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Luoghi dimenticati #1 Ville Sbertoli

Edifici diroccati che un tempo erano sontuose ville, umili dimore, fabbriche, vere e
proprie città fantasma, luoghi di reclusione di persone considerate “pazze”, i famosi
centri di igiene mentale. Non so cosa esattamente mi affascina di questi luoghi fragili,
lasciati a marcire, esposti alle intemperie, e sempre più pervasi dall’odore dell’oblio…
Conservano il fascino dell’abbandono, dell’immobilità, come se il tempo si fosse
improvvisamente fermato; la sensazione, mentre sei lì dentro e cammini per i lunghi
corridoi, armata della tua attrezzatura fotografica, è che il luogo cerca di comunicare,
di raccontarti una storia… I muri parlano, conservano i segni di chi hanno ospitato
per anni e anni, non c’è modo di dimenticare la funzione che hanno ricoperto, il
perché sono stati edificati e quello che hanno rappresentato per le persone che vi
erano recluse.
Questa è la prima puntata di me, esploratrice urbana di luoghi dimenticati. Siamo in
Toscana, a Pistoia e sto per guidarvi all’interno delle Ville Sbertoli.

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Il complesso delle Ville Sbertoli sorge sulla collina sopra casa mia e fin da quando
ero piccola ha sempre esercitato su di me un fascino incredibile, un luogo di cui non
si poteva chiedere tanto perché eri troppo piccola per sapere…. un luogo che era
meglio evitare se andavi a fare un giro in bicicletta, come si raccomandava sempre
mia madre. Ma io, attratta dal luogo “proibito”, mi fermavo lo stesso davanti

direttamente dall’archivio di casa mia Il complesso ospitava la famosa Casa di Cura Sbertoli o ex manicomio Ville Sbertoli. così prima di morire decise di donare tutti i suoi averi. . Sbertoli aveva un figlio gravemente malato.all’ingresso. in modo che suo figlio fosse in buone mani e nello stesso tempo si potesse sentire a casa. sono almeno due le versioni che si trovano in giro. La storia delle ville non è chiara. La prima storia racconta che la villa in origine era la residenza della Famiglia Sbertoli e che a metà dell’Ottocento si ergeva in tutta la sua maestosità adornata da un grande e bellissimo parco. poi la salita scoraggiava. insieme a qualche strano urlo proveniente dall’ultimo edificio rimasto operativo. Cartolina d’epoca. Si narra che il ricco Sig. Per tutta la vita. un figlio “matto” come solitamente venivano descritte le persone con disturbi mentali. Sbertoli cercò una cura per il figlio senza trovarla. a un’opera pia che assistesse i malati di mente. compresi i suoi immobili. il Sig.

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con annessa la casa per i mezzadri. sulla collina di Pistoia: Villa Franchini – Taviani e la Villa Rosati. Il dottor Sbertoli spinto dalla sua voglia di fama e ricchezza sognava di aprire una Casa di Cura per malati mentali di cui diventare il direttore e così fece. .La seconda versione racconta invece che in origine sorgessero due ville patrizie. Le ville furono acquistate nel 1868 da Agostino Sbertoli originario di Fivizzano in Lunigiana e medico presso il Manicomio di San Benedetto a Pesaro. Le due ville furono trasformate in manicomio e il complesso acquistò subito molta popolarità. Per soddisfare la numerosa clientela il dottor Sbertoli decise di ingrandire il complesso sanitario e iniziò la costruzione di nuovi edifici che oggi si trovano disseminati su una vasta superficie.

La clinica ospitava pazienti affetti da moltissimi tipi di disturbi mentali (anche epilettici. . Alla fine dell’Ottocento il Dott.I pazienti furono suddivisi nelle diverse strutture in base al sesso. Sbertoli morì lasciando la conduzione del manicomio al figlio Nino che continuò l’opera del padre. Nino fece ampliare le strutture. accogliendo pazienti da tutta Europa. costruire una centrale elettrica all’interno del complesso e un lungo corridoio per collegare la sede della direzione con i principali edifici per permettere comodi spostamenti a medici e infermieri. alcolisti. allo status sociale e al grado e tipo di malattia. ipocondriaci) e grazie alla riservatezza che il luogo offriva ai malati questo divenne famoso non solo tra le famiglie facoltose ma anche oltre il confine italiano.

L’ex manicomio di Pistoia passò quindi alle dipendenze della USL n. La legge Basaglia sosteneva invece che il malato è sofferente e deve essere curato in una comunità terapeutica per poi essere reinserito nella società. finendo per diventare una sorta di carcere per i malati di mente dove spesso venivano praticate vere e proprie torture. Si attuava un controllo sociale della devianza: questa era la psichiatria ai tempi di Basaglia. e non sullo studiare la vera causa della presunta “malattia”. 8 di Pistoia e con il passare del tempo venne abbandonato e lasciato esposto al più triste deperimento. . Devianza = patologia. Nel 1950 il complesso fu acquistato dall’Amministrazione Provinciale di Pistoia che lo convertì in Ospedale Neuropsichiatrico Provinciale. Le pratiche attuate fino a quel momento nei manicomi si basavano sulla reclusione.Nel 1920 Nino abbandonò l’attività e cedette il manicomio a un gruppo di privati pistoiesi. Nel 1978 la Legge Basaglia impose la chiusura di tutti i manicomi italiani. La salute era un problema di ordine pubblico. Il resto è storia abbastanza recente.

questa poesia: Quando la tua pazzia .Su un muro delle Ville.

la mia curiosità arriva a voler indagare e cercare di ricostruire la storia di questi posti ormai abbandonati. (Scritta nell’unica luce di notte. Spero solo di essere riuscita a trasmettere la delicatezza di questo argomento.alle ore 3 del 10 settembre 1968) / / Mi rendo conto che l’argomento. Ma fa parte di me. può sembrare discordante e un po’ forte.cesso. .-) S. in un blog dove si parla anche di molte altre tematiche (talvolta frivole). Passo e chiudo .non desiderata Quando la tua pazzia non voluta viene strangolata nelle sbarre della fossa Tu da impotente caprone ti trasformi in uomo e l’unico mezzo per farlo L’unico mezzo per stupire i camici bianchi che ti vogliono curare a fondo è quello di rinchiuderti in una pazzia voluta e quando vuoi essere pazzo nessun camice bianco riuscirà a trarti fuori dalla fossa Tu vuoi essere pazzo e sarai un beato felice pazzo per tutto il resto della tua vita Pazzo.