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Capitolo 1 Le fonti del bilancio

Bilancio e destinatari
Il bilancio lo strumento informativo rappresentante la situazione economico-patrimoniale di una societ, a
disposizione degli stakeholders, i portatori di interesse esterni alla societ stessa (finanziatori, investitori,
dipendenti, clienti, fornitori, ecc.) ma anche interni, quali i soci ed i manager.
Le politiche di bilancio sono volte dunque a fornire una rappresentazione della situazione della societ che
favorisca una o pi categorie di stakeholders. Ad esempio, una politica di saturazione di capitale incontrer
sempre il favore dei finanziatori (che si sentiranno maggiormente tutelati), mentre una politica di
annacquamento, o comunque una rappresentazione meno prudenziale del capitale, incontrer il favore di nuovi
investitori (che vedranno il loro capitale maggiormente remunerato). Per quanto riguarda l'Italia, nella redazione
del bilancio il nostro Paese improntato su di un'ottica prudenziale che favorisce i terzi affidatari (finanziatori),
preferendo politiche di leggera saturazione.
Le grandezze che vi sono rappresentate sono il capitale (grandezza stock) e il reddito (grandezza flusso).
A seconda poi di altre caratteristiche il bilancio si divide in:
per le circostanze: ordinario o straordinario
per il periodo: infrannuale o annuale
per il momento: preventivo o consultivo
per l'oggetto: d'azienda o consolidato
Fonti di riferimento
Le fonti di riferimento per la compilazione del bilancio d'esercizio sono essenzialmente tre:
normativa
prassi contabile
fisco
Per quanto riguarda la normativa, essa deriva da due ampie fonti: la legislazione nazionale (in particolare, dal
Codice Civile in poi) e la legislazione comunitaria. bene ricordare che la legislazione comunitaria, sotto forma
di direttive comunitarie, viene recepita tramite provvedimenti legislativi dei singoli Paesi membri, e dunque si
possa in sostanza parlare esclusivamente di normativa nazionale per il bilancio d'esercizio.
In sintesi, la normativa civilistica italiana riguardante il bilancio ha seguito la seguente evoluzione:
1. Codice di Commercio del Regno d'Italia (1882): di impronta napoleonica e liberista, si limita a chiedere
che in bilancio siano iscritti solo gli utili e le perdite, ed il capitale sociale attualmente versato, con
evidenza e verit
2. Codice Civile (1942): innovativo, chiede un contenuto minimale per la situazione patrimoniale, un
conto dei profitti e delle perdite (conto economico) senza uno schema preciso ed una relazione degli
amministratori, sempre secondo principi di chiarezza
3. L.216/1974 miniriforma: viene inserito un contenuto minimo per il conto economico e la relazione
degli amministratori, viene richiesto di mostrare in bilancio i debiti/crediti verso le controllate o
collegate, e di allegare i bilanci delle controllate
4. D.P.R. 136/1975: riferimento ai corretti principi contabili
5. D.Lgs. 127/1991: riscrive tutta la normativa del bilancio, portandola quasi totalmente alla situazione che
permane ancora oggi, in attuazione delle direttive IV e VII CEE. Viene introdotto uno schema-base di
bilancio, con l'introduzione di postulati e principi, viene introdotto il bilancio consolidato
6. D.Lgs. 6/2003: modifica i principi di redazione (sostanza sulla forma), la struttura dello stato
patrimoniale, del conto economico, dei criteri di valutazione e della nota integrativa. Vengono definite le
societ tenute a seguire i principi IAS, IFRS
7. D.Lgs. 38/2005: attua il regolamento UE 1606/2002, riguardante l'obbligo di seguire i principi IAS,
IFRS. L'Italia ha in particolare deciso di obbligare a seguire i principi IAS,IFRS le societ quotate
obbligate a presentare bilanci consolidati, le societ quotate non-holding (che per in Italia sono poche!)
e tutte le societ quali banche, assicurazioni o intermediari finanziari. Sono escluse tutte le altre.
Per quanto riguarda la prassi contabile, seconda fonte che disciplina la redazione del bilancio civilistico, essa
proviene essenzialmente da due importanti organismi, uno nazionale e uno europeo:
per l'Italia, la prassi contabile deriva dall'OIC (Organismo Italiano di Contabilit), che fissa i principi
nazionalmente riconosciuti, stimola il legislatore italiano ad attuare riforme, e ha fra i suoi componenti
di spicco il CNDCEC (Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili)
per l'Europa, la prassi contabile deriva dallo IASB (International Accounting Satndard Board), che

elabora i gi citati principi contabili IAS e IFRS


Il rapporto fra normativa e prassi contabile regolato dall'art. 2219 C.C., che spiega come le scritture devono
essere tenute secondo le norme di ordinaria contabilit, ovvero esista un rapporto solo formale fra di esse: la
prassi non ha forza di legge, e integra la norma quanto questa sia troppo sintetica o insufficiente per applicarsi al
caso reale, nonch la interpreta quando sia di difficile interpretazione.
Per quanto riguarda il fisco, l'amministrazione fiscale, terza fonte della disciplina di bilancio, il testo di
riferimento principale il TUIR (Testo Unico sulle Imposte sul Reddito), che regola le due principali imposte
sul reddito delle imprese, l'IRES (27,5% dell'imponibile) e l'IRAP (3,9% sul valore aggiunto).
Il rapporto fra normativa civilistica e normativa tributaria complicato, e pu seguire due tipologie di
approccio:
approccio di doppio binario: le normative sono separate, ognuna segue una propria logica
indipendente, causando un'interferenza nell'altra
approccio di binario unico: le normative sono coordinate, seguono la stessa logica
In un approccio di doppio binario, il bilancio viene redatto secondo la normativa civilistica, quindi in sede di
dichiarazione dei redditi (dove interviene la normativa tributaria), viene calcolata la base imponibile a partire dal
reddito ante-imposte civilistico, deducendo i costi deducibili non di competenza dell'esercizio e i ricavi non
imponibili di competenza, cos come invece integrando i costi non deducibili di competenza e i ricavi imponibili
non di competenza (processo detto di ripresa fiscale in dichiarazione). Viene quindi calcolata l'imposta sul
reddito, che, sottratta al risultato ante-imposte civilistico, produce il risultato finale d'esercizio (reddito
civilistico).
L'Italia adotta un approccio di doppio binario, in particolare dopo la legge di stabilit del 2008, in cui la
normativa fiscale interferisce pesantemente sulla rappresentazione nel bilancio civilistico. Uno dei punti
fondamentali, che in un certo senso falsa la rappresentazione del bilancio, si evince dall'art.109 del TUIR, che
permette di portare i costi in deduzione solo se presenti nel conto economico, anche se non di competenza
dell'esercizio. Si capisce quindi che il conto economico viene in quale modo inquinato dalla presenza di costi
non di competenza. La ratio quella di un filtro pi pesante come quello del bilancio per il controllo sugli
oneri deducibili, che, se iscritti a conto economico, spostano completamente il piano di responsabilit giuridica
da quello amministrativo a quello civilistico-penale.

Capitolo 2 La disciplina del bilancio civilistico


Si andranno ora a esaminare pi nel dettaglio gli articoli che disciplinano il bilancio civilistico.
Innanzitutto a quali societ applicare gli articoli da 2423 C.C e seguenti? Le tipologie di societ sono:
s.p.a, s.a.p.a e s.r.l , ovvero le societ di capitali
societ cooperative, consorzi e societ consortili
aziende individuali e societ di persone (N.B. Solo nella misura di bilancio semplificato, molta pi
libert, possono anche attenersi ai criteri di valutazione)
Come gi affermato, tutto ci non vale per le societ quotate e per gli intermediari finanziari e assicurativi. Case
editrici, societ municipalizzate e societ energetiche hanno discipline ad hoc.
Articolo 2423, comma 1
L'art. 2423 C.C., comma 1, afferma che: Gli amministratori devono redigere il bilancio d'esercizio, costituito
dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla nota integrativa. Si comprende quindi che l'obbligo di
redazione sorge a carico degli amministratori delle societ suddette, e che il bilancio composto da quei tre
elementi In realt, articoli successivi del Codice obbligano ad allegare la bilancio altri elementi informativi, che
vanno a comporre il cosiddetto fascicolo di bilancio, la cui struttura risulta alla fine cos composta:
BILANCIO
Stato Patrimoniale (art. 2424)
Conto Economico (art. 2425)
Nota Integrativa (art. 2427): evidenzia i procedimenti adottati, pi alcune note sintetiche
RELAZIONE SULLA GESTIONE (art. 2428): discorsiva con elementi obbligatori
RELAZIONE DEI SINDACI (art. 2429)
Relazione della societ di revisione (eventuale)
Allegati (art. 2429): bilanci controllate, informazioni riepilogative collegate
Relazione semestrali (eventuale, art. 2428)
Bilancio Consolidato (D.Lgs. 127/1991)

Articolo 2423, comma 2


L'art. 2423 C.C., comma 2, afferma che: Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in
modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della societ e il risultato economico
dell'esercizio. Da quest'articolo sorge immediatamente quale sia l'obbiettivo del bilancio: rappresentare la
situazione patrimoniale (stato patrimoniale), la situazione finanziaria (rendiconto finanziario presente in nota
integrativa) e il risultato economico dell'esercizio (conto economico).
Si introducono poi i cosiddetti postulati del bilancio, ovvero elementi sovraordinati a tutte le regole di redazione.
Secondo un preciso ordine gerarchico, infatti, il bilancio deve rispondere a:
1. clausola generale e postulati (art. 2423)
2. principi di redazione (art. 2423bis)
3. criteri specifici (art.2426 e seguenti)
La clausola generale (anche detta quadro fedele), entro la quale si riuniscono i postulati, composta da tre
importantissimi concetti:
CHIAREZZA:
formale: per la presenza di schemi formali obbligatori entro cui redigere il bilancio
sostanziale: il reddito disponibile non deve allontanarsi dal reddito effettivamente prodotto (e
semmai celato da politiche di bilancio)
informativa: i dati devono essere significativi, rilevanti e comprensibilmente organizzati, ad uso e
consumo degli stakeholders
VERIDICIT: (non verit, perch il bilancio formato da numerose stime e congetture)
oggettiva: elementi che non lasciano spazio a diverse formulazioni
soggettiva: elementi che devono essere valutati vanno valutati con criteri razionali, ineludibili, senza
troppi margini, che lascino un'attendibilit dei dati
CORRETTEZZA:
dimensione tecnica (professionalit)
dimensione etico-deontologica (comportamento leale, onesto ed imparziale nella redazione del
bilancio)
Veridicit e correttezza formano anche la cosiddetta clausola sovraordinata del bilancio, di derivazione dalla
concezione anglosassone della true and fair view.
Articolo 2423, comma 3
L'art. 2423 C.C., comma 3, afferma che: Se le informazioni richieste da specifiche disposizioni di legge non
sono sufficienti a dare una disposizione veritiera e corretta, si devono fornire tutte le informazioni
complementari necessari allo scopo. L'articolo introduce la c.d. informativa complementare.
Articolo 2423, comma 4
L'art. 2423 C.C., comma 4, afferma che: Se, in casi eccezionali, l'applicazione di una disposizione degli
articoli seguenti incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve essere
applicata. L'articolo introduce la c.d. deroga obbligatoria, ovvero la possibilit, qualora l'applicazione di
principi, criteri e prassi contabile sia incompatibile con la clausola generale di bilancio (ex art. 2423), di
derogare a queste disposizioni contrastanti, con sufficiente motivazione espressa in nota integrativa e
comprendente una valutazione sull'influenza della deroga sull'ambito patrimoniale, finanziario ed economico
dell'impresa.
Questo comma recepisce la IV direttiva CEE, che, per l'entrata del Regno Unito, predisponeva la gi citata
clausola sovraordinata del bilancio (o clausola generale) per agevolare l'armonizzazione con il diritto britannico
basato sul sistema di common law. Nella realt italiana, il caso eccezionale estremamente raro e in ultima
analisi riferibile solo ad un evento che:
rappresenti un evento assolutamente anomalo nella natura e nella vita aziendale
abbia una bassissima possibilit di accadere nuovamente nel medio/lungo termine
sia rappresentabile, tramite deroga, realmente e marcatamente in maniera migliore rispetto
all'applicazione di tutti i suddetti principi, criteri e prassi contabile
Ci accade essenzialmente in casi-limite, quali il mutamento della natura economica di un bene aziendale
immobilizzato, tale da provocare una sua rilevante rivalutazione economica: il passaggio di un terreno da
agricolo a edificabile, lo scoperta di un giacimento in un terreno, riapertura di miniera o cava gi ammortizzata,
ecc.
Viene fatto esplicito divieto di utilizzare la deroga per rivalutare i beni a seguito di fenomeni inflattivi (quando

questi siano tendenzialmente ritenuti normali in un'economia con tendenza crescente dei prezzi).
Gli utili conseguiti dalle plusvalenze andranno iscritti una riserva specifica del patrimonio netta non distribuibile
ai soci: i beni rivalutati sono mantenuti a riserva indivisibile fino a loro effettiva realizzazione contabile e
finanziaria (liquidazione, fine dell'ammortamento se bene ammortizzabile).
Articolo 2423, comma 5
L'art. 2423 C.C., comma 5, afferma che: Il bilancio deve essere redatto in unit di euro, senza cifre decimali,
ad eccezione della nota integrativa che pu essere redatta in migliaia di euro. Quest'articolo introduce il
principio di omogeneit della moneta di conto. Da ricordare come in contabilit generale (libro giornale e
libro mastro), i conti siano tenuti in centesimi di euro. Infine, le cifre di arrotondamento dello SP vanno iscritte
in altre riserve del patrimonio netto, mentre le cifre di arrotondamento del CE vanno iscritte nei proventi/oneri
straordinari.
Articolo 2423 bis
L'art. 2423 bis introduce i cosiddetti principi di redazione del bilancio, che sono:
continuit nella gestione: che esprime l'ideale continuit della gestione oltre il termine dell'esercizio
(ovviamente la gestione continua ed il periodo amministrativo una finzione), concetto su cui si basa
l'utilit stessa di ammortamenti, rimanenze, ratei e risconti
prevalenza della sostanza sulla forma: che esprime come la valutazione delle voci debba essere
effettuata tenendo conto della funzione economica dell'elemento. Si pu creare cos una discrepanza fra
la situazione giuridica e la situazione economica, in riferimento in particolare a nuove fattispecie
contrattuali (leasing finanziario, lease-back). In Italia il bene in leasing finanziario, essendo comunque
destinato (salvo inadempimento nel pagamento dei canoni) al riscatto al termine del contratto, va
indicato in nota integrativa, ma non nell'attivo dello stato patrimoniale
prudenza: uno dei principi-cardine di tutta la normativa civilista di bilancio italiana, secondo cui ogni
valutazione va effettuata secondo prudenza. In particolare in questo articolo di sottolinea come
vadano iscritti esclusivamente gli utili effettivamente realizzati alla chiusura del periodo amministrato,
mentre invece debbano essere iscritte non solo le perdite realizzate, ma anche quelle presunte di
competenza dell'esercizio
competenza economica: altro importantissimo principio, che esprime come si debba tener conto di
proventi ed oneri (anche presunti) di competenza dell'esercizio, indipendentemente dalla dati
dell'incasso o del pagamento (base fondante di ratei e risconti). I ricavi allora vanno considerati solo se
il bene/servizio stato ceduto all'interno dell'esercizio, e ugualmente un costo va considerato solo se di
competenza o correlati ai relativi ricavi (es. rimanenze di magazzino)
separata valutazione di elementi eterogenei: questo principio afferma come elementi eterogenei
compresi in singole voci di bilancio debbano essere valutati separatamente
continuit di applicazione dei criteri valutativi: afferma come i criteri valutativi delle poste del bilancio
(esposti nel fondamentale articolo 2426) debbano essere applicati con continuit e coerenza fra esercizi
successivi. Il cambiamento dei criteri valutativi (nei pochi spazi concessi dal codice, quindi
fondamentalmente per le rimanenze di beni fungibili) pu infatti aumentare o diminuire i valori iscritti a
bilancio. possibile derogare a questo principio, come affermato al comma successivo, solo in casi
eccezionali, con deroga motivata ed esplicata negli effetti economici, finanziari e patrimoniali in nota
integrativa (utili da plusvalenze a riserva non distribuibile)
Altri principi di bilancio
Si ricavano altri principi per la compilazione del bilancio dalla lettura degli articoli seguenti al 2423 bis, essi
sono:
divieto di compensazione di partite (2423 ter, 6): per salvaguardare l'informativa di bilancio, con
l'esclusione di sconti, abbuoni e resi che, registrati in contabilit, possono essere compensati nelle voci
di conto economico
omogeneit della moneta di conto: gi trattato
principi impliciti:
comparabilit valutativa e spaziale: delle voci di bilancio fra esercizi successivi
verificabilit: delle valutazioni
neutralit: del bilancio

Capitolo 3 Aspetti formali del bilancio


La IV direttiva CEE del 1991 dava agli Stati membri libert di scelta su un ventaglio do schemi-tipo di stato
patrimoniale e conto economico. L'Italia scelse di legiferare in maniera univoca in favore di uno schema di stato
patrimoniale a sezioni contrapposte e di uno schema di conto economico scalare con classificazione delle voci
per natura, due schemi molto rigidi.
La struttura formale rigida del bilancio, da rispettare e compilare in ogni punto della sua numerazione
alfanumerica, ricavabile dagli articoli:
stato patrimoniale:
art. 2424, schema obbligatorio
conto economico:
art. 2423, schema obbligatorio
nota integrativa:
art. 2427, contenuto minimo obbligatorio
La responsabilit sul contenuto del bilancio grava sugli amministratori, che lo devono sottoscrivere.
Stato patrimoniale
Come detto, lo stato patrimoniale organizzato in due sezioni contrapposte (attivo da una parte e passivo
dall'altra). Da ricordare come il legislatore ha inteso comprendere le attivit patrimoniali sotto la voce attivo, e
le passivit ed il patrimonio netto sotto la voce passivo.
I criteri in base ai quali sono classificate le voci dello stato patrimoniale sono essenzialmente tre:
criterio di destinazione (usato solo per A): l'attitudine delle attivit a partecipare a uno (attivo
circolante) o pi cicli operativi (immobilizzazioni)
criterio dell'origine o natura (sia A che P): le caratteristiche proprie di ogni attivit e passivit
criterio finanziario (sia A che P): la capacit delle attivit di trasformarsi in moneta mantenendo
l'impresa in funzionamento e delle passivit di generare uscite monetarie a seconda della loro scadenza
Per quanto riguarda l'attivo, l'articolo 2424bis afferma che Gli elementi patrimoniali destinati ad essere
utilizzati durevolmente devono essere iscritti tra le immobilizzazioni. Da questo enunciato si comprende come
il primo generale criterio per ordinare le voci delle attivit, come poi appare evidente nell'articolo precedente,
sia quello della destinazione. In effetti, per classificare un'attivit, necessario generalmente procedere come
segue:
criterio classificatorio = destinazione (principale) + natura (integrazione)
1. individuare la destinazione della posta, ovvero se appartiene all'attivo circolante o alle
immobilizzazioni
2. individuare la natura della posta, sia come classe che come voce (o anche sotto-voce)
criterio ordinatorio = finanziario
criterio finanziario crescente (all'interno di singole voci)
criterio finanziario decrescente (all'interno di singole voci)
L'utilizzo del criterio di destinazione crea la conseguenza che alcune nature di attivit (partecipazioni, acconti,
ecc.) si possano ritrovare, in base alla struttura contenuta nell'art. 2424, sia nella macroclasse B)
immobilizzazioni sia nella macroclasse C) attivo circolante.
Oltre a questo, ci sono due importanti eccezioni all'utilizzo del criterio di destinazione come primo criterio
generale della classificazione delle voci dell'attivo: la macroclasse A) crediti verso soci per versamenti ancora
dovuti e la macroclasse D) ratei e risconti. Queste due macroclassi, indicate chiaramente secondo il criterio di
natura, hanno ottenuto una valenza autonoma all'interno della sezione dell'attivo per volont del legislatore, che
vuole cos sottolinearne una innegabile importanza nei confronti del pubblico lettore del bilancio. In particolare,
l'indicazione separata dei crediti verso i soci ancora dovuti permette un rapido calcolo del capitale netto
effettivamente versato e dunque a garanzia dei terzi creditori della societ.
Per quanto riguarda il passivo, esso viene invece ordinato in via principale tramite il criterio della natura:
criterio classificatorio = natura (principale)
1. individuare la natura della posta, intesa come provenienza dai soci o dall'impresa (patrimonio
netto), o da terzi creditori o accantonamento (passivit)
2. individuare la natura della posta, sia come macroclasse che come voce
criterio ordinatorio = finanziario
criterio finanziario crescente (all'interno di singole voci)
criterio finanziario decrescente (all'interno di singole voci)
Anche in questo caso una macroclasse, la C) trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato, ha ottenuto una
valenza autonoma sempre per volont del legislatore.

Per riassumere, una sintesi della struttura dello stato patrimoniale, che comprende le macroclassi e le classi:

Gerarchia dello Stato Patrimoniale


Le poste dello stato patrimoniale sono ordinate secondo una precisa gerarchia, e indicate con lettere, numeri
romani e numeri arabi:
A) Macroclasse
I. Classe
1) Voce
a) Sottovoce
Questa struttura gerarchica permette comunque una certa elasticit per quanto riguarda voci e sottovoci, in
modo da adeguare l'informativa di bilancio a particolari situazioni dell'impresa. Rimane rigida la struttura invece
per macroclassi e classi, che non sono modificabili n eliminabili dal bilancio
La flessibilit di voci e sottovoci riguarda la possibilit di un'ulteriore divisione di voci e sottovoci od il loro
raggruppamento, nonch l'aggiunta di nuove o l'adeguamento nei nomi. Tutto ci consentito, in senso
restrittivo, purch ci vada incontro agli obiettivi di bilancio espressi nella clausola generale (chiarezza,
veridicit e correttezza). Ogni modifica allo schema-base va motivato adeguatamente in nota integrativa.
importante aggiungere come per ogni voce dello stato patrimoniale e del conto economico debba essere
indicato l'importo della voce corrispondente all'esercizio precedente e, se le voci non sono compatibili (perch
sono state modificate legittimamente) necessario procedere ad un adattamento delle voci, da notificare in nota
integrativa.
Poste rettificative nello Stato Patrimoniale
L'articolo 2423ter, comma 6, esprime il gi citato divieto di compenso di partite. Questo principio esprime in
generale il divieto di compensare le partite, sotto la ratio di non far perdere completezza informativa al lettore
del bilancio (che dovrebbe altrimenti recuperare i libri giornali, facendo perdere la funzione schematico-sintetica
al bilancio stesso). Unica compensazione ammessa quella per resi, sconti, abbuoni e premi, che possono essere
decurtati direttamente dai ricavi o costi relativi in CE.
Conto economico
Sempre seguendo una sola delle possibilit lasciate aperte dalla IV direttiva CEE, l'Italia scelte per il conto
economico una struttura, come detto, di tipo scalare, con classificazione delle voci per natura.
In teoria, si pu giungere al risultato del reddito netto attraverso varie strade, che riguardano essenzialmente
come giungere al cosiddetto reddito operativo:
con il modello per aree funzionali (o a costo del venduto): divide i costi per aree funzionali operative,
ottenendo dalla differenza fra i ricavi e i costi del venduto, il margine lordo industriale (la capacit
dell'azienda si coprire con i ricavi monetari i costi monetari, stato di salute dell'azienda), quindi
sottraendo i costi per aree funzionali (distribuzione, amministrazione e R&S) per ottenere il reddito
operativo
con il modello a valore aggiunto (o per natura): dal valore della produzione (ricavi+costi capitalizzati)
sottrae i cosiddetti costi per i beni/servizi esterni ottenendo il valore aggiunto operativo, dal quale
sottraendo i costi del personale si ottiene il MOL, e togliendo ammortamenti e accantonamenti si arriva

a ottenere il reddito operativo


Dal reddito operativo, poi, si ottengono le altre figure di reddito secondo una divisione per aree gestionali
(gestione finanziaria, gestione straordinaria, gestione tributaria) fino ad ottenere il reddito netto.
Questo discorso assume importanza per un confronto nel merito alla struttura del Conto Economico, che invece
si struttura (solo per le classi) in questo modo (colonna a sinistra), ex art. 2425 C.C.:

Questo schema di confronto vuole mostrare come il legislatore abbia strutturato il Conto Economico in maniera
diversa da come lo indicherebbe una suddivisione per aree gestionali. Innanzitutto il CE inserisce all'interno
delle classi A) e B) i ricavi e i costi accessori, che funzionalmente apparterrebbero alla cosiddetta gestione
accessoria (compresa nella gestione ordinaria= gestione operativa+gestione accessoria+gestione finanziaria)
ovvero quella quella gestione di costi o ricavi regolari nella vita dell'impresa ma comunque estranei all'attivit
tipica (affitti per locali, spese ordinarie di manutenzione, ecc.) Quindi c' un primo leggero inquinamento del
risultato operativo, che certamente un punto che risulta interessante per il lettore di bilancio, che cos invece
deve ricostruire un valore pi attendibile dalla nota integrativa. Oltre a ci, le due principali classi A) e B)
accolgono anche una parte di quei proventi ed oneri straordinari che, funzionalmente, verrebbero classificate
come gestione straordinaria. Infatti, una relazione ministeriale ha stabilito che possano essere iscritti nella
classe E) solo proventi ed oneri estranei all'attivit usuale dell'azienda, dunque con una definizione di
straordinariet molto pi restrittiva, che esclude ad esempio un'alienazione usuale di un'immobilizzazione con
valore residuo al termine della sua vita utile, per obsolescenza. Nella classe E) andranno allora inseriti solo
proventi ed oneri per eventi straordinari nella vita dell'impresa (riconversioni produttive, ecc.) Ancora una volta
il risultato operativo risulta falsato.
Per quanto riguarda la gerarchia all'interno della struttura del CE, sono assenti le macroclassi, e la
classificazione inizia dalle cinque classi, indicate con lettera maiuscola. Due voci, la A5 (altri ricavi e
proventi) e la B14 (oneri diversi di gestione) sono indicate informalmente come i cestini dei rifiuti del CE,
perch accolgono quei ricavi e quei costi di difficile classificazione ma, come affermato, di non
straordinariet, almeno nella formulazione della nota ministeriale.

Capitolo 4 Le valutazioni civilistiche e fiscali


I criteri di valutazione si evincono dall'articolo 2426 del Codice Civile, un lungo articolo che individua tutti le
modalit per valutare gli elementi dell'attivo dello Stato Patrimoniale. Questo perch la valutazione di alcuni
elementi delle attivit pesantemente soggetta a valutazioni soggettive, mentre le passivit sono tutte poste dal
marcato carattere monetario, difficilmente valutabili in maniere non univoche.
I principali criteri di valutazione delle attivit sono:
criterio del costo storico: il criterio-base dello SP
criterio del valore di presunto realizzo: da utilizzare se d luogo a valori minori del costo storico
criterio del valore di presumibile realizzazione: utilizzato solo per i crediti commerciali
criteri alternativi: per alcune specifiche poste di bilancio
Il criterio del costo storico caratterizzato da:
certezza dell'oggetto
oggettivit della valutazione (fattura d'acquisto)

neutralit della valutazione (rispetto a tutti gli stakeholders)


rispetto del principio di prudenza ex art. 2423
semplicit
L'art.2426 afferma come le immobilizzazioni sono iscritte al costo d'acquisto o produzione. Ci introduce la
prima importante ramificazione del concetto di costo storico:
costo d'acquisto: il costo sostenuto per l'acquisto di un'immobilizzazione da terzi. Il Codice obbliga a
computare all'interno del costo d'acquisto gli oneri accessori (imballaggi, costi di montaggio, ecc.) e
permette di includere anche gli oneri finanziari specifici, relativi a finanziamenti accessi per la specifica
fabbricazione dell'immobilizzazione. Tali costi sono cos capitalizzati al valore d'acquisto. In sintesi
allora: costo d'acquisto=prezzo d'acquisto+oneri accessori+oneri finanziari specifici (facoltativo)
costo di produzione: il costo sostenuto per la produzione in economia di un'immobilizzazione, compresi
i prodotti finiti ed i semilavorati interni che confluiscono nelle rimanenze di magazzino. Nel Codice il
costo di produzione si desume appartenere alla configurazione di costo detta costo primo, ovvero tutti i
costi diretti imputabili ad un prodotto. permesso computare all'interno del costo di produzione i costi
indiretti per la quota imputabile al prodotto (la configurazione diventa cos quella di costo industriale),
cos come gli oneri finanziari specifici. In sintesi allora: costo di produzione = costi diretti industriali +
costi indiretti indiretti industriali (facoltativo) + oneri finanziari specifici (facoltativo)
Brevemente, il criterio del valore di presunto realizzo si basa sul confronto fra il valore d'uso, ovvero la
sommatoria dei flussi di cassa attualizzati per un periodo futuro provenienti da un certa attivit, ed il valore di
mercato, quando possibile, e sulla successiva scelta del valore pi alto fra i due.
Il criterio del valore di presumibile realizzazione riguarda l'iscrizione dei crediti commerciali, valutati a seconda
della solvibilit del debitore.
Per quanto riguarda la disciplina fiscale, l'art. 110 del TUIR non si discosta dai criteri di valutazione previsti dal
Codice.
Si ricorda che le rimanenze di magazzino si valutano al minore fra il costo storico ed il presumibile valore di
realizzo desumibile dall'andamento del mercato. I beni fungibili, quando non sia possibile rintracciare il costo
d'acquisto di ognuno, sono stimati secondo i metodi del costo medio ponderato, LIFO, FIFO.
Criteri valutativi negli IASB/IFSR
Il framework IASB indica i seguenti criteri di valutazione da adottare nei bilanci secondo i principi contabili
internazionali:
costo storico
fair value (costo equo): il corrispettivo al quale al quale un bene pu essere scambiato fra parti
consapevoli e disponibili, in operazioni fra terzi
costo di sostituzione: ammontare di risorse finanziarie che dovrebbero essere pagate in un dato
momento per l'acquisto di un bene simile o equivalente
valore di mercato
valore netto realizzabile: risorse finanziarie ottenibili dalla vendita
valore attuale: il valore attualizzato dei flussi di cassa che l'attivit generer in condizioni normali
(valore d'uso)
Mentre il costo storico causa una fisiologica saturazione al capitale dell'impresa (reddito prudenziale), il criterio
del fair value orientato al mercato, agli investitori potenziali, d una valutazione prospettica del capitale,
poich aggiorna costantemente ai valori di mercato le attivit. L'attenuazione del principio di prudenza nei
principi contabili internazionali causa principalmente una maggiore volatilit dei valori iscritti in bilancio, la
necessit di separare il reddito prodotto (magari nemmeno conseguito) dal reddito effettivamente distribuibile
per non annacquare il capitale, e generalmente un rischio diffuso legato ad improvvise perdite di valori dei beni
inscritti.

Capitolo 5 Le immobilizzazioni materiali ed il loro valore di iscrizione


Le immobilizzazioni materiali, sempre secondo l'articolo 2426, sono iscritte al costo d'acquisto o di produzione,
e successivamente ammortizzate. Nello SP risulta allora il cosiddetto valore netto contabile
dell'immobilizzazione, differenza fra il valore di iscrizione al costo storico e l'ammontare del relativo fondo
ammortamento. L'informativa non viene persa all'interno del fascicolo di bilancio, perch compare in NI
integrativa con l'indicazione del valore originario di cui si iniziato l'ammortamento e l'ammontare del fondo
ammortamento. La relazione ministeriale prevede la possibilit di inserire entrambi i valori direttamente nello
SP, in un'apposita colonna interna della voce relativa all'immobilizzazione.

Ritornando sulla struttura del costo d'acquisto, ci soffermiamo sulle caratteristiche degli oneri finanziari
specifici capitalizzabili. Essi devono provenire da capitali specificatamente finanziati per l'immobilizzazione ed
effettivamente utilizzati, essere interessi maturati durante il periodo di fabbricazione e fino al momento di
utilizzo, per un periodo significativo e per un tasso annuo effettivo globale (TAEG).
Configurazioni di costo storico (costo di acquisizione)
Lo schema seguente riassume tutte le principali configurazioni di costo storico, basate sui tanti modi in cui
un'immobilizzazione pu entrare nella propriet di un'impresa:

Costruzioni in economia: OIC 16


I principi contabili OIC 16 delimitano con pi precisione il caso della costruzione in economia di
un'immobilizzazione materiale e la sua iscrizione al costo di produzione. Affermano infatti come sia possibile
computare nel costo di produzione le spese generali di fabbricazione (per quota parte) solo se si tratta di
produzioni abituali, ovvero l'impresa solita fare costruzioni in economia. Se invece si tratta di una produzione
occasionale non vanno inclusi i costi industriali indiretti. In entrambi i casi, comunque, non possono essere
capitalizzati i costi di natura eccezionale (scioperi, eventi naturali, ecc.). Ovviamente, il costo di produzione a
cui si iscrive a bilancio l'immobilizzazione non pu eccedere il valore di mercato della stessa. In tal caso,
prevarrebbe il gi citato criterio del valore di presunto realizzo, che subentra all'iscrizione se minore.
Conferimento
Le immobilizzazioni possono confluire nell'attivo dello Stato Patrimoniale non solo per acquisto a titolo oneroso
o costruzione in economia, ma anche come conferimento dei soci a titolo di capitale sociale. Tale pratica
regolata dagli art. 2343 e 2343 ter del Codice. Innanzitutto, si distingue tra:
conferimento in forma congiunta: sono conferiti pi cespiti come componenti di un complesso aziendale
funzionante
conferimento in forma disgiunta: sono conferiti uno o pi cespiti separatamente
Il procedimento ex art. 2323, da utilizzare per i conferimenti di beni in natura o crediti, si sviluppa come segue:
1. perizia giurata di un esperto nominato dal tribunale che attesti che il valore dei beni o crediti conferiti
sia almeno pari al valore che il socio ha indicato
2. approvazione entro 180 gg degli amministratori e, eventualmente, revisione della stima del socio
conferente con svalutazione della stessa
3. riduzione capitale sociale, oppure socio conferente pu recedere (se valore inferiore di oltre un quinto)
riottenendo per quanto possibile il bene conferito o integrare in denaro
Il procedimento ex art. 2323 ter, da utilizzare per i conferimenti di beni in natura o crediti senza una relazione di
stima giurata, utilizzabile solo per le seguenti categorie di beni conferiti:
valori mobiliari negoziati su mercati regolamentati, se conferiti a un valore inferiore al valore sul
mercato
beni in natura o crediti iscritti a fair value in un bilancio approvato da non oltre un anno da un'altra
societ, purch sottoposto a revisione legale, o iscritti a fair value in un bilancio ancora non approvato
ma risultante da valutazione entro sei mesi da parte di esperto indipendente

Permuta
Un'operazione di permuta di immobilizzazioni materiali consiste in uno scambio di fattori produttivi fra aziende,
senza che avvenga una corresponsione di prezzo fra di esse. Tale pratica definita informalmente permuta
tradizionale. Quando invece un'azienda corrisponde all'altra una differenza di prezzo, si parla di permutacompravendita.
I principi OIC affermano come, se si tratta di permuta tradizionale, si debba iscrivere la nuova immobilizzazione
al valore contabile netto di quella ceduta, sotto il presupposto logico delle caratteristiche stesse della permuta.
Tuttavia, questo possibile solo se si trattato di un vero e proprio scambio fra fattori produttivi con uguale
vita residua, se invece la permuta tradizionale (o totale) assume pi le caratteristiche di una compravendita, si
iscrive l'immobilizzazione al prezzo di mercato. Nel caso di permuta-compravendita, si iscriver la nuova
immobilizzazione al prezzo di mercato.
Acquisto a corpo
L'acquisto a corpo un'operazione di acquisizione simultanea e congiunta di pi fattori produttivi per i quali
viene riconosciuto un unico prezzo riferito a tutto il complesso. Tuttavia, un corpo pu essere composto da beni
dalle caratteristiche differenti, e da sottoporre ad ammortamento specifico. Sar dunque necessario ripartire il
valore del corpo per ogni bene che lo compone, ed iscrivere ognuno separatamente, attribuendo un valore peri
alla quota parte del prezzo a corpo corrispondente all'incidenza del valore di mercato del bene sul totale del
valore a corpo ai prezzi di mercato, ovvero:

VI a =PC

VM a

VM i

Si ricorda che il risultato non deve essere iscritto in automatico: si deve sempre confrontare con il valore di
mercato o il valore d'uso, e iscrivere solo se minore.
Acquisto a titolo gratuito
Un acquisto a titolo gratuito un'operazione in cui si acquisisce un'immobilizzazione verso nessun corrispettivo.
Tale immobilizzazione va certamente inserita nell'attivo, e, non potendo usare per ovvie ragioni in criterio del
costo storico, essa andr iscritta al valore di presunto realizzo (valore di mercato o valore d'uso). L'iscrizione,
non comportando alcuna uscita monetaria, far allora sorgere una sopravvenienza attiva da imputare interamente
nell'esercizio. I principi OIC16 non permettono di capitalizzare gli eventuali costi accessori (oneri di
inserimento, ecc.), ma di stornarli direttamente dalla sopravvenienza. Una volta iscritta in bilancio, si procede
all'ammortamento.
La rivalutazione delle immobilizzazioni immateriali: conseguenze fiscali
In alcuni casi, il valore a cui iscritta un'immobilizzazione a bilancio profondamente diverso dal valore che
essa ha nella realt. In alcuni casi-limite, dunque, il principio della prudenza perde molta forza in favore del
postulato di veridicit. il caso delle rivalutazioni, che in prima battuta si possono dividere in:
rivalutazioni economiche: i gi citati casi straordinari in cui il valore di un'immobilizzazione aumenta
sensibilmente in virt del cambiamento di una sua caratteristica intrinseca
rivalutazioni monetarie: sono consentite solo con leggi speciali da parte del legislatore, per adeguare i
valori iscritti al costo storico in periodi di forte inflazione. L'aumento del valore patrimoniale (entro il
valore corrente di mercato) seguito s da una plusvalenza, che tuttavia in sede di assestamento viene
interamente accantonata in una riserva di rivalutazione del patrimonio netto indisponibile. Le quote di
ammortamento, aumentando il valore del bene, aumentano anch'esse.
Per quanti riguarda le conseguenze fiscali per le rivalutazioni economiche, le plusvalenze da rivalutazione di
immobilizzazione non sono tassabili, tuttavia, per compensare la cosa, il Fisco permette la deducibilit delle
quote di ammortamento solo al netto delle plusvalenze (l'effetto complessivo zero, ma spalmato
sull'ammortamento). Ancora una volta si nota come civilisticamente venga fatto un ammortamento maggiore,
ma, in sede di dichiarazione dei redditi, si debba fare una ripresa in aumento del reddito d'esercizio per calcolare
l'imponibile.
Le conseguenze fiscali delle rivalutazioni monetarie non si discostano cos nettamente: le plusvalenze, anche in
questo caso non sono imponibili fiscalmente, e le quote di ammortamento sono interamente deducibili (ma dal
secondo esercizio successivo), fermo restando che chi vuole avvalersi della rivalutazione monetaria debba
pagare un'imposta sostitutiva una-tantum.

Capitolo 6 L'incidenza delle immobilizzazioni materiali sul reddito e sul capitale


Si analizzeranno adesso i principali mutamenti del valore iniziali delle immobilizzazioni materiali, che
impatteranno sul risultato reddituale e sul valore del capitale netto: ammortamenti, svalutazioni, manutenzioni e
riparazioni, dismissioni.
Ammortamento
Il processo di ammortamento trova la sua base giuridica all'articolo 2426, comma 2 del Codice Civile: il costo
di immobilizzazioni materiali e immateriali la cui utilizzazione limitata nel tempo deve essere
sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione alla loro residua possibilit di utilizzazione.
L'espressione limitata nel tempo indica come dal processo di ammortamento vadano escluse le
immobilizzazioni che invece sono caratterizzate da fecondit ripetuta e potenzialmente illimitata come i terreni
agricoli. Altra espressione centrale sistematicamente, che indica come l'ammortamento debba essere basata
su di un preciso piano di ammortamento, basato su metodi razionali e perseguito con sistematicit, senza
interruzioni.
Un preciso piano economico-tecnico di ammortamento necessita di:
valore da ammortizzare: costo storico valore netto residuo (al momento dell'obsolescenza)
periodo di ammortamento: corrisponde alla vita utile del bene, determinata da fattori fisici ed economici
criteri di ripartizione delle quote di ammortamento: devono essere dei criteri individuati razionalmente,
e una volta trovati, applicati con continuit:
quote costanti
quote crescenti
quote decrescenti
quote variabili
Tuttavia la sistematicit prevista dal Codice non sfocia in una immodificabilit totale, dal momento che
possibile, con adeguata motivazione in NI, cambiare in corso di ammortamento i criteri utilizzati e i coefficienti
applicati, come prevede sempre l'articolo 2426 al secondo comma:
modifiche ai coefficienti:
costo storico non modificabile (salvo la deroga per i casi eccezionali)
valore finale modificabile
vita utile modificabile
Per operare una modifica ai coefficienti di ammortamento si calcola innanzitutto il valore netto
contabile risultante dalla differenza fra il costo storico ed il fondo ammortamento dell'immobilizzazione.
Successivamente questo valore diventa il nuovo costo storico del nuovo ammortamento
modifiche ai criteri:
si pu passare ad esempio dalle quote costanti alle quote crescenti, decrescenti o variabili
una deroga al principio di costanza della redazione del bilancio, ex 2423bis, 6
Component approach
Nel caso di immobilizzazioni formate da pi componenti o accessori che hanno, separatamente, un costo
diverso, pu accadere che esse abbiano anche una diversa vita utile, e dunque un pi o meno lungo periodo di
ammortamento. Il component approach allora l'approccio che risolve questo problema: l'ammortamento di
un'immobilizzazione formata da pi componenti e/o accessori si attua ammortizzando il valore delle componenti
con vita utile autonoma in maniera separata, con indicazione in NI, mentre in bilancio rimane il valore netto
contabile dell'intero complesso.
Ammortamento e contributi
L'impresa pu ricevere, durante l'esercizio e da enti o istituzioni pubbliche, dei contributi alla sua attivit, che
generalmente si possono classificare in tre categorie:
contributi a conto esercizio: contributi erogati a integrazione di ricavi o copertura di costi, sono
considerati ricavi dell'esercizio sia in senso civilistico che fiscale, confluiscono in CE A5 altri ricavi o
proventi
contributi a conto impianti: contributi erogati per la specifica finalit di ampliare/potenziare/acquistare
un'immobilizzazione, sono considerati civilisticamente e fiscalmente come ricavi dell'esercizio che
concorrono a formare il reddito seguendo l'ammortamento, come diretta diminuzione delle quote di
ammortamento o altri ricavi o proventi dell'esercizio
contributi a conto capitale: contributi erogati a generico finanziamento delle imprese, senza finalit

specifiche, sono considerati civilisticamente proventi straordinari da inserire interamente nel CE


dell'esercizio, mentre fiscalmente sono considerati sopravvenienze attive, tuttavia, non concorrono
interamente all'imponibile dell'esercizio, ma vengono spalmati per quattro esercizi successivi
Ammortamento civilistico e ammortamento fiscale
L'annosa questione del doppio binario fra la normativa civilistica e la normativa fiscale, come profonda
diversit degli obiettivi perseguiti, porta ad una differenza importante sul piano dell'ammortamento di
un'immobilizzazione rispetto a come lo definisce il Codice Civile e a come lo definisce il TUIR. Il fisco ha il
chiaro obiettivo di massimizzare il gettito fiscale tramite pi alte basi imponibili, mentre la normativa civile
mira ad una rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale dell'impresa.
La disciplina dell'ammortamento nell'ottica fiscale racchiusa all'interno dell'art. 122 del TUIR:
le quote di ammortamento dei beni materiali strumentali sono deducibili
la deduzione ammessa in misura non superiore a quella risultante dall'applicazione al costo dei beni
dei coefficienti stabiliti con decreto ministeriale, che fissa tabelle con coefficienti percentuali per ogni
categoria merceologica di bene ammortizzabile, con le massime aliquote deducibili (coefficiente
d'ammortamento fiscalmente deducibile)
nel primo esercizio di ammortamento, i coefficienti sono ridotti della met
se il bene ha un valore irrisorio, meno di 516,46 (1 mln di lire), si ammortizza tutto nell'esercizio
(ammortamento immediato)
si pu portare in deduzione il valore residuo dell'immobilizzazione, cos come il valore netto contabile
se si dismette un'immobilizzazione non completamente ammortizzata
fino al 2008 si potevano ammortizzare i beni con ammortamento anticipato, ovvero fino al doppio
dell'aliquota fiscalmente deducibile, con una reale doppia deduzione (i vantaggi fiscali erano seguiti da
una pesante saturazione dei bilanci)
Il redattore del bilancio pu scegliere se civilisticamente seguire un ammortamento che segua il corrispondente
fiscale, oppure effettuare un ammortamento civilistico minore o maggiore. Nel primo caso, si avr un bilancio
leggermente annacquato, con valori netti contabili pi alti, e comunque, applicando un aliquota minore rispetto
alla massima aliquota fiscalmente deducibile, si pagheranno pi imposte per la maggior base imponibile. Se
invece si decide di fare un ammortamento civilistico maggiore dell'ammortamento fiscale, si saturer il capitale,
e comunque il fisco non permetter di dedurre di pi dell'aliquota di ammortamento fiscale.
Svalutazioni
Secondo caso di mutamento del valore iniziale di un'immobilizzazione la sua svalutazione, operata quando alla
fine dell'esercizio risulti durevolmente di valore inferiore a quello iscritto a bilancio, come esprime l'art.
2426, terzo comma. Il Codice esprime il dovere di rettificare il valore, ed ugualmente l'obbligo di non mantenere
questo valore svalutato negli esercizi successivi se venuta meno la causa che ha provocato la perdita durevole di
valore.
La valutazione di deterioramento di un'immobilizzazione effettuata attraverso il cosiddetto impairment test,
operato nel modo seguente. Si confronta il valore iscritto a bilancio (valore netto contabile, dunque al netto del
fondo di ammortamento relativo) con il valore residuo (maggiore fra il valore di mercato se bene alienabile e il
valore d'uso se bene impiegato). Se accade che: VNC >VR , si svaluta l'immobilizzazione della differenza.
La svalutazione non pu essere portata in deduzione, ci comporta in sede di dichiarazione una ripresa in
aumento del reddito civilistico. Tuttavia, si pu continuare a portare in deduzione l'intera aliquota di
ammortamento fiscalmente deducibile (come se non fosse successo niente), o altrimenti la minore aliquota di
ammortamento civilistico. In un certo senso, dal momento della svalutazione, ammortamento civilistico e fiscale
prendono due strade nettamente separate, con il primo che far riferimento al nuovo valore svalutato da
ammortizzare, mentre il secondo continuer a fare riferimento al valore originario non svalutato.
Come detto, se viene meno il motivo della svalutazione duratura la legge impone il cosiddetto ripristino in
valore del bene, che, nota bene, non una rivalutazione, ma semplicemente una ripresa del valore netto
contabile originario, ovvero come sarebbe stato se non si fosse verificata una svalutazione, sottoposta a questo
tetto massimo. Se venisse stimato un valore d'uso o valore di mercato minore del valore netto contabile
originario, si ripristinerebbe a questo minor valore, sempre secondo il principio della prudenza. Il ripristino in
valore un ricavo che confluisce in A.5 altri ricavi.
Manutenzioni e riparazioni
Terza fattispecie di mutamento di valore iniziale, le manutenzioni e le riparazioni si devono distinguere
inizialmente in:
manutenzioni ordinarie: sono costi dell'esercizio, non aumentano il valore dell'immobilizzazione, non
aumentano il livello produttivo se macchinario/impianto/ecc, semplicemente sono necessarie al suo

normale funzionamento
manutenzioni straordinarie: sono capitalizzabili al valore dell'immobilizzazione, perch ne aumentano il
valore ed il livello produttivo
I costi per manutenzioni straordinarie sono capitalizzabili iscrivendo un ricavo in A.4 incrementi di
immobilizzazioni per lavori interni se la manutenzione straordinaria fatta in economia, oppure se apportate
dall'esterno (commissionate), si fa transitare il costo in CE e poi si storna totalmente capitalizzando il costo.
Il Fisco non compie una distinzione fra manutenzioni ordinarie e straordinarie, ma fra:
capitalizzabili: interamente deducibili (nel senso che le quote di ammortamento maggiori risultanti
dall'aver capitalizzato i costi al valore dell'immobilizzazione sono interamente deducibili)
non capitalizzabili: deducibili nel limite di un plafond del 5% del costo dei beni materiali
ammortizzabili, l'eccedente ammortizzato (rateizzato, si sta parlando di un debito verso il fisco) come
deduzione in quote costanti nei 5 esercizi successivi
Dismissioni
Quarto ed ultimo caso di mutamento del valore iniziale di un'immobilizzazione, riguarda essenzialmente le
dismissioni di immobilizzazioni non completamente ammortizzate, che pu avvenire tramite:
eliminazione senza alcun realizzo: civilisticamente si verifica una svalutazione per l'intero importo pari
al valore netto contabile rimanente (costo), che per fiscalmente interamente deducibile (deroga a ci
che si visto trattando le svalutazioni comuni)
cessione a titolo oneroso: scattano plusvalenze e minusvalenze che possono avere caratteristiche:
ordinarie all'interno dell'attivit produttiva: ricambio fisiologico di cespiti, allora plusvalenze
passano da A.5 altri ricavi e proventi e minusvalenze da B.14 oneri diversi di gestione
straordinarie (estranee all'attivit usuale dell'azienda): cessione di immobili civili o altri beni non
strumentali o beni strumentali in situazioni straordinarie (es. riconversione industriale), allora
plusvalenze passano da E.20 proventi con separata indicazione delle plusvalenze da alienazione e
minusvalenze da E.21 oneri con separata indicazione delle minusvalenze da alienazione
Per quanto riguarda la disciplina fiscale, ovvia premessa che se la cessione di immobilizzazioni a titolo
oneroso la attivit tipica dell'impresa, le plusvalenze concorrono interamente all'imponibile come ricavi
dell'esercizio.
Se invece la cessione riguarda un bene produttivo/strumentale che appartiene all'azienda (che normalmente non
dismette beni produttivi ovviamente), il TUIR articolo 86 afferma come le plusvalenze/minusvalenze debbano
concorrere all'imponibile se si verifica anche uno solo dei seguenti casi:
plusvalenze:
realizzate a titolo oneroso
realizzate mediante il risarcimento, anche assicurativo, per la perdita o danneggiamento di beni
i beni sono destinati all'uso personale dei soci o comunque per finalit estranee all'impresa
Chiaramente si tratta di fattispecie molto comuni, le plusvalenze concorrono all'imponibile interamente
nell'esercizio di competenze, oppure, se il bene alienato era posseduto da almeno 3 anni, possibile
chiedere una rateizzazione della quota che concorre a imponibile fino al quarto esercizio successivo
minusvalenze:
realizzate a titolo oneroso
realizzate mediante il risarcimento, anche assicurativo, per la perdita o danneggiamento di beni
Le minusvalenze concorrono all'imponibile, abbattendolo, interamente nell'esercizio di competenza

Capitolo 7 Le immobilizzazioni immateriali


Come le immobilizzazioni materiali avano una loro precisa voce di iscrizione nello Stato Patrimoniale (B.II),
cos le immobilizzazioni immateriali sono classificate alla classe B.I. All'interno di questa classe si distinguono:
oneri pluriennali: gli oneri valutati come danti utilit su pi esercizi (voci 1 costi di impianto e di
ampliamento e 2 costi di ricerca, sviluppo e pubblicit)
beni immateriali (veri e propri) : (voci 3 diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle
opere di ingegno e 4 concessioni, licenze, marchi e diritti simili)
avviamento
immobilizzazioni in corso e acconti
Oneri pluriennali
Gli oneri pluriennali, costi di impianto e ampliamento e di R&S e pubblicit, sono disciplinati dall'articolo 2426
comma 5, che afferma come:
debbano avere certa utilit pluriennale
debbano essere iscritti all'attivo (capitalizzandoli) solo con il consenso del collegio sindacale
devono essere ammortizzati entro un periodo non superiore a cinque anni
la distribuzione di dividendi diviene assoggettata alla presenza di riserve disponibili che coprano
l'importo ancora non ammortizzato degli oneri pluriennali, per evitare annacquamento di capitale
distribuendo reddito non prodotto. Ovviamente se gli oneri sono completamente ammortizzati,
scomparendo dal bilancio, il problema non si pone
Tornando sulle tipologie di oneri pluriennali, essi sono:
costi di impianto: i costi legati dalla costituzione giuridica della societ, e tutti gli altri costi legati
all'inizio dell'attivit a livello legale
costi di ampliamento: i costi successivi di tipo legale-giuridico (modifiche statuto, aumento di capitale,
ecc.)
costi di ricerca e sviluppo: non si pu capitalizzare la ricerca di base ma solo la ricerca applicata e lo
sviluppo di processi/prodotto (deve sussistere una chiara realizzabilit del progetto e la possibilit di un
ritorno dei costi). L'ammortamento, come prescrive il Codice, effettuato massimo per 5 anni a quote
costanti o crescenti, e sono ammortizzabili: stipendi, costi macchinari/servizi o comunque tutto ci che
collegato alla R&S nella quota imputabile (oneri indiretti)
costi di pubblicit: ammortizzabili sempre per un massimo di 5 anni solo se avranno un durevole effetto
di ricordo sul pubblico (es. campagne pubblicitarie particolari per il lancio di un prodotto sul mercato)
Beni immateriali immobilizzati veri e propri
Per le immobilizzazioni immateriali il Codice Civile prevede, sempre ex 2426 comma primo e secondo, uguali
modalit di iscrizione e ammortamento rispetto a quelle materiali (senza consenso collegio sindacale, che serve
per la decisione di capitalizzazione di oneri pluriennali). Ugualmente, c' completa libert nella distribuzione di
dividendi.
Le tipologie di immobilizzazioni immateriali, come visto, sono:
brevetti: rappresentano il titolo giuridico per godere di un monopolio di produzione e utilizzo
commerciale di un certo prodotto/processo produttivo/ecc per 20 anni. Un brevetto iscritto seguendo le
regole generali per le immobilizzazioni, ovvero se acquistato a titolo oneroso iscritto al costo, mentre
se autoprodotto iscritto al costo di produzione (con la stessa computazione dei costi come visto per
la R&S). Deve avere la potenzialit di un'utilit pluriennale, e viene ammortizzato in base alla vita utile
a quote costanti o decrescenti
diritti di utilizzazione delle opere di ingegno: rappresentano il titolo giuridico per godere del monopolio
dei proventi derivanti dall'utilizzo di opere scientifiche o artistiche di qualsiasi genere fino a 70 anni
dopo la morte dell'autore. iscritto sempre al costo d'acquisto o produzione, deve avere un'utilit
pluriennale, e viene ammortizzato in base alla vita utile (ma la prassi raccomanda la brevit)
concessioni o licenze: vari diritti di sfruttamento di beni (concessioni) e autorizzazioni a svolgere una
specifica attivit (licenze). Sono iscritte al costo d'acquisto (non possono essere certo autoprodotte), e
ammortizzate in base alla durata/residua possibilit di utilizzazione
marchi: si possono iscrivere solo i marchi acquistati a titolo oneroso, mentre i marchi cosiddetti
interni, autoprodotti, possono essere iscritti unicamente come costi esterni per la generazione del
marchio. Ammortamento massimo in 20 anni
altri diritti: diritti di franchising, iscrizione al costo d'acquisto, o segni distintivi dell'impresa diversi dal

marchio, costo d'acquisto o produzione ma solo come costi esterni. Ammortamento in base alla vita utile
Avviamento
L'avviamento il maggior valore che un'azienda acquirente dovrebbe pagare ai soci dell'azienda rilevata rispetto
al suo capitale netto rivalutato all'atto dell'acquisto. L'avviamento ha alcuni caratteri che lo avvicinano agli oneri
pluriennali, come quello di non avere un valore di mercato indipendentemente dall'azienda che lo ha prodotto, e
ai beni immateriali, come l'utilit futura che la premessa della sua stessa esistenza (si paga di pi perch
l'azienda avviata, ha la sua clientela, inserita nel tessuto commerciale, ecc.). Si deve ricordare che il
Codice vieta espressamente l'iscrizione dell'avviamento internamente generato. possibile invece iscrivere
l'avviamento acquistato a titolo oneroso, solo dietro il consenso del collegio sindacale e con un ammortamento
massimo in 5 anni o, se previsto maggiore, si pu giustificare un tempo ulteriore in NI.
Disciplina fiscale per i beni immateriali
La disciplina fiscale per i beni immateriali non pone numerosi problemi, ed la seguente (per le poste pi
importanti):
costi impianto e ampliamento: deducibilit integrale delle quote di ammortamento
costi di R&S: deducibilit integrale delle quote di ammortamento in 5 esercizi
costi di pubblicit: deducibilit integrale delle quote di ammortamento in 5 esercizi
avviamento: deducibilit integrale delle quote di ammortamento purch non superiori a 1/18 del valore
dell'avviamento

Capitolo 8 Le immobilizzazioni finanziarie


Le immobilizzazioni finanziarie occupano la classe B.III dello Stato Patrimoniale. Tuttavia, le stesse tipologie di
attivit finanziarie tipiche che possono risultare immobilizzazioni secondo il principio di destinazione, possono
anche essere presenti nella macroclasse C dell'attivo circolante, se destinati a produrre utilit entro il ciclo
operativo successivo.
Partecipazioni azionarie
La prima importante voce della B.III riunisce le partecipazioni azionarie in imprese:
controllate: (ex 2359) quando:
si detiene il 50%+1 del capitale sociale con diritto di voto, ovvero la maggioranza assoluta dei voti
in assemblea (controllo legale o di diritto)
si detiene una quota minore ma si possiede comunque la maggioranza relativa dei voti (controllo di
fatto)
si esercita un controllo per via contrattuale (patti parasociali)
si esercita comunque un'influenza dominante, nomina della maggioranza dei componenti del cda
si esercita un controllo indiretto tramite altra controllata (il controllo indiretto si assume alla totalit
della partecipazione della controllata alla terza controllata indiretta)
collegate: (ex 2359) quando:
si detiene almeno il 20% del capitale sociale con diritto di voto se impresa non quotata
si detiene almeno il 10% del capitale sociale con diritto di voto se impresa quotata
si esercita comunque un'influenza notevole, con la nomina di alcuni componenti del cda
L'articolo 2424 bis afferma poi come le partecipazioni in imprese controllate o collegate secondo i suddetti
criteri si presumono immobilizzazioni.
Cosa accade nel caso della partecipazione in controllanti? un caso, possibile, in cui una controllata detiene
capitale di rischio della controllante. Il problema che sorge l'annacquamento del capitale, il Codice allora pone
alcuni limiti:
garanzia patrimoniale: iscrizione di una riserva indisponibile, finanziata da utili non distribuiti, pari al
valore al costo d'acquisto delle azioni della controllante
tetto relativo: per definizione della garanzia patrimoniale pari alla quota di utili che l'impresa pu non
distribuibile e accantonare a riserva indisponibile
tetto assoluto: pari al 20% del capitale sociale della controllante se quotata (nessun tetto assoluto se
controllante non quotata)
privazione del diritto di voto della controllata nell'assemblea dei soci della controllante
La ratio di questi limiti, espressi dall'articolo 2359 bis del Codice, quella di tutelate la stabilit delle garanzie
patrimoniali di entrambe, controllante e controllata, verso i terzi affidatari.
Tipologia di partecipazione a s quella delle azioni proprie, ovvero la detenzione da parte dell'impresa delle

sue stesse azioni, come persona giuridica. L'acquisto di azioni proprie, si comprende, crea un cortocircuito
giuridico ed economico nel sistema del finanziamento a titolo di capitale di rischio, perch le azioni proprie
diventano vero e proprio capitale fittizio. Un'impresa potrebbe ritenere conveniente comprare sul mercato
flottante delle proprie azioni per sostenerne il prezzo, o accrescere uno specifico indice, oppure ridurre il
capitale sociale o liquidare un azionista, oppure ancora per distribuire le azioni in stock option ai dipendenti.
Il Codice comunque pone degli importanti limiti all'acquisto del proprio flottante sul mercato azionario, sempre
a tutela dei terzi affidatari, quali:
tetto assoluto pari al 10% del capitale sociale in valore nominale
creazione di una riserva indisponibile pari al valore delle proprie azioni, utilizzando riserve disponibili o
utili non distribuiti (ci sempre per evitare l'annacquamento del capitale)
perdita del diritto di voto in assemblea e del diritto al ricevere dividendi
Valutazione delle immobilizzazioni finanziarie
Per la valutazione delle immobilizzazioni finanziarie si seguono due metodi:
criterio del costo storico (costo d'acquisto o costo di sottoscrizione)
criterio del patrimonio netto
Non esiste ovviamente un costo di produzione per le immobilizzazioni finanziarie. Gli oneri accessori
capitalizzabili al costo storico sono le eventuali commissioni di intermediazione finanziaria, le imposte di bollo
se previste, ecc. I titoli, sempre valutati al costo storico, si valutano a corso secco, ovvero senza computare gli
interessi che stiano eventualmente maturando (cedole o altri interessi).
Svalutazione delle immobilizzazioni finanziarie
La disciplina della svalutazione richiama quella generale, con la differenza che la svalutazione in questo caso
una scelta soggettiva degli amministratori, una volta che si verifichino alcune cause previste dal Codice.
Infatti, a seconda della tipologia di immobilizzazione finanziaria, si opera nel seguente modo:
partecipazioni: svalutabili su perdite durevoli di valore della partecipata (possibilit, non obbligo), con
riferimento alla situazione economica. La decisione intorno alla svalutazione lasciata agli
amministratori, che potrebbero decidere di non effettuarla se dovessero ritenere che la partecipata ha un
buon avviamento aziendale, oppure plusvalenze latenti (utili presunti). La svalutazione effettuata fino
al tetto massimo della percentuale della variazione in perdita del patrimonio netto contabile pi
l'eventuale sovrapprezzo
titoli quotati: svalutabili quando il corso borsistico notevolmente e durevolmente inferiore al costo
d'acquisto. La svalutazione effettuata fino al tetto massimo del presumibile valore di realizzo
titoli non quotati: svalutabili in riferimento al rischio d'insolvenza dell'emittente. La svalutazione
effettuata fino al tetto massimo del presumibile valore di realizzo
Ripristino di valore
Come per le immobilizzazioni materiali svalutate, il ripristino di valore , totale o parziale, possibile quando
vengano meno le condizioni che il Codice prevede come cause danti la facolt agli amministratori di svalutare.
Il ripristino avviene fino al tetto del valore iniziale di iscrizione.
Criterio del Patrimonio Netto
Si introduce ora il criterio di valutazione ed iscrizione delle immobilizzazioni finanziarie alternativo al criterio
del costo storico. Esso descritto dall'articolo 2426, punto quarto, che afferma come le immobilizzazioni
consistenti in partecipazioni in imprese collegate o controllate possano essere valutate, in alternativa al criterio
del costo, per un importo pari alla corrispondente frazione del patrimonio netto risultate dall'ultimo bilancio
approvato, detratti i dividendi. La ragione per l'applicazione del criterio del patrimonio netto al posto del criterio
del costo molto semplice: un criterio meno prudenziale che d una rappresentazione pi realistica del valore
delle partecipazioni, specie se passato tempo dall'acquisizione ed aumentata in maniera sensibile la
capitalizzazione della partecipata.
Il metodo del patrimonio netto funzione rispettando alcuni criteri:
si pu anche iscrivere il maggior costo (non sovrapprezzo! Sovrapprezzo= valore d'acquisto-valore
nominale) pagato rispetto al valore della percentuale di PN posseduto, purch si dia indicazione di ci in
NI
tuttavia, tale maggior costo (dovuto alla presenza di avviamento) va ammortizzato in 5 anni, svalutando
l'intera partecipazione, che alla fine dei 5 anni (fermo restando il valore della percentuale del PN della
partecipata posseduta) torner ad allinearsi al valore netto stabilito appunto con il criterio del PN
il principio della anticipazione delle perdite consiglia poi, se tale differenza dovuta oltre che alla
presenza di un avviamento interno alla partecipata anche all'aver fatto un cattivo affare (si pagato

troppo per quanto realmente valeva), di svalutare immediatamente la quota che si considera di cattivo
affare nell'esercizio
se invece accade che si vuole adottare il metodo del PN, ma il costo d'acquisto inferiore alla
percentuale di PN, allora:
si pu aver fatto un buon affare (e in tal caso si pu rivalutare la partecipazione a riserva
indisponibile per rivalutazione di partecipazione fino al tetto della percentuale)
si pu aver avuto uno sconto per un disavviamento, allora si iscrive al costo d'acquisto senza
utilizzare il metodo del PN, aspettando le perdite che dovessero adeguare la percentuale di PN al
prezzo pagato, e solo a quel punto agganciarsi a questo valore, e svalutare (se la partecipata
continua ad andare male) o rivalutare (se la partecipata si riprende)
Ma nella pratica, come far agganciare questo valore alle poste in bilancio? Se, utilizzando il metodo del PN e
osservando l'ultimo bilancio della partecipata, si osserva che essa ha chiuso l'esercizio in perdita, con una
diminuzione del patrimonio netto, allora le relative azioni sono svalutate per un valore economico che il Codice
tratta come minusvalenze di competenza (costo), per il solito principio di anticipazione delle perdite presunte.
Se invece si osserva che la partecipata ha conseguito degli utili che non sono stati distribuiti interamente (se
sono stati distribuiti dividenti essi vanno detratti!), allora le relative azioni sono rivalutate per un valore
economico che il Codice tratta come plusvalenze non di competenza (perch non realizzate), per il solito
principio di non anticipazione degli utili presunti, e dunque alla rivalutazione si fa seguire un'iscrizione a
riserva non distribuibile.
I principi contabili OIC 21 specificano meglio come procedere alla rivalutazione delle partecipazioni valutate
secondo il metodo del patrimonio netto:
con metodo integrale benchmark: il metodo benchmark, di riferimento, per l'OIC, in cui la
rivalutazione delle partecipazioni effettuata facendo passare la rivalutazione come provento
dell'esercizio. Nell'esercizio successivo, in sede di approvazione del bilancio dell'esercizio precedente e
di scelta di distribuzione degli utili, gli amministratori preventivamente iscriveranno la quota di utile
pari alle plusvalenze da rivalutazione in una riserva indisponibile. Se poi la controllata distribuisce
dividendi, allora la controllante:
da una parte, svaluta la partecipazione (se la controllata distribuisce dividendi cala il suo PN) ma
senza iscrivere un costo, ma un credito
dall'altra, quando avviene l'effettivo regolamento, oltre a registrare un flusso di liquidit in entrata
storna la riserva indisponibile di un importo che iscrive a riserva disponibile, che diventa la quota
di ricavo per la rivalutazione, commisurata alla corresponsione di dividendi
con metodo solo patrimoniale allowed: il secondo metodo il metodo solo patrimoniale permesso
dall'OIC, dove la rivalutazione delle partecipazioni non transita dal CE. Essa avviene direttamente con
la scrittura partecipazioni azionarie a riserva indisponibile. Se poi la controllata distribuisce
dividendi, allora la controllante:
da una parte, iscrive un credito ed iscrive un provento da partecipazioni (dividendo)
dall'altra, quando avviene l'effettivo regolamento, oltre a registrare un flusso di liquidit in entrata
storna la riserva indisponibile della quota di dividendo corrisposto, e dello stesso valore svaluta la
partecipazione (se la controllata distribuisce dividendi cala il suo PN)

Capitolo 9 Le rimanenze di magazzino e i valori in corso su ordinazioni


Rimanenze: Codice Civile
Le rimanenze di magazzino (materie prime, semilavorati, prodotti finiti, ecc.) seguono, nelle loro differenti
nature, un percorso simile di valutazione:
inventariazione: il procedimento di tenere un inventario di magazzino, che registri le quantit fisiche
di ogni tipologia di prodotto in magazzino
valorizzazione: l'attribuire un valore alle rimanenze, che il Codice definisce come il minore fra costo
d'acquisto o produzione ed il valore di presunto realizzo (maggiore fra il valore d'uso ed il valore di
mercato al netto dei costi di vendita prevedibili)
Si ricorda che all'articolo 2426, punto 9, si fa presente che la valutazione delle rimanenze, se minore, al valore di
presunto realizzo, non pu essere mantenuto negli esercizi successivi se ne sono venuti meno i motivi.
Per quanto riguarda la valorizzazione di alcuni beni fungibili, si utilizzano i gi citati metodi di valutazione
sintetica delle rimanenze e degli scarichi: LIFO, FIFO, media ponderata.
Materie prime, sussidiarie, di consumo e merci (prodotti acquistati sui quali non si effettua trasformazione

fisico-tecnica), dove compongano rimanenze di magazzino in sede di assestamento al 31/12, sono inserite nel
Conto Economico nella classe B) Costo della produzione alla voce B.11 Variazioni delle rimanenze di
materie prime, sussidiarie, di consumo e merci con segno negativo, a rettifica di costi di esercizio.
Prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e prodotti finiti, dove compongano rimanenze di magazzino in
sede di assestamento al 31/12, sono inserite nel Conto Economico nella classe A) Valore della produzione alla
voce A.2 Variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti con segno
positivo, in quanto legittimi ricavi d'esercizio, perch risultato della produzione.
Le relative voci patrimoniali movimentate sono la C.I.1, la C.I.2 e la C.I.4, come rimanenze iniziali
all'apertura dell'esercizio o come rimanenze finali in sede di assestamento. Si nota come le voci del conto
economico superino le scritture conosciute dal corso di Economia Aziendale.
Rimanenze: TUIR
L'articolo 92 del TUIR si discosta dalla disciplina civilistica per quanto riguarda la valutazione delle rimanenze
di magazzino, dal momento che, come detto, le rimanenze concorrono all'aumento della base imponibile (sia che
diminuiscano i costi di produzione che aumentino il valore della produzione nel CE). Il Fisco ha allora tutto
l'interesse a non permettere la valutazione delle rimanenze sotto una certa soglia, pena la ripresa in aumento
dell'imponibile.
Il TUIR prevede che tale soglia minima sia pari al minore fra il costo storico e il valore normale medio.
Per quanto riguarda il costo storico, concesso l'utilizzo del costo specifico (acquisto o produzione) o dei
metodi di valorizzazione sintetici (LIFO,FIFO,CMP) purch siano anche utilizzati in bilancio, oppure un
particolare metodo detto LIFO a scatti annuali. Questo metodo unisce ad un'impostazione dello scarico secondo
la concezione last in first out (vengono fatte uscire le partite di pi recente entrata), una valorizzazione delle
rimanenze di uno stesso anno tramite media ponderata, che in parte corregge la prudenza del LIFO.
Il valore normale medio invece una media dei prezzi dell'ultimo mese per quella categoria merceologica.
I lavori in corso su ordinazione
Una categoria a parte di rimanenze sono i lavori in corso su ordinazioni, che nello SP hanno un'evidenza
particolare alla voce C.I.3. Essi riguardano quei particolari lavori su commessa che possono impiegare anche
interamente un'impresa, e impiegano pi periodi amministrativi per essere completati (cantieristica navale,
aeronautica, ecc.). La logica rimane per quella di stornare costi di esercizio in eccesso (a cui non seguono
ricavi) che potrebbero, anno dopo anno, deprimere il patrimonio netto con perdite continue, dal momento che la
vendita non si realizza. Allora la scrittura in assestamento la gi vista C.I.3 Lavori in corso su ordinazione a
A.3 Variazione dei lavori in corso su ordinazione, mentre all'inizio dell'esercizio si fa la scrittura inversa.
Ci sono due metodologie per valutare i lavori in corso su ordinazioni:
metodo della commessa completata: il metodo generale previsto dal Codice, articolo 2426, punto 9),
che valorizza le rimanenze, in questo caso i lavori su commissione, al costo di produzione (costo
industriale) maggiorato dagli eventuali oneri finanziari specifici
metodo della percentuale di completamento della commessa: il metodo concesso come opzione
all'articolo 2426, punto 11, che valorizza i lavori su commissione in base alla percentuale di
completamento della commessa, con un valore basato sul prezzo finale della commessa
Si comprende come il secondo metodo dia valori pi alti, e dunque possa tendere ad annacquare il capitale,
spalmando il ricarico della commessa (il ricavo al netto dei costi) fin dal primo anno, e non sono alla fine come
accade con il metodo della commessa (o contratto) completata.
I principi OIC richiedono allora:
l'esistenza di un contratto vincolante per le parti, con un prezzo fisso
specificit della commessa
possibilit di determinare chiaramente lo SAL (stato di avanzamento dei lavori), tramite:
criterio dei costi sostenuti rispetto ai costi previsti
criterio delle ore lavorate rispetto alle ore previste
criterio fisico-tecnico, basato sul progetto
assenza di aleatoriet
adeguata contabilit di commessa
Ovviamente il Fisco pretender che sia seguito il metodo della percentuale di completamento per fare cassa ogni
anno e non solo alla fine.

Commesse in perdita
Si ha una commessa in perdita quando ci si accorge di stare sostenendo pi costi di produzione di una
commessa di quanto si otterr alla vendita. In tal caso, nell'esercizio in cui se ne viene a conoscenza,
necessario scegliere se:
effettuare un accantonamento a fondo rischi
oppure
rettificare Lavori in corso su ordinazione e Variazioni di lavori in corso su ordinazione
Principi IAS-IFRS e rimanenze di magazzino/lavori in corso su ordinazione
I principi contabili internazionali per le rimanenze affermano come si debba adottare il minore fra:
costo d'acquisto o produzione: determinato per gli IAS-IFRS con i criteri di:
identificazione specifica
FIFO
media ponderata
fair value
Si nota come sia assente il criterio del LIFO, che, in un regime di prezzi crescenti, porti ad una sottostima delle
poste patrimoniali. Si ricordi che i principi internazionali sono orientati ad una valutazione meno prudenziale e
pi aderente alla realt.
Per quanto riguarda i lavori in corso su ordinazione i principi internazionali prevedono il metodo della
percentuale di completamento, e, solo in via residuale e se il risultato della commessa di difficile stima, si
adotta il metodo della commessa completata.

Capitolo 10 I crediti
I crediti sono presenti all'interno dello Stato Patrimoniale in pi sezioni: in A come crediti verso soci, in B.I,
B.II, C.I come acconti, ed in B.III e C.II come crediti veri e propri, rispettivamente crediti di finanziamento e
crediti di funzionamento.
Il Codice Civile indica che i crediti vanno iscritti al loro presumibile importo di realizzazione. Ci implica che
una valutazione dei crediti non pu essere scissa da una valutazione del rischio di insolvenza che caratterizza il
debitore, e, se si sta vendendo extra-Eurozona, da una valutazione del rischio di cambio, e dunque dalla
generazione di possibili utili o perdite su cambi.
Rischio di insolvenza
Per il principio di competenza la valutazione di una perdita presunta su di un credito andr iscritta
nell'esercizio di competenza del relativo ricavo, in altre parole a bilancio andr iscritto il valore di presumibile
realizzazione come differenza fra valore nominale dei crediti e presumibile quota di insolvenza.
I principi contabili OIC 15 integrano, come loro solito, lo scarno contenuto della normativa civilistica,
ampliando casi e metodologie di svalutazione dei crediti. Innanzitutto essi elencano le cause che devono portare
a svalutazione:
perdite per inesigibilit (insolvenza del creditore)
resi e rettifiche di fatturazione da riconoscere
sconti o abbuoni
Elencano poi tre fondamentali procedimenti di calcolo della quota di svalutazione da imputare ai valori nominali
dei crediti:
metodo analitico: il metodo consigliato dai principi contabili OIC, prescrive la valutazione della
solvibilit di ogni creditore, credito per credito, e l'imputazione di una quota di svalutazione
direttamente relazionata al singolo caso
metodo sintetico: il metodo pi comune, consiste nella svalutazione complessiva dei crediti per una
percentuale desumibile dall'insolvibilit storica registrata dall'esperienza dell'impresa in un certo settore
metodo fiscale: le percentuali massime di svalutazione indicate dal Fisco ai fini della deduzione
dall'imponibile, procedimento poco corretto ai sensi delle norme civilistiche
Importante sottolineare la differenza fra le scritture contabili fra metodo analitico e metodo sintetico: la prima
svalutazione crediti a f/svalutazione crediti (c' un margine ampio di certezza, la solvibilit del credito
valutata singolarmente), mentre la seconda perdite presunte su crediti a f/rischi su crediti.
Ogni volta che, all'incasso, una svalutazione di riveli superflua, chiude il relativo fondo con un provento in A.5.

Attualizzazione dei crediti


Come conosciuto, i crediti concessi a dilazione possono presentarsi nelle seguenti fattispecie:
crediti con interesse esplicito, computati a tasso di mercato, iscritti al loro valore di estinzione futura o
al loro valore attuale
crediti con interesse esplicito a tasso incongruo
crediti con interesse implicito
crediti infruttiferi
La questione pi importante ai fini di iscrizione sorge per i crediti collegati a dilazioni di pagamento concesse a
interesse implicito, per le quali pu essere deciso di effettuare uno scorporo di interesse implicito, impuntando
una quota di questo interesse implicito all'esercizio di competenza come ricavo, e rimandando il resto a esercizi
successivi come risconti passivi. La quota di interessi impliciti si calcola tramite la differenza fra il valore
nominale del credito ed il suo valore attuale all'anno di concessione, con un'attualizzazione in regime di
interesse composto: I =C VA=C

C
n . Gli interessi impliciti I andranno poi spalmati sul numero
(1+i)

di esercizi di dilazione concessa, curandosi di effettuare il calcolo in regime di capitalizzazione composta.


Interessi di mora
Un decreto legislativo del 2002 ha introdotto una specifica disciplina legale a tutela di creditore, che in
particolare concede la facolt di ricorrere a specifici strumenti, anche a carattere processuale, per vedere tutelato
ed ottenere l'effettiva realizzazione del proprio credito, nonch un'automatica e obbligatoria maturazione degli
interessi di mora a partire dal giorno successivo alla scadenza del pagamento. Alla registrazione dei crediti per
interessi di mora il creditore pu unire una specifica svalutazione connessa all'effettiva stima di quanti di essi
riuscir a riscuotere. Si tratta di un accantonamento a fondo rischi, come il fondo rischi su crediti.
Rischio di insolvenza per il Fisco
Si gi detto come il Fisco non guardi di buon occhio il processo di svalutazione dei crediti per presunta
insolvibilit parziale, poich, imputando costi all'esercizio, viene abbattuta la base imponibile. L'articolo 106 del
TUIR prevede allora solo un ristretto ventaglio di casi in cui consentita la deducibilit di questi costi
d'esercizio:
le perdite presunte o certe su crediti sono deducibili solo se riferite a crediti commerciali
tali crediti commerciali devono essere non assicurati
Il Fisco poi, per prevenire l'eccessiva diminuzione della base imponibile, prevede delle soglie massime di
svalutazione per singolo esercizio da poter portare in deduzione:
soglia assoluta: 0,5% del valore nominale complessivo dei crediti (si pu svalutare col metodo sintetico
tutti i crediti di tale aliquota oppure svalutare con aliquote differenti i crediti con il metodo analitico,
ferma restando la soglia)
soglia relativa: non si pu portare in deduzione svalutazioni che facciano eccedere il fondo
accantonamento oltre la soglia del 5% del valore nominale dei crediti commerciali dell'esercizio. La
parte del fondo eccedente concorre alla formazione della base imponibile
Ovviamente le perdite effettive su crediti sono interamente deducibili come legittimi costi dell'esercizio.
Rischio di cambio
Il secondo importante caso di svalutazione di un credito commerciale si detto essere il rischio di cambio su
credito detenuto in valuta diversa dall'euro. Mentre l'articolo 2425 bis, comma secondo, prescrive che i conti
economici di reddito (ricavi e costi) relativi ad operazioni in valuta estera debbano essere determinati al tasso di
cambio corrente rilevato nella data in cui si sono realizzati, l'articolo 2426, al comma 8-bis, indica come i
relativi conti patrimoniali debbano essere corretti nella valutazione in bilancio al tasso di cambio a pronti alla
data di chiusura dell'esercizio, se attivo circolante direttamente, mentre se immobilizzazioni se la perdita/utile
giudicata durevole. In sede d'assestamento necessario dunque valutare il rischio su una posizione attiva o
passiva detenuta in valuta estera poich si possono presentare le seguenti situazioni:
apprezzamento dell'EUR su valuta estera:
perdita su cambio (crediti)
utile su cambio (debiti)
deprezzamento dell'EUR su valuta estera:
utile su cambio (crediti)
perdita su cambio (debiti)
Il principio della prudenza (perdite presunte s, utili presunti no) prescrive che, in sede di assestamento e dopo

aver confrontato i conti d'ordine perdite presunte su cambi e utili presunti su cambi e averne fatto il saldo, le
perdite presunte su cambi (saldo negativo dei conti d'ordine) concorrano direttamente ad abbassare il reddito
dell'esercizio. Gli eventuali utili presunti su cambi (saldo positivo) concorrono invece ad aumentare il reddito
dell'esercizio fermo restando la costituzione, prima della distribuzione di dividendi, di una riserva indisponibile,
alimentata da utili netti o altre riserve disponibili da utili netti, a copertura del rischio che l'utile non sia in realt
mantenuto all'effettivo momento dell'incasso (ad esempio per una repentina variazione del tasso di cambio).
Tale accantonamento non va effettuato se la societ chiude in perdita, e comunque negli esercizi successivi tale
riserva indisponibile per utili su cambi presunti svincolabile per coprire perdite su cambi che quindi
disattendano le previsioni degli amministratori.
Rischio di cambio per il fisco
Sempre tenendo a mente la volont del fisco di evitare una diminuzione della base imponibile, si analizza il
procedimento legittimato dal Fisco per poter portare in deduzione gli oneri derivanti dalla valutazione di perdite
presunte su cambi. Esso il seguente:
1. si prende il saldo dei crediti e debiti in valuta estero valutati al tasso di cambio medio dell'ultimo mese
2. si prende il saldo dei medesimi crediti e debiti valutati al tasso di cambio storico del 31/12
3. si fa la differenza fra questi due valori
4. risultato:
a) differenza positiva: il Fisco non permetta alcuna deduzione delle svalutazioni
b) differenza negativa: si pu dedurre l'accantonamento per adeguamento cambi ma solo se:
differenza negativa = fondo adeguamento cambi esercizio precedente: il Fisco ritiene che
l'impresa possegga gi un capiente fondo adeguamento, non fa portare nulla in deduzione
differenza negativa > fondo adeguamento cambi esercizio precedente: la maggiore differenza
deducibile ed accantonabile al fondo
differenza negativa < fondo adeguamento cambi esercizio precedente: la minore differenza
ripresa in aumento della base imponibile

Capitolo 11 Le attivit finanziarie non immobilizzate: le disponibilit liquide


Esaurita la macroclasse B dell'attivo dello Stato Patrimoniale, e gi analizzate le classi C.I Rimanenze e C.II
Crediti della macroclasse dell'attivo circolante, si tratta adesso la classe C.III Attivit finanziarie che non
costituiscono immobilizzazioni e la classe C.IV Disponibilit liquide.
Attivit finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni
In questa sezione dell'attivo circolante sono inseriti alcuni titoli o partecipazioni fungibili, tali cio da essere
posseduti in grande quantit e con numerose differenze fra di essi. Si possono applicare per la valutazione i
metodi di valutazione per le rimanenze di beni fungibili gi esaminati. La presenza in attivo circolante
presuppone che tale massa di attivit finanziaria sia nelle disponibilit dell'impresa per periodo limitato, a scopo
speculativo. L'elenco delle voci all'interno della C.III molto simile alla voce B.III che contiene le
immobilizzazioni finanziarie.
Per quanto riguarda la valutazione l'articolo 2426, comma primo, punto 9, afferma come le attivit finanziarie
non immobilizzare sono iscritte al costo d'acquisto, o, se inferiore, al valore di realizzazione desumibile
dall'andamento del mercato. Tuttavia questo minor valore non pu essere mantenuto negli esercizi successivi se
ne vengono meno le cause.
Un decreto del 2008, ancora in vigore, permette di valutare i titoli non immobilizzati comunque al costo
d'acquisto, anche se superiore al valore di mercato, per non svalutar eccessivamente i bilanci in occasioni di
movimenti ribassisti del mercato.
Come spesso accade i principi contabili sono pi precisi. L'OIC 21 prescrive infatti che:
il costo d'acquisto costituito da:
il prezzo pagato
oneri accessori: oneri di intermediazione e commissioni bancarie
il valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato costituito da:
per i titoli quotati su mercati regolamentati: quotazione media del titolo nel mercato in un arco
temporale significativo precedente al 31/12
per i titoli non quotati: quotazione media di titoli affini quotati (per emittente, periodo, cedola)
usando il criterio dell'analogia

Disponibilit liquide
Come detto, l'ultima classe della macroclasse dell'attivo circolante contiene le liquidit, suddivise nelle voci
depositi bancari e postali, assegni e denaro e valori in cassa.
Per quanto riguarda la voce depositi bancari e postali, essa indica generalmente tutti i rapporti finanziari a
vista detenuti con intermediari finanziari bancari o presso le Poste (principalmente conti correnti e conti
deposito). I principi contabili OIC 14 vietano la compensazione di partite, ovvero di poter compensare conti
correnti o depositi a saldi attivi con altri con saldi passivi. In nota integrativa dovuta un'analisi dettagliata delle
posizioni detenute. Gli unici interessanti problemi intorno ai depositi bancari o postali sorgono in ragioni delle
operazioni ordinate all'intermediario a ridosso della chiusura dell'esercizio ma non ancora eseguite
completamente quali:
stacco di assegni passivi non riscossi: vanno decurtati dal saldo del conto
disposizione di bonifici passivi non eseguiti: rarissimo, solitamente disposti immediatamente, decurtati
incassi effettuali per i quali non c' documentazione bancaria: computati
A ci s aggiungono quei movimenti di conto che sono economicamente di competenza dell'esercizio ma che
vengono registrati dal giorno successivo alla chiusura: accredito di interessi attivi, addebito di interessi passivi,
addebito delle spese bancarie per il conto, commissioni varie, imposta di bollo. La procedura di correzione dei
valori, sia rilevati dalla banca ma non dalla contabilit dell'impresa, sia rilevati dalla contabilit dell'impresa ma
non presenti nell'estratto conto, detta di riconciliazione bancaria.
Casi particolari di depositi bancari sono:
fondi detenuti all'estero non utilizzabili per restrizioni valutarie e fiscali (paesi black list), vanno indicati
in NI
depositi bancari vincolati: vanno evidenziati distintamente in C.II.5 Crediti verso altri se la
disponibilit vincolata pu essere svincolata negoziando o comunque utilizzabile, altrimenti in
B.III.2.d Crediti verso altri se non disponibili entro l'esercizio successivo
fondi liquidi vincolati: vanno evidenziati distintamente in B.III.2.d Crediti verso altri se non possono
essere estinti entro la scadenza ultrannuale, viceversa in C.II.5 Crediti verso altri
Per quanto riguarda la voce assegni, essa comprende i mezzi di pagamenti bancari quali assegni bancari e
assegni circolari esigibili a vista, nazionali o esteri. Sono valutati al presumibile valore di realizzo, soprattutto
per quanto riguarda gli assegni bancari.
Per quanto riguarda la voce denaro e valori in cassa, essa comprende le disponibilit di moneta in corso legale
posseduti fisicamente dall'azienda in cassa e i valori bollati. I saldi dei sotto-conti di cassa sono determinati
mediante un inventario fisico detto conta di cassa, che si compone di quattro fasi: scelta della data di
riferimento del saldo, scelta del momento in cui effettuare la conta fisica, svolgimento della conta fisica e
successive correzioni e rettifiche derivanti dalla riconciliazione bancaria.
I metodi con cui effettuare la conta di cassa ed ottenere la distinta di cassa (saldo effettivo di cassa) sono:
metodo roll-back: si sceglie una data per la conta fisica successiva all'inventario, quindi si torna
indietro operando rettifiche, aggiungendo le uscite tra il 31/12 e la conta di casa e sottraendo le entrate
dello stesso periodo
metodo roll-forward: si sceglie una data per la conta fisica precedente all'inventario, e si va in avanti
operando le stesse rettifiche esposte sopra
Dopo aver ottenuto la distinta di cassa si confronta con il saldo contabile presente in bilancio e se si riscontrano
differenze irrilevanti si registra la differenza come sopravvenienza attiva o passiva. Se si riscontra una differenza
rilevante, si deve cercare l'errore contabile nelle registrazioni dell'esercizio.
Si dicono sospesi di cassa uscite gi avvenute ma non ancora registrate. La riconciliazione dei sospesi impone
la rilevazione delle uscite di cassa e dei crediti verso chi detiene i fondi prelevati, mentre il costo relativo viene
imputato secondo competenza economica.

Capitolo 12 Ratei e risconti, aggio e disaggio


L'ultima classe dell'attivo dello Stato Patrimoniale la classe D Ratei e risconti, con separata indicazione del
disaggio su prestiti. I ratei e risconti sono intendersi attivi. Per completa specularit dell'argomento, si tratter
insieme alla classe D dell'attivo la classe E del passivo Ratei e risconti, con separata indicazione dell'aggio sui
prestiti dove ratei e risconti sono da intendersi passivi.
Si ha disaggio sui prestiti quando si fatto sottoscrivere prestito obbligazionario rappresentato da obbligazioni
emesse sotto la pari, ovvero con valore di emissione inferiore al valore nominale.
Si ha aggio sui prestiti quanto si fatto sottoscrivere prestito obbligazionario rappresentato da obbligazioni
emesse sopra la pari, ovvero con valore di emissione superiore al valore nominale.
Emettere prestito obbligazionario a sconto pratica largamente utilizzata dalle imprese in cerca di fonti di
finanziamento tramite capitale di debito. Tanto pi ampio lo sconto, e dunque la remunerazione dei
sottoscrittori al momento della restituzione del valore nominale (pi gli eventuali interessi cedolari), tanto pi
l'obbligazione sar appetibile per i risparmiatori. Emettere prestito obbligazionario sopra la pari invece pi
raro, perch senza adeguati interessi periodici la remunerazione pu essere minima. Tuttavia ci pu essere
compensato dalla notevole solvibilit che garantisce l'emittente ( anzi l'obiettivo dell'emittente riuscire a
collocare le obbligazioni con il minor spread fra valore di emissione e valore nominale che la sua reputazione gli
garantisce).
Il disaggio e l'aggio sui prestiti non sono altro che rispettivamente un costo ed un ricavo pluriennale, e come
tali, secondo il principio di competenza, vengono spalmati lungo gli esercizi di maturazione e imputati ad ogni
esercizio per una quota ragionevole secondo il piano di ammortamento del prestito obbligazionario,
comportandosi dunque il primo come un risconto attivo ed il secondo come un risconto passivo.
Imputazione economica del disaggio: disciplina civilistica vs disciplina fiscale
L'articolo 2426, punto 7, del Codice, afferma che il disaggio sui prestiti deve essere iscritto nell'attivo e
ammortizzato in ogni esercizio per il periodo di durata del prestito. Come si vede, esso un articolo piuttosto
scarno. Ancora una volta i principi contabili OIC 19 chiariscono la metodologia per l'imputazione economica del
disaggio in ogni esercizio: per ogni esercizio la quota di disaggio imputabile pari al rapporto fra il numero di
obbligazioni in circolazione nell'esercizio e la sommatoria delle obbligazioni per ogni anno di piano del
prestito. Questa quota, questa incidenza di valore nominale delle obbligazioni sulla sommatoria dei valori
nominali delle obbligazioni anno dopo anno all'interno del piano del prestito obbligazionario costruito
dall'azienda, viene presa coma aliquota per ammortizzare l'aggio ed il disaggio ad ogni esercizio a partire dal
valore totale dell'aggio o del disaggio.
La disciplina fiscale, ancora una volta, persegue una strada differente per quanto riguarda la deducibilit dei
costi connessi all'ammortamento di un aggio o di un disaggio. Il TUIR, integrato da una relazione ministeriale,
stabilisce che il disaggio dei prestiti deducibile in ciascun periodo per una quota determinata in conformit al
piano di ammortamento del prestito. La conformit in questo caso non per rispetto al valore nominale
totale delle obbligazioni del piano, ma rispetto agli interessi maturati dai sottoscrittori.
La quota massima deducibile in ogni esercizio secondo il Fisco allora pari all'incidenza (al rapporto) degli
interessi maturati in ogni esercizio sugli interessi totali dovuti ai sottoscrittori per tutta la durata del prestito
obbligazionario.

Capitolo 13 Patrimonio netto


Avendo concluso la prima sezione (sezione sinistra) dello Stato Patrimoniale contenente le poste dell'Attivo, si
passa adesso ad analizzare nello specifico la sezione contrapposta, che prende come gi detto il nome di
Passivo. Si gi detto come il legislatore abbia voluto inserire in questa sezione anche il Patrimonio Netto
dell'impresa. Si analizzer in questo capitolo proprio la macroclasse A del passivo Patrimonio Netto, e le varie
classi che la compongono.
A.I Capitale
la voce che contiene il fondamentale capitale sociale, il capitale di rischio (equity) sottoscritto dai soci, pari
alla somma dei valori nominali dei conferimenti (divenuti quote o azioni) operati dai soci nel corso del tempo e
delle riserve convertite in capitale. Come gi detto trattando la macroclasse A Crediti verso soci per versamenti
ancora dovuti dell'Attivo, il suo importo deve essere confrontato con quest'ultima voce per avere conoscenza di
quanta parte del capitale sociale sia stata effettivamente versata dai soci. Il Codice prevede che i conferimenti in
natura siano versati interamente alla costituzione della societ (cos che gli amministratori possano valutare la
coerenza con la perizia giurata), mentre quelli in denaro devono essere versati almeno per il 25%, salvo il
sovrapprezzo per azione che deve essere versato interamente.
La riduzione del capitale sociale volontaria, decisa in assemblea dei soci, prevede che i soci uscenti siano
rimborsati del capitale versato e sia estinto il relativo obbligo a versare la parte ancora dovuta di capitale.

In NI devono essere indicate le tipologie di azioni emesse che compongono il capitale sociale.
A.II Riserva da sovrapprezzo azioni
La riserva da sovrapprezzo azioni accoglie l'eccedenza del prezzo di emissione delle azioni rispetto al valore
nominale, includendo le differenze che emergono con le obbligazioni convertibili in azioni. Il sovrapprezzo
viene pagato da chi voglia entrare nel capitale di rischio di una societ gi ben avviata, come compenso per il
minor rischio che viene corso dal nuovo socio. Ci avviene nelle operazioni di aumento del capitale sociale.
Essa riserva indisponibile fino al momento in cui la riserva legale non ha raggiunto il limite stabilito. Dopo
ci, essendo comunque una riserva da utile netto disponibile, pu essere usata per copertura di perdite, aumento
gratuito di capitale sociale e aumento ulteriore della riserva legale.
A.III Riserve da rivalutazione
Sono le gi trattate riserve indisponibili da rivalutazione monetaria od economica delle poste patrimoniali,
riserve di capitale che rimangono indisponibili fino alla cessione del bene.
A.IV Riserva legale
La riserva detta legale perch prevista dall'articolo 2430 del Codice, che mira, sempre a tutela dei terzi
affidatari, a far mantenere all'impresa un certo livello di capitalizzazione. Il 2430 prescrive che l'impresa
accantoni in ogni esercizio almeno il 5% dell'utile netto conseguito fino al 20% del capitale sociale. Fino a tale
limite la riserva legale indisponibile, oltre disponibile per l'eccedenza. Indipendentemente dall'entit
raggiunta pu essere usata in casi eccezionali per la copertura di perdite, come prevede l'OIC 28, sempre che
siano state preliminarmente usate tutte le riserve disponibili ed indisponibili derogabili per copertura di perdite.
In ogni caso che sia diminuita al di sotto del limite sopracitato, andr reintegrata nelle stesse modalit.
A.V Riserve statutarie
Sono riserve che facoltativamente la societ pu prevedere per statuto di alimentare per una quota di utili netti in
ogni esercizio in utile (e in tal caso, se presente una tale disposizione nello statuto, obbligata a farlo). Lo
statuto fissa gli altri vincoli e condizioni di formazione e movimentazione della riserva.
A.VI Riserva per azioni proprie in portafoglio
La riserva che risponde al problema della detenzione da parte dell'impresa di azione proprie, come gi trattato.
una riserva da utile netto indisponibile fino all'annullamento o al trasferimento delle azioni.
A.VII Altre riserve, distintamente indicate
Questa classe contiene una serie di riserve disponibili o indisponibili alimentate da utili netti in sede di
approvazione del bilancio. Ogni riserva ha una finalit specifica, le pi comuni sono:
riserva straordinaria o facoltativa: semplice accantonamento da utili, generica se non diversamente
deliberato dall'assemblea
riserva per rinnovamento impianti o macchinari: costituita nella prospettiva di sostituire impianti o
macchinari attualmente in uso
riserva per futuro acquisto di azioni proprie
riserva da deroga per casi eccezionali al 2423 C.C. (indisponibile!): non va confusa con la riserva da
rivalutazione economica della A.III (bench sia a tutti gli effetti una rivalutazione economica), perch
con essa si intende la rivalutazione avvenuta per tutti quei casi eccezionali che derogano al principio di
prudenza che vorrebbe l'iscrizione al costo storico. indisponibile se non nella misura corrispondente al
valore recuperato
riserva da rivalutazione partecipazioni (indisponibile!): la riserva che sorge dalla rivalutazione delle
partecipazioni secondo il metodo del patrimonio netto
versamenti in conto capitale o a copertura perdite: sono conferimenti ulteriori dei soci, senza che ci sia
la volont di aumentare la propria partecipazione tramite una procedura di aumento di capitale sociale.
In particolare i versamenti a copertura di perdite sono riserve con una specifica destinazione
A.VIII Utili (perdite) portati a nuovo
In questa classe sono iscritti i risultati economici positivi (utili) degli esercizi precedenti che l'amministrazione
non ha voluto utilizzare per alcun fine, cos come i risultati economici negativi (perdite) da ripianare.
A.IX Utili (perdite) dell'esercizio
Accoglie il risultato netto del periodo, cos come compare nell'ultima voce 23) del Conto Economico a meno
che non siano stati distribuiti acconti sui dividendi.
Il problema pi interessante sorge in relazione al ripianamento delle perdite. Esso viene effettuato durante
l'esercizio con l'utilizzo di tutte le riserve, fino a che non rimane esclusivamente il capitale sociale. Se la perdita
risulta superiore ad un terzo del capitale sociale dopo aver annullato tutte le riserve, il Codice prevede una serie
di procedure sociali e, se la situazione non viene ripianata nell'esercizio successivo, ad una riduzione

proporzionale alle perdite del capitale sociale. Se il capitale sociale scende al di sotto del minimo legale, il
Codice obbliga alla procedura di aumento del capitale o alla trasformazione della societ.
fatta salva l'ovvia possibilit che i soci contribuiscano di tasca loro a ripianare le perdite, sia con versamenti
a titolo di finanziamento (ed in tal caso poi la societ restituir il capitale prestato pi gli interessi) sia con
versamenti a fondo perduto (versamenti in conto capitale o a copertura perdite).

Capitoli 14 e 15 I fondi per rischi ed oneri, il TFR, i debiti


Si trattano ora le ultime macroclassi mancanti dello Stato Patrimoniale: la B Fondi per rischi ed oneri, la C
Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato e la D Debiti.
Fondi per rischi ed oneri
Gli accantonamenti a fondo rischi o a fondo oneri rispondono al principio di anticipazione delle perdite. Il
Codice, all'articolo 2424 bis comma 3 asserisce che essi sono destinati a coprire perdite o debiti di natura
determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali tuttavia alla chiusura dell'esercizio sono indeterminati o
l'ammontare o la data di sopravvenienza.
La differenza fra un fondo rischio ed un fondo onere nota: il primo copre una passivit la cui esistenza
probabile ma non certa, e incerto anche l'ammontare, mentre il secondo copre una passivit la cui esistenza
certa, ed incerto solo l'ammontare o la data di sopravvenienza. Ovviamente verr fatto accantonamento a
fondo rischi solo se la perdita in qualche misura stimabile. Se oltre agli elementi di aleatoriet presente anche
una difficolt oggettiva di stima della perdita presunta, l'informazione andr data esclusivamente in NI.
Nel Conto economico i due tipi di accantonamento sono classificati in voci separate:
B.12 Accantonamento per rischi per un accantonamento a fondo rischio
B.13 Altri accantonamenti per un accantonamento a fondo onere
Si vanno ad analizzare ora le tre voci che compongono la macroclasse.
B.1 Fondi per trattamento di quiescenza e obblighi simili
Il legislatore ha voluto mettere in evidenza questa posta particolare secondo la stessa logica che sottende la
messa in evidenza della macroclasse C Trattamento di fine rapporto. In essa sono infatti contenuti gli
accantonamenti per:
trattamento di quiescenza: un istituto analogo al TFR ma per i lavoratori parasubordinati (co.co.pro, e
co.co.co.), agenti e rappresentanti
quote di contributi a fondi pensione integrativi: dove l'impresa si sia impegnata a fronte di accordi
sindacali a garantire in tutto o in parte il versamento di contributi a fondi pensione integrativi
Questi fondi sono fondi oneri, assimilabili nelle caratteristiche al TFR: certi nell'esistenza ma indeterminati
nell'ammontare e nella data, ma comunque stimabili matematicamente.
B.2.a e B.2.b Fondi per imposte e fondi per imposte differite
I fondi per imposte sono fondi oneri che riguardano probabili imposte da dovere al Fisco, sia per probabili
accertamenti o contenziosi in corso
I fondi per imposte differite sono fondi oneri che riguardano le differenze temporanee emerse fra risultato
civilistico e l'imponibile fiscale.
N.B. Sono imposte con un elemento di aleatoriet! Quelle certe sono inserite fra i Debiti tributari in D.12.
B.3 Altri fondi
Quest'ultima voce della macroclasse B accoglie tutte le altre tipologie di fondi rischi o fondi oneri che il
legislatore non ha voluto esplicitamente far risaltare nello schema di bilancio.
Fra i fondi oneri pi comunemente presenti nei bilanci delle imprese si citano:
fondo garanzia prodotti: per adempiere alla normativa UE sulle garanzie e tutele dei consumatori, un
fondo oneri basato su una stima dei resi o delle riparazioni dovute
fondo manutenzione ciclica/programmata
fondo buoni sconto
Fra i fondi rischi pi comunemente presenti nei bilanci delle imprese si citano:
fondo oscillazione cambi
fondo per vertenze giudiziarie
C: Trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato
Accoglie gli accantonamenti per pagare il TFR, l'indennit di cessazione del rapporto di lavoro subordinato che
spetta per legge al lavoratore. L'accantonamento di competenze di ogni esercizio pari, come prescrive l'articolo
2120, alla retribuzione annua lorda divisa per 13,5. Ogni anno le quote gi accantonate in precedenza devono

venire rivalutate di un tasso pari a 1,5%+75% tasso ISTAT di inflazione dell'anno precedente. Questo
meccanismo dovuto sia alla volont del legislatore di far agganciare all'inflazione le quote di TFR maturate
anno dopo anno dal lavoratore, sia per sottolineare come essere siano una sorta di finanziamento che il
lavoratore lascia all'interno dell'impresa, capitalizzandola, e dunque debba ricevere un interesse.
D: Debiti
certamente la macroclasse principale delle passivit, in cui sono elencati secondo natura i valori finanziari
passivi detenuti dall'impresa. La classificazione per natura si presa certamente ad un numero aperto di voci. Il
legislatore ha ritenuto necessario, ai fini di agevolare la lettura del bilancio, di evidenziare alcune voci in
maniera particolare, oltre a prevedere che, per ciascuna voce, siano indicati gli importi esigibili oltre l'esercizio
successivo. Questa, che si pu considerare una specie di correzione della classificazione per natura che viene
a vedersi integrata con un'indicazione per destinazione, serve essenzialmente a mostrare al lettore del bilancio
quali sono i debiti di prossima scadenza e quali invece vedranno il loro rimborso pi avanti nel tempo.
Alcune categorie di debiti, poi, necessitano di un'informativa aggiuntiva in NI:
debiti con durata residua superiore ai 5 anni (perch il lettore del bilancio ne colga ancor pi la
dilazione rispetto alla semplice separazione dovuti entro l'esercizio successivo-dovuti oltre l'esercizio
successivo)
debiti assistiti da garanzie reali su beni sociali, con indicazione della natura della garanzia
numero dei titoli obbligazionari convertibili (o simili) emessi dalla societ, e i diritti che attribuiscono
Per quanto riguarda la valutazione dei debiti il Codice Civile tace, mentre l'OIC 19 prescrive una valutazione in
base al presumibile valore di estinzione.
D.1 D.2 Obbligazioni e obbligazioni convertibili
Le voci che raccolgono il valore nominale di prestito obbligazionario emesso e ancora non restituito Le
obbligazioni convertibili, per la loro possibilit di poter essere convertite in titoli di capitale di rischio, sono
evidenziate in una voce propria. I debiti per le obbligazioni estratte da rimborsare in valore nominale sono
iscritti in D.14 Altri debiti.
D.3 Debiti verso soci per finanziamenti
La voce che accoglie debiti della societ sorti verso i propri soci per versamenti a titolo di finanziamento della
stessa. evidenziata per la caratteristica di essere formata da debiti certamente poco pericolosi.
Finanziare una societ di cui si soci con capitale di finanziamento, e non semmai aprire una procedura di
aumento di capitale e aumentare la propria percentuale di partecipazione, certamente meno rischioso per i soci
e anche pi remunerativo: mentre i dividendi dipendono da un risultato positivo della gestione, e anche cos
possono non venire corrisposti, gli interessi su un finanziamento vengono corrisposti ad ogni esercizio.
D.4 D.5 Debiti verso banche e debiti verso altri finanziatori
Le due voci sperate composte dai debiti verso le banche (aperture di credito in c/c, mutui, anticipazioni, riporti,
ecc.) e verso altre societ non bancarie quali finanziarie, societ di factoring, societ di leasing.
D.6 Acconti
La voce che accoglie le somme anticipate per la realizzazione di una commessa. Per le imprese che eseguono
commesse oltre il ciclo operativo la liquidit immessa dagli acconti essenziale per evitare uno squilibrio
finanziario.
D.7 Debiti verso fornitori
D.8 Debiti rappresentati da titoli di credito
Sono debiti pesanti, che il legislatore vuole evidenziare in bilancio. Derivano infatti dall'emissione di cambiali
passive, che come noto sono titoli di credito astratti e direttamente esecutivi.
D.9 D.10 D.11 Debiti verso controllate, collegate e controllanti
Sono le tre voci che accolgono i debiti che possono intercorrere fra un gruppo aziendale. Sono in evidenza
secondo la stessa logica della voce D.3: le imprese creditrici non sono imprese qualsiasi, ma imprese
amichevoli, appartenenti allo stesso gruppo aziendale.
D.12 Debiti tributari
Voce importante, accoglie le passivit certe verso l'Erario al netto di acconti e crediti di imposta. Fra esse si
trovano:
Imposte dirette (IRES, IRAP e altri tributi locali)
Imposte indirette (IVA)
Ritenute operate come sostituto d'imposta (la ritenuta sugli stipendi dei dipendenti, sui compensi
professionali e sui dividendi)

D.13 Debiti verso istituti di previdenza sociale e di sicurezza sociale


La voce che accoglie i debiti dovuti verso gli istituti di previdenza sociali quali INPS e INAIL, formati da la
quota dei contributi previdenziali che paga l'impresa per legge e la quota che essa trattiene dagli stipendi dei
lavoratori subordinati.
D.14 Altri debiti
Voce composta da tutti gli altri possibili debiti che possono sorgere in capo all'impresa. Esempi importanti sono:
dividendi e altri titoli dovuti ai soci
emolumenti ad amministratori e sindaci
interessi dovuti agli obbligazionisti e obbligazioni estratte da rimborsare
retribuzioni ai dipendenti liquidate ma non regolate

Capitolo 16: Le poste in valuta


(il capitolo 16 lasciato allo studio individuale, numerosi argomenti sono gi stati trattati)

Capitolo 17: Conto economico


Si gi affermato coma la struttura di conto economico, espressa dall'articolo 2425 del Codice, sia una struttura
scalare divisa in classi, voci e sottovoci. Ugualmente si gi detto come le classi A e B del CE comprendano
anche rispettivamente i proventi e gli oneri di area accessoria (che confluiscono nelle famose voci cestino A.5
e B.14), e dunque la loro differenza non possa essere direttamente assunta come reddito operativo d'impresa.
Adesso verranno esaminate nel dettaglio tutte e cinque le classi del Conto Economico.
A Valore della produzione
A.1 Ricavi delle vendite e delle prestazioni
Sono i proventi dell'attivit tipica d'impresa, al netto di resi, abbuoni e sconti, che non sono inclusi in
un'apposita voce del CE ma si assumono direttamente a rettifica di A.1, e devono essere imputati al netto delle
imposte dirette sulle vendite (IVA, ecc.).
A.2 Variazione delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti
Riporta la differenza fra il valore delle rimanenze iniziali e delle rimanenze finali:
se RI < RF allora rimanenzePF positivo (incrementa il valore della produzione)
se RI > RF allora rimanenzePF negativo (decrementa il valore della produzione)
A.3 Variazioni di lavoro in corso su ordinazione
Vale lo stesso discorso della voce precedente:
se il valore della commessa aumenta (i lavori avanzano) Commesse positivo
se il valore della commessa diminuisce (ci sono perdite su commessa) Commesse negativo, se la
perdita non viene rilevata in B.13 Altri accantonamenti, in questo caso a fondo rischio
A.4 Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni
La voce del CE che comprende il caso delle costruzioni in economia: la logica la stessa vista sopra per le
commesse.
A.5 Altri ricavi e proventi, con separata indicazione dei contributi in conto esercizio
la voce residuale del valore della produzione, in cui confluiscono tutti quei proventi non classificabili nelle
voci precedenti, in particolar modo i proventi provenienti dalla gestione accessoria. L'OIC 12 distingue 6
categorie di proventi da comprendere in questa voce:
proventi derivanti da gestione accessoria
plusvalenze da alienazione ordinaria, ovvero quella riconducibile al normale ricambio di
immobilizzazioni per obsolescenza
ripristini in valore in seguito a svalutazioni di immobilizzazioni (materiali o immateriali) e crediti
dell'attivo circolante
sopravvenienze e insussistenze attive ordinarie, con lo stesso significato visto in precedenza
(esempio: una sopravvenienza attiva da conta di cassa di poco valore)
ricavi e proventi di natura non finanziaria, n straordinaria
contributi in conto esercizio, per i quali viene prevista un'indicazione separata, in modo che il lettore
del bilancio possa immediatamente vedere quanta parte dei proventi dell'impresa si reggono sui
contributi pubblici a fondo perduto

B Costi della produzione


B.6 Costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e di merci
Accoglie i costi sostenuti per l'acquisto di fattori produttivi, sempre al netto di premi, resi ai fornitori, sconti o
abbuoni. Se gli sconti hanno invece natura finanziaria andranno iscritti in C.16 Altri proventi finanziari. In
caso di rettifiche di costi imputati a precedenti esercizi, essi confluiscono i E.20, come proventi straordinari.
B.7 Costi per servizi
Voce che comprende una moltitudine di casi, tutti quelli in cui un servizio viene erogato da un terzo all'interno
dell'attivit ordinaria (dalle parcelle dei commercialisti alle bollette per le utenze energetiche). In particolare,
vanno inclusi in B.7 alcuni costi che potrebbero essere di difficile classificazione:
oneri di pubblicit non pluriennali
provvigioni e rimborsi spese ad agenti e rappresentanti (non sono lavoratori dipendenti)
compensi e rimborsi ai componenti degli organi (componenti cda, sindaci, ecc)
contribuzioni per le collaborazioni continuate a progetto (sono lavoratori parasubordinati) e relativi
oneri previdenziali
accantonamenti a fondi di quiescenza (fondi indennit) per il trattamento previdenziale di agenti e
rappresentanti
B.8 Costi per il godimenti di beni di terzi
Voce che include: affitti passivi, canoni passivi di leasing, canoni e royalties per l'utilizzo di brevetti, marchi e
know-how, canoni per l'usufrutto di beni mobili e immobili, canoni per il diritto di superficie.
B.9 Costi per il personale
La voce che accoglie tutte i costi connessi ai lavoratori subordinati che lavorano all'interno dell'impresa,
compresi i lavoratori interinali. Il codice civile prescrive una divisione in 5 sottovoci:
B.9.a Salari e stipendi: le retribuzioni lorde per il personale
B.9.b Oneri sociali: il contributo, obbligatorio per legge, al trattamento previdenziale dei dipendenti
B.9.c Trattamento di fine rapporto (TFR): i costi per l'accantonamento annuale del TFR dei dipendenti
B.9.d Trattamento di quiescenza e simili: i costi per l'accantonamento annuale delle quote di contributi
che l'impresa pu versare, per accordo sindacale interno, a fondi pensione integrativi per i propri
dipendenti o a liquidazioni aggiuntive al TFR, sempre per i lavoratori dipendenti
B.10.e Altri costi
B.10 Costi per ammortamento e svalutazioni
Voce che include tutti i costi connessi all'ammortamento e alla svalutazione delle immobilizzazioni materiali e
immateriali e le svalutazioni dei crediti compresi nell'attivo circolante e delle disponibilit liquide. divisa in 4
sottovoci:
B.10.a Ammortamento delle immobilizzazioni materiali
B.10.b Ammortamento delle immobilizzazioni immateriali
B.10.c Altre svalutazioni delle immobilizzazioni
B.10.d Svalutazioni dei crediti compresi nell'attivo circolante e disponibilit liquide
B.11 Variazione delle rimanenze di materie prime, sussidiarie e di consumo
La logica identica a quella gi vista per le variazioni di prodotti finiti, ecc. Riporta la differenza fra il valore
delle rimanenze iniziali e delle rimanenze finali:
se RI < RF allora rimanenzeMP negativo (la diminuzione delle rimanenze inserita con segno meno,
che diminuisce il costo della produzione)
se RI > RF allora rimanenzeMP positivo (l'aumento delle rimanenze inserito con segno pi, che
aumenta il costo della produzione)
B.12 Accantonamento per rischi
B.13 Altri accantonamenti
B.14 Oneri diversi di gestione
la voce residuale dei costi della produzione, in cui confluiscono tutti quegli oneri non classificabili nelle voci
precedenti, in particolar modo gli oneri provenienti dalla gestione accessoria. L'OIC 12 distingue 6 categorie di
oneri da comprendere in questa voce:
oneri derivanti da gestione accessoria
minusvalenze da alienazione ordinaria

sopravvenienze e insussistenze passive ordinarie


costi e oneri di natura non finanziaria, n straordinaria
imposte indirette, tasse e contributi: tutte quelle imposte indirette non sul reddito (ex ICI,ex IMU,IUC)

Valore della produzione (A-B)


Rappresenta il primo risultato economico parziale della gestione ordinaria e accessoria.
C Proventi ed oneri finanziari
C.15 Proventi da partecipazioni
Voce che include tutti i proventi provenienti da partecipazioni, sia immobilizzate che nell'attivo circolante:
dividenti, plusvalenze da alienazione di partecipazioni in attivo circolante, ricavi dalla vendita di diritti di
opzione.
C.16 Altri proventi finanziari
I proventi finanziari non derivanti da partecipazione, divisi in quattro sottovoci:
C.16.a) da crediti iscritti nelle immobilizzazioni
C.16.b) da titoli iscritti nelle immobilizzazioni che non sono partecipazioni (BTP, ecc.)
C.16.c) da titoli iscritti nell'attivo circolante che non costituiscono partecipazioni (BOT,ecc.)
C.16.d) proventi diversi dai precedenti
C.17 Interessi e altri oneri finanziari
La classe C una classe mista, che accoglie poste di segno positivo (i proventi finanziari) e poste di segno
negativo, come in questo caso tutti oneri finanziari di competenza dell'esercizio. In NI va indicata la
provenienza di tali oneri, distinguendo fra prestiti obbligazionari emessi, debiti vs banche o altri istituti non
bancari, ecc.
C.17bis Utili e perdite su cambi
D Rettifiche di valore di attivit finanziarie
La classe che accoglie nelle due voci, D.18 e D.19, le svalutazioni e le rivalutazioni di tutti i tipi di attivit
finanziarie: partecipazioni, immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni e titoli nell'attivo
circolante che non costituiscono partecipazioni. Le rivalutazioni presenti appartengono sempre all'aria ordinaria
di gestione, e sono pertanto o ripristini di valore dell'attivit finanziarie in seguito a svalutazioni operate secondo
il criterio ex art.2426 o rivalutazioni di partecipazioni dovute all'applicazione del metodo del patrimonio netto
(metodologia benchmark). anche in questo caso un classe che contribuisce al reddito ante imposte con segno
variabile.
E Proventi e oneri straordinari
La classe che accoglie l'area straordinaria di gestione: plusvalenze e minusvalenze straordinarie (riconversione
industriale, ecc), sopravvenienze e insussistenze attive e passive (eventi straordinari), le correzione per
componenti di reddito (costi o ricavi) imputati erroneamente a esercizi precedenti, adeguamenti per mutamento
dei principi contabili, imposte relative ad esercizi precedenti.
Risultato prima delle imposte (A-BCDE)
22) Imposte sul reddito dell'esercizio, correnti, differite e anticipate
Sono le imposte dovute al Fisco, ma nell'ottica civilistica. In CE, scrivendo imposte sul reddito dell'esercizio,
si intende le imposte di competenza dell'esercizio, intendendo quella parte delle imposte realmente dovute (e
pagate nel marzo dell'anno successivo) dette imposte correnti corrette in aumento come imposte differite e in
diminuzione come imposte anticipate a seconda delle rispettive riprese in diminuzione e in aumento del reddito
civilistico in sede di dichiarazione dei redditi. In altre parole, le imposte di competenza sono quelle che si
pagherebbero se la base imponibile coincidesse con il reddito ante imposte.
23) Utile (perdite) dell'esercizio

Capitolo 18 Le imposte differite e anticipate


Si ricorda come si giunge al reddito imponibile fiscalmente attraverso una serie di passaggi:
1. Reddito civilistico lordo
2. + variazioni in aumento:
a) costi di competenza non deducibili
b) ricavi non di competenza imponibili
3. - variazioni in diminuzione:

a) costi non di competenza deducibili


b) ricavi di competenza non imponibili
4. = Base imponibile
5. Base imponibile * aliquota= imposte correnti
Esistono per le cosiddette imposte di competenza, che sono le imposte che si sarebbero pagate sul reddito
civilistico, senza alcuna ripresa in diminuzione o in aumento effettuata secondo la normativa fiscale contenuta
nel TUIR.
Tuttavia, il bilancio si basa sul forte principio di competenza, che vuole allora in un certo senso correggere
questa divergenza fra normativa civilistica e fiscale, dove possibile:
se la divergenza permanente, ovvero si crea e si mantiene negli esercizi, allora ci si risolve in una
duratura minore o maggiore tassazione per l'impresa, rispettivamente se la base imponibile in modo
duraturo minore o maggiore del reddito lordo civilistico
se la divergenza temporanea, ovvero destinata ad essere riassorbita nel tempo facendo tornare a
coincidere normativa civilistica e fiscale, allora il principio di competenza prescrive che quella quota di
imposte che deriva dalle riprese in aumento o in diminuzione sia imputata negli esercizi di competenza
Si parla allora di:
imposte differite: la quota di imposte che deriva dalle riprese in diminuzione, ma destinate ad essere
comunque riassorbite. L'esempio principale quello delle plusvalenze dal alienazione, spalmabili
fiscalmente in 5 anni, ma civilisticamente imputate nell'esercizio di competenza. Il reddito civilistico
in modo temporaneo maggiore del reddito imponibile
imposte anticipate: la quota di imposte che deriva dalle riprese in aumento, ma destinate ad essere
comunque riassorbite. L'esempio principale quello dell'ammortamento, fiscalmente non deducibile
oltre un'aliquota decisa dalle tabelle. Dunque, se si fa ammortamento civilistico maggiore, in un certo
senso si sta anticipando una quota di imposte non di competenza dell'esercizio Il reddito civilistico
in modo temporaneo minore del reddito imponibile
Imposte correnti, differite e anticipate sono elencate in sottovoci della 22):
22.a) imposte correnti
+22.b) imposte differite
-22.c) imposte anticipate
= 22) imposte sul reddito (di competenza)
In sede di assestamento la scrittura contabile riguarder l'imputazione di un costo Imposte correnti
dell'esercizio n a un debito Debiti tributari da saldare nel marzo successivo. Contestualmente si registra un
costo Imposte differite a Fondo imposte differite, che ha una propria voce nel passivo B.2.
31/12/n
CE 22.a)

Imposte correnti dell'esercizio

SP.P.D.12

Debiti tributari

Imposte differite

SP.P.B.2

F/imposte differite

Avere
x
x

31/12/n
CE 22.b)

Dare

Dare

Avere
y
y

Negli esercizi successivi, dopo aver imputato costi per imposte correnti, si storner successivamente il fondo
imposte differite per la parte che fiscalmente entra a far parte delle imposte correnti. In questo senso si iscrive
un ricavo che viene accolto in 22) a rettifica di imposte correnti.
31/12/n
SP.P.B.2

F/imposte differite

CE 22.b)

Assorbimento di imposte differite

Dare

Avere
z
z