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Galleria SSchubert

Piersandro CCoelli

Domani èè uun aaltro ggiorno, forse

A Lalla Schubert Lilloni che conosce quale sia il sentimento della pittura

Organizzazione eventi espositivi Maria Grazia Iannacchino

Assistenza tecnica Valentina Gentile

Patrocinio

Iannacchino Assistenza tecnica Valentina Gentile Patrocinio Patrocinio Comune di Arluno Fotografie S. M. Rodinò

Patrocinio Comune di Arluno

Valentina Gentile Patrocinio Patrocinio Comune di Arluno Fotografie S. M. Rodinò Progettazione allestimenti arch.

Fotografie S. M. Rodinò

Progettazione allestimenti arch. Adalberto Schubert

Coordinamento editoriale Nicole Cavazzuti

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© Galleria Schubert via fontana 11 20122 Milano MI tel +39 0254101633 www.schubert.it

Piersandro Coelli

Domani è un altro giorno, forse

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Un attimo discese e si librò e durò molto più di un attimo

John Steimbeck

Indice

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Daniela Benelli

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Luigi Losa

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Valerio Adami: per Piersandro

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Roberto Roda: Un sessantottista non sessantottino

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Ettore Ceriani:Piersandro Coelli, Elogio della semplicità

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Simonetta M. Rodinò: intervista Piersandro Coelli

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Carlo Castellaneta: Versi erotici per Coelli

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Opere

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Rassegna critica

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Esposizioni

L'esperienza artistica di Piersandro Coelli ruota attorno a due forze: la prima è quella del

L'esperienza artistica di Piersandro Coelli ruota attorno a due forze: la prima è quella del suo estro e della sua passione, instancabi- li, che hanno prodotto decine di personali in Italia e all'estero; la seconda è la costanza delle sue immagini e dei suoi motivi icono- grafici, che caratterizzano uno stile e parlano un linguaggio suo, molto connotato. Ma definire uno stile in modo univoco non è sempre facile. Soprattutto quello di Coelli, che ha impatto perché attinge a fonti diver- se, mischiandole e riposizionandole con fantasia crescente: la grafica pubblicitaria, il fumetto, la foto, il collage, un "brain storming" di citazioni arstiche, il vintage. Il risultato è un racconto artistico lungo una vita, dominato da donne seduttrici e da situazioni narrative, che mescolano una certa ironia e uno sguardo ammiccante sulle cose, le persone, gli accadimenti. L'ironia è un'arma. Lo è nella paro- la scritta e lo è anche nella pittura. Coelli allude, annuisce, compone e smitizza. Questo mi sembrano le sue figure femminili, donne che giocano con l'essere guardate e che rimandano un gioco di specchi e di illusioni. Una specie di fotografia delle relazioni umane in generale, costruite su mascheramenti progressivi e concatenati. Guardando le opere di Coelli viene da pensare anche agli anni Settanta, ad un'epoca in cui l'immagine pittorica era ancora dominante, prima dell'esplosione della televisione e dello strapotere del cinema hollywoodiano. Un'immagine spesso simile ai fumetti, ma con una sua identità e dignità. Oggi le tecnologie digitali hanno sop- piantato il disegno e la manualità iconografica, togliendoci un po' di quella poesia del fumetto che non era privilegio solo dei bambi- ni.

Daniela Benelli Assessore alla Cultura Provincia di Milano

“Senza titolo”

pagina seguente: dettaglio

2002

“Senza titolo”

cm 25x35

2004

ecoline su carta

cm 60x70 ecoline su carta

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Piersandro Coelli è un artista eclettico e ironico. Il suo linguaggio è talmente ricco di sfumature e tutt’altro che scontato, da costrin- gere il suo interlocutore - noi spettatori – a sintonizzarsi sulla sua lunghezza d’onda. Ma proprio in questo stanno la difficoltà e il fascino delle opere di Coelli: il codice interpretativo non è immediato, tanto che il messaggio che ne deriva, apparentemente com- preso, si rinnova ad ogni osservazione. Non può che essere l’ironia la chiave di lettura delle opere di Coelli, il motore che guida la scelta delle sue composizioni e la sua arte, che passa attraverso diverse tecniche per comporre una realtà di cui ci dà un’interpretazione smitizzata e disincantata. L’impressione è che questo gioco di immagini, questa scelta di figure fantasticate, queste opere sognanti e poetiche siano il frutto di un divertimento lavorativo che Coelli costruisce giorno dopo giorno, con passione e precisione, nel suo atelier milanese.

E

lo spazio diventa il luogo dove maggiormente si attualizza l’ironica realtà dell’artista e della sua arte: il piccolo laboratorio creativo è

la

fucina della fama internazionale e sconfinata di un autore che ha già esposto in tutto il mondo; lo sfondo infinito e neutrale delle

sue opere è il luogo che ospita le figure ben delineate delle sue donne, tanto sensuali quanto illusorie, di fronte alle quali sicura-

mente mai si resta neutrali.

In questa fumettistica realtà Coelli ci invita ad entrare, quasi fossimo in un sogno parallelo, per cogliere appieno i suoi messaggi, tra-

smessi con un codice personalissimo che l’autore ancora sa utilizzare, andando oltre le apparenze su cui spesso si poggia la nostra quotidiana realtà.

Luigi Losa Sindaco di Arluno

“Senza titolo“ 2002 cm 25x35 ecoline su carta 10

“Senza titolo“

2002

cm 25x35 ecoline su carta

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P P e e r r P P i i e e r r s

PPeerr PPiieerrssaannddrroo

VVVVaaaalllleeeerrrriiiioooo AAAAddddaaaammmmiiii

r s s a a n n d d r r o o V V V

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“Senza titolo “ 2001 cm 25x35 ecoline su carta 12

“Senza titolo “

2001

cm 25x35 ecoline su carta

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“Senza titolo “ 1998 cm 50x50 ecoline su pastale- gno 14

“Senza titolo “

1998

cm 50x50 ecoline su pastale- gno

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UN SSESSANTOTTISTA NON SSESSANTOTTINO

RROOBBEERRTTOO RROODDAA

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Roberto Roda|UN SESSANTOTTISTA NON SESSANTOTTINO

Roberto Roda|UN SESSANTOTTISTA NON SESSANTOTTINO Senza titolo: dettaglio 2000 cm 70x50 tecnica mista su tavola 16

Senza titolo: dettaglio 2000 cm 70x50 tecnica mista su tavola

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Piersandro Coelli non è un artista facilmente etichettabile. Eppure qualcuno, cogliendo i legami linguistici e stilistici che le sue opere instaurano con gli universi dei cartoon e del fumetto, lo ha sbrigativamente ascritto alla Pop-Art, o meglio alle nutrite schiere dei figli e dei nipotini di Lichtenstein, Ramos. Warhol, Wesselmann. Fermandosi ad alcune apparenze più superficiali v'è anche chi nelle sue pitture ha ipotizzato consequenziali asso- nanze con l'italiano Valerio Adami. Ma sarà proprio vero? La cri- tica d'arte contemporanea è un territorio così labile, e spesso così volutamente impreciso, che tutto e il contrario di tutto può alla fine, per ragioni di mercato, trovarvi giustificazione. Di certo Piersandro Coelli è un trickster colto, che nelle sue opere allesti- sce un reticolo di provocatori dialogismi intertestuali, usando rife- rimenti che non appartengono solo all'universo dell'arte contem- poranea, ma anche (seppur non esclusivamente) alla comunica- zione popolare (dai cartoni animati ai fumetti, dalle stampe d'e-

poca alla pittura dozzinale di genere, dalla fotografia editoriale al cinema…) sicché i riferimenti a Tizio, Caio e Sempronio si mol- tiplicano e si stratificano, ovunque sparsi a piene mani. Rintracciarli, riconoscerli può per l'osservatore diventare un gioco coinvolgente, divertente, affatto banale. Per poter pienamente cogliere i sottintesi, chi guarda deve però entrare nel gioco sug- gerito dall'artista, soprattutto comprendere che non si tratta di mere citazioni, ma per l'appunto di dialoghi. Per "leggere" appro- fonditamente Coelli bisogna accettare gli sconfinamenti discipli- nari e superare le apparenze. Per tentare di spiegare meglio il gioco intellettuale di Coelli devo introdurre alcune considerazioni. Se osserviamo un dipinto del- l'artista confinandolo nella dimensione della sola pittura contem- poranea i rimandi ad Adami possono apparire plausibili, ma se si tiene conto dell'imprinting che gli studi di architettura hanno lasciato all'artista nato ad Arona, riesce più chiaro perché molte

nato ad Arona, riesce più chiaro perché molte Senza titolo Senza titolo Senza titolo 2002
nato ad Arona, riesce più chiaro perché molte Senza titolo Senza titolo Senza titolo 2002
nato ad Arona, riesce più chiaro perché molte Senza titolo Senza titolo Senza titolo 2002

Senza titolo

Senza titolo

Senza titolo

2002

1998

2005

cm 25x35 ecoline su carta

cm 60x50 ecoline su pastalegno

cm 50x60 dettaglio ecoline su carta

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Roberto Roda|UN SESSANTOTTISTA NON SESSANTOTTINO

Roberto Roda|UN SESSANTOTTISTA NON SESSANTOTTINO sue realizzazioni presentino una vocazione innegabile all'arredo. Se

sue realizzazioni presentino una vocazione innegabile all'arredo. Se si guardano le opere coelliane dal punto di vista differente dell'arredo e del design, si aprono nuovi imprevisti dialoghi. Adami magari si eclissa e pare insinuarsi la lezione di Ettore Sottsass jr. e dell'esperienza di Memphis. Quello che Sottsass ha soste- nuto nei riguardi del disegno industriale (il design è un modo di discutere la vita. È un modo di discutere la società, la politica, l'e- rotismo, il cibo e persino il design. Infine, è un modo di costrui- re, una possibile utopia figurativa o di costruire una metafora della vita) si adatta bene all'agire artistico di Piersandro ( si pro- vino a sostituire le parole pittura o arte al termine design), a patto

di accettare che la discussione possa contemplare anche una

salutare dose d'ironia, di intelligente sberleffo, di lucida e amabi-

le follia. Se supponiamo che Coelli stia dialogando non solo con

il mondo della pittura e del design ma anche con quello dei car- toon e del fumetto, si può scoprire che invitati a conversare nel salotto dell'artista, non ci stanno solo Adami e il guru Sottsass, ma anche, bene in vista, Heiz Edelmann, il geniale artista cecoslovacco che firmò la grafica di "Yellow Submarine", rivolu- zionario capolavoro dell'animazione filmica (1968) e persino Benito Jacovitti, l'esilarante disegnatore del "Vittorioso" e dei

fumetti di Cocco Bill e Zorry Kid. Piersandro tappezza le sue pit- ture di calzini ben sapendo che proprio un calzino fu il soggetto di una delle prime opere di successo di Roy Lichtenstein (Sock, 1961). Ma poi questa icona, che sta alle origini della Pop-Art, viene moltiplicata (e irrisa) usandola allo stesso identico modo con cui il disegnatore del "Vittorioso" punteggiava le sue caoti- che tavole fumettate di salami e lische di pesce. Per non dire dei cerotti che segnano i personaggi jacovittiani così come le gambe delle avvenenti pin-up di Coelli. Sono dialoghi sottili, forse persi- no snob, mai urlati piuttosto bisbigliati, quelli instaurati da Coelli:

affermano le contraddizioni di un artista serio che non vuole prendersi troppo sul serio. Coelli è partecipe, italica punta di diamante, di un movimento arti- stico internazionale a cui non viene dato statuto ma che, non per questo, è inesistente: certo non ha manco un nome sicché debbo, per ragioni comunicative, inventarmene uno. Sessantottismo, mi pare adeguato. I suoi aderenti, spesso così inconsapevoli da non riconoscersi nemmeno fra di loro, non sono assolutamente da confondersi con i sessantottini e i post-ses- santottini che sono, in Italia reduci patetici e un po' obnubilati, troppo spesso riconvertiti alle politiche del potere. I sessantottisti,

“Meriggio a Bellaria con mareggiata e reggiseno”: dettaglio

2007

cm 40x50 tecnica mista su tela dipinta

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invece, amano gli anni cinquanta-sessanta, non per acritica nostalgia ma perché vi riconoscono lo splendore delle loro origi- ni intellettuali, non necessariamente anagrafiche. I sessantottisti sono persone colte e curiose e sanno bene che la cultura (degli altri) è spesso come la marmellata (meno ce n'è più la si spal- ma): per questo vedono, come fumo negli occhi, quei politici che, pur senza aver mai indossato l'uniforme nazista, ogni volta che si imbattono nella parola cultura fanno incredibili sforzi di auto- controllo per fingersi democratici e non tirar fuori la luger. I ses- santottisti non stanno necessariamente a gauche, ma inneggia- no concordi al potere dell'immaginazione e della cultura, consa- pevoli che, con l'aria di restaurazione che ha iniziato a soffiare forte, occorre davvero un grandioso miracolo perchè l'immagina- zione possa andare al potere. E gli eventi miracolosi si sa mica capitano tutti i giorni. Per questo stanchi di sorbirsi l'isola dei famosi alla tv, i sessantottisti italiani sono magari disposti a fare scalzi un pellegrinaggio sino a Bologna per assistere alle epifa- nie (teatrali) della Madonna che piange sperma sfidando le ire e le messe riparatrici del vescovo felsineo e persino gli sproloqui dell'onnipresente Vittorio degli Sgarbi che dalle pagine del Carlino invoca le patrie galere non già per chi truffa, depreda, ruba e vio-

lenta ma per gli artisti che si lasciano sedurre da laici pensieri irreligiosi (certo che, a pensarci bene, la fantasia del Vittorio nazionale non ha limiti: che anche lui sia da ascrivere alle file sessantottiste? Mah!). I sessantottisti sono fermamente e politicamente scorretti, ma non amano la violenza reale, semmai adorano quella eccessiva, parodistica e sublimata della pulp-fiction perché sono convinti che un sorriso impertinente sia, alla fine, l'arma migliore. Agli avver-

sari rivolgono il motto: una risata vi seppellirà. Il Sessantottismo ha patriarchi nobili, assolutamente tricksterici: per capire di cosa stiamo parlando occorre ricordarsi almeno di Curt Stenvert (Vienna 1920-Köln 1992 ) e delle sue irridenti installazioni degli anni sessanta, dei film di Russ Meyer (Oakland 1922-Hollywood 2004), di certe poesie di Lawrence Ferlinghetti (New York 1919),

di Bruno Vidoni (Cento 1930-2001), fotografo e pittore emiliano,

che nei primi anni settanta costruiva nella pianura padana falsi reportage sul Vietnam e le rivolte irlandesi per dimostrare che la fotografia di guerra non la racconta mai giusta e dieci anni più

tardi dava forma, per riflettere sulla credulità di massa, ad un inte-

ro inesistente paese, Santa Bladina in provincia di Forlì (sic!), con

tanto di santa patrona e cultualità annessa tipo santini, ex voto,

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Roberto Roda|UN SESSANTOTTISTA NON SESSANTOTTINO

che qualcuno ancora oggi prende per buoni. Una performance artistica protrattasi per diversi anni, con svariati differenti episodi e culminata nella partecipazione poco oltre la metà degli anni ottanta ad un mega-convegno nazionale sulla cultura degli enti locali in qualità di assessore del Comune di Santa Bladina! Il Palmiro Cangini, immaginario assessore del comune di Roncofritto del comico romagnolo Paolo Cevoli avrebbe visto i natali ben più di un decennio più tardi. Per capire il Sessantottismo occorre rispolverare la lezione di Dino Buzzati (San Pellegrino1906-Milano1972) che nelle premesse a Poema a Fumetti (1969) prendeva per i fondelli i suoi più bor- ghesi e perbenisti lettori ringraziando, fra gli artisti di assodata fama che l'avevano "altamente" ispirato, anche Irwing Klaw e Mademoiselle Féline, pornografo statunitense il primo, caraibica e prorompente spogliarellista la seconda. Il Sessantottismo non è, come si può facilmente capire uno stile artistico e men che meno

pittorico, ma un modo di sentire, una filosofia di vita contro la stupidità e l'omologazione, senza rifiutare la modernità. I sessan- tottisti non sono dei goliardi e nemmeno dei nostalgici piuttosto dei resistenti. La loro lotta è quella di chi (ricordate i Fab Four di Yellow Submarine) si ostina ancora a combattere i Biechi Blu, tutti quegli zombi che vogliono ridurre il mondo ad una grigia mono- tonia. Oggi fra i nomi attivi in questo movimento di idee che attra- versa arte, letteratura, cinema, fumetto ascriverei per parte inter- nazionale (ovviamente a loro insaputa) il cartoonist Matt Groenig, creatore dei Simpson, i registi Robert Rodriguez (sessantottista assai più del suo amico Quentin Tarantino), i Thierry e Didier Poiraud di Atomik Circus, il Jim Jarmush di Coffee and Cigarettes, lo scrittore francese Daniel Pennac e ancora, per rimanere oltral- pe, il disegnatore e soggettista David B. e ancora Joann Sfar quando, insieme al già citato B., racconta a fumetti le storie di Urani, la città dei brutti sogni. Ma la lista corre il rischio di diven-

dei brutti sogni. Ma la lista corre il rischio di diven- “Solitudine ai margini del bosco
dei brutti sogni. Ma la lista corre il rischio di diven- “Solitudine ai margini del bosco
dei brutti sogni. Ma la lista corre il rischio di diven- “Solitudine ai margini del bosco

“Solitudine ai margini del bosco con ombrello”

“Senza titolo”

“Senza titolo”

2006

2007

1996

cm 50x60 tecnica mista su tela dipinta

cm 17x24 tecnica mista su carta

cm 50x35 ecoline su pastalegno

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tare un elenco telefonico se entriamo nella pittura e nell'arte con- temporanea: il sudafricano Conrad

tare un elenco telefonico se entriamo nella pittura e nell'arte con- temporanea: il sudafricano Conrad Botes, l'inglese ma berlinese d'adozione Mattew Hale, il tedesco Fabian Weinecke, le bulgare Boryana Dragoeva e Alla Georgeva, tutti questi artisti presentano

in molte loro realizzazioni spiccate tensioni sessantottiste. Nel

Sessantottismo italiano ci stanno dentro fino al collo l'iiridente pittore e scultore novarese Corrado Bonomi, gli incontenibili arti-

sti torinesi Plinio Martelli e Titti Garelli (separati nella produzione

artistica ma uniti nella vita), il filosofeggiante pittore friulano (ma svizzero di nascita) Walter Bortolossi, la dirompente scrittrice ligu-

re Claudia Salvatori, il comico zelighiano Paolo Cevoli…

Piersandro Coelli, pure lui sta qui, in buona, anzi ottima compa- gnia, col rischio di risultare incompreso, perché la critica italica non ama chi trasgredisce le regole delle discipline, chi sconfina

di qua e di là, a maggior ragione se questi sconfinamenti sono

intelligenti, pertinenti, dialogici. L'inseguimento comporta troppa fatica. Uscire dagli schemi richiede troppo impegno, troppo stu- dio. Questo è l'unico motivo perché personalità geniali e non omologabili del Novecento italiano come Alberto Savinio (pittore e scrittore), Dino Buzzati (scrittore, giornalista, pittore, critico d'ar- te), Furio Jesi (archelogo, antropologo, germanista, romanziere,

pittore) godono di fama assai inferiore ai loro meriti culturali. Si pensi a Buzzati, idealmente legato alle innovative sperimentazio- ni dialogiche intertestuali del milieu surrealista parigino che ruo- tava intono alle edizioni di Jean Jacques Pauvert, Eric Losfeld e Planète ma etichettato, sbrigativamente, come un emulo della Pop-Art perchè reo di aver dipinto dei quadri-fumetto. Eppure i primi quadri-fumetto di Buzzati sono del 1957 e dunque antici- pano quelli di Warhol di tre anni, e di almeno quattro-cinque quelli di Lichtenstein e Ramos. Sarebbe bastata, e tutt'oggi baste- rebbe, un poco di umiltà e di ricerca cronologica e interdiscipli- nare, per accorgersi che i modelli dialogici buzzatiani traggono ragione, nella fattispecie, dalla lezione pittorica di Gianfilippo Usellini, dai fumetti del "Corriere dei piccoli" (che Dino ben cono- sceva lavorando al Corriere della Sera a cui faceva capo anche la nota rivista per ragazzi), dai fumetti e dalle foto bondage del- l'underground erotico statunitense (Klaw, Willie, Stanton, Jim, Eneg, ecc.) tutto ripensato e shakerato usando le metodologie di quel surrealismo ereticale (non bretoniano) che figliò il Realismo fantastico, il gruppo Panique, i fotoracconti sperimentali di Ado Kirou e persino i fumetti di Barbarella. Basterebbe davvero poco per evitare inconsistenti luoghi comuni, quegli stessi in cui rischia

“Marinaretta in paesaggio lacustre forse austriaco”

2007

cm 63x82 tecnica mista su tela dipinta e sughero

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Roberto Roda|UN SESSANTOTTISTA NON SESSANTOTTINO

Roberto Roda|UN SESSANTOTTISTA NON SESSANTOTTINO di rimanere ingiustamente imprigionato Coelli. Dicevo di come Coelli ci

di rimanere ingiustamente imprigionato Coelli.

Dicevo di come Coelli ci imponga di travalicare le discipline o meglio ci obblighi continuamente a mutare i nostri punti di vista iconografici anche perché le sue opere da semplici pitture si sono evolute negli anni in oggetti e collage, dove il suo bagaglio cul- turale (che comprende la pittura, la letteratura, l'architettura, il design, il fumetto, il cinema, la fotografia e persino la poesia visi- va) viene tutto mescolato, tutto tritato. Piersandro prende foto, parole, fumetti, pezzi di suoi disegni e "sbatacchia" tutto insieme, magari incollandolo su vecchi dipinti, incerti e dozzinali, recupera- ti ai mercatini per due lire, pardon per due euro. L'esito è esila- rante, pur anche stravagante per via di una casualità che qual- che critico ha voluto ricondurre concettualmente, e non del tutto impropriamente, alle lezioni del dada o alla poesia futurista, ma che in realtà essendo solo apparente sembra piuttosto racco- gliere (opportunamente travisandoli) i suggerimenti di alcuni poeti

visivi, Michele Perfetti in primis. Del resto fra i poeti visivi Perfetti

è l'unico a cui il Sessantottismo non starebbe poi tanto stretto.

Poiché l'universo culturale coelliano è straordinariamente ampio,

il fruitore-osservatore per comprendere e inserirsi nei dialoghi

lanciati dall'artista dovrebbe possedere lo stesso bagaglio cultu-

rale e fors'anche dovrebbe condividerne lo stesso vissuto. Il che naturalmente è impossibile e rende non perseguibile una com- pleta decifrazione degli allestimenti. Il gioco a cui Coelli chiama l'osservatore è dunque un divertente processo investigativo (che presuppone sempre una buona dose di inconoscibilità), non trop- po dissimile da ciò che amava praticare anche Dino Buzzati nei suoi quadri-racconto. Del resto Coelli non ha mai fatto mistero di avere riservato a Buzzati e alla sua pittura narrativa molte appas- sionate attenzioni e di averla ben digerita. Più l'osservatore saprà immedesimarsi con l'artista, più saprà nel tempo accrescere le proprie conoscenze visuali, maggiormente arriverà alla appagan- te decifrazione di sempre nuovi riferimenti dialogici. Se ogni qual tanto l'osservatore tornerà ad osservare una medesima opera coelliana, sempre avrà possibilità di scorgervi qualcosa che magari prima era stato, per impreparazione di parte, impossibile notare. Rimane implicito che nel frastuono visivo allestito da Coelli ascoltare tutte le voci che dialogano accavallandosi è pratica- mente impossibile, ma alla fine è proprio questo che conferisce fascino indubbio al gioco dell'artista e alle sue divertenti opere.

“Senza titolo”

2007

cm 17x24 tecnica mista su carta

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PIERSANDRO CCOELLI Elogio ddella ssemplicità

EETTTTOORREE CCEERRIIAANNII

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Ettore Ceriani|PIERSANDRO COELLI - ELOGIO DELLA SEMPLICITA’

Ettore Ceriani|PIERSANDRO COELLI - ELOGIO DELLA SEMPLICITA’ “Senza titolo” 2006 cm 24x49x16 applicazioni su sughero

“Senza titolo”

2006

cm 24x49x16 applicazioni su sughero e piombo

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“Dio ci ha donato la vita, una cosa semplice se non fosse che noi uomini tendiamo a complicarla" così affermava un celebre scienziato in una sua pubblicazione. In effetti, se guardiamo a quanto sta succedendo nel mondo in questi ultimi decenni, possiamo notare che le cose stanno sem- pre più complicandosi, nonostante scienza e tecnologia abbiano dipanato un bel po' di problemi. E' indubbio che il mondo stia marciando a forte velocità e non tutti abbiano il passo per seguire i suoi repentini cambiamenti. Peggio ancora se si appartiene ad una nazione povera, dove il 'gap' tecnologico e culturale forma un divario che tende conti- nuamente ad allargarsi. Il cosiddetto 'villaggio globale' ha sicuramente contribuito ad ampliare gli orizzonti, ma dando prevalenza agli aspetti economi- ci, finanziari, produttivi. Invece, i confronti fra le diverse culture, che rappresentano le radici di ciascun popolo, sono stati sinora estemporanei, casuali e, quando avvengono, superficiali. Va da sé che la cultura, invece di essere fenomeno di reciproca conoscenza ed approfondimento, sia spesso messa ai margini, diventando - nelle occasioni in cui viene proposta - momento di mera curiosità, oppure prodotto che soggiace alle leggi

commerciali. Del resto, la 'globalizzazione' non ha necessità di approfondi- mento e di sollecitazione intellettuale. Come lo stesso termine lascia chiaramente intendere, la sua principale finalità è quella di trasformare il mondo in un'unica regione pianificata. La più vasta possibile, dominata da poche regole, in cui il singolo, specie quando diverge o diventa un ostacolo, va accantonato. La per- sona non è considerata protagonista, ma utente. Esattamente il contrario dei fondamenti su cui si basa l'arte, nella quale conta la personalità, intesa quale suprema esperienza dell'Essere (ovviamente in tutte le sue varianti). Nel mondo contemporaneo siamo così in presenza di un ridut- tivismo diffuso. In tutti i campi muta a volte (ma non troppo) la veste esteriore, mentre i contenuti sono praticamente gli stessi, poiché vale la legge della massima diffusione e del più vasto uti- lizzo. Una tendenza che, pur nel dovuto rispetto a chi opera intelligen- temente nei diversi settori, definiremmo 'pubblicitaria' in quanto gioca molto non sulla sensibilità dei singoli, ma sulle preferenze medie dei più. Del resto, sono la stessa fragilità della società contemporanea e

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Ettore Ceriani|PIERSANDRO COELLI - ELOGIO DELLA SEMPLICITA’

Ettore Ceriani|PIERSANDRO COELLI - ELOGIO DELLA SEMPLICITA’ la fretta che la contraddistingue ad incanalare le nostre

la fretta che la contraddistingue ad incanalare le nostre esigen-

ze, materiali e psichiche, su false piste. Se un individuo non ha il tempo per riflettere, è costretto a demandare tale facoltà ad altri, che fanno per lui pure le scelte, ovviamente sulla base della loro discrezionalità, votata al principio

economico del massimo utile con il minimo sforzo.

In arte, la situazione risulta ulteriormente peggiorata dal fatto che

a tendenze e movimenti aperti a tensioni universali sono andati

sostituendosi linguaggi personali portati a misurarsi non sulla

base di valori fondanti e motivanti, ma sul clamore, sulla rottura, sull'escamotage. Oggi nelle mostre maggiormente propagandate conta l'evento in se stesso più del contenuto. Non c'è quindi da meravigliarsi se

ai valori da sempre legati al 'fare arte' si sono sostituiti strata-

gemmi fortemente indirizzati verso la massima possibilità di pub- blicizzazione. Uno dei valori dimenticati è la semplicità, quella semplicità che risulta necessaria per dare via libera alle emozioni più sincere, per raggiungere la poesia, per far sì che l'opera d'arte sia veramente mezzo di comunicazione. La semplicità è diventata qualità rara al mondo, specialmente in

un'epoca, come l'attuale, in cui la fretta sotto le stelle è molta. Chi riflette ama analizzare, confrontarsi, risalire al significato pro- fondo dell'Essere. Proprio per questo la semplicità non può esse- re confusa con il semplicismo. Quando la sintesi nasce dalla semplicità è sentimento, quando nasce dal semplicismo è bana- lità. Il poeta belga Jacques Brel soleva dire che "artista è colui che invecchia senza diventare adulto". Non a caso, tanti grandi artisti (Picasso fra i primi) hanno sentito l'esigenza di guardare all'uni- verso dei bambini, quasi a voler purificare la loro arte dalla pre- tenziosità dei tempi e dalle incrostazioni della retorica.

Ho riscoperto il valore della semplicità una domenica mattina, andando a far visita a Piersandro Coelli nel suo studio di Milano. Ho avuto così modo di rendermi conto, proprio dalle sue opere iniziali, che è un requisito fondamentale del suo approccio all'ar- te, un bisogno connaturato di risalire alle radici dell'emozione. Piersandro mi ha mostrato alcuni piccoli lavori che avevano come soggetto gruppetti di case. Composizioni lineari, apparentemente (ma solo apparentemente) elementari, però sublimate da colori chiari e luminosi, più immaginari che reali. Impostata sulla tradi-

“Senza titolo”

2004

cm 60x70 ecoline su carta

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zionale struttura centrata, portata a chiudere lo spazio in avanti come a voler inglobare l'osservatore permeandolo di sollecitazio-

ni primarie, in modo da permettere alla stringatezza strutturale del

dipinto di accompagnare la scansione intima. Le sue immagini intendono però penetrare nel corpo degli even- ti umani e non arrivare ad un loro rigoroso trascendimento. Non c'è quindi la ricerca di una estrema purezza della forma, ma piut- tosto il maturare un fatto visivo per arrivare all'essenza, come percezione di articolazioni temporali, nell'intento di riportare alla luce una loro primigenia forza intrinseca. Questa forza intrinseca rimarrà caratterizzante pure nelle succes- sive definizioni d'esiti e permetterà, anche nelle composizioni più assiepate, di mantenere un ordine vitale.

Sembra infatti che l'artista voglia preservare l'originale percezione

di ogni elemento dell'immagine da possibili travisamenti.

Un passaggio significativo della sua pittura, attraverso i vari cicli che contrassegnano lo sviluppo della sua identità stilistica, avvie- ne quando lo spazio, sino a quel momento naturalistico, si tra- sforma in dimensione virtuale, non più legata ai condizionamenti fisici del supporto ma alle molteplici speculazioni mentali.

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Uno spazio elastico, pronto a flettersi o ad ampliarsi a seconda delle necessità, ma che prescinde dalle regole dell'oggettività, pur mantenendone le forme. Uno spazio in cui può esserci indiffe- rentemente tutto e niente, nel quale si assiste ad una distribu- zione uniforme dei centri d'interesse visivo. In questo spazio le forme fluttuano, libere da rapporti chiaroscurali e da schemi pre- costituiti, come un'immensa riserva di rivelazioni, amalgamando - al di fuori di qualsiasi ordine cronologico - memoria e realtà entro un unico insieme emblematico. In realtà, quella di Coelli è la dimensione della vita entro cui si saldano passato e presente, un palcoscenico capiente che rac- coglie vissuto, incontri, sospiri, intuizioni momentanee ed espe- rienze destinate a durare. Non a caso ho parlato di palcoscenico perché, per certi versi, il suo armonico dispiegamento sul supporto assomiglia all'opera lirica, dove i personaggi, invece di parlare, cantano fra loro, e can- tano anche quando riflettono per conto proprio, spesso inspiega- bilmente non sentiti da chi gli sta accanto. All'opera, le emozioni, gli affetti e persino i fatti si sentono prima che se ne capiscano le parole che li esprimono. Ecco, nei lavori di Piersandro c'è una realtà che esce dai tempi

Ettore Ceriani|PIERSANDRO COELLI - ELOGIO DELLA SEMPLICITA’

e dai modi del quotidiano, che raccoglie nello stesso ambito

legato ad un quadro esposto nel 1956 durante una mostra rac-

accadimenti e pensieri, impulsi e riflessioni, in quanto la realtà

Inizialmente siamo stati in molti a sbagliare, adottando per le

colta sotto il titolo " Questo è futuro" alla Whitechapel Art Gallery

'personale' non è il frutto di un particolare momento, ma un con-

di

Londra.

tinuo sommarsi di acquisizioni, dove ogni oggetto, ogni cosa, ogni figura non è mai a se stante, ma nasce da un determinato entro-

Ma il modo con cui l'ambiente artistico americano l'ha pronta- mente adottata, facendola sua, ci fa pensare che avesse piena-

terra, ha una sua precisa identità, è in rapporto mutabile con le

mente maturato i prodromi per accogliere tale apporto artistico.

altre. Come un mosaico, in cui ogni tessera ha una sua funzio-

In

seguito la 'Pop Art' è diventata un contenitore in cui è stato

ne, un proprio posto, pur essendo incastonata fra le altre.

messo un po' di tutto e proprio per questo ha finito per perde-

Ecco perché, nelle sue immagini, pur essendoci uno stretto rap-

re

le sue caratteristiche principali, sino a degenerare.

porto di sintonia (non solo pittorica) fra gli elementi riportati sulla superficie, ciascuno di loro ha uno spazio netto e compiuto, che corrisponde rigorosamente alla misura del riporto in carta colora- to, quasi a volersi staccare dalla materia indeterminata, a voler ribadire una propria storia. Da quante vicende è formata la vita!

Per quanto lo spazio di Coelli sia virtuale, non è mai asettico, né ritagliato attorno ad un soggetto centrale destinato a proporsi emblematicamente allo sguardo dell'osservatore. Spesso, quando ad esempio diventa cielo 'stellato', si tramuta in una proiezione a forte impatto emotivo, addirittura intensamente poetica, ed assor- be gli elementi che formano la composizione, li ingloba. Il lin- guaggio di Piersandro, non scade mai al livello di sub-cultura, in

opere di Coelli il termine 'Pop Art' . Forse per la fretta che tutta

ciò aiutato da una fine ironia che gli permette di volare alto. Anzi,

la

critica ha di catalogare entro registri di vasta popolarità. Prima

proprio per il modo con cui è enunciato, lascia sottendere un

di

tutto perché la 'Pop Art' è un fenomeno che si identifica con

entroterra sostanzialmente umanistico e di vaste connessioni let-

un contesto tipicamente americano. Sappiamo che il primo esempio di pittura 'Pop' appartiene a Richard Hamilton ed è

terarie. Così, questi elementi fluttuanti destinati a solidificarsi nella

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memoria, anche quando appartengono alle funzioni della quoti- dianità sembrano essere animati da una propria

memoria, anche quando appartengono alle funzioni della quoti- dianità sembrano essere animati da una propria autonomia distintiva, che nasce dal contatto con la persona. E' la stessa

relatività della condizione umana a sublimarne il ruolo. Un ogget-

to usato da una persona cara, per quanto comune, non sarà mai

una cosa qualsiasi, ma un oggetto particolare e ad offrire la misura del suo valore non sarà la sua funzione, ma il suo signi- ficato. La tecnica usata da Piersandro, che ritaglia tali oggetti o figure o

loro particolari, li colora e poi li imprime sul fondo, ci sembra un tentativo di nobilitare questi elementi, uno per uno, nell'ambito del contesto pittorico che li accoglie.

E quando, più avanti, apre un nuovo ciclo, caratterizzato dagli

ambienti, dalle sovrastrutture e dagli orpelli che distinguono le funzioni e le tipologie dei vari lavori, al di là dell'assiepamento che tende a evidenziare il caos della nostra epoca, anche in tali icone

è ben presente il registro del vissuto.

L'esempio che intravedo dietro tali composizioni è quello di una formazione corale in cui ogni voce ha una sua tonalità particola- re, una sua funzione, un suo valore, pur facendo parte di un insieme che segue un unico spartito. Lo spartito naturalmente è

l'uomo, dentro il quale questi valori vengono dipanati. Altra icona che ricorre spesso nella pittura di Coelli è quella lega- ta ad una nota confezione di cioccolatini. Dapprima potrebbe sembrare una larvata denuncia della strumentalizzazione, anche sentimentale, che la pubblicità effettua subdolamente a livello di inconscio popolare. Larvata perché l'artista non è abituato a declamare, ma suggeri- sce, usa i toni ed i modi pacati di una discussione serena, dove non vale il primo impatto, ma le svariate circostanze che lo determinano. Non è denuncia, ma semmai il tentativo di recuperare l'icona da un ambito riduttivo che non è suo, per arrivare a ripristinare, nella rigorosa interpretazione del bianco e nero, le sue prerogative ori- ginali, innestandole in una trama pittorica che ne valorizzi pie- namente le sue potenzialità espressive. Non a caso, Piersandro la riporta così com'è, senza effettuare alcun ritocco, attribuendole la valenza di un antico reperto final- mente tornato alla luce. Ecco un ulteriore esempio di semplicità poetica, intesa come naturale capacità di arrivare all'essenza delle cose.

“Senza titolo”

2003

cm 25x35 Ecoline su carta

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Ettore Ceriani|PIERSANDRO COELLI - ELOGIO DELLA SEMPLICITA’

Ettore Ceriani|PIERSANDRO COELLI - ELOGIO DELLA SEMPLICITA’ La figura femminile è un altro elemento ricorrente

La figura femminile è un altro elemento ricorrente nell'arte di

Ogni tanto Piersandro frequenta qualche mercatino ed acquista

tele di intonazione popolare dove i paesaggi tendono a declina-

Coelli. E' una donna ricondotta a simbolo, lontana da qualsiasi

zioni fiabesche. In questi panorami improbabili, nei quali l'ingenui-

tentativo di raffigurazioni fisionomiche. Intera o frammentata in

della rappresentazione arriva spesso all'assurdo, inserisce com-

particolari, spesso rappresentata da un indumento o da un aggeggio che introduce alla femminilità, da una morbida curvatu-

binazioni di figure e di oggetti, tentando una difficile mediazione estetica, ma nel contempo cercando mediazioni forti che, proprio

ra di linea o da una stesura di colore tenero, non ha mai un signi-

a

causa delle loro incongruenze temporali e strutturali, portano

ficato univoco. In realtà, la donna è la dimensione più evidente della vita, con

alla riflessione. Una riflessione che richiede una interpretazione 'intuitiva', chia-

tutti i suoi limiti, ma anche con tutte le sue eterne illusioni. Spesso

mando l'osservatore ad immettere la personale visione della vita,

rappresenta quella parte dell'uomo che lo stesso non conosce, il

la

sua esperienza intellettuale, la mentalità del suo tempo, gon-

mistero dell'esistenza; altre volte è la concretezza cui ci dobbia- mo adattare, altre ancora è la possibilità di sognare e di andare

fiandole o sgonfiandole a suo arbitrio. La presenza di un fondale che costringe a ritornare a ritroso nel

oltre le contingenze della quotidianità. Insomma, la donna è la vita

tempo, ad un'epoca antecedente, smorza la fretta dei nostri gior-

nella sua globalità, comprendente anche quella parte che spesso

ni

e costringe a ripensamenti.

trascuriamo.

In

un piccolo e divertente catalogo, 'Storia dell'Arte-Volume 3°', per

Proprio per tale molteplicità di significati assunti di volta in volta, l'elemento femminile è la linea di continuità che attraversa i vari cicli affrontati dall'artista, in qualsiasi modo e con qualsiasi parti- colare venga rappresentata.

una mostra alla Galleria Schubert (2001), Coelli parla delle sue 'sculture'. Se pensiamo alla scultura in senso classico, la defini- zione ci sembra un po' rischiosa. E' però anche vero che tutto nella sua arte non rispetta steccati e convenzioni. Ma è poi così importante che un'opera d'arte si chiami scultura, quadro o instal- lazione?

“Senza titolo”

2004

cm 60x70 ecoline su carta

30

Nei quadri, alcuni elementi compositivi sono spesso inseriti ai confini della superficie dipinta, quasi volessero uscire, andare oltre i limiti coercitivi della rappresentazione, mossi da una forza miste- riosa che li fa vivere. Quando un paio di gambe femminili pen- zolano dall'alto sorge immediata l'idea che oltre vi sia il resto del corpo, in un prolungamento ideale che però non si vede. Si può solo prefigurare, dando spazio alla immaginazione. Ciò è dovuto al dinamismo intrinseco dei suoi lavori, più menta-

le che fisico, che coinvolge l'osservatore in un processo specula-

tivo. Negli anni del secondo dopoguerra, periodo nel quale Coelli attin-

ge parecchio, in molte case venivano allestiti degli 'altarini popo- lari', diversissimi fra loro per composizione e gusto. Tali altarini che

di solito venivano posati su un mobile, raccoglievano foto, statui-

ne, oggetti, immaginette, cartoline, ecc. Insomma, un po' di tutto, assemblato senza distinzioni di tempo e per questo considerati come una memoria di famiglia, sempre aperta a nuove aggiun- te. Senza arrivare a sostenere che il 'futuro non esiste'', la relazione con il passato è implicita nella vita e nella concezione del tempo. Sant'Agostino diceva che 'Non esistono, propriamente parlando,

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tre tempi, il passato, il presente e il futuro, bensi' tre presenti: il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro'. Ecco perché le 'sculture' di Coelli mi ricordano tali altarini, in con- tinuo divenire nel corso degli anni, dove coesistono i tre tempi di un continuo presente ed un unico attore: l'uomo.

Da molti anni Piersandro Coelli sta compiendo un articolato e sin- golare viaggio nel mondo dell'arte, osservando, riflettendo, tra- scrivendo con segni e colori il suo multiforme vissuto. Che la dimensione sia temporale o immaginaria, il viaggio è in ogni caso un muoversi verso un altrove, che talvolta significa la trasforma- zione del viaggiatore in un altro, perché il cambiamento è prima di tutto modificazione mentale di ciò che si è o si crede di esse- re. Diceva Khalil Gibran: 'Sono un viaggiatore e un navigatore, e ogni giorno scopro qualche nuova regione dentro la mia anima'.

“Senza titolo” 2007 cm 20x30 tecnica mista su carta 32

“Senza titolo”

2007

cm 20x30 tecnica mista su carta

32

MERCI, MMONSIEUR DDEGAS

PPaarroollee cchhee SSIIMMOONNEETTTTAA MM RROODDIINNOO'' ddoommaannddaa aa PPIIEERRSSAANNDDRROO CCOOEELLLLII

33

Simonetta M. Rodinò|MERCI,MONSIEUR DEGAS

Simonetta M. Rodinò|MERCI,MONSIEUR DEGAS 34

34

Significati, simbologie, astrazioni, introspezioni, analisi: cosa significa dipingere per te? A dire la verità ci

Significati, simbologie, astrazioni, introspezioni, analisi: cosa significa dipingere per te?

A dire la verità ci si siede sopra lo sgabello. Davanti al tavolo. Io

dipingo in orizzontale. E si inizia a disegnare. E tutto è semplice.

O almeno così lo era all’inizio. Perché: “dipingere non è molto

difficile quando non ci sai fare. Ma quando si incomincia a saper-

ci fare, allora le cose cambiano”.

Ma questa è una frase di Degas, che pare fosse una malalin- gua.

Quali allora i cambiamenti dal tuo inizio ad oggi?

biano. Ma il metodo è rimasto il medesimo. Un po’ come quel-

lo del bambino con le matite colorate.

I bambini, col loro modo ingenuo, a volte riescono a stupirci, mescolando sui loro fogli fantasia, colore e pura innocenza.

Li ho visti i bambini, accompagnati dalla maestra, nei musei e

specialmente in Francia. Davanti ai quadroni. Se ne stanno sedu-

ti per terra. Mangiano il panino, fanno le briciole e copiano. In

realtà fanno pasticci. Ma bellissimi pasticci. Molto migliori di certe pomponeggianti Madonne strabiche. Che allattano improbabili bambolotti macrocefali con il nome di Gesù Bambino. Il tutto

E,

di fatto, tanti anni fa la matita, o la fusaggine, il carboncino o

sotto gli occhi caramellosi di un San Sebastiano sorridente a causa delle trentasette frecce che lo trafiggono. Spesso, in basso

Che cosa pensi delle collezioni dei Musei?

il

pastello andavano da soli. Mi preoccupavo essenzialmente di

a destra, vi è un setter bastardo probabilmente incrociato, a giu-

usare la matita giusta, morbida o dura, 5B o HB, per il tratteg- gio giusto. E di disegnare i contorni delle cose. Poi quei contor- ni li coloravo. Con l’ecoline, i pastelli a cera, l’acrilico; quasi mai

dicare dalla coda, con un maialino d’India.

con l’olio. Ed era tutto qui. Oggi, forse, disegno i contorni dei pensieri. E non so più bene la differenza tra una mina 5B ed una HB. Ecco dove le cose cam-

Bisognerebbe selezionare meglio i quadri esposti nei musei. E magari, anziché appendere chilometri di Mattia Preti o di Carlo

“Senza titolo”

“Senza titolo”

2001

2000

cm 60x50 tecnica mista su tavola

cm 50x50 tecnica mista su tavola

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Simonetta M. Rodinò|MERCI,MONSIEUR DEGAS

Simonetta M. Rodinò|MERCI,MONSIEUR DEGAS Maratti o, che so, Francesco Solimena, incollare alle pareti i foglietti

Maratti o, che so, Francesco Solimena, incollare alle pareti i foglietti colorati di Martina, di Nicole e di Simonetta: allieve della terza B. E la pensava così anche un certo Huysmans se già a fine ‘800, in “Á rebours”, scriveva di quelle azimate famiglie pari- gine che la domenica, in una noia estatica, sfilavano davanti a certe atrocità esposte al Louvre. Insomma, datemi meno musei, ma datemeli migliori. Datemi più bambini e meno scuola.

Ma la formazione è non solo necessaria ma anche fondamen- tale: altrimenti si verificherebbe non solo il trionfo dell’improv- visazione, ma anche quello del kitch. E già ne vediamo parec- chio in giro.

Certo: bisogna imparare, ma la cosa difficile è dimenticare. Così, quando non ci si sa fare, si impara a disegnare una casa, un fiore, un’automobile (che è più difficile). Il fatto è che, dopo, non importano più la casa, il fiore o l’automobile (che resta difficile). Ma il loro volume, i loro rapporti. Ed è lì che le cose incomincia- no ad essere impegnative per davvero. L’automobile la si può anche eliminare perché nessuno ordina di fare a tutti i costi le

cose più difficili. Ma i rapporti tra le cose, quelli non li si posso- no eliminare. E si incomincia a costruirsi un proprio schema, una propria geometria che a volte rischiano di diventare una gabbia. Si inventano le proprie regole. Che non sono quelle dei 112 manuali intitolati: “Come dipingere in 14 facili lezioni”. Manuali responsabili dell’esistenza di 627.893 pittori che davanti ad un Fontana o ad un Capogrossi possono dire con orgoglioso disprezzo: “Sono capace di farlo anch’io”.

Molti artisti si sono conformati ad una regolamentazione seve- ra e rigorosa, penso al Kandinsky di “Punto, linea e superficie” o ai ‘Programmes’ di Vasarely. Tu quali regole segui?

Ma, per me, non si può chiedere a chi dipinge davvero quali siano le sue regole. Semplicemente: le sa. E spesso le sbaglia. Quando questo accade nascono i quadri migliori. In una parola voglio dire che bisogna essere capaci di sgrammaticare. Purchè si conosca la grammatica. Poi, mi vengono dubbi che anche que- sto sia esatto, ma lasciamo stare. Per esempio, io ho fatti quelli che pomposamente si possono chiamare “cicli”. Una serie di “Madonnine”, “Rifacimenti di quadri

“Senza titolo”

1996

cm 60x70 ecoline su pastalegno

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dell’otto e novecento”, “Titoli di libri”, una che si può chiamare “On the road” ed altre serie che ora non mi vengono in mente. Più

o meno è sempre andata così

Hai già in mente come verrà un quadro, o il processo creati- vo matura parallelamente alla componente tecnica?

I primi quadri di quello che possiamo chiamare, tanto per darsi

delle arie, “periodo” nascono da un’idea. E chissà come viene quell’idea? E camminano veloci. Perché si ha fretta di tramutare

in immagini quel pensiero nato magari in metropolitana o men-

tre si fa colazione o si è fermi ad un semaforo. Poi è come sedi-

mentato. Ed allora si cura maggiormente sia il quadro che l’idea.

Li si affinano. Si è più attenti. Se metto una cosa in basso a

destra deve essere bilanciata da un’altra al centro. Che a sua volta deve concatenarsi con una in alto. E poi se c’è un colore

freddo, e può essere perché il primo colore che stendo è sem- pre quello che mi capita in mano a caso, lo debbo armonizzare con uno caldo; un tono chiaro con uno scuro. Non è difficile, ma

incomincia a divenirlo, inizia ad essere pittura. Poi, quando se ne

è completamente padroni, si inizia a limare, a raffinare, direi a

gigioneggiare. E’ l’idea che se ne è andata e rimane solo la tec- nica. E allora bisogna smettere. O almeno io credo che sia così. Perché si rischia di fare l’accademia di se stessi. O comunque non

ci si diverte più. E qui preferisco non pensare a quanti “mostri

sacri” dell’arte hanno rifatto se stessi. Sì, certo: c’è il mercato, il successo, l’immagine, i soldi. Ci sono troppe cose intorno all’ar- te. Che dovrebbe essere sola. Non voglio essere io a pontificare. Scherzosamente potevano farlo Baj e Guttuso. Parlando di

Morandi. Più o meno dicevano: “che noia, una vita passata a

dipingere bottiglie”. Nel caso specifico penso proprio sbagliasse-

ro perché, per tutta una vita, Morandi ha fatte bottiglie che non

per tutta una vita, Morandi ha fatte bottiglie che non “Senza titolo” “Senza titolo” “Senza
per tutta una vita, Morandi ha fatte bottiglie che non “Senza titolo” “Senza titolo” “Senza
per tutta una vita, Morandi ha fatte bottiglie che non “Senza titolo” “Senza titolo” “Senza

“Senza titolo”

“Senza titolo”

“Senza titolo”

2005

2006

2006

cm 31x35x20 applicazione su sughero e piombo

cm 32x34x3 applicazione su sughero e piombo

cm 54x56 acrilico su legno sagomato

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Simonetta M. Rodinò|MERCI,MONSIEUR DEGAS

erano niente male anche se forse, ma questa è un’altra storia, avrei preferito che qualcuna contenesse un sano Lambrusco della sua terra. E penso anche che si divertisse a dipingerle. Comunque, quando si capisce che si rischia di essere la copia di se stessi, è meglio passare ad un’altra idea. Perché la copia di se stessi vuol dire cercare di fare un quadro più bello. E penso non ci sia nulla di peggio, per un pittore, che voler fare un qua- dro bello. Riuscirà magari ad ingannare il pubblico. Ma mentirà a se stesso. Ecco perché bisogna passare ad un’altra idea. Non foss’altro per il gusto di ricominciare.

Ma da dove nasce l’idea?

Già, ma l’idea, questa come viene? Come viene l’ispirazione? Che è un bellissimo concetto. Forse un po’ troppo romantico. Non si

è sempre dei giovani Werther. E non si può starsene lì a medi-

tare sul significato della vita e sul destino dopo la morte. Come

in un tumultuoso quadro di Friedrich dove il viandante aspetta e

aspetta. Anche perché a furia di aspettare i pittori invecchiano.

Almeno in età. Non dovrebbero nello spirito. E poi non credo più

di tanto al così detto artista che se ne sta lì, a cercarla tra le

nuvole. L’ispirazione. Bisogna, Leopardi mi perdoni, andare a vedere cosa c’è oltre la siepe. Altrimenti si rischia di non dipin-

gere. Un pittore così farebbe meglio ad andare al cinema. E se non vi sono buoni film potrebbe, meglio ancora, andare a donne. Chissà che lì, al cinema dico, non gli venga un’idea. L’importante però è non tirare fuori un taccuino per appuntarsela. A parte il ridicolo anacronismo della cosa, che fa tanto acquerellista dell’Ottocento, deve rimanere da sola nella mente. Se se ne va, vuol dire che non era buona.

sola nella mente. Se se ne va, vuol dire che non era buona. “Senza titolo” “Senza
sola nella mente. Se se ne va, vuol dire che non era buona. “Senza titolo” “Senza
sola nella mente. Se se ne va, vuol dire che non era buona. “Senza titolo” “Senza

“Senza titolo”

“Senza titolo”

“Senza titolo”

1996

1995

1995

cm 40x50 ecoline su pasta legno

cm 45x45 ecoline su pasta legno

cm 40x45 ecoline su pasta legno

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Il tuo dunque è quello che oggi si definisce work in progress. No, è un

Il tuo dunque è quello che oggi si definisce work in progress.

No, è un lavorare continuo e non m’importa se non faccio pro- gressi. Il work in progress lasciamolo ai pubblicitari o ai bancari, ai pittori lasciamo la fantasia che non ha programmi di progres- so. Si lavora e basta. Ognuno col suo metodo. Io per esempio non faccio mai bozzetti. Sarebbero crogiuoli di appunti, di idee.

ne, di tempo. Ecco perché nello studio raramente tengo la radio

accesa e, quando lo è, cambio stazione all’apparire della nevrosi

di notizie criminalpolitiche per sintonizzarmi solamente sulla musi-

ca classica a bassissimo volume (Satie mi perdonerà se perdo qualche vibrazione delle sue Gymnopedies). Ecco perché tengo l’orologio su una sedia nell’altra stanza e procedo lentamente, con pignoleria forse eccessiva.

Ed

a che cosa mi servirebbero quando poi, dipingendo il quadro,

metterei ad inseguire altri sogni? Perché le immagini nuove

spesso vengono lavorando. Da un segno tracciato. Che può essere il contorno di una bottiglia. Però è venuto male. E fa pen- sare, che so, ad un salame. Ed allora si dipingerà una trattoria.

mi

Nulla nei tuoi lavori è affidato al caso: nessuna sbavatura, nien- te trucchi per coprire il minimo errore. Tutto sempre ‘pulito’ e perfetto.

Ma non è importante sia una trattoria od una bottiglia. Ciò che

E

questa è la mia gabbia. Li invidio quei pittori che sbagliano. Io,

importa è che sia una costruzione. Questo almeno per me. Che i quadri li costruisco.

invece, correggo spesso con la gomma. Ricordo una di quelle domande saccentemente giornalistiche fatte a Giovanni Arpino:

Ricordo che, per una mostra all’estero, la gallerista voleva appen-

“Cosa ci vuole per essere uno scrittore?” La risposta fu: “Il cesti-

dere accanto alla porta una sorta di manifesto. Mi ha dato un rotolo di carta alto più di due metri, una manciata di pennarelli,

no della carta straccia”. Insomma, se mi domandano cosa serve ad un pittore, io potrei rispondere: la gomma. Perché sto atten-

un’ora di tempo e mi ha detto: “Fai ciò che vuoi”. Credo di aver

to

alle distanze, ai rapporti. E questa forse è una colpa.

disegnata la cosa peggiore tra tutte quelle che ho fatte. Perché la pittura ha bisogno di silenzio e di solitudine, di concentrazio-

Molti anni fa un gallerista, che poi ha accettati i miei quadri, mi ha detto: “Sbaglia di più”. Ho fatto esattamente l’opposto. Una

“Senza titolo”

1997

cm 70x100 ecoline su pasta legno

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Simonetta M. Rodinò|MERCI,MONSIEUR DEGAS

Simonetta M. Rodinò|MERCI,MONSIEUR DEGAS parte determinante in ciò la hanno avuta le piccole sculture che ho

parte determinante in ciò la hanno avuta le piccole sculture che ho costruite con piombo, fili di ferro, fotografie e colori. E quelli

che chiamo altorilievi: fatti con sughero, un po’ di metallo, ritagli

di foto e fumetti. O le sagome di legno che ho pazientemente,

troppo pazientemente, intagliate.

Un’attenzione quasi paranoica verso il concetto di equilibrio.

In questi lavori più che mai dovevo stare attento alle misure, agli

spessori, ai punti di vista. Posso sbagliare, ma penso che la tri- dimensionalità abbia influenzato il mio successivo modo di dipin- gere. Lo ha, per così dire, baroccheggiato. Portandomi al proble- ma del mettere e del togliere. Ed alla fine è tutto lì. Nel cosa mettere o nel cosa togliere. Probabilmente Mondrian e Pollock ragionavano nello stesso modo. L’uno tendeva verso il nulla, l’altro verso il tutto. In entram-

strada di una qualunque città. C’è spazio persino per gli alberi e per un cane che fa pipì. Per un lampione e per una puttana. Per il rumore e per il silenzio. E per una coppia di vigili. Per due auto che si scontrano, una saracinesca che si abbassa ed il menù di un ristorante. Ci sono ombelichi scoperti e culi bassi e manager che passano con la loro valigetta che contiene pratiche e panini imbottiti e la ‘Gazzetta della Sport’. C’è spazio persino per un pit- tore. Che enumerando tutte queste cose non ha fatto altro che dipingere un quadro scritto. Perché, almeno per me, un quadro non è che affacciarsi alla finestra.

Il mondo che raffiguri nelle opere è il nostro quotidiano, con difetti e debolezze. Non tutti però comprendono, davanti a un tuo quadro, di non essere spettatori, ma attori delle tue scene ironiche strappati alla propria realtà.

bi

i casi l’importante è sapersi fermare. Non importa quali siano

Per questo cerco di rubare la realtà. Per questo faccio furti di foto-

le

tecniche, la concezione, la tematica od il pensiero. Io ritengo

grafie che incollo. Per questo vado per mercatini e compro per

semplicemente che in un quadro od in una scultura, oggi anche

due soldi dignitosissime ‘croste’. E poi le stravolgo con quelli che

in

un video o a maggior ragione in una installazione, ci possa

oggi sono ridicolmente, ma in modo trendy (si dice così?), chia-

stare ogni cosa. E’ un po’ come l’immagine di una qualunque

mati interventi. E poi le parole dei fumetti e brandelli di disegni

“Senza titolo”

2004

cm 70x100 ecoline su carta

40

fatti da me. In una parola: sto a guardare, rubo qualcosa ed il quadro è

fatti da me. In una parola: sto a guardare, rubo qualcosa ed il quadro è già fatto. Per farlo realmente, poi, ci vogliono sei o sette ore. E un bel po’ di concentrazione e magari anche molta fatica. Ma tutto questo è tanto bello. Forse solo per me (o comunque per ogni pittore) perché questo è il mio mondo, sono le mie idee. Ed un quadro è fatto con le idee. Ma a chi le dipinge non biso- gna chiedere quali siano.

che il quadro è finito, il pittore se le è gia dimenticate. Forse. O forse fa finta che sia così. Perché la pittura è finzione. O è real- tà? Meglio smettere se no arriviamo a Platone. E non ho mai capito se sia la natura ad imitare l’arte o il contrario. E allora chiu- do il libro della filosofia perché credo che chi dipinge debba solo dire che si mette lì, per tanti e tanti giorni della propria vita, insie- me agli strumenti del suo lavoro. Le matite, i pennelli, la colla, i pennarelli, i colori. Poi tra quegli strumenti ci metterei anche un poco di fantasia, di intelligenza e non voglio sdilinquirmi con paro-

E’ vero che Kandinsky apprezzava le persone che guardano i quadri in silenzio, ma non pensi che una tua chiarificazione

le

come poesia o cuore. E con questi suoi mezzi fa delle cose.

aiuterebbe a comprendere di più il tuo spirito, o almeno avvi-

E

tutto questo “non è molto difficile quando non ci sai fare. Ma

cinare chi lo guarda al modo di leggere un quadro come lo fai tu?

quando si incomincia a saperci fare, allora le cose cambiano”.

Ma è più che legittimo che chi guarda un quadro se ne faccia una propria idea, giusta o sbagliata che sia, purchè non ascolti i fiumi di parole che la vanagloria del così detto artista rischia di rovesciargli addosso. Se cercassi di dare una risposta potrei dive- nire un filosofo da terza liceo classico formatosi su un Bignami mal digerito. O peggio un parolaio di imbecillità patinata da canale televisivo o da rivista glamour. E poi quelle idee, una volta

Sarà vero, signor Degas? Ma, senza risposta, lo lascio nel suo studio con i suoi sogni, i suoi colori, cartoncini e pezzetti di foto sparsi ovunque, le sue mani da operaio intellettuale e le sue opere, appese fino al soffitto, che ci fanno viaggiare in un mondo onirico la cui dimensione della realtà è pura fantasia e disincanto.

“Senza titolo”

2006

cm 39x52x21 applicazione su sughero e piombo

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Versi erotici per Coelli Basta vederlo, Piersandro Coelli, come si attarda nei particolari, e come

Versi erotici per Coelli

Basta vederlo, Piersandro Coelli, come si attarda nei particolari, e come indugia a sondare negli anfratti il grado di umidore, come esplori l’intera cavità, corteggi nastri e bindelli, richiami in vita peduncoli e pistilli che subito si dispongono nell’universo pittorico del loro creatore ad assumere le forme più gradite e i colori più eccitanti, dunque l’anatomia segreta che le donne gelosamente custodiscono ma che sono felici di rivelare fingendo una sapiente noncuranza, appena l’attimo di schiudere una plica, di lasciare una fessura che tutto il suo aroma venga esaltato, e quindi la carica di rugiada che contiene, e diviene la perla luccicante distillata nell’acme del desiderio.

“Senza titolo” 2007 cm 20x30 tecnica mista su carta

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Carlo Castellaneta

pagina precedente “Senza titolo” dettaglio 200 cm 50x60 tecnica mista su tavola

O P E R E

O P E R E

O P E R E

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“Meriggio a Bellaria con mareggiata e reggiseno” 2007 cm 40x50 tecnica mista su tela dipinta

“Meriggio a Bellaria con mareggiata e reggiseno” 2007 cm 40x50 tecnica mista su tela dipinta

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“Maternità sul fiume tra le belle lavanderine” 2007 cm 50x70 tecnica mista su tela dipinta

“Maternità sul fiume tra le belle lavanderine” 2007 cm 50x70 tecnica mista su tela dipinta

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“Promontorio prealpino all’ora della toilette” 2007 cm 60x120 tecnica mista su tela dipinta 49

“Promontorio prealpino all’ora della toilette” 2007 cm 60x120 tecnica mista su tela dipinta

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“Il primo cavaliere” 2006 cm 60x80 tecnica mista su tela dipinta 50

“Il primo cavaliere” 2006 cm 60x80 tecnica mista su tela dipinta

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“Riflessi sul lago con vele, amanti e forse parrucchiera” 2006 cm 40x50 tecnica mista su

“Riflessi sul lago con vele, amanti e forse parrucchiera” 2006 cm 40x50 tecnica mista su tela dipinta

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“Guado di fiume asiatico con mutanda in altalena” 2007 cm 50x70 tecnica mista su tela

“Guado di fiume asiatico con mutanda in altalena” 2007 cm 50x70 tecnica mista su tela dipinta

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“Senza titolo” 2007 cm 20x30 tecnica mista su carta 53

“Senza titolo” 2007 cm 20x30 tecnica mista su carta

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“Senza titolo” 2007 cm 20x30 tecnica mista su carta 54

“Senza titolo” 2007 cm 20x30 tecnica mista su carta

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“Senza titolo” 2007 cm 20x30 tecnica mista su carta 55

“Senza titolo” 2007 cm 20x30 tecnica mista su carta

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“Senza titolo” 2007 cm 20x30 tecnica mista su carta 56

“Senza titolo” 2007 cm 20x30 tecnica mista su carta

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“Senza titolo” 2007 cm 20x30 tecnica mista su carta 57

“Senza titolo” 2007 cm 20x30 tecnica mista su carta

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“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta 58

“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta

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“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta 59

“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta

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“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta 60

“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta

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“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta 61

“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta

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“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta 62

“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta

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“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta 63

“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta

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“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta 64

“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta

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“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta 65

“Senza titolo” 2007 cm 17x24 tecnica mista su carta

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Rassegna ccritica
Rassegna ccritica

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RASSEGNA CRITICA

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Le immagini di Coelli sono composte come un puzzle di colori: frammenti bidimensionali contornati da

Le immagini di Coelli sono composte come un puzzle di colori: frammenti bidimensionali contornati da righe nere, affastellati con un ritmo da discomusic. Francesca Bonazzoli

I cieli di Coelli sono dei veri e propri palchi su cui si recita la commedia della vita quotidiana.

Roberto Borghi

Si ha la sensazione che Coelli sia proprio riuscito a cat- turare in extremis sulla tela qualche flash di ricordi acco- stati secondo la fantasia del loro proprietario. E’ lo scor- rimento del sogno che non tiene conto delle regole della logica ma solo della logica prodotta dall’immaginario. Luciano Caprile

Nei cieli di Coelli dimora il silenzio dei media, sono realizzati a video spento. Qui si scoprono fragili sago- me di uomini e donne forse mai nati, ma evocati a intermittenza.

Jaqueline Ceresoli

Coelli spinge avanti verso l’orizzonte cose e pensieri apparentemente in bilico ma al contrario ben ancorati al tavolo del di-segno/di-s-sdegno, ma soprattutto ai segni del quotidiano di cui riorganizza il caos. Gigiotto Del Vecchio

Coelli è un irriverente pittore serio le cui opere invadono lo spazio sia con totale noncuranza nei confronti di con- fini e tele, sia con ironia e voglia di giocare con i non- sense.

Silvia Dell’Orso

“Senza titolo”

“Senza titolo” dettaglio

2000

2005

cm 50x60 tecnica mista su tavola

cm 40x40 tecnica mista su tavola

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RASSEGNA CRITICA

RASSEGNA CRITICA Le contraddizioni di Coelli continuano fra ordine e dis- ordine, fra l’impulso a narrare

Le contraddizioni di Coelli continuano fra ordine e dis- ordine, fra l’impulso a narrare e l’attenzione alle emozio- ni. Se la contraddizione fosse una colpa, in lui sarebbe felix culpa.

Falabrino

Gian Luigi

Coelli se la deve vedere solo con se stesso quando perde, e ci fa perdere, la testa per le sue fantastiche fem- mine discinte disegnate alla maniera di un fumetto: pupe da sballo, senza chiaro scuro, soltanto un contorno netto (e crudele).

Melisa Garzonio

Coelli lascia in sospensione le immagini, gli avvenimenti e con un programmatico azzeramento delle situazioni porta in risalto soprattutto il momento elegantemente pittorico. Paolo Levi

Le opere di Piersandro Coelli sono qui non tanto per dirci una teoria dell’arte, ma per utilizzare le forme dell’arte moderna per una nuova finalità: quella impegnata a mostrare la propria sensibilità, il personale piacere di tro- varsi soggettivamente e creativamente nell’opera. Loredana Parmesani

Per Coelli la pittura è sogno, memoria anche di cose che non ha visto né conosciuto, solitudine con se stesso, e la possibilità di parlare il suo linguaggio, usando un alfabe- to che è fatto di forme e colori.

Fernanda Pivano

Nelle opere di Coelli si produce un effetto straniante tra immagini inventate e immagini vere, tra finzione fantasti- ca e realtà, ma tutto all’interno dell’universo della rappre- sentazione virtuale, in un iconico gioco di rispecchiamen-

“Senza titolo”

2006

cm 35x34x3 applicazioni su sughero e piombo

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ti linguistici.

Francesco Poli

Nel suo lavoro ritrovo la mia generazione: tutta una tribù

(tribalizzazione contro la globalizzazione) più un surreali-

smo ritagliato quasi metafisico visto dalla parte dell’oggi.

Concetto Pozzati

Coelli non chiede niente a chi lo guarda, neanche di

essere capito, soltanto di essere rispettosi delle sue

inquietudini inquietanti.

Carlo Rizzi

Quella di Coelli è una pittura in bilico tra figurazione e

astrazione, dove la realtà del quotidiano viene trasfigura-

ta da immagini deformate che evocano i ritmi del vivere

urbano tra ironia, denuncia e visione poetica.

Paolo Rizzi

Assemblando personaggi, tipi e oggetti d’ogni genere

Coelli produce quadri, sculture e altorilievi dove si respi-

ra un’aria un po’ Pop, Dada e anche da operetta.

Fabrizio Rovesti

Le scene di Coelli sono familiari, fanno parte del quotidiano, tutte risolte con un moto di spirito attento, sensibile e contempora-

con un moto di spirito attento, sensibile e contempora- “Senza titolo” “Senza titolo” “Senza
con un moto di spirito attento, sensibile e contempora- “Senza titolo” “Senza titolo” “Senza
con un moto di spirito attento, sensibile e contempora- “Senza titolo” “Senza titolo” “Senza

“Senza titolo”

“Senza titolo”

“Senza titolo”

2007

2003

2007

Øcm 19 tecnica mistasu sughero

cm 30x30 tecnica mista su tavola

Øcm 19 tecnica mista su sughero

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RASSEGNA CRITICA

neamente indagatore, ma senza ansie o patemi d’animo perché così è la gente comune, quella di tutti i giorni.

Michela Sala

Una storia in ogni opera, un continuo articolarsi di un unico rac-

conto. Tra il fumetto e il surreale Coelli ci suggerisce un’interpre-

tazione della vita stessa. Una filosofia leggera ma mai troppo

spensierata.

Andrea Schubert

Coelli ci vuole condurre per mano attraverso un mondo

che, pur apparentemente irreale, può comunicare molto di

più dell’immediata percezione di una foto patinata, di uno

spot dal montaggio serrato e dalla colonna sonora assor-

dante.

Maurizio Scudiero

Nell’à-plat a tutto campo del colore a valenza simbolica

Coelli introduce qualche frammento iconico, e il racconto

si dispiega. A tratti amaro, spesso ironico, talvolta ludico:

sempre affascinante ed elegante.

Pier Luigi Senna

Sono invenzioni appassionate, tutte da godere nella

Senna Sono invenzioni appassionate, tutte da godere nella “Senza titolo” 2005 cm 50x50 ecoline su carta

“Senza titolo”

2005

cm 50x50 ecoline su carta

nella “Senza titolo” 2005 cm 50x50 ecoline su carta “Senza titolo” “Senza titolo” 2005 2005
nella “Senza titolo” 2005 cm 50x50 ecoline su carta “Senza titolo” “Senza titolo” 2005 2005

“Senza titolo”

“Senza titolo”

2005

2005

cm 50x60

cm 70x100

ecolinesu carta

ecolinesu carta

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loro pittura agile e disinibita, tutte da scoprire che

Coelli ci regala a piene mani per parlarci della

vita e del sogno.

Giorgio Seveso

Caro Coelli, sono andato a vedere i vostri quadri, sono molto belli e mi piacciono anche i colori di alcuni. I vostri quadri sembrano dei sogni un po’ realistici e anche un po’ fantastici. Invece quelli arrotondati sono sempre belli ma non particolar- mente come gli altri.

Daniele Frizzorin (allievo di terza media)

belli ma non particolar- mente come gli altri. Daniele Frizzorin (allievo di terza media) 73 Piersandro

73

Piersandro Coelli e Martina

Personali

1995

Galleria Nuovo Aleph – Milano Galleria Spazio Libero – Milano Galleria TeArt – Torino Galleria Il Torchio di Porta Romana – Milano

1996

Galleria Microbrera – Milano Galleria Bianca Pilat – Milano Galleria Priuli agli Scalzi – Venezia Galleria James West – Londra (UK)

1997

Galleria Canonica Arte Incontro – Milano Galleria Bianca Pilat Contemporary Art – Chicago (USA) Galleria Studio Laboratorio di Anna Virando –Torino Galleria Aquifante – Busto Arsizio

1998

Galleria Artistudio – Milano Galleria Feltrinelli – Milano Galleria San Carlo – Milano Galleria Brezia – Cosenza

1999

Galleria Fonderia delle Arti – Malnate

Galleria Satura – Genova Galleria Bocca – Milano Palazzo Comunale - Carona

2000

Galleria Studio Laboratorio di Anna Virando - Torino

Galleria Arianna Sartori Arte – Mantova Galleria Fluxia – Chiavari Galleria Alphacentauri - Parma

2001

Galleria Artistudio – Milano

Alphacentauri - Parma 2001 Galleria Artistudio – Milano Galleria Schubert – Milano Galleria Il Prato dei

Galleria Schubert – Milano Galleria Il Prato dei Miracoli – Pisa Galleria Salone Colombo – Portovaltravaglia Galleria Veratti – Varese Galleria Studio Jelmoni – Piacenza

2002

Galleria Azzardo – Milano Galleria Immagini Spazio Arte - Cremona Galleria La Roggia – Pordenone Galleria L’Idioma – Ascoli Piceno Palazzo dell’Antica Pretura – Castell’Arquato Galleria Ghelfi – Montecatini Terme

2003

Galleria Schubert – Milano Galleria Bianca M. Rizzi – Milano Galleria Ghelfi – Verona

Galleria Il Collezionista – Roma

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2004

Villa Pomini – Castellanza

Galleria L’Incontro -

Galleria Schubert – Milano Ex Chiesa di San Pietro in Atrio – Como Galleria Centro Arte - Pisa Galleria Milarte - Milano

Santa Margherita

2005

Galleria Aunkan – Barcellona (Spagna) Galleria Studio Laboratorio di Anna Virando –Torino Galleria Artetadino6 – Milano Galleria Istinto – Milano

2006

Galleria Schubert – Milano Galleria Spia d’Italia – Lonato

Galleria BorgoArte – Borgosesia Galleria Tridentum - Trento

2007

D’Art Gallery – Seoul (North Korea) Galleria Milarte – Milano

Galleria Porta Rose – Garessio Castello Sabaudo – Casotto Palazzo Comunale – Canzo

2008

Galleria d’Arte Moderna – Cento Galleria Arianna Sartori Arte – Mantova Galleria Schubert - Milano Spazio Civico Museale Francesco Tonali - Arluno

- Milano Spazio Civico Museale Francesco Tonali - Arluno 76 Principali collettive e manifestazioni 1995 Galleria

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- Milano Spazio Civico Museale Francesco Tonali - Arluno 76 Principali collettive e manifestazioni 1995 Galleria

Principali collettive e manifestazioni

1995

Galleria Il Cannocchiale – Milano Galleria De Bellis – San Francisco (USA) Galleria La Crocetta – Gallarate Galleria Bianca Pilat – Milano

1996

Galleria Contemporanea – Bari Galleria San Carlo – Milano

Miart – Milano Comune di Tropea Asta Finarte – Milano Fiera Arte – Padova Comune di Cancelli Lineart – Gent (Belgio)

1997

Columbus Center – Toronto (Canada) Chapelle du Bon Pasteur – Montreal (Canada)

Galleria San Carlo – Milano

Asta Sotheby’s – Roma

Arte Fiera – Bologna

Miart – Milano

Galleria Derbylius – Milano

Fiera Arte – Padova

1998

Galleria Bianca Pilat – Milano

Galleria Arte Giappone – Milano

Comune di Maranello

Galleria Satura – Genova

Asta Rotary Club – Milano

1999

Galleria Il Tempo Ritrovato – Milano

Galleria Aquifante – Busto Arsizio

Galleria San Carlo – Milano

Asta Archè – Milano

Galleria Canonica Arte Incontro – Milano

Palazzo Aldobrandini – Frascati

2000

Sharjah Art Museum – Sharjah (Arabia)

Galleria San Carlo – Milano

Galleria Artestudio – Milano

Società Umanitaria – Milano

Galleria Schubert – Milano

Miart – Milano

Asta Christie’s – Milano

2001

Galleria Franco Cancelliere - Messina

Galleria Arte Giappone – Milano

Galleria Schubert – Milano

Galleria Artestudio – Milano

Art-Wave – Rimini

Milano Galleria Artestudio – Milano Art-Wave – Rimini 2002 Galleria Yuikaji – Kioto (Giappone) Galleria Circus

2002

Galleria Yuikaji – Kioto (Giappone) Galleria Circus – Kube Galleria Attico – Tokio Galleria Mibu - Kioto Galleria 446 – Osaka Galleria Artestudio – Milano Galleria Centro dell’Incisione – Milano Spazio Camelot – Gallarate La Permanente - Milano Galleria Ghelfi – Montecatini Terme

2003

Galleria Schubert – Milano Galleria Franco Cancelliere – Messina Galleria Studio Laboratorio di Anna Virando – Torino Galleria Comunale Arte Contemporanea – Piombino Galleria L’Incontro – Santa Margherita Ligure Museo Civico - Asti Fiera del Levante – Bari Salone del Libro – Hermillon (Francia)

2004

Palazzo del Broletto – Como Galleria Artestudio – Milano Galleria Schubert – Milano Fasco Group – Lugano (Svizzera) Foro Italico – Roma Asta Lion’s - Legnano

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2005

Galleria Arte Radici – Milano Galleria Studio Vivo – Cremona Galleria Aquifante – Busto Arsizio Fiera Civitas – Padova Galleria Studio Laboratorio di Anna Virando - Torino Galleria Artetadino6 – Milano

2006

Galleria ArtKultur – Monaco di Baviera (Germania) Palazzo Tè – Mantova Casa di Pavese – S. Stefano Belbo Ambasciata egiziana – Roma Galleria Ada Zunino – Milano Galleria Arte à – Ferrara Galleria Il Dado – Torino Galleria Dimensione Arte – Nocera

2007

Galleria Schubert – Milano Palazzo della Regione – Trento Arianna Sartori Arte – Mantova Galleria Pont-Aven – Suzzara Galleria D.A. Nuova Visione – Gallarate Palazzo Comunale - Nocera Galleria Artestudio - Milano

Pont-Aven – Suzzara Galleria D.A. Nuova Visione – Gallarate Palazzo Comunale - Nocera Galleria Artestudio -

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Non si sa dove si va, ma ci si va

Luciano Bianciardi