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LO SPAZIO URBANO IN CAMBIAMENTO.

ANALISI
GEOCRITICA DELLA NARRATIVA DI AMARA
LAKHOUS E GABRIELLA KURUVILLA.

INDICE
INTRODUZIONE..............................................................................................................3

CAPITOLO PRIMO
1.0 LO SPAZIO.................................................................................................................7
1.1 Introducendo lo spazio
1.2 1960 Lo spazio sul tempo. Henri Lefebvre, Michel Foucault
1.3 Lepoca Postmoderna
1.4 Tra spazio e letteratura
2.0 NAVIGARE FRA GLI SPAZI DELLA TEORIA.....................................................22
2.1 Verso uno spazio eterogeneo
2.2 Spazio liscio e spazio striato
2.3 La trasgressione dello spazio
2.4 Limportanza del corpo
2.5 Il terzo spazio: Gloria Anzaldua, bell hooks, Homi Bhabha
2.6 La mappa postmodera. Jaune Quick-to-See Smith
3.0 LETTERATURA E REALTA, REALE E FINZIONE.............................................36
3.1 La letteratura e il reale
3.2 La teoria dei mondi possibili
3.3 Consenso Omotopico, Interferenza Eterotopica, Excursus utopico
4.0 LA GEOCRITICA.....................................................................................................40
4.1 Lo spazio al centro dellopera
4.2 La multifocalizzazione e la polisensorialit
4.3 Gli strati del tempo
CAPITOLO SECONDO
Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio.......................................................45
Milano, fin qui tutto bene................................................................................................63
CONCLUSIONE..............................................................................................................87
BIBLIOGRAFIA..............................................................................................................91
SITOGRAFIA...................................................................................................................93
RINGRAZIAMENTI.........................................................................................................97

INTRODUZIONE
Alla fine di luglio 2013, ad Antignano (Livorno) partecipai alla Scuola e Laboratorio di
Cultura delle Donne il cui titolo era Soggetti e oggetti dellutopia: archivi dei
sentimenti e culture pubbliche, un convegno di una settimana suddiviso fra lezioni,
workshop e proiezioni di film/documentari. Fra tutti gli interventi tenuti da
professoresse, attrici, pittrici, scrittrici di grande importanza, sono stati quelli di Paola
Zaccaria e naturalmente di Gabriella Kuruvilla che hanno suscitato in me linteresse sul
tema dello spazio e sul possibile cambiamento della percezione che lo spazio - inteso
come spazio urbano - possa suscitare.
Paola Zaccaria ha parlato della mappa che ha interpretato come rovesciamento: se
allepoca delle colonizzazioni le mappe venivano disegnate con lo scopo di istituire un
orizzonte di non ritorno, nel senso che la cartina geografica del mondo o del nuovo
mondo era e doveva essere quella dei colonizzatori, oggi c un rovesciamento: il
tentativo di costruire mappe per creare un altro modo di stare al mondo, immaginando
costantemente di dirigersi verso qualcosa - un orizzonte, in questo caso, dove c
movimento. I confini hanno iniziato a muoversi incessantemente perdendo la loro
stabilit; attraverso le parole e limmaginazione costruiamo mondi e spazi altri.
Gabriella Kuruvilla ha parlato invece del suo libro Milano, fin qui tutto bene.

Ha

introdotto i personaggi, il loro linguaggio e gli oggetti che passano da un protagonista


allaltro connettendo le loro vite, ha poi introdotto Milano, soffermandosi sulla rottura
dei confini. Se Paola Zaccaria intendeva i confini del mondo, Gabriella Kuruvilla
intendeva quelli interni alla citt fra a un centro sempre pi periferico e una periferia
sempre pi centrale. Gli spazi del suo romanzo sono aperti, in movimento e danno
luogo a geografie sociali in cui il diverso pu trovare una propria collocazione. Sono
state queste idee che mi hanno fatto avvicinare alla geocritica.
Bertand Westphal, professore di Limoges, ha scritto nel 2008 Geocritica, Reale,
Finzione, Spazio dove propone nuove tecniche di analisi letteraria il cui centro
dinteresse lo spazio e non pi lautore o lopera. Il luogo, messo in relazione con
diversi testi e osservato tramite una molteplicit di sguardi, diventa il punto di partenza

su cui costruire uno spazio finalmente eterogeneo. Tale spazio perde la sua staticit e
diventa dinamico, rappresentante di uninterazione fra diversi agenti sociali che lo
abitano e lo attraversano; perde, inoltre, i contorni perimetrali, perch la relazione fra
spazio pubblico e spazio privato, spazio della trasgressivit e spazio della legge
concorre ad assottigliare i suoi confini.
Limportanza che oggi ha la letteratura quella di creare un mondo, un mondo che non
sia infinitamente immaginario ma, al contrario, che sia concreto e percorribile. La
letteratura esplora i macro-spazi del fuori ed i micro-spazi del dentro, producendo
superficie. Lo spazio attraversato da una agente-corpo il quale rappresenta una sorta di
lotta contro la striatura e la marginalizzazione/isolamento che essa tenta di imporgli.
Westphal, in Geocritica si chiede se ci sia un legame fra il reale e la sua
rappresentazione letteraria, la risposta affermativa. Il testo letterario diventa rivelatore
delle realt nascoste, delle pieghe del reale, sovvertendone le regole e costruendone
altre. Accanto a questa constatazione non va dimenticata unaltra importante domanda:
lo spazio postmoderno davvero fluido ed eterogeneo, oppure segnato dalla
segregazione e dalla frammentazione? Se fosse invece prevalentemente segnato da
politiche strategiche di separazione, che ruolo avrebbe la parola poetica e la letteratura
in tutto ci? Per cambiare il presente da qualche parte bisogna pur iniziare, la
letteratura, gli studi culturali e le arti visive costituiscono un buon punto di partenza.
Il lavoro che segue suddiviso in due capitoli, nel primo si cercato di mostrare come
la modernit abbia portato, seguendo le parole di Edward Soja, ad uno Spatial Turn
ovvero una certa centralit dello spazio nello studio della letteratura. Inizialmente si
parlato degli studi condotti da Henry Lefebvre sulla trialettica dello spazio e di quelli di
Michel Foucault sulle eterotipie, poi si introdotta lepoca postmoderna per concludere
con lanalisi di rappresentazioni spaziali: spazio liscio e spazio striato, spazio
trasgressivo e terzo spazio. Prendendo come esempio unartista pittrice nativa
americana, Jaune Quick-to-See Smith si tentato, inoltre, di dare unimmagine della
mappa postmoderna, non collegata al tema del rovesciamento, cos come propone Paola
Zaccaria, ma piuttosto a quello dello sgocciolamento di confini territoriali.

Nel secondo capitolo si cercato di analizzare, secondo il metodo geocritico, due testi
letterari: Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio di Amara Lakhous e
Milano, fin qui tutto bene di Gabriella Kuruvilla.
Burton Pike nel 1981 scrive nel suo libro intitolato The image of the city in modern
literature:

If one of the writers function is to give voice to aspects of culture which are
fragmentary perceptions, or preconscious or perhaps even unconscious
feeling in the mind of the citizen, then the city is one of the most important
metaphors at his command. Technically, the city is an ideal mechanism for
the writer, especially the novelist; it enables him to bring together in a
plausible network extremely diverse characters, situations, and actions.1

Dunque, se allepoca in cui scriveva Burton la citt era piuttosto unimportante metafora
che dava voce - tramite lautore - a ci che il cittadino percepiva, oggi, la citt ha
orientativamente mantenuto lo stesso ruolo ma con una pi vicina e tanto auspicata
concretizzazione di tale metafora. Questo lo scopo del lavoro: contribuire a
diffondere, grazie allanalisi geocritica dei due romanzi scelti, una percezione dello
spazio che sia tanto eterogenea quanto trasgressivamente percorribile per e da tutti quei
soggetti definiti come altri.

Cambiando la percezione dello spazio si pu inoltre

cambiare la sensibilit che gli abitanti hanno nei confronti di questi soggetti e, di
conseguenza, cambiare lapproccio al razzismo, alla segregazione e allalienazione del
diverso, promuovendo una futura e migliore integrazione.

Pike Burton, The image of the city in modern literature, New Jersey, Princeton University
Press, 1981, p. 98.

Capitolo uno

1.0 LO SPAZIO

1.1 INTRODUCENDO LO SPAZIO

Spazio inteso come spazio fisico, geografico, urbanistico, culturale ed economico,


spazio sociale e spazio naturale, spazio globale e spazio planetario, spazio teorico e
spazio letterario. Ci troviamo oggi in un epoca in cui logiche spaziali, sociali e
temporali pervadono ambiti di ricerca non solamente geografici ma anche filosofici,
letterari, architettonici e fisici. I confini del mondo hanno iniziato a cancellarsi, le
distanze ad accorciarsi e gli spostamenti ad agevolarsi. Gli spazi nazionali si stanno
fluidificando rendendo possibile lintegrazione di popoli migranti allinterno di confini
politico-economici considerati, fino a qualche decennio fa, invalicabili. Tempo e spazio
sono oggi a social construction relevant to understanding of the different histories of
human subjects and to the production of cultural phenomena2. Parole come spazio,
luogo e mappa designano oggigiorno una dimensione geografica essenziale per la
costruzione di culture e individualit post-moderne.
A partire dai primi anni dellOttocento il tempo era sinonimo di progresso,
dallinvenzione dei motori a vapore nel 1830 cominci unintensa stagione di
trasformazioni sociali, politiche ed economiche che portarono alla rivoluzione
industriale in Inghilterra, Europa e in America. Con linvenzione dei motori elettrici e di
conseguenza dei motori a scoppio si arriv allo sviluppo dellindustria chimica. Ci
furono poi gli anni dellinvenzione del telegrafo e delle ferrovie. Il tempo scorreva
velocemente e il progresso non si arrestava, lo spazio fin per essere sottomesso alla
materializzazione programmata del tempo3 . Automobili, telefono, radio e aeroplani
fecero crescere la percezione delle dimensioni del mondo allargando le conoscenze ed

2Warf

Barney, Arias Santa, The Spatial Turn, interdisciplinary perspective, Oxon, Routledge,

2009, p. 1.
3Bertrand

Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p.18.

il senso di libert individuale per luomo. Lo spazio era infinito e doveva essere
conosciuto, dominato, colonizzato. Scoppiarono le guerre e la potenza delluomo era
diventata inarrestabile, il tempo gli permetteva di comprendere quanto grande e temibile
stesse diventando lo spazio ancora tutto da dominare. A cambiare la situazione fu
unesplosione che coinvolse tutto il mondo ribaltando la percezione dello spazio e
fornendo una nuova lettura del tempo. Levento fu la Seconda Guerra Mondiale.
Secondo Bertrand Westphal lavvio della rivoluzione dei rapporti tra spazio e tempo
coincise proprio con la fine del secondo conflitto mondiale che descrive con una
bellissima metafora:

Se il fiume dello scorrere progressivo e progressista portava ad Auschwitz, a


Mauthausen, a Struthof, a Jasenovac, a tutti i luoghi dellabominio che hanno
macchiato la carta dellEuropa, se quello stesso fiume conduceva a Hiroshima, o a
Nagasaki, o a Dresda, dove le bombe avevano trasformato intere citt in paesaggi
lunari, allora quel fiume andava in qualche modo arginato, o addirittura sbarrato,
interrotto. Il torrente aveva raccolto nel fondo del proprio letto un ospite
ingombrante: il progresso perverso. 4

Se fino ad allora tempo e storia hanno condotto al progresso e allinnovazione, e lo


spazio, al contrario era considerato come statico, morto, mero contenitore del processo
storico sociale, nellimmediato dopoguerra, il tempo portatore di una storia spezzettata,
graffiata dallira irrefrenabile delluomo lascia la scena allo spazio anchesso
inframmezzato da campi di concentramento e paesi colonizzati, ma ostinato a diventare
rappresentate, a discapito della linearit della storia, del postmodernismo.
Se la storia aveva predominato per tutto il XIX secolo, quello a venire invece
interamente dedicato allo spazio e alla spazialit; Burton Pike nel suo libro The image of
the city in modern literature scrive: In our contemporary world [...] time operates as
the cultural convention which dominates the way we look at the spatial world around us

4Bertrand

Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, pp.

20,21.

and the way we think about it5. Labbandono del concetto di storicit e linearit erano
gi stati studiati da diversi sociologi e filosofi prima dellavvento del postmodernismo
tra cui Edward W. Soja che nel suo saggio vi individua le origini del suo terzospazio.

1.2 1960 LO SPAZIO SUL TEMPO. HENRI LEFEBVRE, MICHEL FOUCAULT.

Il geografo Edward W. Soja nel saggio Thirdspace. Journeys to Los Angeles and other
Real-and-Imagined Places (1996) sviluppa il concetto di Terzospazio sulla base di
alcune teorie del filosofo e sociologo francese Henri Lefebvre e sullattivit critica del
filosofo Michel Foucault.

Nearly everything I have written since 1989, especially including


Thirdspace (1996) and Postmetropolis (2000), has been aimed at
making essentially the same argument that was at the core of
Postmodern Geographies. Over and over for nearly 20 years, I have
been trying in many different ways to convince others of the
extraordinary power of thinking spatially, using the socio-spatial
dialect to see not only how social processes shape and explain
geographies but even more so how geographies shape and explain
social processes and social action. The trialectic of spatialityhistoricality-sociality and the associated recognition of urban spatial
causality brought back into the contemporary discourse what Lefebvre
and Foucault had call for in the late 1960s. For the present,
strategically putting space first as an interpretative framework was
necessary to address the nineteenth century ontological distortion,

Pike Burton, The image of the city in modern literature, New Jersey, Princeton University
Press, 1981, p. 119.

10

combat the enduring force of social historicism, and introduce a new


and different mode of critical spatial thinking and praxis.6

Soja, nel saggio Thirdspace spiega come fino al 1960 ogni evento politico, sociale ed
economico causato dal potere delluomo fosse genericamente giustificabile dalla
linearit storica implicita nello scorrere del tempo, in altre parole dal fatto che la storia
passava attraverso singoli punti (gli eventi) che venivano collegati tra loro grazie
allintermediazione di una serie progressiva di numeri (le date) in grado di conferire al
tutto un ordine e un senso7; questo meccanismo comportava una totale disattenzione
alla ripercussione degli effetti sullo spazio considerato piuttosto come uno specchio su
cui far riflettere il dramma sociale dellepoca. Lossessione di privilegiare il tempo sullo
spazio, scrive Foucault nel saggio Des Espaces Autres (1967), era da cercare nella
supremazia che la storia aveva acquisito. Il ruolo determinante che essa aveva era in
gran parte alimentato dagli studi condotti da Marx e i suoi discepoli, studi che
influenzarono non solo le scienze sociali ma anche le scienze filosofiche e umanistiche.
Era necessario dunque, scrive Soja, senza sottovalutare questo straordinario potere
persuasivo che la storia sociale aveva guadagnato, ribilanciare e ridare forza alla
spazialit geografica tenuta troppo a lungo in secondo piano. Lefebvre e Foucault a
partire dal 1960 in poi cercarono, in tutte le loro opere, di promuovere una sorta di
contro bilanciamento dello spazio assolutamente necessario in un era schiacciata dal
predominio storico.
Lefebvre convinto della necessit che a due termini dati vada sempre affiancato un
terzo, un termine altro, indispensabile alla possibilit di creare approssimazioni che non
siano mai finite in se stesse ma che diano sempre spunto per un triplice confronto.
Affianca a storicit e socialit la categoria spazialit. (Introdurre lAltro, inteso come
termine terzo che si infiltra allinterno degli schemi binari per disordinarli e ricostruirli:

Edward W. Soja, Taking space personally in Warf Barney, Arias Santa, The Spatial Turn,
interdisciplinary perspective, Oxon, Routledge, 2009, p. 22.
7 Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 27.

11

two terms are never enough, [...], il y a toujours lAutre8). Una volta data la dovuta
importanza alla spazialit, il sociologo cerca di avviare le forme del sapere verso questa
direzione.
Lobiettivo di Lefebvre era quello di inaugurare nuovi modi di pensare lo spazio, pi
completi e pienamente esaustivi. Giunge cos alla formulazione di una trialettica dello
spazio in cui descrive tre diversi aspetti dello spazio sociale. Il primo quello di
espace percu spazio percepito, lo spazio vissuto della quotidianit facilmente
misurabile e descrivibile in cui la composizione sociale si concretizza. Il secondo
lespace concu spazio concepito, costruito su un immaginario rappresentativo di una
ipotetica geografia mentale. Questo studio mira ad unire le relazioni linguistiche,
immaginarie e di potere del singolo, utili alla comprensione di determinati meccanismi
ideologici tramite i quali i confini degli spazi concreti del vivere quotidiano vengono
definiti. Il terzo ed ultimo quello di espace vecu, spazio vissuto di rappresentazione
composto da immagini e simboli che gli si appropria modificandone la fisicit. Uno
spazio, dunque, che combina forme e concetti, reale e immaginario, e che genera
controspazi resistenti: simbolici in quanto attraversati da e a loro volta produttori di
simboli [...]; e concreti in quanto luoghi fisici di lotta ed emancipazione (gli spazi delle
periferie e delle marginalit)9. Lefebvre nella sua opera La Production de lespace ha
delineato, per la prima volta, una valida interpretazione e descrizione per come
attribuire a spazi geograficamente materiali, tangibili e praticabili un significato reale.
Negli stessi anni, malgrado nelle sue opere non affrontasse mai direttamente il problema
dello spazio, Michel Foucault ne era ossessionato. Nel 1967 scrive un saggio breve ma
rilevante ad una nuova prospettiva sugli spazi nel mondo. Des Espaces Autres,
pubblicato soltanto dopo la sua morte nel 1984, espone linscindibile relazione che il
tempo ha con lo spazio, tema del XX secolo.

Luca Raimondi, Il geografo riluttante. R.K. Narayan e il mondo di Malgudi, Dottorato di


ricerca in Letterature Moderne, Comparate, Postcoloniali, Alma Mater Studiorum-Universit di
Bologna, 2013, p.10.
9 Luca Raimondi, Il geografo riluttante. R.K. Narayan e il mondo di Malgudi, Dottorato di
ricerca in Letterature Moderne, Comparate, Postcoloniali, Alma Mater Studiorum-Universit di
Bologna, 2013, p. 12.

12

Foucault inizia descrivendo la nostra epoca come lepoca della simultaneit,


dellaffiancamento, del vicino e del lontano, unepoca in cui lo spazio strettamente
legato alla vita e per questo motivo indivisibile da essa. La grande hantise qui a obsd
le XIX' sicle a t, on le sait, l'histoire [...]. L'poque actuelle serait peut-tre plutt
l'poque de l'espace.10. Lo spazio studiato dalle odierne teorie, dagli odierni sistemi e
innovazioni non di certo una novit, gi nel Medioevo era suddiviso in base alle
funzioni ad esso collegate: spazio sacro e spazio profano, spazio rurale e spazio urbano,
spazio segreto e spazio esposto. Fu per Galileo, scoprendo che la terra girava attorno al
sole a cambiare la percezione degli uomini sullo spazio. Non era pi unentit
sconosciuta circoscritta ma un territorio infinito percorribile e conquistabile. Lidea di
dominazione degli spazi viene sostituita, scrive Foucault, dagli spazi del
posizionamento legati alla necessit sempre pi concreta di instaurarsi in un luogo e
creare connessioni e prossimit con altri luoghi vicini. Nous sommes une poque o
l'espace se donne nous sous la forme de relations d'emplacements.11 . Luomo ha
dunque imparato a riconoscere, costruire e delimitare i propri spazi con quelli dellaltro,
ha imparato a distinguere fra spazi interiori, che possono essere quelli dellintimit
personale, quelli della coscienza interiore oppure quelli della propria immaginazione
con spazi esteriori, pubblici ed eterogenei regolati da determinate regole. Foucault si
concentra maggiormente su questultimi, les endroits extrieurs.

L'espace dans lequel nous vivons, par lequel nous sommes attirs hors de
nous-mmes dans lequel, se droule prcisment l'rosion de notre vie, et
notre temps et notre histoire, cet espace qui nous ronge et nous ravine est en
lui-mme aussi un espace htrogne. 12

10

Michel Foucaul, http://foucault.info/documents/heterotopia/foucault.heterotopia.en.html


(visitato 02/2014).
11 Michel Foucault, http://foucault.info/documents/heterotopia/foucault.heterotopia.en.html
(visitato 02/2014).
12 Idem.

13

Ma soprattutto la relazione che un luogo ha con un altro ad interessare il filosofo.

Mais ce qui m'intresse, ce sont, parmi tous ces emplacements, certains


d'entre qui ont la curieuse proprit d'tre en rapport avec tous les autres
emplacements, mais sur un mode tel qu'ils suspendent, neutralisent ou
inversent l'ensemble des rapports qui se trouvent, par eux, dsigns, reflts
ou rflchis. Ces espaces, en quelque sorte, qui sont en liaison avec tous les
autres, qui contredisent pourtant tous les autres emplacements, sont de deux
grands types.13

La prima tipologia costituita dalle utopie, luoghi non reali ma che tuttavia stabiliscono
rapporti con gli spazi sociali concreti, rapporti di analogia diretta quando costituiscono
una versione perfezionata del reale o inversa quando ne rappresentano il contrario. La
seconda tipologia sono spazi absolument autres que tous les emplacements qu'ils
refltent et dont ils parlent, je les appellerai, par opposition aux utopies, les
htrotopies14. Le eterotopie sono luoghi che si trovano al di fuori dello spazio reale
ma la cui collocazione possibile rintracciare nella realt. Prendendo lesempio dello
specchio di Foucault questi luoghi rappresenterebbero non limmagine incorporea
riflessa in esso ma lo specchio stesso in quanto concreto e rintracciabile in un reale
che insieme rispecchia e de-realizza.
Questi luoghi che sono al contempo illusori e reali contestazioni degli spazi in cui
viviamo verrano chiamati eterotopologie. Non c cultura al mondo che non abbia le sue
eterotopie, sono costanti di ogni gruppo umano nonostante abbiano forme e aspetti
diversi. Foucault ne classifica due categorie: le eterotopie di crisi e le eterotopie di
deviazione. Le prime sono riferite a luoghi temporanei riservati a coloro che si trovano
in una situazione di crisi o di turbamento rispetto alle norme consuetudinarie della
societ o dellambiente in cui sono (i vecchi collegi femminili dove le ragazze
affrontavano il tema mestruale o il servizio militare dove i ragazzi scoprivano le prime
13
14

Idem.
Idem.

14

manifestazioni di virilit). Oggi queste eterotopie di crisi stanno scomparendo lasciando


il posto a quelle di deviazione in cui il principio segregativo lo stesso, sono luoghi
(ospedali psichiatrici e prigioni) dove vengono confinate persone diverse o persone
deviate rispetto alla maggioranza egemone.
Le eterotopie possono avere funzioni molto differenti le une dalle altre a seconda della
cultura e del periodo storico in cui si trovano. Per attestare la sincronia fra spazi
eterotopici, la cultura che li ospita e il tempo che li sottende Foucault fornisce lesempio
delle trasformazioni intercorse nei secoli relative al ruolo e alla posizione del cimitero
cittadino. Se il cimitero nellOttocento rappresentava un legame fra i parenti del defunto
e la vita dopo la morte dello stesso e per questo motivo si trovava allinterno delle mura
cittadine accanto alla chiesa, nel Novecento, quando il culto dei morti e le credenze
nella vita ultraterrena scompaiono, la posizione del cimitero sar spostata fuori, lontano
dalla citt e dai cittadini.
Le eterotopie sono inoltre spazi che possono giustapporre in un singolo luogo reale tanti
altri luoghi a loro volta incompatibili uno con laltro. Esempio il teatro che su un
unico palcoscenico mette in scena uno dopo laltro tanti luoghi diversi ed estranei gli
uni agli altri. La stessa eterotopia presuppone inoltre un preciso sistema di chiusura ed
apertura che ne regola laccesso o lesclusione.
Alcune eterotopie hanno inoltre un carattere eternizzante in cui il tempo si accumula
incessantemente come nei musei e nelle biblioteche o al contrario ci sono eterotopie
temporali dove il tempo precario, sospeso come nei villaggi vacanza o durante alcuni
festival.
Lultimo tratto delle eterotopie riguarda la funzione che esse hanno in relazione a tutti
gli spazi circostanti, questa funzione si dispiega su due poli estremi: le eterotopie di
illusione e le eterotopie di compensazione. Per quanto riguarda le prime il loro
compito quello di creare spazi illusori che possano riprodurre spazi assolutamente
reali mentre il compito delle seconde quello di creare spazi altri, reali che siano tanto
ordinati, puliti, perfetti quanto quelli odierni siano sporchi, disordinati e caotici.
Lesempio che riporta Foucault per le eterotopie di compensazione quello coloniale

15

del XVII secolo quando le societ puritane inglesi colonizzarono il Sud America
costruendo nel loro territorio un mondo perfettamente ordinato, pulito e civile.
Leterotopologia di Foucault e la trialettica lefebvriana di storicit, socialit e spazialit
rappresentano per Soja una concreta proposta terzospaziale perch, nonostante le loro
teorie fossero limitate a minute analisi geografiche, entrambi hanno avuto la brillantezza
di notare

a potential emancipatory power in a consciously spatial praxis based in a


practical and political awareness that the geographies we have produced (or
were produced for us) can negatively affect our lives but that we can act to
change these unjust and oppressive geographies. Also clear to both was the
necessity to lead spatial thinking in a new direction, for the old ways had too
many dead ends. 15

1.3 L EPOCA POSTMODERNA

I dibattiti, le teorie e le critiche riguardanti let postmoderna e il postmodernismo sono


innumerevoli ed impossibile trattarli esaurientemente in questa sede; ci si limiter
soltanto ad evidenziare come si passati da unepoca di predominanza storica ad una di
predominanza spaziale.
La rivoluzione spazio temporale avviene nel 1945 con la fine della Seconda Guerra
mondiale in quanto ci si [ dovuti] arrendere ad unevidenza fino ad allora inedita e
stupefacente: gli istanti temporali non confluiscono in una sola durata progressiva16 ma
al contrario la linea temporale scissa in una molteplicit di linee, il tempo produce
superficie. La concezione forte di temporalit che si aveva prima della Seconda Guerra
mondiale per cui il progresso era indiscutibilmente legato al tempo, perde il suo

15Edward

W. Soja, Taking space personally in Warf Barney, Arias Santa, The Spatial Turn,
interdisciplinary perspective, Oxon, Routledge, 2009, p. 20.
16 Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 23.

16

fondamento, secondo le analisi di Vattimo non si ricerca pi un processo emancipatore


ma si cerca un contesto in cui lesperienza sistematicamente mediata, un contesto che
oscilla fra immagine e realt, fra simulacro e referente. Giglioli nel suo saggio Oltre la
critica scrive riguardo la fine dellegemonia della critica letteraria ma potenzialmente
ricollegabile al tema qua esposto:

Non pi la critica il lievito che alimenta il divenire storico e il processo


sociale, ma la giustapposizione adialettica tra una razionalit sistemica che
aspira a presentarsi come rigorosamente oggettiva, e una soggettivit cui sono
richieste prestazioni di tuttaltro genere: passivit, obbedienza, suggestione,
consumo, accettazione dei miti, adesione ai simulacri, identificazione nei leader,
aspirazione a essere governati 17.

La storia continua dunque a seguire il suo corso ma non segue pi una linea diritta, i
percorsi sono molteplici, intrecciati, dislocati tenuti in gioco da un presente
schizofrenico. Per la prima volta nella storia infatti assistiamo ad unepoca che non si
definisce su un particolare rinnovamento ma segue piuttosto unottica che sta nel
superamento di qualcosa, unepoca del post.
Il postmodernismo si fonda su tre grandissimi cambiamenti che, per la prima volta nella
storia, coinvolgono il mondo intero: il declino della forma estetica, limplosione del
tempo, lequivalenza dello spazio.
Il declino della forma estetica ricollegabile allirrefrenabile progresso tecnologico e ai
nuovi modi di produzione: le macchine che sostituiscono luomo e la dislocazione delle
realt produttive in diversi paesi (gli Stati ricchi sfruttano quelli poveri). I rapporti
gerarchici fra mondo produttivo e mondo finanziario si ribaltano aprendo la strada ad
una straordinaria mobilit di capitali. I mercati nazionali chiudono per aprire quelli
internazionali o globali (il divario fra paesi sviluppati e paesi sottosviluppati aumenta
freneticamente). Questo drastico cambiamento del mercato si ripercosso sulla societ
17

Daniele Giglioli, Oltre la critica, http://www.treccani.it/enciclopedia/oltre-la-critica_(XXISecolo)/ (visitato 02/2014).

17

e sulla quotidianit alimentando la cos detta corsa frenetica al consumo, allavere per
apparire, alla concorrenza e alla pubblicit consumistica, il tutto a discapito della vita
intellettuale e dellintero mondo delle pratiche culturali e artistiche. I prodotti della
comunicazione e del consumo sociale nei vari campi della musica, del cinema, delle arti
figurative, della televisione e della letteratura entrano in relazione in forme sempre pi
complesse con gli interessi dellindustria culturale18. Jameson scrive a riguardo:

The Postmodernism have, in fact, been fascinated precisely by this whole


degraded landscape of schlock and kitsch, of TV series and Readers Digest
culture, of advertising and motels, of the late show and the grade-B Hollywood
film, of so-called paraliterature, with its airport paperback categories of the
gothic and the romance, the popular biography, the murder mystery, and the
science fiction or fantasy novel: materials they no longer simply quote, as a
Joyce or a Mahler might have done, but incorporate into their very substance19.

Con implosione del tempo Jameson intendeva la societ del qui e ora dove appunto
non si perde pi tempo a ricercare i significati nelle grandi enciclopedie linguistiche o
nei libri, le informazioni diventano facili da reperire grazie ad internet, alla televisione,
alle arti figurative in generale. Con la nostra tecnologia si riesce a riprodurre il mondo,
si pensi alle fotografie, agli strumenti di registrazione e riproduzione che hanno dato
nascita ad una vera impossibilit di cancellazione della memoria.
Le condizioni economiche e politiche della postmodernit, lampliamento dei confini
nazionali per via del processo di decolonizzazione, linvenzione di macchine di
trasporto sempre pi veloci e pi accessibili e soprattutto i movimenti migratori hanno
fatto emergere una nuova concezione dello spazio, ecco il terzo grande cambiamento:

18

Giuliana Benvenuti, Remo Ceserani, La letteratura nellet globale, Bologna, Il Mulino,


2011, p. 65.
19Frederic Jameson, Postmodernism, or, The Cultural Logic of Late Capitalism, Durham NC,
Duke University Press, 1991, pp. 2,3.

18

We have often been told, however, that we now inhabit the synchronic rather
than the diachronic, and I think it is at least empirically arguable that our
daily life, our psychic experience, our cultural languages, are today
dominated by categories of space rather than by categories of time, as in the
preceding period of high modernism. 20

La vita quotidiana e il linguaggio culturale sono dominati da categorie spaziali piuttosto


che da quelle temporali. L'indebolimento progressivo della storia, il disaccoppiamento
di tempo e progresso e linizio di movimenti migratori a partire dalla prima met del
Novecento hanno contribuito a ridurre le distanze, lo spazio appare eterogeneo tanto
quanto il tempo, e questa eterogeneit davanti a tutti noi, a disposizione di ogni
migrante, di ogni viaggiatore, di chiunque abbia sotto gli occhi una distesa di terra,
dacqua, daria e talvolta di fuoco21.

1.4 TRA SPAZIO E LETTERATURA

Nel mondo della letteratura la relazione spazio-tempo stata per molto tempo al centro
di un grande dibattito iniziato addirittura prima dellarrivo del postmodernismo.
In Francia, a partire dal primo Novecento, fu la poesia, come prima forma letteraria ad
adottare - ribellandosi alla sua struttura - un nuovo aspetto: i Calligrammes di
Guillaume Apollinaire il cui ordine dei versi viene scomposto per abbracciare la forma
di un calligramma avvalendosi di tutta la spazialit che la pagina offre. Questo primo
passo solo linizio di una destrutturazione della composizione poetica canonica: a fine
secolo con lutilizzo dei nuovi supporti informatici i versi diventeranno oggetto di
composizioni elettroniche sullo schermo del computer, sfruttando uno spazio mobile e
virtuale dove le parole e le frasi interagiscono con musica, fotografia e tutto lapparato

20Idem.
21

Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 40.

19

di arti visive. Cos come la poesia anche il romanzo ha iniziato a spaziare22


abbandonando completamente i vincoli del rettilineo e dando forma a strutture letterarie
sempre pi ingegnose e diversificate in cui sar solo il lettore a trovare la propria via di
uscita. Si pensi alla letteratura combinatoria parigina dove scrittori come Roland
Barthes, Raymond Queneau, Jorge Luis Borges e poco dopo Italo Calvino (nel 1967)
trasformano la struttura letteraria e linguistica in un puzzle, in un incastonamento di
livelli narattivi, sar compito del lettore trovare una via di uscita e ridare forma al
racconto.
Nel 1975 Michail Bachtin in Estetica e romanzo, abbandon la logica di progressione
lineare, componente principale della storiografia tradizionale, strutturando il romanzo
sulla multilinearit, una complessa molteplicit di linee che si intersecano e che
dialogano fra loro dando origine ad unarticolata combinazione di voci e a continui
rimandi dialogici nel testo. Bachtin trasform dunque il romanzo in un microcosmo di
plurilinguismo23 che grazie alla sua caratteristica polifonica ha facilitato il passaggio,
tipico del postmodernismo, dalla linea o progressione lineare ad una semantica di
tempuscoli, una semantica cui i punti sfuggono a ogni dinamica lineare in un contesto di
meticciato e di dialogo24.
Dunque, bench nel corso del ventesimo secolo la spazialit sia stata riconosciuta dalle
scienze umane e sociali come coordinata fondamentale dellesperienza, nel campo degli
studi culturali la teoria e la critica letteraria sono state le ultime a consacrare tempo allo
spazio e [...] fare spazio allo spazio-tempo25 . La svolta avvenuta di nuovo con
Bachtin quando introdusse la definizione di cronotopo (che significa tempospazio)
nel campo della letteratura, esprimendo cos l'inscindibilit di spazio e tempo allinterno
di un romanzo. Il cronotopo linterconnessione sostanziale dei rapporti temporali e
spaziali dei quali la letteratura si impadronita artisticamente26, in altre parole il
cronotopo lelemento strutturale della teoria dei generi: in ogni epoca le forme
letterarie sono determinate, collocate e situate da coordinate spaziali e temporali
22Ibidem,

p. 32.
Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 29.

23Bertrand
24

Idem.

25Bertrand

Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 42.

26Idem.

20

specifiche. Lemergere di una categoria di genere si manifesta dunque in un punto


preciso dello spazio-tempo.
Alla definizione di cronotopo segu subito dopo quella della geostoria27 di Braudel la
quale, pur fornendo fondamentali sviluppi metodologici agli studi spazio-temporali non
riuscita ad imporsi. Alla geostoria si ricollegano gli studi sviluppati tra gli anni
sessanta e linzio del decenno successivo da Torsten Hagerstrand e la scuola di Lund
sulla tidsgeografi (geografia temporale). Questa teoria stata rilevante per gli studi
letterari poich ha associato alla retorica dello spostamento la riflessione
sullimportanza del corpo in uno spazio sociale retto da unautorit.
Per tutto il secolo, nonostante lo sviluppo sempre pi corposo di studi sullo spaziotempo la teoria letteraria non aveva ancora interamente rivolto la sua attenzione critica
al riordinamento ontologico ed epistemologico tra spazialit, storicit e socialit.
Continuavano a persistere approcci strutturalisti che consideravano lo spazio come
specifica coordinata testuale, oppure ricerche che spostavano la relazione tra opere
narrative e luoghi sulla linea di congiunzione tra testo ed extratesto, analizzando il
legame tra spazi rappresentati e spazi biografici dellautore28. Con linizio del XXI
secolo invece le nuove prospettive metodologiche sembrano guardare lo spazio in
parallelo alle opere narrative, evidenziandone la relazione dinamica. A spiccare la
congiunzione fra il significato delle opere letterarie e gli spazi narrati. Il primo campo
di studi orientato verso la materialit delloggetto libro (le sue caratteristiche fisiche, i
sistemi di produzione e le geografie di distribuzione) e alla familiarit che il lettore ha
con testi narrativi che riguardano lo spazio e la spazialit. Il secondo campo invece
orientato verso lo spostamento di un agente corpo in un dato spazio e su prospettive
critiche che considerano lo spazio e il testo come produzioni culturali e costruzioni
sociali che si influenzano reciprocamente. E allinterno di questultime prospettive che
27

La geostoria la storia delluomo alle prese con il suo spazio, uno spazio che lotta contro di
lui per tutto larco della sua dura vita di sforzi e sofferenze. [...] Essa lo studio del doppio
legame che unisce la natura alluomo e luomo alla natura, lo studio di unazione e di una
reazione, mischiate luna con laltra, confuse, ricominciate senza fine nella realt di ogni
giorno cfr. p. Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore,
2009, p. 44.
28 Luca Raimondi, Il geografo riluttante. R.K. Narayan e il mondo di Malgudi, Dottorato di
ricerca in Letterature Moderne, Comparate, Postcoloniali, Alma Mater Studiorum-Universit di
Bologna, 2013, p. 55.

21

si inserisce la Geocritica di Bertrand Westhphal (2008). Importante per la ricerca


geocritica , ricorda Westphal, lestensione interdisciplinare. Nellinterrogarsi sulla
questione dello spazio, [] auspicabile sapere fare ricorso agli strumenti della geografia
dellurbanistica, dellantropologia quanto a quelli della storia, proseguendo lungo
itinerari disciplinari ancora da inventare29 . La letteratura interessatasi alla
rappresentazione dello spazio umano in senso geografico ha sviluppato la possibilit di
porre al centro del suo discorso lo spazio vissuto, di dispiegarne le realt nascoste, di
trascriverne le percezioni e infine di esprimerne una critica.

29

Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 48.

22

2.0 NAVIGARE FRA GLI SPAZI DELLA TEORIA

2.1 VERSO UNO SPAZIO ETEROGENEO

La geocritica intesa come science des espaces littraires pone al centro del suo studio
lo spazio e tutte le sue rappresentazioni. Strutturatasi su precisi presupposti teorici con i
quali si pone in continuit o dissonanza, si inserisce come elemento terzo allinterno
di una concezione spaziale specifica. La teoria geocritica, scrive Westphal, si fonda su
due promesse: la prima, e principale, che tempo e spazio investono un piano comune,
[...] la seconda parla di uno spazio la cui rappresentazione oppone al reale un grado
indecidibile di conformit30. Tempo e spazio si inseriscono insieme in una dinamica
oscillatoria il cui nome scientifico isotropia. Lisotropia, da non confondere con
isotopia per cui lo spaio statico ed uguale in tutte le sue parti, designa la possibilit di
muoversi liberamente in uno spazio senza mai essere interrotti da una particolare forma
di gerarchia. La geocritica non considera le rappresentazioni letterarie spaziali o spaziotemporali irreali, anzi sancendo una connessione tra reale e finzionale avvalora
leterogeneit dello spazio. Uno spazio inteso come eterogeneo, ovvero socialmente
aperto e raramente vincolato stato cercato e studiato da tanti scrittori, sociologi,
filosofi della letteratura; si cercher in questa sede di mostrare alcune teorie
fondamentali utili ad un possibile cambiamento della nostra percezione dello spazio.

2.2 SPAZIO LISCIO E SPAZIO STRIATO

Gilles Deleuze e Flix Guattari hanno distinto due tipologie di spazi: lo spazio striato e
lo spazio liscio. Il primo riguarda lo spazio omogeneo sottomesso ad ordini e discipline
che, a seconda delle situazioni, viene incasellato allinterno di un perimetro spaziale
facilmente misurabile: lo spazio sedentario striato, da muri, recinti e percorsi tra

30

Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 57.

23

recinti31. Questi ostacoli sono riscontrabili nella sfera dello Stato, del politico, della
polizia. Il secondo si lascia attraversare, non ha n confini n chiusure, dinamico: lo
spazio nomade liscio, marcato soltanto da tratti che si cancellano e si spostano con il
tragitto32 . Lo spazio liscio non avendo confini e non essendo omogeneo formato da
piccoli punti che possono essere collegati da tante linee quante sono le opzioni possibili,
il tempo in quanto flusso dinamico permette il raccordo fra le vicinanze di questi punti
che possono comporsi, scomporsi e ricomporsi infinitamente.
Lo spazio liscio, scrivono, Deleuze e Guattari, continuamente minacciato dalla
striatura che le norme dovute alla civilt cercano di imporgli. Lo spazio liscio
paragonato al mare e lo spazio striato paragonato alla citt:

La mer est lespace lisse par excellence, et pourtant celui qui sest trouv le
plus tot confront aux exigences dun striage de plus en plus strict [...]. La
mer, archtype de lespace lisse, a t aussi larchtype de tous striages de
lespace lisse [...]. Cest dabord sur la mer que lespace lisse a t dompt,
et quon a trouv un modle damnagement, dimposition su stri, qui
servira ailleurs.
[...] A linvers de la mer, elle [la cit] est lespace stri par excellence; mais,
de meme que la mer est lespace lisse qui se laisse fondamentalement strier,
la cit serait la force de striage, qui redonnerait, repratiquerait partout de
lespace lisse, sur la terre et dans les autres lments - hors delle-meme,
mais aussi en elle-meme. 33

Se lo spazio liscio, come il mare, deve essere a tutti i costi dominato e se lo striato pu
diventare liscio e viceversa, inevitabile affermare che la distinzione fra i due diventa
molto sottile: Le deux espaces nexistent en fait que par leurs mlanges lun avec
lautre: lespace lisse ne cesse pas detre traduit, transvers dans un espace stri;

31Ibidem,

p. 60.
Ibidem, p.60.
33Gilles Deleuze, Felix Guattari, Mille Plateaux, Capitalisme et Schizophrnie, Parigi, Les
Editions de Minuit, 1980, pp. 598, 599, 601.
32

24

lespace stri est constamment revers, rendu un espace lisse34 . Westphal fornisce
unesempio significativo per la comprensione della striatura dello spazio liscio: durante
le generazioni del governo Bush, quando i militari americani combattevano contro
Saddam Hussein nelloperazione Desert Storm contribuivano a striare quello che
secondo i due filosofi era lo spazio liscio per eccellenza, una striatura che doveva
trasformare il deserto iracheno in uno spazio simil-americano, simil-democratico.
Lo spazio era e sar sempre soggetto a tensioni contraddittorie fra unomogeneizzazione
che cerca di imporsi e una eterogeneit che lepoca postmoderna reclama: lindividuo
postmoderno pu proiettarsi solo nelluniverso del meticciato assoluto. Leterogeneo
la sua professione. La trasgressione il suo destino 35.

2.3 LA TRASGRESSIONE DELLO SPAZIO

Trasgredire significa oltrepassare i limiti di ci che lecito, non rispettare pi una


norma, una legge o un regolamento in vigore nel momento in cui si trasgredisce. Non si
pu dunque avere una trasgressione se non nella misura in cui si contravviene a un
codice o a un rito, e ci comporta che per la sua conclamazione vi sia bisogno tanto di
colui che contravviene, quanto di colui che attesta la contravvenzione36.
La trasgressione, portando sconvolgimento in una data situazione, per eccellenza
forma di eterogeneit; eterogeneit nella congiunzione di due tempi differenti, ovvero
policronia, e eterogeneit nella composizione di spazialit differenti, ossia politopia.
Inoltre, non sono solo gli spazi territoriali pubblici o privati ad essere trasgrediti ma
anche gli spazi della parola, la parola del subalterno e di tutte le minoranze etiche,
sessuali e religiose che sono costrette a trasgredire il discorso dominante per accedere a
qualsiasi forma di linguaggio e/o espressione. Il campo della trasgressione cambia
denominazione a seconda delle situazioni in cui ogni individuo, che sia intellettuale o
34Ibedm,

p. 593.
Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 62.
36 Ibidem, p. 65.
35Bertrand

25

meno, studia: per Deleuze e Guattari il territorio, i borderlands per Anzalda, la citt
per Amara Lakhous e Gabriella Kuruvilla. Ogni movimento accompagnato dalla
trasgressione in quanto corrisponde alla messa in disordine di certi equilibri, se questo
scompiglio dellordine diviene permanente allora non sar pi frutto di unazione isolata
e spontanea ma si trasformer in uno stato: stato di trasgressivit. La percezione dello
spazio nella sua dimensione eterogenea e trasgressiva uno dei criteri fondanti delle
teorie letterarie postmoderne.
Il nostro sistema mondo costituito da un centro e da una periferia, ogni nazione,
ogni stato, ogni citt ha il suo battito cardiaco al centro e le sue funzioni in periferia, il
principio di trasgressivit la forma disturbante che attacca il centro: il suo canone e il
suo Stato. Le entit periferiche assaltano il centro, cercano di ridurne la distanza,
annullarla e poi sostituirla, il centro di conseguenza perder la sua funzione di motore
del sistema in quanto nel momento in cui la periferia lo assalta perde la sua attualit:
la sincronia non omogenea; attraversato da una moltitudine di linee diacroniche.
[...] Lattualit una disposizione di forme pi o meno contraddittorie che disturbano la
coerenza di un presente omogeneo37 . Il centro unimmagine illusoria estemporanea e
provvisoria di un presente che si congela velocemente poich la cellula germinale
situata ai margini ed diacronica e trasgressiva, pronta a sovvertirne lattualit. Se la
sincronia sottost a forze diacroniche perturbanti, allo stesso modo il centro di un
sistema apparentemente unico collegato ad una periferia che si declina sempre al
plurale. Ci accade, spiega Even-Zohar perch solo di rado si tratta di un uni-sistema,
ma quasi sempre necessariamente di un polisistema- un sistema multiplo, composto da
sistemi differenti che si incrociano gli uni con gli altri. [...] Polisistema, ossia il sistema
di sistemi percepito nella teoria del polisistema come un tutto multistratificato in cui
le relazioni tra il centro e la periferia sono costituite da una serie di opposizioni38.
Quindi la trasgressione fa parte del sistema, lei a rendere un sistema apparentemente
omogeneo un polisistema eterogeneo. Essa si oppone alla staticit del centro esortando
al superamento della bipolarit. Le minoranze, come vedremo nel romanzo di Gabriella
37

Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 71.
Itamar Even Zohar, Polisystem Studies, in Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione
Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 72.
38

26

Kuruvilla sono situate ai margini, nella periferia di Milano e interferiscono con il


sistema egemonico della maggioranza, la cui egemonia e centralit sar sempre
temporanea, solo temporanea e nientaltro che temporanea39.
Deleuze e Guattari arrivano ad una consapevolezza: cio che latto trasgressivo nasce e
si sviluppa su un territorio influenzadolo, per cui, essendo il territorio un riferimento
spaziale su cui agire, i filosofi studiano due movimenti: la deterritorializzazione e la
riterritorializzazione. Il processo si svolge in una territorializzazionedeterritorializzazione-riterritorializzazione e si innesca allinterno di un territorio (inteso
come insieme codificato di relazioni, il cui equilibrio tuttavia continuamente instabile
poich soggetto a variazioni che possono imporre nuove strutturazioni) generando una
crisi. Deleuze e Guattari scrivono:

La D (deterritorializzazione) non mai semplice, ma sempre molteplice e


composta [...]. Ora la riterritorializzazione come operazione originale non
esprime un ritorno al territorio, ma questi rapporti differenziali interni alla D
stessa, questa molteplicit interna alla linea di fuga [...]. Infine la terra non
affatto il contrario della D. [...] Si dir che la terra stessa in quanto
deterritorializzata lo stretto correlato della D. Al punto che la D pu venire
chiamata creatrice della terra soltanto una

una nuova terra, un universo, e non pi

riterritorializzazione.40

In altre parole la deterritorializzazione sia labbandono di un territorio che la


soppressione di limiti e frontiere e per questo corrisponde ad una crisi. Ogni crisi
significa cancellazione di riti, sospensione di restrizioni e formazione di fratture. La
riterritorializzazione corrisponde invece allo stato che viene dopo il territorio perduto.
La rappresentazione di questo processo vuole indicare quanto gli spazi siano di per s
mobili come i nomadi della postmodernit [che] esulano la tradizionale definizione di
nomadismo, fondata sullopposizione tra mobile e immobile. I nomadi rappresentano
39Ibidem,

p. 73.
Gilles Deleuze, Flix Guattari, Millepiani, Capitalismo e Schizofrezia, in Bertand Wesphal,
Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 77.
40

27

piuttosto linsieme delle minoranze. Il loro spazio liscio, oppure nasce dal lisciamento
di uno spazio striato; la loro storia , [...] alter-nativa41.

2.4 LIMPORTANZA DEL CORPO

Bertrand Westphal in Geocritica. Reale, Finzione Spazio dedica un intero capitolo


allimportanza che il corpo assume in quanto primo ricettore delle dinamiche e degli
avvenimenti che si svolgono attorno ad esso. Lo spazio gravita attorno al corpo nello
stesso modo in cui il corpo si trova nello spazio. Molti discorsi affrontati dai Gender,
Feminist e Postcolonial Studies si articolano intorno alla corporalit e allimportanza
che il corpo assume come spazio di rivendicazione comunitaria.
Judith Butler in Bodies that Matter riflette sulla funzionalit che il corpo ha nella
costruzione di una soggettivit. Come viene costruito un corpo, come il corpo determina
il genere the body comes in genders42 e cosa comporta la costituzione di un corpo in
termini di esclusione e negazione di altri corpi. Non si pu prescindere dalla materialit
del corpo in quanto costituisce la cornice entro la quale viviamo e lambito in cui
emergiamo come soggetti. Il corpo, declinato al femminile, include anche un altro
discorso quello della donna di colore. In una societ occidentale e molto spesso razzista
il corpo considerato diverso era soggetto a osservazioni: solo nella sfera dellintimo le
donne di colore potevano riappropriasi della soggettivit del proprio corpo. Ma non
solo, il corpo per tantissime donne nere e femministe rappresentava la frontiera fra
due mondi e due culture diverse. Gloria Anzalda scrive in Borderlands-La Frontiera:

Ferita aperta lungo 1950 miglia


divide un pueblo, una cultura
corre per tutta la lunghezza del mio corpo,
41

Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 79.
Judith Butler, Bodies that matter, on the discursive limits of sex, New York, Roudedge,
1993, p. ix.
42

28

mi pianta recinzioni nella carne


mi taglia in due
me raja me raja.43

Il corpo come il territorio, la cartina e i discorsi minoritari costituiscono luoghi e


raffigurano forme trasgressive dello spazio.

2.5 IL TERZO SPAZIO: GLORIA ANZALDUA, BELL HOOKS, HOMI BHABHA

Il Terzo spazio si trova allincrocio fra mondi eterogenei e trasgressibili, lindividuo


nomade, liberatosi dalle costrizioni impostagli dallambiente e finalmente
deterritorializzato, si ritrova in questarea di liminalit paradossale, aperta sul mondo e
padroneggiabile da qualsiasi individuo. Qui la parola minoritaria guadagna forza perch
quella dominante che perde privilegio, il non allineamento etnico, sessuale, di classe
o di genere trova qui uno spazio di formulazione. Si tratta in qualche modo del centro
della periferia o, pi esattamente, della zona di contatto fra un centro che si dissolve e
una periferia che si afferma. Questo spazio tutto tranne che omogeneo; permette la
sintesi di tutte le differenze44. Il terzo spazio, o lentre-deux o il third space,
tanti sono gli appellativi che negli ultimi ventanni hanno riempito pagine di studi dei
migliori sociologi, filosofi, intellettuali che si sono occupati della teorizzazione di un
luogo in cui tutte le opposizioni binarie che hanno plasmato le ideologie della nostra
societ possono finalmente cadere. Anzalda trova il punto di (ri)partenza:

43

Gloria Anzaldua, Borderlands-La Frontera in Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione


Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 96.
44 Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 99.

29

The work of mestizia consciousness is to break down the subject-object


duality that keeps her a prisoner and to show in the flesh and through images
in her work how duality is transcended. The answer to the problem between
the white race and the colored, between males and females, lies in healing
the split that originates in the very foundation of our lives, our culture, our
languages, our thoughts. A massive uprooting of dualistic thinking in the
individual and collective consciousness is the beginning of a long struggle,
but one that could, in our best hopes, bring us to the end of rape, of
violence, of war. 45

In questo spazio la determinazione e lidentit sono sospese lasciando lindividuo in un


crocevia di punti di vista, sar lui a creare unutopia che potr poi estendere al mondo.
Cos intende la frontiera Gloria Anzalda in Borderlands: la Frontiera. Essendo un
luogo perimetrale fra un noi e un loro, la frontiera offre una sintesi fra due mondi che si
dispiegano uno da una parte e laltro dallaltra, questa sintesi induce un terzo altro
elemento, una sorta di presa di coscienza della mestizia. Lo spazio in-between di cui
parla la scrittrice non riferito solamente ad un senso strettamente geografico ma si
estende a tutti i margini che crescono allinterno delle stesse terre, delle stesse citt. La
mestizia, il meticciato inteso come punto dincontro fra due mondi e culture diverse
quella cellula germinale di uno spazio eterogeneo. And because we are a complex,
heterogeneous people, we speak many languages, i protagonisti di Milano, fin qui tutto
bene mischiando diversi linguaggi e vivendo due citt allinterno della stessa
rappresentano esattamente questa mestizia, questo terzo spazio.
Bell hooks in Yearning. Race, Gender and Cultural Politics, pubblicato tre anni dopo
Borderlands: la Frontiera, racconta la sua vita passata ai margini di un altro mondo:
quello bianco, americano. Il margine diventato per lei spazio di resistenza, uno spazio
di apertura radicale in cui non facile situarsi, ma necessario farlo in quanto unico
modo per comprendere laltro e condividere con lui le sue forme di resistenza, se lo si
affronta da soli un luogo rischioso, ma se si in gruppo la riluttanza aumenta.

45

Gloria Anzalda, Borderlands: La Frontera, San Francisco, Aunt Lute Books, 1999, p. 102.

30

To be in the margin is to be part of the whole but outside the main body. As
black Americans living in a small Kentucky town, the railroad tracks were a
daily reminder or our marginality. [...] We could enter that world but we
could not live there. [...] There were laws to ensure our return. Not to return
was to risk being punished. Living as we did - on the edge - we developed a
particular way of seeing reality. [...] We focused our attention on the center
as well as on the margin. [...] Our survival depended on an ongoing public
awareness of the separation between margin and center and an ongoing
private acknowledgment that we were a necessary, vital part of that whole.
[...] These statements identify marginality as much more than a site of
deprivation; in fact i was saying just the opposite, that is also the site of
radical possibility, a space of resistance. 46

La marginalit di bell hooks, il luogo centrale in cui far nascere il discorso controegemonico che non sia soltanto nelle parole ma anche nelle abitudini e nella vita
quotidiana di ognuno di noi. Il margine diventa un sito, un posto dove potersi appigliare
invece che scappare via, perch proprio da qui che si coltiva la resistenza, una
resistenza che possa dare la possibilit a chiunque di immaginare e sperare in un mondo
diverso.
Homi Bhabha, seguendo le riflessioni di Anzalda e hooks suggerisce piuttosto di
interpellare libridit delle culture invece che cercare le differenze culturali o
meravigliarsi davanti al multiculturalismo. In The Location of Culture, Bhabha shows
how the legitimating narratives of cultural domination can be displaced to reveal a third
space. Here, the most creative forms of cultural identity are produced on the boundaries
in-between forms of difference, in the intersections and overlaps across the spheres of
class, gender, race, nation, generation, location47 . Il terzo spazio di Bhabha dunque
pi legato alla differenziazione culturale, pi labile e sottomesso ad una temporalit
fluida che permette libridazione.

46

Bell Hooks, Yearnings: Race Gender and Cultural Politics, New York, South End Press,
1990, p. 206.
47Homi Bhabha, The Location of Culture,Abingdon Oxon, Routledge, 2004, p. 10.

31

In conclusione, questo terzo spazio un mondo possibile che nasce sempre da un


processo di deterritorializzazione, compito della letteratura essendo uno spazio
transizionale del discorso la cui funzione rimodellare continuamente i confini delle
differenze48 esplorarlo facendo emergere nuove soggettivit fluide che siano in grado
di muoversi allinterno di uno spazio finalmente eterogeneo.

2.6 LA MAPPA POSTMODERNA. JAUNE QUICK-TO-SEE-SMITH

Dallinizio dei tempi la mappa, nata come rappresentazione di un mondo possibilmente


navigabile durante linizio del IV-V secolo passata ad essere, man mano che luomo
scopriva la grandezza del territorio, una vera e propria speculazione sul mondo. La
storia della mappa ha seguito tre tappe delloccupazione mondiale (o occidentale)
individuate da Christian Jacob: la fondazione di citt e colonie nel bacino mediterraneo
(VI-V secolo); la spedizione di Alessandro in Persia e India (IV secolo); lespansione
romana, che introdurr il rilievo topografico degli spazi familiari e luniversalit del
progetto descrittivo e/o cartografico (favorito dai geografi ellenizzati come Strabone e
Tolomeo)49 . In queste epoche di grande espansione territoriale la geografia del mondo
era ancora incerta ed era soprattutto leroe a dettare legge sugli spazi della terra. Il
legame tra il reale e limmaginario era ancora molto labile, gli spazi geografici erano
ancora spazi in cui gli eroi potevano dimostrare la loro bravura e coraggio. Durante il
Medioevo la cartina non cambi funzione, tuttavia una differenza ci fu: il mondo era
sotto il patrocinio di Dio; disegnato seguendo una forma OT dove O era riferito alle
dimensioni della terra tonda e T ai limiti dei tre continenti racchiusi nel cerchio: Asia,
Europa, Africa. Al centro era collocata Gerusalemme, terra santa per eccellenza. I mari
e gli oceani delle cartine del 1500 erano popolati da draghi e temibili mostri marini.
Con il Rinascimento e un ancoraggio maggiore al pensiero razionale le cartografie si
trasformano notevolmente. Due furono i fattori cruciali: il criterio proporzionale della
48

Paola Zaccaria, Mappe senza frontiere. Cartografie letterarie dal Modernismo al


Transnazionalismo, Bari, Palomar athenaeum, 1999, p. 18.
49 Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, p. 83.

32

scala e il punto di vista verticale sancito dallaffermazione della prospettiva. Nel XVII
secolo il processo di spazializzazione cambiava velocemente, il calcolo della
longitudine permise di fissare le coordinate delle nuove terre scoperte: il mondo si
stabilizzava proprio mentre si affinavano le cartine e si accentuava il fenomeno
coloniale50.
Alla fine dellOttocento il mondo era definitivamente percepito come una totalit,
unentit chiusa su se stessa, gli spazi bianchi che Joseph Conrad vedeva apparire nello
spazio che riguardava lAfrica furono presto conquistati/colorati. La sensazione di
vivere un mondo troppo pieno, la sensazione di violazione degli spazi, la sensazione di
irrealt suggerita dalla rappresentazione del mondo disegnata su un pezzo di carta, la
sensazione di confini oltraggiati da impetuosi progetti nazionalisti impregna gran parte
della letteratura postcoloniale. Rivendicazione degli spazi e ricollocazione su base
egualitaria dei caratteri morfologici e socio-storici del mondo di appartenenza51
costituiscono la forza di tutti gli scrittori provenienti dalle ex colonie.

Un presupposto fondamentale che introduce il lavoro di Jaune Quick-to-See Smith


artista nativa americana (di cui si fornisce unesempio in questa tesi) quello per cui
lodierna rappresentazione della mappa, in questo caso quella degli Stati Uniti
dAmerica, disegnata e perci impressa in tutte le menti del mondo, sopra una storia,
sopra un popolo, sopra una cultura nativa che oramai completamente cancellata e
rimpiazzata dalluomo americano contemporaneo. Lintento dellartista fortemente
decostruttivo e demistificatorio nei confronti della cartografia occidentale moderna. Se
tracciare una mappa un modo di controllare il territorio, un atto di potere, lo spazio
occupato dai colonizzati, [...] sar necessariamente delineato non dai confini segnati dai
vincitori, ma dalle storie dei vinti, contrapponendo alla falsit [...] della mappa, la
sincerit, la veridicit, dellimmaginazione e della fantasia 52.
50

Ibidem, p. 85.
Giulio Iacoli, Le carte parlano chiaro. Strategie di interferenza testo-mappa nella letteratura
contemporanea in Guglielmi Marina, Iacoli Giulio (a cura di), Piani sul mondo. Le mappe
nellimmaginazione letteraria, Macerata, Quodlibet, 2012, p.128.
52 Albertazzi Silvia, Perch nessuno ama i cartografi? Le mappe disorientati della narrativa
postmoderna in Guglielmi Marina, Iacoli Giulio (a cura di), Piani sul mondo. Le mappe
nellimmaginazione letteraria, Macerata, Quodlibet, 2012, pp.176,177.
51

33

Jaune Quick-to-See Smith nata nella Confederated Salish and Kootenai Reservation
nel Montana nel 1940 ed membro partecipe delle Flathead Nation, discendente da
French Cree e da antenati Shoshoni. Consegu un bacalaureat in Educazione Artistica
nel Framingham State College in Massachusetts nel 1967 e di conseguenza ottenne nel
1980 un diploma in Master of Arts allUniversit del Nuovo Messico. Fu a partire dagli
anni 70 che Quick-to-See Smith inizi il suo percorso come artista pittrice. Lavor
come curatrice di musei e gallerie darte, organizz diverse mostre collettive, tenne
conferenze, lezioni, laboratori artistici in quasi tutto il continente con lo scopo di
promuovere e dare voce allarte di tantissimi Indiani dAmerica, contributo speciale fu
quello di aver dato importanza significativa allo svolgimento del Native American Art
Movement negli Stati Uniti. Oggi una delle artiste pi prolifiche per quanto riguarda le
tradizioni artistiche del suo mondo nativo, contrapposte e giustapposte a simboli e
stereotipi appartenenti alla tradizione postcontemporanea americana. I am a post
modernist messenger as one curator labeled me and I think that label fits 53 dice Jaune
Quick-to-See Smith in unintervista rilasciata per un sito internet chiamato
Contemporary North American Indigenous Artists.
Il lavoro qui presente mostra due cartine degli Stati Uniti dAmerica, si tratta di
giustapposizioni provocatorie di alcuni materiali (colori, parole, fogli) con intento di
ricontestualizzare il modo in cui lo spettatore comprende non solo la relazione culturale
fra Euro-American e Indigenous American, ma anche dimostrare come lei, artista delle
Flathead Nation, coglie alcuni temi in entrambe queste culture.
La prima opera si chiama State Names (2000), la rappresentazione spaziale ha qui la
funzione di palinsesto sul quale mostrare una colonizzazione sgocciolante che, man
mano che la vernice cola, riporta alla luce, come se fosse quella la vera realt, una
popolazione aborigena sostituita e cancellata.
I nomi degli Stati che appaiono sotto la vernice colante sono parole native americane
come Wyoming, parola che deriva dal Delaware Indian e significa mountains and

53

http://contemporarynativeartists.tumblr.com/post/6346633044/jaune-quick-to-see-smithsalish-kootenai (visitato 01/2014).

34

valleys alternating e Kansas dal Sioux che significa people of the south wint54 .
Mentre gli stati lasciati in bianco sono quegli stati il cui nome non deriva dallindiano
originale o non sono nomi tipici degli Indiani dAmerica.

Nel catalogo espositivo al libro Postmodern Messenger scritto dalla Quick-to-See Smith
dice:

We are the original owners of this country. Our land was stolen
from us by the Euro- American invaders [...] I cant say strongly
enough that my maps are about stolen lands, our very heritage,
our cultures, our worldview, our being [...] Every map is a
political map and tells a story---that we are alive everywhere
across this nation.55

54

http://www.smithsonianconference.org/expert/wp-content/uploads/2010/04/
Jaune_QuickToSeeSmith.pdf (visitato 01/2014).
55 http://www.smithsonianconference.org/expert/wp-content/uploads/2010/04/
Jaune_QuickToSeeSmith.pdf (visitato 01/2014).

35

Le sue mappe costituiscono una vera forma di resistenza in cui la voce dei nativi a
parlare, come si vedr nella seconda opera dal titolo Where do we come from? (2000).

Ancora una volta la mappa degli Stati Uniti ad essere rappresentata, gli stati sono
colorati con 5 colori diversi, c confusione, i confini non sono definiti, la vernice
sgocciola da un quadretto allaltro sottolineando ancora la precariet e linstabilit dei
nuovi stati. Soltanto i caratteri che compongono le tre domande - Where do we come
from? What are we? Where are we going? - scritte in maiuscolo non hanno sbavature e
sono chiaramente leggibili. Le domande nascondono qualcosa di inquietante, sono
dirette allo spettatore e lo tirano in causa anzi tirano in causa un we (noi) collettivo, si
insinuano nel profondo delluomo e vanno a provocare solide certezze. Il potere
dellopera sta proprio nelle riposte mancanti, il potere dellopera il silenzio che essa
invoca.

36

3.0 LETTERATURA E REALTA, REALE E FINZIONE

3.1 LA LETTERATURA E IL REALE


Il dibattito sulla relazione fra reale e finzione, referente e rappresentazione finzionale
da tanto tempo disputa centrale di autori, critici e teorici della letteratura. Ci si limiter
qui a seguire gli esempi e gli studi proposti da Bertrand Westhpal, riportati nel suo libro
Geocritica. Reale, Finzione, Spazio.
Essendo la letteratura espressione della realt, essa pu senza problemi modificarla
aggiungendovi qualcosa che prima non cera oppure crearne una nuova che non sia n
immediatamente percepibile n necessariamente materiale. In questo modo il mondo
finzionale sar colto non come riproduzione ovvero ripetizione dei fatti della realt ma
come una ri-produzione, una nuova fabbricazione che muove da questi, li ricompone
immaginativamente e li organizza entro un mondo originale56. Lautore di un testo
letterario attinge dal reale una sua visione del mondo che riporter sullo spazio di
rappresentazione (la pagina) attraverso parole e immaginazione, lautore libero di
creare mondi possibili non necessariamente identici alla realt ma che possano in
qualche modo assomigliare alla realt.
Il discorso sullo spazio, scrive Lefebvre, implica una verit dello spazio, che non pu
provenire da un luogo situato nello spazio ma da un luogo immaginario e reale, e
dunque surreale e tuttavia concreto 57. Le parole assieme alle immagini, ai suoni, ai
gesti fanno nascere il lavoro poetico, danno forma ad un discorso letterario e artistico
che interagisce con la percezione e la produzione dello spazio modificandolo.

56

Luca Raimondi, Il geografo riluttante. R.K. Narayan e il mondo di Malgudi, Dottorato di


ricerca in Letterature Moderne, Comparate, Postcoloniali, Alma Mater Studiorum-Universit di
Bologna, 2013, p. 50.
57 Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p.110.

37

3.2 LA TEORIA DEI MONDI POSSIBILI

Even-Zohar, data la precaria relazione che lega il testo al referente ha concentrato


lattenzione su questultimo facendolo diventare un realema ovvero un indicatore di
codici culturali della realt in un contesto a geometria variabile. Per Dolezel, linsieme
dei realemi costituisce il proto-mondo che, assieme agli eterocosmi, va a formare la
costellazione dei mondi possibili58. Seguendo questa linea il confine tra reale e
finzione soggetto a scomparire avvicinandosi, in questo senso, alla teoria
dellintertestualit: il proto-mondo una sorta di ipo-mondo attorno al quale si
organizzano degli iper-mondi, o [...] un mondo matrice che produce mondi derivati59.
Il passaggio da un mondo allaltro costituisce una zona, uno spazio eterotopico.
Secondo Dolezel, un esempio di questi mondi data dai mondi finzionali costruiti e
conservati nel testo senza dimenticare per che i mondi finzionali sono infinitamente
variabilli e si reggono sulla compossibilit, unico principio dordine che loro richiesto.
Un esempio: un protagonista di un racconto pu non morire in un dato posto ma non
pu morire due volte in due luoghi differenti a meno che il procedimento letterario non
sia ampiamente giustificato. Le tre caratteristiche dei mondi possibili sono:
incompletezza, avere una macrostruttura omogenea o eterogenea, essere il risultato della
poeticit testuale.
La teoria dei mondi risulta essere molto interessante nellambito di unanalisi di
rappresentazioni letterarie dello spazio ma la questione vedere se spazio letterario e
spazio reale siano entrambi parte di un modello a mondi molteplici o di un modello a
mondo unico. Ancora una soluzione non stata avanzata, la domanda che concerne
maggiormente lambito geocrito la seguente: lo spazio rappresentato in letteratura
interagisce o meno con ci che si trova al suo esterno? Se la risposta affermativa gli
spazi reali e gli spazi finzionali coesisterebbero grazie ad un referente comune.
Westphal avanza una proposta, una tripartizione che possa mostrare come cambiano i
metodi di concezione della spazialit finzionale.

58

Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p.136.
p. 136.

59Ibiem,

38

3.3 CONSENSO OMOTOPICO, INTERFERENZA ETEROTOPICA, EXCURSUS


UTOPICO.
Consenso omotopico. Se la relazione fra referente e rappresentazione finzionale
plausibile andrebbe individuato qual lelemento che autorizza lavvicinamento fra i
due termini. Molti sono gli scrittori che hanno dedicato la loro opera ad una citt,
Balzac a Parigi, Kafka a New York, Joyce a Dublino, per ognuno di questi casi esiste
una relazione fra Parigi, New York, Dublino e le loro rappresentazioni letterarie, una
relazione che, per tutti e tre gli autori segnata da un consenso omotopico.
Approfondendo meglio, le propriet virtuali espresse attraverso il racconto si
aggiungono alle propriet progressivamente attualizzate nel referente. Il consenso
omotopico presuppone che nella rappresentazione del referente il legame sia indicato
per via di una serie di realemi espliciti; la verosimiglianza diventa un criterio
necessario. Lesempio che fornische Westphal quello della rappresentazione da parte
di D.H. Lawrence, Albert TSerstevens e Andr Pieyre de Mandiargues dellantica torre
che si trova a Santa Lucia di Siniscola, in Sardegna. Ognuno di loro ha descritto la
forma della torre in modo diverso, per Lawrence doppia, per TSerstevens tonda e
per Mandiargues a pianta quadrata. Poco importa quale delle tre sia quella vera, ci
che conta che la finzione non riproduce il reale, ma attualizza delle nuove virtualit
inespresse che possono cos interagire con il reale60.
Interferenza eterotopica. In questo caso il referente e la sua rappresentazione non sono
collegabili luno con laltro, anzi la finzione gioca con il referente. Enrico Brizzi in
Bastogne ha sovrapposto la citt di Bologna con quella di Nizza sovrapponendo luoghi
e ambienti di una con quelli dellaltra creando la pi totale confusione.
Excursus utopico. Il referente reale non ha pi un legame stabile cos lutopia, il nonluogo e pu articolare le sue rappresentazioni in qualsiasi modo possibile. Sotto questa
categoria ci sono, oltre allutopia della citt ideale anche la distopia e la fantascienza.

Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 146.

60

39

Se da un lato lomotopia presuppone una compatibilit fra spazio referenziale e la sua


rappresentazione finzionale e leterotopia mette in contraddizione le due istanze,
dallaltro, lutopia attiva un incompatibilit che conduce ad un bivio: o il racconto si
sviluppa al margine del referente o si articola intorno a un referente proiettato in un
futuro de-realizzante. 61

61

Ibidem, p. 155.

40

4.0 LA GEOCRITICA

4.1 LO SPAZIO AL CENTRO DELLOPERA

In letteratura il referente e le sue rappresentazioni, come si avuto modo di constatare


nei paragrafi precedenti sono interdipendenti ed interattivi, legati tra loro da una
relazione dinamica in continua evoluzione. In questo contesto la geocritica,
contrariamente ad altri studi letterari riguardanti lo spazio, pone il luogo al centro del
discorso costituendo unanalisi geocentrica. Lattenzione del geocritico dunque non sar
rivolta allautore e/o alla sua opera ma al referente spaziale. In altri termini, ci si
muover dallo scrittore verso il luogo e non pi dal luogo verso lo scrittore, seguendo il
filo di una cronologia complessa e di una pluralit di punti di vista62. Lo spazio preso
in esame da questa disciplina, essendo polifonico ed eterogeneo genera una prospettiva
mobile e dinamica escludendo di conseguenza una rappresentazione statica ed
omogenea.
Il metodo di analisi della geocritca, considerando appunto lautore come uno degli
ingranaggi dellopera e lo spazio come possibile referente, diventa una solida
piattaforma da cui diversi scrittori possono attingere. Lo sguardo non sar pi da
intendere come unico punto di vista, esso si trasformer in una molteplicit di sguardi.
Secondo questa prospettiva, la relazione bipolare tra alterit e identit verr esclusa
perch retta da una semplice azione, sar linterazione fra essi in quanto rappresenta un
moto non solo di andata (osservatore unico che guarda uno spazio) ma di andata e
ritorno (osservatore che guarda sar di conseguenza guardato) a comportare finalmente
una reciprocit di sguardi. Il principio della geocritica risiede nel confronto di ottiche
individuali che si correggono, alimentano e arricchiscono vicendevolmente.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la fine del modernismo iniziato un processo di
de-costruzione e di ridefinizione di tanti confini territoriali, le cartine non solo dEuropa
ma anche quelle dellAfrica, del Sud-America e dellAustralia sono state ridisegnate
62Ibidem,

p.159.

41

allindomani del processo di decolonizzazione, finalmente le popolazioni autoctone che


fino a poco prima erano condannate al silenzio sono potute riemergere e, grazie alla
letteratura hanno avuto modo di rifondare una propria cultura e una propria geografia.
E in questo periodo che la linea divisoria fra referente e rappresentazione si assottiglia,
stimolando linteresse della geocritica. Questa disciplina intende infatti identificare
quali siano e come operino le frontiere interattive fra materiale e immaginario, mettendo
insieme una serie di rappresentazioni dellAltro che possano mostrare levoluzione dello
spazio. Se uno spazio vissuto e percepito rappresentato da pi di uno scrittore
inevitabile che esso sia centrato ovvero, secondo questo ambito di studi, geocentrato:
spazio-oggetto della rappresentazione individuale soggettiva.
Il percorso geocritico deve inoltre considerare altri due punti importanti: il primo
quello di tenere presente le rappresentazioni spaziali studiate e mostrate da altre forme
artistiche: il cinema, la fotografia, la pittura, chiamando in causa la realt materiale e le
coordinate spazio-temporali per poter trarne una rappresentazione estetica. Il secondo
quello di trarre profitto dalle ricerche condotte dai geografi e seguire gli studi filosofici,
in quanto supportano e alimentano il ragionamento geocritico, posizionando il mondo in
una prospettiva dinamica, attribuendogli mille e diverse sfaccettature.
Riassumendo, la specificit della geocritica risiede nellimportanza che essa assegna
alla molteplicit di punti di vista, plurali ed eterogenei di un unico spazio che diventa
anche unico oggetto centrale del metodo di analisi.

4.2 LA MULTIFOCALIZZAZIONE E LA POLISENSORIALITA

La distinzione fra uomini e culture si basa da sempre sul potere dello sguardo, uno
sguardo di confronto fra un individuo che si trova in un contesto di riferimento e
unaltro individuo che non appartiene allambito del familiare del primo situandosi di
conseguenza fuori dal campo percettivo. Guardare laltro con spavento, stupore e
indifferenza, alimenta un discorso rivolto e riservato solamente al proprio simile. Spesso
losservatore quando si trova davanti allalterit la valuta e la giudica trasformando il

42

giudizio in un pretesto per legittimare la parola destinata a riportare lAltro al S; il


colonizzatore che osserva il colonizzato, una cultura osservante si concentra su una
cultura osservata il cui statuto di cultura e civilt quasi sempre delegittimato. Questa
unidirezionalit dello sguardo fortunatamente non dur per sempre; il processo di
decolonizzazione, il postcolonialismo che port alla scissione di centro e periferia
dando voce a tante minoranze etniche, religiose e sessuali e il postmodernismo che
port alla frammentazione del senso di nazione e alla fine dellegemonia delle
letterature euro-centrate hanno dato vita ad un multiculturalismo finalmente ricco di
voci e sguardi diversi. Uomini e donne che erano stati guardati per decenni, se non
per secoli, ad un tratto si sono messi a guardare il guardante tradizionale, seguendolo
fin sul suo territorio, situato da qualche parte tra deterritorializzazione e
riterritorializzazione, e comunque sottoposto a un grande rinnovamento culturale63.
La multifocalizzazione importante per la geocritica perch senza una moltitudine di
testi e immagini a cui fare riferimento si rischierebbe di cadere nelle generalizzazioni e
nei discorsi stereotipati, invece che stanarli ed esporli in quanto tali. Altro elemento
importante riguarda il referente che complica sensibilmente la tipologia delle categorie
focali. E necessario identificare quale sia il punto di vista dellautore, come esso
percepisce il mondo e quali sono le modalit con cui questo suo punto di vista viene
esposto nellopera, quindi bisogna interrogarsi sul legame che unisce la percezione
autoriale con la rappresentazione artistica. Molto spesso il punto di vista dellautore
coincide con quello del suo narratore, ma pu accadere che lo scrittore ribalti il proprio
punto di osservazione utilizzando le parole di un narratore o un personaggio del
racconto per dimostrare che in disaccordo con lui.
Compito del geocritico quello di prendere sempre in considerazione il punto di vista inteso come la relazione tra lo spazio di riferimento e losservatore il quale ha con
questo spazio una serie di rapporti - che pu a sua volta essere endogeno, esogeno o
allogeno, stando attento alla loro interazione. Una volta che lo spazio preso in
considerazione percepito da una prospettiva multifocale saranno finalmente le identit
che lo percorrono ad emergere.

63

Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 174.

43

La reticolazione multifocale permette il (pacifico) confronto delle differenti


alterit, ma anche il superamento dellalterit stessa in seno a uno spazio
diventato finalmente comune. Se lalterit si giudica a partire dalla distanza
tra osservatore e oggetto osservato, in questo caso lo scarto non pu che
ridursi notevolmente poich loggetto osservato (lo spazio preso in esame) si
trova sottoposto a sguardi incrociati, alcuni dei quali saranno endogeni, altri
esogeni e altri ancora allogeni64.

In Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio questo concetto il centro


attorno al quale gira tutto il racconto: lascensore diventa il piano focale su cui diversi
tipi di sguardo: allogeno, esogeno e endogeno si intersecano lasciando emergere un
possibile confronto e superamento di diverse identit, portando allesclusione della
materializzazione di un discorso omogeneo che porterebbe soltanto alla singolarit.
I personaggi del racconto, cos come lautore e tutte le altre persone, aderiscono al
mondo non solo attraverso lo sguardo ma anche grazie agli altri quattro sensi, la
polisensorialit contribuisce alla strutturazione e alla definizione dello spazio ed
influisce sulla rappresentazione del mondo circostante.

4.3 GLI STRATI DEL TEMPO

Il tempo e la temporalit nella letteratura che riguarda lo spazio sono collegati dalla
relativit del punto di vista. Un medesimo istante assume e assumer sempre una
valenza differente per tutte le persone che lo vivono e a seconda di dove esse si trovano
avr una diversa influenza sul luogo. Lo spazio si colloca allintersezione tra istante e
durata; la superficie esteriore poggia su una compattezza di strati dilazionati nel tempo,
che possono riemergere in qualsiasi momento 65. Il presente di uno spazio deve
relazionarsi con il proprio passato in una logica stratigrafica66. La geocritica si occupa

64

Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 180.

65Ibidem,
66

p. 190.

Idem.

44

dunque dellimpatto del tempo sulla percezione dello spazio, evidenziando che
lattualit degli spazi umani multiforme e che il presente vi soggiace a ritmi sincopati i
quali rendono la rappresentazione complessa e arzigogolata. E la citt con le sue strade,
i suoi monumenti, le sue storie a rappresentare una superficie spaziale plurale ed
eterogenea i cui strati la riempiono di Storia. Lessenza di una citt, come vedremo nel
capitolo successivo, si trova allintersezione fra spazio e tempo.

45

Capitolo due

SCONTRO DI CIVILT PER UN ASCENSORE A PIAZZA VITTORIO


Amara Lakhous

We who are not the same.


We who are many and do not want to be the same .
Notes toward a Politics of Location, Adrienne Rich (1984)

Il lavoro che segue un tentativo di analisi geocritica del racconto di Amara Lakhous
Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio. Seguendo le teorie avanzate dal
critico Bertrand Westphal in Geocritica. Reale, Finzione, Spazio si cercato di porre il
luogo, in questo caso lascensore, al centro dellanalisi. La geocritica propone una
messa in discussione dellapparente fissit di un reale stabile e uniforme attraverso
ladozione di una concezione dinamica che vede lo spazio come la risultante
dellinterazione tra i diversi agenti sociali che lo attraversano, vivono, simbolizzano,
praticano e sovvertono 67. Lanalisi si baser dunque sul luogo inteso come referente
spaziale, e non pi sullautore e la sua opera. Una volta sondata la referenzialit dello
spazio esso diventa un campo multifocale in cui la relazione bipolare tra alterit e
identit non pi retta da una semplice azione, ma da uniterazione, e questo comporta
finalmente una reciprocit di sguardi68 . Lo spazio, diventato multifocale e
polisensiorale necessita unagente-corpo che dia misura al mondo e che gli conferisca
una consistenza spazio-temporale. Il corpo inteso nel suo aspetto fisico e sociale si
muove, si costruisce e si modifica allinterno di uno spazio che va, tornando al racconto
di Lakhous, da una sfera chiusa dellintimit e della quotidianit a quella aperta della
macro citt. A seconda del luogo in cui esso si trova deve necessariamente interagire
con laltro provocando appunto uno scontro fra civilt.
67Luca

Raimondi, Il geografo riluttante. R.K. Narayan e il mondo di Malgudi, Dottorato di


ricerca in Letterature Moderne, Comparate, Postcoloniali, Alma Mater Studiorum-Universit di
Bologna, 2013, p. 8.
68 Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 160.

46

Punto centrale lascensore di un palazzo situato a Piazza Vittorio allinterno del quale
coabitano diverse e inconsuete identit coinvolte nella sfida e nel superamento di
discriminazioni e stereotipi legati a logiche di appartenenza che paradossalmente
legittimano criteri di esclusione69 : c litaliano che viene dal Sud Italia e porta con se
un bagaglio di pesanti ideologie legate ad un passato in cui uomini del Sud si dirigevano
verso il nord in cerca di lavoro (Benedetta Esposito), c limmigrato che viene dal Sud
del Sud fuggito dal proprio paese e dal proprio passato (Parviz Mansoor Samadi, Iqbal
Amir Allah, Abdallah Ben Kadour, Ahmed); c litaliano del Nord che immigrando al
Sud si portato con se quella chiusura mentale fondata su luoghi comuni ancora
ancorati ad un passato in cui il Nord era uno spazio economicamente pi prolifico e
civilmente pi organizzato (Antonio Marini); c la classica badante o colf straniera,
arrivata in Italia in cerca di lavoro e denaro con la speranza di avere una vita migliore
(Maria Gonzalez); c il ragazzo del nord Europa, straniero ma non immigrato, arrivato
a Roma per un suo progetto cinematografico highlight[ing] his privileged status as a
long- term European visitor to Rome70 (Johan van Marten) e infine c limmancabile
italiano del luogo, intrappolato nella bolla ideologica culturale degli insegnamenti
mediatici. ... I media italiani da circa ventanni ripropongono unimmagine statica e
immutabile dellimmigrazione, che viene cos ridotta alla dimensione dellemergenza
[...] associata ad una costruzione ansiogena che enfatizza le paure dellinvasione, del
degrado e della criminalit 71.
Situazioni analoghe ma per nulla comprensibili una con laltra, situazioni che sempre
pi mirano e modificano il significato di italianit e nazione, situazioni che grazie alla
reciprocit dei loro sguardi potrebbero rappresentare quella modernit liquida di cui
parla Bauman. Prima di lui furono Marx e Engels, in un passo famoso del Manifesto del
partito comunista [1848] a gettare le fondamenta:

69

Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 199.
Graziella Parati, Where Do Migrants Live? Amara Lakhouss Scontro di civilt per un
ascensore a Piazza Vittorio, in Annali di italianistica 28 (2010). Capital City: Rome, 1870-2010,
Chapel Hill, Carolina del Nord, 2010, p. 434.
71 Chiara Mengozzi, Narrazioni contese. Ventanni di scritture italiane della migrazione, Roma,
Carocci Editore, 2013, p. 14.
70

47

Tutti i rapporti solidi e arrugginiti, [...] vengono sciolti [liquefatti], tutti i


rapporti nuovi invecchiano, prima che riescano a solidificarsi. Tutto ci che
solido e stabile evapora nellaria, tutto ci che sacro viene profanato e gli
uomini sono alla fine costretti a guardare con sguardo passionato [sobrio] le
loro reali condizioni di vita e i rapporti con i propri simili. 72

Tutte le esperienze, le vicissitudini, le difficolt che ogni personaggio ha dovuto


superare per farlo arrivare a dove ora riguardano una vita passata oramai solidificata e
di conseguenza evaporata. La loro difficolt nascosta nella nuova condizione in cui si
trovano: affrontare i propri timori e pregiudizi al fine di trovare un punto dincontro lutilizzo dellascensore - con laltro diverso. Le storie narrate sono appunto intrecciate
una con laltra per mezzo di un ascensore. Ogni personaggio racconta una propria
verit, una sorta di mappa fisica e mentale che, a seconda della percezione che
ciascuno di loro ha dello spazio in cui vive, si sviluppa insieme a quella dellaltro, il
diverso andando infine a creare legami geograficamente trasgressivi. La trasgressione
risiede anche nello scarto, nella traiettoria nuova, imprevista e imprevedibile73. Queste
verit, narrate in prima persona, sono seguite da ululati, Ahmed/Amedeo,
osservatore e narratore che a distanza commenta sul personaggio precedente. Ahmed/
Amedeo personaggio/protagonista si trova in-between due identit: una legata al passato
e una legata al presente-futuro; il suo essere duplice gli permette di diventare a
mediating reader of difference. 74

Dopo che il corpo senza vita di Lorenzo Manfredini, detto il Gladiatore, viene trovato
allinterno dellascensore, il/la lettore/lettrice, come se fosse un/a investigatore/
investigatrice, si ritrova ad ascoltare linterpretazione dei fatti da parte di dieci
personaggi: alcuni abitanti del condominio altri del quartiere di piazza Vittorio. Non

72

Giuliana Benvenuti, Remo Ceserani, La letteratura nellet globale, Bologna, Il Mulino,


2011,p. 60.
73 Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 70.
74 Graziella Parati, Where Do Migrants Live? Amara Lakhouss Scontro di civilt per un
ascensore a Piazza Vittorio, in Annali di italianistica 28 (2010). Capital City: Rome, 1870-2010,
Chapel Hill, Carolina del Nord, 2010, p. 434.

48

appena ci si addentra nella storia si capisce che il presunto colpevole Amedeo sparito
improvvisamente il giorno della morte della vittima.
Lidentit di questo personaggio/narratore rimane confusa fino alla fine del libro, le sole
informazioni che si ottengono sono contraddittorie: per alcuni sicuramente italiano
perch si dimostra comprensivo, disponibile e soprattutto perch conosce Roma meglio
dei tassisti; per altri non italiano ma nonostante ci si dimostra solidale nellaiutare i
suoi amici a sopravvivere in una citt e in una burocrazia che sottintende lesclusione.
Il/la lettore/lettrice si ritrova allinterno di un contesto in cui lessere italiano viene
messo in discussione, improvvisamente il famigliare e il non famigliare si mescolano
confondendo il lettore/la lettrice che improvvisamente si accorge di essere trasportato/a
in uno spazio altro, una sorta di limbo deterritorializzato. La deterritorializzazione
ammorbidisce la rigidit dei capisaldi tradizionali, stimola la proliferazione di centri
focali e una globale oscillazione del sistema di riferimento75 . Solamente Ahmed/
Amedeo76 pu giocare entrando ed uscendo liberamente dai confini individuali che ogni
personaggio, singolarmente, ha eretto lasciando losservatore/losservatrice davanti a
verit che lui/lei stesso/a deve interpretare. Una storia narrata secondo un principio
multiprospettico, [...] chiede al lettore una partecipazione pi attiva [...] perch sono le
sue certezze a diventare instabili e precarie. 77

Per Parviz Mansoor Samadi lascensore uno strumento di meditazione78 , il suo


movimento verticale, dal basso verso lalto e viceversa rispecchia landamento della
vita, sempre alti e bassi e sempre in pericolo di guasto. Fuggito dallIran come rifugiato
politico cerca nella citt di Roma luoghi che possano riallacciarsi alla sua terra. I suoi
viaggi vanno dalle cucine di ristoranti alla piazza Santa Maria Maggiore, dalla questura
ad Amedeo dove finalmente trova pace. Per lui la citt diventa incubo ed esclusione,
trova conforto nellalcol, nei piccioni e in Amedeo. Si cuce la bocca dopo che lAlto
75

Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 190.
Luso alternato di Ahmed e Amedeo e Ahmed/Amedeo voluto in quanto i due nomi
appartengono alla stessa persona fisica ma a due vite diverse.
77 Donata Meneghelli, Storie proprio cos, il racconto nellera della narrativiti totale,
Bologna, Morellini Editore, 2013, p.121.
78 Amara Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, p.16.
76

49

Commissariato per i Rifugiati non accoglie la sua richiesta di permesso perch non
crede che sia un rifugiato politico, Amedeo lunico a convincerlo ad andare in
ospedale. Amedeo per Parviz un porto dove poter attraccare e fermarsi, una sorta di
luogo/rifugio dove pu trovare tutto quello che la citt costantemente gli vieta. Anzi,
non posso immaginare Roma senza Amedeo79 confessa Parviz. Accoglienza, simpatia,
sorriso li trova solamente in Amedeo che saltuariamente gli permette di usare la sua
cucina.
Gli spazi del di dentro, quelli dellintimit sono per Parviz protezione, lui stesso dice
che la cucina lunico spazio che dia tranquillit al [suo] cuore ferito non tanto
perch cucinare gli ricorda le spezie e la tradizione lasciata alle spalle ma perch il
dentro lo protegge da quel fuori della frammentazione, dove partiti politici come Forza
Italia promuovono la separazione del paese stesso. Per lui gli spazi diventano per la
maggior parte inabitabili, sono trappole che cerca di rimodellare adattando la
conformit dellaltro alla sua: vorrebbe il divieto di mangiare la pizza in luoghi
pubblici, vorrebbe dare liberamente cibo ai piccioni e vorrebbe insegnare agli italiani
che mangiare troppa pasta nuoce alla salute, tentativi ovviamente falliti. Chiuso in un
mondo che non gli appartiene e in una lingua dellincompatibilit 80 , la sua vita come il
suo ingresso in ascensore sono regolati da altre persone. Nel palazzo la portinaia
Benedetta Esposito a fungere da cane da guardia allascensore, lei che regola i
permessi dentrata e di uscita.

Benedetta Esposito, immigrata a Roma da Napoli, rappresenta quella classe media


italiana che si accontenta delle mezze verit: ...Giulio Andreotti: dopo aver servito lo
stato per decenni, stato accusato di essere uno della mafia! Mar, aiutace tu! Anzi,
lhanno accusato di aver baciato in bocca Riina! Che scuorno! Che scandalo!81 , ascolta
la tv, in particolare quei canali televisivi gestiti da quella classe politica che da sempre
79 Amara

Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, p .20.
80 Parte dei malintesi fra lui e la portinaia del palazzo sono giochi linguistici fra lappellativo
guagli interpretato da Parviz come cazzo e la parola merci a sua volta interpretata da
Benedetta come cazzo.
81 Amara Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, p. 31.

50

ha basato la sua mediazione con i cittadini attraverso un lavaggio di cervello fatto


anchesso da mezze verit e immagini statiche Mio figlio Gennaro mi ha consigliato
di votare per Forza Italia, dice di aver sentito Berlusconi in televisione giurare sulla
testa dei figli che ci trasformer in ricconi come lui82 . Gente che si accontenta di poco,
che preferisce la superficialit e la sicurezza dei luoghi comuni, litaliano medio,
lavoratore e per la maggior parte anziano che per comodit getta la colpa sullaltro, il
diverso per forza immigrato e per forza delinquente. Bisogna cacciare i lavoratori
immigrati e mettere al loro posto i nostri poveri figli83 , Vivere con loro impossibile.
Tengono religioni, abitudini e tradizioni diverse dalle nostre. [...] io non sono razzista,
ma questa la verit! Lo dice pure Bruno Vespa.84 Dunque per Benedetta Esposito,
anziana, lavoratrice appartenente alla classe media italiana, lascensore diventa simbolo
della posizione sociale-lavorativa raggiunta dopo quarantanni di lavoro e che adesso,
lascensore come lItalia minacciato da identit straniere che vi transitano portando
con s insolite abitudini, incomprensibili ai pi ma utili per una nuova mappatura degli
spazi. Nel palazzo di piazza Vittorio proprio lei che controlla e decide lammissione
alla civilt moderna. Stando alla sua logica necessariamente il diverso quello da
sorvegliare: lalbanese, la filippina, il pakistano e lo svedese che sono rispettivamente
Parviz iraniano, Maria Cristina peruviana, Iqbal bengalese e Johan Van Marten
olandese, sono tutti incolpati sia di misconoscere intenzionalmente il proprio paese
dorigine per evitare lespulsione immediata85 sia per avere un comportamento
insolito rispetto a ci che Benedetta considera normalit. Per lei, come per tanti
italiani, utilizzare e credere negli stereotipi e nei luoghi comuni principalmente diffusi
dai media diventa rassicurante perci scontato, quasi banale che un bengalese possa
gestire un alimentari soltanto grazie allaiuto dellillegalit: spaccio di droga o
prostituzione. Iqbal [...] Da dove ha preso i soldi per comprare il negozio, il furgone e
accattare la roba che viene da fuori? Non c altra spiegazione: questo disgraziato un

82Ibidem,

p. 32.
Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, p. 35.
84 Ibidem, p. 37.
85 Ibidem, p. 35.
83 Amara

51

accattone [...] oppure uno che spaccia droga86. Lascensore simbolo di civilt e non
tutti meritano di utilizzarlo, per i personaggi che abitano nel palazzo diventa una sorta
dingresso alla citt; un luogo di confine, luogo che rispecchia quelle politiche
dellimmigrazione che continuamente tendono allapertura e alla chiusura, al permesso
e allimpedimento della libera circolazione87 . Un luogo di sospensione attraverso il
quale luomo si trova in un perenne stato di attesa88 . Per Benedetta lascensore
lingresso in una cultura ed lei che ne regola il movimento.
Lascensore rappresenta lo spazio liscio studiato dai due filosofi francesi Deleuze e
Guattari, spazio continuamente minacciato dalla striatura che ogni societ civilizzata
cerca di applicargli 89 , uno spazio che deve essere a tutti i costi dominato.
Daltro canto sconcertante invece, ritornando sempre a quella politica delle mezze
verit di cui fa parte Benedetta, assistere alla sua piena convinzione del fatto che
Amedeo non sia straniero, per lei non pu esserlo perch Amedeo parla litaliano
meglio di [suo] figlio Gennaro90 , ...perch Amedeo il solo che non usa lascensore
[...] per rispetto alla sottoscritta..91 , [...] Amedeo italiano verace92. I comportamenti
di Amedeo, troppo simili a quelli nativi hanno girato attorno alla sua alterit per
abbracciare natives ignorance and the identity they assign to him 93.

Lo scontro di civilt si svolge non solo allinterno dellascensore ma anche attraverso


Amedeo, una figura inestricabile. Tutti i personaggi del racconto assegnano ad Amedeo

86

Idem.

87Graziella

Parati, Where Do Migrants Live? Amara Lakhouss Scontro di civilt per un


ascensore a Piazza Vittorio, in Annali di italianistica 28 (2010). Capital City: Rome, 1870-2010,
Chapel Hill, Carolina del Nord, 2010, p. 435.
88 Cfr. Paolo Cuttitta, Lo spettacolo del confine, Lampedusa tra produzione e messa in scena
della frontiera, Milano-Udine, Mimesis Eterotopie, 2012, con stato di attesa si riferisce al tempo
che i migranti devo aspettare chiusi dentro i CIE prima di avere delle informazioni sul loro
destino, p. 44.
89 Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 61.
90 Amara Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, p. 33.
91 Ibidem, p. 34.
92 Ibidem, p. 38.
93Graziella Parati, Where Do Migrants Live? Amara Lakhouss Scontro di civilt per un
ascensore a Piazza Vittorio, in Annali di italianistica 28 (2010). Capital City: Rome, 1870-2010,
Chapel Hill, Carolina del Nord, 2010, p. 437.

52

unidentit a seconda dei piaceri o dei comportamenti che questultimo assume nei loro
confronti. In altre parole, ogni personaggio a seconda delle proprie conoscenze e a
seconda dei propri ragionamenti, attribuisce al protagonista unidentit, ad esempio: e
scontato che per Sandro Dandini Amedeo sia italiano: conosce Roma meglio dei tassisti,
cos come scontato per Parviz che Amedeo non sia italiano perch lunico che lo
aiuta ad alleviare la sua nostalgia. Lenigma sempre pi complesso sulla vera identit di
Amedeo disorienta il lettore/la lettrice italiano/a in quanto litalianit e quel bagaglio di
ideologie proprie della nazione a cui appartiene sembrano essere messe in discussione.
Ma poi chi litaliano? Chi nato in Italia, ha passaporto italiano, carta didentit
italiana [...]; E veramente utile avere ununica lingua, una storia comune, un futuro
comune? A cosa serve lunit dItalia?. Domande queste che sollevano le nozioni di
cultura internazionale, ibridit delle culture e multiculturalismo ampiamente rivisitate
da Homi Bhabha nel saggio The Location of Culture in cui parla del terzo spazio:

Invece che invocare la diversit irrefutabile delle culture o di meravigliarsi


davanti alla tonalit esotiche del multiculturalismo, converrebbe piuttosto
constatare libridit della cultura, che integra in modo pi dinamico il
carattere contingente della differenza, la relativit degli scarti. 94

Gli studi che investigano sullibridazione, ma anche gli scarti e lopacit tra
culture e lingue diverse, [si muovono] verso una proposta transculturalista, che deprivi
lo Stato-nazione della custodia dellidentit e promuova alleanze, anche politiche,
transetniche o ibride. 95
Tornando al mistero sullidentit del nostro protagonista, anche per Iqbal Amir Allah,
immigrato bengalese, Amedeo risulta essere italiano ma un italiano diverso dagli

94

Homi Bhabha, The location of Culture in Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione
Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, pp. 101-102.
95 Giuliana Benvenuti, Remo Ceserani, La letteratura nellet globale, Bologna, Il Mulino,
2011, p.84.

53

altri96 , in primo luogo perch un cliente che paga in contanti e non alla fine del mese
come il resto dei clienti immigrati che comprano allalimentari e, in secondo luogo,
perch Amedeo sorride e se sorride non razzista. Iqbal ha diagnosticato questa
simpatica malattia che differenzia i tolleranti dai razzisti, i primi sorridono e salutano, i
secondi non fanno n luno n laltro. Sia il Gladiatore che Benedetta sono, per Iqbal,
veri razzisti perch disprezzano e umiliano il mondo. Lorenzo Manfredini, detto il
Gladiatore era un ragazzo disprezzato da tutti gli inquilini del palazzo e Lakhous lo
descrive attraverso la loro voce. Era un menefreghista delinquente, sporcava lascensore
con scritte razziste, vi fumava e vi faceva la pip, stupr varie volte Maria Cristina e
infine si scopr che era coinvolto in traffici illeciti. Lascensore un luogo maledetto, sia
per lui che per gli altri, immagine di un meccanismo segregativo dellesclusione che
fatalmente porta alla morte, eccetto un piccolo particolare, qua a morire laccusatore e
non laccusato.
Come per Iqbal anche per Maria Cristina Gonzalez luso dellascensore interdetto,
incolpata di averlo rotto a causa del suo sovrappeso che ne supera la capacit. Per lei
questo mezzo alternativo alle scale diventa metafora di benessere fisico e mentale, solo
quando avr superato lo scoglio opprimente della nostalgia potr pensare alla sua salute
e a quel punto la frontiera-ascensore potr finalmente essere attraversata. I luoghi della
sua intimit e quotidianit sono come prigioni, le uniche reti affettive che ha costruito
sono unicamente con la televisione che, nonostante dica una quantit di menzogne
riguardo la vita degli immigrati, : un amico, un fratello, un marito, un figlio, una
madre e la Vergine Maria97, per Maria Cristina la solidariet umana esiste solamente
nel mondo virtuale. Lo spazio mancante per chi non ha un permesso di soggiorno non
pi quello di uno stato, nemmeno quello di una citt, una via, una casa [...], ma quello
estremamente delimitato di un posto in cui sedersi e a partire dal quale trovare sosta e
respiro nel mondo finalmente virtuale98. Fuori da questo spazio sola, senza permesso

96 Amara

Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, p.46.
97Amara Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011 p.69
98 Federica Sossi, Migrare, Spazi di confinamento e strategie di esistenza, Milano, Il Saggiatore,
2006, p. 26. il corsivo mio.

54

di soggiorno, comodo bersaglio di Benedetta, la perfida portinaia, che non esita neanche
unistante a complicarle ulteriormente la vita . La verit che la maledetta Benedetta
ha parlato male di me alla figlia, [...] raccontandole che porto a casa degli uomini [...] e
cos non mi prendo cura dellammalata. 99 Purtroppo Maria Cristina si ritrova
intrappolata allinterno della sua spazialit, la citt diventa come un vetro [che] dilata
linterno in una lunga pausa, in un indugio sofferto. In questindugio riflette se stesso
nella sua differenza e fa riflettere su un possibile luogo dellesperienza, su un suo
possibile non ancora100 . Perfino la stazione Termini, dove vi si reca durante le ore di
libera uscita e dove pu finalmente vedere i suoi amici peruviani e abbracciare quei
simulacri che le ricordano la terra natale, la citt diventa una proiezione di una mappa
soffocante in cui Termini si trasforma in spazio zero che non rappresenta nessun inizio
n fine ma una zona di stallo dove la vita e il tempo si fermano. Entrambi, Maria
Cristina e Parviz si ritrovano in questo spazio di attesa, sospesi in questa zona di transito
in cui non accade nulla.

The postmodern space that we interpret as heterogenous, non-linear, and


fluid is what most migrants in Lakhouss novel aim to create. The natives
often interrupt such a project by embodying repression and applying control
over space that they imagine they possess, even if it is only a minor symbol
of western modernity, such as an elevator. 101

Per Elisabetta Fabiani e Antonio Marini la prossimit [...] una minaccia che non pu
essere ignorata. 102 Il loro rapporto con individui diversi macchiato dalla
discriminazione e dallinferiorit che esse implicitamente determinano. Per il professore
recarsi al Sud significa sottomissione a regole e meccanismi inferiori rispetto a quelli
99

Ibidem, p. 68.
Cacciari Massimo, Dallo Steinhof in Marina Guglielmi, Mauro Pala, Frontiere, Limiti,
Confini, Roma, Armando Editore, 2011, p.17.
101 Graziella Parati, Where Do Migrants Live? Amara Lakhouss Scontro di civilt per un
ascensore a Piazza Vittorio, in Annali di italianistica 28 (2010). Capital City: Rome, 1870-2010,
Chapel Hill, Carolina del Nord, 2010, p. 443.
102 Ibidem, p. 441, traduzione mia.
100

55

del nord dove la gente [...] lavora, produce, paga le tasse103. Il Sud, attraverso gli
occhi di Marini, stereotipicamente luogo di caos, pigrizia e povert, situazioni alle
quali si dovuto rassegnare104 . Roma dunque frustrazione e il dominio sugli spazi
diventa per lui impellente: il funzionamento dellascensore, simbolo di tecnologia e di
sviluppo, simbolo soprattutto di progresso nordico necessario per la sua
sopravvivenza al Sud, unico appiglio alla modernit: mezzo di civilt, aiuta a
guadagnare tempo e a risparmiare gli sforzi, importante quanto la metro e laereo 105.
Assumendo tale rilevanza, pu essere utilizzato solo mediante regole precise,
lascensore uno spazio regolato da permessi scritti e privilegi, [Marini ne]
permetterebbe luso solamente a coloro a cui stato concesso laccesso. La sua chiusura
mentale riflessa nel suo approccio alla civilt106.
Sia il docente milanese che la casalinga romana rappresentano lesasperazione di
quellidea trasmessa dai media che ha come obbiettivo principale quello di annientare
lindividualit dellessere umano riducendolo ad un mero stereotipo.
Elisabetta una persona sola, suo figlio se ne and di casa accusandola di essere
carceriera e commerciante , il cane diventa tutto ci che ha e per questo rappresenta
un tesoro preziosissimo il quale deve essere protetto e tutelato. Il cane, come una
persona deve godere di determinati diritti che gli permettano di fare liberamente pip in
ascensore, di abbaiare durante la notte e di essere rispettato civilmente. I colpevoli della
sua scomparsa misteriosa sono, dopo unindagine condotta da Benedetta la portinaia,
sicuramente i cinesi di piazza Vittorio perch risaputo che mangiano i cani nei loro
ristoranti. Elisabetta non dubita nemmeno unistante sullassurdit della questione e si
affretta a puntare il dito contro il facile bersaglio. In realt sotto tutta questa copertura,
in cui lei si finge persino pazza aggirandosi per il parco di piazza Vittorio chiamando il
103 Amara

Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, p.74
104 Ibidem, p. 73.
105 Ibidem, p. 76
106 Graziella Parati, Where Do Migrants Live? Amara Lakhouss Scontro di civilt per un
ascensore a Piazza Vittorio, in Annali di italianistica 28 (2010). Capital City: Rome, 1870-2010,
Chapel Hill, Carolina del Nord, 2010, p. 443. Traduzione mia. In inglese nel testo: access to
space is regualted by written permissions and privilage; he would allow the use of the elevator
solely to people who have been granted papers to use it. His narrow view is reflected in his
approach to what civilization is.

56

cagnolino, si nasconde una terribile verit. Soltanto alla fine per, si scoprir chi stato
ad uccidere il ragazzo ed il motivo per cui lha fatto. Lascensore assume il ruolo di
protagonista diventando uno spazio in cui ognuno pu applicarvi le proprie leggi:
Elisabetta permette al cane di farci la pip, Lorenzo Manfredini lo usa come foglio su
cui scrivere frasi terrorizzanti e, infine, lassassino lo sceglie come luogo del delitto.
Lakhous descrive Elisabetta Fabiani con astuta ironia quando le fa dire, a proposito del
cagnolino: ...abbaiare lunica lingua con la quale esprime la sua gioia, la sua
tristezza, la sua rabbia e le sue emozioni. Non dobbiamo costringerlo al silenzio,
dobbiamo essere tolleranti con lui quando fa la pip in ascensore; il messaggio di
tolleranza universale che esce dalla sua bocca viene posto in realt dallautore su un
piano che non solo non abbraccia luniversale, ma che si trova addirittura espropriato
della pi minima componente di umanit. Lillogicit del suo pensiero risulta ancora pi
evidente quando esso si dirige in maniera pi concreta verso il bersaglio da lei
individuato: possiamo facilmente rinunciare agli immigrati, sufficiente allenare i
nostri cani.., i cani sono in grado anche di lavorare in fabbrica senza fare storie,
perch non fanno mai lo sciopero, non hanno un sindacato.107

Se fino a questo punto si analizzata una prospettiva immigratoria in cui i migranti del
Sud hanno cercato di appropriarsi dello spazio italiano trasponendovi le proprie
tradizioni e costruendo una piccola societ fluida, con Johan van Marten
questimmagine viene capovolta; secondo la sua rappresentazione, lItalia sembra essere
un paese ancorato al suo passato. LItalia, come noto, ha conosciuto, rispetto ad altri
paesi europei, un certo ritardo nei processi di modernizzazione108.
Johan proviene dai Paesi Bassi, uno Stato notoriamente civile, permissivo e
multiculturale, partecipe da molto tempo di quei flussi immigratori ed emigratori che
hanno favorito libridazione. Johan, venuto in Italia a studiare cinema si prende gioco
della chiusura mentale che vi riscontra; per lui questo il paese del catenaccio proprio

107 Amara

Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, pp. 58,59.
108 Mengozzi Chiara, Citt e Modernit: nuovi scenari urbani nellimmaginario della
letteratura italiana della migrazione, Roma, Carrocci Editore, 2013, p. 3.

57

perch il modo di pensare e di vivere, frutto del sottosviluppo, della chiusura e della
preclusione del lucchetto109 favoriscono la separazione. Ispirandosi ai film neorealisti
italiani, soprattutto Roma citt aperta di Roberto Rossellini che mette in scena a place
torn apart by very different conflict and cultural and political agendas110 , il suo
obiettivo quello di ricreare unimmagine di un passato che per tuttora presente:
lascensore ne diventer protagonista-simbolo. Johan vorrebbe riprendere, tenendo la
telecamera fissa sullingresso del palazzo, la vita degli inquilini e tutti i conflitti che
avvengono fra di loro a causa dellascensore. Fra le sue scelte del titolo ci sono
ironicamente: scontro di civilt allitaliana oppure scontro di civilt per un ascensore a
piazza Vittorio.
In questo contesto lascensore diventa sia termine di paragone fra lo sviluppo del suo
paese e quello del paese in cui si trova: mentre il popolo olandese dibatte con passione
su questa nuova legge [legge che legalizza leutanasia] noi discutiamo in merito alluso
dellascensore!111 ; sia dimostrativo dellignoranza del popolo italiano ancora
impegnato a discutere per futili motivi.
Un altro personaggio italiano che rappresenta la chiusura mentale di cui parla lo
studente olandese Sandro Dandini, proprietario di un bar a piazza Vittorio. Il mondo di
Sandro gira tutto intorno alla grandezza della storia di Roma, soprattutto alla squadra di
calcio. Per lui Amedeo non pu essere immigrato perch conosce le strade della citt
meglio dei tassisti e perch quando va a fare colazione nel suo bar legge la rubrica di
Montanelli sul Corriere della Sera. In parte stato Sandro a creare la seconda identit
di Amedeo scambiando lassonanza del nome Ahmed con Amed e, convinto di
conoscerlo meglio di tutti gli altri, ha costruito attorno a lui unaurea di completa
italianit basandosi appunto sul fatto che la mattina fa colazione con le tre C:

Amara Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, p. 84.
110 Graziella Parati, Where Do Migrants Live? Amara Lakhouss Scontro di civilt per un
ascensore a Piazza Vittorio, in Annali di italianistica 28 (2010). Capital City: Rome, 1870-2010,
Chapel Hill, Carolina del Nord, 2010, p. 443.
111 Amara Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, p. 86.
109

58

cappuccino, cornetto e Corriere della Sera112 e sul fatto che Amedeo conosca Roma
molto meglio di altri. Sandro persists in erasing part of Amedeo/Ahmeds identity in
order to domesticate the other113 . Questo personaggio, come Antonio Marini,
Benedetta Esposito e Elisabetta Fabiani vivono attraverso le generalizzazioni, la base
delle accuse che Sandro indirizza ad Antonio sullutilizzo dellascensore sono
esattamente le stesse a quelle che Antonio attribuisce alla gente del Sud: C una
grande differenza tra Roma e Napoli, tra Roma e Milano, tra Roma e Torino. Noi
trattiamo gli immigrati con affetto e amicizia. Io non amo la gente del nord perch
detiene lintera ricchezza del paese. La verit per Sandro sta solo nelle apparenze e
nelle poche certezze comuni ai pi.
La polifonia e la multifocalizzazione sono, a questo punto del racconto, molto evidenti.
In unottica geocritica il punto di vista inteso come la relazione tra lo spazio di
riferimento e losservatore, il quale ha con questo spazio una gamma di rapporti che
vanno da unintimit a unestraneit pi o meno assolute. 114 Ogni personaggio
analizzato costruisce il proprio s attraverso gli spazi dellinterno e dellesterno, in
questo caso, per alcuni, linterno il palazzo di piazza Vittorio e lesterno la citt di
Roma, mentre per altri linterno quello della citt di arrivo in contrapposizione ad un
esterno evocato dai ricordi. Applicando a questa linea i tre punti di vista: endogeno:
una visione autoctona e familiare dello spazio, refrattaria a ogni intento esotico,
esogeno: una visione improntata allesotismo e allogeno: coloro che osservano un
luogo non ancora familiare, senza tuttavia che esso risulti effettivamente esotico115
menzionati da Bertrand Westphal, si potrebbe ipotizzare una scaletta che analizzi i
personaggi del racconto.
Punto di vista endogeno: Benedetta la portinaia, Antonio il professore milanese,
Elisabetta e il cagnolino, il Gladiatore, Sandro il barista (?).

Amara Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, p. 92.
113 Graziella Parati, Where Do Migrants Live? Amara Lakhouss Scontro di civilt per un
ascensore a Piazza Vittorio, in Annali di italianistica 28 (2010). Capital City: Rome, 1870-2010,
Chapel Hill, Carolina del Nord, 2010, p. 439.
114Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p.
178.
115 Ibidem, pp. 178,179.
112

59

Punto di vista esogeno: Iqbal il bengalese, Parviz liraniano, Maria Cristina peruviana,
Abdallah (?) iraniano, Ahmed (?).
Punto di vista allogeno: Stefania Massaro moglie di Amedeo, Johan van Marten lo
studente olandese (?), Amedeo (?).
Se lo spazio preso in esame - lascensore - viene sottoposto a sguardi incrociati, lo
scarto, ovvero lalterit giudicata a partire dalla distanza fra osservatore e oggetto
osservato si riduce notevolmente conferendo al mondo una visione pi solida. La
multifocalizzazione permette il confronto delle differenti alterit, ma anche il
superamento dellalterit stessa in seno a uno spazio diventato finalmente comune116.

La verit di Ahmed - La verit di Amedeo

La verit unaltra117. Tutto il racconto ruota attorno alla parola verit, necessario
conoscerla o meglio evitarla? La verit utile alla sopravvivenza o riporta alla luce
solo dolore e sofferenza? Ogni personaggio ha la propria verit che diventa quasi
sempre una ragione di vita.
Ahmed era un ragazzo algerino musulmano che lavorava come traduttore alla Corte
suprema di Algeri. Stava per sposarsi con una ragazza chiamata Bgia di cui era
innamorato fin dai tempi della scuola; poco prima del matrimonio la ragazza viene
uccisa da un gruppo di finti poliziotti terroristi. Ahmed preso dalla pi grande
disperazione scappato da tutto e tutti e ha raggiunto lItalia senza avvertire nessuno.
LItalia, in particolare Roma, per lui sinonimo di salvezza, un rifugio dove poter
rinchiudere e abbandonare la sua identit passata e costruirne unaltra, nuova. Dopo che

116

Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p.
180.
117 Amara Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, p. 88.

60

Sandro Dandini, il barista, fraintende il nome Ahmed scambiandolo per Amed, il


protagonista del racconto inizia una nuova vita.
Amedeo, lontano dal passato, dalla memoria, dal sangue si fa allattare dalla lupa ed
impara una nuova lingua. Sposa Stefania Massaro, la quale non sa nulla del passato del
marito; cos lei diventa simbolo di vita, di presente e futuro. Amedeo soffre di ricordi e
di incubi in cui il passato tormentoso torna a svegliarlo. Per alleviare il dolore si
rinchiude nel bagno dove ulula come un lupo. Odia i posti chiusi, per questo cammina
tanto per tutta la citt e non usa lascensore che in his view [it becomes] a metaphor of
memory. More precisely, his memory is a broken elevator that cannot be called and
whose doors cannot be opened118 .
Il ruolo di Amedeo nel racconto quello di risolvere le incomprensioni fra gli inquilini
del palazzo e trasformare piazza Vittorio in uno spazio in cui le differenze possano
mescolarsi fino a confondersi e infine neutralizzarsi. Ci possibile, in parte, grazie al
fatto che non smentisce mai le verit che i personaggi attribuiscono alla sua identit
italiana. Amedeo sottrae Ahmed al racconto di s, affidandolo solo alla forma privata di
diario. Questultimo, intitolato a sua volta primo ululato, secondo ululato e cos via
fino alla fine, appare come una sorta di narrazione orale, infatti, molto spesso, per
alleviare il dolore della nostalgia si rinchiude in bagno, unico luogo dove si sente
protetto e su un registratore registra le proprie parole/ululati.
Il bagno lunico posto che ci garantisca la pura tranquillit e la dolce solitudine, non
a caso da noi viene chiamato la stanza del riposo. Io trovo la mia tranquillit in questo
piccolo bagno. E il mio nido119.
Il diario/registrazione diventa per Amedeo uno strumento attraverso il quale affronta i
traumi del proprio passato e le difficolt del presente120.
Il passato , per lui, memoria debordante, travolgente, caotica e per questo ulula facendo
venire meno la parola.

Ha bisogno del latte della lupa, ha bisogno del suo nome

118

Graziella Parati, Where Do Migrants Live? Amara Lakhouss Scontro di civilt per un
ascensore a Piazza Vittorio, in Annali di italianistica 28 (2010). Capital City: Rome, 1870-2010,
Chapel Hill, Carolina del Nord, 2010, p. 437.
119 Amara Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, p. 27.
120 Ibidem, p. 136.

61

Amedeo per sopravvivere perch Amedeo aiuta gli altri, onesto, buono, innocente,
soprattutto presente e non passato. Ahmed invece straniero, solitario, sconosciuto,
ricercato dalla polizia, lAlgeria, Bgia, il ramadam, la famiglia. Il nome determina
lidentit. Ahmed non ha colpa, Amedeo colpevole di aver tradito il suo paese.

La prima domanda che ti fanno sempre : come ti chiami? Se hai un nome


straniero si crea immediatamente una barriera, una frontiera insuperabile fra
il noi e il voi. Il nome ti fa sentire subito se sei dentro o fuori, se
appartieni al noi o al voi. 121

Ironica la fine del libro, Amedeo era il presunto ricercato, Ahmed il legittimo
colpevole. Non vedete cosa dicono i giornali su Ahmed? Quando hanno scoperto che
immigrato e non un italiano non hanno esitato ad accusarlo di omicidio.122
Dopo che il commissario Bettarini pubblica lannuncio in cui scrive che Ahmed
indagato dalla polizia si scopre che Ahmed/Amedeo allora delluccisione si trovava in
ospedale perch coinvolto in un brutto incidente in cui perder la memoria, il dubbio su
quale identit assumer una volta uscito dallospedale rimarr irrisolto. Il vero
colpevole sar un abitante del palazzo il/la quale lascia il cadavere in ascensore perch
al centro dei conflitti tra gli inquilini.
Per Parviz, Maria Cristina e Abdallah lo spostamento negli spazi confinato in zone
specifiche della citt ed spesso interrotto dalle forze dellordine. I territori che
attraversano presentano evidenti linee di discontinuit che assumono

le fattezze dei confini politici, di quelle barriere di controllo doganale che


oggi svolgono un ruolo primario nel definire la posizione burocratica - ed

121 Amara

Lakhous, Divorzio allislamica a viale Marconi, Roma, Edizioni e/o, 2013, p. 22.
Lakhous, Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio, Roma, Edizioni e/o,
2011, p. 116.
122 Amara

62

insieme, inevitabilmente, anche quella esistenziale - del migrante: essere


dentro o fuori una entit politica statale o sovrastatale123 .

Per Amedeo invece, lunico ad essersi trasformato in un simil-nativo, lo spostamento fra


i micro-spazi dellintimit e i macro-spazi della citt lineare e raramente ostacolato da
rappresentanti della legge. Solo grazie al suo aspetto e comportamento Amedeo
riuscito a costruire reti affettive che attraversano e sintersecano con la citt.
Amedeo diventa simbolo di rottura di quelle linee di demarcazione fra lo spazio
circoscritto del migrante e lo spazio aperto del nativo dando vita a zone di contatto fra
un centro che si dissolve e una periferia che si afferma124, un luogo-frontiera che non
il luogo di opposizione fra luno e laltro, n il luogo della loro addizione. Sar
piuttosto il luogo della loro moltiplicazione125.
Il comportamento di Amedeo sembra incoraggiare il/la lettore/lettrice ad abbattere il
muro personale del s e ad aprirsi verso laltro, lasciando che lUno e lAltro diventano
Un-Altro ibrido.

Lo spazio postmoderno descritto come uno spazio fluido ed eterogeneo,


plurivoco e pluriprospettico, ma anche come spazio diseguale, segnato dalla
separazione, dalla frammentazione e dalla segregazione. Spazio striato da
costruzioni identitarie e da strategie di separazione126.

In conclusione lautore/artista del racconto si appropriato del luogo, lha esplorato con
partecipazione attiva fuori dai tracciati consueti, lha decontestualizzato, ne ha chiarito

123

Fulvio Pezzarossa, Ilaria Rossini a cura di, Leggere il testo e il mondo, ventanni di scritture
della migrazione in Italia, Bologna, Clueb, 2011, p. 79.
124 Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 99.
125 Ibidem, p. 100. Il corsivo mio.
126Giuliana Benvenuti, Remo Ceserani, La letteratura nellet globale, Bologna, Il Mulino,
2011, pp. 108-109.

63

le regole inventandone altre127 , il territorio che Lakhous ci ha mostrato un territorio


che ha perso la propria territorialit deterritorializzandosi e proprio per questo designa
un mondo possibile, un terzo o un quarto spazio in cui la verit sempre unaltra, pi
intricata e meno evidente.

127

Maria de Fanis, Geografie letterarie. Il senso del luogo nellalto Adriatico, in Bertrand
Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 50.

64

Milano, fin qui tutto bene


Gabriella Kuruvilla

Dalla fine del regime di apartheid vigente fino ai primi anni novanta il Paese
[il Sudafrica] ha acquisito la denominazione informale di Rainbow Nation
("nazione arcobaleno", ovvero "abitato da persone di diversi colori").

128

A Nelson Mandela.

La metropoli lo e lo sempre stata: un miscuglio, o fritto misto, di persone


diverse. I milanesi, probabilmente, sono unidea che affonda poche radici
nella realt. E la realt che noi osservavamo, immergendoci dentro, parlando
con la gente, entrando nei locali pubblici e privati, trovandoci anche nelle
pi impreviste e strane situazioni, era una realt che mutava in
continuazione, come in un caleidoscopio: offrendo non solo colori, ma anche
sapori, odori e suoni differenti. E che, soprattutto, narrava storie: di individui
e di luoghi, sempre molto diversi.129

Questa una delle tante definizioni che Gabriella Kuruvilla attribuisce alla citt in cui
vive e a cui ha dedicato questo romanzo, e non solo (a breve ne uscir un altro
ambientato sempre a Milano).
Lanalisi di questo racconto, come per Scontro di civilt in un ascensore a piazza
Vittorio, segue una prospettiva geocritica ma, mentre per Lakhous si parlato
maggiormente del rapporto fra spazi del dentro dellintimit e spazi del fuori della
citt, sottolineando le complesse ed articolate declinazioni di sensi di appartenenza
geografica, di conquiste spaziali di accesso e/o di possesso, di riconoscimento di affinit
territoriali, di sensazioni di agio o disagio nei confronti dei luoghi130, qua, per Milano,

128

http://it.wikipedia.org/wiki/Sudafrica (visitato 01/2014).


http://lacittanuova.milano.corriere.it/2012/06/08/quattro-vite-in-quattro-quartieri-della-cittamilano-fin-qui-tutto-bene/ (visitato 01/2014).
130 Fulvio Pezzarossa, Ilaria Rossini, (a cura di), Leggere il testo e il mondo, ventanni di
scritture della migrazione in Italia, Bologna, Clueb, 2011, p. 80.

129

65

fin qui tutto bene ci si concentrer piuttosto sulle relazioni tra i macro spazi cittadini,
spazi porosi del fuori in cui Milano diventa il tessuto spazio-temporale dentro cui si
intrecciano le varie storie.131 Relazioni fra un centro e una periferia che si stanno a
poco a poco dissolvendo, relazioni umane fra chi si sente escluso e chi si sente partecipe
di una Milano in via di trasformazione, la Milano di oggi, del presente che, come
Londra, New York, Parigi, sta diventando una citt contemporanea, un universomondo132.
E proprio sui termini binari di centro e periferia che Gabriella Kuruvilla, nelle varie
interviste rilasciate, si sofferma, precisando che in Milano, fin qui tutto bene non c
distinzione fra le due zone, esse si combinano assieme confondendosi: Fra centro e
periferia non c pi distinzione perch tutti sono ovunque133.
La costituzione di un sistema-mondo nasce nel Cinquecento con lintento di istituire
uneconomia-mondo fondata su una particolare divisione del lavoro e di creare stati
nazionali nelle aree centrali rendendoli garanti politico-economici del sistema134, ma fu
a partire dagli anni Sessanta del Novecento che i concetti di centro e periferia iniziano
ad essere ampiamente utilizzati nelle analisi politiche, economiche e statali per
delineare il grado di distanza sia geografica che sociale dallasse centrale di una societ.
Il centro un territorio dominante in tutti i settori: politici, economici, culturali. Ha un
ruolo rilevante per quanto riguarda listruzione, la circolazione delle informazioni e lo
sviluppo economico; ha inoltre il controllo delle transizioni tra i detentori delle risorse
di un dato territorio e domina il flusso delle comunicazioni attraverso la diffusione di un
linguaggio standardizzato. Una metropoli, una regione, uno Stato e infine un continente
possono assumere ruoli centrali rispetto alle proprie periferie che vengono spesso
giudicate in funzione dei loro rapporti con un particolare centro 135. La periferia, in
termini generali, tende ad essere isolata dalle altre aree e non contribuisce molto al
131

http://omnimilanolibri.com/2012/10/23/nuovo-romanzo-per-gabriella-kuruvilla-raccontomilano-citta-caleidoscopio/ (visitato 01/2014).


132 http://www.youtube.com/watch?v=xBhMJV3BH64 (visitato 01/2014).
133 Idem. (visitato 01/2014).
134 Giuliana Benvenuti, Remo Ceserani, La letteratura nellet globale, Bologna, Il Mulino,
2011, p. 69.
135 http://www.treccani.it/enciclopedia/centro-e-periferia_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/
(visitato 12/2013).

66

flusso globale delle comunicazioni allinterno di un territorio, ha una sua identit


culturale generalmente diversa da quella del suo centro e ne differisce inoltre per via di
una lingua, una tradizione e una religione. La sua economia scarsa e assume una
posizione sfavorevole in termini di costi e benefici nelle sue transazioni con il centro136.
Il paradigma centro-periferia, molte volte interpretato solo su un piano geografico, sta
lentamente cambiando grazie allapertura di molti confini nazionali che danno luogo, da
qualche anno a questa parte, a scambi economici, sociali e culturali su scala globale.
Molte discipline ma in particolar modo la relazione fra le letterature postcoloniali, della
migrazione, delle donne, i gender e i comparative studies hanno dato un grande
contributo alla diffusione e allinterazione fra lingue e culture diverse a livello
planetario.
Nel romanzo di Kuruvilla, prendendo le parole di Bertrand Westphal in Geocritica.
Reale, finzione, spazio, il centro la cristallizzazione di un momento passato e le
entit periferiche [lo] assaltano, puntano a ridurre la distanza, ad annullarla, a sostituirsi
ad esso e ci conferisce alla digressione una valenza centripeta. [il centro] attraversato
da linee diacroniche, [...] lattualit una disposizione di forme pi o meno
contraddittorie (entropiche) che disturbano la coerenza di un presente omogeneo. Il
presente un passato composito. 137
Milano, fin qui tutto bene pu essere classificato come romanzo topografico, in quanto
la topografia, stando allintroduzione di Roberto Vecchi al volume Topografia delle
culture
favorisce proprio quella connessione tra spazio e tempo che parte
costitutiva della dimensione cartografica e pu permettere di pensare lo
spazio a partire da tutte le sue molteplici dimensioni spaziali, meglio se
associate alla materialit tuttaltro che astratta di storie, casi e contesti. [...]
Nella topografia delle culture, [...] di non minor conto il rapporto tra spazio
e culture.138
136

http://www.treccani.it/enciclopedia/centro-e-periferia_(Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/
(visitato 12/2013).
137 Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p. 71.
138 Roberto Vecchi e Rita Monticelli a cura di, Topografia delle culture, Bologna, I libri di Emil,
2011, p. 11.

67

Intrecciando la storia di quattro personaggi diversi, Kuruvilla propone una nuova


geografia della citt, una geografia sensoriale139 in cui le voci della gente e le loro
abitudini, gli odori delle cucine e persino la variet delle suonerie telefoniche si
mescolano con quelle locali, costruendo un nuovo presente, una citt contemporanea dai
ritmi veloci, sincopati, concitati, simili a quelli della musica hip hop e reggae in cui per
non c nulla di disorientate e di sovrabbondante140 .

Il libro parla di Milano, in particolare di quattro zone di Milano: Via Padova, Viale
Monza, Sarpi e Corvetto e di quattro personaggi principali che le raccontano dal loro
punto di vista proponendo visioni della citt molto diverse una dallaltra. Il gioco della
multifocalit degli sguardi la componente principale del romanzo; ogni angolo, strada,
piazza, ristorante, centro sociale, visto da una certa prospettiva che, a seconda di chi lo
osserva (lettore/lettrice inclusi) si trasforma. I protagonisti del racconto sono in continuo
movimento allinterno di un tessuto urbano anchesso in movimento in cui non c
stabilit ma c precariet identitaria, economica ed affettiva. Allinterno di questo
quadro pericolante, i personaggi si incrociano tramite il passaggio di un letto a soppalco
Ikea e di un paio di stivali alti fin sopra il ginocchio con il tacco di almeno dodici
centimetri141, oggetti che passano di mano in mano connettendo, anche se per un breve
periodo di tempo, vite e sguardi. Questi oggetti si caricano di significato, diventano
simboli di un qualcosa che i personaggi vorrebbero essere o avere, simbolo anche di
quello che sono. Cos lIphone di Samir, la macchina di lusso di Gioia, la macchina
fotografica e gli stivali di Stefania raccontano le loro vite e le loro storie spesso meglio
di quanto loro stessi possano fare.
Quattro diverse fotografie inaugurano la storia che segue: To collect photographs is to
collect the world scrive Susan Sontag nel saggio On Photography e aggiunge:

139

Per approfondire la nozione di geografia sensoriale cfr. Fulvio Pezzarossa, Ilaria Rossini, (a
cura di), Leggere il testo e il mondo, ventanni di scritture della migrazione in Italia, Bologna,
Clueb, 2011, pp.79,80.
140 http://www.youtube.com/watch?v=xBhMJV3BH64 (visitato 01/2014).
141 Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 96.

68

photographs furnish evidence. Something we hear about, but doubt, seems proven
when were shown a photograph of it142 . Immagini statiche di una Milano in
movimento che allo stesso tempo connette e disperde. Una Milano in cui tutto cambia
ma niente si trasforma143 . Le frasi sono veloci e cos anche i fotogrammi che
attraversano la mente del lettore/lettrice mentre legge, si ha la sensazione di essere
dentro un film dove la cinepresa mostra velocemente una serie di scenografie in
movimento. Compito della geocritica investire (in parte) e strutturare (un poco)
lintersezione tra le differenti arti chiamando in causa la realt materiale e le coordinate
spazio-temporali al fine di trarne una rappresentazione estetica144. Quattro storie e due
oggetti che tornano a galla per debordare i confini individuali. In un intervista per il sito
internet Lasterisco Dimezzato la scrittrice rivela che quando scrisse il romanzo era il
film Babel di Alejandro Gonzlez Inrritu che aveva in mente:

Un magnifico e dolente affresco in 3 continenti e con 3 atmosfere diverse,


splendidamente fotografato da Rodrigo Prieto, sulla solitudine e sui confini geografici, culturali e psicologici - che la generano; sulla cognizione del
dolore; sul destino dell'uomo e sulla difficolt della comunicazione (cui fa
riferimento il titolo biblico); sui sentimenti che possono unire o dividere. 145

In scena ci sono le strade di Milano, per la maggior parte attraversate da gente che
frettolosamente si muove da un luogo allaltro senza mai fermarsi ad osservare cosa
succede; gente indifferente ai cambiamenti, allapertura o chiusura di qualche negozio,
agli odori o agli addobbi particolari che la colorano. Sono invece gli immigrati, al posto
degli italiani di tanto tempo fa, che ripopolano la strada vivendola, facendola apparire
come un salotto di casa in cui ci si ferma, ci sincontra, si chiacchiera, si beve o mangia

142

Susan Sontag, On Photography, New York, Picador, 1977, p. 174.


Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 17.
144 Bertrand Westphal, Geocritica, Reale Finzione Spazio, Roma, Armando Editore, 2009, p.
168.
145 http://it.wikipedia.org/wiki/Babel_(film)#cite_note-2 (visitato 12/21013).
143

69

qualcosa, dandole vita e soprattutto colorandola con le pi svariate sfumature


linguistiche. I protagonisti del romanzo ne fanno parte:

Qualunque racconto -letterario o meno- mette in scena molteplici prospettive


e voci, che sono quelle degli attori coinvolti. Ogni attore -finzionale o menoha potenzialmente un idioletto o comunque un vocabolario, un modo di
esprimersi, gravidi delle pi svariate connotazioni, e ha soprattutto
molteplici prospettive, su se stesso, sugli altri attori, sugli eventi, su una
determinata scena o su un determinato segmento della vicenda.146

Anita Patel, alias Paola Rossi, n vecchiabianca n giovanenera, [...] una via di mezzo.
Quarantanni, meticcia. Un prodotto contraffatto147 . Parla un italiano intriso da
proverbi e modi di dire. Abita in Via Padova, pi precisamente in via Clitumno 11, una
strada a circa 6 chilometri dal Duomo, un posto dove tutti si salutano, e si parlano:
tutto un gran vociare, in tutte le lingue, in questo posto148.

Samir, egiziano dal Cairo, ha un figlio con una ragazza italiana: Laura. Parla un italiano
mescolato con larabo. Abita in Viale Monza, pi precisamente in via Venini, una strada
a circa 6 chilometri dal Duomo. Viale Monza un viale strano, ma sincero. E quel
che , non se la racconta e non te la racconta. E anche pieno di contrasti: ci trovi le
regge dei pieni di soldi di fianco alle catapecchie dei senza un euro149 .

Stefania, milanese, parla italiano mischiato al dialetto della sua citt. Abita in via Paolo
Sarpi un dedalo di stradine in cui ci si perde e dove non c parcheggio, situato poco
lontano dal Duomo [...] ma come se [ci si] trovass[e] nel centro di Pechino150 .

146

Donata Meneghelli, Storie proprio cos, il racconto nellera della narrativiti totale,
Bologna, Morellini Editore, 2013, p.74.
147Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 13.
148 Ibidem, p. 6.
149 Ibidem, p. 61.
150 Ibidem, p. 97.

70

Tony, ragazzo napoletano, parla italiano macchiato da dialetto napoletano, patois


giamaicano e dialetto milanese. Abita a Corvetto, pi precisamente in via dei
Cinquecento 8, una strada a circa 4 chilometri dal Duomo. Corvetto comanda. Corvetto
cha le sue leggi. Che non centrano nulla con quelle del resto del mondo151.

Qualsiasi luogo pu essere considerato tale quando diviene contenitore di


vita: oggi, mentre molti italiani si chiudono nei loro appartamenti o nei loro
locali, ghettizando e impoverendo la socialit, sono soprattutto i migranti a
vivere gli spazi pubblici, ovvero la strada, le piazze e i parchi, intendendoli
non pi come meri luoghi di attraversamento, quindi unicamente utili per
andare da un posto allaltro, ma come spazi di sosta, dove la relazione con
laltro ancora possibile e, spesso, imprevedibile, legata non solo alla scelta
ma anche alla casualit. Cos facendo, restituiscono a questi luoghi unanima
che altrimenti c il rischio che vada perduta, e li rendono pi praticabili:
infatti ovvio che una strada priva di persone, e di negozi, sia meno
accogliente e pi pericolosa di una che brulica di gente e di attivit. A
Milano, per esempio, sono stati proprio i migranti, rilevando molti locali
commerciali che venivano chiusi e passando gran parte del loro tempo libero
sulla strada, a ridare vitalit, ma anche variet di colori, suoni, forme e odori,
a una zona che stava lentamente, ma inesorabilmente, per morire:
abbandonata sia dagli abitanti che dai commercianti152 .

In una intervista rilasciata da Gabriella Kuruvilla durante un corso estivo di Scuola e


Laboratorio delle donne, svoltosi dal 22 al 28 giugno 2013 ad Antignano, Livorno,
lautrice spiega come nasce il romanzo: un fatto di cronaca, ovvero gli scontri tra
immigrati avvenuti in via Padova il 13 Febbraio 2010. Scontri che sono stati paragonati
alle rivolte nelle banlieues parigine per le auto ribaltate e per le vetrine fracassate [...]

151
152

Ibidem, p. 140.
http://www.societadelleletterate.it/2013/10/kurovilla/ (visitato 01/2014).

71

ma in via Padova non ci sono stati n fuoco n fiamme, solo un gran casino di grida e
gesti, senza alcuna luce a squarciare il buio153 .
Questo quello che successe:

sulla 56, lautobus babele che percorre quasi tutta via Padova raccogliendo e
smistando i suoi abitanti, un diciannovenne egiziano e un trentenne
domenicano, che non abitavano in via Padova, hanno litigato perch uno ha
pistato il piede allaltro. Sono scesi alla mia fermata, quella vicino al mio
bar, alla mia panchina e anche al mio palazzo, e il domenicano ha ucciso con
una coltellata legiziano. Il cadavere rimasto riverso sulla strada per ore,
provocando lo sconcerto e la rabbia di un gruppo di maghrebini, che hanno
ribaltato e fracassato tutto quello che potevano ribaltare e fracassare: auto e
vetrine 154.

La risposta delle autorit, racconta la Kuruvilla, stata la militarizzazione della zona e


la messa in atto di determinate misure restrittive nei confronti dei residenti. Da dieci
mesi il quartiere sotto coprifuoco: la chiusura anticipata della attivit commerciali
svuota le strade poco dopo il tramonto, rendendole realmente pericolose155 . I
carabinieri decisero inoltre di ghettizzare altre aree della citt e, non a caso, scelsero
quelle con un pi alto numero di immigrati: Corvetto, Sarpi e alcune zone di Viale
Monza. Cos, dopo questa notizia, la scrittrice e la fotografa Silvia Azzari (le foto nel
libro sono sue) decisero di addentrarsi in questi nuovi ghetti per raccogliere esperienze e
dare testimonianza della vita che si svolge al loro interno.
Se i personaggi sono assolutamente inventati lo sfondo assolutamente reale. Milano
una citt in continuo mutamento; non sono solo le persone che vi abitano ad arrivare per
andarsene dopo pochi anni, ma anche il livello urbanistico ad essere coinvolto in un
processo trasformativo dinamico. Sono travolgenti i contrasti fra il vecchio e il nuovo, il
moderno e lantico dei palazzi della citt, dei mobili allinterno delle case, delle
persone: gli immigrati sono giovanissimi mentre i vecchi abitanti sono anziani: il parco
153

Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 25.
Ibidem, p. 26.
155Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 29.
154

72

di Villa Finzi, che allinizio dell800 era uno dei palazzi pi belli della zona [ adesso]
un centro sociale per anziani156. Milano una citt che viene vissuta per un breve
periodo di tempo e fermarsi poco in un luogo comporta una perdita dato che, nel
momento in cui questo luogo scompare, scompare anche una parte di s, una parte del
proprio passato e anche del proprio legame con esso. Con la sparizione dei luoghi di
socialit si crea una disaffezione, una perdita di relazioni umane che viene per
recuperata grazie alla nascita di altri luoghi di socialit, istituiti dai migranti i quali
ricostruiscono latmosfera della vecchia Milano.
Un esempio di cui ha parlato Gabriella durante lintervista tratta di un palazzo
fatiscente in via Crespi (una traversa di via Padova). Allinterno, nel cortile, si
radunavano bambini e ragazzini di tutte le nazionalit a giocare, chiacchierare, passare
il tempo e in questo contesto di condomino-famiglia laffidamento dei pi piccoli ad
una babysitter non mai stato necessario, grazie appunto allatmosfera di vicinanza che
si era creata fra gli abitanti. Mentre, se ci si sposta in unaltra Milano, quella delle
costruzioni architettoniche diverse, la tata, la colf e la badante sono ordinarie
dimostrazioni di un particolare status sociale. Il palazzo di via Crespi, molti milanesi
volevano abbatterlo con lo scopo di distruggere un luogo per distruggere un determinato
tipo di relazioni.
In conclusione si ritiene necessario parlare di due personaggi del romanzo che
rappresentano appunto la seconda parte di Milano, quella del successo: Gioia e Pietro.
Lei una modella dal fisico perfetto, ricca ed ha una bella casa: un attico enorme in
zona San Babila: pi che un abitazione sembra un dipinto, di quelli pregiati esposti al
museo: che li puoi guardare, ma non toccare. Eppure loro ci vivono dentro157 e una
bella macchina di lusso: una Bently Continental GT nuova di pacca158, sia amica di
Anita che di Stefania ed la ragazza di Pietro. Lui invece un regista bisessuale, il suo
nome darte Vitello, innamorato di Samir. Frequenta posti alla moda, locali shabbychic per aristofreak e fa uso di droghe. Entrambi, Gioia e Pietro entrano ed escono
dalla vita di coloro che potrebbero non avercela fatta ma non detta che sia cos, forse
156Ibidem,

p. 71.
Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 112.
158 Ibidem, p. 28.
157

73

sono Gioia e Pietro a non avercela fatta, dipende dal punto di vista di chi li osserva e
come li osserva159 . Due esempi che mostrano il gioco di sguardi ed intrecci fra la
coppia Gioia e Pietro e gli altri personaggi di Milano, fin qui tutto bene sono i seguenti.
Samir prendendo un caff con Laura in un bar a San Babila vede Gioia seduta ad un
tavolo accanto al loro e dice: Poi arrivato un uomo sui quarantanni vestito a festa
che le ha detto: Ciao Gioia, e lei si alzata e lo ha abbracciato e gli ha sorriso
esageratamente come fanno solo le persone che stanno male: e che per dimostrare di
stare bene mettono troppa euforia in ogni gesto160. Laltro esempio quello di Tony
che, riferendosi a Pietro, dice: Impossibile non notarlo quando viene in Corvetto a
prendere la coca scendendo dalla sua Bentley Continental GT nuova di pacca161.
Un romanzo che narra di persone disorientate, incerte, spesso perse ma allo stesso
tempo anche forti e sicure. Esse transitano per la citt e le strade di Milano osservando i
suoi quartieri, i suoi palazzi, i suoi parchi e i suoi centri sociali abbandonati e ritrovati,
una Milano che emargina ma allo stesso tempo accoglie.

159

Questa frase stata pronunciata da Gabriella Kuruvilla durante unintervista tenuta presso la
scuola estiva delle donne svoltasi a luglio 2013 ad Antignano, Livorno. Io ero partecipe ed ho
registrato tutto lintervento della scrittrice.
160 Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p.60.
161 Ibidem, p. 173.

74

VIA PADOVA
Via Padova, una riga di mondo, lunga pi di quattro chilometri162 , una via piena di
immigrati, che ne vede di tutti i colori. [...] In cui si alternano case di ringhiera,
capannoni industriali, vecchie cascine, palazzi anni 50, buchi edilizi e ville
nobiliari163. Una strada che connette il centro con la lontana periferia, ma che, grazie
agli immigrati e a tutti coloro che vi passano e abitano, sembra essere pi centro di tante
altre strade centrali.
In Via Padova, come per tutte le altre zone qua descritte, il contrasto edile architettonico
fra i primi anni Novanta ed oggi di grande importanza. Nel dopo guerra, in via Padova
furono costruite, accanto a grandi edifici, fabbriche, negozi e villette per i ricchi
borghesi molte case popolari che accoglievano italiani provenienti da tutto il paese in
cerca di lavoro: I primi a trasferirsi [...], agli inizi del 900, sono stati i brianzoli, i
bergamaschi e i mantovani. Poi, dopo la seconda guerra mondiale, c stata londata dei
meridionali e dei veneti. E alla fine, dai primi anni 80, ci sono approdati anche gli
stranieri: filippini, cinesi, egiziani, peruviani, senegalesi, romeni, marocchini, e indiani,
soprattutto164 . Con larrivo di tanti immigrati gli italiani a poco a poco hanno iniziato
ad andarsene e con loro anche lo sviluppo e la manutenzione della citt. I palazzi, i
parchi, le case popolari di Via Padova sono rimasti esattamente immutati dagli anni 80
ed Anita Patel, alias Paola Rossi a percorrere questo mondo raccontandoci la sua storia
assieme alle storie intrecciate di ottanta appartamenti di cui trenta sotto sequestro,
accalcati uno allaltro e stipati oltre la loro capienza, allineati su pi piani a delimitare
un rettangolo di cemento, che non un giardino: non ci sono alberi ma immondizia e
non ci sono fiori ma biciclette165.
Anita, una donna di quarantanni, met italiana e met indiana abita in un appartamento
di 40 metri quadri in via Clitumno 11, una traversa di via Padova, con il suo bambino
Fabio. A diciotto anni [era matura] secondo la legge, ma anche orfana di entrambi i
genitori e proprietaria di un appartamento in piazza Ferravilla: quando [le] hanno detto
Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p.8.
Ibidem, p.8,p. 6.
164Ibid., p. 7.
165 Ibid., p.11.
162
163

75

che mamma e pap erano morti in un incidente stradale [ha] lasciato linfanzia, insieme
alla casa della [sua] infanzia166. Anita vive di eredit, eredit materiale ma anche del
pensiero, il passato perseguita il suo presente; il suo linguaggio plasmato su quello
della madre e allo stesso tempo applicato al mondo moderno come se il rapporto madre
figlia non si fosse mai interrotto, come se non ci fosse stata una vera crescita o una
differenziazione. Tutta la vita di Anita: le persone che incontra e con le quali dialoga, gli
spazi che percorre, le situazioni che affronta sono sempre paragonate o analizzate
attraverso le parole della madre. Diventando orfana sono morta, vivendo di quello che
mi hanno lasciato: la casa dei miei genitori e la voce di mia madre. Sono una parassita,
degli oggetti e dei pensieri degli altri. Mi approprio dei loro beni, materiali o
immateriali che siano. E li uso per stare al mondo, nellunico posto in cui mi sento
accolta: via Padova, quindi.
Via Padova infatti accoglie sempre tutti e tutti si sentono accolti, non fa distinzioni fra
colore della pelle, fra orientamento politico, sesso e provenienza, in via Padova tutto
di tutti. La serratura della porta di casa di Anita rotta lasciandola di conseguenza
semichiusa, naturalmente sente i rumori ad ogni ora del giorno e della notte ma non si
sente mai sola. Spesso per deve prendere le distanze da questo mondo/salotto e sale sul
tetto del suo palazzo ad osservare via Padova dallalto: Mi piace com, ma a volte ho
bisogno di prendere le distanze: fare il pieno di ossigeno, e di polveri sottili, prima di
potermi rituffare dentro167 .
La sensazione che il/la lettore/lettrice prova mentre legge quella di immedesimarsi con
Anita e passeggiare assieme a lei, vedere i negozi, i parchi e i centri sociali. Lo spazio
che attraversa sembra prendere forma e con esso anche le sue sfumature.

Questo quartiere ancora metropoli, ma sembra un paese. Quello con le


vecchine sedute sulluscio delle case a chiacchierare per ore senza magari
dirsi niente, perch la strada un salotto, non un tragitto da percorrere nel
pi breve tempo possibile. In questo luogo antico nella forma eppure

Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 10.
Ibidem, p.7.

166
167

76

moderno nel contenuto, le lancette girano su un altro orologio e la citt perde


la sua tipica aria frenetica, mentre accoglie altri colori, altri suoni e altri
profumi.168

E uno spazio che racconta una storia completa: con i suoi palazzi che risalgono agli
anni 80 e altri agli anni 90, con le persone che se ne sono andate, persone che sono
rimaste e tante altre nuove che, con la loro musica, le loro spezie e i loro colori ne
hanno trasformato lidentit. Come forma di protesta a questo cambiamento, molti
italiani hanno invece esposto la bandiera italiana o cartelli con su scritto Orgogliosi di
essere napoletani169 oppure Prodotti italiani, qualit italiana, professionalit italiana,
personale italiano170 ma tanti altri invece, come il macellaio che non esce mai dal paese
ma che espone sul suo bancone un mondo, esposto in via Padova, che racconta Via
Padova171 : sono i suoi clienti che dopo ogni viaggio gli portano sempre delle cartoline
o dei souvenirs.
Via Padova sicuramente uno spazio soffocante, tanta, forse troppa gente abita
allinterno dei suoi palazzi, inoltre trovare spazi ove fermarsi e isolarsi impossibile
perch i suoi parchi, le sue panchine, i suoi bar appartengono a tutti e tutti ne fanno uso
continuamente. Via Padova accoglie e non respinge anche se ammalata, perch
lhanno curata male. [...] Via Padova non ancora morta, ma si diverte davvero poco.
[...] Via Padova fatica a respirare172 . Interessante questa personificazione della strada,
che continuamente controllata dalle forze dellordine e posta sotto coprifuoco come se
tutto ci che la compone e la rende viva debba essere obbligatoriamente minaccioso.
Infatti, proprio per questo pregiudizio tutte le attivit commerciali hanno lordine di
chiudere molto presto togliendo le persone dalla strada e di conseguenza rendendola
realmente pericolosa.
Via Padova :

Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 17.
Ivi. p. 21.
170 Idem.
171 Ibidem, p. 22.
172Ibidem, pp. 29, 30.
168
169

77

il quartiere pi europeo di Milano, ricorda la Londra dei Beatles ma viene


vissuto come un problema di ordine pubblico. [...] Ci sono pareri discordanti
su via Padova: non solo tra i bambini ma anche tra i suoi abitanti. Per alcuni
il ghetto, la casbah, il Far West o la banlieue italiana pi disastrata. Per
altri, invece, rappresenta lEast End milanese: un modello di convivenza
possibile. C chi non vorrebbe mai entrarci, c chi non vorrebbe mai
uscirne. 173

VIALE MONZA

Questo capitolo strutturato su un continuo gioco di rimandi fra laspetto architettonico


del passato e quello del presente, questultimo rappresentato in una forma di degrado
causato dallarrivo dei migranti. I personaggi protagonisti sono Samir e Laura. Samir
un ragazzo egiziano, lavora come lavapiatti in un ristorante e soffre di ulcera: Stavo
per raccontarle altre cose sulla mia terra. Ma ho sentito una fitta nello stomaco. El hanan
egn el kalb: nostalgia canaglia. Lulcera molto diffusa tra gli immigrati174. Vive in un
casermone in via Venini, una traversa di Viale Monza condividendo letto e
appartamento con altri stranieri. E arrivato in Italia passando per Lampedusa, per la
Sicilia e per Napoli finendo a dormire sulle panchine di un parco di Milano. Oggi quelle
panchine hanno nel mezzo una sbarra che impedisce a chiunque di sdraiarcisi sopra.
Un tempo, poco dopo il suo arrivo, nei momenti liberi giocava spesso a calcio nel
parchetto davanti casa sua. Egiziani contro marocchini, marocchini contro tunisini,
tunisini contro algerini. [...] La solita guerra tra poveri, dite voi. Ma noi ci divertivamo:

Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 47.
p. 70.

173

174Ibidem,

78

e questo probabilmente dava fastidio175. Poco dopo il parchetto stato recintato e il


campetto da calcio sostituito con scivoli e altalene.
Un giorno mentre era al parco con degli amici incontra Laura: italiana, giovane, bella
e ricca176 dopo un incontro al bar vanno a casa di lei le sono venuto dentro, a lei e al
suo grandissimo appartamento allultimo piano di un antico palazzo di viale Monza177,
9 mesi dopo nascer il loro figlio ma Samir lo vedr soltanto una volta. I due
personaggi, dopo essere stati introdotti, si ha limpressione che passino in secondo
piano lasciando spazio ad una altalenante descrizione fra il comera prima e il com
adesso dei luoghi che attraversano e vivono. Il/la lettore/lettrice ancora una volta
cammina con Samir e Laura attraverso viali, parchi, locali percependo il cambiamento
dello spazio. A partire dalle fioriere che dividevano il viale e che il comune ha rimosso
perch gli spacciatori ci nascondevano la droga, il risultato fu che i pusher continuano
ad esserci e gli automobilisti, senza fioriere, parcheggiano dove vogliono impedendo il
passaggio dei pedoni178. Passano poi per il ponte considerato come linea di confine tra
il viale Monza pi vivace, pi centrale e pi antico, che per negli ultimi dieci anni si
riempito di stranieri e quello pi tranquillo, pi periferico e pi moderno, dove invece
sono ancora quasi tutti italiani179 . Negli anni 20 nei quartieri attorno a viale Monza
risedevano tanti italiani emigrati dal sud in cerca di lavoro, anche loro abitavano in
palazzine orrende costruite accanto a villette per i pi ricchi, cerano anche molti italiani
che abitavano in un edificio di ringhiera di fine 800 chiamato il Cairo un tempo era
abitato quasi solo da meridionali ma poi si riempito di stranieri180 . Per Laura questo
edificio rappresenta un esempio di integrazione riuscita, per Samir invece: Non ne
posso pi di questa storia dellintegrazione: ma secondo te gli italiani sono integrati in
Italia? Io vivo qua da sette anni circa e ne ho incontrati un sacco di italiani che non solo
non sono integrati in Italia ma neanche in loro stessi181 , Laura non risponde e lui si

175

Ibidem, p. 56.
Ibidem, p. 59.
177 Ibidem, p. 60.
178Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p.62.
179 Ibidem, p. 64.
180 Ibidem,pp. 66,67.
181 Ivi, p. 67.
176

79

integrato in unattimo, ma dentro di lei. La metafora dellintegrazione carnale piuttosto


che sociale molto forte, sicuramente lunica che soddisfa pienamente Samir. Il
racconto prosegue e il rapporto fra i due personaggi sembra diventare sempre pi
ambiguo, Laura ostenta una certa dimestichezza geografica e culturale rispetto a Samir
che a volte ascolta interessato, altre dimostra un lieve turbamento e altre ancora invece
pensa alla bellezza estetica della sua interlocutrice. Passeggiando davanti al circolo
anarchico Ponte della Ghisolfa, Laura spiega a Samir le attivit che si svolgono al suo
interno e dopo un elenco di diversi nomi aggiunge: Ma tu sai chi sono Pinelli,
Valpreda, Veronelli, Rossi e Paolini? Samir risponde: Io s. E tu sai chi sono Galal
Amin, Abdel wahab Elmessiri, Bahha Taher [...]? Non volevo essere provocatorio e
neanche metterla in difficolt, ma la domanda mi era uscita spontanea. Leurocentrismo
che diventa italiacentrismo e finisce con il milanocentrismo spesso mi irrita182.
Il gioco dei rimandi continua per tutto il capitolo: la differenza fra lo spazio dove prima
vivevano gli italiani spesso messa in confronto con lo spazio dove oggi vivono gli
stranieri, lidea che il degrado sia arrivato assieme a loro e non per causa del passare del
tempo trapela indirettamente. Trapela inoltre un certo senso di indignazione da parte del
protagonista: Samir si trova a casa del suo maestro di italiano, la conversazione che
avviene la seguente. Il maestro spiega a Samir che, negli anni 70, allinterno del
palazzo vivevano molti meridionali:

famiglie numerose, che facevano un gran casino, che parlavano una lingua
strana e che mangiavano delle cose strane. Che venivano visti con diffidenza
dai negozianti, che invece erano quasi tutti settentrionali. Con la stessa
diffidenza con cui adesso gli italiani guardano voi183 .

Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 79.
Idem.

182

183

80

Samir risponde: Altro che diffidenza: noi che siamo arrivati in Italia dalla fine degli
anni 90 in poi siamo trattati come rifiuti gettati dal mare sulle coste e veniamo lasciati
in attesa di essere smaltiti altrove. [...] Via Crespi molto altrove di Milano184.
Via Crespi, una traversa di viale Monza un piccolo ghetto, una strada di circa trecento
metri che, come via Padova, ha saputo accogliere senza fare distinzioni di nessun
genere. In questa via la maggior parte delle attivit commerciali sono gestite da stranieri
dei veri e propri punti di ritrovo per le diverse comunit che si dividono in gruppi,
fuori e dentro questi locali, disegnando confini territoriali sullasfalto dei
marciapiedi185, forse questo un esempio di integrazione riuscita; in una citt in cui
i piani urbanistici di costruzione architettonica sono basati su strategie di dominio e
pratiche di separazione che invece di includere, escludono e marginalizzano gli
stranieri. Burton Pike nel suo libro The image of the city in modern literature, parla
proprio di come la citt occidentale post-industriale sia costruita secondo una certa
psicologia che invece di unire tende piuttosto a dividere ed isolare disegnando, da un
lato la parte della perfezione, dallaltro la parte della corruzione: The myth of the city
as corruption, the myth of the city as perfection: This bifocal visione of Western society
is still very much with us186 . Aggiunge inoltre, parlando di questa ambivalenza della
societ moderna:

This ambivalence expresses itself in two contradictory obsessions,


integrating and disintegrating. Lefebvre sees one of these obsession, the
compulsive need to integrate and be integrated, as a response to the other,
the disintegration of the idea of community 187.

Sono i privilegiati della societ moderna che da questa ambivalenza ci guadagnano,


vendendo o dando in affitto i loro appartamenti pi fatiscenti. Ci speculano sopra, al
184

Idem.
Ibidem, p. 77.
186 Burton Pike, The image of the city in modern literature, New Jersey, Princeton University
Press, 1981, p.8.
187 Ibidem, p. 26.
185

81

nostro bisogno di avere un pavimento sotto i piedi e un soffitto sopra la testa188 . Le


case sono paragonabili a catapecchie, lo spazio attorno a loro decadente ma non
appena arriva il caldo maghrebini, cinesi, filippini, sudamericani, rumeni, bengalesi,
indiani, cingalesi escono tutti allaperto, i bambini giocano nei cortili, le donne
chiacchierano sui ballatoi e gli uomini si incontrano per strada189. Con le loro lingue, i
loro odori, i loro sapori e le loro tradizioni colorano un mondo frenetico e cupo in cui
quando incontri un italiano lo riconosci subito; perch sembra sempre fuori posto:
mush fi makanuhu190 .

SARPI

Via Paolo Sarpi una strada di Milano in pieno centro, prima dellinizio degli anni 90
era abitata da italiani e cerano attivit commerciali di ogni genere, poi con larrivo di
immigrati cinesi gli italiani se ne sono andati lasciando tutto ai nuovi arrivati che
compravano subito e in contanti. La protagonista di questo capitolo Stefania, una
ragazza milanese di circa quarantanni che vive in un grande appartamento. E pittrice e
fotografa capa di s stessa, come Anita anche lei abita in un passato che influenza il suo
presente; si tratta del suo ex marito Marco, personaggio poco dinamico, giornalista che
preferiva informarsi del mondo attraverso il motore di ricerca google piuttosto che
uscire di casa. Un giorno ha sentito dire che Stefania era stata con un altro e lha
lasciata. La presenza ingombrante di questo uomo diventa unombra che la segue
ovunque. Stefania soffre dello scorrere del tempo, tutto intorno a lei in corso di
trasformazione e non riesce a seguire il passo, si sente a suo agio solamente nellunico
locale rimasto tale e quale alla sua apertura nel 1896 dove: [le] sembra di stare davanti
alla televisione: seduta nel passato osserv[a] lo scorrere del tempo, spiandolo attraverso
188Gabriella

Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 77.

189Idem.
190Idem.

82

una porta-vetrina su cui appeso il cartello spingere in italiano e cinese mandarino.


[...] Questo piccolo e affollato locale tutto in legno rimasto uguale a se stesso dal 1896
ad oggi. Mentre tutto intorno a lui cambiato. E continua a farlo191 . Camminando per
Paolo Sarpi Stefania fotografa i cinesi: sguardi distanti e silenziosi, si muovono
velocemente fra carrellini della spesa, pacchi lasciati a terra e biciclette come se
fossero qui ma si trovassero altrove: ancora in Cina, forse. E in Cina probabilmente
siamo192. Raramente parlano italiano con italiani o acquistano da attivit italiane, se
possono mangiano nei loro locali che spesso sono anche abitazioni-laboratorinegozi193 . Il quartiere si chiama Chinatown ma non come la Chinatown delle grandi
metropoli perch in questo quartiere del centro di Milano i cinesi ci lavorano e non ci
vivono, infatti i piani alti dei palazzi sono abitati dalla media borghesia milanese: artisti
freak, fotografi, attori, grafici, pittori, una piccola comunit di free lance e
professionisti, con unet compresa tra i trenta e i cinquantanni. Gli italiani pi anziani
invece vivono nelle poche abitazioni non ancora ristrutturate, insieme ai nuovi
immigrati, solitamente africani, a volte asiatici194 . Latteggiamento dei cinesi descritto
da Stefania passivo-aggressivo. Simile a quegli animali che rimangono immobili e si
lasciano tormentare: per poi, improvvisamente, reagire195; si muovono in questo spazio
indifferenti allordine politico, economico e sociale del paese in cui vivono. Impassibili
vivono fra di loro come se stessero ancora abitando nella regione da cui provengono.
Davide Papotti, nellarticolo inserito nel libro Leggere il Testo e il Mondo scrive:

Lesperienza migratoria porta inevitabilmente con s una forte componente


spaziale: essa si configura statutariamente come uno spostamento fra luoghi,
con correlati processi di riassestamento delle proprie coordinate territoriali di
riferimento. Lesperienza di una profonda e radicale alterit spaziale vissuta
in prima persona nei processi di conoscenza e di adattamento ai luoghi di
destinazione porta allelaborazione di nuove ed inaspettate geografie
191

Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 104.
Ibidem, p. 98.
193Idem.
194Ibidem, p. 102.
195 Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 100.
192

83

private, che la ricerca qualitativa si propone di investigare: laspetto pi


sorprendete la costruzione di una geografia personale fatta di punti di
riferimento, senso del luogo, gerarchie tra citt, capacit di mobilit e
percorsi di territorializzazione diversi da quelli immaginati196.

A Milano, questo popolo asiatico ha ricostruito una geografia intima ed individuale


composta dalle proprie macellerie, banche, phone center, supermarket, ristoranti in cui
ai turisti milanesi viene offerto il tipico men cinese standard mentre per loro la
cucina servita quella vera. In questa succursale cinese litaliano [non capisce nulla] di
quello che legg[e] e di quello che sent[e], degli ideogrammi e del mandarino: tanto che
par che te set anda a scoeula de giuved. E un tempo le scuole, il gioved, erano
chiuse197.
Le pratiche urbanistiche comunali sono intervenute anche in questo spazio con lintento
di trasformarlo in un quartiere pedonale, con alberi giganti e case di lusso. Gli
amministratori comunali hanno speso cinque milioni e mezzo di euro, sperando con
questa mossa di riqualificare il quartiere e quindi di levarseli velocemente di torno, i
cinesi volendo potranno fare pure delle sonore pernacchie198. Il comune ci prova ma
non ci riuscir facilmente.
Paolo Sarpi, dice Stefania, non mai pericoloso nemmeno a notte inoltrata,
continuamente sorvegliato da sentinelle cinesi che non sono interessate agli italiani ma
ai propri connazionali. Non mi fanno paura, i cinesi. Il loro mondo scorre di fianco al
mio199, il loro mondo non si integrer mai con il mondo che li ospita.
Accanto a questa realt distanziata ce n unaltra altrettanto distanziata e fredda: quella
dei ristoranti di lusso, dei negozi di design, dei massaggi termali e di atelier di stilisti
un luogo da fighetti, pieno di locali da fighetti200 . Un luogo poco accogliente e molto
Papotti Davide, Lapproccio della geografia alla letteratura dellimmigrazione. Riflessioni
su alcune potenziali direzioni di ricerca, in Fulvio Pezzarossa, Ilaria Rossini, (a cura di),
Leggere il testo e il mondo, ventanni di scritture della migrazione in Italia, Bologna, Clueb,
2011, p. 71.
197 Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 106.
198 Ibidem, p. 104.
199Ibidem, p. 116.
200Ibidem, p. 109.
196

84

appariscente. I locali che un tempo accoglievano persone dallo stile e dalla provenienza
pi diversa stanno velocemente scomparendo per lasciare spazio a centri commerciali, a
freddi palazzi residenziali e locali di tendenza. Tutto cambia e niente rimane in un
mondo moderno dove gli spazi e la relazione fra persone sono costruiti su misura, il
resto, quelle parti di minore importanza, proprio come per il letto a soppalco
[andrebbero] montat[e] nel modo giusto per poter diventare qualcosa che abbia un
senso201 .

CORVETTO

Corvetto ha le sue leggi e Corvetto comanda, Corvetto simme nuje202 , il noi riferito
ad una comunit di ragazzi gangster, la maggior parte immigrati dal sud Italia che
vivono o in case popolari pericolanti o per la strada, bevono, si drogano e spacciano. I
confini di questa zona stanno dint ocore e dint acap da gent: no dint omunno. La
geografia di Corvetto non dipende dalle regole topografiche ma da quelle dello
spaccio203. E Tony che racconta la sua vita passata in questa zona di Milano. E nato a
Scampia ma dopo che suo padre si trasferito a Corvetto per lavoro, lhanno seguito
anche sua mamma, sua sorella, lui e infine il nonno. Abitano tutti insieme in un
appartamento di circa trenta metri quadri, una prigione che pagano cento cinquanta euro
al mese. In questo quartiere per si sente a casa: questo quartiere, con Scampia, pure
gemellato. Ovvio che ci sta il feeling con la gente del posto: qua sta pieno di terroni204.
Negli anni 70 la zona era sotto il controllo di un clan di siciliani e prima che arrivassero
gli immigrati (tunisini, marocchini, africani), a gestire tutti i traffici illeciti erano gli
uomini di Cosa Nostra. Adesso in questo territorio ci sono due fazioni in perenne

201

Ibidem, p. 135.
Ibidem, p. 141.
203 Ibidem, pp. 141,142.
204Gabriella Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 145.
202

85

conflitto: gli immigrati e gli italiani, ognuno ha i propri locali da frequentare e non
succede mai che uno vada nel posto dellaltro. Nel Bowling di Corvetto gli immigrati
possono accedere soltanto nel piano dove ci sono le slot machines, e nel locale Sherazad
gli italiani non sono ben accetti: Sherazad un locale di africani che hanno aperto due
anni fa [...] Non un locale da Tony e meno che meno da Enzo [...] e siccome ci
guardavano tutti strano, per fargli capire chi comanda, non ce ne siamo stati zitti205 .
Corvetto ha le sue leggi.
E un quartiere rovinato dal tempo, i palazzi e le case popolari non vengono ristrutturate
dal 1920, i ballatoi sono pericolanti, le antenne paraboliche rotte, limmondizia popola
la strada assieme a tossici e pusher. Il comune ha promesso alla famiglia di Tony che li
avrebbero trasferiti in una zona pi nuova e in un appartamento pi grande: Siamo qui
da anni: a promise is a comfort to a fool, una promessa una comodit per uno sciocco.
An wi nuh bawn back a cow: e noi non siamo stupidi, lo sappiamo che nisciuno
caiuta206. A poco a poco molti italiani, i pi fortunati, hanno abbandonato i propri
negozi e le proprie case per andare in unaltra parte della citt lasciando i loro locali
agli immigrati, che poi sono anche gli unici che se li pigliano207 . La sensazione di
decadenza di questo spazio simile a quella di una periferia mutilata, che cade a pezzi
senza che nessuno la salvi. Lintervento comunale stato, come per via Padova, quello
di militarizzare la zona, negozi e locali hanno lobbligo di chiudere a mezzanotte:
channo messo sotto heavy manners: cabbiamo pure il coprifuoco e lesercito, a
Corvetto208 aumentando ancora di pi il pericolo.
E uno spazio delimitato da regole, regole impostate dai ragazzi italiani e regole
impostate dai ragazzi stranieri che si picchiano, spesso si uccidono perch di base si
assomigliano.

Gli immigrati della zona, quando non vanno avanti e indietro dalla moschea,
stanno attaccati alle panchine in legno dei giardini come se fossero dei tarli o
205

Ibidem, p. 159.
Idem.
207 Ibidem, p. 160.
208 Ibidem, p. 153.
206

86

stanno piantati sopra ai marciapiedi davanti ai palazzi come se fossero delle


impalcature. Ma a chi se fa pontone ocane opiscianuollo: dunque meglio
muoversi. Solo che a sti quashie sembra che rimanere fissi gli piaccia. Le
sole cose che fanno facile sono sfottere le signorine e intrallazzarsi in
sporchi traffici. Oltre a bere e fumare, fi real. Ammetto che un p ci
assomigliano, e non che ci piaccia vederci riflessi nei loro specchi. 209

Tony da Corvetto se ne vuole andare, lasciare il quartiere lunico modo per lasciare
quella vita, una vita di strada che spesso uccide: In zona, gli italiani, se devono
prendere esempio dai loro genitori, possono anche chiudere i libri e andarsene
tranquillamente in strada. On the road ma per davvero, altro che quelle fricchettonate
alla Kerouac210. Con in spalla il suo letto a soppalco ed il suo passato si trasferisce in
unaltra zona, a Porta Venezia dove non esistono regole che delimitano le frontiere ma,
al contrario italiani e immigrati vivono insieme e spesso italiani vanno in luoghi per
stranieri e gli stranieri in luoghi per italiani. Dunque, come lui ha lasciato Scampia
prima e Corvetto poi, molti altri, stranieri e non, hanno lasciato la propria terra e la
propria casa perch in fondo si perde sempre qualcosa per lasciare spazio ad altro211 .

209Gabriella

Kuruvilla, Milano, fin qui tutto bene, Bari, Laterza, 2012, p. 156.
Ibidem, p. 143.
211 Ibidem, p. 178.
210

87

88

CONCLUSIONE

Secondo lanalisi geocritica del romanzo di Amara Lakhous e del romanzo di Gabriella
Kuruvilla, possiamo dare una risposta affermativa alla domanda che riguarda il ruolo
che la parola poetica assume nella creazione di spazi lisci, spazi trasgressivi o possibili
terzi spazi in cui il diverso costruisce reti affettive e legami sociali. Essa, la parola
poetica, considerata centrale nella costruzione della realt, anche se non banalmente
nel senso di un mero rispecchiamento. Qui torna lassunto della geocritica per cui la
parola facilita il passaggio dalla citt reale a quella immaginaria, dando luogo ad un
discorso sullo spazio in cui la realt trasformata dalle sue rappresentazioni.
I metodi proposti da Bertarand Westphal in Geocritica, Reale, Finzione, Spazio sono
stati utili allanalisi dei due romanzi - Scontro di civilt per un ascensore a piazza
Vittorio e Milano, fin qui tutto bene - in quanto, partendo dalla centralit dello spazio
siamo riusciti ad individuare diverse e molteplici dinamiche implicite della geocritica: la
multifocalizzazione e gli sguardi endogeni, esogeni, allogeni, la polisensorialit,
libridazione fra culture, il processo di deterritorializzazione e riterritorializzazione, il
processo di striatura dello spazio e la sua continua minaccia sullo spazio liscio, la
relazione sempre pi labile fra centro e periferia e soprattutto come un determinato
spazio possa assumere diverse connotazioni a seconda di chi lo vive ( di attesa e
sospensione per alcuni personaggi, ostile e pericoloso per altri e trasgressivo per altri
ancora). Con spazio trasgressivo si intende una zona che emerge dalla tensione fra
luoghi della segregazione e luoghi di mobilit ed eterogeneit.
In entrambi i romanzi abbiamo visto situazioni in cui il diverso ancora allontanato ed
escluso dalla cultura dominante in cui si trova, e in cui gli spazi abitati da molti
immigrati sono raramente percorsi e accettati dalla gente locale; anzi sono
continuamente striati dalle forze dellordine che sorvegliano la zona, obbligando i
gestori di attivit commerciali a chiudere presto. Nei due testi poi emersa una
rappresentazione dello spazio solcato da divieti e repressioni a cui rispondono pratiche

89

urbanistiche e progettazioni architettoniche entrambe co-implicate nelle strategie di


dominio.
Un ulteriore conclusione importante tratta dallanalisi dei due testi letterari che il
diverso non necessariamente limmigrato ma siamo anche noi stessi: la diversit
dentro di noi in quanto ogni individuo a seconda delle sue radici, della vita che ha
condotto, dei percorsi che ha fatto e sar sempre messo al confronto con laltro.
Attraverso la parola poetica si pu cambiare la percezione e la sensibilit di ogni
persona e attraverso la molteplicit di sguardi il cui piano focale duplicato, triplicato e
quadruplicato, si pu dare luogo ad un possibile spazio altro, dellaltro, per laltro.
Una piccola parentesi personale: pochi giorni fa, passeggiando per una via di Bologna
ho notato, per la prima volta, un gruppo di persone provenienti dallAsia Meridionale
che chiacchieravano e si divertivano in uno spazio solitamente frequentato da studenti o
ragazzi bolognesi. Oltre a rendermi felice mi ha fatto percepire un cambiamento, quel
possibile cambiamento evocato nella parola poetica dei testi letterari analizzati.
Concludendo resta da precisare che, accanto allo studio e alle rappresentazioni letterarie
dello spazio di luoghi cittadini, di frontiera e di confine ampiamente analizzati e
studiati, si dovrebbe continuamente tenere presente lesistenza di tanti altri luoghi e voci
oscure il cui significato ancora da decifrare, comprendere e studiare al fine di poter
finalmente pensare un mondo alternativo in cui la diversit non pi da intendere come
differenza culturale di un altro popolo ma piuttosto come differenza culturale di un
popolo-come-unit212.

212

Homi Bhabha, I luoghi della cultura in Federica Zullo, Lo spazio della nazione: miti, simboli
e allegorie fra colonialismo e indipendeze in Roberto Vecchi, Rita Monticelli (a cura di)
Topografia delle culture, Bologna, I libri di Emil, 2011, p. 157. (il corsivo mio).

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91

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BIBLIOGRAFIA

TESTI LETTERARI

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