L'inizio della fase della dislocazione geopolitica globale: Q4 2009/ Q2 2010

Fase 1: controversie monetari e shock finanziari – Q1 2010 / Q4 2012 “Guerre valutarie” causate da svalutazioni competitive, interventi aggressivi nei mercati valutari, fabbricazione di notizie ed informazione per spingere correnti speculative in una determinata direzione, … Il recente attacco speculativo all'Euro, portato a termine dagli hedge funds e dalle banche di investimento di Wall Street e dalla City di Londra con il pretesto del debito Greco, non è altro che un primo passo in una serie di controversie monetarie che aumenteranno negli anni a venire. La lotta Cinese-Americana sulla parità Yuan-Dollaro sarà il “nodo centrale” in questo confronto monetario internazionale. La Sterlina Inglese sarà la vittima che cadrà a partire da ora entro l'estate 2010, dopo l'elezione generale che probabilmente lascerà il Regno Unito in una situazione tipo Grecia: il riconoscimento forzato post elettorale sullo stato delle finanze pubbliche che sono in realtà infinitamente peggiori di quanto annunciato all'inizio della crisi.

La Svizzera già opera una politica di svalutazione competitiva nei riguardi dell'Euro, gestita dalla Banca Centrale Svizzera. Queste “guerre valutarie” si svolgeranno nell'ambito dei flussi di capitale e

faranno in modo che un numero di paesi crescente, in particolar modo i paesi emergenti, seguano l'esempio del Brasile nell'imporre controlli sugli scambi di capitale che entra nel paese in modo da evitare speculazioni sul cambio della propria valuta. Il FMI, già indebolito nel 2009 dalla creazione di una sorta di FMA (Fondo Monetario Asiatico), viene sempre più marginalizzato, con una chiara dichiarazione dei paesi dell'Euro zona dai quali viene “vietato” in Eurolandia. Il tradizionale strumento di influenza di Washington, il FMI, sembra essere limitato sempre più ai paesi nell'orbita geopolitica diretta di Washington nonché ai paesi più poveri; un altro segno dello scioglimento dei nodi geopolitici in queste ultime decadi passate. Il crescente sospetto sui motivi precisi delle banche di investimento di Wall Street (tra le quali il ruolo nella crisi Greca, altamente sospetto della Goldman Sachs è un esempio perfetto) ha equamente causato la sua esclusione da un numero crescente di accordi monetari e finanziari. Cosi', nel 2009, c'è stata una sola banca di investimento Statunitense tra le prime dieci a gestire l'assicurazione del debito nazionale di paesi Europei (ed era in ultima posizione); mentre negli anni precedenti le banche Statunitensi occupavano metà della lista. Infine, tutte queste controversie monetarie destabilizzeranno il mercato degli US Treasury Bonds e di tutti gli asset denominati in dollari poiché essi riflettono un dubbio crescente, specialmente dei governi in Europa, Asia ed America Latina nei riguardi della moneta Americana e dei suoi giocatori, pubblici e privati. Il nostro team ritiene che alla fine del 2012, con le elezioni negli Stati Uniti, in Europa ed in Cina, si aprirà un'ultima finestra di opportunità per imparare la lezione che deriva da queste controversie monetarie e provare, con nuovi leader, a rifondare un sistema monetario mondiale. Tuttavia, niente ci dice che si tratterà di un caso di opportunità non sfruttata come quello nella primavera del 2009. Nel bene o nel male il 2013, quindi sarà l'anno di transizione per quanto riguarda questo argomento. Allo stesso tempo, le banche mondiali e le istituzioni finanziarie sono per lo più insolventi, (per via della continua svalutazione degli asset nei loro libri contabili) anche se sono state provviste temporaneamente di liquidità da parte delle banche centrali e ciò nonostante continueranno a farci brutte sorprese. Il rapido aumento del numero dei fallimenti bancari negli Stati Uniti (stando al FDIC il 10% delle banche attualmente è in difficoltà) sarà accompagnato da ulteriori insolvenze in tutto il mondo, in particolar modo degli attori finanziari che si sono fatti carico nel 2006/2007 di più debito di quanto se ne potessero permettere, all'apice della bolla finanziaria, e che dovrà essere ripagato all'incirca nel 2011/2012.

Fase 2: Controversie commerciali – Q3 2010 / Q4 2013 Le “Guerre commerciali” alimentate da un aumento indiscriminato di dazi doganali, nonché da misure vendicative (con più e più ricorsi formali al WTC), da decisioni politiche che limitano o proibiscono il trasferimento di capitali o attività economiche, un aumento di politiche di acquisti pubblici con “priorità nazionali o regionali”, l'esclusione de facto dai mercati principali di certi attori economici o finanziari sulla base della loro nazionalità, … Non commenteremo ulteriormente l'ultimo aspetto, di cui abbiamo parlato

precedentemente, che vede progressivamente esclusi certi operatori finanziari da alcuni mercati (come nel caso dell'Eurozona con le banche di investimento Americane). Le relazioni Sino-Americane commerciali, sono ancora una volta al centro di questa disputa. La questione della parità Yuan-Dollaro è una sua parte costituente. Gli Stati Uniti, con un presidente appartenente ad un partito democratico che è in grave difficoltà alla vigilia delle elezioni nel novembre 2010, aumenterà la pressione su Pechino, includendo dazi doganali indiscriminati se non ci sarà una rivalutazione significativa dello Yuan. In ambo i casi è certo che Pechino mostrerà aggressività crescente nella difesa della sua quota di mercato, segnalando il suo malcontento. L'opinione pubblica conta anche in Cina. Dopo il collasso delle soluzioni intraprese in chiave ambientale relativamente al problema del surriscaldamento globale, gli Europei giocheranno la “carta ambientale” per giustificare politiche doganali più restrittive nei riguardi dell'Asia e degli Stati Uniti in particolare. Anche se tutto il mondo ha gli occhi puntati sull'asse Washigton-Pechino saranno le dimensioni delle transazioni commerciali della parte transatlantica del mondo a dare la migliore indicazione sullo stato della “guerra commerciale”. La recente disputa sui mezzi aerei di rifornimento di carburante delle forze aeree Statunitensi mostra ai leader Europei (anche quelli Britannici) che Washington non ha assolutamente intenzione di stare al gioco dei mercati aperti: per questo si forma l'idea che si tratti di un gioco “no win”. Queste due zone non mancano di esempi dove si possono avere frizioni commerciali: i prossimi tre anni porteranno alla caduta in valore e volume del commercio transatlantico.

Fase 3: Crisi dei paesi – Q4 2009 / Q3 2010 Collasso o indebolimento serio della capacità di indebitamento dei paesi dovuto a seri deficit pubblici, non pagamento da parte delle autorità pubbliche, …. Gli eventi non si stanno evolvendo con la tempistica prevista l'anno scorso dal nostro team per quanto riguarda il Regno Unito e gli Stati Uniti, ma la scia di polvere (TNT??) lasciata da Irlanda, da Dubai, dalla Grecia, …. porta chiaramente verso le botti di Londra e Washington La crisi Greca permetterà all'Eurozona di preparare i propri strumenti per moderare eventuali rischi derivanti da altre crisi di debito sovrano di Eurolandia. Guardando la lista degli otto paesi in questa edizione del GEAB, la cui situazione e' peggiore di quella della Grecia, si puo' considerare che i paesi dell'Eurozona beneficeranno del precedente creato dalla Grecia (e gli strumenti messi in campo da Eurolandia – supervisione del budget e una varietà di aiuti) e per questo saranno' protetti da uno shock violento. I paesi che non possono contare sull'aiuto di nessuno eccetto quello del FMI sono: Stati Uniti, Regno Unito e Giappone. Siccome la crisi sembra crescere seguendo una curva in pericoloso rialzo (prima i paesi più piccoli - “le bombe più piccole” - esplodono), il Regno Unito seguito dal

Giappone (subito dopo) ed in fine eventualmente dagli Stati Uniti formano una probabile sequenza. Tuttavia, come abbiamo visto a settembre del 2008, la crisi può subire accelerazioni violentemente. Non si può, allora, ignorare il fatto che il Regno Unito potrebbe portarsi rapidamente in testa agli altri due paesi lungo la via della sfiducia generale.

Acquisti incrementali di GILT da parte della banca d'inghilterra. Fonte:Guardian, 02/2010

Fase 4: Crisi socio-politiche – Q1 2010 / Q4 2013 Un numero crescente di scioperi e conflitti sociali sempre più violenti, l'aumento del potere di partiti politici con agende estremiste e/o xenofobe, la riduzione in numero del ceto medio a favore delle classi svantaggiate, forte aumento di crimini violenti e furti, aumento del numero di incidenti al confine tra criminalita' e attacchi politici, aumento del terrorismo interno, minaccie di secessione da stati federati o regioni autonome, uso dell'esercito per mantere l'ordine, ... E' triste da scrivere, ma la lettura quotidiana della stampa in ogni paese Occidentale mostra come questi eventi si preparano.In Europa, le prossime elezioni parlamentari Olandesi forniranno un ulteriore esempio se un gran numero di voti andranno al partito di Geerd Wilders (potrebbe finire al secondo posto). Negli Stati Uniti il potere crescente del movimento dei “Tea Party” e l'impatto di massa dell'attacco suicida ad Austin e le dichiarazioni politiche della persona

responsabile, Joe Stack, mostrano il crescente estremismo delle classi medie (basato sulla crescente disoccupazione), e il riaffiorare del terrorismo interno ed anti-federale. Allo stesso tempo, le classi svantaggiate sono colpite molto peggio dalla crisi rispetto ai benestanti. Negli Stati Uniti, stime della disoccupazione tra le classi svantaggiate arrivano al 50% (persino più alta che durante la Grande Depressione degli anni '30) rispetto a poco meno del 10% per i ceti superiori. In Europa, con un gran numero di disoccupati vicino alla fine dei sussidi di disoccupazione, il 2010 mostrerà uno stato delle cose identico, anche se temperato dalla struttura sociale esistente, particolarmente per quel che riguarda la salute. Ma politicamente sono il degrado della classe media (inclusi i pensionati) e la marginalizzazione dei giovani nel mercato del lavoro gli eventi più pericolosi per l'assetto democratico delle nazioni Occidentali, dal momento che sono queste fila che fanno o disfanno le maggioranze. In Cina, sarà l'apparire del superamento della crisi che innescherà violente ripercussioni al cuore della popolazione.

Fase 5: Crisi strategiche – Q1 2011 / Q4 2013 Un rapido aumento del livello dello scontro diplomatico (un periodo di scambi verbali al limite e di rottura delle rapporti diplomatici); un cambiamento della temperatura nelle dispute, crescente da “fredda” a “bollente”; comparsa di nuove aree di conflitto; numero crescente di conferenze internazionali o summit rimandati indefinitamente o cancellati; un numero crescente di dimostrazioni di forza militare in ambito commerciale; dispute monetarie ed altro; puntuale riaffiorare al massimo livello di ogni sorta di contesa; crescente estremismo dei media e della pubblica opinione su questi differenti conflitti, ... L'anniversario del conflitto Israelo-Libico-Palestinese, l'Iraq che esce dal seminato, e la disfatta della NATO in Afghanistan costituiscono i nodi strategici che si “dipaneranno” velocemente dal prossimo anno, mettendo protagonisti via via più potenti uno contro l'altro, con gli Stati Uniti alla radice: Israele ed Iran, Iran ed Arabia Saudita, India e Pakistan, ... Allo stesso tempo, la tensione crescerà a Taiwan, in Georgia, Colombia e Venezuela, testando i nuovi confini della potenza Statunitense in declino. Il nostro team considera che il fallimento del summit di Copenhagen e la quasi scomparsa del G20 dalle news internazionali segnalino un processo di grande caduta nel numero di incontri internazionali di alto livello: summit internazionali cancellati, continui rinvii (come il WTC a Doha) dove i negoziati senza fine aumenteranno e costituiranno un'affidabile misuratore di questa fase. D'altro canto, ci sarà un numero crescente di summit regionali indicante la formazione o il rafforzamento di blocchi; ed un aumento del livello del conflitto latente fra Cina e Stati Uniti. LEAP/E2020 ritiene inverosimile che ci sia un grande conflitto militare (che coinvolga due o più delle maggiori potenze) tra oggi e il 2013, ma questa fase vedrà un aumento nel numero di conflitti di basso livello, e vedrà in particolare considerazioni strategiche e militari venire in prima linea all'insorgere di altre crisi: un segnale preoccupante per il resto del decennio. Per quanto riguarda questa fase, noi crediamo che il 2012/2013 offrirà un'opportunità politica ai nuovi leader mondiali di riprendere il controllo di questo pericolosa deriva.

Focus
“Avviso di pericolo”: una lista di otto rischi sovrani più pericolosi della Grecia Sulla base delle informazioni più recenti, il team LEAP/E2020 ha affinato la classifica dei paesi a rischio pubblicata lo scorso autunno. Da tale riesame emergono otto paesi in posizione peggiore rispetto alla Grecia, confermando così quanto anticipato sul ruolo del problema greco: un albero che nasconde la foresta. Questi otto stati - i primi cinque in particolare - faranno notizia nel 2010/2011. Il loro debito è indubbiamente un investimento da evitare, o da disinvestire il prima possibile. Gli stessi stati andranno incontro a difficoltà crescenti nel finanziare i loro deficit nei mesi a venire, prosciugando al tempo stesso una quota significativa dei mercati capitali da cui dipendono i loro affari. In sintesi, è una lista di “stati canaglia del debito pubblico”, con statistiche falsificate, eccesso di debito nascosto, dubbia credibilità dei dati finanziari e di bilancio... proprio come le principali banche fallite nel periodo 2008-2009, o mantenute in vita solo grazie alla terapia intensiva dell’aiuto pubblico. Nello stilare la lista, il nostro team si è concentrato sugli squilibri finanziari (dimensioni attuali e trend forti), mettendo da parte altre statistiche quali crescita, inflazione, tasso di disoccupazione o debito pubblico: tutti fattori già esaminati nelle anticipazioni autunnali 2009. Ma al momento, e alla luce di come è vissuto da media e mercati il problema greco, preferiamo concentrarci sul debito sovrano puro e semplice - in quanto più soggetto a speculazione. L’altra ragione che ci ha persuasi a mettere in disparte le altre statistiche menzionate è la crescente tendenza ad addomesticarle via via che la crisi avanza: i tassi di crescita o di disoccupazione statunitensi vengono “rimaneggiati” esattamente come i titoli dei notiziari finanziari. In tutto il mondo, i tassi di disoccupazione sono “indirizzati” dai diversi paesi per nascondere il vero stato del mercato del lavoro; l’inflazione rilevata tramite gli indici non è altro che una farsa, poiché i beni essenziali (energia, alimenti) vengono sovente esclusi dalle statistiche per consentire la pubblicazione di tassi più morbidi. Il nostro team ha ribadito “ad nauseam” che nessuno può riporre fiducia nelle statistiche macroeconomiche degli stati occidentali, al giorno d’oggi.[Nota: poiché non è mai possibile fidarsi di quelle degli altri stati, ci si chede come l’FMI o la WB possano presentare le loro previsioni per l’economia mondiale senza mai neppure menzionare gli sbalzi sempre più incontrollati dei tassi di cambio causati dal dollaro US. Il (temporaneo) rafforzamento del dollaro nei confronti di un certo numero di valute mondiali, registrato negli ultimi tre mesi, modifica in modo radicale diversi parametri rendendone impossibile una qualsiasi valutazione economica seria]. Per tale ragione abbiamo scelto di concentrarci su questo particolare aspetto che anima i mercati finanziari e può essere misurato con ragionevole accuratezza [Nota: Ciò detto, sottolineiamo in particolare che il PIL statunitense è

sostanzialmente sovrastimato. Metodi di calcolo più affidabili, presentati nei precedenti report GEAB, danno un rapporto deficit/PIL assai peggiore rispetto a quello pubblicato nel presente numero, che già posiziona gli Stati Uniti in cima alla lista dei paesi a rischio]. Per la classificazione dei paesi sono stati riuniti tre fattori: il deficit come percentuale del PIL nel 2009 e nel 2010, le richieste totali di prestito e la probabilità che il deficit venga tenuto sotto controllo fino al 2012-2013. I primi due fattori, che possono essere quantificati, decidono la posizione in classifica; il terzo determina il colore col quale viene contrassegnato il paese, ovvero: rosso = trend negativo; arancione = trend stabile; verde = trend positivo. Detto altrimenti: rosso = resterà nella lista fino al 2012-2013 e probabilmente guadagnerà posizioni; giallo = resterà nella lista; verde = probabilmente uscirà dalla lista. In ordine decrescente di pericolosità, gli otto stati con un rischio sovrano superiore a quello greco sono: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. Stati Uniti Regno Unito Irlanda Paesi Bassi Giappone Spagna Francia Portogallo

Incidentalmente, notiamo che tre dei paesi presenti (due dei quali al vertice) sono quelli per cui il nostro team ha evidenziato sin dal 2006 la pesante vulnerabilità alla crisi sistemica globale (Stati Uniti, Regno Unito, Spagna). Ovviamente, fase dopo fase della crisi (bolla immobiliare, banche, economia e ora finanza pubblica), alcuni paesi vedono sistematicamente erose credibilità e ricchezza, ed è precisamente tale continuo processo di erosione che conduce dritti al collasso economico, sociale e monetario posto al centro di questa fase di dislocazione geopolitica globale, le cui vittime “par excellence” sono Stati Uniti e Regno Unito.

Raccomandazioni strategiche e operative
Ancora una volta, desideriamo ribadire che le nostre raccomandazioni non sono formulate per indirizzare speculazioni a breve termine, né per ottenere maggiori guadagni, ma piuttosto per ridurre (o evitare del tutto) le perdite, poiché questo è l’unico obiettivo realistico nel bel mezzo di una crisi sistemica globale. Valute: Come anticipato dal nostro team, l’Euro ha resistito al peggior attacco frontale che la valuta europea abbia mai subito dalla sua creazione. 1) Persino mentre la “crisi greca” era al culmine, non ha perso molto terreno rispetto al dollaro (solo tre anni fa, 1,35 era considerato un tasso di cambio quasi impossibile da raggiungere). 2) E’ riuscito addirittura a guadagnare posizioni rispetto a altre valute quali la lira sterlina. Ora stiamo entrando in una fase di contrattacchi, come gli accertamenti richiesti dall’UE sui fondi e le istituzioni finanziarie che hanno speculato contro il debito greco e l’euro - in particolare attraverso il mercato dei CDS - o il rafforzamento dei controlli e delle regole imposte ai CDS creati sul debito sovrano. Una particolare attenzione verrà rivolta alla valuta

britannica, che proseguirà nella sua caduta, e al dollaro US, che potrebbe veder invertito il trend negativo in misura proporzionale alla eventuale presa di coscienza dello stato di recessione in cui tuttora versa l’economia statunitense e del continuo peggioramento del debito pubblico. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole per i lettori GEAB. L’incertezza riguardo al Giappone (economia e finanza pubblica) conferma la posizione dello yen come valuta molto pericolosa. La valuta brasiliana rimane apprezzata. Va tenuta sotto osservazione l’Asia (paesi ASEAN e Giappone): la possibile rivalutazione dello yuan e le speculazioni associate, offriranno un test della solidità della regione (com’è avvenuto per l’Eurozona) il cui esito al momento appare incerto. Azioni / Obbligazioni: Le economie occidentali, così come la Cina, si indeboliranno ulteriormente nei mesi a venire. I profitti sono destinati a diminuire, poiché nel 2009 le imprese si sono in genere limitate ad adottare i tagli più facili alle spese. E’ importante notare che quest’anno 28 aziende della classifica S&P500 pagheranno dividenti più alti dei profitti. Questa, naturalmente, è una politica a breve termine che non può essere protratta a lungo. In tale categoria rientrano numerose banche, e questa situazione assai atipica dimostra lo stato irrealistico dei mercati finanziari i quali, al pari dei paesi, distribuiscono contante di cui non dispongono nella speranza che il domani porti notizie migliori. LEAP/E2020 ritiene invece che le notizie potranno solo peggiorare, visti il debito dei consumatori, la saturazione dei mercati d’esportazione, la stasi degli investimenti (vista l’assenza di prospettive a medio termine) e/o la carenza di credito. E’ consigliabile quindi concentrarsi su attività che non dipendono né dal settore pubblico, né dalla disposizione d’animo dei consumatori al dettaglio - cioè i beni essenziali. Per quel che concerne i titoli di stato, è più che mai necessario limitarsi ai paesi con un rating AAA e/o protetti da un contesto regionale forte (come dimostrato attualmente dall’Eurozona e prossimamente alla prova in Asia). Controllo del grado di rischio sociopolitico dei paesi: Desideriamo ora soffermarci sulla questione del malcontento sociale e politico, d’importanza via via crescente con l’evolversi della fase di dislocazione geopolitica globale. E’ necessario individuare criteri e indicatori neutrali e affidabili, la cui identica applicazione sia possibile nei diversi contesti; in caso contrario, sarà impossibile ottenere un quadro obiettivo dell’impatto della crisi in ciascun paese e nelle principali aree mondiali. I media internazionali non soltanto non dispongono di tali strumenti, ma al contrario hanno la tendenza a manipolare i fatti per rendere più appetibili certune notizie o, per contro, distogliere l’attenzione da altre. In un mondo relativamente stabile, tale atteggiamento era una seccatura ma non rappresentava un pericolo. In un mondo in crisi, diventa una questione grave poiché impedisce qualsiasi previsione affidabile degli eventi.

Tradotto per Informazione Scorretta - http://informazionescorretta.blogspot.com da: Markozu, Francesco, Eleonora

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