CLbc Clniversit:^ o

ICibrartCB

D. r

UBERTp P^ESTALOZZA

I

CARATTERI INDIGENT
DI

CERERE

MIL AN
TIPOGRAFIA
L. F. COGLIATI Via Pantano, N. 26

181)7.

PROPKIETA LETTEftARIA

Di

Cerere ebbi gia ad occuparmi, oltre che in Rivista di

una

pic-

cola nota inserita nella
(1895, fasc. I), in
il

Filologia Classica,

un

articolo compilato in parte sopra

materials epigrafico raccotto dal compianto arnica mio
e

Grmlio CJiiesa
antichita
(p.

pubblicato nel Dizionario epigrafico di
del Professore Ettore De-Ruggiero (II) Studiando con maggiore largliezza I'artutto degni di nota i caratteri

romane

204

e sg.) (1).

gomen'to,

mi parvero sopra

paleolatini della dea, cui la presente

ricerca

mira ap-

punto a coordinare e ad illustrare. Al Prof. Elia Lattes che conforta
ed ai Professori Attilio De-Marchi

i

miei studii mo-

desti con I'autorevole consiglio e la preziosa benevolenza,
e

Claudio G-iacomino

mi

e

grato qui porgere
1897.

i

ringraziamenti piu scMetti.

Roma, Gennaio

U. P.

Parecchie affermazioni contenute in tale ztfaiMR avente per (1) iscopo essenziale la sistcmatica distribuzione del iffi^^Rle epigrafico relative a Gerere (non lo studio della natura e del cuiWdi essa), si tro-

veranno qui rnodiflcate o

corrette.

^j^jSj^^

IUANTO pit

ci si

addentra nello studio della mitoe delicate lavoro

log-ia italica, e si

precede nell'arduo

sceverarne gli elementi greci clie su di essa operarono una trasformazione innegabilmente profonda, tanto piu ci si rivelano i caratteri d'ima concezione
di

religiosa, la quale nell'ang-ustia stessa de'confini clie
le

stante

furono segnati dalla fantasia popolare e nella couniformita creativa trova la propria nota di

originalita.

La natnra
greca,
il

italica, infatti,

non

senti

mai,

come

la

bisogno

o

il

desiderio di spaziare

per tutto

I'universo, intrecciaudo coi miti dei campi, dei monti,
delle selve
i

miti del cielo e del mare. II culto della

terra considerata

come

la

gran madre, nel cui seno

si

alternano le misteriose vicende della vita e della morte,

che

larg-isce

benign a

i

suoi frutti agli uoniini, e piaspoglie, fu
1'

mente ne custodisce

le

espressione es-

8
senziale e caratteristica della religiosita di quei nostri
antichi, che la veneraroiio sotto
diversi,
i

forme e

sotto

nomi

quail parvero in segnito appellativi di altretdistinte

tante
gine,

divinita
e di cui

da quella onde traevano

orii

primitivamente rappresentarono solo

varii aspetti.

Tali Acca Larentia, Ammo,, Angerona, Angitia (Anceta,

Anaceta, Anagtiai, Aecetiai,
pp.
8-9),

eft*.

Lattes,

Iscr. pa-

leolat.,

Anna Perenna

(?),

Bona Dea,

Ceres,

Consivia,

Damia, Dea Dia, Luperca, Maia, Ops, Teldi

lus, ecc. (1).

Tra queste, Cerere godette
nell' Italia centrale e
il

un

culto larghissimo

meridionals, pur quando, sotto

vittorioso diffondersi dell'Ellenismo, soggiacque an-

ch' essa al destine di presso

che tutte

le

piu antiche

e venerabili divinita italiche, e fu confusa con
tra.

Deme-

Ma

se, dato lo stretto vincolo congiungente Cerere

con Liber e Libera (triade

italica, la

quale trovava un
A-nf/.Yi'mp,

naturale riscontro nella triade eleusinia di

Awvucro?, Kopvi), riusci facile 1'opera di identificazione,
il

carattere della dea
il

non ne rimase talmente
non

alterato,

che

fondo, a dir cosi,

paleolatino di essa debbasi
sia possibile ricom-

ritenere cancellato del tutto e

porne con un attento esame le primitive fattezze. Giacche io non credo sia uel vero il Lenormant, quando af-

ferma che nulla piu resta in Cerere

di

quanto poteva

(1)

Vedi

C.

PASCAL,

Acca Larentia e

il

mito della Terra madre

in Studii di anticfiita e mitologia. pp. 120-22.

9
costituire 1'originalita sua
(1),

e tanto
(I,

meno Th.
:

Birt,

che nel Lessico del Koscher
das alte Latium
ist

p. 862) scrive

Fur

kein Ceresdienst nachweisbar.

Und

so hat, soviel wir wissen,

auch in Rom ein Heiligthum mit einheimiscliem Ritus nie bestanden. Der der Gottin

ro'mische Ceresdienst, den wir kennen, ist vollstandig
griechisch, also erst durch griechischen Einfluss ges-

chaffen

Somit kann schwerlichschon vorher eine

Ceres Gegenstand des Cultus gewesen sein; erst damals ist das alte Namen fiir Saat und Brot auf die

Saat und Brot spendende Demeter der GriecHen angewendet worden.
Ora, che in Cerere
die dingliche
il

Bedeutung
(1.

sia
si

F originaria, secondo

Birt

stesso

c.)

pensa,

puo

certo ammettere, ed e probabile quindi (come vepiti

dremo
mento
all'

avanti) che a

fondamento

di

Ceres stia

un

sostantivo neutro *ceros, del pari che *venos a fondadi

Venus;

ma non

e

punto iiecessario ricorrere
AYijxYiv/ip

introduzione del culto di

e nel Lazio per ispiegare
ficato cosi

Campania una trasformazione di signi1'

nella

semplice ed ovvia.
fu
efficacia

Certo, grandissima

dei
al

culti

greci

sopra
(

gli

antichi

culti

italici.

Gia
;

Grassmann
Z.,

Die

italische

Gotternamen

in

K.

XVI

,

pp. 101-102) era parso che sotto
le

il

rispetto

religiose

stirpi

italiche

si

dividessero naturalmente in due

(1)

DAREMBERG
,

et SAGLIO,

Dictionnaire des Antiquites grecques et

romaines

XV,

pp. 1076-1078.

10
g-ruppi,

F uno del Latin!

e

degli

Osci,

1'

altro

degli

Umbri, del Volsci, del Sabelli; e notava che mentre
in questi si riscontra

una maggior tenacia nel serbare
primitiva purezza ed

alle tradizioni religiose la loro
il

loro carattere nazionale, in quelli hivece notasi

una

spiccata tendenza

a

creare nuove
1'

divinita,

ed una
dei
culti

grande arrendevolezza a subire g-reci, i quali spesso trasformano
sostituiscono affatto.

influenza

i

culti indigeni o vi si

Ma

tale influenza

non conviene

esa-

gerarla

al

punto da dipingere

la coscienza religiosa la-

tina cosi debole e tarda, clie solo in seguito ad impulsi
esterni le riuscisse di

affermarsi

in

una forma ben
ch' essa,

determinata di culto; e nel caso concrete di Cerere
la si esag-era certo, se si vuol sostenere

da

designare

il

concetto generico ed

divinita, passo

impersonale della ad esprimere una vera e propria divi-

nita femminile, solo quando la religione di Aiop-viTYip venne introdotta nella Campania e nel Lazio (1). lo credo iuvece che Cerere fosse una divinita pateolatina della terra, concepita nella accezione

ad essa

piu comune

madre, benche alterata dalla greca
alcuui dei tratti orig'inarii.

di

e

che

la

sua fisionomia classica,
serbi pur

Ay){/,Y)T7]p,

sempre

(1)

LENORMANT.

1.

c.

Una

tesi

piu ardita, nel

campo mitologico

greco, e stata sostenuta dal BERARD,

De Torigine des Cultes Arcadiens.
.

Essais de Methode en Mythologie grecque

Paris, 1894. Vedianche LEVY,
Berlin, 1895
, ;

Die semitischen Fremdenworter

iii

Griechischen,

e cfr.

DECHARME
pp. 376-81
,

Revue de THistoire des Religions T. XXX, N. 3, ed ancbe BERGEJI in Revue des deux Mondes 15 Nov. 1896,
in
,

11

***
Due
radici

indogermaniche sono addotte, entrambe

con buone ragioni, a spiegare il primitivo significato del vocabolo Ceres: q'er creare, donde ai. her, lat.
creare,
vu[>,&,

gr. xpaaivw; e
sztfrti (1).

= her =

uutrire,

dondo

gr. y.opsvsi

lit.

Affatto improbabili al contrario

presentano le ipotesi del Grassmann (K. Z., XVI, p. 175arare, 76) che deriva Ceres da una radice harsi * Cer-e-si-s, la inserzione di un' e mediante Cersi-s,

=

(*

*Cer-e-i-s, Ceres], e di
il

M. Miiller

(K. Z.,

XVIII, pp. 211),
scr.

quale

vede in
I 2,
o.

Ceres

una forma parallela a
nota, e p. 350,

cardd.

L'una

e 1'altra

furono combattute dal Corssen

(Ausspr.,

pp. 473-74 in
p. 486, n. 2).
si

idem. Ofr.

PLANTA,

c.,

Alle radici q'er o tor
i

riattaccano verosimilmente

nomi

delle seguenti divinita italiclie, vale a dire, la-

tine, osche,
a]

umbre, peligne

e

marrucine:
1. 1.

Latine: Cents (VABE.,
I,

VII, 26; FESTO, p. 122

M). Cfr. Keri pocolom (C.
paleolat.
5)
,

46.

Vedi LATTES,

Iscr.

p. 9 e
:

sg.).

Osche Kerri

(ZVET.,

Syll. Inscr. Osc.

9,

A3,
,

B2); Keri (id. 50). Cfr. PASCAL, Napoli, Nov. 1894 (2).

Rend. Accad. Arch.

(1)

Vedi PLANTA,

pp. 328 e 486, dove e anche raccolta
(2)

Grammatik der oskisch-umbrischen Dialecte I, una copiosa bibliogr. sull'argomento.
,

Osc.

9

Da Kerri sono derivati A 2), Kermiai (id. A
(id.

gli aggettivi

Kerriiin (ZVET.

Syll. Inscr.
(id.

4, 6, 21, 22, 23, (id.

B

10),

Kerrtiais

A

7),

Kerriiuis

A

9, 10),

Kerriiui

A

13,

B

16).

12

VI

Umbre: Cerfo Martio (BKEAL, Tabl. Bug-. Hondo Cerfio (id. VI b 45); Tursa Cerfia di Cerfo Martio, Prestota Cerfia, di Cerfo Martio (id. VI b
c)

i 57, 61);

58, 62, 57).
d)

Peligne: Cerfum (ZVET.,
11, 4);

Inscr.

Ital.

med.

dial.

,

Anceta Cerri

(N.

S.,

1890,

p.

Cerria (id. 26); Anaceta 166 e 1891, p. 295; Rend. Accad.

Arch.
e)

Napoli, Giug-no 1894).

Marrucine: Cerie Jovia (ZVET.,
5, 4). Cfr.

Inscr.

It.

med.
(1).

dial.

bonse dese Cererie
delle

in Or. 1521

A fondamento

forme italiche sopra enumerate

puo ammettersi un sostantivo neutro *ceros (* ceres], come *venos a fondamento di Venus (BEUGMANN, in K. Z. XXIV, p. 44; cfr. PLANTA, o. c., p. 328 e 486). Per
esprimere poi grammaticalmente il femminile, conforme al concetto della diviuita che intendevano desig-nare,
g-li
(1.

Osci e
c.),

Umbri, sempre secondo il Brug-mann avrebbero ag-giunto al sostantivo neutro dei sufg-li

fissi vocalici,

mentre

i

Latini

non

1'

avrebbero meno-

mamente

ampliato.

Ma
tino,

se nel

campo osco-umbro

la tesi del

Brugmann

e certo accettabile, riesce

perche

ivi

manchevole nel campo lalascia senza spiegazione il fenomeno

della r g-eminata nella fase immediatamente anteriore a Cerus e Ceres (Cfr. PLANTA, o. c., p. 486, n. 2, e STOLZ,

(1)

Anche Cerfennia, nome
deve riattaccare

di

una

citta dei

Marsi

(C.

IX

3649, 3653.
.

6347) si

all' istessa

radice sull'analogia di
e
?

umbr

Cerfo,

pelign.

Cerfum

(V.

PLANTA,

o. c., p. 494

DE-RUGGIERO,

Dig, Ep., II,

pp. 211-12).

Hist. Gr. d. lat. Spr.

I,

p. 313).

Onde torna natulatino
il

rale

ammettere che anehe nel dominio
(* ceres),

ueutro
(-0

*ceros

atnpliato

con due diversi
attraverso
i

suffissi

ed

si -es),
:

svolgesse

man mano

gradi

se-

g-Tienti

a)
1}

*Ceres-o, *Cers-o, *Cerro,

*Cero (Cerus, Keri],
si

*Ceres-es, *Cers-es, *Cerr-es, Ceres.

In terra osca invece la consonante r

serbo

ge-

minata
Keri

(cfr.

pero Kerri della tavola di Agnone

con

dell'

imprecazione di Vibia), ed in terra umbro-

peligna rs passo, nel caso nostro, in rf(Cerfo, Cerfum,
al p.

quale ultimo pero sta allato Cerri. V. PLANTA,

1. c.,

489 e

sg.).
il

II

marrucino mostra

la

medesima

vi-

cenda che

latino,

passando per *Ceres-ie, *Cers-ie,

Cerrie, a Cerie, GUI si riattacca,

come

fu gia sopra ac-

cennato, Cererie

(1).

(1)

Forme arcaiche
Cererus
(G. I,

nella declinazione di Ceres sono
e 5191) per
il

:

Cereres

(C. I,

811) e

568^X3780

genitivo classico Cereris.

La

e tematica si riscontra dittongata in
(C. VIII, 16693).

Caereri

(G.

VIII

,

139S) e

Caereres

La

derivazione di cerealis (forma piu antica di cerialis,
II-.

v.

CORSS.

Ausspr.,

pp. 345-46, cfr. STOLZ,
s

o. c., p. 173)
,

da

"ceres-ali-s

con la ca345-46;

duta della

intervocalica (CORSS.
Z.,

o. c.,

I2 ,

280 e sg., IP,
p. 203), o

GRASSMANN, K.

XVI,

p. 175;

SCHMIDT,

id.,

XIX,

da "cerer-

ali-s con analoga caduta della r (BRUGMANN, id., XXIV, p. 32; LANGE, Denkschr. der k. Akad. d. "VViss. in Wien, X Bd., p. 47, n. 21) e com-

battuta dallo Stolz (Wien. St., VI, p. 130 e sg.) a cagione di casi analoghi contraddicenti alle due ipotesi addotte (Cereris da *Ceresis, e

gererentur, tererentur,
realis

ecc.). Egli pone invece a fondamento di ceuna forma aggettivale da Ceres che corrisponderebbe all' osco
,

Kerriio- e che avrebbe dovuto originariamente sonare *cer(r)eio- (in

II

14

manda con
Cents,

Lattes poi ragionevolrnente

Ceres, Jferri, Cerfo ecc., cinque vocaboli efcruschi appar-

tenenti ad epigrafi.

mortuarie

(cerurum,

ceri^u,

ceri-

-jrunSe, cerinu, cerine], de' quali e
il

sopratutto importante

primo, ch' egli fa uguale a
1"

lat.

Cerorum

(g'en. pl.)>

interpretando
tpv)

cspressione

ipa

mwrzua Cerurum
e
(Cfr. per il plur. Lares accanto a

(=

ossuario) mortualis Cerorum.

di Cerus,

Mania accanto a Manes
Iscr. paleolat.

Lar. V.

pp. 10-19 e

L'ultima colonna
pp. 26 e 38).

della iscrizioiie etrusca della

Mummia,

Fiualmente

il

Lattes in queste stesse fascie della

Mum-

un racconto verseggiato degli atti sacri celebrati, pel novilunio del mese Giovio nell'anno quinto o lustrale, da un sodalizio funerario
mia, conteiienti, a parer suo,
di

gentc umile e spuria

(L Italianita della lingua
I,

5

etrusca in Nut,ova Antologia,
lia

A.prile 1895, pp. 421-22),

19,

riuvenuto quattro volte la voce cerery.va (VII, 10, 1. 9, un derivato del nome 21, 23), uel quale egli vede
i

con cui

Latini designaroao la dea Ceres, e cioe uii

diminutivo adoprato ad esprimere 1'elemento maschile della divinita rappresentata, nella sua accezione femmiiiile, dal

nome semplice onde

quella proviene

fase anteriore *cers-efo'
cialis

da

*ceres-eio-}

,

secondo

1'

analogia di iuridi*

da iuridicus.
I, 386),

Cerritus per *cers-ito-s e dal FICK (Wort.4
Forsch, L,
446),

dal

BUGGE

(Ind.

dallo

STRACHAN

(id.

II,

p. 369)

e

dallo STOLZ (Hist.

Gramm. d. lat. Spr., I, 313) riattaccato alia radice indogermanica q'erso. Meno probabile appare la devivazione da Ceres (PRELI.ER-JORDAN, Roai.
Myth.,
I, bO).

Vedi PLA^TA,

o. c., p. 486, n. 2.

15 (Sagg-i

160;
inoltre

ed appuuti,
;

ecc., pp. 81, 110-112,

p. 22, n. 36

p. 60, n.

88

;

p. 215.
,

Vedi anche
(1).

Di due

iscrizioni

preromaue, ecc.
il

nn. 21 e 30)
della

Certo, apporre

sug'g'cllo

certezza a quest!
,

richiami e raffronti puo sembrar

preinaturo e prudente quindi aspettare die nuove e decisive conquiste abbiano posto nel novero dei fatti scientificamente provati 1'italianita dell'etrusco; tuttavia

quando

si rifletta

(1)

II

maschile cerer*/.va non puo far meraviglia. Oltre che e ben

nota F esistenza di divinita latine coucepite nelF accezione maschile e
nella femminile ad

un tempo un passo alquanto oscuro
,

di Arnobio

(Adv. nat.,

Ill,

40)

sopra la dottrina etrusca dei Penati

ci

apprende
,

,

quando
87),

si

accolga F interpunzione del Preller

(PRELLER-JORDAN

I,

che Cerere, considerata al pari di Pales quale divinita mascolina, entrava nel novero di quelli con Fappellativo di Genius Jovialis. II
Preller infatti
(1.

c.)

legge

il

passo cosi

:

Caesius et ipse eas

(n: disci-

plinas etruscas) sequens

Fortunam

arbitratur (Penates esse) et

Cererem

Genium Jovialem ac Paletn, sed non illam feminam, ecc., e si giova, a sostenere la propria interpunzione, del passo di Servio (Ad Asn.. Tusci Penates Ceres, Pales, Fortuna, Ill, 325) che enumera quali
II

ne fa menzione alcuna del Genius Jovialis come di un quarto Penato. Reifferscheid invece nella sua edizione critica di Arnobio (in C.
,

Script. Eccl. Lat. Vol. IV, p. 40),

Genium Jovialem,
vialis,

sostituisce alia triade

ponendo una virgola tra Cererem e Fortuna. Ceres Genius Jo-

Pales un gruppo di quattro divinita. Si puo tuttavia ossei-

vare, a sodtegno della interpretazione acoolta dal Preller, che in favore

della triade sopra accennata stanno le

numerose

altre triadi etrusche

vanno man mano scoprendo (cfr. LATTES, Saggi ed Appunti, ecc., Di due nuove iscrizioni preromane, ecc. Rend. pp. 161 e 241 p. 271 1st. Lomb. Serie II, Vol. XXVII, Fasc. XVI, p. 642, in nota); else
che
si
;
;

il

latino etrusco

Cerus (Keri pocolom della patera
culto private di

di Volci)

conferma
il

Fipotesi della concezione maschile di Ceres, e che Stazio,
Prof.

come nota

De Marchi

(II

Roma

antica,

I,'

p. 57, n. 5),

chiama

Bacco e Gerere geniales deos.

ai inolteplici

16

-

rapporti tra la relig-ione efcrusca e la ro-

mana, ed
le

Lares assai probabilmente connessi con Lase etrusche (1), e ad Acca Larentia divinita etrusca
ai
(2),

di origine

parranno essi nou solo

possibili,

ma

pres-

soche naturali.
Nelle divinita umbre, osche, sabelliche ed etrusche

sopra accennate

il

carattere di

divinita

agricola

si

avvicenda con quello di divinita infera (3), che pure ritrovasi nella Cerere latina. Se ne puo dedurre una
prova, a dir cosi indiretta, dalla sua connessione con nella forma plurale , ai Cerus , divinita identica
,

Manes
con

(4),

e dalla

relazione strettissima che la con-

g'iung-e alia Tellus,

ben

di frequente invocata
(5).

insieme

le divinita di sotterra

Ma

di tale

intima unione

parlero tra breve,
dirette,

dopo avere enumerate varie prove
di

che sul carattere infero

Cerere non lasciano

piu dubbio alcuno.

Se

infatti la famigiia,

un membro

della quale fosse

morto, avesse trascurato o iinperfettamente

compiuti

(1)

LATTES,
II, 25,517.

Saggi ed Appunti,
Cfr.

ecc., n. 131

e

Rend.

1st.

Lomb.
il

Serie

DE-MARCHI.
27-55).

o. c.,

pp. 31-33 e in genere tutto

pa-

ragrafo sui Lail (pp.
(2)

BAERHENS,

Acca Larentia

in JaJirb. fur class. Phil., 1885,
ecc.
,

pp. 777-801, e PASCAL,
(3)

Acca Larentia,
,

pp. 119-148,

LATTES,
p. 122.

Iscr. paleolat.

pp. 9-10 e PASCAL,

Acca Larentia,
pp. 26 e 38.

ecc.
(4)
(5)

LATTES.

o. c.,

pp. 17-19 e
S.

L'ultima colonna
75.

,

ecc.,

Liv., VIII, 6, 10. 9,
ecc.

SVET., Tib.,

AUR. VICT., Da Caes.,
,

XXXIII, 31, 101 1 >Jf lot/ J, i
.

Cfr.

PASCAL,

Rend. Accad, Arch.

Napoli, nor.

i

.

- 17i

riti

prescritti di

purificazione, doveva sacrificare a

Cerere la porca praecidanea (1), come, ad esempio, nel caso addotto da Varrone e da Festo, che non fosse
stata gettata sul

cadavere la

gleba, (2)

;

e nel novero

delle cerimonie funebri

che
il

si

facevano familiae purCerere della
di
il

gandae

causa,

era anche

sacrificio a

porca praesentanea, secondo la nota testimonianza Festo (3). Notevole osserva a questo proposito

De March!
risulta

(o.

c.,

p. 189)

fra lo
:

spirito

dei

rapporto morti e la fecondita dei
di questa chi in
:

il

che

campi

non

e

degno

di

godere

qualche
:

modo manco
di diritto, o

ai doveri verso di quelli

o altrimenti

la Terra a cui

non venne
si

affidato cio

che
i

le

spetta

non come

doveva, nega

suoi frutti al

colpevole, se
il

non

la placa. II rito rinette all'evidenza

carattere e le preoccupazioni d'una societa che con-

siderava 1'inumazione
e nel

come

1'unico

modo

di sepoltura

duro lavoro dei campi sentiva tutta 1'importanza

(1)

GELL., Noct. Att., IV,

6, 7

:

Porca etiam praecidanea appellata,

quam
rem,

piaculi gratia ante fruges novas captas

immolare Cereri mos

fuit, si

qui familiam funestam aut non purgaverant aut aliter earn
oportuerat, procuraverant.
Cfr. Ore.,

quam

De

leg., II, 22.
sit,

(2)

VARR. in Non, 239 M.

:.....
:

quod humatus non

heredi

porca praecidanea suscipienda Tellui-i et Cereri, aliter familia non Praecidanea porca, quae Cereri FESTO, p. 223 M. pura est.

mactabatur ab
cisset,
(3)

eo, qui mortuo iusta non fecisset, id est glebam non obiequia mos erat eis id facere, priusquam novas fruges gustarent. Praesentanea porca dicitur, ut ait Veranius, quae P. 250 M.
:

familiae purgandae causa Cereri immolatur, quod pars qjiaedam eius
sacriflcii fit

in eonspectu mortui eius, cuius funus instituitur. v

a

18

del mistero

che

si

svolgeva nel grembo della terra
(1).

per opera delle divinita infere e feconde
Inoltre
il

mundus, oltre che

ai

Mani ed

agii del

infer! in genere, era consacrato a Cerere, dalla quale

anzi, al dire di Festo

(2),

si

denominava: e

cerialis

mun-

dalis e
(C.

chiamata una sacerdotessa in un

titolo

Capuano
e di

X, 3926), vale a dire sacerdotessa di Cerere

tutte le altre divinita del
si

mundus, le.quali con Cerere
il

trovano =intimamente connesse. Che

mundus poi

venisse scoperchiato non soltanto nei tre giorni desi-

gnati

formola mundws patet (24 ag-osto 5 ottohre, 8 novembre) ma altr.esi in occasione di un

con

la

,

,

sacrum Cereris, parini sia lecito dedurre dal commento ehe Servio appone a quei noti versi virgiliani
(Eel., 105-106):
et eris mihi magnus ApolloDie quibus in terris Tris pateat Gaeli spatium non amplius ulnas.

Ivi, tra le

varie ipotesi addotte a chiarire

il
"

curioso

indovinello , e notevole

quella di

coloro
il

che spiega-

vano
sdcro

lo

spatium trium ulnarum come
nella

mundum

in

Cereris,

quale
,

solennita

1'

scoperto ampiezza. Pertanto non dovrebbe sembrare eccessivo il supporre che, celebrandosi una festivita di
Cerere, anche la sacra fossa da cui, secondo
la cre-

evideutemente

riusciva agevole

essendo questo valutarne

(1)

GELL.,
II, 8.

1.

c.

;

VARR.,

1.

c.

;

FESTO,

p.

223 M.

Cfr.

PRELLER-

JORDAN.
(2)

P. 142M.

:

Cereris qui

mundus

appellatur

..,..

.

19

.

denza popolare, x
alle divinita

si

scencleva, per misterioso

tragitto,

di

sotterra, venisse

dischiusa, e
(1),

sopra

un'ara vicina, stabile o improvvisata
tessa cereale e
di espiazione
(2).

la

sacerdo-,
sacrifieio

nmndale
.

loro

offerisse

un

legge riferita da Plutarco (3), secondo la al marito divorziante senza giusta cagione era quale imposto di dare una meta dei proprii averi alia moglie,la di

Anche

consacrarne

1'altra

meta a Cerere

e di fare

un

sa-

(1)

mundus,
a ricordo
sopra la

Un'ara stabile doveva probabilmente sorgere nelle vicinanze del e per le nec'essita del culto ond 'era fatto oggettd, e fors'aucKe
,di

quella die la tradizione uarrava costrutta

da Romolo

fossa

prima

di descrivere

il

pomerio

della citta quadruta

(Ov., Fast., IV, 520 e sg.).
(2)

II

Lefevre (Rev. de Ling., 15 ottobre

1895, pp.

312-313)

iden-;

tinea

il

lapis manalis con 1'ara di Conso nel Circo Massimo, essa.

pure solitamente ricoperta di terra ed essa pure scoperta tre volte

Tanno

(7

luglio, 21 agostb, 16

dicembre), e vede in questa divinita la
,

divinita stessa del

mundus. Ma
affa'tto
si

anzitutto

i

giorni in cui

munclus
;

patebat noil coincidono

con

qiielli sacri al culto di Conso

e

benche a tale obbiezioue

possa rispondere che 1'ara, lion propria-

mente

la fossa (posta al disotto di essa) veniva scoperta pel sacrifieio
-

di luglio

,'

e~

per

le~ Cons uatta^&i

agostb e dicembre, riesce pur sempre
'

strana la mancanza di testi accennanti all'identita voluta dal Lefevre,
lie

rimane ad ogni modo eliminata

la difficolta principale riferentesi
.

all'ubicazione del

mundus, die -nessuna testimonianza
munclus _aveva-Roma,

ci autorizza a'

collocare neIL!estremita meridionale della valle Murcia. tra
e 1'Aventino.

il

Palatino

Un

altro

oltre quello della citta

quadrata;
p. 177
(3)

ma

esso trovavasi nel Comizio (PLUT.,

Rom.,
139

10). Cfr.

FESTO,

M.

Niger lapis in Comitio locum funestum significat,
4-5. Cfr.

etc.

Rom. XXII,

SERV.,

Ad
etc.

Aen.,

Ill,

:

quidam dicunt

diversis nuniinibus vel

bene vel male faciendi potestatem dicatam,

ut Veneri coniugia, Cereri divortia,

crificio agli del inferi,

26

si

utilmente

dire la stretta relazione di

natura e
II

pub addurre a ribadi culto che tra
(o.
c.,

quest! e quella intercedeva.

De-Marchi

p. 164)

vede
all'atto

nel nesso che legava gli del telluric! e fecondi

coniugale considerate come principio genera-

tivo

la ragione di tal legge; conviene pero aggiunche qui la divinita nuziale offesa acquista un cagere rattere infero, sopra tutto in quanto si trasforma in

divinita ultrice, e

come

tale trova

il

suo perfetfco

ri-

sconti'o in un'altra divinita italica che, al pari di Cerere, e anzitutto agricola, poi

naturalmente infera

eel

ultrice, nella Keri Arentik[ai] dell'osea imprecazione di

Vibia (ZVET.,

Syll. Inscr. Osc.,

n. 50).

Finalmeute

la

dea madre agricola ed
e detta Toiix

infera, a cui nei Ludi Secolari

sacriflcavasi la scrofa pregna, se nel
(1)

carme

sibillino

e Terra nei Commentarii
(3)

(2),

e

pure

chiamata Ceres da Orazio

Zosimo

(4)

;

donde

si

e A^viTYip (= Ceres) da deduce che trattavasi della

istessa divinita, designata

con due dei molti nomi a

(1)

Vv. 10-11

:.....

&{h 8e Taty

tpeootto jxeXaiva.
(2)

C. L. S. Tab. Al, 134-137

Terrae matri immolavit imp.

modo

:
|

Terra mater, uti

tibi

Noctu autem ad Tiberimfsuem plenam Caesar Augustus precatfusque est hoc in ill[is libris scriptum est uti tibi sue
:
|

|

plena proprifa sacrum
(3)

fiat
:

Cann.

Snec., 29-30

Fertilis

frugum pecorisque
II, 5:

tellus-Spicea

donet Cererem corona
(4)

Zos., Hist.

nov.

(ed.

Mendelssohn),

S-oooot

fl-eolc

Ail

x.al

'Hpa xat 'ArtoXXtovt xal Avjtot xal
xal
K'.Asd-uiait;

AptifJLiSi xal

wposeti ^e
>>

xl

AYjfiYitpt

xal ''Aioyy xal nepos.cpovTj,

lei proprii, e clie

il

ricordo di questa

identita primi-

tiva

perdurava pur sempre nella coscienza religiosa romana. Ne diversa e la dea a cui rendevasi culto nei

Ludi Tarentini, vale a dire quell' Acca, denominata appunto Tarentina, che il Pascal ragionevolmente dimostra doversi sostituire a Proserpina, no me tardivo nella leggenda (1), e che insieme a Dis. Pater forma la
questa coppia ci riconduce a Cerere, giacche delle nozze di essa con Dis Pater cioe col Sole infero o Giove, infero e riconjugates.
, ,

solita coppia dei dii

Ma

masto un ricordo in quel commento
G-eorg.
I,

di

Servio (Ad

344)

:

Aliud est sacrificium, aliud nuptias

.... quae Orci nuptiae dicebantur, sua pontifices ingenti sollemnitate quas praesentia celebrabant (2) e se non un ricordo,. un vago accenno
Cereris celebrare
;

almeno nel passo gia
secolari:
3-uoua^
.
.

citato di Zosimo, relative ai
. .

Ludi
.

/c<xl

A7if/.YiTpc

xal "Ac^ri

.

.

n

Cosi posto in chiaro, rispetto a Cerere, quel carattere
della
ratteri

infero proprio di tutte
terra,

le

divinita

paleoitaliche
altri

procedo

studiando

per quali

ca-

essa possa legittimamente

considerarsi
il

indi;

gena del paese,

in cui fu tanto fiorente

suo culto

(1) (2)

PASCAL,

o. c., p. 144 e sg.

V. auche pp. 132-33.

Delle nozze di Cerere con Giove, che e quanto dire della Terra
il

col Cielo, secondo

noto mito cosmogonico ariano, troviamo pure un
:

ricordo in Servio stesso (Ad Aen., VIII, 58)

Alii dicunt favere nuptiis

Cererem quod prima nupserit Jovi
Calvus
dicit:

et

condendis urbibus praesit, ut

Et leges sanctas docuit et cara iugavit
condidit urbes.
Cfr.

Corpora

co-

nubiis et

magnas

PASCAL,

o. c.,

pp. 135-36.

-

22

Ludi secolari
,

e

comincio dall'esporre le numerose testimonialize,
con-

che, oltre quella gia offertaci dai

fermano

1'identita originaria di

Cerere e della Tellus.

di

Important! sono a questo proposito i seguenti passi autori compresi tra il secondo secolo a. C. ed 11
d.

quarto

C.
1.
1.,

Varr.,

V, 64

:

Terra ops, quod hie omne
,

opus

et

hac opus ad vivendum
terra mater.

et ideo

dicitur

Ops

mater, quod omnis peperit et resumit denuo.

Haec

enim[terris]

gentis

Quae dat ut ait Ennius

cibaria
:

quae quod gerit fruges, Ceres. Antiquis enim C quod nunc G.
Cic., d. nat. deor., Ill,

52:

Jam

si

est

Ceres
:

a gerenclo

terra ipsa dea est et ita habetur
alia Tellus ?
-

quae

est

enim

Arnob., Adv. nat. Ill, 32

:

Terram quidam
animantibus victum
,

e
,

nobis,

quod
esse

cunctis

sufficiat

Matrem

dixerunt

Magnam eandem hanc
,

alii,

quod salutarium seminum frugem gerat, Cererem esse pronuntiant, nonnulli autem Vestam quod in mundo
stet sola ceteris eius partibus

mobilitate in perpetua

constitutis.

Aug., d. civ. Dei IV, 10

:

Eandem

terrain etiam

Eandem terram Cematrem deorum vocant cum tamen rerem, eandem etiam Vestam volunt
,

saepius Vestam non

nisi
.
. .

ignem

esse perhibeant per-

tinentem ad focos
Id. VII, 16

.

:....

Matrem Magnam eandem

23

Cererem

volunt,

quam

nihil
et~

aliud

dicunt .esse

quam

terram eamque perhibent
.crificata

Junonem ......
Alia
Tellws voniva sa-

Altre prove nob. difettano.
la

scrofa (per lo piu pregna)

come gia

si

e

visto

(1),

e della scrofa

parlano testi in
dio
(3),

come vittima propria di Cerere buon numero di Varrone (2), di Ovil(4),

di Grellio
(7).

di

Servio

(5),

di

Macrobio
. .

(6),
:

di

Festo

Nelle Paganalia, o Feriae JSementinae, liete solennita agricole che serbarono a lungo. e tenacemente
1'

antica geimina schiettezza, Cerere e la

Tellits, desi-

(1)

Cfr..

inoltre

VARR. in Non. 239 M.
piabant
;

;

HORAT., Ep.,

II,

1,

143:

Tellurem porco

mant quidani

M.iiam

AdfirMACROS., Sat., I, 17-23: terram esse ..... adsertiosits

neraque aestimationis suae etiam hinc colligunt, quod
niactatur, quae hostia propria est terrae

E indem
fieri
.
. .

praegnans ei alii Prop. 238

serpinam credunt, porcaque ei rem divinam Plena sue Telluri sacrifieabatur . .
. .

;

FESTO,

M.

:

(2)

L.

c. II

sacrificio di cui

da notizia Varrone

e fatto

non a Cerere

soltanto,
(3)

ma

a Cerere ed alia Tellus iusieme.
I,

Fast.

349

:

Prima Ceres avidae gavisa
Id. IV, 412-414
:

est

sanguine porcae.

A
(4)

Parva bonae Cereri, sint modo casta, placent. bove succinct! cultros removete ministri. Bos aret. Ignava sacrificate sue.
6, 7.
:

Noct. Att., IV,

(5)

Ad

Aen.,

Ill,

118

Ratio .... victimarum fuit pro qualitate

numinum. Nam uut
ut porcus Cereri
(6)

liae

immolantur quae obsunt eorum muneribus
...
a. d.

Sat., Ill, 11, 10:

.

xn kalendas Januarias Herculi

et

Cereri faciunt sue praegnante, panibtis, mulso.
(7)

Pp. 223 e 250 M.

24gnate entrambe quali matres frugum, erano precipuo
oggetto di culto (1), e ad esse sacrificava 11 Flamen, invocando , insieme con quelle due divinita principal!,

un gran numero
a
aiuta

di

dei

minori

e

di
atti
,

genii,

preposti

ciascuno degli

innumerevoli

onde

Fuomo
idella

ed accompagna il misterioso lavorio fecondazione terrestre (2). La notizia poi forni(3)

taci

da Giovanni Lido

a proposito delle medesime

ferie, che cioe nel primo giorno aveva luogo un saerificio in oiiore di ed un altro, dopo un interATip/iT/ip vallo di sette giorni in onore di ci mostra le Kopvi,
,

due divinita agricole (Cerere e la Tellus] confuse in una sola, designata dalnome che 1'autore greco doveva naturalmente rendere con An[/.-nTrip. E come A-/)f/,7>T7)p corrisponde in questo caso all'indigena Gerere, cosl
corri-

(1)

Qv. Fast.,

I,

671-74

:

Placenttn*

frugum matres, Tellusque Ceresque,
:

Farre suo gravidae visceribusque suis. Offlcium commune Geres et Terra tuentur Haec praebet causam frugibus, ilia locum.
(2)

SERV.,

Ad

Georg.,

I,

21

:

Fabius Pictor hos deos enumerat, quos

invocat Flamen, sacrum Cereale faciens Telluri et Cereri: Vervactorem,

Reparatorem, Imporcitorem, Insitorem, Obaratorem, Occatorem, Sarritorem, Subruncinatorem, Messorem, Convectorem, Conditorem, Promitorem.
fi

notevole che
II, p. 5,

il

sacrum

sia

chiamato Cereale.
feriis

Vedi

PRELLER-JORDAN,

e sopratutto

WISSOWA, De
eirl

anni Roma-

norum
(3)

antiquissimi, p.

8.

De mens.,
olov
Kop'fl
c.

Ill,

6:

^fovto 8s
Inta. xal
tofit;

060

-rjiispa?,

obv.

C, ftXXoc |xeoov "c^vojxlvtov

TJJ

(iv
itav

7cpu)rf/

bf/orcoiouv

T-g
t'fl

-(-fj

tfj

6ico5s^ofxevv^

y.apjrooi;,

elra {xsta eicta

t>v xapucbv

E-popa), srcel

sponde
Kopv)

25

^
vedremo
in seguito

all'italica Z,ibem, cui

identificata

con Venere e con Cerere stessa. che pel poeta del Fasti
della;

Anche

le Fordicidia,

(IV,

633-34), rappresentano la solennita

Tellus plena

nella stagione

appunto in cui

il
i

suolo,

gravido di

sementi, gia ne ha dato alia luce

germogli:

Nunc gravidum pecus

est,

gravidae nunc semine te.rrae:

Telluri plenae victima plena datur,

sono per Giovanni Lido
Cerere, nella quale
i

(o.

c.,
,

IV, 49)

una

festa

di

Pontefici

dopo aver

dal teatro

gettato

fiori

sopra

il

popolo

,

e

compiute sacre cerisco3-ev TTJ; TCoXeo);
A-/ifx-/iTpi

monie per

la fecondita dell'aimata,

sm

wptorp-svou; <rra3-f/.ou; VJUJTOVTO cepxTSuovTsg

(1).

tempio della Tellus alle Carinae era probabilmente dedicate anche a Cerere (2), ed e innanzi
Inoltre,
il

a questo tempio che
g-li

Spurio Cassio, di cui
col

son noti

stretti

rapporti

culto

di

Cerere
(4).

(3),

avrebbe

fatto

erigere a se

stesso

una statua

Finalmente

(1)

Vedi GILBERT, Gesch.
I.

u. Top. d. St.

Rom. im
WISSQWA

Alt., II, p.

136 e

n. I

;

p. 137 e n.

(2)

Vedi PRELLER-JORDAN,

II,

pp. 2-3 e

(o.

c.,

p.

9),

il

quale osserva che la circostanza del lettisternio solito a celebrarsi, secondo il rito greco, nel di anuiversario della dedicazione del tempio
(idi

di dicembre, v. Fasti Praen,, in C. 12 p. 237, ARNOB., Adv. Nut., VII,

MOMMS., in C. 1?, pp. 336-37) non vieta di credere a un' antichissima ed intima connessione delle due divinita.
32 e
(3)

Vedi PAIS, Gli elementi
in Studii Storici,

italioti e sicelioti nella

piu antica storia

di

Roma,
(4)

II,

p. 177.

H. N.,

XXXIV,

30.

nota con ragione
il

26
(o.
c.,

Wissowa
il

p. 9)

non potersi

ascrivere a puro caso
dies festi

fatto

che

Telluris Cererisque

eodem spatio dirimantur, quo Augusto et Decembri Consi Opisque numinum sociatorum feriae. Affermata in tal modo 1'identita della Tellus e di
Cerere, converra
ricercare ed illustrare
divinita
i

rapporti di

questa con

altre

agricole

della piu

antica

religione italica, che gia ebbi occasione di ricordare.

Tra esse
sara
II

d'

presenta prima Dea Dia, intorno alia quale uopo premettere qualche breve osservazione.
si
(o. c.,

Babrens

pp. 793-94), rifiutando giustamente
fa

la

comune interpretazione cbe

dm

ug*uale a dimna,
(1),

spiega tale epiteto nel senso di
identifica la dea con Diana,
di

luminosa
i

ed

rammentando

noti versi

Catullo (XXXIV, 17-20)

:

Tu

cursu, dea, menstruo

Metiens

iter

annuoni

Rustica

agricolae
e,

bonis

Tecta frugibus exples.
perspicuo
il

Ma
1'

in

Dea Did
di

mi pare,

carattere di divinita della terra, che pub
epiteto

ben essere designata con quando
a primavera

luminosa

Gemmis purpuranteru

pingit

annum

floridis

ipsa roris lacidi

Noctis aura

quem

relinquit spargit

umentes aquas.
(2).

(Pervig. Yen., 13-16

(1) (2)

Vedi PASCAL,

o. c., p. 134.

Non diversamente Lucrezio

(V, 780-82)

:

Principio genus herbarum viridemque nitorem Terra dedit circum collis camposque per omnis,

Florida fulserunt viridanti prata colore.

27
.

La
s'en"

stretta

connessione
si

di

Cerere con Dea Dia

ri-

sulta palese. Se
2

(Chr.

,

70)

al

accoglie 1'emendamento del Mommpasso di Festo, p. 5 M. ( ambar-

-vales

hostiae' dicebantur,
),

quae pro arvis a XII fradoppia couclusione Sacrum Arvalium erano la
alia

tribus sacrificantur

si

giunge
il

Iche le Ambarvalia

ed

cerimonia niedesima, e
-terra

che la stessa divinita della
i

madre

vi

veniva' onorata sotto
(1).

nomi

&i_

Dea
e

Dia

e di Cerere

Eistrettesi poi le antiche Ambcirtitf

valia,

pubbliche, identiche forse

Amburlnim

(2)

gia solennemente celebrate dal collegio Arvalico, alle note cerimonie sacrificali nel bosco della via Campana,

rimasero sole in vigore le Ambarvalia, private, nelle quali
prevalse
il

culto di

Marte e

di Cerere, ch'era di tutte le
(3),

divinita agricole la piu nota e diffusa

nientre

Dea

Dia, ormai dimenticata dal popolo, manteneva ancora
.presso!
i

fratelli Arvali, tenaci custodi delle tradizioni

e delle

forme

piii

autiche, la propria individualita.
1'identita delle

Ma

pur non ammettendo

Ambarvalia
le

e del Sacrum,

Arvalium, e pero certo che

due

feste

(1) HENZEN, Act. fr. Arv., p. -48 e sg. II Lefevre (o. c., pp. 346-^17) propone una nuova interpretazione di una parte del carme Arvalico (Neve L-uer ve Marmar, etc.), secondo la quale la divinita della

terra sarebbe ivi

invocata non piu sotto

il

nome

di

Dea Dia

o di Ce-

rere,

ma

di

Lua (Lua
,

Saturni). Cfr. LEFEVRE stesso,

o. c., p. 310, e

PRELLER-JORDAN
(2) (3)

II

,

pp. 22-23.

Vedi JORDAN in Preller-Jordan, I, p. 420, n. 2. Vedi CAT., De agr., 141 VERG., Georg. I, 345 Tib.
;
:

II, I.

In seguito

Cerere, che era tanta parte del culto agricolo e sopratutto del culto

agricolo primaverile, fini per sostituirsi del tutto a Marte.

'28

avevano conrane
1'

lo

scopo

ed

il

tempo

(1).

L'

una

e

altra

si

compievano
(3),

pro

frugibus

(2),

iam
il

vere sereno

e dell'una e delPaltra era proprio

triplice sacrificio delle swovetaurilia,
ciliae piaculares , alia
fratelli

poiche

alle

por-

Arvali

(4)

agna oyima dei eorrispondono nelle Ambaroalia il
all'
il

Dacca alba,

verro
II

(o

la scrofa),

torello, 1'ariete

(5).

Pascal in due pregevoli studii
e

(6)

che agg'iun-

g-ono nuove Bahrens (o.

buone ragioni a quelle gia addotte dal in favore dell' orig-in'e etrusca di Acca c.)

Larentia, identifica questa, oltre ohe con

Lupa

o

Lu-

perca

(la

divinita femminile dei Lupercali)

anche con
e
fa-

Dea Dm. Ma poiche
cile

da

tale

identificazione
,

trarre

conseg-uenze

eccessive

riferendo unica-

mente
si

all'influenza etrusea cio che da altri,

come

g-ia

vide, fu

unicamente attribuito

all'

influenza greca,
i

non sara inopportune che se ne chiariscano
ed
il

limiti

valore.
istituito
il

Ben che

influenza etrusca,
valico appunto

eon ogni probability in seguito ad culto professato dal Collegio Ar-

agricolo

,

per essere, nella sua qualita di culto rispondente all' intiina concezione religiosa

(1)
(2) (3) (4)

BAHRENS,

o. c,, p. 757.
Ill, 5,7.

FEST., presso Macrob.,

VERG., Georg.,

I,

340.

HENZEN,
CAT.,

1.

c.
;

(5)
(6)

De

Agr., 141
e

SERV.,
il

Ad
3,1

Georg.,

I,

345.

Vedi HENZEN,
e

1.

c.

Acca Larentia
i

mi to

della Terra

Madre

Le Divinita

infere e

Lupercali

in Studii

Antichita e Mttologla.

latina, serbo senlpre

una impronta

e schiettamente paesana,
lo

profondamente che meglio e piu volontieri

cosl

giudicheremmo

affatto
(1).

suolo in cui visse
tale etrusca

spontaneo e originario del Gli e che la sapienza sacerdoculto,
il

non ebbe die da disciplinare un quale gia ab antique era reso, in forme piu rozze, al numi e ai genii protettori dei campi
tutto alia

libere e
e soprala

dea madre della terra latina

;

onde

cor-

rispondente divinita etrusca, pur se accolta nelle sacre
invocazioni del nuovo sodalizio
stituita.
(2),

non

le fu

mai

so-

Che

se, mauifestazioni entrambe di un

con-

cetto fondamentale

comune, Acca Larentia e Dea Dia
disse
all'

fjnirono per essere indentificate 1'una all'altra, ed Acca

Larentia inoltre

si

madre
origine

dei fratelli Arvali, con
di

traspareiite accenno
la

quel
e

sacerdozio,

divinita
il

latina

mantenne sempre

incontestabil-

mente
Per

primato nella pia tutela del Collegio e nel
Cerere con Ops

tributo de' piu solenni sacrifici.
gli stretfci rapporti di
(3),

Maia,

(1) (2)

Gfr.

LEFEVRE,

o. c., p. 317

in fine.
,

Nella tavola XVIII degli Acta

tra le varie divinita enumerate,

trovasi

anche la Mater Larum, che secondo 1'erronea credenza antica potrebbe corrispondere ad Acca Larentia. Fatta poi Acca Lareniia

madre

dei Lari, essa veniva
le

ad acquistare per dir
,

cosi,

un

titolo di citta-

dinanza latina che
C

conferiva

il

diritto d'essere

legittimamente accolta
sia contra-

tra le divinita invocate dagli Arvali.

Che invece Larentia

zione di

Laurentia mi pare a

sufficienza dimostrato dal

Bahrens e dal

Pascal.
(3) II 10 di agosto si commemorava la dedicazione fatta in tal giorno dell'anno 7 d. C. di due are a Ceres Mater e ad Ops Augusta

-.30
Bono, .Dea,

Magna Mater,

Pales,

Vesta,

tutte

divinita

paleolatine, rhnando a Preller-Jordan, I, pp. 398-405, 413-418, II, 10-23, 155-177, non che a Preuner, Hestia-

Vesta,
inv.ece
di
n.

pp.

225,

255-257,

313,

33.9,

373, 415,

e

passo

ad esaminare un frammento della Sxta^a^ia Varrone (1), serbatoci da Aulo Gellio (N. A., XIII,
22),
in

cui

Cerere

viene

invocata,

oltre

che

GQII

Pale, con

Anna

Perenna, eon Nerienes Minerva,Fortuna, vale a dire con un

con Panda

Cela e con

gruppo

di

divinita, tutte

prettamente paleolatine
-

o,

per meg-lio dire, paleoitaliche.

in onore di Livia nel vico Jugario (Kal. Am., C. P, p.

244).
il

Ma

allora,
(o. c.,

come giustamente osservauo il p. 8), Ops era da lungo tempo
AVJJJ.YITYJP

Preller

(II,

p. 23)

ed

Wissowa

indentificata con

'Pea

(la sorella

di

moglie di Kpovo?), della quale gia Ennio (Euhm, 6) aveva scritto :.... sorores Ceres atque Ops suadent Saturno, ut de
e la

regno non concedat fratri
tieri

,

e sotto le cui spoglie Livia veniva volon1.

rappresentata (PRELLER.,

considera Ops, contro ropinione
della terra
,

II Wissowa poi (o. c., pp. 7-8). c.). comune cue ne fa una persomficazione
,

quale dea protettrice delle messi raccolte e riposte

e

spiega 1'aggettivo di Consiva come

un

derivato da Consus, secondo

1'a-

XIII, 23).

nalogiadi Here Martia, Twrsa Jovia, Prestota Cerfta (Cfr. GELL., N. A., E come Consus * est- deus condendi, id est messis horreoe 1'ara di lui si teneva

rumque
Oj}s, il

sempre coperta di terra, salvo
si

nelle

tre note solennita annuali,

egual carattere

rinviene dal "Wissowa in

cui

nome signinca appunto
,

liorreis

conditur

opimam frugum copiam, quae ed al cui sacrario non potevano adire che le Vestali

e 11

Sacerdos publicus.
(1)

Nerienes
Cost
felice

Te Anna Peranna, Panda Cela, te Pales, [et] Minerva, Fortuna ac Ceres,
,

il Riese (Saturarum Menippearum reliquae) accogliendo il emendamento del Mommsen (Unt. Dial., p. 136 in nota). L'Hertz al

contrario-mantiene aiicora la corrotta lezione

Panda

-f te,

Lato, Pales.

.

.

In

Anna Perenna

infatti devesi probabilinente rico-

noscere un' altra forma del

culto italico

della terra

madre durante

la lieta

stag-ione

priinaverile (1), e le

ferie, use a celebrarsi nel bosco della dea lung-o il Tevere alle idi di Marzo, conservavano ancora ai tempi di

Ovidio

(2)

le libere e schiette

movenze
(o

delle piu an-

tiche festivita agricole latine; Nerienes
in seguito

Nerio), confusa

con Minerva o con Venere, e una divinita paleosabina, avente stretti rapporti, del pari che Anna
Perenna, con 1'agricolo Marte
(3),

e

Panda

Cela,

che
(4),

trbva un evidente riscontro nella tavola di A.g'none
e stata, dali' acuta
e

geniale ricerca del

Mommsen,
(5).

identificata con Cerere e con Proserpina

Eimane
la

la Fortuna, clie

gia

si

vide costituire con
ag-ri-

Pale e con Cerere, due divinita eminentemente
cole,

triade

dei

Penati etruschi;

ma

e

appena
del suo

neeessario di

ricordare la remota

antichita
la

culto, sopratutto nella

forma che e

piu celebre e

nel

tempo

stesso la piu-trasparente, quella della For(6).

Primigenia di Preueste
Acca

Ad

essa veniva -forse

(1)

PASCAL,

Larenti.i, ecc.,

pp. 121-22.

Vedi pero MOMMS.,
(in

Unterit. Dial., pp. 248-19; USENER, Italische

Mythen

Rh. Mus., XXX,

pp! 206-9)
(2) (3) (4) (5) (6)

;

PRELLER JORDAN,

I,

pp. 343-46.

Fast., Ill, 523-12.

PRELLER-JORDAN,
ZVET., Syll.
I.

I,

pp. 341-42 e 345.
:

O., IX, 14, 17
135-37.

patanai piistai

statif.
:

UNTERIT., Dial., pp.

La Fortuna Primigenia, era pure adorata in Roma sul Campidoglip e sul Quirinale, e ad essa appare dedicata in C. XIV 2852 la statua di T. Coesius Primus mercator frumentarius qui largae Cereris
messes fructusque renatos-digerit in pretium.

- 32associata Feronia, la dea della natura primaverile
e
(I),

ad

essa,

come

alia
si

prima nata ed
attribuivano per

alia generatrice
figli il

delle

cose tutte,

dio

del

cielo e la divinita

femminile della luce che, pel natu-

rale traraite di divinita madre, poteva facilmente sim-

boleggiare anche la fecondita della terra.
la

E

veramente,

coppia Jupiter Anxwr-Feronia venerata nel celebre santuario presso Terracina (2), fa pensare ad una identificazione di questa de,a con Giunone, confermata del
resto da testimonianze epigrafiche e da

un passo

di

e d'altra parte Agostino (4) ci informa che la (3) Mater ritenevasi uguale alia Terra, a Cerere ed Magna a Giunone, e Macrobio (5), che da alcuni si eredeva

Servio

;

Maiam

(vale a dire la Terra)

vim habere Junonis
Diet,

,

la quale poi

forma una sola divinita con Dea
(6).

negli
tra

Atti dei Fratelli Arvali
le varie

Finalmente Catone

(7),

norme che dovevansi seguire nel sacrificio a Cerere prima della mietitura, prescrive una invocazione a Giano, Giove, Giunone. Ma poiche questa dea non e
si

piu ricordata nelle offerte seguenti ed in sua vece
ritrova Cerere, cosi

puo

accogliersi la congettura del

(1)

Or. 1756

Fortunae Praen(estinae)
I,

et

Feroniae sanctissimae.

Vedi PRELLER-JORDAN,
(2) (3)

p. 429, n. 1.

HORAT., Sat.
C.

V, 412

:

I, 5, 24 e VERG., Aen., VII, 799-800. Junoni Feronpae] Or. 1315 Junoni reginae
;
:

et Feroniae.

SERV.,
(4)

Ad
De

Aen., VII. 799. Vedi PRELLER-JORDAN,
civ. Dei, VII, 16.

I,

429.

(5)
(6)

Sat., I, 17-23.

Juno Dea
De

Dia. Vedi HENZEN,

o. e.,

CLXXXVI,

CCII,

CGXIV.

(7)

agr., 134.

Be-Marchi

(1),

che Cerere

sia

anche una indigitazione

dj Giunone.

che annualmente, ai 21 dicembre, celebravasi un sacrificio sue praemulso a Cerere e ad Ercole, e un'altra gnante, panibus,
(2),

La

testiinonianza di Macrobio

prova non trascurabile del carattere indigene della dea, perche nell'Ercole summentovato devesi manife-

stamente riconoscere 1'antico genio
delle possession!
(3),

italico

protettore

con Silvanus, talora con Se.mo Sancus e Dius Fidius (4) ed anche
identificato talora
;

.

1'unione

della dea
(5),

al al

Genius

loci in

un'epigrafe di
(sic),

Beneventum
ai

ed

Genius domnovum

non che

Lares pullici in una di Patavium

(6),

sembra. pur

essa accennare che nell' animo dei dedicanti. vigeva,
col
culto di

Cerere,

una vaga

e quasi direi istintiya

coscienza della sua origine tutta paesana. un'ultima connessione mi rimane ora a trattare, ., Di
la quale dalle

conseguenze che se ne .possono

trarre!

acquista una speciale importanza. Sette epigrafi, di cui una di Casinum

(7),

due

di

(1)

O.

c. p. 135

in nota.

(2)
(3)

Sat., Ill, 11, 10.

Vedi PASCAL,

o. c., p. 128. cfr.

LAMPR., Comm., 10

:

habuit

et

hominem
(4) (5)

.... quern et ditavit et sacerdotio Herculis rustic! proposuit. >

PRELLER-JORDAN, II, p. 251 e sg. C. IX, 1545 Genio Loci et Numini
:
|

|

|

Cereris

Concor

|

dius.

Col(oniae)
(6)

|

Horr(earius).
:

C. V, 2795
1

Genio domnor(um) Cereri

|

T. Poblicius Crescens

Laribus
(7)

Publicis dedit imagines argent(um) duas, etc.

C.

X,

5191.

34

Surrentum

(1),

una
i

di

Pompei

(2),

tre di iSulmo

(3)y ci

presentano II vocabolo Venus essendo pfettamente italico (4), 1'asserzione di Cincio Alimento e di Varrone (5), se-

uniti

sacerdozii

di

Cerere e di Venere.

condo cui una divinita

di

tal

nome sarebbe

stata

ignota ai prirni Romani, non vieta ptinto di ammettere ebe il suo cnltc^ risalga ad un'alta antichitk;

onde supporre
opera
della

c'ol

Brugmann.

(6)

grecoorientale
concf'eta la

Afrodite

ehe sopra tutto per abbia assunto

una personalia
il

concetto di bellezza e di grazia, e formulare

forma neutra esprimente una

ipotesi

non necessaria
in

affatto.

Nbta bene

il

Preller

(7)

ch'essa pote venire onorata sotto altro nome> o prima
fra
solo
i

Latin! die

Eomaj, perehe

Venus e appunto
le stirpi latine

uno del

varii appellativi,

onde

ed

umbro-sabellicne invocarono la terra nella lieta e giovanile freschezza della stagione novella , consacrandole

un

culto che
(8).

e diverse

appare diffuso in forme numerose Ora, se si rifletta che anche Libera, ap-

(1) (2)

C. X, 680, 688.

E. E., VIII, 855. C. IX, 3087, 3089, 3090.
PkELi,ER-JoKl>A*r,
I,

(3) (4) (5)
(6)

435;

in MACROS.,
K.
Z.,

Sat.,

I, 12, 1'2-13.

XXIV,

p. 43.
I,

(7)

PREti-ER-JORDAN,

454.
328)

(8) II

Nissen (Pomp. Stud., p.

osserva a eiuesto proposito:

Eine

Hauptschwiei-igkeit fur das Verstari'dnisg der italischen Religion, liegt

ja ia der Vielheit der Namen, die in cfer Kegel utn einen Begriff in wechselnder Beziehung zum Ausdriick bringt.

und dengelben

35

le

partiene al novero delle divinita primaverili, che Venere
ci
si

presenta intimamente connessa con
(23 apr.) e le
(2)

Vinalia

priora

Agostino

Vinalia rustica (19 ag.) (1), che parla di Cerere e Venere come di due

divinita identiche a Libera e che a tale identita

sembra

ag-giungere conferraa una oscura

epigrafe della

IV

Regione

(3),

cui spettano parecchi altri titoli testimo-

nianti 1'unito sacerdozio di

Cerere e di Venere, non
rite-

parra ardito conchiudere
nersi diversa da Libera,

che questa non debba

(4),

Le

epigrafi sopra citate

culti di

Cerere

e di

pertanto, ci presentano i Libera cosi intimamente connessi,

da poterli considerare quali un unico ed identico culto
reso a due divinita della terra che potevano natural-

mente

e facilmente confondersi, poiche, se Libera rap-

presenta la florida giovinezza dell' anno, e pur degno di nota che anche le principali ferie agricole, in cui
soleva invocarsi la protezione di Cerere, avevauo luog-o
di primavera, e le Cerealia, vale a dire la

grande

so-

lennita di Ceres, Liber, Libera, cadevano
aprile.

appunto in

Questa identita

di

Libera con Venere e questa sna

(1)

PRELLER-JORDAN,

I,
:

pp. 196, 441.
... Libera,

(2)

De

civ. Dei, VI, 3

quae Ceres sen Venus
alii

est
,

.

.

.

;

VII, 19:

quid ad haec (semina) dii
Libera, id est Ceres
?

requimntur
f.

maxime
Sa-

Liber
(3)

e't

C. IX, 2670 (Aesernia)
|

:

Viva

fecit

I

Suellia C.

|

Consanica

|

cerdos Cerialis
(4)

Deia Libera

|

H. M. H. N. S.
;

PRELLER-JORDAN,

II, 50, n. 2

NISSEN,

o. c., p. 328.

s,tretta

unione-con Cerere,:

parla.

anche in.fayore

..del-

Porigine prettamente sps-tenuta dal Preller

italica della
(1),

coppia Liber-Lib'era;,
dall' Hoff-

e

recent.emeiite

mann; (2)

e

dal

Lefevre

(3),

contro

l'
;

opinione

ehe

fa;

di essa la coppia greca Aidvu<7o;-Kopn in veste latina (4).; Al qual proposito si puo anche osservare che, mentre in Grecia torna couiune la triade Av){/.r,TY]p, Aidvucro?, Kdpn,
i

monumenti

epigrafici latini

non

offrono

una d^dica:

zione od una invocazione, ove comtrnque si accenni a
quella che sarebbe
il

riflesso italico di tale triade, vale

a dire a Ceres, Liber, Liber a.
al di fuori di

Ne con cio

si

vuol:dire che

in seguito,

Roma, dove ebbe forse, come si vedra una ragione tutta specials di costituirsi e
che
feste agricole
;

dj affermarsi, essa rimaiiesse affatto sconosciuta, e

spesso anzi, nelle
venissero

,

le tre

divinita

non

ma soltanto mettere in luce congiuute qiianto debolmente il concetto di tale unione, pensata
come forma stabile e regolare di culto, o come termine consueto di invocazioni e di dediche, fosse insito nella

coscienza religiosa comune. Per contro, 1'esame epigrafico dimostra assai
il

dif-

fuso

culto della

sola

Cerere o di Cerere e di Ve-

nere, cioe di Libera, nell'Itaiia centrale e meridionale,
e specialmente nella I Regione, di cui facea parte

pur

(1) (2)
(3)

Idem,

II, 49.

Die tarquinisclien Sibyllen Bucher
O.
c.,

in

Rh. Mus.

1895,

I.

p. 322-326.
c.,

(4)

GILBERT, o

II, 245,

n. 2, e PAIS, o. c.

=- 37

r

Campania, die all'influenza greca fu tanto sog-g-etta. -Gli e clie, per valerci delle parole del Nissen (1) <cdie
-la

Gottinen nebst. der eig-entuniliclian Organisation ihres Cultus in Suditalien heimisch waren (2).

Gia vedemmo come Cerere avesse culto nelie Paganalia e nelle
Fordicidia. Forse
la

dea non

era

(1) (2)

p.

c., i. c.
:

-

Delia unione di Cerere con pareccMe altre divinita, qualici sono

presentate dai

monumenti

epigrafici,
;

teniamo qua brevemente parola.

In G.
p. 147) si

Ill, 8085,

(Moesia sup.
:

ha

la coppia

Arch. Ep. Mitth. aus Oesterr. XIV, Jupiter Optinws Maximus-Ceres Aiigusta ; in
cfr.

E. E., VII, 871 essa si

(mmien Augusti

o

accompagna probabilmente colNume di Aiigusto JYumina Augusti?), e tale unione e chiaramente
-(o. c.,

spiegata dal Nissen

p. 325),
il

peratori la potesta tribunizia,

quando nota che, assunta dagli imnuovo culto Augustale si aggrego volungo tempo
il

lontieri quell'antica divinita, che era stata per

simbolo

delle franchigie plebee. Oltre che col
infatti

Nume
(II,

di Augusto, Cerere trovasi

congiunta con

1'

Annona Augusti
di Adriano

in monete di Nerone (COHEN,

Mommies,
p.
6),

etc., I, p. 279),

p. 120), di Settimio

Severo (IV,

a ricordare

le frequent! elargizioni di

grano

fatto

da quegli imcle

peratori alia plebe
1889, p. 155,
I).

romana

(V.

Revue des Revue
.

in

Revue

Phil.,

Cerere e identiflcata con la Virgo,

11011

che con altre divinita, quali

Pax

(cfr.

OVID., Fast.,

I,

704 e IV, 407-8), Virtus,
(C. VII, 759,

Dea

Syria,, in

una

episi
;

grafe metrica della Britannia
inteiide bene

Magna), e 1'identincazione
:

con la scorta dei seguenti passi

Cic.,
;

Arat. Phaen., 100-101

Manil., Astr., II, 442; Germ., Arat. Phaen,, 95-96
II,

Germ., Arat. Progn.'-

100-101

;

Avien. Arat. Phaen., 284-86.

Alia Fortuna,

Redux

fa

Aesculapii in

C., VIII, 1447 (Afr. Proc.)

una dedicazione un sacerclos Cereris et un servus Mercurii et Cereris
; ,

e in C. XIV, 2 accenna ad un pozzo costruito monitu sanctissimae Cereris

e menzionato in C. XII, 2317 (Gallia Narb.)

(Ostia) si
et

Nymdove

ypharum.
Troviamo
la schietta Af]p.-fjTrjp

con nome latino in

C., I, 619

38

estranea

nemmeno

alle

Fornacalia, la festa antichis-

sima che presso

le semplici e rozze popolazioni
il

g-nole perpetuava

ricordo di
sacri

campauna grata scoperta(l);
praemetium e sopradi

ma

a

lei

erano inoltre

il

tutto la

grande solemiita designata dal nome stesso

Cerere, le Cerealia.
II

praemetium

quod praelibatonis

causa- ante

secondo insg-na al vipraemetitur (2), consisteva, licus Catone nel De Agri Coltura, (c. 134), in ripetute
invocazioni

ed

offerte

di

focaccie
e

(3)

e

di

vino

a

Giano

(4),

Giove, Giunone,

nel saerificio

a Cerere

Proserpina del paid corrisponde a HepoecpovYj, e nulla serba del1'antica e inferiore divinita italica della germinazione ;

in C.

Ill,

7260

(Cornufic. Cn.
cravit. Cfr. C.

f.

Mod[e]sta Polos Cerer.

Dianam

s[ua] p[ecunia] conse-

I. G. } 1449), e in C. VI, 1780, dove essa e unita, a formar la triade eleusinia, con Cora, e coir Liber, chiamato nello stesso titolo

JacoJius.
(1)

Per

C., VIII, 9020-21 vedi
II, 515-528. Cfr.

BBRARD,

o. c., p. 129.

OVID., Fast.

LEFEVRE,

o. c.,

pp. 319-20, e DE-MARCHI,

o. c., p. 115, n. 2.

Sacrima appellabant mustum quod (2) FEST., p. 235 M. ed a p. 319 Libero sacriflcabant pro vineis et vasis et ipso vino conservandis, sicut
:

praemetium de
Vedi PLIN.. H.
347-350)
:

spicis,

N.,

quas primum messuissent, sacriflcabant Cereri. XVIII, 8, C. VI, 3744, e sopratutto VERG. (Georg., I,

neque ante Falcem maturis quisquam supponat aristis, Quam Cereri tota redhmtus tempora quercu Det inotus incompositos et carmina dicat.
(3)

Cfr.

MART., X,

103, 7-8

:

Quattuor accessit trigesima messibus aestas,

Ut sine me Cereri rustica liba
(4)

datis.
I, 91, 171.

Janus Consivius?

Cfr.

PRELLER-JORDAN,

3,9

il

della por ca, praecidanea, immolata qui eon intento evi-

dentemente diverse, che non fosse
miliae
(1).

finis

funestae fa-

Un
questo,

senso di religiosita schietta e ppofonda, che e

impossibile di non avvertire o di negare,

emana da
trattato

come da

altri

passi

(2)

del

prezioso

catoniano. Attraverso quel freddo e minuzioso ritualismo senza effusione e poesia che ci arrivi (3), par un'eco lontana della piu antica vita agricola del Lazio,

ancor chiu^a, e ne' costumi e ne'
fluenza straniera.
di

^eulti,

ad ogni

in-

Eppure Catone" viveva nel

VI secolo

poiche nessuno dubita ch' egli , nel De Agvi Coltura, non ci abbia lasciat.o un quadro fede-

Roma,

e

lissimo

delle condizioni e

degli usi

dell'

all'etk sua, e

pur

d'

uopo riconoscere

agro latino che nel passo

citato Cerere si presenta coi caratteri di

una

divinita

schiettamente indigena, e che certo il vilicus la invocava ai tempi di Catone, come continuo ad invocarla

per parecchi secoli ancora, sempre in virtu di quel1'intatta fede e di quella tenace costanza, onde perdurano immutate nella campagna
le tradizioni religiose
:

intimamente connesse con

le piu antiche

costumanze

e con la coltivazione del suolo.

Cosi siamo gi.unti alia massima festa di .Cerere.

Che durante

il

periodo delle Cerealia urbane (12-

:(!)

Vedi

il

passo in De Marchi,

o. c.,

pp. 135-37.

(2)

83, 131-32, 141.

(3)

DE-MARCHI,

o. c., p. 129.

40

19 aprile)

(1)

anche nelle campagne

cialmente onorata con preci e

dea venisse spesacrifizii, oltre che 'da
la

Or. 1495, e assodato dai seguenti versi del Fasti Ovi-

diaui (IY, 40406)

:

Pace Ceres laeta est; et vos

orate, coloni,

Perpetuam pacem pacificumque ducem. Farra deae rnicaeque licet salientis honorem
Detis, et in veteres turea grana focos
;

Et, si tura aberunt, unetas accendite taedas.

A

Parva bonae Cereri, sint modo casta, placent. bove succineti cultros removete ministri. Bos aret. Ignavam sacrificate suem.

E poiche, data la natura del culto, e ragionevole credere ch'esso abbia avuto origine nell'agro latino e
da questo
che
la siasi poi trasferito

anche in Rorna,

ci

sembra

testimonianza di Ovidio permetta di affermare la preesistenza delie Cerealia alia fondazione del tempio
di Ceres, Liber,

Libera sull'Aventino

(2).

E
tino,

inoltre importante di rilevare

come

il.

po eta

la-

descrivendo nei versi sopra citati tale festa campestre, non faccia menzione alcuna delle due divinita,

che pure in Roma erano strettamente connesse con Cerere ma ne parli come di solennita essenzialmente
;

dedicata alia dea della terra, e porg-a cosi un nuovo argomento a conchiudere che le Cerealia erano in
origine la festa di Cerere,

non gia

della nota triade

(1)

Fasti Esquil.,C. P, p. 210; Tusc., id. 216; Maff., id. 224; Praen.,

id. 243; Vat., id. 242; Caer., id. 243;
(2)

fragm. min.,

id. 251

;

Phil., id. 262.

Cfr.

MOMMS., in

C. 12, pp. 297-98.

importata di Grecia o di Sicilia mente nei nomi. Che se in
italiche

(1)

e latinizzata unicale

Roma

tre

divinita

vennero ad

unirsi, e la loro

unione fu consa-

crata da

un tempio

sull'Aventino, e le Cerealia divenori-

tarono la loro festa comune, a tale unione, nelle
gini almeno, 1'influenza greca fu estranea affatto.
I

Ludi

Cereali, divenuti annul a partire dal 202 a. C.,
(2),

erano circensi Fultima giornata
polo,.in ^andide -vesti
silia,
(3)

nella quale

il

po-

e tra

uu allegro getto

di mis-

specialmente di noci, che simboleggiavano la fertilita del suolo italico (4), conveniva nel Circo per
assistere alle corse equestri
(5)

ed

alia

pazza fuga di
uso, di
(6),

alcune povere

volpi", portanti, legate sul dorso e sulla

coda, delle fiaccole accese.
cui Ovidio ci fornisce la
e

Cotesto strano

spiegazione popolare
dal
e

e

che viene considerato
vivace

Preller

(7)

come una
danni
ca-

rappresentazione
gionati

simbolica

dei

dalla golpe

(= roMgo\
strettamente

sopratutto

in aprile,

alle biade, collega

Cerere con un' altra

(1)

PAIS, o.

c. Cfr.

MOMMS.,
I?, p.

1.

c.

(2)

Fasti Maff. C.
id. 315 e v.

224; Caer., id. 243; Phil., id. 262. CIV.

MOMin-

MSEN,
II, 42),

TAC., Ann.

XV,

74.

.11

Preller (PRELLER-JORDAN,
id., 10),

fondandosi sopra un testo incerto di Tertulliano (De

clina a credere che in tal giorno gli edili compiessero
Cfr.

un

sacrificio.

MOMMS.,
(3)
(4) (5) (6) (7)

C., I, p. 408 e

WISSOWA,

o. c., p. 9, n. 7.

OVID., Fast., IV, 619-20, V, 355-56 k
Fest. p. 177 M..;

PRELLER-JORDAN,

II,

pp. 42-43.
c.,

OVID., Fast., IV, 679-70. Cfr. TAC., o.
Id., Fast., IV,. .681-712.

X,

74.

PRELLER-JORDAN,

IIj p. 43.

divinita paleolatina, e

ne iumeggia sempre meglio
25 di aprile, poehi
,

il

earattere indig-eno. Alia Hobigo infatti era sacro fuori
di

Roma un
le
(1),

bosco, dove

il

g-iorni

dopo

ferre

in on.ore di .Cerere

rieprrendo le J2o-

Mgalia

venivano sacrificati

alia

dea del

cag-nolini

di pelo rossastro,

non molto

dissimili dalle volpi dei

Ludi Cereali.

breve distanza da questi, poi si eelebravano i riavvicinamento e fortuito

A

ne

il

L\i.di di

Flora, la
teto
di

dea che nella tavola
(2),

Kerriiai

e che

Ag'none porta 1'epiVarrone aecoppia con Ro<-

di

Mgo in quel passo, certo interessante per la storia .della religione romana (3), in ciii sono netifeanaente distinti
i

dodici dei coH'Senti della

.ciifcta

quorum
altri

i-Ba a;

gines ad forum aur.atae stant,
di.ci

da

qu.egii
suiat
;

do-

qui

maxime agricoiarum duces

afebinati,

nella

enum.erazione, cosi: lupiter

Tellus

Sol Luna;

Ceres Liber;

RoMgus Flora; Minerva Venus; Lympha,
(4).

Bonus

fiventus
di

Ma

Cerere, venerata in

Roma unitamente
un
altro

a

Liber e Libera, non

devesi

trascurare

spe-

.(1)

Id., p. 43 e sg.

(2)

ZVET., Syll.,
I,

I.

O,

IX

:

Fluusai

Icerriiai statif.

Cfr. PREL-LER-

JORDAN,
(3)

p. 430 e sg.
r. r., I. 1, 47.

De

(4)

Cfr.

PRELLER-JORDAN^

I, ,p. 68.

--r-

A

consuetudiiii religiose b.en
iPlioiio il

antiche sembra pure riferirsi qiuella .soleaftita agricola che
GioA-ane (Ep., IX, 39) rae.conta avesse luogo .ogni

anno

alle idi di set,et

tembre nel suo fondo intorno ad im'
gusta
:

.

aedes .Cereris yetus sane
ligneo .della dea

anqui-

nella quale conservavasi

un simulacro

busdam

sui partibus vetustate truncatum.

43
ciale

carattere,

che male accord andosi

coll'ipotesi

religiosa straniera, ne conferma quella origine prettamente italica, di cui vado racdi un' importazione

cogliendo g-li sparsi indizii. E noto clie la tradizione faceva risalire la fondazione del
Cassio,
il

tempio di Cerere sull' A.ventino a Spurio quale con la plebe ebbe stretti rapporti (1), e

(1)

Per 1'amio della fondazione del tempio e per
vedi lo studio gia
cit.

le

question! elie vi

si riattaccano,

dal Pais,
443 a. C.

il

quale inclina a fissarne

la data

non prima

del 450 ne dopo

il

Esso sorgeva in quella
(Not.

parte della citta che fu poi compresa nella

XI Regione d'Augusto

reg. XI), sul declivio dell'Aventino, primitiva sede della

(GILBERT,
arch.,

o. c., II,

pp. 145, 257)

comunita plebea e quindi extra jpomerium (VITR., De
94. Cfr. VITB.., o. c.,

I, 7),

in diritta linea col limite occidentale del Circo Massimo, al

.quale volgeva senza
Ill, 2
;

dubbio la fronte (DIONYS., VI,
49 e GILBERT, o.
c.,

TAG., Ann.,
i

II,

p. 247, n. 2 e p. 248). Artefici

ne furono
altri

greci Damofllo e Gorgaso, mentre

fino allora tutti
1

gli

templi erano stati eretti secondo le regole dell arte tuscanica

(PLiMOj N. H.

XXXV,
(1.

45).
c.),

Questa pero Yi aveva dovuto lasciar qualche

traccia, se Vitruvio
styli
3

nota che

araeparlando di quegli edificii chiamati ornantur .... signis flctilibus ant aereis inauratis

earum (aedium)
<Cereris

fastigia tuscanico more, uti est

ad Circum

Maximum

Le prime statue di bronzo a decoro del tempio ven-

nero fornite dalla confisca dei beni di Spurio Cassio (Dionys., VIII, 79;
Plin.. N. EL,

XXXIV,

9.

Cfr.

XXXV, 8) accenna
.tista

ad un dipinto raffigurante

MOMMS. in Hermes, V, p. 240). Plinio (N. H., Liberum patrem dell'ar-

.tebano Ai'istide3 fatto collocare dal console L.

Mummio

nel tempio

di Cererej .nonostante le proteste del re Attalo, che gia lo aveva

compe-

rato per
6, 23),

una rilevantissima somma. Lo ricorda pure Strabone (Vm, che lo chiama vtdXXiatov ?pf ov ea aggiunge che ando distrutto
>

neH'incendio del 31

a. C.;

e vi si riferisce, credo, un'altra volta Plinio (N. H.

XXXV, 36), quando annovera tra le opere del medesimo Aristide un quadro Liberum patrem et Ariadnem, spectatos Romae in rappresentante
aede Cereris
.
.

.

.

Di patei^e e statue consacrate a Cerere dagli

,edili

che, ad ogni

mente con
e

modo, il culto della dea si connette intimadue magistrature popolari del tribunate della edilita. Le molteplici prove addotte a .questo
le

riguardo dal Nitzsch (1), dal' Gilbert (2) e ultimamente dal Pais (3) non laseiano su cio dubbio alcuno, e a

me non
La

resta che di riassumerle in breve.
riferita

lex sacrata

da Dionigi

(4)

prescriveva

che chiunque avesse offeso
E^aywTOi;
la
(7^w

la inviolabilita tribunizia
;

xa;

T.a

^pYipt-aTa OCUTOU AYijAYiTpos ispa

medesima disposizione troviamo
a.

nella
ai

'lex

sacrata

del 449

C.

(5),

e la

pena

innitta

patrizii

oppo-

plebei e stesso fatta menzione in Livio (X, 23; XXVII,

6, 36;

e Giulio Ossequente ricorda ofiferte popolari (stipes), o di
sauri) o di vergini (dona) alia

XXXIII, 25), matrone (thetempio
e

dea (cm

42,

cvi

45,

cxm

52), II

chiamato da Cicerone
Verr., II
23
; ,

4, 108).

(In pulcherrimum et magnificentissimum Distrutto da un incendio nel 31 a. C. (STRAB. VHI, 6,

DION. Cass.,

4, 10,

ZON., X, 28, 524), ne fu iniziata la ricostruzione

venne compiuto e dedicate da Tiberio nel 17 d. C., insieme col tempio di Flora (TAC., 1. c.). Se poi le parole che si leggono

da Augusto,

ma

nella lettera dell'imperatore Aureliano a Flavio Ai'abiano prefetto del-

rannona

(FLAV., Vop.,

c. 47)

almam Cererem

consecravi

si

riferi-

scano ad una restaiu*azioiie del vecchio tempio od alia ediflcazione di un nuovo, non si saprebbe bene accertare (Vedi GILBERT, o. c., Ill, p 435,
n.2).

-Peri prodigi
37;

riferentisi al

tempio di Cerere vedansi
8.

:

Lav.,

XXVIII,

11;

XXXVI,

XL,

2; DION. Cass., L,

Fu
il

nelle vicinanze di esso che durante le Cerealia, e precisamente

di dei ludi circensi, si apposto Pisone con gli altri congiurati per
o. c.,

uccider Nerone (TAG.,
(1)

XV,

53).

Die romische Annalistik, p. 204 e sg.
O.
O.
c.. II,

(2)
(3) (4) (5)

pp. 242-250.

c.

VI, 89.
Liv., Ill, 55.

nentisi,;aU'assein]Dlea popolaref ;pr.esiedu;ta,; dai
r
>

J

tribuni.

della.plebe.;.(l) caonce ckei^ina\applicazlone;;della stessa.

legge,rcoine p.ure, p.er quanto-jni.senso; .assai.-piu.
la'consacraziorie dei beni;di Spurio
f

:

lajto (?).-

0asio

a~

Cerere:(3).

Iholtre, riferisce Livio
lerio

:

(4)

che dai consoli
<<

L. !Va

e M. Orazio fu
Cereris

stabilito

ut senatus consalta in
deferre.ntur-,

aedem
que
1'

ad aediles plebis
consulu'in

quae

antea arbitrio
(5).

supprimebantur
tra gli

vitiabaiitiir-

La connessione

aediles

pleMs e

aedes '.Cereris appare qui eyidente; onde e .naturale
il

prisare che da quella fosse derivato
e si svolgesse

lord

nome

(6)

la "loro

attivita di magistrati

del .poludi

polo, quale ci si manifesta nella presidenza dei

Cereales
e-

(7),

nell' esercizio

della giurisdizione plebea,;

specialmente nella cura

annonae

"(8).

Che poi nel

(1) (2)
"

DIONYS., X, 42:

tdti;

GILBERT,

o. c. 3 II, p.
;

o6ota? aStuiv. Upas elvac 2M, in nota.
II,

A-fi(i.Yjtpoc.

(3)

DIONYS., VIII, 79
9.

LIV.J
c.,

41

;

VAL. MAX.

,

V,

8,

2; PLIN., N! H.,
' '

XXXIV,
,

Cfr. Nitzsch, o.
55.

p. 209.
-

(4)

III..

..

.

.

(5)
(6) (7)

Cfr.

GILBERT,
1.

o. o., II, p. 248, n. 2.
I.

Idem.,

c.,

n.

.

I.Ludi Cereali, affldati in origine alia 'cura degli. edili plebei, vennero poi presieduti alternativamente da questi e dagli edili curali, a cominciare dall'anno 365 a. C., in cui tale magistratura fu istituita
;

due aediles cereales, ai qualiera-delegata la cura del mercato .dei.grani e dei ludi omonimi. Di un edile cereale fa menzione una moneta in Eckel, V, p. 252 con la leggenda
:

fino a che Cesare nel 44 creo

Memmius
LER-JORDAN
(8)
3

aed. Cerialja preimus fecit
II, 39-40).

e 1'efflgie di Cerere (Cfr.

PREL-

GILBERT,

o. c., II, p. 249.

in_nota.

.
.

.

46
terapio di Cerere
la
si

custodisse una pubblica cassa sotto
dalle

vigilanza degli edili, ci pare provato
ivi

multe

die

appunto
pecunia

si

pagavano e dalle frequent! dedicaalia

zioni fatte dagii stessi magistrati
taticia
(1).

dea

ex mul-

delle Cerealia,
lesia

plebee contrapposte alle patrizie delle Mega-

Finalmente

le mutilationes

(Gell. N. A.,

XVIII,

2,

11),

confermano questo

speciale carattere del culto di Cerere in

Roma.
della
ri-

Ora, per poco che

si rifletta

alle condizioni

plebe romana

sui primordii
i

della repubblica, e si
caratteri

cordino nel tempo' stesso
rere,

indigeni

di Ce-

che mi son studiato

fin

qui di illustrare, appadell'
,

rira naturale

da parte di quella la scelta

antica

dea latina a tutrice de' conquistati opportuna 1'ipotesi che vorrebbe fare

diritti

e

rneno

di questo culto

plebeo un culto greco trasportato di sana pianta dalla Sicilia in Roma, insieme col tribunato e coll'edilita (2).
Costituendo la plebe, che aveva
ventino, e quindi extra
il

suo centro sull'A-

zialmente agricola
tanti della

(3)

yomerium, una conmnita essenin relazione diretta con gli abi-

campagna
identita

laziale,

sembra ovvio credere che
Cio

ad

identita di

consuetudini domestiche e sociali COTdi

rispondesse

consuetudini religiose.
il

ammesso,

si

comprende agevolmente come
25.
il

nuovo

(1)

Liv.,

X, 23; XXVII,

6,

36;

XXXIII,

Che anclie a Pompei
tempio di Cerere, e
'

inrile-

tercedesse stretta relazione tra gli edili ed

vato dal Nissen nell'opera gia citata (pp. 331-332),
'

(2) (3)

PAIS, o.

c.

.

.

GILBERT,

o. c., II,

pp. 248-249.

47

tempio, ehe eonsacrava con
tuzione del magistrati

1'

intervento divino

1'isti-

popolari, secondo una consue-

tudine di cui 1'antichita offre esempi numerosi, fosse
dalla plebe dedicate alle
tuivaiio

divinita agricole, ehe eosti-

1' abituale oggetto del suo culto, e cioe alia vecchia Cerere, a Liber e a Libera. Onde si puo dire che il culto della Cerere Aventina fu un culto plebeo,

in quanto

grazia di

culto agricdlo, e ehe appunto in suo carattere esso fu scelto a simbolo questo

era im

delle liberta popolari.

La

notizia data

bero costruito e
Vitr.j III, 2)

da Plinio ehe artenci greci avrebdecorato il nuovo tempio (cfr. pero
e

non

una ration

sufficiente per ritenere

greco senz'altro il culto delle divinita in esso venerate; ne abbastanza fondata mi sembra la ragione addotta dal
Pais
(1)

a pfoVare che anche gli Etruschi, oltre

i

Car-

taginesi, avrebbefo preso dalla Sicilia il culto di Avjla triade latina richiama tosto la greca u.^ifrip (2). Certo,
di
la Ar,p/iT7ip, Aiovucoi;, Kdp'/i,

quale in seguito ebbe ad

esercitare su quella un' influenza reale e deeisiva;

ma

pur trascufando che le triad! sono troppo diffuse nelle

(1) (2)

O,

c.,
i

p. 169 e n. 2.

Per
63,
"76)

Cartaginesi
;

v' e

la

esplicita testimonianza

di Diodoro

(XIV,
(etr.

ma

alia congettura

del

Bugge accolta
Hennensis

anclie dal Pais

{J-anntirsiannat

= Cereris
;

(A-f jjLYjTpo^)

nell'epigrafe
.sg.) si

in FABBR., Suppl.

Ill, 391

vedi Etr., Forsch., IV, p. 4 e

possono
(Saggi

contrapporre le>erie osservazioni del Lattes intorno ad

annat

ed Appunti,

ecc., p. 116, cfr.

PALEOLAT,

p. 81) e I'attendibilejnterpre-

tazione deirintiera epigrafe dal Lattes stesso proposta.

-.,48

.

religioni ariane e nelle semitiche

(1),

perche

sia.lecito
;fatti

invocarle

come

valide prove degli imprestiti

da

in

una religione ad un'altra; essa pote avere. la sua origin e una ragione di contrastp, suggerita alia plebe dalla
a'

triade etrusco-romana del Campidoglio, rappresentante
forse

suol occhi

il
'

yero e proprio culto della
:-

Roma

patrizia.

A

tutte le ragioni fin qui addotte si potrebbe non-

dimeno contrapporre

una
il

difficoltk

apparentemente
testi-

assai grave, vale a dire

consenso di parecchi

neH'ammettere Torigine greca del culto latino di Cerere. II tempio della dea sull'Aventino era infatti, secondo
la tradizione,

uno del molti

eretti
(2).

rare al response del libri Sibilliui
iiell'

per ottempeCicerone inoltre,

orazione Pro Balbo
.
.

(c.

55)

avverte

che

sacra

Cereris.

.

cum

essent adsumpta de Graecia, et per

Graecas curata sunt sacerdotes et Graeca omnia no-

prosegue notando che tali sacerdotesse erano per lo piu oriunde di Neapolis o di Velio,, come eke e pur menzionata quella Callipkana Veliensis
ininata
,

e

,

da Valerio Massimo

(3).

Lo

stesso Cicerone

(4)

ricorda

come
de'

la Ceres antiquissima

che

ai
il

tempi dei tumulti

Gracchi doveasi, secondo Sibillini, placare con preci e

response dei libri sacrifizii, venisse iden-

(1)

Vedi ZEITLIN,

Les divinites feminines

du Capitole

in

Revue

de
;

I'histoire des religions, T.
(2)

XXXIII, n.

3,

p. 321.
.

DIONYS., VI. 17 e 94.
O.
c., I, 1, 1. II, 4, 108.
. .

-

(3) (4)

In Verr.,

49
tificata
riensis
;

dal

collegio

deeemvirale

con la Ceres Hen-

e dalle parole poi ch'egli

aggiunge

:

mede-

mini religion! sociorum, indices, conservate vestram; neque enim haec externa vobis religio ncqiie aliena,
pare venga ad ammettere 1' origine siciliana del culto romano di Cerere (1), come esplicitamente riferiscono' Valerio Massimo (2) e Solino (3). A.bbianio finalmente
la'notizia di Festo
gvina,
i

:

(4),

che annovera tra

i

sacra pere-

anche

il

culto di Cerere.

Ora, la tradizione conservata da Dionigi
-

non puo
1'Hoff-

piu costituire

una

difficolta

molto

seria,

dopo che

mann
greca
tra
i

(5)

ha con buoni argomenti contestata
appunto
il

1'origine

di molti dei culti consigliati dai

libri Sibillini,

quali

culto di

Ceres,

Liber,

Libera.

Ma

al

medesimo Hoffmann sembra
una relazione

poi assolutamente
tra la

inesatto istitnire

qualsiasi

dea

venerata sull'Aventino e la chiamata di

sacerdotesse
culto
di Ce-

greche rere che da Festo

dell' Italia

meridionale, perche
e

il

chiaramente designate quale un

Graecum sacrum nulla ha da vcdere con quello che
si

connette al tempio dedicato, secondo vuole la tra-

(I)

Cfr. Cic., In Verr., II, 5, 187

:

.

.

Ceres et Libera ....

quarum
hinc

sacra populus

Romanus ab
.

Oraecis asdt.i et accepta tanta religione et
ut ab
illis

publice et private tuetur,
tradita esse videantur
(2) L'.
.

non
. .

hue adlata. sed ut

ceteris

c.

'

-

,

(3) (4)

V,

14. Cfr.

LACT., Div. last;,-!!,
-

4.

Vedi PAIS,

o. c.

\*.

163, n. 3.

'

P. 237 .M.
O.
c.

-

(5)

50

dizione,

da

Spurio

Cassio.

Graeca

sacra

nota

Festo

(1)

festa Cereris 'ex Graecia translata,

inventionem Proserpinae matronae colebant. solennita che ricordava il mitico ricongiungimento
A7]j/.v)TY;p

quae ob Ora la
di

con

EtepcrscpdvY]
(2)

celebravasi in

agosto (dal Ca-

lendario Prenestino

assegnato

alia tutela di Cerere),
(3).

subito dopo 1'anniversario della battaglia di Canne

Essa
vidio

si
(4),

prelungava, secondo la testimonianza di 0per dieci giorni, diirante i quali le matrone
nivea velata corpora veste

Primitias fruguin dant spicea serta suarum, Perque novem noctes Venerem tactusque viriles

In

vetitis

numerant

(5),

e fors'anche s'aggiravano pei crocicchi,

gettando alte
traccia

grida, a ricordare

i

vani gemiti
(6).

della dea in

della figlia rapitale

A

questa solennita credo allu(7),

dano alcuni versi

dell'

Aulularia plautina

e

certa-

(1) (2)
(3)

P. 97

M.

C. 12, p. 281.

2 Ag. 216 a. C. Vedi Liv., XXII, 56
;

;

XXXIV

,

6, 15

;

PLUT., Fab.

Max., 18
(4) (5)

Fest., pp. 97 e 154

M.
si riferisce

Met., X, 431-35.

Alia medesima consuetudine

Tepigrafe ia

C., VI, 87

C[ereres] ca[stus].

Vedi PASCAL,

De Cereris atque Junonis castu

in

Studli, ecc.
(6)

,

pp. 209-214.

SERV.,

p. 242 (in KEIL,
(7;

Ad Aen., IV, 609. Cfr. Comm. Gramm. La^., Suppl.}.
10, 64-65.

Einsidl. in Don. Art-Maior.,

PROL., 36-37, e IV,

In entrambi

i

passi si

menzkmano

le

viyiliae Cereris.

mente poi

vi si riferiscono
(II,

le

parole di

Cicerone nel

De Legibus

11)

:

nocturna mulierum sacrificia
,

ne sunto, praeter olia quae pro populo rite fient neve quern initianto nisi, ut adsolet, Cereri Graeco
;
.

sacro
rito

la cura con cui vieue designate il Cerere fa necessariamente presupporre, greco a mio avviso, un rito indigeno, che alia legge im(1);

dove

di

portava non venisse confuso con quello. Gli iniziati a
questo culto della Cerere Greca, distinguevansi, se ad ob esso devono riportarsi le parole di Tertulliano (2),

cultum omnia candidatum
vilegium galeri
;

ma

ob notam vittae et priin che cosa consistessero le
et
(3),

longe maximae atque occultissimae cerimoniae

onde componevasi 1'iniziazione richiesta per partecipare a tale sacrum non e dato di ben determinare,

benche torni naturale
quelle

credere che fossero
la

simili a

necessarie per

partecipazione
di poter

ai

Misteri

d'Eleusi. Pertauto,

mi sembra

conchiudere che

a questo gvaecum sacrum Festo accenni,
niera anche
e che
il

quando enu-

culto di

Cerere tra

i

sacra peregrina,

ad esso appartengano le sacerdotesse g-reche chiamate dall' Italia meridionale (4), non gia a quello

(1)
-

Cfr. II, 37.

(2)
(3)

De

Pall., IV.

Cic.,
;

In Verr.,

II, 5, 187.

Cfr.

HORAT., Carm.

Ill, 2,

26-27;

Juv.,

XV,
2181

140-41
(4)

LACT., Div. Inst.,

Ill, 20.

Al culto della Cerere Greca deve riportarsi 1'epigrafe in
;
. | | |

C.
|

VI

(Roma)

puli

Romani

|

Capsonia P. f. Maxima Sacerdos Cereri Publica Poed anche quella iu C. X, 129 (Potentia) , avuto Sicula,

52

the -aveva

il

suo

centro
,

del tempio di
sua.

Ceres, Liber, e caratteri-

Libera sulP Aventino

e la

massima
(1).

stica esplicazione nelle

annue Cerealia

Circa

T eta
si

sacrum,

da assegnarsi all' istituziohe di questo il osserva che A.rnobio (2) quale pure,
,

yi accenna, lo dice accolto in

Roma poco prima

della

seconda guerra punica, onde 1' Hoffmann (3) ragionevolmente suppone che gli avvenimenti della prima guerra punica, od anche quelli delle guerre sannitiche,
avvenimenti che
si

svolsero in Sicilia o nell'Italia

me-

ridionale, offrissero 1'occasione di introdurlo, forse in

seguito ad

un pubblico

voto.

'..;:
straniera

Cosi dischiuse le porte a questa forma
di culto, essa di

non tardo a porre salde radici nel suolo Roma. Greca e la concezione di Cerere quale di
ostile
alle

divinita

nozze

(4),

ed evidentemente con-

'

riguardo alia designazione che la sacerdotessa vi porta (XVviralis) ed alia natitra del Collegio sacerdotale da cui essa veniva necessariamente

a dipendere.
titolo

A

questo o al culto della Carere italica puo riferirsi
2182 (Roma)
:

il

in

C., VI,

Favonia M.

f.

Sacerdos Cereris

|

Pu-

blica p(opuli) R(omani) Q(uiritium).
(1)

L' antiquissima

Ceres indicata dai libri Sibillini al tempo del
;

Gracchi era certo la Cerere indigena
sigiiata la Ceres

che se invece

vi si voile

veder de-

Hennensis,

war es ebea nur der "\Vitz der Decemvirn
alteii lati-

osserva 1'Hoffmaii

der diese alteste Ceres, statt unter deu

nischen Erdgottinen, auf

dem Boden

des griecliischen Demeter-Perse'

phone Mytlms. in den Sicilischen Henna suchen
(2) (3)

liess.
.

Adv. Nat.,

II, 73.
.

.

;

...
.

O. c. pp. 100-101.

.

(d)

SERV.,

Ad

Aen.,

III. 139,.
II, 46.

IV, 58. Cfr. Cic., De Nat. deor.,
-

II, 62..

Vedi PRELLEP^- JORDAN,

...

53

nessa col mito

del dolori di

Ar,p.viTvip

;

e.;quel

niumCer&ris celebrate, a cominciare dal 191 a. C., prjma og-ni quattro anui, poi annualmentc il .giorno 4 di.-Ot*
tobre-(l),

corrispoudeva, pel tempo almeno, alle Tesmo-

forie Attiche, e
di

seuza dubbio, come
le

il

6fraecum sacrum
alle

Festo, associava

donne romane

angoscie
dir

materne della dea che, per nove
poeta
(2),

g-iorni, al
.-

del

ouol not' &[x^pooivjc

v.al

-

vsv.Tapo?

Ma

intanto

1'

influenza

religiosa

ellenica, lenta a
.

diffondersi nella

campag-na, ove la pieta

"e" sing-olar-

mente tenace

e

conservatrice, operava in

Eoma una
i

profonda trasformazione. di pressoche tutti
tiui,

culti la-

anche de'piu

schietti e vetusti; la

teva certo
ciata

sottrarsi

Cerere
:

dell'

ne ad essa poAventiho, minac,

da un doppio pericolo
venerazione

dalla Cerere G-reca
fervicla e

og',

g-etto di

sempre piu

lafga

e

dalla sua iiitima unione con Liber e Libera, che tro'ppo

facilmente richiamava, e per la natura delle"
divinita e per
1'

sing-o.le

inseparabilita

loro

consacrata da un
Avi[/.7iTY)o.
,.

tempio e da pubbliche feste,
Aidvuco?,

la triade di

.-'.

(1)

Liv.,
1.

XXXVI,
Horn

37; Fasti.. Aniit. in C., 12, p. '-245. (Vedi
.

PRELLER-

JORDAN,
(2)

c.

Hymn

Eii; A-f][Xf]Tpav, 49-50.

.

..

54

Ovidio infatti
g'iare

(1),

il

quale aveva pur saputo tratteg-

con mano

felice le semplici e

modeste fattezze

dell'antica divinifca campagnola, adorata nelle vecchie

capanne, intorno
liente mica,
le origin! della

ai

vecchi focolari

farre

pio et sa-

ricerca pochi versi dopo nel mitq greco

massima
di

festa di Cerere, cli'egli iden-

tifica

con la madre

Persefone e con la fondatrice

del culto Eleusinio.
Certo, devesi ritenere eke, in virtu della tradizione,
le solennita della

Cerere Greca e della Cerere Avendistintainente, anche
afferrabile tra le

tina

continuassero a celebrarsi

quando niuna differenza era piu
diviuita, e
le

due

ancora per lungo tempo quei caratteri che ne tradivano 1'origine, e mostravano, come giustamente nota il Lefevre, che se
Cerealia

serbassero

on croyait celebrer la reunion de Ceres et de Proon fetait, en realite, les promesses de serpine
la

moisson verdoyante et la nature apais6e, la d6esse feconde et radieuse nia 1'etk imperiale vide ge(2)
;

dea greca e sopra tutto la dea di quei Misteri, a cui gia sul tramonto della repubblica solevano iniziarsi gentes orarum ultimae (3)

neralmente in Cerere

la

?

(1)

Fast,, IV, 407 e sg. Cfr. C. Gloss. Lat., II, p. 269: A-}jp.vjTpia
;

~ Ce-

realia
II,

8v][j.vjTpi6XY]TCtoi:
:

cererosus

;

S-rjjXYjtptaxoc.^ cerealis. Idem.

p. 95
(2)

caerimonia
c.,

8Yjp.YjTpia.

O.

p. 321.

L'ultimo documento epigraflco relative alle Cerealia

e del 319 d. C. (C. VI, 508).
(3)

Cic.,

De Nat.

deor.,

I,

119.

ed in cui

si

raccolsero le supreme energie
(1).

del paga-

nesimo morente

(1)

V. FOUCART, Les empereurs remains inities aux Mysteres d'Eleusis,
3,

in Rev. de Phil., XVII,
script.

e C., VI, 1779 a, 1780
a)
;

;

X., 7501 (cfr.

de Peloponn. 50 e 50

B. E, IV, 866

(cfr.

FOUCART, InLANCIANI in Butt. Mun.,

1876, p. 110).

Che

i

Misteri El'eusini venissero trasportati in Boraa

non

sembra probabile (v. FOUCART, o. c.). Pero nel tempio di Cerere, e dobbiamo credere della Cerere Aventina, perche di altri santuarii della
dea in
Urbis

Roma non abbiamo

notizia
1896),

(cfr.

Romae

antiquae, Berlin,

KIEPERT e HUELSEN, Formae avevano luogo, come in quelli di

Gran Madre, ecc., sacra rigorosamente interdetti agli uomini (LACT., Div. Inst., Ill, 20), ne immuni da osceni scandali (Juv., Sat., IX, 22-25), benche la dea fosse tenuta in conto di castissima (OVID.,
Iside, della

Fast., IV, 412; STAT., Silv., IV, 3, 11

;

Juv., Sat.,

VI, 47-50, XIV, 219;

ARNOB., Adv.

iiat.,

V,

29).

FINIS.

52

che -aveva
L'ibera,

il

suo

centre
.

del tempio di

Ceres, Liber,
e caratteri-

sull'

Aventino

e la

sua massima
..

stica esplicazione nelle

annue Cerealia
all'

(1).

Circa

.1'

eta da assegnarsi

istituziohe di questo
(2),
il

sacrum,
yi

si

osserva che

Arnobio

quale

pure,

accenna,

lo dice accolto in

Koma poco prima

della

seconda guerra punica, onde L' Hoffmann (3) ragionevolmente suppone che gii avvenimehti della prima guerra puuica, od auche quelli delle guerre sannitiche,
avvenimenti che
si

svolsero in Sicilia o nell'Italia

me-

ridionale, offrissero 1'occasione di introdurlo, forse in

un pubblico voto. Cosi dischiuse le porte a questa forma straniera di culto, essa non tardo a porre salde radici nel suolo
seguito ad
.

di

Roma. Greca
ostile

e la concezione

di

Cerere

quale di

divinita

alle

nozze

(4),

ed evidentemente con-

'

riguavdo alia designazione che la sacerdotessa vi poi-ta (XVvipalis) ed alia natura del.Collegio sacerdotale da cui essa veniva necessariamente

a dipendere.
titolo

A

questo o al culto della Carere italica puo riferirsi
:.

il

in C., VI, 2182 (Roma)

Favonia M.

f.

Sacerdos Cereris

|

Pu-

blica p(opuli) R(omani) Q(uiiltium).
(1)

L' antiquissima

Gracchi era certo la Cerere iudigena
siguata la Ceres Hennensis,
osserva 1'Hoffmau

Ceres indicata dai libri Sibillini al tempo dei che se invece vi si voile veder de;

war es eben nur der Witz der Decemvirn
des griechischen Demeter-Perseliess.
. .

der diese alteste Ceres, statt unter den alteh.lati-

nischen Erdgottinen, auf

dem Boden
.

phone
(2) (3)

My thus, in den
Adv. Nat.,
O.
c.

Sicilischen

Henna suchen
.
.

II, 73.

;

.

.

pp. 100-101.

.

.

.

.

(4)

SEKV.,

Ad

Aen.,

III. 139,.
II, 46.

IV, 58. Cfr. Cic., De Nat. deor.,

II, 62..

Vedi PRELI.ER- JORDAN,

...

53
iiessa col

mito

del dolori di

Ar,[/.7iT/ip.;

e.;quel
a. C.,

ieiu-

nium'Cereris celebrate, a cominciare dal 191

prjma
di.-Ot'

ogni quattro anni, poi annualmentc
tobre-(l),

il

.giorno 4

forie Attiche, e
di

corrispondeva, pel tempo almeno, alle Tesmoseuza dubbio, come il Gfraecum sacrum
le

Fes to, associava

doime rornane

alle

angoscie
dir

materne della dea che, per nove giorni, al ...,..-... poeta (2),
ouoe
itox'

del

ftfA^poobjc

'/.al.

vly.xapo

evv

......
relig-iosa

Ma

intanto

1'

influenza

ellenica, lenta a

diffondersi

nella

campagna, ove la pieta e singolarconservatrice, operava
in

rnente tenace e

Roma una
i

profonda trasformazione. di pressoche tutti
tini,

culti la-

auche de'piu

schietti e vetusti;
la

teva certo
ciata da

sottrarsi

Cerere
:

dell' Aven'tino,

ne ad essa pominac-

un doppio pericolo

dalla Cerere G-reca, oge lafga, e

getto di venerazione

sempre piu fervida

dalla sua iiitima unione con Liber e Lifiera, che troppo

facilmente richiamava, e per la natura delle
diviuita e per
1'

inseparabilita
feste,

loro

singole consacrata da mi

tempio
Aidvucro?,

e

da pubbliehe
Kopv).

la triade di

-

(1)

Liv.,
1.

XXXVI,
Horn

37; Fasti.. Arait. in C., 12, p. .245. (Yedi
-

PRELLER-

JORDAN,
(2)

C.

Hymn

Ei<; A-f)p.Y)Tpav ; 49-^0.

...

54

Ovidio infatti
giare con

(1),

il

quale aveva pur saputo tratteg-

mano

felice le semplici e

modeste fattezze

dell'antica divinita campagnola, adorata nelle vecchie

capanne, intorno
liente mica,
le

ai

vecchi focolari

farre

pio et sa-

ricerca pochi versi dopo nel mitq greco

origin! della

massima
di

festa di Cerere, ch'egli iden-

tifica

con

la

madre

Persefone e con la foudatrice

del culto Eleusinio.
Certo, devesi ritenere die, in virtu della tradizione,
le solennita della

Cerere Greca e della Cerere Avendistintamente
,

tina

continuassero a celebrarsi

anche due

quando niuna
diviuita, e
le

differenza era piu afferrabile tra le
Cerealia,

serbassero

ancora per lungo
1'origine, e

tempo

quei caratteri che

ne tradivano

mo-

come giustamente nota il Lefevre, che se on croyait celebrer la reunion de Ceres et de Proon fetait, en realite, les promesses de serpine
stravano,

moisson verdoyante et feconde et radieuse (2);
la

la

nature apaisee, la d6esse ma 1'eta imperiale vide ge-

neralmente in Cerere
di quei

la

dea greca e sopra tutto la dea
gentes orarum ultimae

Misteri, a cui gia sul tramonto della repub(3),

blica solevauo iniziarsi

(1)

Fast., IV, 407 e sg. Cfr. C. Gloss. Lat.,
;

II,

p. 269:

realia
II,

8f]p.Y]Tpi6Xf]rc'Coc
:

=

A%YiTpia = Ce-

cererosus

;

S^jJLYjTptaxoc.^: cerealis. Idem.

p. 95
(2)

caerimonia
c.,

SvjiJLTjTpia.

O.

p. 321.

L'ultimo documento epigraflco relative alle Cerealia

e del 319 d. C. (C. VI, 508).
(3)

Cic.,

De Nat.

deor.,

I,

119.

55

ed in cui

si

raccolsero le supreme energie
(1).

del paga-

nesimo morente

(1)

V. FOUCART, Les empereurs remains inities aux Mysteres d'Eleusis,

in Rev.

dePML,

script. de

XVII, 3, e C., VI, 1779 a, 1780 X., 7501 fcfr. FOUCART, InPeloponn. 50 e 50 a) E. E, IV, 866 (cfr. LANCIANI in Bull. Mun.,
; ;

1876, p. 110).

Che

i

Misteri Eleusini venissero trasportati in

Roma non

sembra probabile (v. FOUCART, o. c.). Pero nel tempio di Cerere, e dobbiamo credere della Cerere Aventina, perche di altri santuarii della
dea in
Urbis

Roma non abbiamo

notizia
1896),

(cfr.

Romae

antiquae, Berlin,

KIEPERT e HUELSEN, Formae avevano luogo, come in quelli di

Gran Madre, ecc., sacra rigorosamente interdetti agli uomini (LACT., Div. Inst., Ill, 20), ne immuni da osceni scandali (Juv., Sat., IX, 22-25), benche la dea fosse tenuta in conto di castissima (OVID.,
Iside, della

Fast., IV, 412; STAT., Silv., IV, 3, 11

;

Juv., Sat.,

VI, 47-50, XIV, 219;

ARNOB., Adv. uat., V,

29).

FINIS.

UNIYERSTYOFCHCAGO

44 755 313

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