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Iatromanti, estatici, sciamani?

Aristea di Proconneso e la tradizione pitagorica

Storici, poeti e miti greci ci parlano di personaggi dotati di poteri straordinari, capaci di
tramutarsi in animali, di uscire dal corpo e di compiere viaggi impossibili. Cosa c’è di vero
in questi racconti? Si tratta di veri e propri Wundermann come Abaris l'Iperboreo e la sua
freccia magica, ma anche Pitagora e Empedocle, i filosofi greci definiti "uomini divini", a
causa delle loro presunte facoltà superumane. A partire dalla fine del ‘800 gli studiosi
hanno colto analogie fenomenologiche tra le caratteristiche attribuite a questi personaggi
e i cosiddetti “sciamani” dell’area centro-orientale.
Se uno "sciamanesimo" greco sia davvero esistito e se sia corretto usare questo termine,
è un dibattito ancora aperto e sul quale la nostra posizione, in sintesi, è la seguente: se la
si utilizza con consapevolezza storica e senza pretendere di equiparare manifestazioni
culturali e spirituali di epoche e contesti estremamente differenti, la categoria di
“sciamanesimo” può essere adoperata per interpretare fenomeni che, comunque li si
intenda, sono attestati nella Grecia antica.
Quello che emerge è che, se non ci si ferma alla superficie spesso grottesca o
banalmente favolistica dei racconti antichi, si scopre un sistema di segni, di riti, di pratiche
coerenti e dense di significato. Inutile negare l’esistenza di un fenomeno o omologarlo alle
nostre categorie interpretative. Il criterio che ci piace adottare è quello “emico”, teorizzato
dal famoso antropologo Clifford Geertz.
Il dibattito sulla effettiva esistenza storica di culti sciamanici nell’antica Grecia è ancora
aperto. Storici, filosofi, commentatori come Erodoto, Platone o l’estensore della Suda
menzionano l’esistenza di personaggi come Abaris l’Iperboreo, Epimenide di Creta, Aristea
di Proconneso, vere e proprie figure di wundermann, uomini divini, legati alle tradizioni
sapienziali dell’Egitto e dell’Oriente, capaci di compiere viaggi uscendo dal corpo, di
attuare guarigioni, di vivere e rinascere, di purificare città, legati alle tradizioni sapienziali
dell’Egitto e dell’Oriente.
A partire dal contributo pionieristico di Meuli (Scithica), e dal fondamentale studio da
Dodds, gli specialisti si sono divisi sull’uso della categoria ermeneutica di “sciamanesimo”,
per interpretare queste figure, ma anche filosofi come Pitagora ed Empedocle. A tutt’oggi,
la letteratura scientifica oscilla tra il possibilismo di Burkert e lo scetticismo di Bremmer.
L’altro polo di discussione, una volta ammessa l’esistenza di culti sciamanici nell’occidente
greco, è la possibile realtà storica di contatti antichi tra la cultura greca e quella tracioscitica, o iranica, dove tali culti erano attestati. In questo senso, dunque, cercherò di
fornire suggestioni, piste di ricerca, che ci portino a definire meglio quali elementi
dell'oriente confluirono nelle azioni, nella fisionomia di questi personaggi.
Lo sciamanesimo, inteso come fenomeno storico, ha una sua precisa connotazione
geografica e religiosa, che trova il suo fulcro nelle civiltà subartiche dell’Asia e
dell’America. L’uso acritico e decontestualizzato di questo termine per identificare realtà
differenti tra loro, comporta il rischio di interpretazioni fuorvianti. Per converso, una
posizione ultrascettica sulla possibilità di cogliere tratti sciamanici in alcune manifestazioni
culturali dell’occidente, rischia di appiattire lo spettro di possibilità di ricerca.

aperta la bottega. Aristea. dicono. che consiste nell'analizzare i fenomeni religiosi in questione prendendo in esame le differenze. Ci piace parlare di questa figura anche perchè le fonti antiche la mettono in contatto. gli Sciti dagli Issedoni. (15). ora narrerò invece il racconto che ho ascoltato su di lui a Proconneso e a Cizico. comparso loro nella regione. rispetto alla comune visione moderna della religione greca. ordinò di innalzare un altare (bomos) ad Apollo e di collocarvi accanto una statua che recasse il nome di Aristea di Proconneso.. e diventato famoso in seguito alle frequenti apparizioni e per molti anni in Sicilia. che per nascita non era inferiore a nessuno dei concittadini. Apollonio. i Cimmeri che vivono sul mare meridionale. che al di là degli Issedoni abitano gli Arimaspi. in Italia. gli scarti rispetto alla nostra forma mentis. prenderemo in esame il caso di Aristea di Proconneso. 13-15 (ma la testimonianza più antica. duecentoquarant’anni dopo la seconda scomparsa di Aristea.C. del V secolo a. l’autore di tutto ciò. Ricomparso a Proconneso sette anni dopo. Quando per la città si era già sparsa la voce che Aristea era morto. è quella di Pindaro. si propone di ripartire a livello ermeneutico scavando negli strati delle interpretazioni che si sono sovrapposte nel tempo. a Proconneso entrò in una bottega di scardassiere e morì.): “Aristea di Proconneso. e protagonista di vicende meravigliose. ma anche con la Sicilia. al di là degli Arimaspi i grifoni custodi dell’oro. la colonia greca nell'attuale Basilicata.a partire dagli Arimaspi. Da allora. Proconneso (l’attuale Marmara). Tranne gli Iperborei tutti costoro. . E' dunque anche come omaggio alla terra che mi ospita. figlio di Caistrobio. a cominciare dai termini con cui i Greci designavano i loro “sciamani”. lo compose e scomparve per la seconda volta. accadendogli spesso questo fatto. affermava infatti che Apollo era giunto. e assodato. premuti dagli Sciti. neppure Aristea concorda con gli Sciti. lasciarono il loro paese. come ho scoperto facendo calcoli a Proconneso e a Metaponto. Mirabilia 2) e diviene oggetto di venerazione. lo scardassiere allora chiuse la bottega e andò a dare la notizia ai parenti del defunto. so anche quanto accadde agli abitanti di Metaponto. nello stesso giorno e ora fu visto in Sicilia mentre insegnava l'alfabeto. Da dove venisse Aristea. tra i Greci d’Italia (italioti). Tuttavia. Aristea non si trovò più. attaccano di continuo i loro confinanti: gli Issedoni furono cacciati dalle proprie terre a opera degli Arimaspi. dove diventa il protagonista di fenomeni di ubiquità ("morto in una lavanderia di Proconneso. originario di una colonia ai confini della grecità. né vivo né morto. con Metaponto. uno di Cizico cominciò a disputare con quanti la diffondevano: egli veniva dalla città di Artace e diceva di aver incontrato Aristea che andava a Cizico e di aver conversato con lui. non dell'osservatore. E mentre l’uomo discuteva con ardore. i parenti del morto si presentarono alla bottega con quanto necessario per portarlo via. In questa ottica. l’ho già detto. dice. su questa terra. affermò in un poema da lui composto di essere giunto presso gli Issedoni. partendo da Erodoto. nell'occidente greco. miti e credenze cristallizzate. dunque. Il punto di vista "emico" è dunque quello dell' osservato. uomini che hanno un occhio solo. che mi addentrerò nei misteri di Aristea.La nostra prospettiva. E dunque. Così. I Metapontini raccontano che lo stesso Aristea. avrebbe composto il poema che ora i Greci chiamano Arimaspea. posseduto da Febo. Se in queste città si raccontano tali episodi. citato da Origene. LE FONTI Vediamo dunque come gli autori greci descrivono questo personaggio. come erano chiamati. attraverso l’esame di figure liminari. solo nella terra dei . eccentriche. e dunque quale funzione assolvevano questi personaggi nella cultura greca? Chiarito. IV. che non esiste una religione greca (né una religione romana) intesa come blocco monolitico di riti. al di là dei Grifoni gli Eperborei che si estendono fino a un mare. i Siciliani gli eressero un tempio e gli sacrificarono come ad un eroe". è quella della scuola antropologica di Clifford Geertz: l'approccio "emico".

aperta la bottega. . lo abbandonasse e ritornasse”. E ora c’è una statua che porta il nome di Aristea presso lo stesso monumento di Apollo e intorno alla statua ci sono piante di alloro.21. Dial 10 2f: “il corpo di un uomo di Proconneso giaceva sì respirante. osservando tutto da sopra: terra e mare e fiumi e città e popoli e avvenimenti e ogni tipo di fatto naturale.Metapontini. dunque "rapito dalla luce". Quando per la città si era già sparsa la voce che Aristea era morto. inviati messi a Delfi. ma può voler significare anche "rapito da Apollo". . Stromata 1. Da allora. raccontava ciò che aveva visto e sentito. Aristeas: “dicono che la sua psyché. Ma su Aristea basti quanto detto. gli sbocchi dei fiumi”. 3c-f: “diceva che la sua psyché. in figura di corvo”. E dopo essersi immersa nel corpo e ripresasi. di uomini che sembravano morti) abbiamo trovato anche l’anima di Aristea. Mirabilia 2: “si racconta che Aristea di Proconneso. e tutte le isole e i fiumi e i monti. 16: “neppure Aristea… nel poema che ha composto disse di essere giunto oltre gli Issedoni. dopo avere lasciato il corpo. come rapiti furono altri personaggi mitologici. I Metapontini. mentre la psyché. chiesero al dio cosa volesse dire l’apparizione di quell’uomo. Dial 38.Apollonio. La Pizia ordinò di ubbidire all’apparizione: se avessero ubbidito. nello stesso giorno e ora fu visto in Sicilia mentre insegnava l’alfabeto.Massimo di Tiro. Ricomparso a Proconneso sette anni dopo. Ciò detto. 174: “tra gli esempi (scil. i Siciliani gli eressero un tempio e gli sacrificarono come ad un eroe”. accadendogli spesso questo fatto. lui che adesso era Aristea. scomparve. emersa dal corpo. vagava nel cielo. i movimenti del mare.Suda s. era un corvo. come servendosi di uno strumento. Aristea non si trovò più. nè vivo nè morto. “invasato da Febo”.visse esperienze di morte e rinascita (o di scomparse e riapparizioni): "Aristea. accolto il responso. avrebbe composto il poema che ora i Greci chiamano Arimaspea. uno di Cizico cominciò a disputare con quanti la diffondevano.Clemente Alessandrino. a Proconneso entrò in una bottega di scardassiere e morì. i parenti del morto si presentarono nella bottega con quanto era necessario per portarlo via. egli veniva dalla citàà di Artace e diceva di avere incontrato Aristea che andava a Cizico e di aver conversato con lui. ma che allora. lo scardassiere allora chiuse la bottega e andò a dare la notizia ai parenti del defunto. "preso da Febo". NH 7. . la natura delle regioni. viaggiò in territori lontani degli Issedoni e degli Arimaspi raccontando la sua esperienza nel poema Arimaspeia. Il monumento sorge sulla piazza (agorà). morto in una lavanderia di Proconneso. il mutamento dei climi. tutto a loro sarebbe andato meglio. IV. Plinio. quando seguiva il dio. Tuttavia.: “si dedicava alla profezia… anche Aristea di Proconneso” . lo compose e scomparve per la seconda volta" . che per nascita non era inferiore a nessuno dei concittadini. cose diverse da fonti diverse”. simile ad un uccello.Erodoto. e diceva che al termine del suo volo era la terra degli Iperborei e di aver visto in successione tutto: costumi sociali e politici. in volo percorreva la Grecia e le terre barbare. ma che dell’entroterra parlava per sentito dire affermando che erano gli Issedoni a fornirgli le notizie”. vista volare in Proconneso fuori dalla bocca. . ma in maniera quasi insensibile e vicinissimo alla morte.Id.v. . . E mentre l'uomo discuteva con ardore. e diventato famoso in seguito alle frequenti apparizioni e per molti anni in Sicilia. si tratta comunque di un termine composto da φοιβος e λαμβάνω . i Metapontini raccontano che. quando volesse. . lo portarono a compimento. e che lui era al suo seguito.Erodoto lo chiama "phoibolamptos".

rielaborato. fu causa della sua morte a Metaponto quando. tiranno dei Focidesi. IV. non appena la danzatrice fu vista dagli indovini invasati precipitarsi nell’agora fu da loro uccisa. dicendo che: “hanno tutta l’aria di essere stregoni” (si trasformano in lupi una volta all’anno). . or. 4: “Questo racconto è simile a quello riferito dai Greci a proposito di Aristea di Proconneso e di Cleomede di Astipalea. nel III secolo d. era un corvo". a mio avviso. e la sua sparizione sarebbe in realtà la partenza per le terre degli Sciti. dopo essere scomparso miracolosamente. Strabone.C. Chiliadi II 726 sgg. kathartes. Erodoto. che adesso era Aristea. Theopompo. Ma allora. In essi c’è. inoltre cita l’oracolo di Apollo il quale ordinò ai Metapontini di considerare Aristea nel rango degli dei”. quando aveva seguito il dio. cita sette versi del poema di Aristea e riporta la storia della “morte” di Aristea. apud Origene. donò alla danzatrice Farsalia. Numerosi tentativi “razionalizzanti” sono stati fatti per interpretare questi passi: Aristea avrebbe subito un fenomeno di morte apparente. giunta dalla Grecia in Italia. visitò molte regioni e racconto cose stupefacenti. ma che. inoltre. offerta dei Lampsaceni. quando gli amici si presentarono per la deposizione. 105. FrGrHist 115 F 248 apud Athen. lanciatisi sulla corona e contendendosi l’oro. il quale asseriva di essere giunto dal paese degli Iperborei -. parodizzato da fonti successive. XIII 605 c: “ Filomelo donò alla danzatrice tessala Farsalia una corona aurea d’alloro. un forte elemento simbolico. un goes (ciarlatano). 8 (ed. con l’irriducibilità di questi racconti a resoconti storici. Giulio Proculo racconta dell’apparizione di Romolo comparso mentre lui camminava per la strada. scrive che “Aristea. danzava attorno al tempio di Apollon: i giovani. De Pyth. Geografia XIII I 16: “ Il poeta che ha composta il poema detto Arimaspea. dicevano di essersi imbattuti in Aristea che camminava per le strade di Crotone” .- " Aristea disse loro che Apollo era giunto nella terra di essi soltanto tra gli Italioti. trasformando la lavanderia in una fucina (chalkeus). Vita Romuli. di ritorno da un viaggio. Lungi dal considerarli favolistici nel senso deteriore del termine. il suo corpo era scomparso. uccisero la donna. e che lui. aveva seguito Apollo. 240 anni dopo la sua seconda sparizione. si trovò che era avvenuta perché aveva accettato la corona del dio Plutarco. Farsalia fu uccisa a Metaponto dagli indovini (upo ton en agora manteon) dell’agora: udita una voce che veniva emessa dall’alloro di bronzo – che i Metapontini dedicarono al tempo della venuta di Aristea di Proconneso. questi .. a Metaponto. Giovanni Tzetzes. di nuovo riapparì a tutti. 28. tutti questi tentativi si scontrano. alcuni. 2: usa il termine goetes per designare i Neuri. raccontando di avere seguito il dio Apollo sotto forma di corvo all’epoca della fondazione della colonia. e ordinando di erigere un altare ad Apollo e una statua con il nome di Aristea di Proconneso.Abaris è entheos. kresmologos - - - - - ricomparve in Occidente. magari travisato. che Filomelo. Flacelière): “La corona degli Cnidi. Dicono infatti che Aristea morì in una lavanderia (en tini knapheio). se mai ve ne fu uno”. contemporaneamente. Celso. Plutarco. E quando più tardi si cercò di sapere il motivo dell’uccisione di Farsalia.

K. Ma i papiri magici greco-egiziani (PGM LXX.L. come fanciullo. uccello e pesce nel mare (B 117 D.). da Empedotimo di Siracusa e specialmente da Socrate l’Ateniese”. cioè profeti. 134: impossibile. in relazione con Apollo Iperboreo. da Empedocle di Acragas e da Formio lo Spartano. Lo stesso tipo di inganno si attribuisce a Pitagora (Ermippo apud D. Pitagora (Massimo di Tiro XIII. Un passo di Clemente Alessandrino riunisce in una panoramica i personaggi cui accenneremo: “ Il pronostico era praticato dal grande Pitagora. era il "segno" della capacità di scendere agli inferi secondo la sua volontà. cioè indovini. che ritroviamo nel trattato eraclideo Peri apnou rappresenta anche il nome di un libro dedicato da Empedocle al suo amico Pausania. arbusto. fratello di Minos. VP 91). Ath. Charm. che andò a Sparta. e certamente anche da Poliarato di Thasos. Promette ai discepoli che potranno dominare i venti e le piogge e perfino che potranno riportare dall’Ade “la forza”. Aristea e Pitagora hanno facoltà di ubiquità: Aristea muore a Proconneso. Pitagora è visto. ma è Empedocle a eccellere in quest’arte. . da Aristea di Proconneso. in uno dei Dialoghi dei morti: Menippo conversa con loro mentre scende agli Inferi. Clemente li chiama cresmologi. per essere creduto un dio. . per Eraclide Pontico. da Zoroastro il Medo. Epimenide. che afferma di poter recuperare dall’Ade l’anima di un defunto.L. 168 Kock. Metaponto e Tauromenio (Giambl. Empedocle. Plat. insegna in Sicilia (Apollonio. prova ne è un frammento della commedia di Antifane Neottis. è iatros. La catabasi parodiata: Ippoboto racconta la storia di Empedocle che. Aristea è phoibolamptos. guaritore. in due posti diversi: a Crotone e a Metaponto. ma il vulcano rigettò uno dei suoi sandali di bronzo. Di Aristea e Ermotimo si hanno informazioni generiche. cioè l’anima di un morto.). rappresentata nel 342 (fr. ma questi sono detti anche manteis. Apnous significa “esanime” e dunque apnoun potrebbe avvicinarsi alla sfera semantica della catalessi: “malattia che conserva il corpo per trenta giorni senza respiro e senza polso”. sono come “fossili guida” nella stratigrafia dei miti. Abari. e dei culti. sa “stornare i venti” (Giamblico. Empedocle ricorda le sue incarnazioni vegetali ed animali. Giamblico. Diogene Laerzio riferisce che la parola apnoun. Tauromenio non c’era ancora). da Abari l’Iperboreo. e sono noti per le loro “purificazioni” (katharmoi). Pitagora predice che una nave che entrava a Metaponto aveva a bordo un cadavere. 5) prende una boccata d’acqua da un pozzo e predice un terremoto. l’apparizione di un’orsa bianca a Caulonia e le persecuzioni dei suoi discepoli. Luciano menziona Empedocle e Pitagora insieme. Pitagora e Empedocle si ricordano le loro vite anteriori: Epimenide si credeva Eaco. IV 108e). catarti: Abari purifica Sparta contro la pestilenza (e così Cnosso. Abari e Epimenide sono purificatori. da Epimenide il Cretese. e veggente (mantis). Abari invece predice terremoti e una pestilenza. con l'intenzione esplicita di far credere che avessero compiuto un viaggio all'Ade. Epimenide predice la guerra persiana dieci anni prima che avesse luogo. VP 91). L’idea di tre incarnazioni di Pitagora era diffusa nell’Atene del IV secolo. 4-19): il sandalo era il simbolo magico di Ecate: indossato o tenuto dal mago. Empedocle e Pitagora compiono vari prodigi che hanno a che fare con la magia naturale: Abari è autore di incantesimi (epodai.VIII 41) e Zalmoxis (Erodoto IV 94-6) nei megara costruiti sotto le loro abitazioni. dice Eraclide. si buttò nell'Etna dopo un banchetto. nello stesso giorno e ora. e affermava di essere resuscitato più volte (D. HM 2). 114). fanciulla.elementi in realtà ci “parlano”.

inoltre. di cui era sacerdote. del tutto simili agli Iperborei. in particolare dell'Anatolia (Vi secolo a. in corpo (Abari. Iambl VP 30). abitano una contrada temperata sita oltre una grande montagna. e di indagare i motivi della sua leggenda “occidentale”. Ermotimo. ne parla anche Tolomeo. Pitagora di Samo. Emeptodimo e Trofonio che si sarebbero nascosti in "dimore impenetrabili". VP 135: “Delle medesime facoltà furono dotati Empedocle di Agrigento. Metaponto era sede di una fiorente comunità pitagorica. che giungono a un'età di mille anni. e il filosofo stesso trascorse l’ultima parte della sua vita in questa . 13-14) è la fonte principale di queste narrazioni. si legge phe en Meta. integrato etaphe en Metapontio con riferimento a Pitagora). i quali in molti luoghi fecero prodigi analoghi” VP 134: il fiume metapontino Kasas saluta Pitagora (o il Neaithos. muiono all'età di 11000 anni (mille secondo i buddhisti). di cadere in trance. Sulle capacità sciamaniche di Pitagora. VP138: “Tutti i Pitagorici allo stesso modo prestano fede a queste cose: a esempio alle leggende su Aristea di Proconneso e sull’Iperboreo Abari e a quant’altro di analogo la tradizione conosce” VP 140: acusma Pitagora Apollo Iperboreo Erodoto (IV. che ci restituiscono i tratti di una figura paragonabile agli sciamani delle civiltà subartiche: capacità di tramutarsi in animali. e che ciò avesse fatto per confermare che Abari aveva avanzato una supposizione esatta e non si era ingannato affatto”. non molto lontano dalla Focide settentrionale. αδυτον. somigliano come due gocce d'acqua al popolo mitico degli Uttakarus di cui parlano le fonti indiane (Ramayana IV 43. fonti babilonesi parlano della pratica di far indossare sandali d'argento al dio Adad e a sua moglie Shala.Il motivo della coscia d'oro ha strettissima analogia con i culti e i rituali del Vicino Oriente. di una figura della Grecia “marginale” il cui culto viene riproposto in una città della Magna Grecia. di fondare pratiche cultuali.. Mahabharata VI 7): non conoscono la malattia. Pitagora era considerato dai Crotoniati Apollon Hyperboreos (Arist. (135): inoltre è una storiella molto diffusa che Pitagora avesse mostrato la sua coscia d’oro ad Abari. probabilmente Aristea). le fonti: Aristotele. si aggiunge l’eccezionalità. Plinio (NH IV 90. "φολαρχοs". forse Parmenide) o in spirito (Epimenide. In questo caso. La nostra analisi. basata su un confronto delle varie fonti. che cita gli Ottokorrai. Cleonimo. Traslazioni nello spazio. fondata su una testimonianza storica. 191 R. Nicomaco apud Porhirio VP 27. fiume crotoniate). Gli Iperborei di Aristea. Il tramite potè essere Megastene. VI 55) parla del popolo degli Attacorii del nord asiatico. Formio. Apollo Iperobreo è uguale a quella divinità celeste dei popoli Ugro-Finnici che ha gli avambracci d'oro (Voguli e Ostyaki). signore della caverna: appellativo attirbuito ai guaritori di Velia. il quale lo credeva Apollo Iperboreo. Museo. e in entrambi i luoghi rivolse la parola ai suoi discepoli che erano lì”. Fr. papiro di Ercolano. Epimenide di Creta e l’Iperboreo Abari. Guarigione tramite incubazione nell'entroterra della Caria settentrionale. Filostrato VA IV 10. Empetodimo. Gregorio Nazianzieno racconta invece di Aristea..C. dietro i travisamenti delle fonti greche. Diog Laer. cercherà di riportare le specificità cultuali dell’azione di Aristea. in riferimento a Pitagora. Giamblico VP 134 e 136. Giamblico VP 134: “Nel medesimo giorno egli fu a Metaponto in Italia e a Tauromenio in Sicilia. legandola alla presenza di un’altra figura leggendaria e fondativa.

in epoca molto antica. Analizzeremo invece queste figure. Alcuni studiosi hanno spiegato la presenza di figure e riti con caratteristiche “sciamaniche” supponendo un contatto. Attraverso una progressiva attenuazione dello stato di veglia. e agli Hyperborei. tra le popolazioni greche e quelle dell’Asia e del Nord Europa. le Muse e Mnemosyne: c’è una fonte superiore a cui si abbeverano poeti e iniziati. Le due vie. in cui narra il suo viaggio nelle terre degli Issedoni. “non inferiore a nessuno dei suoi concittadini per nobiltà di stirpe”. dunque. lo stato ispirativo era proprio sia dei poeti che dei profeti/indovini: spesso le due figure concidevano. Perciò. figlio di Kuastrobios. perché ci consentono di gettare una luce su aspetti della civiltà arcaica e classica rimasti in ombra. Una decifrazione del sabba). in Lebadea. gli Arimaspeia. Storia notturna. Parmenisio di Metaponto. Aristeas. consentendo alla propria “anima” di staccarsi dal corpo e intraprendere un viaggio verso quella entità extraumana che gli possa rivelare le ragioni e i rimedi di una crisi. poi reinterpretate dalla teologia pitagorica e travisate nelle narrazioni degli storici successivi. Cercheremo di dipanare il fil rouge che lega alcuni aspetti meno noti del pitagorismo.peraltro in maniera molto circoscritta. liminari e apparentemente eccentriche rispetto al quadro della religione greca genericamente intesa. Nel comune sentire della Grecia antica. La spiegazione può essere applicata . come le esperienze rituali di catabasi. chiariremo anche il sostrato orientale di queste pratiche.città. come è stato scritto. in particolar modo in quello greco antico.R. In questa sede non entreremo nel dibattito degli specialisti sulla possibilità e sulla liceità di applicare invece l’etichetta di “sciamanismo” a una serie di fenomeni e di personaggi attestati anche nel mondo occidentale. dedica alle popolazioni scitiche.e non è esaustiva. è citato da Semo di Delo in relazione all’oracolo di Trofonio. lo sciamano perde il controllo del sé. Aristeas dice di avere compiuto questo viaggio “invasato da Phoibos (Apollo). Si tratta di un termine e di una realtà culturale inquadrabile nelle civiltà subartiche dell’Asia e dell’America. nato nell’isola di Proconneso (l’attuale Marmara). Aristea di Proconneso Tutto parte dall’excursus che Erodoto. un’analisi antropologica estesa dimostra che il complesso di tradizioni che genericamente si indicano come “sciamanesimo” sono presenti in vari contesti storici e geografici documentati. sembra anche a me più appropriato ricercare l’origine profonda di queste tradizioni "nelle strutture psicologiche ed esperienziali dell’essere umano”: prima fra tutte. di un malessere o di una minaccia che incombono sulla comunità” Questa categoria interpretativa è stata ben definita e contestualizzata nel tempo e nelle aree geografiche. Chi è propriamente lo sciamano? Cominciamo a definirne i tratti utilizzando la definizione che ne dà lo storico delle religioni Gilberto Mazzoleni: “Lo sciamano (dall’inglese shaman. adattamento del termine tunguso šaman) è un operatore rituale che generalmente agisce in stato di transe […]. Uno dei suoi allievi. Al contrario. In questa prospettiva. abitatori di un mondo favoloso insieme agli Arimaspoi. nella regione della Beozia: un oracolo che prevedeva la divinazione nel sonno e la caduta in uno stato di incoscienza. uomini monocoli. secondo la linea di studi inaugurata dal Meuli e da E. . alle pratiche di caduta in trance attribuite a figure come Aristea di Proconneso. Omero ed Esiodo si qualificano come cantori ispirati dalla divinità. Un greco dei “margini”. ipotizzando che il revival del culto di Aristea sia stato promosso dalla cerchia pitagorica presente a Metaponto. nel IV libro delle sue storie. il confronto con la morte (resta fondamentale il saggio di Carlo Ginzburg. In questo contesto viene narrata la vicenda meravigliosa di Aristeas. legate a figure divine femminili. viene descritto come autore di un poema epico. Dodds.

)” "Abaris. “Era scita. fr. ma. La combinazione di volo. viaggiando in qualche modo nell'aria". figlio di Seito… e dicono che quando scoppiò una pestilenza su tutta la terra abitata. quando fu ispirato dal dio (énthous ghenόmenos). mari e passaggi inaccessibili. i symbola. anche per colpire i nemici. nel suo Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi ci aveva già offerto una chiara sintesi delle complesse interrelazioni tra i vari oggetti. durante la cinquantreesima olimpiade [568-565]” (Suda. E la stessa versione di Erodoto. ai Greci e ai barbari che consultavano l’oracolo. In quel momento si produce la rottura. autore di una Vita Pitagorica. andò in giro per la Grecia con una freccia. né definita: la figura del sophos. ad esempio. sapienti. dicono che dagli Iperborei giungesse ambasciatore anche Abaris. ma il logos. ma è una rottura non così netta. nel VI secolo a. dell’aner theios (uomo divino) che vede la verità per osmosi con la divinità. la divinità dell’oracolo di Delfi. Mircea Eliade.C. digiuno rituale e incantesimi contiene gli elementi caratteristici delle pratiche sciamaniche. provoca uno slittamento: il maestro di verità. che non parla di voli ma di una freccia che il nostro portava con sè ovunque. sapienza è riconoscere che tutte le cose sono una sola realtà” (Eraclito. così detto "perchè facendosi trasportare da una freccia donatagli da Apollo Iperboreo. potrebbe alludere a un uso iatrico della freccia. guaritori. che Abaris.La nascita della cosiddetta filosofia. quando si presentò una carestia fra gli Iperborei. scrive di Abaris "l'eterobata". 36) portando con sè una freccia. oltre alle capacità iatromantiche. per dirla con Detienne. e pronunciò responsi oracolari e divinazioni. che è unità oltre il molteplice: “Per chi ascolta non me. insieme a Zalmoxis ricordandolo come un personaggio che faceva incantesimi a fini terapeutici. patria di Apollo. Le testimonianze più antiche su Abaris . simbolo di Apollo. s.. diede il responso che il popolo ateniese facesse un voto a nome di tutti. superava fiumi. traduce nella realtà le immagini mitologiche. al di là della patina "razionalista". v. E poiché molti popoli mandarono ambasciatori agli Ateniesi. DK 22 B 50). La filosofia dei primi sapienti della Ionia e della Magna Grecia oscilla tra i due poli di un sapere a cui si arriva per “identità” con il divino e un altro a cui si arriva per via intellettiva. la cui terra di provenienza spesso è collocata nelle remote regioni del Nord. Platone nomina con ironia Abaris. andò in giro per la Grecia facendo profezie” (Licurgo. Dalla Scizia proveniva. 5 a). nell’orazione contro Menesecmo. Le fonti ne mettono in evidenza proprio il legame con Apollo. non è più il poeta che. partì e si pose al servizio di Apollo.oltre ad una menzione da parte del poeta Pindaro (fr.sono contenute nelle Storie di Erodoto e in un frammento dell'oratore ateniese Licurgo. Apollo. che attinge a realtà superiori. grazie alla fantasia. dal mitico paese degli Iperborei. 270) . La filosofia è dunque un cammino esoterico che si distacca dalla religiosità popolare e dall’antropomorfismo degli dei. Per Eraclito questa sapienza conserva comunque uno status iniziatico: è una via alla quale possono accedere solo gli "svegli". Gli uomini divini: Abaris Un complesso di tradizioni greche racconta le imprese di indovini. che corredano l'azione sciamanica: gli Yuraki chiamano il loro tamburo arco o arco cantante e presso i Tartari Lebed ed alcune popolazioni dell'Altai l'arco viene usato come strumento musicale . ma il filosofo stesso che utilizza lo strumento del logos. Un logos divino. contrapposti alla massa dei "dormienti". percorre come un fiume carsico tutta la civiltà greca. E dopo aver imparato da lui i responsi oracolari. Di Abaris Erodoto ricorda che viaggiò su tutta la terra senza mai mangiare nulla (4. il retore Licurgo poi dice. il dio per eccellenza delle pratiche mantiche. nel tipico senso ambivalente che questi oggetti possiedono. utilizzata per cacciare gli spiriti delle malattie. tenendo la freccia. Abaris. Ma Porfirio.

e chi scrive concorda). in uno smarrito dialogo. con valenze pressochè identiche. lo stesso Pitagora veniva chiamato "Apollo Iperboreo". vol. come Aristea di Proconneso. in uso presso le popolazioni siberiane e centroasiatiche. Ancora una volta un filo sottile lega le misteriose esperienze rituali degli "uomini divini" a culti ctonii e di incubazione. L'altro polo dell'azione sciamanica è il viaggio (estatico) verso una dimensione 'altra'. che lo sciamano inforca per volare. fantasmagorici usi della freccia di Abaris acquistano un senso nel sistema di segni sciamanico. Hyperborea. come abbiamo visto sopra: un nucleo della tradizione conserva e riporta in superficie un rapporto con pratiche cultuali legate a figure divine femminili (per Abari la Kore. pronuncia oracoli. è stata studiata e descritta da Vilmos Diószegy: "Per i profeti tungusi. tratto che . sospeso per la corda tra l'indice e il medio dello sciamano.come abbiamo visto . Pausania racconta che. con intento parodistico. molto complessa: non ci sembra azzardato pensare a una divinità "preolimpica". A sua volta la frusta può diventare una canna. in cui la "lettura" avviene ascoltando il suono prodotto dalla corda tesa con maggiore o minore intensità. che. ha attributi apollinei come la freccia. di ritorno dal paese degli Iperborei. per Pitagora la "Madre"). La "madre" di Pitagora. è probabilmente il travisamento di una figura divina femminile. di cui tratteremo. La tecnica divinatoria con l'arco. il Peri tōn en . divinità assimilata a Persefone. il valore divinatorio di questo strumento è attestato presso varie culture centroasiatiche. 47) come il grande filosofo Pitagora (l'uomo divino per eccellenza. su cui ha scritto pagine memorabili Giorgio Colli (La sapienza greca. è "Iperboreo" come Apollo. il digiuno alimentare) con la speranza di ricevere in sogno la visita di un dio e dei suoi suggerimenti. una divinità che trasmetteva la conoscenza al filosofo. viene cavalcato per solcare i sette cieli e il percussore del tamburo è la frusta con cui si colpisce la pelle degli animali che ne compongono la superficie di risonanza. Torniamo ai viaggi estatici. di origine nordica. che l'esperienza definibile come "sciamanica" nella Grecia antica cade sotto il segno di Apollo: Abaris è posseduto dal dio Apollo. In questo racconto è plausibile rinvenire i tratti originari di una pratica rituale che comprendeva il temporaneo soggiorno in camere sotterranee: un rito affine a quello dell'incubatio. dopo avere seguito un'adeguata preparazione (tra cui. per evidenziare altri elementi che collegano il semimitico Abaris a Pitagora. "posseduto dal dio" viaggiò nelle terre degli Iperborei e seguì Apollo sotto forma di corvo (altro attributo apollineo). che consisteva nel dormire presso un luogo sacro. e dunque legata a Demetra. Il tamburo. come abbiamo detto. E' comunque un rapporto non esclusivo. in apparenza.magico a corda unica. complice dell'inganno. discepolo di Aristotele. Ecco dunque che i molteplici e. Si trattava dunque di un culto che comprendeva l'alterazione dello stato di coscienza e il raggiungimento di una condizione "letargica". elemento cardine dell'estasi sciamanica. Così gli altri uomini divini. facendosi aggiornare dalla madre su quel che accadeva nel mondo esterno. l'Apollo estatico. o guardando nel fuoco attraverso la corda. o osservando le oscillazioni dell'arco. In ogni caso. secondo la tradizione tramandata da Porfirio e Giamblico) praticasse riti di tipo "misterico" in camere sotterranee e come la teoria a lui attribuita della metempsicosi possa trarre la sua origine da esperienze "estatiche" codificate e sistematizzate dalla sua scuola. la Madre/Meter (Demetra?): in ogni caso. è un'altra questione. I). signora dell'Ade.è comune alle figure sciamaniche. parlano di un inganno praticato a Crotone da Pitagora. E' il caso di ricordare che per molti specialisti (Eliade in testa. Abaris fondò un tempio alla "Kore salvatrice". preludio a un contatto col divino. Per Abari questa terra è. il sibilo della freccia scagliata rappresenta una risposta in lingua intellegibile a tutte le domande". Eraclide Pontico. Abbiamo già cercato di dimostrare (vedi Fenix n. Ma esistono molte varianti. Alcune fonti antiche (Ermippo). Di quale Apollo si tratti. che si rinchiuse per un mese in una stanza sotterranea.

Epimenide. il symbolon della freccia. Allo stesso modo. .). oltre al significato di "cuore". In termini metaforici. "Tendere le prapides" è dunque la capacità di controllare il ritmo della respirazione. L'uso consapevole del diaframma permette di ricomporre le forze disperse dell'anima. diventa veicolo di tutte le forze di natura psichica racchiuse nel corpo". gli archi e i tamburi volanti che abbiamo visto.). Abbiamo cercato di inserire in una "serie morfologica" coerente l'elemento "freccia". oltre che nelle popolazioni siberiane? Il filosofo e iatromante agrigentino Empedocle (V secolo a. Pitagora. Nuccio D'Anna e Ezio Albrile vedono nell'espressione di Empedocle l'allusione a "una tecnica di tipo yogico che permette di controllare la respirazione e di fare del diaframma un arco in cui il soffio. nel V secolo a. in un frammento (B 31 129 DK) dei suoi Katharmoi (Le Purificazioni) parla di un uomo dal sapere prodigioso: "V'era tra quelli un uomo di straordinaria conoscenza. Ecco tornare.. attraverso una tecnica di "estasi" che Abaris (e. Erodoto attesta una tradizione relativa ad un Abaris guaritore e divinatore. in dieci. finora. insieme a dei tratti comuni che gli antichi commentatori riscontravano in queste figure: e. Vita Pitagorica.. la "freccia magica" di Abaris e degli altri "uomini divini" greci. il quale acquisì un'immensa ricchezza d'ingegno. Il termine prapides. solo perché più recenti. di conseguenza.Aidou (Sulle cose che stanno nell’Ade). come ha ricordato recentemente Nuccio D'Anna.C. Come che sia. i collegamenti fra lo sciamanesimo propriamente detto (quello delle civiltà subartiche asiatiche e americane) e quello occidentale. in altro contesto. e solo perché i loro autori avevano una propensione a infarcirle di eventi prodigiosi e ad accomunare sotto un’egida magicosciamanica i personaggi più disparati. comunque. il ricorrere della freccia o di espressioni analoghe possa sottendere una pratica rituale (o qualcoa di più) anche nella Grecia antica. A quell’altezza. di una catabasi. ma metafore di tecniche meditative che consentivano di raggiungere la condizione di estasi e di "volare" attraverso il tempo e lo spazio. come gli dei. sono sottratti al flusso del tempo. "sede dell'anima" e "intelligenza". greco diventano più stretti. in quanto non soggetti alla morte. che la cita) e moderni vi hanno visto un riferimento a Pitagora. concepito come un dardo o una freccia. forse. la facoltà psichico/intellettiva di forzare la dimensione temporale e vedere i molteplici aspetti della realtà. e in sommo grado padroneggiava ogni sorta di opere di sapienza. sulla scorta delle osservazioni di Louis Gernet e di Jean-Pierre Vernant. e abbiamo visto che ricorre in contesti geograficamente e culturalmente disparati.. al di là della coloritura favolistica. Nessuno. L'anima è dunque anima/respiro. Aristea. ma molti commentatori antichi (Porfirio. un sostrato esiste. con lui. la freccia. E non si dovrebbero liquidare troppo facilmente queste narrazioni. Al netto delle manipolazioni. ed in venti generazioni umane". la tradizione si era già formata. Possiamo ipotizzare che. e. dunque. fissandola quindi in unico punto fisiologico. il diaframma. è suggestivo notare che Empedocle usi un verbo (in greco oreigo. padroneggiava: mi pare che però nessuno abbia ancora valorizzato questa lettura metaforica e "stratigrafica" delle tradizioni. ha un'accezione antica che si riferisce all'organo fisico del diaframma. invece. e di "scoccarla". evidentemente. 140) menzionano un vero e proprio "passaggio di consegne" tra Abaris e il filosofo samio: Pitagora avrebbe sottratto ad Abaris la freccia d'oro "senza la quale non era in grado di orientarsi". Il contesto di questo brano è discusso. un viaggio di discesa nell’oltretomba. Le biografie tarde di Pitagora (Giamblico. che. anche nella tradizione siberiana erano non solo oggetti rituali. faceva incontrare Pitagora e Abaris: vi si raccontava. Se si accetta questa ipotesi. Ferecide. tendere) che richiama l’immagine di un arco. separandola dal corpo.C. 28. è il complesso di riti e di tecniche che permettevano a questi individui di raggiungere la condizione estatica. E quando tendeva tutte le forze della sua mente (prapides) agevolmente scorgeva ciascuna delle cose che sono.

In un precedente articolo (Fenix n. che riceve da una dea innominata i principi della sua filosofia. una divinità femminile affine alla “madre degli dei” o proprio a Demetra. lunghi sonni.Possiamo arrivare a un'interpretazione storica di questi dati? Le analogie di forma rivelano influssi. praticavano riti di immortalizzazione utilizzando tavolette ossee incise con formule mistiche. a quanto mi risulta. viaggi estatici in dimensioni altre. Dopo qualche tempo Pitagora ritornò alla luce. affermò di essere tornato dall’Ade e per di più lesse loro l’elenco degli avvenimenti verificatisi nel frattempo.31 ) ho illustrato come si possano rinvenire tracce di culti oracolari/misterici legati alla scrittura: nella colonia greca di Olbia. la discesa nell’Ade. i membri di una comunità orfica del V secolo a. cosa che la madre fece. contatti realmente avvenuti? O si tratta di archetipi comuni a tutto l'uomo? Lasciamo l'interrogativo aperto. la “madre” legata con la figlia Persefone al principale culto misterico del mondo greco. fu rinvenuto una specie di stilo da scrittura. ben radicato in Italia meridionale. Eraclide Pontico ci lascia altri nomi di divinatori del futuro. è stato dato a un altro particolare di questo ipotetico rito iniziatico/misterico: la scrittura su una tavoletta. Ad essi le fonti antiche riportano episodi soprannaturali. colpiti dalle sue parole. Meno rilievo. Nel sepolcro principale. cadute in trance. In altri termini. Il criptico testo inciso su una delle lamine è un vero e proprio puzzle. alla madre Demetra (vedi Fenix n.C. ma una vecchia e suggestiva ipotesi lo legge come una preghiera di Persefone. 35) . Aristea di Proconneso ed Epimenide di Creta. e quella di Omero appesa a un albero e circondata di serpenti. Pitagora e la discesa nell’Ade Questi racconti riguardano una singolare discesa nell’Ade. Dietro i particolari bizzarri del racconto di Ermippo qualche studioso (Burkert) ha ipotizzato già in passato il ricordo deformato di rituali iniziatici. nell’attuale Ucraina. smagrito e ridotto pelle e ossa. Ermippo (citato da Diogene Laerzio): “(Pitagora) come giunse in Italia si costruì una sorta di piccola camera sotterranea e ordinò alla madre di scrivere su una tavoletta gli avvenimenti. un viaggio iniziatico viene posto come principio dell’insegnamento e dell’autorità del filosofo. spiegata come un inganno perpetrato da Pitagora. rapita nell’Ade. Nella figura della “madre” di Pitagora può essere adombrata una “madre” divina. tra i materiali del corredo funerario. va rimarcato un particolare interessante: Pitagora avrebbe fondato la sua dottrina etica e pedagogica su insegnamenti trasmessi dopo una catabasi. non senza le opportune indicazioni temporali. E queste furono chiamate Pitagoriche” Ancora Diogene Laerzio scrive: “Ieronimo dice che Pitagora sarebbe disceso nell’Ade e avrebbe visto l’anima di Esiodo legata a una colonna di bronzo e urlante. davano in pianti e lamenti. Un viaggio iniziatico è anche all’inizio del poema di Parmenide. come punizione per ciò che entrambi avevano detto riguardo gli dei. recatosi all’assemblea pubblica. reincarnazioni. credendo che Pitagora fosse una divinità. oltre a Pitagora e all'iperboreo Abari: tra questi. Demetra e Persefone (insieme a Dioniso) sono le divinità sotto il cui segno si svolge il percorso iniziatico dell’anima dei defunti di Thurii. furono sepolti insieme a lamine auree inscritte che descrivono il loro viaggio nell’Ade. tanto che gli affidarono le donne affinché apprendessero qualcosa dai suoi insegnamenti. Allora i cittadini. Nella colonia magnogreca di Thurii gli iniziati di una setta che si autodefinivano “katharoi” (i puri). Ma il nostro viaggio tra gli sciamani greci continua. probabilmente decifrabile solo da chi conosceva il “codice”. avrebbe anche visto puniti coloro che erano restii a unirsi alle proprie mogli. e poi di inviargliela giù fin quando non avesse fatto ritorno.” Anche se questa storia risente probabilmente di influssi platonici (nella svalutazione dei poeti Esiodo e Omero come educatori e teologhi).

durante la quale inferse la prima ferita mortale a Patroclo.a: di tutte le sue precedenti vite). La presenza di questa figura nel ciclo delle reincarnazioni di Pitagora non è facilmente spiegabile. con un vero e proprio processo di identificazione. centriamo l'attenzione su una delle incarnazioni: Euforbo. il pescatore).Torniamo agli elementi essenziali di questi scenari iniziatici: il viaggio sotterraneo (dell’anima). autore. Euforbo viene usato per indicare Pitagora stesso. Un poemetto.. quando Ermotimo morì. La Demetra che si intravede in filigrana.. la trasmissione e trascrizione di conoscenze superiori. Esistono altri indizi che fanno pensare ad un legame stretto del filosofo con il culto di una dea madre. Euforbo rivela a Eleno gli insegnamenti della madre Abarbarea. Lo .. a prima vista. citato da Diogene Laerzio. quando Euforbo morì.. divenne Pirro. divenne Pitagora e si ricordava di tutte le cose prima dette (n. il sodale di Achille. la figura di Euforbo è presente in tutte le tradizioni relative alle “vite” precedenti di Pitagora. tempo dopo la sua anima passò in Euforbo [. ci descrive un Euforbo differente: giovane di straordinaria bellezza. e attribuito a Orfeo. che gli permette di scacciare i serpenti.. come Attis. non ha legami concreti col filosofo? Esiste una tradizione alternativa a quella omerica. nei misteriosi riti a cui si sarebbe sottoposto Pitagora. compare nell'Iliade. Euforbo.d. figlio di Hermes [. chiamato Lithikà. Ermotimo.. sembra essere la Demetra ctonia. e quando Pirro morì. la Madre e le reincarnazioni I biografi di Pitagora come Giamblico ci dicono anche che. Anche gli studiosi più scettici ammettono che il rapporto tra Euforbo e Pitagora sia di origine antica. Senza soffermarsi sulla natura di questa dottrina (spesso travisata. quella del teologo Ferecide di Siro. di epoca tarda. personaggio forse realmente esistito..C. vissuto nel VI secolo a. e fu un protagonista della guerra di Troia. pescatore di Delo [. dunque. condivide con Pitagora (e altre figure come Aristea di Proconneso) alcuni tratti “sciamanici”: la sua anima abbandonava il corpo esanime per una serie di peregrinazioni in luoghi remoti. l'orite. la terra madre. sotto il segno di Demetra Pitagora condusse la sua opera di paideia. che inaugura la “leggenda” delle varie reincarnazioni di Pitagora. soggetto a un ciclo di morte e rinascita. e da alcuni ritenuto il maestro di Pitagora) con Ge. incentrato sulle qualità delle pietre.[. nel III secolo d. Euforbo. ricevette dal padre il privilegio di conservare memoria sa della sua esperienza terrena che di quella nell'Aldilà. “Pitagora riguardo a sé raccontava che un tempo era stato Etalide. di educazione delle donne. della metempsicosi (o trasmigrazione delle anime). a differenza delle altre. in alcune teogonie (ad esempio. Si tratta di una figura accostabile al paradigma del divine child frigio. sacerdote di Apollo.].]. e a dimensioni precivilizzate come gli ambienti selvatici. sono avatar congruenti con le caratteristiche di Pitagora. secondo la dottrina. intrattiene rapporti con l'indovino Eleno dal quale riceve una pietra magica. Abbiamo dunque un Euforbo legato a figure mantico-sapienziali come la ninfa Abarbarea.C. e.. l’incontro con una divinità. Etalide e Ermotimo. la sua anima trasmigrò in Ermotimo[. e su cui torneremo in un prossimo articolo). potrebbe essere conservata nella tradizione (Diogene Laerzio) che parla di una frase incisa sullo scudo dell'Euforbo omerico: “Io prima vissi”. a prima vista.]. Etalide. in alcuni autori. no (e così Pirro. conoscitrice dell'arte medica. indizi che affiorano nel racconto di Eraclide Pontico. giovane dio che muore e risorge.” Si tratta di un passo famosissimo.. Nello stesso tempo. in binomio con la figlia Persefone. Nonostante ciò. figlio di Cibele: un paredros (compagno) di una dea madre. che erano ammesse al suo insegnamento. e non inventato da Eraclide Pontico. Una memoria dell'originario Euforbo. la morte e la rinascita di un individuo che diventa un “eroe” (in senso mistico). figlio di Hermes. Conosciuto come il figlio del troiano Panthoos. cacciatore che vive sul monte Ida. di una monumentale opera sulle vite dei filosofi illustri. a lui attribuita. Una Demetra identificata.. Come spiegare dunque la rilevanza di questa figura che.

Zalmoxis è una figura del pantheon mitologico dei Geti. Nella prospettiva ellenocentrica di Erodoto. la “Grande Madre” di origine anatolica potrebbe essere stata identificata con Demetra. peraltro. Sotto il velo della parodia e della satira. una . istituisce dei riti i cui elementi fondamentali sono un banchetto “sacro” e una catabasi. nel quarto libro delle Storie. si fece costruire una grande sala nella quale teneva ad albergo e ospitava a banchetto i primi cittadini. per parte loro. il racconto di Ermippo acquista un senso. Nell’area magno greca. E dunque. avrebbero raggiunto un luogo dove sarebbero sopravvissuti per sempre godendo di ogni bene. mentre i Traci. di area anatolico-frigia. con lo scopo di garantire l’immortalità. ci narra la vicenda (da lui udita presso i Greci del Mar Nero) di Zalmoxis. discese nella dimora sotterranea e vi visse per tre anni. Pitagora avrebbe avuto accesso qui a riti iatromantici articolati sulla figura di un giovane sapiente ed “eroe”. che. uno schiavo civilizzato dal contatto coi Greci. L’attenzione posta da Giamblico ai tabù di inviolabilità e di silenzio relativi alla casa di Pitagora. Erodoto. sarebbe passato in area ionica. una sorta di daimon. Camere sotterranee e sciamanesimo La leggenda della camera sotterranea di Pitagora ha strette analogie con vicende attribuite a figure liminari del mondo greco. e tornato a vivere tra i suoi conterranei: “questo Zalmoxis. il quale […] aveva frequentato i Greci e tra questi Pitagora. potrebbe essere riconosciuto in una sala sotterranea rinvenuta tra le rovine di un tempio nell’antica capitale della Dacia. Aristea di Proconneso.scudo di Euforbo era conservato nel tempio di Apollo Didimeo a Mileto. Zalmoxis viene dunque tramutato in un “Pitagora” dei Geti. seguendo gli insegnamenti di Pitagora. e ci riporta a riti di immortalizzazione. la rendono equiparabile a un luogo di culto misterico. il nume trace diventa un essere umano. dalle forti connotazioni sciamaniche. Pitagora potrebbe aver rielaborato e introdotto a Crotone una dottrina dai tratti misterici. né i loro discendenti nelle successive generazioni sarebbero morti: anzi. basata su una dualità di figure: una dea e un figlio di natura divina o semidivina. presso la cui dimora oltremondana si recano le anime dei defunti destinati all’immortalità. un culto locale. infatti fu colto in flagrante mentre faceva un furto in un luogo sacro a Crotone (n. anche se Erodoto stesso precisa di non credere troppo a questa vicenda e di ritenere che Zalmoxis sia vissuto molti anni prima di Pitagora. a detta di Giamblico (Vita Pitagorica. di insegnamenti iniziatici sulla vita e sulla morte.a: qui la vicenda è ambientata a Crotone) e fu mandato a morte […]”. e la casa di Pitagora divenne la casa di Demetra. nelle colonie greche dell'Asia Minore. 143) : “Si racconta anche che chi acquistò l’abitazione di Pitagora e fece degli scavi (ma non osò rivelare a nessuno quanto aveva visto) sia stato punito per tale sacrilegio. Ma dopo tre anni apparve ai Traci e in questo modo quel che aveva detto Zalmoxis apparve degno di fede”. torniamo a Metaponto. Sarmizegetusa Regia. uno schiavo tracio di Pitagora poi liberato e arricchitosi.d. poste in relazione con Pitagora dagli storici antichi. Un ambiente con queste funzioni. una popolazione tracia: si tratta di una divinità (o di un individuo divinizzato). figlio di una dea. Mentre si comportava come si è detto e teneva questi discorsi. accanto a questo. grazie a questa. in quello stesso momento si costruiva una dimora sotterranea. depositario. la città d'origine di Pitagora. ai viaggi nell’aldilà e alla ritualità “sotterranea”. certo il non meno grande dei sapienti. di cui il filosofo si presentò come incarnazione. dedicato alle popolazioni dell’Ellesponto e del Ponto. creatura intermedia tra dei e uomini. dove sono attestati i sacerdoti di Zalmoxis. compagno di Apollo nelle vesti di un corvo. come Samo. che – in una delle sue esistenze . Una casa temuta e venerata come un santuario inviolabile e segreto. né i suoi convitati. ne lamentavano l’assenza e lo piangevano morto.sarebbe apparso nella colonia greca e avrebbe ordinato ai Metapontini di erigere nell’ agorà un altare per il dio e. sparì dalla vista dei Traci. la Demetra misterica e “orfica”. E per finire. cui insegnava che né lui. Il collegamento è comunque notevole. E quando questa fu completata. da dove siamo partiti: qui ancora Erodoto colloca la vicenda di un altro “sciamano”.

con blocchi esterni fissati con grappe di ferro immerse in una colata di piombo (statua. Struttura a pianta quadrangolare. Fase antica: altare all'interno e resti di pozzo con segmento di muro trasversale. In questo caso. tracce di un altro grande basamento di forma rettangolare. fu rinvenuto durante gli scavi archeologici della fine degli anni ’70.statua col nome di Aristea. andrias di Aristea) Nel II e I secolo a.C. diventa un hestiatorion. Le tracce di questi culti “nascosti” sono ancora tutte da seguire. . l’archeologia ci ha restituito una prova straordinaria del racconto di Erodoto: il temenos di Apollo. realizzata a blocchi isodomi di calcare fine disposti di testa. Il manteion di Metaponto Area trapezoidale (confronti con il santuario degli dei ctonii ad Agrigento). con i basamenti delle statue. Livelli con foglie di alloro bronzee. Sull'ingresso è impostata una base di quattro blocchi. Poco più a sud. e alla metà di uno di essi è stato praticato un foro verticale passante. Dietro c'è altro foro semilunato. e i resti di foglie di alloro in bronzo. con apertura sulla fronte orientale.