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LÊorizzonte di tutti gli orizzonti.

Il concetto di mondo naturale in Maurice MerMerleauleau-Ponty e Algirdas Julien Greimas
Paolo Bertetti

Agirdas J. Greimas ha più volte indicato in Maurice Merleau-Ponty uno dei maggiori ispiratori della
sua teoria semiotica1. In effetti, la fenomenologia merleau-pontyana fa da orizzonte, spesso inavvertibile, allÊintera semiotica generativa: se tale orizzonte diventa manifesto nellÊultima fase della ricerca
greimasiana, quella successiva alla cosiddetta „svolta estetica‰, coincidente con lÊuscita di De
lÊimperfection (1987a)2, tuttavia lÊaggancio fenomenologico è presente fin dalla primissima sintesi presentata in Sémantique structurale (1966), anche se per lungo tempo tale ascendenza (per altro condivisa in maniera diversa da molti esponenti dello strutturalismo degli anni 60) è rimasta in secondo piano
rispetto a un orientamento più chiaramente formalizzante.
Parecchi interventi hanno approfondito i rapporti tra il pensiero di Merleau-Ponty e la semiotica greimasiana3; a questi testi rimandiamo per una visione più ampia delle basi fenomenologiche della semiotica generativa. In questo intervento ci limiteremo invece ad alcune considerazioni relative al concetto di mondo naturale, che ci sembra abbia, nei due autori, una diversa declinazione, non sempre
da tutti avvertita.
1. Come noto, lÊespressione „mondo naturale‰, coniata a suo tempo da Merleau-Ponty, è stata introdotta in semiotica da Greimas in un importante scritto del 1968 – „Conditions dÊune sémiotique du
monde naturelle‰ (Greimas 1968a), originariamente apparso come introduzione al numero 10 della
rivista Langages, curato dallo stesso Greimas e interamente dedicato ai linguaggi gestuali – per indicare il mondo dellÊesperienza sensibile, dalla cui discretizzazione e categorizzazione si originano le figure, che secondo lo studioso lituano sono costituite dalle „qualità sensibili‰ del mondo4.
Come sintetizzano lo stesso Greimas e Joseph Courtés nel Dictionnaire:
Intendiamo come mondo naturale lÊapparenza secondo la quale lÊuniverso si presenta allÊuomo
come un insieme di qualità sensibili, dotato di una determinata organizzazione che lo fa talvolta
designare come „il mondo del senso comune‰. Rispetto alla struttura „profonda‰ dellÊuniverso, che
è di ordine fisico, chimico, biologico ecc., il mondo naturale corrisponde, per così dire, alla sua
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Si vedano, tra gli altri, Greimas 1966, 1968b e le conversazioni raccolte in Greimas 1984b, 1986, 1987b.
Cfr. Marrone 1995 e 1999, e Marrone, a cura, 1995.
3 Cfr. in particolare Marsciani 1990, 1994, 2012 e Pozzato 1997. Sulle radici husserliane di certa semiotica cfr.
Marsciani 1990 e 2001.
4 Per cui si dice che il mondo naturale è un „linguaggio figurativo‰ (Greimas e Courtés 1979, p. 219).
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che il discorso utilizza reinvestendola di ulteriore significazione. il mondo extralinguistico non si presenta alla percezione dellÊindividuo in modo immediato. Greimas riprende un esempio di Cresswell.struttura „di superficie‰. in altre parole di non rinchiudersi nellÊ„universo chiuso e autosufficiente del linguaggio‰ (Greimas 1968a. degli oggetti. Come dicono Greimas e Courtés: La qualificazione di naturale. Nel fare ciò vi era lÊesigenza di conciliare due istanze apparentemente irriducibili: da un lato preservare lÊautonomia del linguaggio proclamata da Saussure. pre-compreso dai modelli che agiscono nello spazio culturale: esso è dunque il luogo di „un senso parzialmente articolato che la lingua e gli altri sistemi di segni provvedono ulteriormente ad articolare‰ (Marrone 1995. Da questo punto di vista. ma la forma. come sintetizza bene Marrone. La natura non è dunque un referente neutro. una figura del mondo. dÊaltro canto. al tempo stesso. Già culturalizzato e relativizzato. considerandolo come un insieme di qualità sensibili. 281) asserita. ma ad una relazione (o. ma è. come lÊ„enunciato‰ costruito dal soggetto umano e da lui decifrabile (Greimas e Courtés 1979. serve a indicare la sua anteriorità rispetto allÊindividuo: questÊultimo si iscrive fin dalla nascita · e vi si integra progressivamente attraverso lÊapprendimento · in un mondo significante fatto di „natura‰ e di „cultura‰ a un tempo. vale a dire lÊatteggiamento 5 Cfr. dallÊaltra tenere in considerazione „lÊevidenza del mondo Ârealeʉ (Greimas e Courtés 1979. vale a dire le significazioni relative al mondo così come esso appare (la semiotica dello spazio. Il mondo naturale · dice Greimas · non è una semiotica. al loro interno. p. 52). p. i vari sistemi di significazione debbano articolarsi nei due piani dellÊespressione e del contenuto. come puro insieme di qualità sensibili. se si preferisce. dai positivisti logici. che utilizziamo apposta per sottolineare il parallelismo fra mondo naturale e lingue naturali. p. 219. p. ad una traduzione) tra due semiotiche. che lo assumerebbe come naturale6. In tale trasposizione da una semiotica ad unÊaltra quello che rimane costante non è ovviamente la sostanza. 218. p. per esempio) (Greimas e Courtés 1979. già dotata di una sua significazione. La referenza è quindi ricondotta non ad un elemento extra-semiotico. beninteso. 6 2 . 120). una struttura „discorsiva‰. le „visioni significative‰. il mondo dellÊesperienza sensibile è da considerarsi „naturale‰ soltanto in virtù della sua anteriorità rispetto allÊindividuo. Le semiotiche linguistiche (ma. Per Greimas. cioè le significazioni riconducibili allÊuomo e ai suoi comportamenti (gestualità. la posizione greimasiana richiama lÊidea di naturalità del segno propria di Roland Barthes. non solo quelle) si servono delle figure poste sul piano dellÊespressione del mondo naturale. col rischio di identificare questÊultimo con il mondo. Greimas e Courtés 1979. dei processi naturali) e le „pratiche significanti‰. una semiotica delle lingue naturali e una semiotica del mondo naturale. 218-219). 7 Cfr. tra gli altri. Ciò non toglie che. si dice che le figure appartengono al piano dellÊespressione del mondo naturale. Abbiamo qui un contenuto comune. per costituire il proprio piano del contenuto. ma va considerato piuttosto come una macrosemiotica. pp. A tale riguardo. ma è fortemente culturalizzata [⁄] e. quella del gesto di rotondità che accompagna lÊenunciato „ça marche!‰. p. 218). relativizzata (le etnotassonomie danno delle „visioni del mondo‰ differenti. ma anche pratiche sociali stereotipate)7. In questÊottica la distinzione tra „natura‰ e „cultura‰ cessa di aver valore. poiché si presenta nellÊambito della relazione soggetto/oggetto. ma è in qualche maniera già significante ed organizzato. Greimas e Courtés 1979. cfr. Barthes 1964. in maniera provvisoria. uno spazio allÊinterno del quale agiscono molteplici semiotiche: nel Dictionnaire vengono distinte. Si capisce allora in che modo lÊidea di referente venga riformulata: non si tratterà più di rappresentare un determinato oggetto del mondo (visto come un dato empirico asignificante che deve essere riprodotto) ma piuttosto di manifestare un senso profondo · eventualmente esprimibile anche in maniera più astratta a livelli più profondi · con e attraverso tale oggetto. prossemica. Tale concetto è esplicitamente usato da Greimas per dare unÊinterpretazione semiotica più generale delle nozioni di referente e di contesto extra-linguistico5. „neutro‰.

infatti. ma a livello delle unità elementari della loro articolazione‰ (Greimas. da un lato. anche la Cultura è per Lotman il luogo in cui agiscono diversi sistemi semiotici (la lingua.di fiducia del soggetto. si inserisce allÊinterno di unÊepistemologia comune anche ad altri approcci semiotici. visiva. 56-57). ma non è determinato „referenzialmente‰ 8 Cfr. proprio in base al fatto che gli oggetti del mondo possono essere materia della Semiotica non solo in quanto contenuto delle lingue naturali. 42-43) proporrà una definizione della semiotica come teoria generale della cultura. di collegarle tra loro. e lÊoggetto cui il segno rinvia si dà sempre come oggetto immediato (cioè in quanto e per quanto espresso dal segno) e mai come oggetto dinamico (oggetto in sé) è evidente che non si può sfuggire dalla segnicità. „sistema modellizzante primario‰. concorrono insieme ai sèmi introcettivi e propriocettivi a formare le figure del contenuto della semiotica linguistica (che nel caso della semiotica linguistica potranno essere chiamate sememi). pp. p. il mondo è sempre un mondo semiotizzato: esso è già dotato di senso. 33-35 e Ivanov. Questo avviene. dallÊaltro „da una figura dellÊespressione. p. fatta da Jakobson (1960) tra referente e contesto extra-linguistico. attribuibili o meno a dei soggetti. uditiva o olfattiva · la griglia di lettura serve da „codice‰ di riconoscimento che rende il mondo intelligibile ed utilizzabile (Greimas 1984a. dallÊaltro Greimas stesso riconosce le affinità della sua impostazione con la „semiotica della cultura‰ di Juri Lotman8. in cui lo studioso lituano discute dei segni naturali. vale a dire a livello dei sèmi estrocettivi (o. Se. di classificarle. ˚ attraverso lÊorganizzazione di una cultura che viene interpretata la realtà extrasemiotica. che è proprio della lettura umana del mondo e non del mondo stesso: ˚ questa griglia di lettura che ci rende il mondo significante. ma anche perché già in quanto oggetti rivestono funzione significante. la quale rappresenta una rotondità mobile. LÊopposizione tra natura e cultura. 199). p. In maniera non diversa Umberto Eco (1975. Lotman et alii 1973. come abbiamo visto nel paragrafo precedente. mi sembra si possa individuare in Greimas 1968a. Lotman 1975. che lÊesperienza del mondo è organizzata e dotata di un significato9. 1968a. Ciò detto. per esempio. meglio. con la sua concezione dellÊinterpretante e della semiosi illimitata aveva in fondo sostenuto una tesi simile: se il contenuto di un segno è sempre un altro segno (lÊinterpretante). unÊaltra cultura. figurativi) che. anche per il semiologo russo. UnÊeco del pensiero di Peirce. ma anche gli altri sistemi secondari. se riusciamo a riconoscere in esso delle „figure‰ è perché uniamo ai tratti estracettivi. un tratto intracettivo. pp. occorre tuttavia porre lÊaccento su alcuni punti che rendono peculiare lÊimpostazione greimasiana. conclude Eco „ogni fenomeno culturale può essere studiato nel suo funzionamento di artificio significante‰ (Eco 1975. „non a livello delle parole e delle cose. essa infatti. Di natura semantica · e non. Tutta la nostra conoscenza avviene attraverso i segni. come vedremo. pur nelle sue peculiarità. se noi riusciamo a leggere lo „spettacolo del mondo‰. come per la macrosemiotica greimasiana. p.S. non è altro che unÊaccezione particolare (propria di tali culture) dellÊopposizione tra cultura ed extra-cultura. per quanto lÊautore non lo nomini. Greimas 1968a. perciò. „culturalizzandolo‰. 10 Del resto già C. lÊidea di mondo naturale come „spazio‰ di significazione in cui risolvere il problema della referenza non può prescindere dallÊidentificazione. dove però lÊextra-cultura è comunque sempre un altro linguaggio. il momento figurativo si inserisce allÊinterno di più complessi meccanismi di senso. LÊidea greimasiana di un mondo extra-linguistico già significante non era del tutto nuova in semiotica. p. allÊinterno dei quali le figure del mondo si fanno carico di un senso profondo che si attualizza attraverso di esse. 54. Peirce. oppure è la cultura stessa a renderlo significante. e così via. Vi sono innanzitutto lÊidea che il problema del referente possa essere risolto in quello di una „traduzione‰ tra sistemi semiotici e il fatto che. dÊinterpretare i movimenti come processi. Come spiegherà meglio Greimas 1984a. Soprattutto. espresso da un lato da una figura del contenuto (una progressione lineare e rapida della marcia). 54. probabile riduzione figurativa di una ruota o di una macchina in moto‰ (Greimas 1968a. 9 3 . Cfr. 78). specifica Greimas. ipostatizzata da diverse culture. dalla gestualità al linguaggio visivo). vale a dire organizzandolo secondo le proprie regole e le proprie strutture. pp. e il processo di conoscenza non è altro che un processo continuo di traduzione. 43)10. che ci provengono dai diversi sensi e che concorrono a comporle. consentendo di identificare le figure come oggetti.

almeno fino agli anni 80. il rilievo dato alla componente sensibile oltre che culturale del mondo naturale: esso. generale e prepersonale delle mie funzioni sensoriali in cui abbiamo trovato la definizione del corpo. Quando vedo un oggetto. p. infatti. e che dà una continuità a tutte le esperienze del soggetto percipiente: Il mondo naturale è lÊorizzonte di tutti gli orizzonti. che il soggetto si rende conto che al di là delle singole sensazioni esistono delle costanze percettive. che. Tale esperienza è innanzitutto esperienza corporea: è attraverso il corpo che il soggetto si relaziona con il mondo. 399). (Merleau-Ponty 1945. Vi è dunque duplice natura. p. ma è egli stesso con il suo corpo parte del mondo. e questo perché il soggetto non è uno spettatore che osserva il mondo dallÊesterno. soggetto e oggetto non sono uno precedente allÊaltro. LÊinerenza della percezione a un punto di vista origina la sua finitezza. lo stile di tutti gli stili. come sintetizza Marrone. ogni costanza percettiva rinvia alla posizione di un mondo e di un sistema dellÊesperienza in cui il mio corpo e i fenomeni siano rigorosamente collegati (Merleau-Ponty 1945. lÊimportanza del dato percettivo è decisamente subordinata a quella della prassi culturale. 2. 399). va detto che. 12 4 . ecc. sento sempre che cÊè ancora dellÊessere al di là di ciò che vedo attualmente. Tuttavia. 78. Come noto. figure retoriche. diventando un orizzonte metodologico sul quale però acquistano maggior rilevanza le forme culturalizzate e codificate (motivi folklorici e pittorici. ma anche dellÊessere tangibile o udibile · e non solo dellÊessere sensibile. ma anche una profondità dellÊoggetto che nessun prelevamento sensoriale potrà esaurire (Merleau-Ponty 1945. ˚ per mezzo del corpo che 11 Cfr. ma al contempo rende possibile la sua apertura alla totalità del mondo come orizzonte di ogni percezione: Il mondo visibile e il mondo tangibile non sono il mondo intero. 116-117). 291). è „la manifestazione di un universo che si offre come materia significativa allÊinterno di uno spazio umano condiviso qual è quello della cultura‰ (Marrone 1995a. intesa come essenza fuori dal mondo che del mondo interpreta i segni come se fossero completamente comprensibili e trasparenti. p. 293-294).) della rappresentazione. che esiste un mondo che è „già là‰. in quanto schema corporeo (vale a dire collocato spazialmente e temporalmente allÊinterno del mondo). 429) Infatti: Ogni percezione di una cosa. la conoscenza deriva allÊuomo dalla sua esperienza percettiva: „Tutto il sapere si installa negli orizzonti aperti dalla percezione‰ (Merleau-Ponty 1945. non solo culturale. non solo dellÊessere visibile. di una forma o di una grandezza come reale. ma sempre da un certo punto di vista. ˚ attraverso lÊesperienza del corpo. è unÊillusione di quello che egli chiama „pensiero oggettivo‰. un corpo che è insieme parte del mondo e punto di vista attraverso cui si ha esperienza dello stesso12. p. il mondo naturale è lÊorizzonte entro il quale si iscrivono tutte le nostre percezioni. pp. che dedicava il III capitolo della seconda parte del suo Phénomenologie de la perception (1945) a „La cosa e il mondo naturale‰. al di sotto di tutte le rotture della mia vita personale e storica. Greimas 1968b. per il filosofo francese la coscienza pura. pp. Viene così a cadere ogni distinzione a priori tra soggetto e oggetto della conoscenza: „Il senziente e il sensibile · dice Merleau-Ponty · non stanno di fronte come due termini esteriori e la sensazione non è una irruzione del sensibile nel senziente‰ (Merleau-Ponty 1945. Ma soprattutto occorre segnalare sua ispirazione più esplicitamente fenomenologica. Seguendo Husserl. ma anche percettiva delle figure del mondo: è proprio attraverso le figure che la materia semiotizzata e informata (il mening di Hjelmslev) emerge nel linguaggio11. ma si costituiscono uno rispetto allÊaltro.da esse. p. Il mondo non si dà mai al soggetto nella sua totalità. Per Merleau-Ponty. e il cui correlato è in me lÊesistenza data. garantisce alle mie esperienze una unità data e non voluta.

oggetto di una prensione essenzialmente intellettuale. Il mondo sensibile può essere dunque paragonato. Tuttavia. p. Merleau-Ponty 1945. 417). 134. esso è lÊorizzonte della mia esperienza. la garanzia dellÊunità della cosa nonostante la molteplicità delle sue qualità sensibili: Al di là di tutte le proprietà cristallizzate. p. per il filosofo francese non si ha una „natura culturalizzata‰. parlando di una natura umanizzata (o antropizzata) prima ancora che culturalizzata vogliamo sottolineare unÊaltra importante differenza con il pensiero greimasiano. 29). per certi versi. Se un malato vede il diavolo. In questo senso si può essere dÊaccordo con Pozzato (1997. in semiotica. p. lo troviamo carico di predicati antropologici. le sue fiamme e il suo fumo. 418). non è anzitutto un significato per lÊintelletto. Per Merleau-Ponty hanno dunque torto le teorie classiche della percezione nellÊintrodurre delle operazioni intellettuali nella percezione stessa. e se vogliamo descrivere il reale così come ci appare nellÊesperienza personale. p. è anzi il motivo ultimo della loro coerenza e costanza. Certo. la significatività delle figure del mondo naturale è sempre socialmente determinata. ma è anche il luogo in cui le esperienza dei diversi soggetti si incontrano. 17 Diamo la citazione completa del passo: „Se. ma una struttura accessibile allÊispezione del corpo. un soggetto di inerenza. in cui il significato è secreto dalla struttura stessa dei segni: ecco perché si può dire alla lettera che i nostri sensi interrogano le cose e che esse rispondono (Merleau-Ponty 1945. 417). per lui. p. ogni percezione ha qualcosa di anonimo. p. ma il senso che traspare allÊintersezione delle mie esperienze e di quelle altrui. 15 Cfr. come dicevamo prima. ma è una situazione iniziale e irriflessa nella quale ogni soggetto viene a trovarsi prima ancora di rendersene conto. un X vuoto. Costa e Zhavi 2000. p. Tuttavia. p. Anteriormente a qualsiasi operazione intellettuale noi siamo già in un mondo14. ma essa entra nellÊattribuzione di senso soltanto 13 Cfr. „Il mondo è sempre Âgià làÊ prima della riflessione. dotate di senso. Merleau-Ponty 1945. poiché lÊunità significativa diavolo è quellÊessenza acre. è perché riprende un patrimonio di acquisizioni che non mette in questione. Colui che percepisce non è dispie14 5 . Tale senso per Merleau-Ponty è intimamente connaturato alle cose percepite. risultato dellÊinterazione del nostro corpo con le cose. grazie allÊinnestarsi delle une sulle altre: esso è quindi inseparabile dalla soggettività e dallÊintersoggetività‰ (Merleau-Ponty 1945. e anzi relativizzata in base alle culture. 16 Cfr. sarebbe apparsa a Merleau-Ponty eccessivamente intellettualista. 443. come una presenza inalienabile‰ (Merleau-Ponty 1945.+ (Merleau-Ponty 1945. non dipende per Merleau-Ponty (come invece per Greimas) da una categorizzazione di tipo culturale e almeno in parte linguistica. „Poiché siamo nel mondo. 14). Ed è proprio in questa intersoggettività che appare un senso15: „Il mondo fenomenologico non è essere puro. ma quellÊunico accento che si ritrova in ciascuna. così come per Greimas. 84) quando afferma che la semiotica greimasiana. Nelle cose cÊè una simbolica che collega ogni qualità sensibile alle altre (Merleau-Ponty 1945. il mondo naturale non è dunque riconducibile soltanto al mondo fisico ma è già immediatamente significante. vede anche il suo odore. lÊunità della cosa non è un sostrato. anche Merleau-Ponty riconosce lÊinfluenza di una „tradizione percettiva‰17. Il mondo non è qualcosa a cui si giunge attraverso la riflessione. ˚ in quanto agito dal corpo che il mondo acquisisce un senso: La cosa si costituisce nella presa del mio corpo su di essa. sulfurea e bruciante. noi siamo condannati al senso‰. quellÊunico modo di esistere di cui esse sono unÊespressione seconda. ma piuttosto una natura che risulta umanizzata. il fatto che le cose siano significanti. a tali operazioni invece ricorriamo soltanto quando la percezione diretta è invischiata nellÊambiguità16. a un linguaggio: Lo svolgimento dei dati sensibili sotto il nostro sguardo o sotto le nostre mani è come un linguaggio che si insegna da sé.lÊuomo ha coscienza del mondo13. dice MerleauPonty (Ibidem). pur nella sua forte ispirazione fenomenologica.

è il primo degli oggetti culturali e quello in virtù del quale essi esistono tutti‰ (Merleau-Ponty 1945. Se Greimas delinea „un mondo significante fatto di ÂnaturaÊ e di ÂculturaÊ a un tempo‰ (Greimas e Courtés 1979. non rinuncia a distinguere tra un mondo naturale e un mondo culturale: Come la natura penetra sino al centro della mia vita personale e si intreccia con essa. per Merleau-Ponty è lÊesperienza percettiva del soggetto che carica di significato la cosa. riprende una tradizione percettiva ed è confrontato con un presente‰ (Merleau-Ponty 1945. dove io mi relaziono con la sua corporeità. per Merleau-Ponty la percezione delle cose non ha a che vedere né con il linguaggio verbale. 6 . dunque. non può mai essere effettivamente in sé perché le sue articolazioni sono quelle stesse della nostra esistenza e perché essa si pone al termine di uno sguardo o al termine di unÊesplorazione sensoriale che lÊinveste di umanità. Vi è insomma una connaturalità tra lÊuomo e il mondo: Una cosa non è quindi effettivamente data nella percezione. 418) In questa prospettiva ogni percezione è una comunione con la cosa. · dice Merleau-Ponty · come portavoce di un comportamento. è lo spazio di confronto dialettico con lÊaltro. ricostruita e vissuta da noi in quanto è legata a un mondo di cui portiamo con noi le strutture fondamentali e di cui essa non è altro che una delle concrezioni possibili (Merleau-Ponty. p. villaggi. però. vie. utensili. 468). ma ha uno spessore storico. essa è invece possibile perché esiste una „logica del mondo‰ alla quale partecipa anche il corpo del soggetto percipiente. In buona sostanza. p. il mondo sociale è quello dellÊinterazione tra soggetti. p. ma è ripresa interiormente da noi.in quanto competenza acquisita dal soggetto. la pipa. in quanto presenza al mondo. una pipa. sperimento la sua presenza al mondo. un cucchiaio. 421). al momento della sua scomposizione. diventando „in-sé-per-noi‰: „Il senso stesso della cosa si costruisce sotto i nostri occhi. p. 318). o meglio lÊinterrelazione corporea tra soggetto e oggetto: La cosa non può mai essere separata da qualcuno che la percepisca. non è soltanto una somma di oggetti. né con qualsiasi decoupage di tipo culturale. per Merleau-Ponty non appartengono al mondo naturale: essi sono oggetti culturali. un senso che nessuna analisi verbale può esaurire e che si confonde con lÊesibizione della cosa nella sua evidenza‰ (Merleau-Ponty 1945. Se dunque il mondo naturale è lÊorizzonte entro il quale il soggetto interagisce con lÊoggetto. A differenza di Greimas. pur riconoscendo lÊinestricabile compenetrazione tra natura e cultura. plasmati dallÊazione dellÊuomo e sedimentati al suo esterno. pubblicato in rete il 2 novembre 2012 gato di fronte a se stesso come deve esserlo una coscienza. p. (Merleau-Ponty 1945. è ricolmo di senso. delle categorie del linguaggio verbale. Merleau-Ponty. chiese. 425). (Merleau-Ponty 1945. p. così i comportamenti discendono dalla natura e vi si depositano sotto forma di un mondo naturale. il cucchiaio. p. esso al pari del mondo naturale. Ma esso è anche e soprattutto il mondo dellÊaltro: „il corpo altrui. un campanello. 218). allÊinterno della quale noi siamo posti soltanto per il fatto di esistere. ma partecipa comunque. non differentemente che le esperienze percettive pregresse del soggetto stesso. nel momento in cui lÊinseità della cosa si presenta a colui che la percepisce. Io non ho solamente un mondo fisico. Il mondo naturale. la piantagione ecc. Il senso della cosa scaturisce proprio allÊinterno di questa comunione. 453). Accanto al mondo naturale si deve così riconoscere un „mondo culturale‰ (o „mondo sociale‰). Ciascuno di questi oggetti porta inciso il marchio dellÊazione umana alla quale serve. ma ho attorno a me strade. 452) Tuttavia. piantagioni. ma non lo è in quanto culturalizzato. p. non vivo solamente in mezzo alla terra. per il quale il mondo naturale è sì un linguaggio figurativo. ma „un campo permanente o una dimensione dellÊesistenza‰ (Merleau-Ponty.

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