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Redazione – Lituania: aumenta la famiglia dell’Eurozona

LITUANIA: AUMENTA LA FAMIGLIA DELL’EUROZONA
di Redazione
05 gen 2015

Al primo gennaio 2015 la famiglia dell'eurozona si è allargata, con il caloroso saluto di Junker. La
Lituania da paese emettitore di una sua moneta, la vecchia litas, è diventata utilizzatore
dell'euro, che dovrà chiedere in prestito ai mercati come gli altri 18 utilizzatori
dell'euro. Nonostante l'euforia di alcuni giornalisti nostrani (come Luigi Offeddu che sulle pagine
del Corriere della Sera del 2 gennaio profetizza una Lituania locomotiva, non solo dell'intera
europa orientale, ma anche dello stesso pianeta euro), dal punto di vista macroeconomico
l'ingresso della Lituania non avrà un impatto rilevante per gli altri paesi dell'eurozona. Il suo
peso economico è decisamente scarso.
Il PIL infatti è paragonabile a quello della Sardegna, che nessun economista di buon senso si
azzarderebbe a chiamare “locomotiva”, con affermazioni aventi il solo fine di esaltare
l’attrattiva del sistema euro, ma ridicole, in quanto basate sul raffronto della crescita
percentuale del PIL rispetto agli altri paesi dell’eurozona anziché sui differenti valori assoluti dei
PIL presi in considerazione.
Piuttosto, considerate le dimensioni della sua economia, sarà la piccola Lituania a subire
l'effetto euro ed il rigore dei conti che chiede l’Europa. A giudicare dall'analisi dei dati
macroeconomici degli ultimi anni siamo di fronte ad una economia che sarà affondata
dall'austerità.
Al termine della crisi economica che ha colpito la Lituania nel 2009 il governo ha potuto reagire
alla crisi aumentando la spesa pubblica in deficit. Una volta ripartita l'economia ha nuovamente
ridotto i deficit dello stato e mantenuto costante il cambio litas/euro. In questa fase è riuscita a
non aumentare il costo del lavoro ed invertire la bilancia dei pagamenti con l'estero; il
persistente massiccio indebitamento privato ha “sopperito” alla mancata spesa pubblica a
deficit, ponendo le basi per una futura criticità insostenibile da parte di un Paese privo della
propria valuta e quindi di una propria autonomia fiscale e monetaria. Nel medio periodo
l'ulteriore necessaria compressione dei salari per mantenere la competitività ( bassi salari, minor
domanda aggregata interna), l'insostenibile indebitamento privato e l’impossibilità per lo Stato
di intervenire con la spesa in deficit innescheranno la spirale deflazionistica che nel resto
dell'eurozona sta distruggendo l'economia.
Ma probabilmente il vero valore economico della Lituania va visto nei nuovi equilibri venutisi a
creare all'interno del governo della BCE. Infatti con il passaggio da 18 a 19 paesi i trattati
europei prevedono un cambiamento del metodo di voto del governo della BCE. Fino a ieri
votavano i sei membri del comitato esecutivo e i 18 rappresentanti di ciascun paese, Da oggi alle
riunioni possono partecipare e quindi votare i sei membri del comitato direttivo più quindici
rappresentanti dei 19 paesi presenti a turno alle riunioni. Tutto questo non potrà che aumentare
il peso del comitato esecutivo presieduto da Mario Draghi e ridurre quello dei piccoli paesi,
consolidando la tecnocrazia dei forti.

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