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Tenuta di Fessina

Venerdì 1 Maggio 2009

Sicilia Vino & Mercati

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TENUTA DI FESSINA SI PREPARA AL PRIMO IMBOTTIGLIAMENTO NELLA CANTINA-PALMENTO SULL’ETNA

La casa creata dal trio d’Oltrestretto Maestrelli-Silva- Curtaz doppia il capo, anche con un cru, della strategia in Sicilia: dal Vulcano al Val di Noto, alle terre fra Calatafimi e Segesta
Pagina a cura di Umberto Ginestra Vulcano, fra tornanti e terrazze, muri di pietra lavica e millenarie sciare nere, che batte il cuore del progetto. Per la precisione, tra 600 e 700 metri d’altitudine, in contrada Rovittello, dalle parti di Castiglione di Sicilia. È qui che il trio d’Oltrestretto ha acquistato, due anni fa, sei ettari di vigna ad alberello (ottomila ceppi ogni diecimila metri quadri), per lo più a Nerello Mascalese e con un po’ di Nerello Cappuccio. «Piante mediamente di 50-60 anni», racconta Maestrelli, responsabile commerciale e marketing, «ma la cui età in alcune zone tocca gli 80-90 anni». È per questo, svela, che Tenuta di Fessina ha messo in conto due distinti vini che riflettano i terroir che compongono la vigna, sul Vulcano. Così, Erse è un Etna Rosso Doc ottenuto dalle uve più

Le tre tessere del mosaico Sicilia
Villa Petriolo, azienda & storica dimora
N Villa Petriolo, della famiglia Maestrelli da oltre quarant’anni, si erge tra le colline toscane, a 40 chilometri da Firenze, nel territorio di Vinci che diede i natali a Leonardo. Fu antica residenza dei conti Guidi e, successivamente, dell’aristocratica famiglia degli Alessandri che ne restò in possesso per quattro secoli, a partire dal 1500. Ma Villa Petriolo non è solo una storica dimora. È anche, per i Maestrelli, un’azienda che si regge su 170 ettari tra boschi, aree a seminativo, 14 ettari di uliveto e altrettanti a vigna. Le varietà di uva coltivate sono Sangiovese, Canaiolo e Colorino. Ne nascono quattro etichette, di solo vino rosso. Sono: il Villa Petriolo Chianti Docg (otto euro in enoteca) e, tra i 20 e i 22 euro, il Chianti Docg Rosae Mnemonis; il Rosso Igt Toscana L’Imbrunire e il Rosso Igt Toscana Golpaja. La casa produce anche il Vinsanto del Chianti Doc Villa Petriolo e un olio extravergine di oliva Igp Villa Petriolo. Da segnalare, ancora, che Villa Petriolo è sede ogni anno di un omonimo concorso letterario che si propone come «veicolo ideale di un viaggio nel vino e nel suo immaginario». Il 25 giugno, la premiazione dell’edizione 2009. diecimila bottiglie da 13,5 gradi e sarà disponibile nei wine-shop sui 15 euro. Il cru sarà tappato anch’esso in diecimila pezzi ma l’indice alcolico si avvicinerà ai 14 gradi e il prezzo, nelle enoteche, si aggirerà sui 35 euro. Come i due Etna Doc, anche il vino frutto dell’ettaro e mezzo coltivato in Val di Noto (Siracusa), vedrà la luce nella cantina di contrada Rovittello. Sarà un Igt Sicilia 2008 da Nero d’Avola in purezza, vinificato unicamente in vasche d’acciaio. Sarà imbottigliato a giugno come gli altri e arriverà in autunno sul mercato. Si chiamerà Ero. Prodotto in 3.000 pezzi, costerà tra nove e dieci euro. Tanti quanti lo Chardonnay da 13,5 gradi (Se, il nome) che Curtaz ha impiantato nei cinque ettari di vigna della Sicilia occidentale. «Perché lì», chiosa il tecnico, «il suolo ricorda i terreni di Borgogna e rievoca la magìa di quelle suggestioni». (riproduzione riservata) recenti e per la cui vinificazione ci si avvale solo di contenitori d’acciaio. Il Musmeci, pure lui Etna Rosso Doc, è figlio, invece, delle vigne quasi centenarie. «Lo abbiamo chiamato così», informa l’imprenditrice, «in omaggio al signor Musmeci», ormai ottantenne ex proprietario a cui «va il merito», rimarca, «di aver conservate integre piante che sono un gioiello della natura». Il Musmeci è il cru della maiSilvia Maestrelli son. Come l’altro, che sarà messo in bottiglia a giugno per l’annata 08, sarà confezionato prima dell’estate ma con uve del 2007. Perché per più di un anno Il Musmeci è affidato alla simbiosi con il legno: fra tonneax e grandi botti da 36 ettolitri. Erse e Musmeci arriveranno sul mercato prima che finisca l’anno. Ma il primo sarà prodotto in

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l capo sarà doppiato a giugno. È tra poche settimane che Tenuta di Fessina, la piccola maison nata in Sicilia nel 2007 dalla toscana Silvia Maestrelli, dal marito Roberto Silva (milanese) e da Federico Curtaz, valdostano con casa in Piemonte, chiuderà il cerchio del suo primo imbottigliamento. A dare i natali sarà la cantina con bottaia sull’Etna che, da qualche mese, ha riportato in vita un antico palmento, datato 1700. Sarà il primo traguardo made in Sicily della strategia della vigneron che, dalle parti di Firenze (vedi box), ha in portafoglio i 170 ettari della storica Villa Petriolo. Con lei, hanno messo in cantiere l’operazione Sicilia il partner e Curtaz, agronomo, enologo e socio del tandem Maestrelli-Silva. Il mosaico ha tre tessere principali: l’Etna, il Val di Noto e, nel Trapanese, l’area a cavallo tra Calatafimi e Segesta. Ma è sul

Avvinando, in mostra 70 cantine con 450 vini
Sono 70 le case vinicole di tutt’Italia che domenica 10 e lunedì 11 maggio proporranno a Palermo le proprie etichette, in occasione di «Avvinando», il salone professionale dedicato a vini, spumanti e gastronomia di qualità. A far da cornice alla kermesse, alla terza edizione, sarà la settecentesca Villa Boscogrande. Qui, negli stand aziendali, sarà possibile raccogliere news su cantine e vini e degustare le oltre 450 etichette spedite dalle diverse regioni italiane. Oltre che dalla Sicilia, da Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Campania e Puglia. Tra gli espositori, Tasca D’Almerita, Antinori, Banfi, Allegrini, Felluga, Mastroberardino, Guido Berlucchi, Planeta, Donnafugata, Bellavista, Bertagnolli e Firriato. Il programma della rassegna prevede anche dibattiti e wine tasting guidati dai giornalisti enogastronomi Nino Aiello e Giancarlo Lo Sicco. La kermesse, che dalle 16 alle 23, sarà aperta al pubblico (costo 15 euro), è organizzata dall’associazione culturale Elitaria con il patrocinio di enti locali, Regione (assessorati al turismo e alla famiglia), Irvv e Assovini.

Vigneti, l’Irvv mette in guardia
L’allarme sul rischio peronospora in Sicilia è stato lanciato qualche giorno fa dall’Irvv. L’Istituto regionale della vite e del vino ha denunciato il profilarsi di una minaccia del tipo di quella che due anni fa mise in ginocchio gran parte del settore, nell’Isola. Con una nota, suggerisce ai viticultori di «avviare la difesa contro questo fungo nei vigneti e per le varietà in cui si è raggiunto lo stadio di sei-otto foglie dei germogli, poiché si stanno manifestando», precisa, «condizioni termiche e di umidità abbastanza favorevoli allo sviluppo delle infezioni». L’Istituto invita all’uso, «in questa fase», dei prodotti più diffusi, in commercio. Si avvalgono dei seguenti principi attivi: Mancozeb, Metiram e Folpet. Vanno impiegati, spiega, «prima delle piogge infettanti o di prolungate bagnature delle foglie, intervallando i trattamenti ogni otto giorni». L’Irvv, inoltre, consiglia alle aziende di «monitorare con attenzione l’eventuale presenza dell’oidio, che è un fungo altrettanto pericoloso». Chiude la nota dichiarando la disponibilità dei tecnici dell’ente a sopralluoghi nei campi aziendali. (riproduzione riservata)

L’ ZIENDA RECLUTA L’ENOLOGO LANDI A

Cottanera accelera sui vitigni tipici
di Alfonso S. Gurrera

Rizzuto promuove l’arte di Calabrese
Il binomio arte-vino si arricchisce di una nuova iniziativa targata Rizzuto Guccione, l’azienda agricola i cui 53 ettari di vigna si estendono a Cattolica Eraclea (Agrigento). Questa volta al centro dell’interesse di Ruggero Rizzuto è Federico Calabrese, giovane artista siciliano che esporrà fino al 3 maggio una ventina di opere inedite nel Cortile Patania, di via Patania, a Palermo. Calabrese spazia nel campo delle arti figurative e applicate. La sua è una pittura che ricrea oggetti che si integrano nelle tele in un gioco in cui la tridimensionalità diventa forma d’espressione. Così caricando il messaggio di significati che parlano mediante installazioni e attraverso l’uso parco e non di rado monocromatico, della gamma dei colori. Rizzuto Guccione ha affiancato il lancio dell’esposizione, organizzata da Minimostre di Palermo, con due cavalli di battaglia: il Piconello Chiaro, un Cabernet Sauvignon vinificato in bianco; e Riz, l’ultimo nato della maison. Quest’ultimo esce in questi giorni da uve Syrah dell’annata 2008. Ha un’etichetta d’arte: a firmarla è il pittore catalano Jorge Durall. (riproduzione riservata)

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ottanera è un’azienda dell’Etna, a nord-ovest di Castiglione di Sicilia. La governa Mariangela Cambria con i fratelli Francesco ed Emanuele (80 anni in tre). È nelle loro mani il futuro della casa, dopo la recente scomparsa del papà, Guglielmo. Ad affiancarli lo zio, Enzo Cambria. E sul fronte della produzione, l’enologo toscano Lorenzo Landi. È grazie a lui, approdato a Cottanera pochi mesi fa, che «i nostri programmi hanno avuto un’accelerazione, anzi una conversione», informa Mariangela. «Inizialmente», spiega, «avevamo puntato sui vitigni internazionali più che sugli autoctoni ma questo, col passare del tempo, ci ha fatto sentire quasi stranieri in patria». Così abbiamo pensato di ampliare il segmento delle varietà tipiche lavorando alla produzione dei «veri vini dell’Etna». Per farlo, la famiglia ha acquistato altri cinque ettari adiacenti alla proprietà con un esborso di 160 mila euro, ha spianato i terreni, impiantato nuove barbatelle di Carricante e perfezionato un protocollo di vinificazione che «renderà degno del nome, il nuovo Doc bianco. Lo terremo a battesimo», annuncia Cambrìa, «tra un anno, perché è previsto un lungo affinamento

anche in bottiglia». Ma i vitigni internazionali non sono scaduti a un ruolo secondario nel progetto d’impresa. Anzi. Per quattro etichette, i cru, è pronto uno stock di cinquemila pezzi delle annate 2004-05 che hanno completato il lungo affinamento. «Costituiranno la riserva del catalogo. Sono dotati di un parco di profumi che solo il tempo sa accumulare», chiosa Cambria. Rientrano in questa rosa, il Nume (Cabernet Sauvignon); il Sole di Sesta, un Syrah in purezza; il Grammonte, un Merlot e l’Ardenza, un Mondeuse dell’Alta Savoia. Sono tutti destinati al circuito Horeca con un prezzo, in enoteca, sui 22 euro. In tutto, la gamma dei vini Cottanera conta otto etichette, sette rossi e un bianco (prezzi, tra gli otto e i 12 euro). Oltre a quelli già citati, ci sono l’Etna Rosso, prima Doc della maison, un blend di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio; Fatagione e Barbazzale Rosso, due blend ottenuti dagli autoctoni Nerello Mascalese e Nero D’Avola, e Barbazzale Bianco, un Inzolia in purezza. In progetto c’è anche un «nuovo bianco di cui, tra breve, faremo conoscere le caratteristiche», anticipa Cambria. Complessivamente la casa tappa 400 mila bottiglie di cui il 60% è distribuito sul territorio italiano, il resto è spedito nei mercati esteri.

stasera mi bevo

Un bianco nuovo dal cuore antico
Con le uve coltivate in Sicilia in un ambiente dal grande fascino, nasce un prodotto che per sapidità e mineralità ricorda i grandi Chardonnay del nord

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resco, intorno ai 10 gradi, temperatura che permette non solo di rendere ancor più piacevole il vino ma anche di non far “sentire” subito il suo grado alcolico di 13,5 gradi. Da bere da solo, come aperitivo, pur se uno stuzzichino - salume, quadratino di formaggio o minifiletto di pesce crudo su un crostino - ci va a pennello. Meglio ancora, questo vino bianco si può bere in compagnia di primi piatti marinari, come la pasta con le sarde, per esempio, con i tagliolini ai frutti di mare e, ancora, con i frutti di mare “per i fatti loro”, anche crudi, senza altre composizioni intorno. Insomma, per questo Nakone classe 2007, annata del debutto, non c’è che l’imbarazzo della scelta e la possibilità di ampliare gli accostamenti è

a dismisura, per chi è un po’ fissato degli abbinamenti. Il vino è frutto dello chardonnay coltivato in Sicilia, in un luogo magico, su un terreno calcareo, tutto bianco alla vista, a 700 metri d’altezza e ai piedi del tempio di Segesta, elegante, perfetto e solitario, eretto circa 5 secoli a.C. dal popolo degli Elimi. I quali su queste colline trapanesi costruirono anche la città di Nakone, da cui il vino in questione ha preso il nome in etichetta. La città c’è, da qualche parte - parola di archeologi e di cronisti d’epoca - sotto le zolle e boschi, ma non è stata ancora trovata. È questione però di tempo e di tenacia. Il bianco Nakone però già le si addice, un vino “nuovo” da un vitigno che pur essendo di origini straniere ha profonde e ormai storiche radici nel

Il bicchiere
Il Nakone 2007 è un bel campionario aromatico di agrumi e frutta esotica. I profumi salgono al naso in maniera netta dando una grande sensazione di freschezza. Ecco allora opportuno l’utilizzo di un bicchiere dalla pancia larga e dall’imboccatura più stretta, affinché gli aromi si concentrino maggiormente verso la via d’uscita. I profumi percepiti dal naso con precisione e pulizia sono sempre i migliori messaggeri che invitano a sorseggiare senza esitazione il vino.

suolo siciliano. Il vino nasce dal sodalizio professionale tra un’imprenditrice toscomilanese, Silvia Maestrelli, e Federico Curtaz, valdostano, agrotecnico ed enologo di chiara fama, che esordì professionalmente tra le vigne piemontesi di Angelo Gaja prima di iniziare a fare, una dozzina d’anni fa, il consulente a tutto campo. Fu a forza di frequentare la Sicilia per diversi suoi clienti del Nord che Curtaz scovò quel magico vigneto di chardonnay ai piedi delle colonne doriche del dorato tempio di Segesta. Filari luminosi, resi ancor più evidenti dal bagliore del terreno calcareo. Ne pattugliò per un paio d’anni le capezzagne, quegli stradelli che girano intorno, assaggiò per un paio di stagioni gli acini dei grappoli, poi, sentiti i sapori e i profumi, scrutate le zolle e le nuvole, fatte le dovute riflessioni su come si poteva trarne un gran vino, propose a Silvia - talent scout di vigne e luoghi capaci, se assecondati, di svelare segreti profondi – di affittare questo vigneto, 5 ettari in un corpo solo, per un lungo periodo, in modo da poterlo poi coltivare con metodi e criteri che avessero il giusto tempo per dare risultati possibilmente sempre migliori. La vigna che ha una quindicina d’anni o poco più, appartiene a un viticoltore che produce e vende uve di diverse origini. Ben felice di essere retribuito e al tempo stesso di togliersi le incombenze di questi pochi ettari, pur continuando ad esserne proprietario, affidandoli a due persone capaci di valorizzarli. Il vino al debutto è stato prodotto in una cantina nelle vicinanze della vigna, sotto la guida di Curtaz, per vedere l’effetto che fa, ovvero per capire che prodotto sarebbe venuto fuori da un’uva così particolarmente buona. Ed è stato subito gran successo. L’annata successiva, quella non ancora in commercio, è stata fatta trasportando a razzo le uve con camion-frigorifero nella cantina aziendale sull’Etna. Ma torniamo all’annata 2007, uno Chardonnay che è nato

Il cuore in due, tra Toscana e Sicilia
a produrre Nakone 2007 è Silvia maestrelli, donna dalle sette vite, metà delle quali le passa tra la Toscana, nella grande tenuta vitivinicola di Petriolo acquistata dalla sua famiglia quasi mezzo secolo fa dalle parti della leonardesca cittadina di vinci, e la Sicilia, dove lei ha avviato nuove e affascinanti imprese. Nell’isola si trasforma in una specie di globetrotter in moto perpetuo, perché si divide tra la vigna di Segesta, nel trapanese, presa in affitto un paio d’anni fa, e quella della val di Noto, nell’estremo sud agrigentino, dove coltiva nero d’avola, fino alle sue campagne di contrada rovittello, sulla faccia nord dell’Etna, nel catanese, patria del nerello mascalese e del nerello cappuccio. Tutti posti unici al mondo, per la storia antica, per bellezza e tradizioni, per la capacità collaudata dei terreni di produrre uve pregiate. “Da luoghi così fare vini altrettanto unici, capaci di distinguersi, è quasi un dovere”, dice la signora maestrelli, “ma ci vogliono dedizione e una cura maniacale dei singoli vigneti, conoscendone natura e potenzialità”.

e cresciuto in acciaio e non ha mai “toccato legno“ prima di finire in bottiglia. Ha mantenuto intatto tutto il suo corredo aromatico fresco, senza mai essere caramelloso, e soprattutto ha conservato

il patrimonio di acidità e mineralità, importante non solo ad appagare il gusto ma pure a garantire lunga vita al vino nella nostra cantina. Non si possono fare confronti, perché il vino è, come detto, al-

Il Tempio di Segesta si trova solitario su un colle dove cresce il vigneto di chardonnay per il Nakone.

Sicilia Igt Nakone 2007

Tenuta di Fessina Loc. rovittello castiglione di Sicilia (ct) Tel. 0571.55284

PrEZZo 14 euro grado aLcoLIco 13,5° TEmPEraTura dI SErvIZIo 10° c boTTIgLIE ProdoTTE 6.500 (in aumento già dall’annata 2008)

TErrITorIo E vIgNa vigna di 5 ettari ai piedi del tempio di Segesta, a 700 metri d’altezza, esposta a nord/ovest. Terreno calcareo. Le uve di chardonnay sono state raccolte nella seconda metà di agosto, con una resa di 70 quintali per ettaro. com'è IL vINo giallo paglierino con bei riflessi dorati e verdognoli. Profumi ben distinguibili e intensi di frutta esotica e di agrumi. In bocca gli aromi si trasformano in sensazioni eleganti di cedro e di pompelmo. Il gusto è molto armonico, un insieme di freschezza, sapidità e mineralità. a coSa SI abbINa aperitivo con stuzzichini, primi piatti a base di pesce, frutti di mare anche crudi, secondi piatti a base di pesce di una certa “grassezza”, ben bilanciata dalla sapidità e dall’acidità del vino.

l’esordio, ma le capacità di affrontare il tempo senza timori ci sono tutte. Un bianco che è in grado di attrarre fin dal suo debutto nel bicchiere, con i riflessi tra il dorato e il verdognolo che lampeggiano su uno scenario giallo paglierino. I profumi sono quelli del sud: agrumi e frutta esotica, fresco invito al primo dei molti piccoli sorsi a seguire. Il bocca colpisce l’acidità che fa da filo conduttore nel panorama gustativo, ricco di richiami di cedro e di pompelmo leggermente amaro. Il finale è minerale, persistente. Un vino che ha indubbi natali siciliani ma che nell’indole e nel carattere ricorda degli Chardonnay prodotti ben più a nord, in certe aree altoatesine, per esempio, dove freschezza, acidità e mineralità sono caratteristiche di rigore nelle etichette più rappresentative e apprezzate. Nakone, la città misteriosa, sarà scoperta. Nakone, il vino è però già un testimone delle sensazioni che un luogo magico può offrire. ❦
luglio 2009 Il mio vino

42 Il mio vino luglio 2009

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Sicilia Vino & Mercati

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DESIDERI, ASPETTATIVE E SPERANZE DEGLI OPERATORI DEL VINO, ALLA VIGILIA DEL NATALE 2009

Gancia: soffrono meno settore alimentare e ristorazione media Lisciandrello: vendite su, delle etichette tra 10 e 20 euro Conte: lievita l’attenzione per l’Isola, in Giappone e in Corea
pagina a cura di Umberto Ginestra coltivatori agricoli, che nei giorni scorsi ha segnalato che «nel terzo trimestre 2009 i consumi, a tavola, sono cresciuti dello 0,4%». Questo, è il commento dell’organizzazione delle imprese, è il miglior dato dalla fine del 2006. Un balzetto in avanti, insomma, che fa il paio con l’altro, calcolato dall’Istat, secondo cui tra luglio e settembre di quest’anno il pil Italia ha segnato il +0,6%. Per tornare all’Isola, informa Gancia che «si avvertono segnali di non

Voglia di bicchiere mezzo pieno
Tempo di svolta & mecca dei gourmet
N Ma a scommettere sul futuro, prossimo e non solo remoto, è anche Nicola Picone, figlio di Franco con cui gestisce a Palermo l’omonima enoteca e un business nato sessant’anni fa. Nicola ha resuscitato, da poche settimane, un vecchio ristorante impiantato all’interno della Fiera del Mediterraneo. Così «Vino e cucina al giardino» si candida quale originale testimone della voglia di svoltare, che sta emergendo. A dirlo sono le sue atmosfere calde, che fanno perno sul tronco secolare che si erge al centro del locale e sui fuochi e la brace di tre griglie accese tra tavoli e clienti. Ma lo confermano pure la carta dei vini («godibili, non impegnativi, in linea con le tendenze», chiosa Picone); quella delle birre artigianali. E la formula innovativa dei menu: «niente piatti classici, uno stile easy ma con cibi veri», precisa l’imprenditore che per i suoi 300 posti al coperto più un centinaio all’aperto può attingere alle cinquemila etichette che affollano le stive dell’enoteca di famiglia. Tra le sfiziosità gastronomiche della nuova mecca dei gourmet siciliani, lo sfincione bianco di Bagheria, la sciavata di Camporeale, il pitone messinese. (riproduzione riservata) Ma chi guadagna e chi perde, nell’attuale congiuntura dell’economia siciliana che attorno al vino, orbita? Vallarino Gancia non ha dubbi: «Perdono i ristoranti da upper class, quelli che presentano conti sopra i cento euro». Per contro, «tengono la ristorazione media, con prezzi che stanno tra 30 e 35 euro, e quella specializzata che offre un servizio e menu particolari, e si fa pagare fino a cento euro». Insomma, regge chi crea valore aggiunto e fa leva su «qualità e competitività». Più o meno la tesi di Lisciandrello, secondo cui «ad aver subìto una battuta d’arresto, in questi mesi, sono stati i prodotti top: i grandi Châteaux, i Supertuscan, gli Amorone e i Barolo di grande lignaggio. E grande prezzo». «Non registriamo alcuna frenata, invece, nella fascia media, dei vini tra dieci e venti euro». «Anzi», precisa, «è qui che rileviamo un interessante trend». (riproduzione riservata) tas, enoteca del centro di Palermo che amministra tremila etichette, tra scaffali e magazzino. «Ho già venduto un chilogrammo di tartufo d’Alba il cui prezzo oscilla su 3.500 euro al chilo», chiosa l’enotecaio. Pertanto, «mi aspetto un Natale, almeno nella norma». E che pure oltre-confine ci sia la voglia di vedere il bicchiere mezzo pieno, lo conferma Giancarlo Conte, produttore di grappa dall’omonimo brand e vicepresidente Irvv. È per l’Istituto regionale della vite e del vino, che Conte è volato nei giorni scorsi in Giappone e Corea, per promuovere lì, le etichette made in Sicily. Nel paese del Sol Levante, «ho trovato un’economia che prova a risalire la china della crisi», fa sapere mentre in Corea, «dal punto di vista commerciale, la situazione è effervescente». Nell’uno e nell’altro paese, «l’attenzione per la Sicilia sta lievitando», aggiunge. Tanto che «quando ho manifestato, a Seul, la volontà dell’Istituto di organizzare un educational tour in Sicilia, per giornalisti e importatori, c’è stata la fila per l’accreditamento».

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ta per passare, la nottata del vino? A sentire gli operatori del bicchiere, sembrerebbe di sì. L’impressione è che il buio della notte in cui tutte le vacche sono nere, come direbbero i filosofi, sta per cedere il passo all’alba di un’economia pregna di maggior fiducia. E di maggior speranza. Meglio, del bisogno di maggior fiducia. E di maggior speranza. Tanto che Lamberto Vallarino Gancia, presidente di Federvini e consigliere delegato dell’omonima azienda da 50 marchi per 100 milioni di business (Capocroce il suo brand siciliano), si spinge a dire che «forse in questo momento il settore alimentare è quello che soffre meno, nel paese». E annuncia che «la nostra aspettativa è di un buon Natale. Anche per la Sicilia». Idem Coldiretti, l’associazione dei

Giancarlo Conte

rinuncia, da parte del consumatore». E a coglierli è anche Giuseppe Lisciandrello, titolare di Vinoveri-

CROLLA IL PREZZO MEDIO DELLE UVE

ESCE IL BLEND DA NERELLI ETNEI

Pmi in ginocchio, Nasce Il Musmeci Regione al bivio cru da Pan ’Ino L A
a vitivinicoltura a Marsala è in coma e, «se non arriva l’ossigeno, il malato muore». A dirlo è Eugenio Galfano, notaio, ex sindaco della cittadina trapanese che proprio sul vino e su quanto si muove attorno al vino, regge le sorti della propria economia. Perché il Marsalese conta qualcosa come 25-30 mila piccole imprese agricole. E «sono loro», informa il notaio, «che non ce la fanno». La causa: il crollo del prezzo medio delle uve, sceso a 13 centesimi al chilo dai 16-18 di un anno fa e dai 26-27 strappati nel 2007. Una débâcle, che sta mettendo i ginocchio i produttori. Così la cantina Europa di cui il notaio è presidente e che con i suoi 1.200 soci per 450-500 mila quintali di uva conferita, è una sede rappresentativa, in qualche modo, dell’economia locale, è diventata il teatro della protesta spontanea degli imprenditori. Che a centinaia, in questi giorni, si sono riversati con trattori e mezzi agricoli alle sue porte e nella sua piazza interna il cui accesso il notaio-presidente ha fatto aprire. «Le piccole imprese sono al capolinea», denuncia Galfano, «perché con le rese di produzione basse, imposte dagli standard di qualità, non c’è chi riesca a chiudere in pareggio i conti». Dovendo, oltretutto, far fronte a tasse, imposte e costi operativi. Il rischio è la desertificazione produttiva, sottolinea. L’abbandono delle attività e il trasferimento altrove di risorse ed energie, con la «perdita del posto di lavoro per tecnici, specialisti e migliaia di braccianti agricoli». Da qui, le rivendicazioni all’indirizzo del governo regionale affinché, precisa il presidente, intervenga «rapidamente e concretamente con misure immediate per tamponare l’emergenza, e con provvedimenti strutturali, dal respiro strategico». Perché, si domanda ad esempio Galfano, ai pescatori di Mazara è concesso di pagare il gasolio a prezzi stracciati e ai coltivatori di Marsala, no? I primi, in pratica, lo pagano «meno della metà» degli altri che pure senza gasolio non possono far partire i propri mezzi. Insomma, il settore è a terra e ha bisogno di essere riorganizzato. Tra l’altro, attraverso incentivi alle aggregazioni tra piccoli coltivatori; o anche, suggerisce il notaio, col «sostegno ai piani di impresa che puntino a commercializzare il vino in confezione». Perché l’imbottigliamento è una via d’uscita dal tunnel ma senza un pacchetto regionale di provvedimenti il tunnel potrebbe non avere alcuna via d’uscita. (riproduzione riservata) rriva sul mercato in questi giorni, Il Musmeci 2007, l’Etna Doc, blend di Nerelli, generato da una vite centenaria impiantata in contrada Rovittello, a Castiglione di Sicilia. A firmarlo, è Tenuta di Fessina, la piccola maison fondata nell’Isola nel 2007 dalla toscana Silvia Maestrelli, dal marito Roberto Silva (milanese) e da Federico Curtaz, enologo valdostano con casa in Piemonte. Il cru etneo esce nei wine-shop in ottomila bottiglie da 37 euro e in un migliaio di magnum (76 euro) ma parte dello stock di produzione «lo abbiamo archiviato per disporne in futuro», informa Maestrelli. Il Musmeci ha appena incassato le stellette da best wine, tributategli dal Gambero Rosso e da I Vini d’Italia dell’Espresso. Qualche giorno fa, è pure balzato agli onori della cronaca enogastronomica. Motivo: Alessandro Frassica, ’Ino per gli amici, titolare a Firenze di una bottega-cult per gli amatori dei panini farciti con gli ingredienti più curiosi, lo ha scelto quale protagonista di una delle sue creazioni. Il cosiddetto Re del panino ha presentato a Milano il suo «Pan ‘Ino del Musmeci» composto da ciabatta, finocchiona Fracassi, pecorino stagionato di Seggiano e fave sott’olio di Borgo La Rocca. «Una delizia», chiosa Maestrelli,

Averna rassicura, resteremo in Sicilia
Averna non lascia la Sicilia. L’azienda «continuerà a produrre amaro nella sua sede storica di Caltanissetta». A sostenerlo è Luisa Polizzi Averna, direttore comunicazione della casa siciliana, smentendo così le notizie circolate circa la chiusura degli impianti, nell’Isola. La manager assicura che il celebre amaro continuerà a essere prodotto nello stabilimento di contrada Xiboli mentre verrà trasferita alla Casoni Fabbricazione Liquori di Finale Emilia (Modena), solo la fase dell’imbottigliamento. «È una delle tre aziende acquisite dal gruppo», spiega, «insieme alla Pernigotti di Novi Ligure e alla Frattina, il marchio friulano leader nel settore delle grappe. Nello stabilimento emiliano imbottigliamo già parte della produzione», aggiunge. La scelta di imbottigliare nel Modenese, per Averna è «legata a esigenze di mercato» ma non comporta l’abbandono di Caltanissetta dove il gruppo continuerà a tenere «la testa e il cuore». Il gruppo Averna ha una storia lunga 140 anni. Conta, complessivamente, 315 addetti di cui 70 nel Nisseno. Realizza un fatturato di 170 milioni di euro. (riproduzione riservata)

anima dell’azienda che a giugno ha chiuso il cerchio del suo primo imbottigliamento dando i natali, tra l’altro, alla cantina con bottaia ricavata in un palmento di pietra lavica, datato 1700. Il top wine di Fessina, affinato in legno per 18 mesi tra tonneaux e grandi botti, riprende il nome del vecchio proprietario della vigna. A rivelarlo è la stessa imprenditrice, che cura politica commerciale e marketing. Ha voluto essere, dice, «il nostro omaggio a colui che ha avuto il merito di conservare per tanti anni piante che oggi sono un vero e proprio gioiello della natura». È dall’incontro quasi casuale con quel gioiello, che è nata Tenuta di Fessina, sei ettari di vigna tra terrazzamenti e tornanti. Perché, racconta Maestrelli, «quel vigneto mi folgorò, durante un tour in Sicilia con Curtaz». L’acquisto fu il primo passo di un piano che nel giro di pochi mesi avrebbe portato ad acquisire anche un terreno da cinque ettari nel Trapanese, tra Calatafimi e Segesta, e due ettari in Val di Noto (Siracusa). Da segnalare, ancora, che in Toscana, a 40 chilometri da Firenze, la famiglia Maestrelli ha in portafoglio i 170 ettari di Villa Petriolo, azienda e, nel 1500, residenza dei conti Guidi. (riproduzione riservata)

enocultura

La rinascita deL paLmento etneo
The rebirth of the Etna millstone

da ViLLa petrioLo suLLe coLLine di Firenze, che anima con iL concorso Letterario, abbiamo seguito siLVia maestreLLi suLL'etna doVe con La tenuta di Fessina ha Fatto di un paLmento deL ‘700 in pietra LaVica uno dei gioVani protagonisti deLLa rinascita deL terroir etneo
From Villa Petriolo in the hills of Florence, home of the literary competition, we followed Silvia Maestrelli to Etna, where the Fessina estate has turned a volcanic millstone from the 1700s into an important feature in the rebirth of Etna's terroir Sognare di essere vino, un vino che ha avuto il coraggio di incarnare il suo destino fino in fondo... quieto, scorrevole e dissetante, oppure sodo, maturo e virile… un vino spumante in decoltè, d’argento e saltante: “S’io fossi vino”, la terza edizione del concorso letterario ideato da Silvia Maestrelli, animatrice di Villa Petriolo, lo immaginiamo come il fil rouge che unisce la tenuta di famiglia in Toscana alla Tenuta di Fessina, con il suo antico palmento in pietra lavica che da Castiglione di Sicilia, alle pendici dell’Etna, guarda verso i Nebrodi e l’Alcantara. Il premio nasce per una volontà personale di andare oltre l'arte di fare vino, qualcosa di continuativo, una sorta di percorso parallelo. “Gli scrittori ci seguono durante
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“If I were wine” is the theme of the third literary competition founded by Silvia Maestrelli of Villa Petrolio. We can imagine the literary prize as a connecting thread between the family estate in Tuscany and the Fessina Estate, with its ancient volcanic millstone in Castiglione di Sicilia, on the slopes of Mt. Etna overlooking the Nebrodi and Alcantara. The prize was a personal idea to create a parallel to the art of wine-making. Maestrelli says, “My work has allowed me to break down the barriers that separate seriousness from jollity.” And wine brought her here to Sicily, to the extraordinary territory of Etna, where wine-making is undergoing a period of intense activity. Producers are planting various grapes

L’etichetta è dedicata aL signor MusMeci, che ha conservato in contrada roviteLLo Le vigne di oLtre ottanta anni, poste a 670 Metri s.L.M., che espriMono i due nereLLi. La densità d’iMpianto è di 8000 ceppi per ettaro The label is dedicaTed To signor MusMeci, who preserved vines for over eighTy years in The roviTello quarTer, 670 MeTres above sea level. The vines produce Two nerello wines. vine densiTy is 8,000 Trunks per hecTare

iL paLmento in pietra LaVica era caratteristico deLLa regione etnea: di importanza sociaLe e poLitica, oLtre che economica, sFruttaVa La Forza di graVità neLLe operazioni di ViniFicazione
The volcanic millstone was characteristic in the Etna area: important socially, politically and economically, it was designed to exploit the force of gravity in wine-making operations

con L'istituzione di un concorso Letterario viLLa petrioLo ha sceLto di coniugare La cuLtura deL vino aLLa passione per La Letteratura e La scrittura wiTh The esTablishMenT of The liTeraTure prize, villa peTrolio coMbines The culTure of wine and a passion for wriTing.

tutto l'anno - ci dice Silvia Maestrelli - e questo dimostra il legame con la cultura del vino”. “Il mio lavoro mi ha permesso di abbattere quelle barriere che separano la serietà dall'allegria, il lavoro dal divertimento – prosegue - Il vino è quello che mi piace fare, lavorare con serietà e professionalità, scherzare, giocare, creare, liberare la fantasia… E il vino l’ha portata in Sicilia, in quello straordinario territorio dell’Etna che sta vivendo un momento di grande fermento, ripopolandosi di produttori e di vigne nelle varie contrade con terreni di diversa composizione ed a differenti altitudini e dove il Nerello Mascalese riesce a donare vini di grandissima finezza. Il cuore della Tenura di Fessina è il vecchio palmento del ‘700 in pietra lavica a cui da sempre hanno accesso le famiglie confinanti. Tutt’intorno i vigneti digradano verso valle ritmati dalle “rasole”, i muretti neri a secco, in pietra lavica, che oltre a delimitare le proprietà hanno funzione di contenimento della fine terra etnea e sono anche veri e propri sentieri.

iL paLMento è un’evoLuzione deL "torcuLariuM" deLLe antiche viLLe poMpeiane e stabiane deL periodo roMano The MillsTone evolved froM The "TorculariuM" of The ancienT villas of poMpeii and sTabia in roMan TiMes

La tenuta di viLLa petrioLo si estende su 160 ettari dei quaLi 14 di vigneto e 13 di uLiveto The esTaTe's producTion area covers 160 hecTares, including 14 hecTares of vineyards and 13 of olive Trees

at different altitudes, where Nerello Mascalese gives the wines excellent finesse. The heart of the Fessina Estate is the old volcanic millstone from the 1700s, used for centuries by neighbouring families. All around, the vineyards slope down toward the valley, interspersed with low lava stone retaining walls.

www.villapetriolo.com

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Vitigni

Nerello Mascalese: il principe vulcanico
Coltivato anche oltre i 1.200 metri sul livello del mare, ha conquistato un posto di rilievo nei mercati mondiali
di Giancarlo Lo Sicco

a terra, alle pendici del vulcano più grande d’Europa, nonostante le frequenti e dannose eruzioni, non è mai stata abbandonata dall’uomo. Da Giarre e da Riposto, da dove partivano le navi cisterne piene di vino, inizia un percorso che ha nel paesaggio qualcosa di unico. Un cammino fatto di terrazzamenti e muri a secco. Ma anche di solidi casolari di contadini (qualcuno irrimediabilmente distrutto dalla lava), case padronali di struggente bellezza, palmenti d’alta quota ben conservati e nel contesto di paesaggi mozzafiato. Un percorso che attraversa piccoli comuni, ricchi di storia e tutti belli da vedere; dove si concentrano stili architettonici molto piacevoli. Terre coltivate a vigneto e frutteto, investite più volte dalle colate del vulcano e non per que-

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sto mai considerate perdute. Terre le cui radici assorbono i sali minerali presenti in grande concentrazione. Il fascino che trasmette il vulcano o “a muntagna” (come la chiamano da queste parti), con la sua mole impressionante dà suggestioni che pochi posti riescono a trasmettere. Come può non suscitare sorpresa e ammirazione proprio la coltivazione della vite, estrema e in alcuni casi impossibile, ma da sempre sostenuta dalla serenità e soprattutto dall’ottimismo di chi la coltiva? È qui, in questi piccoli appezzamenti, che si alleva il “Nerello Mascalese”, principe degli autoctoni etnei, ma anche il Nerello Cappuccio o “mantiddatu”, che troviamo quasi sempre insieme nelle composizioni dei vini rossi dell’Etna. Ma sono anche lì i vigneti di

Minnella e di Carricante: vitigni a bacca bianca che si coltivano, con successo, all’ombra del grande vulcano. Vitigni e pertanto vini, che oggi hanno una grande diffusione. Tra gli autoctoni, il Nerello Mascalese si colloca tra i primi vini nobili della regione dopo il Nero d’Avola. Tutti vitigni da cui si ottengono vini che entusiasmano critici, opinionisti e soprattutto il mercato. Quest’ultimo è stato lento e difficile da conquistare e ha negli ultimissimi anni acquistato sicurezza e stabilità. Merito di questi risultati va a chi, per primo tra i produttori, ha creduto nel territorio. Ma anche a chi, non più di dieci anni addietro, sperimentava, provava e magari non soddisfatto del risultato raggiunto, riutilizzava il vino ottenuto vendendolo tra gli sfusi. Parlare dei vini dell’Etna significa anche

descrivere e soffermarsi su prodotti che hanno struttura e piacevolezza; vini che durano nel tempo, ma soprattutto parlare di una produzione che, in tempi di omologazione, si differenzia dagli altri. Ma significa anche soffermarsi sull’altitudine dei vigneti che in qualche caso supera anche i 1.200 metri e su un clima da valori minimi e massimi (forti escursioni termiche tra il giorno e la notte e temperature che scendono vertiginosamente non soltanto nei mesi più rigidi) con la neve presente in gennaio e febbraio. La presenza nel terreno di azoto, fosforo e potassio, un regalo che le vigne ricevono, si riflette nella piacevole componente olfattiva dei vini. Alla struttura di quest’ultimo, però, pensano anche i sali minerali, di cui i terreni sono ricchi.

Nel cuore di Edomé
Le viti vengono allevate ad alberello classico etneo e sostenute con il tradizionale palo in castagno. Il materiale utilizzato per legarle è di origine vegetale e biodegradabile. Il concime utilizzato è esclusivamente di natura organica

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Vitigni
HOTEL SCRIVANO
Via Bonaventura, 2 Randazzo (Ct) Tel. 095 921126 www.hotelscrivano.com

Ideale per le escursioni e punto di partenza per i vicini Parchi dei Nebrodi e dell’Etna. Una struttura ubicata proprio al centro della splendida città medievale, che si avvale di trenta camere comode e rilassanti, comprese due Junior Suite, tutte fornite di tv, aria condizionata e frigobar. È possibile usufruire nelle vicinanze di campi da tennis e di equitazione. L’edificio, recentemente ristrutturato, ospita all’interno il ristorante “Le Delizie” con cucina locale e internazionale. È raggiungibile dall’aeroporto di Catania in 45 minuti.

LA SCHEDA Buccia pruinosa e ceppi ad alberello
Sono centenarie e non incerte le origini di questo vitigno. Sembra che il nome sia dovuto ai contadini della piana di Mascali. Il grappolo è grande, conico, allungato. L’acino è di tipo medio; buccia pruinosa; colore che tende al blu chiaro. Numerose le DOC siciliane in cui è presente. Nella componente dell’Etna Rosso è presente con l’80%. Non è difficile, in zone proibitive, incontrare antichi ceppi ad alberello su piccoli terrazzamenti di pietra lavica cresciute attorno al vulcano.

VENEZIANO
Via Romano, 8 Catania Tel. 095 7991353

Ottima la cucina in quello che è uno storico riferimento del comprensorio. Tra una visita alla splendida cittadina e un’escursione al magnifico Parco dell’Etna, gustatevi la sapida frittatina con gli asparagi selvatici; le paste fatte in casa con i legumi; le squisite zuppe di funghi raccolti nei boschi vicini; il capretto in tegame. Ampia ed invitante la selezione di formaggi. Buona offerta di vini. Qualità e attenzione agli ingredienti. Servizio premuroso. Da 25 euro, vini esclusi

3.161,13 ettari

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LA SOSTA

nel regno del Nerello

La coltivazione della vite, un po’ per il sistema dei terrazzamenti o per zone impervie e difficili da raggiungere, ha di fatto rallentato lo sviluppo economico della produzione vinicola, a cominciare dal difficile accesso ed utilizzo di mezzi meccanici per la lavorazione del terreno. Molte aziende, sull’onda di un successo sempre crescente, fatto di vini di buona stoffa (in ogni caso di vini che piacciono), non riescono a soddisfare le tante richieste. Ettari destinati alla coltivazione della vite, tra macchie di noccioleti, castagni e una vegetazione spontanea di ferule, del rovo e della roverella sono immersi tra i comuni di Viagrande, Santa Venerina, Sant’Alfio, Milo, Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Randazzo e Castiglione di Sicilia. È qui che operano, con altitudini diverse, le prestigiose aziende vinicole etnee.

Vendemmia
Sopra un momento della raccolta 2009 presso i vigneti della Vini Biondi, a Trecastagni. Nella pagina a fianco Alberto Graci al lavoro nella tenuta di famiglia e un dettaglio della vite della Tenuta di Fessina, azienda di proprietà della produttrice Silvia Maestrelli, di Roberto Silva e Federico Curtaz

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Vitigni

Nerello Mascalese

Etichetta
Vendemmia

AITNA
2006
Una giovane cantina, nelle contrade di Castiglione di Sicilia, Vino, dall’ottima struttura, gusto intenso e calibrato. Ha tutto, per avere una interessante evoluzione.

ARCHINERI
2007
Da antichi vigneti a Solicchiata a 700 mt. s.l.m, un vino dalla piacevole e intrigante aromaticità. All’esame gusto-olfattivo, ciliegia matura e mirtillo si fondono in un raffinato gioco delicato e complesso.

DON MICHELE
2007
Nel territorio di Passopisciaro a 650 mt. s.l.m un vigneto coltivato con il metodo del biologico. All’olfatto frutta rossa; al sapore, gran carattere e morbidezza insieme in elegante armonia.

ETNA ROSSO
2007
Tra le più antiche aziende etnee (1727). Allevamento a Guyot e Cordone speronato. Vino ottenuto da nerello mascalese e cappuccio. Sapore pieno e armonico, ha buona e piacevole struttura.

ETNA ROSSO
2006
La famiglia Cambria, realizza da anni un’inimitabile sequenza di vini rossi, di spessore e di interesse. Intrigano le note di spezie, la bocca calda e piena di questo vino dei vigneti del vulcano.

ETNA ROSSO
2005
Nel comune di Piedimonte Etneo a 800 mt s.l.m, dal 1763 la famiglia Bonaccorso coltiva la vite. Nasce un vino dalle note floreali e dalle ricche sfumature agrumate. Palato equilibrato, lungo e deciso.

MUSMECI
2007
Etichetta dedicata al signor Musmeci, che ha coltivato le vecchie vigne ad alberello. Vino dal gusto intenso e calibrato, tannini concentrati ed equilibrati, sviluppo lineare; grande sapidità.

N’ANTICCHIA NERELLO MASCALESE
2006
Solo 2.600 preziose bottiglie prodotte nel 2006: n’anticchia! Antichi ceppi ad alberello, bassissime rese, sali minerali nel terreno e altitudine. Vino dal gusto setoso e di buona struttura, destinato a durare.

2005
100% di nerello mascalese. A 750 mt. s.l.m dai vigneti nel comune di Guardiola, si ottiene un vino dall’evidenti note di pepe nero, tabacco e liquirizia. Grande equilibrio nei tannini, con bella persistenza al gusto.

SCELTI PER VOI

a cura di Giancarlo Lo Sicco

Azienda produttrice Gradazione Allevamento Vinificazione

Cantine Edomè 13,5° Alberello Malolattica passaggio in inox per 7 mesi 12 mesi in rovere 6 in bottiglia 80 DOC 22,00

Azienda Agricola Pietradolce 14,5° Alberello/Spalliera Sulle bucce 14 gg Fermentazione malolattica 14 mesi in tonneaux di rovere 60 DOC 26,00

Azienda Agricola Moganazzi 14°

Barone di Villagrande 13°

Cottanera 14,5°

Valcerasa Bonaccorsi 14°

Tenute di Fessina 13,5° Alberello A temperatura controllata Macerazione 10 gg 15 mesi in acciaio 6 in bottiglia 80 ETNA ROSSO 40,00

Pietro Caciorgna 14° Alberello

Vinicola Benanti 14° Alberello

Alberello/Biologico Guyot e Cordone Macerazione in buccia 24 mesi in botte 6 mesi in bottiglia 70 DOC 26,00 Macerazione in inox per 10 giorni 13 mesi in rovere 6 in bottiglia 70 DOC 10,00

Cordone speronato Alberello Con bucce 7 gg In botti per 9 mesi 18 mesi in bottiglia 50 DOC 28,00 In rosso Macerazione sulle bucce 8/10 mesi in legno 8/10 in bottiglia 40 DOC 13,00

In rosso, lunga Fermentazione in vasche d’acciaio macerazione sulle bucce 6 mesi in barrique 1 anno in barrique 10 mesi in bottiglia 18 in bottiglia 100 DOC 25,00 60 IGT 25,00

Affinamento Età vigneti (anni) Denominazione Prezzo (da Euro)

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Vitigni

Vitigni

Etichetta
Vendemmia

OUTIS
2006
Nome del vino ispirato dalla beffa di Ulisse a Polifemo. Outis, è un vino da marcate note affumicate. Ha aromaticità e incisive intense note di sapidità al gusto.

QUOTA 600
2006
L’azienda di Passopisciaro conferma, con questo vino, quanto già di buono aveva lasciato intravedere. L’amalgama di mineralità e dolcezza affascina e segnala al palato un infinito armonioso sviluppo.

RESECA
2004
Nel versante nord dell’Etna, nella frazione di Monte la Guardia, Nerello Mascalese in purezza ricorda al naso la frutta rossa; ha tannini fitti, che gli conferiscono carattere e morbidezza.

SAN LORENZO
2007
Dopo gli studi a Lettere e al Conservatorio il produttore si dedica all’azienda di famiglia. Risultati lusinghieri! Lo conferma questo vino, dall’elegante componente fruttata, ricco e succoso al palato.

Agnellino di fattoria con crema bruciata al caciocavallo Ragusano Dop

SCELTI PER VOI

T

Azienda produttrice Gradazione Allevamento Vinificazione

Vini Biondi 13,5° Alberello Macerazione in bucce Malolattica 6 mesi in bottiglia 40 DOC 25,00

Graci 14,5° Alberello/Spalliera

Azienda Agricola Gulfi 14° Alberello

Girolamo Russo 14,5° Alberello Macerazione 13 gg Fermentazione in acciaio e botte 20 mesi in botte 6 in bottiglia 70 DOC 27,00

PER LA CREMA BRUCIATA: • 80 gr. latte • 80 gr. panna fresca • 3 tuorli d’uovo

In tini troncoconici In rosso, lunga macerazione 12 gg macerazione 24 mesi in botte sulle bucce 14 mesi in rovere 12 in bottiglia da 6 a 60 DOC 26,00 2 anni in barrique 1 in bottiglia 100 IGT 16,00

Affinamento Età vigneti (anni) Denominazione Prezzo (da Euro)

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L’ABBINAMENTO IDEALE
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agliate la carne della spalla a cubettoni, passatela in padella anti-aderente senza aggiunta di grassi facendola rosolare bene e mettete da parte. Ricavate uno spezzatino con le verdure, la carne, il concentrato, la patata, gli odori ed il brodo di carne ottenuto dalle stesse ossa dell’animale ed il mosto cotto. Tagliate la lombata a metà e farcite con 2 punte di asparago, pepate e avvolgete con il lardo passando in padella con poco burro, olio e aromi, finite in forno per 5 minuti a 170° C. Per la crema: mescolate tutti gli ingredienti ottenendo un composto ben omogeneo, disponete in alcune terrine piccole e cuocete in forno a 130° C. per 15 minuti, gratinate in salamandra oppure aiutandovi con un cannello da pasticceria. Disponete gli ingredienti nel piatto rettangolare così: nella parte destra disponete la caponata precedentemente confezionata aiutandovi con un anello da pasticceria, tagliate la lobata e disponete sulle verdure e decorate con una punta di asparago. Dall’altra parte disponete lo stracotto ed al fianco la crema bruciata che richiamerà il pensiero che sia il latte che beve l’animale. Decorate con qualche goccia di essenza di liquirizia che darà un tono di eleganza e bilancerà le due cotture il semi-crudo e lo stracotto.

INGREDIENTI: • 300 gr. lombata di agnellino nostrano senza costolette • 300 gr. spalla disossata • 1 carota • 1 cipolla rossa • 1 costa sedano verde • 2 dl di mosto cotto fatto con il nerello mascalese • 1 patata media tagliata a pezzettini • 120 gr. caponata verdure miste • 6 punte asparago verde • 2 fette di lardo poco spesse • fondo di agnello ricavato dalle sue ossa • liquirizia in polvere • sale & pepe q.b. • olio di oliva extravergine q.b. • brodo di carne q.b. • odori vari

IL CONSIGLIO DI... Piero D’Agostino chef e patron del ristorante la Capinera (Taormina)

Vitigni
I PROTAGONISTI DEL TERRITORIO 1 2 3 4 Vito Catania Vigneti Cottanera Paolo Caciorgna Girolamo Russo Tasting London Da sinistra Ninì Cianci e Gianclaudio Tribulato Palmento Tenute Moganazzi Azienda Agricola Gulfi Cantine Pietradolce Ciro Biondi 2 4 5 6 1 3

Nerello Mascalese

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Davide e Golia

I produttori di nero d’Avola sono aumentati e con essi il suo livello qualitativo. I nostri esperti hanno assaggiato numerosi Igt derivanti da questa uva, selezionandone diversi buoni e abbordabili.

Sei Nero d’Avola a meno di 13 euro contro uno da 31
a un cinquantennio fa era prevalentemente un muscoloso vino da taglio, buono per dar carattere e colore ad altri rossi meno consistenti. Poi si è cominciato a intuirne le potenzialità da “single”, a vinificarne piccole quantità i purezza, a fare prove di vinificazione diverse, a scegliere territori e, i nei migliori di questi, selezionare le uve. Oggi, indubbiamente, è il vino siciliano più esportato e i produttori che se ne occupano sono cresciuti a dismisura, si parla di oltre 500 aziende che lo imbottigliano e lo vendono in tutti i Paesi in cui bere vino di un certo pregio è rimasto, nonostante la crisi generale, un piacere irrinunciabile.

I

l Nero d’Avola è forse il vino che vanta il maggior numero di definizioni promozionali, compresa quella di “Principe dei vini siciliani”. E indubbiamente enti, associazioni e produttori dell’Isola hanno fatto molto per promuovere questo vino a livello internazionale. In buona parte a ragione. Il Nero d’Avola, proveniente dal vitigno omonimo piantato in Sicilia quasi tremila anni fa da coloni greci, fino

Una scelta ampliata
Considerata la grande quantità di etichette sul mercato, davvero ampia e oltremodo impegnativa è stata la degu-

stazione di Nero d’Avola che i nostri esperti hanno dovuto affrontare di recente. Fila ampia e doppia di bicchieri per ciascuno di loro e molto tempo a disposizione per far lavorare a fondo i sensi, registrarne i segnali, discutere, valutare. Compito piacevole e non facile al tempo stesso, vista la quantità di bottiglie avvolte nella carta d’argento - per garantire l’anonimato dell’etichetta - messe sotto esame. }

Golia 31 EURO
Sicilia Igt Nero d’Avola “Syre” 2005 Cos S.P. 3 Acate - Chiaramonte Km 14+300 97019 Vittoria (Rg) tel. 0932.876145 fax 0932.876145 www.cosvittoria.it Il vino si è presentato nei bicchieri dei nostri esperti con un colore rosso granata di media intensità con dei bei riflessi violacei. Al naso sono saliti profumi intensi, non particolarmente freschi, che sono stati in grado di far ricordare le note di cuoio e di prugne mature. Il naso ha av vertito anche note speziate gradevoli con una sensazione finale di noce moscata. In bocca si sono ripresentate sensazioni gradevoli di frutta rossa matura con delle piacevoli “eredità” di amarena e di mandorla in sottofondo. Il finale però non è stato particolarmente fresco. Si è tratta nel complesso di un buon vino. Quello che però gli ha fatto meritare il ruolo di Golia in riguarda in particolare due punti: Il primo è ralativo al gusto, nel complesso gradevole nel richiamare sul palato delle belle sensazioni fruttate, ma privo di un po’ di struttura e di quell’acidità che gli altri Nero d’Avola invece hanno mostrato in quantità ben dosata. L’acidità di regola si attenua con il passare del tempo, e questo è un vino del 2005. In questo caso, però, è sembrato che sia proprio svanita, scomparsa troppo in fretta. Il secondo motivo che ha spinto i nostri degustatori a “notare” questo Syre 2005 è quello del prezzo, 31 euro. Parliamoci chiaro, non si tratta di una cifra da svenarsi, assolutamente no, però rimane pur sempre una gran bella sommetta se paragonata a quella che si può spendere per gli altri vini assaggiati e indicati in queste pagine, che in più, ci sono sembrati pure più buoni.

dicembre 2009 Il mio vino

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Davide e Golia
Partiamo dalle considerazioni… finali: la qualità dei vini assaggiati è stata davvero elevata, e questa è una notizia. Variabile invece la gamma dei prezzi, fissati da produttori anche per fronteggiare una concorrenza sempre più vivace spesso al loro interno, in riferimento alla stessa tipologia di vino. Per dire che più Nero d’Avola si produce, più bisogna battagliare per venderlo, specie se si vogliono conquistare carte di vini e scaffali di rilievo. Si gioca insomma sulla qualità ma anche sui prezzi. A proposito di qualità e di caratteristiche del vino. Fino a qualche anno fa, quando il vino non era ancora dilagato sul mercato, c’erano Nero d’Avola di “tonalità” variabili, secondo la zona di provenienza delle uve – la Sicilia è ricca di terreni e territori dalle condizioni ambientali e climatiche diverse – e secondo le tecniche di vinificazione. Il vitigno, piuttosto eclettico,

Davide 6,90 EURO
Sicilia Igt Nero d’Avola “Antiche Vie” 2007 Azienda Vinicola Puleo Via Nastasi Brig 3/a 92019 Sciacca (Ag) tel. 0925.1901385 fax 0925.905304 www.aziendapuleo.it I vigneti di Puleo si trovano in una posizione invidiabile. Nel tratto di costa siciliana che si affaccia sul Mediterraneo, tra i templi di Agrigento e Selinunte. Qui la mitezza del clima, la generosità della terra e la cura dell’uomo hanno creato filari unici per qualità e produzione. Questo Antiche Vie è di un bel colore rosso rubino con note brillanti. I profumi sono decisamente intensi con piacevoli sensazioni di frutta rossa matura che ricorda l’amarena. In bocca la sensazione è inizialmente un po’ tannica ma subito si equilibra e diventa piacevole perché ben supportata dalla componente fruttata, specie di ciliegia,e da una buona “partecipazione” di spezie come il pepe. Nel complesso un vino di buon equilibrio e dalle piacevoli sensazioni tanniche.

7 EURO
Sicilia Igt Nero d’Avola 2007 Feudo Arancio Contrada Portella Misilbesi 92017 Sambuca di Sicilia (Ag) tel. 0925.579000 fax 0925.31540 www.feudoarancio.it Le uve per questo Nero d’Avola sono state selezionate nei migliori appezzamenti delle due vaste aree viticole siciliane che costituiscono la proprietà: quella di Sambuca di Sicilia e quella in valle dell’Acate. Perché in questi appezzamenti terreno ed esposizione garantiscono uve regolarmente sane e perfettamente mature. Il vino è brillante nel colore rubino con riflessi porpora. È anche ben profumato, con note di prugne mature e sensazioni aromatiche che richiamano spezie, cuoio, tabacco. In bocca la nota tannica e la buona gradazione alcolica danno carattere al vino ma pure l’acidità mantiene la sua bella presenza, a rendere questo Nero d’Avola assai invitante. Vale a dire, a ogni sorso facilmente ne segue un altro. Alla fine, dopo aver lasciato il bicchiere sul tavolo, restano sul palato sensazioni assai piacevoli, dai toni amaricanti.

7,50 EURO
Sicilia Igt Nero d’Avola “Fondo Filara” 2007 Nicosia Via Papa Giovanni XXIII 43 95039 Trecastagni (Ct) tel. 095.7806767 fax 095.7808837 www.grupponicosia.it L’azienda, che prese il via come “bottega di vini” oltre un secolo fa, ha la sua moderna sede e gran parte dei vigneti alle falde orientali dell’Etna, nel catanese, ma quattro anni fa ha acquistato anche filari nel ragusano e nell’agrigentino. In quest’ultima zona sono vendemmiati i grappoli di nero d’Avola che danno vivace vita al Fondo Filara, un vino rosso rubino intenso con sfumature violacee. Prima di portare il bicchiere al naso è consigliabile aspettare un paio di minuti, per dare tempo all’ossigeno di sciogliere il nodo che lega i profumi di prugne e ciliege mature, di pepe e di cannella. In bocca ripercorre un po’ la strada del vino precedente: buon tannino morbido, stessa gradazione alcolica, 13,5, e acidità in evidenza, a regalare freschezza al gusto. Finale lungo, dalle sensazioni conclusive che ricordano le mandorle.

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ha la capacità di dare rossi rustici ma anche armoniosi, freschi oppure potenti, dotati di acidità e di tannini, da invecchiamento o da bere giovani. Diversificazioni che rendevano il Nero d’Avola, almeno per il palato degli esperti, di un certo interesse, perché identificativo di luoghi, produttori, stili, annate. Al termine della nostra deA seconda della zona in cui viene coltivato il nero d’Avola può dare vini molto diversi fra loro.

gustazione si è avuta l’impressione che nei vini assaggiati ci sia stata una ricerca in certi casi spasmodica della brillantezza cromatica e della freschezza, quasi un obbligo per voler rendere il vino accattivante a tutti i costi, con qualche eccesso e forzatura. Per carità, rendere il vino piacevole sotto tutti gli aspetti è più che legittimo, anzi doveroso. L’importante è che non si perda quella qualità che viene chiamata “equilibrio”, vale a}

7,80 EURO
Sicilia Igt “Castello Svevo” 2007 G. Milazzo-Terre della Baronia Strada Statale 123 km 12,700 92023 Campobello di Licata (Ag) tel. 0922.878207 fax 0922.879796 www.milazzovini.com Per loro natura il territorio e l’ambiente agrigentino hanno ampiamente dimostrato di saper dare uve di nero d’Avola di gran qualità. Meglio ancora se poi queste uve sono coltivate con il sistema biologico, come fa da diversi anni Giuseppe Milazzo nella sua proprietà di Campobello di Licata. Dalle cantine di Milazzo esce il Castello Svevo, un Nero d’Avola fatto con molta naturalezza, semplicità e con una “predisposizione” ad essere bevuto con facilità davvero impressionante. Rosso rubino con riflessi porpora è il suo colore nel bicchiere. Profumi freschi e ben distinguibili che richiamano piccoli frutti rossi, in particolare la ciliegia, ai quali si aggiungono sentori di cuoio. In bocca il grado alcolico dà una certa struttura ma senza limitare sensazioni gustative fresche e fruttate.

11 EURO
Sicilia Igt Nero d’Avola “Ero” 2008 Tenuta di Fessina Loc. Rovitello 95012 Castiglione di Sicilia (Ct) tel. 0571.55284 www.villapetriolo.com Azienda etnea, ma vigne di nero d’Avola coltivate, nella forma ad alberello e con una resa di appena 70 quintali per ettaro, in un piccolo appezzamento, appena un ettaro e mezzo, in Val di Noto, ragnatela di colline e valli che degradano verso il mare, nella punta sud della Sicilia. Un Nero d’Avola che è piaciuto moltissimo ai nostri assaggiatori non solo per le sue singole caratteristiche sensoriali, ma per la sua semplicità complessiva, per il suo essere diretto, per essere il rappresentante del Nero d’Avola della tradizione, non contaminato da quegli aggiustamenti che qualcuno ogni tanto fa per renderlo gradevole a tutti i costi al mercato. Gran colore rubino intenso e brillante. Profumi evidenti e freschi di amarene e noce moscata. In bocca morbido, ma anche strutturato e molto persistente.

12,90 EURO
Sicilia Igt Rosso “Cutaja” 2007 Caruso & Minini Via Salemi 3 91025 Marsala (Tp) tel. 0923.982356 fax 0923.723356 www.carusoeminini.it Questa azienda marsalese possiede un “solo” vigneto ma vasto oltre 120 ettari. In realtà si tratta di tanti appezzamenti confinanti coltivati con uve diverse, i cui filari ridisegnano intere colline. E ogni versante ospita i vitigni più adatti al luogo, alla posizione e alla composizione mutevole dei terreni. Sono il vitigno in simbiosi con le piccole aree in cui cresce a dare il vino migliore. Il Cutaja è Nero d’Avola ottenuto da uve selezionate realmente grappolo per grappolo. Esce dalla cantina dopo circa un anno e mezzo di affinamento, di cui 10 mesi in botti da 550 litri. Ha un bel colore rubino con riflessi violacei. Profuma di frutta matura, di cannella e pepe nero, di mandorle e nocciole tostate. In bocca mostra gran carattere accompagnato da una buona acidità. Astringenza lieve e piacevole.
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dicembre 2009 Il mio vino

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Davide e Golia
Nella sua proprietà di Campobello di Licata Giuseppe Milazzo coltiva le uve con il sistema biologico.

dire quel giusto dosaggio di buone sensazioni che rende il vino armonico, facile da bere. Se una dote prevarica nettamente sulle altre rischia di trasformarsi in un nonpregio, se non vogliamo proprio dire difetto. Non è stato comunque il caso dei Nero d’Avola che i nostri esperti hanno selezionato per voi al termine dell’articolata degustazione. Vini che hanno ottenuto grande considerazione e conquistato vette elevate nella scala dei punteggi che mediamente i nostri assaggiatori assegnano.

La qualità a tutto campo. O quasi
Un buon punteggio l’ha ottenuto anche il Syre 2005 prodotto dall’azienda agricola Cos di Vittoria, cittadina in provincia di Ragusa. Un Nero d’Avola che però, in questa compagine di vini indicati, conquista – si fa per dire – il ruolo di Golia per un paio di peccatucci venuti alla luce. Il primo riguarda il suo gusto, nel complesso gradevole nel richiamare sul palato le sensazioni fruttate ma privo di un po’ di struttura e di quell’acidità che gli altri Nero d’Avola invece hanno mostrato in quantità ben dosata. L’acidità di regola si attenua con il passare del tempo, e questo è un vino del 2005, ma in questo caso è sembrato che sia proprio svanita, scomparsa troppo in fretta. Il secondo peccatuccio è quello
Feudo Arancio seleziona le uve nero d’Avola nei migliori appezzamenti di Sambuca di Sicilia e in valle dell’Acate.

del prezzo, 31 euro. Non da svenarsi, certo, ma una bella cifra se paragonata a quella che si può spendere per gli altri vini indicati, che ci sono sembrati più buoni. Il più caro dei quali, il Cutaja 2007 di Caruso & Minini, non ha superato i 13 euro in enoteca. Un Nero d’avola, quest’ ultimo, davvero interessante, dagli aromi intensi e dalla lunga persistenza. Merito di uve “speciali” che vengono da un vigneto piantato sul greto di un antico fiume, di cui ancora si trovano le “cuti”, le pietre arrotondate dalle quali il vino prende il nome. Altro gran rosso figlio del-

l’eclettico vitigno siciliano è Ero, annata 2008, prodotto dalla Tenuta di Fessina, che ha cantina a Castiglione di Sicilia, sulla faccia dell’Etna rivolta a nord. Le uve sono state raccolte in vecchie vigne ad alberello coltivate in Val d Noto, non lontano da Avola, nella punta sud della Sicilia. Un vino da posizionare nel lotto dei Nero d’Avola di qualità assai elevata. Costa 11 euro. Anche l’azienda Milazzo, nell’agrigentino, i cui vigneti crescono con la coltivazione biologica, ha saputo proporre un Nero d’Avola 2007, etichettato “Castello Svevo”,

meritevole di tutte le vostre attenzioni. Costa 8 euro. Un rosso Igt, come lo sono tutti i Nero d’Avola indicati, che ha dalla sua la semplicità e la “facilità di beva”, come dicono gli esperti. Per dire che una volta stappato finisce in un attimo. E, come ci disse una volta un illustre produttore di Barolo, “i vini migliori sono sicuramente quelli che finiscono prima”. Solo a un briciolo meno, 7,50 euro, costa il Fondo Filara 2007, prodotto dal gruppo Nicosia, che ha sede a Trecastagni, sulle falde etnee, in una zona di crateri per fortuna spenti. Un Nero d’Avola di grande struttura, che prima di esprimersi al meglio ha bisogno di stare un po’ a contatto con l’ossigeno in bicchieri ampi. Non dunque tuffatevi su bicchiere appena versato il vino, bastano due minuti di pazienza per scoprire grandi sensazioni. Ci si sposta nella Sicilia centro occidentale per trovare i luoghi di nascita di altri due Nero d’Avola che vale la pena mettere nella nostra cantina, anche se siamo convinti che non vi durerebbero a lungo. Il primo è Antiche Vie, sempre annata 2007, prodotto da Davide Puleo nella sua cantina di Scaccia, non lontano sul mare. Vino di grande equilibrio acquistabile al prezzo di 7 euro. Il secondo viene prodotto nell’entroterra di Sciacca, una trentina di chilometri più a nord. È il Nero d’Avola 2007 di Feudo Arancio, che nelle cantine di Sambuca di Sicilia assembla vini provenienti da nero d’Avola coltivato in loco, quindi nei vigneti circostanti la tenuta, e da nero d’Avola che cresce ad Acate, nella vasta azienda collegata in provincia di Ragusa. Uve di zone diverse e blend dei vini che ne derivano, consentono soluzioni ottimali. Questo ottimo vino, fresco e profumato, quindi anche lui destinato a una rapida “estinzione” costa 7 euro. ❦

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