νιος. nei quali ricorre la formula δστις ττοτ εστίν. e. e un'altra possibile trovata lucianea (vd. che riassume in se tutti i nomi e gli appellativi della divinita. Paus. cap. 44) ed e. benche essa fosse unica (cf. L'effetto solenne della sfilza di titoli di Zeus elencati da Timone e controbilanciato dalle finalita parodiche a questa sottese. 492. 30-36 [νεφεληγερέτης]. Nel corso della narrazione. Ώ Ζεΰ φίλιε και ξένιε και έταιρεΐε και έφέστιε και άστεροττητά και δρκιε και νεφεληγερέτα και έρίγδουττε: l'entrata in scena di Timone e segnalata dall'iperbolica 'scarica verbale' che lo caratterizza. 317 s. e Fraenkel 1950 ad loc. cf. 1. cf. p.2. pp. §1 I. 4. pp.). p. al lessico dei tragici (φίλιος: Eur. La lunga accumulazione in polisindeto di epiteti ieratici conferisce alΓάvάκλησlς di Timone la magniloquenza tipica della dizione solenne (cf. che si qualifica come bracciante a salario. II. esplicitamente dichiarate sul finale della sequenza dal riferimento ironico all'attivita dei poeti (§ 1. giacche in genere «dans l'invocation.3-4: και εϊ τί σε άλλο οί εμβρόντητοι ττοιηταί καλοΰσι). 1. in special modo a partire dall'eta ellenistica (Lombardi 1993. νεφεληγερέτης. 160-162]. in particolare.1. 3. 1. 60). 44. Andr. άστεροττητής e έρίγδουττος: Bouquiaux-Simon 1968. all'abuso che questi Ultimi fanno delle epiclesi divine. Hipp. il carattere di Timone si delineera meglio presentandosi. 1025. Delle otto epiclesi utilizzate da Timone per Zeus (Cook 1914-1940. Per il riuso deformato del materiale epico e tragico . al termine del racconto. δρκιος: Soph. come strettamente affine ma anche decisamente diverso dal tipico eroe di commedia (vd. spiyδουττος]. in un'invocazione. perfettamente in linea con la tradizione. Eur. peraltro.1-3). come una sorta di eroe comico che ha nell'eccesso e nella sovrumana potenza delle proprie passioni — come di norma — uno dei suoi tratti distintivi. l'introduzione generale. 24. mentre altre quattro appartengono. Paus. L'uso di una nutrita serie di epiclesi nella preghiera e piii antico anche dell'^ftf: esso garantiva al supplice di accostarsi al dio con il nome a lui gradito e stornava il rischio di non ottenere risposta. [II. έταιρεΐος. 603. έταιρεΐος: Hdt. des participes qui precisent ses modes d'intervention» (Aubriot-Sevin 1992. 5. 31. Aj. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 195 generale. Ph. 99-101]). 1160-1210 [φίλιος. ad\ 6.2-3. cap. έφέστιος: Soph. una lunga serie di appellativi riassumevano all'incirca tutti gli attributi della divinita. 8. all'apparenza. p. in particolare. 9-11).2). 1324. 806-817 [άστεροττητής. ad esempio la triplice invocazione di Creso a Zeus in Hdt. sub 6). Yincipit dell'inno a Zeus nellAgamennone di Eschilo [ w . pero. cosi che non di rado. ξένιος. des epithetes. 722-730 [δρκιος].

39-41 e 12. Puiggali ad he. 257-259]): piii in particolare. a un prologo di mimo drammatico in cui si metteva in scena un episodio AtWOdissea (4. piu tardi. Gianotti 1996. anche Dio Chr.C. Aj. 7. ma diventa molto comune a partire dal IV: Ar. 2. 316 s. ad esempio. Plaut. Lo scarto parodico fra l'invocazione rituale ufficiale e il testo lucianeo gioca sull'attributo εμβρόντητος che ha. forse. 273-277 [con bibliografia]). Luc. l'invocazione di Odisseo ad Atena in un papiro del III secolo d. spec. nella quale erano di gran moda pratiche compositive (come il mimo) che prevedevano forme di diffusione spettacolare di temi e modelli desunti dall'^or ο dal teatro (Gianotti 1993. / Nerienes <et> Minerva. cf. una persona stupida e ottusa (questa metafora e attestata solo una volta nel V secolo a. 1. 10 Trapp e cf. 61-65 e 124 s. vi ritroviamo una sequenza di ben quindici epiclesi (Parca 1991. και εΐ τ ί σε άλλο οί εμβρόντητοι ττοιηταί καλοΰσι: gli epiteti poetici degli dei erano innumerevoli ed e per questo che i poeti chiudevano un'invocazione. 551-564 e 581-594. Thesm. 39. infine. Nub. (PKöln 245. deor. [pp. 8: εύχομαι δή τ ω τε Διονύσω τ ω ττροττάτορι τήσδε της ττόλεως κα'ι Ήρακλεΐ τ ω κτίσαντι τήνδε τήν ττόλιν κα'ι Διΐ Πολιεΐ κα'ι Άθηνα κα'ι 'Αφροδίτη κα'ι Φιλία κα'ι Όμονοία κα'ι Νεμέσει κα'ι τοις άλλοις θεοΐς).]. 1. pp. col. 1386]. 231 a: ώ Ζεϋ ττάτερ ή δτι σοι φίλον δνομα κα'ι δττως όνομάζεσθαι. 9 e Ramelli 2003 ad be. Spyropoulos 1974. 244-264). [p. 296-300 e 315326. Tutta una ricca letteratura filosofica e retorica poteva offrire. nella lunga serie di appellativi divini — ben trentasette — che chiude il De mundo attribuito ad Aristotele (Arist. Erin. Panda. Iear. Corn. Max. II. La formula impiegata da Luciano per suggellare l'invocazione di Timone parodia tali formule ufficiali del culto (come suggerisce gia Kleinknecht 1937. di solito.196 Commento Luciano puo trarre ispirazione dalla commedia (vd. per evitare di scontentare in qualsiasi modo un nume. p. Mund. te calo.C. Ar. 563-574. Nat. con una formula che sottintendeva ogni altro nome gradito al dio chiamato in causa ο faceva riferimento a qualsiasi altra divinita non direttamente evocata. Cist. il valore di "rintronato" oppure "stordito dal tuono" (Xen. 137 sulla scorta dijul. pp. 401 a) troviamo una sequenza di aggettivi (έταιρεΐός τε κα'ι φίλιος κα'ι ξένιος) che ricorda da vicino l'inizio dell'invocazione di Timone (ώ Ζεϋ φίλιε κα'ι ξένιε κα'ι έταιρεΐε). Tyr. 7. 512-524. 75-77. Kokolakis 1959.3-4. Fortuna ac Ceres·. 7. pur se non devono essergli state indifferenti le suggestioni della letteratura contemporanea. 86-95 e ad he. pp. 793 [ώ εμβρόντητε σύ] su . 1946-1950]). HG 4. 892-897. Pales. se consideriamo.. Or. 820-826) ο dalla menippea (Varro Men. Dio Chr. ispirazione alia fantasia di Luciano (cf. Ba. pp. Eq. w . f r . 23: ύττό της μεγαλοφωνίας έμβεβροντημένος) e che indica. 506 Astbury = 506 Cebe: te Anna ac Peranna. Cebe 1966. Eccl. in origine. 7. Lada-Richards 2007. 19-28 e passim)·. [pp. [Soph. 2-22) proveniente da Luxor e pertinente a una 'tragedia provinciale' o.

Men. l'ambiguita di εμβρόντητοι permette di interpretare il termine sia nel senso originario di "storditi dal tuono" (equivalente parodico di ε'νθεοι ο θεόληπτοι. anche in nome del 'collega' Omero. cio che in entrambi i casi garantisce alta comicita a questa formula di chiusura. Esiodo in persona difende.Austin. 10. 9. 1. 1m. 18. 117119). 1. celebra la bellezza della poesia e ricorda le difficolta incontrate metri causa dai poeti. 273. p. Tale uso e antichissimo.. "la liberta e la licenza nel poetare" (τήυ έλευθερίαν κα'ι τήυ έυ τ ω ττοιεΐυ έξουσίαν). p. in Hes. Camerotto 1998 [b]. cf. pp. 14) e qui. sia in quello derivato e sarcastico di 'stupidi' (per l'uso della polisemia dei termini con finalita umoristiche in Luciano vd. mentre qui Timone lamenta il fatto che i poeti sfruttano le epiclesi divine "quando sono nei guai per il metro". vocamus et laudem virtutis necessitati damus]. 441.1. p. 268 s. "divinamente ispirati". Dysk. vd. p. και μάλιστα όταν άττορώσι ττρόχ τά μέτρα: l'opera di Luciano e ricca di indicazioni sull'uso del metro nel contesto poetico (Cal. 1. Hes. in particolare. Ε tipico di Luciano impiegare ripetutamente lo stesso topos variandone la presentazione attraverso la sostituzione della persona loquens (Anderson 1976 [b]. [p. 1. ut dixi. αύτοϊς -πολυώνυμος γινόμενος: nella religione greca qualsiasi concezione della divinita tendeva a essere espressa con una lunga successione di appellativi. I l l s. p. 19. 209-210: Θέμις / κα'ι Γαία. Anach.Del Corno 1989 ad he. Taillardat 1962. anche se il principio della polionimia divina si ritrova formulato per la prima volta solo in Eschilo (Pr. 231. 35 s.). e riproposta la critica al condizionamento esercitato dal verso sui poeti tipica delle scuole di retorica (Quint. quae inpropria. n. 5.). tradizionali appellativi dei poeti la cui ispirazione si riteneva opera degli dei: Kleinknecht 1937. 8. variamente impiegati in base alle epoche e ai luoghi senza che per questo il dio perdesse la sua identita. Pk. L'uso del significato ambiguo offerto dalla polisemia di alcuni termini e uno degli espedienti principali di Luciano per suscitare il riso nel lettore: qui. Bompaire 2003. adeo ignoscitur. sed ut commoneat artificialium et memoriam agitet. 16. 2. in particolare. 21. J. ut vitia psa aliis in carmine appellationibus nominentur: μεταττλασμούς enim et σχηματισμούς et σχήματα. 14.5. p. 14): cosi. non ut ex his utique inprobentur poetae [quibus. costretti a introdurre molte zeppe nei loro versi "per via dei metri e dell'eufonia" (τώυ μέτρων ενεκα κα'ι τής εύφωυίας). al contrario. 280. 35. 45 Kassel . Philops. Salt. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 197 cui Vetta . BouquiauxSimon 1968. e n. tr. Urefia Bracero 1995. § 475. praticamente sinonimi fra di loro. per altre testimonianze vd. . Ale. Bompaire 1958. 6 e 39. 127 s. quia plerumque servire metro coguntur. 223]. Tox. Nec. Plat.4. 137. 14: il maestro di grammatica deve essere preparato a riconoscere in un poeta quae barbara. quae contra legem hquendi sint posita. p. f r . 243. 1). 2. Dem. 140 c. Philem.

165 volte all'inizio di un kolon e per sole 3 volte in posizioni diverse da queste prime due. νεφεληγερέτα Ζεύς | | |. cf. un dio non ha nome: Max. canzona il drastico ridimensionamento che il concetto del divino subisce quando e assoggettato alle esigenze del linguaggio. 18). Nub. p. Se consideriamo in effetti il caso specifico dell 'epos. 9 Trapp). 92-97 e 269-277). . Διός υιός Άττάλλων | | |. Tyr. 10 Trapp [il dio e άνώνυμος νομοθέταις]. delle sue possibilita di utilizzo (Frankel 1996. Xen. pp. 2. κατονομαζόμενος τοις ττάθεσι ττασιν αττερ αυτός νεοχμοΐ] su cui Reale 1974. 4. Symp. allorquando Eschilo accusa Euripide di fare uso di una tecnica artificiosa e meccanica a discapito dello stile. pp. ο seguito. 1. ττολλάς επωνυμίας έχει. tr. Arist. 401 a [sis δέ ών ττολυώνυμός εστί. 9: Ζεύς. 901-906 e PI. 29) gia criticata dalla commedia (vd.198 Commento ττολλώυ ονομάτων μορφή μία. sputami addosso". a un tempo. 11. ricorre 256 volte in tutto nell'Iliade e nell'Odissea e si ritrova per 88 volte in fine di verso. mentre l'attestazione piii antica del termine πολυώνυμος si trova nell'Inno a Oemetra (Η. Questo apparente limite dei poeti e gia messo in ridicolo da Aristofane nelle Kane ( w . al che l'awersario ribatte: " m a se dico due volte la stessa cosa.5-6. 8. con l'ironico riferimento alia polionimia di Zeus come sterile sussidio creativo dei poeti. a causa delle opinioni degli epicurei. dunque. II nome Ζεύς. ό αυτός δοκών είναι. dove e Zeus in persona a temere che. a discapito del valore semantico delle singole parti del verso e della bellezza dell'insieme. ad esempio. 7. tale critica e molto amata da Luciano e un ottimo parallelo con il Timone e in J. ύττερείδείξ τό τπτττον του μέτρου και άνατΐληροΐξ τό κεχηνόξ του ρυθμοΰ: la critica di Luciano si appunta sull'uso strumentale del linguaggio epico e sulla prevalente attenzione da parte dei poeti alia costruzione del verso e alle necessita del ritmo. 1164) e dalla filosofia (per i platonici. in particolare. 192 e 242). da un epiteto che lo qualifica meglio. che Luciano. condanna le aberrazioni che si producono quando si capovolge il rapporto fra divinita e parola poetica e. Ε sulla scorta di una polemica antica. con una codificazione estremamente rigida. ο tu ci vedi una zeppa fuor di proposito (ή στοιβήν ϊδης / ένοΰσαν εξω τοϋ λόγου). gli dei possano ridursi a vuoti nomi piuttosto che ricevere gli onori che spettano loro per tradizione antica (κα'ι δυοΐν θάτερον ή τταρεωρασθαι άνάγκη ονόματα είναι μόνον δόξαντας ή τιμασθαι ώς ττρό τοϋ). Ar. λευκώλενος "Ηρη | | |. Mund. Ε per l'abuso che i poeti fanno della polionimia divina che si attua quella «progressiva defunzionalizzazione degli epiteti religiosi» (Sbardella 1993. notiamo che l'esametro omerico ama accogliere nel kolon finale una iunctura formata dal nome di un dio ο di un eroe preceduto. dunque. come δΐ 'Αφροδίτη | | |. Cer. 1178-1179).

]). ecc. 334. 2 per descrivere il ronzio delle api (τό βαρύβρομον των μελιττών. [761 s. Pr.) non rappresenta altro che un'idea cervellotica nata dalla fantasia dei poeti. Yhapax μεγαλοσμάραγος con cui Zeus qualifica la folgore in J. Od. 992: αίθαλοϋσσα φλόξ). mentre e impiegato di nuovo da Luciano in forma sostantivata in Muse. nella quale si trova anche la prima attestazione dell'attributo έρισμάραγος (v. p. Tipico dell'i^ftf omerico e. cf. Theb. 14. 503-505: o'i oi άττεμνήσαντο χάριν έυεργεσιάων. 399) sia. Aesch. 12. 415. in Pind. 479. 1744-1747: άγε νυν αύτοΰ / κα'ι τάς χθόνιας κλήσατε βροντάς / τάς τε ττυρώδεις Διός άστεροττάς / δεινόν τ' άργητα κεραυνόν. 302. 199. 92). 5. [p. 12. sia per un cupo rimbombo ο una profonda eco (11. ad esempio. Βαρύβρομος e appellativo del tuono di Zeus in Euripide (Ph. Dunbar 1995 adloc. Od. He/. 69 applicato a un toro vittima di un sacrificio). 133. 707 e 854: αίθαλόεντα κεραυνόν. 7. 444-446 e 452456. 305-306.Zubler 2000 ad loc. 2. p. . 504. 1 [ώ μεγαλοσμαράγου στεροττάς ροίζημα] e vd. enc. 81 s. 01. 466). cf. 10. / δώκαν δέ βροντήν ήδ' αίθαλόεντα κεραυνόν / κα'ι στεροττήν).). Eur. ancora. 7. 13. 249. 133. Billerberck . per un tremendo urlo di battaglia (II.) ed e sfruttato in poesia anche per descrivere il timbro cupo e inquietante delΓαύλός (Ar. Aesch. il tuono e il lampo siano intesi come manifestazioni della potenza di Zeus fin da Omero (II. [p. 8. 815: έρισμαράγοιο Διός.]). 72. 128 e 131. 456-475. 8. La parola poetica e riusata cosi da Luciano in chiave parodica e 'rovesciata' ai fini dell'ironia. 1351). 2. ΤΓΟΟ σοι νυν ή έρισμάραγος αστραπή και ή βαρύβρομος βροντή και ό αϊθαλόεις και άργήεις και σμερδαλέος κεραυνός: l'interrogativa con cui Timone chiude la sua invettiva si fonda sul riuso in chiave parodica del lessico proprio della grande poesia. 320 s. il fatto che il fulmine. 387].]). 5. σμερδαλέος (Bouquiaux-Simon 1968. Coenen 1977 ad he. Agam. 1737-1742). Nub. 313. Od. un nuovo canto celebra Pisetero che ha assunto i simboli del potere di Zeus e si proclama nuovo re dell'Olimpo ( w . cf. infine. mentre la forma άργήεις si ritrova. 175 s. cf. di conseguenza. 21.6-8. mentre e in Omero che troviamo utilizzata per la prima volta la iunctura άργήεις κεραυνός (l'aggettivo compare nella forma άργής [11 8. Questa sequenza tripartita nella quale sono descritte le armi del padre degli dei ricorda da vicino un brano della Teogonia di Esiodo ( w . con un procedimento che e tipico della commedia: negli Uccelli di Aristofane. cf. tr. che viene usato da Omero sia per descrivere il rumore degli eserciti in cammino (II. cf.1. / κεραύνιόν τε φως αιθαλόεν. dopo l'imeneo che paragona le nozze di Pisetero e Basilia alio ιερός γάμος di Zeus con Era ( w . 41 s. 182-183: Νέμεσι κα'ι Διός βαρύβρομοι βρονταί. anche se non e mai accostato dall'autore a κεραυνός. II nesso αιθαλόεις κεραυνός e attestato per la prima volta in Esiodo (Th. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 199 1. a dire che la parola poetica non crea alcuna realta effettiva e. Karavas 2005.

1005. 320 e 330). 541. 2. pp. in genere Omero (Gall. άμευηυά ώς άληθώς κάρηυα. 172 s. [con bibliografia]). simbolo di cio che e impalpabile e immateriale.8. Beta 2004. ancora. per deridere l'ignoranza di un cattivo maestro di retorica. 205.. e mentre qui denuncia attraverso Timone la vacuita della parola poetica in generale (cosi pure in J. altrove dichiara esplicitamente il bersaglio della sua satira. definiscono nel linguaggio comico la 'chiacchiera inutile' di chi pare delirare ed esprime concetti senza fondamento (Beta 2004. auct. naturalmente.Austin: αύθημεριυόυ ττοιητώυ λήρου.200 Commento 1. "cianciare". 923-924. mort. 17). 1136 e 1496-1497]. 2 Kassel . ό δέ / χρυ]σός ού μιαίυετ[α]ι). Dal V secolo l'immagine gode di . 1. cf. quindi.. ai chiacchieroni che si danno arie ο promettono piu di quel che realmente possono (Taillardat 1962. p. Nei Dialoghi λήρος gode di una molteplicita di usi ed e sfruttato anche per parodiare le capziosita sofistiche dei filosofi (D. 9). J. 7. pr. 954) e. 299. A Simonide si fa risalire la prima attestazione della metafora fr. "Ατταντα yäp ταΰτα λήρος ήδη άναττέφηνε: λήρος. p. e ληρεΐυ. Come i comici. il soprannome καττυός e affibbiato dai comici. il quale. 2 e Pise. piu tardi molto apprezzata dai comici e dai tragici: nelle Nuvole di Aristofane la fumosita delle dee Nuvole e icona della inafferabilita e della inconsistenza dei ragionamenti sofistici di Socrate ( w . 3-4 Page: ό μέυ καττυός άτελής. Eup. Größlein 1998 ad loc. vd. ma che alia prova dei fatti si rivela del tutto priva di significato concreto e. accusati di riempire le loro composizioni con espressioni insulse ο vuoti giri di parole a effetto (l'esempio piu celebre della condanna del λήρος poetico in ambito comico lo troviamo nelle Kane aristofanee [w. che definisce λήρος valori fondamentali per l'uomo come la famiglia e la patria (Vit. su cui vd. 167-171). impegnato a 'rubare' le declamazioni dei contemporanei e a disprezzare gli antichi. "ciancia". 20 [6]. 25). per riproporre gli aspetti deteriori del cinismo di eta imperiale attraverso Diogene. 2: gli eroi dei carmi omerici visti nell'Ade sono κόυις ττάυτα και λήρος ττολύς.] καττυούς (v. sub 1). 1 [1]. Ό. raramente prese sul serio per cio che dicono) e. di importanza e il fumo (καττυός). chiama λήρος Isocrate per l'ampiezza del suo periodare (Rh.8-9. 15-22] con ricca bibliografia e un nutrito indice di brani paralleli lucianei ed extralucianei). conf. i vecchi e le donne (due categorie. Xenarch. Luciano smaschera la pretesa dei poeti di dichiararsi maestri di aletheia riducendo le loro elucubrazioni a λήρος. In commedia alcune persone piu di altre sono accusate di 'cianciare a vuoto': fra queste ci sono i sofisti. § 519. 2. 6: Micillo definisce Omero του λήρου εκείνου ττοιητήυ ούδέυ εΐδότα όυείρωυ. conf. anche supra nell'introduzione a questa sezione. 1 Kassel Austin: oi ττοιητα'ι λήρός εΐσιυ). queste ultime. και καττυόξ άτεχνώχ ττοιητικόχ: una delle metafore con cui i greci indicavano la parola che solo all'apparenza ha consistenza. [pp. mentre nell'Ippolito di Euripide Teseo definisce i riti orfici ττο?Λώυ γραμμάτων [. fr. "raccontar cose senza senso". jr. i poeti. mort. in genere. 945.

Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 201 grande fortuna (Plat. 399.-K. 769) ο il rumore dei Troiani che cadono nello Xanto incalzati da Achille (II.-K] avevano cercato di spiegare in vario modo il tuono come l'effetto del eozzare delle nuvole fra loro).Austin: καττνούς άττοφαίυει κα'ι σκιάς. 378. mentre Longo 19761993 piu efficacemente — anche se piu liberamente — come «grancassa»). conscr.4 (ή βροντή έτταταγεΐτο). Resp. Per Bompaire 1958. 13 A 17 D. 83) e dando vita anche alia celebre iunctura tragica καττυοΰ σκιά (Aesch. Diogene di Apollonia [ f r . in ljuct. 1. 64 A 16 D. 4 la metafora del fumo rientra nel gruppo di quelle «metaphores nombreuses passees dans la langue courante» che Luciano apprezza particolarmente (cf. 21. 2 Radt. Soph. Se consideriamo che nelle Nuvole aristofanee ( w . mentre Pitagora [Ov. sia con quello di transitivo. 181). Aesch. To Si άοίδιμόν σοι και έκηβόλον οττλον και ττρόχειρον: i paragoni fra il fulmine di Zeus e un'arma sono tipici della poesia Urica e tragica e del linguaggio paratragico della commedia (Pind. ./r. jr. 430: κεραυνίους βολάς. II derivato "Π"αταγεΐν puo essere impiegato sia con il valore di intransitivo. e da ricordare che. 15. i filosofi ionici si erano interrogati sull'origine del tuono con Talete \jr. jr. Pise.K.-K.]. 384. 48: χρωννύτω τη λέξει). Leucippo [ f r .]. p.9-10. / luppiter an venti discussa nube tonarent[. ancora Philops. 13.: βροντάς σύγκρουσιν νεφών" άστραττάς εκτριψιν νεφών. 946. 4. p. 9). Eup. 194 e Ol. "fracasso" (Bompaire 2003 traduce come «cliquetis». εξω του ττατάγου τ ω ν ονομάτων: ττάταγος significa "fragore". NeWIIiade il termine evoca lo scricchiolio delle fronde degli alberi spezzate dalla furia dei venti (II. χρώννυμι {Hist. con il senso di "far risuonare" (i timpani ad esempio): e in questo secondo senso che e adoperato oltre da Timone per indicate il fragore assordante del tuono di Zeus che sconvolge gli animi ad § 3. 4). 16. Poltera 1997. 9 c'e una comparazione fra i morti che in vita non furono ne buoni ne cattivi e il fumo) e fra le quali si possono menzionare ancora quelle fondate su άνθος (Nigr. possiamo desumere che Luciano voglia espressamente riproporre in questo contesto una delle polemiche dei comici attici contro le nuove teorie dei filosofi naturalisti (cf. 67 A 25 D. 10. 13: ριζόθεν). 68 A 93 D.1. col significato di "rumoreggiare".] e Democrito [ f r .-K. 1170. Theb.9. 59 A 1 D. 430 e n. ρίζα (Tyr. 389) il predicato ·τταταγεΐν indica il frastuono prodotto dalle nuvole quando cozzano l'una contro l'altra e vuole alludere alle speculazioni di chi (come Anassagora) interpretava il tuono come il prodotto di uno scontro fra le nubi. 16. ρέω e composti (Dom.-K. Ph. 8: Διός βέλη. 11 A 19 D. prima di Anassagora. 1. 69-70: fu Pitagora a mostrare agli uomini quae julminis esset origo. Anaxag. 581 d: καττυόυ κα'ι φλυαρίαυ) diventando proverbiale (Rein 1894. p. Nem. Ant.] e Anassimene \jr. Pjth. 59 Kassel . Met. 77: έγχεικέραυνος Ζεύς. "strepitare". 32: il filosofo Arignoto e καττυοΰ μεστός κα'ι Ινδαλμάτων. 6).

"celebre nei canti" ο "celebrato dalla storia" (LSJ9 s.202 Commento 453: κεραυυοΰ [.. 1714: κεραυνών. 6: Cinisco non sa spiegarsi come mai il suo ragionamento con Zeus sia arrivato alia conclusione che i sacrifici sono inutili. che pensavano il dio come causa prima e forza motrice delle cose. 4: Hermes non sa come gli sia sfuggito un morto. perche in tal m o d o il fulmine di Zeus e degradato a livello umano e quotidiano ed equiparato a un qualsiasi oggetto di uso comune (in Fug. II repentino abbassamento del divino alia dimensione terrena e. Gall. per amplificare la comicita di un assunto gia di per se comico (in questo caso Timone non sa spiegarsi perche il fulmine di Zeus sia diventato freddo e si sia spento. άοίδιμος) e frequente presso i poeti per esaltare un complesso cultuale ο una divinita (cf. 7: Cinisco n o n sa come mai n o n gli sia riuscito di spezzare il filo che Cloto stava tessendo per lui. Cat. 20).10-11. 21. Αν. Tr. Soph. "πρόχειρος. 1088: κεραυνοΰ βέλος.. 12. άοίδιμος. cosi.] κα'ι ττερισττούδαστος). "a portata di m a n o " giunge del tutto inaspettato. 9. mort. che la impiega per esprimere lo stupore di qualcuno che non riesce a spiegarsi un fatto (cf.. 1. dopo questi primi due nobili attributi il terzo. mentre e utilizzato dai tragici in relazione a Zeus (Eur. 1749-1750: ώ Διός άμβροτον έγχος / ττυρφόρον [cf. in D. logos onnipotente che dispone razionalmente l'universo intero. puro spirito e. imprevisto e il pubblico. La triplice aggettivazione raccolta attorno a δττλον e disposta in una sorta di comico anticlimax·. ci. 1. al tempo stesso. 14. τττεροφόρον Διός βέλος. Questa teoria era stata proposta da Eraclito fr.v. 34. τελέως άττέσβη και ψυχρόν έστι: nel rappresentare l'arma di Zeus 'spenta' (τελέως άττέσβη) e 'fredda' (κα'ι ψυχρόν εστί) il bersaglio della satira lucianea si identifica con le antiche teorie filosofiche tendenti a identificare l'essenza del cosmo con il fuoco. 199-207) e ripresa dagli stoici.: [Γordine cosmico] ήν άε'ι κα'ι εστίν κα'ι έσται ττΰρ άείζωον. 11 1. Ind. resta piacevolmente divertito dalla sorpresa. in particolare. έκηβόλος nell'Iliade e il primo. conf. in ordine di apparizione. 15 ττρόχειρον il bastone [τό ξύλον] e usato dai cinici per fare 'propaganda'. 2) e la sfrutta. Munoz Llamosas 2002. 22 Β 64: τά δέ ττάντα οιακίζει Κεραυνός. έκαβόλε).] βέλος. 38: λιτανεύω. 3 e 13.4. Vit. 14: στέμματ' έχων έν χερσ'ιν έκηβόλου Άττόλλωνος.-K. Pae. Philops. Pisc. pp. corpo. cf. di una lunga serie di epiteti quasi equivalenti di Apollo (vd. OC 1658-1659: ττυρφόρος θεοϋ κεραυνός]). vd.10. . ancora infra ad §§ 20. Ion 213: έν Διός έκηβόλοισι χερσίν). J. 22 Β 30 D.6 e 29.. infra ad § 38. ουκ οΐδ' öttws : tale formula e tipica del linguaggio di Luciano. disorientato dall'effetto straniante prodotto da questo inconsueto accostamento di aggettivi. 16 [11]. cf.5-6: Timone un tempo era ricco e ττερίβλετττός τε κα'ι άοίδιμος [. fuoco incorruttibile.fr. 3 contro l'insolente Diogene Eracle impugna un arco γυμνόν κα'ι ττρόχειρον). Pind. Bis acc. Icar. Ar. Soph. auct.

μηδέ ολίγον σττινθηρα öpyfjs κατά τ ω ν άδικούντων διαφυλάττον: almeno fin da Omero la rabbia e. pp. 2. per un greco.10-11 e 55. 78-83. 157: υοΰυ κόσμου ττύρινον. Puiggali ad loc.10-11. 3. il nucleo tematico di interi dialoghi quali Zeus tragedo e Zeus confutato (nei quali la spia piu forte dell'atteggiamento scettico di Luciano e la riproposizione quasi ossessiva delle parole ττρονοεΐν e ττρόνοια in riferimento all'azione degli dei sull'universo. pp. 15 e 16.11-12. in cui Zeus era celebrato come puro fuoco divino che infonde luce.1-2. Icar. 415-431). p. in commedia «les metaphores de ce genre sont courantes». l'antica problematica del male nel mondo e del ruolo degli dei che tanto appassiona anche la sua epoca e per la quale le scuole filosofiche propongono opinioni diverse e contrastanti (vd. ττϋρ τεχνικών. ad esempio Max. I. peraltro. infra ad §§ 23. 9-14. 363. attraverso le lamentele di Timone. 1027 [e cf. §§ 348-353. όδω βαδίζον έτη γένεσιν κόσμου. p. p. Pohlenz 1967. 4). Schmidt 1897.6-7: ττρός οΰτω ψυχρόν την όργήν Δία). pp. Luciano deride una tradizione secolare che aveva avuto una delle sue piu mature formulazioni neWInno a Zeus di Cleante. Bompaire 1958. un fuoco che puo divampare all'improvviso e altrettanto rapidamente attenuarsi ο spegnersi (vd. «contester leur Providence.Lucchetta 2004. visto che per lui. [pp. 217221). 1. Tyr. Θ α τ τ ο ν youv τ ω ν έττιορκεϊν TIJ έττιχειρούντων εωλον θρυαλλίδα φοβηθείη αν ή κτλ. p. tipica del repertorio comico. § 634. pp. che vivifica tutto (SVF I. della scintilla di rabbia (στπνθήρα όργής) capace di far divampare passioni smisurate (vd. II. Pohlenz 1967. pp. 609: έμβαλών στπνθήρα μικρόν Μεγαρικοΰ ψηφίσματος] e tutta la Grecia inizio a piangere per il fumo dell'incendio che da qui divampo. 431 e n. cf. calore e vita al cosmo e governa il mondo con la forza del fulmine (SVFI. ma sembra comportarsi aU'opposto: Luciano ripropone. 124. come giustamente rileva Caster 1937. cf. pp. Tale problema e centrale negli scritti lucianei e costituisce. I. 305-324]). Inizia da qui l'attacco di Timone nei confronti di una prowidenza divina che dovrebbe ricompensare i buoni e punire i malvagi. secondo la mentalita tradizionale greca (vd. 145. dunque. 537. Festa 1932-1935. 16.1. c'est contester leur existence»). II. Ε da tale concezione che deriva questa immagine. 171]: oi Στωικοί υοερόυ θεόν άττοφαίυουται. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 203 eterno. 106-108). Ar. 186-194. Dover 1983. Nig·. . Vax 606-611: Pericle mise a fuoco Atene gettandovi la scintilla del decreto contro Megara [v. 186190 e η. II. Taillardat 1962. Ramelli . I. deor. per Taillardat 1962. infra ad § 2. Nat. 2. 1031-1032.: Ιο spergiuro (έτπορκία) e per Luciano uno dei mali peggiori della societa (cf. 41 Trapp e cf. Com.

21.204 Commento Cont. descritta in forma iperbolica ο paradossale (Mortara Garavelli 2005.9-10 per il nesso meteorologia-ateismo). anche Pax 839-841. 424. infra ad §§ 2. [p. anche Cal. p. tr. 181 riporta vari esempi di adynata. Od. «non mi muovo di qui. 17 e 25.» ο «e piu facile che un cammello passi per la cruna di un ago. "che tutto doma".»). conf. Nav. Ar. Tale figura era estremamente apprezzata nel mondo antico. 23. / κάστιν ττερ'ι ήμάς οΰτος. 6. Pseudol. pr. 6. una derivazione comica. Pseudol. p. 2. Alex. Taillardat 1965. p.. 37. Bis acc. 2. οτι άναττλησ θ ή σ ο ν τ α ι τ ή $ άσβόλου: άττολαύειν e usato (come e frequente in Luciano: . J. per altri esempi in Luciano cf. trova qui l'unica attestazione in Luciano ed e usato per la prima volta da Omero.3-4. giacche i comici amavano paragonare il cielo e gli elementi atmosferici a oggetti di uso quotidian ο (vd. 1000-1001: άήρ εστί τήν ΐδέαν δλος / κατά ττνιγέα μάλιστα. campassi mille anni». 12. ττΰρ μεν ή καττνόν άττ' α ϋ τ ο ΰ μή δεδιέναι: il paragone fra il fulmine di Zeus e un tizzone (δαλός) e omerico (IL 13. Nee. Nub. 584-585: ό δ' ήλιος / τήν θρυαλλίδ' sis εαυτόν ευθέως ξυνελκύσας / ού φαυεΐυ εφασκεν ύμΐυ εΐ στρατηγήσοι Κλέων. 11. sfruttavano sovente tali comparazioni per parodiare le nuove e rivoluzionarie speculazioni dei filosofi naturalisti in materia di meteorologia e di astronomia (cf. II comparativo θάττον (αν) seguito da un ottativo serve nei Oiahghi a introdurre un adynaton.8-9 e 9.2-3. 175).6-7. come «non lo dimentichero. §§ 16-28) e. 16. 2. 9. 2. vd. infra ad § 28. am1. neanche morto. 11. D«?r. 20) e la mancata punizione divina degli spergiuri e da lui sovente invocata — secondo le consuetudini ciniche — come prova che la giustizia divina non esiste (cf. δαλόν τ ί ν α έττανατείνεσθαι δοκεΐξ αϋτοϊξ.Del Corno 1996 ad he. 1. 103-105 e cf. probabilmente. 23. anche Imperio 1998 [a]. 95-97 [άνδρες οι τον ούρανόν / λέγοντες άναττείθουσιν ώς εστίν ττνιγεύς. 200].. Nub. 2. 373). in cui era considerata a meta strada fra il proverbio e il paragone (Bompaire 1958. Qui la critica all'inefficienza di Zeus nel punire chi spergiura e fondata sul dissacrante paragone fra la debolezza del fulmine di Zeus e quella di un lucignolo (θρυαλλίς) morente (έωλος) che tradisce. 319-320: δτε μή αυτός γε Κρονίων / έμβάλοι αίθόμενον δαλόν νήεσσι θοήσιν). Im. Pise. Tox. ήμεΐς δ' άνθρακες] e Guidorizzi . Sat. J. «l'ipotesto poetico privilegiato delle operazioni parodiche di Luciano» (Camerotto 1998 [a]. un tipo di figura retorica che consiste nel citare una situazione assolutamente irrealizzabile confrontandola con un'altra. 5. Αν. Ind. pp. in particolare. pp. 33-36. 37. Ar. Bis acc.4. τ ή ν τ ο υ ττανδαμάτοροχ κεραυνοΰ φ λ ό γ α : l'aggettivo ττανδαμάτωρ. μόνον δέ ΤΟΟΤΟ οΐεσθαι άττολαύειν τ ο υ τραΰματοξ. 1).4-5. infra ad § 10. 7). 4. per descrivere la potenza invineibile del sonno (IL 24. Pise. Rh.

v. ad loc). Salmoneo fu punito per la sua empieta. innalzata a rango di divinita infernale ( w .1. credibile e degna di rispetto (cf. 2. [p. θερμουργόξ άνήρ μεγαλαυχούμενοξ: per rendere concreta la sfrontata alterigia (μεγαλαυχ1α: cf. emulo il rumore del tuono trascinando tamburi di pelle e lebeti di bronzo legati ad un carro. 1. infra ad § 28. poiche fu sfrontato e voile essere uguale a Zeus quando richiese i sacrifici tradizionalmente dovuti agli dei. simulo la capacita divina di generare i lampi lanciando fiaccole contro il cielo. 2. 4). 9. rapido e l'esito e brevi le vie" (Pind. pp. supra comm. δια τ α ΰ τ ά σοι και ό Σαλμωνεύς άντιβρονταν έτόλμα: Salmoneo era figlio (ο nipote) di Eolo e fondo una citta in Elide. la punizione divina fu tremenda e Salmoneo fu distrutto assieme alia citta che aveva fondato. anche infra ad § 41. in cui pretese dai suoi cittadini di essere adorato come un dio. ancora ad esempio Nigr.7-11. perche "quando gli dei hanno un desiderio. 653-655]).13) di Salmoneo e recuperata la tradizionale immagine dell'audacia come manifestazione esteriore del fuoco . 67-68). Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 205 Jacobitz 1931 ad be. 9. 30). II riuso del mito in questione rientra nelle normali pratiche compositive del sofista. 312321).5-6.14 e 18. Questa e caratteristica peculiare del modo di comporre di Luciano: basti confrontare.6-7. di nome Salmonia. Tale racconto mitico e parafrasato con funzione satirica da Luciano nella Morte di Peregrine.9-11 e il relativo comm. ad 1. 2. ου ττάνττ) άττίθανοχ ών: in base alia tradizione.11-12: μηδέ ολίγον στπνθήρα όργής κατά των άδικούντων διαφυλάττου. dove e presentato un ricco campionario di esemplari punizioni divine (al primo posto e Salmoneo) equiparate — in comico pendant — alle terribili pene inflitte agli uomini dalla Gotta. al riguardo. ancora infra ad §§ 3. secondo Apollodoro (1. 7).7. 2.10 e 13-14).6. Salmoneus [VII. che ricorre in genere al racconto favolistico per garantirsi l'attenzione del pubblico ο chiarire con maggiore efficacia un concetto. gli dei hanno il potere di decidere tutto con la sola forza. dove e biasimata la pretesa di Peregrino Proteo di rivaleggiare (άνταγωνίσασθαι) con Zeus Olimpio (Peregr. l'uso in chiave parodica del mito nella Gotta. anche se nella preghiera di Timone questo e altri episodi eccellenti di punizioni di empi sono presentati in chiave deformata con lo scopo di suscitare humor (vd. diventando cosi il prototipo dell'ateo arrogante che 1'έκ θεοϋ νέμεσις prowedeva a distruggere (Weinreich 1933. 4. il termine τραϋμα ricorre ancora infra ad § 46. 20]) nel senso negativo di "guadagnare" cio che non si voleva avere (cf. paradossalmente. Trpoj ο ύ τ ω ψυχρόν τ η ν όργήν Δία: cf. Vyth. LIMCs. ma per Timone Zeus si dimostra impotente e cosi la parodia che Salmoneo fa del dio risulta.

45).).206 Commento che brucia dentro l'uomo θερμός. essa era particolarmente apprezzata come narcotico in grado di ottundere i sensi e rendere incapaci di percezione (Hp. 29. Trag. p. si interessa ampiamente a malattie e malanni come le ferite (vd. mischiando. la tosse. 41-43: in Plutarco un alto numero di immagini [191 su 3000] appartiene al m o n d o della medicina) e Luciano. 29). 28. 2. 9. 165 s. conscr. 121 [con bibliografia]. 918: θερμός y a p άυήρ ούδέυ ήττον της φακής. 4 [14]. la pleurite.9-12 la descrizione dell'arma di Zeus come 'fredda' e priva di efficacia). 37). Lamar Crosby 1923. Baldwin 1973. 127-129. dall'altra n o n si fa scrupolo nel prendere in giro coloro che praticano malamente la medicina (vd. 1).8. "caldo" (nel senso di "appassionato". 20-21). p. i riferimenti a Ippocrate in Hermot. la rabbia (Nigr. 6. infatti. § 313 e cf. prende in seria considerazione la professione del medico (vd.. fra i quali quello di curare la febbre quartana e gli spasmi (Theophr. il serio al faceto: da una parte. Philops. 17). pp. 23 (con una probabile allusione. la tisi. come di consueto. il catarro {Gall. 40). 173 e 265-311.5-9. Ar. öttou γε καθάττερ ύττό μανδραγόρα καθεύδειχ: l'eroe di Luciano accusa il padre degli dei di essere completamente indifferente alle vicende degli uomini e di 'dormire' come sotto l'effetto della mandragora (il motivo del 'sonno di Zeus' desunto dall'epica ritorna ancora al § 6. farmaci per la bile {hex. 21. p. ]/Ή 2. 2). HP 9. Phibps. ecc. 7. un potere divenuto nel tempo proverbiale (Rein 1894. Ind. 80. 272 s. unguenti {Trag. 22). 20]). come i ricchi. 10). 2. 109 Rabe) come sinonimo di 'delirante' e 'audacissimo' (ό τταρακεκινημένος κα'ι ττάντολμος). Fuhrmann 1964. Jacobitz 1931 ad be. (Rolleston 1915. Nap. 39). 8.18-19. Loc. la gotta {Trag. menziona operazioni chirurgiche {Apol. Morb. 45). cf. il mal di mare (Tax 19) e il blocco mestruale {hex. 43). per altri esempi Taillardat 1962. nel secondo passo. E t cela le conduit a une reflexion constante sur la mort qui frappe les hommes quand eile veut [. pur se n o n perde l'occasione per assegnare comicamente a certe categorie umane. Lucien . p. supra ad § 1. all'uso di preparazioni a base di oppiacei da parte di Marco Aurelio: Reardon 1971. colliri {Peregr. 38. 1. la febbre (Phi/ops. 8. rimedi come l'elleboro {Nav. Plutarco (cf. l'idropisia {Sat.). infra ad § 46. come dimostrano Elio Aristide. Bompaire 2001: per Luciano «la maladie a des vertus paradoxales mais certaines: devant eile les h o m m e s sont egaux.. 23. ecc. D. mort. hom. 268-269). pp. les rois sont touches comme les mendiants. ecc. si attribuivano molteplici poteri terapeutici. L'aggettivo θερμουργός. 33 e in Ind. i peggiori acciacchi causati da uno stile di vita sregolato {Sat. Ind. mentre al § 9. Bis acc. che si riferisce sovente al m o n d o medico. "ardente" e chiosato dallo scoliasta (p.). 1 e 63. [p. Alia mandragora. 19). Anderson 1989. H p . Vesp.].1214 il dio si tappa le orecchie per non ascoltare le chiacchiere dei filosofi). Cat. Gall.. 28. e n. Lex. a cui Luciano allude ancora in ]/H 2. La passione per l'arte della medicina e tipica degli scrittori della Seconda Sofistica. erba della famiglia delle solanacee. 2. Hist.

La rappresentazione alia rovescia dell'hyperopsia divina demolisce uno .. [pp. conf. 89 = SSR V Β 335. Cie.6-12). 14). 2. 16-17 e Größlein 1998 ad loc. Nat. ad §§ 7. 100-105). Ind. inoltre. 33. che vede tanto lontano da scrutare anche fra le idee di Piatone. mentre in Bis acc. p./. che l'impiegano per dimostrare l'inesistenza degli dei e di una prowidenza divina che regola le vicende umane (Diog. Luciano manipola questo motivo in forma diversa a seconda del personaggio che e chiamato a riproporlo: qui un Timone esacerbato dai colpi della sorte accusa Zeus di lasciare inascoltate le preghiere degli uomini (cf. 90-91 = SSRV Β 334.] οΰτ' έτπσκοττεΐυ. 154]: cf. [p. infra ad § 27. Timone constata che Zeus non riesce a fermare neanche i ladri che rubano a Olimpia (§ 4. Demon. en une demarche qui lui est familiere dans bien des domaines» [p. sia ai satirici (Juv. piu in la. 13. 6. [pp. Icar. 249 e n. Coenen 1977 ad loc. e Zeus a lamentarsi di non poter ascoltare tutte le preghiere degli uomini a causa del 'superlavoro' e della confusione causati dal dilagare della malvagita e della filosofia nel mondo (sul motivo dell'ingiustizia che governa il mondo in Luciano cf. οΰτε T O Ü S άδικοΰνταχ έττισκοττεΐχ: Zeus non e piu capace di svolgere la sua funzione di signore del mondo perche ha perso ogni capacita di pereezione ed e simile a un uomo comune. 3. 9 e 11) e di essere aiutato da Zeus (Camerotto 1998 [a]. 16 (οΰτε ττρουοεΐν [. Luc. ad attuare i suoi intenti grazie al possesso di facolta potenziate quali la capacita di gridare fino a essere udito in cielo. 3. 205.6-15). di contro. tr.. Schmidt 1897. 1-3 e Zeus stesso a lamentarsi perche le incombenze degli altri sono modeste rispetto alle sue (Anderson 1976 [b]. cf.1. 21 e 47-50. 75-81]). 83 e 3. 6 (οΰτ' έτπμελεΐσθαι τ ω ν ττραττομένωυ τταρ' ύμΐυ οΰθ' δλως τι δύνασθαι ττρός τ ά έυ τη yf| ττράγματα) e a _/. La formula οΰτε τ ω ν έτπορκούντων άκούεις οΰτε τους άδικοΰντας έτπσκοττεΐς e prossima a J. 82-34. 75-81]). 36. Laert. mentre Timone in qualita di eroe satirico riesce. J. 71]: «ganz entfernt klingt in diesen Formeln das berühmte οΰτε αυτό -πράγματα εχει οΰτε άλλ ω τταρέχει aus der ersten Kyria Doxa Epikurs nach»). 2. deor. Sat. 19. 15-16: Tichiade si proclama beffardamente debole di vista rispetto a lone. cf. mentre poco dopo (§ 9. cio che gli permette di catturare l'attenzione degli dei (cf. conf. 16-17 e Größlein 1998 ad loc.9.8-9. 42 e Epict. 3 e 11. 88-37. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 207 relativise ainsi l'importance de la science medicale. Philops. 23: il bersaglio della satira e tale da essere chiaro anche a ciechi e sordi. tr. con un divertente rovesciamento delle parti. 6: i filosofi vogliono conoscere la verita ma non sanno vedere neanche cio che sta loro intorno).J. conf. 119-123: in Luciano le immagini desunte dal mondo animale ο vegetale non sono numerose). οΰτε τ ω ν έττιορκούντων άκούειχ: che gli dei non prestino ascolto agli uomini e non puniscano i colpevoli e un topos della critica religiosa particolarmente caro sia ai cinici. 22. pp. 27). p.

199-203). 16 e Prom. SSR IV.. p. la carica di 'supervisore' svolta dal dio sulla condotta umana. Abd. 59: «le sage doit etre le surveillant des actes d'autrui». f r . El 175) piu e piu volte — spesso stancamente — riproposta in eta imperiale (Corn. 3. utilizzato inusitatamente per descrivere la mancata attivita di supervisore del mondo di Zeus. Cont. anche Piot 1914 [b]. Oltramare 1926. Max. 26-27 Keil. tr.6 Trapp. 8 Trapp: l'essenza divina puo υοεΐυ άε'ι κα'ι ττάυτα υοεΐυ κα'ι μή άλλοτε άλλα. Varro Men. sia come vera malattia fisica.J. 206 s. ad esempio Camerotto 1998 [a]. 25. 2. 23: εϊ γε μή χύτραις λημώυτες τυγχάυοιευ). 11. 11: ττάυτ' έφορα Διός οφθαλμός κα'ι ττάυτ' έττακούει. dalla penosa immagine di uno Zeus invecchiato e deriso dagli uomini che contrasta con quella. in particolare Ar. 2-3 dei Fenomeni di Arato). Bis acc. Nub. p. per la 'visione daU'alto' nei procedimenti parodici di Luciano vd. Peregr. Zeus non ha piu autorita sul mondo degli uomini perche con la perdita delle proprie facolta sensoriali ha perso ogni controllo sull'universo: il comico scaturisce. a Menedemo. 22. pur se per Luciano la vista non e uno strumento sicuro e infallibile. per tradizione. dunque. Merc. 5. Αristid. 44. SSRY Β 264-265. Herrn. Nelle intenzioni di Luciano la cecita di Zeus e da intendersi. Nat. mort. del comportamento e delle passioni umane (vd. 41. Phihps. D. Luc . che da vita a quell'immagine classica di "Zeus che vede tutto" (Soph. 10 [20]. 10 [il soggetto e il dio Hermes]: ει μή ττάυυ λημώ. 9: [Zeus] ττάυτωυ αίτιος κα'ι έττότττης εστίν.: riferimenti a Diogene. vd. 24. alia figura del cinico nella sua positiva funzione di supervisore (έττίσκοττος-κατάσκοττος) della vita. pp. 2) e legato. p. Tyr. 11. 43. Max. in Icar. p. Notevole in questo contesto e l'utilizzo di έτπσκοττέω (equivalente di κατασκοττέω). in particolare Epict. 12. 11. 327: υΰυ γέ τοι ήδη καθορας αύτάς. 24 = SSRV Β 27. n° 67. ancestrale. 209 Astbury: il genus dei cinici e simile a quello dei cetarü che awistano i tonni dalla cima dell'albero. deor. ει μή λημας καλοκύυταις. 22.208 Commento degli aspetti piu importanti della concezione religiosa greca. sia come carenza intellettuale: i Greci infatti erano soliti equiparare le persone dalla mente limitata a dei ciechi (cf. λημαχ Si και άμβλυώττειχ ττρόχ τ ά γινόμενα: per Timone Zeus non capisce cosa succede nel mondo perche ha la vista limitata dalle cispe e non vede bene. mentre l'uomo accede . cond. Nigr. ancora Somn. probabilmente. 43 s. e sfruttato da Luciano per potenziare la sua parodia del divino. ad esempio Ar. 10. 15. 64. specula\ cf. impiegato frequentemente da Luciano (vd. 507 s.1-2). Ind. cf. secondo un'immagine proverbiale (Rein 1894. per il motivo dell'osservatorio elevato [ττεριωττή. alia satira di Varrone Gli Endimionr. Plut. Eun. 14 la parodia dei w . cf. In questo caso έτπσκοττέω. Tyr. 581: ώ Κρουικαΐς λήμαις δυτως λημώυτες τάς φρέυας άμφω) e nei Oialoghi lucianei le metafore della debolezza di vista ο della cecita sono regolarmente impiegate a esprimere l'ignoranza. ad § 3.. della assoluta immutabilita della condizione divina (cf.9-10.

carissimo. di contro. 27 [22]. Paragonando Zeus a un vecchio sordo. ecc. 18 [5]. Icar. e in cui si recita ( w . Cerfaux . Byl 1978. ad esempio Ρhit. p. nelle ττρολαλιαί Dioniso ed Eracle. Here. ne di pietra. cf. Laps. 5.. infra ad § 27. και τά ώτα έκκεκώφησαι καθάττερ οί τταρηΡηκότεχ: Zeus pare sordo come un vecchio bacucco a Timone. Nav. 15-22): "gli altri dei ο sono molto distanti ο non hanno orecchie ο non ci sono ο non badano affatto a noi (άλλοι μέν ή μακράν γάρ άττέχουσιν θεοί / ή ουχ εχουσιν ώ τ α / ή ουκ εϊσ'ιν ή ου ττροσέχουσιν ήμΐν ουδέ έν). per Aristofane vd. 45. 24. Icar. Ath. tanto che mentre autori come Plutarco la valorizzano. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 209 all'autentica verita solo andando oltre le apparenze e considerando cio che si trova al di la di queste (Gassino 2002 [b]). pur essendo rivolto a un mortale. 2. Lucien se revele l'heritier des poetes de la Comedie ancienne et nouvelle et de la tradition satirique..10-11. Merc. 17).]. scarse capacita intellettive e pessimo carattere (vd. 20 e 23. 1. di conseguenza. in cui il mondo divino e comicamente abbassato (e degradato) a livello di quello umano per deridere la concezione. 8-9. 9 e 28. giacche tu sei il signore" (Ehrenberg 1931. altri come Aristofane e Luciano la descrivono come un periodo caratterizzato da infermita fisica. non si curano affatto degli uomini. 3 e 14. D.Tondriau .] οίου λημώντες ύττό τοϋ άμβλυώττειν ασαφές τι κα'ι άμυδρόυ ημών ειδώλου ή σκιάν ενίοτε ΐδόντες αν. Tale tema si ritrova gia nell'itifallo per Demetrio Poliorcete attribuito a Ermocle di Cizico (in Duris ap. che sbalordisce per l'incredibile sostrato di devozione pietosa che lo vivifica. ma noi qui vediamo te. Rh. come nota Byl 1978. 266 [descrizione penosa del vecchio Pluto]. 2. et parce qu'il avait le sens du comique. Philops. Fug. Luciano ripropone un altro topos tradizionale della critica religiosa antica: gli dei che non porgono ascolto a cio che accade nel mondo e. 16: άμαυρόυ τι θέαμα <i>s ττρός ημάς τούς άμβλυώττοντας. Cat. 4. ritraendone in tono ironico. 6. A te rivolgiamo le nostre preghiere. 16-17. II fatto che la vecchiaia si accompagni a una degenerazione delle facolta fisiche rientra nel pensiero tradizionale. meretr. il a pergu l'etroite parente entre le risible et le penible». La metafora della cecita come carenza intellettuale. Tu innanzitutto dacci la pace. p. Luct. Schmidt 1897. cond. sarcastico ο caustico tutti i mali [vd. 11. pur se tale eta dell'uomo e considerata in maniera ambivalente dai Greci. dell'onniscienza e dell'onnipotenza di Zeus (cf. 10 [parla Filosofia]: τό σοφιστών φΰλου [. 6. quando descrive la propria vecchiaia. 6 [16]. Sat. άλλ' άληθινόν). cara alia religiosita greca.9-10). supra ad § 2. risulta attiva anche nel contesto presente. 253 d-f = FGrHist 76 F 13). D. 39. 7]). 6: ένιοι δέ κα'ι ύττό γήρως ή άργίας άμβλυώττοντες. 2. che Luciano ama impiegare nella critica ai vizi e alle debolezze umani (vd. tu non sei di legno.7-14 e anche Philops. 2. pr. 9 [19]. mort. lo fa in termini tutto sommato positivi [vd. 325: «lorsqu'il evoque la vieillesse.1. 4 e P>acch. pur se Luciano presenta la vecchiaia generalmente in chiave negativa. ma vero (ου ξύλινον ούδέ λίθινον.

Al di la dell'ambito della speculazione filosofica e noto. ad esempio. 8-10 Keil) e dagli scettici e difesa. 24 [critica alia divinazione]. Diog. 1. est [. 39 [i misteri. 1068-1070: clausa litoribus vagis / audite maria. 58-67 [epicurei] e 133-141 [scettici]. Coenen 1977. che le comparazioni fra la natura della divinita e quella degli uomini sono tradizionali in tutta la letteratura antica e. 6. pp. secondo l'agnosticismo moderato dei cinici ο quello piii radicale degli scettici.. che ama scherzare sull'eta anagrafica del padre degli dei (vd. et specialement avec l'homme. 24. 6. Thy. rovescia l'ancestrale principio deU'immortalita divina (fissato gia dall'epica in formule come άθάνατοί τε θεοί θνητοί τ' ανθρωττοι: Od. Philops. 67-75). di cui si teme addirittura la morte (§ 6. A questa tradizione polemica dalla vastissima eco nel mondo antico si riallaccia lo scetticismo lucianeo. e n. p. cf.] Juppitef).9: άνδρώδους και νεανικού Διός) e quello contemporaneo. Luc. che si contrappone.9-10). Sen. la difesa della condizione 'al di la del tempo' di Zeus in Corn. 2781 s. nello stesso periodo.1-2. 409 [monoteismo di Antistene. 21. Th. le opere di Marco Aurelio ο Elio Aristide. cf. attraverso il quale si infrange la barriera fra il mito e ..] le nerf du burlesque religieux» (Cebe 1966. 48. n. Sacr. Έττεί νέος γι ετι και οξύθυμος ώ ν και ακμαίος τ η ν όργήν: la contrapposizione fra lo Zeus 'giovane' e collerico di un tempo (cf. 180-187). 2. vos quoque audite hoc scelus. come vuole la teologia epicurea (per i cinici vd. agnosticismo di Diogene e Demonatte]. Juv. e come Luciano (Icar. Laert. 105: ά θ α ν ά τ ω ν ιερόν γένος αιέν έόντων) attraverso quel comico procedimento di 'contemporaneizzazione del passato epico assoluto'. si capisce bene perche il motivo degli dei soggetti all'azione del tempo come gli uomini e favorito dai satirici come Giovenale. ad § 6. p.. 13. dagli epicurei. 9 e Aristid. 5. se si considera che «l'identification de la divinite avec un etre qui lui est inferieur. Bompaire 1958. invece.210 Commento 1957. in base alle quali gli dei non esistono affatto. 138). pp. deor. p. 64.. 131). Goulet-Caze 1990. L'inno muove dalle nuove teorie filosofiche in materia religiosa diffusesi nel IV secolo. 61 [la superstizione]. 64-66 [cinismo]. §3 3. vecchio e fiacco. Nei Oiahghi l'immagine di uno Zeus invecchiato e inattivo. 11]. alia genuina spiritualita che vivifica. Hes. cf. Nat. 3. Long 1997. 42 [le preghiere]. del resto. p. 43 [i sogni]. di. Attridge 1978. ridicolizza la concezione antropomorfica della divinita — soggetta a revisione critica da Luciano in particolar modo nei Oialoghi degli dei e nei Oiahghi marini — fortemente awersata dagli stoici (vd. 24. 199. p.. 40-41: virguncula Juno / etprivatus [. fugistis). pp. Demon. ο non si curano affatto del genere umano e vivono in una condizione di perfetta beatitudine. cosi amato da Luciano (Camerotto 1996. 7 e 15. 70 e in generale pp. / quocumque. 37. 38 [prosternarsi davanti agli dei]. 43. 15-16: Jove nondum / barbato.

"sospensione dalle ostilita". Max. dröhnte. 20]: «έτταταγεΐτο.4-5: ή άστραττή συνεχές ώσττερ εις άκροβολισμόν ττροηκοντίζετο) tradizionale nella Seconda Sofistica (Aristid. 7 Trapp: όχεΐται [. 7. Se in precedenza i fenomeni atmosferici governati da Zeus erano elencati in maniera solenne (§ 1.] ό Ζευς έττ'ι τττηυοΰ άρματος κα'ι ηγείται θεών). άεί ένεργόξ ττάντωχ ό κεραυνόξ ήν και ή a i y i j έττεσείετο και ή βροντή έτταταγεΐτο και ή άστραττή συνεχέξ ώσττερ εί$ άκροβολισμόν ττροηκοντίζετο: il fulmine (άστραττή).. per mettere in fuga i sol- . [p. 3 Trapp: εϊ στρατηγός ην ό θεός. Luc.4-6.4-5). qui sono menzionati al contrario con relativa sobrieta: κεραυνός e accompagnato semplicemente dall'aggettivo ενεργός rafforzato da ττάντως. al contrario. dunque. 17 e 26 Keil. στρατείαν δέ την ζωήν. un termine tecnico del linguaggio militare con cui Luciano vuole rimandare all'immagine dello 'Zeus stratega' (per cui cf. d. allora come loro sono immersi nelle maglie del divenire e.1.). 5. mentre ora. anche infra ad § 3. Später Gebrauch». al contrario. infra ad § 45. rollte. le stesse tradizionali manifestazioni della potenza divina sono grottescamente celebrate come elementi di un passato lontano e irripetibile che gli uomini possono solo rimpiangere. Jacobitz 1931 ad be. sono soggetti come ogni altra creatura all'azione inesorabile e ai danni del tempo. όττλίτην δέ τον άνθρωττον. Per variare la sequenza gia sfruttata in precedenza Luciano inserisce. 50 [all'attivo]: ΤΓΟ?ΛΟ1 δέ τύμττανα τταταγέουσιν). Tyr. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 211 la realta in base al semplice sillogismo che se gli dei sono simili agli uomini. 26. 13. 4 Trapp: στρατηγού μεν τον θεόν.6-8: ττοϋ σοι νϋν ή έρισμάραγος άστραττή κα'ι ή βαρύβρομος βροντή και ό αιθαλόεις και άργήεις καΐ σμερδαλέος κεραυνός. Sjr. ττολλά κατά τ ω ν αδίκων και βίαιων έττοίεΐξ και ουδέποτε ήγε$ τότε Trpös αυτούς έκεχειρίαν: in questa sequenza spicca la presenza di εκεχειρία. per il frequente uso di immagini ispirate al mondo della guerra in Luciano vd.2-3. lo strumento di offesa ο difesa che per tradizione Zeus αίγίοχος seuoteva per rineuorare i combattenti e infondere in loro il coraggio oppure. il tuono (βροντή) e il lampo (κεραυνός) di Zeus erano stati in precedenza presentati nello psogos di Timone come chiacchiere (λήρος) e fumo (καττνός) nati dalla mente dei poeti (§ 1. 43. 3.. ad § 31. in particolare Thuc.9: εξω τοϋ ττατάγου των ονομάτων.8-9). 5 e cf.6: Timone vuole accogliere gli adulatori τοις λίθοις έξ ΰττερδεξίων άκροβολιζόμενος. comm. il predicato τταταγεΐν unito a βροντή recupera un'immagine gia sfruttata in precedenza e derivata dalla commedia attica (§ 1. cf. il riferimento alΓαiγίς. 3. 25. di conseguenza. molto curiosa e l'immagine del fulmine (άστραττή) che era scagliato (ττροηκοντίζετο) a ripetizione (συνεχές) come in una scaramuccia (άκροβολισμός). quella fase del confronto bellico — diversa dal corpo a corpo — in cui gli eserciti si disturbavano lanciandosi armi da getto (vd.

pp. Hist. deor. «come fioccassero da uno staccio» (Longo 1976-1993) ο «secouee comme un crible» (Bompaire 1993): il termine si ritrova in Sat. p. tres nombreuses. ancora Vise.1-2] fa in modo che a volte l'egida diventi. ecc. portasse tutto a compimento [τά αλλα ττάντα έτπτελεΐυ]. L'elenco di fenomeni atmosferici derivati dall'attivita di Zeus e tradizionale e ricorda da vicino quello che.] κλαγγηδόν. nei Oialoghi. 202. per tale credenza in Luciano cf. 10 e 19 e ancora J. e messa alia berlina l'assoluta inutilita dell'indagine razionalistica della natura (tema caro alia satira menippea e alia diatriba: Diogene Laerzio [6. reso dai traduttori con «sossopra come un crivello» (Settembrini 1861-1862). Bouquiax-Simon 1968. per radunare le nubi prima di scatenare una tempesta (II. 3. 18. 308.].. ad esempio. piovesse [ϋειυ]. 15. cf. 19: δράκοντες έλικηδόν κα'ι βοστρυχηδόυ). 24. mentre era da tempo sepolto a Creta). in D. il processo di demitizzazione del passato epico attuato da Luciano [su cui cf. 321 e vd. qui sont jointes a αιγίς et a κεραυνός chez Homere». 400.6-8.. tr. 101] ricorda un'opera di Menippo intitolata ττρός τους φυσικούς κα'ι μαθηματικούς κα'ι γραμματικούς. ρ. η° 4: «il faut renoncer a l'etude des phenomenes physiques». 45. 20]. Oltramare 1926. deor. 1 e 45. 447-452. 243-249. tuttavia. 103-105]). Menippo stila come cifra degli eventi naturali inspiegabili che i filosofi naturalisti si ostinano ottusamente a indagare (Iear. [p. 24. 361. D. dei quali signore era Zeus (Dover 1983. nell'Iearomenppo. 5. l'egida e anche arma di Atena [II. L'omoteleuto formato dall'altisonante sequenza di awerbi in -ηδόυ dona alia composizione un tono decisamente comico (cosi giajacobitz 1931 ad be.). 37: «Luden ne reprend aucune des epithetes.. 593. supra ad \ 1 e infra ad §§ 6. 2. 42: βομβηδόυ [. 17. «so schnell wie man ein Sieb schüttelt» (Sommerbrodt 1888). 5 [8].. ττοταμόξ εκάστη σταγών: per i greci gli dei potevano a loro piacimento interferire nelle vicende umane scatenando fenomeni naturali come la pioggia. 5.] ύετοί τε ραγδαίοι και βίαιοι. 2. n. dove Zeus βασιλεύς κα'ι άττάυτωυ ττατήρ depone il fulmine e l'egida per giocare a dadi con Ganimede). 10 [14]. 1. 318.. οί σεισμοί δέ κοσκινηδόν και ή χιών σωρηδόν και ή χάλαζα ττετρηδόν [. ancora. 21. 738. 204. 167. [pp. 20 s. cf. supra ad § 3. 297] e di Apollo [II. il vento. un semplicissimo ornamento esteriore di Zeus come accade. Bis acc. Di non facile traduzione e κοσκινηδόν. cf. 2. 4: ού μήυ άλλά κα'ι άστραττή διάξασα κα'ι βροντή καταρραγεΐσα κα'ι ύετός ή χιών ή χάλαζα κατενεχθεΐσα κα'ι ταϋτα δυσείκαστα ττάντα κα'ι άτέκμαρτα ην): se nell'Iearomenppo. la grandine. corner.] βοτρυδόυ [.212 Commento dati seminando il terrore fra le fila o. nel Timone e smascherata l'ancestrale convinzione umana che voleva Zeus supremo artefice di tutti gli eventi metereologici (cf. 2. 22.. dove un povero chiede a Crono che l'abito del ricco "per la negligenza dei guardarobieri sia riempito . 229. 10: una falsa credenza ha fatto credere che Zeus tuonasse [βρονταν]. 4. Camerotto 2009 ad loc. 742. Od. Sacr.

p. pregandolo di rinunciare alia 'fastidiosa goffaggine dei metri' (τό [.. Camerotto 1998 [a].. ώστε τηλικαύτη έν άκαρεϊ χρόνου ναυαγία έττί του Δευκαλίωνος έγένετο: il riferimento al mito del diluvio come manifestazione suprema del potere di Zeus in un contesto che punta. 13: l'ammistrazione dello stato romano e paragonata a un mucchio [σωρός] sulla cui cima si trovano le cariche principali e poi. 27 e Luc. infatti. ma se qui il senso dell'awerbio e chiarito dal verbo che lo affianca. e in J. nella forma di goccioloni addirittura 'simili a fiumi' (ττοταμός εκάστη σταγώυ). invece. una delle Filippiche di Demostene. 1).] φορτικού τώυ μέτρων άφες) e invitandolo a riproporre. 21]: «φορτικώς. in particolare. cf. la spiegazione fantastica dell'origine della grandine in ]/Ή 1. 14. Πετρηδόν associato alia forza distruttrice della grandine da vita. nel caso del Timone e meglio interpretarlo come ha fatto la maggior parte dei traduttori e renderlo come "in maniera simile a quando si scuote un crivello". Φορτικός e termine del linguaggio retorico usato in genere per esprimere disapprovazione ο biasimo e impiegato da Luciano. als auch in der gewöhnlichen übertragenen Bedeutung = plump. "ίνα σοι φορτικώς διαλέγωμαι: questa frase vale "per dirtela in maniera un po' grossolana e priva di gusto" ed e detta ironicamente in contrasto con lo stile 'alto' appena utilizzato. tutte le altre). Altri gustosi esempi dell'uso ironico di φορτικός nei Oialoghi sono in Hist. Σωρηδόν e attestato gia in Polibio (1. Eccezionalmente iperbolica e la chiusa di questa sequenza di fenomeni naturali.7-8. [p. 138. 21]). tr. infine. dove Hermes dissuade Zeus dal riutilizzare nell'assemblea degli dei un proemio delle assemblee omeriche. con l'immagine della pioggia che scende violenta. 5) e da vita a un'immagine amata da Luciano (cf. Schmidt 1897. 24). [p. 1127: χαλάζαις στρογγύλαις. sowohl in seinem eigentlichen Sinne mit Beziehung auf das vorhergehende σωρηδόν und ττετρηδόυ. 3. [p.1. 'geschmacklos'. pp. p. 25-28). ai fini dell'ironia (cf.]). cambiandola appena secondo la moda dell'epoca (Coenen 1977 ad loc. 3. [p. 66]: φορτικός = 'lästig'. 17. 214 s. doppelsinnig. übertrieben»). conscr.6. dove lo storico ignorante e biasimato perche inserisce nella sua opera "elogi grossolani e degni di un buffone" (τά εγκώμια φορτικά κα'ι κομιδη βωμολοχικά) che fanno solo ridere (Homeyer 1965 ad loc. che Jacobitz ritiene — forse non a torto — la parodia dell'opera di un poeta di cui Luciano voleva farsi gioco (Jacobitz 1931 ad loc. n. Tale mito e. che sfruttava i tre awerbi con terminazione in -ηδόυ a innalzare la gravitas comica dello ψόγος di Timone (Kleinknecht 1937. via via. a svilire il potere degli dei sul mondo e abbastanza scontato. uno dei pezzi di . Apol. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 213 di buchi come un crivello (κοσκιυηδόυ διατετρυττήσθαι) da bravissime mosche". di contro. a un'immagine tradizionale che ritroviamo nelle Nuvole aristofanee (v. Jacobitz 1931 ad loc. 34.

Luciano [Syr. Servio [comm. dunque. Ogigo. Epich. 41-53.Austin. che lo impiegano per riferirsi a un passato lontanissimo e alle origini stesse della Stirpe greca. invece {Gen. 229-339]). Buc. fr. 346 s.^/r. su cui Caduff 1986. 125-415. II racconto del diluvio rappresenta uno dei miti fondanti della civilta ellenica. Call. e si contano circa 80000 opere. 677 a). 12 e Lightfoot 2003 ad loc. 4 Kassel . Syr. Dardano e qualche altro (Caduff 1986. Luc. fin quando Zeus riconobbe la loro devozione e per compassione pose fine al cataclisma. La versione greca del mito prevede che l'eroe trovi scampo dal cataclisma insieme alia sua compagna.214 Commento repertorio preferiti dai sofisti di epoca imperiale. Per cio che riguarda le cause del diluvio. 1213: West 2003. 2]. 23 Kassel . [pp. Rh. I. Nella mitologia greca il mito e associato a parecchi eroi: Deucalione.Austin. Apollodoro [1. 7. la dea ordino loro di gettarsi alle spalle 'le ossa della grande madre'. 6. La piu antica. frr. 12-13. frr. pp. l'immagine che il mondo greco-romano ha del diluvio e ben ricostruibile solo a partire da Ovidio [Met. d. 384 s.Austin. e cosi fecero: dalle pietre gettate da Deucalione nacquero uomini. Verg. spec. scritte in 70 lingue diverse. 339-342]).]. un'arca in cui si rifugiarono per nove giorni e nove notti. Delia storia del diluvio universale parlano le letterature di tutto il mondo antico. Deukalion. I [III/1. la sua famiglia. Secondo la tradizione piu diffusa del mito. 1. 78-79 Kassel . per questo. 69 Kassel . 7. pr.Austin. Eub. [p. 41] e N o n n o [D. a volte attuandone — come fanno per altri celebri mythoi — una sconsiderata strumentalizzazione in funzione dell'effetto spettacolare da produrre nel pubblico. Deucalione (figlio di Prometeo e Climene) e la sua sposa Pirra (figlia di Epimeteo e Pandora e cugina di Deucalione) furono awertiti da Prometeo che Zeus avrebbe inondato la Terra e costruirono. cf. Dinol. 496 Pfeiffer. 125-127]. Ophel. la coppia approdo allora sulla cima del Parnaso e interrogo l'oracolo di Temi (la Giustizia) sul modo in cui ripopolare la terra. d. pp. pur se l'impresa di Deucalione trova risonanza nel circuito letterario greco solo a partire da Pindaro (Pind.Austin. per la Bibbia. da quelle lanciate da Pirra donne (LÄMC s. cio che suscita il biasimo e il riso di Luciano (cf.v. test. d. nella tradizione greco-latina e la rabbia implacabile ./r. p. Saporetti 1982). mentre nelle antiche cronache del Vicino Oriente l'eroe porta con se la sua donna. Dio decise di punire l'uomo per la grande malvagita che ne dominava gli istinti. cioe dei sassi. 3. relative alle circa 400 versioni sparse nelle zone piu disparate della terra (Frazer 1919. 350-356].]). 9. 01. diffusa e famosa versione greca del mito e quella che vede protagonista Deucalione e che affonda le radici nella civilta mesopotamica (epopea di Gilgamesh) e nelle fonti bibliche (di cui anche Luciano fa uso nell'elaborato resoconto dell'evento in Syr. 1 Kassel . in. 6. 6. 20). 113-120 Kassel . Platone fa riferimento a piu diluvi: Leg. Antiph.Austin. 104360. Lightfoot 2003 ad he. 5). Meschini 1960). test. secondo la versione sumera del diluvio l'umanita fu distrutta perche troppo noiosa e popolosa. Diph. una coppia di animali per ogni specie (vd.

naturalmente. 41). Syr. Syr. d. anche se questa ha cause diverse: per N o n n o (D. though a different word from LXX. [p. Uno stretto parallelo con Luciano e offerto da Giovenale il quale ripropone. 311: maxima pars unda rapitur. d. 3. 345 s. in Salt. 'chest'» (Lightfoot Λί/Luc. dove il cataclisma e definite τοϋ βίου ναυαγία. 'naufragio' e si rifa a una tradizione che ritroviamo in Ovidio.]). 82: navigio montem ascendit).. Met. 1. 1. "pioggia torrenziale" (cf. 6. per Servio e l'odio per l'umanita discendente dai giganti ο per l'empieta di Licaone {comm. 12 e vd. infine. Apollodoro non usa un termine specifico per indicate il diluvio e lo definisce semplicemente ττολύυ ύετόυ. Ov. 6.9. ma la riconduce alia generale empieta del genere umano (cf. per Ovidio {Met. nel quale due eroi sfuggono a un gigantesco cataclisma rifugiandosi in una minuscola imbarcazione. 1. 163-347) e la corruzione degli uomini unita all'empieta di Licaone. those reflects Hebrew tebäh. εν τ ι κιβώτιον: per indicate l'imbarcazione grazie alia quale Deucalione e Pirra scamparono al diluvio Luciano impiega il veterotestamentario κιβωτός e si discosta dalla tradizione greca. Syr.]). Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 215 di Zeus che scatena il diluvio. d. mentre nel Timone parla di ναυαγία. smaccatamente ironico e punta a enfatizzare l'assurdita dell'evento mitologico narrato. "naufragio della vita". una specie di cassa rettangolare. per Apollodoro (1. Met. Lightfoot 2003 ad loc. d. 1. 744-747). infine. 12: λάρνακα μεγάλην). quod nos diluvium vel irrigationem dicimus·. la stessa immagine si ritrova. 344 s. 2) e la malvagita della Stirpe di bronzo che proliferava sulla terra. 430 s. 7. tuttavia. in Syr. nn. 39. d. Syr. «a large rectangular container: not a boat. Luc. p. Luciano non specifica la causa esatta del terribile evento. La parola 'barca' si ritrova nella versione babilonese del mito seguita da Berosso di Babilonia {FGrHist 680 F 4 [14]: σκάφος) a indicate ancora. nella quale la nave dei due soprawissuti e costantemente definita λάρναξ (vd. In questo caso l'uso del diminutivo κιβώτιον. but a chest. Guidorizzi 2000. Luc. 12 [p. 12 Luciano ricorda che spaventose precipitazioni furono la causa scatenante del diluvio (come si legge anche nelle versioni mesopotamica e biblica del racconto) e aggiunge che la terra stessa emise acqua (Lightfoot 2003 ad bc. nella narrazione dell'impresa di Deucalione e Pirra. 229-388) e l'uccisione di Zagreo. in Igino [Fab. 153] l'evento e definite cataclysmus. "barchetta" e. in Verg. l'immagine volutamente straniante della 'barchetta' (navigium) con la quale la coppia 'scala' incredibilmente il monte su cui va a posarsi al ritiro delle acque (Juv. cf. [p. 293-298).]). .1. 12: τούτον Δευκαλίωνα έτπ τοϋ τό ττολλόν ΰδωρ έγένετο. il quale ricorda l'affanno degli uomini che cercano di trovar scampo sulle loro imbarcazioni all'avanzata delle acque (Ov. 343 s. Buc. Per cio che attiene alle modalita con le quali si realizza il diluvio.

Frazer 1919. Lightfoot 2003 ad Luc. secondo tradizione. mentre ad Atene regnava Cecrope" (Δευκαλίων τταρά τον Παρνασσού έν Λυκωρείαι έβασίλευσε. La versione ateniese del mito riferita nel Marmor Parium (FGrHist 239 A 2-4) narra. dunque. 1. Syr. 1-2 e Caduff 1986. di conseguenza. d. § 27 e p. 12-13 [pp. 7-8). 2) ricorda che dopo nove giorni e nove notti trascorsi nell'arca. quando vide addensarsi nuvole nere sui monti.]. sulla citta di Licorea sul Parnaso e il legame con Deucalione vd.. la natura stessa dell'anima era fatta di fuoco (SV. 36. e 347-351]). trovarono rifugio Deucalione e Pirra. giacche il Timone e letto davanti a un pubblico ateniese e la menzione di un mito locale risultava particolarmente gradita al pubblico presente: come Pausania espressamente ci attesta (1. 10. mentre Servio {comm. 338 s. [p. in particolare. offri sacrifici per ringraziare gli dei di averlo salvato e vi stabil! il proprio potere (nel racconto ateniese non si fa cenno all'arca e se ne deduce. Paus. come gia Platone in Leg. 1. gli ateniesi gettavano offerte durante la festa delle Hydrophoria (Beschi . 326 s. βασιλεύοντος 'Αθηνών Κέκροττος) e che. che all'epoca del cataclisma "Deucalione regnava presso il Parnaso a Licorea. un ruolo preciso nella strategia comunicativa di Luciano. 186 s. Se consideriamo che il fuoco era per i greci un essere vivente (Taillardat 1965. § 348) e che per gli Stoici. quello descritto da Luciano in Syr.FI. Deucalione insieme a Pirra τω Παρνασω ττροσίσχει. p. le guide locali ateniesi alia sua epoca ancora mostravano con orgoglio il luogo della tomba di Deucalione nella valle dell'Ilisso. in Verg. 268 s. i due in monte Atho liberati sunt. e qui fondo un santuario in onore di Zeus Olimpio. ogni anno. ζώττυρόν τι του ανθρωπίνου σττέρματοξ: ζώττυρον significa "tizzone". p.9-10. ricorda che i sassi da loro gettati per creare una nuova razza umana 'si scaldarono' prendendo vita (Juv. piii in particolare. 151-153. secondo una tradizione. Deucalione cerco rifugio ad Atene. per la similitudine fra il rituale ateniese e quelli presenti in altri centri del Mediterraneo in connessione alia tradizione del diluvio [cf. 7. pp. 136).. 41) riferisce che. 13 a Hierapolis in Siria] cf. La menzione del Licoreo in connessione col mito di Deucalione riveste.).Musti 1982 ad loc. 6. 6. 18. mentre secondo un'altra questi Parnasi mentis altitudine defensi a diluvio sunt. pur se Luciano lo impiega nel senso metaforico di 'scintilla'. 677 b (Caduff 1986. 134- . ττροσοκεϊλαν τώ Λυκωρεϊ: il Licoreo e una vetta del monte Parnaso sul quale. d. in un santuario di Gea Olimpia. era visibile la crepa in cui l'acqua era defluita alia fine del diluvio e attraverso la quale. infatti. 81-87). 3. Buc. non molto distante dal maestoso santuario di Zeus Olimpio — fondato per tradizione da Deucalione stesso — al cui interno. che l'eroe riusci a trovare scampo a piedi: Tümpel 1905.216 Commento 3. p. sul Craneo. Singolare e la consonanza di espressioni fra Luciano e Giovenale il quale. 77 s. Apollodoro (1. nel rievocare come Deucalione e Pirra riprodussero l'umanita (Juv. col.10. 83: anima caluerunt mollia saxd).

Juv. puo riprodursi di nuovo con istinti addirittura peggiori dei precedenti. 54-55: post antiquas Deucalionis aquas. Syr. "indolenza" (cf. cf. 318-319: της άγαν ΰψηγόρου / γλώσσης τάττίχειρα.. invece. 3. 30-31: nam scelus. 2. D'altronde per il mondo classico il mito di Deucalione era un topico punto di riferimento per indicate il momento in cui i vizi avevano preso (o ripreso in maniera peggiore) a w i o (in Giovenale al racconto del diluvio segue il ricordo della corruzione dilagante ai tempi in cui si trova a scrivere e. con il tempo. 5] verso Filippo). nelle Filippiche Demostene spesso accusa gli ateniesi di ραθυμία [ad es. i quali. ακόλουθα Trjs ραθυμία$ τάττίχειρα κομίζτ) τταρ' αυτών: per Luciano tutto cio che pare negate l'intervento della prowidenza nel mondo (in particolare la proliferazione dei malvagi) degrada anche il valore della divinita agli occhi degli uomini. cf.1-2. 4) ma che assume. 1 e 7: ττληθύνεσθε. / die mihi. non compiono piu sacrifici e non si interessano alle pratiche del culto. per merito di Deucalione e Pirra.. con il fatto che uno dei bersagli dell'attacco di Luciano nello psogos di Timone e la concezione stoica tendente a identificare l'essenza del cosmo con il fuoco (vd. 1. in piu. a Pyrrha quamquam omnia syrmata uolvas. 12: [gli uomini di ora] γενέος τοϋ δευτέρου είσίν. 215-218. Luc. sub 2). non pare improbabile che Luciano e Giovenale possano aver fatto uso di una fonte comune in cui il processo riproduttivo originato da Deucalione e Pirra era rivisto in chiave stoica e parodiato (Viansino 1990 ad loc [p.1.]?). quispotuit ledum servarepudicum [. . del resto. d. II sostantivo έττίχειρα. 95-134. un vocabolo che in origine vale "tranquillita d'animo" ο "spensieratezza" (Thuc. 72]). 2. 39. nell'introduzione a questa sezione. secondo un uso non infrequente nella prosa e nella poesia attiche (Aesch. La chiusa finale e inaspettata e arriva come una sorta di fulmen in clausola a ironizzare sulla reale efficacia della punizione di Zeus che. per questo.10-11. §4 4. il valore negativo di "noneuranza". ad esempio Eur. / nullus apud tragicospopulus facti-. cio che si accorderebbe bene. 32. Nat. Corn. in 9. la critica al nuovo assetto della societa che prevede rapporti di dipendenza e di servilismo fra i miseri clientes e i ricchi patronr. Zeus e pertanto criticato per la sua ραθυμία. 15. deor. pur distruggendo l'umanita. εις έττιγονήν κακίας μείζονος: l'accrescimento dell'umanita dopo il diluvio e un elemento presente anche nella narrazione biblica dell'evento (LXX Gen. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 217 135 [Zenone]. Med. non ha eliminato il problema della malvagita della razza umana che invece. Pr. 9. in senso ironico. τό αύθις έκ Δευκαλίωνος ές ττληθυν άττίκετο). 8. 17. Prop. "ricompensa" e impiegato qui. 2: od ήμέτεραι ψυχα'ι ττϋρ είσιν).

21) nota la forte ironia della formula εί μή [. in particolare da quella dei cinici. 44: se gli dei non si occupassero del mondo "noi non dovremmo neppure sacrificare.2-3. 2. 100 Astbury: habes qui et cuius rei causa fecenm hecatomben: in quo ego. 3.] que l'homme ne se tourne vers les dieux que pour conclure des marches». Celso ed Aristide professano con vigore il loro rispetto verso il culto ufficiale dello stato (Boulanger 1923 [a]. 820-821: οΰτε ξιφέων έττίχειρα λαχοϋσ'. Jacobitz 1931 ad loc. 4. Deor../. 11. 149 e) che viene riproposto di frequente nel corso delle epoche successive dalla critica religiosa. Antipho 1. / ούδενός. p. αν διά ττέντε δλων έτών θύσωσιν έν Όλυμττία).3. Icar. 9 e 13-14. nisi forte). 4. Per Timone (portavoce di Luciano) il sacrificio si riduce. 390 e.3-4. Ant. che ammettevano l'esistenza degli dei come pratico postulato e per questo suggerivano di partecipare al culto (Attridge 1978. άλλ' εί$ εθο$ τ ι άρχαΐον σ υ ν τ ε λ ώ ν : nel mondo antico chi compiva un sacrificio si liberava di un obbligo verso la divinita.). 11 (άγα-π~ώντα εί διά ττέντε δλων ετών θύσει τις α ύ τ ω ττάρεργον Όλυμττίων. Med.. Ale. tuttavia. Eur. Epitteto. cf.218 Commento Soph. 147: «[Luciano] croit [. del resto l'esplicita dichiarazione di tale pensiero in M. (p. εί μή Tis öpa -πάρεργου 'Ολυμπίων: la stessa espressione ricorre in Sacr. f r . era comune il proverbio δώρα θεούς ττείθει. Ant. fra i quali Menippo fu spietato nel sottoporre i riti cultuali a una feroce critica. pregare.J. sia nel Περί θυσιών lucianeo (Geffcken 1931). 964. οΰτε θύον-ros ετι σοί τινο$ οΰτε στεφανουντοχ: l'inutilita dei sacrifici per gli dei e un concetto formatosi in eta classica (Eur. conc. 24: έμέ δέ ώσττερ τταρηβηκότα ίκανώς τετιμηκέναι νομίζουσιν. HF 1345-1346: δεΐται y a p ό θεός. 22.] άρα (lat. Prom. nell'Atene di V-IV secolo a. Luciano si mantiene su una posizione piu vicina ai cinici ο agli scettici come Sesto Empirico.. il rapporto stretto di relazione che lega la prowidenza divina ai sacrifici (vd . 5-7. Varro Men. 15. Demon. 46 s. 25-26. tr. 20: ή μεν διακονήσασα έχει τά έττίχειρα ών άξια ην). conf. Resp. 3. lutavi). cf. giurare e compiere qualsiasi altro di quegli atti che compiamo ritenendo che . Caster 1937. quoniam est luere solvere. εϊττερ έστ' όρθώς θεός. δώρ' αίδοίους βασιλήας: Plat. p. 6. vd.. Luciano e erede di questa tradizione e nella sua opera critica. a una semplice consuetudine che gli uomini mantengono in cambio di vantaggi personali e di cui sono sempre pronti a fare a meno nel caso in cui non traggano piu benefici dallo scambio (vd. anche Plat. Ε per questo che i sacrifici sono definiti da Timone άναγκαΐα (cf. p. 11). in maniera irriverente. ut puto. 183).C. / άλλ' αυτόνομος ζώσα. Anche se in eta imperiale il rispetto per i sacrifici e per le pratiche cultuali e lontano dall'essersi affievolito e personality come Plutarco. 4. 14. Icar. 3. OUTOS ου ττάνυ αναγκαία ττοιεΐν δοκών. la cui eco si awerte sia nella menippea Εκατόμβη ττερί θυσιών di Varrone. 20.

4-6. Varrone nella menippea Ecatombe ο sui sacrifici (εκατόμβη . mentre l'attributo Κρονικός e equivalente ad άρχαΐος. τταρωσάμενοι Trjs τιμηχ: il dio Crono. tanto che gia Aristofane tenta di rinnovarla (Nub. Αν. Era. fino a diventare. spodestato dal figlio Zeus e da questi imprigionato nel Tartaro dopo la sconfitta dei Titani. cond. Fug.9-10). 4. 83-84: δσια δρώυ ευφραίνε θυμών" τοϋτο y a p / κερδέων ΰττέρτατον). p. l'eta di Crono e ricordata come un'epoca felice e spensierata (Luc.). 8 Lenz . onorare gli dei era la migliore occasione di κέρδος (Epin. del resto. 929. Nub. 8. e p. "nobile". Luc. Euthd. in piu. cf. Rh. Merc. motivo tradizionale della critica religiosa l'idea che il culto si riducesse a un mero do ut des·.] άττοφαίνουσιν. §§ 463-464). si scontra con lo scetticismo disincantato e irriverente di un Luciano. e un simbolo proverbiale delle piu remote origini del mondo (vd. Rh. a vari tentativi di interpretazione allegorica (vd. Salt. Schmidt 1897. 398: ώ μώρε συ κα'ι Κρονίων δζων κα'ι βεκκεσέληνε. p. 469.J. e come se fosse stato detronizzato. pr.Behr). 17. pr. Dover 1983. Cra. Plat. 1070: συ δ' εΐ ΚρόνιτττΓος). Euthyphr.). "antico" (Ar. come annota Dickey 1996. secondo un uso tipico del linguaggio paratragico della commedia (vd. 40 s. 287 b. laddove la fede entusiasta e legata alia tradizione di personalita quali Elio Aristide. che respinge la storia di Crono al fine di mostrare l'immortalita di Zeus e il suo ruolo di creatore dell'universo (43. 396 b-c). e impiegata con finalita chiaramente comiche. 37).. ad esempio Ar. 279. 14 e-15 a).. Taillardat 1962. un vecchio antiquato e rimbambito (Ar. nei primi secoli dell'impero. giocata su un epiteto enfatico caro alia dizione solenne come γενναίος (da intendersi di volta in volta come "migliore". 10: Κρονικός ανθρωττος): questa metafora e largamente impiegata dai comici fino a diventare banale (vd. in senso traslato. 195 b. l'apostrofe γενναιότατε in prosa .ττερ'ι θυσιών) deplorava l'inutilita dei sacrifici costosi e delle pompe religiose e criticava l'aspetto utilitaristico e affatto disinteressato di tali apparati. conf. [. p. cosi come Giapeto (cf. 261 s. ad esempio Plat. 185 s.5. Nub. Colloquialmente Κρόνος puo designate. ad esempio Plat.. di conseguenza. gia per Bacchilide. "generoso". 581: Κρονικαΐς λήμαις. Cra. 3. 396 b). I celebri miti dell'infanticidio perpetrato da Crono a danno dei suoi figli e del suo assassinio da parte di Zeus furono presto sottoposti. Symp. 8. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 219 gli dei sono presenti e vivono in mezzo a noi"). Plut. "compassionevole" ο simili: vd. κατ' ολίγον Κρόνον σε. al tempo stesso.1. 3). ad esempio. 140 s. ώ θεών γενναιότατε: questa invocazione. Luc . come numerosi altri (vd. p. che definisce spassosamente Zeus un nuovo Crono perche ha perso ogni onore da parte degli uomini e. frequenti temi di discussione. Vax 773-774: γενναιοτάτου των ττοιητών / άνδρός τό μέτωττον έχοντος). il mito della tomba cretese di Zeus riproposto ad § 6. Socrate domandava senza mezzi termini a Eutifrone se la santita non fosse una έμττορική τέχνη (Plat. 4.

amata da Luciano (vd. 12. inanellando cosi una sfilza di epiteti.. A tale invocazione fa eco quella successiva ώ θαυμάσιε (§ 4. 14: ώ γενναίε [. tra le quali Luciano inserisce 'l'omericissimo' ΰψιβρεμέτης e l'altisonante sequenza γενναίος κα'ι Γιγαντολέτωρ κα'ι Τιτανοκράτωρ. § 49: ώ σοφότατε Τιμόκλεις [···] ώ θαυμάσιε). In late Greek. 2. tipici della dizione solenne. § 43: ώ άριστε. ancora Cat. 253). Arafat 1996. di norma. pp. but the reverse is true in the few examples in Herodotus and Plato.. Si tratta di un antico motivo di polemica religiosa proprio dei pitagorici e. . § 47: ώ θεοφιλέστατε Τιμόκλεις. Gall. 24 [29]. ancora Hist.. deor. 8 [13]. che. di contro. che all'epoca di Luciano era di grande attualita. 1. delle riflessioni di Platone (Clerc 1915. § 44: ώ άλιτήριε Δάμι. 48). per ottenere un effetto comico mediante il contrasto stridente fra la nobilta degli appellativi utilizzati per Zeus e la trivialita delle accuse a lui rivolte. Γενναιότατε is almost always used in very positive or very negative contexts. 8. 4. «consiste nel dichiarare che si tralascera di parlare di un dato argomento. L'accumulazione di epiteti enfatici a scopo umoristico e tipica del modus scribendi lucianeo (cf.220 Commento si ritrova per la maggior parte dei casi in Luciano (vd. 8.. 26. conscr.. Nav. 80-89. cf. 16 [18]. Vise.] ώ βέλτιστε). In Lucian the negative meaning certainly predominates. always with a genitive plural. quest'ultimo non si stanca di ingiuriarlo perche non ha altre mosse per contrastarlo (§ 35: ώ ιερόσυλε Δάμι [. una lunga serie di ironici complimenti (§ 39: ώ θαυμάσιε. 8. 93 e 95). mentre. che intanto viene nominato e brevemente indicato nei tratti essenziali» e.12). § 46: ώ κατάρατε. introduce efficacemente una preterizione. § 52: τυμβωρύχε κα'ι μιαρέ κα'ι κατάτττυστε κα'ι μαστίγια κα'ι κάθαρμα). 25. 5. invece. 3. Im. sull'arrivo a Roma di opere d'arte e artisti greci come bottino di guerra vd. § 36: ώ κατάρατε. In questo caso la preterizione accentua comicamente cio che sarebbe meglio nascondere.6. In altri casi. p. e introdotto con maggior effetto (Mortara Garavelli 2005.] ώ μιαρέ. Έώ λέγειν ττοσάκΐξ ήδη σου τόν νεών σεσυλήκασιν: la formula "tralascio di dire" (έώ λέγειν). meretr. 3. vale a dire il fatto che le statue degli dei sono facile preda di ladri sacrileghi e che tutto l'oro. § 45: ώ θεομάχε Δάμι. § 41: ώ γενναιότατε φιλοσόφων. 11. it is used as a commendatory epithet for extremely important people». 41. mart. 12. D. Nav. 139-155.. tr. 7. 2 e 3. in cui «it is combined much more frequently than γενναίε. dove l'epicureo Damide rivolge all'antagonista. § 43: ώ θεοΐς εχθρέ σύ. D. pertanto. D. gli appellativi ironici sono distribuiti nel corso del dialogo ai danni di uno stesso personaggio. deor. D. l'argento e gli oggetti preziosi che brillano nei templi servono solo a eccitare la cupidigia umana.] ώ ναυκλήρων άριστε [. come nello Zeus tragedo. piu tardi. 27). perche legato al ricordo delle grandi spoliazioni che i principali santuari greci avevano dovuto subire dopo la perdita delle liberta politiche (Pausania ad esempio e attento a segnalare le sottrazioni di Nerone a Olimpia: Paus. Bis acc. lo stoico Timocle. J. pp. 19. 5.

in particolare.: «Phidias. ad esempio. Hist. pero. 4. In questo caso l'allusione dotta e alio Zeus fidiaco di Olimpia. 13. 27. 8). in cui si sono visti riflessi di una teoria artistica classicistica tardo ellenistica». altrove questo si concretizza nello stoicismo. Maffei 1994. X X I I : «il primato dell'arte di Fidia. una delle sette meraviglie del mondo antico che Luciano menziona sovente in riferimento al primato di Fidia nell'arte (Somn. II motivo della mancata protezione divina sui luoghi di culto e sfruttato da Luciano. la prowidenza che regola in maniera inalterabile le cause del cosmo e si identifica col volere di Zeus stesso (Pohlenz 1967. 7 e Maffei 1994. il bersaglio polemico di Luciano non e circoscrivibile alle riflessioni di alcuna setta in particolare. 344 s. Hes. Bompaire 1958. XXIV: «il nome di Prassitele qui e forse taciuto volutamente per coinvolgere maggiormente chi ascolta e invitarlo a risolvere un enigma reso banale dalla nitida lettura dello schema iconografico dell'opera»). Peregr. 68. Come e regola nel teatro comico. dove la critica di CiniscoLuciano si appunta sulla teologia stoica e sull'azione dell'heimarmene. ύψιβρεμέτης si ritrova impiegato in chiave umoristica . Op. 4. come accade nello Zeus confutato (in particolare §§ 8-9 e 18-19). per dimostrare l'inutilita di una religione che venera dei privi di potere e autorita: mentre nel Timone. vd. le plus souvent nomme. Luciano recupera la parola epica per impiegarla parodicamente e unirla ad elementi posti fra loro in stridente contrasto. giacche dell'"altitonante" signore degli dei. 4. p. che dovrebbe punire ogni torto grazie al suo fulmine. 86-88. "altitonante" e uno degli epiteti omerici di Zeus e allude alia sua signoria sul fulmine (II 1. e lo scarso rilievo dato alle opere di Lisippo oltre che di Scopas si pone in linea con giudizi sull'arte attestati anche in Cicerone e Quintiliano. si racconta che non sia in grado di fermare neppure i ladri che 'gli rubano in casa' e sia costretto ad assistere impotente a un furto sacrilego perpetrato ai suoi danni (Camerotto 1998 [a]. conscr. est pour lui [cioe Luciano] le type du sculpteur»). pp. il compito di spiegare le difficolta di tradurre nella materia l'immagine degli dei di Omero (Desideri 1978. J. 8. 477-480). 6. p.1.1.6-7. 2. Par. Od. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 221 almeno Saladino 1998).7. pp. Lo Zeus di Olimpia per i sofisti e emblema della divinita nata da Omero e plasmata da mani umane: e per questo. ό ύψιβρεμέτηχ: ύψιβρεμέτης. 354. α ύ τ ω σοι τ ά $ χείρας Ό λ υ μ τ τ ί α σ ι ν έττιβεβλήκασιν: come d'abitudine. il comico nasce dal fatto che uno dei piu nobili epiteti omerici e inserito in un contesto che lo priva di valore. piu volte celebrata in rapporto alio Zeus di Olimpia. 5. 24. 4. che Dione affida a Fidia. p. che generano un effetto straniante e inducono al sorriso: in questo caso. Luciano fa riferimento indirettamente a un'opera d'arte per lasciare al lettore il piacere di decifrare l'allusione a un celebre capolavoro dell'antichita (cf. tr. pp. nel suo Olimpico. 201-213). Gall. 25. ancora la descrizione dell'Apollo Liceo in Anach. Pro im.

in Icar. Met. p. 8) della cui άλαζονεία e τερατουργία (Icar. tipici della poesia solenne. II. 21-22: [il poeta] οΰτι μάχας διέττει Τιτήνωυ / ούδέ Γιγάντων ούδέ <τε> Κενταύρων). 1. e inaspettatamente li inserisce in un contesto in cui i miti cantati dalla poesia sono destituiti di fondamento per suscitare il riso nel pubblico e riproporre. Diog. p. "altitonanti" e "ben barbuti" sono i filosofi naturalisti. Urefia Bracero 1995. "magniloquenti" ed "esperti del cielo" (Icar. servono a richiamare alia mente l'antica polemica contro la falsita delle narrazioni poetiche facente capo a Senofane (fr. 55-57). Ael. 253). come l'avanzata di una nuova Stirpe di Giganti ο la liberazione dei Titani) e. dove Era vede Zeus preoccupato e teme sia accaduto qualcosa di spaventoso. La contaminazione delle forme dell 'epos con quelle della commedia e una delle modalita piii efficaci per generare un ibrido retorico. che rientra nell'ambito dello spoudaiogeloion·. 3. 151-162. ma sono solo τολμηταί e θαυματοποιοί. p. "vengo in aiuto". 4. ΰψιβρεμέται e ήυγένειοι (cf.) si riferiscono alle immani lotte condotte da Zeus per garantirsi il potere contro i Titani e i Giganti (Ov.222 Commento gia in Ar. 4. 73 = SSRV Β 132) e dai diatribisti (Oltramare 1926.10. en passant. 10. la polemica sull'incongruenza tra la parola poetica e il piano del reale a lui cara e gia proposta nell'incpit della preghiera di Timone (§ 1. "vengo in soccorso". 21 Β 1 D. Luciano conia dunque i magniloquenti composti Γιγαντολέτωρ e Τιτανοκράτωρ. ws βοηδρομήσαντε$ αϋτοϋξ συλλάβοιεν ετι συσκευαζομένου$ •rrpös την φυγήν: e questa l'unica attestazione nel corpus lucianeum di βοηδρομώ. Laert.7-8. 3. 275. "sfrontati" e "abili giocolieri" (Icar. 85) e ούρανογνώμονες.8-9. 773). n° 92 a: «toute crainte causee par des croyances d'anthropomorphisme doit etre ecartee»). termine tipico del linguaggio euripideo appositamente inserito da Luciano in un contesto di 'ridicolizzazione del divino' per accrescere il generale tono paratragico dello sfogo di Timone (Karavas 2005. ώκνησα$ ή άναστησαι T O Ü J κύνα$ ή T O Ü J γείτοναξ έττικαλέσασθαι: per l'uso di cani a guardia dei santuari cf. έκάθησο: alia polemica sull'inutilita dei sacrifici Luciano lega la critica al culto delle immagini e alia rappresentazione antropomorfa della divinita inaugurata da Senofane ed Eraclito e sviluppatasi in eta ellenistica. Salt. Od.10.. 4. 456). al tempo stesso. 64. 4. tr. che vogliono essere ΰψαγόραι (cf. Luciano parodia i miti della Gigantomachia e della Titanomachia in J. e tollerato . 385 e 2. 126 s.2-9). 15. 5). 13 e 11. 37-38. 1. 6) non si puo che ridere (Camerotto 1998 [a]. 6. Lys. ad esempio.-K. Luc. pp. Γιγ-αντολέτωρ και Τιτανοκράτωρ: questi due hapax lucianei (per cui vd. N A 7. quando il culto dei simulacri e destituito di fondamento dai cinici (vd. Od. 4.

7-12: l'assemblea degli dei e un'assemblea di statue. 240 Astbury. Dione e Celso). Puiggali ad loc. il protagonista piu eclettico e fantasioso (Clerc 1915. . ad una del tutto spirituale. 12. per il quale occorre conservare le usanze stabilite presso ciascun popolo e rispettare le immagini sacre. Plutarco inveisce contro quanti si permettono di rivolgersi alle statue come se fossero divinita (De Is. come nel Timone. tale 'conservatorismo' e tipico di una certa mentalita dell'epoca e lo si ritrova anche in Plutarco. come Massimo di Tiro. Cie. 579 b Astbury: ubi denique Apolh divinus. 2. dunque. un assalto all'integrita fisica della divinita stessa attraverso la dissacrante identificazione fra il simulacro e l'essere supremo che questo rappresenta (Clerc 1915. dove il maestoso Zeus di Olimpia e descritto mentre 'restava seduto' (έκάθησο) a guardare i ladri che razziavano il suo tempio impunemente e gli mettevano le mani addosso: l'attacco contro la statua diventa. dunque. deor. malgrado le loro imperfezioni. Tyr. 1. 19-20). p. «sul culto delle immagini s'ineontrano le eoneezioni piu diverse. 114-118). L'antica polemica contro gli idoli e contro quanti si prostrano ai loro piedi come se si trovassero di fronte a vere divinita e ancora vivace in epoca imperiale e Luciano ne e. 2 Trapp. in particolare pp. con un procedimento proprio della satira (Varro Men. 379 c-d). Symp. Varro Men. 8. p. 241-263]. 45. denuncia la vanita dei simulacri divini che nulla racconta della potenza degli dei (2.. 11: per abitudine chi entra in un tempio non pensa piu di vedere una statua ma la divinita in persona. che pone tra i due una netta distinzione ο condanna del tutto l'adorazione della statua» (Nestle 1973. 2.). Dio Chr. cf. cf. 17.fr. conf. Epitteto.fr.1. attribuendo a questa movimenti e manifestazioni diverse e in special modo potere di guarire i mali. 28-29: idcirco stolidam praebet tibi vellere barbam / luppiter?) molto amato da Luciano (Sacr. Per coprire di ridicolo la rappresentazione tradizionale e le immagini degli dei.] ostenderet?·. ut ex tot auriponderibus quae infinita congesserant saecula ne unum quidem habuerit scrpulum quod hirundinibus hospitis [. 317 s. da quella ingenua e rozza ehe identifiea il dio con la sua raffigurazione. risvegliano negli uomini il ricordo del dio (Max. indubbiamente. 32: dei ladri sacrileghi hanno 'tosato' i riccioli d'oro dei Dioscuri [cioe delle loro statue]). Nat. 264 e 266-267 [Zenone]. Attridge 1978). ora con fare benevolo dagli stoici (SVF I. ad esempio. et Os. 85) ed e affrontato ora con accenni polemici. J. cum apiratis maritimisquepraedonibus et spoliatus ita est et incensus. Luciano adotta la mentalita dell'uomo volgare e finge di confondere i simulacri degli dei con gli dei stessi. J. 8: per Cinisco gli dei sono soggetti a molte disgrazie e ad alcune di loro 'd'oro e d'argento' capito addirittura di finire fusi. 87-168. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 223 dagli epicurei (Cie. Nat. la cui utilita viene dal fatto che. com'e stato notato. 30. ma naturalmente non l'unico: Epitteto. alcuni assumono posizioni piu concilianti. tr. Pers. deor. [pp.. 59-60) e dai platonici.

deor. e scettica sull'attendibilita storica del furto menzionato nel Timone.. 3. pur se simili episodi erano tutt'altro che infrequenti nel mondo antico (come testimonia. le type du sacrilege est de voler quelque partie precieuse d'une statue divine»). Ε da dire che il fatto non trova riscontro nelle fonti antiche: per questo Coenen 1977 ad Luc. la lunga scia di furti sacrileghi. 241 s. δεκάττηχυν κεραυνόν εχων έν τ η δεξιά: Luciano curiosamente dota il colosso di Fidia a Olimpia di un enorme fulmine da died cubiti. attribuiti a Dionigi il Vecchio: vd. dunque. tr.. 83-85: Diogenes quidem Cynicus dicere solebat Harpalum. Hall 1981. il motivo del furto sacrilego e introdotto per dimostrare l'inattendibilita delle teorie stoiche sulla Prowidenza. un classico topos letterario e si dimostra pronto — come d'abitudine — a subordinate il dato storico alia creazione letteraria: mentre nello Zeus tragedo. anche Ando 1975. 1-8) sappiamo che aveva nella destra una Vittoria e nella sinistra uno scettro sormontato da un'aquila (Maddoli. cf. J. p. Nat. 150153: minor exstat sacrilegus qui / radat inaurati femur Herculis et faciem ipsam / Neptuni. et Os. an dubitet? Solitu<mst> totum confare Tonantem\ Plut. Juv. mentre da Pausania (5.224 Commento 4. 13. 83-84). nel Simposio e utilizzato per denunciare l'avidita dei filosofi (giocando. qui temporibus Ulis praedo felix habebatur. Cie. p. infra comm. De Is. in particolar modo per la passione di Luciano per l'invenzione di aneddoti di questo tipo: basti pensare che nel Simposio lucianeo (§ 32) di un furto simile a quello di cui qui si fa beffe Timone e incolpato Ermone epicureo (gia Caster 1937. 3. qui bratteolam de Castore ducat. ad § 10. che a titolo di esempio cita il § 6 dei Progymnasmata di Ermogene. tr. ad esempio. Tale motivo e presentato attraverso la notizia del furto dei riccioli dello Zeus fidiaco di Olimpia a opera di ignoti profanatori. 40. 25] osservava che «pour Luden. 25 (p. e n.11-12. deor. Diogene disconosceva la sacralita delle Offerte agli dei e sosteneva che non era affatto empio chi andava a rubare nei templi. contra deos testimonium dicere. nel Timone per abbassare a livello di triviale invettiva la violenta preghiera di Timone. 73). della mancata punizione dei ladri sacrileghi che e prova della non esistenza degli dei (cf. tipico della critica filosofica cinica. alcuni dei quali non storicamente accertati.] invita in hoc loco versatur oratio.10-11. pero. che intentare un'accusa ai danni di un ladro sacrilego era uno dei temi sui quali i giovani si esercitavano nelle scuole di retorica (cf. Cie. 4.Saladino 1998. t o ü s ττλοκάμουχ ττερικειρόμενοχ ύττ' α ύ τ ώ ν : Luciano ripropone l'abusato tema. 11. 4 e J. come ricorda Diogene Laerzio in 6. Bisogna ricordare. inoltre. evento comicamente ricordato ancora nello Zeus tragedo (§ 25) dallo stesso Zeus. 166 s.9-10). n. Nat. videtur enim auetoritatem adferre peccandr. 106 [su Tim. 238- . quod in illa fort una tarn diu viveret [. 85) ritiene improbabile che Luciano intenda rievocare un awenimento storico. 379 c: un episodio identico a quello narrato da Luciano e riferito per una statua di Apollo). in piu. sul proverbiale motivo dell'empieta degli epicurei: cf. pp. p. 481. Luciano sfrutta.

se non per visione diretta (in una delle sue numerose visite a Olimpia). ad esempio (Serafini 1957. 1714. lus Fasque. a divinita ο a cose inanimate come se si trovassero di fronte a chi parla: in Giovenale. al pari del finto episodio del taglio dei riccioli patito dal simulacro (cf. ΤαΟτα τοίνυν. invece. «audi\ luppiter. 243-257 e 293 s. 5. 283. L'apostrofe rivolta agli dei. se solo si ricorda che appartengono a questo stesso autore anche Fe immagini e In difesa delle immagini. U fulmine nella destra attribuito alio Zeus di Olimpia rappresenta. 8. 9.] nos munera temp lis / quippe tuis ferimus famamque fovemus inanem. che Luciano possa aver commesso un errore di lettura «ayant lu σκητττόυ pro σκήτττρου dans sa «source» (confusion frequente) et transcrit par l'equivalent κεραυνών»: tale congettura non risulta cogente. pp. viene rivolta a Zeus (2. p. 12 ritiene. pp. a recuperate un celebre modello iconografico classico e a rimodellarlo seguendo i dettami della sua fantasia: la cosa d'altronde non stupisce. come pensava gia Blümner 1866. p. 126-128). 218-222.: la triplice interrogativa finale a mo' di apostrofe chiude l'aretalogia negativa di Timone e completa la lunga.. haec scelera. "Η κτλ. 265-267) e al denaro (5. 206-218: luppiter omnpotens [. 136-137).. 722-764). in particolare. Nat. («sine dubio ilia aetate tota fabularum ad artem spectantium series Phidiae claro nomine utebatur et ad eum multa aut omnino ficta aut quae aliis artificibus evenerant. poiche non tiene conto del fatto che Luciano doveva conoscere probabilmente l'iconografia del colosso di Fidia. quindi. ττηνίκα τταύσεται o ü t w s άμελώξ τταρορώμενα. grottesca invettiva contro Zeus. niente piu che un jeu litteraire. Per Luciano il fulmine resta l'antica arma dello Zeus omerico (cf. caecique in nubibus ignes / terrificant animos et inania murmur a miscenß [. genitor.. essendo la statua celeberrima e compresa fra le sette meraviglie del mondo. Aen. alle ombre dei grandi personaggi del passato (6.] aspicis haec? An te.12-13. Peregrines consuks etperegrinum senatum .10-12). n. e un elemento che conferisce notevole intensita e carica drammatica al discorso (Verg. 5.). deor. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 225 244).. 202 e. Corn. gia dall'eta arcaica erano molto popolari bronzetti riproducenti Zeus che scaglia la folgore: Ando 1975. Ath. 8: et conversus ad simulacrum lovis·. L'apostrofe e un tipico procedimento retorico con cui ci si rivolge a personaggi assenti. ώ θαυμάσιε. almeno in maniera indiretta. l'elemento caratterizzante la sua primitiva e piu 'ortodossa' iconografia (Ar. referebantur»). pur se sostituito in eta classica da Fidia con il simbolo della Vittoria per quel processo di 'progressiva perdita del fulmine' in cui Zeus. / nequiquam horremus. audite. 4. 4. Αν. Liv. inquit. ad esempio Fug 22 [Apollo a Zeus]: κεραυνοΰ μέν y a p ή της σης δεξιάς ουδαμώς εκείνοι άξιοι). supra ad § 4. diventava l'illuminato governatore del mondo (Cook 1914-1940. e preferibile pensare che Luciano si sia divertito. accogliendo una congettura di Anderson (Anderson 1980). pp. pero. Bompaire 2003. cum fulmina torques. 18 s. da altitonante tremendo e vendicatore. Kopeke 1976).1.

4. 8. giacche una Variante del mito del diluvio faceva risalire l'origine del cataclisma alia punizione divina di Fetonte . Oakley 1998 ad loc. Aesch. 30. pur se «the lexical meaning of θαυμάσιος is 'wonderful'. Come segnala Dickey 1996. Heraclit. 16 e 28. Herrn. ώ θαυμάσιε: l'apostrofe ώ θαυμάσιε. 39 [in senso ironico]: ώ θαυμασιώτατε βασιλέων). di contro. Tox. p. Tr. lnd. Cjc. e sopra tutto vigila l'occhio di Zeus "che ogni cosa vede e considera"). Soph. vd. 44: «ττόσοι Φαέθοντες ή Δευκαλίωνες ικανοί ττρός ούτως ΰττέραντλον ϋβριν. Nella storia del pensiero ellenico ritorna incessantemente l'idea che l'ordine dato dagli dei al mondo sia fondato sulla supremazia di Δίκη (cf.. mort. Nigr.-K. wie viele Strafen. "immortali custodi di Zeus degli uomini mortali. 252-273: sulla terra si aggirano 30000 dei. d. 19 [27]. Tr. 39 e 49. augurato temph captus atque ipse oppressus visurus es?» [vd. nella forma del superlativo e in Nav. fr. ancora Nav.13. 12. 731-752. 420 s. also mit Wasser und Feuer. 599-607. h. l'unica invocazione con l'aggettivo utilizzato al plurale e in Pise. Tale vocativo e tipico dei dialoghi di Platone.]). 8. Gall. 4. Anach. Icar. 353-355. luppiter..13-14. 141. 16. "ο ammirabile". there is generally no distinction in usage between θαυμάσιε and φίλε or άγαθέ. Eur.: la seconda interrogativa colpisce uno dei caratteri essenziali della religione greca. Thgn. ττότε κολάσεις την τοσαύτην άδικίαν. 23. p.226 Commento in tuo. p. Lloyd-Jones 1971. sind zur Bestrafung des menschlichen Frevelmutes notwendig»). il fatto che si riscontri costantemente nel mondo una mancanza di giustizia non puo che far vacillate la fede e gettare l'uomo nel dubbio. 64 e 81. 1485-1488. se il trionfo di Δίκη dovrebbe essere una prova certa dell'esistenza degli dei. 884-889. ττόσοι Φαέθοντεχ ή Δευκαλίωνες ικανοί: Deucalione e Fetonte sono metaforicamente evocati a simboleggiare le terribili punizioni che un tempo Zeus dispensava agli uomini (cf. tr. or 'extraordinary' [. 'admirable'..12. Aubriot 1984). D. 3.. 2. and thus it was probably the sense of 'admirable' rather than 'extraordinary' which underlay the use of this term as an address». 8. 4. accentua il tono sarcastico della prima delle tre interrogative retoriche che pongono termine alia preghiera di Timone a Zeus (per l'uso di questa forma di invocazione in Luciano vd. I due personaggi mitici non sono accostati a caso. nei quali ricorre 40 volte al singolare e 3 al plurale (Dickey 1996. J. 280).]. che preservano la giustizia e osservano le opere scellerate". Op. quella fede nell'infallibilita della giustizia degli dei e nella protezione da loro accordata agli uomini che occupa un posto di assoluto rilievo gia nelle Opere e i Giorni di Esiodo (Hes. Salt. 1278. Agam. mentre Dike "sedendo accanto al padre Cronide rivela la mente degli uomini malvagi". 5. wie unter Deukalion und bei Phaethon. ma per Luciano. p. 22 Β 94 D. Schmidt 1897.

§5 5. sia per la sua profonda conoscenza dell'elemento marino. auet. a "genere umano" (cf..Ναν. Icar. deor. tr. [p. cf. n. "Ινα y ä p τ ά κοινά έάσα$ τάμά ειττω: questa fräse segna uno stacco netto fra l'irriverente invoeazione a Zeus e il patetico ripensamento di Timone sulle cause che l'hanno condotto alia rovina. Trpös oütcos ύττέραντλον ύβριν τ ο υ βίου: ύττέραντλος. anche se qui esprime metaforicamente l'incredibile accrescersi della superbia umana a causa dell'ignavia degli dei e va inteso. Plut. pertanto. καταβυθίζουσιν αύτάνδρους ήδη τους βίους). Menschen». qui equivale a "mondo" o. Metafore e comparazioni legate al mondo della navigazione sono numerosissime nella tradizione letteraria greca (per via del forte legame dei Greci con il mare) e Luciano stesso ama impiegarle sia per il legame che lo unisce agli scrittori del passato. maturata nell'arco di un'intera vita (Schmidt 1897. 429 s. pp. col significato traslato di "immenso". J. "strabordante". § 40. infra ad § 18..10: Κροίσων έκκαίδεκα. 17: "Αιδην μοι λέγεις κα'ι Τιτυους κα'ι Ταντάλους. Fhilops. 1: ήλιους κα'ι σελήνας. 33-39. 72. che si fa risalire ad Archiloco f r . "che fa acqua da ogni parte". I plurali enfatici Φαέθοντες e Δευκαλίωνες amplificano iperbolicamente la dilagante malvagita che agli occhi di Timone contamina il mondo: tali forme umoristiche sono usate da Luciano con frequenza come facile espediente di comicita (Cunningham-Robertson 1913. Riguardo al termine βίος. Jacobitz 1931 ad be.1-2. conf. 19: έν τ ω βίω [«in der Welt»: Coenen 1977 ad loc. . 2 ) e Alceo f r . 45). Herrn. 4. ώς αν εϊττοι τις. 6: ή γάρ φιλοχρηματία [. la riproposizione di Luciano in D..1. 326 Lobel . J. 3: Κωκυτο'ι y a p κα'ι Πυριφλεγέθοντες κα'ι τά τοιαύτα κέκληνται. 22]: «der Lebenden.] ττάνυ άλλόκοτα κα'ι τεράστια μυθίδια. anche Fuct. Vit. 8 [a parlare e Diogene]: έκκαθαραι τον βίον ττροαιρούμενος).Page = 208 Voigt). 16).. sul mito di Fetonte cf. ancora infra ad § 25.6: τη είρεσία των τττερών). meglio. vd. infra ad § 23. p. 77]. Ν αν. Mar.. e detto in genere di una nave (come in Luc. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 227 da parte di Zeus (come ricorda Igino in Fab. XLVI. 24). 91 Tarditi = 105 W. 152 A. 1: Μίδαι κα'ι Κροίσοι κα'ι Πακτωλοί οΚον. ben attestato nella tradizione letteraria (Eur.14. 743..6: ττρό ττολλοΰ έκλελοιττός έκ τοΰ βίου. Guidorizzi 2000. infine. e apprezzata dai retori (come dimostra Longino nel trattato Del sublime ad § 44. p. vd. "che tracima". p. Hipp. vd.8-10: Pluto e ύττέραντλος e rischia di sommergere Timone. 25 [24]).] κα'ι ή φιληδονία δουλαγωγοΰσι. cf. μάλλον δέ. 2: Πηγάσους κα'ι Χίμαιρας κα'ι Γοργόνας κα'ι Κύκλωπας [. la metafora del naufragio. Apol. 767.

che e stata causata dall'aver beneficato stoltamente i numerosi adulatori che un tempo lo attorniavano. 5. Ρhit. 13 e 24: Adimanto immagina che nel caso in cui. riuscisse ad avere una nave tutta sua per darsi al commercio.5-7). L'idea della sostanziale coincidenza fra ττενία e κακόν tuttavia e antichissima e ben diffusa nel mondo greco (vd. cf. έττειδή π έ ν η ς δια τ α ΰ τ α έγενόμην. ρ. che la lingua e legata". 37. p. mentre chiunque non adempisse a quest'obbligo poteva esser biasimato dalla comunita intera (Dover 1983. 449-459: la scala dei valori che un greco doveva rispettare nel beneficare gli altri poneva al primo posto i genitori. 561 "chiunque fugge lontano da un povero pur essendogli amico". ετ' ουδέν ειμί. Med. 15.10: ουδέ γνωρίζοντες έτι ή ττροσβλέττοντες). al secondo i parenti. 79: εξάρας y a p με ΰ ψ ο ΰ κα'ι τήν ττάτρην κα'ι τό l'pyov).. Soph.228 Commento 5. pp. 830: έττήρκουν τοις δεομένοις τ ω ν φίλων). che sembra parodiare la presente lamentela di Timone (§ 8. 2. [ ώ ] ττόλις ττατρία. i cittadini di altre citta greche. 27 vede una similitudine fra questa dichiarazione di Timone e quella del contadino povero del Pluto di Aristofane (v.4-6. 177-178: "l'uomo schiacciato dalla poverta non e in grado ne di parlare ne di agire. 837. e dunque Luciano non aveva bisogno di attingerla necessariamente da Aristofane. 304-311. Hdt. 124 e n. Delz 1950. p. i benefattori e i concittadini. cf. pp.]. Husson 1970. 27 ritiene che Luciano desuma l'immagine di Timone ignorato da quanti considerava amici da Ar. poi gli amici. infine. Thuc. dove il contadino povero si lamenta di essere diventato invisibile agli occhi degli altri per via della sua poverta (ουκ έδόκουν όράν μ' έτι). Era un pensiero tipico della mentalita greca.. τ ο σ ο ύ τ ο υ ς 'Αθηναίων εις ΰ ψ ο ς αρας και π λ ο υ σ ί ο υ ς έκ ττενεστάτ ω ν άττοφήνας και ττασι τοις δεομένοις έττικουρήσας: con lucida precisione Timone illustra la condizione penosa in cui si trova (cf. gli schiavi). i barbari e. . che una persona ricca dovesse invitare gli amici a condividere la sua fortuna. / ττώς αν είσίδοιμί σ' άθλιος γ' άνήρ [. inoltre. οϋκέτι ουδέ γ ν ω ρ ί ζ ο μ α ι ττρός α υ τ ώ ν ουδέ Ίτροσβλέττουσιν: Ledergerber 1905. e dallo stesso Timone nell'incontro con Demea (§ 49. Peregr.2-3. II.]. 1. per cui si deve pensare piu all'influsso di un repertorio di scuola che non al recupero di un ipotesto preciso. Thgn. 9. 22. 1). potrebbe vivere una splendida vita beneficando gli amici e offrendo grandi distribuzioni d'argento ai suoi concittadini e ai meteci. per volere di qualche dio. 38). II motivo della poverta intesa come inesistenza sociale e riproposto piu in la da Hermes. 61 s. pur se l'istinto di aiutare amici e bisognosi una volta acquisita la ricchezza e un tratto tipico del parvenu di Luciano (cf. [p. Gall. Pisc. Nav. 41. Ledergerber 1905. per le distribuzioni [fenomeno tipico dell'epoca romana] vd. ad loc. Ph. Eur. 1212-1216: ώ ττόλις.

94 e cf. Sjth. 30 [ironico]: ΰττοκύψας εις τό Περσικόν ττροσκυνώ σε ττεριαγαγών εις τούττίσω τ ω χεΐρε. enc. Nav. D. cf. un cenno di comando ο un desiderio espresso con forza (Plb. infine.6-7. mort. 22 e ancora Cont. 38. spec. 3 in relazione ad Alessandro Magno: άττοστάς των ττατρφων ττροσκυνεΐσθαι ήξίου). oi tews ύττοτττήσσοντεξ και ττροσκυνοΰντεξ κάκ του έμοΰ νεύματο$ ανηρτημένοι: il comportamento servile dei parassiti che si affollavano un tempo intorno a Timone ricorda quello osservato dai clientes romani verso il loro patronus in Nigr. 22 ο degli intellettuali greci al soldo dei ricchi romani in Merc. 12 [25]. 3335 e n. 199-201). in Muse. vd. 22: φίλων -πρόσοδοι κα'ι δεήσεις κα'ι τό ατταντας ΰττοτττήσσειν κα'ι ττροσκυνεΐν. 82 s. 9). 10 (la scena della salutatio mattutina e tipica della satira latina da cui. come illustrano i predicati usati per descriverlo: ΰττοτττήσσω ha lo stesso significato del semplice τττήσσω e significa "nascondersi". 42: una pietra tombale iscritta e eretta per uno scita ucciso da un leone.v. 22. che lo impiega di frequente per dare a una digressione un tocco di mistero ο di fantasia (vd. 21. 6. che i bisognosi siano soliti umiliarsi prostrandosi di fronte ai ricchi e ricordato anche in D. Προσκυνέω veicola l'immagine della proskjnesis di tradizione Orientale ed esprime una totale sottomissione verso la divinita ο una forma di devozione che trova la sua esaltazione nell'usanza persiana di prostrarsi ai piedi del re ο di un superiore (LSJ9 s. Husson 1970. τττήσσω. 7: una stele bronzea consumata dal tempo ricorda le imprese di Eracle e di Dioniso su un'isola dell'Atlantico.1. Carcopino 1996. Cat. dei clienti verso Adimanto in Nav. 9 [19] 3: ττροσκυνούμενος ύττ' αυτών. ad be. 37 e 38: οί βάρβαροι ττροσκυνείτωσαν. "acquattarsi" per nascondersi (in un'imboscata ad esempio) ο "essere atterrito" per la paura (Chantraine s.8-9. 4). cond. ma puo anche sfruttarlo. 1. mort. Altre volte Luciano inserisce tale tema nella critica (tipicamente cinica) deU'inutilita di sacrifici e onori resi ai morti (vd. [p. mort. 5. II sostantivo νεϋμα indica.]. Luciano allude negativamente alia proskjnesis in D. II servilismo dei clientes di Timone e una forma di totale sottomissione al patronus che rasenta il ridicolo e suscita comicita. Anderson 1976 [b]. 2: per l'eroe scita Tossari gli Ateniesi hanno eretto una stele oramai deturpata dal tempo sulla via per l'Accademia). Luciano puo avere direttamente attinto: vd. secondo una parte della critica. II. pp. 10 [20]. Ρ Ή 1. 32: stele sono erette per i compagni di Scintaro sepolti all'interno della balena. piii semplicemenente. ljuct. 21. l'introduzione ai §§ 20-30 e cf. pp. . ώσττερ τινά στήλην τταλαιοΰ νεκρού ύτττίαν ύττό του χρόνου άνατετραμμένην παρέρχονται μηδέ άναγνόντεχ: il tema della stele consunta dal tempo e caro a Luciano. 4 il verbo esprime il modo in cui la mosca si acquatta per passare la notte). per arrichire l'ambientazione attica di un racconto con un elemento tipico del paesaggio ateniese extramuraneo (vd.v.1-2. Tox. la stessa iunctura fra ΰττοτττήσσω e ττροσκυνέω e in Nav. Ρ Ή 1. ττροσκυνέω. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 229 5.

230 Commento Nav. per l'appunto. cf. sia recuperati dai cristiani. in particolare agli epitimbi ellenistici per il misantropo. gli ateniesi raccolti al Pireo accolgono Demetrio Poliorcete "acclamandolo come benefattore e salvatore" [ευεργέτην κα'ι σωτήρα ττροσαγορεύοντες]. 80]: «ces steles renversees devaient [. 305-311). il quale. [p. 6872 sulle comparazioni lucianee derivate dal mondo delle arti plastiche). 4 . una natura divina salutandoli come 'salvatori' (σωτήρες) e 'benefattori' (εύερέγται) dell'umanita (Plut. Schmidt 1897.11. probabilmente. 8. Husson 1970. In eta imperiale epiteti come σωτήρ. pur morto.3). nei quali il tema del saluto negato alia stele e presentato 'al rovescio' tramite Timone stesso. cap. 10-11: "il re deve essere in grado di preservare [σφζειν] e beneficare [εύεργετεΐν] gli uomini").. 35 e cf. 32. ευεργέτης ed έτπφανής sono sia trasferiti agli imperatori romani (Muson. a partire dall'eta ellenistica. σωτήρα και εϋεργέτην αυτών: l'iperbolica celebrazione di Timone come σωτήρ ed ευεργέτης dei suoi parassiti e assolutamente comica ed e giocata suU'incongruo riuso in chiave parodica di una forma di acclamazione normalmente consacrata agli dei che. che Ii impiegano nella lode di Cristo (Nestle 1973. 9: nei 307 a. cf. δυσάντητον και άττοτρότταιον θέαμα οψεσθαι ύττολαμβάνοντεξ: questo modo di rappresentare in chiave iperbolica lo stato di abbandono in cui versa Timone sconcerta il pubblico e al tempo stesso lo diverte.] etre un element familier du paysage des environs d'Athenes au temps de Luden». e applicata agli eredi del regno di Alessandro Magno nei quali i popoli assoggettati riconoscono. pp.10-11. Scott 1928. Una immagine simile e impiegata da Luciano nello Pseudologista per denigrare un sofista contemporaneo (§ 8: ώρα ήμΐυ [.C. 442 e n... 5. II.] έκτρέττεσθαι τό δυσάντητον τοϋτο θέαμα) e nell'Eunuco per prendere in giro la curiosa anatomia del filosofo Bagoa alias Favorino di Arelate (§ 6: δυσοιώνιστόν τι άττοφαίνων κα'ι δυσάντητον θέαμα). 2. p. pp. 5. fornisce lo spunto a Luciano per una dotta allusione alia Timonlegende. .. cosi anche Bompaire 1958. U paragone fra Timone e una stele consunta dal tempo serve a riproporre in maniera crudamente realistica la condizione di emarginazione e disprezzo in cui Timone e stato catapultato come povero e. supra l'introduzione generale. Demetr. cosi che Luciano ha buon gioco nello sfruttarli parodicamente in quanto assolutamente familiari al suo pubblico. esorta gli odiati passanti a tirar dritto e non accostarsi alia sua tomba (vd. in particolare pp. 138-147). ad he.

6. ma . nella Catabasi di Menippo e nella Necyomantia di Luciano (Bompaire 1958. Lo spostamento nello spazio ha per lo piu direzione verso l'alto (Tim. oppure una osservazione indiretta attraverso il confronto fra la nuova realta in cui giunge il personaggio satirico e quella di partenza. il noto isolamento di Timone dalla citta di Atene produce quello 'spostamento nello spazio' che permette al personaggio satirico di assumere una posizione nuova nei confronti della societa a cui appartiene. supra. Ath. indossato non solo dagli schiavi (ad Atene non distinti dagli uomini liberi: Xen. Plat.1-2. § 56. In Luciano. 45: Timone sale sulla cima del colle per osservare i parassiti che accorrono). e contribuisce a creare nell'immaginazione del fruitore del dialogo una sorta di 'scena mentale' sulla quale il misantropo agisce. 365-378. diviene una specola che permette una osservazione diretta e comunque distaccata — dall'esterno — dell'oggetto della satira. che e la normale realta dell'uomo» (Camerotto 1998 [a]. Come lo 'spostamento sociale' (Timone da ricco diventa povero).2-3: 1'έσχατιά scelta da Timone come dimora si trova τταρά τον Ύμηττόν εν τη ΰττωρεία. piu in particolare. e lo porta ad avere capacita critica e consapevolezza maggiori di quelle avute prima: «la nuova posizione. al § 7.1. 6065).4-7: Timone fabbrichera nel luogo in cui abita e ha rinvenuto il tesoro un Trupyiov che gli fara da casa e da tomba. pp. ma puo anche assumere le forme della discesa verso il basso e. cosi pure lo spostamento nello spazio aiuta il protagonista a osservare con maggiore lucidita l'ambiente circostante — nella solitudine del ritiro Timone capisce le cause che l'hanno condotto alia rovina —. 563 b).10. § 42. ed e solo nel corso del racconto che distribuisce altri indizi che permettono al pubblico una localizzazione precisa (vd. 22-29). descrivendo la scena in maniera tale da generare un senso di attesa che aumenta il piacere dell'uditorio giocando su un sicuro effetto-sorpresa. in piu. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 231 §6 6. L'aggettivo dimostrativo (ταύτην) proietta l'ascoltatore (o il lettore) nello spazio in cui si svolge la storia di Timone. 8. Luciano gioca con il pubblico e non gli svela subito particolari della Timonlegende che dovevano essergli noti (in particolare la diceria relativa alia 'torre di Timone' circolante ad Atene e riportata da Pausania: cf. Affini a Timone si rivelano altri due personaggi satirici prediletti da Luciano: il Menippo dell'Icaromenippo e il Caronte del Caronte ο gli osservatori. έττί τ α ύ τ η ν τ η ν έσχατιάν τραττόμενος: Luciano accenna al luogo in cui si svolge il forzato ritiro di Timone senza specificarne esattamente le coordinate. quelle della catabasi nel regno degli inferi. pp. Resp.1. 200). 1. p. Di Marco 1989. come e nel caso del descensus ad inferos di Timone di Fliunte e di Senofane nei Silli. έναψάμενος διφθέραν: la διφθέρα era il pesante mantello di pelle rozzamente conciata (in genere di capra).11-15: Timone abita presso il mare). cosi conquistata.

21 (una paga di quattro oboli rappresenta un sogno per il povero). εργάζομαι την yrjv: la figura dell'agricoltore e una delle piu caratteristiche della commedia attica. accessorio tipico dell'uomo di citta (cf. Cont.11-12: Pluto rimprovera Timone di aver permesso a Penia di rivestirlo di una pelle άντ'ι μαλακής χλανίδος). pp. che nell'ideale di vita semplice e spensierato del contadino scorgevano il segreto della vera felicita. d'altronde.Davies . 72. [p.2.]. ai sicofanti.2. ai quali potremmo aggiungere Gall. Bis acc. 15 (tre oboli per un awocato).v. 712. Men. nel Dyskobs di Menandro la διφθέρα e la δίκελλα rappresentano il 'costume' con cui Sostrato si camuffa da contadino ( w . l'introduzione generale. mort. 48) rispetto alia χλανίς. Men. cap. mentre altri vanno a lavorare come braccianti. ad esempio. 415-417) e anche nel Timone i due oggetti costituiscono. 354-355 e elemento tipico dell'abbigliamento del contadino). Pax 1002. esalto a piu riprese il mondo dei campi: si pensi solo alle indimenticabili maschere del Diceopoli degli Acarnesi ο del Trigeo della Pace (Romagnoli 1905. una sorta di 'costume di scena' di Timone contadino a salario. 4. 229 su cui Martina 2002 ad loc. D. 6. e al riguardo Isocrate (14.9 (άθλιοι τέτταρας άβολους άττοφέροντες) e 24. 103-133). 1). cf. Ehrenberg 1988. El. cf. 61 (due oboli buttati via per un po' di vino cattivo). Bompaire 1958. pp. ma e stato costretto a diventare un bracciante a causa dei debiti (sulla questione relativa alia caratterizzazione di Timone nella fabula Timonis come contadino vd. 127 s. il bastone (βακτηρία) e la bisaccia (ττήρα) costituivano l'abito di scena del campagnolo (Poll. Epit. all'interno della quale i contadini erano contrapposti spesso agli eleganti cittadini. 12. Ar.232 Commento anche da contadini e poveri (la διφθέρα gia in Hes. 27 [22]. Op. Eur. sub 3. dphthera. p. Nub. 584-586. Ehrenberg 1988. Timone non proviene da una famiglia di contadini. Cri. che un cittadino ridotto in miseria finisse a coltivare i campi. 114). p. il corto mantello che era. Vesp. 6. Non era infrequente.. Sat. possiamo dire. e altri ancora prowedono come possono alle loro necessita quotidiane". p. ai guerrafondai e agli scansafatiche dai commediografi.Llewellyn-Jones 2007 s. ύττόμισθοξ άβολων τεσσάρων: in Attica e'erano lavoratori liberi che offrivano le loro prestazioni in cambio di denaro (Ar.7-8 (ττολλοΐς άλλοις 'Αθηναίων ουδέ όβολοΰ άξιοι ς). In ambito teatrale il mantello di pelle (διφθέρα). 7 (un ricco . Dysk. Clealand . 33 (due oboli bastano al povero calzolaio Micillo per considerarsi ricco). 105-108 e 121 s. 252. Aristofane. 53 d. 3 collega la somma proposta da Luciano per il salario di Timone a un'espressione proverbiale in cui l'obolo designa «quelque chose d'insignifiant» e ne segnala l'uso ancora in Tim. 408 e n. 119. invece. Plat. Herrn. 3. 48) ricorda che non di rado capita che gli uomini per i debiti "sono diventati schiavi.2. infra ad § 38. 2 (Eaco si infuria se Caronte non traghetta piu le anime perche rischia di non guadagnare piu neanche un obolo).

Se probabilmente proverbiale e l'espressione con cui si esprime disprezzo per una persona ο una cosa stimandola inferiore al valore di un obolo (cf.2-3. p. mentre la prosperita l'esalta alia superbia e la rende vuota".). 38] si afferma che per mantenere tre orfani e due servi era sufficiente una somma di 1000 dracme all'anno. dallo spirito esaltato (εν δ' εύττραγίαις άνδρεΐοι.C. loc.10-37. spinto a curare a un t e m p o anche i beni dello spirito (cf. Delz 1950.) e funzionale a illustrate il topos classico del passaggio da una condizione di benessere a un'altra di sofferenza che favorisce la virtu.2-3 e 36. cond. orgogliosi. ad § 13. In effetti tutti quelli che nella cattiva sorte si dimostrano per lo piu misurati e decorosi nel carattere (μέτριοι κα'ι κόσμιοι τό ήθος). L'immagine di Timone contadino costretto. p. 195 = ps. τ η έρημία και τ η δικέλλτ) ττροσφιλοσοφών: la δίκελλα che Timone impugna e per tradizione uno degli accessori tipici del contadino attico (vd. La cattiva sorte. Husson 1970. ad be. 16 s. accetta di rendersi pari a un povero: perche un u o m o simile sopportera con fermezza anche un rove- . 38 (la paga dell'intellettuale greco al servizio del ricco romano si aggira fra i due e i quattro oboli). 6. Rein 1894.1. ad. in effetti. p. ad esempio. consolida l'anima e la dispone bene. II. 523: «toute conclusion est impossible».3 con il relativo comm. Gli esempi per illustrate il motivo sarebbero innumerevoli: nello pseudo-Archita (Stob. p. leggiamo che " n o n e la cattiva sorte (άτυχίαν) che e piu difficile a sopportarsi con misura. per ricco che sia. Ar. sono nella prosperita arditi. 78 Centrone). suo malgrado.]: «l'on peut penser que ces quatre oboles sont un souvenir du Gorgias modifies par la fantasie ou par un defaut de memoire de l'auteur». 235). Primo monologo di T i m o n e (§§ 1—6) 233 con un patrimonio di mille talenti da al figlio solo quattro oboli di tanto in tanto) e Merc. per gli altri casi cio n o n appare cosi scontato: il salario di quattro oboli di Timone poteva costituire a tutti gli effetti il normale salario di un bracciante alia fine del V secolo a.C. [p. 1. cioe 3. ma la buona sorte (εύτυχίαν). μεγαλόφρονες. De viro bono 13. p. 13-20 Thesleff — fr. μεγαλόψυχοι). e su una svalutazione di questa moneta dall'epoca di Socrate a quella imperiale come verrebbe testimoniata da Luciano (Bompaire 1958. 3. una dracma e mezza. pur se all'epoca di Luciano forse le cose dovevano andare diversamente. per questo. 9. per Menandro «un vero u o m o si rivela soprattutto quando. (un operaio specializzato guadagnava negli anni finali della guerra del Peloponneso una dracma. ma esprime dubbi sull'effettiva circolazione dell'obolo nel II secolo d. mentre i rematori della flotta di Atene erano pagati circa una dracma al giorno e in un discorso di Lisia [32.5-4 oboli a testa al giorno: Stockton 1993. 36 s. a coltivare i campi e. Vax 570: κα'ι τριαιυοϋυ τη δικέλλη διά χρόνου τό γήδιον) insieme alia διφθέρα.-Archyt. contra Mrozek 1971. 57). p. che ha grande potenza. 90 confronta il prezzo di due oboli per il viaggio da Atene a Egina ricordato nel Gorgia platonico (511 d) alia cifra di quattro oboli pagata per la stessa tratta nella Nave di Luciano (§ 15).

Gall. Δία δ' ούκ έχε νήδυμος ΰττνος).. τ ό ν βαθϋν τ ο ύ τ ο ν ΰττνον άττοσεισάμενοξ και νήδυμον: il motivo del sonno profondo e beato che awolge gli uomini e gli dei. ma non tocca Zeus. col. sia il piu generico βαθύς: il materiale epico citato e quindi rovesciato parodicamente e lo Zeus omerico. 3.5. 6. trasponendo cosi alia potente immagine omerica dello Zeus 'unico fra gli dei a esser desto in preda agli affanni' quella di Menippo. che. 27. ό Κρόνου κα'ι 'Ρέας). Nigr. che immediatamente rimanda il lettore all'ipotesto di riferimento.2 (ουδέν όρων τ ω ν έν άστει κακών). toOto youv μοι δοκω κερδανεϊν. p. nel De divitiis Filodemo (PHerc. anche Luc. trad. 6. μηκέτι οψεσθαι ττολλούξ τταρά τ η ν άξίαν ευ ττράττονταξ· ανιαρότερο ν y ä p τ ο ΰ τ ό γ ε : cf. 28. ora ne e invece la vittima piu illustre e non riesce piu a svegliarsi. Del Corno . 1-2: άλλοι μέν ρα θεοί τε κα'ι άνέρες ίτπτοκορυστα'ι / εΰδον τταννύχιοι. 22: il gallo decanta la felice condizione di Micillo. In Icar. infra comm. un tempo governatore assoluto del mondo e mai colto dal sonno ristoratore (Δία δ' ούκ έχε νήδυμος ΰττνος). 836. 4. 9. "cantando spesso e filosofeggiando con l'ottima Penia" (cf. e tratto dal celebre incipit del secondo libro äeWlliade (J/2. 6. 33.10: ή βέλτιστη [. 9 Trapp) le disgrazie della fortuna sono un viatico della filosofia (γεγόνασιν αί τταρά της τύχης συμφορά! ττρός φιλοσοφίαν εφόδια) ed e sempre possibile all'uomo trarre profitto dalle awersita (34 Trapp su cui cf. Luciano qui parodia Omero accostando a ΰττνος sia νήδυμος.. 13: ό δέ ττατήρ άττάντων άνδρών κα'ι θεών. ώ Κρόνου και 'Ρέα$ υιέ: l'invocazione seria contrasta con il tono irriverente usato da Timone appena un attimo dopo (cf.] Πενία). Puiggali ad he. che e vittima dell'insonnia perche angosciato . l'ipotesto omerico e riproposto in maniera quasi letterale e Luciano semplicemente sostituisce a Δία il pronome έμέ per modificare il soggetto del testo parodiato. di contro. Gall. 33. 54). in poverta. Tepedino Guerra 1978. [pp.Russello 2001). έμέ δ' ούκ έχε νήδυμος ΰττνος): in questo contesto. 31 = Teles 4 A. Dio Chr.5-6. 35. vive senza preoccupazioni e puo starsene tranquillo άδων τ ά ττολλά κα'ι τη βέλτιστη Πενία ττροσφιλοσοφών. 163. cf. 767-770.234 Commento scio di fortuna» (Dysk. a Zeus e sostituito il cinico Menippo. infra ad § 36. 25-31) sostiene che a volte un mutamento di vita puo portare a un miglioramento (vd. ad § 37. vd. 12: gli Ateniesi sono φιλοσοφία κα'ι ττενία σύντροφοι e percio non asserviti al lusso come i Romani. ritratto insonne a causa di 'profonde' riflessioni sul perche ad Apollo non sia ancora cresciuta la barba ο perche faccia notte nel cielo anche se il Sole e sempre a banchetto con gli altri dei (άλλοι μέν ρα θεοί τε κα'ι άνέρες ίτττΓοκορυστα'ι / εΰδον τταννύχιοι. ancora Stob. per Massimo di Tiro (1. 367-373]).3-5.

58. La vicenda straordinaria di Epimenide (ricordata da Luciano ancora in Philops. Apostol.]. Ovidio ripropone liberamente il tema . σεΐο / Κρήτες έτεκτήναυτο" σύ δ' ού θάυες. [pp. al termine del quale rielaboro cio che aveva sognato in una Teogonia in cui principio dell'universo erano Αήρ e Νύξ. γαστέρες άργαί. [p. 23: Έτπμευίδου ΰττυος: έτπ τώυ ττολλά κοιμωμέυωυ. C'est alors le meilleur de Lucien qui se revele: son temperament d'artiste». 162-168]. secondo la tradizione. 6. 2. Arat.7-9. di mago. / iaculare flammas. cf. Tim.. ύττέρ τόν Έττιμενίδην y ä p κεκοίμησαι: Epimenide cretese (VI secolo a. Hesych. 57). les idees de Lucien n'ont pas de nuance a perdre [. ma sicuramente molto piu triviali e piu insignificanti di quelli di una divinita. Aria e Notte (e per questo che la sua attivita si riallaccia a quella di altri celebri e piu ο meno leggendari scrittori di poemi religiosi e genealogici come Aristea di Proconneso. Jov. Sottolinea a ragione Caster 1937. 6. Abari iperboreo. vd. 17. durante la quale sprofondo in un sonno di origine divina durato ben 57 anni (trascorsi in una grotta)... vindica amissum diem. κ 4086 [Latte]: κρητίζειν" έτπ τοϋ ψεύδεσθαι καΐ άττατάν εταττου δέ τήυ λέξιυ άττό <τοΰ> τούς Κρήτας ψεύστας είναι.7. Cypr. 8-9: 'Κρήτες άε'ι ψεΰσθαι'· καΐ γάρ τάφου. κακά θηρία. cf. p. p. 6.].) e una singolare figura.9-10. 20. elles sont enrichies par le dessin. lumen ereptumpolo / fulminibus exple). Museo e Orfeo: Rossi 1995. 156 che nella critica del mito Luciano si serve di particolari e originali illustrazioni e che «le principal agrement de ces illustrations vient de ce qu'elles sont une pensee qui spontanement s'exprime en images [. 1084-1087: <hac> arma expedi / ignesque torque. visse una vita pluricentenaria. che. Greg. Schmidt 1897.6-7. p. 54 a che attinge da Luc. 30-35 e Martin 1998 ad he. a rafforzare i quali concorre la spiritosa rivalutazione positiva (si μή άληθή) delle favole (μυθολογούμενα) narrate dai Cretesi. εί μή άληθη έστιν τ α ύττό Κρητών ττερί σου και της εκεί ταφής μυθολογούμενα: la preghiera di Timone si conclude sollevando dubbi addirittura sulla consistenza ontologica di Zeus. Primo monologo di Timone (§§ 1—6) 235 da problemi non meno (per lui) pressanti. ώ άυα. Call. 23] chiosa: «gemildeter Imperativ»). la plastique..C. la gaiete. popolo di bugiardi per antonomasia (il topos risale a un celebre verso attribuito a Epimenide cretese [FGrHist 457 F 2]: Κρήτες άε'ι ψεϋσθαι.1. άυαρριττίσας τόν κεραυνόν: la stessa richiesta e fatta da Tieste nel Tieste senecano (w. έσσί γάρ αΐεί. 6. 6). piu ο meno leggendaria. profeta e sacerdote. 26) e proverbiale (Rein 1894. p. ή έκ Trjs Α'ίτνης έναυσάμενος μεγάλην ττοιήσας τ η ν φλόγα έττιδείξαιό τίνα χολήν άνδρώδους και νεανικού Διός: Luciano recupera enpassant in chiave parodica il mito delle fucine di Efesto sotto l'Etna (su έτπδείξαιο in particolare Jacobitz 1931 ad loc.

Creta negare potest^). 19-20: Gretes erunt testes. 6-7. col. 4). U racconto della tomba di Zeus costituisce un'arma di offesa contro la religione pagana per gli apologisti cristiani (Clem. 2423-2448 Obbink) si oppongono agli stoici. centum quae sustinet urbes. Protr. che incalza Zeus e afferma che si aspettava da un pezzo che Damide tirasse in ballo l'argomento. Μή τόν ουρανών. il prowidenziale intervento di Pan a favore degli Ateniesi nella battaglia di Maratona ο Poseidone che insegue le Nereidi. 53: tertium Cretensem Saturnifilium. p.]: «le tombeau de Zeus. fa eco suU'Olimpo Momo. La critica filosofica si appunta su questi miti e. Nat. Al motivo letterario della mendacia dei Cretesi Luciano ne collega un secondo. tr. 35 s. tr. montre par les Cretois. 4. deor. / quamvis sit mendax. 45 [p. τταρ' ώ κα'ι τέθατιται) e per uno scettico come Luciano. Deor. in J. Viet. Philostr. portavoce dell'autore. . 45. definisce «un detail certainement scolaire» e associa ad altri temi tipici dei Dialoghi come il menage a trois Afrodite-Ares-Efesto. Sacr. VS 2. Al. [p. 43. nec fingunt omnia Gretes: Crete nutrito tewa superba love] e ηellArs amandi [1. nello scontro fra le sette. puis des chretiens. che sulla terra ripropone per l'ennesima volta tale topos. come Antioco: Coenen 1977 ad J. 8-9 Keil: [Zeus] έττοίησευ δέ "πρώτος αυτός εαυτόν. ου Κρήτης εν εύώδεσιν αντροις τραφείς). 10. Aristid.236 Commento negli Amores [3. quello della tomba di Zeus nell'isola di Creta. 131]. dalla qual cosa si arguisce quanto banale fosse diventato il tema. all'epicureo Damide. a fait partie de l'arsenal des academiciens. 2. Ό Κρής σοι διηγήσεται. contre les croyances du vulgaire». che tramite interpretazione allegorica ne rivelano il significato nascosto e positivo estraendoli dalla loro veste esteriore negativa (Corn. 11. 198 s. 84. άλλά τήν γήν ττολυττραγμόνει. che Bompaire 1958. deor. 3. 28: ζητείς σου τον Δία. 6. non meno famoso. 10. apprezzato dal pubblico di eta imperiale e vero e proprio cavallo di battaglia di alcuni sofisti. Nat. 297-298: nota cano: non hoc. gli scettici (Cie. cuius in ilia insula sepulcrum ostenditur) e gli epicurei (Phld. che lo sfrutta sovente nella sua polemica contro ogni dogma filosofico in materia religiosa (vd. Philops. 3 e Schwartz 1951 ad loc. conc.

Cataplus. Timone. ma tale suggestione non ha molto valore. Un rapido cambio di luogo e di personaggi sposta dunque il piano dell'azione. 111-114. Pescatore. Mesk 1915. p. Le due divinita sono introdotte sulla scena intente all'ascolto dell'invocazione di Timone. pp. 299 e n. 23 s. ma l'ipotesi e gia sconfessata da McCarthy 1934. Gallo. 85-87. che. Le due azioni (preghiera di Timone/ascolto da parte di Zeus e Hermes) si svolgono. annota: «it will be seen that. dunque. insieme al punto di osservazione. Bis aausatus (cf. Lucian is much nearer to . dalla commedia e dalla menippea) 441 . nel Timone «wir sehen Lucian also schon völlig im Banne Menipps». il cui archetipo e il Socrate rapito in meditazione di Plat. la situazione del Timone. «Taction celeste se limite chez Lucien ä quelques propos anodins quand Taction terrestre se developpe: on a pratiquement aussi chez Lucien deux actions successives»: cio non rispecchia. 14). n. 441 Per Ledergerber 1905. dalla terra al cielo. invece. 174 d. all'improwiso. p. (Luciano sviluppa autonomamente la tecnica del cambio di scena). Sjmp. essenziale il piu delle volte all'economia del dialogo lucianeo. p. as one might expect. 118: la tecnica del cambio di scena e tipica della commedia e da qui (forse da Omero) la prendono Menippo e Luciano. delle Raw — modello del Cataplus e anche di D. pero. 37. mort. 183. 103 crede che in Tim. p. tale procedimento. pp. 440 Per Bompaire 1958. per Piot 1914. p.2. 1-7 sia rielaborato il topos dell'uomo astratto dalla realtä e riportato sulla terra da un intervento esterno. 5. Hane e Pace sono modelli del Menippo e delYlcaromenippo lucianei (cosi Bracht Branham 1989. per Helm 1906. Luciano impiega regolarmente il cambio scenico nella maggior 439 Anderson 1976 (b). Hirzel 1895. 327. ma rappresenta anche una delle eredita piu consistenti derivategli dalla tradizione letteraria (rappresentata in questo caso dall'^ftf omerico. Bellinger 1928. ma solo adesso l'ascoltatore viene a conoscenza della cosa 440 . dove l'invocazione di Timone e l'ascolto da parte degli dei si sviluppa in maniera sincronica (come rileva anche Bellinger 1928. p. 7. 1). poiche ne Zeus ed Hermes colgono Timone «in the middle of some exotic reverie». 79). n. il ruolo di 'attori muti' indirettamente coinvolti nello svolgersi degli eventi. cf. piu in particolare. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) Al prologo costituito dalla preghiera di Timone segue un colloquio in cielo fra Zeus e Hermes. la Pytine di Cratino) e Fuggitivi fanno tesoro delle tecniche di allestimento scenico dei comici e. 14 [12] e 27 [22] — e della Pace di Aristofane (per le scene di passaggio dalla terra al cielo e dal cielo alia terra. per le quali e importante anche l'esempio omerico. II. p. le disturba nel bei mezzo della loro quotidiana osservazione delle vicende del mondo 439 . che avevano avuto. in simultanea. non e solo una sorta di 'marchio di fabbrica' della tecnica drammatica di Luciano. ne tantomeno sono costretti a «bring him down to earth». p. finora. p.

24-25: conversazione in volo. 6-16: in Frigia sull'Ida).. 1-2: in cielo. 19-20: dialogo in viaggio. ώ Πλοϋτε). 711-721) che non alle rappresentazioni drammatiche (alle quali Luciano guarda invece. 1-2: in mare. altre volte e piu brusco e le riflessioni degli dei in cielo vanno a interrompere quelle degli uomini sulla terra (come in J.]. dove lo spostamento dall'Olimpo alia Terra e prima segnato dalle parole di Zeus che invita gli dei a pregare per lo stoico Timocle in lite con l'epicureo Damide. nei Dialoghi dei morti (27 [22]. 326-330: «ces faciles communications entre ciel et terre sont naturellement d'origine homerique. O n peut songer aussi aux sources menippees [···]. II frequente impiego di tale espediente letterario potrebbe dare l'impressione di un monotono reimpiego di una tecnica gia largamente sfruttata dalla tradizione. tr. Bompaire 1958. poi dalla domanda che il primo filosofo rivolge al secondo). qui l'improvviso cambio di prospettiva pare piu affine ai procedimenti deW'epos (cf. IL 5. 89: dialogo in volo. 3: presso Lerna).2: ττροΐωμευ. per dialoghi come Menippo. 20-30: conversazione in volo dal cielo alla terra. nel Gallo (§§ 1-28: a casa di Micillo. nei Dialoghi degli dei (20 [35]. lo scrittore costruisce nella mente del pubblico la Comedy than Tragedy.238 Commento parte dei suoi dialoghi 'maggiori' 442 . 1-7: conversazione nell'Ade fino al luogo di sbarco delle anime. 34-35. 18-21: dialogo nella traversata. wisely confining the imagination of his audience no more strictly than to the city or the country or the whole realm of Hades. tr. learomenippo e Caronti). A mio giudizio. 442 Ritroviamo tale elemento nel Timone (§§ 1-6: in Attica. dove le parole di Zeus risuonano mentre la lite fra Timocle e Damide non si e ancora conclusa. 7-19: in cielo. mais il est douteux que Lucien fasse l'emprunt direct a l'epopee d'un procede repris par la Comedie ancienne [. dove lo spostamento si attua in modo repentino con il passaggio da una persona bquens a un'altra tramite la formula τις ουτός εστίν — parodia omerica — con cui Zeus irrompe sulla scena alia fine della preghiera di Timone). dall'usuraio Gnifone e dall'avaro Eucrate). Pelio. 2229: al tribunale di Radamanto).. 6-24: osservazione della terra daH'alto). 4-5: creazione di un osservatorio sovrapponendo Ossa. nello Zeus tragedo (§§ 1-34: in cielo. 29-33: dal ricco Simone. Altra peculiarita della tecnica drammatica di Luciano e la facilita con cui. 31-58: in Attica). 53. 3552: fra cielo e Stoa poikiter. This vagueness increases the ease with which he can change the scene». pp. nel Viaggio agli inferi (§§ 1-17: nell'Ade al punto di attracco della barca di Caronte. 21-52: sull'acropoli). 53: in cielo). ma l'abilita di Luciano riesce a eludere i rischi legati a una ripetizione stucchevole. nei Fuggitivi (§§ 1-23: in cielo. 9-35: ad Atene sull'acropoli). a cambio di scena awenuto. and he specifies as little as possible. . nel Caronte (§§ 1-3: sulla terra. di certo. nel Bis accusatus (§§ 1-7: in cielo. nei Dialoghi marini (6 [8]. Such location as is necessary he prefers to do by implication rather than by bare naming of the place. mentre spesso e un comando perentorio a realizzare il cambio scenico (come accade ad § 20. cosi che a volte il passaggio da un luogo all'altro in corso di narrazione e piu sfumato (come accade in J. Eta e Parnaso. 3-5: conversazione in volo. nel Pescatore (§§ 1-18: nel Ceramico. ο come accade qui. 26-33: in Tracia a Filippopoli). Mais on a affaire chez les Cyniques ä des moyens narratifs et meme ä de simples themes descriptifs plutot qu'ä la localisation dramatique dans des decors differents». 8-9: arrivo alio sbarco).

p. il Pelio. cf. . 25. ma soltanto evocato da Hermes con il tradizionale epiteto di 'padre' (degli dei). erano guidati nella lettura esclusivamente da indizi interni al testo. a tal riguardo. grazie ai quali seguivano agevolmente lo sviluppo dell'azione e lo scambio dialogico. 29 (con invito a considerate spec. cf. Urena Bracero 1995. Durante la chiacchierata fra Zeus ed Hermes e finalmente rivelato il nome di Timone e sono descritte in modo particolareggiato le vicende che l'hanno spinto ad abbandonare la citta e a ritirarsi in campagna: l'identita del misantropo e presentata solo ora per dare al pubblico il piacere di una gradita scoperta. ancora. 3).2-3. spalanchino le porte del cielo. il nome di Zeus non e pero esplicitamente dichiarato. inoltre. a b i t e r a i n u n 443 Sülle modalitä con le quali Luciano introduce i propri personaggi vd. 91-95): «en ocasiones el autor del diälogo no revela el nombre de un personaje por los medios que le ofrece la tecnica dramätica. otras veces el nombre del personaje solo aparece al final del diälogo en una especie de solucion del acertijo». emuli dell'impresa di Oto ed Efialte descritta in Od. tr. 33 Zeus ordina che le Ore tolgano il chiavistello e. D.2. Menippo e Zeus si dirigono verso aperture allineate in fila. Mesk 1915. diversamente da quel che accade oggi. Tax 1). in Cont. p. 445 Tale modus scribendi e tipico della maniera lucianea e. 4-5 Caronte ed Hermes sollevano uno sull'altro l'Ossa. 91 (con catalogo di esempi a pp.2-5) e la risposta di uno stupito Hermes (§ 7. 9 . p. p. Bellinger 1928. 1-2). ancora Bompaire 1958. mort. simili all'imboccatura di un pozzo.7) per rievocare il mondo degli dei olimpici e identificare le divinita sulla scena (cf. in J. Da questo momento in poi. Fug. mentre altrove Luciano si immagina che la cosa awenga diversamente e che gli dei debbano compiere particolari 'rituali' per osservare cio che gli uomini dicono ο fanno sulla terra (in Icar. § 9 . 310-312 ritiene probabile che questo meccanismo funzionasse in maniera ottimale non solo per un pubblico di uditori ma anche per uno di lettori. 118 s. ad esempio. Jouan 1994. 321 s. con il coperchio. in maniera tale da lasciare al pubblico il piacere di decodificare un appellativo divino cosi familiare e intimamente legato alia sua cultura443. 16 [11].. pp. sino que el publico debe averiguarlo por lo que dice dicho personaje ο por lo que de el dicen otros. 305-320). una volta allontanate le nuvole. 11. 444 Cf. 11-24. l'Eta e il Parnaso per osservare meglio cio che accade sulla terra. Andrieu 1954. ad esempio. p. presso ognuna delle quali e un trono d'oro444. 5 e 22 [2]. tale da appagare la grande curiosita finora alimentata in lui445. Zeus ed Hermes ascoltano la preghiera di Timone. i quali. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 239 nuova ambientazione semplicemente facendo chiamare per nome fra di loro i personaggi in azione: nel caso presente sono sufficienti la domanda iniziale di Zeus (§ 7. senza muoversi (cf. Luciano inizia a 'spargere' qua e la indizi capaci di localizzare l'ubicazione e la conformazione della dimora di Timone: q u e s t i g r i d a έκ τ η ς ' Α τ τ ι κ ή ς τ τ α ρ ά τ ο υ Ύ μ η τ τ ό υ έυ τ η ύ τ τ ω ρ ε ί α (§ 7. inoltre.1 0 : τ τ ο λ ύ υ ή δ η χ ρ ό ν ο υ ο υ δ έ ά τ τ έ β λ ε ψ α ές τ ή υ Ά τ τ ι κ ή υ ) .

n. auct. Zeus e esterrefatto e domanda nuove spiegazioni sulle cause che hanno condotto Timone dalla ricchezza alia piu nera povertä. Diogene afferra il bastone (ξύλου) e 446 Com' e stato da tempo notato dalla critica. Questi e prima di tutto un filosofo per la nuova vita ascetica che ha deciso di abbracciare (cf. 7: «while the size and diversity of a repertoire of over 170 characters. che presenta tratti intercambiabili simili a quelli del duo Timone-Diogene: vd.11-15). Id. e D. gode di un ricco curriculum vitae letterario. Piot 1914 (b). storici e fantastici (piu di 170. 7). ad §§ 31-40). si e visto. per cui non si fa scrupoli nel presentare in maniera similare Timone misantropo.5). presentano un'alta affinitä il Menippo di Nee. in minor misura..4-7). il ritratto di Menippo. 182-185: nei Diatoghi i cinici (Menippo. 4). mort. p. Diogene e talmente malridotto da essere utile solo come σκατταυεύς ο υδροφόρος (§ 7. le principali caratteristiche del Timone da lui portato in scena. Bellinger 1928. auct. i cinici Diogene e Menippo. Tale tratto era giä presente nella Timonlegende dove. il barbaro Anacarsi. 83-85: in Anacarsi si combinano tradizione letteraria e innovazione lucianea. pp. auct. 233-242: in D. mort. e il Diogene di D. Licino e i narratori deWAtessandro e della Morte di Peregrino (gli ultimi tre portavoce lucianei). 37/ Vit. al riguardo supra nell'introduzione generale. 2) Timone e diventato σκατταυεύς a salario. come si apprezza anche per la coppia Timone-Eraclito (cf. senza contare i 60 solo menzionati) ma utilizza le stesse qualitä e gli stessi tratti per caratterizzare figure diverse ma complementari. tali scambi di personalitä sono amatissimi da Luciano. p. al contrario. piu in particolare. pp. In un breve lasso di tempo Luciano mette in tavola. Diogene. Luciano sfrutta una incredibile schiera di personaggi mitici. Timone era equiparato a un cinico (vd. including Lucian's own creations as well as numerous figures drawn from literature and history. Tim. il fare arrogante e l'empieta dei discorsi. 3) Timone usa come arma di offesa il bidente (δίκελλα). Antistene e. Nesselrath 1998: non esiste filosofia che sia meglio rappresentata nei Diatoghi del cinismo. dunque. 171 e n. 7).240 Commento Trupyiov che sarä casa e tomba insieme e che costruirä nel terreno in cui vive (§ 42. cap. 2. ubicato di fronte al mare (§ 56. § 7: sull'Olimpo Zeus ascolta Timone che lo invoca dalla terra e lo scambia a prima vista per un filosofo per l'aspetto trasandato e lercio. «un etre par ailleurs tout incorporel» (p. mort:. . 8-11. Peregrino e Teagene) sono caratterizzati come se si trattasse di un tipo unico e. pp. Bompaire 1958. 13. dopo aver ricevuto alcuni chiarimenti da Hermes. Cratete.12-13/Vit. 14 e Bompaire 1958.31 Vit. recurring qualities of humor and perspective link those authorial voices who seem to personify the particular comic ambience of Lucian's work». e affine a quello di Diogene che. pp. 239) per l'esiguo numero di testimonianze sul suo conto. Bracht Branham 1989. Luciano non fa altro che portare tale evento alle estreme conseguenze caratterizzando il suo Timone con gli stessi tratti fisionomici e psicologici del Diogene della Vendita di vite att'incanto446: 1) per l'aspetto esteriore sozzo di Timone e di Diogene e usato lo stesso participio αύχμώυ (§ 7. Icar. II dialogo fra Zeus ed Hermes puo essere ripartito in quattro momenti: 1. resist any simple characterization.

Al § 8 Hermes chiarisce a Zeus le cause della disgrazia di Timone con un breve monologo in cui condanna la stolta prodigalita di quest'ultimo e ne biasima le azioni. Α Timone era giä stata assegnata la mordace aggressivitä dei cinici (AP 7. si produce in mille scuse per cercare di discolparsi della sua negligenza nei confronti di quest'ultimo. 48. in un πυλωρός posto (come Cerbero nell'Ade) all'entrata dell'ergastolo di una delle isole degli empi. 1). Luc.2-3: ου τταροτττέος άυήρ ουδέ άμελητέος" εΐκότως γ ά ρ ήγαυάκτει δυστυχώυ).89) e al comportamento dissennato tenuto verso la ricchezza (§ 8. Ai §§ 9-10 un attonito Zeus decide di intervenire per aiutare il povero Timone e.2-4). 46. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 241 guarda minaccioso (§§ 34. Diogene promette a chi acquistera la sua vita che gli rendera gradito abitare una tomba (τάφου). 2. 13.2. 5) Timone desidera una torretta (ττυργίου) come residenza e come tomba.4-5/Vit. Ε solo un assaggio della critica condotta da Luciano sui turpi vizi di avarizia e di prodigalita — filosoficamente intesi come causa dell'infelicita umana — che occupa la parte centrale del Timone (§§ 11-40). 15. e ciarliero (λάλος) e insolente (θρασύς). 3. relativo a ogni singolo passo. sulla scorta di particolari biografici attinti dalla realta e pertinenti ad Attico. padre di Erode 449 : ci riferiamo al nome completo di Timone (§ 7. 7: Diogene e un θυρωρός migliore di un cane) e che volentieri riferisce anche al suo Timone da lui trasformato. ad loc. 9). 4) Timone grida. Continua in questa seconda parte del dialogo la critica alle credenze religiose.8).2. Cat.7). 52 e 57/ Vit.4-7/1Vit. a suo dire. auct. cap. sub 6). auct. 31. Pisc. a ragione si e arrabbiato imprecando contro gli dei (vd. 16 (11). 24. A ben vedere. figli e patria (§ 42. 3 Diogene e definito esplicitamente θρασύς [. sub 3. auct.] και λάλος.7-44/ Vit. al culto e alle superstizioni greche inaugurata da Timone 447 Per l'uso 'pedagogico' della βακτηρία da parte di Diogene vd. in Vti 2. Fug. 9). § 9. 3. l'introduzione generale. 449 Con tali particolaritä Luciano arricchisce in maniera sostanziosa la Timonkgende (al riguardo vd. 3. j l i R V Β 143 e 568 e cf. una torre solitaria (ττυργίου έρημου) oppure una botte (ττίθου) in caso di necessita (§ 42. uomo pio e devoto che. alia sua condizione di υεόττλουτος (§ 7. . Per un'analisi dei passi citati di seguito si rimanda al comm. cap. mort. quanto mai imbarazzato. auct. al ricordo dei ricchi sacrifici che offriva agli dei (§ 7. 10-11) 448 . della trasformazione di Timone in bracciante a salario (forse invenzione dello stesso Luciano) eravamo gia stati informati a sufficienza nel corso del prologo (vd. Diogene 'parole vuote' moglie. auct. 319) che Luciano celebra (Vit. 448 In D. mentre per Diogene bisogna essere sfrontati e insolenti (ιταμόυ χρή είναι και θρασύυ) e insultare tutti (λοιδορεΐσθαι ττασιυ έξ ϊσης) per essere ammirati (§ 7. l'introduzione generale. 6) Timone considera inutile l'intero genere umano..2. come si e detto. 7)447. l'introduzione ai §§ 1-6 e cf.. piu interessanti sono i nuovi dettagli sulla precedente vita di Timone che Luciano inventa.

Quacquarelli 1956. Con un divertente rovesciamento. pp. Desideri 1978. Giuliano. l'aviditä e l'ipocrisia di tanti finti filosofastri ciarlatani (Dudley 1937. il cui psogos demoliva. le teorie stoiche sulla Prowidenza e l'attivita creatrice di dio e. il quale. 67 = 59 Gow-Page). Seneca. jXR V Β 508-530. 9 descrive in toni polemici la massa di cinici che affollano Alessandria. Dione in 32. altri ancora per riuscire a sbarcare il lunario e il cinismo diventa una vera e propria pratica filosofica collettiva (Luciano stigmatizza questo fenomeno nei Fuggitivr. 4. Goulet-Caze 1990. pur se i filosofi contemporanei cercano di attenuate tale cliche. Goulet-Caze 1990. pp. non fa altro che aggravate la sua situazione e suscitare ilarita. la cui controparte positiva e rappresentata dalla testimonianza di Aulo Gellio (12. l'attacco raggiunge livelli di deformazione caricaturale nella Morte di Peregrine di Luciano.242 Commento (§§1-6). infine. 2-6). il tradizionale concetto della giustizia di Zeus e dell'onnipotenza divina. Nesselrath 1998). "seguire insieme il cinismo". da una parte. in gran parte. inaugurate da Omero.10-15) sulla societa (un tema che in Luciano perde quasi del tutto la componente dell'attacco diretto e si traduce. Fra le tante cause di decadimento del mondo il dio segnala. Epitteto. e. nelle Lettere attribuite a Cratete [28 e 29 Malherbe] compare il verbo συγκυνίζειν. L'atteggiamento ostile degli intellettuali imperiali non nasce solo dal desiderio di far satira ο di mostrare l'inconcludenza morale di parte dei nuovi predicatori popolari. La proliferazione di filosofi e fenomeno sociale di grande portata in etä antonina: molti si dedicano alia filosofia per ricevere applausi. 298 = 55 Gow-Page). Mart. e cosi implicitamente ribadito dallo stesso Zeus. a un tempo. il rispetto e l'ammirazione per i maestri (AP 7. le idee epicuree sulla perfetta beatitudine degli dei in una dimensione trascendente. . 1. sottintendendo. in particolare. 2746-2752. AP 6. nel tentativo di discolparsi per le sue inadempienze. pp. che dietro l'aspetto esteriore maschera vizi dell'uomo volgare (vd. 293 = 54 Gow-Page e AP 6. Brancacci 1994. 448-451). In Luciano il comportamento dei cinici e presentato come sfrontato e pronto all'insulto. senile ignavia di fronte ai mali del mondo. pero. sui comici (si pensi solo alia cari- 450 Questa attitudine risale molto indietro nel tempo e si attaglia in particolare ai cinici. l'influsso negativo dei filosofi (§ 9. ma anche dalla necessitä di prendere le distanze dal loro rozzo magistero e rivendicare la genuinitä della dottrina dei maestri: Dione (34. questo si perpetua per l'aggressivitä. pp. Brancacci 1994. che tanta influenza doveva avere sugli autori delle epoche successive e. qui e Zeus stesso a lamentare a Hermes una serie di falle gravi nella sua gestione del mondo: cio che nello ψόγος di Timone era stato rimproverato al padre degli dei nei termini di una generale apatia e di una vergognosa. 125-208. pp. sul cinismo imperiale vd. Dorival 1993: i cinici per i padri greci. pp. 68-76. 2763-2781: deformazione satirica del cinismo in Luciano. cf. 53. 14-22. in particolare. Follet 1993 sulla produzione epigrammatica dei cinici. dall'altra l'irrisione e il disprezzo per il tipo del cinico mendicante e affamato. in un divertissement letterario che mette alia berlina piu la condotta morale dei predicatori contemporanei che le dottrine delle quali si fanno rappresentanti) 450 . altri per diventare famosi. Luciano fa dunque suo quel processo di trasposizione del mondo divino a livello di quello umano. 2-3) fa notare quanto sia ingiusto attribuire a ogni filosofo gli epiteti ingiuriosi che solo alcuni meritano.

una maestria non minore di quella da lui impiegata nel ritrarre tanti dpi umani che cadono.2. 18 e 29. La domanda di Zeus a Hermes e parodia di una delle proposizioni interrogative impiegate da Omero per introdurre un personaggio ignoto che troviamo. in questo. 167 ο 3. 29). nella teichoskopia del terzo libro äeWlliade (11 3. Si prepara in tal modo il successivo dialogo fra il padre degli dei e il dio della ricchezza a cui Hermes assiste passivamente senza mai intervenire. in cui si sbeffeggia Cleante stoico: τίς δ' οΰτος κτίλος ως έτπττωλεΐται στίχας άνδρών. Cont. 23. ancora Cont. Cont. 11. come il bibliomane ignorante deil'A un incolto che compra molti libri. di necessita. 9 [Dike non riconosce Pan e. fr. 4. [p. Sfruttando i modelli offerti dalla tradizione e la sua creativita Luciano non trova difficolta nel ridurre in caricatura Zeus e mostra. 41. giacche tali stilemi erano perfettamente riconoscibili da parte di un pubblico colto che viveva nel culto di Omero e trovava particolare piacere nel richiamare alia mente un modello cosi noto (un buon termine di paragone e'ύ. il sofista arrogante e ignorante del Maestro di retorica. Bis acc. che quest'ultimo fa la sua comparsa protestando contro questa decisione. 14: τίς δέ οΰτός εστίν). 226: τίς τ' άρ' δδ' άλλος 'Αχαιός άυήρ ήΰς τε μέγας τε. in particolare. 192. § 11: Hermes non fa in tempo a meravigliarsi del fatto che Zeus abbia deciso di beneficare Timone (che pur si e mostrato rozzo ed empio) e voglia spedire da lui Pluto. per Luciano vd. Oltre alia citazione parodica in se. seu Iuppiteros dkendum est. il riuso di queste formule era fondamentale nella parodia letteraria greca. Fug. Tis o u t o s έστιν: Zeus a primo acchito non riconosce Timone e chiede spiegazioni a Hermes. 3. 33. sotto la mannaia della sua satira. §7 7. nella lettura di una κατασκοττή . 1 di Marco dei Silli di Timone Fliasio. dopo averlo brevemente descritto. cf. tr. i falsi rappresentanti del cinismo dei Fuggitivi. J.jr. innescando un tipo di situazione che e tipica dei Dialoghi (cf. sine capitibus inducit). 3. 8: l'interrogativa τίς γ ά ρ δδ' εστί e adattamento di 11. Com'e noto. 9: la forma τίς τ' άρ' δδ' άλλος e citazione di 11 3. 167: δς Tis δδ' εστίν 'Αχαιός άυήρ ήΰς τε μέγας τε. 192: δς τις δδ' εστί. 582 a Astbury: Romani stili Diogenes Varro trecentos loves. gli stolti creduloni de GH innamorati della men^ogna ο l'increduh. 10. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 243 catura degli dei ridotti alia fame e costretti a capitolare negli Uccelli di Aristofane ο alio Zeus libertino e fanfarone deil'Anßtrione di Plauto) e su Menippo (Varro Men. domanda a Hermes di chi si tratti] e Braun 1994 ad loc. 226. 3. 82: τίς δ' οΰτος κατά νήας άνά στρατόν ε'ρχεαι οίος). 105]: «Lukian liebt asyndetische Reihungen in Beschreibungen».2. Bis acc. Philops.

53 s. 24. in piu. Vit. 194). ecc. in seguito. 13) e per questo lo equipara ai piu famosi retori del suo tempo per la facondia e la destrezza nel parlare (Prom. Cont:. J. com'e noto. 24 [4]. 1 et 2). quando si tratta di criticare le convenzioni della societa (Bellinger 1928. Cont:. 9. 7. che si lagna dell'eccessivo lavoro cui e sottoposto (n. 4 [10]. Deor. 12. 6.). parlare e agire secondo le regole della piu trita banalita quotidiana. e proprio l'uso del tipo comico. Se nel mondo greco ad Hermes sono assegnate. Afrodite e Caronte con 5. imbroglione e cordardo (nn. preferibilmente. Urefia Bracero 1995.]. 30 [24].]). 15 e 19. Quel che permette un cosi facile adeguamento delle figure divine della tradizione poetica piu remota e alta a personaggi che sembrano muoversi. 1. auct. che mette il naso in tutto e di tutto e informato (nn. Apollo con 8. In questo caso Hermes ha il compito di fare da spalla a Zeus fino al momento in cui non riceve l'ordine (fondamentale per gli sviluppi successivi dell'intreccio) di accompagnare sulla terra Pluto (§ 10). 4). 3 [7]. cf. deor. Pseudol. 22 [2]. 5-6. molteplici prerogative ( L I M C s. seguono da lungi Poseidone con 9 apparizioni. 7. deor. pp. 4. Apol. . la coppia Hermes-Zeus e quella preferita da Luciano quando si tratta di evocare il mondo deU'Olimpo ed e da lui tanto amata quanto quella Diogene-Menippo. 45-56 [in particolare p. D.244 Commento come questa giocava un ruolo molto importante anche il modo in cui il lettore (άυαγυώστης) aveva cura di enfatizzare la scena. p. ώ Έρμη: Hermes e Zeus sono gli dei 'favoriti' da Luciano (il primo e protagonista di ben 24 dialoghi. 10 et 14). inoltre. anche Asencio Gonzalez 2005: Hermes. Era con 6. 26 [25]. 8) e nei Fuggitivi per Filosofia (Fug. 8. conc. 5 [15]. 4-5. 21 et 25) [. confidente e complice degli amori di Zeus (nn. 9 [12]. deor. 10 [14]. Gall 45. Here. Hermes e considerato poi anche dio del commercio e protettore dei ladri ed e legato ai guadagni fortuiti e insperati: non a caso Timone. che viene invece messa in scena. 10 [20]. in particolar modo nei Diahghi degli dei. 20 [35]. p. mort. pp. Bis acc. Hermes [ V / l . 10. In un'eta in cui a dominare e il culto della parola Luciano ricorda volentieri. Eracle con 4. 3.. Cat:. con un'opportuna pausa precedente l'attacco vocale e. Sacr. 8) ο di psicopompo (D. Fuct.2. nei quali Hermes «e rappresentato quasi sempre come un vero e proprio servus currens di commedia. 27 [22]. e spesse volte utilizzato da lui anche come spettatore d'eccezione e critico dei vizi dell'umanita). 24). 1. Icar. Herrn. 4 [14]. pur se sovente ridicolizzato da Luciano nella sua satira contro la religione tradizionale. consolidatosi in secoli di tradizione scenica» (Lanza 2004. p. D. 27.. nei Dialoghi lucianei il dio in prevalenza riveste il tradizionale incarico di messaggero e araldo degli dei (D. 2. 22 e 34. il secondo di 19. 24 [4]. 24 [4]) e. 18 [5]. Bis acc. con gesti adeguati e un'intonazione della voce particolare (Bellinger 1928. tale incarico e descritto in chiave comica. 285-387]). il piu delle volte. tr. 4). come nel Bis accusatus deve fare per Dike (Bis acc.v. che Hermes e protettore dell'arte retorica (Nigr.

infine. anche Philops.. come prova Cie. 275: Άτρεΐδης μεγάλ' εΰχετο. per descrivere gli attori maldestri che declamano sguaiatamente (vd. all'eta di Luciano era peculiare della Timonlegende (vd. n. deor. "faccio risuonare la voce" (Pind. [p.2.. ό κεκραγώχ έκ Trjs Άττικηχ: d'abitudine la preghiera era innalzata a voce alta presso i Greci (II. Nat. 80). Icar. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 245 non appena scoperto il tesoro con cui ritorna ricco. Agam. Kokolakis 1960 [b].. 1. l'introduzione generale. 13. tr. 35 [il filosofastro]: μόνον ττλούσιον είναι τον σοφόν κεκραγώς μικρόν ύστερον αιτεί.. "invoco" (Aesch. φωνέω. 146-171 suU'importanza dell'espressione vocale nella preghiera greca). invece. γέγωνα.5). 2. p. "levo un grido" (Hdt. Anach. 6. 3). Nem. 11. 86 \ille clamat omnium mortalium mentes esse perterritas\). l'introduzione a questa sezione. 1. El 803-810). 8. Demon. Herrn. Ol 1. che indica uno sforzo di voce eccessivo e veemente e si differenzia da βοάω che esprime. "mi faccio riconoscere gridando" (Eur. (Aubriot-Sevin 1992. βοάω. conc. infra ad § 9. p. . Symp. 69 s. pp. 46). attuatasi in eta ellenistica. 24 [4]. l'introduzione generale.6). 7: Demonatte non fu mai visto κεκραγώς ή ΰττερδιατεινόμενος ή άγανακτών. Salt. 450: Χρύσης μεγάλ' εΰχετο. 347: μεγάλ' εύχετόωντο έκαστος) e per questo.]...2. un innalzamento del tono vocale naturale: nei Diahghi tale predicato e impiegato.. cap. γηρύω. invoca Hermes κερδώος.4). 87).] έκεκράγει ττρός ατταντας κτλ. "levo la voce" (Pind. 31. τταρά τόν Ύμηττόν έν τη ύττωρεία: il dettaglio topografico del ritiro di Timone presso l'lmetto non e un'invenzione lucianea. 7. bensi e un particolare gia ben presente nello sviluppo ellenistico della leggenda di Timone (vd. J. 2: κεκραγότες κα'ι ΰττερδιατεινόμενοι. 161. auch darin ist er der Tradition verpflichtet». 162). In questo caso per indicate la modalita con la quale Timone si rivolge agli dei e impiegato κράζω.11: μαχόμενων [. 7. 3. ττροσεννέττω. Talvolta Luciano ama ricordare. 1. sub 1). in genere. bisogna ricordare che il modo provocatorio di rivolgersi agli dei e uno dei numerosi particolari che accomunano Timone al tipo del predicatore cinico (vd. sulla voce come 'arma del filosofo' in Luciano vd. "che porta guadagno" (§ 41. 10. "parlo ad alta voce" (Pind. Deor. cf. 78. secondo un'equiparazione che. 89 e n. Cio premesso. 2. 58). 96) oppure per i filosofi sfrontati che vogliono attirare l'attenzione degli altri (vd. Ol 6.2-3. 132. 23. 27. Bis acc. Eun. Amor. vd. che il dio era custode delle palestre e delle gare ginniche (D. Pise. "chiamo ad alta voce" (Pind. deor. 48 [ironico]: Σωκράτης [. in genere.]: «das Geschrei als Umgangston gehört zu den stereotypen Zügen der Philosophen bei Lukian [. Nem. nel descriverne una si faceva uso di verbi quali αύδάω. 16 e Coenen 1977 ad loc. ecc.] ττρός άλλήλους κα'ι κεκραγότων. cap. 32 e 35. 10. Salt. 76). καλέω.

Imperio 1998 [a]. 223-233]).Austin: έρίωυ τπυαρώυ ττόκου] e da Euripide per i capelli di Elettra che si consuma dal dolore per la morte del padre e l'esilio del fratello [ΕI. "sozzo". / germana inluvies. gia Od. Αύχμεΐυ. Con ύττοδίφθερος. veicola un'immagine di sporcizia associata a un certo squallore (l'attributo e impiegato da Cratino per descrivere la sporcizia untuosa del vello della pecora \fr. dunque. 15-16. dall'idillio ellenistico (Theoc. Nub. 388 Kassel . pp. in genere. 39-41: oboluisti alium. 7. in generale per la commedia plautina vd. 903-957). A partire dall'epoca classica una parvenza rozza. 184: τπυαράυ κόμαυ]). tuttavia. Αν. pp. 920: 1'αύχμεΐυ αισχρώς di Discorso Migliore e contrapposto all^u ττράττειυ di Discorso Peggiore. indica uno stato di secchezza fisica tipico di chi ha la pelle disidrata e non unta da balsami (vd. in veste idealizzata. 452). 107-111). p. p. ma onesto e lavoratore. Come si vede. Most. Av. all'immagine di un certo tipo di sapiente e non solo finisce per contaminare. 836-838. in primis. l'immagine di Timone che vien fuori dalle parole di Zeus rispetta il tradizionale tipo del γεωργός sporco e maleodorante. 1553-1564. ma per un filosofo. sia al tipo dell'intellettuale in generale (vd. una condizione di forte indigenza che si manifesta in una grande magrezza (cf. rusticus.. 297: l'avaro Euclione vive in condizioni miserabili ed e per questo aridus [vd. 215 Kassel . Plut. in eta imperiale. "coperto di pelli" si ricorda la rozza pelle (διφθέρα) che. 5. Πιυαρός. come mostrano. 839: αύχμός e la penuria in cui si dibatte l'uomo giusto. hara sui<s>.2-3. 10]). i cui elementi caratteristici erano stati consegnati alia tradizione gia dalla commedia (basti considerate lo Strepsiade di Ar. giacche a questo riconduce il suo aspetto cencioso unito all'irriverenza con cui prega (§ 7. in base a un topos che risaliva alYarchaia. Cas. 249-250: αμα γήρας / λυγρόυ εχεις αύχμεΐς τε κακώς κα'ι άεικέα εσσαι) e denota piu tardi. Nub. ad § 6. [20.4-5). ad esempio il ritratto del poeta lirico come un pitocco bisognoso anche di vesti di Ar. che aveva trasformato la frugalita del filosofo in άλουσία e aveva collegato questa peculiarita sia a Socrate e ai suoi discepoli (Ar. vd. l'iconografia del filosofo (di Diogene.Austin] chiama il socratico Cherefonte αυχμηρού κα'ι ττένητα. Zeus. sia la gran massa di cinici itineranti (descritti splendidamente da . ma nella stessa realta condiziona il modo di presentarsi di una certa categoria di intellettuali. che in origine non e «il ρυττών di Luciano e di altri.1-2: έυαψάμευος διφθέραυ). "essere secco". Trivapös ολο$ και αύχμών και ύττοδίφθεροχ: l'aspetto e i modi di Timone sono descritti con pochi e rapidi tratti da Zeus. Cratino \fr. insieme alia δίκελλα. ma uno che cura il suo corpo»: SSR III. Crampon 1985. Plaut.246 Commento 7.. lercia e trasandata resta legata. Nub:. 24. Aul. Ar. costituisce una sorta di 'abbigliamento di scena' di Timone (cf. tua illaec preda sit?·. / caenum copro commixtum) e riproposti. hircus. 95 s. 85: Pluto condivide con gli ateniesi la condizione di poverta in cui vivono ed e αύχμών. Plaut. sul piano della finzione. 51-52. scambia Timone non per un contadino. 114: ex sterculino effosse. Stockert 1983 ad loc.

sia personality eccellenti come Aristocle di Pergamo (Philostr. Cratin. 7. λάλος ανθρωττος και θρασύς. Peregr.2) e gli empi discorsi contro gli dei (cf. infra ad § 10. Dysk. 271-279. Pax 571-581. 239-241. 7. Questo costava fatica. 1173-1174. la ritroviamo espressa con grande vigore nelle Nuvok di Aristofane (Imperio 1998 [a]. infra ad% 11. Com'e noto. σκάτττειν. dove Strepsiade. 31-32: Cnemone lavora senza sosta ξυλοφορών σκάτττωυ τ'. 665-675. φυτεύειν). Men. Ar. Ή ττου φιλόσοφος έστιν. vuole diventare un perfetto sofista socratico e padroneggiare il logos come il maestro Socrate. tracotante e . 260. Grillt 2001 modificata).2. infra comm. Eup. 1127-1171. la tracotante logorrea (cf. dato che il terreno dell'Attica era in massima parte roccioso (vd. Ach. pp. 380 Kassel . Pax 566-570. 111-114). ad § 31. anche se. 9899. 738-739). il mangiare e le donne erano il bene piu grande (Ar.: una prima occhiata induce Zeus a confondere Timone con un filosofo e causa dell'equivoco sono il suo alto tono di voce. Nub.9-10 il riferimento all'empieta di Anassagora). in genere.4-5. 445-451) «sfrontato (θρασύς) loquace (εύγλωττος) audace (τολμηρός) ardimentoso (ιτης) spudorato (βδελυρός) contaballe (ψευδών συγκολλητής) pronto a rispondere (εΰρησιεττής) rotto ai processi (ττερίτριμμα δικών) azzeccagarbugli (κύρβις) mitraglia (κρόταλον) volpe (κίναδος) trivella (τρύμη) chiacchierone (μάσθλης) ipocrita (εϊρων) viscido (γλοιός) sbruffone (άλαζών) delinquente (κέντρων) mascalzone (μιαρός) banderuola (στρόφις) rompipalle (άργαλέος) e opportunista (ματιολοιχός)» (trad. 525: e difficile l'esistenza di chi vive άροΰυ έτταναγκασθε'ις και σκάτττειν τάλλα τε μοχθεΐν. PI. 15). άε'ι / ττουώυ). 587-600. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 247 Luciano nei Fuggitivi). VS 2. si era costretti a utilizzare la zappa (σκάτττει) quando si dovevano incidere solchi piu profondi nel terreno ο lavorare appezzamenti di terreno sui quali l'aratro non poteva passare.2 e ancora Ar. 3) e Peregrino Proteo (Luc. 1320-1330. νεαν. La tipizzazione del filosofo come inguaribile chiacchierone che si compiace di futili disquisizioni e fa della sfrontatezza una pratica di vita e propria della commedia antica e.4. Σκάτττει δέ οΐμαι έττικεκυφώς: per la coltivazione della terra in Attica si usava l'aratro. fr. l'aspetto esteriore squallido e trasandato. 112-118. 253-256) in una vita dura e piena di privazioni (cf. Ach. Plut. 408-409. Luciano attinge a piene mani dalla commedia e cio spiega per quale motivo nei Oialoghi l'immagine del filosofo petulante. piu in particolare. per far fronte ai debiti e avere la meglio sui suoi 'awersari' ( w . fr. perche il terreno e durissimo da coltivare da soli. Modeste condizioni di vita erano normali per un contadino attico e Aristofane piu volte descrive i semplici desideri dei piccoli proprietari terrieri attici per i quali il bere.Austin: έττίσταμαι y a p αίττολεΐν. 1018-1036: un contadino del demo di File ha perduto i suoi due buoi ed e rovinato. apparendo a tutti ( w . 12 Kassel .Austin. Lys.

111-120]. [pp. Τί ώ ττάτερ. che compare nel finale del Timone come adulatore (§§ 54-58): questi si contraddistingue. Timone figlio di Echecratide del demo di Collito (il nome completo di Timone e un'invenzione lucianea: vd. Baldwin 1973. c). Bompaire 1958. 3 e 5: Diogene e θρασύς [. Nec. i cinici (vd. per l'esagerata mania di λαλεΐν sia da sobrio (§ 54.. pp.7. ad § 10. pp. conf.] κα'ι σοφιστής e Cinisco cinico. oü y ä p av o ü t w s άσεβεϊχ t o ü s Xoyous διεξήει καθ' η μ ώ ν : il dibattito sulla natura degli dei. 409 con bibliografia) e Luciano rappresenta uno dei suoi protagonisti.) e contribuisce a tener desta l'attenzione del pubblico. l'introduzione a questa sezione). comm. Άγνοεΐξ Τ ί μ ω ν α τ ό ν Έχεκρατίδου τ ό ν Κολλυτέα. 11 [i filosofi contemporanei] e Braun 1994 ad loc. Goulet-Caze 1990.] κα'ι σοφιστής. La θρασύτης condiziona peraltro anche nel nome il filosofo Θρασυκλής. ad esempio J.5. ed e proprio da tale tradizione che prendono origine alcune gustose scenette.4-5) e. 27812788 e n. 19: θρασύς [. p. anche se il carattere spesso letterario delle sue critiche non permette di considerarlo un testimone imparziale e affidabile della sua epoca (Caster 1937. anche per Luciano la marca di empieta (άσέβεια) non contraddistingue un determinato indirizzo filosofico. che Luciano ripropone.: e rivelato finalmente al lettore il nome del protagonista del dialogo. pp. 6). 18 [Socrate]) e contraddistingua. D. nelle quali uno Zeus delirante teme di perdere l'autorita sul mondo per le empie disputazioni dei filosofi (vd. cf.. Jones 1986. l'introduzione generale. in piu. 3. sub 6. come piu volte si e ricordato. coinvolgendolo maggiormente nella narrazione.2. 7.248 Commento volgare sia di casa (vd. pp. Questo procedimento e tipico della tecnica drammatica lucianea (Bellinger 1928. In omaggio a una mentalita tradizionale. mort.9-10)..6-7) sia da ubriaco (§ 55. auct. Vit..] και λάλος e θρασύς [. per queste sue peculiarita. degne del miglior Luciano. ma appartiene genericamente al tipo dell'intellettuale (sulla storia di questa topos vd. mentre gioca un ruolo fondamentale il recupero della tradizione ellenistica equiparante Timone a un filosofo. 491-499: inattualita degli attacchi portati da Luciano contro gli dei greci. in particolare. Bis acc. J. che era stato taciuto per tutto il corso della lunga preghiera a Zeus con cui si era aperto il dialogo (§§ 1-6). 7. in unione al motivo polemico a lui caro della dannosa proliferazione di predicatori in eta imperiale (vd. conf. 16 [11]... In tale caratterizzazione. l'utilita dei sacrifici e delle preghiere e la veridicita degli oracoli e vivo in epoca imperiale (Attridge 1978. 3345: esame dell'attualita di Luciano in materia di religione). 12 s. . 10-11: Diogene esalta la missione del cinico come esibizione di sfrontatezza e di ingiuria). non si discosta molto dal ritratto che Zeus fa di Timone. 97-118. poi. non c'e traccia dell'originaria figura del misantropo di epoca classica. cap.

«nach der Analogie von καθ' ιερών όμόσαι. padre di Erode Attico — di cui Timone rappresenta la proiezione letteraria —. 8. sia nella parodia omerica (vd. 3. 17 e Icar. II fatto che Timone fosse un parvenu (νεόττλουτος) e invenzione di Luciano e rappresenta. 8: degli uomini έκατόμβας θυόντων κα'ι χρυσας πλίνθους άνατιθέντων Luciano critica la sciocca fede negli oracoli e rammenta.2. sub 6. Bis acc. giacche l'asindeto. l'episodio dei mattoni d'oro offerti da Creso ad Apollo Pizio narrato in Hdt. ό [ . il che lo coinvolge nell'azione retorica. 9. dei quali indirettamente godono gli dei (cf. ecc. 50-52). ό τάξ ολας έκατόμβαχ: il termine εκατόμβη ricorre di frequente in Luciano sia nella critica delle pratiche religiose dei greci (vd. Cont. 2. (p. 29.: l'asindeto e di frequente impiegato da Luciano nella descrizione di un personaggio (cf. 6: Hermes deve redigere un bando di convocazione per gli dei mescolando vari versi omerici. tr. ancora infra ad § 7. Sacr. come nota correttamente Reboul 1996.5-6: ετι yoüv έν ταΐς ρισ'ι τήν κνΐσαν αυτών εχω). . .8.2. meretr. O U T O S έστιν ό ττολλάκΐξ [.]. D. 2. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 249 7.8-9. 19 e 28.2. vidi. Nel caso presente Luciano non solo allude ai tradizionali sacrifici. 24). D.) che la forma καθ' ιερών τελείων έστιάσας e inusuale. in particolare Thuc. 23.. b). padre di Erode Attico (vd. ] . 5. in particolare.. fra i quali la chiusa di II. Da Hermes aber die Speisung für das Wesentliche hält. 47. a). 18 e 29. 10 [20]. J. cap. .. al riguardo l'introduzione generale. ήμδ$ καθ' ίερων τελείων έστιάσαχ: gli ιερά τέλεια erano sacrifici particolarmente solenni (cf. Fug. che Luciano ricorda nuovamente in Philops. so sind die beiden Sätze in einer spasshaften Weise zusammengezogen». 10. 53 [δαίνυνθ' έκατόμβας] riadattata con il verbo in seconda persona [δαίνυσθ' έκατόμβας]) ο erodotea (vd. ττερ'ι δυ οί τοσούτοι φίλοι. che amava stupire i suoi concittadini con eccezionali sacrifici in onore degli dei (vd. Vollständig würde es heissen müssen: „der so oft unter Darbringung von Opfern zu uns gebetet und uns so gespeist hat".11: ό καλός εκείνος. J. al riguardo. 21.. al riguardo l'introduzione generale. 1. ma cela nel testo anche un riferimento alia straordinaria munificenza di Attico. deor. Akx. 51 s. ό νεόττλουτοξ.7-9. D. sub 6. vici — e didascalico. mort. 4 [10]. εΰχεσθαι. tr. La struttura asindetica contribuisce a sottolineare lo stupore di Hermes davanti all'inaspettato misconoscimento di Timone da parte di Zeus e a coinvolgere maggiormente il pubblico nell'azione dialogica. le parole di Zeus ad § 9. dell'oratore». poiche lascia all'uditorio il compito di ristabilire il legame mancante. 7. ό ττλούσιος. «e a un tempo espressivo — con un effetto di sorpresa: Veni. Annota su tale passo Sommerbrodt 1888 ad loc. lo rende complice. 138 s. ). Prom. cap. 7. 33. 1. 9. παρ' ώ κτλ. Philops. suo malgrado. p. 3. un diretto riferimento alia biografia di Attico. 8).

τί τοΰτο]). ττατταΐ) tendono a scomparire in letteratura nei periodo postclassico per ritornare a essere utilizzate con buona frequenza in Luciano. 307-311). permettendo in questo modo alio spettatore di essere maggiormente coinvolto nella finzione letteraria.). sdegno ο indignazione. rabbia. p. 50 in Sofocle. 336 s. dove esprime dolore. Thuc. p. Luc. 126. che la usa a indicate sorpresa e ammirazione (5 volte) ο sdegno (5 volte): in Luciano ricorre cinque volte (due nei Timone [qui e ad § 45: φεΰ τοϋ τάχους] e una. un esempio classico di tal modo di pensare e. una ripresa parodica delle esclamazioni tipiche del linguaggio tragico (Urefia Bracero 1995. meraviglia ο ammirazione sono parte importante della lingua dei Oiahghi e rappresentano. Icar. l'immagine del re vestito come uno straccione che compare suscitando pieta nei pubblico). 24: Zeus domanda a Menippo per quale motivo gli Ateniesi da tanti anni trascurino le Diasie). mentre trova un uso limitato in Aristofane.11. Φευ Trjs άλλαγηχ: l'esclamazione di Zeus segna un netto contrasto con il discorso appena terminato di Hermes e segnala all'ascoltatore che la parola e passata da un personaggio a un altro (Bellinger 1928. 4-5) e ci si abbandonava ai piaceri del cibo e del convito. per lo piu. nei Fuggitivi [§ 33: φεΰ τ ω ν κακών. p. comunissima in tragedia (ricorre 34 volte in Eschilo.. 160 in Euripide). peraltro. anche se la menzione di tali festivita qui si adatta perfettamente al contesto temporale in cui sono da collocare le vicende del Timone storico di V secolo. La reazione di commosso stupore di Zeus per le vicende di Timone rientra in pieno nell'ottica della comune mentalita greca. . Φεΰ e altre interiezioni simili (βαβαί. L'interiezione φεΰ e. 7. τ ά Διάσια: le Diasie si celebravano in onore di Zeus Meilichios il 23 del mese di Antesterione (intorno alia meta di febbraio) ed erano le piu importanti festivita ateniesi dedicate a Zeus. il tempo «est toujours rythme par le retour periodique des principales fetes» (Follet 1994. 29). Nei dialoghi di ambientazione ateniese. pp. in particolare. An. Nei giorni della festa si celebravano grandi sacrifici pubblici offerti da tutta la popolazione (poteva trattarsi di semplici Offerte incruente ο interi olocausti: vd. 7. nei Gallo [§ 19: φεΰ τοϋ λόγου]. εΐα. Xen.9. Gregorio di Nissa. in Filostrato e in numerosi autori cristiani come Giovanni Crisostomo. nei Fessifane [§ 20: φεΰ. p. ad esempio Ar. εΐεν. rispettivamente. Nub. Gregorio di Nazianzo. in Ar. p. 8.250 Commento 7. 1063-1068. 161 s. 133) e dona alia narrazione la vivacita della rappresentazione drammatica. Ra. 1. Espressioni di sdegno. 6. demente Alessandrino (Labiano Uundain 2000. ττατΓΓτατΓαιάξ]. 408. All'epoca di Luciano le Diasie erano state cancellate da tempo dal calendario ateniese (Follet 1994. 135: cf. per la quale era usuale provare tanta piu compassione per una persona quanto piu la sua malasorte contrastava con la felicita precedente (Dover 1983. dolore. ότοτοΐ.

Le qualita positive di Timone sono scelte da Luciano fra quelle stesse che si ritrovano nei testi di II sec. L'accumulazione di aggettivi riassume i tratti essenziali di Timone in veste da contadino finora delineati: αυχμηρός e l'equivalente di αύχμών poco sopra riferito al misantropo (§ 7. 143 s. pp. vüv δ' ευτυχής). τί παθών ouv toioutoj έστιν. Dover 1983.3.2-3. La triplice serie di qualita positive di Timone. solo άθλιος. αύχμηρόξ. che ha in se un'idea di eccellenza ed e spesso associato a γενναίος ο έσθλός in opposizione a άχρεΐος e αισχρός: in genere tale termine significa "bonta" (Chantraine s. Oudot-Lutz 1994.3: άνοια κα'ι εύήθεια κα'ι άκρισία ττερ'ι των φίλων) e un'eredita dei campionari di vizi e virtu tipici del cinismo (Hoi'stad 1948. ai lati. per celebrare gli ateniesi e Atene (vd.2). invece. Salt.4). χρησ-. 3. dove la χρηστότης e intesa proprio come causa di dissipazione delle ricchezze in opposizione alΓάvελεuθεpία . con due coppie di aggettivi al centro legati fra loro per asindeto (αυχμηρός. 1: il cinico Cratone ha condotto la sua esistenza έξ αρχής βίω αύχμηρω συζών). 39. quelle negative (§ 8. "utile".v. pp. ούτω βαρεΐαν καταφέρων την δίκελλαν". La disposizione degli elementi presenta una struttura chiastica. due coppie di predicati ciascuna delle quali costituita da un participio (τταθών e καταφέρων) e da un tempo principale (εστίν e εοικεν). p. 7. ma pare inutile ricercare a tutti i costi un parallelo preciso per l'impiego di un termine cosi banale (che nell'intero corpus ludaneum ricorre ben settanta volte). cf. [p.: la forma di questa interrogativa e particolarmente ricercata. ma qui corrisponde all'italiano "generosita". 38 Kindstrand di Bione. 825: άνήρ ττρότερον μέν άθλιος. χρηστότηξ έττέτριψεν αυτόν και φιλανθρωπία και ό ττρόξ t o ü j δεομένους αττανταχ οΐκτοχ: Hermes inizia a descrivere le cause che hanno portato Timone alia rovina.]). Χρηστότης deriva dall'aggettivo verbale χρηστός.2. 398 s. come nei jr. άθλιος) e polisindeto (κα'ι σκαττανευς κα'ι μισθωτός) e. p. §8 8. "miserabile" non riconduce a elementi presentati prima: per Ledergerber 1905.12-13. 78-79. εοικεν. opposta a quella successiva che ne riproduce. 170 e 184-189) e della diatriba popolare (nei pochi frammenti delle diatribe di Telete pervenutici si contano ben 27 esempi di enumerazioni di qualita morali: Fuentes Gonzalez 1998 ad Teles 4 A. 27 l'aggettivo puo essere una reminiscenza lucianea della descrizione del δίκαιος άνήρ del Vluto aristofaneo (v. 161-162. μισθωτός richiama alia mente l'attributo ύττόμισθος con cui Timone stesso si era autodefinito in precedenza (§ 6. και σκαττανεύξ και μισθωτόξ. 124-126). vale a dire le amicizie sbagliate e la frequentazione di persone malvagie e ipocrite. σκαττανεύς riprende il predicato σκάτττω impiegato prima per illustrare l'attivita principale di Timone (§ 7.). 89. αθλιο$. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 251 7.

142 n. δικαιοσύνη. 711 Kassel . cf. pp. 8 sia con Plut.3-4. 2. 46. [p. l'etica filosofica greca rileva le contraddizioni presenti nell'esistenza della maggior parte degli uomini. fr. di conseguenza. 71 = SSR V Β 291. ad esempio. 17-22. II concetto di οίκτος. "dissennati". -ευμα) derivati da φιλάυθρωττος. si attaglia soprattutto ai ricchi: fin da Democrito (Tortora 1983). οίκτος. 24. 73. άγριότης e άφρουτιστεΐυ verso il prossimo in difficolta. Goulet-Caze 1986. jr. φιλαυθρωττία. l'uso comune intende tanto un comportamento moralmente indecente quanto uno stato mentale folle e squilibrato (Dover 1983.Austin. pp. 52.Austin: ττλοϋτος άλόγιστος ττροσλαβώυ έξουσίαυ / κα'ι τούς φρουεΐυ δοκοϋυτας άυοήτους ττοεΐ. pp.] confronta l'uso di χρηστότης in Bione sia con Luc. Muson. 150. I l l Kassel . pp. 3 [φιλανθρωπία e χρηστότης sono le virtu dell'onesto e morigerato Cicerone]. Laert. n° 77: gli uomini τταρά τήυ άυοιαυ κακοδαιμουοΰσιυ). 333-343 sul concetto greco di compassione). II tema della follia umana come comportamento contrario al vivere secondo natura e deprecabile e prediletto dai cinici (Hoi'stad 1948. Od. come awiene in Menandro. p. privi di retto giudizio e anzi άυοήμουες. 2). Dover 1983. e άξύυετοι. "compassione". 3-10: κακία per l'uomo e άδικία. 68 Β 282 D. 12. Diog. esprime quel tipo di sensibilita che fa identificare il nobile di cuore con chi soffre e fa curare al compassionevole gli interessi altrui come fossero i propri (Chantraine s. con i mezzi per alimentäre la vita si comportano in maniera tale da favorire la morte (Democr. questa resta un positivo aspetto dell'animo per i greci. Arist. 3. per i moralisti. 6. 493). -εύομαι. 839 Kassel . "follia". 61. 233236) che.). come un folle e una communis opinio nell'antichita (vd. i quali. p. "pieta" (Thuc. 40. per i quali esprime «quell'orientazione della personalita che distingue chi da da chi riceve e si esprime nell'onesta e nel sacrificio di se cosi come nella compassione» (Dover 1983. Rh. . άρετή e. χρηστότης. 15 = Oltramare 1926.v. 39. 438) e riconducibile alia sfera spirituale di ελεος. Φιλαυθρωττία fa parte di quella famiglia di termini (φιλαυθρωττέω. 248 s.Austin. dove φιλαυθρωττία e μετριότης sono le qualita principali che le persone abbienti dimostrano (o dovrebbero dimostrare) di avere verso i piii umili (Fantuzzi . 1391 a 13-14: άυοήτου εύδαίμουος ήθος ττλούτου έστίυ. fr. Cie. infatti. 343-348. spec.-K. 8. 81. Tim.^r.252 Commento (Kindstrand 1976 ad loc. cf. 51 e 161. 544 Kassel . 343-345). 43. pur se per Piatone e Aristotele la φιλαυθρωττία non e una virtu importante.v.Austin. ανοια και εύήθεια και ακρισία ττερί των φίλων: Timone e caratterizzato da questa serie di qualita negative come uomo incapace di retto giudizio ed emblema della tradizionale incapacita del ricco di vivere bene. 14. fr. Men. strettamente correlato nel mondo greco a quello di 'filantropia' (vd. Con άυοια. αυθρωττος). anche se il fatto che il ricco tenda a non controllare la sua passione per la ricchezza e si comporti. di contro.Hunter 2002. pp. "stolti". essere ευεργετικός e κηδεμουικός). che equivale etimologicamente ad "affezionato agli uomini" (Chantraine s.

8. De adul et am. 126. 4. ap. 3 Trapp). 49 d-e: bisogna saggiare l'amico come le monete. 49 b: τά φιλότιμα των ηθών κα'ι χρηστά κα'ι έτπεική τόν κόλακα δέχεται κα'ι τρέφει ττροσφυόμενον) e si legano volentieri al potere e alia ricchezza (cf. 243. Tyr.4-5. 3-4. 84. 1 ad be. tutto in una volta. 416. tradizionale nella mentalita greca. 1'εύήθεια. e non aspettare di essere stati danneggiati da qualche adulatore per accorgerci dell'inganno. la "mancanza di discernimento nello scegliere gli amici": qui si calca la mano nel biasimare l'ingenuita di Timone nello scegliersi gli amici (Fritzsche III. generöse e sprowedute per il loro personale guadagno (cf. . 93 = SSR V Β 582.2. Luct. Ν αν. Sat. pur se bisogna rilevare che nell'antichita sia il κόλαξ sia l'affine τταράσιτος furono variamenti associati alle specie animali piu diverse da molteplici scrittori: se celeberrima e la comparazione di Esiodo (Th. 17 = Diog. 43. 8 Di Marco. Ar. Plut. De adul. Op. δτι τους μέν άλλοτρίους ου φιλοϋντα δει κρίνειν. 303306) fra il fueo (κηφήν) e il parassita (su cui cf. 2. f r . ancora infra ad § 15. Viene qui presentata. 14: Θεόφραστος φησιν. Resp. 3. Vesp. 594-595. 8). p. 66. 3. Hör. inoltre. Thphr. insania pare il comportamento dell'avaro Euclione in Plaut. cf. ΑΙΙ'ανοια di Timone fanno da corollario. Plut. 158159: 'quisnam igitur sanus? 'Qui non stultus1. 49 c: l'adulazione e οϊκων τε κα'ι -πραγμάτων μεγάλων ολίσθημα κα'ι νόσημα e spesso rovescia regni e imperi). Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 253 AP 9. cf. et am. 14. Aul 68. la "dabbenaggine" e 1'άκρισία ττερ'ι των φίλων. Plut. Stob. 6. I cinici amavano paragonare gli adulatori ad animali pericolosi ο mortali per gli uomini e a questi Luciano puo essersi ispirato nell'elaborazione di questa iperbolica immagine in cui gli adulatori di Timone sono paragonati. a corvi (κόραξι).v. Max. Varro Men. s. qui putarit amicum certum cerni in coenis lautis») per riproporre energicamente uno dei piu antichi e banali topoi sull'amicizia. κόραξ.3: il comportamento di Timone nei confronti di Pluto si e rivelato άμελές κα'ι ουκ ευνοϊκού). che gli adulatori infestano le nature nobili. 4 = SSRV A 131) ai corvi (animali notoriamente necrofagi: Thompson 1936. Dio Chr. il fatto che si deve giudicare attentamente un uomo prima di poterlo considerate un amico (cf. § 435). Taillardat 1965. εμτταλιν. prima dell'uso. De adul. 'Quid avarus? / 'Stubus et insanus''·. Laert. p. άλλά κρίναντα φιλεΐν" τους δέ άδελφους. per Hermes. et am. un tema caro alia predicazione popolare cinica. 26: γυψ'ι κα'ι κόραξι ττάνθα εκείνα καταλιττών.. 147]: «cum acumine ridetur Timonis stultitia [εύήθεια]. si puo altresi ricordare che coloro che facevano uso dell'adulazione per raggiungere i loro scopi furono paragonati da Anassila ai vermi f r . 552 b-d. Plat. ου συνίει κόραξι και λύκοιχ χαριζόμενοχ: il quadro del riccone abbandonato alia merce degli animali e spesso impiegato da Luciano per ricordare la fragilita e la brevita della vita.5: ύττό γυττών τοσούτων. 1114-1116. 159 s. lupi (λύκοις) e awoltoi (§ 8. 14. 1-2 Astbury: qui sit avarus / sanus?. Timo Phliasius/r. da Antistene (Stob. 32 Kassel Austin). [p. anche l'idea.

pp. cf. 76 Β 5a D. a una scimmia costretta a subire insulti e scherzi pur di soprawivere (64 d-65 a).5. ancora infra ad § 46: ώ Γναθωνίδη.3-4: άνοια κα'ι ευήθεια κα'ι άκρισία ττερ'ι των φίλων). Od.). 22). 15. 87 s. γυττών άττάντων βορώτατε) ed e animale necrofago per eccellenza fin da Omero (II.). che definisce l'uccello 'nemico dei cadaveri' (γύψ νεκρω ττολέμιος) perche piomba giu dal cielo all'improwiso per ghermire la vittima ο la spia in attesa che muoia e poi segue gli eserciti in battaglia. come illustra in particolare la celebre immagine gorgiana degli awoltoi come 'tombe viventi' (Gorg. p. raggiungendo la somma di 190 su un totale di 3000 circa (Fuhrmann 1964.] ήτταρ εκειρον). cf.). le immagini derivate dal mondo animale costituiscono il gruppo piu cospicuo. a un animale capace di mimetizzarsi e mutare d'aspetto ogni volta che ne ha necessita (51 d).254 Commento Arnott 2007. 844-845.). Jr. all'assillo dei tori ο alia zecca dei cani che prendono possesso delle orecchie delle vittime (55 e). Mil. Vhaedr.v. pp. 3. . ό κακοδαίμων κειρόμενος τό ήτταρ φίλου$ είναι αϋτοϋξ και έταίρου$ ώετο: Hermes ricorda di nuovo che a rovinare Timone e stata la mancanza di discernimento nello scegliere gli amici (cf. 100-102. 60 s. L'immagine di Timone divorato vivo dagli adulatori (ritratti in veste di awoltoi) che gli rodono il fegato e ispirata probabilmente al supplizio di Prometeo (cosi gia Schmidt 1897. s. 42. 177 s. cosciente del fatto che "ogni battaglia produce cadaveri" (Thompson 1936. 6. la cupidigia e l'avidita (Copt. True. da Plauto ai topi (Plaut. 16. 8. Versa 58. 337-339. Arnott 2007. e soltanto nel corso del breve trattato De adulatore et amico l'autore paragona l'adulatore a un tarlo e a un pidocchio (49 b-d). 11.-K.v. da Varrone ai cani che sbranarono il padrone Atteone (Varro Men. p. 41 s. p. 10 = SSR V Η 54) ο a lupi intorno ai vitelli (Diog. γύψ. 11. 109-113).. 92 = SSR V Η 54). 4. ad esempio. supra ad § 8. a un animale domestico che si aggira fra bagni e mense ο a una bestia selvatica e aggressiva (61 c). Nel mondo latino l'awoltoio e l'unico rapace a essere associato ai cadaveri e nella commedia plautina.v. 81-109). 240 b). in particolare. korax. cf. Longo Auricchio 1986. l'uccello e presentato in metafore che materializzano il parassitismo. 1043-1044. 237: χρόα γΰττες εδονται. 513 Astbury).: ούχ Ισχύων γΰττας εΐττεΐν ζώντας εϊρηκε τάφους) e la bella descrizione di Eliano ( N A 2. Trin. 82-87. In eta imperiale la fortuna di tali forme di comparazione e incrementata dal gusto per i paragoni di natura animale proprio della Seconda Sofistica: in Plutarco. Guastella 1988. p. Sauvage 1975. 22. s. 10. XII. ύττό yuTTWv τοσούτων: l'awoltoio nel mondo greco e simbolo di avidita insaziabile (cf. pp. s.). come un polipo (52 f) ο un camaleonte (53 d).5-6.. 578: γΰττε [. gyps. p. Laert. da Filodemo nel Περί κολακείας al polpo (VHerc 1573. 836. da Cratete a corvi e a nibbi (Stob. 162. 46. 8. da Platone a una bestia tremenda (Plat.fr. 58 s.

...] τταρά τον Τιτυόν άττοταθε'ις ύττό τ ω ν γυττών κα'ι αύτός κειρέσθω τό ήτταρ).. 1 [nell'Ade]: ό δέ τύραννος [..] ττροσβλέττοντες [.5-7 [unito al chiasmo]: φυλάττοντας [. con intento ironicamente dispregiativo. 596: αύτός δέ Κλέων ό κεκραξιδάμας μόνον ήμάς ού ττεριτρώγει. κάν τ ώ χ λ ω φυλάττεσθαι σφόδρα / μή τις λαθών σου ττεριτράγ·η τ ά χρυσία. 8.. § 132 e p. "tu ti accontenti invece di rosicchiare i rimasugli del tuo potere".. p.. "avanza. D. 672: σύ δέ της αρχής άγαττας τής σής τούς άργελόγους ττεριτρώγων..] ττεριτραγόντες [. έκμυζήσαντες και τούτον ευ μάλα έττιμελώς: in questa descrizione della nefasta azione.] άττολιττόντες [.] έτπμελουμένους [. Luc. a completare il paragone fra gli adulatori di Timone e gli animali che soprawivono grazie alia morte degli altri. 1. 410: σώμα γυμνώσοντες ευ).... Ε notevole l'insistito uso dell'omoteleuto attraverso l'inserzione di participi con terminazione in -ντες (γυμνώσαντες [. Pax 414-415. anche infra ad § 15.] έτπκουροΰντες ή έτπδιδόντες). § 538 [τρώ- . 310 s. 61. 1: γυμνοΰσι τ ά όστέα τ ω ν κρεών) e in Sofocle per un cadavere (Ant. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 255 inchiodato sul Caucaso per il furto del fuoco e tormentato da un'aquila che ogni giorno volava su di lui e gli divorava il fegato..] έκμυζήσαντες [.. 30 [24]. che ricresceva durante la notte (Apollod. Ε da notare anche la ricercata scelta dei vocaboli di questa sequenza: γυμνόω. εί δέ τις και μυελός ένην.. ai danni di Timone. 8. il cui effetto cacofonico e ridondante ben si addice al rovinoso effetto del parassitismo e dell'adulazione che Luciano sta descrivendo (per l'uso dell'omoteleuto nel Timone cf.. 1: καθ' έκάστην δέ ήμέραυ άετός έφπττάμενος α ύ τ ω τους λοβούς ένέμετο τοϋ ήττατος αυξανομένου διά νυκτός. utt' εύνοιας της τ ρ ό ς αύτόν χαίροντος τ η βορα: βορά indica sia "il cibo" degli esseri umani sia "il pasto" ο "la preda" degli animali ed e utilizzato a bella posta da Hermes. Vesp.2. 85 s. "rosicchio" e un predicato amato da Aristofane (Ach.] γνωρίζοντες [.. di parassiti e adulatori (paragonati ad animali selvatici che hanno 'spolpato' la loro preda fino all'osso) rinveniamo quella passione per le descrizioni macabre e dal forte impatto visivo che e tipico della retorica di eta imperiale.6-7. cf..3-4: τού τε y a p Τίμωνος τό ττάνυ τούτο άνειμένον άμελές κα'ι ούκ εύνοϊκόν ώς ττρός έμέ εΐκότως αν δοκοίη). 257-258: ττρόβαινε. e sta' bene attenta che nessuno tra la folia ti sgraffigni i gioielli".] ττροάγοντας).] ττροσατττομένους [. "metto a nudo" si ritrova in Erodoto applicato alia preparazione di carni da cucinare (4.7-9.. ma che Luciano rare volte manifesta nei suoi Oiabghi. οί δέ τ ά όστα γυμνώσαντες ακριβώς και ττεριτραγΌντες.. mort.. L'ironia con cui Hermes stigmatizza la finta benevolenza (εύνοια) di quanti circondavano Timone si pone in tragicomico contrasto con l'aspro rimprovero che piü in la Pluto muovera alio stesso Timone per la sua negligenza (άμέλεια) e la sua mancanza di benevolenza (εύνοια) nei propri confronti (§ 15. ττεριτρώγω.. Taillardat 1965. 7.

I l l s. 4. 419 s. Taillardat 1962. p. 261. vale anche "povero" (cf. ρ. "cavo fuori". NA 3. pur se e da notare che e alia sua fantasia. 218). 20. che punta a stupire il suo pubblico con l'accumulo di immagini forti e cariche di pathos·. sia μυελός. D. Gal. 13). e rafforzato dalla paronomasia αυον αυτόν (vd. 16) ed e affine per significato a αυχμηρός (su cui cf. "succhio" ill. αυον α υ τ ό ν και τά$ ρίζας ύττοτετμημένον άττολιττόντες: αύος. vd. UP 6.. 501.: «ein solches Abweichen vom ursprünglichen Bilde sollte allerdings im Interesse der Deutlichkeit und Klarheit möglichst vermieden werden. omerici sono. 14. I paragoni fra gli uomini e le piante sono amati dai greci e si ritrovano gia nell'epos omerico (Monaco 1963. 39.9. S. 4. Ael.12-13). cf. p. che si deve la giustapposizione di due immagini antitetiche come quella della carogna lasciata a corvi. che. Pax 639: [i politici] των δέ συμμάχων εσειον τους τταχεΐς κα'ι ττλουσίους. meretr. che godono dei frutti delle piante cosi come dei beni dei ricchi godono adulatori e prostitute) e dai diatribisti (Oltramare 1926. 398). § 719) e ripresa con successo dai cinici (Diogene [Stob. 91). 31. Tale accumulazione di immagini divergenti puo apparire ridondante al lettore moderno. ρ. infine. 24]: «beachte die Fülle und den fortwährenden Wechsel der Bilder. lässt sich aber dennoch bei den besten Schriftstellern nachweisen». p.15. 482. 3. . 4. supra ad § 7. 10 = SSR V Η 54] paragonano i ricchi ad alberi e vigne posti in luoghi accessibili solo ai corvi. 59. 73 b-76 e sulk creazione del corpo umano. Q. Tox. 91 b). basti ricordare un passo del De adulatore et amico di Plutarco (49 b-d). Romagnoli 1905.10-11). Luciano puo trarre ispirazione sia dal repertorio del cinismo sia da quello della diatriba. per i moralisti e fondamentale 'concretizzare' agli occhi dell'ascoltatore gli effetti del vizio in modo tale che «chaque idee est exprimee de la maniere la plus vive et la plus succincte a la fois»: Oltramare 1926. p. 290. dopo essere apparso in Omero. "asciutto". Od. 77. poi ai pidocchi che si allontanano dalla vittima quando e moribonda e ha il corpo del tutto prosciugato (cf. "secco".256 Commento γειν come sinonimo di κλέτττειν]). 125 e cf. lupi e awoltoi e quella dell'albero sradicato e secco. in cui gli adulatori sono paragonati prima ai tarli che penetrano nei legni piu teneri e dolci. Reboul 1996. 20. "midollo" (R. einen Hauptfehler des Lucianischen Stils»). infra ad § 56. in piu. p. L'immagine dell'approfittatore che 'scuote' la vittima come un albero per fame cadere i frutti (vale a dire le ricchezze) viene elaborata A&Warchaia (vd. anche Jacobitz 1931 ad loc. Ar. Schmidt 1897. 2. 8. ma rientra nella strategia di comunicazione del retore antico. sia έκμυζάω. 108. 15. L'aggettivo e impiegato in funzione di un ironico double entendre fondato sull'immagine di Timone spogliato dai parassiti e lasciato 'in secco' sia in senso letterale che metaforico e. 22. n° 66 b: «les flatteurs sont dangereux». ritorna a far parte del vocabolario greco solo in eta romana (cf. 48 = SSRV Β 242] e Cratete [Stob. Plat. probabilmente. [p. 1.

aput Terentium in Heautontimorumeno senex). secondo una tipologia che spesso coincide con l'atteggiamento del filosofo cinico e che. ουδέ γνωρίζοντεξ έ'τι ή ττροσβλέττοντεξ [. nel linguaggio teatrale. 11 [sull'uso di pelli come indumento]: cuius usum aput anticos quoque Graecos fuisse apparet.. 11. "che veste 1 'exomis". dallo straniero. ut aput Caecilium in Hjpobolimaeo habet adulescens. In relazione a διφθερίας Urefia Bracero 1995.] ή έττικουροΰντεξ ή έττιδιδόντεχ έν τ ω μέρει: l'accumulo di participi presenti e disposto in climax ascendente per accentuare pateticamente la lenta ma progressiva rovina del misero Timone. ad assumere un nuovo atteggiamento nei confronti dei suoi simili (con il decreto-parodia dei §§4144) e ad avere la meglio sui parassiti che si affollano alia sua porta quando ritorna alia ricchezza (nella grande scena finale dei §§ 45-58). al riguardo. άνθρακίας. anche infra ad § 22.7-8). Ε grazie alia sua natura di outsider che il personaggio satirico riesce a veder meglio e di conseguenza a criticare gli aspetti negativi della comunita di cui fa parte: e cosi che Timone lucidamente riesce a enucleare le cause della sua rovina (nel dialogo con Hermes e Pluto ai §§ 34-40). supra ad § 5. detto di un attore di tragedia debole e dalle particolari tendenze sessuali (Pise. 27 (cf. 41). tipo di tunica indossata dagli schiavi e dal volgo e parte dell'abito di Diogene (Vit. cosi che i primi due (γνωρίζοντες e ττροσβλέττοντες) servono a esprimere l'indifferenza degli adulatori per Timone (cf.11.. γυναικίας. dal senzapatria errante. un nome di schiavo che significa "rosso di capelli" e con il quale ironicamente si allude a Pirrone di Elide in Vit.. άττολιττών Ott' αίσχύνηχ τό άστυ: Hermes ricorda che Timone ha deciso di diventare contadino una volta costretto ad abbandonare la sua citta a causa della vergogna (ΰττ' αισχύνης) provata per la sua rovina. in Luciano la posizione ai margini della societa civile e prerogativa del personaggio satirico e «puo essere rappresentata dal povero. δικελλίτη5 και διφθερίας: di questi due aggettivi δικελλίτης e hapax lucianeo.2. 8. quod in tragoediis senes ab hac pelle vocantur diphtheriae et in comoediis qui in rustico opere morantur. 13). auct. in tutti i casi.10-11. 7). altri esempi. p. La posizione di . per indicare chi indossa la διφθέρα (cf. Come osserva Camerotto 1998 [a]. 8. mentre διφθερίας e comunemente utilizzato. si contrappone a quelli che sono valori riconosciuti della societa». Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 257 8. 'Pirria'. Varro Rust. gli altri due (έτπκουροΰντες e έτπδιδόντες). p. auct. riferito a Empedocle tutto bruciacchiato dopo un salto nell'Etna (Icar. 31) e di questuanti sacrileghi (Asin. 2. ne descrivono la penosa solitudine conseguente all'impossibilita di erogare il denaro. έξωμίας. invece.5-6: ούκέτι ουδέ γνωρίζομαι ττρός αυτών ουδέ ττροσβλέττουσιν). 20 nota che il suffisso -ιας che lo caratterizza «es utilizado por Luciano para designar personajes por un rasgo caracteristico» e propone.12. "uomo effeminato". fra i quali Πυρρίας. "nero come il carbone". 205 s.

che in Luciano il concetto di μελαγχολία sia spesso ironicamente impiegato. § 478). e solo piu tardi confluisce nel lessico medico attraverso l'analisi che ne vien fatta nel Corpus Hippocraticum (Flashar 1966. Nell'uso comune. allora. pp. conf.Most 2003). di Piatone e di Socrate. pero.12. a quella dell'uomo del volgo di Herrn. 60-72). 269. come nel caso celebre di Empedocle. pp.2. "delirare". 59 che «sulla base dell'equivalenza bile/ira gia attestata in Omero e sulla base dell'uso del verbo khobomai nel senso di 'adirarsi'. Nel Timone il participio μελαγχολώυ applicato a Timone non ha. cap. del cinico Cinisco di J. della politica e delle arti in generale sono 'dominati dalla bile nera' (μελαγχολικοί) e per questo soggetti alle malattie dovute ad essa. p. Una celebre trattazione sulla μελαγχολία come malattia e contenuta nei Vroblemata di Aristotele (30. "esser pazzo" (Taillardat 1962. in relazione alle figure di Empedocle (D. in generale Braund .258 Commento forza di Timone come personaggio satirico e dunque identica a quella del Diogene di Hist. il cui protagonista Cnemone (con cui il Timone lucianeo ha molti punti in comune: vd. il senso tecnico del linguaggio medico. sulla scorta di queste riflessioni non pare un caso. auct. dove i concetti di 'melancolia' e 'melanconico' non sono spiegati in maniera univoca. pp. p. conscr. μελαγχολώυ τοϊς κακοϊχ: agli dei Timone pare μελαγχολαυ. risalenti con probabilita all'allievo Teofrasto (Flashar 1996. 2). 8. il che induce anche a ipotizzare che Luciano assegni a Timone la tara della μελαγχολία sotto la suggestione del Dyskolos di Menandro. "essere pazzo". ma e piuttosto usato col significato usuale in commedia (cf. 1. con il valore di malattia. sub 3) aggredisce chiunque gli capiti a tiro ed e κακοδαιμ(ου)ώυ Tis ή μελαγχολώυ αυθρωττος (Dysk. Di Benedetto 1986. 88-89). 20 [6]. 953 a-955 a). si passo all'uso di kholao nel senso di 'esser fuori di senno' e anche alia forma intensificata melankholao (con nella prima parte l'aggettivo melas. 'nero') con lo stesso valore». 14) e di Peregrino Proteo (Fug. 1 (le cui modeste richieste a Zeus sono diverse da quelle degli altri mortali). di Eraclito (Vit. ad § 34. 4). come si ritrova ad esempio in commedia. 57-62. . 3. vd. 81 (che pur essendo un aypoiKos αυθρωττος κα'ι Ιδιώτης critica la brama di ricchezza di un filosofo intento a rampognare i discepoli che non gli saldano il conto). 21-49). l'introduzione generale. dove leggiamo che gli uomini che si distinguono nel campo della filosofia. mort. "essere un matto delirante".15-16: per il vigliacco Pluto Timone sembra μελαγχολαυ). μελαγχολαυ ha dunque il significato colloquiale di "esser matto". La nozione di melancolia fa parte della cultura medica greca anche se nasce in ambito non scientifico: al riguardo ricorda Di Benedetto 1986. 3 (emarginato fra gli abitanti di Corinto). pur se la malattia e intesa in genere come una sorta di delirio furioso accompagnato talvolta da manifestazioni di malessere fisico (cf.

sostituisce la . non si ricordano neanche che esista (cf. Και μήν: l'attacco del lungo discorso di Zeus e segnato in maniera perentoria (κα'ι μήν) e l'ascoltatore immediatamente awerte il cambio dx persona loquens. τοιγαροΰν.1-6) a quel particolare rapporto 'contrattuale' che legava l'uomo greco ai suoi dei. i corvi. 9. the words being merely devices to assist the effect». 40-41: ή si δή ττοτέ τοι κατά ττίονα μηρί' εκηα / ταύρων ήδ' αίγών.2.13-14. Questa modalita di transizione da un personaggio a un altro e tipica della tecnica drammatica lucianea. offeso per non aver ottenuto da Agamennone la restituzione di Criseide. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 259 8. οί ττλουτοΰντες τταρ' αϋτοΰ μάλα ύττεροτττικώς παρέρχονται ούδέ τοΰνομα. ούκοΰν [. cioe tutti i falsi amici di cui il misantropo si e circondato e che l'hanno spremuto fino all'osso dei suoi beni. 29: «in the use of connective phrases such as κα'ι μήν. anzi.2. quando il sacerdote. §9 9.. per poi abbandonarlo nella piu totale indigenza. supra ad\ 5). 9. εί Τίμων καλοϊτο. Cosi si allude di nuovo spiritosamente (come gia supra ad § 4. come ricorda anche Bellinger 1928. naturalmente. είδότες: come aveva in precedenza affermato lo stesso Timone. έττεί και δμοια ττονήσομεν τοις καταράτοις κόλαξιν έκείνοις: i "maledetti adulatori" (τοις καταράτοις κόλαξιν) a cui Zeus si riferisce sono. anche Hermes ricorda che quanti sono stati beneficati da quest'ultimo non lo degnano piu di uno sguardo e. i lupi e gli awoltoi prima ricordati da Hermes (§ 8. in virtu del quale ai sacrifici e alle festivita offerti dal primo. per via dei ricchissimi e graditi sacrifici che questi un tempo gli offriva e il cui ricordo ancora stuzzica la sua fantasia e solletica il suo naso (vd. έττιλελησμένοι ανδρός τοσαΰτα μηρία ταύρων τε και αιγών ττιότατα καύσαντος ήμΐν έττί των βωμών: Zeus ricorda ancora con nostalgia i banchetti che Timone gli offriva.] we can see clearly that the voice was relied on to produce the essential result. 1. p. invoca il dio per avere vendetta (II. pp. ου τταροτττέος άνήρ ουδέ αμελητέος: nonostante la violenta invettiva che Timone ha appena pronunciato.4-5) come responsabili della rovina di Timone. infra ad §§ 9-4-5). Zeus non puo considerarlo come un uomo che merita disprezzo ο indifferenza. άλλά.4-5. 9.. Le parole del dio sono parodia della celebre invocazione di Crise ad Apollo nel primo libro AeWIliade. τόδε μοι κρήηνον έέλδωρ): Luciano aggiunge al complemento μηρία il dimostrativo τοσαΰτα.3.2. dovevano corrispondere necessariamente l'aiuto e la protezione fornite dai secondi (Dover 1983. 410-414).

. 59-63).. la concezione dell'impossibilita da parte delle divinita olimpiche di vivere senza il fumo e l'odore penetrante dei sacrifici. et temetum ipsi illiBibero simpuio ministrari?·. 499-451 e Od. Bouquiaux-Simon 1968. il superlativo τπότατα a ττίουα e impiega il semplice καίω senza preposizione. Plat.] ο rapsodi: tentano in questo modo di imitare se stessi cosi come apparivano nell'epica e . supra ad § 4. Iear.260 Commento congiunzione omerica ήδ' con τε καί. ingiusti e sensibili alle Offerte. Aul. 70-74. 100-102. il motivo classico d e l l ' ä ^ i a divina. κνίσα). 1262-1269. poi. 311-312) e che. In forma di parodia l'eclettico Luciano ripropone. fr. Beel. utilizzato per indicate il fumo prodotto dalla carne arrostita in sacrificio. 3 in cui e parodiato lo stesso brano omerico: ώ βέλτιστε 'Άττολλου [. 2 e 9. 27). «quello basso del dialogo familiarizzato e contemporaneizzato e quello elevato della tragedia e dell'epica. Tyr. 5. II dialogo familiarizzato e degradato nella dimensione della quotidianita e della contemporaneity costituisce il livello normale di esistenza e di azione degli dei di Luciano. Cebe 1966. Max. cf. 1515-1524. 66. Cer. ετι youv έν ταϊς ρισί τ η ν κνΐσαν α ύ τ ώ ν έχω: κυίση (ion. 368: superi incenati sunt et cenati infen) e dalla satira cinico-menippea (Varro Men. 779-783. e spesso utilizzato dalla commedia (Av. e termine del linguaggio omerico (cf. J. In eta imperiale la componente seria della critica religiosa combatte con forza questo pensiero tradizionale. tr.1-6. secondo il quale alcuni testi omerici sono da condannare perche danno una immagine distorta degli dei mostrandoli facilmente influenzabili dalla preghiera.5-6. II richiamo al livello epico-tragico e un tentativo di questi dei. 190 c: la necessita di garantirsi onori e sacrifici costrinse gli dei a salvare l'arrogante genere umano rendendolo piii debole. Gli dei diventano attori [. si quando volunt gustare vinum. 115 Astbury: non vides ipsos deos. Plaut. Le nobili reminiscenze omeriche recuperate per illustrate la qualita e la ricchezza dei sacrifici di Timone contrastano in maniera stridente. ma ognuno di questi cambiamenti non compromette affatto l'immediata comprensione da parte del pubblico erudito dell'ipotesto di riferimento (lo stesso vale per Sacr. mentre e vero che l'uomo buono ricevera dagli dei i beni di cui e degno anche senza pregare per loro (cf. [p. dunque. Symp. H. 1112-1170. Sacr. con il triviale (ancorche umanissimo) entusiasmo di Zeus. pp. Ancora una volta. Bolisani 1936. 15. come personaggi dell'opera.] τοσαϋτά σοι μηρία ταύρων τε καί αιγών εκαυσα έτπ των βωμών. p. derepere ad hominum Jana. J.]). 187193. cf. 133-142. 5. 11-15. conf. un tema a cui fa cenno gia Omero (II 10. 1. 234). Plut. Luciano rappresenta gli dei della tradizione poetica sfruttando due livelli-base del testo in attrito fra di loro. di riconquistare una dimensione perduta. oltre a Luciano (che lo ripropone spessissimo: cf. ecc.. 270 s. proiettando la scena in una dimensione di surreale comicita. 317. pp. ad esempio II 1. il platonico Massimo di Tiro. 2-3 Trapp e Puiggali ad be. come prova.). pero.. 9.

1. che combatteva la tradizionale idea del dio girovago per il mondo. ad § 3. incredibilmente lamenta la sua mancanza di tempo libero come un qualsiasi mortale. cio che accresce il tono parodico dell'intero contesto. 24-26. p. 1. 110. supra comm. pp. quanto prima Timone aveva gridato al cielo (§ 2). Od. CLXXXIVCLXXXIX). d'altronde. 13. In consonanza con tale tradizione. ut ait Varro. 24 [4]. 323-326). nei Oiahghi gli dei sono presentati di frequente in affanno per il superlavoro a cui li costringono le continue richieste degli uomini (cf. capace di evitare stucchevoli ripetizioni grazie all'estro fantastico con cui sa dare vita a raffigurazioni di grande e potente plasticita. Bis acc.fr. Camerotto 1996. D. 149): Luciano crea una ricca serie di scenette dove ripropone questo tema e le immagini nascono spontaneamente dalla sua penna.6-7. . Braun 1994 ad be. sine capite. pp.1-2: έττε'ι νέος γε ετι κα\ οξύθυμος ων και άκμαΐος τήν όργήν) attraverso cui il mondo degli dei e accostato e degradato a livello di quello degli uomini per suscitare ilarita: Zeus qui si lamenta di non poter frenare il dilagare della corruzione nel mondo e non fa che confermare. Pax 207-209) e della satira (Varro Men. 6). peraltro. intento all'attuazione dei suoi progetti. ora quella dei Misi" [II 13. come in Omero accade. la parodia dell'immagine degli dei privi di quiete e infastiditi dal rumore che proviene dal mondo rientra nel repertorio dtWarchaia (Ar. Icar. sine praeputio ? Est aliquid in illo Stoici dei. dunque. conscr. in quel processo di 'contemporaneizzazione del passato epico assoluto' (vd. Cat. 49: lo scrittore deve raccogliere i fatti con scrupolosita e accuratezza tali da "sembrare simile alio Zeus di Omero che ora guarda la terra dei Traci allevatori di cavalli. 1-2 e cf. 583 Astbury: Stoicus? Quomodo potest rotundus esse. Untersteiner 1956. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 261 nella tragedia. 20 Keil). 22-25. cosi. cf. deor. a scene vivacissime. tr. 4 sulla figura di Hermes rapsodo in J. Cont. Con l'uso di una terminologia pertinente alia societa degli uomini Luciano insiste. Xenoph Jr. 9.2. 1. 45. a quadretti pieni di brio (vd. 21 Β 26 D. ma di certo non e adatto a Zeus che. p. 3 Trapp). Questa e. 37-79]. 13. ύττ' άσχολίαξ τε και θορύβου ττολλοΟ τ ω ν έττιορκούντων και βιαζομένων και αρπαζόντων: il termine άσχολία significa "mancanza di riposo e di divertimento" e traduce l'impegno costante del cittadino in attivita oneste (Dover 1983. 4-5]). II radicale scetticismo sull'ingerenza degli dei nel mondo accomuna Luciano a personality come quella di Massimo di Tiro. iam video: nec cor nec caput habet). Tyr. ancora Hist. per Zeus ο Poseidone presso gli Etiopi (II. ad esempio. Piu tardi. una polemica antichissima inaugurata dalla critica antimitica di Senofane. e lo contrappone alia salda fede nella giustizia divina di altri come Elio Aristide (43.-K. n. [pp. per il quale e ridicolo pensare che la divinita conosca tutto e si curi anche dei piu piccoli dettagli (Max. ma per la loro inadeguatezza il risultato e comico e parodico» (Camerotto 1998 [b].

ετι δέ και φόβου του τταρά τ ω ν ίεροσυλούντων — ττολλοί yäp ούτοι και δυσφύλακτοι και ουδέ ολίγον καταμύσαι ήμϊν έφιασιν —: nelle opere di Luciano. 8 e 23: il dissenso fra i filosofi spinge Menippo a librarsi in volo per indagare cio che accade sulla terra e in cielo.8: καθάττερ ΰττό μανδραγόρα καθεύδεις). A cio si aggiunga il divertente cortocircuito provocato dal contrasto fra le parole di Timone. supra ad § 9. Bis acc. e quelle dello stesso Zeus. che aveva accusato Zeus di non prowedere a eliminare il male del mondo perche sprofondato in un sonno profondissimo (§ 2. 223) e ama utilizzare. 66. . a tal proposito. 23: i filosofi hanno appianato i loro contrasti per accusare Parresiade. che. 1). invece. 9. una vera e propria autonomia. il motivo del contenzioso tra sapienti contraendolo oppure sviluppandolo a seconda dell'ispirazione del momento e delle sue necessita: puo dunque accennarvi solo di sfuggita (vd. 11 giudi^io delle armi (Armorum iudicium). Icar. 23: Oto ed Efialte). In consonanza con la tradizione cinico-menippea. 5. pp. di solito. mentre altre volte puo concedergli notevole estensione e. [p. 361 s. p. 1: Creso inganna l'oracolo di Apollo. 1M logomachia (Λογομαχία). una logomachia era messa in scena anche da Timone di Fliunte nei Silli (Di Marco 1989. Icar. Nec. in certi casi. mort. XXVI. 7 e Braun 1994 ad loc. 1: Peregrino si da fuoco e produce un fetore incredibile. contese filosofiche giocate su motivi di scarso interesse sostanziano molte delle Satire menippee di Varrone (Bolisani 1936. afferma tutto il contrario (ουδέ ολίγου καταμύσαι ήμΐυ έφιασιν) e in tal modo non ha piu alcuna giustificazione (fosse pure quella blasfema di Timone) per la sua mancata attivita.10-11.].262 Commento 9. Luciano combatte ogni dogmatismo filosofico e riflessione ascetica che non portino alia serenita e alia vera felicita (Camerotto 1998 [a]. 27). Par. p. non a caso. p. Pise. Bis acc. 4 e 21: Menippo si reca nell'Ade per apprendere da Tiresia il metodo di vita migliore data 1'άγυοια e Ι'άττορία dei filosofi che non porta a nulla. Qui Zeus conferma nuovamente (cf. Herrn.6-7) quanto in precedenza Timone aveva affermato sull'ignavia degli dei (§ 4) e. Sulk sette filosofiche (Περί αιρέσεων) e Le Eumenidi (Humenides). una delle eredita della tradizione cinica che con maggiore frequenza ricorrono nel suo repertorio. Zeus non ama le persone che infastidiscono gli dei (Fug. Cebe 1966. D. come 1 gladiatori che combattono alia cieca (Andabatae). και μάλιστα έξ ou φιλοσοφία και λ ό γ ω ν εριδες έττεττόλασαν αύτοϊς: Luciano ripropone en passant il tema della logomachia filosofica. 27-28 e Nesselrath 1985 ad loc. I cinici utilizzavano il motivo della rissa filosofica per sottoporre a vaglio critico le opinioni dei rappresentanti delle scuole a w e r sarie e anche le satire menippee dovevano essere popolate da logomachie fra filosofi — in particolare fra i rappresentanti delle scuole epicurea e stoica — ed e per questo che. questa inaspettata e insolita confessione di debolezza da parte di una divinita si dimostra irresistibilmente comica. [pp. 3. ancora una volta.7-9. 88-95]. 1 [1]. 252-261).

35. pp. 4: Socrate nell'aldila parla per lo piu con Nestore e Palamede e ληρεΐ τά ττολλά. Herrn. II predicato έττακούειν e 'termine tecnico' per impetrare la ricezione della preghiera da parte della divinita (cf. D. γεωμετρίαυ. 18 [του της άρετής δρθιου λόφου] su cui Sciolla 1988. αρετή ν τ ί ν α και α σ ώ μ α τ α και λήρου$ μεγάλη τ η φωνή ξυνειρόντων: uno dei metodi piu efficaci di cui Luciano si serve per destituire di fondamento le vuote speculazioni degli uomini e l'utilizzo in chiave parodica di termini tecnici filosofici. 9. 81. mentre quello quotidiano presentato col terzo elemento assume un valore 'alto' che non puo appartenergli. usata nel linguaggio comico per designate la 'chiacchiera inutile' e qui sfruttata con fine umoristico come falso 'tecnicismo' (cf.2: ό κεκραγώς έκ της Αττικής). supra comm. 139 e n. Nec. 1). 20 [6]. 4: ιδέας κα'ι . μαχόμενων y ä p Trpös άλλήλου$ και κεκραγότων ούδέ έττακούειν εστί τ ω ν ευχών: e un tema ricorrente in Luciano il fatto che il baccano prodotto dalle logomachie dei filosofi impedisca a Zeus di ascoltare le preghiere (vd. 2: άριθμητικήυ. ad § 7.): nell'unione di questi tre termini il linguaggio filosofico rappresentato dai primi due e 'abbassato' e degradato a livello di quello comune. mort. Bis acc. Gall. 10 [20]. ecc. 25). supra ad% 1. Camerotto 1998 [a]. 11. ad § 34. meretr. Vit. 9. Kleinknecht 1937. 10. 113. 8. γοητείαυ. 21-22. lo Zeus tragedo e X'Eunuco.8-9: έττεμψε δέ ό Ζεύς έττακούσας τώυ εύχώυ.2.11-12. 11: il dio Pan si lamenta dei filosofi che gridano άρετήυ τίνα κα'ι Ιδέας κα'ι φύσιυ κα'ι άσώματα διεξιόυτωυ) ο a un uomo (Pise. Bis acc. 104-123). τερατείαυ. cf. p. p.13-14. 11. Ρ Ή 2. mort.9-10). Gall. 54. pp. 2: Diogene biasima il ληρεΐυ dei filosofi sulla terra. che possono essere messi in bocca a un dio (vd. 23) nel bei mezzo di una tirata contro i filosofi (cf. 11. 3: μή ώρας ϊκοιτο ό λήρος έκεΐυος τοιαύτα τταιδεύωυ τό μειράκιου. άστρουομίαυ. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 263 come awiene per il Simposio (Bracht Branham 1989.8 e D. Bis acc. 16.). Tim. μουσικήυ. 21. ancora Bis acc. cosi che dall'accostamento stridente fra i due livelli del linguaggio si genera umorismo (cf. Qui Luciano seleziona i termini della disputa fra filosofi disponendoli in anticlimax e accostando due parole pertinenti alia sfera della piu seria speculazione filosofica (άρετή e άσώματα) a una terza (λήρος). D. Icar. 1 [1]. e a differenza del personaggio satirico (Timone) si trova in difficolta pur ricoprendo la privilegiata posizione di episkopos (vd.12-13. 234-242). Nec. 9. Qui αύτοΐς va ricollegato al precedente ές τήυ Άττικήυ (§ 9. ώστε ή έττιβυσάμενον χρή τ α ώ τ α καθήσθαι ή έττιτριβήναι •rrpös α υ τ ώ ν : ancora una volta Zeus e mostrato impotente di fronte a quello che accade nel mondo. Che la voce sia una vera e propria 'arma' dei filosofi e un altro tradizionale tema lucianeo (cf. auct. Symp.

dio e ipostasi della ricchezza nel mondo greco. in particolare. 4: il cinico e impegnato ad ascendere la lunga strada verso la virtu. 5. 416-420]. Pise. pp. Ploutos [VII/1. 252-261. 35. Sommerstein 2001. Cunningham Robertson 1913. alia speculazione di Piatone. Bis acc. e oggetto di attenzione da parte degli intellettuali fin da Esiodo e assume. mentre Aristotele attenuava i contrasti e cercava di conciliate il dualismo platonico ritenendo connesse in una sola unita la materia e la forma che l'origina (Taylor 1968. vd. 35. 23. auct.v. Ν elk pura dimensione del mito . Symp. che proponeva una fisica monistico-materialistica. tutto cio che esiste e corpo.264 Commento άσώματα κα'ι άτόμους κα'ι κενά κα'ι τοιούτον τίνα δχλον ονομάτων. L'attacco contro i filosofi si concentra cosi sulle loro speculazioni circa la natura della virtu e il concetto di incorporeo. he can always find room for a tirade against their tecnical terms as well». τόν Πλοΰτον: Πλοϋτοβ.1. 1-2 per le altre testimonianze relative]. che separava la materialita dei corpi dal mondo perfetto e immateriale delle idee. Anderson 1976 [b]. 21. Nec. pp. 11. 17-26]. Herrn. 11. arrivando ad affermare che. p. 8 e 30. Symp. 18) e furono gli stoici. le filosofie ellenistiche rigettarono l'idealismo di Platone (cf. essendo l'esistenza una prerogativa esclusiva dei corpi. UMC s. compresi i vizi e le virtu (Pohlenz 1967.1. pur se non esclusivamente stoica (cf. pp. che e. p. 545-561 [Parmenide]· 784-797 [critica aristotelica]). per questo procedimento di humor in Luciano vd. pp. Nec.. Con άσώματος l'autore ama ricordare. Per Luciano. Arnould 1992.. 39: il platonico lone evita di parlare ττερ'ι ιδεών τε κα'ι άσωμάτων [. Long 1997.6-7). 129 s. altrove. ad § 54. §10 10. caratteristiche differenti e identita diverse a seconda del luogo. Sciolla 1988. 157-71.] κα'ι ψυχής άθανασίας per non annoiare i presenti e non suscitare dibattiti infuocati. 13. come d'abitudine nei Oialoghi. Vit. Icar. anche la critica di Socrate contro l'incongruenza della dottrina platonica in Vit. Fug. 11: «whatever aspect of philosophers he singles out for attack. la dottrina stoica (vd. 203-210).. pp. Urefia Bracero 1995. Herrn. 18).). 315-322 [Fedone]. gli stessi sono legati a un bersaglio specifico. auct. Hertel 1969 passim. pur se e da notare che mentre qui i tecnicismi άρετή e άσώματον sono utilizzati per prendere di mira la vacuita di un certo tipo di speculazione filosofica. 5-8). 36 e l'introduzione ai §§ 54-58). 119-129 [nn. Piot 1914 [b]. pp. invece. 56 e 81. la disputa sulla natura del cosmo che infiammo la scena filosofica a partire dal IV secolo e che vide contrapposta la dottrina atomistica di Democrito. a ritenere che solo cio che esiste puo produrre mutamento ο puo esserne soggetto. pp. in genere. pp. Gall. del tempo e dell'ambito nei quali ne e invocata la presenza (Hübner 1914. infatti. l'ossessiva ricerca della virtu e d a w e r o una preoccupazione tutta stoica (vd. XLVI s. 108-117 [su VH 2. p. nel corso del tempo.

inizialmente. pp.C. Th. che detesta perche sa che d'abitudine benefica i malvagi e non i buoni. 55-56: ό Πλούτος της Δήμητρος υιός εδοξεν είναι. cf. cf. Καλώς y a p εϊρηται το 'σίτου κα'ι κριθής. Piu tardi. 5. 1-2 = fr.: non si puo escludere che. intitolata Pluti (Πλούτοι). Th. Cer. pp. pp. come Titani e legati a Crono. 970).Hunger). Carm. un ruolo non marginale nella commedia doveva svolgere la satira anti-periclea. 7 s. e ritratto come un bambino che regge una cornucopia. West 1966 ad he. per cui il suo culto e associato precocemente a quello delle due dee e ottiene particolare rilevanza nei Misteri eleusini (Hübner 1914. 11-12 Kassel . abbassa gli occhi quando vede entrare il dio. Cer. 2. 969-971. Da quel che si puo dedurre dai frammenti superstiti. conv. 87-93.v. Cratino scrive una commedia. ε 7078-7079 [Latte]: ττλοϋτου y a p ελεγον τήυ έκ τώυ κριθών κα\ τώυ ττυρώυ ττεριουσίαυ). Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 265 Pluto e frutto dell'unione awenuta "in un maggese tre volte arato nel fertile paese di Creta" (Hes. il dio e allegoria dell'iniqua distribuzione della ricchezza presso gli uomini anche in una favola di Esopo (113 Hausrath . 969-974. 151 s. infra comm. 971) fra Iasio (Hes. Hes. Levy 1997. Sommerstein 2001. giunti ad Atene (forse) con l'intento di smascherare gli άδίκως ττλουτοΰυτες fr. ο Iasione (Od. com'e noto. 5.]). Intorno al 429 a. Corn. Hesych. 125). 422-424]. p. 171.Olson 2004 ad loc. 416-420]). 318-320]. prima di Aristofane. mentre in seguito e raffigurato in compagnia di Tjche (Richardson 1974 ad Η. cantato da Ipponatte (a cui dobbiamo la prima rappresentazione del dio in forma umana: cf. che descrive una scenetta in cui Eracle. Ploutos [VII/1. in particolare quelle di Eleusi). Thesm. un posto privilegiato nella storia della letteratura greca grazie all'omonima commedia aristofanea (Konstan . 1-2 Page [Πλούτου μητέρ' Όλυμτπαν άείδω / Δήμητρα] su cui Fabbro 1995. All'epica che elogia Pluto come divinita datrice di ricchezza e amica degli uomini risponde l'immaginazione popolare. UMC s. Duchemin 1980 [a] e [b]) ed e dio della ricchezza legata alia prosperita dei campi e al raccolto (Hes. deor. [pp. cf. Olson 1990. che prende il nome dal suo coro di Titani. ώ νήτπε. Pluto riceve. 297-299 [εΰχεσθε ταΐν Θεσμοφόροιν / κα'ι τ ω Πλούτω] e Austin . 489).Dillon 1981. ττλοΰτος άριστος'. seduto a banchetto fra gli dei. Sommerstein 1984. e Demetra (Od. Th. cf.3). Th. Pluto benefica l'uomo rendendolo όλβιος in qualita di nume tutelare che agisce per conto di Demetra e di Kore-Persefone (Fi. Ar. Nat. ad § 20. simbolo di abbondanza (a volte in compagnia di altre divinita. 125-129. perche il contrasto fra la beata eta dell'oro del regno di Crono (a cui i Pluti appartengono perche. Epicarmo portasse in scena il dio della ricchezza nella commedia intitolata Έλτπς ή Πλούτος). Anche le rappresentazioni iconografiche attestano l'evoluzione della figura del dio che. che distribuisce a caso la ricchezza agli uomini. [p. 272283. 486-489).2. sono rappresentanti legittimi dell'ordine antico) e quella corrotta della tirannide di . che ricordano se stessi come antichi Pluti. [pp. 885. che lo fa diventare il dio cieco e vigliacco.Austin: Τιτάνες μέυ yευεάυ έσμ[ευ / Πλούτοι δ' έκαλούμεθ' δτ' [ήρχε Κρόνος).

. n o n Ii si p u o identificare con sicurezza ne con i δαίμονες esiodei ne coi Titani. 22-23: Zeus ordina a Hermes e a Eracle di accompagnare Filosofia sulla Terra). p. Sommerstein 2001. φύλακες θνητών άνθρώττων. e quella di Pericle. giacche «il nesso con il mito non doveva [.Austin IV. p. supra comm.2). 55 s.. 12).1-2. ponendolo in connessione con il problema della distribuzione dei beni e alio stesso tempo con i Saturnia regna\ chiamare i coreuti Pluti e definirli Titani. anche Bis acc. pp.] ττλουτοδόται che Esiodo ricorda in Op. aveva fra le altre prerogative quella di favorire i commerci e distribuire ricchezza (vd. 54). έτπχθόνιοι. 1: ώ Έρμη. 4... come appunto l'abbondanza e la giustizia. In epoca augustea Fedro (riprendendo Esopo) ritrae Pluto come nemico di Eracle giacche questi. ma il Pluto antico. p. il cui a w e n t o era visto da Cratino come una delle cause di decadenza della ^0/«· (Farioli 2001. In eta imperiale Luciano. Alcuni studiosi identificano i Pluti cratinei con i δαίμονες [.. ώ Έρμη. dato che per i Greci il dio. 31-57. avrebbe avuto lo scopo di evocare sia l'immagine dell'eta aurea sia quella di Pluto» (cf.266 Commento Zeus parrebbe riprodurre. benefattore dei disonesti. oltre a svolgere l'importante funzione di messaggero degli dei.] essere rigoroso e univoco.] έσθλοί. odia la divinita che della ricchezza stessa e l'emblema (Phaedr. ma serviva semplicemente all'autore a conferire al coro una determinata fisionomia. creati dal poeta associando gli attributi di Pluto con aspetti tipici dell'eta aurea. campione di virtu. amante della tecnica allegorica (Bompaire 1980).. anche se per Farioli 2001. Fug. rimane difficile giudicarne la reale natura. ad § 7. 204).. sul piano mitico. 6). all'apparenza democratica. la divinita agricola distributrice di una ricchezza acquisita con il lavoro» (Farioli 2001. ma in realta fondata su un'ingiusta distribuzione delle ricchezze che favoriva i volgari parvenus. filo-laconica e filo-oligarchica. 6). [. l'antinomia fra l'Atene di Cimone. di conseguenza. insomma. odia il potere corruttore della ricchezza e. p. Sommerstein 2001. anche se pare possibile ipotizzare che all'interno della commedia cratinea fossero «controllori delle ricchezze. 7-8: Zeus manda Dike sulla Terra sotto la guida di Hermes. In questo senso il dio preso a modello da Cratino non sarebbe il Pluto cieco di Aristofane reso ingiusto da Zeus. L'ordine di Zeus a Hermes segue il modello di D. 10. λαβών τουτ'ι τό μήλον αττιθι ές τήν Φρυγίαν τταρά τον Πριάμου τταΐδα τον βουκόλον (cf. p. D a t o che di tali personaggi non si ha piu notizia. deor. 20 (35). fonde le varie identita di Pluto e mescola il tutto in un caleidoscopico e variegato pastiche di elementi tradizionali e innovazioni audaci che si apprezzano nel corso della parte centrale del Timone (Tomassi 2010). 121-126 (cosi Kassel . . παραλαβών αττιθι τταρ' αυτόν κατά τάχο$: Hermes e incaricato di portare Pluto sulla Terra per arricchire Timone.

). 71: θησαυρούς άυορύττουσι. 1: i filosofi irritano Zeus perche reputano felici gli dei quando. Fug 1: Zeus deve fuggire in Arabia per il tanfo emanato dal corpo bruciacchiato del suicida Peregrino. nonostante l'assemblea degli dei lo invochi a gran voce di fulminare. cio di cui lo stesso Timone si lamentera piu in la nella sua requisitoria contro il dio della ricchezza (§ 36. Come tale. 45. 72: θησαυρούς άνορύττοντα) e. Luc. Bis acc. lear. ad § 8. in J. καν ότι μάλιστα ύττό χρηστότητος αύθις έκδιώκη αύτούς της οικίας: di nuovo si ricorda che la grande generosita (χρηστότης) e stata la prima causa della rovina di Timone (cf.7-10: ττάλαι μυρίων μοι κακών αίτιος οΰτος κατέστη [. tr. a causa della ίερομηνία. che questi piu e piu volte amaramente ricorda (§§ 5. in tal modo. generalmente. 10. in Fug. questi sono filosofi (cf. calpestare e gettare nei Tartaro gli epicurei. invece. χρηστότης έττέτριψεν αύτόν κτλ.4-5.2-3.].3-7). 599-602 e vd. [pp. 24 Zeus ricorda che gli dei non sono onnipotenti. e quindi non possono punire gli empi a loro piaeimento. έττειδάν τόν κεραυνόν έττισκευάσω: nei Oiahghi Zeus trova di solito una buona scusa. και μενέτωσαν αμφω τταρά τ ω Τίμωνι μηδέ άτταλλαττέσθωσαν ούτω ραδίως: Zeus si preoccupa di fare in modo che Pluto non abbandoni Timone "cosi facilmente" (οΰτω ραδίως) come ha fatto in passato.7.2-7 e 49. τέλος δέ άφνω καταλιττών οΰτως άττίστως κα'ι ττροδοτικώς).6. 23: Zeus deve rendere inoffensivo l'epicureo Ermodoro). 10. poiche le Parche guidano il loro destino. per non usare il fulmine (in lear. 398-400]. 10.2-3. Περί δέ τ ω ν κολάκων εκείνων και της αχαριστίας ήν έττεδείξαντο ττρός αύτόν: l'incredibile ingratitudine (άχαριστία) dimostrata dagli adulatori di Timone. αύθις μέν σκέψομαι και δίκην δώσουσιν: nei Oialoghi di Luciano Zeus e spesso costretto a prendere prowedimenti contro gli uomini che lo disturbano in maniera irritante e. 33 Zeus non puo intervenire.. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 267 10. supra comm. come in questo caso.10-11. preservare un tesoro.5-6. 10.3-4. 47. e per Zeus la prima causa per la quale essi verranno puniti. άγέτω δέ ό Πλοΰτοχ και τόν Θησαυρόν μεθ' αύτοΰ: Tesoro e personificazione del 'deposito di denaro' (θησαυρός) che poteva essere nascosto sottoterra (in un'anfora ο in un altro tipo di contenitore) a difesa dei ladri (Ar. Dunbar 1995 ad loc. Θησαυρός e naturale compagno del dio della ricchezza.2. Αν.. 22 Apollo prega Zeus di non scomodarsi a usare la sua . Herrn. non lo sono affatto [il riferimento e chiaramente alia teoria epicurea degli intermundid\·. 10.

trisulco flammeam teh facem / per pectus hoc transmitte). 14: δττλα τε άχρηστα τοις ττλείστοις ήν. In questo caso. Ε l'ennesimo motivo che Luciano utilizza per demolire l'ancestrale fede dei greci relativa al dominio di Zeus sui fenomeni naturali (sul fulmine in particolare: cf. κατεαγμέναι yäp αύτοΰ και άττεστομωμέναι είσί δύο άκτϊνεξ αί μέγισται: che il fulmine di Zeus abbia piu punte (άκτΐνες) e invenzione della tradizione poetica. "fulmine bipenne": Men. όττότε φιλοτιμότερον ήκόντισα: φιλοτιμότερον e reso variamente dai traduttori. 537. ad § 1. "faccio a pezzi" e άττοστομόω. άειζώοντα κεραυνών. Longo 1976-1993 «con troppo impeto». che in tal modo descrive il ramificarsi in molte direzioni della folgore prima di scaricare a terra (Eschilo la chiama nel Prometeo [v. "faccio perdere il taglio". τ ά μέν άττεστομωμένα τάς άκμάς. fir.268 Commento arma. arricchisce una immagine poetica tradizionale associandola alia metafora del fulmine come 'arma di Zeus' amata da Luciano (cf. anche Sen.7-8. Oialoghi marini e Oialoghi delle . non puo far a meno di riproporre le loro stesse invenzioni per rendere immediatamente chiara al pubblico una situazione. Oialoghi dei morti. Varrone la ricorda come trisulcum fulmen igni fervido actum. l'awerbio ττρφην. "fulmine dalla triplice punta. 1089-1090: me pete. infuocata. sia Harmon 1988. Dumortier 1935. al contempo. "recentemente" e impiegato da Luciano (soprattutto nei dialoghi di minor dimensione come Oialoghi degli dei. 10. vd. supra l'introduzione ai §§ 1-6. 54 e 272 Astbury. «a little too vigorously». Ε da notare ancora una volta che Luciano. 6].9-10: τό δέ άοίδιμόν σοι κα'ι έκηβόλον δττλον κα'ι ττρόχειρον κτλ. "treccia del fuoco biforcuto": cf. supra comm. 10. Cleante neWInno α Zeus la definisce άμφήκη. 1044] Trupös άμφήκης βόστρυχος. «vehementius paullo». un'idea ο un'immagine. τ ά δέ κατεαγότα). gli rende in qualche modo simpatico questo Zeus pasticcione e inconcludente che tante volte balza fuori dai Oialoghi lucianei. "ieri l'altro".8. scosso da fuoco ardente" — la saetta a tre segmenti e tipica delle rappresentazioni plastiche e pittoriche di Zeus — e bipitmis fulmen. l'utilizzo dei predicati κατάγνυμι. supra ad § 1. p.). "folgore a due punte. che ritroviamo associati in Dionigi di Alicarnasso a descrivere le armi dei Romani rese inutilizzabili dai combattimenti (6. ττυρόεντα. "spacco". pur se e spesso in polemica con i poeti per le menzogne che hanno riversato nelle loro opere e per la cattiva influenza esercitata sul popolo (cf. Thy.9. 201. rendono con maggior precisione sia Dindorf 1884. sub 1). sempre viva" \SVF I. giacche gli empi non ne sono degni). ττρώην: insieme a χθες.6-8) e all'infallibilita delle punizioni che puo comminare: si tratta di una critica poco mordace che punta a far riflettere il pubblico ma. 10. "ieri". Chambry 1933 «avec trop de vivacite». Bompaire 2003 «avec trop d'ardeur». Settembrini 1861-1862 traduce «di gran forza».

2. 46-51). 331. Per.] designate. vd. la persona dotata cioe di una particolare abilita e prowista di competenze tecniche in una determinata arte. pronti a mutare in un batter d'occhio atteggiamento a seconda dell'opportunita.9. e. with a ττρώηυ. tanto nella prosa quanto nella poesia del quinto e del quarto secolo. servendo a evidenziare la rapacita che caratterizza questi individui. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 269 cortigiane) per rendere attuali episodi appartenenti a un passato lontanissimo e mitico ο per determinate cronologicamente un aneddoto ο un racconto. Cratin .. a chiunque lo volesse (Plat. vocabolo che in origine aveva lo stesso significato di σοφός. Eur. p. Plat.) fu uno dei principali rappresentanti della 'rivoluzione culturale' ateniese all'epoca di Pericle (Lanza 1966) e la tradizione ben presto lo identifico come maestro degli ateniesi piu rappresentativi del V secolo a. tre dei quattro incontri fra Luciano e i suoi adulatori (§§ 45. ancora Cie.Austin). il secondo dei quali e ricordato subito oltre. 905 N. Isocr. pp./r.. 235. Nub. Gell. 20 = Τ 21 Lanza) e Pericle (Diog. Strab. ogni manipolatore della parola esperto ma disonesto e privo di scrupoli nell'usare la propria abilita per profitto personale. 47 e 49). 1111 e 1309. piu in generale. Prt. Per. 35. cf. In tal modo la narrazione acquista la naturalezza e la spontaneita di una rappresentazione scenica (cosi gia Anderson 1976 [b]. 16 = Τ 13 Lanza.C. dietro compenso. 16. Tim. in generale.2 = 905 Kannicht) e. Πρφηυ marca temporalmente. come protettore del filosofo. Resp. come Euripide (Diog. anche Degani 1960. piu spesso dispregiative (da Platone in poi). p. jr. Orat.. Eup. 95-97 ha analizzato con cura quest'aspetto della produzione lucianea e ha stilato una lista di esempi dell'uso di ττρφην e χθές nei Oialoghi. 1. 13 = Τ 1 Lanza. 2.] owero l'esperto. Laert. Laert. 46 s. 388 Kassel . subito dopo erano velocissimi ad abbandonarlo nella poverta.^r. Per. come i poeti (Plat. 645 = Τ 7 Lanza. Anassogora e qui ricordato come σοφιστής. concludendo che tali awerbi «son practicamente la unica marca temporal en el interior de los dialogos».C. p. insomma ogni τεχνίτης» (Imperio 1998 [a]. come Protagora e Gorgia. 15.. pp. se fino al giorno prima facevano parte del corteggio di Timone. cosi che. 138 = Τ 15 Lanza. Plut.Austin. 4.2. an άρτι or an ήδη to make the dialogue still more immediate»). non a caso. 10. "saggio" e «poteva [.]. Plut. genericamente il sapiente [. 3. 16 = Τ 32 Lanza. 10 = Τ 1 Lanza.jr. Plut. 172: «much of Lucian's liveliness depends on his presenting the most unlikely people in the first person. Phaedr. Ε a partire dalla seconda meta del V secolo che il termine si ricopri di una patina negativa e fu usato con finalita a volte ironiche. 269 e. Per.. έττί τόν σοφιστήν Αυαξαγόραυ: Anassagora di Clazomene (500-428 a. 19 e. Plut. piu in la. per indicate quella particolare categoria di intellettuali. i sapienti ο i maestri (Arist. 27). Ar.. . 2 Kassel . che fece dell'arte del linguaggio una techne da insegnarsi.. 316 d-e. 25. Urefia Bracero 1995. in un mestiere owero in una scienza [. 201 e n. 15. 14. Cie. per poi ritornare lesti da lui nella prosperita.

]. 10 Kassel . cf. 351). J. 280 s. tr. para presentarlo — el que fue acusado de ateismo por los conservadores — como simbolo de la contestation contra el pensamiento tradicional que caracterizo a los primeros sofistas —. 220 b) come Teramene. 12. 37. Levi 1976. Fug. tr. 3 Kassel . mort. 294. es convencer al auditorio. f r . 23 [i nuovi sofisti]). anche Juv. 5). Nei Oialoghi σοφιστής ricorre ben 52 volte e conserva il piu delle volte la patina di disprezzo ereditata dalla tradizione (vd. 23) e. 25. cf. 2: i σοφοί sono diversi dai σοφισταί. L'immagine distorta di ateo che la tradizione modella su Anassagora nasce in commedia. 5. e anche se non sappiamo se il filosofo svolse un ruolo da protagonista all'interno di qualche opera. i filosofi (Antiph. 4 Kassel . 5 [Diogene]. 27. che la filosofia anassagorea si fondava su una interpretazione razionalistica dei fenomeni naturali che escludeva l'influenza del divino sul governo del mondo: gia prima di approdare ad Atene. J.).9-10. 16 [11]. 7. 167.. in A l e x . 6 e 7. 12. anche in senso positivo (Hipp. e certo che Aristofane ne deformo in parodia la meteorologia nelle Nuvole.Austin e Henioch. 135 sui Sette Sapienti. Daverio Rocchi 1993. 401 s. 1 Kassel . Anassagora era accompagnato dalla negativa fama di μετεωρολόγος. in genere. p. Lanza 1966. pur se talvolta e usata in senso generico per indicate una persona esperta in una determinata arte (Tax. 35. p. anche Gomez 2005. 13 [Cristo] e 32 [Peregrino].Austin l'epiteto e affibbiato ai pitagorici. f r . 30: σοφισταί sono i filosofi Timocle e Damide. Laert. «por una parte. a volte. con engano. Filosseno di Erisside e . Gall. vd. 19. Anaxandr. Tox. 10. corf. spec. εττειθε T O Ü J όμιλητάξ μηδέ 0λω$ εΐναί τινα$ ήμας T O Ü J θεού$: Zeus lamenta l'effetto negativo della predicazione di Anassagora sulla fede degli uomini nel divino. vd. 12 [25]. Demon. si no la principal. 27. Gomez 2003. para destacar que una de las actividades propias de los sofistas. por la belleza y buena disposition de palabras vacias y superficiales». f r . infatti. Alex. f r . Peregr.Austin).270 Commento 5 Rose e Isoc.: nel Timone il riferimento ad Anassagora e sufficiente. 19 e 25: i cattivi oratori usurpano il nome dei sofisti. pertanto. i parlatori di professione. mentre giunto in citta le sue teorie destarono tanto scandalo negli ambienti conservatori che gli Ateniesi (volendo colpire indirettamente anche Pericle. 28 s. Nav. in Alex. 10 [Socrate e i sofisti del V sec.. 12 [Favorino di Arelate] e 14 [uno sconosciuto sofista di nome Sidonio]. 14. 2.Austin. p. tanto che serve a indicate. 4 e 18: Pitagora reincarnatosi in gallo ricorda malvolentieri di esser stato σοφιστής. 3. 4. 3 [Aristotele]. 62 Kassel . Ε noto. por otra. p. Lex. y. f r . D. f r . suo protettore) lo processarono per άσέβεια e lo condannarono all'esilio (Diog. mentre il Callia del socratico Eschine di Sfetto colpi indirettamente Prodico e Anassagora attraverso uomini corrotti e moralmente deviati che erano stati loro allievi (Ath. Caster 1937.Austin al cirenaico Aristippo). Dio Chr. 120. Pseudol 5-6. p. 15. sul concetto di άσέβεια vd. 8-9. un cattivo filosofo ο un volgare conferenziere (J.

un pregiudizio che ebbe il suo effetto piu clamoroso nella condanna a morte di Socrate. La coppia Pericle-Anassagora e celeberrima (Plat. Schouler 1984. Dover ha messo in evidenza come l'accusa di empieta mossa a cosi tanti esponenti della scena culturale ateniese (Protagora. a Epicuro. 3: Minosse libera Sostrato brigante e sofista. Damone. 30 [24]. 10. Philostr. della sua logorrea e degli empi discorsi contro gli dei (§ 7. Aristide e Cimone. 17 e cf. il filosofo lucianeo e. In un bei saggio sulla liberta dell'intellettuale nella societa greca. in particolare. pp. p. 10: Aristide intercede per gli eroi del racconto. Euripide. che Pericle continui. 57: Avito protegge Alessandro dalle accuse di Luciano). ateo.2. Milazzo 2002. Ρ Ή 2. pp. come accade anche nel Timone. in particolare. quindi. 341 e 361). a proteggere Anassagora deviando il fulmine che un irato Zeus scaglia contro di lui: la scenetta e estremamente originale. Peregr.10-11. spiritosamente. in particolare. al pari di Temistocle. 2: gli dei proteggono Scopeliano da un fulmine che colpisce il fratello accanto a lui. 13: Aristippo di Cirene intercede per Dionisio il Vecchio presso Minosse. e proprio grazie a personalita forti come Anassagora che il tema della cattiva influenza esercitata dagli intellettuali sul pensiero e la religiosita tradizionali e il nesso meteorologia-ateismo diventano topoi dell'erchaia (Imperio 1998 [a]. 623-625. Phaedr. VS 1. 9: Tucidide protegge lo Xi. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 271 Arifrade (Degani 1960). Akx. La taccia di ateismo continuo a perseguitare i sapienti considerati 'destabilizzare' l'ortodosso concetto di ευσέβεια e rimase indissolubilmente legata. nella galleria di personaggi che i retori evocavano come παραδείγματα della gloria di Atene nel V secolo a. in genere. 103-105). 217-224. Anderson 1976 [b]. Prodico di Ceo) fu motivata da una sistematica distorsione delle loro dottrine. p. l'intelligenza. 21. una particolarita da cui Luciano ricava facili momenti di humor. voc. 14: Peregrino e graziato dal governatore della Siria. Luciano reinterpreta la tradizione retorica e immagina. ύττερέσχε yäp αύτοΰ τ η ν χείρα Περικλής: Pericle occupava un posto di primo piano. la temperanza e la fermezza nel difendere Anassagora accusato d'empieta (Nouhaud 1982. destinato a diventare 'l'ateo per eccellenza' sia nella tradizione pagana sia in quella cristiana (Giannantoni 1996). Jud. ritenuto mentore di personaggi politicamente 'scomodi' e pericolosi per la democrazia ateniese come Crizia e Alcibiade (Dover 1988). Nec. quando Zeus confonde Timone per un filosofo a causa del suo stato sozzo. Diogene di Apollonia.C. dal condiviso pregiudizio — incentivato dalla commedia — del dannoso effetto del loro pensiero sulla mentalita e sui costumi tradizionali. Diagora di Melo. Sulla scia di questa ricca tradizione. Aspasia. causata. anche dopo la sua morte. mort. la straordinaria eloquenza.2-5). Anassagora. pp. pur se Luciano si lascia . 270 a) e Luciano se ne serve per illustrate il tema (tipico del repertorio retorico) del patrono potente che protegge il sapiente (vd. D. e di lui si celebravano.

Beta 2004.]). 14. anche. Od. Lanza 1966. 420 e 687. di conseguenza.Austin = Plut. anche Quint. 13. ripropone in maniera non troppo allusiva la celebre immagine del Pericle 'Olimpio' (ΓΌλύμτπος θαυμασιώτατος ricordato in Im. jr. Cie. [p. 1). non poteva trovarsi ad Atene dopo la morte del suo patrono. 249. 3. 288 Kassel . 322 s. "dall'alta testa" \jr. 29. 20. 4 = j r . 1176) e fa soggetto di ύττερέσχε non piu una divinita. 16. κεφαληγερέτης. adesp.272 Commento andare a una vistosa incongruenza sul piano della veridicita storica. 4-7 [con ricca bibliografia precedente]). deformazione dell'epiclesi omerica νεφεληγερέτης pertinente a Zeus e. che dello stratega parodiavano l'impetuosa foga dell'eloquenza e il temperamento carismatico pari a quello di Zeus (Plut. Ar. Nav. 9]. Mesturini 1983. Eq. 96-98 per le metafore del fulmine e del tuono associate.Austin. Per. l'introduzione generale. nella commedia attica. mentre sappiamo che gia dal 433 il filosofo era stato costretto a ritirarsi in esilio a Lampsaco e. Castore e Polluce (cf. καραϊός. 9. cap. sulla difficolta di ricostruire la cronologia anassagorea vd. che si trovava lungo le pendici dell'acropoli ateniese ed era celebre per la sua antichita e per le splendide pitture di Micone e di Polignoto che lo decoravano (Paus. 9. 19. com. 19. al tempo stesso. Per. 3. Sic. Telecl.1. ai politici e ai giudici. dato che Pericle e immaginato come gia morto quando Anassagora e ancora intento alia predicazione filosofica in Atene. p. ξυνεκύκα τήν Ελλάδα. 184). Luc. jr. awenuta nel 429 (su questa incongruenza vd. adesp. 18 Kassel .Austin = Plut. "Zeus dalla testa a cipolla" \jr. 1. per la fortuna di tale immagine vd. "tendere la mano verso qualcuno" e associata in Omero alia funzione salvifica di Zeus (o di altro dio) nei confronti dei mortali (II. 433 [Apollo]. Luciano riprende dall'epica tale formula per parodiarla (seguendo da presso i comici attici: cf. Diod. 530-531: εντεύθεν όργη Περικλέης ούλύμτπος / ήστρατττ' έβρόντα. 12. 118 Kassel . 8. Pericle era preso in giro per la sua dolicocefalia da Cratino. 73 Kassel . che lo definiva per questo ό σχινοκέφαλος Ζεύς. 701 Kassel . comicamente. Zeus e ostacolato da Pericle e fallisce il colpo distruggendo con il fulmine ΓΆνακεΐον. Ledergerber 1905. L'espressione ΰττερέχειυ τινός τήυ χείρα. il santuario degli 'Άνακες ("i Signori"). com.Austin) resi immortali dalla parodia aristofanea degli Acarnesi (Ar. Pericle (cf. in una commedia in cui Pericle e Aspasia erano ritratti come Zeus e Nemesi: Monaco 1963. 1 e Beschi . p. 26 [25]. 9. Merc. pp. Orat. 4. deor. 10. 17) nata dalla fantasia dei commediografi (Schwarze 1971. 4. pp.Austin].Austin. La scenetta prende spunto dal luogo comune della critica religiosa secondo il quale Zeus . cond. 1. Vickers Χ99Ί passim).Musti 1982 ad loc.11-12. 258 Kassel . 50-52). jr. 20. ma. "allunga-testa". Gall. Plin. ό δέ κεραυνόξ εί$ τό Άνακέΐον τταρασκήψαξ εκείνο τε κατέφλεξε και αυτός ολίγου δεΐν συνετρίβη ττερί τη πέτρα: nel tentativo di colpire Anassagora per incenerirlo. Epist. 40. cf. Per. D. Ach. cf. 2. 118) e. 5. 18.

7-9. quod saepe nocentes / praeterit exanimatque indignos inque merentes?.. 151). 2. 406-418 [una delle prove che il fulmine non e opera divina e il fatto che i fulmini colpiscono anche i templi degli dei]. comm. Legrand 1907 (a). 83 e cf. 1375-1381]). 1101 e 1103-1104 [p. ad § 9. 10 pare divertirsi a rielaborare una serie di motivi a lui cari unendoli insieme (il patrono potente protegge il sapiente: cf.2. summe caeli rector. della filosofia cinica e scettica (Cie. ecce tibi caldis pedibus quidam navicularius semustilatus inrumpit se in curiam) e del repertorio della tragedia (Sen. . e abitudine di Zeus trovare una scusa per non usare il fulmine: cf. Thy.] e 6. 88 e 3. che non ha certo bisogno di attingerlo dalla commedia per venirne a conoscenza.fr. la citazione omerica e cosi cara alia Seconda Sofistica che una formula tipica daU'^ftf omerico (come ΰττερέχειυ τινός τήυ χείρα) puo essere attinta da un sofista direttamente da tale ipotesto e senza un intermediario comico. p. 3.] hac arma expedi / ignesque torque. aetheriae potens / dominator aulae [.7). Nat. 973 s. vd. deor. Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 273 non ha buona mira e spesso con la sua folgore non colpisce le vittime predestinate ma bersagli innocenti. della satira menippea (Varro Men. 1101-1104: tum fulmina mittat et aedis / saepe suas disturbet et in deserta recedens / saeviat exercens telum. a suo giudizio. 379-422 [pp. Caster 1937.10-11. 42) per quell'attenzione al passato glorioso della Grecia che e parte della cultura degli autori della Seconda Sofistica.. 6. 137 ha pensato che dietro questa sequenza ci fosse un modello preciso e. Luc . Ar. 1077-1085: tu. 411 Astbury [dalla Περί κεpauvoü]: cum dixisset Vitulus. comm. 399-402 e cf. 34. ad § 10. alia prova dei fatti. si dimostra fallace in base a una serie di semplici considerazioni: 1) il paragone di Pericle con Zeus gode di una fortuna ininterrotta dalla commedia attica fino alia letteratura di eta imperiale ed e ben noto a un sofista come Luciano. ma anche degli scritti di marca epicurea (Lucr. comm. 3) la cattiva mira dimostrata dagli dei nel punire i colpevoli e un topos letterario che Luciano puo aver reperito in una qualsiasi delle sue letture: il tema e infatti tipico non solo della commedia (vd. p. gli dei — Zeus in particolare — non amano le persone che Ii infastidiscono: cf. spec.. Bailey 1947 ad 2.] manuque non qua tecta et immeritas domos / telopetis minore [. conf. 4) Luciano ricorda ΓΆυακεΐου (Pisc. 36. il brano di una commedia in cui erano presentati insieme il paragone di Pericle con Zeus e la parodia della formula omerica ΰττερέχειυ τινός τήυ χείρα. 16 in cui il brano e rielaborato). 2) la parodia di Omero e una delle piu importanti 'armi verbali' di Luciano e. ad § 10. in particolare. Questa suggestione e viziata dal pregiudizio di voler rintracciare a ogni costo dietro al Timone un originale comico perduto e. 5) Luciano in Tim. cf. inoltre. pourquoi Luden aurait-il songe de preference a cet edifice peu fameux?)». anche perche. Nub. «l'incendie de l'Anakeion est sans doute un evenenemt reel (sinon..J. 417418: postremo cur sancta deum delubra / discutit infesto praeclaras fulmine sedis?.

2-3 (ττλουσίους έκ ττενεστάτων άττοφήνας).11-12: ουδέ έττακούειν εστί των ευχών). I tre partieipi impiegati da Hermes vogliono ricordare sia la modalita con cui Timone aveva innalzato la sua preghiera agli dei (βοήσας καΐ τταρρησιασάμενος έν τή ευχή). ού TOTS δικαιολογοΰσι μόνοις. per l'espressione ττλούσιος έκ ττενεστάτου cf. sia la reazione di Zeus a tale invocazione (κα'ι έτπστρέψας τόν Δία). § 40. con la duplice ripetizione del verbo principale (εσκατττεν) alia quale si accompagna una coppia di participi isosillabici (έτπκεκυφώς e άμελούμενος). Braun 1994 ad he. ετι αν εσκατττεν άμελούμενο$: in questo periodo ipotetico e da notare la ricercata disposizione degli elementi che lo compongono. 8085]). ύττερττλουτοΟντα τόν Τίμωνα όρώσιν: per questa comica affermazione di Zeus (che ne destituisce completamente l'autorita sul mondo) cf. 11. 3.5: ου yap αν ούτως άσεβεΐς τους λόγους διεξήει καθ' ημών) e la θρασύτης (§ 7. supra ad § 5. Οίον ήν τό μέγα κεκραγέναι και όχληρόν είναι και θρασύν: Hermes riassume con quest'espressione di stupore le principali qualita di Timone prima notate da uno Zeus inconsapevole dell'identita dell'ateniese. Πλην ικανή έν τοσούτω και αύτη τιμωρία εσται αύτοϊξ.4: λάλος άνθρωττος κα'ι θρασύς). ad esempio Herrn.2: ό κεκραγώς έκ της Αττικής). 11.2. 63. contribuendo ad accentuate l'aspetto paradossale e apertamente comico di tutta la situazione.5-6. εί δέ σιωττή εσκατττεν έττικεκυφώχ. §11 11. 11.3-5. ad loc. 1'άσέβεια (§ 7.3 (δττως οί κόλακες εκείνοι διαρραγώσιν ΰττό τοϋ φθόνου) e il relativo comm.2-3. II fatto che Zeus presti ascolto alle preghiere degli uomini e le giudichi giuste e tali da dover intervenire si ritrova in Bis acc. Anach. 33 e Bis acc. άλλα και T O I J εύχομένοΐξ τοΟτο χρήσιμον: Hermes configura l'aspro rimprovero di Timone a Zeus come una vera e propria ευχή (come aveva d'altronde gia fatto lo stesso padre degli dei ad § 9. [pp.12-14. ιδού γέ TOI αϋτίκα μάλα ττλούσιοξ έκ ττενεστάτου καταστήσεται ό Τίμων βοήσα$ και τταρρησιασάμενοξ έν τή ευχή και έττιστρέψαξ τόν Δία: per l'uso della formula Ιδού γέ τοι cf. 51. . entrambe messe in evidenza all'inizio del dialogo fra Zeus e Hermes (§ 7). 4 (per cui cf.274 Commento 10. vale a dire la rabbia verso gli dei che questi vomita verso il cielo in forma di grida (§ 7.

vd. 86-88).2 per Penia). pero. 27: ή Κλίνη και ό Λύγος ό Μεγαττένθους τταρέστω· ευ γε έττοίησαν ΰττακούσαντες. redeunt Saturnia regno). cf.2. del lessico di Piatone (vi ricorre ben 52 volte al singolare e 8 al plurale). 144-148. Tr. and in Plato its meaning seems to be similar to βέλτιστε but somewhat less strong. Cat. Con tale procedimento Luciano evita bruschi scossoni nello svolgimento lineare del dramma (Bellinger 1928. Come nota Braun 1994 ad Bis acc. 1195). una forma di presentazione che e la stessa con cui Zeus ed Hermes si erano identificati a vicenda all'inizio del loro dialogo (vd. ώ Ζεΰ. pur se i due sono presenti fin dall'inizio sulla scena. άλλ' έ γ ώ ουκ αν άττέλθοιμι. che il comico mette in bocca ai suoi personaggi «in komischer Magnifikation des Gegenübers» (vd. Bellinger 1928. pp. 23) ο di Dike nel Bis accusatus (Bis acc. ώ άριστε Πλοϋτε). Luciano parodia il motivo della divinita che fugge via scacciata dagli uomini ο che si lamenta presso il padre Zeus presentato sia nelle Opere e i giorni di Esiodo (nelle quali a trovare rifugia sulTOlimpo sono Αιδώς e Νέμεσις e a lamentarsi e Δίκη: w . 5 (pp. Pur se l'introduzione nella narrazione di un personaggio tramite un ordine autoritario e tipica della tecnica drammatica di Luciano (cf. 36). ώ άριστε Πλοΰτε: come osserva Rau 1967. l'introduzione a questa sezione). Zeus ed Hermes (§§ 7-11) 275 11. all'improwiso.1-5 aveva pregato Hermes di prendere il dio e ricondurlo sulla terra da Timone). 11. 4-7). 220-224 e 256-266) sia in Arato (w. 324. In this its usage resembles that of βέλτιστε. Hipp. Verg. άριστος e utilizzato di frequente nell'^ftf ο in tragedia come epiteto enfatico (vd. senza essere evocato da nessuno ο aspettare la convocazione di Zeus (che prima ad § 10. dove «this term is often combined with a name or with a genitive plural like άνδρών.10: Διά τι. in particolare. Pluto qui compare.10. ad esempio Eq. In Lucian άριστε is if anything stronger than βέλτιστε and is used both to express scorn and in genuine . Ale. pp. p. 197-201. e altresi caratteristico della tecnica drammatica lucianea il modo in cui l'identita di Pluto e rivelata dalla successiva apostrofe di Zeus (§ 11. all'insaputa dello spettatore (cf. 442. Bellinger 1928. Fug 22-24: la presenza di Hermes ed Eracle e rivelata solo tardi. tipici dello stile elevato. 4. p. Ecl. 24). anzi. παρ' αυτόν: Pluto fa il suo ingresso da solo sulla scena. 21-23). mentre nel repertorio paratragico di Aristofane rappresenta uno dei tanti esempi di appellativi. Eur. 6: iam redit et Virgo. 129136: Δίκη fugge via dagli uomini malvagi e si rifugia in cielo. giacche tutti e tre i personaggi detestano il pensiero di ritornare sulla terra da chi Ii ha maltratti. 1242. 457: ώ γεννικώτατον κρέας ψυχήν τ' άριστε ττάντων). Possiamo notare ancora che il rifiuto di Pluto di obbedire a Zeus e di tornare da Timone e identico a quello di Filosofia nei Fuggitivi (Fug. diffusa anche in prosa ed e propria. 235.8. che riesce comunque a identificarlo in base a cio che il dio dice e non si trova nell'imbarazzo di ignorare l'identita del personaggio che parla (lo stesso accade ad § 32. Quest'apostrofe non e esclusiva della poesia ma e.

17. Pseudol. 56. 1 e 10. Tox. al plurale tale vocativo ricorre solo in Pise. 1. 5 e 19. Cat. 14 e 26. ancora infra ad § 27. Philops. Nav. Other authors seem to use it as a more neutral friendship term than βέλτιστε. mort. 10 [20]. 140 e 278.276 Commento politeness. 10. 13. D. tr. 42. Sol. Sat. Prom. 4. meretr. pp. D. 23. Pro im. cond. 5). Merc. 11.7 e Anach. . Im. cf. 2. 10. but the evidence is scanty» (Dickey 1996. 11 e 43. J. es 1. Fug. 4. 29.

Torraca 1996 (pp. nel quale. Zeus interviene e rimprovera Pluto di essere sempre incontentabile e di lamentarsi in modo eccessivo di coloro che considera i suoi peggiori nemici: avari e prodighi (§§ 1314: attraverso le parole di Zeus si delinea un serio-comico ritratto dell'avaro. infine. restituito in forma gradevole e accessibile al pubblico 451 . anche se tale allettante facciata. vale a dire prodigalita e avarizia. all'apparenza. che afferma di non voler piu tornare da Timone. mentre Hermes rimane a guardare come terzo attore muto. e la componente satirico-comica a predominare. gli eccessi della prodigalita e il comportamento sregolato dei nuovi ricchi). La proposta letteraria lucianea si fonda su un complesso percorso culturale. serve da tramite a Luciano per sviluppare una ben piu seria trattazione sul tema dell'acquisizione dei beni. D'Agostino 1957 (ricchezza e povertä nel mondo latino). sul loro corretto uso e sui mali (antitetici ma complementari) dell'avarizia e della prodigalita (legati a un uso sconsiderato della ricchezza). paragona il prodigo e l'avaro a due opposte tipologie di mariti e la ricchezza a una splendida moglie trattata male da entrambi (§§ 16-17). svolge un elogio della metriotes intesa come giusto strumento per il godimento della ricchezza (§16) e poi. 194199 (la figura del ricco in Luciano). Come conseguenza del rifiuto di Pluto di tornare da Timone (§ 11) si origina una vivace discussione fra il dio della ricchezza e Zeus sulle due principali deviazioni della personalita alle quali puo andare incontro l'uomo ricco. pp. pp. le punizioni che spettano agli avari e ai prodighi paragonandole a quelle assegnate a Tantalo e a Fineo (per i primi) e alle Danaidi (per i secondi): Pluto gli da indirettamente man forte (§§ 18-19). definito in tutte le sue fobie e i suoi tanti tic comportamentali). 14-112). che condanna il cattivo comportamento di avari e prodighi (§ 15). Zeus e Pluto (§§ 12-19) Zeus e Pluto agiscono ora sulla scena del dialogo. Zeus illustra. II dialogo fra Pluto e Zeus realizza uno spiritoso intermezzo. in cui si mescolano 1) le idee della 451 Un prospetto delle riflessioni sulla ricchezza nell'antichitä si trova nell'introduzione al Περί φιλοττλουτίας plutarcheo di Capriglione . 207-212 (ricchezza e povertä nella mentalitä del greco comune) e 296-311 (teorie di etä classica sull'arricchirsi e . infine. tramite Timone. perche questi l'ha trattato male e si e dimostrato un inguaribile scialacquatore (§ 12: la critica lucianea punta a colpire. Betz 1961. Tutto ha inizio dalle lamentele di Pluto. come e usuale nei Oialoghi.3. cf. Dover 1983. Heinze 1889. Segue la replica di Pluto.

pp. vanite de la richesse. il tema dei dannosi effetti della φιλαργυρία e ampiamente trattato dai comici — gia nei Πλούτοι e nei Σερίφιοι di Cratino sono presi di mira i nuovi ricchi — e raggiunge vasta risonanza con il Pluto aristofaneo (da Luciano preso a contributo per l'intera sezione centrale del Timone. pero. 14-33 (in particolare p. Dall'unione di questi tre mondi letterari nasce 4) il Pluto lucianeo. bassesse humaine. Esagera percio Bompaire quando rintraccia i debiti letterari di Luciano prevalentemente nel repertorio della diatriba e. al rovescio. pp. pregevoli. Luciano mescola. 209 s. p. di contro. p. sullo spendere). 23 s.C. Piu tardi e la commedia plautina a mostrare quale livello di perfezione formale avessero raggiunto nella storia del teatro comico le descrizioni delle due figure contrapposte del dives e del paupefä6·. Dalla seconda meta del V secolo a. Ledergerber 1905. dans le double decor celeste puis terrestre. Spinelli 1996 (il tema dell'aviditä in Democrito e Epicuro). Nella creazione dei ritratti dell'avaro e dell'usuraio. sbaglia a considerate solo marginale l'apporto della commedia per la descrizione dei tipi dell'avaro e dell'usuraio quali si ritrovano nei Diakghfö3. 10-12). p. come d'abitudine. 33: «le Timon traite les memes themes ques les dialogues menippes. per pervenire. 708. il ritratto psicologico del vecchio avaro. Ε ben noto. in particolare p. 208-213. infine. p. 234-244) nell'omonima commedia aristofanea e faccia lo stesso. come il fatto che Luciano assegni intenzionalmente a Pluto un ruolo molto piu grande (che si dilata per ben quindici capitoli: §§ 13-17 e 20-29) rispetto a quello ben piu modesto ricoperto dal dio ( w . per Penia. 1. che e ossessionato dalla fobia di essere depredato e non si fida di nessuno. 456 Un ottimo studio sulla trattazione dei temi di ricchezza e poverta in Plauto (con un'analisi lessicale dettagliata) e quello di Crampon 1985 (con una sintetica bibliografia degli studi precedent! a pp. spesso incerti per la mancanza di una somiglianza testuale fra le due opere e per l'estrema genericitä dei temi trattati nei due scritti. alle stilizzazioni della nea (nett'Index Fabularum dei Comicorum Atticorum Fragmenta di Kock si contano ben cinque titoli di commedie intitolate Φιλάργυρος oppure Φιλάργυροι) 455 . Bompaire 1993. tuttavia. ad esempio Moricca 1914. mais il a fortement subi l'influence de la comedie (Ploutos et Dyskolos)». 19) propone un buon numero di paralleli fra il Pluto e il Timone che si rivelano. Alcune intuizioni dello studioso restano. Hertel 1969. infatti. cf.. all'interno di una cornice dialogica. XXIII. elementi comici e filosofici e pesca in varia misura nel ricco bacino della tradizione452. 455 Kock III. 54 s. che in commedia sono frequentissime situazioni in cui domina il contrasto fra ricchezza e poverta ο dove un ricco ο un povero la fanno da padrone. 202-207. come la critica ha gia da tempo notato)454. 452 Vd. n. . 80-111.. 453 Bompaire 1958. pp. 457-476. Cozzo 1988.278 Commento commedia. 2) la tradizione filosofica e 3) il mondo della retorica (pur se non di rado e difficile discernere gli elementi della tradizione letteraria da quelli che effettivamente potevano appartenere alia realta contemporanea all'autore). 454 Ziegeler 1872.

La letteratura peripatetica di eta ellenistica offre. 56-59/Tim. Zeus e Pluto (§§ 12-19) 279 passa le notti insonni ed e continuamente in ansia per i suoi beni.^/r. 17). 37-39). 15). 458 La discussione sul valore dei beni materiali nelle forme della diatriba si sviluppa. Tantalo. Aul. Raffaelli 2000 (sull'entmta in scena di Euclione preannunciata dal Lar jamiliaris nel prologo ai w . 2. 1-15 = Antipho Soph. come l'olio per illuminare (Ar. le Danaidi: §§ 18-19). . cf. Fineo. 1\-1?>/Tim.. l'uso del mito in chiave moralistica (Danae: § 13.forse letti e 457 Amaldi 1946. 1. L'avidita umana come fonte di mali e di affanni rappresenta uno dei temi di riflessione principali delle correnti moralistiche popolari di stampo cinico-stoico. e 108 s. almeno Oltramare 1926.-K. Nel dibattito fra Zeus e Pluto i temi comici si mescolano ad altri tipici della filosofia morale. divertenti ritratti dei tipi dello spilorcio e dell'avido. Xen. La descrizione dell'avaro che emerge all'interno del dialogo fra Pluto e Zeus e. il topos della ricchezza che rende schiavi coloro che la possiedono (§ 14) e che presto e destinata a svanire (§ 15). (Seneca). pp. l'avaro tiene di continuo aperti registri e libri dei conti. pp. Nub. Mem.1-3). inoltre. 18-20/Tim. 94 s. ci e tramandato dall'Euclione dellAulularia. la mania del risparmio costringe il taccagno a fare economie anche su cose insignificanti. 9-12/Tim. che recuperano dalla tradizione un certo numero di idee. 104 s. l'uso di personificazioni allegoriche utili per chiarire un concetto (Usura e Calcolo come pedagoghi di Pluto: § 13). come e il caso dei Caratteri di Teofrasto . adulatori e prostitute che spolpano fino all'osso l'ingenua vittima di turno (§ 12.3. 14). 13) e vive senza rendersi conto che il tempo passa per chiunque e che anche lui e destinato a morire (Plaut. anche prima della nascita di quest'ultima come genere letterario: vd. 87 A 3 D. 6. «l'acme della imitazione plautina di Menandro» 457 . (Lucilio). Per il repertorio diatribico e il mondo latino vd. 157. 263-281 (sul 'dramma dell'avarizia' nel teatro plautino). 65-66/Tim. l'avidita vista come uno dei mali piu grandi per l'uomo (§§ 13-15. vegliando tutta la notte sul patrimonio per paura di qualche furto (Plaut. Aul. l'uso dei racconti esopici per paragonare gli uomini agli animali (la cagna che fa la guardia alia greppia e non mangia ne permette di mangiare l'orzo al cavallo affamato: § 14). estremamente simile alia maschera dell"avaro di commedia': entrambi hanno il terrore di essere derubati e fanno uso di spranghe e di chiavistelli (Plaut. (Varrone). 14).4-5). le Arpie: § 18. si badi bene. 13-14). P e m a 1955. Nub. cosi. Aul 89-104/Tim. 142-145 (Orazio) e 230 s. immagini e temi destinati a costituire un arsenale ben fornito e pronto all'uso458: al repertorio della diatriba si possono ricondurre la condanna di parassiti. entrambi hanno grandi preoccupazioni e non riescono a riposare (prologo delle Nuvole aristofanee/Plaut. p. 13). Aul. ha le dita contratte a furia di far calcoli (Ar. l'esaltazione della fatica e della sofferenza come strumento di paideia e di elevazione morale e l'esortazione ad adattarsi alle circostanze della vita (§ 13.

vd. 18. in cui si venerano divinita greche: e naturalmente una democrazia. che puo non aver sfruttato per la scarsa conoscenza di questo autore fra il pubblico. contra Householder 1941. e ricalcherebbe le caratteristiche di alcuni CaratteH di Teofrasto come Ι'αΰθάδης e il κακολόγος. l'eroe erede dei guerrieri omerici che torna dal fronte per ottenere la sua ricompensa. pp. non di rado. vicende e realta attinti dal mondo reale e trasferiti sul piano letterario fino a formare quella specie di 'universo parallelo' al quale Russell da lo spiritoso nome di 'Sofistopoli'.: Teofrasto non va incluso nell'elenco degli autori rielaborati da Luciano (che puo averlo letto senza pero approfondirne lo studio). infine Martina 2002. Thphr. . Char. ses invectives et ses violences». II mondo delle declamazioni sofistiche vive si sostanzia nella riproposizione di soggetti. infra ad § 16) che. con un'assemblea sempre pronta a votare e mai in disordine. p. Bompaire 2003. 64 s. della άυελευθερία (22) e dell'αισχροκέρδεια (30). ironia e fine umorismo i vizi della μικρολογία (10). i Caratteri. i rapimenti non si contano. 21-39. Sono.. pp. confluite in Menandro ed e lecito supporre che una certa somiglianza fra alcune descrizioni di Luciano e il pensiero di Teofrasto si possa spiegare tramite un influsso indiretto del peripatetico sul primo attraverso Menandro. p. 4 e Tim. una boule con funzioni giuridiche (spesso pronta a giudicare richieste di suicidio). abitata da greci. 13. 261). ma trae ispirazione anche dalla novella ellenistica. A Sofistopoli i partigiani del demos sono onesti. ses jugements re9us. 460 Russell 1983. i padri si trovano spesso in disaccordo con i figli e cercano di diseredarli. cf. peraltro. per Anderson 1976 (b). colgono in flagrante delicto e uccidono (legalmente) assieme ai loro amanti 460 . un'autorita esecutiva composta da un pugno di strateghi ο da un singolo stratega (il cui scopo e quello di guidare l'esercito di una citta perennemente in guerra).7-8) —459 nei quali sono delineati con felice tratto. Sofistopoli e una citta greca. forse. p. almeno Webb 2007. molti mariti hanno in casa mogli adultere (cf. 223-239 (con ricca bibliografia).280 Commento impiegati da Luciano (cf. in particolare.13-14) cosi come le bande di pirati. il giovane e arruolato nell'esercito (da cui puo disertare per malattia ο per amore) e sopra tutti si innalza 1. Timone rappresenterebbe il typos del misantropo uscito fuori dai trattati di psicologia. 3. «avec ses reactions. ricchi e poveri a rappresentare i soggetti favoriti dai retori e dal pubblico in eta imperiale: il fenomeno e imponente. MacLeod 1974: Luciano conosceva il Περί Ιστορίας di Teofrasto (possibili influenze sul Come si deve scrivere la storia) e. molta parte delle riflessioni teofrastee sono. un potenziale tiranno e sempre in agguato (cf. la cui genesi affonda le radici nell'oratoria di epoca classica e nel mondo della commedia nuova. aristeus. il ricco e crudele. p. 180 «it is instructive to study Lucian's use of Theophrastus' Characters before assuming a Comic source for the end of Timorm (cf. 170 s. infra ad § 52. tanto che nelle declamazioni la coppia ricco-povero si riscontra con la stessa frequenza dei 459 Per Bompaire 1958. Nel privato si alimentano continuamente piccoli e grandi conflitti: il ricco crudele e prepotente combatte il povero giusto e onesto.

pp. Luciano ricorda con ammirazione Arriano (Alex. per propagandare efficacemente consigli pratici ο awertimenti prudenti (che nella maggior parte dei casi avevano carattere di luogo comune). 2). piu in particolare. XXXIII-XXXVI: . poveri oppure contadini"). tiranni e argomenti famosi dei quali tratta la storia". 3.. 108. 65: i retori che declamano le mektai devono curare Ι'ΰττόκρισίζ cosi che cio che dicono "non stona nella bocca di eroi. 462 Nonostante l'influenza innegabile della retorica sulla sua maniera di comporre. 144-174 segnalava giä l'alto grado di affinitä esistente nel pensiero dei moralisti imperiali e. piu in particolare (p. pp.3. numerosi paralleli sia con il grave ritratto del φιλοχρήματος δαίμων dell'orazione quarta Περί βασιλείας (§§ 91-100 = S S R Y Β 582. Nell'oratoria attica certe modalitä di 'far soldi' erano biasimate sotto l'accusa di αισχροκέρδεια: Dover 1983. 81 (sunt enim certa quae depaupertate [. 210 e 299. Croiset 1882. Dione e Marco Aurelio) e in Piot 1914 (b). piu semplicemente. 96-105. su Plutarco vd. 17. 18) come filosofi che ebbero a patire l'esilio per la loro παρρησία e la loro ελευθερία. 50. Luciano si tiene generalmente lontano dalle astratte declamazioni di scuola. I debiti di Luciano con il mondo della retorica sono costituiti in prevalenza da un patrimonio selezionato di temi e modelli che il bravo professionista della parola ha sempre a portata di mano per la composizione di elaborate discussioni su importanti problemi di morale ο. pp. cf. la testimonianza di Cicerone in Tusc. 396-447) di Dione di Prusa. le numerose somiglianze fra il De cupiditate divitiarum di Plutarco e la Nave di Luciano (dialogo prossimo al Timone)·. da conoscenze dirette e da relazioni di familiarita con i contemporanei sostanzia sia i dialoghi di Luciano sia i trattati di morale di Plutarco. non in patrimonio putent esse divitias.Torraca 1996. un gruppo di declamazioni di Libanio (6-8 sull'insaziabilitä dell'animo umano. alcune riflessioni di Seneca (vd. 152). certe controversie di Seneca il Vecchio (5. Zeus e Pluto (§§ 12-19) 281 celebri binomi tiranno-popolo ο pirati-navigatori 461 . 269. Alex. 1). alcune declamazioni di Calpurnio Flacco (7.] dici sokant). Arriano. Una comune morale di matrice retorica derivata dalla scuola e. 10. 34. Barigazzi 1987 e Capriglione . eum esse locupktem qui paupertati suae aptatus est et parvo se divitem fecit) e di Luciano (Salt. Yincipit della declamazione del retore Agamennone in Petronio (48. Pernot 1994 sulla familiarita di Luciano con Dione di Prusa. ad esempio Epist. sia con la descrizione del carattere del φιλόττλουτος nel Περί φιλοττλουτίας di Plutarco 463 . 11. 151-163. II lungo discorso serio-comico fra Pluto e Zeus nel Timone di Luciano contiene. 481) fu la 'nuova' sofistica inaugurata da Eschine a introdurre nelle declamazioni soggetti di base come "poveri e ricchi.. anche Bompaire 1993. 2. 463 Vd. sulla ricchezza mal acquisita e sulla povertä. anche se un riflesso evidente della sua formazione retorica e nel doppio paragone orchestrato fra il marito avaro/avido e il marito tontolone/prodigo (§§ 16-17). 31-33). due declamazioni di Coricio (5-6) e cf. inoltre. 36. 337. le diatribe di Epitteto. Dione di Prusa e Musonio (Peregr. Russell 1983. la settima e l'undicesima delle declamazioni maggiori e un nutrito numero di declamazioni minori dello Pseudo-Quintiliano (252. ut homines in animo. pp. 364 e 379). nobili. 4-5: pauper et dives inimici eranl). 332. Una sintetica esposizione della comunione di idee fra Luciano e i contemporanei (Epitteto. 11: de contemptu pecuniae multa dicuntur et longissimis orationibus hoc praecipitur. 18. 2) e menziona Epitteto (Peregr. tirannicidi. pp. le orazioni di Dione Crisostomo e i ricordi di Marco Aurelio 462 . 53). vale a 461 Vd. Secondo Filostrato (VS 1.

A la difference d'Epictete. 524 f-525 a/Tim. 4. h) chi accumula ο sperpera non vive in funzione della vita presente (Plut.1). 93-95 e Plut. 525 c-526 a/Tim. 14). g) chiavi e sigilli proteggono i tesori dei ricconi ben protetti e chiusi in stanze anguste (Dio Chr. 14). De cup. De cup. comm. f) l'avaro e simile all'innamorato della commedia che non riesce ad appagare il proprio desiderio pur potendo farlo (Dio Chr. 4. 4. divit. prima fra tutte quella del Pluto di Aristofane (cf. De cup. 93 e Plut. 13: e Pluto a dover contare il denaro per il suo padrone). divit. o) la ricchezza e simile a una donna (Dio Chr. che dipende dalle doti dello spirito (Dio Chr. 92 e Plut. ma la φιλαργυρία non e smorzata ne dall'oro ne dall'argento. 4. 100 e Plut. II Pluto lucianeo e cosi 'figlio legittimo' dell'omonimo dio aristofaneo. 525 b/Tim. 4. divit. 4. 523 d e 525 d-e/Tim. 4. divit. b) gli avidi hanno continuamente bisogno di calcolare il denaro e gli interessi (Dio Chr. divit. il n'emeut pas en profondeur: il provoque ou il divertit» (p. 527 a/Tim. 14). il secondo dialogo fra Pluto e Hermes si incentra sulla raffigurazione della detestabile figura del parvenu (§§ 20-30) e. De cup. 91 e Plut. 526 a-b/Tim. 15). amministratori e debitori sono fonte di preoccupazione per i ricchi (Dio Chr. 4. dopo il breve monologo di Penia sul valore della poverta contrapposta alia ricchezza (§§ 31-33). 1) l'avido e insonne (Dio Chr. 15). 15 e 18: Tantalo e Fineo). 14). XXXV). . 13 e 17). ad § 10. Plutarque. La poliedrica maschera di Pluto e introdotta nella lunga sezione centrale del Timone (§§ 11-40) e svolge un ruolo fondamentale nell'economia dell'azione: il lungo dialogo fra Pluto e Zeus (§§ 11-19) permette a Luciano di abbozzare un divertente ritratto dei due opposti tipi dell'avaro e del prodigo. divit. De cup. 14). De cup. De cup. d) la malattia dell'avaro e mentale (Dio Chr. e) gli avari si tengono stoltamente lontani dalle ricchezze (Dio Chr. 4. De cup. 525 c/Tim. 92/Tim. divit. i) l'avaro non offre nulla e sottrae ad altri cose delle quali non fa uso (Plut. divit. divit. 4 e Plut. 15). 524 f/Tim. e di nuovo Pluto a opporsi a Timone nello scontro decisivo in cui questi accetta di ritornare ricco (§§ 34-40). n) servi. 4. 1119). 96 e Plut. divit. tutt'altra «il y a chez lui [Luciano] une sorte de cruaute. 13). 523 e-524 d/Tim.282 Commento dire: a) con la ricchezza non si riesce a comprare la felicita. m) chi accumula e destinato a lasciar tutto ad altri (Plut. De cup. 100 e Plut. De cup. 524 e/Tim. Luciano trasfonde in esso tutta l'esperienza che gli poteva derivare dalla sua formazione retorica e da una nutrita serie di letture. p) il comportamento verso la ricchezza sia degli avari sia dei prodighi e ugualmente scorretto (Plut. 526 e-i/Tim. De cup. 13-14. in seguito. divit. rispetto a questo. divit. 526 f527 a/Tim. 96-98 e Plut. ne la ττλεονεξία si placa quando si acquista di piu (Dio Chr. 525 a e 526 e/Tim. De cup. c) una bevanda spegne il desiderio di bere e il cibo spegne il desiderio di mangiare. Marc-Aurele et meme Aelius Aristide. Data l'importanza che il dio gioca nell'economia dell'azione. ma ha. divit. De cup. 16-17).

fatto a pezzi (§ 12. inoltre. p.. di beneficare i buoni ed e. 466 Cf. Prometeo e il benefattore del genere umano ostile al regno di fatica e povertä instaurato da Zeus. Luciano ritrae Pluto come un bizzarro 'Proteo' allegorico. anche pp. e 391-394: nel mito. inoltre. 3: «the hostility between Zeus and Plutus finds its place in the Hesiodic tradition. Zeus e Pluto (§§ 12-19) 283 consistenza: per Aristofane Pluto e. e un avaro che passa le notti a contar mucchi di denaro. Delia Stella 1919. a scrutarne i sentimenti e ad apprezzarli». cf. infine. 465 In Plauto la ricchezza e paragonata. mentre in Aristofane. per Luciano. afflitto da preoccupazioni e affanni (§ 13. cosi che il suo recupero della vista porta prosperitä agli uomini e li riporta a una nuova etä dell'oro (nostalgicamente vagheggiata da Aristofane). addirittura. in Luciano il dio della ricchezza e emissario di Zeus. la metriotes applicata all'uso dei beni materiali (questa e forse la differenza piu notevole fra il Pluto aristofaneo e quello lucianeo 466 ).5-6)465. p. 160: «Pluto e in Aristofane il semplicione che si lascia guidare da uno piu furbo di lui. per questo. 87-92).2). e incapace di godere ma che puo sommergere Timone (§ 18). alia maniera peripatetica. a un essere animato o. according to which Zeus is responsible for concealing the earth's bounty from mortals». accecato da Zeus (Ar.10-13) oppure una Danae lasciata segregata al buio a sfiorire (§ 13. nell'importante sezione centrale del dibattito (§§ 15-17). il dio rappresenta il poliedrico protagonista dell'intera parte centrale del Timone·.]. una massa inarrestabile di liquido di cui l'avaro.Dillon 1981. le cui trasformazioni e vicissitudini derivano dal ricco patrimonio letterario ereditato dalla tradizione e riplasmato in maniera inusitata con abilita retorica e incredibile fantasia. infatti. fin da fanciullo. Pluto si trasforma in filosofo che filosoficamente discute dei mali insiti nelle forme di eccesso legate tanto all'avarizia quanto alia prodigalita ed elogia. nella sua convivenza con gli uomini ha imparato a conoscerli. Oltre a essere dio dispensatore di ricchezza. infine. e una bella donna che Timone lasciava girovagare "senza mettere sotto chiave ne essere geloso" (13. 373 e n. p. una 'spalla' comica che deve divertire un pubblico di spettatori. Luciano ne ha fatto un'altra cosa.3. p. vd. Ρ/»/. a una persona unita a un'altra (il possessore della ricchezza) da un legame strettissimo: Crampon 1985. 383 s. che gli ha fatto conoscere cio a cui fino allora non aveva pensato [. a volte. 464 Olson 1990. l'ostilita fra Pluto e Zeus e l'idea di un «cosmic coup d'etat» del primo (novello Prometeo) ai danni del secondo e della fondazione di una nuova eta dell'oro e alia base dell'azione comica464..13-15). . Pluto si presenta nel colloquio con Zeus con tutta una serie di 'travestimenti' che Luciano gli attribuisce: anzitutto e materializzazione della ricchezza stessa che Timone ha oltraggiato. Konstan . ne ha fatto un altro se stesso. invece. Pluto e. 298-312. sbattuto via. Pluto e filosofo. nella Variante aristofanea e Pluto a decidere. novello Tantalo.. 237 s.

1390 b-1391 a). Sol. Eur. ad esempio i frequenti giuramenti di Dioniso in nome di Zeus in Ar. soprattutto dei politici (Cleone. ϋβριζεν εί$ έμέ και έξεφόρει και ττολλά κατεμέριζε: Pluto comincia a descrivere a Zeus le violenze subite da Timone. "ne hanno tutti i vizi in misura maggiore e piu perversi" (μάλλον κα'ι φαυλότερα). pp. ecc. 672: ut illic autem exenterauit mihi opes argentarias·. deartuauistique opes·. a criticare i νεόττλουτοι. 12. probabilmente. "porto fuori". "divido inpezzi". 3. 3-4 W. Copt. 10).^/r. 209 s. 2 4 e 3 4 ) . bona destimulant. p. 6. In questa sequenza la presenza di ΰβρίζειυ ricorda che per un greco «il peccato abituale dei ricchi si riteneva fosse la ΰβρις» (Dover 1983. "commettere violenza contro le cose di qualcuno" (per i maltrattamenti — fisici ο anche psicologici — che un ateniese perpetrava ai danni di un altro [reato gravissimo: Dover 1983.] delacerauisti. Luc. il tema assume valenza sofistica nel Pluto aristofaneo [Olson 1990. Epid. a Pluto Ι'ΰβρίζειν [Ar. facendo in modo che Pluto parli di se come di un bene immateriale soggetto alle disattenzioni del suo padrone: la forma ΰβρίζειυ si's τίνα impiegata da Pluto vale. p. Plut. un'accusa che a partire almeno dalla guerra del Peloponneso grava. καταμερίζω).. 164 s. infra ad § 57: έκφόρησου αύτόυ [il denaro] έκ της οικίας μηδ' όβολόυ α ύ τ ω άυείς) e καταμερίζω. in particolare. 670672: me meamque rem [. pp. 613-618].2.v. che si sofferma. ma spinti ora . "distribuisco" (LSJ9 s.-P. poiche la loro condizione e ωι'άτταιδευσία ττλούτου ed essi per questo "sono portati a commettere azioni ingiuste non con l'intenzione di far del male. 6. Blepsidemo conferma). peraltro [ w .. rispetto ai ricchi di lunga data. a cui Luciano si ispira. anche f r . 151-194. 64: animum fodicant. 2 = 3 G. Ra. 45. in particolare. laddove Penia sostiene che a lei sola si addice la κοσμιότης. Cleofonte e Iperbolo su tutti). νή Δία: il giuramento di un dio in nome di un altro dio e un espediente umoristico tipico del teatro comico (vd.-P.. Suppl. 4 W.2: τίκτει yap κόρος ΰβριν. 127 s. L'analisi del comportamento dei ricchi trova la sua matura e compiuta formulazione nella Retorica di Aristotele (2. 70. 3-4 G. gia Sol. La rappresentazione dei maltrattamenti ai quali le ricchezze possono andare incontro esattamente come esseri umani in came e ossa e tipica del teatro comico (Plaut.] si utilizzava la formula ΰβρίζειυ τινά. Pluto giura ancora in nome di Zeus ai §§ 16. in direzione dei quali i comici lanciano attacchi pesanti (Connor 1971. 4. Bacch.284 Commento §12 12. δταν ττολύς δλβος εττηται / άνθρώττοις όττόσοις μή νόος άρτιος rj. vd. sul comportamento sregolato dei 'nuovi ricchi' (Thuc. 564 e 567-570].2). cio che piu tardi. p. facta et famam sauciant). per questa distinzione cf. 3. "mi sbarazzo" (cf. infatti.) che Luciano impiega molto di frequente (Urefia Bracero 1995. 2 = 8..2. cf. 16. i quali. 741-744). 234-236]. Legati alia sfera materiale sono anche i predicati έκφορέω.

di nobile e ricchissima famiglia ateniese. Pax 637. Taillardat 1962. p. 12. Rein 1894. e Ledergerber 1905. 3. Ε sulla scorta di questa mentalita oramai tradizionale in epoca imperiale (cf. da una raccolta di proverbi ο di massime (Bompaire 1958. 23 s. Pax 637 ο. Tale congettura non considera. 2: Musae furcillispraecipitem eiciunt. 1. pp.3. i quali τήνδε μεν δικροΐς έώθουν την θεόν κεκράγμασιν. § 895). μονονουχί δικράνοιχ έξεώθει με Trjs οίκίαχ: la scenetta di Pluto buttato fuori con il forcone dalla casa di Timone riproduce allegoricamente. p. 26 e Ledergerber 1905. 12. riecheggiando un'antica (ma sempre attuale) polemica. p. Schulze 1883. Zeus e Pluto (§§ 12-19) 285 dalla tracotanza ora dall'intemperanza. 53). Att.2. [p.3-4. 111-130: Pacuvio fa incredibili sacrifici per ereditare e dopo avere ereditato superbus / incedet vktis rivalibus) che il Pluto lucianeo non puo che dolersi del comportamento del νεόττλουτος Timone. άλλά τά μεν υβριστικά τά δέ άκρατευτικά. p. 162]: «for "expel with a pitchfork" = "expel brutally and ignominiously"». 16. forse. cap. le cui ricchezze furono confiscate in seguito all'accusa di cospirare per instaurare la tirannide (Graindor 1930. padre di Erode Attico (come si e illustrato nell'introduzione generale. Otto 1890 s. Hor.furcilla·. non possiamo non vedere qui un accenno velenosamente ironico di Luciano al padre di Attico. che Timone e proiezione letteraria di Attico. 4: furcilla extrudimur.v. Epist. per cui e preferibile ritenere che Luciano possa essersi ispirato (come rilevavano gia Ziegeler 1872. 12. in particolare. 19) alia scena del Pluto di Aristofane in cui Pluto e ritratto come uno schiavo espulso a suon di colpi dalle case dei ricchi spendaccioni (Ar. p. sub 6). forse derivata da Ar. Plut. il fatto che al tempo di Luciano l'immagine era ormai proverbiale (Catull. 105. p.3. 24: expellesfurca\ vd. Juv. furca. 244: γυμνός θύραζ' έξέττεσον) e abbia poi associato questa immagine a un'altra tradizionale. Tiberio Claudio Ipparco. pero. . οίον sis αικίαν κα'ι μοιχείαν). Pace) a forconate di discorsi" (vd. Sommerstein 1985 ad he. "avevano cacciato la dea (sott. p. 10. 12-17). 2. 501. 31 ritengono che Luciano abbia descritto il modo in cui Pluto e solitamente espulso dalle case dei prodighi su suggestione di Ar. cosi che tendono al maltrattamento e all'adulterio" (άδικήματα άδικοϋσιυ ού κακουργικά. gli sperperi e le gozzoviglie ai quali Timone si e abbandonato e per i quali si e rovinato (Pluto allude ancora in maniera simile al comportamento sconsiderato del suo antico padrone al § 38: έτπ κεφαλήν έξωσθε'ις της οικίας). con agile comicita. Cie. dove Hermes descrive la penosa condizione dei contadini durante la guerra del Peloponneso. ττατρωον α ύ τ ω φίλον οντά: il dio della ricchezza ricorda con nostalgia di essere stato un ottimo amico del padre di Timone e se consideriamo. «die Landleute suchten einbrechende wilde Tiere mit Gabeln [wir würden sagen: mit Heugabeln und Dreschflegeln] zu vertreiben». 416).

41 e in Gall. di conseguenza. 83 ritiene l'immagine degli scialacquatori che gettano via l'oro dalle mani come fosse fuoco «eine volkstümliche Wendung» e la confronta con Soph. 3. καθάττερ οί τό ττΰρ έκ τ ω ν χειρών άττορριτττοΰντεξ: Rein 1894. κα'ι ουδέν αύτω δοκεΐ διαφέρειν τό χρυσίον τοϋ ττυρός). anche se questo luogo del Timone non sembra affatto aderente ai modelli aristofaneo e sofocleo proposti da Rein. Eq. ό δέ χρυσός αιθόμενον ττΰρ / άτε διαττρέττει νυκτ'ι μεyάvopos έξοχα ττλούτου. anzi. che Luciano conosce bene e cita sia nel Timone (§ 41) sia nel Galh (§ 7).286 Commento 12. 1-2: άριστον μεν ΰδωρ. cap.8-10). un dono [δωρεά] degli dei: vd. 52: ό μεν παράσιτος ούτως έχει ττρός 0py0piov ώ<. La parola δωρεά e utilizzata da Filostrato in VS 2.4-5. ρ. Eq. 10. Gerber 1982 ad loc. 1 citi Ar. Auöis ουν απέλθω τταρασίτοΐξ και κόλαξι και έταίραΐξ τταραδοθησόμενοξ". al contrario. se non del tutto. la proedria. ad § 39. 4 nel senso di "privilegio". in effetti. pericoloso. giacche la stessa comparazione fra l'oro e il fuoco si ritrova nel Parassita in unione a un'altra comparazione. serve a esprimere il concetto opposto e caratterizza il comportamento di coloro per i quali l'oro non solo non ha significato ma si rivela.6-7. in effetti. l'esenzione dai tributi. t o ü s ήσθησομένου$ τ η δωρεά. tuttavia.4. ουκ άν τις ουδέ ττρός τάς εν τοις aiyiaÄoTs ψηφίδας άμελώς έχοι. 382 (ήν άρα ττυρός y ' έτερα θερμότερα). almeno in parte a Luciano: vd. mentre in Tim.2 sub 2). per indicate il mantenimento a spese pubbliche. Forse ci troviamo di fronte a un'immagine creata da Luciano. infra ad. Dobbiamo dunque considerate il paragone frutto della creativita di Luciano stimolata. 12]). parassiti e prostitute di cui si e circondato (un particolare della fabula Timonis che va fatto risalire.v. 382 mostra. 1). 12. qui. nell'introduzione generale. 619 (ττρ'ιν ττυρ'ι θερμω ττόδα Tis ττροσαύστ]) e Ar. ττεριέττω. sono capaci di trattarlo con rispetto (ττεριέττω in senso assoluto vale «treat with respect or honour»: LSJ9 s. che almeno il passo aristofaneo era noto e utilizzato come massima proverbiale. anche perche il paragone fra il fuoco e la ricchezza e di uso assai raro nella letteratura greca: l'esempio piu celebre e neüRincipit äeWOlimpica prima di Pindaro ( w .6-7) e. il paragone fra l'oro e il fuoco e sfruttato in un momento di massima esaltazione della ricchezza. quella fra l'oro e i sassolini sulla spiaggia {Par. 7. forse. l'ufficio . il fatto che Plutarco in Demetr. "onore". da un'immagine attinta dalla tradizione filosofica. § 56. t o ü j ττεριέψονταξ: per Pluto le persone assennate sono quelle in grado di comprendere (αισθάνομαι) l'importanza del dono della ricchezza (per la mentalita dell'uomo greco la ricchezza e. Ant. 12. 12.: dopo il colorito resoconto fatto da Hermes al § 8 si accenna ancora alia rovina di Timone a causa dell'interessata e ipocrita cerchia di adulatori. [p. che con buona probabilita e di origine stoica e che ritroviamo piu in la in bocca al filosofastro Trasicle (vd.

2. Platone illustra nella Repubblica i pericoli insiti in una struttura societaria in cui sia privilegiata e onorata la ricchezza in se e disprezzata la virtu (Resp. Cim. 551 a: τιμωμένου δή ττλούτου έν ττόλει κα'ι τ ώ ν ττλουσίων άτιμοτέρα άρετή τε κα'ι οί άγαθοί). 9-11 G.). 1'έσθλός non ha scrupoli a sposare la figlia ricca di un κακός.3.10 e 38. e la donna non teme di sposare un κακός. poiche gli uomini χρήματα [.4-5 la lista di regali che Pluto afferma di aver fatto a Timone: τιμής κα'ι -προεδρίας κα'ι στεφάνων κα'ι της άλλης τρυφής). 13.] τιμώσι (vd. utilizza la sua straordinaria creativita per intavolare un divertente gioco di parole su un tema altrimenti serissimo. βροτο'ι τιμώσι μάλιστα. cosi che. se non anche maggiori. Ar.. 10 = 82 Β 20 D. Plut. nello stesso passo. 1-2 Kannicht: τάς ουσίας γ ό ρ μάλλον ή τάς άρ-τταγάς / τιμάν δίκαιον. in particolare 1148 b 14: ττροστιθέντες άκρατή θυμοϋ ώσττερ τιμής κα'ι κέρδους φαμέν). cavalli. 9-11 W. argento. 2 : ττλοΰτον [.-K.-P. 6. in particolare 1145 b 19-20: άκρατεΐς λέγονται κα'ι θυμοΰ κα'ι τιμής κα'ι κέρδους. 2. 354. [p. 9 [19]. 4 [14]. schiavi e "tutto cio che esprime ricchezza" (δσα ερμηνεύει ττλοϋτου): questa distinzione — non cosi comune in eta imperiale (Civiletti 2002 ad loc. 2 = 1.. pur ammirando Cimone. 587-591: Zeus sembra onorare la ricchezza [δηλοΐ τιμών τόν ττλοΰτον] ma e solo avaro [άνελεύθερος] e meschino [φιλοκερδής]). 185-190). laddove Τίμων dovrebbe garantire a Pluto una condizione tale da renderlo τίμιος e questi dovrebbe essere ben felice di rivederlo. anche v.7. 1-2 Ν. l'antico problema del giusto valore da attribuire alia ricchezza che cosi tanta importanza aveva rivestito e continuava a rivestire nella societa greca (basti pensare a Plutarco che. considera in un'ottica non troppo favorevole la sua spregiudicatezza nello sfruttare il pbutos accumulato nelle guerre per acquisire time·. mart. la ricchezza materiale. per Teognide ( w . 8. ois τ ί μ ι ο ς ε γ ώ και ττεριττόθητος: l'atteggiamento mentale degli uomini che amano la ricchezza apprezzato da Pluto (come diretto interessato) e quello di onoraria (τιμάν) a svantaggio di altri valori che dovrebbero ricevere onori pari. lo stesso concetto e espresso in D. Nel desiderio del Pluto lucianeo di essere onorato troviamo riflesso. il dio e recalcitrante e non desidera piu tornare da chi lo trattava άτίμως (§§ 17. 586]) — forse e presente anche nel testo di Luciano (vd. in D. Zeus e Pluto (§§ 12-19) 287 di sacerdote e "quanto altro da lustro agli uomini" (δσα άλλα λαμττρύυει άνδρας). mentre Aristotele mette in rapporto il desiderio di κέρδος e quello di τιμή come istinti difficili da controllare perche preda del θυμός e fuori dal controllo del λόγος (ENI. 2 l'aggettivo qualifica il vecchio Similo attorniato da tanti 'amanti' che cercano di carpirne l'eredita). f r . se e ricco. ad § 38. 2 = 354. come d'abitudine.] δν δ' άνδρες τιμώσιν ΰφ' ΰβριος).. 523: ου σε μάτην. Ε da notare che Luciano. ώ Πλοϋτε. al contrario.7) e ha preferito ττροτιμάν . mentre δώρου indica. Eur. cioe oro. 12. Tale mentalita era condannata come pericolosa fonte di sowertimento sociale gia da Solone ( f r . mort. Plut.. e di consideraria "desiderabile" (ττεριττόθητος. dunque.

ήν ττροτιμώσιν ή μ ώ ν : il λάρος e un uccello marino identificabile col gabbiano (o con la gavina.. a cui gia i comici attici equiparavano il tipo del demagogo avido. dove Zeus e costretto a rassicurare Dike. τταν-. 591-592. §13 13. ad loc. Taillardat 1965. 87]: «Zeus versucht nicht wie ein strenger pater familias. gavia·. Arnott 2007. comm. pp. p. che lo impiega.7-8. vd. 12. Anche l'intellettuale di Luciano che si lascia corrompere dal denaro del ricco patronus romano si comporta. 3). il gafio ο il gafione. L'avidita congenita e qui il tertium comparationis fra i λάροι e gli scialacquatori di Pluto (cf. come in questo caso. 192 s. L'iperbole e un tipico procedimento umoristico. οί δεκαταλάντους δωρεάς άμελητί ττροϊέμενοι: la cifra di died talenti spesi di colpo e iperbolica e gettata al pubblico per strappare una facile risata. 130-132).8-9. fra l'altro. 416418 e §§ 712-715). Thompson 1936. di aggettivi al grado superlativo e. II motivo lucianeo per il quale Zeus e costretto a far coraggio a uno degli dei per convincerlo a tornare sulla terra si ritrova in Bis acc. p. [p. Eq. sondern vielmehr wie ein liebevoll besorgter Vater. 12.v. 175 e n . 130-132). pp.2-3. 12. in particolare. consigliato espressamente dai maestri di retorica come fonte di humor. di cifre spropositate (Urefia Bracero 1995. Nub. II pensiero che i TTOVOI del lavoro nei campi abbiano fornito a Timone la necessaria τταιδεία . laros.9-10. ούτοι δέ οί λάροι τ η π ε ν ί α ξυνέστωσαν. ΰττερ-. 956 e Av. 22). καθάττερ ό λάρος δλον ττεριχανών τό δέλεαρ {Merc. schol.288 Commento la poverta (§ 12. molto amato da Luciano. W rj οί άρττακτικοί. cf. larus. tramite l'uso di composti in ττολυ-. p. cond. 5. s.8) con i suoi compagni di bagordi (Urefia Bracero 1995. και διφθέραν τταρ' α υ τ ή ς λαβόντες και δίκελλαν ά γ α τ τ ά τ ω σ α ν άθλιοι τέτταρας όβολοϋς αποφέροντες: sull'uso della διφθέρα e della δίκελλα da parte di Timone in quanto attrezzi tipici del contadino attico cf. ciarliero e invadente (Ar. seiner Tochter Mut zu machen»). [p. I l l Rabe]: ενδέχεται δέ κα'ι λάροι γράφεσθαι. 567. assicurandole che gli uomini sono cambiati e onorano la giustizia grazie all'opera di persuasione dei filosofi (Braun 1994 ad loc. lat. ττάνυ y ä p α υ τ ό ν ή δίκελλα ττετταιδαγώγηκεν: Timone e stato abituato dalle privazioni e dalle fatiche a una vita in poverta e ora sa godere a sufficienza dei favori della sorte. restia ad abbandonare l'Olimpo.1-3. famoso per la sua voracita e la sua voce acuta e stridula. ad § 6. άττό μεταφοράς τοϋ όρνέου).

In tale ottica Luciano immagina che la δίκελλα personificata sia la responsabile dell'educazione psico-fisica di Timone. ο Telete (Stob. εί μή τταντάττασιν ανάλγητος έστι την όσφΰν: Zeus ironizza sulla condizione di bracciante a salario di Timone e sostiene. mostrarsi vile ο lamentarsi del suo destino" (ουχ ΰτΓοττίτΓτων ο υ δ έ άγεννιζων ο υ δ έ μ ε μ ψ ι μ ο ι ρ ώ ν ) e per questo e felice (Fuentes Gonzalez 1998 ad loc. pp. Zeus e Pluto (§§ 12-19) per sfruttare i beni degli dei va considerato nell'ottica della morale di eta imperiale. p. che la fatica ha oramai insegnato a Timone a vivere con moderazione e misura. 54. II lavoro nei campi nell'antichita era certamente faticoso e massacrante: basti ricordare in Men. Heinze 1889. τόν 13. cf. se questi (cio che e impossibile) non e diventato insensibile al dolore. pp. 16 Α Kindstrand). 42-76). uno degli aspetti piii negativi e consueti della personality umana. 1-8 = Bion/r. cf. n° 12 a: «les dons de la for- . 1. 3. cf. pp. 15-17. 6. 6 e la lista di passi paralleli stilata da Fuentes Gonzalez 1998 ad be. il quale. [p. bensi come insieme degli sforzi legati alle prove che l'uomo affronta in vita e che sono necessari al perseguimento dell'aai^ais. 522-545 i lamenti di Sostrato nel momento in cui ritorna dal lavoro nei campi e racconta la sua esperienza di contadino improwisato: ώ τρισκακοδαίμων. quando il ττόνος era esaltato alia maniera cinico-stoica (vd. se da una parte biasima l'uomo volgare perche disprezza cio che ha per l'idea di cio che desidera (e finisce con cio per lasciarsi corrompere da avidita e avarizia). έν'ι λόγωι / όλον τό σώμα (νν. 2-3 [εγώ δέ ενός τουτουΐ παιδαγωγός γενόμενος] e Fuentes Gonzalez 1998 ad loc. giocando sul paradosso.4-5. il "lamentarsi sopra la propria sorte". Stob.3. 4. 17 su cui Diggle 2004 ad loc. τράχηλον. che dedica uno dei suoi Caratteri alia descrizione della μεμψιμοιρία (Char.289 3. 13. [pp. 46. 1. Tyr. Stob. p. 6. "insoddisfatto". d'altro canto esalta l'autarchia del saggio che vive "senza cadere in uno stato di sudditanza. 437-439. Dysk. trasferendo alio strumento le funzioni di norma esercitate dalla figura diatribica del filosofo τταιδαγωγός-αρχων (SSR III. Σϋ μέντοι ττάνυ μεμψίμοιρος εΐναί μοι δοκεΐς: per Zeus Pluto si dimostra troppo μεμψίμοιρος. μετάφρενον. 31 = Teles 4 A. 1.]. 15-44. 175-177]. Max. 98 = Teles 2. un termine fecondo di significato per la morale antica. 523-525). 98 = Teles 2.].7 e il relativo comm. ad esempio. 3. che vede nella μεμψιμοιρία. 174 s. ώς έχω / όσφΰν. 8 Trapp: τό δέ έν φιλοσοφία κεφάλαιον κα'ι ή έττ' αυτό όδος δεΐται διδασκάλου τάς των νέων ψυχάς ξυνετταίροντος κα'ι διατταιδαγωγοΰντος αυτών τάς φιλοτιμίας). ad hc. 33. 41.) come strumento per il raggiungimento delTdpsTTi. ad § 32. [p. «une ascese corporelle a finalite morale qui permettra a l'homme de vaincre le sentiment selon lequel il pergoit comme penibles les epreuves envoyees par la Fortune et le Destin» (Goulet-Caze 1986. 411 s. 376379]). Oltramare 1926. non nel tradizionale senso di 'fatica fisica'. [pp. come illustra Teofrasto.

. 34). Luciano deplora la μεμψιμοιρία come un disvalore assoluto e la condanna in special modo in chi dovrebbe istituzionalmente esserne privo. incapaci entrambe di apprezzarla. 96) si immagina l'avido «in tutto e per tutto simile vuoi nella figura vuoi nel carattere ad un lenone impudente ed avaro che indossa un mantello colorato.1: Trasicle e μεμψίμοιρος αεί) ο i filosofastri del Pescatore (che banchettano mostrandosi μεμψίμοιροι: Pise.]. σοι τά$ θύρας άναττετάσας ήφίει ττερινοστεΐν ελευθέρως οΰτε άττοκλείων οΰτε ζηλοτυττών: il comportamento eccessivamente disinvolto del prodigo Timone nei confronti della ricchezza e paragonato a quello di un uomo che non ha cura di sorvegliare sua moglie. da una condotta viziosa e pressoche impossibile fuggire. p. 13. 2: τό δέ μεμψίμοιρου ουδέ οΰτω διαφυγεΐν ράδιου.5 Cebe su cui Cebe ad loc.7-10). De cup. n° 41: «il faut se contenter de ce qu' on a» .290 Commento tune sont des prets sans valeur». cf. 20 [35]. 526 f-527 a leggiamo. J. ad esempio.] e preoccupazioni causate dalla bramosia di denaro e dalla mancanza di tempo libero". e non stupisce che l'autore gli assegni una debolezza tipica dell'uomo. giacche il processo di abbassamento del divino alia sfera del quotidiano rappresenta uno degli elementi piu importanti della comicita lucianea (cf. Op. Dione Crisostomo (4. 100 e-f una cattiva moglie e equiparata. Ferrante 1975). abbellimento di una delle etere» (trad. che "brucia senza torcia (il marito) e l'imprigiona in un'acerba vecchiezza" (Hes. 26 s. divit. poi sfrutta due paragoni tratti dal mondo domestico (§§ 16-17) per descrivere le disgrazie a cui puo andare incontro una bella donna se cade nelle mani di chi non la cura affatto (il prodigo) ο di chi la cura in maniera eccessiva e maniacale (l'avaro). Sat. ad § 55. Luciano gioca prima sul piano dell'allegoria. d'altronde. non disdegnando di assegnarlo anche agli dei (D. come il filosofo Trasicle (vd. addirittura.. descrivendo Pluto come una donna alle prese con due differenti e opposte tipologie di uomini (prodighi e avari). 16). 40) e di trasformarlo. Varro Men.5-6). [in particolare p. 1. mentre di seguito e presa in giro la mania dei ricchi avari di custodire l'oro come fossero mariti ossessivamente gelosi e innamorati alia follia della loro donna (§ 13. frr. supra comm. et vit. De virt. Un male tradizionalmente collegato ai ricchi e dunque trasformato con felice fantasia da Luciano in una caratteristica strutturale e congenita della ricchezza stessa: Pluto e una divinita. 4. Hor. tr. 705) e porta all'anima di lui "come rughe precoci ο canizie [. per ribadire che mentre l'uomo riesce a liberarsi di una donna grazie a una semplice lettera di divorzio. deor. 52.. invece. 1). Tale comparazione fra la donna e la ricchezza tradisce senza dubbio l'influenza delle scuole di retorica: in Plut.5-6. 1-5 Astbury = 1 . ad § 9. Sat. in una delle principali cause di tormento di Zeus afflitto da superlavoro (Bis acc. in Plut. al vizio. n° 15: «la gloire n'est pas un bien». che il morboso desiderio di ττλοϋτος e simile alia donna di Esiodo.

/ si Bona Fortuna veniat. in particolare. 4). se il catenaccio dell'uscio di casa e stato ben tirato (εϊ ώ μοχλώς εις τήυ θύραυ τήυ αύλείαυ έμβέβληται)": Teofrasto utilizza due verbi (κέκλεικε e σεσήμαυται) per indicate cio che Luciano esprime con due sostantivi (κλεισί e σημείωυ). infine. che "quando e gia a letto. p. ne intro miseris [. In Ar. 38. II verbo e impiegato spesso da Aristofane (vd. Atque etiam hocpraedico tibi.7-8. μηδέ τταρακύψαι σοι τό φώ$ δυνατόν είναι: τταρακύτττειυ denota l'azione del 'guardare fuori da un'apertura (una porta.. τήυ θύραυ κλείσασ' άνοιγε μηδευί / έως αυ έλθω δεϋρ' εγώ ττάλιυ) quanto nell'Euclione di Plauto (Aul. Queste caricature comiche influenzano le descrizioni del carattere dell'avido negli scritti di morale: Telete ad esempio (4 A..8-9. occlude ianuam. una finestra) per vedere'. Bisogna ricordare. chiede alia moglie se ha chiuso bene a chiave lo scrigno (εϊ κέκλεικε τήυ κιβωτών). Pax 979-985. . Heel. 18. ma si affacciano di nuovo (τταρακύτττουσιυ) quando l'uomo se n'e andato (identica scena e in Thesm. 13. Eccl. lam ego hic ero). 525 a e 526 e) e di Dione Crisostomo (4. 790) e ττροκύτττειυ (Αν. si sporgono a far capolino dalla porta di casa (έκεΐυαι τταρακλίυασαι / της αύλείας τταρακύτττουσιυ) e si ritirano subito indietro se uno le vede. 100). se sono a posto i suggelli dell'armadio dell'argenteria (εϊ σεσήμαυται τώ κυλιούχιου). 427428: ypaü. Simili aberrazioni comportamentali sono tipiche del misantropo e dell"avaro di commedia' e le troviamo tanto nello Cnemone di Menandro (Men. Dysk. Taillardat 1962. la somiglianza fra il Timone e la descrizione teofrastea del carattere dell'ÖTnaTos {Char. 1-4) ritrae con vigore plastico il modo in cui un re ο un dinasta "appone suggelli a quello che possiede" (τά ΰττάρχουτα τταρασφραγίσηται). 371. il predicato τταρακύτττειυ e utilizzato dal servo di Trigeo per supplicate la Pace di accogliere il sacrificio e di non fare come le donne svergognate che. che il mondo delle declamazioni retoriche volge volentieri in ridicolo le tante manie di persecuzione dell'avido: e per questo che a uno stesso repertorio di scuola possiamo far risalire il ritratto dell'avaro di Luciano e quelli pressoche identici di Plutarco (De cup.] profecto in aedis meas me apsente neminem / volo intro mitti.3. divit. κατακεκλεΐσθαι λέγων ττρόξ α υ τ ώ ν ύττό μοχλοϊς και κλεισί και σημείων έττιβολαΐχ: l'avaro ha il terrore che qualcuno possa sottrargli il suo tesoro e percio lo tiene sigillato e non osa mostrarlo a nessuno. mentre in entrambi si trova esplicita la menzione del μοχλώς usato per sprangare la porta di casa. lam ego hic ero [. § 651) insieme ai composti di significato affine διακύτττειυ (Pax 78. έκκύτττειυ (Thesm.. incapaci di toccare e usare i loro beni. in particolare. cosi come la parsimonia (άυελευθερία) e il pessimismo (δυσελτπστία) "appongono suggelli alle ricchezze" (τά ΰττάρχουτα τταρασφραγίσηται) di alcuni e Ii lasciano nella indigenza e nel bisogno (στταυίζουσι κα'ι εν ένδεια είσίν). 930).] occlude sis / fores ambobus pessulis. 884 e 924 e cf. Balza agli occhi. di tanto in tanto. 496). Zeus e Pluto (§§ 12-19) 291 13.. 89-104: abi intro.

292

Commento

797-799). Nell'antica Grecia le donne, pur se non prendevano parte alia vita
pubblica, nondimeno potevano apparire in pubblico, ad esempio in gare
atletiche ο durante riti religiosi (Redfield 1991, pp. 163-171), mentre «il
principio che una donna (o ragazza) sta dentro casa e un luogo comune nella
tragedia e nella commedia» (Dover 1983, p. 190 s.; per un quadro d'insieme
della condizione della donna in Grecia cf. Blundell 1995, spec. pp. 130-149):
Luciano puo aver dunque preso spunto da una scena simile a quella della Pace
nel paragonare comicamente Pluto a una donna bella e onesta che non puo
mostrare le sue grazie in pubblico.
13.10. άττοττυίγεσθαι λ έ γ ω ν έν ττολλω τ ω σκότω: la descrizione di Pluto
chiuso nell'oscurita dagli avari e prossimo al soffocamento e simile a quella —
altrettanto fantasiosa — della triste vita nell'oltretomba che un padre immagina
conduca il figlioletto morto in Luct. 18 (διαυοή του τταρ' ήμΐυ ζόφου κα'ι τό
ττολύ σκότος, κατα δέδιας μή σοι άττοττυιγώ κατακλεισθε'ις έυ τ ω μυήματι).
Tale immagine del Timone, comica per l'incongrua descrizione del dio della
ricchezza imprigionato dagli avidi, e frutto della fantasia di Luciano, capace di
rielaborare mirabilmente una immagine tipica del repertorio sofistico, che
ritroviamo, ad esempio, in Filostrato (VS 2, 1, 1), che ricorda che Erode
Attico "definiva la ricchezza lasciata inutilizzata e custodita con il risparmio
ricchezza morta" (έκάλει τε τόυ μέυ άσύμβολου ττλοϋτου κα'ι φειδοΐ κεκολασμέυου υεκρόυ ττλοϋτου).
13.10-11. ώχρό$ ήμϊν έφαίνου και φροντίδοξ άνάττλεωξ: attraverso la descrizione delle sofferenze dell'avaro e riproposto il trito motivo del 'denaro
che non da la felicita' che si ritrova piu ο meno in ogni genere della letteratura
antica, in commedia (vd. Ar. Plut. 203-207; Apollod. Com. f r . 11 Kassel Austin: ού δει λέγειν (-) μακάριου τόυ χρήματα / έχοντα ττλεΐστα, τόυ δέ μή
λυττούμευου; Philem.fr. 98 Kassel - Austin; Plaut. Aul. 65-66 [Euclione]: nunc
ibo ut visam, sitne it a aurum ut condidi, / quod me sollicitatplurimis miserum modis-, 7980; 181-182), in filosofia (Xen. Sjmp. 4, 35 = SSRV A 82 [Antistene]; Plut. De
vit. aer. al. 831 e = SSR V Η 46 [Cratete]; Plat. Resp. 586 b; Stob. 4, 32, 21 =
Teles 4 Β, 47, 3-5; vd. anche Filodemo nel De divitiis [PHerc. 163, col. 27, f r . 2]
e cf. Tepedino Guerra 1978, p. 53 s.), nel repertorio della satira (Varro Men.fr.
36 Astbury: non fit thensauris, non auro pectus solutum; / non demunt animis curas ac
religiones / Persarum montes, non atria divitis Crassi; anche Men. fir. 27 e 342
Astbury; Heinze 1889, p. 17 s.), della poesia (Hör. Carm. 3,16,17-18: crescentem
sequitur cura pecuniam / maiorumque fames [su cui cf. Oltramare 1926, pp. 141143]; Verg. Aen. 3, 57: auri sacra fames) e delle declamazioni retoriche (Plut. De
cup. divit. 523 d su cui cf. Capriglione - Torraca 1996 ad loc. [pp. 164-166]; Dio
Chr. 4, 100). Per Luciano l'aspetto cadaverico e le continue afflizioni causate
dalla fobia di essere derubati rappresentano gli element! distintivi del ricco

3. Zeus e Pluto (§§ 12-19)

293

infelice {Gall. 29: l'avaro Simone ωχρός δ' εστίν [...] κα'ι κατέσκληκευ δλος
έκτετηκώς, ύττό φροντίδων δηλαδή; Ό. mort. 4 [14], 2: i ricchi arrivano
nell'Ade ωχροί ατταντες κα'ι άγεννεΐς per le preoccupazioni terrene; Sat. 28-29;
Cat. 17). Tali descrizioni dotate di grande impatto emotivo sono debitrici degli
antichi studi di fisiognomica, un campo amato dalla ricerca filosofica (i peripatetici vi si distinsero) e oggetto di grande interesse in epoca imperiale (Cambiano - Canfora - Lanza 1992-1996, III, p. 735 s.; cf. Evans 1941 [su Luciano
p. 101 s.]; Castelli 2005, p. 7 e n. 24). U colorito pallido (ωχρός) e, in particolare, la spia esteriore per eccellenza della forte inquietudine che agita chi
non vive in armonia con cio che lo circonda: per Telete (4, 36, 3-5), ad
esempio, il possesso dei beni cambia il colorito (τήν χρόαν), la taglia (to
μέγεθος) ο l'aspetto (τήν δψιν) dell'uomo avido, ma non ne muta il carattere
(cf. 2, 17, 6-7: Socrate affronta la morte "senza cambiare di viso ne di
colore"), mentre per Plutarco i giovani eredi che si ritrovano fra le mani le
grandi fortune dei padri ne ereditano anche i problemi e l'aspetto (De cup. divit.
526 e: ετερον βίου σχήμ' αύτοΐς εστί κα'ι ττρόσωττον άγέλαστον αύστηρόν άνέντευκτον) e vivono miseramente (cf. Democr.fr. 68 Β 228 D.-K.; Juv. 4, 7475: in quorum facie miserae magnaeque sedebat / pallor amicitiae; 11, 48: pallet faenoris
auctof)·, per Luciano, tuttavia, comicamente qui e lo stesso Pluto a sembrare
simile a un avaro, il pallore cosparso sul volto, in continua pena per la paura
di perdere il patrimonio.
13.11-12. συνεσττακώχ T O Ü J δακτύλου$ ττρόξ τό εθο$ τ ω ν λογισμών: la
mania di fare conti qui attribuita a Pluto e, in realta, un'altra delle tante aberrazioni comportamentali del tipo del taccagno, che Luciano ama ricordare (vd.
i ritratti dell'avaro Simone e dell'usuraio Gnifone in Gall 29 e 31 e in Cat. 17)
e che gia i comici attici si erano divertiti a portare sulla scena (vd. spec. Ar.
Nub. 18-20 [ατττε τταΐ λύχνον / κάκφερε τό γραμματεΐον, ϊν' άναγνώ λαβών
/ όττόσοις οφείλω κα'ι λογίσωμαι τούς τόκους] e cf. Guidorizzi - Del Corno
1996 ad he. [p. 184]), i cinici avevano deriso ferocemente (D. mort. 1 [1], 3
[Diogene]) e i moralisti non si stancavano di proporre nelle loro opere (Oltramare 1926, p. 54, n° 46 a, n. 3: «l'avare entasse ses biens pour le seul plaisir de
se livrer a des calculs»; Varro Men.frr. 21-24 Astbury = 21-24 Cebe e cf. Cebe
ad loc. [pp. 96-100]; jr. 37 Astbury: vulgoque avarus jenerator spe lucri / rem scrptione
duplicarat, Dio Chr. 4, 92).
13.12-13. και άττοδράσεσθαι απειλών, εί καιροΟ λάβοιο, τταρ' αυτών: Luciano immagina che Pluto fugga via di soppiatto e all'improwiso, come un ladro che scappi via da un'abitazione senza farsi notare. Questo tipo di immagine ricorre di frequente nel teatro plautino (vd. Most. 144: nunc simul res, fides,
fama uirtus decus deseruerunt, Trin. 419: argentum οΐχεται; altri esempi in Crampon
1985, ρ. 299) ed e forse tradizionale.

294

Commento

13.13-14. έν χαλκώ ή σιδηρώ τ ώ θαλάμω καθάττερ τ η ν Δανάην: Pluto e
spiritosamente paragonato a una novella Danae messa sotto chiave dagli avari.
Danae era la bellissima figlia del re di Argo Acrisio, a cui un oracolo aveva
rivelato che sarebbe stato ucciso da un eroe generate dalla figlia (Perseo); per
mantenerla vergine, il re decise di rinchiuderla in una camera di bronzo
(Apollod. 2, 2, 4: θάλαμου [...] χάλκεου; Soph. Ant. 945: έυ χαλχοδέτοις
αύλαΐς; Paus. 2, 23, 7: χαλκούς θάλαμος; Ον. Am. 2, 19, 27: aenea turris-, Dio
Chr. 78, 31: έυ οικήματι χαλκω), in cui pero Zeus, innamorato della fanciulla,
riusci a penetrare sotto forma di pioggia d'oro, unendosi a lei e lasciandola
incinta di Perseo; venuto a conoscenza della gravidanza, Acrisio decise di
rinchiudere in una cassa la figlia insieme al neonate Perseo e ordino di gettarli
in mare, ma la cassa riusci ad approdare su una spiaggia dell'isoletta di Serifo,
sulla quale la trovo Ditti, fratello di Polidette e re del luogo, che mise in salvo
madre e figlio (LÄMC s.v. Danae [III/1, pp. 325-337]; gli elementi essenziali
della leggenda si trovano gia in Horn. II. 14, 319-320). L'interpretazione etica
di tale mito era sfruttata dai moralisti per illustrate il potere di corruzione dell'oro sull'animo umano (cf. Hör. Carm. 3, 16, 1-11 e l'allusione di Dione
Crisostomo in 4, 100). Luciano stesso, che tratta il racconto in svariate forme
(D. deor. 24 [4], 2: Ermete deve correre ad Argo per tener d'occhio Danae per
conto di Zeus; J. tr. 2 e 5: Era sente Zeus sospirare e pensa che sia per amore
di una qualche Danae ο Semele ο Europa; D. mar. 12 [12]; 14 [14]; Salt. 44;
Demon. 47), ama impiegarlo in veste di moralista, ben due volte nel Timone (qui
e ad § 41.9-11) e, ancora, in Gall. 13 (per Micillo Zeus si muto in pioggia d'oro
per essere piu attraente agli occhi di Danae e per corrompere le guardie del
padre Acrisio che la sorvegliavano) e in Nec. 2 (Menippo pronuncia un
decreto contro i ricchi "che tengono l'oro sotto chiave, come Danae" [τό
χρυσίου κατάκλειστου ώσττερ τήυ Δαυάηυ φυλάττουτας]). L'autore recupera
dunque nel Timone un mito caro ai greci con funzione moraleggiante, ma
rielabora anche, attraverso il paragone fra il dio della ricchezza e Danae,
un'immagine tipica del repertorio retorico (cosi Hall 1981, p. 225 e n. 81, p.
521) e particolarmente apprezzata nella Seconda Sofistica, come dimostra
l'esempio di Erode Attico, che amava definite gli scrigni dei ricchi ττλούτου
δεσμωτήρια, "prigioni della ricchezza", e quanti ritenevano giusto 'sacrificare'
(θύειυ) alle ricchezze "Aloadi che sacrificano ad Ares dopo averlo legato"
(Άλωάδας [...] θύουτας 'Άρει μετά τό δήσαι αυτό υ) (Philostr. VS 2, 1, 1).
13.14. τταρθενεύεσθαι: τταρθευεύομαι, "custodire la verginita" (con ο senza la
propria volonta) e di uso raro in attico e lo si ritrova quasi esclusivamente
nelle opere dei tragici ο degli autori ecclesiastici (cf. Karavas 2005, p. 98 s.; ad
§ 17.5 il verbo ricorre alia forma attiva: τταρθευεύοι).

3. Zeus e Pluto (§§ 12-19)

295

13.14-15. ύττ' άκριβέσι και τταμττονήροΐξ τ τ α ι δ α γ ω γ ο ϊ ξ άνατρεφόμενον,
τ ω Τ ό κ ω και τ ω Λ ο γ ι σ μ ω : la coppia di severi π α ι δ α γ ω γ ο ί di Pluto formata da Τόκος, Calcolo e Λογισμός, Interesse completa la spiritosa descrizione del dio della ricchezza come novella Danae tenuta rigidamente sottochiave dagli avari e rappresenta la comica ipostasi di una delle attivita predilette dall'avaro, cioe il calcolo degli interessi (vd. supra ad § 13.11-12), grazie
alia quale la ricchezza stessa cresce (cf. Jacobitz 1931 ad be. [p. 28]: Τόκος e
Λογισμός sono gli ideali pedagoghi di Pluto, «weil er durch sie behütet und in
seinem Wachstum gefördert wird»), Se e vero che le astrazioni personificate
rappresentano una presenza familiare nei Oialoghi, il Calcolo e l'Interesse qui
presentati da Luciano si possono paragonare, in particolare, alia coppia Άμαθία-Άδικία che in Fug. 21 si prende gioco della Filosofia (Mesk 1915, p. 121
ritiene le allegorie originale creazione di Luciano di ispirazione menippea; cf.
Helm 1906, p. 344) ο a quella Alpha-Ypsilon che accompagna il Tau in Jud.
voc. 6 (Anderson 1976 [b], p. 129).

§14
14.1-3. ατοττα y o u v ττοιεΐν εφασκες α ύ τ ο ϋ ξ έρώντα$ μεν eis υττερβολήν,
έξόν δέ άττολαύειν ου τ ο λ μ ώ ν τ α ξ , ουδέ έττ' άδεία$ χρωμένου$ τ ω ερωτι
Kupious γ ε ονταχ: nelle lamentele di Pluto il pensiero tradizionale che gli
avari siano infelici perche incapaci di godere della loro ricchezza si fonde con
quello, altrettanto tipico della mentalita greca, che gli uomini siano per natura
portati ad amare la ricchezza (Ar. Av. 592: ττλουτεΐυ δέ ττόθεν δώσωμεν
αύτοΐς; κα'ι γ ά ρ τ ο ύ τ ο υ σφόδρ' έρώσιν). Gia l'etica presocratica si era interrogata, almeno a partire da Democrito, sugli aspetti penosi di un'esistenza
legata in maniera univoca alia ricchezza (Stob. 3, 10, 64 = Democr. jr. 68 Β
222 D.-K.: l'accumular ricchezze per i figli e un pretesto del padre per nascondere la sua inclinazione alia φιλαργυρία; cf. Tortora 1983, p. 106). In un
m o n d o in cui la disponibilita economica era uno dei requisiti fondamentali
per ritenere un cittadino stimabile e inevitabile, d'altronde, che i beni materiali
fossero destinati a possedere, per i piu, un valore anche maggiore rispetto a
quelli affettivi (Ar. Vlut. 249-251: sul piano degli affetti Cremilo mette al primo
posto l'amore per Pluto e al secondo quello per la famiglia), tanto che la
morbosa affezione di chi accumula ricchezze e spesso presentata in letteratura
addirittura come passione erotica insana che, alimentata fino alia ΰττερβολή,
condiziona l'uomo fino a indurlo ad azioni incredibili agli occhi altrui: cosi
nella Danae di Euripide l'abilita suasoria dell'oro e paragonata a quella invincibile di Afrodite (Eur .jr. 324 N. 2 = jr. 324 Kannicht); neil'inapit delle Nuvok
di Aristofane l'insonnia di Strepsiade per i debiti contratti dal figlio (Nub.
78) e paragonabile ai tormenti dell'innamorato deluso nei monologhi notturni

296

Commento

della commedia nuova (come nelle scene iniziali del Misoumenos di Menandro e
del Mercator di Plauto: cf. Luc. D. deor. 6 [9], 4; D. meretr. 11); in Plauto l'avaro
Euclione sia numerosi altri personaggi presentano un attaccamento 'viscerale'
all'oro e lo trattano come una persona cara (Crampon 1985, pp. 300-309). La
rappresentazione in un'ottica deformata del mostruoso e inumano istinto erotico dell'avaro per la ricchezza gode di particolare fortuna presso i moralisti di
epoca imperiale: Plutarco, ad esempio, paragona l'avaro al Trasonide menandreo (Men. Mis. 10-12, 4-5), innamorato alia follia (έμμαυέστατα) ma infelicissimo in amore perche incapace di godere dell'oggetto della sua passione (De
cup. divit. 524 f-525 a); Dione descrive il φιλοχρήματος δαίμων che abita l'avaro come un εραστής incredibile per ogni forma di possesso materiale, ma
incapace di provare affetto verso i figli, i genitori, la patria e, in ultimo, verso
tutto cio che non sia la ricchezza (Dio Chr. 4, 91-92 = SSR V Β 582, 397411). Luciano nel Timone non solo descrive i ricchi mentre si innamorano della
ricchezza e non sopportano di vivere senza di lei (§ 26), ma lascia Timone fare
un elogio di Pluto simile a quello di un innamorato per la sua bella (§ 41.8-9:
έλθέ, ώ φίλτατε και έρασμιώτατε) e gli permette di definite, con felice ironia,
Danae fortunata perche finita nelle braccia di un εραστής tanto bello e ricco
come Zeus, mutatosi per lei in pioggia d'oro (§ 41.9-11).
14.3-4.
τό σημεϊον και τ ό ν μοχλόν άσκαρδαμυκτί βλέττονταξ: la costante veglia del patrimonio e un tratto tipico della psicologia deviata dell'avaro su cui insistono, in particolare, i comici e i satirici (vd. ad esempio Plaut.
Aul. 71-73 [Stafila a Euclione]: nesciopol quae illunc hominem intemperiae tenent; /
pervigilat nodes totas; tum autem interdius / quasi claudus sutor domi sedet totos dies·,
Lucil. 6, 9: cui neque iumentum est nec servus nec comes ullus / bulgam, et quidquid habet
nummorum, secum habet ipse; / cum bulga cenat, dormit, lavat; omnia in una / sunt
homini bulga; bulga haec devincta lacerto est), seguiti dai retori (Plut. De cup. divit. 525
c: κακοτταθεΐς κα'ι άγρυττυεΐς; Dio Chr. 4, 96: lo spirito dell'avaro e
άγρυττυος). Per Schulze 1883, p. 23 e Bompaire 1958, p. 414, n. 1 la formula
άσκαρδαμυκτί βλέττειν impiegata da Luciano qui e in Cat. 26 e Icar. 14 e
ripresa da Ar. Eq. 292, anche se in Aristofane non troviamo l'awerbio, bensi
l'aggettivo άσκαρδάμυκτος, mentre άσκαρδαμυκτί ricorre in Xen. Cjr. 1, 4, 28
(cf. Poll. 2, 67: άσκαρδαμυκτί,
Ιευοφών άσκαρδαμύττειυ
και
άσκαρδάμυκτος, Αριστοφάνης).
14.4-5. ίκανήν άττόλαυσιν οίομένους ου τό αϋτοϋξ άττολαύειν εχειν: e il
tradizionale e abusato motivo dell'avaro infelice perche incapace di godere
delle sue ricchezze (vd. Stob. 3, 10, 39 = Antipho soph. f r . 87 Β 53 D.-K.;
Plat. Euthd. 280 d; Bion/r. 37 Kindstrand e Kindstrand 1976 ad loc. [p. 244 s.]
con la lista di paralleli con altri autori; in Teofrasto le descrizioni dello
spilorcio [Char. 10], del meschino [Char. 22] e dell'avaro [Char. 30] si fondano

3. Zeus e Pluto (§§ 12-19)

297

su tanti piccoli quadretti che riuniti illustrano splendidamente tale topos-, Stob.
4, 33, 31 = Teles 4 A, 33, 3-4 e 36, 6-38, 4; cf. ancora Teles 4 A, 35, 4-6; 37, 4;
38,1-4; Heinze 1889, p. 18 s.; Oltramare 1926, p. 54, n° 46: «il faut profiter de
ce qu'on possede»; n° 46 a: «les avares ne savent pas profiter de ce qu'ils
possedent»; Hör. Sat. 1, 1, 41-44 e 70-73; 2, 3, 108-110; Juv. 14, 135-137).
Questo tema gode di particolare fortuna in eta imperiale, quando il modus
agendi stravagante e contrario alia logica dell'avaro e oggetto dell'interesse dei
retori e dei moralisti: Plutarco (in De cup. divit. 524 f) intepreta la φιλαργυρία
come "desiderio (έτπθυμία) che combatte contro la soddisfazione di se,
mentre gli altri si adoperano a tal fine", giacche "non esiste nessuno che si
astiene dal cibo per amore del cibo (διά φιλοψίαν) ο dal vino per amore
dell'ubriachezza (διά οίνοφλυγίαν) cosi come [gli avari] si tengono lontani
dalle ricchezze per bramosia di ricchezze (διά φιλοχρηματίαν)" (cf. ancora
Dio Chr. 4, 100 e Luc. Gall. 14).
14.5. τό μηδενί μεταδιδόναι Trjs άττολαύσεωχ: la preoccupazione dell'avaro
di godere da solo delle proprie ricchezze e un altro elemento della contorta
psicologia di tale tipo che la tradizione letteraria aveva gia avuto cura di
mettere in evidenza (nellAulularia di Plauto [ w . 9-12], ad esempio, si dice che
il nonno di Euclione muore senza rivelare neanche al figlio dove ha sotterrato
il tesoro accumulato nell'arco di tutta una vita: is quoniam moritur — ita avido
ingenio fuit — / numquam indicare id filio voluit suo, / inopemque optavit potius eum
relinquere / quam eum thesaurum commonstraret filio).
14.5-7. καθάττερ την έν τη φάτνη κύνα μήτε αυτήν έσθίουσαν τ ω ν κριθών μήτε τ ω ϊτΓττω ττεινώντι έττιτρέττουσαν: l'avaro e paragonato alia cagna alia mangiatoia della celebre favola di Esopo (702 Perry) passata in proverbio (Rein 1894, p. 70; Moravcsik 1964; Schwartz 1965, p. 116 e n. 1 [con
bibliografia]). Questa favola esopica e presentata nuovamente in Ind. 30, dove
il medesimo ipotesto letterario si associa pero — come e norma in Luciano — a
un differente oggetto satirico che non e piu l'avaro, dunque, bensi il
bibliomane ignorante che accumula i libri piu preziosi senza toccarli e farli
toccare ad altri; un'allusione indiretta a questo racconto e forse da vedere
anche in Gall 29, dove l'avaro Simone nasconde parte del suo tesoro sotto
una mangiatoia. Luciano si serve di frequente di Esopo per i suoi paragoni fra
gli uomini e gli animali (vd. ancora ad esempio Fug. 13 e 33 e Pise. 32: l'asino
di Cuma; Apol. 4 e Pseudol. 5: la cornacchia che si fa bella con le penne degli
altri uccelli) e sfrutta quasi esclusivamente le favole esopiche contenute nella
recensio piu antica della raccolta, come fanno anche Elio Aristide, Massimo di
Tiro, Appiano, Eliano e Galeno, a differenza di Plutarco e Dione (Bompaire
1958, pp. 460-463).

298

Commento

14.7-8. κατεγέλας α υ τ ώ ν φειδομένων και φυλαττόντων και τό καινότατον αυτούς ζηλοτυττούντων: Pluto non solo deride gli avari perche
accumulano senza sosta denaro e gli fanno addirittura la guardia (κατεγέλας
αυτών φειδομένων κα'ι φυλαττόντων) soffrendo pene indicibili, ma si prende
gioco di loro anche perche, nella loro follia, assumono un atteggiamento tale
da sfociare addirittura nell'autolesionismo diventando invidiosi di se stessi
(αυτούς ζηλοτυττούντων) addirittura (τό καινότατον, su cui cf. Jacobitz 1931
ad he. [p. 28]: «ein substantiviertes Neutrum eines Superlativs als
epexegetische Apposition zum ganzen Satze, bei Luc. sehr beliebte
Konstruktion»), Attraverso le parole del suo portavoce Pluto Luciano punta
cosi a riproporre in una veste comica e, al contempo, drammatica, il topos
dell'uomo vizioso che e nemico di se (ττολέμιος) rispetto al saggio che e amico
di se stesso (φίλαυτος) tipico della diatriba (vd. Stob. 4, 33, 31 = Teles 4 A, 35,
7-8: l'avaro e "nemico di se stesso" poiche diventa come un estraneo in casa
sua senza nemmeno accorgersene e, mentre giudica nemici gli altri, non si
rende conto di farsi la guerra da solo; cf. Fuentes Gonzalez 1998 ad hc. [p. 383
s.] con lista di brani paralleli).
14.8-10. άγνοούντων δέ ώς κατάρατος οίκέτης ή οικονόμος ττεδότριψ
έττεισιών λαθραίως έμτταροινήσει: l'immagine dell'avaro sempre attento a
difendersi dai tranelli di schiavi malandrini e furbacchioni e tradizionale (cf.
Hör. Sat. 1 , 1 , 70-78: l'avaro dorme sdraiato su sacchi di denaro senza chiudere occhio per la paura di ladri, incendi e servi, un comportamento che e «lo
stesso assunto nella tradizione favolistica dal drago, sin dalle epoche piu
antiche»: Mariotti 1991-1997 ad loc. [p. 310]; cf. Plut. De cup. divit. 526 e; Dio
Chr. 4, 92). Tale ritratto deve molto al repertorio della commedia, in cui lo
schiavo si trasforma da 'spalla comica' che si fa beffe del padrone (vd. lo
Xantia delle Kane e il Carione del Pluto·, cf. anche la testimonianza di
Aristofane in Pax 742-747 e Romagnoli 1905, pp. 113 s., 129-131 e Sousa
Silva 1997) nel tipo del servus callidus che imbroglia chi lo nutre ed e pronto a
ogni scelleratezza (vd. ad esempio Plaut. Aul. 37-39, 608-681 e 701-712; il
ricco e sovente paragonato da Plauto a una facile preda: Crampon 1985, pp.
242-246). Dallo schiavo della commedia nuova deriva probabilmente il
κατάρατος οικέτης lucianeo, pur se Bompaire 1958, p. 219 e n. 3, nota che
Luciano segue da presso in particolare la corrente diatribica, per la quale
schiavo e sempre sinonimo di scellerato che inganna il suo padrone, gli ruba i
beni e la donna ed e buono soltanto per essere venduto a poco prezzo ο
essere legato alia macina di un mulino (cf. Fug:, Vit. auct. [e cf. Pise. 4]; Merc,
cond. 4 e 7; Alex. 50; il finale di Gall:, Cat. 12; Tox. 28; solo nei Dialoghi delle
cortigiane lo schiavo lucianeo si presenta come erede di quello della commedia
attica antica, vale a dire come aiutante e confidente del suo padrone: vd. in
particolare D. meretr. 10 e 12). Al linguaggio della commedia appartengono,

3. Zeus e Pluto (§§ 12-19)

299

peraltro, gli appellativi κατάρατος (LSJ9 s.v. κατάρατος: «accursed, abominable
[...]: freq. in Com.»; cf. ad esempio Ar. Ra. 178; Pax 33; Lys. 530; ecc.; vd.
ancora infra ad § 34.2: τίνες έστέ, ώ κατάρατοι;) e ττεδότριψ (LSJ 9 s.v. ττεδότριψ: «wearing out fetters, com. epith. of good-for-nothing slaves»; cf. Luc. Sat.
8). Ε da notare, inoltre, che Luciano amplifica comicamente i pericoli costantemente corsi dal patrimonio dell'avaro e aggiunge alia lista dei potenziali
nemici di quest'ultimo, oltre al tradizionale οικέτης, anche Ι'οΐκονόμος, un
personaggio ricordato di frequente nei Dialoghi {Merc. cond. 12, 38; Nav. 25;
Alex. 39: Καίσαρος οικονόμοι), a volte, come qui nel Timone, per i problemi
che crea al suo padrone {Gall. 22; Sat. 26; Par. 12 e Nesselrath 1985 ad loc. [p.
319] puntualmente annota: «die von Simon geschilderten Schwierigkeiten des
reichen Hausherrn mit seinem Personal sind ebenfalls ein lukianischer Topos»),
identificato da Delz 1950, pp. 102-104 col dispensator romano, un servo
addetto a gestire le entrate e le uscite del padrone.
14.10-11. τόν κακοδαίμονα και άνέραστον δεσττότην ττρόξ άμαυρόν τ ι
και μικρόστομον λυχνίδιον και διψαλέον θρυαλλίδιον: Luciano ama impiegare i diminutivi — il cui uso e tipico del teatro comico e della poesia satirica — per aggiungere un tocco di leggera vivacita ai giochi della sua vis comica
(Schulze 1883, p. 22; Urefia Bracero 1995, pp. 120-122). Qui l'accostamento
del diminutivo λυχνίδιον (gia in Ar. ffr. 13 e 291 Kassel - Austin) al
pleonastico μικρόστομον e al secondo diminutivo θρυαλλίδιον {hapax) rende
ancora piu insignificante la luce prodotta dalla 'lucernetta' dell'avaro e ancora
piu comicamente meschina la gretta piccineria di quest'ultimo, che cerca ogni
mezzo per risparmiare (identica immagine e in Gall. 29). Ad arricchire questo
quadretto concorre l'uso in chiave metaforica degli attributi μικρόστομος,
"dalla bocca piccola" e διψαλέος, "assetato", applicati a oggetti di uso quotidiano (cf. Gall. 29: ττρός άμαυράν τε κα'ι διψώσαν τήν θρυαλλίδα; in Luciano sono numerose le metafore incentrate sul corpo umano: Schmidt 1897,
pp. 13-18, spec. pp. 14-16; nel trattato Sullo stile Demetrio afferma
esplicitamente [§ 81] che «a giudizio di Aristotele la metafora migliore e la
cosiddetta metafora attiva [άριστη δέ δοκεΐ μεταφορά τ ω Άριστοτέλει ή
κατά έν ένέργειαν καλούμενη], la quale si verifica allorche cose inanimate
siano presentate in uno stato di attivita, come se fossero animate; per
esempio, nel passo in cui si descrive la freccia: "di punta acuta, bramosa di
volare sulla schiera" [Horn. II. 4, 126]» [trad. Ascani 2002]). Luciano e
particolarmente affezionato a scenette come questa (cf. ancora Gall 29-31), il
cui prototipo risale, indubbiamente, alia commedia: nel repertorio comico
rientra in pieno nelle 'Strategie di risparmio' dell'avaro, infatti, fare economia
sull'illuminazione e combattere con lanterne troppo assetate d'olio (vd. Ar.
Nub. 56-59; Vesp. 249-253; Plat. Cova.fr. 206 Kassel - Austin; cf. Thphr. Char.
30, 39; l'idea di dover risparmiare sull'illuminazione e, del resto, pensiero

300

Commento

ricorrente in commedia: vd. Nub. 612-614 e cf. Romagnoli 1905, p. 260).
L'avaro di Luciano e, inoltre, molto simile all'apistos di Teofrasto {Char. 18, 4)
il quale, durante la notte, «si leva nudo e scalzo di letto, e, accesa la lampada,
se ne va in giro a riscontrare ogni cosa, e ancora dopo cio, solo a stento riesce
a prender sonno» (trad. Pasquali 2000).
14.12. TTWS ουν ουκ αδικα τ α ΰ τ ά σου: formulazioni di questo tipo sono
tipiche dello stile di Luciano (cf. infra ad § 53: άττίθανά σου καί ταϋτα; § 57:
έτταινώ ταΰτά σου; Vit. auct. 23 e Pise. 23: γενναία σου ταϋτα; Τοχ. 3: τ α ϋ τ α
μέν [...] γενναία των άνδρών εκείνων; Par. 58: ώς ηλίθια γέ σου [...]
ταϋτα; Ληαώ. 19: ευγνώμονα σου ταϋτα; Hist, conscr. 11: οί μέν ττολλοί ϊσως
κα'ι ταϋτά έτταινέσονται; Salt. 5: σ υ γ γ ν ω σ τ ά σου ταϋτα).
14.12-13. ττάλαι μέν εκείνα αίτιασθαι, νΰν δέ τ ω Τίμωνι τά εναντία έττικαλεϊν: in tale asserzione conclusiva di Zeus Hertel 1969, p. 55 vede un riferimento ai w . 234-244 del Pluto di Aristofane, contenenti le lamentele del
dio della ricchezza. Zeus interpreta le parole di Pluto nei confronti degli avari
e dei prodighi come un vero e proprio 'atto di accusa' (che il dio della
ricchezza intraprendera realmente contro Timone ad § 38): infatti αίτιασθαι,
"accusare", "censurare", "biasimare", vale anche (nella forma αίτιασθαι
αίτίαν κατά τίνος) "presentare un'accusa contro qualcuno" (Antipho 144,
32; LSJ 9 s.v. αίτιάομαι), mentre έτπκαλεΐν puo valere (come έγκαλέω)
"accusare" qualcuno (cf. Thuc. 1, 139, 2; 2, 27, 2; 4, 133, 1; Antipho 121, 1;
Ar. Pax 663: ταϋτ' έτπκαλεΐς;; LSJ 9 s.v. έτπκαλέω, III).

§15
15.2. και μην εΐ γε τάληθέξ έξετάζοι$, αμφοο σοι ευλόγα δ όξω ττοιεΐν:
Pluto prende nuovamente la parola per rinnovare la sua posizione di antagonista tanto degli avari quanto dei prodighi.
15.2-4. τοΰ τε yäp Τίμωνο$ τό ττάνυ τοΰτο άνειμένον αμελές και ουκ
εϋνοϊκόν ώς Trpös έμέ είκότωχ αν δοκοίη: rutilizzo del participio neutro
sostantivato e tipico della sintassi lucianea (cf. supra ad § 1.5-6: τό τπτττον τοϋ
μέτρου [...] τό κεχηνός τοϋ ρυθμοϋ). Schmid 1887-1897,1, ρ. 233 cita come
luogo notevole per questa particolarita stilistica di Luciano Nigr. 1, dove
l'autore allude a Thuc. 2, 40, utilizzando, al posto del tucidideo λογισμός, il
neutro sostantivato τό λελογισμένον; Chabert 1897, p. 175 ricorda che «l'emploi d'adjectifs au neutre, si eher a Thucydide, a la place de noms abstraits
insuffisamment autorises a son epoque [...], est pareil chez Lucien», ma al

3. Zeus e Pluto (§§ 12-19)

301

tempo stesso nota (a p. 175, η. 1) che il caso del Nigrino appena citato
rappresenta «un exemple curieux et exceptionnel chez Luden d , hyperatticisme».
15.4-5. T O U S τε αυ κατάκλειστον έν θύραις και σκότω φ υ λ ά τ τ ο ν τ α ς :
l'immagine degli avari che mettono sotto chiave Pluto e lo tengono al buio
perche nessuno lo veda era gia stata presentata supra ad § 13.7-13.
ÖTTWS aÜTOis τταχύτεροξ γενοίμην και ττιμελήξ και ύττέρογκοξ έττιμελουμένουχ: Luciano immagina che Pluto 'ingrassi' se tenuto prigioniero
in casa di gente avara ed esprime concretamente tale pensiero con una
sequenza di tre aggettivi, dei quali il superlativo ταχύτερος indica semplicemente l'aumento di dimensioni del dio (l'aggettivo τταγύς si puo riferire a
uomini, animali oppure cose inanimate: cf. LSJ 9 s.v. τταχύς), mentre τπμελής
veicola l'idea della pinguedine causata da un eccesso di τπμελή (ossia di ττΐαρ,
"grasso": cf. LSJ 9 s.v. τπμελής) e υπέρογκος, infine, da l'idea di una grandezza
esagerata che supera la misura (in Plat. Epist. 317 c l'aggettivo indica le ούσίαι;
cf. LSJ 9 s.v. ΰττέρογκος, 1: «of excessive bulk or size»; Chantraine s.v. δγκος, 2:
«'masse', 'poids', dit de l'air [...], du corps de l'homme [...], de la sphere [...];
frequent chez PI. et Arist. [qui oppose le mot a κενόν]; au sens de 'masse',
'volume', etc.»), Nella mentalita antica l'idea di una grande ricchezza e
invariabilmente associata all'immagine di un uomo grasso e dall'aspetto
florido (vd. Ar. Plut. 559-561: a causa di Pluto gli uomini sono ττοδαγρώντες
κα'ι γαστρώδεις κα'ι τταχύκνημοι κα'ι ττίονες [...] ασελγώς, mentre con Penia
restano ισχνοί κα'ι σφηκώδεις κα'ι τοις έχθροΐς άνιαροί; Vesp. 288; Pax 640;
Eq. 1139; Taillardat 1962, p. 314, § 543; Plat. Resp. 8, 556 d: l'uomo ricco,
grasso e nutrito all'ombra si oppone al povero robusto e abbronzato; Pers. 6,
73-74: mihi trama figurae / sit reliqua, ast illi tremat omento popa venterl·, vd. anche
Crampon 1985, pp. 223-233 su Plauto), mentre quella della poverta e
personificata da un uomo magro e sporco (cf. infra ad § 7.3-4 e 12-13: Timone
e povero, sozzo e magro). Qui e la stessa ricchezza personificata a essere
'grassa', con un gustoso scivolamento metaforico sulla cosa posseduta delle
caratteristiche tipiche del ricco possessore (una fantasia simile si puo
apprezzare gia nei Captivi di Plauto [v. 281], dove Filocrate parla di ricchezze
talmente opimae, 'grasse', da ricavarci del sego: unde excoquat sebum senex·, cf.
anche Cist. 305: prohibet divitiis maximis, dote altili atque opimd). Attraverso
l'immagine di Pluto 'messo all'ingrasso' dal suo padrone Luciano evita di
riproporre, in modo troppo banale, il motivo topico dell'insaziabilita
dell'animo umano (al § 18 illustrato dall'esempio mitologico di Tantalo)
presente in tutta la letteratura arcaica e classica e gia potentemente espresso
dall'icastica sentenza di Pittaco di Lesbo άττληστον κέρδος (Stob. 3, 1, 172 =
10 Β 3 D.-K.). Tale motivo costituisce, peraltro, uno dei temi fondanti del
Pluto aristofaneo (Olson 1990, p. 228) e gode di straordinaria fortuna nella let15.5-6.

302

Commento

teratura filosofica ο retorica, nella quale i rimandi sono innumerevoli (basti ricordare Plat. Leg. 918 d: condanna dell'trn^aTCOs κερδαίυειυ dei mercanti;
Stob. 3, 10, 45 = SSR V Β 229 [Diogene]; Xen. Sjmp. 4, 37 = SSR V A 82
[Antistene]; Stob. 4, 33, 31 = Bion f r . 34 Kindstrand; Varro Men.frr. 126, 234,
342-346, 496 e 498-499 Astbury; Hor. Carm. 2, 2, 9-16; Dio Chr. 4, 93-95;
Plut. De virt. et vit. 101 c; De tranq. anim. 466 c; De cup. divit. 523 e-525 e; Lib.
Or. 6 ττερ'ι άττληστίας).
15.6-7. οΰτε ττροσατττομένουξ αϋτοϋξ οΰτε
τό φώ$ ττροάγονταξ,
μηδέ όφθείην Trpos τινο$: e verosimile l'ipotesi di Ledergerber 1905, p. 19
che Luciano rielabori qui in maniera originale Ar. Plut. 241 (εξαρνός εστί μηδ'
ίδεΐν με ττώττοτε) e, pertanto, ritragga Pluto assoggettato dagli avari e lasciato
da loro al buio, in catene, in una crudele prigionia. Luciano puo aver avuto
sotto gli occhi il testo di Aristofane, dunque, ma e bene ricordare che l'immagine della 'prigione' in cui gli avari rinchiudono le loro ricchezze e tradizionale nel circolo della Seconda Sofistica (vd. supra comm. ad § 13.13-14) e
tipica del bagaglio del retore.
15.7-8. άνοήτουχ ένόμιζον είναι και ύβριστάχ: il possesso smodato di ricchezze rende gli uomini schiavi di άνοια e di üßpis secondo Pluto, cosi che
stoltamente non riescono a comprendere cosa e veramente utile per
raggiungere la felicita e non riescono a godere di cio che possiedono, ma anzi
insuperbiscono e maltrattano i loro simili. Ε un pensiero tradizionale della
morale greca, gia espresso in precedenza, in relazione a Timone, da Hermes
(vd. supra ad § 8.3-4: άνοια, εύήθεια e άκρισία ττερ'ι των φίλων sono
responsabili della rovina del neopbutos Timone) e poi dallo stesso Pluto (vd.
supra ad § 12.2: Timone si comportava con üßpis nei confronti di Pluto).
15.8. ούδέν άδικοΰντά με ύττό τ ο σ ο ύ τ ο ς δεσμοϊς κατασήττονταξ: σήττομαι (come il suo composto κατασήττομαι) vale "divento putrido", "mi
corrompo", "marcisco" e viene usato in genere in riferimento alia carne, al
sangue, al legno, a un corpo. Raramente il predicato e sfruttato in senso
figurato (Chantraine s.v. σήττομαι), come nel caso presente, dove e usato a
veicolare un'immagine tradizionale in italiano nella forma 'marcire in
prigione'. Altrettanto tradizionale (e tipica del repertorio sofistico) e
l'immagine degli avari che mettono sotto chiave la ricchezza come se si
trattasse di un prigioniero (cf. supra ad § 13.13-14 [εν χαλκω ή σιδηρω τ ω
θαλάμω καθάττερ τήν Δανάην] e vd. il relativo comm. ad loc.).
15.8-9. ουκ είδόταχ
μετά μικρόν άττίασιν: secondo Pluto gli avari, nella
loro disumana ricerca della ricchezza, sono incapaci di porsi qualsiasi limite,
anche quelli dettati dalla normale esperienza della durata limitata della vita

] depreca il fatto che "gli Agrigentini vivono nel lusso come se dovessero morire domani. a volte. 25 e 31. 27 [22]. divit. 3. Diog. cf. VH 12. A questo primo motivo e spesso collegato l'altro. 23 [28]. 8-10 e Fuentes Gonzalez 1998 ad loc. 15 [26]. 805-819: Sostrato invita il padre a usare le ricchezze γενναίως e a soccorrere tutti. che i retori di epoca imperiale sfruttano in relazione al problema del destino della vita umana e della morte. riportando la sentenza del citarista Stratonico sulla stolta prodigalita dei Rodiesi (De cup. Pipist. 4 [14]. Stob. Cont. 33-60: e inutile accumulare grandi ricchezze che. capitano nelle mani di una progenies terrae. Arist. 18 [5]. 83 = Teles 7. 42: utres inflati ambulamus. 46 e Tert. n° 79: «il est stupide de pleurer la mort d'un mortel». 15-16. Nav. 87 Β 53 a D. AP 10. mort. 2627. 63 = Τ A 1 D. vd. 520 s. in particolare 175-176: et heres / heredem alterius velut unda supervenit unda. il cui destino e "quello di accumulare come se vivranno per sempre" [Stob. 44. cosi caro al pubblico (Croiset 1882. 144: hinc subitae mortes atque intest ata senectus.-K. 526 a-b) paragona quelli che tesaurizzano immense ricchezze ai topi. ad esempio. 2. 3. Djsk. della condizione mortale degli esseri umani (Oltramare 1926. Laert. = Stob. 59. Juv. 5. a Diogene [Stob. celeberrimo. ma approntano case come se dovessero vivere in eterno".9-10.-K. 2. 62. Oltramare 1926. ancora Antipho soph. tale idea in Luciano percorre in lungo e in largo i Oialoghi dei morti in particolare (1 [1]. 4. 27 [22]). 39. Luc. paragona la massa degli avidi alle api dell'alveare. La considerazione che quanti si fanno assoggettare dalle ricchezze non vivono in funzione di questa vita.16. Pers. 31). Minoris quam muscae sumus-. f r . 14 = SSR V Β 285] e a Piatone [Ael. ap. Gall. Empedocle [Diog. 1. 17 = 68 Β 227 D. 17). Petron. II mondo della retorica sviluppa il pensiero delTinutile accumulo della ricchezza dando vita a immagini affascinanti e drammatiche: Plutarco (De cup. 16. 20. 13 [13] e 14 [12]. 29] e attribuita una sentenza simile a quella empedoclea.-K. p. 3. 525 b). Hör. 11 [21]. mentre Luciano con vivace inventiva lo ripropone in una variegata gamma di varianti (vd. 3. Zeus e Pluto (§§ 12-19) 303 umana. 7. 6. giacche solo questo e un possesso άθάνατον. come la bellezza e il potere). e Callippide risponde che "cio che ha risparmiato di certo non lo sotterrera con se". 20. D. p. αλλω τινί τ ω ν εύδαιμόνων με καταλιττόντεχ: al noto tema della fragilita della ricchezza l'etica antica connette il pensiero che il ricco accumuli solo per far godere gli eredi dei suoi beni (cf. divit. 25 [30]. 10 [20]. 15. n° 46 a: «les avares ne savent pas profiter de ce qu'ils possedent». 14. cioe di un figlio di nessuno). 5-9 [15-19]. 54. Men. ma di un'altra di cui non riusciranno mai a godere e un motivo topico del pensiero antico (Democrito. Nec. 169-172): Plutarco lo illustra. 2 [3]. 20 [6]. 8. ad esempio. la ricchezza e considerata un bene effimero e inutile dai cinici.] con una lista di altri esempi del topos-. 7.3.]. 170-183. [p. che nelle miniere mangiano oro e lo restituiscono soltanto . 249-251: un figlio diventa parricida pur di ereditare alia svelta. Apol. pp. Laert. 24 [29].

EN 1106 a 27-1107 a 1. Tale ideale. 331: μέσσην όδόν εεχεο ττοσσίν. Persa 345-346: quamquam res nostrae sunt. 2. 68 Β 70 D. Plat. Op. 1107 b 8-10. a Timone. in maniera assai generica. Vyth. 16. la cui formulazione ha un'enorme fortuna (Men.2-3. f r . 10. Out' ouv έκείνου$ οΰτε t o ü j ττάνυ ττροχείρουξ eis έμέ t o u t o u j επ α ι ν ώ : εκείνους si riferisce agli avari. ο come chi fa grandi feste per la nascita del figlio maschio destinato a morire a soli sette anni. 89. Plaut. Dysk. dall'ottimo Tanato» (trad. 278 e-281 e). Pluto loda un ideale di vita improntato alia moderazione e all'equilibrata gestione dei beni materiali. al lamento di Pluto per gli abusi subiti in ugual misura da parte degli avari e dei prodighi. p. segue la rivendicazione orgogliosa di Cremilo che loda il suo equilibrio interiore e il suo ideale di vita improntato alia moderazione (w.] mediocritas·. f r . άλλα touj. anche Tusc. οττερ άριστον έστι. lasciandola all'erede. appena l'avra terminata. tuttavia. Longo 1976-1993). un sicofante ο un tiranno. Hor. 17 Hermes giudica decisamente 'risibili' (καταγέλαστα) negli uomini «il loro smodato affannarsi e lo sparire rapiti. Democr. 234-248) in cui.304 Commento dopo essere morti ed essere stati sezionati. con particolare riferimento. μέτρον έττιθήσονταξ τ ω ττράγματ ι και μήτε άφεξομένους τό τταράτταν μήτε ττροησομένουξ τό ολον: dopo aver biasimato i prodighi e gli avari per la loro cronica incapacita di fare uso della ricchezza (per eccesso ο per difetto). 1. Non e improbabile che la commedia aristofanea possa aver giocato un qualche ruolo nell'ispirare l'elogio della moderazione del Pluto lucianeo. 149: cum omnis virtus sit [.1-2. Carm. pauperculae. 11. §16 16. 245-248).-K. / modice et modeste meliust vivere\ Cie. Capriglione . 20.Torraca 1996). 22. spaccata e frantumata la conduttura. nel bei mezzo delle speranze. Euthd. Nec.. com'e noto.-K. il quale. riceve la sua piu matura elaborazione con Aristotele (vd. 68 Β 286 D. 220. poverta e ogni eccesso sono aboliti. non fa defluire altrove la ricchezza deviandola» (trad. pater.. 3. naturalmente. 797-812. 5- . morira. in Luc. 372 a-d: Socrate prospetta una citta 'sana' in cui domina la metriotes e guerra. Pind. fino a quando «qualcuno dall'esterno. 52-53: τά μέσα μακροτέρω / [συν] δλβω τεθαλότα. 1119 b 20-1123 a 33). O f f . cio costituirebbe una precisa allusione alia scena del Pluto di Aristofane (w. che fanno defluire l'acqua verso chi la puo ricevere e non tengono nulla per se. 694: μέτρα φυλάσσεσθαι. Per Ledergerber 1905. come chi costruisce la casa in tutta fretta e non sa che. τούτους ai prodighi. quell'ideale del giusto mezzo (μετριότης) sentito come uno dei principi basilari dell'etica greca almeno a partire da Esiodo (Hes. oppure a condotte di terracotta. sembra riprodurre nelle sue parole. Brut.. Kesp. Thgn.

Lo scoliasta ad loc. 6. έκ τώνδε σκέψαι). ad esempio Xen. di cui egli non si cura affatto e non e geloso. Sommerbrodt 1888 ad loc.5-6. 154 s. έτπεικής. cf. supra ad § 12. εΐ τις νόμω γήμας γυναίκα νέαν και καλήν εττειτα μήτε φυλάττοι μήτε ζηλοτυττοϊ τό τταράτταν: e il primo dei due paragoni tratti dal mondo familiare dei quali Luciano si awale per illustrate in forma gradita e divertente per il suo pubblico la mania che possiede i tipi del prodigo e dell'avaro. 26: il βίος peripatetico e μέτριος. 38: εΐ δέ μή φανερού οΰτω σοι. (p. άρμόδιος τω βίω) e trova anche in Luciano un entusiasta estimatore (vd. Epist. perche si tratta di un dio che giura sul nome di un altro dio (vd. p..2 [νή Δία] e cf. ττρόχ του Διός: Pluto si rivolge a Zeus invocandolo e giurando sul suo stesso nome. 29) nota in questo passaggio il particolare uso del futuro (έτπθήσοντας [. (III. 16. 98. (p.] ττροησομένους). 7. 1. Zeus e Pluto (§§ 12-19) 305 8: auream quisquis mediocritatem / diligit.4. 320-321 Astbury: e da lodare chi vive medioxime e modestissime·.4. 16. Varro Men. In questo primo paragone il prodigo e paragonato al marito di una donna giovane e bella (γυναίκα νέαν κα'ι καλήν).. «um zu bezeichnen. zumal wenn dies auch noch von einem Gott geschah»)..) ricorda che in attico si ritrova preferibilmente la formula σκόττει yap ώδε (oppure ούτως ο έκ τώνδε. daß das Verbum sich nicht bloß auf die Gegenwart. caret invidenda / sobrius aula·. Σκόττει yap: Fritzsche ad loc.8-9). 5: άνέδην .. Kleinknecht 1937. auct. Sat. 112 Rabe: τταίζει ττρός τους ρήτορας οΰτω συνεχώς κεχρημένους· ή κα'ι ηθικόν τοϋτο ττοιεΐ κα'ι άττλοϊκόν). 147: «es muss für den Griechen etwas sehr Lächerliches gehabt haben. άφιείς και βαδίζειν ενθα έθέλοι νύκτωρ και μεθ' ήμέραν και ξυνεΐναι toTs βουλομένοις: il comportamento della moglie dai costumi disinibiti e in tutto e per tutto simile a quello di una prostituta (cf.3. p. 2. Vit. 103-107. 1. fr. ad § 57. sondern auch auf alle künftigen Zeiten bezieht». oppure ingenerare comicitä utilizzando un meccanismo comico assai semplice e tipico del suo modus scribendi (p. Luc. tutus caret obsoleti / sordidus tecti. 172 Astbury: sapiens et