You are on page 1of 24

:~ 7JEl'~D A PROVI N (JAL£ Tun I SM() TPA ~,<\N 1

Sicilia

Archeologica

anno XXXI[ l 2000

r ascicolo 98

R :\SI.;,Ff: <: \ 1)1 o::.lllDT ~OTT7Tr- F. 1)( )i·1 . \,]-" .. \:"1";"/,1( }~ I.

UI .:., I{CHf( H.OCL\ I ARCIIlULl~:GL1. ~ ,.;~: '\ tr

E37R11TTO

Indagini sull' organizzazione del territorio nella facies di Castelluccio. II caso dei Monti Algar *

di

Fabrizio Nicoletti

1. INTRODUZIONE

E ormai assodato che la facies di Castelluccio costituisce, nella Sicilia preistorica, il momenta di massima proliferazione dell'insediamento 1. Non e necessario fare calcoli statistici per rendersi canto che il numero degli abitati noti di questa periodo e forse superiore a quello di tutte le altre epoche messe assierne, E stato giustamente osservato come non esista baiza rocciosa della Sicilia orientale 0 meridionale chc non sia scavata da qualche tomba a forno di questa fase 2.

Questa fenameno non ha trovato a tutt' oggi una ragionevole spiegazione. Non appare un motivo sufficiente la lunga durata di tale facies, poco meno di LIn millennio, forse persino inferiorc a quell a di aspetti culturali meno diffusi. Ne semhra plausibilc chiamare in causa il vasto areale in cui questa cultura e rapprescntata: gli aspetti culturali neolitici, presenti in tutta [Tsola sono meno attestati di quelli castellucciani, cui pure rimase sostanzialmente estranea la parte nord della Sicilia. Diversi autori hanna pensato, in modo spesso implicito, che Ie motivazioni di base derivassero dalI'adattamento all'ambicnte siciliano, soprattutto quello collin are interno \.

Giii da tempo e stato notato come piccoli insediamenti di tale pcriodo siano sovcnte riuniti in gmppi tcrritoriali distinti, i cui singoli siti possono distare Fra 10fO anche mcno di un centinaio di metri 4. La spesso evidente dialettica dimensionale fra questi siti cOS1 ravvicinati e l'implicita acccttazione della loro contcrnporaneita hanno spinto alcuni autori ad ipotizzare l'esistenza di legami interni a tali gruppi, adombrando, in maniera diffcrentemente esplicitata e approfondita, relazioni gerarchiche an-

che di natura sacrale 5, cast di specializzazioni 6 a entrambe queste modalita organizzative I. Cost, se «capillare» C I'aggettivo tipico con cui viene indicato l' establishment territoriale castellucciano, 1a definizione pili appropriata (S. Tusa) e quella di «oceupazionc clusterizzata» del paesaggio.

I termini del problema non appaiono, pero, cost espliciti come potrebbe suggerire 1a gencralizzata consapevolezza di uno specifico modello insediativo, In altri termini, la constatazione empirica di un modulo territorialc ricorrente non diviene mai il tema centrale di una spiegazione argomentativa, Il nostro studio vuole pcrcorrere qucst'ultirna strada, prendendo in esame una zona per cosi dire metonimica dcll'amhiente collinare intcrno presso cui fieri la facies di Castelluccio, i Monti Algar in provincia di Catania.

2. I MONTI ALGAR

1 Monti Algar ~ appartengono al sistema degli Erei (fig. 1), di cui formano lestrema propaggine orientale. Essi si presentano, comunque, isolati in quanta costituiscono 10 spartiacque di due dei rnaggiori trihurari del bacino del Simeto: il fiume Tempio-Pietrarossa a Nord-Ovest e il Caltagirone-Margi a Sud-Est (fig. 2). Il primo, formando L1na grande deviazione verso Est, nella parte terminale del SLIO percorso (dcnominata MargeritoFerro) si incontra con il secondo all'estrernita meridionale della Piana di Catania, contluendo poi nel Gornalunga e quindi nel Simeto. I fiumi hanna generato due ampie vallate alluvionali che i50- lano gli Algat dagli Erei ad Ovest, e dagli Iblci ad Est. II sistema si allunga in direzione SO-NE. Dai SU01 assi principali di circa 20 c 10 km, calcolati in

106

Fabrizio Nicoletti

Fig. 1. Monti Algar. Localizzazione geografica.

linea d'aria, si desurne una superlicie complessiva superiore ai 200 kmq.

La parte meridionale dei monti e costituita dalla Montagna di Caltagirone, affacciata sui primi diverticoli della Piana di Gela. La Montagna dedina verso Est in una sorta di lunge sperone incombcnte sulla Valle del Caltagirone, coronato dal rnassiccio di Monte Balchino. A Nord di questo si apre la Valle di Altobrando che, allungata in dirczione Est-Ovcst, costituisce l'unico attraversamento di fondovalle del sistema.

La Valle eli Altobrando e chiusa a Nord dalla Serra di Frasca, dorninata, questa, dalla cima di Monte Frasca che, con i suoi 662 rnetri, e la piu alta dei monti, A Nord di questo monte il sistema

S1 restringe in un crinale, ailungato in scnso SONE per circa 6 km, al terrninc del quale i monti si dividono in due bracci, allineati nella stessa direzione, che isolano la seconda valle interna alia catena, dctta di Borgo Lupo, I due hracci declinano a Nord-Est sulla Valle del Margherito, che separa i Monti Algar dalla Montagna di Ramacca.

I Monti Algar costituiscono una formazione geologica uniforme, appartenente, come estrema propagginc orientale, alia serie gessoso-solfifera della Sicilia centro-meridionale. Dai scdimcnti alluvionali a rnatrice prevaleotementc argillosa, presenti nei fondovalle, S1 passa aile formazioni rnessiniane di calc are fossilitero che sovrastano in forma di creste rocciose assai frastagliate le stratificazioni

1 ndagini sull' organizzazione del I errito rio nella [acies di Castelluccio. II caso dei Monti Algar

Fig. 2. Monti Algar. Orografia del territorio,

di trubi. Modesti arfioramcnti di tripoli, zolfo e gesso selenitico sono affioranti nella regionc sudorientale.

A chi percorre la strada statale Catania-Gcla (rispetto alia quale i monti si collocano ad Est, nel tratto Ramacca-Caltagirone), l' area appare come un autentico Jeserto di pierre e creste rocciose, scavate da tombe a grotticella artificiale, ora isolate, ora raggruppatc a piccoli nuclei 0 scenograficamente disposre a gruppi di centinaia nelle contrade prossime a Caltagirone. Proprio a queste ultime grotte, le ben note necropoli rupestri della Montagna-Rocca, e da riferirsi it toponimo dei monti, di evidente matrice araba, originariamente usato per indicare la sola Montagna di Caltagirone e in seguito esteso all'intero sistema.

,~

,

"

:

107

3. LA RTCOGNIZIONE

La ricognizione archeologica su questi manti e durata circa un quindicennio c, a tutt'oggi, non puo dirsi conclusa. 11 metodo principalmente usato e stato qucllo del/z-"eldwalking con periodici ritorni nelle [ocalita di maggiore interesse, volti ad una migliore definizione areale e cronologica dei siti individuati, e al rapporto topografico Era questi e il territorio circostante. Alia stato attuale delle ricerche 1a parte meridionale dei monti, il vcrsante nord-occidentale e il crinale sornmitale sana stati indagati in modo esaustivo, La parte centro-orientale e settentrionale e stata invece esplorata quasi soltanto con visite mirate sui colli principali e nelle poche localita note alia letteratura specialistica.

108

La disparita quantitativa dei rinvenimenti appare evidente tra le aree maggiormente ricognite e quclle meno esplorate, Non a caso, queste ulrirne sono quelle che, ai fini delle nostre indagini, hanna dato i risultati pili incerti e a tratti contraddittori. Non di meno, il tot ale dei siti rinvenuti costituisce un insieme sufficientemente riceo e articolato per gIi scapi che ci siamo pretissi,

4. CATALOGO DEI srn

Considerato il tema dcll'indagine, Ie schede di catalogo si limitano a quei dati fondamentali per l'individuazione e 1a delimitazione topografiea e cronologica di ciascun site. Sono state prese in considerazione solo aree presumibilmente abitative, desunte dalle zone di dispersione dei frammenti e, quando presenti, dai eonfini naturali 9. Sono stati esclusi i nuclei tomball a Ie tombe isolate qualora, pur databili ad eta eastellucciana, non sana riconducibili ad alcun insediamento individuato con certezza. Ciascuna scheda e contrassegnata da un numero progressivo, con il quale viene distinto il rispettivo sito nelle diverse tasi della nostra indagine. Di ogni situ vengono torniti, le coordinate cartografiche lIl, I' altitudine, Ie dimensioni, le caratteristiche topografiche, gli clementi datanti (limitati al periodo Eneolitico- Bronzo Media) e, quando presenti, dati sommari sui nuclei tombali.

1. Montagna Alta II. I.G.M. 273 IV NO 33SVB578252; 627 s.l.m.; 2400 mq ca. La zona sommitale della Montagna di Caltagirone e dominata da una cresta rocciosa. L'insediamento preistorieo ha sede s u una terrazza aIle pendici sudorientali di questa, non lontana da una sorgentc d' acqua. Nel site e documentata Ia presenza di ceramica castellucciana. Nell' area circostante non vi sono tombe; al sito, tuttavia, e stata attribuita una necropoli di venti tombe sita su un costone distante trecento metri verso Sud-Est.

2. Monte Balchino - Sommit« Ouest. I.G.M. 273 IV NO 3.3 SVB604260; 617 s.l.rn.; 3600 mq ca. n pianoro sommitale di Monte Balchino si al1unga in

Fabrizio Nicoletti

sensa Est-Ovest per circa cinquecento metri, L'insediamento si trova all' estremita occidentale del pianoro, diviso in due delle mura di un centro indigeno ellenizzato. L'area del sito e formata da una conca accessibile solo da Ovest e protetta a Nord e a Sud da due basse creste rocciose che incombono precipiti rispettivamente sulla Valle di Altobrando e sull'Altipiano di Spadalucente , dove si trovano due fonti J'acqua. L'insediamento presenta una lunga sequenza preistorica, che comprcnde, fra gli altri periodi, l'Eneo1itico tardo (stili di Malpasso e Sant'Ippolito), l'Antica Eta del Bronzo (stile di Castelluccio) e la Media Eta del Bronzo (stile di Thapsos). Per il periodo casteilucciano si eonosce il battuto di una capanna, in argilla combusta, venuto casualmentc in luce durante 10 scavo del centro di eta storica l2. Appartengono aI sito due necropoli, scavate l'una nel costone Nord (otto tombe, di cui una can prospetto a lesene lJ), l'altra nel costone Sud (sette tombe)

3. Monte Balcbino-Sommitd Est. I.G.M. 273 IV NO 33SVB615259; 586 s.l.m.; 50 mq ca. All'estremira orientale dell' altipiano, prcsso l' angolo Nord-Est delle mura del centro indigene ellenizzato, su una area pianeggiante, sono presenti frammenti dello stile di Castelluccio. Nell'area non vi sono tombe.

4. Monte Lite. I.G.M. 273 IV NO 33SVB619259; 453 s.l.m.; 750 ruq ca. La cresta rocciosa di questo nome, si stacca isolata ccnto metri ad Est della sommita di Monte Balchino. L'abitato preistorico oeeupa una terrazza rettangolare accessibile solo da Ovest, protetta a Nord dal costone roccioso e incombente a Sud e a Est sull' Altipiano di Spadalucen tc. Sono attest ate deboli prescnze di eta castellucciana e un consistente insediamcnto della facies di Thapsos. Di quest'ultimo, scavi clandestini hanno messo in 1uce lemhi di battuti. La necropoli consta di otto tombe seavate nella cresta rocciosa.

5. Spadalucente. LG.M. 273 IV NO 33 SVB609250; 5.57 s.l.rn.; 100 mq ca. L'altipiano di Spadalucente comincia aIle falde meridionali di

Indagini sull'organizzazione del territono nella facies di Castelluccio. If caso dei Monti Algar

Monte Balchino e termina verso Sud in un costone roccioso da cui ha origine una serie di terrazze digradanti verso valle. Sulla prima di queste terrazzc, protetta a monte dal costone, si rinvengono frammenti castellucciani. Nella zona non vi sono tombe 14.

6. Poggio Finocchio. I.G.M. 273 IV NO 33 SVB620253; 508 s.l.m.: 2400 mq ca. Il Poggio Finocchio domina a mezza costa il versante sudorientale di Monte Balchino. L'abitato preistorico occupa una terrazza rettangolare, protetta a monte da una altissima parete rocciosa, isolata su tutti gli altri lati e accessibile solo da Ovest. Nel sito sana testimoniati franunenti della stile di Castelluccio. La necropoli corrispondente si trova aIle spalle della parete a monte e consta di cinque tombe, di cui due a tholos.

7. Scijauo. I.G.M. 273 IV NE 33SVB629257; 470 s.l.m.; 1000 mq ca. 500 metri a Nord del sito precedente si trova una terrazza rettangolare sormontata a Nord-Ovest da un'alta parete rocciosa, chiusa a Est c a Ovest da creste e aperta a Sud su uno scosceso pendio che conduce ad una sorgenteo Ne1 sito e attestata la prescnza di ceramica castellucciana. La necropoli corrispondente, scavata alla somrnita della parete rocciosa, cansta di sei tombe.

8. Contrada Balchino. I.C.M. 273 IV NE 33SVB627247; 405 s.l.m.: 100 mq ca. Il Monte Balchino termina a Mezzogiorno can una serie di terrazze ondulate intervallate da radi banchi rocciosi. Su una di queste terrazze, aperta su ogni lata e inclinata verso Sud, sana attestati frammenti dello stile di Castelluccio. Da notare che tutta la tcrrazza e interessara da un esteso giacimento di acta nativa. Nella zona non vi sono tombe.

9. Poggio Terre Salse", LG.M. 273 IV NE 33SVB658258; 205 s.l.m.; 2800 mq ca. Piccolo dosso isolate sul fonda valle del fiume Caltagirone, a hreve distanza da qucst'ultirno. AlIa sornmita del dosso sana attest ate ceramiche castellucciane. Ncll'arca non vi sono tomhe.

109

to. Serra dt· Frasca. LG.M. 273 IV NO 33SVB625273; 405 s.l.rn.; 600 mq ca. n colle piu orientale della Serra di Frasca e formato da un alto costone roccioso precipitc sul lianco sud c in ripido pendio su quello opposto. Sulla sornmita del colle, immediatamente a Nord della cresta sommitale, presso una vallecola circondata su ogni lata da bassi costoni rocciosi, sono attestate scarse ceramiche castellucciane. Una necropoli di tre tombe si trova alla somrnita del costone sud.

11. Contrada Frasca. LG.M. 273 IV NO 33SVB581291; 391 s.I.m.; 1500 mq ca. Due chilornctri a Nord della Parrella di Frasca, la strada provinciale Caltagirone- Raddusa taglia longitudinalmentc una sella triangolarc chiusa ad Ovest da uno sperone rocciosa che domina Ie terrazze sottostanti, e sormontata ad Est da una cresta rocciosa. Sulla sella sono presenti ceramiche castcllucciane, Due tombe sono scavate sulla cresta orientale e altrcttante su quella occidentale.

12. It Salta. I.G.M. 273 IV NE 33SVB636282; 361 s.l.m.; 15000 mq ca. SuI versante meridionale del crinale centrale, a mezza costa, si trova una terrazza quadrangolare dominante tutta 1a valle sottostante. La terrazza sovrasta a Sud uno sperone roc cia so (alla base del Quale si trova una masserial ed e sormontata a Nord da una crest a rocciosa assai frastagliata. Su tutta la superficic della terrazza sono attestate ceramiche castellucciane. La necropoli corrispondente 1(, consta di diciassette tombe, scavate sulla cresta a monte del sito.

13. Rocca Castellazzo. LG.M. 273 IV NE 33SVB643292; 498 s.l.rn.; 50 mq ca. A monte del sito precedentc (un km a Nord-Est) si trova una selia, accessibile da Nord, in ripido pendio a Sud e delimitata ad Est e ad Ovest da due creste rocciose. Su un'area assai ridotta di questa sella, subito sopra il pendio meridionale, sono attestati pochi frammenti castcllucciani. Nell'arca non vi sono tombc.

14. Sacchina 17. LC.M. 273 IV NE

33SVB636301; 565 s.l.m., 350 mq ca. A monte del sito prcccdente, presso una casa coionica sita a

110

breve distanza dal valico sommitale si trova tma terrazza in lieve pendio, sormontata ad Ovest da una cresta rocciosa conica. Su essa sono attest ate ccramiche del T ardo Eneolitico (stili di Malpasso e Sant'Ippolito) e dello stile di Castelluccio. La necropoli, sita sulla cresta rocciosa, consta di undici tombe, di cui tre, isolate, a tholes.

15. Piano Casazxe. LG.M. 273 IV NO 3,3SVB612291; 612 s.l.m.; 8400 mq ca. II pianoro chc domina il crinale centrale, risulta apcrto a Nord-Est e a Sud-Ovest e chiuso sugli altri lati da creste rocciose a pareti assai ripide, Ncl sito, sede di un'importante centro indigeno ellenizzato, sono attestate ceramiche casrellucciane, La necropoli corrispondente si trova lungo Ie balze rocciose a Nord dell' abitato, nella stessa sede della necropoli indigena le cui tombe sana spcsso ricavate da quelle pili antiche.

16. Piano Casazze Nord-Est. I.G.M. 273 IV NO 33SVB616295; 608 s.l.m.; 28,6 mq. Quattrocento metri a Nord-Est del precedente sito, si erge una cresta rocciosa isolata su ogni lata. AlIa sornmita di essa sono attestate ceramiche castellucciane e industria litica campignana su un' area rocciosa perfettamente circolare (5,50 x 5,20 rn), evidentemente regolarizzata per l'impianto di una capanna. Alla base della cresta, su ogni lato, sana visibili nurnerose tombe a camera, di epoca, comunque, pill tarda e pertinenti alIa vasta necropoli del centro indigene.

17. Piano Casazze Sud-Est. LG.M. 273 IV NO 33SVB617296; 588 s.l.m.; 50 mq ca. Un ccntinaio di metri a Sud-Est del precedente sito, ai piedi della cresta rocciosa di quello, si estendc una vasta terrazza inclinata verso Sud, occupata dalla necropoli terragna del centro ellenizzato. Su una ristretta area di questa terrazza sono attcstate ccramiche castelluccianc. In questa punto uno scavo clandestino ha portato in superficie frammcnti di concotto con impronte di fibre vegetali.

18. Casalvecchio-Mandria. LG.M. 273 IV NO 33SVB599295; 465 s.l.m.; 1200 mq ca. n gruppo di terrazzc di Casalvecchio chiude a Nord-Ovest il

Fabrizio I'll/coletti

crinale centrale dei Monti Algar. A Sud-Ovest di una di queste terrazze, nell'area di una mandria moderna in Iieve pendio, sana presenti consistenti tracce di un insediamento castellucciano, Su uno sperone roccioso di modeste dirnensioni, che cbiude a monte l'area, e scavata un'unica tomba a grotticella artificiale.

19. Casalueccbio-Costone. l.G.M. 273 IV NO 33SVB601297; 489 s.l.m.; 40 mq ca. SuI costone che domina a Nord-Est il sito precedente si trova una sella incombente a Ovest su una ripida parete rocciosa e sormontata sullato opposto da un alto costone. Nell'area sono presenti frammenti castellucciani, Entrambi i costoni rnenzionati sono interessati da una necropoli composta da circa venti tombe a grotticdla artificiale.

20. Casalueccbio-Terrazza Nord-Est. LG.M. 273 IV NO 33SVB603293; 527 s.l.m.; 200 mq ca. A monte dei due siti precedenti si apre un ampio pianoro aperto su tutti i lati, inclinato verso Ovest e attraversato da una mulatticra che precede verso Est. Al margine occidentale Ji talc pianoro, poco a Nord della mulattiera, sana attestati frammenti castellucciani su una piccola area. Nelle vicinanze non vi sono tombe.

21. Casaloeccbio - Terrazza Sud-Guest. LG.M. 273 IV NO 33SVB603292; 527 s.l.m.; 200 mg ca. Un centinaio di metri a Sud del siro precedente, nello stesso pianoro, si trova un sito del tutto analogo, per dimensioni e rinvenirnenti. Anche in questo caso non vi sono tombe nelle vicinanze.

22. Casaloeccbio-Terrazza Nord. LG.M. 273 IV NO 33SVB602296; 430 5.Lm.; 150 mq ca. Trecento metri circa a nord del sito presso la mandria, si trova un'ampia terrazza chiusa a Sud-Est da una parete rocciosa. Quest'ultima termina a Sud in uno stretto calanco delimitato da un corso d'acqua a carattere torrentizio, In quest' area sana attestati frammenti dello stile di Castelluccio. Nelle adiacenze non vi sono tombe,

23. Serra Pietralisaa-Sommitd. I.G.M. 273 IV NE 33SVB653303; 574 81m.; 15000 mq ca. II Iun-

lndagini sull'organirzarione del territorio nella [acies di Castelluccio. I] caso dei Monti Algar

111

go costone di questo nome e dominato alle quote pili elevate da un ampio pianoro insellato, circondata su ogni lata da crcste a pareti quasi verticali e accessibile unicamcnte da Est e da Ovest. Su tutta la superficie del pianoro sono attestate ceramiche dello stile di Castelluccio. Ceramiche della stile di Thapsos sono presenti esclusivamente nell'area settentrionale del site. La necropoli corrispondente consta di almeno quindici tombe scavate sulle creste perimetrali.

24. Serra Pietraliscia - Costone Ouest. I.G.M. 273 TV NE 33SVB649305; 540 s.l.m.: 1200 mq ca. Mezzo chilometro ad Ovest del prcccdcnte sito. due creste rocciose ovali delimitano da Est e da Ovest una piccola sella, aperta sugli altri lati, Nell'area sana attestati pochi frammenti dcgli stili di Castelluccio e Thapsos. In questa zona non vi sono tombe, rna potrebbero appartenere all'insediamcnto alcuni sepolcri a grotticella della necropoli di eontrada Manione, le cui rornbe sana sparse per un vasto raggio, fino al limitare della contrada di Serra Pietraliseia.

25. Manione 19. LC.M. 273 IV NE

33SVB643306; 535 s.l.m.; 1500 mq ca. Un chilometro a Nord-Ovest del prcccdcnte sito, un gruppo di creste rocciose forma una sorta di ampio anfiteatro aperto a Nord, dove un brusco salta di quota 10 separa dalle tcrrazze sottostanti. Proprio in quest'ultimo punto, due creste delimitano una piccola sella sulla qualc sono presenti cerarniche castclluccianc. La necropoli corrispondente consta eli quindici tornbe isolate e sparse su tutte le creste circostanti, L' elevato numero di sepolcri, rispetto alIa modesta superficie dell'insediamcnto, lascia supporre che le tombe pili orientali fossero appartenute al sito di Serra Pietraliscia - Costone Ovest, Della necropoli fa parte una tomb a can prospetto a lesene.

26. Balata. l.G.M. 273 IV NE 33SVB667297; 392 s.l.m.; 1200 mq ca. A Sud-Est di Serra Pietralis cia si estende l'Altipiano di Balata, delimitate a Sud da un lungo costone roccioso a parcti ripide, Allimite sud-orientale di questa, una breve terraz-

za inclinata e sormontata da un costonc roccioso. Sulla terrazza sono attestati frammenti degli stili di Castelluccio e Thapsos. SuI costone roecioso sono prcsenti tre tombe,

27. Poggio San Giorgio. LG.M. 273 IV NE 33SVB680299; 312 s.l.m.; 6300 mq ca. Con tale nome si indica una altura quadrangolare incombente con pared rocciose suI versante meridionale dei monti e acccssibile solamente dallato scttentrionalc. Sulla terrazza sommitale del poggio sono presenti ceramiche eneolitiche (stile di Malpasso-'), castellucciane e delle stile di Thapsos. La necropoli corrispondente 1'\ cornposta cia un numero imprecisato di tombc, si trova lungo il costonc che chiude ad Ovest il colle,

28. Coste Finocchio. LC.M. 273 IV NE 33SVB686317; 430 s.l.m.;50 mq ca. La serie di creste cosi chiamatc si trova due chilomctri a Nord di Serra Pietraliscia. Al centro di essa, su una piccola sella sormontata da un' altissima cresta rocciosa, si segnalano frarnmenti castcllucciani. Su un grosso masso isolate, prescnte nella sella, e seavara un'unica tomba.

29. Serraualle. I.G.M. 273 N NE

33SVB717319; 151 s.l.rn.; 1500 mq ca. L'area compresa tra il castello di Serravalle e il letto del fiume Caltagirone, e segnata da una scrie di terrazze digradanti, intervallate da creste rocciose. La pili bassa di tali creste, subito ad Ovest della 5.5.417 domina un ampio pianoro nel quale sono attestati un framrnento encolitico (stile di Serraferlicchio) 20 e resti della facies di Castelluccio. La necropoli corrispondente, scavata su11a cresta, consta di almeno trcntacinque tornbe di diverse epoche.

30. Monte Alfone. I.G.M. 269 III SO 33SVB624329; 315 s.l.rn.; 1600 mg ca. Monte roccioso di forma ovalc, a pareti precipiti su ogni lato, isolato sui fondovalle del Tcrnpio-Pietrarossa. Su una terrazza posta a mezza costa del fianco meridionale, oggi franante, sana attest ate ccramiche eneolitiche (stili di Serraferlicchio e Malpasso) e della facies di Castelluccio 21. Sul monte non vi

112

sana tombe. Due grotticelle artificiali isolate si trovano sul versante opposto della Valle di San Cataldo, a oltre un chilometro dal sito.

31. Poggio Rusotto-Terrazza Sud-Est. LG.M. 269 III SE 33SVB630332; 387 s.Lm.; 7500 mq ca. Subito a Nord-Est del monte precedente si trova un poggio analogo, anch'esso munito di una terrazza sui flanco meridionale, in questa casu pili bassa ed ampia. Su questa sana attest ate ceramiche della facies di Castelluccio. Una profonda incisione praticata nel sita in epoca fascista, mostra una complessa sequenza stratigrafica di battuti e muretti perimetrali di capanne. SuI poggio non sana attcstate tombe.

32. Poggio Rusotto-Terrazza Ouest. LG.M. 269 III SE 33SVB626331; 380 s.l.m.; 25 mq ca. La stretta gala intercalata tra Monte Alfone e Poggio Rusotto e sokata cia un corso d'acqua perenne. In questa punto, il Poggio Rusotto chiude can una breve terrazza incombente dircttamente sulla sorgente. Su tale terrazza sono attestati pochi frammenti castellucciani. Nella zona non vi sana tornbc.

3.3. t-; Portelle- Terrarza superiore. LG .M. 269 III SE 33SVB646336; 441 s.l.m.; 1000 mg ca. Un chilornetro a Est di Poggia Rusatto si trova un sisterna ill tre alture coniche, assai Irastagliate, dette Tre Portelle. II cone intermedio e dominato da una terrazza, su cui sono attest ate ccramiche castelluccianc, Essa c chiusa a Nord e a Sud da due alte creste e rimane accessibile da ovest, tramite un ripido pendio (che comincia dal sottostante sito della terrazza inieriore), e soprattutto da Est. In quest'ultirno PW1to W1 largo terrapieno di pic" trarnc e terriccio potrebbe nascondere uno sbarramenta artificiale. La necropoli consta di almeno venti tornbe scavate sulle creste perimetrali,

34. Tre Portelle-Terrazza inferiore. LG.M. 269 III SE 33SVB645337; 380 s.l.m.; 800 mg ca. n precedente sito domina una terrazza poco piu piccola, sita ad una quota piu bassa, verso NordOvest, Jove sana attestati materiali castellucci ani. Tale terrazza risulta aperta verso Ovest c chi usa sugli altri lati da parcti rocciose. Da notare che le

Fabrizio Nicoletti

due terrazze sono collegate da un tortuoso passaggio tra le roeee, disseminato di frammenti; questa passaggio costituisce I' accesso pili agevole alia terrazza inferiore, presso la quale non vi sono tombe.

5. LA DIACRONIA: VARlAZIONT DEu'rNsEDIAMENTO TRA ENEOLlTICO E MEDIA ETA. DEL BRONZO

Considerando la seconda parte dell'Eneolitico, quella, cioe, caratterizzata dagli stili di Serraferlicchio, Malpasso e Sant'Ippolito, anche non eons iderando una qua1che forma di discontinuita cronologica can il periodo castcllucciano, gli insediamenti immediatamente preesistenti al Bronzo Antico sana soltanto cinque (fig. 3; nn. 2,14,27,29 e 30). Essi si distribuiscono in modo piuttosto uniforme ed equidistante, occupando siti di varia orografia e di ness una specificita. Colpisce I'estrerna poverta di tcstimonianze di questa periodo, sc rapportata alla capillare distribuzione della fase suceessiva (fig. 4).

La/acies Ji Castelluccio e rappresentata cia trentaquattro abitati, distribuiti su tutto il territorio. E comunque probabile che future ricerche condotte lungo il versante centro-sud-orientale aurnentino questa numero. La discrepanza numerica tra i siti eneolitici e quclli del Primo Bronzo, non ha, vera" similrnente, una spiegazione univoca. La cultura castellucciana, come gia detro, ha avuto una vita assai lunga, eli almeno 800 anni, secondo Ie piu recenti datazioni 22. E pertanro probabile che in tale area di tempo si siano verificati importanti rnutarncnti nel tessuto territoriale, con la nascita, 10 sviluppo e quindi la scomparsa in tempi diversi di alcuni villaggi. Ci scrnbra significative che vi siano siti che testimonino, ad un tempo, I'Eneolitico e l'Antica Eta del Bronzo (nn. 2, 14. 27, 29 e .30), nonchc siti che riportino evidenze dell'Antica Eta del Bronzo e della successiva fase di Thapsos (fig. S; nn. 2, 4, 23, 24, 26 e 27). Quest'ultima c rappresentata da soli sei siti che indiziano una netta regressione rispetto alIa prccedente eta.

E indicative che dei villaggi testimonianti sopravvivenze dall'Eneolitico al Bronzo Antico ne risultino can ccrtczza soltanto tre (nn, 14, 29 e

Indagini 5ull'organizzazione del territorio nella facies di Castelluccio. II caso de! MontZ Algar

®

Pig. 3. Monti Algar. Inscdiamenti Jell 'Eneolitico Media e T ardo.

30); quattro sono quclli che presentano persistenze dal Bronzo Antico a quello Medio (nn, 4,23, 24 c 26); degli altri ventisette, due perdurano dall'Eneolitico al Bronzo Medio (nn. 2 e 27), mentre 25, cioe la stragrande rnaggioranza, esauriscono Ia propria esisten~a nell'ambito della fase di Castelluccio. Da cio si evince ehe qualunque mutamento ncl tessuto insediamentale deve essere avvenuto all'interno di questa periodo.

In termini purarnente speculativi, non e possi bile raggiungere certezze sul rapporto cronologieo tra gli abitati, anche se dai dati esposti si puo supporre che la maggior parte di essi visse nella parte centrale della facies di Castelluccio, ed e probabile che molti furono coevi, Questa ipotesi puo trovare ulteriori elementi di conforto anche dall'esarne

113

sincronico dei dati di cultura materiale e dei rapporti territoriali,

6. LA STNCRONIA: CULTURA MATERlALTI E TERRlTOKJO NELL'ETA Dl CASTELLUCCIO

Non e compito di questa indagine occuparsi della cultura materialc; tuttavia, qualche cenno in merito ci sembra necessaria. It castellucciano dei Monti Algar offre un'immagine di generale appiattimento su canoni considerati tipici di questa facies2l. La ceramica di tutti i siti, di impasto friabile, poco cotto e ricco di sgrassanti, e quella caratteristica dipinta a motivi geometrici bruni su fondo rossiccio opaco 0 pili rararnentc giallo scuroo Non sono mai state riscontrate ceramichc tri-

114 Fabrizio Nicoleui

8
e
® 8 @
® 8Se @ .. @
~8 ~ ~ 8
~
@
® ®
<D
® 0
@ @
® Fig. 4. Monti Algar. Insediamcnti della facies di Castelluccio.

cromiche, ne apprezzabili differenze stilistiche che autorizzino a supporre una seriazione cronologica interna. Anche le forme sono quelle tipiche: bacini su alto piede, bicchieri a clepsidra, tazze, anfore, boccali, ecc. A mutare da sito a sito, anche scnsibilmente, sana le quantita dei frammenti e talvolta Ie qualita dei complessi decorativi. Questi ultimi rimandano in modo evidente a1 castellucciano sud-orientale, soprattutto quando appartenenti ai reperti delle contrade centro-meridionali.

Quanta aile altre classi ceramiche vi sana pochi spunti. E naturahnente presente la ceramic a aerorna, costituita sia da grandi forme, chiuse 0 aperte, spesso cordonate, sia da vasi da Fuoco e recipienti

refrattari in genere. Talvolta e attestata una classe di impasto bruno dalle forme assai semplici, invariabilmente aperte e inornate, probabilmente ri" conducibile alla D4 della Chiusazza; nessun elemento di questa autorizza, comunque, un confronto con 10 stile di Rodl- Tindari- Vallelunga <4.

L'industria Utica mostra qua1che differenza tra i siti del versante meridionale e quelli del vers ante opposto. Tra i primi, gii strumenti sana quasi sempre fatti di selce, in genere miocenica, talvolta di una varieta cretacica verosimilmente importata dai Monti Iblei. Non a caso, sono realizzati con quest'ultima roccia alcuni bifacciali campignani. Nel versante nord-occidentale e, invece, pili fre-

Indagini sull'organirzazione del tcrntono nella jacies di Castelluccio. If caso de! Monti Algar

®

®

Fig. 5. Monti Algar. Insediarnenti della facies di Thapsos.

quente l'uso di quarzite fluviale, che contribuisce a dare aile industrie quell'aspetto grossolano caratteristico dei coevi cornplessi etnei.

La poca ossidiana presente nei siti non las cia l'impressione di un perdurarc, in questa pcriodo, degli smerci di questa roccia, rna piuttosto di un riutilizzo di quella gia presente in 10C025• Certamente allogena e la pietra lavica can cui sana realizzati i numcrosi macinelli presenti in tutti i villaggi, che tcstimoniano 10 sviluppo di un' economia di sussistenza su base agricola. A questa proposito, dobbiamo segnalare che non abbiamo rinvenuto un solo elemento di falcetto.

Le necropoli sana norrnalmente scavate sui costoni rocciosi prossimi ai siti. Esiste cornunquc

11'5

una discrepanza tra il numero delle tombe, in genere non pili di venti, e le dimensioni degli insediamenti. Alcuni villaggi, anche grandi, non hanno tombe nelle vicinanze: al contrario, vi sana siti di ridottissime dimensioni, probabilmcnte capanne isolate, che si trovano nei pressi di consistenti gruppi sepolcrali. A rafforzare I'impressione non solo di contemporaneita, rna anche di complcmentarita funzionale tra villaggi, vi e pure il caso di grandi abitati privi di necropoli vicinissimi a piccoli siti adiacenti a nuclei tombali. Vi sana 01- tretutto consistenti necropoli equidistanti da piu insediarnenti senza che ad alcuno di questi si possa attribuirne l'uso esclusivo. Naturalmente abbiarna rintracciato anche tombe 0 complessi tombali

116

castellucciani del tutto isolati, che, come gia detto, abbiamo escluso da questa indagine per l'incerto rapporto topografico can gli abitati rinvenuti,

Le tombe dei nostri villaggi sono quelle caratteristiche del periodo, a piccolo Forno ellittico a circolare, raramente preceduto da anticella 0 breve dramas. Le tipologie diverse sono poche e di dubbia cronologia. Spiccano due tombe a doppia cella coassiale precedute da un prospetto ad esedra decorato da Iesene scolpite (nn. 2 e 25), che ricalcano moduli caratteristici del castellucciano sudorientale 2( ••

Come si evince dalla fig. 2, i villaggi castellucciani degli Algar occupano in modo estensivo il territorio, ricalcando, nella loro distribuzione, la mappa dei crinali dei monti. Tranne due soli casi, i fondovalle e i pendii aperti su questi appaiono sistematicamente evitati, AI contra rio, risultano frequentati siti di difficile accesso e persino Iuoghi naturalmente fortificati, La maggior parte degli insediamenti si colloca cornunque a quote intermedie, frequentemente in vicinanza di vallecole 0 ampie terrazze in pendio. La scelta del sito appare quasi sempre motivata da precise caratteristiche orografiche che favoriscano differenti rapporti cal tcrritorio. Sotto questo aspetto vi sono quattro tipologie insediative:

1. villaggio su pianoro aperto:

2. villaggio su terrazza protctta a monte da eresta 0 parete rocciosa;

3. villaggio su sella sormontante una cresta e protetta a monte da cresta 0 parete rocciosa:

4. villaggia su pian oro sommitale circondato da creste a sormontante pareti rocciose.

II primo tipo, rappresentato da pochi insediamenti, costituisce un modulo privo di preoccupazioni difensive, teso ad una dirctta acccssibilita dal territorio circostantc (can il qualc si confonde), probabilmcnte in funzione csclusivamentc agricola. n secondo e il terzo tipo tralasciano egualmentc Ie preoccupazioni difensive, rna si distinguono dal paesaggio circostantc, rispetto al quale sono spesso innalzati, pur restando di facile accesso. La pareto rocciosa che sormonta il sito protegge que-

Fabrizio Nicoletti

sto dalle esposizioni meteoriche ed e quasi sempre sede della necropoli. La maggior parte dei vi11aggi rientra in questo modulo. Il quarto tipo e rappresentato da pochi siti, il cui principale rapporto can il territorio sembra essere di carattere difensivo, Si tratta di insediamenti posti in luoghi di grande visibilita, di difficile accesso, non lontani da naturali vie di transito ma distanti da aree adatte ad una agricoltura estcnsiva,

Non sembra esservi rapporto tra 1a tipologia insediamentale e Ie dimensioni dei villaggi. Queste ultime sono malta varie, al punto che non e possibile desumere categorie costanti. Si va da un minimo di 25-30 mq fino ad un massimo di 15000 mq, passando per molte misure interrnedie, Nel primo caso si tratta evidentemente di capanne isolate, nel secondo di vasti insediamenti. Non puo essere un caso che spesso due 0 piu siti di piccole dimensioni stiano a brevissima distanza da siti maggiori. La grande variabilita dimension ale deve, comunque, spingerci ad estrema cautela nell'ipotizzare organizzazioni centraliste. L'ipotesi di partenza resta, pero, quella di una qualche forma di interazione fra gruppi organici di villaggi.

Un sernplice metodo " per valutare la distribuzione territoriale dei villaggi in seno al sistema generale, e quello dei poligoni di Thiessen 28. Esso consiste nel tracciare una linea di confine equidistante tra due siti, perpendicolare a quella passante per i siti stessi. La scopo e quello di stabilire un rapporto di reciprocita fra tutti i villaggi e di delimitare in tal modo aree territoriali entro cui insistono i siti stessi. E bene aggiungere che i territori COS! determinati, non hanna una valenza politica rna servono a dare indicazioni sul rapporto che ogni insediamento ha can il terri tori a circostante, teoricamente disponibile in maniera esdusiva.

Se esaminiamo la carta cosi ottenuta (fig. 6), notiamo anzitutto una discrepanza nelle dirnensioni dei poligoni, I siti nn. 1, 11, 28 e 29, ad esempio, pur avendo dimensioni medio-piccole occupano i poligoni pill vasti del sistema. A1 contrario, i villaggi 12 e 23 che sono i maggiori occupano poligoni di rnedie dimensioni.

Indagini sull'organizzazione de! terri/a rio nella facies di Castelluccio. If caso dei Monti Algar

117

/
/
/ \
I
i
84,
/
\
\
-,-----y---------- \.
/ I
I I
@ / I
@ / 8i@
" 8 e
® Fig. 6. Monti Algar. Poligoni di Thiessen degli inscdiarnenti castellucciani,

Non sernbra, dunque, esistere un rap porto diretto tra le superfici dei villaggi e quelle dei rispettivi poligoni, Ne deriva che le dirnensioni dei siti non dipendono dalla possibilita di drenare pili risorse territoriali, rna da altri fattori.

Esaminando ulteriormente la carta possiamo osservarc che alcuni dei villaggi occupanti i territori maggiori stanno tendenzialmcnte al centro del proprio poligono. Si rratta di inscdiamenti palesemente isolati, per i quali e necessario immaginare una bassa possibilita di interazione con altri abitati, In altri casi, i siti tendono ad occupare una zona periferica dei rispettivi poligoni, non a caso quella confinante can tU1 gruppo ravvicinato di inscdiamenti, dei quali cssi stessi fanna parte. Si guardi

ad esempio il caso dei villaggi di Casalvecchio-Piano Casazze (nn, 15-22). Gli otto abitati si concentrano entro un ovale che collcga trasversalmentc i loro poligoni. AlIa stesso modo j siti di San Cataldo-Tre Portelle (nn, 30-34) giacciono lunge una linea che garantisce ad cssi la massima vicinanza reciproca. Si osservi ancora come questi raggruppamenti stiano al centro dell'area risultante dalla somma dei poligoni dei villaggi che compongono il gruppo.

Emergono, dunque, da questa distribuzione due diverse casistichc. Da un lato abbiamo villaggi che sembrano affidarc la propria sussistenza alIa possibilita di drenare risorse dal maggior territorio possibile. Dall'altro vi sono villaggi che sembrano

118

rinunciare a questa scelta. Questi, accettando di ridurre il proprio bacino di drenaggio delle risorse in cambio della possibilita di interagirc con altri siti, affidano a questa integrazione la riuscita de1la propria sussistenza, 1 siti che hanno scelto il primo modulo accentuano lc spintc autonomistiche e tendono ad isolarsi territorialmente; gli altri accentuano, invece, le tenderize sinccistichc, formando raggruppamenti a nebulosa con disposizione centripeta.

Se i poligoni di Thiessen indiziano l' esistenza di forme di integrazione territoriale, essi non ci dicono con quali modalita queste avvennero. II primo passo da compiere, per indagare in questa direzione, e quello di cffcttuare una nearest neighbour analysis 29 isolando gruppi omogenei di villaggi in cui la probabilita che vi sia stata una qualche forma di integrazione sia alta. Per questo scopo abbiamo elaborato un metodo appropriato, che consiste nel suddividcre in modo equo agli insediamenti 1a superficie complessiva della regione esaminata. I territori cosi stabiliti vengono quindi ridotti a dci ccrchi, il cui centro e data dal villaggio stesso, Se nella zona di indagine non vi fossero state spinte sinecistiche, i cerchi risulterebbcro tangenti l'uno a l'altro. Tn presenza di tali spinte, invece, i cerchi si intersecano in misura direttamente proporzionale all'integrazione tra i villaggi. :E chiaro che forti spinte sinecistiche daranno origine a gruppi isolati di cerchi, mentre la contemporanca presenza di spinte autonomistiche (quale sernbra il nostro caso) dara origine ad una situazione intermedia, con cerchi diversamcntc intcrsccati.

Occorre a questo punto stabilire quale sia la percentuale di integrazione (e dunque di intersczione dei cerchi) da prendcre in considerazione ai fini della nostra indagine. Prernesso che, a prescindere da ogni percentuale, alcuni gru ppi SI isolana comunque, il limite minimo da considerate e quello del cinquanta per cento, Questa percentuaIe non e casuale. Quando, infatti, due cerchi si intersecano per pili di tale citra, non solo pili della meta dei tcrritori interagisce, rna gli stcssi inscdiamenti finiscono per ricadere in uri'area cornune.

Fabrizio Nicoletti

La carta cos) ottenuta (fig. 7), mostra come i villaggi che nella precedente distribuzione a poligoni occupavano 1a parte centrale dei territori pill grandi si siano del tutto isolati. Cia conferma l'esistenza di tendenze autonomistiche. Gli altri siti hanno dato origine a cinque raggruppamenti, dci quali due isolati, uno suificientemcntc distinguibilc c due piuttosto incerti, Peraltro, questi ultimi, ricadono nell'atea meno indagata dci monti.

II primo gruppo e composto da sette villaggi (nn, 2-8), che si situano sopra e attorno Monte Balchino. II gruppo e isolato e, nonostante la disposizione ellittica dcgli insediamenti, l'interazione dei cerchi risulta ab bastanza forte. Va tu ttavia osservato che i cerchi dci due villaggi piu distanti (nn, 2 e 8) non S1 incontrano, segnalando, quindi, I'esistenza, in seno al raggruppamento, di spinte alla polarizzazionc,

Maggiore e l'interazione del secondo gruppo, quello di Casalvecchio-Piano Casazze, che comprende otto villaggi (nn. 15-22). In questo caso i cerchi sono tutti reciprocamente intersecati. Si puo osservare W1a polarizzazione interna al sistema, tra un sottogruppo di cinque siti posti ad Occidente (nn. 18-22) ed uno di tre posti ad Oriente (nn, 15-17), Si badi che questi sottogruppi si collocano in situazioni orografiche diffcrcnti. n primo comprende abitati a quote pin basse, rivolti al fondovalle del fiume Pietrarossa e di facile acccssibilira; il secondo abitati di altura caratterizzati da ampia visibilita rna di non facile accesso. Questa apparente polarizzazione e accentuata dal fatto che il sottogruppo orientale interagisce in bassa percentuale can il terzo gruppo.

Quest'ultimo e formato da cinque villaggi (nn. 13, 14,23-25), disposti ancora ad ellisse, tutti dislocati nella zona sommitale dei rnonti, i cui ccrchi sono sempre vicendevolmcnte intersecati. Forse a causa della centralita dell' area, questa gruppo non e isolate. Esso interagisce con il prcccdente e, ancora pill, con quello posto ad Oriente di esso.

11 quarto gruppo cornprende due soli insediamenti (nn. 26 e 27) disposti lunge una serra che sccnde verso il fiume Caltagirone. Lo scarso numero di siti del gruppo e dovuto verosimilmente

I ndagini sull' organizrazione de! tern/aria nella facies di Castelluccio. If cam del bdonti Algar

119

Fig. 7. Monti Algar. Nearest neighbour analysis degli insediamenri castcllucciani.

all'incompletezza della ricognizione in quest'area, Non e esduso che future ricerche, con il rinvenimenta di abitati intcrmedi, possano aggregare questa al raggruppamento precedente, can il quale, del resto, intcragisce in modo significative.

II quinto e ultimo gruppo, completamentc isolata, e formata dai cinque villaggi di San CataldoTre Portelle (nn, 30-34), i cui cerchi sono tutti intersecati fra lora. Nella disposizione assiale del siti si puo not are una certa polarizzazione fra un sottogruppo di tre, posta ad Occidentc (nn. 30-32), ed uno di due, posto ad Oriente (nn, 33 e 34). Si ripropone quanto constatato per il secondo gruppo: il primo sottogruppo e infatti formato da siti di quote pili basse, volti verso la Valle di San Ca-

taldo e di facile accessibilita; il secondo comprende abitati di altura con ampia visibilita rna di non facile accesso.

In sintesi, e conferrnato che tra gli abitati castcllucciani dei Monti Algar esistono tenderize autonomistiche che portano all'isolamento Ji aleuni di essi. Per converso vi sono opposte spinte sinccistiche che conducono al raggruppamenta di villaggi in sistemi pili 0 mcno distinti. Nei trc raggruppamenti pili evidenti sembra di potcr riconoscere delle tendcnze alIa polarizzazione interna, Queste interessano, in un caso, singoli villaggi, e in due, sottogruppi di abitati che vedono una contrapposizione tra differenti dislocazioni topografiche. Questa contrapposizione, chc in un'organizzazio-

120

nc sinecistica equivale a una cornplementarita di hmzioni, puo csscre stata una delle morivazioni di base del fenomeno di aggregazione.

Rimane adesso Ja chiarire come queste organizzazioni territoriali fossero strutturate al proprio interno. In altri termini, la domanda piu ovvia e se esistessero forme di relazione gerarchica tra gli abitati 0 sc il fenomcno sinccistico fosse avvenuto su base paritaria,

Abbiamo evidenziato sopra come non esiste un rapporto di proporzionalita tra le dimensioni dei villaggi e il territorio da lora occupato. Ne abbiamo concluso che 10 sviluppo dimensionale di un villaggio non Fosse strettarnente (0 unicarnente) legato all'esclusivo drenaggio di risorse dal territorio circostante. Possiamo adesso supporre che la crescita Fosse legata alia maggiore 0 minore centralita funzionale chc ciascun sito veniva ad assumere nell' ambito del sistema.

Per indagare su questo problema, un metoda adatto c qudlo conosciuto come x-tent 0 modello a tenda HI. Esso si occupa di stabilire le relazioni gerarchiche Era gli insediamenti partendo dal presupposto che l'area di influenza di ciascun sito e direttamente proporzionale ad una funzione delle Slle dimcnsioni c dccrescc in proporzione all'aumentare della distanza. Nel nostro caso, abbiamo prcso in considerazione l' area di ciascun raggruppamento ottenuta sommando Ie superfici dei poligoni di Thiessen del gruppo. Il tot ale di ogni gruppo C stato poi ripartito ai singoli villaggi in proporzione alle dimensioni ill ciascuno ill essi, ed infine, ogni area ottenuta, e stata ricondotta ad un cerehio il cui centro e ancora il sito sresso. Naturalmente, si tratta in questa casu eli cerchi di raggio diffcrente. I villaggi ricadcnti per intero entro il cerchio di un altro sito si pOS50no considerare come non indipendenti 0, se preferiamo, eli livello gerarehieo inferiore.

In fig. 8 possiamo esaminarc i risultati ottcnuti. 11 primo gruppo mostra la presenza di due insediamenti di livello gerarchico superiore (nn. 2 e 6). Tre dci sctte villaggi del sistema (nn. 3, 4, 5) ricadono nell' area di interazione di entrarnbi i siti di

Fabrizio N ico le tt i

livcllo superiorc. Si eonferma I'immagine di un gruppo in cui sembrano agire spinte alIa polarizzazione tra villaggi ill gerarehia superiore (ammesso, naturalmente, che questi fossero coevi).

n sccondo gruppo mostra W1a situazione un po' diversa. Abbiamo un sito di livello gerarchico superiore (n. 15) che ingloba l'intero sistema. Un secondo sito (n, 18), di livello gerarchico intermedio, sernbra inveee inglobare i soli villaggi occidcntali, In questo caso, aceanto ad una evidente spinta accentratrice, sembra enuclearsi la presenza di una gerarchia per cOSI dire locale, forse relativa aI coordinamento di particoIari funzioni.

Il terzo e il quarto gruppo mostrano una casistica pili inccrta, n primo di essi ha un sito di livello gerarchico superiore (n, 23) che non riesce, tuttavia, ad inglobare l'intero sistema. Agiscono in questa casu tendenze autonomistiche, che separano dall'insieme i villaggi pili occident ali (nn. 14 e in parte 25). :E anchc probabile che tale risultato sia influenzato daIl' incom pletezza dell' in dagine in queste comrade. n quarto gruppo, gravato dalla stessa riserva, mostra un v:illaggio di livcllo gerarchico supcriorc (n. 27) che ingloba I'altro sito del sistema (n, 26), ed anche un insediamento che nella precedente analisi era rimasto isolato (n. 28). Va tuttavia sottolineato che nell' ambito dei villaggi ad accentuata tendenza autonornistica, era questa l'unico a non occupare il centro del proprio poligono, rna risultava, invece, spostato proprio in direzione del quarto gruppo.

Molto simile a quella del secondo, rna ancora piu cvidente, c la situazione del quinto gruppo. Anche qui abbiamo un villaggio di livello gerarchico superiore (n. 31) chc ingloba l'intero sistema. All'interno di questa vi sono due sottogruppi: quelio occidentale sottoposto ad un sito di livello gerarchico intermcdio (n, 30); quello orientale comprendente due siti (nn, 33 e 34) apparentemente egalitari.

Si noti come in tutti i gruppi i villaggi di livello gerarchico supcriore occupino sempre il centro del sistema in condizioni di equidistanza dagli altri abitati. Fa eccezione solamente il primo gruppo,

Indagini suli' organizxazionc del territorio nella facies di Castelluccio. 11 cam dei Monti Algar

121

Fig. 8. Monti Algar. Relazioni gcrarchiche tra gli insediamcnti castellucciani (claborazione Jel modc1lo a tendal.

dove di siti dominanti, come gia detto, ve ne sono due, di cui uno (n. 6) cquidistante dagli altri,

7. CO~SJDER.i\ZIONI CONCJ.USTVE

Le indagini chc abbiamo proposto offrono un'immagine complessiva dell'insediamento castcllucciano sui Monti Algar articolata secondo due divcrsi modelli, Dei trentaquattro villaggi tinvenuti alcuni sembrano evidenziare una tendenza autonornistica che li ha condotti all'isolamento topografico dal contesto del pcriodo. La maggior parte dei siti offre, invcce, unimmaginc diversa. Questi ultirni sembrano partecipi di un processo di aggregazione in gruppi organici e territorial.

mente distinti. Tali sistemi mostrano una struttura intern a apparentemente articolata secondo relazioni gerarchiche funzionalmentc organizzate. In generale, ciascun gruppo sembra coordinato da un villaggio di gerarchia supcriore, verso il quale dobbiamo immaginare chc convergesscro le principali funzioni comuni. Tendenze alia polarizzazione interna risulterebbero dalia presenza di sottogruppi di villaggi a loro volta coordinati da siti di livello gerarchico intermedio. In questo caso e possibile pensarc all' organizzazion e di particola ri funzioni locali.

Non sappiamo se i due modelli di insediamento indiziati tossero stati contcmporanei 0 se l'immaginc di questo dualismo risulti da LID sostanzialc

122

schiacciamento cronologico eli un proccsso avvcnuto per gradi, rna sempre nell'ambito della facies di Castelluccio. In effetti, vi sana dementi a supporto di entrambe Ie possibilita. Non vi c pcro dubbio ehe il quadro emerso mostri una sua organicita, I villaggi isolati hanna dimensioni medie 0 medio piccolc e in genere simili, Nessuno degli insediamenti minori, quelli che per dirnensioni si possono intcrprctarc come singole capanne, e rimasto iso1ato. Va anche rihadito che questi ultimi si trovano sernpre a brevissima distanza da un sito maggiore J I. Inoltre il numero di necropoli di ciascun gruppo e sempre inferiore a quello dei villaggi che 10 compongono ed abbiamo vista il caso, certo significativo, di grandi villaggi privi di necropoli in prossirnita di piccoli insediarnenti posti nei pressi di tornbc numerose. Per rneglio evidenziare l' organicita di questa fenomeno possiamo prendcre l'esempio del secondo gruppo, quello di Casalvecchio-Piano Casazze, nel cui ambito abbiarna distinto due sottogruppi. Ciascuno di questi ultimi c dotato di una sola necropoli. La prima, quella del sottogruppo occidentale, si trova presso il villaggio pili centrale che e anche il min ore del sistema (n. 19); la seconds, del gruppo orientale, e sita presso I'insediamento gerarchicamente dominante (n. 15), rna in posizione centrale rispetto agli altri due.

Si potrebbe immaginare che I'insediamento castellucciano degli Algar abbia avuto origine da alcuni villaggi autonomi, volti alia sfruttamento autarchico delle risorse disponibili. Nel tempo, I'aumento della prcssione antropica dovuto ad incremento demografico e al proliferate dei siti, rna anche ad un migliore adattamcnto all'ambiente, pub aver portato aHa formazione di aggregazioni di villaggi, organizzate in modo funzionale e gerarchico. t possibile che all'interno di questi sistemi abbia avuto origine una forma embrionale di complementarita di funzioni tra i singoli abitati.

La sola analisi territoriale non e sufficiente a dare eli questi sistemi una definizione pili puntuale, tuttavia, apparc evidente che 1'esperienza dell'isolato villaggio di tradizione neo-eneolitica fosse in fase di supcramcnto ", I termini cronologid del

Fabrizio Nicoletti

process a sinccistico chc abbiamo delineato, possono essere chianti solo attraverso scavi sistematici e solide datazioni radiomctrichc, Per grandi linee possiamo affermare che il processo stesso non esisteva nel precedente periodo eneolitico c scmbra scomparire can la successiva fase di Thapsos. Questultimo dato appare sorprendente quando 5i pensi che sugli stessi Monti Algar, ncl periodo di Pantalica Nord, e presente uno dei pili vasti centri protourbani della Sicilia, quello della Montagna di Caltagirone)J. In altri termini, c lccito chiedersi guaJe relazionc possa esservi tra una precedente occupazione dusterizzata del territorio c un sueccssivo centro protaurbano che semhra esserne la conseguenza.

n problema, che emerge con estrcma chiarezza, non puc, esscre impostato sulla sola base dell'analisi territoriale. Quest'ultima, al mornento, offre due ipotesi eli lavoro antitetichc.

In prima istanza si potrebbe ipotizzare che il processo sinecistico del periodo castcllucciano sia sfociato nell'assetto protourhano del Tardo Bronzo in modo diretto. In questa sviluppo l'adozione di elernenti thapsiani avrebbe costituito un fenomeno estemporaneo, privo di incisivita sul tessuto demografico e territoriale. L'ipotcsi condurrebbe ad un confinamcnto areale della facies di Thapsos intesa come cultura autonoma e spieghcrcbbc 1a sua sostanziale assenza nell' area di indagine.ll tracollo demografico evidenziato sugli Algar al passaggio tra Primo e Medio Bronzo sarebbe, in tal caso, solo apparente, in quanto, in quest'ultimo periodo, sarebhe stata ancora vitale una cultura materiale di tipo castellucciano ".

Questa ipotesi, non priva di una sua [ogicita, anche non considerando la sostanziale carenza di riscontri stratigrafici 35 in contra alcune difficolta: eliminando l'unico an ella tipologico intcrmcdio nella catena di sviluppu della cultura materiale dal castellucciano alla facies di Pantalica Nord, costituito proprio dalla facies di Thapsos, rimane netta l'impressione di una frattura che proprio l'ipotesi di continuita vorrebbe colmare. Infatti, non sembra esservi una filiazione tra la culture materiale castellucdana e quella di tipo Pantalica Nord che

lndagin: sull' organizzarione del territorio nella fades di Castelluccio. It coso dei Monti Algar

non sia passata attraverso J a mediazione di quelia thapsiana Y'.

Nel1'ipotesi alternativa andrebbe Jato credito ad una rnamentanea (0 solo parziale) crisi deli'abitato dell'entroterra, in concomitanza con una maggiore apertura verso popolazioni d'oltremare. Come conseguenza si sarebbe avuto uno spostamento antropico verso le region! pericostiere ". La situazionc determinatasi sarebbe stata certamcnte favorita (se non in parte causata) dalle possibilita offerte dal nuovo modelio organizzativo, teso a1 coordinamento funzionale di una societa in espansione. La formazione del grande centro delia Montagna, sarebbe, in tal caso, un fen omena di ritorno.

Anche questa seconda ipotesi incantra delie ditficolta: centri come Thapsos 38 e forse Cannatello ", pur annoverando caratteristiche protourbane, sono prababilmente delle eccezioni in un contesto generale di dislocazione degli insediamenti costieri (anche quantitativo) che non riesce a giustihcare una sorta di «svuotamento» demografico della Sicilia intern a 4U. E, invece, plausibile che, accanto alia proiezione costiera abbia avuto inizio, gia in questa eta, il fcnomeno dcll'accentramcnto demografico (e dell'arroccamento)41 cosi evidente nella fase immediatamente success iva 42. In tal caso, la formazionc del centro protourbano di Montagna di Caltagirone non sarebbc la conseguenza di un ritorno antropico sui Monti Algar, rna l'esito visibile di un madelia organizzativo sviluppato localmcnte a partire dalle prime esperienze castellucciane, anche can la mcdiazione di una locale seppur breve facies di Thapsos,

BlliLIOGR API A

ADAMESTEANL' D., 1960, La zona collinare di Gela, Nsc, pp.222-7.

ALIlANESE PI<OCELLI RM., 1997, Le etnie dell'eta del Ferro c le prime fondazioni coloniali, in S. TUSA (ed.), Prima Sicilia. Alle origin: delia societe sialiana, vol. I, Palermo, pp. 511-20.

AMOROSO D., 1979, lnsediamenti castellucciani net territorio di Caltagirone: indagine topograjica, Kokalos, 25, pp. 25-53.

123

MIOROSO D., 1983, Un corredo tombale del Museo della Ceramica di Caltagirone e la fase di Tbapsos net terriIorio calatino, ASS Or, 79, pp. 5-17.

ARCIDfACONO M., BALDINI L.R., Lcxco E., RECA.'JI E., 1976, Nuove notizie sulla preistona della Sicilia, Natura, 67,3-4, pp. 175-84.

BERNABO BREA L., 1953-54, La Sicilia prebistorica y JUS relaaones con Oriente y con la peninsula Iberica, Ampurias, 15 -16, pp. 137-213.

RERNABO BKEA L., 1958, La Sicilia prima dei greci, r-..1ilano.

BERN ABO BliliA 1., 1968-69, Considerazioni sull'Eneolitico e sulla prima eta del Bronze della Sicilia e della MaRna Greaa, Kokalos, 14-15, pp. 20-58.

BERN ABO RREA L., 1976-77, Eolie, Sicilia e Malta nell' etd del Bronza, Kokalos, 22-23, pp. 33-108.

BERNABC) BREA L., 1990, Pantalica. Ricercbe intorno all'anaktoron, Napoli.

BERNAI:\O RREA L., 1991-92, La Sicilia e le Isole Eolit', Rassegna di Arcbeologia, 10 (Atti del convegno su L' eta del Bromo in Italia nei secoli dal XVI al XIV a.C, Viarcggio 1989), pp. 105-21.

BIEHl SFSTIERI A.M., 1979, I processi storici nella Sicilia orientale Ira la tarda eta del Bromo e gli inizi dell' eta del Ferro mila base dei dati arcbeologici, Arti della XXI Riunione Scientific a dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Firenzc 1977, pp. 599-629.

BEll.,"JABO BREA L., 1996, Protostoria. Teoria e prarica, Urbino.

BEll.NABO BREA 1., 1997, Sviluppi culturali e socio-politici differenziati nella tarda eta del Bromo della Sicilia, in S. TUSA (ed.), Prima Sicilia. Aile origini della soaetd sialiana, vol. I, Palermo, pp. 473-91.

CAFTCT I., CAFICl c., 1928, Sizilien, B. [ungere perioden, Reallexicon der Vorgeschichte, 12, Berlin, pp. 188-207.

C."'FlG I., CAFlel C, 1929, Monte Tabuto, Reallexicon der Vorgeschichte, 13, Berlin, pp. 167-70.

CASSANO M.S., CAZZELLA A., MANFREDINI A, MoscoLONI M., MUSST M., Paletnologia. Metodi e strumenti per l'analisi delle societe prcistoricbe, Roma 1984.

CASTELL\.'\;A G., 1982, Nuoue ricognizioni net territorio di Palma di Monlechiaro (Agrigento), SicArch, 49-50, pp.81-102.

- 1993, Materiali di ispirazione egea dal santuano di Monte Grande e dalla stip e votiva del Ciauolaro presso Ribera, in [M.VV.], Contatti e scambi egei nel territorio agrigentino nel lll e II millennio a.c. I mi-

124

cenei ad Agrigento, Catalogo della mostra, Agrigento, pp. 24-8.

CASTELLANA G., 1996, La stipe votiva del Ciavolaro nel quadro del Bromo antica siciliano, Agrigcnto.

CASTELLANA G., 1997, La grotta Ticcbiara ed il castellucciano agrigentino, Palermo,

CASTEl..LA .. '·A G., 1998, J! santuano castellucciano di Monte Grande e l'approuoigionamento dello zolfo nel Mediterraneo nell'eta del Bromo, Palermo.

CAnEr.LA A., 1989, Manuale di a rcbeologia. Le societd della preistoria, Bari.

CHERRV J..F., DAVIS J.L., MANTWURA,'\1 E. (eds.), 1991, Landscape archaeology ax long-term history: northern Keos from earliest settlement untii modern times, Los Angeles.

COPPA M., 1968, Storia dell' urbanistica. Daile origini all' ellenismo, vol. 11, Torino.

CULTR;\RO MoO, 1991-92, Distribuiionc dei complessi delle culture di Castelluccio c di Tbapsos nell'area etnea e at margini della Piana di Catania, Rassegna di Arcbeologia, 10, pp. 762-3.

CASTELLANA C,' 1996, La jades di Castelluccio, In D.

C(X:CHf GENIK (ed.), L'antica eta del Bronzo, Atti del convcgno, Viareggio 9 .. 12 Gcnnaio 1995, pp. 163-74.

CASTELLANA G" 1997, La civilta di Castelluccio nella zona etnea, in S. TL'S.\ (eJ.), Prima Sia"lia. AIle origini della societe sialiana, vol. I, Palermo, pp. 353 -7.

CrUSl'L'\'O A., 1988-89, I nsediamenti preistorici nella media valle del [iume Tellaro (Nota), Arti c Mcmorie dell'lstituto per la Salvaguardia e la Valorizzazione di Nato Antics, 19-20, pp. 45-67.

DE 1vURO E., 1996, Recenti ritrovamenti micenci nell'agrigentino e it villaggio di Cannatello, Atti c Memorie del II Congresso T nternazionale di Miccnologia, Roma-Napoli 1991, pp. 995-101L

DF,()I{SOLA D., 1991, u vil/aggio del media Bronzo di Cannatello presso Agrigenfo, Atti e Memorie del II Congresso Intcrnazionale di Micenologia, ROffiaNapoli 1991, pp. 1029-38.

(;1:1./,/\11.01 L., 1980, Un ipogeo preistorico a Calaforno c it suo contesto topografico, SicArch, 42, pp. 67 -94.

GUZZARDT L, 1984, Arcbitettura Juneraria pluricellulare della Sicilia sud-orientale Ira la tarda eta de! Rame e if prima Bronzo, Preistoria d'ltalia alla luce delle ultime scoperte, Atri del convegno, Pescia, pp, 315-22.

GLZZARDI L., 1996, L'area degli IhleiJra l'et« del Bronzo e la prima eta del Ferro, in L. GUZZ.'\RDI (ed.}, Civilta

Fabrizio ,""ieolclti

indigene c citta grecbe nella regione iblea, Ragusa, pp.9-42.

ILl.GGETT P., 1965, Locational analysis in human geography, London.

I IOLW\XI,\y RR, 1984-85, Scaui arcbeologici del periodo castellucciano a "La Muculu/a» (Butera), Kokalos, 30,31, u-i, pp. 483-8.

HOLLOWAY RR, 1985, Scaoi arcbeologia alia Muculu/a e premesse per 10 studio della cultura castellucciana, Atti della II giornata di studi sull'arcbeologia licatese e della zona della bassa valle deltHimera, Licata, pp. 69-81.

LA:-JTERI R, 1994, Nuouc acquisizioni JUlia prima eta del Bronzo ncll'arca iblea: fa necropoli di Cava Baratta JUI media corso del Cantera, ASS, s. III, 8, pp. 3-30.

LA ROSA V., 1986, s. v. Castelluccio-Arcbeo logia, Dizionario Netino di Scienzc, Lettere ed I1rti, fasc. I. Noto, pp . .'50-4.

LA ROSA V., 1989, Bernabe Brea c l'anaktoron di Pan/alica, ASSOr, 85, I-III, pp. 299-307.

LA ROSA V., 1991, Un anaktoron alia Serra del Palco di Milena? Relatione preliminare sullo scauo del 1992, Quaderni dell'lsututo di Archeologia dell'Univer.lita di Messina, 6, pp. 5-16.

LA ROSA V., D'AGATA A.L., 1988, Uno scarico dell'etd del Bronzo sulfa Serra del Palco di Milena, Quaderni dell'lstituto di Arcbeologia dell'Unioersii« di Messina, 3, pp. 5,24.

LEIGlITOl\' R, 1996a, From chiefdom to tribe) Social ory,anzOl"ation and change in later prehistory, in R. LUGHTON (cd.), Early societies in Sicily, London, pp.101-16,

LErGrlTON R., 1996b, Research tradition, chronology and current issues: an introduction, in K LEIGHTON (ed.l, Early societies in Sicily, London, pp. 1-19.

l\;bN.'iINO G., SPATAFORA F. 1991> Mokarta. La necropoli di Cresta di Gallo, Palermo.

MAIt.\ZZl M., TUSA S., 1976, lnterrelazione dei centri siciliani e peninsulari durante fa penetrazzonc mtcenea, SicArch, 31, pp. 49-90.

MESSINA A., 1979, Ricercbe arcbeologicbe e topograficbc fie! terrttorio ds Mmeo, Cronacbe di Arcbeologia, 18, pp.7-18.

NICOLl-Tn F., 1990,11 Campignano di Biddini (Ragusa).

Approccio alle industrie bifeccial: olocenicbe e all' attivita mineraria della Sicilia preistorica, ASSOr, R6, pp. 7-59.

NICOLETTI F., 1993, L'immagine dell'anttco. La uicenda

Indagini sull'organizzazione del terrltorio nella facies di Castelluccio. It caw del }Jonli j1fgar

storico-arcbeologica a Caltagirone, Bollettino della Societd Calatina di Storia Patna e Cultura, 2, pp. 199-239.

- 1997, 1l commercia preistorico del!' ossidiana ed il ruolo di Lipari e Pantelleria nel piu antico sistema di scambio, in S. TUSA (ed.), Prima Sicilia. Alle origini della societe sialiana, vol. I, Palermo, pp. 259-69.

NICOLETn F., VUJ.'J'ACG10 G., TT)SA S. c.d.s., Brevi note e primi dati sui progetto Kalat. rinuenimenti preistorici nella ricognizione 1995, Atti del I Congresso 1nternazionale di Preistoria e Protostoria Siciliane, Corlconc 17 -20 Luglio 1997.

ORT.ANOI~l Po, 1962, II vi/laggio preistorico di Man/ria, presso Gcla, Palermo.

ORSI P., 1892, La necropoli sicula di Castelluccio, BPI, 18, pp. 1-34 e 67-84.

ORQ P., 1893, Scarichi del villaggio siculo di Castelluccio, BPI, 19, pp. 30-51.

OR<;I P., 1904, Siculi e Creci a Caltagirone.!. Necropoli sicule della Montagna, NSc, pp. 65-98_

PACE B.,1935-38, Arte c civiltd della Sicilia antica, vall. 1-2, Milano, Genova, Roma, Napoli.

PALL:lU,m D., 1996, Tradizione indigena e apporti greci nelle culture della Sicilia centro-meridionale: il caso di Sant'Angela Muxaro, in R. LEIGHTON (ed.I, Early societies in Sicily, London, pp. 147-54.

PALlO 0., 1994, La stazione di Serra del Palco e le /asi/inali del Bromo antico nei territorio di Milena, in S. TL'Si\ (ed.), La prcistoria del basso Belice e delia Sicilia meridionale nel quadro della preistoria siciliana e mediterranea, Ani del convegno, Palermo, pp. 3.57-64.

PAlItO~I G., 1937, La Preistoria, vol. T, Milano.

PEET T.E., 1909, The Stone and Bronze ag« in Italy and Sicily, Oxford.

PlUVITERA F., 1994, La stazione d: Mev.ebbi ne! contesto del Bronze antico de! territorio di Milena, in S. TUSA (ed.), La preistoria del basso Belice e della Sicilia meridionale nel quadro della preistoria siciliana c mediterranea, Atti del convegno, Palermo, pp. 339-56.

PROCELU E" 1981, T! complesso tombale di contrada Paolina e il problema dei rapporti tra .'1id/ia e Malta nella prima etd del Bronzo, BdA, ser. VI, 66, 9, pp. 8.3-110.

PROCl:LLl E., 19Y 1, Aspetii religiosi e apports trasmarini nella cultura di Castelluccio, Journal of Mediterranean Studies, 1,2, pp. 252-66.

PROCELLT E., 1992, Appunti per una top0f',rafia dt Catania pregreca, Kokalos, 38, pp. 69-78.

125

PROCELLl E., 19%, Sicily between the third and second millennium b.C: a brief suruay, in R. LEIGHTON (ed.), Earl» societies in Sicily, London, pp. 89-100.

PROCELL! E., 1997, La civi/ta agro-pastorale sialiana matura: l'antica eta del Bronzo, in S. TCSA (cd.}, Puma Sicilia. AUe origini della societe siciliana, vol, I, Palermo, pp. 343-51.

RE.,\l'HLW c., 1972, The emergence of ciuilization: the Cyclades and the Aegean in the third millennium B.C., London.

RLNr1WW' c., LEVJ:L E.V., 1979, Exploring dominance: predicting polities from centres, in C. RENFRE\\/, K.L. COOKE, Transformations. Mathematical approaches to culture change, New York, pp. 145-68.

SAHU,\S MD., 1968, Tribesmen, Englewood Cliffs. SAM~-fTTO A.M., 1997, Modica: l'insediamento castellucciano del Quartiriceio, SicArch, 93-95, pp. 87·104.

SO;DF.RT A., TUSA 5., VT:'\'TA10RO A., lY97, La preistoria e fa protostoria ne] Corleoncse c nella lato, Corleone.

SEMINERIO D., 1975, Morgantina a Caltagirone e altre ipotesi di idcntificauone degli antichi abiuui dei l\1argi, Catania.

SERVICE E.R., 1962, Primitive social organisation, New York.

SLU(;A MESSINA G., 1983, Ana/isi dei motiui decorativi della cera mica da Castelluccio di Noto (Siracusa), Roma.

TINE S., 1965, eli scaut nella groita della Chiusazza, BPI, n.s., 74, pp. 123-286.

TROP 5.0, LA ROSA V., PE7.7.T'\O A., MAZZOLENI P., ROjl,.1L:O M., BUlUtAl·AJ'(j G" TlJRRISI E., PEIn c., eRO A., GL'l:L! M.A, 1995, M etodolo gie arcbeometricbe a Catania. Carauerizzazione e datazione delle ceramicbe preistoricbe de! sito arcbeologico di Milena (CL), Afti dell'Accademia Peloritana dei Pericolanti, Classe r di Scienze Fisiche, Matcmatiche e Naiurali, 72 (1994), suppl. I, pp. 9_5-126.

TUSA 5., 1991, Functions, resources and spacial organisetion in the Pietraperzia territory (Enna - Sicily) between the Copper and Bronze Ages, in E. Huuuxc, R \'{:rHln:HoLls~:,]. \XirLKINS leek), Papers a/the Fourth Conference 0/ Italian A reb aco loJ!.Y , London 1990, 11P·27-41.

TcsA S., 1992, La Sicilia nella preistoria, 11 ed., Palermo.

UGGERI C., 1961, Notiziario (Sicilia), RSP, 16, pp. 271-3.

UC;GERI G., 1964, Notiziario (Sicilia), RSP, 19, p. 313.

126

V07.A G" 1980, La Sicilia prima dei Greet, Problematica arcbeologica, Storia dellaSialia, 1, Napoli, pp. 5-42. - 1995, Tbapsos (Augusta, Siracusa), in A.M. BrETTl

NOTE

,_ Questo ~aggio e stato oggcrto di relazione ten uta da chi scrive al convegno su «distribuzionc cd organizzazione dell'insediamcnto {fa I'antica era del Bronze e l'el:l. Arcaica in Sicilia» (Palermo, 24-2,'5 Novembre 1995) i cui atti sono rimasti incditi. Poicbe, poor sua stessa natura, il saggio e di quelli che invccchiano presto 10 presentiarno «anticipatamcntc» in questa sede (che 10 ospita con la consueta liheralita) , non scnza averne aggiornato la bibliografia, Per Iedelta alla lcrtcra del convegno, oltre che per intima convinzione, sono rirnasti idcntici alia prima stesura i dati, i metodi e le conclusioni,

1 Sui periodo castcllucciano in Sicilia efr. Ossr, 1892; ill" 1893; PEET, 1909: 21.5-9; e\FIU C C'l.F1C!, 1928; In. e TD .. 1929~ PACE 193.5-3R passim; PATRONl, 1937: 360-77; BI'Rr-;AFlO BREA, 19,53-54: 175 ss.; TTl., 195H: 104-15; ID., 1968·69: 42 SS.; Til., 1 97f,-77: ID., 1990: 13-17; COPPA, 1968: 59.3-4: '\L\R'lZZl e Tus.>I, 1976; VOlA, 1980: 18; Sl.l:CA MI':SSINA, 1983: 5-14; 1I0LLO~.'AY, 1985; LA ROSA, 19Hh: TtJSA, 1992: 348-422, 435-447; CUl.TR1IRO, 1996: Io., 1997; GUZZARTll, 19%: 9-19: PWJLLLLI, 1996; TI)., 1997: CASTELLANA, 1997: 22-55,

, SLUG,\ MESSINA, 1983: 5.

, COS! J'vL\fu\ZZI e 1\JSA, J976: 54; BER:-lABO BREA, 1976-77: 44 e 94; TUSA, 1991: 38: ID., 1992: 414-5: SCUTlF,RI et alii 1997: 44.

, ATlA~lESTEANJ;, 1%0: 222: ORLM'DINI, 1962: 74: MJ\fu\zzie TlISA, 1976: 54-5; BERNABO BREI\, 1976·77: 94; r». 1990: 14; CASTELLA· 'JA, 1982: 88: TUSA, 1991: .38: PROULLl, 1992: 72-.3: SAMMTTO, 1997: 100-1.

, Rclazioni gerarchiche generiche: UGGERl1964; Psocnu, 1991: 259; CliLTRARO, 1991-92; SCTTlER[ et alii, 1997: 44. Relazioni gerarchiche di tipo sacrale: HOIl,OWAY, 1984-85: 484; In., 1985: 73; CASTELLA"A, 1993: 25; ID., 1998: passim,

, UGGERl, 1961~ 1\1l1MZZI e TUSA, 1976: .54; BERNAl0 Blu;,~, 1976-77: 94: ID" 1990: 14-15: GUtZAHIlI, 1980; ID" 1984: 316.

, AWJRom, 1979: 48-50: TUSA, 1992: 3h9, JilL J92-3, 414·5; CJ(lS~I.'JO, 1988-89: 65-7; NICOLETTI, 1990: 40; CASTELI.ANA, 1997: 68-74; In, 1998: 12 ss. Secondo W1,1 diversa opinione (PROCELLJ, 1996: 91-2 seguito da SAMMlTO, 1997: 101; e tuttavia ctr. alia notar il gia cir. P]{<JCELLI, 1991: 2':19J I'esistcnza di siri castellucciani raggruppari sarebbe da attribuire a consecutivi spostarnenti, ravvicinati nel tempo e nella spazio, di uno stesso gruppo umano.

• I.C.M., Fogli Celragirone 639 (NJ 33-1O-b4) c Lentini 640 (N] H-lD-bj),

, Sui concetti ill «siio» e «abitaro» nelle indagini eli superficie ribadiamo, brevernenre, I concerti espressi in NICOLETl"l ct alii c.d.s, Per sito e abitato (usati qui come si nonirni) sono stati intcsi dci «pacchetti» organici ill rnarcriali (s:e!ff1H'denre package, nel scnso di CHlRnv er alii. 1991: 21)_ Iunzionali associazioni d'elementi conccntrati in aree sufficienteme~te delimirabili, evcntualrnenre grazie a sommari compuri srarisrici effettuati sul campo can il calcolo dena densita p"r metro quadrate. Sono state invece classificare come «background.,,» (ed espunre dal presenre lavoro] le prcscnzc culturalmente disorganichc, a bassa dcnsira di rinvenimenti, diffuse su vasrc aree e soprattut-

Fabrizio Nicoletti

S.ESTlERl, M.e. LENTINI, G. VOZA (edd.), Sicilia orientale e lsole Eo lie , Preistoria e Protostoria-Guide archeologicbe, 12, Forli, pp. 339-4l.

to tra sito e sito (off-,rites nella definizione anglo-americana pili comunc).

10 Amminisrrarivarnente i siti 1-8, 10 c 12 ricadono nel cornunc eli

Caltagirone, gli altri in quello di Mine(}. 1: AMOROSO,1979:.31-4,

u SElIU"lRlO, 1975: 61-2; Avososo, 1979: 26-31, 13 Per la qualc v. AMORUSO, 198.3: 10 c tav. H,

14 Una necropoli e scgnalata in Mlcssr"A, 1979: 12. " AH00fA01NO et alii, 1976: 179 e 18.'1,

lh ARCIDIACO:-.JO et alii, 1976: 179,

" MESSlNA, 1979: 11-2.

18 MESSINA, 1979: 12.

1') Per la necropoli v, MESSlt\A, 1979: 14. 20 Per iI quale v. MI'.sSINA, 1979: 11.

'I Rclativamcnre a quesr'ultirna v . ARCIDIACONO et alii, 197(,: 179. 22 Per le dat azioni archeomerriche dell" facies di Castelluccio v,

Lucuro», 1996b: 14-19. Aggiungi Pl\lVI'J'ERA, 1994: 340 e nota 1:

TROIA et alii 1995: tab. I. n Supra, nota 1.

" Per la ceramica D4 cfr. TINI'" 196.5: 219-26, 229-35. Per il rapporto tra la classe D4 e 10 stile di Rodi-Tindari-Vallclunga rirnando anche a TU~A, 1992: .331-4.3, .367, 370,419-20,4.37-9 e bib!. relariva. Sullo stile di Rodi-Tindari-Vallelunga aggiornamento in PALlO, 1994, CASTELLANA, 1996: 66-80 e Pl\CXI,LU, 1997: 349·351.

" Sul problema eft, NICOLEHI, 1997.

1(. Su questa tipologia tombale, per la quale manta uno srudio specifico, efr. PROClLLI, 1981: 104-5 con bib!. precedente; riprcsa del problema in LANTERl, 1994; aggiornamemo bibliografico in SA\l\llTO. 1997: nota 8.

ar 1 singoli rnodelli della nostra indagine sono riconducibili alI' approccio tcorerico della geografia locazionale (H~(",GETT, 19651. Per le applicazioni ill talc approccio in campo archeologico v, CI'..7.ZLLLA, 1989: 107-44 e bib!.

" CAZZlLLA, 1989: 119-21.

19 Per la quale v, C.~aFI.I.A, 1 n9: 120- L ,.J REt\FRE\'{' e LEVEl. 19i9.

" Nell'ipotesi di spostarncnti ravvicinati nello spazio e nel tempo eli uno stesso grupp" umano, al fine di drenare nuovc risorse (citata in calcc alia nota 7) l'escursione dimensionale degli insediamcnri dovrehbe essere minima.

" A lcuni correlati archcologici della societa casrellucciana indicano per essa possibilita di sviluppo verso forrnazioni di tipo cblif dom (per lc quali v, SI :HV ICE, 1962; SAl-ill"S, 196!1; RD:FREW, 1972:

CASSAt'iO et alii, 1984, 170-3; CAZ7.FLLA, 1989: 237 -42; RIETn SESTIE- 1(1, 1996: W3-5J, Ricordiamo (he Il termine chi'fdom c stare espre%smente usato, da RrUT! SESTIERl (1979: 610; [D., 1997:484-5), Tl.IS,'., (1992: 630), Leighton (J996a: Ull-I} e AlUAt\I'SE PROCELL! (1997: 5U), a proposito di ccntri della facies di Pantalica Nord,

;' O~SI, 1904; bibl, in NlCOlm'l'l, 199.3.

i4 L'ipotesi di continuita tra la facies eli Castelluccio e quella eli

lmlagin« sull' ()rganizzazione del territorio nella facies di Castelluccio. If caso dei Monti Algar

Pantalica Nord, nella Sicilia inrerna, si deve a D_ Amoroso (l9tl3J, rna risale, irnplicirarnente, al sistema orsiano, In cllctti, i lcgami rra le due culture, come gEl notate da S. Tusa, specialrnente p~r [a sfera territoriale (1992: 569 e 590), ,0110 Forse pili stretti ill quanro non sia apparso finora.

" Riguardo ai Monti Algar U11 elernento di perplessita c dato dal sito di Monte Lite (n. 4), di sicura asccndenza casrellucci ana, nel quale, scavi clandesrini, hanno portato in luce un bauuro disseminate di cerarniche esclusivamente ihapsianc, Pcraltro, uno spesso strato della [acies di Thapsos si sovrappone direttamente ai livelli castcllucciani nel site ill Serra del Palco, crcando una cesura tra questi e gli orizzonti del Tardo J3roJJm (] ,A ROSA e D'M-;ATA, 1988).

3,· Si potrebhero citare numcrosi casi di filiazione ripologica in una catena direrra Casrelluccio-Thapsos-Pantalica Nord, da ralunc Ioggc ccramiche, all'architcuura dorncsrica, fino al riruale funerario. Rispa rmiandoci una lunga lista eli conrronti bastera ricordarc chc Ic trc facies si sviluppano csscnzialmcntc sullo stesso territorio. Contrariarnente ad una filiazione Castelluccio-Thapsos (rna a Iavorc ill quella Thnpsos-Pantalica) si c sernpl'C espresso il Bernabe Brea che preferisce cogliere i legami fi[ogenetki tra Rodi-Tindari-Vallclunga e Thapsos (BFRNAfI(') EREI\, 1990: 2(); ID., 1991-92: 110-71. Nella Sicilia di area casrellucciana i materiali di tipo RTV costituiscono uno stile ccramico costanternente associate a qudlo pili ripicarnente locale e sono evidenri i fenomeni di ibridizzaxione t ra le due classi ccramichc (in gCIlt:Ie non rilevati, e LOlllunyuc dr. CASTELL,~'-JA, 1996: 44j_ De-

127

cisiva, poi, C: la srrarigrafia di Serra del Palco-Sommita, con la sua ininterrotta seqUeflza di sviluppo dci periodi in questione che dcfinisec in modo csatto il processo storico nella sua conrinuira fino aile soglie eld Bronzo Tardo (LA RmA e D',lCSL\, J 988; LA ROSA, 1991),

;, L'iporcsi ill uno spopolarnento della Sicilia inrerna durante 10 sviluppo della fade~ di Thupsos risalc, come e noto, a L. Bernabe Brea (per ultimo cfr. 10., 1990: 21-22) ed e acccttata cia grail parte degli specialisti.

1< V OZA, 1995 can bibL

'" DI MI~(), 19%; DEO"R.';olA, 1996,

'" Corne gia norato da LA ROSA, 191\9: .30.5.

-n Si noti come dei sei inscdiamcnti degli Algar che vivono in questa fast (nn, 2, 4, 23, 24, 26 c 2i) almeno quattro sono chiararncnte arroccari.

,> La prcscnza ill ceramics rhapsiana nei siti intern ali !o intorno ad essi) che si struttureranno poi in forme prorourbane potrehbe rivelarsi una costanrc, Questa ccramica e stat a trovata :l Panralica (13t](_'-JAKr) RI(IA, 1990: 41), Serra del Palco ILl Ru,!\, 1991: passim), iviokarta (MANNIl\O e SPAL\lUll.~, 1995: 146 e 1')2), SabucinaLannari (rnareriali inediri al Museo eli Caltanisscua), Sant'Angelo Muxaro (PAI.ERMO, 19%: 141», Monte Maio di Dessueri (rnateriali inediti nei Musei di Gela e Caltanissettal. e ill line Sant'Ippoliro (AMOROSO, l 98.3: 11 I, il probabilc abitaro relative aile necropoli della Montagna di Caltagirone. Nella maggior pane dei casi citati ]a frequentazione e gia attestata fin dalla Iasc ill Castelluccio.