You are on page 1of 22

1

da

Studi Trentini di Scienze Storiche LXXX, 4 (2001) 715743

LALFABETO CAMUNO
ADOLFO ZAVARONI

1. Ipotesi recenti. Come ha puntualizzato A. Morandi, a buon diritto oggi si pu parlare


di epigrafia camuna.1 Il corpus delle iscrizioni preromane della Val Camonica,2 supera i
160 titoli e presenta caratteristiche alfabetiche e linguistiche unitarie al proprio interno. Sia
lalfabeto sia le parole mostrano come non sia opportuno inglobare queste iscrizioni con quelle di regioni limitrofe, ad esempio con le retiche3 o le leponzie.
Questo contributo mira a risolvere la questione preliminare ad ogni altra indagine, cio
lesatta definizione dei valori fonetici dei grafemi. I lavori di G. Tibiletti Bruno sugli alfabetari costituiscono un grande passo in avanti per la comprensione dei valori di parecchi segni che
in precedenza erano stati ritenuti dubbi o erano stati malamente interpretati. Come sempre avviene in questi casi, negli studiosi che per tanti anni avevano ipotizzato valori diversi, le nuove proposte fanno sorgere perplessit, spesso giustificate da varie questioni. La stessa Tibiletti
Bruno, pur avendo svolto un egregio lavoro di ricerca e sistematizzazione, non ha saputo o
voluto trarne le conseguenze pi semplici. In ci stata tradita dal postulare per gli alfabetari

A. MORANDI, Epigrafia camuna. Osservazioni su alcuni aspetti della documentazione, in Revue Belge de Philologie et dHistoire, 76.1 (1998), p. 100.
2
Le sigle delle iscrizioni camune qui presentate e commentate sono desunte dalle edizioni di A. Mancini, M. G.
Tibiletti Bruno e L. Bellaspiga, a cui sono debitore degli apografi qui pubblicati. Alle iscrizioni edite da A.
MANCINI, Le iscrizioni della Valcamonica, in Studi Urbinati di Storia, Filosofia e Letteratura, Supplem. linguistico 2/1 (1980), pp. 75-166, si riferiscono le sigle:
Be 1-2 per le iscrizioni di Bedolina;
FN 1-17 per le iscrizioni di Foppe di Nadro;
Lu 1-13 per le iscrizioni di Crap di Luine;
Na 1-19 per le iscrizioni di Naquane;
SC 1-10 per le iscrizioni di Scale di Cimbergo;
Se 1-5 per le iscrizioni di Seradina;
Zu 1-2 per le iscrizioni di Salita della Zurla (in particolare Zu 2b lalfabetario);
Alle iscrizioni edite in A. MANCINI, Iscrizioni retiche e iscrizioni camune. Due ambiti a confronto, in Quaderni
del dipartimento di linguistica 2 (1991), pp. 77-113, si riferiscono le sigle
BD 1-15 per le iscrizioni di Poggio della Croce (Berzo-Demo).
Alle iscrizioni edite da M. G. TIBILETTI BRUNO, Nuove iscrizioni camune, in Quaderni camuni, 49-50 (1990),
pp. 29-171, si riferiscono le sigle:
Tib. BD 1a-12n di iscrizioni di Berzo-Demo che in parte correggono quelle edite da Mancini;
Tib. FN 1a-6f di iscrizioni di Foppe di Nadro (alcune correggono quelle edite da Mancini);
PC 1a-45 per le iscrizioni di Pian Cogno;
Pl. 1a-4 per le iscrizioni di Pla dOrt.
Alle iscrizioni edite da L. BELLASPIGA, Le iscrizioni camune delle rocce 24 e 1 di Pia dOrt, in Notizie Archeologiche Bergomensi 2 (1994), pp. 249-260, si riferiscono le sigle (modificate rispetto a questo testo)
Bell. Pl. 24, 1-9 e Bell. Pl 1, 1-2 di Pia dOrt (rocce 24 e 1).
3
Per le iscrizioni retiche adotto le sigle di S. SCHUMACHER, Die rtische Inschriften. Geschichte und heutiger
Stand der Forschung, Innsbruck 1992.

camuni un modello-base senzaltro di tipo greco, ma addirittura greco arcaico, non etrusco,
non venetico, non retico, ecc..4

Grafemi di alfabeti greci arcaici e alfabetari camuni (Tibiletti Bruno)

M. G. Tibiletti Bruno vede che rispetto al modello greco arcaico sono sicuramente mutati
i segni per (2), per (6), per (7), per (9), per k (11), per (l8), per s (21), per
(26) e in alcuni alfabetari anche per p (17). Ma invece di modificare il proprio assunto, ipotizza che tali segni sono mutati perch si era creato o cera il pericolo che si creasse
unomografia o anche solo una parvenza di omografia (una possibilit di confusione, per un
discepolo un poco sprovveduto?).5 In effetti lo studio dellAutrice sugli alfabetari incentrato sui mutamenti che i grafi avrebbero subito a partire dal modello greco per evitare omografie. Tali omografie in parte sarebbero dovute alluso di capovolgere o ruotare le lettere di angoli diversi, in parte a ragioni contingenti: ad esempio ladozione di a aperto avrebbe indotto i maestri camuni a modificare per v la forma del digamma greco , aggiungendovi due
4

M. G. TIBILETTI BRUNO, Gli alfabetari, in Quaderni camuni, 60 (1992), p. 310. In una nota (n. 13) lAutrice
aggiunge: A meno di non pensare a quelli greco-etruschi, come quello della Marsigliana, del VII-VI sec. a. C.,
ecc., per la tipologia di certi segni non corriponde a quelli camuni.
5
Ibid, p. 371

sbarrette. Tuttavia, siccome a volte e veniva tracciato con una barretta in pi (del resto ci sono alcuni esempi anche in greco di e con quattro sbarrette, ecc.), allora altri maestri hanno coricato il segno e prolungato le sbarrette oltre l'ex-verticale:
.6
Per Tibiletti Bruno il problema cruciale diventa quello dellidentificazione dei segni camuni corrispondenti a , , , . Per = ks ella suppone di risolvere il problema, attribuendo tale
valore ai segni che precedono o negli alfabetari, occupando il 15 posto. In verit in questa
(PC
posizione gli alfabetari camuni hanno grafemi diversi: (Zurla), (Foppe di Nadro),
10b) e (PC 6, 27, 28). Tali grafemi non assomigliano n a degli alfabeti azzurri n a X,

+ di quelli rossi. Assimilando erroneamente (v. 8)

a e questultimo al segno che si


ha in alfabeti beotici ma solo davanti al sigma per marcare /khs/ la Tibiletti Bruno attribuisce il valore /ks/ a tutti i segni che sono al 15 posto negli alfabetari. Certamente, in generale,
la posizione dei segni negli alfabetari il primo e forse pi importante elemento da cui partire
per cercare il loro valore. Ma lesame dellintero corpus delle iscrizioni camune mostra chiaramente che i grafemi situati al 15 posto negli alfabetari non possono denotare /ks/. Non
sembra che la Tibiletti Bruno abbia svolto una tale analisi: anzi, dalle sue trascrizioni pare che
ella non abbia compreso bene la natura di quei segni: viene assimilato a e questultimo
distinto da per motivi puramente grafici.7
M. G. Tibiletti Bruno non solo afferma che i maestri camuni dovevano avere sottocchio
come modelli sia un alfabeto azzurro sia uno rosso, ma ritiene che sulla base degli alfabetari camuni dovremmo desumere che il sistema fonologico camuno fosse simile o uguale a
quello greco, con l'aggiunta di segni per varianti.8 Evidentemente anche questa conclusione,
non confermata da indagini (prospettate, ma non ancora pubblicate), il frutto tautologico
della tesi di partenza.
In verit nulla si oppone allipotesi che lalfabeto-modello camuno sia stato elaborato a
partire da quello etrusco arcaico con mediazioni retiche e venetiche, modello a cui furono poi
aggiunti segni per marcare suoni non contemplati dagli alfabetari etruschi. Ad esempio la sequenza dei segni sulla tavoletta di Marsiliana dAlbegna (675-650 a. C.) combacia con quella
canonica degli alfabeti camuni, non meno che le sequenze degli alfabeti greci. Fino al 14
grafo la corrispondenza perfetta: anche in etrusco arcaico il gamma (3 segno) un segno
6

Ibid., p. 372.
Seguire la Tibiletti Bruno nelle sue spiegazioni non sempre agevole. Eccone un esempio (ibid. pp. 334335): Poi deve esserci stata confusione per la somiglianza con il forcone che ha il manico,che si trova al 7 posto ( = z), anche perch a volte una sbarra poteva sfuggire al disotto dell'angolo (v. in 28a, sopra). Data questa
somiglianza, da una parte PC 6,19 r.7 ha il forcone privo di manico di questo 15 posto portato anche al 7 (dove
invece doveva presentarsi il manico), perch l'incisore per confusione ha uguagliato il 7 al 15 (per mi pare
impossibile che un esperto non si rendesse conto che la diversit grafica corrispondeva a diversit fonica, e pertanto l'omografia avrebbe creato confusione nell'interpretazione, anche se si trattava, comunque, di suoni affricati
per entrambi), e dall'altra stato esteso il forcone a manico lungo anche qui, perch PC 27p,39 r. sp. presenta
sotto le tre punte un guasto nella roccia, per ugualmente quasi certa la incisione, al disotto delle punte, della
verticale del manico. Ma tale forcone a manico lungo, omografo di quello al 7 posto, viene poi disambiguato
per semplificazione, cio mediante l'eliminazione della sbarretta che in senso contrario alla scrittura (per cui il
forcone diventa a due punte, asimmetrico), alle Foppe di Nadro, in tutti gli alfabetari senza esclusione. Tale bisogno di differenziazione, una volta ammesso il tridente con manico anche al 15 posto, ha portato invece alla
Zurla a un'altra soluzione ancora, cio ha provocato una ripercussione all'indietro sul 7 segno, in Manc. Zu 2b =
Zu 67,cio il tridente con manico ha adottato una spalla quadra che non ha mai avuto (si potrebbe pensare a un'analogia con il bidente, che era a spalla quadra, e con le punte verso il basso, anche se proprio qui la spalla
sembra un poco smussata e manca il manico), mentre il 15 segno il forcone con manico, tracciato con picchiettatura piuttosto informe come d'altra parte appaiono mal picchiettati anche altri segni , ma anche la
sbarretta obliqua sinistra sicura, seppure un poco embrionale perch abbozzata con due soli colpi di punta.
8
M. G. TIBILETTI BRUNO, Gli alfabetari, cit., p. 377.
7

teorico che, quand usato, marca lo stesso fonema di k (poi lo soppianter). Il 15 grafo
non mai usato nelle iscrizioni e quindi non possiamo determinarne il valore.9 Certamente esso non /ks/ n /khs/, dato che letrusco usa sempre due lettere per denotare questi gruppi. Tibiletti Bruno legge correttamente il gruppo hs presente in PC 30. Ci avrebbe dovuto far sorgere pi di un dubbio sullopportunit di attribuire al 15 grafo degli alfabetari camuni in qualunque sua forma ( , , e ) il valore ks.

alfabeto etrusco di Marsiliana dAlbegna (675-650 a. C.)

a b g d e v i h i k l m n o p q r s t u sx

alfabetario camuno di Scala della Zurla

[a] b g d e v i h i k l m n o p

r s t u zz ? s2

alfabetario camuno di Piancogno

abgdevih iklmnop

rstu?

(3) ? zz

Il problema dellindividuazione dei valori dei segni camuni, insomma, non pu essere risolto soltanto mediante la comparazione grafica con i segni che occupano la stessa posizione
in alfabetari usati per altre lingue (greco, etrusco, venetico o latino). La corrispondenza fra le
posizioni nellalfabeto e la comparazione grafica aiutano certamente ad impostare il problema
generale, ma solo lanalisi delle occorrenze nelle varie iscrizioni pu confermare i valori cos
attribuiti. Negli ultimi dieci anni le conoscenze sul corpus delle iscrizioni camune, nel frattempo arricchitosi di altre acquisizioni importanti grazie al paziente lavoro di M. G. Tibiletti
Bruno, di A. Priuli e di altri ricercatori, hanno raggiunto un livello tale che possibile
unidentificazione certa di quasi tutti i segni. Ma questa possibile solo se da un lato ci si attiene a quanto emerge dallintero corpus e dallaltro si cerca di ricostruire un corretto sistema
fonologico della lingua parlata dai Camuni.
Nel riesaminare la documentazione dellepigrafia camuna, A. Morandi riconosce il grande
merito delle innovazioni interpretative introdotte dalla Tibiletti Bruno. Egli per ritiene che il
quadro epigrafico in nostro possesso non sembrerebbe sconvolto anche perch le novit riguardano soprattutto le serie alfabetiche, didattiche e simboliche nello stesso tempo, mentre
invece nella scrittura corrente i nuovi grafemi trovano rare applicazioni anche per la loro recenziorit e la limitata circolazione.10 In verit Morandi non sembra cogliere completamente
le prospettive di lavoro non solo nellindagine sulla fonologia, ma anche sulla morfologia del9

Lipotesi che marchi una sibilante, ventilata da vari autori, indimostrabile.


A. MORANDI, Epigrafia camuna, cit. p. 106.

10

le iscrizioni camune offerte dal paziente e a volte illuminante lavoro della Tibiletti Bruno. Basta una individuazione esatta dei grafemi che marcano le sibilanti s e z per aprire un discorso
serio sulla possibilit di genitivi terminanti in -s. Se al contrario si , come pare essere Morandi, ancora resti ad abbandonare una delle cause di notevoli malintesi, cio la trascrizione
con z del segno , si finisce con limpacciare un filone di ricerca. Certo, tale trascrizione non
implicava presso gli studiosi precedenti, la definizione di un preciso fonema; ma la conseguente incertezza pregiudicava unattendibile analisi fonologica e morfologica delle scritte.11
Ora la constatazione che la serie degli alfabetari camuni rispecchia in buona parte quella degli
/ts/.
alfabetari etruschi permette di stabilire gli esatti fonemi delle sibilanti: marca /s/ e
Ci fondamentale per lo studio dellaffricazione in camuno, retico, leponzio ed etrusco.
2. I grafemi delle occlusive sonore. Se non si potesse verificare luso nelle iscrizioni delle
singole lettere degli alfabetari, lipotesi della Tibiletti Bruno che il sistema fonologico camuno
fosse simile o uguale a quello greco non si potrebbe n dimostrare n ricusare. Ma lesame
delle iscrizioni induce a dubitare che le occlusive sonore fossero presenti in camuno fin dai
secoli precedenti luso della scrittura. Il gamma a uncino o non mai impiegato al di fuori
degli alfabetari (altrimenti si confonderebbe con = l : provando a mettere /g/ al posto di /l/
quando c si ottengono lezioni inattendibili). Esiste anche un gamma con forma negli alfabetari PC 10b, PC 27p, Tib. FN 6f e lo stesso segno appare in SE 1 e forse in FN 17. Dubito
che sia presente sulla lastra di Civitate Camuno: il presunto gamma ad arco appare staccato
dalla successiva asta leggermente obliqua a causa della lacuna evidenziata nellapografo della
Tibiletti Bruno. Propendo quindi per leggere r invece di ci. Ancor pi improbabile la presenza di C in Na 19, dove dopo ue si hanno due segni curvi opposti che non si toccano, il primo dei quali un arco con curvatura larga. I due segni affiancati potrebbero costituire un k,
altrove realizzato con / / e .

SE 1: elu(c)a iuenca

lastra di Cividate Camuno

FN 17: SCRB / lupuc

Na 19: uekouias

Non si pu accertare se in SE 1 e in FN 17 marca /g/ o /k/. Un indizio a favore di /k/ la


possibilit che in FN 17 lupuc sia effettivamente la lettura esatta e corrisponda a etr. lupuce
morto (ma siamo nel campo dellopinabile). Inoltre il segno potrebbe essere stato rimodella11

A. L. PROSDOCIMI, Per una edizione delle iscrizioni della Val Camonica, in Studi Etruschi XXXIII (1965),
pp. 578-79, n. 15, scrive: La trascrizione z presuppone una sonora fricativa o, in altro senso, unaffricata, valore
che sembra da scartare a priori per le posizioni in cui compare. La sonorit dovrebbe essere indicata
dallutilizzazione del segno etrusco per z, che per non notava necessariamente una sonora [certamente non la
notava mai, aggiungo io], visto che letrusco non rileva una opposizione di questo tipo (sorda: sonora) [proprio
perch non ha sonore]: daltra parte il fatto che non compaiano altri segni certi per le sibilanti nelle iscrizioni
camune (cfr. per n. 22 [nellapografo c una specie di sigma a tre tratti]) deve rendere circospetti
sullattribuzione di un valore fonetico derivato da indizi formali.

to sul gamma etrusco o sul C latino per marcare, come appunto in etrusco e in latino, la velare
sorda. La probabile mancanza di uso di un segno per /g/ corrisponde alla mancanza di delta, al
di fuori degli alfabetari. Lunico d in uniscrizione di Dos dellArca in caratteri simili a
quelli latini, comunemente letta DIEU. Questa mancanza di gamma e delta accomuna il camuno al retico e alletrusco, dove non usato neppure il beta: noto che letrusco non ha occlusive sonore. Ci significa che dobbiamo attenderci una mancanza di un fonema /b/ anche
in camuno? Negli alfabetari il posto di tenuto da . Esso compare a Piancogno in PC 23l
(bis3lau) e in PC 19f dove davanti a b3s3(s) si notano due tratti che per Tibiletti Bruno raffigurano la zampa di un animale incompiuto. Non tuttavia da escludere che essi siano un h
mal disegnato. In tal caso il digrafo hb marcherebbe unaspirazione. Ci infatti avviene in
ah2p2re (Na 15) dove si ha h davanti allocclusiva p da aspirare. Come si vedr al 3, un digrafo presente anche in pivhiau (Pia dOrt).

PC 19f : (h)b3s3(x)

Na 15: ahpre

PC 24m : nihn au

PC 30 : uhsa is

Lu 6b: hohka

Tib. BD 13o: ihsen o hksen.

Sc 8: pisuhk o pisahk

Se 3: heas

PC 39: uah

aseu / ua rus

La presenza di b fuori dagli alfabetari pone di nuovo il problema dellesistenza o meno delle
sonore. Per bis3lau possibile ricorrere allipotesi di un nome o lessema di origine celtica
(cfr. Bisa, Bisellius, Bisillus). Per b3s o hb3s qualsiasi ipotesi per ora precaria. Ma dal
quadro complessivo si pu dedurre, almeno come ipotesi di lavoro, che le occlusive sonore
furono unacquisizione abbastanza tarda, forse di influsso celtico e poi latino.

3. La spirante h. La spirante h denotata da due (o tre) diversi grafemi. Negli alfabetari


appare soltanto uno di essi, cio H. Esso assume una forma particolare in Zu 2b, dove ha il
trattino orizzontale in alto ( ). In PC 6, 19 al posto di H c il segno // (che negli alfabetari di
Foppe di Nadro occupa il posto corrispondente a k), mentre H al posto di k : quindi i segni
usuali (almeno negli alfabetari) per h e k sono scambiati. Che non si tratti proprio di un errore,
ma di un ulteriore sistema grafematico dimostrato da PC 35, dove hkanoas ha \\ per h e (di
altezza ridotta) per k. Inoltre anche in Lu 6a (hunze) h marcato da //. Il segno H chiaramente riconoscibile nelliscrizione Lu 6b che, applicando coerentemente i valori desumibili dagli
alfabetari e dalle altre iscrizioni, si deve leggere hohka. Se gli apografi di Tibiletti Bruno sono
corretti, la PC 24m di Piancogno va letta nihn au, la PC 39 (riga 1) uah aseu (o raseu) e la
PC 30 uhsa is.

Lu 9: em hunze ?z2 in legatura?

Lu 6a: kunze o hunze

FN 14: pi iau
PC 19f: selzae
PC 18e: seh manals
PC 20g: mi ruas
Bell. Pl 24, 4: pivhiau

FN 9 = Tib. FN1a: ehils rev

Anche liscrizione di Cividate Camuno contiene, secondo Tibiletti Bruno, il segno H e non
II (riprodotto da Mancini). A mezza via sta Morandi che vede un segno seguito da una I.12
Seguo Tibiletti Bruno che legge h (coerentemente con lapografo),13 poich non ritengo che
esista il grafema (trascritto con ) supposto dal Morandi e individuato da altri autori precedenti in altre iscrizioni la cui lettura controversa.14 Fra queste lunica che pu prestarsi
allipotesi dellesistenza di = Se 3, dove per a mio avviso non si ha e, ma una legatura
he. Nelle altre iscrizioni si sono assimilati il presunto e leffettivo che marca .
Un H con due trattini orizzontali presente ancora a Piancogno in PC 18 seh manals.15 Tibiletti Bruno vede una h anche davanti a m di PC 20. Mi sembra per pi verosimile che si
tratti non di un grafema, ma di un motivo dellornamento del fodero disegnato davanti alla
scritta, sicch questa inizierebbe con m, anzi con mi (forse pronome personale seguito da un
possessivo in -s : mi ruas). La PC 18 (seh manals) si incontra ad angolo retto con la PC 20 mi
ruas e i due m sono intenzionalmente disposti ad angolo in modo da avere il trattino finale in
comune. Presumo che entrambi i my siano in inizio di parola. Un altro probabile H in FN 9
= Tib. FN 2b che leggo ehils rev.16 Una lacuna non permette di accertare se fra le prime due
aste verticali ci fosse una trattino orizzontale: il dubbio pu concernere soltanto h e k. Siccome i due tratti paralleli che marcano k sono spesso obliqui e pi bassi delle altre lettere, h
pi probabile.
Altri possibili h sono in Se 3 e in BD 13o dove non da escludere la presenza di legature:
in tal caso la Se 3 va letta heas, mentre in BD 13o resterebbe il dubbio se leggere ihsen o hisen oppure khsen (nelleventualit di una legatura fra H e il k che ha forma ). Una legatura
ancor pi complessa forse presente in Lu 9 (em hunze unz?). Allinizio di Lu 6a appaiono
quattro aste che danno adito a pi letture (hinze, kunze, ikinze, hknze, hunze?). La lettura hunze possibile perch i primi due tratti costituirebbero h come in PC 35, e i secondi due, convergenti senza incontrarsi, formerebbero la u: tale lettura ha probabilmente un riscontro in Lu
9 dove leggo hunze con legatura.
In uniscrizione di Pla dOrt (Bell. Pl. 24, 4) tre aste verticali seguono un presumibile digamma realizzato con una serie di aste verticali (quattro?) ravvicinate, intersecate da due (o
tre?) linee. Negli alfabetari il digamma ha una sola linea intersecante ( ). La presenza eccezionale di v si spiega meglio se si attribuisce alle tre aste successive il valore h : allora avremmo un digrafo vh per esprimere il suono /f/, cos come avviene nelle iscrizioni etrusche
arcaiche e nelle venetiche. Il tipo di h a tre aste verticali (III), appunto come nellalfabeto
venetico. Un esempio simile di h in ah2p2re.17 Lipotesi che si abbia un digrafo vh = f avvalorata dal fatto che la lettura pivhiau18 trova riscontro in pi iau di Foppe di Nadro.
12

A. MORANDI, Epigrafia camuna, cit. p. 104.


M. G. TIBILETTI BRUNO, Nuove iscrizioni camune, cit. p. 157.
14
Cfr. R. S. CONSWAI J. WHATMOUGH S. E. JOHNSON, The Prae-Italic Dialects, pp. 525, 529, passim; A. L.
PROSDOCIMI, Per una edizione delle iscrizioni, cit. p. 578.
15
Questa scritta potrebbe essere fondamentale per stabilire la natura della lingua camuna arcaica: seh potrebbe
equivalere a etr. se figlia e la scritta si incrocia con mi ruas dove rua richiama etr. ruva fratello.
16
M. G. TIBILETTI BRUNO, Nuove iscrizioni camune, cit., p. 127, considera questa scritta, cos come Na 19 (ahpre: v. nota seguente), uno spezzone di alfabetario e la traslittera < >
?. A. MANCINI, Le iscrizioni della
Valcamonica, cit., legge solo e--zne.
17
Mi sembra preconcetta la lettura di M. G. TIBILETTI BRUNO, Nuove iscrizioni camune, cit. p. 67; ID., Gli alfabetari, cit. pp. 317-321, passim, secondo cui la scritta ah2p2re (da lei letta
) lo spezzone iniziale di un alfabetario. A. L. PROSDOCIMI, Per una edizione delle iscrizioni, cit. p. 592, incerto se attribuire a III il valore h
oppure il valore .i., sullesempio di varie iscrizioni venetiche di Padova, Vicenza, Gurina (le aste laterali avreb13

La tesi che anche III marchi /h/19 rafforzata dal fatto che in un insieme di segni sulla roccia 6 di Crap di Luine (Lu 5b) appaiono accostati III e H. Poco distante si hanno un l diritto e
un l rovesciato (intercambiabili nelle iscrizioni) e, a se stante, il gruppo sz2; sotto di esso z con
un altro segno illeggibile. Forse tali coppie di segni erano un promemoria o una lezione di
grafemi intercambiabili e/o di gruppi consonantici standard. Il segno III appare anche in PC
14a, che leggo is2arhiau. Non si pu accertare se la scritta da scandire in is2 arhiau. Per contro, dovrebbero costituire un k i due trattini fra r e i in PC 36, leggibile come arkiau.
Questultima potrebbe essere una forma deaspirata di arhiau, se fosse questo un termine da
scandire nella sequenza is2arhiau. Non varrebbe il viceversa (arhiau forma aspirata di arkiau), poich ritengo che laspirazione fosse un fenomeno pi antico e si sia poi avuta, come
in etrusco, una deaspirazione sotto linflusso del latino e, per il camuno, anche del celtico.

contesto di PC 14a (is2 arhiau) e PC 16c.

Lu 5b

PC 36: arkiau

PC 35: hkanoas

La scritta pi importante per il discorso sulle velari aspirate e sulla spirante h in camuno
forse la PC 35. Essa inizia con due tratti paralleli che possono indicare soltanto h, visto che k
anche altrove marcato da due tratti paralleli formanti un grafo sensibilmente pi basso.
Dunque, la scritta inizia per hk. Il digrafo realizza lo stesso suono che in hohka. Possiamo allora ipotizzare che esso sia presente pure in Sc 8 (vedi apografo), dove si pu leggere pisahk o
pisuhk, sebbene la lettura sia meno chiara. Il digrafo hk difficilmente marca un suono diverso
da /kh/ e ci pone un grosso interrogativo sullesistenza di un grafo che denoti lo stesso suono.
Per letrusco ci fu un periodo di coesistenza fra il digrafo hv e il segno a 8 per marcare /f/;
bero la funzione di punti che segnano lo iato). Il Prosdocimi inclina per .i. Lo stesso dubbio esprime A. MANCINI, Le iscrizioni della Valcamonica, cit. p. 113, che per si limita ad osservare che la presenza del segno III costituisce un importante elemento culturale per una correlazione non casuale con larea venetica.
18
Nelledizione di L. BELLASPIGA, Le iscrizioni camune delle rocce, cit., p. 254, si ha sli?ii?iau, cio si suppone
che la prima lettera sia una s angolosa. Ma in Fig. 1 di p. 251 questo segno ( ) sembra accidentale. In ogni
modo il suo valore non sarebbe s, ma 3.
19
M. G. TIBILETTI BRUNO, Alfabetari, cit., p. 317, richiama lattenzione sul fatto che nelle riproduzioni
dellalfabetario PC 6, 19 al posto di b si hanno tre aste verticali non legate da sbarrette oblique (come negli altri
alfabetari) e che essendo liscrizione per ora introvabile, non possbile unulteriore autopsia. Quindi lAutrice
tende ad assimilare III di PC 6, 19 e di Na 15 (ah2p2re) al grafema per /b/.

10

quindi possibile che nelle iscrizioni camune, specialmente in zone diverse, siano stati usati
hk e un segno apposito per marcare /kh/. Ma questo segno non per ora individuato. Di certo,
ci che a lungo stato considerato un chi, cio , , tale non pu essere: come ha ben visto la
Tibiletti Bruno,20 la sua posizione negli alfabetari mostra che tale segno corrisponde a z e
lesame delle iscrizioni prova chiaramente tale valore. La stessa Autrice, per, ritiene che il
chi camuno esista e che vada scelto fra il 24 e il 25 segno degli alfabetari (X,

): in

tale posizione si avrebbero i corrispondenti dei greci e . A mio avviso X, , marcano


delle dentali (v. 7). Rimane da esaminare il segno che purtroppo non facilmente identificabile, potendosi confondere con X e con .

Lu 5a

Na 13: tiuis

Un segno a croce presente in Lu 5a. Esso accompagnato da unasta, cos come avviene
I ; in PC 27 p si ha
. Unasta
in alcuni alfabetari. In Zu 2b si ha I ; in PC 6, 19 si ha
verticale da sola denota i, ma in alcuni alfabetari occupa anche il posto di t. Quindi I , I e
forse anche
potrebbero essere o digrafi che marcano un fonema o scritture abbreviate per
marcare due lettere (ad esempio se marcassero hi si risparmierebbe una delle aste di H). In
ogni modo non credo che il camuno usasse, nellepoca delle epigrafi attestate, un segno specifico per /kh/: anche a prescindere dallesistenza del digrafo hk per denotare la velare aspirata,
il grafema per h usato pure laddove letrusco avrebbe , cio 1) davanti e dietro consonante
(nihn au, uah , uhsa(is), arhiau), 2) in posizione intervocalica (]esuh, ehils) e 3) forse anche in posizione finale, se la scansione seh manals corretta.
4. I grafemi delle occlusive sorde. Oltre che dal p greco, spesso rovesciato ( ) o inclinato
o a forma di ferro da cavallo, il fonema /p/ marcato dal segno (anche rovesciato), presente
pure nel retico di Magr.21 Traslittero con p2. Esso presente in Na 15 (ah2p2re), in Bell. Pl
24, 4 (p2ivhiau). Nitido il segno in PC 34, dove tuttavia altre lettere sono meno leggibili.
Tibiletti Bruno considera questo segno un rho, sebbene in 5 casi su 5 negli alfabetari appaia
solo il rho di tipo . ora certo che il segno a uncino camuno non vale mai p, ma sempre l.
Il segno o = marca la dentale sorda. Vedi il 5 per il valore di X, traslitterato con t2
da Mancini. In Zu 1b e probabilmente in due alfabetari di Foppe di Nadro22 si ha un grafo T.
20

M. G. TIBILETTI BRUNO, Alfabetari, cit., p. 325.


Si ritenuto per molto tempo che tale segno marcasse /r/, sicch fu traslitterato con r2. A. MANCINI, Iscrizioni
retiche, in Studi Etruschi XXXXIII (1975), pp. 249-306 [p. p. 253] avanza seri dubbi su tale valore, basandosi
sulla concomitanza di r2 e r1 in due iscrizioni di Magr. Invece M. G. TIBILETTI BRUNO, Camuno retico e pararetico, in Lingue e dialetti dellItalia antica, a cura di A. L. PROSDOCIMI, VI vol., tomo II di Popoli e civilt
dellItalia antica, 1-7, Roma 1978, p.237, d per scontato che valga p. Pi tardi anche A. MANCINI, Iscrizioni
retiche e iscrizioni camune, cit., p. 87, accetta questo valore senza riserve, attribuendone il merito alla Tibiletti
Bruno e a C. Sebesta. S. SCHUMACHER, Die rtische Inschriften, cit., p. 114, trascrive il segno con r2/p. Pi tardi
egli si decide a trascriverlo con p2 : v. S. SCHUMACHER, Le iscrizioni retiche: stato attuale delle conoscenze
scientifiche, problemi specifici e prospettive future, in I Reti / Die Rter. Atti del simposio. Castello di Stenico,
Trento 1993, p. 361.
22
Lincertezza mi par di capire dalla spiegazione di M. G. TIBILETTI BRUNO, Alfabetari, cit., p. 344 dovuta
alla coincidenza con linee casuali o naturali (striatura glaciali).
21

11

A Piancogno il segno per t appare come una semplice asta verticale negli alfabetari PC 6, e
PC 10b, mentre in PC 27p lasta intersecata da pi di un trattino, ma non si capisce se questi
concernono la lettera. Tibiletti Bruno23 non esclude che ci sia dovuto a un fraintendimento
dello scriba copiatore per la difficolt di vedere i tratti orizzontali tra le striature della roccia,
esse pure orizzontali.
Al posto che negli alfabeti greci ed etruschi occupato da k, negli alfabetari camuni si trovano segni diversi, seppure riconducibili ad una struttura unica: II, //, , , . Gli ultimi tre
segni, che daltronde potrebbero essere scambiati per (p), non sembrano presenti al di fuori
degli alfabetari, tranne che nel caso su segnalato: in Tib. BD 13o non si pu escludere la presenza di un in legatura con h, per formare un digrafo hk. stato visto un segno K in Pl 1a,24
ma un pi attento esame mostra che lasta verticale staccata dai due tratti obliqui, i quali si
appoggiano allasta successiva. Si legge dunque elu uipliau e non elu ukiliau.

Pl. 1a: eulu ukiliau

Tib. Pl 2b: zei?3tau

PC 1a 3: kuaz2 o kuas

Lu 8: em unke k

Altrove sono attestati i due segni II, // a cui da assimilare un grafo chiaramente presente in PC 36 (arkiau). Due k a forma di // sono ipotizzabili in LU 8 (em unke 2k). Suppongo
che costituissero un k i due tratti leggermente arcuati in senso opposto che formano la terza
lettera di Na 19: in tal caso si leggerebbe uekouias (cfr. il teonimo etrusco Vecuvia, lat. Vegoia). Mancini interpret questo grafema come due ii,25 quando non era ancora nota
lesistenza degli alfabetari. Pi problematica lidentificazione di k con i due tratti corti e
convergenti che in Tib. Pl 2b sembrano costituire il quarto grafema. Ci darebbe adito alla lettura zeik3tau. A Piancogno si pu individuare un k formato da due lineette non solo in arkiau, ma anche in PC 1a 3 (kuaz2 o kuas). Occorre notare che sotto il segno k ( )
dellalfabetario PC 27 p (vedi figura al 7) sono tracciati i segni // e )), cio due k alternativi,
il secondo dei quali assomiglia a quello di arkiau.
5. I grafemi delle occlusive tenui aspirate. Gli alfabetari mostrano che il segno a 4 o 5
puntini (::, ::, ::) vale /th/. Il segno a puntini presente in a nens (SC 5), ua ias (Na 1),
ua iau (Na 2), n (Na 4), uirau (Na 19: qui ci sono 6 punti disposti a triangolo), mun au
(FN 2), za alas (BD 3), ues2 as2 (BD 13), nihn au (PC 24m), uah (PC 39), uhsa(is) (PC
30). Nella lastra di Civitate Camuno il segno chiuso tra due aste verticali, presumibili i.

23

M. G. TIBILETTI BRUNO, Alfabetari, cit., p. 345.


M. G. TIBILETTI BRUNO, Nuove iscrizioni camune, cit., p. 145; L. BELLASPIGA, Le iscrizioni camune delle
rocce, cit. p. 251.
25
A. MANCINI, Le iscrizioni della Valcamonica, cit., p. 117.
24

12

Il segno a croce X trascritto con t da Mancini e dagli autori che lo hanno preceduto. La
Tibiletti Bruno incerta se considerarlo un o un , ma le sue lunghe considerazioni non toccano minimamente gli aspetti fonologici: sono una lunga serie di ipotesi alternative concernenti esclusivamente la posizione di X e di nei vari alfabetari e la relazione fra questa posizione e quella di e negli alfabeti greci.26 La presenza di X dietro s e s2 mi fa supporre che
formi con la spirante sorda un gruppo sth piuttosto che st. Il dubbio fra t e th vige, a mio avviso, per lidentico segno dellalfabeto retico. In questa X trascritto con t (ad es. Mancini27) o
con t2 (Schumacher28 e vari autori prima di Mancini): tali convenzioni, per, non hanno una
ragione fonetica. Nel presentare il quadro geografico della presenza dei segni per le dentali,
Mancini dichiara che impossibile nella fase attuale della ricerca dare una spiegazione e le
motivazioni delle notazioni divergenti.29 A me pare, per, che il problema sia solubile con i
dati a disposizione. Occorre prima di tutto notare che strano che non si sia individuato per il
retico un grafema , posseduto invece e largamente presente sia in etrusco (che secondo gli
antichi doveva essere parlato anche dagli antichi Reti) sia in venetico sia in camuno. Inoltre
una ragione fonologica evidente ci obbliga a postulare lesistenza di una dentale aspirata, se
aspirate erano le consonanti marcate dal e dal retici. Problema preliminare: tali consonanti
erano aspirate come sostengono parecchi autori relativamente al sistema fonologico etrusco
o spiranti come ritengono coloro che seguono H. Rix? Per parte mia in questo caso seguo la
communis opinio30 dellaspirazione per letrusco arcaico, non escludendo una successiva spirantizzazione, almeno per la dentale, che mi pare testimoniata dal passaggio > z > presente
in alcuni casi. Il problema si pone in termini analoghi per il retico, dove credo che fossero
presenti, almeno per le dentali, sia laspirata sia la spirante e che il passaggio dalla prima
alla seconda era in via di attuazione. Il primo passo sta nellidentificare i grafemi di /t/ e /th/: a
tal fine potrebbero servire i paralleli con letrusco. Confesso il mio stupore nel vedere che Rix
identifica in la spirante sorda (da lui indicata con < >). Il Rix scrive: 31
Zweitens haben die Rter das Ergebnis der venetischen Dentalvertauschung bernommen. Wie die Veneter
verwenden sie das Andreaskreuz X, das aus einer lokalen Variante des etruskischen < > stammt, fr die unmarkierten (stimmlosen) Dental /t/, whrend sie mit , dem etruskischen <t>, einem markierten Dental wiedergeben,
nmlich eine Lenis, die okklusiv oder spirantisch sein konnte und fr die Veneter stimmhaft [d], [ ], fr die Rter stimmlos ([d], [ ]) war. Der Lenischarakter des mit rt. < > ( ) ausgedr ckten Lautsegments folg mit einiger
Sichereit daraus, da es im Anlaut nur vor /r/ ( riahis MA-6, rina e CE-1), nicht aber Vokal vorkommt, wo
wiederum rt. <t> X, das Zeichen fr die Fortis hufig ist (tarani[ FI-1, tiutis BZ-4, tukinua NO-1, tulzes SR-4.

Rix basa il suo assunto sul fatto che non si presenterebbe mai in inizio di parola davanti a
vocale, ma solo in riahis e rina e. Ci non esatto: a parte tinia a Feltre su cui si pu obiettare che siamo in una zona di confine soggetta a influssi esterni e a parte che in tiutis
BZ-4 non chiaro se i grafi marcano o X, in tine suna VR-1 si ha . Daltronde tutto ci
perde di significato se si attribuisce a il valore /t/ che il segno ha in etrusco. Etrusco, retico e
forse camuno prima della scrittura (prima dellVIII-VII secolo, se ci si riferisce alletrusco)
non avevano occlusive sonore: lanalisi lessicale mi fa pensare che nellimportare radici indo26

vedi M. G. TIBILETTI BRUNO, Alfabetari, cit., pp. 346-357, 374-376.


Vedi ad es. A. MANCINI, Iscrizioni retiche, cit. p. 252, n. 9; p. 305]. LA. rinuncia semplicemente alla convenzione degli autori precedenti.
28
S. SCHUMACHER, Die rtische Inschriften, cit., p. 113.
29
A. MANCINI, Iscrizioni retiche, cit. p. 305.
30
Espressa ad esempio da L. AGOSTINIANI, La considerazione tipologica nello sutio delletrusco, in Incontri
linguistici 16 (1993), p. 29.
31
H. RIX, Rtisch und Etruskisch, Innsbruck 1998, p. 54.
27

13

europee essi si comportavano con una sorta di Lautverschiebung che contemplava i passaggi
ie. mediae > etr. ret. tenues e ie. tenues > etr. ret. tenues aspiratae.32 Inoltre etrusco e retico
facevano corrispondere h, , f (o ) ad ie. gh, th, ph. Rimane aperto, come per il protogermanico, il problema dellepoca in cui si sarebbe attuata la probabile spirantizzazione delle aspirate
nel processo /t /> /th/ > //, /k/ > /kh/ > /h/, /p /> /ph/ > /f/. Secondo il Rix in retico si avrebbero due spiranti sorde /f/, / / e forse anche la terza / / in inizio di parola:
drei stimmlose Okklusive: /p/, /t/, /k/ (Fortis [p] [t] [k] im Anlaut), lesistenza di Lenis [b] [d] [g] als Variante
im Inlaut).33 Nulla indica lesistenza di [b] [d] [g]. Ci premesso, le considerazioni che mi
spingono a traslitterare con il segno retico X sono le seguenti:
1) A Magr i segni e X coesistono anche in una stessa iscrizione (MA 6, MA 19): dunque
marcano fonemi diversi.
2) Nellalfabeto etrusco, da cui i Reti presero la maggior parte dei loro segni, che marca /t/: non ci sono ragioni pratiche perch essi mutassero il valore di questo grafema. Lipotesi
che ci sia stata una mediazione venetica nellassunzione dellalfabeto modello fin dalla prima
fase inverificabile: furono comunque i Veneti a dover mutare il valore dei segni che in etrusco marcavano /t/ e /th/ : evidentemente ai loro litterati era noto che comunemente venetico /d/
e /t/ corrispondevano a etr. /t/ e /th/; erano cio a conoscenza di una sorta di Lautverschiebung
a cui erano soggetti i termini che gli Etruschi importavano dagli altri popoli. Sarebbe allora
strano che i Reti, affini linguisticamente agli Etruschi, ben sapendo che il modello originario
era etrusco (non si pu certo sostenere che ne fossero alloscuro: essi erano un tramite del
commercio fra Etruschi e popolazioni mitteleuropee) invertissero i valori dei segni etruschi,
per adeguarsi a quelli dei Veneti, che avevano un sistema fonologico diverso. Com noto, il
segno X si trova nel termine zila di uno dei Cippi di Rubiera (Reggio Emilia; VII-VI secolo),
dove c pure T /t/ e in altre localit etrusche: lopposizione X : T = [th] : [t] in etrusco stata
accuratamente illustrata da M. Cristofani con specifico riferimento alliscrizione di Lozzo e
allalfabeto venetico successivo.34
3) Leggendo val e nu, val ikinu (e non valt-), evidente il legame con etr. vel - che ritengo connesso con aisl. vald Macht, Gewalt, Herrschaft, got. waldan, lit. veld ti regieren
etc.35 Analogamente ret. rei u SZ-5 richiama etr. rei vi (Felsina, V secolo). Indizi contrari
sono invece i nomi pitamn[ e latur (evidentemente nominativo dellobliquo ret. la urusi) su
vasi di Spina del IV-III secolo; tuttavia per essi non si pu scartare una mediazione venetica
32

In questa prospettiva la scritta ties di Na 17 (scritto presso la rappresentazione di una danza rituale del sole)
corrisponderebbe a lat. dies come gi A. MANCINI, Le iscrizioni della Valcamonica, cit. p. 114 aveva ipotizzato;
e ret. tine suna VR-1 sarebbe lucente sole: per tine cfr. etr. tin Iouis, dies, da ie. *deien- > *dino- di lat. nundinae, aind. dna-m giorno, got. sinteins tglich etc. (IEW 186); per suna cfr. got. sunn , aisl. aat. sunna etc.
sole. Per camuno uirau ipotizzabile (me lo suggerisce il contesto delliscrizione) la base germ. *ver- corrispondente a ie. *tuer- quirlen, drehen, wirbeln (IEW 1100).
33
H. RIX, Rtisch und Etruskisch, cit. p. 57.
34
M. CRISTOFANI, Appunti di epigrafia etrusca arcaica III. Le iscrizioni di Chiusi, in SE XLV, 1977, pp. 193204.
35
Secondo questa ipotesi una parola come arani-, scritta con altre sullosso tubolare studiato da C. SEBESTA,
Iscrizione retica su osso dalla Valle di Fiemme (Tesero), in Studi Trentini di Scienze Storiche LX (1981), pp.
193-204, darebbe un riscontro con termini derivanti da ie. *ter- forare, trapassare, passare al di l indicanti oggetti forati, strumenti per forare etc. Invece *trina e avrebbe un eventuale corrispondenza con parole indoeuropee derivanti da *der- schinden, spalten, schneiden come germ. *trenn- (ovviamente queste indicazioni sono
ipotesi di ricerca).

14

con deaspirazione. In effetti la urusi richiama anche etr. la erna, la r, la runi etc., mentre
per pitamn- / pi amn- si ha un corrispondente a Lagole in Pittamnikos. Linusuale gruppo tt
difficilmente denota /t/. Esso si trova ancora a Lagole in huttos ( = Futtos secondo G. B. Pellegrini e A. L. Prosodocimi36) e in Attos. Secondo Prosdocimi il nome proprio Attos da intendere in chiave germanica: cfr. il diminutivo Attila37 Se ci fosse vero, poich Attila
ricondotto ad un ie. *ato- che in etr. e ret. diventerebbe *a -, la doppia tt di Attos marcherebbe unenfasi con cui si cercherebbe di imitare in venetico laspirata th; ci potrebbe valere anche per Pittamnikos.
Un ulteriore indizio che in retico X la marca dellaspirata dentale sta in una caratteristica
che accomuna retico e camuno: dopo la spirante postdentale sorda /s/ il segno X pi frequente che non : a Magr abbiamo [e]s uva, es.s ua, las e, us iu contro un solo caso con
(estuale); a Sanzeno ]is i su un frammento di situla. A Steinberg non si trova s , ma sz3 in
due iscrizioni (casz2ri, con ) e st in una terza (castri). Ci significa che la dentale del gruppo
st anche in retico e in camuno, come in etrusco, ha subito unaspirazione a cui si sostituisce
col tempo una spirantizzazione con passaggi st > sth > sz > zz ( > ) o ss. Gli esiti degli ultimi
passaggi possono essere marcati da un grafema apposito: in etrusco esso (san )
nellalfabeto meridionale e s ( ) nel settentrionale;38 in retico . Ad essi corrisponde in
camuno il grafema , di uso pi raro. Trascrivo pertanto con .

Lu 7: u2ns

BD 8h: u2es2 es / enes2au

In conclusione, ritengo che in retico lopposizione X : sia [th] : [t]. Non scorgendo alcuna ragione fonologica per cui i Camuni avrebbero dovuto adottare una convenzione diversa,
traslittero con 2 anche il X camuno, per distinguerlo dal formato da puntini o lineette (: :,
). Quindi leggo lins 2i, lins 2, 2ine (o 2inze per possibile legatura), (h)uns 2 in iscrizioni
del Crap di Luine. A Berzo-Demo il gruppo s presente in es2 2iau. Forse si ha 2 pure in
mina 2ai (SE 2; liscrizione danneggiata nel punto del possibile segno X). In eno 2inas (SC
4) la presenza di X esclude che sia un theta la lettera precedente: essa una o, sebbene un casuale punto interno al cerchietto possa dare limpressione di un segno . Tale segno senza
dubbio presente in re 3enau (FN 3) ed comunemente interpretato come . probabile che
equivalga a dellalfabetario di Piancogno.

Na 18: uirau

36

Na 16: d o dh?

Na 17: ties

Per il valore /f/ del grafema h di Lagole vedi G. B. PELLEGRINI A. L. PROSDOCIMI, La lingua venetica II Studi, Padova-Firenze 1967, p.102.
37
G. FOGOLARI A.L. PROSDOCIMI, I Veneti antichi Lingua e cultura, Venezia 1988, p. 323.
38
Il passaggio in questione e il valore di in etrusco sono discussi in A. ZAVARONI, Dati contro lesistenza di
una spirante palatale in etrusco, di futura pubblicazione in Incontri linguistici.

15

Il segno appare soltanto in Na 16: esso assomiglia al segno venetico traslato convenzionalmente con z, ma a cui si attribuisce il valore /d/. Lo stesso segno presente nelliscrizione
retica di Magr MA-23 us iu e eve, dove si hanno ben tre segni che marcano aspirate e
spiranti dentali: X, , . La traslitterazione dedeve mostra immediatamente un possibile nesso con gall. dede posuit, germ. ded- (preterito). Poich questultimo da *dh -, nulla esclude il mantenimento dellaspirazione in retico e in camuno. In Na 16 la scritta sembra accompagnare il disegno di una scure e potrebbe riferirsi ad essa. Siccome la scure simbolo di
morte, sia dh sia th potrebbero appunto equivalere a un preterito germ. d mor, morto
(base *dheu- hinschwinden, sterben, bewutlos werden, IEW 260). In etrusco lie. dh viene
mutato in aspirata sorda th, ma impossibile stabilire sulla base di un solo esempio per lingua,
se ci avviene anche in retico e in camuno. Liscrizione MA-23 citata invita a distinguere
da X [th] e da [], almeno per il retico. Anche tenendo conto del valore /d/ che il segno ha in
iscrizioni venetiche, non si pu escludere che al tempo delle iscrizione di Magr fosse avvenuta una Lautverschiebung dh > d come in germanico, nel qual caso marcherebbe /d/ sia in
retico che in venetico. Anche per il camuno questa lipotesi pi semplice, ma per il momento non se ne possono escludere altre: ad esempio potrebbe essere la tarda combinazione di
\\ = h con
= t per denotare th. Ho gi accennato allesistenza di digrafi che marcano
laspirazione delle occlusive.
Prima delledizione delle iscrizioni di Piancogno, il grafema era attestato soltanto in FN
14 che Prosdocimi39 e Mancini leggevano pi iau. Per Tibiletti Bruno tende a identificare
40
con il segno degli alfabetari, da lei trascritto con q e A. Morandi certo che il segno sia
un qoppa, qui in funzione di kappa, tanto che egli legge qui *piqiau e * qaniau in PC
31a.41 In effetti compare nella posizione che negli alfabetari greci e negli etruschi pi antichi occupata dal qoppa (q). Ma in etrusco il q si trova soltanto in iscrizioni arcaiche (VII-V
secolo), spesso seguito da u,42 ma non nelletrusco recente: dopo il V secolo a. C. q eliminato anche dagli alfabetari. Quindi per chi prese in prestito lalfabeto etrusco dopo il IV secolo,
il posto di q era per cos dire libero.
Ritengo che la lettura corretta sia pi iau anche perch la stessa parola sembra scritta pivhiau in Bell. PO 24, 4 (v. 3). Ma proprio tale equivalenza solleva dubbi sulleffettivo fonema marcato da = : /ph/, /bh/ o /f/? Non credo che marchi /bh/, data loriginaria assenza
di sonore nel camuno che a mio avviso in origine aveva un sistema di occlusive simile a quello del retico e delletrusco. Quindi leggo aniau in PC 31a e noto, a prescindere dal problema della presnza di invece di s, che potrebbe denunciare un fenomeno simile a quello che
spesso avviene nel gruppo originario st, cio una forte aspirazione dellocclusiva che segue la
spirante postdentale. Si vedr infatti pi sotto che in camuno e retico s la regola e st
leccezione. Altre ragioni che mi inducono a ritenere = una labiale (aspirata o spirante?)
sono:
1) assomiglia molto di pi al che non al qoppa ( ) degli alfabeti etruschi; la forma
tondeggiante si trova anche in venetico sebbene prevalga quella romboidale;
2) q non esiste nella serie consonantica venetica e non presente nemmeno in retico.
A favore dellesistenza di q in camuno c una lettera che ha proprio la forma di qoppa
greco in FN 3 che infatti Mancini legge qlu.43 Non escluderei tuttavia che la coda del cer39
40

A. L. PROSDOCIMI, Per una edizione delle iscrizioni, cit. p. 596.


M. G. TIBILETTI BRUNO, Nuove iscrizioni camune, cit. p. 105, n. 63: molto probabile che la lettura del Mancini

sia da correggere pi iau anzich pi iau.

41

A. MORANDI, Epigrafia camuna, cit. p. 105.


Cfr. vhelequ, aliqu, raquvu, qutum, qurtunia etc. Sono per attestati anche tre casi di qa e uno di qe.
43
A. MANCINI, Le iscrizioni della Valcamonica, cit. p. 133.

42

16

chietto fosse un segno diacritico per denotare una vocale (vedi 9). A Piancogno si ha in
r3s (PC 2b), eau o lau (PC 37) e ua rus (PC 39). Sempre a Piancogno una lettera simile a individuata dalla Tibiletti Bruno in PC 16c (penultimo segno). Questa iscrizione
presenta vari problemi epigrafici che rendono precaria la lettura complessiva. Secondo Tibiletti Bruno, che legge imnetneprqi o imnetne prqi, la parola inizia con i ed preceduta da un
cerchio fatto a gratella (con quattro corde verticali e due orizzontali).44 Se lapografo
dellAutrice nella parte della rappresentazione di questo cerchio a gratella fedele (la fotografia non pubblicata), sorge un serio dubbio: invece del cerchio si vede un arco con la sua corda (che pu benissimo essere un rho) preceduto da tre aste verticali secate da due orizzontali.
Questaltro gruppo di linee potrebbe essere una legatura per ph: il p, orizzontale come in quasi
tutti gli alfabetari, sarebbe intersecato dalle 3 aste che costituiscono h, una delle quali coincidente con la barra verticale del p stesso. Si pu dunque leggere phrim, tema accostabile a
ret. rima (esiste anche irima). Stando allapografo, la seconda parte della scritta si leggerebbe nepr i, ma la presenza di un gruppo di tre consonanti solleva altri dubbi.

PC 16

6. Esiste una spirante labiodentale /f/ in retico e camuno? Si detto sopra che in PO 4
sembra presente un digrafo vh (: pivhiau) il cui valore dovrebbe essere /f/ e che la stessa parola scritta pi iau, dove a rigori marcherebbe /ph/. In etrusco /f/ spesso lesito di ie. /p/ in
temi presi dallindeuropeo prima della scrittura, ma a volte si constata una regressione a p (esempi inequivocabili: fufluna / pupluna sulle monete di Populonia; arcaico avhna, afna, rec.
apna), forse per influenza italica. Quanto a , che dovrebbe marcare un passaggio intermedio, corrisponderebbe a p di temi indeuropei introdotti in etrusco qualche secolo dopo (VII-V
secolo a. C.). In retico esiste un grafema simile a che usualmente trascritto con ph.45
Secondo Rix vale /f/ in inizio di parola: ci sarebbe evidenziato dal fatto che ret. rima
aus dem venetischen Frauennamen Frema entlehnt.46 In verit non possibile accertare se
ret. rima < irima sia un nome di persona e corrisponda a ven. Frema. Ma anche se cos fosse, potremmo cambiare i termini della questione: nulla indica che sia il retico ad importare il
nome dal venetico e non viceversa. Nomi di persona con base *frem- (fremerna, fremnei) sono presenti pure in etrusco. Alcuni lessemi fanno pensare che in retico p ed potessero essere scambiati. Ci avviene a volte anche in etrusco, dove abbiamo larcaico a u u e il recente
apucu, pur e ur ce, acsneal e pacsnial. A mio avviso in etrusco si ha una deaspirazione
44

M. G. TIBILETTI BRUNO, Nuove iscrizioni camune, cit., p. 81.


Secondo G. B. PELLEGRINI, Reti e retico, in Letrusco e le lingue dellItalia antica. Atti del Convegno della
Societ Italiana di Glottologia (Pisa 8 e 9 dicembre 1984), Pisa 1986, pp. 95-128 [p. 108], la spirante f in retico
pare realmente assente.
46
H. RIX, Rtisch und Etruskisch, cit., p. 19. Pi avanti (p. 53, n. 75) Rix, che vorrebbe dimostrare come pure in
45

etrusco allinterno di parola, non ci sarebbe /f/, ma [b] afferma: Inlautendes <f> nur in italischen Lehnwrten
(raufe < sabell. *roufos rot) oder als Folge von Lautwandel (Cafate < *kapvate Capuaner). A parte il fatto
che il passaggio Cafate < *kapvate un illazione del Rix, f si trova anche allinterno di parole che impossibile
ritenere imprestiti: afu = *au, afle, craufa = craupania, avhna = afna = apna, elfa, ufle = ule, s(c)lafra,
cafre, laf[x]na, scurf(i)u, safrie, safici ecc.

17

dovuta ad influsso italico-latino che a volte investe anche f. Fra i termini retici una varianza
/ p non distintiva certamente presente in iuiku : iupiku e probabilmente in anai : pnake
< *panake (tema di etr. fanak-n-?), anin : paniun; viilie : vepelie; pava : ausu (base
*pav- presente anche in etrusco). Inoltre ret. anel ha la base di etr. ham e, hamina, ret.
air e aparie richiamano etr. a er, aperu-, afur, apur-; s ura richiama etr. spur-. Sulla base
di tale varianza / p conviene ammettere che denota unaspirata /ph/ che per era deaspirata
in altre aree linguistiche e/o in epoca successiva. La mancanza di un segno f denoterebbe allora che in retico laspirata labiale non si era mutata, almeno allepoca dellintroduzione della
scrittura, in una spirante labiodentale.
Ovviamente non prudente attribuire al camuno caratteristiche grafematiche o fonologiche
che possono sembrare valide per il retico. Anzi, la coppia pivhiau / pi iau potrebbe essere
presa come prova che in camuno ( ) marca /f/. Tuttavia, poich anche negli alfabetari camuni sembra mancare il segno per /f/, probabile che di esso non ci fosse bisogno quando la
scrittura fu introdotta.
7. I grafemi delle spiranti /s/, /ts/. Il grafema (con le sue varianti) stato trascritto con z
dagli autori precedenti. Ma dopo il lavoro della Tibiletti Bruno sugli alfabetari, non il caso
di insistere con questa errata trascrizione: tale grafema marca chiaramente /s/. Lo stesso valore da attribuire a che traslittero con s2, distinguendo da = z e da = 2. Quindi in BD
6 leggo es2 2iau (o es2tiau: nel segno a croce un tratto inclinato notevolmente pi corto
dellaltro) e in Tib. BD 12 leggo es2 as2. Le due parole richiamano i termini retici MA-12
[e]s uva, MA-13 es.s ua, la cui base evidentemente la stessa di PA-1 e suale equivalente a
MA-12 estuale. Le diverse scritture mostrano lincertezza nellesprimere coi grafemi usuali la
pronuncia di una base /*estsu-/, da /*es-th-u-/. possibile che tale base sia connessa con quella di area celtico-lepontica da cui derivano i NP Essius, Esdius, Estius, E [---].47 In Tib. BD
12 es2 as2 / enes2au si ha anche in fine di parola e in posizione intervocalica, come avviene
comunemente con . Daltronde anche usato nel gruppo s : infatti questo gruppo nel corpus camuno scritto nei seguenti modi:

X.

Il gruppo /sth/ slitta a s: si ha il gruppo


in BD 4 (s2epz3a es). In Lu 11 non evidente
il senso della scrittura: non si pu accertare se la parola inizia con s (pi probabile) o finisce
con s. Forse in BD 5 il gruppo s2 ( ) stato poi corretto in
(s2z2).48 Anche un grafema comune al camuno e al retico (Sanzeno, Vadena, Negau). Il suo valore desumibile dal
fatto che lo stesso verbo a Sanzeno scritto ina e, a Magr ina e = inake = Xinake. Inoltre si hanno pi ie = piXie (Magr) e au ile da auXu (Sanzeno). Accettato per X il valore
, lunico suono che pu confondersi con /th/, in quanto da quello deriva, la spirante //, specialmente se il passaggio /th/ > // non uniformemente compiuto tra i parlanti. Dunque pongo = e = 2, ritenendo che i due grafemi retici denotino lo stesso fonema. In camuno
non sorgono impedimenti ad attribuire ugual valore a (che trascrivo con ). In camuno non
presente , bens che per stato intenzionalmente messo al posto del san etrusco, presumibilmente perch ne condivide il valore. Quindi trascrivo con (v. sotto), assegnandogli
47

M. G. TIBILETTI BRUNO, Ligure leponzio e gallico, in Lingue e dialetti dellItalia antica, a cura di A. L. PROcit, p. 205, n. 79. Secondo lA. questi nomi deriverebbero da un tema *e -.
48
Non mi sembra che fra s2 e z2 ci sia un altro grafema (leggo mapas2z2 dove Mancini legge mapa uz). A mio
avviso z2 stato scritto in parte al posto di e poi sostituito perch assomigliava a s2.
SDOCIMI,

18

il valore del san nelletrusco meridionale (= sigma nelletrusco settentrionale), valore ambiguo, essendo reso in latino con ZZ, Z, SS.
La presenza di s e s sia in camuno che in retico mi induce ad ipotizzare che il gruppo st
originario subisca unaspirazione della dentale in epoca precedente la scrittura e che poi una
pronuncia fortemente assibilata spinga al passaggio ulteriore /s/+/th/ > /s/+// > /s/+/ts/. Ad un
certo momento pot prodursi una variante epicorica con dileguo di /s/ iniziale a causa della
forte tensione concentrata su /ts/ (/s/+/ts/ > /tz/); in altre varianti il gruppo /s/+/ts/ fu scritto e
pronunciato sia SS sia ZZ > Z (cfr. issimia: dubito che si debba dividere in is simia49; leggo
poi zzime con legatura in Tib. BD 7g). Nelliscrizione della nota brocca di Castaneda (Canton Ticino) tutte le lettere sono presenti anche in iscrizioni camune, tranne il sigma a 4 tratti
che segna /s/ come in leponzio. Poich il segno sempre stato trascritto con t e con , si
usus. A mio avviso la soluzione pi semplice
comunemente letto vecezus est aststas
che pure marchi /s/ come in camuno e che (originariamente s) sia un digrafo denotante
un /ts/ molto enfatico: nel termine trascritto aststas (ma io lo traslittererei come assas) i diin grafia latina): ingrafi sarebbero due per marcare una doppia consonante (cfr. ss, ,
s s
somma, si leggerebbe /at t as/. Invece a Castaneda il gruppo
di es realizzerebbe un suono
diverso (/s/+/ts/) comparabile a quello di BD4 dove es (verbo < lat. est?) scritto con gli
stessi grafemi di Castaneda. La Tibiletti Bruno ricorda che il suono marcato in alfabeto epicorico con ,50 s o s reso con ss, tt, ss, , , ds, , , dd, st nelle epigrafi latine della zona
lepontica.51 Com noto, anche in alcuni termini celtici il gruppo st- si ridotto a s-, con un
passaggio intermedio /ts/ che in gallico segnato con
e con
: cfr. irona = irona
/tsirona/ < *Stirona, da *ster- stella, cymr. seren stella; ir. serc amore da *sterg- (IEW
1032), mir. ussarb morte (*uks-sterbh ) etc.
Di grande importanza lalfabetario di Piancogno PC 27p, poich sotto la sua parte iniziale c, come se fosse una postilla, il gruppo sth. Ci mi fa pensare che in Zu 2b la sequenza
X (s2 2) fosse intesa come gruppo consonantico con lo stesso valore, cio s+th. Nella parte
finale di PC 27p,52 molto confusa per la presenza di parecchi segni estranei allalfabeto, vedo
un segno che nella parte inferiore interferisce con un segno a croce ( ): potrebbe essere
una legatura per t .

Il segno camuno che marca z /ts/ : negli alfabetari esso occupa il posto canonico di z e
si trova anche in alcune iscrizioni (FN 5, Pia dOrt, Piancogno, Seradina). Attribuisco il valore /ts/ anche al segno ( )53 che indico con z2 e ha forme leggermente diverse, ma tutte ricon49

M. G. TIBILETTI BRUNO, Nuove iscrizioni camune, cit., p. 77, preferisce iz zimia.


Trascrizione usuale, ma infelice dellaffricata marcata dal segno a farfalla e dal san.
51
Ibid., p. 173.
52
Ho ritoccato lapografo di Tibiletti Bruno nella parte finale, cercando di renderlo pi aderente a quanto vedo
nelle buone fotografie da lei pubblicate (ibid., p. 98).
53
Esso presente in BD 4, BD 3 = Tib. BD 12n, BD 5 e forse in BD2 (letto diversamente da Tibiletti Bruno);
poi in Lu 6a e forse in Lu 5 in legatura con e ; ancora in FN 1; infine a Scale di Cimbergo.

50

19

ducibili allalberello con tre rami invece di quattro e forse intese come combinazione di t e
s : vedi z2a alas (Tib. BD 12n), rez2as (SC 7), kunz2e (o hinz2e, Lu 6a) etc.
In alcuni alfabetari esiste poi un segno = che a mio avviso da assimilare alla legatura
presente in uzzime (Tib.BD 7g), formata da due segni contrapposti. Rimane il dubbio se
marca // o /zz/ o entrambi (il segno pu essere formato sia da da due = s2 contrapposti sia
da due le cui aste verticali si sovrappongono). In nessun alfabetario si hanno insieme e il
segno a farfalla o : anche per questa ragione ritengo che ai due segni fosse attribuito lo
stesso valore /ss/ o // o /zz/.54 Mi sembra probabile che
corrisponda al segno a farfalla
dellalfabeto di Lugano (anche ): esso traslitterato impropriamente con , ma denota -tsissu docclusive dentale (orale ou nasale) + s, ; ancien group *-st- > -ts- peut-tre dans IOS;
ancient group *-dt- >* -tst- > -st- dans ANAREUIEOS.55 Al di fuori degli alfabetari il segno
si trova soltanto, secondo una lettura della Tibiletti Bruno, in PC 17d che in tal caso dovrebbe
essere letta selzaZZe o selzae (un lemma selzas figura in SC 1).

BD 4: sepza es

Tib.BD 7g

Tib. BD 12n: za alas

8. I grafemi della vocale . Non sono stati riconosciuti dai precedenti autori i grafemi che
marcano una vocale, o forse due, il cui suono sta fra o e u. Evidentemente si tratta di vocali
distinguibili come fonemi a s. Negli alfabetari questi grafemi precedono la o. In Zu 2b esso
simile ad una Y a gamba lunga; a Piancogno si hanno due varianti: (PC 10b) e (PC 6, 27:
Tibiletti Bruno lo ha confuso con ). A Foppe di Nadro il grafema (sempre frainteso dalla
Tibiletti Bruno nei cui apografi troviamo ora ora ). Il segno , se ruotato di 180 (cos in
alcune iscrizioni), corrisponde esattamente alla ypsilon degli alfabeti greci. Tibiletti Bruno,
sebbene consideri gli alfabetari greci i modelli diretti per i maestri camuni, non ha preso in
considerazione per i grafemi suddetti un valore vocalico, perch si limitata ad argomentazioni relative al 15o posto dei grafemi negli alfabetari e non ha esteso lesame a tutte le iscrizioni. Nellalfabetario etrusco al 15o posto c che non mai usato nelle iscrizioni. Quindi
gli scribi camuni (che a mio avviso presero come modello lalfabeto etrusco piuttosto che
quello greco) poterono sostituire il grafo senza problemi con un segno che denotasse un suono
che gli Etruschi non avevano lesigenza di distinguere. La vicinanza al segno o e le forme dei

54

Nellesame dei segni a farfalla nei vari alfabetari di Grecia e Italia, M. G. TIBILETTI BRUNO, Alfabetari, cit.,
pp. 367-68, ricorda che nella tradizione grafica leponzia tarda diffusa, in particolare a Levo compare anche in
un'iscrizione latina in un nome di origine gallica [Cipois]; essa pu forse corrispondere in parte al Tau Gallicum,suono pi fricativo che affricato, mentre in altri casi pu rendere una sibilante intensa o altro ancora.
55
M. LEJEUNE, Lepontica, Paris 1971, p. 19. Lejeune accetta pure la tesi di M. G. TIBILETTI BRUNO, Ligure leponzio e gallico, p. 141, secondo cui in UVAMOKOZIS di Prestino il 2 membro -KOZIS sta per -gostis (ie.
*ghostis).

20

due grafemi (uno ha per modello lantica Y etrusca, laltro lelaborazione di una o) sarebbero di per s un indizio che essi marcano una vocale che sta fra la o chiusa e la u.

Na 4: n

Bell. Pl 24, 3: elualelaz

Na 5: priais

SC 7: rezas

PC 2b: r3s

Pl 4: zatau

PC 40: 2 eu au

BD 1: i u e a

A rigori conviene trascrivere e con (uso questa lettera in analogia con la trascrizione
di u diacriticata dellosco) e con il segno di Piancogno. La necessit di distinguere da
deriva dal fatto che nelliscrizione su lastra di Civitate Camuno coesistono u, (una chiara )
e (penultimo segno avente forma ). La prova che denota data da SE 1 (v. fig. al 2).
Mancini, ignorando il trattino obliquo, assimila il secondo segno a una i e preferisce leggere
un primo lemma eima, anche se non esclude che la presunta m sia una legatura lu. Questa soluzione si impone se nel contempo si legge il grafema : infatti elu (con lo stesso ) figura in Bell. Pl. 24, 1 e 3, mentre la base eul- si trova in BD 6 (eul o euli) e FN 10 (EULISNE in
caratteri latineggianti). A Naquane si ha , ovvia variante di , in Na 16 ( = d? il valore

21

del primo segno ipotetico); invece troviamo in Pl 4 (zatau), in Na 5 (priais) e Na 4 (n: vedo una legatura fra n e operata con un trattino sullultima linea obliqua di n;
daltronde una lettura n sarebbe difficilmente giustificabile). La lettura priais di Na 5 trova conferma in priaus di Na 6. Forse -us, -is una variazione morfologica. In rez2?as (SC
7) la prima lettera = ; la quinta incerta: non si capisce se c un trattino leggermente obliquo che con lasta verticale formerebbe ancora una oppure un trattino orizzontale (t ?).
Altre dubbie (per le difficolt di lettura) si riscontrano in BD 1, in Tib. BD 7g (forse zzime)
e in Tib. BD 6f : qui Tibiletti Bruno legge teime 1iau o eime 1iau, mentre io propendo per
teumesiau, poich vedo al terzo posto un segno : una linea sottile obliqua parte da un punto
mediano dellasta.56
Il tipo
= 2 attestato non solo negli alfabetari PC 6,19 e PC 27p, ma anche
nelliscrizione Lu 7 e forse in Tib. BD 91 che inizia con una u avente unappendice sullasta
di sinistra. Da PC 40 viene comunque la conferma che 2 marca un suono vocalico, probabilmente lungo: vi si legge 2 eu au, cio due dittonghi e una possibile monottongazione 2 < ou.
La serie vocalica scritta anche in BD 1, dove leggo i u e a. Questa serie appare in una foto
pubblicata dalla Tibiletti Bruno che per non vi riconosce lapografo del Mancini; in compenso ella individua unaltra serie vocalica che a suo dire inizia con due sbarrette parallele che
precedono a e i u e forse una o segnata da un cerchietto.57
Il segno che nellalfabetario di Piancogno occupa il posto di modificato in nella lastra di Cividate Camuno (fig. al 2): anchesso costituito da una o e da tre lineette che qui
sono disposte in modo diverso, ma in sostanza alludono ancora ad una u diacriticata. Non si
e segnassero, almeno in origine un dittongo ou. Il grafo
pu daltronde escludere che
tuttavia importante, perch contiene anche lelemento che funge anche da grafema a se stante. Trascrivendolo con s, Tibiletti Bruno ha proposto letture impossibili come (h)?zslau, esi?msz, neoszs etc. Proprio questi impronunciabili nessi consonantici dovrebbero indurre a
scartare lipotesi che denoti una consonante. La sua presenza nel segno mostra che si tratta di una modifica di : siccome questa forma poteva creare confusione con (s2), il trattino
diacritico stato posto come continuazione del secondo tratto. Traslittero con 3 per distinguerlo da = = e da = 2. possibile che sia un segno in orizzontale la piccola lettera che nellalfabetario PC 10 b stata messa verso la fine fra
e . Siccome vi figura anche
prima di o, occorrerebbe ammettere che sia
sia , pur distinguendosi, marcavano suoni
vicini ad o e u.
Per completare il discorso sulle u, ricordo che in alcuni casi la V normale ruotata di 90 e
allargata, sicch assume la forma (cfr. NA 9 dove leggo sele usel (o useu).
evidente dalle epigrafi che, come la V latina, la V camuna funge anche da semivocale u :
cfr. ua iau, uelai etc. Non per da escludere che ci fosse un uso tardo dovuto allinfluenza
dellalfabeto latino.
9. Altre vocali. Il grafema (e a 4 tratti) nellalfabetario Zu 2b e in quelli di Foppe di Nadro occupa il posto del digamma. Evidentemente si tratta del grafema = v ruotato di 90 e
semplificato (o non compreso da qualche copista). Nelle altre iscrizioni (nemases, ahpre, sele
usel di Naquane, rez2?as di Sc 6) legittimo assimilare alla e normale a 3 tratti. Soltanto in

56

Mi baso sulla foto pubblicata da M. G. TIBILETTI BRUNO, Nuove iscrizioni camune, cit. p. 46.
Ibid. pp. 49-50. Nella foto distinguo soltanto u e o. Dalla descrizione ritengo possibile che davanti a u ci fosse
una e che i fosse allinizio.

57

22

Tib. FN 2b segue la normale e a tre tratti e quindi pu marcare v : leggo ehils rev.58 Tuttavia il caso della e inversa cortonese nellalfabeto etrusco e le diverse vocali dellalfabeto osco
invitano a tenere in considerazione che potesse anche essere impiegata come variante fonematica (e chiusa o lunga con colorazione i).
10. Conclusione. Questo il repertorio dei grafemi, dei digrafi e dei gruppi consonantici del
camuno e del retico qui esaminati, per i quali sono proposti i seguenti valori:
CAMUNO

occlusive

spiranti

sonore
=b
= d o dh ?

sorde
, =p
, , =t

aspirate
h
= =p
,
=
2
X= ; , =

= g o k ? II*, //, , , = k
alveolare
affricata
dentale velare
2
=s
=z; =z
= H , III = h
= s2
II* = h
= (sz) > zz, ss
= > zz

* Il segno II = /k/ eccezionalmente usato per h in 2 o 3 iscrizioni.

gruppi consonantici e legature


III = ph, = ph?
h+ occlusiva
// = kh
III = bh
III = vh (/f/)
spirante +
dentale
(aspirata)

,
=

= o s2s2 ; (

X=

vocali
semivocale o
spirante labiodentale

?)

X = sth ( > sz > ss o zz)


, , = ; = 2 ; = 3
, = (u)
1
= e (tendente a /i/?)
2
= v?
=v

RETICO
occlusive
sorde aspirate legatura?
=t X=
= th?
=p
= ph

58

spiranti
= ; = 2
= *sth > sz > zz o ss

Cfr. i derivati da rei ritzen, schneiden (IEW 857) fra cui mir. r o streifen (*ri-uo-), ags. rw Reihe (*roi-

u -). possibile che rev, come ren che scritto sopra lalfabeto di Zurla, esprima incidere, scolpire.