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LETTURA DEL FILOTTETE DI SOFOCLE

Mara Aschei

Il presente contributo didattico selettivamente orientato alla prospettiva di introdurre allievi


adolescenti alla lettura di una testo tragico attico di V secolo, separato da noi da una distanza di
oltre duemilacinquecento anni, circa cento generazioni di uomini. Tale alterit temporale e
antropologica bene sia rimarcata ai ragazzi, per far emergere per contrasto la straordinaria vitalit
di questi testi e per provocare domande sui motivi di tale caratteristica, cio sulla peculiarit di
quella costruzione drammaturgica e testuale.
I percorsi culturali e scientifici degli studenti nel loro futuro di universitari e di adulti seguiranno
poi la storia di ognuno, ma le domande e le curiosit suscitate nel liceo resteranno a fecondare o a
contaminare in senso creativo qualsiasi strada di studi e di lavoro.
Il taglio non pertanto rigorosamente scientifico, bens prioritariamente ermeneutico nellaccezione
ingenua del termine.
Non facilissimo percepire quale possa essere la coscienza di un attuale adolescente in relazione al
teatro e nello specifico al teatro di parola e per giunta di un testo teatrale remoto nel tempo.
Per le tragedie attiche sono cos feconde di percorsi tematici e aperture problematiche, immettono
in un ascolto cos complesso della relazione degli esseri umani fra loro e con la realt, che sarebbe
una perdita esperienziale e culturale gravissima se gli studenti le intendessero come mere riscritture
di miti di eroi, accademia rivolta a variare letterariamente storie antiche, a fini di evasione.
La scrittura e la lettura sono dimensioni dellessere uomini: la scuola dovrebbe in qualche
misura suscitare la passione per la frequentazione, attiva o passiva che sia, del testo creativo, e certo
deve mantenerla viva se essa gi nata dentro a uno studente. Nei licei di oggi e in mezzo alla
generazione attuale degli adolescenti insegnare la letteratura non pu essere solo rigoroso lavoro
filologico: esso ovviamente sul versante del docente e viene presentato per affondi allo studente,
ma prospettiva molto adulta e comunque non totalizzante: nessun filologo smette mai di essere
anche lettore ingenuo e disarmato, almeno nelle letture che fa per il piacere umano di farle.
Dentro al Filottete si muovono riflessioni straordinariamente profonde e complesse sullambiguit e
sulla difficolt delle relazioni umane e sullinterferenza del dolore e del dovere con gli affetti, filoni
di riflessione pieni di significato per i ragazzi. E soprattutto vi rappresentato lh]qoj di un giovane,
Neottolemo, che si relaziona con due adulti, Odisseo e Filottete, e che con uno di loro, Filottete
appunto, sa cogliere loccasione di un rapporto autentico di prossimit e di profondo rispetto. Una
suggestione che andr poi vagliata criticamente in un successivo approccio filologico, ma che pu
costituire unimportante precomprensione ermeneutica per i giovani, e anche per i loro docenti.

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Ragioni di attrattiva del testo


Il Filottete pu essere presentato senza troppe mediazioni come testo, nella sua autonomia e nella
sua organicit; possibile cio proporne il contenuto, nel rispetto della specifica fisionomia teatrale
anche senza una lezione introduttiva su quanto possibile ricostruire della personalit di Sofocle: il
viaggio di un uomo dovrebbe andare dalla passione suscitata da un testo o da unopera darte
alla costruzione progressiva della conoscenza storica, che ci avviciner passo dopo passo allaltro,
nel senso che lermeneutica annette a questa parola.
Prima di procedere alla lettura possono essere utili, dopo una trattazione generale
sullorganizzazione degli spettacoli nellAtene di V secolo, le riflessioni della Poetica di Aristotele
sulla natura multipla del testo teatrale, cos che i ragazzi almeno riescano a immaginare quanto
abbiamo irrimediabilmente perduto del teatro antico e quanto prudenti debbano essere in sede
scientifica le interpretazioni della critica e, in sede pi famigliare, della manualistica scolastica.

Perch il Filottete
Filottete un testo di stupefacente modernit: in esso il dato della narrazione mitica ridottissimo e
pochi sono gli accadimenti, ma il linguaggio scenico straordinariamente potente, a tratti elevato a
tratti prosastico, con un sofisticato gioco di cambio di registro.
Il dialogo scarno e lessicalmente essenziale, allapparenza talora quasi povero o addirittura
scontato; eppure Sofocle intesse una meditazione di altezza vertiginosa sulla sofferenza fisica e
psichica e sulle ambiguit e sul dolore della relazione interpersonale.
O, per lo meno, un interprete moderno pu interrogare il testo a partire da questa precomprensione e
da questa domanda.
Il teatro ateniese di V secolo ha la caratteristica di riuscire a suscitare stupore in interpreti distanti
millenni e a consuonare con alcune domande ineludibili che lesistere dentro la storia fa sorgere in
chi abbia voglia di concepirsi come essere libero e responsabile.
La situazione drammatica si potrebbe descrivere cos, se la si guarda in termini antropologicamente
universali: sulla scena stanno un giovane alla ricerca della propria fisionomia morale e un anziano,
malato, interiormente ferito dalla spregiudicatezza e dalla brutalit degli antichi compagni di guerra,
il quale nellincontro con laffetto intenso del giovane torna a sperare nel rapporto con il prossimo,
per poi vedere o credere di vedere tradita e dilacerata per sempre la sua apertura interiore. Il
tutto sullo sfondo di un pesante dovere di guerra in unestrema necessit del potere. Da quello
strazio, ai due uomini unirruzione del divino additer la strada per un avvenire positivo.
difficile cercare di ridire da cosa promani il fascino solenne e silenzioso di questa tragedia.
Forse proprio dal fatto che qui lumanit del vecchio soldato e del giovane ricondotta a una nudit
biblica, come nudo lo scenario di una Lemno immaginata deserta, nuda la caverna che fa da
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sken lo spazio chiuso dietro il palcoscenico e nudi sono i segni del dolore straziante e protratto.

Sintesi del Filottete


Prologo (vv. 1-134) Apre la tragedia un prologo dialogato: sul logheion arrivano Odisseo e
Neottolemo, un guerriero anziano e il giovane figlio di un grande eroe caduto in terra nemica.
Odisseo nomina il luogo in cui si trovano: unisola, Lemno, inabitata e ignorata dalle rotte. il sito
in cui egli stesso ha abbandonato dieci anni prima Filottete figlio di Peante, malato di unulcera
purulenta insanabile. Laveva abbandonato nel sonno, per ordine dei capi, perch la sua sofferenza
era ripugnante e disturbava in modo inaccettabile la spedizione di guerra diretta a Troia. Occorre
cercare la caverna presso la quale Filottete era stato lasciato. Odisseo la descrive in termini quasi
positivi, ma appena dopo, quando la individua e si arrampica per guardare dallapertura,
Neottolemo descrive, in un rapido scambio di battute, una dimora umana che la tana di una
creatura costretta a unesistenza ridotta a lotta per la sopravvivenza e a sopportazione del dolore
fisico: un giaciglio di foglie, una tazza di legno grezzo lavorata alla belle meglio e stracci pieni di
pus costituiscono la prima presentazione indiretta del protagonista.
Accertato che il luogo quello, Odisseo passa sbrigativamente a illustrate il piano di azione e gli
ordini per Neottolemo, che deve dimostrare il proprio valore di guerriero. Il figlio di Achille dovr
adempiere a comandi che possono apparire strani: dovr usare le parole per ingannare Filottete,
ottenerne lincondizionata fiducia, indurlo a seguirlo per mare e poi portarlo non in patria ma a
Troia, perch senza larco di Filottete la guerra non pu avere una conclusione positiva per i Greci.
Odisseo sa che alla natura di Neottolemo ripugna linganno, ma gli interessi della guerra sono
superiori.
Neottolemo esprime le proprie obiezioni etiche e si oppone con parole ferme; e allora Odisseo
incalza, in una sticomitia serrata, che dichiara con perentoriet apodittica lefficacia della parola
rispetto allazione e la priorit dellinteresse sulla virt. Ottiene la resa di Neottolemo solo quando
chiama in causa i valori che orientano il percorso di crescita del figlio di Achille: il successo su
Filottete gli garantir la fama di intelligenza e di virt.
Odisseo allora assicura che far il calcolo del tempo necessario e che mander un aiuto se le cose
andassero troppo per le lunghe, e si allontana, invocando la protezione degli dei che controllano
quella sfera di azione: Ermes, scorta degli uomini negli inganni, e Atena vittoriosa, protettrice della
citt (qui nel passato mitico irrompe il presente della citt che vive lazione teatrale e che ripensa se
stessa dentro a quello scenario remoto).
Parodos (vv. 135-218) Nella prodos i marinai, che hanno accompagnato Neottolemo e che sono
lunica presenza umana oltre il giovane e Filottete, chiedono istruzioni per s, rivolgendosi in tono
solenne allautorit, di cui rammentano le origini divine. Neottolemo risponde ai suoi uomini nel
canto, ma alterna agli ordini per loro osservazioni dolenti sulla condizione in cui vive Filottete, in
un sentimento di prossimit umana, che il coro condivide. Si piange la peripeteia delleroe, ridotto a
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una condizione ferina, di cui il coro avanza una spiegazione provvidenzialistica e consolatoria: il
dio non pu non avere a cuore chi soffre e evidentemente la sofferenza preparava il ritorno sul
campo di battaglia nel momento cruciale della vittoria.
La parte finale del canto, un responsorio fra Neottolemo e il coro, annuncia larrivo in scena di
Filottete, perch alle loro orecchie giunge il suono particolare del suo incedere zoppo e dei gemiti
che il male fisico gli strappa.
Episodio 1 (vv. 219-675) Il primo episodio inizia con le parole piene di emozione di Filottete: egli
riconosce allabito come Greci gli stranieri approdati inopinatamente alla sua isola, e chiede piet e
amicizia con parole maschie e disperate, che dichiarano la solitudine inselvatichita cui stato
costretto.
Neottolemo dichiara la propria identit e comincia a recitare la parte che Odisseo gli ha
accuratamente tracciata. Filottete commosso alludire il nome di Achille: fi/ltaton (carissimo)
il suono dellidioma (fw/nhma) degli stranieri; carissimo il padre da cui discende Neottolemo
(filta/tou pai= patro/j). Neottolemo finge di ignorare chi sia luomo che ha dinnanzi e Filottete
lamenta la propria condizione di eroe degradato, dimenticato da tutti e per la malvagit umana
escluso dallumano consorzio; egli narra lo strazio del suo risveglio, dopo il sonno, in quellisola, lo
spavento di scoprirsi totalmente e inesorabilmente solo, con la propria insanabile e lacerante
malattia, e poi la propria maschia capacit di organizzare la sopravvivenza.
Neottolemo, secondo gli ordini di Odisseo, dichiara la propria ostilit agli Atridi, che hanno
assegnato non a lui ma a Odisseo le armi di Achille, e nella condivisione di tale odio trova unaltra
grande sintonia con Filottete. Dopo un breve intervento del coro (ununica strofa, ai vv. 391-402) il
vecchio eroe si informa sulla sorte dei Greci che parteciparono alla guerra contro Troia: i migliori
sono morti e i peggiori sono ancora vivi. Anche su questo Neottolemo e Filottete sono in accordo:
neanche gli dei si curano della virt. Filottete riconosce nel giovane la propria incorrotta virt e lo
stesso sdegno per la bassezza umana ed esprime unemozione profonda, che assomiglia a una
rinascita dopo la vita da sopravvissuto (ste/rgein kaka/ esser pago dei mali) dei lunghi anni
trascorsi (w] fi/ltaton me\n h]mar, h2distoj d' a)nh/r o giorno a me carissimo e uomo a me
estremamente grato v. 530).
Sopraggiunge un mercante (in realt il soldato inviato da Odisseo) e racconta di aver saputo che i
Greci sono sulle tracce di Neottolemo e che il Tidide e Odisseo in particolare stanno per arrivare a
Lemno a riprendersi Filottete: Eleno ha profetizzato, infatti, che Troia cadr solo se Filottete lascer
la sua isola. Filottete ha amare parole per Odisseo e sollecita Neottolemo a affrettare la partenza da
Lemno, prima che sopraggiungano i Greci. I due entrano nella grotta.
Stasimo 1 (vv. 676-729) Il coro compiange la sorte terribile e unica di Filottete e ne celebra
leroismo e la capacit di affrontare il dolore fisico, la solitudine, la fatica.
Episodio 2 (vv. 730-826) Quando Neottolemo e Filottete escono dalla caverna, Filottete incomincia
a percepire dolori lancinanti e riconosce la crisi provocata dalla sua piaga purulenta; avvisa
Neottolemo che alleccesso di dolore fisico subentrer un sonno incoercibile, durante il quale il
giovane dovr custodire larco e le frecce. Filottete soffre atrocemente e invoca la morte;

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Neottolemo sbigottisce a tanto patire. (La partitura del testo particolare in questa sezione: il
recitativo del giambo segnato da antilabai ai vv. 733, 753-754 , 757, 759, 810, 813-814 da
stichi realizzati da un monometro giambico ai vv. 732, 739, 750, 785, 787, 790, 796, 804; in
alcuni casi il verso interamente occupato da gemiti v. 733, 739, 746, 785, 790, 796)
Interludio lirico (vv. 828-864) Durante il coma di Filottete, in un dialogo lirico il coro incita
Neottolemo a mettere in atto il progetto che ha portato avanti fino a quel momento, approfittando
del kairo/ j ; ma Neottolemo dichiara che un disonore ignobile vantarsi di unazione nella
menzogna e non si allontana con larco.
Episodio 3 (vv. 865-1080) Filottete rinviene ed elogia commosso Neottolemo, che lo ha assistito
nella sua crisi ripugnante, cosa cui mai nessun altro aveva retto. Ma Neottolemo inspiegabilmente
smarrito e palesa un profondo disagio per le proprie azioni. Filottete non comprende e si inquieta.
Neottolemo risolve il proprio conflitto interiore, decide di rispettare la propria natura e in brevi
parole svela linganno a Filottete e dichiara di voler salvare lui e condividere con lui il dovere verso
lesercito dei Greci. Filottete crolla emotivamente e si dispera, incapace di riporre ancora fiducia nel
giovane; si dichiara distrutto, sconfitto e contempla la natura ostile che lo circonda e la propria fine
sicura senza larco, che gli procurava il nutrimento e la protezione dalle fiere.
Irrompe Odisseo brutalmente a scuotere Neottolemo. Filottete pronuncia un aspro discorso contro di
lui, che ha traviato con la sua astuzia perfida un giovane puro, e invoca la giustizia del dio contro
chi lo rifiut un tempo per la sua malattia e lo rivuole ora solo per sfruttare la sua presenza. Odisseo
minaccia di abbandonarlo a Lemno, perch solo il suo arco, in fondo, serve ai Greci.
Kommos (vv. 1081-1217) Filottete canta la propria disperazione e la volont di togliersi la vita; il
coro risponde invitandolo a cercare un maggior equilibrio.
Episodio 4 (vv. 1218-1408) Neottolemo vuole riparare lerrore commesso contro Filottete; Odisseo
reagisce con violenza, ma Neottolemo gli tiene testa e Odisseo si allontana per denunciarlo
allassemblea dei Greci. Neottolemo cerca il dialogo con Filottete, ma lanziano eroe ha paura
ormai di nuove frodi e di nuove sofferenze. Neottolemo allora gli restituisce larco, a conferma
della bont delle sue intenzioni. Odisseo ritorna e Filottete lo minaccia con le sue frecce.
Neottolemo evita il peggio. Odisseo si allontana e il giovane deve rispondere alle ansie di Filottete,
che respinge lidea di recarsi a Troia per paura delle possibili ingiustizie che gli Atridi potrebbero
ancora escogitare contro di lui. Neottolemo lo conforta con la prospettiva certa dellaiuto di
Asclepio.
Esodo (vv. 1409-1471) Lepifania di Eracle viene a risolvere la fatica dei due uomini: Filottete
guarir e poi si recher a Troia con Neottolemo, a ottenere il premio della vittoria. Filottete saluta
nel canto lapparizione di Eracle, assicura la propria obbedienza ai suoi ordini e d laddio alla terra
e alla grotta di Lemno che ha conosciuto per lunghi anni le sue sofferenze.

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I percorsi del testo

Il testo denso di possibili percorsi, suggeriti dalle scelte retoriche e soprattutto lessicali del suo
autore. Ci limitiamo a elencarne alcuni molto vistosi:
. 1.
la rappresentazione scenica della sofferenza fisica occupa alcune ampie sezioni del
testo, soprattutto i vv. 730-790 dellepisodio 3. Queste pagine possono essere accostate in
modo significativo alla seconda parte delle Trachinie, dove Eracle effonde in una monodia
lirica lo spasimo causatogli dalla veste avvelenata che gli ha fatto pervenire Deianira. Nel
Filottete il tema del disgusto suscitato in chi accosta dalle piaghe di un malato presente fin
nel prologo nelle parole di Odisseo. La malattia una realt dura e difficile da sopportare.
Nei passi riprodotti nella sezione antologica qui sotto proposta, tale tema rapidamente
richiamato allepisodio 4, in due versi ravvicinati, il 900 e il 902, durante la disticomitia fra
Filottete e Neottolemo: FI. Non che il fastidio della mia malattia/ti ha spinto a non
portarmi pi via sulla tua nave?/NE. Tutto un fastidio quando uno tradisce/la propria
natura e fa quello che non si deve fare. Il testo greco usa una parola dallimmagine intensa,
dusxe/ r eia, che etimologicamente significa situazione di sofferenza e che gli antichi
connettevano alla radice di xei/r, mano interpretandola come difficolt a maneggiare
qualcosa, ad averci a che fare
. 2.
il tema del dovere imposto dalla guerra emerge a pi riprese. Si accampa in modo
perentorio nel prologo: Odisseo fa riferimento alla posizione subordinata di Neottolemo per
ingiungergli di mettere in atto il so/fisma (v. 14) che ha elaborato per catturare, come un
animale in trappola Filottete: ora tocca a te fare il tuo dovere (v. 15). La parola greca
u(phretei=n servire ed parola utilizzato specificamente nellambito del servizio militare.
Al v. 26 Neottolemo risponde a Odisseo appellandolo a1nac, parola omerica, ma che qui
allude nettamente alla posizione gerarchica di Odisseo rispetto al giovane; al v. 6, infatti,
quando Odisseo aveva dichiarato, parlando dellabbandono di Filottete sullisola: lho
fatto per ordine dei capi, la parola greca che abbiamo tradotto con capi era tw= n
a)nasso/ntwn. Lo scenario della guerra, degli ordini che essa impone, della gerarchia che
richiede, della sua cogente necessit importante anche nella conclusione della sezione
esemplata dellepisodio 4, specificamente nelle parole di Neottolemo che sta dicendo a
Filottete cosa dovr fare: ce n unassoluta necessit (vv. 921-22 pollh\ kratei= /
tou/twn a)na/gkh alla lettera: una grossa costrizione domina su queste cose). E appena
dopo: il dovere e lutile mi impongono / di obbedire a chi al potere (vv. 925-926).
Nelle pagine successive del testo, si contrappongono a lungo le posizioni di Filottete e di
Neottolemo su questo tema: per Neottolemo la salvezza della spedizione dei Greci una
necessit imprescindibile, mentre per Filottete Troia un pensiero lontano e indifferente.
Sar lepifania di Eracle a risolvere una situazione umanamente senza via duscita.
. 3.
Filottete rappresenta un caso particolare di eroe totalmente defraudato dello statuto
eroico: senza pi fama, senza un futuro o uno scopo. Davanti a lui sta, per converso, un
giovane che mira a ottenere la gloria, che cerca la propria cifra eroica: Odisseo gli dice nel
prologo al v. 119: avrai fama di persona intelligente (sofo/ j ) e insieme valorosa
(ka)gaqo/j) e con questa prospettiva appunto riesce a piegare la natura di Neottolemo
riottosa ad agire con linganno. La vita degradata, fatta di azioni ripetute e ripetitive
finalizzate alla sopravvivenza, cui costretto Filottete, emerge bene nella sezione
dellepisodio 1 proposta nella selezione antologica. La solitudine, la fatica, lo strazio fisico,
il rifiuto subito dagli altri esseri umani, fanno di Filottete una creatura ferita. Una delle
ragioni del fascino di questa tragedia sta forse proprio nel modo in cui la scrittura di Sofocle,
qui particolarmente dissimulata e sottile, ha rappresentato la fragilit di un uomo troppo
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abituato a subire la violenza e linganno nelle relazioni con gli altri uomini: nellultima
selezione antologica, tratta dallepisodio 4, le parole con cui Filottete appella Neottolemo
sono particolarmente significative: allinizio lo chiama pai= figlio (v. 896) quando lo vede
soffrire per unangoscia che non comprende; poi lo indica come a(nh\r o3de questuomo (v.
910) quando Neottolemo comincia ad alludere alla propria indegnit morale; infine arriva a
chiamarlo ce/ne straniero (v. 923) dopo che il giovane gli ha svelato che lo porter a Troia
dallesercito degli Atridi. Filottete allontana progressivamente da s il ragazzo nel quale si
era riconosciuto, che aveva lasciato a poco a poco avvicinare, del quale si era sempre pi
fidato. Aver lasciato crollare tutte le difese personali ha aperto al punto la strada a
Neottolemo nel cuore di Filottete, che scoprire che Neottolemo gli aveva celato lo scopo
vero, prima ancora di sapere che il giovane agiva per ordine di Odisseo e che si trattava di
una macchinazione a freddo, apre in Filottete una ferita mortale (a)po/lwla dichiara in
apertura sempre al v. 923 sono perduto ma la parola greca molto forte e si carica di eco
speciali perch nel seguito del dramma Filottete alluder pi volte al pensiero del suicidio).
4.
La figura di Neottolemo resta sulla scena, unica, per tutto il corso della tragedia ed
lunica figura a conoscere una dinamica interiore. Egli si relazione con due uomini anziani e
per ragioni diverse disillusi: Odisseo prima, che lo istruisce e gli fa credere di dover al
momento contraddire la propria natura per assolvere a un compito di guerra e per realizzare
un obiettivo eroico (il prologo della tragedia delinea in modo netto la differenza fra i due
personaggi in scena); poi Filottete, che Neottolemo deve ingannare, ma al quale si sente
sempre pi prossimo, colpito dal suo dolore e dalla sua tempra. Poi Neottolemo conosce il
confronto con se stesso (vedi lepisodio 4), la fatica di riconciliarsi con Filottete e infine lo
scontro aperto con Odisseo, quando questi irrompe sulla scena per chiudere la partita con
Filottete. Quando gi lui e Odisseo si stanno allontanando con larco, decisi a abbandonare
solo e a morte certa Filottete, Neottolemo torna allimprovviso sui propri passi e a Odisseo
che gli chiede dove stia andando dichiara con estrema chiarezza: a cancellare lerrore che
ho fatto prima (v. 1224 lu/swn o3s' e)ch/marton e)n tw|= pri\n xro/nw|). La crescita interiore
di Neottolemo, il definirsi della sua coscienza etica pu costituire un tema particolarmente
interessante per studenti liceali.

Lettura antologica e proposta di traduzione


La scelta antologica proposta consente di verificare sul testo alcuni percorsi sopra presentati.
Soprattutto i due personaggi di Filottete e di Neottolemo si delineano con efficacia in queste pagine.
Non sembra fuori luogo anche unosservazione drammaturgica che pu essere suggerita agli allievi
a proposito del prologo.
Al di l della scelta sofoclea di rappresentarci una Lemno priva di presenze umane, tutta la scena
del prologo ha un fascino singolare: la presentazione del protagonista avviene in modo indiretto
attraverso la lunga descrizione della sua dimora. Mentre Odisseo presenta quella spelonca come un
luogo confortevole sia in inverno che in estate, in un linguaggio che nel testo greco oscilla fra
laulicit e la brutalit, Neottolemo, che allapertura di quellantro si arrampica e che scruta
linterno, vede e raccoglie i segni della sofferenza di quelluomo, che per altro ancora non conosce
di persona.
Le parole che rimandano alla sfera del patire costellano la tragedia laddove si parli di Filottete o lui

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stesso parli di s. E in modo suggestivo Neottolemo riferir a s la sofferenza, interiore, quando


entrer in crisi, si interrogher sul suo vero dovere morale per poi palesare linganno a Filottete
(vedi pi sotto lepisodio 4: questo mi fa star male da un pezzo v. 906 tou= a)niw=mai
pa/lai).
Un altro tratto affascinante del prologo il tema del passo umano sulla terra di Lemno e soprattutto
del passo, particolare e straziante, di Filottete, che occuper poi tanto spazio nellepisodio 1, quando
Filottete descriver la fatica di strisciare col suo piede malato per raggiungere le prede cacciate e
per procurarsi lacqua (vedi sotto).
Nel prologo i passi risuonano o sono evocati ai versi 2 (a1stiptoj senza passi detto di Lemno),
29 (sti/bou g' ou)dei\j ktu/poj alla lettera nessun rumore di passo) e 48 (fula/cetai sti/boj
alla lettera sar sotto sorveglianza il passo riferito allazione di controllo della sentinella che deve
avvisare dellarrivo di Filottete). Solo il testo nella sua veste originale consente di cogliere il
ripetersi della parola sti/boj e della radice stib-.

Prologo vv. 1-134


Questa la spiaggia di Lemno, terra circondata dalle acque,
spiaggia che nessun uomo calpesta o abita.
Neottolemo, figlio di Achille, tu che hai per padre
il pi forte fra gli Elleni, qui un tempo io
ho sbarcato Filottete di Malis, il figlio di Peante;
lho fatto per ordine dei capi.
Aveva un piede che suppurava per una piaga ulcerosa,
e noi non potevamo fare tranquilli n una libagione
n i sacrifici: riempiva ininterrottamente
tutto l'accampamento di urla selvagge.
Gridava, si lamentava. Ma inutile parlarne.
Non il momento giusto per dei discorsi lunghi:
ho paura che capisca che sono qui e che si sciupi
tutto il progetto con cui credo di poterlo catturare subito.
Per il resto ora tocca a te fare il tuo dovere
e guardare dov' da queste parti una caverna
a due ingressi, fatta allincirca cos: d'inverno ci sono
due posti per sedersi al sole e d'estate
la brezza che attraversa il tunnel concilia il sonno.
Poco pi sotto sulla sinistra
forse puoi vedere una sorgente d'acqua viva, se c' ancora.
Vai, in silenzio, e poi fammi sapere se
lui sta ancora in questo posto o se da un'altra parte,
cos tu sentirai il resto del discorso,
io parler e manderemo avanti la cosa insieme.

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NEOTTOLEMO
Signore Odisseo, mi parli di un compito che non richiede molto:
credo di vederla la grotta di cui dicevi.
OD. In su o in gi? non vedo bene.
NE. Qui su e non si sente rumore di passi.
OD. Guarda che non sia dentro a dormire.
NE. Io vedo una dimora vuota, senza nessuno.
OD. E non c' qualcosa che serve a vivere, il segno di una casa?
NE. Del fogliame a terra, come per una persona che ci abita.
OD. Per il resto vuota? Non c' niente l dentro?
NE. Una tazza tutta di legno, opera di un
artigiano poco abile e anche del materiale per il fuoco.
OD. Sono i suoi beni, le cose che dici.
NE. Oddio c' dell'altro: degli stracci qui,
infettati da una malattia, a scaldarsi al sole.
OD. Abita in questo posto, evidente, e
non lontano: come farebbe a andare lontano
un uomo che soffre di un male antico a una gamba?
uscito in cerca di cibo o un'erba, se ne conosce
da qualche parte una che lenisce il dolore.
Manda di sentinella quello che ti accompagna,
non voglio che mi arrivi qui di sorpresa:
vorrebbe prendere me pi di tutti gli Achei.
NE. S, va e sorveglier se arriva.
Tu prosegui col tuo discorso, se vuoi.
OD. Figlio di Achille, bisogna che tu sia nobile
secondo le intenzioni per cui sei venuto, e non solo per coraggio fisico:
se sentirai una cosa inusitata, mai sentita prima,
devi farla, perch sei qui come mio sottoposto.
NE. Cosa mi ordini? OD. (di) parlargli. lanima di Filottete
che tu devi cercare di conquistare, con le parole.
Quando ti chieder chi sei e da dove vieni,
digli: "sono figlio di Achille" questo non va nascosto.
Digli che sei per mare diretto a casa e che hai lasciato
la flotta degli Achei, con l'animo pieno di odio.
Loro, che ti avevano fatto venire da casa supplicandoti,
perch non avevano altro mezzo per prendere Ilio,
non ti hanno considerato degno di ricevere
le armi di Achille, anche se al tuo arrivo le avevi chieste, con diritto;
le avevano consegnate a Odisseo invece. Pronuncia pure
gli insulti pi gravi, quelli che vuoi, contro di noi:
non mi darai nessun fastidio cos; invece se non agirai in questo modo
farai del male a tutti gli Argivi.
Se non prenderemo il suo arco, infatti,
non ti possibile espugnare la regione di Dardano.
Io no, ma tu puoi parlare con lui
ispirandogli fiducia e con sicurezza, sappilo.
Tu sei arrivato senza essere vincolato a un giuramento,
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e non per costrizione e non all'inizio della spedizione;


io invece tutto questo non posso dire di non averlo fatto.
Perci se si accorger di me mentre ha l'arco in pugno,
io sono morto e roviner anche te, se ti resto assieme.
Allora devi escogitare un modo
per rubargli le sue armi invincibili.
So bene anche che tu per natura non sei capace di parlare
in questo modo e neanche di architettare il male;
provaci per una bella cosa da conquistare la vittoria.
La nostra onest risalter in un altro momento.
Adesso concedimi te stesso per poco tempo
per un'azione non nobile; e che ti si chiami
dopo per sempre il pi onesto degli uomini.
NEOTTOLEMO
I discorsi che mi fa male sentire, figlio di Laerte,
io sto male anche a metterli in atto:
per carattere non agisco secondo un disegno di male,
n io n quello che mi ha messo al mondo dicono.
Io sono pronto a portare via quest'uomo a forza,
con l'inganno no. Si regge su una gamba sola:
non avr la meglio con la violenza su di noi, che siamo tanti.
Sono stato mandato qui per essere tuo collaboratore, certo,
ma ho paura a farmi chiamare 'traditore': signore,
io preferisco fallire agendo con onore che vincere con disonore.
OD. Sei figlio di un uomo giusto. Anch'io quand'ero giovane
ero tardo a parlare ma pronto ad agire.
Invece ora, alla prova dei fatti, vedo che sono le parole
che segnano la strada agli uomini e non le azioni.
NE. Ma tu che altri ordini mi dai oltre che dire menzogne?
OD. Io ti dico di prendere Filottete con l'inganno.
NE. Ma perch bisogna portarlo via con l'inganno e non con la persuasione?
OD. Non c pericolo che si possa convincerlo; e con la forza non puoi prenderlo.
NE. Ha tanta fiducia nella sua prestanza fisica?
OD. Ha delle frecce infallibili, che danno la morte.
NE. Non ci si pu fidare neppure a incontrarlo?
OD. Senza prenderlo con linganno, no: come dico io.
NE. E tu non ritieni che sia vergognoso mentire?
OD. No, se la menzogna procura la salvezza.
NE. Con che faccia uno avr il coraggio di dire cose cos?
OD. Quando si agisce per un guadagno non si deve esitare.
NE. Cosa ci guadagno io che lui venga a Troia?
OD. Solo queste armi la prenderanno.
NE. Non sono io allora quello che la espugner, come dicevate?
OD. Tu senza quelle armi no, n le armi senza di te.
NE. Si deve prenderle allora, se le cose stanno cos.
OD. Cos facendo tu ottieni due vantaggi.
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NE. Quali? se lo capisco non posso rifiutarmi di farlo.


OD. Avrai fama di persona intelligente e insieme valorosa.
NE. Va bene, lo far e lascer perdere ogni scrupolo.
OD. Ti ricordi i consigli che ti ho dato?
NE. Sicuro: visto che ti ho gi detto di s.
OD. Allora tu rimani ad aspettarlo:
io me ne vado, che non mi veda qui,
e rimander alla nave la vedetta.
Se poi mi sembrer che perdiate del tempo,
rimander di nuovo questa stessa persona,
travestita da mercante, per non farlo riconoscere.
Lui parler in modo accorto e tu, figlio mio,
prendi via via quello che serve dei suoi discorsi.
Io vado alla nave e ti lascio quest'incarico.
Ci guidi Ermes, la scorta degli uomini negli inganni,
e Atena, vittoriosa, protettrice della citt, che mi salva sempre.

Episodio 1 (vv. 254-319): La prima rhesis di Filottete


FI. Me infelice! E inviso agli dei! Neppure
la fama del mio stato giunta in patria
e in nessun luogo dell'Ellade, pare
Quelli che mi hanno gettato qui, in modo empio,
se ne ridono e stanno zitti, mentre la mia
malattia cresciuta e avanza, giorno dopo giorno.
Creatura, figlio di Achille,
ecco, io sono colui del quale tu forse senti dire
che il padrone delle armi di Eracle,
Filottete, il figlio di Peante,
che i due capi e il signore dei Cefalleni
hanno abbandonato qui nella solitudine, indegnamente,
consumato da un male selvaggio, segnato
dal marchio crudele di una serpe assassina.
Quelli, figlio, se ne andarono lasciandomi,
solo qui, con quel male, quando da Crise, sul mare,
approdarono qui con la flotta.
Si rallegrarono quando mi videro dormire,
dopo il lungo travaglio, sulla spiaggia presso una caverna;
mi lasciarono e se ne andarono,
mettendomi vicino, come (si fa) con uno sventurato,
poveri stracci e un po' di cibo. Possa toccare anche a loro!
E tu, figlio, che risveglio pensi abbia avuto
dal mio sonno, dopo che se ne erano andati?
E quanto ho pianto e ho lamentato il mio male?
Al vedere che le navi, sulle quali avevo navigato,

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erano tutte via e che non c'era nessun uomo intorno,


a soccorrermi e a condividere con me la mia sofferenza?
Guardando dappertutto, io non trovavo nulla al di fuori del mio soffrire,
e di questo, s, una grande abbondanza, figlio mio.
Il tempo passava per me, giorno dopo giorno,
e da solo in questa povera casa, io dovevo
aver cura di me stesso. Era quest'arco
a procurare il necessario al mio ventre, colpendo
le colombe a volo. E poi, a quello che la freccia scoccata dalla corda
di volta in volta raggiungeva, dovevo arrivarci io,
sventurato, strascinando il mio piede sciagurato,
fin l, ogni volta. Se poi avevo bisogno di prendere da bere
e, quando c'era il gelo, come capita d'inverno,
avevo bisogno spaccare della legna, mi arrangiavo ogni volta,
trascinandomi fuori, sventurato; e il fuoco non c'era,
ma io, sfregando una pietra sull'altra, a fatica,
facevo sprizzare la scintilla nascosta che mi salvava ogni volta.
Il posto coperto che abito, se c' il fuoco,
mi procura tutto, tranne il non essere malato.
E ora, figlio, sta a sentire anche com' l'isola.
Qui nessun marinaio accosta di sua volont,
perch non c' approdo e non c' modo
di vendere e guadagnare arrivando per nave e neppure di ottenere ospitalit.
Le rotte degli uomini intelligenti non passano da qui.
Qualcuno ci arrivato, forse, contro il suo volere;
nel corso dell'esistenza di un uomo possono succedere spesso cose cos.
Ma costoro, quando vengono, figlio, a parole
mi compiangono e un po' di cibo magari
o un vestito, me lo hanno dato, per piet;
nessuno per, quando glielo chiedo, vuole
portarmi in salvo in patria; e io muoio, sventurato,
da dieci anni ormai, affamato
e sofferente, pascendo questa malattia che mi divora.
Questo, ragazzo, mi hanno fatto, gli Atridi
e il forte Odisseo: gli dei impongano loro
di pagarmene il fio un giorno.
CO. naturale che anch'io provi piet per te
come gli stranieri che sono venuti qui, o figlio di Peante.

Episodio 4 (vv. 895-926): Neottolemo ritrova la propria physis


NE. Ahim: cosa devo fare io dora in poi?
FI. Cosa c', ragazzo? Dove stai andando con queste parole?
NE. Io non so cosa dire; sono senza via d'uscita.
FI. Perch sei senza via d'uscita? Non dire cos, figlio.
NE. Ma io sto cos ormai.
FI. Non che il fastidio della mia malattia

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ti ha spinto a non portarmi pi via sulla tua nave?


NE. Tutto un fastidio quando uno tradisce
la propria natura e fa quello che non si deve fare.
FI. Ma tu non fai e non dici niente di contrario a colui che ti ha generato
nel dare un aiuto a un uomo onesto.
NE. Risulter con chiarezza che sono spregevole: questo che mi fa star male da un pezzo.
FI. Non certo per quello che fai ma per quello che stai dicendo io tremo.
NE. Dio! cosa devo fare? Si trover che sono un ingiusto due volte,
perch tengo nascosto quello che non devo e perch pronuncio le pi ignobili fra le parole?
FI. Se non capisco male, sembra che costui
se ne andr per mare tradendomi e abbandonandomi, credo.
NE. Non di certo abbandonandoti: io sto male invece
(per paura) di farti soffrire portandoti via.
FI. Ma cosa stai dicendo, figlio? Io non capisco.
Ne. Non voglio pi tenerti nascosto niente: necessario che tu vada a Troia
dagli Achei, dalla spedizione degli Atridi.
FI. Ahim, ma cosa dici?
NE.
Non lamentarti prima di sapere.
FI. Sapere che? Cosa stai pensando di farmi?
NE. Di salvarti da questo male innanzitutto, e poi
di andare a distruggere la terra di Troia assieme a te.
FI. E pensi di farlo davvero?
NE.
Ce n unassoluta
necessit. E stammi a sentire senza andare in collera.
FI. Sono perduto, me sventurato; sono tradito. Cosa mi hai fatto
straniero? Rendimi subito il mio arco.
NE. Non possibile: il dovere e l'utile mi impongono
di obbedire a chi al potere.

Riferimenti bibliografici
Avezz G. (a cura di), Sofocle. Filottete, Milano : Mondadori Fondazione Valla, 2003
Di Benedetto V., Sofocle, Firenze : La Nuova Italia, 1983
Kamerbeek J. C., The Plays of Sophocles.Commentaries. Part VI The Philoctetes, Leiden, 1980
Sofocle Trachinie. Filottete, Milano : BUR, 2007
Vernant J.P.-Vidal Naquet P., Mito e tragedia nellantica Grecia, Torino : Einaudi, 1976
Webster T.B.L., Sophocles. Philoctetes, Cambridge : Cambridge University Press, 1974

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