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Amare se stessi

ANDREA BRAGGIO

La vostra felicità non dipende dagli altri, ma è semplicemente il risultato della visione
che adottate deliberatamente.
Abraham-Hicks
I pensieri non sono cose fugaci che appaiono e scompaiono nel breve tempo di un
istante. Ogni nostro pensiero è qualcosa che si scolpisce dentro di noi e contribuisce a
formare la struttura stessa del nostro essere. Ecco perché un pensiero concentrato in
modo intenso e frequente su uno stesso concetto fa sì che questo concetto diventi parte
di noi al punto che possiamo non solo assimilarlo, ma addirittura realizzarlo. Con il
nostro pensiero e con le nostre parole modifichiamo noi stessi, diamo vita a un nuovo
essere attimo dopo attimo. Le parole che usiamo sono l’espressione del nostro pensiero
e finiscono spesso per diventare ancora più importanti, dato che la parola è un pensiero
rafforzato dal suono. La parola è un pensiero al quale si aggiunge un ulteriore elemento,
che porta con sé un incremento della propria intensità, sia per il risuonare stesso
dell’espressione, sia per la maggiore intensità che si mette in un pensiero quando lo si
esprime, sia perché la condivisione di questo pensiero da parte di altri non fa che
suscitare in essi lo stesso pensiero; e quindi tutti questi pensieri si rafforzano
reciprocamente, si uniscono, si fondono, fino a creare una forza ancora maggiore. La
parola incrementa la forza del pensiero, e questo dovrebbe farci intendere di quale
fondamentale importanza sia un migliore controllo del pensiero e della parola come
espressione del pensiero stesso.
Un uso più consapevole del pensiero e della parola rientra in quell’anelito sincero a
migliorarsi che non è egoismo, ma un processo di valore universale. Chi pensa a
perfezionarsi non si occupa soltanto di se stesso: quel pensiero ardente porta in sé la
fiamma che accende molti altri cuori. Quando esprimiamo amore e compassione per noi
stessi, quando ci sentiamo davvero grati di tutto ciò che siamo e abbiamo, quando siamo
ben focalizzati a vivere il momento presente impedendo al passato di occupare la nostra
mente, allora influenziamo il prossimo a fare altrettanto. Quando impariamo ogni giorno
a sorridere alla vita e ci applichiamo con gioia a vedere le cose come vogliamo che
siano, piuttosto che continuare a osservarle per come sono ora, lo stimoliamo a fare
altrettanto. Quella che gli offriamo è un’influenza benefica attraverso il nostro esempio.
Siamo in grado di trattare il prossimo con più amore e rispetto solo nella misura in cui
trattiamo noi stessi con più amore e rispetto. Chi disapprova molto una certa
caratteristica di sé, la nota anche negli altri e la critica e la disapprova allo stesso modo.
E più si batte contro ciò che non vuole, più gli elementi che considera indesiderati si
verificano nella sua esperienza. Se facessimo una lista delle persone che non ci sono
gradite, che troviamo odiose, minacciose o poco degne di apprezzamento, scopriremmo
parecchio sugli aspetti di noi che non riusciamo ad affrontare. Se dovessimo definire
con una sola parola ognuna delle persone che ci creano problemi nella vita, ci
ritroveremmo con una lista delle nostre qualità rifiutate che proiettiamo sul mondo
esterno. Le persone che ci repellono e che tendiamo a giudicare negativamente, ci
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mostrano gli aspetti di noi che consideriamo inaccettabili e che altrimenti non
vedremmo.
Approvare e apprezzare noi stessi è il primo passo per apprezzare e approvare il
prossimo. Nel nucleo del nostro essere dimora la divinità, e questa divinità è amore e
dà, non porta via. Quando invece portiamo via la dignità e il senso di stima degli altri,
quando ne indeboliamo la stabilità e ne screditiamo l’integrità, non stiamo agendo come
il Divino che portiamo dentro. La cosa più grande che possiamo fare è capire che
quando agiamo da Dio, diamo a ciascuno lo spazio per essere se stesso, diamo a
ciascuno comprensione, che è esattamente ciò di cui noi stessi abbiamo bisogno.
Solo se permettiamo a noi stessi di aprirci interiormente a questo pensiero, di
accoglierlo e di svilupparlo, arriviamo a intuire che nell’amore e nella gioia è racchiuso
tutto ciò che conta per ogni essere vivente. Ogni altra cosa è solo teoria, sono solo
disquisizioni buone per trascorrere il tempo; tutto il resto è ciò che rende così
insignificante il processo della vita nei momenti in cui il nostro cuore si nasconde e
lascia spazio a una mente che troppo ricerca e nulla ottiene. Al contrario, più amiamo e
più saremo amati, più amore daremo, più amore riceveremo; e saliremo, cresceremo,
comprenderemo sempre di più, doneremo sempre di più, e saremo doppiamente
gratificati da quest’onda d’amore, per l’effetto che questa nostra emissione genererà
negli altri, e per l’effetto che questa nostra emissione genererà su di noi: un ciclo
inarrestabile, del quale ognuno di noi può incrementare l’intensità amando sempre di
più. Tutto ciò che diamo per amore viene reso centuplicato. Dipende solo dal nostro
atteggiamento trattenere questo amore, e così perderlo, oppure lasciarlo fluire
liberamente, così che tanto più ne diamo, tanto più ci sarà posto in noi per riceverne.
Cominciamo ad amarci nel momento in cui riconosciamo che il nostro atteggiamento è
tutto. La verità è che ognuno di noi crea la propria realtà, diventa quello che pensa e
offre a se stesso solo le opportunità prodotte dal suo atteggiamento. Quando ci
assumiamo la piena responsabilità per la nostra vita individuale senza incolpare
nessuno, ci riprendiamo il nostro potere, diventando sempre più consapevoli che la vita
è ciò che noi ne facciamo. All’inizio può non essere facile realizzare che abbiamo il
potere di assumere un atteggiamento più felice nei confronti della vita, costruendo il
meglio da ciò che vediamo intorno a noi e ignorando il resto così da sottrargli forza. Ma
se ci applichiamo con consapevolezza e perseveranza, arriviamo presto a intuire che i
nemici più subdoli ai quali abbiamo accordato attenzione sono il nostro passato, il
nostro vittimismo e tutte quelle cose che diciamo continuamente: “Non fosse stato per
questo incidente; non fosse stato per questa persona; non fosse stato per quello!”. Noi
trasformiamo quelle cose in demoni, e quanto più essi vengono forzati a distruggere la
nostra vita e il nostro potere, tanto più grandi diventano. Se però li andiamo a esaminare
bene, ci accorgiamo che sono tutte nostre creazioni. Siamo noi a creare questi demoni e
poi a caricarceli sulla schiena; siamo noi a trovare ogni scusa per il fatto di non essere
felici e per rendere infelici altre persone.
Alla fine scopriamo che la più grande angoscia non riguarda quello che gli altri ci hanno
fatto, ma quello che non siamo riusciti a fare per noi stessi. E quando dico “fare
qualcosa per noi stessi” intendo dire soprattutto vivere pienamente il momento
presente, mollare la presa sul nostro passato e perdonarci; e poi amarci e apprezzarci,
riconoscendo la divinità che è in noi, nutrendola e dandole la possibilità di crescere e
realizzarsi. Dentro un piccolo seme è racchiuso tutto il suo potenziale, che rimane però
inattivo finché non gli vengono assicurate le condizioni per crescere e svilupparsi. Il
Divino che è in noi è come un piccolo seme, e ciò che gli assicura le condizioni migliori
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per lo sviluppo è l’amore. “La sofferenza che provi è amore che trattieni”, ha detto un
insegnante di Creazione Intenzionale. Spesso non ci rendiamo conto che se solo
lasciassimo fluire questo amore, scopriremmo che ogni cosa ha il suo lato buono e che
ogni esperienza che attiriamo ci aiuta in qualche modo a crescere e a espanderci.
Un primo regalo prezioso che possiamo fare a noi stessi è imparare a vivere pienamente
il momento presente. Lao Tzu ha detto: “Se siete depressi state vivendo nel passato. Se
siete in ansia state vivendo nel futuro. Se siete in pace state vivendo nel presente”. Che
cosa significa portarci nell’eterno presente? Significa sentirci interiormente liberi da
tutti i legami e a tutti i livelli: liberi da ogni legame con il nostro passato, se ciò che un
tempo abbiamo vissuto ancora ci preoccupa; liberi da ogni legame con il futuro, senza
impensierirci troppo delle cose che ancora possono venire. Portarci nell’eterno presente
significa svincolarci dai pensieri della massa e sentirci interiormente liberi dalla
litigiosità e dalla pignoleria, dall’odio e dall’invidia, dalla gelosia e dalla superbia, liberi
da ogni stato interiore che avvelena la mente. Ogni attimo rappresenta per noi una
possibilità di fare pace con noi stessi e con il mondo, una possibilità per vivere
profondamente e generare felicità.
Il secondo regalo che possiamo farci è amare noi stessi come ameremmo un bambino
della nostra famiglia, dare a noi stessi quell’aiuto e quel supporto che daremmo a quel
bambino. Ciascuno di noi ha dentro di sé un bambino, e il più delle volte passiamo il
tempo a rimproverarlo invece di dirgli quanto lo amiamo e teniamo a lui; lo critichiamo
invece di rassicurarlo sul fatto che non c’è problema se sbaglia, dato che è dagli errori
che può apprendere nuove lezioni. Possiamo andare incontro al nostro bambino
interiore aiutandolo a ricordare che non esistono fallimenti e che ogni istante è un nuovo
inizio.
Nessun altro crea la nostra esperienza; siamo noi i soli a farlo e siamo noi i soli
responsabili. Quindi, ogni istante è buono per decidere intenzionalmente che cosa
vogliamo; e poi focalizzarci intenzionalmente su quello che vogliamo, dato che è
sempre il nostro pensiero a invitare le cose. A questo proposito, può essere di grande
aiuto tenere un quaderno nel quale annotare tutti gli argomenti su cui cerchiamo pensieri
migliori, inclusi gli aspetti della nostra vita che sono già molto favorevoli, così da
prendere l’abitudine di pensare in modo più felice. Questa semplice pratica aiuta a
diventare più selettivi riguardo agli aspetti della realtà a cui vogliamo pensare e che
riproduciamo nella nostra esistenza. È un esercizio che, oltre a rasserenare la mente, ha
un’influenza enorme su ciò che attiriamo. Più sono gli aspetti positivi che cerchiamo,
più ne troveremo; e più aspetti troviamo, più ne cercheremo. È un valido sistema per
prendere coscienza del fatto che non esauriremo mai le cose che portano un autentico
senso di ricchezza nella nostra esistenza.
Amare noi stessi è non darci mai per vinti e ricreare continuamente noi stessi nella
convinzione di poter essere più grandi di ciò che pensiamo. Vuol dire non avere timore
di puntare al meglio, non ritenerci mai indegni di ottenere il meglio o di meritarlo.
Perché non ci sentiamo degni di meritare il meglio? Perché non ci siamo presi il tempo
per perdonarci di qualche meschinità commessa ai danni di qualcuno. Possiamo aver
tradito, screditato o parlato falsamente di qualcuno; possiamo averlo usato, ferito o
averne abusato. In qualche modo gli abbiamo reso la via più ardua o difficoltosa, e
questo lascia tracce nel nostro cuore e nella nostra mente. Da una parte vorremmo far
finta di non aver mai generato disarmonie con il pensiero, con la parola o con l’azione,
ma dall’altra sappiamo bene di averlo fatto. Qualunque cosa abbiamo commesso,
abbiamo impedito a noi stessi di liberarci da quel peso a causa del nostro orgoglio.
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Finiamo così per perdere la stima che abbiamo di noi stessi e smettiamo di sentirci
degni di meritare il meglio, di meritare quell’amore e quella gioia che sono invece a
fondamento della nostra stessa esistenza. Se solo comprendessimo che i torti sono
sempre e comunque fatti con la mente e non con il cuore, e che la mente è nulla davanti
al cuore, forse riusciremmo a superare il nostro orgoglio e a perdonarci, fino a sentire
finalmente la gioia che porta via quel peso e quella sofferenza.
Non vale la pena attaccarsi alle sofferenze che abbiamo generato, sofferenze che
esistono perché diamo loro il potere di esistere. Chi ha ancora l’impressione che la
sofferenza sia necessaria, non appartiene alla Nuova Era, ma è saldamente incastrato nel
vecchio. E ci rimarrà, attirandosi la sofferenza, finché per sua libera scelta non avanzerà
e deciderà di cambiare. Il più delle volte ci piace pensare che le cose sgradevoli che
abbiamo attratto ci siano cascate in testa dal cielo, che siano accadute senza alcun
investimento da parte nostra, quando in realtà siamo noi gli agenti creativi della loro
esistenza. Perché tanti non conoscono mai la gioia? Perché cercano sempre il male nelle
relazioni e nelle amicizie, e cercano sempre quello che non va nella vita. Ce l’hanno
sempre con qualcuno, sul quale sono pronti a malignare, quando potrebbero benissimo
lasciarlo perdere ed essere liberi. Che cosa accadrebbe se invece di essere tanto veloci
nel dare i nostri giudizi, cercassimo di vedere la bellezza in tutti gli atti, cercassimo di
vedere la bellezza in tutte le persone, cercassimo di vedere la divinità in ogni essere
umano e di reagire con compassione e gentilezza? La risposta è semplice: staremmo
molto meglio e la vita prenderebbe una piega molto più facile e felice.
Non siamo frustrati perché non otteniamo ciò che vogliamo, ma perché non siamo
davvero noi stessi, cioè non viviamo in pienezza ogni situazione nella consapevolezza
di essere creature uniche e dalle infinite opportunità, capaci di dominare il nostro
passato tanto da non subirne più l’influenza. Quando siamo sintonizzati con la Sorgente
dentro di noi e avvertiamo chiarezza a ogni passo del nostro cammino, quando sentiamo
vitalità, entusiasmo e passione, e dunque ci concediamo di desiderare o di aspettarci
solo cose meravigliose, allora siamo davvero noi stessi. Essere dispensatori di luce
significa muovere da questa condizione interiore di benessere, creare cose belle ed
essere di ispirazione per il prossimo. Siamo di aiuto al prossimo quando smettiamo di
diventare la cassa di risonanza delle sue lamentele e lo stimoliamo a concentrarsi sugli
aspetti positivi, sforzandoci quanto più possiamo d’immaginarlo al meglio. Gli siamo
utili quando siamo capaci di pensarlo continuando a sentirci bene, cioè quando lo
vediamo come lo vede la nostra Fonte interiore, la quale ama in modo incondizionato e
conosce bene il valore e la dignità di ogni Essere. Scopriremo che aiutando gli altri, cioè
reggendo la luce affinché gli altri possano trovarla, aiutiamo nel contempo noi stessi a
crescere e ad assecondare la nostra espansione creativa. Impariamo a pensare solo a ciò
che amiamo e che ci fa stare bene, a parlare solo di ciò che amiamo e che ci fa stare
bene, generando dentro di noi emozioni gioiose. Se restiamo connessi al nostro Io
Interiore e allineati con le sorgenti vitali creative dell’Universo, anche gli altri ne
trarranno vantaggio.

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