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DOCUMENTO DI SINISTRA DEM

A PROPOSITO DEL CONTRIBUTO DEL PD TOSCANO SUI PROBLEMI DEL PARTITO

PREMESSA
E' indubbiamente una buona notizia che l'Unione Regionale del PD abbia deciso di promuovere
una discussione sul partito: questa iniziativa coglie senzaltro un bisogno pi volte evidenziato dai
nostri militanti ed una esigenza imprescindibile di ripensare le forme del nostro fare politica. Ma il
documento proposto appare inadeguato di fronte alla portata dei problemi che investono, oltre e
prima che le strutture organizzative del nostro partito, le forme della democrazia e della
partecipazione sociale e politica che hanno caratterizzato l'Europa nel XX secolo, e di fronte al
rilievo di nodi (relativi all'identit, alla collocazione politica, alle forme di associazione e di
partecipazione del nostro partito e al rapporto tra i diritti degli iscritti e quelli degli elettori) che sono
rimasti irrisolti fin dalla fondazione del PD e che nessuna delle precedenti segreterie ha avuto la
forza o la lungimiranza di affrontare.
CRISI DEL PARTITO E CRISI DELLA DEMOCRAZIA
Viviamo in un'epoca in cui sempre meno cittadini vanno a votare perch sono convinti che le
decisioni che li riguardano vengano prese altrove. La concentrazione del potere che ha riguardato
l`economia e la politica in ambiti sempre pi esterni agli Stati nazionali ha investito anche i partiti.
Le difficolt di sindacati e forze politiche, le urne disertate ci parlano di una comunit meno capace
di organizzare le speranze in un conflitto regolato che l`anima della democrazia, e la sfida che la
sinistra ha davanti quella di rivendicare una societ che si organizza, che non si riduce a somma
di singoli.
E' quindi molto importante dare priorit, rivendicare il giusto rilievo anche in termini di battaglia
culturale, all'iniziativa che i nostri gruppi parlamentari hanno assunto, con due proposte di legge
diverse ma largamente convergenti, per dare attuazione all'art.49 della Costituzione che riconosce
il ruolo dei partiti come strumenti di organizzazione della democrazia e di selezione delle classi
dirigenti, attraverso norme che garantiscano la trasparenza, l'applicazione di metodi democratici
nella circolazione delle idee e delle informazioni, nella formazione delle decisioni, nella selezione
dei gruppi dirigenti, nello sviluppo del dibattito interno e nella tutela dei diritti di maggioranze e
minoranze.
Ma anche evidente che per ridare al popolo la speranza di una soluzione dei problemi attraverso
l'impegno collettivo e per recuperare lo sforzo di iniziativa , elaborazione e sperimentazione
necessario per inventare forme di partecipazione adeguate al XXI secolo il Pd, com` oggi, non
basta.
Pensare che il calo degli iscritti e la chiusura dei circoli sia frutto di limiti locali una fuga dalla
responsabilit. Sta crollando un modello che ha retto per decenni e che le sole primarie non sanno
pi compensare. In assenza di una nuova ragione e forma della condivisione si rischia di tornare e si sta tornando - a quel notabilato che ha preceduto l`avvento dei partiti e delle loro culture, e il
PD stesso rischia di ridursi a un'aggregazione di cordate tenute assieme dalla tutela di carriere
protette. Per questo importantissimo innanzitutto resistere a una tendenza che fa s che i luoghi
del confronto perdano di senso, perch le decisioni vere vengono prese in sedi separate, che oltre

tutto rispondono sempre meno alle caratteristiche di correnti ideali e politiche. In secondo luogo
bisogna evitare, molto pi di quanto si sia fatto anche in queste settimane, di eludere e rinviare a
mediazioni esterne tra gruppi ristretti o tra istituzioni la discussione che deve svolgersi in primo
luogo negli organi di direzione collegiale attualmente in carica sui nodi che riguardano lo sviluppo
anche del nostro territorio.
Ma l'urgenza di invertire derive pericolose, di interrompere ritardi che si sono andati accumulando
fin dal 2007, e di salvaguardare il PD come unico possibile pilastro di una politica democratica nel
nostro paese richiede anche, - prima di tutto al livello nazionale- una scelta straordinaria: la
convocazione di un congresso interamente dedicato al partito e alla risposta che dobbiamo alla
crisi della democrazia, da tenere nei primi mesi dell`anno, e che non preveda la scelta di una
nuova leadership, rispettando per quella la scadenza del 2017. L' appuntamento dovrebbe servire
a una riscrittura radicale della missione che affidiamo alla nostra presenza organizzata nel Paese,
a come collochiamo il disegno del Partito Democratico dentro una nuova stagione dell`Italia e
dell`Europa dove si intrecciano i problemi mondo, la necessit di costruire nuove forme di
convivenza, di ridare senso e respiro alla democrazia, di ripensare alle forme della cittadinanza e
della partecipazione nella sfera del pubblico.
In questo ambito non si pu eludere la discussione su alcuni nodi che nel documento del PD
regionale sono del tutto trascurati:
1)-SU QUALI BASI E IN QUALE PROSPETTIVA POLITICA SI ADERISCE AL PD
Il pur giusto richiamo all'Europa e alla sua dimensione di orizzonte ideale e di valori e non solo di
insieme di regole e di vincoli non pu in questo senso essere sufficiente. Posto che al PD si
aderisce su basi non ideologiche, e a partire da una pluralit di ispirazioni culturali, tra le
discriminanti valoriali a partire dalle quali si crea un senso di comune appartenenza, di cui alcuni
potranno sentirsi partecipi e altri no, non potranno mancare l'obiettivo di politiche redistributive tese
a favorire il superamento di diseguaglianze che hanno portato, nel nostro paese, a una situazione
in cui il 5% delle famiglie detiene la met della ricchezza nazionale e il 35% delle famiglie vive con
meno di 1000 euro al mese a persona; il riconoscimento universale dei diritti civili nella piena
applicazione dello spirito dell'art. 3 della Costituzione; politiche di inclusione e di sviluppo del
dialogo e del reciproco riconoscimento di valore tra culture e identit religiose diverse. A questo
tema strettamente legato quello della prospettiva politica in cui si colloca il PD e al suo ruolo
coalizionale: il PD deve proporsi come architrave indispensabile ma non autosufficiente per la
ricostruzione di un centrosinistra rinnovato (nel personale politico, nelle culture programmatiche,
nei metodi e nelle forme dell'azione politica) che sia capace di competere nelle prossime sfide con
la destra e col M5S, o vuole semplicemente essere una forza di stabilizzazione, che si
contrappone ai populismi e ai movimenti antisistema di destra, di centro e di sinistra? Se l'opzione
fosse la seconda, non ci si dovrebbe poi stupire che ai ballottaggi tutti gli oppositori del PD
confluiscano insieme, a partire da posizioni di protesta molteplici e differenziate, specie se il
competitore fosse il M5S;
2)-DIRITTI DEGLI ISCRITTI E DIRITTI DEGLI ELETTORI
Non si pu non porre il problema per cui abbiamo molta difficolt a fare iscritti: per quale ragione e
in vista dell'esercizio di quali diritti una persona che non ambisca a ricoprire cariche pubbliche, ma
abbia voglia di contribuire alla definizione di una linea politica, e che sia disposta anche a
impegnarsi nelle Feste de l'Unit ma non intenda esaurire in ci la propria militanza, dovrebbe
iscriversi al PD piuttosto che limitarsi a votare alle primarie? Occorre non solo regolamentare la
sovranit degli iscritti nell'elezione delle cariche dirigenti di partito e il coinvolgimento degli elettori (

arrivando finalmente all'istituzionalizzazione di un albo) nella scelta dei candidati alle cariche
istituzionali; ma anche impegnandosi, almeno tre volte l'anno a coinvolgere gli iscritti nella
definizione di indirizzi politici e scelte su temi di grande peso, a livello nazionale, regionale e
locale, sperimentando modalit di discussione e deliberazione meno rigide e gerarchiche di quelle
conosciute sin qui, che si sono rivelate da tempo inadeguate a rappresentare le forme di
organizzazione, circolazione dei saperi e formazione delle decisioni nella societ contemporanea.
La permanenza di un partito fondato sull'adesione degli iscritti incompatibile con l'idea che il
salutare e necessario confronto di idee debba essere sacrificato in virt di pur legittimati risultati di
primarie o congressuali e che ogni decisione per i successivi quattro anni debba essere fatta
discendere seguendo questo unico principio.
3)-IL PARTITO E I LIVELLI ISTITUZIONALI E LA DEFINIZIONE DI UN GIUSTO RAPPORTO DI
CONTROLLO E DI INDIRIZZO SUI DECISORI ISTITUZIONALI
L'accento che nel documento del partito regionale viene posto sull'adeguamento della rete
organizzativa del partito ai cambiamenti istituzionali, che vedono lo sviluppo di forme diverse di
fusione e di aggregazione dei Comuni, la perdita di peso della dimensione provinciale, l'auspicabile
sviluppo di una dimensione di area vasta sovraprovinciale e un peso maggiore del livello regionale
deve essere temperato con l'esigenza di non assecondare la tendenza a una concentrazione
sempre pi esclusiva delle scelte nelle sedi istituzionali. Ferma restando l'autonomia decisionale
dei Sindaci eletti direttamente e dei gruppi consiliari, il partito deve mantenere a tutti i livelli una
capacit di discussione sugli indirizzi, un'autonomia di giudizio, una capacit di controllo e di
verifica, perch solo cos che pu recuperare (in chiave nuova) la funzione di aggregazione,
formazione delle decisioni e costruzione di una coscienza e di una cultura comuni che ha saputo
giocare nel secolo scorso. E le strutture sovraordinate, a partire dall'Unione Regionale devono
migliorare molto, rispetto al passato, la loro capacit di mettere in comunicazione tra loro i diversi
livelli e di prevenire lo sviluppo di conflitti tra organizzazioni di partito e amministratori che al PD
fanno riferimento su scelte di governo rilevanti. Non ci convince, se questo era lintento del
documento, il superamento della dimensioni comunale e provinciale, a scapito di una maggiore
centralizzazione a favore del regionale, e di forme di coordinamento di area vasta.
LEADERSHIP E PREMIERSHIP
L'unico punto nettamente affermato nel documento che, ora e sempre, ci dovr essere
coincidenza tra il Segretario e il premier ( o candidato premier, quando saremo all'opposizione): su
questo punto un bilancio serio dell'esperienza di questi due anni non sarebbe certo privo di ombre,
ma anche vero che pensare che la durezza e la complessit di questi problemi dipendano dal
doppio incarico di segretario e premier pu consolare ma non convince. Al congresso ci siamo
battuti per una distinzione di quei ruoli. Ha prevalso una linea diversa. Continuiamo a credere che
sarebbe meglio ripensarci, ma davanti al quadro che vediamo non ci pare ci si possa fermare a
questo. Sarebbe per indispensabile, quanto meno, studiare le esperienze dei partiti socialisti
europei, in cui la leadership e la premiership coincidono, ma la segreteria operativa affidata a
una figura forte (con chiare responsabilit e ruolo), legittimata dal congresso e non direttamente
dipendente dal segretario premier.