___________________________________n° 1 mese di Febbraio 2010___________________________________

____Pubblicazione aperiodica d’informazione libera e contro il sistema a cura del Collettivo 808___

La scelta della libertà
Si parla sovente della nostra epoca come di un'epoca di crisi, senza tuttavia tenere
sufficientemente conto del peso che queste parole posseggono. Crisi deriva dal greco
“krìsis” che significa scelta, ma anche lotta, contestazione, interpretazione e forza
distintiva. A questo punto credo che chiunque possa rendersi conto di quanto questi termini
siano inappropriati per la definizione del nostro tempo e della nostra società. Infatti, oggi più
che mai la capacità di comprensione, di discernimento della realtà e la forza di ribellarsi,
lottare e scegliere sembrano essere venute meno, dissolte per lasciare il posto ad un
sempre maggiore accentuarsi dei sentimenti di passività e incapacità di reagire. Il pensiero
dell'uomo moderno è impoverito, appiattito, disperatamente preso in mezzo ad una caotica
massa di dati, dove i fatti (quando e se vengono resi pubblici) perdono il loro carattere
specifico e veritiero, distorti ed offuscati da mezzi di “informazione” completamente asserviti
all'utile della classe dominante e dello Stato. Questo provoca, nella maggioranza delle
persone, da una parte una forma di scetticismo e cinismo riguardo alla possibilità di
affrontare efficacemente le questioni di fondo della vita sociale ed individuale, e dall'altra una
sorta di rassegnata accondiscendenza a tutto ciò che sembra poter dare sicurezza, a tutto
ciò che viene detto con autorità. Lo stesso concetto di autorità è radicalmente cambiato: il
potere, un tempo manifesto, si è mutato in strisciante assoggettamento. Siamo diventati
automi nell'illusione di essere ancora autonomi.
Per questi motivi, oggi più che mai è necessario analizzare con chiarezza ciò che ci sta
attorno, erigere barricate (non solo metaforiche) per costringere il molteplice ad un dualismo
semplificatore, che ponga un taglio netto tra due mondi dagli interessi assolutamente
divergenti: il mondo degli sfruttati e dei governati da un lato, e quello degli sfruttatori e dei
governanti dall'altro.
Per questi motivi mi auguro che il nostro sia realmente un periodo di crisi, che questo sia
realmente un periodo di lotta, di contestazione, di scelta, dell'unica scelta possibile: quella
della libertà, perché vivere è lottare, rischiare, espandere la propria esistenza in tutte le
direzioni. Poter agire è uguale a dover agire.

Sommario:
● Guerre dimenticate……………………Pag. 2
● Facebook ti ha taggato!……………….Pag. 4
● Proprietari del tuo pensiero….…….….Pag. 5
● E non ti indurre in controllo mentale…Pag. 6
● L’angolo dell’ hacking………………..Pag. 8
● Carceri, la privazione della dignità…...Pag. 10
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Il mondo, ossessionato da tutto quello che accade nel
bacino del Mediterraneo e dintorni e dalle guerre che
vedono in qualche modo toccati gli interessi occidentali,
ignora le guerre più sanguinose. Eppure molte volte
questi conflitti sono il risultato delle scelte compiute dai
colonizzatori occidentali, da inglesi, americani, olandesi,
portoghesi, che impongono ad altri paesi condizioni di
vita innaturali e situazioni politico-economiche impossibili
da gestire. La lista è lunga: guerre e guerriglie di stampo
etnico sono in corso nel sud della Thailandia, nel nord-est
e nel sud-ovest dell’India, nelle Isole Moruc, nell’antica
Birmania dove l’esercito dei generali al potere non utilizza
armi, ma attraverso la fame e il lavoro forzato distrugge la
minoranza Caren. A Timor Est i morti sono stati 300mila
e la pace è precaria, nel Kashmir non c’è pace. Dietro a
tutti questi conflitti ci sono interessi che vanno al di là dello scontro etnico: ad
alimentare queste guerre ci sono i mercanti di armi e le imprese minerarie, sempre
occidentali, che utilizzano guerre e guerriglie per assicurarsi il controllo dei territori e
lo sfruttamento delle loro risorse. Per tutti questi conflitti vale una regola: non se ne deve
parlare. Ed ecco che si mette la museruola alla stampa locale, mentre quella internazionale
è semplicemente assente.
Oltre a detenere il primato per la quantità di guerre in corso e per il numero di Paesi in
esse coinvolti, l’Africa è il solo continente dove il numero dei conflitti è a tutt’oggi in
aumento. Sudan, Eritrea, Congo, Costa D’Avorio.., l’Africa è il continente delle guerre
dimenticate. Le guerre di nessuno, che malgrado milioni di morti vengono il più delle volte
ignorate o sottovalutate dalla Comunità internazionale. Conflitti etnici o religiosi, guerre per il
controllo delle risorse energetiche e minerarie, scontri sanguinosi che scaturiscono da una
totale mancanza di prospettive economiche.
Diverse sono le cause e le radici di questi
conflitti, diversi i contesti socio-politici in
cui scoppiano. Tra i fattori di maggiore
instabilità c’è senza dubbio il desiderio
imperialista di mettere le mani su questo
immenso serbatoio di materie prime e di
ricchezze naturali.
È il caso della Repubblica Democratica del
Congo, dove dal ‘97 è in corso una violenta
guerra civile che ha già fatto oltre 3milioni di
morti ed ha visto coinvolti 6 paesi africani,
dal Ruanda all’Angola. Spesso questi conflitti
vengono classificati abbastanza
superficialmente come guerre etniche, ma le
cause più profonde che li determinano vanno
cercate nella volontà capitalistico-
imperialista di accaparrarsi porzioni ingenti di
materie prime strategiche quali il petrolio, i diamanti o ancora, nel caso specifico del Congo,
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l’uranio e il coltan, un materiale sconosciuto ai più ma che riveste un’importanza enorme
nello sviluppo della new economy. Un’altra zona calda del continente è senza dubbio il
Darfur, dove dal 2003 è in corso una vera e propria catastrofe umanitaria. La regione
settentrionale del Sudan è colpita da un sanguinoso conflitto armato fra milizie filo-
governative e gruppi ribelli. Anche in questo caso fra i fattori che hanno dato origine alla
guerra giocano un ruolo di primaria importanza le mire sugli immensi giacimenti di petrolio
presenti nella regione. Si tratta di un conflitto che ha già prodotto più di 300mila morti, senza
considerare le gravissime violazioni dei diritti umani e gli stupri etnici utilizzati come vera e
propria arma di offesa. Questa guerra, etichettata semplicisticamente come guerra etnica fra
bande tribali, è in realtà fortemente sostenuta dal governo sudanese e sta dimostrando di
possedere dei risvolti strategici ed economici importantissimi.
Tra le guerre dimenticate c’è poi quella in atto in Costa d’Avorio, un paese ormai spaccato in
due dopo che una rivolta militare è degenerata in guerriglia. Per non parlare del Corno
d’Africa, dove le tensioni fra Eritrea ed Etiopia continuano ad affliggere milioni di persone.
L’America Latina, tradizionalmente sconvolta da guerre e rivoluzioni, registra oggi una
significativa riduzione dei conflitti armati, il più cruento dei quali è però in corso in Colombia,
dimostrando che i veri sconfitti sono i diritti umani: 7mila desaparecidos, più di 7mila
detenzioni arbitrarie, quotidiane esecuzioni extra giudiziarie. In Colombia le armate para-
militari seminano il terrore, ma è proprio una legge dello Stato, la Legge 48 del 1968, che
autorizza l’esercito ad armare i civili, creando i presupposti legali del para-militarismo.
La lista sarebbe ancora lunga, insomma le guerre nel mondo sono molto più numerose
di quello che ci vogliono far credere, ed è giusto ricordarle, perché ognuna è un
massacro quotidiano che continua ad uccidere anche se non giunge alle nostre orecchie.


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FACEBOOK TI HA TAGGATO!
Sempre di più si sta sentendo parlare di questo imponente sito di social network, e sempre
più sta avendo consensi in tutto il mondo.
La stupenda trovata è venuta in mente a Mark Zuckerberg, studente universitario di Harvard.
Il suo innocente scopo era quello si mettere in comunicazione tutti gli studenti delle
università e dei licei, accaduto prima a livello locale espandendosi fino a livello mondiale.
Ma cosa si nasconde dietro face book?
Togliendo i suoi lati positivi, il sito che vi offre tutti quei bei servizi e tutti quei bei giochini, è
un perfetto strumento di controllo mentale e sociale a grande scala.
I molti iscritti non si accorgono innanzitutto che la loro persona è trasformata in un mucchio
di pixel colorati, che le loro idee, le loro espressioni sono velate da uno schermo luminoso.
Infatti quello della dipendenza dal web è un fenomeno in
continua e rapida crescita. Secondo gli esperti, su
Facebook, almeno 2 iscritti su 10 ne sono dipendenti
mentre, secondo i dati di uno studio dell’Università di
Perugia, su 10 persone 4 possono sviluppare abusi o
dipendenza da internet, la maggior parte delle volte
inconsapevolmente.
Ecco perché, dopo Cina e Stati Uniti, anche in Italia arriva un
ambulatorio dedicato all’Internet Addiction Disorder, attivo
dal 2 novembre all’interno del day hospital psichiatrico del
Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” di Roma.
Non parliamo poi del fatto appurato che tutti i contenuti di ogni partecipante, compresi i
dati personali come nome, cognome, luogo di nascita, sono proprietà del sito che li può
liberamente trasmettere a terzi
per comunicazioni inutili e
pubblicità.
E tra questi terzi ci troviamo in
mezzo anche la CIA, agenzia di
spionaggio americana, come
chiaramente spiegato nelle
condizioni di iscrizione.
Il sito quindi ha il compito di
schedarti, di assimilarti a uno dei
tanti, di farti inghiottire tutto quello
che ti propone.
E face book è proprio l’emblema e
la metafora di tutto ciò che ci
circonda, in cui sempre di più
veniamo sedati dalle notizie
spazzatura che ci passano alla televisione, non potendo accedere a un tipo di informazione
e di cultura libera dai canoni del potere, essendo solo, per loro, una schiera di individui
uguali attratti dalla persuasione e non dalla vera conoscenza dello Stato di cose che ci
influenza. Bisogna solo prendere coscienza di se stessi, delle proprie potenzialità e
cercare di spezzare le catene dell’ignoranza imposta dall’alto e di risvegliare dentro di
noi la mentalità critica ed attiva che sempre più si sta assopendo.

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PROPRIETARI DEL TUO PENSIERO

NO COPYRIGHT – COPYRIOT!
Le prime leggi sul copyright, introdotte oltre tre secoli fa come strumento di censura, diedero
vita alla "proprietà nelle idee", proprietà che illudeva la tutela dell'autore ma in pratica
assicurava gli introiti agli editori, regolava la competizione fra imprenditori e istaurava un
monopolio che fino ad oggi lucra sulle opere dell'intelletto. "La proprietà nelle idee" nel
contesto odierno, nel quale la comunicazione e le possibilità di riproduzione non
sono minimamente paragonabili al passato, al solo pensiero dovrebbe provocare
rabbia e dissenso. Siamo stati indotti a credere che le cose astratte debbano avere
proprietario, ma se le cose concrete potessero essere usate da differenti persone in
differenti luoghi in uno stesso tempo (come le cose astratte) avrebbe ancora senso definirne
un proprietario? Per questo il concetto di proprietà non si può applicare che alle cose
materiali. Fa comodo solo ai grassatori e ai parassiti d'ogni sorta (SIAE, ANICA, etc.) far
credere che "copyright" e "diritto d'autore" siano la stessa cosa, o che la contrapposizione
sia tra "diritto d'autore" e "pirateria", ma non è così.

NO SIAE – NO AL PIZZO SU ARTE E CULTURA
Cosa dovrebbe tutelare una società privata come la SIAE che impedisce, con pesanti
tassazioni e procedimenti legali, la libera circolazione della musica e della cultura? Che
prende soldi su qualsiasi opera creativa venga messa in commercio, anche se non
appartiene ad un suo iscritto? Cosa tutela un monopolio che prende soldi su locali che
vogliono fare musica live, sui biglietti dei concerti, sulle discoteche, sulle radio, sulle
televisioni, sui pezzi di musica popolare e tradizionale? Che prende addirittura soldi sui
supporti vergini! La risposta è chiara, tutela il proprio profitto contro ogni interesse pubblico,
infatti l'80% degli iscritti alla SIAE ogni anno non riceve indietro i soldi che ha speso per
"tutelare" i propri brani, ed è solo un 5% a guadagnarci davvero, e tanto.

ALTRE FORME DI TUTELA – COPYLEFT
Sulla scia del software libero, sono nate molte altre forme di
tutela, che garantiscono (anche sul piano legale), il proprio
diritto d'autore senza pesare sulle proprie spalle o su quelle
di qualcun'altro quali: Licenze pubbliche come i Creative
Commons, firme digitali, autospedizione, depositi... Chi crea
lo fa per un'esigenza di comunicazione, è comprensibile che
voglia assicurare la paternità della propria creazione, ma non la proprietà, il suo primo
interesse dovrebbe essere quello di far girare la sua opera il più possibile. Si capisce allora
il senso del copyleft: autorizzazione a far circolare e a diffondere le proprie opere
gratuitamente, con l’impossibilità - senza un previo consenso dell'autore - di trarre
profitto dalle opere d'ingegno altrui. Ragionare così non è solo più giusto ma anche più
conveniente! Sempre più esperienze editoriali dimostrano che un simile sistema funziona,
conciliando l'esigenza di un giusto compenso per il lavoro svolto da un autore con la tutela
della riproducibilità dell'opera (vale a dire del suo uso sociale).
La musica e la cultura devono essere alla portata di tutti!

Non dare per scontato il copyright, la SIAE e la repressione, informati, scarica, leggi,
fotocopia, scrivi, ascolta, suona, diffondi, vivi!
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E non Ti indurre in controllo mentale
Ma liberaTi dal digitale. Amen.
La televisione fa parte della nostra vita da una cinquantina
d'anni, eppure in così poco tempo è diventata parte
costitutiva di essa, addirittura indispensabile per la
maggioranza degli individui. Ma cos'è la televisione?
● Non è un mezzo di comunicazione, perchè è a senso
unico, non permette comunicazione ma solo ricezione di
comunicati.
● Non è un mezzo di informazione, o meglio, è un mezzo
di disinformazione, in quanto mostra solo ciò che fa comodo
al sistema, censurando ogni minima opposizione o critica
concreta, modificando la realtà dei fatti o addirittura
inventando finte notizie pur di elogiare il potere o
incolpare l'avversario del momento.
● Non è un mezzo di arricchimento culturale,
poiché propone ormai quasi esclusivamente spettacoli
decerebranti e vergognosamente volgari, utili solo ad
istupidire le masse, diffondendo l'idea che i soldi siano
tutto e che il successo e la fama siano più importanti
della dignità umana.
● Non è un'economica baby-sitter, perché distrugge
la fragile mente di un bambino, essendo farcita di odio,
violenza, e morte, sia reali che teatrali, oltre a proporre
modelli tutt'altro che corretti, come la donna-
anoressica-oggetto o il calciatore-ignorante-ma-ricco.
● È una parte essenziale del modello
consumistico, principale vetrina per le più inutili merci
e servizi, con la sua sempre maggiore quantità di
pubblicità riempie le nostre menti di desideri superflui,
infastidendoci a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Diffonde così uno stile di vita, un modo di pensare e vedere le cose che è quello che
vogliono i nostri governanti, per poterci meglio controllare, come servi contenti che vivono
in un sogno, illusi di poter un giorno diventare ricchi e famosi e potersi permettere finalmente
tutto ciò che la pubblicità ci offre. Ma il sogno è un incubo, e bisogna svegliarsi al più presto!
SPEGNETE LA TELEVISIONE
ACCENDETE IL CERVELLO
Come tutti sapete, in questo periodo sta avvenendo il passaggio al digitale terrestre, e
come avrete certamente notato in tv non si parla d'altro, come se chi non passasse al
digitale fosse perduto per sempre. Questo perchè dietro a questa operazione si nasconde
un giro di miliardi di euro, pensate solo alle ditte produttrici degli indispensabili decoder
(guarda caso una delle maggiori la Solari.com è di proprietà di Berlu$coni), o pensate al
fatto che il decoder sia predisposto anche all'utilizzo di schede per la pay tv come Merdaset
Premium o Skai, o se preferite pensate al fatto che per realizzare il passaggio al digitale
terrestre il governo abbia utilizzato dei fondi europei stanziati per lo sviluppo tecnologico,
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soldi che paesi come la Finlandia o la Gran Bretagna hanno invece utilizzato per costruire
reti wireless gratuite per i loro cittadini.

Inoltre il decoder trasformerà il vostro televisore da
apparecchio di sola ricezione in apparecchio di ricezione e
trasmissione di dati. Sì avete capito bene, l'Auditel va in
pensione, insieme alla privacy. Le emittenti sapranno
costantemente che programma state guardando e a che
ora lo state guardando, monitorando le vostre abitudini.
Da qui a mettere una telecamera nel teleschermo, da attivare
per controllare chi ha fatto qualcosa di sgradito al sistema, il
passo è molto breve.

Quindi pensateci bene a ciò che state per fare, siete
ancora in tempo per non fare parte dei sudditi
dell'impero dell'ignoranza, non avere la televisione è
solo un bene! Approfittate del passaggio al digitale per
non passarci affatto, e se lo avete già fatto siete sempre
in tempo per tornare indietro! Così facendo non solo vi libererete da uno strumento
di controllo mentale, ma non andrete ad ingrassare chi fa parte di quel miliardario
affare che è la televisione in Italia, in primis il nostro amatissimo dittatore $ilvio
Berlu$coni, che come sapete ha fondato il suo impero su di essa e per mezzo di
essa.

Boicotta l'impero dell'ignoranza!

Boicotta il dittatore!



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HACKING
di prozac@ecn.org from Hacklab Asti

L’hacking (dal termine inglese TO HACK= smontare) è la pratica
tecnica e filosofica dell’hacker, un nome che gli è stato attribuito
da altri piuttosto che da se stesso. Ribattezzato in modo negativo
dai media come “Pirata Informatico”, come una persona che si
diverte a trovare password e a defacciare i siti altrui, l’hacker in
realtà si dedica all’analisi di Hardware e Software, raggiungendo la
conoscenza attraverso la sperimentazione sul campo. Cosa spinge
una persona a fare hacking è senz’altro la curiosità di sfidare un
Sistema Informatico. Molte aziende informatiche assumono Hackers
per effettuare Penetration Test e valutare così l’affidabilità dei
loro Sistemi Operativi e trovare qualche falla nel linguaggio binario.
Non tutti sanno che in realtà esistono ben altre categorie di
persone, infatti ci sono i Cracker programmatori molto abili che
mirano alla devastazione di siti e al furto di password oppure i
Lamer, termine dispregiativo di chi effettua le intrusioni
informatiche, o gli Script Kiddie, perlopiù ragazzini che si divertono
a utilizzare exploit scritti da altri e utilizzarli su server o software.
Generalmente chi fa hacking usa molto software Open Source o
sistemi operativi alternativi come Linux. Le tecniche usate
nell’hacking si catalogano in Social Engineer, Fake Mail, SQL
Injection, Cookie Manipulation, Virus, Worm, Trojan, Backdoor,
Rootkit, Ddos, Scripting, Phishing, Fake Login, Pharming, Dialer,
Wardriving, Hijacking, Cracking, Reversing, Spoofing, Sniffing,
Portscanning e molto altro ancora, con il tempo vedrò di fare altri
articoli, ognuno sulle tecniche che vi ho presentato.
Non si diventa Hacker leggendo un libro, i veri Hacker sono le
persone che hanno portato Internet, i vecchi pionieri del MIT.
Torniamo a parlare di Open Source, il termine si differenza dallo
Shareware che sono i programmi demo, dai Freeware gratuiti ma
non liberi, l’open source è a “codice aperto” ovvero modificabile da
tutti, senza pagare i diritti degli autori, insomma senza un
Copyright dietro, per cui il termine esatto diventa Copyleft.

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Microsoft è l’esempio negativo, si è costretti a comprare i loro
prodotti, cari, costringendo a loro volta gli utenti a compiere atti di
pirateria per aggiornare i propri Sistemi Operativi. Esempio
lampante di software libero è Linux il cui Kernel è un open source
modificabile e adattabile a qualunque macchina. Ma esistono anche
altri Sistemi Operativi come BSD e GNU. I software non sono da
meno, su qualunque Sistema, infatti abbiamo Firefox (sostituto
perfetto di Internet Explorer), Thunderbird (sostituto ideale di
Outlook), VLC (sostituisce a pieno Media Player), OpenOffice
(ottimo da usare al posto di Microsoft Office), Gimp (possiamo
evitare di usare Photoshop), 7-Zip (il migliore, da usare in
alternativa a Winzip) e altro ancora. Non solo il Software è open,
anche l’hardware ultimamente si è evoluto, Arduino è l’esempio di
come costruirsi qualcosa utilizzando una miscela esplosiva di
Hardware, Software e Sistema Operativo tutto rigorosamente Open
Source. Anche i siti non sono da meno e Wikipedia ne è la prova.
Portabandiera del software libero dagli anni ’80, è il
programmatore, hacker e attivista del MIT Richard Stallman.
Oggi avere a che fare con l’Open Source, soprattutto per un
Azienda, vuole dire un grosso risparmio, vuole anche dire
riutilizzare vecchi PC e non essere costretti all’acquisto di grossi
macchinari solo per usare un documento elettronico o
semplicemente per visualizzare la propria email. E soprattutto per
risparmiare il danno ambientale. Prossimamente parleremo di Linux
e del suo utilizzo, di come installarlo e vivere felici senza Windows!

Link: Hacklab Asti http://www.ecn.org/hacklab_asti
Autistici: http://www.autistici.org
ECN: www.ecn.org
Hacklab in Italia: http://it.wikipedia.org/wiki/Hacklab
GNUWin: http://gnuwin32.sourceforge.net/
Arduino: http://www.arduino.cc/







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CARCERI , LA PRIVAZIONE DELLA DIGNITA’
Il sistema carcerario nasce con la Rivoluzione Industriale per formare lavoratori disciplinati e
adatti alle necessità produttive della nascente industria; oggi è una delle molteplici strutture
di controllo sociale ed ha una funzione punitiva che fa riferimento alla trasgressione di
determinate regole. Questo rimanda al concetto stesso di regola, che presuppone che alla
base di questa società ci sia un libero accordo, un insieme di norme volontariamente
condivise dagli individui che la compongono, ma in ogni società basata sullo Stato, sulla
divisione in classi e sulla proprietà, a decidere è una minoranza che si autonomina
rappresentativa del popolo e che impone le proprie regole basandosi su determinati poteri
esecutivi; ma regola e legge non sono sinonimi, la legge è un modo particolare di definire la
regola: è una regola autoritaria che ci viene imposta.
E’ giusto che un individuo venga represso, punito e torturato per aver trasgredito una
norma che non ha mai sottoscritto?
Non sono pochi i docenti universitari e i filosofi che parlano di abolizione del carcere: ai loro
occhi esso appare degradante e privo di una funzione rieducatrice e funge, anzi, da
“palestra del crimine”, dando l’opportunità a chi vi è entrato perché non poteva o non voleva
lavorare di organizzare meglio le sue future attività criminali; essi credono che ci siano
soluzioni alternative a quella reclusoria e punitiva per contrastare la criminalità. Chi vuole
una società libera dallo sfruttamento, del carcere non sa cosa farsene, ma essendo esso
una struttura creata per contenere ed annullare il conflitto sociale, una soluzione statale a
problemi statali, è una realtà
impossibile da eliminare in una
società che, come la nostra, si
basa sul potere e sul profitto,
perché il crimine è un problema
prettamente sociale: finché
esisteranno i ricchi e i poveri
esisterà il furto, finché esisterà il
potere ci saranno “fuorilegge” che
lo combattono. E’ un mezzo per
salvaguardare il potere dello
Stato e i privilegi dei ricchi, una
società basata sulla solidarietà e
sulla libertà non ne avrebbe
bisogno.
Non potendo sopprimere tutti i criminali, i governi danno loro una morte apparente,
rinchiudendoli.
La noia, la paura e il dolore mirano a far perdere all’individuo la propria identità; il carcere è
inoltre un ambiente altamente patogeno, in quanto le difese immunitarie vengono indebolite
dallo stress, le cure sono insufficienti ed imposte e spesso i detenuti fungono da cavie per le
terapie sperimentali: la negazione della vita è visibile al massimo grado. Il sistema carcerario
europeo prevede anche il carcere speciale, un luogo di maltrattamenti, di torture e di omicidi
spesso celati rivolto ai detenuti considerati irrecuperabili: un carcere all’interno del carcere.
Le prigioni non sono l’unico mezzo di detenzione, ma sono affiancate da ospedali psichiatrici
e centri di accoglienza per immigrati; inoltre la stessa abitazione di un individuo o la sua città
possono fungere da “succursale” della galera per mezzo dell’utilizzo delle manette
elettroniche, dei satelliti e delle onnipresenti telecamere di controllo.
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Gli O.P.G. (Ospedali Psichiatrici Giudiziari)
In Italia, Paese “democratico e civile”, persistono vergognosamente
con il nome di Ospedali Psichiatrici Giudiziari i manicomi criminali,
strutture che sommano le caratteristiche manicomiali e quelle
carcerarie: il risultato è un sistema che tenta di annullare totalmente
la personalità di chi vi è detenuto per mezzo della somministrazione
di droghe legali che inibiscono le menti da ogni pensiero o desiderio
di ribellione a quelle violenze psicologiche e fisiche che vengono loro
inflitte all’interno di tali strutture.

I C.P.T. (Centri di Permanenza Temporanea)
I Centri di Permanenza Temporanea sono strutture
presenti in tutta Europa e sono stati introdotti in Italia dalla
legge Turco-Napolitano del 1998 e successivamente
confermati con la legge Bossi-Fini; si tratta di centri di
detenzione amministrativa in cui i migranti privi di
permesso di soggiorno vengono rinchiusi dopo la loro
identificazione e successivamente torturati
psicologicamente e fisicamente (su internet è disponibile
un’ampia documentazione) per poi, nella maggior parte
dei casi, venire rispediti nei rispettivi Paesi di provenienza
dove vengono abbandonati in zone desertiche o
reinternati nei campi di concentramento africani.
Sono chiamati “campi per rifugiati” e sono numerosi, presenti soprattutto in Libia, Marocco,
Algeria, Canarie e Grecia... alcuni sono enormi, altri meno, ma sono tutti ugualmente
sorvegliati dall’esercito e vedono la presenza della Croce Rossa spagnola; si tratta di campi
militari recintati e presidiati, in cui migliaia di persone sono di fatto sequestrate e sottoposte
ai maltrattamenti dei militari anche per anni, in attesa di essere rispediti nei loro Paesi
d’origine. Questo processo si chiama “esternalizzazione dei campi”, l’UE scarica le sue
responsabilità sull’Africa, verso cui rispedisce migliaia di persone sapendo che verranno
rinchiuse in questi luoghi al di fuori di ogni controllo in Paesi non firmatari di alcuna
convenzione internazionale.

Le “morti di carcere”
Nel 2009 ci sono state ben 171 morti in carcere di cui 69 suicidi, in questo inizio di 2010 ci
sono già stati 7 suicidi. Fra i suicidi, oltre a quelli veri, dovuti alle disumane condizioni di vita
nel carcere, ai continui soprusi e pestaggi, alla prospettiva di vita distrutta dalla condanna,
agli estremi scioperi della fame per affermare la propria innocenza, ci sono poi quelli
inscenati ad arte, per eliminare pentiti, chiacchieroni, e anche gente che ha commesso
l’errore di mancare di rispetto a qualche pezzo grosso dell’ecosistema carcerario, guardia o
detenuto che sia.
Il caso di Stefano Cucchi ha sollevato per un breve periodo l’attenzione dei media su questo
problema, dissolvendosi però nel nulla dopo poche settimane, come se la vicenda si fosse
risolta. Purtroppo nelle carceri si continua a morire e a soffrire quotidianamente e le famiglie
delle vittime rimangono in attesa di una verità che molto probabilmente non arriverà mai.
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(Spazio per altra roba figa)











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Cos’è il Collettivo 808?

Nella città di Asti, come in molte province italiane,
sembra che nessuno si renda conto di ciò che sta
accadendo.
L’indifferenza e l’ignoranza della gente di fronte ai
numerosi problemi di questa società non possono
far altro che generare confusione e insicurezza,
alimentandoli.
Il collettivo 808 ri-nasce con l’intento di realizzare
qualcosa di concreto contro tutto questo, dando
un’informazione alternativa e offrendo la possibilità
di organizzarsi per provare a cambiare le cose.
È un’organizzazione apartitica e libera dalle logiche
del sistema, aperta a chiunque abbia voglia di
portare il proprio contributo alla lotta, slegata dalle
ideologie del passato, che non impone un modo di
pensare ma aiuta a scoprire il proprio, liberandosi
dai preconcetti e i pregiudizi della società del
consumo.
Se anche tu hai un cervello capace di pensare
autonomamente e sei stanco di startene con le mani in mano ad aspettare un salvatore che
non verrà, unisciti a noi e sii il salvatore di te stesso.
Le riunioni si tengono tutti i Giovedì alle 15:30 in Via Brofferio n° 135 alla Casa del Popolo.


Agenda del Ribelle

20-02 Milano – TANTI POPOLI UNICA LOTTA
Corteo nazionale per l’indipendenza e
l’autodeterminazione dei popoli

24-02 Torino – ONDA VS REWIND
Corteo e presidio sotto al tribunale in
solidarietà con gli arrestati del 19-05
per gli scontri del NOg8universitario