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Michiel, Pietro Antonio

I cinque libri di piante : Codice Marciano / Pietro Antonio Michiel ; trascrizione e commento di
Ettore De Toni. - Venezia : Officine grafiche Carlo Ferrari, 1940. - XV, 698 p., 40 c. di tav. : ill. ;
35 cm
(IT-MiFBE)80011985

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REALE

ISTIT UTO

VENETO

DI

SCIENZE,

LETTERE

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ARTI

PIETRO ANTONIO MICHIEL

I CINQUE LIBRI
DI P I 'A NT E
CODICE

MARCIANO

TRASCRIZIONE E COMMENTO DI ETTORE DE TONI

ST~J.CMA

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VENEZIA
PER l TJJ'>I 01 CARt..O 1-' ERRAK l

1940 .

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REALE

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SCIENZE,

LETTERE

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PIETRO ANTONIO MICHIEL

I CINQUE LIBRI
DI PIANTE
CODICE

MARCIANO

TRA SC RIZIONE E COMMENTO DI ETTORE DE TONI

),UCJll&L

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VENEZIA
PER 1 TIPI Ol CARLO FRRRARl

1940 - XVill

I ND IC E
Pag. v11

PRESENTAZIONE (L. Mc.sedaglia).
PROOEMJUM (A. Forti) . . . . . .

:

INTRODUZIONE DEL COMMENTATORE

Xl
J

TRASCRIZIONE E COMME NTO DEL CODICE ERBARI O:

l~VOGLI (L.

LrMO l)ll ALBORI, FRUTICI ET

AZZURRO) •.

LIBRO or HBR98 ACULEATE ET' DI RADICI BULBOSE ET ROTONOlt

(L. G1..r1..1.o)

9

I Jl

LIBRO Dr PIANTE LEGNOSE E-Y PIANT E CON RADICE CAPILLA.JlE ET SOTTLLf: (l.. Rosso])

199

(L. Rosso Il) .

4~r

463

599

L. ssc oNoo •

Lt8RO DI HERBE CON R.AOIC.E CARNOSE BT CROSSM

(l .


VERDE) .

Indice dei non1i delle piante del Codice . ,

APPENDICI:
SPECIE VEGETALI DI CUI IL MICHl.HL J)JBOH LA 1''IGURA 0

PRIMA 0

TAMÈNT B DI ALTRI BOTANICI

INDICE GEOGRAFICO

,

PIÙ COMPLEM

• 655
• ' 659

NOMI 01 ALCUNI PERSONAGCI CHf; FOJ<NJVANO PlANTk AL °hftCHIEJ..

665

G1uo1tJ su P. A . MrCHJEL E L'OPERA SU.A

• 669

ALBERO GENEALOGICO

• 675

ELENCO DELLE OPERE CONSULTATE

677

NOTA CRITICA . . . . . • • .

• 689

'

'

'

INDI CE DELLE I LLUSTRAZIONI
sul frontespizio;
STEMMA MtCHJ~c

fuori testo :
TAv. I


TI
III

V
VI
VII
VIII
IX
X

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(dal Libro Azzurro)
/.
:P~gina ~ i ms. e Ritratto
• Cirue1as monteses •
e Cacaò bianco • [Theobroma C0<a0 L.]
e Oleandro• [Nerium Oleamler L.]
e Sebèste sp. • [DiospyYos Lot1<s L.]
• Ra.mno bianco• [Hippophal Yhamnoidu L.J " . . .
e Otra mo.nera di
[lpomoea lalapa Coxe] .
« Hermodatilo • [Colçhiet,ni autun111ale L.] .

Mecoacan•

« Arisaro • [Biarona le11ui/oliu1n Schott] .

•Narciso gialo • [Stenibergia

lHlea

pag.

8




12

84
llO

Ker-Ga."•1.1 .

L. tu.Slivum L.
- Galanthus nivalis L.] .
xn
• Anemone • (A tte?Hone coronaria L.]
e Pistolochia • [Corydalis cava Sehwgg. et Krt.]
XIII
XIV
• Leuchacanta • [CiY~·um &anuna ~foencb]
xv
• Opontia. • [Opuntia Fit1f.S-indica ~fili. ) .
XVI
• Anoni~e t [Ononis spinosa L.]
XVIT
• Ophris • [Li.stera ovala R. Br.]
• Lingua serpentina t [Ophioglossum vuJgaJton L.]
XVIII
« Brionis species • [Sa.xi/raga ,nus(;()idts All.)
XIX
« AlbutHon • {Abulilon: Avieennae Gaertn.]
xx
• Lunaria nemoralist [Parnass-ia, palustr·i s L.)
XXI
«Mala.batto italico• [Salvin-ia tiatans AH.] .
XXII
xxrn • Titimalo Cbaracia • [Eupho•bia ChMacias L.]
• Ranoncolo acuto • [Ran"nttdus nUae/olius L.]
XXIV
xxv
• Cbamepeuce1 [He,lia-nthemum Fu,nana ~1ill.]
XXVI
• Sanicolo mas • (Sanicula europaea L.]
XXVI!
•Cisto fem.a • [Cisti" salvifolius L.]
XXVIII cGentianela sp.0 • [Gmtiana aeaulis L.]
XXIX
* Zanicula ' [Pt'·i mula A uricit/a L.J
e Pepe indiano• [Capsic;uni an,,uto1' L.]
xxx
tChrisantemo• [Glsrysanthem1on coronaN-um L.]
XXXI
XXXII
• Garofali de India • [Tagetes f'atula L.J
XXXIII •incognita• [Hu~hinria alpina R. Br.] .
XXXIV «Aster atico • [Rhagadiolus stellaJus Gaertn.]
xxxv • incognita. • (Porygala Chamaebuxus L.]
XXXVI •Ranuncolo sp.e • [Anenwne 1utnQYosa L. e Cardatnint tri/olia L.]
XXXVII e Titimalo Cbaracia sp.e • [A pocynuni venttuni L.]
XXXVIII • Spatola pbetida> [Iris foetidissima L .)
XXXIX e Heleboro b.Cil> • [VeraJrum nigrom L .]
e Ruta armeh (Peganum Harmala L.]
XL

48

70
So

116

120
126

• Narcisi in campaneme • [Lei4.CQiton vernu,,a L. -

128







146
150
170
178
182
232
2s4
264
270

• •1•
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304
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342
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362
370
384
386
430
440
442
488
524
536
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'

Con viva profonda soddisfazione, e con legittimo' orgogti:o, il Reale Istituto
Veneto di scienze, leUere ed arti ha l'onore di presentare agli studiosi, non solo
d' Italia, ma di tutto il monde scietùifico, l'inedito codice-erbario. cinquecentesco del patrizio veneto Pietro Antonio M ichiel, pubblicato ora per le stampe
in veste decorosa, e.on il sapiente commento di Ettore de Toni.
Il proemio, che segue, dettato i9i elegante perspicuo latino dal compianto
nati,ralista Achille Forti, offre ai lettori la' genesi, per dire così, spirit·uale
della generosa iniziativa, a lui dovuta; e accurata·mente specifica la partecipazione ad essa - oggi divenuta, finalme1ite, realtà - sia dei generosi finanz-iatori, sia dei va[enti collaboratori: N. H. prof. Michelangelo Minio, prof. Giuseppe Gola, prof. Vittorio de Toni, degno figlio di Ettore. A me, per tanto,
non ispetta che il compito assai ·modesto e semplice di dare qualche chiarimento,
· di offrire alcune notizie 'complementari, e di porgere a chi di ragione doverosi
ringra.ziame11ti.
Di Ettore de Toni, educatore intemerato, scienziato di chi:ara fama, e sincero patriota, il Forti," intimo suo, disse egregiamente in pubblico, nel I926,
alt' Ateneo Veneto. Poco dopo, la . bella commemo-razione apparve nell' annata XXI, r926, dell'Archivio per ' l'Alto Adige diretto- da Ettore Tolotnei :
seguìta da· accuratissima bibliografia ragie-nata, riguardante tutta la multifo-rme opera del de Toni. Di particolare interesse, fra i suoi scritti, i sèguenti
(si veda, ai nn. 36, 40, 42, 47,. 49,. 69, la citata bibliografia), dedicati al Michiel e al suo codice-erbario, co-tiservato,com'è risaputo, a Venezia, nella Biblioteca
·
Nazionale di S. M arc'o :
U!i5se Aldrovandi e P. A. Michiel, in Per il III centenario della morte
cli l). Aldrovandi, ecc., Bologna, r907, pp. I41-I59;
Notizie su P. A. Michiel e sul suo codice-erbario, in L'Ateneo Veneto,
Anno XXXI, r9o8, Vol. Il, pp. 69-103, 341-367; '
Il codice-erbario cli P. A. Michiel. Introduzione e Libro azzurro, in Memorie , della Pontificia Accademia Romana dei Nùovi Lincei, Vol. XXVI,
r908, pp. 323-350; .

Vll!

Luigi Anguillara e P . A. Michiel, iti Annali di botanica, Vol. VIII,
r9ro, 3, pp. 6r7-685;
Il Libro giallo di P. A. Michiel, in L'Ateneo Veneto, Amio XXXIII,
r9ro, Vol. I, pp. z7-73;
· Appunti botanici dal codice-erbario di P. A. Michiel, in Archivio di
·
storia della scienza, Vol. I, r9r9, pp. rr3-r36.
Così, per lunghi decenni, il de Toni consacrò parte notevole della sua attività allo st1~dio del M ichiel. D;te lavori si riferiscono più che altro ai rapporti corsi fra il botanofilo ve1ieziano e l'Aldrovandi, e l'Anguillara; gli altri
trattatio direttamente del codice-erbario : ed è da avvertire, che le espressioni
«Libro azzurro » e « Libro giallo » (i'.l codice consta di cinque volumi, o libri,
dal colore dei cartoni chiatnati azzurro, giallo, rosso I, rosso II, verde) vanno
intese nel senso, voluto dal de Toni, di porgere solo un'idea, nella pubblicazione, del libro rispettivo : perclzè ognuna si limita a registrare qualche diecina
di piante, ossia una frazi01ie, atiche rispetto al manoscritto del sagace illustratore, portato in buo1ia copia.
Del qual manoscritto, esattamente, non si sq. a quando risalga l'inizio.
Certo è, che il compimento ma1icò : in quanto che, alla morte dell'autore, era
pronto per la stampa (e, quindi, attentamente ricopiato: il che avvenne nel r9oz)
soltanto per 14n numero limitato di piante : e questa definitiva stesura è di
pochi anni anteriore al te1npo in cui il de Toni si decise ad estrarne quei
contribiiti, che pubblicò staccati, successivammte, dal r907 in poi, nel timore
- e, più, tardi, con la convinzione - che la stampa di tutto non si sarebbe
potuta mai ottenere.
L'idea di una pubblicazione di quanto Ettore de Toni aveva lasciato, in
fatto di trascrizi01ie del codice, e di commento del medesimo, fu dat Forti esposta
ripetutamente, e con calorosa insistenza, anche a colleghi delt' Istituto : ma,
da principio, quasi solamente per esplorare le eventuali intenzioni, favorevoli
o meno. Egli sapeva che, data la mole n01i piccola dell'impresa, riuscire non
era facile. E, infatti, una prima volta. che - incaricato il collega ed amico
Minio di preparare un cenno sullo stato del manoscritto del de Toni, e sulla
presumibile ampiezza del lavoro - si decise, nel r9z9, ad avanzare la sua proposta, questa non venne, dalla presidinza del te11ipo, accettata.
Nel zy33, presidente dell'Istituto il compianto Landucci, il Forti vide la
possibilità di una ripresentazione del progetto, c01i esito favorevole. Egli lo
concretò, allora, nei particolari, anche in qiulli della revisione del manoscritto
de Toni e della collazi01ie del codice, e della parte tipografica, riparte1tdo la
collaborazione - come è detto 1iel di l1'i proe111io - in ima riunione, tenuta
con it prof. Minio, il prof. Gola, il prof. Vittorio de Toni, e l'editore Ferrari.
Alla presidenza La1tducci, nel r934, Ve1me a succedere ta attuale. Il nuevo
capo dell' Istitutò, nel novembre, in una riunione det consiglio di presidenza,

IX

prese1itò e raccomandò il progetto, anmmciando ad un tempo il generoso contribu.to alla spesa, promesso dal Forti; e, come prevedeva, non gli mancò la
pronta approvazione dei colleghi. La decisione, allora presa, di concorrere con
diecimila lire, fu, più tat:di, approvata dai preposti a quella massima fondazione detl' I stititto, che prende il 11ome dal benemerito senatore dott. A ngeto
Minich, e, in adunanza privata, dall' Istit11to.
Cominciarono subito, tra la fine del I 934 e il principio del I 9J5, te pratiche per il materiate illustrativo e gli altri parti"colari delt' edizione; mentre $i
completavano quelle per il finanziamento; e si cominciava la revisione del
manoscritto de Toni, e il passaggi<J- delle cartelle in tipografia.
Sulle prime, 1wturalmente, il lavoro andò per le lunghe, sia per la necessità di orientamento, in tutti i particolari, giusta i criteri adottati dal de Toni, sia,

e più che tutto, per le pecitliari condizioni, in cui il suo manoscritto
si trovava :
data la decisione, 1iecessariamente intervenuta, di pubblicare non la sola parte
già stesa dal de Toni in forma definitiva, ma tutta qua1ita la ricchissima serie
di piante del codice Michiel. Di pubblicarlo integralmente non si potè avere il
pensiero, perchè ne sarebbe venuto troppo aitmento di spesa e di mote, senza
una corrispondente scientifica opportunità. Tanto più, che, 1tella parte non
ricopiata per la stampa, il commento del de Toni non appariva definitivo, ma
spesso si riduceva ad appunti per farlo , e non di ra,ào mancava del tutto.
Sopraggiunse, l' II febbraio I 9J7, la sciagura, che toglieva alla scienza
Achille Forti, e a coloro, che con amore e dottrina mirabili attendevano alla edizio1te del codice-erbario i'1ichiel, il capo effettivo e l'animatore. L' Istitfdo volle
subito che i lavori co11tinuassero, con la maggior possibile alacrità; e utftcialmente passò alla nomina di apposita commissione, la quale risultò composta,
si clJmfrrende, dei tre già menzio1iati impareggiabili collaboratori ; tra i quali,
tutto continuò ad essere ripartito nel modo indicato nel proemio del Forti.
Testo e commento, sulla fine del r939, era1w itt tipografia al completo. E,
comitteiato 1tell' anno scorso, in seguito a proposta dei tre commissari, approvata dall' Istituto - che deliberò di sostenerne la spesa - , fu iniziato, e
portato a compimento con sollecitudine, il kivoro della compilazione ex novo
dell'indice di t1ttti i nomi del codi'.ce, che, eseguito con diligenza esemplare dal
prof. Belosersky, riuscirà di somma utilità agli studiosi. E passarono alla tipografia te appendici, compreso l'indi'ce geografico, che dovette essere quasi completamente rifatto. Donde appare, che it lavoro di revisione, da parte dei ·commissari, fu, sino alt' ultimo, notevolmente complicato, e spesso ditftcile, date le
condizioni del manoscritto de Toni, e la conti~ua necessità di i1itegrazioni,
che dovevano d'altronde venir mantemite nel piano e nei limiti precedentemente
fissati, e avere lo scopo di illustrare il codice-erbario pur nella derivazione di
molte 1wtizie, e, qualche volta, delle figure.
Così, nello spazio di 1m l·ustro, o poco pitl,, concordia di intenti e fervore di

X

operosità hanno felicemente portata a compimento, in mpdo non i1tdegno delle
odierne esigenze scientifiche e dell' a.Uèzza degli studi d'Italia, ima impresa, che
invano, itt altri tempi, era stata auspicata da uomini eminenti, venitti dai più
svariati campi dell'alta cultura, qilali, p~ fare due soli nomi, Emilio Teza e Pier
Andrea Saccardo: presaghi, t'uno e l'altro, che la pubblicazione del codice-erbario
·del Michiel sarebbe riuscita preziosa, oltre che per i botanici e per i cultori di
storia della scienza, per i natitratisti itt genere, per i filologi, per gli studiosi
delle tradizioni popotari, e via discorrendo. Pubblicazione, ripeto a ragion
veduta, preziosa. Efjettivamente, come 1m a.Uro tesoro della Marciana, il quattrocentesco Libro dei Semplici di Benedetto Rinio, stupendamente illustrato
da Ettore de Toni, fra. il I9I9 e il 1925, nelle Memorie della Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei, ofjre 1tn amplissimo quadro della botam'.ca precolom•
biana, così il codi'ce-erbario di Pietro Antonio Michiel, del secolo XVI, è documento insigne detta botanica postcolombiana : quando nella Dominante, anche
sotto gli auspict del Michiel, si arriccltiva1w di piante esotiche gli orti dei patrizi,
e quando dagli orti niedesimi il cereale americano, il mais, coltivato dapprima
come sempli'.ce citriosità d' oltre»iare, passò ai campi della terraferma venèta,
per trionfarvi, in capo a tempo relativamente breve, sotto il nome, che ha dato
luogo a tanti equivoci, di grano turco, ossia forestiero. Nei dite casi, del Rinio e
del Michiel, son testimoni eloquenti, i due codici, di quelle beneme:rettze dei veneti
nella botanica, segnalate poco meno di mi secolo fa, tanto dottamente, da un
membro dell'Istituto, il dalmata, scienziato e lefterato, Roberto de Visiani.
Ho aççe1mato, çomi?!{:i:ando, a àcvwosi ringrai:ia111enti. '
Innanzi tutto, 1m saluto, commosso e rico1toscente, alla me:moria, non destinata ti perire, di chi, primo, volle l'impresa, ora felicemente portata a termi?ie:
ad Achille Forti, che elargì, sin dagli inizi, il c01itributo di quirzdicimila lire.
Molti ringraziamenti son dovuti alla Università di . Padova, che diede
cinqitemila lire, grazie al cordiale inte-ressatiiento del suo Rettore Magnifico,
il prof. Carlo Anti, tiostro me:mhro efjettivo.
Gra1tde, ·poi, è ta gratitudine, che l' Istituto deve ai suoi membri etJettivi prof. Minio e prof. Gota, e al prof. Vittorio de Toni: i tre commi:ssari,
che per anni, nel silenzio di mi concorde lavoro, incessante e fecondo, diedero
l'opera loro, con intelletto d'a11wre, perchè la pubblicazione del codice-erbario
di Pier Antonio Michiel, recant~ i commenti di Ettore de To1ii, riuscisse degna
di Venezia e d' Italia.
V enuia, Palazzo Loredan,

II

febbraio

I940 -

X Vl iI

IL PRESIDENTE
LUIGI MESSEDAGLIA

..
P R.00 EMIU M

.Ab

anno ' MCMXXVI, cmn Venetiis in aÙùÌ mag1i; Athenaei. .Veneti,

.

.

ànte diem VI kalendas fulias, de Hectore de Toni, desideratissimo amico,
s1,mma quidem scientiarum peritia ornato, aeque ac ab ostentatione akjue inani
laude remotissimo, oratio1iem haberem, fam tmn cognitionem operum ef1~ di0

vulgare meditabar, quae nondum typis edita, immerito iti homiiium oblivione
facebant.
I taque ante omnia mihi editioni prospicere visum est commentarii
iti codicem

herbar~um

eJ1~

a P. A. Michiel, .Patricio veneto, exaratum, itigen#s

tanta amplitudine operis, ut A uctor ipse i'd unqua11i typis evulgari posse desperaret.
Quod haud /aéilis perfectionis proposit1,m, nonnulla vehementer mihi
suadere videbant1'1. Hoc enim iti primis meum firmabat animum atque
incendebat, quod Hector Tolomei, Se1iator et nostri f?.egii lttstituti Veneti
sodalis, i'llam meam quam supra nominavi, orationem, iti volumine XVI
laudatissimi commentarii cui ipse praeest et qui «Archivio per l' Alto Adige »
inscribit1'7, typis exscribendam curavi~t, quo clarissimo viro netno hac in re
mafore valet auctoritate, cr m ipse haud diebie Auctoris nostri amicus omnium
praestantissimus habendus sit.
Nec minus movebat animum summi eiusdemque infelicis viri mis'eratio, .
qui c·urriculo vitae paene perfecto, domesticis diris calamitatibus perculs"15, ·
diuturnos gravesque labòres impari hominum aestimatione prope neglectos
facere videbat ; hoc autem praecipue dolebat et acerbe ferebat, quod vis et

"

Xli

materia earum rerum quae codice illo et commentario contine11t1tr, /ere omnes,
usque adhuc, indigne latebatit.
Haec omnia tamen cordis tantum tacitoque maerore volvebat, verba querelasque vitabat ; et sensus motusque atiimi ingenua quadam verecmidia occ11ltans, res adversas latita mentis aequitate et ingenii suavitate tolerabat, ut ii
qui in intintflm ejus amicitiam pervenissent, /acere tioti possent, quin vehementi
ipsius admiratione atque veneratione te11erentur.
His rati<mibus et rei pecuniariae subsidiis, quae mihi vel · obveneritttt vel
. promissa sunt, firmatimi deniq1te est propositum meum, typis edendi integrum
commentarium in codicem herbarium Michiel, qualem Auctor ipse reliquerat,
additis tantum iis quae praesentibus scientiarum condicionibus congruentia
viderentur.
Longum est, idque plane supervacatieum, huùts editionis utilitatem et
paene necessitatem argiimentis comprobare, ciim vir iUe clarissimiis qui ltistitiitc twstro praeest, in studia, quae scietitiariim histcriam tractant pervestigantq1te, praesertim vero cum ad laudem singularum regionimi ~el totius
Italiae pertitient, integram vitam viresqiie miro animi ardore impetiderit, et

ipsius potissimum opera factum sit, ut i.de->n Institutum in partem impensae
vetiiret.
Nulla igitur efftciendi mora erat interpo1ienda, ciim noviim opus, utiit
tantae tnolis, praesertim mmc denuo studiis eviilgandae et explicandae doctrinae merito florentibus, et cognoscendi cupiditati, et communi utilitati tion
paritm con/erre posse existimaretiir.
Quibus enwlumentis quae ad nat1trae investigationes aUinent, ea quae
historiam geographiae et artis pingendi spectant, addere licet.
Qiiinque enim codicis volumina tabulas adhibent a Dominico Dalle
Greche depictas, q1ti saeculo XVI, paulo post repertam Americam, ad depingendum, horto, quem Michiel V enetiis possidebat, utebatur.
Hortus ille omnibus, in frrimis autem Mattioli, tunc erat admirationi,
ibi enim dissimillimarum plantarum multa millia procul d1ibio virebant, cum
plus mille in Codice, nec tamen completo, describant1,r, tnultae, autem, ex
ultimis terris oriundae, a Michiel, e#am ad commutiem utilitatem, solo coeloq1te

Xlii

assuefactae; cuius artis cum omnium peritissimus exstaret, ab Anguillara, eo
tempore horti botanici praefecto, Patavium arcessitus est.
Adde quod plerumque in didascaliis nomina virorum itiveniuntur, qui
studiorum commercio Auctori jungebantiir, ititer quos exempli gratia, Ghini,
Aldrovandi, Anguillara, Calzolari nominamus.

Quod si ad studia litterarum mentem convertas, qtea1i,to usui codex
sit, apparebit consideranti, vernac1ila nomina plantarum, qi,ae afjeruntur,
et originis regione et temporis aetate ditferre ; ita ut investigationib1es eorum,
q1'i vocabulorum comparationibus, vel populorum traditionibus operam dant,
magnae utilitatis materia praebeatur.
]am tunc cum Hector de Toni, magistro de Visiani utebatur, duorum
codicum herbariormn, q11i n11nc in iY!arciana Bibliotheca asservant11r, q1wrum
alter Benedictum Rinium praecolumbiani,m, alter Michiel habet auctorem,
studium ei simul proposuerant suaserantq1u duo, di:ssimillimo cultura e genere
ortiati, doctissimi viri: Aemilius Teza et Petrus Andrea Saccardo, alter jam
ill11stris, alter cathedrae H orto Botanico adnexae s11ecessor designatus ; ambo
enim hujus studii utilitatem agnoverant.
Qteotiescunque postea Saccardo difjinire cupiebat, utrum italicae fiorae
plantae saeculo XV an XVI in Italiam essent invectae, semper illorum codicum itidicationibus usus est. N ec sa1ie ea, quae de codice Jierbario in studioriem republica perltib1mtur, ad rei tanti momenti notitiam satis esse
q1~mvis,

vident~r;

enim, de Toni numq11am praedicare intermisisset, quantae stidiis

commoditati foret de hoc italici ingenii mommietito completa et ex omni parte
perfecta cognitio, in eji~ scriptis nihil amplius qHam quaedam ex tanta mole
fragmenta reperiuntur.
Illi, quos s1*a 1iomitiavimus, doctissimi viri, alter' linguarum peritissimus,
alter rerum naturalium acutissimus investigator, totum codicem hei;barium
integre •et complete, biem omnibus vel minimis partibus, typis exsoribe1idutn

-

esse censebant, quod ne in praesenti quidem editione factum est; illa e11im
quae vel supervacanea vel repetita inventa sunt, qua~vis i1i ambobi~ manuscriptis, quae plus minusve perfecta ad nos pervenerunt, iterum sint exscripta,

putavi1111~ sine ullo integritatjs detrime(w' n~glegi posse .

.

\

XIV

Hector de Toni, priusquam de vita decederet, non sine magna laetitia,
studia sua de Rinif codice herbario, inter dissertationes quae « M etn<>rie dell'Accademia dei Nuovi Lincei» nominantur, admissa videre potuit, primamque
eorum partem impressam ; duas, vero, sequentes partes editas

v~dere

non .potuit.

Hoc autem deplorandum, quod editio illa maximi repertorii botanici praecolmnbian'i oum graphicarum inlustratiomtm sit expers, convplemento caret,
quod insigni illi monumento, et forte unico, necessarium plane frz4tandum est.
Mav1ificentiits Venetiae opus Patricii sui Petri Antonii Michiel typis
evulgantes, specimen artis iconographicae pictoris Dalle Greche, studiorum cultoribus ofjerre voluerunt.
Hoc ·modo, primum mihi optimum co1isilium visitm est, Codicem Herbari1tm
cimi

commentario originali ab Hectore de Toni redacto, P.er ordinem edere, ·ut

tàndem in praesenti volumine videre licet ; non tamet1 sine illis mutationibus vel
augmentis, quae nostra tetnPora postulare pietantur.
Cum tamen expensis providere necesse esset, rationibus summa non solum
diligentia, sed etiam moderatione, a Paschale Caroli f. Ferrari, typographo nostro,
putatis et redactis, duorum Institutorum patrocinium obtinere, nobis curae /itit:
primum quidem Instituti nostri Veneti; deinde Studii ipsius Patavini, apuef,
quod olim Codex a Josepho Antonio Bonato, Horti Patavini prae/ecto, diligenter servabat1tr.
Quae quidem petitiones magnificum exitum c'<msecutae simt, quanqttam
nonnihil addenditm .supererat, ut etiani iconographia, ex selectis iisque lucidis~imis

figuris concinnata, imprimi posset.

Bisce ditficttUatibus feliciter sttperatis, cttm maxima exstaret, cui, scilic4t,
cura c0Uationa11di, ttt dicttttt, operis proponeretur, doctor Michaelangelus Minio,
propinquitate et amiOitia Hectori de Toni coniunctissim1ts, prompto et gestienti
animo sibi longum nec semper /acilem iaborem assumpsit; cui sponte doctor
'

Victorius fditts, manuscriptorum possessor, ut laboris particeps adfungeretur
optavit.
Utrique, et doctori Josepho Gola, Horti Botanici prae/ecto, qui systematicae
revisioni ttominum hodiernorum, ubicim1que nomittibus a Michiel adhibitis
adfuncta sunt, operam dedit, .gratias habere et agere debemus.

xv

Eisdem viris Michaelangelo Minio et Victorio de Toni, quorum diligentiae debetur ordi1iatio bibliographiae, quae Commem<>rationi in « Archivio
per l'Alto Adige» editae adnexa est, optimo consilio munus corrige1idi /olia
impressa commissum est; totius; denique, comme1uarii tra1iscriptio1ie et earum
rerum additione, quas praesens culturae condicio postulat, volumen optimi illi
viri ad ultimam perfectionem summo amore duxerunt.
Itaque, votis Amici desideratissimi felicitq, quod ardenter cupiveram,
adimpletis, me, tum illis Institutis, quorum liberalitate et auctoritate hoc
voliimen editum est, tum acie ingenii et alacritate illorum qui executioni
operam dederimt, in his potissimum rerum difficidtatibus, non frustra confisum
esse, exitus ipse comprobavit.
His rebi's expositis, quas cir.ca originem hujus editionis non neglegendas
censebam, restat ut ego, et operae laborisque adjutoribus et vobis omnibus, qui
de numero sodalium hwjus I nstituti estis, meam necessitudinem et observantiam,
memori gratoq'ue animo, 111,ntquam de}uturas esse i;onfirmem.
ACHILLES

FORTI

,

,

'

\

'

IL CODICE ERBARIO
DI
'

PIE T RO ANTONIO 'MICHIEL.

INTRODUZIONE.

Q

esto libro prezioso che si conserva alla Biblioteca Marciana di Venezia è opera
di un patrizio veneto arnantissimo della scienza botanica, Pietro Antonio Michiel,
il quale scrisse di suo pugno il lungo testo e fu assistito per la parte iconografica dal pittore Domenico Dalle Greche.
Non ci dilungheremo a parlare della vita dell' illustre uomo perchè altri già ne
feçero la biografia e ne 'decantarono i meriti [17, 47, 189, 315], ci limit eremo a dire
che, nato in Venezia nel Luglio 1510 (1), concepl di buon'ora passione per lo studio
de' vegetali nel quale divenne valente a segno che nel 1551 i Riformatori dello Studio
lo persuasero a trasferirsi a Pa<!ova per la cura dell' Orto botanico ove era prefetto
Luigi Anguillara. Il Michiel rimase a Padova quattr' anni, dopo i quali tornò a Venezia ove nel giardino annesso· alla sua casa ai SS. Gervasio e Protasio (S. Travaso)
coltivava numerose piante i cui germi gli provenivano da numerosi luoghi, specialmente dal Levante e, non cont ento di ciò, spediva semi e germogli di piante agli
amici affine di diffonderne la specie in Italia (Az. 42, 48, 98, rro; Ve. 73, 154, 203,
247) (•).

.

Desideroso che dei suoi studi e lavod rimanesse qualche memoria, fece disegnare
a colori da un artista tutte le piant e che venivano a sua conoscen?~t ed in tal modo
· fu ·compostçi il prezioso codice formato dapprima di quattro volumi, cui più tardi fu
aggiunto, per sovrabbondanza di materia, un quinto. E forse altri volumi avrebbero
dovuto far compagnia agli esistenti perchè il nostro patrizio, Qon contento di far
dipingere le piante che coltivava nel suo giardino, faceva ritrarre anche quelle secche
e talvolta malconcie che, gli arrivavano da luoghi lontani, ma il lavoro fu interrotto
da un grave avvenimento di cui durano ancora in Venezia i ricordi.
Lo sviluppo del commercio contribuiva, è vero, alla prosperità della Repubbliç:a
ma facilitava altresi l' introduzione di morbi pestilenziali che menavano strage negli
N.B. .. I numeri fra parentesi quadre si riferiscono ali' Elenco delle opere che trovasi in fine
dcl presente lavoro.
'
(1 ) ··li i!vlo relli mette il 17. il Ta-,ea H 18. la. qual ultima data dev' esser la giusta percbè
registrata nel Libro oascite (156).
·
(2) Az., Gi., Ro. I. Ro. 11, Ve. significano in abbreviatura i libri del codice distinti dau•autore
pel colore del cartone (a.t.:uYrO, giallo, rosi? prinio, rosso se&ondo, verde).

2

abitanti ; t ale fu quello che tuttora si chiama peste del Redrmtore (perchè per esso fu
eretto il tempio vot ivo del Redentore nell' isola della Giudecca) e che in due anni
uccise oltre settantamila persone. Tra le vittime più nobili dobbiamo annovera.re
Pietro Antonio Michiel rapito alla patria ed alla scienza nell' Agosto 1576 ali' età di
sessantasei anni.
Dopo cinque generazioni si spense anche la sua famiglia in Angelo Michiel il
quale lasciò un testamento di nove pagine [199] in cui aveva fat to numerose disposizioni, senza però far parola del Codice, ben differente in ciò da Alberto Rinio che
tanto a cuore ebbe quello del s~o antenato [245).
Ne venne che, rimaste superstiti due figlie andate a marito, i cinque volumi corsero pei negozi dei rigattieri finchè, per buona vent ura, caddero sott o gli occhi di un
uomo intelligente che seppe apprezzarne il merito, Giovanni Marsili prefetto del!' Orto
botanico di Padova. Il Marsili li acquistò, ne fece uno studio di cui diede relazione [189), ma alla sua morte i preziosi volumi correvano il rischio di una seconda
dispersione, quando furono salvati dal suo successore Giuseppe Bonato che ne fece
omaggio alla Biblioteca di San Ma.reo [48].
In questa, che è una semplice introduzione, da.remo al lettore un'idea sommaria
del codice che può far ben persuasi dell' importanza del suo st udio.
L'ordine con cui si procede nella descrizione è indicat o dallo stesso autore. I
libri non sono distinti con numeri progressivi ma, secondo il colore del cartone, si
chiamano coi nomi azzurro, giallo, rosso primo, rosso secondo. verde che noi per
brevità indicheremo coi segni Az .• Gi., Ro. I, Ro. II, Ve. Al principio del libro rosso
primo è indicato il modo di descrivere le singole specie. Sotto i titoli : Nomi, Genera,
Forma, Luogho, Tempo, Amano, Gmeratioue, Oppinioni, Dispareri nella fianla, Virtù
si espongono la nomenclatura della pianta, i nomi delle piante affini o chiamate nel
medesimo modo anche se differenti, la diagnosi, labit azione, la durata, le stagioni in

cui appaiono i vari organi, la stazione, il modo di riprodursi, le opinioni degli autori
e le applicazioni del semplice.
La scrittura è quella del secolo X VI cioè piut tosto trascurata e, se aggiungiamo
che I' inchiostro usato era di cattiva qualità, ben si comprende come sia malagevole
la lettura e come gli studiosi che fecero un esame saltuario del manoscritto abbiano
commesso degli errori di trascrizione [46, 189. 286]. L' e si confonde coli' i. e coli' erre
e perciò troviamo tra.scritto Cichino per Cechimo [46], Nabatri per Nabatei [189], fratisco per fratesco [286] (Ro. I 274, Az. 50), z con t, P con s, G con 8, e con o se
scritto in altro modo dall' usuale ecc., tanto che ne vengono le seguenti trasformazioni: giallezzi diviene gialletti [189] (Ro. l 274), Gengevo ora Gongo110, ora Benzino [46)
(Ve. 78, 79) ecc.
Anche I' ortografia e la grammatica lasciano parecchio a desiderare. Sono di frequente omessi gli accenti e perciò troviamo scritto pero per però, sera per sarà, hara
per harà (avrà), Marchio per Marchiò (Melchiorre). La desinenza ezzio corrisponde
ali' italiana iccio p. e. bianchezzi, giallezzi per biancilicci, giallicci, le coniugazioni dei
verbi sono fatte in modo da renderne alcuno poco intelligibile, es. cresero per credettero,
i significati delle parole po$sono esser differenti da quelli della nostra lingua ed anche
contradditori tra loro. Cosi qr<ivi significa costantemente qui (1), mentre ina11ti (innanzi)
ora significa : nelle pagine a11tectdenti (Ro. I 195), ora : nelle pagine segumti.
(t) Anche oggidl i contadini veneti dicono ehive per qui, live pct là.

,
3

La parola rasco11trale applicata alle foglie significa ordinariamente opposte, ma
talvolta distiche (Az. 36, Ro. I r49). Anche il significato dei termini geografici non
sempre è d'accordo col moderno, sia pei mutamenti politici, sia per errori dovuti
alla scarsa conoscenza dei luoghi lontani ed oltre a ciò vari nomi locali sono mal
trascritti. Importando assai, per la determinazione delle abitazioni di certe piante,
precisare il significato di tali termini, si provvide con un piccolo indice di riscontro
che il lettore troverà alla fine del presente lavoro.
Salve rare eccezioni, la pianta è dipinta sul recto del foglio ed il testo sul verso,
ma costantemente nel recto sopra la figura è scritto il nome della pianta in caratteri
rovesciati (1) di cui qui diamo l'alfabeto :

a

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e

d

J

M

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w.

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5

I..
z

:i.

*
I•

X

• (questo segno posto sopra una vocale equivale a n1)

Non sappiamo il perchè I' Autore abbia fatto uso di questo alfabeto, ma il de-

cifrarlo fu di qualclie utilità perché talvolta si trovano sulla figura nomi che mancano
nel testo e talora anche dobbiamo a quell'alfabeto se la pianta ha un nome perchè
il testo non fu scritto (Ro. I r33, 286). Altre volte dobbiamo a quell' alfabeto la conoscenza del!' abitazione, p. e. varie piante che nel testo sono notate come •Incognita•
portano scritto sulla figura : •Incognita dal Dolfin • il che ci apprende che provengono
dalla Dalmazia, essendo state inviate da Girolamo Dol.fin allora generale in quella
regione.
Non sempre la trascrizione in caratteri rovesciati fu corretta; l'abitudine faceva
scrivere ·c erte lettere nel modo ordinario e ne veniva una scrittura mista, p. e. il
nome bym-y che andrebbe letto damia, mentre è bamia (Ro. I 2), la fretta nel
tracciar le lettere fece spesso far le " eguali alle 11 o storpiar le parole, es. tro111mtaria
per tormentaria (Ro. I 35).
Più scorretta è la trascrizione dei nomi stranieri, specialmente se scritti in caratteri gotici (Ro. I 329, Ro. II 8) ed altre difficoltà provengono dal frasario che in
certi punti, anzichè italiano, è veneto e veneto di quei tempi (Ve. 202).
La varietà degli inch.iostri prova che frequenti furono le aggiunte ed i ritocchi
che noi segneremo con carattere corsivo, talvolta si dimenticò di correggere od il testo
o la figura, il che è causa di discrepanza (Ro. I 153).
(1) In certi fogli (Ro. I 12, 151, r8o, 2or, 230, 331) pare che manchi perchè fu tagliato via
nel raffilare le carte quando si fece la legatura dei volumi e difatti al Ro. I 201 se ne vedono
tracce.

4

E giacchè il discorso ci ha condotto a parlar delle figure diremo che si notano
da una pagina all'altra gran differenze. Alcune son.o disegnaté e colorite con finezza
tale da rivaleggiare con quelle del Rinio (246), altre sono talmente rozze che riesce
difficile colla loro guida la determinazione della specie vegetale, massime se il testo.
porta descrizioni incomplete e nomenclatura antiquata o ·nulla, come avviene delle
piante chiamate • incognita • ·
Gli studiosi che esaminarono il Codice caddero nelle opposte esagerazioni, alcuni
ottimiste (46, r89], altri pessimiste [286) che si troveranno riportate nei Giudizi alla
fine del presente lavoro.
Non sempre l'autore si contentò di far. dipingere la pianta,. talvolta ali' intorno
di essa v'è disegnato un paesaggio (Az. 36, 37, 38, 58, 63, 64, 66, 73, 75, 78, 79),
altre volte la figura della pianta è accompagnata da figure di animali ·o da figure
simboliche alludenti alle virtù del semplice (Az. 8, 9, 37, 67, 78, 83, 86, 95, 98, 99.
l04, 10.5, 107, no, rrr, n4, u5, Ro. I 107, Ve. 200).
Malgrado I' asserzione in contrario del Bo.nat o [46), il Michiel non fu esente dalla
pecca di altri botanici anteriori e contemporanei· e tra le figure ne troviamo varie
fittizie che l'artista disegnò sul dato di descrizioni vaghe ed anche erronee (Az. 132,
r47, Ro. I 34., 78, 286, Ve. 79, rr3, 188, 204, 223, Gi. 79, 94, rr4).
Altre figure sono di piante eteroclite (Ro. I 21, 40, 289), altre non son tratte
dall'originale, ma da disegni come in più luoghi dice lo stesso Autore ed altre si"
deducono esser tali, osservando attentamente la figura e facendo opportuni confronti
col. testo, tanto che qualche volta le figure del codice, invece di provarci che il Michiel
conobbe la pianta, ci provano il contrario (Az. 67, Gi. 62, Ro. I 301).
Qui si riattacca naturalmente una questione: se il Michiel, oltre questo cosidetto
Erbario, abbia fatto un vero erbario, cioè una collezione di piante disseccate la quale
sarebbe potuta andar disperSa. come avvenne del Codice, senza però trovare' un salvatore. Risponderemo che qualche figura (Ro. I 195) mostra coi suoi colori di esser
tratta da pianta disseccata, ma trattasi probabilmente di quelli individui che, spediti
da lontano, giungevano avvizziti . Non di rado vi sono tra le pagine del codice dei
frammenti di piant e secche le quali aiutano nella determinazione della specie quando
la figura è imperfetta (Az. 23, Ro. I 142. 152, Ro. II 2, 44, 61, 74, 75, Ve. 80).
Ma è evidente che questi frammenti non costituiscono prQva sicura de!Ja formazione di un regolare Orto secco perchè potrebbe· darsi benissimo che il Michiel si
contentasse di cacciar fra le pagine del suo manoscritto qualche campione delle piante
che riceveva, specialmente se trattavasi di specie rare.
A quel tempo non si era ancora raggiunta quella esattezza di nomenclatura che
troviamo due secoli dopo quando lanatomia e Ja· morfologia rivelarono le vere omologie tra gli organi dei vari vegetali, quindi · 1a tem1inologia del codice tradisce più
volte del!' incertezza. Cosl il nome fiore, ora ba il significato attuale, ora indica la sola
corolla. ora le infiorescenze a fiorellini fittamente riuniti, foglie sono di frequente le
pinnule o le sezioni !oliari, piccioli i pedicelli (1), ~lique, oltre le vere silique, i legumi
ed i follicoli, cappi gli acheni, i frutti didimi ed i tubercoli radicali ·(Gi. 81, Ro. I 373,
Gi. 67) fruiti le galle (Az. 104, 105) ed anche certi .fiori in boccia (Gi. 102). Curiosa
è la svariata nomenclatura degli stami, chiamati ora slamini (•) (Gi. 120, Ro. I 141),
(1) Al Ro. 1 109 la parola ba il suo vero significato. Anche lo Jung scriveva: e pctiolus vel
pediculus •·
(2) Il nome sJaniina fu usato piil tardi da Gioachino Jung.

5
ora atimini (Ro. I 194) il che farebbe credere ad una traduzione del francese étamincs,
ora atomi1ii (Ro. II 49), ora lillglmilli (linguette) (Gi. 54), ora barbute (barbette)
(Ro. l 157), ora sbarbati (Gi. 102). ora .certi sotil • (Ve. 47). È bene anche notare
che la parola azwrro nel dizionario del Michiel significa lfiolctto e difatti lo provano
il nome di libro azzurro dato al primo libro la cui coperta ~ violetta e l' aggettivo
azzurri dato ai fiori della viola (Ro. I 126) e delJ' iride (Ve. n7).
Altre volte lAutore modibca in bene la sua nomenclatura, come nei luoghi in
cui riconosce che le sezioni sono parti di foglie (Az. 101, Ve. 42), che i capolini soi;io
aggregati di fiori (Ve. 5), che I' ag-av.e è differente dalJ' aloe (Gi. 120).
Rare volte il nostro Autore si prese la libertà, di cui il Clusio fece rimprovero
al Lobelio. di mutare i nomi delle piante, introducendone di sua fattura (Ro. I 140,
353, Ve. n5), generalmente egli accettava quelli già assegnati, anche quando gli
parevano impropri ed a molte piante che egli avrebbe avuto il diritto di battezzare
dava modestamente il nome di •incognita:>.
Comprendendo il Codice un numero di piante che supera il migliaio divise solo
in quattro classi artificiali, non dobbiamo maravigliarci di trovare ·1a medesima specie
figurata due volte se i campioni erano ricevuti in tempi diversi (Ro. I 31 e 347,
Ro. I 243 e Ro. II 63, Ro. I 334 e Ro. II 72; Ve. r37 e 195. Ve. 190 e 218). Più
facile era la 'ripetizione quando la pianta poteva prender posto in due differenti divisioni, per cui le due figure vengono a trovarsi in libri diversi (Ro. I 231 e Ve. 126,
Gi. 155 e Ro. I 352, Ro. I 260 e Ve. rr. GL 138 e Ve. 6, Az. 32 e Ve. 6) e più facile
ancora·qu_ando i campioni spediti o per differenza di aspetto o di nomenclatura furono
creduti di specie diversa (Gi. xo e 61. Az. 160 e Gi. 144, Ro. I 90 e 1 ro;Ro. I 324 e Ve. 90,
Ro. I 210 e Ro. II 68, Ro. Il 69 e Ve. 180, Ve. 249 e 250, Gi. 125 e r35; Ve. r23 e r71).
Il Michiel cercò d_i rendere attraenti le sue descrizioni, inserendovi dei detti popolari allusivi alle piante (Gi. n8, Ro. I 28, Ve. r72) ed accogliendo pure varie
credenze popolari sulle virtù dei semplici (Az. r37, Ve. 35, 150), sugli usi magici
(Az. 8, 58, 59), sul magnetismo (Az. 82).
E se passiamo alle credenze personali del!' autore ricordiamo che a quei tempi
era viva la teoria delle signature ed il .Michiel mostra di credervi (At. r5, ~o. I 281),
altrove è ammessa per piante ed animali la genera.zinne spontanea (Az. 3, Gi. 2,
Ro. I 153, Ro. II 65), esclusa quella per ·semi nelle piante acq11atic11e (Ro. I 73) ecc.
ll:!a, accanto agli errori, vediamo qua e là, come vividi lampi, delle asserzioni
che dimostrano studio attento e lavoro di deduzione. Già il Marsili ebbe a notare (189)
che il Michiel intravide la funzione riproduttiva dei sori nelle felci (Ro. I 123) è
soggiunse: •Di questo fatto si avvidero i botanici qualche secolo dopo il llfichiel •·
Noi aggiungeremo che di questa funzione il Michiel parla anche in altri logli oltre
quello ,menzionato dal Marsili (Ro. I ro9, r ro, 242) e ne parla anche a proposito del
licopodio (Ro. I 291), mentre non la sospettò in certe felci dove pure i sori eràno
abbastanza evidenti (Ro. I 3, 90. 98). aggiungeremo pure che il Michiel fu nel.la
scoperta preceduto dai due botanici Girolamo Trago e Valerio Cordo. Però possiamo
esser certi che egli fece l' osservazione sen.za nulla sapere di ciò che dissero i due
dotti tedeschi, benchè spesso ne citi le opere, locchè può attribuirsi alJ' essere da lorQ
la scoperta stata annunciata in poche parole che facilmente sfuggono a cb,i solo con~
suita il libro per veder le figure e le descrizioni (1).
(r) Nel 1623 il Ccsi constatò col microscopio che le felci producono qualche :osa simile al seme.

6
A quanto dice il Marsili possiamo aggiungere che un minuto esame del codice
manifestò altre osservazioni fatte dall'Autore non prive d' interesse per la storia della
scienza p,. e. quelle di certe variazioni dovute all' ambiente od al nutrimento (Ro. II
49, 72), certe osservazioni fisiologiche (Gi. Il, 105, Ro. I 80, 96, 198, 199· Ve. 45),
morfologiche (Ro. I 310, Ve. 179), altre sulla fillotassi (Ro. I· 197), altre che dimostrano aver egli saputo cogliere le vere e naturali analogie tra piante apparentemente
diverse (Ro. I 156, 168, 174, Ro. II 49, Ve. 14, 25, II8, 135, 179, 240), ed anche
esperimenti diretti a sfatare false credenze (Ve. 250).
Ma ciò che forma per noi il maggior titolo di gloria pel nostro patrizio è l'avere
constatato l' esist~nza dei titbercoli radicali tielle kg1m1inose (Gi. I'1q, Ro. 354) e quel
che è più l' aver sospettato la loro 11at1'ra parassitaria, scoperte interessanti pel tempo
in cui furono fatte quando I' unico ausiliare ali' occhio era una semplice lente d' ingrandimento. Che il Michiel ne abbia fatto uso par provato dall'immagine ingrandita
di una pianta che trova.si in altro foglio (Ro. I 85), però è da convenire che essa
era strumento molto imperfetto per giudicare della natura di corpi non più grandi,
.
come dice I' Autore, di un seme di miglio.
Se consideriamo il nostro Michiel come fiorista, potremo notare col Marsili (189)
che delle specie <la lui figurate, il cui numero sorpassa il migliaio, varie furono da lui
per primo conosciute, benchè la loro scoperta sia attribuita ad altri botanici, per non
aver egli data alle stampe I' opera sua. Un paziente esame del codice ed una serie
di confronti fatti colle opere di altri fioristi ci Ieee constatare che il numero di queste
specie sorpassa il centinaio, numero notevole e bastante a dare al veneto patrizio un
posto onorevole.
Interessanti sono anche certe abitazioni di pian~e da lui citate (Az. 47, 48, 64,
65, 74, 95, Gi. 78, 109, Ro. I 21, 165, I 7o. 239, 251, 327, 372, Ve. II2, 123, 197,
212) o perchè rare per quel tempo o perchè tuttora poco note, alcune delle quali da
lui stesso verificate (Ve. 197) (1).
Ed una notevole importanza acquistano varie delle ligure del Codice perchè ci
aiutano in un lavoro di identificazione che da vario tempo interessa gli studiosi (170,
250, 256). li Michiel avea legame d' amicizia con Luigi Anguillara primo custode
dell'Orto botanico di Padova che gli dedicò il secondo de' suoi Pareri (17). Facendo
nostre le parole di un illustre botanico (256] diremo: •sarebbe uno stud.io raccomandabile quello di estrarre dai •Semplici• dell' Anguillara un catalogo delle piante italiane
quali si conoscevano allora, coi luoghi, coi nomi e colle date. Codesto riuscirebbe .u n
importante contributo per un lavoro che certo a suo tempo verrà fatto e che potrà
intitolarsi : Storia della prima inve11t1'.011e delle pia11k italiatuJ •· Questo catalogo presenta una seria difficoltà in causa della troppa concisione usata dall' Anguillara nelle
sue diagnosi, per cui varie specie difficilmente si possono determinare. Per buona sorte
vari dei Semplici di Anguillara vennero dal Michiel figurati nel suo Codice, anzi il
Michiel ne aggiunse altri di cui ebbe il nome dall' Anguillara od a voce o per, iscritto
e che non sono menzionati nel classico libretto (Ro. I 63).
Daremo in fine di questo lavoro un elenco di quei Semplici di Anguillara che possono
essere identificati colla.guida del Codice, avvertendo però che in questo lavoro dovemmo
procedere con molta circospezione perchè varie delle figure sono fittizie e fabbricate
sulla falsariga della descrizione (Gi. rr4, 134), altre contraddicono (Ve. 124, Ro. I 133).

(1) li Michiel deve aver fatto viaggi, perchè parla di piante da lui vedute nell'Umbria (Ve. 201).

7

Come per I' Anguillara, il presente Codice può servire ad identificare certe spede
del Ghini e dell' Aldrovandi che si troveranno ai loro luoghi.
Un contrasto notevole coll' irruenza del Mattioli, del Guilandino e di altri contemporanei troviamo nella mirabile riservatezza, che talvolta può chiamarsi eccessiva
(Ve. 209), del nO'stro dotto patrizio nell' esporre le sue opinioni. Non credasi però che
egli accettasse ciecamente quanto si diceva e scriveva, anzi non esitò a discutere idee
di Aristotile (Ro. I 315), Plinio (Ro. I l), del venerato Dioscoride (Ro. l 167, Ve. 58:
79), delle Pandette di Silvatico, altro vangelo per quei tempi (Az. 83), del Trago
(Ve. 56, 202), del Dodoneo (Az. 126, Ro. I 221), degli amici Anguillara (Ro. I 171,
221, 260, 297, Ve. 18, 52, 86, x31, l6z, 240) e Guilandino (Ro. I 138, Ro. II 49) e
del Mattioli (Az. 4, 59. 83, Ro. I 218, 285, Ve. 7 r, 162, 257) . Non sempre però le
sue censure son ben fondat e (Gi. 72, Ro. I r72, Ve. 35, 242), in ogni caso malgrado
la forma riservata, riuscirono a taluno sgradite e gli procurarono delle inimicizie. II
Matti~li p. e., dopo aver lodato il Michiel, irritato per qualche critica ed anche per
l'amicizia che il nostro Veneto aveva per ·l' Anguillara ed il Guilandino, scrisse contro
di lui.
Potrà il lettore sorprendersi come un uomo sì benemerito, lodato da vari contemporanei, sia ora appena ricordato (•) nelle storie scientifiche (279]. Una delle cause
è la mancata pubblicazione del suo manoscritto che, come osserva il Marsili (189],
doveva essere dato alle stampe, avendone l'autore preparata la dedica alla dogaressa
Loredana Marcello-Mocenigo. AI principio del libro giallo l'Autore stesso espone le
ragioni per cui smise l' idea di stampare il suo lavoro, ragioni ispirate da quella modestia di cui già parlammo e che evidente appare a chiunque si contenti anche di
scorrere il prezioso Codice.
Altra causa di questa dimenticanza è un curioso equivoco per cui molti confondono il nostro patrizio coli' iUustre botanico toscano Pietro Antonio lliicbeli vissuto
un secolo e mezzo dopo. benchè vari scrittori abbiano messo in guardia contro tale
errore [75, 80, 189, 286, 308, 315] (2).
Nessuna data esiste nel Codice. ma gli anni in cui esso fu composto possono
dedursi da vari indizi che esamineremo a suo luogo (Az. 5). 'Fu un problema di cui
ci occupammo seriamente per ben determinare la questione della priorità del Michiel
sugli altri botanici nel rinvenimento delle specie vegetali.
Nel presente lavoro noi disponemmo i libri del Codice nel seguent e ordine: azzurro,
giallo, rosso primo, rosso secondo, verde, perchè è quello esposto dallo stesso Autore
nella prefazione al libro azzurro, mentre il !liarsili (189] e tutti gli altri studiosi dietro
il suo esempio diedero laltra disposizione : rosso primo, rosso secondo, verde, giallo,
azzurro. Noi pure la seguimmo nelle citazioni quando ci limitavamo a consultare il
codice saltuariamente [19], ma Io studio più particolareggiato che ora dovemmo farne
ci persuase del!' errore del Marsili, senza che ci fosse possibile indovinarne la causa.
(t} l':'urono (atte ricerche s ul suo ritratto. ma questo, se mai esistette, andò probabilmente
disperso allo spegnersi della !amìgJia; I' unica effigie che. conosciamo è quella a1 N , 10 del libro verde.
(2) Per trarlo dall' oblio 1u imposto il nome Ntonaielt.elia nielaxantha ad un fungo scoperto sui
picciuoli putridi delle palme a Bogor (Buitenzorg} nell' is. Giava (214). li nome Michelia era .stato
da lungo tempo assegnato ad un genere di piante magnoliacee, in onore dell' altro botanico P. A.
~ficheli. Come prova di quanto poco sia conosciuto il nostro r-1ichiel diremo che un botanico mo·
demo (30) ali' articolo Mùhiel, dopo aver detto che è conosciuto per un opuscolo del Marsili soggiunge: • Si tratta forse di ~ticheli ? •·

8
Non credasi però che il chiamar primo il libro azzurro, secondo il giallo ecc. indichi
che il libro giallo sia stato cominciato dopo finito l' azzurro, il rosso dopo finito il
giallo ecc. Sècondo la classificazione prestabilita dall' Autore ogni pianta che arrivava
doveva .esser figurata nel libro cui apparteneva per la forma della radice, dal che si
comprende che i libri sono io realtà contemporanei e ciò appare anche da certe frasi
(Ro. I 365 e Ve. 208).
·
·
Riservando al principio dei singoli libri altre considerazioni, chiudiamo la presente
introduzione, esprimendo la speranza di aver fatto cosa utile alla storia della scienza
col presente lavoro e desiderando, in caso contrario, di essere disingannati.
Per non recare soverchio ingombro si trascriveranno solo quelle parti che hanno
interesse per alcuna delle cause che in questo proemio furono enumerate. Ciò che noi
aggiungiamo a commento sarà scritto o tra parentesi quadre o nelle note a piedi di
pagina.

(1- \'crd<.

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10)

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e Ritratta

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LIBRO AZZURRO

LIBRO AZZURRO

II

LIBRO DE .ALBORI, FRUTICI ET IN VOGLI
Considerando io Piero Antonio Michiel fu de Messer Marco che lordine
in tutte le ationi sonno apreciabile, pero al meglio io ho saputo, ho partito
le varieta delle piante in diversi libri acio siano manco confusi et reduti
in manco volume essendo partiti in quatro distinte opere, zioe questa di
Albori, frutici et in vogli <•>, la seconda di herbe aculeate et di radici
bulbose et rotonde, il terzio di piante legnose et di piante con radice
capillare et sotti!le, il quarto di herbe con radice carnose et grosse, dunde
l'huomo sapera <•) piui al facile ritrovare quello che desidera governandosi
da questo ordine sapera in qual libro son la pianta che ricerca. Et ogni
libro hara (3) il suo indice et alfabeto con tutte le varieta de sinononù ho
possuto intravenire, acioche tanto il Latin quanto il volgare et tanto il
Greco quanto l'Aleman et altre nationi anche possi ogni uno per il suo
nome intravenire in quello che desidera, et pigliarne quella utilita et inteligentia che potra, dando colpa al debil et pocho saper nùo, cogliendo
qualche rosa, se pure ne serano, tra tanti spini.
[Qui appare chiaro I' ordine propostosi dall'Autore il quale spartì le piante in
quattro divisioni artificiali : 1° Piante legnose e piante volubili contenute nel presente
libro azzurro.
zo Erbe a radice bulbosa o tuberosa ed erbe spinose contenute nel libro giallo.
30 Piante con radici legnose o sottili nel libro rosso.
40 Erbe con radici a fittone nel libro verde.
Conoscendo già per pratica che sono più numerose le piante della divisione terza
egli fece fare i libri più o meno ricchi di pagine secondo il numero probabile di piante
che dovevano allogarvisi, perciò il maggiore fu il rosso, seguirono in grandezza il verde,
I' azzurro, il giallo. Contuttociò il libro rosso divenne insufficiente perchè lAutore vi
allogava oltre le piante a radice sottile, tutte quelle a radice sconosciuta, da ciò ne
(1) Invogli, cioè piante volubili. quindi i) primo libro comprende le piante legnose e le ram-

picanti.
(2) Saprà.
(3) AVTà,

LISRO AZZURllO

I2

venne l'aggiunta di un secondo libro rosso che in un punto del codice (Ro. I. 177)
è chiamato libro »11ovo.
Di mano in mano che cresceva il numero delle piante, riconobbe l'Autore I' insufficienza di questa primitiva classificazione, quindi la modificò una prima volta nel
libro rosso, un' altra nel libro verde come si legge nelle relative introduzioni. Però
queste due nuove classificazioni furono semplicemente esposte e lAutore non potè
metterle in pratica. perchè ciò avrebbe portato uno spostamento nelle pagine ormai
numerate ed un conseguente cangiamento dei numeri spesso citati al capitolo Gmera.
Già il Morelli avvertì che gli indici alfabetici promessi dall'Autore in questo
esordio mancano nel Codice. Le pagine bianche che si trovano, non solo in fine ma
anche nel corpo dei libri tenderebbero a 1>rovare che il Michiel non considerava finito
il suo lavoro e si riservava di far l'indice quando il codice fosse' pronto per le stampe,
ma che la morte quasi improvvisa .·ne lo impedl].

N.

I

CIRUELAS MONTESE$

NOMI - Ciruelas monteses ex fruta de Indiani.
GENERA - Tre sorte di Ciruelas ne sonno, questa monteses, in carnadas
et amarilas come vedereti [NN. 21 e 69].
FORMA - Suoa radice .. .<1 >, son <!Ibero grande et di grosso tronco con
colore verdezzio suoe frondi poche sopra a rami simil al Gelsomin, suoi
fruti verdi et maturati rossi et sonno molto saporosi, dice nel lib. primo del
India a k. 48 <» et son simil a marasch!! ma sanza picioli qualli imediatamente si atacano al legnio del tronco.
LuoGHO - De l' India in pittura fu portato questo insieme con altri
ro alberi come quivi li vedereti alla Maestà Cesarea, dunde essendo orator
alla Sua Maestà al'hora il dar. Magnif. mess. Mare' Antonio da Mulla et
hora 111."'0 et Rev. benemerito Cardinal (J) ne fezze cavar coppia da quelli de
Suoa Maestà et io da questi istessi cavai li presenti depinti.
GENERATIONE - De suoi picoli nuclei ci nascono, ma meglio per
inesto in albero che habbi nucleo.
Vrnru - Suoi fruti sonno gustevoli et si mangiano.
[Pianta [ruttifera intorno alla quale vedonsi volare vari insetti].
(1) In bianco.
(') • La sigla k si deve leggere •carte• (pagina). (Ed.).
(3) • à'Iarco 1\nto11io da ~'lula (latinizzato ..\mulio) nacque a Venezia il 12 febbraio 1505.
Dopo aver occupato vari uffici in Dalmazia e in Terraferma, fu nel 1551 ..inviato ambasciator~ a
Carlo V e stette presso di lui fino al 1553. Fu poi nel 1559 ambasciatore straordinario a Filippo II
per congratularsi de.Ila pace di Cateau Cambrésis e nel 156o oratore presso il papa P io IV. Da
questo fu, mentre c.ra in carica, nominato vescovo di Verona ad insaputa dcl Senato, che: rifiutò
I' elezione come contraria alle leggi, destituì lambasciatore e lo mise al bando dalla Repubblica.
Quasi a risarcirlo. il Papa nel 156I lo creò cardinale. nel 1562 vescovo di Rieti e finaln1ente nel
1565 prefetto della Vaticana. In tale ufficio n1ori il 13 marzo 1570. La sua salma fu. secondo le
sue ultime volontà, trasportata a Venezia e tua1ulata nella chiesa di S. Giobbe. (Ed.).

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\ l}'Uttu,

I)

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Il

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LIBRO AZZURRO

N.

2

INCOGNITA

!3

[Sambucus racemosa L.]

[li verso della pagina è bianco. Nel recto una figura incompletamente dipinta di
ramo fruttifero. li disegno completo colla nomenclat ura è a N. 66. Notiamo che il Ghini
a Pisa coltivava un • Frutex incognitus • di cui dà la descrizione [305) che pare sia
questa specie).

N. 3 LAURO SILVESTRE

[Vibiirmm1 Tinus L.]

NOMI - Lauro silvestre da volgq.ri - Gara - Gar - Daphnos Tinus Plinij - Gara et Garda Arabi !1 l - Daphnos da Greci - Artigene
a Roma - Molesso da Lanzanesi. <2>
GENERA - Ne sonno de due spezie de lauri domestici et noti, una fa
le foglie maggior dell'altro, ma nel resto simili, et questo de silvestre.
LuOGRO - Ne luoghi asperi et frigidi monti, et in Istria ne sonno.
AMANO - In humidi et non molto solsticij luoghi molto vaghi si dimostrano, et per far spaliere suoi rami se aprendeno chome deli altri ancora,
et si avertisca che produce de molti minuti vermi che mangiano le foglie
et rodeno le ·giovane cimete con detrimento del albero.
[Sul pendio di un monte sorge l'intera pianta fiorita e fruttifera, mentre a parte
son figurate due foglie mostranti le due pagine. La figura della pianta è abbastanza
buona, brutta e sproporzionata è invece quella del monte, come infelici son le figure di
alberi, case, uomini.
Ii nome abruzzese mclesso fu tratto dal!' Anguillara che a p. So dei suoi •Semplici•
parlò di questa specie sotto i nomi T inus e A<iM ìqpfo:.
Nella lista delle piante coltivate a Pisa dal Gh.ini [305) c'è • Laurus sylvestris
Tinus vocata; alij sui generis arborem esse putant>].

N. 4 ALBERO INCOGNITO

[Syringa vulgaris L.]

NOMI - Argavani che inferisse (3) color pavonazio in Turchia - Seringa sp. da alcmti - Potulaca Theophrasti da molti - Glan.s u11guetitaria
Matthioli.
GENERA - Son posto da alcuni per spezie de seringa. Et l'altra k. 35.
Et de glans unguentaria k. 99.
LUOGHO - Io l'hebbi dal eccell. sig. Ulisse Aldovrandi da Bolognia;
nasse nelle Alpi.
GENERATIONE - A me mi naque de suoi semi, ma propaginano anche.
OPPINIONI Son molti che lo ritira alla Potulaca Theophrasti. Et altri
per sp. di seringa ma io non giudico. Glans 1mguentaria dal Mattiolo che fa
rider molti, disse M. Marchio giardiniero in Padova del Studio.
{1) Non1i del vero lauro (Laul'Us no(>itis L.).
(z) Di Lanciano, prov. di Chieti.
(3) Significa.

LIBRO AZZURRO

[Figura poco buona cli pianta fiorita; a parte un ramo fiorito. Fu clipinta, come
si deduce dal testo, copiando una pianta nata nel giarclino ciel Michiel ed è la prima
effigie che si conosca perchè le parole sul Mattioli furono aggiunte piri tardi. Perciò,
clietro la testimonianza del nostro autore, possiamo dedurre che il primato delia conoscenza cli questa specie spetta all' Aldrovandi.
Il Mattioli ne ricevette un disegno da Costantinopoli e più tardi un ramo fresco
dal Cortuso sui quali fece la sua figura ed erruse l'opinione che questa specie fosse
l' òo•,pi>" (•) di Teofrasto per la somiglianza al frassino e la ghianda unguentaria per
l'aspetto dei frutti ; donde le critiche di Melchiorre Guilanclino qui riportate dal
Michiel].

N. 5 ATRAGENE

[Clematis Vitalba L.]

NoMr -

Atragena Theophrasti - Vitison da volgari.
Questa son simil alla vite b ianca volgare descrita inanti
k. 7 ma questo son maggiore assa (2).
LuOGHO Ne sonno tenute ne giardini per intesser loggie et pergolate.
OPPINIONI - L'Ecc. M. Alovise Anguillara protetore del copioso giardino
de simplici della Ili. m• Signoria nostra in Padova ne suoi degni Pareri a
k. 301 dice non esser la Vite s ilvestre. Et a k. Sr dice esser la Vite alba
depinta dal Eccell. Fuchsio per Vite nera.
GENERA -

[Figura cli pianta sterile arrampicata a.ttorno ad una tettoia sostenuta da due
colonne.
Trattandosi di pianta comune già figurata da altri e di un disegno e dipinto
mediocre, si sarebbe potuto omettere la trascrizione cli questa pagina se essa non ci
fornisse buone indicazioni sulla storia del codice.
Nelle •Oppinioni• l' Anguillara è qualificato •protettore ciel giardino de simplici ..
cioè dell'Orto botanico di Padova ed è citata la sua opera sui Semplici, mentre alcune pagine più in là (N. 41, 42 ecc.) è citato come custode dell'Orto Melchiorre Guilanclino. Ora I' Anguillara si dimise dalla carica nel x561, anno in cui apparve alla luce
il suo libretto ed ebbe a successore il Guilandino; dobbiamo dunque credere che prima
di quell'anno il patrizio veneto abbia incominciato a scrivere l'opera che è oggetto del
presente studio. Siccome altri documenti ci permettono di credere che essa sia stata
cominciata intorno al 1550, essa sarebbe stata proseguita con interruzioni (3), per circa
venticinque anni (4).
( 1) Forse dallo scambio con òoi:p&f« (shnilc alla porpora) proviene il norne, scritto più sopra,

potttl<Uia (portulaca, in iran. P<>t,rf>itr) .
(2) • Assai. (Ed.).

(3) V. prefazione al libro giaUo.
(4) li De \'isiani (315) ritiene che i libri sicno sta.ti scritti nella prima metà del secolo. Nessun.a prova potemmo trovate nel codice di qnest'asscl:'iione, a meno che non si ritenga tale l'indicazione della località di una pianta (Ro. I, 55) eia. pie de monti d'Austria a Tubinge •· La città
di T·u binga nel \iVOrttcmberg appartenne aH'Austria dal 15'20 a l 1534. poi passò a ll'impero romano -ger~
manico, però può darsi che iJ ~1ichie1 conti1\ua.ssca chiamarla austriaca anche dopo tale cambjamento,
sia perchè lo ignorasse, sia pcrchè l'imperatore di Ccrn1ania era Carlo V di Casa d'Austria.

Buona prova dell'essere stato il codice cominciato ben prima del 1561, anzi intorno al 1550,
nbbiamo nelle lettere scritte dal ?t1icbiel all' Aldrova.nd i che, a cura di uno stud,ioso, saranno presto

15

LIBRO AZZURRO

Le particolarità scritte nel t esto sull 'Anguillara e sulla sua opera ci dànno anche
una prova di più essere questo libro azzurro il primo della serie, non già l'ultimo come
ritenne il Marsili il quale, non sappiamo dietro quali indizi, ordinò l'opera cominciando
col primo libro rosso, cui fece seguire il secondo rosso. il verde, il giallo, l'azzurro.
Già nella prefazione abbiamo veduto il vero ordine che diede al suo codice il Michiel;
qui soggiungiamo che nel primo libro rosso le citazioni dell' Anguillara sono fatte, come
si vedrà, in modo sommario : • L' Anguillara a k .... • o • L' Anguillara k. ... • e cosi
negli altri libri ed in questo stesso libro nelle pagine seguenti. Ne risulta evidente che
le prime pagine del lavoro sono queste in cui la citazione è integrale.
Nella introduzione si parlò di una copia del libro dei •Semplici> di Anguillara
con annotazioni manoscritte del Guilandino esistente alla Biblioteca Marciana. Alla
pag. 301 citata anche dal Michiel si trovano le seguenti parole: •Ma, se l'Atragene
havesse i suoi frutti in racemi, come vuole Dioscoride, direi per le altre note rispondenti che fosse la vit e salvatica •· Il Guilandino sottosegnò le parole fra •Ma• e
• Dioscoride• e scrisse in margine: • Falsum est Atragenam esse vitem sylvestrem Dioscoridis, vide in Miscellaneis in dictione Vitis sylvestris •. Il Guilandino, nella sua mania
di malignare, non comprese bene il detto del!' Anguillara, come lo comprese il Michiel.
L' Anguillara dice che l' atragene dei Greci sarebbe la vit e silvatica, se non fosse il
carattere dei frutti in racemi, quindi nega, non afferma, l' identità e d'altronde a
pag. 81 identifica giustamente la vitalba colla vitis 11igra del Fuchs. Il Guilandino
credett e che l' Anguillara identificasse l' atragene colla vite selvatica (a11"1l.oç à.rpl«) di
Dioscoride (1).
li nome vernacolo vidis1H1 è tuttora vivo nel Veneto [297).

N. 6 VITE NERA VULGARE

[ Clematis Viticella L.]

Vite nera da volgari - Clematide altera da Diascoride
Philacrion da Egiptij - Epigetin da alcuni - Ambuxum da Romani
Flamula da molti - Viburnum Virgilif dal Dodonei.
GENERA De due spezie ne fano mentione Diascoride, luna sonno
la provinca (2), laltra parmi molto s'acompagnia et corisponda a questa. (3)
LuoGHO - Molto vi regna in siepi et fossi de Italia avilupandosi a
quello li son acanto. Et ne giardini ameni son adoperata per far porte et
inbelire et coprir pergolate et muri.
OPPINIONI Credo che il Dodonei la pone per Viburnum Virgilij. Et
questa viene meglio che la sequente per Clematitis secunda de Diascoride.
NOMI -

pubblic..'l.te. ln una di esse del 14 ottobre 1553 U lt.fichie1 parla deJ suo giat>dino ch8 $emper viYet
d#fli1WJ che è evidentemente questo codice, in un'altra dcl 10 aprile 1554 parla del lavoro Che fa
il pittore per dipingergli le piante. Queste lettere fanno parte dei Ms. Aldrovandiani alla Biblioteca
di Bologna, al N . 38, Tomo I, c. 175 e 176.
(1) • I confronti, a pag. 3or dei St1nplici., sono due. Oltre alle considerazioni, qui messe in
evidenza, per cui esclude l'identità fra atragene {- vitalba) e vite selvatica, I' Anguillara espone,
categoricamente. il suo giudizio negativo sull'identità di cip.fta).oc «rp!<~ (vite selvatica) di Dioscoride
con Aniara d1'lcis (v. più avanti al no 124), all<h quale i nvece., dandone una buona figura presa evi·

dentemente dal vero, l'aveva ravvicinata, per quanto dubitativamenté, il Mattioli. (Ed.).
(2) Vin&a tninor.

(3) V. riferimento al N. 129.

16

LIBRO AZZURRO

[Figura abbastanza buona di pianta fiorita. Dioscoride descrisse col nome di
Y.ÀlJV."t!ç la pervinca e con quello di 'l.bjfl-«tfoç la specie presente che il Mattioli chiamò
Clematis secunda.
11 Viburno di Virgilio (1) secondo Dodoneo era Vib·u rnmn Lanfa71a qui figurato
a N. 138. La falsa credenza del Michiel si basava o su informazioni avute o sopra
una mala determinazione della figura pubblicata nel Cmydtboek].

N. 7 VITE BIANCA VULGARE

[Clematis Flammula L.]

Noi.u - Vite biacha (2 ) da volgari - Clematite dal Ecc. M. Alovise
Anguilara -:-- Clematitis aspera dal Ecc. M. Luca Ghini - Flamula Jovis
da volgari - Ciclamino secondo da il Gualtieri - Epigetin da alcuni Phylacrion da Egyptij - Ambuxum da Romani:
GENERA - Parmi che questa sia veramente spezie di la Atragene
scrita inanti [N. 5) essendo molto simile se non nella grandezza. Et in me (J)
di Vite ne ho dimostre 4 sorti, questa et l'altra alba son la zucha salvatica [N. 91), la terza nera son il tamaro [N. 24), \a quarta vite nera et
per accordarsi nelle fatezze alla seconda Clematide de Diascoride in vece
di quella io la posi [N. 6).
LuoGHO - Ne monti de Italia et apresso agli horti nel nostro lito (4)
ne sonno in copia.
OPPINIONI - Parmi vengha assa bene con il Ciclamino secondo et non
son oppinion de il Gua!tieri perche dimostra sia altra pianta. Et M. Aloise
Anguilara k. 301 ne suoi pareri vole sia la Clematite et l' Ecc. M. Luca
Ghini tiene sia la Clematitis aspera. Et de ll}Olti inganatosi pensomo che fusse
quella spezie commune de volubili produce· la Campanella bianca:
[Pianta con fiori alcuni verdi, altri ingialliti ; però il Michiel conobbe la pianta
fresca come lo prova la diagnosi che egli dà : • fa molti fiori bianchi piccioli odorati•.
A parte è dipinto un ramo fruttifero, il che rende questa figura più completa di quella
lasciata dal Rinio al N. 9r, però quest'ult'ima è artisticamente superiore).

N. 8 SAVINA

[I. J•mi-per<es Sabina L.]
[II. Junipern.s phoenicea_L.J·-·

NOMI - Savina da volg. - Arathy, Barython et Baron Brachi da
Greci - Abhel da Arabici - Sabina da Romani - Sevembaum (5)
da Germ. - Savinier da Galeno - Smirichi Gluchi (6) per la Schiavonia
-

(1) Verum hae.; tantum alias inter caput extulit urbes
Quantum lenta solent inter vib1tma cupressi.
(Egl. !. v. 24. 25).
(2) Bianca.
(3) Nel mio libro.
(4) li Lido di Venezia.
(5) Seven baum.
(6) Smric-gluhi,

Jf'•

LIBRO AZZURRO

17

- Thuvia da Theophrasto et Tuffia - Sellagine Plinij una altra Herba
simile.
GENERA - Due sonno le sp. di Savine, l'una che rassembrano nella
foglia a Cipressi [I] et l'altra al Tamarigio [II],
LuoGHO - Quella con foglie di Cipresso ma piui spinose viene de
Abruzzio, l'altra per la Schiavonia ne sono. <•>
OPPINIONI - L' Ecc. M. Alovise Anguilara ne suoi Pareri' k . .46 dice
esser de due spezie et la prima esser la Tuvia Theophrasti et anche altri
moderni simplicisti cosi ci tiene. Altri pure de moderni tiene esser la Miride egiptia. Et molti con errore la prendeno per la Selagine di Plinio che
son herba.
VIRTU Le magice femine triste ne fanno de varie spurticie C•) con
esse. Et fannosi proffumi di esse che giovano posti al luogho delle donne
per far uscir e morti fanciuli. Et beendone con il virto et melle sana il regio
morbo <3>. Et son valorosa per escicar et provocar li mestrui et fanno
urinare el sangue ....
[La prima pianta è un albero fruttifero, della seconda v'è solo un rametto con
foglie, amenti e frutti. Per meglio rappresentare le virtù della pianta f . Sabina che
in realtà ha effetti violenti e più. volte somministrata con imprudenza o malizia produsse l'aborto, l'albero porta sospesi due vasi di vetro nell'~no dei quali vedesi un feto,
nell'altro una figura di donna incappucciata, forse la maga che lAutore avrebbe condannato ad esser conservata in alcool per subir la pena del taglione.
La seconda pianta fu contemporaneamente figurata dal Mattioli sotto il nome di
ced•o fet1icio.
Sia dalla presente figura, sia da quanto dice espressamente nel testo I' Anguillara
risulta che la pianta da questi chiamata Thuia o Tliia e da lui veduta nel giardino
del Pasqualigo è la sabina, quindi a torto il De Visiani [315] disse che !'Anguillara
vide in quel gia~dino la vera Tlmia].

N. 9 CEDRO

[I. Ju11iperus Oxycedrus L.]
[II. ]. niacrocarpa S. et S.]

Cedrus da Arabi et Latini - Serbin da Greci - · Oxicedro
da molti - Reomiher da Hebrei nel Genesis -- Ginepro da Diascoride Sethim dal Esodo cap. 25 et 26 - Alkitran da Serapione il maggiore
[N. 38].
GENERA - Soto questo nome 4 sonno le spezie di Cedri, due di
Theophrasto, queste dipinte due, una delle sacre littere et una Atlantica
come dice M. Aloise Anguillara ne suoi Pareri k. 47. Et quello de Diascoride
NoMr -

(1) Tratto dall' Anguillara.
(2) Sporcizie.

(3) Itt erizia.

18

Ll8RO AZZURRO

son il Genepro volgare - De Sethim legi avanti k. 89. Et il Mat#olo
k. I40 ne dimostra una spezie del monte Libano con fruto piui presto di picea
che di Cedro.
FORMA -

[Paragona la pianta ai ginepri e soggiunge in fine : •Et il maggiore il fruto di
pino ma minor alquanto et il vedreti avanti a k. 38 •].

LuoGHO - In Phenice, in Licia, in Livorno et a Ostia apresso a Roma
ne son in quantita di questo Phenicea. Et in Istria, ma per esser simil a
Genepri Ii tolghono in falo per Genepri. In Cipri vengono in tanta procerita
che cinque huomeni ci bisognia ad abraciare il tronco et con altezza di 25
passa, ma gli optimi sonno in Africa, nel monte Libano et a Tripoli de
Soria.
TEMPO - Sempre in ogni staggion sonno virenti. Suoi fruti nell' autunno, et sempre inanti che maturati producono gli altri novelli fruti et
molte volte il primo vede il terzio.
AMANO - Ne monti frigidi et sassosi sonno il suo proprio et non li
bisognia tagliare suoe cime, impero (1 ) si muore et piui non germinano.
OPPINIONI - L'Aldrovandi tiene ch'il Cedro phenicea ve! Oxicedro sia
quella spezie de Junipero che descrive Diascoride quando dice (•) Baccarum
non nulle nucem pontu equar nar.• lui intende di questo Cedro phenicea.
Et Plinio par che contundano li giuniperi facendone di 4 spezie et quello
Cedralite son depinto dal Belonio nel suo libro de resiniferis, et questo son
quello che fu edificato il tempio di Salamone et l'Arca di Noe tenuto da
Hebrei. Et l' Anguillara 45 dice che li Cedri de Theopbrasto Diascoride
con errore li chiamorno Ginepri. Et il Guilandini nel Membro 24 (Jl tiene
che il Cedro maggior de Greci sia il Larice de Latini et con molti belli
discorsi.
Vrnru - Il Cedro tiene il suo Jegnio di eternita dunde li antiqui di
lui ne faceano statue come fu la statua di Apoline Sosiano. Et nel tempio
di Salamone si vegono maraviglie. In Soria li usano per le navi ma no
tiene chiodi et onto con oglio non intarla. Et son calido et secho quasi
nel terzio ordine. Et la suoa Ragia clliamata Cedria legesi in Diascoride...
(Pianta sterile in mezzo, rametto fruttifero a sinistra e frutto isolato a destra.
In alto due figure rappresentanti statue nella nicchia, la prima colla scritta •Statua•
sembra quella di Apollo sopra nominata, la seconda colla scritt?- •Eterna• è di donna

con un calice in una mano ed un mazzo di fiori nell'altra, forse la Fede.
(1) Imperocchè.
(2) • TI passo cui si rilcrische qui il Michiel s i legge nel Dioscoride curato dal· Ruellio (Lugduni.
l55'2, p. 84): o Baccarum nonnuJlac nucis juglandis magnitudine non_nunqua.m grandescere. aliae
nueem Ponticam acquare inve niuntur •···· (Ed.).
(3) • l\f. GUILANOINI Paf>yrus, hoc est C0tnn1enlarirfs in tria C. P/inif 1naioris de Papyto capita
(Venezia, 1572), • membro XXIIII • (che va da p. 199 a p. 290). (Ed.).

LIBRO AZZURRO

I9

Il rametto fruttifero ed il frutto isolato sono della seconda specie, la pianta
sterile è della prima. A questo proposito avvertiamo che le parole ali' articolo • Genera• vanno intese così : •dei quattro cedri ve ne sono due cli Teofrasto, cioè quelli
qui dipinti (i ginepri), un terzo della Bibbia ed un quarto nascente ne' monti dell'Atlante, come già spiega l' Anguillara•·
Ali' articolo •Forma• è nominato un •cedro maggiore• il quale è il cedro del
Libano figurato dal Mattioli, come più sopra clice il nostro Autore. Il Michiel poi ne
parla oscuramente al N. 38, limitandosi a citar I' Anguillara che più ampiamente ne
discorre.
Facendo poi i debiti confronti col testo dell' Anguillara deduciamo che la prima
di queste figure rappresenta il suo Cedro II o Ginepro Il, la seconda ÌI suo Cedro I
di Teofrasto o Ginepro 1 di Dioscoride.
L' osservazione del Michiel sul Cedro del Libano figurato dal Mattioli proviene
dalla prevenzione che i Cedri dovessero aver frutti a galbulo come i ginepri, mentre
il Mattioli fece conoscere che il Cedro del Libano ha per frutti delle pigne. Da ciò la
poca persuasione del Michiel che esso fosse un Cedro, la quale si basava sopra un
passo mal trascritto da Dioscoride che fu ridotto alla giusta lezione dal Mattioli. (1)
Il passo in questione è : • Kéapoç llévllpov àott fdTct à~ oo ~ À•r•p.iV'lj xsllp!ct aov6.li't<t<.
""P"òv lls lx« IJ).,,,,~ >.o?t«p(oaoo, (JIX>.p6tspov 11-S-1 ""{'<X 1toXù . Àél""' /là ""' &ÀÀ'I) >.Bllpoç 11-•xpò:,
&x~ooÙJì; ©o11sp &p>.<0~. cpépooact ""P"òv 11-érs~o; f'Op<oo r.sp1<p•pi) .> Come si vede, Dioscoride paragona il frutto del Cedro maggiore a quello del cipresso salve le maggiori
dimensioni e quello del Cedro minore (]unipcms Oxycedrus) a quello del ginepro e del
mirto. Ma un amanuense nel trascrivere saltò da un ©o1tsp all'altro ed in tal modo
nelle copie riprodotte per le stampe era scritto che il Cedro ·maggiore (Cedms Liba..ctica Lk.) ha frutti di ginepro e di mirto. Dietro questa credenza il Rinio a c. 425
fece una figura fittizia di Cedro del Libano con galbuli di ginepro.
Non comprendiamo poi con qual fondamento lo Chabray asserisca che il .Mattioli erra con Dioscoride, ammettendo che il Cedro maggiore sia baccifero].

N.

IO RUS

[Rhus Coriaria L.]

No~u

- Sumacho da volgari - Rhus et Risquitin Erithro da Greci Pianta da cuoia pur da volgari - Sumach, Sumazia da Arabi - Mugiricus da altri.
LuoGHO - Il piui eccellente in Egipto et vengono a noi con il viaggio
de Soria et ne nasce in Italia in molti luoghi nel Apennino et in la Marca.
VIRTU Doprasi C2 l suoi semi in molto paese in vece di Sale et
massime nelli antiqui tempi et ancora in Egipto. Et delle suoe frondi si conziano li cordovani chiamati sumachi. Et son di virtù constrittiva et diseccativa, dunde infrigidisce nel secondo ordine et diseccano nel tercio. Et li
(1) • La correzione fu latta dal Mattioli, come dice egli st..sso (ed. Valgrisi, 1568, pag. 141),
valc.ndosi di « uoo essemplare d'un Dioscoride antico bauto in Costantinopoli dal Sig. Antonio Cantacuzeno, gentilbomo di quella Città, con il cui testimonio sono io restato chiaro, che i Dioscoridi
Gr~ci che vanno communcmente attorno nelle librarie, sono tutti scorretti • , eec. (Ed.)
(2) Adoperansi.

20

LIBRO AZZURRO

suoi fruti son usati ne medicamenti. Et il suo austero succhio il qualla
fanno li effeti della Acatia.
[Figura poco buona di albero fruttifero. Migliore è un ramoscello pur fruttifero
in grandezza naturale).

[Jpomoea hederacea Jacq.]
No~11 Fior di notte a Napolj - Smilace liscia celeste, Viteal et
Volubile medio da volgari - Helxine cissampelos et Convolvulus da Latini - Mitellvviden (t) et Vvoigartenvviden !2 ) da Germani - Capanete
vitreole (J) et lizet (4) da Galli - Granum Nil Avicena dal Gbyno vel
Habel Nil.
GENERA - Varie sono le spezie di Volubili come in altro sera manifesto legi k. 134· Et de Nil simil a questo k. 141.
LuoGHO - In Ispagnia in Germania in quantita et nelli giardini et
finestre la Esta ne sonno in quantiita per la Italia dove 'preso il nome
di Cissampelos.
TEMPO - Ogni anno seminato rinasce. Suoe campanelle di Giugno et
vano durando et remetendo ogni mattina alla aurora di fresche et nove
ma come il sol le vengono imediate si seccano et per questo a preso il
nome di fior di notte, suoi folicoli poi.
OPPINIONI - Non son oppinione che questa sia la Helsine di Diascoride come al suo cap. dimostraro. L'Ecc. Gbyno la ritira al Granum
Nil de Avicenna overo Habel Nil ma stante la scritura delle Pandette
altri non veleno ne li corispondeno. Et per quelle parti ho vedute son una
pianta simile havuta con il nome di Nil ma spinoseta demostra k. 141.
N.

II

SMILACE LISIA

[Figura abbastanza buona di pianta. fiorita e fruttifera. Il Michiel ed il Gesner
(De liortis Ger111a11iae, f. 255 a) furono i primi ad effigiare questa specie. Linneo, accettando l'identificazione del Gl\ini, lo chiamò Co11volvulus Nil benchè il Nit degli Arabi
sia I11digojera ti11ctoria od altra pianta producente indaco, secondo i vari autori.
li fior di notte odierno è Mirabilis ] alapa]. (5)

N.

12

LIGUSTRO

No~u

[Ligustrum vulgare L .]

-

Ligustrum da Latini - Conastrello da volgari - Guistrico
da Toscani - Olivela et Chambroscene anche da: volgari - Alchana et
(1) Mittelwinde.

(2) Woingartenwinde.
(3) Campanette v .
(4) Liset.
(5) • Del resto lf>omaeo, bona-nox L., elencata dal SACCAROO {Cronologia J'l. llali1t.11a, Padova
1909) fra le piante settecentesche, è assai poon distinta da lf>. Nil e da Ph. huleraee1t., i ·c aratteri
differenziali cSStndo su la tinta deUa. corolla e la forma delle foglie. sovente alterate da eterofillia-.
Non potrebbero essere state confuse tutte insieme dal Michiel? {Ed.).

L1 BRO AZZURRO

ZI

Renne da Arabici - Scotanum da molti - Beinholtzlin et Schulvveiden
da Germani - Du Troesne da Galli - Ruvistico a Fiorenza - Fiore
sorella a Roma - Trimiti a Cipri - Tilia et Phylirea spezie dal Anguillara.
OPPINIONI - L'Ecc. Anguillara ne suoi Pareri k. 59 dice che il Ligustro non è il Cipro avegna che il Corolario del Barbaro vuole che egli
ci sia. Et più avanti k. 61 dice che il Conastrelo è la Tilia. Et anche de
molti inganati da Servio gramatico pensandosi che il Ligustro sia spezie
di Vilucchio. Et altri si inciampano credendosi che il Ligustro sia il Caprifolio over Pisciachanta de Diascoride et non il Periclimeno [N. 71].
[Pianta e rametto fruttiferi . A ragione l' Anguillara sostenne che il Ligustro non
dovea confondersi col ><b«poç dei Greci che è Laws011ia imrmis chiamata dagli
Arabi Hem1e, AL-henne, Al-hanna donde venne il nostro alca"11a. Contuttociò non
solo Ermolao Barbaro ma altri contemporanei come Mattioli, Durante e lo stesso P.
A. Micbiel confondevano le due specie che pure un secolo prima erano state ben distinte dal Rinio (c. 389, 390) e che poi furono riconosciute diverse da due esploratori,
il Belonio ed il Dasilico.
Il nome Con.astrèl o Co11ostrèl è tutto-ra usato nel Veneto per indicare la presente
specie ed anche un'altra che per aspetto e stazione le somiglia, il sanguine (Corn"s
sat1gui11ea).

N. 13 PUTANA VEL OLJVELA

[Rhanmus A latermts L.]

NOMI - Olivela, Putana ve! Phylirea in Roma - Faulbanm da
Germani.
GENERA - In Romagnia voleno sia sp. di Phylirea. Et la Conestrella,
[N. 12) la terza poi la sequente et migliore delle qual ne sonno una altra
sp. con le foglie rascontrate.
LuoGHO - Ne sonno nei monti et. vigne di Roma.
TEMPO - Sempre sta verde, suoi fiori de Agosto con il fruto poi del
qual li Tordi se ingrassano.
OPPINIONI - In Romagnia hanno oppinion che la sia la Phylirea ma
al Eccellente M. Agustin Alpago et a molti non sonno de oppinion.
DISPARERJ NELLA PIANTA - Non si puoi negare che la non sia sp. di
Phylirea si per il gusto come per la forma.
[Pianta con fiori e frutti a due gradi di maturità, cioè ros.5i ed oscuri. A parte
un rametto con foglie e frutti maturi.
Sui rami varie figure di tordi.
li Bonato la ritenne Phyllirea lati/olia., ma la figura ha le foglie alterne il che è
asserit o anche nel testo colle parole: •et venghon falate • . Notisi che anche il Cesalpino chiamava questa specie Phyllirea. Al N. 152 di questo libro si paragonano le sue
foglie a quelle dell'agazzino. Una Phyllirea è a N. 94 col nome alatcmo].

22

LIBRO AZZURRO

N. 14 PHILIREA

Phylirea da Greci et Tilla - Beynholzlin, Mundholz, Sartrigel Rein
meiden, Kerngert et Linden da Germani, Dutroesne (•) da Galli.
GENERA - Sonno queste Phylirea et Phylirea Tilia et Phylirea Putana per oppinione di Romanì Et ne sonno anche una altra specie del
tutto simili a questa ma produce le foglie rascontrate. Et legi 'k. 13.
LuoGHO - Vi nasce in aspri luoghi et ne sonno nelle salse isole una
sp.• ancora.
OPPINIONI - Molti hanno creduti esser la volgare Tilia la Phylirea
trasportati forsi dalla conformità del vocabulo che in greca lingua significa
phylirea.
[In mezzo ad un giardino sopra un terrapieno sorge la pianta fruttifera. A lato
un ramo sterile].

N. 15 CHIEREGINI

[Cardiospermum Halicacalmm L.]

NOMI - Halicacabo pelegrin da Latini - Chiereghini et Fratonzelli
da volgari - Chairella a Napoli - Concordia a Bressa - Vesicaria nigra
seu peregrina dal Trago - Vvelsch Schluten da Germani.
GENERA - Varie sonno le spezie di Halicacabi, questo, la Physalida
commune qual produce le vesiche rosse con il fruto dentro rosso manifesto
a speciali M una altra specie di Halicacabo sonnifero con questo nome (3).
FORMA - . . .. Suoi fiori sonno bianchi piccolini da quali ci viene suoe
verdi vesiche simil all'uolgare Halicacabo che dentro portano suoi rotondi
semi dui over 3 per vesicha neri signiati come da \lilO bianco cuore overo
meza chierica di prete dunde a preso il nome.
LuoGHO - Io non saprei dire suo originale ma per Italia nelle fenestre
et giardini non ci mancano.
GENERATIONE - De suoi semi seminati fata la luna di febraro ci nasce.
OPPINIONI - Per esserli depinto il cuore nel mezo d'il seme molti si
credono che la sia valorosa in amore.
VIRTU - Io per me crederei che il bolo de uno cuore scolpito che ci
sonno nel suo seme non vegli manif.estare altro che valore et util forza si
contenga a rimedii del cuore, manifestandolo con questo esquisito segnio
la natura.
[Pianta fiorita e fruttifera, figura abbastanza buona. Qui si fa strada la teoria
delle signature cbe a quei tempi era dominante e lo si vede nella Phytog110111onica di
( 1) Du tro~sne.
(2) PhysaJj,; Alkeke>1gi.
(3) Physalis somnifera v, libro verde N. 63 .

LIBRO AZZURRO

G. B. Porta ove accanto alle figure espresse dalle piante ci sono quelle degli organi
umani contro le cui malattie doveva il semplice usàrsi. Riguardo alla presente specie
troviamo la medesima credenza nel Mattioli).

N. 16 ELO CAPOLI

'

NOMI - Elo Capoti da Spagnioli overo Indiani.
GENERA - Hano qualche convenienzia et similitudine con quel albero dal'Uva che habbiamo in Italia, demostro quivi inanti [N. 47].
FORMA - Suoe radice legnose, son albero grande di scura cortezzia
suoe frondi et fruti hanno similitudine con l'Albero dal' Uva et son in ogni
parte simil al Capoli otercas [N. 92] se non che questo à e1 scorzio del Albero piui chiaro et li graspi de fruti piui longhi.
LuoGHO - L' hebbi depinto de Spagnia retrati nell'India come deto
inanti. [N. 1].
[Figura di albero con fiori verdastri e frutti di colori vari dal verde, al giallo
ed all'azzurro secondo i grappoli. Sull'albero vari uccelli, farfalle e bruchi; notevole
fra gli altri un pappagallo azzurro).

N. 17 CEDRIOLO

· [Passiflora coerulea L.]

NOMI - Mecoacan ! 1l da Spagnioli - Cedriolo vel Cocomero sp.
FORMA - Suoa radice grosseta pallida, suoi sarmentosi rami che se
invoglie <2 > nodati et da ogni nodo suoi caprioli (3) con una fronde per
nodo in sete parti per el piw divise simil al pentafiUon giallezzie et
amare, suoi semi simili alla scamonea [N. 23) per quello mi disse el
Guilandini. Et la vide poi meglio che la gli naqiu et li fezze li frutti
l'hanno 1570 ma 11<>n mi disse la forma di essi et che non si maJ,urorno.
LuoGHO. - Di Spagnia fu portata de qui, ma nasce nella Nova India
alla Isola del Mecoacan dunde Spagnioli li a posto nome dal luogho ci
viene. Et sara anche questo con errore posto come il resto non essendo Mecoacan.
TEMPO - Penso sia vivace suoe radice. Et l'Esta son frondose et
eminente serpendo sopra a quel li son acanto et invogliendosi.
OPPINIONI - Il supra deto Guilandfoi mi disse esser il Mecoacan, poi
mi scrisse liaversi errato. Et che era spezie di Cedriolc over Cocomero.
[Pianta sterile; a parte una foglia in grandezza naturale. La passiflora trovasi la
prima volta ricordata dal poeta Martino del Barco che la vide nel Paraguay. Da questo
codice apprendiamo che essa fu importata in Ispagna donde il Guilandino ottenne un
campione che spedl al Michlel dopo averne levato i frutti per poter seminar la pianta
nell'Orto botanico di Padova. Perciò la figura presente riusci incompleta, non avendo
(1) • La parola e Mecoacan • è cancellata. (Ed.).
(2) Si avvolgoo.o.

(3) Viticci.

LIBRO AZZURRO

poi il Guilandino spediti altri campioni quando gli riusci di avere individui fioriti e
fruttiferi. Si limitò a scrivere al Michiel che i frutti avevano forma cli cetrioli, senza
dir nulla dei fiori che pur sono tanto singolari.
Dal testo apprendiamo che la passiflora fu credut a, sulla fede del Guilandino,
il Mechoacan, ma più tardi l'errore fu corretto, sia per opera dello stesso Guilandino,
sia per a'·ere il Michiel ricevuto un campione del vero Mechoacan che trovasi ritratto
al N. 16r. Giustamente il Michiel dall'errore del nome specifico dedusse l'errore di
abitazione; difatti la patria della passiflora è l' America meridionale, non il Messico
cui appartiene la provincia di Mechoacan. Il norne di isola che qui dà il Michiel a
quella provincia che è continentale è il r.isultato di un errore scusabile, date le cognizioni geografiche di quei tempi. Le prime terre scoperte in America (Lucaie, Antille)
erano isole e coloro i quali non si occupavano particolarmente di geografia spesso
credevano isole anche altre terre in realtà continentali). (r)

NN. I8, 19,

20

[Pagine bianche].

N.

21 CJRUELAS JNCARNADAS ES FRUTA

NoMI - Cirvelas incarnadas es fruta.
FORMA - Sua radice profonda son albero grande di beretinaccia scorzia
con foglie di gensamin (r) et fruto di pruni picoli chiamati brombe da
volg. et son simili alla Ciruelas monteses dimostra inanti [N. r] se non
che questa ha il scorzio beretinacio et il fruto magior.
LUOGHO - De la Spagnia depinti in India et trasportati li, et io li
cavai da quelli.
[Albero fruttifero con farfalle].

* N.

22 MOLI ALBERO DE INDIA

Nm11 - Moli de India Albero grande.
GENERA - Con questo nome moli diversità si sente. Questo, Moli
Theopbrasto Et moli di Diascoride nel altro L. 0 [Gi] k. 59 / et k. 58.
FoRMA - Son Albero grande come noci, con foglia minuta, et il rimanente simil al finocchio. Et fano fruti piccioli.
LuoGHO - In India nella valle et fonte Sausa al Tempio Guaribilca et
nel Bagnio Angoiaco vi core un fiume che fa una picciola ualle oue sonno
molti Alberi di questo Moly ne piani et ualle del Peru et _nelle selve degli Andi.
AMANO - Luoghi humidi et acquosi.
DISPARERI NELLA PIANTA - Son l'istessa cosi domandata da Indiani.
{t) Chi non ros.c;e disposto a scusare simjli errori, pensi che in pieno secolo XIX vi fu chi si
presentò come azionista per l'impresa del taglio dell'isola di Svezia (Ile de Suède). Si trattava
dell'istmo di Suez.
(r) Gelsomino.

LIBRO AZZ UllRO

VIRTÙ - Tengono al Tempio di Guaribilca 4 alberi per sacri l' Indiani
cavandone grande utilità di questo Albero MoUj. La suoa scorza son tanto
gioueuole a dolori di gambe et gonfiat ure lavandosi alcune volte con suoa
decotione che fa restare sanza dolore. Li suoi rami piccioli vagliano a purificare i denti. Di uno picciolo fruto ne caua buona bevanda et aceto et
mele catiuo come piui copiosamente si legge nel primo libro [* 77) del
India k. 162. 163 et 200 et nel libro secondo k. 285.
[Albero a fg. opposte io serie oumero&e sui rami, sparse di frutti verdi, poco
più grandi delle lg. tubercolati (?) umbilicati].

N. 23 SCA MONEA

[Convolvolw; Scammonia L.]

No~u Scamonea da volg. - Scambonia radix da alcuni - Colophonia Dactylion da altri - Apopleumonos da Magi - Sanilun da Egyptij
Diagridion da Greci.
·
GENERA - Alcuni tengono che il fiore di note [N. II] sia spezie di
Scamonea ma per non haver radice corispondente inal si puol haver questa
oppinione. Et l' Helsine Cissampello over Broeggia è dimandata da Plinio
Scamonea picciola. Et otra manera di Mecoacan demostra 161 son tenuta
per spezie di Scarnonea. Et anche uno altra pianta con nome di Mechoacan son tenuta per spezie di essa la seminai ma non mi naque.
FORMA - Suoa radice gomosa sfilosa gialezzia, grande et grossa. suoi
fusti sotilli, rotondi che se invogliano ! 1 > a quel li sonno acanto, suoe
frondi con intervallo dal una al altra di forma simil al volgare volubile con 3 punte in sesto di lancia, ma larghe abasso, al gusto pocho
acetose, suoi fiori bianchi in campanele simil volubilo deto, suoi semi di
scuro colore lungheto et simil a quello del fiore di note ma roano.
LuoGHO - In Soria, in Candia et per Levante et gli uceli de suoi
semi molto se ingrassano come si vegono nelli pitteri in smartello (•)
che di Cipri vengono mandati a noi. L'elleta (3) si ricoglie in Misia nell'Asia,
et in Collophone isola nel Jonie dunde vi sonno I' Oraculo di Appoline.
TEMPO - Ogni ano a primavera rin1andano suoi lunghi rami. Suo\
fiori de Giugno con il seme poi.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa son la istessa descritta da Diasscoride ma pero non ha li rami cosl grossi come narra lui.

[La figura di pianta fiorita è mediocre ma fu tratta dal vero, come lo prova un
rametto foglioso disseccato che trovasi conservato Ira le pagine del codice. Essa è
contemporanea a quella che pubblicò il Mattioli pur traendola dal vero e sebbene,
(1) Avvolgono.
(•) Vasi da fiori di terraglia smaltata.
(3) Eletta.

26

LlBRO AZZUllRO

come si disse, non sia molto ben fatta, fa vedere un carattere che non fu avvertito
nè dal Mattioli, nè dal Rinio che effigiò la pianta alla c. 416 del suo codice, cioè
quello dei dentini interni alla base del lembo fogliare. Questo carattere da principio
era sfuggito allo stesso Michiel perchè la differenza di gradazione delle tinte verdi
prova che il disegno delle foglie fu correttq più tardi, aggiungendo i dentini, ed un'altra
prova l'abbiamo nella diagnosi in cui non se ne fa parola.
Non teniamo conto della figura data da Andrea Marini perchè essa è copiata
da quella di Mattioli, come risulta dalle seguenti parole: • Scamoniae imaginem nullus
hactenus ex herbarijs quod equidem sciam pictam tradidit. Nobis autem hanc Byzantio adlatam dono dedit Georgius Liberalis pictor egregius et mihi perfamiliaris,
quae Dioscoridis historiae omni ex parte consent ire videtur, consimilem quoque ostendit
Petrus Antonius Michaelius patritius venetus ... •
li Mattioli rispose : • M. Andrea Marini nelle sue Annotazioni sopra Mesue mette
questa medesima pianta, dicendo haverla ricevuta da M. Giorgio Liberale pittore il
quale ha dissegnato la maggior parte delle figure di questo nostro volume per non
haver forse egli saputo che il Liberale l'haveva presa dal nostro giardino... •
Da ciò può dedursi che le figure date dal Mattioli e dal Michiel sono contemporanee o quasi, ma d'altra parte la questione della priorità diventa oziosa (1) ora
che sappiamo essere stata la scammonea figurata, benchè imperfettamente, un secolo
prima dei nostri due botanici, da Benedetto Rinio.
Tutti tre gli iconografi trascurarono il carattere delle bratteole pedicellari che
pur trovasi in altri convolvoli.
li Michiel ottenne la pianta di semi che accidentalmente si trovavano racchiusi
nel succo concreto di scarnmonea spedito da Aleppo da Francesco Martinelli (Cecchino dall'Angelo) [34).

N. 24 VITE NERA, TAMARO

[Tamus communis L. '>']

NOMI - Tamaro et Vite nera da volgari - Brionia nigra et Ampellos
melena(•) da Latini - Chironion arnpelon, Bucranion, Britanuten da molti
- Uvarn taminarn et Oblamenian da Romani - Betisalcarn et Pegrinarn
da alcuni - Priandelan da Daci - Lavothen da Daci - Vuldebron et
Lynen da Germani - Espece de Couleuree et sementz noirs da Galici Gynecanthe et Apronia da altri.
GENERA Con nome di vite 4 spezie ne dimostro doi di nere [NN.
6 e 24) et doi di bianche [NN. 7 e 91).
LUOGHO - Appresso a fossi in Italia. Et in Friule ne sonno in
quantità.
TEMPO - A primavera suoi germini simili a sparagi che alcuni contadini li mangiano, suoi fruti nel rnezo del Esta.
[Pianta fiorita e fruttifera].
(1) Notiamo eho nel r550, prìma del Mattioli, !'Anguillara ne fece nascere una pianta da
semi avuti cli Siria. Dice di aver1a anche veduta aegli orti di Lorenzo Priuli a Padova e Giulio
Moderato a Rimini.
(2) ~~•À?ç plJ.«w«.

LIBRO

N. 25 CENTUNCULO

AZZUtmo

27

[Pofygonum Convolvulus L.]

NOMI - Centunculo da Plinio - Clematide sp. da molti Greci.
GENERA - Varie sonno le spezie. di Clematide come si lege in Plinio
al luogho qui soto prealegato <1 l.
LuOGHO - Nasce ne argeni campi et giardini da per se per tutta
Lombardia.
TEMPO - A primavera si vede et suoi semi di Giugno.
OPPINIONI - Si tiene da molti esser questa una spezie di Clematite.
M. Alovise Anguillara tiene che questa sia il Centunculo ma Plinio non
dice che el se invilupi come fa questo ma la timologia <•> di Centunculo
che voi dir scala fa che cosi si creda.
[Nella diagnosi il Michiel dice che le foglie •somigliano al capir di una cappa
da huomo dunde l'Eccell. Anguilara si a mosso a credere per questo che la sia il Centunculo •· Alla pag. 173 dei Semplici di Anguillara all'articolo Cemta11culo non è portata questa ragione che forse fu detta a voce al Michiel.
La figura presente è mediocre e presenta i fiori in grappoletti terminali, però ha
interesse percllè identifica una delle specie di Anguillara eh~ dal solo nome sarebbe
irreconoscibile perchè nessuna delle piante conosciute oggidl sotto i nomi cent1.,u:1do,
c1mto11cl1io è Polygo"''"' Convolvuh•s, anzi esse appartengono tutte ad altre famiglie (3)).

N. 26 OSTRIN VEL OSTREA.
NOMI -

Ostrin ve! Ostrea da Plinio.
GENERA - Còri riòme di òStriago herba son anche nel secondo libro
rosso k. 56.
DISPARERI - Questo albero conviene assai bene alla descretione di
Plinio di Ostrin.
[Pianta sterile con foglie pennate a 5 foglioline - a parte una fogliolina in grandezza naturale].

N. 27 FUSA.RIA, STONBER

[Evonymus europaeus L.]

NOMI - Evonimo da Theophrasto - Fusaria latini - Barete da
preti da vuolgari - Stomber (4) da Germani - Silio da Italiani et Fusaro - Spindelbaum da Tedeschi.
(t) Lib. 24 c. 'S·
(2) Etimologia.
(3) Stellaria 1nedia (eariofillee). Centuw;i,lus mini111"us ed Ana,gallis aYvensis (primulacee).
Myosotis arvensis (borraginee).
(4) Forse Staunbur, cioè •bacca produ.,.,nte stupore • pcgl.i effetti venefici. Veramente i frutti

sono capsule. ma pel vivo color rosso e per la consistcnia carnosa. dei semi si riguardavano come
bacche.
·

28

LIBRO AZZURRO

GENERA - Due spezie ci sonno maschio et femina ne altra differenza
tra loro non ci è se non nella grandezza. .
LuoGHO - Ne sonno in boschi de Lombardia della minor. Et del
maggior in Alemagnia et io nel mio Giardino per molti anni ne ho mantenuto uno.
OPPINIONI - Da simplicisti sonno tenuti per l'Evonimo di Theophrasto
lib. 3 cap. ultimo. Et l'Eccell. Anguilara k. 81 tiene anchora lui.
VIRTU - Si dice che de suoi semi bagnati in acqua di vita et posti
sopra a ·fracidi denti et dolorati li risanano et cavano il dolore. Et la sua
polvere ocide li pedocchi. . . .
[Pianta fruttifera; a parte un ramo fiorito. La pianta sorge in un piano erboso
con case e figure di donne ed uccelli].

N. 28 GIANDE
[Tre buone figure rappresentanti ghiande di quercia prive di cupola. Manca il
testo].

N. 29
[Una buona figura rappresentante lo strobilo maturo del cipresso, un'altra di
strobilo immaturo. Manca il testo].

N. 30 CHAMELEA

[ Daphne oleaefolia Lk.]

NoMr - Chamelea, Pyrosachium et Heraclion da Greci - Blyram et
Coccognidium da altri - Citocacium et Cilibracam da Romani - Oleaginem et Oleastelum da molti - Mezereon · da Arabi - Cneoro di Galeno
- Alypiade (•) di Aetio.
LuoGHO - Ne monti aspri caldi, alla Megella C2J, nella Valle Anaria,
in Abruzzio et in Grecia nel Peloponese.
OPPINIONI - L'Ecc. Anguillara k. 296 dice esser il Cneoro di Galeno,
Alypiade di Aetio et Chamelea di Dioscoride una istessa çosa. Et li Arabi
hanno confusamente descrito la Chamelea et Thymelea mescolando in sieme
la Laureola.
[Pianta fiorita e fruttifera. Le località notate furono tratte parte dal Mattioli,
parte dall 'Angui.llara. E siccome la ChamMlea del Mattioli è altra specie <ii Daph11t (3) ,
ne deduciamo che la specie presente è la Clzamaeka dell' Anguillara trovata dall' illustre botanico al Monte Maiella.
Altre specie del genere Daphne furono figurate dal Michiel nei tre numeri
seguent i, al N. 377 del primo libro rosso ed al N. 187 del libro verde].
(1)
(2)

Alipiadc.
Maiclla in Abrnizo.

(3) Thyn1elaell, Sananuoul.a 1\ll.

LIBRO AZZU IUlO

N. 31 CHAME T I MELEA SPE.

29

[Daplme C11eoruni L.]

NOMI - Chame Thymelea in Bolognia - Etolio da Euboici (1)
Lino da alcuni perche si rasembra al lino sparto.
GENERA - k. 32.
LuoGHO - Io ne hebbi de monti bassanesi et ne son m coppia m
Monte Baldo.
OPPINIONI - L'Ecc. Aldrovandi mi disse esser Chamethymelea zioe (•)
humil thymelea.
[Pianta fiorita. La Thymelaea di quasi tutti i fioristi del secolo XVI era D.
Gnidiu111, perciò la specie presente ad essa affine ma di statura minore fu dall' Aldrovandi battezzata col nome sopracitato. Contemporaneamente la figurò e descrisse il
Mattioli col nome di Cneoro del Mattioli mentre il suo Cneoro di Teofrasto è Sapo11aria oci111oides. A torto dunque il Guilandino credette che il Cneoro di Matt ioli fosse
la specie qui figurata al N. 72].

N. 32 PIPER MONTAN

[Daphne Mezereum L.)

NOMI - Piper montan da rustici - Mezereo da Arabi - Chameleam, Thymelea, Pyros Achnen (3), Cnestron, Chneoron da Greci - Laureola
minor recenciorurn - Chamedaphne Dioscoride - Choconidio da Theophrasto.
GENERA - Da gli Arabi sonno tre spezie di Mezereo poste, uno bianco
et laltro nero et la · terza la Laureola ci pone assa confusamente, dunde
io daro pittura et forma di la Laureola [N. 33) et di questa Thimelea et di
la Chamelea [N. 30) et di Chame Thymelea [N. 31). Et nel li bro verde de
Thymelea k. 187.
LuoGHO - Ne monti et valli de Zividal de Bellun, ne monti et valli
di Annània nella Giuridicione di Trento et in altri frigidi monti de Italia.
OPPINfONI - Ne Pareri k. 298 del Anguilara dice che questo non
son la Thymelea ne manco la Chamelea, ma tiene sia il Cochonidio di Theophrasto. Ma per la oppinion del Mattiolo son la Tbymelea ma avertasi all'invoglio del fruto che dice duro et nero et non rosso come fa questo piper
montan ma bene si conviene alla Cbamedaphne.
[Pianta fiorita e fruttifera con ciuffi di foglie in cima e drupe sotto le foglie,
quindi più alte dei numerosi fiori. Ben si vede che lo scopo dell'artista era di figurare
le varie parti della pianta senza riguardo all'ordine del loro svolgimento. Una figura
simile, ma meno completa trovasi al N. 6 del libro verde.
Come si esprime nel testo, il Michfol, figurando quattro specie di Daph11c nei
NN. da 30 a 33, volle insegnare a ben distinguerle, dimostrando esser la presente il
(1) Eubei cioè abitanti l' isola Eubea o Negroponte in Grecia.

(•) Cioè.
(3) "•Pò; ii:x•~ = fumo.

30

LIBRO AZZURRO

vero mezereo degli Arabi e le altre delle specie affini. A queste egli giustamente avvicina
la pianta al N. 187 del libro verde. Una sesta specie da lui non riconosciuta congenere
perchè ebbe il campione in cattivo stato trovasi al N. 377 del primo libro rosso].

[Daphne Laureola L.]

N. 33 LAUREOLA

NOMI - Laureola et Lauraginem da Romani et vuolgari - Chamaedaphne et Daphnitem da Greci - Allessandrina, Hydragogon et Lactaginem da alcuni - Vusbin et Laureole da Galli - Zeilant et Zaidelphast
da Germani - E upetalon, Peplion et Daphnoides da altri Greci - Pelasgo,
Eutalon et Cephalon Alesandrion da varij - Olivela et Oriola in Italia.
GENERA - Dui capitoli si fano Diascoride l'uno de Daphnoide et
l'altro di Chamedaphne et molti tengono uno esser il maschio l'altro la femina ina per esser simili io non daro se non una pittura.
LuoGHO - Ne monti de Italia in luoghi silvestri.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 291 parlando del Chamedaphne dice
non esser ancora ben risolto. alcuni vogliono che la Daphnoide et il Chamedapbne siano tutti Laureola ma maschio et fernina ma è da avertire che
il fruto del Chamedaphne dice Diascoride esser rosso et non nero come quello
della Laureola. dunde sarebbe meglio a dire che ci fusse il piper montan
per farlo rosso [N. 32].
(Buona figura di pianta fiorita; a parte un ramo fruttifero. Anche il Michiel
volle occuparsi della questione riguardante la Chamaedaphne di Dioscoride. Questo
nome lo troviamo anche al N. 19 del primo libro rosso applicato alla sp. Vi11ca minor,
ma solo come opinione altrui. Secondo altri autori (t) la X"l'""'lìa'PYlJ degli antichi era
Rusms Hypoglossmn che fa le bacche rosse, ma questa opinione non era nota al Michiel,
il quale perciò arrischia la supposizione che la camedafne sia Daph11e M ezereum.
I nomi /.actago, peplitm tradiscono la confusione che facevasi tra la specie presente
ed una euforbia (E. amygdaloides)] (•).
·

N. 34 CHAMECERASO
NOMI - Chameceraso da volg.
GENERA - Son sp. magg. d' il albero dell'uva scritto k. 47.
LuocHo - Ne monti d' Alemagnia et . . . . C3l
VIRTU - Fanno il suo fruto pessimo sangue et son in fin nocivo ma
per non esser agrato viene lasciato.
[Fiori bianchi, frutti rossi e calice supero].
(t) Rinio, c. 357.
. (2) Le duo piante si somigliano nella statura e nella fotma e tinta del fogliame; solo alla
fioritura appaiono cbjari, anche a distanza, i caratteri distintivi. Anche nel Rinio (c. 350) la laurcola

ha, fra gli altri, il nome Peplon e, per riscontro, in altro codice
chiamata 1nezereon.

(3) l n bianco.

[~o]

la

soprano~inata

euforbia è

3I

LIBRO AZZURRO

N. 35 ROSA SENIS

[Philadelplius

coronari1~

L.]

NOMI - Rosa Senis da volg.
Et Seringa.
GENERA - Son posto anche quel albero son a k. 4 per spezie di
Seringa dimandato Argavani.
LuoGHO - Ne monti di Lumbardia non ci mancano et ne giardini
per intesser spaliere et anche si riduce in albero come ho fato io.
.
AMANO - Sole et humido ci vuole a farla produr bella vaghezza de
suoi copiosi fiori con odore grato in principio ma sequitando nel odorarlo
fastidisse.
OPPINIONI - Plinio et Diascoride nelle spezie delle Canne ne parla di
questa per oppinione di molti. Et son tenuta per la terza spezie.
[Figura mediocre di pianta fiorita ; a parte una bella figura di ramoscello fiorito.
Il Michiel. come narra, coltivò nel suo giardino questa pianta e fu il primo ad
effigiarla. Più tardi viene la figura data dal Clusio (Hist. I. 55) sotto il nome Fmtex
coro11arius].

N. 36 ABETE

[Abies alba Mill.)

NOMI - Abete da Latini - Avezzo da volg. et Avedin.
GENERA - Varie sonne le spezie di alberi consimili di questa foglia.
questo Avezzo, il Tasso [N. 37), il Larice, la Picea, il Pin, il Pezzo (N. 38).
Et di questo Abete ne son il maschio et la femina.
LuoGHO - Ne monti frigidi nella Alemagnia, in Cadore et in Friule.
GENERATIONE - Io penso che de suoi fruti caduti ci nascano et in
molti anni ci voleno a ridursi a perfetione et grandezza.
VIRTU - Di queste spezie ne raggiona bene il mio carissimo comp.
Anguilara ne suoi Pareri a k. 42 et 43.
(La figura del!' albero sorge nel centro di un labirinto circondato da siepe con
uccelli posati e volanti. Essa è poco esatta sia per la tinta della scorza, sia per quella
delle foglie, s.ia per la tinta e posizione degli strobili. Migliore è la figura di un ramo
foglioso che fu aggiunto dopo. Abbastanza buona la diagnosi in cui notiamo il carattere delle foglie • rascontrate strete et lunghete simil al nasso ma queste nelle cime
pareno che si vogliono aprire• alludendosi all'apice bifido del lembo, mentre nel nasso
figurato e descritto al numero seguente si parla dell'unica punta.
L'aggettivo rasco11trate che generalmente per Michiel significa oppost8 ha qui ed
altrove (Ro . I, r49) il significato di disliche].

N. 37 TASO

[ T ax1's baccata L.)

NOMI - Nasso da volgari - Tasso da Romani - Smilace et Thymion da alcuni.
GENERA - Varie sonno le spezie de alberi con foglie consimile come
demostro inanti (NN. 36, 38).

32

LIMO AZZURRO

LuoGHO - Ne monti di Francia, Italia et Arcadia quallì sonno piui
venenosi.
GENERATIONE - Son da credere che de suoi cascati fruti ci nascano
perche non ce alcuno che li piantano.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo son il smilace medesimo descrito
da Diascoride.
Vrnru - Son venen alle bestie mangiandolo. Et il suo frutto son
peggiore et guardasi ciascheduno. Et in Arcadia sonno tanto peggiore che
cui mangiasse soto suoa ombra overo si adormentassero se ne morirebbero.
Et tutti li rimedij che si fanno per la cicuta sonno giovevoli per questo
ancora.....
[Albero fruttifero in mezzo ad un piazzale con palazzino di villeggiatura. Sui
rami due uccelli con penne bianche e rosse chiazzate di nero, forse dietro la credenza
esposta da Dioscoride che gli uccelli i quali si cibano delle bacche dei tassi italiani
diventano neri. A parte è dipinto un ramoscello folioso e nella diagnosi, in uniformità
a quanto fu scritto nel numero precedente, l'Autore dice che le foglie sono • simil
ali' Abete ma queste apuntite et maggiorete •.
TI Michiel ripete notizie t rovate in alcuni autori antichi sul frutto che sarebbe
più velenoso delle foglie e sull'ombra malefica della pianta. Però, fin da' suoi tempi,
si cominciava a dubitare della verità di tali asserzioni et il Mattioli stesso, in mezzo
a tante favole, dice : • Sono alcuni huomini che se lo mangiano senza nocumento
alcuno•· Oggidl è assodato che solo la scorza e le foglie sono velenose, ma non per
tutte le bestie, solo pegli equini, come asserl Teofrasto].

N. 38 PEZZO

[Picea excelsa Lk.]

NOMI - Pezzo da volgari.
GENERA - Il pezzo et il pino sonno una medema spezie. Et le
spezie che fanno raggia sonno 8 come narra Theophrasto [N. 9].
LuoGHO - Ne monti fredi de Italia ne sonno in quantità dunde si
fanno tanti legniami et tavole.
GENERATIONE - E da credere che tutte queste spezie ci nascano d e
suoi cascati fruti.
OPPINIONI
L' E cc. Anguillara k. 42 di 8 spezie di Alberi resiniferi raggiona.
[L' albero fruttifero sorge in mezzo àd una prateria con figure umane, agarici e
chiocciole. È mal disegnato, ma invece è buona una figura a parte di ramoscello con
una bella pigna.
.
Il Rinio a c. 203 chiama questa specie abete, mentre pel Michiel l'abete è Abies
alba a N. 36. Oggidl ambedue le specie chiamansi abeti e nel Veneto labete p. d.
(albèo) è la specie presente, l'altra chiamansi avedfo, nome notato dal Michiel a
N. 36].

LIBRO AZZURRO

33

N. 39. ALBERO SIMIL AL CJPRESO
- Albero simil al Cipresso da Plinio - et dagli Helemei <1>.
GENERATIONE - Con foglie di Cipresso son questo et la Thuia over
Savina alia.
LuoGHO - Plinio dice nascer in Scythiadi la del fiume Phasitygre C2)
et nel Monte Scantro. (3)
GENERATIONE - Debbasi creder che da suoi fruti debbano nascer
non essendo chi l'impianti.
VIRTU - Son celebrato nell'Istoria di Claudio Cesare, pongonsi le foglie
ne potioni come fano li Parthi. Il suo odore son simil al Cedro come
legesi in Plinio lib. 12, 18 [lib. 12, cap. 17).
No~u

[La descrizione è copiata da Plinio; la pianta pare fittizia].

N. 40 FRUTES CITRIO SIMlL

NOMI - Frutex citrio similis da simplicisti.
GENERA - Per haver similitudine nelle foglie con li melli cedri son
chiamato con questo nome, son· poi il Cedro de Monte Libano simil a
Ginepro [N. 9].
FORMA - Suoe radice scure et legnose, suo tronco palido non molto
grosso et son frutice che rimandano a basso, suoe frondi grossete, lustre,
liscie, di bellissimo verde lunghe et larghe doi dita, simil al melo cedro ma
minore come il lauro, suoi fiori per quel mi disse un erante simplicista
francese (4) sonno azuri, suoi fruti io non li ho veduti ma li suoi nuclei
et ossi sonno nella rotondità apuntiti simil a quelli delle Cerase ma oblonghi, involti in nera cartilagine et come pertugiata et apuntata.
LuoGHO - Il Sig. Ecc. M. Luca Ghyni mi disse esserne a Genoa nel
giardino del Principe Doria et il francese Belonio detto mi disse esserne a
Andernopoli, qual mi diede de suoi ossini et li piantai et naquero 3 pedini.
TEMPO In ogni staggion verdeggia.
AMANO - Per quello ho possuto comprendere dali nati miei desiderano luogho solsticio et caldo.
[Pianta sterile; a parte una foglia in grandezza naturale e due ossi del frutto].

(1) Elymei.
(2) Pasitigri oggidl Kharùm o K urèm.
(3) Zagro.

(4) Pietro Belon.

34
N. 41 VIRCITOSICA

LIBRO AZZURRO

[Cyna11cltum Vi11cetoxicum Pers.]

NOMI - Asclepias da Latini - Vincitosica da volgari - Cission et
Cissophilon da Greci - Schvulbenurtz (•) da Germani Hirundinario
dal Trago - Polirizon Plinij.
GENERA - Due altre spezie di Asclepiade dimostro quivi sequitando.
LuoGHO - Ne monti per Italia non ci mancano. Et ne Giardini de
Simplici ancora.
OPPINIONI - M. Marchio mastro d'il notabil Giardino della III.ma
Signoria nostra dice che il Vulgo la tiene per il Polyrizon Plinij. Asclepias
vitiose Fuchsio refutata a Mattioli in Au (2} . Il Trago ha oppinion per il suo
libro che la sia l'Asclepiade.
(Nella copia del libro dei Semplici di. Anguillara esistente aUa Biblioteca Marciana
di Venezia l'articolo • Polirizo di Plinio• a pag. 2r3 ha sottosegnate a penna le parole
• di niun odore• riguardanti le radici ed in margine trovasi la seguente nota manoscritta : •Ergo non est polyrrhizos quia Plinius omnium Aristolochiarum odores medicatos esse affirmat. Ego polyrrhizon interpretor pro vulgari Vincetoxico •. La figura
del Michiel e questa glosa manoscrit ta ci fanno comprendere che la specie daU' Anguillara ritenuta come Polirizo di Plinio è Cyna11chum Vi1icetoximm.
Benchè le annotazioni al testo del!' Anguillara siano anonime, le parole della
glosa si accordano talmente con quanto dice il Michiel sull'opinione di Melchiorre
Guilandino, che ne risulta evidente la prova essere quest'ultimo l'autore ·ignot o, come
già si espose nel!' introduzione.
La figura presente abbastanza buona è di pianta completa con fiori e frutti a
tutti gli stati d'accrescimento fino alla deiscenza del follicolo. L' Anguillara fu condotto ad identificare il vincetossico col Polirizo di Plinio perchè l'a;,tore classico dice
(lib. 27, c. 12) che le foglie somiglianti a queUe del mirto (3) servono contro il veleno
dei serpenti. Vi sono altre due piante nel testo pliniano col nome di polirizo, cioè
l'elleboro nero e la pistolochia ma Plinio le chiama melanpodion e pistolochia, aggiungendo che alcuni le chiamano polyrrhizon (4). Così si spiega l'equivoco del Guilandino
il quale credette che I' Anguillara volesse identificare il vincetossico colla pistolochia
di Plinio.
A questo proposito notiamo che il Littré [17rl non mise alcun nome linneano
di fronte alla parola Polirizo di Plinio rigettando, con ragione, la sua identità con
Aristolochia Pistolochia (5). li Legré [l70] mette il Polirizo tra le specie di Anguillara
(t} Sc.h\valben,vurz - radice di rondine.
(2) • La lettura del Codice qui non è chiara. Quando aU' opinione del Fucbsio cui il passo
allude, dev'essere quella implicita. nella sinonimia (De historia sti.,.piuni p. t30); e 'Aox).'r}~l«ç Graecis
Asclepia Latinis, Herbarils Hirundina.ria, Officinis Vincetoxic;ntn, Cermanis Scb,valben,vurtz appel-

latur •, dall'autore poche righe dopo giustificata, e che in parte. del resto, è ripetuta qui dal
Michiel. Il Mattioli (e<l. •568, p. 856) la giudicava errata, in quanto non si trovano nel Vincetossico
quei caratteri dell' Asclepias dei Greci su cui il Fucbsio appunto basava l'identificazione. (Ed).
(3) Anguillara paragonò la. pianta al Rusoo, avvertendo però che non punge. Notiamo che il
Rusco fra gli altri nomi aveva quello di Oxy111.11rsi11e cioè mirto pungente.
(4) Nel libro verde di questo codice è chiamato 111elampodicm la sp. H•llelx>rus niger L. (Ve.
176) e poliYiiion la sp. Vtfalruni. tiigruni. L. (Ve.. 178).
(5) Sulla Pistolochia v. Gi., 76.

LIBRO AZZURRO

35

che aspettano una identificazione la quale ora si sarebbe ot tenuta a merito del nostro
codice.
In un'opera voluminosa come questa, comprendente oltre un migliaio di piante
disposte con una classi.6cazione artificiale era facile che l'autore dimenticasse di aver
effigiata una specie e ne abbiamo una prova nelle figure doppie di cui si parlò nel1' introduzione. Il Michiel, scorrendo il testo dell'Anguillara, vi trovò descritto il Polirizo
di Plinio e, scordandosi di averlo qui figurato (tanto più che il nome, essendo l'ultimo
scritto, sfuggiva ad una rapida ricerca), volle dame il disegno, ma, non avendone il
campione, ne fece una figura fittizia che può vedersi al N. 78 del primo libro rosso).

N. 42 ASCLEPI AS

[Marsdenia erecta (L.) R. Br.]

No~n

- Asclepiade dal francese Bellonio simplicista copioso et erante.
GENERA - Tre asclepiade dimostro qui sequitando, una inanti vincetosica [N. 4I] et una di Francia doppo [N. 43].
Luoç;Ho - Nel monte Sinai mi disse el deto Belonio el qual mi diede
de semi et mi naque in quantita dunde la dispensai per de molti giardini
de simplici che ancora si vedeno.
TE~IPO - Ogni anno suoi sarmenti si rivesteno di novele frondi a
prima vera, et con il fredo si perdeno, suoi fiori de Giugno con il seme poi.
AMANO - Luogho umido et raggionevol sole.
GENERATIONE - A basso rimanda. Et anche de suoi semi benissimo
ci nasce.
OPPINIONI - Molti simplicisti vuoleno che questa sia spezie di Apochinos, ma per fare li sarmenti lunghi ·I' Aldrovandi dignissimo simplicista
tiene che vengano meglio quivi et de altri ancora tieneno questa oppinione.
M. Aloise Anguillara k. 274 dice che se li suoi sarmenti fossero piccoli et
che amazassero i cani che potria essere. M. Marchio Giardiniera della Ill.ma
Signoria dice che I'Asclepias Mathioli son il Polyrizon Plinij ma non è così :
Et anchora de molti sciochi voleno che quella volgar Hedera terestre sia
l'Asclepiade. Et Marzello fiorentino dice far il fiore di Rosa.
[Pianta fiorita. Nella diagnosi l'autore fa osservare le differenze tra questa specie
e la precedente : •Et son simil tutta la pianta alla Vincetossica det a se non che
questa suoa radice profunda et quella iu superficie, suoe frondi di questa più larghe,
suoi sarmenti di questa ci vivono et quelle ci muore l' inverno•.
L' Anguillara nel suo Parere sul!' Apocino citato al numero seguente dice di aver
ricevuto questa pianta nel I549 dalla Grecia insieme a quella che segue.
Confrontando quanto dice il Michiel con quanto è detto negli scritti di . Ghini,
Aldrovandi e Mattioli (303, 305, 191] si compr.ende che Pietro Belon diede al Michiel
i semi della pianta col nome di asclepiade, senti i quali germogliarono nel giardino del
patrizio veneto. Nel 1547 Luca Ghini ricevette due follicoli, come lò mostrano le
parole nel placito de Apocym> : •Ante quatuor annos dono mihi dedit Nobilis quidam
binas siliquas ex Syria allatas quarum una inscriptionem habebat .hanc Periploca ·
repens, alteri inscriptum erat Periploca non repens >. La prima è la pianta figurata dal
Michiel al numero seguente, la seconda la pianta presente. Chi fosse quel nobile amico

LIBRO AZZURRO

che diede al Ghini le piante non sappiamo : non può essere nè il Michiel nè il Belon
perchè la nomenclatura e l'abitazione delle piante non corrispondono ed anche perchè
il Belon tornò dall'Oriente nel 1549 cioè due anni dopo che il Ghini ricevette i campioni,
' non può esser nemmeno I' Anguillara che ebbe le piante due anni dopo dalla Grecia].

N. 43 ASCLEPIAS DE FRANCIA

[Cynancliun 1tigrum Pers.]

NoM1 - Asclepias da volgari
Periplocada come pianta che se invilupa da Greci - Apocino da molti.
GENERA
Tre spezie con questa ho dimostro [NN. 41, 42).
LuoGHO - In (sic) l'hebbi di F rancia dal Tholomei giovane simplicista
degnissimo.
OPPINIONI - L'Ecc. Anguilara ne suoi Pareri k 274 al cap. del
A pochino di questa ne parla. Et rnolti tengono oppinione sia piui presto apocino che asclepias.
DISPARERI NELLA PIANTA Questa pianta tiene pocha o niente
di parte de similitudine con la Asclepiade descrita da Diascoride.
Vrnru - Si possono comprendere che son pianta ancora piui malignia
che tutte !'altre che mandano latte et questo per esser giallezzio et piui
eflìcazzie il suo succhio.
[Pianta fiorita. Nel testo il Michiel paragona le foglie a quelle della •persicaria
aquatica ma più lunghe$, Quando egli ricevette il campione, i fiori erano ormai sbiaditi e
con quella tinta gialliccia son rappresentati nella pittura; perciò l'autore nella diagnosi
avverte che sono •di colore purpurescente scuro et grandi come quelli del secho
moro fratesco dal qualle ci viene poi • cioè al N. 50.
L' Anguillara nel suo libro, dopo aver parlato dell'apocino dice: • Doppo di questa
mi rurono mandat e nel 1549 di Grecia due piante che producono silique, le quali
ambedue si aviluppano su per gli alberi con lunghi rami. Una fa le foglie simili
ali' Hedera (1\ e l'altra simili all'Oleandro (2) et questa (J) fa un succo bianco e quella (4)
gialligno •. Ambe le piante gli furono inviate col nome di Periplocada, col qual nome
si intendeva qualunque pianta volubile].

N. 44 CAPORE ES FRUTA
No~n

- Capore es fruta da Indiani over Spagnioli.
FORMA - Sua radice grosse et legniose scure da qualle ci viene il suo
albero grande, grosso di scuro colore et di ritorti rama, suoe frondi strete
lunghe simil a pruni et suoi fruti anche quelli venghono carnosi et a 3 insieme ma il primo sempre maggiore. Et invecchiati suoi tronchi gli nascono
dentro de Gigli come ne salici.
(1)

È quella figurata dal Michicl al numero precedente.

(2) È la pianta figurata nel presente numero.

(3) Intendesi la prima. cioè grammaticalmente qr<e/la.
(4) Intendesi la seconda, cioè grammaticalmente questa.

U6RO AZZURRO

37

LuoGHO - Nell'India trasportati in Spagnia. Come nell'altri fu deto
[N. I).
GENERATIONE - Credo che verebbe bene di calmo (•) et di suoi nuclei
anche ma minori frutti producono.
OPPINIONI - Si credeno communamente esser gusteuol sp. di brombini (•l.
[Albero fruttifero. portante uccelli ed una lucerta. Da uno dei rami _pende un
cespuglio di Catlleya citrfoa Li11db. È a questa orchidea epifita che allude l'autore nelle
ultime parole della diagnosi].

N. 45 CHICO CAPOLT

NOMI - Chico capolt (J) da Indiani over Spagnioli.
GENERA - Parmi sp. di pomi musetini et gentili.
FORMA - Suoe radice grande grosse et legnose, son albero grande di
grosso tronco et di pavonazio colore fornito di arnuchiate frondi strete et
lunghe simil a persichi, suoi fruti simil a pomi piccoli et tenuti da lungheti piccioli, overo a armelini \4) .
LuoGHO - De l'India lransferiti in Ispania come deto nell'altri.
GENERATIONE - De in serto Csl è da credere che meglio ci venga
che di nuclei seminati.
[Pianta fruttifera con vari insetti volanti all'int orno. La figura fu copiata dal
Marini che la credette il Mirabolano indo degli antichi. La figura del Marini è invertita
rispetto alla presente in conseguenza della riproduzione fat ta per la stampa. Oitracciò
fu cangiato il colorito, essendovi verde il fusto che il Michiel fa paonazzo ed atri i frutti
che' il Michiel fece ranciati. Il Marini portò queste variazioni per uniformarsi alla descrizione dei Mirabolani indi.
Per maggiori spiegazioni v. N. 67].

N. 46 FRUTICE INCOGNITO

[Lonicera alpigena L.]

NOMI - Frutice incognito ritrovato dal Piloto - Corno femina da molti.
GENERA - Si questo fusse spezie di Corno ne sarebbe di due spezie
di femina et uno di maschio, legi k. 75.
LuoGHO - Ne coli bolognesi n~ sonno in quantita.
OPPINIONI - L' Ecc. M. Ulisse Aldrovandi tiene sia spezie di Corno
femina unde la si potra chiamare con genere al Corno femina.
[La figura non molto buona è di pianta fiorita; a parte un rametto con due
foglie in grandezza naturale. Il Michiel nota circa la disposizione dei fiori che son
(!) Innesto.

Prugnole.
(3) • La lettura dcl Codice è incerta: potrebbe cs.•erc anche zapolt. Si tratta ogni modo dcUa
pianta che g li spagnoli chiamano Chico zapote (Achras Sapota L.). (Ed.).
(4) Albicocche.
(5) Innesto. •
(2)

Ll8R() AZZURRO

« tenuti da lunghi et sotil picioli che ogni uno ne portano due simil a quelli del

Chamaepitis ma minor alquanto da quaùli ci vengono suoi. .. •· La diagnosi non prosegue, perchè l'autore non conobbe i frut ti.
Più tardi il Michiel trovò una pianta congenere non fiorita, ma fruttifera che
da lui fu figurata al N. 149 col nome •frangola• ed espresse il dubbio che si trattasse della medesima specie, andando poco lontano dal vero.
La specie presente fu descritta dal Gesner [131] col nome Chamaecerasus].

N. 47 ALBERO DA L' UVA

[Prunus Padus L .]

No~n

- Albero dall'Uva da volgari
Bedusa da molti studenti.
GENERA - Hano qualche similitudine in sieme con l' Elo Capoli
del India demostro inanti k. 16.
LuocHo - In rari monti de Italia ne sonno et in giardini da simplicisti sonno custoditi. Et io ne avevo nel mio et ne ho posto in Padova
in quello del clar. cav. Mozenigo.
[Intera pianta fiorita; a sinistra ramoscello con foglie e racemo pendente di fiori
ed a destra ramoscello con foglie e racemo di frutti. L'l pianta coltivata dal Michiel
portava frutti rosso-verdastri, come si scorge nella figura e si apprende dalla diagnosi].

N . 48 AGRIFOLIO

[Ilex Aq1ti/oli1mi L .]

NOMI - Agrifolio da volgari - Lothos, Mella, Agrifolium, Locrus
et Sidra da Greci - Paliuro da Aphricani - Edar et Nabuch da Arabi
- Cicerasa da Latini - Aquifolium dal Trago.
GENERA - Molti et varii sonno li Paliuri ma questo molto meglio si
rasembra al Paliuro scrito da Plinio et tolto da Theophrasto che tutti
gli altri da varii et diversi autori menzonati come alli suoi capitoli chiaro
vedrassi. Et de lothi legi nel libro primo rosso k. rr6 (r).
FORMA - Suoe radice bianche· tenace che di esse se ne cava vischio,
come di la fluida [N. 138) .....
LuOGHO - ·Ne monti de Italia dalla parte septentrional et anche in
Giardini de simplici. Et io ne havevo uno molto ben formato et ne ho
posto nel giardino in Padova del clar. cav. Mozenigo.
OPPINIONI L'Anguillara tiene esser l'Aquifoglia ve! Agria Theophrasti.
Et il Ruelio mosso da non scio che tiene che questo sia il Loto.
VIRTU Considerando de suoe virtu ciascaduno che non si confonda
nel nome di Paliuro imperoche questo nome son commune a de molte
piante et aciascheduno bisogna part icolarmente distinguerlo, a ciascuno da
per se dargli le doti suoe secondo li Autori . . . .
[Pianta fruttifera. A destra un ramet to con foglie e fiori, a sinistra un altro
con foglie e drupe].
(t) Ed azzurro N. 155.

LIBRO AZZURRO

N. 49 FICUS EGIPTIA

39

[Fic1's Sycomwus L.]

NOMI - Sicum morum da Latini - Et Ficus egiptia overo meglio
Cypria - Sycaminum da Greci - Fico di Pharaone et Gieameiz in Soria.
GENERA - Tre sonno gli sicomori dimandati questo di Egipto, quello
di Cypri et il pseudo fratesco tenuto per l'Ostrea Plinij [N. 50].
LuoGHO - In Caria et Rodi da quelli ne tragono grande utile per
il continuo produr de suoi fruti ma de quivi non mi fezze fruto et lo manteni assa tempo. Et de il Ciprio ne sonno anche in Candja.
TEMPO - Come fanno li nostri de quì ma si grafìano e fichi.
OPPINIONI - Quello Cyprio son simil a questo ma suoa foglia tira piui
all'olmo et il suo legno di Oppio. (r) Et credo che questo depinto sia il
Cyprio et non quello de Egypto per farsi li fruti sopra e rami et non 1r.e~
tronco coni.e fa l'Egyptio.
(Pianta con uccelli che vanno a beccare i fichi. A sinistra una foglia in grandezza naturale. La frase • si grafiano i fichi » allude alla caprificazione di cui lAutore
ragiona più a lungo nella diagnosi).

N. 50 SECO MORO FRATESCO

[Melia Azedarach L.]

· NOMI - Sico moro fratesco et Albero di lagrime di Santo Agioppo
ve! Job da volgari - Ostrin Plinjo dal Anguillara.
GENERA - Io non scio come si habbi usurpato questo nome di seco
moro, non havendo niuna corispondentia con li sico mori inanti nominati
si nella forma come ne poteri suoi.
LuoGHO - Diconsi che li Zoccolanti li condussero de Portogallo per
bisognio loro da infilzare pater nostri. Et hora per Italia oltra li giardini
de simplici che per sua vaggezza li tengono se incominciano anche ponerli
nelle campagnie per sustentare le viti.
OPPINIONI - L'Anguillara mi disse esser l'Ostrin di Plinio perche il
fruto voi dire di Chacris et non di Orzo.
VrnTu - Gli profumieri radoppia la quantità de suoi fiori con li fiori
de gensamini bianchi (•) lambicandoli per far aqua perfettissima odoriffera.
De suoi fruti over nuclei infilzati se ne fanno corone de pater nostri .....
[Intero albero con frutti immaturi, portante animali fantastici tra' quali un
uccello a due teste e due piccoli mammiferi con lungo grugno di tapiro, canini di
cignale, dita unguicolate, coda di castoro. A destra una buona figu(a di ramoscello
con foglie e fiori ed a sinistra un ramo fruttifero.
In complesso questa figura è migliore di quella data dal Mattioli col nome cli
Sic<m1oro faJ.so. Se ne occupò il Targioni-Tozietti a pag. x85 dei suoi Cem1i stor;ci [286].
( 1) A cer campestre.
(2) Gelsomini.

LIBRO AZZURRO

A ragione il Michiel censura coloro che ritenevano questa pianta una specie di
Sicomoro. Ancbe I' Aldrovandi nel suo E rbario (II, 261) la chiama Sycomorus perperam.
A proposito di quanto dice il Michiel sulla diffusione di quest'albero nei giardini
dei semplici, notiamo che al tempo del Ghini [305] esso e' era ali' Orto botanico di
Pisa col nome Lotus arb<>r vutgo Sicomorus e che, mezzo secolo dopo la morte del
Michiel, il P. Dionisio Veglia lo segnalava come una delle piante più cospicue di
quell'orto [262].

N. SI CUCIOPHORON

[Hypha~e

thebaica Mart.]

NOMI - Cuciophoron da Theophrasto - Arieno il suo frutto da Plinio.
FORMA - Non ho fin bora vedlllto se non uno fruto che lo vide anche lEcc. Anguilara k. 70 qual tiene sia di questo albero, qu·al è sirnil
a uno melo cotognio ripieno de nervi che fa fastidio a mangiarlo che con~
viensi sputarlo, son alquanto dolcie con nocciolo di pruno durissirnò et
bianco del qualle si fanno manichi di trivelli et anelli. Et li porto M. Michiele Passamonte spetiale piacentino.
LuoGHO - Dalla remota reggione dalla Nubia.
[È figurato :t destra in basso il frutto immaturo. Si comprende che il Michiel
aveva lasciato lo spazio in mezzo per dipingere la pianta, ma non potè mai farne la
conoscenza].

N. 52 MACALEB

[PrU1ms Mahaleb L.]

NOMI - Machaleb da profumieri et Serapione.
GENERA - Et son tenuto per spezie de Cerasa silvestre.
LuOGHO - A Monte Baldo sul Veronese et in Schiavonia.
GENERATIONE _:.. De suoi semi mi naque.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo son l'istesso nato de semi di
Machaleb da profumieri. Et s'ingano Serapione nel credersi che la Phyllirea
di Diascoride sia il Machaleb degli A rabi.
[Pianta fiorita e fruttifera. A parte un ramoscello con foglie.
Il Michiel qui corregge un errore di Serapione seguito da altri Arabi e già
avvertito da Simone da Cordo che però non aveva indicato qual fosse il vero MahaJeb.
Secondo Serapione il Mahaleb era Phyllirea variabilis, secondo altri autori Ligttstmm v11lgare; quest'ultima opinione è riportata dal Rinio a c. 389 del suo codice].

N. 53 CRATEGON
NOMI - Crategon da T heophrasto - Sambucus aquaticus motomorum
Pie de Occha dal Vulgo - Aquifolio et Ilex in Italia et da il Corolario.
GENERA
Alcuni tengono per sp. di Mespilo.
LuoGHO - In rari luoghi d'Ita:Jia.

LIBRO AZZURRO

41.

OPPINIONI - Il Corolario dice essere chiamato in Italia Aquifolio et
non esser altro che_ l'Ilex et il Mateolo non cosi conferma. Et M. Alovise
Anguilara dic«: esser il Sorbo torminale ma a molti non pare k. 80.
[Foglie intere, ovali-lanceolate, disposte a palma; frutti ascellari, isolati, bruni,
piccoli).

N. 54 LICIO Po
No~u Licio primo da Dioscoride
Pixacantha.
GENERA
De doi licij ne parla Diascoride di questo et de lo Indiano.
LuoGHO - Nasce in Cappedocia et Licia dice il testo de Dioscoride.
Et di questo ne hebbi dalla Megella de Monte Corno, nel cont1Jrno di Zara,
et apresso a anrarano (r) nel bosco di Legnano. (•J et nelle alpi di Liguria
come dice il Brasavola.
OPPINIONI - L'Eccell. Anguillara k. 62 dice non si conoscere in Italia
non ostante che de molti si credeno essere questo. Et questo che son in
uso delle speciarie non si conviene con la descretione de Diascoride ma
falsificato di bacche di ligustro over di mater silva.

[Pianta fruttifera sorgente in mezio ad un paesaggio in riva al mare. A lato
un rametto fruttifero].

N. 55 LICIO So INDIANO
No~n

- Licio ·secondo ·indiano da Diascoride - Lonchite da altri Aspalato da molti li nomi sequenti Erysi sceptrum, Sphagnon et Phasganum
da altri - Diaxylon da Syri - Darsisahan, Mahat, Michad, Kilkij 'da
Arabi - Arbor granaÙ Silvestris da latini - Atrac da altri.
GENERA - Di doi licij ragiona Dioscoride.
FORMA - .... suoi fruti rotondi simil al altro primo Licio over al
rotondo pepe, neri et molti insieme come in folti grappoli et duri nel
masticarli.
LuocHo - Nasce in India dice Dioscoride ma questo l' hebbi de
Puglia.
OPPINIONI - L'Ecc. Anguillara k. 63 dice non lo conoscer et de molti
dimostrano questo. Et l'Ecc. M. Bernardin Trivisan, letor di Simplici in
Padova dignissimo tiene che questo sia l'Aspalato.
[Pianta fiorita in paesaggio montuoso. A sinistra un rametto con foglie e frutti]
( 1) A Marano.
~farano lacunare in Friuli.
(3) • Rami spinosi ; frutti in grappoli, coronati dal calice. (Ed.).

(2) Porto Lignano presso
6

(J).

42

LIBRO AZZURRO

N. 56 SUBER TH.
No~n

- Suber da Theophrasto et dal Gaza.
FORMA - Son albero palido con crasse foglie strette, lunghe, liscie et
falate sopra e fusti simil al frassino et apresso a suoe frondi ci nasce certi
minuti grappolini, da qualli poi ci viene suoe giande mi penso percbè non
le vidi ed hebbi questa mostra dal Ecc. sig. Ulisse Aldrovandi di Bolognia.
LuoGHO - Theophrasto dice esser albero familiare de Pyrreni et
questo dimostro l'hebbi di Bolognia dal deto Aldrovan.di.
GENERA - De suoe giande da se ci nascono.
OPPINIONE - Son de oppinion de molti che questo sia il vero Suber
el qual son la seconda sp. dal Gaza cosi denominato.
[Pianta cogli amenti maschili. A parte una foglia.
Il Michiel non vide gli amenti femmine e perciò suppose che le ghiande .si formassero dai • minuti grappolini • cioè dagli amenti maschili però con riserva, perchè
questi non fruttificarono, ma, com'era loro destino, morirono].

N. 57 HEBANO
No~u

- Hebano da volg. latini - Abnus, Ebus, Ebibirius da Arabi.
GENERA - Dui sonno li generi del Ebano uno laudato et vagho, l'altro
vile et vitiato, il raro son molto prestante, di l'altro ne son molto. Èt
son comendato nel colore del legnio.
FORMA - Narra Theopbrasto che sonno molti che dicono esser simil al
Terebintbo ne foglia rami et nel resto ancora ma il f.ruto son simil allo
mandole in forma et gusto ma non in grandezza et son albero fruticoso
a modo di Cytiso et duro di legnio l' A bsi e di legnio 1tero et morde la lingua
et di buon odore. Et il Indo son c&n lineamenti bianchi et di color sub-ri,tfo.
LuoGHO - Ne sonno in India. Et io hebbi questo ritrato da uno
portogese di Hetyopia.
OPPINIONE - Mi fu fermato dal deto portogese esser forma del Hebano ma che io l'affermi non ne scio altro.
(Pianta a foglie piccole, ovali allungate; frutti rotondi, ver<!i. ascellari, solitari].

N. 58 ANAGIRO, EGANO

[Cytisus Laburnum L.]

No~n Anagyros, Acapor et Agnocopon da Greci - Egano da
Rustici - Acoron da alcuni et Giegano da altri rustici di montagnia Aburnum Plinij dali Ecc. Ghyni et Aldrovandi - Ebano seconda sp. dal
Anguilara.
GENERA - Di Anagiri ne son questo silvestre et I' altro dimandato
albero dal faiuolo [N. 59). Et di E bani due spezie ancora.

LIBRO AZZURRO

43

LUOGHO - In Italia ma non in ogni monte et selve et venghono
adoperati per sustentar le viti con vagho aspetto a rimiranti al tempo del
suo vagho fiore. Et bisognarebbe che si rascontrasseno con li grappoli del
uva che renderebeno maraviglia.
OPPINIONI - L'Ecc. M. Luca Ghini et Ecc. M. Ulisse Aldrovancli lo
thiene per il Aburnum Plinij. Et l'Ecc. Anguilara k. 85 non ha questa
oppinione ma la seconda spezie di Hebano per esser cli medola nera come
l'Hebano et non bianca come l' Alburnio.
VmTU - Le magiche donne cli suoi fa.giuoli fanno de molte spurcicie
et son potente nel vomito. La radice in succhio risolve et matura ....
[Pianta fiorita sorgente in un paesaggio campestre. A sinistra due grappoli, l'uno
fiorito accompagnato da foglia, l'altro con pochi frutti maturi e pedicelli brulli. Cosi
lo studioso è in grado di far bene il confronto tra la ricca infiorescenza di questa
specie e quella povera della seguente e tra le forme dei fiori.
L' Anguillara chiamò questa specie ebano seco·ndo pel suo legno che invecchiando
diviene scuro e tenace tanto da sostituire il vero ebano (Diospyr"s Eben14111 Retz.) nelle
costruzioni dei mobili, strumenti musicali ecc. Ne sono alterazioni i nomi èga.10, gègano
qui citati dal Michiel, che ulteriormente corrotti in iègot, gègol, diègol, viègol, égol (278.
p. 72-73] sopravvivono ancora nei dialetti parlati nelle montagne del Veneto, specialmente nel Bellunese (1).
Il nome pliniano labiirnmn fu alterato in labornio, lavornio da cui provennero
abornio, avornio nella credenza che la l iniziale fosse un articolo apostrofato (2) perciò
il Ghini e I' Aldrovandi, latinizzando la parola italiana, scrissero aburnum].

N. 59 ANAGIRO

[Anagyris /oetida L.]

NOMI - Anagyro da Greci - et tutti li altri nomi notati indriedo
al Egano [N. 58) - Albero del fajnol da molti - Faba inversa da altri
- Faba lupina da herbari dove si ritrova in Puglia.
GENERA - Sonno tenute per spezie insieme di anigiros questo et l'Egano
silvestre.
LuoGHO - Nasce in Puglia sanza cultura a Crepina et a Torre di
Regnana (3) et in Candia ne sonno molti.
TEMPO - A primavera rimanda ·suoe frondi, li fiori de Maggio et suoe
silique poi.
GENERATIONE - Rimanda abasso che si possono transportare et de
suoi semi benissimo che de . moltissimi mi sonno nati ma con diffièulta ci
vivono de qui a noi.
(1) Il cambiamento della labiale nella g dura trovasi io altre parole del dialetto bellunese;
es. ogol per oppio (op1.ili1-s = Aur tampestre). Quanto alla l messa. in posto deUa n. ricordiamo che
i Greei stessi usavano promiscuamente l~av~ cd l~s).o;.
(-2) In modo simile loUo-ne divenne ouont; (dia!. ven. lat.6n), l"s·ignolo divenne t'-Signt,olo (lat.
lu.sdnia).
(3) Località tratte dall'Anguillara.

44

LIBRO AZZURRO

L' A1iagiro il M.aUiolo lo depinge a k. 981 con li graspi
come l' Egano, 1ion li fa, ma al modo che so111io quivi depinti /orsi non li
hanno veduti dico li siwi fiori.
DISPARERI NELLA PIANTA - Quest o albero viene tenuto per l'An~iro
di Diascoride ma nelle (•l frondi ne il fiore si acordano al suo detto, o
che lui non ha dato someglia <•l propria o che questo noli son il suo
Anagyro.
VIRTU - De suoi fagioli le pace (3) femine ne fanno de grande incantamenti et herbarie et ne sonno stati venduti fino a uno scÙdo uno de suoi
grani, nel resto legi da driedo k. 58.
OPPINIONI -

(Pianta fiorita ; a sinistra una bella figura di infiorescenza accompagnata da
foglie fatte allo scopo di correggere lerrore del Mattioli il quale figurò la pianta con
lungo grappolo somigliante a quello del.I' avomio. Notevoli per esattezza la forma e
la tinta del vessillo e della carena. Non sono figurati i frutti, ma nella diagnosi è
detto • suoe silique che portano suoi semi simil al fasuol turco ma minore•. Non vi
è invece fatta parola dell'odore della pianta, caso strano, percbè il Michiel era accuratissimo nel registrare gli odori ed i sapori percbè, come egli si esprime, son caratteri
che il pittore non poteva ritrarre.
Contuttociò la figura dimostra la piena conoscenza della pianta e può di.rsi la
prima fatta con esattezza (4), essendo contemporanea e forse anteriore a quella del
Mattioli che è in parte fantastica, tanto che il Gesner confrontando. la figura mattioliana con un campione proveniente da Montrnajour presso Arles ritenne che la vera
anagiride fosse ignota al botanico sanese [134]. Dopo il Michiel il Clusio diede una
figura abbastanza buona e credette di aver effigiato per primo la pianta, supponendo
anch'egli che la A 11agyris di Mattiol.i fosse un'altra spe<:i~.
Nel testo lautore ci fa sapere di aver ottenuto la pianta nel suo giardino per
via di semi, ma con difficoltà e lo si scorge dal tempo della fioritura la quale normalmente si verifica nei primi mesi dell'anno].

N. 60 PRUNUS THEO.
NOMI -

Cocigia Plinij - Prun us Theophrasti (s).
Tante et varie sonno le sp. di pruni sl de Silvestri come di
faturati inserti che non son lingue che li potessero connumerare, ma questo
son differente da gli altri.
FORMA - Suoa radice non molto grossa son picciol albero con foglie
GENERA -

(t) Nè le.
(2) D iagnosi.
(3) Pazze.

(4) Imperlettamente è figurata in codici medievaLi [49, 97) come l"Av«r•P<ç di Diosooride.
Trovasi nel!' Erbario Aldrovandi Voi. I , fo l. 6.
(5) • L'identità - supposta nei • Nom.i • e giustificata nelle •Oppinioni • - di • Coccygia
di Plinio .. con • Prun·u s di Teoirasto • deriva evidentemente dall'aver consultato Teofrasto nella
traduz.ione latina del Gaza, in cui il nome originale (xoxXJ;y4« nella lez. corretta) era reso con« pru·
nus • (= gr. x~ >Xoµ~l.••J. (Ed.).

45

LIBRO AZZURRO

di Cumara minore (rl. Il fruto si dice divenir in Papos et questo effetto non
fa altro albero.
OPPINIONI - Il Corolario dice essere il Cociggia di Plinio perche PI.
lib. 13.20 dice di Cocigia quello che Theophrasto nara di Prunus lib. 3
cap. 16.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo albero sempre che io sapessi che il
suo fruto divenisse in papo direi esser il Cocigia di Plinio.
[Non conoscendosi il frutto la pianta fu dipinta sterile. Mal trascritto pure in
• coccigria • troviamo il nome usato da vari fioristi del sec. XVI (Aldrovandi, III, 80,
Anguillara, Dodoneo, Péna e Lobelio, p. 412, Dalechamps, p. 193, Const<'lntin, Tabernemontano, G. Bauhin, Hist. plant., 1650, p. 494) per indicare Rlms Cotin,.s che qui è
a N. 63].

N. 61 ZARNAB
No~u

- Zarnab da le 'Pandette.
FORMA - Suoe radice legnose, son albero grande con foglie di salice
che hanno odore che respira al Citro ~t non fa fruto.
LuOGHO - In Arabia et in Damiata. I o ne hebbi u11a mostra secha.
TEMPO - Sempre verdeggia. Et dice le Pandette non far fruto.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo albero sempre che suoe frondi rispira d'odore di Citro sara il Zarnab delle Pandette.
VIRTU - Per esser il suo odore simil al citro puoi valere come quello.
Et leggesi nelle Pandette a k. 183.
[Pianta sterile a foglie lanceolate; a parte 1 foglia (lembo cm. 8 X r, picciolo
cm. 1)'. Sprengel daUa tìg. N. n2, del Zarnab di Dasilico deduce che possa essere Salix
aegyptiaea]. (•)

N. 62 ANDRACNE
No~n

- Andrachne da Plinio - Portulaca da Theophrasto.
GENERA - Due mostre ci sonno.
FORMA - Suoe radice in se intricate, son frutice, suoe frondi rascootrate sopra rami che finiscono sopra essi in due di rotonda forma principiano et nel fin si oblungano apuntate qualle sonno simile al Asclepiade del
Francese (3l, suoi fiori azuri in racemi simil al Gelsamin. L'altra mostra suoe
frondi minore no1i tanto agi1ze, et il l'eg1w pii1i scorzi14to, SMÌ fiori min14ti
come in grappolini. Et Plinio dice clr,e mai suoe fronài caggiono, et son di
(1) Comaro (hbulus Unedo).

Infatti lo CHA8RA Y (Slirf>ium icoiies et sciagraphia, Genevae,
condo Rauwol!, tzarnab •a Sa/sa/ syronm1 (Sali..- Sa/sa/ Forsk). (Ed.).'
(3) Bellonio (v. N. 42).
(2) •

1666)

p. 66, riporta, se-

LIBRO AZZURRO

sccrcia come agraciata <1>. Et Theoplirastc agiunge che fa il frutto si111il al
Arbutc.
LuoGHO - Nasce nell'Alpe .dunde l'hebbi dal Ecc. Aldrovandi. Et l'altra mostra di Levante et non nasce in piano.
OPPINIONI - Questo albero come deto l'hebbi dal Aldrnvandi sotto
questo nome, ma per non esser suoe frondi simil al Arbuto vi son diflìculta.
L' Ecc. Anguilara k. 77 dice che l'Andrachne Plinio vel Portulaca Theophr.
son l'Arbuto di Diascoride. Et vengono tenuto communamente che 11Andrachne Plinij et Portulaca Theophrasti son una istessa cosa.
VIRTU - Non ritrovo dotte ne virtu alcune di questo albero, ma bene
il apare melanconico .....
[La prima pianta ha i fiori quasi indiscernibili ed una foglia a parte. Della seconda
c'è un ramoscello con foglie e fiori].

N. 63 SCOTANUS

[Rhus Cotinus L.)

Nmn - Scotanus da Latini et Plinio - Cotino da Greci - Albero dal
penacchio da volgari - Rosa per Italia (2J - Schiapuci da conza corami
alla Zudeca - Dulb da Arabi et baccam - Suffire, Platanus arbor da Greci <3>.
LuoGHO - Nelle rippe del Istria tra sassi ne sonno in quantita, et per
monti di Lombardia si trova.
OPPINIONI - Anguilara k. 85 tiene per il scatano di Plinio. Et li tentori usano li bastoni de suoe radice per far purpura Plinio 16.19. Io credo
che le Pandette cap. 226 de Dulb contunda il scotano che si conzia li corami
con il platano sequente.
DISPARERI NELLA PIANTA - Avegna che questo sia tenuto per il Cotino
di Plinio non di meno Plinio non li narra la suoa forma. Et non dice se non
che di lui se ne trae colore come dii purpura.
VmTu - De suoe foglie et ramuscoli si purgano li corami. Et leggesi
come di sopra apar. Serapione lib. agg. cap. Dulb.
[Anche il Rìnio a c. 438, pur non citando le Pandette di Matteo Silvatico confuse lo scotano col platano e per soprappiù figurò una pianta che non è nè Rhus, nè
Plataniis.
La presente figura è di albero fruttifero sorgente in un paesaggio di collina ; a
parte un ramoscello fruttifero. Jl Michiel non conobbe i fiori e mise in dubbio se tali
(t) • Questo agraoiala significa «agghiacciata> (nella lingua del '500: aggricciato, aggrczzato).
Cfr. Plinio XIll, 120 : • eortice...., q ui circumgelatus videri possit>. (Ed.).
(2) • Il nome rosa che nei trattati mercantili del '500 si legge per lo più nella forma e roia •
o e rozza • designava. una materia colorante, p1!1re rossa, ricavata daUa Rubia tinctorum. (Ed.).
(3) • Questa corrispondenza con l'arabo e il greco (dulb, baccam, suffire, platanus) che darebbe suffi-re come nome greco è trascritta dal Pandectarium medicinae (Lione, 1478) di l\fatteo
$ilvatico; invece, in quella più estesa data da Serapione (interprete N . .biuiono, Venezia. 155z.,
p. ;S), Sulfeirt è uno dei nomi arabi. (Ed.).

LIBRO AZZURRO

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'fossero i lunghi peduncoli sterili e pelosi, come si apprende dalle sue frasi : •nel summo
de rami viene direnw fiori che si restano poi una folta panocchia et chioma • . ... , •di
Maggio suoi fiori over penacchi • ).

N. 64 PLATANO

[Platanus orientalis L.)

No~n

- Platano over Suffire da Greci - Dulb, Dulbo over Baccam da
Arabi - Palma Christi in !spania - Scotano da Latini.
LuoGHO - Ne sonno in Sicilia qualli furno portati per il Mare Gionio <•J
et ne sonno qualche uno in Italia, in Candia ne sonno in quantita, et io ne
ho mantenuto uno nel mio giardineto.
TEMPO - Se bene mi racordo non perde fronde. li fruti de Giugno et
Luglio.
AMANO - In molta hurnidita et apresso all'acque. Et se ne vegono
doi alle Scalle d'il Bel vedere acanto il corente fiume che scaturisce con vagho
artificio al palagio che. fu della Santita di Papa Giulio inanti si giunga a
Roma et mandano dilletevol et suave ombra. Et chi li annafiassero con
vino molto gli gioveriano come faceano ei Romani.
· GENERATIONE - Germoglia et si rimette; et son albero che rizeve ogni
sorte de in Esti M ma corompono alquanto gli sapori.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo son l'istesso narrato da Theophrasto
et da Licinio Mutiano.
Vrnru - Suoa umbra son molto soave et dilettevol come si lege che
ciascheduno debasi guardare da la polvere che ci nasse delle suoe frondi
impero (3) ritirata nelle fauce ci nuoce et anche nell'occhi et orecchie...
[In mezzo ad un paesaggio con caseggiato sorge l'albero fruttifero. La figura con
è molto buona, ma ha importanza perchè rappresenta una pianta rara a quei tempi
in Italia, come apprendiamo non solo dal Michiel, ma anche dall' Anguillara che ne
conta pochi individui nel Veronese, nel Bolognese ed a Padova, quest'ultimo nel giardino di Mons. Torquato Bembo (4).
Un secolo dopo la compilazione del presente codice lo Chabray (p. 62) scriveva del
Platano: • in Orbe nostro rara admodum est: nec nisi in divitum hortis apud Italos, Hispanos, Siculos et Constantinopolitanos reperitur. Sic speciosas habent Florentiae pomoeria:
Romae, Bononiae, Patavij et Neapolitanae urbis horti •·
Le prime notizie sul platano furono date da Marco Polo sotto i nomi di albero del
sole o albero secco).

(1) Ionio.
(•) Innesti.
(3) lrn~ roc:chè.
(4) Questo plat.ano fu cantato in versi da Giovanni Hagius e Pietro Cotichio.
Altre figure della pianta diedero il Belon ed il Trago (4 1, 306], un campione si trova nell 'Erbario Aldrovaodi. •

48

LIBRO AZZURRO

[PiritS tormin~Hs Ehrh.]
NOMI - Sorbe torminale da volgari - Crategus son il sorbe torrninale
Plinij. - Milder Sperwerbaum, Eschronsel da Germani <•>.
GENERA - Con nome di sorbe, oltra di questo son il domestico. Et de
Crategon sono inanti k. 53 uno altro albero.
LuoGHO - Ne monti de Italia ne sonno. Et li frati zocolanti in San Francesco nel suo giardineto ne ha uno.
OPPINIONI - L' Anguillara et' altri k. 80 tiene che il Sorbo torminale
di Plinio sia l'istesso che il Crategus di Theophrasto, ma le foglie non lo
dimostrano se son questo che le hanno di Platano.

N. 65 SORBO TERMINALE

[Pianta fiorita e fruttifera ; a parte due ramoscelli, uno fiorito, l'altro fruttifero in
grandezza naturale).

N. 66 SAMBUCO SP.e

[Sambu.cus racemosa L.]

NOMI - Sanibucus silvestris Trago - Acten, Dendronarctu, hoc est
Arborem ursi, da altri - Scobiem da Galli - Seba da Dacj - Grosser Ma!baum da Germani - Frassini species da alcuni.
GENERA - Due spezie sonno poste da Diascoride, et per esser volgare io non le dimostro, una son in albero et son proprio sàrnbuco (2), l'altra
spezie chiamato Chameacte et Ebulo (3), qual viene in frutice. Et questo
che non son in altro differente se noh nel fiore et fruto et son tenuto per il
silvestre.
LuoGHO - In Germania et in Monte Baldo sul Veronese.
VIRTU - Columella ci narra questi versi : Atque habilis naturi soli et
Gramina letto. Parturit et ruptilas. Ebuli creat uvida baccas. Sanguinis Ebuli
minioque rubentem. Et nella Bucolica Egloga ultima (4) . Et il Ruelio de
Natura Stirpium libro primo cap. primo versus finem.
(Pianta fiorita in mezzo ad un prato. Sul !usto si arrampica un gatto, mentre un
altro è a terra con un topo in bocca . A parte due rami, uno fiorito, l'altro fruttifero).

[Theobroma Cacao L.]

N. 67 CACAO BLANCO

Nmu - Cacao bianco da Indiani overo Spagnioli.
FORMA - Sua radice non molto grossa et son albero mediocre ramoso
(1) Nomi dcl sorbo con1une.
(2) S. ?Jigra.

(3) S . Ebulus.
(4) • I versi cui si allude sono:
Atquc habilis natura soli

et gramina. Jaeta

Parturit et ruti1as ebuli creat uvido baccas
Co/10,,. X, 9 ~JO
Sanguineis ebuli baccis minioque rubentem

Verg. Bue. X , 27

(Ed.).

T.w. Hl

{L. Az?.urro, 67)

• Cacao bianco •
[Tlirabroma Cacaa L.J

LIBRO AZZURRO

di rovana scorzia, suoe frondi di ciresa

49

lunghete et apuntite. Suoi fruti
simil a fichi ma volti al contrario che apuntiti finiscono di colore che nel
gialdo purpureggia qual acende I'apetito nel rimirarlo.
LUOGHO - Del India transportato per pittura nella Spagnia.
OPPINIONI - Sonno de molti che lo tiene per spezie di mirabolano pruno.
<1 >

[Come si apprende dal testo la figura non fu tratta dall'originale, ma copiata da
una pittura mandata dall'America ed ottenuta dall'Autore a mezzo del Da Mula. Abbiamo trascritta per intero la diagnosi perchè essa dimostra uno studio non fatto sul
vero ; in caso diverso il Michiel non avrebbe paragonato a fichi e lodati come appetitosi
dei frutti il cui pericarpo è in realtà secco e non commestibile.
Con tutto ciò questa figura è la prima in ordine storico perchè il Lopez di Gomara
si limitò a dare una descrizione della pianta e, dopo quella del Michiel, troviamo la
figura di Hernandez che (IA8] descrisse la pianta sotto il nome azteco Cacauaq1'ah11itl da
cui derivò per troncamento il nostro Cacao.
Dalla presente figura trasse la sua il Marini (197] che classificò la pianta come il
Mirabolano citrino degli antichi in causa delle suture del frutto. Il Marini soggiunge :
• Eorum autem genera sunt quinque (>l natura distincta et diversis arboribus orta,
quarum figuras et si hactenus ob locorum distantiam medici desiderarunt, aliquas ta·
men nunc Dei et amicorum beneficio studiosis ostendam quas e locupletissimo P. Antonij Michaelij patritij veneti (quem honoris causa nomino) herbario poenu accepimus,
delatas t amen audivi ex· Peru et Hispaniola insula ad Carolum Quintum imperatorem ad
vivam effigiern expressas •].

N . 68 QUAHUXILOTS

NOMI - Quahuxilots es !ruta come pepero e comese corido (J) o asado
da Indjani overo da Spagnioli.
FORMA Suoe radici grosse et profunde. Son albero grande et grosso
di colore variato, suoe frondi per el piu vengono come l'Anagiro ma maggiori.
Suoi fruti paiono Cucumeri ma piu oblonghi di colore che nel verde gialegia,
suoi fiori che doveva dir prima in lunghe campanele di color verdeci et dentro azuri.
LuoGHO - Del India come deto nelli altri (N. 1).
[Pianta fiorita e fruttifera con intorno insetti volanti. Nel Recchi è descritta (non
figurata - I, p. 90) col nome Quauhxilotl seu Arbor C1mon~r;s mcschati: solo i fiori son
detti • candicanti • (4)].
(1) Ciliegio.

J.a figura del chebulo del à'farini non è copiata da questo codice e non corrisponde alla specie. Degli emb1ici e bellirici il Mariaj
parla senza darne figure. Nessun ~1irabo1an o è figurato dal ~ti chiel in questo codice. perchè la
piallta chiamata cos.t al N. 99 è la Mtwinga.
(3) • Corido dev'essere trascrizione errata di • cocido ». (Ed.).
(4) • È notevole, in quasi tutta questa descrizione. la coincidenza con la figu!a del Codice
anche nei particolari; inoltre l'accenno al fn1tto « crudo crxtove predutci » conferma anche )'indi·
cazione (NoMI) • comese cocido o asado •. (Ed.).
(2) Cioè Mirabolani chebuli, citrinj, indi. bellirici. emblici.

'

50

Ll8RO AZZURRO

N. 69 CIRVELAS AMARILLAS COMUNES ES FRVTA
No~n - Ciruelas amarilas communes es fruta da Indiani overo Spagnioli.
GENERA - Tre sp. di Cirvelas questa amarilas, incarnadas et monteses.
FORMA Suoe radice grande profunde. Son albero grande et pareno
spinosi suoi picco! rami et son sirnil al albero della Ciruellas monteses [N. 1]
se non che questo son di piui scuro scorzio et il fruto giallezzo.'
LuoGHO - Della India come deto ne li altri [N. 1).
[Pianta fruttifera con insetti volanti].

N. 70 APARINE

[Galium Aparine L.]

NOMI - Aparine da Latini - Speronela da volgari - Omphalocarpon,
Ixon et Philantropon da Greci - Aspergula da Elarij (r ) - Klebraut 12> da
Germani - Grateron da Galli.
LUOGHO - Per il piui nasce nelle Campagnie atomo alle lentecchie offendendole et in siepi invogliendosi.
[Pianta fruttifera].

N. 71 MADRE S!LVA

[Lonicera Caprifolium L.]

NOMI - Stribonio da Latini - Mater silva, Barba de Becho da volgari
- Polium Veneris da Magi - Turcurn da Egyptij -- Volucrum maius da
Romani - Lavath da Aphricani - Splenon, Epetitirn, Linea! et Periclimeno da Greci - Geyszblate 13), Spechoder, (4) Vvaldgilgen (5) et Zeunling
da Germani - Chevrefueille da Galli - Venciboscho et Asinam maiorern da
molti - Mircinem idest Chalichanthemon et Clematim da alcuni - Caprifolium da altri -· Grimathpariclimenon da Arabi - Peridemon, Velliceos,
Exacanton delle Pandette.
LuoGHO - Nasce ne sieppi et fossi in quantita invogliendosi in essi.
Et ponosi nelli vaghi giardini per inteser porte, muri, finestre et fazade.
OPPINIONI - L' Anguilara mi disse che Oriobasio et Crateua dicono
macran che significa lungha alla radice a k. 252.
[Pianta fiorita e fruttifera con ai lati due rametti, uno fiorito, l'altro fruttifero.
L' Anguillara citò le parole p!l;a.v ""X•la.v p.a.xpà>, dietro le quali argomentò che il peri(1) • Questo Elarii è- senza dubbio c rror di peJ\na per « Herbarii t : ìnfattì l'uso del nome

Asf>ergula presso « Officinac • ed « Herbarii • è citat·o tanto nel .F ucus (De histori.a. stirpiu1n, p. 51)
quanto nel Dioscoride curato dal RYFF (Francoforte, 1545, p. 249). (Ed.).
(2) Klebkraut - erba che si attacca. li nome si adatterebbe a piante che sì appiccicano
alle vesti mediante peli viscosi (es. S.aluia glutitwsa) meglio che alla presente che s'attacca con peli
uncinati.

(3) Geìsblatt.
e (5) • Si deve evidentemente leggere Speck- od# Walàqilgen. (Ed.).

(<j)

LIBRO AZZliRRO

51

dimeno fosse la madresilva, mentre oggidì si distinguono le due specie L. Pericbymenmn e L. Caprifclimn.
La lunga diagnosi che dà il Michiel nel testo dimostra la cura colla quale studiò
la pianta. P. e. delle foglie dice: • venghono a doi una giusta l'altra et verso le cime
abracian'O il fusto che pareno una sol fronda rotonda• e dei rami : •quegli rami che producono fiore finiscono il ramo da fiore et non da foglie >, riconoscendo cosi la connazione
delle foglie superiori e la distinzione dei rami fertili dagli sterili non figurati nella tavola).

[Rhododendro1i hirsufam L.]
N. 72 AL!MO DE CRATEUA
No~n Alimo da Crateua - Mirto agreste da rustici - Cneoro dal
Mathiolo.
·
GENERA - De mirti ne sonno di 3 spezie sanza questo abenche non si
puoi dir che questo sia spetie di mirto. De Alimi poi questo et quello diverso
de Diascoride k. 143 <15, di Cneoro Theophrasto ne pone due spetie di nero
et di bianco.
LuoGHO - Nelle selve et boschi apresso a I' Hedera in Cadore, quel de
Diascoride ne luoghi marini a Samni hoggi chiamata Abruzzio.
TEMPO - Sempre verdeggia et sta virente.
OPPINIONI - Quello Alimo de Diascoride l'Anguilara k. 57 lo chiarisse
et ne ponne due spetie. Il Mathiolo pone questa pianta per il Cneoro bianco
di Theophrasto et confonde le oppinioni con raggioni del Anguilara che vuole
che gli Cneuri siano lo volgar Rosmarino et la Lavanda - ma questo da me
demostro non mi pare quello demostra il Mathiolo k. 51 per il Cneoro bianco
benche il Guilandini me disse esser l'istesso, ma ben questo ne parla lui
k. 176 al cap. del Alimo.
[Pianta sterile. Dal testo si rileva che il campione il quale servi di originale fu mandato dal Cadore perchè l'abitazione del Sannio si riferisce all' Alimo di Dioscoride ed è
copiata dall' Anguillara.
Il dubbio del Michiel era giusto percbè il Cneoro di Mattioli è Dapl11te C11eorum
figur. a N. 31 d i questo codke, non già la specie presente, come riteneva il Guilandino.
Errò anche il Michiel ritenendo che essa fosse l' llkqi.oç di Crateva (2), ma ha il merito di averla fatta per primo conoscere colla iconografia. Poco dopo troviamo la figura
del Lobelio col nome • Balsamum alpinum >].

N. 73 PEPE TONDO

[Ribes nigrum L.]

No~u Pepe tondo - Pepe da Greci et Latini - Falfel da Arabici Pimenta del rabo da Portogesi · - Amomo da simplicisti - Haabelzelin,
Grana .ezelen da Arabi - Molaga nell'isola Taprobana.

(t) • S'intende n. 143 di' questo Libro. (Ed.).
(2) ~loti.amo ehe il nomé 41lµoç significante 111arino soonvienc al rododendro che è specie
montana e difatti lo stesso Michiel dice che l'altro alimo descritto da AnguiUara vive lungo il

mare. Quest'ultimo lu identificato con Atriplex Hatittaus.

52

UBRO AZZURRO

GENERA - Con questo nome di pepe ne sonno de molte spetie come
diversamente sera chiarito, ma il migliore son l' Ethyopico, leggi anche a
k. 159 che ne sonno due mostre.
FORMA - Suoe radice legnose in superficie della terra, dentro bianche
et di fora scure con aspero sapore. Frutica molto di viticei rami alti come
huomo et nodosi, ripieni di foglie viticie ma pictole, con alquanto di brusco
sapore, et odore pessimo che ritira <•> alla malitia (•) di gatta con reverentia parlando, gli suoi fiori in racemi piccioli di color che nel verde pocho
"rosseggia da qualli vengono poi il pepe tondo, al gusto acuto. Io lo vidi et
gustai et mi naque. Tutta la pianta si rasembra assa al nostro ribes comun [N. 74).
LuoGHO - Dalle Indie nuove del Peru et da Calecut ne vengono portati a noi, et io ne ho custodito de molti anni fa. Et ne son in Toscana
ancora di questa pianta per ralation del Ecc. M. Luca Ghino. L'Ethiopico
son il buono, et il resto e anche questo sonno tenuti per salvatici. Et di
questo ne sonno nel regnio di Beniamin in Soria <3>. L'optinw si pt>rta d'Armenia; quello di Media son mance buono con il legno venenoso ; quello di
Ponw rosseggia et il siw seme ofjende nel odorarlo.
TEMPO - Qui da noi con il fredo si spoglia et a primavera si riveste,
suoi fiori di maggio con il fruto poi.
AMANO - Luogho solsticio humido et grasso terreno, ma il migliore
ama il soiuto.
OPPINIONI - L'Ecc. Anguilara mi disse esser lAmomo dè Diascoride
ma non fa fior di viola bianca. Et k. 34 ne suoi pareri dice esser il Pepe salvatico. Et che questo sia veramente sp. di pepe mi son confirmato da alcuni
degni Turchi soriani, ma sonno piante diverse che lo producono. Et anche
diverse da il longo pepe come Portogesi affermano. Et che producono il fruto
in racemi et non in bacelli come narra li antiqui. qualli de molti se inganano.
[L' AnguiUara classificò questa pianta per Amomo o Pepe selvatico e scrisse che
la si può vedere : •nel vaghissimo giardino del clarissimo Messer Pier' Antonio Michiele
gentilhuomo dottissimo di questa facolta de' Semplici et in Padova nel copioso giardino del clarissimo Messer Lorenzo Priuli alla Saracinesca•· Malgrado l'obiezione qui
mossa dallo stesso M.ichiel, malgrado le smentite di Gesner (4), Lobelio e Guilandino,
gli autori credet\ero, sulla fede dell' Anguillara che nel giardino del Michiel fosse stato
coltivato il vero Amomo [315] di Dioscoride. Ricordiamo che l'Anguillara distinse altri
due amomi, quello di Plinio figurato in questo codice al Ro J, 63 e quello delle spezierie al Ve., 37. II Mattioli rion diede la figura della specie presente ma disse di averla

(1) Si avvicina. a quello.
(2) Sterco.
(3) Anguillara parlò del regno di Benin nella Guinea. che il Michiel erroneamente credette

fosse il territorio della tribù di Beniamin nelLa Palestina, ora. annessa alla Siria.
(4) G<lsncr conobbe la pianta presso Zwrigo e la chiamò col nome che porta attualmente.

LIBRO AZZURRO

53

veduta nel giardino del medico Maffeo de Maffei a Venezia, la chiama • arbuscula piper
racematim proferens • e soggiunge che alcuni la credono il ribes. Il Michiel nel testo
riconosce le sue analogie col Ribes rubrmn.
La figura è di pianta fiorita i.n un paesaggio di valle prossima al mare ; le glandole alla pagina inferiore delle foglie furono imitate con orpello.
II nome arabo Hab-el-zeli11 qui citato trovasi la prima volta in Serapione, indicante
una pianta non ancora determinata. Per alcuni autori [246) era Cypems csc1<le11hl$, il
che fu negato dal Dodoneo [107], per altri, come il nostro, Ribes nigrmn. II nome gradatamente si corruppe in El-zelin, Al-zclit1, Azzelfo, Assali"c e sotto quest'ultima forma
è tuttora vivo nel dialetto veneto, ma indica una pianta ben diversa e nemmeno aromatica, la canna palustre].

N. 74 RIBES MENOR

[Ribes. rubrum L.]

NOMI - Ribes da volgari et Latini et Mauritani ancora - Johansz
treublin et Beerlin ! 1 l da Germani.
GENERA - Di 3 spetie nel mio giardin ne ho tenute sotto di questo
nome Ribes, ma .per esser due sorte come conforme le reduco in due, questa
et un altra con fiori in umbella bianca et fruti come picciol cerese !•l [N. 137).
LuoGHO - Ne monti de Cividal de Belun di questo et di l'altra consimil
spetie. Et ne sonno custodite in bella vaghe:z;a ne giardini de sempli~i.
GENERATIONE - De suoi germini rirrietensi. Et malamente de suoi pico!
semi.
OPPINIONI - Giacobo Silvio dice il Gualtieri che il dimostra questa pianta
per il poterio de la qual cosa io lascio il giudicio a voi se non fusse altro in chiarezza che il poterio son spinoso [Gi. 135). Et queste piante non si confano
con la discretione (3) di Serapione [Ve. 223). Et molti altri si credeno che la
sia l'uva de orso di Galeno et inganasi a partito perche l'Uva de orso fa foglie
di Arbuto.
[Pianta fiorita ; a parte un rametto fruttifero. Questa specie è chiamata al N. 137
ribes minore perchè il maggiore, secondo il Michiel, era Viburnum O/n1l«s].

N. 75 CORNIOLO

[Cornus mas L.]

Nmu - Corniolo da volgari - Cranea, Cran et Carmu da Greci Canium vel Cornicellium da Latini.
GENERA - Diconsi ritrovarsi maschio et femina. Il maschio son differente che vengono maggiore, gli suoi tronchi et rami piui grossi et malagevoli da scorziare san:z;a midola. Et per esser pocha differenza ne ho dato
una pittura. Et son anche una altra femina tenuti leggi k. 46.
(1) j ohannistreub, Johannisbeerlein.
(•) Ciliegie.
(3) Descri<ione.

54

LIBRO AZZURRO

LuoGHO - Avegna che in Italia non ce ne manchino, non di meno in
Macedonia ne sonno in coppia et con piui saporiti frutini. Nel monte Ida
il maschio son sterile et la femina produce il fruto, ma in Macedonia l'uno
et l'altro il produce.
TEMPO - Mantengono assa suoe fronde. Suoi fioreti a principio di primavera con li fruti poi. Il maschio li mandano inanti che la femina.
VIRTU Suoi fiori sonno nocivi alle appi. Et il suo legno tiene del veleno essendo verde. Et de suoi fruti fannosi aqua per restringere e' flussi ...
[L'autore nella diagnosi aggiunge altre differenze tra il maschio e la femmina :
•la {emina produce le suoe cocole acerbe doppo l'autunno le quali alcuno animale le
gusta. Et il suo legnio son inutile et fongoso della femina, ma il maschio son forte et
duro•.
In una prateria sorge l'albero con foglie, fiori e frutti ed a sinistra v'è un ramo
pur con foglie, fiori e frutti, mentre ben si sa che i fiori sono precoci. Un uomo scende
da una scala a piuoli appoggiata all'albe ro con una cesta carica di frutta).

[Tilia cordata Mili.)

N. 76 TILIA FEMINA
No~11

- Thilia femina dal Fuchsio - Phylira da Greci - Tilia da Latini et officini - Linden da Germani - Tilet da Galli - Tiglia et Teia
da volgari.
GENERA - Theophrasto ne dimostra il maschio et la femina lib. 4
cap. ro ,(•). La femina questa et il maschio la conastrela [N. 12) dice l'Anguilara k. 6r ma non gia cosi tiene il M athiolo che uno et l'altro lo dimostra a
k. 190.

LOOGHO - Ne monti humidi et aquosi et valle in Cadore.
OPPINIONI - Leggi di sopra et inganassi quegli che si credono che questa Tilia sia la Phyllirea ingannati dal vocabulo greco, imperoche che questa dimandano phyllira M et non phyllirea (J). Et sonno differente la Tilia
dalla Phylirea come narra il Landini ne suoi comenti nel membro fercio (4).
[Da un tronco segato sorgono due rami con foglie e fiori. A parte un rametto fiorifero. Le figure sono infelici.
L'errore di Anguillara fu originato da un altro commesso da Adamo Lonicero il
quale riteneva che la tptÀÀups.x de' Greci fosse il ligustro e questo poi si confondeva
colla tpil.b?<X cioè col tiglio.
Il Michiel ricevette la pianta dal Bellunese e registrò il nome dialettale che attualmente ha la forma téi. Forse egli lo alterò in téia per renderlo più simile al latino titia,
perchè, secondo le regole di quel dialetto, i nomi in aglio, iglio, oglio cangiano quest e
desinenze in ai, ei, oi (esempi: ai
aglio, m~i
miglio, stra/oi
trifoglio)).

=

=

=

(1) • È, invece, lib. 3, cap. 10. (Ed.).

(•l Recte '!'•~up•.
(J) R ecte q>iHopt._
(4) • Si riferis<:e al commento del GutLANt>tNO (< Landini •) ai capi di Plinio sul Papiro (già
citato a k. 9) - pp. 36-6i. (Ed.).

LIBRO AZZURRO

[A cer nwnspessulanum L.)

N. 77 OPULO

NOMI -

55

Opulo.

[Nel testo non v'è che questo nome; mancano le descrizioni e le citazioni. La
figura non finita rappresenta un ramo con foglie e frutti.
Il nome opulo cangiato ora in oppio, !oppio, toppo si dà oggidì a due specie affini,
A . Opulus ed A . campestre].

N. 78 GAROFALI

[Eugenia caryophyllata Thunbg.J

No~u Garofali orientali volgarmente - Harmufel da Arabi.
GENERA - Varie piante con questo nome da volgari si dimostrano.
FORMA -. Son albero grande et grosso di profunda radice. Suoi tronchi giallezi et duri simil al bosso, suoa foglia di Lauro durète et piu larghete
con il sapore simil agli fruti massime secha come la gustai, produce li garrofali in grappoli come Hedera over corimbi in principio verdi, poi bianchi,
et maturati rossi, ma sechi neri come sono portati a noi et li bagniano con
acqua di mare, come narra il t esto del secondo libro de l'India k. 145 (* 77).
Altri dicono far prima uno botone che da quelle vi1m il fiore simil aU' melarancio. Et poi il /ruto che si colgono doi volte al' anno.
LuoGHO - Nasce nella Orientale India in honesta quantita, ne colli,
piani, et valle non fanno fruto, ma quelli sonno in alte ripe si, come nelle
M aluche (•) che vengono in spessi boschi, in cinque di quelle I sole sopra le montagne.
TEMPO - Per ogni staggion verdeggia. Suoi fruti nel mezzo dell'Esta.
per raporto di cui mi diede uno ramo et si racolgono due volte al'anno.
AMANO - Luogho calido, solsticio, et monte. Et li Indiani li conservano nelle fosse.
GENERATIONE - Dicono nascere de suoi semi et di virgusti ancora.
Vrntu - Gli antiqui li usorno solamente per odorare et hora in coppia
ne condimenti honorati. Sonno odorifferi, acuti, amareti, calidi et secchi nel
t erzio <2 >. Et conferisce al stomaco come narra Serrapione al fegato, fanno
digerire, ristagniano il ventre et allegrano il cuore. Et leggesi in Plinio lib.
12.7 - Serap. cap. 319 - Thomaso Porcacchi alla descretione delle Isole
Molucche a k. 99.

[In una prateria di collina sorge l'albero con due liocorni ai lati ; a parte una
foglia in grandezza naturale.
Dal testo ben si comprende che l'autore non vide l'intera pianta nè tentò coltivarla, ma fece la figura dietro visione di un ramo che gli fu portato dall'Oriente. E difatti egl.i, ritenendo che i chiodi del garofano fossero i frutti, fece dipingere un albero
{ t) Molucche.
(2) Grado.

LIBRO AZZURRO

portante dei piccoli fiori fittizi di colori vari dal verde al rosso e portante pure i chiodi
di color bruno nelle parti superiori dei rami, accompagnati alla base da un calice persistente immaginario.
I due liocorni banno la solita figura di cavallo con un dente di narvalo, lungo
quanto il corpo dell'animale, piantato in mezzo alla fronte a guisa di corno. Furono
qui disegnati forse per alludere agli usi che facevansi della pianta come antidoto, perchè a quei tempi il dente del narvalo si usava in medicina a scopo simile.
Le cinque isole citate dal Porcacchi sono Tarenate (Ternate), Tidore, Mutir (Motir),
Macchian (Makian) e Bacchian (Bacian) che trovansi a W. di Halmahera o Gilolo).

N. 79 CANELA
No~n

[* Cinnamomum zeylanicum Nees]

- Canella da volgari - Cinamorno da molti avegna che altro ci
sia il Cinarnomo - Cassia fistula con doi ss da Diascoride <•> - Chiarzamber
da Arabi et Darsen da Arabi - Arbor Sceni da Persiani - Melochaa pur
da Arabi.
GENERA - Ne sonno de varie sorte come narra Diascoride, Et la migliore son quella nominata da Galeno zigi. Et sonno tutte sarmentose con
grossa cortezzia et foglie di pepe.
FORMA - Suoe radice lunghe et sotille - son albero di honesta grandezza et si rasembra al pomo in granato <•l, suoi trunchi et rami non molto
grossi et scorziuti che si fondino formando la Canela, sua foglia di Lauro
con uno spigolo nel mezzo, grossete et ferme, liscie· et palide, al gusto aromatiche con pocha amaritudine, et fa certe capellete come giande di sovero.
Le foglie, li germogli, le scorze, le radici et li fruti hanno sapor di Canela,
ma le capelete sonno Migliori et mi maraviglio che non si portano a noi.
LuocHo - Nasce nell'India come apare nel secondo (3) del India k. 145
et 205 ma in pochi luoghi. In Matil (4) isola, nelle Maluche t» ne sonno assai.
In Cumaro et. nel suo contorno che cade soto l'Equinotiale sonnovi le selve
di questi Alberi et anche ne mantengano assai nelle loro possessioni. Et Diascoride dice nascere i1i Arabia.
TEMPO - In ogni staggion non perde foglia dissemi quello mi diede
uno ramo.
GENERATIONE - De suoi virgulti et germini mi disse lui, ma non mi
seppe dire de suoi fiori et fruti per non esser stato in quel tempo li producono.
OPPINIONI - Il Mattiolo tiene et altri simplicisti degni che la Cassia
con doi ss de Greci sia .la volgar canela. Et Galeno dice che la canella si
(i)

x~a(a:.

(2) P1,nica Granafitm.
(3) Libro.
(4) Motir.

(S) Molucche.

LIBRO AZZU RRO

57

transforma in Cinamomo. Et la Cassia fistula non è la Casia solutiva, ma
questa non sera <1 l già quella descrive Diascoride sarmentosa con foglie di
pepe, ma pero questa depinta al gusto di la foglia non puoi negar che non
sia spetie di Canela.
[La differenza

fra le varie piante chiamate cassia e casia è meglio spiegata al N. 102.
La figura del presente foglio rappresenta un albero fruttifero situato alla base
di una collina ; a lato è dipinta una foglia. li disegno, fatto come il precedente, colla
guida di un ramo, ha pure la sua parte di fittiziol

N. 80 MAMAI ALBERO DE INDIA

[M ammea americana L.]

No~u

- Mamaj da Indiani.
FORMA - Sua radice dura et proffunda, son albero bello verde alto
et in capellato di frondi piu lunghe che larghe et viene ristreto come il cipresso, son di legno tenue. Produce suoi fruti grandi, tondi con gusto di persico et suoa carne come di susino et sonno bu9ni, et dentro fa 4 et piu ossi
ristreti insieme come semi, et molto amari.
LuoGHO - In India nel Darien come apar [* 77) nel testo del secondo
del India k. 97.
TEMPO - Credo che sempre verdeggia.
VJRTU - Non sonno da mangiarsene molti havendo il gusto di persico convien haversi anche delle quallita cative come lui. Et suoi semi ancora puolsi convenire come quelli di persichi deti.
[Albero fruttifero. La pianta e'ra stata descritta col nome Mamty da Gonza.lo Ferdinando Oviedo de Valdes (1525)).
N. 81 NOCE MOSCATA

[* Myristica fragrans Houtt.]

No~u Noce moscata da volgari - Nux miristica da Latini - J euzbaue. da Arabi et Sistose, Bisbese, Hescebelle - Galifer, Talifar, Machil
da Greci - Adaes, Adache in Oriente - Macis da Latini.
GENERA - Varie sonno con questo nome di noce, questa moscata, Ja
noce grande de India, la noce methel, la noce volgare, le nocelle avelane.
FORMA - Suoe radice legnose, giallezzie, son albero simil all'Illice (2)
perciò nascono come Giande et la Guscia son come un dedalo, et quelle noci
che sonno lunghete sonno dimandate maschi et le rotonde femine con il suo
invoglio adimandato Macis, suoe frondi simil a piccoline di agrifolio per
quello si giudicano, per ritrovarsene insieme con li macis et noce portate a
noi. Altri di:con.o essere alberi simil alle c011imu11e noci, et produce il fri,to come

(1)

Sarà.

(2)

Elce.
•.

LIBRO AZZURRO

mi cotognio, con la prima scorza grossa et poi come 1tna tella che invoglie il
macis et dentro suoa 110ce.

LuoGHO - In India nelle isole Maluche <1 l, come Tidore, Terrenate <2 l,
Mate, Matil <3l, Machian, Zebut (4) che è in mezo il camin del mondo andando per la via del Isole come an.dorno li Spagnioli. Et ne sonno de molte
altre Isole ancora come apare nel testo del secondo libro delle Indie k. r45
et di Banda.
TEMPO - Sempre verdeggia suoi frondi. Li fruti al fin dell'Esta.
AMANO - Luogho calido in fazzia di mezzo giorno.
GENERATIONE - De suoe noci da si ci nascono.
OPPINIONI - Il Mattiolo tiene che il macis sia il suo fiore et sia simil
alle rose salvatiche ma altri tengono sia il suo in voglio et scorzio di sopra
la noce et che altro sia suoi fiori. Come ci dimostra anche il Mattiolo a
k. 300 et lo fa con foglie di pesco diverso da questo, ma qual sia il vero noti
lo scio a firmare.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo son l'albero istesso che produce
la noce moscata.
VIRTU - Son calide et secche nel fin del secondo grado, stiticano et fanno
buon fiato come el Mattiolo ne dechiara de molte doti et virtu al cap. delle
noci. Et nel pre alegato libro secondo del India - Corollario del Barbaro
cap. 773 al cap. de Ballanus myrepsica - Avicenna ij . canon diiij, li. ij,
c. DIX. - Galeno al 7 Sim. phar. - Diascoride libro primo. cap. u2-ror.
- Nelli Isolani de Thomaso Porcacchi alla Malucche a k. 99.
(Pianta fittizia con foglie spinose di agrifoglio come è annunziato nel testo e coi
semi privi di arillo e pendenti dall'albero a guisa di frutti. A parte un seme in grandezza naturale mal disegnato e dipinto, come lo sono quelli pendenti. Dal testo risulta
che il Michiel in seguito ebbe notizie più esatte sulle foglie e sul frutto della miristica ma,
non essendone sicuro, come si scorge dalle frasi : •altri dicono•. •non scio afirmare •,
non credette di far aggiunte o modificazioni al disegno. Anche la nomenclatura è confusa perchè non è determinato quali nomi spettino all'intera pianta, quali alle singole
parti, lasciando pur da un lato la mala trascrizione di alcuni di essi. Per tutti i riguardi
il Michiel si mostra nelle cognizioni ben inferiore al Rinio che un secolo prima (c. n)
avea ben dist int o le varie parti e data una figura più soddisfacente.
Una certa importanza per la storia della scienza e la letteratura dialettale ba il
termine bisbese che troviamo anche nel Rinio accompagnato dall'altra forma besbese,
ma la cui lezione originaria in Avicenna (148) è «besabesa• ed indica presso quest'autore
il frutto della noce moscata. Se consultiaimo il Boerio [45], vi si trova il vocabolo besabesa notato come un neologismo del dialetto veneziano sinonimo di mmeghèla, cioè del
due di spade nelle carte da gioco. Invece la parola besabesa è anteriore a mmeghlla, per( 1) Molucche.
(2) Ternate.

(3) Motir.
(4) Zebu.

LIBRO AZZURRO

59

chè fu introdotta dall'arabo nel veneziano prima dell'invenzione delle carte, ma con
altro significato che tuttora appare in alcune frasi triviali. La ragione di ciò non è dif·
ficile a capirsi, riftettendo che il frutto della noce moscata carnoso ed in forma di piccola pera si apre alla maturità in due valve, lasciando vedere il seme coperto dal macis
reticolato e di color sanguigno, imitante le caruncole mirtiformi.
Che il significato indecente sia stato dato prima dagli arabi par dimostrato da
ciò che essi soli erano in grado di assistere allo schiudersi del frutto e la parola besd. besa, come si vide, è originariamente araba. Aggiungasi che il macis dopo qualche tempo
perde i.I color rosso vivo che aveva al momento della deiscenza e diviene di color arancio
pallido come lo troviamo in commercio.
Abbiamo dunque una prova che gli Arabi videro la pianta del moscadiere prima
di Barthema e Pigafetta e forse da loro notizie o disegni il Rinio potè trarre la figura
di cui sopra fu parlato.
Nelle carte da gioco italiane tuttora usate nel Veneto le due spade son curve a
guisa di scimitarre e si incrociano, formando una curva biangola. Perciò nelle taverne
il nome besdbesa passò ad indicare il due di spade, promiscuamente con quello di me11e·
gh~la (r) ed ora lo si usa anche nelle case, essendo quasi dimenticato il significato indecente di cui sopra.
La frase del Michiel sull'isola di Zebu • in mezo al camin del mondo andando per
la via delle Isole• cioè per la via del Pacifico seminato di arcipelaghi (come fecero la
prima volta i navigli di Magellano partiti da Sanlucar di Barrameda in lspagna) si connette alla divisione dei due emisferi di cui il commento al N. 99 del libro giallo).

N. 82 NOCE DE INDIA

[Cocos nucifera L.]

NOMI - Noce de India volgarmente - Neregil, Jeumedi da Arabi
Nux magna da Latini - Chitorin da Indiani.
GENERA Con questa voce di noce varieta si sentono [v. N. 81].
· FORMA - Sua radice proffunda et è Albero molto grande che ne fanno
alberi de suoi navilij. Suoe. frondi tanto grande che li serveno per stuore, et
di esse ne fanno velie, de il legno che son duro ne fanno chiodi per li suoi
navilj perche non possono doperare ferro rispeto alla Calamita che vi sonno
in quel mare. Di suoi fruti ne fanno panne <•l quando maturati. Quando
acerbi ne fanno aceto, et bene maturati ne tragono oglio. Qualli sono grandi
et in forma di noce ma I issi sanza costole de piui scorzi et invogli, con il
buono di dentro son grasso et utile ad ingrassarsi, et bano dura polpa concavo
m mezzo et vacua, tenace, viscosa et dolce al gusto come di burro.
LuoGHO - Ne vengono de Inrua. Nell'isola de San Lorenzo (3).
VIRTU - Sonno le noci calide nel secondo ordine et nel primo humide,
mangiandone agravano il stomaco abenche di molte matrone con esse cer( 1) Di_minutivo di ~·fénega (Domenica.) forse per la fig-urìna di donna che si usa dipingere
nel vano fra le due spade. Il nome di battesimo Domenica era usitatissimo al tempo della Repubblica.
(2) Pane.
(3) • Madagascar. (Ed.).

60

LIBRO AZZURRO

cano di augumentare la carne. Et de molti dote sonno narrate da il Mattiolo al cap. delle Noci - Corolla.rio del Barbaro al cap. di Unguenti in
Comun cap. 54 - Thomaso Porcacchi k. 93.
[L'albero è fittizio con foglie ovati, larghe, penninervie, di cui una è figurata a
parte e con frutti sparsi. Sopra di esso s'arrampicano una scim.ia e due quadrupedi. A
parte un frutto privato dell'epicarpo, poco ben disegnato.
A quei tempi si spiegava il magnetismo terrestre, ammettendo l'esistenza nelle
viscere della terra di un gran ammasso di calamita naturale orientato da nord a sud.
Credevasi pure che una ponione di quest'ammasso affiorasse nell'Oceano Indiano formando un'isola pericolosa alle navi perchè attirava a sè tutti i chiodi e gli altri pezzi
di ferro, facendole andare a picco. Questa credenza era stata r~ popolare da i Viaggi di
Sindbad i.I Marinaio nelle Mille ed 1m11. 1iotti e ad essa allude il Michiel, dicendo che si
usavano chiodi formati col legno della palma del cocco).

N. 83 AGNOCASTO .

[Vitex Agnus-Castus L.]

Noi.n - Agno casto da volgari - Salice marino et Alesandrina, Arbor
Abraz et Agnus castus da Latini - Ama1;'ichest et Pentasilen da Arabi Alygos ve! Lygos da Greci - Vitice, Agnon et Aginon da alcuni - Arnothomienon et Tradactilon da altri - Seranon da Magi - Sum da Egiptiis .Ideos da alcuni - Salicem amerinum da Romani - Piper agreste et Lecristicon da molti - Amerino in Calabria.
GENERA - Ne son di bianco fiore et di .celeste.
LuoGHO - In Italia, ne selve, ne rippe salse et aspri loci ne venghono
et nelle rippe della Marca d"il bianco. Et li proffesori di religion et castita
ne doverebbeno tener ne suoi giardini et di suoe frondi farsi casti letti et
ripossi.
TEMPO - Il Pandete dice esser sempre verde et qui da noi in contrario si vede che tarda piui de gli altri arbori. Et anche il Mathiolo dice
esser el primo arbore che fiorisce, et io ritrovo fiorire tardi nell' Esta. Et
lungamente durano.
AMANO - Avegnache sia pianta de rippe salse non di meno ne giardini
bene ci vengho1io.
VrnTu - Le caste donne che custodivano ne sacrificij di Cerere facevano di frondi li suoi letti per esse appropriate a castita. Et questo sia
deto per virginali petti acio con questa piui facilmente si preservino percioche
diminuisce il desiderio del coito...
(Albero .fiorito e fruttifero. a sinistra del quale ci sono un ramoscello fiorito e fruttifero abbastanza ben delineato ed una figura di donna inginocchiata con sopra la parola CASTITA. La figura della pianta è più completa di quella del Rinio c. 221, presentandoci oltre i frutti, anche i fiori.
Parlando nel testo dell'agnocasto a fiori bianchi, il Michiel lo considera come una
specie separata, seguendo in ciò il Dioocoride.

LlllHO

~ZUHRO

6r

Le giuste osservazioni che fa il Michiel sullo spuntar delle foglie e dei fiori, contraddicendo il Silvatico ed il Mattioli, provano che egli aveva tenuto la pianta nel suo giardino. Invece egli servilmente ripetè quanto dicevano gli antichi e credevano i contemporanei sulle virtù dell'agnocasto, mentre l'esperienza dimostrò essere il suo frutto
uno stimolante].
'

[Hypericum hircimmi L.]
N. 84 TRACIO
NOMI Tragio da Diascoride.
GENERA - Due spetie ne pone Diascoride, questo et uno cli berba
scrito nel altro libro <1 l k. 71.
LuoGHO - Solamente nasce in Candia dice Diascoride et nel Peloponeso.
OPPINIONI Plinio lo contunde hora tolendo la forma da uno autore
hora da uno altro, facendolo hora con frondi cli Therebinto et hora di
Ginepro.
(Plinio al lib. 13 cap. 2r parla del tragio /rntice che fu identificato colla specie ·
presente, al lib. 28 cap. r3 parla invece dell'erba tragio che si ritiene l'odierna sp. Pit11pi11clla Traginm le cui foglie supe.riori hanno segmenti lineari.
La presente figura è di pianta fiorita e precede quella data dal Pona.
Pegli altri iperici figurati nel Codice V. Ro. I, 236].

N. 85 PERSEA
NOMI persea da TheophrastQ.
L UOGHO Nasce in Egipto.
OPPINIONI Non è il pesco di Italia come cli molti si pensomo.
VmTu - Il suo fruto soave et facile da digerire et il suo legnio son
duro et bello dunde se ne fanno statue et altri honorati edificij. Et Galeno al
ij delle faculta de simplici dice che il suo fruto nel regnio di Persia son si
malignio che avelena chi lo mangia ma penso non sia di questo albero ma
d'il Italico Persico comun et volgar. ..
[Ceppo il quale porta alcuni rami con foglie. A parte un rametto con tre foglie (2) ].

[CrataegttS Azarolus L.]
N. 86 AZAROLO
Nmn - Lazaroli da volgari - Mespili genus da Latini - Aronia da
molti - Zaror et Gubera da Arabi - Trigonum et Tricoctum da Greci Trioco da altri - Pomo imperiale in Lombardia - Tricoccoco el suo fruto
da molti - Epimelida da certi.
GENERA - Due sonno le spetie de nespolo, una questo chiamato azarolo
da zaror nominato dagli Arabi ma per coruptione transcorsa denominasi
(1) Giallo.
(2) • Fg. ovali-lanc.olate

± cordate alla base. (Ed.).

6z

LIBRO AZZURRO

azaroli. L'altra Setonio <1 > et sonno fa farniliar a Italia tutta. Et cosi intese
Diascoride di queste due ancora et della communa non daro pittura.
LuoGHO - In Sicilia, Aragusi <» in quantita et ho inteso esserne anche
con il fruto gialdo a Napoli verso Pe di grota <3>, et arimano C4l, Pesaro, et
ne Giardini sonno ormai multiplicato et quando prima lo vidi si dimostrava
per cosa rarissima.
GENERATIONE - El fa di mestier6 in estarlo <s> sopra dii tronco del
Spin bianco [N. 87] chi vogliono de belli fruti.
OPPINIONI -. Legesi che Serapione posse (6) il Sorbo in vece di Nespolo
per li atributi gli diede.
[Sopra una verde spianata un albero fiorito e fruttifero. A sinistra un ramo fiorito,
a destra uno fruttifero. Due figurine umane sul prato, una delle quali sostiene il ramo
fruttifero, il che porta sproporzione perchè il ramo è in grandezza naturale.
Dalla testimonianza del Michiel ricaviamo che quest'albero fu introdotto in Italia
solo nei tempi moderni, probabilmente nella prima metà del sec. XVI (7), Se l'abbiano
conosciuto gli antichi è molto dubbio, non essendovi buone diagnosi della pianta chiamata «x•~Òoç da Omero, citJ."1171Mç da Ippocrate, ~<it<nro~ da Teofrasto. Quanto al
Setanio (non Setonio) il Michiel segue l'opinione di coloro che, come Mattioli, lo identifi·
cavano col nespolo comune, mentre, a quanto pare, il 11tomÀoç a71tc:iVE<0ç di Teofrasto
è Mespil1<s Coumeaslcr qui figurato al N. 145].

N. 87 SPIN BIANCO
No~n

-

Spin bianco da volgari -

[Crataeg1$S Oxyacantlla L.]
Oxiacanta da molti -

Azarolo sp.

da alcuni.
GENERA - Varij et . infiniti son no le spetie di spini.
LuOGHO - Tutti li fossi et boschi ne sonno in quantita.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 57 de spina acuta dice non essere questo
spin bianco perche non sta sempre verde ne ha spini di malo medico, ne
simil al pero salvatico. Et che non conosce la spina acuta. Io ne dimostro
una inanti k. 152 cosi tenuta dal Ecc. Ghino et da molti simplicisti degni.
[Pianta con foglie, fiori e frutti, supponendosene, per comodo iconografico, la con·
temporaneità, il che pur trovasi in uno dei rami figurati a parte. L'altro ramo ba solo
spine e frutti maturi.
Al tempo del Michiel i pareri sull'identificazione della sp. ò~o:i.Y.o:va" di Teofrasto
e Dioscoride erano divisi. Alcuni, seguendo il Trago che alla sua volta aveva seguito
gli autori medievali (246], stavano per Bcrbcris vrdgaris (N . x39). altri, seguendo il Ruellio,
(1) Mespilus german1ca.
(2) A Ragusa.
(3) Piedigrotta.
(4) A Rimini.
(5) Innestarlo.

(6) Pose.
(7)

Trovasi un campione nell'Erbario Aldrovandi col nome l•1espitus Aronia.

LISRO AZZURRO

il Ghini, per M espilus Pyracantha, altri per la specie presente. L' Anguillara si astenne

dal dar giudizio ; il Michiel, studiata la diagnosi di Dioscoride, concluse giustamente per
la seconda specie (N. r52) e così fecero altri botanici, ma Linneo stette per la terza opinione ed il falso nome da lui dato al biancospino è causa di frequenti errori nelle indagini di botanica storica].

N. 88 A CA TIA SECONDA
No~u

- Acatia seconda da Diascoride - Aspalato da molti - Achanto
da Theophrasto.
GENERA - De due sp. ne pone Diascoride.
FORMA - Suoa radice legnosa rossignia et alquanto. proffunda, son frutice
sarmentoso armato di pongenti spini et sotili. II suo legnio rosseggia et denso.
Suoe frondi sopra di picciol ramuscoli picciole rasc::ontrate et finiscono in due,
al gusto amare et simil a lentechie ma minore. Suoi fiori io no li ho veduti
da qualli ci vengono suoi caratoli et semi simil a quelli de Carobe ma piu
chiari di colore liscio, rotondo, alquanto stiaciato et finiscono in longo.
LuoGHO - Nasce in Capedocia. In Candia dunde io ne hebbi et di
molti anni mi naque ma con il Credo si perde, et per diligentia grande che
io li babbi usato non mi ha valso.
AMANO - Sole molto et caldo assa scampandola dal verno.
GENERATIONE - Rimanda abasso assa che si puoi remeter et de suoi
caratoli ancora.
OPPINIONE - Il Belonio simplicista errante et suffitiente me diede de
semi con nome di Acatia seconda di Cappedocia. L' Anguilara k. 36 narra de
uno altro Aspalato rodioto el qual tiene che il legno aloe rodio sia il vero
aspalato. Et di questa non ne fa mentione alcuna, ma molti savij la tengono
questa pianta piu presto per Acatia seconda che per Aspalato. Mes. Cechin
dal Angelo spetial singularissimo mi ha dimostro uno legno odorato molto
corrispondente per l'Aspalato. Vero è, che non havendo veduto de lui altro
ch'il legnio el qual potrebonsi de legiero dargli lodore io non scio afirmare.
[La figura (1) dell'albero sterile è in un cortile a porticato, con pavimento a quadri
bianchi e rossi alla veneziana ed in riva al mare].

N. 89 ACATIA

[Calycotome spinosa Lk.]

No~n

- Acatia prima da Diascoride - Alcarthi da Arabi - Acantho
da Theophrasto - Sethim da molti - safrim da Arabi - Santh et Alcharad
il suo fruto da deti - Samaga la gomma - Il succo spremuto dalla silaqua
Albassari da deti Arabi.
(1) • F ig. infelice, con le radici rappresentate fuori terra. (Ed.).

LIBRO AZZ URRO

GENERA - Due sp. ne pone Diascoride una de Egipto et son maggiore.
L'altra di Capedocia scrita inanti.
LuoGHO - Nasce in Egipto, et io di Candia ne ho avuto et mantenuto.
Et i1i Corsica.
TEMPO - Per ogni staggion verde si dimostra, suoi fiori nel mezzo ·dell'Esta et le silique poi.
AMANO - Luogho calido, sols.ticio et sabionezzio.
OPPINIONI - L'Anguilara k. 63 dice non havere veduto se non il seme
della Acatia prima. Et della seconda non è I'Aspalato secondo ma tiene sia
una pianta simil alla Genestra con spine sotili, foglia di ruta, fiori di corniola
et silique di ginestra Et è frutice che ne sonnd in Corsica et credo sia questo
demostro. Et le due Acatie di Diascoride sonno poste da Theophrasto soto
nome di Achanto. El qual molti li tiene sia l'Albero Sethim che il Signore
commando a Moise facesse il Tabernacolo di questo legno come si legge nel
Esodo cap. 25 et 26 et cap. 25 nel lib. dei N~meri dice che il popolo de
lsdrael stete in Sethym dunde questo albero si dinomina dal paese. Et anchora si chiama nella Arabia con questo non.ie. Et il suo fruto safrim, santh
et alcharad. Et la gomma samaga, et il sugo spremuto dalle silique Albassari che par la vera Acatia de Midici.
VIRTU - Leggi da driedo k. r r5 ."
(Pianta fiorita. Il Michiel la ch iamò Acacia prima, mentre il Mattioli la chiamò
Acacia seconda].

N. 90 CHARANCE

[Momordica Balsamina L.]

No~u - Charancia da volgari - Balsam~na da latini et Pomum mirabile dal Trago - Merveille zioe <•> mirabile pomum da Galli - Viticella da
alcuni - Pomum hierosolimitanurn da Italia - Balsamkraut da Germani.
GENERA - Tre spetie da volgari sono di Balsamina. Una simplicemente
con il nome di Balsamina <2 >, l'altra son il Giranio Momordica (3) et questa.
Et di tutte li antiqui' non ne ha fatto mentione salvo chi non volesse dire
che la Momordica fusse il Geranio primo di Diascoride.
LuoGHO - In Lombardia non ci manca sopra le finestre custodita da
vaghe et delicate mani facendosi umbra di esse et gelosia.
VIRTU - Se ne fanno perfetissimo oglio per con prestezza consolidare,
et ferite massime suoe foglie per nervi. Et giova alle mamelle ulcerate et a
dolori della matrice, aposteme et ulcere. Et diconsi che ungendosi con

(1) Cioè.
(2) ln1paJietis Balstun111a, lib. Ro. I , N. 64.
(3) Gerani-tou rolundifolium.

65

LIBRO AZZURRO

questo oglio la matrice et poi usar con il marito fa ingravidare. Et il
Mathiolo ne raggiona de molte virtu al cap. 184 <•l de Vite nera.
[Buona figura di pianta avvolgentesi intorno ad uno stelo. A sinistra un rametto
con foglia, fiore e frutto verde, a destra un rametto con foglie e frutto maturo.
La più antica figura che si conosca di questa specie è quella alla c. i40 del Cod.
Rinio, la quale supera in bellezza questa del l\'.!icbiel. A quei tempi, cioè nella prima
metà del sec. XV, si usava solo il nome caranza, ora applicato ad una congenere, e quelli
di Balsamina e M omoràica cominciarono ad usarsi verso la fine [19).
Il Geranio primo di Dioscoride è G. tubero51m1 come risulta dalla diagnosi : r •p1btov
;iuUcp iiv•f1-6Y1)ç p1c11r l>nootpo710À'l) 7Ì.07tt11, (geranio a foglie d'anemone, a radice gonfia,
dolce) e quello che si chiamava nel sec. XVI Geranio Momordica (G. rotu,.di/oliu"") era
secondo il Mattioli, il 7epiiv.ov mpov o Geranio secondo di Dioscoride, benchè la diagnosi
possa servire ad altre specie, come G. 1110/Je, Erodium malac.oides.
La specie presente è la Balsamina I o Caranzi di Anguillara, p. 243].

N. 91 BRIONIA

[Bryonia dioica Jacq. 2]

No~n

- Vite alba, Viticella et Brionia da Latini - Zucha salvatica
dà volgari - Fesera, Fea vel Fesin da Arabi - Ampelos leuchi vel leuce
da Greci - Ophyostaphylon da molti - Chelidonion et Melothron da alcuni - Philothron, Archezostin et Agresti da altri - Cedrostin da varij
- Stikvurtz vulder Zitwan <2 > da Germ. - De la Couleuree vel du feu
ardant da Galli - Bucranij dal Ghyno.
GENERA - Quatro sonno le Vite non parlando delle vinifere, due bianche et due nere; delle bianche questa, et l'altra da volgari chiamata Vite alba
et parmi il Ciclamino secondo a molti [N. 7]. Di le nere una il Tamaro [N. 24],
l'altra volgare posta io l'ho in luogho della seconda clematide de Diascoride .
[N. 6).
LuoGHO - Nasce voluntieri apresso a Olmi et a quelli si alligano, ne
sieppi et apie (3) de monti in Lombardia.
[Pianta fiorita e fruttifera. La figura è mediocre, ma assai belli sono il disegno ed
il colorito della radice che era la parte usata in medicina, sia col suo nome legittimo, sia
modellata in forma umana col nome di radice di mandragora].

N. 92 CAPOLI OTERECAS ES FRUTA

NOMI - Capoli otercas da Indiani overo da Spagnioli.
FORMA - Suoa radice legnosa, proffunda et nera come li tronchi, son
~Ibero grande : suoe frondi di marasche ma strette, suoi fruti in grappoli
rossigni et pavonazzi come uva.
(•) • c. 1 48 del lib. rv. (Ed.).
(2) Stickwut<. • Wilder Zitwan (Fucns, D• Hist. stirpium, p. 95 (3) A piè.
9

Ed.).

66

LIBRO AZZURRO

LuoGHO - De l'India come deto de li altri [N. 1).
GENERATIONE - De suoi fruti ci nasce ma penso che bene verebbe per
inesto.
[Albero fruttifero con quadrupedi, uccelli ed insetti].

N. 93 QUAYAUTL COLORADO
NOMI - Quoayautl colorado da Indiani overo Spagnioli.
FORMA - Suoe radici bianchezzie, legnose, et proffunde, son Albero
grande di beretinazzia scorzia con frondi di persico, suoi fruti grandi piui
che susini di colore che il rosso gialleggia in forma di mandole con il verde
scorzio.
LuoGHO - Da l'India come dechiarito inanti nelli altri [N. x).
GENERATIONE - Di calmo ! 1 l et de li suoi nuclei ma non si belli.
[Pianta fruttifera con insetti volanti e posati).

[Phyllirea variabilis Timb. var. media L.]
N. 94 ALLATERNO
NOMI - Alaterno da Plinio - Allaterna chiamano ancora li vilani da
Lanzan a Santo Vito !•> driedo le marine et boschi - Amorellum Pandette
- Olivastro Silvestre da molti - Linterna da Pugliesi - Comorica da
Schiavoni.
LuoGHO - Nella Istria si fanno legnie et in altri boschi in Italia. Et
de molto belli in boschi da Pisa a Livorno.
TEMPO - Questo albero alcuna staggion non li nuoce et sempre verdeggia, li fiori di primavera con il fruto poi.
AMANO - Bosco humido et opache.
OPPINIONI - Molti gia si credet ero essere il lecio di Plinio 16.27 ma que~
sto non puoi P.Sser per non far giande. L' Anguilara dice esser I'Alaterna Plinii et non dice altro se non che suoe foglie sonno tra l'Ischio et Olivo. Alcuni
non sonno fuori di oppinione che sia l'Ancorellum Pandette k. 19.
[In un prato cli monte con boschi in clistanza sorge la pianta fruttifera con vicino
un uomo il quale ne spacca i rami colla bipenne. Presso alla pianta un cane accovacciato
ed una catasta cli legna ormai segata. Due figure a parte .cli ramo fiorito e di ramo fruttifero. Anche ne.l l'Erb. Aldrovancli voi. II, N. 365 questa pianta è chiamata Alaterna
Plinij.
Ed è degno di nota che il vero alat.emo è al N. 13 di questo codice col nome Philirea. E come al N. 13 si nota che le foglie sono • faùate • cioè alterne, qui si nota che sono
• rascontrate • cioè opposte.
Questa pianta è l'alatema (a/tema nell'indice alfabetico) di Anguillara, pag. 85).
(1) Innesto.
(•) Da Lanciano a S. Vito di Chieti.

LIBRO AZZURRO

N. 95 STORACE

67

[Styrax offecinale L.]

NOMI - Storax da Latini - Melachac da Arabi - Sigia da Greci Calamita da volgari il suo liquore.
LuoGHO - Ne sonno in Syria prossima a Giudea, nel Monte Casio di
Seleucia <1l, vengono lodato quello di Psidia <2>, Sidone, Cypri et di Cilicia
et inferiore quello di Candia, et ne sonno in la Natolia (3) dunde de li io hebbi
de suoi fruti et seminati mi naquero, ne son in Italia a Tivoli di Romagnia,
in l'Abruzzio ma non fanno la lagrima.
AMANO - Luogho calido, solsticio, et humido, in terra grassa et ne ho
custodito de molto tempo ma mai ha fato la lagrima.
OPPINIONI - Molti con errore si credeno che il legnio di questo sia
I'Aspalato.
DISPARERI NELLA PIANTA - Quello pocho che ci narra Diascoride del
Storace questa si rasc.o ntra bene et son anche tenuto.
VIRTU - Da questo ci viene uno liquore el qualle son il stirace et quello
son tenuto per il migliore che son grasso, raggioso et rosso et che nelle suoe
ginnelle °<4> biancheggia riservando in lungo il suo odore. II piu tristo son
il frangibile, nero et muffo et si falsifica ancora. Lo storace scalda, molifica
et digerisce...
[L' Anguillara nel secondo Parere sopra i Semplici dedicato al nostro Michiel, cosi
scrive dello storace: •si può vedere nel giardino di Vostra Magnificentia et del mio
carissimo amico M. Antonio Filetti a Santa Lucia et ancora nell'horto dclii venerandi
frati di S. Francesco della Vigna. Trovasi ancora partendo da Tivoli neQa strada che
va a Roma et anco nell'Abruzzo•. La pianta si trova tuttora presso Tivoli, ma non fu
trovata nell'Abruzzo donde forse è scomparsa.
La figura di questo codice rappresenta una pianta fiorita e fruttifera. A sinistra
un ramoscello fiorito, a· destra uno fruttifero ed una figura umana che offre incenso all'altare di una martire.
La pianta èra coltivata in vari giardini di Venezia, come attesta il sopracitato
passo dell' Anguillara (5) e come pure attesta il Mattioli che la vide nel giardino di ~faf­
feo de Maffei.
L'individuo che servi d'originale alla presente figura aveva numerosi fiori con
numero anomalo di petali, il che non apparisce dal disegno, non essendovene alcuno
(1)

Gebel·Akrah degli Arabi.

(•) l'isidia.
(3) Anatolia.
(4) Sporgenze mamm.illari.
(5) Anche Pena. e Lobelio (180) dichiara.no averla vista la prima volta nel giardino di
S. Francesco in Venezia. anzi {u loro di guida per riconoscere poi la ~-pe<:ie presso Solliès (Tolone)
ove tuttora essa vegeta. Oggidì la pianta non si trova più a $. France$CO della Vigna.
L'Aldrovandi la raccolse e la conservò col nome Stirax nel suo Erbario, Voi. II, 91. La
raccolse più tardi nelJa campagna di Tivoli il Benìncasa prefetto dell'Orto botanìco di Pisa e la
piantò nell'Orto stesso fra il 1592 e il 1595. Ancora. nel 1635 era riguardata una delle piante più
cospicue dell'Orto (262) .
'

68

LIBRO AZZURRO

che si presenti di fronte, ma risulta dalla diagnosi dell'autore : •fiori candidi odorati
pér e1 piui di 7 foglie•].

N. 96 BALSAMO
NOMI - Balsamo volgarmente - Opobalsamo il suo liquore, Carpobal- ·
samo il suo seme, Xilobalsamo il su.o legno da autori - Jeelessem, Yesse da
Arabi - Gorconas da Indiani.
GENERA - Sonno di due sorte uno maggiore di !'.altro ci narra Theophrasto 9, clo 6. Et uno d'India ·deti Gonconas . .
FORMA - Sonno alberi ramosi, candidi et odorati, con foglie di ruta che
sempre verdeggiano, con fruto di Therebinto si in grandezza come in colore
et molto piui odorato che la sua lagrima.
LuoGHO - Nasce nelle valle di Siria. In Hierico valle nella Giudea.
TEMPO - Sempre in ogni staggion non perde foglia.
OPPINIONI - Fu oppinione che uno ramo porto il clar. M. Lorenzo Tiepolo essendo consolo fusse il vero balsamo. Il seme suo chiamato carpobalsamo
son molto difjer1mte di quel/,o delle spetiarie et anche il legno suo chiamato Xilobalsamo che dimostrano non son il vero percioche manca di tutte le qualita che
ci conviene.
DISPARERI - Questo demostro si conviene a quello che si sa d'il Balsamo.
VIRTU - Il Balsamo si cava dal tronco del albero intacandolo l'Esta,
di agratissimo odore. Et son calido et secco nel secondo ordine et odoriffero
et valeno in molti poteri come si legge in Diasc. lib. primo cap. 18. - Galeno al 6. de faculta çli simpl. Plinio lib. 12.25 - Giustino !storico lib. 26
- Theophrasto lib. 9.6. - Et di l'albero Gonconas ne cavano balsamo bastardo qual ha buon odore et arde come la midola del Pino come ci narra
el p.o (•) libro delle Indie 47.
[Pianta fruttifera a foglie piccole ovali, frutti a grappoli pendenti (>J).

N. 97 VISCO
No~11

[Viscmn album

L.J

-

Visco da volgari - Pania in Toscana - Quercino il migliore
tenuto (3) - Stelin in Euboea - Hyphear in Arcadia - Mixa da Greci
- Dabalch, Hele, Hisos da Arabi.
(1) • Questa citazione del • primo• libro è certo una. svista; doveva essere (77) • libro II,
k. 47 •· (Ed.).
(2) • La molto vaga indicaiionc circa il ramo portato dal Tiepolo e lo sfavorevole accenno

alla genuinità del legno e che dimostrano " si accordano eon l'opinione dcl Mattioli (ed. i568, p. 67)
che in Italia a quel tempo non giungesse, nonchè la piaota. ncmmeào la droga vera. È lecito
perciò il dubbio cbe la figura sia più che altro modellata sulla descrizione. come non originali
sono tutte le notizie e c itazioni qui riportate ai diversi §§. (Ed.).
(3) Loranthu$ eurqpaeus. •

LIBRO AZZURRO

GENERA - Di varie piante si fanno visco, ma credo che questo sia il
migliore, fassi di Sebesten [N. in], del Agrifolio [N. 48] de suoe cortezzie,
di Lantana ve! fluida Tbeophrasti [N. l'.38].
FORMA - Puolsi dire che questa fruticosa pianta nasca sanza radice ....
LuoGHO - Nasce sopra a quercie, pomi, elici et altri molti alberi, ne
mai in terra si ritrova.
·
AMANO - Habita per suoa grandezza in alto non si degniando della
nostra madre antiqua.
GENERATIONE - lo il suo nascimento non lo scio gia afirmare.
VIRTU - lJ, suo seme non nasce se prima non è mangiato da colom&i et
tordi et poi ne gli deti alberi ci 1iasce, dunde dice Plauto che li tordi smaltiscono la suoa morte <1 >. Et si fanno de molti alberi <2 > come deto di sopra. So1i
di sostanza aerea, et acquea et di pocchissima terrea percioche la si1oa acutezza
trapassa l'amaritudine du1ide tira li hunwri dal protfondo si li sottili come
li grossi a1icora come leggesi in Diascoride lib. 3.85, Plim:o lib. 16 cap. ultimo,
Theophrasto lib. 3.18, Galeno al 6 de /acult. simpl.
[Pianta fruttifera sopra un ramo d'albero staccato. Pur avendo figurato i frutti
e descrittili colle parole : «acini bianchi simil a perle, rotondi viscosi., dichiarò di non
conoscere la generazione della pianta. Più tardi ne ebbe cognizione dagli autori e fece
l'aggiunta nel capitolo •Virtù>. Quest'aggiunta dev'esser posteriore alla classificazione
proposta dall'Autore al principio del libro verde dove è ripetuto che il vischio non ha
radici.]

N. 98 OLEANDRO
No~n

[Nerium Oleander L.].

- Leandro da volgari - Nerion et Rododendrum da Greci Oleander da Latini - Nereo da Arabi - Olander da Germani - Resage.
da Galli - Rorandium da Romani - Jemanem da Lucani - Scyphen da
Egyptij - Rhododaphnen da Punici - Adespha da Arabi.
GENERA - Di questi ne son che produce il fiore bianco et che Io produce purpureo el qual sonno fluviali et de il bianco ne son in piui rarita.
L'altra specie dimandata silvestre con foglia di Portulaca et strete con il
suo tirso sopra alla terra sparsi et lunghi et apresso le foglie vi sonno spine
et nasce nelle case minate.
LUOGHO - In luoghi ameni acquosi, et nelle maremme, alle rippe del
Lago di Garda et nelle maremme di Siena. In Candia ancora et de il bianco
dunde io l'hebbi dal Ramusio et de una pianta io ho impito (3) tutti li giardini de Italia.
GENERATIONE - De suoe propagine, de suoi rami et de semi bene inve(I) Turdtl-S sibi t acat tn<Wkui.
(2) La pania.
(3) Empito.

70

LIBRO AZZURRO

chiati sopra all'albero fino che la siliqua si fende et poi seminarli. Et son
di tanta natura che .posta una rama in acqua manda radice. dunde poi
puolsi piantare.
V1RTU Suoe frondi et fiori sono veneno mortifero alli . quadrupedi.
Et in Ponto· le pecchie mangiasi de suoi fiori et· il melle loro sonno avenenato che fanno impazzire. Et agli huomeni sonno rimedio contra li morsi de
serpi. Et diconsi che dormendosi alla suoa umbra si scoreno pericolo di vita ...
[Benchè lAutore distingua, come due specie, le due varietà a fior bianco e purpureo, per economia di spazio l'artista dipinse un solo ~rboscello con due ràmi a fiori
purpurei ed uno a fiori bianchi sorgente in un prato sul quale giace un frutto staccato.
Tre figure indicano le virtù di cui sopra è fatta parola. La .prima presso il frutto rappresenta un uomo nudo disteso a terra colla testa appoggiata. ad una lapide dove sta
scritto : «I l sonno spinto da sua vageza ( 1) mi feze (2) privo · di cosi lieta vita •· La seconda rappresenta un cane assopito a piedi della pianta. La terza fatta in inchiostro
e limitata ai contorni rappresenta due serpenti.
Il primo leandro conosciuto dagli Europei fu quello a fiore purpureo, donde i nomi
rhcdcdendron., rhododaphne di origine greca ed il ·nome francese laurier-rose; è ricordato nell'episodio dell'Asino d'Apuleio e trovasi figurato con poca esattena nel Codice
Rinio a c. 408. La variet~ a fior bianco era ignota in Italia e, come si apprende dal
testo, fu diffusa dal Michiel in modo da essere divenuta comune pei giardini (3). Pochi
anni dopo la compilazione di questo libro (nel 1570) il Pena [180] cosi parlava del leandro : • Flores quos interdum rubellos, intèrdum albos mernini t um in hortis italicis, tum
in maritimis • e la Hislorr:a L"gdU>iensis : « Nerium aliquot pinxit Lobelius ffore albo
quale se vidisse ait Pena t um in hortis italicis, tum in maritimis •· Dal!' Anguillara
abbiamo la testimonianza che dieci anni prima il leandro a fior bianco era per opera
del Michiel divenuto comune nella nostra Penisola. Ecco le parole dell'insigne botanico a pag. 82 [17): •Enne di quello che fa il fiore b\anco ma in tutto 'l resto poi
sono simili. l'un e l'altro si ponno .vedere nel vaghissimo giardino del clarissimo messer
Pier' Antonio Michiele nobile vin.itiano in Vinegia a San Trovaso • (Parere u Marzo
IS60) ed a pag. 274 : •Enne di due maniere : uno che fa il fiore bianco et l'altro roseo.
Nascono spontaneamente ambedui in Candia per gli fiumi ma sono notissimi anco in
Italia et chiamansi da alcuni Nandro et ancora Oleandro• (Parere 20 Maggio t560).
Avendo ben conosciuta la pianta, il Michiel ne diede una figura migliore che il
Mattioli (ed. 1560) (4) che la rappresentò colle foglie opposte od alterne e coi fiori solitari terminali ed ascellari. Lo Chabray criticò la figura del Mattioli, ma ne fece una
peggiore e per giunta senza fiori, benchè dicesse di aver veduto la pianta coltivata a
Padova, Venezia e Mompellieri.
La figura presente ha foglie ora alterne, ora verticillate e fiori in cima tricotoma
conforme a realtà).
(1) Vaghezza.
(2) Fece.

(3) Nell"Erbario Aldrovandi, Voi. Il, 37 v"è il leandro a fior rosso e nel Voi. VII, 41 quello
a fior bianco.
(4) Nella posteriore <Xli1.ione del 1568 il Mattioli d ic<le una buona figura nella quale le foglie
sono ben di$Cgllate ed i fiori ben ooIJocati, però nel presente codice si scoi:ge meglio la disposizione
tricoloma.

T A\". I\'

(I.. Azxurro. 98)

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I
1

~

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Oleandro
[.\"ttuun Of1ondnLA 'li&r• ., 6on bbKlii tai.rodou~
•• ll~U 4&I )lidald.

1-J

LIBRO AZZURRO

N. 99 BEN DA PERFUMIERI

*

71

[Moringa alata
an aptius M. pterigosperma Gaertner ·1)

Nmu - Ben da profumieri - Gianda unguentaria da Latini - Mirabolano et Balano mirepsico da Greci.
GENERA - Due spetie ne ponne Mesue l'uno fa il fruto grande et l'altro
picciolo, il grande triangulare come in nocciola l'altro come cece. Et in questo a k. 4.
FORMA - Suoa radice legnosa et scura. Son albero mediocre di legno
beretinazzio, suoe frondi sopra a ramuscoli rascontrate qualle · finiscono in
una come gensamini (•l ma piccole lunghete, ma nelle cime suoe sonno come
tolte via di maniera che paiono come rotonde (•J, con gusto alquanto amaro,
suoi fruti rotondi bianchi con suoa mandola grassa, amara et rotonda dentro.
LuoGHO - Vengono di Soria, portate a noi suoi rotondi fruti. Et di Barbaria.
GENERATIONE - De suoi rotondi nuclei mi son nato ma con il fredo il
persi.
[La pianta sorge sul pendio di un monte abitato ed è sterile, non avendone il Michiel potuto ottenere i frutti (3). Perciò egli, non avendo potuto conoscere l'opera dell'Acosta (2] la quale fu pubblicata due anni dopo la sua morte, credette, come generalmente si riteneva, che fossero frutti i semi. Era uso di sgusciare i semi od almeoo
troncar loro le aie quando si spedivano in Europa per economia di spazio, perciò il Miclliel li chiama roi<mdi. Il Rinio invece conobbe i'.semi della congenere M. aptera e li
figurò come frutti sopra un albero fittizio a c. 375. Invece la presente fi.gura, pur avendo
delle imperfezioni nella divisione delle foglie simili a quelle della figura dell'Acosta, mostra di esser tratta dal vero, come già apprendiamo dal testo. Ne fece una copia il Marini (197] col nome di Ben album, citando il nostro autore colle seguenti parole: •De
folio arboris non conveniunt veteres, Dioscorides enim myricae, Theophrastus myrthi,
Plinius vero heliotropij folio persimile esse affirmati, nos veram imaginem arboris P. A.
Michelij liberalitate nacta Theophrasti lectione probamus, mendumque in Dioscoride
fuisse suspicamur neque Plinij similitudine qui heliotropio confert mihi sa~e displicet,
est enim revera eius arboris folium myrti seu heliotropij folijs baud absimile, sicuti
cum myrica nihj l simiJe habet sed et arbor est procera quae unguentariam fert glandem, non ut myrica arbustum •·
Il Mattioli che esaminò la figura copiata dal Marini, vedendola· sl differente dalle
descrizioni degli antichi, dubitò fosse fit t izia (4), il che dimostra che, quando egli visitò
(1) Gelsomini.
(2) Cioè smarginate . obcordate.

(3) Lo stesso caso avvenne al Ghini [305).
(4) •L'ecc. inedie<> Aridrca ~Iarini. .. dipinge una pianta per la Ghianda unguentaria la
quale dice haver havuta dal cl. ~·t. Pier Antonio Michieli gentHhuomo venetiano molto differente in
tutte te parti dall'altre dette di sopra. Ma non ho ragione con cui possa provare se sia vera o
falsa questa 6gura. Il titolo che vi è scritto sopra so ben io esser faJso per esser scritto .Bt:;N 81,ANCO
onde ho da dubitare che la pianta non seguiti il medesimo errore • [* cd. 1568, pag. 1297]. Più tardi
si seppe che il Beben bianco era. Centaurea Behen; in quei h!mpi si offriva come tale la specie figurata al \'e., 70.

72

LIBRO AZZURRO

il giardino del Michiel, la pianta era ormai morta. li Mattioli poi suppose che la Ghianda
unguentaria fosse Syri11ga vulgaris, il che gli attirò le critiche del Guilandino di cui
parla il nostro autore al N. 4.
Malgrado la pubblicazione dell'opera di Acosta che dà la vera forma del frutto,
la credenza che il guscio seminale fosse il pericarpo continuò per oltre un secolo (43).
Come nota il Michiel, questa moringa era il f'or,o~iilo:vo; dei Greci che, per la somiglianza del nome, fu a torto confuso (40) coi mirabolani degli Arabi di cui si parla a.I
N. 67).

N.

IOO

[Betula alba L.]

BETULA

No11n - Betula da Theophrasto - Biola et Belula in Italia - Birchen
da Tedeschi.
LuoGHO - Ne monti in Italia ne sonno. Et in Grecia ancora. In paesi ·
et luoghi frigidi in Gallia.
TEMPO - Io credo che in ogni staggion verdeggia.
· AMANO - Luogho salvatico et silvestre umbroso et incognito.
[Pianta fertile, amenti allungati gialli . A parte una foglia].

N.

IOI

BARBA IOVIS

[Anthyllis Barba-]ovis L.].

No~11

- Barba Jovis in Italia - lmpia Plinij da molti - Herba Herculis vel H onades, idest Sticados citrinum, ma non è pero il sticados ('l.
GENERA - Se lmpia questa et nel prinw libro rosso k. 102.
LuoGHO - L'hebbi de Abruzzio, ne luoghi maritimi et asperi che ne
mangiano le capre.
TEMPO - A primavera si .rivede et con il fredo si perde.
AMANO - Luogho solsticio et che sentano da salso come il corniculato
papavero [Ve. 57).
OPPINIONI - Alcuni volevano la fusse l'Impia di Plinio, altri la Barba
Giovis. Et l' Anguillara k. 86 dice esserne due sorte, la prima si. ritrova in
Toscana nel Monte nero <2 l et son questa, l'altra nelle montagnie della Magiella et son specie di Citiso flessibile con foglie d'argento.
VIRTU - Dice Plinio che suoi rami deti figliuoli sorgono sopra la madre
zioe (3) rami grossi dunde di quivi son domandata Impia. Et altri dicono
per che son lasciata da animali et pesta tra doi sassi bolle. ma no ho .ritrovato la esperienza esser vera in questa. Il suo succhio mescolato· con late
et vino de la impia son contra !'angine.
[Pianta fiorita. Nella diagnosi l'autore dice: «picciol frondi nel ordine del gensa(1) HdichryS14m S~chas, lib. Ro. I, 324, e Ve. 90. H'. SW.Chas è il Ba•ba l ouis dei vecchi
codici (61).
(2) Pr. Livorno.

(3) Cioè.

LIBRO AZZURRO

.

73

min et ogni ramuscolo par una sol fronda•. sospettando co~i trattarsi d i una foglia
composta.
Dopo il Michiel e l' Anguillara parlò di questa specie Gaspare Bauhin che la trovò
coltivata nel giardino di Mons. Torquato Bembo in Padova, ma non ne diede figura.
Più tardi lo Chabray (73) se ne procurò un campione sterile da Montenero dietro .l'indicazione di Anguillara e ne diede figura (pag. 6H) in sostituzione di altra falsa che avea
dato (pag. 83), però non ne fu ancora soddisfatto (1}, Perciò non conoscendosi che la descrizione vaga di Bauhin (2) e le figure imperfette di Chabray vi furono dubbi sulla
identificazione della Barba ] ovis prima di Anguillara (315) che ora la figura del Michiel
permette di accertare).

N.

102

CASIA SOLUTIVA

[Cassia Fistitla L]

Cassia solutiva et siliqua de Egipto da Latini - Cassia ti.era
da il Greco Atuario.
GENERA - Sonno de piui specie le Cassie arabice, ma questa son solutiva,
non conosciuta dalli Greci antiqui ecceto Atuario.
LuoGHO - Vengono le Cassie portate a noi di Alessandria.
AMANO - Luogho calido, grasso, et humoroso, et qui da noi con il fredo
si perde.
GENERATIONE - De suoi caratori (3) ci nasce voluntieri et si lascia
vedere fino alla altezzia di brazzio et poi il fredo la amazza.
OPPINIONI L' Anguilara k 31 dice esser differenza tra la Cassia de
latini et quella de Greci per doi ss aromatica et con uno solo et chiarisce bene.
Casia son il Cneoro de Greci et tiel}e sia la Lavanda et il Rosmarino li Cneori
di Theophrasto et la Cassia di Igino. Et il sap.uto Ruelio nel primo volume
della natura delle piante chiama la Cassia solutiva questa sequitando gli Arabi
Cassia fistola.
VIRTU - Son di temperamento calida et humida nel primo <1>. Et
spinge le acute colore (5) et purifica il sangue et son risolutiva et lenitiva come
son gia in manifesto uso per le spetiatie. m·a bene diro cosi che tenga in
se qualche di oculta malignita percio con la esperienza si vede che a molti
son nociva con pessimo travaglio caggionando, come con mio esperimento
lo manifesto. et nuoce a cui alle (6) viscere deboli et il corpo lubrico. Et
leggesi copioso nel Mathiolo al cap. del Cinamomo.
N0!'.11 -

[Pianta fruttifera con insetti volanti. A parte una foglia ed un frammento di
frutto.
(t) • Non omni cx parte bona, siquidem desiderantur ftores •·
(2) e Vaga quidem signiJìeationis est Barba Jovis • (Cbabray.. p. 8>).
(3) Ca,dtolo o go,.arolo din1inutivo di carat<> è veramente il nome veneziano del seme di car·

rubo; qui è usato pel seme di cassia.
(4) Grado.
(,;} • Coum sta per •collere• = umori. (Ed.).
(6) Ha le.

••

74

LIBRO AZZURRO

Al N. 79 l'autore parla della xwnVx dei Greci differente dalla cassia attuale che

è qui descritta ed in questa pagina parla anche della x«o!d che i Latini trascrivevano
pur cassia (r) e che era un'erba usata per ghirlande (cassia coronaria dei Romani) chiamata da Igino xvfoipov . Per le lunghe questioni sull'identificazione del cneoro può vedersi il Mattioli <•>.
.,
La presente specie fu chiamata dai Greci bizantini rl.~xoml.aµ.oç (canna dolce)
come trovasi in Nicola Mirepsico [201 - * p. 49 (Ed.)] e più tardi usurpò il nome di
cassia per la somiglianza dei suoi legumi cilindrici e legnosi colla scorza rotolata dell'antica Y.otoaloo (Cinnamomum Cassia) ora chiamata cassia lign.ea. Questo errore insinuato
dagli Arabi fu però riconosciuto da vari semplicisti, p. e. dal Rinio che però a c. 322 dà
una figura fittizia della Cassia fist11la ed a c. 437 pur parlando della cassia lignea non ne
dà alcuna figura.
Della presente figura del Michiel fece copia.il Marini [197] cui si attribuisce il primato della iconografia [276). Donde l'abbia tratta il Michiel non sappiamo perchè egli
non dice espressamente di aver coltivato la pianta; notiamo che il ·Brasavola suo contemporaneo vide la pianta stessa coltivata nell'orto dei Cornaro a Murano].

N.

103 MIRIDE ARBORE

NOMI - Miride arborea da Theophrasto.
GENERA - Con questo nome di Miride sonno anche herba di Diascoride.
LuoGHO - Ne nasce a Marnali, circa Saba in · Media et a Damiata reg~
gion de Arabi.
OPPINIONI - Non mancano cibi si pensorno fusse questo il Therebintho
et altri che il Thus et la Myrrham nascesse de uno istesso arbore.
[Pianta sterile].

[Pista.eia Terebinthus L.]
No~n - Therebintum et Albotin da Greci - Botin da Arabi - Arbor
grani viridis da Latini - Scalegnia Trinante (3) in Abruzzio - Corno Capra
in Romagnia (4) - Lentisco sul Padovano.
..,
GENERA - Vi sonno il maschio che non fa . ~o et la femina si che (5)
ne sonno de due specie. Una produce il fruto,..rosso <;he rasembrano a lentecchie, l'altra il produce verde, et nel maturarsi . rosso -et doppo nero di gran,,
dezza di fava et sono uno grande . e~ l'Mtro.. piccolo. et storto.
FORMA - Suoe radice dure et proffÙnd_e, son albero mediocre con legno
N.

104 TEREBINTO

( 1) La lettera o dei Greci si pronuncia. aspra e perciò i Romani la traducevano con due S,

es.

ParnaS$1'$ , NarC ÌSSl/.S.

(2) La casia o cassia poetica di Pena e Lobelio •è' Osyris all>a. ·
(3) L'Ang'l1illara scrisse: • Chiamasi il Terebintho in Abniuio nel Contado dì· Rocea Scalo-

gna Trivente vooe alquanto corrotta da Terebìotho 1. !I Michiel credette. che il villaggio abruizese
si chiamasse puramente Rocca e trascriSSè Scalegna Trivenfe come nome della. l)ianta, corrompendo
ulterior~ e nte T,.jvenf4 in T1'in<n1/4.
(4) A Roma.
(5) SI, della qual femmina.

LIBRO AZZURRO

75

arendevole et il scorzio raggioso et in solpharato, suoe frondi a due a due
et in fin una nel ordine del sorbo et simil al lauro ma piui larghete, con alquanto constrettivo sapore. Suoi.-fioreti pendenti in grappolini rossi come
l'olivo. Suoi fruti piccoli et tenaèi rotondi et lustri, et vengono poi certe vesiche grosse uno dito et lunghete che entro ci sonno uno raggioso liquore
con certi pico! animaleti che rasembrano a zanzale, ma de qui non producono suoe raggie, le quali sonno trate dal ·tronco del albero. Suoe vesiche a
noce ma meno grosse et lunghe. Et de piui producono anchora uno rotondo
fruto tercio simil a nocelle. Et suoe frondi alcuiii·· le mangiano.
LuoGHO - In Syria grandi e neri. Nel Monte Ida di Trogia <1>. In Macedonia ma picciol. In Dimasco sonno grandi. Nel Monte di Castel trento.
Nel Monte Baldo. Et io ne ho custodito uno di Cypri. Ne sonno in Schiavonia,
in Toscana et in Abruzzio.
[Come altri autori, il Michiel ritenne che le galle fossero frutti e perciò ne distingue tre specie, di cui la prima è il vero frutto.
La figura rappresenta un prato in mezzo al quale sorge l'intera pianta con foglie
e pannocchie portanti drupe miste a galle sferiche gialle (frutto terzo dell' A).
È pur dipinto un uomo che sta estraendo dal tronco la resina ed attaccata al fusto
c'è una lista col motto : • Per compiacere lagrimo • allusivo alle proprietà mediche dell'estratto. A destra un ramo con foglie; pannocchia di frutti e galle (frullo terzo sopranominato). A sinistra una foglia colla galla descritta nel testo come vescica a noce (>)
perchè est ernamente bruna e solcata longitudinalmente, ben riconoscibile per quella
prodotta dagl' insetti afidini del genere femphig«s che l'autore per la piccolezza del
corpo e la trasparenza delle ale paragonò a zanzare.
La figura dell'albero è difet tosa.; migliori son quelle ai lati.
Del terebinto trovasi campione nell'Erbario Aldrovandi, Voi. Il, 99].

N.

105 LENTISCO

[Pistacia Lentiscus L.]

No1111 -· Lentiscus da Latini ..,.,.. Schinus da Greci - Mescehe et Meseccha
da Arabi - Stinchi da Pugliesi - Lama il mastice da Arabi.
GENERA Due sonno le spetie di Lentischi, uno in albero e l'altro in
frutice.
FORMA - Suoe radice legnose et proffunde. Suoi rami vencidi et arendevoli di rossignio colore de qualli se ne fanno stecchi da denti. Suoe frondi
constrettive simil al mirto ma fallate sopra a suoi rami (3) et finiscono in
(1) Odierno Kaz·dagh.
(2) La gaHa fu paragonata ad una nou percbè non aveva ancora raggiunto il suo completo

sviluppo. Nel numero seguente, avendo avuto notizia della forma dì · una galla matura. la para·
gona ad un bacuUo.
Pena e Lobelio [180) figurru:ono il terebinto colla galla (/olliculiu) donde escono gli insetti
(v<>lueellu sive çulius) .
(3) Altero.e.

LIBRO AZZURRO

due di grave odor et il resto della pianta ancora <1 >, lunghete <2>, crasse
et di scuro colore con il nervo di rosso colore che nel mezzo di esse le divideno per lungho. Suoi fruti piccoli di rossignio colore rotondi. Et oltra il
fruto produce certi bacelli ritorti simil a corneti ne quali sonno uno limpido
liquore del qualle invecchiato nascono certi piccoli volatili animaleti simil a
quegli che nascono nelle visicche de. gl'0lmi. Suoi fiori a sorgo ma divisi
piccoli rossigni pendenti in picco! grappolini.
LuOGHO - Nelle mareme de il Mare Tireno ve~so Napoli, Siena, et Romagnia ancora, Chio, Candia, Ponto.
TEMPO - In tutto il volubil corso del corente anno verdeggiante si dimostra suoi fruti nell'Esta et suoi corneti poi.
OPPINIONI - Il Mathiolo dice che anche in Italia fa il mastice, ma non
pero come in Chio et Candia.
(In una prateria sorge un albero fiorito con insetti. A parte un ramo fiorito e
due figure umane che stanno stuzzicandosi i denti ad una tavola dove è scritto : •de
sua ombra godiamo et il dente netiamo •.
La figura dell'intero albero è brutta e poco esatta, migliore è quella del ramo ;
ambedue son preferibili per esattezza scientifica a quella, solo artisticamente bella, che
lasciò il Rinio a c. r73. Tra le pagine v'è un frammento di foglia.
A diiferenza della tavola precedente, in questa non trovasi alcuna figura delle galle
di cui è parola nel testo e non può trovarsi perchè esse non crescono sul lentisco, ma
sul terebinto ed infatti son figurate immature nel numero precedente. Il Michiel ebbe
notizia della forma di queste galle mature, le credette diverse da quelle già figurate e,
per errore di informazione, credette crescessero sul lentisco, mentre son proprie del terebinto e chiamansi volgarmente carrube di Giuda. Fa sorpresa il veder l'errore ripetuto
in libri molto recenti (161).
Pena e Lobelio [180) parlano dell'industria degli stecchini (dei1tiscaz,pia) di cui
si parla e che era esercitata a Genova dai galeotti].

N. io6 PALIURO DI AGATOCLE

[Zizyphus ... . ]

NOMI - Paliuro di Agatocle - Connaron da Atheneo - Serica da
Galeno - Giugibe - Ziziphe.
GENERA - Sonno diversi li paliuri come sera chiarito.
LuoGHO - Nasce in Alesandria. Et venne in Italia al tempo di Otavio
Augusto portate da Affrica come ci narra Plinio.
OPPINIONI - M. Al. Anguilara k. 52 sonno diversi. quello di Atheneo
di sentenza di Agathocle son le Giugiole commune (3) dice lui. Et il primo di
Theophrasto son il 30 Ramno di Diascoride agiuntovi et son quel dal foli-

(1) Ha grave odore.
(2) Le frondi.
(3) Zizyph1<s v1ugarn.

LIBRO AZZURRO

77

colo (•l. Et il seconao son le Giugiube salvatiche, ma Plinio non intese come
lui doveva le parole di Theophrasto ma pero sempre che stia quelle similitudine del nucleo simil a melegrani non puolsi esser le giugibe ma nel resto
starebbe bene.
Vrnru - Stante la opp. del Anguilara questo paliuro son le giugibe commune che si mangiano da S. Miche!, et sonno molto malagevol da digerire
et contrarie allo stomacho et son usate doppo Galeno ne compositi pettorali
contra gli caldi humori et ne solutivi della colera con pocha et non buona
consideratione come coppiosamente ne distingue il Mattiolo al cap. del
Pruno. - Galeno al ij de faculti. ·
[Secondo lo Sprengel il xéw"po• di Ateneo Naucratide è Zizyp!tus f"f«ba, specie
indiana, diversa da z. vulgaris e da z. Lotus (•l).

N. 107 CUMARA

[Ar[tut14-S Unedo L.]

No~u Cumara nel Vesentin - Arbuto, Albatro, Corbezolo et Arbor
fragaria da Latini - Comaron et Memechile hoc est Unedonem da Greci Laureolo, Legno Giudeo et Imbriacola nella Toscana - Cerasa marina in
Romagnia - Catilabinch, Hautanchi da Arabi - Strangulator patris sui,
Fidus lupi, Suborbito da . Latini.
GENERA Due sonno le spetie di Arbuto, una fertile et I' altra sterile.
Et ne sonno poi in herba che fanno le fraghe piui gentile che si mangiano
con foglie di Trìfolio, come narra le Pandette <3>.
LuoGHO - Ne monti de Italia, in Istria, in Arabia venghono molto
grande come ci narra Juba de altezza de 50 gommiti.
OPPINIONI - L'Ecc. Anguillara k. 77 dice che è l'Arbuto di Th~phrasto
questo et la portulaca ve! andrachne sia l'Arbuto di Diascoride.
Vrnru - Vengono Ii montagnieri fino a Venetia a vendere de mazzi
de suoi vaghi fruti ma pungenti et nuocono al stomaco. Et li tordi et merli
nel verno di essi si notriscono et sonno tenuto esser utile alla peste et anche
con questi si ristagniano Ii flussi et cprsi di sangue.

[Pianta fiorita e fruttifera con figure di farfalle volanti e di un lupo ai piedi dell'arboscello, allusivo al nome •ficus lupi • A parte due coppie di frutti accompagnati
da foglia. Il disegno delle foglie non compete certo con quello che troviamo nel Rinio
a c. 330, ma la figura del Michiel è più completa ed esatta, comprendendo fiori e frutti
a tutti i gradi di maturità ed aggr.egati come lo sono in natura.
Il nome qui citatp del dialetto vicentino è corruzione del 1.éfl.:.Y•• di Teofrasto].
(t) J>aliurus auslralis (N. II9 di questo stesso libro).
(2) • Il Michiel invece, seguendo I' Anguillara, lo identifica col Z. vutcaris : nulla però dice

dell' originale da cui cavò la figura. (Ed.).
(3) Il Michie1 avvicina, per la grossolana so1niglianza del frutto. le fragole agli arbuti, ci·
tando le Pandette, ma in quest'opera esse sono collocate separate sub Fragarìa.

78

LIBRO AZZURRO

N. 108 FRUTICE INCOGNITO

[I. Vaccittium Vitis Idaea L.]
[II. Vaccinium M yrtillus L.]

No~u

- Incognito frutice
Uva d'Orso dal Anguillara - Loto da
alcuni spetie questa seconda mostra - Arctostaphi1o da Greci - Vigna qel
Orso per l'Apenino - Vitis Idea da Theophrasto.
GENERA - Due mostre ci sonno consimili. Et de lothi legi nel lib. primo
purpureo k. n6.
FORMA - ... L'altra mostra [II] simile ma le suoe foglie piui rotonde et all'intor11c denta.te. Suci fruti neri con semi dentro neri luttgheti de imperfeUa fo·rma.
LUOGHO - Ne monti bologniesi alti et in Romagnia. Et I' altra mostra
di Levante.
TEMPO - A primavera rimette suoe frondi. Li fruti di Giugnio poi.
OPPINIONI - L'Anguilara k. 90 parla de uva d'orso, patria esser questo.
Et l'altra mostra sonno molti che la ritira a specie di Loto.
DISPARERI NELLA PIANTA - Leggi di sopra. Ma che questa sia l'Uva di
Orso di Galeno al 7 de medicamenti el ce da fare perche bui dice havàe frotldi ·
simili all'Arbuto et queste quasi rotonde.
[Anche oggidì per la somiglianza delle foglie piccole, coriacee, intere, punteggiate e persistenti e delle bacche rosse il volgo confonde sotto i nomi di uva d'orso, mirtillo rosso le due specie Arclostaphylos Uva-Ursi e VacciniHm Vitis-ldaea. Il ~fichiel
però ebbe sospetto trattarsi di due piante differenti perchè dopo avere scritto che quella
qui figurata potrebb'essere l'Uva d'Orso dell'Anguillara aggiunge che essa ha le foglie
quasi rotonde e non d'arbuto come dice Galeno. Ed avendo . più tardi vista la pianta
in fiore aggiunse ne!Ja diagnosi : •suoi fiori in corimbeti piccolini et bianchezzi •.
La prima figura è di pianta fiorita e fruttifera con a destra una foglia ed una
bacca, a sinistra un ramo fiorito della seconda pianta. Il Trago aveva già figurata la
specie col nome MyrtiUus exigm•s.
La seconda figura è un ramo fiorifero rozzamente disegnato].

N. 109 CROTON NICANDRO
No~u Croton da Nicandro.
LUOGHO - In luoghi asperi, montuosi et sassosi in Dalmatia a molini
di Sebenico.
TEMPO - Io credo stia sempre verde. Suoi fruti al fin dell'Esta.
OPPINIONI - L' Anguilara k. 204 dice che potrebbe ·esser questo il Croton de Nicandro.
VIRTU - Per non haver gustato de suoi frutti non vi scio che qire ma
il suo Jegnio puoi valere in vece di quel del Pino.

[Fusto nodoso, a foglie lineari verticillate, fiori rossi, frutti rossi. Pare fittizia,
dietro la descrizione dell' Anguillara (1)].
(1) • L' interC$SC che può avere questa pianta - .se, come pare. esaminata o comunicata
daU' Anguillara - più ehe nella supposta corrispondenza col testo di Nieandro (questo autore

LIBRO AZZURRO

N.

IIO

SEBESTE SP.e

79

[ Diospyrus Lotus L.]

No~n

- Sebeste spetie da volgari - Loto secondo alcuni - Lauro angusto di Plinio (r) secondo altri - Guaiaco spetie da molti tenuto - Myxarijs
da Greci - Abahamfa, Mokaita et Moteica da Arabi.
GENERA - De il Sebeste ne son quello di Levante [N. III) et questo
vogliando <» sia spetie di esso. Et de Loti leggi nel libro primo rosso a
k. n6.
LuoGHO - De molti giardini de simplici ne sonno ma io non scio la sua
origine.
GENERATIONE - Pocho germoglia ma de suoi nociuoli bene ci nasce
et io fui il primo a farli nascere et in grande quantita che li divisi in molti
giardini.
OPPINIONI - Varie sonno le oppinioni in questo albero. Alcuni lo tiene
per spetie di legno santo. Messer Luca Ghini per spetie di Loto et il M attiolo ancora, overo secondo altri per Lauro angusto di Plinio. Et molti per
spetie di Sebeste.
.
VIRTU - Se spetie di Sebeste, come al meglio a me apare si acosti gli
suoi fruti, considerandoli nel gusto, poleno valere come quegli di Levante
inanti a k. III. Et in alcuni paesi si fanne visco.
[Buona figura di pianta fruttifera. Di qua e di là del tronco due figure di foglie
in grandezza naturale, mostranti le due diverse pagine, l'una glabra, l'altra tomentosa.
Seminascosta dalla prima foglia una infiorescenza meno bene ritratta. Sull'albero son
disegnati cinque animali, tre quadrupedi e due uccelli per dimostrare la bontà dei frutti
che l'autore stesso chiama •di dolce sapore• mentre autori più moderni [173] li dichiararono, senza ragione, non commestibili. II Micbiel aveva osservato che anche i fiori
contengono materia dolce e perciò li chiama • molto amici delle formiche •.
È naturale che egli studiasse con particolare amore una pianta che egli per primo
allevò in Europa e diffuse pei giardini, cominciando coll'Orto botanico di Padova donde
il nome di Guaiaco patavino sotto il quale essa fu conosciuta lino al cadere del secolo
XVIII. E quell'Orto fu il centro dal quale pianta si sparse in modo da essere oggidl quasi
indigena nel Veronese, nel Mantovano, presso Bèlluno (3).
Contemporaneo al Michiel il Mattioli riceveva campioni da Costantinopoli sotto
il nome di •Dattero di Trebisonda• e dava pur una figura della pianta. Nel 1635 l'albero era notato fra le piante cospicue dell'orto botanico di Pisa [262].
e~;a«xd, verso 676 Ja nornina senza nessuna indicazione, e solo il suo comme.ntatoi:c la dice
vagamente c. simile al pino•), sta nella possibilità che rappresenti quclJa specie che l' Anguillara
osservò a Sebenico, e che le lg. disegnate nettamen te aciculari 1 insieme con l'accenno al le.gno e
ai frutti, farebbero supporre una conifera a ga.lbuJo. Oltre all'indicazione della località, anche la
diagnosi data dal Michlel è ricalcata dall'Anguillara. (Ed.).
(t) • Il Codice porta chiaramente scritto angusta; è certo però che il l\1ichiel allude alla
specie che Plinio (XV, 129) chiama: .egia, q11ae coepit A"gusta appellari. (Ed.)
(2) Volendo.
(3) Nella villa di Cusighe vegeta una pianta la quale, malgrado il clima montano porta frutti
saporiti.

80

LIBRO AZZURRO

Un secolo dopo il Michiel lo Chabray ne diede una figura poco esatta per la forma
dei frutti, ritraendola da una pianta fatta nascere a Montbéliard con semi provenienti
da Padova (1).
Due secoli dopo il Michiel il Miller [178) si procurava semi pur da Padova e diffondeva cosl ·la pianta in Inghilterra non riuscendo però a farla fruttificare, come si
scorge dalla figura da lui lasciata. Nella descrizione egli dice che la si crede originaria
d'Italia ma che, dietro migliori informazioni, egli la suppone importata dalla Mauritania ove trovasi spontanea. li Miller non seppe chi f<?sse stato l'importatore perchè
se ne era perduta la memoria che a merito del Marsili fu ristaurata.
li Miller parla di due vecchi alberi di Diospyms Lotus che ai suoi tempi (I77I)
vivevano all'Orto botanico di Padova. Uno è quello piantato dal Michiel e veduto dal
Falloppio verso la metà del sec. XVI, l'altro fu piantato oltre un secolo dopo ·dal Viali.
Ambedue le piante hanno ormai subito la sorte comune [266).
Nella diagnosi il Michiel dice che i frutti sono gialli, ma nella figura vi sono rami
a frutti gialli e rami a frutti azzurri, i quali ultimi probabilmente furono aggiunti dopo.
quando l'Autore riconobbe esistere le due varietà di colore. È notevole il fatto che in
alcuni libri moderni si ponga come caratterè specifico ora l'una [26], ora l'altra tinta [153)
Avendo avuto agio di esaminare lungo tempo la pianta, il Michiel fu in grado di perfezionare le sue conoscenze intorno ad essa. ma si limitò a far gli emendamenti nella figura,
dimenticandosi di correggere la diagnosi. Una riprova la abbiamo nei fiori che nel testo
son chiamati •verdi• e nella figura furono tinti in bruniccio].

N.

III SEBESTE DI LEVANTE

[Cordia Myxa L.]

NOMI Sebeste da volgari et latini - Mixaria et Mahalomagiata da
Greci - Faulis Sebesten da Arabi - Mamilla cannis <2 > da Persi - Schwartz~
brustbeerle da Tedeschi.
GENERA Sarebbe due spetie, questa una et quella inanti demostra chi
volesse fusse spezie di Sebeste piui presto che altro k. uo.
Luocao - In Alesandria et Soria dunde sonno portate a noi.
TEMPO - Mi naque de suoi semi et mi pare sempre stia verde ma pero
non lo afermo perche mi morse (3) con il grande fredo. Suoi fruti io ho sentito che nascono molti insieme m cima e' rami come in panocchia et me lo
disse il F alopia.

[Pianta fruttifera sorgente in un prato con figure di uomini nudi e di animali.
A parte un ramo con foglie e frutti. Benchè il Falloppio avesse giustamente descritta
l'infruttescenza, il Michiel la figurò come grappolo semplice ; contuttociò la figura è
migliore dal lato scientifico di quella del Rinio (c. 4x4) nella quale solo i frutti sono
legittimi e le foglie son fittizie. Sarebbe riuscita ancor migliore se il Michiel avesse preso
cognizione di quella data dal Mattioli, ma questa figura fu pubblicata dopo la presente
nell'edizione del 1568 che il Michiel consultò quando ormai la pittura era fatta. Infatti
(x) Lo Cbabray accenna ad un altra pianta che cresceva nell'Orto Wagneriano di Maudon,
senza però dirne la proveoienza.
(•) Caois.
(3) Morl.

TA\'. , .

( l~ Azzurro. r 10)

• Se1x-stt· s p. •
[ /Jio.•('1•ros l. olus L..]
O ll tlllll(l dli WIJU, f' dHtuw

h 1 11.allll d1.I

Micl1i~.

LIBRO AZZURRO

81

il Mattioli nell' edizione precedente del 1560 aU' articolo Prunus dice del sebesten da

lui riguardato specie di pruno : • nunc vero non ubique familiares, sed raris admodum
hortis et viridarijs virent • e non ne dà alcuna figura, mentre in quella del 1.568 dice :
•Ma hora non so io che s'habbino i Sebesteni in verun horto d'Italia. Fummene mandato un ramo seccho con i frutti dal clarissimo medico M. Gabriele Falloppia di Padova,
di cui è qui la figura•· D'altra parte il Marini [176] che copiò la presente figura del Mi•
chiel ne scrive : •si Myxorum (Sebesten arabes vocant) plantam ad vivam e.ffigiem
expressam ostenderemus, quam nemo hactenus, quod equidem sciam, monstravit, eius
nobis sicut et aliorum multorum copiam lecit insignis vir probitate ac meritis Petrus
Antonius Michaelius, quem antea saepe nominavirnus • ·
Rammentando ciò che dicemmo altrove, che il presente Codice fu cominciato intorno al 1561, tenendo presente altresl che il Marini pubblicò l'opera sua nel 1562 e
facendo gli opportuni confronti delle asserzioni dei tre autori, possiamo trarre le conseguenze : r• li primato della conoscenza della specie spetta al Falloppio ; 20 Il primato
dell'iconografia spetta al ll'lichiel].

N.

II2

GUAICO

No~u - Guaico da Indiani Legno santo, legno dal mal francese da
volg. - Guaiacan et china dali medemi Indiani - Arbor Indica occidentalis
da Latini - Frantzosen Holtz, Blatrerholtz da Germani.
GENERA - Credesi che questo et il Guaiacan et China siano uno istesso,
apar nel primo <1 > dell'India k. 40 Arbor Indica occidentalis. ;Et il Manardo ne
fa di 3 sp. et nel legno si cqnosce aperto, ma pero non scio se sia diversi alberi
overo uno solo piui chiaro et piui ven:ito scuro di tronco et legno.
FORMA - Suoa radice proffunda. Son albero grande come frassine di
grossezza di buomo con nerregnia cortezzia et dentro giallezzio venado. Suoe
frondi ferme et brevi simil al piantagine. Et il magn. M. Giovan Batista
Duodo ritrovo una foglia che son ritrata, la vide nelli invogli delle canelle che
si fa giudicio possi esser di questo Albero si per el gusto come per la forma
assigniatagli da Spagnioli, la qual è simil a peri con grosso nervo nel suo
mezzo ma più larghe con gusto alquanto astringente. Li fiori sonno gialli,
da qualli ci viene suoi fruti gross~ come noce e.... (2 l.
LUOGHO - Nelle Indie ritrovati da Spagnioli di Colocuti (3) dalla Tabrobana. Et anche in Ethiopia.
GENERATlONE - De suoi semi et ne seminai ma non mi naque.
OPPINIONI - Il Gualtieri dimostra havere oppinione che sia sp. di Ebano
et altri ancora.

(Come ben si comprende dal testo la foglia disegnata a parte è di una pianta
differente dalla intiera e malamente il Michiel la giudicò della stessa specie dopo aver
detto e confermato nel disegno che le foglie dell'albero son di piantaggine.
(l) • Questa citazione deltprimot libro (77] è certo una svista; dovevaessere t libro II, k. 40 •·(Ed.).
{•) Non prosegue.
(3) Calicut.

"

82

LIBRO AZZUR,RO

L'intera pianta fiorita e fruttifera ha qualche idea del Guaiaco di Giammaica ma
dev'esser fittizia (1)).

N. II3 GUAIABO

NOMI - Guaiabo da Indiani - Et Guaive, Guaiave.
GENERA - Ne sonno de varie sorte che producono de varij fruti, in alcuni rotondi in altri lunghi.
LuoGHO - In India nel Darien.
VIRTU - Suo legno son sano. Et li fruti verdi ristringono come le sorbe,
dunde poleno adoperarli in vece di sorbe. Et leggesi nel primo libro .del
India 48 et 142. Et nel secondo k. 98.
[Pianta fiorita e fruttifera, figura forse copiata (di Psidium pyri/erum ?)].

N. n4 PISTACHIER

[Pistacia vera L. 9)

NOMI - Pistachier da volgari - Pistacia da Greci - Pisthoc, Fustech,
Siusistach da Arabi - Fistucia da Latini - Therebinto indiano da Theophrasto.
.
GENERA - Sonno di molti che pongono per spetie di silvestro pistacchio il seguente stafilodendro.
LuOGHO - Son Arbore Surian !2 l et sonno de Giardini per Italia che
ne custodiscono come il clar. M. Francesco Mauroceno nel suo vaghi$!iimo
giardino in Murano. Et ne sonno in Egi'.pto.
GENERATIONE - De suoi fruti nati qui mi son nasciuto.
[Figura di albero fiorito e fruttifero con scoiattoli che si arrampicano e ne mangiano i semi. A parte due rami, uno con foglie e fiori, l'altro con foglie e frutti. In complesso le figure sono inferiori per bellezza a quelle del Rinio (c, 176), ma più esatte nell'infiorescenza. I frutti della figura del Rinio appartengono alla varietà orientale e quelli
della presente figura alla varietà nostrana ; lo avverte l'autore colle parole : •Et questo
che nascono in Italia sonno minor et come rotondi•. Non sappiamo se il disegno sia
stato tratto dalla pianta coltivata nel giardino del Michiel o da quella del Morosini di
cui è parola nel testo e che fu anche veduta ciaJ Brasavola il quale [47) dice: 4 Nos
Venetijs in aedibus i\fagnificorum Patritiorum Petri ac Francisci de Moresinis quas
Murani habent, vidimus. Illuc me du,xit Rev. Praesul Hieronymus Moresinus vir ingenti
probitate insignis. Jn Syria propriae nascuntur et ex Syria recentes surculos praedicti
nobiles afferri curarunt •·
L'autore nostro ci avverte nel testo che il pistacchio era coltivato in altri giardini oltre il suo e quello del Morosini e ciò spiega il fatto della fruttificazione di questa
pianta dioica, perchè gl'individui maschi fornivano ai femminei il polline che, come
l'esperienza dimostrò, può traversare gran distanze. Nulla· ci dice qui il Michiel della
fecondazione artificiale che fu descritta sì chiaramente un. secolo dopo dal Boccone [40]
(t) • Ha fiori solitari, gialli. (Ed.).
(2)

Siriaco.

LIBRO AZZURRO

e di cui si ignora l'inventore perchè il Boccone stesso ne parla come di una pratica ormai
nota in Sicilia e da lui semplicemente osservata (1). Pare dunque che nel secolo XVI
fosse ancora ignota nel Veneto dove la pianta era stata da poco introdotta, mentre in
Sicilia era naturalizzata fin dal primo secolo dell'éra nostra. L'idea cli una fecondazione
artificiale dovea venir naturalmente dall'osservare che non tutti i pistacchi danno frutto
il che portava ad imitare ciò che ormai si faceva nell'Egitto per le palme dattilifere e
nella st essa Sicilia per i fich.i (».
Se il pistacchio nel Veneto era nel secolo XVI una pianta rara, al di là delle Alpi
era ancora meno conosciuto, tanto che un secolo dopo il Michiel, lo Chabray [63], pur
dandone la figura a pag. 19, dubita se sia il vero pistacchio ed a pag. 597 dà l'effigie
dell'olmo colle parole : • Quos autem hic pingimus ramos Lutetiae P istaciae nomine accepimus •. E più curioso è il fatto che a pag. 59 vi è la descrizione dell'Ulmus con una figura
inesatta che par fittizia !).

N. 115 STAFILODENDRO

[Staphylea pinnata L.]

NOMI - Stapbilodendron da Plinio - Avelana indica da volgari Ornello in Romagnia - Bim per nusdelin (3) et Pinpernusz da Germani Lagrime di Giopo (4) in Abruzzio - Pistachier salvatico in molti luoghi

-

Arbor vitis da/, Anguilara -

et

GENERA LuoGHO V!RTU - Il
vomito come

Nux vesicaria dal Trago.

Volendolo poner per spetie di pistacchio serano dui (5).
Ne sonno in coppia olt r a le Alpi et in Italia ne monti.
suo frut o son nocivo al stomacho caggionando tumorosita
Ii montagniari si acorgono.

[Albero fiorito e fruttifero portante in cima un nido di cicogne. A parte una buona
figura di foglia accompagnata da infiorescenza ed un'alt ra bellissima di due frut ti, uno
de' · quali. lacerato per far vedere i semi.
Questa figura ci fa conoscere che la specie chiamata dall' Anguillara arbor vitis
(traduzione un po' libera di '""1'uM~ov3po., = albero dai grappoli) e che egli disse aver
veduto nel giardino del nob. Filippo Pasqualigo a Padova non è già il pistacchio selvatico. ma la stafilea. Altri credett~o che le • Lagrime di Joppe • di Angµillara fossero
Coix Lacryma, mentre con quel nome l'autore dei •Semplici• designò pure la stafilea (6). Fu tratto in errore anche un insigne e rimpianto botanico [276, 277] il quale
lasciò scritto che •Anguillara descrisse il Pistacchio selvatico e la Coix Lacrima viste

(1) • Sogliono in Sicilia fecondare ed ingravidare questa specie d'Arbore nel seguente modo:
Attendono che ì1 Pisticehio femina habbia i fiori aperti cd all'hora ... •· Il Boccone descrive cinque
differenti metodi di fecondazione artificiale. il che prova che l'invenzione non datava da pochi anni.
(>) Il Boe<:one parla anche di queste due feco.,daiioni artificiali e dice che quella dei pistacchi chiamasi a Cirgenti turthiar·i are.
(3) Bimperniisslein.
(4) Giobbe.
(5) Saranno due.
(6) In causa dei semi duri e lucenti che servono per fabbricar rosari donde il nome bellu·
nese: • pianta da corone •· Anche i !rutti bianchi, duri e lucidi della pianta graminea chiamata
oggidì Lagrime d i Giobbe (Coix Lacryma) 'servono a l medesimo uso.

LIBRO AZZURRO

nel giardino del Pasqualigo •. distinguendo due piante dove in fatto ce n'era una sola,
che è quella qui dipinta].

*

N. n6 CUA MUCHEL

NOMI - Cua muchel colorado es fruta da Spagnioli overo Indiani.
GENERE - Vengono tenuto per spetie di anagiro.
FORMA - Suoa Radice proffunde, son albero grande di color beretinazzio.
Snoe frondi di pruno ma minore, suoi fruti sirnil all' Anagiros con silique di
fasuoli.
LUOGHO - Come detto nelli altri Alberi dell'India.
AMANO - Molto sole, luogho calido, et grasso terreno.
GENERATJONE - De suoi fagiuoli ci nasce.
OPPINIONI - Sonno de molti che vogliono siano uno Anagiros.
DISPARERI NELLA PIANTA - Leggi di sopra. Et son l'istesso.
VIRTU - De Anagiros leggi k. 58.
[Figura della stessa fattura dei o. x, 21, 69 ; albero a foglie abbinate, lanceolate,
penninervie; legumi verdi, subarticolati lunghi il doppio delle foglie. Ed.).

N. n7 RAMNO PRIMO 8.o

NOMI - Rhamno bianco primo da volg. - Maruch da Arabi - Spino
santo in Romagnia - Spino de Christo - Salutare et spina bianca da Marzello - Hausis da Serrapione et pandette.
GENERA - Di 3 speci sequitando ne dimostro. Et 3 ne scrive Diascoride.
FORMA - Suoe radice lunghe et proffunde. Son Arboscelo di rami bianchi
driti, forniti di acute et lunghe spine apresso alle frondi le qualli sonno
strette di Olivo, lunghete et grassete et molte di esse ci sonno sopra impegniate come da rotonda gomma et piccola. Suoi fruti overo bache piccole rosse
tra le foglie.
LUOGHO - Io l'hebbi della Megella ( I).
OPPINIONI - Parmi che il Gualtieri demostra questo Rharnno al cap.
del Poterio con nome de Schlehen dorn con foglia de Olivo. Il Ruelio et Gualtieri in vece di Rhamno prese il spin cervino et spino merlo. Et apresso alegando egli Theophrasto disse del fruto del Rharnno quello che egli del paliuro.
(Pianta fruttifera sorgente in un paesaggio montano con pastore e greggie. È i.I
Rhamno primo dell' Anguillara. Marcello Fiorentino lo chiamò salt<tare et spina bianca
nella credenza da lui esposta nel libro De re medicinali : •Spina alba qua Christus
incoronatus fuit •] (2).

( 1) Maiella.
(2) • Figura di esecuzione infelice; bacche rosse, ascellari, solitarie; foglie senza la •rotonda
go1nma et piccola• di cui parla la diagnosi. (Ed.).

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LIBRO AZZURRO

N. II8 RAMNO BIANCO

85
[Hippophae rhamnoides L.]

NOMI - Rhamno bianco secondo da volgari.
GENERA - Tre. spetie quivi ne dimostro. Et q1i,esta son piu bianca della
prima et pite lunghe foglie et sottille.
LuOGHO - Nasce nelli sieppi in Friuli et in Toscana in Schiavonia <•>.
TEMPO - Penso stia sempre verde, suoi fruti di Lugio.
AMANO - Humido, umbroso, et grasso terreno.
[li Michiel ne ricevette un campione fruttifero e perciò nella diagnosi non parla
dei fiori che non vide e pone una stazione che non è quella preferita dalla specie amante
i terreni ghiaiosi ed esposti.
Dalle parole aggiunte ben si comprende essere questo il • Rhamno secondo• del!' Anguillara il quale lo trovò sui muri vecchi fuori della porta di Zara ed in altri luoghi ·della Dalmazia ove si usava per far siepi).

N. n9 RAMNO DAL FOI.ICOLO

[Palù,rus Spina-Christi Mill.]

NOMI - Rhamno da Greci - Persephonion, Leucacantha da altri Spinam albam il pri.Ipo da Romani et da Marzello - Atadin da Aphri Tausis et Ausegum da Arabi - Maruche da volgari - Spin santo da Romani la prima spetie - Spin de Christo in Abruzzio - Paliuro primo da
Theophrasto - Spinam ceruleam da Latini - Scambrones da Spagnioli.
GENERA - Tre spetie ne pone Diasèoride, la prima con frondi lunghete
picciole, tenere et grassete. La seconda simil ma piu bianca dell'altro con
foglie piu sottile [N. n8]. La terza piu nera et son questa in oppinione che sia

il primo paliuro di Theophrasto.
LuoGHO - In quantita a Costantinopoli. In Istria in boschi nelle ruine
di Muglia <» vechia in quantita a Isola (J). Et per l'Italia i1i luoghi humidi
et secchi.
OPPINIONI - M. Alv. Anguillara. k. 52 dubita non sia stato adiunto in
Diascoride la terza spetje: Et Theophrasto ne parla de doi et diq~ che li
Rliamni stano sempre verdi. Et li paliuri no. Et questo Rhamno 30 son il
primo paliuro di Theophrasto et di Diascoride, ma il Mattiolo li confondono
con raggioni suoe queste oppinioni.
[Pianta fiorita e fruttifera disegnata con molta negligenza, trovandovisi foglie
penninervie con una unica nervatura longitudinale e portanti alla base una sola spina
diritta di lunghezza esagerata e talvolta anche ramosa. Due figµre latera.li, una di ramo
fiorito colle foglie fatte in simil modo, l'altro di ramo fruttifero le cui foglie hanno i
tre nervi longitudinali, ma sono estipolate. Notiamo pel r.ontrasto la precisione dell' Anguillara : «le qual spine son sempre à due à due ma una P. diritta et l'altra à modo di
(1) Quest'ultima abitazione tolta dall'Anguillara.
(2) Muggia.
(3) Isola d'Istria.

86

UBRO AZZURRO

uncino e per lo più la diritta è posta sopra l'altra a guisa di arpione•. Anche la figura
di Mattioli fa bene spiccare i caratteri foliari].

N.

120

COLUTEA

[Colutea arborescens, L.]

NOMI - Colutea da Greci - Nagiarnola da volgari - Baguenaudier
da Galli - Vvelchlisen <1 > da Germani.
LuoGHO - Theophrasto dice nascer in Lipara, ma ne son anchor qui
da noi ne boschi et sieppi come in Coppa in la Valle Anannia soto Trento.
OPPINIONI - Sonno de molti che fa' proffessione di simplicisti che siano
spetie di sena ma quella son herba et questo albero. Altri che sia spetie . di
Genestella et questo per essere di foglie simili.
[Pianta fiorita e fruttifera. A parte un ramo con foglia, fiore e frutti sotto il quare
sta scritta una frase interrotta perchè le parole inferiori furono tagliate via, quando
si raffilarono i fogli per legarli in volume].

N.

I2I GENESTA

[I. Spartium ] 1mceum L.]

[II. Genista radiata Scop.)
NOMI - Genesta da volgari - Balsilex da Latini - Spartum Diascoride - Spargamo et Mirche da Arabi et Ambrahinch - Sparto et genesta
da Romani - Lobon et Lygon da alcuni - .Garneginst et Genest <2 > Capistron di arbore et Tamnos - alcuni Mirica - Sucha Bernestra (3) da
Sclavoni - Viburnio spetie di Genesta - Vavorna in Calabria - Ginst et
Genist da Germani - Du Genet da Galli.
GENERA - Di 4 sorte Genesta, questa, la sequente di Phrigia tenuta
da molti per il Citiso et due menor simile se non che variano nel colore del
fiore - Et una altra alpina bia1ichezza et folta di sotil rami riqitadrati et
rascontrati et pochissime /rondine picoline et sotille alti suoi nodi con la
siliqueta simil a qitella di Phrygia sequente (4).
LuoGHO - In Istria, in Toscana, et in Lombardia, per e' monti in Spagnia, in Affrica ma minor in India. In Cusco (5) coprono le case di sparto.
TEMPO - Quando son i:l fior et silique non ha foglie che son I' April
et Maggio.
AMANO - Sasso humido, sol et luogho calido, nemica de le vicine piante
che le amazano, tamen ne ho tenuto de molto tempo in vasi con leandri in
sieme per sua vaghezza delli rascontrati fiori.
DISPARERI NELLA PIANTA - Il Sparto no1i sempre porta foglie dttnde
(r) Welschlinsen = lenticehie italiane.
(2) Tcd. Garnginst = ginestra da reti.
(3) Zuka, Brnestra.
(4) La seconda qui figurata.
(5 ) Cuico nel Perù.

LIBRO AZZURRO

Dia.scoride lo vide senza et si p1mso (1 ) che non le facessi come le fa. Et questa son la istessa da lui scritta<•>. Et l'altra mostra atpina son anchor lei specie
di sparto (3).
VIRTU - In Assia (4) di essa ne fanno lini per rette (5) da pescare. Usasi
la pianta tutta ne medicine et le pecchie si godeno de suoi fiori. Et legende
gli Autori vedreti ~uoi valori. In Plinio lib. 24, cap. 9 - Diascoride lib. 4,
cap. 139 - Galeno 8 de simplicibus - Pandette cap. 281 et 282 - Serapione lib. de simplicibus - Simon ianuensis et Mundinus in suis sinonomis
- Et in Galeno 6 Sim. Phar. cap. de Genestrella - Et dicesi che li fiori
reduti (6) in polvere et freschi mangiati provocano il vomito. Et spinge li spiriti alli indemoniati.
[Della prima specie vi son tre figure, la media di pianta intera fiorita, una laterale di grappolo fiorito, un'altra laterale di ramo fruttifero. Della seconda specie v'è
in alto a sinistra una figura poco ben disegnata di pianta con foglie, ·rami ed un solo
legume i.n cima ; però essa precede la effigie molto migliore clie diede il Colonna nella
Ecphrasis I, 294 col nome Sparti11111 aequiculorum minimum m.o nlanuni re/>andu111 tp<1>uHov,
Il Michiel ha inoltre il merito di aver riconosciuto in questa seconda specie una ginestra
malgrado la differenza di aspetto dalla prima, la mancanza dei fiori ed il cattivo stato
in cui era il campione, come lo prova il disegno. Dimostrò pure coll'espérimento falsa
la credenza che la prima ginestra uccida le altre piante stando loro vicina.
Un'altra ginestra trovasi al Ve.. r35.
La sp. G. radiata è conservata nell'Erbario Aldrovandi al Voi. II, N. 328 coi
nomi · Genista a/1>i11a, Scopa a111eri11a].

N.

122 GENESTELA PHRIGIA

No~n -

[Cytisus ...]

Genistela phrigia da volg. - Viburna Anguilara - Cytiso
tenuto da molti - Vivurna in Calabria.
GENERE - Leggesi al sparto da drieto. Et di questa tenuta per Citiso
ne dimostro anche una altra mostra piu legnosa. Et di Citiso a k. 148. Et
nel primo libro rosso a k. II6.
LuoGHO - In Phrigia. Et io l'hebbi dal francese Bellonio et l' ho custodita de molti anni. Et Galeno de Cytiso dice venirci da Sio (7l. Di l'altra
mostra legniosa l'hebbi di Levante.
OPPINIONI - L' Anguilara k. 85 la tiene per il Cytiso di Galéno. Et ·
gia haveva oppinione che fusse la Viburna. di quantum lenta solent inter
(1) Pensò.
(•) Dall'Anguillara.
(3) La seconda <1ui figurata.
(4) Asia.
(5) Reti.
(6) • Reduli = ridotti. (Ed.) .
(7) Scio nelle Sporadi.

88

LIBJtO AZZURRO

viburna cupressi (•l. L'altra mostra al meglio viene tenuta per specie di Citiso
ancora lei. Et il Mattiolc mi dimostra uno aUro di albero a k. 1223.
[La prima pianta è fiorita e fruttifera con foglie tutte sessili, lanceolato-lineari,
e fiori gialli in brevi grappoli, legumi corti ; a parte un ramo fruttifero. È, come dice
l'autore, quella che !'Anguillara chiamò Viburnio (vavornà in Calabria forse corruzione
di laburnum, avornio). Da quanto dice il Michiel pare che !'Anguillara dopo la pubblicazione del suo l.ibretto abbia cambiato idea identificando la specie col citiso di Galeno
che nelle pag. 83-85 è ritenuto la specie qui figurata al Ro. I, rr6.
La seconda ha fiori •quasi di ben bianco, ma purpurezzi •; le foglie sono trifoliate.]

N. 123 GENESTELA

NOMI - Genestrella da Latini - Genistela da volgari - Stechende Ginst
da Germani et Erdt Frymon, Caliin Streichblumen - Petit Genet da Galli.
GENERA - Legasi da driedo al Sparto.
.
LuOGHO - Ne monti de Italia non ce ne manca. Et in giardini per inspessir porte et far fazzate.
TEMPO - Nel Autunno ci manca di fronde et a primavera le rimette.
Il fiore de Maggio et Giùgno, poi suoi baccelli.
[Pianta fiorita a foglie imparipennate (9 foglioline) ; a parte un ramoscello con tre
fiori].

N. 124 SOLANO AQUATICO

[Sola111tm Dulcamara L.]

No~u

- Solano aquatico da molti - Amara dulcis da Germani Ciclaminus altera dal Dodonei - perperam Solanum rubrum da alcuni Vacinium dal Ecc. Alpago - Vite salvatica dal Maitiolc.
GENERA - Diascoride ne pone di 4 spetie. Et ne sonno de varii solani
come in tucti 4 li miei libri si vedrano. Et di questo molti voleno sia spetie
di solano.
LuoGHO - Non ci manca ne sieppi et a longho le rippe de fiumare.
OPPINIONI - M. Alovise Anguillara k. 301 dice non esser la Vite salvatica. Et molti anche non voleno sia spetie di Solario. Eg il Gua1tieri la dimostra per il Ciclamino altro. Et il M attiolo la pone per vite salvatica a k. 1345.
[Avviluppata ad un tronco è la pianta fr].ittifera con foglie tutte in ter-e. però l'autore nel testo dice : • ne sonno di intercise et altre no •. A parte un ramoscello fiorito.
Il Michiel mise questa specie nel presente libro perchè rampicante, ma avvertì
esservi altri Solamm1. a fusto eretto che egli si proponeva descrivere nei libri seguenti,
come infatti egli fece nel primo libro rosso NN . 63, 69 e nel libro verde NN. 63, 64, 207.
Il nome S. rl4òrtm• che erroneamente, secondo il Michiel, si dava a questa specie pel colore delle bacche, spetta invece alla var. villosum di S. 11igr·um che ha pure le bacche
rosse].
(1) • VERG. Bue. !. 25. (Ed.)

LIBRO AZZURRO

N. 125 ]ARUMA ALBERO DE INDIA

89
[Cecropia palmata Willd].

NOMI - Jaruma (•) alboro de India.
FORMA - Sua radice tenera et spai:sa. Son albero simil alla noce con
foglie di fico. Il suo fruti paiono vermi di buon sapore et sano.
LuoGHO - Nelle isole Leucoie che sonno in grande numero overo Jucae
dete, qualle cadeno soto tramontana et queste Isole preseno il nome da Leucaie per esser citta maggiore et l'altra picciole come Cuba, Haiti, Guanahani
che fu la prima terra veduta da Cristoforo Colombo, Mangua, Guanina, Zugnareo et altre molte.
VIRTU - Le foglie et ramicelli spremuti, et il succhio posto ne piaghe
vecchie le risannano. Et de tronchi delli alberi incavati ne fanno barchete.
nel libro secondo dell'India k. 51. Et suoi fruti sonno di buono gusto et
pettorali.
[Pianta fruttifera; figura poco buona che dev'esser stata copiata da un disegno. (•l
Però notiamo che è la prima conosciuta in ordine storico, precedendo di un secolo quella
di Pisone e Marcgravio [196} N. 147).

N. 126 TITHIMALO DENDROIDE

[Euphorbia dendroides L.]

NOMI - Thytimalus dendroides et petreo da Latini - Leptophyllon et
Pterophytes da Greci. - Tithymalo albero da volgari .
GENERA - Varie sonno le spetie delli Tithimali come nelli altri libri
vedrete.
LuoGHO - Nasse ne mine et tra sassi, ne son a Corphu dunde io ne
hebbi, nelle maremme di Nappoli de Reame (3l, in Toscana et per la Liguria
tra Nizza et Savona, et nel contorno di Marsiglia.
TEMPO - Quasi sempre mantien suoe frondi. Li fruti di Giugno et Luglio
con il seme poi.
OPPINIONI - Il Dodonei pe:n~o no~i l'ltabbi veduto alla demostra:cione
che lui fa.
VIRTU - Servonsi nel medesimo modo il suo seme che gli altri et sonno
delle medesime virtu anche come si legge nel primo li/Jro rosso k. 177 - et il
platifilo de larghe foglie per esser volgare noti lo figitrai et legesi nel dito libro.
[Pianta fertile; a par te un rametto fiorito e fruttifero. Le località di Toscana, Liguria e Marsiglia son prese dall' Anguillara che vi rinvenne la pianta. Ma siccome oggidl
(1) li Bonato trascrisse erroneamente Sar1,n1a.
(2) • È, inoltre. in contraddizione con l'habitat e con Jo stesso nome Jaruma, che corrisponderebbero alla Cecn>pi.a peltata: percbè la forma. delle foglie nettamente • palmate•. se esatta,
sarebbe caratteristica della C. palmata, propria non delle Antille ma del continente. (Ed.).
(3) La. nostra Nap0U era cosi chiamat.a per distinguerla da NapoU di Romania (oggidl
Nauplia in Grecia) che formò parte dei dominii veneti. I.a località è presa dal Mattioli che vide
la pianta nelle maremme. poco dopo oltrepassato i] confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno di
Napoli, partendo da Terracina .

..

90

LIBRO AZZURRO

essa non abita presso Marsiglia, si dubitò da alcuno se il Titimalo petreo di Anguillara fosse questa spe<:ie. Il Legré osserva che !'Anguillara è testimonio degno di fede,
che tuttora la specie vive presso Tolone e che può essere scomparsa dal luogo indicato
dall' Anguillara perchè i • dintorni • di allora furono occupati da caseggiato in causa del
continuo estendersi della città. La figura del Michiel viene opportuna a confermare tali
deduzioni e togliere ogni dubbio sulla sinonimia (1). Che la figura del Dodoneo non sia
tratta dall'originale può constatarsi dalle parole scritte sotto (93] : • Tithymalus dendroides ex Codice caesareo • e la stessa descrizione è presa dal Belonio e dà dimensioni
esagerate alla pianta (•)].

N. 127 MIRTO LATIFOLIA

[Myrtus commuttis L.]

No~u Mirto gentile latifolia da volgari. - Li altri nomi se dirano
alla sequente specie.
GENERA - Di tre sp. mortin.a ne pose Catone. Candida, nera, et congiugale chiamasi hoggi sativi, salvatici et latifolia. Io non dimostro la piu
·
communa con foglie' grande.
LuoGHO - Quelli di Egipto sonno piui odorifferi, ne sonno in Toscana,
Siena et in Romagnia, et son dedicato a V ene:re in segnio di pace.
DISPARERI DELLA PIANTA - Questa son specie di mirto che non si puoi
negare.
· ·· V1ìnu - Gli profumieri de suoi fiori ne trae aqua lambicata odoriffera.
Et ·del suo succhio se ne thrae·vino et oglio. Et suoe chocoline (3) in vece di
pepe da antiqui fumo usate. Da il seme et frondi secche et polverizati et
!ii quest~ polvere posta nel vino et beuto valle a velenati per fonghi et alla
peste, ..

[Pianta fiorita. Nel testo l'autore dice : •suoi fiori tra le frondi verso la summita
bianc.h i piccioli di 7 togline ·in ruosa di buono odore• però nella figura i fiori ascellari trovansi tùtte le altezze ed hanno le corolle di cinque lobi).

·a

N. 128 MIRTO MINUTO

[Myrtus communis L. var. tarenti1ia L.]

NOMI - Mirto gentile da volgari - Mirtus da latini - Myrine, Myrsinos et Myrsine da Greci - Phibaleos ab Antiphane - Mortina et Mortella
da Toscani - · Dex domestica, Hes da Arabi.
GENERA
Leggesi da driedo.
LuoGHO - Li piui aromatichi et odorifferi quelli di Egipto, ne ven(t) Gasp. Bauhin che chiama la specie Tithyn1alus niyy-ti/olius arb<wetlS vi aggiunge nella
sinonimia: an Tithymal11S petraeu.s Angu.illaYae?
(2) Si dubitò se la specie presente fosse il titimalo petreo di Anguillara perchè questo autore la dice alta • come un huomo che sia ben grande •. dandole una statura. cui essa può eccezionalmente giungere. 11 Dodoneo cosi ne parla: • Bellonius vero ad duorum hominum altitudinem
crescere et caudicem habere crassitudinc cruris humani mcmoriae prodidit •·
La pianta è conservata nell'Erbario Aldrovandi, Voi. II. 185.
(3) Bacche.

LIBRO AZZURRO

ghono in caldi monti et mine a Siena, Genova, Roma, et a tutte le rippe
del Tirreno et Napolitano. Et si custodiscano ne vasi da dote mani composte in belle et vaghe forme.
[In coerenza con quanto è scritto nel testo la figura rappresenta un elegante vaso
sul quale sorge una pianta sterile tagliata a modo che il contorno rappresenti un falco
colle aie spiegate. Per completar la figura sono aggiunti due modelli di zampe che posano
sopra uno stecco fissato traversalrnente sull'orlo del vaso].

N. 129 GENSAMIN GIALO

Uasmimtm humile L.]

NOMI - Gielsemin da volgari - Jesemin, Zambach et Sambre da
Arabi - Lencoja <1> da Greci.
GENERA - Questo dal fior giallo, quello dal fior bianco comun che se
inalzano piui deli altri <2 >, et quello chiamato di Catelogliia fa il fior bianco
con il roverso nel fredo purpuregnio et magiore (3) ma. per esser come simile
al volgare non ho fato bisognio di pittura. Et molto piiti odorato et agradevole ·
il suo fiore.
FORMA - Suoe radice proffunde et ne cappi capigliate con colore di
bosseo, suoe frondi rascontrate et finisce in una come li bianchi volgari ma
alquanto maggiore et constrettive, suoi sarmenti lisci et di manco altezza
che li communi et ne son anche con li fusti riquadrati, li fiori in forma delli
altri ma gialli sanza odore...
LuoGHO - Suoe origine venero di Babilonia. Et di quelli dal fiore
grande ne sonno in Chatelognia. Et ne adorni giardini sonno custoditi.
OPPINIONI - Sonno alcuni che la vitte nera dal fior pavonazio [N. 6]
vogliono sia spetie di Gelsamin et massime da Bressani. Molti si presero errore pensando che l'u)lguento jasmino di Diascoride fuss.ero composto di
questi· fiori et non di viole bianche, et questo per il suono del vocabulo.
[Pianta fiorita e fruttifera ; a lato un ramoscello fiorito. li Bonato classificò f.
odoratissimum ma la figura ed il brano della diagnosi che abb.iamo trascritto, in cui si parla
della piccola statura e della mancanza d'odor dei fiori, bastano a far riconoscere la specie.
La presente figura precede quella del!'• Hortus Eystettensis • [134) (aest. ord. I I
f. 2, n. 1). Nel testo il Michiel mostra pure di aver conosciuto· la sp. ] . grandif/.orm"
che più tardi fu figurato nella suddetta opera (f. 13, n. l)].

N. 130 CEINER MELO

[Cycas circinnalis L.]

No~n

- Ceiner melo da Mesopotamiani et Antiocheni.
FORMA - Suoa radice in superficie scura. Son albero non molto alto
{1) ~ia.l trascritt<> da ).suxdiov (viola bianca), nome conveniente. alle altre due specie di

gelsomini.
(2) I. offitinak.
(3) I. CYandi/loYum.

92

LIBRO AZZURRO

di grosezza come huomo et il scorzio come le muse verde et a modo una pelle,
fa solamente quatro foglie grandissime in croce. Suo fruto grande che lo
tagliano in sonde per venderlo per mangiare et maturo diviene citrino come
le muse.
LuoGHO - In Antiochia et in Mesopotamia. Et questo per raporto de
uno peregrino fiamengo simplicista dignissimo che passando per quelli luoghi
ne piglio il schizzo.
TEMPO - Sempre verdeggia. Et il fruto neJ. fin dell'Esta.
GENERATIONE - Io penso che nel fruti vi siano de semi et di quelli
nasca.
VIRTU - De suoi fruti si mangiano gustevolmente sanza offendere.
(Pianta maschile con foglie· non ancora sezionate ed infiorescenza verde.
La figura che, come narra l'Autore, fu tratta da uno schizzo è alquanto rozza, però
fa riconoscere abbastanza bene la specie e precède quella di Andrea Cleyer [271] di oltre
un socolo).

N. 131 FASUOL DE INDIA

NOMI - Fasuol d'India purpureo da volgari - Dolicos quella sp. di Turcho maculato - Smilax hortensis da Lat. - Faselen, Vuelsch oder Vuild
Bonen da Germ.
GENERA - De le sp. de faioli ne son in grande varieta, questa una, una
di Candia con il fasuolo nero, una da Napoli con il gran bianco, una di
Turchia con il gran grande et pentechiato macchiato tenuto per il Dolicos.
· Delli communi ne sonno de bianchezzi et di rossi. Et una sp. simili ma piccolini et molto agrate nelle manestre, ma per esser tutti faioli et chi ne sa una
la sano tutte pero non acasca demostracione se non di questo raro, [V. N.
l33J.
Fo!U1A - Suoa radice sotillina da qualle· viene suoi fusti sotil allati che
se invoglieno fomiti di piccole et rascontrate frondi simil a lente ma minore,
al gusto molto dolce simil alla liquiritia ma piu acuta et la nota si serano
con il dreto delle foglie in fuora sopra a ramuscoli che ogni rarnuscolo par
una sol fronde. Suoi fiori non li ho. mai possuto vedere tante volte io l'ho seminata et mi son pervenuti all'altezza di gommito et mai piu. Et poi con
il fredo sempre si hanno persa. Suoi fagiuoli alli. communi ma picoli et purpurei et qualche uno di nero lucenti et vaghi.
LUOGHO - Venghono dell'India dunde hanno preso il nome Et ne ho
havuto de Soria et se ne ritrovano nel pepe tondo.
TEMPO - Seminasi ogni anno et tardano a nascer nel resto io non ho
veduto.
AMANO - Molto sole non meno acqua et grasso terreno.
OPPINIONI - Son di molti che tengono che quella sp. di maculati chiamati

LIBRO AZZURRO

93

turchi sia lo smilace degli horti descrito da Diascoride et gli Dolichi di Theophrasto lib. 8 cap. 3 et Ga:leno. al primo di alimenti. Et al primo di Paolo
Gineta !•l.
DISPARERI NELLA PIANTA - Et che questo non sia sp. di faioli non si
debbe negar.
VIRTU - Sonno piUi gustevoli che gli altri et si acompagniano con quelli
domestici minuti qualli al gusto sonno migliori di tutti, ma pero gonfiano
et generano ventosita come si legge in Diascoride lib. 2. 100.
(La figura rappresenta la pianta come potè ottenerla l'autore, cioè sterile. A lato
un recipiente che contiene alcuni semi rossi.
Questo • fasuol purpureo d'India• è una specie di cui Aldrovandi desiderava avere
il campione dal Michiel].
N.

132

ZARZAPARILLA

NOMI - Zarza parilla da .Indiani - Salsa pariglia da volgari·.
FORMA - Suoe radici legniose proffunde intricate in se medesime et foltamente, non grosse et scorziute. nasce in gran coppia a guisa de Rovi et per
li suoi germogli manda fuora quasi da ogni parte de rami picciole fogline
sopra a ramuscoli lunghi che credo se invilupano.
LuoGHO - In molte parte dell'India se ne ritrova ma la migliore nell'Isola di Puna et nel teritorio di Guaiaquil cita. Et nell'Isola de Argento
in grande quantita.
OPPINIONI - De molti si credeno che il sequente milax aspero sia la
zarzaperiglia overo co1ige1iere come il M a.Uiolo. Et dimostra la zarzaperiglia
con fogli e simili ma non pu1ige1iti, non scio a cui si debba prestar piui fede
hover (•) alli libri dell'India over a lui. La dimostra a k. l2Jl.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa son la pianta medesima cosi dimandata da Indiani et con foglie piccole.
VIRTU - In India si prevaleno di suoe radici per molte infirmita et spetialrnente per dolori del mal francese, per il fiato puzzolente, agli ritrati (3)
et alli impiagati. li modo di doprarle insegnia il primo libro del India k. III.
[Pianta fittizia con loglie di veccia e sterile. Però, dopo aver data la figura, l'autore
ebbe dei dubbi sulla sua legittimità, come lo provano le parole da lui aggiunte nel testo.
E difatti la prima figura fatta sull'originale è quella del Mattioli].

N. 133 SMILACE ASPERA

[Smilax aspera L.]

NOMI - Smilace aspera, Hedera spinosa et rovo canino da volgari Srnilax aspera da Latini - Epatitis, Lynchanthemon et Cynosbaton da
( t) Egincta.
(2) Ovvero.
(3) Rattratti.

94

LIBRO AZZURRO

molti Greci - Anicetum, Heliophiton et Diticon da varij - Anatolicon et
Helide da alquanti - Yyste da E.gypti - Mergina da Ram.i - Radia da
gli hetrusij C•> - Groszstechend et Scharpffvvinde C2 > da Germani - Volubilis acuta da molti -· Strada brache in molti luoghi - Smimas, Dialca da
molti.
GENERA - Varie sonno le spetie di smilace, questa aspera, la hortense,
la lieve et de altre che variano nel fiore. Et la lieve di Candia sequente.
LuoGHO - In asperi et pallustrini luoghi sonno il suo proprio. In Gretia
in abundanza et vene (3) prima di Cilicia. Ne sonno in Romagnia per li monti
in quantita.
OPPINIONI - De molti con errore si credeno che questa sia la zarzaparilla [v. N. 132].
[Pianta fiorita e fruttifera).

N. 134 SMILAX LEVIS DI CANDIA

NOMI - Smilax levis sp. di Candia da volg. - Malocociso de
- Volubile da Catone - Smilace lissia dal Matthiolo - Dolichi
- Vvindenkraut <•> Glate vvinden <s> Vueisz glocken da Germani seoles da Galli - Jeblech da Arabi - Cussus da Greci.
GENERA - Varij sono li srnilaci come da drieto appare k.
LuoGHO - Di Candia l'hebbi et mi naque.
OPPINIONI -

L'Anguillara

k . 290

Damocrito
da Galeno
Des pha133.

dice che si fallano quelli che tengono

che il Convolvolo sia la similace lieve perche il fruto suo non son simil al
lupino et si perde (6) ogni anno, ne non fa l'effetto che narra Diascoride, ne
non ha veduto lui piante che si convenga alla descretione delli antiqui, ne meno
quella spetie di fasuol turchesco maculato, ne anche quello di Napoli bianco, ne
quello volgar da Lio C1>, ne quello fior di note demostro k. II. Et k. 92 dice
che il Malocociso de Damocrito son il Volubile di Catone et lo smilace lissia
del Mathiolo.
[Pianta sterile.
Però nella diagnosi c'è la descrizione degli organi riproduttivi : •suoi fiori tra le
frondi pendenti come in grappolini da quelli ci restavano suoe silique con suoi fagiuoli
dentro neri con il segno bianco•·
U Michiel mandò un campione di questa pianta ali' Aldrovandi perchè ne facesse
parte al Ghini come risultò dalla poscritta alla lettera 14 Settembre 1553 ove la pianta
(•) Etruschi,
(2) Scbarlwinde ~ vilucchio pungente.
(3) Venne.
(4) Windenkraut.
(5) Glattwinden.
(6) Perde i rami.
(7) Lido di Venezia.

95

LlllRO AZZURRO

è chiamata • Similax levis produce il seme come un fasuol ma nero. Notisi che nel veil. VII
dell'Erbario Aldrovandi, c. 97 e 142 c'è una Smilax levis ex Creta•· Nella lettera 14 Ottobre 1553 il Michiel scrive all'Aldrovandi: •V. S. mi richiede per le sue un rampollo
del Smilax levis et cosi la obedisco di quello io ho perchè veramente in queste temperie piui frigide per molti governi et carezze ch'io li babbi usato mai mi ha passato
questo termine ne più oltre non ho veduto, anzi ma [mai) più mi ba fatto il grappolo
di fiori se non sto anno come vedrà V. S. et le molti anni che. ogni volta semino di maniere che l'harò perso, per non bavere più semi, come molte piante mi ra il medesimo et
il medemo a punto mi ha fatto il fen greco moderno [Ro. 199). Et V. S. sapia che la produce suoi fiori in grappoli tra le frondi sopra el fruto et son simili a quelli di genista et di
colore anchora et le silique mai le ho possuto bavere che li fiori dimostrano et poi ci
cascano et per esser tutti oramai cascati non ne mando •).

N. 135 SPI N CERBIN

[Rhanmus cathartica L.]

NOMI - Spin cerbin da volgari
Spina cervina da Latini - Spino
merlo da Italiani - Burgam spinam et Neprun <•l da Galli - Kreumber
et Ferbeer da Germani.
GENERA - Varii sonno le spetie di spini come nel progresso si vederannb.
LuoGHO - Nasce nelli sieppe et nelle spinade de fossi in abundanza in
Italia.
OPPINIONI - Il Ruellio et il Gualtieri ~i. cresero <2J esser Rhamno.
VIRTU - De suoi fruti li pittori ne spremeno color giallo et verde. Et
pesti con lume (3) de roccha et posto al fuoco con l'acqua tenendo fino allo
levar del boglio (4) viene il giallo. Et legesi nel Corolario cap. 127.
[Pianta fiorita e fruttifera . Ai lati due rametti, uno fiorito, l'altro fruttifero].

N.136 CAROBER SALVATICO

[Cercis Siliquastrum L.]

NOMI - Charober salvatico da volgari - Arbor Giuda da Latini Fanfalugo da molti - Acatia prima dal Mateolo - Chaharliub arabice Carl!ub da Greci - Xilocaracta, Siliqua, Keratium, Faba siliqua da altri
- Vaginella, Carumba da Latini - Albarella sul Vesentin (5).
GENERA - Il salvatico carobo si tengono questo. Et il sativo (6) le suoe
silique sonno familiar con foglie dure, tqnde, con fior bianco, poi il fruto di
Caroba chiamate cornachie marine con legno duro et toltoso.
LuoGHO - Ne monti Padovani in grande quantita. Et in Italia ancora.
(1) Nerprun.
(2) Credettero.

(3) Allume.
(4) Bollitura.

(5) Nel Vicentino.
(6) Ceralonia Siliqua.

LIBRO AZZURRO

Suoi fiori vengono inanti le foglie de Aprile, et alquanto da
poi suoe sillique.
O PPINIONI Il Mattiolo lo dipinge con le spine per Acatia prima. Et
Messer Marchio eccellente giardiniero della Illustrissima Signoria nostra se
ne ride et beffa et me lo disse lui. P1tr a Costantinopoli dunde l'Jzebbe l1ti potrebbe fare . spini ma per qttello ho inteso da altri non ci fa.
TEMPO -

(Pianta con foglie e fiori. A parte due ramoscelli, uno con foglie e fiori, l'altro
con due legumi; però più sopra l'autore avverti essere i fiori precoci e nella diagnosi
li paragona a q uelli della ginestra • di ginistra ma purpurei • riconoscendo nella corolla
una forma prossima alla papilionacea tipica.
Le figure date dai contemporanei ed anche da botanici posteriori sono od incomplete od inesatte. Il Mattioli, come è detto nel testo, fu riprovato da Melchiorre Guilandino per aver fatto una figura di pianta spinosa (1) dietro un campione ricevuto da
Costantinopoli, mentre la pianta era frequente in Italia come apprendiamo dal Michiel
ed in Francia ed in Ispagna, come apprendiamo da Pena e Lobelio [162] (2). Un secolo
dopo lo Chabray diede, col nome • Arbor iudaica • una figura con fiori e frutti, ma senza
foglie, bencbè avesse coltivata la pianta a Montbéliard e l'avesse osservata· in vari giardini.
Concludendo, possiamo dire che il primo botanico il quale ebbe cognizioni esatte
sulla figura della pianta, la forma delle foglie e dei fiori, il tempo della fioritura ecc. fu
il nostro P. A. Michiel.
Quanto al nome fanfaluga qui usato, osserviamo che un secolo prima indicava una
pianta ben diversa (Rhamnus Frangula (219)). poi indicò la specie presente come da
altri documenti (62]. Più tardi perdette ogni significato specifico e servì ad indicare quei
rami leggeri e fragili che servono per far fascine, ora poi ha quasi perduto qualunque
significato proprio e si usa per lo più in metafora.
Il nome albarella forse proviene da un equivoco, percbè esso si dà a Pop11l111; Tre1111tla L che il Mattioli credette essere il ><s~1.[ç di Teofrasto, mentre il 1.cpxiç è il Siliquastro qui dipinto].

N. 137 RIBES SP.e

[Viburnum Opulus L.]

NOMI - Ribes maggiore da volgari - Mauritani da Latini - Johansztetublin (3) et beerlin da Germani - Subiagro dal Maphei - Cafosilia ritrovai scrìto con questo nome in Turchia et da Greci - Sambucus aquatica
dal Trago et dal M attiolo - Chameplatanus da alcuni.
GENERA - Ponendo questa per spetie di Rioes ne sonno due altr.e minor delle qual per esser simile ne ho dimostra se non una [N. 74].

(1) Fece le spine di fantasia, dietro l'idea che la pianta. doveva essere l'acacia degli antichi.
. (2) Anche questi due autori criticano il Mattioli, osservando che la pianta è frequente in
Toscana, patria del botanico. \'a.leva. dunque la pena, dicono loro, dì farsela venire da CostantinopoH ?
(3) l\'lal trascritto da Jrtublin. V. N. 74.. Questi nomi appartengono al vero ribes che l'Autore
chiama qui ri.bes 1nin<>re.

LIB!lO AZZU!lRO

97

LuoGHO - Alle rippe di fìurnere se ritrovano et massime nel Friulle
et nel Sil <•> fiume.
VIRTU - Mi fu deto da uno Greco di qualita che con li suoi fiori: si tingono in Turchia li Cordovani. Et che quando li rossignioli mangiano dii suo
fruto non cantano per quel anno.
(Pianta sterile ; a parte due rami, uno con foglie ed infiorescenza, l'altr9 colle bacche. Nell'infiorescenza, solo i fiori periferici sono aperti e perciò l'autore si limitò a
distinguerli dai centrali colle seguenti parole nel testo: •suoi fiori in umbelle bianchi
simil al sambuco ma la prima mano intorno sonno maggiori, odorifferi, vaghi• e nella
figura pel colore che ne' secon<li è giallognolo e non colse l'altro carattere ben più importante degli organi riproduttori che in altri punti del codice sono contemplati (Gi.
rzo, Ro. r94 e 241, Ve. r7). Nella stessa figura è trascurato un carattere frequentissimo,
quello delle glandole peziolari).

N. 138 LANTANA
No~u

[Vibtirnum Lantana L.]

-

Lantana da volgari - Fluida da Greci - Entiscle nella Valle
Amania - Kleinere Malb:i,um da Germani.
GENERA - Varie sonno le piante che di esse si fanno vischio.
LuoGHO - In molti luoghi in Italia ne monti et coline.
OPPINIONI Sonno de molti che la tengono per la Fluida Theophrasto,
ma questa ha midola. Et in cio ne fu il Ruelio che si penso che la fusse il
Rhus sotto il nome de Fluida di Theophrasto che son questa.
VIRTU - De suoe radici son doprate per far del Vischio [V. N. 48).
Et ne parla. Theophrasto nel 18 cap. lib. 3 della Historia delle piante. Il
Corolario del Barbaro al cap. 530 in fine de Viscum. Et suoi fruti sonno
lenitivi.
[Pianta fiorita e fruttifera; a parte due ramoscelli, uno fiorito, l'altro fruttifero.
Ogni infruttescenza ha bacche in parte rosse, in parte azzurre, come si trovano in
estate.
Nel testo è detto: •Suoi fruti rotondi simil all'Ebulo quando neri ma piu purpurei (2) dentro a qualli sonno li suoi semi rotondi, sticiati, signiati et duri•. Veramente
il color purpureo è solo transitorio, però il Michiel ebbe il merito di riconoscere il carattere specifico dei semi segnati da solchi.
A ragione il Michiel mise in dubbio che questa specie fosse, come riteneva il Ruellio, il /;oò' di Teofrasto che invece è Rhus Coriaria.
Questa è la specie che il Dodoneo chiamò Vilmrtmm V irgilif, non già la sp. Clematis
Viticella, come credette il Michiel (N. 6) ).

(l) Site.
(2) Talvolta neri, ma più spesso purpurei.

.,

98

LIBRO AZZURRO

[Berberis vulgaris L.]

N. 139 BERBERI

NOMI - Berberi da Latini et volgari. - Paisselbeer (l), Saurich <2>,
Erbsel et Versich da Germani (3) - Espine vinete et ou du Berberi da GaJli Oxiacanta officinis dal Trago - Arnrniberberis da Arabi - Ravaèh da Greci.
GENERA - Tre spetie di Berberi si raggiona, quello delli Arabi che son
l'acuta spina (N. 152], il secondo questo, il terzo molti si ponne lUva crespina over uva spina !4l, la qual per esser tanto familiar de gli bruodi <s>
non ho havuto bisognio di mostrarla.
LuoGHO - In molti monti, selve et luoghi campestri di Lombardia.
OPPINIONI - Molti dimostrano questa pianta per l'Oxiacantha et non
scio con che raggioni essendo questo in ogni parte differente. Et questo con
l'uva crespina non sonno stati in cognizione de molti antiqui.
VmTu - Suoi acini del Crespino sonno usati con rosti (6) invece di
agresto et sonno arniche delle gravide et giova nelle acute febri. Et di suoi
acini del berberi si fanno vino mescolato con giulebbo violato buono per
spenger la sete per le ditte <1>. Et son simil nelle virtu et for~a al pero salvatico. leggi Avicenna lib. 2. Pandette 39 de Arnrniberberis.
[Pianta fiorita e fruttifera ; a parte ramoscello fiorito e ramoscello fruttifero. Erroneo è il primo nome tedesco che appartiene all'uva orsina. II Michiel invece corregge
un errore comune ai suoi tempi, in cui cadde anche il Rinio (c. 340), per cui si riteneva che il berberi fosse I' ò;~"""~"' dei Greci (N. r52) e perciò male stanno le sue
citazioni di autori che presero il medesimo abbaglio, come lo prova il paragone del
frutto a quello del pero selvatico].

[I Erica carnea L.]
[Il Calluna vidgaris Hull]
(III Empetrum 11igrum L.]

N. 140 ERICHA

No~11

- Erice da Greci - Erica da Lat. - Neid (8) da Gerrn. - Bnere
da Galeno - Grione da paesani verso Goritia - Queiro da Spagnioli - Heyden da Tedeschi - Bruyere da Francesi.
GENERA Tre mostre di Erica sopra uno foglio quivi si vede.
FORMA - ... la terzia C9l di Bormia si spande a terra et fa bache come di
ginepro 1ma tenere et vi'.scose.
(1) Preisselsbeere.
(2) saue.rlìch ==i. acidulo.

(3) • Nomi tedeschi ricavati dal Fucus (De h-is/Qria stirpi1m1. p. 542). (Ed.).
(4) Nibes

G~ossularia.

(.s) Bruoli.
(6) Arrosti.
(7) Le dette, cioè le febbri.
(8) Hcidckraut = erba da lande.
(9) Specie.

LIBRO AZZURRO

99

LuOGHO - In Asia et in Gretia sonno il suo proprio, ma Ermolao dice
esserne ne monti patavini et vegentini <1 > di questo, ne sonno... <2 >.
OPPINIONI - L'Anguilara k. 51 (50) dice non lo conoscer. Et non esser
adunque questi et manco quello di il Fuchsio et. di Hermolao. Et Marzello
si crede eh~ l'Erica sia una sp. di Ginestà.
·
(La prima figura occupa la maggior parte della facciata ed è di pianta fiorita. La
seconda è di ramoscello fiorito, le terza di ramoscello fruttifero. Per quest' ultima il
Michiel precede il Talio che descrisse l'empetro nero col nome Erica baccifera].

N.

141 NIL SP.e

[Ipomoea purpurea Lam.]

No~u - Nil spetie da Messer Cechin legi k. 142.
GENERA - Questo uno et il sequente l'altro, et se son endegi (3) son
diversi da gli Isati de Diascoride.
FORMA - Suoa radice di coda sotil. Et di alcun valor. Son pianta che
se invoglie (4) et simil al fior di note [N. II] . . . Suoi fiori tra te frondi che
nel suo venir apareno neri, ma piu oltre non li ho veduti che sopragiunse
el fredo et non si aperse ...
LuoGHO - Io l'hebbi di Soria, la condusse M. Cechin dal Angelo diligentissimo simplicista.
TEMPO - La seminai a primavera et mi naque. Et suoi fiori qui da noi
de ottobrio a tal che non ci C5l .tempo poi di finir il resto C6J.

[Pianta con fiori in bottone morti, come· appare dal color cinereo e come è già
narrato nel testo. Questa pianta americana era ormai naturalizzata in Oriente, perchè
il Michiel ricevette il campione dalla Siria a mezzo del Martinelli.
Sull'identificazione del Nil degli Arabi, vedi N. n].

N. 142 NIL SP.•

NOMI - Nil da M. Cechin dal Angelo - Endego del Nil - Son il glasto
sativo cosi tenuto da molti.
GENERA - k. 141.
FORMA - Suoa radice profonda ramosa rovanezzia, suo tronco fermo
sarmentoso de longhi rami che se invoglieno rotondi bianchezzi forniti con
lunghi intervalli di. fronde rotonde grande che finiscono apuntite come simil
alle minor della Colocassia con il roverso bianchezzio et le costeUe et nervi
(1) ViC<intinì.
(2) Non continua.

(3) fodacbi.
(4)

Avvolge.

(5) C'è.
(6) Sbocciamento e fruttificazio11e.

100

LIBllO AZZURRO

rilevati, al gusto acetosete che tirano alla zucha. Suoi fiori .... <•l suoi semi poi
son quali simil a cioli di naranza.
LuoGHO - L'hebbi di Soria dal ditto M. (echino.
TEMPO - La seminai a primavera et mi naque.
OPPINIONI - El ditto M. Cechino intelligentissimo sirnplicista mi diede
le ditte doe piante et dissemi che deli <2 ) in Soria erano tenute tutte due per
spetie di Nil ..
VIRTU - L'Endego de qui leggi nel primo libro rosso k. 224, 225.
[Dal testo si comprende che la pianta crebbe nel giardino del Michlel ma non
giunse a fiorire e la figura lo conferma rappresentandoci una pianta sterile).

N. 143 AL/MO

[Atri.plex p()rtulacoides L.]

NOMI - Alimo da Greci - Sandalida da Candioti - Molochia da Arabi
et Atriplice marino Damasonium - Erymon, Brytanicam, Rhàbdion, Basilion da altri - Mercurij basim, Osiridis diadema da Magi - Elystephanom,
Sacrum caulem da alcuni - Anthenoros da Pythagora - Asontiri da Egyptij
- Asphen, Asealuti, Asariphem da alquanti - Albucum et Ampeluciam
da Latini - Hermubasirn da Propheti.
LuOGHO - Nelle siepi et maremme. Et in Candia et in Cilicia. Et di
quesw nel nostro Lido iti quantita.
AMANO - Salsume et sole.
OPPINIONI - L'Aldrovandi et altri simplicisti lo ritira ali' Alirno di Diascoride overo spetie di esso ma li Alirni sono da alcuni tenuti per herba et altri
per alborscello. Et Creteva una altra spetie demostro k. 72.
VIRTU - Questa son mangiata da Candioti come narra Solino che son di
tanto potere che solamente gustato cacia la fame ...
[Pianta fiorita. Una figura migliore trovasi nel libro verde, N. 23r. La pianta fu
trovata al Lido dal Michiel che però deve averne ricevuto anche un campione dall'Aldrovandi (V. Catalogo 266 1)).

N. 144 ARIA

'
[Pirus Aria Ehrh.]

No~u

- Aria Theophrasti - Matallo quasi metalo per suoa durezza
nel!' Apenino.
LuoGHO - In luoghi alti et selvosi, ne sonno nella Magiela nel!' Abruzzio (3l.
[Pianta fiorita e fruttifera ; a parte una foglia in grandezza naturale.
L' Anguillara nei suoi «Semplici• diede una descrizione dell' àpfo. di Teofrasto che
( 1) In bianco.
(2) Di là.

(3) Tratto dall'Anguillara.

LIBRO AZZURRO

IOI

corrisponde a Pirus Ari4 ed il Michiel segui la sua opinione che non fu invece quella
del Guilandino, il quale nelle note a margine del testo dei •Semplici• scrive : •Aria inter
glandiferas est. Vide Theophr. lib. 3 hist. cap. 16 •· Contuttociò anche i botanici posteriori accettarono l'identificazione di Anguillara.
Poco dopo il Michiel la specje venne figurata da Pena e Lobelio].

N. 145 PERO CERVINO

[Cotoneaster integerrima Medie.)

No~u

- Pero cervino da Pugliesi - Chamemespil\ls Valerij Cordi.
GENERA - Varii sono le sorte di Peri. Et questi con l'arte delle varieta de inesti come anche ne sonno de silvestri. et questa spetie tenuta ancor
lei.
OPPINIONI - Da simplicisti son tenuta per spetie di perastro. Et M.
Marchio ecce!!. giardiniero in Padova tiene il sia il Chamemespilo di Valerio
Cordi.
'
[Pianta fruttifera ; a parte una foglia in grandezza naturale. L'opinione del Guilandino qui citata è erronea perchè il Chamaenl8spilus del Cordo è Pirus Chamae1118spilus [115]. Più giustamente il Michiel lo avvicinò all'agazzino come leggesi al N. 152].

N. 146 ASPALATO

[Genista aspalatlwides Lam.]

NOMI - Aspalathus, Erysisceptron da Greci - Sphagnion, Phasganon
da altri - Dyaxylon da Syri.
GENERA - Due spetie ne pone Diascoride, uno con la cortice rubea odoriffero, l'altro bianco $anza odore.
LuOGHO - In Istro, Nysiro, Syria et a Rhodi dunde io hebbi una mostra di questo.
TEMPO - Sempre verdeggia mi fu deto.
GENERATIONE - De suoi germini si possono trasportare, et credo di semi
ancora ma pero non li ho veduti.
OPPINIONE - Questa son la oppinione del Anguillara narrata da lui a
k. 36 per raporto de M. Costantin Rhodfoto speziale dignissimo in Candia
degno di fede, qual mi mando la mostra cli esso per il Magnifico sig. Gabriel
Valaresso al tempo che Suoa Magnificencia era consiglier in Candia <1 >.
Altri pensorno che il Sandalo rosso sia l' Aspala~o, ma Serapione lo chiarisse. Altri se inganano tenendo il legittimo Aloe per il deto Aspalato.
DISPARERI - Di meglio di questo per l'Aspalato io non ho gia veduto
abenche de molte mostre si vanno dimostrando.
[L' Anguillara riteneva dapprima che l'aspalato fosse l'incenso, ma rettificò l'opinione dopochè il Rodiotto (2) qui nominato gli mandò la descrizione della pianta pre(1) Dal 16 Giugno 1550 al 15 Febbraio 1553.
(2) Non Roberto come lo chiama lo Sprengel.

102

LIBRO AZZURRO

sente che è riportata nei •Semplici • Lo stesso Rodiotto mandò al Michiel un campione
che però giunse secco, come lo dimostra la figura del presente codice neUa quale i fiori
son ben poco distinti. Essa è la prima conosciuta, precedendo quella del Pona (204)).

N. 147 TAMARINDI
NOMI - Tamarindi da Arabi - Datili indiani da Latini - Palma salvatica da simplicisti - Oxiphenica da Greci.
GENERA - Le spetie de datili sarebbe differenti a que5to modo.
FORMA - Son albero indiano. Suoe radici legnose, suoi tronchi scorziuti, sue frondi simil a salci, suoi fruti dolci acerimi di rubeo colore di
molta medola di èolor crocei che tira al nero, suoi noccioli di imperfetta forma
giallezzi.
LuoGHO - Ne sonno stati trasportati nella Spagnia et a Narnem dalle
Indie.
OPPINIONI - Per il nome de tamarindo son tenuto per spetie di palma
salvatica, ma nella forma non son gia simili.
DISPARERl NELLA PIANTA - Questo albero con foglia di saJci puolsi credere ci sia de tamarindi perche nelli fruti son stato ritrovato foglie simili
et anche si acorda con le Pandete et con il detto ci narra il Mathiolo.
[Traviati da quanto dice Serapione, che il tamarindo ha foglie di salice, e da quanto
dice Mesue, che il frutto proviene da specie di palme dell'India (donde il nome arabo !amar-indi) vari autori fecero una pianta fittizia con foglie semplici lanceolate e frutti ovoidali a guisa di datteri. Tale la troviamo nel Rinio a c. 1o8, e simile, ma con foglie più
allungate e pallide per assomigliarle meglio a quelle di Salix alba, è questa del Michiel.
J frutti sono ovoidi, giallo-dorati con fasce longitudÌnali brune. li Marini, il quale copiò
la maggior parte delle figure dal M:ichiel, copiò quella del tamarindo dal Rinio, come
egli stesso avverte.
Una figura imperfetta, ma tratta dal vero è quella di C. Acosta (2)).

N. 148 CITI SO

JMedicago arborea L.]

NOMI - Cytiso, li altri nomi a k. u6 nel libro primo rosso.
'GENERA - In ditto (•).
FORMA - ·s uoa radice et tronchi legnosi et son albero non molto
grande et ramoso. Suoe frondi di trifolio, suoi fiori in forma de gigli,
semi in suoi ritorte silique.
LuOGHO - Io questa pianta non scio d' haverla: veduta se non dal
Mathiolo che la dimostra. El qual dice haverla havuta dal sig. Jacomo Antonio Cortusio Padovano mio anche familiarissimo.
OPPINIONI - Li gia nominati degnissimi scrutatori la tiene per il vero
Cytiso et la dimostra il Mathiolo dico a k. 1223.
(1) Ed anche in questo libro N. '""

LIBRO AZZURRO

DISPARERI - Da Diascoride impoi che cignia esser herba et non albero
con tutti li altri autori viene bene.
.
(La figura molto rozza è copiata, come è detto .nel testo, da quella del Mattioli,
ma è copiata male perchè i fiori, che il Mattioli fece papilionacei, qui sono campanulati. L'opinione del botanico sanese che questa pianta fosse il citiso virgiliano fu seguita
anche da altri (Gleditsc,h)].

N. 149 FRANGOLA

[Lonicera Xylosteum L.]

No~u

- Frangola da Boemi.
FORMA - Sua radice in superficie, suoi tronchi frangibili dunde si
ha preso il nome, et son albero di mediocre statura. Suoe frondi maggiori
che di Corniuolo, et il suo scorzio come di bianco pentecchiato, ma di dentro giallezzio, suoi fiori non li ho veduti, et poi suoe bache congiunte due
a uno, con semi dentro maggiori et simili di lentecchie.
LuoGHO - In Alemagnia et Boemia.
OPPINIONE - Io non son fuori di oppinione che questo sia I' istesso
demostro zioe (•) da driedo a k. 46, ma perche di quello non ho veduto li
fruti et di questo Ii fiori pero non mi scio risolvere.
Vrnru - Adoperasi nelle sopra ditte parti a tutte le dotti et virtu
come li ebuli et sambuchi come ci narra il Mathiolo a k. 1334·
[Pianta fruttifera. Benchè non si tratti della medesima specie, il Michiel mostrò
un certo '<l.Cume, ravvicinando questa pianta a quella figurata al N. 46 che le è molto
affine.
Improprio è il nome frangola appartenente a Rhan1nus Frangula, come è improprio quello di halimtts sotto il quale, prima del Michiel, la specie fu descritta dal Trago].

NN. 150 e 151
[Pagine bianche].

N. 152 OXIACANTA

[Coto11easter Pyracamha Spach)

NOMI - Oxia Cantha da Greci - Pirina et Pitiantha da alcuni - Acuta
spina dal Ruelio.
GENERA - Questo et k. 87 tenuto (•),
LuoGHO - Io l'ebbi da Bolognia dal Ecc. M. Luca Ghino. ,
OPPINIONI - L' Anguilara k. 57 dice non poter esser ma penso non haveva veduto il fruto di questo. Il Mathiolo vuole sia I'Amperlo ve! Bagaija.
Et altri tengono il Berberi con non scio che denon giudicio [N. 139).
(r) * TI testo dopo • demostro • portava •inanti • ; 1' autore ha corret.to • zioè da driedo • e
poi ha cancellato • inanti •· Quel zio~ dunque non ha senso nella forma attuale del testo. (Ed.).
(2) • Il testo veramente porta 85. certo per uaa svista. (Ed.).

I04

Ll8RO AZZURRO

DISPARERI NELLA PIANTA - Si per il gusto come per la discretione che
descrive Diascoride della Oxiachanta questo si conviene raggionevolmente.
[Figur3; poco accurata di P.ianta fiorita e fruttifera. Nelle foglie non appaiono· le
minute dentature.
Nel testo il Michiel paragona la pianta al perastro che infatti è un congenere
(N . r45) e le foglie a quelle dell'olivella o putana.
.
Si disse già (N. 87) come sia giusta l'identificazione qui data dal Michiel, mentre
oggidl, seguendo Linneo, si chiama Oxyaca11Jha il biancospino. E, siccome il Michiel ricevette la pianta dal Ghini, abbiamo la prova che I' OxyacanJha di quest'autore era C.
PyracanJha, come già si riteneva probabile per la diagnosi che egli ne dà [303, 305) e
dalle sue parole : • Di0 scorides describens Oxyacantham dicet similis esse Pirastro •·
Pel Mattioli invece I' Oxyaca11lha era Crataegris Oxyacanlha].
0

N. 153 TEMBUL
NOMI - Tembul da Arabi persiani - Folio aa Portogesi - Betel da
Indiani - Folio da Indiani et Persiani.
GENERA - Ne sonno una sp. iti India deia Betel, et una in Persia che son
questa.
FORMA - Suoa radice pocha et suoi germini se invogliono con de molti
capreoli, suoe frondi simil ali' Alicacabo overo all' Apochinos del Francese puzolente [N. 42). Et queste foglie ho havute seche con agrato odore ma potria
esser che lo havessero preso da qualche odorata cosa li fussero stata apresso
di varie odoriffere droghe pur mi parse esser suo odore. Non produce seme ne
fiere.
·
LuOGHO - In Portogalo et in Arabia, in Persia. Et il Betel nel paese dei
M alabari et nasce in luoghi aridi et sechi.
OPPINIONI. - M. Cechino dal Angelo virtuosissimo et inteligente mi
diede questa mostra et dissemi come per raporti si tiene che questa sia il Tembul et che la chiamano con questo nome. Et apresso ha la fede dal Ecc. M.
huomo singular.mo Michiele di Muti et veridico. Conferma a qi,esto l'Ecc.
Anguilara ne suoi pareri k. 30.
·
[Nella figura c'è di tratto dal vero solo il disegno di una foglia ingiallita (82 mm.
6o mm.).
Dietro questa e dietro le descrizioni del De Muti e dell' Anguillara il Michiel fece
anche fare il disegno di una pianta sterile a fusto volubile, con viticci oppostifogli. Le
parti che furono aggiunte dopo son tratte dall' Anguillara il quale distingueva il Bete!
dal Tembul. Nella copia del suo libro esistente alla Marciana vi è una glosa ms. del
Guilandino in cui è detto che il Tembul degli Arabi e Persiani è la stessa cosa del Betel
indiano.
Del pepe c'è una figura fittizia a N. r59].

LIBRO AZZURRO

105

N. 154 TEMBUL TENUTO

NOME - Tembul da Persiani - Et li altri nomi 153·
GENERA - Se questo ci fosse sarebbeno doi specie (•), l'altra da driedo
k. 153.
FORMA - Suoa radice ramosa et grossa. Son albero grande, suoe foglie
piui grande del Lauro, con tre nervi sotili per lungho" liscie et di chiaro verde.
LuoGHO - Si portano a noi delle suoe foglie de Alessandria.
TE?.1 PO - Credo che sempre si stia verde.
AMANO - Sole et paese calido.
GENERATIONE - Penso che fazzi fruti con nuclei che di quelli ci nasca.
OPPINIONI - Hermolao, Ruelio, et dal Brasav~la son tenuto per il
Tembul de li Arabi sanza lasarsi intendere la ragione et il perche. dunde io
penso che queste foglie siano de Alberi incogniti a noi.
[Fu disegnata dapprima una foglia ingiallita (145 mm. X 45) mm. e poi un albero
col tronco mozzo in alto e con rami fogliosi. Ben distinte in tutte le foglie le tre nervature longitudinali].

N. 155 LOTO

[Celtis australis L.]

NOMI - Loto tenuto da molti - Bagolaro a Trento - Perlaro nel Veronese - Celtis da Latini - Almez da Spagnioli - Celtis da Latini - Sadar
et Alsadar da Arabi.
GENERA - Con questo nome di Loto ne sonno varietà si di arbori come
di herbe. Et legi nel libro primo purpureo a k. 116.
LuOGHO - In Lombardia ne sonno per le possessioni et alla Zudecha (2 )
a S. Giacomo. Et era anche a S. Giovane (3) ma son mancato il grande ne
son uno bellissimo in Campo sopra il Canal Grande.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 74 fa uno discorso lunghissimo in questa
materia dil Loto. Et non vole che questo perlaro sia il de Loto Theophrasto
et il·Loto di Atheneo voi sia quello di Faride di Theophrasto che son le Giuggiole domestiche, ma il M athiolo a k. '277 li dice contra et lo con/onde.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo non disconviene alla pocha discretione che ci ha narrato Diascoride d'il Loto.
[Figura d'albero con tronco mozzato e vari rami con foglie e frutti. A parte una
(1) * Da1 confronto dei due fogli 153 e 154, tenendo conto delJe differenze di scrittura ebc rivelano aggiunte successive (nella trascrizione, i11 ttwsivo) pare >che il Michiel avesse prima seguito
l'Anguillara ritenendo trattarsi di due specie distinte. risp. d'India e di Persia, e si sia poi indotto
ad attribuire alla 1• anche nomi e località della za, più che per seguire la citata. opinione del
Guilandino (?) che le avrebbe identificate, per il dubbio. prudente, che $i trattasse di foglie di
• Alberi incogniti a noi •. Potrebbe quindi darsi che avesse ricevuto foglie di Piper Betelo le Folia.
Malabalhri, ma mancano elementi per riconoscerle. (Ed.).
(2) Giudecca.
(3) S. Giovanni.

106

LIBRO AZZURRO

foglia in grandezza naturale. Poca accuratezza nel disegno e nel colorito, mentre un
secolo prima il Rinio a vea dato a c. 98 del suo codice una bella figura di ramo frut ·
tifero sotto il falso nome di faggio.
Degli alberi alla isola della Giudecca qui nominati parla anche il Belon, soggiun·
gendo che ivi la pianta chiamavasi Bagolaro, dimodochè se anche l'origine della parola
è trentina, come asserisce il Michiel, essa ormai era usata. a Venezia nel sec. XVI. È
quindi singolare che il Boerio la abbia dimenticata nel suo Dizionario ove pu.r si trovano il verbo bagola.r (tremolare) ed il sostantivo bagoli11a indicante le mazze flessibili
che si fanno col legno di quest'albero e che agitate nello spazio fanno vibrar l'aria, producendo un suono sordo.
La minuta esposizione delle località fatta dagli Autori prova che a quei tempi
l'albero era piuttosto raro nel Veneto, mentre oggidì esso è ampiamente coltivato pei
suoi rami coi quali si fanno maz1,e e manichi di fruste. Nel Padovano è chiamato bessolaro].

N. 156 CI PRUS
NOMI - Ciprus albero da Plinio - Et Cypero.
GENERA - De Cypero son anche in Herba. Legi nel lib. giallo a k. 84 et
k. 63.
FORMA - Suoa radice legnosa et profondasi, son albero di mediocre
statura et ramoso, suoe frondi di similitudine de zizoler <1 >. Suoi fiori non
li ho veduti. Suoi semi piccoli, rotondi odorifferi, et bianchi, simil di forma
a coriandri.
LuoGHO - Son albero di Egypto dunde hebbi de semi et mi naque,
ne sonno in Canapo (~) nella rippa del Nillo et son il migliore, in Ascalone cita
nella Giudea et in Cypri.
TEMPO - Penso che sempre verdeggia ma mi manco.
AMANO - Sole et humido.
GENERA - De suoi semi ci nasce.
OPPINIONI - Molti si credono che il Cipro Albero sia il volg. Ligustro,
come il Corollario del Barbaro et anche lo stesso Plinio acena di dubito come
l' Anguilara prudente ci manifesta nelli suoi pareri k. 59, non esser il Ligustro
el Cypero.
[Pianta sterile].

N. 157 HAI
NOME - Hai albero da Indiani.
FORMA - Suoe radice legnose, son albero di mediocre statura che portano foglie di mirto, et tenere come di Therebinto.
(1) Zizyphus.
(2) Canopo pr. Abukir.

LIBRO AZZURRO

IO'J

LuoGHO - Nelle Indie ci nasce dunde ne hebbi una mostra.
TEMPO - Credo che sempre verdeggia.
AMANO - Luogho calido et solstic,i o.
GENERATIONE - De suoe propagine overo de nuclei ma non li ho gia
veduti.
VIRTU - Il sugo o polvere de suoe foglie sonno mirabile a doglia de denti
et a non lasciarli marcir, ma li fanno neri. Come si legge nel libro secondo
delle Indie k. n6.
[Pianta sterile].

N. 158 ALBERO DE INDIA
NOME - Albero d'India.
FORMA - Suoe radice sparse legnose, son alberi di mediocre stature,
et son simili a melegrani nelle suoe foglie ancora strette et lunghete.
LuoGHO - Nella India ci ritrovano.
TEMPO - Stano sempre verdi per quello mi son stato deto da uno
errante spagniolo degno di fede qual mi diede la mostra.
AMANO - Luogho sciuto et calido.
OPPINIONI - Son tenuto per. sp. di melogranati da cui li ha veduti, et
inteligenti ci sonno.
DISPARERI - Per quel ho veduto io che son il legnio et la foglia, mi
pare corisponder af deto ingranato, non scio come sia il fruto et il resto.
VIRTU - In questo albero li ucelli ne fanno nidi, Et la suoa scorza nel
sapore son simil alla canela, nell'amaro ha del Zenzaro. Et nel odore a garofali, ma pero non è spetiaria dice il lib. primo SI dell'Indie.
[Pianta sterile].

N. 159 PEPE

[I. fittizia]
[II. Xy[()pia aethiopica A. Rich.]

NOMI - Pepe, legi k. 73.
GENERA - In ditto. Et questa altra con sylique di Hetiopica.
FORMA - Suoa radice pocha, suoi sarmenti che se invoglieno (1) come
li volubili, ramosi come viticelle, suoe frondi simil tra le mandole et il cedro,
suoi pepi in racemi nel summo de rami [ I]. Et del Hetyopico demostro pur
da driedo (2) non vidi altro che uno mazzio di silique simile a fasuoli de molte
contenute da uno ramo, et credensi sia il nero di Serapione [II].
LuoGHO - Leggi ut supra, ma questo io lo hebbi dal Ramusio et credo
vene per quella istessa via che hebbe anche l'Ecc. Mathioli· [II].
(r) Si avvolgono.
(2)

Nella facciata retro.

108

LIBRO AZZURRO

TEMPO - Penso stia sempre verde, suoe frondi, li grappoli de Esta et
maturati alle fin di setembre [I).
OPPINIONI - Se inganorno li antiqui della forma di la pianta. Come hora
la nova navigatione ha posto in luce. Et se inganano de molti che si credeno
eh' il Zelin di Serrapione sia il Carpesio, questa demostra suoe foglie. non
sonno come di Hedera come da molti della ditta navigatione ho inteso essere
ma bene se invoglieno comme questa [I). Quello poi che produce silique [II]
son tenuto per il nero di Serrapione dunde dalla diversita de raporti et deti
si possono veramente comprendere essere diverse forme di piante che lo produce. Et io ne ho veduto di tre specie, questa commune delle spetiarie [I],
una di rotondo, liscio et maggiore qual l'hebbi dal Ramusio [II] et' la terza
mi naque da quella pianta demostra a k. 73 tenuto per il salvatico.
VIRTU - Legi ut supra da driedo et leggesi in Thomaso Porchacchi alla
isola di Taprobana (•l a k. 96. Et I' fa eh el sia albero simil alla Hedera.
[La prima figura è una copia di quella del Mattioli il quale però dich.iara di non
aver visto la pianta nè verde nè secca, ma di averne ricevuto il disegno da un Porto-

ghese reduce oalle Indie.
La seconda figura rappresenta solo alcuni frutti e, come dice l'Autore, fu tratta
da un campione inviatogli dal Ramusio che avrebbe pur mandato il campione donde
fu tratta la figura del Mattioli.
Riguardo al pepe (Piper 11igrum) il Michiel corregge l'errore degli antichi i quali
credevano [201), seguiti in ciò da autori medievali [219] e conteinporanei [126) che il
pepe fosse un albero a foglie di ginepro ; però l'unica cognizione giusta da lui sostituita
è che il fusto è sarmentoso e rampicante. Nel resto egli. pure erra, fidandosi dei rapporti inesat ti dei viaggiatori e della figura di Mattioli. Qualche anno dopo appanre la
figura mediocre, ma tratta dal vero, di C. Acosta (2) 1·

N.

160 GRANA

[Quercus cocci/era L.]

No~u Grana para tenir da Sp~nioli - Cocus baphica, Granum
infectorium da Greci et Latini - Carmen, Kermes da Arabi - Scharlach
ber (•) da Tedeschi - Vermillon da Francesi - Chervach da Dalmati.
GENERA - Di Grana sara questo arbusto. Et sonno varie spetie la produce, quella che dice Diascoride nascer nelle quercie, et della pimpinella
ancora. Una altra spetie si porta novamente dalle Indie occidentali che
potria. esser quella pungente ho dimostro nel libro giallo a k. 144.
FORMA - Son arbusto assa di grossa radice, et tronchi, con foglie che
tira al quanto all'aquifolio ma non pungente, con rotondi frutini poi che di
essi se ne cavano la grana.
LuoGHO - Io di questo arbusto ne hebbi uno ramo secho et insieme
(1) • Il Porcacchi specifica che col nome di Taprobana ioòica Suma-tra e non Ceylon; come
del resto risulta dalla illustrazione cartografica. (Ed.).
(•) Beere = baC(a da scarlatto.

IO<)

LIBl\O AZZURRO

la discretione con queste parole quivi scrite dal Cl.mo M. Antonio Barbarigo
fu bailo a Costantinopoli. Et disse nascerne verso Andernopoli (•) ne boschi
loro. Et questa potria esser quella che narra Plinio nascere in Aphrica et
quella di Diascoride che nasce nelle quercie in Cilicia, ne sonno anchora
in Boemia et Polonia.
TEMPO - Sempre verdeggia. Et suoi fruti l'Esta qualli stano lungho
tempo sopra l'albero.
GENERATIONE - De suoi fruti da se caduti ci nasce. OPPINIONI - Quello che Si dimostra nelle spetiarie non si rasembra
quella che narra Diascoride - se ingana li reverendi Padri [196] intorno
alla Grana et il Cremesino, credendo che ci siano differenza insieme.

a

Et...

(2).

'

DISPARERI NELLA PIANTA - Et perche io ho havuto la discrecione diversamente cioe esser albero et non pongente lo posto quivi (3). Et altri con
foglie spinose pero lo posto anche al luogo delle piante spinose (4) .
(Pianta con foglie e cogli insetti parassiti (Coccus llicis) collocati alle ascelle foliari,
dietro l'idea che fossero frutti, idea che troveremo ribadita al N. r44 del libro giallo colle
parole : •di fruti di granna ci nasce• benchè in quel libro il Michiel mostri di sape,re
che quei corpi rossi lasciati a sè producono insetti. Questo errore durò a lungo, benchè
un contemporaneo del Michiel [2o8) li qualificasse giustamente come animaletti ed ancora prima di lui tali li ritenesse il popolo, chiamandoli vermi, donde la parola vermiglio indicante il colore. Altri due contemporanei del Michiel, il Pena ed il Lobelio
asserirono che la grana non era nè frutto, nè seme, ma • excrementum ilicis • che poi
si trasforma in moscerini, assimilandola alle galle, come più tardi fece il Fagon. Durante [rrr) li chiamò bacche.
Nel commento alla figura di questa stessa pianta al N. 144 del libro giallo si parlerà
delle tre piante coccifere di Anguillara e della loro identificazione. Qui l'autore parla di
un'altra specie di grana tintoria, di cui parla anche il Mattioli, proveniente dalle Indie
occidentali che è la cocciniglia (Coccus Cacti) ma mostra di non conoscere su qual pianta
si trovi, benchè questa pianta sia da lui figurata nel libro giallo N. 121. Solo, forse per
aver sentito dire che era pianta spinosa, arrischia l'opinione che sia la e pianta propria • figurata nel medesimo libro N. 144 che invece è identica alla presente.
La figura data in questa pagina è inferiore a quella del Rinio c. 172, ma superiore a quella molto infelice che diede, un secolo dopo il Michiel, lo Chabray [63). Che
la pianta fosse poco diffusa abbiamo la prova in ciò che nel secolo XVII era notata fra
le più cospicue dell'Orto botanico di Pisa (262]].

N. l6I OTRA MANERA DE MECOACAN
Nmu - Scamonea spetie da molti li altri nomi di Scamonea legi a k. 23.
(1) Adrianopoli.
(2) Non continua.

(3) E non pungente l'ho posto qui.
(4) Cioè alla fine del libro giallo.

[Ipomaea

f alapa

Coxe]

Otra manera di Mechoacan -

IIO

LIBRO AZZURRO

Suoa radice ... C1 ) suoi sotil, peliosi, rami che se invogliono forniti di fallate frondi con lunghi piccioli in forma di Tamaro ma minor, suoi
fiori non li ho veduti non li fezze (2l, suoi semi sirnil alla Scamonea piui
·
giallezzi.
LuoGHO - Dalle I ndie di Mechoacan. Et per via di Spagnia I' hebbi.
TEMPO A primavera la seminai et mi naque.
AMANO - Molto sole et humido.
FORMA -

[Come avverte l'autore, la pianta crebbe nel suo giardino ma non potè fiorire e perciò la figura è di pianta sterile ; a parte, una figura di foglia in grandezza naturale e fra
le pagine un campione di foglia disseccata.
Sebbene incompleta, la, figura ha il merito d'esser la prima in ordine storico. Quasi
contemporanea è la descrizione della radice fatta da Monardes [179 bis), segue poi la
figura di Hemandez [132) (3), Pisone e Marcgravio [196) effigiarono come Mechoacan
la specie brasiliana Piptostegia Pisonis, quindi a torto lo Sprengel dà a loro il primato
dell'iconografia del vero Mechoacan.
. Da principio lAutore avea ricevuto dal Guilandino col nome di M echoacan la
passifiora [N. 17), ma poi lo stesso Guilandino riconobbe l'errore].

( 1) In bianco.
(2) La pianta non li fece.

(31 Hernandez la figurò fiorita sotto il nome Tacuache (• voi. I, pag. 164 -

Ed.).

(1- .\zzurro,

1(>1)

• Otra rnanera di \leco.u~an •
[Tflm111V11 lulufto Co'\:ej
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LIBRO GIALLO

LIBRO GIALLO

Il3

(Al Libro Giallo è premesso un fascicolo di 16 pagine non numerate, diverso nel
formato dagli altri del libro, sicchè evidentemente vi fu inserito più tardi. Nel verso
della prima si legge la seguente avvertenza :]

Per non manchare in tutto quello et di tutto quello io ho posciuto, per
facilitare li commodi a ciasched' uno volunteroso nella proffessione de simplici ho voluto quivi sequitando partire li luoghi dunde si ritrovano le
varieta di piante, acioche secondo li comercij l' huomo posci cavare .le liste
al'amico nel paese, cita, castello, monte o dunde se ritroverano, acio sapia
quello si puote domandare de li et cosi de luogho a luogho sapere quali ricchieder si habia. Et perche non sono tutte le piante che ritrovare si potesse,
questo perche de molte sonno tanto note et volgar che non fa bisognio di
quelle parlarne, altre poi per non essersi deto dalli scritori dunde le venghono, Et altre per non mi essere fin ad' hora venute alle mani, Et acio
con piu facilita ritrovi li luoghi, ho fatto il suo indice inanti, qual ti manda
alla suoa partida over casela, notate per numero.
[Questo elenco delle località delle piante occupa 7 pagine del fascicolo scritte nel
rectc e nel verso e divise ciascuna in quattro colonne.
A capo di ciascuna colonna troviamo il nome della località, ma i nomi delle piante
furono scritti di mano in mano che queste si presentavano, quindi non sono in ordine
alfabetico, il che rende laboriosa la loro ricerca. E nemmeno l'autore pensò d'accompagnare i nomi coi numeri di pagina dei libri relativi il che avrebbe minorato la fatica.
Anche i nomi <!elle località a capo delle colonne non hanno alcun ordine, ma l'Autore seppe
rimediarvi, facendo' preceder l'elenco da un piccolo indice alfabetico coi numeri di riferimento.
Di mano in mano che all'Autore giungeva notizia trovarsi una data pianta in altri
luoghi oltre quello segnato in capo. colonna, egli aggiungeva le nuove abitazioni dopo il
nome della pianta p. e. al nome Scorzonera che trovasi nella colonna : Spag11ia fanno seguito
le parole: et ;,,. Cartagi11e et Boemia. Un riassunto delle località più importanti t,rovasi
in fondo al presente volume.
Le rimanenti pagine del fascicolo sono bianche.
Il vero e proprio Libro Giallo comincia con una lunga lettera dedicatoria alla dogaressa Vincenza Loredana Marcello-Mocenigo, donna appassionata pegli studi botanici e perciò molto amica del Michiel. Questa lettera occupa una intera pagina del Libro e, pur non

LIBRO (;!Al.LO

trascrivendola, teniamo conto di essa per alcune indicazioni utili. In primo luogo è uno degli
indizi dell'intenzione che aveva il Michiel di pubblicare per le stampe il suo lavoro, il che
meglio si apprende da ciò che egli scrive più avanti, in secondo luogo ci dà qualche lume
sul tempo in cui fu composto il codice ; basta ricordare che Alvise Mocenigo I fu assunto
al dogado nel 1570 e vi rimase fino al 1577 e che d'altra parte il Michiel mori nel 1576.
· Già si disse che il codice deve essere stato cominciato prima del 1553 [Az. 5) e la presente
dedica, combinata colla dichiarazione che segue, proverebbe che, smessa l'idea della stampa, il lavoro fu proseguito fino agli 1ùtimi giorni di vita dell'autore. Certo che l'attività
non fu sempre eguale, sia per la lunga malattia del pittore di cui il Michiel parla in questo
libro e nel libro verde, sia perchè negli ulti.m i anni di sua vita il nostro patrizio risentiva in sè una stanchezza prodotta dall'età e dall'eccessivo studio, della quale chiaramente eglj parla nel sopracitato libro verde.
Il pittore Domenico Dalle Greche il quale eseguì le figure è noto al mondo artistico
solo per questo Codice·e per aver fatto una stampa in legno della Sommersione di Faraot•e
disegnata da Tiziano (170).
Alla dedica segue una pagina bianca e poi lo stemma gentilizio disegnato nel modo già
descritto nel libro azzurro e portante il motto : •simplex ad similitudim:m diei est•·
Nel verso della pagina che contiene lo stemma si legge questa breve prefazione:]

n5

LIBRO CIALLO

PIANTE SPINOSE, ACULEATE, ET CON RADICE
BULBOSE ET CHE TIENE DEL ROTONDO

Essendo io Pietro Antonio Michiel fu de Messer Marco stato sempre
di animo di giovare al Commune, in quella pocha parte che si hano estese
le debil forze mie come a dire, so(•) con animo di poner queste mie fatiche alla
stampa per beneficio publico ; ma per esser stata materia lungha si per
voler veder et governar mi medesimo le piante, come per la lungha ìnfirmità del pitor m.o Domenico Dalle Greche a cui Dio perdoni, io non lho
mandata, et anche perchè da il mio principio fino ad' hora de molti degni
autori hora una opera, hora una altra son stata dimostrata al mondo con
non pocho benefitio della humanità, Et se bene ne son in esse che dire,
però il giovamento son assai a quello che era già in tanta abusion anzi
confusion del sapere in questa materiai : però in questo libro si diluciderà
quel tanto che si potrà .

N.

I

APIOS

[Euphorbia Apios L.]

No~u Apios da Diascoride - Esula rotonda in Puglia et Esula
rotonda dal Anguillara - Pirraria in Grecia - Ischiada, Chamebalanum
agriam, Linozostin da altri - Radicem silvestrem da Latini Thorphathsade da Peni (•) - Rbaphanum montanum da altri.
GENERA Leggi nel primo libro rosso k. 177 di Esula et Thytimali Et de Apios il Fuchsio. Et il Trago k. 631 ne demostra una spetie con foglie
di legumi et radice giandifere ma maggiori qual son pseudo. Et io lo dimostro
a k. 91.
LuOGHO - In Levante et io I' hebbi da Corphu et in Cypri.

(1) • Il testo può leggersi tanto' jo quanto so: il senso pare richieda la seconda lezione (Ed.).

(2) Fenici.

II6

LIBRO GIALLO

AMANO - Caldo et humido. Et io gia tanti anni in uno vaso ne mantengo.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 295 dice che l'Apios et l'Esula rotonda
sonno tutti doi uno istesso. Et il Ruelio dice mangiarsi in Francia per bisognio da rustici (•) dunde per far l'Apios vomitare si puoi credere che altra
pianta sia quella. Et la radice silvestre over Raffano silvestre secondo le
Pandete non son questo ma lo descrito da lui con nome de fine!.
[Figura abbastanza buona di piant a fiorita. La specie, oltre che in Levante, donde
l'ebbe il Michiel, vive nell'Italia meridionale. A ragione il Michiel osservò che I'Apios da
lui qui figurato e che è velenoso non può esser quello di Ruellio [222) che, come si apprende dalla diagnosi (•) è Latkyms tuberosus qui figurato al N. 9r].

N.

[Orobanche gracilis Sm.]

2 OROBANCHE

NOMI - Orobanche, Cynomorion, et Leonem da Greci - Thyrsinem
da Cypri - Lycon da. volgari - Herba lupa, Coda di leone, et Herba Tora
da rustici - Broeija (3) sul Padovano - Nega per Italia - Et fiamina et
Torina nel contorno di Fabriano.
GENERA - Questo. Et hebbi uno fior in spica dal Aldrovandi qual mi
disse esser spetie di Orobanche. Et quello di Theophrasto son uno altro.
Et di herba Tora k, ro5 nel primo libro rosso. Et in libro verde k. 28 de
Aconito Tora.
LuOGHO - Ne campi tra legumi, biade, et canapi.
GENERATIONE - Per el piu nasse dalla coruption di la Terra. Et offende
le biave li son acanto.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 89 dice che l'Orobanche di Theophrasto
non son quello di Diascoride. Et I' Helsine cisampelos son I' Orobanche di
Theophrasto. Et k. u7 dimostra quello de Diascoride che son questo.
VrnTu - Diconsi che quando il Torro se la mangia anzi le vache, vanno
in amore piui con li Torri. Et amazza e biade et legumi et son frigido per
·
suoa natura et seccho nel secondo termine...
[Figura buona pel rilievo, ma inesatta per la forma dei fiori (4). Anche per questa
specie il Michiel ammette la generazione spontanea come modo ordinario di produzione,
il che risulta dalla frase •per lo piu • e dalla diagnosi in cui parlasi dei semi (•minutissimi,
neri come polvere>).
(1) • Vidirous tamen per inopiam frugum ruri pauperes bac radice vesci •· .

(z) t radicis extremum in pyri vel ficus vel glanclis effigiem turbinetur.... illud tamen addi~
derim apion tenues babere capreolos, qui cespiti decumbit berboso, fiore piso similem, longe minorem •.
(3) Brocggia.
(4) • A parte è figurata una spiga assai lassa e in parte ramificata, a li. giallo· pallidi, di
tult"altra Iattura da quelli della fig. I. (Ed.).
0

T,w. \' Ili
t L Ciallo. 3)

.. Itermodaulo
(Coltlut111H autunnole

1-l

LIBRO GIALLO

Il7

Dalla nomenclatura appare che il Michiel confuse tra loro due piante parassite delle
nostre leguminose, l'Orobanche e la Cuscuta : perchè a quest'ultima spettano i nomi di
Fiamma che tuttora porta nell'Italia centrale, di Erba lupa (lova) che tuttora porta in
qualche parte del Veneto [2641. e quello di Broegia che porta in altre parti del Veneto e
che è citato dall' Anguillara come appartenente ad una pianta che si avvolge attorno ad
altre piante e le strangola. Che il nome broégia in realtà si applichi a piante volubili lo
mostra la sua origine che ha relazione col verbo rovegiar (avviticchiarsi) e che deriva per
via sinuosa da Ervilia come l'italiano R11biglio (1)].

N. 3 HERMODATILO

[Colchicum autumnale L.]

NOMI - Hermodatilo italico - Colchico da Greci - Hefemero da altri
- Bolbon, Bu!bum agreste da Romani - Coliticon, Colicon da altri Greci
- Sturagen, Surumen da Arabi - Achimeron da Greci.
GENERA - Son questo et quel di Grecia con le foglie strette et il fiore
piu picciolo di questo et piui palido. Et a k. 22 (2J. Et a k. 88 (3).
LuoGHO - Ne monti d' Italia in quantita et in qualche pianura de
prati ancora. Et il minor in Levante.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 275 de colchico dice che quello di Gretia
et Schiavonia non è questo d'Italia. Le Pandete k. 40 dice esser il butetigi
spetie di questo.
VIRTU - Non è dubbio che il Colchico non sia pernicioso et velenoso
avegnache a tempi nostri si usi nelle spetiarie et forse di avantaggio meglio
sarebbe non se intricare in simplici talli (4) et massime, per Idio gratia, non
ci mancando de securi et sanni. L.e vero (5) che questo nostro italico non
son si forte et gagliardo pure el son Hermodatilo. Et questo uso ne. fu caggione Serrapione per bavere lui tratato insieme delli Ephemeri et del' Hermodatilo pure essendo questo de Italia altro che quello di Levante et gia fatto in
uso non dirò altro ...
[Due belle figure, una di pianta autunnale con un fiore aperto mostrante i sei stami
e quattro stili e con altro fiore in boccia, la seconda di pianta primaverile con foglie, delle
quali bene spicca il rilievo, e frntti.
Oltre al nome colchico, osservisi il nome colitico11 che ne sembra una storpiatura ed
invece è più prossimo all'originario coltico (da mXuxov) che trovasi nel Rinio a c. 35 b.
Nel commento a quel codice già fu detto che la trasformazione del nome in xoÀX<l«lv,
originò la falsa credenza che la pianta fosse originaria dalla Colchide].

{r) Ervilia divenne Robelie che trovasi nel Codice Rinio a C. 373, nel modo stesso che erpicare divenne r<>pegar. Da robe/ie poi derivarono l'italiano n.Wiglio ed il padovano bro.dgia che in
questo dialetto indica varie piante volubili.
(2) Il col<hìco a N. 22 è Sternbercia lulea.
(3) Hmnodatilo a N. 88 è Hermodactylus lubn0$11S.
(4) In questi semplici poco noti.
(5) È vero.

u8

LIBRO GIALLO

N. 4 ZAFARAN

[Crocus sativus

L.l

NOMI - Crocus da Latini - Zaffarano da Italici - Cynomorphon et
Castorem da Greci - Hema eracleum hoc est Sanguinem Herculis da propheti - Saffran da Germani et da Galli - Zamer Safran - Jamfaran da
Arabi - Cepa silvestre da le Pandette - Omoconite da Hypocrate <1>.
GENERA - Ne son di domestico ques.to. E t di salvatico <lui uno con
foglia largha et l'altro stretta con il fior vago et radice di forma et gusto
di castagne. Et son l' Omoconit~ de Hypocrate tenuto.
LuoGHO - Il migliore dalla provincia Coricea che confina con Licia che
nel suo monte Olimpo ne sonno anche. poi mancando la bonta quello di
Egide citta Etholia. Il Cirenacio et il Centuripino sonno inferiore di quello
de Sicilia. et nella Puglia ancora. Et quello dell' A l>ruzzio della citta del' Aquila
son temuo per il migliore che vengono portati a noi. Et in Alemagnia.
TEMPO - Il suo fiore nel princi.pio del Autunno. Et poi suoe frondi. Et
il salvatico bianco di Marzio il suo fiore.
GENERATIONE - De suoe radici si multiplicano. Et voleno esser trapiantate ogni doi anni.
OPPINIONI - Alcuni si credeno che quello silvestre dal fior bianco di
marzio sia la Cepa silvestre delle Pandette k. 55. Et altri lo tiene per l'Omoconite de Hyppocrate.
[Bella figura di pianta con due fiori. Nelle citazioni geografiche v'è della confusione
perchè il croco di Centuripe è croco siciliano. La località di Aquila negli Abruzzi fu aggiunta più tardi perchè da poco tempo vi s i era introdotta la coltivazione che tuttora perdura abbastanza rimunerativa].

N. 5 ALI UM URSI NUM

[I. Allium ursinum L.]
[II. A. sativum L.]

Nmu - Allium ursinum et silvestre da latini - Vvaldknobleuch da
Germani - Tun da Arabi - Scorodon da Greci - Gyboscon et Elaphoboscon
da altri - Scorodopraso legi qui soto.
GENERA - Di questo ne son anche con la foglia stretta et li fiori amuchiati di Levante. Son poi il volgàre Aglio de grande et de piccolo. Son poi
il Scorodopraso che nasce volgarmente per le campagnie. Et ne sonno de
molte piante con odor di Aglio come nel altro libro apar. Et anche il
Scordeon.
Luocao - In luoghi ombrosi ne monti et valle per Italia. Et l'altra
in simili ma in Levante.
(x) Mal trascritto da

6~ox0>vt«ç.

LIBRO GIALLO

II9

OPPINIONI - Molti si cresero (1 ) che il scorodo, che questo ne son spetie,
fusse il scordio simil alla quercula et maggiore de li arabi. Et anche il Brasavola penso che l'Aglio salvatico fusse il Scorodopraso over Ampeloprason.
Dunde il Scorodopraso son pianta da per se che participa del poro et del
aglio. Et l'Ampelopraso son il porro saJvatico come ne fa chiari Diascoride
et Galieno.
[Tre figure, la media più bella di pianta fiorita di A. 1'rsi11um, quella a destra di ombrella fruttifera della medesima specie, quella. a sinistra, fatta con negligenza, di A. sativm11 (•)].

N. 6 GIGLIO D' ALESANDRIA
NOMI - Giglio d'Alesandria da volgari. - Molj Theophrasti da simplicisti sp.
GENERA - Se Molj sp. questo uno. Et l'altro apar a k. 58.
LuoGHO - In Alesandria (3). Et io ne hebbi da Costantinopoli et per
suoa vagezza· li giardini sonno empiti ma sonno bizari al farli viver.
TEMPO - Suoe frondi si rivedeno nell'autunno. Et suoi fiori di Maggio.
GENERATIONE - Multiplica per suoa ceppola. Et de suoi semi ma in
longho tempo.
[Ha fiori bianchi in ombrella con 2 corte brattee di invoglio.
Il Moly Theophrasti di Aldrovandi (Erb. Voi. I, fol. 305) è Alli"m 11igrum L. Il
Moly di Teofrasto del Michiel è figurato al n.o 52 di questo libro].

N. 7 BULBO VOMITORIO

[Ornithogalum narbonense L.]

NOMI - Bulbo che si mangia da molti - Hyacinto arboreo da volgari
- Ornitogalon alpinum dal Aldrovandi - Vulvus, Vulvos da Greci - Cepa
bobina in Italia.
GENERA - Dui capitoli de bulbi ne fano Diascoride. uno che si mangia
il qualle lo distingue in piui specie. l'altro il vomitorio. Et se ornitogalo
dui (4) questo et l'altro k. 57.
LuoGHO - Ne monti di Lombardia. Et in Levante con maggior fiore.
Il rosso son di Aphrica.
GENERATIONE - De suoe radici che multiplicano, Et di suoi semi ma in
lungho tempo.
·

(t) Credettero.

(2) • Data la mano, certo diversa, del disegnatore a questa figura poca fiducia si può accor·
dare anche per quelle che apparirebbero singolarità. dì forma o dì stato dell'esemplare (Ed.).
(3) D'Egitto.

(4) Se sono due.

120

LIBRO GI ALLO

OPPINIONI - Da vari dotti simplicisti son tenuta questa pianta per il
bulbo che si mangiano. Et l'Aldrovandi me lo mandò per Omitogalo alpino
con li fiori gialli.
[Buona figura di pianta fiorita].

N. 8 OENANTE MI NAQUE

[Oenanthe pimpinelloides L.]

NOMI - Oenante di Diascoride - Fasolaria per la similitudine de suoe
radice da volgari (•) - leggi a k. 9.
GENERA - Tre spetie quivi, una driedo, l'altra sequitando, Et una inanti
k. 81 (>). Et anche k. 19. Et doi altre ancora ci so~no demostre dal M athiolo
a k. 9r6. 9r7. Et per no1i empire li miei libri se non di Enanti mi a parso mostranie tropo. du1ide ogni pianta che si vedera con la radice rotonda o sola o
in cappi (3) si ricorrera alt' Enante dunde n-0n ce ne mancheranno in copia.
LuOGHO - Nel Levante et ne monti fredi. Et io ne hebbi da Feltre.
[Pianta fiorita. La figura è inferiore per bellezza a quella del Ril)iO (c. 232 • lìlipendula • ), ma è scientificamente più esatta, spiccandovi bene la differenza tra le foglie
inferiori a segmenti ovali-cuneati e le superiori a segmenti lineari. Contemporaneamente al Michiel, il Mattioli l'aveva pur figurata giustamente sotto il nome • Oenanthe
secunda •J.

N. 9 FILIPENDULA

[Spiraea Filipendula L.]

Noi.u - Filipendula da volgari - Sassifragia rubea da Latini - Rot
Steimbrech (4) da Germani - Antula in Soria - Oenante spetie da molti
- Cerasconion, Leuchanthon vocitant da Greci - Fiore di vino da alcuni
- Enanthe da altri - Sisalidos, Patrisciria, Viscago dalle Pandette.
LuOGHO - Ne monti, selve et campagnie in Italia.
OPPINIONI - Sonno de molti che la tiene per spetie di Oenante. Et questa filipendula non pare che sia quella descrive le Pandette cap. 267 percioche lui la forma con foglie di petrosilino, et elevata non in terra sparsa
come questa.
[La parte migliore della figura è il rizoma colle radici tubercolose, il resto della figura potrebb'essere più esatto, trattandosi di specie abbastanza comune. Cosl le foglie
sono estipolate ed a segmenti troppo irregolarmente distribuiti, i fiori poco discemibil.i,
La diagnosi corrisponde poco alla figura nel punto ove si dice che le frondi sono sparse
a terra, carattere di cui si vale l'autore per dimostrare che questa non è filipendola delle

(1) Ali' Aldrovandi scriveva: •Se l' Oenante son le fasolarie ne bo in quantita > (305 b•J.
(2) Oe. fm«:edanifolia.
(3) Tubercoli.
(4) R.o t Steinbrecb = sassifraga rossa.

T,w. IX

(L. Ginllo, 11)

• .\ ris.tru •
flJianon lt'1t1iff>li1ou SthOll]
Pnulll dllnt

LIB!lO GIALLO

12!

Pandette di Matteo Silvatico, mentre la figura pòrta, come in realtà, foglie cauline ascendenti.
Il campione scelto come modello aveva tutte le corolle tetramere).

N. ro OENANTE

[Bunium Bulbocastanum L.]

No~n

- Oenante da Diascoride -· et altri k. 9.
GENERA - K. 8.
iuoGHO - Io I' hebbi di Candia et mio compare M. Julio Moderato mi
disse esserne (•) monti d' Urbin. Et I'Aldrovandi dissemi esserne nelle Alpi di
Camaldolì in Toscana.
TEMPO - A primavera suoe frondi si rivedeno. Suoa umbella di Aprile
con li semi poi.
[Contemporaneamente al Michiel la pianta fu figurata dal Mattioli sotto il nomé
• Oenanthe prima• ma senza fiori, tanto che lo Sprengel [250], non avendo potuto identificarla, la ritenne fittizia. Nel presente codice essa è figurata fiorita e fu ben determinata
dal Marsili [170]; il Michiel poi la figurò una seconda volta al N. 6t sotto altri nomi fra i
quali quello di • bulbocastano •J.

N.

II

ARISARO

(Bian'm tenuijoli11m Schott]

Arisaro et Erj da Greci.
GENERA -· Due spetie ne pone Plinio dicendo che la bianca di radici
produce due gambi et l'altra una che son questa, et sonno di poter equalle.
Et tra simplicisti due se ne dimostrano, questa et una simil all' Aron et piccolina pianta demostra inanti a k. 34.
LuoGHO - In Egipto in quantita, in Romagnia et in Dalmatia di questo. Et d' il secondo ne sonno nel Monte di S.10 Giuliano in Toscana.
NOMI -

[Bella figura di pianta fiorita che è la prima in ordine storico perchè il Mattioli diede
una figura di pianta sterile che a stento si riconoscerebbe se non portas5e il nome • Arisarum alterum •.
Il Michiel osservò che l'odore caratteristico si sviluppa durante la fioritura, come
si apprende dalle sue parole : •che formano come una maza armata di pico! come bianche
perline et in questo tempo del suo fiore sonno tanto phe~ida che non se gli puoi acostare •.
Questa specie è quella che dovrebbe portare il nome Arisaro per la forma d entellata
della spata («p(ç
grattugia) e per tale la riguardò I' Anguillara chiamandola Arisaro
primo colle •foglie strette simili alla lanciuola •. Il Michiel segul I' Anguillara, ma il Mattioli, non avendo veduta la spata, ritenne per vero Arisaro la specie qui figurata a k. 34
ed in ciò fu seguito dai botanici moderni (2).

=

(x) Esser ne'.
(2) Chiamando pur • Ari.sarum aiterum • il Biariou, il Mattioli ne dice : e quello dalle foglie
lunghe non tengo io per il vero t .
•6

122

LIBRO

GIALLO

La località italiana indicata dall'Anguillara per la specie presente è Acqua Traversa
a due miglia da Roma ; è cosl che deve intendersi la parola Romagna qui usata dal Michiel].

N.

12 RANUNCOLO DA LA RADICE TONDA

No~n

-

[Rammculus bulbosus L.]

Ranoncolo, Batrachio da Greci et da Apuleo -

Atzicurur da

altri.
GENERA - Varie sonno le spetie come nelli altri libri si legono et i~ questo k. 74.
LuoGHO - In Germania, in Toscana et in qualche luogho di Lombardia.
TEMPO - Suoe frondi quasi sempre si vegono, suoi fiori de maggio con li
semi poi.
OPPINIONI - Sonno commune oppinione che li ranoncoli fano silique et
anemoni fano cappi<•), dunde da questo segnio si conoscono.
VIRTU - · La suoa rapeta posta et impiastrata sopra le aposteme della
peste (•) le fanno rompere. Et delli altri leggi nel primo lib. rosso k. 195.
[Pianta fiorita e fruttifera].

N. 13 INCOGNITA DEL DOLFIN

NOMI LuoGHO
VrRTU chata io non

Incognita di Dalmatia. Stelina da molti.
- In Dalmatia ne teritorio di Zara.
Per haver rizeputa questa pianta sanza altra qualita per secposcio darne di lei altra instrucione.

[Pianta fiorita. Tubero sotterraneo; foglie 5-partite a lobi acuti interi; le cauline
opposte ; fiori bianchi in grappoH).

N. 14 STEBE
No~u - Stebe, Tobion, et Phleom da Greci - Stipa da Romani - Sutur
da volgari.
GENERA - Leggi nel primo lib. rosso k. 175.
L uoGHO - Nel lago di Orchomenio et ne paludi et luoghi acquastrini.
AMANO - Sole et humido, come· ne fa fede Aristophane comico facendo
parlare le ranocchie le qual si alegravano di haver nutato ne paludi tra il
Cipero et il Phleo (3) .

(1) Acheni.
(2) Bubboni.

(3) • Il passo di Aristofane a cui allude il Michiel è:
B«« 243 segg.
~Miµac&« ~<« xo1tC!poo
X«!

qi).t(I),

xcdpov..:aç q,~~ç

~o>-uxol.Ujl,otet ~iXe.otv.

(Ed.)

LIBRO GIALLO

123

GENERATIONE - Credo che di semi ci nasca ma non li ho veduti.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 250 non scia qualle ella ci sia, ne non son
la volgar scabiosa come molti si pensomo.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta si convien con la discretione
di Theophrasto che narra della Stebe <1>.
(Pianta fruttifera ; fusto e rami aculeati con fog.lie piccole ovali acute e bacche subglobose rosse).

N. 15 INCOGNITA DEL DOLFIN
NOMI - Cotiledon sp. ramoso tenuto da molti - Rotondola da volgari
per esser ogni cosa del suo rotqndo.
GENERA - Se spetie di cotiledon, con questa sarebbeno tre: li doi de
Diascoride et questo. Leggi k. 80.
LuoGHO - In Dalmatia ne monti Zaratini se ne ritrovano.
[Tubero globoso, foglie rotonde carnose glauche, grappoli di fiori a 5 petali azzurri].

N. 16 NARDO MONTAN
No~u Nardo montan, legi nel libro dalle radici carnose [Ve.] k. 174
che li son meglio depinto.

[Pianta fiorita ; sec. Banato è invece Polygonmn vit•iparum (•)].

N. 17 GLADIOLO

[Gladiolus segetum Ker-Gawl.]

NOMI - Xiphyon, Phasganurn, Macheronion, Anactorion, Arion da
Greci - Gladiolum da Romani - Genitalem et Segetalem da certi - Monacuzzie da volgari - Dexeris dalle Pandette.
LuoGHO - Nelle biade et campagnie in abundanzia.
GENERATIONE - Multiplica per suoe radice et anche de semi, ma in
(t) • Le specificazioni con cui il Michicl descrive la pianta nel § Fot-tua (• .... fustic.ello pun ..
gente, forr1ito ad intervalli di picciolo frondi spinosetc, et venghono come in moto •) farebbero
escludere che Ja fig. fosse fittizia, tanto più col particolare che segue (§ Generatione), di .,,011 aver
veduti i setni. D'altronde, siccome egli espone questa identificazione della sua pianta seru:a incertezze ( ....e questa pianta si convien con la discretionet). mentre rinunciano esplicitamente a identificare la Stebe di Dioscoride tanto l'Anguilla.r a che il Mattioli - che si limitano entrambi ad esclu·
dere. che vi si possa riferire la Scabiosa, e dai quali il ?.f. riporta sia questa opinione. sia altre
notizie - si doVTebbe concludere che avesse controllato sul vero la coincidenza dei caratteri del
frutto (• ....di rosso colore. molle et stiacciato, com.t. dice Th.ro • nella descrizione sua ; t . .. . placen-

taceum quoddam est, molle. rubidum • nella traduzione dcl Gaza - lib. IV, cap. Xl) (Ed.).
(•) • Infatti i 6. in spiga semplice escludono Valeriana sa.ratilis. e la base del f. ingrossata
dalle fg. guainanti corrisponde a Polygonum viviparum. (Ed.).

LIBRO GIALLO

lungho tempo come che fanno tutte le cose bulbose che voleno longho tempo
per via d'il seme.
ÙPPINIONi - Qualche d'uno si hanno inciampati in prender per el xiphio
la Lonchite et lAcoro.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo son l'istesso Xiphio descrit9 da
Diascoride.
.
[Brutta 11) figura di pianta fiorita.
.
Il El<j>tov di Dioscoride era in realtà un Gladio/.us (245) ed il Michiel oota che fin
da' suoi tempi alcuni erravano credendo, sulla fede di Plinio che il E[rp10·1 fosse il falso
acoro (2). Contuttociò i moderni accettarono quest'ultima interpretazione ed oggidl il
falso acoro si chiama Xi.pliio" Pseudacoms).

N. 18 SCORODOPRASO

Nor.11 - Scorodonpraso da Greci - Aglio aventano sul Bolognese et vulpico - Ampelopraso una altra sp. - Tum dalle Pandette - Aber Knoblanch
da Tedeschi - Ai! porreau da Francesi.
GENERA - Son il Scorodopraso questo et l'Ampelopraso, ma per esser
volgar et simile non lo figurai [v. N. 5].
LuoGHO - Nelle campagne d'Italia non ce .ne mancano nato da per se.
OPPINIONI - Galeno atribuisce temperamento all'Ampelopraso che si
conviene a questo Scorodopraso el qualle non son fatto artificiosamente come
molti et il Marzello insieme pensorno.
Vrnru - L'Ampelopraso son usato da contadini invece di aglio fresco
non havendo rispetto al suo esser molto acuto et duro nel frangere et piui
nocivo, ma piui efficace nel scaldare et far urinare ......
[Pianta sterile a bulbo semplice].

N. 19 OENANTE

NoM1 - Cenante da Diascoride ve! Enante - leggi a k. 9.
GENERA - A k. 8.
FORMA - Suoa radice grande et si spande in molti cappi che paiono
tette (3). Suoe frondi tra la pastinaca domestica et la salvatica, suo fusto
piu de palmo grosso, il fiore non l'ho veduto. Plinio dice havere odore di vino.
Il seme poi di Atriplice.

(1) • Inesatta, oltre che male eseguita. (Ed.).
(2) L'AtOTo dcl Micbiel è il fai$<) acoro. Il vero acoro fu da lui figurato in modo confuso
sotto altro nome al Ve. 101.
(3) Mammelle.

LIBRO CIALLO

IZS

LuoGHO - In Levante ne monti tra sassi.
VIRTU - Leggi a k. 10.
[Pianta fruttifera. Frutti in ispiga].

N.

20

CONDRILA

NOMI - Condrila seconda Diascoride. Et li altri nomi leggi nel libro verde
k.

124.

FORMA - Suoa radice nella rotondita si oblonga alquanto, succhiosa, rossegiante come .di latte: Suoe frondi situate C1l per terra lunghe et intagliate, il
fusto pieno di late anchora lui, et altro di questa pianta non ho veduto.
LuoGHO - Io l'hebbi di Levante et inanti il fin della sua producion li
sorzi (2) me la guasto et manco (3).
TEMPO - Per quello ho veduto mi par viva sempre.
AMANO - Sole et humido, ma per il suo succhio bisognia guardarla da
sorzi.
GENERATIONE - Io credo ci nasca de suoi semi ma io non li ho veduti.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa si conviene assai bene con la discretione di Diascoride, salvo che lui dice ~sser la radice tenue et sottile et questa
grosseta. Quella poi che descrive I'Anguillara lv. 108, suoe radici sonno di
color giallo et non rosseggiante come dice Diascoride.
[Pianta con tubero, fusto tronco in cima e foglie pennato lobate. - Condrilla II di
Cesalpino è Hypochaeris radicata (4)].

*

N. 21 NARCISI GIALI

[I. Tulipa silvestris L.]
[Il. Narcissus Pseudo-Narcissus L.]

No~u

- Narcisi gialli da volgari - Tulipan sp.• da molti la prima spetie.
GENERA - De gialli di quatro sp.• ne dimostro in questo foglio due,
et li altri doi sequenti. Di bianchi poi sequitando li vedereti.
FORMA - Suoe radice cepolose scure, et dentro bianche muzilaginose et
amare, et quella con il fior in campanela, dentro di esso sanza odore, el qual
el depinge il Dodonei et dice che il suo bulbo son assai vomitorio, suoe
frondi lunghe et strette.. Il suo fusto de una quarta liscio, sanza frondi che nel

(1) • La parola è scritta male: p iù probabile della lettura situate è forse stfrate (distese?) (Ed.).
(2) Sorci.
(3) Mancò.

(4) • ll comeoto (qui, a matita) ha una nota c he esprime opinione contrarja. E infatti le foglie
caulinari esc1udono J'ipotes_
i di Hypoclraeris. Ma non è sicuro se corrispondano al vero o piuttosto
a un completamento aggiunto dal disegnatore, data la specificazione del ms. (~Forma) suUe foglie
radicali (<situate (o stirale ? - cfr. dia!. ven. destirae = stese] per terra•). (Ed.).

126

LIBRO GIALLO

summo ; son suo fiore giallo con alquanto di odore in forma di tulipani. Et
quello di Fiandra come di narcisi bianchi, ma gia!Jo, et nel mezzo di esso uscise
come una lungheta campanella sanza odore.
LuoGHO - Quello come sp.0 di Tulipan da monte S.'0 Angello in Abruzzio, et nel Bolognese. Et l'altro di Fiandra ne pradarie.
TEMPO - A primavera suoe frondi et fiori. de ambe due .
.AMANO - Sole et humido.
GENERATIONE - Multiplica per suoe radici.
[I. Figura ben disegnata, di pianta fiorita, con un boccio e un fiore aperto, a 9 tepali acuti, a nervature ben visibili, esternamente verdognoli, internamente gialli, con
grandi antere incluse.
II. Rozza figura, di altra mano, col solo fiore, a 6 tepali giallo pallidi e la lunga
corona cilindrica, dentata, dello stesso colore: sopra, la scdtta •Narciso di Fiandra; son
giallo•. Non si può decidere se preceda la figura datane del Cesalpino ; ma l'indicazione
di • pratede • è interessante perchè indicherebbe la pianta già inselvatichita. (Ed.)].

N.

22

NARCI SO GIALO

[Sternbergia lutea Ker-Gawl.]

NoMr - Narciso gia!Jo spetie da molti - Colchico spetie da alcuni simplicisti - Bulbo vomitorio dal Dodonei - Helicriso di Crateua da molti.
GENERA - k. 2I. Et de Colchico k. 3.
LuoGHO - Nella Dalmatia, a Rimano (•J, et nel Abruzzio et in Puglia.
OPPINIONI - Molti lo tengono per spetie di Colchico. Et il Dodonei dice
che il potrebbe esser il Bulbo vomitorio perche il move il vomito. Et l'Anguillara k. 206 dice che Crateua narra del suo Helicriso se non la forma del
fiore simil al Croco che potrebbe essere questo.
[Pianta fiorita. L' Anguillara, parlando di questa specie da lui veduta nell'Orto botanico di Padova e che egli dice nascere nel contado di Sebenico in Dalmazia, in Puglia
ed al Castello di Pesina de ~farsi in .'\.brnzw, dice che si può ritenerla l'Elicriso di Crateua.
Il Guilandino, annotando I' Anguillara [I?]. scrisse: • Opilio Theophrasti seu Tulipan
bononiense •. Il Michiel erra, identificando la specie qw da lui figurata col bulbo vomitorio del Cmydt/Jocil di Dodoneo [92) che è una giunchiglia. Più tardi il Dodoneo la figurò
nelle Pemptadi [93] col nome Narcissus a•d•mmalis 111aior, ma prese il nome ed il disegno
dal Clusio [0 ] che l'aveva trovata in Ispagna ed aveva avuto notizia del suo nascere spontaneo in Italia. Perciò, spetta indubitatamente al Michiel il primato della iconografia di
questa specie la quale sarebbe stata, prima ancora che dal!' Anguillara, trovata negli
Appennini da Marcello Vergilio [167) se, come ritiene il Dodoneo, ad essa si applica ·la
diagnosi del Narciso giallo di quell'autore].

(1) Rimini.

TA\".

(L. Giallo. »)

.,

• ~ntc1.,c-J

gi11lu •

fSltmbtrg1a /iilta l<er.-Cawl.)

X

1.IBRO GIALLO

N. 23 NARCISI

I27

[I. Narcissus Tazetta L.]
(II. N . unicolo-r Ten. ? an albulus P.]

NOMI - Narcisi bianchi varij da Volgari- Narcissum, Cepe marinum da
Latini - Basal, Alzir da Arabi - Bulbus ematicus ve! vomiferus, Anydron,
Autogines et Linon da Greci - Bulbum morbitarium da Romani - Serincada
a Costantinopoli - Et testa di Gambelo a quella spetie fa uno fior solo.
GENERA - Di questi ne sonno tre spetie variate nel fiore. Una il produce
ugnolo, l'altra doppij come moschete et la terza gialli. Et tutti producono
de molti fiori nel summo dell'asta. Et ne sonno quivi ne monti de Italia. Una
commune spetie che fa uno fior solo. Et simile quello da Costantinopoli ma tiene
ripiegato il fiore come la testa de uno gambello dunde ha preso il nome. De
li altri poi legi da k. 21 et fino a k. 24.
LuOGHO - Venghono portati a noi da Costantinopoli di tutte le sorte
dette ecceto quell'ugnoli de monti nostri de Lombardia.
TEMPO - Tutte le spetie dete a primavera si vede suoi fiori et le frondi
spuntano la terra nel autunno. Et ne sonno aµche che produce il fiore nel
autunno.
[La prima figura è di scapo coll'ombrello .fiorale, la seconda di intera pianta fiorita ;
ambedue abbastanza ben fatte.
La prima precede quella di Clusio che la chiamò Narcissus lati/olius. Pare che più
specie si chiamassero Bulbo vomitorio. Quella dell'Erb. Cesalpino è M1<scari comosum,
qui figurato a N. 42).

N.

24

NARCISI IN CAMPANELE

[I. Leucofum aestivum L.]
(Il. L . vernum L.]
[III. Galanthus nivalis L.]

Nmu - Narcisi in campanele da volgari - li altri nomi k . 23 - Viola
Theophrasti da molti - Butetigi dalle Pandette.
GENERA - Di questi ne sonno di tre sorte variati nel fiore. Una ne fa'
molti sopra l'asta in campanele [I], l'altra ne fa uno solo che guarda in giu
di cinque foglie tenuto per la Viola Theophrasti [II]. Il terzio son simile a
questo ma minore et di tre foglie con uno altro pico! fiore dentro di esso [III].
Le altre spetie legi da driedo.
LUOGHO - Quello maggiore con molti fiori [I] venghono alle ripe de
fiumi et li altri ne monti di Lombardia.
OPPINIONI - Quello maggior da un fior solo [II] son tenuto da molti
simplicisti per.Viola Theophrasti lib. 6 cap. 7. Et da altri per Butetigi delle
Pandette qual dice esser spetie di Hermodatilo vedeti a lui a k. 40.
[Sei buone figure. La principale che occupa il mezzo è di pianta fiorita di L. aeslittum ;
a lato un frutto staccato in cui è notevole la imitazione del rilievo. A sinistra pianta fio·

LllJ&O GIALLO

lZ8

rita cli L. vern.um col fiore di cinque tepali come è detto nella diagnosi, però pili tardi fu
dipinto altro fiore staccato che presenta la faccia all'osservatore mostrando chiaramente
sei tepali, sei starni e tre stimmi. A destra figura di G. 11ivalis con fiore ancor chiuso, ma
a parte altro fiore aperto mostrante i tre tepali interni che l'autore riguarda come uo secondo fiore chiuso oel primo (1).
Rispetto alla figura di L. vcr11u111 notiamo che oltre l'anomalia di cinque soli tepali,
la pianta che servì da campione aveva altri due caratteri non frequenti, la presen1.a di
quattro foglie e di due fiori. Però il Michiel riconobbe che nè il primo, n è l'ultimo erano
caratteri specifici ; il primo l'avea credu to tale, ma poi mostrò dubitarne, figurando il
fiore a parte cli cui si parlò più sopra, del secondo constatò fin da principio l'eccezionalità,
chiamando la specie : •Narciso maggiore con un fiore solo>. La iden tificazione colla Viola
di Teolrasto (~•omftl•1) è giusta e fu accettata dai moderni botanici.
La seconda e la terza specie erano già state figurate dal Brunfels, ma la prima trovasi
qui figurata per la prima volta e solo più tardi la effigiò il Clusio (671 ·s otto il nome Lèucoitm• btdbosum maif•s).

N. 25
[Pag ina bianca]

N. 26 VIPERINA
No~n

Viperina et Aron spe~ie da molti.
GENERA - Leggi avanti k. 33. Et anche l'Ecchio son dimandato con questo nome di viperina.
LuoGHO - Io l'hebbi di Levante mezza seccha con questo nome dal
Contarini.
GENERATIONE Io penso che multiplica per le radice.
OPPINIONI - Per la forma che tiene questa pianta puolsi credere che la ci
sia spetie di Aro sempre pero che l'altre parte si convenga.
-

[Tubero rosso con foglie radicali verdi allungate a nervatura principale bianca).

[Leontice Chrysogonum L.]
N. 27 INCOGNITA
. NOMI Lentopetalon spetie da molti
Chrysogono da molti.
GENERA Se questo son anche il sequente lentopetalon. Se Chrysogono son anche una altra mostra nel libro verde k. 175.
LuoGHO - Fu portato di Candia sanza nome con delle radici di lentopetalon insieme.
OPPINIONI - Sonno de molti simplicisti che tengono sia spetie di Lentopetalo et il Mattiolo et altri la ritira al Chrisogono.
(t) Avvertasi che la parola fl<>r• a quei tempi indicava spesso la sola. parte fogliacea e colorata del vero fiore, quindi ora la corolla, ora il perigonio. Il l\1ichicl voUe !ar osservare la differenza fra i tepali esterni e gli ittterni del genere Gala1Uh·us la quale è invece appena sensibile
nel genere Ltucoium.

T A\' .

(I.. Ciallo, •4)

~arcisi

rt.rucohou ''' ""'"" I....
Prfm~

rftialo di /..-i;.
tol u M 111ttinm1.

a

t.

i n can1panele •

<r~SIÌtJUJtl L •• f;a/tutlhu s 11i-U(1/ i s L.]

xr

LIBRO GIALLO

r29

[Pianta fiorita ; figura imperfetta ma che è la prima in data, precedendo, sebbene
di poco tempo (t), quella del Dasilico (84] il .quale rinvenne "la pianta in Oriente.
II .Mattioli (171] dichiara non conoscere il Crisogono e figura come Leontopetalo
la pianta che segue].

N. 28 LENTOPETALON

[Leontice Leontopetalum L.]

No~u

- Leontopetalon da Latini - Mecona ceratiten, Rhopadion, Leuceoron, Leontion, Doris, Lychnis Aria, Pardale, Thorybetron, Rhapeion et
L-eontopodion da Greci - Lentopetalo da volgari - Patabelclon da Roip.ani
GENERI\ - Questo et il deto da drieoo k. 27.
LUOGHO - Ne campi et nelle biade. In Levante se ne ritrovano.
OPPINIONI - Per non rascontrarsi le foglie et il fiore con el deto di Diascoride molti non l'ha per sicuro di esser il Lentopetalo. Vero è che si tiene
che lui non I' habbi descrito cosi puntalmente come il son di forma.
[Pianta fiorita e frnttifera. Falsi i nomi 11--lrtc•v "*P"titiç, Àtono.W6tov ecc. appartenenti ad altre specie.
Da quanto dice l'autore sembra che questa pianta che, in realtà, com'egli accenna,
è originaria del Levante, si trovasse qua e là fuggiascadaigiardini ovelacoltivavano[256";,).
Ma essa non avrebbe attecchito come tante altre specie di origine esotica, oggidì
fra noi inselvatichite e, dopo una temporaria diffusione, si sarebbe spenta.
II M.ichiel ricevette da Candia il leontopetalo insieme all'altra specie I.. Chrysogotmm L. che egli figura al precedente N. 27 però di questa non dice che sia inselvatichita).

N. 29 PAN PORC!N

[Cyclamen europaeum L.]

NOMI - Panporcin da volgari - Lenthopodion, Adaminus, Cyclamino,
Cissanthemon, Cissophylon, Chelonion, Icthyopheron, et Silene da Greci
- Trimphalites da Zoroaste - Aspho da altri - Miaspho da Magi - Thesea
da Egyptij - Rapum Terre et Terre Umbilicum da Romani - Erdvurtz
Apffe, Schwei et Senubrot (•) da Germani - Pain de porceau da Galli M.alum terre da altri - Castanum panthagathe et Kclarninos (3) da Levantini - Ciciantemios et Tuber terre da altri - . Buthomarion, Acharincha et
Arthamita da Arabi - Abdymuryi a Costantinopoli - Ptilio da Plinio.
GENERI\ - Ne sonno con il fior incamado, con il fior bianco et alcuni
dicono esserne anche con il fior giallo ma io non l' ho veduto. Et Diascoride
ne fanno menzione de due sorte una questo et l'altra non son nota a tempi

(1) Le pit ture di questo libro app;i,iono fatte intorno al 1570 ed il viaggio del Dasilico in
Oriente durò dal 1573 al 1576. L'opera fu pubblicata nel 1583.
(z) Scbweinsbrod. Sennebrod.

(3) xuxÀolµ"oç.
•7

LI BRO GIALLO

130

nostri; pur ne son una demostra nel secondo Libro rosso k. 61 (1 ), una
altra nel primo Libro rosso k. 84 (•) et in dito k. 164 (3) e k. 105 (4).
LuoGHO - Ne monti frigidi ne sassi ne sonno. di il giallo dicono nella
Bossina (5) de il bianco a Costantinopoli. di quello fiorisce il Marzio a Luca
nel Monte S. Giuliano, et sonno minor de li altri.
OPPINIONI - Quello fiorisce di Marzio commemorato da Mesue. Et l'Anguillara k. 178 (1751 dice che ne son anche con il fior giallo. E t k. 180 tiene
che il volgare che fiorisce nel Autunno sia il Ptilio di Plinio.
[Benchè l'Autore dichiari di non aver visto ciclami a fiori gialli, fece aggi1,mgere
alcuni di questi nella figura la quale perciò presenta due sorte di fiori].

N. 30 SQUILA

[Urginea Scilla Steinh.]

NOMI - Squilla da volgari - Haurifel et Haulachae da Arabi - Sala,
Scilla da Greci - Cepe muris et Squilla da Latini - Meerzwibel da Germani - Stipoule et Charpentaire da Galli - Pancration da molti - Cepola
canina in Candia et la getano via per cosa venenosa, dico la rossa qual è il
Pancratio secondo !'Anguillara - Schinos una spetie di essa Corolario k. 406.
GENERA - Due sonno, una bianca tenuta per iJ. maschio et l'altra rossa
femina et pancratio.
LuoGHO - Ne muri se ritrovano et in abundanza nella Magiolica et Minolica (6) nella Isola de Buso (1) et per la Spagnia, in Candia et Cefalonia.
OPPINIONI - L'Anguillara k. II9 dice esser la squilla bianca che si
mangia e la rossa il Pancratio.
[Essendo la pianta molto alta, furono fatte due figure che la rappresentano spezzata
in due. La figura a destra rappresenta il bulbo, le foglie e la parte inferiore dello scapo,
quella. a sinistra la parte superiore coll'infiorescenza. La figura, benchè abbastanza buona;
è molto inferiore a quella bellissima del Rinio a c. 60.
Da quanto dice il Michiel possiamo dedurre che questa specie è il Pancrazio o Cipolla canina o Scilla volgare di Anguillara ; il vero Pancrazio trovasi al numero seguente].

N. 31 LILIUM MAR.

[Pancratiutn tnarititnutn L.]

Nmn - Lilium marinum, Squilla epimedia Theophrasti gar; legi qui soto.
(t) Tropaeol"m maius.

(•)
(3)
(4)
(5)
(6)
(7)

Cuci.Qalus baccifer.
Maiantlreni"11' bif<>liunt..

Soldamlla alpina.
Bosnia.
Maiorca e Minorca.
Mala trascrizione di • isola d'Ebuso • (Eb"'"'· oggidl lvi.a nelle Pitiuse).

Lilium vol-

LIBRO GIALLO

131

LuOGHO - Nella Puglia et Dalmatia ne sonno et anche in Levante.
OPPINIONI - Sonno commune oppinione che questo son il Lilium marinum et la Squilla Epimedia Theophrasti et Plinio. - Et !'Anguillara k. 227
· tiene sia il Giglio bianco volgar (x) l'Ambrosia delli Corinti secondo Atheneo.
[Pianta fiorita sorgente in mezzo ad un paesaggio che rappresenta un luogo abitato
in riva al mare. A destra uno scapo fnittifero staccato dalla cui posizione può dedursi
che il disegno del paesaggio è posteriore a quello della pianta.
Il Pa11.çratit11n di questo codice non è la specie presente, ma la precedente].

N. 32 COLOCASIA

[Colocasia

antiquor1~m

Schott]

NOMI - Colocassia da Latini et volgari - Cyanos (•l, Faba aegyptiaca,
Poliricon (3) da Greci - Culcas, Culcassia da Arabi - Aron di Theophrasto
dal Anguillara.
GENERA - Se spetie di Aron ne sono de varie spetie - Se faba egyptia
son anche in oppinione quella Canna inda nel libro verde k. 240.
LuoGHO - Apresso al Nilo et viene grande che de suoe foglie fanno de
belli vasi et sonno gratissime a loro per bere. In Egipto ne viene assai dunde
a preso il nome di Faba egytia. In Asia et in Sicilia. Et Cypri questa.
TEMPO - A primavera si rivedeno suoe frondi. Et il fiore per comun
detto che io habbi sotrato non lo fa.
·
AMANO - Caldo, terren grasso et humido et con il fredo bisognia qui da
noi cavarle di la terra et ponerle in sabia sciuta et luogho caldo.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 127 dice esser la Faba egyptia overo l'Arum
di Theophrasto. Et a k. 99 dice alcune suoe raggioni non admesse per retirar la colocasia esser la faba egyptia. tra le qualle son questa che li habbitanti ogni anno cavano le radici talmente che non possono pervenir al
tempo di produr il gambo et fruto cosa che non si possono cosi giudicare.
che in tanto tempo et in tanta quantita et numero di radice non ce ne siano
mai restata alcuna interra dalla qual si harrebe veduto questa verita.
[Figura di pianta sterile in cui è buono il disegno delle foglie. Come il Mattioli, il
Michiel non conobbe l'infiorescenza, onde la prima figura completa è quella che poi pubblicò
il Colonna [73] sotto il nome Arum aegyptimn].

N. 33 ARO DI CORSICA

[A rum italicum L.]

NOMI - Aron di Corsica dal Tholomei - Gigaro l'Aro comun a Siena Lupha da Soriani - Alimon, Thymon, Dracontium da altri - Barba Aaron,
(t) L iJiuni ta.ndidum.
(•) Mal trascr. da xu•µo; ~ lava.
(3) Mal trascritto per dimenticanza. della cediglia sotto la ç. La lettera ç nei libri dei secoli
precedenti ai i\lichlel era spesso equivalente alla z. Il nome Polirizo è dato in questo codice anche
ad altra specie (Az., 41).

LIBRO GIALLO

132

Jarus, Serpentaria minor, Luf minor da Latini - Viperina, Colum draconis
da Latini - Belda saredaxacon, Asclepias da Arabi - Et son nomi di Serpentaria anche (1 ).
GENERA - Oltre li communi tre spetie ne sonno quivi [NN. 32, 33, 34)
et una da driedo a k. 26 con nome di Viperina.
LUOGHO - Nasce circa all'Aiazzio in Corsica che lo ritrovo l'Ecc. M. Antonio Tholomei.
OPPINIONI - Il deto Tholomei la posta nel numero di spetie de Aron.
L'Anguillara k. 125 doppo haver ragionato di Draconcoli overo Serpentaria,
dice che la minor con foglie di Hedera son una sorte di Aro.
[Figura poco buona di pianta fiorita].

N. 34 ARUM

[Arisarum vulgare Targ.-Tozz.)

No~11

- Aron spetie da molti - Jaro, Gicaro da Greci - Arisaro spetie
dal Anguillara k. 176.
GENERA - K. 33 et de Arisaro k. rr.
LUOGO - Ne hebbi de Abruzzio et da Costantinopoli.
DISPARERI NELLA PIANTA - Si per forma come per non esser suoa
radice acuta(•) son piui presto spetie di Aron, anzi certo, che di Arisaro.
VIRTU - Mangiasi lessa suoa radice et massime in Da!matia che anche
con stretto bisognio ne fanno pane.
[Pianta fiorita. Abbiamo gi3 detto che il nome arisaro spetterebbe giustamente,
come qui osserva il Michiel, alla specie figurata al N. II . L'Anguillara classificò la presente
come arisaro secondo, paragonando le sue foglie a quelle dell'edera. Ma il Mattioli la riguardò come il v.ero arisaro ed in ciò fu seguito dai botanici moder.ni. Perciò in certi libri
per ispiegarne l'etimologia si dice che il nome (da àp!ç =grattugia) è dovuto alle nervature sporgenti delle foglie).

N. 35 FABA CRASA

[Sedum 11taximi$m Sut.]

NOMI - Thelephion et Aizoon agrion da Greci - Portulacam silvestrem
da latini - Illecebram da Romani - Anoth da Egypti - Atir topuri da Aphri
- Faba inversa, Fabaria et Faba grassa da volgari - Cotiledon secondo da
alcuni - Teucrio di Plinio da molti - Cimbalion dal Dodonei - Vvundkraut,
Knabenkraut, Forzzwang da Germani - Du chicotrin da Galli - Scrophularia dal Trago.
GENERA - Legi nel libro primo rosso k. 60.
(I) DraC1tncitlus wlgaris.
(2)

Di sapore acuto.

LIBRO GIALLO

l33

LUOGHO - Appresso alle vitte <1 > ne luoghi coltivati.
OPPINIONI - V.arie sono le oppinioni nel Thelephio et quello di Crateua
son il Scorpiuro di Oiascoride, altri voleno che questa sia il Cotiledon secondo
et in ciò fate il giudicio voi, altri voleno che questa sia il Teucrio di Plinio
5, 25. Et il Dodonei la dimostra soto nome de Cimbalion, et altri per Thelephio
ma per dirci Galeno essere astersivo et seco, et questa allo oposito et anche
le suoe frondi non son simil alla Portulaca come narra Diascoride non si puoi
credere che ci sia. Et il Trago la pone sotto nome di Scrophularia.
(Pianta fiorita. Il Telephium Dioscoridis è fra le piante chieste dall' Aldrovandi al
M!chiel (Mss. Aldrov. N. t 36, Tom. I, c. 34)).

[Pagina bianca)

N. 37 BULBO LANIFERO
Bulbo lanifero di Theophrasto.
GENERA - Tante varieta sonno nelli bulbi che le <•l cosa impossibile
el comemorarle.
FORMA - Suoa radice carnosa, mucilaginosa di lungheto bulbo bianco
con ·grossi capelli, al gusto dolcignia et da tuta la Pianta destira sotil bava
come seta o lana, suoe foglie alla radice una dentro all'altra simil'a giglio bianco
ma minor et di verde scuro, altro di lei non ho veduto abenche de molti anni
che la notrico.
LuoGHO - Di Levante. Io l'hebbi dalle Isole verso a Candia.
TEMPO - Nel autunno rimanda suoe frondi.
AMANO - Caldo et humido.
GENE~TIONE Multiplica per suoe radici.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per esser cosi tomenticio et lanoso son
tenuto per il bulbo che narra Theophrasto.
VtRTU - Diconsi di questa farsi vestimenti et panni come si legge in
Theophrasto libro 7 capitolo 13.
[Pianta

s~erile).

N. 38 HIACJNTO
No~u

-

[Hyacinthus orientalis L.]

- Hyacinto da volgari - Hyacintum et Herba puerilis da Latini
Vacinium, B;icum et Vacum da Romani - Porphyrantes, Heloniam, Ul(1) Viti.
(2) L' è.

'

134

LIBRO GIALLO

cinum da Greci - Blau, Mertzemblumli <1J da Germani - Une jacinthe
on Vaciet da Galli - Cipole canine over salvatiche da Toschani - Zemblecuder a Costantinopoli.
GENERA - Sei spetie quivi sequitando ne sonno, et il Hyacinto di Homero
son il martago purpureo con il fiore ravolto (•>. Il Vacinio de Virgilio non è
Hyacinto per esser frutice. Et quel de Virgilio son l'Iride. Et questo son quello
di Theophrasto et Diascoride.
LuoGHO - Si portano a noi da Costantinopoli. Et quivi hor mai sonno
pieni li Giardini.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 153 dice che il Hyaclnto de Latini non son
quello de Greci. Et che quello de poeti son il medesimo con quello delli !storici. Quello di Ovidio et di Pausania et di Theocrito son l'istesso et son simil
al Giglio rosso ma minore et son anche quello di Homero. Et che questo Hyacinto son quello di Theophrasto et de Diascoride. Et quello di Virgilio tiene
sia la Iride. Et apresso avertisse come Vacinio son frutice et non herba ne
Hyacinto.
[Buona figura di pianta. fiorita. A sinistra un ramo fruttifero. Il Michiel, seguendo
l'andazzo de' suoi tempi, s'occupò della questione, tuttora controversa, della identificazione del giacinto, riconoscendo che più di una specie vegetale portava in antico quel nome
(NN. 56; 82). Seguendo !'Anguillara, ritenne che la specie presente fosse il Giacinto di
Dioscoride e per quello dei poeti rimase dubbioso fra Liliu111 M artagon e Fritillaria imperialis (N. 82), ripor tando anche l'opinione di Anguillara che fosse Lilium carniolùum
(N. 83) ed emettendone una posteriormente su F . persica (N. 83).
Fra i giardini di cui parla l'Autore notiamo quello dei Priuli a Padova (341].

N. 39 HIACINTO SPE.E

[M uscari botryoides Mili.]

NOMI - Hyacinti spetie da volgari - et Pignete.
GENERA - Di queste ne sonno con il nor bianco et con il fior azuro,
ne sonno una spetie da Costantinopoli simili chiamati muscoloni [N. 42], dell'altre sorte Jegi k. 38.
LUOGO - Ne monti de Lombardia non ce ne mancano. Et li bianchi sonno
li piui rari. Et de li muscoloni a Costantinopoli.
OPPINIONI - Abenche io habbi descrito il muscolone quivi di sopra, pero
son maggior oppinione che el sia colocato per spetie del Hyacinto de tormenti
dernostro k. 42.
[Due buone ligure, la prima di pianta a fiori azzurri, la seconda a fiori bianchi. Al
numero seguente apprendiamo che questa specie chiamavasi anche giacinto maschio.'
Precede il Castelli [66 •ilj].
(1) Marzblume.
(2) Lilium Martagon.

135

LIBRO CIALLO

N. 40 HIACINTO FEM!NA

[Scilla bi/olia L.]

NOMI - Hyacinto spetie da volgari.
GENERA - Questo son tenuto per la femina et le pignete il maschio
[N. 39]. Et di questa femina ne son anche con il fior giallo quivi sequente.
Delli altri legi k. 38.
LuOGHO - Ne monti nostri de Lombardia non ce ne mancano.
[Buona figura di pianta fiorita].

N. 41 STNSTRICHIUM

[Gagea lutea Ker-Gawl.]

NOMI - Hyacinto spetie da volgari - Sinsirichio da simplicisti.
GENERA - K. 38.
LuoGHO - Ne monti fredi et nel B-ologniese se ne ritrovano.
[Pianta fiorita che si riteneva specie di giacinto femmina, come è scritto nel numero
. precedente. Era già stata figurata dal F':'chs col nome Buibus sitvestris. Il secondo nome
qui citato dal Micbiel è quello con cui aveva ricevuto la pianta (305 b;•] dall' Aldrovandl}

N. 42 HIACINTO VOLGARE

[I. Muscari comosum (L.) Mili.)
[II. M . · moschatmn W.]

NOMI - Hyacinto volgare - Piricardo Plinij dal Anguillara [I] - Mit-scolone a Costantinopoli [II].
GENERA - K. 38. Et quivi son anche il Musculone posto per spetie di
questo Hyacinto.
FORMA - ..... Li muscoloni sonno simili ma li vascolini <1l piui lunghi
et ne sonno de gialdi, de rovani et de misti de colore, et invecchiato hanno odore
di mu.schio dunde a preso il nome.
LuoGHO - Ne campi tra le biade non ce ne mancano (I] . .Et il muscolone
a Costantinopoli (II].
.
OPPINIONI - Molti lo ritira allo pericardo di Plinio 25.9 [I]. Il muscolone
da simplicisti son posto per questa spetie di Hyacintho et son simil ma nel summe
de fiori non Ifa il penachieto (•) et li vascolini piui lunghi et con odor di muschio.
[Due figure di piante fiorite molto inferiori, per l'esecuzione artistica, in confronto
alle precedenti. Quella che occupa il mezzo della carta è la prima eseguita, !;altra a sinistra fu aggiunta dopo ed è M. 111-0schatmn. Questa specie che troviamo pur figurata dal
Mattioli, fu conosciuta dal Michiel, come egli stesso dice al N. 88, a mezzo del prof. F ilippo
Pasqualigo].

( r) Perigoni.
(2) Infioreseenza sterile.

136

LIBRO GIALLO

N. 43 CATANANZE SECONDA
No~u Catananze seconda da Diascoride - Damnamete, Dyonisias,
Thyrson, Demos, Cemos, Crotion da altri - Archaras da Magi - Arcopus
da altri - Herba fìlicula da Rom. - Datisca da altri - Caropithla da Daci.
GENERA - Due spetie ne pone Diascoride.
LUOGO - In Grecia et in Tessalia ne sonno.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 289 dice non la conoscer. Et non è la bistorta
come molti la pensano.

[Foglie alterne pendenti, dentate; frutti ascellari sessili](•).

N. 44 PROSAPIDA

NOMI - Acnonsub vel Prosapida da Greci.
FORMA - Suoe radice per el piui divise in tre nodate et lunghe, suoe foglie
rotonde tenute da lunghi piccioli.
LuoGHO - Io l'ebbi della Morea dal Contarini così formata come si vede
ne altro poscio dire di lei.
[Pianta sterile ridotta alle parti sotterranee ed alle foglie radicali orbicolari, verdi
sopra, glauche sotto, carnose, intere).

N. 45

[A nemo1ie coronaria L.]

[Manca il testo ; la figura assai bella si limita ad un fiore, ma I' intera pianta è
effigiata al N. 68].

N. 46 CEFAGllONE

[Chamaerops humilis L.]

Nmn - Cephaglione in Sicilia, Sardegnia et in Pisa - Humilis palma da
Theophrasto - Scope de palma da volgari - Bdelio da Serapione - Bolchon,
Madelcqn da altri - Siculun dal vulgo - Palmidium da alcuni - Chameriphes da Theophrasto.
GENERA - Due ne fezze Serapione. L'uno chiamo Giudaico et l'altro
che faceva un fruto de una pianta simil alla palma che son questo..Et il Giudaico il Bdelio de Diascoride.
FORMA - . Suoa radice come rotonda scura et con lunghi sotil rami.
Suoe frondi lunghe, crespate come stocate simil a datoli (•) et invechiate
s1 apreno come una mano che formano li dedi et si oblongano il suo come
(r) • L·accurata descrizione - in c.ui si specifica Ja radice • simil a piccola oliva• e il e serne
(frutto) minuto, rosso e tutto pertugiato • - con la figura che esattamente vi corrisponde. fareb-·
bero concludere che il Michiel le avesse tratte dal vero. (Ed.).
(2) Datteri.

LIBRO GIALLO

137

caule che le tengono. Et il suo giovane germoglio tenero el qualle si mangiano per esser gustevole el qual è nel suo mezo involto in molti invogli.
LuoGHO - In Sicilia, Napoli, Sardinia et in Montenero di Pisa.
GENERATIONE .....- De suoi semi mi naque. Et m1;11tiplica per suoe radici.
OPPINIONI - Molti hanno qualche di oppinione che questo delicato
germoglio sia il Bdelio che descrisse Mose al II capitolo del Genesis ritrovarsi
nel terrestre Paradiso.
[Pianta sterile. Il fusto ha l'apparenza cli un bulbo per non esser la pianta rnolto
cresciuta in istatura (•). Le foglie presentano tutte le gradazioni indicate nel testo. Questa
figura si completa con quella di Mattioli che invece figurò la sola infiorescenza).

N. 47 SATIRIO
No~n

- Satirio da herbarij - Satyrium da Latini - Triphillon da Greci
- Catharith da Arabi - Stendelvurtz da Germani - Du Satyrion a trois fueilles da Galli.
GENERA - Due ne ponne Diascoride, questa et I' Erithronio con il seme
de lino ma maggiore duro et liscio splendido.
LuocHo - Nel Levante in rarri luoghi et montuosi.
GENERATIONE - Io credo che multiplichi per suoe radici.
OPPINIONI - Non ci manca chi prendllno errore prendendo gli testicoli
per satirij.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta si conviene in ogni parte
bene alla discretione che da Diascoride al Satyrio. Et il Fuchsio per il Satyrio
fa li sequenti Orchi.
VIRTU - Il Satyrio son piui potente delli Testicoli et tenendo suoa radice
in mano incita Venere ma meglio beendola con buono vino, et pur beuta con
vino nero giova al spasimo opisthotono.....
[Grosso bulbo bruno, 3 foglie raclicali e scapo unifloro ; fiore a 6 lilli bianco-incarnati.
L'autore dice c~e le frondi per el più sono .3 e il fiore fo figura di giglio bia11cc].

N. 48 TESTICOLI

[I. Ophrys aranifera Huds.]
[II. Serapias Lingua L.]

No~n

- Testicoli dì canne M et di preti da volgari - Orchi, Cynosorchin, Affrodisia et Priaspismon (3) da Greci - Knabenkraut da Germani
- Du Satyrium da Galli - Cavalieri da Rustici - Chasialchel da Arabi
(1) Perciò il ~1.ie.hiel la ritenne pianta bulbosa e la collocò in questo libro anzichè nell'azzurro che comprende le arboree.

(•) Cane.
(3) Err. in luogo di rtp1«moµ6v.

138

LIBRO GIALLO

- Testiculus vulpis da Latini - Triorchi et Herba Serapiede da Paolo Egineta (•).
GENERA - Varie sonno le spetie di Testicoli et le ho partite. Quivi narero
di quelle dalla foglia stretta et de !'altre inanti ne demostrero. Ne son anche
una spetie che fa tre testicoli nominato da Paolo Egineta triorchi et herba
Serapiede.
LuOGHO - Alcune ne monti, altre ne valle et pianni et altre in luoghi arenOSI.

[Due belle figure di piante fiorite. La prima precede quella data dal botanico Lobelio [160] col nome : • Testiculus m1lpin1.s secundus >, la seconda quella data dall'altro
botanico Colonna [72] col nome : • Orc/Jis macrophylla •. Il Colonna trovò un individuo
con un solo tubercolo radicale, però disse nella descrizione : • melius observare licuit an
gemino vet unico butbulo siJ •. La figura del Michiel ha àmbedue i tubercoli, che sono di
color differente, e nella diagnosi lautore avverte che delle radici • la più bassa son car•
nosa et bumorosa et l' altra languida con pocbo bumore •.
Il Michiel non seppe che la seconda delle specie è la >-~rx«tç di Dioscoride e perciò
al Ve. 204 pose per Lonchitis prima una pianta fittizia].

N. 49 TESTICOLI

[Orchis militaris L . (2l]

NOMI - Testicoli di maggior frondi da volgari - Serapias da Andrea
Physico - Ragvurtz da Germani - Espece de Satyrium qui a troes racines
bulbues da Galli.
GENERA - Varie sonno anche queste specie dalla foglia maggiore (3l.
[Buona figura di pianta fiorita in cui è bene espresso il rilievo, e spiccano i caratteri
dei due tubercoli radicali, delle foglie, degli ovari contorti. Meno fedele la forma dei fiori.
È questa la specie che nel num.o precedente è chiamata Jriorchi].

[Orchis tephrosanthos Vili.]
Nmn - Testicoli dalla foglia piui largha spetie, ma minor dell'altra. Legi
k. 49 che del tutto te informerai. Et de virtu legi k. 55.

N. 50 TESTICOLI

[Buona figura di pianta fiorita. La specie fu più tardi effigiata dal Colonna [72] col
nome : Orchis altera oreades Ùrcopitecoplicra].

[Orchis maculata L. ?]
N. 51 TESTICOLI
NOMI - Testicoli spetie dalla foglia maggiore - Legi k. 49, et de virtu 55.
[Buona figura di pianta fiorita].
(1) c•pol~'O(·
(2) Secondo Bonato.
(3) V. n• 51.

139

LIBRO GIALLO

N. 52 TESTICOLI
NO?.fl -

[Orchis papilionacea L. var. rubra Cort.]

Testicoli spetie dalla foglia minor. Legi k. 48 et de virtu k. 55.

[Pianta fiorita. La figura precede d'un secolo quella del Cupani (8z).

[Ophrys api/era Huds.J

N. 53 TESTICOLI
Testicoli spetie. Legi k. 48, et de virtù k. 55.

[Pianta fiorita; la figura precede quella di Lobelio (161) ).

N. 54 DENTE CANIS

[Erythronium Dens-canis L.]

Testicoli spetie. et dente canis da Latini - Vermendaculum
a Zividal de Belun.
GENERA Sonno tenuta anche questa per spetie di Testicoli dunde le
haro partite in 4 ordeni. Questa una, la seconda con foglie strette [N. 48] la
terza con foglie piui larghe [N. 50]. Et la quarta di Palma Christi [N. 55).
LUOGHI - Ne coline apresso a fonti.
NOMI -

[Bella figura di pianta fiorita. Il fiore spiegato e volto verso l'osservatore mostra
i sei stami detti dall'autore -: c linghuini pavona-zi • (linguette paonazze) ed il pistillo. Il
nome vermcndaetdmn è una latinizzazione del nome • vermindach • (1) sotto il quale trovasi figurata la pianta in un coclice anteriore[19]. Da quanto scrive il Michiel la voce apparteneva ·al dialetto bellunese dal quale ora ~bra sia scomparsa [264] e perciò è a credersi
che il nostro autore abbia ricevuto la pianta da Belluno nei cui dintorni essa abbonda.
Quasi contemporaneamente. il Calceolario [51] trovò la pianta al Monte Baldo nel Veronese, però il primato della conoscenza di questa specie spetta all'ignoto autore del sunnominato codice [19] benchè egli si sia limitato a figurarne una sola foglia sorgente sul fusto
ipogeo.
La pianta era coltivata nel giardino di Lorenzo Friuli a Padova dove la trovò Giovanni Bauhin. Doveva essere anche coltivata a Pisa dal Ghini pérchè vi troviamo menzionato uri• Dens caniscus vulgo appellatus. Sunt qui.Ephemeri non lethalis et qui satyrij speciem esse existimant • [303).

N. 55 PALMA CRISTI

[I. Orchis maculata L.]
[II. Nigritella nigra (L.) R. Br.]

Palma Christi da Latini et Testicoli spetie - Herba basilica
et Cynosorchin da Greci - Digiti citani et Buzeiden da Arabi - Kereutz
NOMI -

(t) Nell'Erbario Aldrovandi, Voi. III, N. 233 troviamo questa spede con vari nomi fra i
quali Hermodact-yl1<s, PmUÙJheYmod<Utylu.s. Vmnenlaco t!fllgo. Nell'Erbario B. della Biblioteca AngeUca al N. 422 c'è pure la specie col nome Verment.ach uulgo.

LlllRO GlaLLO

blumen <1> da Germani - Du Satyrium royal da Galli [I'] - Brun de Monte
da contadini de çadore [II] - Chosiaalxel da Serapione - Digiti citrini da
Avicenna.
GENERA - Due sonno le Palme Christi. Una questa [I] et l'altra con le
frondi di Zaffarano, con il fior odorato simil all'amaranto et son rara in queste
bande ma in Cadore in copia [II]. Et Diascoride ponne doi spetie di Testicoli
di Canne, mia con · frondi olivare et l'altra porracea.
LuOGHO. - Ne monti de Italia calidi [I]. Et il minor in quantita nelle
pradarie de monti di Cadore [II].
[La prima figura è abbastanza buona, la seconda è meno perfetta, ma non ne è dubbio
la determinazione, tanto più che tra le pagine è conservato un campione disseccato della
pianta. L'autore osservò che la prima specie ha poco odore, la seconda è• con agrato odore•
il che dimostra che egli ricevette il campione fresco, perchè è noto con quanta rapidità
l'odore acuto di vaniglia della nigritella si trasforma in odore sgradito appena comincia
l'appassimento).

N. 56 TULIPAN

[I. Tulipa praecox Ten.]
[IL T. silvestris L.]

NOMI - Tulipan turchesco da volgari - Lalle di Capha in Turchia Satyrion spetie da molti - Fior d'Aiace over Hyacinto de Aiace.
GENERA - Varie sonno le spetie di Tulipani vàriati nel colore del fiore.
Di gialli di tre sorte una sanza odore et J'altra con odore da Costantinopoli.

Il terzo del Bolognese con odore et le foglie tre drite et tre ravolte. Ne son di
bianco di purpureo et di misti de colore come rosso et giallo, rosado et bianco.
Et de altre miste varieta et belle vaghezze.
LuoGHO - De Mar maggior <2 J vengono portati a Costantinopoli e de
li anoi (3).
OPPINIONI - Vengono da molti tenuta per spetie di Satyrion secondo
eritrodno (4). Et altri" per il Hyacint o de Aiace abenche non se gli vega le littere come dicono li poeti esser con il suo nome nel fiore.
VIRTU - Si questo son spetie di Hyacinto de suoe virtu legi a k. 38 et se
Satyrion leggi k. 47.
[Tre figure; la media di pianta fiorita di T. praecox, quella a destra di sommità fiorita di T. silvestris, quella a sinistra di frutto aperto. ·
li Michiel, parlando dell'opinione di alcuni suoi contemporanei che il tulipano precoce sia il giacinto dei poeti differente da que.llo di Dioscoride (N. 38), sembra rigettarla

(1) l<reutzblumen - fiori della croce.
(2) Mar Nero.

(3) Di là a noi.
(4) Eritronio.

LIBRO GIALLO

perchè il fiore è rosso ma non vi si vedono le macchie rappresentanti le lettere A I, però
rimane dubbioso sulla identificazione come si vedrà al N. 82.
Notiamo che l'idea fu ripresa ai nostri giorni da qualche erudito (55 art. Mx.v&oç].
Il Michiel indica per luogo originario del t ulipano precoce il bacino del Mar Nero
in Asia donde la pianta giungeva a Venezia per la solita via di Costantinopoli [256bis].

N. 57 ORNITOGALO

[Ornithogalum umbellatum L.]

NOMI - Omitogalo da Greci - Pisso di canne da volgari.
GENERA - Ne sonno de due spetie questo con foglia di Zaffarano et
quello da Costantinopoli ha foglie di c;olchico ma piu strette <1l. Et il bulbo
demostro k. 7 !2 ) l'Aldrovandi I' tiene per spetie di Ornitogalo alpino.
LuoGHO - Per e campi tra le biade in troppo quantita.
OPPINIONI - Molti il prende per bulbo silvestre.
VIRTU - Suoa radice si' mangia cruda et cotta come pasto de vilani nel
paese del Ruellio in vece di castagnie.....
[Figura poco buona di pianta fiorita. A lato due (rutti ; l'uno chiuso, l'altro aperto.
Il nome pisciaca11c qui citato si dà ora a TaraxaC<m1 officinale].

N. 58 MOLI THEOPH.To
Nmn - Moli da Theophrasto.
GENERA - Questo uno di Theophrasto et uno altro con.foglie di gramegnia de Diascorjde sequente k. 59. Et sonno anche Moli albero grande del India
scrito nel lib. de alberi [Az.] k. 22. Et il giglio de Alesandria k. 6.. Et Moli da
Greci l'Eringio k: n3.
LuoGHO - Nasce in Arcadia nel Monte Cyllene et in Pheneo nel Monte
di Ancona et in Abruzzio.
OPPINIONI - Plini lib. 25, 3 dice cavarsi con dificulta et e greci l'hann~
depinto con fiore giallo et Homero bianco, dunde si vede chiaro esser diverse
piante con questo nome di Moli.
[Pianta con fiori in boccio. A parte una ombrella fiorita).

N. 59 MOLI DIASCORIDE
MOLON PLIN.
NOMI - Moli da Diascoride - Leucoion agrion da Greci silvestrem da Latini - Molon da Plinio.

Violam

(l) O. by:an#1u,1n. Così ebjamavansi allora varie specfe, Or·nithogaliou na-rbonen.se, S&illa anroena
ecc. che talvolta erano anche indigene.
(2) Ornitlwgal1on na.bonense.

LIBRO GIALLO

GENERA - K. 58, due mostre sonno dimostre quivi.
FORMA - ..... La seconda con foglie lunghete et stretoline con _fusto
sotil nudo di foglie alto piui de palmo con uno fiore nel summo et altro non ho
veduto.
LuoGHO - In Cilicia et Arcadia et in Dalmatia. La seconda nasce nelle
·
Alpi de Rio de Lavoro.
GENERATIONE - Io credo che multiplica per suoe radici.
OPPINIONI L'Anguillara k. 2r5 dice che quello molon che ne parla
Plinio sia questo di Diascoride. La seconda sp. demostra l'hebbi dal Aldrovandi
con questo nome ma ttoti vidi suoa radice.
[Due brutte figure di piante fiorite. Il Moly Theophrasti dell'Erb. Aldrovandi (Voi. I,
fol. 305) è Allium 11igmm].

N. 60 GERANEO CON LA RADICE TONDA

[Geranium tuberosum L.]

No~u Geranio spetie dalla radice tonda da simplicisti - leggi nel
primo libro rosso k. 332.
GENERA - Varie sonno le spetie di Geranij come apar nell'altri libri et
nel libro rosso leggi k. 332.
LuoGHO - Di Dalmatia. et il Mattiolo dice esserne nella Valle Anania.
Et ne sonno in Abruzzio a Colipetra.

[Questa specie non frequente in Italia fu trovata dal!' Anguillara nel luogo indicato
in Abruzzo nel 1548 e da lui chiamata •Geranio primo • identificandola con T•p6.v<ov
di Dioscoride.
La presente figura rappresenta una pianta non integra limitata a poche foglie e ad
un rametto fiorifero. Miglior effigie diede poi il Mattioli che ricevette un campione dalla
Dalmazia (non dall'Anaunia) a mezzo dell'Aldrovandi].

N. 61 AGRIA CASTANIDA

[Bunium Bulbocastanum L.]

NoM1 - Agria Castenida da Sciolti - Casomaci in le montagnie de Norsia
- Sassifragia in Ingiltera - Bulbocastano da Alesandro Traliano.
LuoGHO - A Scio, in le montagnie di Norsia et in Ingiltera.
OPPINIONI Son tenuta da molti per il Bulbo Castaneo di Alessandro
Traliano perche si credeno che il testo sia scoreto nella radice dunde dice
esser Bulbo. Et Agria Castenida voi dir Castagnia salvatica perche mangiasi
la radice in vece di castagnia in Scio.
[Pianta fiorita. È figurata anche al N. xo sotto il nome • Oenanthe •].

LIBRO GIALLO

N. 62 PAPA

143

[Solammi tuberosum L.]

NOMI - Papa da Indiani - Tartuffi spetie da simplicisti et Greci Tubera da Latini - Ramech Alchamech, Tamer et Quema da Arabi-. Hirtzbrunst da Tedeschi - Turmas de tier1'a da Sp.ignuoli - T1't'ffee da Francesi.
GENERA - Son anche una altra spetie nel secondo librò rosso k. 50.
FORMA - Suoe radice neregnie di fora et dentro bianche, gustevole, qualle
sonno radice, pianta, foglie, fiori et fruti, dunde lei son ogni cosa non ci vedend o
altro che la radice fra lei.
LUOGHO - Nelle Indie si ritrova. Et le Ta1'tu(fe in Romagnia et anche
in Italia Verona et Friule. Et Toscana ancora.
TEMPO - A primavera le cercano.
AMANO - Coste grasse et alquanto humide.
GENERATIONE - Da l'humor secreto di la Terra ci nasce come li fonghi,
Tartuffe et brise <•>. Et mangiandosi si hanno ritrovato dentro alcuna cosa
che la suoa madre teri-a la haveva compressa nella massa di essa nel generarsi.
0PPINIONi - Da doti simplicisti son tenuta per Tartuffe. Et tra Galeno
et Avicenna ne suoe qualita par che siano differenti.
DISPARERI - Veramente nella forma non si luntana (•) dalla someglia
di le tartuffe.
Vrnru - Li I ndiani le mangiano, dunde doppiamente ci fa credere che
siano tartuffe ma non scio pero se sonno differenti nel gusto. Le tartuffe nostre
si mangiano <la prencipi et mazorengi (3) molto aprezzate, si frizeno (4) nel

oglio, si rosteno (s), si lessano, poi con il pepe a tutte foggie si mangiano et
sonno apetitose et veneree. Et si legge nel secondo libro delle Indie k. 204 .Plinio lib. r9 cap. 2 - Galeno al 2. de faculta de Alim. - Avìcemia al 2 . de
suoi canoni.
[La figura rappresenta un tubero con due macchie bianche indicant i le depressioni
ove nascono le gemme. Mentre varie delle p itture di questo codice servono a dimostrarci
che il Michiel o coltivò la pianta di cui ci lasciò l'effigie od almeno ne ricevette un camp ione,
questo ci dimost ra che nè egli, nè i suoi contemporanei conobbero la patata (6). Non possiamo sapere donde egli abbia avuto il disegno perchè nulla è detto nel testo, ma la sua
frase •nelle Indie si ritrova• cioè nell'America e l'altra frase in cui dice che gli American.i
mangiano i tuberi ma che egli non sa se sieno differenti nel gusto dei tartufi provano chiaramente che ai suoi tempi la pianta era sconosciuta.
(1) Boletus.
(2)
(3)
(4)
(5)
(6)

Si scosta.
M~giorenti.

Friggono.
Arrostiscono.
* Anzi quanto il M. dice al §Forma la pensare che nemmeno abbia avuto il discgno da
testimoni oculari, che certo non gli avrebbero detto che era una pianta tutta costituita del solo
tubero. (Ed.).

144

LIBRO GI ALLO

Il De Candolle [54) ritiene che il tubero sia stato portato dagli Spagnuoli fra il 1580
ed il 1585 e d'altra parte il Clusio (67) che nel 1588 ne ricevette due tuberi dal Sivry asserisce che nell'Italia inferiore la pianta era sì comune che serviva di alimento ai maiali,
mentre nel Veneto era ignota {•).
Benchè questa sia la prima figura che conosciamo del tubero, essa prova che la pianta
non fu cer_to introdotta prima del 1576 anno in cui morì il Michiel, perchè in caso diverso
egli ne avrebbe tentata la coltivazione od almeno avrebbe aggiunto una nota sul sapore,
come fece per tante altre piante. Ciò si accorda colla asserzione del De Candolle.
Nel testo convien discernere quanto spetta alla patata da quanto spetta al fungo
chiamato tartufo. A quest'ultimo si riferiscono le parole aggiunte {qui trascritte in corsivo)
e quelle dell'articolo •Virtù• dopo la parola •gusto•· Così la frase all'articolo •Generazione • allude alle teche nere che si formano col tempo fra il reticolo del micelio e che si
credevano porzioni di terra rimaste incluse nella massa del fungo {2).'
Il nome indigeno qui trascritto sotto la forma • papa • trovasi per la prima volta menzionato dallo spagnuolo Pietro Cieza (66] (p. I, cap. 40) sotto la forma plurale • papas •.
Altri autori del secolo [3] trascrissero, come il Michiel, •papa•, altri ancora • papata •·
Sia per la somiglianza dei nomi, sia per la somiglianza dei tuberi colle par ti tuberose della
batata (lpt>moea Bataias {L.) Poir.) (3) ne venne il moderno nome patata che, per quanto
censurato come erroneo, regna ormai sovrano.]
.

[I. Cyperus? rotundus L.]
[Il. Cy.? nielanorrhizus Del.]

N. 63 CIPERO

NOMI - Cipero da Greci - Erisisceptro, Aspalatho da alcuni - Saherade da Arabi - Wilder Galgan da Tedeschi - Souchet da Frane. - Juncia
d'olor et Juncia avellanda da Spagnioli - Choron Aphrodisias da alcuni Veneream, Radicem nauticam da Romani - Piper aqueum da Galli diti
di sopra.
GENERA - Di questo ne sonno doi, uno con radice giandifere et l'altro
lunghe, son poi il Cypero de Babilonia a k. 84, son anche l'albero con questo
nome demostro libro azuro a k. 156.
LuOGHO - In luoghi acquastrini et paludosi per Lombardia.
OPPINIONI - Credesi che quella che ha la Radice lunga sia la Cyperide
di Plinio.
VIRTU Son usate suoe radici in vece di spico celtico.....
[Forse è Cypems olivaris n.

II

dell'Erb. Cesalpino]

(4).

(1) • iUud autem magis nùrum Patavinae Scholae fuisse ignotam antequam amicis qui Patavij
medicae arti operam dabant Francofurto eius tubera mìtt.erem •.
·
(2) Che le patate si ritenessero specie di tartufi abbiamo la riprova net nome cartufolis ché
tuttora portano in carnia, nome del quale dev·~r derivato il tedesco KartoOeln.
(3) A Venezia : patata a1,,.ricana.
(4) • Sono due .6.g. quasi identiche, differendo solo nella radice, che in una è ± rizomatosa.
nell'altra a tubercoli subapicall. Pure nella radice è la sola. differenza che distingue entrambe dalla.

LIBRO C(ALLO

145

(Pagina bianca)

N. 65 LOTO EGIPTIO
NOMI - Loto Egyptio da Theophrasto - Corsio suoa radice - Anda
choca il suo seme da Serapione.
GENERA - Varij sonno lì loti herba, si de sativi come di silvestri et loto
albero come nelli libri vedrai.
LuoGHO - Io hebbi dal Cagiero questa pianta cosi retrata et con questo
nome, nasce dice Teophrasto ne pianni dunde sonno inondate le ville dal Nillo.
Et ne sonno nel fiume Eufrate.
GENERATIONE - De suoi semi ci nasce ma pero io non li ho seminati
perche non ne ho havuti.
OPPINIONI - Si tiene che Homero intendesse di questo Loto egyptio
quando comemoro le vaghezze di 3 fiori, zioe Hyacinto, Loto et Croco. Molti
si credeno che la Fava egyptia del Nillo sia uno istesso con il Loto egyptio.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta da me dimostra si conviene
bene alla descritione che narra Theophrasto ma pero lui non dice la forma
·de le foglie.
[Pare fittizia(•). Tubero sotterraneo, foglie lanceolate,.fiori liliacei rossi, frutti a favo).

N. 66

ARGEMONE

NOMI - Argemone da Dias,coride - Enone, Anthemis, Homonaea, Flos
campestris da alcuni - Concor<;li.alis, Pergalia da Romani - Liburnia da altri
- Corona da Galli - Artemonen, Arscella1i, Sarcocolla son 1iomi della seco11àa sp.
GENERA - Alcuni Diascoridi greci ne esponeno due spetie, ma si tiene il
secondo esservi stato adiunto. Et Plinio ne ponne 3 sp. et la miglior son
quella che la radice ha odor. d'incenso.
·'
LuOGHO
- In vari luoghi della Gretia et nelle Campagnie di Toscana
et nella Valle Annanja.
GENERATIONE - De suoi semi credo ci nasca ma non li ho veduti.
pjanta figurata al no 73, dove i tubercoli sono irregolarme1\te distribuiti ; e infatti il M. stesso
{§ Dispareri) dice che • q"esli nost"1. di Lombardia sonno in forma simili a quelli di Soria •·
Quanto alla identificazione, nella presente staJ]ipa si è creduto di riportare con (?) i due
nomi, esposti nel commento in forma ancora provvisoria (a matita). perchè note successive (pure
a matita), mostrano il rinnovarsi del dubbio. (Ed.).
(1) • Ad ogni modo, come risulta dal § L11-0glw, non è che una copia. (Ed.) .

••

LIBRO GIALLO

OPPINIONI - Molti d' ignoranti spetiali in vece dell' Argemone hanno
usato l'Eupatorio Agrimonia.
[Tubero, foglie pennipartite, fiori rossi, frutti pelosi] (•).

N. 67 ANEMONE

[A nem.one h01'tensis L.)

No~H

- Anemone agriam vel nigram, Anemonem pheniceam, Enemion,
Meconion, Tragoceros, Terre Parinon et Barbylben da Greci - Berilion et
Geranion da Ostani - Atractilida da Pithagora - Cnicum agriam da Propheti - Chuffie phoest da Aphricani - Orcitunicam da Romani - Melenam
et Phrenio da altri - Saniculo nel Bologniese - Omoeos, Ornion da altri.
GENERA - Questo di domestico et lo silvestre dé due sorte ma simili
alquanto sequitando. Et nel libro verde k. 52.
LUOGHI - Ne monti d'Italia et nel Bolognese in coppia et in Dalmatia.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 179 li distingueno benissimo. Et Galieno
ne descrive uno con fior giallo in Puglia simil alli altri. Et si conoscono li anemoni dalli ranoncoli perche li ranoncoli fanno silique et li anemoni cappi (2 ).
Et molti con ingano si credeno che il papavero salvatico sia spetie di
questo.
[Buona figura di pianta fiorita e fruttifera. La varietà pavo11i1ra trovasi effigiata
al N. 74.
Seguendo I' Anguillara, il Michiel ritenne che l'anemone ortense fosse l'orcitu11ica
del grammatico Servio cioè la Salitmca di cui parla Virgilio [243] nell'Egloga V, verso 17:
Puniceis humilis quantum saliunca rosetis.
Il nome sa11iwJ.a che qui trovasi è un ana:gramma di saliu11ca e fu causa di una falsa
identificazione [133] della pianta virgiliana con Sa11icula europaea. Fra le numerose identificazioni proposte (3) quella del!' Anguillara è la più probabile perchè q"uesta specie di
anemone quando è coltivata dà fiori doppi che somigliano a rose e d'altra parte ha piccola statura.
Il carattere che il Michiel pretende distingua anemoni e ranunculi, basandosi sui
frutti è falso perchè in ambo i generi v'è un sincarpo formato di acheni. È vero che a quei
(1) • L'indicazione di Anaunia. che evidentemente è ricavata dal .!\fattloli (•in quibusda.m
locis vallis Ananiae Tridentini tractus• .. ed. Valgrisi. 1554, p. 299), perde il suo valore rispetto alla
identificazione della pianta qui rappresentata con l'• .l\rgemone t di Dioscoride, perchè il MattioJi
stesso (ed. Valgris~. l570, p. 424) $i ricrede su tale attribuzione da lui precedentemente data per
una pianta di queHa Valle. mentre il M.ichiel (al § Dispare11) se ne mostra persuaso per la sua.
La figura corrisponde in realtà molto bene al Papavu Argemone L . eccetto la presenza di un
grosso tubero ; ma se fu copiata da pianta italiana (certo da un esemplare in buone condizioni)
questo non si può pensare che aggiunto per completamento, interpretando nel senso di « gto..
bosa • l'espressione di • radice rotonda • riportata nella descrizione da Dioscoride; descrizione in
cui l'indicazione delle foglie (• intagliate• ....) corrispondeva, del resto. bene alla specie, differenzian·
dola dalle vicine. (Ed.).

(2) Acheni.
(3) A11astatwa hiuochu111ica [219), Va/Yiat1a ce/Jica [107), V. SaJimica (157), Lavandt<la Stoe-

clias più le due sopraccennate.

( f,. Ginllo, 68)

-

TA\". Xfl

--

-

Anenlone >
(.-l nttlfDtll! eor()uaria L.]
Pnm.1 f'i.glf'•

LIBRO GIALLO

147

tempi si ponevano fra i ranuncoli altre piante della famiglia producenti follicoli (Gi. 74,
Ro. I 195, Ve. 40) e perfino .delle crocifere producenti silique (1) (Ve. 42), ma è altresi vero
che il Michiel vi pone pure dei veri ranuncoli (Ro. I 194· 195· 2II) ed anche anemoni
(Gi. 74, Ve. 41, 43), ostinandosi però nel sostenere il sopracitato carattere differenziale
e facendone quest ione di nomi (Ro. I, 194)l

N. 68 ANEMONE SIL.

[A ne111011e coronaria L.]

No~n

- Anemone silvestre da volgari - Herba venti dal Trago quel
piui silvestre· con la foglia piui capilare.
GENERA - K. 67.
LuoGHO - Ne monti Vegentini (•l et nelli Orti si domesticano et divengono lisci.
[Bellissima figura di pianta fiorita ; splendido sopra tutto il fiore che trovasi anche
effigiato da solo al N. 45. Sono le prime figur~ c:he si conoscano della specie, che il Michiel
distingue per la forma delle foglie e la stazione dalla • Herba venti• del Trago che è A.
Pttlsa#lla var. pratmsìs.
La specie trovasi nell'Erb. Aldrovandi, II, 339 col nome «Anemone Romana•].

N.N. 69 e 70
[Pagine bianche]

N. 71 TRAGJO SECONDO
No~n -

Tragio secondo da Diascoride - Tragoceros da alcuni - Scorpion, Garganon da altri - Cornulacam da Rom. - Bituensa da: altri - Salian
da Daci - Sober da Egyptij - Achceosin da Aphri.
GENERA - Diascoride ne pone dui : questo herba, et secondo arbusto
leggi nel libro azuro k. 84.
LuoGHO - In Italia. In Schiavoniia ne scogli di Sebenico, nel Monte
di S. Giulian a Luca et in Gretia ne monti petrosi.
TEMPO - Credo che sempre verdeggia.
AMANO - Salsegnio, caldo et solsticio.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 263 tiene che questo sia il secondo Tragio
Et per esser nella volgar Pimpinella si sente odor di becche non ci manca chi
credano esser il Tragio secondo di Diascoride ~l qual dice suoa radice esser
biancha et sottille simile alla romaraccia (3), dunde mi fa star sospeso non
esser questo depinto il suo per esser la radice come tuberose et non sotil.
(t) Il nome St'liqua si applicava allora a tutti i frutti a1lungati e deiscenti: silique, baccelli,
follicoli.
(•) Vicentini.
(3) Ramolaccio.

LIBRO GIALLO

VIRTU - Mangiasi la suoa radice cruda et cotta. Et son constrettivo
dunde giova alli flussi et mangiata alle desenterie come deto. Et leggesi in
D.iascoride et altri autori leggi nel libro azuro k. 84.
[Pianta sterile colle sole foglie radicali].

N.

72

A.RISTOLOGIA' ROTONDA

[Aristolochia rotunda

L,.J

No~n - Aristologfa rotonda da volgari - Aristolochiam da Romani.
GENERA - Nel altro libro k. 122 verde.
LuoGHO - In Italia ma piui rara che la lungha ne argeni et sodi.
0PPI~IONI - Il Dodonei la depinge con 'li caprioli <1 l non diro che el se
ingana.

[Figura ben disegnata e dipinta. Bene espresso il colore ed il rilievo del rizoma, meno
esatta la forma delle foglie. Le due specie figurate nel libro verde sono A. ClemaJitis ed
A. longa, la specie qui chiamata pistolochia non è A . Pis/.olochia, ma Corydalis tuberosa
(N. 76).

Lraccusa del Michiel contro il Dodoneo è infondata perchè la figura di quell'autore
(92] è esatta e non porta viticci].

N. 73 TRASI

[eyperus esculentus L.]

NOMI - Trasi sul Veronese - Dolceghini da volgari.
FORMA - Suoe radice sonno suoi fruti, de molti cappi pizzioli (2) simil
a vermi di la seta quando restano ringrinzati nella caldaija, dolci che li putti
li mangiano, suoe frondi alla segalla (3) in chioma una dentro all'altra lunghe
et strette et nel suo nascimento sonno dure et sua punta come pungente,
suoi fiori rossigni et come spicati nel summo di fusticelli tra frondini come
in stella.
LuoGHO - Nel Veronese si semina.
TEMPO - A primavera ci nasse et nel fin dell'Esta avogliesi suoi frutti
che sonno le radici.
GENERATIONE - De suoi dolcini delle radici seminati ci nasce.
VIRTU -. Suoe radice che piui presto fruti per li puti (4) son dolci et
humorosi con il scorzio alquanto astringente dunde sonno calidi, humedi et
ventosi et sonno provocabili per li venerei atti et con zucaro cotti nell' aqua
giovano a vecchie tosse et fa buono allito.
(t) Viticci.

(•l Piccoli.
(3) Similì a quelli della segale.
(4) Che piuttosto soa frutti per i ragazzi.

LIBRO GIALLO

149

· (La figura è meno bella di quella data dal Rinio a c. 415; le foglie son poche, piatte
e coetanee mentre nel Rinio sono numerose, di varie età dalle giovani alle disseccate ed
hanno bene espressa la forma canalicolata che apparisce malgrado i numerosi intrecci.
Ma l'infiorescenza nella presente tavola è matura e presenta più chiare le spighette, nè
fu dimenticato il carattere, menzionato anche nel testo, delle foglie fiorali in invoglio
stellato. Il Michiel deve aver coltivato la pianta perchè da principio aveva scritto : «fiori
in corimbi chiari (cioè radi) come umbelline,. e poi corresse, quando vide svilupparsi le
infiorescenze, colle seguenti parole : • rossigni et come spicati•· Ed, osservando attentamente la figura, può scorgersi che la pianta fu disegnata e dipinta sterile, aspettando lo
sviluppo delle infiorescenze che si aggiunsero più tardi. Però esse sono troppo povere e con
peduncoli eguali come nelle ombrelle, mentre in realtà questi sono di lunghezza differente.
Il Rinio, parlando dei tubercoli, li chiama radici e cosi li chiama qui il Michiel, pur
notando che i ragazzi li riguardano come frutti per la forma e pel sapore. Quando a Venezia
ne divenne comune lo spaccio che veniva fatto da mercanti orientali, tutti li riguardarono
come frutta ed ai nomi trasi e tÙilcicliinc fu sostituito il nome, pur orientale, bttgiggio o
abagiggio (125,164). Caduta la Repubblica, il consumo diminul ed ora è cessato; il cosidetto bagiggio che ora si vende a Venezia non è il tubercolo di Cyperus escukntus ma il
legume di Arachis hypogea il quale ha con esso qualche somiglianza perchè sotterraneo,
rugoso esteriormente e situato all'estremità di peduncoli che, per la loro posizione, sem·
brano radici (265) (1)).

N. 74 STILINA

[I. Era11.this hiemalis Salisb.]
[II. Anemone lwrtensis L. var .. pavonina Lam.]

NOMI -

Ranoncolo spetie da simplicisti - Stelina da volgari.
Varie sonno le spetie di ranoncoli come ~par nelli altri libri
[Ro. I, 195). Et di q1{esta stelina ne somw 1ma altra mostra legi nel libro rosso
primo k. 195·
FORMA ..... L'altra mostra [Il) l'hebbi dal sig. Egidio Cumani diligenGENERA -

tissinw proffessor de simplici. Il fwr in stella incarnato. Et mi disse che suoe
fronde venivano sopra uno fusto, de uno palmo con quatro foglie a mezo simil
alt'herba paris et il fior nel simmw.
LuoGHO - Ne monti de Italia in quantità (I].
TEMPO A principio di primavera si dimostrano. Et suoi fiori anchora
delli primi che si vegano [I].
DISPARERI Non senza raggione questa pianta [I] son tenuta per spetie
di Ranoncolo.

[Della prima pianta vi sono due buone ligure, la prima formata dal rizoma con due
fiori e colle foglie che stanno aprendosi, la seconda è di pedicello fruttifero coi follicoli
aperti e mostranti i semi. TI Michiél riguardò questa specie come ranuncolo, sia pel fiore
giallo, sia pei frutti deiscenti (v. N. 6J).

(t) i\vvertasi che il nome bagiggio o bacicc-io si dà ad un altro frutto aereo ma rugoso di
fuori e spugnoso di dentro. quello di Crith1tnltn. 111arilimunz qui chiamato bacilla {Ro. Il, 37).

150

LIBRO GIALLO

Della seconda pianta vi è solo un fiore meno perfettamente disegnato e perciò fu
riportata la diagnosi ove si parla delle brattee il cui numero normale è tre, ma più volte,
come nel caso presente, sale a quattro. Per la disposizione verticillata e la mancanza di
lobi l'Autore le paragonò alle foglie di PaYis quadri/olia. La specie tipo trovasi al N. &,.
La prima pianta era già stata figurata dal Dodoneo [92] col nome Aco11itum luteum
tni11us, per la seconda il primato spetta al Michiel perchè solo nel 1598 il Clusio la conobbe
e poi la figurò col nome Anemone Jwrtmsis lati/olia duplo ffore [67]].

N. 75 CHELIDONIA MINOR

[Ranunculus Ficaria L.]

NOMI - Chelidonia minor et Scofularia (•) minor da volgari - Chelidonion et periepinon agrion da Greci - Bauroch et Kurobs da Arabi Feiguuartzen <•J, Blaternkraut et Meyenkraut (3l da Germani - Chelidonia
minor et Hirundinaria minpr da Latini - Favoscello (4) da Toscani - Bassinet da Galli - Testiculus sacerdotis dal Pandette et Coglia di prete da
rustici.
GENERA - Due ne pone Diascoride, questa minor et la maggior commune.
LuoGHO - Nasce apresso a fossi et rive aquastrine per tutta Italia.
OPPINIONI - Vengono da molti tenuta per il Testiculus sacerdotis delle
Pandette. Et se bene.nella forma potrebbesi creder la fusse la minor chelidonia,
ma stante la acutezza che li asegna Diascoride et Galeno non si puoi salvarsi
salvo se in Gretia non l'havesse dunde la videro loro. ·
[Buona figura di pianta fiorita. Il Michiel combatte la credenza che questa specie
fosse la chelidonia minore come ammetteva il Dodoneo, però non la pose fra i ranuncoli,
benchè citi il nome bassi11et che i Francesi dànno a varie specie del genere Ra-11u1u:ut..s.
Già si vide (N. 67) che l'Autore riteneva come carattere del genere il frutto deiscente].

N. 76 PISTOLOCHIA

[Corydalis cava (L.) Sch. et Kit.]

Nmn - Pistolochia da il Fuchsio - Herba ficus nel teritorio de Zividal
de Bellun - Radix cava da Aeptius (5) - Fumaria dal Mattiolo.
GENERA - Ne sonno con il fior bianco et con il fiore palido rossegnio Et se spetie di fumaria che pochi se lo credi legi nel libro primo rosso a k. I 06
[C. lutea].
. LUOGHO - Ne nasce in copia in Alemagnia, ne selve et luoghi umbrosi,
et V esentino.
OPPINIONI - Il Dodonei la chiamano radix cava di Aetio et tiene sia
( 1) Scrofularia.
(2) Feigwurtzen - radici a fico.

(3) Maienkraut - erba di maggio.
(4) Favagello.
(5) • Medico del VI secolo dopo Cristo, la cui opera (generalmente conosciuta col titolo Tetrabib/os fu integralmente pubblicata per la prima volta a Basilea nel 1542 da Janus C.Ornarius (Ed.).

(L. Cia.llo. 76)
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LIBRO GIALLO

151

spetie di Apios ma viene tenuto che il se fogana. Et il Mattiolo la pone al luogho
delli capni 1218.
VIRTU Plinio commera (il una pianta chiamata pistolochia con suoe
radice piene di capilar radicete dunde 'per non ne dir altro mal si puoi congiecturar qualle élla ci sia come si lege nel lib. 25 cap. 8. Et di questa il Fuchsio la pone et son doperata da Todeschi in vece della rotonda (N. 72].
[Tre belle figure. La prima di pianta; con fiori rosei, in cui specialmente spicca per
bellezza la radice cava colle barbicelle, le altre due di rami con fiori di color bianco ,l'uno.
gridellino l'altro.
Il Michiel dubita della identificazione cbe il Fuchs fece di questa specie colla pistolochia di Plinio, basandosi sulla descrizione limitata alle radici con numerose barbette
per cui l'autor classico la chiamò anche polirizo (Az. 41). Altri autori ritennero che la -pistolochia fosse una specie di Aristolochia a radice fascicolata e quest'opinione fu accettata da Linneo].

• N. 77 A~PHODELO

[Asphodehi.s albus Mili.]

NOMI - Affodillo da volgari - Asphodelon da Greci - Astulam regiam, Albucum et lanteriscum da Romani - Goldvurtz da Germani Haste royalle da Galli - Gigasol et Heroio da altri - Gnuzoli et cépuluze
da ptùgesi - Cepergne da Dalmatini - Albutium lappa da alcuni - Antericon il suo seme.
GENERA - Due spetie ne ponne Dionysio et He.c;iodo, maschio et femina
da volgari. Son tenuta anche questa sequente per spetie di femina. Son anche
tenuto per Asphodelo marin~. Quello minuto demostrato nel altro L.o verde
k. 103 et 104 coda di cavallo.
Lu9GHO -· Ne monti di Lombardia non ce ne mancano.
1ÈMPO - A primavera si rivede suoe frondi. Et con il caldo svanisce. Et
suoi fiori di maggio, con li semi poi.
AMANO - Sole et humido, con grasso terreno.
GENERATIONE - Mu!tiplica per suoi cappi et di semi ancora.
[Buona figura di pianta fiorita, che in parte comincia a fruttificare, con tuberi.
A parte una spiga fruttifera (Ed.)].

N. 78 ASFODELO SP.E

(Asphodeli11e lilmr11icq, Rchb.)

NOMI - Affodilo femina tenuta da volgari - lphyon di Theophrasto.
GENERA - K. 77.
LuoGHO - Ne monti alti et fredi ne Confini del Friule ne sonno assai.
(1) • La lettura del testo è: commera; for.;e error di penna per commemora 1 (Ed.).

LIBRO CIALLO

[Buona figura di pianta fiorita, a parte un ramo fruttifero meno ben. disegnato.
Esisteva un'altra figura rappresentante un rametto fruttifero di Lili111n bulbi/erum che
' poi fu cancellata per farne una simile al N. 83.
La specie presente non fu ancora rinvenuta nel Friuli, ma, parlando dei •confini
del Friuli>, il Michiel forse intese parlare dell'Istria dove in realtà la pianta si trova. Non
sarebbe però impossibile che la specie avesse abitato anche il Friuli orientale donde sarebbe scomparsa, ed ancbe potrebbe ammettersi che essa ci vivesse tuttora e fosse sfuggita alle indagini dei botanici.
L'altra sp. A. lutea fù pur conosciuta dal Michiel (Ve., to4).
Due secoli dopo il Michiel la specie presente fu figurata dallo Scapoli (267) che ricevette la pianta dall'Istria orientale e cltiamolla perciò Asph-Odel"s tiburnicus).

N. 79 MUSA
NOMI - Muse da Avicenna.
FORMA - Suoa radice rotonda grande con di molti grossi capillamenti
nel fondo, suoe frondi grande simil in someglia alla Canna Inda (•) con uno
spigolo di soto rilevato per lungho nel mezw, et per tresso <•l venade come
stocade, et nel suo crescimento vengono una nel!' altra di maniera che crescendo formano il suo fusto alto piui d' huomo et con intervallo nodato come
canna con la medola di dentro dolce et traforato con bellissimo ordine che a
riguardanti rendono stupor. Suo fruto lungho rotondo di ·sotil pellicola vestito con color pallido alquanto giallezzia di sapore suave et dolce simil a
fichi.

LuoGHO - Son fruto di Sorya (3) et in Cypro vengono portato a' nc;>i. Et
di le piante ancora ne ho havute.
TEMPO - Nel Autunno tagliasi suoi rami et a primavera rimanda di
nuovo.
OPPINIONI - Son de molti che tengono che questo sia il fruto che prevarico il primo nostro Adamo. Et per-che aperto il fruto si vede com.e in croce.
dunde da quello vanno congieturando la croce della redemptione del nostro
Signor Mess. Jesu Christo Benedetto.
VIRTU - Son si apreciato il suo fruto da cui sonno avezzi nel mangiarlo
che l estima per assai delicato, ma a quelli che nel primo gusto il senteno con
nausa et dispiacere. Et per conservarne gli poneno non ben maturi in aceto,
dunde son portati a noi.
[Il Bonato diede su questo numero il seguente giudizio: • dice cose ridicole nel proposito e la figura è fantastica •· Sulla prima parte di questo giudizio dobbiamo osservare
che quanto è scritto nel te.sto sulle credenze che la banana fosse il pomo vietato del Para(1) Canna indi&a. Ve., 240.
(2) Traverso.

(3) Siria.

LIBRO GIALLO

15 3

diso terrestre (•) e che il segno di croce formato dall'incontro dei setti interni alludesse alla
croce di Cristo, è riportato come opinione altrui, non professato come credenza dell'Autore.
Riguardo alla figura, essa rappresenta una pianta bulbosa con foglie basilari ed
un fusto accompagnato da poche foglie decrescenti e portante in cima tre grappoli pendenti di frutti ovoidali. Però il disegno della foglia non è inesatto e corrìsponde alla
abbastanza giusta descrizione del testo. Notevole per esattezza è quanto dice il Michiel
sul crescere delle foglie una dentro l'altra in modo da formare 11n falso fusto, mentre
botanici a lui anteriori (25, 246], contemporanei [107] ed anche posteriori commisero l'errore, che tuttora si ripete da persone estranee alla scienza, di riguardare il banano come
un albero. È invece sbagliato quel che segue e dà a sospettare che l'Autore abbia confuso
il banano col bambù.
Possiamo concludere che la figura è solo in parte fantast ica, perchè il Michiel dice
di aver avuto piante dall'Oriente che sicuramente egli coltivò nel suo giardino e si limitarono a dar poche foglie, come tut tora avviene nell'Italia settentrionale(•). La somiglianza
colla canna d'India di cui egli parla nel testo o la confusione col bambù lo indussero ad
aggiungere arbitrariamente un gambo fruttifero nascente di sotterra].

N. Bo UMBILICO

[Cotyledon Umbilicus-Vetteris L. an C. horùontalis Guss.]

"

Umbilicum Veneris da Rom. - Cotyledon, Cymbalion, Cepos
Aphrodites hoc est Herculus Veneris, Ges Omphalos hoc est terre Umbilicum,
Stochis, Stergethron, Charichachi da Greci - Cimbalaria, da lat. - Cupertoiuole da Tosc. - Scytalion da altri - Hortus (3) Veneris da alcuni.
GENERA - Dui ne ponne Diascoride. Il primo questo. D secondo Cimbalia demòstro nell'altro primo lib. rosso k. 165. 282. Et con nome di Ciìnbalia
son una altra pianta volgare che nasce nelle vechie muraglie con foglie piccole
di hedera et in folti cappi intricata da sotil ramuscoli. Et una altra spetie di
'
Cotiledon ramçiso a k. 15. Et nel primo rosso k. 72.
LuoGHO - In Toscana, in Romagnia et nelle vecchie muraglie et nelle
piefre a costa de monti.
:l'{OMI -

[Pianta fiorita mancante delle foglie cauline e delle corolle. La pianta che nasce
sulle muraglie e che pur chiamavasi ci111balia è Lùiaria Cymbalaria che altri autori
(1) Il nome di fico d•Adamo che tuttora si dà alla. pianta proviene invece dalla credenza che

le larghe foglie fossero q uelle che nella Genesi son chiamate foglie di fioo e servirono a. coprir la nudità
dei primi parenti. Però nel secolo XVI era viva fra i Cristiani e gli Israeliti della Siria la prima credenia
qui riportata da.~l'Autore, come attesta il Dodoneo (107]. L'altra credenza sulla croce trovasi registr~qt.
tin dal secolo XIV dal lt.fagnovillano [ 184] (che chiama le banane potni di paradiso) colle segueUti
parole: •Se l'ons le coppe panni en plusurs
cuers ou au Ione on miHeu Ja figure de la croix xPi.
t-0ujours trouverés •·
(2) Una. prova ne abbiamo nell'averne inviato campioni a corrispondenti, come si rileva dalla.
lettera 3 marzo l553 all ' Aldrovandi: « ... per bora; li mando uno taglieto e t morsello di Cana di àlusa.
mandone pocha per haverne poc:ba et per averla participata con molti et ne mandai anche al Eccel. te
l\'l s. Luca Ghino per essere cose (pare a me) di qualche consjderationc ~-tante il suo invoglio. lavoro
et straforo. et molto più apa.iano, quando son da fresco tagliate... .• - E neJla lettera 10 aprile 1554
scrive: •Di le foglie di muse per hora non ne ho per essere mancate sopra la pianta ma son vive
et come ne mandarano io Ve ne manderò • [305 l>h].

de

(3) Ortus.

r54

LIBRO C I ALLO

chjamavano Uni/)Ìlicus Veneris (Rinici, c. 352) credendola la pianta così chiamata da Dioscoride.
Un Cotyledon fu mandato al Michiel dall'Aldrovandi [305•~] il quale ne conservava
nel suo Erbario (V, 90, 152)].

N. 8r OENANTE SP.E

[Oenanthe peucedanifolia Pollich (* ?)]

Nmu - Cenante spetie da simplicisti.
GENERA - Varie sonno le spetie tenute per l'Oenante come apar da
driedo k. 8.
LUOGHO - L' bebbi da monti bassanesi.
GENER)\TJQNE - Possunsi divider delli cappi (1) delle radici. Et de semi
ancora ma non li ho veduti.
[Pianta fiorita. Il Michiel figurò per primo questa specie (2), riconoscendola anche
del genere Oe11a.1tlie. Pochi anni più tardi (1587) la troviamo nel Dalechamps [95] sotto
il nome d.i •Bulbocastano femmina •).

N. 82 MARTAGO SP.s
HJACINTO DE HOMEIW

[I. Lilium Martagon L.]
[II. Fritillaria imperialis L. J

No~u

- Martago ravolto et Lilium silvestre da volgari - Lys sauvage
da Galli - Hemerocalis dal Dodonei - Hyacinto d'Homero da molti Petilio di Plinio da altri - Corona imperial quella spetie daUe campanele gialde
et Hyacinto de &eci da molti.
GENERA - Questo uno con la radice giala. Et tre seguenti con la radice
bianca manco gialleccia. son poi il Giglio bianco commi, il !ilio marino descrito
da driedo k. 3r. Et di questa spetie ne son una altra con il fior giallo ma in
campanela.
LuoGHO - Ne monti de Lombardia non ce ne mancano [I]. Et di Turchia
quello dal fior gialdo in campanele [Il].
OPPINIONI - Varie sonno le oppinioni. alcuni se la commoda per il
Petilio di Plinio, altri per l'Hyacinto di Homero. Il Dodonei per l'Hemerocalis [I]. Et queUa spetie demostra con nome di Corona imperial [Il] per suoa
bellezza par a me si convenga meglio per il Hyacinto de Ho·mero che ogni altra

(1) Tuberool.i.
(•) • I tubercoli radicali che non sono sessili - come sarebbe carattere della O. peuudanifolia
Pollich - ma quasi apicali (e anche ìl § Forma dice e con picoli capì ml ""'"o de ramì de radici o)
farebbero attribuire la pianta piuttosto a O. si/ai/olia M.B. In tal caso resterebbero spostate le rispettive due date di prima indicazione in Italia quali sono nel SACCARDO (CromJlogia dtlla Flora 1taliana, Padova, 1909, p . . 189) {Ed.).

155

ULRO GIALLO

pianta conumerando Homero tre sorte di fiori vagissimi Hyacinto. Loto. et
Grucgo (•).
[In mezw una bella figura di pianta fiorita di L. Martagot> in cui spiccano bene
i caratteri del bulbo scaglioso, delle foglie inferiori coriacee imperfettamente verticillate,
dei fiori pendenti ed esameri. A destra un rametto fruttifero della medesima pianta. A
sinistra una figura di pianta fiorita a fogliette fiorali gialle sulla quale fu scritto Hiadnto
de Homero. Quest'ultima figura, benchè meno bella dell'altra, ha i.I pregio di esser la
prima pubblicata di Fritillaria imperialis, precedendo quella di Dodoneo che conobbe
la pianta a Vienna nel 1576. Il Michiel ne ricevette i.I campione da Costantinopoli come
dice al numero seguente.
Dal confronto col testo di Anguillara si deduce che la prima specie di Martagon
di quell'autore è L. M artagm e le altre due specie sono quelle figurate dal Michiel al
seguente numero.
li Michiel da principio ritenne che il Giacinto d'Omero fosse la prima delle due
piante qui figurate cioè L. Martago11, il che appare anche da una frase al N. 38 (2) ma
dopo, avendo ricevuto il campione di F. imperialis, modificò le sue idee, ritenendo questa
ultima essere il giacinto omerico, identificazione poco fondata perchè i.I campione aveva
il fior giallo e la pianta classica doveva certamente portare un fiore rosso.
Si discute tuttora fra gli eruditi se il giacinto dei poeti fosse Lilium Mar/ago,., y.,.
tipa praecox (N. 56), Fritillaria Meleagris od altra specie a tepali rossi e la questione non
sarà probabilmente risolta fino a che non "sarà rinvenuto il libro sul giacinto di Nicandro
Colofonio che finora fu inutilmente cercato e si ritiene distrutto.
li nome Petili""' che il nostro autore dà alla prima specie fu da Linneo assegnato alla seconda qui figurata].

N. 83 MARTA GI
HIACINTO DE GRECI

[I. Lilùmt bulbife;rum L.]
[II. Fritillar·ia persica L.]
[UI. Lilium pomp01iium L. ~·
carniolicum Bernh.)

Martago spetie da volgari - Hemorocale de Diascoride dal Anguillara - Et Cinorodon Plinij dal detto - Ansea da Serapione - Crinon
basilicon, Crinanthemon, Gallirion da altri - Martis sanguinem da Magi Auram Crocodili da Osthani - Symphephon da Egyptij - Tsalon da Certi
- Lilium da Latini agreste - Rosam Iconis da alcuni - Sasa da Syri Abiblabon da Aphri - Prophyrantes (3), Bolbos aematicos, Anthicantharon
da altri - Jocroe da Egyptij [I]. Penacchio persian quella spetie fa le campanine l'ovane [II]. Hyacinti de Greci quel dal fior ravolto [III).
LuocHo - Di quello ravolto il fiore con le foglie piui larghete ne sonno
in Levante. Et di l'altro [I) ne monti d'Italia non ce ne mancano. Et in
NOMI -

(1) Croco.

(2) È anche riportata al N. 83 l'opinione di Anguillara che sia L. carniolicum.
(3) ITo~up«~~·

~56

LIBRO G I ALLO

Syria, Pisidia et Pam'phylia - Et quella spetie ~lalle campç1.nine rovane [Il]
il dar. bailo Barbaro il mando (•) da Costantinopoli insieme con l'altra spetie
demostra da driedo di corona imperial [N. 82, II].
GENERATIONE - De suoe cipole che nascono tra le frondi (•) meglio ci
vengono che de li semi [I].
OPPINIONI - L'Anguillara k. 231 tiene sia l'Hemerocale de Diascoride
et il Cinorodon di Plinio. Et altro è l'Hemerocale di Theopluasto. Et k. 155
tiene che quello dal fior ravolto sia l'Hyacinto di Homero. E~ altri come
·si· legge da driedo k. 38 ma quello in campanele chiamato penacchio persian [Il] ha piui di forma de Hyacinto che il gia deto Martagon [III] pur mi
rimeto, et son anche lui [Il) vago di fiore come vuol Homero.
[La prima figura abbastanza buona è di pianta fiorita di Lilifmi bulbiferum ; a
sinistra un rametto portante una capsula immatura. La figura del rametto è buona, ma

una migliore era stata fatta al N. 78 che poi fu cancellata perchè fuori di posto, ma
~ardando quel foglio per trasparenza si vedono bene i bulbetti all'ascella delle foglie
superiori.
Meno perfette sono le due rimanenti figure rappresentanti rami fioriti delle piante
N. II e III; però tutte le figure di questa pagina e quelle dell'antecedente sono importanti percbè ci servono a classificare i tre M artagon di Anguillara. L'autore dei •Semplici •
cosi si esprime : •Ma non vi ingannate; perche sotto questo nome Martagon compren·
donsi tre piante : delle quali una ba la sua radice gialla; et una i'ba bianca, la quale produce i fiori grandi quanto quelli del Giglio. la terza appresso fa la radice bianca ; ma
è minore et i suoi fiori sono come qu~lli del Giglio ; ma molto piu piccoli. Ne il primo
ne il secondo non intendo che sia Hiacinto ma ben questo terzo rimettendomi però al
giudicio de più dotti •.
Confrontando il testo di Anguillara col codice del Michiel deduciamo :
= l. M artagon
Martagon
I di Anguillara

II

l. bulbiferum

III o Giacinto de' poeti cli Ang. = l. carniolicum
Perciò quest'ultin1a specie, che è dubbio se sia stata nota agli antichi, fu conosciuta
con sicurezza la prima volta dall' Anguillara e figurata dal Michiel. Più tardi la figurò
il Clusio sotto il nome l. lryza11ti11um mi11iatum].

=

N. 84 CALANCA
Galanga spetie da volgari Gulungen da Arabi.
NOMI -

[* (3))

Cipero di Babilonia da simplicisti

(1) Mandò.
(z) BulbiUi.
(3) * La figura. accuratamente disegnata. illustra il breve ma chiaro accenno del bf. al suo
tentativo di coltura della droga. che si deve perciò ritenere essergli giunta in condizioni sufficientemente buone ; e, se questa era realmente Ja gaJa,nga genuina, rappresenterebbe In prima figurazione,
per quanto parziale, di una pianta (A lpinia officinarun·i o A. Gtùa:nga che sia) che doveva ancora per
tanto ten1po l'"imanere ignota. In caso. ~pe.rò, oon sarebbe esatta l'indicazione del lflogho. o dovrebbe
intendersi non come patria ma come provenienza (Ed.).

LIBRO GIALLO

157

GENERA - Son anche l'albero con nome di Cipero da Plinio legi nel
libro azuro a k. x56 et in questo k. 63.
FORMA - Suoa radice nodata simil a gigli azuri ma gialla. suoe foglie
l'una dentro a l'altra come la Cana Inda [Ve., 240] ma minor et signiate per
lungho et apuntite.
LuoGHO - In Gretia se ne ritrovano et in Soria.
TEMPO - A primavera rimandano suoe frondi . .Et altro non ho veduto io.
OPPINIONI - Da varij son tenuta per spetie di Galanga. Et de molti non
periti tengono che la Galanga sia l'Acoro di Diascoride, ma Serapione il chiarisce facendone doi capitoli uno di Acoro l'altro di Galanga. Et li Rev.di
Padri Comentatori di Mesue si credetero esser l'istesso la radice della Galanga
et del Giunco odorato squinanto. Et altri ritira questa pianta per il Gengevo ·
leggesi nel libro verde a k. 78 de Gengevo et' 79.
[Dal testo si ricava che il Michiel coltivò la pianta nel suo giardino ma non potè
ottenerla fiorita e difatti la figura si limita al rizoma portante alcune foglie. Una figura
quasi identica trovasi a Ve. 78].

N. 85 I NCOGNITA DEL DOLFIN
NòMI - Incognita di Dalmatia.
LuoGHO - Ne sonno in Dalmatia nel Tentorio di Zara.
VJRTU - Per haver!a havuta invecbiata et sanza gusto ne scritura
al~una di lei la lasciaremo per incognita fino a tanto che viva la ritroviamo.
(Grosso tubero, foglie opposte pennate a foglioline lanceolate, fiori in grappolo,
coroUe bianche rotate esamere].

N. 86 SASIFRAGIA ALBA

[Saxifraga rotundifolia L. (* ?)]

Nmn - Sassifragia alba dal Fuchsio et maggior - Hohen Steinbrech,
Welssen Steinbrech <1> da Germani.
GENERA - Varie sonno le sp. di Sassifragia, come apar nell'altri libri.
LUOGHO - Ne monti et prati magri. Et io ne hebbi di Abruzzio. ·
VJRTU - Son pianta amara et calida nel terzio ordine dunde move la
orina et giova a tutte quelle cose come le altre nello istesso temperamento
et grado, Et leggesi in nel Fuchsio cap. 286.
[Pianta fiorita].
(1) • Weissen Steinbrecb (dal Fucbs). Si vedano le osservazioni al n.• 239 del I. Ro. I (Ed.).

LIBRO GIALLO

N. 87 PEONIA

[Paeonia offecinalis L.]

No~u

- Peonia et Rosa asini da Latini - Pinufere da Arabi - Pentorebon, Pentaboram, Permia, Glycysida, Orebelion, Orobax, Hemagogon, Preseden, monogenion, Menion, Panthiceratos, Idei dactili, Aglaophotis, Theodonion, et Selenion da Greci - Selenogonon da Propheti - Phthisis da altri
- Casta da Romani (1> - Peonisz blum, Gichtvurz, Benignenrosz et Venedischrosz da Germani ·- Pevoine da Galli.
GENERA - Due ne ponne Diascoride, masculo, et femina che son questo.
Et di rose ne son varie et infinite sorte et tutte volgari et agrate di soave
odore ecceto le gialle che caggionano vertigini et danno al cerebro. Et per
essere le peonie quasi simile non ho dato se non una pitura.
FORMA - Suoa radice di cappi de giande simil al asphodello ma di manco
cappi, di scuro colore ; questa et il mas. sonno bianche, con austero et dispiacevo) sapore. Suoi sterloni ramosi alti doi palmi forniti di fronde amare et
astringente, tagliate in tre divisione et il maschio piui divise et separate,
et vengono nel sumo de rami. Come anche li fiori di ros purpurei in campanelle di malva et dentro giallo c_ome nelle rose. Poi certi baccelli ne qualli
sonno suoi granelli rossi che· nerreggiano.
LuOGHO - Ne monti alti in Italia. Et de il mas.o ne son rare piante ma
ne son in Romagnia.
·
TEMPO - Con il fredo svanisce et a primavera si rivede. Et suoi .fiori de
maggio con li semi poi.
AMANO - Sole umido et terren grasso.
GENERATIONE - Moltiplica per suoa radice, et de semi ancora.
OPPINIONI - Il Dodonei ne dimostra il volgare Ditàmo pseudo per peonia
rnas.
DISPARERI - Questa son I' istessa femina descrita da Diascoride et per
essere consimile il maschio non lo figurai.
[Figura abbastanza buona di pianta fiorita e fruttifera. L'errore di credere peonia
maschio il dittamo (Dyctam11us albrts) non fu commesso originariamente dal Dodoneo
ma dal Trago).

N. 88 HERMODATILO NERO

[Hermodactylus tuberosus (L.) Mili.]

No~n

- Legi a k. 3 de Hermodatilo.
GENERA - Questo tenuto per il vero. Legi ut supra.
.
2
FORMA - Suoe radice in rotondi et longhi cappi < l hora. quatro hora
(1) • La lunga serie di nomi, da Pentorebon a Casta, è dedotta (come in altri casi), a parte
leggere differenw ortografiche, dal Dioseoride curato da Marcello Virgilio (Colonia, 1s29), p. 44S· (Ed.).
(•) Tubercoli.

LIBRO GI ALLO

159

piui simil a dedi <1> con le suoe ungie rossegiante, suoe frondi strete longhe
che si ravolgano, suo fusticello sottile che ·portano sopra uno fruto come di
sorbe alla roversa, de li gusti non ne parlo per haverlo havuto depinto il
Magnifico M. Phelipo Pasqualigo proffesor de bellissimo Giardino in Padova
qual hebbe lui da Adrianopoli con altre varieta pur depinte tra le qualle vi
era anche il muscolone [N. 42] che da poi si ha havuto in pianta.
LuoGHO - Non scio alt ra origine se non la ditta di sopra.
TEMPO - No scio se viva sempre ma penso che a primavera si rivega.
Et il fruto l'Autunno.
OPPINIONI - Quanti l'ha veduto sono incorsi in credulita-di esser il vero.
Et quella pianta posta nel libro verde k.. 17 per spetie de Iris Illirica. L' Aldrovandi et altri dicono che questa depinta et quella esser una istessa. Io per
non haver veduto il fiore di questa ne gustato la radice non ardisco di confinnar.
DISPARERI NELLA PIANTA - Io non ho veduto il fiore, ma le frondi di
questo non mi pare di bulbo anzi. di Asphodelo come vuole Diascoride. Et
il seme anche rosso non l'ho veduto, la radice non dice come la sia fatta, ma
pero dice che mondandosi. son bianca dunde si puoi se non congieturar che
la ci sia come cipola, ma dapoi confessa esser bulbosa. Et che nel mezo ha una
fissura a tal che tutte queste parti si acom pagniano meglio con J'usual et volgar nostro che con questo. Et a me q.uest a mi apare altra diversa pianta che
Hermodatilo pur mi rimetto.
[Pianta fruttifera. La figura, come confessa lAutore, è copiata da un disegno, mentre quella contemporanea del Mattioli è presa dall'originale, avendone il botanico sanese
ricevuto un campione dal Busbeck. V'è una gran somiglianza tra le due ligure, il che
induce a credere ché il disegno del Pasqualig<> sia stato fatto sul medesimo campione.
Jl Michiel qui tocca la questione deU'Ermodattilo che, prima della identificazione
proposta del Mattioli, era dai botanici ritenuto sinonimo del Colchico].

N. 89 PICNOCOMO DJAm>
NOMI - Picnocomon da latini - Pygnocomon da Greci.
GENERA - Questo di Diascoride et il sequente del Anguillara (2J .
(1) Dita.
(2). • Si noti come il t.f. distingua decisamente il Picnocomo di Dioscoride da quello dell'An·

gu illara. tanto da attribuire alle due specie due piante che egli ritiene. e figura, ben diverse, mentre
la descrizione dell'AnguUJara ripete tutti i partioolari di quella di Dioscoride. 1.,.orse rilevando nella
pianta presente, il <:atattcre dei fiori ascellari, a difterenza dell'altra (no 90) caratterizzata daUo
spicastro, contrappose la mancata indicazione di que.-sto carattere in una. delle descrizioni alla preci·
sazione della 2• (« ha il fiore del basilico, il sen1e del marrobio • nel Dioscoride di !l.iattioli. ed. 1568,
p. 1335 ; invece neU' Anguillara più prolissamente : • rn cima ò una spi-ca di fiori simili à. quelli del
basilico, con seme piccolo quale è quello del Marrobio >). In particolare per questa pianta non è
da escludere che si tratti di esemplare esaminato in realtà. {Ed.).

x6o

LIBRO GIALLO

LuoGHO - Ne monti sassosi di la Grecia.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta si acomoda bene con la
discretione che narra Diascoride al Picnocoinon.
[Tubero, foglie pennipartite, fiori asceUari].

N. 90 PICNOCOMO AL.0

(1).

NOMI - Picnocomo del Anguilara.
GENERA - K. 89.
LUOGHO - A Napoli de Romania (•), in Schiavonia, in Francia per el
Lionese alla Ferandiera.
OPPINIONI - L'Anguilara k. 298 tiene che questa sia il picnocomo.
[Figura somigliante aUa precedente ; ma i fiori sono in ispiga terminale e più piccoli.
L' Anguillara ricevette la pianta da quell'Antonio Tolomei che è più volte menzionato in
questo codice e che fu suo scolaro) (3).

N. 91 APIOS PSEUDO

[Lathyrus htberosus L.]

- Apios, li altri nomi legi a k. r - Noci di la Terra da Tedeschi
suoe radici (+).
LUOGHO - Ne sonno in terra tedesca et in Boemia.
OPPINIONI - Inganassi tutti quelli che si credeno esser que.sto I' Apios
anzi non son nianche spetie di esso.
DISPARERI - Da uno poco di sembianzzia che tiene suoa radice con
l' Apios adriedo · non ce cosa che si confacia nel resto.
No~u

[Figura mediocre di pianta fiorita. Alquanto disordinati per posizione i fiori che
si vedono nascere ora solitari oppostifogli, ora al posto dei viticci fra le pinnule foliari,
ora altrove. Non sono figurati frutti, ma l'autore li conobbe perchè nel testo dice: •et
poi suoi bacelli che portano suoi semi •.
.
L'errore di credere che questa pianta fosse l'apios fu commesso dal Leoniceno, dal
Trago e dal Fuchsio che per primo diede la figura e fu corretto anche dal Mattioli. Il
Ruellio pure lo commise, come può leggersi al N. I di questo libro).

(1) • La sigla Al.' si riferisce evidentemente a.11' Anguillara, che, indicato t..'\lvolta con oome e
cognome insieme (t Alovise Anguillara >, come in principio del Libro Az.). lo è qui col nome solo. (Ed.).
(2) Nauplia in Grecia.
(J) • Al CO!ltrado che per la pianta precedente, qui la diagnosi è ricalcata dall' Anguillara : e le
località di questo autore (Schiavonia e Ferandiera) attribuite a questa e non a queUa confermano
che non si trattava, per il M., della stessa specie. La figura è fittizia: clr. E. DE TONI, Luigi Anguil·
lara e P. A. Mi~Mel in • Annali d i Botanica•. VHT, p. 669. (Ed.).
(4) Erdnusse.

LIBRO GIALLO

161

N. 92 MAI.UCHA MAG.R
Malucha maggior da simplicisti.
Questa et l'altra k. 99.
LuoGHO - Havendo questo nome si puoi considerar che venga dalle
Maluche ! 1 ) . Et anche di Alepo.
TEMPO A prin1avera si vede et credo sia pianta anuatim come l'altra
spetie. Et li fiori de luglio.
NOMI -

GENERA -

[Pianta fiorita, foglie pennipartite, fiori labiati rossi. A parte una foglia cordata grossamente dentatal.

N. 93 MITRIDATIA
Mitridatica et Mitridate da Crateua.
In Friule in una valle a Monte Cavallo (2).
GENERATIONE - De suoi semi ci n asse ma non li ho veduti.
OPPINIONI Il Coroll. cap. 552 dice che sonno una istessa cosa con il
Chamerope che fa la foglia di mirto descrita pur da P linio lib. 26. 7. Et J'An.guillara k. 174 aferma esser questa.
VrnTu - De suoe virtu io non ne scio altro per non haverla gustata
ne altro di lei inteso fin ora.
NOMI -

LUOGHO -

[La figura corrisponde aUa descrizione data da Anguillara, che è ripetuta nel testo
con qualche variante. P. e. !'Anguillara mette una sola radice, il Miclliel scrive •produce due ma per el piui una radice beretinazzia •. I' Anguillara pone due foglie ed il Michiel
ne mette •due o poche•. Il fiore nella figura è a corolla pentamera e paonazza).

[Cirsimn Erisithales Scop. J

N. 94

[Manca quasi del tutto il testo, riducendosi lo scritto alle parole:
OPPINIONI -

« L' Aldrovandi tiene oppinione s ia I' Hosyride di Plinio,

ma non havendo similitudine con l'Indivia ne piuf piccola ma
accostarsi a tale oppinione».

(3)

si puoi

(La figura è ben fatta e rappresenta una pianta fiorita. Belle le partizioni foliari
in cui si scorgono le tre nervature longitudinali collegate da vene trasverse. L' Aldrovandi aveva giudicato la specie come Hyoseris per le infiorescenze gialle, ma il Mi·
chiel, osservando piìt minutamente, vide i flosculi, riconobbe quindi non trattarsi d'una
cicoriacea e si riservò di classificarla meglio, collocandola intanto presso la pianta che
(1) Molucche. ·
(2) Copiato dall'Anguillara.
(3) • Mai (E<!.).

162

LIBRO GIALLO

segue che, sebben fittizia, è una carduacea. Questa figura precede quella data nel 1587
dal Dalechamps [95). La pianta che il Michiel ritenne Hy()seris di Plinio è al Ve, 124.
Sotto il nome Erisitale la specie presente è figurata in modo imperfetto al N. 151 di
questo libro].

N. 95 ACULEOSA
Norvn - Aculeosa de Theophrasto <1 >.
LUOGHO - Di questo ne sonno in Padovana ne monti di Arqua.
OPPINIONI L'Anguillara k. I 48 tiene sia questa l'Aculeosa di Theophrasto.
VIRTU - Io di questa pianta non ne scio altro.
[Figura di pianta fiorita somigliante alle centauree e corrispondente alla descrizione di Anguìllara il quale indica la qui citata località . Dalle dichiarazioni del Michiel
ben si comp.-ende essere il disegno di pianta fittizia. li 7tol..u<Xmv~oç di Teofrasto fu dal
Lemery identificato con Cirsimn. Cas"b()nae (L.) DC.].

N. 96 POMO SP.•

[Echincps sphacrocephalus L.]

No~u

- Spina incognita dal Fuchsio - Fior in pomo spin da volgari
Cocodrilio dal Gualtieri - Hedipnois spetie da molti - Chamaleon vero
dal Trago 853 - Spina al (2) dal Aldrovandi.
LuoGHO - Ne monti et l'azuro tutto son raro. Et di Levante.
OPPINIONI Il Gualtieri lo pone per il Cocodrilio non considerando
bene suoe qualita. Et puolsi poner per spetie di Hedi pnois maggior aculeata. Et molti si cresero essere il Chamaleonte nero non veduto il vero
da loro. L' Aldrovandi et altri la tiene per spina alba.
Vrnru - Suoa radice tiene alquanto ·del aromaticho con pocchissima sticita dunde ci puoi giovare come quelle son nell'istesso temperamento. ma
fra tanto sera (3) pianta per imbelir giardini per suoa bellezzia nel suo pomo
de fiori et massime in quello piui raro tutto azuro el qual io l'hebbi una fiata
et mi mancò ne ma (4) piu l'ho veduto.
[Pianta con capolini ancor verdi. A parte un capotino in piena fioritura a petali
bianchi.
Corne ci testifica il Michiel il primato per questa specie spetta al Trago, però è falso
che il Fuchs l'abbia chiamata Spina incognita; egli la figurò sotto il nome CJ:amaeleon 11igcr.
Più tardi ancora figurolla il Dodoneo col nome Cardm1s sphaerocepliaiA<S acutus; a torto
dunque alcuni [279] dànno il primato al professore di Leida.
L' Aldrovandi nel suo Erbario (II, 24 r) la chiamò spina a.tba di Maltioli].
(t) 1Jo>.ocixa.v90('.
(2) Alba.
(3) Sarà.
(4) Nè mai.

LJ BRO Cl1\ LLO

N. 97 CHALCI OS

NOMI - Calcios vel Ereria, Calcoma in le provincie del Peloponcse et
Zante dal Anguillara.
TEMPO - Credo ci viva quasi sempre.
OPPINIONI - L'Anguillara ne parla di questa k. 146.
VmTu - Per esser pianta laticinia puolsi da lei giovare et nuocere
secondo che operano gli altri laticinij .
[Figura di pianta sterile corrispondente alla descrizione di Anguillara).

N. 98 SPARGANIO

[Sparganium erecltmi L. p. p.)

NOMI - Sparganio da Diascoride - Xiphidion et Bolon da Greci Safarheramon da Arabi.
GENERA - Questo et una altra spetie nel libro verde k. 200.
LuoGHO - Ne fossi et sul Padovano non ce ne mancano, in Romagnia
a Monte Roncone, a Napoli ne monti sopra Capua.
TEMPO - Parmi sempre verdeggia. Et suoi fruti de Agosto con li semi poi.
OPPINIONI - Molti con errore si credeno esser la spatula phetida (•) il
Sparganio.
[Pianta fruttifera. L'Autore descrive molto bene la infruttescenza •formata di suoi
semi lungheti in costole et con due punte ma quella piu aguzza son quella sta di fora et
formano il fruto overo pillola •].

N. 99 MALUCHA

[ì\1olucella laevis L.]

NOMI - Malucha per venirsi dalle ocidental Maluche - Viola costantinopolitana da molti - Sclarea spetie da altri simplicisti - 1'vfelissa costa11tinopolitana dal M attioli.
GENERA - Questa et una altra spetie k. 92. Et de Melissa nel secondo
libro rosso k. 29.
LuoGHO - Diconsi venir dalle ocidental Ma!uche.
OPPINIONI - De molti simplicisti la ri tira a spetie di Sclarea
Et il
M attiolo k. 875 la pon.e per Melissa con.stantinopolitana.
VmTu - Molti de moderni physici tengono oppinione esser in virtu
come il Botris comprendendo dal suo agrato odore simile ma piui confortativo
ancora et è antidoto dc veleni al cuore.
[Pianta fiorita. I primi can1pioni furono spediti dalla Siria a Venezia dal farmacista F1-ancesco Martinelli (Cecchino dall'Angelo) nel 1560 (•) col nome • maluch • da cui
(1) Xiphiott /oetidiss11111Jtn Pari.
<-) JI Martinelli spedì anche la congenere M. spinosa I..

LIBRO GIALl.0

la credenza, che il Michiel, mette in dubbio con un • diconsi >, che la specie fosse venuta
dalle isole Molucche. Il Michiel qui non parla del Martinelli o per dimenticanza o peréhè
non da lui direttamente ricevette i campioni ; sappiamo però che la pianta si coltivava
a Venezia perchè da questa città Pena e Lobelio ottennero dei'semi che spedirono ad
Anversa · ad alcuni amici e pi\1 tardi fecero germogliare loro stessi a Mompellieri ed a
Londra. Più tardi il Mattioli ottenne· campioni da Costantinopoli e chiamò la pianta
• melissa costantinopolitana • dandone quella figura che è ritenuta la prima in data.
Farà sorpresa il vedere come due volte il Michiel dica che la pianta viene dalle
• ocidental Maluche • (1) mentre ben si sa che le Molucche appartengono alle Indie orientali, ma devesi tener presente che a quei tempi il confine tra i due emisferi era, secondo
alcuni geografi, la linea papale tracciata da Alessandro VI come arbitro nelle vertenze tra
Spagna e Portogallo per l'attribuzione delle terre che si andavano scoprendo. Questa
linea, che originariamente aveva servito di limite per le terre americane ed africane (•).
lasciava ad est il Brasile e l'Africa attribuite al Portogallo, ad ovest il resto dell'America
attribuito alla Spagna. Più tardi essa fu prolungata agli antipodi e venne cosi a cadere
nel Pacifico, separando le Isole della Sonda dalle Molucche ; in tal modo le prime rimasero nell'emisfero dell'Africa e dell'India (orientale), le seconde in quello del Messico, del
Perù e delle Antille (occidentale). Al tempo del Michiel quella linea avea cessato di valere
come confine politico, ma per tradizione era ancora usata, come si disse, da alcuni geografi].

N.

100

GRINGILI

[AsteriscitS spinositS (L.) G. et G.]

Gringili da Plinio (3) - Aster att ico spetie da simplicisti - Filj
ante patrem dalli herbolati - Dodecaminitis da Greci - Bubonio da alcuni
- Inguinalis da altri Romani - Hyophthalmon da alcuni - Ratlùbis da
Dacj - Asteriscon, Asterion, Stellaria da volgari.
GENERA - Di Aster atico varie sonno le spetie dimostre da simplicisti.
Come nelli altri libri apar nel libro wsso primo k. 255.
LuOGHO - Nel Bassanese se ne ritrovano, in Grecia et nel Peloponense,
al Zante, et in Athene.
OPPINIONI Molti simplicisti la ritira ali' Aster attico. Et parmi quell?descrive !'Anguillara k. 284. Et quella pianta nasce per tutto con fiori
in alcune porporei et in altri gialli son tenuta da molti per lAster attico (4),
dunde per non haver fatto mencione .alcuna .Diascoride di esser in niuna parte
aculeata io non possio credere che questa depinta ci sia, ma piui presto (6)
NOMI -

(1) Nel • Luogho • il Mich.iel aveva $Critto •orienta! • e poi corresse in • ocidentaJ •·

(•) Nel 1493 era stata tracciata a 100 miglìa a W dalle Anorre (linea di marcazione), nel 1494
fu portata a 25• a W. delle medesime isole (linea di demarcazione).

(3) • Questo termine • griogili • non esiste in Plinio. È probabile che il M. voglia parlare
del!' erynge, percbil nel passo di Plinio a cui si riferisce ~. XXI, cap. 16 (94]) alcuni codici leggono
effettivamente« eryngeli" • Cfr. anche l'osserva.ione in proposito del Guilandino (305 bis, p. 51) . (Ed.).
(4) Aslu Amellus L.
(5\ Piuttosto.

165

LIBRO GIALLO

la detta volgar. Et Serrapione se ingana credendosi che lAster attico et
l'Iringo sia uno istesso prendendo errore dal ~ore de ambedui stellati [N. u3].
[Figura di pianta fiorita assai mediocre, molto inferiore alla bella effigie lasciataci
dal Rinio a c. 455 del suo codice. Il Rinio aveva già corretto il qui citato errore di Serapione
figurando separatamente l'eringio (Ery,.gium maritimum L.) a. c. 178).

N. ror ATRATILE
'No~u

I

[e arthamus la11atus L.]

Atrattile da Diascoride - Nico !1> salvatico da Theophrasto Acrono (•) ve! phonos da Plinio - Amyron, Aspidion da alcuni - Aphedron
da Magi - Chenon da Egyptij - Praesepium da Romani - Fusum agrestem,
Colum rusticam da altri.
GENERA - Due, questo et il salvatico che son tenuto per il cardo santo
chiamato Cnico salvatico secondo Theophrasto - Et di questo il Cyprio
fa il fior purpureo et l'Italico giallezzio.
FORMA - ...et nel autunno qui a noi spezando acanto il fruto si ritrova
il sangue et in Romagnia in ogni parte risciuda (3).
LUOGHO - In Cypri il purpureo. Et in Italia nel Bologniese, Abruzzio
et in Provenza con il fiore giallo.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 149 dice che questo non puoi esser quello
di Theophrasto per non produr succhio sanguigno. Et k. 146 dice esser J'Attratile secondo il Nico salvatico secondo Theophrasto. Et è il cardo santo
ma il Mattiolo son contrario. L'Alpago et altri simplicisti tiene sia l'Acrono
ve! phonos Plinij lib. 2r. 16 questo depinto. Et questo altro avertimento che
Tbeophrasto al attratile lo fa resudare di sangue et Diascoride non ne dice
parola, dunde o Diascoride non averti al suo sudar sanguineo overo intese
lui di altro atratile.
-

[Pianta fiorita.
È noto come per lungo tempo il nome di •cardo benedetto• che spetterebbe alla
sp. Carbmia benedicta (L.) Are. fu dato anche alla specie qui figurata e tuttora l'equivoco
dura in certe parti d'Europa p. e. a Parigi (4). In modo simile il nome« atrattile • fu abusi:vamente dato al vero cardo benedetto, anzi il Legré[r70] supppse che l' Atrattile trovata
dall' Angwllara in Provenza fosse Carbeuia benedicta. Ma la presente figura, sebbene non
bene eseguita, dimostra che I' Atrattile di Anguillara è Cartl1amus lanatus L. e lo testificano
la tinta del fusto, la posizione asc'endente del lembo follare munito di lunghe spine marginali, la deficienza di picciuoli, la piccolezza dei lembi e tutto l'assieme della fìsonomia
della pianta.

(1) ••~xoç.

(z) iMP•" Teof.
(3) Trasuda.
(4) La pianta ch.i amata • chardon béni des Parisiens • è infatti Cartha"'us /analus L.

166

LIBRO GIALLO

Quella specie che il Miohiel chiama Cnico selvatico secondo di Teofrasto o Cardo
santo è Carbem'.a beiudicta ma non fu da lui figurata, forse perchè più conosciuta (1).
Oggidl il nome Atractylis si dà ad altro genere di carduacee].

N.

102

CAPARI

[Capparis ntpestris S. et S.J

NoJYn - Caparo da volgari - Caparis, Malum corvinum et Cor lupinum
da Latini - Kabar et Haparcabar da Arabi - Cynosbaton, Cunila bovina,
Capriam, Ophioscordon, Caracos melon, Petraeam, Phyllostaphylon et Jonitem da Greci - Potera da Magi - Olophyton, Oligochloron et Hyppomanes
da altri - Sinape persicum da Romani - Aconitium, Trichomanes et Cardia
Lycu da varij - Careo da il suo nascimento in Caria - Peutheron, Holoscordon et Thlaspim in molti luoghi - Crimon, in Turin (•) et Panace da alcuni
- Herbia eathum da Punici - Cunilagine et Cunizanide da varij.
GENERA -· Varij in bonta et valore sonno li Capari ma in figura simili
se non che li silvestri sono spinosi (3).
LuoGHO - Li salvatichi in Liguria, li buoni sonno di Phrygia et il migliore di Caria, ne son in Puglia ma non tanto gustevoli ne si belli come li
Alesandrini. Et ne sonno ancora nelle mine di Roma, a Genoa, in Abruzzio
et spinosi.
[Figura abbastanza buona in cui spicca specialmente il disegno dei fiori ricchi di
stami che l'Autore chiama <Sbarbati>. Dopo aver descritto i fiori, l'Autore soggiunge:
•Suoi capari poi sonno manifesti et noti con li semi poi rotondi piccioli et come pocho
stiaciati., seguendo un errore che si sente ripetere anche oggidi, che cioè il cappero commestibile sia sempre il frutto, mentre è ora il frutto immaturo, ora il fiore in boccia.
Il nome Cinosbaton è applicato al cappero anche dal Rinio].

N. 103 CHAMALEONTE NERO
No~u

[Cardopatium corymbosum Pers.]

-

Chamaleonte nero da Diascoride - Cardarelli et Cardun.zelli
da Puglesi - Pancarpon, Ulophonon, Ixiam, Ocimoides, Cynomazon, Gnidium cochum da Greci - Vernilago da Latini - Sobil da Egyptij - Schwartzer et Gardendistel da Germani - Cardonete da Galli.
GENERA - Di nero questo et di bianco doi: uno il vero l'altro la Carlina
volgar tenuta, come quivi sequitando si vedeno.
LuocHo - In Dalmatia, ùi Puglia, in Candia et a Pescara, in luoghi sechi
nelle campagnie, mareme et monti.
(1) Sono quindi giuste le identificazioni dello Sprengel: &xopv.. (Anguill. 146) ~ Carbenia
bentdiaa, ii~p«x-io)..(ç ;;, i;-6vo«; (Anguill. 149) = Ca-rtha1n·us Ja-n atus.

I•) Torino.
(3) C. spinosa L.

LIBRO GIALLO

DISPARERI NELLA PIANTA - Questo son l'istesso Chamaleone che descrive Diascoride zioe il nero.
VIRTU - Suoa radice per tenersi del veneno non si deba usare se non
ne esterni medicami, come sono in tutte le cose che fia bisognio astersione,
volatiche, vitiligini et cetera. Et suoe radice cotte con solpho et bitume
giovano alle lichene. Et li autori si lege a k. 104 li capitoli uno di nero et
l'altro di bianco sequitando.
[Figura poco buona di pianta fiorita copiata da quella di Anguillara (17] pag. 140.
.Le località, tranne Candia, son pur tolte dall'Anguillara, ma in modo sommario e con
errore, a vendo confuso il Michiel la città di Pescara col fiume omonimo del quale veramente parla l'autore dei •Semplici• citando anche il suo antico nome Aterno che tuttora esso conserva nel corso superiore. La località abruzzese che egli cita è tra Castel
Torre e la confluenza del fiume Lavino od Oriento col fiume Pescara,. era chiamata Collelungo e situata •sopra al molino nella strada per andare all'hostaria di Torre•.
La pianta fu trovata la prima volta nell'isola di Lemno (Sporadi) dal Belon che
la chiamò Chamaeletm niger. La • caineleonta nigra • del Rinio (c. 185) è invece Cirsiu111
la11ceo/.atum Hill].

N. 104 CHAMALEONTE BIANCO

(Carlina giemmifera (L.) Less.]

NOMI - Chamaleonthe bianco da volgari - Chamelonbante, Suchna
da Arabi - Spina giudaica, Scoltea, Cantahaniqui et Aquantis Egyptia, Chrysisceptrum, Ixiam, Ephthosechin da Greci - Carduum variam et Pineam da
Romani - Epher da Egyptij - Carduus suarius da Latini - Ebervurtz da
Germani - Herbe espineuse et.Arthicault saulvage (1 ) da Galli - Helxine da
Plinio - Cardus pinea dal Gaza.
GENERA - K. 103.
FORMA - Suoa radice grossa piui de ditto (•) di fora scura et dentro
bianca alquanto aromatica et dolcignia et manda late tenace come vischio et
bianchissimo. Suoe frondi strette longhe et dentate di spine al gusto acetosete et non fa fusto ma il suo Ecchino grande nel mezzo delle frondi simil all'arcichiocho (3) ma bianche et rossignie le frondini, intorno et dentro pelloso et
intorno di esso son armato di lunghe spine acute et ripieno per· entro di
gomma. bianca viscosa come il mastice. Suoi semi infiochati (4) simil al nico (s)
ma piu sotil.
LuoGH9 - Io l'hebbi di Candia, in Levante, in Alepo, in Spagnia, in Italia
(t) Artichaut sauvage.
(2) Un dito.
(3) Articiocco = carciofo.
(4) Con fiocchetto o pappo.
(S) CnicQ.

168

UBRO GIALLO

et secondo le regioni altera lodore, colore et sapore et anche nel produr la
lagrima, ma pero son una istessa cosa. Et ha (1) Urbino ne sonno assai.
OPPINIONI - L'Anguillara k. r38 tiene che il Charnaleonte bianco sia
la lxine. Et il Chamaleonte detto di Theophrasto non son alcuno delli denominati da Diascoride spinosi. - Et il Guilandini ne suoi commenti membro
otavo dice esser diversa pianta l' I xia dal Chamaleonte bianco et con/unde il
M attiolo tiella oppinione siioa.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo son l'istesso Chamaleone bianco descrito da Diascoride avegnache lui lo poteva chiarir con miglior modo.
VJRTU - Guardasi ciascheduno de non mangiar il suo vischio perche
si aveneneriano, il rimedio son a bere dell'aqua de asentio infuso con molto
vino over melato aceto, doppo passato il vomito ...
(Figura mediocre di pianta fiorita. Anche per l'identificazione di questa specie il
Belon precedette il Michiel di un ventennio, però essa non era ignota in Italia, trovandosene figura sotto il nome • camaleonta nera• in un codice veneto del principio del
secolo [ 19).
Come avverte l'autore, il Guilandino combattè l'opinione che la camaleonta bianca
fosse l'ixine. Questa notizia ci dà una prova di più che l'anonimo il quale mise le note
manoscritte alJ' Anguillara (17) è il Guilandino. Troviamo infatti a pag. 137 la glosa: •Falsa
omnia • e sottosegnate specialmente le ultime parole d~J' Anguillara : • Chi considera
ben tutte queste note troverà che questa pianta da Dioscoride è chiamata Chameleonte
bianco. Si che la Spina Ixina sarà anche il Chameleonte bianco•.
Il .Mattioli nell'articolo Chameleon (ed. 1568, p. 696) disse poi del Guilandino
senza degnarsi di nominarlo : • non· risponderò io già qui a quel maligno che nel discorso
di questa pianta impertinentemente mi ha calunniato per havermi io proposto di far
èiò di sotto nel VI libro nel proprio discorso dell'lxia di cui tra i veleni scrive Dioscoride:
imperoche quivi apertamente dichiarerò io la malitia, la temerità e l'ignoranza di questo
cosi presuntuoso e falso Semplicista•. Ed al capitolo dell'Ixia rincara la dose.
Il nome cardu1i.s suarius qui citato è dovuto alla materia viscosa che la pianta trasuda e trovasi, come pure quello di camaleonta al.ba in altri libri (24, 246.I assegnato a torto
a Cirsit<m aca1tle Scop.J.

N. 105 CARLINA

· [Carlina acaitlis

L.J

Carlina, Charnaleonte bianco spetie da volgari - Et li altri nomi
k. 104 - Crocodilio tenuto da alcuni.
GENERA - K. 103.
LuoGHO - Ne monti d' Italia et nella Valle Anania.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 94 dice che il Charnaleonte bianco de Diascoride son l'Helsine pliniano. Et il détto Anguillara k. 141 dice che si questa provocasse il sangue del naso crederebbe fusse il Cocodrilio. Altri si ereNOMI -

(1) A.

LIBRO GIALLO

deno che questa Carlina sia il Chamaleonte nero non lo havendo forsi veduto
il vero, come il Gualtieri.
DISPARERI NELLA PIANTA - Et se bene oblonga alquanto il suo fusto
che porta il fiore, non si puoi negare che la non sia spetie di Cbamaleone bianco
percio in ogni parte son conforme et si puoi creder sia una istessa et non
gli esser altra differenza St non nelle div!:!rsita de reggion dove sonno nate.
Vrnru - Le Pandete nella sua adiunta narra di la Carlina esser potente
rimedio per la peste.
[Individuo caulescente e fiorito come quello del Rinio c. 457, ma figura di molto
inferiore in bellezza. Dal testo si deduce non ave~e il Michiel conosciuto la varietà tipica
che si approssima di più alla specie precedente; si deduce pure aver egli osservato il fenomeno di igroscopia da lui annunciato colle parole: •Et quando vede il sole si apre et partito si se.r a • (1)).

*

N. 106 HIPPOPHAE

Nmn - Hyppophaes, Echynon, Pelecinon et Hypion da Greci Lappaginem da Romani.
FORMA - Suoa radice giallezzia, grossa et tenera, piena di latte et
algusto amara, dalla qualle si trae il succhio come dalla Thapsia. Suoi sarmenti folti di ~ianchegianti spini secchi angolosi et distanti l'uno da l'altro
quali escono tra le frondi lungbete et tenere. Suoi fiori in racemi piccioli,
bianchi et in parte rosseggianti.
LuoGHO - Nelle mareme et luoghi sabionezzi.
TEMPO - A primavera si rivede. Eit suoi fiori verso il fin della esta.
AMANO - Molto sole et sabionezzio terreno.
GENERATIONE - De suoi semi ci nasse.
OPPINIONI - L' Angu.ilara k. 144 di~e esser so.to frutice con spine
durissime. Spargesi in giro tondo bianco con foglie d'olivo ma piu lunghe,
piu strette et piu tenere, con radice d'una spana et manda late amarissimo
con grave odore. Et Plinio dice de il fruto quello che Diascoride dice al fiore.
Et in altro dice haver il fruto spinoso, ma pero al Hyppophaes.
[La diagnosi è quasi completamente copiata da Dioscoride, che è infatti citato
(I. IV, c. 143) al § Virtù. La figura risponde ai particolari della descrizione, però le

foglie hanno laspetto rigido dell' Hippophae riprodotta al l. Az. n.0 118 (Ed.)].

N. 107 HIPPOPHESTO
No~n -

[Astragaliis ? ...]

Hyppophesto da Diascoride.
GENERA - Due capitoli ne fa Diascoride uno de Hyppophae scrito k. 106,
l'altro Hyppophesto questo.
(1) Serra.

Lll.lRO GIALLO

170

FORMA - Suoe radice tenere et grosse et son herba che va serpendo per
tena con frondi picciole et spinose, non fa fusto ne fiore con capitelli varij.
LUOGHO - Nelle maremne et luoghi sabionecci dove anche nasce l' Hyppophae.
OPPINIONI - Plinio lo dimostra variato da quello di Diascoride.
[Pianta sterile].

N. 108 TRIBOLO TERESTRE

[Tribulus terrester L.]

NOMI - Tribolo terestre da v·olgari - Hascaha -et Hasach da Arabi Abessech, Bucephalos et Tauroceros da Greci - Cicer imperatoris da Latini
- Basa piedi in Cicilia.
GENERA - Due sonno le spetie de Triboli therestri secondo Theophrasto:
- uno questo et l'altro con frondi spinose. Dell'acquatico (x) son familiar
et noto.
LuoGHO - Nelle mareme et luoghi sabionezzi et ne nostri lidi et a
Chiozza.
OPPINIONI - L'Anguillara dice che le foglie vogliono esser simil a ceci
k. 252 et come dice Theophrasto. Et l'altro non scia quello el ci sia (•).
(Pianta fiorita e fruttifera. L'artista si prese la libertà di far le foglie ora imparipennate, ora paripennate, ma lAutore diede una diagnosi esatta çolle parole : •!rondine simil
a ceci ma più minute che si rascontrano et finiscono in doi •. I frutti non sono molto ben
disegnati, ma anche qui l'Autore rimediò colla diagnosi : • fruti armati in doppia croce
con otto pungenti spine• trovandovisi quattro carpelli con due spine cadauno].

N. 109 LEUCHACANTO

[Cirsium canum (L.) All.]

No~u - Leucachanta da Diascoride Phynion, Ischyada da altri Poligonaton da alcuni - Phyllon, Gniacarduus da Rom. (3) - Spina alba da
Ethrusci.
GENERA - De spina alba questa et 128.
LuoGHO - In Lombardia nelle campagnie, sodi et luoghi non coltivati.
Nel Padoan la ritrovai. Ne sonno in Schiavonia. Nel Pisano.
TEMPO - Sempre verdeggia. Et suoi fiori di Esta.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 147 et altri simplicisti tengono la sia la
Leucachanta. Et se inganano coloro che tengono che il Bedeguar delli Arabi sia

(1) Trapa natans L.
(2) Anguillara p. 150.

(3) • Questo termine gniacarduus, che non è punto latino, deriva da un passo corrotto di
Oìoscoride (III, 19) dove sì doveva leggere r•vtxouÀd<« xdp~ouç. (Ed.).

TAv. X IV

(L. Giallo. •O<l)

o l.cuchacanta •
[CiYsizi1u ca,11t1n ~l oench]
Prima effigi(!: iMntitiGti una sp.
dell' .-\nguilfa~. F lor:a loca.le.

LIBRO CIALLO

r7r

la Leuchacanta de Diascoride - Et molti tengono che quel Cardone macolate le
sue foglie di bianco chiamato H erba del late (•) sia la Le1uachanta tra q1,atli
son il M aUiolo.
(Bella figura di pianta fiorita la quale ha importanza perchè identifica la leucacanta
di Anguillara il quale quindi fu iJ primo a·conoscere la specie presente, come il Michiel fu

il primo a figurarla, precedendo Giovanni Bauhin (36) che la chiamò Cirsiun1 to111entos1m1. È importante anche la nota delle località uoa delle quali constatata personalmente
dall'autore (•), perchè non accennate dai moderni fioristi. Il Béguinot ne vide un campione dal Colle di S. Daniele (Euganei) nell'erb. Bérenger [38).
Come nota l'autore c'erano molti dispaTeri sulla leucacantha di Dioscoride. Per
alcuni era Cirsium Casabot1ae, per altri Carbe11ia bencduta, Tyrim11us te"cograf>h•<S, Sibybum M arianum, Centaurea solstitialis. Il Michiel accettò l'identificazione di Anguillara
che sembra sia stata accettata anche da altri [62 ; p. 37).

N. no LAPA MINORE

[Xanthium strmnarium L.]

NOMI - Lappa minore et inversa da volgari - Presula da molti Xanthio da Greci et Phasganio - Anthithesion, Cbascanon, Cbaeradolethron,
Aparinam da altri.
GENERA - Son la minore questa et volgare pianta. Et la Lapola canaria
nel libro verde k. 165 (3).
LuoGHO - Per tutta Lombardia ne sodi et argeni.
OPPINIONI - Il Brasavola vole che la Lappa sia l'Aparine di Diascoride
et in ciò fatte il giudicio voi.
[Benchè sia indicata come abitazione la Lombardia, il Micb.iel osservò la pianta
nel Veneto perchè nella diagnosi dice: •suo fusto in alcune piante riquadrato· ma sul Padoan per el • piui rotondo•· La figura abbastanza buona (bencbèI inferiore a quella del
Rinio c. 26) è di pianta fiorita e fruttifera. La parte sotterranea era tuberosa].

N.

III CARTAMO

[Carthamus tinctoriiis L.]

No~11 - Cartamus da Arabi - Gincus et Gnicus (4) da Greci Crocus
hortulanus da latini - Zaffarano saraceno da volgari - Wilden Garten Saffran da Germani - Saffran salvage da Galli.
GENERA - Questo domestico et il salvatico commune. Et. il Cnico salva-

(1) Silybum Maria11um Gacrtn. N. 138.

(•) Quella del Padovano. Le localit!L d i Pisa e Schiavonia (Dalmazia) sono tratte daU'Anguillara,
di quella d.i L-Ombardia ignoriamo la fonte.
;Le fiore attuali pongono la. specie a Valdieri io fjemonte, nel Veronese. a. Solagna. nel Bassa-

nese, nell'Istria, a Ravenna (27) .
(3) Cau&alis 11cd-Ota Scop.
(4) ><Yf,1<oç.

LIBRO GIALLO

172

tico di Theophrasto che son l' Attratile volgare per oppinione di molti come
detto al suo loco <1 l.
LuOGHO - Seminasi ne campi et horti.
[Figura poco buona, di gran lunga inferiore alla bellissima del Rinio a c. 15. Il contorno delle foglie è fatto con tal negligenza che esse paiono intere benchè nella diagnosi
sia detto che sono • dentate aspere •. Oltre all'uso ben conosciuto in tintoria, il Michiel
menziona quello dei semi oleosi per nutrire i pappagalli].
N. 112 DRIPIS

NOMI - Dripis da Theophrasto.
LuoGHO - Alle marene di Abruzzio.
TEMPO - Credo sempre verdeggia. Et nell'Esta sua umbella.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 147 tiene che questo sia il Drypis di Theophrasto Lib. 1 cap. x6.
VrRTU - De suoe virtu io non ne dico per non saperne. Si legge poche
parole in Theophrasto nel libro detto di sopra.
(Figura di pianta fiorita fatta dietro la descrizione di Anguillara (2)].

N.

113 ERINGIO MARIN

(I. Ery1igimii campestre L.]
(II. E. maritimum L.]

NOMI - Eringio marino da volgari - Eryngium, Eryneren, Catyon,
Gorginion, Hermion, Origanon, Chlounion, Myrachanton, Moly da Greci Crobyson da Egyptii - Siserton da Magi - Capitulum Martis da Romani Sicupnoex da Daci - Centum Capita da Hispani - Cherdan da Aphri Oriancloen et Chida da altri - Iringo da volgari - Mansztreu et radistel da
Germani - Charon (3) nomme cent testes da Galli - Astharuticon da Arabi.
GENERA - Sonno due spetie, questo et il montano el qual è come simile
ma piu mole et òon cosi pungente (4). Et son anche l'Eringio di Archi.gene (5l.
LuoGHO - Nelle maremme et lidi non ce ne mancano.
TEMPO - Per ogni staggion se ne vede foglie. Et li fiori de Giugno con li
semi poi.
AMANO - Sole, salso et sabione.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 94 dice che J'Eringio di Vegetio son il
N. 101 (Cartham11s /a,,a1us).
(2) • Dalla qua.le è anche testualmente -copiata. quasi per intero. la diagnosi, al § Forma. La
fìg. non può quindi essere che fittizia, ma forse voleva proprio rappresentare Drypis spinosa L. (Ed.).
(3) Chardon.
(4) E. alpìnum.
(5) Pianta fittizia, al n• seguente.
( 1)

LIBRO GIALLO

173

Scolimo di Theophrasto. Et son si debba credere che il seccha cui <1l di
Serrapione sia l'Iringo per non esser il seccha cui conosciuto da Greci (N. 122].
Et Serrapione pare che confonda l'Eringio con l'Aster attico (2). Et de molti
anche prendeno delle radici di quella breve pianta crespa et spinosa detta
Cacatrepola per le radici del Eringio.
[La prima figura di pianta fiorita è abbastanza buona, eccetto la radice fatta in
modo trascurato, essendo i caratteristiai nodi molto mal rappresentati da macchie bian·
che. La seconda figura si riduce ad una sommità fiorita ed è mediocre. A parte v'è una terza
figura rappresentante una radice a fittone allungato di Cmtaurea CaJ.citrapa che fu pro·
babilmente disegnata per far vedere la differenza tra la radice fusiforme enode di questa
specie e quella il nodi lontani dell'eringio e correggere l'errore di cui è parola nel testo.
Anche attualmente l'eringio campestre si usa chiamare calcatreppola o cacatreppo ~
nome che in realtà spetta a Cmta1'rea Calcitrapa I;.
Nel testo si descrivono i fiori • azureti minuti molti insieme che formano come in
rotondo cappo simil alla spina incognita ma in minor ba.Ila •, riconoscen<!osi cosi che si
tratta di un'infiorescenza, non di un fiore unico. La •spina incognita• è Ec/1inops sphacrocephalus L. figurato con questo nome al N. 96).

N. u4 ERINGIO DI ARCHIGENE
No~u - Eringio di Archigene.
GENERA - K. u3.
F.ORMA - Sua radice una, suoe foglie simil all'Atrattille [N. 101) ma
piu dure et pallide, fa molti rami alti uno gomito con fiori simil all'occhio di
bue cioe buthalmo et con alcune stamine in mezzo (3J.
LuoGHO - In Provenza se ne ritrova.
TEMPO - A primavera si vede. Et suoi fiori nell'Esta.
AMANO - Sole, et sodo .terreno.
·
OPPINIONI - Son tenuta da molti simplicisti degni questa pianta per
Eringio di Archigene.
Vrnru De suoe virtu io non scio che sia in uso di medicina
alcuna.

[Figura fittizia fatta dietro la descrizione dell' Anguillara e che quindi non può servire all'identificazione della specie che quell'autore chiama Eringio di Archigene. Si discute tuttora se sia Carlina racemosa (C. silvestr-is 111i1ior !tispanica di Clusio) o C.
corymbosa (Acama apllla «mbe/Jala di Colonna [83] ). Secondo il Legré [170) sarebbe
quest'ultima speèie perchè in Provenza non trovasi la prima specie].

(1) Shekakul.
(2) AsferiSC11S spinosus Scb. Bip. al n• 100.
(3) Diagnosi tratta daU' AnguiUara.

174

LIBRO GIALLO

N. II5 INCOGNITA SPINOSA
No~n

- Incog11ita (1) dal Tholomei per le Illecebre.
LuoGHO - Nasse tra sassi et sterili luoghi; ne sonno a Salone (•) et
Tolone.
TEMPO - Credo che sempre verdeggia. Et suoi fiori nell'Esta.
GENERATIONE - De suoi semi in papos da se caduti ci nasse.
OPPINIONI - L'oppinione del deto gentil simplicista Tholomei sie (3) che
la sia la Illecebre ma per esser spinosa, io non scio di quel Illecebre volse intender lui, impero io non ritrovo con nome di Illecebre se non l'Andrachne
silvestre il Thelephio et l'Aizoum leptophyllon, le qual piante per non esser
spinose non credo che intendesse de alcuna di queste.
[Pianta fiorita; foglie ovali terminate in spine, infiorescenza paonazza, senz' odore).

N. u6 SILIBO
NOMI - Silybo da Greci.
FORMA - Suoa radice grossa et grande, suchiosa et bianchezzia, suoe
frondi lunghe tagliate et spinose simile al Chamaleonte bianco qualle vengono in ruota sopra alla Terra. Et produce uno fiore pungente et grande
simil all'arcichioco ma in pero.
LuoGHO - In Phenyce reggion nella Siria, et in Cilicia.
OPPINIONI - Molti si credeno che il Carduus Marie Fuchsio che fa congelare il late sia il Silibo ma per haver taciuto delle· machie bianche cosa
principal in questa pianta el non si tiene et anche I' Anguillara k. 151 lo
tiene.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta demostra conviene meglio
per il Silybo che ogni altra pianta io habbia veduto.
[Bnitta figura di pianta composita somigliante alle centauree, probabilmente fittizia,
in nessun caso corrispondente a Silylmm M aria11um Gaertn. (4) come già accenna l'autore
il quale osserva che il suo silibo non ba le macchie bianche le quali si vedono sulle foglie
del cardo mariano e che diedero origine a strane e contradditorie credenze (5). Anche-il
Guilandino [ 17] dichiara falsa la credenza detl' Anguillara che il silibo possa essere il Cardo
di Maria o Cardo lattario).
(t) Cancellato.

(z) Salon.
(3) • Sie = si è (Ed.).
(4) S. Maria11um è figurato al N. 131.
(5) Le strisce biancho le quali seguono il cor.;o delle nervature furono attribuite al latte della
Vergiiie (onde il nome di cardo mariano) e perciò la pianta si dava alle donne allattanti. .AlÌri invece
i mmcrgevano le foglie nel latte per farlo coagulare : onde ben si vede che la teol'ia delle signature
si adattava , compiacentemente a varié futerpretazioni.

LISRO GIALLO

N. n 7 ALBUTILON AVI.•
NOMI -

175

[A butil01i A vicennae Gaertn.]

Son dimostra nel altro libro dalle radice sotil

<1l

a k.

122.

[Buona figura più piccola di quella al N". 122 del primo libro rosso, coi fiori in
boccia rossigni e frutti immaturi. A parte un frutto maturo. Il numero dei rostri
carpellari è minore dell'ordinario e dispari (21)).

N. n8

[Solanmn M el01igena L.]

NOMI - Melongiana da Latini - Melongia vel Melongea da Greci Melongena da Arabi - Melenzana da volgari et Pomo d'Amor - Mala insana da altri - Pomes da mouri (2 ) da Galli - Melantzan da Germani.
GENERA - Quatro spetie ne sonno: questa domestica, et la spinosa simile
ma la foglia et li rami con spini con li pomi minor. la terza maggiore con li
frnti grandi et pavonazzi. La quarta il pomo doro che molti la tiene per spetie di Melongiana descrita 1iel primo libro rosso k. 46 (3) Et ne smno una aUra
spetie par che sia albero c01ne narra il primo libro delle Indie k. 61.
FORMA - Suoa radice di coda suoe foglie con il roverso piu chfaro larghe
et lunghete. suoi fiori in ruosa pavonazeto con zalin (4) nel mezzo et in le
spinose molti amuchiati insieme. suoi fruti di pomi oblonghi giallezzi con li
semi come picciol lente zalini.
LuoGHO - Lè spinose di Soria et sonno poi domesticate ne horti et vasi
che son questa. Et di la pungente ne sonno in Candia dalli frati zocolanti. La
pavonazzia ne seminano ne vigne de lidi et a Chiozza.
OPPINIONI - Molti si credeno esser questa la mandragora morion. Et
mangiasi di queste come l'altra spetie de pomi doro et l'una et l'altra son
cibo pessimo.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa son l'istessa spetie di melenzane.
VIRTU - Volgari cantano uno cosi fato proverbio: zievalo <s>, Anguila (6), Melengiana et Fongo la peggior cosa che si mangia al mondo. Et
sonno nocive alla testa, generando humori melanconici, cancri, lebra, oppilationi, longhe febre et tristo colore. Leggi Avicenna II Canone c. 458, nelle
Pandette cap. 538, in Serapione liber agregatus cap. Melongiana. Di le Melengiane albero nella India avelenano li fossi o rivi dove beveno li Cervi, con
(1) Ro. I.
(2) Pommes d'amour.
(3) Lytopersicum escule-11tum Mili ..

0

(4) Gialletto.
(5) Cefalo.
(6) Avvertasi che il nome anguJ/a in dialetto veneziano non significa anguilla, ma si dà ad un
pesce ben differente (Atheri>ia Bo,eri) che si vende a poco preZT.O e serve di pasto ai gatti domestici.
Non eosl può dirsi deJ cefalo che è un pesce gradito. di cui si fa a Venezia notevole consumo. ,

LIARO CIALLO

queste melenzane et con il late del albero suo ungoryo le saete come si legge nel
prealegato del India.
[Buona figura di pianta con ffori e frutti immaturi; a parte un frutto globoso, giallo
fatto con minor cura, ma bello è il disegno del calice persistente.
La cattiva fama creata alle melanzane da Avicenna durò, malgrado la difesa di
Averroe, per vari secoli e la vediamo riprodotta nel secolo XV dal Rinio, nel XVI dal
Trago, da Ermolao Barbaro che le chiamò mele insane e dal nostro Michiel che riportò
anche i det ti popolari contro di loro. La nuova difesa dello Scaligero valse a popolarizzarle ed a far sparire tutti i pregiudizi.
II Michiel mandò de' frutti ali' Aldrovandi prima di aver ottenuto la pianta, come
risulta dalla poscritta ad una sua lettera [305 b;•] del r4 settembre 1553 : •Et sanza
havermi fatto cauti ne ran1i, io per ho:r a non ne mando se non delle melanzane, ma
tenderò facendomi per I' avenire di fornire il desiderio Vostro•).

N. u9

(Datura Stramoniimi L.]

No1>n - Solatro spetie da latini - Nux Metel stra.monia da Avicenna Pomo spin da volgari - Stecherdderauch et Hopffelkraut (•) da Germani - Melospinus et parococuli da Veneti - Porne de Perou da Galli Poma amoris et Mala insana dal Dodonei - Jehun methe'l da Arabi et
Vachie Bona! Bacharich - Tatitla da Turchi - Hyossciamum perum:anum
dal Cordo - Solanmn somni/erum dal Bellonio - CO'l'onam regiam da
alc1tni.
GENERA - Varie sonno le spetie di solatri come si vederano nel libro verde
k. 64.
LUOGHO - Venghono tenute di queste piante ne vasi per sua bellezza
da gentil Madone custodite.
TEMPO - Ogni anno si semina. Et il fiore de Zugno con li fruti poi.
OPPINIONI - Molti degni simplicisti la ritira al Nux Mete!. Et il Dodonei non ha oppinione che la sia spetie di Solano ma piu presto spetie di
cucumed. Et lo Anguillara k. 234 ha oppinione che la ci sia.
VIRTU - Guardasi ci?-Scuno di mangiarne de fruti suoi et semi percioche si adormenterebbeno tanto che con grande fatica si potrebbeno risvegliare et chi in quantita ne pigliasero si condurebbeno al termine di morte.
Serapione cap. J eium methel.
[Pianta con fiori e .frutti immaturi ; a parte un .frutto più sviluppato. Figura abbastanza buona dal lato artistico ma che lascia a desiderare dal lato scientifico.
Da quanto dice l'Autore, lo stramonio ai suoi tempi si coltivava per ornamento,

(t) • Errata grafia (forse da ritrascrizione) in cui si riconoscono i due nomi dati dal Fuchs (p. 691):
Stechend oder Rauch opffelkraut. (Ed.).

LIBRO GIALLO

177

mentre ora si è naturalizzato tanto da considerarlo pianta infesta (r). Dal testo possiamo
pur dedurre che il Michiel confuse questa specie colla vera metella di Avicenna (D. Melel L.)
la quale venne figurata dal Mattioli].

N.

I20

ALOE

[I. Aloe v11lgaris Lam.]
[II. Agave americana L.J

No~u

- Aloe da Romani et volgari - Amphibion, Herminion! Eryngion,
Tragoceros, Fabet, Cantaramar da Greci - Sempervivum marinum da Officini - Herba da calli da Pugliesi [I] - Filagul quella dalla foglia largha da
Spagnioli - Et Maguei da Indiani (2) [II].
GENERA - Di Semprevive ne sonno in grande .varieta come nell'altri
libri apar. Et di questo ne sonno uno con la foglia piui largha del altro come
la mostra vi manifesta [Il].
FORMA - Suoa radice grossa, grande, scorziuta, scura et dentro bianca
amara et la foglia ancora grande lungha, apuntita che cominciano largha et
di· punte ·dentata crasse et pingose, qualle venghono in cespuglio et sempre
di dentro rimandano suoe novelle frondini che vanno acrescendo. Et al suo
intorno producono novelli coresini (J) overo figliolini. Suo fusto overo caulo
·uscisse di mezzo liscio, ramoso et verso le sumita suoi fiori in spica giallezzi,
lungheti, con la bocha aperta, dolcigni che li uscisse certi stamini piccoli con il
fruto poi simil all'astula regia (4) [I]. L'altra spetie piui sotille di foglia et . nel
si'o mezzo di esse piui ·larghe et piui spinose con gusto acetoso ed agrato [Il].
LuoGHO - Nell'India son molto grasso. In Asia, in Arabia, in Giudea
sopra Hyerusalem se ne ritrovano in cave come i metalli et sonno la peggior
di tutte. E t ne sonno in Puglia [I]. Et quella dalla foglia larglla [IIJ l'ho hauta
di Spagnia dal clarissimo sig. Sigismondo de Cavalli esse;ndo li orator. qual fu
pO'l'tata dalle Indie nove (S).
TEMPO - Sempre verdeggia et anche vive sanza terra. Il fiore de Maggio
con li semi poi [I].
AMANO - Sole, caldo, humido d'Insta (6) et l'inverno in sciuta terra et
luogho calido over cavarlo di la terra et apenderlo· in luogo caldo. Et poi
alla averta (7) ritornarlo a repiantare [I].
GENERATIONE - Multiplica et germoglia dividendo poi suoi germogli [I].
{1) Anche il Durante che pur la chiama Nux tHtUlla ne dice: • Sen1inasi negli orti come l'altre
piante peregrine •·

(2) Aztechi.
(J) Cuoricim.
(4) Asp!wiùlin• lui.a Rchb. (Ve., 104).
(5) America.

(6) Estate.
(7) • All' •aprirsi• del nuovo anno vegetativo : espressione tuttora in uso nelle campagne venete (Ed.).

Ll6RO GIALLO

OPPINIONI - Il Fuchsio, et il Manardo Ferrarese riprende senza raggione
' Mesue dicendo che lui ha oppinione contraria a Diascoride et Galeno ma
pero sonno conformi [I]. Et de l' aUra spetie dimandata Filagul [II] molli la
tiene per spetie di Aloe ma per esser molto diversa di gusto sara /orsi altra
diversita di pianta.
DISPARERI - Questa son l'istessa pianta del Aloe [I].
VIRTU La suoa foglia aperta et posta sopra a calli li giovano. Et legesi
in Diascoride lib. 3. cap. 22, Pandette cap. 3r, Galeno 6. simphar, Plinio lib. 27
cap. 4, Serapione liber aggregatus [I]. - Et quella spetie dalla foglia largha [II]
per esser acetosa valera come l'altre Rumice acetose over osalide (•). Et diconsi che in
India del suo spin son nél summo della foglia l'adoperano per ago et il nervo
si tira driedo che son da 1mo capo alt'altro di essa foglia si serveno per fillo
dunde il chiamano fiJ,agul che sigmifica filo et ago.
[Il Rinio diede nel suo codice una figura deU'aloe bellissima, ma senza i fiori. Invece
il Michiel, avendo coltivata la pianta nel suo giardino, la ottenne fiorita e fruttifera, come
ne danno testimonianza la esatta descrizione e le parole di un suo contemporaneo, il
Marini [197): • Aloes imaginem cum caule et floribus q uam ante videre non licuit dono
mihi dedit P. A. Michaelius patritius venetus, vir integerrimus deque materia medica
optime meritus qui una cum multis alijs praeclarissimis herbis hanc etiam in amenis suis
hortis colit • . Alt ri amatori coltivavano l'aloe nei loro giardini (3), ma generalmente non
riuscivano a farlo fiorire.
La figura dell'aloe è di piant<1 con foglie e scapo ramoso ; dal perigonio dei fiori più
bassi vedonsi sporgere gli stami di cui parla lAutore.
A destra vi è figurata alquanto rozzamente una foglia di Agave americana L. la quale
ci dimostra che il Michiel conobbe questa specie, che poi doveva si bene naturalizzarsi
fra noi, prima del Camerario (59), la cui figura è del 1586. Quanto dice nel testo il nostro
Autore • fu portata dalle Indie nove • rende certa la sua origine americana di cui taluni
dubitarono illusi dall'apparenza di specie indigena che ha assunto nella zona mediterranea dove si è moltiplicata adattandosi ai terreni più aridi. Sul tempo in cui egli la ricevette abbiamo qualche lume dal fatto che il Cavalli fu oratore in Ispagna dal luglio 150
al luglio 1570.
Osserviamo che il Michiel sulla base molto incerta dell'esame di una foglia seppe
concludere non essere la seconda specie w1'aloe, mentre anche oggidì il volgo la chiama
nell'ltalia l)'.leridionale aloe cd in vari libri posteriori al Michiel troviamo i nomi aloe at11e-

ricano, ah>e messicano ecc.).

N. I2I OPONTIA

NOMI -

da Plinio -

[I. Opuntia Tuna (L.) Mili.]
[II. O. Fici~-indica L.]

Tunas sul Bolognese - Phico d'India da volgari Anapalos da Greci - Pitliaia albero della India.

Opuntia

(•) Oxalis.·
(3) Pena e Lobelio videro nel 1566 una pianta swrile•di aloe nel giardino di Pietro Bon prefetto di Marsiglia.

(I.. Giallo,

T.w. X \ '

121)

• OponLia
[OJ>Hnlla Ficus·i'ld1.co \hll.J

LIBRO GIALLO

r79

GENERA - Oltra di questa son l'albero Pithaia che il suo fruto fa l'effetto che quello di questa oppontia.
FORMA - Suoa radice grossa fornita de molti capillamenti, suoe frondi
in forma di piante dopie grande, carnose, grosse, liscie, con sapore dolcignio
con grande humidita et ripiene di sotil et aguzzi spini che per el piu venghono
a tre a tre et venghono una sopra l'altra in grande caspo et altezza che invecchiate anno piui di ducento foglie. Suoi fiori nel ventre di esse frondi di
quatro foglie grandi come malva di purpurei, di pavonazzi et di misti de colore
da qualli vengono poi suoi fruti come fichi dolcigni et di restoline ripieni che
toccandoli entrano nelle mani con grande crucio et tormento che non si possono cavare et sonno di forma tra cucumeri (•) et fichi. Dentro a quelli sonno
suoi semi simil a quelli del pomo spin nux mete! (•).
LuoGHO - Sonno stata portata a nostri tempi dalli Padri Zocolanti
dalle Indie. Et ne sonno a Tunas di Barbaria dunde a preso il nome. Et son
sparse per Italia che per bella maraviglia sonno custodite, ma non fa fn~to se
non in paese calido et a Roma lo produce. Et intorno a Ponto la Opontia.
Et Pithaia albero nasce in Armai nell'India.
TEMPO - Sempre verdeggia. Et suoi fiori di Agosto con li fruti poi.
AMANO - Sole aqua et grasso terreno, ma con il fredo bisognia tenerla
sciuta et in luogho calido altramente moriscie (3).
GENERATIONE - Posta una foglia in terra manda radice et si viene a
ingrossando tanto che diviene trunco et sopra di essa vano mandando delle
altre frondi. Et anche de suoi semi ci nasse.
OPPINIONI - Da simplicisti venghono tenuta per la Oppuntia di Plinio.
Et perche la Pithafa son albero et questa herba son tenute diverse l'una dall'aUra
noti ostante che il fri'to fazzi il medesimo effetto.
VrnTu - Dicono li moderni che posta la suoa foglia sopra una piaga non
si puoi cavar se prima non son consolidata et salda. Et fatone empiastro
con comun oglio giova posta sopra uno membro machato (4) et di alto
cascato. Il suo fruto tenge la orina come sangue et subito fa urinare. Et queste sonno Dotte gli atripui il famoso Martelosso. Plinio lib. 2~ cap. 17. De
Opontia se la son questa giudicate! voi. Apresso nel primo libro delle Indie
ci narra di uno albero deto Pithaja di buon gusto con color morato et il
fruto fa il medesimo che mangiato fa la urina con color sanguignio.
[Il Michiel, valendosi della libertà filologica de' suoi tempi, fece derivare T1mas
da T1misi, mentre quel termine è il plurale fatto da~li Spagnuoli del nome Tuna con cui
gli indigeni dell'isola Haiti chiamavano la prima specie sulla quale vivono le cocciniglie.
(t) Citrioli.
(2) Dalt<ra Stramoni111n L. (n• 119).
(3) Muore.

(4) Ammaccato.

18o

LIBRO GIALT. O

Similmente .fece derivare Opo11lia dal paese del Poni.o mentre l'erba cosl chiamata da
Plinio e tuttora ignota, ebbe il nome da Opus in Beozia.
La prima figura, disegnata e dipinta sulla pagina, rappresenta una pianta sterile con
a parte un frntto verde il cui disegno lascia a desiderare. In compenso è bellissima la
seconda figura miniata sopra un foglietto volante di carta più solida di quella del libro
e spalmata di vernice perchè meglio riuscisse il lavoro. Rappresenta un frutto maturo in
grandena naturale e può dirsi la miglior miniatura del codice. Tutto vi è fedelmente
imitato, il rilievo, la tinta rossa digradante al bianco verso l'apice, i gruppetti stellati
di spine, i cerchi concentrici alla base dove il frutto fu spiccato.
Il Michiel, avendo conosciuto la pianta ed il frutto immaturo della prima specie
e solo il frutto maturo della seconda, le confuse insieme. Egli poi non seppe che la prima
pianta è quella ~he ricetta la cocciniglia di cui egli parla vagamente al N. 16o del libro
azzurro.
Ciò che scrive il Michiel ci dimostra come, per la facilità di sua propagazione, il fico
d'India, s'era diffuso notevolmente per l'Italia. In quei medesimi anni (r566) Pena e
Lobelio ci fanno sapere che la pianta era coltivata in molti luoghi di Spagna, Francia
ed Italia; la videro però fruttifera una sola volta in un giardino a Marsiglia.
Il Michiel nella citata lettera ali' Aldrovandi in data 14 settembre 1553 scrive:
• Perchè io scio che a Bolognia ne sono piante in quantità di Oppontia vel Tunas vel
fico d'India che son quelle piante che le foglie nasse una sopra l'altra, et perchè mi
son mancate tutte, però la pregho se la mi puoi mandare qualche foglia la mi farà
cosa agratissima .... • L' Aldrovandi infatti [305•"] teneva campioni di Opu11tia come lo
dimostra il voi. V del suo Erbario, e le richieste che gli erano fatte da altri (Calzolari)].

N.

122

PASTINACHA MARINA

[Echinoph<tra spinosa L.]

No~u Pastinacha marina da simplicisti - Chritmo spinoso (•) da
Bolçgniesi - Seca cul da Ortolani et da !'Anguillara.
GENERA - Di pastinache ne sonno tre, questa marina, la domestica si
mangia, et la Salvatica scrita nel altro libro k. r56 [Ve.).
LuOGHO - Nelle marine non ce ne mancano.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 91 dice esser il Secca cui - Et altri volgari per spetie di pastinaca marina.
Vmru - Son piui valorosa della commune pastinaca della qual ne
leggerai nel predeto libro.

[Pianta fiorita; figu.r a inferiore a quella del Rinio a c. 179; la radice poi fu fatta
senza i caratteristici anelli rilevati e somigliante a quella della pastinaca ordinaria, tanto
da sospettare che il Michiel abbia ricevuto il campione arrizo ed abbia fatto dipingere la
radice di fantasia. Il medesimo errore vi è nell!t figura di Mattioli (Crithmum Il).
L'errore dell' Anguillara di ritenere questa specie come il Shekakul di Avicenna fu
riprovato dal Mattioli che però non conobbe il vero shekakul (secacul), come non lo
conobbe alcuno dei contemp<iranei i quali ritenevano come tale ora la specie presente, ora ·

(1) Come Critmo è nominata. al Ro Il. 37.

r8r

LIBRO GIALLO

a

l'eringio [96] (1), ora il poligonato (»l, ora il sisaro fino che nel secolo XVIII il Ventenat, facendola nascere nel gìardino del Cels a Versaglia (su], potè identificarla con
Pasti11aca dissccta].

N. 123 LINGUA IRCINA
NOMI - Lingua hircina Pandete.
FORMA - Suoa radice con alcun~ spinete et son simil alla bugolosa (3)
ma le foglie piui strette et puntate di bianche macchie.
· LuoGHO - A primavera si rivede voi esser al tempo (4).
AMANO - Luogho umbroso et sassoso in Lombardia.
VIRTU - Non ritrovo se non con poche parole le Pandete che fazzi
mentione di questa pianta non assignandole Autore ne virtu alcuna: et vedesi a k. 135 in lui.
[Pianta. sterile ridotta alla parte basilare].

N. 124 ACANTO

[Centaurea Caloitrapa L.

(S)]

Nmu - Achanto con il fior in stella da volgari - Cardo benedetto spetie da molti - Paliurus Virgili da Scolari.
GENERA - Si acantho ne son varie le spetie - Si cardo benedetto son
anche il volgar sativo comun. Et paluiero ne son anche delle altre spetie come
si vede nelli altri libri.
FORMA - · .....Suoi fiori simil a pungente stelle et oltra essa stella in ruota
ne hanno nel mezo che mirano il cielo con il medesimo ordine.
LuoGHO - In luoghi asperi et ruinosi et ne sonno nel nostro Lido dalla
parte delle Lagune.
TEMPO - Quasi sempre verdeggi</. et le stelle di Maggio.
[Pianta in gi'an parte sfornita di foglie portante le spine stellate e mancante di fiori.
Col nome « Acantho con il fior in stella pongente • questa pianta è notata (305 "'' ·
p. 8) neU' elenco •Piante che desidero haver la most ra del hor to di M. Pietro Ant. 0
Miche! • di Ulisse Aldrovandi).

(1) V. anche il N. 113 di questo Codice.
(2) V. Codice Rinio, c. 148. Il Manardo segui l'opinione del Degli Onesti e ne fu riprovato dal

Mattioli.
(3) Buglossa:
(·4) • « Vol esser al tempo• pare giustifichi la spostata indicazione ; infatti al § TenJpo nulla
si legge : d'altronde, dal § Luogho l'abitazione (Lombardia) è spostata sub Amano (Ed.).
(5) • L'identificazione in Ct11lau,,ea Calcilrapa L·. risulta da comunicazione che il commentatore
fece al prof. Béguinot (La Vita delle pia11/4 superiori 11el/a Lagtma di Venwa, p. 10-11) includendo la
specie fra quelle not'!te dal Miclùel per il Lido (Ed.).

182

LIBRO C I ALLO

N. 125 ASTIVIDA

[I. Poterium spinosum L.]
(II. Astragalus aniacantha Bieb.]

No~n -

Astivida in la Marcha et in Candia - Poterio spetie da simplicisti.
GENERA - Due mostre ci sonno consimile.
LuoGHO - Io l'hebbi di Candia et nella Marca.
OPPINIONI - Alcuni moderni simplicisti la ritira alla Astivida. Et Mess.
Marchio (i) herbario dell' Ili.ma Sig. nostra et altri scolari voleno sia spetie di Poterio.
VIRTU - Se son poterio leggi a k. 135.
(La prima figura è di pianta fiorita, la seconda di ramo sterile; ambedue sono poco
buone, la prima però ha il pregio della precedenza, sebbene di pochi anni, in confronto
del Dasilico il quale descrisse la specie sotto il nome • Bellan •·
Il nome originale che si dava in Candia alla prima specie era <M"o1[3ot1S-/iç cioè somigliante alla Stoebe (a-ro•~iil che colla pronuncia greca moderna leggesi stividis, donde
i Veneti fecero la stivida (2) e l'astiviaa. Questo nome coll'aggiunta gala (da y.Uo< = latte)
si dava ad altre specie· (E,.phorbia aca..thctlia11"'os Heldr., V erbascmn spincsmn L.).
Della seconda specie v'è una figura più completa al N. 135 (3)).

N. 126 BRANCA URSINA

[Acanthus mollis

L.J

NOMI - Brancha ursina da latini et volgari - Melanphyllos et Pederozan
da Greci - Bertaniz da Genil.ani - Topiariam et Mamolariam da alcuni Pederotam et Achantostopiam da Romani - Crepulam da Certi - Habe,
Chachita, Astudet da Arabi - Pianta gummi drngariti da Latini.
GENERA - De dui acanthi fa mentione Diascoride, questo et il salvatico.
Et questa ne monti di Levante sonno spinosa et nelli Horti son fatta mole
et sanza spini.
LuoGHO - In Levante il Spinoso et ne giardini il mole.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 91 dice che li doi achanti di Theophrasto
non son quelli di Diascoride ma bene le suoe Acatie di esso .Diascoride.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa son l'istessa descrita da Diascoride
impero che io l'ho veduta silvestre molto aculeata et orida ma tenuta nelli
Orti son fata sativa et molle.
(Il Michiel, come si 5corge dalle sue parole, riteneva che A. motlis fosse una varietà
coltivata di una specie spinosa dell'Oriente, probabilmente A. spitiulcms ritenuto anche
dai modemj ooo formare specie separata dall'altro.
(1) Guila.ndino.

(2) Il Belli che più tardi vide la pianta pure nell'isola [39) trascrisse 0<01~>\~•. lezione pi~ prossima a1 nome alterato dai Veneti.
.
(3) • A parte il dubitativo cse son poteriot (del§ Virtù) che pare riferito alla I, il Michiel .non accenna
con nessun tiniando alla reale identità delle due piante, e per questa li dà come solo carattere differen~
zialc le «foglie piccolissime et non del\ tate•, mentre al 135 le dice, e figura, mucronato-spinose. (li:d.).

TA''-

(L Giallo, u 7)

• .;\non1de,

[Ono•tS sprnosa L.J

xn

LIBRO GIALLO

La figura non compete certo con quella veramente stupenda del Rinio a. c. 54, ma
ha il pregio di esser più completa, presentando lo scapo fiorito e fruttifero ed a parte un
fiore ed un frutto ambedue in grandezza naturale ove chiari si vedono i singoli organi.
L'ultimo nome del testo rivela una confusione fra l'acanto ed il tragacanto (Astragalus Tragacantha) che fornisce la materia detta corrottamente gomma dragante [N. 134].
Al Ve., 56 il Michiel corregge l'errore cli chi riteneva essere la branca orsina Heracleum Splumdyliuml

N. 127 ANONIDE

[Ononis spinosa L.]

NOMI - Ailonide ve! Ononide da Greci. - Resta bovis da Latini - Egipiro dal Anguillara - Bugnage da alcuni - Remoram aratri da alcuni - Aetitelam da altri - Havvhechel (11, Ochsenbrech da Germani.
LuoGHO - Per le campagnie di Italia in grande quantità con interresso
delli contadini.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 145 si crede che l'Ononide questa volgar
sia l'Egipiro. Et k. 147 dice che il testo de Diascoride dice haver li gambi
nodosi et capitelli rotondi con grato odore. Et Galeno narra che suoe radici
sonno in terzo grado calide Dunde non vi essendo queste parte in questa Resta
bovis non vuole sia la vera Ononide ma il M attiolo tiene vi sia q1usta.
[Figura di pianta intristita, forse per invasione d'ipsetti, portante solo foglie e fiori
alla sommità, come pur frutti, questi ultimi solo delinati, senza colorito. Ma questa figura
ba il pr~gio di mostrare i tubercoli radicali di cui l'Autore parla nella diagnosi dicendo:
« suoa radice proffunda, pallida con pochi capelli et phetida et sopra di essa ha come
grani di miglio atacati •. Di questi tubercoli l Autore parla più ampiamente altrove
(Ro. I, 354), intravedendo anche la loro natura parassitaria].

N. 128 SPINA ALBA
No~u

- Spina bianca da volgari - Achanta leuce, Agriocinaram, Do- .
nacitim et Eryscisceptrum da Greci - Spinam regiam et Carduum . ramptarium da Romani - Bemedato et Bedeguar da Arabi.
GENERA - Varie sonno le spine - delle bianche questa et 109.
LuoGHO - Ne monti eminenti de Italia - Et nella Valle Anania, nel principio di Dalmatia passato il Quarnaro (2J. Et in Candia nel Monte de Jupiter (3)
Et luoghi selvagi.
AMANO - Alto monte et anche ne giardini. Si custodisce ma con dificulta.
(1) Haubocbel (nella grafia dcl tempo: Hewhechel).
(2) AnguilJara scrisse: .al principio dì Sehiavonia pa5$\\to il Quarnaro o.

(3) Ida (località pure dedotta dall' Anguillara, il quale riferisce come usato a Candia il nome
dì Spina bianca).

..

LIBRO Gli\LLO

OPPINIONI - L'Anguillara k. r4:i ne ragiona di essa. Et molti se inzampano in questa spina bianca alcuni pigliandone una altri un'altra. Il Brasavola contende nel ordine di Mesire <1>.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta conviene bene alla discretione
che narra Diascoride ~ella spina bianca.
[Foglie radicali pennatifide, lunghe, le cauline piccole inciso-digitate ; fiori porpureoazzurri.
Somiglia molto alla Spinastella alba di Tabememontano (2) e somiglia anche alla
pianta al N. 154 che ha i fiori gialli].

* N.

129 SPINA GENTILE

No~u

- Cardunzello in Toscana - Spina gentile da sirnplicisti.
GENERA - Varie et infinite sonno le spezie di spine.
FORMA - . Suoa radice scura legnosa fornita di capelli, con gusto di
Cardo ; suo tronco legnoso scorziuto, allato, grosso più de deto et vacuo
di fronde abasso ; suoi rami verso le sumita bianchezzi et forniti foltamente
di frondi strette, lunghe, bianche di sotto, liscie di sopra et cignano di esser
spinosa la sua cima al gusto constrittive, simil alla lavanda in forma, rria le
foglie lunghe piui del rosmarino et quasi simil a quelle de garofali. Suoi fiori
nel summo simil alli cappi della Centaurea maggior ma purpurescenti. Et
il capo legiermente spinoso. Suoi semi dentro di essi simil al nisco ma piccioli
neregni, lungheti con suoi sotil et bfanchi fiochi in cima che se ne volano poi.
LuOGHO - L' hebbi di Canclia. Et in Toscana ancora ne sonno.
TEMPO - Per ogni staggion verdeggia.-Et li fiori de Giugno con li semi poi.
AMANO - Sole, sasso et humiclo.
GENERATIONE - De suoi semi ci nasse.
[Figura di buon disegno, con foglie e portamento di Scabiosa grami.ii/olia L. ; ma rappresenta evidentemente una composita. Il riferimento alla Toscana fu probabilmente
suggerito dal nome generico di •spina• ; ma descrizione e figura si riferiscono alla pianta
di Candia. (Ed.)].

N.

lJO

CARDO GENTI LE

Nor.11 - Cardo gentile da volgari - Centaurea maggior del Brasavola.
GENERA - K. 129
FORMA - Suoa radice bianca , di sotil rami et capelli fornita con gusto
(I) • Forse scrittura errata per Mesue? Mesue è citato a lungo dal BRASAVOLA (E~amm
syruptm•m. Venezia, 1539) che tiattando del sciroppo di eupatorio, che il M. cita infatti al ~ Virt1),
nomina appunto (p. 142-143) la Spina alba. (Ed.).
(2) BASSAJ!US N. lcones plantarum (Franco!. 1590), p. 701.

LIBRO GIALLO

185

di arcichiocho. Suoi fusti alti piuj de brazzio, rotondi lisci et forniti di
fronde che l' abrazziano, strette lunghete simil al lepidio ma minore et pocho
pungente, bianchezzie dentate, algusto constrettive con pocha ammaritudine.
Nelle sumita suoi cappi rizzi simil al Centaurio magno ma il fiore pavonazio,
et sechati pungono. Suoi semi poi bianchi lungheti lustri con una come
sedolina in fiocho nella suoa cima, et son simil al nico ma picciolo.
LuoGHO - L' hebbi de Monti Feltrini.
TEMPO - A primavera si dimostra. Et li fiori de Giugno con li semi poi.
OPPINIONI - Alcuni simplicisti la ritira alla Centaurea maggior del Brasavola (1) altri per spetie di Cardo.
VIRTU Vagliono questa si come la descrita k. 130 per esser simile
di gusto si nella radice come nelle frondi. Et si son la Centaurea del Brasavola leggi da lui.
N. 131 SPINA PSEUDA VOLGARE

[Silybutn M arianum Gaertn.]

NOMI - Spina alba da volgari - Lasemestar da contadini - Presura da
alcuni - Leuchanta spetie da il Mattiolo - Cardus Marie dal Fuchsio.
GENERA - Son descrita la spina bianca k. 128.
LuoGHO - Nelle campagne et luoghi inculti in Italia non ce ne mancano.
OPPINIONI - Il Mattiolo dimostro oppinione che questa sia la Leuchanta
[N. 109]. Et altri si credeno la sia il Silibo [N. u6].
[Figura infelice di pianta fiorita alle cui deficienze supplisce la diagnosi che è ben
fatta, specialmente pei caratteri delle foglie: «con grossa rilevata costola di sotto et
sonno al suo intorno come imborsate et ne contorni pungente mactùate tutte di bianco•
Quanto alla qui citata opinione del Mattioli, notiamo che egli chiamò la specie presente Cardo di S. Maria, sospendendo il giudizio se fosse o no la Leucacanta.
Il nome contadinesco pur qui citato va scritto d,{,sseme star> il che significa in
veneto : •lasciami stare•, alludendosi alle molte spine di cui è irta la pianta].
N. 132 SPINA ARABICA
No~u - Spina arabica vel egyptia da Diascoride e Achanta arabica da
Greci - Spinam arabicam ve! egyptiam da Romani.
GENERA - K. 128.
FomtA - ... li seme lo vidi doppo in forma di orzo il qual sonno dentro
a certi cappi frapadi (z) come la spina incognita.
(1) • Exa·111çn Q11iniuni $1mpli&iuni t>l.tdiean1entQnon, Vcnezja, 1539, p. 9- 10. La figura a fg. lan-

ceolate, minutamente dentate e capolini emisferici con squame arcuate, potrebbe corrispo1tdere a
Ctirduus defloratus. (Ed.).
(•) Alveoli del ricettacolo fimbrillati.

r86

LISRO GIALLO

LuoGHO - In luoghi aspri nell'Arabia et Egypto.
OPPINIONI - Molti si cresero esser la spina rabica pianta et non albero et
bene. Ma quelli che la tengono per albero se ingano et massime tenendo che
da questa si traessi I'Acatia. Et questo ne chiarisse il bel ordine di Diascoride.
DISPARERI NELLA PIANTA - Essendo la spina arabica simil alla bianca
come dice Diascoride questo puoi esser quella.
VIRTU - Et perche son pianta forestiera si possiamo invece di ·essa commodare con la spina bianca, ma pur J' Arabica son piui costrettiva et disecativa
dunde giova agli menstrui flussi et altri et allo sputo del sangue....
[Figura non finita presentante la radice, il fusto, una foglia e una infiorescenza].

N. 133 ONOPORDON

[Onopordon Acanthìimi L.]

No~n Onopordon da Atheneo - Anapardo in Calabria et Sicilia Scorzi d'Asino in Italia (1).
LuoGHO - Nasce in Italia et in Calabria et Sicilia.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 145 tiene che questa pianta sia J'Onopordo
di Atheneo lib. 2.33.

[Figura poco buona di pianta a fiori gialli, benchè nella diagnosi sia detto che i fiori
sono purpurei. Trattasi dunque di una variazione riconosciuta accidentale].

N. 134 TRAGACANTA
No~11

- Tragachanta del Anguillara - Chitira, Itica, Chateth, Alcuted
et Alchatad da Arabi - Alquetira da Spagnioli.
GENERA - Questa et la sequente da alcuni tenuta.
FORMA - Suoe radici si spandeno sopra alla terra legn.ose, dure et larghe, et son sotofrutice che produce la gomma de Draganti con rami legnosi sparsi in lunghe duri et cum lunghe spine et sottille che se ascondeno
soto le foglie minute et picciole.
LUOGHO - In terreni rossi et aridi come quella ci viene di Candia. Et
del Peloponneso et Asia.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 144 tiene· sia questa la Tragacantha. Et
viime molto meglio che quella dimostra dal Mattiolo k. 715 percioche questa
produce li spitii soto le /rondi et quella del M attiolc no.
DISPARERI NEf:LA PIANTA - Questa par J'istessa che narra !'Anguillara. Et si conviene raggionevolmente.
[Figura fittizia di pianta sterile fatta sulla descrizione di Anguillara qui riportata
dall'Autore. Il Mich.iel intese rnale le parole dell'Aoguillara e perciò fece delle foglie pen(1)

Nell'Anguillara

• Stani "

LIBRO GIALLO

nate con una spina sotto ciascuna pinnula, mentre I' Anguillara parla di •spine lunghe et
sottili ascose dalle foglie minute e picciole et sottili• intendendo che ciascuna spina
formata dal picciuolo persistente delle vecchie foglie è nascosta dall'insieme delle pinnule
delle foglie nuove. Ed, insistendo sulla falsa interpretazione, il Michiel negò la legittimità della Tragacanta di Mattioli].

N. 135 TRAGACANTA

[Astragalus ar11acantha Bieb.)

NOMI - Poteriurn, Phrynion, Acidoton et Neurada da Greci - Tragacantha spetie da. alcuni.
GENERA - K. 134 de Tragacantha.
LUOGHI - In luoghi humidi et aq·uosi in Levante.
OPPINIONI -· L' Anguillara k. 144 tiene che questa sia piui presto spetie di
Poterio che di Tragacantha. Et altri sirnplicisti degni ancora come il M attiolc ma molti meno considerati vogliono sia spétie di Tragacanta. Et il Gualtfrri dimcstra k. 204 una altra pianta per Poterio [Az. 74). Et inganasi colcro
che tengono che il prtmo salvatico sia il Poterio.
[Anche qui il Michiel non intese bene il passo dell'Anguillara il quale dice che la
vera Tragacanta che produce la gomma dragante è per lui una specie di Poterlo, quindi
sarebbe quella menzionata al numero precedente.
La figura rappresenta una pianta ricca di spine guainanti, quindi piuttosto attempata, con poche foglie e due infiorescenze. La. forma dei fiori non è fedelmente ritratta,
ma nella diagnosi è detto che sono • in forma di genesta •· È pur menzionato il carattere
delle radici • dalle qualli distillano un liquore gommoso•.
La specie è figurata più imperfettamente al N. 125] (1).

N. 136 ROSMARINO ACULEATO

[Genista Germanica

Ll

NOMI - Rosmarino aculeato dal Fuchsio
Stechend Ginst, Erdpfrymen, Kleinstreichblumen da Germani - Genet da Galli.
GENERA - Tre sonno li Rosmarini dice Galeno. Uno sterile et doi che
fanno il fruto. Et questo che sarebbe quatro.
LUOGHO - Ne monti et in Padoana in quantita.
OPPINIONI - Sonno di molti che adopera questa pianta per genestella
et si <2J son tutta contraria ne suoe faculta.
[Figura poco buona di pianta fiorita.
Il Fuchs, da cui la specie fu descritta e :figurata non solo col nome di Rosmarino
aCidea/4 ma anche con quello di GenisteUa, riprova I' uso fattone da alcuni in luogo di
•Genista>: il M. fa sua l'osservazione, ma altera •genista• in •genestella•].
{t) • Per quanto non ben disegnata, la fig. dev·'esscre stata preSa dal vero. specialmente a giud.icare dalla descriiione, accurata e minuta, anche 1~r particolari delle fg. e dei semi che vengono

a oompletar la figura. (Ed.).
(•) Eppure.

t88

LIS!RO GI ALLO

N. 137 NEPA THEO.
No?.11 - Nepa da Theophrasto - Scorpio da altri.
GENERA - Due spetie ne dimostro una piui minor et manco aculeata del
altra.
FORMA - Suoa radice piccola legnosa et si proffunda, astringente, et son
sottofrutice, suoe frondi in prima età di ruta a tre insieme come I'Acatia
[Az. 89], poi cresce alla altezza d'uno gommito armata al suo intorno di folti
et spessi spini. Suoa chioma verdezzia sanza foglie ma durissime spine radopiate. Suoi fiori giallezzi overo purpuregni da q ualli ci venghono poi certi
fruti olivari. La miltior son pallida piu sotille manco spinosa molto fogliuta
come foglie di pezzo ma aguzze et nel sumo fa come picciol rizzi di castagne.
Luocao - L'hebbi da Bolognia. Ne sonno in Candia et a Marsiglia m
Provenza tra Lansone (•) et le Penne. Et la minor son delle Alpe.
TEMPO - Sempre verdeggia. Et li fiori passato l'Esta.
AMANO - Terren sodo et molto sole.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 144 et molti altri dotti simplicisti la tiene
per la Neppa di Theophrasto. La minor l'hebbi dal Ecc. Aldrovandi con questo
nome di spetie de Nepa.
(La 1• figura è di pianta fiorita. Della 2 • pianta è figurato un frammento secco e
malandato.
La Nepa dell'Erb. Aldrovandi, Il, 326' è Ulex euro.pacus L. come pure la Nepa
che trovarono presso Marsiglia (al M. S.' Baume) Pena e Lobelio.
Il Legré suppose che la Nepa dell' Anguillara fosse pure un Ulex (parvi/lorus} ma
devesi notare che la diagnosi dell'autore de' Semplici termina colle seguenti parole: •i fiori
cascano poi senza lasciarne frutto alcuno secondo che potè io avertir: eccetto certi vasetti
di figura olivari, dentro de' quali non vi è cosa alcuna>. Questi vasetti non posson essere
che i t ubi del calice persistente che rimangono sul gambo anche dopo la caduta del legume.
La figura del Michiel forse è fittizia (1).

N. 138 SCROFULARIA

[Scrophularia nodosa L.]

Son posta nel libro verde [N. 6] depinta et scrita.
(Ambedue le figure (3) sono migliori di quelle del libro verde].

N. 139 SONCO

[Sonchus asper Hill.]

NOMI - Soncho lieve da simpJicisti - Cicerbita, Seserbite, Chrispini da
Italiani - Zangon ·in la Puglia - Zocho in Grecia - Latisuoli sul Padoan (t) Lançon. Questo habitat di Provenza. è tolto dall' Anguillara.
(2) • La descrizione del M. è infatti per la massima parte dedotta dall' Anguillara. Il dubbio

del comento (rimasto incompleto) s; spiega con la forma (non •olivare>) del calice degli UUx. (Ed.).
(3) • Una, di pianta completa, impiccolita; una. di ramo fiorifero in gr. nat. (Ed.).

LIBRO GIAl:LO

189

Gathuenem da Aphri - Lactucelam da alcuni - . Mosz, Genszdistel da Germani - Latteren, Palais, Licure da Galli - Cichorium da altri - Hieracion
da altri - Lactuce generibus-da Romani - Sithelesas da Punici - Enthymon
agrion da altri.
GENERA - Sonno di tre spetie, questo, il spinoso et il terzo piui grande
ma tutti notti et volgari.
LuoGHO - Alli sodi et argeni non se ne mancano.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo son il soncho lieve vero.
[Buona figura di pianta fiorita; bene espresso specialmente il carattere delle orecchiette foliari revolute. Il Michiel avvertì che le foglie • apareno pungenti ma sonno lieve•
e perciò chiamò la specie Simcho lieve, mentre la sp. So11chr<S laevis de' modemi corri- ·
sponde a S. oleraceus di, Linneo di cui la pianta qui figurata si riguarda una variet~.
La specie presente trovasi col nome • Sonchus aspera • nell'Erbario Aldrovandi
(II, 109). Vi si trova pure la sp. S. oleraceus col nome • Sonchus levis • (Il, no)].

N. 140 MIRSINITE

[Euphorbia Myrsi11ites L.]

Son scrito nel altro libro k. 109 verde.
[Figura quasi eguale a quella citata].

. N. 141 CROCODILIO

NoMI - Crocodilio da Greci.
LUOGHO - Io hebbi questa pianta di la Morea stracha ma pero non
secha (1).
TEMPO - Penso che sempre verdeggia.
GENERATIONE - Penso ci nasca de suoi semi ma io non li ho veduti.
OPPINIONI - Molti si credeno esser la Carlina il Crocodilio non conoscendo che son spetie di Chamaleonte bianco. Et altra differenza tra esse non
ci sonno se non nel fusto. altri conoscono non esser vero perche la Carlina non
provoca il sangue del naso come fa il Crocodilio.
[Pianta troncata superiormente e perciò priva di fiori. Radice fusiforme. Foglie
pennate, a fg.'•• altemativame~te grandi e pie.cole, le maggiori pennipartite].

N. 142 RUTRO
No~n

- Rutrum ve! Ritro da Theophrasto.
LuoGHO - In Sicilia, in Abruzzio, alle rippe del fiume Humano (•).
(1) Intristita ma non secca.
(2) Vomano.

LIBRO GI ALLO

190

OPPINIONE - L'Anguillara k. 142 tiene che questa pianta sia il Rutro
di Theophrasto. Et de molti altri simplicisti ancora.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per quel pocho ne dice di Rutro Theophrasto
puolsi dire esser questo d'esso.
[Le località sono tolte daU' Anguillara il quale aggiunge di aver visto la pianta nel
giardino di Lorenzo Priuli in Padova presso Porta Saracinesca. Il Guilandino annotò :
• Falsa omnia• senza però dire che pianta era quella coltivata nel detto giardino. La
figura del Michiel è di pianta fiorita, ma non è Echit1ops Ritro; pare una Centaurea (o
Cirsium) e !orse è fatta sulla diagnosi di Anguillara].

N. 143 ACANO

NOMI - Acana.
LuoGHO - Ne fumo portato d'il seme di Candia.
OPPINIONI - Questa pianta vengono tenuta dal Anguillara k. 149 per
I'Acana et da a.Itri degni simplicisti ancora.
DISPARERI - Per le poche parole che ci narra il Corolario questa ci viene
bene.
VJRTU - Corolario del Barbal'o non dice virtu se non quatro parole de
suoa forma che son differente dal Acino Cap.lo 474.
[Fg. radicali ovate intere a nervi bianchi, le cauline più piccole a costa bianca,
fiori rossi di centaurea. Par fatta dietro la diagnosi dell' Anguillara, che ricevette da
Candia i semi della pianta e così ne ottenne un individuo nell'Orto botanico di Padova.
Il Guilandino nelle sue note ali' Anguillara scrive che • Acanon idem est Chamaeleonte
albo•. cioè Carli11a gutmni/era Less.. che altri autori identificavano con Acama.
L' Acano di Teofrasto sec. PONA (M. Baldo pag. no) è Onopordon elatum Sibth.].

N. 144 GRANA

[Quercus cocci/era L.]

No~n - Grana da volgari - Cocco baflìco da Greci - Coccum infectorium dal Ruellio - Chermes da Provenzali.
GENERA - La Grana son produta dall'Illice et da questa ancora. Et il
Chermesino si racoglie intorno alla radice della pimpinela.
FORMA - Suoe radice legnose che si vano propagando, suoi fusti legnosi,
alti un gommito con suoe frondi picciole spinose al suo intorno et simile ali' Agrifolio, tra le qualli sonno la grana migliore: Et piu bella di quella del
llice rot1mda purpurea ..
LuOGHO - In Candia ne sonno dunde ne hebbi. L' Eccelente sonno
in Galitia (•) et AI'menia, ne sonno nia inferior di bonta in Asia et Cilicia.
Et la piu trista la Spagniola, Et il Chermesino della Pimpinella nasce ne
monti dell'Umbria detta Montecchio nelle pianure.

(1) Galatia nell'Asia minore.

LIBRO GIALLO

TEMPO - Da Santa Croce racogliono la grana. Et il Chermesino della
pimpinella cominciano a coglierlo il mese di luglio et di subito lo governano
perche presto si converte in animaleti con alli che volano.
GENERATIONE - De suoi germini et anche de fruti di granna ci nasce
questa.
0PPTNIONI
Quelli che si credeno che la quercia produca grana sonno
in errore.
DISPARERI NELLA PIANTA - Non si puoi negare che questa non sia la
pianta che produce il Cocco et anche che la Pimpinella non fazzi il Chermese.
legete anche nel libro azuro 160.
(Pianta giovane e perciò allo stato fruticoso, portante foglie e grani rossi (gli insetti
parassiti) che il Michiel credette frutti, non avendo veduto le ghiande. Il suo errore è
più scusabile di quello che commise il Rinio il quale, avendo figurato pel primo a c. 172
del suo codice la pianta colle ghiande e coi cocchi, pur ritenne che questi fossero i

frutti.
Questa pianta è eguale in ispecie a quella figurata al N. 100 del libro azzurro, differendone solo pel minore sviluppo, pure il Michiel la credette diversa, trascinatovi dall' An·
guillara il quale [17) distingue tre qualità di piante coccifere : l'ilice, la pianta pr<>jJria
e la pimpinella volgare che si usa nelle insalate. Da quanto dice il Michiel all'articolo
•Genera• ben si comprende che quella figurata in questa carta è la •pianta propria• del!' Anguillara e quindi risultano giuste le conclusioni del Bauhin : • Pianta igitur quam
Anguillara proprie cocciferam appellitat ac describit eadem nobis est cum Dice coccifera
Provinciae •. Se ìl Michiel avesse figuiato anche quella che I'Anguillara per informazioni
avute da Costanzo Felici chiama pimpinella da. insalate si potrebbe identificarla, ma ce
ne rimane solo la diagnosi [17) (1) da cui sembra trattisi di Sckranth•t.S perennis L. che ricetta.
nelle sue parti inferiori l'insetto Cocc1.s polonic1.s il quale fornisce una tinta rosso-scura
e di cui il Mattioli ebbe una vaga notizia (•), ma che non si usava raccogliere in Italia,
preferendosi le sp. C. ilicis e C. cacti, quest'ultima di recente importata dall'America, come
pur testifica il Mattioli.
La raccolta degl'insetti facevasi, come riporta il Michiel dall' Angt1illara, nel giorno
dell'Invenzione della Croce cioè il 3 Maggio il quale a quei tempi corrispondeva climaticamente al nostro 13 Maggio, non essendo ancora avvenuta la riforma gregoriana del
calendario la quale fu pubblicata sei anni dopo la morte del Michiel.
Per altre considerazioni rimandiamo il lettore al lib. Az. N. 160].

(1) •Fa dalle radici piu cespiti over corone attaccate insieme: attorno alle quali et mcsoolate
con la terra nera nascono indiffe rentemente piu et div-crsi granelli. .. : sono tondissimi. di fuora d.i color
pavonatto oscuro, e dentro vi è un liquor fresco che tie:ne pur anch'esso del pavonaz~o ma piu chiaro;
questi quando sono secchi ; è il vero rossochermesino t (p. 262). Il Felici residente a Rimini. ma nativo del·
l'Umbria. disse di aver visto la pianta in copia ne' monti delJ'Umbria detti ~1ontecchio vicino al Piobico e
fece la giusta osservazione che gli anima1ctti uscenti da' grani erano «come cimici • classificandoli
meglio de' contemporanei che. li riguardavano come venni e di naturalisti posteriori che li paragonarono alle cinipi gallicole (Fagon). I rami deJlo scleranto sono in cespugli<> e portano fitte infiorescenze,
quindi si applicherebbero loro bene le parole del Peli.c i.
(2) •Se ben nel vicino Regno di Polonia si ricoglie con ogni diligenza per quanto intendo •·
Mattioli trova.vasi allora. in Boemia.

192

LIBRO GIALLO

N. 145 ERINGIO DI VEGETIO

[Scolymus hispanicus L.]

No~u

- Eringio da Vegetio - Scolimo da Greci.
GENERA - Li Eryngij sonno doi proprij uno montan, l'altro maritimo
demostro k. II3 et n4, quello di Archigene - Son anche l'Aloe dimandato
Ery~gion - Et questo di Vegetio. .
LuoGHO - Ne nostri lidi vicino alla marina ne sonno in quantita.
OPPINIONI - Da dotti simplicisti son tenuta per il Scolimo di Theophrasto et per l'Eryngio di Vegetio ma non quello di Diascoride.
Vrnru (r) - Si mangia suoa radice cruda, cotta et conditta. Li Bologniesi la usano per l' Eringio abenche l' Eringio sia altra pianta come habbiam deto. Et legesi in Vegetio di Mulomedicina.
(Brutta figura di pianta fiorita molto inferiore alla bellissima lasciata dal Rinio
a c. 183. Però essa serve a identificare una delle specie di Anguillara, e per questo,
oltre che per lhabitat del Lido, interessa tenerne conto].

N. 146 CRISON
NOMI - Crison, Crisomon dalle Pandette.
LuoGHO - Io l' hebbi di Levante il seme et lo seminai et mi naque questa pianta descrita di sopra.
TEMPO - Credo che sempre verdeggia, suoi nicchi overo capitelli d'Esta
con li semi poi et fatto li semi mi manco.
AMANO - Sole, luogho sassoso et aspero.
DISPARERI NELLA PIANTA - Tutte le qualita che narra le Pandette al
Crison, parmi si ritrovano in questa pianta sanza alcun dubio.
VIRTU - De suoe virtu le vederai nelle Pandette cap. 188.
[Pianta fiorita; pare Centaurea a fiori rossi, foglie lanceolate, dentate spinose all'apice e aspre nel resto come il fusto ; acheni senza pappo come risulta dal testo : •semi
simil al canape•].

N. 147 INCOGNITA

NOMI - Incognita di Soria.
FORMA - Suoa radice .... <2 l Son pianta biancheggiante con rami a guisa
de corni de cervi con lunghi spini. Suoe frondi alcune lunghete con pocho cantonzino verso le cime suoe, et altre in ramuscolini di variate forme pur tutte
piccoline.
LUOGHO - L'hebbi di Soria et altro non ho veduto di lei.
(r) Copiato dall'Anguillara.
(2) In bianco.

LIBRO GIALLO

193

TEMPO - A primavera si rimete suoe frondini.
AMANO - Caldo et in culto luogho.
GENERATIONE - Io credo che per via di semi si genera.
VIRTU - Per haverla rizeputa seccha et se non quelle parte che vi dimostro pero non ne scio dire di lei altro.
(Pianta sterile (•)).

N. 148 SPIGA PUNGENTE
NOMI - Spica pungente.
GENERA - Varie sonno le piante che producono spine, ma pungente
rare.
LuoGHO - Io l' hebbi di Levante con altre varieta di piante.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per esser pianta in spica et pungente con
questo nome si puol dimandare fino a tanto che di lei pervenga qualche
lume.
VmTu - Io l'hebbi di Levante et inanti la mi gionse si seccho, dunde
non puoti cavarne da lei utile alcuno.
[Pianta fiorita. Graminacea).

N. 149 ACHANTIO
No~u

- Achantio di Diascoride.
GENERA - Varij sonno li Acanti.
FORMA - Suoa radice si proffunda scureta, suoe frondi simil ali' bianco
acantho vel spina et nelle estremita spinose coperte di lanugine simil a telle
de ragni della qualle colta et fillata se ne tesseno le vesti simil alla setta.
LuoGHO - Nel Levante se ne ritrova.
TEMPO - Quasi sempre verdeggia. Et la lanugine nel Autunno.
GENERATIONE -· De suoi semi ci nasse ma non Ii ho veduti.
OPPINIONI - Errano quelli che tengono che quel cardone montano sia
l'achantio de Diascoride che altro ci vole che per esser uno pocho di sotil commune tella de ragni nelli suoi ecchyni, ma volleno esser sopra alle frondi come
fa questa et soda nelle foglie come narra il testo.
[Pianta sterile ridotta alla parte basilare, fg. pennifide lobi ottusi, i terminali acuti,
lanosel

(t) • Foglie per lo più pennatosette., ~ lobi acuti ; alcune delle radicati subintere, con due denti
verso l'apice, lungamente attenuate a.Ila base. Portamento di Cichorito>t s-pinos1'm L. (Ed.) .

,,

194

LIBRO GIALLO

N. 150 ECCHIO
NOMI - Echio da Diascoride - Anchusa, Onochelos, Lycopsis, Chathanchusàm, Lybicam, Archibellion, Alcibiadion, Onophylon, Porphyrida, Mydusam,
Salyca, Nonneam da Greci - Buinesath da Aphri - Lactuca asini et Muscellina da Latini - Abulisse, Sinarem et Sincarem da Arabi - Aridam da alcuni.
GENERA - Di tre spetie Anchuse ne pone Diascoride. E t una de Lycopside.
Et la quinta di Ecchio ma perche hano tanta conformita insieme io ne ho demostro se non questa dii Ecchio. Et del Alcibiade a k. 156. Et nel lib. primo
rosso k. 217 de Ecchio di Plinio - Et d'una spetie tenuta con nome di Licanis
stiphanica nel lib. secondo rosso 57.
LuOGHO - Nelli scogli di Dalmatia et campagnia et pianure.
TEMPO - Per ogni staggion si verdeggia. et li fiori de Giugno con li semi
poi.

DISPARERI NELLA PIANTA - Non disconviene ponto alla discretione che
descrive Diascoride ali' Ecchio questa pianta.
VrnTu - Abenche le Anchuse siano insieme come di forma simile, pero
in virtu sonno differente. L'Onoclea son di radice amareta et constrettiva, dunde
condensa li corpi et astenuarli alquanto. L'Alcibiade son piui acuta. La terzia
con seme minore il qualle masticato et sputato nella boccha delle serpi l'amazziano. La licopside de maggiori foglie. suoe radici sonno piui constrettive.. ..
L' Ecchio son contro a morsi delle vipere come il suo ·seme nell' insegnio... .
[Figura abbastanza buona di pianta con fiori bianchi. L'autore però avverte nella
diagnosi : •suoi fiori purpuregianti et in altre bianchi, piccioli, dolcigni, et pregni cli semi
asperi, beretenazzi, apuntiti et per el piui venghono a tre insieme abasso congiunti et
masticati apareno pietre et simil a cappi di vipere•·
Questa specie è l'Eckio di Anguillara, da lui conosciuto e dal Michiel figurato prima
del Rauwolf e del Camerario.
Nell'Erbario del Cesalpino questa specie è chiamata Anchusa I•.
Fra le piante inviate dal!' Aldrovandi al Michiel (305 ba-] c'è una • Anchusa floris
albi•. La specie presente c'è nell'Erb. Aldrovandi al Voi. I, x62 • col nome • Anchusa alia
prima• e nel Voi. III, 68 con vari nomi (Echium Matthioli, Alcibiadium, Viperine ecc.)].

N. 151 ERI SITALE

[Cirsium Erisithales Scop.J

No~n

- Erisitale da Plinio.
LuoGHO - Nel Vecentino Jungho . alli fossi et nel Trentino.
GENERATIONE - De suoi semi caduti da se ci nasse ma non li ho veduti.
OPPINIONI - Puolsi tenere questa pianta per l'Erisitale havendo quelle
parte che poche ne dimostrano Plinio.
(Pianta fiorita ; figura precedente in data quella del Dalechamps (95) che pure identificò q\lesta specie coU'Erisitale di Plinio. Però il disegno è tanto infelice che quasi ci

LIBRO GIALLO

195

farebbe dubitare del primato del Michiel nell'iconografia della specie, se la pianta non
fosse stata effigiata in modo migliore so.tto altro nome al N. 94 (•)).

N. 152 CIANOTOS

[Cirsiftm arve1ise Scop.]

Nm11 - Ceanothos da Theophrasto - Astoni sul Padoan - Cyrsio dal
Ghyno - Et il Cirsio si denomina anche buglosum magnum da molti Et spinam mollem da Romani.
GENERA - Son una altra mostra con sedoline bianche che apareno simil

di specie.
FORMA - .... Quella aUra mostra parmi una istessa ina invechiata penso
fazzi (•) quelle sedoline (3) bianche come di seta.
LuoGHO -

In luoghi humidi non ce ne mancano.
OPPINIONI Molti simplicisti lo ritira allo Cianotho di Plinio - Et il
Ghyno a Cirsio spetie ma questa non hara (4) gia mai suoe foglie similiti1dine con
le rose, ne meno l'altre che non vi son abasso di lingua di bue - Et peggio poi
quelli che tengono esser la Bugolosa !sl volgar il Cirsio.
[Pianta fiorita. A parte un ramo fruttifero che l'Autore dapprima credette di altra
specie per averlo avuto in tempo posteriore, ma poi sospettò essere della medesima pianta
fatta più adulta.
Le figure sono più grossolane di quelle che diede il Colonna (83) collo stesso nome
Cea11oth-Os Theophra.sti accompagnato dal nome toscano stopp01.. che tuttora si usa in
causa dei lunghi pappi. Il Colonna suppose che il suo Ceanoto corrispondesse a quello del!' Anguillara e la presente figura del Michiel gli dà ragione. L' Anguillara riporta il nome
dialettale a.s/Oll che pur qui è trascritto e che oggidì nella regione montana del Veneto
si dà a delle altre specie di piante composite, Sonchus okracws [296), S. arvcnsis ecc.
Avvertasi che la pianta qui figurata e che, secondo il Michiel, è il Cirsio di· Luca
Ghin.i è diversa da quella che il Ghini spedl al Mattioli e che questi chiamò cirsio, la qual
ultima fu riconosciuta essere Sa1murea alpina. Quindi tutto ciò che scrive il Michiel sulla
confusione che si faceva colla buglossa riguarda la detta Saussurea le cui foglie somigliano
a quelle di A1'ch1'sa, sia per la forma, sia perchè inferiormente fanno rosetta].

N. 153 ACARNA

[Cirsimn palustre (L.) Scop.]

NOMI - Acharna da Theophrasto.
FORMA - Suoa radice sotil palida con pochi capelli. Suo fusto incantonato (6) alto uno brazzio, palido et spinoso, come tutta la pianta allato verso
(•) • TI con fronto di queste due figure farebbe escludere che rappresentassero Ja stessa pianta.
se non potesse spiegare in part·e il gra~ divario la. diversa mano del disegnatore. Giustamente il ~t.
riconosce la specie di Plinio insufficientemente definita. (Ed.).
(2) Faccia.
(3) Setolino, cioè i pappi.

(•) Avrà.
(S) Buglossa.
(6) Angoloso.

LIBlW GIALLO

le cime fornito di fallate frondi, lunghe, strette et dopiamente con intervallo
dentate, et da ogni dente son armata de suoe spine giallezzie, et sonno al
gusto acetosete, et spezate destila bombaso <1>. Suoi fiori in cappi de spinoseti
ecchyni nelle cime de rami con pocho fiore che li uscisse incarnado et capilar
sim~ al nico. Et il seme ancora ma scureto con uno pennachieto che se ne
vola.
LuoGHO - Io l'hebbi di Francia dal Tholomei. Et ne sonno in Dalmatia ancora.
TEMPO - Parmi pianta che nasca ogni anno. Et li fiori il luglio con li semi
poi.
AMANO - Humido et sole.
GENERATIONE - De suoi semi ci nasse.
OPPINIONI - Molti degni simplicisti et il Tholomei tiene questa per
I'Acarna Theophrasto (•).
[Pianta fiorita (3)).

N. 154 INCOGNITA

[Centaurea riipestris L. var. awleosa DC.)

No~u

- Incognita di Puglia.
FORMA - Suoa radice legnosa et li fusti ancora. Son pianta bianca,
suoe frondi come in ramuscoli simil al nasturcio ma con piui imperfetto ordine, suoi ecchini di nico ma forniti di acuti spini, suoi fiori nel summo di essi
di spesse et strettoline frondi giallezzie.
LuoGHO - Io credo haverla havuta di Puglia.
TEMPO - A primavera si rivede. Et li fiori con il caldo.
AMANO - Caldo et sciuto.
GENERATIONE - De suoi semi ci nasse.
VIRTÙ - Per haver ripetuta questa pianta secha et sanza alcun gusto
pero non puoti cavarne da essa altro utile se non la dimostracione, riservandomi ad haverla di novo et vivace.
[Pianta fiorita. Il Bonato la classificò C. cinerea Larn. ma le foglie pennatopartite,
bianco-tomentose, con partizioni ± profondamente lobate, a lobi acuminati e i. capoljni subglobosi, abbondantemente cotonosi, con alcune delle squame involucrali prolungate in lunga spina patente fanno riconoscere la specie.
li Michiel non ricordò bene la località donde ebbe il campione perchè riceveva
(1) Stillano bambagia.
(2) Non è I' Acarna di Teofrasto socondio l' Anguillara, la quale, come si è visto (al o. 1ol)

dev• essere C"rl>enia be11edi&ta.
(3) • Foglie allungate, lanceolate, tronche (o abbraccianti?) alla base, grossamente dentato
spinose coi denti regolarmente abbinati, couforme la. diagnosi. Capotiaj involucrati a 3 entro gruppi
di foglie ridotte. (Ed.).

197

LIBRO G I ALLO

spesso piante da varie provenienze: è poco probabile che l'abbia ricevuta dalla Puglia
dove finora non fu trovata, 'ed è piuttosto ammissibile che l' abbia avuta dal Triestino
dove tuttora essa vegeta.
Egli conobbe questa pianta prima dello Scopoli [267; 256 ••1

N. 155 GIRASOL

[Ricim's communis

L.J

Nmu - Mira sole - Gira sole - Chatapucia maggiore et Chercia per
Italia - Cici et Rizinus da Greci - Lathyris la catapucia minor (•l da Diascoride - Fagiuolo turchesco in Toschana - Cherva maggiore il suo 'seme
da spetiali, et da Mesue Granello di re - Croton, Sesamon silvestre, Seseli
cyprium da altri - Sesthanna et Trixin da Egyptij - Rema pyretu da propheti - Lupa da altri.
G,ENERA - Son la Catapucia minor volgar (•) - Et questa maggior.
LuoGHO - Ne monti se ritrova.
TEMPO - Nasce ogni anno. Et li fiori de luglio con li semi poi.
GENERATIONE - De suoi semi da se caduti ci nasse. Et piui sonno vecchi
tanto meglio ci nasce al contrario d'altri semi per quello mi disse il magnif.
mess. Andrea Pasqualigo privilegiato di questa pianta.
OPPINION - Io non scio la caggione perche pongono questa pianta insieme con il Lathyris Catapucia. Imperoche questa non manda latte et son
diversa di forma salvo se tutte dua non mirasse il sole.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo son l'istesso Ricino descrito da
Diascoride.
Vmru - Fassi del suo seme oglio buono da ogni cosa ma da mangiare
son tropo solutivo, ma son dificulta nel arcoglier (3) perche il seme non si
matura in uno istesso tempo et va saltando fora che si perdeno la maggior
parte. Et vengono tenuto haver le istesse virtu che il Lathyris catapucia
volgar ma non lo credo gia io per esserci differenza si nel gusto come ne il
latte.
[Pianta fiorita e fruttifera; una figura quasi eguale trovasi al lib. Ro. I, N. 352. In
ambedue si vedono bene, come osservò il Bonato, i fiori di ambi i sessi. Il Rinio aveva
figurato la pianta a c. 240 del suo Codice, ma solo fruttifera e colla infruttescenza troppo
lassa, non conforme a natura.
Da quanto scrive il Michiel appare che l'olio, malgrado l'odore detestabile, si usava
per alimento producendo inconvenienti di stomaco, per cui il Governo dichiarò il ricino
pianta medicinale, concedendone la coltivazione solo a determinate persone fra le quali
il nominato Pasqualigo che teneva un giardino a S. Basilio non lungi da quello del
Michiel].
(r) Euplwrbia Lathyris L.

(2) EupAOYbia Lathyris L.
(3) Raccogliere.

198

LIBRO GIALLO

N. 156 ANCUSA SECODA

(1)

Noi.11 - Ancusa secunda Alcibiade tenuta. Et li altri nomi legi a k. 150
nel Echio.
GENERA -· Chi bene considera le ancuse, la licopsis che son tenuta per ·
la volgar bugolosa <2 > et l'Ecchio demostro a k. 150 son come 'tutte spetie insieme. La ancusa pero son maggior di questa ma simile et cosi la terza pero non ho
dato se non una sol pittura. Et Plinio ne pone una quarta chiamata pseuda
piui sotille, lanosa et meno grassa. Et una altra spetie nel libro verde k. 170.
FORMA - Suoa radice grossete che proffundano ·et nel Esta insanguina.
Et sonno tutte spetie di piante si aspere che apareno pungente. Le frondi
della prima simil alla latuca ma apuntite et hirsute. Et questa l'hanno
minore come anche la terzia, nere, sparse sopra alla terra con suoi rami
sottili na qualli sonno li fiori purpurei. Il seme della terza spetie. son minor
et sonno rossigni, come anche li fiori simil alla bugolosa ma più aperti et
vengono quasi per tutto il fusto.
LuoGHO - In Italia in luoghi grassi la prima. Et la seconda in luoghi
magri et arenosi.
OPPINIONI - L' Anguillara .k. 254 dice che la licopsis son la volgar
Bugolosa.
DISPARERI NELLA PIANTA - Non son disegualle questa pianta dal deto
di Diascoride che descrive l'Anchusa seconda.
[Le tre ancuse di cui parla il M. sono menzionate dall' Anguillara il quale poi no·
mina la licopsia, identificandola colla buglossa volgare.
Le tre ancuse di Cesalpino sono : x•. Echiu111 italicmn; 2•. E . f>latttaginemn;
3•. Litlwspermum arven$e. Questa figura assomiglia a E. plantaginettm, ma, oltre i fiori
tutti rossi (il che può eccezionalmente avvenire), ha le fg. superiori non amplessicauli.
Secondo Sprengel, I'• altra anchusa • (htix< ciuoilacx di Diosc. ; seconda di Ang.)
è Al/1am1a ti11ctoria; qui i fiori sono disegnati troppo grandi (3)].
0

(1) • Certo. errore di scrittura per S<co11da. (Ed.).

(2) Buglossa.
(3) • Tenuto conto che M. dice (§Genera) d.i aver dato • una sol pitura • pcrchè riteneva le tre
ancuse simiH, n1a che d'altronde (§ F<>nna.) ~gli dà come un carattere di~tintivo della 3a specie i fiori
distanziati e più aperti - e così sono effettivamente disegnati - è lecito pensare cbe egli abbia
voluto riassumere nella figura !"aspetto di più specie (la 2• e la 3&). Ciò spiegherebbe la differenza dei
'fiori, che il comento rileva, rispetto a quelli. dell'Alkanna tinçforia ritenuta =i: Ancusa 2- (Ed.).

LIBRO ROSSO I.

"

LIBRO ROSSO I.

20I

[Fin da quando il Michiel cominciò l'opera sua, volle disporre le specie con un certo
ordine, ed abbiamo già veduto lo schema della sua classificazione al principio del libro
azzurro. Ma ben presto s'accorse che, crescendo il numero delle piante da lui illustrate,
una divisione in quattro sole sezioni era insufficiente allo scopo di un sollecito rinvenimento della figura e quindi del nome della specie. Era ormai troppo tardi per applicare
delle suddivisioni, il che avrebbe richiesto un cangiamento nella disposizione delle pagine,
quindi nella loro numerazione e da ciò infinite correzioni in tutti i luoghi ove i numeri
sono citati. Ricorse allora ad una specie di sistema dicotomico, facendo altre due classificazioni indipendenti dalla prima, fondate sulla forma dei frutti e delle foglie e rendendo la prima divisione più particolareggiata. Negli elenchi che occupano le successive
ventinove pagine, e che non trascriviamo, ogni pianta ha il suo nome ripetuto in
tre separate classi. Coli' osservazione diretta si ricercano i caratteri dei frutti, radici
e foglie della pianta e si va a ricercare nelle tre colonne quali nomi vi si trovano ripetuti,
cosi il problema della determinazione è risolto od almeno molto ristretto. Trovato il
nome della pianta, gli indici alfabetici che l'Autore promise, ma non potè fare, dovevano
rimandare alla figura per la verificazione. I_n più casi per meglio illuminare il lettore
l'elenco, oltre il nome della pianta, dà qualche carattere ben visibile, p. e. alla classe 13•
della Serie III (foglie strette et lunghe) il nome Phylitide è accompagnato da •con segni
da roverso et acerbe• il che fa riconoscere la specie (Scolofm1driu111 officinamm) anche
senza ricorrere alle altre due classificazioni. La cl. 22• della Ser. III comprend~ le piante
che presentano fatti eccezionali, p. e. il nome del cisto è accompagnato dalle parole : •fiori
nelle radice• che son quelli di Cyti11us, la Bisli11gua (Ru-scus Hypoglossum) dalle parole :
•sopra la foglia ne son un altra• alludendosi al fillocladio ecc.].

Acioche con facilita si possia rintraziare le piante, et sanza a una per una
andare arivolgendo tuti li Autori che di piante hanno parlato, con facilita
quivi della maggior parte di esse si ritroveranno, in questo modo dico che
come l' huomo li sera rapresentato una pianta a lui incognita, rafrontera
essa pianta per via deli semi, radice et foglie, et quando quella pianta, ponamo in figura, hara <1> radice tuberose de molti cappi, con foglie strette et
lunghe ef seme triangolato nero, dirai che la è lo Asphodelo, Et cosi in ogni
altra pianta con questo ordine facilmente te illuminerai et con pocha faticha.
Et in questi miei libri ne sonno assa di queste notate nelli partimenti, Et
(1)

Avrà.

LIBRO ROSSO I.

202

quelle che non sonno fatte da me per non le haverle vedute, overo per esser
familiare et notte, le ritroverai nelli suoi autori dandoti lume medesimamente
queste note i;ie partimenti. Et subito che ritrovato harai quello che son la
pianta che hai, ritrovella nelli miei libri per via delli suoi alfabeti et indici.
Cioe ogni libro ha il suo, et se sonno piante con radice capilar et legnose andarai nel libri rossi doi <1>. Et li nomi sonno notati del primo libro nel principio
della littera del alfabeto. Et nel fin di essa istessa lettera son notati li nomi
del secondo libro rosso. Se la pianta sera con radice carnose la ritroverai 'nel
libro verde per via del suo alfabeto. Se la pianta sara con radice bulbosa overo
rotonda, et sara pianta spinosa la ritroverai per via del suo alfabeto nel libro
gialdo. Et se seranno albori, frutici overo invogli la ritroverai per via del suo
alfabeto nel libro azuro. Et cosi ho voluto il tutto chiarire, acio non si usi
fatica nel sapersi gubernare per ritrovare esse piante
(Seguono, come si è det to, gli elenchi nelle tre serie di classi ; di queste riportiamo i titoli nello specchio che segue:
(classi S<!COndo i frutti]

Piante producono coccole et bacche.
Semi pungenti et acuti.
Semi che se ne volano in papos.
Semi piccioli et minuti.
Semi simil a caratoli di silique.
Seme largo et squamoso stiaciato.
Seme rotondo et angoloso.
Seme di orzo, frugie et spige.
Semi involti in lanugine et pelosi.
Seme perforato et pillole.
Semi tenaci.
Corimbi et racemi.
Seme di finocchio et di lungheto..
Semi grandi et grosseti.
Fruti rari.
[classi secondo le radici)

Di radice sotille.
Radice dentate.
Radice capillar et pellose.
Radice legnose.
(1) • Il testo portava da. principio;
e dimenticò di correggere l'articolo. (Ed.)

t

Radice lunghe et grosse larghe.
Radice come uliva et pignoli.
Radice odorata et acuta.
Radice nodose come l' Asphodelo et
de uno sol capo anche.
Radice tonde et de bulbose.
(classi secondo le foglie]

Foglie di varij colori.
Piante sanza frondi.
Foglie simil al Lauro et Peri et
similia.
Foglie di Aniso, Apio et intagliate.
Foglie diverse in una pianta.
Foglie crespe.
Piante con una foglia.
Foglie picciole lunghete et anche de
dentate.
Piante spinose.
Foglie lunghe intagliate et de dentate.
Piante che se avilupano et sparse
sopra alla terra.

nel libro Rosso • ; 1' autore corresse il nome e l'aggettivo

LIBRO ROSSO I.

Foglie triangolar.
Foglie strette et lunghe.
Foglie di Bietola, Viole, Zucche et
sirnilia.
Foglie candide et de macolate.
Foglie di Fico, Vite similia.
Foglie in ramuscoli come penne.
Foglie che hanno del tondo.
Foglie di Giglio et di Lapato grande
et similia.
Foglie di Hedera, Smilace, Spinaci et
similia.

203

Foglie di 3 et di S foglie.
Piante che fanno varij effeti.
Foglie di semprevivo minor et pin.
Foglie di Anemone et Coriandro et
similia.
Foglie capilar et sotil.
Foglie grasse.
Foglie di fava et marubio.
Pial)te mandano latte et suchi varij.

Agli elenchi lAutore fa seguire una esposizione delle origini della sua Casa che noi
non t rascriviamo, non avendo essa alcun interesse pel presente studio. Il Marsili [I89]
ne fece un breve riassunto, cui rimandiamo il lettore che avesse desiderio di prenderne
informazione.
Segue poi il solito stemma gentilizio simile a quello del libro azzurro, ma col motto :

• Simplicia wm prudmtia utut1tur •·
Nella pagina che segue l'Autore espone l'ordine da lui tenuto nella descrizione delle
piante, ordine di cui già parlammo nel proemio. Forse fu questa esposizione che fece credere al Marsili [ 189] che questo libro rosso fosse il primo ; rimane però inesplicabile la
distribuzione da lui .data ai libri degli altri colori.
Leggendo attentamente quella pagina non vi si vede fatta parola dei •Dispareri•
i quali, come lo manifesta il differente inchiostro furono aggiunti più tardi.
In tempi nei quali g li Autori si contentavano di dare la figura della pianta od una
ristretta descrizione, come vediamo nel Mattioli, nell' Anguillara ed in altri, il nostro patrizio si mostra assai minuto nelle diagnosi, alcune delle quali abbiamo perciò trascritte
per inter9, insistendo specialmente sui sapori ed odori perchè, come egli dice nella seguente
pagina, sono caratteri che nessun disegno pùò manifestare].

LIBRO ROSSO I.

205

PIANTE CON RADICE CAPILAR, SOTTILLE
ET LEGNOSE
Conoscendo io Piero Antonio Mjchiel fu de Messer Marco quanto bisognio
babbi al continuo la natura nostra si per sustentarsi, come per ripararsi da
tante varieta di mali che siamo soto posti, et perche le piante sonno in maggior parte delle cose naturali che ne soccorano et giovano tanto quanto
altro potere che ci sia, dunde con uno simplice, simplice si hanno veduto et
vegonsi cose admirande et stupide, dimodoche volendo rizever tanti beneficij il fa bisognio prima conoscere le piante, et a volerle conoscere, io mi
son disposto di manifestarle con questo ordine. Prima narro diversita di nomi
de varieta de nationi, acio ciascheduno per il suo nome la possi ritrovare per
l'Indice, poi di quante spetie di essa piant a ne sonno. Dimostro poi la forma
con la suoa discretione (i) et similitudine alle cose piui familiar, con li gusti
apresso, da qualli si puoleno cavar le virtu, qualita, et temperamenti, perche
se bene ci sonno li suoi ritrati quelli non manifestano li gusti et quaJHade,
suoe. Sequito poi denotando il Luogho dove ne sonno acio con maggior facilita l'huorno ne possi haver. Dopoi il Tempo la si dimostra a cio l'huorno non
andassi in uno tempo che la ci fusse sotto alla Terra overo che fusse di quelle
piante che ogni anno ci muoreno. Dimostro anche quello che le amano, acio
che I' huorno che le volessi alevar et custodir sapia il come. Descrivo ancora
come esse piante ci nascono et generansi . Dico poi le opinioni sopra di esse
piante, che concoreno et massime de moderni simplicisti. In fin ci narro di
qualche dota qualita et virtu di essa pianta ma pero di quelle descrite dalli
autori et testi manifesti. Et se questi sonno pochi giovamenti perdonatime vi
pregho, acitando li luoghi de alcuni A uto:ri piui degni secondo le diversita di
piante, Et a qualche pianta qualche ttava discoperta virtu.
(1) Descrizione.

..

206

N.

LIBRO ROSSO I.

I

[I. Securigera Secl4ridaca Deg. et Doerfl.]
[Il. .Astragalus hamosus L.]

SECVRIDACA

No~n

- Pelicino da volgari - Securidaca da Latini - Hedysaron da
Greci - Luparj et Lupinaria da alcuni - Faba lupi da Galli.
GENERI - Due ne dimostro in uno istesso foglio per esser simile una
minor et le silique piui ritorte [II].
LuoGHO - La minuta [II] hebbi di Candia, nasce nelle biade et nel
orzo. Et ne sonno a Corphu.
AMANO - Molto sole et humido. Et sono nociva alla aphaca over veccia.
DISPARERI NELLA PIANTA - Se tutte le piante si acordascero con il testo
di Diascoride come fano queste, sarebbeno bene rintraciate et conosciute.
VIRTU - Questa non si dimostra esser .nociva alla lente come descrive
Plinio, inganato forse dal vocabulo greco et li son nemica l'Aparina (•)et non
la Securidaca..... (2).
(La prima pianta è completa, la seconda solo fruttifera, ambedue hanno i legumi
immaturi. Quelli della prima fanno vedere abbastanza chiaramente attraverso il pericarpo pellucido i semi tetragoni ai quali nella diagnosi l'Autore attribuisce giustamente
il nome latino securidaca (3). A questo corrisponde il greco rn:k-<<voç da m>.ex«; (scure),
ma l'Autore ne ignorò la derivazione ed emise un'etimologia cervellotica colle seguenti
parole : 4 Et nelle foglie li vengono sopra una bianchezza come mollezzio di pelle dunde
ha preso il nome di pellicino •.
Il nome pekcinus trovasi applicato alla prima specie anche da altri autori (136),
ma i moderni lo diedero ad una altra leguminosa qui figurata sott' altro nome (N. 179].
Le due piante, prima della fruttificazione, erano facili a confondersi per la grande somiglianza nella forma delle pinnule !oliari.
La 2• pianta figurata anche dal Mattioli sotto lo stesso nome di sec«ridaca minore
fu a torto classificata ora come Trigonella (279). ora come Aslragalus unci..atw; Bert . [46].

N . 2 BAMIA

[ H ibisc1's · esrnk11tus L.]

Bamia dal Caiero (4)_
LuoGHO - Io l'hebbi da rn. Marchio custode del Giardino della Ili.ma
Sig. nostra. Lo porto dal Chaiero.
VIRTU - Penso che si potrebbe mangiare cotta questa pianta et per
esser acetoseta puoi giovare come !'altre infinite simili agli flussi et altri
beneficij.
NOMI -

( 1) Alle lenti.
creden~ v'è traccia nel nome tedesco Linsen Utikraul = erba<::·Cia delle lenticchie.
(3) I semi sono compresso-tetragoni e ristretti nel mezzo, tanto che som.igliano ai ferri delle
antiche bipenni. Falsamente altri autori anche moderni (171] supposero che il nome fosse dovuto aUa
forma dei legumi che invoce sono falcati.

(2) Di questa

(4)

Cairo.

'

J,IBJ~O

ROSSO I.

207

[Ciò che il Michiel pensava si fa anche oggidì in Egitto ove si raccolgono i frutti giovani e se ne fanno intingoli molto ricercati specialmente dalle famiglie israelite. Perciò la
pianta si diffuse anche nel Nuovo Mondo da cui alcuni autori [171] la credettero originaria.
La figura rappresenta una pianta fiorita e frutt ifera.
Il Clusio credette erroneamente che la Bamia del Cairo fosse la specie qui figurata
al N. 65].

N. 3 HEMIONITE

[Scolcpendrium Hemionitis Lag.]

NOMI - Hemionite et Splenium da Greci - Teucria da Teucrio inventore
di lei.
LuoGHO - Nasce tra sassi, et nella Romagnia ne sonno ; et so ne
Cavai nel Coliseo et nelle terme di Roma. Et mi vivettero de molti anni
et poi mi fu robato. Et alle sete sale del setizonio di Severo.
GENERATIONE - Io non saprei già dire come ci nasce havendola veduta
in quelli oppachi sassi et non li havendo ,mai saputo vedere seme alcuno.
OPPINIONI - Non hanno mancato chi se ha creduto esser la lingua cervina
l'Hemionite.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa son la istessa descrita da Diascoride
con tutte le notte (•) ci narra lui.
[Superiormente è figurata una pianta intera con foglie cordato-lanceolate, inferiormente una foglia astata-trisetta. Ambedue S<lno fertili e mostrano benissimo i sori
allungati, ora maturi, ora immaturi. Contuttociò l'autore dichiara di nulla conoscere
della generazione della pianta, benchè questa fosse stata esposta da un autore spesso
citato in questo codice (306] e dallo stesso Michiel in altri punti (N. 109, IIO, 123, 242) ).

N. 4 PRUNELA

[ Bnmella hyssopifolia L.]

NoMI - Prunella dal Fuchsio et Galeno de Dynamis - Britanica dal
Anguilara - Braunellen oder Gottehyl (•) da Germani.
GENERA - Due spetie ne ho vedute, q11esta et una altra con il fior bianco
ma con il medesimo ordine et le foglie con alcuni denti fuori (3). Et di Britanica anche k. 75.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa son la medesima descrita dal Fuchsio.
[Pianta fiorita ; ben imitato il fusto peloso, meno esatti i fiori, a cinque lobi eguali
a mo' di quelli del Miosotide.
Da quanto è detto in questo numero e nel N . 75 si apprende essere questa la pianta
che dapprincipio I' Anguillara ritenne fosse la britanica (~T«v!x'l) dei Greci.].
(t) Note.
(2) Gottesheil = salute divina.

(3) B. vulgaris L. var. lacinia/a L.

LIBRO ROSSO I.

208

N. 5 MORSUS DIABOLI

[Scabiosa silvatica L.)

NOMI - Morsus diaboli del Fuchsio et Succisa - Teuffeis abbissz <•>
da Germani - Mors de diable da Gallici.
FORMA - . ... cauli alti doi cubiti nel summo de qualli sonno suoi fiori
purpuregni celestini in rosete capilar simil alla scabiosa da quelli fiori grandi
in poi che li circondano et poi restano rotonde pillole come signiati con ordine
monticelli con suoi semi dentro.
LUOGHO - Ne luoghi inculti et montuo~i et anche ne prati.
TEMPO - Credo stia sempre verde. Li fiori de Agosto.
(Pianta fiorita. Dalle diciture si comprende che il Michiel ormai sapeva precisare
il significato di fiore, non chiamando così le infiorescenze a capolino come usavano i suoi
contemporanei.
Il Michiel credette che questa spede fosse la succisa già descritta da Brunfels e Fuchs,
ma si tratta invece di altra specie da lui figurata per primo e più tardi dal Clusio col nome
Scabiosa tertia].

N. 6 SOLIDAGO SARACENICA

[Senecio nemorensis L.J

NOMI - Solidago saracenica dal Fuchsio - Fortis herba dal grave odore
da molti - Coniza spetie da alcuni - Heydniscb vunt kraut da Germani.
LuoGHO - Ne alti monti et selve et ne sonno in quantita nel monte Tubingense in Germania deto Odemburg.
OPPINIONI - Alcuni hanno oppinione che la sia spetie di Coniza.
DISPARERI NELLA PIANTA - L'hanno demostra il Fuchsio questa istessa
et il Trago ancora.
[Pianta fiorita e fruttifera. Non è, come credette lAutore, la Solidago saracenica
Ill di Trago che è biula ger111at1ica L. e nemmeno la Solidago saracenica di Dodoneo che è
la affine sp. Se11ecio sarracenic"s L. La figura del Michiel, benchè non molto buona, mostra
chiari i caratteri di S. 1ie111ore11sis L. fra i quali quelli dei denti foliari ad apice diritto ed il
numero dei semiflosculi che è costant-emente cinque in tutte quattro le infiorescenze
mature].

N. 7 PES ANSERINUS

[Chenopodimn ritbrmn L.)

NOMI - Pes anserinus dal Fuchsio - Gensz fusz (•) da Germani.
LUOGHO - Copioso ne gli Horti et dove ne sonno ledame (3l.
TEMPO - Credo che sia pianta anuatim. Il fiore de Giugno con li semi poi.
(1) Tcuffels abbiss• (Fuchs, p. 714).
(2) Gansefuss = piè d"oca.

(3) Letame.

LIBRO ROSSO I.

DISPARERI NELLA PIANTA - ' Non son alcuna differenza tra questa et
quella demostra dal Fuchsio.
[Pianta fiorita).

N. 8 POTAMOGETON

[Potamogeton nata1is L.]

NoM1 - Potamogeton dal Fuchsio et Diascoride - Sankraut da Germani - Stachyites da altri - Ethenchis da Egyptij - Fatalis da Latini.
GENERA - Son questo de Diascoride et uno altio di Plinio trato da
Castore medico, con foglie di setole di cavalo et gambo longo liscio.
LuoGHO - Nasce ne palludi et laghi et nella Valle Anania famosa d' il
Mattiolo, dunde ha preso il nome di potamogeton per nascer ne palludi
acquosi et fonti (1).

N. 9 PIROLA

[Pirola rotundifolia L]

No~n Pirola da volgari - Beta silvestre et Tintinabulum terre da
latini - Vintergrun <
», Holtz mangoldt da Germani (3) - Limoine ou Beta de
pre i:la Galli - Cimonion, Neuroides, Lynchitis, Napi Onju da altri - Mendruta
da molti - Menda da Siri - Lycosephalon, Eleborosemata, Scillon da altri
- Cor lupi da propheti - Veratrum nigrum da Romani - Jurbarum da
Galli - Dacina da Dacj .
GENERA - Di bietole ne sonno di bianche et di nere et questa silvestre.
chi la vole poner per specie di essè; ma Galeno contradice che ci sia bietola
salvatica. De limonio vel alisma son a k. 34 nel altro libro rosso.
LUOGHO - Nasce in luoghi ombrosi et silvestri; se ne vedeno al longho
il fiume Reno di Bolognia, verso Pistoja al Castel Sambuca.
OPPINIONI - Il Fuchsio ha oppinione che questa sia il Limonio de Diascoride et il Mattiolo pirola, ma !'Anguillara k. 243 vole che il Limonio del
Fuchsio che e questo sia la pirola. Et che I'Alisma del dito sia il Limonio de
Diascoride. Del Limonio ne parla k. 252 dunde sarebbe questa pirola, et
I'Alisma per Limonio. Tutti dua secondo la diversità de oppinione.

[Pianta fiorita che, come si vede dal testo, è la pirola di Anguillara).

(1) • Buona figura; due stipole sono disegnate molto grandi; qualche brattea sporgente dalla
spiga. (Ed.).
(2) \ Vintergriin = verde d!inverno.
(3) Hol1.1nangolt = bietola legnosa pcl colore scuro delle foglie.
'3

:no
N.

LIBRO ROSSO I.
10

CIMINUM

[Cuminum Cyminum L.]

NOMI - Cumino sativo da volgari - Cuminum regium da Hyppocrate
l'Ethyopico - Camin da Arabi - Ciminum carmenum et regale et album
et rusticorum et' hetyopicum et basylicon et egyptium et dulce et platociminum da altri.
GENERA - Questo de sativo et doi silvestri li qualli sono narrati dal Barbaro (31). Et leggi nel libro secondo rosso k. 39.
LuoGHO - Di Soria ci porta a noi. L'Ethiopico il migliore. Il secondo
l'Egyptio et ne sonno in molte reggioni.
OPPINIONI - Questa sonno tenuta per la vera pianta d'il Cumino sativo.
Et l' Anguillara k. 199 de Comino di Crateua dice non saper, per non haver
veduto che habbi spica simile all'orzo. Ma però questo non ha radice quasi
rotonda, come dice il Matiolo haver el suo. Et il Barbaro ne pone due
sylvestri, et dubito non intenda di quelle spetie di nigella vel Carum.
(Il Michiel qui confonde nella nomenclatura il comino sativo col comino dolce che
era Pimpinella Anismn L. e col comino carmeno o platocimino che era Laserpitium Siler L.
Però ha il merito di aver figurata la pianta, riconoscendola come il comino sativo, mentre
il Rinio (c. 308) la qualificò come cori ando/,o).

N.

II

CRISPULA PANDETE

NoMI - Crispula et Herba Cancri Pandete. -Centum grana dalle pandete.
GENERA - Centum grana questo di le pandete - Et centum grana
epipacti de Anguillara nel S.do L.o rosso k. 42.
FORMA - Suoa Radice piccola. Et herba piccola sopra Terra con minute
foglie aguzze et crespe. Suoj fiori nel bianco biaveggia piccoli tra le frondi,
da qua!Ji ci vene poj suoj semj rizzi.
AMANO - Sole humido, et grasso terreno.
OPPINIONI - La hebbi di Dalmatia dal Cl.mo m. Gierolamo Dolfin et
par a me corisponda alla Crispula Pandete.
[Pianta. fiorita (•)).

N.

12

[I. eircaea ? .... ]
[Il. Melittis Melissop!tyllum L. /. albida]

Nmu - Marubiastrum, marubio negro Silvestre, marubio da latini et
volgari - Ba!Jote et melamprasion da Greci - Marmacur da arabi - Nophthan, notianoscenin et nosprasson da alcunj - Notheranocheljin et nostels
(t) • Rami striscianti, densan1ente fogliosi : fg. opposte. lanceolate acute, seghettate, tutte
disposte orizzontalmente : fi. ascellari. (Ed.).

LIBRO ROSSO I.

ZII

da altrj - nophrin et gnoturin da diversj - Medata, Ulcerariam apium da
Romani - Canthurinum da altri - Asphon da Egiptii - Isionis sangtùnem
da Magi. - Marrubium phetidum et prassium phetidum da altri - Schwàriz
andorn (t) et weibli (•) da Germani - Damarubinoir (3) da Galli - Esce da
altri.
GENERA - Son il Marobio sat1vo volgare et questo silvestre.
[Due figure, una di pianta sterile, l'altra di rametto fiorito. La pianta che cbiamavasi a quei tempi ed anche ora chianiasi marrubio nero è Ballotti 11igra L. chiamata qui anche marrubio fetido per l'odor di caprone. Forse il Micbiel prese per ballota il melissotillo in causa dell'odore poco buono chè" manda quest'ultima specie (secondo lo Chabray
ha odor di cimice) ).

N. 13 STELARIA

[A lchelfiilla arvensis Scop.]

Nmn - ~telaria da molti.
GENERA - K. 96.
LUOGHO - L'hebbi dalle Alpi.
TEMPO - Quasi sempre verdeggia.
OPPINIONI - L'hebbi dal Eccell. Aldrovandi con questo nome di stelaria.
DISPARERI NELLA PIANTA - Non sono, pararne, così proprio come il
potrebbe.questo nome di stellaria a questa pianta, per non esser totalmente
reduta in forma di stella.
VIRTU - Per esser pianta che la hebbi seccha per bora de suoi poteri non
ne diro altro.
[Pianta sterile. Il nome erba stella trovasi in Italia dato alla affine A. v-ulgaris L. fin
dal secolo XV come può apprendersi dal Rinio a c. 3. L' Aldrovandi lo estese alla specie
qui illustrata ed il nome sembrò improprio al Michiel che ricevette il campione secco, ma
esso è giusto in quanto allude alla figura che presentano le foglie al tempo dello sbocciamento (4)).

N. 14 PARONICHIA

NOMI - Paronichia, adocetos, neuras, et phrynion da Greci - bovinalis
da Romani - Gramignia secunda plinij dal Anguilara.
GENERA - Una ne dimostro quivi. Et paronicchia alia k. 360 et k. 229.
(1) Schwan Andorn = Marnibio nero.
(2) • Andorn das \.\'ciblin (cosi ilei Fucbs) - ,.,eiss Andora è 1\1arr11bi10" u1.1lgare L. (Ed.).
(3) Du marrubc noir.
(4) • La .figura delle lg. male si presta ad essere interpretata., forse per lo stesso fatto di essere
sta.ta ritratta dal socco: i lunghi s.:gmenti cuneati, ce>n pochi denti limitati all'apice, ricordano Alche·
milfa alpit1a L. - Clr. più avanti, o. 68 (Ed.).

1.HIRO ROSSO I.

212

FORMA - (•).
LuoGHO - Nasce in su le. pietre. Et ne erano in copia nel honorato Giardino in Padova del studio a tempo che io ne havevo la cura di esso.
AMANO - Sasso et sole.
OPPINIONI - L'Anguilara k. 264 tiene sia questa. Et anche de altri degni
simplicisti - Et k. 218 dice esser la gramigna secunda di Plinio - Et a me
non pare per non esser suoe foglie piuj grande del peplo over ruta ma come
tonde.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per quello ci narra Diascoride questa non
si conviene al suo deto - ne manco alcuna altra da me dimostra ne meno
mi satisfa apieno alcuna di quelle demostre dal Mathiolo a k. 1095.
[Figura fittizia (•) ].

N. 15 SASIFRAGIA CAPILAR
NOMI - Sassifragia capillar da ·volgari - Empetron da Greci - Sassifraga da Romani.
GENERA - Tante sonno le spetie di sassifragie che impossibil è a distinguerle et de alcune ne dimostro come ne libri apareno (3): questa Et k. 16. 17.
u2. 70. Et nel lib. verde k. 95. 252. Son poi la sassifraga comuna con foglie
di Apio demostra dal Trago per amomum germanicum k. 46r. Et molti la
ritira al Dauco, secondo - Et una altra k. 239. Son poi una magiore demostra
dal Mattiolo a k. 1032 ma per empire li libri senon di sassifragie non lho
demostra (4) .
LuoGHO - Ne monti sassosi et ne sono ne scoglj di Siena. Et ne scoglj
delle maremme del monte argentaijo ne sonno in quantità. - E~ in Toscana
ancora.
OPPINIONI - L' Aldrovandi eccell. tiene sia questa la sassifragia de Diascoride abenchè moltj si credeno non esser questo capitolo de Diascoride
per non esser il vocabulo di sassifragia nome greco. Dunde molti banno
tenuti chi esser una et chi una altra pianta come il Fuchsio dimostrò la se(1) Sulla falsariga dcll'Anguillara.
ratto di avere qua.';i testuahuente copiato la descrizione daU'1\oguillara, conCermando,
però, l' indicata stazione dell' Orto di Padova con un accenno alla propria permanenza colà, lascia
(2) • TI

supporre che la 6gura) pur fatta in base aUa descrizione stessa, si colleghi a un vago ricordo perso·
nale. - Pare vcrosintile che avesse voluto· rappresentare U Polycarpo11 fetrapliy/Jron L. ; e infatti è
questa specie una delle piante e de1nostre dal ~1athiolo • cui si riferisce la citazione del l\'licbiel
(< un' altra Paronichia " . p. 1096) cd è la medesima che fu poi riportata dallo Ca ABRA v (Sti,,P.
Sciag•., p. 488). (Ed.).

(3) Apparis.:ono.
(4) Di E:mpetro v. N. 2fJ9. -

• La S. maggiore di Mattioli è Si/ene •••·ifrag1t (Ed.).

l.IBRO ROSSO l.

2r3

conda spetie di capil Venere chiamata ruta muraria et in fin ognj pianta che
pasce et speza sassi puolsi chiamar con questo nome (•).
N. 16 SASIFRAGIA SP.E
No~u

- ·sassifragia spetie da molti simplicisti.
GENERA - Varie sonno le spetie di Sassifragie, di questa ne sonno due
mostre.
FORMA - Suoa radice sotil legnosa; suoi fusti sotil, lisci et forniti di rascontrate frondini sotil et lunghete et amarete. Suoi fiori nel summo de fusti,
piccoli, bianchi, di quatro frondini che restano poi pico! botonzelli con minuti semi dentro. L'altra quasi simile ma minor et li fiori piu lunghi in forma
di Leucoijo ma minor (2) ,
LuoGHO - Nascono tra sassi ne monti.
OPPINIONI - Viene tenute per spetie di Sassifraggia queste due mostre.
N. 17 SASIFRAGA

[Safareia J1diana L.]

NOMI - Sassifraga spetie tenuta da simplicisti.
LuoGHO - Ne sassi delle Alpe.
TEMPO - Sempre verdeggia et suoi fioretini de esta.
OPPINIONI - L'Eccell. Aldrovandi et altri degni simplicisti la tiene per
sassifraga vera, come anche il Mattiolo a k. 1028, quella de Diascoride dico.
[Quando fu fatto il disegno, le foglie inferiori erano cadute e perciò si vedono solo la
radice, i polloni nudi inferiormente e portanti più in alto le foglie lineari ed i fiori purpurei].

*

N. 18 TSOPIRO

NoMI - Isopyron da Greci - Phasiolon da altri.
FORMA - Suoa radice picciola et giallezzia. Suoi fust'i alquanto allati con
frondi che cominciano rotonde et finiscono lunghete, et ali' intorno dentate.
Et torzesi come fanno i fagiuoli i loro vitici. Nel summo de fusti son suoi
piccioli cappitelli, pieni di semi odorati et forti, i qualli la note rilucono alquanto. Et son di gusto simil al melanthio.
LuOGHO - Nasce tra sassi et asperi luoghi in Levante.
TEMPO - A primavera si vede. Et suoi capitelli de esta.
( 1) • Pianta a foglie, secondo Ja diagnosi, verticillate (nel commento, in minuta: • pare una
stellata•) che paiono nel disegno incise o partite con lacinie lineari flaccide, terminate in punta. fili·
forme (• cirri piui presto che frondi •. dice nel testo); fiori in grappoli termina.li densi, conici. (Ed.).
(z} • Sono due figure disegnate con poca cura., specialntente Ja I c11e non reode l'aspetto gra·
cile chiaramente indicato nella diagnosi. Asson1iglierebbero, la I a Silene quadrifida I.. (a parte i fi.
tetrameri, come del resto dice il § Forma). La li a Silette sax1/raga L. (Ed.). ·

LIBRO ROSSO I.

AMANO - Arido terreno et molto sole.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa con la discretione del Isopiro che
narra Diascoride si asomigliano insieme benissimo.
[Pianta fiorita e fruttifera. Benchè d!i disegno piuttosto rozzo, la figura mostra bene
il portamento volubile indicato nel testo, anche per la presenza di qualche viticcio. A
questo carattere il M. annetteva importanza, essendo realmente il solo cui si appoggi
laffermata concordanza coll' Jsopiro di Dioscoride. (Ed.)).

N. 19 CLEMATIDE P.'

[Vinca mino-r L.)

NOMI - Vinca provinca et Daphnoides da latini - Clematis da Greci Provinca da volgari - Pileterion, Smyrnoides et Polygonoides da molti Yngrum (1) ve! Syngrum da Germani - Dulistron (•) da Galli - Camedafne
et lauro terreste da molti.
GENERA - Diascoride ne pone de due spetie: questa provinca et la seconda tenuta per la vite nera. Di la provinca ne sonno dué con il fior azuro,
una minor et I' altra maggior, di la minor ne sonno anche con il fiore candido et con il fior rosado piui rara.
LUOGHO - Nasce ne campi ne boschi et a pie de monti et nel nostro lido
anchora, ma quella dal fior bianco et dal rosado son piu rara ne monti di
Vesentina (JJ.
[Pianta a fiori alcuni azzurri, altri bianchi, altri rosei, il che fu fatto per economia
cli spazio perchè l'autore avverte che ogni individuo ba i fiori cli color uniforme, anzi nota

la rarità delle varietà bianca e rosea.
Il nome francese liseron si dà oggid.ì ai convolvoli, ma allora si dava a varie piante
scandenti, come la vinca, la vitalba [73]. Pel nome Chamaedaphne v. Az., 33.
Delle •Virtù• così parla il nostro Autore : «Datogli a uno cagnioleto nascente subito nato uno cucchiaro d'il late spremuto di questa herba inanti che rizeva il latte della
madre restano molto piccolini et vaghi, ma pero siano di beli~ raz1,a .... •].

N. 20 LILIUM CON VALIUM

[Co1tvallaria mafalis L.)

NOMI - Lilium con Valium (4) da Latini - Du Mugniet
Limonia da Theophrasto - Mayemblumele (6) da Germani.
[Pianta fiorita].
(1) Ingrein.
(2) Du lise.ron.
(J) Vicentino.

(4) Convallium.
(5) Trascrisse male il vecchio francese 11111g,.iet (muguet).

(6) Meyenblumlin nel

Trago.

(5)

da Galli -

LIBRO ROSSO I.

N.

215

[Teucri1wi /mticans L.]

21 INCOGNITA

NOMI Incognita di Puglia.
LuoGHO - Io l'hebbi di Puglia da uno Eccell. non mi sovien il nome.
Visito (1) uno mio fiol Cal>riel per il mal di scrovole.

[Figura di pianta eteroclita in cui il fusto e le foglie sono cli T. fridican.s, ma i fiori
che piìi tardi furono aggiunti ·con disegno più confuso, paiono di 51!J7Ucio. Si può spiegare
questa stranezza ricorrendo al testo in cui l'autore, descritti il fusto e le foglie, scrive :
•mi manco (la pianta mi mancò, cioè morl] et altri cli lei non vidi• ma poi aggiunge:
«et poi vidi li S1tOi fiori picoli molti insieme att21<echiati 11el iummo dei /1'sti et rami di colore giallezzio •· È probabile che lAutore abbia veduto in qualche luogo individui fioriti
cli cinerarie ed, ingannato dalla somiglianza delle foglie tomentose cli sotto, li abbia creduti appartenenti alla pianta già da lui coltivata. Per quanto mal dipinte le parti fiorali
ricordano quelle della icineraria a N. 83.
Il Michiel non precisa la località della Puglia donde ricevette il campione ; notiamo
che nelle flore la specie è dichiarata abitante il versante adriatico della nostra Penisola].

N.

22 ARCHENDA

No~u

-

Archenda da volg. - Den da Arabi.
FORMA - Suoa Radice legniosa, son subfrutice, suoj rami legnosi forniti
di fronde grossete palide minor del Conastrello et amare, suoi fiori piccoli
et bianchi nel summo del fusto da qualli ci viene i baccelli rotondi et incantonati, suoi semi minuti come triangulari et amari.
LuoGHO - Di Soria la hebbi dal gentil et virtuoso messer Cechino dal
Angelo.
[Leguminosa a foglie pennate e fiori in grappolo).

N. 23 ARCA ANGELICA
No~u

-

Arca Angelica da Volgari -

Leggi li altri nomi dunde deto di

sotto.
GENERA Due: questa dal fior rosso, et quella dal fior azuro del Fuchsio
demostra in laltro libro dalle radice grosse et ne sonno anche con il fior bianco
l'altra nel lil>ro verde k. I 48.
FORMA - Suoa radice bianca con proffundi et lunghi rami al gusto che
Tirra al raphano quando son giovane, suoe frondi tenute da longhi come sotil
cauli qualle hanno forma simile alle viole zote overo alla piramidale, ma piu
lunghe et aspere, al g,usto acetosete, suoi fiori nel purpureo biancheggia in

(t) Visitò.

216

LIBRO ROSSO l.

Campanele da qualli ci restano suoi minuti semi et so1i pianta simit alla cam-

panula maggior det F ttchsio.
LuoGHO -

Di Candia fumo portati suoi semi.

[Pianta fiorita. L' Arclumgelica, alia in Erb. Aldrovandi, Il, 342 è Campanula Trachelium L. var. dasycarpa DC. Nello stesso, il n° 341 è Camp. lati/olia L., e il 345' è
Camp. glomerala L. ? (•)].
'

N. 24 INCOGNITA DEL DOLFIN

NOMI - · Incognita del Dolphin.
FORMA - Suoa radice picola, sua herba lungha sottile et incantonata et
cinwlata che si tengono a doi a doi sopra e rami, suoi fiori piccoli vermigli
con la semenza bianca.
LuoGHO - La hebbi di Da!matia dal magnifico sig. Gierolamo Dolphino.
[Foglie opposte, fiori rosei in spiga; portamento di Verbena].

N. 25 CINOGLOSA
NOMI - Cinoglosa da volgari et latini et Canis lingua - Lingua canina
in Italia: - Vinje bla, Lenguoa de perro yerva da Hispani - Langue di
chien da Galli - bundsz zung <2 > da Germani - Phyto1i, Cabatatioti, Spli-

11eio1i, Scolimo1i.
GENERA - Son questa et la lingua canis volgar demostra nel Lib. verde ·
k. 54.
FORMA - ... ne fa fusto ne fiore.
LUOGHO - Il Mattiolo dice haverla veduta in Roma. Et io l'hebbi dal
Aldrovandi che la ritrovo a Viterbo.
GENERATIONE - Non facendo fusto ne (3) per suoa radice multiplica.
dunde non saprei giudicar come ci nasse se non fusse da se per coruptione.
OPPINIONI - L' Anguilara k. 287 dice non la conoscer et che si crede che
non facendo gambo serpisca al manco per terra. Et che quelle se dimostrano
sonno alcune spetie cli ancuse che ritardano a mandar il Gambo.
[Figurata la pianta del primo anno colle sole foglie basilari. Il Michiel deve averla
osservata selvatica perchè se l'avesse coltivata avrebbe osservato nel secondo anno spuntare il fusto coi fiori e quindi corretta l'erronea asserzione qui registrata. Dioscoride dice
dell'Onosma che non produce fusti nè fiore, nè seme].
(t) • Figura cli CanipanHla grande, eterofilla : foglie radicali lungamente picciolate a len1bo
triangolare-cordato ; le caulù1e sessili, piccole, ovali-lanceolate. Fi. in lungo tirso, a corolle mediocri,
subtotate. (Ed.).
(2) HundS·zung.
(3) F iore.

LIJ3RO ROSSO I.

217

N. 26 · TRAGORIGANO

NOMI - Tragorigano da Greci - Prassium da altri - Origano salvatico
in Grecia - Helenio di Theophrasto.
GENERA - Due spetie ne pone Diascoride: questa se son, et uno altro
·chiamato marubio. Legi delle spetie di Helenio in libro verde k. Iz8.
LuocHo - li migliore in Cilicia, Chio, $mirna et Candia dunde jo · lo
hebbi insiçme con il seme del Dittamo.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 172 dice che questa pianta potria esser
l'Helenio di Theophrasto c. 7. Et il dito k. 199 dice che mal si puoi giudicar
qual sia il Tragorigano per assimigliarlo Diascoride a due sorte di piante diverse
ma pero dice che potria esser questa. Et Plinio narra del origano heracleotico
quello che Diascoride disse del Tragorigano .
[Pianta fiorita. Come si vede dal testo il Michiel e I' Anguillara erano dubbiosi se
questa specie fosse il Tragorigano di Dioscoride e difatti altri autori del tempo lo identi·
ficavano con una specie affine, 5. mpestris Wul f. (1911.
Della specie qui figurata l'Anguillara ricevet.te un campione dall'isola di Zante (non
Cefalonia) e la giudicò I' èÀévU>v di Teofrasto differente da quello di Crateua figurato al
Ve., 128. Erroneamente dunque lo Sprengel dice cbe l'Elenio di Teofrasto secondo An·
guillara è Te1wri11m cretictmi e soggiunge : • Missus sibi e Cephalonia testatur Anguil·
Jara k. 172 •.
·
Senza entrare nella questione se l'Elenio di Teofrasto sia davvero questa specie,
è assodato che la prima conoscenza l'ebbe !'Anguillara e la prima immagine fu data dal
Michiel).

N. 27 HELIANTEMOM PL. 1

NOMI - Helianthemon Plinii - 1Ieliate Helioialide, panace chironio
secondo da alcuni.
GENERA - Leggi k. 173·
FORMA - Suoa Radice pocha inutile, suoi rami sparsi a terra con foglie
simil al mirto, et fior giallo simil al Ladano ma piccolo.
LUOGHO - Ne monti maritirni in Cilicia.
OPPINIONI - L'Anguilara k. 210 dice che molti tengono questa pianta
per l'Helianthemon Plinii (•) che voi dir fior di sole. Et per il panace chironio
secondo con foglie cli maggiorana.
[Pianta fiorita ; fig. fittizia].

~

(1) • Dalla descrizioae che di questo dà l"AngujJ!ara è ricalcata la d iagnosi del Michiel, al
Forma. (Ed .).

218

N. 28 CANARIA PLJ

UBRO ROSSO I.

[Digitaria sanguinali§ Scop.]

NOMI - Canaria Plinio - Gallicrure da Apuleio Madaurense.
GENERA - Son !'altre Lappole volgar chiamata lapola canaria come
narra Plinio leggi qui sotto. Et in libro verde k. 165.
LuoGHO - Ne campi dove sonno le gramegnie se ritrovano et con fatica
altri che li cani la conosce.
TEMPO - Ogni anno ci nasce et muore non vivendo sua radice come
fa la gramegna.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 190 tiene che questa sia la Cannaria di Plinio. Et non è la medesima che parla Theopbrasto.
VIRTU - Alli Canni son molto salutifera purgandoli di sopra per vomito.
Et alli putti porgendosi quelli asperi ramini di semi nel naso per provocare il
sangue dicendo con questo suono : herba herba campagniola quello che ti ·catti
tira fora, dandosi apresso delli pugni nel naso havendo l'herba dentro di esso.
[Pianta fiorita. Il Michiel seppe ben distinguere questa pianta annua da quella che
egli chiama gramigna (Cy11odo1i Dactylo1' Pers.) che ha le spighe disposte in modo simile,
ma è perenne. Però prima di lui il Rinio aveva figurato ambe le piante di seguito a cc. 76
e 77 del suo Codice, senza far diagnosi, ma distinguendole bene coll'iconografia. Solo
dopo il Rinio ed il l\fichiel le due specie affini furono riconosciute diverse dal Clusio [78]
che chiamò la presente lscliac11101~ e l'altra Grame" come già l'avea chiamata il Rinio].

N. 29 TALICTRO

[Thalù:trum aquilegi/oliuin L.]

NOMI - Thalictro da Greci - Arca angelica da volgari - Pes Milvi dal
Anguillara - Chelidonia spetie da alcuni - Argentina da herbolati.
GENERA - Di questa ne sonno anche una altra minore assa, ma per esser
molto simile jo credo sia una istessa ma minor per nascer ristretta tra sassi,
pero non la dimostrai.
FORMA - ..... et poi suoi semi in alcuni triangulati et sotil folicolini
pendenti sopra sU:oe umbelle che con il vento si tremolano.
LuoGHO - Ne monti tutti non ce ne mancano et nelle Campagnie. Et
di la nienor ne monti bassanesi.
OPPINIONI - Alcuni tengono questa per spetie di Chelidonia credo per
la someglia di le frondi. Altri per il Thalictro. Et l'Anguillara k. 240 dice
esser il pes milvi et non il Thalictro. Et 279 dice non conoscer il thalictro.
[Pianta completa; in disparte due lobi foliari volgenti all'osservatore due differenti pagine, disegnati e dipinti con notevole esattezza. La loro forma che ricorda quella
dei lobi dell'ombrellifera A11gelica Archat1.geJica L. suggerì uno dei nomi che si trovano più
sopra. Non ha invece giustificazione il nome «piè di nibbio• che gli assegnò I'Anguillara
e che appartiene a Ranunculus accr L.l

1.-IBRO ROSSO I.

N. 30 CECE SIL.e

219

[Astragal1~s

Cicer L.]

NOMI - Cece salvatica da volgari.
GENERA - Di cece ne sonno di rossa et di bianche che si mangiano
Et questa silvestre.
LuoGHO - Io ne hebbi da Bolognia.
OPPINIONI - L' Anguillara in parole mi disse esser. Et ne hebbi dal
Tholomei con nome di Cicer silvestre seu lugdusica <•>.
[Pianta fiorita e fruttifera. La figura è anteriore a quella data dal Mattioli sotto lo
stesso nome.
Nel!' Anguillara [17) non v'è questo nome, ma dal Michiel apprendiamo che anche
per l'autore dei Semplici questa specie era la cece selvatica).

N. 3r PEDICULARIA CAMPESTRIS

[Pedicularis com.osa L.]

No1111 - Pedicularia campestris dal Tr~go - Siderite seconda da alcuni.
GENERA - Son anche posta inanti k. 347 al luogho di Sideritis tercia.
LuoGHO - Ne monti bassanesi verso Semonza <•l la hebbi.
TEMPO - A primavera suoe frondi, li fiori de maggio con il seme poi,
qual non lo veduto.
AMANO - Luogho fredo et humido.
OPPINIONI - De molti hanno oppinione la sia la pedicularia del Trago
tra li qualli l'Eccell. Messer Agustin Alpago. Et altri la tiene per la Siderite
seconda. Et mi fu mandata dal Eccell. Ghyno con questo nome.
DISPARERI NELLA PIANTA - In questa pianta jo non ci vedo botone
rotondo et aspero come vuole Diascoride che ci habbia la siderite seconda.
Vrnru - Con sua Radice li contadini amazano li pedocchi.
[Pianta fiorita che il Bonato classificò P. paiu.stris L.; ma i caratteri delle foglie bipennisette e dei fiori grandi giallastri sono di P. co1m>sa.
Notiamo che la specie spedita dal Ghini al Mattioli come Siderite seconda è invece
Stachys ree/a].

N. 32 ACTEA

[A ctaea spicata L.]

NOMI - Actea da Plinio - Ebulus spetie da molti - Cristoforiana da
altri - Kmeactis (3) da Arabi - Meation da Latini agli Ebuli.
GENERA - Volendo poner questa per spetie di Ebulo, sonno poi li Ebuli
(1) Lugdunia, cioè da Lione in Francia.

(2) Scmonzo. frazione del comune di Borso. provincja di Treviso, ma non lungi da Bassano.
(3) Dal greoo xa~"'d"''l·

220

LIBRO ROSSO I.

pieni li fossi. Et l'Ebu!o arboreo chiamato Sambuco si sonno sua spetie et di
questo ne sono due sorte come al suo luogho si lege.
LuoGHO - in Corsica ne sonno dunde l'hebbi.
OPPINIONI - L'Aldrovandi il tiene per Chucubalum Plinij. Et Plinio
Libro 27. 8 parla di Cuculus ve! strignum et non di cucubalo. Altri per
spetie di Cristoforìana. Et il Corolario dice voler dir in Plinio il Caule de
Aniso et non aspero.
(Pianta con ramo fruttifero; a parte un ramoscello fiorifero).

N. 33 LAPPAGINE PL.'
ET ALSINE ALIA

[I. Veronica hederaefolia L.]
[II. Draba verna L.]

No~n

- Lappagine Plinij - Alsine dal Fuchsio - Et Molugine da Plinio
dito (•) d'una simile et li altri nomi leggi k. 356.
GENERA - Varie sonno le spetie pòste per Alsine. Quivi ne sono due et
k. 356.
. OPPINIONI - L'Anguillara k. 198 dice che questa [I] son quella posta
dal Fuchsio per Alsine. Et l'altra minuta [II] l'hebbi dal Aldrovandi con nome
di Alsine minime congenere.
.
DISPARERI NELLA PIANTA - Mal si puoi comprender che questa [I] sia
la lapagine che descrive Plinio (2) .
[La prima pianta è fiorita, ma la figura è molto infelice. La seconda è fruttifera].

N. 34 CHAMELEUCE
No~n

- Chameleuce da !'Anguillara - Franum et Farfugium da molti
- Chelidonia aquatica da alcuni.
FORMA - Suoa rad ice bianca et sotil, suo e foglie simil al Peplo nero. Il
gambo alto uno gombito dove fa alcuni surcoli che portano suoi fiori gia.lli
di figura rosacea.
LuOGHO - Nelle valle padovane se ne ritrovano.
GENERATIONE - Penso ci nasca di semi ma non li ho veduti.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 212 tiene che questa sia la Chameleuce,
Franum et Farfugium da altri, Chelidonia aquatica da altri.
DISPARERI NELLA PIANTA - Malie si puoi comprendere che questa sia la
(1) Dal detto
.
(2) È ]'Anguillara che lo sostiene, n1cntre a ragione la identificò coll 'Alsi11e di Fuchsio, che è
chiamata pure A lsine hedtracea dal ·1·abcrnemontano e A Jsine /olio hederulae hirsuto flore coeru/eo

da Chabray (Stirp. Sciagr. ecc., p. 451)

LIBRO ROSSO I.

221

Chameleuce di Diascoride per narrar lui pochi termini di essa con li qualli
questa pocho si acorda. Che la ci sia poi le altre oppiniorù manco la intendo.
(Il Michiel copiò un errore di Anguillara scrivendo Framm• per Farra111m1 che alla
sua volta è una mala trascrizione di Plinio dell'originale Farfara, nome dato ad una
pianta crescente lungo il fiume Farfaro. Questa mala trascrizione fu sospettata dal Dodoneo
che f107 , p. 596) scrive: 4 Eadem vero et Chameleuce est quam Plinius lib. XXIV cap. X V
Farfugium et Farranum (si non in exemplari lapsus) appellari etiam refert •. Anche secondo Bauhin la Chamaeleuce di Plinio è Tussilago Farfara L.
La figura del Michiel non ci dà alcun lume perchè è fittizia e fu fabbricata secondo
la diagnosi dell' Anguillara con uno sbaglio di trascrizione per giunta il quale influì sulle
modalità del disegno. L' Anguillara avea scritto che le foglie avevano figura simil al• Popolo
nero• ed i.I Michiel trascrisse Peplo ed in conformità fece dipingere una pianta con foglie
somiglianti a quelle pi E11p!torbia Pepl11s L. e con fiori gialli di cinque petali (figura rosacea)).

N. 35 TROMENTARIA

[Sta#ce ...... ]

NOMI - Tormentaria in Candia - Coralina over .spetie di Ben rosso
da molti - Centum cervia et Cervaria di Ruffino - Tripolium Dodonaei.
GENERA - Volendo che questa sia spetie di ben rosso ne sonno il nostro
de qui simile ma maggiore dimostro nel altro libro verde k. 69.
LuOGHO - Nasce quantita grande in Cipri in Cilicia et in Dalmatia, ma
non si valorosa, et in Candia che con essa ne scaldano li forni. Et driedo alla
marina del mar Tirreno alivoro <1 >.
GENERATIONE - De suoi minutissimi semi da se caduti ci nasce ma
io non li ho veduti.
OPPINIONI - In un libro dell'eccell. Rin (2) dice che di questo ne parla
Ruffin et l'Aldrovandi la tiene per spetie di Ben rosso e il Dodonei la dimostra per Tripolium et dice che son cosa fabulosa a dir che tre volte al giorno
muta colore.
DISPARERI NELLA PIANTA - Quanto alla forma son molto conforme con
il ben rosso senon che son minor. Et esto potrebbe accader per nascer forsi
ne sassi.
[Pianta fiorita. Da quanto dice l'Autore nel testo si deduce che egli conobbe il
Codice Rinio, benchè lo abbia scorso superficialmente come altrove dimostreremo
( 1) A Livorno.
• Le diverse località n1editerranee date dal ~1. derivano cvidetite rncnte da indicazioni corrispondenti ai non1i (o ad alcuni dei nomi) che egli qui unisce come sinonimi ma che probabilme.nte egli stesso non considerava come di piante identiche : nè si può congetturare a quale si rire·
risca l'cs. disegnato, n1ancando il consueto cenno sulla provenien1.a. La figura, per quanto buona,
non può risolvere i dubbi di un'identificazione spinta oltre il ciclo di specie, che può essere della S.
mim<ta L. (donde l'ipotesi St. dictyodada Boiss. nel commento) o della S. bellidi/olia Gouaa, solo poten·
dosi notare il caratteristico portamento dell'infiorescenza e della disposizione dci rami sterili. (Ed.).
(•) RINJO.

222

LIBRO ROSSO I.

[N. 56]. Però la specie presente è congenere e non eguale a quella del Rinio che è
S. ca11ceUata Bemh. Più grande è l'errore di identificarla col Tripolio di Dodoneo che, come
chiaro apparisce dalla figura [to6] è Aster Tripotium L. Notevole è invece l'avvicinamento
alla specie al Ve., 69].

N. 36 BACAR4
No~n

-

Baccara da latini -

molti.
GENERA -

Nardo rustico da alcunj -

Perpensa da

Ne sonno una altra nel altro Libro k. 14 Et · nel Libro verde

la vera a k. 206.

FORMA - Sua radice nera sotille che principiano da uno cappo come
cipolla con odore pre~o al cinamomo. Il caule anguloso alto un gombito ruvido
et ramoso. Le suoe frondi sopra i ramuscellj, aspre, mediocre di grandezza.
Suoj fìorj odoratj di colore che nel rosso biancheggia. Suoj semj minutj
rossignj.
LUOGHO - In Pamphilia et Cilicia ne sonno.
TEMPO - A prima vera si riveste. Suoj fiorj al principio dell'Esta.
AMANO - Luogho calido et humjdo.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 28 dice non conoscer il Baccaris de
latini. Et Plinio reprendeno quelli che dicono la Baccara esser il nardo rùstico.
Et sonno de molti spetialj che doperano l'Assaro per la Baccara con molto
errore percioche son non manco differenti nella forma che nelle qualita. Et
altri retira la scarlegia domestica ma la ·radice non confronta.
[Pare una crocifera; foglie ovali alterne e fiori rossi

N. 37 INCOGNITA DEL DOl.FIN

(1)].

[MaJthiola imdi1tata Tin. (*??)]

NOMI - Incognita di Dalmatia - Rucheta spetie da alcuni.
GENERA - Se spetie di Rucheta leggi k. 140.
FORMA - Suoa radice piccola forcuta - Son herba alta quatro palmj
con foglie dj crescione lunghe, strete, et tolte per le parti in lunghezza. Suoj
fìorj violetj con semj poj vermiglj.
LuOGHO - Ne nasce ne monti di .Dalmatia dentro di la di Zara dunde
io ne hebbi dal cl.mo M. Gierolamo Dolfin.
AMANO - Luogho montuoso calido et sciuto.
[Pianta con fiori in grappolo mal distribuiti per grandezza e priva di frutti].

(1) • I fiori in grappolo semplice, apicale, con pedicelli arcuato-patenti; nessun frutto. (Ed.).

LIBRO ROSSO I.

223

N. 38 INCOGNITA DEL DOLFIN
No~11

- Incognita di Dalmatia - Lactuca agreste spetie da moltj.
GENERA - Si fusse spetie di latuca agreste, ne sonno delle altre spetie
con (•) in questo inantj si vegono.
FORMA· - Suoa radice piccola produce otto overo diecj foglie sparse sopra
alla Terra larghe et lunghe piu de palmo et aspere, suoj fiorj et semenza gialla.
LuOGHO - In Dalmatia ne montj dj Zara dunde io l'hebbj dal Dolfin.
TEMPO - A primavera mandano suoe frondi et fiori.
AMANO - Luogho calido ma pero umbroso.
OPPINIONI - Moltj sj credeno che la sia spetie di verbascu.la lactuca
agreste.
[Composita a fiori gialli raggiati o semiflosculosi].

*

N. 39 IERMESEN

NOMI - Iermesen da Costant.li - Chiesmasech, Chiesmesan da Arabi
- Et il suo seme Adbe, Adhebe et ~hermanzech - Alathel da: Alpago Bellunese - Chesmezen dal Mattioli.
FORMA - Sua radice capillar. Suoi fusti sotil, forniti di ramuscolini
di pico! frondi che finiscono in una (•l, et vengono rascontrate sopra il rameti
di forma quasi rotonde, al gusto acetose. Suoi fiori (3) - Suoi semi neri
lustri, simil a caratoli di carobe ma piccoli come di peri.

LuoGHO - Io ne hebbi da Costantinopoli. Et anche da mess. Cechin da
l' Anzolo, de Soria.

TEMPO - Io de molti anni mi naque, et per grande custodia li ho usato
mai ho possiuto veder il suo fiore. E poi con il fredo sempre mi son mancata.
AMANO - Molto sole et molta acqua.
GENERATIONE - De suoi semi voluntieri ci nasce et mi par pianta anuatim et che non vive piui de mezzo anno.
· OPPINIONI - li Mattiolo nelle suoe Epistole medicinali con errore lo
chiama Chesmezen, molti credeno esser spetie di sepa, ma son in errore manifesto, per esser questa pianta stitica et astringente. Et è greci non hanno
fatto mentione di questa pianta.
[Fg. composte, imparipennate, a 4 o 6 paia di foglioline ovate smarginate o subcordate, su fusto poco ramificato ed erbaceo probabilmente per incompleto sviluppo.
L'accurata descrizione, che dà il M., completa coi dati dei semi pervenutigli quelli
(r) • Il testo porta chiaramente con: è evidente però che si deve intendere: come (forse da;
com' in questo). (Ed.).
(2) • La parola fu poi corretta in • dua •; e la stessa mano cancellò (dopo • rotonde •) le altre
parole : •et in fin di es..~ fronde sonno uno intrante che pare li manchino•· (Ed.).
(3) • Il resto della riga, dopo la parola fiori è bianca. (Ed.) . ·

224

LIBRO ROSSO I.

della pianta che gli nacque e che non arrivò a fare i fiori. Si vede quindi che a lui riescì,
almeno in parte, ciò che si era proposto il Mattioli per il suo Chesmezen, come è nella
epistola diretta a Guglielmo Quacclbenus, che gliene aveva mandato i semi (MATIIOLI,
Epistolarum medici11alium, libri quitu1"e, Pragae, 1561, p. 178). No'! risulta però su che
base (forse il nome con cui l'aveva ricevuta ?) il Mich.iel identifichi le due piante (Ed.)).

N. 40 HERBA DI S. VARBARA
No~11

- [Herba di Santo Giacomo et fiore di Santo Giacomo da volgari - Jacobs blum da Germani - L' Ht)rbe de St. Jaques da Galli. Afallo]
Soti l' herba di Santa Barbara, Scopa regia sei' Sideritis latissima dal Fuchsio
- Santa Barbara Kraut da Germani - L'herbe de S. Barbe da Galli.
GENERA - So1i posta doppia, son anche nel Libro verde a k. 137. Et soti
meglio fatta. Et anche nel detto k. 195.
FORMA - Suoe radici molte capillar bianchezzie, suoi cauli [apresso
alle radice rosseggianti] segnati per longho con fallate frondi alti uno brazzio,
suoe frondi come in ramuscoli et t.olte dalle bande come la rucheta [amare)
grassete et astringente, suoi fiori [di chamamello <•l ma) piccolini molti insieme
tutti gialli [et sechati se ne volano] s1toi semi minuti in sotil et lunghete silique.
LuoGHO - Nelli argeni, campi et nelle ripe dell'acque et in Schiavonia.
(Abbiamo prove [294] che nei tempi andati i botanici confondevano facilmente, per
'
la somiglianza delle foglie inferiori, le molto diverse specie Senecio Jacobaea
L. e Barbarca
v1<lgaris R. Br. quando gli individui non erano ancora fioriti. La presente figura fu dal Bonato
ritenuta S. Jacobaea e ne avrebbe le foglie, ma i fiori ed i fmtti, benché mal fatti, son di
crocifera. Forse il Michiel l'ebbe sterile e la fece dipingere come Erba di S. Giacomo o
Jacobea ma poi, avendo ricevuto un campione completo ed in buono stato di Barbarea
lo fece dipingere nel libro verde e, credendo che la pianta qui dipinta fosse pure Barbarea,
vi fece adattare fiori e frutti non suoi. Corresse anche la nomenclatura e la diagnosi come
vedesi più sopra ove le parti cancellate son chiuse tra parentesi quadra e le aggiunte
in corsivo e vedesi chiaramente che le prime riguardano la Jacobea, le seconde la Barbarea. Attribuendo poi le differenze tra le foglie ad inesattezze di disegno, dichiarò che
la figura nel libro verde è meglio fatta].

N. 41 VIOLA DA COST.l'

[Hesperis matronalis L.]

Nom - Hesperus Plinii - Viole da Costantinopoli da volgari.
GENERA - Di questa ne sonno che fa il fior pavonaiio et altre bianco.
Et altre spetie legi inanti a k. 126.
LuoGHO - L'hebbi da Costantinopoli et anche ne sono in la Marca di
Romagna.
OPPINIONI Li dottori Bolognesi I' tengono per l'Hesperus Plinli.
( 1) Camomilla.

LIRRO ROSSO I.

225

DISPARERI NELLA PIANTA - Che questa sia l'Hesperus che descrive Plinio,
lui non dice la forma ma solum che la tiene odore la notte. Et questa non
scio che la fazzi tal effetto.
[Due individui, uno a fiori bianchi, l'altro a fiori bianchi e paonazzi. A parte un
ramo coUe silique torulose. È una delle buone figure del codice.
li Michiel che notava con diligenza nel testo gli odori ed i sapori deUe piante, come
quelli che la pittura non può rappresent:ire, dichiara di non aver constatato il caralter<l
curioso di questa pianta di mandar odore la notte e perciò dubita se essa sia proprio
l'Esperide di Plinio.
·
Nell'acceono alle abitazioni egli confonde le Marche colla Romagna o meglio le comprende, perchè ai suoi tempi la parola Romagna aveva significato più ampio deU'attuale].

N. 42 TEUCRIUM CORDI

NOMI - Teucrion cordi da alcuni .
GENERA - Se non fallo ne son due spetie, una maggiore con il fior
bianco, et questa, ma per ésser simile non ho demostro se non una.
FORMA - Suoa radice capilare de palido colore, suoi ramuscolj sotil bian-.
chezzi alti uno gomito, forniti di fallate frondi picciole strette, pallide, pocho
dentate con il roverso bianchezzio et spezate filanò tomenticie, al gusto tra
l'amaro et ac~toseto, suoj cappi in cima e'(•) ramuscoli, pallidi giallezzi tenutj
da lunghi et sotil piccioli che portano µno fioreto in sedolina giallezza simil
al nico ma picciolj, poj suoj semi che se ne volano et tanto mjnutj che sj
discemeno apenna.
LuoGHO - ]o l'hebbi di Levante. questa, et la maggiore mostra dal
Aldrovandi ne monti di Pisa. Et parmi differente queste due mostre.·
OPPINIONI - L'Ecc. Aldrovandi la tiene per il Teucrion Cordi la maggiore però, ma sonno istessa spetie ma tanto ci rasembra al Teucrio de
Diascoride questa pianta come cj fo io, ma forse intese luj dill'altro Teucrio del
Giasneri (•l.
VmTu - Del Teucrio leggeraj k. 251.
[• Composita, a capolini piuttosto piccoli, terminali al fusto; fusti eretti, a foglie
numerose, aUungate, lanceolate ott use, discolori (Ed.)].
'

N. 43 .INCOGNITA DEL DOLFIN
No~n

- Incognita di Dalmatia.
FORMA - Suoa radice piccola son herba con poche foglie fendute alquanto
cpme dentate et longbe, · fiorj fenduti, et semenza zalla grossa et rotonda.
(1) • Questo e' che si trova in più d'un luog<> significa evidentemente i (Ed.).
(•) Gesner.
·

••

226

LIBRO ROSSO I.

LuoGHO - Ne campagnie di Dalmatia dunde jo ne hebbi relatione dal
Delfino ma non la vidi compita.
VrnTu - Per non haverla veduta frescha dire come gia deto dell'altre.
[Pare una composita a semiflosculi bianchi
dev'esser il disco).

*

(1) ;

se cosi, la •semenza gialla• del Dolfin

N. 44 COCA DE INDIA

NOMI - Coca da Indiani.
FORMA - Son pianta piccola con foglie minor del mirto.
LuoGHO - Nel teritorio de Antioca a Cali, a Popaian et in tute il Peru
negli Andi sin da Guamanca fino alla villa del Argento si semina.
TEMPO - La seminano et la racoglieno tutto l'anno.
AMANO - In calido et grasso terreno.
GENERATIONE - De suoi semi seminati ci nasse.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per quello narra·li libri Indiani questa pianta
si acorda con li suoi deti.
Vrnru - Nella India et in tutto il Peru si usano di portare in
boccha questa coca dalla matina tinche vanno a dormire sanza mai
cavarla. Et questo perche dicono sentirsi poche la fame, et con questa fanno maggior forza. La secano al sole et la stimano piui che
l'oro e il panne, et dicono di essa cose incredibili come si legge nel primo
libro del India k. 178-179 (et nel secondo, 274).
[Figura evidentemente fittizia, combinata dal disegnatore con la ripetizione di
foglie tutte eguali, distribuite in modo da potersi interpretare tanto come opposte sopra
rami, quanto come foglioline di foglie composte ; e il complesso dà l'idea di un fusto
erbaceo poco ramificato e più foglioso alla base. Tutto il testo, accuratamente dedotto
- anzi in parte testualmente copiato - dal citato libro delle Historie del Peru, e la stessa
povertà dcl § Forma non lasciano dubbio che il' Michiel intendeva descrivere l'Erythro:royloi• Coca Lam. e che ne ebbe qualche parte che mette a confronto con le descrizioni (•si
acorda con li suoi deti>) ma '!On vide la pianta intera nè la coltivò, e la parte avuta non potè
essere che la foglia; però anche questa è disegnata male, e forse solo in base all'affermata
somiglianza col mirto. (Ed.)].

N. 45 IMPIA ERBA VEL BARBA GIOVIS

Nmn - La son scrita et meglio dipinta nel Libro de' Invogli (2 ) a k. 101
et de alberi.
(1) • Il

disegno è cosi grossolano che la parte colorata dei fiori può essere anche interpretata per

petali flaccidi, pendenti da. un ovario verde, infero, che ne è supératodue o tre volte in lungbe?.za. (Ed.).
(2) Libro Azzurro. - • In una lettera. all'Aldrovandi [305Ws, p. 45] il M. si raccomanda pcrchè gli mandi semi di questa • herba b. Joviso (t che molto l'avevo acara•) pcrchè il gran freddo

di quell'anno - t541 - g liel'aveva fatta morire. (Ed.).

LIBRO ROSSO

N. 46 LICOPERSICO GAL.'

I.

227

[Solanum Lycopersicum L.]

NOMI - Licopersicon Galeni - Pomodoro da volgari - Melongiana
da latini - Poma amoris da alcuni et del Peru.
GENERA - Volendo che questa sia spetie di melengiane. sarebbeno due
spetie, questa una, et di le melengiane domestiche ne sonno che produce il pomo
giallo et altre pavonaze et oblonghe. Et la melengiana silvestre son spinosa
con il pomo piui piccolo, come apar nel libro giallo k. n8.
FORMA - [Parlando dei frutti dice che son prima verdi e maturati color d'oro
ed altri purpurei piu rari. La figura presenta una pianta completa con frutti lobati aventi
i tre colori sopra nominati. Non è molto accurato il disegno delle foglie, mentre sono ben
ritratti, sia per tinta, sia per rilievo, i frutti].

LuOGHO - Gia de molti anni fa che io hebbi di Pollonia de il giallo che
non era stato piui veduto. Et poi da Fiorenza de il purpureo.
VIRTU - Mangiasi di questi fruti tagliati in sonde nella paella <1> con
butiro over oglio ma son di dano et nocivi. Il suo odore di questa pianta
caggionano. malie aJli occhi et alla testa.
[Nella nomenclatura il Michiel, benchè iscriva il nome LyC-OpersiC()" introdotto dagli
autori che così identificavano questa pianta, mostra però di sapere che la vera sua patria
è lAmerica, perchè vediamo da lui nominato il Perù.
Ciò che egli dice dei frutti, oggidì divenuti un alimento sl comune, può sembrar falso,
ma invece è conforme al vero perchè nella pianta selvatica essi sono venefici e la coltura
ebbe il merito di renderli sempre meno pericolosi fino a che perdettero ogni azione nociva. Un seçolo dopo il Michiel lo Chabray li chiamava: • alirnentum perexigium et
vitiosum •.
L'Anguillara identi.ficò pure il pomodoro ool licopersico di Galeno senza dame però
alcuna diagnosi, di modo che la prima buona descrizione con figura si deve al Michiel e
solo due secoli dopo troviamo la bella effigie pubblicata dal Jacquin [154].
Non tutti però accettarono la sopraccennata identificazione, p. e. il Guilandino [r7]
scrive : « Falswn, nam Licopersicwn est Nux llfethel •. Senza entrare nella spinosa questione, è un fatto che l'identificazione era sbagliata; cootuttociò Linneo le diede la
sanatoria).

. N. 47 CAMAMILA PURPUREA
No~n

[Adotiis aestivalis L.]

- Chamamila purpurea da volgari - Anthemide da Greci - Adonis da Ovidio - Leucanthemum, Evanthemon, Melanthemon, Chrysocomen
Caliam, da altri - Malium da Romani - Astir tiphpho da Punici - Chrysanthemon da alcuni - Bobonigi da Arabi - Gamilla, Camelon da altri . .
GENERA - Tre spezie essendovi questa di Chamamille se ritro diffe(1) Padella .

z28

LIBRO ROSSO I.

rente pocho se non nel fior, questa purpureo una altra giallo et la terza volgar intorno bianco. Et per esser consimile· et volgar non le dimostro.
[Bella figur'! di pianta fiorita. Il nome Bobonigi o Bebonigi appartiene alla vera
camomilla.
L' Anguillara a pag. z38 cosi parla : • La Chamemilla che i Greci chiamano hoggi
Chamaemilon è pianta notissima. Enne che ba le foglie et il fiore rosso : altra le ba bianche et altra miste di bianco et di rosso: ma però non sono specie differentè, come dicono
alcuni, ma una pianta istessa •.
Come ben si vede questa Cl1a111amila purpt1rea del Michiel nulla ha a fare colla camomilla rossa dell' Anguillara].

N. 48 LICNIS CORONARIA

[Githago Agrostemnia L.]

Lichnide coronaria da Greci - Giotone spetie da molti vilani
et in Ferrara - Lolium recentiorum dal Fuchsio - Athanatos, Acylone,
Ballarion, Geranopodion hoc est pes gruinus, Corimbion, Taurion, Sceptron,
Molloion da altri - Semeon da Egyptij - da profeti Hema apochathemenes
- Genicularem, Ballariam da Romani - Questi son nomi della sativa. Della
silvestre questi altri Atocian, Entubum agrestem, Lapatum caphatuinum da
Romani et altri.
GENERA - De lichnide sonno de piui spetie - De giton ne son ponendo
questa et de l'altro volgar con il fior purpureo et con il fior bianco.
NOMI -

[Bella figura di pianta fiorita. Come si vede,. il Michiel credette che questa specie
fosse Lych11is coro11aria, come lo credette erroneamente il Tabememontano [284). La
vera L. coro11aria è a N. 92).

N. 49 ATRIPLICE

(* Atriplex lwrten,se L.]

Atriplice da volgari - Atrepsi da Greci et Chrysolocmo
Ochj vocant da Egypti. - Molton (r} oder Milten da Germani - Des Aroches (>J, des bones (3) dames da Galli - Araf da Arabi.
GENERA - Due speti ci sonno : di domestico questo et di salvatico
simile ma bianchezzio (4). Et ne nasce per tutte le rive volgar pero non
acasca dimostrarlo.
FORMA - .... Suoe frondi nel principio larghe et apuntate finiscono giallezze, lissie et pocho dentate et son nella forma quasi come il milax aspero !s>.
NOMI -

(1) Molten.

(2) Ari'ochcs.
(3) Bonncs.
(4) Chen<>fl<Jdiuni. alb1on L.

(5) Smilax.

LI 8~0 llOSSO I.

229

Il fiore picolo et verdeggiante che non pareno fiore. Il seme giallezzio picciolo rotondo et stiaciato serrato in rotondi folicolj simil al nasturcio ma.
maggiori.
LuoGHO - In Lombardia si semina Et da sj (•) anche cj nasse.
OPPINIONI - Molti se inganano tenendo li familiar spinaci per I' Atriplice.
VIRTU - A Napoli fa le foglie grande. Et in manestra se lo mangiano ....
[ (•) .. .. .... ).

N. 50 CAUCALIDE

[Falcaria Saxi/raga Rchb.' f.]

NOMI - Caucalis et caucum da Greci - Myitin da altri - Brion da Democrito - Peden galinaceum et peden pulli da Romani - Seselin da Egipti.
- Pitorscello salvatico in Toscana - Dauco salvatico da molti - Olus salsuginosum da Crispo per esser salata. - Pietra fendula in Puglia.
GENERA - Varie sonno le piante demostre per caucalide secondo le varieta
de oppinioni. Et ne demostro una · altra de Puglia k. 236 nel libro verde Et in questo con questo nome k. 261 de siler eretico.
FORMA - Suoa radice pocha, Suoe frondi le prime di dauco over apio
ma molto sotille et minutamente tagliate et nelle estremita sotil come di
finocchio, li fieri in bianche umbelle et odorato.
LuOGHO - Nelle campagnie nocy cultivate. Et in la Valle annania.
TEMPO -

A

primavera si vede, suoa umbeUa d' Insta

(3)

ma non

l'ho veduta.
OPPINIONI - L'Anguilara k. n6 dice che dunde si legge folijs Apij
similibus in alcuni Diascoridi che sonno superflue. Et che in Puglia ne son
una pianta con nome di Pietra fendula che assa risponde per Caucalide. altri
ci mostra questa. Et altri altre varieta di piante.
[Pianta fiorita.
La .figura fu fatta in due volte, come risulta da un esame diligente del disegno del ·
gambo che sopporta l'infiorescenza, il quale è interrotto in corrispondenza alle foglie per
farlo apparire nascente dietro cli esse. Il Michiel ricevette prima la pianta sterile dalla
Valle di Non nel Trentino (Annania = Anaunia) come egli dichiara aila categoria
«Tempo• e più tardi, fece aggiungere una infiorescenza di fantasia. Il Miéhiel aveva
aspettato linfiorescenza reale per fa.ria copiare e perciò aveva lasciato uno spazio
(•) Da sè.
{2) • li disegno. schematizzato pi() che rozzo. dei racemi (ruttiJeri, ra netta.m ente distinguere la
specie dalle congeneri, anzi ne esagera ìl carattere delle brattee fruttifere largamente ovali. Nel commento, non giunto a forma definitiva. la corrispondenza con la nomenclatura scientifica si arresta
ad ipotesi preliminari. (Ed.).
(3) Estate.

LIBRO ROSSO I.

di tre righe per compiere la descrizione, ma, non avendola ricevuta, si contentò di aggiungere, sulla falsariga dell'Anguillara le parole segnate in corsivo.
Questa specie non è la caucalùie o pietra /e11d1'la dell' Anguillara come bene appare
da quanto è detto all'articolo •Oppinioni •· La pietra fendula trovasi dipinta di fantasia
al Ve. 236.
Poco dopo il Michiel, questa specie fu figurata dal Richer di Belleval al N. 210).

N. 51 TEUCRIO

[Teucri1tm Chamaedrys L.]

NOMI - Theucrio da Greci.
GENERA - Questo de Diascoride da alcuni tenuto. Quello di Plinio
demostro nel secondo libro rosso k. 26. Theucria Hemionite k. 3. Et 42 Teucrion
Cordi.
LuoGHO - Nasce dice Diascoride in Cilicia apresso a Gentiade over
a Cissade. Et questa in Alemagnia et in la Valle Anania. Et in Cypri.
(Pianta fiorita (1).
Nelle •Oppinioni • il Michiel dice : •da m!)lti son teriuta per Teucrio ma le foglie
non pareo di cece• e nella diagnosi : • rascontrate frondi simil al chamedri piui presto che
a ceci•, volendo con ciò dire che la specie da lui figurata non è il Teucrio di Anguillara
k. 219 cosi descritto : •le sue foglie rassembrano quelle del Cece, riposte su per gli rametti a modo del Chamedri, di colore appena bianco, i fiori altresl sono bianchi, il sapore
amaretto•].

N. 52 SESAMO

[Sesamum orientale L.]

No~n

- Sesamo da Greci.- Susimano da volgari - Giugiulena in Sicilia
- Leindotter da Germani - du Sesama, Giugioline da Galli - Semissen da
Arabi - Toriolena, Juliulen da altri.
LuoGHO - Vengono portato a noi di levante. Et ne sono in Sicilia.
OPPINIONI - Che questo io dimostro ci sia non l'affermo per non rascontrarsi con il deto di Theophrasto. Et massime nella somiglia che il da a suoi
fruti simil a papaveri. Et il Gualtieri dipinge una istessa pianta per il sesamo
et per il miagro 655. Et anche il Mattiolo non ostanti che lo dimostra a k. 434
non lo credo che! ci sia.
[Figura abbastanza buona di pianta fruttifera con a parte un rametto fiorifero ;
però le foglie opposte non son decussate. 1Può dirsi la prima figura completa della pianta,
perchè quella del Rinio, assai più bella, è limitata alle foglie ed ai fiori. Oltre ad esser
migliore di quella del Mattioli, è pur migliore di quella che diede più tardi lo Chabray,

(1) • Buona nelle foglie. la figura è fantastica nei fiori, rappresentati opposti e non labiati.
(Ed.).

LIBRO ROSSO I.

23l

perchè in ambedue i fiori sono mal fatti, avendoli · il primo disegnat_i troppo piccoli, il
secondo troppo grandi e deformi. Ciò dipese dal fatto che nessuno dei due ebbe la pianta
sott'occhio per poterla ritrarre a suo agio, ma il Mattioli copiò una figura mandatagli dal
Ghini, lo Cbabray trasse la sua da uno schizzo preso da piante vedute negli orti di Venezia
e di Basilea(•>.
Il nome siciliano qui citato ha origine araba, come si scorge confrontando coi nomi
arabi riportati dal Rinio .a c. 103).

N. 53 ISCHEMONE

[Luzula albida Lam. et DC.)

N0!'.11 - Ischemon da Plinio - Luciola da volgari - Combreto Plinii
Serpentina dalle Pandete.
GENERA - Due mostre sopra questo foglio tenute ci sonno(•) ; et una altra
spetie da alcuni tenuta demostra nel secondo libro rosso k. 64.
LuoGHO - Ne prati campagnie et monti ancora. Et nella Tracia
l' Ischnemon.
(Pianta completa; figura abbastanza buona che precede quella data da G.
Bauhin (35) sotto il nome Gramen XLVII.
Il nome Herba l1iciola trovasi applicato a questa specie anche in un erbario contemporaneo a quello del Michiel (22).
L' Anguillara a c. 179 la chiamò Com/)reto o Herba luwla].

N. 54 LEONTOPODIO

[P1dicaria vulgaris Gaertn. (*?)]

Nmu -. Leontopodio da Greci - Zoonychon, Etonychon, Cemos, Dannamerien, Idiophyton, Phytobasilan, Crossion, Crossophtboon da altri Sanguinem crocodili da Magi - Crocomerion, palladium, neumatum, flamulam da alcuni - Daphnaenen da Egyptij - Minercium da Romani - Liceoton, Doripetron, Toriventoron da molti.
L UOGHO - Nelle Allipi di Toscana tra sassi. Et in piani il lentopodio.
TEMPO - lo mi credo che sempre viva, abenche con il fredo mi manco.
Il suo fiore nel principio della esta, con li semi poi.
(Pianta fiorita.
Molti autori si affannarono a trovar qual pianta fosse il Leontopodio di Dioscoride,
secondo alcuni [56] era A/.cJW1niUa v11tgaris L., secondo altri Pian/ago eretica L. [73], secondo
(•) A torto lo Chabray dice che il Mattioli figurò come sesamo il miagro. Il Mattioli dichiarò
non conoscere nè il vero sesamo, nè il vero miagro e figurò la specie presente come sesamo sulla fede
del Chini. pur non parendogli corrispondente al O"l'iO"«µov de' Greci. L'Anguillara invece, non seguito
dal Michiel, la ritenne per vero sesamo come dimostrano le parole : • E quella figura seconda del
Sesamo che ha posto ne suoi dottissimi commentari. l'EceeJlentissimo r-fattioli è la vera ' ·

(•) • Di una sola però il M. dà la descriiione nella sua diagnosi; e vi corrisponde la figura,
che potè essere identificata, cui si riferisce il comment o. L'altra • mostra• è· figurata con un semplice

schizio a penna di una spiga (graminacea). (Ed.).

LIBRO ROSSO I.

232

altri l'aquilegia, la potentilla ecc. Il Michiel ritenne fosse q11esta Pulicaria; ma il Mattioli
dopo aver dichiarato ne.Ile prime edizioni dei suoi Discorsi di non conoscerlo e di non riconoscerne i caratteri in alcuna delle piante che si spacciavano per leontopodio, in quella
del 1568 descrisse e figurò come tale quello che pur oggidl chiamasi Leont<>{Jodium
alpinum Cass. (1) sopra un campione avuto dal Calceolario. Nulla di ciò dice il Michiel,
benchè l'edizione del 1568 sia quella di cui in altri posti egli cita le pagine, il che prova che
questo codice è anteriore a quel tempo e che le citazioni di Mattioli sono state fatte più
tardi rivedendo il manoscritto).

[Lisiera ovata R. Br.]

N. 55 OPHRIS
No~n

-· Ophrys da Plinio - Elleborus albus spetie da alcuni - Zvveyblaut (•) da Germani - Bifolium dai.I Trago.
FORMA - Suoa radice bianca intricata de molti grossi capelli, qual masticata si diffendeno et stridolano soto e denti. Produce due frondi da uno fusto
liscio, liscie, larghe et pocho piui longhe, simile al piantagine ma piu tonde
ovali, signiate da sete nervi, anzi vene, per lungho et nel mezo tra esse continuano il fusto piui de palmo che dal mezo in su portano suoi fìoreti verdi nel
ordine come ne Testicoli.
LuOGHO - Nasce ne monti in monte Suman (3) et in pie de monte de
Austria a Tubinge (4) .
TEMPO - Ogni anno nel principio di primavera si rivede; li fiori de maggio. Et poi subito sopra terra si perde.
AMANO - Monte, humido et fredo.
GENERATIONE - Io penso che faccia minuto seme ma non lo ho veduto,
et di quello ci nasca.
·
DISPARERI NELLA PIANTA - Q·uesta fa bene due foglie come dice Plinio
ma l'assomiglia a cavolo denticolato, dunde ce dubio che questa sia quella .
intese <s> lui.
[Figura molto bella di pianta fiorita in cui spiccano evidenti i caratteri delle foglie
e del perigonio. La specie era nota anche prima [2q] col nome virgolaria, ma per analogia
(J) • La figura poco corrisponde alla descrizione data nel § Farnia, che potrebbe reahnen.te far
pensare al Leontof>Odiunt. alpinuni. sia per la forma e tomentosità delle foglie. sia per la posizione
dei capolini circondati come da. brattee (le foglie.... •nel summo del fustic.ello si riducono in spessa
cllion1a, nel ,neuo di esse sono suoi fiori come botoni gialU nerrigni •) e sia per i) loro Jnaturare e
disseminarsi (•da quelli ci vengono poi il seme minutissimo molto come in lanugine, che $i discerne
appena ci paiono di volersi volare•) ; nu11a invece è nella figura di tale portan1ento, le foglie essendo
solo grigiastre Jna a fondo verde e verso l 'alto o con{ormi o decrescenti, e globosi e nettamente
sporgenti e ± pedicellati i capolini. (donde la somiglianza colla Pr<licaria) che la breve ramificazione
distribuisce su un contorno convesso. Si noti c he il M. l'aveva coltivata. (Ed.).
(2) Zweiblatt

=

bifolio.

(3) Summano nel Vicentino.
(.d 1'ubi11ga o TUbingcn nel WUrttembc:rg apparteneva a quei tempi all'impero romano·ger·
manico ove regnava un monarca di Casa d'Austria, Carlo V.
(5) Che intese.

T.w. XVJI

(L. Ros.'M> I . 11)

• Ophris •
ovala I<. JJr.]

[liJltTa

:233

LIBRO ROSSO I.

si credeva avesse i tubercoli palmati, mentre qui lAutore non solo la figura colle radici
fibrose, ma nota nel testo questo carattere che la distingue dai Testicoli (Orclns, Ophrys)
cui somiglia per la disposizione e forma dei fiori. Anche il Mattioli la figurò sotto il nome
Ophrys con radici fibrose, ma credette che i fiori fossero bianchi e li disegnò in ispiga
corta e con minor chiarezza dell'artista di questo Codice il quale nel. riprodurre la ricca
infiorescenza fece bene spiccare i caratte1i del labello verde, ma più pallido del resto del
perigonio, a due lobi allungati e paralleli.
La figura del Michiel accoppia quindi alla bellezza artistica una notevole esattezza
scientifica).

[Anenwne Hepatica L.]

N. 56 TRINITAS

NOMI - Trinita da volgari - Nobilis epatica dal Trago et dal Dodonei
- Edel lebert kraut <•> da Germani.
GENERA - Con questo nome Trinita si chiama ancora dal Fush. 0 (2)
quella spetie de viola passa il mar [Ro. I, 126). Et quella pianta ancora
deta Taura et Triada.
FORMA (J).
LuoGHO - Nasce ne monti valle et aquastrini luoghi, in Lombardia
non c1 mancano.
OPPINIONI - Tra !'epatiche la pose questa pianta Othone Brumphelsio.
[Bella figura di pianta con foglie vecchie, fiori azzurri e foglie svolgentisi. A parte
figurati quattro fiori visti dall'alto, due azzurri, uno bian.co, uno roseo.
Il Michiel dà il primato dell'iconografia al Brunfels, il che vuol dire che egli, pur
avendo preso conoscenza del Codice Rinio (N. 35], lo scorse senza studiarlo attentamente.
Infatti a c. 104 del detto Codice vi è, sotto i nomi H erba ta1<ra o i-Ora, una figura che, per
quanto priva di fiori, è facile a riconoscere per Ammume Hepatica).

N. 57 CONSOLIDA REGALE

[De"f>hi1iium Consolida L.]

No~n - Consolida regale da Latini - Spirone (4) di cavaliero da volgari
Riter spron (5) da Germani.
GENERA - Di questa consolida ne sonno una maggiore et una minore ma .
per esser consimile non acasca (6) mostrarne se non una. Et di altre consolide ne sonno infinite.
OPPINIONI - Alcuni si hanno creduti esser il Delphinio de Diascoride

(•) Edcl Lcberkl'aut (• dal Trago).
(2) Fucbsio ((123] p. 8o2) .
(3) Osserva che i fiori possono esse.re azzurri, bianchi e rosati.
(4) Sperone.
(5) Ritterspom.
(6) Occorre.

234

LIBRO ROSSO f.

dando al fiore la forma del dolfìno quello che Diascoride assomiglia la foglia.
Et altri la ritira alla Arthemida ma non scio il suo giudicio.
[Bella figura di pianta completa. Notevole sopratutto un fiore visto di fronte.
A c. 224 I' Anguillara cosl parla della Consolida regale : • Enne di due maniere et chiamasi Sproni di Cavalieri. Alcuni hanno havuto opinione che questa pianta fosse il Delfinio: ma davano al fiore quello che Dioscoride attribuisce alle foglie, et il fiore ancora
conciavano à loro modo. et di qui nasce che si è nominata Delfinio. Questa ·tal opinione
venne da Pisa•. Anche il Mattioli non ammetteva che la specie presente fosse il lltl<plvi.ov
di Dioscoride, anzi sosteneva essere stato interpolato il càpitolo relativo, contuttociò i
·
moderni ritennero buona l'identificazione proposta].

N. 58 ASARO

(I. Asarum e1iropaeum L.]
(II. Homogyne alpina Cass.]

NOMI - Assaro da Greci - Centum nervi et Gariofìlata agreste da
volgari - Nardo rustico da Latini(•) - Du Cabaret et Bachar da Gallici Sangue di Marte da Magi - Cercerta da Egiptij - Thesan da Osthasi
- Succinum da Etruschi - Hema Areos (•) da propheti diti - Perpensan
da Romani - Aerma, He.rba da Arabi.
GENERA Due spetie sonno queste dimostre sopra uno foglio istesso,
LuoGHO - Ne monti ombrosi non ce ne mancano[!]. Et l'altra specie [Il]
in Alemagnia et Boemia ne monti.
·
VIRTU (3).

(Ambe le piante sono fiorite.
La seconda figura, che è copiata dal Mattioli, è esatta per il rizoma e le foglie, ma ha
fittizi i fiori. Invece al n• 105, dov'è ripetuta, ha fittizie le parti sotterranee e i fiori legittimi].

N. 59 PIANTA DE VENDA

[Arabis Turrita L.] .

Incognita di Venda - Arabis spetie da molti - leggi a k. 161.
· GENERA Io ne ho vedute de due spetie di questa pianta che altra differenza tra loro non sono se non che una son lissia et laltra aspera. Et
potriano esser spetie di Arabis.
Luoirno - Io la ritrovai nel monte patavino di Venda (4).
NOMI -

[Pianta fiorita e fruttifera. L'altra specie • aspera • di cui parla l'Autore dev'essere
A. liirs,.ta Scop. che fu più tardi figurata al Ro. II, 75, dichiarando averla pur trovata sul
Monte Venda.
La presente figura precede quella d~ta dal Clusio sotto il nome Tilrrita maior, il cui
originale nacque da semi nell'orto di Giacomo Plateau).
(1) Plìnio.

(2) Sangue di Marte. [• Cfr., anche qui, il Dioscoride curato da Marcello Virgilio. (Ed.)).
(3) L'Autore avverte che la specie minore, cioè la II, è quella che il Mattiolì chiama asarina.
(4) Nei Colli Euganei.

235

LIBRO ROSSO I.

[Cerinthe minor L.]

N. 60 LATARUOLA
No~n

- Lattaruola dalla foglia macchia da volgari - Cerinte Plinii
- Thelephio spetie da molti - Citinum da altri - Leucograffi Plinij dal
Anguillara.
GENERA - Varie sonno le piante che mandano il latte - Et se Thelephio
k. 86, 354. Et nel libro verde k. 253. Et nel libro gialdo k. 35. Et cerinte 369.
Et leuchograffa primo libro rosso k. 28 <1J.
LuoGHO - Ne campi cultivati et apresso a monti in Padoano.
OPPINIONI - L'Eccell. Messer Luca Ghyno me lo mando con nome di
Cerinte Plinij overo di Thelephio specie. Et I'Aldrovandi ancora con nome
di Cerinte over di Citinum. Et Messer Marchio tiene sia quella che l' Anguilara pone per la Luocagriffa (•) di Plinio Libro 27, capitolo II, ma altri
dice che l'intende della verga aurea commune demostra da me nel secondo
Libro rosso k. 28.
[Pianta fiorita ; abbastanUi buono il disegno delle foglie. A parte figurata una fo-.
glia in grandezza naturale.
Il Guilandino errò, indotto dai segni bianchi sulle foglie, supponendo che questa
specie fosse la pianta che I' Anguillara chiama Leucographis. Il leucografo di Anguillara
·è figurato nel presente Codice al Ro. II. 28].

N. 6I ACIPITRINA

[Sisymbriiim Sophia L.]

No~u

- Acipitrina Gualteri (J) - Habich da Germani.
FORMA - Suoa radice bianca de sotil et legnosi rami fornite di sotil
capelli, suo fusto alto piui de brazzio et verso suoe sumita molto allato; suoe
frondi fallate sopra e' fusti, molt9 sotilmente tagliate et con bellissimo artificio formate in forma di cicuta ma minutissime, al gusto alquanto acetosete,
suoi fiori palidi et minutissimi che si vano oblungando sopra il fusto, da qualli
ci vengono suoe sotil guainete che riempino tuti i fusti, con il suo seme minutissimo dentro rotondo et giallo con gusto di phetida rappa. Suoe silique simil
alla Alearia ma minor.
LUOGHO - Nasce ne argini et al nostro lido verso le Vigne in quantita.
OPPINIONI - L' Aldrovandi mi scrisse come il Fuchsio nell'ultima suoa
opera lo depinse per nasturcio silvestre. et quanto il possi esser ogni uno
lo giudichi. Il Gualteri dice che il Fuchsio lo pone falsamente per il serephìo
Absintio con nome di acipitrina per il grave et phetido odore che tiene in
(1) Citazione errata. pcrchè è il secondo libro rosso. non i1 primo.
(2) Leucografo.
(3) Gualtiero Ryf!.

LIBRO ROSSO I.

se l•J. Et anche questa non si acosta per serefio. Il Dodonej Io fa per il Thalietro
siche di tutti li pareri acostatevi a qual piui vi piace o pure ad alcuno.
VIRTU - Dunde questa acipitrina se ben suoe frondi sonno alquanto acetosete che si potrebbeno cavarne dalij (>) qualche medicamento, ma per esser
piante di phetido odore la lasciarei.
[Pianta fiorita e fruttifera.
Il Banato classificò Cardamine impatims L., ma i caratteri di Sisymbri111n Sophia L.
sono molto chiari. Del resto anche il. Cesalpino la chiamò acci.pitri..a. Un campione di
questa sp. fu spedito all' Aldrovandi con lettera 28 aprile 1554.
Il Dodoneo [107; p. 640) chiama acci.pitrin.a o Habichkraut i suoi cinque Hieracim11].

[Clienopodium Botrys L.]

N. 62 BOTRIS

NOMI - Botris da Greci - Lisne nel Cremonese - Ambrosia in Cappadocia - Artemisia da altri.
GENERA - Due genere ne pone Plinio, questo et uno altro con foglie
piccole.
LuOGHO - Apresso alle fiumere et fontane et valle, ne torenti del trentino
nella valle stagna di bassano et nelle valle della Valle annania <3J.
[Bella figura di pianta fiorita. In parte una foglia in grandezza naturale. (Lembo
di 4 cm., picciolo r cm.).
li nome ambrosia spetterebbe piuttosto ad una specie prossima, C. ambro1'ioides.
In altro mio scritto (4) accennai al nome Trmti110 che si t rova fra gli habitat di questa specie come una delle tante prove che quella parola fu usata anche nei tempi andati
e non è già, come supposero certi dotti tedeschi, inventata nel secolo XIX dai geografi
italiani per secondare le aspirazioni nazionali tendenti al separatismo dal Tirolo tedesco].

N. 63 SOLANO INDICO

[Solanmn Pseudocapsicum L.]

No~11 Solano indico da Latini - Solanum alborescens da altri Strichnodendron da Greci - Amomo di Plinio da molti.
GENERA - Legi nel Libro verde k. 64.
LUOGHO - Io l'hebbi prima dal Eccell. M. Luca Ghino da Pisa et
diconsi venire del India.
OPPINIONI - L' Anguillara tiene et de molti altri che la sia l' Amomo di
Plinio, ma perchè Plinio dice nascere di pianta alta uno palmo et questa
(1) « Ea vero herba cu.i us picturam l •uchsh1s falso pro seriphio absinthio ex.hibet, accipit-rina

herba est, a gravi odore berba foetida. Cerm. Habich Samen nuncupata • [105].
(2) • Da Il. 1Ed.) .

(3) Anaunia o Val di

Non nel Trentino.

(4) Tt'e-nli·no e Ti-rola (in

t

Ateneo Veneto t , I bim. 1901).

LIBRO ROSSO h

237

viene come frutice et alta, lasso il giudicio ad altri. Et altri che la sia spetie
di Solano. Ne manco son questo l'amomo ve! pe colombinn delle pandette( 1l.
[Nel suo libro l'Anguillara distinse due specie di amomo, quello di Dioscoride che
egli ritenne essere la pianta qui figurata in Az., 73 e quello delle spezierie che è Siso"
A 1110111u111 L. Qui il Michiel ci fa sapere che I' Anguillara ammetteva come terLa specie
l'Amomo di Plinio che, secondo lui, era la pianta figurata in questa carta.
La presente figura, di pianta fiorita e frutti fera, precede quella del Gesner [n8]
sotto il nome Solaflum /mticesc'1"i. Il Gesner ottenne la pianta nel suo orto a mezzo di
semi ricevuti da un amico di Italia di cui egli non dà il nome).

N. 64 BALSAMI NA

[lmpatiens Balsamina L.]

Nmn - Balsamina da volgari - Balsaminum da Italiani - Balsamkraut
meible da Germani - Viso d'huomo d'alcuni - Herba Santa Catarina a
Bologna et a Pisa.
GENERA - Tre piante con nome di balsamina si chiamano, questa, la
Momordica (•l et le Charanze [Az. 90].
LuoGHO Io non saprei dire sua originale ma in coppia (3) per tutta
Italia son favorita per in belir fenestre et giardini.
[Bella figura di pianta fiorita con frutti immaturi. A parte due frutti maturi, uno
de' quali intero, l'altro aprentesi a guisa di pisside, locchè contraddice alla giusta descrizione della deiscenza che leggesi nel testo : •et quando si piglia questo fruto si difende
et con violenza schfopa et si rivolta come fa anche la Charanzia •.
Questa specie è la Balsamina I I di Anguillara c. 243).

N. 65 CHORCHORUS

[Corchor1ts olitoruts L.]

NOMI Chorcorus da M. Marchio - Sena alesandrina da molti - Corcorus da Crateua, Teofrasto et Nicandro - Anagalide da Diascoride et Plinio Et li nomi seguenti son del Anagalide, Aeritis, Egitis, Gauritis da altri - Hema da propheti - Ophthalmum, Chelidonion da atcuni - Macian da
Romani - Massytepos da Ethrusi - Stipanan da Galli - Cerceraphron da
Daci - Alicacabon, Zelinuros da altri - Nychteritis da propheti - Mecie da
Egypti - Maciago da Romani - Asirrisoe da Punici.
GENERA - Di sena anche k. 80, r99, 200, 2or. Et del Anagalide comun
non l'ho dimostro per esser volgar.
·
FORMA - Suoe radice nere sotil et capilar, dalla qualle ci. viene uno caule
ramoso, rotondo, lissio, rossignio et alto uno bracio fornito di fallate frondi,

(1) • Nelle Pandette (cap. XLII) è pes columbinus. (Ed.}.
(2) Gera.niton. rotzouli/oliunt. L.

(3) Copia.

LIBRO ROSSO I.

crespe, strette et lunghe, simil al amaranto purpureo, ma nel suo princ1p10
dove son il picciolo che le tiene, hanno come doi punte fuora et a gusto come
acetoseto et grasseto, suoi fiori gialli, piccioli in stella et molti l' uno apresso
a l'altro tra le frondi et poi suoi driti corneti comme in sonde sirnil a quelli
del leandro ma alcuni ritorti con suoi semi minuti di imperfetta rotondita
et biavezzi.
LUOGHO - L'hebbi de Soria da messer Marchio con questo nome.
[Pianta fiorita e fruttifera. Il primato della conoscenza della pianta spetta, come
lo provano le parole del Michiel, al Guilandino, che, la raccolse in Siria nel r 560. Più
tardi la raccolse in Egitto il Rauwolf (intorno al 1574) e la conservò nel suo Erbario col
nome • Moluchi Arabum •· In Egitto pure dopo il r58o la trovò Prospero Alpino che la
descrisse sotto il nome di Mcl(}(;hia Scrapio11is (1).
A torto il Clusio credette che questa sp. che egli chiama Alcca egizia fosse la pianta
conosciuta in Italia sotto il nome di Barnia del Cairo perchè questo nome fu sempre dato
ad un'altra malvacea Hibiscm es011lent"s L. qui descritta a c. 2.
Il nome Anagalide di Dioscoride è preso dall' Anguillara che a c. 92 dice : • Crateua
Theofrasto e Nicandro chiamano Corcoro quella herba che Di.oscoride chiama Anagallide.
Et di questo si chiarisce con Plinio•. Forse perciò fu creduto da alcuni che il Corcoro di
Anguillara fosse A»agaltis plioemàa Gouan).

N. 66 INCOGNITA DEL DOlFIN
NoMr - Incognita di Dalmatia - Hiperico spetie da alcuni - Corion,
Androscemon, Chamaepityn.
GENERA - Se fusse spetie de Hiperico sarebbe questa et la volgar perforata sanza l'altre spetie di Androsemo et asciron.
FORMA - Suoa radice pochissima, suoe foglie piccole ruvide con il suo
nervo di mezzo violaceo, suoj fiori gialli da quali ci venghono il suo seme
lungho.
LuoGHO - Nelle Valle di Dalmatia dunde l'hebbi dal Clar.mo Dolfin.
OPPINIONI'- De molti credeno sia spetie di Hiperico ma per non haver
le radice legnose, non mandar succhio vinaceo et il seme in altra maniera il non
·si crede.
VIRTU - Leggi de Hyperico k. 236.
[M .. . .. ).

(1) Nel sec. XV t.tolocbia, alterazione di µaì..>XX'fl• si usava per A1ali:a silveslris L. ed anche per
Allluua offi&inalis L . (Rinio), più tardi si'ricoaobbe essere questa specie di cui si vendevano le tenere
messe nelle città dell'Egitto gridandone il nome per le strade (2 ro).

(2) • Pochi rami sdraiati, fusto eretto semplice, foglie opposte; grappolo povero terminale.
fiori tetrameri, apparentemente gamopetaJi, breven1ente pedicellati. Bene evidente il citato carattere della nervatura nello log.lie ; non disegnato invece il • seme•. (Ed.).

LJ8RO ROSSO I.

239

N. 67 SERPILUM RECTUM
Nol\n - Serpilum rectum da Diascoride - !sopo cilicio da alcuni Zigis da altri - Latex, Cassialan da molti - Pesalen da Egypti et Saem Polion da altri - Meronopus da Egyptij - Cicer erraticum da alcuni - Et
sono nomi si del Serpilum rectum come del Isopo cilicio - Cefarafab da ArabiAstoros da Greci - Numix, Mestrati miseri da Arabi.
GENERA - Se son serpilo specie ne son de piui varieta. Il comune et
altro simile con odore di naranza in monte suman, Et vanno serpendo per
terra - Se hisopo Diascoride ne fa de doi spetie, hortense et montan, ma il
migliore il cilicio.
FORMA - Suoa radice sotil legnosa nera et fornita di sotil et lunghi
capelli, suoj fusti legniosi allati sotili et con intervalli forniti di amuchiate
frondi, lunghete, strete, dure, con suave et acuto odore et gusto, el fior
ancora che mordeno la lingua acutamente di purpureo colore et vengono
nelle summita de' rami et se asomiglia tutta la pianta al Tragorigano dal fior
purpureo, li suoi semi poi lungheti.
LuOGHO - Io l'hebbi di Candia. Et Dioscoride dice nascer apresso alli
siepi, ma piu questo. Credo anzi mi par certo haverlo havuto da uno Errante
venne dalle parti di Cilicia.
[Pianta fiorita; •verticillastro terminale, corolle grandi bilabiate; fusti eretti (Ed.)].

N.

68

ALCHIMILA ALPINA

No~n

[Alchemilla alpina L. (r)]

-

Alchimila alpina da volgari et a Bologna - Pentafilon bianco
da molti - Pentafilo argentino da altri.
GENERA - Se son pentafilon ne sonno altre spetie per le campagne et
vigne volgarmente t2 >. Et non son la alchimila piede di leone scrita inanti
k. 96, ne son un'altra spetie de pentafilon nel libro secondo rosso k . 58.
LuoGHO - Io l'hebbi dal Aldrovandi (305•;', p. 10], qualle mi disse nascer
alle alpi de rio de Lamato ; ùi Toscana et in Schiavonia (3).
OPPINIONI - Alcunni la pone nelle spetie di pentaphyli per haver lei
cinque foglie. Altri per spetie di alchymila vel stelaria ma non scio l'apoggio
di questi.
VIRTU - Se pentaphylon spetie leggi in Diascoride I. 4 cap. 34; per
esser cominune io non .l'ho fatto.
[Ben figurati il rizoma e le foglie di cui alcune mostrano la faccia inferiore ; mal rappresentata invece con puntini la infiorescenza che probabilmente era in cattivo stato
(r) • V. più indietro, al n. 13 di questo Libro. (Ed.).
(2) • Intende di potentilla. che non ha infatti disegnaoo (v. al § Virl1') per esser volgare. (Ed.).
(3) Queste parole ultime lurono aggiunte più tardi copiandole dall'Anguillara.

LIBRO ROSSO I.

quando l'Autore ricevette il campione dalla Valle del Lamato nella Calabria ulteriore.
A ciò dobbiamo il suo parere contrario a coloro che giustamente ritenevano questa pianta
un'alchemilla anzichè una potentilla, com'egli inclina a credere. Il Bonato, lasciandosi
influenzare dalla opinione del Michiel.• classificò la figura, benchè in modo dubitativo,
PoÙntiUa alba, ma quei puntini bruni ravvicinati, di cui parlammo prima, indicano, sia
pur confusamente, un'infiorescenza di fiori minuti, mentre la potentilla sopranominata
è nota per le corolle grandi e bianche. D'altra parte i lobi foliari cuneati e senza cigli caratterizzano bene l'alchemilla alpina.
Ci parve importante classificar bene questa figura perchè essa ci prova che il pentafi llo argenteo dell' Anguillara è AlcltemiUa alpi11a, quindi ali' Anguillara spetta il primato
della descrizione, al Michiel dell'iconografia della presente specie].

N. 69 SOLATRO ORTULANO

..

No~u

- Solatro hortulano da volgari - Strumum da Romani - Cacubalum da alcuni - Allelo da Egypti. - Scubalum da Galli - Astrismunim
da Aphri - Nacbtschau P) da Germani - Et morelle da Galli.
GENERA - Questo et il volgar con il fior bianco (2 ) ; delle altre spetie leggi
nel Libro verde k. 64.
FORMA - Suoe radice di alcun valor di Code. Suoi fusti allati et sotil
con fallate frondi sopra in forma del volgar, suoi fiori et il resto simil al
altro ma · suoi fiori giallezzi et li fusti rossigni.
LuoGHO - L'bebbi di Levante et debbe nascer per gli horti come qui
da noi il volgar.
D ISPARERI NELLA PIANTA = Si per la forma come per forze et virtù sara
questa pianta spetie di Solatro hortulano.
VIRTU - lo credo che si mangia nel suo paese. Come anche il nostro
havegna che qui da noi non sia in uso (3). et son pianta che rinfresca, dunde
ci valle al fuoco sacro et alle ulcere serpiginose al modo che ce insegnia
Diascoride L. 4, Cap. 6I, Plinio L. 2I, Cap. 3x.
[Pianta col fusto· in basso brullo, in alto con poche foglie e fiori . A parte una figura
di ramo fiorito. La pianta dev'esser giu:nta in cattivo stato].

N. 70 SASIFRAGA AUREA DODO.

[Chrysosplenium altemi/olium L.]

NOMI - Sassifragia aurea Dodonei.
GENERA
Varie sonno le spetie di sassifragia come in esse si vederanno
leggi k. 15.
(1) Nacbtschatt.
(2) Solatuon 1iignon L.
(J) È noto che te foglie di Solatuon nig-ru1'i venefiche quaJ\dO son fresche, diventano innocue
colla cottura e si mangiano a guisa. cH spinaci nei paesi caldi cd in qualche località dei temperati
dove fu vinta l'avversione che avevasi per· l 'odore spiacevole della pianta c rud?-·

,.

uano nosso r.
LuoGHO - Ne na,sce tra sassi et luoghi hurnidi 1n Alernagna.
GENERATIONE - De suoi semi ma non I! .ho veduti.
D1SPARER1 NELLA PIANTA - Questa son l'istessa demostra dal Dodonei.
[Pianta fiorita. Benchè poco bella, la figura lascia vedere bene i caratteri della forma
del lembo foliare. li Rinio aveva già conosciuta questa specie e ne avea figurato un. individuo senza fiori sotto il nome Tora alla c. 3n: Il Micbiel la conobbe fiorita, ma non fruttificata, come risulta da quanto egli dice nel testo.
·
·
A torto il Michiel credette che questa fosse la Sassifraga aurea di Dodoneo che è
invece C. oppositi/olim11 L.).

N. 7r HEPATICA PALUSTRIS DODO

[ R anunC1~l1tS aquatilis L.]

NOMI - Hepatica palustre dal Dodonei
Atemalsacher, Azem, Azezalsacher da Arabi.
GENERA - Questa et k .. 242. son poi la volgar. et communa che nasce
ne sassi sirnil alla lenticula acquatica. Son una altra spetie demostra dal
Trago k. 523 denominata jecoraria vel Hepatica fontana con foglie larghe
una sopra· l'altra et fiori in steline tenuti da lunghi piccioli <1>.
LuoGHO - Nasce ne paludi in Italia.
OPPINIONI - Sonno alcuni che la tiene· per specie di ·ranoncolo palustre (i).
DISPARERI NELLA PIANTA - Son la medesima del Dodonei.
[Pianta fiorita ; figura poco buona, mostrante però la differenza tra le foglie aeree
(foglie dell'Autore) e le immerse (frondi dell'Autore).

N. 7z COTILEDON AQUATICUM DOD0.1

[Hydrocotyle vulgaris L.]

NOMI - Cotiledon aquaticurn dal Dodonei - Umbilicum Veneris officine
sed male et Scatum Celi.
GENERA - Essendo questo Cotiledon sonno anche li doi de Diascoride. Il
Cimbalio k. r65, 282. Et nel Libro gialdo k. So et 15.
LuoGHO - Nasce alie rippe et fontane.
GENERATIONE - Vanno multiplicando sopra l'acqua et agumentasi.
[Il M\chiel corregge l'errore di alcuni i quali chiamavano la specie presente Ombellico di Venere, nome spettante a Cotyledon Umbilicus-Vmeris L. figurato a Gi., 80.
La figura è di pianta fiorita. Benchè mal disegnata, essendovi appena delineate le
Eervature !oliari in numero minore del vero e mal distinte le i~fiorescenze, si riconosce
bene la fisonomia della specie.- Dal modo di generazione esposto, pare che l'Autore non
abbia conosciuto i semi, tanto più che al N. 73 esprime l'opinione che le piante acquatiche
non abbiano ordinariamente semi).
(r) Marchantia polyn1orf>ha L.
(o) V. Ro. I, 195.

"

LIBRO

Rosso

J.

N. 73 STRATIOTES POTi!MIOS DODO.
No~n

-

Stratiotes potamios dal Dodonei -

[Stratiotes aloides L 9 ]
Stratiotes et militaris da

Latini.
GENERA - Con nome di Stratiotes son anche il mille foglio et il Stratiote acquatico di Diascoride k. 153.
FORMA - Suoe radice pendente nell'acqua, lunghe et sotili, suoe frondi
di herba stella in folto cespuglio, strete, lunghe, et pocho serate. Uno fior nel
mezo di cinque over sei foglie in rotondita che rasembra al Narciso.
GENERATIONE - Penso che nasca di seme non ostante che sia pianta
di acqua.
(Pianta fiorita. L'erba steUa aUe cui foglie l'Autore paragona queUe della specie
presente è Pta..tago Lagop1ts L. (20).
'
L'Autore. avendo esaminato varie alghe senza trovarvi semi, espresse l'opinione che
in via ordinaria le piante acquatiche si riproducano in altro modo, come appare anche
alN.~.
.
Anche il Dodoneo il quale chiamò questa specie Stratiotes potamios o Sedm" aquatile [ro6, 107) e la rappresentò fiorita, come il Michiel, pure ne dice: • Exeunt ab eodem
et aliae obliquae fibrae quibus uti ranae morsus (•) multiplicatur •.
L'Anguillara a· c. 280 dice: •Non conosco il vero primo Stratiote che nasce nell'acque. È ben vero che vi sorge una sorte di pianta con foglie simili ali' Aloe, ma molto
minori et più sottili, con lunga radice, la quale alcuni hanno pensato che sia il Stratiote
acquatico, ma è cosa chiara che non è d'esso. La seconda sorte chiamata Millefoglio hoggi
ritiene il nome•. È quindi chiaro che la specie qui figurata è lo Stratiote falso di Anguillara].

N. 74

[Trifolium stellatum L]

[Manca il testo. La figura è di pianta con foglie e capolino di calici fruttiferi. Precede quella che diede Gaspare Bauhin (34) sotto il nome usato dai moderni botanici].

N. 75 BRITANICA

[Polygonum Bistorta L]

NOMI - Britanica da Diascoride - Piatamano, Vetonica da altri Bertanih da Avicenna [V. N. 329].
GENERA - Questa et k. 4, tenuta.
FORMA (•l.
LuoGHO - Ne alti monti, Sumano, Baldo et Tedeschi (3)_
GENERATIONE - Io penso nasca di seme abenche non l'habbi veduto.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 247 tiene la sia questa. Aki,ni tengono che
(r) J-/ydrocharis Morsm.,.anae L.
(•) Copiata dall'Anguillara.
(3) Idem.


LIBRO ROSSO I.

243

la volgar Bistorta sia la Brita11ica ma so1mo troppo di'fJere11ti. Et altri la pru11ella [N. 4] come gia l' A nguilara ma si remosse . et ricorse a questa.
[La figura corrisponde abbastanza bene alla sp. P. Bistcrta L. (1) sia per la forma delle
foglie, benchè il I.oro lembo non sia decurrente, sia per l'infiorescenza e per la tinta dei
fiori. La radice è segnata in modo schematico ed•è troppo sottile, benchè abbia le caratteristiche incurvature.
.
È notevole il fatto che sul gambo verticale erano state dipinte tre foglie, come in
realtà porta la specie, ma poi furono cancellate per uniformare il disegno alla diagnosi
dell'Anguillara.
Da quanto è detto nel testo si può ricavare che il Michiel ritenne da principio che
questa specie fosse la ~po-r1Xv!xl) di Dioscoride, ma le parole aggiunte più tardi provano che
egli mutò d'opinione, come la mutò I' Anguillara pel quale la ~po-r«i><l) era Brnnella hyssopi/olia [N. 4). Il nome Berta11il• qui riportato non trovasi nell'Anguillara (2) che scrisse
Brita11ica, riportando la falsa etimologia di Plinio, secondo il quale, la pianta chiamavasi
cosl perchè usata in Inghilterra contro il mal di bocca.
Oggidl la ~pOT«vl><l) di Dioscoride è ritenuta foula Brita1111ica L. ].

N. 76 DAMASONIO DI MARZELLO
NOMI - Damasonio da Marzello (3l. Herba dalla colora (4) da pastori
nel Monte Sant'Agnolo !5>.
GENERA - Questo Damasonio son di Marzello - Et l'Alisma nel secondo
libro rosso a k. 34 son dimandato anchor lui da Greci Damasonio.
FORMA - Suoe radice bianche che serpeno. Con foglia quasi di guado
salvatico ma pellosete.
LuoGHO - In Puglia nel Monte S. Agnolo verso levante apresso alla
marina.
· GENERATIONE - Io penso nasca di seme ma non l'ho veduto.
V1RTu - Suoe radici sonno valorose per purgarsi dunde li pastori pugliesi
la usano per purgar la colera et la fiegnia.
[Pianta ridotta alla parte basilare (figura fittizia) (6)].

N. 77 !RIONE

[Si11apis alba L.]

Nmu - Irion, Ericha geratina ve! Tortella da latini - Erysimon da
Greci - Chameplion da altri - Herculis alphita da propheti - Erethmon da
(1) La pianta che il Michiel chiama bi.sto•ta è un altro Potyconum (Ve .• 16) . Avvertasi che il
contemporaneo del l\1icbiel chiamò la bistorta Herba bri'a11111.ca.
(2) Trovasi in Avicenna.
(3) Dev'essere rti1arcel.lo Ernpirieo del sec. IV aut. • De medicamentis empiricis ecc. •·
(4) Colera.

~rumer

(5) Di Puglia.
(6) • Tutti i§§ N()mi. Forma, L1wcha e Vfrtr< sono completamente dedotti dall'Anguillara. (Ed.).


244

L I BRO ROSSO I.

Egipti - Bedereg (•) et Berongi da Arabi - Hederich et Vuilden senff !ol da
Germani - Velar (3) et de.la Tortelle èla Galli - Cleòme da Otavio Oratiano
L.o 4, cap. I.
,
GENERA - Varie spetie ne descrive Diascoride et uno altro descrito da
Theofrasto. simil al Sisamo. Una altra spetie tenuta demostra inanti k. 206
et una altra simile a questa tenuta per la vera dal Anguilara k. 173 nel
suo libro.
FORMA
Sua radice bianchezza sòtil et di sotil capelli fornita, suoi
fusti s.otili et vencidi alti piui .de gomito, suoe frondi simil ala rucheta salvatica, aspere, acetose, lunghe et per l'intorno grossamente dentate et tagliate,
suoj fiori nel sommo de fusti, gialli, piccioli, di 4 frondi da qualli nascono poi
alcune lunghet e silique, sotille et apuntate con il seme picciolo al gusto acuto
et alquanto forte simil al nasturcio.
LuoGHO - Nasce dove siano ruine et vechi calzinaci; il vero in Abruzzio
et a loreto et a'! lido nostro apresso al Castel vecchio dice I' Anguillara
k. 173 (4),
OPPINIONI - Io ne ho vedute de molte spetie che bene convengono .alla
descritione del Erisimo. Et se bene alcune non hanno suoe silique in corneti
pero non si possono negare di esser spetie di essa almanco.
DISPARERI NELLA PIANTA - Io ho gia deto di . sopra quello poscio
dire, perche possono ben esser corni si driti conie del lion corno (5) èome
anche ritorti come de il toro, anzi nel toro ne sonno che li hanno driti et
altri ritorti.
[Figura abbastanza bella di pian ta con foglie, fiori, e frutti immat uri. Anche pel
Michiel come per vari suoi contemporanei l'irione non era Sisytnbrium !rio L.].

N. 78 POLIRIZON PL.1
NOMI - Polyrizon da Plinio.
GENERA - Questo Polyrison da Plinio. Et de Polirizon ne fa una altra
Libro 2s,. 9 (6) qual son l'herba pbrynon vel neurada.
TEMPO - Io penso la vivino sempre.
AMANO - Luogho calido, solsticio et h umido.
(1) La g deve leggersi dolce. Questi nonù arabi son da.ti nel Rin.io a piante aromatiche della
famiglia labiale.

(2) Wilden Senft.
(3) Vétar.
(4) •Queste indicazioni di località (Abruz.zo e Lido) non devono riferirsi alla pianta qui effigiata,
ma al • vero• dell'Anguillara (p. 173 : Erisin10 vero) il quale nel § (;e11era è indicato solo come una
delle vaf'it. sp. congeneri (« u11a altra sina·ile a questa»). (Ed.).

(5) Corni del liocorno cioè denti dcl oarvalo.
(6) 2j, 10.

LIBRO ROSSO I.

245

GENERATIONE - Io credo nasca di semi ma non li ho veduti.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 213 tiene la sia questa.
[Figura fittizia di pianta sterile fatta dietro la diagnosi di Anguillara (1), mentre la
pianta che Anguillara chiamò polj.rizo di Plinio trovasi 9en figurata in Az., 41.
Come si disse nel commento di quel numero, ì polirizi di Plinio sono tre, cui il Michiel qui ne aggiunge un altro, l'erba phcynion di cui l'autore classico· dice: • radicibus
multis., senza però chiamarla polyrrhizon).

N. 79 SILAO PL.1
No~n

- Silao da Plinio.
FORMA - Suoa radice capillari et biance, suoe foglie tenere, simil al
apio palustre, suo gambo fornito de molti rameti sotilli et nel sumIµo picciole umbelle bianche (2) .
LuoGHO - In su le giare de fiumi et luoghi humidi (J):
TEMPO - A primavera si vede et nel'Esta suoa urnbella.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 219 tiene sia questa.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per quelle poche di dechiaracione ·che descrive Plinio del silao questa pianta si conviene assai bene.
VIRTU - Cuocesi come il cavolo con grande utilita della vesica ci recita
Plinio Lib. 26, cap. 8.
(Pianta fiorita, fg. trilobe, fi. bianchi piccoli in corimbo.
Che cosa fosse il Silao di Plinio non si potè ben sapere "in cau5a della incompleta
diagnosi lasi:iata dall'antico naturalista. Linneo lo identificò con un peucedano che quindi
egli chiamò Peucedanum Suaus (ora Si/,a1ts pratensis Bess.). L' Anguillara a p. 2r9 parla
del Silao e lo Sprengel identifica anche il Silao di Plinio citato da Anguillara con P1mcedanu11• Silaus.
Plinio descrive il suo S!la~s come .Pianta che cr~sce sull~ rive dei fiumi e che è acida
e alimentare, usata contro mal di vescica. Questo di Michiel va più d'accordo colla diagnosi di Plinio (4)).

N. 80 SENA

'

[Cassia obovata Collad.)

No~u

- Sena da arabi et volgari - Ocs da Greci et Latini - Andrasace
da I'Anguillara. Et Picrada, Leucen, Thalassian. Et sonno nomi del Androsace.
GENERA - Son questa, altri tengono anche la Colutea
120). Et ne

rAz..

(1)

Da cui sono copiatì tutti i due §§ Fqnna e l..uogho.

(2) Tratta dall'Anguillara.
(3) ·Dall'Anguillara.
(4) • 1\lla questione non porta ìl M. nessun utile elemento, non dicendo se la. figura - assai
rozza - sia tratta da pianta che egli avesse coltivata nè quale parte, o che notizia avuta su di essa.
coincida con le indicazioni di Plinio e con quelle, da lui copiate quasi testualmente, dall' Anguillara.
Inutile quindi anche ogni tentativo di identificazione. (Ed.).

LIBRO ROSSO I.

sonno una di Candia che viene tenuta per "migliore con silique lunghe et sotile. Leggi k. 65, 199, 200, 201 .
LuoGHO - Sonno portati li suoi folicoli dall'Arabia, ma sonno migliori
dalla Mecha . Et anche in Toscana et Siena ne seminano.
TEMPO .- Ogni anno si semina. Et suol fiori de Agosto et le Taschele poi.
AMANO - Grasso terreno, sole, et alquanto humido.
V1RTU - Le suoe frondi sonno piui giovevol che li folicoli, avegna che
Mesue non sia di oppinione. Attuario physico disse giovar al stomacho per
purgar la colera et flema. Et legesi in sene lib. aggr-Pandete cap. 366.
[Bella figura d.i pianta fiorita e fruttifera. Dal testo appare che il Michiel non solo
seppe distinguere questa specie dalla Colutea, ma nemmeno cadde nell'enore commesso
dal Belon, il quale attribui alla sp. C. obovata i legumi reniformi, alla sp. C. ae<iti/otia i
legumi semilunari: Altri autori, compreso Linneo, confusero le due specie sotto il nome
Cassia Set1a perchè in Europa giungevano misti legumi e foglie di ambedue [294]. Il Michiel andò esente dall'errore perchè fece nascere una pianta nel suo giardino per mezzo di
semi; per hri, come pel Fuchs, la sena era. C. obovata, mentre pei moderni è C. acuti/olia.
Il Michiel osservò che le foglie • son simil alla Colutea ma alquanto grassette• e che
•partito il sole si rastringono una sopra all'altra•].

N. 81 LEUCHANTEMO PL.1

NOMI - Leucanthemo da Plinio.
GENERA - Questo. Et molti con questo nome vogliono siano le Chamamile. et anche il parthenio porta questo nome.
FORMA - Suoa radice piccola, suoi rami alti una spana forniti di sotil
frondi simil all'Abrotano maschio ma bianchezzie, suoi fiori siroil alla Camamilla ma bianchi et vengono nel summo de sotilli fusti son pianta amara et
odorata.
LuoGHO - Nasce ne monti ne son in Abruzzio in monte Corno et ne alti
monti di Dalmatia.
GENERATIONE - Io penso nasca de semi ma non li ho veduti.
[Pianta fiorita. La diagnosi è tratta dall'Anguillara (p. 181), come pure le abitazioni,
sostituendo alla parola «Schiavonia • l'altra • Dalmatia •J.

N. 82 CHUBEBE
NOMI - Chubebe da Serapione - Centromirini da Theofrasto - Carpesio di Galeno - Mirtus silvestris da Latini et Ruscus -- Pongi Topi in Toscana
- Brusco da Spetiali - Oxymyrsine, Myrtachanta da altri - Agonon, scincos, mintha, catangelos, anangelos, aceron, ocneron, cinon, lichene, chamepitis, Bzotis gyrenia, da molti - Herculis genitum da Magi - Myrsin~
Agria, Hieromyrton da altri - Gonos heracleas da propheti.

LIBRO ROSSO I.

247

FORMA - Suoa Radice di gramegnia con la cortezzia rossa et gusto
amara; suoi rami alti in torno a brazzio malagevoli da rompere, pieni di foglie
di mirto ma piu larghe et nella estremita piu acute come lancie. Il suo fruto
rotondo alquanto depresso et largho tra le foglie et maturato rosso nel qualle
son il seme triangulare.
LUOCHO - Di Soria se portano prese da altri luntani paesi.
TEMPO - Sempre verdeggia. Suoi fruti alle fin della esta con il seme poi.
AMANO - Caldo sole et sasso.
GENERATIONE - De suoi semi et anche striapate et divise suoe radici.
DISPARERI NELLA PIANTA - Sanza difficulta questa son il volgar rusco <1>.
(Se come ritiene il Bonato è il Ruscus aculeat11s L., è mal rappresentato : le bacche
rosse sono su gambi separati).

[Se11ecio Ci11eraria DC.]

N. 83 CINERARIA
No~n

- Glautio da Greci - Memite da Arabi - Cineraria da Volgari
- Artemisia spetie da alcuni - Pederos de Pausanio.
LuocHo - Nasce in luoghi maritimi. In Hierapoli di Soria.
OPPINIONI - De molti se inganano chi per tenerla per glautio et chi et
peggio per Crisogono, ma lo si have per cineraria. Et si atenderano areintraziare <2 > le altre fino a tanto che vengono a luce questa. Et molti la ritira a
spetie di Artemisia ma non son de gusto et' temperamento simile. L'Eccell.
Guilandini dissemi esser il pederos de Pausanio autor antiquissirno.
[Pianta fiorita. Nel testo I' A. ne paragona le foglie a quelle del corniculato papavero
(Ve., 57)).

N. 84 CICLAMINO

CIS.~w

[Cucubalus baccifer L.]

NOMI - Ciclamino Cisanthemo da Diascoride - Cyssophyllon dal Ruelio.
GENERA - Son questa spetia di Cisanthemo ma non afermo sia questo
ne manco lo dico. Son il ciclame pan porcin del qual ne son che fa il purp.o una
sorte il marzio et una altra lAgosto. Et dello istesso ne sonno con il fior bianco
come al suo luogo son deto. Et una altra spetie narrata da Plinio deta Chamecissos con una sol foglia et radice ramosa. El resto leggi nel Libro giallo k. 29.
FORMA - Suoa radice di molti cappi che si proffundano in terra bianche
con gusto non ingrato, suoi rami sotil et molti spessamente tra se si invilu(1) • L'accenno al «volgare rusco• mostra chiaramente che al l\i. questo era ben conosciuto;
d'altronde l'accurata. minuta descriziOJ\e non può riferirsi che a pianta poco nota o per lui nuova,
che, malgrado la lontana provenienza, egli veniva.alla conclusione di identificare con l'altra. Ma ben
diversa egli figura linserzione dei frutti e Ja disposizion.c dei cladodi. (Ed.).

(•) A rintracciare.

LIBRO ROSSO I.

pano. Et quelli vanno per terra mandano radici et sono nodati et da ogni
nodo sono rascontrati ramuscoli, suoe frondi nella suoa rotondita si alungano et tutta la pianta si rasembra alquanto alla volgar orecchia di lepro,
hanno gusto acetoso et phetido et ne sonno in molta quantita sopra e' ramuscoli et rascontrate et apresso alle maggiori ne sonno de picciole. Suoi fiori verso
le cime de rami bianchi in forma de calati, concayi con cinque fogline frapade
et tagliade. Poi suo semi lucenti che paiano verisceli da m1,ran neri come
corimbi a uno a uno.
LuOGHO - Io l'hebbi dal Aldrovandi da Bolognia con questo nome.
AMANO - Umbra et humido con sassoso Terreno.
OPPINIONI - De molti hanno oppinione sia questa ma non son fondati,
chi bene ci considera. Et l' Anguillara k. 176 dice non haver conosciuto
pianta che si convenga al Ciclamino secondo de Diascoride. Altri tengono
sia il volgar tamaro con suoe false raggioni meno che aparente. Et alt ri
anchora quella altra vite alba volgar, dunde non scio a cui aderirmi.
(Pianta fiorita e fruttifera. Le corolle sono a cinque petali ed i calie.i persistenti sono
a quat tro lobi orbicolari. ·
:I!: notata nel •Catalogo de l'herbe • mandate da Aldrovandi a Michiel sotto il nome
Cycla111inus 2•; è anche nominata nella lettera scritta dal Michiel 3 Marzo 1553 come
•Ciclamino s.d• •, però il Michiel, citata l' opinione di Anguillara restò in dubbio pure
iscrivendola come Ciclamino Cisanthemo che è appunto il Ciclamino secondo di Dioscoride.
Anche il Mattioli dichiara che il Ciclamino Cissantemo era ignoto in Italia.
La pianta si trova nell'Erb. Aldrovandi, Tom. V sotto il nome Cyclamimts aUera
L 11cae Ghi11i.
Una delle piante che Dodoneo [106) dice esser chiamate Cissophyllum è Cynanclium Vi11cetoxicu111 Pers.
Secondo altri Cyclaminus altera di Dioscoride era dulcamara, Ta111u.s co1111mmis L.,
Lo,.icera Periclymmmn L., Tam1'S eretica L .].

N. 85 M I OSOURON VEL ç"AUDA MURINA DODO.

[ti.fyositrus minim1ts L.]

NOMI -

Miosourum Dodonei - Cauda murina da Latini.
- Suoa radice di coda et capillar ; suoe frondi strete et lunghe
quasi simil all'Arisaro in spesso cespuglio, suoi fusti portano nel summo come
comi che nel principio di essi sono come fiori et uscise il corno.
LuOGHO - Nasce tra sassi et muri.
TEMPO - Sempre verdeggia. Suoi fiori de principio della esta.
AMANO - Sasso, humido et umbra.
GENERATIONE - Penso de suo seme ci nasca ma non l'ho veduto.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo son la istessa del Dodonei.
Fo~MA

[Pianta completa. La figura ha dimensioni circa doppie del vero; è uno dei rari
casi di immagini ingrandi~e. forse coll'aiuto di una lente).

Ll8ll0 ROSSO I.

N. .86 TELEPHIUM DODO.
NoM1 - Thelephium dal Dodonei - Coclearia da herbarij.
GENERA - Leggi k. 6o.
FORMA - Suoa radice di coda et in cappo molto fornita di capillamen,ti,
suoi fusti forniti di fallate frondi larghette et in cima apuntite, suoi fiori molto
minuti nel summo de fusti.
LUOGHO - In luoghi humedi.
VIRTU - Et di questa apartatamente leggerai nel Dodoneo k. 146.
[Secondo Bonato pare Cochlearia off"icinalis L. (•)].

N. 87 FLAMULA DODO.
NOMI - Flamula dal Dodoneo et da herbarii.
FORMA - Suoe radice di sotil rami che si proffundano foltamente forniti
di capillamenti. Suo tronco over fusto grosseto fornito di lunghe et serrate
frondi, suoi fiori uscisse tra le frondi verso la sumita tenuti da lunghi fustini
m ruosa (2) di cinque frondini simile al ranoncolo.
LuoGHO - Nasce ne prati et rivi.
GENERATIONE - De suoi semi penso ci nasca abenche non li ho veduti.
[Pianta a fiori bianchi e frutti verdi (follicoli fusiformi)].

N. 88 ANISUM

(3)

[Pimpinella A11isu1~ L.]

[Manca il testo. La figura è ben fatta e rappresenta una pianta fiorita e fruttifera,
priva. delle foglie basilari che erano cadute e di una delle quali c'è disegnato il picciuolo].

·N. 89
No~n

- Se non fallo questa pianta m1 par la Blataria, ho .posta nel
Libro Verde k. 23 (4).
[Figura notevole per bellezui, che rappresenta una pianta fiorita e fruttifera. È
anzi strano che il Michiel abbia potuto credere di aver a fare colla blattaria (Verbascu"'
Blattaria L.) che aveva ben figurato nel libro verde).
(1) • Infatti la figura appare copiata in tutti i particolari dal Telephium (=C. officinalis)
dcl Dodonco (Tri1on priQrt'"' d8 Sli1'fJit4n1 his!oria cono11t111tarùwuni ccc., 1553, alla pag. citata) (Ed.).

(2) Rosa.

(3) • In carattere ordinario e greco. (Ed.).
(4) • Manca ogni altra indica.ione. Alla fig. del Ve. 23 somigliano solo i fiori, le fg. essendo
tutte (anche le fiorali). ovali lanceolate acute e grossamente dentate. (Ed.) .

••

LIBRO ROSSO !.

N. 90 ASPLENO

[Ceterach offici11arum Lam. et' DC.]

NOMI - Aspleno vel Cetrahc, Aplinium, da Greci - Scolopendria da
altri - Splenio, Hemionio, Herba indorata da molti - pterix, Lonchitin,
Aturion, Phrigian, Philtrodoten da alcuni - Mustele sanguinem da Magi Splemon da Arabi et Secolapendron, Alutribe.
.
FORMA - Suoa radice de molti et neri capelli, suoe frondi molte in
caspo strette et lunghe, intagliate atorno et li intagli non scontrano et
formano come picciol et rotonde frondi sopra a ramuscoli da l'una et l'altra
parte con il roverso ruvido et giallezzio simil al animai chiamato scolopendria. Et viene nel ordine del polipodio ma menor et rotonde.
LuoGHO - Ne sassi, muri et luoghi oppachi. In Candia il migliore. Et
m Italia ne sonno.
GENERATIONE - Germina et multiplica dunde possunsi dividere.
OPPINIONI - Molti solevano usar per l'Aspleno la Lingua cervina volgar
chiamata Phylitis.
DISPARERl NELLA PIANTA - Questa son l'Aspleno et si acorda bene con
la descritione di Diascoride.
[Pianta fertile. Da quanto dice l'Autore sulla generazione ben si comprende che in
questa felce egli non vide i sori dissimulati sotto le squame e perciò non sospettò come
ai N.i 109, no, 123, 242 la loro funzione riproduttiva.
È singolare cl}e, avendo di nuovo figurato la presente specie a N. no, abbia veduto
in quel campione i sori che non vide nel campione il quale servì di originale alla figura
di questa carta].

N. 91 GALIOPSI LANOVITAZ
Nmu - Ga!iopsi, Lanovitaz (•) nella Bosna et in lingua schiava voi
dire marobio.
GENERA - Varie spetie sonno dimostre da volgari per la Galiopsi ma
questa si puoi creder esser vera. Et anche ci sonno che tengono la ortica
!atea demostra a k. 252 fata per il lamio.
LuOGHO - In la bosna (•) et monti di Friule, apresso alle Case et lungho
alli fossi Et ne sonno in Gretia (J).
GENERATIONE - De suoi semi penso ci nasca abenche io non li babbi
veduti.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 278 tiene che questa sia la vera Galiopsi
havendo lui veduto che in diece giorni una strega mora sanno (4) una Turcha
(1)

Slenovitac.

(2) Bosnia.

(3) Tutto copiato dall'Anguillara.
(4) Sanò.

LIBltO ROSSO I.

251

nelle parti della Verana delle scrovole. Molti si cresero (r) che la volgar scrophularia sia la Galiopsis.
[Pianta con fiori colore scarlatto, bencbè l'A., seguendo !'Anguillara, li chiami nella
descrizione purpurei (•).
Il nome slavo slenovitac appartiene in fatto alla specie Ma-rr11biu111 vulgare L.; e fu
copiato dall' Anguillara il quale pure scrivendolo lanoviJaz dice che è tanto strano che non
potè trascriverlo esattamente, essendovi prima della l .una lettera che non si può ·esprimere coi nostri caratteri (3).
Il Galiopsi di altri autori contemporanei e:ra invece Lami"1n Orvala L. [62]).

N. 92 VERBASCO LICHNIDE
No~i1

-

Verbasco lichnide da Diascoride -

[ Lyclinis Coronaria Desr.]
Gioton da volgari - T hriali

da altri (4).
GENERA - . Se questo Gioton son il Verbasco licnìde ne sonno che fa il
fior purpureo et che lo fa bianco. Et de Verbaschi leggi nel Libro verde
k. 244 [243, z4s. 246).
LUOGHO - Nasce nelle campagnìe et massime il purpureo più commune.
OPPINIONI - Il Fuchsio et de molti altri tengono che questa sia il Verbasco lichnide, ma il F uchsio non lo pone questo nella suoa prima opera,
nelli verbaschi sequitando.
DISPARERI NELLA PIANTA - Quanto al particolare che narra Diascoride
delle frondi de il Verbasco Lichnyde questa non ostante che la non ha cosi

numero terminato nelle suoi frondi come dice lui tre over quatro, viene nel
resto benissimo.
[Pianta con fiori rossi e fiori bianchi, men.tre l'autore stesso dice che i due colori
sono distribuiti in diversi individui. In altre carte del codice troviamo simili modi di
rappresentazione per economia di spazio.
Col nome Licnide coronaria l'Autore figurò a N. 48 la specie affine Agroskmma
Gitliago L.
1 La specie qui figurata non è il Verbasco licnide dell'Anguillara che trovasi al N. 297].

N. 93 ' INCOGNITA

[Bupleurum tenuissimum

L.J

NOMI - Incognita di Francia.
FORMA - Suoa Radice sotil scura di fora et dentro bianca, dalla qualle
surgono lunghi et sotil surcoli over rami nodati et molto allati, suoe fron(r) Credettero.
(2) • Nulla aggiungendo le indicazioni del ~1. a quanto dice !'Anguillara, la fig. non può ritenersi fatta ehc ad illustrazione dell'ipotetica Galiopsi di questo; nessun significato banno quindi
le somiglianze che vi si potrebbero ricercare (p. e. co·n Scut.l/aria miMJ' Huds.) {Ed.).

(3) Nel codice Rinio c. r58 è rappresentata con una ç ma la scrittura è di uno dei glosatori.
(4) • Nel Fucus (p. 845): c .. .. alii autem Tbryallida appellant> (Ed.).

252

LIBRO ROSSO I.

dicelle alli nodi strete ~t lunghete et le prime sonno maggiori apresso le radice
-con gusto medecinal et aromatico con alquanto di amarezza, suoi fiori tra
le frondi piccioli che si discemeno apena pur sonno gialli, suoi semi Poi a
doi (x) in sieme congiunti sirnil alla perfoliata ma minori con color di finocchio con odor et gusto sirnil alla radice del ireos molto gentile:
LuoGHO - Io l'hebbi dal Tholomeo di Francia.
TEMPO - A primavera ci nasse, suoi fiori de zugno con il seme poi. Et
cosi ogni anno ci nasce.
AMANO - Sole et acqua assa.
GENERATIONE - De suoi semi ogni anno seminati.
VIRTU - Son gentil et valorosa pianta, il suo seme giova alla peste confortando il Cuore. Et sue frondi per essere aromatiche et amare scalda et
conforta dunde fia bisognio.
[Pianta fiorita. Benchè essa fosse nuova per l'autore che la chiamò •incognita '"
pur egli seppe notarne le analogie colla per/oliata che in fatto è un congenere (B. protractttm Hoffgg. et Lk., Ro. I, 325). malgrado le gran differenze nelle foglie e nelle
infiorescenze. Notevole è la diligenza con cui descrive la pianta che infatti non era una
novità solo per lui, ma anche per gli altri, trovandosi figurata solo più tardi dal Colonna [83] sotto il nome 81.pk,ttrum 111foi1111mt].

N. 94 CIRCEA VEL DIRCEA
No~u

- Circea ve! Dircea.
TEMPO - Io penso che viva sempre verde, suoi fioreti de maggio et il
seme poi.
OPPINIONI - L'Anguilara k. 229 tiene che questa <2 > 'sia la Circea Et
Plinio nelle virtu che li atribuisce le fanno al contrario di quello narra Diascoride et Galeno.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta si acorda benissimo con la
narracion de Diascoride de Circea. Et quella dimostra Trago k. 579 non fa
silique simil al fen greco come cometi.
[Pianta fiorita e fruttifera).

N. 95 CONSERUA PL.'
NOMI - Conserva (3) da Plinio.
FORMA - Nuota sopra l'acqua con foglie molto lunghe, sotilli et vuote
di dentro sirnil a Giunchi.
(1) A due.
(2) • Non riportando il M., nei §§ FOYma e LW>gho, che dati cavati dall' Anguillara, la figura è
da ritenersi eseguita sulla descrizione della pianta da questi osservata in Abruzzo. (Ed.).
(3) Conferva.

LlllRO ROSSO I.

253

LuoGHO - Nelli rivoli delle Alpe dice Plinio <•l et in altri luoghi ancora.
TEMPO - Io credo che sempre stia verde.
AMANO - Acqua continua et rivi.
GENERATIONE - Multiplicano per suoe radici.
[Pianta sterile ; secondo Bonato pare V allimer;a].

N. 96 STELARIA

[Alchemilla vulgaris L.)

NOMI - Piede di Leone dal Fuchsio - Stelaria da volgari - Alchemilla
da molti - Synnau, Louencapen, Louensusz, Unser frauen mante! da Germani.

GENERA - Una altra spetie ne son k. 13 di Stelaria - et de Alchemilla
alpina k. 68.
- LuOGHO - In alcuni monti de Italia, nell'Austria et in monti fredi di
Trento. Et in prati.
GENERATIONE - Multiplica alquanto per radice. Et d'il seme ancora
ma io non l'ho osservato.
[Pianta sterile. A parte disegnata una foglia in grandezza naturale.
La figura è meno completa di quella che diede il Rinio a c. 3 col nome erba stella (•).
Il Michiel non conobbe i fiori e ne parla, riportando da altri, dicendo che han.no forma
di stellette, però attribuisce il nome s~llaria alla forma delle !Òg!ie •rotonde ed incantonate come stelle • avvertendo che le foglie stesse •nel suo aprirsi sono riserate et crespe •
(vernazione pieghettata).
L' Anguillara a c. 235 chiamò la specie pure Akhemilla, Stellaria ed anche Pianta
leo11is (piede di leone)).

N. 97 HERBA LAURENTIA

[I. A iuga reptans L.)
[II. Veronica spicata L. ?]

Nmn - Herba laurentia et consolida media da Latini - Morandola da
Senesi - Gulde guntzel da Germani ·- Artetica da le pandette et primula
veris - Bugula dal Dodonei.
GENERA - Molte et varie sonno le spetie di Consolide. Et di questa
Laurencia credo sia una istesa la depinta [I] et la mostra [II], ma la mostra
son piccola per esser nata ne sassi, pur nel fiore ci pare qualche differenza.
FORMA - .... [II] L'altra mostra apare una istessa, ma ristretta per nasser
tra sassi ; et il fiore pare in spica.
(1) • Comunque, la fig. non corrisponde affatto al passo di Plinio (Hist. n<U., XXVII, 45):

e spongea aquarum duleium verius quan1 muscus aut herba, villosae densitatis atque fistulosae•. (Ed.).
(2) La stellaria di Rinio è Ox<Uis et>rnietdata L. a c. 310.

254

Ll8RO ROSSO l.

LuoGHO - In quantita ne prati et vigne per l'Italia, Et di l'altra mostra
nell'Alpe.
TEMPO - Per ogni staggion si vede, suoi fiori de Magio.
AMANO - Luoghi humidi et umbrosi.
GENERATIONE - Multiplica per suoe radice. Et di semi caduti ancora.
OPPINIONI - L' Anguilara k. 237 tiene sia l'artetica delle Pandette [I]
Et il Fuchsio la pone per consolida media.
[Ambedue le piante son fiorite. La. seconda è mal disegnata, ma ha i caratteri di
Veronica spicata. Fu fatta sopra un individuo· le cui foglie inferiori erano distrutte. Comunque fosse malandato il Micbiel osservò la differenza di forme nei fiori quindi ammise
solo dubitativamente che si trattasse di specie nel medesimo genere.
Secondo il Ghini[303, p. 31-32) la Britanica di Dioscoride erà l'Erba di S. Lorenzo].

N. 98 LINGUA SERPENTINA

[Ophioglossum vulgatum L.]

NOMI - Herba senza costola da rustici - Argentina, Luciola da molti
Lingua serpentina et Ophiogloso da Latini - Naterzunglin <1 > da Germani - Langue de serpent da Galli.
FORMA - Suoa radice pocha l?t capillar di colore che nel palido giallegia con sapore alquanto acetoso, et da questa ci viene uno lisio fusticello alto una quarta (•), et nel suo mezzo porta una fronde tenera grasseta et lisia sanza costola nel mezo, nella cima d' il fusticello poi ci viene
una picciol frondicella riserata et in se per longho ritorta atalche (3) dal principio di essa fronde (4) parche (5) nascano una lengueta tenuta da uno sotil
picciolo. Et si assomigliano a doi picciol verdi vermini insieme congiunti.
LuoGHO - Ne humidi prati et apresso fossi per tutta Italia et massime
nel Milanese.
TEMPO - De maggio si rivede et presto .si perde.
GENERATIONE - Non saprei gia affirmare come ci nasse per non oservato si fa semi over serpisse.
[Ammirabili la tinta ed il rilievo. lLa fronda fertile è immatura ed ba solo segnati
con macchiette bianche i posti dei sori, onde si spiega come il Michiel in questa felce
abbia riconosciuto pel color verde la natura fogliacea di quell'organo, ma non abbia potuto verificare il modo di generazione, che sospettò in altre felci (N. 109, 110, 123, 242)].
(t) Natterziioglein = linguetta viperina.
I

{2) • Quarta = -

del braccio mercantile, il quale equivaleva a circa m. o.68 per Ja Jana e

4

a m. 0,63 per la seta. (Ed.).
(3) A tal che.
(4) I.a sterile.
(~) Pare che.

T A\'. X\'11 1

(L R°'"' I, ')8)

• Lingua serptnt1na •
[Opl11oglos.su11t 1,:11/galum L)

LIBRO ROSSO l.

255

N. 99 ONOBRICHI
NOMI - Onobrichi da Greci - Eschasmeuen, Hypericon, Corion, Chamae pityn da altri - Opacan da Romani - Brichilatan, Loptan, Jocinalen
da molti, - Aniassexe da Dacj.
Foru.-IA - Suoa radice sotil di coda. Suo fusto allato, alto un gommito ;
suoe frondi sotil, rascontrate con intervallo sopra e rami, simil alle lenticchie,
strette, lunghete. Suoi fiori nel ·bianco purpureggia, con la bocha aperta
di forma tra la genesta et l'antirino; suoe silique sotil et lunghe con il
seme lungheto, nero et sotil.
LUOGHO - Nasce in luoghi fontanosi et ne hebbi dalla Megella. Et
luoghi incu!ti.
[Pianta fiorita e fruttifera(•)].
N. 100 NI GELA

[I. Nigella damascena L.]
(II. N. sativa L.]
[III. N. arvensis L.]

No~u

- Nigella da latini et volgari - Staniy et Carvum da Arabi Papaver nigrum da Romani - Malanthiurn C2J, melanspernicum (3) ve! Gith
da Greci - Nielle da Galli - Meconia et agrion melana da molti.
GENERA - Ne sonno de varie specie ma pero consimile, una son piu
vagha nel fiore [I] Et quella minor da il seme citrino chiamata Cuminela
fa le foglie piui longhete [Il] Et son tenuta per il Cimino salvatico secondo
di Diascoride. Et leggi nel secondo libro rosso k. 39.
FORMA Suoe radice de tutte sonno di coda. La sua herba amara
simil al coriandro, minuta piccola et tagliata, ·suoi rami tenui, sotil, alti
un gomito, pieni di sotil frondi, nelle summita (4) suoi Capitelli Cs> rotondi,
tenui, piccoli, simil al papavero et ha quatro Come (6) et entro vi sonno
suoi semi tra divisure separate come Cartilagine, neri et la minor citrini
con gentil odore et sapore ; suo fiore che dovea dir prima celestino in stella.
LuoGHO - Ne sonno tenute ne giardini de semplici. Et in puglia ne
sono assa.
TEMPO - Ogni anno si semina Et da se di semi caduti ci nasse.
OPPINIONI - Volendo esser suoe foglie come il senetio fa dubitare che
.
(t) • L'identificazione nel commento si arresta a confronti preliminari. Figura e descrizione
paiono indicare. salvo il colore dei fiori, Golega offwinalis L. (Ed.).
(2) Mclanthium.
(3) Melaspermon.
(4) • li testo porterebbe veramente sunnita. (Ed.).
(SJ CarpeUi.
(6) Stili.

LIBRO ROSSO I.

queste non siano il Melanthio che narra Diascoride. Et quella minor spetie
son tenuta per il Cimino silvestre secondo (II] - Et quella altra maggiore
da il fiore piui bello il Mattiolo la dimostra per l'Isopiro a k. 1238 [I).
VIRTU - Quella minor [II] che son tenuta per il Cimino silvestre secondo
da il seme bianco il qual son mirabil per le ventosita et debilita de stomaco
ma bisognia pigliarne poco alla volta. Et prendendone molti de semi di nigelle
sono pericolosi a morte Et giova a tutte le cose che hanno bisognio di
astergere, tagliare, scaldare et desicare....
[Tre figure, la maggiore di pianta fiorita e fruttifera, una a destra di pianta pur
fiorita e frut tifera, una a sinistra di piant a fiorita.
Gli individui osservati dal Michiel aveano frequente il carattere dell'ovario quadricarpellare come apparisce dal testo e dalle fig11re].

N.

101

GNAFALIO

Nmu - Gnafalium da Greci - Hires, Ampetocon, Anaxiton, Anaphalin
da altri - Semeon da Egypti. - Gelasoneri da Galli - Tucularem, Albinum da molti - Rhurkraut da Germani - Chamezelon da Plinio - Centunculun da Romani.
GENERA - Il <1»gnafalium et Cartaftlago sonno tutti uno come molti si
credeno, son questo et una altra specie simile quivi sequente, ma pero vi sonno
qualche differenza nelle forme suoe dunde questa una et doi altre sequenti.
LuoGHO - Nelle humide campagnie et nelle sponzie de pozzi.
OPPINIONI - Molti tengono che il Gnafalio et il Cartafilago siano tutto
uno. Et altri si credeno che il Centunculo di Plinio sia tutto uno ma son altro
come chiaramente si vedeno.
DISPARERI NELLA PIANTA - Quello che ci narra Diascoride del Gnaphalio son pocho et malie si puote rintraziare, pur questa pianta per quello
lui dice ci conviene benissimo.
[* Figura di buon disegno, corrisponde alla diagnosi anche nel particolare, ben
reso, dei capolini maturi • in forma dc occhi de oselo•; discorda solo nel colore che
non dà l'aspetto della pianta, su cui il M. insiste,• biancbezzio et tomenticio•. Rappresenta certo un G11aphaliu111 e pare Gn. luteo-aJ.bum. (Ed.)] . .

[I. Filago germanica L.]

N.

102

-

Nmu - Cartafilago da volgari - Impia da Plinio - Burchidj da Arabi
papirus da Greci - paliurus vaporium da altri.
GENERA - Molti vogliono sia specie di Gnafalio demostro indrieto nel

CARTAFILAGO

(1) • Sopra. Il e' è scritto Sé; e questa correzione quadra meglio colla frase. (Ed.).

257

LIBRO ROS.SO I.

foglio inanti. Et una altra specie in questo medesimo foglio ne dimostro. Et
di Impia leggi nel Libro azuro k. 101.
FORMA - Suoa radice sotil debile et pocha (rl, suo fusto allato, alto un
gommito, rotondo, sotil, fornito di fallate frondi, simil al !inno ma minor,
bianche, pellose, strette, picciole, lunghete, et spezate destirano da sè come
bombaso et son tutta la pianta bianca et pellosa. Suoi cirri <2 > nel summo
de rami et tra le frondi come bache di platano ma picciole che ci restano,
da suoi lucenti (3) , giallezi et poi di sotil come lanugine che se ne volano con
il seme tanto sotil che si discerne apena. L'altra mostra son pianta bianca
con foglie di bosso piui lunghete et li fiori di Leucoijo, et son anche lei
tomenticia.
LUOGHI - Nelle Campagnie, monti sassosi, in monte Cavallo, in Alemagnia, et nelle Alpi di Toscana.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 203 tiene sia questa l'Impia di Plinio.
Et l'altra mostra son tenuta per spetie di Cartafilago anchora lej. Dunde il
Gnaphalio, il Cartaphilago et l'Impia sarebbe secondo questo parere tutta
una istessa pianta.
[L'habitat indicato al § Lucgko riguarda la I fig.

N.

(4) ].

103 HYPECOO
No~u

- Hypecoo da Diascoride - Hyppopheon da il Ruelio.
GENERA - Questa, et nel libro verde k. 257.
FORMA - Suoa radice piccola bianca di profunda coda ; suoi rameti
molti che surgono da la radice alti men che quarta, sotili, rotondi, nodati ;
et da ogni nodo suoe picciole et rascontrate frondi, lunghete, simil alla ruta
ma minor et sotile, al gusto acetosete,, con molti minuti fiorini come rn
umbella verdezzi.
LuoGHO - Nasce ne campi tra le biade, et ne giardini ancora, et
arzeri.
OPPINIONI - L'Eccellente Anguillara k. 268 dice non conoscer pianta
si confazzi con l'Hipecoo et che habia la virtu del oppio.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per quel pocho che ci narra Diascoride
della forma del Hypecoo, questa viene bene, ma per haver le virtu come il
liquore del papavero dice lui non sara questa.
(È una stellata].
(1) E cosi è disegnata, mentre nel Rinio v 'è un grosso rizoma obliquo.
(2) Infiorescenze.
(3) • È forse da supplire • fiori • ? (Ed.).

(4) • La II

pare

una cariofillacea. (Ed.).

258

LIBRO ROSSO J.

N. 104 BELIS

[I. Bellis perennis L.]
[II. Aster alpinus L. ?]
[III. Globularia v1dgaris L.]

Bellis et consolida minor da latini - Margarite et pasquete
da volgari - Monat blumle et rote blumle da Germ. - Des margarites
et des pasquetes da Galli - Verbascula minor da aicuni - Et Verbasco
coronario da Greci - A phyllantes cioe frondifiora et botonaria quella spetie dal
fior azuro da simplicisti [III].
GENERA - Varie sonno le spetie di bellis che variano nel fiore et piui
varie sonno le spetie di Verbaschi. et ne sonno anche una altra con foglie sotil
come ·apar depinta [Il]. Et de Verbaschi legi nel Libro verde k. 244 [III].
OPPINIONI L'Anguillara k. 186 ritira quella spetie dal botone azuro
alla Aphyllantes et questo per la timologia del Vocabulo che voi dir frondifiora et quella spetie minor son retirata ancora lei nelle spetie di bellis. Et
molti con errore si credeno essere il symphito petreo (•).
NOMI -

[Cinque figure. La maggiore che occupa il mezzo, molto bella è di Bellis perennis L .
a calatide doppia e semiflosculi rosei, altre due figure presentano due scapi della medesima specie, uno a calatide doppia e semiflosculi bianchi, l'altro a calatide semplice e
semiflosculi rosei.
·
Jn alto v'è la specie indicata a foglie lineari (•).
In basso un ramo con foglie e fiori della sp. chiamata Aphyllantes (Globularia vuJ.garis L .) pur notevole per bellezza di disegno e colorito. La figura doveva esser.completa,
ma non si vedono le foglie radicali che d evono esser state tagliate via nel raffilare il foglio.
Di questa specie I' Anguillara ha il primato per la descrizione, il Michiel per l'iconografia.
Una specie di Globularia con vari nomi fra i quali Aphyllanthes Theoph. Pandectario
c'è nell'Erb. Aldrovandi III, 67].

N.

105 TUSSILAGO MINOR

[I. Homogy1UJ alpina Cass.)
[Il. Soldanella alpina L.]

No~11 Tussilago minor da molti moderni simplicjsti - Becchion da
altri - Ungia cavalina da volgari - Farfara da Padovani - Peccha di
Mula (3) - Ciclamino di Plinio - Herba Tora da altri - Rhichion, Petrinen,
(1) Il Mìchiel non intese bene !'Anguillara il quale non diceche Aphy/Janlks significhi frondiflora, anzi ne dà nel suo testo la vera etimologia quando dice che la voce è comune • ad ogni sorte
di fiori che non facciano fogUa alcuna • e e.be • il suo fiore è senza foglie•· È vero che ne1 titolo e-gli
la chiama • Aphyllanthes ciò è Frondiflora •, ma la particella cioi indica semplicemente una sinonimia,
non già una traduzione, come ben si deduce da. altri titoli p. e.: a p. 64 • Del Vitice ciò è Agno Casto•
e a pag. 165 : e Absinthio seriffio ciò è Marino • ove nessuno ammetterà che la seconda parola sia una
traduzione della prima.
(•) • Le linguette son colorite, come tutta la figura, a tinta a.sai sbiadita, e si potrebbero supporre gialle ; ma la diagn0$i dice questi fiori • pallidi• né la varietà di tinte che precedentemente
cita (bianco, azzurro, purpureo, giallo) include il giallo per i fiori del raggio. (Ed.).
(3) Orma di mr.Za, per la forma delle foglie (#ca in veneto significa QYma).

LIRRO ROSSO I.

259

Pegenon, Pithion, Pagonaton <•>, Chameleucen, Procheton, Acrophyllon,
Chamegereon da altri - Scarthra da Egyptij - Populaginem da alcuni Asan da Bessi.
GENERA - Di queste minor sonno due spetie come la pitura il dimostra.
Et la Farfara volgar poi. Se ciclamino di Plinio intenderai qui sotto. Se
herba tora il medesimo. Et in Libro gialdo k. 2 Et in Libro verde k. 28 de
Aconito Tora.
LuoGHO - Nasce ne monti sassosi et frigidi. Et io ne hebbi da monti
trentini.
OPPINIONI - Alcuni lo tengono per il Ciclamino Plinio. Altri vole sia
Herba Tora, ma la radice non lo comporta. Et molti simplicisti per spetie
di Tussilago.
DISPARERI NELLA PIANTA - Par si acosti meglio questa pianta per
spetie di Tussilago che per !'altre oppinioni.
[Ambe le piante sono fiorite, la prima trovasi a sinistra, la seconda a destra. La
prima figura, più bella, sarebbe la prima in data (perchè l'Asarina di Mattioli identificata con Homogy11e alpi11a Cass. [279, '?81) ha i fiori fittizi) se non fosse preceduta da
una figura del secolo XV [20) coi nomi 1mg,.la cabali11a, farfara].

N. 106 SPLIT

[Corydalis lutea DC.]

NOMI - Split alchimentarum da Dalmatini - Fumaria fumus terre
da volgari - Capno da Greci et coridalium - Chelidonium Capnites et Capnium, fracuntes Aetij - Mermariten, capnogorgion, peristerion, chantarida, Chalcorci <» da altri - Onix da Egyptij - Tucin da altri - Corion
agrion da molti.
GENERA - Sono· li familiar delle spetiarie una con il fior purpureo (3),
et l'altra bianco (4l. Et questa fa le foglie maggior et il fior giallo essendovi
specie - Et nel libro giallo a k. 76.
LuoGHO - In monte de Dalmatia in quantita, et anche in qualche
monte d'Italia.
TEMPO - Sempre suoe frondi verdeggiano. Suoi fiori quasi tutta l'Esta
et le silique .poi con li semi.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 282 non la pone nel Capitolo di Capnos
questa, ma da molti son cosi tenuta.

( l) 1t0y6W.l'tOV•

(2) • Forse sbaglio di lettura da x.«J.-xox.pf, come si trova nel Dioscoride curato da Marcello

Virgilio; e eosl più sotto Onix da. x•lle (Ed.).
(3) Fumaria o{fici1udis L.
(.j) F. paroifiora Lam.

260

LIBRO ROSSO I.

DISPARERI NELLA PIANTA - Per la forma et anche per il gusto non par
che errino quelli che poneno questa pianta per spetie di Capnos.
[Pianta fiorita e fruttifera.
Il nome slavo split fu notato anche dal Mattioli come dato alla specie presente.
Lo Sulek 11on ne tenne conto e notò splt'.t come nome della sp. Pegamtt11 Harmala L., fondandosi sul Rinio che lo fa sinonimo di liarmcla, mla silvestris. Però devesi osservare che
il Rinio all'articolo harmel (c. 458) figurò Corydalis li;tea DC. per cui siamo indotti a ritenere che qùesta sia il vero split dei Dalmati].

N. 107 COTULA PHETIDA

[Anthemis Cotula L.]

NOMI - Cotula phetida da Latini.
LuoGHO - Nasce in abundanza per cortivi et in ogni luogho, ma per
esser sopra lei comesso errore pero per dimostrarlo lo figurata.
GENERATIONE - De suoi semi da se caduti voluntieri con impacio de
cortivi ci nasse.
OPPINIONI - Il Matiolo de Partenio parla di questa et dice che se
inganano quelli che tengono che il partenio sia questa cotula phetida.
[Pianta fiorita crescente in un terreno sparso cli altre piante selvatiche figurate in
minor proporzione. A destra un gallo il quale serve a far capire quanto è detto nel testo
sui luoghi preferiti da questa specie vegeta.le.
L'errore cui allude il Michiel fu commesso da vari botanici anche esperti [53, 123]
i quali credettero che questa pianta fosse il partenio. Il Mattioli lo fece notare e figurò
il partenio - che qui è al n• 326 - ma non figurò la specie presente ; perciò il Michiel credette opportuno di effigiarla, be·nchè sia pianta comune ed ingombrante, come
'
dice l'Autore.
Avvertasi però che, un secolo prima di Mattioli e Michiel, le due specie erano state
ben distinte dal Rinio; ne fanno fede le figure 270 e 274 del Libro de' Semplici).

* N. xo8

POLMONARIA

[Pulmonaria otficinalis L.] ·

Nmu - Polmonaria dal Corolario, 424.
GENERA - Di questa ne sonno che produce il fior bianco, et che lo fa
celeste purpureg. 0 Di polmonaria ne parla il Trago k. 524 con foglie piane
una sopra l'altra, et pentechiate che nasce sopra sassi. Et chiamasi anche
polmonaria il speudo <1 > celtico demostro inanti k. 29r.
FORllfA - Suoa radice grossa X pico! deto, scura, fornita de lunghi et
sotil ramuscoli, humida et aquosa, et se ne serpe per la terra. Suoe frondi
pellose, aspere, tenute da concavi et lunghi piccioli et sonno macchiate di
bianco, di forma lunghete et larghe -come il ·verbasculo, humide et aquose. Il
(I) Per Pseudo.

'

LIBRO ROSSO I.

261

suo fusto aspero, alto uno palmo, fornito con intervallo di picciol frondi, et
nelle sumita suoi fiori, in alcune bianchi et in altre nel celeste purpurescente, et venghono molti insieme ; suoi semi poi che ci restano negli vascoli
del fiore.
LuoGHO - Apresso afonti, luoghi hum~di et aquosi.
TEMPO - Con il fredo si perde, et a primavera rimette. Li fiori de
marz10.
[Figura molto belJa per disegno, colore ed esattezza ; a parte un ramo fruttifero,
che restò resecato dal raffilare il foglio (Ed.)J.

N. 109 LONCHITE SECONDA

[I. Aspidium Lonchitis Sw.)
(II. Polypodium vulgare L. (* ?)]

NOMI - Lonchite seconda da molti - Lonchitin trachean da Greci
Longinam et Colubrinam da Romani - Mon reale da Pugliesi Cetrach ramoso dal Anguillara [I]. Felze spetie da alcuni quella seconda
mostra [II].
GENERA - La prima son con foglia di porro [Ve., 204) la seconda questa [I) et una altra sequente [k. no). La prima nel altro libro verde k. 204. Et
di questa ne sonno anche una altra mostra [II] da molti tenuta, et da. altri
per spetie di felze. Et di !'altre per ess.er commune non le dimostro. Guarda
nel Trago k. 537.
FORMA - Suoe radice di molti sotil, intricati capelli neri, suoe frondi
in lunghi ramuscoli, atacate per picciol picciolo, aspre, et minutamente per
l'ambito intorno come sotil pelleti et ripieni e (1) ramuscoli che ogni ramuscolo
par una sol fronde. Et sonno simil al cetrach ma piui lunghete, aspere et
ogni una se asomiglia al fero de una lancia over spedo da cingialli, dunde de
quivi ha preso il nome di lonchite. Et quelle son verso le cime son signiate
da rotondi et picciol segni come puntj dal suo roverso. Il fusto allato et
concavo. Di l'altra mostra [II) son de grandi rami con rascontrati ramuscoli
forniti di strette et lunghete fogline simi!. all'altra, ma nel principio non
ha quel cantone in fora et non son dentate.
LuooHo - Nasse ne monti altissimi in Puglia, tra sassi. Et apisa (•) per
·
le Coline di monte nero.
GENERATIONE - Io penso multiplica per radice et quelli punti sonno
soto suoe frondi potrebbesi esser a qual che tempo cadute le foglie et produr come semi et quelli nascer poi.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 241 tiene che questa· sia spetie di Cetrach
(1)

• e, come altrove, equivale a i [Ed.).

(21 A Pisa.

262

LIBRO ROSSO I .

ramoso. Et altri di lonchite tutte due queste mostre. Et alcuni questa seconda
mostra la ritira a spetie di felce.
[Come in altri luoghi (N. no, 123) il Michiel sospettò la funzione riproduttiva dei
sori. Benchè qui sia citato, a proposito delle felci, il Trago, è evidente che al Michiel
sfuggi il passo nel quale il botanico tedesco annunzia di aver fatto le semine con buon
successo, perchè, se l'avesse avvertito, il sospetto si sarebbe mutato in certezza.
La figura della prima pianta occupa buona parte del foglio e fa vedere i sori ; della
seconda specie è figurata solo una foglia sterile e perciò l'Autore dubitò se fosse o no una
felce (1).
li nome mm che presso gli autori arabi significa manna deve alludere ai sori imma·
turi çoperti dall'indusio di cui son tempestate le foglie a somiglianza della manna di cui
parla Avicenna: • ros cadens super lapides et plantas • l

N. no LONCHITE SECONDA

[Ceterach otJìcinarum Lam. et DC.]

NOMI - Lonchite seconda dal Anguillara. Et li altri nomi si lege nell'aJ.
tra inanti C2J.
GENERA - Nell'altra inanti k. :ro9.
FORMA - Suoa radice capillar. Et son del tutto simile molto alla scoJopendria vel Citrach, ma il gusto la manifesta che questa son molto aspra
et in cio si discerne una da l'altra.
LuoGHO - In Gretia, al Zante et in Dalmatia CJl.
GENERATIONE - lo mi credo multipla per radièe, di semi soto le foglie
non l'affermo.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 241 tiene che questa sia la lonchite seconda
et non quella del Trago [N. 109].
DISPARERI NELLA PIANTA - Quanto alla forma che della Lonchite seconda
ci narra Diascoride, questa ci viene benissimo.
[Questa specie fu già descritta e figurata al N. 90 e qui il Michiel la effigiò di nuovo
come specie differente, basandosi su quanto disse I' Anguillara il quale classificò come
Jonchite seconda un individuo di ceterach colle fronde divise dicotomicamente (anomalia
non rara nelle felci) e colla faccia superiore scabra per peli. Siccome l' Anguillara parla
di asprezza, il Michiel credett e volesse alludere al sapore, mentre l'aggettivo 'T()OCXÒTtpoc
che vi si trova si riferisce evidentemente alla superficie del lembo.
È notevole che nel campione figurato a N. 90 il Michiel non vide i sori nascosti sotto
i folti peli, qui invece deve averli veduti perchè li chiama semi].
(r) Del Polipodio il Durante (97) vide le lo-glie fertili ma ne parla così • ha nel roverscio delle
frondi certe macchiette senza seme•· - • Se si deve però tener conto dei particolari delia diagnosi, la
fig. di questa II specie rappresenterebbe non una foglia completa (donde l'ipotesi di Pofypodium Vl<l·
gaYe) ma un segmento fogliare pennatopartito (uno dei • rascontrati ramuscoli •),i cui lobi (e togline •)
essendo nettamente picciolettati giustificano l' afiermata somiglian.za con quelli della I. Da questa'
interpretazione risulterebbe la corrispondenza della figura a fronda sterile di Osmunda ngalis L. (Ed.).
(2) Cioè nella precedente.
(3) Dall'Anguillara.

LlB.RO ROSSO I.

N. III DELPHINIO
No~n

- Delphinio da Diascoride - Hiacinto da alcuni - Bucino da
Latini - Diachysis, paralysis, camarus, nerion, sosandron, cronion da altri.
GENERA - Ne sonno due specie, questa et una altra piui sottille. Et ne
son una spetie nel Libro verde k. 140.
FORMA - Suoa radice una sola, ramosa, suoi fusti alti doi palmi et maggiori con picciol frondi simil a Delphinj, sottille, intagliate ritorto et lunghete,
Il fiore purpureo simil a bianche viole. TI seme ne baccelli simil al miglio.
LuoGHO - In Francia ne son molto corispondente a questo Delphinio
et nasce in luoghi aspri et aprichi.
TEMPO - A primavera si vede. Et suoi fiori de Giugno con il seme poi.
OPPINIONI - Molti sonno inganati tenendo la sena per il Delphinio volendo atribuir al folicolo quello che Dia.scoride dice alle frondi. Et altri la
consolida Regal causando lo istesso errore ma da il fiore alle frondi (iJ.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta si acorda bene con la discretione assegnia Diascoride al Delphynio.
(Foglie curvate, terminanti ad amo od uncino

N. II2 CALITRJCA .

(2);

fi. rossi in grappoli terminali].

[Adia11tum Capillus-Veneris L.]

No~n

- Capi! Venere da Volgari - Adianton, Challitrichon, trichomanes, ebenotrichon, argion, coryon, eryngion da Greci - Epier da Egypti
- Cincinalem da Romani - Terre Capillum, supercilium terre, coriandrum
putei, et capillus porcinus da Latini - Phithophthethela da Daci - Bersegasten (3) da persi - Capillul algel da Arabi - Frauuenhar (4) et Junckfrauuenhar (;) da Germani - Ruta muraria et Sassigria da moderni latini Pterion, Hopterin da altri-Capillarem da Romani-Et son n9mi del Adianto
et del Tricomane.
GENERA - Due spetie ne pone Theophrasto et Diascoride, una qualle
sonno volgar et questo tenuto anche per·spetie di esso - Son poi il tricomane
et po\itrico et noti anchor loro et tutte sonno di equa! virtu, et ne dimostro
una spetie nel secondo libro rosso a k. 65 con nome di Ros solis - Et in questo
legi k. 630 (6).
(1) • Questa osserva2ione (v. anche indietro, n• 57) è dell'Anguillara. (Ed .}.
(2) • La forma delle foglie. in cui è evidente la voluta somiglianza con la figura convenzionale di
un delfino, e la diagnosi completamente dedotta da Diosco1ide fanno giudicate la figura fittizia. (Ed.).
(3) Nel Rinio barseroasen.
(4) Frauenbaaie.
(;) Jungfrauenhaaie.
(6) Sbagliato ìn luogo dì 36o, numero della. carta di questo libro dove è descritto l'Adianto di
Teofrasto.

LIBRO ROSSO !.

LuoGHO - Nasse ne sassi et vechie muraglie in levante.
GENERATIONE - Credo multiplica per suoe radici.
OPPINIONI - Molti la prende per sassifragia capillar de Diascoride. Et
Plinio par che lui la ponga per il tricomane over fidicula et cio ne chiarisce
Theophrasto. et il tricomane son il volgare politrico.
[Stelo di colore rossiccio con pochi lobi sterili in cima ; in forma di triangoli senza
alcuna nervatura. Dai segni a matita si comprende c!Je il disegno fu lasciato a mezzo.
È strano che il Michiel abbia creduta esotica que~ta felce tanto comune nei nostri muri
umidi e già figurata coi sori da altri botanici a lui anteriori (Rinio c. 263)).

N. II3 ELATINE

[Linaria Elatitie Mili.]

NOMI - Elatine da molti - Veronica femina dal Fuchsio - Helitropio
minore dal Dodonei - Rapa salvatica in Francia - Athinin da Arabi.
GENERA - De veronica questa femina. Et il maschio k. 192 et leggi li
- De Elatine 239.
OPPINIONI - Il Falopio la tenea per I' Elatine - L'Anguillara k. 244
dice che la Veronica femina questa son tenuta per l'Elatine. Et k. 258 dice
non conoscer la vera Elatine - Et il Dodonei dimostra per Elatine la quarta
spetie d' Alsine a depinto il Fuchsio. Et per I' Helitropio minor il fa questa.
Et se inganano parimente coloro che si credeno che la Numularia, et altri la
volgare Pimpinela sia l'Elatine.
[Pianta con foglie e coi gambi portanti i calici, mentre le corolle o mancano o sono
appena segnate da un punto colorato. È evidente che, quando si fece il disegno, quasi
tutte le corolle del campione (facili, come si sa, a staccarsi) erano cadute, le poche superstiti erano avvizzite ed irreconoscibili.
L'Autore supplì a tal deficienza nel testo ove d.ice che i fiori sono• di colore di sopra
pavonazio et di soto bianchi con la bocha aperta et da driedo un spironzin quasi simil
alla consolida speron di cavaliere [N. 57]).

N. II4 IAR

[Nuphar lutei~m S. et S.
* an potius Limnanthemmn nymphoides Hoff. et Lk.]

No~u

- Jar da le Pandette.
FORMA - Suoa radice va serpendo per l'acqua come la gramigna in-terra,
son simil alla nimphea et va sopra l'acqua. et son di qualita frigida. Suoe foglie
rotonde minore della nimphea. Il fiore giallo minore del papavero cornuto.
LuoGHO - Nel fiume Jar dunde a preso il nome [? <1 >].
(1) • Arbitraria interpretazione dcl passo citato [269; cap. 370] che dice soltanto: • jarfluminis. i. pianta similis nenupharo et est submersa cum aqua, ex aqua pa.rum apparct" L'Anguillara
che riporta questi caratteri non ne deduce nè un toponimo Jar nè l'etimologia da esso del nome
della pianta, anzi per questo scrive: e nelle Pandette nella lettera J. della Jar f!uminis >. (Ed.).

T A\'. X I X

(L. Ros:KI I , 11 5)

I.

• Brionis i,JX.."(.'.ÌCs •

lSilA'i/rnga nuuro;dts A Ll.J

!

LIBRO ROSSO I.

265

OPPINIONI - L' Anguillara k. 238 tiene sia questa.
DISPARERI NELLA PIANTA .- Per quel pocho ne descrive le Pandette
questa puoi esser il suo Jar.
[Pianta fiorita ; figura poco buona (•J.
Il Bonato trascrisse erroneamente Sare e giudicò la pianta : • Stratiotes colle foglie
presso a poco della pi~cola Ficaria •).
·

N. IIS BRIONIS SPETIES

[Saxifraga muscoides Ali.]

NOMI - Brionis spetie da molti - Muscus, splachnon da altri Lichen da altri - Aynech, Alusue da Arabi - Licena da Greci - Usnec
da altri.
GENERA - Il volgar Brion son noto a ciascuno, et questo se son specie di
esso come si crede. Et il Brion Thalassion k. 284. Et 50 Brion da Democrito
il Caucalis.
FORMA - Suoa radice di picco! capelli, et son tutta la pianta piccolina
che si discerne apenna et bellissima. Suoe comé frondi minute sotil che apare
uno musco et capilar che appena se in alza dalla Terra come pello, fa poi
alcuni et de molti fusticelli alti doi dit a che portano piccolissimi fìoreti
gialdi.
LuOGHO - Nascitur in altissimis iu.gis, mi scrisse l'Aldrovandi.
GENERATIONE - Diè <2 l produr seme facendo fiore. Et da se caduto
debbesi nassere.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per esser tanto minuta son tenuta per spetie
di Brion.
[Pianta fiorita. Dal testo apprendiamo che la prima conoscenza di questa specie
l'ebbe l'Aldrovandi che mandolla al Michiel (3), il quale ne fece la diligente diagnosi che
abbiamo riportato e per primo la figurò, precedendo di due secoli Alberto Haller e Gianfrancesco Seguier).
(t) • La figura fu probabilmente fatta - per quanto male - in ba.se alla descrizione dell'AnguiUa..ra, che il M. non fa che parafrasare e con cui si spiegano le corolle tetramere. L'attribuzione
a una specie nella nomenclatura attuale non può qui.mdi avere interesse che per r interpretazione
che il M. ba inteso dare alla descrizione stessa. A questo riguardo è però da notare che l'AnguiUara,
nell'ammettere la. somiglianza delta sua pianta con la ninfea e nello specificarne le differenze. non
rimanda alla notizia precedentemente data (p. ~3S) affermando le due ninfee • non solo dal fiore
bianoo ma etian dio dal fiore giallo o notissime per ogni acqua dolce d'Italia : ed egualmente il l\f.
omette il riferimento al foglio 40 dcl I. Verde dove entrambe le specie sono pure dette comuni.
Ciò fa. pensare che essi la considerassero come distinta anche dal N. luleutn; e le indicazioni del
fusto strisciante ramificato e del fiore 1ninore concorderebbero per supporla corrispondente a-i
Li1t1tzanlhmnon. (Ed.l.
(2) Deve.

(3) • Infatti, col nome di Brionis spes, si trova al n. 62 (c. 32) del CaJalogo de I' Herbe mandale
(dall'Aldrovandi) a M. Pietro A111.o Arf ich~lt genti/'huO'JHO Venetia110 pubblieato da G. B. DE TONI
[305••]. (Ed.).

LIBRO ROSSO I.

[.11-felilotus offecinalis Lam.]

N. II6 CITISO

Nmu - Cytisun, relioem da Greci - Lotum magnum da altri -- Tribolo
et Trifolium maius da Romani - Trifolio cavalino et odorato da volg.
GENERA - De Cytiso anche libro azuro k. 122 et a k. 148 <1l. Di questo
ne son con il fior giallo et con il fior bianco et se rafronta con la discretione <2 l di Diascoride se non che non son cosi canuto et simil a uno Rbamno
Et de loti ne sonno varij, vedi a k. 199, 200, 201 Et nel libro verde loto di
Iidia 120. In libro azuro lothos k. 48, IIO, 108, 155· Ne sonno anche altre
spetie de volgari come quel dal occhio. Et il salvatico.
LUOGHO - Ne prati, argeni non ci manca in Italia, ma il vero Citiso fu
ritrovato in isola detta Cytiso (3)' et poi nelle Isole Ciclade, discorendo poi
nelle provincie di Gretia (4).
OPPINIONI - L'Anguillara k. 83 dice che molte piante se dimostrano per
il Cytiso, ma confuse tra la Discritione di Diascoride et quella di Theophrasto
et quella di Galeno che son la genesta phrigia per oppinion de molti. Et il
Mattiolo credeva per esser questo herba et non albero.
[Pianta fiorita. Il Bonato con dubbio ritenne che la figura rappresentasse C. Laburnum L. ma le piccole dimensioni delle foglie·e dei fiori, la disposizione dei grappoli, il mar·

gine ondulato delle foglie caratterizzano l'altra specie (5). Valerio Cordo l'aveva già de·
scritta col nome Pseuda "Jli.s•is.
Dal confronto delle diagnosi ricavai esser questa la pianta di cui !'Anguillara ricevette i semi da Scio e fece vegetare nell'Orto botanico di Padova, ritenendola il Citiso
di Galeno. Più tardi, a quanto pare, modificò le sue idee e classificò come Citiso di Galeno
un'altra leguminosa (Az., 122) ].

[Achillea tomentosa L.]

N. II7
No~11

-

Helycriso spetie. Li altri nomi legi k. 324. Millefoglie spetie da

molti.
GENERA -

K . 323.
Ne patavini monti in qualche uno, nel Bologniese et in

LuOGHO Romagnia.
OPPINIONI - Son tenuta da molti per spetie di mille foglie. Et da altri
per sp. di Helicriso.
(1) Medicaga arbOYea L.
(2) Descrizione.

(3) Cythnos (Kù&voç) modernamente 01pp<d.
(4) • «Prima eum mortali bus ostendit Cytnus ex Cycladibus una, et ex •a omnem peragravit
Graeciam· et Italiam" Cosi Marcello Virgilio [186, p. 536] nel commento al cap. de Cytiso. (Ed.).
(5) • Il M. conobbe anche la sp. prossima M. a//Ja, perché nella diagnosi, parlando dci fiori,
li dice • in alcune bianchi et in altre gialli». {Ed.).

LIBRO ROSSO I.

DISPARERI NELLA PIANTA - Per suoe frondi tiene piui similitudine con
il mille foglio che con l'Abrotano come ci vuole Diascoride essere quello del!' Helicriso.
[Pianta fiorita ; figura abbastanza buona, precedente quella data dal C!usio [78]
sotto il nome Stratiotes milk/olia {lav() flqre. Notisi come giustamente il Michiel trovò
questa specie più prossima al millefoglio che all'abrotano].

N. II8 I NCOGNITA
NÒMI - Incognita da molti - Chamedris mascolo dal Fuchsio.
GENERA -· Il Fuchsio ne pone 4 spetie due di mascoli et due di femine:
questa, una; et l'altra k. 251. Et una femina il pone la sideritis tercia ho
demostra k. 347 Et l'altra femina simil a questa ma maggiore <1 >.
FORMA - Suoa radice capilar et scura, suoi fusti allati, alti un gommito,
legnosi, rossigni, forniti di rascontrate frondi di forma alla scrofularia minor!
al suo intorno dentate, et comminciano rotonde et finiscono lunghete, di
gusto amare con pocba acetosita, suoi fiori piccolini, inca,nadi, del summo de
rami come in spica. Suoi semi poi in vascolini stiacciati, piccolissimi et ·bianchezzi.
LuoGHO -- Credo haverla havuta d'Augusta.
TEMPO - Pocho ci manca non stia sempre verde. Suoi fiori de maggio,
il seme poi.

N. rr9 ABSINTIUM MARINUM

[Artemisia coerulescens L.]

No~n

- Assenzio marino da volgari - Absinthium serephium ve! sandonicon da Greci - Santonicum da Romani.
GENERA - Tre spetie ne nomina Diascoride: la prima il commune et
non lo dimostro. Il secondo marino che son questo. Il terzo il sardonio et
per esser simile al pri.mo non acasca (2) dimostrarlo pontico 120 et 235 de
Santolina (3).
LuoGHO - In Egipto a Taphorisi (4), l'optimo nel monte Tauro. Et in
(1) • Figura di pianta. fiorita. e fruttilcra, in cui è notevole la bolla rappresentazione dc.Uc foglie
opposte nella perpendicolarità delle successive coppie. I grappoli, non terminali come dice la diagnosi. ma ascellari, sono lungamente peduncolati.
Dal confronto con le due figure dei Chamacdrys mas dcl Fuchs [123] la pianta risulta somigliante, se mai , alla :ze. (Chamaedrys vulgaris n1as = Vtrl)11it.:a CJw.ntaedrys L., p. 871); ma forse
meglio alla Cb. vulgaris !emina (ib. ; p. 872). che del resto il M. dice • simil a questa t. (Ed.).
(2)

Occorre.

(3) Dopo aver dichiarato di non descrivere nè l'assenzio pontico o comune, ~è il santonico o
santotina., il ?.fichiel li figurò ambedue e perciò aggiunse i numeri delle carte ove sono illustrati. Notisi
che la carta seguente ove è descritto l'assenzio pontico fu incollata più tardi.
(4) Taposiris presso Alessandria, oggidì Abusi.r.

268

UBRO ROSSO I.

Italia alle salse ripe et maritime coline, in Monte pagano di Abruzzio, in
Toscana et in Monte nero di Pisa. Il terzio sardonie nasce in la Bosna et Ungaria et in una cita nella Francia dimandata Santonica <•>.
AMANO - Humidita salmastra et sole.
OPPINIONI - Son da avertire impero Diascoride l'assomiglia alla Santolina, dunde ò che questo non è lo serephio, overo che la santolina non è
l'Abrotano !emina impero non si rasembrano insieme. Et dice che l'Abrotano
femina ha le foglie intorno a rami et sfesse come quelle del Absinthio serefio. Et la Santolina le produce minute che paiono pico! vermini. Et quello
che 1 Fuchsio depinge per Absinthio pontico el Dodonei lo dimostra per
San tonico: qual di loro non eri C•l giudicate] voi. Et Galeno parlando d' il
Serephio disse quello che del Santonico descrisse Diascoride. Et de molti non
ci mancano che si credeno che la semencina sia il Canabel di Serrapione che
son terra et non semi.
[Pianta fiorita. Anche l' Absinthium marinum o seriphium deW Erb. Aldrovandi,
voi. II, n• 247 è A . coemlescims; invece J' Absinthium marinum del Rinio [246, al
n• n9] è A. Dracu11c.tl14s L].

N.

120 SENENCINA SPETIE

No1111 - Semenzina sp. da simplicisti - Absintio pontico dal Aldrovandi
Abrotano mascolo spetie da molti.
LuoGHO - Alle marine di Candia dunde l'hebbi.
OPPINIONI - Da molti simplicisti è tenuto per spetie di semenzina. L' Anguillara k. 167 tiene che il seme santo sia lAbrotano mascolo. Et se questa
fusse bianca crederei la fusse quella che il parla lui, ma penso sia almanco
specie di quella. Et 1 Aldrovandi me la mando con nome di Absintio pontico.
Et son tenuto da molti il nostro usual per il pontico.
VIRTU - Li Romani il celebrava ne sacrificij Io.ro. Et le bestie di esso
pascendosi rimangono sanza fiele. Son adunque amaro, acuto et constrettivo
et pero calido nel primo ordine, astersivo, deseccativo nel terzio ordine et
corrobarativo, ma il succhio son. assai piui che l' herba, la qualle provoca
l'orina, facendo digerire et purgando li colerici humori .... Et con errore ho
scrito da driedo n9 de semencina over santoncio che doveva notar ~uivi,
ma legerai li.
(1) La Santonia (Saintonge) è veramente una delle antiche province dcl Regno d i Francia,
non una città; del resto l'etimologia è giusta ; essendo invece falsa qut11a che trovasi anche in libri
moderni (171) secondo cui San.toli·na sarebbe corruzione di S['-nttol·inei cioè pianta santa per le virtù
mediche.
(2) Erri.

T.w. XX

• Albuti1on •
(. lbutUort Avice1ouu Gaertn.]

LlllRO ROSSO I.
Le parole scritte al cap. Virtù nella pag. precedente e da trasportarsi qui sono :

Il santonico son quella pianta chiamata semencina et seme santo in confetato alle spetiarie per dar alli fanciuli per vermi. Et son de virtu de il deto
serephio.
[Pianta fiorita. Figurata a parte, con maggior diligenza, una foglia.
L' Absinthium ponticum dell'Erb. Aldrovandi, secondo l'illustrazione del Mattirolo [192) è Artemisia pontica L. ; ma questa figl!lra non corrisponde : pare un Senecio (r) .
L' Abrotanum mas dell'Erb. Cesalpino è Artemisia camphorata Vili.).

N.

121

PEPLIO

[A ndraclme telephioides L.]

NoMJ - Peplio da Hyppocrate - Portulaca marina et silvestre et felichium da Latini - Andrachnen agrian et pellium da Greci - Alfargi da
Arabi.
GENERA - Tre spetie sonno le Portulache herbe, questa et doi di commune et volgar che si mangiano. Et di Peplido altre 3. Leggi nel Libro verde
k. 205 pero ponendo anche il volgar Peplo.
LuoGHO - Nelli Licll apresso al mare et in Istria assa ne sonno ,alla punta
de Trieste passato il monasterio del ordine de San Francesco.
OPPINI<)NI - L'Anguillara k. 295 dice esserne de due spetie et de piui
ne ha veduta una terza spetie in Abruzio.
DISPARERI NELL4 PIANTA - Questa si accorda benissimo per il peglio.
[Bella figura di pianta fruttifera. La specie era stata effigiata un secolo prima dal
Rinio (c. 22) sotto il nome di Portulaca marina; però la figura presente è superiore per
esattezza di disegno e vivacità di colorito. Ben più tardi la figurò il Boccone [44], come
già si avverti nel Commento al Rinio.
La somiglianza fra le lettere p e g nella scrittura del sec. XVI fece sl che in questa
carta ed in altre si scrivesse pegli() in luogo di pepli(), donde il falso nome latino ptllilm1
che troviamo più ~opra].

N.

122

ALBUTILON

[Abutilon Avicennae Gaertn.)

NOMI Albutlion Avicennae - Alcea Theophrasti.
FORMA - Suoa radice di bianca coda con capegli fornita. Et da lei
surge uno rotondo, liscio, allato fusto alto piui de brazzio, fornito con intervallo di frondi di rotonda forma che finiscono apuntite, simil alle zuche
ma minore, nelle sumita suoi fiori gialli di cinque togline con tristo odore,

(r) • Fusto basso (t alto una spanna • dice il M.) ramificato largamente a cori.mbo; capolini.
gialli, mediocri. (Ed.).

.

l.18R0 ROSSO I.

270

et quasi di forma de ranoncolo ma piui serato in campanela, da qualli ci
venghono suoi rotondi capitelli con phetido odore come da malitia <•l di Gatta,
che formano per l'intorno come ruota che nelle cime loro sono come apuntati
spini, et dentro sonno compartiti da molte cartilagine, tra le qualli ci sonno
molto seme nero et dentro bianco. Et sarebbe rotondo sempre che non gli
mancasse una delle quatro parti di esso.
LuoGHO - Nelle campagnie et argeni in Lombardia ne son in coppia, !2 >
in luoghi humedi pero.
·
OPPINIONI - Da molti son tenuta per l' Albutilon d'Avicenna. Et da
altri per l' Alcea di Theophrasto.
[BeJ!a figura di pianta fiorita ; a parte un ramo fruttifero. Il numero dei carpelli
è minore dell'ordinario (che è di quindici), oltre a ciò il numero dei rostri (n) è dispari,

mentre dovrebb'essere pari, contandosene due per carpello. Con tuttociò la figura e la
diagnosi mostrano nel complesso uno studio accurato. Notiamo fra altro il carattere delle
logge polisperme («molte cartilagine• ecc.) che distingue questo genere da altri della
famiglia che le hanno monosperme (Malva) od oligosperme (Hibiscus).
Un'altra figura è data nel libro giallo N. n7 ed in essa il numero dei carpelli è
maggiore, ma il numero dei rostri è pure dispari (21)).

N.

123 PHILITIDE

[Scolopendrium vulgare Sm.]

No~n

- Phyllitide. Phyllon et Acaulon da Greci - Lingua cervina,
falsa scolopendria da volgari - Silvestre lapatum da Latini.
FORMA - Suoe radice molte, fomite di scuri capegli con triste odore,
sopra a qualle molte unite frondi dimorano di lungha forma et tre dite
larghe, liscie nel suo drito con ·il roverso per traverso certi rilevati segni et
la costola per longho molto rilevata. Al gusto acerbe, non fa fusto, fiore,
ne seme se da quegli segni non ci fusse qualche di semi.
GENERATIONE - Multiplica alquanto per suoe radice ma io mi credo
che babbi semi soto le foglie in quelli segni.
OPPINIONI - Molti con errore si crede la sia la Scolopendria over Cetrach
et per questo mi mossi a dimostrarla. Et altri anche si credeno sia l'Homionite,
qual è differente come da driedo si vede [N. 3).
[Il Marsili [x89]' loda il Michiel per aver, nella descrizione di questa pianta, insinuato l'idea che i rilievi bruni alla pagina inferiore della foglia fossero organi generativi.
Quest'idea trovasi esposta anche in altre carte ove son descritte felci (N. 109, no), mentre è singolare che al N. 3 ovè son figurate con gran chiarezza i sori, l'Autore dichiari di
non conoscer la generazione della pianta ivi descritta.
(1) Sterco.

(2) Copia.

LIBRO ROSSO I.

La presente figura è artisticamente bella, ·ma non raggiunge la esattezza scientifica
che in altre si trova.
Erroneamente, il llfarsil! dà al Michiel il primato della sopracitata scoperta (qui
esposta in modo dubitativo). asserendo che i Botanici si avvidero del fatto solo lungo
tempo dopo il nostro Autore. Prima di lui se n'erano accorti il Trago e Valerio Cordo;
anzi il primo seminando i sori maturi riusci a far nascere le felci [88, 3o6].

N. 124 BUBLEURO

[Bupleurum petraeum L.]

NOMI - Bubleuro Plinii da molti Greci -- Costa bovis da Latini.
LuoGHO - In Monte Suman, nella strada va da Verona a Bressa, et in
Dalmatia et in monte Baldo <1 >.
OPPINIONI - L'Anguillara k.· 169 dice che Demetrio lo dimostra per
albero et Nicandro per herba. Et Plinio L. 22. 22 lo descrive. Et son herba
che si mangiava et questo per essere assai di gusto agrato potrebbe esser
quella. Ma quanto 3.lla timologia di Bubleuro che voi inferir Cossa di bue non
scio come questa si possia aplicare.
[Pianta fiorita ; figura notevole per l'abbondan1,a delle parti. È la pianta che l' Anguillara trovò nelle località sopra citate e di cui dice : •potrebbe essere il Bupleuro, di che
altro non posso dirvi•. La constatazione è interessante, trattandosi di specie sporadica].

N. 125 CLINOPODIO

Nm.u - Clinopodium da Greci- Cleonicon, ozimoides et zopiron da altri,
pulegio montano et piede di lettiera da volgari - Herba orbiculata da latini
- Xirbeldost da Germani - Pillolet da Galli.
FORMA - Suoa radice legnosa, nera, fornita di sotil capegli, suoi fusti
alti piuj de gommito, sarmentosi, riquadrati et sottilli, suoe frondi rascontrate, picciole, simil al serpolo ma maggiore, poc}lo dentate, di buono odore
et pocho constrettive con alquanto del amareto. Suoi fiori piccioli rossigni
qualli venghono intorno al fusto in forma di ruota con intervallo da una
man <2 l de verticelli all'altra et pregni di minuto seme di scuro colore
simil al psilio ma minore (3).
LUOGHO - Nasse ne monti sassosi di Lombardia et in la valle Annania.
OPPINIONI - Alcuni tengono che il Clinopodio sia quello ch'il Fuchsio
figura nel suo ultimo herbario per l'Ozimoide.
( 1)

Eccetto la prima, località dedotte dall 'Anguìllara.

(2) • Da un gruppo. (Ed.).

(3) • 11 disegno in.felice - specialmente per i ve:rticilli per lo più nudi o alme.no scostati dalla
rispettiva coppia di foglie fiorali - {a accordare pOC31. fiducia alla figura ; ma la. diagnosi accurata

fa pensare, con la prima delle due ipotesi del Bonato, che la pianta rappresentata possa essere Satureja aij>ina Scbeele. (Ed.).

LIBRO ROSSO I.

DISPARERI NELLA PIANTA - Se Diascoride non assomigliasse suoi fiori del
Clinopodio al marubio, potrebbesi creder che ci fusse questa, ma sonno
questi minuti ma bene con quel ordine. Quella altra poi che dimostra il Mattiolo k. 860, se bene li fiori si acordano meglio, le foglie poi sonno tanto piui
disconvenevole, dunde anche per non sentirsi tanta acutezza quanto il bisogniarebbe, non credo haver veduto il vero clinopodio fin hora .
[Pianta fiorita. Secondo il Bonato è Tl1ymt•s patavinus o Zygis].

N. 126 VIOLA PASA IL MAR

[Viola tricoùrr L.]

No~n

- Viola da Costantinopoli. Et passa il mar da volgari. Viola flamea
da Latini - Herba trinitas da offi.tini - Jacea et herba clavela da herbarij
- Pensees da Galli - Leucoij, Viole zope et tripolio da molti, leger qui soto
- Rosam marinaro, Iovis florem, Tagetem indicum, seu Phlogium questa
spetie da molti.
GENERA - Di questa ne sonno di fiore pavonazo come viluto con gentil
odore <1>, altre con fior mezzo azuro et mezw bianco <•> et altre con fior
candido (3) et giallo (4). Et sonno poi le viole zope (5) che per esser commune
non le dimostro. Et ne sono da varie sorte di doppie et di ugnole, pavonaze,
di azure, di gialle et di bianche, et sono anche le leucoie arborescente di varij
colori (6).
LuoGHO - Delle commune in varij monti et tutti giardini. Delle bianche
et gialle ne ho vedute in monte Suman, delle vilute rosade io l'hebbi da
Costinopoli <1>.
OPPINIONI - Di le Leucoie ne sonno una spetie di Levante piui piccola
che nasce apresso il mar con li fiori che variano nel colore, dunde alcuni si
credeno che la sia spetie di tripolio, come anche I' Anguillara 289 si tiene.
Et io non l'ho figurata per esser in tutto simile alli volgar leucoij, anzi io
credo che sia la pianta istessa et domesticata si agumenta. Et de molti si credeno che il Turbit delle spetiarie sia il tripolio non considerando bene le suoe
qualita.
·
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa son la istessa chiamata Trinita da
volgari.
(1) Var. lw•Unsis DC.
(z) Var. an;ensis Murr.

(3) V. all>a Bess.
(4) Var. saxatilis F . W. Scbm.
(5) V. odorata L.
(6) CheiYa11lh1-s, MaJthiola.
(7) Costantinopoli. Nel linguaggio italo-levantino il nome txoppo lungo della città venne accorciato e così troviamo le forme Coslinopoli, CospoJi ed anche Poli tuttora usa.te.

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I, 127)

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• I .unaria nco1oraJi$i •
[l'aruassui pal ust1·is L .]
Flora loot11lt

diti Lido.

LIBRO ROSSO I.

273

VIRTU - Gli Leucoij sonno di astersiva virtu, ma per esser si noti non li
figurai. Et molti si credono che il silvestre di Levante sia il Tripolio.
[Pianta fiorita a corol)e rosse; a parte un gambo con fior giallo. Il nome Trinità
che ora si dà ad altra specie (N. 56) fu dato a questa dal Fuchs e trovasi sotto le forme
Herba tr·foitatis, Fl-Os tri11itatis in vari autori [73] ].

N.

127 LUNARIA NEMORALIS

[Parnassia palustris L.]

No~n

- Lunaria memoralis da volgari.
GENERA - Tanto sonno le spetie di Lunariè che mi pare nome comun
de incognite piante, come li libri in diversi luoghi le ritroverai che sarebbe
longa istoria il nararle (1).
LuoGHO - Io non ne ho veduto se non alla antiqua Torre nel Lido
di Vinegia ne lughi pantanosi et bassi et ne son in monti eminenti et
humidi.
[Bella figura di pianta fiorita e fruttifera. Gli otto fiori sono in isvariate posi1.ioni,
offrendo cosi ben visibili i vari caratteri].

N. 128 POLIO

[Teucrium Polium L.]

NOMI - Polio da volgari - Theutrium, pheuxaspidon et achamenin da
Greci - Ebenetin, melosmon, Belion et leontocharon da altri - Badrade et
adria ochaxa da Arabi - Polium montanum da latini.
GENERA - Due sono le spetie il montano, et l'altro piui folto de rami
ma inferior de odore et virtu et sonno simili.
LuoGHO - Ne monti, boschi nella valle Annania, in friule, et nel bosco
da Chioza ma inferior d'odore. In Capo d'Istria ne monti et boschi et in
Gretia.
OPPINIONI - Polio <2 l atribui la mution (3) del fiore nel colore al polio
quello Diascoride disse al Tripolio, dico di Plinio. et in vece del fiore disse
delle frondi. Et son usata da molti spetiali invece d'il polio una herba con
molti fusti sottili simil al lino piena di rotondo seme con suo Errore.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo viene bene al polio di Diascoride.
[L'autore corresse l'errore di Plinio che confuse il polio col tripolio. La pianta cbe
il Michiel riporta al tripolio di Dodoneo trovasi descritta e figurata in questo libro a c. 35.
Nell'Erb. Cesalpino ci sono due Polium, T. Poli.um L. e T. mo11tanum L.].
(1) Ro. I, 130, 180, 239 al 242, 345; Ve. 188 al 190.
(2) Plinio.

(3) ~iutazione.

274

LIBRO ROSSO I.

N. 129 LUCIOLA CHE LUCE DI NOTE
[Manca il testo ed il disegno non finito presenta una pianta a foglie alterne lanceolate, intere, coriacee.
·
·
Il Bonato scrisse: •Non dà il nome ed è uno sbozzo• perchè non fece attenzione
al nome scritto in caratteri rovesciati sopra la figura].
N. 130 NUMULARIA

[Lysimachia Nummularia L.]

NOMI - Numalaria dal Fuchsio - Dineraria <1l da Paduani - Rubia
da Theophrasto - Centum morbia da molti - Egelkraut, Kleinnaturzung,
Pfennigkraut da Germani - Lunaria grassula nella adgiunta delle Pandete.
GENERA - Se Lunaria come dice le Pandete ne sonno infinite [v. N. 127]
come nelli libri le ritroverai.
OPPINIONI - Molti la tiene per la Rubia di Theophrasto traduta per
l'Eritrodanon con errore dal Gaza perche nel greco dice Erestedanon - Et
son tenuta per la Lunaria grassula delle Pandete. .
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa son la istessa del Fuchsio cosi denominata. Et anche si ra.~contra bene con la lunaria grassula delle Pandete si
per la forma come per il luogho la si ritrova.
[Bella figura di pianta fiorita.].
N. 131 PSILIO

[I. Plantago Psyllium L.]
[II. Plantago Cynops L.]

NOMI - Psilium da J,,atini - Hazarachona et bestercaton da Arabi Piper filium da Greci - Chataphisim, Cynocephalion et Crystalion da altri
- Cynomian, psyllerin et sicelioticon da altri - Siculi comidinda molti <•J Herbam pulicarem et silbacium da Romani- Vargugum da Punici - Psilientraut (3) da Germani - Herbe a puces da Galli. ·
GENERA - Circa Leone (4) in Provenzzia in luoghi magri nasse uno
suffritice che sta sempre verde, con tutte le parti di psilio et è spetie di
esso, qual hebbi dal Tholomei [II] Et questo de Diascoride [I] et ne sonno
una altra spetie simil a questo ma le foglie sanza divisione et sotille !5l. La
quarta con nome di psilio la pone Plinio la qual manda late.
(1) Da denaro per la forma delle foglie, cfr. il nome specifico. Questo nome fu pubblicato dati'Anguillara c. 223.
(2) • Nel Dioscoride curat o da Marccllo ViJgilio: o! M o:xùo! xoY1~!iç (lat.: Siculi conidiida).

(Ed.).

.

(3) • Psilienkraut nel FucHS: trascritto male, come spesso, il k go,t ico. ,(Ed.).
(4) Lione.
(S) P. amiaria W. et l{., che infatti nell'Erb. Cesalpino si trova col nome di Psyllium.

"

LIBRO ROSSO I.

275

FORMA - Suoa radice pocha, bianca, alquanto legnosa, son herba sarmentosa et per el piui produce uno allato fusto rotondo et pelloso, nel
qualle con rascontrati intervalli se riempino de molte alli, suoe frondi
strette, lunghe, et pellose, et le prime in ruota a terra hanno a lungo per
il taglio delle frondi alcuno picciolo cantonzino, et verso le cime sonno
minore, nelle sumita ha alcuni capitelli che si alungano alquanto, sopra e'
qualli sonno alcuni come atomini, tenuti come da sotil seta <1> che circondano il capitello et sonno di color dorati; dentro di questo son il suo minuto
seine duro et nero simil a pulci dunde a preso il nome. Et l'altra spetie qui
demostra del tutto simile se no1i che le fronde sono folte et sottilli.
LuoGHO - Ne liti non ci manca et nelle campagnie ancora. Et questa
seconda spetie l'hebbi dal detto Tholomei di Francia.
TEMPO - Quello di Francia vive sempre, li altri con il fredo sopra terra
si manca. Suoi fiori de luglio con il seme poi.
OPPINIONI - L' Ang11ilara k. 269 de psilium plinii dice che crede sia
spetie di Thitimalo perche ci manda late et essendo serà la pitiusa per confarsi
nelle virtu. Mesue son di oppinione contraria nel suo temperamento del psilio
con Galeno et Diascoride.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta son il psilio istesso descrive
Diascoride, avegnache in molti luoghi la produca suoe frondi che non sonno
cosi signianter simile alla herba stella, come dice lui. Come l'altro di capillar
frondi et non di herba stella pur son psilio che n01i si puol negare - Dunde se
nelle piante li vegano q1talche varieta non è da admirarsi punto.
(Ambe le figure sono di piante fiorite. La principale (Pla11tago Psylliu111 L.) è molto
bella e migliore sotto tutti i riguardi di quella imperfetta del Rinio (c. 161). L'altra che
fu aggiunta dopo rappresenta un ramoscello alquanto intristito.
La prima specie è il PsiUio primo di Anguillara c. 269, la seconda è il Psillio I II
del medesimo autore.
Secondo Sprengel lo Psillio I di Ang. è Pla11tago afra, ma Anguillara lo chiama Psillio
<li Dioscoride e lo dice notissimo in Italia e più in Abruzzo).

N.

132

HIDROPEPE

[Polygonu1w Persicaria L.]

NOMI - Hydropiper da Greci - Persicaria da Latini - Pepe aquatico
da volgari - Vvasserpfeffer, Muechenkraut <2 > da Germani - Curaige da
Germani (3).
GENERA - Di le varieta di pepi ne sono due spetie di portogesi, crespo
et di rotondo maggiore [Az. r59]. Son la piperela da Baffo. Son quelle spetie
(t J Stami.
(2) Milnchenkraut.
(3) Err. per Golli perchè Cr<rage è nome francese.

LIBRO ROSSO I.

che li frati zoccolanti ne cavano di suoi purpurei fruti spetia, ma ne son una
che il produce rotondo piui acuto et mordace. Et questa son anchora lei usata
per pepe.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 173 dice che le foglie cli questa pianta non
sono simil alla menta, ma che potrebbesi esser che il testo de Diascoride fusse
scoretto per esservi tutte le altre parti corispondenti. Et quelli che hanno
creduto che il Eupatorio volgar sia l'Hydropiper sonno inganati di longo.
[Dalla nomenclatura ben si comprende che il Michiel confuse le specie prossime
P. Persùaria L. e P. Hydropiper L., ritenendo che la pianta qui figurata fosse quella che
I' Anguillara cbfamò Hidropiper, mentre quest'autore nomina in altro punto del suo libro
(p. 239) la Persicaria, non dandone diagnosi per essere specie notissima.
Anche il Rinio (c. 288) confuse le cllue specie].

N. r33 DIOSANTOS VEL Fl.OS ]OVIS

[Pinguicula vulgaris L.
var. hirtifiqra Ten. -(* ?)]

[Manca .il testo.
Nella figura (1) il fiore present.a la faccia all'osservatore, distinguendosi però bene
lo sprone, mentre non son visibili gli stami.
La figura precede quella data dal Clusio ; però è noto che la specie fu conosciuta
contemporaneamente al Michiel dal Gesner (133] il quale la chiamò pel primo Pfog1•icula .
(• ut ficto a nobis nomine appellatuu).
L' Anguillara a c. 207 pàr!a di un Diosant!ios che però non è la speçie qui figurata,
ma Diantlms superi>us L. come risulta dalla diagnosi. L'Anguillara che lo chiama anche
Balsamin e Fior d'amore lo ritenne il tuòç &v&oç di Teofrasto e ne fu riprovato dal Guilandino che scrisse a margine •Falsa omnia nam flos 8•Òt; &v&oç nullum odorem effundit •·
I moderni hanno ritenuto che il vero À•Ò<; &v&oç sia l.yclmis Flos-]ovis Desr.].

* N.

134 APOCINUM

Nmn - Apocynum. Cynanchon et pardalionches (2 > da Greci - Cynomoron, Cynoctonon et phaleon da altri - Oligoron, hippomanes et Oristin (3)
da molti - Ophioscordon, Cynaricam et Elaphoscorodon da alcuni - Paralisin da Magi - Brasicam rusticam ve! caninam da Romani - Cynocrambe
da pochi - Astroquiron quarton et quinoton da le Pandete - Psachi dal
Anguilara.
GENERA Varie spetie se dimostrano per I'Apochino, come si vedra :
questa, et una altra nel altro Libro verde k. 94. Et 2r4 il Spachi. (41.
(•) • Molto infelice. (Ed.).
(2) • Evidente errore d i penna per pardalianches. (Ed.).
(3) • Trascrizione alterata da òv!<><p< (269) (Ed.).
(4) Per Psacbi.

277

LIBRO ROSSO I.

FORMA - Suoa radice sparsa da diversi rami, giallezzia, dalla qualle venghono grande viticelle di malo odore et malagevoli da rompere come sarmenti,
fomiti di frondi in tre cantoni divise, tenere et apuntate, viscose con tristo
odore con giallo succhio. Il fiore picciolo et rosso, da q ualli poi ci viene alcuni
follicoli lunghi et apnntiti ne qualli vi sono dentro il seme picciolo, nero et
di grave odore.
LuoGHO - Nasce apresso al'acque.
GENERATIÒNE - De suoi semi ci nasse.
OPPINIONI - L'Anguilara k. 274 vole sia quella ho io demostro per
l' Ascl~piade, ma ci pone dificulta. Et dice nascer in Candia uno frutice con
piccoli surcoline si aviluppa ma son conforme a Diascoride amazza e' canni
et chiamasi li psachi.
[La figura non fa che rappresentare ciò che dice la diagnosi, che è per la massima
parte dedotta da Dioscoride, eccetto il colore dei semi. Di suo il M. ha aggiunto i fiori ;
e la forma triloba delle fg. forse non è che l'interpretazione del «hederae folio • di Dioscoride. (Ed.) ).

N. 135 QUINA DE INDIA
NOMI - Quina da Indiani.
FORMA - Son una pianta con foglie simil al blito moresco, son pianta
alta come huomo. Suoi semi minuti alcuni bianchi, altri colorati.
LuoGHO - In India nel Teritorio di Quito che son alla parte del norte
nella provincia inferiore, nel Regno del Peru, la qual cita de Quito son sotto
la linea equinotial.
OPPINIONI - Nel primo del India k. 78.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta son come narrano il Libro
delle Cose de India.
VIRTU - Di questa in India ne fa vituaglia; bevanda, et la mangiano
alessa come di qui li Risi.
[Pianta sterile; a parte figurata una foglia, con picciolo di 4 cm., lembo di 5).

N. 136 A.STRAGOLO

(t).

[Astragalus Onobrychis L.]

Nm11 - Astragolus et Chamesicen da Greci - Garalem, onycha da
altri - Pinum triviam et ficum terre da Rom. - Glandulam, tium et nonaria da molti.
(1) • Il testo è tutto dedotto dalla citata Prfoia parie ddle H isU>rie del Perù (c. 76 b - 78 a) ;
la figura - di cui un solo ramo ba le fg. tutte opposte - fu forse combinata sulla base di foglie avute
isolate. (Ed.).

'

Ll llRO ROSSO I.

GENERA - Una spetie ne' pone Diascoride et l'altro di Plinio con forma di
versa ma nelle .virtu conforme. Uno altro dimostro de Diascoridé nel altro
libro (1) k. 15 (2l.
LUOGHO - Nasce dove lungho tempo giace la neve et luoghi opachi et
ventosi ne monti di memphi in Arcadia, in la Valle Anania; di questa ne hebbi
d'il Veronese et Bologniese.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 266 sta in dubio se sia, perche la radice
non è rotonda, come anche altri non lo tiene. Et Plinio lo descrive diverso di
forma da quello de Diascoride con il pandete nel istesso desordine.
[Pianta fiorita. Nella diagnosi però son descritti i frutti come •piccoli vascolini •.
Vi è pur avvertito che le foglie, cioè le pinnule, •quando il ~ol si parte in sieme si serrano •.
Questa figura ed il testo ci dimostrano che l'Astragalo che !'Anguillara t rovò ne'
monti padovani è la specie presente, non già A . 11io1is'f>ess"lanus L. come suppose Chabray.
Quest'ultimo autore osserva che Menfi è in Egitto, non in Arcadia, ma l' Anguillara crede
si tratti di un nome mal trascritto, quello del Monte Feneo (3)).

N. 137 CENTAUREA MINOR

[Erythraea pulchella Fr.]

NOMI - Centaurea minor da herbarij - Limnesion da Gred - Elleborites, Amarantum, herba multi radixe da alcuni - Hema Heracleos idest
sanguinem herculis da Propheti - Febrifigiam da Romani (4) - Tulbelam da
Daci - Klein, Tausenat, Gulden (5l, Fieber, et Biber Kraut da Germani Centauree, Fel Terre et Exaco da Galli - Kanturion da Arabi - Biondella
da Senesi - Lecton da alcuni - Auriam, multiradicem da altri.
GENERA - Di questa minor ne sonno una con il fior purpureo Et l'altra
con il fior bianco, son la centaurea maggior che sonno tre in libro verde 134.
Ne son una altra gomosa tenuta per centaurea ininor con garofolini purpurei
k. 240 come se dimostrera che son la quarta. La quinta son con il fior giallo
tenuta per quella delli antiqui. k. 141. - Son un altra spetie tenuta per centaurea menor ma son ramosa libro verde k. 248.
LUOGHO - Ne luoghi aquastrini et nelle ripe de fiumi et in assa luoghi
irigati dalJ'aque in Italia.
TEMPO - Con il fredo si perde et a prima vera rinasse. Suoi fiori nel
mezzo della Esta con il seme poi.
(1) L. verde.
(2) Un altro astragalo è a c.

1.

(3) • 'Ev <l>&V&éj> è infatti la lezione adottata dallo Sprengel nell'ed. di Dioocoride di Lipsia (1829,
p. 551) con la nota: •sic Pli n., Galen, Oribas., codd. C. et N.; M1µrp1a, Ald. et sequ.t. (Ed.).
(4) Febrifugiam.
(5) Klein Tausendtguldenkraut; [• cosl nel Fucus, p. 386, come i due nomi che seguono. (Ed.)].

LIBRO ROSSO I.

279

OPPINIONI - Molti dicono esser sesamoide et non centaurea per non
far il seme di Tritico et massime quella dal fior bianco. L'Anguilara k. x94
ritrova de molte contradicione (•) che questa non sia la descrita da Diascoride,
et sul Bolognese et Padovano se ne ritrova una che vien bene alla descritione
de Diascoride. Ma il saputo et diligente messer Marchio Guilandini et altri confutano la sopra detta oppinione del Anguillara et tiene che la sia questa usual
la vera di Diascoride.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa, quanto al temperamento, non è
da dubitare che la non sia quella de Diascoride, quanto alla forma anche,
perche le foglie che intese Diascoride sono picciole ma tengono del oblongo,
simil alla ruta. Quanto al fruto son simil al tritico et non il seme. Come se
intende anche d'il Carpos de I'Antyrino.
[Due piante, una a fiori rossi, l'altra a fiori bianchi. La frase sul• Tempo• è usata altrove (N. 68) per le piante vivaci e male si applica alle eritree che sono atinue o tutt'al
più bienni. Pel nome Centaurea vedi li:. 240).

N. x38 HERBA CARARA

[Senebiera Cvro1iopus P oir.]

No~n - Holestio et Holostio tenuto da molti - Herba Carara a Bologna - Coronopo dal Ghino.
GENERA - Et a k. x39.
LuoGHO - Nelli argeni, carnpagnie et vie nel Padoano in quantita, nel
Bologniese et Pisano.
TEMPO - Penso sia pianta anuanti (2), Li fiori de maggio con li semi poi.
OPPINIONI - Molti la distirano per I' Holestio. Il Ghino ha oppinione
sia il vero Coronopo per stringer ogni sorte de flussi valorosamente. Et il
Dodonei ancora, ma per asomigliarla intrichevolmente a due sorte di piante
Diascoride male si puole rintraciarlo qualle elio Holostio ci sia. Et s'inganano
quelli che si credeno che la pellosela sia l' Holestio. Et il Gilandino mi disse
esser questa pianta l'Ambrosia del Mattioli. non ho guardato. guardai ma a
me pare diversa da questa son a k. 899.
.
DISPARERI NELLA PIANTA - Leggi di sopra. Et a me non satisfa per
holestio, ne questa, nella (3) sequente, ne anche quella demostra dal Mattiolo
a k. 1018. Questo perche I' Istoria de Diascoride son intricbevole per asomigliar le suoe foglie a due diverse forme et per dire che la son alta se non
quattro detta (4) da terra. Et le foglie de la gramegnia over del Coronopo

(1) Contraddizione.
(2) Annua.

(3) Nè la.
(4) Dita.

280

LIBRO ROSSO I.

sonno lunghe et assai grande
dicioni.

a tal che non si

puoi satisfar a queste contra-

[Pianta con foglie mediocremente disegnate, fiori molto confusi situati alle ascelle,
mentre in realtà dovrebbero esser estrascellari. Dal testo apprendiamo che il Guilandino
credette questa specie eguale ad Artemisia. po11tica L., mentre il Michiel seppe distinguernela per la· differenza delle foglie].

N. 139 HOLESTIO
NOMI - Holestio tenuto.
GENERA - Questo et lo dimostrato da driedo.
FORMA - Suoa radice sottille forcute, son herba bas.5a sopra a Terra con
foglie sottille di Gramegnia fiori beretini et semenza zalla.
LuoGHO - Ne nasse in Dalmatia di questa.
OPPINIONI - Molti la batizano per Holestio.
DISPARERI NELLA PIANTA - Le medesime raggione dete nel altro(•) serveno anche a questo.

N.

140

MAZZA FERAJ>A

[Bimias Er1u:ago L.]

NOMI - Mazza ferrada la batizai io - Rucheta spetie da molti
Erysimon spetie da altri - Eruca da Latini - Euzomon <2 > da altri - Ethrericem da Egyptij - Asuric da Peni - Vveiszsenff da Germani - De la
Roquete da Galli.
GENERA - Varie sonno le spetie di Rucheta tanto con il fior giallo
quanto con il bianco et manifeste. deli Erisimi ne dimostro uno altro k. 77.
de Rucheta spetie k. 37.
LUOGHO - Io penso haverla havuta da monti bassanesi overo di Candia.
TEMPO - A primavera si vede et credo ogni anno ci nasca. Et suoi fiori
di Giugnio con il seme poi.
OPPINIONI - Nel meglio si sapia dunde colocarla son per spetie di
Rucheta per oppinion de molti overo Erysimon.
(Nella diagnosi l'autore dice che i frutti sono •follicoli asperi pungenti quadrangu·
lati simili a una mana ferrada dunde li cava.i il nome de quivi• Questo nome ha un
riscontro in quello «masse en bedeau • tuttora usato dai Francesi.
I Toscani chiamano oggidì mazza ferrata la sp. 'I:ypha lati/olia L. ed anche l'infiorescenza chiusa dei carciofi.
La figura, poco buona, è di pianta fiorita e fnittifera].
(1) Alla c. precedente. [ • Contrariamente a tale ravvicinamento. nè diagnosi nè figura del
n. 138 corrispondono aUa pianta del 139, rappresentata con rami prostrati, fg. opposte lanceolatolineari, fi. piccoli, solitari, sessili, ascellari. (Ed.)).
(2) •ùl;<»~•'·

LIBRO ROSSO l.

N. 14r CENTAURA DE LI ANTIQUI

28r

[Chlora per/oliata L.]

NOMI - Centaurea deli antiqui da molti simplicisti.
GENERA - Le varieta delle spetie legesi da driedo k. 137·
FORMA - Suoa Radice di pico! coda, bianca et con pochi capegli. Il
fusto alto piui de palmo, sotil, rotondo et nodato et a ogni nodo suoe rascontrate frondi, et son simil tutta la pianta alle altre centauree minor, et
abrazziano congiunte insieme il fusto, picciole, che cominciano larghete et
finiscono apuntite, liscie, grassete, et molto amare, tra le qualli ci viene suoi
fiori piccioli gialdi tenuti da lunghi piccioli in ruoseta di sete fogline con
alcuni starnini piccoli dentro.
LuoGHO - Ne nasce ne argeni et pantani vicini a Venetia.
OPPINIONI - Molti concoreno in oppinione essere questa spetie di Cen.taurea delli antiqui.
[Pianta fiorita. Come il Rinio (c. 34), anche il Michiel s'imbattè in un individuo a
corolla eccezionalmente ettamera e credette che questo fosse un carattere specifico, mentre il numero normale de' petali è otto. I lobi della corolla, come nel Rinio, sono acuti
ma la tinta delle foglie è di un verde allegro, mentre nel Rinio è più pallido, conforme a
realtà.
Dalla diagnosi apprendiamo che il Michiel, prima dello Jung [159] usò la parola sta111i11i per designare gli organi maschili del fiore. In altri punti del codice li chiama altrimenti (Ro. I, 194; Gi. 54, 102)].

N. 142 ARACOS

[Vicia narbonensis L.)

NOMI - Arachos da Galeno - Aracis et Mocho in Italia et Araco sanza
h - Climenon Diascoridis dal Ghyno (t) - Chalycanthemon, Periclyrnenon
Heliophyes, Epatitin, Milacem <2 > Anatolicon, Dyticon, Mirsinem da altri
- Volverum maius da Romani - Oxyvi da Egyptij - Agononon da
alcuni.
GENERA - Due sorte di Aracho con h di Galeno questo et Araco sanza
h deto t.focho.
LuOGHO - Io l' hebbi dal Eccellente Ghyno da Pisa al qual gli fu mandato di Fiandra.
TEMPO - Ogni anno ci nasse, suoi fiori de Aprille et le silique poi.
OPPINIONI - Per commune oppinione de simplicisti vengono tenuta per
I' Arachos Galeni 2. Alimenti - Et dal Ghyno per il Climeno de Diascoride,
ma suoe foglie non son simil al Plantagine come dice Diascoride, ma pero

,.

(t) Ghìnì.
(2) Smilacem.

Ll8R9 ROSSO I.

dal esser un · pocho le in poi si converebbe. Et quella dimostra il Mattiolo
a k. 1023 son simil a questa se non che le silique sono maggiori et pendenti.
[Pianta fiorita e fruttifera. Fra le pagine c'è un campione ilisseccato di una delle foglioline superiori.
La pianta che nell'edizione del Mattioli consultata dal Micl1iel occupa la pag. ro23
è il Climeno (Lall1yrus silvestu L.) differente dalla specie qui figurata per altri caratteri
oltre quello menzionato dal nostro Autore. Quella che il Mattioli chiama Araco·11.egro è
Lall1yms Ochms DC. Tanto il Mattioli quanto l' Anguillara distinguono I' &p>.x~ dal!' &p>.xo;,
ma pel secondo l' &pocxoç è la specie qui figurata e cosi egli ne parla a c. 103 : • Ancora si
chiama Aracis. In Italia e nomato Mocho. In Grecia boggi vien detto clpax« •· Del!' Arachos
h è cosa come ci insegna Galeno diversa de Araco.
invece egli dice (a c. 104): •Scritto
questa pianta nasce per gli grani con foglia simile alla Vecia ma più anguste. Il fiore è di
color rosso et il seme simile ali' Ervo : ma non ci è nome volgare•·
Da ciò si comprende che il Michiel in questo libro confuse tiella nomenclatura due
piante per !'Anguillara diverse, credendo che questa fosse l'Aracho, anzichè l'Araco.
Avvertasi che altri autori credettero che l'Araco degli antichi corrispondesse ad
altre specie di leguminose (Lathyms canesce11s Gr. et Godr. (73], L. tuberosus L. (279])
ed allora la specie presente si chiamò, per distinguerla, Arac11s /abaceus (73]].

per

N. 143 MERCORELA MAS

[Mercurialis anmta L.]

No~u

- Mercurialis masculus da latini - Mercorella da volgari - Linozostis l, parthenion, Hermumbotanion (2), Argyron, Aritrillin, Chrysitin da
altri - Aphlopho da Egyptij - Tesseculatam da alcuni - Asumes da Aphri
· - Bingelkraut, Kuuurtz (3) da Germani.
.
GENERA - Due spetie ne ponne Diascoride. Il mascolo questo e la femena tanto volgare che non acascava (4) dimostrarla.
FORMA - Suoa Radice bianca, sotil et pocha, suo fusto riquadrato,
nodoso, alto un gommito, et da ogni nodo esse suoi ramuscoli et alle, suoe
frondi sotil, rascontrate, simil alla femena, lunghete, apuntite et dentate.
Il fiore tra le frondi minuto pelloso che si discerne apenna poi li suoi botoncelli piccioli rotondi, peliosi, a doi insieme congiunti come doi testicoli con il
seme dentro picciolo, rotondo, bianchezzio simil al miglio.
<1

[Pianta fiorita e fruttifera. Come ben si vede, chiamavasi pianta maschia quella che
veramente è la femmina].

(1) ~ivòi;oo1m;.

(2) • ln questa serie di nomi, evidentemente ricavata dal Dioscoride curato da Matteo Virgilio,
è da notare la trascrizione diretta daJ testo greco; cosl : Tesseculatam (iaaotxou).d·(«, che non figura
nella trad. latina a fronte). Hermubotanion (fpµoù ~tdv~ov ; nella trad. a fronte c l\fercurii hcrba •)
e Asumes (<i<Jooµtç. lat. casumepbes>). (E<!).
(3) Kuwurtz [• ricavato dal FUCHS, p. 474. (Ed.)).
(4) Abbisognava.

LIBRO ROSSO I.

N. 144 BRASICA MARINA

283

[C011volvulus Soldanella L.]

NOMI - Brassica marina da Latini - Soldanella da volgari - Figaela <•>
da Chiozoti - Cavolo marino da Toscani - Thalessocramben da moderni
Greci - Chachille <2 > da Serapione.
GENERA - Varie sono le spetie deli Cavoli come per el piu aciascun (3)
sono note, et questa per haver quel nome sara nelle spetie per esso nome ma
non che habbi da far insieme.
FORMA - - Suoa Radice proffundasi nodosa et sottille. Suoi fusti sparsi
sopra terra, sottilli, rossigni et lunghi, forniti di rotonde frondi piui picciole
del Ciclamen, grassete, atacate con ordine per un picciolo, con succhio di
latte, amarete, pocho acute et salse alquanto, suoi fiori in campanele azure
pavonazie sim.il a quelli de I' herba della reggina [Ve., n8] ma piui larghi.
LuoGHO - A Lidi maritimi non ce ne mancano.
GENERATIONE - Moltiplica per suoe radice, ma credo anche fazzi semi
et caduti ci nasse.
OPPINIONI - Molti si hanno inganati pigliando questa per il chachille
di Serrapione.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta si rafronta in ogni parte
alla descretione che da Diasc<;>ride alla Brassica marina.
[La figura è inferiore per bellezza a quella del Rinio c. 238, ma è più completa, rap·
presentando la pianta fiorita. Giustamentè il Michiel nota che questa specie male sta
in compagnia alle brassiche e paragona i fiori a quelli del tabacco che infatto appartiene
ad una famiglia più prossima].

N. 145 CONSILIGINE DI BOEMIA

NoM1 - Consiligine di Boemia, Helleboro nero dal Trago,
GENERA - Son questa et una altra nel libro verde k. 14 con foglie sottille,
FORMA - Sua radice molto spessa di sotil neri rami, suoe foglie simil
al Thitimalo ciparisio, ma alte con molti cauli, più verde, più lunghe et più
folte; li fiori simili ali' Anemone et maggiori, gialli; suoi fruti in graspeti con
racemi rotondi et neri.
LuoGHO - In Ongaria, Boemia et Moscovia.
OPPINIONI - L'Anguillara dice esser l'Helleboro nero del Trago k. 406.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta son l'istesso Elleboro nero
(1) Fegatella.
(2) cakile.

(3) A ciascun.

LIBRO ROSSO I.

del Trago ma pero potria esser q uell'altra pianta demostra nel libro verde
deto.
VIRTU - Diconsi esser preciosa contra alla peste et in quelle parte
l'usino per I' Helleboro nero.
[li Michiel dubita dell'asserzione dell'Anguillara che questa specie fosse l'elleboro
nero del Trago, ed infatti il botanico t edesco chiamò con questo nome la specie Adonis
vernal1'.s qui figurata nel lib. Ve. 14 come inclina a credere l'autore (1)].

N. 146 BARBA CAPRI

[Spiraea Aruncus L.]

No~n

- Barba Capri et noselaro Salvatico da rustici - Vuald geisz
bart da Germani - Cristofonaria sul Padovano.
LuOGHO - Nelle valle, luoghi silvestri et selvosi et ne monti et a monte
Cavallo.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa son la istessa demostra dal Fuchsio
per Barba Capri.
[Pianta fiorita. ·È la Barba Capri di Anguillara che si limita ad aggiungere che a
Padova la chiamano Crostofanaria (sic) senza dame alcuna diagnosi. Perciò la figura
del Michiel viene opportuna per l'identificazione tanfo più che i nomi Barba di Capro,
Cristo/oriam si davano e si danno a specie ben differenti (Tragopogon, Paris q14adrifolia L.,
Leuca1ith~1nu111, Asterisms)].

N. 147 PITINE THEO.

[LatJryrus Aphaca L.]

NOMI -- Pitine Theophrasti.
FORMA - Suoa radice ..... (•) suoe foglie picciole simil ali' Hedera qualle
abracciano suoi gambi et tra queste escono li caprioli (3) con li fior gialdi
piccoli et poi suoe silique picciole con il seme dentro.
TEMPO - A P.rimavera si vede et credo nasca ogni anno. Suoi fiori de
Giugno con le silique poi.
[Pianta con fiori e frutti, ma seni.a radici che l'Autore non conobbe, come appare
dal testo. Beninteso che le •foglie• del Michiel son le stipole.
Questa specie è la m-ri"'l di Teofrasto secondo I' Anguillara c. 183. Il Michiel
copiò dai Semplici 1' indicazione del luogo: •Nasce nelle campagne tra ceci et altri
legumh].
(1) • IJ portamento dei fusti, riccamente fogliosi, che partono numerosi dal rizoma ricorda
quello di Polygonalum verlfoillalum Ali. ; il fiore è unico, terminale, a 6 tepali gialli, grandi. (Ed.).
(2) In bianco.
(3) Viticci.

LIBRO ROSSO !.

N. 148 SCANDICE
NOMI - Scandix da Greci - Herbam scanariam et aculam da RomaniVuild moren <1 > da Germani.
GENERA - Questa, et quella ho demostro per Gingidio k. 260.
LuoGHO - In Levante da la Cania <» ne hebbi.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 107 dice non J'haver veduta et che molti
si credeno esser queila pianta chiamata pecten veneris la scandice, ma non
li essendo le Faculta non la tiene lui. Il Corollario di hermolao (3) dice haverla
veduta in uno Diascoride greco depinta con la forma sopra ditta et fatta.
Et Plinio dice di oppione che son connumerata tra le spetie di Cavoli et questo
per la forma non corisponde. Et quella dimostra il Gualtieri son differente
da questa k. 165. Et molti tiene quella !)o demostro per Gingidio sia scandice.
(Pianta fiorita (e fruttifera?).
Secondo Bonato Scandix Pectm-Veneris L. (4)].

N. 149 MALABATRO ITALICO

[Salvinia naJans Ali.J

NOMI - Malabatro italico da molti. son nome greco - Folio indico da
Arabi - Et da gli medici con errore.
GENERA - Due spetie ne pone _Plinio, uno quello di Dioscoride, ma nelli
poteri non si acordano. L'altro d'una Herba d' un Arbor de Soria con foglia
che si ravoglie in se stessa che par herba secha. Et de folio leggi 259, 282.
FORMA - Suoa radice sotil capillosa, suoi ramuscoli sotil pelloseti, qualli
non si veggono per la spessezza di fronde rascontrate, piccole, grassete et
come punteggiate che rapresentano u·Ìl bel lavoro in forma di securidaca [N. x],
ma nel suo principio larghete con gusto acetoseto et terreo.
LuoGHO - Nasse nell'aque morte. Et nel mestrin (5) ne sonno assa di
questo. Et quello di India nasse medemamente ne palludi.
GENERATIONE - Non saprei dir il suo nascimento, ma multiplica per radice.
OPPINIONI - Molti dicono potersi poner per spetie di malabatro. Et
se ben la non sapia (6) da nardo, questo puoi causar per il clima et le qualita
de J'aqua. Et l'Anguillara k. 29 dice non conoscer il malabatro, ma che altro
è il malabatro et altro il folio. Altri· si credeno che il Malabatro sia foglia del
Nardo indico inganatisi torsi dall'odore.
(1) • Wilde Mohren (HECI, Illmtrieru FIQra v<>n Mitul-Eim>pa, V, 2 - p. 16o6) è uno dei nomi
della pastinaca per analogia con piante simili. L'ortografia del M. è quella del Dodoneo. (Ed.).
(2) La lezione greea del nome Canea è Xa'r.<i.
(3J Barbaro.
(4) • O piuttosto la var. australis (L.)? (Ed.).
(5) Mestrino presso Padova.
(6) Sebbene non odori.

286

LIBRO ROSSO I.

CoNTRADICIONE - Tra questa pianta et il Malabatro descrito da Diascoride non è altra differenza se non che questo non ha odore, ma la causa son
gia deta. Et quanto alla foglie non dice lui ne granda ne piccola, anzi per compararla in un certo modo alle Lentecchie palustre <1> puossi tenere siano piccole.
(Il Michiel ha il primato nella descrizione ed iconografia di questa specie della quale
però ebbe solo individui sterili come quello qui disegnato ; perciò egli dichiara di ignorare se la pianta abbia generazione per semenza. L'aggettivo rascontrate applicato alle
/ro11di (ftllocladi) è usato in altri luoghi di questo Codice nel senso di opposte che è il significato ordinario che dà loro l'Autore, però in questa carta ed altrove (Az. 36) il Michiel
dà a quell'aggettivo il senso di disticlte.
Un secolo dopo iJ Michiel la pianta venne figurata fertile clallo Chabray [73) sotto
il nome Lens pal1<stris patavina assegnandole per abitazioni il Padovano, già notato qui
dal Michiel, e le vicinanze di Breslavia nella Slesia. Più tardi ancora il botanico toscano
Pierantonio Micheli la descrisse come nuova, come osserva il Marsili [r89) ].

N. 150 DITAMO TERCIO

Nmn - Dittamo terza spetie di Diascoride.
GENERA - K. 257.
LuoGHO - Nasse ancho questo in Candia.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 201 tiene che questo capitolo in Diascoride
sia stato adiunto. Et Theophrasto ne pone una terza spetie ma pero disimile
da quella terza spetie di Diascoride dunde tiene che sia questo spurio come ne
sonno anche de !'altri Il Mattiolo ci dice che come son differente nella suoa
forma cosi son anche ne poteri.
D.ISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta da me dimostra par che corisponda al Testo di Diascoride raggionevolmente <•>.

* N. 151
NOMI seguente.

[Chrysanthemum Balsamita L. ?]

Io penso che la sia la menta saracenica et tutta una con la

( Il testo è ridotto a questo solo giudizio ; però la figura è diversa assai dalla seguente
oltre che per efficacia di disegno per le foglie cauline tutte alterne verdi e gradualmente ridotte da picciolate a sessili, di aspetto coriaceo, a nervatura principale saliente;
più simili al Chr. Balsamita L. sarebbero i capolini glomeruliformi. In entrambe tuttavia
non corrisponde a questa specie la forma delle foglie (Ed.)].
(1) Lemna.
(•) • La diagnosi è ricalcata su quanto dice Diosooride per il suo Dittamo 2• di Creta; la
figura, che è invece abbastanza simile al D. officinarum quale rappresentato nel Dioscoride del RYFJ!'
(ap. Chr. Egenolpbum, p. 313), mette sp.te in evidenza le glandule delle foglie, e presenta i grappoli
terminali spro\'Visti delle caratteristiche brattee ed a fi . piuttosto grandi e pedicellati. (Ed.).

TAi'. XXII

( L. Ifosso I , • ·1•1)

• )falabatro italico•
[Srrllri11fr, nala11s Ali.]
Pruua .,ftlilt.

Ll8RO ROSSO I.

N. 152 MENTA SANICENICA

287

[Chrysanthemtmi Balsamita L.
var. tattacetoides Fiori)

NOMI - Menta saracenica nel libro de Dinamis IJl. Costo ortense da
Cassiano Basso - Herba di S;mta Maria in Italia - Menta greca da volgari
- Alismate dal Trago - Eupatorio maggiore da simplicisti - Balsamita
maggior dal Dodonei.
GENERA - Varie et molte son le spetie di mente. Herbe dico.
LuOGHO - Nelli cultivati campi per la Schiavonia.
OPPINIONI - Sonno oppinione che questa sia la menta saracenica che
ne parla nel Libro de Dinamis. Et lEcce!!. Ghyno ha oppinione sia spetie
maggior di Eupatorio di Mesue leggi inanti k. 222. Et l'Anguilara k. 225 dice
che la menta saracenica son il costo hortense di Cassiano Basso. Il Dodonei
la pone con nome de Balsamita maggior.
(Figura infelice di pia.n ta fiorita, molto inferiore a quella del Rinio c. 224. A ricono·
scer meglio la specie serve un frammento di foglia rimasto disseccato tra le pagine.
Questa specie è la Menta sanice11ica di Anguillara, c. 225).

N. 153 STRATIOTE AQUATICO

[Pistia Stratiotes L.)

NOMI - Stratiote aquatico da volgari ·- Strates aquaticus et fluvialis
stratiotes da Latini - Potarnion stratioten da Greci - Tibus da Egyptij Eluri sanguis da Magi.
GENERA - K. 73· ·
FORMA ·- · Non produce radice, fusto, fiore, ne seme, ma molte foglie
una sopra l'altra lunghete et grasse simil al semprevivo ma maggiore..
LuOGHO - Nel Egypto sopra l'aque del Nillo quando son inondato.,
nuotando. Et io hebbi questa secha.
TEMPO - Io penso stia sempre verde.
AMANO - Aqua et sole, nuotando.
GENERATIONE - Non facendo seme ne radice non si puoi dir che nasca
se non per coruption.
OPPINIONI - Alcuni dimostrano una pianta aquatica cori foglie minore
dell'Aloe et lunghe radice, ma l'Anguilara non vuole ci sia.
DISPARERI NELLA PIANTA - Chi bene considera questa pianta non· son
disconveniente a credere che la sia il Stratiote aquatico di Diascoride per
esser simile nella discretione che lui ci narra.
[Pianta sterile galleggiante ; le foglie furono fatte eccessivamente lunghe e, cosa
degna di nota, furono disegnati il rizoma e le radici, benchè l'Autore dica che mancano.
La presente figura precede quella data da P. Alpino [12) ].
(t)

Galeno.

288

LIBRO ROSSO I.

N. 154 MIURO
NOMI - Miuro da Greci
GENERA - Questo sarebbe il Miuro de Aetio, et Miuro anche son
dimandato la magiorana come ci legge nel Capitolo 471 nel Corolario del
Barbaro.
TEMPO - A primavera si vede, et il fiore de giugno con il corimbo
poi.

AMANO - Sole et alquanto di humidita.
GENERATIONE - De suoi semi "da se ci nasse.
OPPINIONI - L'Anguilara k. 170 tiene che questa sia il miuro.
DISPARERI - Parche (•) questa pianta si conformi con la descricione cli
Aetio raggionevolmente.
[Figura probabilmente fittizia; la diagnosi come le località, (nel testo), sono esattamente copiate dal!'Anguillara. La pianta di questo autore si ritiene essere Saponaria
ocymoiàes L., ma la fig. non porta ali' ipotesi nessun elemento di giudizio].

N. 155 CABUIA DE INDIA

[Agave sp.)

NOMI - Cabuia da Indiani.
FORMA - Produce una radice dalla qualle procede uno torso grande el
qualle produce herba bianca come canape molto forte et utile.
LuoGHO - In India a Panzaleo. Io ne hebbi cli .seccha.
DISPARERI - Questa pianta si rafronta bene alla descricione descrita
nel primo dell'India se non che le foglie sonno minor ch'il Canape ma bene
in quella forma.
VIRTU - Di questa pianta se ne fanno stivalli et bolzechini (z) che li
serveno per scarpe. Et non scio che sia in alcun uso di medicina. Et leggesi
nel primo dell' India k. Bo (31.
[Come è detto nel testo, l'Autore ricevette solo un frammento secco della pianta,
consistente, come risulta dalla figura, in uno scapo in via di accrescimento sul quale sono
appiccfcati vari fiori (4). Il Banato credette che la pianta fosse un Cacl«s cilindrico ma la
radice fascicolata ed i fiori a perigonio, benchè di cinque soli tepali fanno riconoscere
un'agave. Dell'AgaveamericanaL. il Michiel ricevette una foglia che è figurata in Gi., 120,
ma avendola ricevuta separata ed in tempo diverso non potè capire trattarsi di due membri appartenenti alla medesima pianta od almeno a piante congeneri].

(1) Pare che.
(z) Borzacchini.

(3) • Citazione errata, per 79 b, donde furono dedotte tutte le notizie date nel testo. (Ed.).
(4) • Quelli che nel § Dìspam•i sono interpretati per foglie di •forma • della canapa. (Ed.)-

LlllRO ROSSO I.

N. 156 INCOGNITA

289

[CrucianeUa lati/olia L.]

NOMI - Incognita.
FORMA - Suoa radice sotil di coda, scureta, dalla qualle ci viene spessamente in bel cespuglio in ruota sopra alla terra, suoi ramuscoli ·allati <1 >,
lunghi uno palmo, quadrati et malagevoli da romper, forniti con intervallo de
picciole frondini, che nel primo nascimento appare una rubia minuta grassete,
acetosete al gusto et vengho <no> in ruota intorno el fusto simil al serpillo. Nel summo poi suoi tirsi simil al minor plantago, ma piu brevi, in spica,
sanza fiori ma pero segno di essi et bianchezzi. Et sopra di essa pianta mi
naque I' Epithimo. Et dentro a esse spiche suoi semi piccioli, lungheti, di
scuro colore et simil al psilio <2 l over pulci.
LuoGHO - Io non scio dunde l'habbia havuta, ma in quel vaso seminai
il Dittamo eretico. Et penso questo seme era insieme con quello. Et anchora
ne ho.
[Figura di pianta fiorifa, notevole per copia di parti, avendo sette polloni prmcipali
con numerose ramificazioni e ventitrè infiorescenze spiciformi. Come si apprende dal
testo, l'Autore non potè descrivere minutamente i fiori di cui quasi nega l'esistenza, però
è notevole che, malgrado la somiglianza dell'infiorescenza e del fçutto con quella del genere Pla11tago che egli stesso constata, abbia intranvisto le più naturali affinità colle
robbie.
Questa figura precede quella della var. m<mspeliaca (L.) Fiori data .verso la fine del
secolo dall; Imperato (156] sotto il nome • Rubia spicata• e quella della varietà tipica
che diede due secoli dopo Casimiro Schmidel [264).
L'altra spe.cie a11g1<stifolia trovasi al N. 339 sotto il nome Odo11tida].

N. 157 HERBA PARIS

[P aris quadri/olia L.]

NOMI - Herba Paris da Latini - Uva ursa et volpina da volgari (3)
Vulffsbeer et Dolvurtz da Germani (4) - Christoforina a Cividal de
Bellun.
FORMA - Suoa radice sotil, lungha, et capillare con nodi, con gusto di
fava putrefatta di colore giallezzio et dentro bianca, dalla qualle ci viene doi
over tre fusticelli alti un palmo, l'uno luntano dall'altro, lisci et ritondi sopra
de qualli sonno per el piu quatro frondi in croce simil a quelle del sanguino (Sl
et in altre cinque et in mezzo di esse continuano il fusticello per doi dita sottile et nella sumita ci sonno una altra croceta di picciol frondini et nel
(1) Alati.

(2) Plantago Psyllium L.
(3) e (4) • Quattro nomi dedotti tutti dal Fucas, che però ha uva • versa• invece che • ursa •;
nel Dodoneo, Dollwurtz è belladonna. (Ed.).
(5) C01'11·HS sang1,inea L.

LIBRO ROSSO I.

mezzo di esse come uno fiore d'alcune barbuce sottille parte gialle (1 ) et parte
verdi (2 ) in forma di raggio Et nel summo d' il tutto nel suo mezzo son
corno uno fruto prima nero, et ma.turato vinoso, simil a uno picciol acino
de uva, pieno di semi minuti .et bianchi.
TEMPO - A primavera rimanda suoe croci. Il fiore de maggio con li semi
poi. Et con il caldo tutta si muore sopra a terra.
OPPINIONI - Il Mathioli la pone per aconito in virtu ma pero non lo
crede et la maggior parte de degni simplicisti non si pare cosi. Et il Fuchsio
ancora lui per il pardalianche.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa son veramente quella che descrive
le Pandete per l' Herba Paris.
[Dal rizoma spuntano due polloni, uno con cinque, l'altro con quattro foglie, il
primo porta il fiore in cui sono distintamente visibili tutte le parti. La figura è notevolmente esatta, spiccandovi specialmente la disposizione delle nervature foliari. Ciò che
dice l'Autore sul numero delle foglie mostra un'osservazione estesa sopra un certo numero
di individui ; notiamo che in questa figura anche i tepali interni sono cinque.
Il nome christoforina che, secondo il Michiel, si usava a Belluno, ora non si sente
più, chiamandosi ivi la specie "a de votp (uva di volpe). Però doveva essere comune a
quei tempi, corrispondendogli il nome Herba $aneti Christoplwri trovato in altro codice (19].
Il Gesner invece chi~ò Christophoriana la sp. Actea spicata L.].

N. 158 BLITI SPE.e
No~u

[A marantus tricolor L.]

- Biedoni spetie da volgari et Ganzante (J) - Blitum et Bieta
agrestisda Latini - Echbotoriplan et Rhiplan da Egitii - Bles da Dacj Sachi liemenie (4) da Arabi - Blitoci, Olus iamenum et Olux coxilide da Greci
- De la Biete et espinars da Galli - Maier da Germani - Gelosia a Bolognia
- Theombrocio Plinio da alcuni - Simphona Plinio da altri - Et Camphena
- Variabile da volgari.
GENERA - Ponnendo questa, tre spetie ne sonno. Et due commune et
nasce per tuttq di Bliti.
FORMA - Suoa radice di pico! coda, bianca. Suo fusto alto piui de
gommito, nel qualle sonno suoe frondi, et tutta la pianta son simil alle silvestre commune, ma questa ha suoe foglie divisade di tre colori verde, rosse
et gialle molto vaghe et apresso a ogni fronda ·venghono suoi herbacei verticelli che circondano il fusto con li semi dentro minuti lucenti et neri simil
a quelli del amaranto fior veluto [N. 323).
(1) Gli stami.
(2) I tepali ìnternì.
(J) Dì color cangiante.

(4) Bakle iaroenia.

LIBRO ROSSO I.

LuoGHO - Da Co.stantinopoli io I' hebbi. Et son si piene le finestre da
gentil madonne custodite che poche ne restano prive.
TEMPO - Ogni anno si semina et nell' Esta si gode, et poi con il fredo
s1 muore.
OPPINIONI - Molti la tiene per I' Theumbrocio di Plinio, ma per non
haver odore io per me non lo direi. Altri la tiene per la Simphona Plinio.
Et meglio, ma pero questo son divisa in una istessa foglia.
DISPARERI NELLA PIANTA - Se Theombrocio questa non ha optimo odore
come dice Plinio - Se Siomphona el medesimo dice esser distinte suoe foglie
zioe una verde et l'altra rossa et queste miste di gialdo, verde et rosso - Se
spetie de Bliti questa non disconviene se non nella varieta de colori nelle frondi
ma tutte le parti sonno nel ordine del Bliti.
[Pianta fiorita. Il nome geU!sia, corrotto dal latino ceksia (da x~Àeoç = ltruciato
per le macchie rosse sulle foglie) servi nel Medio Evo a designare questa specie e se ne
trova anche la variante gelisia (155]. Più tardi gli Italiani, dimentichi dell'etimologia,
alterarono l'accento per dar aUa parola un significato e lessero gelosia ed in conformità
i Francesi scrissero falousie (73]. Al tempo del Michiel il nome cominciava ormai ad usarsi
per un'altra amarantacea (N. 323) che ora se l'ha conquistato anche nella nomenclatura scientifica].
·

N. 159 LEUCO!() SPE.s
NOMI - Leucoyo dal fruto rotondo spetie Nasturcio spetie da alcuni Cheir Alpinum et Leucoium silvestre. Quella spetie dal fior piu grande dal
Aldrovandi et altri simplicisti.
GENERA - Molte sonno le varieta di Leucoij. Et non meno le. varieta
di Nastur cij. Et il giallo de montagnia silvestre son sotil di fronde et di minor
fiori con silique picole lunghete come li altri. Et quella nasce ne sassi son minor.
Come le mostre il fa chiaro.
FORMA - Suoa radice di coda con pochi rami et capegli, bianchezzia
et pocho legnosa. Suoi fusti sotil, rotondi, pocho allati et alti un gomrnito.
Suoe frondi strette lunghete ; et tutta la pianta sirnil al Leucoijo ma minor,
et da pico! cantoni circumdata, con gusto di Nasturcio. Suoi fiori in spica nel
surnmo de fusti, piccolini gialli, di quatro frondine divise nel suo mezzo ;
poi suoi rotondi vascoli che si ablongano, con suoi semi dentro, piccioli giallezzi et stiacciati, con il gusto medesimo che mordica. Quella altra spetie [II]
dalla foglia et fior maggior, tenuta anchora lei come deto di sopra. E quella
piccola [III] bianchezzia fogliuta son di foglie et fiore di Leucoijo.
LuoGHO - Io l' hebbi da liesna (1 ) di Dalrnatia. Et quella con foglia
(1) Lesina.

LIBRO ROSSO I.

et fior maggior ne sonno nelle alpi. Et quella piccola tutta bianchezza (•) nasse
ne sassi in monti altissimi, pero son cosi ristreta.
OPPINIONI - Alcuni la ritira a spetie di Leucoij, ma il Carpos mi da
noglia. Altri la acompagnia a spetie di Nasturcio. Fate il giudicio voi: Et altri
a spetie di mitridacia di quella che son spetie di scordio come narra Plinio
Di l'altra con la foglia maggiore et dentata mi fu mandata dal Eccell. Aldrovandi con nome di Cheir alpinum et Leucoijo silvestre (2 ) . Questa terza
bianchezzia et piccola per naser (3) serata tra sassi son tenuta ancora lei
per spetie di Leucoijo.
DISPARERI NELLA FORMA - Se Leucoijo spetie il fruto non son in siliqua
- Se nasturcio il medesimo - Se mitridacia non si acosta in conto alcuno a
quelle descrive Plinio nel L.o 25 cap . 6. Le altre due mostrine si puoi credere
siano spetie di Leucoij silvestri (4).
N. 160 CHAMEPITIO

[Afuga Chamaepitys Schreb.]

Nmu - Chamepitis 40 da Greci - Aiuga et Iva muscata da volgari Peristerona da Crateua herbario - ma non questo - Pytisorysis, Orizelon,
Oloziron, Brionia Silvestris, Atenis [onia, Eboicis sideritis da altri - Minerve
sanguis da Magi - Cypripum da Latini - Dochela da Dacj - Thus terre da
altri - Dionysiam da altri.
GENERA - Tre spetie nominate da Diascoride. La prima questa l5) (la
seconda non si conosce) et il terzio son I' I va volgare delle spetiarie. Son una
altra Iva moscata nel Libro verde k. 197· Et questa amhe muscata che sonno
cinque.
OPPINIONI - Questa son posta tra moderni per spetie di Iva moscata come
ci narra il Mattiolo et L.o Anguillara k 244 ma la tiene per la prima spetie.
DISPARERI - Questa son quella istessa che narra per quarta il Mattiolo,
le altre per esser volgar non l'ho fatte. La seconda non I' bo ancora ritrovata.
[Pianta fiorita, figura poco buona. È la specie che Anguillara chiamò Chamepite
prima e c·osl pure la chiamò il Mattioli. Il Michiel fece un po' di confusione, chiamando
( 1) Bianchiccia.
(2) Infatti, col nome di Cheir alpinus. Leucojon silvestre a1iqbs, figura nel già citato CaJalogo

ecc. del!' Aldrovandi, al n. 23 [305 bis, p. 10]. (Ed.).
(3\ Nas<:er.
(4) • La I figura, che occupa la maggior parte del foglio, potrebbe rappresentare, per i racemi
fioriferi e fruttiferi, Alyssuni. sinuatron L. ; Ja II è invece una composita a capoHno solitario; la
lii somiglia abbastanza a Draba Joninitosa L., a cui, anche, conviene l'indicazione di • bianchezzia o. (Ed.).
(5) La parola e questa • fu poi cancellata coll'idea che la specie presente non fosse la Came-

pite I• dj Mattioli, ma la quarta. Perciò il Michiel la trasportò in fine (e et questa anche muocata •),
lasciando insoluta la questione della Camepite I• di i1attioli. In uniformità egli aggiunse nei :« Nomi•
il numero 4~ è la parola tttuscaJa.

LIBRO ROS.S.O I.

293

questa specie Chamae-pitys IV di Mattioli, mentre questo botanico parlò di tre camepiti,
ma ne descrisse solo due, la prima che è questa e la terza che è Cressa eretica L. ; quanto
alla seconda, dichiarò, come il Michiel, di non conoscerla).

N. l6I ARABIS

[Lepidium Draba L.]

NOMI - Arabis ve! Draba da Dioscoride - Drave da Francesi.
GENERA - Questa et una altra spetie k. 59.
LuoGHO - In Candia et in la Meca. In Francia dicce il Ruellio Et nella
Valle Annania dice il Mathiolo. Et in Chapedocia.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 172 dice che essendo diverse piante, la
Hiberide, et il Lepidio, questa demostra sara la Arabis. Et che il Lepidio sara
la piperita, ma essendo le dite una cosa istessa, si conoscera adunque la Draba
che si mostra per quella de Diascoride, ma se la Hyberide et il Lepidio sonno
uno istesso, la volgar Draba ditta non sara la vera. Et Serapione tiene che
l'Arabis et il Nasturcio sia cosa medesima.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta si rafronta in ogni parte
con il t esto di Diascoride se non che queste foglie sonno minor d'il Lepi~io
di Plinio pero demostro nel Libro verde k. 102, et il seme non son tanto acuto
ma puol acascar <il per la region diversa.
[Pianta fiorita. La figura, benchè mediocre, dà il carattere delle foglie astate con
orecchiette acute, mentre il Mattioli le fece ovali).

N. 162 INCOGNITA DEL DOLFIN

NOMI - Incognita di Dalmatia.
FORMA - Suoa radice di sotil coda, son herba picciola con foglie a guisa
di lingue, li fiori bianchi et lungha semenza.
TEMPO - A primavera si vede et suoi fiori il maggio.
AMANO - Caldo, humido et sole.
GENERATJONE - De suoi semi da se caduti ci nasse.
VrRTU - Per haverla havuta secha diro come ho deto delle altre.
[Dall'indicazione sul recto apprendiamo C:he anche questa pianta fu spedita all'autore dal nob. Dolfin più volte nominato in questo libro].

N. 163 MIRIOPHILO

-

[Ceratophyllum sp. ?]

NoMJ - Myriophyllon, melophyllon, stratioticen et alchillion da Greci
Millefolium et supercilium veneris da latini - Beliocandas da Galli.
GENERA - Varie sonno le piante con nomi de mille foglie, come qui
(1) Accadere.

294

LIBRO ROSSO I.

sotto al luogho de oppm1oni legerai. Et de Miriophylo questo et di altri
nel secondo libro rosso a k. 6J. Et a k. 68.
FORMA - Suoa radice sotil sola fornita de capillamenti, suo gambo tenero
et solo vario et rosseggia come artificiosamente polito. Suoe frondi copiose,
liscie, simil a quelle del finocchio <1 l. Li fiori non li ho veduti.
LuoGHO - Ne palludi et ne sonno in luoghi bassi della valle Anannia <1>
TEMPO - Suoe frondi a primavera.
AMANO - Aqua et paludo.
GENERATIONE - De suoi semi ci nasse ma non li ho veduti.
OPPINIONI - L'Anguillara, k. 284 dice non lo conoscer per legersi a .
doi modi in doi testi di Diascoride Et molti si inganano credendosi esser
questo il mille foglie stratiote volgar Et son questo anchora differente dal
millefoglie achilleo siderite. Et altro son anchora il militare stratiote.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per quelle parti che narra Diascoride questa
si rasimiglia al Myriophyllo benissimo.
[Non conoscendo l'autore i fiori nè i frutti, la pianta fu disegnata sterile (2)].

N. 164 UNIFOLIUM DODO.

[Maianthemum bifolium F. 'vV. Schm.)

NOMI - Unifolium Dodonei et da herbarj - Eimblat (3) da Germani Ciclamen cissantemon Plinij da alcuni - Ceraria da altri.
GENERA - Leggi k. 84 de Ciclamino ~issanthemon.
LuoGHO - In Alemagnia et parmi di haverne colta in Monte Suman.
AMANO - Luogho frigido et umbroso et parmi haverne colta in zochi (4)
de alberi fracidi.
GENERATIONE - Multiplica per suoe radice. Et credo anche fazzi seme
et di esso che nasca.
OPPINIONI - Alcuni la distirano al Ciclamen Cissanthemo Plinii over
alla Cerraria se suoa radice fusse maggiore.
DISPARERI NELLA PIANTA - Quelli che tengono esser questa pianta
il Ciclamino Cissanthemo di Plinio credo se insonia (5), non voglio se non
che quello a nodi et se invoglie et questo lo vedeti. Altri la Cerraria Plinio
(l) • Entrambi i paragrafi riproducono quanto si trova in Dioscoride e comento del i\1attioli. (Ed.).
(2) • La figura pare combinata (o adattata) per corrispondere ai particolari della. descriz.ione,
perchè le foglie ripetutamente divise in lacinie sottili imitano • quelle del finocchio 11 , anzi è disegnata anche la radico a fittone; diJìerisco cosi decisamente dal Mirciofillo di Mattio1i (M. spical1<m
L.; p. 1226 dell' cdiz. 1568) al quale sì riferis<le la citata localltà di Valle Anaunia. Se è genuina,
sconvienc anche l'ipotesi di un Cera~hyllum. (Ed.).
(3) Einblat.
(4) Ceppi.
(5) Si sognano.

LIBRO llOSSO I.

295

dice haver un sol foglia questo potrebbe star che lo l' havesse veduta a
tempo che ha una sol foglia, ma dice la radice grossa et questa no. nel resto
starebbe bene.
VrnTu - De sue virtu de unifolium leggi nel Dodoneo k. 218.
(Pianta con rizoma. mandante un pollone sterile unifolio ed uno fertile con due
foglie e l'infiorescenza).

N. 165 UMBILICO CIMBALIO

[Saxifraga steUaris L.]

NOMI - Ombilico cimbalio tenuto da molti - li altri nomi leggi k. (•), Onobleto di Hippocrate dal Anguilara.
GENERA - Leggi k. 72.
LuoGHO - Io ne hebbi da Cividal de Austria dal Eccell. messer Giuliano
da Marostica.
OPPINIONI - L' Anguilara k. 303 credo che ponga questa pianta per
phillon insieme con quella altra rosela apar inanti depinta k. 282. Et il medemo k. 200 dice che il Cotiledon secondo son l'Onobleto di Hippocrate et
fa foglie come lingue. Et il medemo k. 276 che la sempreviva communa tiene
sia l'Ombilico secondo. Il Eccell. Mess. Luca Ghino mi scrisse esser la faba
grassa volgare il Cotiledon secondo: Et molti ignoranti inganati dal nome si
credeno esser quella volgar pianta nasce ne muri dimandata cimbalia (2).
DISPARERI NELLA PIANTA - Di questa se non fus5e che in fin della
naracion della pianta Diascoride dice haver la radice maggiore et questa ha
niente di radice nel resto si potrebbe quasi credere.

1

f Pianta fiorita. La città nominata più sopra è Cividale nel Friuli che a quei tempi
chiamavasi ancora Civitas Austriae per essere la più orientale delle città, non già perchè
appartenesse a.li' Austria. L'aggiunta d'Austria era necessaria per distinguerla da Cividal
di Belluno che oggidì chiamasi semplicemente Belluno, ma allora chiamavasi anche semplicemente •Cividale•. Tuttora i contadini dei dintorni di Belluno quando vanno in
città a far le spese dicono : • vado in Cividal >.
Per comprender bene quanto dice l'Autore nelle •Opinioni• bisogna ricordare che
I'Anguillara identificò I' Onobleto d'Ippocrate col Cotiledone secondo che, secondo lui,
è la specie presente, ma distinse il Cotiledone secondo dall'Ombilico secondo di Mattioli
che è Saxifraga A izoon Jacq.
Giovanni Bauhin che più tardi descrisse la specie qui figurata la chiamò pure Cotyledo11 altera ma la confuse colla affine S. cu111:ifolia L.
Notiamo che la sp. S. sullar-is L.. specie alpina, non vive presso Cividale, ma è ammissibile che Messer Giulian n'abbia ricevuto il campione da qualcuno degli alti monti che
(1)

In bianco.

(2) Unaria Cymbalaria Mili.

296

LIBRO ROSSO I.

appartengono al bacino del Natisone. Però anche in questo caso la pianta sarebbe flori·
sticamente interessante perchè I' unica località friulana indicata nelle Flore [219) è
il monte Sarte (!) tra le valli di Resia e di Raccolana il quale non ha nemmeno attualmente comunicazione diretta con Cividale).

N. 166 FORMENTON

[Polygonum Fagopyrimi L.]

NOMI - Formenton da volgari - Ocino di Marco Varone - Gramen
parnasi da molti - Seydentorn (z) da Germani.
GENERA - Varie sonn<;> le spetie di formento, come si affatica !'Anguil·
lara k. 96 in distinguerle et manifestarle.
LuoGHO - Si semina per molti luoghi in Lombardia, nel vesentino (3)
et in Friul.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 256 tiene el sia ocino di Marco Varrone.
Et quelli che credeno che questo tormentone sia l' Erisimo commemorato
tra le spetie di biade sono in errore. da Plinio dico.
V1RTU - Li contadini famelicihi lo mangiano et li bestiami piu che piu.
Et si componeno bene insieme con il sorgo nel Friule il forzio de contadini
se lo mangiano saporosamente. Et si amoglia (4) assai bene. Ef l' herba pesta
salda le ferite. Come leggesi in Plinio Lib. 24, 19 - Pandette Cap. 22.
[Bella figura di pianta fiorita. Notevoli le incurvature delle foglie ed i segni delle
rosicchiature dei bachi.

L'Anguillara, come leggesi nel suo libro, ritenne da principio che la specie presente
fosse la Gramigna Parnasia, ma poi cambiò idea e la ritenne l'ocino di Va.rrone].

N. 167 CHAMESICE

[E1tplwrbia Chamaesyce L.]

No~u - Chamasice da Greci - Mecon Aphroditis da altri - Spumosum
papaver da alcuni.
FORMA - Suoa Radice di sotil coda, bianchezzia et tutta la pianta si
rasembra alla portulaca marina, ma minor. Suoi ramuscelli sottili, ritondi,
et sparsi sopra a terra, rossigni, et pieni di lateo succhio, forniti con
intervallo di picciole et rascontrate frondini sottille, et nella rotondità
sonno imperfetta. Il seme rotondo a tre insieme sotto alle frondi, non fa
fusto ne fiore dice il testo de Diascoride ma io dico che fa fiore piccolo che
si discerne apenna.

(1) È chiamato in dialetto slavo di Resia Monte Pene e sotto questo nome è notato nel Pirona
che vi trova la pianta.
(2) • Nella grafia. del Dodoneo è Heydenkom, che il M. dal carattere gotico trascrive inesattamente. (Ed.).
(3) Vicentino.
(4) Ammolla.

LIBRO

nosso

1.

297

LuoGHO - Ne campi non cultivati, luoghi sassosi et sordidi per Italia
et bolognese.
DISPARERI NELLA PIANTA - Non si puoi negare che questa non corisponda a tutte le parti che descrive Diascoride alla Chamesice eccetto pero
che lui dice non far fiore, ma come puoi star haver lui prima deto che il suo
seme Io fa, sotto alle frondi dimariiera che farrebbe seme sanza far prima il
fiore. Cosa che non si vede ne!Je piante, ma per esser si piccolo non lo discerne <•> farsi overo ha deto come che disse del Dittamo non far fiore et
pure lo fa.
(Per conferma di quanto dice, il Michiel fece figurare la pianta coi fiorellini all'ascella
delle foglie e coi frutti sotto l'ascella ove son portati dal loro peso e dalle flessibilità del
pedicello.
Con giusto ragionamento il Michiel dimostra che la pianta deve far fiori anche
se Dioscoride lo nega, basandosi sull'asserzione dell' autore greco che la pianta fa
frutti.
.
Dopo il Michiel la specie fu figurata dal Clusio che pur la identificò colla Xotp.«tenl>oi di
Dioscoride].

N. 168 CANAPE SELVATI CO

[I. A ltllaea cannabina L.]
[Il. Hibiscus Sabdarifja L.]

NOMI - Canape salvatico da simplicisti - Hyastinan da Greci - Terminalem da Romani - vVilder Hanff <2 > da Germani [I] - Quella altra mostra
dal Cagiero [Il] son dimandata Deli, Subdaris che in ferisse (3) Giovane gentil - Ongaresca da Herbarij [I] - Alcea da altri - Sechedenichi (4) da le
Pandette - Canabion, Schinostrophon, Asterion da altri - Schiaderiph
dal Landini [Il]
· GENERA - Dui, questo [I] et il familiar che se ne cava corde et te!Je.
ne son anche una altra mostra [Il] quivi tenuta dal Cagiero <s> con nome
de subdaris - Et una altra nel secondo libro rosso k. 58 con nome de spericon (6).
LuoGHO - Nelle selve et nella Morea ne sono in quantita [I]. Et l'altra
mostra [II] dal Cagiero (1).
OPPINIONI - Chi bene considera questa pianta son spetie di Althea perche tutto sonno come simil eceto che le foglie di ·questo sonno piui divise [I].
( 1)

Discern~.

Wilder Han!.
(3) Significa.
(4) Shebedeaig.
(5) Cairo.
(2)

(6) Iperico.
(?) Cairo.

298

LIBRO ROSSO I.

L'altra spetie dal Cagiero [Il] per molte similitudine son posta per spetie di
canape salvatico.
DISPARERI NELLA P IANTA Non si trova disparere alcuno tra questa
pianta [I] et il canepe salvatico descrito da Diascoride.
[Di questa carta scrisse il Bonato : •Vi sono due piante, una appartiene ad un Alcea,
l'altra ad un Hibiscus. La confusione dei nomi è indicibile•·
La figura principale rappresenta una pianta fiorita ed a lato c'è una figura abbastanza buona di ramoscello con un fiore aperto. Rappresentano ambedue Althaea ca1111abina. L.
La seconda figura è molto imperfetta e deve essere stata fatta almeno in due volte,
essendosi prima disegnata la parte superiore che fu inviata all'Autore dal Guilandino,.
poi la inferiore di cui ebbe il Michiel conoscenza o da piante nate nel suo giardino o da
rapporti di viaggiatori. Le foglie inferiori sono disegnate a penna, le superiori ed i fiori
hanno anche la dipintura. La diagnosi scritta con due inchiostri diversi conferma quanto
sopra fu detto e serve a compensare le deficien1,e della figura (r).
Ambedue le piante qui effigiate sono nuove per quei tempi e più tardi furono conosciute dal Clusio (78) che chiamò la prima AUhea cam1al>itta, la seconda Alcea americana.
Quest'ultimo nome che è falso proviene dall'averne il Clusio ricevuto i semi la prima
volta dal!' Italia sotto il nome per lui incomprensibile di Sabdarifa (•), poi dalla Spagna
sotto il nome di M aJva it1dica e, siccome l'aggettivo indica si applicava spesso a prodotti
americani e.molti di questi venivano per la via della penisola iberica, l'illustre botanico
ritenne la specie originaria del Nuovo Mondo.
11 Michiel trascrisse male il nome sabdarif con • subdaris •; il nome ultimo segnato
che pure è alquanto alterato gli fu dato dal Guilandino che avea viaggiato nell'Oriente].

N. 169 CARUM

No11u vesentin (3)
Galli.

-

[* Carum Carvi L.]

Carum ve! Carvum da Greci - Catolo sul milanese, Carvi nel
Mattkumich, Wysenkumel (4) da Germani - Des Carot da

Suoa radice bianca sotil et fornita di sotil capegli, al gusto
aromatica che ritira alla pastinaca; suoe frondi di Carota bianca tenuta da
alcuni per Sesaro ma più tagliate et rare, come in ruota sopra alla Terra di
lunghi ramuscoli et teneri, che nel suo principio sonno nudi di fronde et poi
con intervallo riempino il fusto di rascontrate, al gusto aromatiche et calide.
Suo allato fusto alto un gommito, nodoso. Suoi fiori in umbella che nel bianco
purpureggia nel sumo de rami; et suoi semi poi in forma maggiori del finocchio.
FORMA -

(•) , L'altra mostra del Cagiero il fusto alto come huomo. Le foglie fallate (alterne] sopra d.i
esso simil al Canape acetose. Il fiore bianco macu1ato dentro. 11 suo carpo con1e uno pic<>l nico [<:nico]
con semi dentro triangulati di imperfeta forma •· Poi con a1tro inchiostro : • Et le prime frondi sonno
tonde poi b.gliate et poi divise in 3. 5 . et 7 •·

(2) • Nesci.o an tale nonlen apud quos sponte nascìtur obtineat •·
(3) Vicentino.
(4) • Matte(n)k\immi(ch), WieS<>n-Kiimmcl. (Ed.).

LISRO ROSSO I.

299

LuoGHO - Nasce ne monti in Italia. Et nelli prati dalla giesia (•) de
Monte summan ne sonno assa.
TEMPO - A primavera si vede. Et l'umbella de apfille con li semi poi.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta son tenuta per il Carvum,
avegna che Diascoride non dica come la sia fatta ma il suo seme che di questa
ci nasce per il comun uso ne fa manifesti.
[Pianta fiorita; anche al Ve. 16<>].

N.

170 LUPINI SILVESTRI

[L1,pinus angustifolius L.]

Noli!! - Lupini silvestri da simplicisti (•) - Tarmus, Termes da Arabi.
GENERA - Questi si sonno doi. Et li lupini sonno familiari a animali.
Uno è il familiar (3). Et l'altro il salvatico che son questo. Et una altra spetie
nel Libro Verde k. 184.
LUOGHO - Io ne hebbi da Corphu. a Pisa, a Viterbo, sul Lanzanese (4)
et in Istria.
·
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa son tenuta per il silvestre lupinn
avegna che Diascoride non dica se non che sono minori delli domestichi.
[Pianta frnttifera. Nella diagnosi l'Autore dice : •le frondi sotil in sei divisure in
stella •; però nella figura vi sono anche foglie a sette ed otto pinnule, potendo in fatto
il numero loro giungere fino a nove.
Come è detto nel testo, l'Autore ricevette un campione della pianta da Corfù, le
altre località qui menzionate son tolte dal!' Anguillara; interessante fra queste quella di
Medolino nell' Istria).

N.

171

NASTURCJO MARINO

[Cakile maritima Scop.)

NOMI - Nasturcio marino da simplicisti - Chachile vel Soldanella dalle
Pandette - Suen da le dite (5).
GENERA - Varie sonno le spetie di Nasturcij. Et questo ponendolo in
spetie anche egli.
LuoGHO - Nasse a lidi maritimi et qui a Venetia in quantita.
OPPINIONI - Molti tengono che questo Nasturcio marino sia il cachile
di Serapione 227. Et altri per il Suen delle Pandette.
(1) Chiesa ?
(2) Un Lupinus silvestris. che non sappiamo se sia la specie qui deseritta e figurata, è notato
fra le piante coltivate a Pisa al tempo dcl Ghini.
(3) L. hirsttl1<s L.
(4) Pr. Lanciano io Abrnzzo.
(5) Dette.

LIR.RO ROSSO I.

DISPARERI NELLA PIANTA - Si per la forma come per il gusto non si
puoi negare non sia spetie di Nasturcio. Quelli poi che vogliono sia il chachylle
di Serrapione lui la descrive simil a una Usnea, et questa tanto diversa che
non acasca (•l parlarne. Li altri poi che vogliono la sia il Suen delle Pandette, peggio che peggio, percioche lui dice che la si asomiglia alla vernicular (N. 279).
[Pianta fiorita e fruttifera. Il Bonato l'avea classificata come Cochlearia.
La varietà qui figu.rata è quella a foglie pennisette che I'Anguillara chiamò Cakile
di Serapione, identificazione che non fu ammessa dal M.ichiel il quale nemmeno ammise
quella col Sue"; pare che per lui il Su.en fosse la pianta figurata al N. 269 o quella a
N. 270.
Vedremo che il vero Sum era la pianta a N. 270 ; notiamo per ora che il Michiel, nel
correggere coloro che classificavano come S"m la specie presente, cadde alla sua volta
in un errore, confondendo il nome Usnm sinonimo di Suen con Us11ea, nome che si dava
e si dà tuttora ad un lichene e per questo trovò tanto profonde le differenze).

N. 172 VERBENA

[Verbima otficinalis L.]

NOMI - Berbena da volgari - Verminacola et Verbenaca da Toscani
- Albea da Arabi - Sacra herba, Giunonis Jacrimam, mustele sanguinem,
sanguinem Mercurij, Giovis co!um et Colum barisi da Latini - Herasdacrion <•l da Magi - Pempsente et Pemphthenphthan da Egiptij - Cristam
galinacem et Cincinalem et Erisi sceptron da Romani - Hierobotanen,
Peristereon, Trigonion, Bunion, Philtrodoten, Pherian, Trixaliden, Exuperan, Herbam sanguinalem, Heregenion, Chamelicon, Sideriten, Caritin,
Persephonion, Drichomon, Callesia, Hipparison, Demetriada da Greci Eisekraut da Germani - Vervaine da Galli - Herba di S. Giovani da alcuni
Sagmina da Plinio.
GENERA - Due ne pone Diascoride, ma per esser simile non dimostro
se non una. Et una altra spetie cosi tenuta nel secondo libro rosso k. 2.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 265 vole ch'il Peristerion sia una suoa
herba columbina. Et il Fuchsio inganandosi la depinge con il fior luteo. Et
son herba apropriata a Venere secondo Aristotele.
DISPARERI NELLA PIANTA - Quanto alla discretione che descrive Diascoride dell' Herba sacra questa si conviene apunto oltra lo uso continuo.
[Pianta fiorita. Sull'appunto che il Michiel fa al Fuchs notiamo che quest'ultimo
autore diede una figura giusta della verbena, anche per tinta dei fiori sotto il nome V.,._
bmaca s1•pi11a sive femi11a. Il Michiel invece guardò la figura della pianta che l'autore
(1) Occorre.
(2) "Hp.ocç bdxpuov

a:

lacrima di Giunone.

LIBRO ROSSO I.

301

tedesco chiama senz'altro Verbmaca e che fu da lui dipinta coi fiori gialli perchè è Sisy1nbrium otficitaaù Scop. È risaputo che il nome Verbe11a si diede in passato abusivamente a
varie specie p. e. Lycop1<s europaeus L. (Ro. TI, 2), Se11ecio J acobaea L. chiamata V.
maìor in un codice del secolo XV [20] ecc.).

N. 173 PANACE CHIRONIO DIOSCOR!DE
No~u

- Panace chyronio Diascoride et da Chirone - Ruta spetie da
molti - Et li nomi de Ruta sonno questi, Peganos, Orine, Rhyten orean
da altri - Epnubu da Egyptij - - Armalaleu da Syrj - Besala da alcuni Churma da Punici.
GENERA - K. 62 nel altro libro verde. Et in questo k. 27.
LuoGHO - Io hebbi delle semenze de Hierusalem al pozzio di Sues con
nome di Ruta silvestre.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 89 dice che il Chironio di Theofrasto non
è quello di Nicandro ne quello di Diascoride, ma è la prima spetie di Helenio
di Diascoride - Altri voleno che questa sia spetie di ruta et non si puoi negar,
et altri esser il panace chironio Diascoride, ma nella radice non si sente
tanta acuita, levero (•) che de qui potria degenerar et mancargli le forze.
Et Theofrasto variano li suoi panaci come si possono veder nel suo lib. 9
cap. 12.
DISPARERI NELLA PIANTA - Se spetie di Ruta son deto di sopra - se
panace chyronio Diascoride non contradice in alcuna parte, ma e da avertire
che Diascoride parla de Ruta silvestre et de panace chironio dunde è da
dire che overo in tese lui de altra ruta che questa overo che intese de altro
panace chyronio che questo perche non harebbe posto una istessa pianta in
dui Luoghi et capitoli venendo bene questa et servendo a tutti dui li capitoli.
[Pianta fiorita, a parte un ramo fruttifero. Il Bonato trova questa figura somigliante a Rula patavina L., notando però che le foglie sono intere).

N. 174 HIOSQUIAMO DEL LIONESE

[l'li'cotiana r·ustica L.]

NOMI - Hyosquiarno nero del Lionese - li nomi leggi in libro verde k. 9
Solano da molti.
GENERA - Varie sonno le spetie di Hyosquiami. Questo, quel altro pur
di Francia con la foglia di scudo grande, la terza dal seme bianco, la quarta
quel dente cavalin nasse per tutto. Una· quinta spetie ho veduta con il fior
giallo et minor. due ne sonno nel libro verde k. 9 et ro. Et de Solani anche
(•) L'è vero.

LIDRO ROSSO I.

302

come per li libri ritrovarete. ma questa son spetie della Herba della Regina
nel Libro verde k. u8.
FORMA Suoa radice di coda bianca capillar con odor di freschin ! 1 >
sonnifero. Suo fusto allato, alto uno brazzio, rotondo, fornito di fallate frondi
simil alla bella donna, qualle venghono con intervallo sopra il fusto, larghe
quattro dita et lunghe sei, lissie, grasse, et humorose. Suoi fiori verso le cime
tra le frondi (•) in forma concavo, lungo, rotondo, con verdezzio colore di forma
del volgare. Suoi semi minutissimi dentro a suoi vascoli over baccelli, scureti,
et in vecchiata le cime di essa sonno viscose et tenace che se apicchiano
alle mani.
LuocHo - Io la hebbi del Lionese. Et tanto a multiplicato che ne
sonno piena Italia.
OPPINIONI Chi ponne questa pianta per spetie di Hyosquiamo et altri
per Solano ma bene certissimo questa et I' Herba della Regina son una istessa
spetie. se non da maggior a minor. Et il fruto che contiene il seme e lo
chiarisce oltrache il seme anche son simil ma il particolar c0me il ci sta dentro
importa.
D ISPARERI NELLA PIANTA - Chi bene considera si per la forma come per
li poteri suoi pare si acostino piui l esser suo per spetie di Solano che de
Hyosquiamo, pur il sapientissimo Mattioli la pone per Hyosquiamo nero a
k. II2I.
[Il vero giusquiamo nero non venne figurato dall'Autore perchè specie comune e la
pianta chiamata Hyosciamus al Ve., 9 è Hyoscyanms albu.s L.; a torto dunque il Bonato
classificò come H. albi.s L. la pianta effigiata nella presente carta la quale presenta manifesti i caratteri delle foglie, dei fiori e de' frutti di Nicotia11a rustica L., ben imitato in
ispecie il colore giallo-verdastro dei petali.
Il Michiel da principio chiamò questa pianta Hyosqtiiam-0, poi vi aggiunse la parola
11.ero per uniformarsi al Mattioli, ma notò con molta sagacia le sue somiglianze col tabacco,
appoggiandosi specialmente alla placentazione come è accennato qui ed è meglio spiegato al Ve. u8.
Questa pianta fu figurata, prima del Michiel, dal Dodoneo che la chiamò Hyo·
scyamus luteus e la ritenne il giusquiamo secondo degli antichi, non sapendola originaria dell'America, come ben si comprende dalla frase : •Duo bi posteriores Hyoscyami
[II e III] rari sunt, nec alibi in Belgio quam in hortis et quidem non frequenter
reperiuntun. Da questa frase si comprende pure come il Dodoneo ignorasse la diffusione della specie in Italia di cui qui parla il Michiel. A questa stessa specie si riferiscono le parole del!' Anguillara: • E ben vero che il Dodoneo ha posto uno che pare
che molto si confaccia al secondo di Dioscoride pure sto sospeso•·
Più tardi la pianta fu chiamata Nicotia11a mi11.or ed anche Priapeia, forse per l'uso
antisifilitico (J)).
(1) L'odore del merluzzo tenuto nell'acqua.
12) • Dopo frondi è forse da supplire: • con frutto •· (Ed.).
(3} Sotto questi nomi lo Chabray mise per errore una figura di aconito.

LIBRO ROSSO I.

N. 175 SCABIOSA

[Scabiosa atropurp1,rea L. var. maritima (L.) Fiori]

No~n - Scabiosa da volgari - Scabiosen et Apostenkraut da Germani
- Scabieuse da Galli - Stebe da molti in doti <•J et pleo - Stipes, Tibeos
da Greci.
GENERA - Questa una. Et nel altro libro (•) k. 33 di Jacea nigra. Spetie
di Scabiosa tenuta son anche la Stebe di Galeno k. 22r. son poi nel Libro
giallo la pungente k. 14.
OPPINIONI - Molti si credono sia la Stebé come il ·Selvatico delle
Pandete.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa per non essere ne mai stata spinosa
non puoi esser la Stebe.

[Bella figura di pianta fiorita, notevole per ricchezza di capolini a vari gradì di
vegetazione.
Precede di un secolo la figura fatta dallo Chabray [73] sopra un individuo cresciuto
a Montbéliard e proveniente da semi spediti dall'Italia e di mezzo secolo quella data
da Richer di Belleval [244).
L' Anguillara a c. 250 dice : •Qual sia veramente la $ tebe di Discoride io non so,
ne meno penso che sia la Scabiosa, dicendo Galeno che suo padre ne fasciava le botti dal
vino la invernata. La $tebe che hoggi chiamano in Candia Scabiosa si trova in copia à
Vinegia sul Lito .... • La diagnosi dell'Anguillara, benchè differisca nel frasario da quella
del Michiel, corrisponde alla specie qui figurata che perciò è la sua Scabiosa di Candia o
Stebe falsa. Anche il M.ich.iel rigetta l'idea che essa sia la St ebe degli antichi].

N. 176 LILIETI IN RAGIO

[Anthericum Liliago L.]

NOMI - Lilieti in raggio suoa radice - Phalangium dal Aldrovandi - ·
Liliago da Valerio Cordi - Leuchachata da Plinio.
GENERA - Varie et infinite sonno le spetie de Lilij. Et di questi ne sonno
due spetie ma pero simili.
che formano come
. FORMA - Suoa radice bianca di sotil ramuscoli
.
raggio, et sanza gusto. Suoae frondi di xiphio, strette, sotil, et lunghe.
Suo fusto sotil, liscio, rotondo~ alto uno gommito, che porta nel summo
molti gigli bianchi, piccoli, di sei fronde, con li suoi cotalini dentro gialli,
con suave odore. Poi uno lunghetto in sonde (3J folicolo con suoi semi
dentro, neri, triangulati et duri come pietra. Sonno una altra spetie del
tutto simile se non che le radici piui si alungano et li fiori piui piccoli et assai
piu numero sopra il fusto.
LuOGHO - Io l' hebhi da monti de Zividal de Bellun.
(1)

Indotti.

(•) L. verde.
(3) • Forse in son de - in forma di? (Ed.).

LIBRO ROSSO !.

OPPINIONI - Questa spetie dal fior piui piccolo et la radice piui lungha
son tenuta per· il Phalangio.
DISPARERI NELLA PIANTA - Non diro delle altre parte del Phalangio
ma solum d'il seme che dice Diascoride esser come mezza lenticchia et piui
sottile. E t questo lo fa triangulato et ciuro.
[Figura di pianta divisa in due parti, a destra la sommità fiorita, a sinistra la parte
inferiore ; a parte un gambo fruttifero.
Notevole la naturalezza con cui si riprodussero le radici carnosette, i fiori candidi
e le capsule ancor verdi accompagnate dalle brattee ingiallite.
La sp. A. ramosm" L. è al Ve., xo3].

N. 177 TITIMALO CHARACIA

[Euplwrbia amygdaloides L.]

No~u -

Thtimalus <1> Characia da Greci - Lactaria herba, Lactuca
caprina over marina da Latini - Esula da herbarj et officini - Vvolffsmilch <o>
da Germani - Dutbirj male et herbe alaice da Galli (3) - Xeneva da Arabi
- Comites, Amygdaloides et Cobios da alcuni - Herba lazza ve! Trisa da
Greci - Tortomaglio maggiore da alcuni.
GENERA - Di questo ne son anche una altra spetie d'il tutto simile purpurescente et manco fronduto !4l. Sonno questo altro seguente. Et deli altri
Thitimali se dira delli piui rari nel altro libro verde k. 109. tre altre spetie di
I' Eusula silvestre ne son nel altro libro novo [Ro. II] k. 8. Et di la Esula
rotonda legi nel libro giallo a k. I. Li autori ne poneno 7 spetie.
LuoGHO - In luoghi montuosi et asperi et maritimi, nella Puglia, per
la Toscana et Scbiavonia, per la Gretia, in quel di Luna Citta !5l.
DISPARERI NELLA PIANTA - Non si puoi se non affirmare che queste
pian te siano Characie.
VIRTU - Questa pianta amazzia quel pesse che li Greci lo dimandano
Trisa che son quello che noi chiamiamo Chieppa (6) Et tengonsi esser il Characia
il mascolo Il suo succhio neta il corpo, il suo late son pericoloso agli occhi
et · vesicano come il fuoco, et ·sonno tutti li Thitimali acuti, amari et calidi,
come narra Galeno ai So de facul. de simp., Diascoride, L. 4, cap. 146,
Plinio, L. 26 cap. 8, Serrapione, Lib. aggr. cap. 260, Pandete, cap. 647.
[La vera specie E . Characias L. trovasi alla tavola seguente. Questa invece è la specie
(1) TithymaUus.
(z) Wolfsmilcb ~ latte di lupo.
(3) Mal trascritto da dr< tithyma/e (' e da h.,,be à laidt. come
p. 1318. (Ed.Jj.
(4) E . strieta L.
(5) Luni.
(6) Afoso. faUax Lac<\p.

si

trova nel Mattìoli, ed. 1568,

{I- Rosso I,

T A\'. XXJ[J

1 ;8)

• Titimalo Characia •

[Euf>Aorbia CAoracia• L]

305

LISRO ROSSO I.

che l' Anguillara chiamò Titimalo Characia come scorgesi dalle località e dalle virtù
copiate parola per parola da quell'Autore.
Benchè la pianta sia rappresentata sterile, spiccano i caratteri delle varie gran·
dezze dei lembi !oliari, della loro forma e della tinta rossastra alla pagina inferiore.
Il Bonato la ritenne una varietà purpurescente della specie che segue.
A proposito di quanto dice l'Autore sul numero delle specie, avvertasi che il Rinio
(c. 213) ne aveva scoperta un'ottava, E. exig..a L.].

N. 178 TITIMALO CHARACIA

[Euphorbia Characias L.]

NoMJ - Thitirnalo Characia. leggi qui da driedo 177·
FORMA - Son sirnil all'altro 177, se non che questo son piui folto di
fronde non tanto longhe ne purpurescente. Et leggi li <•J.
[Figura notevole per bellezza e ricchezza di parti. Il disegno è corretto e ben riprodotte son le due gradazioni di verde più scuro delle foglie, più chiaro nelle infiorescenze. A
parte v'è un raggio dell'ombrella mostrante benissimo i caratteri delle brattee unite ad
acetabolo e delle glandole).
'

N. 179 OROBO DE LEVANTE

[Biserrula Pelecinus L.]

NOMI - Orobo di Levante. Et li altri nomi legi k. 180.
GENERA - Questo simil alla Veccia. L'Orobo volgar k. 180.
LuoGHO - In Levante et de Alesandria viene portato a noi. Et ne sonno

in A bruzzio.
DISPARERI NELLA PIANTA silvestre spetie.

Questo non è dificulta che non sia l'Orobo

[Pianta fiorita e fruttifera. La specie che in questo Codice è chiamata Pelioi11c
al N. I è un'altra leguminosa, Bo11averia Securidaca.
La presente specie, poco diffusa in Italia [37], venne figurata la prima volta dal!' Autore dietro campione venuto dall'Oriente. Ciò che più tardi aggiunse il Michiel sul!' Abruzzo provenne da notizie avute, delle quali non si può guarentire la veracità.
Dopo il Micbiel la specie venne figurata nel x592 dal Cortuso col nome Scolope11dria legflminosa o Hedysam"" peregrinmn sopra un campione spedito da Sebenico in Dalmazia da Onorio Belli. Due anni più tardi il Cortuso ne mandò altro campione al Clusio
sul quale questi fece la figura (78) col nome Securidaca peregrina].

N. 180

[Liithyrus vermtS Bemh.]

NOMI - Orobo volgar - Ervum da Latini et Greci - Germa Erven
da Galli et noer (•) - Mocho da Toscani - Lunaria memoral da herbolarj
nel Fritù - Jervo i1i Abruzzio - Herba Giitdaica da Avicenna.
(1) Li.
(•) • Errori di scrittura: solo esatto il nome tedesco (... Germa[ni)) Erven. (Ed.).

306

LIBRO ROSSO I.

GENERA - Questa una et quella di Levante da driedo. Di lunarie ne
sonno infinite [N. 127].
LuoGHO - In luoghi magri et ne monti di Lombardia.
DISPARERI NÈLLA PIANTA - Anchora questo non. si neghera essere
spetie di Ervo per suoe conformita che ci sonno.
[Pianta fiorita e fruttifera; alquanta confusione nel disegno, trovandosi qua e là
infiorescenze in continuità colla rachide follare per la. credenza che le pinnule fossero
foglie intere.
Malgrado questi difetti, questa figura ha il merito di esser la prima eseguita, precedendo quella ben più esatta che diede il Colonna [85] sotto il nome Astraga/,.s, e quella
del Tallo (285) e del Clusio.
Questa specie è l'Orobo di Anguillara, c. xo4).

N.

181

POLIGALUM

No~u

- Poligala da volgari - Polygalum da Greci ~ Perigalon da Arabi
Saint foin che volsi dir santo fieno in provenza - Verzella dal'Alpago
quella dico demostra dal Trago
GENERA - Questa una et la sequente l'altra. Et il Trago ne demostra
una k. 571 tunata (•) dal Alpago per vercella.
FORMA - Suoa radice legnosa, giallezzia et fornita de rami sottilli,
suoi fusticeUi alti un palmo et piui, forniti di fronde picciole, lunghete,
di lentecchie, rascontrate, et in una finisce, con constrettivo gusto. Il fiore
picciolo giallo, simil alla securidaca come che anche tutta la pianta, ma
minore, in ruota et lunati. Poi suoe silique picciole, et paiono al suo intorno
ligate da piui ligature. Et in se cont engono il seme minuto, lungheto et nero.
LuoGHO - Ne monti del bologniese et Abruzio.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per quello ci narra Diascoride questa contiene in se tutto quello che lui dice di la polygola.
[Pianta fiorita. È la specie chiamata Poligala dall' Anguillara a c. 290. Il Banato
inclinò a classificarla come Hif>Pocrepis benchè non vi corrisponda la descrizione del legume].

N. x82 POLIGALA ALIA

[011c&rychis sativa Lam.]

NOMI - Poligala alia. leggi qui driedo k. 181.
LuoGHO - Io n' hebbi di Francia del Lionese da messer Antonio Tholomei singularissimo simplicista.
[Pianta fiorita].
(1) • Forse error di penna per; tenuta. (Ed.).

LIBRO ROSSO I.

N. 183 AMMI DEL FUCH.o

307

[A mmi maj11-S L.]

No~u

- Ammi del Fuchsio - Amey da Germani.
GENERA - Varie sonno le piante demostre per Ammi.
LuoGHO - In Germania ne seminano.
OPPINIONI - L 'Anguillara k. 130 ne ponne due spetie : una di Alesandria
optimo et l'altro minor di questo che nasse in Italia. Plinio L. 22.14 dice
bavere foglia de spetie de ortica et bianca nel mezzo che sarebbe quella spetie
di ortica )atea. Et il Mattiolo dice non bavere veduto seme che li satisfi per
il vero Aromi.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per non si dimostrar Diascoride la forma
della pianta se non il seme, come se ritrova un seme che si rasembri al suo
d etto puolsi dire come dice il Fuchsio di questo.
[Pianta con ombrelle povere a somiglianza dello schizzo lasciato dal Rinio a c. 434).

N. 184 AMMI DE PULGIA

[Petroselinum ammoi"des Rchb.)

NOMI - Aromi di Puglia - Sison dal Dodonei - Regium Cuminum da
Hyppocrate - Nachana da Arabi.
LUOGHO - In Puglia in quantita. et è usato da molti spetiali per il vero
ami [N. 183) abenche non si senta in questo quel vero sapore di origano come
nel vero.
(Pianta fiorita e fruttifera.
Il nome 11acha11a è una mala trascrizione del nachaua di Aliabate che, alla sua volta,
è corruzione di 11abkah, nome spettante, secondo altri autori (246) ad un'altra specie aromatica, Mentha r11bra e, secondo altri [29) al frutto di Ziziplms Lot..s Lam.
La specie qui figurata è l'Ammi secondo o A mmi italia110 dell'Anguillara].

N. 185 PHITEUMA

[Campami.la sp.]

NOMI - Phyteuma da Greci
Mysiota da Plinio <1 > - Ramponzoli
spetie da alcuni - · Cantabrica spetie da altri.
GENERA - De cantabrica anche nel libro verde k. 131.
FORMA - Suoa radice (•) bianca sotil che serpisse fornita de capillamenti, suoe frondi lunghe, strette, dentate, liscie, di salci ma piu lunghe,
et manda pocha late con gusto di freschino (3). Suoi fusti molti dalle radici,
alti uno brazzio, forniti con intervalli di fallate frondi ha le quali uscisseno
(t ) • Certo trascrizione errata da Myooota (Hisf.. nat., XXVII, So) ; v. anche più sotto, dove
si riferisce al carattere • caulibus ... aliquatenus rubentibus •. (Ed.).
(2) Rizoma.
(3) Latice con odor di pesce fresco.

308

LIBRO ROSSO I.

suoi vaghi fiori in campanelle, azuri, simil al medio overo di ramponzolo;
poi suoi minuti semi.
LuoGHO - Io l' hebbi di Levante et in Italia non ne ho gia veduta se
non ne giardini.
OPPINIONI - Son da molti tenuta per phiteuma ma non satisfa, perche
voi haver foglie piccole. Altri dicono che se suoi fusti rosseggiasi che la si
potrebbe tener per la Mysiota PI., ma il rossegiar potria caggionar per la
diversita del· Clima, ma per la similitudine di foglie, fiori, et il mandar di late
che fanno le suoe frondi spezza.te al tempo del fiore, si puoi dire esser, spetie
di ramponzoli usuali, ma la radice ne da impaziio, overo meglio cantaprica
spetie aderendosi all'.Anguillara, · a tal che apogiandosi a questa pianta da
tante parti non potra gia eglia cadere, ma l' Anguillara non intese di qiusta
ma di l'altra spetie nel lib. verde k. 131.
DISPARERI NELLA PIANTA - Quanto a tutte le sopra ditte oppinioni mi
par haver detto abastanza di sop.-a. quanto che questa sia la cantabrica di
Plinio lib. 25, 8. lui dice haver gambo di giunco et questa rio Et poi d'il
late non ne parla essendo parti si notabile, pur l'altra spetie tenuta dal
anguilara si costa (1 > al manco male.
[Pianta fiorita].

N. 186 LENTE PALUSTRE

[Lenma minor L.]

NOJVII - Lente palustre da molti simplicisti - Anerina M da molti Paverina (3) da altri - Agrian phacon, Epipteron, J erosmigdonon da altri
- Viperalem da Romani - Cahaleb da Arabi - Labar, Straciotis (4) da Greci.
GENERA - Lente questa. et lente che si mangia (5>. Et di paverina questa
et 1a paverina commune son spetie di Anagalide (6):
FORMA - Suoe radici di sottillissimi capegli, et son piccolissima piantina che nuota et serpisse sopra l'acqua con fogline minute come becci
rotonde et per e! piu venghono a tre insieme contenute, et multiplicano
tanto che copreno tutta l'aqua come bel panno verde di veluto et con vagho
aspetto, grassette et frigide con poca acetosita.
LooGHO - Ne palludi et fossi d'aqua dolce pocho corente non ce ne mancano. Et nel mestrin <?> ne son assa.
(1) Accosta.
(2) Anatrina.
(3) Paperina.
(4) oxpa."tt<i>'t'IK·
(5) Eroum Lens L.
(6) A nagallis arvemis L.
(7) Mestrino pr. Padova.

LIBRO ROSSO I.

TEMPO - Tutto l'anno si vede, ma con il grande freddo cessa et poi
rimanda in quantita. Et io per suoa bellezza ne tengo in uno pillon de una
fontana nel mio Giardineto.
GENERATfONE - Io non scio se non che multiplicano in quantita per
suoe radici.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 275 tiene sia questa.
DISPARERI NELLA PIANTA - Avegna che Diascoride dica musco pero
lo dice per similitudine che sonno tanto spessarnente insieme sopra l'acqua
che apare uno museo dunde non è da dubitare che la non ci sia questa.
[Pianta sterile. Come apprendesi dal testo, il Michiel non conobbe i fiori che spuntano di raro e son poco vistosi. Anche due secoli dopo vediamo autori (43) che figurano
la pianta sterile dichiarando che essa non ha nè fiori nè semi percettibili.
la riflessione del Michiel sul nome muscus è giusta perchè anche Avicenna chiamò
la lemna con quel nome].

N . 187 PILOSELA MAGIOR DODO

NOMI - Pillosella maggior dal Dodonei - Gros da Germani.
GENERA - Tre spetie ne pone il Dodoneo, quest~ maggior et quella che
il Fuchsio fa per la maggior il pone lui per la media, et poi la terza minore.
Et di questa minore ne dimostro doi sp. k. 188.
LuooHo - Nasce in le campagne d'Allemagnia et luoghi humidi.
V!RTU - Di questa leggi nel Dodonei k. 105, avegnache tutte siano
de uno potere leggi alle altre k. 188.
[Pianta fiorita, a fiori bianchi a 8 fogliette, messi m ombrella (1). La Pilosella.
maggiore cli Dodoneo (107, p. 67] è un Hùraci""" che non corrisponde a questa figura
di Michiel].
N . 188 PILOSELLA MENOR

[I.

Hieracium Pilosella L.]
[Il. Campanula ?]

Pillosela minor da volgari - Meuszerlin <•> da Germani.
K . 187. Et due mostre quivi ci sonno che fanno 3.
LuOGHO - Per li monti sassosi et asperi de Italia, in Istria verso Trieste,
et ne argeni delle vigne. Et la piui piccola ne . monti tra sassi de Cadore.
OPPINIONI - Il Dodonei demostra per · pilosela media quella .che 'I
NOMI -

GENERA -

(l) • Figura rozza, si presta a interpretare l'infiorescenza tanto come costituita di fiori
quanto di capolini. (Ed.).
(2) • Nel Trago : •Qui ad Rhenum habitant Meusz~rlin cognominant" Cfr. l'attuale Maus~hrlein. (Ed.).
·

310

LIBRO ROSSO I.

Fuchsio fa per la maggior Et molti si credeno che la pillosela et l' Holestio sia
una istessa cosa. fate voi questo giudicio.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per esser pellose non si puoi negare non
siano pellosele et cosi sono chiarite dalli autori deti. Et questa tercia minuta
io l'hebbi seccha. Et son anche lei pelloseta ne altro di lei per bora poscio
dire.

N. x89 VERUCARIA

[Zacyntha vern1Cosa Gaertn.]

No~u

- Verucaria da Greci - Morata in Candia - Condrila spetie da
molti - Auricula muris credo dal Trago - Cichoria verucaria dal Mattiolo.
GENERA - Di condrile varie et molte vi sonno le spetie. Leggi nel libro
verde k. x24.
FORMA - Suoa radice di sot:il coda et bianca, suoe frondi in ruota
sopra alla terra, lunghete et grossamente dentate con alquanto di rotondita
nel fin di essa simil al radicchio, ma minor et amarissime, suoi fusticelli sotil
alti uno palmo con suoi fiori gialli piccioli rotondi di molte fogline in ruosa <1 >
et suoe route <•> overo morate dun.de ci ha preso il nome.
LuoGHO - Io ne hebbi di Candia et ne sonno anche ne monti de Italia.
TEMPO - A primavera ci nasse. li fiori de Maggio con li rochelli da molin
poi.
I
OPPINIONI - Con questo nome di verrucaria il Corolario k. 812 pone
il Heliotropio maggior. Et molti simplicisti tieneno che questa sia spetie di
Condrilla.
DISPARERI NELLA PIANTA - In ogni parte non disconviene. A voler la
ci sia spetie di Condrilla stara bene.
[Pianta fiorita].

N. 190 CARIOFILATA

[Ge1mi 1•rbammi

L.J

NOMI - Gariofilata da volgari.
GENERA - Questa maggior et la sequente minor.
FORMA - Suoa radice aromat.ica con odor di garophani, sotil et capigliar, suoi fusti molti, sotil, et apresso suoe radice rosseggiano, alti un
gommito. Suoe frondi sopra a ramuscoli in cima rotonde, alquanto tagliate,
dentate et pellose et dalle parte de ramuscoli altre minore sanza ordine et
sonno alquanto simil ali' agrimonia, suoi fiori nel summo de fusti, nelle suoe
(1) Rosa.
(•) Ruote.

3II

LIBRO ROSSO I.

alli simil alla tormentilla, gialli, piccoli, di cinque fogline, et poi alcuni
rotondi cappi fabricati da molti et sotil come pungenti vascolini che portano il suo seme picciolo, stiaziato, lungheto et con sotil coda nella punta.
OPPINIONI - Le Pandette si crede esser questa gariofilata il Lagopo
de Diascoride, ma non scio dunde si apoggia, dice il Mattiolo. Ma io lo vorei
pur escusar impero lui dice lapagum et non lagopon. Et se non citasse
Galeno al 7 de Faculta con tutte le dotte <1> che lui da al Lagopo io lo scusarei che fusse lapagum una altra pianta, ma si conosce l'errore doppio si nel
vocabulo de lapagum come nel tener che ci sia la Gariophylata.
(Pianta fiorita e fruttifera. Il disegno non è cattivo, ma inesatta è la tinta glauca,
non conforme a natura.
Il passo di cui .parla il Michiel è il seguente: [269] • Gariofilata latine grece Lapagum
est herba similis agrimonie cuius radix odorem habet gari<;>filorum dieta a quibusdam sanamunda. E t enantia, pes leporis et oculus leporis •· 11 Michiel osserva che in Galeno [r24]
non c'è alcuna pianta /appago ed al libro VII citato dal Silvatico v'è lagopu.s. L'errore
poi è comprovato dall'altro nome pes leporis traduzione di X«r,:,~ e dalla citazione
di Posidonio colle parole : • alijs lagopum • Notisi che in altro capitolo il Silvatico tratta
di una pianta lagopos o pes leporitms differente dalla presente.
La specie presente è la GariofilJ,ata seconda o di piano dell' Anguillara, c. 222.].

N. 191 CARIOFILATA SPETIE

[Geu"t montanum L.]

No11n -

Gariophilata minor da volgari.
GENERA - K. 190.
LUOGHO - Io la ho havuta dal Eccell. Alpago da Cividal de Bellun.
TEMPO - Penso stia sempre verde, suoi fiori nell' Esta.
OPPINIONI - Venghono tenuta da simplicisti per spetie di Gariofilata.
DISPARERI NELLA PIANTA - Son maggiore di fiore et minore di. fronde
m a pero si rafronta al esser spetie di Gariofilata.
[Pianta fiorita. Contemporaneamente al Michiel, il Mattioli ricevette la pianta
dai Monti dei Giganti in Boemià e ne diede una figura molto più chiara. Più tardi il Pona
la descrisse sopra individui trovati al Monte Baldo nel Veronese.
L'Anguillara conobbe !orse per il primo la specie e ne parlò sott o il nome di Cariofillata prima o 111011/ana a c. 222].

N. :92 VERONICA MAS
No~u

-

Germani.
GENERA -

Veronica mas dal Fuchsio -

[Ver01iica officinalis L.]

E rembreisz

<»,

Grundheyl da

Due spetie ne pone il Fuchsio, una di maschio questa, et

(1) Doti.
(2) Ehrenpreis. (" Nella diz. del Fuchs; Erenbreisz mennle [Ed.] ).

3x2

LIBRO ROSSO I.

l'altra di femina tenuta per l' Elatine a k. n3. Et una terzia descrita dalle
Pandette k. 180 con foglie di rovere, detta vetonica, ma son la betonica et
non veronica.
FORMA - Suoa radice poccha et capillar, suoi fusticelli lunghi sottilli
lanuginosi, nel suo principio rosseggianti et serpeno per terra, forniti con
intervallo di rascontrate frondi lunghete, pellose et dentate, amare, et astringente. Li fiori nel summo de rami in spica, piccioli et purpurei. Il seme dentro acerti vascolini.
[Pianta fiorita. Non è la Veronica mas del Fuchsio ( = V . Clzamaedrys); coincide
invece colla Veronica maschia dell'Erba.rio del Cesalpino].

N. 193 ONOSMA

NOMI - Onosma da Greci - Osmada, Ononin, phlonitin, da altri.
FORMA - Suoa radice lungha, sottile, debile et rosseggiante. Suoe frondi
lunghe quatro deta et larghe uno t·enere, et stratte per terra simil all'ancusa
non fa fusti fiori ne semi <•>.
LuoGHO - Ne nasce in aspri luoghi et selvagi.
TEMPO - lo credo che viva sempre.
AMANO - Luogho sterile et humbroso.
GENERATIONE - Non facendo seme, nasse di multiplication di radice,
overo di coruptione.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa si rapresenta apieno l'Onosma de
Diascoride.
[Pianta ridotta al rizoma e alle foglie basilari}.

N. 194 RANONCOLO ACUTO

[Ranunrnltls r1daefolius

L.J

Ranunculo acuto da simplicisti - li altri nomi k. 195·
- Varij sonno le spetie di ranuncoli. come delli piui rari si
vediano k. 195.
FORMA - Suoa radice bianca, dolce, sotil, fornita de molti capillamenti,
suoi fusticelli rossigni alti una quarta, !issi, qualli portano suoe frondi
molto tagliate et tripartite, al gusto molto riordace et costringente, et nel
summo di essi fusticelli suoi bianchi fiori di cinque fogline in rosa et dentro
atimini <2 > gialli. Et poi come botoncini dupliçati a doi insieme (3) simil a
nuclei di cerase con il seme minuto dentro.
NoMJ -

G~NERA

(1) V. Dioscoride.
(2) Stami.

(3) Queste quattro parole furono messe in luogo delle altre : • et cappi t cancellate. Anterior·
mente (Gi., 67) il ltfichiel aveva sostenuto il carattere differenziale tra anemoni e ranuncoli che qui

(r,, nOSS()

T.w.

I, rg.i)

. ,. . .
Ar"'I"''' "''

,-t llll"f

• Ranoncok> acuto •
[Jl12n101ctd111 r11lne/olius L]

xxrv

LIJlRO ROSSO I.

LuOGHO - Ne monti bassanesi et in Austria.
TEMPO - Credo che sempre verdeggia. Suoi fiori di maggio con li cappi
poi.
OPPINIONI - Questa viene tenut.a per Ranoncolo per non far cappi.
Impero li anemoni fa cappi et li ranoncoli silique.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questo son quello con il fior !ateo descrito
da Diascoride avegna ne siano anche de altri.
[Pianta fiorita e fruttifera ; i due gambi fruttiferi portano ciascuno due acheni,
come è detto nel testo.
La figura, abbastanza buona, pre~de quella che diede il Pona (230} col nome R.
a11>im1S coriandri folio. Anche il Clusio (78} ne diede una ligura, ma tanto inesatta, che si
stenta a 1iconoscere la specie].

N. 195 POLIA N TEMO PL.t

[I. Ranunculus aconitifoliiis L.]
(II. Trollius europaeus L.]

No~u

- Polianthemon Plinii - Batracchio da Greci - Ranoncolo
da volgari - Pe corvin <•l da altri - Apium silvestre da alcuni - Selenon
agrion hoc est apium silvestre da altri.
GENERA - Molte sonno le spetie di Ranoncoli, il demostro inanti
uno [N. 194), questi dui. Uno altro comun nasse in acqua con fior bianco
anche egli che sonno tre [N. 71]. Il quarto con fior gial!o et ne sonno de
ugnolo [Ve., 40), de doppio de11wstro quivi [II). Et de divisato bianco et giallo,
et de divisato anzi di foglia machiata <2 >. Ne son'. I' apium risum con seme
pungente [N. 2n]. Ne son quello dalla radice tonda <J>. ne son uno che serpisse et fa bel bottone.giallo doppio <1>, siche contateli voi. ne son quello dalla
foglia scura denominato pe corvin <s>. Et per li lilJri li vedrete li piui rarri [Gi. 74,
75, Ve. 41, 42, 43).
LuoGHO - In Germania in luoghi humedi et frigidi (I). Et de il giallo [Il]
ne monti vesentini massime suman (6).
OPPINIONI - Molti credeno che il piè corvino sia spetie di ranoncolo
ma altri il tiene per il Coronopo di Diascoride <1>.
ripete e , per no11 contraddirsi, chiama. in questa carta gli acheni boU011cini iu luogo di &af,Jpi. Dimenticò di far la modificazione nel capitolo del • Tempo•· Come si comprende dalla diagnooi e si vede
nella. figura, l'individuo era oligopetalo ed oligocarpico.
(1) Piede corvino.
(2) R. lrichof>hyllu.s Cbaix.
(3) R. bull>osw L.
(4) R . " 'f>tns L .
($) R. acer L.

(6) M. Summano ne l Vicentino.
(7) fl Rinio a c. z chiama R. aur L . coi nomi piè corvino e corono-podio.

,.

LIBRO ROSSO I.

DISPARERI NELLA PIANTA - Si per il gusto come per la forma non si
puoi negare non siano spetie di Batracchio.
[Ambe le piante sono fiorite, la prima a destra, la seconda, che fu aggiunta dopo,
a sinistra. Il clisegno di quest'ultima è piuttosto infelice, in causa del catt ivo stato in cui
trovavasi il campione quando fu portato. locchè è comprovato dalla t inta aranciata del
fiore, alterazione della gialla naturale dei fiori freschi. L'individuo del Trollit•s era billoro,
caso che talvolta si verifica. li Michiel,, chiamandolo Ra111mco/.o di fior giallo doppio mostrò di conoscere le analogie fra i due generi già constatate dal Mattioli che lo chiamò
Rammco/.o sesto e vi fu forse indotto dalla presenza di fmtti follicolari (v. Gi., 6J). Il
Bonato classificò Ra1tu11c"l"s Polya11tM111os L. (R. n~moros11s DC.) cui iJ Trolliw; somi·
glia alquanto per la forma delle foglie.
Nella diagnosi il Micbiel paragona le foglie della prima specie a quelle della luparia
(Aco11itu111 Lycocton."111 L.) figurata al N. 366. Questa specie di ranuncolo fu più tardi descritta dal Talio [285).
Altre specie di ranuncolo sotto altri nomi trovansi al Ve., 25).

[ Bidens tripartita L.]

N. 196 FORBES!NA SECONDA
No~u

- Forbesina seconda dal vulgo - Eupatorio dal Dodoneo.
GENERA - Questa seconda et una altra prima nel altro libro verde

k.

226.

FORMA - Suoa radice di coda con pochi capegli. Suoi fusti allati,
nodati, alti piui de brazio et da ogni nodo manda suoi ramuscoli, suoe
frondi a tre et cinque insieme simil ali' Eupatorio, con foglie di canape,
dentate, strette et lunghete et quella de mezzo son la maggior, con gusto
alquanto di aromatico. Suoi fiori de botoni gialli et poi suoi semi <1> sotil,
luhgheti, stiaciati, che in. cima portano due sotil come come, di maniera
che tutto il seme si rasembra a quel pico! animale simil alla formica deto
forfeta da volgari et dunde ci morde offende assa, <•J dunde mi credo haversi
preso il nome di forbesina.
(Pianta fiorita. La Forbicina prima, qui citata, non è che la varietà a foglie semplici).

[Hemiaria glabra L.]

N. 197 RENAR!A

No~n Renaria da Francesi.
FORMA - Suoa radice di sotil capegli, suoe frondine piccolissime in piccolissimi ramuscolini forniti di rascontrate frondini ma non tutte, che ne
vengono anche di fallate simil alla minor securidaca [N. 1] ma minor assai
et piu tondete.

(1)

Acheni.

(z) Forficula aurictdaria.

..

LIBRO ROSSO I.

Luocao - Io l'hebbi dal mio carissimo Tholomei di Francia.
TEMPO - La seminai a primavera et mi naque ma altro non ci ho veduto
che mi manco <•>.
·
VIRTU - Doperasi in Francia con mirabile effetto per mal de reni.
[Pianta sterile perchè, come l'Autore avverte, non potè vederla fiorire. La figura
è ·molto meno perfetta di quella data un· secolo prima dal Rinio a c. 142 sotto il nome
paralitica, però è giusto il richiamo che fa il Michiel sulla fillotassi, cui a quel tempo pochi
facevano attenzione].

N. 198 ARGENTEA

[Convolvulits Cneoritm L.]

NOMI - Argentea da simplicisti.
FORMA - Suoa radice legnosa, grosseta et scureta, fornita di ramuscoli
et capillamenti. Suoi fusti alti uno gommito forniti di lunghete frondi humide.
Et tutta la pianta bianca et risplendente dunde ci a preso il nome di Argentea
simil quasi al spico lavandola. Suoi fiori molti in sieroe in bianche campanelle et dentro giallezzi sanza odore ma molto vaghi et con il sole si serrano.
poi suoi semi di imperfetta rotondita et alcuni triangulati et di scuro colore
di grandezza de sorgo et venghono ne invogli come sorgo ma pallido.
Luoc:Ao - Io I' hebbi dal Ghyno da Pisa, ma intendo esserne in Dalmazia.
TEMPO - Sempre verdeggia anzi biancheggia. Et li fiori d'Esta con li
semi poi.
AMANO - Sole et aqua.
GENERATJONE - De suoi semi ci nasse.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa son quella medesima adimandata da
moderni Argentea non descrita che io sapia <ja alcuno. Et veduta forsi da pochi.
VIRTU - Puolsi valere ce di questa pianta dunde fia bisogno di sanar
le roture intestinali de fanciuli.
[Di questa pianta, rara in Italia, l• Autore ricevette i semi dal Ghini e cosi ottenne
degli individui fioriti nel suo giardino che servirono cli originali alla presente figura che
precede quelle di Pona, Boccone e Morison.
La specie che più tardi P. Alpino chiamò Argentea è Ce11tat4rea argeutea L.].

N. 199 FEN GRECO MODERNO DI CANDIA

[Aescltynomene indica L.]

NOMI - Fen greco di Candia da simplicisti - guardà .k. 200.
GENERA - Son questo, se pure vi è specie. Et il volgar [N.
una altra spetie di silvestro cosi tenuto come vederasi sequitando.
(1) Mancò.

200)

et

L18RO ROSSO I.

LuoGHO - Io l' hebbi di Candia ne in altro ne ho veduta.
TEMPO - Ogni anno si semina et con il fredo ci muore. Suoi fiori di
Agosto ma. non mi fene (il silique.
OPPINIONI - La caterva de simplicisti che li bo demostra questa pianta
tengbono esser spetie di feno greco.
DISPARERI NELLA PIANTA - Suoe frondi non viene nel ordine de trifolio
come il fen greco ne (2) ho veduto se suoe silique son come corni ma nel resto
puolsi tenere.
VrnTu - Per esser pianta amara et acetosa puoi giovare agli flussi stomacali et disenterici.
[Pianta fiorita. L'Autore nota nel.la diagnosi il carattere delle« frondi •che •quando
si parte il sole si serrano insieme l'una sopra l'altra• carattere che vedesi espresso in
alcuna delle foglie della tavola. Gli sfuggì però il fatto della chiusura per contatto.
La figura precede quella che diede il Rheede [241) sotto il nome Neli-tali].

N. 200 FEN GRECO VOLG.•

[Trigonella Foemttn-graecum L.]

NOMI - Fen greco volgare da Romani - Teli, Buceras da Greci Fenum grecum da Latini - Carphos, Egoceras (3) da altri - Irasin da Egiptii
- Halba Hu.leb vel Alcula da Arabi - Bochshora (4) ve) Kuhori lsl da
Germani - Fine Grej (6) da Galli - Ceratis, Cotum da molti.
GENERA - K. 199. Et de altri loti legi k. n6, 367, 201.

LuoGHO - Il suo proprio son nella Grecia dunde ritiene il nome ma
ne sonno anche in Italia, ma non si buono.
TEMPO - Io credo che sempre viva. Et suoi fioreti al fin dell' Esta.
GENERATIONE - Seminasi in Levante in luoghi di solchi. Et quanto
peggio vien custodito tanto meglio ci viene.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per comun uso et per il seme puolsi tenere
che questa pianta sia il fen greco, ma per la forma Diascoride non la dice
come son fatta la pianta.
[Pianta fiorita e fruttifera. Come il Rinio a c. 295, anche il Michiel diede una
buona figura, ma dimenticò le stipole, sebbene sieno organi abbastanza visibili].

( 1) Fece.
(2) Nè.

(3) • Kapnòç, «iro"'F"'>· I,' errore di larne due nomi è nel latino di Marcello Virgilio (186]. {Ed.).
(4) 13ockshom.
(5) I<uhborn.

(6) l' énu-groc.

LIBRO

N.

nosso

1.

317

20I

NOMI - Fen greco silvestre da simplicisti - Il resto k. 200, sena spetie
da alcuni - Fenurn grecum Theriacaria dal Aldrovandi <1>.
GENERA - K. 199. Et di questo ne sonno de due spetie come apar depinto. Et de altri loti lègi k. u6.
FORMA - Suoa radice sotil et capillar. Suo fusto alto un gommito, allato et foltamente fornito di fronde picciole che abrazziano il fusto una sopra
l'altra, di rotonda forma in cima ma incominciano da lungheto principio,
che nel suo mezzo pareno tagliate per traverso per banda dunde la divide
et dentate minutamente, con odor di fumo acetoseto. Suoi fiori tenuti da
sotil et lungheti piccioli, gialli et piccoli in forma del Fen greco altro. Suoi
semi in picciole et lunghete silique, con forma che nella rotondità li mancano da una parte, picciolo et giallezzio. L'altra spetie con foglie di trifoglio
picole, con le silique ritorte, con li semi dentro duri de imperfeta forma.
LuoGHO - lo l'hebbi da Pisa dal Eccell. Ghyno ma non scio il suo
originai !•l.
OPPINIONI - L' EcceU. Ghyno con questo nome me lo mando. Et di
quello minor con foglie di trifoglio alcuni J'aplicano a spetie di sena. Altri
a spetie di fen greco silvestre.
DISPARERI NELLA PIANTA - Havendo queste piante suoe frondi come di
trifoglio et il fiore et seme aguisa di fengreco potrassi credere sia spetie di esso
- ma che sia spetie di sena non se li vede folicoli in esse piante.
[La prima pianta occupa la maggior parte della pagina ed è fiorita. La seconda
a destra è fruttifera : pare un loto (3)).

N. 202 STAFIS AGRIA

[Delphini"m Staphysagria L.]

NOMI - Staphys agria, Peculiaria !•>, Granum capitis, Passula montana et Rosa regis da Latini - Habdras <s> et Nanbafas da Arabi - Pedicularia da Greci - Triphyllon, Ctesion, Asthaphida, Phthiroctonon (6),
(t) "' Questo nome figura nel Catalogo delle piante mandate dall'Aldrova.ndi stesso a1 }rtichicl
(che dice di aver invece a.vuto questa pianta dal Chini) e con lo stesso nome sl trova nel voi. VII,
n. r46 del suo Erbario [305•;•, p. n } (Ed.).
(•) Abitazione.
(3) • Per la I, le ipotesi di identificazione, c ui a1cuni dei catatterl rilevati accuratamente dal
ltt. sembrerebbero prestarsi (p. e. con Ouoni.s viscosa L.), non trovano il necessario controllo nella rozza
figura, che per le stesse discordanze dalla diagnosi ispira poca fiducia. Per la II, se si tratta di un
Lotus (edttlis f), la figura è deficente per omissione delle stipole (Ed.).
(4) Pedicularia.
(5) Alterato da Hab-el·ras che è la traduzione araba di granmn çapilis. Altra storpiatura è
Hab-bras ( rto] da cui venne il siciliano c.abbarasi e poi per metatesi carrabaso.
(6) q>&t<pOX<OYQY,

LIBRO ROSSO !.

Phehirion, Apantropon, Polyides, Pseudopathes et Arsenoten da altri Ibesaoeden da Egypti - Herbam pediculariam da Romani - Biszmunt <1 >
da Germani - L' Estaphysagrie et I'aux da Galli - Herba pedocchiera da
volgari - Aconito spetie da molti.
GENERA - Varii sonno le spetie de li aconiti. E~ se son questa anche. Come
·sera (l) dimostro.
LUOGHO - In Puglia in quantità et portato suo seme a noi, in Calabria,
Schiavonia et Istria.
OPPINIONI - Molti vogliono sia spetie de aconiti.
[Pianta fiorita con figura a parte di ramoscello fruttifero. Nel complesso la figura
è inferiore a quella del Rinio c. 247 ma in certe parti è più esatta. P. e. è ben imi-

tato l' integumento peloso del fusto e dei rami che nella figura del Rinio son glabri, è
più snello il disegno ed è più vera la tinta delle foglie e qualche ped icello porta le due
bratteole che nel Rinio furono costantemente dimenticate. Imperfettamente invece si
disegnarono i fiori ed i frutti (che furono si bene effigiati nella specie congenere a N. 57),
non mancandovi anche delle parti immaginarie, come delle fogliette verdi sotto il calice, ·
nella credenza che questo fosse la corolla).

N. 203 XILON

[Gossypium herbace1tm L.]

NOMI - Xillon (3) da Greci - Gosipium in Toscana - Goron arabi Cotun et Bombax da Latini - Baurnvvoll da Germani Piante Cotorner (4) da Galli.
LUOGRO - In Cypri et Soria et vengono portati a noi et quivi poi se
forniscono tutta J'Alemagnia et I talia. Et ne so1mo anche in India.
TEMPO - Ogni anno li seminano. suoi fiori nell' Esta con il goton poi.
[Pianta con fiori e frutti a vari gradi di maturità. A parte due frutti aperti le
cui valve furono dati' autore credute foglie, errore più apparente che reale. Manca in
questi frutti ogni traccia di calice e calicetto].

N. 204 ANT!LIDA P.'

- Antilida prima da Greci - Anthemida, Eranthemiu, Leucanthemon, Soranthin, Campestren floren da altri - Solastrum da Romani Usnen da Arabi - Salsola da latini.
GENERA - Due ne pone Diascoride, questa prima et la seconda ancora
sequitando (5). Et io di la prima ne dimostro tre.
No~ll

(1) Nel Dodonc>o Biszmuntz.
(l) Sarà.
(3) <oAov.
(4) Mal trascritto da cofonier.

(5) Cioè quella a c. seg.

LlllRO ROSSO I.

319

FORMA - Suoa radice piccola et tenera, suoi ramuscelli alti un palmo
et driti, forniti di fronde molle, simil alle lentechie, et salata al gusto. la seconda mostra son minor et son tutta simil alle lentechie. Son u1ia altra
mostra minuta con foglie de pin al gi~sto aspere et acetosete.
LuOGHO - Nasce amerene (•) et salso luogho.
TEMPO - Io credo viva sempre.
GENERATIONE - De suoi semi credo ci nasca abenche non li ho veduti.
OPPINIONI - Questa minor sonno oppinione la sia I' Anthylida prima.
Et quella con foglie de pin l'Ecce!. messer Marchio Giardiniero me la dete
con nome de antilida.
DISPARERI NELLE PIANTE - Tutte duo queste piante si rafrontano con
la discretione narrata da Diascoride benissimo ma la terza con foglie di pino
io non scio gia la oppinione del detto mess. Marchio et non la sentj nianche
salata.
[La I (in mezzo) e la III (a sinistra) sono sterili; la II, fiorita e fruttifera (2).
La III, «con foglie de pin • come dice il Michiel, potrebbe corrispondere o ad Aiuga
I va Schreb., che pure da alcuni semplicisti chiamavasi Anthyllis, o ad una delle due
specie indicate come • Anthyllis 2a• nell'Erbario Aldrovandi, voi. III, 92,. e che sono
Ca111phoros111a mo11speliacm11 L. e Pol.ycnem1mi arvense L. : ma la figura è confusa).

N.

205 ANTILIDA SECUNDA

[Salsola Kali L.
var. Tragus L. (Fiori) (* ?) (3)]

NOMI - Anthyllida seconda da Greci. Leggi K . 204.
LuoGHO - Nasse in luoghi apricti et salsi. et in Levante ne sonno m
quantita.
OPPINIONI - Son tenuta da molti dotti simplicisti questa per la seconda
Anthillida.
DISPARERI NELLA PIANTA - Tiene qualche di similitudine con l'Aiuga
massima dicendo Diascoride che son piui brieve et piui aspera. Quel piui
breve puolsi aJ>licare alla brevita et poche frondi che questa ci ha.
[Pianta fiorita].

( 1) M'aremme.
(2) • Le fig. I e li non lasciano capire se le fg. SOJ\O co1npo$te (corno indicherebbero i cirri

terminali) o semplici opposte con fi. ascellari: la 111 1100 ha Je fg. fascicolato del Ca1nphorosn1a.
abbastanza bene rappresentate, più avanti, al n. 278 (Ed.).
(3) • ~'lentrc nella fig. i rami sono poverissin1i di foglie (quasi tutti ne banno una sola} nella
diagnosi il M. precisa che esse • vengono SQpra di essi con intervallo picciolo. a tre et quattro insieme,
simil al semprevivo pigniolo t . (Ed.).

'

LIBRO ROSSO I.

N. 206 !RIONE SPETIES

[Sisymbrium poT,yceratium L.]

No~u

- !rione spetie ve! Erisimo da Greci.
GENERA - Se questa vi son specie di -esse ne sonno de molte specie. Et
quella con le silique lunghe legi a k. 77. Et nel libro verde k. 80.
LuoGHO - Nasse alle rippe humide. Et io l'hebbi di Candia. Et quella
dalle silique lunghe ne son al Castel vecchio da Lido (r).
OPPINIONI - Molti simplicisti la tiene per spetie di Erisimo.
DISPARERI NELLA PIANTA - In forma et in gusto si conviene ma questa
son piuj ristretta et minore.
[Pianta fiorita e fruttifera; figura poco buona].

N. 207 GRATIA DEI

[Gratiola otficinalis L.]

No~u

- Gracia dei et Gratiola da volgari - Stancha cavalo nel Friul
- Papavero spumeo da simplicisti - Et Papavero spumeo dal Anguilara
- Et Aphrode, Heracleon da altri - Gi!benech da Arabi.
LuoGHO - In luoghi humidi et paludosi prati. Et nel Milanese son
molto da rustici con _belle et virtuose dotte doprato.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 267 tiene cpe questa pianta sia il papavero spumeo et k. 180 dice che il seme de ditta pianta è il Gelbeneche delli
arabi (•) ma queste foglie le asimiglia allo rosmarino· commune et quanto
questa apara lo giudicareti voi. Et anche nel resto che la ci sia papavero
spumeo veramente non si puoi intender qualle sia il papavero spumeo.
Imperoche Diascoride lo descrive con foglie piccolissime simil alla herba
lanaria la qual lui non la dimostra come sia fatta. Et chi voi poi aderirsi alla
descritione di Plinio le dimostra lui simil all'Olivo che non sonno tanto piccolissime. Et de molti tiene questa pianta esser I' Hysopo montano (3), ma
dunde si appogiano non lo scio.
[Pianta con fiori az,zurri, benchè nel testo sia detto : • nel bianco purpureggiano •
e mancanti di bratteole. Può darsi che la tinta originaria data dal pittore sia stata
rosea e poi siasi alterata.
Dal testo si rileva che il Michiel, pur non essendo persuaso che questa pianta
fosse il Papavero spu111eo di Dioscoride, come credetté I' Anguillara, non conobbe quale
specie fosse e meglio lo si rileva dalla figura fittizia al N. 286).
(r) • Questa località si deve riferire non alla specie rappresentata in questa ca.rta ma alla
congeJtere qui richiamata (• quella dalle silique lunghe•), che è citata con la medesima indicazione
al precedente n.• 77 (Ed.).
(2) • Nell' Anguillara è Gilbenech. Avicenna, I. II cap. 289 (Venezia, pr. i Giunta. r514; p. 132)
scrive Gilbenec con la variante Gielbhenec (• quidam autem dixerunt est semen turbith nigri: et cortex
radicis cius, est tarbit citrinum, et oritur in said •) . (Ed.) .
(3) Tuttora gli Inglesi chiamano la g:raiiola Hedge-hyssop.

LIB.RO ROSSO. I.

N. zo8 TERZOLA

321

[I. Scutellaria galericulata L.]

No~n

- Terzola da le pandete - Gratia dei spetie da semplicisti.
GENERA - Se questa son spetie (•l serano due (2 ) et l'altra vera. che serano
tre (3) nel altro verde libro una spetie k. 38. Et quella mostra anche tenuta ci
sonno [II].
FORMA - Suoa radice bianca amara di coda che va serpendo per la terra
fornita de capillamenti. Suo fusto alto un gommito, a!Jato, fornito di rascontrate frondi mediocre simili al rusco ma apuntate et dentate et amare. Suoi
fiori escono tra le frondi in alcuni purpurei et in altri celesti, lungheti con la
bocha aperta simil alla salvia ma piccioli. Suoi semi della celeste in ajçuni
vascolini overo baccclini che quando si apreno apareno elmi con la buffa et
dentro sono suoi· semi bianchezzi et minuti et molto amari. Quella altra
mostrina depinta [II] son ramosa con foglie simil all'altra rascontraJe et amarissime con sotil radice.
LuoGHO - Alle aque et rivi.
OPPINIONI - Molti simplicisti vogliono sia spetie di Gratia Dei. Et anche
l'altra mostra depinta uno rametto [II). Et altri la terzola delle Pandete.
DISPARERI NELLA PIANTA - Avegnia che non ci sia molta differenza
tra la Gracia Dei et la terzola, pur quelJ·o che ce ne è si acompagniano meglio
con la terzola della adgiunta delle Pandete. Come detto nel Lib. verde ditto.
[Due piante: la prima fiorita, la second:a con una infiorescenza a capolino confusamente disegnata in cima. La terzola usata contro le febbri terzane era secondo
alcuni questa Scutellaria, secondo altri Galecpsis Ladanu111 L. (Ve. 38).
Per l'iconografia della prima specie il Michiel ha il primato, precedendo il Talio
che la chiamò Sideritis tertia].

N. zog EUFRAGIA

[Euphrasia officinalis L.]

NOMI - Euphragia, Ophthalmicam et Occulariam da Latini - Adhil da
Arabi - Augentrost da Germani - Luminela et Eufrasina da molti volgari.
FORMA - Suoa radice pochissima et legnosa. Il fusto sottille legnoso
di rossignio colore alto 1 quarta con picciol frondini simil a pico! creste de
galli, rascontrate con intervalli, rotonde, che in longho finiscono, et dentate,
con amaro gusto, tra le qualli suoi fiori piccioli, bianchi che alquanto gialleggiano simil in forma alla « Cimballaria volgare>>.
LuoGHO - In pradarie et luoghi umidi non ce ne mancano in Italia.
[Pianta fiorita. I nomi Lm11i11ella ed Eu/rasina sono tratti dall'Anguillara c. 237).
(1) Di Gratia Dei (vedi N. 207).
(2) Corretto i 1l « tre •·
(3) Corretto i.o • quattro•·

LIBRO ROSSO I.

N.

210 VIOLA PALUSTRIS DODO.

[HoUonia palustris L.]

NOMI - Viola palustris et aquatica Dodonei.
GENERA - Con questo nome di Viola varie et infinite sonno le piante.
LUOGHO - Ne rivi et luoghi aquosi in Alemagnia in quantita.
GENERATIONE - Vanno multiplicando per suoe radici. Et credo anche
di semi ma non li ho veduti.
[Pianta fiorita. Il disegno è grossolano ed i fiori il cui contorno fu fatto a penna
hanno i petali del color stesso della carta in luogo della delicata tinta bianco-rosea
naturale. Contuttociò la specie è riconoscibile.
Una figura migliore trovasi sotto altro nome al Ro. II, 68).

N.

2II

APIUM RISUM

[Ra11uncu.lus arvetisis L.)

NOMI - Apium risum da Greci - Apio rustico vel Sardonio in Sardegnia - Riselo da Plinio - Ranoncolo seconda spetie dal Fuchsio et Plinio,
et Strumeam sceleratam da Apuleijo.
GENERA - Infiniti sono le spetie di ranoncoli come apar k. 195.
FORMA - Suoa radice bianca di proffundi capillamenti, suoe Frondi
di apio quando son vecchio, grasse et molto acutissime et verso le cime
molto tagliate et minore. Suo Fusto ramato, alto un gommito, suoi fiori gialli
et piu piccoli di quelli delle altre spetie di ranoncoli. Suoi semi poi nel
summo de ramuscoli compagniati insieme intorno come ruota di forma stiaciata et con spineti sopra, che rasembrano -a quelli animaleti dimandati volgarmente centopiedi (ti et simili a quella spetie di Gingidio.
LuOGRO - Nasse in abundanza in Sardonia dice Diascoride et Salustio.
OPPINIONI Concoreno de molti simplicisti che questo sia l'Apium risum
de Diascoride. Et son tenuto per il Risello di Plinio 25. ro. Et la seconda spetie
di Ranoncolo depinto dal Fuchsio k. 86. Et per la sua acuteza et per haver
forma di apio et esser spetie di Ranoncolo si tiene sia quello che descrive
Salustio nascer in Sardegnia simil al Apio salvatico lo qualle amazza li
h uomeni et li fan o torzer la bocha che paiono che si ridano, destirando li nervi.
VIRTU - Beuta di questa over mangiata fa impacire e.I come narra
Diascoride nel secondo libro de veleni. Et leggi de ranoncoli k. 195. Et
Pausanias in Phocicis. Tomaso Porcacchi alla Isola di Sardegna.
[Pianta fiorita e fruttifera. Il Bonato, badando ai nomi Apium rims e Sardonio
classificò R. scelerat14S L. (3), ma i1 carattere dei carpelli bene espresso nella diagnosi e pure
espresso, benchè confusamente, nella figura è di R. arvensis L. La loro disposizione a
ruota fece sì che in altro codice [20) la specie presente fosse chiamata rotaria].
(1) Glomeris.

(•) Impazzite.
(J) TI Rioio a c. 1gS figurò come ranuncolo scellerato la sp. R. bttlbostts.

LIBRO ROSSO !.

N. 212 ELEOSELTNON S lVE AP!UM PALUSTRE

[A nthriscus
Cerefoli1'm Hoffm.]

Nmn - Eleoselinon da Greci - Pedinon et Hydroselinon agrion da
altri - Apio palustre da volgari - Apium rusticum da Romani - Vvasser
epff et Bauren oppich (•) da Germani - Delache (2 ) et ouesgrun persi! (3) da
Galli - Kaspar da Arabi.
GENERA - Molte sonno le varieta de Apion. cinque ne ponne Diascoride
con questa. cioe Apio domestico (4) et per esser familiar non lo dimostro.
Il secondo questo. Il terzio oreoselino. Il quarto petroselino (5). Il quinto
Hipposelino (6) . Il sesto l'Apium risum (7). Una altra spetie nel!' altro libro
k. 152 verde.
LuOGHO - Ne luoghi palludosi non ce ne mancan per Italia. ·
OPPINIONI - L'Oreoselino ve! Apio montan son tenuto da molti moderni simplicisti esser il volgar zerfoglio. L' Anguillara k. 122 dice esser
il vero apio delli antiqui simile a questo Eleoselino (8) . Et 123 tiene che il
usual Cerfoglio sia l' Apio montan vel Oreoselino come quelli di sopra. Et
molti con errore tiene che il Macerone sia l'Eoselino deto over Apio palustre.
(Pianta fiorita . La figura non è molto bella, ma presenta chiari i caratteri delle
ombreUe laterali e dell' ombrella apparentemente termi.nale ed irregolare).

N. 213 BUTALMO SP.•

[A nthemis ti nctoria L.]

Buthalmo spetie da simplicisti - Matricaria spetie da altri.
Leggi li nomi k. 214.
GENERA - Se Buthalmo ne son una altra spetie sequente. Se Matricaria
medemamente altre spetie vi sonno.
LuoGHO - Penso che questa spetie sia venuta di "Candia, non scio di
haverla veduta in Italia se non ne giardini de simplicisti.
.
OPPINIONI - Molti la ritira al Buthalmo. Et altri alla Matricaria. Et
molti si credeno esser la Cotula phetida. Et de altri hanno oppinione che il
Chrisantemo et il Buthalmo sia una istessa cosa, altri si credeno che quella
NOMI -

( r) • Trasc rizione errata di Baurcn eppich {dal Fuchs (123, p. •7•]) . (l! d .).
(•) De I" ache.
(3) • Forse: [et] ou esgrun pe rsil. Infatti nel RueL1.10, De natitra stìrf>iim1 (<537; p. 533):
• Franci, quantum· suspicor. esgrum perselinum nomina.nt•; e ocl Dioscoridc del
b3): esgruo persil. (Ed .).
(4) A pitf111 .graveo/.ens L.
(S} Pelrostli11"un1. ho.-ltnse H offm.

(6) Ve., 158.
(7) Ro. I, 211.
(8) Corretto da Eou/i11.(). Più sotto la parola non l u corretta.

RVFF

(1543; rcg.

LIBRO ROSSO I.

324'

pianta nasce ne campi et argeni con fiori maggiori della camamilla ci sia il
Buthalmo, et questo nasce per il deto di Galeno asomigliando il suo fiore,
ma lui intesse di quella specie il produce tutto giallo.
DISPARERI NELLA PIANTA - Tra tutte le dete oppinioni non è da dubitare che questa et la sequente che le ci siano Buthalmi spetie.
[Pianta fiorita; ben rappres~ntata l' infiorescenza, non cosi le foglie il cui disegno
è alquanto trascurato.
Però questa figura precede quella che diede il Clusio [78] sotto il nome B1.phthal"""" vulgare. Il Clusio conobbe la specie nel 1579).

N. 214 BUTALMIUM
No~n -

Bupthalmon da Greci - Balsamenon, mercurij genitilum <1>
et aphthitis semon da altri - Muesitheum, cachlam et gonos hérmu (2 > da altri
- Lappa boaria et Cappa coranium da Romani - Hemorrham et Eluros da
Magi - Narra da Aphri.
GENERA - Questa et l' altra inanti descrita se vi è specie pero di questo.
FORMA - Suoa radice di coda bianca con pochi et grossi capelli; suoi
fusti sottili, teneri, ripieni di minute frondi et sottille simil al Finocchio alquanto. Suoi fiori nel summo de fusti rotondi, gialli, tutti simil alla Camami!la over all'Occhio de bue come dice Diascoride, dunde apreso il nome.
Suoi semi di sotil restoline poi.
LuoGHO - Apresso alle muraglie, et nelle campagnie in Toscana verso
Carrara di Massa.
OPPINIONI - Leggi k. 213.
[Pianta fiorita. Pare un Clirysatttl1e11111m].

N. 215 CEPEA ORTOLANA

;samchis Valerandi L.]

No~n

- Cepea ortulana da simplicisti.
GENERA - Essendovi questa spetie ne son anche la sequente montana.
LUOGHO - Nasce nelli horti et vigne, et non molto luntana dalle mareme.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per le parti che li asegnia Diascoride alla
cepea in questa le se ritrovano tutte rascontrarsi bene. Et anche la sequente
il medesimo, questa son maritima et ortulana et l'altra montana.
[Pianta fiorita. Per le foglie basilari in rosetta, il Michiel, che per primo figurò
questa specie, la accosta alJa seguente. Più ragionevolmente il Lobelio [179] che la figurò
(1) e (2) • Repliche di uno stesso nome. prima storpiato dalla traduzione latina (Mcrcurii
genituram) e poi trascritto dal testo greco (y6vo, !pµoo), dal Dioscoride curato da Marcello Virgilio
(p. 445). (Ed.).

LIBRO ROSSO I.

verso la fine del secolo, la avvicinò alle anagallidi, chiamandola ,foagaUis aqr<atica tertia,
al cui nome corrisponde il francese tuttora usato: M ouron à' cau.
Il nome botanico attuale proviene da ciò, che il botanico fiammingo Valerando
Dourcz ne mandò il campione a Giovanni Baub in, ritenendolo il SamoktS di Plinio
(lib. 24, 12) ed il Bauhin lo chiamò invece col nome del donatore [169].
Lo Chabray [73] a pag. 65 ne dà la figura col nome Sa111-0l1JS Plinij q-tt0rnndat11
senza nominare nè il Bauhin, nè il Valerand Dourez, solo notando che è una delle
Anagallidi acquatiche di Lobelio.
La specie che, secondo I' Anguillara, i Bolognesi chiamavano Samii;lo è un'anemone].

N. 216 CEPEA MONTANA

[Sedum album L.]

NOMI - Cepea montana da Diascoride.
GENERA - K. 215.
FORMA - Suoa radice brieve et sotil. suoe frondi strette et lunghete,
al gusto frigide et aquose. et cominciano rotonde in cima et abasso si alungano, suoi fusticelli !issi, rotondi, sottili, allati, che portano suoe frondini .
fallate, suoi fiori molti, bianchi, piccioli, di cinque appuntite fogline come
in stella, et molti come in spica verso le cime. Et poi suoi piccioli vascolini
che portano µ seme tanto minuto che si discerne apenna. Et le prime foglie sopra a terra venghono in rotonda forma come il Cirnbalio umbilico.
Ho io dimostro et il fior ancora.
LuoG HO - Io la ritrovai in monte monzelese <1> di Padovan.
TEMPO - Credo stiano suoe frondi sempreverdi. Suoi fiori di Giugno con
il seme poi.
[Pianta fiorita. I fiori ingialli ti per invecchiamento furono ritratti meno esat tamente delle foglie.
. Questa specie è la Cepea di Anguillara che, senza dubbio dietro l' indicazione del
·
Michiel, ne indica l'abitazione a Monselice].

N. 217 ECHION NUMENIO

(Melampyrum arvense L. (* ?)]

NoMJ - Echion da Greci da Numenio - Aridan da altri - Bugloso salvatico da volgarì - Alcibiacum da Romani - Vvild Ochsen Zungen da
Germani - Pois Cices <2 > da Galli - Theorizon da Aptùeio.
GENERA - Due spetie ne pone Numenio antiquissirno, una con frondi
di basilico chiamato da Diascoride Ocirnoide et Ecchio ancor lui, d'il qualle
sequito in mediate il capitolo de Ocimoide, et doppo quel del Ecchio, come che
ancora Plinio pone questa seconda spetie con foglie di ocimo. L'altro con foglia
{t ) Monselice.
(2) Pois-Ciche.

LIBRO ROSSO I.

di Ancusa tercia. Et si questo Ecchio di Plinio et quello de Diascoride nel
libro gialdo k. 150 che son doi.
LuoGHO - In asperi luoghi in Italia, in Toscana et nel Trentino.
AMANO - Orrido terreno et non molto sole bene ci viene.
DISPARERI NELLA PIANTA - Puolsi tenere' che questa pianta sia l'Ecchio
di Plinio si per esser simile a quelle spetie, come per haver frondi non luntane dalla forma del pullegio come dice lui.
[Pianta fiorita; figura poco buona (•) che a stento si identificherebbe, se non fosse
il carattere delle brattee rosse e lobate. Allche la stazione attribuita in modo generale
alla pianta era accidentale per l'individuo che servi di campione (2) perchè la specie vive
preferibilmente al piano e fra le messi.
Errato è il nome francese che appartiene in realtà a Cicer arieti11u111 L ..
La sp. M . pr~l~1'Se L. trovasi a N. 290].

' N.

218 AGERATON

Helichrysimi orientale Gaertn.]

NOMI - Ageraton da Greci.
FORMA - Suoa radice di questa pianta la vidi di coda, suoi fusti sottilli alti una spanna pieni di picciol frondi, lunghete, bianche et tomenticie,
alquanto simil all'origano et al gnafalio ma minor, suoi fiori in picol umbella
minuti di color d'oro molto vaghi et viveno molto si risplendenti.
LuoGHO - In Levante et Dalmatia ne sonno.
TEMPO - Ogni anno ci rinova. Et suoi fiori nella Esta.
AMANO - Sole, caldo et humido.
GENERATIONE - De suoi semi credo si nasca.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 265 dice non saper terminar se lAgerato
sia l'herba Giulia cioe l'Eupatorio di Mesue overo altra pianta. Et questa
dimostrata da molti son tenuta per l'Agerato. Et altra esser I' herba Giulia
come si vedera inanti k. 222.
DISPARERI NELLA PIANTA - Io per me son sicuro esser questa pianta
l'Agerato descrito da Diascoride et oltra che in ogni parte si rascontra con il
suo deto, questo pono per principal che il suo fiore' mi sono durato nel suo
essere piui di diece anni vagissimo et come fresco.
[Pianta fiorita. Il Marini, combattendo l' idea del Mattioli che I' Agerato fosse
I' E upatorio di Mesue (Achillea Ageraùtm L.) riporta [197) una figura simile alla presente
soggiungendo : • aliam herbam ltic pingi iussimus quam Petrus Antonius Michaelius
(1) • Oltre che male eseguita, cavata !orse da un esemplare in cattive condizioni. Infatti il M.

lo aveva
Zunge caratteri
(•)

giudicato un E&hiton o una s1>e<:~c affine - co1ne indica anche il nome tedesco Ochsen·
e il disegno non corrisponde nè per il portamento nè per pelosità e forma delle foglie ai
indicati nella diagnosi. (Ed.).
• Sono le località che indica il Mattioli (Ed.).

LIBRO ROSSO I.

patritius venetus harum rerum diligentissimus indagator pro agerato habet cuius profecto opinioni non possum non assentiri •·
Il Mattioli scrisse una lunga risposta la quale pare abbia persuaso i botanici, perchè
la nomenclatura moderna gli dà ragione.
Un'altra specie di Heliclirysmn trovasi al Ve., 9-0).

N. 219 STECHAS

[Lavandula Stoechas L.]

NOMI - Stechados da Latini - Stechas et Sachadis da Greci - Synchopa, Alcibiaden, Pancration et Styphonian da altri - Suphlo da Egipti
- Pythonis oculum da Magi - Sciolebinam da Romani - Acucodbs (i)
da Arabi - Stichas Kraut da Germani - Du Stechados da Galli.
GENERA - Due spetie ne pone Serapione. Una questa de arabico,
l'altro de citrino et chiamalo secha et vedesi nel Libro verde k. 90.
LuOGHO - Di Levante et Soria vengono portato a noi. Di le Isole Stechade dunde ci ha preso il nome. in l'Arabia. et nel monte Gargano nella
Puglia.
TEMPO - Parmi che ogni anno ci nasca. Suoi fiori l'esta con li semi poi.
OPPINIONI - Son confondesta (•) da molti con il Stachis et con l' Absintio santonico il Stechados.
[Pianta fiorita e fruttifera. li vero nome latino è stoechas dal greco a-t01x<lç, il cui
genitivo a-t0•x<l3o.; si US>lva per indicare i fiori secchi adoperati in medicina: • 8ores
stoechados o stichados •· Come il Rinio a c. 361, il Michiel credette che Stoec/iados fosse
il nome della pianta. Jn modo simile a N. 281 scrisse Arctotos].

N. 220 CALENDULE

[Calenàula arvensis L.]

NOMI - Calendule da Greci - Fior d'ogni mese da volgari - Calta
da altri - Ringelblumen da Germani - Soulsie (3) da Galli - Karamos da
Arabi.
· GENERA - De fiori d'ogni mese ne sono"che variano nelli fiori, una sorte
ugnoli, una altra doppij . Et una altra con l'occhio dentro il fiore nero.
LuoGHO - De li spessi (4) di Levante - De ugnoli piene le vigne et horti.
OPPINIONI - Da molti son tenuta questa pianta per la Calendula di
Galeno de Dynamis. Et quelli che credeno che questa pianta sia il scorpioide
de Diascoride sonno in errore.
[Pianta fiorita].
(1) Mal trascritto da Astocodos.
(2) • È confusa (Ed.).

(3) Souci.
(4) Doppi.

LIBRO ROSSO I.

N. 221 EUPATORIO
No~n

- Eupatorium adulterinum de Avizenna da volgari spetiali Kunigund Kraut, Kunigundis da Germani - Caraige <1 > et Hirtzenklee <2l,
da Galli - Stebe Galeni da offit.ini - Mentiflora Theophrasti - Herba
S. Kunigundis dal Trago.
GENERA - Questo tenuto per adulterino - J'Agrimonia il vero nel libro
verde k. 53 et l'qerba Giulia per il terzio seguente - f.:t ne sonno di questa
specie una altra con le prime foglie tonde nel secondo libro rosso k. 62.
LuoGHO - Nelle rippe de fiumi et luoghi humidi non ci mancano in
'
Italia.
OPPINIONI - .L'Anguillara non vuol che questa pianta sia l'Eupatorio
de Avizenna ma la Agrimonia et sia il medesimo di quel de Diascoride. Et
molti lo tiene per lo Eupatorio di Avicenna. Gli Offitini poi voleno il sia il
Stebe di Galeno nel primo de Antidoti - Altri per la mentiflora Theophrasti.
[Pianta fiorita.
Varie specie usate contro il mal di fegato portarono il nome ltepatorium (-itnco:-rwpi.ov)
poi alterato in e«Patoritmi. Il Rinio a c. 9 ritenne che questo fosse il vero Eupatorio
de' Greci, ma il Michiel riconobbe che I' Eupatorio di Dioscoride è la spede al Ve., 53
e, contro le opinioni di Anguillara e Dodoneo non è eguale nè a quello di Avicenna
qui figurato, nè a quello di Mesue figurato al numero che segue. Oltre queste tre specie
il Michiel ne distinse una quarta (Ro. Il, 62) ed altre ne distinguevano gli autori (3),
ma per lui il legittimo eupato1'io era giustamente l' Agrimonia.

Contuttociò Linneo, obbedendo alla consuetudine invalsa. ascrisse al suo genere
Eupatcri"m la pianta qui figurata).

N. 222 EUPATORIO DI MESUE

[Achillea Ageratum L.]

NOMI - Eupatorio di Mesue da molti - Herba Giulia da Senesi.
GENERA - K. 221.
FoRMA - Suoa Radice di uno pico! deto et gustata son mordace et
calida. Suoi fusti allati, alti piui de palmo, rptondi, forniti di molte frondi
lunghete, dentate, amare, con odor medecinale simil alla minor Centaurea,
ma dentate et quelle sopra alla terra son maggiore. Suoi fiori nel summo
de fusti in molti corimbi come umbella d'oro, simil all'Helicriso ma maggiori
et al millefoglie. Il suo seme minuto poi.
Luocao - Nelle campagne. In Istria et nel Senese.
(1) Vedi indietro al n. 13»
(2) Noole tedesco, erronean1ente indicato come francese. - • Nel Trago (p . 490}: • in agro
Vormatiensi. gcr1naoica lingua Hirtzklec, hoc est Trifolium cervìnum, vulgo nuncupant • (E.d.). .
(3} Salvia officina.li.s L .. Stachys silvatica L .. P ·tdicaria dysenterita Bcrnh., Chrysanlhenron Balsamiia L .• Polentilla recta L ..

LlllRO ROSSO I.

GENERATIONE - De suoi semi, et anche multiplicando per suoe radici.
OPPINIONI - Il Dodoneo la chiama Balsamita minor et dice cosi : non
nullis malie <1> Hepatorium Mesue dicitur quasi aliud esset Heupatorium
Mesue ab Hepatorio Diascoridis. - L'Eccell. m. Luca Ghini mi scrisse queste
parole: Gia fui in oppinione che quella pianta chiamata a Padova Eupatorio
di Mesue fosse l'Agerato. Et perclie l'herba chiamata Santa Maria in alcuni
luoghi et in altri Menta saracenica qual è volgarissima et a mio giudicio specie
di Eupatorio di Mesue, pero la chiamava Eupatorio maggiore.
DISPARERI NELLA PIANTA - Ti confronterai con Mesue et poi ti aderirai
alla commune oppinione.
[Pianta fiorita; a parte una foglia basilare.
Gli autori che, come dicemmo al num. prec., negavano la differenza fra i tre
eupatori di Dioscoride, Avicenna e Mesue, classificavano la pianta presente in vario
modo. Il Dodoneo, come qui è detto, la chiamò balsami/a mfoore, il Rinio (c. 329)
vincetossicc, il Mattioli ageratc, il qual u1timo nome rimase nella nomenclatura scientifica. Abbiamo già veduto che l' Agerato del Michiel è altra specie (N. 2r8).
La pianta qui citata come Eupatorio maggiore. del Chin i è Chrysantlumi"m Bal• samita L. che il Dodoneo chiamò Bahamita maior].

N.

223

INCOGNITA

[Falcaria vulgaris Bernh.]

NOMI - Incognita con foglie di :frifolio lunghe - Trifolio spetie da
molti - Crithamo dal Mauioli.
GENERA - Se spetie cli Trifolio, sonno infinite. Et per li libri sanza commemorarle le ritroverai. quelle però che non sonno volgare.
Et se spetie di Crithamo leggi nel secondo libro rosso a k. 37.
LuoGHO - lo l'hebbi da Augusta dal Clariss. m. Leonardo Mozenigo
orator alla Maesta cesarea. Et ne nasce in Boemia fra le biade, dunde chiamasi Critbamo terestre.
GENERATIONE - De suoi semi ci nasse, ma non li ho veduti.
OPPINIONI - La oppinione del Ecc. Mattiolo tiene che questa sia spetie
di Crithamo. Et la dimostra a k. 52r per haver lei parte del odore et sapore
del Crithamo.
DISPARERI NELLA PIANTA - Tutte le piante che sonno a 3 a 3 insieme
suoe frondi non si possono errare a dimandarle trifolio essendo cosi la verita.
[Pianta a fiori parte bianchi, parte rosei benchè nella diagnosi l'Autore dica:
•suoi fiori bianchi • È il Cr#ilanw ter·restre o Crithanw IV del Mattioli trovato la prima
volta dal Trago che lo chiamò Critham1<s agrestis e riguardato dal Lobelio come un
éryngi""'· Il Michiel, non sapendo come classificare questa pianta che, pure avendo le
foglie a t re sezioni, gli pareva troppo differente da' trifogli, la chiamò i11cognita. Il
(I) Male.

330

'LIBRO ROSSO I.

Sonato, sotto la suggestione del nome trifoglio sp. la ritenne Trifolium mbe11s ma le
foglie ternate alla parte inferiore della pianta, quinate alla superiore ed i fiori in
ombrelle fanno riconoscere in questa figura, benchè alquanto rozza, la vera specie).

N.

224 GLASTO SILVESTRE

[Isatis tinct.oria L.)

No~11

- Glastum et Gluta da Romani - Isatis da Greci - Egne,
Augiam da altri - Arasion da Magi - Guado da Toscani - Vueida (•) da
Germani - du cuesde <2 > et paste (3) da Galli - Nilech et Indicum da Arabi
- Osatin da Barbari.
GENERA - Due ne ponne Diascoride, uno di sativo et uno di silvestre,
questo, ma simili. Et due altre spetie tenute. seguente di minor frondi. Et
anche una altra spetie retirata apar nel libro verde k. 201 et 248.
LUOGHO - Si semina in quantita in la mass." in Gualdo et in Italia
dove si usano l'arte di tinger panni di lanna.
OPPINIONI - Et de molti con errore tengono che il Strcion (4) over
Radicula sia il Glasto.
[Pianta fruttifera; a parte una foglia basilare.
Dal testo di questo foglio e del seguente si comprende che il Michiel, ingannato
dall' eguaglianza del prodotto colorante, confuse questa specie coU' indaco (b•digo/era
A"il L.)).

N.

225 GLASTO SA TIVO

[Sapo11ariti Vaccaria L.]

NOMI - Glastula spetie da simplicisti.
GENERA - K. 224.
FORMA - Suoa Radice di coda bianca che tira al raphano, suo fusto
rotondo, sotil, fornito di strete, lunghete frondi, simil a quella spetie di
Centaurea minor chiamata lunaria borissa, che abrazziano il fusto et venghono con intervallo sopra, amare et costrettive. Suoi fiori purpurei, piccioli,
di cinque togline nel summo de fusti, molti insieme tenuti da sotil et lunghi
piccioli. Il folicolo poi lungheto di cinque costole incantonato, simil a mazze
ferrate con il seme dentro rotondo, nero, duro, picciolo, et poco amaro simil
al miglio. L'altra spetie simile ma le foglie piui larghete et il fior bianco.
LUOGHO - Di Levante mi fu portata, ne scio in Italia haverne veduta
se non ne giardini de semplici.
OPPINIONI - Questa son tenuta per spetie di Glasto. Et li Glasti depinti
( 1) Weydt.

(•) Guesde, guèd.
(3) Paste!.
(4) Strucion, atpou~(o-Ì.

LIBRO ROSSO I.

331

dal Fuchsio sonno tenuti per silvestri. Et d' il sativo non si conoscer in Italia.
L'Endego (•) del nil son il glasto sativo chiamato dalli Arabi Nil.
DISPARERI NELLA PIANTA - Se son spetie di Glasto sera. pini presto (•)
da acompagniarla con il sativo che con il silvestre, percioche questa fa minor
frondi et non produce le linguete come fa la silvestre. Et nelle virtu et temperamento si acompagnia anche bene.
(Pianta fiorita).

N. 226 TIMO DI LEVANTE

NOMI - Thymo di Levante da Greci - Il resto k. 227. Epithimo da
questa per oppinione de molti.
GENERA - Questo et l'Italico, et pocha differenza tra loro ne sonno.
Son poi l'Ephitimo che sonno tre.
FORMA - Suoa radice proffunda et legnosa. Suoi fusti molti, sarmentosi, duri. forniti di aromatiche, picciole, et minute frondi, apuntite et molte
insieme che circundano il fusto, bianchezzie. Suoi bottoni in cima e (Jl fusti,
pieni di piccioli et purpurei fiori. Il seme poi minuto.
LuoGHO - In levante in sassosi terreni et magri, et in Puglia ma piu
nero che il Greco.
OPPINIONI - Narra Diascoride esser l'Epithimo il fiore di questo Thymo
di Levante piui duro. Et che son piui simile alla satureggia.
DISPARERI NELLA PIANTA - Tutte le piante di Levante sonno piui forti
si di poteri come di forma et come son questa dàl nostro Italico simile et piui
bianchezzia.
(Secondo Bonato è Tfiy1m•s Cephalotes (4)).

N. 227 TIMO ITALICO

[Thymus vulgaris L.]

No~u

- Thymo vel Serpolo romano da volgari - Cephaloton, Epithimida et Thyrsion da Greci - Stephanum da Egypti - Mosulam da Daci
- Thimion da Romani - Thym et Romischer Quendel da Germani Duthin (s) da Galli.
LuoGHO - · Nasce in luoghi aprichi et petrosi. Il migliore di Puglia. Et
ne sonno in Italia.
(1) Indaco.

(•) Sarà piuttosto.
(3) • e - i (Ed.).
(4) La figura, specialmente nel portamento, discorda assai dai caratteri dell'accurata descrizione,
che potrebbe indicare Thymits caf>ilal11s Hoffmgg. et Lk. Cfr. più avanti il a. 2'8. (Ed.).
(5) Du Thym.

'

332

LIBRO ROSSO I.

DISPARERI NELLA PIANTA - Acorda benissimo questa pianta con la
discretione che assegnia Diascoride al Thymo oltra la longa consuetudine. ·
[Dai caratteri dell'infiorescenza ben si comprende non esser questo T. SerpyUum L.
come parrebbe dalla nomenclatura. Anche altri autori [43] chiamarono serpyllum il timo
volgare].

N. 228 EPITHIMO

[Thymus capitatus Hoffmgg. et Lk. ?]
'

.NOMI - Ephitimo da Greci - Verduum xeglie, cioe herba dalla colera
m lengua Schiava - Caedes da altri - Inuolucrum da Romani.
GENERA - Due spetie ne pone Plinio.
LuoGHO - Nasse ne vigne, et luoghi sterili in schiavonia nel contorno
et isole di Zara (i).
TEMPO - Credo viva sempre. Et suoe pillole <2> con il caldo.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 299 tiene sia pianta diversa dal Thymo
et dalla Cuscuta. Et altri tengono che sia differente il Epythymo de Diascoride da quello di Mesue che son una spetie di Cuscuta usata nelle spetiarie.
Et anche Plinio lo fa de due spetie Ma il Mattiolo con belle raggioni il fa de
una sorte sola, quello de Diascoride.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa pianta adunque sara piui presto
l'Epythymo narrato da Diascoride che quello di Mesue della specie piui dura
et bianca.
[Pianta fiorita (3). Il nome slavo verdum xeglie (vrdun-zelje) è copiato dal!' Anguillara. Da questa figura e da quanto dice I' Anguillara risulta che il suo epitimo non
è Cusc11/a Epi:t!iymtm• Murr. come ritenne lo Sulek].

N. 229 AMBROSIA

[I. Chenopodium polyspermum L.]

NOMI - Polysporon da molti simplicisti - Ambrosia da alcuni Paronichia dal Aldrovandi - dal Ruelio Caprum sylvaticum, Botryn, Apium
rusticum - Da Egyptij merseon - Empetro dal Trago.
GENERA - De le paronichie ne sonno demostre k. 14 et 360 - de Ambrosie il Pandete ne fa de doi spetie - de Ambrosia 232. Et il Trago k. 527
la pone per Empetro.
LUOGHO - Di Bressa, de Abruzzio ne ho havuto.
TEMPO - Credo nasca ogni anno perchè sempre con il fredo mi son
mancata. Suoi racemi di Giugno.
(1) Tolto dcll'Anguillara.
(2) Capolini.

(3) • Figura certamente 6ttizia, illustrante grossolanamente la descrizione (tutta cavata dal!'Anguillara) e assai diversa da quella dcl n. 226. (Ed.).

l.IBRO ROSSO I.

333

OPPINIONI - Da simplicisti son batezzata per Polysporon per far ella
de molti semi. Et a bressa da molti son tenuta con pocha consideratione per
Ambrosia. Et J'Aldrovandi la ritira alla paronichia. Et sono due piante con
nome di Ambrosia. Una chiamata da chorintj giglio bianco come nel libro
delle lingue narra Nicandro et in quello delle piante Plutarco, la seconda
par che terminatameote fin ad hora non si conosca - le pandete dice che
lAmbrosia son spetie di Artemisia Tanaceto.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa son veramente quella pianta dimandata polysporon et l'abundanza de il seme lo chiarisce.
VIRTU - Narra Cassiano Basso che li pessi (•) ne sonno molto avidi di
questa pianta de Ambrosia.
[Pianta fiorita. A parte un ramoscello fiorito di un'altra specie (Polygo111w1 ?) .
Nell'Erbario Aldrovandi voi. I c' è questa specie col nome Polispcrmo di Cassiano
Basso e d' Anguillara, ma non con quello di Paronichia. Nel!' Erbario B della Biblioteca
Angelica [215] e nell'Erbario Aldrovandi, voi. II 22 , la Paronychia è Hemiaria incana
Lam. L' Empetro di Trago è Herniaria glabra L. la quale si trova qui figurata al
Ro. l 197, quindi a torto quel nome fu dal Michiel messo alla specie presente].

N. 230

[Chrysanthemum corymbosum L.)

NOMI - Tanacetum album da simplicisti - Altri nomi k. '231.
GENERA - K. 231. Et da questa all'altra sequente pocha differenza ce
ne è, se non nel fiore.
LuoGHO - L'hebbi de monti bassanesi.
TEMPO - Credo· si viva verde sempre. Et li fiori de Giugno.
GENERATIONE - De suoi semi credo si nasca.
OPPINIONI - Viene tenuta per il Tanaceto bianco et credo sia demostro
dal Dodonej (2).
DISPARERI NELLA PIANTA - Se bene il fiore son diverso pero participa con il partenio, et !'altre parti con il Tanaceto che serano (3) poi tutte
spetie di partenio.
[Pianta fiorita].

N. 231 DANEDA

[Chrysanthemum vulgare Bernh.)

NOMI - Daneda, Athanasia et Tanaceto da volgari - Herba Dea da
molti - Rein fara (4) da Germani - Parthenio spetie da molti.
(1) Pesci.
(•) Somiglia infatti a Tanacetum inodorum del Dodoneo (107), fig. I a p. 37
nacetum album del Trago (p. 159) è Achillea Ptarmica L. {Ed.)].
(3) Saranno
(4) Reinfarn.

\

e· invece il Ta·

LIBRO ROSSO I.

334

GENERA - Questa una, l'altra da driedo dal fior bianco - Et molti
le pongono per spetie di marigal (•l over parthenio. Leggi k. 326. Et il
Trago con nome de Anserina ne dimostra una altra spetie tenuta da alcuni
k. 480 Et il Fuchsio la istessa la pone con nome di Argemone altera vel Potentilla.
LuoGHO - Nelli argeni a presso a fossi.
GENERATIONE - Germoglia da suoe radici. Et dividonsi. et de semi sotil
ancora..
OPPINIONI - Molti voleno che queste due piante siano spetie di parthenio. Le Pandete dice esser l'Ambrosia spetie di questo Tanaceto.
[Pianta fiorita che il Bonato classificò come una Matricaria.
Sopra la figura oltre al nome in caratteri rovesciati, un' altro poco decifrabile, in
caratteri greci, sembra ~µlcnot.
Un'altra figura di questa specie è al Ve., 126. Del tanaceto l'Autore parla anche
al N. 233 di questo libro].

N. 232 ARTEMISIA MINORE

[I. Ambrosia maritima L.]

No~u

- Arthemisia minore d.a molti - Coniza de Hyppocrate tenuta
- Ambrosia Diascoridis dal Guilandini.
GENERA - K. 233. Et di questa ne son una altra mostra. Et se coniza
d'Hyppocrate son una altra in libro verde k. 7.
FoRMA - Suoa Radice sotil di bianca coda, di capelli fornita. Suo fusto
alto un gommito, fornito di pellose frondi lunghete et in tagliate, bianchezzie
con grave odore et amare; nelle sumita suoi fiori minuti pallidi, che respirano
di grave odore fastidioso, qualli paiono piui semi che fiori, et sonno pendenti
verso a terra, rotondi et in spica. Poi li suoi semi in certi vascolini come pungenti, neri et amari simil al miglio. - L'altra mostra son simile ma piui verde,
piui legnosa, con le foglie piui larghe nelle suoe cime, et manco fioreti nel
summo <2J.
LUOGHO - Nasce alle maremme di Dalmatia et Rimino.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 213 tiene esser questa la Coniza d'Hyppocrate Et così de molti altri somiglianti. L'altra spetie son posta ancora lei
per spetie di questa. Et il Guilandini la pone per spetie di Ambrosia Diascoridis, ma per non haver foglie simil alla Ruta come narra Diascoride alla
Ambrosia io per me non bo veduto pianta alcuna che mi satisfi ne meno
le due demostre dal Mattiolo a k. 899.
(1) Matricaria.
(•) • Infatti la Il ha fg. pennatosette-lirate (da Senecio barbare• e/oli"s Krock.) e il colore
verde contrasta nettamente col g lauc9 pruinoso della T. (Ed.) .

LIBRO ROSSO I.

335

DISPARERI NELLA PIANTA - Queste piante par a me corisponda raggionevolmente alla seconda spetie denominata da I>iascoride ~e Arthemisia.
[Secondo Sprengel la
brosia 11uiriti111a L.'].

x6vu~ot

di Ippocrate è lntda viscosa Ait.; secondo il Mérat Am-

N. 233 ARTEMISIA RAMOSA

[Arteinisia v1dgaris L.]

NOMI - Artemisia ramosa da volgari et Herba della Madonna - Polyconos, Monoclonos et Toxitesia da Greci - Epbesia, Anactorios et Sozusa da
altri - Leia luophryx et Partenij da altri - Bomonis sanguis (•) da Magi
- Chrysantemon da altri - Valenija, Serpillum, Herba regia, Rapium et
Tertana da Romani - Poni et Armoise da Galli - Zuoste da Daci - Beyfusz et Grosser Reinfarn da Germani - Berengesif da Arabi.
GENERA - Quatro spetie ne ponne Diascoride. La prima, questa ; la
seconda piu sottille ; la terza mediterranea unicaule che molti vogliono sia
il Tanaceto; la quarta molti moderni tengono che questo secondo capitulo
sia da qualche curioso statovi adiunto, ma il Ruellio , cjice esservi di questa
in Francia lungbo alle rive et alle aque. Legi quivi et 232. ·83. Et nel secondo
libro k. r. Et anche li garofali d'India non ci manca cui voleno siano spetie di
Artemisia 32r. et botris 62.
LuoGHO - Ne luoghi maritimi in culti non ci mancano in Italia et in
Toscana.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 226 dice non conoscer la seconda et la
terza. Et molti hanno creduti che quella pianta chiamata Matricaria fusse
spetie di Artemisia la qualle son lo Partenio. Et molti si credeno che la
Daneda over Tanaceto [N. 231] sia la terza spetie di Artemisia ma non si
admette tal oppinioni.
DISPARERI NELLA PIANTA - Sonno tenuta et con qualche raggione per
l'Artemisia prima narrata da Diascoride per acordarsi raggionevolmente alla
suoa descritione.
[Nella diagnosi si annunziano una «radice non grossa fornita di molti capillamenti • e frondi .con il roverso bianchezzio• mentre la figura presenta radice grossa
e foglie unicolori. I fiori son descritti •bianchi nel summo dei fusti e tra le frondi • e
nella figura sono giustamente rossicci" ma solo terminali.
La figµra è molto inferiore alla bellissima del Rino c. 272; ha solo il vantaggio
d'esser più completa, offrendo le infiorescenze}.

(1) • Errata trascrizione dj Hominis sangujs ; come, più sopra, Polyconos di Polyclonos e
Luophryx di ~u;W<pp~ ( 186]. (Ed.).

336

LIBRO ROSSO I.

N. 234 INCOGNITA

[Hymenocarpus oircinnata Savi]

No~u Incognita con fruto di una grande lente o de uno piccolo
denajo.
LuOGHO - L'hebbi dal Tholomei di Francia.

[Pianta fiorita e fruttifera. Il Bonato la classificò giustamente.
La figura precede quella che diede Gasp. Bauhin sott~ il nome Loto atfmis siliquis
hirsuJis ciroittatis].

N. 235 SANTOLINA.

[Santolina Clzamaecyparissus L.]

NOMI - Abrotano femina et Santolina et Cipresso degli orti da volgari
- Abrotanus da Latini et Greci - Auton, Abscintiomenon, Heracleon,
Cholopoeon <1>, Thelyphthorion, Procampylon, Cynanchitem, Thelytamon
et Glycen acona da altri - Hesum da Arabi - Neutra pheenicos C2 l da Magi
- Abscinthium ponticum da Romani - Aurone da Germalli (3) - Cypres
da Galli.
GENERA - Dui sonno li Abrotani, uno volgar pero non lo dimostro et
maschio tenuto (4). Et questo tenuto da volgari per la femina.
LuoGHO - Di questo non ci manca ne monti d'Italia.
TEMPO - Non perde mai fronde. Et suoi fiori l'Esta con li sewj poi.
GENERATIONE - Multiplica per suoe radici; poste delle rame in terra
mandano radice. Et de suoi semi ancora.
OPPINIONI - L'Anguillara k. x6J· dice che sonno dui li Abrotani, uno
volgar et son la femina, laltro il maschio che son il seme santo di Soria. Et
questa açunque si ponera (;) per una terza spetie.
DISPARERI NELLA PIANTA - Questa veramente verebbe benissimo per
l'Abrotano femina de Diascoride se non havesse deto lui haver le foglie
sfesse come I'Assentio serephyo (6), essendo tutte le altre parti corispondente
al suo deto.
[La figura è inferiore alla bellis.~ima che lasciò il Rinio a c. n7 ma ha le infiorescenze che in quella mancano).

(1) XOÀ01!0<ÒV.

3481. (Ed.).
(3) • Evidente scambio, perchè il nome non è tedesco. N.el Dodoneo [107, p. 221: •Gallis Aurone,
Belgis Aueroone • (Ed.).
(4) Artemisia Alwotanum L.
(S) Porrà.
(6) Serifio.
(2) • Neura phoenioos (vaup"' <po(V<x.,.) [186, p.

337

LIBRO ROSSO !.

K. 236 SICILIANA

[Hypericum Androsaemmn L.]

NOMI - Androscemo da Greci - Siciliana (i) da volgari - Santa Martina in Bergamasca - Climeno di Plinio. Et Caprifoglio dal Vulgo - Dionysiada da altri.
GENERA - Androsemo questo. Asciro, una altra spetie. Et Hipericon
la terza che son comuna.
LuoGHI - Ne monti Euganei padovani non ce ne mancano, et in altri
in Italia.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 243 vuole che questa sia J'Androscemo et
il Climeno di Plinio et non quello di Diascoride perche vi sonno differenza. Et
altri agiunge esser I'Androsemo Dodonaei, et Caprifoglio d el vulgo. Et k. 251
dice non conoscer il Climeno di Diascoride .
. DISPARERI NELLA PIANTA - Quanto alle frondi se acosta p iui all'Androscemo. Et quanto al fruto sanguigno piui allo Asciron, unum est, che sonno
tutte spetie de Hypericon.
[Figura abbastanza buona di pianta fiorita e fruttifera. Del genere Hyf>ericum non
è in questo codice figurata la sp. H. f>erforat"m L. perchè comune e nota a tutti; sono
invece figurate altre specie meno frequenti (Az. 84, Ro. I. 237, Ro. II. 59)].

N. 237 ASCIRON

[Hypericum quadrangidum L.]

No~u

- Asciron da Greci et Ascyroides.
GENERA - K. 236.
LuoGHO - Ne monti d' Italia non ce ne mancano.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 243 vuole che questa sia I'Asciro et non
l'Androscemo. Et altra differenza non è tra questa et l'HyP.erico ve! Perforata se non che questa hanno le foglie maggiori et li fusti riquadrati (2} .
[Pianta fiorita la cui· prima figura dobbiamo al Michiel. Come si apprende dal
testo, è .questa la specie che Anguillara chiamò Asciro, non H. Ascyrum].

N. 238 HERBA SAVINA

[LycopodW.m complanatum L.]

No~11

- Herba Savina per similitudine.
GENERA - Di Savine frutice sonno due spetie. E t questa berba sera (3)
una terza.
(1) Ciciliana.
(2) L'autore nella diagnosi avverte che le foglie onoo son punteggiate•.

(3) Sarà.

LIBRO ROSSO I.

FORMA - Suoa radice di coda, candida gialezzia, suoi fusticelli et fronde
sono tutto uno, viene quatro deda (r) alta da terra, come ramosi fusticelli
et folti qualli sonno come in sotil drizuole. Non fa fiori ne semi ne viene
maggiore. Et tutta la pianta apare una rametina di savina simil al Tamariggio, dunde da questa l'ho batizata con questo nome.
LUOGHO - Io l'hebbi dal Eccell. Aldrovandi qual la ritrovo sopra a
navara (•) da quindeci miglia.
TEMPO - Io credo che sempre stia verde.
AMANO - Non molto sole et humido.
GENERATIONE - Non saprei gia dire ma penso multiplica per radici.
[Saxi/raga granulata L.
* an potius S. rotundi/olia .L.J

N. 239 LUNARIA COMUNE

NOMI - Lunaria communa da volgari - Elatine spetie da molti
Sassifraga q1'arta dal J.111 attiolo (3) .
GENERA - Per Elatine questa; et Veronica femina tenuta anche lei
k. n3. Et
sassifraga legi k. z 5.
FORMA - Suoa radice foltamente di neri capelli con alami grani atacati.
Suoe frondi rotonde et merlate con aspro et brusco gusto, simil alla volgar
Cimbalaria, ma queste piui palide et pellose. Suoi fusticelli alti un gommito,
pocho peliosi et forniti dal mezo in su di fronde con intervallo da una
al' altra, tra le qualli uscisse sotil et lungheti pampini che in cima portano
tre over quatro piccioli et bianchi fioreti di cinque fogliete con il medemo
gusto de le frondi, simil alla allearia, ma maggiori. Il seme poi minutissimo
in piccoli folicoli con due corni nelle cime loro.
LuoGHO - Ne monti del Friul et Bassanese. Et Diascoride dice nascer
l'Elatine ne campi et nei colti dunde da questo si puoi comprender non
esser quello. Et iti Fra1icia.
GENERATIONE - De suoi minuti semi ci nasse. anzi de suoi come granni
nelle radici.
OPPINIONI Molti la tiene per l'Elatine ma almanco per spetie di essa.
Et il M attiolo a k. 1031 la dimostra pet sassifraga quarta.

de

[Bella figura di

piant.~

fiorita

(4) ).

(1) Dita.

(•) Novara?
(3) • La Saxi fraga 4• dcl Mattioli è S. gra1111lata L. (Ed.).
(4) • È strano che s ia sfuggita al ~t. la grande rassomiglian1..a fta la pianta descritta nel

1. Gi. al n. 86 e da lui riferita sen•' altro alla Saxifragia alba del Fucbs. e questa - che assai più
esattamente corrisponde. oclla bella rappresentazione, sia alla figura di quell'autore sia a quella del
Dodoneo - per la quale invece dà tre successive attribuzioni : c ioè a Lunaria, che cg1i stesso riteneva

LIBRO ROSSC) I.

N. 240 LUNARIA BORISSA

339

[Silene Armeria L.]

NOMI - Lunaria borissa da volgari - · Centaurea minor spetie da molti.
GENERA - Le lunarie sono infinite [N. 127]. Le centauree min()r sonno
quatro : due simili che non variano se non nel color del fi()r k. 137, la
terza delli antiqui 141, la quarta questa, essendovi pern la quinta pur min()r
in libro verde 248.
LuoGHO - !() J'hebbi da Costantinopoli ma ne vidi in uno pico! monticello sul Padoan per andar a Theolo (1 l.
TEMPO - Ogni anno ci nasse et seminasi a primavera. suoi fiori de Giugno il secondo anno con li semi poi.
[Al N. 137, parlando della pianta qui figurata, è detto: • ne son una altra gomosa
con garofolini purpurei • notandosi cosi due caratteri qui non menzionati, la viscosità
del fusto e la somiglianza dei fiori con quelli del garofano.
La figura è abbastanza buona, spiccandovi i caratteri dei rigonfiamenti ai nodi,
delle nervature longitudinali e del tubo corollino clavato. Essa precede quella che diede
·
il Clusio sott o il nome Lychnis silvestris I [78].
Il nome Centaurea tnÌ11ore fu dato a questa specie per somiglianza nella disposizione delle foglie e dei fiori, nonchè nella forma e tinta delle corolle, alla sp. Erythraea
Centau.rium Pers. Da ciò il nome l1'naria borissa perchè cosi chiamavasi una pianta alchimistica come diremo al Ve. IOO. Fra le varie specie riguardate come borissa annoveravasi la centaurea minore, forse per un gioco ·di parole sul suo nome (ce11t' aurea,
ce,.tm11 aurea, cfr. l'altro nome auri"a che pur portava ed il tedesco Tauset1dgiilde11Kra1d
Erba dai mille fiorini).

=

N. 241 LUNARIA ALPINA

[Fibigia clypeata Medie.]

NOMI - Lunaria alpina da simplicisti.
GENERA - K . 240.
FORMA - Suoa radice di pallida coda con gusto di raphano. Suo fusto
rotondo fornito di fallate . frondi che lo circundano, strette, lunghete, palide,
et tutta la pianta pellosa, al gusto acetosete, et sonno simil alle Calendule,
ma piui pallide et pellose, et verso le cime se inrammano et nel summo di
essi suoi fiori molto piccioli in forma di Leucoijo, giallezii. Suoi semi in
alcune taschelle stiacciate, rotonde con una puntina nel summo simil alla
lunaria turcha et il seme anche, ma tutto minor.
un nome qua.si senza s ignificato (vedi, fr:a le altre, le sue osservazioni in proposito nel I. Ve., n. t67

e n. 188), a E latine, che poi (§ L1wgho) mostra di cscJ.,dcre, cd infine a Saxifraga IV del Mattioli.
Le foglie nettamente cordate (in mancanza di altri caratteri) farebbero attribuire entrambe le piante
a Sax·i /raga 1'0lundi/olia L.; l' habitat dell'Abruzzo per 1· una e del Friuli per l'altra giustificherebbero
tale attribuzione per la presente, facendo invece dubitare che il riferimento a Sa.xi!raga IV(= SaxifMga granulala L.) spettasse piuttosto alla pianta del L Giallo. (Ed.) .
(•J Teolo.

LIBRO ROSSO I.

LuoGHO - Nelle alpe, et l'hebbi dal Ghyno.
TEMPO - Parmi viva sempre. Suoi fiori de maggio con li semi poi (•l.
[La figura è di pianta solo fruttifera, ma l' Autore nella diagnosi descrive i fiori
•molto piccoli in forma di leucoijo, giaUezzi • intendendo che son fiori di crocifera pcrchè
a quei tempi il nome di leru:oifo si dava ad alcune piante del genere Ch.eira11thtts.
La specie era già stata figurata [106] col nome Alyssm11 Dioscoridis].

N. 242 LUNARIA DAL GRASPO

[Botrychium Lunaria Sw.]

NOMI - Lunaria dal graspo, Lunaria minor dal Fuchsio - Epimedio
dal Anguillara - Phygatella <•l a Roma. in Abruccio et in Monte Corno Gecoraria (3) da Latini - Epipactide da molti - Figadela da altri - Epatica alpina dal Ghino - Felze spetie dal Dodonei - Klein Monkraut (4)
da Germani.
.
GENERA - K. 240. Et potria esser spetie di Epatica. Et si Epimedio
legi k. 337 - Et de Epatica palustre k. 70 [71].
FORMA - Suoa radice pocha et capillar dalla qualle ci viene uno
rotondo fusticello sottille et alto uno palmo, dal qualle ci viene uno ramoscello di picciol rotonde frondi simil alquanto all'Aspleno ma non nel roverso,
rascontrate et nella suoa rotondita di soto sonno alquanto tolte et incavate,
alquanto dolcignie et poco astringente. Suoi minutissimi semi come in grappoli di rossignio colore et lievi venghono nel summo del fusticello.
LuoGHO - Ne monti fredi australi <s>, in Friul nel monte Cavalo, in
Abruccio et in monte Corno.
GENERATIONI - De suoi minuti semi si nasse.
OPPINIONI - Molti vogliono sia l' Epipactide ma perche il testo dice
esser fruticosa pur potria esser spetie di essa per suoe qualita et dote come
dice il Ghyno - Il Dodonei la tiene per spetie di felze - L' Anguillara mi
scrisse esser l'Epimedio, siche varie sonno le oppinioni. ma nelli suoi pareri
poi si muto de oppinioni come apar a k. 253.
VIRTU - In monte Cavallo la doperano con mirabil prova mangiandola
per mal di paron (6J et doglia di corpo. Et conglutina le ferita Et aflussi bian~
chi muliebri.
[Pianta completa. Come il Rinio, anche il Michiel riconobbe che i sori son organi
(1) È specie bienne.

(•)
(3)
(4)
(5)
(6)

Fegatella.
lccoraria.
Mond kraut m eroa lunaria.
• Australi sarebbe forse =austriaci? (Ed.).
• Cfr. ' tnadron •,espressione che in Friuli indica disturbi digestivi da eccesso di cibo. (Ed .}.

341

LIBRO ROSSO J.

generativi e li chiamò semi, anzi dichiara che da essi formasi la nuova pianta, mentre
più tardi di lui il Colonna [85) invano fece la prova.
Anche dppo che l' Anguillara si ricredette dall'opinione che questa felce fosse
I' Epimedio di Dioscoride, altri botanici vi aderirono, come il già nominato Colonna).

N. 243 GAROFOLI SP.P.

[Lyclmis

Flos-cuci~li

L. forma flore pteno]

N0MI - Garofolini silvestri spetie tenuti da molti.
GENERA - Sono di molta varieta li garofali, sani.a quelli di Soria, cosi
volgarmente dimandati, si di domestici, come de silvestri che nelle campagne
et monti di molte varieta si venghono. Et per dimostrarne una ho eleto
questa come per piui rara non ostante che li giardini de semplicisti per suoa
vaghez.za siano reimpiti tutti. son posta doppia, son anche nel secondo libro
rosso a k. 63.
LUOGHO - In Abruzz.io, Puglia, et Schiavonia.
DISPARERI NELLA PIANTA - Chi bene considera par si acompagni bene
per spetie di Garofoli si nella fronde abenche piui larghe pur nello istesso
ordine. Et medemamente il fiore ·avegnache il ci sia frapato.
[Pianta a fiori doppi, mentre la figura, di cui qui parla I' Autore, al Ro. II, 63
è a fiori semplici. Notiamo l' importaMa che egli dà alla fillotassi ed ai caratteri fiorali
per unire questa specie ai garofani).

N. 244 CALAMINTA PRIMA

[Satureia Nepeta Scheele]

No~n

- Chalaminta prima da Greci - Chalamento et Pullegio salvatico da volgari - Nipotella (•) da Toscani - Nepitam da Latini - Wilden
Poley (2 ) et Kornmuntz da Germani.
GENERA - Tre spetie ne ponne Diascoride, la prima nasse ne monti con
frondi biancheizie simil al Ocimo; la seconda Nepeta; la terza simil al mentastro. Et per esser cognite ne figuro se non una.
LuoGHO - Ne monti in Italia et particolar nel Vesentin (3l, la seconda
in luoghi humedi et anche la terza, lodata da Nicandro nella Theriaca suoa.
OPPINIONI - L' Anguillara k. 200 dice del pulegio che si usa che doveriano somigliare a quelle del Dittamo per el deto di Diascoride, dunde ci
dubita non esser quello di cui esso Diascoride ci ha inteso, anzi si crede che
la nepitella fosse il pulegio per esser suoe foglie piui simile al Dittamo. Et
molti credeno esser l'Herba Gatta (4) la seconda spetie di calaminta, tra qualli
(•) Nepitella.
{2) • I\l el Tragus è ThynutS SerpyUu.rn L. ; invece nel Fucbs è no1nc dato, i1lsieme col $eg.uente,
a Calaminta seconda (Ed.).
(3) Vicentino.
(4) Nepeta Cata.ia.

LIBRO ROSSO t .

son il Brasavola, et altri compagniandosi con il Ruelio credeno sia la terzia
spetie dunde chiaro s1 conosce non esser spetie di Chalamenti.
[Pianta fiorita].

N. 245 CHAMEPEUCE

[Hetianthemum Fumana Mili.]

NOMI - Chamepeuce di Plinio - Cissos acarpos, selenitis da Greci Terre Corona et Hedera pluviatica da latini - Coris fruticose da simplicisti
- Chameleucha da Diascoride.
LuoGHO - Ne lidi "ma luntan dal mare, nella daJmatia et nel nostro
ancora.
OPPINIONI - Molti la ritira al Chamepeuce, altri al Coris fruticoso.
Et molti si credeno che il Chameleuce di Diascoride sia iJ Chamepeuce di
Plinio. Et è da credere per esser le virtù stesse che li atribuiscono.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per le poche parti che li assegnia Plinio et
quelle di Diascoride ponerle insieme et rafrontarsi con questa pianta si vedra
esser assai credibile che la ci sia il Chamepeuce - Quanto poi che questa sia
il Cori la non è di aggradevole odore ne acuto come dice d' il Cori Diascoride.
[Pianta fruttifera. Il Micbiel ne prese conoscenia al Lido di Venezia ove la specie
vive; fu conosciuta però prima dal!' Anguillara che trovolla a Veglia nel Quarnero e la
chiamò Cham.:f>euce. Dopo il Michiel figurona il Clusio che la riconobbe come una cistinea
(Cistus VI). L' aveano riconosciuta come tale altri autori dai quali il Michiel trasse i
nomi trascrivendo solo malan1ente cistos con cissos che significa edera donde il nome
latino h.:dera pt..viatica. Già si disse al N. 34 che a torto il Guilandino accusò l' An·
guillara di aver confuso la Chameleuce di Dioscoride colla Chamepeuce di Plinio.
L'autore classico cl.i ce: • Chamaepeuce larici[s) folijs similis • e l' Anguillara dice: •Ho
trovato questa pianta nell'isola di Veglia nel Quarnaro. la quale è un sotofrutice con
foglie simili al Larice ma più picciole et . sempre sta con le frondi, il fiore è picciolo di
color rosso et ha sapore astringente che trahe al salso il che à punto Plinio cosi ne
lasciò scritto nel lib. 24 cap. 15 • senza parlar di Chameleuce. L'errore fu commesso
da altri e, come appare dal presente codice, c'inclinava anche il Michiel.
Notiamo che i fiori sono abitualmente gialli ma tanto I' Anguillara. che il Michiel
trovarono varietà a fiori d' altro colore. Il Michiel infatti dice nella diagnosi •il fiore
picciolo di colore che nel bianco purpureggia •·
Secondo lo Sprengel la Chamepeuce di Anguillara è Camf>lioros111a monspeliacum L.,
ma nella diagnosi l' Anguillara che parla del sapor astringente, non parla dell'odore di
canfora ben più sensibile].

N. 246 CONIZA SPETIE

[Carpesium cermmm L.]

Nmn - Coniza spetie da molti - Aster attico da altri.
GENERA - Se coniza spetie sono molte. Se Aster attico il medesimo,
come per li libri vederai [N. 263].

TA\'. XXV

(l_ Rosso 1, 2~5)

• Chamcpcuce •
[H~lia11llrttnu1H

Ft11Hana

~lill.]

LIBRO ROSSO !.

343

LuoGHO - Nel Padoan nelle ciese «> se ne ritrovano.
OPPINIONI - Alcuni moderni simplicisti la ritira a spetie di Coniza.
Et altri a spetie di Aster attico come il Phalopio.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per esser di forma non lontana da quella
delle Conize et medemamente di gusto et temperamento pero si puoi ponerla
nelle spetie di esse. - Che la ci sia questa poi spetie di Aster attico, questa
non ha gambo legnoso ne fiore di stella, ne meno nelle virtu et temperamenti sonno simili come de l' una et di l'altrn si puoi chiarire con Diascoride.
[Pianta fiorita ; figura precedente quella data dal Colonna [85] sotto il nome
A sler ccrnm•s ].

N. 247 MILON SOLIS

[L ithospennum officinale L.]

No~n Milium solis spetie - el resto k. 248 - Ancusa da altri .
. GENERA - K. 248.
FORMA - Suoa radice sotil et capillar, alquanto dolce et rossignia che
toccandola tinge le mani et dentro bianca. Suo fusto aliate (2), suoe frondi
aspere, strette et lunghe, maggiori delle altre spetie. Suoi fiori tra le.frondi,
piccioli, bianchi, che da loro ci vengono suoi semi bianchezzi, piccioli, duri,
simil al miglio.
LuoGHO - Ne argeni et campi non ci mancano.
DISPARERI NELLA PIANTA - No ce dificulta che non sia questa pianta
spetie di milium solis, si per la forma come per il seme ci fa chiari. Et che
la sia spetie di Ancusa la radice il fa manifesto. Dunde potria esser che
Diascoride hebbe piui risguardo alla radice che al s~me Et pero la posse (3)
per Anchusa. Et le altre spetie per millium solis.

[Bella figura di pianta fruttifera.
La pianta qui chiamata A 11cllusa cui si paragona la presente è Alkat1na ti,.ctoria
Tausch, la cui radice contiene una sostanza colorante rossa].

N . 248 MILIUM SOLIS

[Lithospermum purpureo-coeruleum L.]

No~n Milium solis da Latini et volgari - J.ith da Arabi et Culb
et Culibi - Calibi, Lithospermo, Aegonicon, Leontion, Leonium lapideo,
Gorgonion, Tantalitin, Diospyron et Heraclia da Greci - Columbam da
Romani - Halistos, Bathan gliscos, Astorcos et Lapidum da altri -

(1) Siepi.
(2)

Alato.

(3) Pose.

344

LIBRO ROSSO I.

Meerhirsz (1) et Steingomen (•) da Germani - Ducremil (3) da. Galli - Gonoletan da Dacj - Passerina dal Trago una aUra spetie minor (4J .
GENERA - Questa con il fior, purpureo. La seconda con il fior bianco,
la terza giallo. Et una altra mino-r con foglia di lino demostra dal Trago a
k. 535 co1i nome di Passerina, ma patria esser la isf.esa che demostro iq sequitando et che lui l'havesse veduta in luogho piui arido et seccho.
LuoGHO - In luoghi asperi in Italia ma il migliore in Candia.
GENERATIONE - Multiplica con suoi rami ; et de semi ancora.
[Bella figura di pianta fiorita. Nella diagnosi l'Autore nota la somiglianza tra i
fiori di questa specie e quelli della polmonaria.
La pianta da!l' Autore figurata al num . seg. (• sequitando •) è un altro Lithospermum, ben distinto dalla Passerina del Trago che è Thymelaea arve-nsis Lam.
La specie presente è il Lithospermo II di Anguillara p. 240).

N. 249 MILIUM SOLIS

[Lithospermum officinale L.]

NOMI - Milium solis. Et a k. 248.
Foru.1A - Suoa radice legnosa nera, et dentro nel bianco gialleggia, suoi
fusti asperi, alti un gommito, ripieni di fronde aspere strete, lunghe, simil al
Olivo, nelle sumita suoi fiori piccioli di bianco luteo, da qualli restano suoi
semi piccioli, duri come pietra di beretinazzio Cs) colore simil al miglio.
LuOGHO - Nelli argeni, Campi, in Italia non ce ·ne mancano.
[Pianta fiorita).

N. 250 GRAMEN MARINUM

[Zannichellia palu.stris L.]

NOMI - Gramen marinum da simplicisti.
GENERA - Son il gramen comun, il grarnen parnasi [Ro. I, 166] et
questo marino. Et altri leggi nel secondo libro rosso k. 33.
LUOGHO - Alle ripe salse del mare adriatico verso Ravena.
GENERATIONE - De suoi come semi ci nasse et serpisse ancora.
OPPINIONI - Io l'hebbi dal Eccell. sig. Ulisse Aldrovandi con questo
nome.
DISPARERI NELLA PIANTA - Io non credo che suoa radice serpisca ma
per esser in qualche parte simile al gramen cosi l'hanno batezata.
(1) • Cosi nel Trago. alla pagina citata più avanti. (Ed.).
(2) Mal trascr. da Steinsamen.

(3) Du gJemil.
(.1) Thy 111elaea arvtnsis Lam.
(5) 13igiccio.

345

LIBRO ROSSO I.

VIRTU -· Per haverla havuta seccha et senza altra istoria per bora non
diro altro ; delle virtù del gramen leggi ut supra.
[Figura alquanto confusa per il cattivo stato del campione. Precede quelle che
diede G. Bauhin [35] sotto il nome Potamogeton IV].

N. 251 TRISAGINE (•)

[Vero11ica Bo11arota L.]

NOMI - Trissagine (•) da Diascoride et chamedrio - Quercula minor
dal vulgo et sertula - Klein Bathengel (3) da Germani - Chesnette, petit
Chesne (4), de la germandree da Galli - Teucrio da alcuni.
GENERA - Sonno questo de Diascoride et quello di Plinio demostro nel
secondo libro rosso k. 26. Et son' Theucria Hemionite k. 3 in questo - Et
Theucrion Cordi k. 42.
FORMA - Suoe radice sotil lunghete, bianche, fornite di spessi capelli,
suoi fusticelli molti, sottili, rotondi, pelloseti, forniti di rascontrate frondi,
picciole, Junghète simil alla volgar trisagine (5) che con difficulta l'una da
l'altra si conosce se non nel fior, et sonno dentate, grassete et constrettive (6J. Li fiori piccioli, molti, in spica nel summo del fusticello di celeste
colore.
LuoGHO - Ne monti da Bassan et nella valle anania, i11 Toscana 11e
monti di Charara. iti la Grecia et i11 Cypro . Et luoghi aspri et sassosi.
TEMPO - Credo che sempre verdeggia. Et suoi fiori de Maggio.
OPPINIONI - Il Fuchsio fa maschio et femina, ma la femina non son
tenuta per non haver foglia di quercia ma incisa minutamente.
DISPARERI NELLA PIANTA - Anche questa non ha molto le foglie di
quercia come dice Diascoride pur son admessa in oppinione.
[Pianta fiorita. La figura è interessante perchè trattasi di pianta non frequente (7)
Precede la figura data dal Clusio nel 1583 e dal Pona nel 1601].

(1) • Corretto da un precedente non1e Teucrio. che fu cancellato (Ed.}.
(2) Cotretto pure da Teucrio.

(3) • Dal Fucbs. (Ed .).
(4) Petit Ch<!ae.
(5) Corretto in teucrio.
(6) Corretto in atna,.e.
(7) • Con1e si vede dal § Disf>41'h'i (• non ha tnol(() Jc foglie di quercia•) e più dalle replicate
correzioni nei nomi, l'identificazione che fece il M. e.on Ja Trissagine non fu senza esitazioni ; e
giustamente, dacchè anche la presente figura non risponde troppo. specialmente nella spiga, a quella
dcl Fuchs. Per tale ragione. fra le località che egli enumera non si potrà intendere attribuita a. V. Bo~
nat-ota L. se non que11a da cui gli pcrve11ne l' esemplare e che risulta essere Bassano - le altre
essendo riportate tutte sulla lede del Mattioli e dell' Anguillara, e dovendo quindi essere riferite a
Te-uCl'Yiu1n Cltamaedrys L., cui infatti corrispondono (107, 123) tutti i non1i elencati {Ed.).

346

UBRO ROSSO I.

N. 252 LAMEO

[Lamium mawlatum L .]

NOMI - Lamio Plinio - Ortica latea da volgari - Milzatella a Bolognia - Leuca Plinio da molti - Et mesoleucon dal ditto.
GENERA - Essendovi nelle spetie di Ortica, ne sonno de molte, questa,
quella pungente volgar (1l, quella Romana dal fior purpureo (•) et quella con
li semi geniculati. Et una spetie di mortua nel altro libro rosso k. 14.
LuoGHO ·- Apresso a fossi sul Padoan.
Gi;:,NERATIONE - Suoi rami serpiscono et multiplicano de radici.
OPPINIONI - Molti la tiene per la Leuca di Plinio, ma l' Anguillara
k. 191 la pone per il Lamio di Plinio. Et altri per la Galiopsi, havendo consideratione al ordine de Diascoride che ha posto il Gallio doppo la Galiopsi
per suoa conformita di nome derivati da Latte. Et non per esser il fiore
come elmeto che lui 11011 dice questo, ma bene porta la foglia in .mezo macchiata come di late.
DISPARERI NELLA PIANTA - Per le assignation che da Plinio alla Leuca
questa non son dispare dal suo deto. Se Lamio la viene benissimo, ma pero
suoi fiori di questa non ci hano grande odore come dice Plinio. Se Galiopsi
sempre che Diascoride se intenda macchiata di latte et non elmeto seguitar
el suo capitolo con questo ordine come dito di sopra stara bene. Dunde a questo
modo questa pianta verebbe bene a tre piante, vi atachereti l'esser suo
per conto delle qualita et qual di loro si acompagnera meglio sera (3) quella.
[Pianta sterile. Nella diagnosi il Michiel parla della macchia bianca nel mezzo
della foglia ma non del color dei fiori che invece è specificato dall' Anguillara.
Quanto è detto sulla derivazione del nome Galeopsis da y<X>.ot (latte), anzichè da
galea (elmo) è tratto dal Mattioli].

N. 253 PAPAVERO FRAPADO

[Papaver somnifer1mi L.
forma corollis laciniatis]

NOMI - Papavero frapado da Fiandresi - Li nomi si leggerano nel altro
libro alle altre spetie di papaveri - Libro verde k. 57.
FORMA - Suoa radice di sotil coda. Suo fusto pocho allato, alto piui
de brazzio et humoroso, suoe frondi fallate, lunghe una quarta et larghe
tre deda, tagliate et molto dentate, bianchezzie et di soto una costala
rilevata. Et tutta la pianta rasembra alquanto a quella spetie di volgar
con il fior bianco. Li fiori verso le sumita grandi di calici, vaghi, cinzoladi (4)
(r) U•tica dioica L.
(2) U. frilulifera L.

(3) Sarà.
(4) Cincisehiati.

LIBRO ROSSO I.

347

alcuni purpurei, altri piui carghi <•> di colore et altri in carnadi <•>, et di
quatro frondi (3) che presto cascano. Poi il suo calize (4) diviso da cartilagine
simil a li altri papaveri con li suoi semi minutissimi rotondi et di scuro colore.
LuOGHO - Io l'hebbi di Fiandra. Et in Italia non l'ho veduto se non
ne giardini de semplici che si anno empiti tutti per suoa vaghezza.
DISPARERI NELLA PIANTA - Non ce difficulta che questo non sia papavero anche egli.
[La pittura non corrisponde del tutto alla diagnosi. La pianta è verde, mentre è
scritto che le frondi sono • biancheziie • ed il lembo foliare è troppo stretto, mentre è
scritto che le frondi sono •lunghe una quarta et larghe tre deda (dita)•· Ben fatto è
il fiore in cui sorge ben distinto il gemmulario. A parte una bella figura della capsula].

N. 254 AMELO

[Erigeron acer L.

NOMI - Amelio tenuto. Et . credo che questa et seguente sia tuto uno ;
pero leggerassi ali' altro.
[Pianta fiorita].

N. 255 AMELUM

[I. Aster AtneUus L.]

NOMI - Amelio Vergilio da molti - Aster attico da altri - Filii ante
patrem dagli herbolarij - Dodecaminitis da Greci - Li altri nomi leggi
'
nel t.o gialdo k. 100.
GENERA .- Due spetie ne dimostro, questa maggior ma con minor fior,
et l'altra minor per nascer ne sassi delle Alpi ma produce maggiore fior. Et
una altra nel J.o gialdo k. roo, et una altra nel s.do 1.0 rosso k. 36, et un
altro 73.
FORMA - Suoa radice foltamente capillata et bianca. Suoi fusti ruvidi
alti uno brazzio, ripieni di fallate frondi simil al litospermo, strette, pellose,
lunghete, con gusto medecinale et amarete. Suo fiori nel sumo deli fusti, da
lunghi piccioli tenuti, di colore dentro gialli et atomo sotil frondine pavonazzie sula forma della camamilla. Suo semi poi minuti che se ne volano.
La alpina [II) son simil ma il fior magior simil al butalmo.
LuOGHO - In luoghi non cultivati et sodi terreni in abundanza in Italia.
Et la minor nelle Alpi altissime de Rio de Lavoro.
{•)
(2)
(3)
(4)

Carichi.
Incarnati.
Petali.
Frutto.

l.ISRO ROSSO I.

TEMPO - A primavera suoe frondi. Suoi fiori de Giugno et poi se ne
volano.
AMANO - Humido, salsegnio et solsticio.
GENERATIONE - De suoi semi da se caduti ci nasse.
OPPINIONI - Molti il tengono per l'Amelum Virgilii ma il testo del Corolario dice esser frutice con fior di color aureo et intorno purpureo, di aspro
gusto. L'eccel.te m. Luca Ghyno tiene che lo Amelo sia una cosa et l'Aster
atico un' altra. - L' Anguilara k. 214 dice non saper qual sia I' Amelo per
non esser stato a quel fiume Amelio. - Et I'Aldrovandi mi mando quello
mostra con il fior magior con nome di Amelio. Alpino.
DISPARERI NELLA PIANTA - Disopra mi par haver satisfato alle oppinioni altrui. Resta mo che voi vi acostati al meglio si puoi, bastami havervi
cigniato, et voi fareti il prudente giudicio.
[La prima figura è di pianta fiorita. La seconda, pure di pianta fiorita, somiglia
all'Aster montanus luteus magno fiore C.B.P. figurato dal Morison, III s. 7, t. 21 , fig. 12).

N. 256 INCOGNITA
No~n

- Incognita l'hebbi di Francia dal Tholomei.
FORMA - Suoa radice legnosa, et son subfrutice tutto legnoso che se
dividono in molti rami allati et pocho alti, di nera scorzia et scabrosa, et tutti
insieme fanno uno bel globo in terra. Negli ultimi rami nascono delle foglie
che entrano spessamente l'una dentro alla altra come nel Sedum maius, che
nascondono li rami, et sonno di sustanza et colore di bosso. Li germogli rosseggiano, con sapore astringente. Et fa le foglie maggiori della securidaca
et dal mezo d'ogni muchio de foglie uscise uno cauleto alto quatro deta,
ritorto, nodoso et ramoso, nel qualle sonno suoi fiori purpurei, piccoli, simil
al ben rosso volgare.
LuocHo - Nelle isole circa a Marsiglia.
TEMPO - Credo stia sempre verde. Et li fiori al mezzo dell'Esta.
[ * F igura di buon disegno, che però non rende l'aspetto cespuglioso, denso, inferiormente denudato, indicato nella diagnosi. La disposizione delle foglie ricorda Euph<>rbia
Paratias; i rami fioriferi numerosi, paiono portare piuttosto piccoli capolini che fiori
isolati (Ed.)).

N. 257 DITAMO

[Origanum Dictamnus L .)

NOMI - Dittamo cretense, Sylvestre Pulegium da Latini - Embacron,
Belovacos, Arthemedion, Cretica, Ephemeron et Eldia da Greci - Belotocos,
Dorcidion et Helbudion da molti - Ustilago rustica da Romani - Alnesen,
Mescherantesir, et Mesentremesir et Sandenig da Arabi.

LIBRO ROSSO I.

349

GENERA - Tre spetie ne pone Diascoride, questa abenche lui non ne
vide fior ne seme, il falso Dittamo simile ma sanza odore k. 258, et la terzia
ancora k. 150. Una quarta con questo nome chiamato Frassinelo come si
vedia· k. 35 nel libro verde et 36 de Dittamo marino in ditto.
FORMA - Suoa Radice legnosa, nera, et suoi fusticelli legnosi, alti uno
palmo, sopra qualli sonno suoe frondi, rascontrate, come rotonde, acute,
ricoperte di una certa borra et pellosa lanugine bianca suoi fiori tra le frondi,
piccioli lungheti, come in rosete di incarnado colore. Suoi semi minutissimi.
LuoGHO - Nasce in Candia et in picciol luogho di essa isola. Et io de
molti anni l'ho custodita.
OPPINfONI - Non è da dubitare, se ben Diascoride non vide il fiore et
seme, perche Theophrasto, Damocrito (•), Galeno et Virgilio l'affermano.
[Pianta fiorita. Benchè nella descrizione si parli chiaramente del tomento !oliare,
nella figura le foglie son verdi o tutt'al più glauche colle nervature ben visibil i, il che
può dipendere da logorio del campione].

N. 258 DITAMO PSEUDO

[Ball-Ota Pseudodictamnus Benth. ?]

NOMI - Dittamo cretense pseudo da Diascoride - Et li altri nomi
k . 257.
FORMA - Sua radice va serpendo et multiplicando, scura et dentro
bianca legnosa. Suoi ramosi fusti alti un gommito, rotondi, bianchezzi, et
ricoperti di pellosa come lanugine et facilmente si spezzano. Sue frondi
rotonde, simil al vero, ma sanza odore, grassete, et medemamente ricoperte
et bianchezzie, di gusto amare et con intervalli rascontrate. Suoi fiori pie-.
cioli simil al pseudo stachis, di colore che nel bi_anco biaveggia qualli venghono in ruota intorno al fusto tra le frondi come nel marubio. Suoi semi
neregni piccioli che nella rotondita sono apuntiti.
LuoGHO - Nasse anchor questo in Candia dunde l'hebbi.
GENERATIONE - De suoi semi ci nasse et divedesi per la multiplication
de radici.
OPPINIONI - L'Anguillara k. 201 tiene che il Dittamo secondo di Dia5coride vi sia stato adiunto et che Diascoride non ne facesse menzione Et il simil
dice della terzia spetie ma altri tiene oppinion in contrario et che questo
venghi bene per il. secondo per esser egli simil al Dittamo vero, ma per non
ci haver odor l'habbi lui chiamato pseudo.
[Pianta fiorita, nella quale solo alcune foglie son coperte di tomento, anzi può
dirsi .che vi sono tutti i gradi dalla foglia tomentosa a quella detersa. Questa è una
(•) Damocrate.

LIBRO ROSSO I.

350

conseguenza del viaggio che fece il campione, il quale però non giunse in istato tanto
cattivo perchè le corolle labiate son dipinte con bastante esattezza nel ramo ancor
tomentoso, mentre negl' altri rami si osserva un disegno difettoso dovuto al deteriora·
mento].

N. 259 FOLIO

[Moehritigia muscosa L.]

NOMI - Folio, Phylon, Eleapholio da Greci - Herba riccia da volgari
Chonchile Plinii da molti - Cochile dalle Pandete - Brioniam, Theligonon la femina, Arrenogonon il mascolo dal Barbaro - Sedisi da Arabi
Malabatrum da Greci.
GENERA - De folio questo et k. 149 et 282.
LuoGHO ~ Nasse ne monti sassosi el folio et questa ancora, et l'h