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Elementi della teoria delle funzioni analitiche

Luciano Pandolfi
Politecnico di Torino
Dipartimento di Matematica
13 ottobre 2006

Indice
1 Le funzioni olomorfe
1.1 Richiami sui numeri complessi . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.1.1 Radici nme di numeri complessi . . . . . . . . . . . .
1.1.2 Esponenziale, logaritmo, formule di Eulero . . . . . . .
1.2 Limiti e continuit`a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.2.1 Derivata e integrale di funzioni da R in C . . . . . . .
1.3 Curve nel piano complesso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.4 Funzioni da R2 in R2 e funzioni da C in C . . . . . . . . . . .
1.5 La derivata . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.5.1 Esempi di funzioni olomorfe e formule di derivazione .
1.5.2 Osservazione sui teoremi fondamentali del calcolo differenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.5.3 La matrice jacobiana e le funzioni olomorfe . . . . . . .
1.5.4 Serie di potenze e serie di Laurent . . . . . . . . . . . .
1.6 Funzioni olomorfe e trasformazioni conformi . . . . . . . . . .
1.6.1 La rappresentazione delle funzioni olomorfe . . . . . . .
1.7 Integrale di curva di funzioni olomorfe . . . . . . . . . . . . .
1.8 Il teorema di Cauchy . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.9 Primitive . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.9.1 Curve equipotenziali . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.9.2 Il caso della funzione z z . . . . . . . . . . . . . . .
1.9.3 La funzione logaritmo e le potenze . . . . . . . . . . .
1.10 Indice e omotopia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.11 Convergenza uniforme sui compatti e integrazione . . . . . . .
1.12 La formula integrale di Cauchy . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.12.1 La propriet`a della media . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.12.2 Funzioni olomorfe rappresentate mediante integrali . .
1.13 Analiticit`a delle funzioni olomorfe . . . . . . . . . . . . . . . .
1.13.1 Funzioni armoniche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
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INDICE

1.14
1.15
1.16
1.17
1.18
1.19
1.20

1.21
1.22

1.13.2 Zeri e estensioni di funzioni olomorfe . . . . . . . .


Il teorema di Morera e il principio di riflessione di Schwarz
Teoremi di Weierstrass e di Montel . . . . . . . . . . . . .
Il principio del massimo modulo ed il teorema di Liouville
Le singolarit`a isolate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Formula di Laurent . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Singolarit`a e zeri ad infinito . . . . . . . . . . . . . . . . .
Il metodo dei residui . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.20.1 Calcolo di integrali impropri . . . . . . . . . . . . .
1.20.2 Il Principio dellargomento . . . . . . . . . . . . . .
1.20.3 I teoremi di Hurwitz e Rouche e della mappa aperta
Trasformazioni conformi . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.21.1 Il teorema di Riemann . . . . . . . . . . . . . . . .
Monodromia e polidromia . . . . . . . . . . . . . . . . . .
1.22.1 Punti di diramazione di funzioni olomorfe . . . . .
1.22.2 Funzioni analitiche . . . . . . . . . . . . . . . . . .

2 Funzioni armoniche
2.1 Funzioni armoniche e funzioni olomorfe . . . . . .
2.2 La propriet`a della media e il teorema di Gauss . .
2.3 Il problema di Dirichlet per lequazione di Laplace
2.3.1 La formula di Poisson . . . . . . . . . . .
3 La trasformata di Laplace
3.1 Definizioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
3.2 Propriet`a della trasformata di Laplace . . .
3.3 Trasformata di Laplace, derivata ed integrale
3.4 Alcune trasformate fondamentali . . . . . .
3.5 Il problema dellantitrasformata . . . . . . .
3.5.1 Antitrasformata di funzioni razionali

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131
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Capitolo 1
Le funzioni olomorfe

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

1.1

Richiami sui numeri complessi

E nota la definizione seguente del campo dei numeri complessi:


gli elementi del campo sono le coppie di numeri reali,

z = (x, y) =

x2 + y 2

y
x
2
, 2
2
x +y
x + y2

x2 + y 2 (cos , sin ) .

Si sa che il numero

x2 + y 2

si chiama modulo del numero complesso z mentre si chiama argomento


di z.
Il modulo del numero complesso z si indica col simbolo |z|.
Largomento di z `e identificato a meno di multipli di 2 se z 6= (0, 0).
Ogni si considera argomento di (0, 0).
Se z 6= (0, 0) e [, ), allora `e unico e si chiama argomento
principale di z.
Per indicare largomento principale di z si usa il simbolo Arg (con
liniziale maiuscola),
Arg z .
Loperazione di addizione tra numeri complessi si definisce per componenti: se z = (x, y) e w = (a, b) allora si definisce
z + w = (x + a, y + b) .
Loperazione di moltiplicazione `e definita come segue: se z = (cos , sin ),
w = r(cos , sin ) allora
zw = r (cos( + ), sin( + )) .
E immediato verificare che il risultato non varia sommando multipli di
2 a oppure a .
E noto, e facile da verificare, che in questo modo si definisce un campo,
che si chiama campo dei numeri complessi . Si sa inoltre che se z = (x, y) e
w = (a, b) allora si ha
zw = (xa yb, xb + ya) .

1.1. RICHIAMI SUI NUMERI COMPLESSI

Figura 1.1: Le operazioni.


2.5

3.5

2
y
3
y

(a+c)+i(b+d)

1.5

2.5

c+id

1.5

0.5

r
1

0
x

0.5
a+ib

0.5
0

0.5
0.5

0.5

1.5

2.5

3.5

1
1

0.5

0.5

1.5

Invece, non esiste una rappresentazione semplice per la somma in coordinate


polari.
Le operazione sono rappresentate nella figura 1.1.
Il campo dei numeri complessi si indica col simbolo C.
Ricordiamo che se z = (x, y), il numero (x, y) si indica col simbolo z e si
chiama il coniugato di z. Si vede facilmente che
|z|2 = zz .
Lelemento neutro rispetto alladdizione `e (0, 0) mentre quello rispetto alla
moltiplicazione `e (1, 0). Invece il numero complesso i = (0, 1), che si chiama
unit`a immaginaria , ha la seguente propriet`a:
i2 = ii = (1, 0) .
Osservazione 1 In molti testi, specialmente di ingegneria, si definisce i
mediante luguaglianza i2 = 1. Ci`o `e ambiguo, perche questequazione ha le
due soluzioni i e i.
Notiamo ora che
z = (x, y) = (x, 0)(1, 0) + (y, 0)(0, 1)
e che la trasformazione da R in C che ad x fa corrispondere il numero (x, 0) `e
un omomorfismo (i numeri complessi (x, 0) si chiamano anche numeri complessi
reali ). Ci`o suggerisce di rappresentare ogni numero complesso z = (x, y) come

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

segue: se y = 0 invece di scrivere (x, 0) si scrive semplicemente x e invece di


scrivere (0, 1) si scrive i. In questo modo,
z = (x, y) = (x, 0)(1, 0) + (y, 0)(0, 1) = 1x + iy
e, sottintendendo 1, si trova la rappresentazione
z = x + iy
che si chiama la rappresentazione algebrica dei numeri complessi. Si chiama
invece rappresentazione trigonometrica la rappresentazione
q

z=

x2 + y 2 (cos + i sin )

cos

sin

x
x2 +y 2
y
x2 +y 2

Si calcola facilmente che lopposto di z = x+iy rispetto alla moltiplicazione,


ossia il numero che si indica col simbolo
1
1
=
,
z
x + iy
`e il numero

x iy
z
=
.
x2 + y 2
|z|2
Con la notazione trigonometrica, lopposto di
z = r(cos + i sin )

`e

1
1
1
= (cos() + i sin()) = (cos i sin )
z
r
r
(si noti che lultima espressione scritta `e una rappresentazione algebrica ma
non una rappresentazione trigonometrica del numero 1/z).
Il numero reale x si chiama la parte reale di z = x + iy mente il numero
reale y si chiama la parte immaginaria di z = x + iy. Essi si indicano con i
simboli
<e z ,
Im z .
Notiamo infine: un argomento di un prodotto `e la somma degli argomenti; un
argomento di un quoziente `e la differenza tra largomento del numeratore e quello
del denominatore.
Osservazione 2 Va notato esplicitamente che le affermazioni precedenti valgono pur di scegliere un opportuno argomento. Non valgono per largomento
principale. Infatti, se z = w = i, Arg zw = mentre invece Arg z + Arg w =
+.

1.1. RICHIAMI SUI NUMERI COMPLESSI

Interpretazione fisica delle operazioni


E utile vedere le relazioni tra le operazioni introdotte tra i numeri complessi e
le leggi della fisica. Per laddizione ci`o `e facile: essa corrisponde alladdizione
di vettori, fatta componente per componente. La moltiplicazione si incontra
invece estendendo la legge di Ohm alle correnti alternate.
Va inoltre notato che quando (x, y) ed (x0 , y 0 ) sono due vettori del piano,
ad essi si associano:
il prodotto scalare xx0 + yy 0 ;
il prodotto vettoriale, che `e un vettore di R3 , uguale a (xy 0 x0 y)k.
I due numeri (xx0 + yy 0 ) e xy 0 x0 y si ritrovano calcolando il prodotto zw con
z = x + iy, w = x0 + iy 0 :
zw = (xx0 + yy 0 ) + i(xy 0 x0 y).

1.1.1

Radici nme di numeri complessi

Sia z un numero complesso. Si chiamano radici nme di z i numeri w tali che


wn = z. Se z = 0 si vede subito che c`e una sola radice nma, w = 0. Invece,
ogni z 6= 0 ha n radici nme. Se
z = r(cos + i sin )
ciascuno dei numeri

+ 2k
r cos
n

+ 2k
+ i sin
n

!!

verifica wn = z, qualunque sia il numero intero (positivo o meno) k. E facile


vedere per`o che soltanto i valori di k
k = 0,1,... ,n 1
danno valori distinti. Dunque z 6= 0 ha esattamente n radici nme le quali
sono vertici di un poligono
regolare di n lati e appartengono alla circonferenza
q
n
di centro 0 e raggio |z|.
Ciascuna delle funzioni
f (z) = |z|1/n ei(Argz+2k/n)
si chiama una determinazione della radice nma.

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

1.1.2

Esponenziale, logaritmo, formule di Eulero

Si definisce
ez = ex+iy = ex eiy
dove ex `e il valore noto dai corsi relativi alle funzioni di variabile reale mentre
eiy `e ancora da definire. Si definisce
eiy = cos y + i sin y .
In questo modo,
ez = ex+iy = ex (cos y + i sin y) .

(1.1)

Dunque, la rappresentazione trigonometrica


r(cos + i sin )
si pu`o anche scrivere come
elog r+i .
Si vede immediatamente che, se y = 0, allora ez = ex+i0 = ex + i0, numero
complesso reale e, usando le formule di trigonometria, si vede subito che vale
ez+w = ez ew .
Vale inoltre:

x+iy
e
= ex .

In particolare, lequazione ez = 0 non ha soluzioni.


La funzione esponenziale ha sul piano complesso una propriet`a inattesa: la
funzione ez `e periodica di periodo 2i.
Dalla (1.1) seguono immediatamente le formule d Eulero
cos y =

eiy + eiy
,
2

sin y =

eiy eiy
.
2i

Queste suggeriscono di estendere le funzioni trigonometriche al piano complesso, definendo


eiz + eiz
eiz eiz
cos z =
,
sin z =
.
2
2i
Si suggerisce di risolvere le equazioni
cos z = w ,

sin z = w

rispetto a z notando che ambedue le funzioni cos z e sin z sono suriettive (e


quindi in particolare illimitate).

1.1. RICHIAMI SUI NUMERI COMPLESSI

Conviene ora introdurre il logaritmo di numeri complessi. Sia z 6= 0. I


logaritmi (in base e) di z sono quei numeri w tali che ew = z. Si rappresenti
z in forma trigonometrica,
z = r(cos + i sin )
e w in forma algebrica,
w = x + iy .
Allora, w `e un logaritmo di z quando
ex (cos y + i sin y) = r(cos + i sin ) .
Questo avviene se
x = log r ,

y = + 2k

con k numero intero qualsiasi. Dunque, ogni numero complesso non nullo ha
infiniti logaritmi (e quindi, la funzione ew prende ogni valore non nullo):
log z = log |z| + i arg z
ove arg z `e uno qualsiasi degli argomenti di z e log |z| `e il logaritmo del numero
reale |z| definito nei corsi precedenti.
La non unicit`a del logaritmo dipende dal fatto che esso `e definito come
inverso di una funzione periodica.
Si chiama logaritmo principale di z il numero
Log z = log |z| + iArg z
(si noti luso delliniziale maiuscola).
Dunque, ciascuna delle funzioni
log z = log |z| + i(2k + Argz)

(1.2)

verifica
z = elog z=log |z|+i(2k+Argz) .
Per questa ragione, si dice che ciascuna delle funzioni in (1.2) `e una determinazione
del logaritmo.
Definito il logaritmo, `e facile definire le potenze z ad esponente qualsiasi, reale o complesso. Se = 0 si pone z 0 = 1 (salvo il caso z = 0. Al
simbolo 00 non si attribuisce significato). Altrimenti si definisce
z = elog z .
Si vede facilmente che se `e intero positivo, = n, si ritrova z n ; se = 1/n
si ritrovano le radici nme. In generale per`o la potenza ha infiniti valori.
Si calcolino per esercizio le potenze ii , 1i , (1)i individuando la cardinalit`a
dellinsieme dei loro valori.

10

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Osservazione importante
Abbiamo notato che vale la formula
ez+w = ez ew .
La formula corrispondente,
log zw = log z + log w
vale, ma va interpretata come uguaglianza di insiemi.
Se A e B sono insiemi di numeri complessi, definiamo
A + B = {a + b ,

a A , b B} .

Notiamo ora che


log zw = log |zw| + i (arg(zw) + 2k)
= log |z| + log |w| + i (arg z + arg w + 2k)
= {log |z| + i (arg z + 2n)} + {log |w| + i (arg w + 2m)} = log z + log w .
La formula corrispondente NON vale se si intende di lavorare con i logaritmi
principali, come mostra lesempio seguente:
Esempio 3 Il logaritmo principale di i `e
Log i = i/2
e
2Log i = i .
Invece,
Log(1) = Log(i2 ) = i 6= 2Log i .

1.2

Limiti e continuit`
a

La funzione
z |z|
`e una norma su C (limmediata verifica si lascia per esercizio) e quindi `e
possibile definire una topologia su C, introducendo gli intorni . Lintorno di
z0 di raggio r `e linsieme
{z | |z z0 | < r} .

`
1.2. LIMITI E CONTINUITA

11

Geometricamente si tratta di un disco (privato della circonferenza) di centro


z0 e raggio r.
Definiti gli intorni, e quindi la topologia, `e ovvia la definizione di limite di
una successione (zn ): si dice che lim zn = z0 quando per ogni > 0 esiste N
tale che per ogni n > N vale
|zn z0 | < .
Sia zn = xn + iyn , z0 = x0 + iy0 . Si provi per esercizio che lim zn = z0 se e
solo se lim xn = x0 e anche lim yn = y0 .
Si lascia per esercizio di adattare la definizione di limite e di continuit`a
nota dal corso di topologia al caso delle funzioni da R in C, da C in R e da
C in C.
Per esercizio, si mostri che sono continue le seguenti funzioni:
z z,

z |z| ,

z <e z ,

z Im z ,

z z .

(1.3)

Di conseguenza sono continui tutti i polinomi. Si studi invece la continuit`a


della funzione
z Arg z ,
mostrando che questa `e continua salvo che nei punti dellasse reale negativo.
Osservazione 4 Di conseguenza, anche le determinazioni del logaritmo sono
continue in tutti i punti, salvo quelli dellasse reale negativo. Asserto analogo
vale per le determinazioni della radice nma.

1.2.1

Derivata e integrale di funzioni da R in C

Sia t z(t) = x(t) + iy(t) una funzione definita su un intervallo (a, b) e sia
t0 (a, b). Ovviamente, definiremo
z(t0 + k) z(t0 )
= x0 (t0 ) + iy 0 (t0 ) .
h0
h

z 0 (t0 ) = lim
Vediamo due esempi:

Esempio 5 Sia = a + ib un numero complesso e sia


z(t) = x(t) + iy(t) = et = eat (cos bt + i sin bt) .
Si verifica immediatamente che
x0 (t) = ax(t) by(t) ,

y 0 (t) = ay(t) + bx(t)

(1.4)

12

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

e quindi
z 0 (t) = ax(t) by(t) + i[ay(t) + bx(t)] = (a + ib)(x(t) + iy(t)) = et .
Si ritrova quindi lusuale formula di derivazione dellesponenziale.
Esempio 6 La funzione z Arg z `e discontinua nei punti dellasse reale
negativo. Inoltre, per ogni numero complesso ,
(

Arg
se t > 0
(Arg ) se t < 0 .

Arg t =

E quindi derivabile in ogni t 6= 0, con derivata nulla. Ne segue che ciascuna


delle funzioni
log t = log |t| + i[Arg(t) + 2k] = log (|||t|) + i[Arg(t) + 2k]
`e derivabile per t 6= 0 e la derivata `e
d
1
1
log t =
||sgn t = .
dt
|t|
t
Se z(t) = x(t) + iy(t), t [a, b], definiamo
Z b
a

z(t) dt =

Z b
a

x(t) dt + i

Z b
a

y(t) dt .

E immediato dalla definizione che:


Z b

<e

Im
Z b
a

Z b
a

Z b

z(t) dt =

z(t) dt =

z(t) dt =

Z b
a

<e z(t) dt ,

Z b
a

Im z(t) dt ,

z(t) dt .

Sia ora (zn (t)) una successione di funzioni continue su [a, b], convergente
uniformemente a z0 (t). Applicando il teorema di scambio tra limiti ed integrali
di Riemann alla parte reale ed alla parte immaginaria, si vede che
lim

Z b
a

zn (t) dt =

Z b
a

z0 (t) dt .

Sia ora z(t, s) una funzione di due variabili reali t ed s, con (t, s) [a, b]
[c, d], a valori complessi. Applicando alla parte reale e alla parte immaginaria

1.3. CURVE NEL PIANO COMPLESSO

13

di z i corrispondenti teoremi relativi alle funzioni a valori reali si trova che se


z(t, s) `e continua nelle due variabili,
s

Z b
a

z(t, s) dt

(1.5)

`e continua in s. Se z(t, s) `e di classe C 1 ((a, b) (c, d)) allora la funzione `e


derivabile e, dalla (1.4),
Z b

d Zb
z(t, s) dt =
z(t, s) dt .
ds a
a s

1.3

Curve nel piano complesso

Chiameremo curva parametrica una funzione t z(t) continua da un intervallo limitato e chiuso [a, b] in C. Diremo che la curva `e chiusa quando
z(a) = z(b) e diremo che `e semplice se z(t) = z(t0 ) pu`o solo aversi per t = t0
oppure per t = a e t0 = b (in questo caso la curva `e semplice e chiusa ).
Diremo che la curva `e regolare quando
z 0 (t) = x0 (t) + iy 0 (t)
esiste per ogni t (a, b) con |z 0 (t)| 6= 0 per ogni t.
Se la derivata non esiste, oppure `e nulla, solamente in un numero finito
di punti e in tali punti esistono finiti i limiti di z 0 (t) da destra e da sinistra,
diremo che la curva `e regolare a tratti . Una curva regolare a tratti si dir`a un
cammino .
Una curva regolare a tratti ottenuta giustapponendo segmenti si chiamer`a
una poligonale . Chiameremo poligono una poligonale chiusa.
Limmagine della funzione z(t) si chiama il sostegno della curva. La curva
`e chiusa quando z(a) = z(b), ed `e semplice se la condizione a < t0 < t00 < b
implica che z(t0 ) 6= z(t00 ).
Una curva semplice e chiusa si chiama anche curva di Jordan e divide
il piano in due regione, una limitata e una illimitata. La regione limitata si
dice interna alla curva. Questasserto, apparentemente semplice, `e invece
di dimostrazione molto difficile. Per`o in pratica, e anche per gli usi teorici,
le curve che `e necessario usare sono molto semplici (per esempio poligonali,
circonferenze, ellissi o riunione di un numero finito di archi di tali curve). In tal
caso `e facile individuare la regione interna ed `e anche facile vedere se la curva
`e orientata positivamente . Ci`o avviene quando, al passare del parametro t

14

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

da a a b, il punto mobile sulla curva vede la regione interna alla sua sinistra
(regola d Amp`ere .).
Se non esplicitamente detto il contrario, assumeremo sempre che le curve con
cui si lavora siano orientate positivamente.
La regione interna ad una curva di Jordan si chiama anche regione di
Jordan .
Notiamo esplicitamente questa propriet`a: se `e una curva di Jordan il cui
sostegno `e contenuto nella regione di Jordan , e se indica la regione intera
a , vale
.
Questa propriet`a generalmente non vale se non `e di Jordan.
Unulteriore propriet`a che `e bene conoscere `e la seguente: se due curve
z = z(t) ,

t [a, b] ,

= ( )

[, ]

sono semplici ed hanno la medesima immagine allora esiste un cambiamento di


parametro
t = t( )
tale che
( ) = z(t( ))
e inoltre la funzione t( ) `e crescente oppure decrescente da [, ] su [a, b] (e
quindi `e anche continua). Detto in altro modo, a meno di riparametrizzazioni,
il sostegno di una curva semplice `e sostegno solamente di una seconda curva,
che si ottiene dalla prima cambiando il verso di percorrenza. Questa propriet`a
permette di semplificare il nostro linguaggio come segue: dato per esempio
un quadrato, esiste ununica curva che lo ha per sostegno e che `e orientata
positivamente. Allora chiameremo curva il quadrato, intendendo con ci`o
di considerare quella curva semplice che `e orientata positivamente e che ha il
quadrato assegnato come sostegno. Potremo ricorrere a questa semplificazione
di linguaggio solamente quando il sostegno che consideriamo `e sostegno di una
curva semplice e chiusa.
Una curva si indicher`a con una lettera greca minuscola, per esempio . Se
la curva `e semplice e chiusa, la sua regione interna si indica col simbolo .
Richiamiamo il teorema seguente:
Teorema 7 (Formula di Stokes nel piano ) Siano u(x, y) e v(x, y) di classe C 1 in una regione di Jordan e sia una curva semplice e chiusa in .
Vale:
Z
Z
u dx + v dy =
[vx (x, y) uy (x, y)] dx dy .

1.3. CURVE NEL PIANO COMPLESSO

15

Si sa inoltre che questa formula si estende al caso in cui si abbiano due


curve, nella regione e nella regione . In questo caso la formula di
Green assume la forma
Z

u dx + v dy

u dx + v dy =

[vx (x, y) uy (x, y)] dx dy .

(1.6)

Da questa forma faremo discendere tutti i risultati relativi alle funzioni


olomorfe che vedremo.

16

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Funzioni da R2 in R2 e funzioni da C in C

1.4

Dato che i numeri complessi sono coppie di numeri reali, ogni funzione
(x, y) ( u(x, y), v(x, y) )

(1.7)

si pu`o intendere come funzione a valori complessi


(x, y) u(x, y) + iv(x, y)
e si pu`o anche voler rappresentare il suo dominio con le notazioni dei numeri
complessi,
(x, y) = x + iy = z .
Essendo

z + z
z z
,
y=
2
2i
la funzione in (1.7) si pu`o anche rappresentare come
x=

z + z z z
z + z z z
f (z) = u
,
+ iv
,
2
2i
2
2i

(1.8)

Notiamo, infatti, che z `e funzione di z.


Notiamo subito una dissimmetria tra linsieme di partenza e linsieme darrivo: la relazione di coniugio appare nella formula (1.8) soltanto applicata alla
variabile z.
Anche la via opposta si pu`o seguire: se w = f (z) si pu`o scrivere
w = f (z) = f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y)
con u e v le parti reale ed immaginaria di f e x, y le parti reale ed immaginaria di z. Ci`o suggerisce che la teoria delle funzioni di variabile complessa sia
un modo diverso di formulare la teoria delle funzioni da R2 in se. In realt`a
vedremo che le cose non sono cos` semplici. Per`o, almeno al livello della rappresentazione grafica lidentificazione appena presentata `e utile. Una funzione
da C in se si rappresenta:
rappresentando su R2 (insieme di arrivo) limmagine di una griglia tracciata su R2 (insieme di partenza);
rappresentando in R3 il grafico della funzione
(x, y) |u(x, y) + iv(x, y)|
e tracciando su tale grafico le linee identificate da
arg f (z) = cost .

1.4. FUNZIONI DA R2 IN R2 E FUNZIONI DA C IN C

17

Di una terza rappresentazione diremo pi`


u avanti.
Consideriamo alcuni esempi.
Esempio 1. Sia
u(x, y) = x ,

v(x, y) = y .

Con notazione complessa questa funzione si rappresenta come


z z .
Esempio 2. Sia
u(x, y) = x2 + y 2 ,

v(x, y) = 0 .

Con notazione complessa questa funzione si rappresenta come


z zz .
Esempio 3. Sia
u(x, y) = x2 + y 2 ,

v(x, y) = 2xy .

Con notazione complessa questa funzione si rappresenta come


i
z zz (z 2 z2 ) .
2
Esempio 4. Sia
u(x, y) = x2 y 2 ,

v(x, y) = 2xy .

Con notazione complessa questa funzione si rappresenta come


z z2 .
Notiamo che ciascuna delle funzioni degli esempi precedenti, come funzione
delle due variabili reali x ed y, `e di classe C 1 . Cerchiamo per`o di calcolare il
limite del rapporto incrementale
lim

zz0

f (z) f (z0 )
.
z z0

18

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Nel case dellesempio 4 questo si riduce a


lim

zz0

z 2 z02
(z z0 )(z + z0 )
= lim
= 2z0 .
zz
0
z z0
z z0

Dunque, il limite esiste in ciascun punto z0 . Invece nel caso dellesempio 2 il


limite esiste solo per z0 = 0. Infatti, se z0 = 0 si ha
zz
= zz
lim z = 0 .
z0 z
0
lim

Se per`o z0 6= 0 si trova

zz z0 z0
z z0
z z0
lim
= zz
lim
z + z0
zz0 z z
0
z z0
z z0
0

Dato che

z z0
z z0
esiste, uguale a z0 , rimane da capire se esiste anche il limite del primo addendo.
Scrivendo
z z0
x x0 + i(y0 y)
=
z z0
x x0 + i(y y0 )
si vede che il limite non esiste. Infatti, calcolando il limite lungo la retta y = y0
si trova +1 mentre calcolandolo lungo la retta x = x0 si trova 1.
Si ritrovi lesistenza del limite quando z0 = 0, per questa via.
In modo analogo si vede che il limite non esiste nemmeno nel caso delle
funzioni degli esempi 1 e 3.
Quando il limite del rapporto incrementale esiste, naturalmente lo chiameremo derivata. Gli esempi precedenti mostrano che questo concetto di derivata
apparentemente non ha relazioni con le derivate nel campo reale. Una relazione
in realt`a esiste, e la vedremo ai paragrafi 1.5 e 1.5.3.
Possiamo ora spiegare quale `e loggetto della cos` detta Teoria delle funzioni. Per antonomasia si chiama in questo modo la teoria delle funzioni di
variabile complessa, che sono derivabili in ciascun punto di una regione. La
derivata si intende nel senso del limite del rapporto incrementale, il rapporto
essendo calcolato per mezzo del quoziente di numeri complessi.
lim z0

zz0

1.5

La derivata

I numeri complessi costituiscono un campo e quindi `e lecito studiare i rapporti


incrementali
f (z0 + h) f (z0 )
.
h

1.5. LA DERIVATA

19

Lesistenza di una norma su C permette di studiarne il limite per h 0. Se


questo esiste finito, si chiama la derivata di f (z) in z0 .
In pratica, la derivabilit`a in un solo punto ha ben poco interesse nella teoria
delle funzioni di variabile complessa. Piuttosto, interessa studiare le funzioni
che sono derivabili in ciascun punto di una regione.
Si noti che gli intorni dei punti in C sono dischi: h tende a zero prendendo
tutti i valori in dischi centrati in 0. In particolare, se la derivata esiste, i limiti
calcolati con h = x + i0 ed x 0 e con h = 0 + iy ed y 0 esistono e sono
uguali. Dunque, se esiste f 0 (z0 ) esistono anche ambedue le derivate parziali in
(x0 , y0 ) sia di u(x, y) che di v(x, y). Queste non sono indipendenti, come ora
vediamo.
Teorema 8 Se f 0 (z) esiste per ogni z in , z = x + iy, allora valgono le
uguaglianze
ux (x, y) = vy (x, y) ,
uy (x, y) = vx (x, y)
(1.9)
e inoltre
f 0 (x + iy) = ux (x, y) + ivx (x, y) = vy (x, y) iuy (x, y)"
#
1
1 f
f
= {ux (x, y) + vy (x, y) i[uy (x, y) vx (x, y)]} =
.
i
2
2 x
y

(1.10)

Dim. Il calcolo `e immediato:


u(x + h, y) + iv(x + h, y) u(x, y) iv(x, y)
= ux (x, y) + ivx (x, y)
hR
h

lim

h0

e questo limite deve essere uguale sia ad f 0 (z) che a


u(x, y + k) + iv(x, y + k) u(x, y) iv(x, y)
= iuy (x, y) + vy (x, y) .
kR
ik

lim

k0

Dunque valgono le uguaglianze (1.9) e le espressioni (1.10) per la derivata.


Le equazioni (1.9) sono importantissime e vanno sotto il nome di condizioni
di CauchyRiemann .
Vicevera:
Teorema 9 Siano u(x, y) e v(x, y) due funzioni di classe C 1 su una regione
. Si definisca
f (z) = f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y) .
Se le funzioni u(x, y) e v(x, y) soddisfano alle condizioni di CauchyRiemann
su , allora la funzione f (z) `e derivabile ed f 0 (z) `e continua.

20

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Sia h = + i. Scriviamo
f (z + h) f (z) = u(x + , y + ) u(x, y) + i[v(x + , y + ) v(x, y)] .
Essendo le due funzioni u e v di classe C 1 , si pu`o applicare ad esse il teorema
della media
u(x + , y + ) u(x, y) = ux (x1 , y1 ) + uy (x1 , y1 )
v(x + , y + ) v(x, y) = vx (x2 , y2 ) + vy (x2 , y2 )
con (x1 , y1 ) e (x2 , y2 ) punti opportuni nel rettangolo di vertici (x, y), (x+, y),
(x, y + ), (x + , y + ).
Quando e tendono a zero sia (x1 , y1 ) che (x2 , y2 ) tendono ad (x, y).
Usando le condizioni di CauchyRiemann scriviamo
f (z + h) f (z) = [ux (x1 , y1 ) + ivx (x2 , y2 )] + [uy (x1 , y1 ) + ivy (x2 , y2 )]
= [ux (x1 , y1 ) + ivx (x2 , y2 )] + [vx (x1 , y1 ) + iux (x2 , y2 )]
= [ux (x1 , y1 ) + ivx (x2 , y2 )] + i[ux (x2 , y2 ) + ivx (x2 , y2 )]
= [ux (x1 , y1 ) + ivx (x2 , y2 )]( + i)
+i {[ux (x2 , y2 ) ux (x1 , y1 )] + i[vx (x1 , y1 ) vx (x2 , y2 )]} .
Essendo = Im h, vale |/h| < 1 e inoltre la parentesi graffa tende a zero per
h 0 perche, per ipotesi, le funzioni u e v sono di classe C 1 . La parentesi
quadra tende a [ux (x, y) + ivx (x, y)] cos` che
f (z + h) f (z)
= [ux (x, y) + ivx (x, y)] .
h0
h

f 0 (z) = lim

Ci`o prova lesistenza della derivata in ciascun punto. Inoltre, da questa formula si vede che f 0 (z) `e continua perche sia ux (x, y) che vx (x, y) sono funzioni
continue.
Le funzioni f (z) che sono derivabili con continuit`a su una regione si
chiamano funzioni olomorfe .
E bene dire che il requisito della continuit`a nella definizione precedente
potrebbe rimuoversi, grazie al seguente risultato, che non proviamo:
Teorema 10 se la funzione continua f (z) `e derivabile in ciascun punto della
regione allora la sua derivata f 0 (z) `e continua.

1.5. LA DERIVATA

21

Introduciamo infine due notazioni. Luguaglianza (1.10) suggerisce di introdurre la notazione /z, definita da
"

"

1 f
f
f (z) =
i
f (x + iy) =
i
= f 0 (z)
z
2 x
y
2 x
y
mentre le condizioni di CauchyRiemann (1.9) suggeriscono lintroduzione
della notazione / z, definita da
"

"

1
f (z) =
+i
f (x + iy) =
f + i f = [ux + ivx + iuy vy ] .
z
2 x
y
2 x
y
2
E quindi le condizioni di CauchyRiemann si scrivono

f (z) = 0 .
z
Notiamo due conseguenze immediate delle condizioni di CauchyRiemann:
Teorema 11 Sia f (z) una funzione olomorfa su una regione . Supponiamo
inoltre che essa prenda valori reali. Allora, essa `e costante.
Dim. Se la funzione prende valori reali allora v(x, y) `e identicamente zero e
quindi ux (x, y) ed uy (x, y) sono identicamente nulle su per le condizioni di
CauchyRiemann e quindi anche u(x, y) `e costante.
Lemma 12 Sia f (z) olomorfa su un disco D su cui |f (z)| `e costante. Allora
f (z) stessa `e costante su D.
Dim. Per ipotesi, su D vale
|f (x + iy)|2 = |u(x, y) + iv(x, y)|2 = u2 (x, y) + v 2 (x, y) = c .
Proviamo che f (z) stessa `e costante. Questo `e ovvio se c = 0. Sia quindi
c > 0. Derivando e usando le condizioni di CauchyRiemann si trova
0 = 2[uux + vvx ] = 2[uux vuy ] ,

0 = 2[uuy + vvy ] = 2[uuy + vux ] .

Moltiplicando la prima per u e la seconda per v e sommando si trova


0 = (u2 + v 2 )ux = cux
e quindi ux = 0, perche c > 0. In modo analogo si vede che uy = 0 e quindi u `e
costante. Dalle condizioni di CauchyRiemann segue che anche v `e costante.

22

1.5.1

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Esempi di funzioni olomorfe e formule di derivazione

Dal Teorema 11, le funzioni


z <e z ,

z Im z ,

z |z| ,

z Argz

non sono olomorfe. Abbiamo gi`a notato che lultima non `e nemmeno continua sullasse reale negativo; e, e del tutto ovvio che una funzione olomorfa `e
continua. La dimostrazione `e la stessa come per le funzioni di variabile reale.
Dunque in particolare log z non `e olomorfa in una regione che interseca lasse
reale negativo. Inoltre, le usuali regole di derivazione della somma, del prodotto,
del quoziente e della funzione composta valgono anche per funzioni di variabile
complessa, con le medesime dimostrazioni come nel caso delle funzioni di una
variabile reale. Di conseguenza, dato che f (z) = z `e ovviamente derivabile,
con derivata uguale ad 1, i polinomi sono funzioni olomorfe e, al di fuori dei
poli, sono anche funzioni olomorfe le funzioni razionali.
Mostriamo:
Teorema 13 La funzione z ez `e olomorfa su C e coincide con la sua
funzione derivata.
Dim. Infatti,
ez = ex+iy = [ex cos y] + i[ex sin y] .
Dunque, per questa funzione,
u(x, y) = [ex cos y] ,

v(x, y) = [ex sin y] .

E immediato verificare che queste funzioni sono di classe C 1 su C, e verificano


le condizioni di CauchyRiemann.
Dalla (1.10) si trova immediatamente che la derivata di ez `e
ux (x, y) + ivx (x, y) = ex cos y + iex sin y = ez .
Di conseguenza, grazie alle formule di Eulero, le funzioni trigonometriche sono olomorfe e si vede facilmente che per esse valgono le usuali regole di derivazione,
come nel caso reale.
Si `e notato che la funzione Log z non `e continua e quindi nemmeno olomorfa
su C, e ci`o mostra che `e necessaria una certa cautela nel derivare funzioni
inverse. Se per`o si sa a priori che g(z) `e la funzione inversa della funzione

1.5. LA DERIVATA

23

olomorfa f (z) e che g(z) stessa `e olomorfa, allora si pu`o applicare la regola
della derivazione della funzione composta alluguaglianza
f (g(z)) = 1
e trovare per g 0 (z) lusuale formula,
g 0 (z) = 1/f 0 (g(z)) .

(1.11)

Torneremo su questo problema al paragrafo 1.5.3.


Studiamo ora le determinazioni di log z, usando direttamente le condizioni di Cauchy
Riemann. Pi`
u avanti ritroveremo questi stessi risultati in modo meno diretto, ma pi`
u veloce
e pi`
u generale.
Il fatto che le funzioni logaritmo e radice non siano continue su C, non vieta che esse
siano olomorfe su regioni pi`
u piccole. Per capire se ci`o accade, conviene scrivere le condizioni
di CauchyRiemann in coordinate polari. Notiamo prima di tutto che se
x = cos ,

y = sin ,

derivando la seconda rispetto ad x si trova


0 = x sin + (cos )x
e quindi

x sin
x y
x y
y
=
= 2 = 2.
cos
x
x

p
2
2
Infatti si calcola immediatamente, da = x + y ,
x =

x =

x
,

y =

y =

x
.
2

In modo analogo si vede che

(1.12)

y
.

(1.13)

Osservazione 14 Per la validit`a di queste formule si richiede 6= 0. Noi le abbiamo provate


supponendo anche cos 6= 0, sin 6= 0 ma questa condizione immediatamente si rimuove.
Infatti, studiando lo jacobiano della trasformazione (, ) (x, y) si vede che questo non
si annulla per 6= 0 e quindi (x, y) e (x, y) sono di classe C 1 sul piano (x, y) privato
dellorigine; e quindi ivi si estendono per continuit`a le formule che abbiamo trovato.
Sia ora
f (z) = f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y) .
Sia U (, ) la funzione che nel punto (, ) prende come valore u( cos , sin ). In modo
analogo definiamo V (, ). E immediato notare che U e V sono di classe C 1 , nelle variabili
e , se e solo se rispettivamente u e v sono di classe C 1 nelle variabili x ed y. Inoltre,
U = ux cos + uy sin .

24

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Se valgono le condizioni di CauchyRiemann,


U = vy cos vx sin .
Analogamente,
V = vx sin + vy cos .
Si intende che le funzioni u e v sono calcolate nel punto x = cos , y = sin .
Dunque, se le condizioni di CauchyRiemann valgono, si ha anche
U = V

e analogamente

V = U .

(1.14)

Viceversa, le (1.14) implicano le condizioni di CauchyRiemann. Infatti,


y
x
U 2

x
1 y
x
y
vy = V + V 2 = U + U 2

ux = U

da cui
u x = vy

e analogamente

uy = vx .

Introduciamo ora
F (, ) = U (, ) + iV (, ) .
Con questa notazione, le (1.14) valgono se e solo se
iF = F .

(1.15)

Usiamo (1.15) per studiare la funzione


f (z) =

[cos /2 + i sin /2]

nella regione
> 0,

< .

(1.16)

E ovvio che la funzione, come funzione delle due variabili reali e , equivalentemente
x ed y, `e di classe C 1 . Si vede che `e olomorfa notando che su questa regione vale la
condizione (1.15).
Analogo discorso vale per ogni determinazione di z 1/n .
In modo analogo si tratta la funzione
f (z) = log |z| + iArg z + 2ki ,
con k fissato, ancora sulla regione (1.16). Applicando il teorema della funzione implicita alle
relazioni
x = cos ,
y = sin
valide per > 0 e < , si vede che la funzione (, ), come funzione di x e di y, `e di
classe C 1 e quindi lo stesso vale per ciascuna funzione log |z| + iArg z + 2ki, in < < .
Un calcolo immediato mostra che la condizione (1.15) `e soddisfatta e quindi mostra che
ciascuna delle funzioni log z `e olomorfa.

1.5. LA DERIVATA

25

Usando la (1.11) si vede ora che ciascuna delle determinazioni della funzione log z, letta
su su < Argz < , ha per derivata 1/z, per ogni z nella regione (1.16). Infatti,
eLog z+2ki = z
e quindi
d
d
(Log z + 2ki) =
(Log z + 2ki) z ,
dz
dz
d
1
(Log z + 2ki) = .
dz
z

1 = eLog z+2ki

Osserviamo ora un fatto imbarazzante: = non ha una relazione intrinseca con


le funzioni logaritmo (e nemmeno con le radici), ma solo dipende dalla nostra scelta per
largomento principale. Avessimo scelto per esempio 0 < 2 avremmo trovato funzioni
olomorfe nel piano privato dellasse reale positivo; avessimo scelto /2 < 5/2 avremmo
trovato funzioni olomorfe ovunque, salvo che sullasse immaginario positivo.
Pi`
u avanti diremo qualcosa di pi`
u su questo problema. Per ora limitiamoci a notare
ci`o.

1.5.2

Osservazione sui teoremi fondamentali del calcolo differenziale

Nella teoria delle funzioni di una variabile reale, si chiamano teoremi fondamentali del calcolo differenziale varie formulazioni del teorema di Rolle: sia
f (x) continua per x [a, b], a valori in R e tale che f (a) = f (b) = 0. Sia
inoltre f (x) derivabile in ciascun punto di (a, b). Esiste un punto c (a, b) nel
quale la derivata si annulla.
In particolare una funzione da R in se, derivabile e periodica, ha derivata
nulla in infiniti punti.
E importante notare che asserti analoghi non valgono per le funzioni olomorfe.
Esempio 15 La funzione f (z) = ez `e olomorfa e periodica. Si `e visto che la
sua derivata `e
f 0 (z) = ez
mai nulla.
E importante discutere la ragione di ci`o. Ricordiamo che la dimostrazione
del teorema di Rolle si basa sul teorema di Fermat, che a sua volta dipende
dalla regola dei segni: il prodotto di numeri di segno concorde `e positivo. Noi
non abbiamo introdotto una relazione dordine tra i numeri complessi. E
per`o possibile introdurne infinite. Per esempio si pu`o introdurre lordinamento

26

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

lessicografico : x + iy viene prima di x0 + iy 0 se x < x0 oppure se x = x0 ma


y < y 0 . In questo modo i numeri positivi, ossia maggiori di 0, sono quelli
di parte reale strettamente positiva oppure quelli con la parte reale nulla e
parte immaginaria positiva. Queste propriet`a non sono conservate facendo il
prodotto. Per esempio, i i = 1. In generale, la regola dei segni non vale tra i
numeri complessi, qualsiasi sia la relazione dordine che si voglia usare.
E appena il caso di notare che i problemi che si incontrano con la continuit`a
e la derivabilit`a della funzione inversa hanno unorigine analoga. Si ricordi
infatti che il teorema della funzione monotona interviene (in modo alquanto
nascosto) nella dimostrazione della derivabilit`a della funzione inversa di una
funzione da R in se.

1.5.3

La matrice jacobiana e le funzioni olomorfe

Siano u(x, y) e v(x, y) rispettivamente la parte reale ed immaginaria di una


funzione olomorfa f (z). La funzione (x, y) (u(x, y), v(x, y)) `e una trasformazione da R2 in se, la cui matrice jacobiana `e
"

J=

ux (x, y) uy (x, y)
vx (x, y) vy (x, y)

"

ux (x, y) uy (x, y)
uy (x, y) ux (x, y)

e quindi lo jacobiano `e
u2x (x, y) + u2y (x, y) .
Dunque:
Teorema 16 Sia f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y) una funzione olomorfa. Lo
jacobiano `e non nullo in un punto (x, y) se e solo se f 0 (x + iy) =
6 0. In tale
punto lo jacobiano `e positivo.
Si ricordi che lo jacobiano `e positivo quando la trasformazione a cui esso
corrisponde conserva lorientazione di R2 ; equivalentemente, quando larea
orientata di un triangolo ha il medesimo segno prima e dopo la trasformazione.
Possiamo ora esaminare nuovamente il problema della derivazione della
funzione inversa di una funzione olomorfa.
Teorema 17 Sia f (z) olomorfa su una regione , e con derivata non nulla.
La funzione `e localmente invertibile e la sua inversa `e olomorfa.
Dim. Sia
f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y) .

1.5. LA DERIVATA

27

Si `e appena visto che lo jacobiano della trasformazione di classe C 1 su R2


(x, y) (u(x, y), v(x, y))
non si annulla e quindi la trasformazione `e localmente invertibile. Inoltre, la
trasformazione inversa, che indichiamo col simbolo
(u, v) (x(u, v), y(u, v)) ,
`e di classe C 1 .
Si `e visto che la matrice jacobiana della trasformazione `e
"

J=

ux (x, y) uy (x, y)
uy (x, y) ux (x, y)

e si vede immediatamente che


"
0

JJ=
cos` che
J

u2x + u2y
0
2
0
ux + u2y

1
1
= 2
J0 = 2
2
ux + uy
ux + u2y

"

ux (x, y) uy (x, y)
uy (x, y) ux (x, y)

Daltra parte, J 1 calcolato nel punto (u, v) che proviene da (x, y) `e


"

xu (u, v) xv (u, v)
yu (u, v) yv (u, v)

cos` che
xu = yv ,

yu = xv ,

ossia la trasformazione (u, v) (x(u, v), y(u, v)) `e di classe C 1 e verifica le


condizioni di CauchyRiemann. Per il teorema 9, la funzione
g(u + iv) = x(u, v) + iy(u, v) ,
inversa della funzione f (x + iy), `e olomorfa.
Esempio 18 La funzione f (z) = ez `e olomorfa e si `e visto che la sua derivata
`e ancora ez e quindi non si annulla. Fissiamo un punto z0 ed il valore ez0 . Il
teorema 17 afferma che esistono un intorno U di z0 ed un introno V di ez0 ed
ununica funzione g(z) definita su V a valori in U , tale che eg(z) = z. Dunque,
g(z) `e una delle determinazioni della funzione log z. Per esempio, se z0 = 0

28

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

e quindi ez0 = 1 allora g(z) = Log z; se z0 = 2i e quindi ancora ez0 = 1,


g(z) = Log z + 2i. Inoltre, sempre dal Teorema 17, la funzione inversa g(z) `e
olomorfa e, dalla formula (1.11), per ogni determinazione del logaritmo, ossia
per ogni k,
d
1
(Log z + 2ki) = .
dz
z
Si ritrova quindi quanto gi`a visto al paragrafo 1.5.1: tutte le determinazioni
della funzione log z sono derivabili, con derivata 1/z.
Osservazione 19 Con riferimento allesempio 18, sia z0 = i. In questo caso,
ez0 = 1 e si `e visto che esiste una funzione olomorfa g(z) tale che eg(z) = z,
definita in un intorno di 1. Questa funzione quindi differisce da ciascuna delle
funzioni Log z + 2ki, che sono discontinue sullasse reale negativo. Questa
stranezza verr`a chiarita al paragrafo 1.9.3 e allesempio 58.

1.5.4

Serie di potenze e serie di Laurent

Abbiamo visto fino ad ora degli esempi particolari di funzioni olomorfe. Una
classe di funzioni olomorfe `e offerta dalle serie di potenze
f (z) =

+
X

an (z z0 )n .

(1.17)

n=0

Una funzione siffatta `e sempre definita in z0 e, pu`o essere, in nessun altro


punto. In tal caso ovviamente essa non `e una funzione olomorfa. Vale per`o:
Teorema 20 (di Abel ) Se la serie (1.17) converge in un punto z1 6= z0
allora essa converge in ogni punto z tale che
|z z0 | < |z1 z0 |
Dim. Per semplicit`a di notazioni, sia z0 = 0. Per provare la convergenza di
una serie di numeri complessi, `e sufficiente provare la convergenza della serie
dei moduli. Sia allora |z| < |z1 | e studiamo la serie (di numeri positivi)
+
X

|an z n | =

n=0

+
X

|an | |z|n .

n=0

Dato che |z| < |z1 | (disuguaglianza stretta) esiste r tale che
|z| < r < |z1 | ossia

r
|z|
<
= q (0, 1).
|z1 |
|z1 |

1.5. LA DERIVATA

29

Dunque,
+
X

|an ||z|

+
X

n
+
X
z
(|an | |z1 | )
(|an | |z1 |n ) q n .
n

z1

n=0

n=0

n=0

P+

La serie n=0 |an | |z1 |n per ipotesi converge e quindi il suo termine generale
tende a zero. In particolare, esiste M tale che
|an | |z1 |n < M
e quindi

+
X

|an | |z| M

n=0

Di conseguenza,
{z |

+
X

q n < + .

n=0
+
X

an (z z0 )n converge }

n=0

`e un disco centrato in z0 (che potrebbe essere ridotto al solo punto z0 , o essere


tutto il piano complesso). Il suo interno si dice disco di convergenza della
serie, e il suo raggio R, 0 R + si dice raggio di convergenza .
Esaminando la dimostrazione del Teorema 20 si vede che in realt`a abbiamo
provato un risultato molto pi`
u forte:
Teorema 21 (di Abel) Il raggio di convergenza R di una serie di potenze
sia strettamente positivo. In questo caso la serie converge assolutamente in
ogni punto interno al disco di convergenza, e converge uniformemente in ogni
compatto contenuto nel disco di convergenza. In particolare, la somma della
serie `e una funzione continua nel disco di convergenza.
Se z `e tale che |z z0 | > R la serie non converge in z.
Vedremo (al paragrafo 1.15) che questo teorema implica:
Teorema 22 Il raggio di convergenza di una serie di potenze sia strettamente positivo. La serie di potenze definisce una funzione olomorfa nel disco di
convergenza.
Il raggio di convergenza di una serie di potenze si calcola facendo uso delle
stesse formule che sono note per le serie di potenze reali: se i coefficienti an
non sono mai nulli e se esiste
|an |
lim
|an+1 |
allora questo limite, finito o meno, `e uguale al raggio di convergenza.

30

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

In generale, il raggio di convergenza si pu`o calcolare con la seguente formula


di Hadamard :
q
1
= lim sup n |an | ,
R
la cui dimostrazione `e posposta.
Si noti che nella formula di Hadamard si usano le regole 1/0 = +,
1/(+) = 0.
La formula di Hadamard ha una conseguenza importante. Dato che

lim n n = 1 ,
le due serie

+
X

+
X

an (z z0 )n ,

n=0

nan (z z0 )n1

n=0

hanno il medesimo raggio di convergenza. Dunque, quando R > 0, si pone il


problema di sapere se la seconda serie rappresenti la derivata della prima. La
risposta `e affermativa, perche vale il teorema seguente, che verr`a provato al
paragrafo 1.15.
P

n
Teorema 23 Sia f (z) = +
n=0 an (z z0 ) e sia positivo il raggio di convergenza della serie. Allora, in ogni punto del disco di convergenza, vale
0

f (z) =

+
X

nan (z z0 )n1 .

n=0

La ragione per cui non proviamo ora i due teoremi 22 e 23 `e che, pi`
u avanti,
proveremo un risultato molto pi`
u generale, di cui essi possono considerarsi dei
corollari.
Pi`
u in generale si chiamano serie di Laurent le serie di potenze con
esponenti interi sia positivi che negativi, ossia le serie della forma
+
X

an (z z0 )n ,

n=

ovviamente mai definite per z = z0 . Per definizione, la somma della serie di


Laurent `e la somma delle due serie di potenze una in z e laltra in 1/z,
+
X
n=

an (z z0 ) =

1
X
n=

an (z z0 ) +

+
X

an (z z0 )n

n=0

e quindi le propriet`a delle serie di Laurent discendono immediatamente da


quelle delle serie di potenze. La serie di potenze positive di 1/(z z0 ) converge

1.5. LA DERIVATA

31

per |1/(z z0 )| < r ossia per |z z0 | > 1/


r = r, la serie di potenze positive
di (z z0 ) converge per |z z0 | < R; e quindi la serie di Laurent converge se
r R. Se r < R chiameremo corona di convergenza la corona circolare
r < |z z0 | < R .
In tale corona la serie converge assolutamente, e converge uniformemente nei
compatti in essa contenuti.
Inoltre:
Teorema 24 La somma di una serie di Laurent `e olomorfa nella corona di
convergenza e
+
X
X
d +
an (z z0 )n =
nan (z z0 )n1 .
dz n=
n=

Dimostrazione della formula di Hadamard.


Per semplicit`a di notazioni sia z0 = 0 e sia
q

= lim sup

|an | .

Studiamo prima di tutto il caso = +. Mostriamo che in questo caso


il raggio di convergenza `e nullo. Sia z 6= 0 e scegliamo (0, |z|). Scegliamo
un qualsiasi k tale che k > 1 e notiamo che, per infiniti n, vale
q
n

|an | > k

e quindi |an z n | > (k)n .

La serie di potenze quindi non converge.


Consideriamo ora il caso in cui
q

lim sup

|an | = (0, +) .

Sia z un numero per cui

1
.

Vogliamo provare che la serie di potenze non converge in z. Ci`o implicher`a


che il raggio di convergenza non supera 1/.
Sia r un numero tale che
|z| >

1
< r < |z| .

32

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Da (1/r) < segue che per infiniti indici vale


q
1
< n |an |
r

e quindi

|z|n
< |an z n | .
rn

Essendo |z| > r si ha


lim sup |an z n | = +
e la serie non converge.
Dunque, R 1/.
Se = 0 `e ancora vero che R < 1/, pur di intendere 1/ = +.
Ricapitolando, a questo punto sappiamo che
1
R ,

( 1
=0

intendendo

1
0

= .

Proviamo la disuguaglianza opposta.


Consideriamo ancora prima di tutto il caso > 0 e sia |z| < 1/. Proviamo
che in tal caso la serie converge. Se = + allora z = 0 e niente va provato.
Sia quindi 0 < < +.
Essendo |z| < 1/, avremo
|z| =

c
,

|an z n | = |an |

cn
n

con 0 c < 1 .

Sia > 0. Esiste N tale che per n > N si ha


q
n

|an | < +

e quindi

(1.18)

|an |
n n
|an z | = n cn < 1 +
c .

A questa disuguaglianza si arriva per ogni > 0. Essendo c (0, 1), si pu`o
scegliere tale che

c < 1.
1+

In questo modo si vede che i termini della serie di potenze sono dominati da
quelli di una serie numerica convergente, e quindi la serie
n

+
X
n=0

an z n

1.5. LA DERIVATA

33

converge.
Consideriamo infine il caso = 0 e z qualsiasi. In questo caso la (1.18)
vale con = 0. Si sia scelto tale che |z| = c < 1. Si ha
|an z n | < cn
e ancora la convergenza della serie di potenze segue per confronto con la serie
geometrica.
In ambedue i casi R 1/ e quindi luguaglianza.

34

1.6

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Funzioni olomorfe e trasformazioni conformi

Sia (x, y) (u(x, y), v(x, y)) una trasformazione di classe C 1 . Conviene spesso rappresentarla mediante la notazione complessa, associando alla coppia
(x, y) il numero complesso z = x + iy e introducendo w = u + iv, cos` che
la trasformazione si rappresenta anche come
w = f (z) .
Conviene vedere questa funzione come trasformazione dal piano della variabile
z al piano della variabile w.
Supponiamo che il dominio di f (z) sia una regione .
Siano e due curve in , parametrizzate da
z = z(t) ,

z = z(t) ,

con t [a, b] in ambedue i casi (si sa che questa condizione non `e restrittiva).
Supponiamo che le due curve si intersechino in un punto in cui le due
parametrizzazioni sono derivabili, ossia che per un valore t0 (a, b) valga
z(t0 ) = z(t0 ) = z0 = x0 + iy0 .
Le due rette
z = z0 + z 0 (t0 )(t t0 ) ,

z = z0 + z0 (t0 )(t t0 )

sono, per definizione, le rette tangenti alle due curve nel punto di intersezione.
Per angolo tra le due curve si intende quello formato dalle loro tangenti nel punto comune. Facendo uso della notazione dei numeri complessi, `e
facile esprimere tale angolo: questo `e langolo tra i vettori rappresentati da
z 0 (t0 ) e z0 (t0 ). Questo `e, per definizione, largomento del quoziente dei numeri
complessi corrispondenti,
z 0 (t0 )
.
Arg 0
z (t0 )
Indichiamo ora con f la curva immagine di mediante la trasformazione
f , ossia la curva
f : w = f (z(t))
t [a, b] .
Analoga notazione usiamo per la trasformata mediante f di .

1.6. FUNZIONI OLOMORFE E TRASFORMAZIONI CONFORMI

35

Supponendo che la funzione f (z) sia olomorfa e che f 0 (z0 ) sia diversa da
zero, `e possibile calcolare langolo tra f e f ,
Arg

z 0 (t0 )
f 0 (z0 )z 0 (t0 )
=
Arg
.
f 0 (z0 )
z 0 (t0 )
z0 (t0 )

Abbiamo cos` provato che


Teorema 25 Una funzione olomorfa conserva langolo tra le curve nei punti
nei quali la sua derivata non si annulla.
Una trasformazione da una regione di R2 che conserva gli angoli si dice
conforme e quindi
Teorema 26 Se f (z) `e olomorfa su , e se la sua derivata non si annulla,
essa definisce una trasformazione conforme su .
Abbiamo gi`a notato che se u(x, y), v(x, y) sono parti reali ed immaginarie
di una funzione olomorfa f (x + iy) allora lo jacobiano della trasformazione `e
u2x (x, y) + u2y (x, y), strettamente positivo se f 0 (z) non si annulla.
Dunque, una funzione olomorfa la cui derivata non si annulla su definisce
una trasformazione conforme che inoltre conserva lorientazione. Un esempio di
trasformazione conforme che non conserva lorientazione `e la trasformazione
z z.
Le trasformazioni conformi che conservano lorientazione si chiamano anche
trasformazioni conformi dirette.

1.6.1

La rappresentazione delle funzioni olomorfe

Accenniamo ora a come rappresentare graficamente le funzioni olomorfe. Il


grafico naturalmente non serve, perche il grafico `e un insieme di R4 . E per`o
possibile rappresentare il grafico di z |f (z)|, che `e in R3 e spesso su tale
grafico si disegnano le linee
Arg f (z) = cost
oppure limmagine di una famiglia di linee del piano della variabile z. Le figure
che seguono mostrano alcuni esempi.
Un altro metodo consiste nel tracciare una famiglia di linee sul piano z e
le loro immagini sul piano w, o viceversa una famiglia di linee sul piano w
e le loro controimmagini sul piano z. Il caso della funzione f (z) = z 2 /10 `e
mostrato nella figura 1.4.

36

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Figura 1.2: a sinistra |z 2 |, a destra | cos z|. Le linee sono le immagini di una
griglia x = cost, y = cost.

1.6

1.4

1.2

0.8

0.6

0.4

0.2

0
2

0
1

1
1

0.5
4
0

0
1

0.5

1
2

0
2
4
1

La fig.1.4 mostra una griglia di rette e semirette mutuamente ortogonali


nel piano Im z > 0. Queste si trasformano in due famiglie di parabole, mutuamente ortogonali, dato che f 0 (z) = 2z 6= 0. Queste parabole riempiono tutto
il piano w.
La circonferenza
ei ,
0 2
sotto lazione di f (z) = z 2 `e ancora una circonferenza,
ei ,

0 4 ,

che per`o `e percorsa due volte, anche se ovviamente ci`o non pu`o vedersi dalla
figura. Se per`o si rappresenta limmagine di una circonferenza centrata nel
punto (0, 1/5), come in figura 1.5 si vede immediatamente che limmagine `e
una curva non semplice, che gira due volte intorno allorigine.
Pensiamo ora di disegnare limmagine di una famiglia di circonferenze di
centro (0, 0) mediante le funzioni f (z) = z e g(z) = 1/z. Si trova ancora una
famiglia di circonferenze col medesimo centro, e da questo punto di vista le due
funzioni sembrano indistinguibili. Per`o, f (z) = z trasforma la regione interna
di una circonferenza nella regione interna della circonferenza corrispondente
mentre g(z) la trasforma nella regione esterna.
Analoga osservazione pu`o farsi, per esempio, per le funzioni ez ed ez e
ci`o suggerisce di considerare la regione esterna ad un disco come intorno
di . Tecnicamente, di sostituire il piano complesso con la corrispondente
compattificazione di Alexandrov. Un modo comodo di fare ci`o consiste nel
considerare una sfera il cui polo SUD tocca R2 (insieme di partenza della

1.7. INTEGRALE DI CURVA DI FUNZIONI OLOMORFE

37

Figura 1.3: a sinistra |Logz|, a destra | sin z|. Le linee sono le immagini di una
griglia r = cost, = cost.

5
1.8

4
1.6

3
1.4

2
1.2

1
1

0
1

0.8
1

0.5
1
0

0.5

0.4
1

0.5

0.6

0.5
0
0.5

0.5
1

0.5
0

0.5

funzione) in (0, 0). Il polo NORD viene ad avere il ruolo di . Il piano R2 si


rappresenta sulla sfera, mediante la proiezione stereografica, dal polo NORD.
La corrispondenza ottenuta `e bicontinua tra il piano e la sfera privata del polo
NORD e la sfera stessa, usata in questo modo, si chiama sfera di Riemann ,
si veda la figura 1.6.
La funzioni da C in se possono quindi rappresentarsi anche come funzioni
da C nella sfera o dalla sfera in se,

1.7

Integrale di curva di funzioni olomorfe

Ricordiamo che col termine curva intenderemo sempre un arco regolare a


tratti a valori in R2 , ossia una funzione continua t z(t) = x(t) + iy(t)
definita per t [a, b], ovunque derivabile salvo un numero finito di punti. In
tali punti, e negli estremi a e b, richiederemo lesistenza dei limiti direzionali
della derivata. Richiederemo inoltre che
|z 0 (t)| =
6 0,
salvo al pi`
u in un numero finito di punti.
Introduciamo la notazione
Z
f dz.

Se f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y), e se `e parametrizzata da


z(t) = x(t) + iy(t) ,

(1.19)

38

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE


Figura 1.4: Immagine di rette, sotto lazione di f (z) = z 2 /10.
10

16

14

8
12
7
10

3
4
2
2

10

0
10

10

Figura 1.5:
2

1.5

1.5

0.5

0.5

0.5

0.5

1.5

1.5

2
2.5

1.5

0.5

0.5

1.5

2.5

2.5

1.5

0.5

0.5

1.5

2.5

definiamo
Z

f dz =

Z b
a

f (z(t))z (t) dt =

Z b
a

[u(x(t), y(t)) + iv(x(t), y(t))][x0 (t) + iv 0 (t)] dt .

Sviluppando i calcoli si trova


Z

f dz =

Z b

aZ

Z b
a

[u(x(t), y(t))x0 (t) v(x(t), y(t))y 0 (t)] dt +

[u(x(t), y(t))y 0 (t) + v(x(t), y(t))x0 (t)] dt

u dx v dy + i

v dx + u dy .

1.7. INTEGRALE DI CURVA DI FUNZIONI OLOMORFE

39

Figura 1.6:

1.5

0.5

0
1
1

0.5
0.5

0
0
0.5

0.5
1

Si trova quindi
Z

f dz =

u dx v dy + i

v dx + u dy ,

la somma di due integrali di forme differenziali.


Osservazione 27 Alla stessa espressione si perviene definendo lintegrale come limite delle somme di Riemann
n
X

f (z(ti ))z 0 (ti )(ti+1 ti ) .

i=0

Omettiamo i dettagli della dimostrazione.


Gli integrali delle forme differenziali non mutano cambiando la parametrizzazione
di ; cambiano segno cambiando il verso di percorrenza su . Dunque queste stesse
propriet`a valgono per lintegrale (1.19).
Proviamo ora:
Lemma 28 Sia (t), t [a, b], una funzione continua a valori complessi.
Vale:
Z

Z b
b

(t) dt
|(t)| dt .
a

40

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Dim. Indichiamo con z0 il numero


z0 =

Z b
a

Si sa che
|z0 | =
e quindi

(t) dt .
z0 z0
|z0 |

Z
Z b

b
z0
z0

(t) dt = |z0 | =

z0 =
(t) dt .

a
|z0 |
a |z0 |

La funzione t |zz00 | (t) `e ancora una funzione a valori complessi, ma luguaglianza precedente mostra che il suo integrale `e reale. Dunque, lintegrale della
sua parte immaginaria `e nullo e quindi
Z

)
(
Z b
b

z0

(t) dt
(t) dt =
<e
a

|z0 |
a

Z b
Z b

z0

(t) dt =
|(t)| dt .

a |z0 |
a

Osservazione 29 La disuguaglianza precedente vale perche stiamo considerando lintegrale


su un segmento
dellasse reale. Non ha invece alcun senso
R
R

scrivere f (z) dz |f (z)| dz, con generica curva. Infatti in tal caso lintegrale a destra prende valori complessi anche se lintegrando `e reale.
La formula che sostituisce la disuguaglianza sbagliata precedente `e data dal
prossimo teorema.
Ricordiamo ora che
L =

Z b
a

|z 0 (t)| dt

`e per definizione la lunghezza della curva regolare a tratti : z = z(t), t


[a, b]. Dal lemma precedente segue:
Teorema 30 Sia : z = z(t), t [a, b] una curva regolare a tratti e sia f (z)
una funzione da C in C, continua sul sostegno della curva . Sia M tale che
|f (z(t))| M ,
Vale:

t [a, b] .

f (z) dz M L .

Dim. Si applichi il Lemma 28 alla funzione f (z(t))z 0 (t). Si trova


Z

Z b

f (z(t))z 0 (t) dt
|f (z(t))| |z 0 (t)| dt M L .

1.8. IL TEOREMA DI CAUCHY

1.8

41

Il teorema di Cauchy

Ricordiamo che se u(x, y) e v(x, y) sono funzioni di classe C 1 , allora la funzione


f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y)
`e olomorfa quando valgono le condizioni di CauchyRiemann, ossia quando
ux = v y ,

uy = vx .

Si sa che queste sono le condizioni perche siano chiuse le forme differenziali


v dx + u dy ,

u dx v dy

e ci`o suggerisce di applicare alle funzioni olomorfe la teoria, nota, delle forme
differenziali.
Sia una curva semplice e chiusa contenuta in una regione di Jordan .
Usando la formula di Green si trova:
Teorema 31 (Teorema di Cauchy ) Sia f (z) olomorfa in una regione di
Jordan e sia una curva semplice e chiusa in . Vale
Z

f (z) dz = 0 .

Dim. Dalla formula di Green si vede che


Z

f dz =

[vx + uy ] dx dy + i

[ux vy ] dx dy .

Le condizioni di CauchyRiemann mostrano che ambedue gli integrali su


sono nulli.
Osservazione 32 Notiamo:
Se due curve ed hanno le propriet`a che giustificano la formula (1.6),
la formula (1.6) implica che
Z

f (z) dz =

f (z) dz .

(1.20)

il teorema 31 pu`o provarsi senza fare uso di risultati relativi alle forme
differenziali, e nella sola ipotesi che f (z) sia derivabile in ciascun punto
di ; ossia, le ipotesi di continuit`a delle derivate possono rimuoversi.

42

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE


Vediamo infine un esempio di calcolo di integrale.

Esempio 33 Sia f (z) = (z z0 )n e sia la circonferenza


:

z(t) = z0 + eit ,

t [0, 2k] .

Il numero k `e intero positivo. Si osservi che la circonferenza `e orientata


positivamente e che essa `e semplice solo quando k = 1.
Si ha:
Z

(z z0 )n dz =
=i

Z 2k
0

Z 2k
0

eint ieit dt = i

Z 2k
0

ei(n+1)t dt

[cos(n + 1)t + i sin(n + 1)t] dt .

Se n = 1 si vede che lintegrale vale 2. Altrimenti si vede che lintegrale


vale 0, sia per n 0 che per n < 1.
Se k = 1 luguaglianza a zero dellintegrale segue dal Teorema di Cauchy
(Teorema 31) quando n 0. Il fatto che lintegrale sia nullo anche per n 2
mostra che la condizione del teorema 31 `e solo sufficiente.
Se n = 1, ossia quando si integra la funzione 1/(z z0 ), si trova
1 Z
1
dz = k ,
2i z z0
numero dei giri che la circonferenza fa intorno allorigine. Si chiama questo
l indice della circonferenza rispetto al suo centro. Vedremo in seguito come
generalizzare questosservazione.

1.9

Primitive

Sia f (z) una funzione da C in C, definita su una regione . NON si richiede


che la regione sia di Jordan. Si chiama primitiva di f (z) una funzione F (z),
anchessa definita su , e tale che
F 0 (z) = f (z)

z .

Ovviamente
Teorema 34 Se la funzione continua f (z) ammette primitiva su e se `e
una curva chiusa, allora
Z
f dz = 0 .

In generale, se non `e chiusa, lintegrale dipende dai soli estremi di .

1.9. PRIMITIVE

43

Dim. Basta notare che


Z

f dz =
=

Z b
a
Z b
a

f (z(t))z 0 (t) dt =

Z b
a

F 0 (z(t))z 0 (t) dt

d
F (z(t)) dt = F (z(b)) F (z(a)) .
dt

Se la curva `e chiusa si ha z(b) = z(a) e lintegrale `e nullo. In generale, si vede


che lintegrale dipende dai soli estremi della curva.
Vale anche il viceversa:
Teorema 35 Sia f (z) una funzione continua su . Se
Z

f dz

`e nullo su tutte le curve chiuse in allora la funzione f (z) ammette una


primitiva.
Dim. Si fissi un punto z0 . Ogni z si connette a z0 mediante una
poligonale (si ricordi che `e un aperto connesso). Indichiamo con Pz una
poligonale che connette z0 con z e sia
Z

F (z) =

Pz

f dz .

La funzione F (z) `e univoca perche per ipotesi lintegrale non dipende dalla
particolare poligonale scelta per connettere z0 con z, ma solo dai suoi estremi;
e quindi solo da z, dato che z0 si intende fissato.
Mostriamo che F (z) `e derivabile, con derivata f (z).
Per calcolare F (z + h) scegliamo una poligonale che congiunge z0 con z e
estendiamola a z + h mediante il segmento
z + th ,

t [0, 1] .

Sia S tale segmento. Allora,


Z 1
1Z
1Z1
F (z + h) F (z)
=
f dz =
f (z + th)h dt =
f (z + th) dt .
h
h S
h 0
0

Essendo f (z) continua, il limite dellultimo integrale per h 0 `e


F 0 (z) =

Z 1
0

f (z) dt = f (z) .

44

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Osservazione 36 Si noti che il teorema precedente pu`o dimostrarsi anche


richiedendo che lintegrale di f (z) sia nullo sulle sole poligonali chiuse. E
sufficiente per questo che esso sia nullo quando `e un triangolo.
In particolare, dal teorema di Cauchy, si vede che:
Teorema 37 Sia f (z) olomorfa su e sia una curva in la cui regione
interna `e contenuta in .
La funzione f (z) ammette primitiva in .
Naturalmente, se una primitiva esiste, ne esistono infinite. Vale per`o:
Teorema 38 Se F (z) e G(z) sono definite sulla medesima regione ed hanno
derivata uguale, la loro differenza `e costante su .
Dim. Sia H(z) = F (z) G(z). Vale H 0 (z) = 0 su .
Sia H(z) = U (z) + iV (z). La condizione H 0 (z) = 0 e lespressione (1.10)
per la derivata mostrano che
Ux = 0 ,

Vx = 0 .

Dalle condizioni di CauchyRiemann si trova anche che


Uy = 0 ,

Vy = 0

e quindi U e V ammettono ambedue le derivate parziali in ciascun punto di


, e queste sono nulle. E quindi le funzioni sono costanti.
Concludiamo con alcune osservazioni.
Osservazione 39 Sia f (z) olomorfa su una generica regione . Non `e vero
che f (z) debba ammettere primitive su , come mostra lesempio della funzione
f (z) = 1/z. Sia = C {0}. Certamente f (z) ammette primitiva nella
regione , se non gira intorno allorigine. Ma, se gira intorno allorigine,
la primitiva non esiste perch`e lintegrale di f (z) su una circonferenza di centro
lorigine non `e nullo, si veda lEsempio 33.
Le condizioni del Teorema 37 sono solamente sufficienti, come mostra il
caso della funzione
1
z C {0} ,
f (z) = n ,
z
con n intero maggiore di 1 ed = C {0} (si veda ancora lEsempio 33). In
questo caso la primitiva esiste ed `e
F (z) =

1
.
(1 n)z n1

1.9. PRIMITIVE

45

Ricordiamo ora che la funzione Logz `e derivabile, con derivata uguale a


1/z. Si sa che lintegrale di questultima funzione su una generica curva chiusa
in C{0} puo non essere nullo; ma ci`o non contraddice il Teorema 37 perch`e
la funzione Logz non `e olomorfa su C {0}.

1.9.1

Curve equipotenziali

Sia F (z) una primitiva di f (z) e sia


F (x + iy) = U (x, y) + iV (x, y) ,

f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y) .

Supponiamo inoltre che f (z) non si annulli su .


Ricordiamo le formule
F 0 (z) = Ux + iVx = iUy + Vy = u + iv .
Uguagliando F 0 (z) af f (z) si trova
U = (u, v) ,

V = (v, u)

(1.21)

ossia U e V sono i potenziali rispettivamente dei campi vettoriali


ui vj ,

vi + uj .

Consideriamo le curve equipotenziali 1 e 2 implicitamente definite da


U (x, y) = c ,

V (x, y) = d

(usando il teorema delle funzioni implicite si vede che queste equazioni definiscono implicitamente due curve nellintorno dei punti (x, y) nei quali F 0 (x +
iy) = f (x + iy) 6= 0).
Non necessariamente queste curve si intersecano. Supponiamo che esse si
intersechino per x = x0 ed y = y0 .
Si sa che U (x0 , y0 ) `e ortogonale alla 1 e che V (x0 , y0 ) `e ortogonale alla
2 . Usiamo (1.21) per calcolare il prodotto scalare di questi vettori:
U (x0 , y0 ) V (x0 , y0 ) = 0 ,
ossia, le curve equipotenziali rispettivamente del potenziale U e del potenziale V
sono mutuamente perpendicolari nei punti in cui si intersecano.

46

1.9.2

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Il caso della funzione z z

Lesempio 33 mostra che la funzione f (z) = 1/z non ha primitiva su una


regione di Jordan che contiene 0, dove pero non `e ovunque definita. Questa
funzione `e olomorfa e quindi ammette primitiva in qualunque regione di Jordan
che non contiene 0.
E naturale chiedersi se una funzione ovunque definita e continua debba
avere primitiva. Lesempio che ora studiamo mostra che ci`o non accade.
La funzione che a z associa il suo coniugato z `e continua su C. Si `e gi`a
visto, al paragrafo 1.4, che non `e olomorfa. Mostriamo che essa non ammette
primitiva.
Se fosse F 0 (z) = z, allora F (x + iy) = U (x, y) + iV (x, y) ed F 0 (x + iy) =
f (x + iy) = x iy.
Si ricordi che F 0 (x + iy) = Ux (x, y) + iVx (x, y) e quindi
Ux (x, y) = x ,

Vx (x, y) = y .

Dunque, U (x, y) = (x2 /2) + (y). Essendo Uy = Vx = y si trova che (y) =


(y 2 /2). Dunque,
x2 + y 2
U (x, y) =
.
2
Invece, da Vx (x, y) = y, si trova
V (x, y) = xy + (y)
e quindi
Vy (x, y) = x + 0 (y) = Ux (x, y) = +x .
Questultima uguaglianza `e impossibile, e quindi la primitiva F (x + iy) di
f (z) = z non esiste. Vedremo al par. 1.13 che avremmo potuto dedurre ci`o dal
fatto che la derivata di una funzione olomorfa `e ancora una funzione olomorfa.

1.9.3

La funzione logaritmo e le potenze

Abbiamo gi`a definito i logaritmi dei numeri complessi non nulli e quindi le
funzioni logaritmo,
log z = log |z| + iArg z + 2ki ,

(1.22)

una funzione per ciascun valore dellintero k. Abbiamo notato che queste sono funzioni olomorfe, con derivata 1/z, a parte che nei punti dellasse reale
negativo. Per`o abbiamo notato che lasse reale negativo entra in queste questioni solo a causa della particolare scelta dellargomento principale; e quindi

1.9. PRIMITIVE

47

le funzioni logaritmo, cos` definite, hanno propriet`a che non sono indipendenti
dal modo scelto per rappresentare la funzione. Vediamo ora un modo diverso
di introdurre la funzione logaritmo, che mostra che in realt`a non si incontrano problemi se si decide di lavorare in una regione di Jordan qualsiasi, ma
che non contiene lorigine. Si noti che tale regione pu`o spiraleggiare intorno
allorigine, come nella figura 1.7.
Figura 1.7:
10

10
15

10

10

Consideriamo la funzione 1/z su . Questa funzione `e olomorfa su e


quindi `e dotata di primitiva per il Teorema 37. Si noti che per questo si usa
lipotesi che `e una regione di Jordan che non contiene 0.
Si fissi un punto z0 e sia w0 uno dei suoi logaritmi,
w0 = log |z0 | + iArg z0 + 2k0 i
per un certo numero intero k0 . Sia Pz una poligonale che connette il punto z0
fissato col generico punto z , senza uscire da .
Consideriamo la funzione
Z

L(z) = w0 +

Pz

1
d .

Questa `e una funzione olomorfa su che in z0 prende il valore w0 ed `e primitiva di 1/z; ossia, la derivata di L(z) `e 1/z e quindi la sua differenza dalla
funzione (1.22)
log |z| + iArg z + 2k0 i

48

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

`e costante sulla regione in cui ambedue sono definite e derivabili. Se interseca


lasse reale negativo, ci`o non avviene su tutta , si veda la figura 1.8. Le due
Figura 1.8:
10

10
15

10

10

funzioni coincidono sulla sola parte tratteggiata di . Esse certamente non


coincidono sulla parte rimanente, perche L(z) traversa lasse reale negativo
con continuit`a.
Ricapitolando queste considerazioni, chiameremo la funzione L(z) una funzione logaritmo su , e la chiameremo il logaritmo principale se `e stata costruita scegliendo k0 = 0. Essa si indicher`a col simbolo log z oppure, nel caso del
logaritmo principale, col simbolo Log z.
Dato che elog |z|+iArg z+2k0 i = z, lo stesso vale per L(z) nella parte tratteggiata di . Vedremo che ci`o vale anche nella parte rimanente di , si veda il
paragrafo 1.13.2 e lesempio 58. Dunque, quando un punto mobile z traversa lasse reale negativo, la funzione L(z) passa dalluna allaltra determinazione
della funzione log z.
Ponendo
z a = eaLogz
si trova che le potenze z a sono definite e sono funzioni olomorfe in ogni regione
di Jordan che non contiene lorigine. Se la regione contiene lasse reale positivo,
allora z a prende valori reali su tale asse.
Sia ora una regione di Jordan e sia f (z) una funzione olomorfa su , che
non si annulla. Fissiamo un punto z0 e la poligonale Pz congiunga z0 col

1.10. INDICE E OMOTOPIA

49

generico punto z . Si definisce


Z

Log f (z) =

Pz

f 0 ()
d
f ()

e questa funzione `e olomorfa su . Ci`o fatto, si definisce, per ogni C,


f (z) = eLog f (z) :
su si possono definire tutte le potenze di f (z), e queste vengono ad essere
funzioni olomorfe di z; ricordiamo, purche f (z) non si annulli si , e purche
sia una regione di Jordan.

1.10

Indice e omotopia

Passiamo ora a considerare unaltra funzione importantissima nello studio delle


funzioni olomorfe. Questa funzione associa un numero intero alla coppia costituita da una curva e da un punto z0 che non gli appartiene. Questo numero
rappresenta, intuitivamente, il numero dei giri che la curva fa intorno a z0 ,
considerati positivi se la curva ruota in senso antiorario, negativi altrimenti.
Si veda lesempio 33 per un caso particolare.
Sia una regione di Jordan e sia z0 un suo punto. Sia una curva chiusa,
semplice o meno, il cui sostegno `e in e non passa per il punto z0 . Definiamo
1
1 Z
I(, z0 ) =
dz ,
2i z z0
si vedano le considerazioni dellEsempio 33.
Dato che la curva non incontra z0 , lintegrale `e ben definito ed `e una
funzione di classe C di z0 , almeno finche z0 non incontra il sostegno di .
Mostriamo che questa funzione prende valori interi e quindi `e costante se z0 si
muove su una curva senza toccare .
Teorema 40 La funzione I(, z0 ) prende valori interi.
Dim. Sia z(t), t [a, b] una parametrizzazione della curva . Ricordiamo
che implicitamente supponiamo sempre che le parametrizzazioni (continue su
[a, b]) siano derivabili con continuit`a, salvo un numero finito di punti. Si ha:
I(, z0 ) =

1 Z b z 0 (t)
1 Z
1
dz =
dt .
2i z z0
2i a z(t) z0

50

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Si ha
(t) =

Z t
a

z 0 (t)
dt ,
z(t) z0

t [a, b] .

La funzione a valori complessi di variabile reale t `e continua e continuamente


derivabile, perche z(t) 6= z0 per ogni t. Inoltre,
0 (t) =

z 0 (t)
,
z(t) z0

(a) = 0 ,

(b) = I(, z0 ) .

Si ha
d (t)
e
(z(t) z0 ) = e(t) {0 (t)(z(t) z0 ) + z 0 (t)} = 0 .
dt
Dunque, la funzione e(t) (z(t) z0 ) `e costante. Uguagliando i valori assunti
per a e per b si trova
e(a) (z(a) z0 ) = (z(a) z0 ) = e(b) (z(b) z0 ) .
Ricordando che la curva `e chiusa, ossia che z(a) = z(b), e che z(a) z0 6= 0
si trova e(b) = 1, ossia si trova che esiste un intero k per cui
(b) = 2ki
e quindi I(, z0 ) = k, con k intero, come si voleva.
Questo prova che I(, z0 ) `e sempre un numero intero. Esso si chiama
l indice della curva rispetto al numero z0 che non le appartiene.
Giustifichiamo ora linterpretazione intuitiva dellindice come numero dei
giri della curva intorno a z0 . Ci`o si `e gi`a visto nel caso in cui sia una
circonferenza percorsa k volte. Se `e una curva percorsa k volte, per ladditivit`a dellintegrale, lindice `e k volte lindice che si ottiene percorrendo la
curva una sola volta. Sia quindi semplice. Scegliamo una piccola circonferenza C di centro z0 , contenuta in . Il teorema di Cauchy ci dice che
I(, z0 ) = I(C, z0 ) = 1 e ci`o mostra linterpretazione dellindice come numero
dei giri, nel caso di una curva percorsa pi`
u volte.
Nel caso della curva in figura 1.9, che gira pi`
u volte intorno a z0 , senza
ripercorrere se stessa, si arriva alla medesima interpretazione spezzando la
curva in tante curve semplici e chiuse.
Se la curva `e semplice e se z0 `e nella regione esterna alla curva allora il
suo indice `e 0. Invece, se z0 `e nella regione interna allora il suo indice `e +1
oppure 1. Pi`
u in generale, il complementare del sostegno di una curva `e
unione di un numero finito di regioni semplicemente connesse. Si `e gi`a notato

1.10. INDICE E OMOTOPIA

51
Figura 1.9:

0.8

0.6

0.4

0.2

z0

0.2

0.4

0.6

0.8

1
1

0.5

0.5

1.5

2.5

che lindice rimane costante se z0 varia senza incontrare . Dunque, I(, z0 ) `e


costante in ciascuna delle regioni nelle quali divide C, si veda la figura 1.9
Per finire, consideriamo il caso seguente, che ci interesser`a in seguito. Sia
una curva semplice e chiusa orientata positivamente, il cui sostegno appartiene alla regione di Jordan su cui una funzione f (z) `e olomorfa. Si `e gi`a
introdotta la curva f , immagine di mediante la funzione f (z): se ha parametrizzazione z = z(t), t [a, b], allora f ha parametrizzazione f (z(t)),
t [a, b].
La curva f `e chiusa perche lo `e, ma pu`o essere che non sia semplice.
Supponiamo che f (z) non si annulli su e consideriamo
1 Z b f 0 (z(t))z 0 (t)
dt .
2i a
f (z(t))
Questintegrale `e uguale ad ambedue gli integrali seguenti:
1 Z f0
dz ,
2i f

1 Z 1
dw
2i f w

e lultimo integrale `e I(f , 0). Si ha quindi che


1 Z f0
I(f , 0) =
dz .
2i f
R

Segue un semplice metodo grafico per il calcolo di (1/2i) (f 0 /f ) dz (quando


f (z) non si annulla sul sostegno di ) che `e alla base di molti metodi grafici

52

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

dellingegneria: si disegna la curva f e se ne conta il numero dei giri intorno


allorigine.
Naturalmente, i metodi grafici sono sempre approssimati. E notevole il
fatto che, in questo caso, il metodo grafico d`a in realt`a valori esatti. Infatti, `e
intuitivamente evidente, e si giustificher`a in seguito, che il valore dellintegrale
varia di poco quando varia di poco, purch`e la deformazione applicata
a non conduca f ad incontrare 0, ossia non conduca ad incontrare uno
zero di f (z). Dato che lindice prende valori interi, esso rimane costante sotto lazione di piccole perturbazioni su , quali quelle che si incontrano nella
rappresentazione numerica di e di f .
La giustificazione rigorosa di questo argomento conduce alla teoria dell omotopia .
Siano 1 e 2 due curve diverse. Non `e restrittivo assumere che il parametro
vari nel medesimo intervallo [a, b]. Diciamo che esse sono omotope se esiste
una funzione continua H(t, s) di due variabili reali s [0, 1], t [a, b], a valori
complessi, tale che H(0, t) parametrizzi 1 mentre H(1, t) parametrizzi 2 .
Se le due curve appartengono ad una regione , si dice che esse sono
omotope in se i valori della funzione H(s, t) appartengono ad .
Per ogni valore intermedio s0 [0, 1], la funzione H(s0 , t) parametrizza
una curva e per s 0 la curva `e vicina a 1 mentre per s 1 `e vicina a 2 .
Quindi la H(s, t) parametrizza una deformazione continua di 1 in 2 .
Nei casi pi`
u importanti, le curve 1 e 2 hanno gli estremi comuni oppure
sono chiuse. Se esse hanno estremi comuni, si richiede anche che H(s, a) ed
H(s, b) siano costanti. In tal caso una deformazione continua di 1 su 2 `e
illustrata dalla figura 1.10
Se le due curve 1 e 2 sono chiuse, nel parlare di omotopia si sottintende che
ciascuna delle curve t H(s, t) sia chiusa.
Richiediamo ora che le due curve 1 e 2 siano omotope rispetto ad una
regione che non contiene zeri della funzione f (z). In tal caso, indicando con
s la curva di parametrizzazione t H(s, t), si trova che
1 Z f0
s
dz
2i s f
`e continua per s [a, b] e quindi, prendendo valori interi, costante. Ci`o giustifica le considerazioni precedenti e suggerisce una diversa formulazione del
Teorema di Cauchy, Teorema 31. Ricordiamo che due curve sono omotope in
una regione quando i valori di H(s, t) appartengono ad per ogni s e per
ogni t. Si ha:
Teorema 41 (forma omotopica del teorema di Cauchy) Siano 1 e 2
curve tra loro omotope in una generica regione su cui f (z) `e olomorfa.

1.10. INDICE E OMOTOPIA

53
Figura 1.10:

1
1

0.8

0.6

0.4

0.2

0.2

0.4

0.6
2

0.8

1
3

Supponiamo che le due curve siano chiuse o che abbiano gli stessi estremi.
Allora vale
Z
Z
1

f (z) dz =

f (z) dz

Dim. (cenno) La dimostrazione del teorema `e alquanto noiosa, ma lidea della


dimostrazione `e semplice e ci limitiamo a presentarla. Sia H(s, t) la funzione
continua tale che H(0, t) parametrizza 1 e H(1, t) parametrizza 2 .
Non `e restrittivo assumere t [0, 1].
Dividiamo il quadrato [0, 1] [0, 1] in tanti piccoli quadrati, come nella
figura 1.9 a sinistra e consideriamo limmagine mediante H(t, s) dei lati di tutti
i quadrati ottenuti. Si trova una struttura del tipo di quella nella figura 1.11
a destra (le immagini dei lati sono state disegnate rettilinee per comodit`a di
disegno, ma potrebbero non esserlo).
I lati dei quadrati si trasformano in curve chiuse e su tali curve lintegrale `e
nullo. Sommando ciascuno degli integrali sui singoli quadrati e tenendo conto
delle cancellazioni si trova lasserto.
Vediamo ora un caso estremo: per definizione, una curva non pu`o essere
parametrizzata da una funzione costante. Supponiamo per`o che esista una
funzione H(s, t) continua su [0, 1] [a, b] e tale che H(0, t) parametrizzi una
curva mentre H(1, t) = z0 per ogni t [a, b]. In questo caso si dice che la
curva `e omotopa al punto z0 .

54

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE


Figura 1.11:
4

3
3

2
y
2

1
x

3
3

E ancora vero che

4
4

1 Z f0
s
dz
2i s f

dipende con continuit`a da s e inoltre, per s 0, il limite `e ora 0; e quindi la


funzione `e identicamente zero. Vale quindi
Corollario 42 Se `e omotopa ad un punto nella generica regione allora
Z

f dz = 0

per ogni funzione f (z) olomorfa su .


Sottolineiamo che ne il teorema 41 ne il corollario 42 richiedono che sia
una regione di Jordan. Si potrebbe provare che tutti i teoremi che valgono
per regioni di Jordan valgono anche per le regioni che sono semplicemente
connesse secondo la definizione seguente: una regione si dice semplicemente
connessa se ogni curva di Jordan di sostegno in `e omotopa ad un punto di
.

1.11. CONVERGENZA UNIFORME SUI COMPATTI E INTEGRAZIONE55

1.11

Convergenza uniforme sui compatti e integrazione

Ricordiamo che se
f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y)
`e continua, abbiamo definito
Z

f dz =

u dx v dy + i

v dx + u dy .

Se `e parametrizzata da
z = z(t) = x(t) + iy(t) ,

t [a, b]

si trova
Z

f dz =

+i

Z b
a

Z b
a

{u(x(t), y(t))x0 (t) v(x(t), y(t))y 0 (t)} dt

{v(x(t), y(t))x0 (t) + u(x(t), y(t))y 0 (t)} dt

ossia si trova la somma di quattro integrali di funzioni continue su [a, b], intervallo limitato e chiuso. Dunque, a tali integrali si possono applicare tutte
le propriet`a note per gli integrali di funzione di variabile reale. In particolare,
se (un (x, y)) `e una successione che converge uniformemente ad u(x, y) allora
lim un (x(t), y(t)) = u(x(t), y(t))
n

e il limite `e uniforme su [a, b]. Dunque,


lim
lim

Z b
a

Z b
a

un (x(t), y(t))x0 (t) dt =


0

un (x(t), y(t))y (t) dt =

Z b
a

Z b
a

u(x(t), y(t))x0 (t) dt


u(x(t), y(t))y 0 (t) dt .

Analogo argomento vale se (vn (x, y)) converge uniformemente a v(x, y).
Sia ora (fn (z)) una successione di funzioni della variabile complessa z,
convergente uniformemente ad f (z). Si sa che ci`o avviene se e solo se le parti
reali, rispettivamente immaginarie, delle fn (z) convergono rispettivamente alla
parte reale ed immaginaria di f (z). Dunque:

56

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Teorema 43 Sia (fn (z)) una successione di funzioni continue su una regione
, e sia una curva il cui sostegno `e in . Supponiamo che esista una
funzione f (z), definita sul sostegno di , tale che
lim fn (z) = f (z) ,
n

uniformemente sul sostegno di . Allora vale


Z

lim

fn (z) dz =

f (z) dz .

In pratica non `e comodo studiare la convergenza di una successione di


funzioni sul sostegno di una singola curva. Si presenta per`o frequentemente il
caso seguente: una successione di funzioni continue (fn (z)) converge ad una
funzione f (z) in ogni punto di , ma non uniformemente. E per`o possibile
provare che per ogni compatto K contenuto in la convergenza `e uniforme;
ossia, per ogni > 0 esiste N = N (, K) tale che se n > N allora vale
|fn (z) f (z)| <

z K .

In tal caso si dice che la successione (fn (z)) converge uniformemente sui
compatti di .
La convergenza uniforme sui compatti ovviamente implica la continuit`a
della funzione limite f (z) e inoltre implica la convergenza uniforme sui sostegni
di curve che sono contenuti in , perch`e i sostegni di curve sono compatti.
Dunque permette lapplicazione del Teorema 43.
Un caso importante in cui si ha convergenza uniforme sui compatti `e quello
delle serie di Laurent nei compatti contenuti nella corona di convergenza. In
questo caso si ha:
P

n
Corollario 44 Sia +
k= an (z z0 ) una serie di Laurent la cui corona di
convergenza `e non vuota e sia una curva il cui sostegno `e nella corona di
convergenza. Sia (z) una funzione continua su . In tal caso si ha:

+
X

()

ak ( z0 )

d =

k=

+
X

ak

k=

(z)( z0 )k d .

Se in particolare si sceglie (z) = 1 si trova


Z

+
X

k=

ak ( z0 )

d =

+
X
k=

ak

( z0 )k d.

Asserti analoghi valgono per le serie di Taylor, naturalmente riformulati


rispetto al disco di convergenza.

1.12. LA FORMULA INTEGRALE DI CAUCHY

1.12

57

La formula integrale di Cauchy

Sia f (z) olomorfa sulla regione di Jordan e sia una curva di Jordan in .
La formula integrale di Cauchy mostra in particolare che i valori di f (z) nella
regione interna a sono univocamente individuati dai valori che la f (z) assume
sul sostegno di e inoltre vengono ad essere espressi mediante una semplice
formula integrale. Si noti che niente di analogo vale per funzioni di classe C 1
di due variabili reali.
Pi`
u avanti vedremo che anche i valori che f (z) assume nella regione esterna
a sono individuati dai valori che essa assume sul sostegno di . Per`o, nessuna
formula semplice permette di trovarli.
La formula integrale di Cauchy vale per curve chiuse, anche non semplici,
di sostegno in . In tale forma lo enunciamo anche se, di regola, lo useremo
nel caso delle curve semplici.
Teorema 45 (formula integrale di Cauchy ) Sia f (z) olomorfa in una
regione di Jordan e sia una curva in . Sia z un punto che non
appartiene al sostegno di . Vale:
1 Z f ()
I(, z)f (z) =
d .
2i z

(1.23)

Dim. Limitiamoci a provare il teorema per il caso delle curve semplici. In


questo caso, I(, z) = 0 quando z `e nella regione esterna a e in tal caso
lintegrale `e nullo per il Teorema di Cauchy, Teorema 31. Dunque, in tal caso
luguaglianza `e verificata. Sia allora z , la regione interna a . In questo
caso I(, z) = 1 e dobbiamo provare che
1 Z f ()
f (z) =
d .
2i z
Sia Cr una circonferenza di raggio r e centro z, con r cos` piccolo che Cr sia
contenuta nella regione . Il Teorema di Cauchy mostra che
1 Z f ()
1 Z f ()
d =
d .
2i z
2i Cr z
In particolare, la funzione di r,
r

1 Z f ()
d
2i Cr z

58

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

`e costante e quindi
(

lim

r0+

1 Z f ()
d
2i Cr z

1 Z f ()
d .
2i z

Il limite si calcola facilmente notando che


1 Z f ()
1 Z f () f (z)
1 Z f (z)
d =
d +
d
2i Cr z
2i Cr
z
2i Cr z
1 Z f () f (z)
=
d + f (z)
2i Cr
z
(se la curva non `e semplice, laddendo f (z) viene moltiplicato per I(, z)).
Basta quindi calcolare
1 Z f () f (z)
d .
r0 2i Cr
z
lim

E immediato notare che questo limite `e nullo. Infatti, il modulo del rapporto
incrementale

f () f (z)

z
`e limitato, diciamo da M = 2|f 0 (z)|, per | z| piccolo. Dunque, per il
Teorema 30, vale

f () f (z)

d 2rM .

Cr
z
Il membro destro tende a zero per r 0 e ci`o prova luguaglianza richiesta.
La formula (1.23) si chiama formula integrale di Cauchy e, ripetiamo, non
ha analogo per le funzioni di variabile reale.
La formula integrale di Cauchy ha una conseguenza interessante: supponiamo che f (z) sia olomorfa in |z| < 1 e continua in |z| 1. Supponiamo
inoltre che f (eit ) = 0 per ogni t. In tal caso, la funzione f (z) `e identicamente
zero.
Infatti, per ogni z0 di modulo minore di 1 vale
1 Z
f ()
d .
f (z0 ) =
2i |z|=r z0
Questa formula vale per ogni r con |z0 | < r < 1. Scrivendo esplicitamente la
parametrizzazione della circonferenza, si trova
f (z0 ) =

1 Z 2 f (reit )
ireit dt .
2i 0 reit z0

1.12. LA FORMULA INTEGRALE DI CAUCHY

59

Passando al limite per r tendente ad 1 si vede che


f (z0 ) =

1 Z 2 f (eit ) it
e dt = 0 .
2 0 eit z0

E importante sapere che in realt`a la sola condizione f (eit ) = 0 per t [, ]


con < implica che f (z) `e identicamente zero.

1.12.1

La propriet`
a della media

Scriviamo la formula integrale di Cauchy nel caso speciale in cui `e una


circonferenza di raggio r centrata in z0 . Vale
f (z0 ) =

1 Z f ()
d .
2i z0

Introducendo la parametrizzazione
(t) = reit = r[cos t + i sin t] ,
si trova

t [0, 2]

1 Z 2
f (z0 ) =
f (z0 + reit ) dt .
2 0

(1.24)

Questa formula mostra che f (z0 ) pu`o interpretarsi come media dei valori che la
funzione prende sulla circonferenza di centro z0 e raggio 1. Per questa ragione
la particolare forma (1.24) della formula integrale di Cauchy si chiama formula
della media .
Osserviamo ora che lintegrale che figura nella formula della media `e su un
intervallo dellasse reale; e quindi, scrivendo
f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y)
e prendendo la parte reale dei due membri, si trova
u(x0 , y0 ) =

1 Z 2
u(x0 + r cos t, y0 + r sin t) dt ,
2 0

(1.25)

ossia la propriet`a della media vale anche per le parti reali (e immaginarie) di
funzioni olomorfe.

60

1.12.2

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Funzioni olomorfe rappresentate mediante integrali

Abbiamo visto che le serie di potenze identificano una classe di funzioni olomorfe. Lintegrale che figura nella formula di Cauchy suggerisce una seconda
classe di funzioni olomorfe, dotate di una semplice rappresentazione. Sia h()
una funzione continua sul sostegno di (non necessariamente chiusa).
Sia f (z) definita da
f (z) =

1 Z h()
d .
2i z

(1.26)

In questo modo, f (z) `e ben definita per ogni z che non appartiene al sostegno
di . Inoltre, la funzione
h()
z
d
z
`e di classe C ed ha derivate rispetto a z limitate uniformemente al variare di
su e di z in un intorno di un punto z0 che non interseca . Dunque `e lecito
scambiare il segno di derivata e quello di integrale, ottenendo che
1 Z h()
f (z) =
d .
2i ( z)2
0

(1.27)

La funzione f 0 (z) `e continua e ci`o mostra che f (z) `e olomorfa. Abbiamo cos`
unulteriore classe di funzioni olomorfe, dotate di una semplice rappresentazione.
La funzione f 0 (z) in (1.27) pu`o nuovamente derivarsi e la sua derivata `e
nuovamente continua, ossia anche f 0 (z) `e olomorfa.
Sia ora f (z) olomorfa su e sia z0 un punto di . Sia C una circonferenza
contenuta in , di centro z0 . La (1.26) vale con h() = f () e con = C.
Dunque anche la (1.27) vale e quindi f 0 (z) `e nuovamente olomorfa. Iterando
questosservazione si trova:
Teorema 46 Sia f (z) olomorfa in . Essa ammette derivate di ogni ordine,
e tutte le derivate sono olomorfe.
Torniamo ora a considerare la situazione descritta dalla Formula integrale
di Cauchy. In questo caso `e a priori noto che la funzione f (z) `e olomorfa
anche nei punti di e la formula (1.23) mostra, nel caso delle curve semplici,
che
1 Z f ()
d = f (z0 )
lim
zz0 2i z

` DELLE FUNZIONI OLOMORFE


1.13. ANALITICITA

61

anche se z0 `e un punto del sostegno di . Si potrebbe immaginare che il


limite esista anche nel caso di una generica funzione, definita mediante la
formula (1.26). In genere ci`o non accade e, pi`
u ancora, se questo limite esiste
esso pu`o essere diverso da h(z0 ) perfino se h(z) `e continua su C.
Esempio 47 Sia h(z) = z e sia : z = eit , t [0, 2]. Lintegrale

1 Z 1 1
1 Z
d =
d
2i z
2i z
si calcola immediatamente notando che
1 1
11 1 1
=
+
.
z
z z z
Dunque,
"

"

1
1 Z
1 1 Z 1
1 1 Z
d =
d +
d
2i z
z 2i
z 2i z
1
[I(, 0) + I(, z)] = 0
z

per ogni z nella regione interna a , ossia nel disco |z| < 1. Dunque,
f (z) =

1 Z

d 0 :
2i z

la funzione f (z) `e olomorfa in |z| < 1 e continua in |z| 1, ma i suoi valori su


|z| = 1 non coincidono con quelli di h(z) = z.
Per molte applicazioni `e importante lo studio del comportamento di f (z)
per z tendente a .

1.13

Analiticit`
a delle funzioni olomorfe

Si `e visto al Teorema 46 che una funzione olomorfa ammette derivate di ogni


ordine, e queste sono tutte olomorfe. Mostriamo che vale anche di pi`
u. Una
funzione f (z) definita su una regione si dice analitica su quando `e sviluppabile in serie di Taylor (con raggio di convergenza non nullo) di centro z0
per ogni z0 .
Vedremo, al paragrafo 1.15, che una funzione analitica `e anche olomorfa.
Andiamo a provare:

62

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Teorema 48 Se f (z) `e olomorfa su , essa `e anche analitica su e inoltre,


se z0 , vale
f (z) =

+
X

fn (z z0 ) ,

n=0

1 Z
f ()
fn =
2i C ( z0 )n+1

ove C `e una qualunque circonferenza di centro z0 e contenuta in .


Dim. Sia C una circonferenza di centro z0 e contenuta in . Usando la formula
integrale di Cauchy, si scriva
f (z) =

1 Z f ()
1 Z
f ()
d =
d
2i C z
2i C ( z0 ) (z z0 )
"

1 Z f ()
z z0
=
1
2i C z0
z0

#1

d .

Dato che `e sulla circonferenza mentre z `e nel disco, |(z z0 )/( z0 )| < 1 e
quindi
"

1 Z f ()
z z0
1
2i C z0
z0
=

+
X
n=0

"

#1
#

X z z0
1 Z f () +
d =
2i C z0 n=0 z0

!n

1 Z
f ()
(z z0 )n .
2i C ( z0 )n+1

Questa `e la formula che volevamo provare.


Si noti che lo scambio della serie con lintegrale `e lecito perche per z e z0
fissati la serie

!n
+
X f ()
z z0
z0
n=0 z0
converge uniformemente su C.
In particolare si trova una nuova dimostrazione del Teorema 46:
Teorema 49 Se f (z) `e olomorfa su , essa `e ivi di classe C e per le
successive derivate vale la formula di rappresentazione seguente:
f

(n)

n! Z
f ()
(z0 ) =
dz
2i C ( z0 )n+1

ove C `e una circonferenza di centro z0 contenuta in .


Inoltre, ogni derivata di f (z) `e a sua volta una funzione olomorfa.

` DELLE FUNZIONI OLOMORFE


1.13. ANALITICITA

63

Notiamo ora che, a rigore, luguaglianza


"
#
X Z
f ()
1 +
f (z) =
(z z0 )n
2i n=0 C ( z0 )n+1

ha senso solo se z ; ma niente vieta che il disco di convergenza della


serie fuoriesca da . In tal caso la serie fornisce unestensione analitica della
funzione f (z).

1.13.1

Funzioni armoniche

Una funzione u(x, y) a valori reali delle due variabili reali x ed y si dice
armonica su una regione se `e ivi di classe C 2 e se per ogni (x, y)
vale
u = uxx + uyy = 0 .
Sia f (z) = f (x + iy) olomorfa su . Si `e visto che essa ammette derivate
di ogni ordine e quindi anche la sua parte reale u(x, y) `e di classe C . Inoltre,
la sua derivata f 0 (z) = ux (x, y) + ivx (x, y) `e olomorfa e quindi verifica le
condizioni di CauchyRiemann, che ora si scrivono:
(ux )x = (vx )y ,

(vx )x = (ux )y .

La derivata f 0 (z) pu`o anche rappresentarsi come f 0 (z) = vy (x, y) iuy (x, y) e
scrivendo le condizioni di CauchyRiemann si trova
(vy )x = (uy )y ,

(uy )x = (vy )y .

Confrontando queste uguaglianze si vede che


u = 0 ,

v = 0

ossia,
Teorema 50 Le parti reali ed immaginarie di funzioni olomorfe sono funzioni
armoniche.
Al paragrafo 2.1 proveremo il viceversa:
Teorema 51 Sia una regione di Jordan e sia u(x, y) armonica su . Esiste
una funzione v(x, y) armonica su e tale che f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y) `e
olomorfa su .

64

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Le funzioni v(x, y) con la propriet`a detta sopra si chiamano funzioni armoniche coniugate di u(x, y).
Questo teorema pu`o sempre applicarsi localmente ossia in un intorno di
ciascun punto di . Di conseguenza:
Corollario 52 Le funzioni armoniche su sono di classe C ().
Un ulteriore conseguenza del Teorema 51 e del teorema della media `e:
Teorema 53 (Teorema della media ) Sia u(x, y) armonica su . Essa
verifica la propriet`a della media : per ogni (x0 , y0 ) e per ogni cerchio di
raggio r e centro (x0 , y0 ) e contenuto in vale la (1.25).

1.13.2

Zeri e estensioni di funzioni olomorfe

Le serie di potenze hanno una propriet`a importante:


P

n
Teorema 54 Sia f (z) = +
n=0 an (z z0 ) una serie di potenze con raggio di
convergenza non nullo e non identicamente nulla. Il punto z0 non `e punto di
accumulazione di zeri di f (z).

Dim. Lassero `e ovvio se a0 6= 0 perche in tal caso f (z0 ) = a0 6= 0. Sia quindi


a0 = 0 e sia ak il primo coefficiente non nullo. Si pu`o scrivere
f (z) = (z z0 )k (z) ,

(z) =

+
X

an (z z0 )nk .

n=k

Si ha (z0 ) = ak 6= 0 e (z) `e continua. Dunque, in un intorno di z0 non si


annulla. In tale intorno il primo fattore (z z0 ) ha lunico zero z0 . Dunque,
z0 non `e punto di accumulazione di zeri.
Ricordando che le funzioni olomorfe sono analitiche, il teorema precedente
pu`o riformularsi come segue:
Corollario 55 Una funzione olomorfa su , che ha una successione (zn ) di
zeri convergente a z0 , `e identicamente nulla in un intorno di z0 .
In realt`a vale di pi`
u:
Teorema 56 Sia f (z) olomorfa sulla regione e sia (zn ) una successione di
zeri di f (z), convergente ad un punto z0 . Allora, f (z) `e identicamente
nulla su .

` DELLE FUNZIONI OLOMORFE


1.13. ANALITICITA

65

Dim. Ricordiamo che una regione `e un aperto connesso.


Per il Corollario 55, esiste un intorno V di z0 su cui f (z) `e nulla. Su
questintorno, ogni derivata di f (z) `e nulla.
Indichiamo con Z linsieme
Z = {z |

i
f (z) = 0 i} .
z i

Linsieme Z contiene V e quindi non `e vuoto. Inoltre `e chiuso perche ciascuna


delle derivate parziali di f (z) `e una funzione continua.
Mostriamo che Z `e aperto, cos` che avremo Z = . Sia per questo z Z.
Mostriamo che tutto un intorno di z `e contenuto in Z. Per questo, sviluppiamo
f (z) in serie di Taylor di centro z:
f (z) =

+
X

1 (n)
f (
z )(z z)n .
n=0 n!

Luguaglianza vale in un intorno W di z.


Dato che z Z, tutti i coefficienti della serie sono nulli e quindi f (z) = 0
su W . Ci`o mostra che W Z e completa la dimostrazione.
Notiamo che il teorema precedente non vieta che una successione di zeri di
una funzione olomorfa non nulla f (z) possa avere punti di accumulazione. In
tal caso per`o tali punti non sono interni alla regione su cui f (z) `e olomorfa.
Il Teorema 56 ha conseguenze importanti.
Teorema 57 (principio di permanenza ) Siano f (z) e g(z) due funzioni
olomorfe sulla stessa regione e supponiamo che f (z) = g(z) su un insieme
dotato di punti di accumulazione appartenenti ad . Il tal caso, f (z) = g(z) su
.
Dim. Perch`e, per il Teorema 56, f (z) g(z) `e identicamente nulla.
Il teorema precedente vale se, per esempio, f (z) e g(z) sono uguali sul
sostegno di una curva in . Ora, se z = x + i0, allora vale
sin2 z + cos2 z = 1
e le funzioni a destra e a sinistra delluguaglianza sono olomorfe su C. Dunque
leguaglianza vale per ogni z in C.
Esempio 58 Torniamo ad esaminare la primitiva di 1/z, in una regione di
Jordan come in figura.

66

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE


Figura 1.12:
2

1.5

0.5

0
x
0.5

1.5

2
2

1.5

0.5

0.5

1.5

La primitiva che si `e indicata con L(z) al paragrafo 1.9.3 coincide con Logz
nel primo/secondo quadrante, e quindi ivi verifica
eL(z) = z .
Per il Principio di permanenza, tale uguaglianza vale ovunque L(z) `e definita
e quindi anche nel terzo quadrante. Dunque, nei punti del terzo quadrante
essa `e uguale a
log |z| + i[Argz + 2k]
per un qualche valore di k che certamente non `e 0, perche Logz `e discontinuo
quando z traversa lasse reale negativo, mentre L(z) `e continua. Dunque L(z)
passa dai valori di una determinazione del logaritmo a quelli di unaltra.
Lapplicazione del teorema precedente richiede una certa cautela. Supponiamo che f (z) e g(z) siano olomorfe su due regioni 1 ed 2 tra loro diverse,
ma con intersezione non vuota e supponiamo che f (z) e g(z) siano uguali
sul sostegno di una curva contenuta in 1 2 . Il Teorema precedente NON
implica che le due funzioni debbano essere uguali su 1 2 . Implica che
debbano essere uguali soltanto sulla componente connessa di 1 2 che contiene il sostegno della curva. E importante notare questo nella dimostrazione
del teorema seguente che permette di chiarire una stranezza delle funzioni di
variabile reale. Per illustrarla, consideriamo la serie di Taylor
log (1 + x) =

+
X

(1)n+1

n=1

xn
.
n

` DELLE FUNZIONI OLOMORFE


1.13. ANALITICITA

67

Questa serie ha raggio di convergenza 1 e si capisce che il raggio non possa


superare 1 perche per x = 1 la funzione non `e definita.
Consideriamo invece la serie di Taylor
+
X
1
(1)n x2n .
=
1 + x2 n=0

Anche questa serie ha raggio di convergenza 1 nonostante che la funzione


somma abbia estensione di classe C su R e, guardando le cose soltanto sulla
retta reale, non si capisce perche il raggio di convergenza non possa superare 1.
Ci`o si capisce esaminando la funzione 1/(1 + z 2 ) sul piano complesso: essa non
`e definita per x = i. Questosservazione ha una validit`a generale. Infatti, il
teorema seguente mostra che la convergenza di una serie di Taylor sul piano
complesso trova solamente ostacoli nelle singolarit`a della funzione.
Per chiarire meglio questo punto, chiamiamo punto regolare per la funzione f (z) un punto z0 interno alla regione su cui f (z) `e olomorfa; diciamo che
z0 `e una singolarit`
a eliminabile se z0 appartiene alla chiusura di e se f (z)
ammette estensione olomorfa ad un intorno di z0 (il punto z0 stesso incluso).
Ogni altro punto della frontiera di si dir`a punto singolare di f (z).
Si noti che un punto z0 che `e una singolarit`a eleminabile per f (z) `e un
punto regolare per lestensione olomorfa di f (z). Per questo non useremo il
termine singolarit`a (senza aggettivo) per indicare le singolarit`a eliminabili.
P

n
Teorema 59 Sia f (z) = +
n=0 fn (z z0 ) una serie di Taylor con raggio di
convergenza R > 0. Esiste un punto singolare z tale che |
z z0 | = R.

Dim. La dimostrazione si fa per assurdo. Sia D il disco di convergenza e


sia C la sua circonferenza. Sia w un punto di C. Se w non `e singolare, si
trova un disco Dw di centro w e una funzione g(z) tale che g(z) `e olomorfa
in Dw e coincide con f (z) in D Dw . Se nessun punto della frontiera di D `e
singolare, si costruisce in questo modo una copertura della circonferenza C, che
`e compatta. Dunque, per il Teorema di Heine-Borel, si trova un numero finito
di dischi D1 = Dw1 , D2 = Dw2 ,. . . ,Dn = Dwn che coprono C. Ordiniamoli in
modo che i loro centri si susseguano per esempio in verso antiorario.
Sia gi (z) la funzione che abbiamo definita sul disco Di .
Due dischi consecutivi Di e Di+1 hanno una parte comune su cui sono
definite sia gi che gi+1 . Queste due funzioni coincidono ambedue con f (z) in
(Di Dj ) D e quindi coincidono ovunqe su Di Dj perch`e esso `e un insieme
connesso.

68

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE


Sia ora (z) la funzione definita su = D (Di ) da:
(

(z) =

f (z) su D
gi (z) su Di .

Come abbiamo visto, la funzione (z) `e olomorfa su .


Sviluppiamo questa funzione in serie di potenze di centro z0 . Ovviamente,
si ritrova la stessa serie di potenze di f (z). Per il Teorema 48, il raggio di
convergenza della serie cos` ottenuta `e maggiore di R e ci`o non pu`o darsi.
Dunque, almeno uno dei punti di C `e singolare per f (z).

1.14

Il teorema di Morera e il principio di


riflessione di Schwarz

Il Teorema di Morera inverte il teorema di Cauchy.


Teorema 60 (di Morera ) Sia una regione qualsiasi e supponiamo che
f (z) sia continua su . Supponiamo che su ogni poligono P valga
Z
P

f (z) dz = 0 .

(1.28)

Allora, la funzione f (z) `e olomorfa su .


Dim. Si sa che se vale la condizione (1.28) allora la funzione f (z) ammette
una primitiva F (z), ossia si sa che esiste una funzione olomorfa F (z) definita
su e tale che
F 0 (z) = f (z) .
Si sa che le derivate delle funzioni olomorfe sono esse stesse olomorfe (si veda
il Teorema 49) e quindi f (z) `e olomorfa.
Il principio di riflessione di Schwarz, la cui dimostrazione usa il Teorema
di Morera, permette di estendere funzioni olomorfe, in modo da conservare
lolomorfia, in presenza di opportune propriet`a di simmetria. Noi presentiamo
la forma pi`
u semplice di tale principio.
Se `e una regione, poniamo
= {z | z } .
Dunque, `e ottenuta da mediante riflessione rispetto allasse reale. In
particolare, = quando `e simmetrica rispetto allasse reale.

1.14. IL TEOREMA DI MORERA E IL PRINCIPIO DI RIFLESSIONE DI SCHWARZ 69


Sia f (z) olomorfa su e sia
g(z) = f (
z) .
Ovviamente, g(z) `e continua su . Mostriamo che `e anche olomorfa, facendo
vedere che la sua derivata `e funzione continua di z. Ci`o si vede come segue:
sia z , cos` che z . Si ha:
"

f (
f (z + h) f (
z)
f (
z + h)
z)
lim
= lim
= f 0 (
z) ,

h0
h0
h
h
funzione continua di z.
Supponiamo ora = , che f (z) sia olomorfa su e e che prenda valori
reali sullasse reale. Allora,
g(z) = f (
z)
`e olomorfa e coincide con f (z) sullasse reale e quindi coincide con f (z) ovunque, si veda il Teorema 57. Dunque, f (z) gode della seguente propriet`a di
simmetria:
f (
z ) = f (z) .
Invertiamo questa costruzione per ottenere un teorema di estensione:
Teorema 61 (principio di riflessione di Schwarz ) Sia una regione contenuta in Im z > 0 e sia f (z) olomorfa su . Supponiamo che f (z) sia anche
continua su {z , Im z = 0} e che ivi prenda valori reali. In tal caso
la funzione

f (z) se

g(z) =

z {z , Im z = 0}

f (
z ) se z

`e olomorfa.
Dim. Illustriamo lidea della dimostrazione, senza entrare in tutti i dettagli
del calcolo. La funzione g(z) `e definita e continua sulla regione
{z Im z = 0} .
Per ipotesi g(z) `e olomorfa su e si `e gi`a notato che `e olomorfa su .
Dobbiamo provare che essa `e anche olomorfa sui punti interni allinsieme
{z , Im z = 0} .

70

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE


Figura 1.13:
2

1.5

y
P+

0.5

0
x
0.5
P

1.5

2
2

1.5

0.5

0.5

1.5

Per mostrare lolomorfia, usiamo il teorema di Morera. Sia P un qualsiasi


poligono nel dominio di g(z). Siano P+ , P i due poligoni in figura,
ottenuti tagliando P a distanza , sopra e sotto lasse reale. Lintegrale di
g(z) lungo P+ e lungo P `e nullo.
Quando tende a zero,
Z

0 = lim
0

g(z) dz +
+

g(z) dz =

Z
P

g(z) dz

dato che gli integrali sui segmenti paralleli tendono ad elidersi.


Larbitrariet`a di P prova che g(z) `e olomorfa sul suo dominio.

1.15

Teoremi di Weierstrass e di Montel

I due teoremi di Weierstrass e di Montel riguardano successioni di funzioni.


Teorema 62 (di Weierstrass ) Sia (fn (z)) una successione di funzioni olomorfe sulla medesima regione e supponiamo che (fn (z)) converga ad una
funzione f (z) uniformemente sui compatti di . In tal caso, f (z) `e olomorfa
e inoltre vale
f 0 (z) = lim fn0 (z) ,
anche tale limite essendo uniforme sui compatti.

1.15. TEOREMI DI WEIERSTRASS E DI MONTEL

71

Dim. Per provare che f (z) `e olomorfa basta lavorare localmente, nellintorno
D di ciascun punto z di . In tale intorno si usa il teorema di Morera. Notiamo
prima di tutto che f (z) `e continua, come limite uniforme di una successione
di funzioni continue. Sia P un poligono in D. La successione (fn (z)) converge
ad f (z) uniformemente su P e quindi
Z

Z
P

f (z) dz = lim

fn (z) dz .

Ciascuno degli integrali a destra `e nullo perche ciascuna funzione fn (z) `e


olomorfa e D `e una regione di Jordan. Dunque
Z
P

f (z) dz = 0

per ogni poligono P ed f (z) `e olomorfa.


Fissiamo ora un compatto K . Vogliamo provare che (fn0 (z)) converge
uniformemente a f (z) su K.
Per il Teorema di HeineBorel, il compatto K `e coperto da un numero
finito di dischi, ciascuno dei quali `e contenuto in e quindi basta provare la
convergenza uniforme su ciascuno di tali dischi. Fissiamo lattenzione su uno
e sia D un disco con lo stesso centro di D
e
di essi, che indichiamo con D
raggio maggiore, ancora contenuto in . Sia C la circonferenza di D. Sapendo
vale
gi`a che f (z) `e olomorfa, per ogni z D
1 Z
f ()
1 Z fn ()
f (z) =
d = lim
d = lim fn0 (z) ,
2i C ( z)2
2i C ( z)2
0

il limite essendo uniforme per z D.


Osservazione 63 Applicando questo teorema alle serie di potenze ed alle
serie di Laurent si trovano dimostrazioni dei teoremi 23 e 24. Si noti infatti
che la catena di argomenti che conducono al teorema di Weierstrass non fa uso
ne delle serie di Taylor ne delle serie di Laurent.
Il teorema di Montel `e invece un teorema di compattezza. La dimostrazione
si basa sul Teorema di Ascoli-Arzel`a, che si assume noto dai corsi di topologia.1
1

Conviene per`o ricordare le definizioni: sia (fn (x, y) ) una successione di funzioni continue
definite su K. La successione si dice uniformemente limitata se esiste un numero M tale
che |fn (x, y)| < M per ogni n e per ogni (x, y) K; si dice equicontinua se per ogni > 0

72

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Teorema 64 Una successione di funzioni continue di due variabili reali che `e


uniformemente limitata ed equicontinua su un insieme compatto K ammette
una s.successione uniformemente convergente.
Usando questo risultato, possiamo provare:
Teorema 65 (di Montel ) Sia (fn (z)) una successione limitata di funzioni
olomorfe sulla regione . Essa ammette una s.successione che `e convergente
uniformemente sui compatti di .
Dim. Si sa dai corsi di topologia che esiste una successione (Kr ) di s.insiemi
compatti di tali che
Kr int Kr+1 ,

Kr = .

Mostreremo che per ogni r si pu`o estrarre dalla (fn (z)) una s.successione uniformemente convergente su Kr . Accettiamo per un attimo questo fatto e
mostriamo come si costruisce la s.successione cercata: si applica questo procedimento a (fn (z)) e K1 e si costruisce una successione (fnk ,1 (z)) convergente
uniformemente su K1 . Non si conosce il comportamento di questa successione
fuori di K1 . Si applica quindi di nuovo il procedimento a (fnk ,1 (z)) e K2 , costruendo la successione (fnk ,2 (z)) uniformemente convergente su K2 (e quindi
anche su K1 ).
Si itera il procedimento e si sceglie come s.successione quella diagonale,
ossia quella delle funzioni (fnk ,k (z)), si ricordi la dimostrazione del teorema di
Ascoli-Arzel`a.
Il procedimento descritto `e riassunto dalla tabella seguente:
fn1 ,1 (z) fn2 ,1 (z) fn3 ,1 (z)
fn1 ,2 (z) fn2 ,2 (z) fn3 ,2 (z)
fn1 ,3 (z) fn2 ,3 (z) fn3 ,3 (z)
..
.

fn4 ,1 (z)
fn4 ,2 (z)
fn4 ,3 (z)

...
...
...

In questa tavola:
esiste > 0 tale che per ogni n e per ogni coppia di punti (x, y) e (x0 , y 0 ) che distano meno
di si ha
|fn (x, y) fn (x0 , y 0 )| < .
Il teorema di Ascoli-Arzel`a `e in realt`a condizione necessaria e sufficiente, ma per il seguito
a noi interessa solo la parte esplicitamente enunciata.

1.16. IL PRINCIPIO DEL MASSIMO MODULO ED IL TEOREMA DI LIOUVILLE73


alla prima riga c`e una s.successione della (fn (z)) e ciascuna riga riporta
una s.successione di quella che figura alla riga precedente.
dunque la successione diagonale (fnr ,r ) `e s.successione della (fn ).
La successione che figura alla riga ima converge su Ki e quindi anche
su Kj , con j < i.
la successione diagonale `e s.successione di ciascuna (fni ,j ) (per ciascun
j), alterata nei soli primi elementi. E quindi essa converge su ciascun
insieme Kj .
Per concludere, basta mostrare come estrarre dalla (fn (z)) una s.successione
convergente su un assegnato compatto K. Per ipotesi, su K la successione
(fn (z)) `e limitata, |fn (z)| < MK . Se si prova che anche la successione (fn0 (z))
`e limitata allora la fn (z) `e sia equilimitata che equicontinua e la s.successione
cercata esiste per il teorema di Ascoli-Arzel`a.
La limitatezza di {fn0 (z)} si vede come segue. Sia P un poligono in che
racchiude K. Per ogni z K vale
fn0 (z)

f ()
1 Z
d
=
2i P ( z)2

1.16

LP maxP |fn (z)|


1
.
max
<M
P,zK | z|2
2

Il principio del massimo modulo ed il teorema di Liouville

Abbiamo visto che le funzioni olomorfe soddisfano al Teorema della media,


1 Z 2
f (z0 ) =
f (z0 + reit ) dt
2 0
da cui segue
|f (z0 )|

1
2( max |f (z)|) :
|zz0 |=r
2

Il massimo del modulo di f (z) su una circonferenza `e al pi`


u uguale al numero
|f (z0 )|. In realt`a pu`o provarsi di pi`
u:
Teorema 66 (Principio del massimo modulo ) Sia f (z) olomorfa su una
regione . Se la funzione |f (z)| ammette un punto di massimo relativo z0 che
appartiene ad , allora la funzione f (z) `e costante su .

74

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Dim. Per il Lemma 12 basta provare che il modulo di f (z) `e costante in un


intorno di z0 . Infatti in tal caso f (z) `e costante in un intorno di z0 e quindi
anche su . Se ci`o non accade, in ogni disco di centro z0 esiste z tale che
|f (z)| < |f (z0 )| .
Sia z1 uno di tali punti e supponiamo che, inoltre, valga
{z | |z z0 | < 2|z1 z0 |} .
Sia la circonferenza parametrizzata da
z0 + |z0 z1 |eit ,

0 t 2 .

Il punto z1 appartiene a questa circonferenza e quindi, per la continuit`a di


|f (z)|, esiste > 0 ed esiste un arco della circonferenza su cui
|f (z0 + reit )| < |f (z0 )| ,

0 < t < 1 .

Figura 1.14:
2.5

1.5

0.5

0
x

z1
0.5

z0

1.5

2.5
2.5

1.5

0.5

0.5

Usiamo ora la formula della media come segue:

Z 2
1

it

|f (z0 )| =
f (z0 + re ) dt

1.5

2.5

1.16. IL PRINCIPIO DEL MASSIMO MODULO ED IL TEOREMA DI LIOUVILLE75

1 Z 1
1 Z

f (z0 + reit ) dt +
f (z0 + reit ) dt
2 0
2 t[

/ 0 ,1 ]

1
[1 0 ][|f (z0 )| ] + [2 (1 0 )]|f (z0 )|
2
1 0
|f (z0 )|
< |f (z0 )|
2

e, ricordiamo, > 0. Ci`o non pu`o darsi e dunque f (z) ha modulo costante in
un intorno di z0 , e quindi `e essa stessa costante su .
Si noti che lasserto analogo per il minimo non vale. Infatti, il modulo
della funzione f (z) = z ha minimo per z = 0, senza essere costante. Per`o,
applicando il principio del massimo modulo alla funzione g(z) = 1/f (z) si vede
immediatamente
Corollario 67 Sia f (z) olomorfa non costante e priva di zeri in . Allora,
|f (z)| non raggiunge minimo in .
Una conseguenza interessante di questi risultati `e la seguente:
Teorema 68 Supponiamo che una curva di livello per |f (z)| sia una curva
semplice e chiusa. Allora f (z), se non `e costante, ammette almeno uno zero
nella regione interna a .
Dim. Sia la curva di livello. Su vale
|f (z)| = c
e, dal principio del massimo, nei punti della regione interna vale
|f (z)| c .
Se c = 0 allora f (z) stessa `e nulla. Sia quindi c > 0. Se la funzione non si
annulla nella regione interna a , anche il minimo del modulo viene assunto
so , ossia nella regione interna vale
c |f (z)| .
Dunque, |f (z)| `e costante e quindi f (z) stessa `e costante, per il Lemma 12.
Il principio del massimo si trasferisce dalle funzioni olomorfe alle loro parti
reali, ossia alle funzioni armoniche, come segue:
Teorema 69 Sia u(x, y) armonica non costante su . Allora, u(x, y) non
raggiunge ne massimo ne minimo su .

76

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Dim. Sia v(x, y) una funzione armonica coniugata di u(x, y) e consideriamo


la funzione olomorfa f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y).
Si applichi il principio del massimo modulo alla funzione olomorfa e mai
nulla
g(z) = ef (z) .
Si sa che |g(z)| non ammette ne punti di massimo ne punti di minimo e
|g(x + iy)| = eu(x,y) .
Lasserto segue per la monotonia dellesponenziale su R.
Osservazione 70 Si noti che lasserto relativo alle funzioni armoniche parla
di massimo e minimo della funzione, e non del suo modulo.
Supponiamo ora che una funzione f (z) sia olomorfa su C. Una tale funzione
si dice intera . Ovviamente il principio del massimo vale anche per le funzioni
intere, ma in tal caso pu`o anche dirsi di pi`
u:
Teorema 71 (Teorema di Liouville ) Una funzione intera e limitata `e costante.
Dim. Una funzione intera ammette sviluppo di Taylor, per esempio di centro
0, e raggio di convergenza +,
f (z) =

+
X

fn z n ,

z C .

n=0

Si sa che

1 Z f ()
fn =
d
2i CR n+1
con CR circonferenza di centro lorigine e raggio R. Dunque su CR vale ||n+1 =
Rn+1 . Di conseguenza, se |f (z)| < M per ogni z, vale
1
M
M
2R n+1 = n .
2
R
R
Questa diseguaglianza vale per ogni R e quindi
|fn |

M
.
R>0 Rn
Se n > 0 lestremo inferiore `e nullo e quindi fn = 0 per ogni n > 0. Vale cio`e
f (z) = f0 , costante.
|fn | inf

Il teorema di Liouville `e un teorema assai potente. Per esempio vedremo


pi`
u avanti come dedurne la conseguenza seguente:

` ISOLATE
1.17. LE SINGOLARITA

77

Corollario 72 Sia f (z) una funzione intera. Supponiamo che f (z) non prenda valori su un segmento. Allora, f (z) `e costante.
Ora invece usiamolo per provare:
Teorema 73 (Teorema fondamentale dell algebra ) Sia p(z) un polinomio. Se il suo grado `e positivo esso ammette zeri.
Dim. Se p(z) ha grado almeno 1 allora
1
= 0.
|z|+ p(z)
lim

(1.29)

Se p(z) non si annulla, la funzione


f (z) =

1
p(z)

`e intera e, per (1.29), limitata. Dunque costante. Il suo limite essendo nullo,
anche la funzione `e identicamente zero. Ci`o contrasta con la definizione di f (z),
perche f (z)p(z) = 1. Dunque p(z), se ha grado almeno 1, deve annullarsi.
Concludiamo notando che anche il teorema di Liouville si estende alle
funzioni armoniche, applicandolo alla funzione olomorfa
g(x + iy) = eu(x,y)+iv(x,y) .
Se la funzione armonica u(x, y) `e definita per ogni (x, y) e limitata, la funzione
g(z) `e intera e limitata e quindi costante; e quindi anche u(x, y) `e costante:
Teorema 74 Una funzione u(x, y) armonica su R2 e limitata `e costante.

1.17

Le singolarit`
a isolate

Nella sezione 1.13 abbiamo definito i punti singolari di una funzione olomorfa.
Niente vieta che linsieme dei punti singolari abbia punti di accumulazione.
Noi vogliamo ora studiare il caso in cui ci`o non avviene, caso che pu`o ridursi
al seguente: una funzione f (z) `e olomorfa in un disco D, escluso il suo centro
z0 . In tal caso diremo che z0 `e una singolarit`
a isolata di f (z).
Caratterizziamo prima di tutto le singolarit`a eliminabili.
Ricordiamo che z0 `e singolarit`a eliminabile se f (z) ha estensione olomorfa
ad un intorno di z0 .

78

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Teorema 75 (di Riemann ) Sia z0 una singolarit`a isolata di f (z). Il punto


z0 `e singolarit`a eliminabile se e solo se la funzione |f (z)| `e limitata in un suo
intorno.
Dim. Se f (z) ammette estensione olomorfa anche in z0 allora |f (z)| `e limitato
in un intorno di z0 . Per provare il viceversa, introduciamo la funzione
(

h(z) =

0
se z = z0
2
(z z0 ) f (z) altrimenti.

Questa funzione `e continua in un disco D contenente z0 , incluso il punto z0


perche f (z) `e limitata in un intorno di z0 . Proveremo che h(z) `e olomorfa.
Accettando questo, notiamo che h(0) = 0 e che h0 (0) = 0, perch`e f (z) `e
limitata e quindi h(z) `e infinitesima, per z z0 , di ordine maggiore di 1.
Dunque h(z) `e sviluppabile in serie di Taylor di centro z0 ,
h(z) =

+
X

hn (z z0 )n

n=0

con h0 = 0 e h1 = 0,
h(z) = (z z0 )2

+
X

hn (z z0 )n

n=2

Per z 6= z0 si trova quindi che


f (z) = g(z) ,

g(z) =

+
X

hn (z z0 )n ,

n=2

e g(z) `e analitica anche in z0 . Dunque, il punto z0 `e una singolarit`a eliminabile


di f (z).
Per completare la dimostrazione dobbiamo mostrare che h(z) `e olomorfa2 .
Usiamo il Teorema di Morera: sia T un qualsiasi triangolo in D e mostriamo
che
Z
h(z) dz = 0 .
T

Ci`o `e ovvio se T non racchiude z0 . Altrimenti, decomponiamolo in tre triangoli


con un vertice comune in z0 come nella figura 1.15 a sinistra.
Basta provare che lintegrale `e nullo su ciascuno di essi.
2
non `e difficile vedere che h(z) `e ovunque derivabile, e quindi olomorfa per il Teorema 10.
Non avendo per`o provato questo risultato, non vogliamo usarlo.

` ISOLATE
1.17. LE SINGOLARITA

79

Figura 1.15:
y

2.5
y

1.5

0.5

x
0.5

1.5

2.5
2.5

1.5

0.5

0.5

1.5

2.5

Si consideri uno di essi, indentato vicino al vertice z0 , come nella figura 1.15
a destra, mediante un piccolo triangolo T . Sia il perimetro di T e sia T
il trapezio residuo. Lintegrale di h(z) sul trapezio `e nullo, e lintegrale sul
triangolo T `e maggiorato da
max ||h(z)||
T

e questo tende a zero per 0. Infatti, essendo f (z) limitata in un intorno


di z0 , anche h(z) lo `e. Dunque,
Z

Z
T

h(z) dz = lim
0

h(z) dz +

h(z) dz = 0 .

Ci`o completa la dimostrazione.


Il teorema precedente mostra in particolare che se z0 `e un punto singolare
(non una singolarit`a eliminabile) di f (z) allora
lim sup |f (z)| = +
zz0

e suggerisce di studiare separatamente i due casi


lim |f (z)| = + ,

zz0

e in tal caso si dice che z0 `e un polo di f (z), e il caso


limzz0 |f (z)| non esiste.
In questultimo caso si dice che z0 `e singolarit`
a essenziale di f (z).
Esaminiamo prima di tutto il caso del polo.

80

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Teorema 76 Un punto z0 `e un polo per f (z) se e solo se esiste un intorno D


di z0 su cui la funzione f (z) si rappresenta come
+
X

f (z) =

fn (z z0 )n ,

(1.30)

n=k

con k numero positivo.


Dim. E immediato verificare che se f (z) si rappresenta come richiesto, con k
numero positivo, allora limzz0 |f (z)| = +. Viceversa, se z0 `e un polo,
g(z) =

1
f (z)

tende a zero per z z0 e quindi in z0 ha singolarit`a eliminabile. Si pu`o quindi


scrivere, per z 6= z0 ,
g(z) =

+
X

gn (z z0 )n

n=k

e k > 0 perch`e g(z) tende a zero per z z0 .


Mettendo in evidenza (z z0 )k ,
g(z) = (z z0 )k (z)
con (z0 ) 6= 0 e quindi con 1/(z) olomorfa in un intorno di z0 , incluso z0 .
Dunque
+
X
1
1
1
f (z) =
=
n (z z0 )n
(z z0 )k (z)
(z z0 )k n=0
e questa `e la rappresentazione richiesta.
Il numero k in (1.30) si chiama ordine del polo, se fk 6= 0. Si confronti
con la nota definizione di ordine di uno zero, come quel numero k > 0 per
cui
f (z) =

+
X

fn (z z0 )n

n=k

se fk 6= 0.
Passiamo ora a studiare il caso della singolarit`a essenziale. Ovviamente in
questo caso f (z) ha un comportamento assai disordinato quando z z0 . Il
teorema seguente, di dimostrazione assai difficile, mostra che il comportamento
`e il peggiore che si possa immaginare:

` ISOLATE
1.17. LE SINGOLARITA

81

Teorema 77 (di Picard ) Sia z0 una singolarit`a essenziale di f (z) e sia D


un disco di centro z0 . Limmagine di D mediante f (z) `e uguale a tutto C,
escluso al pi`
u un numero.
Non possiamo provare questo teorema, ma possiamo provarne una versione
pi`
u semplice:
Teorema 78 (di Casorati-Weierstrass ) Sia z0 singolarit`
a essenziale di
f (z) e sia D un disco di centro z0 . Limmagine di D `e densa in C.
Dim. Per assurdo, sia f (D) non denso in C. In tal caso esiste un punto w
che non `e di accumulazione per f (D). Il punto w pu`o appartenere o meno ad
f (D). Studiamo prima di tutto il caso in cui w f (D).
Se w = f (z1 ), z1 D, allora
w = lim f (zn )
per ogni successione (zn ) tendente a z1 . Ma, w non `e di accumulazione per
linsieme dei numeri {f (zn )} e quindi si ha f (zn ) = w per ogni n (escluso un
numero finito al pi`
u). Dal teorema 57 segue che f (z) `e costante e quindi che
z0 `e singolarit`a eliminabile.
Studiamo ora il caso in cui w
/ f (D). In tal caso esiste r > 0 tale che
|f (z) w| > r

z D

e quindi la funzione olomorfa


g(z) =

1
f (z) w

verifica

1
.
r
Essa ha quindi una singolarit`a eliminabile in z0 e quindi
|g(z)| <

g(z) = (z z0 )

+
X

gn (z z0 )n ,

g0 6= 0 ,

n=0

si veda il Teorema 75. Dunque,


f (z) = w +

1
(z)
(z z0 )k

con (z) olomorfa in D (incluso il punto z0 ). Dunque, f (z) ha in z0 una


singolarit`a eliminabile, se k = 0, oppure un polo.

82

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Esempi di funzioni con singolarit`a essenziali sono forniti in particolare dalle serie di Laurent convergenti in un disco privato del suo centro, come per
esempio
+
X 1 1
1/z
e =
.
n
n=0 n! z
Infatti, sappiamo che sia nel caso del polo che della singolarit`a eliminabile
il corrispondente sviluppo in serie di potenze ha al pi`
u un numero finito di
potenze negative. Mostreremo che questo caso `e del tutto generale:
Teorema 79 Sia z0 una singolarit`a isolata di f (z). Se z0 `e singolarit`a essenziale di f (z) allora vale
f (z) =

n=+
X

fn (z z0 )n

n=

e la serie converge in un intorno di z0 , privato del punto z0 .


Invece di provare direttamente questo teorema, `e conveniente dedurlo dallo
studio di un caso pi`
u generale.

1.18

Formula di Laurent

Ricordiamo che la formula integrale di Cauchy `e immediata conseguenza del


teorema di Cauchy e che questo vale per funzioni olomorfe in regioni di Jordan. Abbiamo per`o esteso il teorema di Cauchy a regioni di forma 1 2 ,
delimitate da due curve di Jordan. Si ha in tal caso
Z

Z
1

f (z) dz =

f (z) dz

(1.31)

se 1 e 2 sono come nella figura 1.16, a sinistra.


Ricordiamo brevemente la dimostrazione, che poi useremo per estendere
la formula integrale di Cauchy. Si considera la curva della figura 1.16, a
destra (per evitare complicazioni supponiamo che 1 e 2 siano semplici cos`
che anche si pu`o segliere semplice). Per essa vale
Z

f (z) dz = 0 .

Al limite per tendente a zero si trova che vale (1.31).

1.18. FORMULA DI LAURENT

83

Figura 1.16:
1.5

1.5

2
0.5

0.5

0
x

1
0.5

0.5

1.5
1.5

0.5

0.5

1.5

1.5
1.5

0.5

0.5

1.5

Sia ora z un punto della regione interna a . Si pu`o scrivere la formula


integrale di Cauchy
1 Z f ()
f (z) =
d
2i z
(si ricordi, curva semplice). Al limite per 0 questa uguaglianza si riduce a
f (z) =

1 Z f ()
1 Z f ()
d
d .
2i 2 z
2i 1 z

(1.32)

Osservazione 80 Si noti che abbiamo scritto un segno


di fronte al seR
condo integrale perche per convenzione il simbolo indica lintegrale sulla
curva percorsa in verso positivo, mentre il secondo integrale si calcola sulla 1
percorsa in verso negativo.
Applichiamo la formula (1.32) al caso in cui f (z) `e olomorfa in una corona
circolare di centro z0 , come in figura 1.17.
In questo caso per 1 e 2 si scelgono due circonferenze concentriche di
centro z0 e la (1.32) mostra che
f (z) = f2 (z) f1 (z)
con
f2 (z) =

1 Z f ()
d ,
2i 2 z

f1 (z) =

1 Z f ()
d .
2i 1 z

84

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE


Figura 1.17:
1
0.8
0.6
0.4
0.2
0
0.2
0.4
0.6
0.8

1
1

0.5

0.5

La f2 (z) si sviluppa in serie di Taylor, esattamente come si `e gi`a visto al


paragrafo 1.13:
1 Z
f ()
f2 (z) =
=
2i 2 z0 + z0 z

!
X z z0 n
1 Z
1
f ()
1 Z f () +
d =
d
0
2i 2 z0 1 zz
2i 2 z0 n=0 z0
z0
=

+
X
n=0

1 Z
f ()
d (z z0 )n .
2i 2 ( z0 )n+1

Si noti che questo calcolo si giustifica perche

z z
0

<1
z0

dato che appartiene a 2 , la circonferenza il cui disco contiene la corona


circolare.
Un argomento analogo si applica allespressione della f1 (z), ma tenendo
conto ora del fatto che `e sulla circonferenza 1 che lascia fuori la corona
circolare e quindi ora

z
0

< 1.

z z0

1.18. FORMULA DI LAURENT

85

Dunque,
1 Z
f ()
1 Z
1
f ()
f1 (z) =
=

d
0
2i 1 z0 + z0 z
2i 1 z0 z 1 z
zz0

!
Z

+
X z0 n
1
1
=
f ()

d
2i
z z0 1
n=0 z z0

+
X

1
=
n+1
n=0 (z z0 )

1 Z
1
f ()( z0 )n d
.
2i 1
(z z0 )n+1

Ora notiamo che, per la formula (1.31), il valore degli integrali non muta
se 1 e 2 vengono sostituite da una qualunque circonferenza C di centro z0 e
contenuta nella corona circolare. Tenendo conto di ci`o, scriviamo
f1 (z) =
=
=
=

+
X

n=0
+
X
n=1
1
X

+
X
n=0

1 Z
1
f ()( z0 )n d
2i 1
(z z0 )n+1

1
1 Z
f ()( z0 )n d
2i C
(z z0 )n+1

1
1 Z
( z0 )n1 f () d
2i C
(z z0 )n

n=

f ()
1 Z
d (z z0 )n .
2i C ( z0 )n+1

Sommando f2 (z) e f1 (z) si trova infine


f (z) =

+
X
n=

1 Z
f ()
d (z z0 )n .
2i C ( z0 )n+1

(1.33)

Questa formula, valida quando f (z) `e olomorfa in una corona circolare, si


chiama formula di Laurent .
Argomenti del tutto analoghi a quelli incontrati nella dimostrazione del
Teorema 59 mostrano che la funzione f (z) ha punti singolari sulla circonferenza
esterna della regione di convergenza e anche su quella interna, se essa non `e
ridotta ad un solo punto. Se la corona di convergenza si riduce ad un disco
privato del suo centro z0 allora la formula di Laurent vale, ma il punto z0
potrebbe essere una singolarit`a eliminabile. Comunque sia, abbiamo provato:
Teorema 81 Una funzione olomorfa f (z) di cui z0 `e singolarit`a isolata, ammette una serie di Laurent di centro z0 il cui raggio di convergenza r vale 0.

86

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Osservazione 82 Osserviamo che una funzione olomorfa ammette ununica


serie di Taylor di centro un punto z0 . Essa per`o pu`o ammettere pi`
u serie di
Laurent convergenti in corone circolari diverse, ma con lo stesso centro. Per
esercizio, si calcolino le serie di Laurent della funzione
1
z(z 1)(z + 2)

f (z) =
di centro z0 = 0.

Sappiamo gi`a che se la funzione ha in z0 una singolarit`a eliminabile, allora


la serie `e di Taylor, mentre se z0 `e un polo allora la serie di Laurent `e troncata
da sotto. Dunque:
Teorema 83 sia z0 una singolarit`a isolata della funzione olomorfa f (z). La
singolarit`a isolata z0 `e punto singolare essenziale se e solo se la serie di Laurent
di f (z) che converge in un disco di centro z0 privato del centro ha infiniti
termini di esponente negativo.
Concludiamo con unosservazione concernente il coefficiente f1 della serie
di Laurent (1.33). Per esso vale
f1 =

1 Z
f () d .
2i C

Quindi, se si riesce a sviluppare una funzione in serie di Laurent, allora `e


immediato il calcolo di tale integrale, e anche di altri integrali ad esso correlati.
Esempio 84 Consideriamo funzione
f (z) =

1
,
1z

che `e gi`a in forma di serie di Laurent di centro z0 = 1. Se C `e la circonferenza


di raggio 2 e centro 0 si trova:
Z
C

f () d = 2i .

Come altro esempio, consideriamo la funzione


f (z) = e1/z =
In questo caso si vede che f1 = 1.

+
X

1 1
.
n
n=0 n! z

1.18. FORMULA DI LAURENT

87

Sia C una circonferenza di centro z0 , singolarit`a isolata di f (z). Il numero


f1 =

1 Z
f () d
2i C

si chiama il residuo della funzione f (z) in z0 .


Il residuo di f (z) in z0 si indica col simbolo
Res(f, z0 ) .

88

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

1.19

Singolarit`
a e zeri ad infinito

Nello studio del limite di una funzione olomorfa f (z) per z tendente a +
conviene usare una terminologia analoga a quella che si usa per z z0 . Ci`o
si fa introducendo la funzione
g(z) = f (1/z)
e dicendo che f (z) ha ad infinito una singolarit`a isolata se ci`o accade per g(z)
in z0 = 0; e parlando di singolarit`a eliminabile, polo o singolarit`a essenziale, a
seconda del comportamento di g(z) in z0 = 0. La serie di Laurent di f (z) ad
infinito si costruisce a partire dalla serie di Laurent di g(z) a 0. Se
g(z) =

+
X

gn zn

n=

allora la serie di Laurent


+
X

fn z n ,

fn = gn ,

(1.34)

n=

si chiama la serie di Laurent di f (z) ad infinito. Dunque, se infinito `e una


singolarit`a essenziale di f (z) allora la sua serie di Laurent ha infiniti termini
con esponente positivo. Se infinito `e un polo allora la serie (1.34) ha solo un
numero finito di termini con esponente positivo. Si ha invece una singolarit`
a
eliminabile ad infinito quando fn = 0 per n > 0.
Chiameremo residuo ad infinito il numero3

Res(f, ) =

1
1 Z
f () d = Res 2 g(z), 0 .
2i C
z

In questo caso C `e una circonferenza di centro 0 e raggio cos` grande da


racchiudere tutte le singolarit`a al finito di f (z). Dunque,
Res(f, ) = f1 .
Si noti quindi che il residuo ad infinito pu`o essere non nullo anche se infinito `e
una singolarit`a rimuovibile.
Sia ora z0 C un polo di f (z). Si sa che si pu`o scrivere
f (z) =

1
X

fn (z z0 )n + (z)

n=r
3

come sempre il verso di percorrenza su C `e quello positivo, ossia antiorario.

` E ZERI AD INFINITO
1.19. SINGOLARITA

89

con (z) regolare in z0 . La funzione razionale


1
X

fn (z z0 )n

n=r

si chiama la parte principale di f nel polo z0 .


Se infinito `e un polo, la funzione f (z) `e in particolare olomorfa per |z| > R
con R sufficientemente grande e quindi, per |z| > R,
f (z) =

k
X

fn z n + (z)

n=0

con (z) olomorfa (e nulla) ad infinito. In questo caso, il polinomio


k
X

fn z n

n=0

si chiama la parte principale di f ad infinito.


Sia ora f (z) una funzione che ha solo singolarit`a polari sia al finito che
allinfinito. Allora i poli sono in numero finito N e se Pm (z) `e la parte principale
dellmmo polo,
f (z)

N
X

Pm (z)

m=1

`e intera e nulla ad infinito, ossia, per il Teorema di Liouville, `e identicamente


zero. Si ha dunque:
Teorema 85 Una funzione analitica le cui singolarit`a, al finito ed allinfinito,
sono poli, `e razionale.
Sia quindi f (z) una funzione razionale e sia R un raggio cos` grande che
la circonferenza CR di centro 0 e raggio R racchiuda tutti i poli al finito.
Consideraimo i due integrali
1 Z
1 Z
f (z) dz ,

f (z) dz .
2i CR
2i CR
Lintegrale di sinistra `e la somma dei residui nei poli al finito mentre quello di
destra `e il residuo ad infinito. Dunque:
Teorema 86 La somma dei residui in tutti i poli (al finito e ad infinito) di
una funzione razionale `e nulla.
Se la serie di potenze (1.34) non ha termini con esponente positivo, diremo
che la funzione f (z) ha estensione olomorfa ad infinito, in particolare diremo
che ha uno zero ad infinito se essa ha solamente termini con esponente negativo.
E il primo di essi che `e non nullo individua lordine dello zero.

90

1.20

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Il metodo dei residui

Sia una regione in cui f (z) `e analitica, a parte che nei punti singolari isolati
zn , in numero finito o meno. Sia una curva semplice e chiusa in , che non
incontra punti singolari di f (z). Si noti che racchiude al pi`
u un numero finito
di punti singolari perche questi, essendo isolati, possono solo accumularsi su
punti di .
Una semplice iterazione della formula (1.31) mostra che vale
Z

f (z) dz =

XZ
Ci

f (z) dz

ove Ci sono circonferenze centrate nei punti singolari zi di f (z), cos`


piccole da non debordare da e da non intersecarsi luna con laltra. La
sommatoria `e estesa ai punti singolari zi . Dunque:
Teorema 87 (dei residui) Sia una curva semplice e chiusa in , che non
incontra i punti singolari di f (z). Alora vale
Z

f (z) dz = 2i

Res(f, zi ) ,

la somma essendo estesa ai soli punti singolari che sono racchiusi da .


Questo teorema `e particolarmente importante per il calcolo di integrali
impropri di funzioni di variabile reale. E opportuna una premessa.
Premessa sugli integrali impropri
Sia f (z) una funzione di variabile reale che, per semplicit`a, assumiamo continua. Per definizione,
Z +

f (x) dx = lim

Z 0

S S

f (x) dx + lim

Z T

T + 0

f (x) dx .

Lintegrale improprio esiste quando ambedue i limiti esistono finiti.


Si chiama valore principale dellintegrale improprio il numero
lim

Z T

T + T

f (x) dx .

E ovvio che se lintegrale improprio esiste allora esiste anche il suo valore principale
ed essi coincidono; ma il valore principale pu`o anche esistere senza che esista
lintegrale improprio, come si vede considerando la funzione
f (x) = sin x .

1.20. IL METODO DEI RESIDUI

91

Essendo la funzione dispari il valore principale `e nullo, mentre lintegrale


improprio non esiste.
Il metodo dei residui pu`o spesso usarsi per il calcolo del valore principale
di un integrale improprio, mentre frequentemente si richiede il valore dellintegrale improprio stesso. Dunque prima di usare il metodo dei residui per il calcolo
di un integrale improprio, `e necessario accertarsi che questo esista.
Un caso in cui nessuna verifica preliminare `e richiesta `e il caso di una
funzione pari,
f (x) = f (x) .
In tal caso

Z 0
T

f (x) dx =

Z T
0

f (x) dx

e quindi lintegrale improprio esiste se e solo se esiste il suo valore principale.

1.20.1

Calcolo di integrali impropri

Mostriamo un esempio semplice:


Esempio 88 Sia f (x) = 1/(1 + x2 ). Si sa che questa funzione ammette
integrale improprio e che
Z
+

f (x) dx = .

Mostriamo come si possa ritrovare questo valore usando il metodo dei residui.
La funzione f (x) `e la restrizione allasse reale della funzione
f (z) =

1
1 i
1 i
=
+
2
1+z
2z i 2z +i

e quindi

i
Res(f, i) = .
2
Integriamo la funzione f (z) sulla curva in figura 1.18
Lintegrale `e
Z R
R

Z
1
1
dx

dz = 2iRes(f, i) = .
2
1+x
R 1 + z 2

Passando la limite per R + si trova


Z +

Z
1
1
dx
=

+
lim
dz .
R+ R 1 + z 2
1 + x2

Il risultato segue da qui se possiamo provare che lultimo limite `e nullo.

92

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE


Figura 1.18:
1.6

1.4

1.2

0.8

0.6

0.4

0.2

0
x
0.2

0.4
1.5

0.5

0.5

1.5

Questo semplice esempio mostra che, per poter usare facilmente il metodo
dei residui per il calcolo di integrali impropri, dovremo dare metodi efficienti
per il calcolo dei residui; e dovremo dare criteri che assicurano che gli integrali
su opportune semicirconferenze tendono a zero quando il raggio tende a +.
Al secondo problema rispondono i due risultati seguenti:
Lemma 89 (del grande cerchio ) Sia f (z) analitica su C salvo che nei
punti singolari zn , in numero finito o meno. Se per`
o {zn } `e infinito, sia
lim |zn | = + .
Siano Rn raggi tali che Rn 6= |zk | per ogni n e per ogni k,
lim Rn = + .
Se esistono numeri positivi M ed per cui
|f (z)| <
allora vale

M
|z|1+

per

|z| = Rn ,

lim

|z|=Rn

f (z) dz = 0 .

1.20. IL METODO DEI RESIDUI

93

Dim. La dimostrazione `e immediata, notando che


Z

f
(z)
dz
2R 1+

|z|=Rn
R

e il membro destro tende a zero.


Questo lemma si applica facilmente al caso dellEsempio 88.
Osservazione 90 Si noti:
se il lemma del grande cerchio si vuol applicare per integrare per esempio
su una semicirconferenza nel semipiano superiore, allora basta supporre
che le condizioni valgano per <e z > con > 0;
la disuguaglianza |f (z)| < [M/|z|1+ ] vale anche per ogni z = x reale e
quindi nelle ipotesi del Lemma del grande cerchio, lintegrale improprio
di f (x) esiste.
Il secondo risultato si applica quando si devono calcolare integrali di funzioni
della forma
f (z)eiz
lungo semicirconferenze nel semipiano Im z > 0 quando > 0, nel semipiano
Im z < 0 quando < 0.
Indicando con R la semicirconferenza in figura 1.19, si ha
Lemma 91 (di Jordan ) Sia f (z) analitica con sole singolarit`a isolate in
Im z > 0. Supponiamo inoltre
lim f (z) = 0 ,

|z|+

(1.35)

il limite essendo calcolato nel semipiano Im z 0. Sia > 0. Il tal caso,


Z

lim

R+ R

eiz f (z) dz = 0 .

La dimostrazione `e posposta.
Osservazione 92 Si noti:
Dalla condizione (1.35) segue che f (z) ha solamente un numero finito di
punti singolari in Im z > 0.

94

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE


Figura 1.19:
1.6

1.4

1.2

0.8
R

0.6

0.4

0.2

0
x
0.2

0.4
1.5

0.5

0.5

1.5

Il lemma di Jordan permette di asserire che esiste il valore principale dellintegrale improprio di f (x). Niente dice sullintegrale improprio stesso.
Si confronti con lOsservazione 90.
Esaminiamo ora il primo problema, di dare formule semplici per il calcolo
dei residui. Ci`o `e possibile nel caso in cui il punto singolare z0 `e un polo. In
questo caso,
f (z) =

+
X

fn (z z0 )n ,

fk 6= 0 .

n=k

Da questa formula dobbiamo ricavare il coefficiente f1 . E immediato vedere


che, se il polo ha ordine k,
f1

i
1
dk1 h
k
= Res(f, z0 ) = zz
lim
(z

z
)
f
(z)
.
0
0 (k 1)! dz k1

Nel caso del polo di ordine 1 si trova in particolare


lim (z z0 )f (z) .

zz0

Questultima espressione assume un aspetto ancora pi`


u semplice nel caso
particolare in cui la funzione `e data in forma di quoziente,
f (z) =

n(z)
.
d(z)

1.20. IL METODO DEI RESIDUI

95

Sia z0 un polo di ordine 1 di f (z) e supponiamo n(z0 ) 6= 0, cos` che d(z) ha


uno zero semplice in z0 . In questo caso,
lim (z z0 )f (z) = lim (z z0 )

zz0

zz0

n(z)
n(z0 )
= 0
.
d(z)
d (z0 )

Dimostrazioni posposte
Dimostriamo il Lemma di Jordan.
Parametrizziamo R come
R :

z(t) = Reit ,

0t

e sia +
R la circonferenza ottenuta per t [0, /2], R quella ottenuta per
t [/2, ]. Mostriamo

eiz f (z) dz = 0 ,
+

lim

lim

R+
R

R+
R

eiz f (z) dz = 0 .

Consideriamo il primo limite (il secondo si tratta in modo analogo). Sia


MR+ = max
|f (z)| .
+
R

Per ipotesi,
lim MR+ = 0 .

R+

Usando il lemma 28, stimiamo lintegrale come segue:

/2

iz
iReit
it
it

e
f
(z)
dz
=
e
f
(Re
)iRe
dt

R
Z /2
Z /2

R eiR cos tR sin t f (Reit ) dt RM (R)


eR sin t dt .
0

Ora notiamo che


sin t 2t/

per 0 t /2

e quindi
Z /2

Z /2

i
2 h
1 eR/4

0
0
rimane limitato per R +, perche > 0. Dunque,

R sin t

dt R

lim M (R)

R+

eRt/2 dt =

Z /2
0

eR sin t dt = 0

come si voleva.
Lintegrale su
R si tratta in modo analogo.

96

1.20.2

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Il Principio dellargomento

Sia f (z) una funzione olomorfa in una regione , nulla in un punto z0 ,


f (z) = (z z0 )k (z) ,

(z0 ) 6= 0 .

Essendo
f 0 (z) = k(z z0 )k1 (z) + (z z0 )k 0 (z)
si vede che f 0 (z)/f (z) ha polo semplice, con residuo uguale a k, lordine dello
zero.
In modo analogo si vede che se
f (z) = (z z0 )k (z) ,

(z0 ) 6= 0

la funzione f 0 (z)/f (z) ha ancora un polo semplice in z0 , con residuo k, essendo k lordine del polo di f (z) in z0 . Dunque, se C `e una circonferenza
(semplice) di centro z0 che non racchiude altri zeri o punti singolari di f (z)
oltre a z0 , si ha
1 Z f 0 (z)
dz =
2i C f (z)

k se z0 `e uno zero di ordine k


k se z0 `e un polo di ordine k.

Supponiamo ora che sia una curva semplice e chiusa in , che non incontra ne zeri ne punti singolari di f (z). Supponiamo inoltre che i punti singolari
siano poli. In tal caso,
1 Z f 0 (z)
dz = Z P
2i f (z)

(1.36)

ove Z `e la somma delle molteplicit`a degli zeri racchiusi da e P `e la somma


delle molteplicit`a dei poli racchiusi da . Questaffermazione va sotto il nome
di Principio dell argomento perche, cambiando la variabile di integrazione,
1 Z f 0 (z)
1 Z 1
dz =
d
2i f (z)
2i f
ove f `e limmagine di mediante f ,
f :

= f (z(t)) ,

t [a, b] .

Dunque, il membro destro di (1.36) rappresenta lindice della curva f rispetto


allorigine ossia, intuitivamente, il numero dei giri che un punto mobile sulla
curva f compie intorno allorigine: detto in modo intuitivo, la variazione
dellargomento di quando percorre f .

1.20. IL METODO DEI RESIDUI

1.20.3

97

I teoremi di Hurwitz e Rouch


e e della mappa
aperta

Il Principio dellargomento `e alla base di numerosi metodi grafici dellingegneria ed ha importanti conseguenze teoriche. Tra queste proviamo i teoremi di
Hurwitz e di Rouche.
Teorema 93 (Teorema di Hurwitz ) Sia (fn (z)) una successione di funzioni olomorfe su , convergente ad f (z) uniformemente sui compatti di .
Supponiamo che la funzione f (z) non sia identicamente nulla e che z0 sia uno
zero di f (z). In ogni intorno di z0 si annullano tutte le funzioni fn (z), a parte
un numero finito di esse. Inoltre, Sia D un intorno di z0 su cui f (z) si annulla
solo in z0 . Per n sufficientemente grande, il numero degli zeri di fn (z) in D,
contati tenendo conto della molteplicit`a, `e uguale alla molteplicit`a dello zero
z0 di f (z).
Dim. Sia D un disco, intorno di z0 . Supponiamo che
D = {z | |z z0 | < r} .
Sia C la circonferenza di D.
Si sa che gli zeri di f (z) sono isolati perche f (z) non `e identicamente nulla
e quindi il raggio r si pu`o scegliere in modo che f (z) non si annulli su C.
La convergenza di (fn (z)) ad f (z), uniforme su C, mostra che per n grande
anche fn (z) non si annulla su C. Dunque, il numero degli zeri pu`o calcolarsi
applicando il Principio dellargomento su C:
"

1 Z fn0 (z)
1 Z f 0 (z)
lim
dz =
dz = N 1 .
n
2i C fn (z)
2i C f (z)
Dato che

1 Z fn0 (z)
dz
2i C fn (z)
prende valori interi e il limite `e N , la successione deve essere definitivamente
uguale a N . Ci`o completa la dimostrazione.
Osservazione 94 Si noti che lipotesi f (z) non identicamente nulla non pu`o
rimuoversi: la successione delle funzioni costanti
fn (z) = 1/n
converge uniformemente alla funzione nulla, e nessuna delle fn (z) ammette
zeri.

98

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Un secondo risultato importante mostra che gli zeri variano con continuit`a
perturbando la funzione.
Teorema 95 (Teorema di Rouch
e ) Siano g(z) ed h(z) funzioni olomorfe
in una regione di Jordan e sia una curva semplice e chiusa in .
Supponiamo che sul sostegno di valga la disuguaglianza stretta
|h(z)| < |g(z)| .

(1.37)

In tal caso la somma delle molteplicit`a degli zeri di g(z) nella regione
uguaglia la somma delle molteplicit`a degli zeri di g(z) h(z), ancora in .
Dim. Vediamo prima di tutto un argomento intuitivo, che per`o sarebbe lungo
giustificare completamente. Notiamo che
"

h
arg(g h) = arg g 1
g
La (1.37) mostra che

#!

"

h
= arg g + arg 1
.
g

h(z)

< 1,
g(z)

ossia che i punti


w =1

h
g

hanno parte reale positiva. Dunque, la curva parametrizzata da (1 h/g) non


gira intorno allorigine, e quindi, percorrendola, la variazione dellargomento `e
zero. Dunque, si intuisce che percorrendo gh largomento debba variare di
tanto quanto varia percorrendo g . E quindi, le due funzioni g e g h avranno
il medesimo numero di zeri racchiusi da .
Vediamo ora la dimostrazione rigorosa. Si noti che la disuguaglianza stretta (1.37) implica che ne g(z) ne
(z) = g(z) h(z)
hanno zeri sul sostegno di . Possiamo quindi usare il Principio dellargomento
e provare
Z
Z 0
0 (z)
g (z)
dz =
dz
(z)
g(z)
ossia

Z " 0
(z)

g 0 (z)

dz = 0 .
(z)
g(z)

1.20. IL METODO DEI RESIDUI

99

Ora,
0 (z) g 0 (z)
0 (z)g(z) (z)g 0 (z)

=
(z)
g(z)
g(z)(z)
0
0
h(z)g (z) h (z)g(z)
0 (z)
=
=
g(z)[g(z) h(z)]
(z)
ove
(z) =
Va quindi provato che

(z)
g(z) h(z)
h(z)
=
=1
.
g(z)
g(z)
g(z)
Z

0 (z)
dz = 0 .
(z)

(1.38)

Di nuovo, questintegrale ha senso perche ne g(z) ne h(z) si annullano su .


Da (1.37) si ha
|1 (z)| < 1
sul sostegno di . Questa disuguaglianza ora mostra che la curva ha sostegno
nel disco di centro 1 e raggio 1: non gira intorno allorigine e quindi lintegrale
in (1.38) `e effettivamente nullo, come dovevamo provare.
Si ricordi ora il teorema di Brower: una funzione h(z) dal disco chiuso
{z | |z| 1} in se che `e continua, ammette un punto fisso; ossia, esiste un
punto z0 di norma minore o uguale ad 1, tale che h(z0 ) = z0 . Ripetiamo
che questo teorema vale sotto la sola ipotesi che f (z) sia continua, e la sua
dimostrazione `e difficile. Se per`o h(z) `e olomorfa e inoltre trasforma il disco
chiuso nel disco aperto, una semplice dimostrazione pu`o dedursi dal Teorema
di Rouche:
Corollario 96 Sia h(z) olomorfa su una regione che contiene {z | |z| 1}.
Supponiamo che
|z| 1 = |h(z)| < 1 .
Allora, la funzione h(z) ha un punto fisso z0 e uno solo. Inoltre, |z0 | < 1.
Dim. Si noti che se h(z0 ) = z0 allora
|z0 | = |h(z0 )| < 1 .
Dobbiamo provare lesistenza di z0 , ossia dobbiamo provare che che la
funzione h(z) z ha un unico zero. Confrontiamo h(z) con la funzione
g(z) = z ,

100

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

che ha un unico zero. Vale


|z| = 1 = |h(z)| < |z| = |g(z)|
e quindi g(z) = z e g(z) h(z) = z h(z) hanno il medesimo numero di zeri;
ossia h(z) = z ha esattamente una soluzione.
Diamo ora unulteriore dimostrazione del teorema fondamentale dellalgebra.
Corollario 97 (Teorema fondamentale dell algebra ) Un polinomio di
grado n > 0 ha esattamente n zeri complessi.
Dim. Lipotesi `e che il polinomio ha grado n e quindi pu`o scriversi come
z n + h(z) ,

h(z) = an1 z n1 + + a1 z + a0 .

Il polinomio z n ha esattamente n zeri (si ricordi che nelluso del principio


dellargomento gli zeri vanno contati tenendo conto delle molteplicit`a).
Vale
h(z)
=0
lim
|z|+ z n
e quindi
|h(z)| < |z n |
su ogni circonferenza |z| = R, con R sufficientemente grande. Da qui lasserto.
Illustriamo ora una ulteriore differenza importante tra le funzioni regolari
di una variabile reale, e quelle regolari, nel senso della variabile complessa.
Consideriamo la funzione
f (x) = x2 ,
da R in se. Questa funzione, non costante, `e analitica nel senso delle funzioni
di variabile reale (`e addirittura un polinomio). Il suo dominio `e un aperto
mentre la sua immagine non `e aperta. Proviamo che nel caso delle funzioni
olomorfe ci`o non pu`o aversi:
Teorema 98 (della mappa aperta ) Una funzione olomorfa e non costante trasforma aperti in aperti.
Dim. Ricordiamo che i punti di accumulazione degli zeri di una funzione
olomorfa su e non identicamente nulla non si accumulano su punti di .
Di conseguenza, anche linsieme
{z | f (z) = w}

1.21. TRASFORMAZIONI CONFORMI

101

non ha punti di accumulazione in , salvo nel caso in cui f (z) `e costante.


Sia ora w0 un punto di f (), z0 un punto per cui f (z0 ) = w0 e sia r > 0
tale che
D = {z | |z z0 | < r} .
Avendo notato che f 1 (w0 ) non ha punti di accumulazione in , si vede che,
per r abbastanza piccolo, f (z) 6= w0 se z D.
Vogliamo mostrare che w0 `e interno a f ().
Indichiamo con C la circonferenza |z z0 | = r, cos` che f (z) w0 per
|z z0 | r si annulla solo per z = z0 .
Sia
m = min |f (z) w0 | > 0 ,
C

Dm = {w | |w w0 | < m/2} .

Proviamo che Dm . Sia per questo w1 Dm e studiamo lequazione


f (z) = w1 .
Scrivendo
f (z) w1 = [f (z) w0 ] + [w0 w1 ] = g(z) h(z)
si vede che su C vale
|w0 w1 | = |h(z)| <

m
< m < |f (z) w0 | = |g(z)| .
2

Dunque, per il Teorema di Rouche, g(z) ed f (z)w1 hanno il medesimo numero


di zeri racchiusi da C. Dato che per ipotesi g(z) = f (z) w0 si annulla, anche
f (z) w1 si deve annullare; ossia esiste z1 D tale che f (z1 ) = w1 , come
si voleva.
E conseguenza del teorema precedente che una trasformazione olomorfa
invertibile ha inversa continua.

1.21

Trasformazioni conformi

Ricordiamo che una trasformazione olomorfa f (z) tra due regioni ed 0 `e


conforme diretta se la sua derivata non si annulla. Conviene rinforzare questa definizione, richiedendo che f (z) sia olomorfa, invertibile e con inversa
olomorfa. Si noti che se g(z), inversa olomorfa di f (z), esiste allora
g(f (z)) = z

da cui g 0 (f (z))f 0 (z) = 1

(1.39)

102

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

e quindi f 0 (z) non si annulla. Si `e imposto in pi`


u la biunivocit`a, propriet`a che
0
la condizione f (z) 6= 0 non assicura globalmente: la funzione f (z) = ez ha
derivata priva di zeri, pur essendo periodica.
Da ora in poi, parlando di trasformazione conforme tra due regioni ed
0
intenderemo sempre una trasformazione f (z) olomorfa e invertibile da in
0 , con inversa olomorfa e quindi con derivata non nulla.
Vogliamo prima di tutto studiare le trasformazioni conformi da D = {z | |z| <
1} in se. E facile trovare alcune di queste trasformazioni. Tra queste le
rotazioni .
w = R (z) = ei z
con numero reale fissato, e anche le trasformazioni che indichiamo con Ta ,
w = Ta (z) =

za
1a
z

con |a| < 1.


E facile vedere che Ta trasforma D in se notando che se |z| = 1 allora

za
|Ta z| =

1a
z

1 z a
=

= 1.

|
z | z a

Per il principio del massimo, |Ta z| 1 su D. Dunque, Ta trasforma D in D.


Per mostrare che `e suriettiva e iniettiva, notiamo che essa `e invertibile: sia
|w| 1 e risolviamo lequazione
za
= w.
1a
z
Questa `e risolta da
z=
e

w+a
= Ta w
1+a
w

| a| = |a| < 1 .
Dato che Ta1 = Ta , anche Ta1 `e olomorfa e quindi, da (1.39), Ta ha
derivata non nulla, ossia `e conforme.
Si noti che per a = 0 si ritrova il caso particolare della trasformazione
identit`a, z z.
Le trasformazioni Ta si chiamano trasformazioni di Mobius.
Ricapitolando, abbiamo trovato due famiglie di trasformazioni conformi da
D in D, la famiglia R delle rotazioni e la famiglia T delle trasformazioni di
Mobius di parametro a, |a| < 1.

1.21. TRASFORMAZIONI CONFORMI

103

Osservazione 99 Nel definire Ta abbiamo imposto la condizione |a| < 1. Per


questa ragione, trasformazioni di Mobius e rotazioni vanno considerate separatamente. Avessimo permesso invece |a| = 1 avremmo ritrovato le rotazioni
come particolari trasformazioni di Mobius:
1 z ei
z ei
=
= ei .
1 ei z
ei ei z
Calcoliamo la composizione di due trasformazioni di Mobius,
w=

za
,
1a
z

z=

b
.
1 b

La trasformazione composta `e
w=
e

1 + ab [(a + b)/(1 + ab)]

1+a
b 1 (a + b)/(1 + ab)

1 + a
b

= 1,
1 + a
b

a+b

<1

1 + a
b

(lultima disuguaglianza `e immediata perche si sa che la trasformazione composta trasforma il disco in se). Dunque, Ta Tb = R T(a+b)/(1+ab) per un certo
valore di R,
1 + ab
=
.
1+a
b
Ossia, componendo trasformazioni di Mobius si trovano nuovamente trasformazioni di Mobius, seguite da una rotazione. Equivalentemente, componendo
trasformazioni di Mobius si trovano trasformazioni di Mobius precedute da una
rotazione. Infatti,
za
(ei z) aei
ei
.
=
1a
z
1 [aei ](ei z)
Vogliamo provare che tutte le trasformazioni conformi di D in se sono di
tale forma. Per questo abbiamo bisogno di premettere:
Lemma 100 (di Schwarz ) Sia f (z) olomorfa su D a valori in D. Se f (0) =
0 allora vale
|f (z)| |z| ,
|f 0 (0)| 1.
(1.40)
Se inoltre esiste z0 D per cui
|f (z0 )| = |z0 |

104

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

oppure se
|f 0 (0)| = 1
allora f (z) `e una rotazione.
Dim. Si noti che |f (z)| 1 per il principio del massimo modulo e che le due
condizioni f (0) = 0 e |f (z)/z| 1 implicano che |f 0 (0)| 1. Dunque basta
provare che |f (z)| |z|.
Introduciamo la funzione
(

F (z) =

f (z)/z z 6= 0
f 0 (0)
z = 0.

Dal Teorema di Riemann, questa funzione `e olomorfa perche f (z) si annulla


in z = 0.
Leggiamo la funzione F (z) nel disco di raggio 1 . Sulla circonferenza
vale
|f (z)|
1
|F (z)| =

1
1
perch`e, come si `e notato, |f (z)| 1.
Ancora per il principio del massimo modulo, la disuguaglianza |F (z)|
1/(1 ) vale per ogni (0, 1) e per ogni z tale che |z| < 1 . Dunque, per
ogni z D vale

f (z)
1

= 1.
inf
z
(0,1) 1
Ci`o prova (1.40).
Supponiamo ora di sapere che per un certo z0 D vale
|f (z0 )| = |z0 |,

ossia

|F (z0 )| = 1 .

Per il principio del massimo modulo, F (z) `e costante, F (z) = a con |a| < 1 e
quindi
f (z) = az
`e una rotazione.
In modo analogo si procede se
|f 0 (0)| = 1
Proviamo ora:

ossia |F (0)| = 1 .

1.21. TRASFORMAZIONI CONFORMI

105

Teorema 101 Sia f (z) una trasformazione conforme da D = {z | |z| < 1}


in se. Esiste a C, con |a| < 1 e R tale che
f (z) = Ta (R (z))
ossia, f = Ta R .
Dim. Sia a = f (0) e consideriamo la trasformazione g(z),
g(z) = (Ta f )(z) =

f (z) f (0)
.
1 f (0)f (z)

Questa funzione manda D in se, perche |a| = |f (0)| < 1 e inoltre g(0) = 0.
Dunque, per il Lemma di Schwarz, |g 0 (0)| 1.
Consideriamo ora la trasformazione h(z) inversa di g(z). Anchessa `e una
trasformazione conforme da D in se e inoltre h(0) = 0 cos che anche per essa
vale |h0 (0)| 1.
Essendo
1
h0 (z) = 0
,
w = h(z)
g (w)
si ha, per z = 0,
1
h0 (0) = 0
g (0)
e quindi valgono contemporaneamente le disuguaglianze
|g 0 (0)| 1 ,

|g 0 (0)| 1 .

Si ha dunque
|g 0 (0)| = 1 .
Per la seconda parte del Lemma di Schwarz, g(z) `e una rotazione, g(z) = R (z)
per qualche R. Dunque,

f (z) = Tf (0) R (z) .


In modo pi`
u esplicito, abbiamo provato che se f (z) `e una trasformazione
conforme da D in se, esiste C, || = 1 per cui
f (z) =

(z) + f (0)
.
1 f (0)(z)

Unulteriore conseguenza del Lemma di Schwarz permette di rinforzare


moltissimo il teorema di Liouville. Indichiamo col simbolo + il semipiano
+ = {z | <e z > 0}

106

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

e notiamo che la trasformazione S,


w = S(z) =

z1
,
z+1

(1.41)

trasforma + in D ed `e invertibile, la sua inversa essendo data da


z=

w+1
1w

da D in + ; ossia, S `e una trasformazione conforme di + in D.


Proviamo ora:
Teorema 102 Sia f (z) una funzione intera che non prende valori in un
segmento. La funzione f (z) `e costante.
Dim. Non `e restrittivo assumere che il segmento sia
x + i0 ,

x [0, 1] .

Dunque, f (z) 6= x + i0, x [0, 1], per ogni z.


Consideriamo la funzione
(z) =

z
1
=1
.
z1
1z

Notiamo che
(z) = x + i0 ,

x > 0 se e solo se z [0, 1].

Dunque,
g(z) = (f (z))
non prende valori sullasse reale negativo e dunque si pu`o definire la funzione
g 1/2 (z) ,
olomorfa su C, si veda il paragrafo 1.9.3. La funzione g 1/2 (z) prende valori
in + e quindi componendola con la trasformazione S in (1.41) si trova una
funzione intera a valori in D, e quindi limitata. Per il Teorema di Liouville
essa `e costante e quindi f (z) stessa `e costante.

1.21. TRASFORMAZIONI CONFORMI

1.21.1

107

Il teorema di Riemann

Il Teorema di Riemann mostra una condizione topologica perche una regione


sia conforme ad un disco. Prima di enunciarlo, `e bene notare che non tutte le
regioni possono essere trasformate biunivocamente su un disco mediante una
trasformazione olomorfa. Infatti:
Esempio 103 Nessuna funzione olomorfa trasforma in modo biunivoco C su
una regione limitata: infatti una tale funzione sarebbe intera e limitata e quindi
costante, ossia non biunivoca.
E un po pi`
u macchinoso vedere il caso seguente: sia D = {z | |z| < 1} e
sia D0 il disco D privato dellorigine.
Nessuna funzione olomorfa f (z) pu`o trasformare in modo biunivoco D0 su
D. Infatti, se ci`o accadesse, il punto 0 non sarebbe di accumulazione per le
singolarit`a di f (z), che non cadono in punti di D0 , e la f (z) stessa `e limitata;
e quindi f (z) si estenderebbe in modo olomorfo a 0. Per`o, f (0) non pu`o essere
interno a D, se si vuole che f (z) sia biunivoca; e quindi
|f (0)| = 1 = sup |f (z)| .
|z|<1

Per il principio del massimo modulo, f (z) viene ad essere costante, e quindi
non biunivoca.
Enunciamo ora il Teorema di Riemann in generale. Il teorema verr`a quindi
provato in un caso particolare.
Teorema 104 (di Riemann ) Sia una regione semplicemente connessa
che non `e tutto il piano complesso. Esiste una funzione olomorfa che trasforma
su D in modo biunivoco.
Dim. (Il teorema si prova nel caso particolare in cui `
e una regione
di Jordan .)
Fissiamo un punto z0 . Essendo limitata, essa `e contenuta in un
disco DR di raggio R e centro 0. La trasformazione conforme z z/(R + 1)
trasforma DR in D = {z | |z| < 1} e quindi in D. Applicando una trasformazione di Mobius, si trova una trasformazione da in D, che trasforma z0
in 0. La trasformazione cos` costruita `e inoltre iniettiva. Non `e per`o suriettiva.
Sia F la famiglia delle trasformazioni olomorfe ed iniettive da a D,
che trasformano z0 in 0. Il teorema `e dimostrato se si riesce a provare che F
contiene una trasformazione suriettiva.

108

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Si noti che se f (z) F allora |f (z)| < 1 e quindi, per il teorema di Montel,
ogni successione in F contiene s.successioni convergenti uniformemente sui
compatti di . Inoltre, se f (z) F,
1
|f (z0 )| =
2
0

f () 1

C ( z0 )2
r

se C `e una circonferenza di raggio r e centro z0 , contenuta in . Dunque,


MF = sup{|f 0 (z0 )| , f F} < + .
Sia (fn (z)) una successione in F, tale che
lim |fn0 (z0 )| = MF .
Per il teorema di Montel, si pu`o supporre che essa converga ad una funzione
olomorfa f0 (z), uniformemente sui compatti di e quindi, per il teorema di
Weierstrass e per la continuit`a della funzione modulo,
|f00 (z0 )| = lim |fn0 (z0 )| = MF ,

f0 (z0 ) = 0 .

Proviamo che la funzione f0 (z) `e iniettiva, e quindi che appartiene a F. Fissiamo un punto z2 e mostriamo che f (z1 ) 6= f (z2 ) per ogni altro punto
z1 6= z2 di .
Sia s = |z1 z2 |/2. La funzione fn (z) `e iniettiva e quindi
n (z) = fn (z) fn (z2 ) ,

n>0

non si annulla sul disco di centro z1 e raggio s. Ci`o vale per ogni indice n e
quindi nemmeno 0 (z) si annulla, per il teorema di Hurwitz; ossia, f0 (z1 ) 6=
f0 (z2 ).
Ci`o prova che f0 (z) `e iniettiva e quindi f0 (z) appartiene ad F.
Proviamo ora che la funzione f0 (z) `e anche suriettiva, completando cos` la
dimostrazione del teorema. Per assurdo supponiamo che non lo sia e sia a uno
dei valori di D che essa non assume.
Consideriamo la funzione
v
u
u a f0 (z)
(z) = t
.

1a
f0 (z)

Dato che `e una regione di Jordan, e che il radicando non si annulla su


, `e possibile definire una determinazione della radice quadrata, in modo

1.21. TRASFORMAZIONI CONFORMI

109

da avere (z) olomorfa su , si veda il paragrafo 1.9.3. La (z) `e quindi


olomorfa e, essendo ottenuta applicando ad f (z) prima la trasformazione di
Mobius Ta e poi una determinazione della radice quadrata, `e iniettiva. Essa
non apparterr`a a F perche in generale (z0 ) 6= 0. Applichiamo dunque a (z)
la trasformazione di Mobius che riporta (z0 ) in 0. Si trova

(z) a
g(z) =

1 a(z)
e la funzione g(z) `e ora un elemento di F.
Calcoliamo g 0 (z0 ). Procediamo in due passi:
h
i

0
0

(z)
1

a(z)
+
[(z)

a] a (z)
g 0 (z) =
h
i
2

1 a(z)
cos` che
g 0 (z0 ) =

1
2 0 (z0 ) .
1 | a|

Ora calcoliamo

v
u

1u1 a
f0 (z) 1 + |a|2 0
0 (z) = t
f0 (z)
2 a f0 (z) [1 a
f0 (z)]2
cos` che



1
0 (z0 ) = 1 | a|2 1 + | a|2 f00 (z) .
2 a
Combinando insieme queste uguaglianze si trova
"
"
#
#
1 + | a|2 0
1 + | a|2
0
0

g (z0 ) =
f (z0 ) ,
|g (z0 )| = MF
.
2 a
2 a
Ora,

"

1 + |a|

>1
2 a

perche 1 + | a|2 2| a| > 0, luguaglianza essendo stretta, dato che |a| < 1.
Dunque, |g 0 (z0 )| > MF , in contrasto con la definizione del numero MF .
La contraddizione trovata prova il teorema.
Abbiamo provato il teorema di Riemann in un caso particolare. In questo
caso pu`o dirsi di pi`
u:
Teorema 105 Sia una regione di Jordan e sia f (z) una funzione olomorfa
che `e conforme da su D. La funzione f (z) pu`
o estendersi con continuit`
a
a .
Non proviamo questo teorema.

110

1.22

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Monodromia e polidromia

Possiamo solo accennare informalmente a questo argomento, sui cui `e per`o


bene avere qualche nozione.

1.22.1

Punti di diramazione di funzioni olomorfe

Un punto z0 , dominio di una funzione olomorfa f (z), si dice punto


di diramazione quando ogni suo intorno contiene una curva chiusa la cui
immagine f non `e chiusa. Dunque, f (z) `e discontinua in ogni intorno di z0 .
Vedremo pi`
u avanti una definizione pi`
u generale di punto di diramazione.
Si noti che z0 = 0 `e punto di diramazione per le funzioni z |z|1/n ei(Arg z)/n
e z Log z.
I punti di diramazione si incontrano spesso trattando le funzioni inverse di
funzioni che non sono biunivoche e questo suggerisce un modo di trattare le
funzioni che `e stato introdotto da Riemann. Accenniamo allidea, considerando
lesempio della funzione Log z. Consideriamo prima di tutto la funzione
f (x + iy) = ex (cos y + i sin y)
che trasforma ogni striscia
(2k 1) y < (2k + 1)
su tutto il piano complesso privato dellorigine.
Fissiamo lattenzione sulla striscia
y < .
Quando si rappresenta limmagine della striscia sul piano complesso in realt`a
si considera la trasformazione da R2 in R2 data da
(x, y) (ex cos y, ex sin y) .
Consideriamo invece la trasformazione da R2 in R3
(x, y) (ex cos y, ex sin y, y) = (, , ) .

(1.42)

In questo modo limmagine di y (, , ) con x fissato `e una spira di unelica.


La successiva striscia `e caratterizzata da
y < 3

1.22. MONODROMIA E POLIDROMIA

111

e la trasformazione (1.42) rappresenta ora y [, 3), con lo stesso valore di


x, nella successiva spira; e la striscia y < 3 ha immagine che ora non si
sovrappone a quella calcolata prima.
In questo modo si ha una rappresentazione dellesponenziale come funzione
biunivoca da C su una superficie di R3 ; e quindi la funzione inversa viene ora
ad essere univoca.
Figura 1.20:
14

12

10

6
z
4

0
5

y
0
5

x
10

10

12

14

La superficie che abbiamo costruito si chiama la superficie di Riemann


della funzione log x.
Costruzioni analoghe, ma un po pi`
u complesse, possono farsi per le funzioni
radice.

1.22.2

Funzioni analitiche

Sia f (z) una funzione olomorfa su una regione . Si `e gi`a notato che sviluppando la funzione in serie di Taylor con centro un punto z1 di , pu`o essere
che la serie converga su un disco che fuoriesce da . In tal caso usando la serie
si trova unestensione di f (z). Per studiare meglio questo fenomeno, introu semplicemente
duciamo questo termine: chiamiamo elemento analitico (pi`
elemento) la coppia di una regione e di una funzione f (z) olomorfa su .
Se `e un disco e quindi f (z) `e sviluppabile in serie di Taylor su , lelemento
si chiamer`a canonico .

112

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Due elementi (1 , f1 (z)) e (2 , f2 (z)) si dicono equivalenti se 1 2 6=


e se
f1 (z) = f2 (z)
z 1 2 .
Se Ei , i = 1,. . . ,n sono elementi canonici e se ciascuno `e equivalente al precedente, linsieme degli Ei si chiama una catena . Lelemento E1 si dir`a il
primo elemento della catena ed En lultimo. Diremo anche che la catena `e una
funzione analitica ottenuta da E1 per prolungamento lungo catene di cerchi.
In generale, chiameremo funzione analitica secondo Weierstrass linsieme
di tutti gli elementi canonici che fanno parte di tutte le catene che si ottengono
prolungando per catene di cerchi un elemento dato.
La definizione di funzione analitica secondo Weierstrass dipende quindi dal
primo elemento che `e stato scelto. Si prova per`o che scegliendo come primo
elemento un altro elemento della stessa funzione analitica, la funzione analitica
non cambia.
Esempio 106 Si consideri la funzione
q

f (z) =

|z|ei(Arg z)/2

che `e olomorfa nella regione |Arg z| < . Fissiamo z0 e sviluppiamo la funzione


in serie di Taylor, di centro z0 . Si trova
f (z) = [(z z0 ) + z0 ]1/2 = f (z0 )

+
X
n=0

1/2
n

(z z0 )n

e questa serie ha raggio di convergenza uguale ad 1.


Sia z0 `e il punto indicato in figura 106. La serie definisce una funzione
olomorfa anche attraverso un segmento dellasse reale negativo. Dunque, lestensione cos` ottenuta di f (z) coincide con la funzione data nei punti del terzo
quadrante, ma non in quelli del quarto.
Si confronti con quanto detto ai paragrafi 1.9.3 e 1.13.2.
Lesempio precedente mostra che elementi diversi della medesima catena
possono prendere valori diversi nel medesimo punto. Ci`o suggerisce di definire
mon`
odroma o univalente una funzione analitica secondo Weierstrass che
ha la seguente ulteriore propriet`a: siano (Di , fi ) e (Dj , fj ) elementi diversi.
Se z0 Di Dj allora vale fi (z0 ) = fj (z0 ); altrimenti la funzione si dice
pol`droma .
Possiamo ora dare la seguente definizione generale di singolarit`a isolata :
il punto z0 sia di accumulazione per il dominio di un elemento (, f (z)) .

1.22. MONODROMIA E POLIDROMIA

113

Figura 1.21:
6

0
x
2

6
8

Diciamo che il punto z0 `e una singolarit`a isolata se `e possibile estendere f (z)


ad un intorno di z0 , escluso z0 , mediante una catena di cerchi che per`o non
coprono z0 . Va osservato che questa definizione fa riferimento ad una catena.
Niente vieta che una diversa catena produca unestensione ad un intorno di
z0 , incluso il punto z0 .
Esempio 107 Sia z0 = 1 e sia
f (z) =
ottenuta scegliendo

1+ z

z=

|z|ei[+(Arg z)/2] .

(1.43)

Si vede che il punto z0 = 1 `e singolare per f (z) nonostante che


g(z) =

1+

|z|ei(Arg z)/2

sia regolare in z0 = 1, e sia unestensione per catene di cerchi di (1.43).


Questosservazione suggerisce di estendere come segue la definizione di
punto di diramazione .
Sia z0 un punto singolare isolato di una funzione analitica secondo Weierstrass. Si dice che il punto z0 `e un punto di diramazione se ogni intorno
di z0 contiene una catena di cerchi della funzione i cui domini coprono una
circonferenza centrata in z0 e col primo elemento che `e diverso dallultimo.

114

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Esempio 108 La funzione


f (z) =

z=

|z|ei(Arg z)/2

ha z0 = 0 come punto di diramazione, perche, come si `e visto sopra, estendendo


per catene di cerchi si passa dalluna allaltra determinazione della radice.
Osservazione analoga vale per la funzione Log z.
Osservazione 109 I punti di diramazione non sono stati considerati nello
studio dei punti singolari di funzioni olomorfe. Infatti, con riferimento ad un
singolo elemento olomorfo (, f ), essi non sono punti singolari isolati: ogni loro
intorno contiene punti nei quali la funzione f (z) `e discontinua.
Mostriamo infine che una funzione analitica secondo Weierstrass, se non ha
punti singolari in una regione di Jordan coincide con un elemento olomorfo.
Teorema 110 (di monodromia ) Sia una regione di Jordan contenuta
nel dominio di una funzione analitica secondo Weierstrass. La funzione `e
univalente su .
Dim. Illustriamo lidea della dimostrazione. Si fissi un punto z0 . Se
la funzione non `e univalente, `e possibile trovare z1 e due curve a e b
congiungenti z0 con z1 , tali che lestensione di f (z) da z0 a z1 lungo catene di
cerchi centrati in a , rispettivamente in b , conduce a valori f1 , f2 , tra loro
diversi. Dobbiamo provare che ci`o non accade.
Non `e restrittivo assumere che le due curve siano semplici e prive di punti
comuni, a parte gli estremi.
Indichiamo con la curva di Jordan ottenuta connettendo b a a e sia d
la distanza di da . Indichiamo con la regione interna a e siano
0 = a ,

1 ,

. . . , n1 ,

n = b

curve con i per i 6= 0 e i 6= n, distanti luna dallaltra meno di d.


Si noti che perche `e regione di Jordan.
Prolungando f (z) da z0 a z1 lungo a = 0 e lungo 1 , si trova in z1 il
medesimo valore f (z1 ) perche ciascun cerchio della catena centrato su punti di
0 interseca il sostegno di 1 e viceversa, dato che i raggi di convergenza delle
serie che si ottengono sono almeno uguali a d.
Lo stesso accade per 1 e 2 e quindi anche prolungando lungo una catena
di cerchi centrati in 1 si ritrova lo stesso valore di f (z1 ).

1.22. MONODROMIA E POLIDROMIA

115

Dopo un numero n di passi si vede che il valore di f (z1 ) che si trova


prolungando lungo una catena di cerchi centrati su b coincide con quello
che si trova prolungando con cerchi centrati su a . E quindi la restrizione ad
della funzione f (z) `e univalente.
Osservazione 111 Il teorema precedente non vieta che seguendo curve che
congiungono z0 con z1 e che escono da , si trovi un valore diverso per f (z1 ).

116

CAPITOLO 1. LE FUNZIONI OLOMORFE

Capitolo 2
Funzioni armoniche
In generale si chiama funzione armonica una funzione u(x1 , . . . , xn ) di classe
C 2 su un aperto Rn e che ivi verifica lequazione di Laplace
ux1 ,x1 + + uxn ,xn = 0 .
La teoria delle funzioni armoniche `e importantissima per le applicazioni, e ricchissima di risultati. Noi ci limitiamo a presentare poche propriet`a delle funzioni armoniche di due variabili, facendole discendere da quelle delle funzioni
olomorfe.

2.1

Funzioni armoniche e funzioni olomorfe

Si `e gi`a notato che le parti reali ed immaginarie di funzioni olomorfe sono


funzioni armoniche. Proviamo ora il viceversa:
Teorema 112 Sia una regione di Jordan e sia u(x, y) armonica su .
Esiste una funzione armonica v(x, y) tale che
f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y)

(2.1)

`e olomorfa.
Dim. Se v(x, y) esiste, allora v(x, y) deve verificare
vx = uy ,

v y = ux .

(2.2)

Per costruire v(x, y) fissiamo (x0 , y0 ) e sia P(x,y) una poligonale in che
congiunge (x0 , y0 ) con (x, y). Costruiamo v(x, y) ponendo
Z

v(x, y) =

P(x,y)

[vx dx + vy dy]

117

118

CAPITOLO 2. FUNZIONI ARMONICHE

Naturalmente, questa formula non pu`o usarsi direttamente, perche lintegrando dipende da v(x, y); ma, le (2.2) suggeriscono di definire
Z

v(x, y) =

P(x,y)

[uy dx + ux dy] .

La funzione cos` costruita `e univoca perche `e una regione di Jordan e la


forma differenziale
uy dx + ux dy
`e esatta, dato che u(x, y) `e armonica.
Dunque la v(x, y) cos` costruita `e di classe C 1 e, con dimostrazione analoga
a quella del Teorema 1.9, si vede che verifica (2.2), come richiesto. Dunque,
v(x, y) `e la parte immaginaria della funzione olomorfa f (x + iy) = u(x, y) +
iv(x, y).
Fissato un punto (
x, y) , il teorema precedente pu`o applicarsi in un suo
intorno e quindi:
Corollario 113 Ogni funzione armonica `e localmente parte reale di una funzione olomorfa. Dunque, ogni funzione armonica `e in particolare di classe
C .
Di conseguenza, per le funzioni armoniche valgono i teoremi che abbiamo
provato per le parti reali di funzioni olomorfe,
il teorema della media;
Il principio sia del massimo che del minimo;
il teorema di Liouville.
La funzione v(x, y) che si associa ad u(x, y) in modo che la funzione (2.1) sia
olomorfa si chiama funzione armonica coniugata di u(x, y). Essa non `e unica
(si vede dalla dimostrazione del Teorema 112 che v(x, y) muta cambiando
(x0 , y0 )). Non `e difficile provare che due funzioni armoniche su un regione ,
coniugate della stessa funzione armonica u(x, y) hanno differenza costante.
Conviene ora elencare alcune funzioni armoniche. Naturalmente sono funzioni armoniche i polinomi di grado 0 oppure 1, e sono funzioni armoniche i
polinomi
u(x, y) = x2 y 2 ,
u(x, y) = xy .
Ma non tutti i polinomi sono funzioni armoniche: u(x, y) = x2 + y 2 non lo `e.
Ci`o nonostante,
Log (x2 + y 2 ) = 2<e Logz

` DELLA MEDIA E IL TEOREMA DI GAUSS


2.2. LA PROPRIETA

119

`e armonica sul complementare di arg z = . Sulla stessa regione `e anche


armonica la funzione
y
u(x, y) = arctan .
x
Un calcolo diretto mostra che in realt`a queste funzioni sono armoniche su
R2 (0, 0).

2.2

La propriet`
a della media e il teorema di
Gauss

Si `e visto che per le funzioni armoniche vale la propriet`a della media


1 Z 2
u(x0 , y0 ) =
u(x0 + r cos t, y0 + r sin t) dt .
2 0

(2.3)

Naturalmente si intende che il disco di centro (x0 , y0 ) e raggio r sia contenuto


in .
Vale anche il viceversa:
Teorema 114 Sia una regione di Jordan e sia u(x, y) una funzione di classe
C 2 (). Se per ogni (x0 , y0 ) vale luguaglianza (2.3) almeno per ogni r
sufficientemente piccolo, allora la funzione u(x, y) `e armonica su .
Dim. Dobbiamo provare che u = 0 su . Notiamo che `e sufficiente provare
che
Z
u(x, y) dx dy = 0
(2.4)
D

per per ogni disco D con raggio abbastanza piccolo. Infatti se in un punto
(x0 , y0 ) fosse u(x0 , y0 ) > 0, per continuit`a si avrebbe anche u(x, y) > 0 su
un opportuno disco D, e quindi lintegrale (2.4) non potrebbe essere nullo.
Derivando rispetto ad r i due membri di (2.3). Si trova:
0=
Z

Z 2
0

Cr

[ux (x0 + r cos t, y0 + r sin t) cos t + uy (x0 + r cos t, y0 + r sin t) sin t] dt

u
ds ,
n

ove Cr indica la circonferenza parametrizzata da


t (x0 + r cos t, y0 + r sin t) ,

t [0, 2]

ed n = n(t), parametrizzata da
n(t) = (x0 + cos t, y0 + sin t) ,

t [0, 2] ,

120

CAPITOLO 2. FUNZIONI ARMONICHE

la sua normale esterna. Si usi ora il teorema di Gauss:


Z

0=

Cr

Z
u
ds =
u(x, y) dx dy .
n
D

Ci`o `e quanto volevamo provare.


Nella dimostrazione precedente abbiamo usato il teorema di Gauss in un
caso particolare: il caso in cui la regione `e una circonferenza. Si sa che esso
vale pi`
u in generale e ci`o permette di provare:
Teorema 115 Sia una regione di Jordan. Supponiamo u(x, y) C 2 (),
continua sulla chiusura di . La funzione u(x, y) `e armonica se e solo se
Z

u ds = 0
n

(2.5)

per ogni curva di Jordan regolare a tratti, il cui sostegno `e in .


Dim. Nelle ipotesi che abbiamo detto, per il teorema di Gauss vale
Z

u(x, y) dx dy =

u ds .
n

E quindi, se u(x, y) `e armonica, vale


Z

u ds = 0 ;
n

se, viceversa, la (2.5) vale per ogni , curva di Jordan con sostegno in ,
scegliendo per le circonferenze, si trova
Z
D

u(x, y) dx dy = 0

per ogni disco in e quindi u = 0 in .

2.3

Il problema di Dirichlet per lequazione di


Laplace

Si chiama problema di Dirichlet per lequazione di Laplace il problema seguente: `e data una curva di Jordan (regolare a tratti) e una funzione g(x, y) continua sul suo sostegno. Si vuole una funzione u(x, y) armonica in , continua
nella chiusura di e tale che
u| = g ;

2.3. IL PROBLEMA DI DIRICHLET PER LEQUAZIONE DI LAPLACE121


Dunque, si vuole che la u risolva
u = 0 in ,

u| = g .

Si parla di problema di Poisson quando `e data anche una funzione continua


h(x, y) in e si vuol risolvere
u = h in ,

u| = g .

(2.6)

Pi`
u avanti potremo studiare il problema dellesistenza di soluzioni del problema di Dirichlet. Per ora, limitiamoci a studiare alcune propriet`a delle
soluzioni, se queste esistono. Proviamo:
Teorema 116 Se esiste una soluzione u(x, y) di (2.6), essa `e unica.
Dim. Ricordiamo che, per la definizione che abbiamo dato di soluzione, la
u(x, y) `e continua nella chiusura di .
Siano u1 (x, y) e u2 (x, y) due diverse soluzioni di (2.6)e definiamo
w(x, y) = u1 (x, y) u2 (x, y) .
La w(x, y) `e una soluzione del problema di Dirichlet
u = 0 in ,

u| = 0 .

In particolare, `e una funzione armonica. Essendo continua sulla chiusura di ,


essa ivi raggiunge massimo e minimo; essendo armonica, massimo e minimo
sono raggiunti su = e quindi sono ambedue nulli: la funzione w(x, y) `e
nulla e quindi u1 (x, y) = u2 (x, y).
Nello stesso modo si pu`o vedere che le soluzioni dipendono con continuit`a
dal dato g. Consideriamo per questo i due problemi di Poisson
u = h in ,
u = h in ,

u| = g1 ,
u| = g2 .

(2.7)
(2.8)

con la medesima funzione h(x, y). Supponiamo che esistano u1 (x, y), soluzione
di (2.7) e u2 (x, y), soluzione di (2.8). Sia ha:
Teorema 117 Le funzioni u1 (x, y) e u2 (x, y) verificano la diseguaglianza
sup |u1 (x, y) u2 (x, y)| max
|g1 (x, y) g2 (x, y)| .

Dim. Introduciamo ancora la funzione w(x, y) = u1 (x, y) u2 (x, y). Questa


funzione `e armonica in e continua sulla sua chiusura e inoltre su vale
w(x, y) = g1 (x, y) g2 (x, y). Dunque, dal principio del massimo e del minimo
per le funzioni armoniche, si ha
min[g1 (x, y) g2 (x, y)] w(x, y) max[g1 (x, y) g2 (x, y)] .

122

2.3.1

CAPITOLO 2. FUNZIONI ARMONICHE

La formula di Poisson

Ricordiamo che la formula della media permette di esprimere il valore u(0, 0)


di una funzione armonica su un disco centrato in (0, 0), mediante i valori
u(R cos t, R sin t), che la funzione assume su una circonferenza di centro (0, 0).
Chiediamoci ora se si riesce a trovare una formula che, per mezzo di tali valori,
esprima anche u(x, y), per ogni (x, y) tale che
x2 + y 2 < R 2 .
In tal caso si trova una formula risolutiva per il problema di Diriclet nel disco.
Si sa che questo pu`o farsi per la funzione olomorfa f (x + iy) di cui u(x, y)
`e parte reale. Sia f (x + iy) = u(x, y) + iv(x, y) e scriviamo
1 Z
f ()
u(x, y) + iv(x, y) =
d ,
2i C (x + iy)
C : t Reit ,
t [0, 2] .
Passando alle parti reali, a sinistra si trova u(x, y) ma a destra si trova unespressione complicata, che fa intervenire sia i valori di u(x, y) che quelli di
v(x, y) perch`e il fattore
1
1
Reit
it
2 Re (x + iy)
non prende valori reali se x 6= 0, y 6= 0. Allora, abbandoniamo un momento lo
studio delle funzioni armoniche e torniamo a considerare la formula integrale
di Cauchy che in particolare d`a
1 Z 2
Reit
f (Reit ) it
dt .
2 0
Re z
Chiediamoci se sia possibile modificarla in modo da far comparire f (z) moltiplicata per un fattore reale. Per questo notiamo che
f (z) =

1 Z 2
zeit
1 Z
z
f (Reit )
dt
=
f ()
d = 0
it
2
2 0
zRe R
2i C
z R2
dato che il denominatore `e nullo soltanto per = R2 /|
z |, punto esterno alla
circonferenza. Dunque, vale anche
"
#
zReit
1 Z 2
Reit
it
f (Re )

dt
f (z) =
2 0
Reit z zReit R2

z
1 Z 2
R
f (Reit )

eit dt
=
2 0
Reit z zeit R
1 Z 2
R2 |z|2
=
f (Reit ) 2
dt .
2 0
R + |z|2 2<e [(Rz)eit ]

2.3. IL PROBLEMA DI DIRICHLET PER LEQUAZIONE DI LAPLACE123


Sia ora

z = re

ossia

x = r cos
y = r sin .

La formula precedente si scrive


u(x, y) + iv(x, y)
R2 r 2
1 Z 2
[u(R cos t, R sin t) + iv(R cos t, R sin t)] 2
=
dt .
2 0
R 2Rr cos( t) + r2
Nella formula precedente lintegrando `e la funzione f (z) moltiplicata per
una funzione a valori reali.
Prendendo ora le parti reali dei due membri si trova la formula di Poisson
u(x, y) =

1 Z 2
R2 r 2
u(R cos t, R sin t) 2
dt .
2 0
R 2Rr cos( t) + r2

Osservazione 118 Si noti che se = Reit e z = rei allora


R2 2Rr cos( t) + r2 = | z|2 .
Esaminando i vari passi del calcolo precedente, si vede che questa formula `e
giustificata se u(x, y) `e armonica in una regione che contiene il disco || R,
e vale se x2 + y 2 < R. Di fatto, una volta trovata questa formula, `e possibile
provare di pi`
u:
Teorema 119 Sia g(x, y) una funzione continua sulla circonferenza x2 +y 2 =
R2 e si definisca u(x, y) nel disco che essa delimita mediante la formula
R2 r 2
1 Z 2
u(x, y) =
g(cos t, sin t) dt ,
2 0 R2 2Rr cos( t) + r2
(
x = r cos
y = r sin .
Allora, la funzione u(x, y) `e armonica nel disco aperto, `e continua nel disco
chiuso e la sua restrizione alla circonferenza restituisce la funzione g(x, y).
Ossia, u(x, y) risolve il problema di Dirichlet
u = 0 ,
per x2 + y 2 R2 ,
u(x, y) = g(x, y)
per x2 + y 2 = R2 .
Vedremo che facendo uso di questo risultato sar`a possibile provare lesistenza di soluzioni del problema di Dirichlet in casi molto pi`
u generali.

124

CAPITOLO 2. FUNZIONI ARMONICHE

Il problema di Dirichlet in regioni di Jordan


Proviamo ora che il problema di Dirichlet `e risolubile in ogni regione di Jordan.
Sia per questo una curva semplice e chiusa, regolare a tratti e sia g(x, y) una
funzione continua sul suo sostegno. Indicando con la regione interna a ,
vale
Teorema 120 Esiste ununica funzione u(x, y) C 2 ( ) e tale che
u = 0 in

u=g

su

(2.9)

Dim. Lunicit`a si `e gi`a provata nel Teorema 116. E da provare lesistenza.


Per questo si usa il Teorema di Riemann, Teorema 104 e del Teorema 105.
Indichiamo con z = x + iy i punti di e del sostegno di e con w = + i
quelli del disco
D = {w | |w| < 1} .
Sia (z) una trasformazione olomorfa e biunivoca da al disco. Per il
Teorema 105, questa funzione ha estensione continua su e trasforma sulla
circonferenza. Indichiamo con G(w) la funzione
G(w) = g(1 (w)) .
Questa funzione `e continua sulla circonferenza e quindi, per il Teorema 119,
esiste una funzione armonica U (, ) nel disco aperto, continua nel disco chiuso
e che sulla circonferenza restituisce G.
Sia V (, ) una funzione coniugata di U (, ) e sia F (, ) = U (, ) +
iV (, ). Sia
f (x + iy) = F ((x + iy)) = u(x, y) + iv(x, y) .
La funzione u(x, y) `e armonica su e su restituisce U e quindi la
funzione g. E dunque la soluzione del problema (2.9).

Capitolo 3
La trasformata di Laplace
La trasformata di Laplace `e una trasformazione che associa a certe funzioni
di una variabile reale, definite su R e nulle per argomento negativo una funzione
olomorfa. La trasformata di Laplace `e uno strumento importante per esempio
nello studio delle equazioni differenziali.
Talvolta `e necessario studiare la trasformata di Laplace di funzioni di n
variabili. Noi ci limiteremo a trattare il caso delle funzioni di una sola variabile.
Molto spesso nelle applicazioni la variabile da cui dipende la funzione f `e
il tempo e, per questa ragione, la indicheremo col simbolo t.

3.1

Definizioni

Descriviamo prima di tutto una classe di funzioni per le quali si pu`o definire
la trasformata di Laplace. Questa non `e la classe pi`
u generale possibile, ma `e
sufficiente per la maggior parte delle applicazioni.
Ripetiamo che a noi interessano funzioni f (t) definite su R, nulle per t < 0.
Diciamo che una tale funzione f , a valori reali oppure complessi, `e a crescita
esponenziale se `e limitata su ogni intervallo [0, T ], T > 0, e inoltre esiste un
numero reale r tale che
lim ert f (t) = 0 ;
t+

Equivalentemente, una funzione `e a crescita esponenziale se esistono numeri


reali M ed r tali che
|f (t)| M ert
t > 0.
(3.1)
Si chiama ordine di esponenziale della funzione f il numero
f = inf{r | Mr per cui |f (t)| < Mr ert } .
123

124

CAPITOLO 3. LA TRASFORMATA DI LAPLACE

Si noti che se r > f allora esiste M per cui vale (3.1). Invece, se r = f ,
la (3.1) pu`o non valere, come si vede considerando la funzione f (t) = tet che
ha ordine di esponenziale 1, ma `e un infinito di ordine maggiore di 1.
La classe delle funzioni per cui definiremo la trasformata di Laplace `e la
classe delle funzioni, a valori reali oppure complessi, ma di una variabile reale,
continue a tratti, a crescita esponenziale e nulle per t < 0.
Osservazione 121 Nelle applicazioni `e frequentemente necessario considerare la trasformata di Laplace di funzioni che prendono per valori vettori di Cn
o addirittura matrici. La trasformata di Laplace si calcola elemento per elemento. Quello che va sottolineato `e comunque che le funzioni di cui si calcola
la trasformata di Laplace sono nulle per t < 0.
La trasformata di Laplace di f `e la funzione
f() =

Z +
0

et f (t) dt .

Il numero `e complesso e il dominio di f() `e linsieme dei numeri per cui


lintegrale converge.
Per indicare la trasformata di Laplace si usa anche il simbolo L(f )()
o semplicemente la lettera maiuscola corrispondente a quella che si usa per
indicare la funzione: F ().

3.2

Propriet`
a della trasformata di Laplace

Vale:
Teorema 122 La trasformata di Laplace `e definita sul semipiano <e > f
ed `e ivi una funzione olomorfa.
Dim. Lesistenza degli integrali
Z T
0

et f (t) dt

per ogni T > 0 `e ovvia. Lesistenza di


lim

Z T

T + 0

et f (t) dt

` DELLA TRASFORMATA DI LAPLACE


3.2. PROPRIETA

125

segue dal teorema del confronto. Per vederlo, non `e restrittivo supporre che
f prenda valori reali. In tal caso, posto = x + iy, va provata lesistenza dei
due integrali impropri
Z +
0

f (t)e

xt

cos yt dt ,

Z +
0

f (t)ext sin yt dt

Sia <e = x > f e sia r (f , x). Sia M tale che


|f (t)| < M ert .
Allora,
|et f (t)| M e(x+r)t
e lesponente `e negativo. Dunque ambedue gli integrali convergono e inoltre
Z +

xt

f
(t)e
cos
yt
dt

Z +

xt

f
(t)e
sin
yt
dt

M
x f
0
0
(3.2)
Per provare che f() `e olomorfa, usiamo il teorema di Morera. Mostriamo
prima di tutto che la funzione f() `e continua per > f . Fissiamo > 0 e
mostriamo che esiste > 0 tale che se |1 2 | < allora |f(1 ) f(2 )| < .
Per fissare le idee sia <e 1 > <e 2 > a + > a > f . Dato che lintegrale `e
di variabile reale, usando il Lemma 28, si ha
M
,
x f

Z + h
i
h
i

e1 t e2 t eat eat f (t) dt

h0
i
<e (1 a)t

sup e
1 e<e (1 2 )t L(|f |)(a) .

|f(1 ) f(2 )| =
t0

Notiamo che <e (1 a) > 0 e <e (1 2 ) > 0 cos` che

1 e<e (1 2 )t < 2

t 0 , 1 e<e (1 2 )t 1 e<e (1 2 )T

t T .

Fissiamo T tale che per t > T valga


2e<e (1 )t < 1 .
Ci`o pu`o farsi perche <e (1 a) > > 0. Fissato questo valore per T ,
scegliamo tale che se <e (1 2 ) < valga

1 e<e (1 2 )T L(|f |)(a) < .

Si ha quindi che se, in particolare, |1 2 | < allora vale |f(1 ) f(2 )| < ,
ossia la continuit`a di f().

126

CAPITOLO 3. LA TRASFORMATA DI LAPLACE

Sia ora una curva chiusa di sostegno in <e > f . Scambiando lordine
di integrazione, si ha:
Z

f() d =

Z Z +

f (t) dt d =

Z + Z
0

d f (t) dt = 0 .

Lultimo integrale `e nullo perche la funzione et `e olomorfa su C per


ogni valore di t.
In particolare, la formula (3.2) mostra che:
Corollario 123 Se f() `e una trasformata di Laplace allora
lim

<e +

f() = 0 .

Osservazione 124 Abbiamo provato che la trasformata di Laplace esiste per


<e > f . In realt`a si potrebbe provare che la trasformata di Laplace esiste
in un semipiano <e > , con f .
La trasformata di Laplace `e lineare nel senso detto dal teorema seguente di
ovvia dimostrazione:
Teorema 125 Siano f e g due funzioni continue a tratti e a crescita esponenziale. Se <e > max{f , g } ed a, b sono numeri, vale
L(af + bg)() = af() + b
g () .
Sia ora
g(t) = f (t h)
Allora

con h > 0 .

g() = eh f() .

Osservazione 126 Si noti che, essendo f (t) = 0 per t < 0, allora f (th) = 0
per t < h. Questo fatto `e essenziale per provare la formula precedente.
Sia invece
g(t) = f (at)
Allora vale

con a > 0 .

1
g() = f(/a) .
a
Le semplici dimostrazioni sono omesse.

3.3. TRASFORMATA DI LAPLACE, DERIVATA ED INTEGRALE

127

Sia ora f (t) una funzione periodica su R, continua a tratti e limitata:


f (t + T ) = f (t) .
La restrizione di f (t) a t 0 ammette trasformata di Laplace, definita su
<e > 0:
f() =
=

+
X

Z +
0

Z T

n=0

f (t) dt =

(nT +s)

n=0 0
Z T
+
X
nT

+
X

n=0 nT

f (nT + s) dt =

Z (n+1)T

f (s) ds =

Z T
0

+
X

et f (t) dt
Z T

n=0 0

e(nT +s) f (s) ds

f (s) dt

1
.
1 eT

Lultima uguaglianza `e ottenuta sommando la serie geometrica, grazie al fatto


che |eT | < 1, perche <e > 0.
E invece un po pi`
u delicato provare:
Teorema 127 Vale
Z +
d
f () =
et [tf (t)] dt = L(tf (t)) .
d
0
Omettiamo la dimostrazione notando che, invece di scambiare una derivata con
unintegrale improprio, si arriva pi`
u facilmente al risultato mediante la formula
integrale di Cauchy per rappresentare la derivata di una funzione olomorfa, e
quindi scambiando lordine di integrazione.

3.3

Trasformata di Laplace, derivata ed integrale

Le relazioni della trasformata di Laplace con lintegrale si vedono meglio introducendo la convoluzione di due funzioni. La convoluzione, nel caso particolare
che interessa per la trasformata di Laplace, `e definita da
(f g)(t) =

Z +

f (t s)g(s) ds .

In questa parte a noi interessano funzioni nulle per argomenti negativi e quindi
(f g)(t) =

Z t
0

f (t s)g(s) ds .

Dato che le funzioni si assumono continue a tratti, lesistenza dellintegrale `e


ovvia. Inoltre,

128

CAPITOLO 3. LA TRASFORMATA DI LAPLACE

Lemma 128 Se f e g sono a crescita esponenziale lo stesso vale per f g.


Dim. Sia r tale che
|f (t)| < M ert ,

|g(t)| < M ert

t > 0

Allora,
|f (t s)g(s)| M 2 ert
e quindi
0 lim e

(r+1)t

t+

Z t

f (t s)g(s) ds = 0 .

In particolare, se g(t) 1 per t 0 (ed `e nulla per t < 0), f g `e una primitiva
di f . Dunque:
Corollario 129 Ogni primitiva di una funzione a crescita esponenziale `e essa
stessa a crescita esponenziale.
Proviamo ora:
Teorema 130 Vale:

L(f g)() = f()


g () .

Dim. Si deve calcolare lintegrale iterato


Z +
0

et

Z t
0

f (t s)g(s) ds dt .

Scambiando prima lordine di integrazione e poi facendo la trasformazione di


variabile t s = r nellintegrale pi`
u interno si trova:
Z +
0

=
=

Z t
0

Z + Z +
0

Z + Z +
0

f (t s)g(s) ds dt =

Z + Z +
0

f (t s) dt g(s) ds

e(r+s) f (r) dr g(s) ds

f (r) dr es g(s) ds = f()


g () .

In particolare:
Corollario 131 Sia h(t) = 1 per t 0, h(t) = 0 per t < 0. La sua
trasformata di Laplace `e
1

h()
=

e quindi
Z t

1
L
f (s) ds () = f() .

3.3. TRASFORMATA DI LAPLACE, DERIVATA ED INTEGRALE

129

Dim. La prima affermazione discende da


Z +
0

et dt =

per ogni <e > 0 mentre la seconda discende dal teorema 130, notando che
Z t
0

f (s) ds =

Z t
0

h(t s)f (s) ds .

La funzione h(t) introdotta nel lemma precedente si chiama funzione di


Heaviside .
Vediamo infine le relazioni tra la trasformata di Laplace e la derivazione.
Supponiamo f (t) continua per t 0, derivabile per t > 0 (e nulla per t < 0).
La derivata basta che sia continua a tratti e che esista con leccezione di un
numero finito di punti. Supponiamo che f 0 (t) sia a crescita esponenziale cos`
che anche f (t) lo `e, si ricordi il Corollario 129. Allora:
Teorema 132 Se <e > {f , f 0 } vale

d
f () = f() f (0) .
dt

Dim. Integrando per parti


Z T
0

et f 0 (t) dt = eT f (T ) f (0) +

Z T
0

et f (t) dt .

Lasserto segue passando al limite per T +, ricordando che <e > f .


Esempio 133 Si consideri lequazione differenziale
x0 = ax + f .
Si pu`o provare che se f ha crescita esponenziale lo stesso vale per x; e quindi,
calcolando la trasformata di Laplace dei due membri,
x() =

1
x0
+
f() .
1
( a)
( a)1

In modo analogo pu`o trattarsi per esempio unequazione integrale del tipo
x(t) =

Z t
0

k(t s)x(s) ds + f (t) .

130

CAPITOLO 3. LA TRASFORMATA DI LAPLACE

Se sia k che f hanno crescita esponenziale, lo stesso avviene per x e quindi


x() =

1
f() .

1 k()

Si noti per`o che luso formale di questo metodo pu`o condurre a perdere soluzioni, come si vede studiando lequazione
tx00 + x0 + tx = 0 .

(3.3)

La trasformata di Laplace di tf (t) `e dd f() e


L(f 00 )() = L(f 0 )() f 0 (0) = 2 f() f (0) f 0 (0)
cos` che
L(tf 00 )() =

o
d
d n 2
f () + f (0) .
f () f (0) f 0 (0) = 2f() 2
d
d

Dunque, trasformando, si trova che se x risolve (3.3) e inoltre se la sua derivata


seconda ammette trasformata di Laplace, allora vale
"

d
d
2
x()
x() x(0)]
x() + x(0) + [
x() = 0
d
d
2

e quindi x() risolve


(1 + 2 )
x() +
x() = 0 .
Questequazione si risolve facilmente per separazione di variabili e le soluzioni
sono le funzioni
c
,
c C.
x() =
1 + 2
Dunque, le funzioni x(t) trovate sono tutte multiple una dellaltra. Per`o,
lequazione (3.3) `e del secondo ordine e quindi deve avere una seconda famiglia
di soluzioni, linearmente indipendenti da quella che abbiamo trovato. Questa
famiglia di soluzioni non si trova mediante la trasformata di Laplace perche
si tratta di funzioni illimitate per t 0+, e non integrabili, e quindi prive di
trasformata di Laplace.

3.4. ALCUNE TRASFORMATE FONDAMENTALI

3.4

131

Alcune trasformate fondamentali

Le due tabelle seguenti mostrano le regole di calcolo che abbiamo gi`a incontrato
e alcune trasformate fondamentali nel senso che si incontrano pi`
u frequentemente nelle applicazioni. Si intende che le funzioni sono nulle per t < 0 e
nella tabella seguente se ne indica la restrizione a t 0.
funzione
funzione
af (t) + bg(t)
f 0 (t)
(f g)(t)
Rt
0

f (s) ds

f (t h) con h > 0
f (at) con a > 0

trasformata
af() + b
g ()
f() f (0)
f()
g ()
1
f ()

f (t) = f (t + T )

tn
eat

tn eat

eh f()
1
f (/a)

sin t

d f()
d

tf (t)

R T s
f (s) dt 1e1T
0 e

cos t
sinh t
cosh t

trasformata
1

n!
n+1
1
a
n!
( a)n+1

2
+ 2

2
+ 2

2
2

2
2

La verifica delle formule precedenti `e immediata: si calcolano direttamente


le 1) e 3) e si usa la formula di trasformazione dellintegrale per la 2) e per la
4). Le regole 5) e 6) si ottengono dalla 3) mediante le formule di Eulero.

3.5

Il problema dellantitrasformata

Notiamo che pi`


u funzioni possono avere la medesima trasformata. Se per`o
imponiamo alle funzioni continue a tratti ed a crescita esponenziale di essere
continue da sinistra (oppure da destra) allora la corrispondenza tra funzioni e
trasformate `e 11. Ci`o nonostante, il problema di caratterizzare quelle funzioni
olomorfe che sono trasformate di Laplace `e molto difficile e in realt`a trova
una soluzione accettabile aumentando lo spazio di oggetti per i quali pu`o
calcolarsi la trasformata fino ad introdurre la trasformata di distribuzioni,
come vedremo per la trasformata di Fourier.
Qui limitiamoci a dire che esiste una formula che talvolta permette di
calcolare lantitrasformata di Laplace . Sia F () una funzione olomorfa in un

132

CAPITOLO 3. LA TRASFORMATA DI LAPLACE

semipiano <e > e sia c > . Consideriamo la funzione


1 Z c+i +t
f (t) =
e F () d
2i ci
(ossia, si intende di calcolare lintegrale sulla retta <e = c). Se |F ()| < ||M1+
con > 0, allora lintegrale converge e la trasformata di Laplace di f (t) `e
proprio F (). Per`o, la condizione sul comportamento di F () per ||
+ lungo una retta verticale `e molto restrittiva e il calcolo dellintegrale `e in
generale macchinoso. Quindi per il calcolo dellantitrasformata di Laplace si
ricorre alluso delle tavole di trasformate, combinato con le regole di calcolo
che abbiamo visto. C`e per`o un caso importantissimo per le applicazioni, che
`e necessario conoscere, ed `e il caso in cui F () `e una funzione razionale.

3.5.1

Antitrasformata di funzioni razionali

una funzione razionale, ossia il quoziente di due polinomi. Se


Sia F () = n()
d()
essa deve essere una trasformata di Laplace, il grado del denominatore deve
essere strettamente maggiore di quello del numeratore; in tal caso la funzione
razionale si chiama strettamente propria . Questa ovvia condizione necessaria
`e anche sufficiente:
Teorema 134 Una funzione razionale `e una trasformata di Laplace se e solo
se `e strettamente propria.
Dim. Infatti, ogni funzione razionale strettamente propria si rappresenta come

pi
n
X
n() X
Ai,j

=
.
d() i=1 j=1 ( i )j

La tavola delle trasformate che abbiamo visto al par. 3.4 mostra che ciascun
addendo `e una trasformata di Laplace.
In particolare, lantitrasformata di Laplace delle funzioni razionali strettamente
proprie `e combinazione lineare di polinomi, esponenziali e funzioni seno e coseno
e loro prodotti.
Un caso particolarmente importante `e il caso in cui la funzione razionale
ha solamente poli semplici. In questo caso
n
n() X
Ai
=
d() i=1 ( i )

3.5. IL PROBLEMA DELLANTITRASFORMATA

133

ove n `e il grado del denominatore ed Ai `e il residuo del polo semplice i . Nel


caso in cui n() e d() non hanno zeri comuni,
Ai =

n(i )
d0 (i )

e quindi lantitrasformata `e
n
X
n(i ) i t
e .
0
i=1

d (i )