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TEMI

ECONO MI CI

DELLA

SARDEGNA

ASSETTI PROPRIETARI E SVILUPPO ECONOMICO


IL CASO DEL BANCO DI SARDEGNA
Antonio Sassu

QUADERNI DI LAVORO
2007/02

CUEC

CENTRO RICERCHE ECONOMICHE NORD SUD


(CRENOS)
UNIVERSIT DI CAGLIARI
UNIVERSIT DI SASSARI

Il CRENoS un centro di ricerca istituito nel 1993 che fa capo alle Universit di Cagliari
e Sassari ed attualmente diretto da Raffaele Paci. Il CRENoS si propone di contribuire a
migliorare le conoscenze sul divario economico tra aree integrate e di fornire utili
indicazioni di intervento. Particolare attenzione dedicata al ruolo svolto dalle
istituzioni, dal progresso tecnologico e dalla diffusione dellinnovazione nel processo di
convergenza o divergenza tra aree economiche. Il CRENoS si propone inoltre di studiare
la compatibilit fra tali processi e la salvaguardia delle risorse ambientali, sia globali sia
locali.
Per svolgere la sua attivit di ricerca, il CRENoS collabora con centri di ricerca e
universit nazionali ed internazionali; attivo nellorganizzare conferenze ad alto
contenuto scientifico, seminari e altre attivit di natura formativa; tiene aggiornate una
serie di banche dati e ha una sua collana di pubblicazioni.
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T i t o l o : ASSETTI PROPRIETARI E SVILUPPO ECONOMICO IL CASO DEL BANCO DI SARDEGNA

ISBN: 978-88-8467-433-3

Prima Edizione: Dicembre 2007

CUEC 2007
Via Is Mirrionis, 1
09123 Cagliari
Tel./Fax 070291201
www.cuec.it

ASSETTI PROPRIETARI
E SVILUPPO ECONOMICO
IL CASO DEL BANCO DI SARDEGNA
Antonio Sassu
Universit degli Studi di Cagliari
Dicembre 2007
sassu@unica.it

Abstract
Analogamente a quanto avvenuto recentemente nel sistema bancario meridionale, anche il Banco di Sardegna, unico gruppo bancario della regione, stato acquistato nel 2001 da una banca del nord. Quale stata la performance del Banco
di Sardegna dopo lacquisizione? In particolare, quale stato il contributo allo
sviluppo economico regionale? Il lavoro tenta di rispondere a queste domande,
ponendo in evidenza la strategia seguita nel territorio, dove il Banco ha svolto
da sempre un ruolo di riferimento.

Keywords: Assetti proprietari, Sistema bancario, Sviluppo economico, Banco di


Sardegna

1. Introduzione
La propriet del sistema bancario meridionale profondamente cambiata nellultimo quindicennio. Oggi gli assetti proprietari di tutte le
pi grandi banche e di una parte delle piccole banche locali del mezzogiorno sono di istituti di credito del nord. Ci ha determinato varie
conseguenze oggetto di discussioni e di interpretazioni non sempre
coincidenti.
Anche la Sardegna ha seguito la sorte del meridione dItalia e attualmente il sistema bancario regionale appartiene a gruppi del nord.
Questo avvenuto nel tempo, ma prevalentemente nel marzo del
2001, quando il Banco di Sardegna passato sotto il controllo di una
banca settentrionale. A distanza di sei anni possibile fare qualche
considerazione sul nuovo corso, bench il periodo sia ancora breve.
Obiettivo del lavoro esaminare il caso del Banco di Sardegna dal
2001 fino al 2006. un caso di studio interessante perch il Banco di
Sardegna, unico gruppo bancario locale, ha avuto un ruolo di riferimento nelleconomia dellisola. Pertanto possibile vedere come il
nuovo assetto proprietario ha influito sulla performance aziendale e
sullo sviluppo economico regionale. In particolare, c stato un cambiamento e soprattutto un contributo a favore delleconomia regionale? E in che direzione? Sono le domande principali che ci poniamo.
Larticolo si divide in sei parti. Nel secondo paragrafo si esaminano brevemente le conseguenze che si sono verificate a seguito delle
recenti trasformazioni del sistema bancario nazionale e meridionale.
Nel terzo e quarto paragrafo si vedr cosa successo al Banco di
Sardegna con lesame dellevoluzione di alcune variabili fondamentali, in particolare con lo studio dellefficienza e della redditivit. Nel
quinto paragrafo si esaminer la politica degli impieghi e della raccolta. Nel sesto paragrafo si tenter di dare una spiegazione a quanto
avvenuto e si elaborer un modello teorico interpretativo. Da ultimo,
nel settimo paragrafo, si trarranno alcune conclusioni.

Ringrazio i professori Luigi Guiso e Piero Alessandrini per gli utili


commenti ad una precedente stesura e Sergio Loi per lassistenza tecnica.
La responsabilit del lavoro, ovviamente, solo mia.

2. Le trasformazioni avvenute nel sistema bancario nazionale


Per capire quanto avvenuto nel nostro sistema bancario sufficiente, oltre che rimandare alla letteratura corrente (Panetta, 2004; Bongini-Ferri, 2005), dare uno sguardo alla seguente tavola
Tabella 1
Struttura del sistema bancario nazionale
Anno

Banche

Sportelli

1994

965

23.000

2006

793

32.338

Fonte: Banca dItalia

Dal punto di vista dei numeri la trasformazione radicale soprattutto per quanto riguarda gli sportelli che sono stati liberalizzati.
Maggiore, per, il cambiamento avvenuto nel meridione dItalia in
cui mutata in larga parte la propriet delle principali banche appartenenti ora a gruppi bancari del nord 1 .
Tabella 2
Struttura del sistema bancario meridionale
(Banche con sede legale)
Anno

Banche

Sportelli

1996

264

5.578

2006

149

7.017

Fonte: Banca dItalia

In generale i risultati sullefficienza 2 , prendendo come indicatori il


cost/income ratio, la percentuale delle sofferenze e, in qualche misura, il
Roe, sono positivi. Ci si verifica per tutto il settore bancario italiano
Oltre ai tre istituti bancari conosciuti Banco di Napoli, Banco di Sicilia
e Banco di Sardegna, ci riferiamo alle principali Casse di Risparmio, come la
Cassa di Risparmio della Puglia, la Cassa di Risparmio di Calabria e la Sicilcassa.
2 Diversi sono i concetti di efficienza che possono essere adottati (Lucchetti, Papi, Zazzaro, 2001). Noi ci limitiamo semplicemente ad alcune variabili forse non perfette dal punto di vista scientifico, ma che possono essere subito comprese.
1

e, in modo particolare, per il meridione. Pi controverso il contributo dato allo sviluppo economico delle regioni meridionali dalle
banche del nord che hanno acquisito la propriet o il controllo di
banche del sud. Le posizioni assunte dagli studiosi sono spesso non
coincidenti. Si pu dire certamente che, nonostante sia diminuito il
numero delle banche, la concorrenza aumentata. Infatti nel settore
bancario la concorrenza avviene attraverso gli sportelli (Banca
dItalia, 2005), e questi sono cresciuti, sul piano nazionale, del 40,6%
nel periodo 1994-2006. Nel mezzogiorno, seppure non siano aumentati come al nord, c stato un incremento del 25,8% in dodici anni.
Cos, allampliarsi dei mercati e allaumentare degli sportelli nel territorio meridionale, il gap fra i tassi attivi di interesse del nord e del
sud, che generalmente si aggirava intorno ad oltre il 2%, si fortemente ristretto fino a scendere oggi a quasi l1% (Banca dItalia,
2005). La redditivit e la stabilit delle imprese acquisite sono cresciute. La cultura finanziaria della popolazione cambiata. vero che
aumentato il prezzo delle commissioni, e ci ne influenza il peso percentuale nellattivit della banca, ma lofferta bancaria diventata pi
varia e articolata, per cui pure i risparmiatori hanno avuto maggiore
possibilit di scelta. Non c da stupirsi, quindi, che lincidenza del
margine di interesse sul margine di intermediazione si sia ridotta a
dimostrazione che le commissioni sui vari prodotti sono diventate
pi importanti.
Altri punti sono pi controversi e le posizioni sono spesso contraddittorie. Ci sono coloro che ritengono che il sistema bancario
meridionale sia notevolmente cresciuto in efficienza e dinamismo
soprattutto per il comportamento delle imprese bancarie del nord
(Mattesini, Messori, 2004), non escludendo comunque la permanenza
di vari problemi; quelli che, al contrario, pensano ad un depauperamento delleconomia meridionale soprattutto per la diminuzione dei
crediti erogati alle imprese e la cancellazione di alcune competenze
professionali (Giannola, 2002; Busetta, 2007); coloro che vedono aspetti positivi (per esempio, la maggiore efficienza, misurata come si
diceva sopra), e aspetti negativi, soprattutto per quanto riguarda gli
interessi delleconomia meridionale (Alessandrini, 2001; Alessandrini,
Zazzaro, 1999; Alessandrini, Papi, Zazzaro, 2003; Alessandrini, Croci, Zazzaro, 2005). Per nessuno degli studiosi, comunque, le trasformazioni avvenute hanno risolto il problema del sistema economico e
produttivo del meridione.

Vediamo cosa successo nel caso del Banco di Sardegna. Esso


importante perch, nel 2001, quando stato acquistato da una banca
del nord, aveva un ruolo importante nelleconomia sarda, non solo
per il numero di sportelli dislocati in tutta lisola, ma anche per quanto riguarda gli impieghi e la raccolta. Era, in molte aree, il monopolista del settore che ha sempre accompagnato lo sviluppo economico
dellisola e veniva considerato come una istituzione pubblica.
Lacquisto del Banco di Sardegna ad opera di esterni ha comportato
la scomparsa dellunico gruppo bancario locale esistente in Sardegna
e oggi, ad esclusione di due piccolissime banche, con 6 sportelli, tutto
il sistema bancario regionale ha una gestione extraisolana. La deistituzionalizzazione, prima, e la gestione esterna del Banco di Sardegna,
poi, rappresentano un fatto che ha ripercussioni sulleconomia regionale (Busetta, 2007).
In che misura la trasformazione ha influito sulla performance aziendale e sullo sviluppo economico regionale? Vediamo alcuni indicatori che ci permettono di avere una prima idea.
3. Alcuni indicatori del Banco di Sardegna
Lefficienza e la solidit
Un indicatore dellefficienza e, allo stesso tempo, della solidit della
banca dato dalla percentuale delle sofferenze. Dellefficienza, perch ci rappresenterebbe una pi attenta valutazione del merito di
credito, della solidit perch starebbe a indicare che la banca in grado, tenuto presente le perdite nellattivit di erogazione del credito, di
far fronte immediatamente a tutti gli impegni. Nel periodo esaminato
il rapporto sofferenze/impieghi andato continuamente diminuendo
nel tempo, tranne che nellultimo anno, e ci starebbe a significare un
miglioramento delle condizioni di efficienza della banca. Tuttavia, ci
potrebbe essere il risultato di una pi selettiva strategia di concessione dei crediti per cui le sofferenze sono diminuite. La tendenza alla
diminuzione si registrata in tutta lItalia perch cambiata la politica del credito, perch mutata la cultura economica e finanziaria con
lesigenza generalizzata di un risanamento. Daltra parte il gap fra le
sofferenze del nord e quelle del sud rimasto pressoch costante per
cui alcuni studi econometrici hanno concluso che le sofferenze non
dipenderebbero dalle differenze economico-ambientali, semmai dalla
formazione professionale delle banche, e, quindi, dalla diversa valutazione del merito di credito delle banche meridionali (Giordano,
Lopes, 2006). Non si vuole entrare nel merito del problema, per,

qualunque sia linterpretazione pi corretta si pu dire che migliorata la condizione economica della banca.
Figura 1
Sofferenze lorde e nette. Banco di Sardegna. Anni 2000-2006
16,0
14,0
12,0

10,0
8,0
6,0
4,0
2,0

sofferenze lorde

2006

2005

2004

2003

2002

2001

2000

0,0

sofferenze nette

Fonte: Elaborazioni su dati Banco di Sardegna

Un confronto con le sofferenze dellintero sistema bancario regionale (compreso, quindi, il Banco di Sardegna), ci pu dare spunti
per una ulteriore riflessione. Se diamo uno sguardo a ci che successo presso le altre banche della regione, ci rendiamo conto che esse, dopo il 2004 appaiono pi virtuose del Banco di Sardegna. I dati
non sono facilmente paragonabili perch in quellanno c stata una
grande operazione di cartolarizzazione da parte di una banca sarda,
ma ci non si pu dire per gli anni successivi. Nel 2005-06 il Banco
di Sardegna ha sofferenze di gran lunga superiori al sistema e in ascesa rispetto al suo stesso comportamento degli anni precedenti. Non
abbiamo i dati relativi ai comportamenti delle diverse branche degli
istituti bancari limitatamente alla Sardegna ma, considerato il peso del
Banco nelleconomia regionale, si pu dire che essi hanno risultati
decisamente migliori negli ultimi due anni e comunque con tendenza
decrescente.

Tabella 3
Sofferenze lorde del Banco di Sardegna e del sistema bancario regionale
Anno

Banco di Sardegna

Sistema regionale

2000

13,9

14,6

2001

11,7

13,6

2002

10,6

12,4

2003

10,4

11,9

2004

10,3

11,0

2005

9,3

7,2

2006

10,4

6,8

Fonte: Banco di Sardegna e Banca dItalia

La tavola 3 molto significativa in quanto evidenzia il diverso


comportamento del Banco e del sistema bancario regionale nel concedere i crediti. Questo conferma che il Banco di Sardegna non ha
una valutazione del merito di credito pi efficiente rispetto alle altre
banche e che la diminuzione delle sofferenze descritta il risultato
della politica pi selettiva. Anzi, la nuova gestione potrebbe avere avuto, paradossalmente, una incidenza sul sistema bancario regionale
pi elevata rispetto al passato.
Se, per ipotesi non tanto remota dalla realt, il Banco di Sardegna
prima dellacquisizione seguiva la tendenza del mercato regionale
(cio, al variare delle sofferenze regionali variavano nello stesso senso
anche le sofferenze del Banco), ora il suo comportamento divergente avrebbe una influenza negativa sulla media complessiva del sistema bancario. Per rendere le cose pi chiare prendiamo la tavola 4
dove stato calcolato quello che viene chiamato il dif-in-dif.
Tabella 4
Sofferenze lorde del Banco di Sardegna e del sistema bancario regionale.
Differenze.
Anno

Banco di Sardegna Sistema regionale

Dif

2001

11,7

13,6

-1,9

2006

10,4

6,8

3,6

Dif

-1,3

-6,8

5,5 (dif-in-dif)

Fonte:

Banco di Sardegna e Banca dItalia

Ci che si ottiene leffetto della nuova gestione del Banco di


Sardegna. In questo caso, secondo questa tesi, il Banco, con il suo
comportamento, avrebbe fatto aumentare le sofferenze medie del
5,5%, pertanto, con risultati peggiori da parte del sistema bancario
regionale. Comunque, in ultima analisi, si deve dire che la diminuzione delle sofferenze ha determinato una notevole solidit della banca,
che ora patrimonialmente attrezzata a stare bene sul mercato. Il
rapporto fra costi operativi e margine di intermediazione (il cos detto cost/income ratio) fortemente aumentato (Fig.2). A seguito del
decremento del numero dei dipendenti, tenuto presente lincidenza
del costo del lavoro sul costo totale, esso dovrebbe essere diminuito.
Ci non si verificato. Evidentemente i costi sono cresciuti pi dei
ricavi. Su questi avremo modo di soffermarci pi a lungo. Per il momento, se il cost/income ratio sinonimo di efficienza, possiamo dire che al Banco di Sardegna questa diminuita. Peraltro, questi risultati sono in linea con quelli ottenuti spesso dalla letteratura estera
(Ravenscraft, Scherer, 1987) e da quella italiana (Benfratello, 1999)
riferiti, in gran parte, al settore industriale. Per quanto riguarda
lesperienza del sistema bancario, i risultati americani (Berger, Demsetz, Strahan, 1999) e italiani (Focarelli, Panetta, Salleo, 2002) pongono in evidenza lassenza di effetti sulla struttura operativa dei costi.
Questa era superiore a quella delle altre banche, prima, rimane superiore anche dopo: non c una influenza in tal senso.
Figura 2
Cost/income ratio
75

70

65

60

55

50
2000

2001
BANCO

2002

2003

2004

Banche regionali

Fonte: Elaborazioni su dati della matrice dei conti

2005
Banche m edie

2006

Cos il cost/income ratio sempre pi alto di quello delle banche


medie e regionali, nella cui categoria rientra il Banco di Sardegna, ma
queste registrano una tenuta sostanziale nellintero periodo e una
leggera diminuzione nel caso delle banche medie. Il Banco, invece,
subisce un rincaro del costo del lavoro non sufficientemente compensato dai ricavi. Ne consegue un balzo verso lalto del valore del
rapporto, che ha avuto il suo apice nel 2004-05 (Fig.2).
Da questo punto di vista, conformemente ai risultati illustrati, il
nuovo assetto proprietario e la nuova gestione del Banco non hanno
determinato una maggiore efficienza. Lobiettivo fondamentale della
banca acquirente la conquista di nuove quote di mercato (Berger et
al., 1999) e la ristrutturazione del portafogli degli impieghi (Focarelli,
Panetta, Salleo, 2002; Sapienza, 2002; Alessandrini, Calcagnini, Zazzaro, 2006), che, nel caso esaminato, stato conseguito. Certamente
sul valore del rapporto ha influito il fatto che nel 2004 c stata la
migrazione della piattaforma tecnologica verso il sistema informatico della capogruppo che ha comportato dei costi, ma in generale
possiamo dire che non si verificata una maggiore efficienza in tutto
il periodo esaminato. Il rapporto cost/income non ha accennato a
scendere al di sotto della linea delle altre banche e ancora nel 2006
era molto alto, seppure tendente a decrescere, come, peraltro, nella
generalit dei casi.
Occupazione e produttivit
Loccupazione fortemente diminuita. In sei anni si passati da
2.996 a 2.641 unit lavorative e la tendenza in costante discesa.
Non deve destare meraviglia, pertanto, che la produttivit sia aumentata. Con la diminuzione del numero dei dipendenti, lattivit viene
ripartita fra un numero pi ristretto di unit lavorative 3 , perci deve
esserci un incremento della produttivit. Ma ci non vuol dire che
sono migliorate le tecniche produttive e le caratteristiche di organizzazione del lavoro. La tavola 5 riporta la produzione, in termini di
fondi intermediati, il numero dei dipendenti e la produttivit per il
periodo 2000-2006. Laumento della produttivit dipeso essenzialmente dalla riduzione delloccupazione che ha influito sullattivit pi
degli altri fattori come, per esempio, la dotazione delle attrezzature e
il miglioramento dellorganizzazione, la crescita della dimensione del
E il metodo operativo pi semplice con cui la produttivit viene calcolata in banca.
3

mercato. Pi precisamente, si proceduto a stimare prima la produttivit effettiva nel 2006 a prezzi costanti (base 1995= 100), poi a calcolare la produttivit tenendo immutata loccupazione del 2000. Si
ottenuto cos leffetto della diminuzione delloccupazione e della variazione degli altri fattori. Il risultato finale che laumento della produttivit da attribuire nella percentuale del 76,34 % alla riduzione
delloccupazione e del 23,66 % agli altri fattori.
Tabella 5
Produzione e produttivit a prezzi costanti. Banco di Sardegna. Milioni di euro
Anno

Produzione a prezzi
Costanti 1995

Produttivita a prezzi
Costanti

Dipendenti

2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006

8579,09
9281,84
9446,87
9841,92
9521,10
9141,87
8952,12

2,86
3,16
3,28
3,49
3,45
3,33
3,39

2996
2935
2878
2824
2760
2743
2641

Fonte: Elaborazioni su dati Istat e Banco di Sardegna

Daltra parte, se diamo uno sguardo alla figura 3, ci rendiamo conto


che abbiamo peggiorato la nostra situazione rispetto ai pi diretti
concorrenti.

10

Figura 3
Fondi Intermediati su numero di dipendenti
7,5
7,0

milioni di euro

6,5
6,0
5,5
5,0
4,5
4,0
3,5
3,0
2000

2001
BANCO

2002

2003

Banche regionali

2004

2005

2006

Banche medie (mediana)

Fonte: Matrice dei conti

La produttivit, sempre misurata in termini di fondi intermediati,


inferiore per tutto il periodo a quella delle banche regionali e di pari
dimensione. Non solo, la figura 3 ci mostra che la crescita del Banco
di Sardegna pi lenta. Le banche medie registrano dal 2000 al 2006
una crescita del 44,9%, quelle regionali del 43,5%, mentre quella del
Banco solo del 34,9%. Con riferimento a questo aspetto la trasformazione avvenuta non ha prodotto i risultati attesi e va ampliandosi
il gap produttivo con il resto del sistema bancario italiano.
4. Creazione di valore
Rappresenta il principale obiettivo della banca. Il Banco di Sardegna
ha visto i profitti aumentare nel tempo passando da un periodo in
cui lutile era negativo ad una cifra record registrata nel 2006. I dati
sono riportati di seguito.

11

Figura 4
Utile netto. Banco di Sardegna. Milioni di Euro
80,0

Milioni di Euro

60,0
40,0
20,0
0,0
2000

2001

2002

2003

2004

2005

2006

-20,0
-40,0
Fonte: Banco di Sardegna, Bilanci desercizio

Va detto che, a parte le plusvalenze dovute alla vendita di alcune


propriet del Banco, laumento dellutile, a partire dal 2004 quando
esso diventa pi consistente, si deve in qualche misura allaumento
del prezzo delle commissioni. Queste passano fra il 2003 e il 2004 da
una percentuale del margine di intermediazione del 12,8% al 19,4% e
ancora, nel 2005, al 21,4%. Ci perfettamente in linea con quanto
espresso in letteratura nel caso di fusioni (Focarelli, Panetta, Salleo,
2002). In questo caso, anche se non si tratta di fusione, fra le diverse
politiche adottate c la vendita di prodotti della capogruppo in tutti
gli sportelli della banca acquisita. E normale pertanto la diversa
composizione del margine di intermediazione avvenuta come aumento del prezzo delle commissioni e come variazione dellofferta bancaria, che ha determinato una domanda di prodotti pi avanzati. Nel
2006, tuttavia, il margine di interesse, che nel frattempo incide maggiormente nella formazione del margine di intermediazione (75,4%),
torna ad avere il peso precedente al 2000. I dati del margine di interesse e delle commissioni nette sono illustrati nella tavola 6.

12

Tabella 6
Formazione % del margine di intermediazione
Anno

Margine di interesse

Commissioni nette

2000

71,3

13,7

2001

70,6

11,3

2002

65,4

11,3

2003

67,7

12,8

2004

67,2

19,4

2005

75,9

21,4

2006

76,4

18,2

Fonte: Elaborazioni su dati del Banco di Sardegna

Avviene quindi, seppure in maniera limitata, unopera di ristrutturazione della banca. Lattivit principale rimane in ogni caso il retail da
cui si ricava gran parte degli utili. Anzi, si pu dire che quando il tasso di interesse alto, lo anche il margine di interesse e cos pure il
profitto e viceversa.
Ci che importante, per, ai fini dellaccertamento della redditivit dellimpresa il Roe. Per il Banco, in genere, esso relativamente basso, se si escludono gli anni in cui aumentato per via delle plusvalenze, e varia nel tempo. Questa situazione rispecchia la condizione economica del mercato regionale e in qualche modo spiega perch
esso sempre pi basso di quello delle banche medie e delle banche
regionali. Se si prende in considerazione questo aspetto, il valore del
Roe non desta meraviglia. Si pu notare, comunque, che esso aumentato negli ultimi anni per effetto dellaumento del tasso di interesse a livello nazionale e internazionale.
Il valore del Roe riportato nel grafico seguente (Fig. 5).

13

Figura 5
Risultato di esercizio su capitale e riserve (ROE)
16
14
12
10

8
6
4
2
2006

2005

2004

2003

2002

2001

2000

0
-2
-4
-6
BANCO

Banche regionali

Banche medie

Fonte: Elaborazione su dati della matrice dei conti

soprattutto laumento del tasso di interesse che fa crescere il


numeratore del rapporto e ci per una variazione esogena e di breve
periodo, mentre il Banco avrebbe bisogno di una chiara strategia di
lungo periodo. Esso deve essere meno instabile, poi deve venire da
una politica di razionalizzazione programmata e, se possibile, concordata.
5. Contributo allo sviluppo economico
Il contributo allo sviluppo economico , a parere di molti, il secondo
degli obiettivi che un istituto bancario deve porsi. La letteratura
sullargomento (Rajan, Zingales, 1998; King, Levine, 1993; Levine,
2004; Guiso, Sapienza, Zingales, 2004a) vasta e ben conosciuta,
pertanto non necessario soffermarsi. Si detto che si concordi
nellaffermare che il contributo dato dalle banche del nord non ha
risolto i problemi delleconomia meridionale, anzi, esso molto limitato e normalmente inferiore a quello delle banche locali (Butzbach,
Lopes, 2006).
Il caso del Banco di Sardegna piuttosto chiaro, considerato anche il peso che esso ha nelleconomia regionale. Un suo cambiamento di strategia viene avvertito immediatamente dal mercato. Naturalmente ci sono diversi modi in cui un istituto bancario pu dare un

14

proprio contributo allo sviluppo economico, ma il sistema pi evidente ritengo sia la concessione di credito alle imprese. Pertanto, la
prima cosa da esaminare la quota degli impieghi nel sistema regionale. Intanto, le condizioni sono cambiate nel tempo. In Sardegna
oggi sono presenti 32 banche e gli sportelli sono 684 rispetto ai 636
del 1998. La concorrenza fortemente mutata e tutte le banche, soprattutto quelle esterne, operano aggredendo le quote di mercato del
Banco. Data la posizione di vantaggio di questo, se esso efficiente e
offre gli stessi servizi delle altre banche, si troverebbe nella condizione di privilegio.
Se c una diminuzione della quota degli impieghi del Banco ci
significa che le altre banche operanti nel territorio regionale hanno
accresciuto gli impieghi ad un ritmo maggiore, sono state, perci,
pi propulsive e hanno investito di pi. Ci pu essere il risultato di
una strategia (per esempio, una concessione pi selettiva del credito),
oppure, ferma rimanendo la politica creditizia, una diversa efficienza
nella selezione del merito di credito o, infine, una diversa qualit dei
servizi. Nelluno o nellaltro caso si perdono quote di mercato e si d
un contributo minore allo sviluppo economico della regione. Questo
si pu vedere empiricamente nel complesso del sistema economico e
in diversi settori. Prendiamo, innanzitutto, gli impieghi.
Figura 6
Quota impieghi netti per forme tecniche. Banco di Sardegna. Anni 1999 - 2006
40,0
38,0
36,0
34,0
32,0
30,0
28,0
26,0
24,0
22,0
20,0
1999

2000

2001

2002

2003

Mutui

2004

Totale impieghi netti

Fonte: Elaborazioni su dati Banco di Sardegna

15

2005

2006

Il totale degli impieghi diminuito di oltre cinque punti percentuali e i mutui di ben 11 punti. Soprattutto la performance dei secondi balza agli occhi perch le sofferenze in questo settore sono basse
rispetto agli altri, pertanto non c una giustificazione economica ed
certamente il risultato di una politica ad hoc. Quale sia la logica di
questo comportamento non mai stata esplicitata. Una spiegazione
potrebbe essere che, non avendo la capogruppo un know-how in
questo settore, non ci fosse un grande interesse a investire nei mutui.
Pu avvenire che essa trovi pi conveniente far trasferire la liquidit
e utilizzarla in mercati in cui il rendimento maggiore e garantisce
una crescita dellattivit. Si espande limpresa capogruppo e aumenta
il potere del management su cui si basa anche la stabilit del vertice.
A parte questo fatto, la diminuzione della quota degli impieghi globali da parte del Banco di Sardegna sta ad indicare una minore attenzione data alleconomia isolana e un pi basso investimento nei settori produttivi. molto indicativa la figura 7 che registra la strategia
della banca nella concessione del credito. Fra i diversi settori presi in
considerazione aumentata solo la quota degli impieghi dati alle societ finanziarie, cio, in gran parte, alla capogruppo.
Questi, si sa, sono poco remunerativi per la banca che li concede,
tuttavia sono convenienti in una logica di gruppo. Limpresa capogruppo pu infatti investire la liquidit con rendimenti pi alti e, comunque, meno rischiosi che nel territorio regionale. Parte della liquidit, pertanto, e in misura crescente nel tempo, viene investita
nellinterbancario piuttosto che nella regione. Limpresa capogruppo
cresce di conseguenza e con essa, naturalmente, il potere del
management (Marris, 1966; Golinelli, 2000).
Corrispondentemente, non c un altrettanto incremento alle societ non finanziarie, cio alle imprese, alle famiglie e alla Pubblica
Amministrazione, in genere, al territorio.

16

Figura 7
Quota impieghi lordi per settore economico della controparte. Banco di Sardegna. Anni
1999 2006
100,0
90,0
80,0
70,0
60,0
50,0
40,0
30,0
20,0
1999

2000

Amm. pubbliche

2001

2002

Famiglie

2003

2004

Societ non finan.

2005

2006

Societ finanziarie

Fonte: Matrice dei conti

Se prendiamo in considerazione i settori produttivi per i quali il


Banco era nato, in particolare lagricoltura, si vede maggiormente la
politica creditizia del nuovo corso. La quota di mercato va progressivamente diminuendo, passando dal 57,9% del 2000 al 48,5% nel
2006 (Tav. V in appendice). Non un problema di carenza di liquidit ma la volont di procedere, seppure lentamente, a liberare risorse
da destinare altrove.
C unaltra considerazione che potrebbe essere illuminante. Uno
degli indicatori presi in esame per analizzare il contributo del sistema
bancario ad un determinato territorio il rapporto fra gli impieghi e il
Pil. In che misura il sistema bancario regionale finanzia la produzione
del valore aggiunto? Tenuto presente che gli impieghi hanno implicazioni sullattivit congiunturale e strutturale chiaro che la loro incidenza si ripercuote sulleconomia del territorio. Orbene, da una analisi dei dati a disposizione si possono dire due cose. La prima riguarda
la scarsa incidenza del sistema bancario regionale nella produzione
del Pil. Se confrontiamo nella figura 8 il valore degli impieghi sul Pil,
con riferimento alla Sardegna, al Mezzogiorno e allItalia, ci rendiamo
conto quanto la finanza regionale contribuisce allo sviluppo del territorio (Padovani, 2002). Di fronte ad un valore che nel 2006 ha superato per lItalia il 92%, in Sardegna abbiamo un valore intorno al

17

59%. La differenza enorme e dimostra quanto poco avanzato il


nostro sistema bancario e produttivo.
Figura 8
Rapporto tra Totale impieghi lordi e Pil
1,00
0,90
0,80
0,70
0,60
0,50
0,40
0,30
0,20
0,10
0,00
2000

2001

2002

Banco di Sardegna

2003

Altre Banche

2004
Sardegna

2005

Mezzogiorno

2006
Italia

Fonte: Matrice dei conti

La seconda cosa riguarda il comportamento del Banco di Sardegna il cui dato inferiore a quello del sistema. Mi riferisco al saggio
di crescita del rapporto impieghi/Pil (Tavola 7), che mette in evidenza la strategia perseguita nella concessione degli impieghi rispetto alla
produzione realizzata nelleconomia. Il sistema bancario regionale ha
investito nei settori produttivi pi del Banco di Sardegna. Peraltro, i
saggi di crescita negativi ad opera del Banco avvengono subito dopo
linizio della nuova gestione. La letteratura (Focarelli, Panetta, Salleo,
2002; Alessandrini, Presbitero, Zazzaro, 2006) ha ben messo in evidenza il razionamento del credito che opera subito dopo che la banca
acquirente conquista il controllo. C certamente una ristrutturazione
dei crediti dubbi ma anche maggior selezione nella politica del credito, soprattutto nei confronti delle piccole e medie imprese (Sapienza,
2002). Precisamente i saggi di crescita sono i seguenti.

18

Tabella 7
Saggi crescita del rapporto impieghi lordi e Pil
Periodo

Banco di Sardegna

Altre Banche regionali

dic-01

-0,75

1,03

dic-02

-2,04

2,81

dic-03

-2,74

-1,53

dic-04

1,51

7,95

dic-05

1,29

4,43

dic-06

3,53

7,00

Fonte: Matrice dei conti

C anche una risposta al Banco da parte della comunit regionale.


Prendiamo in considerazione la raccolta diretta. La quota di mercato
subisce una continua diminuzione a partire dal 2003, in particolare
dal momento in cui si verifica la migrazione della piattaforma tecnologica verso il software e linformatica della capogruppo.
Figura 9
Quota raccolta diretta. Banco di Sardegna. Anni 1999 - 2006
54,0
52,0
50,0
48,0
46,0
44,0
42,0
40,0
1999

2000
Depositi

2001

2002
Obbligazioni

2003

2004

2005

2006

Raccolta Totale diretta

Fonte: Matrice dei conti

Diversa, pi correttamente, di segno opposto, la situazione della


raccolta indiretta in cui si registra un costante incremento dovuto al

19

comportamento dei risparmiatori sardi nei confronti della borsa e titoli di stato, in parte, in compensazione della raccolta diretta.
6. Interpretazione dei risultati
Se chiaro che la solidit, misurata dal patrimonio di sorveglianza,
cresciuta e la percentuale delle sofferenze ha seguito una tendenza
decrescente conformemente con quanto avvenuto per il sistema
bancario nazionale e meridionale, pi controversa appare la situazione per ci che riguarda il cost/income ratio e il contributo che viene
dato al sistema economico. Vediamo con pi dettaglio i due fatti.
Il cost/income ratio in crescita fino al 2005, poi comincia a decrescere ma molto distante dalle banche medie e regionali. Ci indica chiaramente un deterioramento dellattivit bancaria considerato
che nel frattempo diminuita loccupazione. Linterpretazione che
viene data si pu ricondurre a un duplice aspetto. Da una parte, la
lenta crescita dei ricavi dovuta agli impieghi nellinterbancario dove i
rendimenti pagati sono meno elevati che nel territorio; dallaltra, la
crescita dei costi, in particolare di quelli amministrativi, conseguenza
della organizzazione aziendale. In entrambi i casi il Banco di Sardegna ha registrato una performance inferiore a quella della gestione
precedente. Per alcuni versi c stata una crescita dellefficienza (si
pensi al tempo necessario per lespletamento delle pratiche, ora notevolmente ridotto) ma i ricavi non sono aumentati nella stessa misura dei costi. I dati dimostrano chiaramente che non cresciuta la cultura dellazienda.
Il secondo aspetto riguarda gli interessi sociali o della collettivit
che sono, a mio parere, altrettanto evidenti e chiari, soprattutto nel
ruolo che il Banco esercita nelleconomia dellisola. Purtroppo il contributo dato alleconomia locale molto limitato, almeno se dobbiamo esprimere un giudizio sulla base della diminuzione delle quote di
mercato. Anche se prescindiamo dai mutui, la quota dei crediti alle
imprese e alle famiglie andata diminuendo nel tempo. Si registra
una leggera ripresa nel 2006 per i crediti alle imprese ma la banca
ben lontana dal dinamismo di cui leconomia ha bisogno e comunque
distante dalle quote che aveva prima dellattuale gestione.
La letteratura pone in evidenza che se le acquisizioni avvengono
ad opera di imprese bancarie che stanno fuori del territorio (acquisizioni out the market), diminuisce normalmente la quota degli impieghi verso le imprese, soprattutto piccole e medie, mentre aumenta la

20

quota degli impieghi nel caso di acquisizioni in the market (Sapienza,


2002; Mattesini, Messori, 2004). Per il Banco di Sardegna quanto
avvenuto non altro che la conferma di ci che si trova in letteratura. Essendo il mercato pi ampio, la liquidit viene impiegata laddove
il rendimento pi elevato. Siccome il mercato del nord offre un
rendimento maggiore e registra un rischio minore, la banca capogruppo vi trasferisce regolarmente la liquidit. Ci sono, inoltre, ordini
di scuderia. Non possibile vendere a concorrenti sullo stesso
mercato, seppure il tasso pagato superiore a quello della capogruppo.
Credo che ci possa essere espresso in maniera molto semplice
facendo ricorso alla teoria economica. Prendiamo due mercati finanziari che denotiamo con nord e sud indicati rispettivamente nella parte sinistra e destra del grafico sottostante (Fig. 10). Per semplicit, ci
sono solo due imprese bancarie, una del nord, An con il rendimento
rn e laltra del sud, As con il rendimento rs. Il rendimento rn > rs non
solo perch il nord pi sviluppato del sud ma anche perch il rischio (cio le sofferenze) minore. A parte la diversa intercetta delle
curve, in questi mercati vige il principio generale dei rendimenti decrescenti per cui sullasse delle ordinate avremo il rendimento delle
banche funzione decrescente del risparmio concesso R, indicato
sullasse delle ascisse. La linea sta ad indicare il tasso di interesse
che si forma sul mercato interbancario. Ad esso le imprese ricorrono
in maniera diversa. Limpresa del nord considera la linea come la
linea del costo, quindi il suo equilibrio viene stabilito nel punto di incontro fra la curva dei rendimenti e il tasso di interesse del mercato
interbancario. La banca del sud, invece, non considera la linea del
costo (non ha bisogno di approvvigionarsi dal mercato interbancario;
essendo liquida, un contribuente netto di risparmio, che raccoglie
in eccesso dal territorio), bens la curva C che, per ipotesi, viene considerata costante e che rappresenta il tasso dinteresse passivo pagato
dalla banca alla sua clientela. La curva rappresenta per As un rendimento alternativo al rendimento derivante dallimpiego territoriale.
Ci ricorre quando la curva rs incontra C, oltre questo punto, cio,
quando raccoglie liquidit in eccesso rispetto alla quantit necessaria
a finanziare i progetti che ritiene validi, investe nel mercato interbancario ottenendo . Diversa la situazione di An che deve ricorrere
sempre al mercato interbancario per approvvigionarsi.

21

Figura 10
Prima dellacquisizione

Ammettiamo ora che la legge e le istituzioni incoraggino


lacquisizione o la fusione allinterno del settore bancario. Banche del
nord acquisiscono banche e sportelli del sud. Cosa succede?
Si danno due casi. Il primo che limpresa acquisita non mantenga la propria personalit giuridica. Lacquisto comporta la fusione e la
realizzazione di una sola rete distributiva e un unico mercato per
limpresa acquirente. Questa distribuisce il risparmio secondo il rendimento, cio, prevalentemente al nord. Alla banca acquisita, che ora
niente altro che una rete di sportelli, non pi permesso che il rendimento vada al di sotto del tasso interbancario e la stessa banca acquirente pu disporre del risparmio che precedentemente acquistava
nel mercato.
Il secondo caso, invece, prevede che la banca acquisita mantenga
la propria personalit giuridica, in parte perch, per motivi di immagine, preferibile dalla capogruppo, in parte perch cos ritengono
opportuno altri azionisti. In tal caso, o perch il controllo della capogruppo lo impone come strategia, o perch il mercato interbancario
del risparmio pi conveniente del rendimento nel proprio territorio,
il risparmio va al nord. Il nuovo equilibrio si realizza nel punto in cui
c un incontro delle tre curve, il rendimento rn, il rendimento rs e la

22

linea , come indicato nella figura 11. Il risultato ultimo un aumento degli impieghi al nord e una diminuzione al sud, mentre si verifica
un aumento complessivo degli utili per le imprese del nord e del sud.
Diverso il risultato per il territorio: pi impieghi al nord e meno al
sud, o, messo in altri termini, pi impieghi da parte della capogruppo
e meno da parte dellimpresa partecipata.
Figura 11
Dopo lacquisizione

Questo comportamento spiegabile da un punto di vista logico?


In generale, gli obiettivi dellimpresa bancaria sono visti in maniera
differente dagli amministratori della banca acquirente e della banca
acquisita. stata data importanza alla prossimit (oppure alla distanza) operativa che ha aumentato il numero degli sportelli e ha accresciuto la concorrenza, ma ci sono altri concetti di distanza che sono
pi rilevanti. Facciamo riferimento al concetto di distanza funzionale
(Petersen, Rajan, 2002; Carling, Lundberg, 2005; Degryse, Ongena,
2005) che presenta diverse interpretazioni. Innanzitutto quella fisica,
data dalla distanza in km., poi quella socio-economica in cui si considera il livello di sviluppo del territorio e quella strategica in cui conta
il modo di ragionare delle teste pensanti (Alessandrini, Presbitero,
Zazzaro, 2006) . Sono soprattutto i due ultimi concetti che hanno

23

rilievo ai nostri fini. La distanza funzionale aumentata per effetto


delle aggregazioni bancarie soprattutto nel meridione dItalia e il caso del Banco di Sardegna non fa eccezione. La distanza socioeconomica e quella strategica si sono talmente ampliate che esercitano una influenza negativa a livello territoriale e a livello di banca. Nel
primo caso aumentano i costi di trasporto e di informazione. Basti
pensare al trasporto fisico dei consiglieri e dei dirigenti della capogruppo oppure al tempo impiegato per prendere le decisioni necessarie per il territorio.
Nel secondo caso gli effetti si manifestano a livello dazienda perch, qualunque sia la dichiarazione formale che viene fatta a proposito della struttura del gruppo (federalista o accentrato), aumentano i
costi di agenzia e di monitoraggio, a maggior ragione se limpresa acquisita mantiene la propria personalit giuridica.
Ci sono vari studiosi che trovano una relazione fra sviluppo del
territorio e localizzazione della propriet della banca. Gli studi sono
prevalentemente americani (Collender e Shaffer 2003), ma iniziano a
diventare frequenti anche quelli di autori italiani e stranieri. Queste
analisi trovano risultati sempre pi confortanti dalle evidenze empiriche della distanza funzionale strategica sul sistema bancario e sulle
banche. In particolare i lavori di Alessandrini e al. (2005; 2006), che
per primi hanno studiato la relazione per lItalia, trovano che la distanza funzionale strategica ha effetti sulla probabilit di razionamento del credito, sulla sensitivit e la variabilit del cash-flow, sul rapporto fra utilizzato e accordato, specialmente con riguardo alle piccole imprese e alle imprese localizzate nelle aree meno sviluppate. Questo avviene anche per via delle asimmetrie informative: la banca locale conosce il tessuto economico e produttivo della realt regionale in
cui lavora pi di coloro che stanno fuori del territorio e ha gli strumenti per concedere credito alle piccole e piccolissime imprese con
criteri di efficienza (Ferri, Masciandaro, Messori, 1999).
Inoltre va detto che, pur avendo una personalit giuridica e una
identit propria, il Banco di Sardegna prende le decisioni pi importanti su indicazioni che vengono dallesterno, anche quelle che dovrebbero essere concordate insieme agli azionisti locali. Va perdendosi quel capitale sociale che il Banco si era costruito e che ha grande importanza nella crescita del sistema finanziario ed economico
(Guiso, Sapienza, Zingales, 2004b). Infine, esso non partecipa alla
crescita del gruppo bancario se non con le risorse materiali, non conoscendo (e tanto meno non venendo sentito per) i piani della capo-

24

gruppo la quale strategicamente molto lontana dal territorio regionale.


A questi elementi si aggiungono quelli di una vecchia concezione
(Marris, 1966), mai venuta meno, anzi, continuamente aggiornata
(Williamson, 1996; Weick, 1997), e riguardano il potere dei manager.
La teoria vuole che lobiettivo dei managers sia la crescita
dellimpresa, col vincolo di un tasso di profitto o del valore di mercato delle azioni. La crescita garantisce stabilit al vertice e maggiore
potere ai managers che, in questo modo, tentano di evitare
lacquisizione ad opera di altre banche. I due elementi possono essere
fra di loro complementari.
7. Conclusioni
Siamo ora in grado di dare una risposta ai due interrogativi posti
nellintroduzione. Se si esclude la percentuale delle sofferenze, la cui
diminuzione rientra nella tendenza generale del sistema bancario nazionale, e che potrebbe determinare, anzi, effetti amplificativi a livello
regionale, credo che il contributo dato finora dalla nuova gestione sia
molto limitato. Non mi riferisco tanto allaumento del rapporto del
cost/income, indice di inefficienza, quanto, piuttosto, alla perdita di
posizioni nel mercato isolano relativamente agli impieghi e alla raccolta, peraltro non compensata, come si auspicava, da un inserimento
in un mercato pi ampio e conseguentemente da una crescita professionale del personale e dellimpresa a livello nazionale. La politica degli impieghi sta a dimostrare che il nuovo Banco di Sardegna si allontana progressivamente dalleconomia regionale e fa poco per promuovere le imprese e i settori produttivi. Laumento fortissimo
dellinterbancario non solo spiegabile con la volont, ad ogni costo,
di crescita del potere di mercato da parte della capogruppo, ma anche
dello scarso interesse per il territorio regionale. Il trasferimento di liquidit in mercati pi redditizi un fatto positivo in attesa che anche
il mercato da cui la liquidit proviene si sviluppi e che ci siano implicazioni positive per i risparmiatori. Laumento del rendimento dei
fondi in seguito allimpiego in altri mercati, teoricamente, dovrebbe
portare ad un aumento del tasso passivo di interesse a vantaggio dei
depositanti, ma ci non avvenuto e il Banco di Sardegna mantiene,
soprattutto in alcune aree, il comportamento tradizionale.
Ci sono stati miglioramenti relativi allofferta, pi diversificata e avanzata, ma questi sono pi un indice del fatto che il Banco viene

25

concepito come una rete di vendita piuttosto che come uno strumento che serve per migliorare la cultura finanziaria dellazienda e della
collettivit.
Con lattuale politica degli acquirenti, a giudicare dai dati illustrati,
finora mancato un vantaggio per il mercato regionale. Non solo non
c un investimento indiretto sullo sviluppo economico, ma manca
una politica di crescita dellimpresa, di rielaborazione dei prodotti pi
adatta al territorio. assente una politica delle risorse umane, anzi,
molte importanti figure professionali sono state eliminate. La conoscenza del territorio, della sua economia e delle sue risorse non pi
necessaria a livello locale. La politica dellinnovazione di prodotto e
di processo viene fatta altrove. Altrettanto si pu dire per i nuovi
mercati e i nuovi servizi. Il Banco di Sardegna diventa una branca di
una banca nei confronti delleconomia regionale, non diversamente
dalle altre banche. Anche la perdita di competenze professionali e la
chiusura di attivit nazionali, senza un adeguato corrispondente inserimento in altri mercati, rappresentano un depauperamento
delleconomia regionale.
Si pone in ogni caso un problema di policy rappresentato
dallaumento del rendimento del risparmio al sud, o se si vuole,
dallaumento delle opportunit di investimento. Lo spostamento verso lalto della curva dei rendimenti del sud fondamentale e la concorrenza degli altri istituti bancari pu aiutare leconomia e la collettivit. Si pu ottenere anche con una strategia di lungo periodo e in
modo che il sistema bancario faccia crescere gradualmente il sistema
economico.

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29

Appendice Statistica
Tavola I
Sofferenze lorde e sofferenze nette. Banco di Sardegna. %
Sofferenze

Anno

Lorde

Nette

2000

13,9

6,9

2001

11,7

5,0

2002

10,6

4,4

2003

10,4

4,3

2004

10,3

4,0

2005

9,3

2,3

2006

10,4

3,5

Fonte: elaborazioni su dati di Bilancio

Tavola II
Utile netto. Banco di Sardegna. Milioni di Euro
Anno

Utile netto

2000

-35,9

2001

53,9

2002

56,4

2003

40,1

2004

40,8

2005

44,8

2006

69,9

Fonte: dati di Bilancio

30

Tavola III
Quota impieghi netti per forme tecniche. Banco di Sardegna. Anni 1999 - 2006
Anno

Mutui

Totale impieghi netti

1999

37,0

32,6

2000

37,3

31,4

2001

35,7

31,2

2002

33,4

29,9

2003

31,3

29,7

2004

26,6

28,3

2005

25,7

26,8

2006

26,0

27,2

Fonte: Matrice dei conti

Tavola IV
Quota impieghi lordi per settore economico della controparte. Banco di Sardegna. Anni 1999 2006
Anno

Amm. pubbliche

Famiglie

Societ non finan.

1999

40,3

35,4

27,0

2000

53,3

34,3

26,9

2001

54,3

32,3

26,4

2002

52,3

30,4

26,4

2003

48,8

29,0

26,6

2004

36,5

26,5

25,6

2005

35,2

24,8

25,9

2006

34,8

23,7

27,6

Fonte: Matrice dei conti

Tavola V
Impieghi lordi, comprese le sofferenze, del settore prodotti dellagricoltura. Banco di Sardegna.
Anni 2000-2006
Anno

Quote di mercato

2000

57,9

2001

57,1

2002

54,8

2003

53,5

2004

50,7

2005

50,3

2006

48,5

Fonte: Banco di Sardegna

ULTIMI Contributi di Ricerca CRENoS


I Paper sono disponibili in: http://www.crenos.it
07/01 Matteo Bell inzas P r e v is io n i d e m og r a f ich e d e i c o m u n i
della Sardegna 2006-2016
06/02 E ma n ue l e Cab r as, I m ma col a ta Lovicu, Ales sandro Lutz u,
A n g e l a P i s a no , G i o va n n i S is t u L ecola be l eur o peo pe r i
s e r vi z i d i r i c e t t i v it t u r i s t ica i n S a r d e g na. I nd a g i ne
c on o s c it iv a s u l p os i z i ona m e n t o d e l le s t r u t t u r e r i c e t t i ve
r i s pe t t o a i c r ite r i d e l l e c o l a be l
06/01 Ri nald o B rau, D avi de Ca o, Sa nd ro F ab io Mi ng oi a
S o s t e n ib i l it e s t a g i on a l i t nelle pre fere n ze de i tur i st i
i n S ardeg na : un i nda gi ne e mp ir ic a
05/01 E ma n ue l e Ca b ras , Ma r c o C a r e d da, G i o v an n i S i s t u, La
cer ti f ica zi one d i q ua li t i n Sarde gn a. S ec ond o
r a p p or t o
04/04 M o n i ca I o r i o, Mu se i, si t i arc he o log ic i e tur ism o i n
Sardegna: alla r icerc a d i un i ntegrazione
04/03 E ma nue le Ca b ras, Marco Ca redd a, Giova nni Sist u ,
L in n o va z ion e
o r g a n iz z a t i va
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S a r d e g na:
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cer tif ica zione d i qu alit . P rima inda gine c o nosc it iva
04/02 Giovanni Sistu , L e m e r g e n z a d i c om od o: po l i t i c he
dellacqua in Sard eg na
04/01 S i mo ne
Atz e n i,
B a rba r a
Det to r i,
S te f a no
Us a i,
L e c o n om e t r i a d e l le i n d a g i n i t e r r i t o r i a li . A p pu nt i
met od o lo g ic i e u n a pp l icazione alla Sardegna

Finito di stampare nel mese di Dicembre 2007


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