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GRUPPO

ZËRI-T

PRESENTAZIONE DEL GRUPPO
Il Gruppo Zëri-t nasce nel 2004 come gruppo di ricerca vocale e teatro sperimentale.
Nei primi anni di attività (2004-2011) la ricerca teatrale del gruppo si è focalizzata sulla voce come
strumento emozionale-espressivo che andasse oltre la parola, a partire da testi di James Joyce,
Mallarmè, Marius Schneider, sfociando tanto nella vocalità astratta quanto nel recupero della
musica di tradizione orale.
A partire dal 2011 la ricerca del gruppo cambia radicalmente registro, concentrandosi sul teatro di
figura e sulle sue potenzialità per un teatro al confine tra astrazione e rappresentazione. Il primo
lavoro di questa nuova ricerca è “Traum-Drom-Spell”, uno spettacolo surrealista per burattini,
pupazzi, ombre e oggetti tratto dal “Sogno” di Strindberg.
Nei suoi anni di attività, il Gruppo Zëri-t ha partecipato a diversi festival underground quali
“Installer #1 (Roma – IT, 2006), “No entertainment at all!” (Roma – IT, 2006), “Babafestival”
(Roma – IT, 2008 e 2013), “Artshake – III edition” (Roma – IT, 2010), nonché a festival di teatro di
figura come “IF-OFF” (Milano – IT, 2013) e “Europuppetfestivalsesia”(Valsesia – IT, 2014).
Spettacoli realizzati:
2015 “4365bis” (studio da “Petrolio” di Pasolini)
2014 “Per mari, per deserti. Trittico dell’eremita”
2013 “Sant’Antonio a lu desertu”
2011 “Traum-Drom-Spel” (liberamente tratto dal “Sogno” di A. Strindberg)
2010 “Performance-kamikaze n. 2 – Chaos”
“De humani corporis vox fabrica – Lezione d'anatomia” (nell'ambito di “Performance
season”
2009 “Coup” (da “Un coup de dès” di Stephane Mallarmè)
2008 “Do spirits return?” (performance realizzata con il “TheGrossiMaglioniMagicDuo”)
“Interference” (performance realizzata con il “TheGrossiMaglioniMagicDuo”)
2007 “Ftiç”
“Bloomenò” (dall' “Ulisse” di J. Joyce)
2006 “Performance-kamikaze n. 1 - Omaggio a Marius Schneider”
2004 “Fram(molly)menti(bloom)” (dall' “Ulisse” di J. Joyce)

Contatti:
Valerio Marini
Via Tommaso Dal Molin 37 00012 Guidonia (RM)
3407405420
grpzrt@tiscali.it
valerio.m.82@tiscali.it
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FRAM(MOLLY)MENTI(BLOOM)
"Fram(molly)menti (bloom)" è un lavoro sulla
voce a partire dal linguaggio di James Joyce.
Il monologo di Molly Bloom, precedentemente
smembrato e ri-assemblato secondo logiche
appartenenti ad una sfera principalmente orale,
viene ora esplorato nelle sue altre potenzialità di
dis-organizzazione e spappolamento radicale del
testo, verso una vocalità incontrollabile perchè
spinta ai margini della razionalità, della
comprensibilità, del linguaggio umano.
"Fram(molly)menti (bloom)" si presenta come
la visualizzazione sonora del passaggio da
un'organizzazione ancora linguistica a una
materia sonora ancora da arginare, una "massa
amorfa" in cui il dissolversi fonico delle parole coincide con il loro stesso formarsi. In un tempo
relativamente breve (corrispondente più o meno alla durata del sogno, momenti immediatamente precedenti
e successivi inclusi) una fragile "ossatura" (o partitura), contenente in sè le possibilità di debordamento del
testo, viene via via distrutta e plasmata da tre voci che si fanno carico dell'esplosione polisonora del testo,
ognuna con una propria qualità e un proprio corpo, ognuna seguendo un proprio percorso an-archico verso
una nuova quanto ignota organizzazione sonora.

Valerio Marini
In "Fram(molly)menti (bloom)", video, scena e corpi vivono
di una completa ibridazione. Nel suo delirante dormiveglia,
la(e) nostra(e) Molly è separata dal resto del mondo in
un'alcova plastificata semitrasparente, e il suo pubblico la
vede attraverso un sipario-schermo-diaframma che la
deforma, la sfoca e la confonde. Plastiche trasparenti
impresse di un rigurgito di lettere-parole aleggiano
dappertutto. Una venere ctonia obesa e sfatta fiancheggia
l'accesso, mentre un suo richiamo più raffinato - la venere di
Milo - si trova all'interno della camera, pronta essa stessa a
gonfiarsi come il suo più arcaico prototipo.
Anca Rafan

Prima rappresentazione:
Roma, 25-26/03/04, Liceo artistico “Ripetta”

Repliche:
Roma, 29/04/04, Spazio sociale “Nido di vespe”
Roma, 26/05/04, Teatro Vascello – Sala 2
Roma, 17/07/04, Spazio sociale “Fratelli della costa” (c.o.)
Latera (VT), 31/10/04, Museo della terra

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PERFORMANCE-KAMIKAZE N.1 – OMAGGIO A MARIUS SCHNEIDER
di/con
Stefano Andreozzi
Antonella Caione
Gabriele Culurgioni
Deborah Di Giacomo
Lorenzo Falena
Bruno Letizia
Giulia Lotti
Valerio Marini
Ginevra Panzetti
Anca Gabriela Rafan
interventi visivi di
Anca Gabriela Rafan
musiche dal vivo di
Lorenzo Falena
ocarine realizzate da
Dante Ceravolo
testi tratti da
“Pietre che cantano” e
“La musica primitiva” di
Marius Schneider
ideazione e regia di
Valerio Marini
“Performance-kamikaze n°1 – Omaggio a Marius Schneider” è una partitura di frammenti: voci
maschili e femminili, percussioni, flauti, ocarine e trombe carnascialesche, testi e letture. Tutte
queste sonorità (alcune indagate dal vivo, altre precedentemente registrate) cercano di fondersi, di
amalgamarsi tra loro in un duplice tentativo: da una parte, creare uno spazio sonoro che immerga e
sommerga pubblico e performers; dall’altra, ricreare quell’originaria “sostanza sonora” di cui
Schneider ripercorre nei suoi testi la genesi mitologica e le sue infinite evoluzioni, condensazioni,
ramificazioni. Non la voce umana è qui protagonista, al contrario una voce che, attraverso un farsi e
disfarsi di spazi sonori e un rimandarsi continuo di risonanze, echi e frammenti verbali da un punto
e da un corpo all’altro dello spazio, si cerchi in quanto ritmo, suono organico-inorganico, lingua
perduta e inaccessibile: voce che, al di là della sua umanità, si ritrovi nella sua purezza
esclusivamente sonora.

Prima rappresentazione:
Roma, 08/04/05, Spazio sociale “Nido di vespe”

Repliche:
Roma, “Sapienza”, Università di Roma (“Notte Bianca
all’Università”
Roma, 17 e 19/02/06, laboratorio rivoluzionario occupato
“Gatto Selvaggio”

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BLOOMENÒ
(edizione 2007)

idea originale: Ilaria Di Carlo
voci: Gabriele Culurgioni, Giulia Lotti, Valerio Marini, Ginevra
Panzetti, Enrico Ticconi
operatori di scena: Valentina Cardinali, Alba Droboniku,
Stefano, Erica Saretto, Anca Gabriela Rafan, Sebastiano Vacca
spazio: Ilaria Di Carlo
scultura: Ginevra Panzetti, Anca Gabriela Rafan, Enrico Ticconi
suono: Ruggero Bianchin, Lorenzo Falena
video: Anca Gabriela Rafan
riduzione testo, partiture vocali e regia: Valerio Marini
organizzazione: Giulia Lotti

“Bloomenò” è la prima tappa di uno studio sulla vocalità e
l’immagine del desiderio.
A partire da due capitoli dell’“Ulisse” di James Joyce (“I
lestrigoni – Il pranzo” e “Le sirene – La mescita”) in questa
prima fase si è indagato il desiderio nella sua corporeità,
direttamente connesso a due bisogni primari: il cibo e il sesso.
Gli appetiti culinari e sessuali del protagonista joyciano
vengono qui trasfigurati in una dimensione astratta che dei
suoi pensieri e delle sue sensazioni non conserva che
l’impulso, l’eterogeneità, il flusso. Al tempo stesso, si sono
approfonditi altri aspetti magari estranei al testo: la relazione
ambigua tra interno ed esterno, la natura avvolgente del
desiderio e la metamorfosi costante cui sottomette il soggetto,
fino a disperderlo in una sorta di canto delle sirene che “inteso
una volta, apriva in ogni parola un abisso che invitava con
forza a sparirvi dentro.” (M. Blanchot)
Brulichio, ascesa, fremito, lento avvolgimento, tremito,
esplosione che scuote in un frangente, discesa, groviglio,
vortice e vertigine sono alcune delle potenziali forme con cui
il desiderio si esprime e si manifesta nelle evoluzioni vocali,
nelle deformazioni elastiche dello spazio scenico, nella
scultura in perenne costruzione, trasformazione e
dissolvimento, nei suoni corporei ed elettronici, nei vari
frammenti video: tutti questi elementi si intrecciano, ora
procedendo di pari passo, ora richiamandosi in tempi diversi,
ora entrando radicalmente in contrasto tra loro.
Prima rappresentazione:
Roma, 13/01/07, Kollatino Underground (nell’ambito
della rassegna “Installer 01”)

Repliche:
Roma, 19/01/07, csa La Torre (nell’ambito di “Torre
Teatro”)

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BLOOMENÒ
(edizione 2008)
lettura-concerto dall’Ulisse di Joyce
voci
Gabriele Culurgioni
Giulia Lotti
Valerio Marini
Ginevra Panzetti
suoni e registrazioni
Ruggero Bianchin
Lorenzo Falena
riduzione testo, partiture vocali e
regia sonora
Valerio Marini
grazie a
Alessandro Panzetti – Studio Doppio
Rossella Rivano
Enrico Ticconi

Con questa nuova versione, rispetto alla precedente, si è scelto di approfondire la portata evocatrice
della voce quale veicolo e strumento privilegiato del desiderio. Attraverso una partitura vocale e
sonora che intreccia il pensiero formato alle vocalità informi, voci dal vivo e voci registrate si
alternano e si sovrappongono dando vita a una vera e propria “drammaturgia per le orecchie”.

Prima rappresentazione:
Roma, 9 febbraio 2008, Locanda Atlantide (nell’ambito di “Amigdala – corpi_vari/generi diversi”)

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FTIÇ
Una performance di/con
Gabriele Culurgioni
Alba Droboniku
Lorenzo Falena
Giulia Lotti
Valerio Marini
Ginevra Panzetti
Ideazione e regia:
Valerio Marini

Nota su una vocalità del vuoto
Una vocalità del vuoto, probabilmente, deve
oscillare tra potenza e rarefazione. Di sicuro
deve passare per una scarnificazione della
presenza sonora, per una sua destratificazione.
Più che una vocalità del vuoto, allora, un farsi-vuoto della presenza della voce, un ridursi allo
spettro (eco?) di se stessa, e quindi: da un caos iniziale di ritmi, parole e modulazioni incrociati,
punto di massima saturazione, quattro voci e due “rumoristi” riducono all’osso il prodursi delle loro
sonorità: dal linguaggio articolato alla disarticolazione del linguaggio, dalla voce umana alla voce
inorganica, quella degli oggetti, dei tarli, degli assestamenti interni di persone, cose, ambienti...
Appena il tempo di una fiammata...

Unica rappresentazione:
Roma, 8 febbraio 2007 Via Pietro Colletta, 14 (nell’ambito di “No entertainment at all!” a cura di Francesco Ventrella e
1:1 Project)

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PROGETTO “SCHOLA DI LILITH” - INTERFERENCE

La “Schola di Lilith” è una costola del Gruppo Zëri-t ed è stata creata in occasione della
performance “Interference” del TheGrossiMaglioniMagicDuo. La Schola è composta da voci
cantanti (Luca Cervoni, tenore; Michele Micocci, baritono) e voci recitanti (Gabriele Culurgioni e
Valerio Marini); fulcro del suo lavoro è una ricerca sulla vocalità ctonia, con riferimenti a testi e
figure di origine precristiana.
“Interference” consiste in una seduta medianica fatta allo scopo di invocare lo spirito di Lilith, e
rappresenta una tappa del progetto “Macchina Dematerializzante e Gabinetto Spiritico per
l'apparizione di corpi dispersi” del TheGrossiMaglioniMagicDuo, progetto che ruota intorno alle
tematiche illusionismo/spiritismo, teletrasporto/telepatia, alla ricerca di affinità e connessioni tra i
campi performativo, medianico e illusionistico.
L’intervento della “Schola” altro non è che l’accompagnamento vocale dei tentativi di invocazione
spiritica, attraverso l’esecuzione del “Mistero di Lilith”, un libretto di frammenti poetici ed
esorcistici sulla figura di Lilith. Le voci cantanti e recitanti si alternano e si mescolano in una
fusione di testi (anche in diverse lingue) e sonorità dense, stridenti, dissonanti, verso una cacofonia
evocativa di atmosfere misteriche e ctonie.

Unica rappresentazione:
Roma, 21 settembre 2008, Baba festival di Arti Eccentriche e Culture Esplose

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DO SPIRITS RETURN?

Altra tappa del progetto “Macchina Dematerializzante e Gabinetto Spiritico per l'apparizione di
corpi dispersi” del TheGrossiMaglioniMagicDuo, l’esecuzione vocale è qui affidata a due voci
maschili recitanti (Gabriele Culurgioni e Valerio Marini), una cantante (Luciana Manca) e un
percussionista-rumorista (Lorenzo Falena). A differenza della precedente invocazione spiritica, la
dimensione ctonia è evocata da una fonosfera meno densa e più “aperta”: un happening vocale in
cui le voci recitanti e la cantante sconfinano reciprocamente nelle proprie specificità formali,
esplorando sonorità più informali (lamenti, grida, interiezioni vocali) che spezzano la struttura
testuale.

Unica rappresentazione:
Roma, 21 marzo 2009, Adele-C Studio (nell’ambito della mostra “(Anti)Realism”

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COUP

Sonorizzazione-live di “Nine minutes” di James Riddle
Testi da “Un coup de dès” di Stephane Mallarmè
Una performance di/con: Gabriele Culurgioni, Alba
Droboniku, Lorenzo Falena, Valerio Marini
Ideazione: Valerio Marini

“Un coup de dès” di Stephane Mallarmè
rappresentano due esempi, lontani nel tempo, di
astrazione: nel primo vi è un’astrazione
dell’immagine, ridotta alla pura successione
temporale; nel secondo, invece, vi è un’astrazione
del linguaggio, disgregato in un’impaginazione
frammentaria di sensi. In entrambi i casi, tuttavia,
sembra esserci un’analoga idea di partenza: quella di
un Niente contenitore e generatore del Tutto.
I numeri bianchi su schermo nero del video di James Riddle scandiscono e
condizionano, secondo dopo secondo, una riflessione plurisonora sul Caso di
Mallarmè. Tre voci e un rumorista si collocano fra due termini (Niente- Tutto), alla
ricerca di una vocalità al confine fra parola e suono, tra suono e silenzio, voci e
strumenti tra recitazione e canto, astrazione e rappresentazione... vocalità e sonorità di
confine, oscillanti fra la rigida e regolare maglia del Tempo (sempre costretti a
rapportarsi con esso) e una più anarchica deflagrazione delle proprie possibilità
espressive.
Prima rappresentazione:
Roma, 23 Marzo 2009, Fanfulla (nell’ambito della serata “Antirealism”)

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DE HUMANI CORPORIS VOX FABRICA
performance on line con:
Alba Droboniku
(conferenziera), Gabriele
Culurgioni, Deborah Di
Giacomo, Valerio Marini
(medici)
ideazione e testo:
Valerio Marini
un ringraziamento particolare a
Ada Pizzolorusso
Una conferenziera illustra agli spettatori i
processi di fonazione umana, ma durante
l’esposizione qualcosa nella sua dizione si
inceppa: la parola fluida e il discorso sensato
cedono il posto a salti illogici, balbettii, gruppi di
fonemi via via sempre più isolati…

“De humani corporis vox fabrica – Lezione
d’anatomia” è la seconda tappa di una ricerca
sulla vocalità inorganica avviata nel 2008 con la
performance “Ftiç”.
A differenza della precedente performance, più
corale e astratta, in questo caso l’esecuzione è
per voce sola e utensile sonoro, con l’intento di
percorrere due percorsi paralleli: illustrare la
continuità esistente fra una normale facoltà di
parola e un disturbo afasico psico-fisico;
mostrare la continuità esistente fra linguaggio
verbale e pura sonorità priva di significato.
Prima rappresentazione
15 aprile 2010, live broadcast su http://www.performanceseason.com

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PERFORMANCE-KAMIKAZE N. 2 – CHAOS
di/con
Gabriele Culurgioni
Deborah Di Giacomo
Roberto Fega
Valerio Marini
Marta Vitalini

ideazione
Valerio Marini

installazione luminosa
Giuseppe Falcone

Thuan Trinh Xhuan (“Il caos e l'armonia”) definisce il caos come “proprietà che caratterizza un
sistema dinamico il cui comportamento […] è estremamente sensibile a variazioni, anche minime,
delle condizioni iniziali”.

È a partire da questa definizione che nasce la “Performance kamikaze
n. 2 – Chaos”: quattro voci, due musicisti e alcune semplici regole
concorrono alla creazione di un sistema sonoro colto nei suoi
processi di auto-organizzazione, variabile a seconda del loro gioco
dinamico di assestamenti e riverberi.

Sonorità dense e raggrumate possono alternarsi o meno ad atmosfere
lievi e rarefatte: uno spazio sonoro astratto dominato da infinite e
imprevedibili possibilità.
Prima rappresentazione:
Roma, 9 luglio 2010, Galleria Hybrida Contemporanea
(nell'ambito di “Art Shake – III edizione”)

Repliche:
Roma, 24 marzo 2011, ass.ne culturale Tirabouchon

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TRAUM – DROM – SPEL
spettacolo astratto di figure animate di/con
Giulia Lotti
Valerio Marini
registrazioni, effetti sonori e montaggio audio a cura di
Daniele Cherubini
grazie a
Carlo Cortese
Michele Lotti
Oriella Maggio
Armando Marini
Alfredo Mommarelli
“Traum-Drom-Spel” nasce dal tentativo di indagare la tensione fra astrazione e rappresentazione
nelle forme e nelle dimensioni del teatro di figura. Punto di partenza di questa ricerca è “Il Sogno”
di August Strindberg.
Il magma di scene, personaggi e dialoghi del testo
strindberghiano è stato il pretesto per addentrarsi in
una sorta di inconscio culturale dal quale attingere a
piene mani riferimenti visivi e sonori da
trasformare, adattandoli a quella che è l’ossatura
portante del “Sogno” (la storia della Figlia di Indra, discesa sulla Terra per conoscere e sperimentare
le sofferenze degli uomini). Non sempre le intenzioni di Strindberg sono state rispettate: molto è
stato tagliato, asportato, sublimato e centrifugato in un flusso ininterrotto spesso ermetico, nel
tentativo di applicare alla scrittura scenica quei processi onirici che caratterizzano la formazione dei
sogni.

Una partitura di voci modificate, suoni concreti, valzer e musica elettronica segna così le
apparizioni di burattini muliebri e gestualità viriloidi di altri tempi, di fondali e oggetti, di figure
sagomate, ombre e cambi di luce: una scena artigianalmente animata (e insistiamo sulla parola
“artigianale”) in cui vari nuclei tematici si susseguono e sfumano gli uni negli altri in scene più o
meno dense o rarefatte, per una drammaturgia aperta agli enigmi del senso.

Prima rappresentazione:
Palermo, 15 febbraio 2011, Csoa Ask

Repliche:
Palermo, 16 febbraio 2011, Jazz and chocolate

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SANT'ANTONIO A LU DESERTU

ispirato alla “Vita S. Antonii” di Atanasio di
Alessandria
di/con:
Deborah Di Giacomo, Giulia Lotti, Valerio
Marini
ideazione, drammaturgia sonoro-visiva e
regia:
Valerio Marini
“Sant'Antonio a lu desertu" affronta un tema
ricorrente nell'arte occidentale e nella cultura
popolare: le tentazioni di Sant'Antonio.
Attingendo a piene mani dall'immaginario
pittorico medievale, attraverso un quadro
animato (un deserto dai colori brillanti,
realizzato in stoffa e cartapesta) si susseguono
visioni e tentazioni del santo: tra suoni ipnotici,
rarefatti o assordanti, il paesaggio si modifica
diventando figura umana o parti di esso, creature
mostruose o eccentriche affiorano da alberi e
rocce, in una drammaturgia priva di trama
caratterizzata da un catalogo inquietante e
grottesco di visioni, ove il diabolico e il divino si
divertono a confondere e a trasmutare l'uno
nell'altro.

Sant'Antonio a lu desertu è il primo studio di uno spettacolo più ampio dedicato ai santi eremiti e
all'immaginario pittorico medievale.
Prima rappresentazione:
Replica:
Milano, 19 ottobre 2013, Teatro Verdi (nell'ambito della rassegna Roma, 29 dicembre 2013, Forte Fanfulla (nell'ambito di “Baba
“IF-OFF 2013” a cura del Teatro del Buratto)
Festival – Festival di Arti Eccentriche e Culture Esplose)

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PER MARI, PER DESERTI. TRITTICO DELL'EREMITA
ispirato alla “Vita S. Antonii” di
Atanasio di Alessandria e alla
“Navigatio Sancti Brendani”
di/con: Deborah Di Giacomo,
Giulia Lotti, Valerio Marini
ideazione, drammaturgia
sonoro-visiva e regia: Valerio
Marini

Una pala d’altare, un trittico medievale.
Al centro la figura di San Simeone lo Stilita guarda il pubblico con il suo carico di sapienza e di
ieraticità. Ai lati, invece, Sant’Antonio e San Brendano sono immortalati nel vivo della loro attività
contemplativa, l’uno rintanato in una grotta nel deserto, l’altro su una piccola imbarcazione in balia
delle correnti dell’oceano.
D’un tratto i due quadri laterali si animano, narrando per immagini la straordinarietà delle vite dei
due santi. Secondo la tradizione, infatti, tra il III e il IV secolo d.c. Sant’Antonio andò a vivere nel
deserto, ove per più di vent’anni fu tentato e tormentato dal demonio. Secondo un’altra celebre
leggenda, invece, San Brendano tra il V e il VI secolo d.c. partì per mare alla ricerca del Paradiso
Terrestre, incontrando terre incontaminate, bestie meravigliose e popolazioni selvagge.
Tra suoni ipnotici, rarefatti o assordanti, versi animali e canti sacri, il deserto di sant’Antonio e il
mare di San Brendano si modificano rivelando visioni e tentazioni, pericoli e miracoli. Figure
umane o parti di esse, creature mostruose, eccentriche o paradisiache affiorano da alberi, rocce e
onde, in una drammaturgia priva di una vera e propria trama, ove il diabolico e il divino si divertono
a confondere i due santi e gli spettatori.
Lo spettacolo vuole essere un omaggio alle figure di santi eremiti che, soprattutto in epoca
medievale, lasciavano il mondo civilizzato per ricercare il divino nella natura selvaggia e
incontaminata, fosse il deserto, la foresta o il vasto oceano. Al tempo stesso, è un omaggio
all’immaginario pittorico medievale, un “Medioevo fantastico” in cui si intrecciano cristianità e
paganesimo, dai colori così brillanti e luminosi che da soli basterebbero a smentire l’etichetta di
“secoli bui” con la quale, per lungo tempo, questo periodo storico è stato definito.
Prima rappresentazione: Balmuccia, 4 luglio 2014, Teatro Sociale (nell'ambito della rassegna “EuroPuppetFestiValSesia 2014” a
cura de “La Bottega Teatrale”)

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4365BIS

studio per ombre e sagome
liberamente tratto da “Petrolio”
di Pasolini

di/con
Deborah Di Giacomo
Giulia Lotti
Valerio Marini
macchina scenica di
Daniele Deserti
ideazione, drammaturgia visiva
e regia
Valerio Marini
“4365bis” è il primo studio di un progetto più
ampio dedicato a “Petrolio” di Pasolini.
Sintetizzare in poche righe la mole di appunti e
suggestioni che caratterizzano questo capolavoro
rimasto incompiuto è praticamente impossibile.
Tuttavia, una delle caratteristiche che più ci ha
ispirato è la contraddizione, vera e propria
ossatura del romanzo fin dalle sue prime pagine,
in cui il protagonista (l’ingegnere Carlo Troya)
viene sdoppiato in due personalità (l’angelico
Carlo di Polis e il diabolico Carlo di Tetis)
destinate a scambiarsi ruoli e comportamenti per
tutta la durata della narrazione.
Lungi dal ricercare una coerenza stilistica e dal
seguire la consequenzialità logica del romanzo, i
capitoli dai quali abbiamo voluto cominciare
sono l’Appunto 43 (“Storia della città di Patna e
della regione del Bihar”) e l’Appunto 65bis
(“Giardino medievale”). Capitoli per certi aspetti
opposti, sia per il soggetto che per i loro protagonisti (i personaggi presenti
nell’uno sono totalmente assenti nell’altro), comune a entrambi è il fatto che
appartengono al registro dell’immaginazione: il primo, infatti, è un racconto di
fantasia narrato per diletto durante una festa alto-borghese; il secondo, invece,
è una “visione medievale”, una rappresentazione astratta dei modelli culturali
del protagonista. Narrazione corale e dinamica il primo, visione statica il
secondo, la loro messa in scena avverrà in maniera simultanea, attraverso
l’impiego di due tecniche distinte (teatro d’ombre e sagome) con lo scopo di
porre lo spettatore dinanzi a quella contraddizione esistente tra paesi del terzo
mondo e paesi occidentali cui l'autore più e più volte si sofferma.
Prima rappresentazione: Roma, 5 aprile 2015, Trenta Formiche (nell'ambito della rassegna teatrale “Pasolini)

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