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La globalizzazione: opportunità e limiti discussi alla conferenza sul

commercio a Seattle
I delegati di 135 paesi membri della Organizzazione Mondiale del Commercio
(World Trade Organitation o OMC) si sono ritrovati a Seattle negli Stati
Uniti. La città di Bill Gates e del WorlWideWeb (WWW), per discutere il
round del millennio.
L'idea di questi incontri è quella di evitare ogni forma di protezionismo
commerciale, considerato come una della cause che peggiorò la crisi
finanziaria che colpì il mondo intero negli anni trenta.
C'è anche chi come il premio Nobel Amartya Sen sta enfatizzando i benefici
del libero commercio sostenendo che promuove la democrazia .
L'OMC di fatto funziona come una sorta di tribunale che decide i conflitti
su temi di commercio internazionale.
La questione è molto complessa se pensate che nel dicembre del 1993 quando
si giunse ad un accordo nel cosiddetto Uruguay Round, il testo conclusivo
era di 26.000 pagine, e riguardava una serie sterminata di prodotti.
Nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale il commercio
internazionale ha occupato un posto determinante per lo sviluppo delle
nazioni. Dal 1950 al 1973 il volume di commercio mondiale è cresciuto ad un
tasso annuale del 5,8% mentre la produzione economica è cresciuta nello
stesso periodo del 3,9%. Dal 1973 al 1996 il commercio è cresciuto ad un
tasso annuale del 4,1% e la produzione del 3,3%. Questo calo è dovuto
soprattutto alle crisi del petrolio che hanno colpito il mondo negli anni
ottanta, perché già nel periodo 1990 al 1995 il commercio mondiale è
cresciuto ad un tasso del 6% annuale. Nel 1997 questo tasso è cresciuto al
10,5% ma nel 1998 a causa della crisi asiatica è sceso al 3,5%. Attualmente
si calcola che i paesi che seguono una politica di libero commercio
rappresentano la metà della popolazione mondiale e i due terzi della
produzione mondiale.
Per capire l'importanza del commercio basta considerare che nel 1950 le
esportazioni erano appena l'8% della produzione mondiale mentre nel 1998
sono il 26,4%.
Il dibattito a Seattle si è incentrato sul processo di globalizzazione
economica, che per i sostenitori del libero mercato è una sorta di panacea
perché permette il miglioramento delle entrate, la libertà ed il benessere.
Molti altri però indicano nella globalizzazione l'esasperazione di un
processo ingiusto. Questi ultimi criticano il libero commercio e la
globalizzazione economica perché rende i ricchi più ricche ed i poveri più
poveri.
Entrambi el posizioni esprimono una parte della realtà.
La globalizzazione infatti offre una quantità smisurata di nuove
opportunità: crescita del commercio, diffusione delle nuove tecnologie,
investimenti esteri, mezzi di comunicazione in espansione e connessioni ad
Internet che alimentano lo scambio di conoscenze e quindi la crescita
economica ed il progresso umano;
Enormi potenziali per sradicare la povertà, possediamo più ricchezza e più
tecnologia.
Ma come ha detto spesso il Santo Padre, la stessa globalizzazione può
generare una serie di squilibri gravi e dannosi che vanno a colpire proprio
i più deboli.
Alcuni esempi di questi squilibri pag. 38 rapp UNDP: Istruzione,
nutrizione, reddito e povertà, bambini.
L'esempio più stridente è la proprietà e la distribuzione delle ricchezze.
I paesi dell'OCSE (industrializzati) con il 19% della popolazione
controllano il,71% del commercio mondiale di beni e servizi, il 58% degli
investimenti esteri ed il 91% di tutti gli utenti internet
I 200 individui più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato il proprio
patrimonio dal 1994 al 1998. I primi tre miliardari nella classifica degli

uomini più ricchi del mondo hanno una ricchezza superiore al PNL di tutti i
paesi meno sviluppati e dei loro 600 milioni di abitanti. (p. 55 rapporto
UNDP).
Tutte questi squilibri e problemi sono esplosi nella riunione di Seattle ed
a causa dell'egoismo che domina gran parte del mondo non è stato possibile
raggiungere nessun accordo..
I principali punti di discussione sono stati su:
Agricoltura.
La comunità Europea e gli Stati Uniti è stati fortemente criticati per la
sua politica di sovvenzioni agricole e la difficoltà per i prodotti
agricoli esterni di arrivare sui mercati europei e statunitensi; A questo
proposito mons. Martin, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia
e della Pace ha detto che
Per l'agricoltura, si tratta di "ipocrisia travestita da credibilità": i
paesi ricchi investono 350 miliardi di dollari all'anno per difendere la
propria industria agricola destinata all'export. Ma poi i prodotti agricoli
invadono i mercati dei paesi poveri e distruggono l'economia agricola
locale. Secondo dati Onu, il protezionismo fa perdere ai paesi in via di
sviluppo circa 700 miliardi di dollari all'anno. "Per questo motivo - ha
fatto notare mons. Martin - se non si aprono i mercati ai prodotti dei
paesi del terzo mondo, anche il condono del debito estero diventa inutile
".
Il commercio elettronico
Gli Stati Uniti hanno chiesto di eliminare tutti i dazi; dato che gli
Stati Uniti dominano questo mercato è evidente che vogliono poter entrare
dovunque senza penalizzazioni. Attualmente negli USA ci sono la metà dei
personal computers che sono connessi ad Internet nel mondo.
Biotecnologie
I gruppi ecologisti vogliono imporre la moratoria di almeno un anno sulla
produzione di prodotti geneticamente modificati, in modo da studiare gli
effetti sulla salute e sull'ambiente di questi nuovi prodotti. Nel
frattempo gli Stati Uniti, le cui imprese sono leader mondiali su questi
prodotti vogliono difendere il libero commercio degli pgm.
Bisogna chiarire che le biotecnologie rappresentano delle grandi
opportunità, dei benefici in termini di produzione ed anche ambientali,
perché si potrà produrre meglio e di più con sementi che non hanno bisogno
di trattamenti antiparassitari e che possono crescere nei terreni più
impervi; Il problema è però di ordine economico, perché i brevetti dei
queste nuove sementi sono controllate per la maggior parte da grandi
imprese occidentali ed i Paesi in Via di Sviluppo, nonostante i grandi
benefici che ne avrebbero, si rifiutano di continuare a dipendere da queste
b grandi imprese. Soprattutto in queto momento quando hanno la possibilità
di accedere ai mercati occidentali con le loro esportazioni agricole.
Insomma le biotecnologie, possono essere una grande avanzamento, ma alcuni
pensano di utilizzarle per continuare a dominare il mercato e questo
ovviamente crea la ribellione. Si tratta di una battaglia di tipo economico
piuttosto che di tipo ambientale.
Sovranità nazionale
L'apertura dei mercati nazionali al commercio internazionale ha indebolito
alcuni paesi, soprattutto le economie meno sviluppate, più vulnerabile alle
fluttuazioni finanziarie internazionali e meno competitive in termini di
qualità ed prezzo dei prodotti. Una crisi in un paese o in una regione,
porta conseguenze in tutto il mondo. Insieme alla crescita del commercio
c'è stata una crescita della speculazione finanziaria enorme. Attualmente
si calcola un aumento del volume delle transazioni in moneta per un fattore
di 33 dall'inizio degli anni ottanta, questo significa che molti governi
nazionali hanno un controllo quasi nullo sulla moneta e sulle finanze dei

propri paesi.
Basta guardare alla tabella con il bilancio e scoprire che molte ditte
hanno un bilancio superiore a quello di molte nazioni. (pag 48 rapporto
UNDP)
Ogni giorno sui mercati valutari vengono scambiati più di 1500 miliardi di
dollari. Cifre che sono di molto superiori alle riserve e ad alle capacità
dei paesi di controllare il mercato finanziario. É abbastanza noto come
certi finanzieri hanno organizzato enormi speculazioni manovrando cifre
gigantesche di denaro che hanno messo in difficoltà governi forti come
quello della Gran Bretagna, la stessa Italia e in questi giorni L'Unione
Europea.
Il mercato del lavoro
I sindacati del mondo sviluppato temono la perdita dei posti di lavoro
nelle fabbriche, perché con la globalizzazione molti imprenditori vanno ad
investire nei paesi dove la mano d'opera costa molto meno. Altri criticano
il saccheggio dei lavoratori nei Paesi in Via di sviluppo, che lavorano per
salari da fame, senza nessun contratto e assicurazione. Senza nessuna
garanzia per la salute la pensione e per gli infortuni.
Mercato dei Servizi
Secondo la previsione originale deve essere un settore dove si procede a
smantellare le restrizioni e le sovvenzioni pubbliche. Si tratta di un
campo delicato, che comprende anche i mezzi di comunicazione e molti paesi
sono gelosi della propria identità culturale e temono la cultura
massificata diffusa dalle produzione cinematografiche di Hollywood.
La più grande industria di esportazione singola statunitense non è quella
aeronautica o automobilistica bensì quella legata all'intrattenimento, nel
1997 i film prodotti ad Hollywod hanno guadagnato più di 30 miliardi di
dollari nel mondo.
Secondo una ricerca condotta dall'Unesco in America Latina nel 1998, i
programmi televisivi erano per il 62% di provenienza statunitense, per il
30% dell'America latina e per il restante 8% da parte di Europa, Asia ecc.
Inoltre c'è il mercato dei programmi televisivi.
tra il 1980 ed il 1995 il numero di apparecchi televisivi nel mondo è quasi
raddoppiato passando da 121 a 235. Grazie alle antenne satellitari oggi si
trovano Tv anche nei villaggi più sperduti.
Difesa dell'ambiente
I gruppi verdi temono che con la decentralizzazione della produzione nei
Paesi in Via di Sviluppo, tutte le norme di difesa ambientale imposte nei
paesi ricchi verranno violate o ignorate. Dall'altra parte i sostenitori
del libero commercio sostengono che lo sviluppo economico conseguente alla
liberalizzazione del commercio permetterà di adottare tecnologie avanzate
che sono più pulite ed efficienti.
Insomma, come è evidente alla riunione a Seattle si sono concentrate tutte
le opposizioni più meno legittime alla globalizzazione. L'OMC si è rivelato
come il punto centrale di tutte le proteste del mondo contro la
globalizzazione ed il libero commercio.
Durante la riunione di Seattle i mezzi di comunicazione i mass media hanno
dato largo spazio alla riunione con articoli di cronaca di commento e di
opinione. Mike Moore, Direttore generale dell'OMC ha chiesto che vengano
eliminate le barriere all'esportazione dei prodotti dei paesi in via di
sviluppo per facilitare la loro espansione economica. E ha chiesto di
aumentare gli aiuti dei paesi ricchi per lo sviluppo di quelli poveri.
Il teologo Nordamericano Michael Novak ha appoggiato il libero commercio e
il processo di globalizzazione, però nello stesso tempo ha chiesto che gli
impresari prestino più attenzione per i lavoratori, l'ambiente e le

necessità della gente.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha riconosciuto la
validità delle proteste contro la globalizzazione e le preoccupazioni per i
diritti umani, i lavoratori e l'ambiente.
Nello stesso tempo però ha affermato che non si può dare la colpa al libero
commercio ed alla globalizzazione per i fallimenti della politica interna
di alcuni paesi, così come non si può pensare che certe proposte sul
commercio possano risolvere problemi le cui cause stanno all'interno della
classe politica e dei settori della società degli stessi paesi.
Annan ha anche lui chiesto che i paesi ricchi aprano i loro mercati ai
prodotti dei paesi in via di Sviluppo affinché il sistema mondiale del
commercio non sia solo libero ma anche giusto.
Il ministro dell'Economia dell'Ungheria Attila Chikan ha osservato che non
si può fermare la globalizzazione si devono però trovare le regole per
regolare e dirigere il processo. Il Direttore generale dell'Asean il gruppo
di paesi asiatici con 500 milioni di persone, ha difeso il libero
commercio.
Dall'altra parte Bill Jordan Segretario Generale della Confederazione
Internazionale dei Sindacati Liberi che rappresenta 124 milioni di
lavoratori ha reclamato una protezione per gli operai, l'eliminazione del
lavoro minorile e dei prigionieri ed un maggior rispetto per in diritti dei
lavoratori. Il Direttore generale dell'Organizzazione Internazionale del
Lavoro Juan Somavia, ha protestato per gli abusi contro i lavoratori e ha
osservato che in America Latina il commercio libero non sempre ha prodotto
ricchezza.
L'intervento della Santa Sede
In qualità di osservatore la Santa Sede è intervenuta nel dibattito
sottolineando soprattutto il concetto tante volte espresso da Giovanni
Paolo II secondo cui sollevare i poveri porterà benefici a tutti. Come ha
scritto GPII nella Centesimus annus (n.28) «L'avanzamento dei poveri
costituisce una grande opportunità per la crescita morale, economica e
culturale di tutta l'umanità».
Nello stesso documento al Santa Sede chiede che i paesi poveri possano
essere messi nella condizione di godere dei benefici di ogni apertura al
mercato dei prodotti agricoli e soprattutto venga loro fornita l'assistenza
tecnica per promuovere la produzione ed il commercio.
A questo proposito la Santa Sede ha chiesto di metter in atto tutte le
politiche che possono favorire la mobilitazione della scienza in favore
dello sviluppo.
I paesi poveri sono soggetti a particolari difficoltà in termini di clima,
suoli, agricoltura, salute di base e malattie tropicali, difficoltà che
possono essere superate solo attraverso un continuo flusso di conoscenze
specifiche.
Inoltre la Santa Sede ha chiesto che tutti programmi e le decisioni sul
commercio devono essere applicate con una spirito di prudenza e
cooperazione.
Per comprendere meglio cosa la Chiesa pensa della Globalizzazione basta
leggere Giovanni Paolo II, che l'11 settembre scorso parlando ai membri
della Fondazione Centesimus Annus - Pro Pontefice ha chiarito che le
conseguenze della globalizzazione economica sono "ambivalenti.
"La globalizzazione avrà effetti molto positivi - ha detto il Santo padre se potrà essere sostenuta da un forte senso dell'assolutezza e della
dignità di tutte le persone umane e del principio che i beni della terra
sono destinati a tutti". "C'è spazio in questa direzione - ha proseguito
Wojtyla - per operare in modo leale e costruttivo, anche all'interno di un
settore assai esposto alle speculazioni" (come la finanza ndr). Per questo
"non è sufficiente rispettare leggi locali o regolamenti nazionali; è
necessario un senso di giustizia globale, pari alle responsabilità che sono

in gioco, prendendo atto della strutturale interdipendenza delle relazioni
tra uomini al di là delle frontiere nazionali".
In particolare i cristiani, ha proseguito il Papa, devono essere coscienti
che ogni "operazione in campo finanziario e amministrativo deve avere
sempre come obiettivo quello di mai violare la dignità dell'uomo,
costruendo con questo strutture e sistemi che favoriscano la giustizia e la
dignità di tutti".