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Pier Domenico M a g r i

Un inquieto gesto di felicità

Galleria Schubert
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Pier Domenico M a g r i
Un inquieto gesto di felicità

Galleria Schubert
Settembre Ottobre 2008
Un inquieto gesto di felicità

Da sempre la pittura ha per Magri, nella dimensione interio-


re della vita, un ruolo centrale. Pur se professionalmente si
è dovuto infatti occupare per molti anni anche d’altre cose,
ciò che lo ha in ogni momento impegnato ed oggi a maggior
ragione lo impegna in modo prevalente e decisivo è appun-
to il dipingere. Che per lui - come si coglie da subito incon-
trandolo - non è una scelta in sé solo d’espressione o di
manualità creativa, una tra le molte possibili. Bensì costitui-
sce una vera e propria filosofia dell’essere, una qualità spe-
cifica del suo immaginario, addirittura - dice lui stesso - una
condizione della qualità dell’esistenza. “Dipingere per me è
un gesto di felicità”, ha dichiarato, ponendo dunque in modo
inequivocabile un punto fermo nella gerarchia e nella prati-
ca dei suoi sentimenti. Laddove la felicità appunto - a sfo-
gliare la sua ormai lunga produzione - consiste nel trovare
d’impulso una sorta di equilibrio tanto precario quanto pro-
fondo, di appagamento difficile, di equilibro critico e inquie-
to all’interno di una sorta di spigolosa dialettica tra vuoto e
pieno, tra agorafobia e claustrofobia, ovvero tra horror vacui
e cupio dissolvi, che egli viene giocandosi sul terreno di quel
grande e permanente specchio metaforico della vita che è
l’arte.
E, del resto, la linea di fondo del suo lavoro è orientata in
una direzione d’espressività che sempre si manifesta,
appunto, dialetticamente sospesa, come in bilico tra la rap-
presentazione figurativa dell’immagine e la tormentata arbi-
trarietà dell’informale, laddove i suoi cicli e le sue stagioni
d’artista oscillano costantemente tra questi due poli della
visione, all’interno di una commistione, di un intreccio, di
una contrapposizione dinamica che si è creata nel suo
modo di far pittura e, soprattutto, di pensarla, di sentirla.
Si tratta di una dialettica che, per i suoi fitti richiami ad un
espressionismo informale già abbondantemente esplorato
dalla storia pittorica del dopoguerra, proprio per questo
potrebbe apparirci, ad un primo impatto, come pretestuosa,
cioè come ispirata soltanto a mere ragioni di gusto, di super-
ficiali seduzioni formalistiche. Accade infatti anche troppo
spesso oggi, nella pittura italiana ma anche in quella inter-
nazionale, di vedere molti artisti rinverdire formule e ricette
già collaudate, alla ricerca della migliore “mistura”, della
mescola più opportuna e più gradita alle mode culturali del
momento. Di osservare, insomma, che molta dell’arte attua-
le di successo è talvolta più preoccupata di sembrare qual-
cosa che di esserlo davvero, ed è dunque molto più attenta
agli aspetti linguistici e formali dell’espressione che alle sue
vere sostanze comunicative.
E invece Magri conduce, con passione esplicita, le spinte
opposte del suo temperamento verso una sincerità di fondo
che balza evidente all’occhio. Ben lontano infatti dal voler
somigliare a questo o quello, di voler partecipare a questa o
quella tendenza o “cordata”, egli è invece del tutto assorbi-
to soltanto dai propri motivi profondi, all’interno di un lin-
guaggio che si è determinato spontaneamente, che mostra
di procedere solo sulla scorta delle proprie pulsioni.
Addirittura anche a rischio, talvolta, di una sorta di iterazio-
ne stilistica, di una ripetitività quasi ossessiva, ostinata, irri-
ducibile.
Ma tutto si riscatta nella coerenza degli assunti, nell’idea
sorgiva, insomma, che sta al centro della sua creatività e
dell’ispirazione poetica come fosse un seme vivo e fervido,
un cuore pulsante, una spinta fresca, permanente e defini-
tiva.
Ed è appunto da questo nucleo decisivo, da questo fervore
di fondo che provengono i suoi racconti siderali, le visioni
cosmiche di mondi e satelliti rotolanti tra affabulazioni di
nebulose nello spazio e increspamenti straordinari e dina-
mici delle superfici, in cui talvolta si avverte anche come un
soprassalto di natura, tra spighe, foglie, petali e linfe...
Nell’accumularsi delle immagini e delle visioni, le forme dei
pianeti si fanno in alcune occasioni più confuse e insieme
più concrete, più plastiche e tangibili, assumendo il portato
quasi concettuale di uno scudo. Sì, proprio di un classico
scudo tondeggiante, che viene ad occupare un angolo della
composizione come fosse il frammento di un antico clipeo
eretto a difesa, a riparo dell’autore (stavo per scrivere dell’io
narrante, e sarebbe in fondo corretto) per proteggerlo dall’i-
naudito ribollire cromatico degli impasti e dallo scrosciare
degli elementi cosmici che lo assalgono e lo assediano tut-
t’intorno.
Si tratta qui, per questa dello scudo, di una figura ricorrente
del suo immaginario e della struttura delle sue composizio-
ni, una sorta di archetipo incombente, di presenza silenzio-
sa e ineludibile che si ripete e si precisa di quadro in qua-
dro, torna a fondersi nelle materie per poi riproporsi ancora
nella sua meticolosa texture a celle e interstizi, come per-
corsa dal di dentro da un crepitare di segni e di molecole
agitate...
E tutto intorno si distende il magma burrascoso di un reper-
torio suggestivo e tattile fatto di frecce, spirali, cascate di
stelle come incastonate in un reticolo di graffi e di lacerti,
esplosioni di comete siderali, nubi di astri, vie lattee dai
cento colori guizzanti, ghiacci eterni, brividi cromatici nel
vuoto che si confondono con spigolosi elementi anche
vegetali, a testimoniare - dicevo - quasi una sotterranea
memoria di campagna.
Sono superfici ad olio di grande spessore e durezza, graf-
fiate e tormentate dalle spatole e da gesti tanto impulsivi
quanto densi d’umore, con scalfitture, incisioni, schiaccia-
menti, schizzi di magma, venature marmorizzate. Al punto
che la loro stessa inquieta consistenza fa pensare imme-
diatamente a una forma di energia psichica in cui si proietta
direttamente l’inconscio, a un diario intimo senza mediazio-
ni e senza interpretazioni, senza pretesti figurativi, come
fosse un gesto di action painting, lo spolverio geometrico di
una sorta di dripping segnico.
Come se, insomma, le comete, le spirali e i vortici di
Roberto Crippa passassero per i colori smaltati di Gianni
Dova per andare talvolta a scoprire, in fondo al loro oriz-
zonte, le crepitanti metamorfosi vegetali di Ennio Morlotti...

Né esplicitamente figurativo né astratto puro, dunque, e


però sempre profondamente e curiosamente “lombardo”, e
sempre in presa diretta con la propria vita interiore, la distil-
lazione espressiva di Magri si muove qui a tutto campo in
appassionante libertà di ricerca e d’esiti, felicemente priva di
modelli e di concessioni opportunistiche. Siamo di fronte,
con lui, ad un artista il quale, pur maneggiando una scrittu-
ra pittorica di decisa prevalenza plastica, in cui determinan-
te è il ruolo della formalizzazione, con ogni evidenza non ha
per nulla rinunciato, tuttavia, a volere ben umani ed espres-
sivi i suoi dipinti nei sentimenti che ci ispirano, ad impe-
gnarsi perché riescano davvero, e vivamente, a comunicar-
ci emozioni reali, passioni e turbamenti, sorprese e brividi
legati non solo all’occhio ma anche, e soprattutto, al cuore.

Giorgio Seveso
opere
Olio su tela
cm 100x80
2007
Olio su tela
cm 70x100
2007
Olio su tela
Solo Scudo 2
cm 60x60
2007
Olio su tela
Solo Scudo 3
cm 50x50
2007
Olio su tela
Solo Scudo 1
cm 50x50
2007
Olio su tela
Solo Scudo 9
cm 50x50
2007
Olio su tela
Solo Scudo 6
cm 100x70
2008
Olio su tela
Solo Scudo 2
cm 100x70
2008
Olio su tela
Luna-Scudi-Freccia
cm 100x100
2006
Olio su tela
Scudo scomposto con Freccia e Reticolo
100x100
2006
Olio su tela
Scudo con Cascata
cm 100x100
2006
Esposizioni recenti

2008 "Pier Domenico Magri,


Palazzo Farnese, Piacenza Modulazioni cromatiche"
Centro culturale Vicolo del Biblioteca comunale di
Pavone, Piacenza Trescore Cremasco,
Premio Candrilli, Catania Cremona.
Vernice Art Fair (Forlì) "Linguaggi vitalistici"
Studio 54, Pistoia (Catania, Accademia
Federiciana)
2007 Latitudini - Rassegna d'arte
VI Biennale Internazionale contempranea (Mantova,
dell’Arte Contemporanea, Palazzina Vignali)
Firenze "Interpolazioni" (Accademia
Exposição collectiva de pintu- Federiciana, Catania),
ra de artistos italianos, "Arteria" - VI Ferie de Arte
Oporto Contemporàneo (Monzòn,
Exposicion internacional Huesca, Spagna)
d’arts plàstiques, Madrid
IV Biennale internazionale 2006
d’arte contemporanea "Pier Domenico Magri.
“Magna Grecia”, Cosenza Cromie assolute", mostra
“Contemporanea” arte con- personale (Piacenza,
temporanea, Forlì Galleria Studio C)
“Arts x World”, Benevento Pluralità di Stili - IX Rassegna
“Visioni cromatiche”, Catania d'arte contemporanea
“Decodificazioni Visive”, (Catania, Accademia
Catania Federiciana)
"Pier Domenico Magri", "Codici interpretativi", mostra
Agrigento Valle dei Templi personale (Roma, Galleria
"Casa Sanfilippo" Crispi)
premio "Demetra d'Argento "Segni del nuovo Millennio"
2007" conferito (San Marco, Venezia)
dall'Accademia di Belle "Confronti stilistici" (Catania,
Arti "Michelangelo" di Accademia Federiciana)
Agrigento.
premio "Il Sandalo di 2005
Empedocle 2007" Triennale d'arte contempora-
nea (Catania, Centro fieri- "Tecniche a confronto"
stico "Le Ciminiere"). (Torino, Galleria
Foyer del Teatro Verdi di "Arteincontri")
Fiorenzuola d'Arda (PC),
mostra personale 2002
33 Artisti dal libro "Le Scelte XXIII Fiera del Levante (Bari)
di Sgarbi" (Torio, Galleria Galleria "Artincontri", esposi-
"Artincontri") zione collettiva (Torino)
Vernice art fair (Forlì). Galleria "Studio Arte Due"
Galleria "Artincontri", mostra (Venezia)
personale (Torino) Galleria d'arte "Il
Collezionista" (Roma),
2004 mostra personale
"AVIS" - Rassegna d'arte Centre Culturel "Cristiane
contemporanea (Cosenza, Peugeot" (Parigi)
Comune di Cosenza) XIII Mostra Arte Mercato
I Biennale delle Arti dell'Unità Padova Arte (Padova)
d'Italia (Caserta, Museo "Musée d'Art Spontané"
dell'Opera della Reggia di (Bruxelles)
Caserta
2001
2003 "Artexpo" (New York)
XVI Biennale Nazionale di "MAC 21" Intemational Art
Pittura (Soliera, Modena) Fair Contemporary
Galleria "Il Punto" (Bologna) (Marbella; Spagna)
Galleria "Artincontri" (Torino) "ARTèNIM" Contemporain Art
Grand Hotel Bellevue, mostra Nimes (Francia)
personale (Rimini) III Biennale internazionale
Centre Culturel "Cristiane dell'arte contemporanea
Peugeot" (Parigi) (Firenze)
IV Biennale internazionale
dell'arte contemporanea 2000
(Firenze) "Giubileo 2000. Sulla strada
Istituto "Bellaria" - dei pellegrini" (Piacenza)
Dipartimento Oncologia, "Artisti in Fiera" (Parma)
mostra personale VI Fiera nazionale dell'arte
(Bologna) (Reggio Emilia)
Galerie d'art "Lalaverie"
(Parigi) 1999
XIV Mostra Arte Mercato Galleria d'arte "La Meridiana",
(Padova) mostra personale
(Piacenza)
Concorso nazionale "Lo
Scudo d'Oro" (Piacenza,
Centro d'arte contempora-
nea); primo classificato

1993
"Artecultura" (Milano)

1986
Galleria d'arte "Central Arte"
(Milano)

1982
Galleria d'arte "La Porziana"
(Milano)

1979
Biblioteca Comunale
(Trescore, Cremona)

1972
"Premio Lario Cadorago"
(Cadorago, Corno)
Biografia

Pier Domenico Magri è nato a


Trescore cremasco (Cremona).
Dopo una laurea in medicina e chi-
rurgia all'Università di Genova inco-
minciano le frequentazioni di grandi
artisti quali Carrà e Crippa, in una
Milano che l'artista ha eletto a sua
città preferenziale.
Sotto la guida di Giorgio Cigna che
lo ha spinto a sperimentare varie
tecniche pittoriche e a ricercare solu-
zioni compositive innovative, verso la
metà degli anni Ottanta si fece nota-
re per i suoi lavori informali e le sue
sperimentazioni materiche nela ste-
sura di ampie campiture.

Negli anni ha ricevuto numerosi


importanti riconoscimenti e premi
internazionali, tra i quali il Premio
Salvetti e il Premio Sikelia. Nel 2005
ha preso parte, su invito del comitato
scientifico, alla Triennale d'arte con-
temporanea di Catania; dove gli è
stato conferito, il Premio di merito
della giuria.

Sulla sua produzione pittorica hanno


scritto, tra gli altri, Vittorio Sgarbi,
Paolo Levi, Teodosio Martucci,
Angelo Mistrangelo, Plinio Sidoli,
Francesca Biondi, Luciano Carini ed
Ernesto D'Orsi.