PAULUS online – International magazine on Saint Paul / Anno II n.

19 - Aprile 2010

A colloquio con mons. Raul Cremona, arcivescovo di Malta

MALTA – FORSE L’ULTIMA “ISOLA FELICE”...?
di Giovanni Serra

«La gente è molto amareggiata, perché segue i telegiornali, legge i giornali anche esteri, e comprende che si tratta di una campagna contro il Papa». È questo il giudizio che monsignor Paul Cremona, arcivescovo cattolico della Chiesa maltese, ha rilasciato qualche giorno fa a Radio Vaticana in merito alla recente campagna diffamatoria lanciata contro il Papa. «La nostra gente – ha continuato – ha capito che c’è la volontà di fare del male al Santo Padre. Questo non è giusto e proprio per questo, con il Collegio dei parroci, abbiamo fatto un comunicato – del quale non hanno parlato i giornali – nel quale abbiamo espresso la nostra solidarietà al Santo Padre. Abbiamo rivolto un appello a tutti per aiutarlo con la preghiera e per riceverlo. Questo è il sentimento che si respira nella mia diocesi». Già padre provinciale dei domenicani dell’isola, monsignor Cremona è stato ordinato arcivescovo il 26 gennaio 2007, sotto gli auspici della Festa della Conversione di San Paolo. E naturalmente è in lui molto viva l’attesa per la visita di papa Benedetto XVI in occasione dei 1950 anni dal naufragio dell’apostolo Paolo sulle coste maltesi. Tanto che, nelle scorse serate, egli si è recato personalmente in una decina di pub dell’isola per dialogare con i più giovani e invitarli a partecipare all’imminente incontro con il Pontefice. Eccellenza, Malta e san Paolo conservano ancora oggi il loro legame originario? «Credo che la maggioranza dei maltesi conservi ancora in sé questo legame. Ovviamente il confronto con la cultura contemporanea in un mondo globalizzato ci lancia una grande sfida. Che è la decisione personale dei cristiani, affinché non ci si areni in una religiosità solamente tradizionale, ma si possa maturare una fede e uno stile di vita cristiano capace di dare il proprio con tributo alla Chiesa e alla società». 1

PAULUS online – International magazine on Saint Paul / Anno II n. 19 - Aprile 2010 Si attende quindi un rinnovamento della fede, in questa particolare occasione? «Viviamo in un’èra che somiglia molto alla realtà della Chiesa ai suoi inizi: piccole comunità di fedeli che trovavano la forza della fede nel camminare insieme, come racconta il secondo capitolo degli Atti degli Apostoli. Era, quella, una comunità circondata dalla cultura romana, che somigliava molto a quella che oggi prevale nell’Occidente. Per questo la lettura e la meditazione della vita e delle Lettere di san Paolo ci saranno di stimolo per imitarlo, così come lui imitò Gesù Cristo». A livello pastorale, con quali pregi e con quali problemi si confronta quest’isola, unico Paese europeo in cui non considerati né il divorzio né l’aborto? «Tutti sono influenzati alla stessa maniera da alcune idee trasmesse dal sentire contemporaneo, tra cui il divorzio, l’aborto e – poco più in là – l’eutanasia. In questo momento, nella sfera politico-sociale maltese si sta discutendo a proposito del divorzio. Abbiamo fatto presente che conviene discutere soprattutto del matrimonio e della famiglia, se ci che vogliamo proporci sono famiglie stabili. Si è aperta così una discussione a cui possono contribuire tutti, anche coloro che sono favorevoli all’introduzione del divorzio. È una questione da affrontare se si vuole offrire aiuto a quanti attraversano un momento difficile nel loro matrimonio, così come se si vogliono aiutare i giovani ad avere delle idee chiare e una fibra morale forte, capaci di optare liberamente per il matrimonio e per la famiglia nonostante le molte idee contrarie che circolano».

Il fenomeno delle migrazioni coinvolge fortemente Malta. Con quali reazioni della popolazione, che si dichiara cattolica per il 98%? «I migranti non appartengono soltanto ad altre religioni, come l’Islam: vi sono tanti cattolici che si 2

PAULUS online – International magazine on Saint Paul / Anno II n. 19 - Aprile 2010 radunano regolarmente ogni domenica... comunità dall’Eritrea, dalle Filippine, dal Congo e altre ancora. Ci sono poi anche alcuni cristiani ortodossi che si radunano regolarmente. Tra la popolazione c’è la tentazione della paura per il grande numero di “irregolari”, paura che porta in sé la tentazione di diventare razzismo. Come Chiesa di Malta, noi predichiamo chiaramente che il problema politico dei numeri non può mai confondersi con il dramma delle persone, ognuna con una dignità propria davanti a Dio, che devono essere aiutate. La Chiesa locale aiuta materialmente circa 400 immigranti e cerca di difendere i loro diritti, sia internazionali che sul posto di lavoro, conscientizzando i sindacati». E sul versante ecumenico? «Abbiamo un Comitato Ecumenico composto dai membri delle diverse confessioni e riti, che si raduna regolarmente e organizza incontri ecumenici. Procede anche il dialogo con la comunità islamica a Malta: cerchiamo di crescere nel mutuo rispetto, dando il nostro comune contributo alla crescita della tolleranza e del rispetto reciproco nel mondo». Giovanni Serra

3

Sign up to vote on this title
UsefulNot useful