DE OFFICIIS MINISTRORUM

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DE OFFICIIS MINISTRORUM
LIBRO I
CAPITOLO I
1. Io non ritengo di poter essere da alcuno ritenuto presuntuoso, se spontaneamente assumo l'ufficio di
insegnare ai miei figli, dal momento che il maestro dell'umiltà ha detto: Venite, figlioli, ascoltatemi, ed io
vi insegnerò il timore del Signore (Sal 33, 12): nelle quali parole possiamo scorgere sia l'umiltà del suo
decoro, sia la sua grazia. Pere questo motivo dicendo, timore del Signore, timore che sembra sia comune a
tutti, espresse un notabile insegnamento di modestia; e essendo tal timore anche principio di sapienza e
motivo della beatitudine, perciò quelli che temono Dio, sono beati, evidentemente si mostrò insegnare la
sapienza, e dimostrarne il modo di acquistare la beatitudine.
2. Anche noi dunque, diligenti ad imitare la modestia, non ci usurpiamo la grazia conferita; cose concesse
a lui dallo spirito della sapienza diamo a voi come a figliuoli quelle cose che egli ha manifesto da noi sono
state ritrovate vere mediante l'esperienza e l'esempio; non potendo ormai più schivare l'ufficio
dell'insegnare impostoci ( quando lo fuggivamo) dall'ordine del Sacerdozio. Poiché (Ef 4, 11) Il Signor
Iddio ha instituito alcuni Apostoli, alcuni altri Profeti, alcuni Evangelisti, finalmente certi altri P astori, e
Dottori.
3. Io dunque non mi attribuisco la gloria degli Apostoli, perché chi lo potrebbe, eccetto coloro che dal
Figliuol di Dio furono eletti ? Non mi usurpo la grazia dei Profeti, non la virtù degli Evangelisti, non la
vigilanza dei Pastori, ma solamente desidero di conseguire l'intelligenza e diligenza circa le Scritture
Divine, la quale tra gli altri uffici dei Santi fu posta dall'Apostolo nell'ultimo luogo; appunto per poter
imparare allo scopo d'insegnare agli altri. Perché un solo fu quel vero Maestro, che non ebbe bisogno
d'imparare quello, che egli a tutti gli uomini insegnò. Ma gli uomini prima imparano quel, che hanno da
insegnare, e da lui prima apprendono quello che poi agli altri devono insegnare.
4. A me, poi, non capitò neppure questo. Poiché rapito al Sacerdozio dai Tribunali, e dall'insegne della
corte ho cominciato ad insegnare a voi quello, che io non ho fino a qui da me imparato. Pertanto
comincerò prima ad insegnare, che ad imparare. Mi bisogna dunque in un medesimo tempo imparare, e
insegnare perché non ho avuto, tempo d'imparare, prima. E per profitto grande che si sia fatto, è che non
abbia bisogno di imparare mentre ch'è vive.
CAPITOLO II
5. Ma che ? abbiamo noi sopra tutte le cose ad imparare altro che il tacere per poter parlare, a questo non
mi condanni prima la mia voce, che l'altrui mi assolva? Poiché egli è scritto; (Mat, 11, 37) Dalle tue
parole sarai condannato, Che bisogno c'è dunque, che tu ti affretti di sottometterti al pericolo d'esser
condannato col parlare, potendo star molto più sicuro col tacere ? Ho veduto molti parlando incorrere in
errore; tacendo appena alcuno vi incorse. Pertanto è più difficile il saper tacere, che il parlare. Io so che
molti parlano, e non sanno star cheti. È («S'. Ambr. ipso de Virginis. Lib. I. c. i.) cosa rara che uno taccia,
quando non gli giova affatto il parlare. È dunque savio chi sa tacere. Infatti la sapienza di Dio ha detto (Is
50, 4.): II Signor mi ha concesso la lingua erudita, affinché io sappia parlare, quando sia opportuno.
Meritamente dunque è savio quello, che dal Signor Dio ha ricevuto il lume per discernere in qual tempo
gli si convenga parlare. Poiché dice bene la Scrittura (Eccli. 20. 7.) : L'uomo savio tacerà fino che sia
tempo.

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6. E però i Santi del Signore, che sapevano che la voce dell'uomo è per lo più messaggera del peccato, e
che il principio dell'errore umano è il parlare dell'uomo, amavano il silenzio. Finalmente il Santo del
Signore diceva (Sal 38, 1.): Ho detto, io custodirò le mie vie, affinché non pecchi con la lingua mia.
Perché sapeva, ed aveva letto che dipende dalla protezione divina, far, che l'uomo si sottragga dal flagello
della sua lingua, e dal testimonio di sua coscienza. Poiché noi siamo tormentati dal tacito obbrobrio dei
nostri pensieri, e dal giudizio della coscienza; siamo ancora percossi dal suono della nostra voce, quando
parliamo quelle cose, col suono delle quali si percuote l'animo nostro, e s'impiaga la mente. E chi è quelli
che abbia il cuore mondo dalla bruttura dei peccati, o non erri per mezzo della tua lingua? Per questa
ragione dunque perché sapeva, che nessuno può conservare casta la bocca dalla sozzura del parlare, si
impose col silenzio legge d'innocenza, affinché tacendo potesse schivare quel vizio, nel quale, parlando,
facilmente sarebbe incorso.
7. Udiamo dunque il Maestro, che insegna dal guardarcene. Ho detto: io custodirò le mie vie, cioè io mi
sono imposto un tacito comandamento col pensiero di conservare le mie vie. Altre sono le vie, che noi
dobbiamo seguire, altre quelle, che noi dobbiamo custodire. Seguire dobbiamo le vie dei Signore;
custodite le nostre, perciò non s'incamminino verso il peccato. E quelle puoi custodire, se tu non farai
presto nel parlare. La Legge dice: (Deut 6. 3.) Ascolta Israele il tuo Signore Iddio. Non dice, parla, ma
ascolta. Però cadde Eva, perché ella parlò al marito quel, che non aveva udito dal suo Signor Dio. La
prima voce di Dio ti dice: Od ; se tu udirai, custodirai le tue vie, e cadendo, correggiti presto. ( Sal 118. 9.
) E come corregge il giovanetto la sua via, se non coll'osservare le parole del Signore? Taci dunque prima,
e ascolta, affinché non erri con la tua lingua.
8. O grave danno, che si debba esser condannato per la propria bocca. E se egli si deve rendere ragione
(Mat 12, 36) delle parole oziose, quanto maggiormente delle sporche e brutte? Poiché quelle sono molto
più gravi, che le oziose. Se dunque della parola oziosa ne è domandato conto, quanto maggiormente si
pagherà la pena dell'empio parlare?
CAPITOLO III
9. Che dobbiamo dunque fare! È forse di mestieri che noi siamo in silenzio? Non già; poiché (Eccle. 3, 7)
c'è tempo per tacere, e un tempo per parlare. Inoltre se noi abbiamo a render ragione delle parole oziose,
facciamo di non avere a render conto dell'ozioso silenzio. Perché egli si trova una taciturnità di tal sorta,
che è grande, e che opera pur assai, come era quella (Dan, 13, 3) di Susanna, la quale col tacere operò
molto più che se ella avesse parlato; perché col tacere davanti agli uomini parlò con Dio, né trovò maggior
testimonio della sua castità, che il silenzio. Parlava la coscienza là, dove non si udiva la voce, né cercava
in suo favore il giudizio degli uomini, avendo la testimonianza di Dio. Da quello dunque voleva esser
assolta, il quale ella sapeva in nessun modo poter esser ingannato. Lo stesso Salvatore nostro ( Mat, 26, 63
) nel Vangelo altresì tacendo operava la, salute di tutti gli uomini. Ben dunque Davide non s'impose
silenzio perpetuo, ma una guardia del parlare.
10. Abbiamo pertanto cura del nostro cuore, custodiamo la nostra bocca. Perché l'uno, e l'altro è scritto:
qui, che noi custodiamo la bocca; ed altrove (Prov 4, 23) ti è detto; Con ogni custodia abbi cura del tuo
cuore. Se Davide ne aveva custodia, tu non ne avrai? Se Isaia aveva le labbra immonde, che disse (Is 6, 5)
: O misero me, che son macchiato, ed ho i labbri immondi. Se il Profeta del Signore aveva le labbra
immonde, in che modo l'avremo pure noi ?
11. Ed a chi ha egli scritto, se non a ciascuno di noi: (Eccli, 28, 29) Circonda con spinose siepi il tuo
podere; lega l'oro, e l'argento tuo, chiudi la tua bocca con una porta e un catenaccio e pesa le tue parole
sulla stadera. Il tuo podere non è altro, che la tua mente: il tuo oro è il tuo cuore; il tuo argento significa il
tuo parlare. (Sal 11, 7) I detti del Signore son detti mondi, argento purgato col fuoco. Inoltre il buon
podere non è altro che la buona mente; e
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finalmente il prezioso podere non è altro, che l'uomo puro. Circonda dunque di siepi quel podere, e
circondalo de tuoi pensieri come d'un vallo, fortificalo di spinose ansietà, affinché non facciano impeto in
lei, e lo soggioghino le irragionevoli passioni del corpo, né vi scorrano i movimenti gravi, né finalmente
portino via la sua vendemmia tutti quelli, che passano per la strada. Conserva il tuo uomo interno, non lo
dispregiare, non lo avere in fastidio come cosa vile; che egli è un prezioso possedimento, e mestamente
preziosa, per esser i suoi frutti, non caduchi e temporali, ma stabili e di eterna salute. Coltiva dunque il tuo
possedimento, affinché tu lo mantenga.
12. Contieni il tuo parlare, che non sia soverchio o lascivo, e col troppo eccedere non si accumulino
peccati. Sia ristretto e chiuso dentro alle sue rive; perché il fiume che trabocca, presto raccoglie il fango.
Raffrena il tuo senso, che non sia troppo libero e sciolto, affinché non si possa dire di te (Is 6, iuxta
versionem LXX. Interpretum): Non vi si può porre impiastro, né olio, né falciatura, La sobrietà della
mente ha i suoi freni, coi quali si regge, e si governa.
13. Sia sulla tua bocca una porta, affinché si chiuda dove bisogna, e si serri più diligentemente, affinché
nessuno ecciti la voce tua ad ira; né tu renda villania per villania. Avete oggi udito leggere (Sal 4, 5):
Adiratevi, e non vogliate peccare. Dunque se non ci adiriamo per esser l'ira affezione della natura, e non
in nostro potere, non ci lasciamo uscir di bocca alcuna parola mala, per non incorrere nel peccato. Ma
tieni alle tue parole il giogo, e la stadera; cioè l'umiltà, e la misura; che la tua lingua sia sottoposta alla
mente. Sia trattenuta con la briglia: abbia i suoi freni, coi quali si possa limitare. Escano da lei parole a
misura pesate con la bilancia della giustizia, affinché sia gravità nel senso, peso nel parlare, e modestia
nelle parole.
CAPITOLO IV
14. Chi osserva queste cose, diventa benigno, mansueto, e modesto, perché col custodire la sua bocca, col
raffrenare la sua lingua, né parlando prima, da altri sia domandato; e che si siano esaminate, considerate, e
pesate le parole: se questo si deve dire o no; se si deve dire contro a costui; quando è tempo di dirlo;
questi certamente esercita la modestia, la mansuetudine, e la pazienza: sicché non parli mosso da sdegno e
da ira; non, dia segno ancora nelle sue parole di passione alcuna; non manifesti col suo parlare ardore di
libidine, e nel suo parlare non agisca l'impulso della collera. Eviti insomma che il suo discorso che
dovrebbe offrire una favorevole immagine del suo animo, manifesti apertamente qualche difetto nel suo
carattere.
15. Perché allora principalmente tende agguati l'avversario, quando egli vede generarsi in noi qualche
passione: allora muove l'inclinazione, e prepara i suoi lacci. Poiché meritamente ( siccome voi avete oggi
udito leggere ) dice il Profeta ( Sal. 90, 3.): Che egli mi ha liberato dal laccio del cacciatore, e dall'aspra
parola. Simmaco disse, una parola da aizzare; altri parola che sconvolge. Il nostro parlare è un laccio del
nostro avversario, ma egli stesso non ci è meno nemico. Spesse volte diciamo quello, che dal nostro
nemico viene raccolto, e ci ferisce quasi col nostro stesso coltello. Quanto sarebbe più facilmente da
tollerare perir piuttosto con l'altrui spada, che con la nostra.
16. Spia dunque l'avversario le nostre armi, e brandisce le Tue. Se egli mi vedrà muovere, getta i suoi
aculei per destare i semi delle discordie. Se io dirò una parola meno che onesta, tira il suo laccio. Alle
volte mi adesca con la possibilità della vendetta, affinché mentre desidero di vendicarmi, da me medesimo
entri nel laccio, e mi leghi col nodo della morte. Se qualcuno sente questo tal nemico esser presente, allora
molta più cura deve avere alla sua bocca per non dargli occasioni. Ma non sono molti quelli che lo
vedono.
CAPITOLO V

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ci chiama a parole ingiuriose. che ha sentito.org/ptpd/officiis. CAPITOLO VI 21. 16. non rispondere cosa alcuna. e ci incita. avendo trovato un suo pari. vincere col cedere: siccome gli arcieri esperti nel saettare sogliono vincere cedendo. Queste sono le armi del giusto. Ma se non vuol sembrare umile. Meglio dunque fa chi non cura d'esser ingiuriato. ci ingiuria. il giusto non parla: se un povero gli dice vituperio. beffato. ma egli non l'ha stimata. quando era chiamato uomo micidiale. Perché se tu non gli risponderai. si dirà: si sono oltraggiati l'un l'altro. e desidera che diventiamo simili a lui. che voleva vendicarlo. deriso. andava in silenzio. Pertanto chi si commuove presto per una ingiuria. nessuno è assolto.html Pagina 4 di 76 . Non si turbava dunque per le villanie. 19. ci provoca alla violenza. Ma l'ufficio di un giusto è fingere di non udire. Se tu gli rispondi per le rime. perché colui che è consapevole di non aver errato. Che? Bisogna dunque commuoversi. si ritiene vinto. rimettere più al giudizio dei buoni. allora conserviamo il silenzio: allora bisogna che non ci vergogniamo di diventar muti. ci esasperi. che chi se ne duole. CAPITOLO VII http://www. essendo certo della moltitudine delle sue buone opere. Se tu rispondi. ma tu non l'hai. Infatti dicendogli villania Semei ( 2. Chi dice. se tu fingi di non vedere. non ne fa altra stima che se egli non sentisse. Quello dunque si sforza di stuzzicarmi perché io parli simili a lui. è tormentato come colui. è peccatore. E però se tu stai cheto. non è senza tentazione. Ambedue ritraggono biasimo. non cercava di vendicarsi. ma chi se ne duole. Quando dunque alcuno dice a noi villania.didaskalikos.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 17. si dirà: A costui è stata detta una villania. trascurato. ) è tacere i suoi beni. Che questo ( Sal. 20. dice solitamente: Perché non parli? Parla. se ne hai il coraggio. Ma ancora da quel nemico che si può vedere bisogna guardarsi. Reg. e gli pone innanzi uno spirito maligno. né stimare che valga più un mal detto di un altro. Il tentatore lo travaglia. che ci fa ingiuria. al contrario. 22. anzi al figlio di Saruja. come se io non potessi aprir bocca. Perché non dico anch'io di quelle cose spiacevoli? Costui dunque ha ardire di inguaiarmi. Egli gli mette innanzi simili tentazioni. non lo permise. sei muto. non si deve muovere per le cose false. Così facendo viene ancora a conservare in un medesimo tempo l'umiltà. o ci pone avanti agli occhi desideri di lussuria o di libidine. o di non udire. chiunque egli sia che ci aizza. perché chi non ne tiene conto. e dice a se stesso: dunque questi mi disprezza e sfacciatamente mi dice contro tali parole. né si commuoveva. contentarsi della gravità dei suoi costumi. 7 ss. Forse Davide si limitò a dire queste parole senza metterle in atto? No. che gli dica quelle cose. agì in modo conforme alle sue parole. se io non potessi dirne delle più vituperevoli contro di lui. 3): Io ammutolii per lo silenzio.) figliuolo di Gemini. come. come se io non me ne potessi vendicare? Questi dice verso me parole tanto brutte. ti ho fatto chetare? Se taci. gli pare di essere al di sopra. non è umile. il giusto tace. come chi era ben consapevole della sua mansuetudine. 38. come se io non fossi altresì uomo. o pensa tali cose non è mansueto. si rivolge per la fantasia tali parole. Andava dunque come muto e umiliato. tener buon frutto della sua coscienza. taceva Davide e benché si trovasse allora accerchiato dalle sue proprie guardie armate non gli rispondeva. perché chi ci provoca. e mi sono umiliato. il giusto non risponde. 3. Il più delle volte piglia un uomo. E se un infermo gli fa qualche stranezza. 38. e tacqui i miei pregi. si mostra degno di essa mentre si ingegna di provare il contrario. che il suo proprio testimonio. quando ci è detta villania? Perché non imitiamo quello che diceva ( Sal. scoppia ancor più di rabbia. Ma tu hai a tenere il piede fermo sulla pietra E se un servo dice villania. e fuggendo ferir con più gravi percosse chi gli seguita. che all'insolenza di un ghiotto. 18.

24. coi quali abbiamo a conversar solamente. per la quale s'aggiunge alla carità grave peso a fortificar tal amore. Primariamente dunque l'ufficio si divide in tre parti: nell'onesto. Né la ragione l'abborrisce. Quelli sono finalmente sono amati per necessità. approvar. e qual è più utile. ed a voi udire. che ancora tra noi si convenga questa parola ufficio. alla potenza. che di danno quando si spendono. 28. coi quali noi pentiamo d'aver a star in perpetuo. io ancora per erudir voi miei figliuoli. ed amar quelli. ed esser ancora il giudizio dell'eleggere: e questo secondo la divisione loro. Né vediamo alcun vantaggio nelle facoltà. cioè dal fare quasi efficium. e se questo nome è atto solamente alle filosofiche scuole. e l'opportunità del parlare. le seconde i beni della vita. Voi per elezione. veggiamo al presente se la cosa stessa. e di questi due si eleggesse quel che è migliore. e nell'abbondanza delle ricchezze. non quello che serva a comodi. ed il suo figliuolo tra Greci e Cicerone tra Latini. ed a me scrivere.html Pagina 5 di 76 . Poiché essendo ammutolito il Sacerdote Zaccaria nel Tempio. che il Profeta David diede a cantare al Santo Iditum. non mi pare sconvenevole al grado nostro altresì scriverne. che tu ami. che delle presenti. Certamente noi dobbiamo amar molto più quelli. siccome Panezio. lib. alle ricchezze.didaskalikos. che non danneggino alcuno. né molto durabile a far amare in perpetuo. e nel rimanente poi il disprezzo delle ricchezze. e nulla definiamo utile se non ciò che ci giovi alla grazia per la vita eterna. perché io non v'amo punto meno. Di poi questi tre si dividono in cinque aspetti: in due onesti. Quelli pongono tra beni le comodità di questo secolo.1 ). e diletti della presente.org/ptpd/officiis. Poiché egli è convenevole quanto alle persone. e le giudichiamo più di peso quando si hanno. cioè quelli. Sebbene certi filosofi ne abbiano scritto. che tu hai eletti. quelli si devono fare quelle cose. mutata una lettera. Non è dunque superfluo questo nostro scrivere. Né è più veemente la natura ad amare. ma poi per ornamento del parlare. perché noi misuriamo l'ufficio con norma molto diversa dalla loro. e all'onestà della vita. alla roba. Mentre dunque che io considero questo Salmo. dilettatomi nel profondo senso di quello. in questo secolo. la quale none maestra molto a proposito. mi son servito del proemio di questo Salmo (Sal 38. cioè scriver degli uffici sia ella a proposto. 29. perché. e due utili. Giudicarono che (Cic. Leggiamo dunque che da noi si può convenevolmente dire ufficio. allora si cerchi qual delle due è più onesta. anzi le reputiamo incomodi se non vengono disprezzati. a proposito (quasi confortandoci a scrivere) ci offrì lo Spirito Santo un luogo. e voi siete da noi eletti per esser amati. Non senza considerazione. e nel giudizio dell'eleggere. che se io vi avessi acquistati col matrimonio. o veramente. I. e dall'utile. in due utili. laddove noi anzi li reputiamo http://www. alle facoltà. e quel che è convenevole se non con la regola più delle cose future. In oltre che se egli accadesse talora che concorrano due cose oneste. o si ritrovi ancora nelle Scritture divine. CAPITOLO VIII 25. e nell'utile. si è considerato insegnarvi in questo Salmo e la pazienza del tacere. le quali cose sono grandissimi fondamenti delle virtù. CAPITOLO IX 27. 26. ed in quel che dei due è migliore. ed altresì nella virtù delle sentenze che vi sono dentro poiché tra quelle cose. per questo noi pensiamo ufficio esser detto ab efficiendo. Ma noi non misuriamo l'onesto. chiamarsi officium. e siccome Tullio per ammaestrare il figliuolo. né potendo parlare dice il Vangelo ( Lc 1. col quale ci confermassimo. scrivendo a voi miei figliuoli. che coloro. Io vi conforto ad attenderlo. Offic ) gli uffici derivassero dall'onesto.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 23. e giovino a tutti. che noi brevemente fino a qui abbiamo toccato. Pertanto oggi mentre che da noi si lesse il Vangelo. che la grazia.23). se ne andò a casa sua. che e fanno vergogna al padre. che adempiendosi i giorni del suo ufficio. Le prime dunque dicono appartenersi all'onore. m'è venuto nell'animo di scrivere degli Uffici. avendovi generati nel Vangelo. Quelli degenerati nei modi.

Chi dà opera a guidar col timone una nave in mare. quando e Pitagora stesso che si legge essere stato più antico. quando il parlare non gli giova. e con ogni persona senza rispondere. leggendo: ( Sal 64. Quelli che studiosamente cercano la soavità del cantare e l'eccellenza della voce. che non cercano la copia delle parole. 0 Dio. CAPITOLO X 30. che Socrate. né l'arte del dire.25) Lazzaro che sopportò qui molte avversità. avendo egli condotti molti figlioli nella gloria. e pensavano ad inganni. per mezzo del quale son tutte le cose. che lo provocava. ma per insegnare il tempo e il modo del parlare. dico. 34. come quelli che essendo di vedetta. indurando le membra col quotidiano esercizio della palestra. 2. Pertanto il suono è un certo esercizio. E l'Apostolo dice: (Ad Titum 2. Perché tu hai in un altro luogo (Prov. o condurla coi remi. o Aristotele.2) A te. si accresce mediante esercizi appropriati. che vogliono imparare a parlar cauti. e in grazia del quale son tutte le cose. prima anticipa d'esercitarsi nei fiumi. ma solamente la semplice grazia delle cose.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 danni: perché chi riceve quaggiù beni. e quasi che allora sia per venire alle mani. nutrendo la pazienza si avvezzano alla fatica. Fu egli forse Panezio.4. in che luogo. 1) Parla quelle cose. 12) Era cosa convenevole. E come egli in un altro luogo dice (Sal 37. bisogna che si impegnino ad osservare attentamente. per non diventar simile a lui. 35. 16. Perché in qual modo si può egli acquistare la Dottrina senza esercizio? E che progresso si può egli fare senza esperienza? 32. e (Lc 16. con questo si onorano i parenti. ed esercitino quello.didaskalikos. e fa prova delle sue braccia: e come le trova atte alla maestria. È cosa rara a ciascuno il tacere. Il primo ufficio dunque è il modo del parlare. So che molti sogliono parlare. come autore della salute loro fosse mediante la Passione perfettamente esaltato. Per mezzo di questo a Dio si rende il sacrificio della lode. CAPITOLO XI http://www. ma a tempo. ad imitazione del Profeta(Sal 38. che quello. È dunque un certo termine nel tacere. quando si leggono le divine Scritture. Così dunque quelli. se vorranno: quelli. a chi. non rispondeva. che ancora egli disputò dell'ufficio. infatti. Davide per insegnarci meglio a parlare col parlare a tempo. ed alla forza del lanciare un'asta. 2) Davide impose legge di silenzio ai suoi? Ma egli per proibire ai suoi scolari l'uso del parlare per cinque anni. E Pitagora per insegnar loro parlare col silenzio. e legittima lotta cercano d'essere coronati. come quel ricco. che all'accorgimento appartiene. esser posto nel primo luogo il decoro. non a dormire. e Davide non per diminuire il debito della natura. che dicevano cose vane.org/ptpd/officiis. leggeranno i nostri. trovò di là grandissimi conforti. considera prima molte cose: quel che egli ha da dire. ma al nemico. si conviene la lode in Sion. non neghino quello che è naturale. o sfugge i colpi dell'avversario. di là è tormentato. prima a poco a poco eccitano la voce col canto. Inoltre quelli che non leggono i loro scritti. 33.13-14): Come sordo non udiva quei. ed altrove: (Ad Hebr. Il savio dunque quando egli ha a parlare.html Pagina 6 di 76 . 31. e come se egli avesse avanti agli occhi il nemico. Ed è ancora il termine nei fatti. Nelle nostre Scritture siamo istruiti ed educati.) : Non rispondere all'imprudente secondo la sua imprudenza. non stava dunque continuamente. con questo si onora. non sapendo tacere. Davide dunque taceva: non sempre. e a che tempo. al peccatore. E conseguentemente è cosa bella mantener la misura dell'ufficio. ed a questi tali a guisa di muto non rispondeva. sa quasi un principio alla battaglia. e nel parlare. o con vigilante occhio li schiva. che convengono alla sana dottrina. continuamente si esercita alle armi. si mette innanzi. Chi vuol ben possedere l'arte militare. E quelli che con le forze del corpo. Perché ciascuna cosa. E la natura stessa ce lo insegna a proposito dei piccoli fanciulli che prima vanno ritrovando i suoni delle parole per imparare a parlare. che l'aizzava. e una palestra della voce. prima di Davide.

pensando che Iddio non di curi l'azioni. non rubare. come il Padre nostro che è in cielo. Il forestiero non rimaneva all'aperto. il quale fa che il sole spanda i suoi raggi sopra i buoni. osserva i Comandamenti.lib. le loro spalle furono riscaldate dal vello dei miei agnelli. non hanno timore alcuno di Dio. trasfigurato per le lividure. Se tu alloggerai un pellegrino sotto il tuo tetto. i. e così quella tua moneta è diventata tutta la sua rendita. poiché (Gb 4. e dall'altra parte i giusti essere poveri. vedendo i peccatori abbondare di ricchezze. e ci perseguitano. la quale rende perfetti. che. 9) Tu semini cose corporali.15-16) Santo Giobbe! meravigliati della sua virtù. poiché lo vedevano da ricco fatto povero.) ufficio. Per nessuna cosa è tanto lodata l'anima cristiana. vedono moltiplicare la loro prole secondo la loro voglia. perché vivono tanto gli empi? Ed essi non sono invecchiati.c. se tu accoglierai un bisognoso. Ti meravigli del giudizio del Signore circa il (Iob. Onora il padre e la madre: ed ama il prossimo tuo tome te medesimo. e di rugiada senza distinzione di persona. Questo dunque è il perfetto (Cic. va. non adulterare. o perfetto.) Io ho dalla fanciullezza osservato tutte queste cose. Finalmente gli dice quel giovane: ( Ibidem 20. Cristo: Se tu vuoi esser perfetto. o che non sappia quel che noi facciamo segretamente. Se tu vesti l'ignudo.html Pagina 7 di 76 . ed acquisterai tesori in cielo. pieno di piaghe. 11. 29. egli ti acquisterà l'amicizia dei santi. Perché nessuno è più beato di quello che comprende (Sal.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 36. http://www. e aiuti chi. tu vesti te stesso di giustizia. Non è poca questa grazia.3. vendi le tue facoltà. 17-19 ). Tu gli dai denari. e vieni. senza onori.7 e seg. ed in continue fatiche.) ufficio dunque è o medio. il nostro Signore aver detto ad un giovine: Se tu vuoi venir nell'eterna vita.didaskalikos. Questi sono gli uffici medi. Ogni (Cic. De Offic. E così sta scritto più sopra la dove dice (Mt 5. Beato certamente. E quali gli chiese? Gli rispose Gesù Cristo: Non far omicidio. ma la mia porta era aperta a chiunque si presentasse. loc. 40) alle necessità del povero. 14 e seg. e del bisognoso. 21. e pregare per quelli che ci calunniano.) se io patisco queste cose per i miei peccati. che tu giudichi i prodotti della natura esser comuni. Tu gli dai una piccola cosa.Ma molti sono ritratti dall'ufficio della misericordia dispensatrice. I. che egli aveva. simile a te.3 e seg. Né è piccola tal questione.org/ptpd/officiis. 8) verso i poveri. 21. coperto di ferite dal capo sino ai piedi (Ibid. (I Corinth. chiamato dai Greci ?????q??? col quale si correggono tutte le cose che hanno potuto aver mancamento alcuno.): ai quali il santo Giobbe propone questa conclusione: (Ibid. Nel giorno del giudizio avrà la salute dal Signore. privato dei molti figli. ai quali manca qualche cosa. e i tabernacoli eterni. lo che parimente possiamo provare coll'autorità delle Scritture. della cui casa non uscì mai povero alcuno a mani vuote.I. che poteva dire: Ero l'occhio dei ciechi. perché ella imita il perfetto Padre. non far falsa testimonianza. Ero il padre degli infermi. senza figli. essere onorati. 41. la quale genera i frutti della terra ad utilità di tutti. infermi nel corpo. Buona è ancora la misericordia. e sopra i cattivi. ed egli lo considera tutta la sua sostanza. e seguimi.Offic. quanto per la misericordia. Perché noi abbiamo nel Vangelo (Mat 19.8. e che ingrassino tutte le terre di pioggia. Anzitutto (Cic. 38. riconoscendosi tuo debitore della sua salute. gli sarà debitore per la sua misericordia. il piede degli zoppi. hanno i figli davanti agli occhi. In cambio di quelle cose egli molto più ti conferisce. che noi dobbiamo amare i nemici. e le loro case abbondano di ricchezze. sani. condivide la tua sorte. ed egli riceve la vita. CAPITOLO XII 40.) quei tre Re amici di Giobbe giudicavano lui essere peccatore. avere figli. quel che tenga la nostra coscienza: o che il giudizio suo non sia giusto. e dalle ai poveri.44-45). che mi manca egli ancora? Gli disse. affinché tu doni al povero quel che tu hai. e benedire quelli che ci maledicono: noi dobbiamo far questo se vogliamo esser perfetti. 39. e al danno dell'infermo. e Iddio non li castiga. 37. e raccogli cose spirituali. cit.

vedendo molti uomini scellerati essere ricchi.didaskalikos. la quale discerne i meriti degli innocenti e degli scellerati. di poi ridetevi di me. Ma il peccatore. Beato quegli conoscendo la sua affezione. ed io parlerò. questi condannato. che innanzi a loro scoprì questo modo di fare? Né giudicò fare tale proemio per ornamento di eloquenza. maestro della sapienza e della disciplina. Perché la vita di uno scellerato è come un sogno. quegli sofferente. Platone è lodato per avere introdotto nella sua Politica uno. chiede scusa delle cose dette da lui: non che così pensasse. Pensando queste cose nega se puoi. perché noi abbiamo voluto rispondere all'opinione di quelli che. e col suo parere smentisce il tuo stesso parere? Che dirò io anche della moltitudine dei figli. quegli allegro alla fine. che nei libri che egli scrisse delle Repubblica.) nel potere della sua semplicità. Muore l'innocente (Ibid. 45. E che cosa dirò io delle ricchezze. 43. Vedendo queste cose un debole di cuore. Questo piacque tanto a M. sebbene io meriti d'essere castigato. perché voi non mi riprendete di vizio alcuno evidente. che vi sia la rimunerazione da parte del Giudizio divino. e del non avere mai avuto alcun dispiacere. e subito sciolse il nodo di tal questione. disse innanzi per scusarsi (Ibid. dice egli. non portando con se alcuna di quelle cose che egli aveva godute. sono castigato come uomo. Quegli assolto dal suo giudizio. dice a Dio: (Ibid. ed era passato il suo riposo. Che ci giova il servirlo? Che utilità caviamo noi dall'ubbidire a lui? Nelle loro mani vengono tutte le bonacce. ma le dirò per riprendere voi. ma giudicate i meriti dei peccati secondo le pene che voi vedete. non è ella più puzzolente che tutti i sepolcri? Tu vedi la sua allegria. avendo tu letto (Lc 12. Da chi può essere assolto quello che neppure con se stesso è innocente. non volendo essere imitato dai suoi successori? Perché niente è l'eredità del peccatore. Ma torniamo al nostro proposito. ma secondo l'interna coscienza.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 42. questi meschino.15) che la sua vita è nell'abbondanza. che volendo disputare difendendo l'ingiustizia. non è ingannato. ma che (Ibid. L'empio dunque a sé medesimo è pena. Aprì gli occhi. Dice poi che Iddio. giudicò di fare allo stesso modo. Sopportate dunque il peso delle mie parole. anche mentre che essi vivono. nell'abbondanza della propria volontà. e che avverrà la loro distruzione. ma per provare la verità. al tutto fuori di mia opinione. Quanto più antico di loro Giobbe. e ciascuno di loro da solo si retribuisce delle buone. Tu vedi il banchetto del peccatore. motivo per il quale egli si angustia. e chiude l'ultimo giorno. O certamente perché sia così: ditemi di grazia: sono forse punito da un uomo? Cioè l'uomo non mi può punire per un peccato ch'io abbia fatto. 14) Allontanati da me. finisce la vita con l'amarezza dell'anima. o delle cattive azioni. 23 e seg. e le lividure della sua anima. e emani fortissimi odori. ed il benessere del suo corpo. e dei premi. per non sembrare d'avere lasciato indietro la divisione fatta. 44. esamini un poco la sua coscienza. Ditemi. ed il giusto è a se stesso gloria. e la tristezza del suo cuore. dicendo che (Gb 21. 28) dov'è la dimora degli empi? Non se ne trova segno alcuno. Vedendo dunque il debole che agli ingiusti succede ogni cosa prosperamente. 46. a come un incorrotto giudice delle pene. 1 e seg. CAPITOLO XIII 47.org/ptpd/officiis. e galleggi nelle delicatezze. avendo l'anima come ripiena di abbondanza. http://www. è nell'inferno. Tullio. le parole dal quale volendo riferire il santo Giobbe. non portando con se altro che il pregio delle sue scelleratezze. e per disputare aveva accettato il compito che gli era stato imposto. (Gb 21. perché io sto per dire cose ingiuste. ed egli non vede le operazioni degli empi. ma per trovare il vero. e leva dalla misericordia la sua affezione. Perciò essi stessi mentre ancora vivono scendono nell'inferno. 21. e delle ricchezze! Guarda dentro le piaghe. a lui sembra di essere povero. 17) la lucerna degli empi si spegne. benché abbondi di fuori. anche se tu sai che anche se egli ti sembra ricco.): sopportatemi alquanto. e l'abbondanza dei figli. 22) è giudice della verità. fortemente si turba. ed il piacere finito: il piacere che negli empi si vede. Perché se io son castigato.html Pagina 8 di 76 . io non voglio conoscere le tue strade. e pensa di morire per avere eredi. e lui stesso è punito. però non si deve giudicare la beatitudine di ciascuno secondo l'abbondanza comune e volgare dei beni.

mentre il disprezzare quel che tu hai fatto sarebbe somma empietà. Quello che ha trovato le cose. della quale. e che per il caso toccasse ad alcuni il governo del cielo. che scrivono che il mondo fu diviso in tre parti. deridono l'autore di questi tali discorsi. poiché desiderano troppo la parte degli altri? E similmente dice che non ha cura della terra. come non l'ha del mare. Del resto a noi basta la testimonianza di colui. Dunque colui. e Iddio non conosce l'opera sua? Ci sarà dunque più perfetta conoscenza nell'opera. quale cosa si può immaginare di più superba. senz'essere conosciuta dai santi Profeti. Fatto questo discorso penso di confutare le altre cose facilmente. che ritengono che Iddio non abbia cura del mondo. come pensano gli empi. 49. benché signore non conosce i sentimenti? E questo sia per loro una risposta sufficiente. si dispiacciano che i peccatori vivano dicendo: (Sal 93. che ha formate le orecchie. non farebbe ingiustizia alcuna. 3) e fino a quando o Signore. che pensa che Iddio s'accontenti dei suoi confini. non vede. essendo sotto il peccato. come ubriaco e troppo amico dei piaceri. che disse (Ger 17. di quella che essi. che egli sia un giudice ingiusto. e giudicano una sua bassezza. secondo cui in Dio ci sia scienza. che gli parevano pieni di superbia. 50. non ode? Chi ha fabbricato l'occhio. E qual creatore è quello che non si curi della sua opera? Chi abbandonerebbe e trascurerebbe quelle cose. non conosce le cose sante. o che egli non conosca le vicissitudini degli uomini. Dico ciò perché io mi sono immaginato. Difatti. e quelle cose che egli ha fatto? Può un Artefice non conoscere l'opera sua? Egli è uomo. Non passò questa vana opinione.didaskalikos. dicono poi che la forza. ad altri ancora quello dell'inferno. e voi stolti rinsavite.10): Io sono colui che penetra i cuori. che a me. pensano che Iddio o non curi dei nostri fatti. il mare. o per lo contrario l'avanzare dei cattivi. e stia nel regno a cui si è limitato. 48. mentre essi reputano se stessi meschini. Colui che ha fatto le orecchie non ode? Quello che ha fabbricato l'occhio. che egli prima avesse giudicato di dovere fare? Se non è degno di lui reggere il mondo. fino a quando si vanteranno i peccatori? E poco di sotto: ( Ibid. se egli penetrasse la mente dell'uomo. della quale non ci ha dato cosa più perfetta. come dicono le favole dei Poeti. E quel che disse nel Vangelo Gesù Cristo ( Lc 5. che diremo noi di quelli.) Essi dissero: il Signore non vedrà né il Dio di Giacobbe comprenderà.7 e seg. e i reni.org/ptpd/officiis. che sopporta il venire meno dei buoni. dicendo: comprendete ormai insensati tra i popoli. e. Ma quei Filosofi. Infatti Davide fa parlare quelli. E che dirò io dell'opinione di Aristotele. che egli abbiano creduto più a se medesimi. non osserva? 52. come dicono gli Epicurei. Ed in che modo non tengono essi conto dei Poeti. ad altri del mare. il cielo. come Aristotele. che sono vane.22): Perché pensate male nei vostri cuori? Perché http://www. o se pure le fa.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 allegri. che tra tutti sono ritenuti i più sobri e modesti. perché ha fatto sì che il sentimento di coloro i quali essi giudicano che siano beati. onorati. E se negano che Iddio è loro Creatore. che disse che la sua provvidenza non s'estende alle cose che sono al di sotto della Luna. e vi entrasse con la scienza della Maestà divina. dato che egli abbia cura delle cose che egli ha fatte. e nei suoi lavori conosce tutti i segreti. che l'infermità. e la sua maestà penetra per tutti gli elementi: la terra. potenti. Ai quali risponde il Profeta. non osserva? Colui che corregge le genti. e in primo luogo la posizione di quelli. che nell'Autore? Ha creato allora qualche cosa superiore a sé. e che tutte le cose sussistono in virtù di quello. non è egli neanche degno di averlo fatto. che si condannano con questa accusa? Dicono che Iddio è in tutte le cose. ignora i meriti. Tal digressione non è stata superflua. né nell'inferno. dei quali accolgono i miti? CAPITOLO XIV 51.html Pagina 9 di 76 . ed essendoci dall'altra parte molti giusti che patiscono sia la povertà. e che stanno attenti a non fare guerra tra di loro. o giudicano di far parte delle fiere e delle bestie. Si continua rispondendo a quella domanda. 53. non riprenderà? Quello che insegna agli uomini la scienza? Il Signore Dio sa che i pensieri degli uomini sono vani. benché autore.

penetra anche le cose nascoste. che credere che a Dio non sia chiara e manifesta ogni cosa? Poiché il Sole che è strumento della luce. quando dice ( Lc 6. e non gli può essere impedito di trapassare né da oggetti di ferro. o rinverdiscono per il caldo del Sole. e per tal motivo non può essere ingannato. Ci resta pertanto una terza questione. che egli stesso ha creati? Ma non vedrebbe egli le cose da lui fatte.E che cosa può egli pensare più sciocca. e però non si può nascondere dalla faccia di Dio.org/ptpd/officiis. in naufragi. quando egli volesse? CAPITOLO XV 57. ed ogni giorno faceva banchetti. 54. ma anche tutti quelli. ed entra in tutte quante le cose nascoste. ho terminato la corsa.(Gb 24. 14-15) si aggirerà il ladro. Non può dunque nessuno ricevere il premio. se prima non avrà legittimamente combattuto. altri ne riportano vergogna. Abbiamo parlato di due cose. ma anche quelle. o si concede la corona ad alcuno. ho conservato la fede. disse. che è questa: Per qual motivo i peccatori abbondino di mezzi e di ricchezze. Di notte. che si vogliono fare. siano migliori e più potenti di lui che le ha fatte. appena che la benignità del Cielo vi arride. e dentro le menti degli uomini. Di questo infatti ne rende testimonianza l'Evangelista. Non è manifesto che i premi o le pene dei nostri meriti ci attendono dopo la morte? 58. che egli medesimo non la possa comprendere. Ma il Signore anche sapendo le loro operazioni. temendo che i loro segreti si scoprano. perché nella lotta viene prima la fatica. Infine quello che dice nel Siracide (Sir 23. come sembra. in pericoli. stiano in continui conviti e feste. che attendono con amore la sua venuta. senza alcun dispiacere. e nelle più chiuse e segrete stanze? Chi negherà che le viscere della terra indurite prima dal freddo dell'inverno. E sarà. E l'occhio dell'adulterò scruterà le tenebre dicendo. Né si può chiamare vittoria gloriosa. quanto al resto m attende la corona che il Signore giusto giudice mi darà in quel giorno. ci è capitata tale disputa. «io non sarò visto» e cercherà di nascondersi. né sconvenevolmente.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 egli sapeva che essi pensavano male. e la terra finalmente fiorisce in vari e diversi frutti. il quale conosce dentro al profondo dell'abisso. ama le tenebre. non solamente le cose. non s'intiepidiscano per il temperato caldo della Primavera? Dunque le parti nascoste degli alberi sentono sia la forza del caldo che del freddo.html Pagina 10 di 76 . dunque. se noi considereremo le loro azioni. e tutto il giorno si dolgano o per la perdita delle mogli o dei figli. vergogna che egli non avrà conosciuto il timor di Dio. e la forza del suo calore arriva nelle fondamenta della casa. cercando di nascondersi. Si dà forse la palma. L'opinione di costoro. Perché chiunque fugge dalla luce. li pose nelle tenebre. così da potersi nascondere dalla conoscenza del loro creatore? Ha egli concesso dunque tanta virtù e tanta potenza alle nostre menti. 8): Infatti Gesù conosceva i loro pensieri . Pertanto se il raggio del Sole diffonde la sua luce su tutta la terra. dice. E dopo la morte d'ambedue il povero riposava nel seno di Abramo. 56.didaskalikos. non sarà sufficiente a convincerci. che si sono fatte. per il freddo. Renderà in quel giorno. dice. come non potrà penetrare l'intelligibile splendore di Dio nei pensieri degli uomini. 7-8 ): Ho combattuto la buona battaglia. E qui s'affaticava come buon guerriero in fatiche. e nei cuori. Non gli vogliono concedere la conoscenza delle cose nascoste. e dall'altra parte il povero pieno di piaghe raccoglieva le briciole che cadevano dalla sua mensa. e dopo quella alcuni ottengono la vittoria. prima che egli abbia finita la carriera? Giustamente dunque disse Paolo (Tm 4. né da porte anche se grosse. 55. Ai quali dovrebbe bastare quella parabola del Vangelo(Lc. se non dove siano state battaglie faticose. o noia. ed ai buoni manchi qualunque cosa. e non solamente a me. affanno. http://www. perché le loro radici o si bruciano. Non vogliono avere come superiore un giudice che sappia ogni cosa. e il ricco si trovava nei tormenti. non qui. è visto nientedimeno quando non se l'aspetta. 25-26): chi mi vede ora? Sono coperto dalle mura e dalle tenebre.25) secondo cui il ricco si vestiva di bisso e di porpora. 16. E ben a ragione. ed avrebbe egli ordinato che quelle che esistano. perché egli sapeva che bisogna per mezzo di molte tribolazioni entrare nel regno di Dio. di che ho paura? Benché egli pensi a quelle cose mentre che egli è nel letto.

seg. perché di essi è il regno dei cieli. Beati i puri di cuore. nel derubare gli altri. Beati quelli che hanno fame. la pena delle loro ribalderie. che è perfetto: quando tu non per somiglianza. e gli orfani che subivano ingiustizia? Ti mancavano i mezzi ? Non potevi tu aiutarli? Io non ti feci patente per altro motivo se non perché tu non usassi violenza con persona alcuna. 3.. e se vincerete. 62. anzi la allontanassi del tutto. o negli onori. né la necessità. E non ti feci io ricco. Ma gli spettatori risponderanno: noi stiamo qui in mezzo a giudicare di voi. A quelli aspetta il disagio. né sotto parlare oscuro. di essi è il regno dei Cieli. un altro pieno di onori. Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia. ma finalmente ricevono. dove comincia la calamità secondo il parere umano (Ibid. Beati quelli che piangono. nella lussuria. affaticatevi con noi. o nei guadagni. non a combattere.html Pagina 11 di 76 . che combattenti: ottengono il profitto della loro fatica. Non ho scritto per te (Qo 4. ma in futuro. e tu cerchi già di riposarti? 60. prima di vincere? Perché cerchi di scuotere la polvere? Perché vuoi riposarti? Perché brami di banchettare prima che le gare siano finite? Ci sono ancora gli spettatori. perché grande è il vostro premio nel regno dei Cieli. accumulano con astuzie e scelleratezze ricchezze in gran quantità. per quale motivo prendevi la roba d'altri? Non ti spinse certo la povertà. Costoro dunque che hanno posto i loro studi nelle delicatezze. ): Difendi chi è ingiuriato? Non ho scritto parimenti per te ( Sal 81. non s'ungono coll'olio. benché alle volte tardi. Ma forse mi dirai: Perché se ne stanno allegri gli empi? Perché attendono alle dissolutezze? Per quale motivo non s'affaticano anche essi con me? Perché quelli che non si sono messi in lista per acquistare la corona. 61. Quindi comincia la beatitudine appunto al giudizio divino. perché non seguisti i miei comandamenti? Servo mio. Aspetta che venga colui.4): Traete il povero e liberate il meschino delle mani del peccatore? Per poter dire anche a quello che ebbe molti figli: lo ti moltiplicai gli onori. per cui è preparato l'onore.32): che essi vegliano nelle sepolture. molto elegantemente lo diceva Giobbe (Gb 21. non attribuirti come un fanciullino quello che appartiene all'ultima età. perché. tu eri ricco. perché saranno saziati. perché saranno consolati. non ti donai la salute. Beati i misericordiosi. e disprezzavi i miei comandamenti? http://www. (Mic 6. Non pensare dunque come un piccolo bambino. ma i poveri.didaskalikos. caldo.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 CAPITOLO XVI 59.Non diremo noi che sia ingiusto colui che domanda il premio prima che la gara sia terminata? Per questo diceva il nostro Signore nel Vangelo ( Mt 5. che ti feci io. e ladro della roba altrui. perché Iddio avrà misericordia di loro. Il perché di ciò. e il motivo per cui quell'altro fosse potente. non in terra. e perché quell'altro fosse copioso di figli. per la giustizia: Rallegratevi. non sopportare sole. Forse per poter dire al ladro. polvere.) in che ti contristai? Non ti detti io figli. Allora si manifesterà per quale motivo quello è stato ricco. Non disse beati i ricchi. ed il tuo in Cielo. Dicano dunque loro i lottatori: Venite. Beati siete tutte le volte che gli uomini vi bestemmiano e perseguitano. la tua in Paradiso. perché essi non possono dormire quel sonno di quiete. che era scellerato. non son tenuti alla fatica della lotta. perché tu non potessi avere alcuna scusa? Per poter dire anche al potente. e dicono ogni male di voi. o acqua. parlare come un fanciullino. 3 ): Beati sono i poveri di spirito. sono piuttosto spettatori. ti concessi la sanità del corpo. Perché dunque domandi quelle cose in un luogo. conseguirete l'onore senza noi. La corona è dei perfetti. Non ha promesso che il premio si dà nel presente. Quelli che non si vogliono presentare al campo. perché non aiutasti la vedova. ancora i combattenti sono in lizza. 5 seg. 63. e siate lieti. perché mi rinnegasti? Perché giudicavi ch'io non conoscesse le tue azioni? Per quale motivo tenevi tu i miei doni. non hanno il frutto della virtù. ne si stropicciano con la polvere. avere i pensieri d'un fanciullino. si ne stanno nell'ozio.org/ptpd/officiis. non ti concessi onori. perché vedranno Dio. ). 9. ma a faccia a faccia possa conoscere la nuda verità. I profumati sogliono stare a vedere. ma in cielo. che ( 1Cor 13) dormì colui che risuscitò. che ti sono dovute in un altro? Perché domandi troppo frettolosamente la corona. La Casa di questi tali è sottoterra. Il riposo di quei tali è nell'inferno.

che menomare la sua modestia.) contuttoché avesse sognato nientedimeno che il sole. la luna. è soave la grazia. sola. per salvare la vita.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 64. che preso da una donna volle più fuggendo lasciare la propria veste nelle mani. se non quando intese d'avere a generare il Figlio di Dio. Queste cose finalmente possiamo concludere dalla condotta di Giuda traditore. 68. riverire i più attempati. Il pudore è la prima virtù che rende ammirevole ai lettori del Vangelo ( Lc 1. Evitava di guardare in faccia degli uomini. Temeva Iddio Isacco. Però il Signore gli concesse queste cose. che per non opporsi al suo volere (Gn 22. o finalmente parlare. CAPITOLO XVII 65.Perchè dunque per le cose dette sin qui è assai chiaro che debbano essere puniti i vizi. conservare la castità. Libro I ) da piccoli bisogna coltivare. Perciò il pudore è un ottimo aiuto a reggere la carità. paziente. né da quelli essere veduta. né gli dette risposta alcuna. pensi che questa lode sia solamente della castità.8 e seg. La cui modestia fu tanta. Infatti se procede da fanciullezza o da superbia. e le stelle l'adorassero.didaskalikos. onorare i parenti. non lascia violare la pudicizia. ma come contrappostosi alla grazia meritasse più crudeli. e premiate le virtù. Parlava solamente con Dio. per potersi in lui giustificare. affinché non si pensasse che egli avesse tradito il Signore per essere da lui poco stimato. che la donna non può sopportare di vedere uomini. al quale poteva parlare con casta delicatezza. e nei giovani la vivacità cosi anche nei fanciulli si deve lodare la modestia. E quando parlò. Tanto casto (Ibid. vergognoso sino alla fuga. perché fa sì che di bocca tua non esca parola alcuna disconveniente. e maggiori tormenti. Perché siccome è da apprezzare la serietà nei vecchi. non disprezzare l'umiltà. che egli non come provocato ad ingiuria. i quali doveva dispensare ai poveri. in unione con la quale. e la modestia: le quali cose tutte sono ornamenti della tenera età. fu http://www. anzi in ogni uso di parlare. manteneva una continua ubbidienza al padre. 66.). umile sino alla servitù. La modestia tempri il suono della voce. quasi come una dote di natura. come conveniva a quegli che era figlio d'Abramo. sino al carcere. Offic. cominceremo a parlate dei doveri. Anche lo stesso silenzio. affinché essa usata in modo troppa forte non offenda le orecchie di alcuno. e pensando che fosse più grave danno il perdere la modestia che la vita. La virtù dunque della modestia (Cic. non giudicò che si dovesse. Giuseppe anche (lbid. e si turba il suo l'aspetto per la viso di un uomo estraneo. CAPITOLO XVIII 67. Perché infatti le parole rispecchiano l'animo. amare la clemenza. perdonatore d'ingiurie sino a rendere bene per male. che se essa fa innanzi ai primi pericoli. Infine nel modo del cantare la prima regola è la modestia. in modo che la discrezione iniziale faccia apprezzare ciò che seguirà. o cantare. ed aveva in custodia i danari. ricusavano per vergogna e modestia di fare molte cose che essi potevano fare per mezzo della grazia. Susanna (Dn 13. Offic. il quale fu eletto Apostolo tra dodici.19 e seg.) non rifiutava la morte. 39. Mosè anche e Geremia (Ger 1. se procede da rossore. è un grandissimo atto di modestia. Poiché in camera.) la Madre di Dio. e tanto onore e riverenza portava al padre. salutata dall'Angelo tace e si commuove nell'entrare di quello. che egli non voleva udire alcun parlare se non pudico. affinché insieme coll'età crescano gli studi delle buone azioni. e come grande testimonianza assicura che lei è degna d'esser eletta ad un così grande ufficio. Perciò a poco a poco si comincerà a salmeggiare.html Pagina 12 di 76 . la quale si vede non solamente dai fatti. infatti è anche negli occhi un certo rossore. la castità è più sicura. Pertanto benché ella fosse umile. si attribuisce a lode. mettere l'onore a repentaglio. perché la modestia è compagna della pudicizia. nientedimeno per modestia non gli restituì il saluto. si biasima assai.org/ptpd/officiis. oppure per povertà. Appartiene dunque ai buoni giovani avere il timore di Dio. ma anche dalle parole. 69.6) eletti dal Signore per predicare al Popolo gli oracoli Divini. Libro I) è bella. Ma nessuno. 37.35) nei pericoli taceva. che è il riposo di tutte le altre virtù.6 e seg. i quali (Cic. 9 e seg.

benché egli paresse lodevole per molte sue azioni. e niente usurpa. Che se anche a queste cose si pensa tanto. 9 ) comanda di pregare con rispettosa modestia e sobrietà. ma bensì il calunniare. Ed avendone anche trovato un altro nel Clero. nei gesti. Perché solo quell'andare è lodevole.org/ptpd/officiis. lo stesso mio animo: ciò lo dissi mentre egli. Libro I) alcuni che coll'andar adagio imitano i gesti degli istrioni. S. Si deve anche (Cic. perché egli con il suo insolente andare feriva con i miei occhi. Offic. sicché. Perché il più delle volte noi vediamo alcuni correre in modo che. Ricordatevi figlioli che un certo amico. e lo raccomandò. e con qualche cagione affrettano tanto il passo.4). o una giusta necessità non lo richiedesse. e molta grazia ci acquista presso il nostro Dio. e vestigio di tranquillità. quanto più bisogna che l'uomo sia attento. Non parlo già di quelli che di rado. perché non sia orgogliosa l'orazione del peccatore. che se manca loro il necessario motivo di tanta fretta. Nella nostra orazione anche molto piace a Dio la modestia. purché tutto sia lontano da ogni studio ed affettazione. puro. è non per questo grande presso a Dio. perché questo grandemente macchia l'uomo. Quello solo mi fece dar loro eccezione. ma di quelli ai quali un tal passo veloce e continuo si converte in natura. Non lodo dunque in quelli l'andare in modo che essi sembrino pitture. o vanitoso. perché si manifestasse la perfidia dell'animo loro. Ricca è la modestia. Queste cose anche presso il popolino sono di vergogna. perché ella è porzione di Dio. poiché mi aveva in tale modo offeso. nientedimeno non fu da me ricevuto nel Clero. Si scorgeva nel loro portamento il ritratto della leggerezza ed un certo atteggiamento da buffoni.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 soltanto per conoscere la natura di ciò che sarebbe capitato in lei. deformano in tal modo la faccia. peso di gravità. costante. si riprendeva ad attendere ai suoi doveri. 72. di maniera che vi manchi l'arte. per non essere giudicato. 74. gli comandai che non mi si presentasse più d'avanti. E non fece ella preferire il Pubblicano(Lc 18. ogni volta ch'essi muovono il passo. né in quegli altri la stessa velocità delle frecce lanciate dagli arcieri.didaskalikos. non per confutarne il parlare. ma sia movimento puro e semplice. come dice S. quanto più si vergogna al ricordo dei peccati commessi. l'altro desideroso di danari. pare che essi osservino certe determinate misure. e maturo. perché non il cibo guasta l'uomo. Perché uno nel tempo che seguiva la setta d'Ario abbandonò la Fede. che quel Fariseo. lui che non ardiva di levar gli occhi al Cielo? Però fu giustificato più appresso al Signore. in cui ci sia forma d'autorità. per questo ambedue si sono allontanati dalla Chiesa. 76. che non gli esca di bocca parola alcuna turpe. presso al quale nessuno è ricco. Pietro (1 Pt 3. che è gradito a Dio.html Pagina 13 di 76 . E se si ritrova qualche cosa di vizioso nella natura. Non giudico convenevole l'andare molto frettolosamente. Pertanto il movi-mento del corpo è una certa voce dell'animo. e nel portamento. a meno che qualche pericolo. il quale nel loro portamento si poteva comprendere. Quindi si conoscono i segreti affetti dell'animo. 73. e quali simili ai portatori di vasi nei pomposi spettacoli imitano i movimenti delle statue. perché nessuna cosa finta piace. niente si attribuisca. libro I )conservare la modestia anche nei movimenti. Pertanto preghiamo conservando incorrotto lo spirito della mitezza e della modestia. Grande quindi è la modestia. tanto maggiore grazia meriti e riceva. e si giudica l'uomo essere leggero. ed in un certo modo stando al di sotto delle sue capacità. o al contrario è riputato serio. ma non già la correzione. La natura dia forma ai moti. e il parlar volgare. anche se sia di sua natura molto nascosta. ma quasi guidata dal rossore. perché la virtù della mente si deduce dall'atteggiamento e dalla disposizione del corpo. né m'ingannai nel mio parere.13-14). che oltre al non poter respirare. 71.Ci sono anche (Cic. il quale per la presunzione fu rifiutato. Paolo anche ( 1 Tm 2. si ha in essi ragionevole motivo di offenderli. Offic. solo perché i suoi gesti erano molto sconvenevoli. l'industria la purifichi. 70. 75. negò d'essere nostro Sacerdote. Vuole che questa virtù preceda e faccia una strada all'orazione futura. http://www. o stupido.

o del nostro corpo. 22 e seg. affinché anche quivi. togliendole dalla nostra vista. che i figli giovani non si lavassero insieme con i padri. 77. sono più necessarie.org/ptpd/officiis. la nostra iniziativa ha accresciuto la nostra bellezza. e fosse pronta al continuo servizio. 78. e l'eleganza della figura. che fu ordinato al giusto Noè (Gn 6. nella quale era la figura o della Chiesa. CAPITOLO XIX 81. in parte le nascose dentro nel corpo. che egli pose in quei condotti della parte posteriore del corpo l'uscita delle nostre superfluità. e in tal modo osservò nel nostro corpo il decoro e l'onesto.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 ma nel nostro stato ogni parola meno che onesta. che fossero gradite all'occhio. ma neanche prestare orecchi a simili discorsi. figlio di Noè ( Gn 9. e lasciò la veste: perché chi si rallegra d'udire. tuttavia lasciò aperte quelle. L'ascoltare anche qualche cosa volgare è di somma vergogna . siccome il Signore Iddio disse a Mosè: Ordina loro mutande di pannolino per coprire le parti vergognose. e quando saranno a sacrificare all'Altare del Santo. benché molti ne bagni si coprono quanto possono. e quelli che lo coprirono. Offic. ed a quelle parti che sono più vili riputate.didaskalikos. e le porti Aronne. né i generi coi suoceri. la quale distinse perfettamente tutte le parti del nostro corpo provvedendo alle necessità. perché in esse risaltassero il culmine della bellezza posta quasi in cima. Imitando la natura. conseguirono la grazia della benedizione. 42-43). ma anche pensiamo che sia cosa brutta e sconvenevole chiamare con i propri nomi le tracce. 8 ) più a lungo espressa. Di questo diceva ottimamente l'Apostolo S. Libro I). e in parte insegnò e persuase di doverli coprire. I Sacerdoti anche anticamente portavano le mutande come noi leggiamo nell'Esodo (28. o non sapete il danno di esserne privi. e se le scopriamo apposta. E di quelle che sono fatte per le naturali occorrenze e necessità. che quelle parti che sono da coprire.23) che quelle membra del corpo che ci paiono più deboli. affinché la purgazione del ventre non offendesse la vista degli occhi nostri (Cic. perché parlavo a voi. e luoghi. Da qui venne anticamente in uso si nella Città di Roma. i quali o in voi stessi conoscete i suoi beni. scappò. provoca gli altri a parlare. come possono piacere in noi stessi? La stessa natura c'insegna queste cose. ed i suoi figli. Ciò è osservato da molti di noi. nientedimeno conviene primariamente all'età giovanile.16) che facesse attraverso all'arca. E finalmente se queste parti ci vengono per caso scoperte. e per mantener la castità. rendiamo maggiore onore: e quelle che sono più sporche. Il Fattore dunque della natura ebbe tal riguardo della nostra modestia. come Giuseppe (Gn 39. hanno in loro maggiore onestà . Paolo (1 Cor 12. Per la qual cosa Cam. e non indurranno il peccato sopra di loro per non morire. come si copriva quell'uscio. Ho avuto non piccolo piacere di parlare di ciò che è attinente alla modestia. ciò è ritenuto spudoratezza. e tempi. e anche in molte altre Città. e la grazia del volto stesse in alto. per tutte le persone. Non è dunque la natura stessa maestra della modestia? Dal cui esempio mossa la modestia degli uomini ( la quale penso essere cosiddetta dal modo e misura di sapere quel che sia conveniente) velò e coprì quelle parti che trovò nascoste nella struttura del nostro corpo. affinché non diminuisse l'autorità paterna. perché rise vedendo suo Padre in tali parti scoperto.12) che per non udire cosa meno che convenevole alla sua modestia. perché non offrissero di sé indecoroso spettacolo.) fu punito. per lo qual uscio si smaltiscono le superfluità dÈ cibi . ma quanto è abominevole il vedere simili cose. dove sta nudo il rimanente del corpo. è cagione di vergogna. non stia scoperta quella parte. noi non solamente le nascondiamo agli occhi nostri. http://www. e gli usi di quelle membra. E non solo non dobbiamo noi proferire cosa alcuna disdicevole. e molti anche pensano ciò doversi intendere spiritualmente per conservar la modestia. le quali saranno dai lombi sino alle cosce. 80. che ci cade di bocca. se per caso uno vi si abbattesse! Quelle cose dunque che ci dispiacciono in altri. ed ornando la bellezza.html Pagina 14 di 76 . quando entreranno nel Tabernacolo della testimonianza. 79. La qual cosa noi abbiamo altrove (libro I De Arca e Noè cap. la quale sebbene è opportuna per tutte le età. la modestia se ne offende.

sono stati ingannati dalle lusinghe? Quanti sono quelli che non hanno errato. dunque. il melodioso accordo delle buone opere. quelli che ci cercano. Ed in qualunque età bisogna che quello che tu fai. o affinché voi ospitiate i pellegrini. e manifestano anche la cupidigia di mangiare. questo è l'abbigliamento adatto a tutte quante le attività. Di frequente s​insinuano anche discorsi mondani e lascivi: non puoi chiudere le orecchie. ma naturale. e soprattutto al ministero sacerdotale. non aiutata da preziosi e vani vestiti. Perché come un artefice suole molto meglio operare in una materia più comoda. Questo è il tenere la bellezza del vivere. ma spesse volte incappa in essi. o se il motivo è più importante. quando per esempio ci imbattiamo in compagnie di dissoluti. Senza accorgersene si beve anche oltremisura. Infatti l'abitudine altera presto la natura. e in particolare nei conviti. forma d'onestà. Imitiamo la natura. e dice che essa consiste nella bellezza. che il ministero ti lascia libero? Perché non vai visitare Cristo. che desiderata.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 82. 83. una certa regola. perché la modestia.Perché non utilizzi nel leggere quel tempo. ma riservi un'impronta. Perciò io giudico molto conveniente ad una prudente condotta ecclesiastica. ma comuni ed ordinari. 86. o affinché con la sopraddetta cautela voi allontaniate ogni occasione a chi volesse dire male di voi. e l'udiamo. quando facciamo orazione. e i villani. http://www. così anche biasimo i ruvidi. che quando noi vogliamo un po'alleviar l'animo nostro. non escludiamo però la grazia. I conviti con gli estranei tengono impegnati a lungo. Che abbiamo in comune con l'altrui case? Una è la casa che tutti accoglie. ed a qualunque persona. Meglio è scusarti in casa tua una sol volta.org/ptpd/officiis. nel vestire adattato alle situazioni: le quali cose.html Pagina 15 di 76 . a non guastare tutta l'armonia.e sapore virile. La voce anche non sia bassa né fievole: niente suoni di femminile. quando noi leggiamo le scritture sacre. La sua forma è forma di disciplina. e necessario. 87. così la modestia sta molto meglio nella più bella parte del corpo. cioè con dei sacerdoti. e corrisponda a se stesso l'ordine della tua vita. e niente vi si aggiunga che accresca lo splendore. né delle vergini. ai giochi e ai passatempi. e l'impedirlo sembra arroganza. Costoro se continuamente ci stanno d'intorno. eccetto che per una visita e in compagnia di anziani. Non è opportuno che i giovani vadano nelle case delle vedove. e renderli più graziosi. 84. suole spargere nei volti un certo rossore. i quali sotto l'apparenza di volere star allegri e di passare il tempo. Che bisogno c'è che noi diamo motivo ai laici di mormorare? Che bisogno c'è che quelle frequenti e visite ne tolgano l'autorità? Se per caso. Ma non so a che fine egli vi abbia posta la bellezza. sia dicevole. Che abbiamo noi a fare con i vani racconti? Dobbiamo servire gli altari di Cristo e non intrattenere gli uomini. che molte a quelle d'altri : e benché ti alzi sobrio. CAPITOLO XX 85. corrompono i buoni. qualcuna di loro cadesse in qualche errore. evitare i conviti degli estranei.didaskalikos. ad ascoltare Cristo? Noi parliamo con Cristo. perché devi caricare su di te la responsabilità dell'altrui peccato? Quanti anche se forti. i gesti del corpo fuor di misura delicati o deboli. dice egli. come sogliono fingere molti per essere ritenuti gravi. non deve nientedimeno essere criticata la tua presenza per colpa dell'altrui indolenza. operare dipendentemente dal modo in cui si conviene a ciascun sesso. noi non poniamo il luogo della virtù nella bellezza del corpo. e ne hanno dato sospetto ! 88. La modestia ha certamente i suoi scogli: non che essa li porti con sé. in modo però che questa bellezza del corpo non sia finta. affinché non manchi cosa alcuna di quello che è onesto. benché egli anche lodi le forze del corpo. semplice e più trascurata. a parlare con Cristo. Vengano piuttosto trovarci. Per la qual cosa anche Tullio (Libro I De Officiis) ritiene che si debba osservare l'ordine in tale convenienza. Stiamo attenti. difficilmente si possono esprimere con parole. Questo è il miglior ordine per le azioni. indeboliscono quella gravità virile. e conveniente. col Vescovo. ma basta ch'esse stesse s'intendano. nell'ordine. per così dire. Ma come non mi piace o il suono della voce.

32 e seg. che talmente perturba il nostro animo. Non considerare come tu sia trattato dagli altri. che eccitare gli sdegni del fratello. CAPITOLO XXI 90. non percuoteva chi lo (1Pt 2. II tuo posto è la pazienza. se si può prevedere. e ritornano più amici di prima. cioè della pazienza. 14-15): frena la tua lingua dal male e le tue labbra. o freniamo l'ira. Pertanto lo stesso Signore. ti irriterà. quanto ti picchierei. cosicché né il parlare. e seguila. quando era offeso. la tranquillità del carattere diventi in noi qualcosa di naturale mediante l'esercizio. 19): Cedete all'ira. si fermarono. che non lascia alcuno spazio alla ragione. Oppure. e non agisci con malizia.32) frenò nel suo sdegno l'armata mano. Non rispondere ad un irato secondo la sua ira. perché così è scritto (Sal 33. la ragione. perché non si trattano così per malizia o per inganno. né ad un imprudente secondo la sua imprudenza. il più delle volte è in cero modo radicato nella natura.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 89. taceva. 91. cioè la virtù di Dio. Con questo abbiamo fatto vedere che bisogna che non solamente dobbiamo cedere alle preghiere fatte in http://www. se non potrai mitigare la mente. che dal vendicarsi? Alle preghiere di Abigail i combattenti pronti a vendicarsi contro Nabal. Quanto maggior merito deriva dal non rispondere alle offese. occorre preoccuparsi di non essere in tale modo occupato. 3): Se non diventerete come questi fanciulli non entrerete nel regno dei Cieli. prima che egli con la ragione l'avesse potuto prevedere. e ritornare poi quando egli pensasse che il fratello si fosse calmato. se la presunzione di chi ti risponderà. Infine quegli impeti d'ira nei fanciulli non sono rimproverare. Guardiamoci dall'ira. misurati in tutte le cose. mantieni la semplicità e la purezza del tuo cuore. Se tu sfreghi le pietre. non lasciare il tuo posto. come un fanciullo tu non ricordi le ingiurie. Esaltano i pagani. cerchiamo di placarla. ed il calmare l'ira. soliti come sono d'ingrandire ogni cosa. e per quel motivo trovo tanta grazia presso Dio. e nelle abitudini. se ci è possibile. che disse ad un suo fattore: Disgraziato.) cedette con bontà al suo fratello irato. come un fanciullo. preferì andarsene e soggiornare in terra straniera. seri. 42 e seg. facilmente si pacificano. oppure se non possiamo difenderci col prevenirla.didaskalikos. Non disprezzate tali fanciulli. perché è scritto (Rm 12. tutte le cose procedano da te innocentemente. bisogna sopprimerlo con la ragione. compi il tuo dovere. né sia artificiosamente esagerata nei nostri difetti. e pensa in che modo abbia a vincere i movimenti dell'animo tuo. Schiviamo dunque. perché essi hanno più grazia. Se l'ira dunque sopravverrà e dominerà la tua mente. e temperare gli sdegni. affinché egli si dimenticasse che gli aveva carpita la benedizione. la sapienza. quando era percosso. un certo Archita Tarentino Filosofo. frena la lingua. ed ammaestrato dai consigli di Rebecca. né il volto mostri che ci sia vizio alcuno nella nostra condotta nostra. l'altro della natura. mansueti. Inoltre: Cerca la pace. affinché non si faccia un'eccezione per essa nelle nostre lodi. dei quali disse il Signore ( Mt 18. ma chi le pronunciò per primo ha il merito di un tale modo di sentire.html Pagina 16 di 76 . 92. Considera la pace del santo Giacobbe. con la quale in primo luogo pacificherai il tuo animo. Non è cosa facile mitigare l'ira: non inferiore che arrabbiarsi affatto. che asprezza.org/ptpd/officiis. Inoltre con quante riverenze. benigni. perché l'ira è una cattiva conseguenza che è in noi a causa del peccato. e la perversità ti spingerà allo sdegno. poni il freno alla tua lingua e poi non tralasciare il cercare di riconciliarti. dal parlare con inganno. Oppure se l'animo fosse assalito dallo sdegno. Si addice a noi anche essere umili. Se non avrai potuto renderti superiore a te stesso. Giacobbe (Gn 27. Inoltre perché il moto d'ira. se non fossi adirato. E se i fanciulli presto si arrabbiano tra loro. e si ricordasse la soddisfazione accordatagli. con quanti doni con se riconciliò egli (Ibid. ) il suo fratello. Gli Oratori profani hanno posto nei loro libri queste cose dopo averle attinte dai nostri. La prima cosa da fare è d'ingegnarsi di abituarsi in modo che. pazienti. Fa resistenza all'ira se puoi. 93. che esso non si può sradicare né evitare. Disponiti dunque in tal modo che. Ma anche David (1 Re 25. Spesso un peccato tira l'altro. se non puoi cedi.23) batteva. Questo è nostro compito. non ne scaturisce una scintilla? 94.

o la paura della morte il più delle volte colpisce la ragione. 7) Chi mi darà ali come di colomba. Sia discosta nel parlare familiare la pertinace contenzione.html Pagina 17 di 76 . o un atto da persona indolente. ma separati e diversi. frenata dal giogo e dalle briglie della ragione. di quello dell'operare: il parlare si divide in due parti. ci dà precetti per agire rettamente cioè: adiratevi quando c'è un motivo. piacevole. e così non peccherete. il conforto senza offesa. che non abbiate colpa. bisogna che noi sappiamo in quale modo dobbiamo agire sia nei fatti sia delle parole: l'ordine delle parole viene prima. la sua vita priva di ogni amarezza. l'ammonizione senza asprezza. adiratevi con di voi stessi perché vi siete turbati. e nell'altro. che ringraziò chi fece da mediatore per distoglierlo dal vendicarsi. Dobbiamo dunque stare attenti non incorrere nelle passioni. E che l'appetito ubbidisca alla ragione e che la frizione di qualche cosa non escluda la ragione. e quasi tritarlo.didaskalikos. 32 ) val di più colui che frena l'ira. e nel trattato. e volerò. Questo maestro di morale. Già aveva detto: (Sal 4. Perché di quale cosa è dovere che noi ne parliamo più che dell'ottima conversazione. e mi riposerò? Quelli dunque lo provocavano allo sdegno. Oppure : se vi adirate. E siccome in qualunque operazione della nostra vita dobbiamo guardare che il movimento dell'animo troppo gagliardo non escluda la ragione. e dell'appetito. che chi conquista una Città: perché l'ira acceca anche i forti. o il dolore. piuttosto che arrecare utilità alcuna. 99. e custodire disciplina? Il suo principio sia con ragione e il suo fine con misura. laddove l'appetito detrae il moto dell'operare. altri quelli dell'appetito: non sono già mescolati. 96. Ma chi vuol giustificarsi d'essersi adirato a ragione. e nella disputa azione della fede e della giustizia. 95. Aveva già detto dei suoi nemici ( Sal 34. e nel loro sdegno mi furono molesti. 100. e la percuote con un colpo inaspettato. non peccate. 4 ): Perché essi precipitarono sopra di me le loro iniquità. dei conforti ad osservare. Ascoltiamo ora quello ch'gli disse turbato nell'ira: (Ibid. E perché noi abbiamo detto che vogliamo conservare il decoro. Adiratevi dunque in modo tale. ma la ragione stessa esamini diligentemente quello che conviene all'onestà. affinché non sia colpita improvvisamente dalla passione.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 proposito. Questo primo modo dunque di parlare è perlopiù riguardo le scritture divine.. ma non peccate. ma anche rallegrarci. perché colui che è pigro nel parlare http://www. così anche nel parlare bisogna che manteniamo una certa forma affinché non si desti o ira o odio o che non si scoprono in noi segni veri di ingordigia o di pigrizia. e presto cade nella colpa. prima che la ragione disponga convenientemente gli animi nostri. perché non accada che noi non ci arrabbiamo per delle cose indegne. Pertanto nella loro propria natura i pensieri devono infondere la tranquillità. pieno di grazia e benevolenza. 97.5) Adiratevi. Infatti lo sdegno. per il quale vi dovete adirare. conviene che teniamo conto del consiglio. ma si parli finalmente senza ingiuriare alcuno. La disputa azione sia senza ira. ma anzi si giudicherebbe insensibilità. piuttosto che sradicandolo. Oppure infine si può intendere: se voi v'adirate. ma invece si domi. ed egli sceglieva la tranquillità. ma vincete lo sdegno con la ragione. Ma sia mansueto. nel ragionamento familiare. cessa di adirarsi con chi è adirato.org/ptpd/officiis. Bisogna dunque che noi in questo modo stiamo disposti che non cada nell'animo vostro pensiero alcuno se non di cose buone. Egli si compiacque tanto. Bisogna osservare e dell'uno. altrimenti non sarebbe virtù. Conviene quindi prevenire l'ira ragionando. l'appetito dall'altra parte respinge e decide di operare qualche cosa. L'ufficio dei pensieri è cercare il vero. s'infiamma maggiormente. perché ella suole più presto destare vane questioni. Perché chi si sdegna con se stesso per essersi così velocemente turbato. che sapeva benissimo che l'impulso naturale piuttosto si doveva calmare con l'insegnamento fondato sulla ragione. altri sono quelli dei pensieri. Però secondo Salomone ( Prv 16. CAPITOLO XXII 98.Ora i movimenti sono di due tipi: cioè dei pensieri. che non sia perturbato niente.

ma ancora tutte le parole. 107.org/ptpd/officiis.html Pagina 18 di 76 . del magistero della continenza. o con minore di quella che ella ricerca. Ma quella prima e quasi il fondamento di tutte le altre. ma era mosso dal comando celeste. che noi non iniziamo a fare una cosa con maggior diligenza. e l'opportunità dei tempi.21): e noi cerchiamo materia da ridere. Attorno a questo dobbiamo vedere tre cose la prima. convenire con quel decoro. e soavi. che sia semplice. Perché avere la voce sonora e dono della natura. Bisogna ancora guardarsi nelle recare novelle. e istruito nell'insegnare alla futura successione. nel suo parentado. come gli altri si trovava dolcemente felice tra i suoi. bella. che elle non cambino la gravità dei più severi proponimenti. del disputare della giustizia. e le operazioni. o che noi non iniziamo a farne una piccola con grande apparato. fino a che ci si offrirà la lezione (che si farà intendere nella danza della Chiesa) ne sia troppo lungo. perché piangerete (Lc 6. i motti e le facezie. ma tale che non sia privo di grazia. Perché se l'appetito ubbidirà alla ragione. 101. dice il Signore. ma una grande con apparato piccolo. Per questo modo solamente possono. non sia sempre una medesima cosa. se possiamo insegnare che esse siano le impronte in qualche santo. Primariamente dunque il padre Abramo. la quale giudico che basti. Male per voi che ora ridete. né troppo breve. e infine nella sua propria casa? Ed egli dunque ancora. che dobbiamo vedere. Gli uomini secolari oltre a questo danno molti precetti circa il modo di parlare. o non lasci fastidio. Perché in qualche modo possiamo noi usurpare quelle cose. La terza è circa il moderare i nostri studi. Ma sia adatta alla santità dei misteri. CAPITOLO XXIII 102. ed aperto. e dell'opportunità dei tempi. si potrà in tutti gli uffici facilmente conservare quello che sia conveniente. e l'altra Il moderare. Perché sebbene talvolta i motti sono onesti. Non considerava forse. Ma che cosa dirò io della voce. La seconda. debole alle fatiche. che fu informato. non affrettato di eleganze. cioè luna. Il trattare ancora della dottrina della fede. non sia già artificiosamente affrettata a guisa di quelli che parlano in scena. e piena di spirito virile. E per questo tre sono quelle cose. che l'appetito non sia ripugnante alla ragione. Non penso ancora che si debba lasciare indietro l'ordine delle cose. chiaro. le quali non abbiamo trovate nelle sante scritture? 103. Ho già detto che il parlare sia pieno di sua vita e di grazia. e la terza riguardano la stessa cosa. le quali giudico introdotto da lui doversi tralasciare. ora considereremo quello che sia convenevole comperare circa le azioni della vita. tanto da accendere gli insolenti? E nientedimeno http://www. che l'appetito ubbidisca alla ragione. e dall'eterna remunerazione. non viene dall'ingegno: sia pure nel pronunziare distinta. e dalla casa di suo padre. e della forma liberale. niente di meno la regola ecclesiastica li aborrisce. Per questo attorno a noi non si tiene conto della trinità. pieno di carità e di peso. gli fu ordinato di uscire dalla sua terra e dal suo parentado. che senza un grande pericolo non si poteva condurre la moglie. talché ella fa Luca un certo suono rozzo e villano. Poi. Il parlare sia puro. tenera alle ingiurie. che è tenuta come bellezza. o non dimostri alcuna trascuratezza. Penso di aver detto abbastanza circa il modo di parlare. CAPITOLO XXIV 105. del comportare alla diligenza.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 accende ire.didaskalikos. semplice.sapendo che qui rideremo ma nell'aldilà piangeremo? Già dicono ancora che noi non solamente dobbiamo schifare quelle risate troppo dissolute. 104. seguita dall'ordine delle cose. e a finire e definire nel modo che noi possiamo. 106. tra gli uffici nostri. benché legata da molta flessione di parentele non fece in modo che l'appetito ubbidisse alla ragione? Perché chi non si diletterebbe di stare nella sua terra. ma l'abbiamo a cominciare.

che egli si acquistò la grazia sua. provvido nell'abbondanza. non punto minore nel modo del vivere. benché egli considerasse le forze estenuate del suo corpo. Preso il nipote. non spaventato.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 giudicò essere molto meglio sottentrare a tutte quelle cose. la quale consiste nell'avere animo grande e invincibile. Che cosa dirò ora video di Giuseppe. aggiungendo ordine lodevole alle cose. Posto avanti ancora al giudizio del fratello. che con la soavità per cantare. non sua moglie. 111. La ragione dunque vinse l'appetito e lo rese ubbidiente. fervente per tutte le età tanto nei modi delle cose. né le piccole per i grandi. Osservò moderazione delle faccende. che non intimò le cose grandi per i vili.didaskalikos. doloroso nei peccati. quando egli pensò di concedere il cibo. quanto era benigno nel carcere. 115. tanto che il padre provocato dalla premura del servizio gli diede la benedizione. l'ordine delle cose. 109. Temeva riguardo l'onore della moglie. 114. che mi pare che egli componesse un immortale cantico al Signore Dio del suo merito. come morto. Nel secondo la giustizia. e prese la necessità della servitù? Quanto era egli subito nella servitù. il quale grandemente desiderava la libertà. In terzo luogo la fortezza. giusto nella carestia. 112. che col favore di Dio poteva star sicuro per tutto. e la sterilità della donna. non avrebbe potuto star sicuro neppure in casa sua. Mentre il suo nipote Giacobbe si dilettava di stare in casa sua sicuro. e la misura nelle parole. e vittorioso rifiutò una parte della preda. Notiamo come tutte le cose e lui convennero. moderato nel mangiare. Nel quarto ed ultimo luogo posero la temperanza. Questo salutevole consiglio vinse l'appetito. nella giustizia fu eccellentissimo. credette a Dio. e negli ordini dei tempi. il provvido nella vecchiezza. e l'opportunità ai tempi. né sbigottito dai popoli di tanti re mosse guerra. e accertatore in casa sua dei forestieri.html Pagina 19 di 76 . e nelle avversità paziente. sollecito nelle faccende. verso la moglie ufficioso. e l'ultima vecchiezza. Fuori di casa lontano dei parenti. per tutto nientedimeno tenne convenevole misura alle faccende. Oltre a questo. 108. contro ancora l'uso della natura. l'avvertì che dicesse di essere sua sorella. che per opera sua si era guadagnata. quando gli fu promesso un figlio. e infonde desiderio di maggiore scienza. sua madre volle che egli si allontanasse e desse luogo all'ira del fratello. paziente nelle avversità. perché considero. la quale si occupa nel cercare la verità.org/ptpd/officiis. in Gerusalemme Pacifico. si dilettava certo di un nutrimento che fosse secondo natura. Giobbe ugualmente irreprensibile nelle prosperità. In quale parte delle principali virtù mancò egli a questi uomini? Nel primo luogo delle quali costituirono la potenza. che scusarsi. temeva riguardo la salute. non solamente fuori nel mestiere della guerra. e largamente remunerava. Nella fede non fu secondo a nessuno. Fu fedele pastore del gregge del Signore. laddove egli temeva la sua inimicizia. ma offeso ch'egli avesse il Signore. mansueto nella vittoria. preveniva nel soddisfare. era continuamente tormentato dai dolori. David ancora forte della guerra. ma fu represso. nella vittoria liberale. L'appetito non mancò. la quale distribuisce a ciascuno il suo non soltanto quello degli altri: dispregiare utilità propria per mantenere la comune equità. Bisogna notare da quanti appetiti egli era combattuto. 110. e conservò i tempi e le occasioni. l'animo parimenti delle sue operazioni si governò. l'opportunità dei tempi. dispensando ugualmente ai popoli con la moderazione del suo ufficio? 113. e secondo la qualità cedette alla richiesta. e nelle forze del corpo. moderato nella potenza. Di poi andando in Egitto. ma consolava se stesso. e niente di meno in lui la ragione poté fare altro che eseguire la devozione. prode nella guerra. aveva sospetto le libidini degli egizi. la madre con pietoso amore vi prese parte. Infine mitigò in questa maniera l'ira del fratello. ma ancora dentro in casa. la quale conserva la misura e http://www. grato ed accetto a Dio. quanto nella virtù era costante. Grato in casa ai parenti. saggio nell'interpretare. al suocero fu ufficioso genero.

cioè la temperanza. che gli fu fatta nella figliola. solo fra tutti divenne l'avanzo della passata generazione.7. Fu la fortezza a frenare l'appetito con la ragione. E noi fuggiamo l'arte. Vedete quanto fu giusto Abramo. 120. avere un creatore imperfetto e erroneo. Fu dunque nel santo Abramo primariamente la prudenza. che il tirarsi l'odio addosso? 121.6. E in che modo chiameremo noi saggio quello che non ricerca il suo creatore.org/ptpd/officiis.1): Dio non è. più e più volte ripeteva il figliolo questo nome: padre. non pensò di negarglielo (Gen. 117. non già per sorgente di inganni. E altrove si legge (Prov. merito con l'ordinare in tal modo il sacrificio di salvare il figliolo. Che cosa si può immaginare più saggio di Giacobbe. che divise col fratello. mentre egli accendeva il fuoco. che riservato per la conservazione universale. 118. Finalmente disse Davide (Psal. 13. di definire prima che cosa sia ufficio.) : che i saggi non si partono dalla bocca del Signore. che fosse meglio farsi ben volere. che vide Dio faccia a faccia e meritò di essere da lui benedetto? Che cosa di più giusto. e non già di fraudolenta disputazione. proponiamo gli esempi dei maggiori. che non ci sono difficili da capire. che conservava tanto la modestia ai luoghi e ai tempi.3. il giusto dona.): credette Abramo a Dio. La sapienza fu non credere a Dio e non riporre l'amore del figlio al di sopra del comandamento del creatore. che dice ad una pietra: «tu sei mio padre» . ma non li diminuiva la devozione. Finalmente fu lo stolto quello che disse (Psal. e benché fosse unico. Infine mentre portava le cose necessarie al sacrificio. Aveva ricevuto secondo la promessa divina un figlio nella sua vecchiezza. ed autore della futura. Si aggiunge la quarta virtù.9. che vero e perfetto? Come saranno nominati saggi quelli che reputano che ci sia un Dio ribaldo piuttosto che buono? Come si dirà che sia saggio colui. che non teme il suo Dio? Con questo si dà che (Psal 110. E chi di loro scrisse innanzi ad Abramo. alzava il coltello. perché da queste quattro virtù derivano tutte le sorte degli uffici. Il giusto accusa prima se stesso che gli altri. Vedete che in questo solo atto concorsero tutte quattro le virtù. che vendicarsi. CAPITOLO XXV 116. che volle piuttosto coprire con le nozze l'ingiuria.html Pagina 20 di 76 . che dice al diavolo.) il principio della sapienza è temere il Signore. e l'ordine dell'esecuzione. come Manicheo: «tu sei il mio creatore?» Come chiameremo noi saggio colui che vuole presto. che fece la lotta con Dio? Chi più modesto. perché un saggio non lo direbbe. quando il Signore Dio lo richiese perché lo sacrificasse. ma ne estrapolano le loro confessioni e leggendo la scrittura ancora: egli fu reputato a giustizia. manifestò che l'altra virtù era anche in lui. né ci portano in difficili problemi. 24. Il giusto ha misericordia. 22.: Ci sia cagione di irriverente imitazione. Il padre lo conduceva per sacrificarlo. Il giusto reputa le cose comuni sue proprie. il figlio domandava. a Salomone? Di poi dissero che la giustizia era necessaria per la società della generazione umana. legava il figliolo. l'affezione paterna era tentata. Per il giusto e il saggio tutto il mondo è pieno di ricchezze.): egli ha distribuito e dato ai poveri. Serva dunque la vita dei maggiori per specchio di ammaestramenti. Ma questa è una cosa che appartiene all'arte. Quanto più saggio Noè che fabbricò una grande arca? Quanto a quelli giusto.9. Manteneva con giustizia la misura della pietà. che noi giudichiamo di dover fare o di dire. a Davide. perché è veramente giusto colui che non risparmia se medesimo e non sopporta che i suoi fatti stiano nascosti.didaskalikos. la sua giustizia dura in eterno. e poi dividerlo in più parti. e gli donò quelle cose che egli stesso aveva acquistate? Che più forte di lui. Fu la giustizia a renderlo poi giusto dopo che lo ebbe ricevuto. ma non vinta.). http://www. Forse qualcuno dirà che bisognava porre queste cose all'inizio. Primariamente dunque i nostri definirono che la prudenza consisteva nel conoscere il vero. e fu reputato a giustizia: per questo non si può chiamare prudente chi non consola Dio.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 l'ordine di tutte quante le cose. 111. come Ario. E questo lo rattristava. giudicando per essere in forestieri paesi. e le sue comuni. del quale dice la scrittura (Gen 15.

con la virtù della sua opera fece divenire vana tutta la sapienza degli egizi. bisogna che consideriamo queste due cose.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 nato veramente per il mondo tutto che per se stesso. Chi fu più saggio di lui. e cercare quelle degli errori? 123. non occupare infine l'animo in cose superflue. Le quali due cose primariamente dicono di schivare in questo naturale e codesto luogo coloro che non giudicano essere cosa contro natura. Perché la pietà che sia verso Dio e principio http://www. che compiono una gran fatica immaginar pensieri per la fantasia. e meritatamente. o senza decoro. il quale ha ammaestrato da Dio. perché quale cosa è più ufficiosa. senza operare non so se ancora portino sviluppo. O non seppe queste cose quel Mosé erudito in qualunque scienza degli egizi? Ma egli giudicò tal sapienza non essere altro che danno e pazzia. che non hanno sentimento alcuno. e misurare gli spazi del profondo e la larghezza delle aree e rinchiudere in numeri il cielo. e il mare. pensa che sia da investigare il creatore della sua generazione. 124. 125. Che cosa si può immaginare più convenevole che lavorare le statue. Pertanto per non aver a fare cosa alcuna che sia contro natura. (Prov. La prima fonte dell'ufficio e la prudenza. quanto il credere di dover avere un giudice. e lo udì parlare.15-16) dice Salomone: Come può nell'imprudente abitare la giustizia? Né dall'altra parte la prudenza è senza la giustizia. adorare i sassi e domandare aiuto alle statue. né a quelle a caso aderiva. Pertanto dicono che nel cercare la verità si deve conservare quel decoro che faccia in modo che con ogni diligenza si ricerchi quello che sia il vero: non prendere cose false per vere. e anche chi replicherà giuste e ragionevoli quelle inique e ingiuste. in esaminare opinioni per poter prevenire a quel vivere beatamente ed onestamente. Quanto forte. non inviluppare ancora le cose scure con le vere. e ne diffonde il desiderio di cercare. né brutta. e le oneste di letto e compiacimento. che essi medesimi fanno? Che cosa è più oscuro. e levatosi da quelle cerco Dio con tutto l'intrinseco del suo cuore: tanto che egli lo vide. e la diligenza per poter considerare ed esaminare le cose. In queste due cose si compie un grande errore. che voler trattare dell'astrologia e della geometria: che egli lodano assai. e dubbiose. e che sette ancora benissimo. lasciare a parte le cagioni della salute. e le potenze di tutte le arti? Questi non teneva le cose incognite per notte. Perché nessuna cosa ci aiuta tanto a vivere onestamente. ed in che modo egli là dentro governava: e quando egli aveva a mandar fuori il corvo che quando la colomba e quando tornando essi li doveva ricevere. perché sarà odioso presso Dio chi confonderà una cosa giusta per ingiusta. Per questo non chi mi dirà signore Signore entrerà nel regno dei cieli. che vinse il diluvio? Quanto egli fu ancora temperato.didaskalikos. o brutta. la quale tira allo studio del riconoscimento e della scienza. quando doveva prendere l'occasione di uscire. gli domandò. Per questo non c'è nessuna cosa che faccia l'uomo più eccellente degli altri animali se non l'essere capace anche di ragione: egli ricerca le cagioni delle cose. che lo tollerò? Che conobbe quando egli aveva ad entrare nell'arca. ma chi farà quelle cose che io dico. al quale nessuna cosa si occulta: le cose di sconvenienti rechino ingiuria.org/ptpd/officiis. Quanto dunque la sapienza è più eccelsa virtù. perché gli studi delle scienze. e con ciò è compito della prudenza esaminare quale cosa sia giusta e quale ingiusta. che il rendere a chi ne è l'autore la debita affezione e riverenza? Da quale fonte pure si sparge e si estende nelle altre virtù: perché non può stare la giustizia senza la prudenza. ed appellarsi all'operare. cioè il tempo. E l'essere eccellente pare ad ognuno una cosa bella. al quale noi sappiamo di avere a rendere ragione di tutte quante le nostre operazioni. CAPITOLO XXVII 126. tanto non giudico che noi ci dobbiamo sforzare di ottenerla. implicate. ma pochi è data di ottenerla. 17. che regge e governa il mondo con un solo cenno.html Pagina 21 di 76 . Tutti gli uomini dunque naturalmente hanno questo desiderio di cercare la verità. CAPITOLO XXVI 122.

e dilettarsi soprattutto i pari con i pari . e una certa fortezza di mente.org/ptpd/officiis. che possono loro nuocere: il cercare quelle che giovino. A tutti gli animali ancora è dato dalla natura il difendere primariamente la propria salute. nelle quali consiste il principato della giustizia. La giustizia mi pare più eccelsa ed eminente. che trovata dai saggi di questo secolo. 1. 127. Si aggiunge questo che tutte le specie degli animali siano per natura collegabili insieme.html Pagina 22 di 76 . i nascondigli in cui si possono difendere dai pericoli e dalle piogge. se non si fosse prima ingiuriarti. e molte volte ancora con gli uomini. e alla comunità. e molte volte ancora del corpo. non ad ingiuriare. La natura dunque generò la ragione comune. CAPITOLO XXVIII 130. 128. e benignità. i cavalli con i greggi. e primariamente con quelli della stessa specie. e ordinatamente distribuire: in tutte queste cose sia necessaria la magnanimità. la quale si chiama anche liberalità. come il vitto. il guardarsi dalle cose. nel terzo luogo a quelli che siano generati. Nel qual luogo dicono che l'opinione degli storici fu che tutte le cose. E questo non è ancora secondo la natura. che difende nelle guerre la patria dai barbari o che difende in casa i deboli o i compagni dagli assassinii. ultimamente a tutti: la quale stessa è un ammaestramento secondo natura: e con questo vediamo che dall'infanzia subito abbiamo un punto di sentimento. per cui possiamo adempiere quello che esso vuole. affinché si possano tra loro l'un l'altro giovare. E la pietà della giustizia si deve prima Dio. 133. Di qui nasce la carità. la compagnia dei quali noi desideriamo. Vediamo ancora i cervi accompagnarsi con i cervi. poi con tutti gli altri siccome noi vediamo i puoi accompagnarsi con gli armamenti. e la terra fosse come una certa comune possessione di tutti.23) http://www. e dal sole: e questo appartiene alla prudenza. e dei luoghi: e la temperanza non si sappia in modo alcuno governare senza la prudenza: e l'ufficio della giustizia sia conoscere le occasioni. non cerca le cose che sono sue. Poi pensarono che la forma della giustizia fosse che le cose comuni e pubbliche si tenessero tali mentre quelle particolari e private si tenessero proprie. 131. e l'usurpare ha fatto la ragione privata. E da dove hanno preso queste cose. perché la scrittura vuole che in noi ci sia lo spirito del figlio dell'uomo.didaskalikos. secondariamente alla patria. il quale venne a conferire la grazia. Ma presso di noi si esclude dalla giustizia quello che i filosofi giudicarono che fosse il suo primo ufficio. e le altre virtù sono insieme tra di loro congiunte. e la benignità più graziosa. e alla modestia appartiene il sapere in che modo si debba difendere ed aiutare e prendere oltre a questo l'opportunità dei tempi.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 dell'intelletto: per questo abbiamo considerato questa cosa esser più presto stata trasferita. 132. perché la vita è il fondamento di tutte le virtù. che il vitto fosse comune a tutti. L'una contiene in sé severità e l'altra la bontà. e la patria. se non dalle nostre scritture? Perché Mosé scrisse (Gen. che produce la terra siano fatte per il servizio degli uomini e che gli uomini siano generati per le comodità degli altri uomini. E per questo il Signore Dio aveva ordinato che così si generassero tutte le cose. La qual cosa si leva con l'autorità del Vangelo. È dunque già chiaro che queste. Ma che cosa dirò io dell'ingegno che essi usano per moltiplicarsi e verso la propria prole o dell'amore dei generanti: nella qualcosa consiste la principale forma della giustizia? 129. e i genitori: poi i nostri pari. La giustizia dunque si riferisce alla società del genere umano. sia piena di giustizia: e alla prudenza. perché il modo della società si divide in due parti: in giustizia e in beneficenza. Questo sottolinea che anche la fortezza. la quale antepone gli altri a se medesima. amiamo la vita come dono di Dio. perché la natura produce tutte quante le cose in comune per tutti. Per questo e gli dicono che la prima forma della giustizia è non nuocere a nessuno.

e persino nessun animale trovo aiuto dall'uomo: si aspettava dunque per aiuto suo il suo stesso femminile. e perdiamo la beneficenza comune.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 che Dio aveva detto: facciamo l'uomo ad immagine e somiglianza nostra.8/9): tu gli hai sottoposto tutte le cose: le pecore. ci dobbiamo aiutare l'un l'altro. e affinché aiutasse l'uomo e gli altri uomini. quando se è coordinato con nemico o luogo o tempo da combattere.didaskalikos.18): non è bene che l'uomo sia solo. o per qualche altro avvenimento. perché l'uomo non poteva avere aiuto se non da altri uomini. come dire. né ancora mancò di coraggio di fronte alla ferocità e alla Barbara crudeltà ma mise da parte la sua propria salute per rimettere il suo popolo in libertà. perché gli è gran differenza se qualcuno è vinto in qualche battaglia o grave conflitto o mediante la divina grazia. aiutare l'un l'altro o con la diligenza o con gli uffici o col denaro o con le operazioni o in qualche altro modo affinché in noi accresca la grazia della società. 137. e avere più facoltà di qualcun altro. facciamogli un aiuto a lui somigliante. I) ai nemici intanto che è contro la giustizia.) i quali avevano fatto peccare molti tra il popolo dei giudei attraverso le loro donne. 134. Finalmente fu detto (Ibid. 8. Hanno dunque preso dai nostri che tutte le cose sono sottoposte all'uomo. e Davide disse (Psal.) che da Adamo la donna è stata generata (Ibid.html Pagina 23 di 76 . 20. Perché in che modo può essere giusto chi si sforza e si ingegna nel prendere le cose altrui per sé? Il desiderio ancora della potenza rende effeminata la forma virile della giustizia. prende sopra di sé gli altrui pericoli. se l'avarizia primariamente non indebolisse. Il perché il vittorioso Mosé gli fece http://www. aiuta la nostra comunità e la nostra compagnia. dove li l'ira di Dio si sparse sopra il popolo dei padri. Di questo abbiamo l'esempio dei madianiti (Num 31. non nega il suo aiuto. né temette delle armi del potentissimo re. e ha detto il Signore (Gen. il prevenire un luogo o il tempo. Chi non desidererebbe possedere la rocca di questa virtù. e come può salvare un debole dalle mani dei potenti chi si ingegna a mettere una grande forza contro la libertà? CAPITOLO XXIX 138. fare a gara con le operazioni l'un l'altro. somministra danari.org/ptpd/officiis. appartengono a lui. mettere in comune tutte le utilità e per servirsi delle parole della scrittura. che l'aiuti. e signoreggi a tutti quanti gli animali che sono sopra la terra. la quale è nata per altri più che per se stessa. accumulare denari. ed abbia potere sopra i pesci del mare e gli uccelli del cielo. è tanto imminente che essa tiene tutte quante le cose sottoposte al suo giudizio. Tra tutti gli animali pertanto nessuno fu simile all'uomo. si può vedere da questo che ella non ha eccezione alcuna né di persone. e però giudicavano che esse fossero fatte dall'uomo. ma ciascuno giudichi che tutte le cose o prospere. Abbiamo ancora trovato nei libri di Mosé che gli uomini sono fatti per gli altri uomini. 136.3. E come può intercedere per altri colui che si sforza di sottoporsi agli altri. Per aiuto dunque dell'uomo gli fu data la donna. Si dimostra con gli esempi di Mosé e di Eliseo di dover osservare la giustizia nella guerra con gli stessi nemici: avere gli antichi appreso dagli ebrei il costume di chiamare i nemici con un nome più dolce ed umano: finalmente la giustizia come ha il suo fondamento nella fede e come si pratichi nella chiesa. 2. Perché nessuno per spavento si ritragga dall'ufficio. e piegasse il vigore di una tanto grande virtù? Per questo mentre noi desideriamo a crescere in ricchezze. o contrarie esse siano. i tuoi e tutte le altre bestie della terra: gli uccelli del cielo e i pesci del mare. affinché degenerasse. Infatti il santo Mosé non ebbe paura di intraprendere tante grandi guerre per il popolo dei suoi padri. ci spogliamo della forma della giustizia. occupare grandi paesi con le nostre possessioni. Pertanto è grande lo splendore della giustizia.): Non si è trovato un simile a lui. 135. 139. De officiis Lib. dà aiuto agli altri. 20. Con ciò che è stabilito che la più grande vendetta si infierisce verso i più potenti ed infedeli nemici i quali hanno più offeso. ne di luoghi. vedi tempi e si deve osservare ancora (Cic. Dunque secondo la volontà di Dio e secondo la convenienza naturale. Quante siano le forze della giustizia.

4 v. E Giosuè (Giosuè 9. questa non è beneficenza alcuna. né potessero per questo vedere dove essi andassero dicendo: tu non devi ferirli non avendoli tu presi con le tue armi: dà loro il pane e dell'acqua affinche posssano mangiare e bere. Perché i cuori dei giusti meditano la fede. E perciò noi leggiamo in questo modo. I De off. Lib. Infine chi nega sé tutto il giorno. che gli Alienigeni venissero a combattere con Israele. egli è giusto. Fa orazione in comune. non giovare: se tu donassi a chi vuole cospirare contro la patria. la quale ancora si divide in due parti. E perché gli Ebrei chiamavano i loro nemici Allofili. servo del profeta. condotti che li ebbe nella città essendo essi subitamente accecati. mandò il suo esercito ad assediarlo. opera in comune. 9. Questo è nuocere ad altri. o ad un adultero per questioni degli adulteri. e ce non ci può essere cosa buona laddove è violata la fede. o a chi volesse alle tue spese radunare scellerati per impugnare la chiesa. Infine da quel tempo in poi nessuno di quelli della Siria andò ad assassinare in Israele. Lib.html Pagina 24 di 76 . Ed Eliseo (4Reg 6. perché noi abbiamo molti più in compagnia nostra. essendo cattive. essendo buone la giustizia.Perciò se tu pensassi di donare al lussurioso perché potesse spendere nelle cose appartenenti alla lussuria. che premio devi avere? La dove l'Apostolo (1 Cor. 142. egli è degno di Cristo. E. cioè Alienigeni. sapendo che Eliseo era quegli che si opponeva a tutti i suoi consigli argomenti. Nell'Evangelo ancora abbiamo molti ammaestramenti della giusta liberalità. ma non poterono prenderlo. Da queste due risulta che la benevolenza vuole essere perfetta: perciò non basta solo voler bene ma bisogna anche fare del bene: (Dist. e licenziali affinchè tornino dal loro re e mossi dalla cortesia dell'incontro ne rendano il merito. Infine gli antichi chiamavano ancora gli avversari con un nome dolce. affinchè noi ponessimo le opere della giustizia sopra di lui perché la fede è il fondamento.7. Pertanto dice Dio tramite Isaia: (Isai.. È dunque cosa onesta il voler bene e il dispensare con intenzione di giovare e non di nuocere. 9. al quale disse il profeta: non aver paura.17. (Cic. Ma già è tempo che noi parliamo della beneficienza. cioè da buona volontà: per lo che Iddio ama il lieto donatore ( « Cor.). Perché se agisci contro la tua volontà. Se la giustizia dunque può tanto nella guerra.) non espugnò i Gabaoniti che avevano tentato il popolo dei padri più con le frodi e gli inganni che con la guerra. là dove non è benevolenza. di quelli che son con lui: e per le preghiere del profeta furono aperti gli occhi del suo servo. 86 c. quanto più ella deve essere osservata nella pace? E questa cortesia la usò il profeta verso quelli che lo venivano a prendere..14) fece che il re di Israele non ammazzasse quelli della Siria che l'assediavano. Leggiamo questo nel primo libro dei Re (Cap.org/ptpd/officiis.11.18. Ma nelle opere consiste. I De off.): ed avvenne in quei giorni. l'iniquità.) pose Cristo per fondamento. Cap 7). ragion comune a tutti. cioè in benevolenza e liberalità. Non Fatis ) né basta ancora fare del bene. in comune è tentata. egli mi è commesso l'amministrar L'evangelo. 28.) dice genealmente: se io so questo volentieri. per parlare latinamente. che il re di Siria. e chi si accusa giusto colloca la giustizia sopra la fede: perché allora si manifesta la sua giustizia se quel che dice è vero. È dunque manifesto che bisogna osservare la fede e la giustizia anche nella guerra.didaskalikos. cominciò a dubitare dei pericoli della salute. e Giezi vide pertanto tutto il monte pieno di cavalli e di carri attorno ad Eliseo: signore Dio acceca tutto l'esercito di Siria. perciò San Paolo ( I Cor. CAPITOLO XXX 143.20. 141. Il fondamento dunque della giustizia è la fede ( Cic. 1. 3. Perché il forestiero anticamente era chiamato oste: la qual cosa ancora possiamo dire che egli l'abbiano presa dai nostri padri. 144.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 ammazzare tutti. se esso non nasce da una buona fonte. io sono premiato. E videro quelli che erano venuti per prendere Eliseo. cioè Cristo a fondamento della Chiesa. ma gli ingiuriò assai contro i patti che fece loro. 140. Questa non è lodevole liberalità: se aiutassi chi volesse http://www. Il qual esercito vedendo Giezi.) ecco io mando la pietra per fondamento di Sion. perché Cristo è il fondamento di tutti: e la Chiesa è una certa forma di giustizia. Avendolo ottenuto disse a quelli di Siria: venite con me e vi porterò dall'uomo che voi cercate. se lo so per forza. 12 ) come egli non avrebbe chiamato i forestieri.

Infine (Lc. 146. e fingono di avere grande necessità. né di meno. Certamente Dio non è un accettatore di persone. 147. un fedele patisce. dice.html Pagina 25 di 76 . Non satis perfecta liberalitas) La perfetta liberalità e commentata dalla fede. che tu non dica di dar di più. non perda nello stesso tempo il frutto della remunerazione. (Mt. C. afflitto e tormentato: (perché sebbene noi siamo tenuti ad usare misericordia verso tutti. 13).8) Zaccheo. Perché a cosa serve il dire? La frode è della promessa: è in tua podestà dare quel che ti pare. È ancora da approvare (Dift c . Est probanda) quella liberalità. C. oppure povera. e domanda prima alla tua mente. o nelle calunnie. Deus non vult) che le ricchezze si scialacquino insieme. 21. 149. mentre quelli diedero solo una minima parte delle tante ricchezze che possedevano. Infatti Dio non vuole (Dift. se tu sai quello che a lui manca. ma che elle si spendino per Dio: se già altri non fecero come Eliseo. Perché è meglio che tu vai incontro ai tuoi. e muoia di fame. che per misericordia. per non avere più alcuna pena familiare. se nel tempo del pericolo in cui egli è in pericolo di morte.si deve usare più largamente la misericordia là dove è più manifesta la ragione. Nel modo che ella esce da te. ma lasciate tutte le sue facoltà potesse darsi alla disciplina profetica.15) su me venivano le benedizioni di quello che periva.didaskalikos. dove si conosce la persona. C. 86. e diede il cibo ai poveri con quello che aveva. 19. Non si approda a quella liberalità con prendere ad alcuni. e così compensassi i vizi della paganità con lo studio della fede. così è giudicata. Lib I Offic. cercare ingiustamente con il pensiero di donare poi giustamente: se già per avventura tu non rendesti prima i quattro doppiamente. che la vita di un uomo. se ancor di più egli si vergogna di andare accattando: se egli incorrerà o in prigionia dei suoi.86.3) i due quattrini della vedova furono anteposti ai grandi doni dei ricchi. non di meno molto più verso i giusti) se al tempo delle sue afflizioni non ottiene niente da te. Ma è ancora beato colui che fa di cuore quello che egli può. 6. La frode dissolve il fondamento. e rovina l'opera. soffre. Ebbe forse Pietro tanto sdegno.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 aspramente combattere contro la vedove. e pone il pregio alle cose. Vuoi vedere che giudice costumato hai? Prendi consiglio da te. e lo segue. che (3 Re 19. o si ingegnasse con qualche forza su qualche loro possessione . come quel (Lc. essendone tu consapevole. in quale modo egli abbia ad accettare la tua opera. o la sua donna (At. e dal tempo: che per prima cosa tu operi verso gli intrinseci motivi della fede. Ma la perfetta liberalità è là dove qualcuno con silenzio copre l'opera sua. e non dalle sue stesse labbra. Non sappia. quando uno si dona più per vanagloria. ma che ancora chi è con te una cosa sola. per donare ad altri. o in altro modo. È veramente beato chi lascia ogni cosa. Neppure quella liberalità è ancora perfetta (Cic. In primo luogo questo si ricerca: che tu conferisca con la fede. che ricerchi molto.3) la tua sinistra quello che faccia la tua destra.3 ss) perissero? Ma non volle che gli altri perissero con l'esempio loro. perché ella donò tutto quello che poteva. dal luogo.org/ptpd/officiis. Grande colpa è se. perché egli fa tutte le cose. L'affezione tua pone il nome alla tua opera. che egli volesse che Anania. e ciò perché mentre tu cerchi qui il premio della buona gloria. Di ciò diceva bene Giobbe: (Gb.21) ammazzò i suoi buoi. 86. e noi siamo tenuti ad usare misericordia verso tutti. dalla ragione. o con le opere del credere. e tu non lo aiuti: se il giusto soffre in carcere o in pena. non sappia quello che tu fai. né rubi circa quello che tu dai. dove il tempo stringe: perciò Dio non è avaro. Inoltre (Dift. L'affezione dunque è quella che fa l'offerta ricca. 19. hanno più potere su di te più i tuoi danari. che il tuo fratello. 148. a colui che tu avessi frodato. per debito. e occultamente sovviene alle necessità di tutti: questi è lodato dalla bocca del povero. i quali si vergognano di http://www. o i piccoli. Si ricerca dunque che la tua liberalità abbia questo fondamento. 150. che se tu vedi qualcuno dei tuoi avere bisogno. Non parla del corpo. 145. che sta per morire. o sia oltraggiato. gli vai incontro. Ma perché molti la cercano con inganni. 5.

non abbonda. Perciò non patiscono angosce se non gli imperfetti. non ne avanzò. cerchiamo ora l'autorità. perché questo vi è utile. e dare sollievo ai bisognosi. dice: (ibidem 11) ma ora procedete con l'operazione. Infine a quelli che sono quasi buoni dice (ibidem) che dall'anno passato in qua avete cominciato non solamente a fare. non di animo. e il frutto. o in un altro ministero. e redimere i tuoi peccati con il prezzo della misericordia. Pertanto insegna. Ai perfetti appartiene l'una e l'altra parte di questo. non mancò. Ci diede la regola che noi dobbiamo seguire. 151. e la liberalità. così anche sia disponibile ad eseguire quel tanto che voi potete. non mancò. Non voglio già che il vostro donare sia ragione altrui di vivere dolcemente. si fece povero. né la benevolenza senza la liberalità. Ma se qualcuno costituito nel sacerdozio. perché qualora essi non acquistino. e non una sola. ma anche a volere. o domandare ad altri aiuto per le loro necessità. http://www. e la loro abbondanza spirituale aiuti nel popolo la povertà del merito spirituale. perché egli dava consiglio agli imperfetti.28) era inferiore a quello che il più piccolo nel regno dei cieli. 154. Laddove egli pose un ottimo esempio: a coloro che raccolsero poco. Abbiamo veduto quale è compresa la benevolenza. se da ricco diventa povero.didaskalikos. perché poca cosa è quella che chiede un povero. E penso che egli abbia detto qui angosce.org/ptpd/officiis. Abbiamo messo davanti il consiglio. e il modo. e voi ne abbiate a partire. e le persone: però soprattutto il modo. ebbene: quelli che hanno molto sebbene non donano non avanza loro. per potere arricchire tutti con la sua povertà. che voi imitiate Gesù Cristo. In un luogo dice l'apostolo (2 Cor. ed il correggere frena quelli che sbagliano. Laddove esorta alla perfezione. cioè che egli sia l'abbondanza delle buone opere del popolo (che sia intesa) a sollevare la loro povertà con il nutrirli. È una cosa senza perdita quella che è tutta perdita. e non la gratitudine.10): io vi consiglio in questo. 153. Perché se la volontà è pronta. perciò la grazia non aggrava.html Pagina 26 di 76 . e l'abbondare di loro vi faccia scemare le facoltà. Riguardo poi alle persone. perché tutto quello che si trova in questo mondo è niente: ed a quelli che ne posseggono poco. non distribuisse tutto quello che egli ha. ed a quelli che raccolsero molto. ma alleggerisce l'anima. ma di cose. e l'abbondare di loro sia ragione del diminuire il vostro. Perché quanto è quello che tu hai ricevuto benché ti sembra molto? Giovanni che fu il maggiore uomo che nacque da una donna (Lc. che ti vuole defraudare del prezzo della vita eterna. Similmente dunque è quel povero che conferisce le cose spirituali per quelle temporali. Si può ancora intendere così. che tu non lo hai fatto ricco. Perché anche tu non ti sei consacrato al Signore per fare ricchi i tuoi. 152. Il consiglio si dà ai buoni. benché egli ha molta grazia. perché niente è quello che essi perdono. non manca. è accetta secondo quello che ella ha. per non gravare sulla Chiesa. non avanzò. cercano il tuo premio. e pretendono di operare con equità. non però che vogliano per questo arricchirsi con quello che tu potresti dare ai poveri. 156. sempre manca loro.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 chiedere soldi ad altri. costui non mi pare imperfetto. così che siccome l'animo del ben volere si trova pronto in voi. 7. 8. non secondo quello che ella non ha. E uno ti riprende. e a quelli che raccolsero poco. e gli conferisca la grazia. Conforta bene questo esempio tutti gli uomini impegnati nell'ufficio della misericordia: così che quelli che posseggono molto oro. In primo luogo dunque nessuno si deve vergognare. ma per acquistarti la vita eterna mediante il frutto delle buone opere. Perciò qui ha a prevalere la ragione. penso che egli abbia detto che le vostre ricchezze suppliscono alla loro povertà. ma operasse con onestà quanto basta al suo ufficio. 155. si sforzano di toglierti il frutto della tua vita. ma voglio per un certo pareggiamento che le vostre ricchezze in questo tempo suppliscano alla loro povertà. non ne abbondano. perché desiderano di più: mentre a quelli che hanno poco non manca. perciò sappiamo di giovarci molto nell'avere diminuito il patrimonio per diminuire la fame dei poveri. Si può ancora intendere in questo modo: uomo tu non abbondi. Essi pensano di chiedere poco. perciò siate pari come è scritto: a quelli che raccolsero molto. per dare ai poveri: perciò Cristo essendo ricco. che la liberalità non è perfetta senza la benevolenza.

non desiderare le sue vivande. Perché dobbiamo in questo imitare la natura della terra. li restituisce moltiplicati. 3.) quando tu siedi a tavola con qualche principe per mangiare. ancora. Consideranda) ancora nel donare: le età e la debolezza. è superiore di tempo. ma il non rendere a nessuno. la quale è solita prendere la semente ricevuta con numero molto maggiore. e dell'altra sei debitore per un certo uso ereditario della madre terra. ma il tedio. e. È vero. 158. Dell'una cosa. guardare chi ti ha fatto qualche beneficio o dono. o confiscato. e lo uomo senza sentimento è simile ad una vigna: se tu la abbandonerai si desolerà. Perciò il non essere di gran lunga superiore nel rendere piuttosto che nel conferire i benefici. come se gli fossero stati dati ad usura. Il saggio dunque è ancora come l'agricoltura che restituisce i ricevuti semi con misura maggiore. molte volte ancora la vergogna che manifesta l'essere nato nobile. Tu non puoi negare i soldi che ti sono stati dati in prestito. quelli che ella ha ricevuto. o spande indietro e rende fuori le cose piantate con un numero maggiore. e quello che pare poco a chi lo ha.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 157. perché è spirituale. Inoltre se qualcuno dalla ricchezza cadesse in povertà. posto pure che qualcuno si possa scusare di non aver dato spontaneamente. del rendere quello che tu hai ricevuto? Neppure giudico che si deve rendere di pari misura. considera diligentemente le cose. o per calunnia. nel donare. Perciò dice bene Salomone (Pro. È convenevole cosa. promettendo lo stesso Signore nel Vangelo la remunerazione più grande che i meriti dei santi. E a chi ne ha poco. oppure per essergli stato rubato. 159. questo si alza e gli dona il necessario per la sua impotunità. Se tu abbondi nella grazia bisogna avvertire che la tua mente non cominci ad innalzarsi per tale dono. che se qualcuno bussa troppo. perché chi dona prima. CAPITOLO XXXI 160. ma perché avesse perduto quello che egli aveva. così tu doni più ai vecchi che con la fatica non si possono più guadagnare il vitto: similmente la malattia del corpo. quando i peccati possono preponderare. c. si passa via. La terra ci pone davanti agli occhi un esempio di umanità: la quale ne produce i frutti che tu non hai piantati. e come ti sarà lecito non usare la cortesia verso quelli che la hanno usata con te? Hai nei proverbi (Eccl. se egli poi cadesse nella necessità. La terra dunque ora produce i frutti spontaneamente. 161. 11. È da considerare (Dift. Per ciò che può comprendere la grandezza. può molto davanti a Dio. non ne manca. che ti sono poste davanti. e metti la tua mano sapendo che bisogna preparare tali cose. ma sei tu sei insaziabile. Non è ragione di ciò la elezione.8) a proposito di quello che aveva già chiuso la sua porta. come si potrà egli mai scusare di non aver venduto indietro? Il non dare è lecito appena a pochi. può spostare i monti. 24. Perciò il Signore dice nel Vangelo (Lc. e pesare l'utilità del beneficio che tu gli sopravvenga tanto quanto basta a togliergli la sua calamità. perché molti sono quelli che più gravemente sono caduti dalla altezza del loro cuore. È bene il fare dei servigi. Ma. E però è scritto per te (Pro. e non riceve cosa alcuna. 30 e 31) L'uomo sciocco è come l'agricoltura. che se essi non avessero avuto come punto di Grazia Dio. 86.org/ptpd/officiis. e questa ancora si deve più prontamente aiutare. che ella non aveva ricevuto. perché ella non è una cosa corporea che si può dividere. 23. è un volere essere del tutto inferiore. Ma a quale fine addurrò io altri esempi. ma asprissimo è colui che avendone ricevuti non ne rende in uguale misura. che l'essere grato con quelli che con te sono stati cortesi. mentre un giovane gagliardo molte volte riceve. perché egli chiede con molta importunità.34).didaskalikos. e precedente per umanità. che ancora nel giorno della rovina trovi grazia. è molto a chi non manca alcuna cosa. per non essere lasciato come un campo non fecondo. Perché quale cosa è più contro all'ufficio. 1 e ss. perché queste cose ottengono una vita falsa. la larghezza di quella pur non vedendola? Se la fede fosse grande quanto un granello di senape.html Pagina 27 di 76 . Si può ancora intendere così: la grazia di Dio non abbonda in modo corporale. 162. e http://www. E noi desiderando di imitarlo abbiamo scritta la sua sentenza. e a te non è dato più che un granello di senape. ma di molto maggiore. e ancor più se questo non gli avvenisse per una sua mancanza. Ma forse dirai: un cieco siede in un luogo.

10) per grazia di Dio sono quello che sono. accendere il lume con lume. allegra nelle prosperità. CAPITOLO XXXII 165. è separata ed appartata. e la grazia di Dio in me non fu vana: ma io mi sono affaticato più abbondantemente che tutti gli altri.4) dilettati nel Signore. che la mia porta stata aperta a chiunque vi pervenisse: apprestare l'acqua dalla corsia. e non avendo alcuna facoltà. Però è più perfetta la benevolenza della liberalità. e allora metti la mano. non conosci chi sia questo principe potente. 4. altri la fatica: altri. Di questo cibo si dilettano quelli che con meraviglioso ingegno hanno compreso le dilettazioni superiori. il quale benché fosse più prudente nientemeno stava ai consigli (Re 22. c. ma ancora in ogni parola di Dio. come mostrare la via (Cic. fedele nei consigli. la quale ancorché ella niente sborsi. alloggiare i forestieri. perché non solamente nel pane è la vita dell'uomo fatto ad immagine di Dio. La sacra scrittura è il convitto della sapienza. lib. Togli dal consorzio degli uomini la benevolenza. 36. come è scritto nel Vangelo (Gv. tanto che ciascuno si rimette più nel consiglio di un benevolo che di un saggio. i quali possono sapere quale è quel mondo ed intelligibile diletto della mente. considera le cose che ti sono poste davanti. Quando dunque tu siedi alla mensa di quel principe. Ma circa la bevanda assai esplicitamente dice il santo Giobbe (Gb. restituiscono solamente la affezione. come Davide. che l'essere consapevoli di avere operato bene? Quale cibo più giocondo che adempiere la volontà di Dio? Il quale cibo solo diceva Cristo di sé abbondare. da nientemeno più. che la misura del dono. sarà appunto come se tu levassi il sole dal mondo. e questo fa senza una sua perdita. e vale più la benevolenza.org/ptpd/officiis. più giovane. Pertanto quel convito di Salomone non è di cibi. tanto che ciascuno di loro può dire (1 Cor. 166. sta la benevolenza come una madre comune a tutti la quale unisce e congiunge l'amicizia. o che ricevi dal Signore tuo Dio. perché la cortesia si giudica secondo le forze del rimuneratore. 6. e adoperi con gli uffici la cortesia ricevuta come Pietro e Paolo. del quale dice il profeta (Sal. I. Cibiamoci dunque di quel pane di sapienza. e riempiamoci nel verbo di Dio. perché dove manca la liberalità. Dilettiamoci di questo cibo. http://www. Però più sono quelli che hanno bisogno delle cortesie che quelli che ne abbondano. e costituito nel convitto della sapienza. 31. Più ricca è questa di costumi che quella di doni. e con il guadagno di tutti.34) il mio cibo è osservare la volontà del Padre mio. che il poter rendere il dono. dona a molti in più. 163. 32) dicendo fuori di casa mia non stavano i pellegrini. che è in cielo. Ma la benevolenza è congiunta alla liberalità. 29. 38) perdonate e sarà a voi perdonato: date e sarà a voi donato: vi renderanno nel vostro grembo una misura buona. cosicché tu esegui con le opere quelle cose che tu leggi. Uff. Grande dunque è la benevolenza. È dunque molto a proposito che ci rinfreschiamo con il parlare delle scritture divine e che le parole di Dio cadano sopra di noi come rugiada. è come una luce che riluce ancora negli altri. 23): come la terra aspetta la pioggia. (non è dunque mediocre virtù quella della quale si gloriava Giobbe (Gb. La benevolenza pertanto è tra tutte queste cose come una fonte di acqua che rinfresca gli assetati. e traboccante. oro per oro. e messo nel paradiso del piacere.didaskalikos. per questo non viene meno a quelli che hanno acceso con il suo lume il lume degli altri. e nelle avversità triste. Capisci prima quanto delicati sono le vivande che nei preziosi piatti si contengono. richiamare che sbaglia la strada.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 ne esorti che noi operiamo bene dicendo: (Lc. 167. perché come deve fare chi non ha il modo?Nel rendere il beneficio opera più l'animo. Alcuni dunque rendono il frutto del beneficio ricevuto. e non so se anche più abbondantemente. che delle buone opere? O quale altra cosa può tanto riempire le menti dei giusti. argento per argento. così costoro il mio parlare. dalla quale viene la liberalità stessa. i quali con l'evangelizzazione hanno reso un certo cambiamento al donatore del dono. ma di buone opere.44) di Gionata.html Pagina 28 di 76 . 164. perché senza essa non può stare il commercio degli uomini. 15) ad un viandante. 15. quando l'utilità del donare segue l'affezione della larghezza. Perché di quale cosa godono più gli animi. tanti libri tante vivande sono. 37. abbondante.

diventano uno dei quali è un medesimo spirito. 174. che ne correggono. Similmente abbiamo considerato che i coinvolgimenti dell'amicizia ci sono grati.lib. Laddove Eva si fidò del serpente perché avendo ricevuto la benevolenza non giudicava esservi la malevolenza. La benevolenza fa che le ferite dell'amico (Pro. padri e fratelli. come pari e compagno della benevolenza fa che noi amiamo quelli che noi crediamo che ci siano uguali. siccome non c'era benevolenza tra loro tanto che volesse che l'altro gli passasse davanti. che al parentado di un fratello. 172. ed un medesimo parere. Ha la benevolenza ancora in sé fortezza. ancorché tu non la riscuota. 2 ss. non poteva esserci benevolenza tra i costumi diversi e gli studi ripugnanti. 9. non dubita nel sostenere per l'amico pericoli gravi che comportino la vita.didaskalikos. perché sebbene siano amici.) abitavano insieme e non era tra loro concordia nei costumi. e chi non ha. perché procedendo l'amicizia dalla fonte della benevolenza.22 ss. senza avere conseguito niente del debito. I c. Perché dunque conservi tu agli eredi avari quella scritta. Ma ci dilettiamo della benevola diligenza. non libera la scritta obbligatoria a pagare. Finalmente avendo il Signore Dio posto l'affezione della benevolenza nell'uomo e nella donna. E però il più delle volte altri si rimette piuttosto alla benevolenza di un amico. non ha carta. 16) da più si faccia un'unica cosa. Perché essendo il primo di loro aspro e l'altro mansueto. L'intrinsecità dunque della grazia giova molto all'accumulare la benevolenza. Con ciò la benevolenza fa ancora somiglianza nei costumi. (Eccl. consorzio della fede. dice. l'autorità e la pietà dei padri e l'amorevolezza dei fratelli. non pare da applicarsi solo alla conversazione. Tanto può la benevolenza. E per discutere più pienamente la benevolenza in primo luogo uscita dalle persone familiari cioè dai figli. La benevolenza si accresce con la adunata della Chiesa. CAPITOLO XXXIII 170. ma piuttosto contesa così che (ibidem 27. disse (Gen.14 ss.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 168. sopporto.) con il suo esempio.org/ptpd/officiis. essi hanno punture ma non hanno dolore. (Cic. Nessuna cosa è tanto amichevole alla società quanto la giustizia e l'equità la quale. e in un medesimo spirito. Si aggiunge che il santo Giacobbe non poteva preferire alla virtù un trascinatore della casa. con la comunione dei misteri: però ancora queste intrinsecità si attribuiscono e tirano con sé la riverenza dei figli. come la compagnia dei sacrifici. 17. La benevolenza ancora è solita trarre di mano il coltello dell'ira. se tu hai ragione contro un tuo debitore. ma il più delle volte le ragioni e i tempi: alle volte è da aiutare piuttosto un vicino che un fratello.6) siano più utili che i volontari baci del nemico. con l'intrinsecità del ricevere la grazia. 27. Perché Salomone ancora dice: (ibidem 10) è meglio un vicino appresso che un fratello che abiti lontano. la quale tu non puoi consegnarla loro con lode di benevolenza e senza danno dei denari? 169. 24) saranno due in una medesima carne. Là dove è quel detto: (Sal. 16) Aiutano ancora gli studi di simili virtù.) prendesse la benedizione. E se egli me ne incorre male. E che noi dobbiamo fare quello che dice il santo Giobbe (ibidem 35 ss. Infatti Gionata figlio del re sauro (1 Re 19. e uscita dal paradiso riempie il mondo. 21. Perché non ci sentiamo pungere per gli parlari.) imitava la mansuetudine del santo Davide perché assai lo amava. ne si debbono ancora sempre preferire le persone. che ella vince il più delle volte i regni della natura. http://www.31) per lui. Perciò i figli dei due (Gen. venne nei circuiti delle città per i gradi dei congiungimenti. Lib I c. Appartiene ancora alla benevolenza quella liberalità che. E per concludere a tutti non si devono sempre i medesimi uffici.html Pagina 29 di 76 . 2. La benevolenza fa che (Cic. 171. gli restituisca stracciando la scritta. Abitavano ancora in casa del padre (ibidem 25. ma ancora alla benevolenza. Dunque chi ha. 27) Esaù e Giacobbe: ma era tra loro diverso parere. CAPITOLO XXXIV 173.26) col Santo sarà il santo.

o Panezio ancora o Aristotele stesso abbiano tratto tutto questo. che mediante la fede. Davide riportarono grande gloria ancora delle cose della guerra. Assai copiosamente abbiamo trattato della natura e della forza dell'onesto. È dunque forte colui che si conforta in qualche dolore. come Gesù Nave.org/ptpd/officiis. 177. Inoltre mai incominciò una guerra se non con il consiglio del Signore Dio (2 Re 5. L'apostolo ancora dice (Eb. ma ancora reputiamo gloriosa la fortezza di quelli. ma mai senza compagnia. frena l'ira e non si piega ne si ammorbidisce per allettamenti alcuni. perché noi rimettiamo più diligenza nell'ufficio dell'animo che in quello del corpo e l'uso nostro non si aspetta alle armi ma ai negozi della pace. Quanto fu invincibile Daniele. Trattiamo ora della fortezza. Eppure i nostri antichi. È dunque molto chiaro dove Tullio. 29.) però vincitore in tutte le guerre e fino alla decrepita vecchiezza pronto di mano. perciò mai si fida di se stessa. Là dove il santo Mosé (Es 2. con la grandezza d'animo loro (Eb. altrimenti la fortezza senza la giustizia è materia di ribalderie. Non è fortissimo questi. come soldato (2 Re 21. e lo nascose nella sabbia.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 CAPITOLO XXXV 175. 6. Sansone. uscirono dalle infermità forti: i quali non attorniati da compagnie e moltitudine di uomini armati riportarono la vittoria come con molti. 181. Pertanto nella guerra ebbe la prudenza per compagna della fortezza. 12 e 13) io trassi salvo il povero dalla mano dei potenti e aiutai il piccolo che non aveva chi lo difendesse. Perché chi (23 q. 178. è in colpa simile a quello che fa l'ingiuria. facendo guerra ai titani. e nei familiari. che tanto fortemente sopportò gli impeti del diavolo e lo vinse con la virtù della sua mente? Ne è lecito dubitare della fortezza di quegli al quale dice il Signore (ibidem 40.html Pagina 30 di 76 . essendo che la virtù si posava più nelle sue braccia che nelle altrui armi. lo difese in tale maniera che egli uccise l'egizio. Ma non solo quella virtù è eccellente.10) libera quello che è portato a morte. È pertanto la fortezza una virtù in un certo modo maggiore delle altre.didaskalikos.1 ss. né la legge della virtù è nell'ingiuriare ma nello scacciare le ingiurie. (Dan. la prima cosa si deve considerare se le guerre sono giuste o ingiuste.38) CAPITOLO XXXVI 179. così che ella http://www.15 ss. E veramente si chiama fortezza quella quando uno vince se stesso per zelo di Cristo. 176. appartenente alla giustizia. Perché ella quanto più è robusta tanto più pronta ad opprimere i più deboli: consorti nelle cose militari. c. ma singolarmente trionfarono sui crudeli con la sola virtù dell'animo. 2) prepara come un uomo i tuoi lombi. 180.18) voi avete un grandissimo conforto. non si lascia aggirare dalla mutazione di varie cose come da un certo vento.19 ss. non in inferenda) non disfaccia dal compagno le ingiurie potendo. non si turba per le avversità ne si innalza per le prosperità. 14. né tenendo in alcun conto la propria salute. che non temette i leoni ruggenti attorno a lui? Fremevano le bestie ed egli si cibava sicuro. affliggere la carne e ridurla in servitù. 11. Davide mai mosse guerra se non provocato. 33 e 34) chiusero le bocche dei leoni. Che ancora Giobbe più antico che questi due aveva detto molto avanti (Gb.) si mescolava nelle feroci schiere desiderando gloria. Salomone ancora dice (Pro 24. e me ringraziavano quelli che dovevano perire. Ma lo studio delle cose della guerra pare già strano dal nostro ufficio. perché dovendo combattere corpo a corpo con (1 Re 17. schivarono l'acutezza dei coltelli.40) Golia che era di statura grandissima. Geroboal.) di qui cominciò a provare la fortezza militare. abbatti ed abbassa tutti gli ingiuriosi. spensero la forza del fuoco. Che cosa è per lui più eccelsa e più magnifica che esercitare la mente. rifiutò le armi da caricarsi. prendi l'altezza e la virtù. perciò avendo veduto che un ebreo era da un egizio ingiuriato. Poi per ferirlo più gravemente da lontano prese una pietra ed ammazzò il nemico. ma molto più nella virtù dell'animo. la quale più che le altre si divide nei negozi della guerra. La gloria della fortezza dunque non consiste solamente nelle forze del corpo e nelle braccia.

Perché quale cosa è tanto eccellente quanto che tu informi l'animo tuo in tale maniera che ti mantenga in assoluto pregio né le ricchezze né i piaceri. Questa dunque è la prima forza della fortezza perché la fortezza dell'animo si considera in due casi: prima che si giudichino e tengano come minime le cose esteriori del corpo e più presto si disprezzino come superflue quelle che si desiderano. C. né ho visto che il giusto sia stato abbandonato. ma armi forti per Dio con le http://www. E se costoro che istruiscono chi ha ad esercitarli nel governo della Repubblica. né mai vidi i suoi figli cercare del pane. E poco di sotto: (ibidem 3.25) io sono stato giovane e sono invecchiato. niente meno non mancava di animo ma combatteva tanto che egli diveniva più potente nelle sue debolezze. dando questi ammaestramenti. 7.5) la cui carne non aveva riposo ma afflizione da ogni banda: di fuori battaglie. ma la pietà è utile a tutte le cose. 183. v. Poiché i pericoli della stessa salute presi per la giustizia non ti muovano. accontentandosi del loro piccolo podere che hanno.) Se voi dunque siete morti con Cristo dagli elementi di questo mondo. così che tu fugga dalle opere giovanili.html Pagina 31 di 76 . La pietà dunque ti eserciti alla giustizia. che è confortato in Gesù Cristo (2 Cor. in più a fatiche. vendere le merci. né consumi tutto lo studio tuo in queste cose. In quale comandamento non da. il quale (2 Tim. Ti pare forse mediocre il comandamento della fortezza? (Rm 5.20 ss. la perfezione genera la speranza. 2. Vedi quante battaglie. 2. che devono disprezzare le cose umane quelli che vengono alla amministrazione della Chiesa (Col. E se a uno che milita per l'imperatore è vietato dalle leggi umane far liti e agitare le faccende mercantili. figliolo. spingi a disprezzare le ricchezze. a schivare le favole secolari e da vecchierelle.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 ubbidisca al comando. quanto più dobbiamo fare quelle cose che piacciono a Dio noi che siamo chiamati alla amministrazione della Chiesa così che si possa presumere che sia in noi la virtù di Cristo e piacciamo in tal modo al nostro imperatore. 184. E queste cose fino a qui ha detto a tutti i fedeli. Di nuovo (ibidem 5) mortificate dunque le vostre membra che sono sopra la terra. né gli onori. Pertanto considera in che modo egli insegni.org/ptpd/officiis. si attenga ai consigli in modo che nel mettere mano alle fatiche ella esegua prontamente il proposito e la volontà dell'animo? 182. Ma te. quanto più si devono astenere da ogni uso di faccenda quelli che esercitano la milizia della fede.didaskalikos.3 Fac. E benché egli si trovasse posto in mezzo ai pericoli.1) se dunque siete resuscitati con Cristo cercate le cose che sono di sopra. perché l'esercitazione del corpo non è buona cosa alcuna. Perché tale è la tranquillità e la temperanza dell'animo. che ella mai né per desiderio di acquistare si affligge. in prigioni. niente permettendoti se non quelle cose che ti esercitano alla pietà. Quella tranquillità di animo ancora scarica di ogni passione è di questa sorta che non si lascia nei dolori essere troppo delicati. non maneggiate quelle cose che nell'usarle vi inviano alla corruzione. Questa è quella vera fortezza che ha l'atleta di Cristo. né troppo gonfi nelle prosperità. che le nostre membra siano armi di giustizia. in morti. perché ne contrassegnate voi tanto come se in quello vivete? Non toccate. l'onore o le calunnie degli scellerati. ed una sola corona. di dentro paure. Con ciò un buon testimonio è quello che dice (Sal. e a quello indirizzare tutto l'animo così che come superiore non senta quello che è solito rubare gli animi: o il perdere le cose. 185. confermato e radicato in grazia subentri al buon combattimento della fede: non ti impieghi nelle faccende secolari. se non quello. se non lo hanno del frutto dei loro stipendi. CAPITOLO XXXVII 186. né per paura di povertà si affanna. perché tu militi con Dio. non gustate. alla mansuetudine. I.4) la tribolazione opera la pazienza. 36. poi che si eseguiscano all'effetto con buona intenzione di animo tutte le cose grandi e tutte quante quelle cose nelle quali si vede l'onestà e quel convenevole. Perché quando tu avrai in tale modo accomodato tutto il tuo animo bisogna che tu pensi di avere a preporre quell'onesto e quel decoro. armi non carnali nelle quali regna il peccato. la pazienza dimostra la perfezione. alla continenza.5) non è coronato se non ha prima legittimamente combattuto. 3.

così per caso non cominciamo qualche cosa. come quelle che in nessuna cosa ti possono giovare. insieme o di per sé. E di poco sotto (ibidem 2. e facilmente può opprimere quando egli non ne trova di ben provvisti. 20. i quali forse la carne più debole o l'animo meno forte non possano poi sostenere o tollerare. 192. In secondo luogo non si turbi per occupazioni alcune e non si lasci trasportare dalle onde dei desideri. certo. 10) tu hai parlato come una donna poco prudente. 187. perciò (Mt. stando quasi sopra una alta rocca di sapienza? Poi tu confermi con le stabili ragioni il tuo proponimento e disprezzi quelle cose che tu avrai reputate leggere. cioè se qualcuno può con il vigore della mente vedere prima le cose future. 189. Il Signore mi ha tolto quelle cose che egli mi aveva dato. appunto. e disporre le operazioni che sa che possono giovare a quelle. succedendo così. Siccome nella guerra il non aspettato nemico appena lo si considera. non si fa molto facilmente. Pertanto le avversità se non si considerano molto innanzi presto occupano. il prepararsi in tale modo: e quell'altro all'ingegno. Nemmeno deve qualcuno per pigrizia cedere e abbandonare la fede per paura del pericolo. sia ringraziato il nome del Signore. la sopporti. 190. anzi. si deve fare. per congettura. E giudichi che sia buono solamente quello che è onesto. ma considerare anzitutto e quasi spiare da una certa veletta della mente e ovviare con prudente pensiero alle cose future. che in primo luogo il tuo animo. così da pensare che non ti sia occorsa alcuna cosa contro la natura avendo letto: (Gb 1.org/ptpd/officiis. Perché quale cosa è così difficile del guardare come inferiori a sé le ricchezze e tutto ciò che dalla moltitudine è stimato grande cosa e eccellente. e in un certo modo porsi davanti agli occhi quello che possa avvenire e determinare quello che.didaskalikos. 191. però se tu non confermerai con il consiglio l'animo tuo. pensa di poter unire a caso o di per sé. così i mali non aspettati atterrano di più l'animo. e quella fosse ritenuta aspra e noiosa.23) passiamo da una città in un'altra. le quali egli. veda con occhio puro quello che è vero e onesto. e ciò mentre uno desidera la gloria del martirio non si asserisca a caso a quei pericoli. e penserai. potrai facilmente impiegare l'animo tuo a tollerare simili cose. e ti proporrai la paura del giudizio divino e i tormenti dell'eterno supplizio. (Mt. noi fuggiamo. per ridire la sua parola. 5. talvolta si volgono per la fantasia due o tre cose insieme. Inoltre che se tu avessi qualche avversità.21) io sono nato nudo in questo mondo e nudo ne uscirò. se noi abbiamo dalla mano del Signore avuto le prosperità perché non sopporteremo le avversità? http://www. Questi stipendi della fortezza sono pieni di ufficio onesto e bello. là dove il nostro Salvatore vuole che nel tempo che noi siamo perseguitati. che poi non possiamo condurre a compimento. e mantenga in tutte le cose la persona del saggio e del giusto come chi disse (ibidem) così come è piaciuto a Dio è accaduto. Questo primo dunque appartiene alla diligenza. All'uomo forte dunque appartiene non il dissimulare quando gli sta per sopraggiungere qualche cosa. Si deve con tale grazia preparare l'animo. CAPITOLO XXXVIII 188. Pertanto in quelle due cose constatate quella eccellenza dell'animo. La quale cosa.html Pagina 32 di 76 . eppure aveva costui perduto i figli e le cose. Ma tutti i tormenti si vincono con la paura di maggiori tormenti. Le quali cose difficilmente si possono sopportare.8) beati sono quelli che hanno il cuore puro perché essi ancora vedranno Dio. Ma perché in tutte quante le cose che noi facciamo cerchiamo non solamente che sia onesto ma ancora quello che sia possibile. esercitare la mente e stabilirla con la costanza così che l'animo non si possa turbare per spaventi alcuni. o piegarsi per dispiaceri o infine cedere per i tormenti.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 quali si distrugge il peccato? Muoia la carne nostra così che abbia a morire ogni colpa e così da morte resuscitiamo a nuove opere e costumi. così che non abbia poi a dire: queste cose perciò mi sono venute addosso perché mai avrei creduto che elle non mi potessero avvenire. non ti avere a partire della ragione. esercitato nei buoni pensieri.

senza modo desiderata. viene ucciso miseramente nel mezzo di quelli che egli prima aveva uccisi. (1 Mac. ma stanno tra loro ferme. Misurate da un suo soldato la virtù del capitano Giuda Maccabeo.html Pagina 33 di 76 . Ma prima parlo del popolo dei padri. forte nei pericoli. qualunque si trovò senza pari? CAPITOLO XL 196. del freddo. pensando che ci fosse http://www. mentre le sbandate legioni si occupano dei suoi trionfi e delle spoglie. o gli studi dei piaceri e dei desideri? O lo fecero adirare l'ingiuriosa contenzione dei tre re o la tirannia dei servi? Forse la gloria alzava ella al modo dei leggeri. E molte volte si è visto che. rigida contro i piaceri. 2.1 ss. assaliti il giorno del sabato dai nemici con l'inganno. La fortezza dunque scacci via e soggioghi tanto crudeli feste. 7. quelli che imprecavano e desideravano gravi pene.) che essendo pronti per combattere per il tempio di Dio e per le cose della loro legge. Là dove. Perché (1 Mac. Ed esso si fermò tanto che egli ottenne la vittoria. come si dice. Gedeone (Gc. perché la virtù sta costante nel perseguitare insieme fortemente tutti i vizi come veleni della virtù. 10. così usurpata ha nuociuto sempre.8 ss.43 ss. ma è tale che da sola difende gli ornamenti di tutte le virtù e mantiene i giudizi e fa guerra inestinguibile contro tutti i vizi. né. o l'assalì nel vizio? In che modo sopportò egli la fatica della malattia. il vincitore mentre é trattenuto nello spogliare i morti. Ma che dirò io dei Maccabei? 197. vollero più presto esporre i propri corpi nudi alle ferite piuttosto che combattere per non violare il sabato. Nicanore.35 ss. fugge l'avarizia come una certa macchia che snerva la virtù. Si guardi ancora dal desiderare la gloria. stimolato poi il re Antioco.5 ss. e con certe armi assale l'ira che impedisce il consiglio e la schiva come una malattia. 194.didaskalikos. con grandezza di mente e di fede gridò: Si fermi il sole. se mai avesse celato il suo non volontario peccato o avesse avuto tanto rispetto alla moltitudine della plebe che non lo avesse apertamente palesato al cospetto di ognuno? Perché le virtù non sono d'accordo con i vizi. molte volte ha nuociuto. 6.) Eleazaro vedendo un elefante che avanzava davanti agli altri vestito con armature regali.) che in una guerra abbatté cinque re. Ma la gloria militare tiene forse occupati alcuni che pensano che la fortezza consista solamente nel mestiere delle armi e giudicano che io mi sia volto ai sopraddetti esempi perché ella mancasse ai nostri. della fame? In che modo disprezzò egli il pericolo della salute? Lo eccitarono forse le ricchezze radunate di rapine.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 CAPITOLO XXXIX 193. pur essendo quarantottomila furono messi in rotta da tremila uomini. Quanto fu forte Gesù Nave. i censi. dura contro gli allettamenti.org/ptpd/officiis. Pertanto tutti con pace si esposero alla morte. cacciati che sono i nemici ed essendo in fuga l'esercito nemico. Quale di queste cose o nella virtù mancò al Santo Giobbe. Ma i Maccabei considerando che per tale esempio potrebbe perire tutta la gente. Chi è dunque tanto forte come il santo Giobbe al quale si può stimare che fosse inferiore. che egli ebbe prigioni con i loro popoli? E poi guerreggiando contro i Gabaoniti e dubitando che la notte non gli impedisse la vittoria. 195. né si lasci tentare dai desideri o piegare per paura. 198.) in una grande guerra fece buona prova. La fortezza dunque non è una cosa mediocre né separata dalle altre virtù dell'animo così che ella abbia a guerreggiare con delle altre. muovendo guerra per i suoi capitani Lisia. Il giovinetto Gionata (1 Re 14. disprezza i denari. (Gs. salutarli. e Gorgia fu in tal modo battuto con la sua fanteria e le genti orientali. dopo aver richiamato contro di sé il nemico che gli era fuggito davanti. Perché niente è tanto contrario alla fortezza quanto lasciarsi vincere dal guadagno.) con trecento uomini soli riportò trionfo contro un grandissimo popolo ed un aspro nemico. è invincibile nelle fatiche. le quali in tanta quantità abbondavano ai poveri? O l'avarizia. vendicarono la morte dei loro innocenti fratelli. la quale. nel sabato essendo stati ancora provocati alla guerra. e gli assiri che nel mezzo del campo. ai quali non fa prestare gli orecchi.

disse. capitano del re Demetrio. aveva mutata la faccia. sebbene prima l'aveva ingannato l'abito regale. abbandonato dai suoi e lasciato da solo con due. ma anche nelle avversità. Infine il re Antioco figlio di Lisia che era venuto con un esercito di ventimila uomini e trentadue elefanti.10) 203. che combattendo con poca gente contro gli eserciti regali. e l'armonia della pietra più soave che il concerto di ogni altra lira? 204. http://www. Hai la fortezza della guerra nella quale è una non mediocre forma della onestà e del decoro tanto che sceglie piuttosto la morte che la servitù.org/ptpd/officiis. assalito il lato destro nel quale sapeva esserci la più forte parte dei nemici. non in altro modo che certi monti di armi. che noi in alcun modo macchiamo il nostro onore.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 sopra il re. e ebbero tanta paura che tutti loro si giudicarono inferiori alla virtù di uno solo. ma accresciuta la virtù. cacciò il nemico e richiamò i suoi che già fuggivano alla compagnia del trionfo? 202. cedettero i tormentatori. in tale maniera bardati che alla levata del sole in ciascuna di tali bestie. 201. non ode solamente quelli che parlano. della castità e della vita. Ma cosa dirò io delle passioni dei martiri? E che dire dei fanciulli Maccabei. la ammazzò. Quanta virtù dunque di animo fu questa? In primo luogo che egli non temesse la morte.didaskalikos. Così trovo più glorioso luogo della morte che non nei trionfi. e la bruttezza. Tu hai paura del flagello della lingua e non temi il flagello del sangue? Ha ancora il sangue la sua voce con la quale egli grida a Dio come gridò Abele (Gen 4. gettato via lo scudo e con ambedue le sue mani sostenesse la grandezza della bestia ferita. Per quale motivo aggiungerò io Gionata suo fratello. avendo più sicuramente cominciato la guerra con novecento uomini contro l'esercito del re che era di ventimila. Uno. 14. posta in pericolo di due grandissime cose. vedendo nei figli la bellissima cetra del suo ventre. poi le andò più sotto per ferirla meglio. poi che accerchiato dalle squadre dei nemici si gettasse nella folta schiera di quelli e penetrasse in mezzo all'esercito. quante morti dei figli. rispose: il Dio che udiva (Es. 1 ss. siccome i suoi volevano fuggire per non essere oppressi dalla moltitudine dei nemici. Perché egli (1 Mac.). comandato che gli cavasse fuori la lingua così che gli fosse tagliata.html Pagina 34 di 76 . che non riportarono minore trionfo sul superbo re Antioco. pertanto la bestia cadendo uccise Eleazaro ed egli in tal modo morì. e consideriamo la fine di Giuda Maccabeo. disprezzata la morte. Non voglio. Egli ode più i taciti pensieri dei suoi che le voci di tutti.15) Mosé che taceva. costoro senza armi (2 Mac. e per la caduta di questa. non si arrischiarono di andare contro di lui. facilmente li mise in fuga. preso un corso si gettò nel mezzo della legione. CAPITOLO XLI 200. fu nel suo stesso trionfo sepolto. 9. stettero invitti i sette fanciulli accerchiati dalle legioni regali. dei loro propri padri? Con ciò quelli vinsero armati. non vennero meno i martiri. la quale con animo allegro stava a vedere (2 Mac. 199. scorticatogli il capo. Cosa dirò dei piccoli fanciulli che ricevettero prima la palma della vittoria che il sentimento della natura? Cosa di Santa Agnese che. Ma la fortezza si sperimenta non solamente nelle prosperità. Perché spaventati i nemici dallo spettacolo di tanta virtù. mancarono i supplizi. e si dilettava delle loro voci che morivano come dei dolci canti dei musicisti. Pertanto cominciata la guerra avendo combattuto dalla levata del sole fino alla sera. e buttato via lo scudo con ambedue le mani ammazzava la bestia ed andandogli sotto e conficcatagli nella pancia la spada. più rinchiuso che schiacciato.) tanti trofei. L'altro. Ma queste cose sono dette a riguardo dei trionfi. restaurò la guerra. Cosa dirò io della madre. Ne l'ingannò l'opinione.) dopo che ebbe vinto Nicanore. li confortò a scegliere più presto una gloriosa morte piuttosto che vilmente fuggire.8 ss. 7. 20 ss. splendevano simili ad ardenti fiaccole. e con maggiore ferocia. 7. Ma mentre inseguiva quelli che fuggivano si lasciò ferire alle spalle. spaventato dalla forza di uno solo chiese la pace e così Eleazaro lasciò la pace erede della sua virtù. che era disarmato ed occupato dopo la caduta della rovinosa bestia.

CAPITOLO XLII 208. ma d'estrema poltroneria. degna certamente che per quella combattessero il Sacerdote ed il ministro. Poco dopo verrai: smetti di piangere. dato che entrambi avevano commesso parricidio: avendo uno compiuto il fatto. ma guerre più grandi ti aspettano. Dicono nelle favole tragiche. ed Oreste (siccome era vero) affermava di essere Oreste: l'uno per essere ammazzato al posto di Oreste. a te come giovane aspetta un trionfo più glorioso sul tiranno.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 salvò la castità e barattò la vita con l'immortalità? 205. la quale è chiamata temperanza o modestia: nella quale si considera e si ricerca primariamente la tranquilità d'animo. E voi padre mio mostrate la vostra virtù nel figlio. già spiccati da noi. Avendo fino a qui ora trattato delle tre altre virtù. Questo numero in mezzo è conveniente tra il sacerdote ed il levita. 211. Perché lasciarsi piegare per le adulazioni. Dobbiamo dunque tenere un cert'ordine di vivere. nutrice dell'onestà e ricercatrice del decoro. Tanto vinceva con la virtù la natura del fuoco. infatti ormai non hanno più bisogno di ammaestramenti.org/ptpd/officiis. ne ti abbandono. si servano insolentemente del potere e incitino molte volti a perseguitarci gli animi dei Gentili. che dalla verecondia derivino certi fondamenti. Pietro mandò avanti Stefano. 206. cominciò a piangere non la passione di lui. girami e mangia. Equanti faranno mal capitare per poter star forti e vincere i tormenti? 209. quando Pilade diceva di essere Oreste. la cura dell'onesto. CAPITOLO XLIII 210. che si sono levati grandi rumori. http://www.html Pagina 35 di 76 . schiava della caparbietà. per essere questa compagna e familiare della piacevolezza della mente. Noi come vecchi prendiamo la via per combattere più leggermente. e la considerazione del decoro. 212. e li accendano d'ira. Tale era la loro contesa. Ma a quelli non era lecito vivere. lontana da ogni superfluo. chi prima patisse per il nome di Cristo. Dopo queste cose noi preferiamo conversare con quei anziani che sono tra gli altri reputati i migliori. Non ti spettava di vincere sotto al maestro come se tu cercassi aiuto. i forti lo seguano perché vincano senza maestro.didaskalikos. che vedendo Sisto suo vescovo esser portato al martirio. amante della sobrietà. 207. ed Oreste per non patire che Pilade fosse ammazzato al posto suo. ma l'esser restato indietro lui. lo studio della mansuetudine. mi seguirai dopo tre giorni. Egli è danno del maestro che ha cacciato il discepolo. non solamente non è atto di fortezza. Allora Sisto: io non ti lascio. Anzi molti uomini dotti e illustri vincono più con le forze dei discepoli che con le proprie. A te dunque affido la successione della nostra virtù. Qui però non c'era altro che spingeva San Lorenzo se non l'amor di devozione. Non lasciamo indietro san Lorenzo. Negate forse la compagnia del vostro sangue a quello a cui voi avete commissionato la compagnia di consacrare il sangue di Cristo e di condurre a compimento i sacramenti? Guardate che il vostro giudizio non si inganni mentre è lodata la sua fortezza. la grazia della moderazione. sprezzante del tiranno. egli dopo tre giorni che bruciava sulla graticola. Bisogna anche guardare. Infatti Abramo offrì il figlio. figliolo. E così con queste parole cominciò a chiamarlo: Padre dove andate senza il figlio? Dove andate santo sacerdote senza il diacono? Voi non eravate mai soliti offrire il sacrificio senza il ministro. Ritengo ancora essere da guardarsi. offrite quello che avete istruito affinché sicuro si conduca alla corona con la nobile compagnia del vostro giudizio. Perché cerchi la mia presenza? I deboli discepoli precedano il maestro. Così Elia lasciò Eliseo e non gli tolse la virtù. disse: Sono arrostito. resta di parlare della quarta. che noi non prestiamo gli orecchi agli adulatori. Cosa dunque vi è dispiaciuto in me? Avete voi visto che io traligni? Ora provate davvero se mi avete eletto ministro proposito. l'altro per averlo aiutato. che mentre alcuni son trasportati dal desiderio di troppa gloria. Perché desideri la compagnia della mia passione? Io ti lascio tutta la sua eredità.

Danzò David davanti all'arca del Signore. non avrebbe potuto riportar biasimo di leggerezza. ed altri per lo medesimo rispetto s'appigliano a diversi lavori. Tutte queste cose consideri il Sacerdote e destini ciascuno a quel compito al quale egli è più atto. né perciò egli meritò reprensione. Facciamo dunque di avere in noi la verecondia e la modestia che innalzano tutto il bello della vita. che non si può separare. che la sanità ed il benessere del corpo.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 Perciò siccome il conversare con quelli di pari età è più cosa soave. per non esser conosciuto. o perché gravi occupazioni spaventano o perché l'astinenza è più difficile nella sdruccevole età. per non errare.org/ptpd/officiis. il conveniente poi è la venustà e la bellezza. ma anche i suoi vizi. In qualunque azione ancora si deve ricercare ciò che conviene alle persone. E Saul avendo attorno una moltitudine di Profeti. ma non si può esprimere. ed applichi a quelle cose.didaskalikos. e ciò che più gli conviene. rimossa la paura. come di non degno di diceva: Saul ancora è tra i profeti. ai tempi e alle età.(1 Re 19. Mutò sembianza davanti al Re. Uno è più atto a leggere. e nientedimeno non può sussistere senza di queste ne in modo alcuno essere separati: perché non vi può essere la bellezza e la venustà la dove non si trova la http://www. 220. Perché non è poco tenere misura in tutte le cose.24). ed una cosa sta bene al giovane. Essi pensano alle cose presenti non alle future. Ma nell'ufficio ecclesiastico non si può trovar cosa più rara che quello che voglia seguire l'istituzione del Padre. perché i loro padri sono stati soldati. La dove la ragione è migliore tanto più si deve attendere. sono soliti mettersi in cammino con guidatori esperti. ne deviare dal diritto cammino della virtù? Perché nessuna cosa è più bella che avere i medesimi per ammaestratori della vita e testimoni della stessa. un altro è più bravo a cantare. 217. L'onesto è come se noi dicessimo la sanità ed un certo benessere del corpo. Infatti molti vogliono abbracciare la vita militare e portarsi alla guerra. Perché ciascuno preferisce continuare la vita del Padre. nelle nostre operazioni difficilissimo. Perché ciascuno sa con maggior grazia quelle cose alle quali ha inclinazione della natura. 218. Ciascuno dunque conosca la sua natura. non danzò Samuele. Per sforzarci di trovare qualche distinzione. Pertanto consideri molto bene innanzi che compito si assume. colora i costumi dei giovinetti. ma questi fu più lodato. Ciò in tutti i mestieri è difficilissimo. o perché questa vitta par più strana alla pronta giovinezza. un'altra nella prosperità: 214. Perché i più prepongono le cose preferite alle future. un altro è più sollecito a liberare coloro che sono tormentati da spiriti maligni. CAPITOLO XLIV 215. e gli tinge quasi con la porpora della bontà. Siccome la bellezza pare che sia migliore. CAPITOLO XLV 219. e sia giusto giudice di se stesso. e all'altro è disdicevole. e compatire quell'ordine nel quale veramente riluce quel che noi chiamiamo decoro: che in tal cosa si accompagna con l'onesto. parta dai vizi e in seguito le virtù. così coi vecchi è cosa più sicura: perché con un certo ammaestramento come guida della vita. un'altra al vecchio. Perciocchè se quelli che non son consapevoli dei luoghi. quanto più devono i giovani entrare coi vecchi nel nuovo cammino della vita. che si chiamava Achis. Che non conosca solamente le sue virtù. le quali egli avrà scelto come atte a sé. e ancora ciò che è secondo la natura di ciascuno: perché spesso la medesima cosa a uno si richiede. un altro più atto ad amministrare i sacramenti. quello che è onesto è conveniente tanto che vi è più distinzione nelle parole che separazione nella virtù: perciò che si può conoscere la differenza tra loro.html Pagina 36 di 76 . e però si volgono a quei mestieri che giudicano più piacevoli e plausibili. prosperò ancora egli: ma di lui solo. una si conviene nei travagli. Così ciò che è conveniente e anche onesto. 213. 216. E s'egli avesse fatto questo.

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sanità; così nel medesimo modo l'onesta contiene in se quel decoro, tanto che pare uscito da lei e che
senza di essa non possa essere in nessun modo. Siccome dunque l'onestà è la salute delle nostre azioni e
compiti; così la bellezza è il decoro, il quale mescolato con l'onestà, si distingue solamente con l'opinione.
Perciò sebbene pare eccellente in qualcuno; non di meno nelle radici dell'onesta: ma a guisa di un fiore
bellissimo che senza di lei cada ed in quella fiorisca. Perché qual cosa è l'onestà se non quella che fugge la
bruttezza, non altrimenti che la morte? E che cosa è la sconvenienza se non quella che non apporta la
sterilità e la morte? Verdeggiando dunque la sostanza della virtù, risplende quel decoro a guisa di fiore;
perché è salva la radice: ma guasta la radice del nostro proponimento, niente ne produce.
221. Hai questo più chiaramente espresso nei nostri. Perché David dice: il Signore ha regnato e si è vestito
di bellezza (Sal 92,1); e l'Apostolo dice: camminate onestamente come di giorno (Rm 13,13). Quello che
è detto dai greci (Euschimonos), questo significa appresso di noi di buon abito e di buona speranza. Dio
quando fece l'uomo, lo formò di buona abitudine, di buona disposizione di membra, e gli diede una
perfetta bellezza. Non gli aveva concesso la remissione dei peccati: ma poiché lo rinnovò di spirito, e gli
infuse la grazia; quegli, che venne in forma di servo, e in apparenza d'uomo, prese la bellezza della
Redenzione umana: e però disse il profeta: il Signore ha regnato, e si è vestito di bellezza. Dice in un altro
luogo: A te Signore si conviene l'inno in Sion (Sal 64,2). Egli è onesto, che noi ti temiamo, ti amiamo, ti
preghiamo, ti onoriamo perché è scritto: tutte le vostre cose si facciano onestamente (1 Cor 14,40). Ma noi
possiamo temere un uomo, amarlo, pregarlo onorarlo. L'inno si dice specialmente a Dio. Questa, come più
eccellente cosa, che l'altre è conveniente credere, che lo dobbiamo a Dio. È conveniente ancora che la
donna faccia orazione in abito ornato: ma specialmente che ella preghi velata, e che preghi promettendo
castità con buona conversazione.
CAPITOLO XLVI
222. È dunque il decoro quello che in tutte le cose predomina, la cui divisione è doppia. Uno è il decoro
generale sparso universalmente per tutta l'onesta: che quasi per tutto il corpo si dimostra, e ve ne è un altro
speciale; quello cioè che in qualche parte peculiarmente risplende. Il generale è come quando egli ha una
pari ed universale forma in ogni suo atto corrispondente e consonante; che tutta la sua vita consenta a se
medesima, né sia in alcuna cosa discrepante. Lo speciale, quando nelle sue virtù egli ha qualche atto
eccellente.
223. Avverti ancora che insieme sta il decoro e il vivere secondo la natura, secondo la natura governarsi: e
brutta cosa è quella che si fa contro l'ordine della natura. L'Apostolo dice quasi domandandosi: sta bene
che la donna faccia orazione a Dio senza velo in capo? Né la natura stessa ve lo insegna; che se l'uomo si
lascia crescere i capelli, già è vergogna; perché questo è contro all'ordine della natura? (1 Cor 11,13) ed
inoltre dice: Ma la donna se ha i capelli è di onore (Ibid.15); perciocché è cosa naturale, servendo quelli
per velo; perché questo è un velame naturale. la natura dunque ne concede la persona, e la bellezza che
noi dobbiamo mantenere: e iddio volesse che noi potessimo mantenere la sua innocenza e che la nostra
malizia non la mutasse.
224. hai questo decoro in universale; perciocché Iddio fece questo mondo bello. L'hai in particolare,
perché quando il Signor Iddio ebbe fatta la luce e distinto il giorno e la notte, creato il cielo separato la
terra e il mare; dopo che ebbe ordinato che il sole la luna, le stelle risplendessero sopra la terra approvò
ciascuna cosa. Dunque questo decoro che riluceva in ciascuna parte del mondo, risplendette nel tutto,
come prova la Sapienza che dice: io ero quella a cui faceva festa​, rallegrandosi poiché egli ebbe compito il
mondo (Pro 8,30-31). Similmente adunque nella fabbrica del corpo umano è graziosa la proporzione di
qualunque membro. Ma molto più ne diletta in comune l'atta composizione delle membra, che paia, che le
quadrino e convengano tra loro.
CAPITOLO XLVII
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225. Se qualcuno dunque osserva l'ugualità e la misura di tutta la sua vita e di ciascun atto, e custodisce
ancora l'ordine e la costanza delle parole e dei fatti, e la mediocrità della sua vita, risplende quel decoro, e
riluce come in uno specchio.
226. Si aggiunga nientedimeno il soave parlare, per conciliarsi l'affezione degli uditori, e renderti grato ai
familiari o ai cittadini o se è possibile a tutti; ne sia adulatore, ne voglia ancora essere adulato da altri:
perché l'una di queste cose è atto di troppa astuzia, l'altra di vanità.
227. Non tenga poco cono di quello che si stimi di se qualunque persona, e massimamente dai buoni.
Disprezzare i giudizi dei buoni, è o da uomo arrogante o da troppo sciolto: l'una si attribuisce a superbia
l'altra a negligenza.
228. abbia ancora cura ai movimenti dell'animo suo; perché esso deve osservare se medesimo e guardarsi
d'ogni intorno, e siccome deve guardarsi per rispetto di se medesimo, e così da se stesso difendersi. Perciò
vi sono certi movimenti, nei quali è quell'appetito che in un certo modo impetuosamente salta fuori. La
dove è detto dai greci (ormì), per gettarsi egli ad un tratto con una certa forza. È in questi una certa non
mediocre forza d'animo e di natura: la quale forza nondimeno è di due forti: l'una posta nell'appetito;
l'altra nella ragione, la quale deve raffrenar l'appetito, e renderselo obbediente, e guidarlo dove ella vuole,
sicché gli insegni quasi con diligenti ammaestramenti quel che bisogni fare, e ciò che è da schivare, per
obbedire a lei, che gli è buona domatrice.
229. Perciò noi dobbiamo esser molto più cauti di non far qualche cosa a caso, o senza considerazione, o
della quale noi non possiamo al tutto render ragione probabile: perché sebbene noi non abbiamo a render
conto ad ognuno delle nostre faccende; sono nientedimeno da ognuno esaminate. Ne abbiamo cosa nella
quale ci possiamo scusare; perché sebbene in ogni appetito è una creta forza di natura; nientedimeno il
medesimo appetito è sottoposto per la legge della stessa natura alla ragione, e la obbedisce. La dove al
buon pensatore appartiene considerare in tal materia innanzi coll'animo, che l'appetito non possa prevenire
la ragione, ne abbandonarla, acciò col prevenirla non la perturbi ed escluda, e con l'abbandonarla non la
lasci. La perturbazione toglie la costanza: l'abbandonare questa è segno di viltà, e ne dimostra pigrizia.
Perciocché perturbata la mente, l'appetito si spande in più larga e più profonda maniera, e non
diversamente che una bestia schiva impetuosamente i freni, ne sente alcun reggimento della sua guida, col
quale si possa ritirare; il perché molte volte quando l'animo è perturbato, non solamente si perde la
ragione, ma ancora si infiamma il volto o per l'ira, o per la libidine, impallidisce per la natura, per il
piacere non sta in se, e brilla per la troppa allegrezza.
230. Mentre quelle cose avvengono, si perde quella severità naturale e gravità di costumi, né si può
mantenere quella costanza, la quale sola può mantenere la sua autorità, e quel che sia convenevole
nell'eseguire gli impegni e nei consigli.
231. Ma l'appetito più grave nasce per il troppo sdegno, il quale il più delle volte è acceso dal dolore della
ricevuta ingiuria. Circa questa cosa ammaestrano sufficientemente i comandamenti del salmo posto da noi
nel proemio. Ci torna molto utile, che scrivendo riguardo gli uffici, ci serviamo di quell'allegato iniziale
(cap. 2.6 e 7): la quale essa stessa appartiene all'ammaestramento dell'ufficio.
232. Ma perché io ho accennato sopra brevemente (come si doveva) come ciascuno può vedere, che non
ci sia ingiuria dubitando che la prefazione non fosse troppo lunga, preferisco parlarne ora più largamente;
infatti è il punto giusto che, nelle parti sulla temperanza io dica in che modo si freni l'ira.
CAPITOLO XLVIII
233. Voglio pertanto mostrare che vi sono tre sorte di persone nelle scritture divine che ricevono ingiurie.
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La prima sono quelli che da peccatori sono scherniti, oltraggiati, molestati e incitati come da acuti sproni.
A questi tali, perché manca la giustizia, cresce la vergogna. Aumenta il dolore. Nel numero di costoro
sono molti del mio ordine, del mio numero. Pertanto se qualcuno fa un'ingiuria a me debole, ancorché io
sia debole, perdonerei quell'ingiuria. Ma se egli mi rimproverasse qualche brutto vizio, io non sono così
perfetto che mi basti la mia coscienza, ancorché io sapessi di non aver errato, ma come infermo mi sforzo
di lavare la macchia della mia onesta vergogna. Dunque io riscuoto occhio per occhio, dente per dente, e
ricompenso villania per villania.
234. Ma se io sono nella via della perfezione (benché non ancora perfetto)n non rispondo alle villanie; e
sebbene egli sbottoneggia verso di me, e riempie le mie orecchie di villanie io taccio e non rispondo
alcuna cosa.
235. Ma se io son perfetto (per esempio sia detto, perché in realtà io son debole) benedico quelli che
dicono male, come faceva anche Paolo che dice: noi siamo maledetti e benediciamo (1 Cor 4,12); perché
egli aveva udito il Signore che diceva: amate i vostri nemici, pregate per quelli che vi calunniano e
perseguitano (Mt 5,44). Però Paolo era perseguitato e sopportava, perché sia vinceva sia mitigava
l'affezione umana per amore del premio propostogli di diventare figlio di Dio se egli avesse amato il
nemico.
236. Non di meno possiamo insegnare che il Santo David non fu inferiore a Paolo in questa sorta di virtù:
il quale prima ricevendo villanie dal figliuolo di Semei, e rinfacciategli alcune scellerataggini, taceva e si
umiliava e nascondeva i suoi beni; e questo per essere egli consapevole delle sue buone azioni: in seguito
desiderava di essere oltraggiato, perché con quelle villanie cercava la misericordia di Dio.
237. Guarda un po'in che modo egli abbia mantenuto l'umiltà, la giustizia e la prudenza di meritare la
grazia di Dio. Prima dice: questi mi dice villanie perché il Signore gli ha detto che me ne dica (2 Sam
16,20) vedi l'umiltà perché egli come un servo giudicava di dover sopportare pazientemente quelle cose
che gli erano comandate dal Signore Dio. Inoltre disse: ecco che mio figlio, che è uscito dal mio ventre,
cerca la mia morte(Ibid 11). Hai la giustizia. Perciò se noi sopportiamo, dà a noi le cose più gravi; perché
sopportiamo noi indegnamente quelle fatte dagli estranei? In terzo luogo disse: lasciagli dirmi questa
villania, perché vuole così il Signore per vedere la mia umiltà e rendermi la benedizione per questa
villania che io sopporto (Ibid12). Né sostenne solamente che lo ingiuriasse di parole ma anche quando lo
perseguitava o lapidava lo lasciò andare senza offesa alcuna; anzi dopo la vittoria chiedendogli perdono
volentieri glielo accordò.
238. Ho deciso di insegnare ciò, che il santo David, guidato dallo spirito evangelico, non solo non offese
quello che gli disse villania; ma gli fu anche grazioso e più presto si dilettò che egli inasprisse per le
ingiurie e per queste giudicava di dover essere perdonato. Ma non di meno, benché fosse perfetto, cercava
cose ancor più perfette. Si scaldava per il dolore dell'ingiuria come uomo, ma vinceva con lo spirito come
buon soldato. Tollerava come buon combattente (perché il fine della pazienza è aspettare le cose
promesse); e però diceva: dimmi Signore il mio fine e il numero dei miei giorni perché sappia quel che mi
manca (Sal 38,5). Cerca quel fine delle promesse celestiali o quello quando ciascuno resusciterà nel suo
ordine: prima Cristo poi quelli che son di Cristo che hanno creduto nella sua venuta, poi sarà la fine (1Cor
15,23). Perché consegnato il Regno a Dio Padre e annullate tutte le podestà inizia la perfezione come
disse l'Apostolo. Qui dunque c'è l'impedimento, qui l'infermità ancora dei perfetti; e qui la totale
perfezione. Però ricerca quei giorni della vita eterna che sono e sussistono; non che passano, così che
conosca quel che gli manca: quale sia la terra di promessa che produce i frutti perpetui: quale sia la prima
stanza appresso al Padre, quale la seconda, quale la terza nelle quali si riposa ciascuno secondo la
proporzione dei propri meriti.
239. quelle cose dunque dobbiamo con tutte le forze cercare, nelle quali è la perfezione e la verità. Qui c'è
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didaskalikos. la Verità in cielo. nella tua città. si turba. cioè risplenda nell'anima che cancella le immagini dei vizi delle quali David dice: Signore nella tua città ridurrai a niente le loro immagini (Sal 72. chi divorare. o non si turba ancora vanamente chi raduna con grandissima fatica e non sa quale erede abbia a godere il suo? Molte volte succede che il lussurioso erede dissipi con un veloce scialacquamento quello che l'avaro radunò con grandissima ansietà. anzi ti spogliano dell'immagine di Dio e ti vestono dell'immagine dell'uomo? Se qualcuno si veste la forma e l'immagine di un tiranno non egli stesso sottoposto alla dannazione? Tu poni da banda l'immagine dell'imperatore Eterno e innalzi in te l'immagine della morte. è cosa vana. L'ombra è nella Legge. sia in noi l'immagine della giustizia l'immagine della sapienza. e di sicuro inutilmente. perché tu ( cfr Sal 29. CAPITOLO XLIX 240. Non trovi in te il nemico la sua immagine. inghiottisce come un ingordo baratro. si turbi dei prezzi perché non venga a vendere meno di quanto ha comperato. Qui in immagine. Perciò cos'è radunar ricchezze se non vanità? Perché cercare cose caduche. Caccia invece l'immagine del diavolo dalla città dell'anima tua e ponici l'immagine dio Cristo. non ti privi della voce della libertà. come di reti. mentre che egli cerca il guadagno non volendo aspettare. qui la verità. osservi i prezzi dei luoghi e provochi subito gli assassini verso di se per l'invidia dei famosi traffici: o non aspettando venti più prosperi.html Pagina 40 di 76 . Spesso ancora lo sperato successore si concita invidia per l'acquistata verità e con una morte immediata dà facoltà agli estranei di entrare nella sua successione. http://www.20). si sacrificava il vitello. non la rabbia non il furore. raduni mercanzie. Non è cosa vana che un mercante consumi notti e giorni in viaggio per accumulare tesori. Perché la voce della libertà è che tu dica: verrà il principe di questo mondo e non troverà niente in me (Gv 14. se il disprezzo di questo mondo. perché in queste cose è l'immagine della nequizia. perché noi giungeremo a quel giorno e saremo giudicati secondo l'immagine. perisca in mare? 244.5) non guardi nelle vanità né nelle false stoltezze. Pertanto se tu sei sicuro che lui non trovi niente in te quando verrà a considerarti dirai quel che disse il patriarca Giacobbe a Labano: guarda se vi è niente di tuo verso di me(Gen31. A che proposito tessi la tela del ragno che è vuota e senza frutto e ti servi. perché Rachele aveva nascosti i simulacri dei suoi dei. le cose per lungo tempo acquistate. dell'inutile abbondanza delle ricchezze le quali anche se traboccano. E quando tu le avrai accumulate che sai tu se potrai goderle? 243. Perché quando il Signore Dio avrà dipinta quella Gerusalemme ad immagine sua allora si cancellerà ogni immagine degli avversari. e offre se medesimo come sacerdote per cancellare i nostri peccati. Ti pare forse cosa mediocre chiudere la bocca all'avversario così che non possa avere autorità di riprenderti? Pertanto chi non riguarda nelle vanità non si turba: però chi vi guarda. Prima si offriva l'agnello. quasi ricevente la passione. Questa rifulga in te.org/ptpd/officiis. improvvido delle future. e che il brutto scialacquatore. Beato giustamente Giacobbe presso il quale Labano non poté ritrovare cosa alcuna di suo. se la tua grazia nasconderà ogni perfidia sarai beato. Non trovi desiderio di oro non copia di argento non immagini dei vizi cosicché. ma si offre come uomo. qui l'immagine. l'immagine nel Vangelo. ora si offre Cristo. 242.32). Pertanto se la tua sapienza se la fede.30). lì in verità dove egli intercede per noi come nostro avvocato presso il Padre. non giovano a nulla. Dunque mentre che noi siamo qui serviamo l'immagine e così arriviamo lì alla verità. Qui dunque andiamo in immagine e in immagine vediamo. lì faccia a faccia dove è compiuta e consumata la perfezione perché tutta la perfezione consiste nella verità. Perciò il diavolo nostro nemico ringhiando come un leone cerca chi ammazzare. 245. 241.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 l'ombra. cieco delle cose presenti.

con la pudicizia inviolabile. hai l'ardire di supplicare in favore degli altri.26). Ma voi che avete ricevuto la grazia del sacro Ministero col corpo integro. ma mai le seconde? È dunque legge del matrimonio di non ripeterle. Essi tolgano il tabernacolo e tutti i suoi vasi. come leggiamo nel vecchio Testamento. Infine questo vuol dire levita: esso è mio. Perché gli è conveniente che dei nostri fatti e delle nostre azioni ne sia testimone quello che pubblicamente si giudica e afferma non derogare al grado. Da qui l'Apostolo ancora quando egli ebbe detto che il vescovo deve essere sobrio. ornato. 248. Che se nel Vangelo del Signore ancora il popolo stesso è informato e ammaestrato a disprezzare le ricchezze. Grande dunque è il suo dono. Se aveva tanta osservanza nella figura. E se al popolo era vietato avvicinarsi alla propria vittima se prima non aveva lavati i suoi vestiti. ammaestratore. ovvero come Egli disse a San Pietro di quella moneta in corpo a quel pesce: la darai loro per me e per te (Mt 17. e lavava i suoi vestimenti. non avaro. Da ciò dice David: il Signore è mia parte di eredità e mio calice (Sal 15. perché tu purifichi il tuo corpo per celebrare i sacramenti. non avendo alcuna macchia (1 Tim 3. Ma questo dobbiamo intendere. Perché io ho santificato per me i primogeniti nella terra d'Egitto (Num 3. Dice: non li riceverai tra i figli di Israele e ordinerai i Leviti sopra il tabernacolo del testimonio e sopra tutti i suoi vasi. la cui porzione è Dio? Perciò dividendosi da Mosè il possesso della terra dei padri al popolo. Ho voluto dire ciò perché in alcuni luoghi più nascosti pur amministrando o ancora sacrificando hanno avuto figli. di ciò chi vede il ministro dell'altare ornato di convenienti virtù. ben orinato per la sua casa. leviti. senza violare questo compito con alcun atto di matrimoniale commercio. ovvero egli è per me. Perciò la lode del Signore è là dove è l'irreprensibilità. Non piccolo è l'ufficio dei leviti dei quali dice il Signore: ecco io eleggo i leviti nel mezzo dei figli di Israele per ogni primogenito che nasce nei figli di Israele. ne cercare mai di congiungersi con la seconda moglie.didaskalikos. quanto più bisogna che vi asteniate da desideri terreni voi. alieni ancora dal consorzio coniugale sapete che si deve amministrare senza offesa alcuna. non esperti del brutto guadagno.org/ptpd/officiis. ma tra tutti sono eletti e sono santificati come le primizie dei frutti. Abbiam visto che i leviti non sono contati tra gli altri ma sono a tutti preposti.5). ed essi pongano le tende attorno al http://www. il Signore eccettuò i leviti dal consorzio del possesso della terra per essere Egli il fine per loro e il sostenimento dell'eredità. e in questo si difendono con la vecchia usanza quando si sacrificava per intervalli di giorni: e non di meno ancora il popolo stava casto due o tre giorni per venire puro al sacrificio. ma abbiano il mistero della fede in pura coscienza e costoro prima siano approvati e così amministrino. ed essi amministrino in quello. predichi il Creator ed onori il Signore che ha tali servi.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 CAPITOLO L 246. 247. ma anche di quelli che sono di fuori. costoro saranno il pregio della redenzione e saranno miei leviti. in modo immacolato. Pertanto quello che è di colpa si cancella nel Battesimo: quel che è di legge non si scioglie col matrimonio. pudico. e l'innocente disciplina della famiglia. Consideriamo quante cose si ricerchino in noi: che il ministro del signore si astenga dal vino. con ciò anche sei peccati non sono soliti nuocere se gli son cancellati nel Battesimo. perché nel battesimo si può perdonare il peccato non si può cancellare la legge: nel matrimonio non è peccato ma legge. che si offrono al Signore: e in questi c'è l'adempimento dei voti e la redenzione dei peccati. che egli sia fortificato dalla buona testimonianza non solo dei fedeli.12-13). hai l'ardire di amministrare agli altri? 250. non litigioso. Il che fa meravigliare molti perché le nozze ripetute prima ancora del Battesimo generino impedimento all'elezione del grado e prerogativa degli ordini. quando gli son permesse le prime nozze. e l'altare e tutte quelle cose che gli sono sopra.8). che di lui il Signore dica :esso è mio. Ma che dirò io della castità. quanta ce ne deve essere nella verità? Appaia sacerdote e levita che cosa sia lavare i tuoi vestimenti. E in che modo può esortare alla vedovità colui che ha frequentato il matrimonio? 249. soggiunse: bisogna similmente che i diaconi siano gravi. tu che hai il corpo e la mente così immondi. accogliente dei forestieri. non di due lingue non dediti al troppo vino.html Pagina 41 di 76 .

E il fondamento è Cristo. 256. mantenere il giuramento: come Erode. dopo che tu ordini le guardie per il popolo: il che appartiene alla giustizia. Con i denari che tu provveda. e nel ricostruirle di nuovo essi riordinino il tabernacolo sopradetto qualunque estraneo vi si avvicinerà subito muoia (Num 1. Molto meglio sarebbe stato non promettere tali cose che disobbligarsi da tal promessa col parricidio. Mosè infine vide la circoncisione spirituale ma la coprì e scrisse molto avanti la circoncisione in un segni. non tutti vedono il profondo dei misteri perché son coperti a loro dai leviti. Tu dunque sei eletto di tutto il numero dei figli di Israele reputato come primogenito tra i sacri frutti.5). e a te sembra poco ciò che ti è affidato? In primo luogo che tu veda le cose profonde di Dio: il che appartiene alla sapienza.49ss). Ma giudicarono che l'ordine della comunità fosse superiore all'ordine della sapienza. non tema la morte. se tu non negassi ad un pazzo un coltello da lui datoti da lui in custodia col quale egli si uccida: non sarebbe questo pagamento o questa restituzione contro all'ufficio? Non è ancora contro l'ufficio ricevere in custodia quelle cose che tu sappia che sono rubate per ingannare quello che le aveva perdute? 255. che non sia un ufficio da rendere a lui quello che tu avrai accettato in deposito: come se qualche manifesto nemico aiutando i barbari contro la patria ti chiedesse i denari. depongano il tabernacolo. potrai collocare le tue azioni a beneficare e ad aiutare gli uomini e prestare aiuto alle necessità o con denari o con l'ufficio. Queste sorti principali di virtù ordinarono ancora quelli che sono fuori. E però è faticoso eleggere tale levita che custodisca le cose sacre. preposto al tabernacolo. Perché: chi guarda una donna con desiderio cattivo http://www. Vide ancora gli azzimi della sincerità e della verità: coprì la passione del Signore col sacrificar l'agnello o il vitello. 253. La prima dunque è la fede che è la sapienza come dice Salomone imitando il padre: il principio della sapienza è il timore del Signore (Prov 9.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 tabernacolo e nel muovere le tende. Ma più eccellente cosa è che tu affidi a Dio quella cosa che hai di più prezioso cioè la tua mente della quale non hai cosa alcuna più eccellente. convenendogli massimamente aver continenti non solo l'animo ma anche gli occhi e questo per qualche fortuito riscontro non violasse la fronte della sobrietà. 251. Ufficio dunque è mantenere e rendere un deposito.org/ptpd/officiis. che giurò di dare alla figlia di Erodiade ciò che ella gli avesse chiesto e ammazzò Giovanni per mantenere la promessa. Voi sapete quanto giudizio bisogna avere nel considerare quelle cose. non si inganni col consiglio. affinché tu proceda nel campo della santità e della fede. che egli aveva promesso di offrire a Dio la prima cosa che gli capitasse innanzi. È dunque bella cosa che tu ponga nel comune della generazione umana la tua grazia e i tuoi uffici. e i buoni leviti osservarono il ministero della loro fede sotto questo velo. e se qualche estraneo vi si accosterà muoia: sei posto e destinato a coprire ossia a custodire l'arca del testamento. ama il prossimo tuo (Dt 6. che tu difenda le squadre e custodisca il tabernacolo: il che appartiene alla fortezza. la giustizia sia opera che non possa stare se non ha fondamento. che avesse attorno chi subito glieli rubasse. è ancora spesso contro l'ufficio osservare la promessa. Infatti. Quando tu avrai pagato il debito al Creatore. leviti. se tu li restituissi a un matto che non sapesse mantenerli. 252.html Pagina 42 di 76 . E che dirò io di Iefte che sacrificò la figliola che dopo la vittoria gli si fece incontro prima che alcuna altra cosa per adempiere al voto. o se tu gli rendessi ad uno. non faccia cosa alcuna a meno che in modo temperato. essi. e che tu ti ingegni di essere continente e sobrio: la qual cosa è compito della temperanza. Ma talora succede un tal cambiamento o per tempo o per necessità.10. non abbandoni la fede. con ciò affinchè essendo la sapienza fondamento. liberi chi è legato da un debito: con l'ufficio che tu prenda ad osservare quelle cose che teme di perdere colui che le aveva date in deposito. 254.10) e la Legge dice: ama il Signore tuo Dio.didaskalikos. ne prendano quelli che non possono conservare. Sal110. che mostri gravità nella stessa presenza. affinché non vedano coloro che non devono vedere. o ancora con qualche dono: il che si vede largamente nella vostra professione.

come Erillo.org/ptpd/officiis. che abbiano in odio coloro che violano la castità.8ss). non nascondono nessuna frode. 258. ma che si lascia al giudizio divino. Se qualcuno dunque manifesta la giustizia di Dio. conoscano i tempi degli uffici. quello che sia maggiore e quello che sia minore. All'onestà dunque appartiene o usar misericordia. e dove si ritrovino due onesti. Perché ella non ricerca come premio le opinioni del popolo ne le teme per supplizio. (Dt 33. Così l'adulterio non si commette solamente con l'atto stesso ma anche con l'intenzione del vedere. ma chi lo aspetta solo da Dio. quelli cioè che fanno ogni sforzo per mostrare la liberalità che usano verso i poveri come se con la tromba lo notificassero. e le sue verità all'uomo santo che lo hanno tentato nelle tentazioni e maledetto sopra l'acqua della contraddizione. che noi giudicavamo convenire all'onestà nella quale non dubitavamo che sia posta la vita beata. detta vita eterna. e altresì del digiuno che fanno solamente per ostentazione: loro hanno. quello che sia più adatto a qualunque tempo e che seguano solamente quello che è onesto. altri nel soddisfacimento delle cose. Perciò lo splendore dell'onestà è tanto che la tranquillità della coscienza e la sicurezza dell'innocenza sono quelle che rendono la vita beata. o secondo il mondo. dice. pensino di dover preporre quello che è più onesto. Da qui la Scrittura chiamò più espressamente vita eterna quella che sia tanto felice da non poter dipendere in nessun modo dalle opinioni degli uomini. E questo è scritto nel Vangelo: in verità vi dico essi hanno già ricevuto il loro premio (Mt 6. Amen. date a levi la porzione del suo aiuto.2). Pertanto i filosofi posero la vita beata. vendichino l'offesa della pudicizia. ritenute chiare ed illustri. ma custodiscono le sue parole e le custodiscono nel loro cuore.10) perché egli trovi la grazia della benedizione profetica presso Colui che vive e regna nei secoli dei secoli. e offre l'incenso: benedici Signore la sua virtù. 257. come Girolamo. detta nella Sacra scrittura. che sentendo da Aristotele e da Teofrasto lodare http://www.18).Beata certamente che non è giudicata da giudizi estranei ma come giudice di se.didaskalikos. ed ha cacciato da sè i figli.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore (Mt5. 3. Quelli dunque sono i suoi veramente e manifestatamente che non hanno nessun inganno nel cuore. tanto più è superiore a quella. Grandi appaiono queste cose e troppo severe ma non sono superflue in quest'ufficio: poiché tanta è la grazia dei leviti che di essi disse Mosè nelle benedizioni: date a Levi quelli che sono veramente e manifestatamente suoi. ha la vita eterna che non la può concedere se non l'autore dell'eternità come si vede qui: oggi sarai con me in paradiso (Lc 23. CAPITOLO II 4. ricevi le azioni delle sue mani (Dt 33. e ai suoi fratelli: io non so chi voi siate.Abbiamo fin qui trattato degli Uffici. Però siccome il sole del giorno nasconde il globo della luna e le altre luci delle stelle. Costoro sono da lodare giustamente. 2. Pertanto quanto meno cerca gloria. questi custodisce le tue parole e osserverà il tuo testamento. il loro premio. coi suoi propri sentimenti si impara.43). Perciò a quelli che ricercano la gloria. 259. così il chiarore dell'onestà dove risplende con vera e incorrotta bellezza offusca tutte quelle cose. LIBRO SECONDO CAPITOLO I 1. o digiunare segretamente così che appaia che tu aspetti il premio solamente dal tuo Dio e non dagli uomini. l'ombra delle cose future è già premio delle presenti che impedisce la vita eterna. Perché chi cerca di essere premiato dagli uomini ha già il suo premio.html Pagina 43 di 76 . altri nel non avere dispiaceri. Quello che dice a suo padre e a sua madre: io non vi conosco. come le custodiva Maria Santissima: che sappiano di non dover preferire i suoi parenti al proprio ufficio. che sono reputate buone secondo il piacere del corpo.

e dopo di lui Diodoro. Perché se si sarà esercitato nel parlare e non nell'operare. né per l'avversità diminuisca: niente è beato se non quello che è lontano dal peccato pieno di innocenza. il primo di raggiungere il piacere. il consorzio dell'onestà perché senza di quella non ci può essere vita beata. e trattata prima nei filosofi che trattata prima nel Vangelo. la quale non si accresce mediante i beni esteriori o del corpo. CAPITOLO III 8. Zenone e Girolamo siano stati anteriori al Vangelo.didaskalikos.1).org/ptpd/officiis. 5. le proprietà per Mio nome riceverà cento volte tanto e riceverà la vita eterna (Mt19. e Aristotele e Teofrasto e gli altri peripatetici ritennero che la vita beata fosse nella virtù. Signore.La fede dunque ha la vita eterna perché il fondamento è buono. e circa le opere così rispose: chiunque lascerà la casa i fratelli le sorelle. anche se i filosofi.1).12) e in un altro passo abbiamo: beato l'uomo che teme il Signore e desidera i suoi comandamenti (Sal111. scaccerà con le opere la sua prudenza.html Pagina 44 di 76 . essere implicate e confuse tante questioni nella filosofia. giudicò che essa fosse la sola ad essere il sommo bene nonostante che essi l'avevano lodata come cosa buona ma non come l'unica buona. ma vanno nelle vie del Signore.3).(Sal 1.(Sal 118. della quale noi vediamo. Perché circa la scienza così disse Gesù Cristo nostro Signore: questa è la vita eterna che conoscano Te. cioè nell'onestà. l'altro di non avere dispiaceri. La nave se è messa male nel porto si guasta e un terreno arenoso presto cede né può sopportare il peso di un edificio costruitogli sopra. niente è ben se non ciò che è onesto e giudica la virtù essere felice in ogni stato.29). Infatti è scritto: beato l'uomo che tu. sappiano costoro quanto prima che si udisse ricordare e il nome dei filosofi che ambedue queste cose furono apertamente dette per bocca del santo Davide. l'unico vero Dio e Gesù Cristo che Tu hai mandato (Gv17. Altri la posero nel piacere come Epicuro. essere frutto dell'eternità. Abbiamo insegnato della conoscenza il cui premio ha detto il Profeta. E poco sotto: egli ha distribuito e dato ai poveri. tanto che quanto più costruisci più si distrugge. Alla fine dice: felice l'uomo pietoso che dà in prestito. Altri furono dell'opinione di Califone. Ed in un altro luogo: Beato quelli che non hanno errato nella legge degli empi. Circa le azioni aggiunge ancora nel medesimo salmo che all'uomo giusto è dovuto per premio la vita eterna. ce l'hanno i buoni fatti. e che desidera fare i divini comandamenti: onore e ricchezza bella sua casa e la sua giustizia dura per sempre (Ibid 3). E perché gli si è rifiutata la sola scienza delle cose o come vana opinione secondo le superflue dispute filosofiche. questo affinché l'uomo giusto si esprima con le parole e con i fatti. cioè Aristotele Teofrasto.1-2). abbandonato alla Grazia di Dio. D'altra parte ancora fare opere buone ed essere con i discorsi poco fedele è come se tu volessi edificare un alto muro sopra un fondamento pessimo. Perché la Scrittura afferma. ma la sua volontà è nella legge del Signore. 6. o come non perfetta consideriamo quanto senza scrupoli la Sacra Scrittura dichiari il suo parere circa questa cosa. ma affermarono che la felicità si compie perfettamente ancora con i piaceri del corpo e con i beni esteriori. Ma la Sacra Scrittura ha posto la vita beata nel conoscere la divinità e nel frutto delle buone opere. ma altresì posteriori ai profeti. http://www. avrai educato e gli avrai insegnato la tua legge (Sal93. aggiungendo che tali cose sono nella casa di colui che teme Dio ed è ammaestrato nella legge. Zenone stoico ritenne che il sommo bene fosse solamente quello che è onesto. Perché è scritto: Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi e non sta nella via dei peccatori. disporrà le sue parole nel giudizio e non sarà rifiutato in eterno. perché le buone azioni non possono stare senza la forza della fede. La sapienza del premio dunque è la dove c'è la perfezione della virtù ed una certa uguaglianza della modestia nelle parole e nei fatti.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 meravigliosamente la scienza delle cose. e non siede nel pestilente seggio. 7. Finalmente dell'uno e dell'altro abbiamo detto la testimonianza evangelica. Ma perché non si giudichi questa essere cosa nouva. in memoria eterna sarà il giusto (Ibid 5-6). ed è molto peggio sapere quel che tu dovresti fare e non fare quel che sai di dover fare. la sua giustizia dura pe sempre (Ibid 9).

Abbiamo pertanto in modo chiarissimo provato che la povertà. per se medesima abbondante. l'innocenza dunque e la scienza fanno l'uomo beato. cioè il pane degli angeli.20ss). Perché non fu poco beato Mosè quando insieme col popolo dei padri solcò le onde marine come se fossero terra con meriti di pietà essendo accerchiato dalla moltitudine degli egizi e racchiusa nel mare: perché quando fu gli fu più forte Mosè che allora accerchiato da strani pericoli non disperava della salute ma domandava il trionfo? 11. spregiato il patrocinio del piacere o la paura del dolore ( l'uno come troppo delicato e molle. Perciò per lui è meglio esser ricco per altri che per se. Perché così hanno perseguitato i profeti prima di voi (Mt5.html Pagina 45 di 76 . perché gande è la vostra ricompensa nei cieli. 13. Rimane dunque che. E circa questo diceva ottimamente l'Apostolo: io per amore di Cristo ho giudicato che tutte queste cose che prima per me erano un guadagno ora sono delle perdite (Fil 3. 11-12). Pertanto per il quotidiano servizio era nutrito la mattina dai corvi e la sera con il pane e la carne. l'altro senza forze e debole) io dimostri che la felicità si acquista nei dolori. che nel tempo di grande carestia che se il cibo ad una vedova dalla quale egli era andato per ottenere che l'orcio della sua farina non venisse meno per tre anni e sei mesi. CAPITOLO IV 10. (Mt16. né temeva di provocare col suo esempio le bestie al pasto di se stesso? 12. e che tanto tempo ancora bastasse alla povera vedova l'orcio dell'olio per il suo uso quotidiano. E in altro luogo: Chi vuol venire dietro a Me rinneghi se stesso prenda la sua croce e mi segua. dicendo: beati i poveri perché dicessi è il regno die cieli.org/ptpd/officiis. che son ritenute avversità. Il che lo dichiarò apertamente il nostro Salvatore nel Vangelo. e sopra abbiamo notato. tanto estraneo alla paura. Infine Mosè stimò che i tesori degli egizi fossero per se un danno e a quelli oppose gli obbrobri della croce del Signore ne allora fu ricco quando Egli abbondava di denari. per niente temeva la crudeltà di tali bestie. Rallegratevi e gioite. e però è segno.didaskalikos. Dunque la felicità è nei dolori (che la virtù piena di soavità frena e smorza) di intrinseche ricchezze o per la coscienza o per la grazia. quando stette nel mezzo dei vivi e dei morti. 14. la quale ha in se la soavità della buona coscienza. Giustamente apparirono costoro sopra il monte in gloria con Cristo.7-8). Mancava il pane anche al santo Elia (1Re 17.24). e col contrapporsi fermò la morte per non passare dai corpi dei morti alle schiere dei vivi? Che del giovane Daniele che era tanto saggio. che egli poteva mangiare. Siccome dunque niente allontana la felicità dalla virtù mediante il dolore così anche non gli si avvicina per i piaceri del corpo o per comodità alcuna. ma gli era continuamente somministrata dal cielo la manna. la beatitudine della vita eterna esser e il premio delle nostre azioni. quando nel deserto gli mancavano le quotidiane vettovaglie per se e per il suo popolo. Il che mi sarà facile insegnare avendo letto: Beati voi quando sarete oltraggiati e perseguitati e sarà detta ogni ingiustizia contro di voi.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 9. Che diremo noi di Aronne quando si tenne egli più beato. Giustamente dunque Pietro voleva stare laddove egli vedeva costoro. Ancora le carni abbondavano di continuo per vivande di tutta la moltitudine di grande abbondanza. non http://www. né poi fu povero quando gli mancava il vitto se già per sorte non paresse essere stato neppure felice allora. per essere quanto a se povero? Anzi era felicissimo perché egli era ricco quanto Dio. che posto tra leoni per la fame rabbiosi.6) per il vitto se egli lo avesse cercato: ma non pareva che gli mancasse perché non lo cercava.26). beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati. perché egli ancora si rese povero essendo ricchissimo 15. E aggiunge: per il quale ho reputato queste cose dannose e le stimo come sterco per guadagnare Cristo (Eb 11. la fame. Beati voi che ora piangete perché riderete (Lc 6. come era questo. Era forse per questo poco felice. Il che nessuno ardirà dire che non fosse il sommo bene e di gran felicità. che il dolore non rompe tanto il piacere della virtù. È dunque ancora la virtù nel dolore. Nessun aiuto pongono le ricchezze alla vita beata. il dolore.

guai a voi che siete sazi al presente perché avete fame(Ibid 24ss). e non nell'altezza della sapienza. anzi completamente felice poiché posto in servitù frenava le libidini della sua signora. e per questo fu perfetto. divenuto pastore mercenario sopportò l'esilio. né neanche che la terra sia fertile perché in certi luoghi si trova solo sterile ghiaia. ma con la sola virtù mediante la quale la vita eterna si acquista. Non di meno si conceda che egli avesse mescolato con queste cose. Si supponga che sopravvengano quelle cose che possono portare gravi dolori. Ma quelle cose che ancora appaiono prospere: ricchezze abbondanza. perché egli aveva fatto uccidere quel poveretto per occupare la sua vigna. nella soavità della coscienza. perché essendo povero ed infermo. la perdita dei figli.org/ptpd/officiis. secondo il suo parere. Perché la vita beata è il frutto delle cose presenti e la vita eterna è la speranza di quelle future. O se per avventura accade qualche avversità o amarezza. perché col proprio sangue difese le ragion i dei suoi antenati. dalla cui successione nacque l'Aurora delle beatitudini. http://www. CAPITOLO V 16. ma ne uscirono forti. e nella altezza della virtù. Non di meno sono molti che pensano che sia impossibile che la vita beata sia in questo corpo tanto infermo. tranquillità d'animo sono al frutto della beatitudine dannosa ci è ampiamente dichiarato dal giudizio del Signore quando egli dice: guai a voi ricchi che avete i vostri premi. ma distribuiva le beatitudini con le sue benedizioni? Non fu anche felice Giacobbe che fuggiasco dalla casa paterna. Furono ancora nel sentimento dell'infermità. 17. Nel medesimo modo. e quello che è di queste cose più aspro. l'esilio. 19. Certa cosa è che la sola virtù è il sommo bene. o nei dolori del corpo? Forse egli non fosse felice se non avesse sostenuto quelle cose. Assalonne. l'incesto della figlia? Cosa diremo noi che non era beato lui. O che le biade siano grasse perché esse son solite aver mescolata l'avena non feconda. Chi dirà che Isacco non fosse beato. perché le sponde sono facili da guadare? Non negherò che il cielo sia sereno perché esso è talvolta nuvoloso. come la cecità. nelle vicende di tutta la vita beata o si copre come l'amarezza del loglio nella soavità del grano? Ma già è tempo di tornare al nostro profitto. tanto fragile nel quale bisogna affannarsi. ma vincerle. come se io dicessi che la vita beata consista in una certa allegrezza del corpo. che egli non volle vender al Re la vigna della sue eredità paterna per i denari. che rese felici quasi un'infinità di persone? Perché beati sono quelli che senza aver veduto hanno creduto (Gv20. Così dunque i beni del corpo e quelli esteriori non solo non sono di aiuto alla vita beata ma anche di grande fastidio. Dio di Isacco. non si nasconde essa come fertile avena.html Pagina 46 di 76 . 18. quando Egli dice: Dio di Abramo.didaskalikos. lui che nella sua vecchiaia non vedeva. Quindi ancora fu infelice il re Acab. lo stupro della figlia. ma ancor di più aiuto. sopportar malati. E per quelli che ridono perché piangeranno. la cui testimonianza per la loro fede ricevette Dio. piangere. 20. né lasciarsi sopraffare dalle perturbazioni del dolore temporale. pensa di essere molestata la ricolta dalla coscienza tranquilla da qualche aspro dolore. allegrezza.1)? Meschina è la servitù ma non già meschino è Giuseppe. la fame. Dio di Giacobbe (Gen 34. Perciò è cosa felice non il rimanere nelle passioni. Perché quindi fu beato Nabot ancora mentre era lapidato dal potente. Che dirò io del santo David che pianse la morte di tre suoi figli(di Amone. fu molto ricco solamente d'animo e di religione contro le ricchezze regali. e che la felicità non si consegua con i beni esteriori o del corpo. dolersi. e di quel fanciullo che gli nacque da quella che era stata moglie di Uria). Che cosa è più faticoso del santo Giobbe o nell'incendio della casa o nell'istantanea morte di dieci figli. e che ella da sola basta al frutto della vita beata.29). vide macchiare la pudicizia della figlia e sostenne la fame? Non sono dunque felici coloro. qualche asprezza: qual dolore non nasconde la virtù dell'animo? Dirò io che il mare non sia profondo. nelle quali fu provato? 21.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 solo non sono impedimento alla felicità.

html Pagina 47 di 76 . ma una costante e perpetua grazia. 27. a quella impiegata e derivata per usanza degli uomini agli studi del denaro: perciò volgarmente si chiama utile solo quello che apporta guadagno. Dunque perché quel che è utile è anche giusto. Cioè ingiusto che ci riprende condanna corregge. e quel che è onesto e anche utile e giusto. ingiusti quelli che sfuggirono questa cosa dei quali è scritto: che utilità hai dalla mia morte se perisco? (Sal 29. Però giusti sono quelli che si offrono alla morte per il suo nome. contiene le promesse della vita presente e futura(1Tim 4.didaskalikos. Perché l'esercitazione corporale è utile a poco. non cercava ciò che fosse utile per se.10). ma a voi figli. Infine in certi testi si legge: Piega il mio cuore alle tue parole e non all'utilità. 23. ma a tutti.36) perché il suono dell'utilità non desti il desiderio dei denari. una utilità corporale. È dunque manifesto che ciò che è utile è anche onesto e giusto. E come abbiamo detto nel primo che tra l'onesto e il decoro c'è una certa distinzione. se noi cerchiamo diligentemente che nella sacra scrittura si chiama spesse volte utile quello che è onesto. perché quelle cose che per l'usanza e le istituzioni nelle menti e nei vostri costumi sono impiegate e impresse. Cioè che acquisto della mia giustizia? Da dove: leghiamo il giusto perché egli ci è di inciampo(Is 3. a quella cioè che sta attenta alle piazze dove si guadagna. 24. Troviamo pertanto. che per avarizia e desiderio di denari incorse nel laccio del tradimento. E noi trattiamo di quell'utilità che si cerca con i danni per guadagnare Cristo.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 CAPITOLO VI 22. E dunque non solo c'è familiarità tra l'onesta e l'utilità ma sono il medesimo appunto. ma con l'acquisto della pietà.Sopra parlava dei vizi. un'altra della pietà. 26. e quel che è giusto è utile e onesto. ora dice: si può peccare ma non è conveniente. perché il cibo non si raccoglie per Dio ma per il ventre.org/ptpd/officiis.10). il guadagno del quale è la pietà con la sufficienza: gran guadagno certamente con il quale noi acquistiamo la pietà la quale è presso Dio ricca non di caduche facoltà. che sia piena di onestà come definì l'Apostolo con queste stesse parole: dico questo per vostra utilità non per rendervi un laccio ma per sollecitarvi all'onestà. e parlo di quegli uffici che io cerco di inculcare e infondere in voi quali ho eletti nel ministero di Dio. Si trova dunque secondo la divisione dell'Apostolo. E cosa è più onesta dell'integrità? Cosa è così bello quanto il mantenere il corpo immacolato e la pudicizia inviolata ed incontaminata? Che cosa è ancora tanto grazioso quanto una vedova che osservi la fede al passato marito? Che cosa è ancora più utile di questa con la quale si acquista il regno dei cieli? Perché ci sono molti che per il regno dei cieli si sono castrati (Mt 19. Il lussureggiare è facile ma non giusto.(1 Tim 4. Abbiamo fatto nel libro passato una divisione di questa maniera. Dovendo parlare dell'utilità mi servirò di quel versetto del profeta: volgi il mio cuore alle tue parole e non all'avarizia (Sal118. è utile che noi serviamo Cristo. 25. Non stimiamo l'utilità secondo il guadagno dei denari. di queste utilità dunque dobbiamo trattare.12). ma di doni eterni nei quali ci sia non una certa tentazione. Perché io non indirizzo questo ragionamento a mercanti per la sfrenata voglia di denari. si manifestino ancora col parlare e la disciplina. che è più facile da comprendere che da esprimere.8). dal quale derivano gli uffici. Perciò chi voleva aprire a tutti il regno dei cieli. come dice l'Apostolo: la pietà è utile a tutte quante le cose. così parlando al presente dell'utile. benché quello si possa riferire anche all'avarizia degli uomini empi la quale è vicina alla perfidia siccome noi leggiamo di giuda il traditore.22). I peccati sono in nostro potere ma non sono onesti. La dove dobbiamo http://www. la pietà è utile a tutte le cos. CAPITOLO VII 28.8). Tutte le cose mi sono lecite ma non tutte utili (1Cor 6. in secondo luogo abbiamo messo l'utile. in modo che in primo luogo si tenesse l'onesto e il decoro. che ci ha riconquistati. sembra da considerare ciò che più sia utile.

Non fu poco questo in un re. e dalla grazia della modestia che è incredibile quanto accresca la grandezza dell'amore. che l'amarono più per la sua mansuetudine. prendeva la sua parte della fatica. invece di dispregiarlo lo onorò. offrisse se stesso alla morte per il popolo per far venire sopra di se il castigo di Dio. forte nel guerreggiare. Poi avendo egli amato così tanto la virtù del suo nemico. per quelle che sono più eccellenti. offrendosi al flagello dell'angelo di Dio dicendo: Ecco io son quegli che ho peccato. E per prima casa dobbiamo sapere che niente è più utile. Ma che diremo noi del suo imitatore. Primariamente per le discordie dei popoli preferì di star in esilio in Ebron piuttosto che regnare a Gerusalemme. 34. che metterà davanti la sua salute e grazia alla propria. nulla tanto inutile quanto il non esser amato: perché reputo che sia dannoso e troppo capitale l'esser odiato. e mutare stati. non solo per le persone private ma anche per i re. capitano della parte avversa.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 cercare un certo ordine e grado.2ss). più pronto a sopportare che a render ingiurie perciò era tanto grato a tutti che egli ancora giovane fu contro la sua voglia chiesto per diventare re. Questa se è aiutata dalla mansuetudine dei costumi. umile di spirito. con le azioni. quanto l'esser ben voluto. e venendo a chiedergli pace. lusinghevole e affabile. e pur resistendo fu forzato. ch'egli era stato ucciso con degli agguati. o se qualcuno si espone a qualche pericolo per tutta la moltitudine. mansueto nel comandare. io pastore ho fatto il male. si offriva per tutti.12ss) 33.11ss). se ne dolse e pianse: gli fece esequie e con la sua presenza le ingrandì.(1 Sam10. ciò che egli lasciò al figlio tra le ragioni dell'eredità fu di non lasciar passare senza vendetta la morte dell'innocente più che dolesi della sua. dopo esser stato fatto re pareggiava la sua milizia con tutti. che in lui ci fossero le forze dell'umiltà così che egli si rendesse simile con i più infimi. e da onore delle parole e da pazienza scambievole nei ragionamenti. dalla facilità d'animo. paziente negli oltraggi. 29. lo addolciva con gli oracoli e lo favoriva con le opere?(Es 32. confessasse il peccato. e benché il Signor Iddio li volesse castigare per le loro insolenze. ricusasse il bere. 31. E benché egli intimamente parlasse costantemente con Dio. con umili e preziose domande. col ministero e con gli uffici. e sapendo. vendicatosi della morte fece fede di quel che aveva nell'animo. poi diventato vecchio fu pregato che non volesse trovarsi presente in guerra. affabile nel parlare? Prima che fu divenuto re. ancora da queste cose utili e comuni. preferendo essi mal capitare per lui piuttosto che solo lui per tutti.didaskalikos. e con la benignità dell'animo. ritenendo di dover osservare la giustizia. e questo gregge http://www. Con tanti giocondi uffici si era obbligata la moltitudine(2Sam 2. non di meno frequentemente per il popolo si offriva per salvarlo dall'ira divina? Con quante parole amorevoli chiamava il popolo dopo che aveva ricevuto ingiurie da lui. il santo David. allo stesso modo con quelli che avevano preso le armi contro di lui come coi suoi. per cavar maggior utilità da più cose. Meritatamente fu reputato sopra tutti gli uomini.html Pagina 48 di 76 . non di meno era solito parlare col popolo. tanto che essi non potevano guardare la sua faccia e credessero che non si trovasse la sua sepoltura. Perché noi abbiamo letto quanto profitto abbia l'esser facile. diligente di cuore. Pertanto sforziamoci con ogni diligenza di farci tenere in buona reputazione e opinione da tutti e di entrare prima nell'affezione degli uomini con la piacevolezza della mente. così egli aveva conquistato le menti di tutti gli uomini. Ammirò infine Abner fortissimo combattente.org/ptpd/officiis. ed al contrario quanto abbia nociuto la superbia e l'asprezza nel parlare che ha portato perfino a rovinare regni. eletto dal numero di tutti a governare il popolo: quanto egli fu benevolo e benigno. 30. che non ricercasse cibo con il pericolo per altri. non c'è dubbio che da tutto il popolo gli sia portato tanto amore. lo confortava nelle fatiche. dall'affabilità del parlare. Infatti la benignità è favorita dai popoli e piace a tutti e non c'è nessuna cosa che penetri tanto facilmente nei sentimenti umani. che non l'ammirarono per le sue opere grandi! 32. Quante villanie inghiottiva Mosè fattegli dal popolo. da comandamenti moderati. E se qualcuno si acquista la grazia del popolo col consiglio.

tu eri quello che guidavi e accompagnavi. Perché qual cosa è più popolare che la grazia? Che abbiamo di più naturale che amar chi ci ama? Che cosa è più invecchiata e impressa nelle azioni umane. che egli possa consigliar utilmente e fedelmente a chi lo domanda. Ed il Signore ha detto: tu pascerai il mio popolo (2Sam 51ss). benediva. cioè. Queste due cose dunque possono assai acquistare lode. vedendo che tu sei molto grato.21) io ho trovato David mio servo secondo il mio cuore? Perché chi come questi camminò nella santità del cuore e nella giustizia in tal modo che egli adempisse la volontà di Dio? Per amor del quale fu perdonato ai suoi posteri. così che si presti fede a quello. riteneva di non dover dire nulla. se la maggior parte giudicherà che in te sia degna di ammirazione. di tutte ha speranza. Perché a qual proposito tu http://www. 41.12-13) 37. nel quale si ritrovano queste cose. che ne loda.(Sir 29. 35. e la giustizia si desiderano per ciascuno.Ma che posso dire di più.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 che ha fatto? La tua mano scorra sopra di me (Ibid 24. CAPITOLO VIII 40. 39. che mentre questi pensavano di ingannarlo. se qualcuno scambievolmente vuol bene. vedendolo così affabile con gli amici. tutte le crede. Il parlare dell'Ecclesiastico faccia fede che la medicina della vita e dell'immortalità sta nell'amico! E nessuno dubiti che l'aiuto non sia nella carità dicendo l'Apostolo: Ella sopporta tutte le cose. perché fu caro a tutti. E che dirò io più di lui. seguendo i non nocevoli: mescolava la cenere coi suoi cibi.(1Re 11. quando essi errarono. mai cade la carità (1Cor 13. Perciò non cadde mai David. non apriva la bocca. e volle piuttosto esser amato da tutti i suoi sudditi che temuto. perciò la prudenza. fratello. cresce l'audacia. che molti essendo ancora lontani dalla fede non dubitano fidarsi di te. Similmente mediante la fede si giunge alla carità: chi avrà osservato la fede di uno o due farà come se penetrasse negli animi di tutti. e acquietasse la grazia universale. Pertanto è bene che si sappia di esser amato da molti.13ss). e perfino d'averti con ragione ad onorare. perché la fede non è dal timore sforzata. ma donata dall'affezione.17). 36. Perciò molto può incitare all'amor comune. perché amandoli tanto sinceramente poteva anche giudicare di essere parimenti amato da loro? Finalmente i padri lo preponevano ai figli e i figli ai padri.html Pagina 49 di 76 . e fu riservata la prerogativa agli eredi. 38. Fu così da tutto il popolo considerato meritevole che vennero a lui tutti quelli della tribù del fratello dicendo: anche noi siamo tua carne e tue ossa: sia ieri che l'altro ieri quando Saul regnava sopra di noi. andando nella semplicità e fuggendo l'arroganza dei superbi. che quel che lo domanda. Da qui nasce la fede. che indurirsi nell'animo di voler bene a quello dal quale tu desideri di esser amati? Con merito dice il Savio: spendi i denari per il parente e per l'amico. Perché il timore prende bensì la guardia e la difesa per qualche tempo: ma non la sa mantenere lungamente. Adunque la carità è la prima.org/ptpd/officiis. Chi dunque non l'avrebbe amato. che sappia molto più di lui che domanda consiglio? È dunque di necessità che sia più eccellente colui al quale è chiesto consiglio. non rispondeva alle villanie: quando fu degradato dal suo grado pregava: quando era maledetto.didaskalikos. quando piangeva i suoi peccati colle lacrime stemperava il suo vino. E perché l'uso del consigliare concilia molto gli uomini. Pertanto donde si parte il timore. poiché Dio disse: (Sal88. Ed altrove: non mi vergognerò salutar l'amico ne mi nasconderò dalla sua faccia. e come se egli non avesse udito. e questa terza cosa. e molto non amar punto meno chi ama lui: lo è chiaro in molti esempi di amicizia.7ss). essendo gravemente sdegnato Saul volle con un'asta percuotere Giona suo figlio giudicando che ci fosse in lui più amicizia per David che pietà per l'autorità paterna. Perché chi si rimetterebbe in quello che non pensi. tutto sopporta. e si aspettano da molti. cioè la carità e la fede..

ma anche quelle dell'anima. e di giustizia? Consideriamo dunque. e prudente rimettiamo la nostra salute ed onore. e la prudenza ancora fa. di vigore di mente. ti porga aiuto e rimedio a tempo dovuto.org/ptpd/officiis. dopo tre giorni che ebbi partorito. 43. Rispose l'altra: la cosa non sta così. CAPITOLO IX 48. ne può senza la prudenza star la giustizia: ciò che troviamo ancora nei nostri. sentì questo giudizio. perciò David dice: il giusto ha misericordia e presto (Sal 36. Che nella definizione dei saggi dove si trova una virtù concorrono tutte le altre insieme. donna alcuna. veda prima il futuro. Fu giustizia ancora.16ss) Signore ascoltami: abitando quella donna ed io in una medesima camera. rivelandogli gli ascosi segreti divini. ma anche aiuto: a quello si presta fede. che era mossa da vera affezione: signore di grazia non lo fate dividere. dice. se non noi sole. e pose il suo figliolo morto accanto a me. non togliesse l'altrui.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 domanderesti consiglio a quello che tu non pensi ci sia cosa migliore che in te? 42. lei partorì: e stavamo insieme in sala. stettero alla presenza di Salomone e una di loro disse: (cfr 1Re 3. come dicemmo sopra. 45. si dia. che quella che aveva morto il figlio suo. mezzo all'altra. che la sapienza non può stare http://www. Due donne. Perché la giustizia fa si che non ci sia paura di affidarsi a lui. Perché qual cosa è più profonda che la testimonianza delle viscere interiori. Che se tu trovi uno che sia eccellente di vivacità d'ingegno. disse sopra suo figlio si commosse. e giudicar con giustizia. trarre la verità dalle cose occulte. penetrare non solo le viscere del corpo. perché la sua interiorità. conoscendo che l'intelletto di Dio in lui risplendeva tanto. Gridò la donna. che a lui sia per l'esempio e per l'esperienza più pronto. 46. e viva. Finalmente Salomone stesso chiese così la sapienza. nelle quali scese l'intelletto del Savio come un certo arbitro della pietà. che essere ucciso alla sua presenza? 47. ce lo dichiara in un altro luogo: l'uomo grazioso ha misericordia e presta disporrà il suo parlare nel giudizio (Sal 111. Fu dunque gran saviezza distinguere le segrete coscienze. mediante la quale si fece palese l'affezione materna. ed il figliolo di costei morì questa notte.11). e di reputazione. che lui possa sbagliare. E questa era la lite. ma l'altra rispose: né mio né suo ha da essere il fanciullo. Però meritatamente fu reputato che in lui fosse l'intelletto divino. sciolga i pericoli presenti. Dunque secondo la Sacra scrittura. così che quel che chiede consiglio dica: se egli mi consiglierà male lo sopporterò per lui. Allora il re comandò che si portasse un coltello e che il piccolo bambino si dividesse e che se ne desse una parte a ciascuna: mezzo all'uno. dividetelo pure. non di meno noi ci fidiamo più di un uomo giusto. ma questi che vive è figlio mio ed il tuo è quello che è morto. con noi non c'era nessun altro. che è più antica.5) 44. che elesse piuttosto che il suo figliol vivesse con una estranea. è altresì manifesto. che non vi sia sospetto alcuno. ed ambedue negavano che il morto fosse il suo. e temettero la sua faccia. piuttosto a costei. In un uomo dunque così fatto. Io mi levai stamattina per allattarlo e lo trovai morto e lo considerai a buon'ora e lui non era mio figlio. ma la propria madre ricevesse il suo. che di un prudente per parlare secondo la opinione comune. che dette il re. e levatasi di notte mi levò il mio figlio dal lato e se lo mise accanto a se. E il re ordinò che fosse dato a quella donna che aveva detto di non ammazzarlo. che egli ottenne che gli fosse concesso un cuor prudente ad ascoltare. dice. e cavò quasi una certa voce del genital corpo. e non si ammazzi. sia pronto e preparato non solamente a dar consiglio. e della mente.didaskalikos. Finalmente ancor questo narra la Scrittura: tutto Israele. e così con l'armatura dello spirito. ed si aggiunga a quello. come con un certo coltello. Quel che presta il giusto. perché ella gli si addormentò addosso. E quel nobile giudizio di Salomone non fu egli pieno di sapienza. che sia giusto. che lui facesse giustizia (1Re 3.html Pagina 50 di 76 .28). che ciascuna s'attribuiva per figlio quello che era vivo. se egli è così.

con quelli certamente che contemplano le cose che non si vedono. Nondimeno è molto meglio un fedele consiglio d'un uomo giusto. E in un altro luogo: Chiunque osserverà la Parola di Dio. che esso non sentì la sterilità di sette http://www. delle quali è detto che molte odono e partoriscono il Verbo di Dio?(Lc 2. Daniele ancora quanto sapientemente trovò egli con un'alta domanda la bugia della fraudolente accusa.25) che aspettava nel Tempio per vedere la consolazione di Israele? In che modo dunque chiederebbe egli di esser lasciato andare. ed udire la sua sapienza.6). che i baci degli altri (Pro 27. Dice: E venne e gli disse tutte le cose che ella aveva nel cuore. se prima non acquistava la volontà del Signore? E noi abbiamo proposto Salomone come esempio. ma secondo l'usanza del volgo si distingue un certa forma delle virtù.html Pagina 51 di 76 . e con quali occhi lo abbia veduto. e udì tutta la sapienza di Salomone. saper distinguere le comodità e le avversità. Né a Giuseppe ancora quando egli era in carcere. questi è mio fratello. lì è l'altra. che si ricava come da una certa entrata per limare la Verità. Quali sono le donne felici. che la risposta dei calunniatori tra se medesimi discordassero? Fu dunque gran prudenza.didaskalikos.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 senza giustizia. se non quelle. mancava chi venisse a consigliarsi con lui circa le cose dubbiose. Il suo consiglio universalmente giovò tanto all'Egitto. e con grande sapienza contempla le cose. continuiamo l'usanza volgare. ed ora conosco che non se ne dicono neppure la metà. e non ne perse parola (1 Re 10.org/ptpd/officiis. Dice: Sono vere le cose che io ho udito nel mio paese sulle tue parole e sulla tua prudenza. 51. quelle che non si vedono. che odono la tua prudenza. che prima in tal convito si sono poste.50). e il senso del popolo.22). chi aveva errato nella testimonianza della lor propria voce. ritorniamo al nostro proposito. felici i tuoi servi che ti servono. 49. e nessuna cosa si trovasse che davvero Salomone non gli fosse rivelata e manifestata.2-3) 52. 54. e considera in che paese l'unione delle nazioni abbia udita la fama della vera sapienza e della giustizia. che io non ne abbia udite nei miei paesi. nel quale siano insieme queste cose. CAPITOLO X 50. lo puoi capire dalle cose che tu la senti parlare. Dunque osservata questa divisione. Fu ancora giustizia castigar chi aveva commesso il delitto. sorella e madre (Mt 12.28). e molte volte prevale l'ingegno di uno assai sapiente. perché là dove è una delle virtù. Se tu congiungi una cosa con l'altra. se non perché servendo il Signore non aveva facoltà di andarsene. Perché: le cose che si vedono sono eterne. e salvar chi non era nocevole. Finalmente perché l'atto del giusto è il giudicare. e a lui prontamente che ad altri domandiamo consiglio. Felici certo sono le tue donne. tanto che la Regina di Saba venne a lui per provarlo e metterlo alla prova circa difficili questioni. se non Paolo che diceva: Io sto fino a questo giorno protestando al maggiore e al minore (At 26. Tu hai molte felicità oltre a quelle.È dunque un medesimo modo della sapienza. 53. e Simeone (Lc 1. ne usciranno molti lodevoli consigli. Chi sono ancora i felici servi che amministrano per Lui. tanto che ciascuna cerchi di udire la sapienza di quell'uomo. eterne (2Cor 4. che la temperanza sia nel disprezzare i piaceri. la prudenza nel metter da parte le cose buone.14). Chi sia questa che intendesse tutte le cose. in questo l'astuzia dell'invenzione. la giustizia quella che mantiene le ragioni altrui. la cui sapienza chiunque cercava a gara di capire. Riguardo al convito del vero Salomone. che ritirandoci da quella sottile disputa della Filosofia e della sapienza. e l'atto del savio di discutere con ragioni: in quello è il giudizio della disputa. Noi affidiamo i nostri affari più volentieri ad uno che sia sommamente prudente. e mai l'ho credute da quelli che me le hanno raccontate fintantoché io non sono venuta di persona e i miei occhi le hanno vedute. Abbiamo fatto dunque per amor della comune opinione questa divisione in quattro parti. che sono considerati da tutti con meraviglia della sapienza ed amor della giustizia. si attribuisce il proprio e conserva a ciascuno ciò che è suo. non altrimenti che ceravano tutti i Re della terra di vedere la faccia di Salomone. della giustizia. la fortezza si consideri nelle fatiche e nei pericoli. Dunque: sono più utili le ferite degli amici.

org/ptpd/officiis.3). la prerogativa delle virtù. sia difficile da trovare e nel quale ci sia mancamento come una sorgente chiusa? Perché a qual cosa giova la prudenza. più che la fede. della giustizia di san Giuseppe. cacciò la paura e desiderò piuttosto la prigione? Chi non giudicherebbe costui essere al tutto proposito a consigliar una ragion privata. con i suoi consigli chiarì le cose presenti. il cui animo arrendevole. quando i più vecchi riserbavano per lui qualche cosa che loro giudicassero esser sopra il loro intelletto e la loro virtù? 57. 55. che temperò i barbari costumi. 59. 58. l'intemperanza. O penserò mai io che mi può consigliare colui chi non sa badare a se stesso e ritengo che potrà aiutarmi nei miei compiti quando trascura i suoi: il cui animo è occupato dai piaceri legato alla libidine soggiogato dall'avarizia perturbato dalla cupidigia e mosso dalla paura? In che modo egli potrà avere posto per qualche consiglio mancando per la quiete? http://www. O in che modo potrebbero mai dubitare gli uomini delle menti di quelli ai quali Dio conferiva tanta grazia? Con il consiglio di Mosè dal cielo pioveva cibo. Quanto fu puro l'animo di Daniele. e sempre pronto a offendere? Chi non schiverebbe in ogni modo questo tale? 61. E quadra bene anche in colui che avendo la prudenza la macchia con la lordura dei vizi per contaminare l'uscita dell'acqua. rifiutò i premi propostili. La vita manifesta gli animi che tralignano. Ma che dirò io di Mosè. mitigò i leoni? Quanta temperanza ci fu in lui? Quanta continenza sia dell'anima sia del corpo? Pertanto non a torto fu da tutti ammirato. se tu non vuoi dar consigli? Se tu neghi solitamente io consigliare hai serrato la sorgente così che non servirà né ha te né ad altri.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 anni. e la mente fertile cambiò in abbondanza la fertilità dei tempi con la copia dei consigli e del cuore. pare assai dichiarato con l'esempio di Giuseppe. Daniele ancora del numero delle prigioni. del quale lo stesso Dio disse: Chi è più saggio di Daniele? (Ez 28. Io parlerò della castità. dalla pietra usciva acqua. E come puoi tu pensare che ti trapassi di consigli colui che vedi esserti inferiore nei costumi? Quello in cui mi propongo di fidarmi mi deve essere superiore. la cui vita rendeva testimonianza della sua prudenza e accresceva la sua ammirazione? Chi sarebbe quello che non si rimetteva al consiglio di Mosè. l'altra spregiò la morte. i cui consigli erano ogni giorno aspettati da tutto Israele. che lasciarsi piegare dai favori mondani. e dal digiuno dell'orrenda fame sollevò gli altri popoli. né stimava gli onori che gli erano fatti. gli era da ciascuno prestata fede. poiché egli (che con grande stupore sono soliti gli uomini riguardare) fortificato da amicizie regali non cercava tesori. CAPITOLO XI 56.html Pagina 52 di 76 . Chi schiverebbe il consiglio di Daniele. il quale io avevo quasi lasciato indietro. di Salomone e di Daniele. Abbiamo dunque veduto. Ma ancora il terzo luogo di quelli che devono essere riguardati con meraviglia. Ma lui preferiva per la legge del Signore mettersi in pericolo. Perciò avendo egli mostrato mediante le cose da lui frequentemente interpretate di prevedere la verità. spergiuro. 62. Perché chi cercherebbe nel fango di una fonte? Chi cercherebbe di bere un'acqua torbida? Chi perciò giudicherebbe di prendere qualcosa là.didaskalikos. messo nel consiglio regale. l'una delle quali ebbe in orrore gli allettamenti della padrona. e predisse le future. la confusione dei vizi? Chi non dispregerebbe la sozzura dei costumi? Chi riterrebbe utile per l'altro chi vede essere dissoluto nella sua vita? Chi non fuggirebbe un uomo maligno. che nel consigliare fa assai la bontà della vita. dove c'è la lussuria. CAPITOLO XII 60. l'uso della benevolenza e la grazia della facilità. Chi andrà da quello che benché sia prudente e atto a consigliare.

che reputa vili le ricchezze.«e lo loderemo§? Perché egli ha fatto nella sua vita cose meravigliose. 31. e tener conto per iscritto dei quotidiani guadagni come si fa nelle arti meccaniche. il cui spirito è erudito.9).org/ptpd/officiis. e non è ristretta con i bisognosi? 69. che il Signore quando era propizio. o chi. Vi sono però diversi generi di liberalità. Tutte le cose opera la prudenza. quanto sarà più pregevole se uno si guadagna l'amore della moltitudine con una liberalità che non eccede con gli importuni. Se va lodato chi ha un animo staccato da queste voglie. sarà giudicato dagli uomini più di un uomo. e degna dei primi uomini. senza macchia. né potrà pensare di non essere piegata da alcuna adulazione: non schivi l'esilio. Chi dunque mostrerà con la faccia tanta bellezza e guasterà la grazia della forma superiore con le parti posteriori di bestia e con gli unghioni di fiera. decaduto dalle richezze.quanto sarà staccato da queste voglie. benigno stabile. non avere desideri del vile guadagno comune ai trafficoni di Tiro. e conservare la prudenza estranea ai vizi: poiché nessuna cosa macchiata può congiungere quella. o come sacerdote. 65. e particolarmente la bellezza della sapienza secondo che la Sacra Scrittura ne manifesta? Perciò questa è più splendente che il sole e comparata con la luce si trova molto più pura che tutta la disposizione delle stelle. Perché in qual modo non guarderemo con meraviglia quell'uomo che dispregia le ricchezze. e massimamente chi è posto in grado. ma la malizia non vince la sapienza. certo santo. purché non si esaurisca l'alimento comune dei poveri. non potrà essere libera né dagli spaventi né da alcuna paura. e come una roccia pone sotto di se la cupidigia degli uomini? Chi osserverà ciò. e coi mercanti di Galazia. Perché la notte caccia questa luce. amatore del bene. e serva soldi colui che è preposto agli uomini liberi: a quello pio conviene molto essere con l'animo distaccato dalle ricchezze. tanto meravigliosa ed eccellente. potente che in ogni cosa vieti il fare bene. CAPITOLO XIV 66. resta. Perché l'umiltà accresce la grazia. poiché un uomo così degno non sia posseduto dalle sue ricchezze. A me pare di essere ammirato quello che da consigli. CAPITOLO XIII 64. che sappia che al sapiente non manca cosa alcuna. che non sa essere mosso per l'oro. e con la testimonianza della Scrittura l'abbiamo provato. sicuro. che noi con l'autorità della medesima scrittura insegniamo. le quali in molti hanno preposto alla loro vita? 67. E conseguentemente insegna la sobrietà. purché indichi al Vescovo tali bisogni e non respinga chi si trova in qualche necessità.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 63. essendo la forma delle virtù. Abbiamo detto della sua bellezza. o elemosiniere. Poiché io parlo di chi presiede a qualche ufficio. che questa non ha famigliarità alcuna con i vizi ma il suo congiungimento con le altre virtù è inseparabile.html Pagina 53 di 76 . Questa è piena di lodi. la giustizia e la virtù. non solo quello di disporre e distribuire con quotidiana spesa del cibo che serva a sostenere la vita ai bisognosi:ma anche quello di provvedere e soccorrere coloro che hanno vergogna di mostrare in pubblico la loro miseria. né teme la morte. che ha tutte le virtù. «Chi è questi» . e questo tanto più se è costretto a guadagnarsi giornalmente il pane non per aver http://www. e vede da lontano tutte le cose.» (Eccli. Perché come può dare consiglio utile. Questo deve imitare quello che può dal consiglio. è ridotto alla fame. sappia che in tutte le parti del mondo è la patria del saggio: non tema la povertà. se questa non ha la giustizia: se ella non ha la costanza. ne costituire ogni bene nei soldi.dice .didaskalikos. e ricerchi di compiacere l'amico. ed è in accordo con tutti i beni. dette ai padri e lo levò da loro quando si sdegno a causa loro. A tutti dunque si deve la serietà della moderazione. a cui tutto il mondo è di ricchezze abbandonevole? Pechè che cosa è più eccellente di quell'uomo. la reputazione della continenza. CAPITOLO XV 68.

15) 73. perché non diventi una generosità senza senso. né da mancare alla necessità. Vi sia misura nel dare. anzi questi si moltiplicano. per fare distribuzioni secondo giustizia. ma non da permettere di alleggerire l'altrui povertà. Tale liberalità è inutile. con più gloria che se l'avesse riscattato col denaro (Gen. poiché quanto più si estendono. 70. anche buonissima gente. ed è spesso migliore e più signorile. se si riscattano prigionieri. I sacerdoti massimamente usino moderazione. come nella Chiesa. ridare i figli ai genitori. Inoltre vi è pure la liberalità di cui parla l'Apostolo: «Se qualcuno tra i fedeli ha delle vedove. più molesti in questo della prigionia stessa perché mostravano di veder male l'altrui compassione. Abramo recuperò il nipote. cosicché non si ritirino a mani vuote. una consiste nel soccorso materiale.16).Vi è pure chi cerca di accasare le donzelle orfane per tutelarne l'onore. cosicché tanto meno ne aiuti quanto sono più numerosi quelli ai quali vorresti donare.. http://www. La ricchezza della prudenza ritorna in sé aumentata. cioè del denaro. 74.Giuseppe con i suoi provvidi consigli fu più utile al Faraone che se gli avesse dato del denaro. non solo spendendo di zelo. Si presentano uomini validi. 71. In nessun luogo. se ci si addossa un debito altrui. Non è però così del consigliare e del prestare servizi. tanto più sa fare con svelta attenzione ciò che rimane. le soccorra e non ne sia aggravata la chiesa. XLI.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 scialacquato il patrimonio. i cittadini alla patria. ma i consigli non possono esaurirsi. massimamente da un nemico barbaro. subito si esauriscono le riserve destinate per il pane dei poveri. ma per qualche furto o perdita. presto viene meno e lascia impotente la stessa liberalità. tanto più sovrabbondano e ritornano più ricchi alla loro fonte. c'è tanta mania di chiedere. Duplice infatti è la liberalità. perché questa possa bastare a quelle che veramente sono vedove» (I Tim. uomini che non hanno altro motivo di girellare e pretendono vuotare la cassa dei soccorsi per i poveri e consumare ogni spesa:non contenti di poco. hanno entrate scarse. con imbroglio di misere vesti si suffragano la loro domanda. ma la previdenza per cinque anni tenne lontana la fame da tutto l'Egitto(Gen. perché i più. ma impossibilitato dalla povertà. strappare gli uomini alla morte e principalmente le donne dal disonore. CAPITOLO XVI 76.html Pagina 54 di 76 . Il denaro facilmente si consuma. Non fu infatti il denaro a procacciare l'abbondanza ad una sola città. quando il debitore non possa pagare e sia costretto al pagamento della legge. ch'è la vita dei poveri. e spesso manca a te ciò che hai creduto bene dare agli altri. È liberalità somma il redimere i prigionieri e il sottrarli dalle mani del nemico. l'altra nel prestare servizi. e contrastano con la simulazione dei natali. Si fanno atti di speciale liberalità. per aumentare dei guadagni. La triste esperienza fatta nella devastazione dell'Illiria e della Tracia ce lo insegna anche troppo! Quanti prigionieri non erano messi in vendita per io mondo intero che a metterli insieme una provincia non basterebbe a contenerli? Vi furono tuttavia perfino taluni che volevano rifare i prigionieri quelli che le Chiese avevano riscattato. Dunque la misura sia siffatta da non trascurare il sentimento d'umanità. ma non può essere comune. preso dai nemici vincitori. insistono per avere di più. e il sostentamento. Se si presta facilmente loro fede..org/ptpd/officiis. 72. e quanto più s'è sparsa. se si nutriscono i bambini e si difendano i pupilli. ma anche di borsa. non vada a finire preda dei fraudolenti. i genitori ai figli.V. XIV. per essere misericordioso. il quale non abbia altro motivo di umanità.didaskalikos. che bastano appena al loro uso. tuttavia si presenta un diverso genere di beneficenza col quale aiutare gli inferiori.. non per vana ostentazione. 33 e ss) 75. È chiaro quindi che vi deve essere la dovuta misura nella liberalità. mentre al contrario il denaro diminuisce. di quello dell'avarizia per il prezzo del riscatto.

56. ed abbiamo trovato grazia al cospetto del nostro Signore» (Gen. Molti fingono debiti. da ritenere di non aver ceduto il proprio diritto. scelte. poi tutti gli attrezzi. risuoni nel tuo cuore. chiunque vede un buon lavoratore. 80. la vita dei poveri. nel non sottrarre alla necessità quello asseconderebbe la prodigalità: lo sprone. Così infatti dissero: «tu ci hai salvato.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 77.html Pagina 55 di 76 . ci pare. Conosco molti sacerdoti che. Un buon elemosiniere considera nel povero nel povero la debolezza più che la voce. 82. Avviene che l'importunità di chi più alza la voce riesca a strapparci anche di più. XLI. ma anche avere occhio per considerare le loro necessità.. e la voce dell'ammalato che non può risuonare al tuo orecchio. Si indaghi la verità. Prima di tutto ammasso il denaro. per stabilire un pubblico tributo. tanto più hanno abbondato: poiché. perché più volentieri si venga in aiuto. Fu assai meglio dare parte dei frutti che perdere tutto il diritto. Nulla della proprietà avevano perduto coloro che ne avevano il diritto: come niente d'utile aveva perduto chi ne aveva acquistato la perpetuità. perché il denaro è meglio occupato per il cibo del povero che rimane nella borse del ricco. Ecco il secondo sogno: sette spighe colme. di bell'aspetto e grasse. anziché donarlo. ma neppure nasconderlo nei borsellini. Giuseppe avrebbe potuto donare tutte le ricchezze egiziane e versare i tesori del re. ben granite s'elevavano da terra. mostrando assai perspicacia nel provvedere e molta liberalità nel fissare il tributo.. oppure il riconoscimento della persona. Si lamentano d'essere stati spogliati dai ladri.. E questo fu così gradito a coloro.25). e preferì dare a prezzo il frumento agli affamati.org/ptpd/officiis. e ricerca chi ha vergogna di farsi vedere. così. Aprì i granai. Quanto più il popolo ti vedrà attivo. e dietro sette spighe mingherline. infine acquisto per il re i diritti delle terre. 79. che non penso di guadagnarsi una gloria temporanea per eccesiva liberalità. onde possedessero con più sicurezza le proprie cose. perché tutti comprassero il frumento che li soccorresse(Gen. dopo le prime risalivano dal fiume e pascolavano vicino alle grasse lungo i rialzi delle rive: parve al re che le vacche magre e stecchite divorassero quelle che si distinguevano per la loro formosità e grazia. Così l'Egitto nell'avvenire non soffrì più simile carestia. Guarda di non chiudere nella tua cassa quello che rappresenta la salvezza dei bisognosi e di non tener chiusa. sicuro che l'atto suo misericordioso arrivi al povero. ai quali aveva preso le terre. e gli parve che le spighe vuote e stente divorassero le piene e rigogliose. Ti venga anche alla memoria chi è chiuso nel carcere. Preferì quella liberalità che permetteva che tutti ne avessero in abbondanza. tuttavia non volle parere prodigo dell'altrui. e rinsecchite tentavano di soppiantarle. in tal caso o il danno autentichi il vero. 14 e ss. se infatti a pochi lo avesse donato. li disdegnerà: perché non deve dissiparsi in erogazioni superflue il frutto dell'altrui lavoro. come interprete. tanto più ti amerà. 81. per evitare che col riceverlo gratuitamente lasciassero il lavoro dei campi:infatti chi si serve dell'altrui il suo lo trascura. 78. quanto più hanno dato. Ma come la liberalità deve avere la misura. Stabilì la quinta parte da dare. Poi altre vacche. ma di aver riscattata la propria salvezza. Con quale lucidità seppe prevedere il futuro! Con che acume. od ad un altro troppo stretto. A quelli che la Chiesa ha rimosso da sé(per punizione e quindi per penitenza)si faccia la distribuzione soltanto nel caso in cui non abbiano da mangiare. La misura giusta deve consistere nel poter fare ogni giorno la beneficenza che fai.57). poiché non si deve prestare l'orecchio solo per ascoltare le preghiere di chi domanda. che più spesso abbia bisogno di sprone. Così. come in sepolcro. Se invece vedrà un elemosiniere senza discrezione. chi si tiene nella giusta misura. ma per sostenerli. e pascolavano lungo la riva. brutte e magre. seppe svelare il sogno del re! Ecco il sogno: sette vacche venivano su dal fiume. http://www. non è avaro con nessuno ed è generoso con tutti. Uomo veramente grande. ma non sempre ci si presti alla sfrontatezze. sgualcite dai venti.didaskalikos. ma piuttosto volle un servizio continuo di provvidenza! Dispose infatti che i popoli traessero vantaggio dai propri tributi e non avessero nel tempo della necessità di desiderare il soccorso altrui. moltissimi ne sarebbero rimasti senza.XLVII. Guarda quegli che non osa guardarti. a lui affida ciò che per ufficio distribuisce. non per spogliare tutti della proprietà.

e perciò. Il risalire dal fiume si spiega col fatto che i giorni. Sapeva infatti come la cupidigia è la radice di tutti i male. la rappresentava con umile obbedienza e l'illustrava con le virtù. giacché.. che ammaestrava i sacerdoti(Tim. Tale sogno fu interpretato da Giuseppe così: le sette vacche rappresenterebbero sette anni. Pertanto un uomo di ottimo consiglio dice:» Io ho imparato a bastare a me stesso con le cose che mi trovo ad avere» (Filip. con la benedizione del padre e della madre. e con la seconda seppe mantenersi imparziale con lui? Non farò parola della sua magnanimità.11). con la prima delle quali. Parole piene di umiltà. gli anni. e il tempo scorrono come la corrente del fiume e presto dileguano. con cui riuscì ad entrare nel dominio della verità. dagli anni dell'abbondanza. altri si disprezzano. o la vigilanza e la giustizia. Chi deve dare consigli ad altri deve essere tale da poter presentare se stesso come modello per l'esempio delle buone opere. Si sfuggono quelli che possono nuocere e che maliziosamente possono insinuarsi a nostro danno. deve essere tale di non avere nulla di torbido. http://www.org/ptpd/officiis. perché riteneva grave peccato il contaminarsi con vergognosa azione. 8 e ss. la sterilità dei quali consumerà l'abbondanza degli antecedenti.. cosicché la sua parola riesca salutare e irreprensibile. dell'alto. 25 e ss.. e il suo decoro come quello del primo nato del toro. intemperante. e corni di rinoceronte i suoi corni. Ascolta come s'umilia: «se il mio signore per me non sa nulla in casa sa e tutto ciò che possiede la messo in mano mia. figlio che cresce.22 e ss). VII. colla quale si poteva affrontare le necessità per la futura carestia. e neppure della dolcezza che con pia frode. con la benedizione della terra.). 87. CAPITOLO XVII 86. IV. 16 e ss. se tollerò il venditore e il compratore chiamandolo Signore.XXXIX. XLIX. piene di castità. il figlio mio più giovane che non ha rivali​. il consiglio utile. 88. gli altri sette posteriori. così pure le sette spighe. Seppe umiliarsi. quale prova di sollecitudine. a lui le migliaia di Manasse» (Deus.). che nato dalla nobile stirpe dei patriarchi. I primi sette anni pertanto significano sette anni di fecondità e fertilità della terra. deducendo il tempo del parto e della mèsse. se uno poi è malvagio è schivato e sfuggito. per l'impiego così oneroso a lui dato. simulando un furto. figlio che cresce.quale frutto di lavoro potrebbe mettere fuori. Paolo che dava consigli alle vergini(I Cor. nulla di malvagio e malevolo che distorni chi vuole consigli. Ci consiglia. Di questo l'accusò per tenerlo come ostaggio alla sua benevolenza. d'ingannevole. nella dottrina.. della terra che ha tutto. venduto come schiavo dai fratelli.. Chi invece è dedito ai piacere. 84. non solo non ricambiò l'offesa. come sarebbe se chi ci consiglia sia di dubbia fede. pure è avaro e bramoso di turpe guadagno. e. Prevalse sopra le benedizioni dei monti stabili e sopra il desiderio dei colli eterni. Chi fosse dato all'infingardaggine ed alla concordia.(Gen. il parere decoroso.XLIV.didaskalikos. ma risparmiò loro la fame. II. raccolse tante vettovaglie. oppure il saggio consiglio con cui provvide alle gravi e lunghe necessità. In conseguenza avvertì che si prevedesse che.2 e ss. Con essi le miriadi d'Efraim. nell'integrità di vita. e ti ha benedetto con la benedizione del cielo. E nel Deuteronomio: «Colui che apparve vivo nel roveto venga sul capo di Giuseppe e sopra la cima della sua testa. quale cura e premura nutrire nel suo cuore? 89. avido di debaro da lasciarsi corrompere. 7) era di tale condotta da poter presentare se stesso a noi come modello da imitare. la vita onesta.). e nulla alla mia dipendenza fuori di te che sei la sua moglie. come potrei io fare un tal male e peccare contro il mio Dio?» (Gen. Alcuni vizi infatti si schivano. come fece Giuseppe.il mio Dio ti ha aiutato. Che dovrò ammirare per primo? La penetrazione della mente. questi è disprezzato.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 83.html Pagina 56 di 76 . sette anni sterili e infecondi.): 85. Giustamente il padre gli dice: Giuseppe. si mettesse insieme una riserva di grano.(Gen.. Sapeva anche umiliarsi.onorifico tra i fratelli. XXXIII. di simulato che ne redarguisca la vita e i costumi.se anche alieno da frode. Il parto infatti della vacca rappresenta un anno e la mèsse un anno completo. senza sdegnare un'oscura schiavitù.

XII. secondo il nostro desiderio. se non riesce neanche a reggere una sola famiglia privata? È necessaria quindi una grandissima bontà non solo per reggere il timone di uno stato. perché «l'uomo non vive di solo pane. in quale ufficio. perché http://www. mentre l'ingiustizia li lascia in abbandono e li combatte. e perciò degno di lode. ne più copiosi segni di riguardo: non era desideroso di eccessiva gloria.).. nulla v'è di più. di avvincerseli con i servizi. o quale eredità con i figli di Iesse? Ritorna. e l'ingiustizia li fa crollare. a stento la società di due tribù.. 96. Non è la sua umiltà da ignorante.6): sapeva e poteva esser ricco. mentre nulla possedendo aveva tutto(II Cor. sapeva andare sempre in cerca di cose nuove. Sapeva essere ricco. Non seppe farlo il Fariseo. 92.VIII.. Possiamo anche interpretare così:» la bocca nostra s'è aperta verso voi. perché di ciò che dava non ricercava il denaro.(I Tim. ossia nulla vi manca. quindi la Scrittura dice: «E gli umili di spirito salverà» (Ps. 12).10). in quale ministero. VI. A tale risposta i popoli esasperati replicarono:» Che abbiamo noi a che fare con David. Mi basta.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 contento del suo. per riguardo ai meriti di David. di guadagnarseli con le cortesie. perché era ricco d'anima. Perciò lasciato e abbandonato dal popolo poté avere.. Nulla manca. che costituì non sarà né sovrano. Ha usato un termine efficace: «mi basta. non cercava altro. Del resto può dirsi lo stesso di tutto ciò che aveva. CAPITOLO XVIII 93. Abbiamo anche detto che a guadagnarsi gli animi giova moltissimo la dolcezza nel parlare. Questa però. ma anche per tutelare privati diritti. ma per molti. 94. CAPITOLO XIX 95. o Israele.didaskalikos. né cercava indebita benevolenza. E questo riguarda il denaro. Perciò assai bene ha detto:» So umiliarmi» . e scevra di adulazione. ma tollerante della fatica e sicuro del merito attendeva con impazienza il termine della battaglia assegnatagli: «So. abbia risposto che avrebbe aggravato il giogo paterno e cambiato in pene più gravi le pene più lievi(III Reg. ad essere sazio e ad avere fame. disprezzato il consiglio dei vecchi. V'è infatti un'umiltà di paura. misurata. dice. né duce tra noi. e perciò fu reietto. o Corinti. la quale è prodotta dalla scienza. ha da essere schietta. e ciascuno alle sue tende» (Ib. quello che ho. Giustamente c'è bisogno di scienza. VI. 10). Paolo sapeva esser ricco. avendo il popolo d'Israele alla morte di Salomone pregato il figlio suo Roboamo di sottrarre il loro crollo di dura schiavitù e di mitigare l'asprezza del governo del padre. perché niente altro cerco.. Quindi chi sapeva saziarsi ed aver fame. Felice lui. per qual fine. e messo su dai giovani. e il nostro cuore s'è allargato» (II Cor. per me è moltissimo.3)..19). 91. perché non posseggo solo per me. perché non desiderava onore maggiore. cioè di aver fame di Dio. dice. Sapeva di aver fame sapendo che gli affamati mangeranno (Math. diceva. che sapeva saziarsi in Cristo. 4 e ss. V. È chiaro che l'equità rafforza gli imperi. in qual misura. ossia in qual luogo. VI. ma tale da riconoscersi e misurarsi. e sia poco.org/ptpd/officiis.XXIII. La bontà giova moltissimo. o moltissimo. Non si tratta dunque di una sazietà corporale. nulla v'è di più. 90. essa si studia di circondare tutti con i benefici. lo seppe il pubblicano e perciò fu giustificato. ma spirituale. anche umiliarmi» (Filip. quello che ho» . Come infatti la malvagità potrebbe conservare un regno. Ce ne porge esempio la Scrittura la quale racconta come. 16). d'inettitudine e di ignoranza. Ecco che la giustizia rende giustamente gloriosi quelli che sono a capo di qualche ufficio. quegli. ma di ogni parola di Dio» (Deut. Era avvezzo in tutto. quantunque non avesse il tesoro dei ricchi.html Pagina 57 di 76 . ma il frutto della grazia. 11). VI. È bene che aggiunga qualcosa di più chiaro.

XII. Che dire poi se fu solo eletto per introdurre il popolo nella terra promessa? Grande uomo per i miracoli della fede. 101. si compiacevano di stare insieme. egli assisteva come un fedele ministro. Infatti quando il Signore con la divina presenza rifulse nella sua maesta nella tenda di lui. 13). Giosuè fuori dagli accampamenti nella tenda della testimonianza.(Iosue. gli anziani ed il popolo stavano al basso.html Pagina 58 di 76 . e conosce i secreti del nostro intimo chi nel nostro intimo ha infuso i sentimenti. Paolo.gli altri di diletto. Bella cosa la compagnia dei vecchi con i giovani. XVI. tuttavia ci accorgiamo e deduciamo che fosse assai giovane(III Reg. coi quali hanno avuto il desiderio di stare insieme. oltrepassarono le possibilità umane(Exod. Sila. 25 et altri). XXIV. Nei precedenti casi vediamo come divise le mansioni. cosicché gli anziani tenevano il primo posto per consigliare.gli uni servono di testimonianza. Infatti i giovani dimostrano d'essere imitatori di quelli a cui si accostano. 100. Quando la colonna della nube discendeva e parlava con Mosè. 15 e ss) e da dire: Si fermi il sole.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 l'adulazione stona col linguaggio semplice e sano. Meritamente diventò uomo tale da fermare il corso dei fiumi.e XXI. L'uno e l'altro sostenuti dalla grazia di Dio.20)fosse giovane. perché a tutti sia manifesto. e Giosuè con Mosè saliva per ricevere la Legge(Ex. perché non si creda che questo avvenisse per ragioni di parentela e più per necessità che per volontà. 12. sebbene per meriti e sapienza non secondo ad alcuno degli anziani. anche quando si metteva in viaggio. CAPITOLO XXI http://www. 9). a s'avvalora la fama che abbiamo ricopiato la condotta di vita proprio da quelli. e Giosuè ugualmente era avvolto dalla nube sacra. quelle di Giosuè più felici. ma lo santificò per la grazia(Exod. riteniamo esposto alla luce tutto ciò che facciamo. giacché in lui v'era la vecchiaia della condotta e sapienza da attempato.Leggiamo quindi nel Vangelo. divenne erede del potere(Deut. come se ci trovassimo in presenza del giudice. e quali sono i sentimenti dentro di noi. perché nel secreto le ascolta chi ha fatto anche le cose secrete. stolto si da a dividere.Timoteo e Tito (Atti. nella fede. Non proferiamo in cuor nostro parole inique che crediamo sepolte nel silenzio. III. Negli Atti degli Apostoli vediamo che Barnaba prese con se Marco.. Mosè parlava con Dio. gli altri di conforto: gli uni d'istruzione. Siamo tali. tali mettiamoli fuori. di modo che con Mosè era stato partecipe della vita. e chi invece si attacca agli stolti.13). differenti per età. 21).org/ptpd/officiis. Serve moltissimo. e sebbene giovane non usciva dalla tenda.didaskalikos.Perciò riuscì così grande Giosuè Nave. come se volesse prolungare il giorno per essere spettatore della sua vittoria. e i giovani nell'agire.. È di grande giovamento. nella castità. X.. CAPITOLO XX 97. come Pietro e Giovanni. 99. Tralascio di dire come il giovane Loth non si staccava da Abramo. pari in virtù. mentre gli anziani posti a distanza dinanzi ai prodigi divini tremavano. 23. e noi dobbiamo essere per gli altri non solo modello nell'azione ma anche nella parola. 21:l'uno comandò al mare l'altro al cielo.11).XXIV. XIX. XXXIII. quali vogliamo essere stimati. e che il sole si fermasse (Iosue. 98. e per i giovani è pure utile andare dietro ad uomini illustri e saggi. Quindi. sia per l'insegnamento. perché lo stare con Mosè non solo gli servì per ammaestrarsi nella scienza della Legge. Le gesta di Mosè furono più gloriose. Che diremo di Elia e di Eliseo? Quantunque la Scrittura non faccia espressa menzione della gioventù di Eliseo. sia come testimonianza di probità. nella tenda v'era solo Giosuè. pertanto. e proprio in bocca sua. che Giovanni(XIII. giacché è saggio chi se la fa con i saggi. La vita immacolata è lo stipendio di una buona vecchiaia. Dapertutto quindi tra le opere mirabili e i misteriosi secreti era inseparabilmente con Mosè. grande per i trionfi. Spesso ancora. per ognuno l'unirsi ai buoni. Tutto il popolo era dentro gli accampamenti.

ero nudo e mi vestiste» (Math. Loth. ma anche per virtù. 104. non lasciare il tu servo» (Gen. È giusta liberalità l'accogliere ospiti. benigni. Ad aumentarti la buona stima ti gioverà. e con cura montava per così dire la guardia per andare incontro. La grazia dell'ospitalità ha tanto valore dinnanzi a Dio che non rimarrà senza premio neanche un bicchiere di acqua fresca.. si allargherà la testimonianza della buona fama a tuo riguardo. se strappi un povero dalle mani di un potente. se si fosse provocati.XV. È da prodigo dissipare le proprie sostanze per guadagnarsi la popolarità:come fanno coloro che dilapidano il patrimonio per i giochi del circo. per l'amore che aveva per la sua ospitalità stornò da se e dai suoi il castigo inflitto a Sodoma. ha pensato anche a questo riguardo ad assalirla. senza cupidigia delle corse altrui. affinché non appaia più farlo per boria che per misericordia e non aggiunga ferite più gravi. XVIII. che sia cortesemente accolto. non avere la passione del denaro ma occuparsi vivamente di far cose gradite. per i teatri. ma spesso è anche utile. non ci vuole prodighi ma liberali. aborrire dalle rise.html Pagina 59 di 76 . Il suo nipote.1). quando si possa fare senza pubblici inconvenienti. Quindi quale mercede della sua ospitalità ebbe il frutto della posterità. La Scrittura. Non è un guadagno disprezzabile prima di tutto il non spendere per liti. Però è un bel pezzo che nel cuore umano s'è infiltrato il male di tenere in onore il denaro e di lasciarsi abbagliare dalle ricchezze. quindi. È ritenuta in tutto il mondo come cosa decorosa l'accogliere con onore i viandanti.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 102. È una bella e palese mostra di umanità che un pellegrino non manchi di ospizio. riscattare i prigionieri. vestire gli ignudi. 107. mentre desideriamo medicarne di più leggeri. stretto a lui.17) «È meglio un pezzo di pane nella dolcezza della pace» (Prov. anzi pronti piuttosto a fare qualche concessione su i nostri diritti. è prodigalità il largheggiare con sontuosi banchetti e gran coppe di vino. un altro di eccessiva prodigalità. mentre va in cerca di ospiti. il prevenire con premure cortesi e signorili e il cercafre di provvedere la venuta di ospiti. In verità vi sono due modi di dare: uno decoroso.XXV. 103. Con tutti nei doveri dell'ospitalità si dovrà essere benevoli. 108. ed anche perché l'eccesso di spese non è bello neppure http://www. il quale dinanzi alla porta vigilava perché un pellegrino non passasse oltre.. che alla mensa non manchi il dono dell'ospitalità. Conviene dunque essere ospitali. anziché calpestare i diritti degli altri. fuggire le liti. però ai giusti si deve fare maggiore onore:» Chiunque infatti accoglierà un giusto come giusto avrà la ricompensa del giusto» (Math. 106. perché Cristo è nel povero. in conseguenza. Se poi libererai un oppresso dal peso di un potente e gravato più che dal debito della sua scelleratezza da trame di partito. accoglie come ospite Dio? Non vedi che Loth ospitò gli Angeli? Come sai se anche tu. dicendo:» Signore. potranno in seguito dare i loro frutti. i quali. dicendo: «È preferibile l'ospitalità con pochi legumi» (Prov. cosicché gli uomini ritengono come ua perdita tutto ciò che si spende fuori dal solito.36). per sorpassare la celebrità dei loro predecessori. salvare la concordia e il dono della tranquillità. È dolce cosa. e aiutare chi non ne ha. mentre tutto questo non è che vanità.org/ptpd/officiis. in secondo luogo si aggiunge l'aumento dell'amicizia. XX. Tale lode è stata data ad Abramo. e che sia aperta la porta a chi viene. infatti. L'ospitalità mette in buona vista molti. come ha detto il Signore. In verità che l'uomo dabbene ceda un poco su i suoi diritti non solo è segno di liberalità.X.. che reclama il nostro rispetto.1). vi si è cacciata dentro e guisa di un vento bruciante ha inaridito tanti buoni doveri.XVII. perciò ha detto: «Lussuriosa cosa è il vino e tumultuosa l'ubriachezza» (Prov. Non vedi che Abramo. giusti. come egli stesso ha detto:» Ero in carcere. spendendo del nostro. L'avarizia. prevenire e pregare perché il forestiero non passasse oltre. se per un dato tempo si trascurano. 105. se ho trovata grazia dinanzi a te.). per gli spettacoli dei gladiatori ed anche per la caccia. 109. 41). da cui nascono moltissimi vantaggi. Ma perché l'avarizia non potesse porre impedimenti la Scrittura. quando accogli un uomo non accolga Cristo? Sebbene nell'ospite c'è Cristo. I e ss.. non solo per sangue.didaskalikos. se liberi dalla morte un condannato.. e veniste da me.

ma con senso di umanità perché non si acquisti il favore altrui con danno dei poveri. quando qualcuno s'accostava per riverirlo. che cioè.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 per le opere buone. ma quando fu trascorsa la dilazione che il profeta (David) nella sua saggezza credette bene di interporre col cedere alquanto. 111. abbracciatolo. Molti infatti preferiscono essere molto indulgenti per comparire come buoni: ma è certo che niente di simulato e di fittizio ha la vera virtù anzi per di più ha poca durata. 116. noi proprio della famiglia che ci ha dati moltissimi esempi a profitto della virtù. io gliela farò. ma a guisa di pianticella per breve tempo verdeggia e poi svanisce. quello che è finito. La prima cosa sarebbe inumana. e se scorgeva uno che avesse richiesto giustizia dal re gli si accostava dicendo: Di che città sei? Rispondeva: Io sono di una delle tribù d'Istrael.html Pagina 60 di 76 . e con i chierici non si mostri né tirato né troppo indulgente. Così si inimicò l'animo di tutti. col tempo. trattare i pellegrini secondo il bisogno.didaskalikos. notevole per bellezza. e non largheggia eccessivamente per guadagnarsi favore. 113. fare di frequente spese richieste da opere di misericordia. La giusta liberalità ha la sua misura perfino con i poveri. Assalone (II Reg. lo baciava.E per confermare con esempi la nostra asserzione.org/ptpd/officiis. appunto per giovare a più. ma dal re non ti è stato dato chi ti ascoltasse. che dovevano marciare dinanzi a lui. È bello. Sta bene al sacerdote adornare il tempio di Dio con il dovuto decoro. E. 110. dura nella sua saldezza. la seconda eccessiva. raccomandava a quelli che avrebbero combattuto che lo risparmiassero. si guasta e si disfà:mentre invece ciò che è vero e schietto mette profonde radici. ma secondo la convenienza. perché la reggia del Signore risplenda anche sotto questo aspetto. come un fiorellino. se tu non fornissi il necessario a coloro che tu devi ritrarre dal sordido mercantilismo. Si era fatto cocchi e cavalli e aveva cinquanta uomini. 114. perché non vi sia né troppa indulgenza ne troppa severità. In ultimo non dubitando affatto David della vittoria. quello invece che ci prepariamo con la simulazione e con l'adulazione non può reggere a lungo. allora chiunque verrà da me di quelli che hanno bisogno di giustizia. 115. o se nell'abbondare ne assecondassi le voglie. che tali cortesie toccavano l'intimo del nostro cuore. CAPITOLO XXIII http://www. prestante per gioventù. S'alzava all'alba e si metteva diritto sulla porta del palazzo che dava sulla via. Se uno mi stabilirà come giudice.1 e ss. non poté più tollerarlo e sopportarlo.). figlio del re David. quello che si mette fuori con sentimento puro e sincero. Con simili discorsi si guadagnava l'animo di ognuno. perché non sembrasse riportare vittoria di un parricida è vero ma tuttavia suo figlio. metteremo fuori una prova di dolorosa simulazione. e tutto ciò che si guadagna con la sincerità e non con l'inganno. di modo che in Israele non se ne trovava un altro simile:tutto un candore da capo a piedi. servo tuo: Replicava Assalone: le tue parole sono buone e giuste. e non trascurare di edificare se è necessario. Da principio germoglia primaverilmente. Perciò appunto non volle prendere parte al combattimento. CAPITOLO XXII 112. Ci vuole anche la misura nelle parole stesse e nei comandi. era d'aspetto distinto. XV. gli porgeva la mani e. non con superficialità. È quindi chiaro come soltanto ciò che è vero. Ma tale gente voluttuosa e ambiziosa accolse volentieri tali segni d'onore graditi e piacevoli per un certo tempo. non con sovrabbondanza.. non l'intraprendere a costruire senza bisogno. non può durare a lungo.

che vi sono stati invitati dall'adulazione? I primi infatti vogliono vendersi spesso.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 117. dove conviene che vi sia l'uguaglianza. Chi è più santo non si attribuisca di più. se spesso non è ricomprato.non ci sia favoritissimo. se immeritatamente giudichi di dovere loro anteporre qualche altro. Infatti. 123. o per la lettura. perché si raccomanda abbastanza da sé. ma tenersi maggiormente umili. o umiltà. non volere di nuovo urtare od assalire nessuno. giacché la regola della verità impone di non far nulla per propria gloria col fine di abbassare gli altri. schiavi del beneficio. o per i digiuni. o poveri. È buona cosa che si faccia noto l'operare di qualcuno. ma le opere siano le sue commendatizie. o misericordia. o ad una negligente rilassatezza. non deve servirti a fare sfigurare un altro od a vituperarlo. non s'arroghi nulla di più. 122. Facilmente si lasciano irretire la leggiera adulazioncella. Chi dunque potrebbe credere che siano fedeli quelli che sono portati all'obbedienza dal denaro. si allontanano inimicati. o qualsiasi del clero cresce nella stima o per la sua misericordia. cosicché chi è più potente. Cerchiamo con zelo di guadagnarci moltissimi con i benefici e le maniere cortesi. o per l'integrità. né ad una vergognosa affettazione e ad una indecorosa ambizione. nel secondo non sembri che trascuriamo di fare il dovere assunto. memori come debbono essere. tutti sono in Cristo una sola cosa. Nel giudicare non pigliamo le parti di alcuno. Ma si richiede pure che il sacerdote (Vescovo) mostri favore ai suoi con i benefici e con i giudizi per mantenere l'equità. ritengono che debbono essere loro soggetti. ma se rivolgerai una parola di rimprovero. Ritengo pertanto che si debba salire agli onori con azioni buone e con sincero intanto. purché non si faccia per mania d'ostentazione. La semplicità diritta di animo è più che sufficiente allo scopo.te li rendi contrari. giacché conviene che sia anche più umile. Non prender la difesa dei malvagi e non ritenere di potere affidare le cose sante ad un indegno: e se non hai scoperto che abbia mancato. né una indulgenza eccessiva. Nessuno dunque può pensare fedeli quelli che si è legato o col denaro o con adulazione. 118. preferiscono comandare anziché obbedire. massimamente se si tratti di onori ecclesiastici. e chi si vede circuito da preghiere vuole che sempre a lui si ricorra. della grazia ottenuta. si ritiene vile fino al dispregio.org/ptpd/officiis. e manteniamo il favore che abbiamo dato. non hanno da essere arroganti. 121. Nell'esercizio del proprio ufficio non sta bene né una severità dura. Infatti chi riceve il denaro. lasciano sdegnati. o per la dottrina. se qualcosa di buono ti trovi ad avere. Questi però. brontolano abbandonano. CAPITOLO XXIV 119. 120. e chi è più ricco. principalmente ci urta nella Chiesa dove ha da regnare l'equità. Spesso infatti accade che quelli che hai protetto con qualche grazia o promosso ad un grado superiore. 124. che sia deferente al prete od al ministro come ad un padre. perché non si dimentichino con ragione del beneficio quelli che si dolgono di essere stati gravemente lesi. Aspetta perciò ogni momento il prezzo dovutogli.didaskalikos. Del resto se uno non obbedisce al vescovo e desidera magnificare ed esaltare se stesso. una volta approvati. ed oscurare i meriti del suo superiore o con simulata dottrina. ma quelle del prossimo a lodare ognuno. ed i secondi non possono tollerare il giogo di un duro comando. e i soli meriti della causa http://www. e. Non siano le proprie labbra. se l'ingiustizia subito ci urta in tutti. perché non si dia luogo né ad una tronfia di arroganza.html Pagina 61 di 76 . questi fuori dalla verità s'invanisce. perché nel primo caso non paia che vogliamo esercitare il nostro potere. O ricchi. 125. e. od un ministro. ed il sacerdote (Vescovo) non si ritenga offeso se un prete. nulla di più si prenda. quelli che invece dovrebbero essere a loro preposti. Che si lodi un dottore è una grazia per la Chiesa. e non i propri desideri.

che ebbe il suo inizio con la promulgazione della stessa Legge di Dio. né argento: ma ti di quello che ho. In nome di Gesù Cristo Nazareno lèvati e cammina" (Act. offre la sua gratitudine.org/ptpd/officiis. e con tale massima taglia al piede la pianta dell'avarizia che germina nel cuore umano. perché invece sua. 127. E con ciò dà di più che non riceva: infatti il denaro si paga con altro denaro. CAPITOLO XXV 126. col pagarla si tiene. e non si dolgano. se favorisci il ricco? Forse pensi che assai presto rimuneri chi l'ama? Infatti più spesso siamo soliti favorire coloro dai quali speriamo il contraccambio. per questo stesso crede di averlo fatto più che di averlo ricevuto. anche il dissimulare è peccato grave. subito s'accorse che il valore del popolo s'era indebolito per l'avarizia e la cupidigia dell'oro. Con la restituzione un debito si spegne. e c'è il pericolo di comunicare per i fratelli cristiani. 9). giova di più di quello fatto al ricco. ma la gratitudine non viene mai meno. confessa di essere legato da un debito. siccome non hanno modo di contraccambiarci ci offrono come rimuneratore il Signore. Ti è permesso tacere solamente in questione d'interessi. il quale sotto l'immagine di un banchetto mise in luce il modello generale delle virtù. non ebbe il denaro che sperava. Quanto perciò è preferibile fare il beneficio ai buoni. perché a loro volta ci invitino. e non lo sperava. Non dette denaro. CAPITOLO XXVI 129. e Giosuè ottenne la vittoria. attendiamo la ricompensa da Gesù Cristo (Luc. Nulla nuoce tanto alla stima anzi anche al credito. 130. E non è meglio avere la salute senza il denaro che il denaro senza la salute? Si drizzò su lo storpio. Infatti. quanto l'appoggiare chi è più potente in una causa con un inferiore. insegnandoci ad invitare al banchetto i poveri e non i ricchi. anzi essa fu propriamente data per presto reprimerla. perché non si reputino offesi. perché ricco. se vinti.). Ma ecco che gli uomini di solito sono talmente proclivi ad ammirare le ricchezze che solo il ricco stimato degno di onore. Il malvezzo è vecchio. 12-13). e discolpare uno reo. Ma per questo appunto dobbiamo maggiormente interessarci del debole e del povero. III. Che mai ti giova. il povero invece. 6). né argento. dette la guarigione. Ma prima di tutto se temi di offenderli non assumerti di giudicare: se sei sacerdote o chi sia.didaskalikos. che agli ingrati! 128. di aver ricevuto un soccorso e non lo ritiene dato al suo merito: stima che gli sia stato fatto il dono della vita e salvata la famiglia. al posto del povero. avendo Achar tolto dalle spoglie della città incendiata una veste d'oro e duecento didramme d'argento. sacrificato al Signore scoprì il furto senza poterlo negare (Iosuè. Inoltre. lo ritiene dovuto ai suoi meriti. XIV. Pietro pure dice allo storpio: " Non ho né oro.che tale vizio s'è radicato nel cuore degli uomini. ciò che gli è stato dato. Se però c'è impegnata la causa di Dio. sebbene non abbia come restituire il denaro. e una lamina d'oro. non provocare. il povero(oh.. che non ha. L'avarizia è un vizio vecchio e antico. perché è un gran pezzo. anche per la vita di questo mondo. Gli uomini sono proclivi a favorire i più onorati. quantunque è proprio di chi ha un carattere sostenere la giustizia. né denaro" (Math.html Pagina 62 di 76 . i poveri al contrario. Il beneficio fatto al povero.. ma la gratitudine con l'averla si paga. Però appena nei santi si trova che disprezzino le ricchezze.. Per l'avarizia Balach pensò di poter http://www. perché il ricco sprezza il beneficio e si vergogna di essere debitore di un favore: che anzi. In vero.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 motivino il giudizio. Il Signore pertanto dice ai suoi discepoli: " Non vogliate possedere né oro. oppure perché gli è stato con l'intenzione che. dopo che al suolo la grande città di Gerico. VII. oppure quanto a far colpa ad un innocente perché povere. Quindi nel ricevere i benefici se avviene che chi lo riceve è un ricco. quando hanno accettato. il quale si è obbligato. quasi l'ascesa e ricevuto per diritto. si attenda dal ricco un contraccambio più generoso. chi glielo ha dato. ma il ricco se ne guarda bene!). Sembra infatti che i ricchi vengano invitati.e questo è peggio. X. 19 e ss. perché di preferenza noi beneficiassimo quelli che non possono ricambiarci il beneficio.

4). Si taglia con dolore perfino quella parte del corpo che è andata in cancrena. il più forte degli uomini. Alla sua parola si fermò al sole. In tale maniera non vi sarà pericolo che nell'ira assecondiamo il nostro particolare affetto. piegato il cavo sulle ginocchia della donna e mozzato perdette quello che era la prerogativa del suo valore. CAPITOLO XXVII 133. alle altrui necessità. 7 e s. cosa peggiore della morte stessa. e principalmente dei ministri. o che per parzialità assecondiamo la nostra volontà più del giusto. il che era stato visto di malocchio agli ariani. Ora chi è così duro. e talora anche più di ciò che possiamo. incontrare perfino l'ostilità.s. perciò dobbiamo fuggire l'avarizia e tendere con tutto lo zelo a non far nulla che violi il giusto. se il Signore non gli avesse proibito di astenersi dal maledirlo (Num. ma ciò che degli altri (Phil. Giosuè fece il trionfo: ma per il dilagare dell'avarizia poco mancò che la vittoria non fosse vana. per esempio. che non ha bisogno dell'aiuto che può dargli e che non si piega per voglia che ne abbia? E che agli altri. non fu forse ingannato dall'avarizia della donna. ma il pericolo nel doverlo custodire. Funesta cosa è l'avarizia. Noi. Se vogliamo renderci cari a Dio. siamo unanimi. crudele e insensibile da provare dispiacere che non un uomo venga riscattato da morte. perché sprezzando i vasi sacri per il riscatto dei prigionieri.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 corrompere Balaam per indurlo a maledire il popolo dei patriarchi: e l'avarizia avrebbe avuto vittoria. 132. dei fanciulli e perfino dei bambini dalla peste dell'idolatria che per timore della morte li minacciava? http://www. quando la guarigione è impossibile. che delle fanciulle. come se si trattasse di sottili fili di giunco. vediamo come il disprezzo del denaro sia un aspetto della giustizia. Fermato il sole. ne uccise mille. sicuramente però chi è da meno e lo desidera. In quello che abbiamo brevemente esposto.org/ptpd/officiis. rotti legami. 131. una donna sottratta alla libidine dei barbari. Il più grande invito che possa farci la misericordia è quello di compatire le altrui sventure e giovare. l'ornamento dei suoi capelli che lo rendevano invincibile. abbiamo carità.didaskalikos. XXII. e il denaro pieno di attrattive. non giova chi non lo ha. ma custodirlo in ogni nazione e in ogni opera. che non lo cerca. un tempo fummo in odio. Ma colui che lo desidera. colui che ne ha.. non tanto per il fatto in sé. Giosuè che riuscì a fermare il sole. Vale meglio infatti per motivi di misericordia suo addossarsi le cause. seguiamo l'umiltà. 134. 135.html Pagina 63 di 76 .). e a lungo si pondera se è possibile sanarla con i medicamenti. senza aiuti. Il sentimento(I) di un buon vescovo sta nel desiderare di guarire gli infermi. sicché questa non si infiltrasse. cauterizzare e non recidere alcune parti. Sansone. se poi non si può. Il denaro trova la via per insinuarsi nel grembo della donna. non poté arrestare l'avarizia degli uomini. perché di ciò che ha più che possessore è custode? Noi possediamo quello di cui ci serviamo: quello di cui non ci serviamo. contamina chi lo ha. da solo. se. tagliare con dolore la parte. come delle sue membra. togliere le ulcere che si formano lentamente.II. non l'avarizia. all'ultimo soltanto. non c'era il frutto del possederlo. Per l'avarizia Achar si rovinò e trascinò nella rovina la moltitudine dei parenti. CAPITOLO XXVIII 136. secondo le nostre possibilità. che legato consegnato a stranieri. da una buon chirurgo si fa tagliare. le funi fatte di nervi attorcigliati. Dalila? Pertanto quegli che con le sue mani sbranò il leone che rugge.e la grazia si allontanó dall'uomo. neanche in abbondanza?Forse aumenta la sua onestà. ritenendo gli altri superiori a noi. i quali sono davvero suoi figli. Sotto tale riguardo spicca in tutta la sua bellezza il precetto di pensare non a ciò che nostro. quanto per avere da ridere sul nostro conto. Il vescovo si serva dei chierici.che stracciò. che mostrarsi senza pietà. e una ciascuno assegni in ufficio per il quale lo vede idoneo. Tuttavia si dà il caso che il denaro aiuti. L'umiltà infatti vuole che non ci arroghiamo nulla e che ci veniamo da meno degli altri.

non riscattati. sono stati uccisi dal nemico. 139.html Pagina 64 di 76 . Quali tesori migliori a Gesù di quelli i quali vuole essere rappresentato? 141. sebbene fosse stata da me trattata non senza un qualche riguardo. mi piace per ragione dell'oro ciò che non si compra con l'oro. IV. Quali tesori migliori ha Cristo di quelli nei quali dice di essere Lui stesso?Sta scritto: «ebbi fame mi deste da mangiare. 143. perché dalla funzione di calice sacro non passi ad usi profani. Per queste tre opere è permesso spezzare. ebbi sete e mi desta da bere. vide portare via loro e se stesso come prigioniero(IV Reg. ma ancora per essere servito a redenzione. Lo riconosco che il sangue di Cristo messo nel calice d'oro non solo mandò bagliori. e avresti dovuto fornire l'alimento. oro di Cristo che libera dalla morte. In verità. Fu detto forse a Lorenzo: non dovevi dare i tesori della Chiesa e vendere i vasi che servono per i sacramenti? 142. in grazia della vivace e originale sua interpretazione ebbe la corona sacra del martirio. Che potresti dire? Ebbi timore che il tempio del Signore rimanesse disadorno.. Ognuno deve compiere questo ufficio con fede sincera con oculata e previdenza.Lorenzo mostrò tali tesori. e.13). Al simile compito dovette giovare l'oro del Redentore. ha impresso il sigillo dell'azione divina.13) Non fanno meglio i sacerdoti. e vinse. Joachim che nell'assedio conserva l'oro senza distribuirlo per provvedere di cibo. fondere. sacrilegalmente li poti via? Il Signore forse no dirà: «perché hai lasciato morire tanti indigenti? L'oro certo l'avevi.. fa fatto di misericordia. contaminandoli. 140. a fonderlo per nutrimento dei poveri. XXV. riscatta un prigioniero..org/ptpd/officiis. 7).piuttosto che un nemico. nessuno può lamentarsi se nelle sepolture dei Cristiani vi sia il riposo dei morti. pure dinanzi al popolo la portammo al punto da confessare ed aggiungere che la sta chiudere salvare le anime per il Signore che conservare l'oro(Math. 35) E poco dopo: «Quello che avete fatto ad uno di costoro l'avete fatto a me» (Ib. commette un'infamia. Il numero di questi prigionieri. quando la Chiesa ha riscattato schiere di prigionieri: Questi Cristo li ha redenti! Questo è l'oro degno di lode. La Chiesa non ha l'oro per conservarlo. È davvero tesoro del Signore quello che serve ad ottenere ciò che ha ottenuto il prezzo del suo sangue..È necessario che dalla Chiesa non esca fuori il calice della mistica bevanda. indicò i poveri dicendo: Ecco Cristo quelle in cui è la fede. XXV.didaskalikos. cosicché il calice riscatti dal nemico colore che il sangue ha riscattato dal peccato. anziché serbarlo per il persecutore. perché si è allargato lo spazio per inumare le reliquie dei fedeli. se altri mezzi mancano.. Questa questione. Nessuno infatti può dire: perché il povero vive? Esso non può lamentarsi che siano riscattati i prigionieri. XXIV. quindi http://www. cioè a salvare chi era in pericolo. San Lorenzo martire tale oro lo riservò per il Signore: perché domandato dei tesori della Chiesa promise che li avrebbe mostrati. Sono davvero preziosi i vasi che salvano le anime dalla morte. Ciò che è di ornamento ai Sacramenti serve al riscatto dei prigionieri. vendere i vasi della Chiesa anche consacrati. che salva il pudore. Ti risponderebbe: i sacramenti non cercano l'oro. nessuno può muovere l'accusa di si sia edificato il tempio di Dio. Preferii perciò consegnarvi liberi costoro anziché conservare l'oro. A simili rimproveri non si potrebbe replicare. Lorenzo che preferì distribuire ai poveri l'oro. Perché tanti prigionieri furono messi in vendita. Colui che ha mandato gli Apostoli senza oro senza oro ha congregato la Chiesa. perché questi neanche il persecutore lì poté portar via. Era assai meglio salvare i corpi dei vivi che non vasi di metallo» 138. questa loro schiera vale più della bellezza dei calici. ma per spenderlo per soccorrere nelle necessità. Che bellezza che si possa dire.9). se alcuno li storna a suo vantaggio. A che custodire ciò che non deve servire? Ignoriamo forse tutto l'oro l'argento che gli Assiri portarono via dal tempio del Signore?(IV Reg. nessuno può sdegnarsi. oro utile. conserva la castità.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 137. X. Perciò dentro la Chiesa fatta prima l'incetta dei vasi non sacri.. L'Apostolo infatti dice: «abbiamo il tesoro in vasi di creta»(II Cor. Interrogato dove fossero i tesori promessi. ero pellegrino e mi ospitaste» (Math. Allora proprio si riconosce pervaso del sangue del Signore quando per l'uno e per l'altro si vedrai riscatto. 40). se invece li dà ai poveri. Il giorno seguente condusse i poveri.

Ma se mancano i nuovi e quelli che non sono ancora sacri. Ma la faccia ed il colore del Sommo Sacerdote era di tal maniera mutata. giudico che tutte le cose si possano piamente convertire in simili usi. se né ancora nel tempio di Dio si mantenesse sicura guardia della fede : e le donne fasciatesi il petto di cilicio. alcuni stavano a vedere dalle finestre. che lo scellerato Simone manifestò al re Antioco trovarsi in gran quantità nel Tempio di Gerusalemme.html Pagina 65 di 76 . 146. che volesse far osservare i suoi comandamenti. lo batterono. né era in lui speranza alcuna di salute. ancora i sagri. fusi e distribuiti in piccole erogazioni ai bisognosi. PP. che i prigioni siano riscattati. Eliodoro mandato in Gerusalemme ( mandato sul fatto. tutti insieme alzavano le mani al cielo pregando il Signore che difendesse le sue Leggi. perché nelle sepolture dei cristiani è il riposo dei passati. ricompera prigioni. 143. senza mai punto restar. 145. Che più! Egli sopraggiunto da una folta nebbia cadde a terra. La somma era quattrocento talenti d'argento e duecento d'oro.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 si sono spezzati. Cominciarono i paurosi ad rallegrarsi. Comparvero ancora lì due altri giovani di suprema virtù. e giovarono pure come riscatto per i prigionieri. appresso furono spezzati e finalmente battuti.Nessuno si può rammaricare. sullo stesso luogo. tutto quello che fu raccomandato dalla Chiesa.didaskalikos. http://www. perché egli era in sul trapassare. quali noi abbiamo sopra parlato. che non si spaventava per queste cose. e manifestò al Sommo Sacerdote il carico di tale inizio e la cagione della sua venuta. altri correvano alle mura. Però furono prima della Chiesa introdotti vasi. e questa gli mostrò. Finalmente per questo solo nome di vedove. Allora il Sacerdote disse che egli eran messi lì in deposito per vitto di vedove e di pupilli: ed una parte essere d'Ircano di Tobia uomo santo. 147. non piccolo. e si conservino senza offensione alcuna. di grazioso aspetto con lo splendor di gloria. considerando che quel luogo sarebbe al tutto vilipeso. e le rinchiuse vergini picchiavan le porte. CAPITOLO XXIX 144. che facilmente appariva il dolor dell'animo e l'ansietà della intenta mente. secondo quello che noi abbiamo letto nei Maccabei ( 2 Mac 3. Che se mancano i nuovi e quelli che non sembrassero consacrati. Egli bisogna bene usare ogni diligenza. ma se è dispensa ai poveri. Perché nessuno può dire: Perché vive il povero? ( ​) . Ma Eliodoro. e alcuni degli amici di Eliodoro atterriti pregavano con gran riverenza Onia che gli impetrasse la vita. è misericordia.Maurini ) venne al Tempio.org/ptpd/officiis. fu conservato. Perché la fede si deve mantenere a tutti. fondergli o vendergli. Nessuno se ne può dolere. Per queste tre sorti di cose è lecito spezzare i vasi della Chiesa. Ed ecco subito apparire un valoroso cavaliere splendente per le dorate armi : ed il suo cavallo era ornato con superba coperta. e non solamente delle vedove ma ancora di tutti.10 ). i quali lo misero in mezzo e dall'una banda e dall'altra. ma di maggior considerazione sono le cagioni delle vedove e dei pupilli. e che il ministero del sacro calice non si converta in usi brutti. i Sacerdoti vestiti colle stole sacerdotali si gettarono innanzi all'altare e piangendo invocavano il vivo Dio che aveva data la Legge dei depositi. e giaceva mezzo morto con manifesti segni delle operazioni divine. Fa bene di mestiere che della Chiesa non esca la forma del vaso sacro. io credo che possono senza offesa la doveva adoperarsi per gli usi sopraddetti. che i depositi delle vedove si tengano in modo che non vi siano poste su le mani. che non fossero sacri. Tutti piangevano. Nessuno si può sdegnare che si lascino gli spazi per sotterrar le ossa dei fedeli. ed i superbi ad impaurire. furono per piccole distribuzioni dispensati ai poveri e giovarono ancora non poco ai prigioni. Nessuno può riprendere che si sia edificato il tempio di Dio. con vaghi vestiti. Perché subito che si ebbe inizio dei denari. sollecitava il bisogno e aveva accerchiato colla sua guardia il luogo dove stavano i tesori. Le quali cose subito che Eliodoro mostrò di voler usurpare e tirarle ai comodi del re.

dicevano che non potevano fare contro a quel che aveva comandato l'Imperatore. Quindi risplende assai il ministero vostro. Nessuna cosa è più http://www. Ricordatevi quante volte io ho avuto a combattere contro gli impeti dei Re. 150. a fatica finalmente l'Imperatore accettò le ragioni. ma solamente la roba. imperciocchè Giosia( 4. che ciascuno di voi dica con verità: lo zelo della casa tua mi ha ricercato. ha in odio le cose buone. 155. conservare i depositi ed averne gran cura. pensatevi innanzi. per vigor della quale si mise di nuovo a dimandarlo. ch'ella aveva in custodia da una vedova. Quelli ama le cose cattive. che lo scellerato si diletta dei suoi beni. CAPITOLO XXX 152. come io. Per le preghiere dunque del Sommo Sacerdote i medesimi giovani di nuovo apparvero ad Eliodoro.org/ptpd/officiis. Ma perché so io menzione dell'Apostolo? Lo stesso Signore disse: lo zelo della casa tua mi ha consumato. Gli fu negato e dichiarata l'autorità della legge divina. generato dall'invidia. e guardatevi dagli invidiosi.html Pagina 66 di 76 . anzi di tutti. si fugge. Eliodoro pertanto riavuta che ebbe la vita. allora fate quel che vi par meglio. così similmente voi Figlioli siate zelatori di Dio. vestiti colle medesime vesti. Si trovi dunque in voi lo zelo di Dio. Amatevi l'un l'altro. L'Apostolo si diceva zelatore di Cristo. e l'invidioso degli altri si affligge. non quello umano. 153. Di poi si tentò di torlo nascosto. Che più? Il deposito era già dato 151. perché oramai non portava pericolo la fede. quando voi avete a fare con una cosa. Nientedimeno presone meco parere il Santo Vescovo attorniò quel conclave dov'egli sapeva che s'era trasportato il deposito della vedova. va e manifesta a tutti i tuoi quanta religione e podestà di Dio tu hai conosciuto nel tempio : e dopo tali parole mai più si videro. e gli dissero: ringrazia Onia Sommo Sacerdote. Amate la fede. i quali non possono essere tollerati dalle vedove o dai pupilli: se voi mostrerete di tener più conto dei comandamenti di Dio che dei favori dei ricchi. e quando voi vi avete pensato lungo tempo. Pertanto siccome vinse i suoi Passati di divozione. la quale avanza ogni sentimento. di maniera che egli par quasi più tollerare chi vuol bene a se. Ritrovisi in voi tale zelo del Signore. di nuovo nella Chiesa di Pavia che portava pericolo di perdere u deposito. per mantenere i depositi delle vedove . ma il Santo vescovo anticipò di rendere alla vedova quel ch'egli aveva di suo. L'onore. Il quale poiché non né potè portare. indirizzalo qui ed egli tornerà a te tutto flagellato. Leggevasi la più stringente forma del rescritto : era stipulata una commissione del Maestro degli Uffici. che chi vuol male a tutti. Perché giuridicamente domandandolo colui che se lo voleva appropriare per avere il rescritto dell'imperatore. Bisogna dunque. Questa differenza è tra scellerato e l'invidioso. Figlioli. Io vi racconto per esempio un caso che lo sapete voi ancora. se ne fece fare inventario e ricevuta. ed allora si deve subito rapirla. sacrificò una vittima al Signore. e l'ordine della lezione ed il pericolo d'Eliodoro. i preti non mantenevano l'autorità loro: e quei potenti e coloro che opponevano per essere stati dati per esecutori. se voi raffrenate i soprusi dei potenti coll'aiuto della Chiesa.) mediante la fede e devozione si acquistò gran benevolenza da tutti perché egli celebrò la Pasqua del Signore essendo di diciotto anni: io che non fece alcuno avanti a lui. gli agenti stavano nel negozio. né si può facilmente comprendere. ringraziò Onia Sacerdote e coll'esercito se ne tornò al Re con queste parole: se tu hai nemico alcuno o persona che ti voglia male. Si trovi tra voi la pace. schivate gli scellerati. che si differisce.didaskalikos. figlioli miei. e tu che hai provato i flagelli di Dio. Beato è il morire quando se ne ha occasione lodevole.Reg. 149. perché la vita ti è per lui resa. che in tal maniera vi consumi.23​. In questo mentre la fede è salva: il credito non fu violato. 154.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 148. Figlioli. Aveva l'Imperatore rinnovato il comandamento tanto che da se stesso ce lo domandò.

ed il vaso della farina non venne meno. Non fu dunque Scipione il primo. 156. Non ne far. il cervo dell'amicizia ed il puledro delle grazie ragionino in te. o risuscitava morti. avvisava ai suoi i pensieri dei nemici e gli avvertiva in quali luoghi dovevano guardare: questo che subito pervenne agli orecchi del re di Siria.Amen. né era meno occupato degli altri. e delle fonti dei tuoi pozzi. o nel Carmelo faceva che una sterile rimanesse in cinta contro l'opinione di chiunque la conosceva. cioè consigliati teco medesimo. Passavano gli Apostoli. e sta allegro con la donna. ed andarsene in una segreta villa. podestà con lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Mosè dunque parlava nel silenzio e nell'ozio operava.org/ptpd/officiis. fa di avere una fonte d'acqua particolare. partecipe alcun forestiero. che con le oziose mani espugnava il nemico. 5. quasi per una ampio ​.didaskalikos. al quale è onore. che gli altri sostenevano le sue mani. magnificenza. e il Dio della pace farà con esse voi in Gesù Cristo. E voi stessi sapete che io sempre vi ho amati. E perché molti si dilettano delle cose della guerra. che tu hai dalla gioventù. LIBRO III CAPITOLO I 1. ed essendo per la grazia di Dio con il vigor della mente presente in tutti i luoghi. e combatteva mentre egli stava ozioso e non solamente combatteva. Ma Eliseo nella solitudine col suo passare divise il giordano in tal modo che la parte sotto correva all'ingiù al solito e la parte di sopra ritornava verso la sua fonte. levatagli gli impedimenti. che stando quaranta giorni sul monte. Voi siete cresciuti insieme nell'affezione della mia fratellanza a guida di figlioli di un medesimo padre. ed amo più. 6. quando egli era solo: né manco ozioso. che gridava mentre egli taceva. nessuna più gioconda che la pace. e seco medesimo parlava: Io ho detto.html Pagina 67 di 76 . o temperava l'amarezza dei cibi e col mescolare la farina li http://www. cercare le solitudini dei campi. E quanto è egli più se Iddio parla con qualcuno che parlare se stesso? 3. dar fine ad una guerra con le braccia di un grande esercito o coi soli meriti? Eliseo sedeva in un luogo e il re di Siria faceva una grande guerra al popolo dei Padri e li aspreggiava con diverse sorte di frodi e gli insegnava con agguati di accerchiarli. e conversar con quello. che ella aveva nel generare. che quando egli era ozioso. e rimuoverli dalla moltitudine e conversazione degli uomini. 4. Che cosa è più eccellente.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 soave. e Salomone tuo figliolo ancora disse: Bevi dell'acqua dei tuoi vasi. gloria. Prima di lui lo seppe Mosè. Parlò Elia. Il profeta Davide ci insegnò a passeggiare per il nostro cuore. 2. E chi ha mai avuto negozi tanto importanti quanto l'ozio di questi. che gli altri. né per tre anni e sei mesi cadde sopra la terra. Era tanto ozioso. come con un ottimo compagno: tanto chè egli a se stesso diceva. apprese tutta la Legge e non mancò in quella solitudine chi con esso lui favellasse? La dove Davide disse: Io ascolterò quel che Iddio parlerà in me. che la carità. Ora Eliseo fece accecare tutti coloro che erano venuti ad assediarlo. Oltre a questo parlò un'altra volta. e l'ombra loro sanava gli infermi. Mantenete le cose che son buone. e quell'olio in tutto il tempo della lunga fame non si svuotò giammai. Erano tocchi i loro vestimenti e derivavano la sanità. io custodirò le mie vie. perché l'acqua profonda è il consiglio nel cuore dell'uomo. dice. con un esercito serrò il profeta. e la pioggia si fermò. che non poteva essere vinto da quelli che combattevano. Perciocchè gli altri vogliono levare la fantasia dalle faccende per riposarsi. Ora agguagliamolo quest'ozio a quel degli altri. ma ancora trionfava dai nemici​. ma il profeta sapeva tutti quanti i suoi provvedimenti. che sapesse di non essere solo. o dentro alla città sciogliersi dai fastidi e dar opera alla quiete e alla tranquillità.

altra perfettamente. 9. che quel che può essere comune a molti. ma lo seguirò per ottenerlo.) che è il perfetto e compiuto ufficio. Come appare nel Vangelo( Mt 5. Perché noi in un modo chiamiamo buono Iddio. e il non accontentarsi del suo. Perciò quando egli ebbe detto: (Phil. i medi con molti. e non perfetto. che fu ripieno di sapienza sopra tutta la sapienza degli antichi. i primi sono comuni con pochi. 10. Perché siccome noi abbiamo trattato di sopra se quello fosse onesto o brutto. come quegli che non ha cosa alcuna. Perché cercare di accumulare denaro è cosa famigliare a molti. nei quali abbiamo mostrato quell'onesto e utile.org/ptpd/officiis. se non quel che è giusto ed onesto. appresso la quale si tiene più conto dell'utilità del denaro. resta al presente che si vegga se noi abbiamo a comparare l'onestà e l'utilità tra loro e cercar dopo questo quel che seguir si deve. si stende http://www. l'altra secondo la perfezione futura. l'altra quivi. o egli mondava il lebbroso e mutava il secco con le piogge. del quale è scritto: (Ez. che non è giudicato dalla stima delle cose che son caduche. 28. Passa altresì gran differenza tra gli stessi uomini. Perché in un modo fu Savio Daniello. e dopo questo se egli è utile o disutile. E perché noi abbiamo trattato dei due primi luoghi. come quegli. Ma il digiunare e l'essere continente è cosa usata da pochi e il non diaria l'altrui è cosa rara. se non quel che è utile. ma di quelle che son eterne. 7. appresso la quale tutte le cose. o ch'io sia perfetto. non è difficile né di singolare virtù. né utile se non quel che è onesto: imperciocchè noi non cerchiamo la sapienza della carne. siccome è perfetto il Padre vostro che è nei Cieli.3) Chi è di Daniello più Savio? In un altro savi fli altri. satollato che egli aveva il popolo ricoglieva quel che avanzava. La sapienza di quello che è Savio comunemente. Perciò questa cosa è molto comune. il dilettarsi di delicati cibi e di squisite bevande è cosa usata.6. l'altra che ne ha parte. subito soggiunse Ibid. né gli angeli.) Quanti dunque siano perfetti. 12. che egli non può essere onesto. Altri dunque sono i primi uffici e altri i medi. CAPITOLO II 8. che sono di gran pregio in questo secolo. L'una secondo la possibilità dell'uomo. E però ancora che agli altri appaia povero. sono riputate per danni. E finalmente in un modo diciamo Iddio essere savio e l'uomo in un altro. colui che non si parte mai del merito. Ma noi diciamo per non parere di voler indurre queste cose come ripugnanti fra loro. 11.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 faceva addolcire. è non di meno in sé ricco. Ma Iddio è giusto per tutte le cose. 3. savio sopra tutte le cose. Quando si allontana egli dalle faccende. Altrimrenti Salomone. né la vita. Perciò la forma della perfezione è di due sorti: l'una che ha tutti i numeri. e in un altro l'uomo. Finalmente nelle medesime parole molte volte EVVI differenza. o veramente essendo uscito il ferro della scure e caduto nel fiume Giordano: col mettere il manico nell'acqua lo faceva venire a galla. Quando dunque è solo il giusto. si deriva dalla vera fonte della virtù. povero ed abbondevole. una qui.12) Non ch'io l'abbia già ricevuto. Perciò questo Catorthoma(​.html Pagina 68 di 76 . e sopra tutti i savi dell'Egitto. che sta solo con Dio? Quando sta egli solitario chi non è separato da Cristo? Spero che né la morte.48) Siate perfetti. ma la sapienza. quali abbiamo già mostrato sopra di essere una medesima cosa. in un modo diciamo che egli è giusto Iddio. e in un altro l'uomo. E Paolo stesso dice essere perfetto. che procede da Dio. Al quale l'ufficio comune è inferiore: che si esprime col parlare. E l'opposto è il voler troppo quello degli altri. col quale ad esse si da compimento? Ed in quali luoghi egli rimane ristretto chi possiede tutte le ricchezze del mondo? Di quanto pregio è egli stimato chi non si può comprendere con opinione? Imperciocché in un tempo medesimo( 1Cor.8) egli è quasi conosciuto. o egli scambiava la fame con l'abbondanza. perfetto in tutte le cose.didaskalikos. Perciò altra cosa è essere Savio comunemente.15. o col distribuire solamente dieci pani. così nel medesimo modo molti pensano che si debba cercare se una cosa è onesta o utile. e non conosciuto: quasi morto ed ecco che vive quasi malinconioso ed eccolo sempre più allegro.

ma a tutti dona tutte le cose. ed in servigio di tutti gli animali ne produce diversi frutti.(Phil. o il piede quello delle mani? Anzi che ancora le stesse mani destra e sinistra hanno molti uffici distinti. E se per avventura un membro si duole. sarebbe cosa contro natura. 13. quante volte tu ti ingegni con l'altrui. e il più delle volte hanno maggiore bisogno di esserne guardati. la quale non toglie cosa alcuna a nessuno. in compagnia dei quali abbiamo ancora noi a patire ed inganniamo e siamo di danno a quelli che noi dovremmo sollevare ed aiutare? Questa certamente è la legge della natura. ma con tutta l'affezione aspira a quel che è eterno. Orsù immaginati questo e dà tanta virtù al tuo occhio. che noi accarezziamo l'un http://www. Chi vuol dunque piacere a tutti in tutte le cose. come nel lavare certi resti di cibi. l'odorato dalle narici. ma l'altrui. Quindi è detta l'umanità. CAPITOLO III 15. e dall'uso delle membra.didaskalikos. 2. i pensieri dalla mente. 19. dalla terra. Appara dalla forma del tuo corpo. speciale e famigliar virtù dell'uomo. non pensando nessuno a quel che è suo. che noi leviamo via cosa alcuna da quei.3-4) Ciascuno giudichi l'altro superiore a se. se già per avventura non lo ricercasse la necessità. ma l'altrui. Tu dunque spogli quello che ha vestito Cristo? Lo provi in quel che gli ha donato Cristo? Perciò tu fai questo. ma altri. ma se tu sarai il contrario. cerchi non quel che è utile a se. danno accrescere i tuoi comodi.22) Tutte le cose sono lecite. siccome ancora cercava San Paolo. La dove egli dice in un altro luogo: (Phil. ma quello che è utile a molti. Pertanto questa sia la regola e la norma. se tu sarai Savio.6) non cercare l'altrui. non considera né tiene conto dei suoi comodi. 18. Un tuo membro si attribuisce egli l'ufficio di un altro membro. il sapore dalla bocca e attribuiscano a se. La dove quanto è aspro. Perciò il Savio giova col consiglio ad altri. Nessuno cerchi di essere onorato o lodato. non guasterà egli tutto lo stato della natura? La dove disse bene l'Apostolo: (1Cor 12-17) Se tutto il corpo fosse occhio. si dolgono insieme seco le altre membra. gioverai a te. come l'occhio l'ufficio della bocca. Nessuno cerchi quel che è suo. ma non tutte stanno bene. e prima spoglieresti tutto l'uomo. che è orrevole ed onesto. ma quello che risiuta in comodo di tutti. o la bocca quello dell'occhio.org/ptpd/officiis. che tu potessi mutare gli esercizi delle tue membra. La qual cosa ne fu ancora ampiamente mostrata nei Proverbi. i quali paiono più deboli. Perciò un membro non può dire all'altro io non ho bisogno di te.html Pagina 69 di 76 . l'udito dalle orecchie. cioè nessuno cerchi il comodo suo. nocerai a te stesso solamente. si abbasso tanto che egli prese forma d'uomo per arricchirla con le virtù delle sue operazioni. 17. Questa forma ti ordina l'Apostolo quando ti dice: (1Cor 10. perché ella aiuta i suoi conforti.22) Figliolo. e diverse membra. ma tutte necessarie al corpo. 14. Perciò questo è confermarsi a Cristo. nessuno vada dietro all'onor suo.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 solo circa le cose temporali. e ad altri. dove sarebbe l'udito? Se fosse tutto udito dove sarebbe l'odorato? Tutti dunque siamo un medesimo corpo. con ciò la forma dell'una e dell'altra virtù sia della medesima forza.2. che ad ogni umanità ne spinge. Anzi che quei membri. come il giusto. ma a quel d'altri. per le sue particolari. non usurpare l'altrui per appropriarlo a se: perché il Signore Gesù Cristo essendo in forma di Dio. ma all'altrui. dicendo lo Spirito Santo per Salomone: (Prov. e applicarla a se. che noi non possiamo errare tra l'onesto e l'utile: perciò il giusto pensa di non aver a usurpare quello d'altri. come sarebbe volersi imboccare colla man manca o servirsi della man dritta negli esercizi della manca. come è usurpare altrui qualche cosa. 16. Tutte son lecite ma non tutte edificano. sono molto più necessari. Quegli che ha la sapienza perfetta. Cerca non quello che torna utile a se. che se tu volessi mutar l'uso dell'una con quella dell'altra. che possa levar via il sentimento dal capo. Considera uomo dove hai preso il nome. né vuole con il danno altrui crescere i suoi comodi. 19. o la mano si usurpa ella l'esercizio del piede.

ma i potenti pubblicamente rubano. Né facciamo pensiero di usurpare cosa alcuna e con ciò il non giovare altrui sia contro la legge della natura. che vi sia chi non tema la pena e si faccia beffe delle condanne. per obbligarlo a te. non né è tanto il comodo. E Gesù Cristo Signore nostro. CAPITOLO IV 24.13) si ammazzino. che se egli è in ozio. che per tuo comodo tu non usurpi altrui cosa alcuna. e laddove le fiere tolgono. esempio se la mano cava un occhio. Anzi che la stessa Legge vecchia del Signore ancora insegna a tener questa forma. per spaventare con la pena il ladro dal rubare o richiamarlo alla con condanna. che impongono che si restituisca tutto quello che è stato altrui tolto o con danno di persona o con acquisto della cosa stessa. quando ella comanda che si riconduca( Eso. Concedasi non di meno. Quindi si può dire che chi è in tal modo formato ed impegnato dalla natura che egli gli ubbidisce. e ciò chiami umanità. 23. che le membra convengono con le altre e l'uno con l'altro si accostino e l'un l'altro altresì con scambievoli servizi ubbidiscano. Niente di meno gli uomini di infima condizione commettono di nascosto qualche furto. che i propri pericoli e giudichi che cosa sia più eccellente collocare l'opera sua in aiuto della Patria. che un membro? Già se egli si viene a guastare tutto il corpo per un membro solo. si viola la natura della generazione umana e la congregazione della Santa Chiesa la quale cresce in un corpo congiunto e fabbricato con l'unità della fede e della carità. 22. quando ella dice: (Prov. si dovrà ancora che egli si sia perduto il premio del suo sangue. che altre specie di animali non fanno conferire cosa alcuna. 19. Ritrovasi ancora a chi le ferie conferiscono. 20. E se nuoce a qualcuno. che il proprio e dimestico. ma all'uomo è dato solamente di pascere tutti come suoi propri. che è morto per tutti noi. quando ella comanda che i ladri (Levit. 22. 19. come parti di un medesimo corpo. quando ella proibisce che si frodi (Levit. quando ella giudica che si rendano i denari senza usura (Deut.4) il vitello smarrito del suo fratello. se perciò il povero ebbe bisogno del tuo aiuto. perché egli non potè pagare col suo: non è egli cosa empia che sotto specie di umanità tu riesca maggiore somma da chi non poteva pagare la minore? Tu sciogli dunque un debitore da altri. 23. Laddove il salmista dice: (Sal.non può ad altri nuocere.13) il mercenario del dovuto pregio. Perciò gli è grande umanità sovvenire chi non ha. È egli forse cosa onesta che alcuno si usurpi l'altrui? Questo vizio e meschino e da uomini vilissimi usitato. ed è tanto contro la natura.21) Il giusto ha misericordia e dona.html Pagina 70 di 76 . la dove la naturale affezione mostra che tu sei obbligato a vegliare per gli altri. si impediscono ancora gli altri. il togliere come sarà lecito? Né le stesse leggi ce lo insegnano.36. non ha ella a se medesima negato l'uso dell'ufficio suo? Se ella ferisce un piede dell'utilità di quanti fatti sarà ella stata a se medesima invidiosa? E quanto è egli più aspra cosa far capitare male tutto un uomo. avesse consumato la vita tranquilla dietro alla moltitudine dei piaceri. e prendere sopra di te i loro fastidi e ricevere la fatica per loro. che violare l'altrui per le proprie comodità. mediante il quale ciascuno sa di aver sbagliato e riprende se medesimo di avere a torto http://www. Perché in tal modo nasciamo. 21. e si giudica chi cerca coi propri pericoli la tranquillità di tutti. e viola la natura. certamente in un uomo si scioglie la conversazione di tutta l'umanità. Questo per la stessa legge della natura fare si deve. 23.didaskalikos. e gli uccelli saziano col loro proprio cibo la loro progenie. Che se uno di loro manca dell'ufficio suo.28) Non trapassare i confini antichi posti dai vostri Padri. In questo siamo più eccellenti degli altri animali.19). che egli pensa di trarne. quanto lo scomodo nel quale egli per ciò incorre? Qual giudizio è più severo. laddove egli si vede accresciuto di ribalderia. che par piuttosto che la povertà spinga ella a sor per forza. ma molto maggiore crudeltà voler da altrui trarre più di quel che tu gli hai dato. prenda un'impresa generosa e degna di grandissimo onore e ciascuno si reputi la cosa molto più gioconda di aver cacciato le rovine della Patria. che lo persuada la natura.org/ptpd/officiis. E che cosa è egli tanto contro la natura. Che se egli non è lecito il non dare. gli uomini danno. con ciò con tale conferimento elle nodriscono la loro schiatta.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 l'altro.

né cosa alcuna opera. se non quella che comunemente a tutti giova. Perchè ognun sa il suo errore prima che altri lo sappiano. e non con gli inganni e solleciti alla vittoria col correre. che ciascuno si sforzi di vincere con la prestezza. Offic. che aveva nÈ fianchi due porte. la quale sia per grandissime piogge aperta. le quali aperte ch'egli ebbe. non può. 2. A me di vero. perché chiunque col coltello percuoterà. 4. possa per se medesimo essere utile: perciò se la legge della natura è una medesima a tutti. O non si deve egli forse schivar proprio questo che la morte o la perdita o la povertà che l'esilio o il dolore e la malattia? Perché chi è colui che non giudichi più leggero un mancamento del corpo o della roba che un vizio dell'animo o la perdita della reputazione? 25. perciò mentre egli cerca di difendere la salute. andar cercando l'altrui. pose l'occhio fu di un anello d'oro. ma con verissimi esempi di santi uomini. c. È dunque tacciato di stoltezza colui che fa un'ingiuria. che quel perseguitare che era venuto per ammazzare Cristo? Ma Cristo non volle essere difeso dalle ferite dei persecutori.) scese Gige. non attribuire il pregio del suo merito? Finalmente perché non t'avessi a sopportar piuttosto il proprio danno. benché io lo ferisca. E se l'utilità di tutti è una. dicendo: (Prov. che egli non si deve desiderare altro che l'onesto: perciò il savio non sa cosa alcuna se non quella che sia onesta. Perciò se quelli. Lib. de Rep. ma non con il gettare gli altri per terra ed urtargli. che chi è ad altri dannoso. una certamente sarà l'utilità di tutti. siamo parimenti dalla lagge della natura astretti a giovare a tutti. sono in tal modo ammaestrati ed istruiti. Quello che possiamo chiaramente mostrare non con finte novelle. da quello sarà percosso. che con le sue piaghe volle tutti sanarne. È dunque chiaro che tutti dobbiamo cercare e mantenere. né tanto si deve vergognare che si pubblichi la sua sceleraggine. nella quale si è obbligati ad alcun peccato. Ma essendo già tempo di dare ancora compimento a questo libro. se lo debba fare o no. come fanno i filosofi. 28. e trovovvi quel favoloso cavallo di bronzo. niente di meno non pare che un cristiano e giusto e savio debba cercare di vivere coll'altrui morte. E Cic. che corrono nello stadio. CAPITOLO V 29.org/ptpd/officiis. Non possono dunque convenir insieme l'onestà e la bruttezza.3) Di bocca degli stolti esce il bastone delle ingiurie. Non si appartiene dunque a chi vuole secondo l'ordine della natura giovare ad uno. e bruttamente cercarlo? Perciò se l'onestà è secondo la natura( perciò Iddio fece tutte quante le cose molto buone) la bruttura certo gli è contraria. Della qual cosa ne abbiamo nei libri evangelici chiara e manifesta tendenza: (Mt 26. essendo l'ufficio del cristiano preferir gli altri. Ed in che modo ti reputerai migliore di un altro. ferir lui. e senza frodi. che l'utile nostro non sia altro. 26. il cui corpo lì giaceva senza spirito: ed egli avido dell'oro http://www. che era in dito d'un uomo morto.52) Riponi il tuo coltello. se non con sincerità. che uno stolto. non si usurpare onore alcuno. che toglier l'altrui comodo? Che cosa è egli tanto contro la natura. come quegli che se ancora si desse ad un assassino armato. E qual assassino si deve più detestare. né sa cosa alcuna. nel quale come nel fine della nostra disputa concludiamo. che della sua coscienza. nuocere al medesimo contro la legge della natura. essendo veleno tra loro per leggi naturali distinte e separate.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 ingiurato il fratello? Quello che non biasima mediocremente la Scrittura. Non fingerò dunque una fessura della terra. non contamini la pietà. 30. ancorchè celatamente far lo potesse. 3. e che noi non dobbiamo reputare utile alcuna cosa. se non quello che giova a tutti. quanto noi maggiormente dobbiamo cercare la vittoria nel corso della vita senza ingannare o frodare l'altrui? 27.html Pagina 71 di 76 . nella quale fecondochè scrive Platone (lib. benché comunemente sia tenuto meglio campar dal naufragio un savio.didaskalikos. non s'arrogar cosa alcuna. che allo stesso modo si trovasse in quel naufragio. Dubitano alcuni se un savio posto in naufragio potesse stare delle mani una tavola ad uno stolto.14. quanto non si accontenta di ciò che ha. Perché in qual modo può giovare ad uno quello che a tutti nuoce? A me certo non pare.

org/ptpd/officiis. che se non lo percuoterà egli. siccome Iddio ti ha oggi dato nelle mie mani ed io non mi sono voluto imbrattar nel sangue del Cristo del Signore.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 prese l'anello.didaskalikos. che muoia o noi non lo ammazziamo nella battaglia. Né prepose nientedimeno la salute all'innocenza. dormendo quivi tutti. Pertanto non lo lascio ammazzare. Quei dunque. a regnare. entrato tra le squadre regali e trovato il Re a dormire. finalmente gli disse che mostrasse dove fosse la lancia del Re e il vaso d'acqua che era al di lui capo. non potranno già negare che quest'altro http://www. che dicono che egli non potè essere che Gige si celasse col beneficio dell'anello. 32. 35. e quando non vuole si possa sottrarre dal cospetto dei presenti. che chi l'ha in dito. che a lui temente offriva sicurezza della salute ed apprezzò il regno mentre ch'egli era fuor uscito. dicendo: Il Signore renda a ciascuno secondo le opere e la fede sua. potendo insegnare dai fatti. ottenne il Regno di Lidià. col commettere tal ribalderia. se egli si astenesse da cotali scelleraggini eleggerebbe nonostante questi piuttosto il pericolo della salute per non commetterla. ma i veri in cambio dÈ favolosi. che fosse veduto e non ammazzato.9. non volle godere il beneficio dell'occasione. Dà. che la ribalderia per acquistarsi con essa il regno. che egli non faceva fedel guardia al Re e Padron suo. Perché dico ho bisogno di tali novelle. possa dai circostanti non essere veduto? Perciò questo ad altro non tende. 33. ma nell'innocenza. 31.) è posta non per i giusti. ma portò via seco solamente la lancia. possa a suo beneplacito essere veduto là dove è vuole. Adunque per tornare al proposito produciamo non gli esempi favolosi per i veri. ch'È giudicò ammazzare. e la norma dell'equità della giustizia. e dall'altra banda vedesse il pericolo della salute. ma non potè ancora tollerare e sopportare l'altrui peccato. e per cotal cagione non s'astiene dal peccare per paura della pena. ma per amor dell'onestà. ma ancora fosse certo di avere. temeva nientedimeno grandemente i suoi agguati e fuggì. Uscito dalle squadre salì sulla sommità d'un monte e cominciò a riprendere le guardie del Re. ma per i malvagi: perciocché ​l giusto ha la legge della sua mente. ed un vaso d'acqua. che quando l'uomo savio non vedesse che solamente doversi restar nascosto il peccato. che era al capo del Re.2) quando egli fuggiva dalla faccia del Re. del cui numero era ancor egli. 26. È l cavallo di bronzo. o se non giungerà l'ora sua. 1. io lo voglio da una banda all'altra al presente passare. Ma subito ch'ei fu tornato tra regali pastori. e principalmente Abner capitano della milizia. Ecco David( 1Reg. non sarebbe stato morto da Erode? Questo gli poteva concedere il suo silenzio. ma lo difese. Non fuggirà punto meno la macchia dÈ peccati. di maniera che essendo egli in un luogo. dice. e sarà puro? E soggiunse: Vive il Signore. acciò. E benché egli dicesse cotali parole. avendo per avventura volta la pietra dell'anello verso la palma della mano vedeva tutti gli altri. acciò non gli si contrapponessero. E chiamato dal Re gli restituì la lancia. e se egli reputerà più grave la macchia della ribalderia. eccitò contro di se la cagione della morte. e l'anello d'oro trovato in dito al morto: il valor del qual anello sia tale. quando il Re lo cercava nel difetto con tremila uomini scelti per ammazzarlo. e gli fece scudo ch'e non fosse morto da alcuno di quei ch'eran venuti seco. che avendo altra volta comodità d'ammazzare il Re. se non a sapere se un savio ancora che egli abbia la comodità di questo anello col quale si possa nascondere le sue sceleraggini e conseguire un regno. 34. che s'ei non potesse celarsi: perché ​l savio non fonda la sua speranza circa'l non esser punito nÈ nascondimenti. non solamente non lo ferì. Finalmente la legge (1Tim. questo anello ad una savio. Perché qual bisogno ho io di fingere un'apertura della terra. guardami Iddio ch'io non gli ponga le mani addosso. Perché dicendogli Abifai :(Ibid. col beneficio di quello si possa nascondere quando egli avrà errato.html Pagina 72 di 76 . Ma perché egli non acconsentì non solamente di peccar egli per difesa della sua salute. 8) Il Signore ti ha rinchiuso oggi il nemico nelle manì. gli rispose: Non lo toccare perché chi s'insanguinerà le mani del Cristo del Signore. mutando paese con l'esilio.Quando ebbe bisogno Giovanni dell'anello di Gige: che se avesse taciuto. che i dolori delle pene: o veramente se con la speranza di non esser panico se ne servirà a commettere simili sceleraggini.

15) che non si è mai intromesso in faccende perché cercare gli accrescimenti dei pregi non è semplicità. è da popoli bestemmiato. contiene nondimeno questa ragione. non voleva che il nome suo fosse predicato nell'Evangelo mentre ch'egli era in terra( Luc. Nessuno dunque cerchi di risplendere: nessuno si attribuisca arrogantemente. (Salm.html Pagina 73 di 76 . ma bensì nasconde la vita sua chi si è vestito Cristo. ponendo tu il pregio all'incanto e riponendo i grani. È stabilita questa sentenza senza lasciar luogo alcuno alle dispute. come dice l'Apostolo: ( Col.34) adunò grani in grandissima quantità e poi nella carestia gli vendé. Perché converti tu in frode l'industria e la larghezza della natura? Perché tieni tu con invidia ai servigi degli uomini le pubbliche parti? Perché scemi tu l'abbondanza ai popoli? Perché ti affatichi per la povertà? Perché sei cagione che i popoli desiderano la sterilità? Perciò non pervenendo loro il beneficio dell'abbondanza.3. 38. ho lealmente conservato e con gran provvidenza mantenuto. con gran sollecitudine ho riposto. mieterà meglio: e chi avrà seminato il granel netto del grano. sovvengo a'bisognosi. ho abbondantemente ricolto. ma astuzia. Poiché dunque queste con tutto l'ingegno e saper dell'uno son disputate. Cristo non voleva esser qui conosciuto. come suol esser quel modo di dire nei litigi. 36. non interrompendo inganno o frode alcuna. quivi in gloria. Quando dice: (Col. anzi per avventura meno.3) Che la vita nostra è con Cristo in Dio nascosta.didaskalikos. Dall'entrate dunque delle grasse zolle debbi aspettare il frutto della tua fatica. vendo il mio grano e non l'altrui: non più che gli altri. e colla semplice industria accumula l'abbondanza delle terre. Al presente vendo nel tempo della fame. Usi ogni diligenza che è fra mancamento di grani e carestia del vitto. dice. anzi l'onestà vinca l'utile: chiamando però utilità quella ch'è tenuta così secondo l'opinione del volgo. L'utilità non possa più in noi che l'onestà. Finalmente se vi sarà mancamento veruno. che se egli non lo potesse nascondere: e che non nasconde la sua persona chi ha in dito l'anello. e con maggior studio ho lavorato. e dice: L'agricoltura nel vero in se è buona. si rizza l'altro. 3. 41. ch'è sia in gran pezzo. sebbene essa non ha in se forza alcuna di verità. 41.4) Cristo si manifesterà. che un uomo giusto che ancora si potesse nascondere. Che frode è questa? Conciò che molti potrebbero andare in rovina s'è non avesser che comperare? Si ha egli a riprendr l'industria? Biasimali forse la diligenza? Debbesi egli però vituperar la provvidenza? Per avventura dirà: e Giuseppe( Gen. Ammortisci l'avarizia. Ed un altro dice : ( Prov. il perché ho seminato in maggior quantità. non desideriamo d'essere lodati.26) Chi aspetta di vendere il grano. merita d'esser lodato più: che le fertili entrate dell'industria non son frodate. vi sarà maggiore spesa. si distrugga la concupiscenza. 11. 70. 39. avrà più pura e più sincera la raccolta. che il tuo mercantare colla pubblica fame. desiderano più tosto che niente nasca.org/ptpd/officiis. È egli forzato alcuno a comperar più caro? Usasi egli violenza al comperatore? A tutti ugualmente si propone la copia del comperare ed a nessuno si fa ingiuria. diligentemente. perché chi seminerà bene. Ma questa novella. nessuno si vanti. ti duoli del parto della larga terra. Il Santo dice.36): venne per non essere conosciuto da questo secolo. ti http://www. ed il campo fedele suole con non piccola usura render l'entrate. che chi ha seminato più. schiverebbe non di meno il peccato nel medesimo modo. CAPITOLO VI 37. allora voi altresì comparerete insieme seco gloriosi. Io ho arato. la quale ne produce i frutti per ciascuno. quando uno vuol mostrare che l'agricoltura deve essere tenuta in pregio appresso di tutti: che i semplici frutti della terra rinterrano. che si suol biasimar più la negligenza e la trascuraggine di una villa mal tenuta. Meglio è stare qui in bassezza. La terra fertile raddoppia quel ch'ella riceve. 40.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 potesse tacere. dall'abbondanza del grasso terreno devi sperare i giusti vantaggi. 9. Noi dunque ancora dobbiamo nel medesimo modo nascondere la vita nostra nell'esempio di Cristo: fuggiamo l'ostentazione.

e questa chiami industria: a questa hai posto nome diligenza. che si dovrebbe porgere aiuto. ti rallegri che le loro bestemmie abbiano adempiuto il desiderio tuo. 43. ed egli a guisa di bisognoso diceva: ( Lc 12. proibire i già cominciati consorzi del vivere. non in tutto cacciarla . come fanno gli assassini.) Chi incetta le vettovaglie. e gli aiuti delle vettovaglie. i quali fa mancare la crudel fame. più esili le ricolte. 42. Le fiere e le bestie reputano. negare i parti per tutti ugualmente prodotti. allora della meschinità di tutti ti raguni le ricchezze. qualmente il Signor Gesù Cristo espose nell'Evangelo questo che andava dietro ai pregi dei grani: la cui possessione aveva prodotti abbondanti frutti. che solevano esser di non piccol aiuto o in dar sussidio. veletti quando siano più fertili le entrate. Quanto meglio fece quegli. che cacciano i forestieri dalla città meritano biasimo. e chiami rimedio questo che è un trovato di ribalderia. esser così crudel cosa. cacciate in quel tempo. 46. Quelle ancora aiutano gli animali della medesima specie. CAPITOLO VII 45. Allora ti compiaci che sia venuta la tua ricolta. cioè che non nascesse cosa alcuna. A te si moltiplica l'usura delle nascoste biade. non gli ferrò. gli lascerà alle nazioni e non agli eredi.17) Che farò io non ho dove riporre queste mie ricolte. è maledetto dalla plebe. e ricchi cittadini. Per qual ragione desideri male ad ognuno e fai che gli abbia a crescere la fame come se non fosse per avanzare biada alcuna e come se l'anno futuro avesse ad essere più sterile? Il tuo guadagno è il danno universale. ti rattristi che i granai sian pieni di biade. che il vitto che produce la terra sia a tutti comune. cacciar i forestieri. e soggiunse: (Ibid. che è un espressa malizia e manifesta astuzia di frode.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 rammarichi della pubblica fertilità. e deliberassero. nei quali tu aspro insidiatore esca ad assaltare le viscere degli uomini. che a noi solevano ministrare il vitto? Non vogliamo pascere costoro nel tempo http://www. affermando. che nega il cibo a quegli. Voi avete letto. gli sia proprio. Non sapeva che si fare. morendo tanti cittadini periscono in perpetuo le speranze. che essendo già vecchio. ed essendo la città oppressa da gran carestia. Ma a quelli ancora. e mandiam fuori gli uomini? Quanto è disutile ancora che tanti popoli periscano al mondo. come se gli avesse avuto a mancare il vitto. e come venditore lo poni all'incanto. non acquistò cosa alcuna per se. tu nascondi il grano a guisa d'usuraio. ma con ottimo governo dispose come s'avesse per l'avvenire a cacciar la fame. l'uomo gli impugna che debbe credere che ciò che si trova d'umano. separare dai commerci della comune madre. che muore. Ho io a chiamar questo assassina mento od usura? Si scelgono tali tempi. Tu vedi dunque che gli è convenevole esser liberale dei grani e non accrescitore dei prezzi. anzi che estinti tanti coltivatori. stava dubbioso. 44.org/ptpd/officiis.56) aperse a ciascuno i granai. non altramente che dalla polvere farebbero i venti. o in esercitar commerci: nessuno porgere aiuto all'altrui fame :differir la carestia qualche giorno. ed egli credeva. rovinerò i miei granai e farogli maggiori. Quel che non si acquista legittimamente è dissipato e portato via dagli strani. Il Santo Giuseppe( Gen 41.11. non voler dividere i sussidi nel tempo delle necessità con quei coi quali sono le ragioni comuni. nella quale si deroga più all'onesto ch'è non s'accresce all'utile. I suoi granai non eran capaci delle ricolte. tanti capitar male nella lor città. e ( come suole in simili casi avvenire ) volendo già tutti mandare fuori della terra i forestieri. egli sopra il quale più. quando non poteva egli sapere se era per vivere la seguente notte o no. come spogliare ed assassinare un'uomo: quello che fa colui. né cercò i pregi delle vettovaglie. e quegli che ne fa partecipi i popoli consegue le benedizioni.26) Chi serva i grani. Non si deve dunque chiamar utilità questa. adunò più onorati.html Pagina 74 di 76 . che tutti gli altri si posava la cura della Città. che non gli mancassero. ma costituì un perpetuo sussidio. chiese che ognun dicesse parer suo. perché l'emolumento dell'avarizia non perviene alle ragioni dei successori. È però dice Salomone: (Prov. Noi sopportiamo che i cani stiano intorno alle tavole senza mangiare . Si accresce il prezzo come raddoppiato dall'usure sopra il capitale col quale si ammonta il pericolo della vita.didaskalikos. Noi dunque escludiamo quelli.

Così per questo suo tal consiglio non si scemò l'abbondanza della Città. mancava solo far di grani forestieri provvedimento . che eglino al presente in questo tempo ne ministrano? (Dt. 54. che dà a te il vitto? Tu ti serbi appresso il servo. quanto conservare i coltivatori delle terre. e più onesta. 51. si ministri il vitto agli affamati : far che non manchi cibo a persona? Che cosa è egli tanto utile. che si fa col suo le spese? Perché cacci quello. aspettando i venti prosperi. è contro al decoro. che il mandar fuori uno come strano. e l'indecoroso ancora non è utile. piuttosto eleggevano d'esser lapidati secondo chè dal popolo n'eran http://www. Il popolo sbigottito dallo spavento della guerra ricusava la possessione di quella terra. ma non nelle faccende. 47. In oltre ricomperiamo col conferire. che non sappia fare. 28. che il comperarli? Donde ancora gli potrai tu avere? Dove troverai tu uno da dirozzarlo? Oltre che se tu troverai qualcuno. quanto che col conferire dÈ ricchi s'aiutino i bisognosi. Ma noi temiano di non accumular la povertà. che quel che avvenne poco fa a Roma? Che furono cacciati d'una si ampia Città quei. E per l'opposito ancora quello che è disutile. i cui figliuoli si mandavan fuori. Quivi medesimo è la nostra famiglia.Giosuè. ed il salvo condotto delle sperate navi. e n'avrebbero avuto. 49. si provvidero i grani. che poté con verità dire all'Imperatore mostrandogli i Popoli di tutta la Provincia : Costoro tutti ti ho conservato. e avvezzo a costumi stranieri. Perchè cagione mandi fuori quello.Quanto è disutile. non lasciar mancare la moltitudine dÈ villani? 52. e si somministrò il vitto a forestieri. Quanto fu più utile questo. e restauriamo con l'oro le vettovaglie. Primieramente la misericordia mai è abbandonata. e mandati come cittadini in esilio . 13.) Non nel solo pane vive l'uomo. Quanto meritò appresso a Dio il santissimo vecchio? Quanta gloria ancora s'acquistò egli appresso agli uomini? Questi veramente si poté dir grande. Che più? Ragunati da ciascun di loro e fatta somma di danari. ed utile quel ch'io ho di sopra detto? Perché qual cosa si può egli immaginare più bella.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 della necessità. e molti ancora di loro son nostri congiunti. e riscuoter da lui come s'è fosse proprio.didaskalikos. ma ancora meno che utile servire al Re degli Egizi? Giosuè ancora(Nm.Quello dunque che è onesto. Forse mancando questi non abbiamo noi necessità di ricomperare altri artigiani e lavoratori? Quanto è egli più utile cosa il pascerli. E certamente che con gran piacere aveva la larghezza dell'anno favorito .3. e non gli ne sei grato? 50. Ma quanto è onesto. CAPITOLO VIII 53. che per l'addietro hanno per ogni stagione pasciuti noi? Quante sono le cose. s'interuppero l'intrinsichezze di molti . ed insieme campare la fame. dolendosi d'esser rimossi. e le affinita si levaron via. Mt. è utile : e quel ch'è utile. e Caleb. è altresì onesto. costoro vivono per beneficio del tuo Senato.Quando sarebbe potuto uscire di servitù i nostri Maggiori. lo potrai sostituire ne luogo loro.html Pagina 75 di 76 . Rendiam quel che noi abbiam ricevuto. ma sì bene aiutata. costoro dalla tua Corte sono stati già tolti alla morte. che eran vissuti quivi tanti anni : piangendo si partiron co'figliuoli.) e Caleb mandati a riconoscer la terra riferirono bensì quella essere abbondevole. persuadevano.org/ptpd/officiis. e mandi via il padre? Tu rapisci per forza il suo vitto. 34) se eglino non avesser giudicato esser non solamente cosa disonesta. delle quali ci bisogna far parte a costoro. 8. 4. 48. (Es. che furono mandati per spiare. e quanto vituperoso questo? Perché in qual maniera può esser utile quello che non è convenevole? Da quanti aiuti di corpi è già per l'addietro stata privata e defraudata Roma? Avrebbe potuto non perdere. ma essere da stranissime genti abitata. se l'avessero chiesto a quelle Città d'Italia. Non è più brutta cosa di questa. 12. che la terra fosse utile : riputavano cosa obbrobriosa cedere alle nazioni .

Fuor di misura s'infiammò l'ira di Dio. prendessero la tanto promessa eredità di quella terra.) ne sconfortavano. Ivan Quintavalle. Luca Ruggeri. dicendo d'aver a far guerra con genti aspre e selvagge . né percuoteva i non credenti . che o per il sesso. che perirebbero nella guerra. che essendo vi saliti con Giosuè ne sconfortarono il popolo. o per l'età meritavan perdono. che partisci dall'onesta. ma i fanciulli. che le cose oneste fossero anteriori alle utili. Finalmente quelli che passavan vent'anni. Tullio Trapani. che non avevan contro di lui mormorato. che le donne loro.La miglior parte dunque di loro prepose la gloria alla vita. la peggiore per l'opposito preferì la vita all'onesta. o sesso entrarono insieme nella terra di promessione. Altri (Nm. e quei condannò. che giudicavano. Giovanni Maggioni. giudicando di punir bastevolmente la perfidia loro . e le donne. 14. Antonio Facco. che sebbene ci perdonava loro in questo mezzo. Alessandro Flamini Ottaviani. lasciarono le membra loro nel deserto. subitamente di gravi piaghe morirono. http://www.6. de i lor figliuoli sarebber saccheggiati. e questo per demerito della loro incredulità . che per l'onestà. Andrea Vignati. faceva nondimeno che eglino mai si conducessero a quella terra. E quelli.org/ptpd/officiis. Ma la sentenza divina approvò quel. la plebe gridava.DE OFFICIIS MINISTRORUM 26/02/16 09:45 minacciati. volendo rovinar costoro. Ma Giosuè e Caleb coll'innocente età. che preponderavano quelle cose. ma alle preghiere di Mosè mitigò lo sdegno. 55. ma agli altri fu differita la pena. differì la vendetta.didaskalikos. Correzione del testo di Googlebooks a carico di: Giambattista Conti. ch'ei avevan ricusata. che parevan più comode per la salute.html Pagina 76 di 76 . Tommaso Fontana. 56.