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LA MORTE DELL'UOMO

ALLA LUCE DEL MISTERO PASQUALE
negli scritti
“Mysterium Paschale” di Hans Urs von Balthasar
e “Speranza Cristiana e Liberazione dell’uomo” di Juan Alfaro.

A cura di
Magoga Alessio

INDICE
1. Introduzione
2. La morte nel quadro di "Mysterium Paschale" di Hans Urs von Balthasar
A. Quadro d’insieme.
B. La morte dell’uomo riletta alla luce del Mysterium Paschale.
1. Un preambolo necessario: la resurrezione di Cristo.
2. La morte di croce è dimostrazione dell’amore di Dio.
3. Il dolore e la morte come vie di salvezza e di redenzione.
4. La morte di croce è giudizio di condanna che distrugge le forze del male e

giudizio

di misericordia per l'uomo.
5. La croce è feconda di frutti di redenzione.
6. La discesa agli Inferi: solidarietà con i morti e annuncio di salvezza nell'Ade.
7. La morte di Cristo segna la fine dell'Ade e l'inizio dell’Inferno e del Purgatorio.
C. Alcune sottolinature.

3. L'approccio di Juan Alfaro in "Speranza Cristiana e Liberazione dell’Uomo"
A. Quadro d’insieme.
B. L’aprirsi dell’uomo alla speranza.
1. La morte dell’uomo ed il destino dell’umanità come situazioni-limite della
speranza.
2. La speranza cristiana come abbandono totale e fiducioso.
3. Cristo reinterpreta la morte dell’uomo.
4. Caratteri formali della speranza cristiana: la certezza, il rischio e la comunitarietà.
5. I fondamenti della speranza cristiana: la resurrezione di Cristo e il dono dello Spirito.
6. Orientamenti dell'esistenza cristiana a partire dalla speranza.
C. Alcune sottolineature.

4. Tracce di valutazione: La morte dell'uomo e la morte di Cristo nei due autori.
1. La morte di Cristo si spiega dentro la storia di un'umanità votata alla morte.
2. La morte di Cristo cambia lo statuto della morte dell'uomo.
3. Nota conclusiva.

2

INTRODUZIONE
Le pagine che seguono sono un approfondimento di due opere particolarmente
significative: Mysterium Paschale di Hans Urs von Balthasar e Speranza Cristiana e
Liberazione dell’uomo di Juan Alfaro1.
Questo lavoro si muove in tre direzioni. Il primo obiettivo è stato la comprensione delle
due opere, così ricche e stimolanti. Il secondo spunto che mi ha guidato è stato una
ricerca sul senso della morte dell’uomo. Senza pretese di esaustività, ho voluto riflettere
sulla morte per poter ricavarne una comprensione teologica più profonda, capace di
diventare convinzione personale e base per affrontare con un orizzonte più ampio la
morte dell’uomo negli incontri pastorali. La terza direzione che perseguo è orientata al
confronto tra due teologi contemporanei, che hanno avuto tanto peso nella teologia
moderna e presentano elementi comuni e diversità spiccate: von Balthasar e Alfaro.
L’ambito teologico in cui mi muovo è quello della teologia dogmatica, più
precisamente quello della cristologia e dell’escatologia. La chiave di lettura è data dal
mistero di Cristo, nella sua relazione con la morte dell’uomo. Nell’elaborazione del
presente scritto, ho cercato di rispondere alla seguente domanda: a partire dalla lettura di
queste due opere, in che maniera il mistero di Cristo è visto illuminare e salvare la morte
dell’uomo?
L’analisi di ciascuna opera è divisa in tre tappe. Si parte dal quadro d’insieme, che
vuole essere una breve ripresa a grandi linee dell’opera e dare un’idea del suo sviluppo
complessivo. La seconda tappa cerca di cogliere lo specifico dell’opera in relazione al
tema del mistero di Cristo e della morte dell’uomo. A conclusione c’è una breve nota che
offre alcune sottolineature, circa gli elementi propri dei due teologi letti.
Chiude il presente lavoro un riferimento d’insieme al tema che ho scelto come
quadro, a partire dalla due opere prese in considerazione: la morte dell’uomo e la morte
di Cristo. Con ciò cercherò di mettere a confronto Alfaro e von Balthasar, nelle rispettive
accentuazioni che hanno un fondo comune pur in uno sviluppo del tutto diverso.

NOTA BIBLIOGRAFICA
1Cfr nota bibliografica a pag. 4.

3

H. U. von BALTHASAR, Mysterium Paschale, in Mysterium Salutis, vol. VI,
Queriniana, Brescia, pp. 171-412, (cit. BALTHASAR, seguito dal numero di
pagina).
J. ALFARO, Speranza cristiana e liberazione dell’uomo, Queriniana, Brescia, 1971,
(cit. ALFARO, seguito dal numero di pagina).
H. U. von BALTHASAR, Teodrammatica, Jaca Book, Milano, 1983.
H. U. von BALTHASAR, Solo l'amore è credibile, Borla, Roma, 1982.
H. U. von BALTHASAR, I novissimi nella teologia contemporanea, Queriniana,
Brescia, 1967.
H. U. von BALTHASAR, Cordula, ovverosia il caso serio, Queriniana, 1968.
M. BORDONI, Dimensioni Antropologiche della Morte, saggio sulle ultime realtà
cristiane, Herder, Roma, 1969.
G. PANTEGHINI, L’orizzonte Speranza, Edizioni Messaggero Padova, 1991.
F. J. NOCKE, Escatologia, Queriniana, Brescia, 1984.
COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alcune questioni riguardanti
l’escatologia, 1990, in La Civiltà Cattolica, I/1992, pp. 458-494.
COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, Alcune questioni sulla Teologia
della redenzione, 1995, in Il Regno-documenti, 3/'96, pp. 89-107.
A. GIUDICI, voce: Escatologia, in Nuovo Dizionario Teologico, Edizioni Paoline,
Cinisello Balsamo,19916.

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VON BALTHASAR A. U. E' nella Passione che l'Incarnazione raggiunge il compimento del proprio scopo: la kenosi di Dio. la croce resta perennemente aldilà di essi. come a futura memoria. Hans Urs von Balthasar comincia ad addentrarsi nel mistero della Pasqua di Cristo mettendo in evidenza la stretta connessione che esiste tra Incarnazione e Passione2. 5 . QUADRO D’INSIEME. La centralità della croce all’interno del piano di salvezza non può essere ignorata e. nonostante i tentativi degli uomini di razionalizzare lo scandalo.LA MORTE NEL QUADRO DI DI "MYSTERIUM PASCHALE" H. Egli è venuto per compiere precisamente questa missione. Egli dimostra che l'Incarnazione è in funzione della Passione: ne danno conferma sia la tradizione che la Scrittura. 3Cfr BALTHASAR. Tutto quello che egli fa e dice è in previsione di questa ora. pp. Da qui. L'ultima cena stessa nasce dalla consapevolezza di Cristo che il suo momento è giunto ed in essa egli preannuncia ed affida. pp. dai Vangeli appare immediatamente che la vita di Gesù è tutta protesa verso la sua ora. Hans Urs von Balthasar prende in considerazione da vicino gli ultimi eventi della vita di Gesù. Solo da Dio può venire il perché della croce: il principio logico della morte di Cristo è solo l'amore di Dio per gli uomini e l’amore del Figlio per il Padre. La prima tappa è data dal Venerdì Santo 4. come protetta dall’inesauribile mistero della volontà trascendente divina. La croce. Un secondo passaggio mette a fuoco il fatto che la morte di Dio è il luogo originario della salvezza e della rivelazione3. ci dice molto sul volto di Dio e sul modo in cui Dio vuole salvare l'umanità. pp. seguendo passo passo le vicende del Triduo pasquale. 4Cfr BALTHASAR. Il cammino verso la croce misura tutto un susseguirsi di eventi. che vengono letti in chiave teologica. 171-203 (Sezione Prima: Incarnazione e Passione). 236-288 (Sezione Terza: Il Cammino verso la Croce). della Rivelazione e della Teologia). scelta consapevolmente e liberamente da Dio. 2Cfr BALTHASAR. ogni seria teologia deve partire. che si conclude e si realizza proprio nella morte in croce: non altro. Dopo queste premesse. la sua donazione imminente. 204-235 (Sezione Seconda: La Morte di Dio come Luogo Originario della Salvezza. Innanzitutto. dunque.

la croce manifesta l'odio di Dio per il peccato: Dio esige un'espiazione dei peccati e pretende che qualcuno paghi. La consegna di Gesù ai suoi uccisori fa emergere un passivo teologico: è il Padre l'attore principale che guida per mezzo della sua mano provvidente gli eventi. Gesù obbedisce fino a tal punto di donazione. E' un sì detto per amore del Padre e dei fratelli. Accanto all'amore trinitario per l'uomo. riconoscendogli il diritto all'esistenza.L'eucaristia quindi mette insieme la dimensione del banchetto-convito. come festa di comunione di Gesù con i suoi. la sua opera di redenzione. che Gesù sta per compiere con la sua morte. La Chiesa è concrocifissa con Cristo ed offre e dona le sue sofferenze a Lui perchè sia completata. Se non fosse così. in termini di amore e donazione. nell'obbedienza totale al Padre. simboli dei sacramenti e dello Spirito. Il Padre vuole. la croce è giudizio di misericordia per i peccatori. 6 . il Figlio obbedisce. Ma Dio non può essere indifferente al male. Tutto accade secondo il piano salvifico voluto dal Padre. Dal fianco squarciato sgorgano sangue ed acqua. a quella del sacrificio. Ma da essa traluce tutto l'amore del Figlio per il Padre: solo per amore. Nel giardino degli ulivi Cristo accoglie definitivamente la volontà del Padre: nella solitudine e nella sofferenza. Nella passività dell'obbedienza egli esprime tutta la sua attività. il Figlio pronuncia il suo sì al Padre. lo Spirito viene donato e realizza l'opera del Padre e del Figlio. Nella croce si rivela il volto trinitario di Dio: le tre persone sono coinvolte. Ma senza l'obbedienza del Figlio nulla si sarebbe svolto. per i peccati dei quali egli si sacrifica. Per questa ragione. I discepoli sono chiamati ad accogliere questi doni ed a vivere secondo lo stile di donazione totale inaugurato da Cristo. Dio acconsentirebbe al male e lo lascerebbe esistere impunemente. Ai piedi della croce nasce la Chiesa. ciascuna in un proprio modo nell'evento redentivo. sono chiamati a donarsi come Cristo si è donato: Cristo diventa per i suoi la misura della donazione. La crocifissione è il compimento dell'amore del Padre nei confronti dell'umanità: egli dà il suo Figlio per la salvezza dell'uomo. Dalla croce traspare anche l’amore di Cristo per gli uomini. Essi offrono le proprie sofferenze e partecipano al valore redentivo della croce. I discepoli. che celebreranno nel tempo della Chiesa l'eucaristia. ma è anche giudizio di condanna per il peccato del mondo. attraverso i cristiani.

condividendone tutte le dimensioni. Il suo discendere testimonia ulteriormente che non c'è spazio al di fuori della sua portata. che ormai ha il carattere della definitività. Così egli esprime al massimo grado la sua solidarietà con il genere umano. Cristo pone sulle sue spalle l'intero effetto del peccato dell'uomo e vive tutto il dramma della mancanza dalla visione di Dio. Egli segna la fine dell'Ade e apre le porte dell'Inferno. la necessità della autotestimonianza del Cristo Risorto. i cui principali significati teologici sono il suo carattere di unicità. Ora. e cioè come stato di assoluta mancanza di attività e di comunicazione vitale. Egli scende giù nel regno dei morti per portarvi la salvezza. 325-404. pp. dall'altro essa costituisce il punto di massima lontananza del Figlio dal Padre. come possibilità di eterna dannazione: dinanzi a Cristo l’uomo è chiamato a prendere una decisione. E' la discesa agli inferi5del Sabato Santo. l’ 6 affermazione fondamentale è la resurrezione di Cristo. Proprio in questa assoluta solitudine ed assoluto abbandono. La discesa agli inferi è parte integrante dell'opera di redenzione. la sua connotazione trinitaria. pp. 6Cfr BALTHASAR. Cristo si pone come evento decisivo della storia della salvezza. (Sezione Quinta. Il Cammino verso il Padre). Il principio dell'Incarnazione ci offre la via principale di comprensione: Cristo ha assunto la condizione umana e l'ha assunta fino in fondo. L’ultima tappa è la Pasqua: il giorno della Resurrezione . Cristo deve assumere la condizione di morte così come essa si presenta all'uomo. Per la Chiesa. 7 . 5Cfr BALTHASAR.Ma l’azione redentrice del Figlio non si ferma alla morte in croce del Venerdì. Egli non solidarizza semplicemente con l’umanità peccatrice ma porta nel regno dei refaìm l’annuncio della vittoria ormai compiuta sul peccato e sulla morte. perché la solidarietà sia vera. come efàpax. La morte infatti è per l'uomo silenzio e inattività. ma tutto reca i segni del suo passaggio e nulla mai è definitivamente irrecuperabile. quelle relative allo stato di vita e quelle relative allo stato di morte. 289-324. Da un lato essa segna la fine dell'attesa dei giusti nell'Ade. E' l'esperienza del più totale abbandono del Figlio da parte del Padre nelle mani delle potenze avverse. Essa va compresa opportunamente sulla scorta della tradizione e della Scrittura. (Sezione Quarta: Il Cammino verso i Morti). Nella discesa agli inferi. Cristo si mostra come il Signore dell'Ade.

il posto dei cristiani all’interno del mistero pasquale. B. Questa affermazione è fondamento della Chiesa.10. 3. insieme ad altri testi. ci avverte della oggettività con cui è stata creduta da subito la Resurrezione di Cristo. che va messa prima di tutto. mi chiedo ora quali luci getti il mistero della morte di Cristo sulla morte dell'uomo. La Chiesa ha da sempre avuto coscienza che l’affermazione della Resurrezione di Cristo è fondamentale: da un lato essa l’ha sempre intesa come una realtà oggettiva8. LA MORTE DELL’UOMO RILETTA ALLA LUCE DEL MYSTERIUM PASCHALE Dalla lettura dello scritto di von Balthasar.34 oppure At 2. E’ impossibile eliminare dal centro della fede cristiana la Resurrezione di Cristo ed è soltanto qui che ricevono il loro peso l’esistenza terrena di Gesù e la sua croce. e che è stato resuscitato il terzo giorno.” (1 Cor 15. La Chiesa non ha mai parlato della resurrezione in maniera distanziata o non impegnativa.. 325-340. ma la Passione.che Cristo è morto. non dice niente: la morte in croce e la discesa agli inferi sarebbero un nulla se non ci fosse la Resurrezione. Il versante dal quale egli muove la sua analisi teologica è il versante di Cristo. La testimonianza più antica della Resurrezione è la formula di fede di Paolo ai Corinti: “. Un preambolo necessario: la risurrezione di Cristo . 4. infatti se Cristo non fosse risorto non si darebbe né Chiesa e né fede. 9E’ un riferimento alla problematica suscitata da Bultmann.32. ma sempre con commozione e nella confessione. L’Incarnazione è funzionale alla Passione. Questa citazione. che 7Cfr BALTHASAR. dall’altro essa sa che questa affermazione è possibile solo nella fede. Ogni mitizzazione della Resurrezione condurrebbe 9 ad una eliminazione del significato della croce per la redenzione e tra il Dio grazioso.. perché soltanto essa ci permette di comprendere adeguatamente il significato della morte di Cristo. 1. senza Resurrezione. Egli approfondisce i significati teologici a partire dal mistero di Cristo ed in seconda battuta emergono le implicazioni che riguardano l’uomo e la morte dell’uomo. (L'affermazione fondamentale). il dono dello Spirito e la missione.. 3-5). 8 ..L’opera si conclude con le conseguenze della resurrezione per la vita della Chiesa: la fondazione della Chiesa.. 15. pp.. 7 La Resurrezione è la condizione fondamentale. 8Cfr Lc 24.

235. e così di difendere se stesso. 9 . nota 5. 13Cfr la dialettica hegeliana. Senza confonderle indebitamente. Non è umanamente comprensibile che un Dio si comprometta così tanto per gli uomini. pp.dona la grazia. bensì la croce del risorto. 11 Dinanzi ad un Dio che muore appeso al supplizio degli infami. 204-235. (Sezione Seconda. bisogna superare l’opposizione di una contrapposizione tra theologia crucis e theologia gloriae. La Morte di Dio. fuori dell’ambito cristiano. non avrebbe alcun senso se non comprendesse in sé sempre anche una theologia crucis: glorificazione di ciò che egli ha fatto nella sua morte per noi e di ciò che in quanto crocifisso è per noi. ma tenendo sempre gli occhi puntati sulla Resurrezione. che accoglie la grazia.. ma non una croce qualsiasi. glorificazione di ciò che Gesù Cristo nella sua Resurrezione ha ricevuto per noi e di ciò che in quanto risorto egli è. 2. come la massoneria e i rosacrociani. L'uomo ha cercato subito di difendere la propria immagine di Dio. tentando di razionalizzare la croce: la gnosi12. Ogni riflessione teologica.. p. Se ci è consentita un’immagine geometrica. che voglia essere seria. Non si può lodare la Passione e la morte di Cristo in maniera giusta senza includere in questa lode già la theologia gloriae: la lode di colui che nella sua Resurrezione ha ricevuto il nostro diritto e la nostra vita. 10Citato in BALTHASAR. inquadrandola in un sistema di pensiero umano. ma anche moderni movimenti che risolvono la croce in un simbolo. 14Cfr 1 Cor 1. La teologia deve tenere insieme dialetticamente questi due eventi e perciò deve essere capace di sopportare il paradosso stridente ed allo stesso tempo salvifico della morte di Gesù e del suo risorgere dai morti. A dirla con Barth: “Una theologia gloriae. deve partire dal mistero della croce. così carica di significati salvifici. l'uomo è colto di sorpresa e non sa che cosa dire. 12Cfr i vangeli apocrifi. 11Cfr BALTHASAR. Già Paolo dovette difendere la croce dai primi tentativi gnostici14.. Questa premessa mette al riparo dalla accusa di staurocentrismo: questo studio metterà sì la croce al centro della propria riflessione. La morte di croce è dimostrazione dell’amore di Dio per l’uomo . il mistero Pasquale è paragonabile ad un elisse i cui due fuochi sono la morte e la Resurrezione.. verrebbe a scomparire la mediazione oggettiva di Cristo.). alcune filosofie13e persino alcune correnti teologiche hanno tentato di addolcire la croce. 1-2: il Logos della croce. e l’io gratificato. di colui che è risorto per noi dai morti10”.

Solo Dio può colmare lo “iato” lasciato dalla sua morte. perché essa non sa misurare l’abisso in cui sprofonda la Parola e non saprà mai cogliere in maniera esaustiva la profondità del mistero del dramma della morte di Dio.. Questa forza di sfondamento fa parte dello “scandalo” e non può essere “rammollita” o “svuotata”. Troppo poco. cioè come colui che ama nella propria libertà. estremo. soffre e muore per rivelare ciò che nessuna filosofia può mai sapere. morto della morte di maledizione. che appare così un “paradosso assoluto” (Kierkegaard). Il fondamento della possibilità di questo amore per l’uomo è data dall’amore trinitario in se stesso. se non nella fede. che ama così profondamente l’uomo. E’ proprio in questa finalità che brilla una luce: la luce dell’amore. allora anche la morte fa meno paura: egli allora non può abbandonare le sue creature nella morte e non può privarle per sempre della sua vita. Se essa però non è logos della croce nella fede in Gesù Cristo. La morte di Cristo è concretizzazione dell’amore assoluto . totale. Troppo. svela all'uomo che Dio è amore: amore assoluto. che può provenire soltanto da Dio: solamente Dio può dire il perché della sua morte. Il cristiano deve resistere alla tentazione di ridurre la croce alle sue categorie. creata anzi da lui ed a lui identica. Egli è chiamato a riconoscere che la croce ha un principio logico. La morte di Cristo in croce. nello stesso tempo egli sia morto. pur essendo vita eterna. scandaloso. potrà dire troppo o troppo poco. non la ragione umana. e per vincere ciò che nessuna filosofia potrà mai superare. Se la croce vuol dire che Dio è amore. Dio si conferma e si rivela come il concretamente e divinamente libero.. La continuità tra lo stato di abbassamento ubbidiente fino alla croce e quello del Kyrios esaltato è data dall’amore assoluto di Dio per l’uomo. dunque. Solo il Logos di Dio può giustificare l’affermazione secondo la quale egli. Dinanzi ad un Dio. in quanto essa si permette parole e concetti lì dove Dio tace.La filosofia può parlare della croce in maniera molteplice. anche la morte viene ad acquistare un volto nuovo. Nella croce. La morte dopo l’evento Cristo non può più essere 10 . Il NT non conosce logica diversa da questa. Questa non è certamente “logica formale”. efficacemente rappresentantesi in tutti e due gli aspetti.egli è morto per tutti.ed allora essa assume la validità e la forza dell’affermazione di un principio. ma è una logica che riceve il suo contenuto dalla irripetibilità e dalla personalità del Verbo eterno. e rivelare nella dinamica interna della sua morte la finalità della croce.

10 ss. 24).. che segna per sempre il termine di ogni umano sperare. 15 La scelta operata da Dio di assumere la croce non può essere senza conseguenze. ma la vita di Cristo si manifesta nella nostra carne mortale ( 2 Cor 4. Vi è un motivo in ordine al contenuto teologico. mentre egli raggiunge nella sua morte la vita dell’amore di Dio. La Chiesa nella sua totalità. Il cristiano. In qualche modo. Ne consegue necessariamente che nel cristiano non soffre più l’uomo. a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1. 11 . 3. Il contenuto di questa fede è infatti che il peccatore in quanto peccatore è appeso alla croce di Cristo. che lo ha amato e si è dato per lui. la sofferenza redentrice di Cristo interpella il cristiano e gli chiede 15Cfr BALTHASAR. Dunque. realmente e non soltanto in una rappresentazione vaga. Paolo ha delle significative espressioni che colgono questo nesso teologico: “Io vivo. ma uno spiraglio di luce vi entra.19-20). Tra croce e cristiano c’è un legame molto stretto. per cui non la nostra vita. Questa scelta non può essere ignorata tanto facilmente. 3-11) ed all’eucaristia (1 Cor 10. La croce rivela il dolore e la morte come vie di salvezza e di redenzione . nella misura in cui essa è realmente (attraverso l’eucaristia) corpo di Cristo. ma Cristo: egli ha fatto del cristiano uno strumento per la sua redenzione. ma solo dono di cui egli deve rispondere ogni volta al vero possessore nel sì ecclesiale-sponsale. è oggettivamente concrocifisso a Cristo e a tale concrocifissione deve orientare la sua esistenza. essa non è proprietà del cristiano. ma è Cristo che vive in me. Ciò vuol dire che il cristiano è crocifisso con Cristo e vive la sua vita nella fede nel Figlio di Dio. tuttavia non più io.26). diventare cristiani significa pervenire alla croce. 11. Noi portiamo nel nostro corpo la sofferenza della morte di Cristo e non la nostra sofferenza.). pp.intesa come un nero baratro.. 236-288.” (Gal 2. Quindi Cristo muore della morte del peccato dell'uomo.17. in particolare pp. 282-284 (Concrocifissi). che scaturisce dal significato della appartenenza del cristiano e della Chiesa a Cristo. Egli ha scelto la croce come strumento di redenzione. deve essere concrocifissa con il suo capo. grazie alla rivelazione del Dio della croce. in base al battesimo che lo innesta nel corpo di Cristo (Rm 6. Sempre Paolo esprime paradossalmente che nella croce è stato lasciato uno spazio per lui: “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo. Cristo ha fatto del dolore e della morte il luogo della salvezza dell’umanità. Anche se la sofferenza è sentita come propria.

Già l'AT ci testimonia che Dio prende sul serio le infedeltà dell'uomo. 16 Naturalmente. anche se è necessaria per la salvezza. sempre in termini di sofferenza offerta. una possibilità di senso: quella lunga sofferenza. condannato ad una morte sicura. Spesso infatti egli si trova inchiodato ad un letto d’ospedale. non ha bisogno di essere portata a compimento dalle azioni dell'uomo. ed una cosa è la sofferenza offerta a Cristo da parte del cristiano: la redenzione di Cristo è totale. Esso 16In più punti la Scrittura apre la sofferenza del cristiano alla partecipazione alla croce di Cristo: il logion in cui Cristo concede ai discepoli di poter bere il calice e di poter affrontare il suo battesimo (Mc 10. il castigo.19). Egli deve trattare con tutta serietà il partner del patto e con il giudizio. sviato dal peccato. 4. Ed in questa giustizia amorosa per il suo popolo ha spazio necessariamente la collera di Dio. la promessa fatta a Pietro della sua concrocifissione (Gv 21. è la croce salvifica di Cristo. La morte di croce: giudizio di condanna che distrugge le forze del male e giudizio di misericordia per l'uomo . a "incollerirsi". che lo associa alla redenzione . Dio si mostra come il "giusto e amante della giustizia". ed allo stesso tempo come il Dio della grazia. può divenire nelle mani di Cristo strumento di “redenzione”. Una cosa. che prende le mosse già dall'AT. 12 . quasi essa sia mancante di qualche cosa. infatti. (Crocifissione). non può più restaurare. per la sua fedeltà e veracità. Questa strada può essere di estremo interesse per il dialogo con l’uomo d’oggi. 17 Tra croce e giudizio esiste un legame molto stretto. se offerta. pp. misteriosamente.. Qui si colloca anche il principio dell’Eucaristia come sacrificio di Cristo e della Chiesa. Questa connessione tra sofferenza del cristiano e sofferenza di Cristo permette di affermare che il dolore umano e la morte possono acquistare un valore redentivo e salvifico per il sofferente e per l’umanità intera.. la pena. per sé e per gli altri. che lo costringe. 17Cfr BALTHASAR. Egli nella sua grazia si è piegato fino all'uomo ed ha concluso con lui un patto (da parte di Dio insolubile).una risposta. 38). Il posto della sofferenza del cristiano è nella partecipazione a quella sofferenza redentrice: non è qualcosa di più o di diverso. 265-276. che però tarda a venire e lo interroga inquietamente: perché soffrire? perché non porre subito fine ad un' esistenza così inumana ed ormai inaccettabile? Qui il mistero di Cristo porta una luce e offre una ragione. nella partecipazione alla sofferenza della morte di Cristo si dà una gradazione. Nel Vecchio Patto. riportarlo a quel diritto che l’uomo. non può lasciarle correre: ciò significherebbe riconoscere al peccato il diritto all'esistenza e lasciare che ciò che è storto sia diritto. Ancora Barth ci avverte che "il torto (del peccato dell’uomo) infatti è orrendo ed esecrabile dinanzi a Dio.

nota 2. krisis. in modo particolare nella lettera ai Romani. per il ladrone pentito. non è una condanna sullo "stato del mondo". L'esistenza del torto è davanti a lui insostenibile. che Cristo beve al posto dell'umanità peccatrice.. Da questo punto di vista. p. Esso viene preso. E nell'insieme delle forze avverse sconfitte c'è anche la morte. l'effusione dello Spirito. Dunque. 18 Citato in BALTHASAR. per mezzo della croce. ma per la salvezza dei peccatori: è un giudizio di misericordia e di grazia19.. ma lo afferra e lo fa completamente fuori. perché all'uomo sia resa accessibile la giustizia di Dio. nel senso che.. 267. Egli lascia che la collera di Dio consumi tutta l'ingiustizia del mondo per rendere accessibile al peccatore tutta la giustizia divina. Il Vangelo secondo Giovanni ci aiuta a contemplare già nell'ora della croce il Cristo glorioso ed esaltato che attrae a sé tutta la realtà. la croce è giudizio di condanna per il peccato del mondo. Ma questo giudizio. dal momento che il "vecchio eone" cessa veramente di esistere in Gesù Cristo. 13 . 19Cfr l'intercessione di Gesù per i peccatori. ma è un giudizio vittorioso. che produce quello che significa: Dio. Come dice Paolo. da sempre. Il peccatore dunque non può appellarsi a Dio senza aspettarsi il rifiuto del proprio peccato: solo nella reiezione del peccato si dà la possibilità della grazia di Dio. il giudizio della croce è un giudizio efficace. opera effettivamente la deposizione delle potenze del male ed inaugura l'era della salvezza per l'umanità.deve essere eliminato semplicemente e senza condizione alcuna. cancellato e consumato dalla vita di Dio come legno secco dal fuoco18". Le "parole della croce" ci attestano che quello di Dio è un giudizio che si pone contro il peccato... La croce è condanna del peccato e trascina dietro sé ormai vinto definitivamente il "principe di questo mondo". solo Dio può divenire soggetto ed oggetto al tempo stesso del giudizio e della giustificazione. Ma è nel NT che Dio porta a compimento il processo pedagogico di grazia e castigo che soggiace a tutto il VT e realizza tutta la giustizia: è il tempo della dicaiousyne theou. Ancora Giovanni sottolinea la dimensione giudiziale della croce: la croce è la massima espressione del giudizio di Dio nei confronti del peccato dell'uomo. ma è un giudizio che pone fine ed annulla il peccato. Cristo non elimina il torto a metà e nel compromesso. in Cristo. nemica dell'uomo. In Cristo tutto il peccato di Adamo viene assunto da Dio e consegnato al giudizio di condanna. La sofferenza che Cristo patisce in croce è il calice dell'ira di Dio. Dio si rivela come il vincitore delle forze del male a vantaggio dell'uomo.

La morte di croce: feconda di frutti di redenzione . la sorgente nuova aperta a chi vuole attingere da essa. non può essere messo in dubbio che Giovanni nello sgorgare dell'acqua e del sangue abbia visto l'istituzione dei sacramenti del battesimo e dell'eucaristia. Sempre nella croce di Cristo. che trova nella Chiesa appunto il suo compimento. sacrificio. 5). che modifica efficacemente la condizione dell'umanità: la croce libera dal peccato il credente e lo mette in una relazione nuova. "giusta" con Dio (è il significato della giustificazione per fede). Adesso che il Verbo si è fatto carne ed ha dimostrato umanamente e fino all'ultimo la fedeltà del suo amore. Questa sponsalità di Cristo e della Chiesa trova espressione ai piedi della croce: al sì di Cristo che muore per 20Cfr BALTHASAR. 21Cfr Cana (Gv 2. inteso in senso biblico.. Essa è creazione di una nuova comunità e di un popolo nuovo. Il cuore. Il tema giovanneo dell'acqua si trova spesso associato al tema dello Spirito: acqua. Il corpo donato diviene il luogo della nuova fondazione del patto. va colto il significato del “cuore aperto”. Il passaggio all'era della salvezza presenta alcuni segni visibili. 1 Gv 5. 14). 277-282. 20 La morte di Cristo non è solo una dimostrazione esteriore dell'amore di Cristo. i sacramenti della Chiesa e lo Spirito. vanno interpretati allora come il dono.5. in quanto egli è spirito e corpo. Essa è morte redentrice. banchetto. 6. la simbologia nuziale antico-testamentaria del patto tra Dio e l'uomo trova nuovo vigore. Il cuore rappresenta la parte più intima dell'uomo ed il luogo della relazione con Dio.. della nuova convocazione della comunità: altare. (Croce e Chiesa). anche la similitudine del matrimonio si trova ad essere incarnata e arriva al suo compimento la teologia del Cantico dei Cantici. La Chiesa è il corpo di Cristo. Egli è "il nuovo tempio". Dalla croce trae origine la Chiesa. Nicodemo (Gv 3. pp. mediante l'eucaristia. connessi al dono dello Spirito. Se si pone attenzione al contesto generale del suo simbolismo. la Samaritana (Gv 4. per uso pubblico. ed al contempo la sua sposa verginale. comunità e dono dello Spirito nello stesso tempo.1). di ciò che Cristo ha di più intimo e di più personale. 14 . la nascita della Chiesa ed i sacramenti. ma si pone anche in continuità con il popolo antico e con il santo resto. sangue e Spirito si richiamano l'un l'altro21. è il centro autentico dell'uomo. che hanno il loro momento culminante proprio nella croce: il dono dello Spirito. dal quale si comunica l'ultima sostanza del Cristo: sangue ed acqua. I sacramenti. ed esprime la comunione. Dunque il cuore aperto di Cristo è il dono di ciò che gli è più caro. Innanzitutto.

309-315. Che cosa offrono la Chiesa e i sacramenti al cristiano morente? La Chiesa in quanto comunità offre al morente la sua vicinanza nell'affrontare la morte. che è a lui legata per quel vincolo d'amore. La pena per il peccato umano non poteva essere soltanto la morte del corpo. che è appunto amore. 23 Citato in BALTHASAR. 15 . Ciò che unisce i discepoli l'un l'altro è il fatto che essi sono tutti fratelli sotto lo stesso maestro e membra dello stesso capo. I rapporti tra cristiani devono essere costruiti a partire dall'amore. Poiché infatti il peccato era stato anche spirituale. pp. l'anima doveva 22Cfr BALTHASAR. 6. Poiché essa è stata generata dall'amore estremo di Dio per il mondo. il morente è confortato dall'azione dello Spirito. Sviluppando il tema sacramentale. 318-324. prega per lui. Il cadavere deve essere posto sotto terra dove si viene implicitamente ad affermare l' "essere" dell'anima di Cristo con i morti. La morte di Cristo non si esaurisce nella esperienza della croce. il primo motivo della discesa è la “sostituzione per espiare” tutta la colpa23. delle cure apprestate al cadavere e della sepoltura costituisce una testimonianza schietta di questa solidarietà. ma tutta la Chiesa. note 15-16. ma anche un castigo dell'anima. La descrizione accurata. La solidarietà di Cristo con l'umanità non può fermarsi all'agonia del Calvario. e raggiunge il suo culmine proprio nelle discesa agli inferi. la Chiesa è amore. (Lo stato di morte del Figlio di Dio). che per mezzo dei sacramenti agisce in lui. corrisponde il sì del nucleo della Chiesa nuova. Essi devono quindi prendersi cura vicendevole secondo la legge dell'amore del capo. Il principio della solidarietà illumina il significato teologico della discesa agli inferi: Gesù morto in croce partecipa come tutti gli altri uomini alla condizione di morte. pp. (La salvezza nell’abisso). Tale certezza nasce dalla consapevolezza dell'essenza della Chiesa.la sua sposa. Dalla croce si comprende anche l'essenza della Chiesa. La discesa agli Inferi : solidarietà di Cristo con i morti e annuncio di salvezza 22 nell'Ade. Secondo Tommaso. 301-309. Tutta la vita di Gesù è vissuta alla luce del principio della solidarietà (l'Incarnazione. (Solidarietà nella morte). 305. Il credente sa di non essere solo in quel momento. p. ancora libera da ogni tendenza apologetica. della deposizione dalla croce. rappresentato da Maria ai piedi della croce. pp. ma anche dalla vicinanza concreta di altri fedeli e del sacerdote che amministra i sacramenti. il suo ministero. fino al Getsemani ed alla salita al monte Calvario ed alla morte in croce).

Cristo non volle solo morire. erano già oltre la poena damni e nella loro esperienza intravvedevano qualcosa di Dio. cioè quale sia stata la sua visio 24ALANO DI LILLA. la morte di Cristo. Dal momento che la morte si caratterizza per l'assoluta mancanza di comunicazione e di attività. non è mai stata totale dal momento che i giusti fin dalle origini speravano da Dio una redenzione. che vivevano nella speranza e nella carità. ma piuttosto che la redenzione per essere totale doveva assumere tutto il defectus peccatorum. p. veram tristitiam sicut et veram carnem". Ora. Allora ci si può chiedere: se coloro i quali per la grazia di Cristo. non già perché era necessitato a soffrire. In questo processo di sostituzione all'umanità peccatrice e di espiazione della pienezza della pena. In un certo senso. 308. doveva assumere e caricarsi sulle spalle la totalità degli effetti del peccato. Se Cristo è venuto a prendere su di sé il peccato dell'uomo. cioè la negazione della visione di Dio a causa del peccato originale. quasi ci fosse un defectus nella sofferenza della croce. citato in BALTHASAR. Andando più in là nella riflessione. dal punto di vista del contenuto.essere punita mediante la privazione della visione di Dio. ma "miserationis voluntate24". In questo modo essi erano risparmiati alla giusta espiazione del peccato originale e qualcun’altro avrebbe dovuto patire al loro posto e fino in fondo. Tra i morti non esiste alcuna comunicazione vitale. L'esperienza della morte di Cristo. la sua venuta) chi poté realmente sperimentarla se non lo stesso redentore? Cristo è colui che per la compassio prese su di sé il timor horroris: "verum timorem. vissero nella carità e non sperimentarono tutta la poena damni di per sé meritata (giacché attendevano nella luce della fede. deve essere stata simile all'esperienza di morte degli uomini. proprio per il principio della solidarietà. sia fisici che spirituali. ci si può chiedere in che cosa sia consistita. Cristo tocca la profondità ultima del mondo sotterraneo e raggiunge il punto di massima lontananza da Dio. così deve essere stata pure la condizione di morte di Cristo. La solidarietà qui significa soltanto trovarsi nella stessa solitudine. dal momento che è lui a sperimentare per primo la più totale mancanza della visione di Dio. della speranza e della carità.. ma scendere con l'anima ad infernum. Per espiare quindi tutta la pena imposta ai peccatori. Ciò non vuol dire che la croce non sia stata sufficiente a redimere l'uomo. la speranza è una virtù teologale e pone l'uomo in relazione con Dio: i giusti. egli pone il limite alla dannazione. testimoniata dalle Scritture. operante in anticipo. 16 . la pietra miliare che segna il punto più profondo e l'inizio del ritorno. La poena damni.

dove tutti i morti sono 26 riuniti: Cristo entra in questo unico e grande regno dei morti per redimerli. Nel regno della morte. In questo stato di debolezza estrema. bensì nell'unico stato permesso da questo contatto intimo: nell'assoluto svuotamento di vita dei morti. cioè nella più totale passività.. in quanto ciò presupporrebbe a sua volta vita e forza. Cristo negli Inferi non vi risiede come sconfitto.mortis. cosicché i morti. 26Al più si può pensare. ai "senza forza". egli è il redentore. Il descensus quindi mette in rilievo l'offerta universale della salvezza di Cristo a tutti gli 25Citato in BALTHASAR. In questa visione Cristo non contempla niente di oggettivamente diverso dal proprio trionfo. ma solo Ade . una distinzione tra un'Ade superiore ed un’Ade inferiore: cfr Lazzaro ed il ricco Epulone. Quello che egli "vede" (se è consentito esprimersi così) è il suo stato di assoluta debolezza. non può condurre una lotta attiva contro le "forze dell'Inferno" e tanto meno può soggettivamente "trionfare".. Tuttavia contempla questa vittoria secondo la condizione dei morti. l'oggetto della sua visione è la pura sostanzialità dell'Inferno come peccato in sé. Infatti. In altri termini. A dirla col Cusano: "La visione della morte per esperienza immediata costituisce la pena più perfetta. Cristo sperimenta gli effetti del peccato. La discesa agli inferi porta con sé un'altra conseguenza di enorme rilievo: il cammino verso i morti è un evento salvifico che tocca tutto il regno della morte. prima di Cristo. Cristo sperimenta la visione della seconda morte come esperienza di contemplazione oggettiva e passiva. 311-12. non più incarnato. dovuto alla sua volontà di essere solidale con i peccatori: il suo stato di debolezza è dovuto al peccato dell'uomo. quella di cui è impossibile pensarne una di maggiore. cioè il peccato in quanto tale. Non ci sono zone dell'Ade che non siano travolte dall'ondata di salvezza di Cristo. e perciò il peccato su di lui non è vittorioso. Ma ciò non vuol dire che tutti siano automaticamente salvati. abisso e corruzione. Egli contempla già la sua oggettiva vittoria sulla morte.. ma astratto da ogni individuazione.. come caos. possono ormai prendere la loro decisione. arrivò perciò alla pena dell'Inferno25. corrispondentemente alla possibilità dell'uomo di prendere una decisione a favore o contro la rivelazione di Dio in Cristo e sotto l'influsso della direzione fondamentale mantenuta durante la vita. pp. prima di Cristo non c'è un Inferno ed un Purgatorio. Ormai la salvezza è offerta a tutti. ma questo non ancora nello splendore della vita del risorto. Ma sebbene egli sperimenti il caos del peccato. 17 . che è caos.". era come quella dei dannati che non possono essere dannati ancora di più. La sofferenza di Cristo. Cristo appartiene ormai ai refaim.

affinché ognuno potesse trovare il Logos. In definitiva. trasformando così quello che era un abisso di perdizione in una via ed una occasione di incontro con lui. ma Dio ha fatto di questo abisso una via28". alla stessa stregua dei vivi. La profondità del mare non era una via ma un carcere. 318-320 (La salvezza nell’abisso). 18 . Il fatto che Cristo scenda tra i morti e qui vi porti la redenzione vuol dire che: "Dio ha toccato tutte le parti della creazione. La stessa discesa si ripete ogni volta che il Signore scende nelle regioni perdute del cuore del peccatore e penetra nelle profondità dei desperata corda. p. Non ci sono zone di esclusione per Dio. 4-8). 309-315. dove Cristo non possa discendervi e portarvi la sua salvezza. Per citare un altro padre: "Cristo è disceso fino alle ultime profondità del mare. 309.. "e alla fine sarà bruciato" (Eb 6. pp. La morte di Cristo segna la fine dell'Ade e l'inizio dell'Inferno e del Purgatorio . e che lo segue fin nelle aree più buie e scabrose del regno della morte. anche lo sperduto nel mondo dei demoni27". compresi quelli che erano morti prima della sua venuta. allora non c'è 27ATANASIO. secondo la logica del "giusto che giustificherà molti". "Se noi infatti pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità.. La discesa agli Inferi conferma ulteriormente che il Dio di Cristo è il Dio della solidarietà e dell'amore.. p. per liberare da esso le anime dei suoi eletti. La lettera agli Ebrei ci conferma che prima dell'apax cristologico non c'è nulla di definitivo né in questo mondo né nell'altro. e pp. citato in BALTHASAR. di morte o di peccato. quando scese all'Inferno più profondo. 29Cfr BALTHASAR. che attendeva anch'essa un compimento. Nell’evento irripetibile del Cristo anche l'uomo perviene alla decisione unica ed irrepetibile.. 29 Paradossalmente. L'Ade in cui Cristo entra e porta la salvezza era una condizione provvisoria. che si sostituisce all'uomo. l'Inferno è un prodotto della redenzione. Chi ha ricevuto e gustato la pienezza dei beni escatologici e nonostante questo "cade nuovamente". ai quali però è chiesto un atto di decisione per Dio come condizione minima necessaria per salvarsi. citato in BALTHASAR.uomini. 7. (Lo stato di morte del Figlio di Dio). portandovi la sua salvezza. è "impossibile che sia rinnovato nuovamente". Non c'è posto dove Cristo in qualche modo non sia già passato e vi possa ancora passare. 28GREGORIO MAGNO. 317. non c'è situazione umana.. Non c'è luogo nella creazione o dentro l'uomo che non porti i segni di Cristo e non possa essere illuminato dalla sua luce.

come definitivo è l'oggetto della scelta. Soltanto dopo la venuta di Cristo. In questo contesto può collocarsi l'ipotesi della opzione finale di Boros: la morte diventa il luogo dove l'uomo "rischia" la vita eterna. 19 . Per questo motivo. morto per noi e solidale con noi. ma da Cristo. ALCUNE SOTTOLINEATURE Von Balthasar scrive il suo contributo per un’opera che vuole mettere a fuoco l’Evento Cristo . non ce ne sono ulteriori. che vuole essere un nuovo corso di dogmatica come teologia della storia della salvezza. Il peccatore si autoesclude dall'amore di Dio e si tuffa nel mare dell'odio eterno. senza possibilità di appello. 31Il piano dell’opera di Mysterium Salutis. il rifiuto di Dio diviene. l'uomo è chiamato a prendere una decisione. Non ci resta che aspettare invece il giudizio terribile ed il calore del fuoco che divorerà i ribelli" (Eb 10. che è definitiva. non ci può essere perdono per chi deride il Dio della croce e della misericordia. Come l'Inferno. Soltanto Cristo. non c'è più nessuna scusa per chi non accoglie Dio. C. il momento della misericordia. 26-27). Egli vuole addentrarsi nel mistero di Cristo per ottenerne primariamente una comprensione teologica. nell'Inferno. morto per noi e per la nostra salvezza. in quello che potrebbe essere figurativamente descritto come il fuoco dell'ira divina. Dinanzi alla piena rivelazione di Dio in Cristo. La 31 30Il mistero di Cristo si pone all'uomo con il carattere della assolutezza e della definitività e la scelta per o contro Cristo assume lo stesso carattere. Dal punto di vista teologico. il Purgatorio non può che avere origine il venerdì santo. l'uomo è messo in grado di decidersi per o contro Dio e perciò di salvarsi o dannarsi per 30 sempre. che ha permesso di superare le ambiguità del volto del Dio dell'AT. Il suo interesse è prevelentemente cristologico e sistematico. Il fuoco escatologico che vaglia ciascun uomo ha come punto di riferimento unicamente Cristo: il criterio secondo cui si viene giudicati è Cristo e per questo non ha senso parlare di Purgatorio prima di lui. Non ci può essere amore per chi rifiuta l' "agnello sgozzato". dedica i volumi centrali V e VI allo sviluppo del tema specifico dell’ Evento Cristo. poteva donarci questa opportunità: il fuoco purificatore del Purgatorio è strumento di un giudizio escatologico che non viene pronunciato dall'ira fiammeggiante di Dio. Nell'essere con i morti Cristo porta.più sacrificio per i nostri peccati. via all'esclusione da Dio e dalla vita eterna. In questo contesto si colloca anche la comprensione del Purgatorio. anche il Purgatorio non può cominciare ad esistere che dopo l'evento Cristo. Infatti. Solo dopo la venuta di Cristo e la rivelazione in pienezza del Dio dell'amore. Dopo Cristo. non ci saranno più altri volti di Dio: il Dio di Cristo è il primo e l'ultimo. lo scritto di von Balthasar ha carattere prevalentemente speculativo e si muove all’interno del “versante divino”. Il Purgatorio è la possibilità che viene data ai non perfetti di entrare nel Regno di Dio.

ovviamente senza mai perdere di vista la theologia gloriae. egli è vicino in questo punto di visuale alla teologia barthiana. dalla croce sgorga il dono dello Spirito e dei sacramenti e nasce la Chiesa. nella quale trova compimento la sua missione. Originale è anche la sua riflessione sulla visio mortis di Cristo e sulla sua esperienza di "morto": la debolezza estrema del Cristo. 20 . "Incarnazione e Passione" mette in luce il fatto che l'incarnazione è finalizzata alla passione. Egli vi dedica un poderoso capitolo: "il cammino verso i morti.categoria di "croce" è centrale nella sua riflessione. che non molti teologi prendono in seria considerazione. che possono essere ricondotte essenzialmente a due: solidarietà fino all'estremo con l'umanità sofferente a causa del peccato e proclamazione della avvenuta riconciliazione di Dio con il mondo nel regno della morte. Come testimoniano le numerose citazioni. la croce è giudizio di condanna del male del mondo e di misericordia nei confronti dell'uomo peccatore. Egli la considera come chiave di lettura del mistero cristiano e ne sottolinea l'importanza dedicandole praticamente tre capitoli. la sua inattività ed il suo silenzio negano ogni interpretazione oleografica di trionfo. la croce è accettata da Cristo in assoluta obbedienza al Padre. von Speyr. il sabato santo". la visio mortis di Cristo è contemplazione della propria debolezza e del peccato. l'ultima cena è anticipazione consapevole della donazione totale sulla croce e l'eucaristia trae la propria forza da quel sacrificio.. "Il cammino verso la croce: il venerdì santo" segue passo passo il cammino di Cristo verso il Calvario ed enuclea tutte le conseguenze teologiche di quella salita e di quella morte: la vita di Gesù è un'esistenza misurata dall'ora della croce. Hans Urs von Balthasar si mostra molto attento alla theologia crucis. che hanno riflettuto sull'argomento. Dopo una consistente parte esegetica. l'interpretazione del descensus è paradigma della recuperabilità di ogni situazione umana. della rivelazione e della teologia" chiarisce da un punto di vista teoretico che nella morte di Dio si coglie il vero significato della salvezza e della rivelazione di Dio e che dalla croce bisogna partire per fare una teologia seria. Qui Hans Urs von Balthasar si nutre dei padri. "La Morte di Dio come luogo originario della salvezza. Un altro elemento originale di Hans Urs von Balthasar è lo sviluppo notevole del teologumeno della discesa agli inferi.. nella croce si manifesta il volto trinitario di Dio. Hans Urs von Balthasar tira una serie di considerazioni sul significato della discesa agli inferi. ed indubbiamente attinge dalla sua relazione d'amicizia con la mistica A.

trasforma quella sofferenza in sofferenza di Cristo. partecipa della sofferenza di Cristo e dunque anche della 21 . Dio non potrebbe amare realmente il bene se non odiasse e respingesse il male. Non si dà amore autentico senza collera. Questo peccato. E' questo il tema della Chiesa concrocifissa con lo sposo: il cristiano. Anselmo. in quanto essa è giudizio efficace di condanna. essa è diventata morte redentrice. La morte di Cristo è feconda perché dona lo Spirito e fa nascere la Chiesa. Cristo quindi assumendola sconvolge la morte e ne cambia il significato: anche per l'uomo ormai la morte diviene "cammino" e passaggio da questo mondo al Padre. e perciò in sofferenza redentrice. Innanzitutto drammatico: la redenzione è un dramma. il tradimento. ma semplicemente odiarlo. In forza della sua stessa natura il male sta in contraddizione assoluta con la natura divina: esso è il contrario dell'amore santo di Dio. che è il dramma dell'uomo. che cambia lo statuto della morte stessa dell'uomo. sofferto in prima persona da Gesù Cristo. che ha stravolto la condizione dell'uomo. ma la avversione totale di Dio al peccato ed al male. Dio non può amare il male. Accogliendo nella libertà per amore del Padre e degli uomini quella morte. La discesa agli Inferi completa le piena esperienza di Cristo della morte umana: egli porta la salvezza nell'abisso annunciando la redenzione della Croce. In secondo luogo. Il carattere giudiziale della morte di Gesù attinge sì dalle tradizionali categorie di S. non più passaggio alla tenebra muta dell'Ade. La morte redentrice di Cristo illumina di significato anche il dolore dell'uomo: il cristiano. si tratta di un approccio "esistenziale". Essa rivela la misericordia di Dio e distrugge il peccato e la morte. l'angoscia dell'orto degli ulivi. Von Balthasar sottolinea come Cristo abbia assunto tutte le tappe del morire umano: egli ha vissuto il distacco dalle persone care. a causa del peccato. perché la croce redentrice di Cristo si riversa nel pro me salvifico dell'esistenza di ogni uomo e diventa appello di salvezza rivolto ad ogni persona: la croce interroga esistenzialmente ciascuno di noi. perché la collera è l'altra faccia dell'amore.Le categorie di giudizio e di espiazione della morte di Cristo vengono utilizzate in modo nuovo rispetto al passato. Dio lo prende sul serio: Cristo con la sua morte soddisfa non un diritto pendente sul collo dell'umanità di un Dio sanguinario e vendicativo. però è interpretato in modo "drammatico ed esistenziale". Il giudizio di condanna esprime l'odio di Dio nei confronti del peccato. che accoglie nella libertà la propria sofferenza e la offre a Dio. la discesa agli Inferi. in quanto innestato nel Corpo Mistico in forza del battesimo. il dolore della croce.

come in un dramma teatrale. seguendo da vicino l'evolversi della concreta vicenda di Gesù. la distinzione tra Chiesa gerarchica-petrina-maschile e Chiesa della carità-giovannea-femminile. Il ricorso abbondante ai padri della Chiesa. L'approccio drammatico (Teo-drammatica) si può cogliere anche nello sviluppo che l'autore dà alla sua trattazione: è un susseguirsi di scene. in base alla quale la croce di Cristo manifesta Dio come amore. testimoniano una capacità di sintesi unica nonché una conoscenza vastissima. l'ultima rappresentazione ed interpretazione di Dio che nessuno ha visto. la lettura dell'opera. E' il dramma della morte e resurrezione di Cristo scandagliato a fondo e riletto teologicamente. rilette in modo nuovo ed originale. ma tira le sue conclusioni. a partire da categorie teologiche astratte. Per questa ragione. La particolare vicinanza alla teologia giovannea è messa più volte in evidenza: Cristo rappresentato come l'Agnello sgozzato e vittorioso. conserva sempre una inesauribile ricchezza ed interpella nelle profondità il lettore. seguendo un proprio ordine di idee. Questa è una pista molto interessante per poter dire qualcosa all'uomo che soffre e non riesce a capire il senso del suo dolore. egli sconfina nella letteratura e nella filosofia. che ripercorre puntualmente ogni tappa del triduo pasquale. Egli rilegge in modo esistenziale il mistero di Cristo e dà una lettura cristologica di quello che può essere stata la vicenda umana di Gesù e tenta una lettura antropologica delle conseguenze per l'uomo del mistero di Cristo. Egli non fa una sintesi dell'evento Cristo in modo puramente teorico. la tensione alla contemplazione del mistero: il trafitto alzato sulla croce viene ad essere la definitiva icona da meditare. Oltre ad attingere dalla Bibbia e dalla tradizione. sottende tutta questa opera e richiama da vicino Solo l'amore è credibile. pur non essendo particolarmente facile. 22 . In questa opera. Questo modo di accostarsi al mistero di Cristo è originale: all'interno di un'opera sistematica come Mysterium Salutis.sua redenzione. si trovano quasi in nuce una serie di tematiche che Hans Urs von Balthasar svilupperà successivamente nel corso degli anni. alla Scrittura ed alle categorie tradizionali. Hans Urs von Balthasar segue un proprio percorso. Innanzitutto la sottolineatura.

sicuramente non in contrapposizione l’uno all’altro. Alfaro parte inizialmente da un momento antropologico. Il titolo del libro prospetta l’unione tra la speranza cristiana e la liberazione dell’uomo. molto ricco dal punto di vista esegetico. Egli intende inoltre operare uno studio completo che tenga conto di tutte le fondamentali dimensioni della speranza cristiana. Quindi segue un articolato momento biblico. Infatti l’autore analizza in profondità la posizione dei padri conciliari e di Lutero e scopre che. al di là di un uso diverso dei termini. l'autore parte dai dati del NT.L’APPROCCIO DI JUAN ALFARO IN "SPERANZA CRISTIANA E LIBERAZIONE DELL'UOMO" A. Si sottolinea la dimensione comunitaria. nel trattare i diversi temi. che apre il singolo a sperare per 23 . affinché siano la norma decisiva e permanente di tutta la riflessione teologica che ne segue. che vuole approfondire la specificità della speranza cristiana. viene sviluppato il carattere di certezza e di rischio della speranza cristiana: essa è uno “sperare contro ogni speranza in un Dio Trascendente e non manipolabile”. il significato teologico della certezza della grazia di Lutero e della certezza della speranza dei cattolici sono complementari. Questo tentativo vuole cercare di colmare le reciproche incomprensioni tra cattolici e protestanti su un tema che li trova inaspettatamente consonanti. C’è anche una motivazione legata al momento attuale: oggi il cristianesimo è chiamato a dare ragione del suo messaggio e ad offrirsi al mondo come liberazione reale ed integrale dell’uomo. Per quanto riguarda la strutturazione del percorso dell’opera. Un capitolo di tipo storico è riservato alla problematica della certezza della grazia e della speranza. facendo particolare riferimento a Paolo. a quella comunitaria ed escatologica. che attinge dall’AT. Come metodo. dibattuta al Concilio di Trento. ed è realmente speranza di liberazione da parte del Dio della storia.Tale prospettiva nasce dalla necessità di essere fedeli al concetto biblico di speranza. QUADRO D’INSIEME. Successivamente. Lo scopo dichiarato dell’opera è quello di comprendere ed esprimere coi concetti e con il linguaggio del “nostro tempo” il contenuto della rivelazione neotestamentaria circa l’atteggiamento cristiano della speranza. da quella personale. con l'intenzione di dimostrare come la speranza faccia strutturalmente parte della persona.

pp. essenziale e costitutiva sia per la speranza cristiana che per l'escatologia: egli è l’evento escatologico per eccellenza ed in lui trovano piena recuperabilità l'umanità intera. Questa tensione vitale dunque è alimentata da una speranza. al fine di spostare sempre più in là il limite. ma è anche ciò che ci differenzia dal mondo e ci fa sentire "altro". dalla lettura dell’opera. dal momento che la fede in Cristo unisce e convoca in un unico corpo. E’ un tentativo della teologia di rispondere ai bisogni del mondo. B. E’ questa la tensione esistenziale ad essere-sempre-più-se-stesso. che stimola l’uomo a vivere. spesso irriflessa e atematica. vista nella sua funzione liberatrice dell’uomo dalla morte. illuminato e motivato dalla speranza. Il testo si chiude con un capitolo sulla necessità dell'impegno concreto del cristiano nella storia. che si manifesta nel desiderio di accrescere l'ambito di realizzazione di se stesso. 13-30 (Infrastrutture antropologiche della speranza cristiana). 1.sé e per gli altri. Ora cercherò di mettere in luce quegli elementi che. 32Cfr ALFARO. La morte dell’uomo ed il destino dell’umanità come situazioni-limite della speranza . La percezione del proprio limite genera nell'uomo un'inquietudine esistenziale. il mondo e la storia. La figura di Cristo emerge in tutta la sua centralità. come essere limitato. L’APRIRSI DELL’UOMO ALLA SPERANZA. incoraggiando una prassi cristiana che diventi sempre più via per la liberazione dell’uomo. 24 . Attraverso un momento antropologico si può vedere a quale livello si collochi la speranza ed in quale rapporto essa si ponga con le infrastrutture umane. Ora questa tensione non potrebbe esistere se nell'uomo non fosse radicata la speranza di poter migliorare. La coscienza è la consapevolezza della propria singolarità ed unicità. sembrano illuminare particolarmente la connessione tra mistero di Cristo e morte dell’uomo: l’elemento conduttore dell’opera è la speranza. Essa fa percepire all'uomo tutto il suo essere e al tempo stesso tutto il suo non-essere: per mezzo della coscienza. ma pur sempre speranza. 32 Innanzitutto si tratta di verificare se la speranza rappresenti qualcosa di superficiale o meno per l'uomo. l'uomo si coglie come spirito-finito.

Sembra quanto mai legittima e 33Questa problematica richiama da vicino l’ipotesi dell’opzione finale. 25 . che priva l'uomo della sua esistenza nel mondo e lo rende impotente. Egli può motivare ulteriormente il suo sperare. Tuttavia in nessuna di queste particolari determinazioni l'uomo realizza totalmente se stesso. L’esito della scelta è legato all’esperienza di speranza che il singolo ha fatto in 33 vita. perché obbliga l’uomo ad una scelta. esso va ricercato fuori dell'ambito intramondano. Ma proprio questo fuggire la morte rivela l'aspirazione insopprimibile alla vita: l'uomo non vuole e non può rassegnarsi a scomparire nel nulla. l'uomo progredisce nella pienezza personale. In lui c'è un desiderio incontenibile di esistere senza fine. Il futuro dell'umanità è quello di ciascuno. L'uomo d'oggi cerca di eludere tale problema. Si tratta in ogni caso di una scelta personalissima. quindi. dal momento che l’azione di trasformazione della realtà non spiega da sola il significato dell'esistenza. poiché il futuro di ogni uomo è strettamente legato al futuro di tutti gli altri.L'uomo diventa sempre più se stesso attraverso decisioni ed atti di libertà concreti. l'uomo è costretto ad un’inevitabile scelta. Egli può chiudersi nei limiti della propria esistenza oppure aprirsi alla possibilità di un futuro trascendente. se esiste un significato ultimo che dia senso all'esistere ed all'agire dell'uomo. Egli si sente chiamato a trascendere il mondo ed è spinto alla comunione interpersonale con gli altri uomini. oppure può negarlo del tutto. donandosi e ricevendosi scambievolmente. che lo costituisce essenzialmente e si radica nelle sue profondità. poiché la morte è minaccia permanente. La morte diviene situazione-limite per la speranza. La speranza emerge come possibilità anche dalla riflessione sul destino dell'umanità. attraverso un nuovo e più profondo atto di fiducia e di speranza. Dinanzi alla morte. Nella relazione con gli altri. Il carattere trascendente dell’uomo ed il suo essere spirito-incarnato si rivelano in modo speciale nel suo porsi dinanzi al problema della morte. Ora. Egli sente di dover andare continuamente oltre le mète raggiunte. in cui è difficile indagare e che ciascuno è chiamato a vivere sulla propria pelle. Non posso sperare un bene per me stesso senza interrogarmi se esso sia realizzabile nel contesto delle relazioni in cui vivo. La speranza. L’ambito della realizzazione umana non è solo l'orizzonte del mondo: all’uomo non basta la realtà materiale. per mezzo dei quali egli agisce sul mondo. è una categoria trascendentale dell’uomo. che scopre l'uomo come “essere chiamato alla speranza”.

Das Prinzip Hoffnung. comunitaria ed escatologica. senza condizioni. (Struttura della speranza cristiana). Tertium non datur. Essa è la condizione di possibilità e costituisce la "potenza obbedienziale" dello sperare in Cristo da parte dell'uomo. La speranza cristiana si fonda su questo atto supremo di grazia da parte di Dio. Il dono del Figlio all'umanità rivela l'immenso amore del Padre ed apre l'uomo ad una speranza illimitata. e che essa è una categoria trascendentale per l’uomo. con le sue sole forze. Egli deve decidere se aprirsi ad un avvenire assoluto e trascendente che dia senso alla realtà. 2. 35Cfr ALFARO. 31-42. tra 34Sembrano molto discutibili infatti le conclusioni di Bloch a questo proposito. Questo atto di speranza porta con sé una serie di conseguenze esistenziali. cioè è parte costitutiva dell’essere persona. 34 Ora. sia capace di dare a se stesso la felicità definitiva. basata sull'universale chiamata alla salvezza. fanno della storia una situazione-limite per l'intera comunità umana. oppure chiudersi nell’avvenire immanente del progresso indefinito. sembra tutto da dimostrare che l'uomo. 35 Il fondamento della speranza sta nell'amore misericordioso di Dio. l'incapacità storica di raggiungere la pienezza e il desiderio insopprimibile di essa. Tale speranza naturale dell'uomo in un avvenire. che può essere trascendente o immanente. non può trovare la piena realizzazione di sé in una realtà immanente. per poter agire e vivere in essa. 1959). che si sperimenta soggetto di desiderio ed al tempo stesso si trova nell’impossibilità di soddisfarlo.necessaria la seguente domanda: dato che il mondo è per l'uomo e l’uomo per il mondo. Alla storia ed a questa tensione drammatica. l'uomo è chiamato a dare un senso. La speranza cristiana come abbandono totale e fiducioso . che può essere immanente o trascendente. costituisce il tessuto connettivo in cui può innervarsi la speranza specifica del cristiano. In ogni caso l’uomo deve dare ragione a se stesso del fine della storia. Queste considerazioni mettono in luce che la speranza ha una dimensione personale. pp. perciò esige una risposta senza riserve: è un riporre tutta la propria fiducia in Dio. 26 . Inoltre. attraverso la costruzione di un regnum humanum . fiducioso da un lato nella costruzione di un mondo perfetto da parte dell’uomo e dall’altro convinto che tale futuro debba restare utopia (cfr BLOCH. che si manifesta pienamente nella morte e risurrezione di Cristo. L’uomo senza una speranza non può vivere. quale progetto globale esiste sotto tale reciproca finalità? L’uomo è chiamato a trasformare il mondo senza uno scopo oppure esiste una missione affidatagli? Se l'uomo è uno spirito-incarnato.

nella serena speranza che il Dio della misericordia lo sorreggerà con il suo abbraccio. egli soffre la massima debolezza per la salvezza degli uomini e riceve il dono di una vita nuova alla destra del Padre. Cristo reinterpreta la morte dell’uomo . 43-53 (Morte e speranza cristiana). 3. Il morente allora deve abbandonarsi al Padre. letta nel NT in tutta la sua ricchezza e novità. Sperare in Dio è rinuncia a se stessi per mettersi nelle mani di Dio e conversione permanente dell'uomo al Dio della grazia. dà un significato nuovo e trasforma globalmente il mistero della morte dell’uomo: essa diviene incontro personale con il Dio che dà la vita ai morti. La speranza cristiana implica l'autodonazione dell'uomo al Dio dell'amore: avere fiducia in un altro significa abbandonarsi a lui ed amarlo senza riserve. Allora. la libertà e l'audacia di confidare e di gloriarsi solo nell'amore e nella potenza di Dio. 27 . la fiducia nella promessa di Dio. 36 La morte di Gesù. sperare in Dio significa tendere con tutte le proprie forze alla comunione con Lui per abbandonarsi a Lui. In essa egli è ancora una volta provato nella fedeltà alla missione affidatagli e chiamato ad abbandonarsi definitivamente nelle mani del Padre. in Cristo. I Sinottici mettono in rilievo la connessione tra le tentazioni e la morte di Gesù.loro in stretta relazione: l'attesa della salvezza futura. che esige il coraggio di rompere gli ormeggi delle sicurezze tangibili. La croce libera l’uomo dal peccato e dalla morte e diviene il luogo della riconciliazione misericordiosa di Dio con la sua creatura. Paolo vede nella Morte di Cristo il compimento e la rivelazione supremi dell'amore di Dio per l'uomo e per il Figlio. pp. Mediante questo 36Cfr ALFARO. poiché soltanto la grazia di Cristo riconcilia a Dio e salva. quando tutte le certezze umane ed i sicuri appoggi vengono meno. Sperare in Dio è un esodo da se stessi. Paolo esprime la sostanza della speranza cristiana nell'abbandono completo e fiducioso dell'uomo peccatore al Dio dell'amore. la speranza rivela la sua stretta connessione con la fede. Nel dono pienamente consapevole di sé. il coraggio paziente e perseverante nelle tribolazioni. In questa relazione fiduciale con Dio. L’uomo è chiamato alla rinuncia di gloriarsi di se stesso ed a riconoscere l'incapacità di salvarsi con le sue sole forze. Il cristiano è chiamato a vivere questo atteggiamento di abbandono fiducioso e totale proprio nel momento della morte.

primizia e primogenito. emerge un dato essenziale: Dio ha fatto della morte dell'uomo-Cristo il mistero del suo amore per il Figlio e per l’umanità. si fa solidale con tutti gli uomini e.atto di sottomissione a Dio. sperimenta in modo assolutamente nuovo la fiducia e la speranza nel Padre. L'ora di Gesù sottende tutto il IV Evangelo ed è attesa da Cristo in un atteggiamento d’amore e di obbedienza nei confronti del Padre e degli uomini. abbandonandosi fiduciosamente alla promessa di Dio. Il cristiano nel battesimo e nell'eucaristia partecipa sacramentalmente alla morte e resurrezione di Cristo. Per mezzo dei sacramenti. dopo la Risurrezione. Giovanni presenta la morte di Cristo come rivelazione della sua gloria. può accettare con coraggio cosciente l'enigma del dolore. il cristiano. attraverso la morte di Gesù Cristo. dunque. la divinità e l'umanità di Cristo. Ora. La salvezza dell'uomo passa intenzionalmente. Cristo vince la Morte e Dio lo glorifica. per mezzo della speranza. Per questo totale abbandono ubbidiente e fiducioso nella morte. Cristo. quindi. La morte è il momento culminante dell'esistenza di Gesù. 28 . nel quale si rivela l'iniziativa salvifica di Dio. Cristo è il "Capo della salvezza". il cristiano sa per fede che parteciperà alla sua resurrezione e alla sua glorificazione. Dal NT. La Lettera agli Ebrei ha una cristologia particolarmente ricca. incorporato a Cristo per mezzo del battesimo. quindi già come anticipazione della resurrezione. accettando la morte in ubbidienza a Dio. assumendola sino in fondo. nel piano di Dio. ma il cristiano. Cristo riceve la Signoria salvifica sull'umanità e diviene. sull'esempio di Gesù. si fa nostro fratello e vince per noi la morte. Dio ha scelto la morte di Cristo come "sacramento". Nella morte e risurrezione di Cristo è stata vinta la morte nostra. Dato che Cristo è risorto. che sottolinea. tuttavia. lo Spirito agisce e permette al cristiano di soffrire e di morire nella sottomissione fiduciosa a Dio. La morte. cioè come espressione e compimento del sì assoluto e salvifico. La speranza cristiana quindi può diventare accettazione anticipata della morte nell'abbandono al Dio che risuscita i morti. Giovanni vede nella Croce la suprema manifestazione dell'amore di Dio per l'uomo peccatore. non perde la sua sconcertante drammaticità. ad un tempo. è chiamato ad accettare le sue sofferenze e la sua morte in comunione con le sofferenze e la morte di Cristo.

Si tratta di una certezza in via di compimento: egli possiede lo Spirito. liberamente può non accettare la chiamata di Dio: la possibilità del no a Dio s'intesse inevitabilmente con la libertà del sì. per ciascuno di noi. mediante lo stesso Spirito. 95-104. Infatti la Chiesa. garanzia e principio vitale di salvezza. La speranza cristiana appartiene all'unità della Chiesa ed ha sempre come fondamento la 38 Risurrezione di Cristo. Infatti l’uomo è certo della volontà salvifica di Dio. La speranza non è puramente personale. Ma è anche una decisione che non è mai scontata ed il cui esito sfugge ad ogni predeterminazione: chi può dire con assoluta certezza che accoglierà sempre l’invito alla salvezza di Dio? La speranza cristiana si presenta anche come speranza ecclesiale. La 39 solidarietà in Cristo. 38Cfr Ef 4. 39Cfr Col 3. e formano una comunità nuova nella pace. (La speranza cristiana come certezza e rischio) e pp. e vive il già ora come anticipazione.4. L'uomo. Ma è proprio l'insicurezza radicale di se stesso e la necessità di rispondere di fronte all'amore di Dio. La libertà trascendente di Dio deve incontrarsi con la libertà defettibile dell'uomo. pp. il rischio e la comunitarietà . Per mezzo della speranza. esige la solidarietà degli uomini tra loro 37Cfr ALFARO. Tommaso ha qualificato la certezza della speranza come certezza tendenziale. Nella speranza. Nell’uomo si pone la possibilità di opporsi e di rifiutare la volontà salvifica di Dio. Caratteri formali della speranza cristiana: la certezza. con tutti gli uomini. 4-6. Inoltre il vincolo per eccellenza che unisce i cristiani è l'amore vicendevole . L'incertezza categoriale della propria salvezza è dunque un fatto costitutivo dell'uomo. in attesa che il non ancora si compia. La salvezza o la perdizione definitiva sono. 12-15. il credente è in cammino verso il compimento finale della promessa divina. è la comunità di coloro che credono e sperano in Cristo. che pongono l'uomo davanti all'unica decisione che salva. Infatti la grazia di Dio richiede sempre la libera risposta dell'uomo. già nei suoi inizi. 29 . una possibilità concreta. ma essenzialmente comunitaria ed ecclesiale: essa unisce i cristiani nella loro comune relazione a Cristo. 37 S. però sa bene che questa salvezza resta sempre dono e non è in suo possesso. E’ una decisione paradossalmente attiva e passiva: tensione coraggiosa verso Dio e abbandono fiducioso. L’evento della morte e risurrezione di Cristo fu vissuto dalla Chiesa primitiva come oggetto centrale della fede e come fondamento della speranza nella salvezza futura. tutti i credenti entrano in comunione di vita con Cristo. sottoposto alla sua fragilità creaturale. 96-114 (Dimensione comunitaria della speranza cristiana).

Come Dio ha fatto risorgere il Figlio. La resurrezione di Cristo è inizio e garanzia della resurrezione dei morti. si manifesta la potenza di Dio che ha reso il Figlio principio vivificatore dell'umanità. L'evento morte e risurrezione di Cristo rappresenta la vittoria della giustizia salvifica di Dio sul peccato e sulla morte. In Cristo risorto è già iniziata la vita nuova per l'umanità intera. sottoposta alla legge della morte. Paolo. b. poiché incarnandosi e morendo in croce. La resurrezione di Cristo. Dio ha inaugurato la nuova creazione della vita imperitura per noi. La morte e tutte le forze nemiche sono state vinte nella Morte e Risurrezione di Cristo. 5. caparra e presenza trasformatrice. per la storia e per il mondo). avvenimento escatologico per l’umanità.nell'amore vicendevole e nella stessa speranza: sono due aspetti di una stessa risposta all'amore di Dio verso tutti in Cristo. Il dono dello Spirito.141-155 (Il “tempo” della speranza). Nella risurrezione di Cristo. L'amore per una persona infatti spinge a sperare anche per lei quanto si spera per se stessi: sperare la salvezza per gli altri ha il suo fondamento nell'amore del prossimo. Quindi. I fondamenti della speranza cristiana: la resurrezione di Cristo ed il dono dello 40 Spirito . 41 a. ha fatto sua la condizione umana. Egli riassume in sé il destino di tutta l'umanità. Il termine “primizia” significa che la resurrezione di Gesù è costitutiva per la resurrezione di tutti gli altri. Con questo atto di solidarietà. egli incorpora a sé tutta la comunità umana e la rende partecipe del proprio destino di gloria. nella quale spera. Luca e Giovanni. così farà risorgere chi ha avuto fede in Lui. La sua è una primazialità temporale (il primo dei risorti) ed esemplare (modello ed esempio per la resurrezione dell'umanità). Questa parola di salvezza è diventata effettiva per noi mediante il dono dello Spirito. esiste un legame molto stretto tra carità e speranza: la Chiesa cammina verso la salvezza. nella sua resurrezione è già iniziata e inclusa la nostra futura salvezza. 30 . Ma è nella sua Resurrezione che si coglie il senso escatologico dell'esistenza mortale di Cristo e della nostra: Cristo risuscita come primizia dei morti. inizio e garanzia. e verso cui intende portare tutti gli uomini. 40Cfr ALFARO. pp. pp. Il futuro della resurrezione dei morti ha inizio fin d’ora nella trasformazione integrale dell’uomo da parte dello Spirito. 41Cfr ALFARO. In lui.129-140 (Cristo. La Resurrezione di Cristo è anche garanzia della nostra resurrezione futura e compimento anticipatore della risurrezione dei morti.

più precisi dal punto di vista esegetico. il tempo è tempo di morte. è conrisuscitato in Cristo. alla partecipazione alla gloria di Cristo. Il tempo dell'esistenza cristiana diviene tempo di speranza. speranza. nella sua cristofinalizzazione. sottoposto alla forza disgregatrice del peccato. Lo Spirito Santo trasforma l'esistenza umana anche nella sua dimensione corporale. segnato dalla caducità e dalla fragilità. Lo Spirito cambia radicalmente il cuore dell'uomo nel suo rapporto con Dio e nel suo rapporto con il prossimo. è trasformato in uomo libero. da schiavo delle opere della carne. Questa partecipazione futura comincia già ora. grazie all'azione dello Spirito. sulla scorta di validi motivi e nel caso preciso di Rm 8. che vive nella pace. la creazione è integrata nel destino dell'uomo. Tutta la creazione è ordinata verso la pienezza futura dell'uomo e sarà liberata dalla caducità attraverso la sua integrazione nella gloria ventura dell'uomo risorto con Cristo. Lo Spirito è possesso iniziale e pegno anticipato. anima e corpo. ed in essa l'universo. Da una parte. nella comune situazione del provvisorio e del caduco. tuttavia fa spostare l’ attenzione da questo passo di Paolo ad altri. Attraverso la corporeità dell'uomo. magnanimità.19-25. Già ora l'uomo. 31 .. gioia. che pure viene redenta. Dall'altra. in tutte le sue componenti spirituali e corporee. Questo afferma Paolo in Rm 8. principio vitale della resurrezione futura. è accompagnata dalla solidarietà della stessa speranza nella liberazione futura: la speranza cristiana porta l'universo al futuro della salvezza. reciproco servizio dell'amore. In definitiva. affermano che il presente è ormai anticipazione escatologica grazie al dono dello Spirito. La solidarietà fra l'umanità e l'universo.19-25 : la liberazione futura dell'universo è nella 42 prospettiva della glorificazione di Cristo nel suo Corpo e della salvezza dell'uomo nella sua stessa dimensione corporea. Anche il tempo dell'uomo è sotto l'azione dello Spirito. Grazie allo Spirito. nell'attuale comunione di vita con Cristo glorioso. che coinvolge l'uomo in tutte le sue dimensioni. l'uomo sperimenta nel tempo qualcosa che permane 42Attualmente non tutti gli esegeti sono concordi nel tradurre "ktìsis" con "creazione": alcuni propongono. né quella cristiana.ciascuno con le proprie sfumature. di tradurre con il termine "umanità". che si compirà nella redenzione del nostro corpo. Questo cambiamento non modifica nella sostanza né l'escatologia paolina. La trasformazione integrale dell'uomo mediante lo Spirito è la nuova creazione: lo Spirito dà all'uomo il possesso iniziale della salvezza futura. Il destino della creazione è vincolato al destino dell'uomo. l'uomo da peccatore e nemico di Dio diventa figlio amato che si abbandona al Padre. Tutta la creazione partecipa al destino di salvezza dell’uomo. dolcezza. è lo Spirito di Cristo che orienta l'umanità.. L’azione dello Spirito fa sì che il destino del mondo sia integrato con il destino dell'uomo cristiforme.

E la salvezza di quel frammento di storia. Orientamenti dell’esistenza umana a partire dalla speranza . 32 . Un frammento della storia (la storia dell'uomo Gesù) entra nel mistero di Dio e con Lui viene glorificato. Questo destino di salvezza eterna è interiorizzato dall'uomo per mezzo dello Spirito. ma la salvezza e la pienezza definitiva della stessa storia terrena di Gesù. di attesa paziente del futuro di Dio. l'uomo scopre ciò che trascende la durata successiva del tempo e va oltre il fluire delle cose. Egli visse l'esperienza del divenire dell'uomo. bisogna fare riferimento al mistero totale di Cristo. 183-211 (La speranza cristiana nel suo impegno per la liberazione dell’uomo). di non rassegnazione di fronte a questo mondo corrotto. cerca nel tempo e non troverà mai. 157-181 (Storia e speranza) e pp. sebbene parzialmente ed anticipatamente). 6. decide il significato ultimo della storia dell'umanità come storia di salvezza. 44Cfr ALFARO. Per capire che la salvezza dell'uomo è "salvezza nella speranza" (cioè salvezza che viene dal fatto stesso che si spera e che già sperando si partecipa alla salvezza finale. pp. lo Spirito 43 chiama l'uomo a liberazione nei confronti del tempo. nel dolore. Ciò significa che la piena divinizzazione dell'uomo-Cristo nella risurrezione implica non la distruzione della sua storia. integrando tutti questi momenti costitutivi del suo esistere umano nelle decisioni della sua libertà. che ha il suo significato completo nel vincolo con la storia universale. Tuttavia. come dono di Cristo glorificato. anche la storia è chiamata al 43 Qui si colloca l'azione dello Spirito che può donare questa pienezza sovratemporale. dalla Incarnazione alla Risurrezione. solamente per la fede e la speranza in Cristo è possibile conservare il convincimento che il mondo e l'umanità sono realmente redenti: la salvezza futura non potrà essere opera dell'uomo. che l'uomo desidera. ma grazia di Dio in Cristo. L'essere uomo di Cristo si realizza e si fa nella storia. nella morte. L'uomo. 44 a. Cristo si è fatto pienamente uomo ed è entrato nella storia.e che non muta: nell'Io. Ma insieme all'uomo. il mondo e la storia fin da ora sono salvati nella speranza. Accogliendo questo anelito alla trascendenza . nella sua relazione con Dio e con gli uomini: si creano nuovi rapporti di intimità filiale dell'uomo con Dio e di fraternità degli uomini tra loro. cioè del farsi uomo progressivamente nel tempo. della caducità e della fragilità. Il tempo umano conserva il suo carattere di contraddittorietà e rimane luogo di continua conversione a Dio: tempo di speranza contro ogni speranza. Egli dà un nuovo significato all'esistenza umana.

sfuma il senso ultimo della storia.destino eterno. e non fuori o in giustapposizione ad essa. b. non frutto esclusivo dell'attività umana. che rimane imprigionata in una fatale evoluzione cosmica. Ora. Nella storia dell'umanità. ma anche nel suo essere umano integrale e concreto. Ed è lo Spirito che orienta l'esistenza integrale dell'uomo alla partecipazione piena alla gloria di Cristo risorto. Speranza cristiana e mète umane. Ciò implica che la salvezza deve realizzarsi anticipatamente. 33 . L'umanità e con essa la sua storia e la sua azione nel mondo parteciperanno alla gloria di Cristo. L'eschaton si compirà nello stesso uomo. Nella dimensione trascendente delle sue libere decisioni sotto l'azione dello Spirito. però l'eschaton dell'uomo implica quello della storia e del mondo. D'altra parte. però sempre come dono di Dio. Allo stesso modo. l'uomo trova proprio nel mondo il luogo in cui conoscere se stesso e sperimentarsi come spirito-incarnato. in quanto solamente l'uomo porta in se stesso l'apertura al futuro. La speranza cristiana salva l'uomo dalla pretesa di raggiungere nel mondo il novum ultimum e salva il divenire storico dalla definitiva paralisi nella monotonia del sempre uguale. anzi la storia è portata proprio dall'uomo cristiforme verso la sua definitiva integrazione nella gloria di Cristo risorto. l'uomo riceverà la vita nuova non esclusivamente nella sua interiorità spirituale. Solamente il Futuro trascendente salva la dignità personale dell'uomo dalla sua degradazione a momento anonimo del meccanismo di un divenire cosmico. la pienezza definitiva cui tende la storia appartiene alla nuova creazione e perciò è grazia di Cristo. solo con l'uomo il mondo raggiunge la possibilità di sviluppare il suo immenso potenziale di energia e può diventare partecipe dell'illimitata trascendenza dello spirito umano. già nell'ora della storia. l'uomo forgia la propria esistenza come anticipazione della pienezza futura nella risurrezione. sta operandosi la storia della salvezza. ma con l'assoluta priorità della prima sulla seconda. La promessa e la grazia di Dio in Cristo suscitano la speranza cristiana: grazia di Cristo e speranza dell'uomo. come risulta dalle sue decisioni personali. Senza un futuro trascendente. Solamente questo Futuro può salvare il significato proprio ed originale di ogni tappa storica dall'essere ridotto a mero fenomeno di ritorno progressivo su se stesso. Nella risurrezione dei morti.

come il totalmente altro. che raggiunge il suo vertice nella Risurrezione. dando ad esse la certezza che. perché è svincolato da qualsiasi legame con la storia degli uomini. Nella speranza cristiana. né presente. Cercare di immaginare come potrà essere il nuovo mondo è vano ed illusorio. scoprendo in esse l'insuperabile dimensione del penultimo. ma le assume. Nella risurrezione dei morti si compirà la salvezza totale dell'uomo nella sua dimensione corporea. non ha né passato. Speranza cristiana e risurrezione della carne. né futuro. Nell'umanità glorificata di Cristo. Dio è fuori del tempo. ma tutto sarà assunto nella nuova esistenza immortale con Cristo. La speranza cristiana non si oppone a quelle umane. ma è Dio che attrae a sé l'umanità e la storia. Nulla di quanto l'uomo ha fatto nel mondo. l'uomo troverà ciò che per tutta l'esistenza ha cercato: Egli è il Bene Sommo. Dio si manifesta come Futuro Assoluto. In Dio e nell'incontro con Lui. Giovanni mette in risalto la funzione di Cristo come rivelatore del Padre. La salvezza integrale dell'uomo nella sua stessa dimensione corporea implica la salvezza della sua relazione alla comunità umana ed al mondo: insieme al suo corpo. nonostante i fallimenti umani. relativizza nella prospettiva del provvisorio tutte le mète raggiunte dall'uomo. perché ha sempre da venire e viene sempre. come il futuro ineffabile che supera ogni concetto e di cui si ignora il come ed il quando. le orienta nella direzione del loro movimento verso il nuovo e l'ultimo e le sostiene. della speranza e della carità. il fine di ogni ricerca. l'ultimum. hanno un Avvenire garantito dalla promessa di Dio. Dio è Futuro Assoluto perché verrà come Dio. Non è l'uomo e la sua storia che portano il Futuro Assoluto. c. Questa relativizzazione permette al cristiano di assumere un atteggiamento critico dinanzi a tutti i traguardi umani e di condannarli qualora essi diventino idoli. come concretizzazione ed espressione della fede. dovrà essere recuperata anche la relazione interpersonale. Nella futura venuta di Dio. con le quali ora pensiamo. si manifesterà la divinità di Dio: nella gloria di Cristo Risorto il Futuro Assoluto verrà manifestato agli uomini. La speranza cristiana è protesta contro ogni strumentalizzazione e manipolazione dell'uomo al servizio degli interessi di classe. Paolo presenta la salvezza futura dell'uomo come comunione di vita con Cristo. andrà perduto. Dunque Dio è Futuro. 34 . ed è Assoluto. Cristo ha un ruolo essenziale. mirando all'Avvenire assoluto.La speranza cristiana. dal momento che la nuova creazione implicherà un superamento delle categorie spaziali e temporali.

La liberazione cristiana. Innanzitutto. Ma vi è anche una missione nell’ordine sociale e politico: proclamare e difendere nelle circostanze concrete i diritti della persona umana. ma significa solidarietà con quelli che soffrono. sempre mistero inesauribile. distinguendo diversi tipi di liberazione. Il Cristianesimo quindi ha come missione primaria la predicazione del vangelo. Paolo presenta la futura liberazione del mondo inclusa nella salvezza integrale dell'uomo: il mondo sarà salvato nella sua relazione all'uomo. con gli altri e con la natura dominata dall'uomo. L'uomo è in dialogo con Dio. Solo questa povertà le permetterà di esprimersi con vera autorità morale e con libertà. 35 . In questo dialogo responsabile e libero. Il Cristianesimo parte dalla consapevolezza che la realtà e il valore supremi sono Dio e l'atteggiamento di Dio nei confronti dell'uomo. la vita umana acquista uno spessore di serietà e di dramma. il rispetto e il servizio disinteressato dell'uomo. Liberazione integrale cristiana. Infatti il senso del mondo è l'essere per l'uomo. Essa è liberazione radicale perché arriva al più profondo livello dell'uomo: alla coscienza dei suoi peccati e del suo destino di morte. che sgorga dall'incontro con Dio. cioè la giustizia. dunque. L'umanesimo ateo fa coincidere la liberazione dell'uomo con il rifiuto di Dio e proclama la propria coscienza come unico arbitro e legge della vita. nel suo finalismo rivolto all'uomo. relazione al mondo ed alla storia. La liberazione marxista proclama la completa armonia dell'uomo con se stesso. per dare all’uomo d’oggi una risposta alle domande che porta nel profondo di se stesso: il significato ultimo della sua esistenza e della sua morte. in un orizzonte completamente intramondano. Per far questo la Chiesa dovrà essere libera dalla protezione dei potenti e da ogni connivenza con gli oppressori. La speranza in una vita dopo la morte. L'unico modo di amare Dio è l'amore del prossimo. di pace. Attraverso la conversione il cristiano fa esperienza di una vita nuova. rifiuto di tutte le forme di oppressione e lotta perché trionfi la giustizia di Dio. non significa chiudere gli occhi sul presente. è necessario precisare il concetto di liberazione integrale. La pienezza finale non sarà una pienezza immobile ma vita sempre nuova. è grazia di Dio e libera risposta dell'uomo. Il futuro della speranza cristiana è la pienezza reale dell'uomo in tutte le dimensioni fondamentali della sua esistenza: apertura all'Assoluto. comunione interpersonale.Con molta sobrietà. quindi. d. denunziando e protestando contro gli enormi peccati dell’egoismo di classe. In Cristo l'uomo viene liberato dalla schiavitù del peccato e dell'egoismo. di gioia e di forza interiore per amare gli altri.

In un tempo in cui il disimpegno politico e sociale è molto accentuato tra i cristiani. pronto alla denuncia delle ingiustizie ed al lavoro responsabile e concreto per il miglioramento della società: avanguardia coraggiosa. L'autore. che proprio negli anni ‘70 stava sviluppandosi nell’America Latina. in consonanza con il clima degli anni '70. per renderla sempre più conforme al modello di Cristo. Alfaro ha un intento immediato : dimostrare come la speranza cristiana possa 45 diventare forza liberatrice per l’uomo d’oggi. l’avvenire di Dio. come Mosè. posta a capo dell’umanità. mi sembra molto utile rileggere libri come questi. ALCUNE SOTTOLINEATURE. motivato dalla fiducia in Dio e dalla speranza. Egli è quindi profeta. L’autore infatti usa un linguaggio ed 45Lo scritto di Alfaro si colloca nella collana Biblioteca di Teologia Contemporanea. liberata da oppressioni e da condizioni infraumane. Nel succedersi delle pagine. Ciò risulta evidente dalle frequenti citazioni della GS e di altri documenti del Concilio. è chiamato a diventare presenza critica ed attiva della società. che. conduce il popolo verso la Terra Promessa. Egli ha come obiettivo dichiarato quello di rendere il Vangelo comprensibile e credibile agli occhi dell’uomo d’oggi. detta collana non ha un fine sistematico. equilibrio che la nascente teologia della liberazione non sempre pareva mantenere. forse un po’ fuori moda rispetto al sentire attuale. Certamente questa è solo allusione. Il cristiano. Mettendo insieme teologi di alta levatura. Il titolo dell’opera manifesta l'obiettivo che essa si propone. Il suo interesse nasce dall’escatologia e muove nella direzione della vita concreta dell’uomo.C. Nel complesso. Alfaro si muove dal “versante divino” a quello “umano” ed ha un intento pastorale. e mira a far conoscere opere teologiche significative ad un più vasto pubblico. ma piuttosto un fine di tipo divulgativo. ma anche dallo sviluppo delle tematiche affrontate. cioè esprimere lo stretto legame che esiste tra speranza e liberazione dell'uomo. sottolinea il ruolo politico del cristiano come costruttore di una storia "nuova". 36 . è ben presente la dimensione etica della speranza cristiana. ma che resta valida nella sua fondazione teologica. Anche la Chiesa è vista soprattutto nella sua funzione profetica e combattiva e si intravvede una critica alle modalità di un cristianesimo istituzionale e compromesso. Traspare la consonanza con lo spirito del Concilio Vaticano II. dal momento che Alfaro si muove in un grande equilibrio tra speculazione teologica ed impegno sociale. il testo denota una sensibilità attenta ai problemi della liberazione. Il concetto di liberazione integrale avvicina l’autore all’ambito della teologia della liberazione.

è riscontrabile nel suo atteggiamento di apertura al mondo. il concetto di potentia oboedientialis . Alfaro introduce la categoria di situazione limite. tra gli altri temi. come substrato antropologico su cui si inserisce l’apertura a Dio. in quanto è vissuta nell'obbedienza al Padre e nel più totale abbandono: la morte diviene incontro con il Padre e via di salvezza. 47Abbiamo già accennato alle categorie rahneriane in modo particolare: la potentia oboedientialis. così caro a Rahner. il concetto di Futuro Assoluto come Indisponibile. In lui tutto viene assunto e salvato. Questa particolare 47 consonanza di Alfaro con Rahner. In quest’opera Rahner dà particolare attenzione. chiama a salvezza non solo l’uomo. egli mette in evidenza la molteplicità dell’azione dello Spirito nella storia dell’uomo: è proprio lo Spirito che agisce nella storia. l’attenzione all’uomo d’oggi.. di Dio come Indisponibile. animato dalla fede in Cristo e sostenuto dallo Spirito. ma anche il tempo ed il cosmo. per mezzo dello Spirito. 37 . ed in definitiva nei confronti di Dio. l’ecumenismo ed il dialogo con i protestanti. Originale è la visione cosmica della salvezza: Cristo. La morte di Cristo cambia il significato della morte umana. che ha dato il suo contributo al Concilio.. Ma è estremamente interessante la conclusione escatologica: l’insieme delle realizzazioni storiche dell’uomo nella fede speranza e carità. Scriften zur Theologie. di fiducia nell’opera e nelle possibilità dell’uomo e nell’attenzione “pastorale”. RAHNER. la dimensione comunitaria e di rinnovamento sociale della speranza cristiana.un’impostazione che sono tipici del Concilio: la fiducia ed il dialogo nei confronti del mondo. cioè il ruolo dello Spirito nell’esistenza cristiana. non viene distrutto ma ha una sua 46Alfaro cita in modo particolare K. Dallo studio di Alfaro emergono alcuni elementi rilevanti sulla morte di Cristo e dell'uomo. lo scopo “pastorale” dell’opera. le categorie della virtù della speranza. la riscoperta della virtù della speranza come dimensione trascendentale dell'uomo. nello stesso atteggiamento di abbandono fiducioso nella mani del Padre. dà fondamento alla speranza del cristiano e lo apre alla relazione con Dio. La speranza cristiana porta luce di comprensione e coraggio nell'affrontare la morte umana: il cristiano. (anche se nel nostro caso è un po' ridotto). Dopo avere centrato nella figura di Cristo l’economia della salvezza. eccheggia la prospettiva di Theilard de Chardin. C’è una particolare vicinanza anche con le categorie della teologia rahneriana : il 46 momento antropologico. caratteristiche del Vaticano II. della acategorialità della speranza. L’autore sviluppa particolarmente l’aspetto pneumatologico. della atematicità della certezza della fede. è chiamato ad affronatre come Gesù la sua morte. In questo. dinanzi alla sua speranza. all’escatologia cristiana. per dire che in essa l'uomo è messo alle strette ed è chiamato a prendere una posizione. la lettura dei “segni dei tempi”.

Nello schema è poco sviluppato anche il momento storico delle tematiche teologiche. il tema della discesa agli Inferi e del giudizio di Dio. non possono venire distrutte dalla fine del mondo.continuità nel mondo nuovo. A volte sembra fin troppo meticoloso. Lo stile dell'autore è secco e denso. ma allo stesso tempo chiaro. politiche e sociali. Pare invece assente un'attenta analisi cristologica della morte. ma anzi sono passi necessari mediante i quali il nuovo mondo viene e nei quali già sta realizzandosi il regno di Dio. Se si eccettua il capitolo sulla disputa tridentina. ma forse si tratta dei primi saggi postconciliari di una teologia nuova che vuole nutrirsi primariamente di Scrittura. Le opere buone dell’uomo. Questa mancanza va compresa all’interno di uno sforzo per superare categorie tradizionali. ma soltanto quegli elementi centrali che motivano la speranza del cristiano. che poneva un baratro abissale tra aldiqua e aldilà. Si scopre un po' alla volta la ricchezza della riflessione. non c'è quasi traccia dello sviluppo storico dei temi della speranza e della liberazione dell'uomo nella coscienza della Chiesa. intese come concretizzazioni storiche. Esegeticamente il testo è molto curato ed attinge continuamente dai dati biblici. ma anche nel particolare obiettivo che Alfaro si è proposto: egli non vuole mettere a fuoco tutti i misteri della vita di Cristo. E’ il superamento dell’escatologia apocalittica. non più sentite attuali. 38 .

Herder.Tracce di Valutazione e di Confronto: LA MORTE DELL'UOMO E LA MORTE DI CRISTO NEI DUE AUTORI Da quanto è emerso dalla lettura dei due autori. ma anche tutta la sofferta preparazione è parte integrante dell'esperienza umana del morire. 1. espone i fondamenti di una nuova teologia della morte. Conclude l'opera un capitolo dedicato alla teologia tomista. 49Ripercorriamo semplicemente alcuni titoli e sottotitoli della sua opera: BALTHASAR. Egli ha conosciuto la dura salita al Golgota. pp. in modo più evidente degli altri evangelisti. e pp. rileggendoli alla luce della morte dell'uomo49. Giovanni. Dimensioni Antropologiche della morte48. proponendo la teoria dell'opzione finale. 236-276 ( Il Cammino verso la croce): La vita di Gesù fino alla croce. 48BORDONI M. La morte di Cristo si spiega dentro la storia di un'umanità votata alla morte. Quindi passa ad un'analisi biblica sulla morte dell'uomo e di Cristo e si sofferma a cogliere il significato teologico del mistero della morte di Cristo e del mistero della morte dell'uomo. Giardino degli Ulivi. 1969. Egli ha conosciuto il dolore e la solitudine. Cristo ha patito tutta l'angoscia dell'approssimarsi della sua ora nel Giardino degli Ulivi: angoscia umana. Consegna. l'abbandono ed il tradimento: dolore umano. il dolore delle piaghe dei chiodi e la trafittura della lancia. pp. Roma. Processo e condanna. il peso della croce. che affronta la tematica della morte dell'uomo dal punto di vista dell'escatologia intermedia. vissuto in silenziosa obbedienza. L'approccio di Hans Urs von Balthasar fa della morte dell'uomo la chiave di interpretazione e di comprensione della morte di Cristo. Crocifissione. 43-53 (Morte e Speranza Cristiana). La morte di Cristo è morte pienamente umana. cerco ora di fare un confronto tra i due sul tema della morte dell'uomo. 301-317 (Il Cammino verso i Morti): Solidarietà nella morte. Si tratta di individuare la novità che la morte di Cristo porta in termini di comprensione e di esperienza alla morte dell'uomo nei due autori. L'autore. Egli ripercorre l'esperienza di morte di Gesù nel dipanarsi degli avvenimenti del Triduo. che suda sangue ed acqua. Il culmine dell'esperienza mortale di Cristo è raggiunto nella croce del Venerdì. Anche Alfaro sottolinea l'umanità della morte di Cristo: cfr ALFARO. dopo aver presentato il problema della morte nel contesto culturale del suo tempo. Hans Urs von Balthasar e Juan Alfaro. Lo Stato di morte del Figlio di Dio. Per fare questo mi valgo anche delle sollecitazioni di un'opera di Bordoni.. Dimensioni Antropologiche della morte dell'uomo. 39 . Un primo dato da sottolineare è che la morte di Cristo è strettamente intrecciata con la morte dell'uomo. secondo l'autore ancora capace di presentare una valida teologia della morte.

40 . E' la dimensione del mondo dell'oltretomba: è una dimensione che "non si vede" ma si coglie nella fede. fa trasparire nella morte in croce la realtà dell'evento. per ribadire che Cristo non era solo essere spirituale ma anche umano e terreno. è stato vissuto in pieno anche dalla natura divina. la morte dell'uomo si presenta al Figlio di Dio come situazione esistenziale del tutto speciale.insiste sulla carnalità di Cristo. Egli non ha avuto sconti: nulla della drammaticità della morte umana gli è stato risparmiato ed ha percorso puntualmente quelle che ne sono le "tappe ordinarie" . La Scrittura ce la presenta come una condizione di assoluta inattività e di mancanza di comunicazione. contro il docetismo. 52 Questo ci dice Calcedonia. oltre al simbolismo sacramentario dell'acqua e del sangue. E' il rischio del docetismo e del monofisismo. Dal momento che in Cristo natura umana e natura divina non sono giustapposte ma trovano unità ipostatica nella persona del Verbo 52. La morte umana si presenta al Verbo come la condizione di massima lontananza dal Padre. 51Hans Urs von Balthasar dà molto spazio alla tematica della discesa agli Inferi. Essa si prefigura come l'esperienza più dolorosa che egli possa patire e perciò essa diviene il gesto più scandaloso e drammatico che il Padre possa chiedere al Figlio. sofferenza e morte per la natura umana. tutto quello che è stato gioia. In uno sguardo più ampio all'interno del piano di salvezza. Ma la morte di Cristo doveva essere pienamente morte di uomo non solo ai fini di una coerenza interna della vita di Gesù. 50L'evangelista. Questo carattere"estremo". felicità ma anche dolore. 288-324 (Il Cammino verso i morti). la morte di Cristo è stata una morte pienamente umana perché in tutta la sua esistenza egli ha vissuto la solidarietà con gli uomini. Negare la pienezza dell'esperienza umana di Cristo equivale a negare la sua Incarnazione. vissuta sempre in un atteggiamento di solidarietà con il genere umano e finalizzate sempre alla redenzione dell'uomo. Innanzitutto. non un fantasma o una figura apparente50. sul sangue che esce dal costato. L'Incarnazione stessa esprime e realizza il progetto del Figlio di Dio di entrare nella realtà dell'uomo e di fare sua la natura umana. che connota l'esperienza della morte umana per il Figlio di Dio. Il detto dei Padri secondo il quale "ciò che non è assunto non può essere sanato" ci dà la chiave di lettura esatta: la morte dell'uomo non può essere redenta se Cristo non l'assume in pienezza. che ne motiva la "necessità". fa di essa il luogo privilegiato in cui egli può esprimere al Padre tutto il suo amore. Occorre ora comprendere il perché di una morte pienamente umana. proprio per dire che è il Logos in croce che soffre. pp. Questi tratti mettono in rilievo che la morte di Cristo è in pieno morte di uomo. La morte di Cristo conosce una dimensione ulteriore alla croce 51. Non ci sono altre esperienze della vita umana che possono permettere al Figlio altrettanto. Nella logica della solidarietà. Cristo sperimenta fino in fondo lo stato di morte nella discesa agli Inferi: anch'egli come tutti i morti sperimenta la condizione di sospensione vitale che caratterizza l'Ade. come è già stato rilevato: cfr BALTHASAR.

A causa di esso l'amore di Dio ha assunto i caratteri drammatici della morte infamante della croce. quell'amore che si prova nel sacrificio di sé. Il peccato. la morte di Cristo ha dei tratti del tutto propri. la morte di Cristo ci aiuta a comprendere il senso e la soluzione del dramma della morte dell'uomo. La morte del Figlio denuncia il mondo e lo trova colpevole. in quanto estremo dolore. come quella del Figlio di Dio. la morte di Cristo è morte del Figlio di Dio. per nulla comparabili a quelli della morte di un altro essere umano. Pur essendo morte pienamente umana. solo la morte umana è il luogo della sua totale spoliazione ed umiliazione. Solo essa può misurare il punto massimo fino al quale il Figlio è disposto a sacrificarsi e ad abbandonarsi nelle mani del Padre per amore del Padre e dell'umanità. sa che cosa significa essere veramente abbandonato da lui. Cristo muore di morte umana però il valore della sua morte si pone al di là di qualsiasi altra morte umana. Morte. Dinanzi al male esistente nel mondo. sacrificio di sé ed amore si trovano così inscindibilmente legate. Essa è del tutto unica e non ha corrispondenti nella storia dell'umanità. 232). L'esperienza della morte umana è il sacrificio più grande che Dio Padre potesse chiedere al Figlio. Dio non fa finta di niente: la morte in croce è giudizio di condanna del peccato dell'uomo. infatti Cristo viene ucciso proprio dall'umanità peccatrice e muore per sconfiggere il peccato. Molto più in là e molto oltre la morte di un martire. Ma tutte le esperienze della notte sia veterotestamentaria che neotestamentaria sono nel migliore dei casi approcci. in quanto come unico Figlio di Dio è incomparabile il suo abbandono da parte del Padre" (BALTHASAR. In essa il Figlio rivela il suo immenso amore. manifesta al massimo grado la potenza del male presso gli uomini e la condanna emessa da Dio contro questo male. In ciò sta la sua esclusività. 41 . Anche in questo caso. accenni lontani all'inaccessibile mistero della croce. Il Padre manifesta il suo amore per l'uomo in un mondo segnato e corrotto dal peccato. Senza il peccato del mondo. Dopo la croce 53"Solo chi ha posseduto veramente Dio nel patto. in quanto mancanza di ogni comunicazione vitale e cessazione di ogni attività. Questa rivelazione di amore prende sul serio il peccato dell'uomo. Infatti l'umanità non riconosce il Figlio di Dio e lo condanna al patibolo e così il mondo è trovato reo di colpa. 2.Solo la morte. p. La morte di Cristo è morte del Figlio di Dio. è la causa della morte in croce. Per questo la morte di Cristo redime l'uomo peccatore e solo la sua morte poteva rivelare in pienezza l'amore di Dio per l'uomo. come è stato detto. questo scandaloso dolore non sarebbe stato necessario. ottenebramento spirituale e allontanamento massimo dal Padre. Proprio perché morte del figlio di Dio. La morte di Cristo cambia lo statuto della morte dell'uomo. in quanto sacrificio che richiede al Figlio l'oscuramento della condizione divina e della sua unione con il Padre. dell'unico Figlio di Dio53. nessuna morte.

ma con Cristo è cambiato lo statuto del morire. Per l'uomo di fede. risorgendo dalla morte. Così la morte schiavitù diventa morte passaggio. a noi nota sensibilmente. La morte diventa passaggio ed incontro. segno di una relazione con Dio che si è infranta tragicamente e che può trasformarsi in un rifiuto totale di Dio. 55Cfr 42 . Nella sua opera redentrice. pp. ma proprio così egli rende possibile ai morti dopo di lui di essere 54Cfr BALTHASAR. E' passare da questa condizione. questo passaggio segna l'uscita da una condizione meno felice e l'ingresso in una più felice. 56Dopo il peccato originale. in quanto opera di Dio creatore.redentrice. ed è stato ridotto all'inattività dei refaim. il peccato contraddistingue ancora la condizione umana e l'uomo sperimenta ancora la sua fragilità e la drammaticità della morte. Questo transito permette di cogliere la pienezza del significato della morte di Cristo: un passare drammatico. E' una pasqua dall'esperienza viale a quella dell'eternità. nel giorno di domenica. Il cambiamento dello statuto della morte La vicenda salvifica di Cristo entra nella condizione umana di morte e ne cambia lo statuto. Von Balthasar sottolinea il senso nuovo che la morte acquista con Cristo: è diventata passaggio. la condizione umana è segnata dalla morte. L'autore sviluppa particolarmente il tema della Risurrezione come "risalita" di Cristo nella gloria del Padre: la morte diventa via all'incontro con Dio Padre. ma come dramma. pasqua. ma Cristo strappa con la sua morte questo segno della disobbedienza e con la sua esperienza di morte ne fa il segno dell'obbedienza e della salvezza. E' un passaggio dal bene al meglio. vissuta non più come semplice passaggio da questa vita all'altra. dalla vita terrena a quella celeste. 324-404. 324-404 ( Il cammino verso il Padre). segnato dalla fragilità creaturale dell'uomo e dal peccato. ma che sfocia nella resurrezione e nell'esaltazione del Figlio di Dio. Nella discesa agli inferi. ad un'altra che ora conosciamo solo nella fede. dalla vita corporea a quella spirituale. pp. dal momento che la vita presente non è male. La morte fisica è segno tangibile della lontananza da Dio56. Cristo sperimenta la solitudine esistenziale dei morti ed il culmine dell'umiliazione. che conosce tutte le sfumature del dolore umano e dell'umiliazione. Questo motivo è presente in ambedue gli autori. Tutto questo è trasmesso all'uomo e il cristiano percepisce nella fede che la morte è passaggio. ne modifica il senso e la fa diventare "passaggio al Padre55" e passaggio ad una nuova esistenza. passa da questa vita al Padre: il cammino verso il Padre54. è vermante morto della morte umana. luogo di sofferenza.Cristo. come castigo. Cristo ha sperimentato tutti i passaggi della morte umana. perché cessando le sofferenze della vita terrena finalmente gli è concessa la contemplazione di Dio. Questa rimane ancora banco di prova della fede del cristiano. BALTHASAR.

sperimentando lui fino al punto più profondo la poena damni. mediante il suo Spirito nella Chiesa. La morte del cristiano. Alfaro ha cercato di dimostrare come la speranza cristiana si innesti in quello che è il substrato umano della speranza (cfr ALFARO. hanno dato un nuovo significato alla morte dell'uomo. tutta l'esperienza della condizione di morte (come poena damni) ha preso su di sé tutta questa esperienza sostituendosi ad essi57.. Infatti. è messo in grado di conoscere e di partecipare nel già del presente alle realtà escatologiche: questa partecipazione nella fede al mistero di morte e resurrezione di Cristo diviene speranza. pp. 57Qui si colloca il concetto di espiazione: Cristo ha espiato. Nell'abisso profondissimo della morte. ne paga il riscatto. disintegrazione dell'esistenza dell'uomo nel mondo. risparmiando ai morti. L'evento morte. e così libera l'uomo.. è diventato incontro personale con il Dio che dà la vita ai morti. Il cristiano. ha patito al posto di. 43 . il cristiano è consacrato a morire con Cristo. pp. Il cristiano. Ma non è solo un fatto di conoscenza: il cristiano partecipa già ora alla morte e resurrezione di Cristo. 183-211). pp. la morte e resurrezione di Cristo. pp. sacramentalmente. 11-29) e come essa diventi forza liberatrice di trasformazione del mondo e della storia (cfr ALFARO. si trova in una situazione in ogni caso privilegiata rispetto al non credente: gli è concesso di conoscere quello che umanamente è possibile circa la sua morte. nella propria solidarietà con essi. La conoscenza per fede non è soltanto qualcosa di teorico. momento decisivo della risposta dell'uomo che si abbandona in sottomissione e fiducia al Dio della grazia.risparmiati dalla seconda morte. per vivere definitivamente con lui. Questo sostanziale mutamento del significato della morte si operò. conoscendo per fede il destino ultimo dell'uomo. Egli è il redentore nel senso di colui che prende su di sé gli effetti estremi del peccato al posto dell'uomo. cioè attraverso l'azione santificatrice di Cristo glorioso. esime l'uomo da essa: egli scende nell'Ade per liberare l'uomo dall'Ade e patisce l massimo della pena che spettava all'uomo a causa del peccato originale perché l'uomo ne sia liberato e sia messo di nuovo in relazione con Dio. suo Padre58. Cristo ha sofferto al posto dei peccatori il massimo della pena: il redentore. Cristo. 59Nella sua opera. nello stesso Cristo. in virtù della sua fede. Il cambiamento dello statuto della morte è un fatto accaduto una volta per tutte (hàpax) e per tutti gli uomini. fondamento della speranza cristiana. credenti e non credenti. visto che il significato della poena damni è la privazione della visione di Dio (cfr BALTHASAR. nel Battesimo e nell'Eucaristia. prima di tutto. che tocca la pura dimensione intellettuale dell'uomo: essa diviene speranza e mette in gioco tutte le energie vitali dell'uomo59. Cristo legato all'amore e vivente nell'amore del Padre. Attraverso di essi. 43-53. Alfaro prospetta la morte in Cristo come inizio di un'esistenza nuova nella speranza. apre ai morti la via verso di lui. cioè a vivere e morire in lui. Nel caso della morte. 309-316. nella sua esperienza autenticamente umana della morte e nel suo abbandono totale di obbedienza e di amore filiale all'amore e alla potenza di Dio.) 58Cfr ALFARO.

Alfaro tocca il tema della morte dell'uomo con un taglio di tipo antropologico ed escatologico. Nota conclusiva I due autori presentano due angolature diverse nell'accostarsi al mistero di Cristo: cerco ora di delinearne alcuni tratti essenziali. Alfaro approfondisce le conseguenze della morte di Cristo non tanto sull'esperienza di morte del singolo uomo. è un saggio di escatologia. Per essi. La morte dunque per il credente e per il non credente diviene passaggio e incontro con Dio. 61Cfr BALTHASAR. In questo modo. si colloca anche il destino del singolo uomo: come tutta le creazione è chiamata a 60Cfr ALFARO. avvenimento escatologico per l'umanità.La morte per il cristiano non perde nulla del suo carattere di distruzione e di enigma. passa attraverso una morte che porta i segni della redenzione. L'evento Cristo è la chiave di lettura di tutta la realtà e del fine ultimo di essa: Cristo è l'evento escatologico62 che motiva e dà fondamento all'esistente. pp. nello Spirito. In questa lettura ad ampio respiro. anticipazione della vita definitiva "con Cristo". Alfaro: un taglio antropologico-escatologico. 52-53. 129-140 (Cristo. La speranza cristiana è accettazione anticipata e permanente della morte nell'abbandono di noi stessi al Dio che risuscita i morti. ma la speranza gli dice che essa può essere accettata con coraggio cosciente nell'abbandono fiducioso alla promessa di Dio in Cristo. poiché non ha ricevuto il battesimo. sia di chi è morto prima della sua venuta. infatti. 3. pp. pp. egli vince la morte nell'abbandono di sé a Dio e nella speranza. incorporato a Cristo e vivendo "in Cristo". 44 . la storia ed il mondo). La morte vissuta e compiuta in questo atteggiamento di abbandono fiducioso in Dio diventa realmente incontro con Dio in Cristo 60. dell'umanità e del mondo. sia di chi è venuto dopo e ancora verrà. Anche chi sperimenta la morte umana dopo la venuta di Cristo e non è incorporato in lui. che è già fin d'ora comunione di vita con Cristo vivo. La sua opera. 312-313. nella discesa agli inferi. si inaugura il tempo della definitività: l'Ade era il luogo della sospensione vitale e dell'indefinita attesa di un compimento. Cristo vi introduce la definitività della croce e la definitività della decisione dei morti stessi61. ma sempre incontro con Cristo. La resurrezione di Cristo ha cambiato lo statuto della morte dell'uomo: di ogni uomo. Egli ha cambiato la condizione dei morti prima di lui. 62Cfr ALFARO. ma sul destino della storia. Non è più una morte che conduce all'Ade.

compimento in Cristo. Egli è interessato ad approfondire le varie sfaccettature del mistero di Cristo. I tempi escatologici diventano stimolo per la speranza e spingono l'uomo a trasformare il mondo e a liberarlo da tutto ciò che è oppressione ed ingiustizia. E' proprio grazie allo Spirito che la croce di Cristo. così anche l'uomo. che comincia 45 . il soggetto. Essa non è speculazione conoscitiva o contemplazione del mistero di Cristo. nella sua dimensione corporea e nella sua attività trasformatrice della realtà. ma presa di coscienza nell'oggi concreto dell'uomo delle conseguenze pratiche della fede in Cristo. la kenosi di Dio in Cristo. l'uomo non si perde ma assume un ruolo di primo piano: egli è chiamato a collaborare con Dio per costruire un mondo migliore. Von Balthasar: uno sviluppo cristologico-escatologico. anticipazione del compimento parusiaco. Il cristiano quindi non è inerte. Egli è l'oggetto della contemplazione di von Balthasar. La riflessione sull'escatologia cristiana e sulle cose future dunque diventa fonte di speranza e di trasformazione del presente. In questa ampia visione. nel quale si sviluppi sempre più il germe del regno e si realizzi già nel presente il futuro escatologico. in passiva attesa che Dio chiuda la storia e manifesti apocalitticamente le realtà escatologiche. Questa attenzione al presente storico dell'uomo e all'influsso della speranza cristiana nella azione trasformatrice dell'uomo costituisce l'elemento antropologico dell'opera. fondata su Cristo e sostenuta dall'azione dello Spirito. ma. Von Balthasar si pone sul versante cristologico-escatologico. sospinto dalla sua speranza. L'attenzione è sempre incentrata su di Cristo e ne vengono analizzati nella loro portata teologica tutti i momenti più importanti in ordine alla salvezza. nella quale campeggia Cristo come evento definitivo che attrae a sé tutta la storia e la anima con il suo Spirito. diventa egli stesso costruttore di una storia nuova. diventa forza che trasforma la storia e la libera. L'uomo collabora con Dio nella edificazione del regno: la speranza cristiana. Alfaro non si sofferma sull'escatologia intemedia. ma sull'escatologia finale: lo studio delle ultime realtà della fede diventa speranza e sorgente di energie per la liberazione dell'uomo. Questa centralità del Cristo spiega il carattere cristologico dell'opera: il mistero dell'Incarnazione viene compreso opportunamente soltanto se collocato nel disegno più ampio che è finalizzato alla Passione. cioè su quello che avviene del morente nell'intervallo tra il decesso e la parusia finale. Lo Spirito è il principio "agente" di questa trasformazione: egli rende operante e feconda la morte e risurrezione di Cristo e sostiene nel credente la speranza. per metterne in evidenza il valore e la portata ai fini della redenzione. diventa feconda ed operante nel presente storico dell'uomo di fede. attivo e passivo. più giusta e liberante. del mistero della redenzione che per mezzo di lui si compie. trova compimento in lui.

che partono da temi diversi e si muovono verso obiettivi diversi. morto e risorto. visio mortis. condanna ed espiazione del peccato. non si interessa del perché della morte di Cristo. fa nascere nel credente l'attesa gioiosa e operosa della "beata speranza e dell'avvento del Signore nostro Gesù Cristo". Il mistero di Cristo è la fonte e la scaturigine della salvezza dell'uomo: il Mysterium paschale è il punto focale del piano della salvezza di Dio realizzatosi in Cristo. le tappe del triduo. redentore della vita e della morte dell'uomo (von Balthasar). dal momento che il suo scopo è proprio quello di dimostrare come la speranza cristiana. dalla prima all'ultima pagina. La fede in Cristo redentore. concentrandosi sulla relazione che intercorre tra futuro parusiaco e presente dell'uomo.nell'Incarnazione e termina nella Passione. che sgorga dalla meditazione del mistero di Cristo. al cammino verso la croce. poena damni e in modo particolare lo sviluppo del tema della discesa agli inferi. fin giù nella discesa agli Inferi. né il dogma della discesa agli inferi. non gli sono necessarie né le categorie dell'espiazione. La centralità della redenzione in von Balthasar spiega il ricorso alle categorie di espiazione. La vita del cristiano risulta permeata già ora nel presente dalla potenza della Risurrezione che opera in lui grazie allo Spirito. Anche la posizione dell'uomo nell'opera di von Balthasar è in un certo senso secondaria: il soggetto principale è Cristo. segnano il progressivo compiersi della redenzione dell'uomo. Mi pare invece interessante rilevare come si ponga una unità armonica tra le due accentuazioni teologiche. aperta ai problemi della storia e vivificata dalla speranza cristiana (Alfaro). che non nomina nemmeno. dalla sera dell'ultima cena. La redenzione è compimento escatologico. L'evento Cristo dunque è in primo piano ed è visto nella sua valenza di evento redentore. fondata in Cristo. quanto piuttosto del perché tale morte redentrice diventa fonte di speranza e forza liberante per il credente: per fare questo. 46 . rivela una nuova immagine di Dio stesso. Alfaro invece dà all'uomo un'importanza di grande rilievo. diventa liberazione per l'uomo concreto. distruzione della morte e apertura dell'uomo a Dio. non mi sembra importante far convergere due opere e due autori. e la dimensione contemplativa. alla discesa agli inferi sino all'incontro con il Padre. La redenzione di Cristo è un evento avvenuto una volta per tutte ed ha il carattere della definitività. Infatti von Balthasar deve motivare da un punto di vista teologico il significato della morte di Cristo e perché questa morte è causa di salvezza per tutta l'umanità. che caratterizza la sua unicità e definitività. sul piano esistenziale del vissuto concreto del credente: la dimensione storico-antropologica. Alfaro. Concludendo la presente ricerca. colto nel suo mistero pasquale.