THE Innov(E)TIon

vallEy MagazInE
nuMEro IssuE 3
Il Fattore AI
—The AI Factor
Marzo/MarcH
2010
www.innovetionvalley.com
WHy
THIs
Maga
zInE?
Because the Northeast of Italy is the heart of the world’s
creative industries. From fashion to design, from art
to manufacturing, from technology to research.
This is Innov(e)tion Valley. And this is its magazine.
It too quite unique.
PErcHé
quEsTo
Maga
zInE?
Perchè il Nordest d’Italia è il cuore dell’industria
creativa mondiale. Dal fashion al design, dall’arte
alla manifattura, dalla tecnologia alla ricerca.
È l’Innov(e)tion Valley. E questo è il suo mag.
Unico anche lui.
Il Fattore AI
Tra Artifcial Intelligence
e Artigianato-Industriale

Viviamo in un’epoca in cui tutti pensiamo
di saper pensare. Più o meno, ovviamen-
te. E con dubbi atroci su quel più. E quando
non lo sappiamo fare direttamente ci aiutia-
mo con dosi massicce di AI, Artifcial Intelli-
gence. La nostra panacea quotidiana. A tut-
te le latitudini. Basta un click. E quel push
nell’etere si trasforma in una soluzione, an-
che fsica, di un problema. Come se una
mail, Excel, Power Point o Wikipedia avesse-
ro sempre capacità taumaturgiche. Ma come
la mettiamo sul fare e sul produrre? Visto
che da qualche parte le cose assumono an-
che vita tridimensionale. Sulla fsicità, an-
che immateriale, di trasformare qualcosa?
di dare vita a ciò che è solo sulla carta? di
rendere possibile una visione, sia su un car-
tamodello, su un torchio o in un altoforno?
L’Italia sapeva fare, come Geppetto con il
suo Pinocchio. Aveva una straordinaria pa-
dronanza manuale, diffusa e sedimentata, in
secoli di tradizione artigianale poi diventata
industria. Una sapienza di controllo di ma-
teriali e idee che, inaspettatamente, diven-
tavano oggetto. Storie. Partendo dalle mani.
Il progetto si fondeva con l’oggetto, grazie
a quel mix impreciso, instabile e indefni-
bile di competenze, passione, rischio. Gu-
sto e precisione. Di prove e tentativi anda-
ti male. Di frequentazione, quasi maniacale,
di un’idea. Basi per l’innovazione di prodotto
di quello che oggi è il Made in Italy nel mon-
do. Se da altre parti l’innovazione è proget-
to e pianifcazione, l’Artifcial Intelligence,
da noi è l’artigianato-industria. Qualcosa di
diverso, che non nega ricerca e tecnologia,
ma che fonde altri saperi e modalità che cer-
cheremo di scoprire in questo numero. Mondi
mandati spesso in outsourcing o in pensione,
e che dovremmo riprendere, perché quella
“roba lì”, la nostra AI, può essere la via d’usci-
ta, dall’impasse economica e sociale italiana.
Ma solo se resa contemporanea e non, ancora
una volta, folklore.
The AI Factor.
Between Artifcial Intelligence
and Industrial Handicraft
We live in an age when everybody thin-
ks they know how to think. More or less of
course. And with terrible doubts about that
“more”. And when we don’t know how to do
it directly we help ourselves with massive
doses of AI, Artifcial Intelligence. Our daily
panacea. And at all latitudes. A click is
enough. And that push into the ether is tran-
sformed into a solution of a problem that is
even physical. It is as though emails, Ex-
cel, Power Point or Wikipedia always have
thaumaturgic abilities. So what’s to be said
about doing and producing, given that so-
mewhere things also have a three-dimensio-
nal life? About the, even immaterial, phy-
sicality of transforming things? About gi-
ving life to something that is only on pa-
per? About making a vision become possible
whether through a paper pattern, a press
or a blast furnace? Italy knew how to make
things, like Geppetto with Pinocchio. It had
an extraordinary manual mastery, wide-
spread and established, gained through cen-
turies of craft traditions which then be-
came industrial. A knowledge of control-
ling materials and ideas which, unexpec-
tedly, became objects. Stories. Starting out
from the hands. The plan became one with
the object thanks to that imprecise, unsta-
ble, and indefnable mix of competence, en-
thusiasm, and risk. Taste and precision.
Of trials and attempts that went wrong. Of
the almost maniacal chasing after an idea.
The foundations for the innovative products
Made in Italy and famous throughout the
world today. If in other places innovation
is project and planning or Artifcial Intelli-
gence, with us it is industry-handicraft. So-
mething different that does not reject rese-
arch and technology but that melts together
other skills and methods and which we will
try to discover in this issue. These are things
often subject to outsourcing or have even
been pensioned-off but which we must re-
vive because “that stuff there”, our own AI,
might be the way out from the Italian fnan-
cial and social impasse. But only if made
contemporary and not, once again, folklore.
EDITorIALE
— EDITorIAL
Cristiano Seganfreddo
Direttore/Editor
Innov(e)tion Valley Magazine
//
Qualcosa di
diverso, che non
nega ricerca e
tecnologia, ma che
fonde altri saperi
e modalità che
cercheremo di
scoprire in questo
numero.
— Something dif-
ferent that does not
reject research and
technology but that
melts together oth-
er skills and meth-
ods and which we
will try to discover
in this issue.
//
Editoriale/Editorial — 55
! InnoV(E)TIon
VALLEy MAGAzInE
n°3—MArzo 2010
Direttore Editoriale
e Creativo / Creative
&Editorial Director
Cristiano Seganfreddo
—————————————
Graphic Concept
& Art Direction
Tankboys,
Lorenzo Mason &
Marco Campardo
redazione / Editing
Giulia Bussinello
Lorenza Collini
Giorgia Pin
Giulia Zerbo
—————————————
Contributi Testuali /
Contributing Writers
Flavio Albanese
Tommaso Aquilano
e Roberto Rimondi
Claudio Bertorelli
Marco Bettiol
Cosimo Bizzarri
Michele Bocchese
Renato Brunetta
Sergio Calò
Daniele Capra
Antonio Cianci
Aldo Cibic
Giovanni Costa
Cesare De Michelis
Francesco della Porta
Renzo di Renzo
Angelo Flaccavento
Marco Enrico Giacomelli
Stefano Micelli
Francesco Morace
Federico Poletti
Andrea Tomat
Eleonora Vallin
Paolo Verri
Contributi Fotografci /
Contributing Photographers
Lorenzo Vitturi
Federica Palmarin
Tankboys
Illustrazioni /
Contributing Illustrators
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Traduzioni/Translations
Michael Haggerty
Direttore responsabile/
Director
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Editore/Publisher
Monotono
Viale Milano 60, Vicenza
t. +390444327166
editore@monotono.it
Press&Pr
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Innov(e)tion Valley
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Lorenza Collini
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del Veneto e Corriere di
Verona – non vendibile
separatamente
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com
Stampa / Printing
Mondadori Printing Spa
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registrata presso il Tribunale
di Vicenza, n. 1193 del
13.01.09
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© 2009 ! Innov(e)tion
Valley Magazine
Tutti i diritti riservati:
nessuna parte di questa
rivista può essere riprodotta
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— All rights reserved: no
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publisher.
Innov(e)tion Valley
www.fuoribiennale.org
www.innovetionvalley.com
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reportage/reportage
S’I’ FoSSE FoCo
— IF I WErE FIrE

musica/music
CHIAMALo FAzIoLI
— My nAME IS FAzIoLI
..
arte/art
MAnI ALL’ArTE
— HAnDS To THE ArT
¡s
ricerca/research
IL SArTo DELL’ArIA
— THE TAILor oF AIr
·¡
tecnologia/technology
I nUoVI ALCHIMISTI
— THE nEW ALCHEMISTS
66
directory/directory
MA CHI LA FA?
— WHo DoES IT?
sc:
moda/fashion
IUAV oPEn PAGE
— IUAV oPEn PAGE
ss:
reportage/reportage
Un ForMAGGIo SPECIALE
— A WorLDWIDE CHEESE
ss6
design/design
L’ABILITà nEL FArE
— THE SkILL oF DoInG
s:¡
speciale/special
InnoV(E)TIon VALLEy
AnnUAL rEPorT
— InnoV(E)TIon VALLEy
AnnUAL rEPorT
InDICE
—InDEx
nUMEro/ISSUE

3
Storia di copertina/
Cover story
Lorenzo Vitturi
Luoghi/Places
Neon AI di NeonLauro dentro
la fabbrica Bonotto, Vicenza/
Neon AI by NeonLauro inside
the Bonotto factory, Vicenza 116
112
66
7
s’I’
fossE
foco
If I
WErE
fIrE
reportage
Arde per l’ar-
te e per la vita.
Da Fluxus ai te-
lai giapponesi, da
Margiela a Prada.
La fabbrica lenta
Bonotto con i suoi
2000 dipendenti.
reportage
He burns for art
and life. From
Fluxus to Japa-
nese looms, from
Margiela to Prada.
The Bonotto slow
frm with its 2000
employees.
Foto/Photo
Lorenzo Vitturi
Testi/Texts
Federico Poletti
Cesare De Michelis
8 — reportage/reportage
Tessuti creati a regola d’arte e prodotti da
artigiani che utilizzano macchine risalenti
agli anni Cinquanta. Un approccio al mon-
do industriale davvero unico nel suo gene-
re, come si evince dall’imponente e arcai-
co telaio che segna l’ingresso dell’azienda.
Quasi un simbolo che stiamo per entrare in
una dimensione “altra” dove dimensione in-
dustriale e alta artigianalità riescono a con-
vivere, innescando inediti cortocircuiti di
pensiero e azione.
Un esempio straordinario di come arte,
tecnologia e tradizione possono creare un
plus valore e alimentare una profonda cultu-
ra di prodotto. Tutti elementi fondamenta-
li per non perdere di vista la propria identi-
tà e uscire dalla crisi. Una storia che vale la
pena di conoscere, leggendo le parole dello
stesso Giovanni Bonotto, direttore creativo
dell’azienda omonima.
Come si coniuga nella tua
esperienza la dimensione tecnologica
con il concetto di artigianalità?
negli ultimi lustri la maggior parte degli in-
dustriali ha investito in tecnologia perfor-
mante allo scopo di ridurre i costi e aumen-
tare la produzione, sostituendosi all’operaio
che diventa solo il controllore del processo
e non più l’attore. In questa corsa abbiamo
perso l’anima del prodotto nella convinzio-
ne che fosse suffciente il brand a garantire
l’identità (vuota). oggi le fabbriche contano
schiere di addetti, che sanno solo premere il
bottone on/off con il risultato che i prodotti
sono diventati “standard” e “fotocopie” che
prendono vita grazie a strategie di marke-
ting e comunicazione. Per me è stato fonda-
mentale riappropriarsi della tecnologia, ma
intesa come maestria del fare. nella mia fab-
brica lenta ho recuperato le tecnologie but-
tate “a ferro vecchio” e che necessitavano
dell’ intervento manuale-magico dell’ opera-
tore. Così ho deciso di produrre solo piccoli
capolavori fatti a regola d’arte da veri mae-
stri. Questi nuovi prodotti saranno, secondo
me, maieutici e racconteranno delle piccole
storie con precise identità.
In che modo l’arte contemporanea ha
infuenzato la tua visione aziendale?
Come sei riuscito a far convivere l’arte
all’interno dell’azienda?
Questa dimensione artistica all’interno
dell’azienda non nasce a caso e non è così
naif come subito potrebbe apparire. Mi spie-
go meglio: per tutta la vita la mia famiglia ha
vissuto con gli artisti internazionali apparte-
nenti al Fluxus e alla poesia visiva che sog-
giornavano da noi a Molvena. Durante il gior-
no producevano le loro opere nell’ offci-
na dell’azienda e alla sera cenavamo insie-
me raccontandoci le nostre storie. Tanti sono
stati gli artisti del Fluxus che hanno soggior-
nato da noi, da yoko ono, Joseph Beuys, John
Cage tanto per citarne solo alcuni. E tutti
hanno contribuito a “disarticolarci” il pensie-
ro: il giorno dopo si tornava ai processi indu-
striali con gli “occhiali della fantasia”.
L’arte ci ha impollinato la vita quotidiana e di
conseguenza quella aziendale.
Qual’è il messaggio che hai tratto
dall’arte e hai poi applicato con suc-
cesso in azienda?
oggi tante aziende sono incuriosite dall’ar-
te e in particolare alle possibilità di marke-
ting connesse al mondo artistico. oggi l’arte è
fashion. La lezione del Fluxus mi ha insegna-
to che le azioni quotidiane della vita (come
l’atto di mangiare, vedi Daniel Spoerri) posso-
no essere arte. Il concetto che ho mutuato è
una concezione di fare l’industriale come for-
ma d’arte contemporanea. Gli artisti insegna-
no che c’è sempre un “altro pensiero” e quin-
di anche le possibilità di vedere il business
sono infnite con le giuste lenti.
Come gli artisti che ho avuto modo di fre-
quentare, viviamo da “artigiani” alimentan-
do nelle nostre aziende quotidianamente la
cultura delle “mani” come elemento di plu-
svalore. Per produrre in fabbrica dei “picco-
li capolavori d’arte” abbiamo bisogno di ma-
estri artigiani che non sorveglino procedu-
re, ma guidino i processi, mettendo un pez-
zetto d’anima in ogni prodotto. Così ci accade
di scoprire che anche i difetti, se opportuna-
mente esaltati, offrono delle possibilità stra-
ordinarie.
Quali consideri i tuoi “maestri”
nella vita professionale e in quella pri-
vata? Quali le persone che ti
hanno lasciato un segno?
In primis il professore dei “segni” Umberto
Eco. Con lui ho imparato che anche “le cose”
parlano e così ho scoperto l’alfabeto dei tes-
suti. Poi Carol Cristhian Poell, che mi ha tra-
smesso il valore del lavoro artigianale e quel
senso di rottura con il mondo che ha generato
IL VALorE
DEL TEMPo
E DEL SAPEr
FArE. LA
DIMEnSIonE
ArTIGIAnALE-
ArTISTICA
DI GIoVAnnI
BonoTTo
— THE VALUE
oF TIME AnD
knoWInG
HoW To
MAkE.
GIoVAnnI
BonoTTo’S
ArTS AnD
CrAFT
nATUrE.
Testo/Text
Federico Poletti
Giornalista free lance e
consulente comunicazione
& new media
Freelance journalist
and consultant for
communications and new
media
reportage/reportage — 9
l’equivalenza “comunicazione=prodotto”. In-
fne “Carlin” Petrini, presidente di Slow Food
con il quale ho avuto lo stimolo di pensare
alla “fabbrica lenta” come nuovo modello ma-
nifatturiero.
Elogio della lentezza e ritorno alle
origini e al territorio. Concetti che van-
no contro le attuali tendenze di marke-
ting sempre più aggressivo, veloce e
globale. Come può funzionare?
oggi siamo tutti saturi di comunicazione:
negli ultimi decenni abbiamo comprato sem-
pre più stili di vita che prodotti “tout court”.
Secondo me solo i prodotti con memoria sto-
rica e identità possono avere futuro.
Questo, ad esempio, è il motivo che spie-
ga il revival del “vintage” negli ultimi die-
ci anni. oppure il successo commerciale in
letteratura e nei flm di leggende e miti sto-
rici come il Codice da Vinci, il Signore degli
Anelli o la storia di Harry Potter. Ecco per-
ché ho deciso di recuperare le vecchie tec-
nologie tessili, che ho trovato buttate come
fossero ferri: piccoli gioielli di meccanica
che ridanno luce a tramature, punti e super-
fci che i moderni macchinari non conside-
rano nemmeno più. ogni ditta chiudendo ha
sepolto dei piccoli segreti che cerco di far
tornare alla vita. La fabbrica non è più un
luogo geografco di muri prefabbricati, ma
rappresenta un territorio con le sue storie e
memorie. L’unica possibilità di sopravviven-
za dell’ industria manifatturiera è che i nuo-
vi ricchi diventino i migliori clienti della no-
stra cultura.
—————
Textiles perfectly made and produced
by artisans using machinery dating back
to the ’ffties. An approach to the world of
industry that is really unique, as can be
evinced from the imposing and archaic
loom marking the entrance to the frm. It
almost acts as a symbol warning us we are
about to enter “another” dimension, one
where an industrial perspective and qua-
lity craftsmanship manage to cohabit and
spark off strange crossovers of thought and
action. An extraordinary example of how
art, technology, and tradition can create a
surplus and nourish a profound knowled-
ge of production. These are all basic ele-
ments for keeping our own identity in view
and for leaving the crisis behind us.
It is a story that is worth knowing and
we can follow it in the words of Giovanni
Bonotto, the Creative Director of the frm of
the same name.
How, in your experience, have you
managed to unite technology with the
concept of craft?
In recent years most industrialists have in-
vested in performance technology with the
aim of reducing costs, increasing produc-
tion, and of replacing workers who thus
became the controller of the process and no
longer a performer in it. By following this
course we have lost the soul of the product
in the conviction that the brand was enou-
gh to guarantee the product’s (empty) iden-
tity. Firms today have hoards of workers
who only know how to turn the on/off but-
ton with the result that the products have
become standardized “photocopies” that
succeed only because of marketing and
promotional strategies. What was funda-
mental for me was to rescue technology, in
the sense of the skills needed for making
things. In my “slow frm” we have recupe-
rated technologies that had been thrown
on the dust heap and which needed the
magical-manual action of the operator. So
I decided to produce only small masterpie-
ces perfectly realized by genuine masters.
These new products will be, I believe, mai-
eutic and will recount tiny stories with a
precise identity.
In what way has contemporary art in-
fuenced your frm’s vision? How have
10 — reportage/reportage
you managed to make art cohabit
with your business?
This artistic presence inside the frm did
not come about by chance, and nor is it as
naïf as it might seem at frst. Let me ex-
plain myself better: for all my life my family
has been in close contact with the interna-
tional artists of the Fluxus and Visual Po-
etry movements who came to stay with us
in Molvena. During the day they produced
their works in the frm’s workshop, and in
the evening we ate together and exchanged
ideas. Many Fluxus artists stayed with us:
Yoko Ono, Joseph Beuys, and John Cage
to mention just a few. And they all helped
to stir up our thoughts. The day after we
would go back to our industrial processes
wearing “imagination spectacles”. Art had
fertilized our daily life and, as a result,
that of the frm too.
What message have you
received from art and
successfully applied to the frm?
Today many businesses are interested in
art, particularly in the marketing possibili-
ties connected to the art world. Art is fashio-
nable today. The lesson Fluxus taught me
was that the daily actions of life (such as
that of eating: just think of Daniel Spoerri)
can also be art. The concept that I have bor-
rowed is a way of considering industry as a
form of contemporary art. Artists teach that
there is always “another way of thinking”
and, therefore, the possibilities of viewing a
business are infnite if you look through the
right lens. Like the artists I have associated
with, we act in a “craftsman-like way”, eve-
ry day increasing “hand” culture as a sur-
plus value for our frm. In order to produce
“small masterpieces of art” in the factory we
need master craftsmen who do not supervi-
se procedures but who guide processes, put-
ting a tiny part of their personality in each
product. Thus it happens that we also disco-
ver that defects, if correctly evaluated, can
offer extraordinary possibilities.
Who do you consider your “masters”
in your professional and private life?
Who are the people who have left
their mark on you?
First of all Umberto Eco, the professor of
“signs”. From him I learnt that “things”
can also speak and this was how I disco-
vered the alphabet of textiles. Then Carol
Christian Poell who passed on to me the
value of craft work and the reason for bre-
aking away from the area which genera-
ted the equation “communications = pro-
duct”. And fnally “Carlin” Petrini, the pre-
sident of Slow Food, who stimulated me to
think of a “slow frm” as a new manufactu-
ring model.
Praise for slowness and for a
return to origins and the territory.
These are concepts that go against
current market trends which are ever
more aggressive, speedy, and global.
How can it work?
Today we are saturated in communica-
tions: in recent decades we have increasin-
gly bought lifestyles rather than products in
themselves. According to me, only products
with a historical memory and identity can
have a future. This, for instance, explains
the revival of “vintage” things over the past
ten years. Or the commercial success in li-
terature and flms of legends and histori-
cal myths such as The da Vinci Code, The
Lord of the Rings, or the Harry Potter stori-
es. This is why I decided to recuperate past
textile technologies which I found had been
discarded like old junk: small mechani-
cal jewels that give a new light to the wea-
ve, dots, and surfaces that modern machi-
nery does not even take into consideration.
Every frm that has closed down has buri-
ed small secrets which I am trying to bring
back to life. Firms are no longer geographi-
cal places delineated by prefabricated wal-
ls; instead they represent a whole territo-
ry with its history and memories. The only
possibility for the survival of manufactu-
ring industries is that the newly rich might
become the best clients of our culture.
Bonotto
Dal 1972 l’azienda tessile Bo-
notto produce tessuti che
oggi esporta in tutto il mon-
do. La flosofa che regola la
produzione è alla base del
suo successo: un approccio
che va contro la velocità e il
just in time, un’idea impren-
ditoriale controcorrente che
valorizza "il tempo giusto per
fare e pensare" contro la cor-
sa al ribasso dei prezzi e del-
la qualità.
— Since 1972 the Bonotto
textile frm has produced fa-
brics which are now exported
to all parts of the globe. The
philosophy at the heart of its
production is the reason for
its success: it is an approach
that counters speed and be-
ating records. It is a entrepre-
neurial idea that goes against
current fashions and empha-
sizes “the right amount of
time for making and thinking”
in the face of the rush to lower
prices and quality.
reportage/reportage — 11
Solo a pensarci l’artigianato evoca l’antica
pratica di una manualità creativa, non ripe-
titiva cioè, anzi pronta a variare innovando.
All’artigianato appartengono tutti i mestie-
ri che sembrarono cancellati dalla macchi-
na industriale, capace di sostituire il lavoro
dell’uomo con una produzione seriale sempre
eguale al prototipo.
Il Moderno si è imposto celebrando il pri-
mato della macchina, la ricchezza che ne
veniva e accettando il trionfo della copia
sull’originale. L’eguaglianza si è imposta vit-
toriosa quando ogni cosa veniva riprodot-
ta all’infnito: la massa si sostituiva all’indivi-
duo, la folla premeva invadente, persino l’ar-
te, che dell’artigianato è il mitico archetipo
evocando la prometeica grandezza dell’uomo,
diventava multipla, riproducibile ad libitum
grazie alla tecnica. Uno, cento, mille, cento-
mila, in un crescendo inarrestabile.
La trasformazione della modernità l’ha de-
scritta da par suo Walter Benjamin, segnalan-
do che cosa andava perduto: quell’aura che il-
luminava i capolavori, quell’antica sacrali-
tà che circondava il bello, autentica testimo-
nianza dell’umana grandezza.
Il Moderno, inseguendo il progresso che è
soprattutto tecnologico, tagliava i ponti alle
proprie spalle, rompeva i fli della tradizione,
scioglieva la continuità millenaria della fanta-
sia e dell’intelligenza, del pensiero e delle pa-
role, accusando la loro cultura, il loro sapere,
di conservare gli errori di un’antica ignoran-
za, le false verità di una vista miope e distor-
ta. L’errore divenne il ripetere ottusi quel che
già si sapeva: l’emblema della stupidità non fu
più l’asino, che a qualsiasi domanda rispon-
de sempre allo stesso modo, ma il pappagallo,
che ripete senza rifettere quel che ha appe-
na sentito. Così la scomparsa dell’artiginato
coincide con il Moderno, che l’ha vinta, col-
la sua affermazione su tutto, e al contrario il
suo riapparire nel mondo è ulteriore confer-
ma che la modernizzazione è fnita e un tem-
po nuovo è iniziato davvero, successivo al
moderno, non postmoderno ma più sempli-
cemente post; che, quindi, del moderno, dei
suoi miti, delle sue illusioni, dei suoi impe-
rativi deve imparare a fare a meno, senza co-
munque tornare indietro, perché
agli uomini non è consentito.
Il vento della storia – vale di nuovo la le-
zione di Benjamin e il suo Angelus novus –
soffa forte verso il futuro, ma lo sguardo si
volge all’indietro, perché, se è impossibile
prevedere dove andiamo, almeno resti la me-
moria, il ricordo, di quel che è stato e non c’è
più. Tornare all’artigianato, dopo la sua can-
cellazione nella modernità, non può essere
semplicemente la restaurazione di un mondo
scomparso, ha un senso ben diverso e più ric-
co, nel segno opposto dell’innovazione, del-
la ricerca, senza in ogni caso prescindere
dall’esistenza della macchina e dei suoi pro-
dotti di serie.
Si ricomincia dalle mani e si vuole sfug-
gire al calco, immettendo dove è possibile e
merita un segno individuale e personale, che
rompa l’uniformità, rinnovi varietà e molte-
plicità, restituisca il piacere della sorpresa, la
gioia della meraviglia.
nell’artigianato si ripropone il ruolo
dell’abilità e della perizia, la forza dell’espe-
rienza; c’è forte il primato dell’individuo, lo
PronTI A
VArIArE,
InnoVAnDo
— rEADy
To CHAnGE
By InnoVATInG
Testo/Text
Cesare De Michelis
Presidente della Marsilio Editori,
Professore all’Università
di Padova/President, Marsilio
Editore, Professor at Padua
University
12 — reportage/reportage
stupore dell’aura, il mistero del bello, la felici-
tà della competizione, il furore del confronto;
c’è, insomma, l’addio al Moderno, ai suoi poco
umani valori, e l’inizio di una nuova straordi-
naria avventura verso una meta sconosciuta e
per questo meno inquietante.
L’ho fatto con le mie mani esattamente
come lo avevo immaginato, ed è simile a tan-
ti altri, ma anche un poco diverso, e in que-
sta differenza c’è al tempo stesso il segno di
un’autorialità riconquistata e di un’invenzio-
ne mai compiuta. Talvolta il manufatto diven-
terà un prototipo e in altri casi no, secondo
l’oscillazione del gusto e del risultato.
D’altronde la macchina, grazie a Dio, non
è in grado di fare tutto, la natura le resiste
mutevole e imprevedibile e dove essa ha la
meglio l’artigianato riprende potere e corag-
gio. non sapere far niente con le mani non
è più l’aristocratica insegna dell’intellettua-
le moderno, ma il marchio di una sudditanza
patita, di una servitù che dura, di una libertà
non riconquistata.
—————
If you think about it, craft evokes the an-
cient practice of creative manual ability,
one that is not repetitive but ready to make
changes by innovating. To craft belong all
the trades that seemed to have been wiped
out by industrial machinery which are able
to substitute man’s work with a serial pro-
duction that is always the same as the pro-
totype.
Modernity has imposed itself by celebra-
ting the supremacy of machines, the riches
it produced, and by accepting the triumph
of the copy over the original. Equality beca-
me the victor when each thing could be re-
produced to infnity: the mass took the place
of the individual; the crowd pushed forward
offciously; even art, which is the mythical
archetype of handicraft and invokes the pro-
methean greatness of mankind, became a
multiple, reproducible ad libitum as a result
of technique. One, a hundred, a hundred
thousand in an unstoppable crescendo.
Walter Benjamin has given his own descrip-
tion of the transformation of modernity, and
has pointed out what was lost: that aura
which illuminated the masterpieces, that
ancient sacredness that surrounded beauty,
the real witness to human greatness.
Modernity, chasing after a progress
which is above all technological, burnt its
bridges, broke the thread of tradition, and
interrupted the millenary continuity of ima-
gination, intelligence, thought, and words,
and accused that culture, that knowledge,
of maintaining the errors of past ignoran-
ce, the false truths of a short-sighted and di-
storted vision. This error became the obtu-
se repetition of what was already known:
the emblem of stupidity was no longer the
ass, which answers whatever is asked it in
the same way, but the parrot, which repeats
what it has just heard without thinking.
And so the disappearance of crafts coin-
cided with modernity which triumphed over
everything; but, on the other hand, its new
reappearance in the world is a further con-
frmation that modernization is fnished
and that a new season really has begun, one
later than Modernism: not Post-modern but
simply post; a post which must learn to do
without modernity and its myths, illusions,
and imperatives, without, though, going
backwards because mankind is not allowed
this. The wind of history – Benjamin’s lesson
and his Angelus novus are valid once again
– blows strongly towards the future; but our
eyes look backwards, because, if it is impos-
sible to foresee where we are going, at least
the memory of what has been, and is no lon-
ger, remains. A return to craftsmanship, af-
ter its cancellation by modernity, cannot
simply be the restoration of a lost world: it
has a quite different and richer sense and
goes in the direction of innovation and rese-
arch and without, in any case, forgetting the
existence of machines and their serial pro-
ducts.
We begin again with our hands with the aim
of escaping from moulds, of putting in, whe-
rever possible and useful, an individual
and personal mark, one that breaks down
uniformity, renews variety and multiplici-
ty, and restores the pleasure of surprise and
the joy of what is marvellous.
Crafts propose once more the role of abi-
lity and skill, the force of experience; the in-
dividual’s primacy is underlined, as is the
amazing aura, the mystery of beauty, the de-
light in competition, the heat of compari-
sons – in other words, goodbye to moderni-
ty and its lack of humanity, and welcome to
a new and extraordinary venture towards
unknown, and thus less disturbing, new go-
als. I made it with my own hands exactly as
I had imagined it, and it is similar to many
others, but is also slightly different; and in
this difference there is both the sign of a re-
gained authorship and a never-concluded
inventiveness. At times the object will beco-
me a prototype and at other it won’t, accor-
ding to the oscillation of taste and the actual
outcome. But then machinery, thank God,
cannot do everything: nature, unpredictable
and changeable, resists and when it has the
upper hand craftsmanship regains its po-
wer and courage. Not to know how to do so-
mething with the hands is no longer the ari-
stocratic mark of the modern intellectual,
but the sign of acquiescent subjection, of
continuing servility, of a freedom that has
not been regained.
reportage/reportage — 13
VERONA Palazzo
della Ragione
Piazza
delle Erbe
27
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2010
PAST
PRESENT
FUTURE
Le collezioni
Fondazione Cariverona
e UniCredit Group:
arte per la città
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possiamo pensare ai meccanici e ai falegnami
come parte del contemporaneo? Quale spa-
zio economico reale possono avere nel 2009 i
mestieri della tradizione?
In molti argomentano a partire dalla forza
dei numeri. Artigiani e piccola impresa rap-
presentano in Italia più o meno il 95% delle
imprese attive sul mercato. Eppure stentano
a far valere il proprio peso sulla scena politica
e non benefciano di particolari tutele da par-
te delle istituzioni internazionali . Il proble-
ma, dicono in molti, è dare maggiore visibili-
tà a queste piccole imprese e a questi mestie-
ri, per farli diventare i veri protagonisti della
vita politica nazionale.
Questo atteggiamento “sindacale” ha, sen-
za dubbio, alcuni meriti. Ma rischia di non
mettere nella dovuta evidenza il contributo
dell’artigianato alla competitività delle impre-
se leader del nostro paese. ragionare sui nu-
meri ha un senso a condizione di cogliere la
qualità del contributo del lavoro artigiano ri-
spetto al valore del nostro Made in Italy. In
questa prospettiva, è utile fare qualche passo
in più nel ragionamento. Ci siamo abituati a
guardare alla piramide che compone la strut-
tura industriale del nostro paese in modo
orizzontale (una larga base di microimprese
che sostiene vertice di poche migliaia di im-
prese leader), contrapponendo gli interessi di
grandi (o medie) imprese a quelli delle pic-
cole. Questo è ciò che successo, ad esempio,
nella messa a punto della legge sul Made in
Italy proprio in questi mesi.
Più interessante è guardare in modo verti-
cale alle connessioni che ormai legano le im-
prese leader al tessuto di piccole imprese at-
traverso il concetto di fliera. Si tratta, in al-
tre parole, di sottolineare come l’artigiano
svolga un ruolo cruciale di interfaccia fra fasi
diverse della catena del valore a livello loca-
le così come a livello internazionale. Se ra-
gioniamo in termini di fliere, vediamo che il
ruolo dell’artigiano emerge a più riprese e con
funzioni diverse. Vale la pena considerare le
più interessanti. L’artigiano adattatore. Il no-
stro saldo commerciale con l’estero, in parti-
colare dal 2005 in poi, deve molto alla com-
petitività delle nostre imprese impegnate nel-
la produzione di macchine complesse. Queste
macchine vengono prodotte in Italia, per es-
sere spedite e montate in tutto il mondo. La
fase di montaggio e di registrazione è essen-
ziale. Tanto più una macchina è particolare e
personalizzata, tanto più l’“ultimo miglio” ri-
chiede attenzione e fessibilità. Per montare
macchine utensili di valore servono capacità
di adattamento e competenze che solo l’arti-
giano possiede. Le economie di scala sono ga-
rantite dall’impresa di produzione, a monte
del processo. A valle l’artigiano sigilla la qua-
lità di un prodotto su misura.
L’artigiano traduttore. È vero che il set-
tore dell’abbigliamento è stato oggetto di de-
localizzazione. È altrettanto vero che alcu-
ne fasi del processo sono rimaste in Italia. La
più importante è quella che connette la crea-
zione stilistica con la produzione delle prime
serie nelle diverse varianti di taglia e colore.
Questa attività di sviluppo prodotto rimane
appannaggio di artigiani qualifcati, capaci di
collegare il talento creativo dello stilista con
le esigenze della produzione. non si tratta di
gesti scontati, ma di un’attività creativa così
come è creativo il lavoro del traduttore.
L’artigiano prototipista. Ci sono molti ar-
tigiani in grado di creare forme originali. nel-
la maggior parte dei casi, questa creatività si
rifette in pezzi unici da promuovere e tutela-
re allo stesso tempo. Mi è capitato di osserva-
re spesso nelle gallerie di Murano pezzi uni-
ci straordinari. Mi sono chiesto spesso perché
non semplifcare alcune delle forme messe a
punto dai maestri del vetro per serializzare la
produzione di pezzi più “facili” da portare sul
mercato in forma semi-industriale. La creati-
vità dei maestri non ne sarebbe oscurata. Al
contrario, il dispositivo della replica è proba-
bilmente una delle poche soluzioni percorri-
bili per giustifcare i costi di una continua at-
tività di sperimentazione.
Tutte queste fgure di artigiano svolgono
una funzione essenziale nel connettere pro-
cessi economici di tipo industriale e distribu-
tivo su larga scala. In alcuni casi, pochi per la
verità, l’artigiano è capace di impersonare più
profli allo stesso tempo: immagina prodot-
ti innovativi, li sviluppa, li produce e li por-
ta a casa del cliente. È il caso dei pianofor-
ti prodotti da Fazioli, dei vasi di vetro prodot-
ti nelle fornaci di Venini, delle scarpe prodot-
te da rené Caovilla. Si tratta, comunque, di
eccezioni. nella maggior parte dei casi, gli ar-
tigiani dominano competenze specifche che
possono e devono essere valorizzate nel con-
fronto con la grande impresa industriale e di
distribuzione. I segni di una nuova ecologia
fra grandi marchi e piccole imprese artigiane
sono già visibili. Paradossalmente non li pro-
pone tanto la politica o il mondo associativo,
quanto le imprese che di questo nuovo equili-
brio si sentono responsabili. La pubblicità di
Louis Vuitton che ritrae artigiani al lavoro in
pose classiche è un segno evidente che i pri-
mi a capire l’importanza dell’uomo artigiano
(anche dal punto di vista della comunicazio-
ne) sono proprio i promotori del lusso a scala
internazionale. Il lusso è uno dei comparti in
cui il ruolo dell’artigianato è cruciale. In real-
tà il peso dell’artigiano, sia esso indipendente
o inserito all’interno di un’organizzazione più
strutturata, copre un ventaglio di attività mol-
to più ampio e differenziato. non si tratta di
un contributo marginale all’industria naziona-
le. Al contrario, continua ad essere un ingre-
diente essenziale per il Made in Italy da espor-
tazione.
ArTIGIAnI
nEL ConTEM-
PorAnEo
— CrAFTSMEn
In THE PrE-
SEnT DAy
Testo/Text
Stefano Micelli
Economista, Università Cà
Foscari di Venezia e Diretto-
re di Venice International Uni-
versity/Economist, University
Ca’ Foscari of Venice and Di-
rector of Venice International
University
Dopo vent’anni di servizio, Ferdinando Mara-
schini, professore di organizzazione del lavo-
ro all’Università di Udine, ha deciso di lascia-
re l’insegnamento. È andato in pensione, ma
non ha smesso di lavorare. Ha fatto doman-
da per un corso professionale di falegname-
ria e dopo un anno di formazione è stato as-
sunto come apprendista in un piccolo cantie-
re di artigiani veneziani. L’accoglienza è stata
un po’ scettica (“che ci fa qui un ex professo-
re universitario?”). Ma a distanza di qualche
anno, il nando continua a lavorare felicemen-
te con il legno.
non capita spesso che un universitario la-
sci la sua cattedra per darsi al lavoro arti-
giano. nonostante ciò, la storia di Ferdinan-
do Maraschini non ha avuto molta eco sulla
stampa. Diverso il caso di Matthew Crawford,
analista presso uno dei tanti think tank di
Washington. Dopo qualche anno di incertez-
ze e di insoddisfazione Crawford ha aperto la
sua offcina di riparazioni per vecchie moto-
ciclette. In questo caso, il cambio non è pas-
sato inosservato: quest’estate il supplemento
del Financial Times gli ha dedicato una sto-
ria di copertina. Crawford ha avuto il merito
di scrivere un libro di successo sulla sua con-
versione all’artigianato. E questo proprio nel
mezzo di una crisi fnanziaria che ha mina-
to nel profondo il mito degli “analisti simboli-
ci” di cui abbiamo sentito parlare a lungo da-
gli anni ’90 a oggi.
Al netto dell’enfasi sui media, le due sto-
rie hanno molto in comune. Prima di tutto la
passione per il lavoro manuale. Poi il piace-
re di gesti socialmente riconoscibili: il ritor-
no al lavoro artigianale rifette il desiderio di
fare cose che la gente capisce. I gesti dell’arti-
giano ripropongono una tradizione e un’iden-
tità professionale che, almeno in Italia, sono
ancora profondamente radicate. Il valore del
lavoro è legato anche alla sua capacità di for-
nire un ruolo alle persona che vive nella co-
munità. Però... Con tutta la simpatia che pos-
siamo provare per queste o altre storie, qual-
che dubbio si insinua. Il dubbio è che si trat-
ti di percorsi secondari, fughe eleganti dalla
modernità che ci incalza, testimonianze di
resistenza attiva all’accerchiamento cui sia-
mo costretti dal capitalismo globale. È vero
che l’artigianato è il depositario di un grande
patrimonio culturale, pensano i più, ma come
//
Il ritorno al lavoro
artigianale rifette
il desiderio di fare
cose che la gente
capisce.
— Then the pleasu-
re of a socially
recognized act: the
return to craftwork
refects the wish to
do things that peo-
ple understand.
//
Editoriale/Editorial — 15
After twenty years’ service, Ferdinando Ma-
raschini, professor of work management at
Udine University, decided to stop teaching.
He has retired but he has not stopped wor-
king. He applied to take part in a professio-
nal carpentry course and, after a year’s trai-
ning, he was taken on as an apprentice in a
small Venetian craft workshop. His welco-
me was rather sceptical (“What’s a one-time
university professor doing here?”). But just
a few years later Nando continues to work
happily with wood.
It does not often happen that an academic
leaves his professorship in order to work as a
craftsman. Despite this, the history of Ferdi-
nando Maraschini was not much noticed by
the press. The case of Matthew Crawford, an
analyst for a Washington think-tank, was dif-
ferent. After a few years of uncertainty and
discontent Crawford opened a workshop
for motorbike repairs. In this case the chan-
ge in role did not go unnoticed: this sum-
mer the Financial Times devoted its cover-
story to him. Crawford had the merit of wri-
ting a successful book about his conversion
to craftsmanship. And this right in the mid-
dle of a fnancial crisis that has deeply un-
dermined the myth of the “symbolic analysts”
about whom we heard so much from the 90s
until today. Contrary to the different news-
space they were given, the two stories have
much in common. First of all the passion for
manual work. Then the pleasure of a social-
ly recognized act: the return to craftwork re-
fects the wish to do things that people under-
stand. The gestures of craftsmen revive a tra-
dition and professional identity that, at least
in Italy, are still deeply rooted. The value of
work is also tied to its ability to give a role to
people living in the community.
However… For all the sympathy we might
feel for one or other of these stories, certain
doubts arise. The doubt that we are dealing
with secondary choices, with elegant esca-
pes from the modernity that pursues us, te-
stimonies of active resistance to our encircle-
ment by global capitalism. It is true that craft
is the repository of a great cultural inheritan-
ce, most of us think; but how can we consi-
der mechanics and carpenters as a part of
contemporaneity? What real economic space
can traditional trades have in 2009?
Many would argue from the force of num-
bers: in Italy craftsmen and small busines-
ses are more or less 95% of the concerns ac-
tive on the market. And yet they fnd diffcul-
ty in making themselves heard at a political
level and they have no particular considera-
tion given them by international institutions.
The problem, many say, is to give greater vi-
sibility to these small businesses and crafts
in order to make them become the real prota-
gonists of the nation’s political life.
This “trade-union” approach has, wi-
thout a doubt, some merit. But the risk is not
to suffciently underline the contribution of
craftsmanship to the competitiveness of our
country’s leading businesses. To argue on
the basis of numbers makes sense as long as
it includes the quality of the contribution of
craftwork with respect to the value of pro-
ducts made in Italy. It is useful to argue fur-
ther from this point of view.
We have become used to looking horizon-
tally at the pyramid forming our nation’s in-
dustry (a large base of micro-concerns un-
derpinning the top few thousand leading
frms), and of contrasting the interests of the
large (or medium) frms with those of the
small ones. This, for example, is what happe-
ned in recent months when defning the law
for products made in Italy.
It is more interesting to look vertically at
the connections by now linking leading frms
to the network of small concerns through the
concept of the supply chain. In other words,
we are dealing with underlining how crafts-
men undertake the crucial role of the interfa-
ce between various phases of the value chain
at both a local and international level. If we
reason in supply chain terms, we see that the
craftsman’s role emerges at different times
and with different functions. It is worthwhile
looking at the most interesting ones.
The adapter craftsman. Our commer-
cial balance with foreign countries, above all
from 2005 onwards, owes much to the com-
petitiveness of our businesses producing
complex machines. These machines are pro-
duced in Italy to be sent for assembling abro-
ad. The assembling and adjustment phase is
essential. The more a machine is specialized
and personalized, the more the “last mile”
needs care and fexibility. In order to assem-
ble machines there is a need for adaptabili-
ty and competence that only a craftsman can
have. Economies of scale are guaranteed by
proft-yielding companies above this process.
But below it, it is the craftsmen who guaran-
tee the quality of a made-to-measure product.
The translating craftsman. It is quite true
that the clothing sector has been delocalized.
But it is also true that certain stages of the
clothing process have remained in Italy. The
most important of these is the one that con-
nects style-creation to the frst stages of the
various aspects of colour and shaping. This
aspect of product development remains the
prerogative of qualifed craftspeople, those
able to join up the designer’s creative talent
to the needs of production. This is not a que-
stion of predictable gestures, but of a creative
activity just like that of a translator.
The prototype craftsman. There are many
craftsmen able to create original forms. Mo-
stly this creativity is to be seen in unique
pieces that have to be both promoted and
protected. I have often noticed collectors’
items in the galleries in Murano. And I have
asked myself just why the master-craftsmen
shouldn’t simplify their forms in order to se-
rialize the “easier” pieces and produce them
for the market at a semi-industrial level. The
creativity of these masters would not be over-
shadowed. Quite the reverse: the device of a
replica is probably one of the few solutions
available for justifying the costs of continual
experimentation.
All these craftsmen undertake an activi-
ty essential for joining up industrial and di-
stributional kinds of economic processes on
a large scale. In some cases – very few to be
honest – the craftsman is able to undertake
various roles at the same time: he thinks up
new innovative products, he develops them,
and brings them to the client’s home. This is
the case of Fazioli pianos, of Venini’s glass
vases, of René Caovilla’s shoes. But these are
exceptions. Mostly craftsmen have a specifc
expertise that can, and must, be measured
against the great industrial and distributio-
nal businesses.
We can already see the signs of a new
“ecological” link between famous frms and
small craft activities. Paradoxically, these
are not proposed so much by politics or the
associate world so much as by the businesses
that feel themselves responsible for this new
equilibrium. Louis Vuitton’s adverts showing
craftsmen at work in classical poses is an
obvious indication that the frst people to un-
derstand the importance of craft-workers
(also from a communicational point of view)
were the very promoters of luxury goods on
an international scale. Luxury goods are one
of the areas in which craftsmen are crucial.
In fact, the importance of craft, whether in-
dependently or as part of a more structured
organization, involves a far wider and more
differentiated series of activities. This is not a
marginal contribution to our national indu-
stry: on the contrary, it continues to be an es-
sential ingredient for products made in Italy
for exportation.
//
Nella maggior
parte dei casi, gli
artigiani dominano
competenze
specifche che
possono e devono
essere valorizzate
nel confronto con la
grande impresa
industriale e di
distribuzione.
— Mostly crafts-
men have a specifc
expertise that can,
and must, be
measured against
the great industrial
and distributional
businesses.
//
16 — Editoriale/Editorial
cHIa
Malo
fazIolI
My na
ME Is
fazIolI
musica
Ovvero il
pianoforte. Poesia
e visione di un
sogno che s’avvera
sui grandi
palcoscenici
attraveso le
mani dei grandi
interpreti.
Testi/Texts
Daniele Capra
music
In other words,
the piano. The
poetry and vision
of a dream that
came true in
great concert
halls through the
hands of great
interpreters.
18 — Musica/Music
È stata un’esperienza affa-
scinante vedere dove e come
sono fatti i suoi pianoforti,
così tanti e belli e poi poterli
suonare. È una gioia suonar-
li e continueranno a darmi un
piacere enorme!
— It has been a fascinating
experience to see where and
how your pianos are made,
and then to play so many be-
autiful ones. They are a joy to
play and will continue to give
me enormous pleasure!
Angela Hewitt, Sacile 2002
Musica/Music — 19
Il diploma di pianoforte, l’assidua frequenta-
zione di concerti con alcuni degli interpre-
ti storici del novecento, come kempf, Miche-
langeli, Brendel. Ma anche la laurea in inge-
gneria e l’azienda di famiglia nel settore del
legno. nasce dalla particolare biografa del
suo fondatore, Paolo Fazioli, una delle più
prestigiose fabbriche di pianoforti del mon-
do. Il segreto dell’eccellenza? In un mondo
che tende alla standardizzazione il processo
costruttivo dello strumento avviene combi-
nando il massimo della tecnologia con il la-
voro artigianale…
Se telefonate alla Fazioli, prima ancora di
parlare con la persona che cercate c’è una
melodia ad accogliervi, morbida e delica-
ta. È il languido tema del “Sogno d’Amore”
di Franz Liszt. La domanda che può sorge-
re spontanea su chi sia l’interprete è in re-
altà l’unica possibile, perché ovviamente il
pianoforte è uno di quei magnifci strumen-
ti prodotti dall’azienda di Sacile, in provin-
cia di Pordenone. Una realtà numericamen-
te di nicchia, ma che da anni vede i propri
prestigiosi strumenti nelle sale da concerto,
negli studi di registrazione e nelle case de-
gli appassionati musicisti ai quattro ango-
li del mondo.
ne abbiamo parlato col fondatore Paolo
Fazioli, che da qualche anno con l’aiuto dei
propri dipendenti ha attivato a fanco allo
stabilimento una Concert Hall in cui transi-
tano molti dei talenti dello strumento…
Ci racconta la sua storia?
Sono romano e vivendo e studiando nella ca-
pitale ho avuto la fortuna di ascoltare mol-
ti dei pianisti storici del secolo scorso. Ten-
ga conto che non provengo da una famiglia
di musicisti o di persone che praticavano at-
tivamente la musica, come troppo spesso ac-
cade qui da noi in Italia. Che detto per in-
ciso è una delle nostre rovine, dato che la
pratica strumentale è sempre stata vista,
sin dalla nascita del paese nel risorgimen-
to, come intrattenimento o cose da signori-
ne! Dopo il diploma in pianoforte mi era co-
munque chiaro che, provenendo da una fa-
miglia di imprenditori, non avrebbero mai
agevolato una mia eventuale carriera musi-
cale, quindi ho proseguito gli studi fno a di-
ventare ingegnere. A quel punto ho cercato
di mettere assieme le due cose.
Quindi l’azienda nasce da un
compromesso tra la sue passioni e
le aspettative di famiglia?
Direi proprio di sì. In qualche maniera ho
cercato di compiere un’operazione creativa
che rendesse possibile la soddisfazione del-
le esigenze personali e con quelle di casa.
L’azienda di famiglia produceva mobili d’uf-
fcio, il che in qualche maniera è stato uno
degli elementi che poteva essermi d’aiuto.
Com’ è partito?
ovviamente studiando e analizzando cen-
timetro per centimetro i pianoforti e le lo-
giche produttive delle aziende che c’erano
già. Sarebbe stato supponente non farlo. Sul-
la scorta di queste analisi siamo partiti con
un nostro progetto, eravamo in tre più altri
consulenti esterni di grande professionalità.
È stato un percorso diffcile poiché bisogna-
va capire in quale direzione sviluppare il la-
voro, se ad esempio soluzioni non adottate
dalle altre aziende dipendessero solo da una
tradizione produttiva o fossero al contra-
rio scelte obbligate. A qual tempo il mercato
dei pianoforti era dominato da grandi mar-
chi ormai storicizzati che sembravano esser-
si spartiti le quote senza particolare interes-
se a scombinare la cosa: c’era cioè una stra-
Un PIAno
ForTISSIMo
— A PoWEr-
FULL PLAn
Testo/Text
Daniele Capra
Giornalista, critico d’arte,
insegnante di musica
Journalist, art critic, and
music teacher
Fazioli Concert Hall
Sono numerosi gli interpre-
ti che hanno suonato con i
pianoforti Fazioli. Tra i più
noti Vladimir Ashkenazy, Al-
fred Brendel, Aldo Ciccolini,
Angela Hewitt, Louise Lor-
tie, Murray Perahia e jazzisti
come Herbie Hancock. Mol-
ti di loro hanno suonato pres-
so la Concert Hall costruita
nei pressi dell’azienda e vo-
luta per diffondere la musica
colta ad un pubblico più va-
sto possibile. La sala da con-
certo, della capienza di 200
persone, è stata infatti pro-
gettata appositamente per
garantire la massima fedel-
tà di ascolto per il pianoforte
e la musica da camera. Ogni
anno viene organizzata una
stagione musicale con una
decina di appuntamenti, cia-
scuno preceduto da una in-
troduzione esplicativa. Per
rendere più accessibile la fre-
quentazione ai giovani, il bi-
glietto è ridotto per i ragazzi
fno a trent’anni.
Fazioli Concert Hall
Via Ronche, 47, Sacile
www.fazioli.com
concert@fazioli.com
20 — Musica/Music
tifcazione in qualche maniera accettata da
tutti. Avvertivo invece che c’era lo spazio per
proporre un pianoforte a coda di alta qualità
(non realizziamo strumenti verticali), e al di
fuori delle logiche di produzione di massa...
Ma lo standard delle grandi aziende
non era già alto?
Era buono ma migliorabile. L’affdabilità e la
precisione erano ben lungi da essere assolu-
te: ad esempio anche l’accordatura dei pia-
noforti attuali è più stabile di quanto non ac-
cadesse coi modelli di trent’anni fa. ora il
processo produttivo è sorvegliato da mac-
chine a controllo numerico che consento-
no tolleranze bassissime. A me poi interes-
sava svincolarmi dalla modalità produttiva
dell’industria che, dopo aver realizzato un
prototipo, deve eseguirne mille pezzi uguali
in maniera tale di poter ammortizzare i co-
sti. Forse sembrerà un po’ naif, ma l’idea di
poter intervenire continuativamente miglio-
rando il modello o sperimentando nuove so-
luzioni è stata per me irresistibile.
Quando viene creato il primo
pianoforte? E come suonava?
nasce nel 1980, dopo grandi sforzi. ora quel
pianoforte è in azienda. Suonava bene, ma
di sicuro quelli che escono dall’azienda ora
suonano meglio e sono più affdabili!
Ma sono differenze percepite
dall’utente fnale o per lo più sono
rilevabili solo attraverso una
strumentazione?
Sono microcambiamenti ma sono continui.
È un po’ come il caso di un’automobile: se
lei cambia l’auto una volta all’anno non si ac-
corge di grandi differenze; se invece adopera
la stessa macchina per dieci anni quando ne
guiderà una nuova le sembrerà radicalmen-
te differente.
E per quanto riguarda la durata?
Il pianoforte è uno strumento che spesso si è
trasmesso da padre a fglio. Ma bisogna pre-
mettere che per le ragioni costruttive è sog-
getto ad usura. Mi riferisco soprattutto alla
martelliera - la parte predisposta a percuote-
re le corde - e alle corde, che essendo realiz-
zate in acciaio armonico dopo una ventina
d’anni perdono le proprie capacità dinami-
che. La stessa tavola armonica che trasmet-
te le vibrazioni all’aria cede e in qualche ma-
niera si facca, producendo un suono forse
più caldo ma meno scattante: d’altro canto è
sottoposta ad una tensione sulla propria su-
perfcie di una ventina di tonnellate!
Quando è stata la prima volta che
un suo pianoforte è stato impiegato
in un concerto?
Era il 1983, e lo strumento, dopo le com-
prensibili reticenze da parte della pianista
che non aveva mai sentito parlare dell’azien-
da, fu utilizzato qui al teatro di Sacile. Quel
piano fu poi acquistato da un negozio di
strumenti e cominciò a girare la regione per
essere impiegato nei concerti. Erano i primi
riscontri tangibili del nostro lavoro.
In ventinove anni di attività quanti
strumenti avete prodotto?
Circa 1800. Messi in fla abbiamo fatto il
conto che sono quasi 4 chilometri! ora ne
realizziamo 110-120 ogni anno, nei differen-
ti modelli, dalla mezza coda fno alla gran
coda da concerto da oltre 3 metri. Di cia-
scun pianoforte conserviamo una documen-
tazione con tutte le caratteristiche, dato che
vi sono sempre delle differenze anche all’in-
terno degli stessi modelli. In questo modo
quando ci capita di eseguire della manuten-
zione sullo strumento sappiamo la sua storia
fne nei dettagli.
E quali sono le caratteristiche del
suono del pianoforte Fazioli?
Direi la solarità e la ricchezza di armoni-
ci, che ne fanno uno strumento per così dire
caldo, solare mediterraneo. nel contempo la
complessità sonora non intacca mai la chia-
rezza.
Il timbro particolare del pianoforte
Fazioli nasce dal suo gusto?
Direi di sì. Mi ci ritrovo, sento il carattere
Fazioli Concert Hall
Many pianists have pla-
yed Fazioli pianos. Among
the best known are Vladi-
mir Ashkenazy, Alfred Bren-
del, Aldo Ciccolini, Angela
Hewitt, Louise Lortie, Mur-
ray Perahia, and, in the feld
of jazz, Herbie Hancock.
Many of them have played
here in the Fazioli Concert
Hall, next door to the fac-
tory, which was built to of-
fer classical music to the wi-
dest possible public. The
hall can seat 200 people and
was, in fact, planned to gua-
rantee the greatest fdeli-
ty to the sound of piano and
chamber music. Each year
a season of music is organi-
zed with some ten concerts,
each one preceded by an
explanatory introduction. In
order to be more attractive
to the young the price of the
ticket is reduced up to the
age of thirty.
Fazioli Concert Hall
Via Ronche, 47, Sacile
www.fazioli.com
concert@fazioli.com
Musica/Music — 21
espansivo che abbiamo di noi Italiani…
Quali sono i vostri clienti?
Essenzialmente il mondo professiona-
le, quindi sale da concerto e d’incisione e i
musicisti. Poi non le nascondo che c’è una
schiera di praticanti molto facoltosi - tra
cui il Sultano del Brunei - che prendono lo
strumento per un fatto di prestigio. In pie-
na onestà questi mi danno un po’ meno sod-
disfazione rispetto ai pianisti di razza, poi-
ché mi sembra che tengano in garage un’au-
to da corsa!
E la Concert Hall a fanco dello
stabilimento?
Volevo fare una sala da concerto e ci si sono
riuscito. È stata una cosa diffcile da realiz-
zare e la sua organizzazione tutt’ora ci por-
ta via molte energie. Ma è un piacere vedere
che i miei dipendenti mi aiutano e frequen-
tano i concerti. E poi sono stati venduti mol-
ti abbonamenti alla stagione concertistica.
Segno che, in barba a tutto qual che si pensa
e si dice, di musica vera nel nostro paese si
sente ancora bisogno.
—————
A diploma in piano and a constant at-
tendance of the concerts of such great 20th
Century names as Kempf, Michelange-
li, and Brendel. Yet also a degree in engi-
neering and work in the family woodwork
frm. One of the most prestigious piano-
making frms in the world results from the
particular biography of its founder, Pao-
lo Fazioli. The secret of its excellence? In
an increasingly standardized world, the in-
strument’s constructive process derives
from a combination of the highest technolo-
gy with the work of craftsmen…

If you phone the Fazioli frm, before even
speaking to the person you are searching
for, you are greeted by a soft and delicate
melody. It is the languid theme of Franz Li-
szt’s “Liebestraum”. The natural question of
who the interpreter might be is, in fact, the
only one possible to ask because, obviou-
sly, the piano is one of those magnifcent in-
struments produced by this business ba-
sed in Sacile. From a numerical point of
view the business is a niche one, but for ye-
ars its prestigious instruments have been
heard in concert halls, recording studios,
and the homes of music lovers all over the
world. We spoke with its founder, Paolo Fa-
zioli, who for some years, and with the sup-
port of his staff, has built a concert hall be-
side his factory where many great pianists
have played…
So, what is your history?
I am Roman and, while living and studying
in the capital, I had the good luck to hear
many of the great pianists of the last centu-
ry. You must realize that I do not come from
a family of musicians or people who active-
ly involved themselves in music, as is so of-
ten the case here in Italy. To be exact, this
is one of our disasters given that playing
an instrument has always been considered,
since our country began with the Risorgi-
mento, a pastime or something for genteel
ladies! However, after my piano diploma it
was clear to me that, given my family’s bu-
siness background, it would never help me
in any eventual career in music. So I con-
tinued to study and became an engineer. At
that point I tried to put two the things to-
gether.
So the frm was born from a
compromise between your own
enthusiasms and your family’s
expectations?
Exactly so. In some way I tried to underta-
ke a creative activity that might satisfy my
own needs and those of home. The family
business produced offce furniture, and
this was to be one of the elements that was
of help to me. Obviously by studying and
analyzing, centimetre by centimetre, the
pianos and the existing productive techno-
logies of other frms. It would have been ar-
rogant not to do so.
As a result of these analyses we began
on our project: there were three of us as
well as outside advisors of great professio-
nalism. It was a diffcult path to follow be-
cause we needed to know in what direc-
tion the work might develop: if, for exam-
ple, solutions not attempted by other frms
only depended on some productive tradi-
tion or if, on the contrary, they were obliga-
tory choices. At the time the piano market
22 — Musica/Music
was dominated by famous historical bran-
ds that seemed to have divided it up wi-
thout any particular interest in changing
things: there was, that is, a stratifcation
that was in some way accepted by everyo-
ne. I, instead, felt that there was space for
producing a high-quality grand piano (we
do not make uprights) which did not follow
mass-production trends…
But weren’t the standards of these
big frms already high?
Good, but with room for improvement.
The trustworthiness and precision of the
instruments left a lot to be desired: for
example, even the tuning of current pianos
is more stable than with the models of thir-
ty years ago. Now the productive process
is supervised by numerical control devices
with a very tight tolerance.
I am interested in escaping from those
industrial productive methods which, af-
ter having created a prototype, then make
a thousand identical pieces so as to absorb
costs. It might seem naïf, but the idea of
being able to continually improve the mo-
del or try out new solutions was irresisti-
ble for me.
When was your frst piano made?
And what did it sound like?
That was in 1980, and after a great deal of
effort. That piano is now in the frm. It had
a good sound but without a doubt those we
are now producing have a better one and
are more trustworthy!
But are these differences heard by
the end-user or are they perceptible
only with the use of instruments?
They are tiny differences but they are conti-
nuous. It’s like cars: if you change your car
once a year you won’t be aware of any gre-
at differences. If, instead, you have use the
same car for ten years, when you drive a
new one it will seem completely different.
And with regard to duration?
Pianos are instruments that are often han-
ded down from father to son. But it must
be pointed out that, for constructive rea-
sons, they are subject to wear. I am spea-
king above all of the part which allows the
hammers to hit the strings, as well as the
strings themselves which, being made from
harmonic steel, after twenty years or so
lose their dynamic capacity. Even the soun-
Fazioli Pianoforti
Fazioli Pianoforti produce
pianoforti a coda e da con-
certo dal 1981, anno in cui
l’azienda venne fondata da
Paolo Fazioli, ingegnere e
pianista. È proprio la pas-
sione per la musica, unita a
competenza scientifca, abi-
lità artigianale, ricerca tecno-
logica e attenzione ai mate-
riali, che ha portato l’azienda
ad essere una realtà di riferi-
mento, in Italia e oltreconfne.
— Fazioli Pianoforti has pro-
duced concert- and grand
pianos since 1981, the year
in which the frm was esta-
blished by Paolo Fazioli, an
engineer and pianist. What
has caused the frm to beco-
me a national and internatio-
nal presence is this very en-
thusiasm for music united to
scientifc competence, craft
ability, technical research,
and attention to materials.
Musica/Music — 23
ding board that couples the acoustic energy
to the air, becomes, in a certain sense, tired
and produce a sound that might be warmer
but less nimble: but then it is subject to a
surface tension of some twenty tons!
When was the frst time one of your
pianos was used for a concert?
In 1983, after the understandable reticen-
ce by the pianist who had never heard of
the frm, it was used in a theatre in Saci-
le. That piano was then bought by a mu-
sic shop and began to be toured around the
region to be played in concert halls. These
were the frst tangible results of our work.
How many instruments have you
produced in your twenty years’
activity?
About 1,800. We have calculated that, if
they were put in a line, it would be almost
4 kilometres long! Each year we now make
110 - 120 of the various models, from baby
grands to large concert grand pianos over
three metres long. We keep full records of
all their characteristics given that there
are differences even inside the same mo-
del. In this way, when we have to servi-
ce an instrument we know its most intima-
te history.
What are the characteristics of
the Fazioli piano’s sound?
I would say the warmth and richness of its
harmonics which make it a sunny, Medi-
terranean instrument, in a manner of spe-
aking. At the same time, its resonance ne-
ver interferes with its clarity.
Is the particular timbre of Fazioli
pianos a result of your taste?
I would say so. I can identify myself with
it, I am aware of our expansive Italian
character in it…
Who are your clients?
Basically the professional world: concert
halls, recordings, and musicians. But I
won’t hide the fact that there is also a who-
le range of wealthy players – among them
the Sultan of Brunei – who buy an instru-
ment for prestige. In all honesty, these are
less satisfying in comparison to frst-ra-
te pianists because it seems to me like kee-
ping a racing car in the garage!
And the concert hall next door to
the factory?
I wanted to build a concert hall and I’ve
managed it. It was a diffcult to do and
its organization still uses up a lot of ener-
gy. But it is a great pleasure to see how my
staff helps me and goes to the concerts.
And we have also had many bookings for
the concert season. This is a sign that, de-
spite what is thought and said, a real need
is felt in our country for genuine music.
//
La solarità e la
ricchezza di armo-
nici, che ne fanno
uno strumento per
così dire caldo, so-
lare mediterraneo
— The warmth and
richness of its har-
monics which make
it a sunny, Mediter-
ranean instrument,
in a manner of
speaking
//
24 — Musica/Music
Il Moon Boot ve lo ricordate? È il doposci in-
ventato negli anni ’70 da Giancarlo zanatta,
imprenditore del gruppo Tecnica, dopo il pri-
mo allunaggio. Proprio vedendo le calzature
indossate dai due astronauti Armstrong e Al-
drich, zanatta ha l’intuizione di realizzare un
nuovo prodotto per il mondo della neve. Se
fn qui la storia è nota, pochi sanno che assie-
me a zanatta un ruolo importante per la rea-
lizzazione del Moon Boot lo gioca un gruppo
di artigiani tra i quali ricordiamo Arturo Fan-
tin, modellista di Tecnica. zanatta collabora
a stretto contatto con Fantin e, con l’aiuto di
altri modellisti, trasformano un’idea strava-
gante in un prodotto rivoluzionario per l’epo-
ca. oltre alla forma ciò che rende il Moon
Boot innovativo è l’utilizzo del nylon al posto
della pelle, e la calzata, una scarpa ambide-
stra che può coprire fno a quattro taglie dif-
ferenti. Una creatività applicata che ha per-
messo a Tecnica di realizzare su larga scala
un prodotto esteticamente avanzato. I risulta-
ti li conosciamo: quasi 22 milioni di paia ven-
dute nel mondo dal 1970 ad oggi.
nel processo di innovazione che ha con-
sentito al “made in Italy” di avere successo
sui mercati internazionali, le storie alla Moon
Boot non sono l’eccezione ma la regola. Il de-
sign italiano deve molto all’abilità di fgure ar-
tigianali intermedie (spesso rimaste anoni-
me) di dare forma alle intuizioni di designer/
progettisti e di passare dalle due dimensio-
ni del foglio di carta alla tridimensionalità
del prodotto. Sicuramente la varietà della ca-
tegorie con le quali vengono classifcate que-
ste fgure professionali (modellisti, prototipi-
sti, maestri, tecnici) non aiuta ad evidenzia-
re il loro contributo. Gli artigiani non sono f-
gure residuali della modernità ma, nel caso
del made in Italy, partecipano a pieno tito-
lo a un percorso allargato di ricerca e svilup-
po che mette insieme conoscenze scientifche
(brevetti, tecnologie, processi industriali) con
conoscenze tacite provenienti da pratiche ar-
tigianali antiche. Il lavoro artigianale viene
a torto considerato come meramente esecu-
tivo. Sappiamo invece che c’è un’intelligen-
za nelle mani dell’artigiano che si basa sulla
sua esperienza e sulla sua “arte”. Una specif-
cità che non è in contrasto con il mondo del-
la creatività che lavora sulla dimensione sim-
bolica (designer), su quei signifcati (estetica,
etica, ecologia) che sono oggi così importan-
ti per il consumatore internazionale. Anzi è
proprio nell’incontro tra creatività simbolica
e creatività manuale che si apre oggi lo spa-
zio per percorsi originali di innovazione. non
è un caso che Tommaso Aquilano e roberto
rimondi, i nuovi stilisti del brand Ferrè, non
abbiano paura ad evidenziare quanto la qua-
lità della sartoria della maison sia un fonda-
mentale completamento al loro lavoro creati-
vo. Un abito non può defnirsi tale se la crea-
tività dello stilista non viene fltrata attraver-
so le conoscenze e l’abilità delle sarte che poi
quell’abito dovranno realizzare.
Questa simbiosi tra artigiano e industria,
che ha dato molto al made in Italy in passato,
è oggi sotto pressione. La globalizzazione ha
spostato una parte signifcativa delle attivi-
tà manifatturiere fuori dall’Italia e con esse,
va detto, un importante bacino di artigiana-
lità. Inoltre, quella creatività che consideria-
mo un dono innato è oggi un fenomeno globa-
le che si articola attorno a reti e persone che
non necessariamente vedono l’Italia come
protagonista. Entrambi questi aspetti fanno
parte di una tendenza consolidata che diff-
cilmente sarà reversibile nel breve tempo.
Come affrontare questa diffcile fase evoluti-
va? È possibile ipotizzare tre direzioni lungo
le quali rinsaldare la relazione tra artigianato
e industria. nuove tecnologie. La costruzio-
ne di una relazione più contemporanea con le
imprese industriali passa attraverso l’utiliz-
zo delle nuove tecnologie dell’informazione e
della comunicazione. Strumenti come il CAD
e l’accesso ad internet, ad esempio, non pos-
sono essere più considerati come stravagan-
ze ma rappresentano il bagaglio che l’artigia-
no deve possedere, al pari di quello della sua
“arte”. Le nuove tecnologie consentono all’ar-
tigiano di poter partecipare a quella divisio-
ne del lavoro creativo che oggi non è più so-
lamente locale, all’interno del distretto, ma si
organizza a livello internazionale. Se nel pas-
sato la condivisione delle informazioni av-
veniva attraverso la circolazione di prodotti/
prototipi fsici, oggi questo avviene attraver-
so progetti digitalizzati. L’artigiano deve esse-
re in grado di tradurre la sua manualità in co-
dice digitale. Come i modellisti degli scarpo-
ni da sci che modifcano il prototipo a mano
e poi ne ricostruiscono un modello in 3D con
degli appositi scanner. Comunicare l’auten-
ticità. Il consumatore a livello internaziona-
le esprime una crescente richiesta di auten-
ticità che attraversa in modo trasversale mol-
ti settori economici. Dal lusso, dove le gran-
di aziende sono dovute correre ai ripari dopo
un po’ troppo allegro “made in…”, all’alimen-
tare con l’affermarsi a livello internazionale
del movimento Slow Food. non si tratta sem-
plicemente di una autenticità evocata da met-
tere nei comunicati stampa, ma di un’auten-
ticità dimostrabile attraverso una differen-
za qualitativa che il consumatore fnale può
percepire. nel caso dell’artigianato, costitu-
isce una qualità innegabile il fatto che die-
tro ad un prodotto ci siano delle persone che
attraverso la loro passione ed abilità danno
un’anima al prodotto. È necessario, da que-
sto punto di vista, mettere a punto dispositivi
comunicativi che siano in grado di racconta-
re, con i codici della contemporaneità, il va-
lore aggiunto che il lavoro artigianale appor-
ta. Una nuova qualità che va oltre il concetto
di “made in” per comprendere chi e come ha
ArTIGIA-
nI nELL’ECo-
noMIA DELLA
CrEATIVITà
— ArTISAnS In
THE EConoMy
oF CrEATIVITy
Testo/Text
Marco Bettiol
Ricercatore, Università
di Padova e Venice
International University
Researcher, University
of Padua, Venice
International University
//
Il lavoro artigiana-
le viene a torto con-
siderato come me-
ramente esecutivo.
Sappiamo invece
che c’è un’intelli-
genza nelle mani
dell’artigiano che
si basa sulla sua
esperienza e sulla
sua “arte”.
— Craftwork is
wrongly considered
as something me-
rely executive. We
know, instead, that
there is an intelli-
gence in the crafts-
man’s hands based
on his experience
and his “art”.
//
Editoriale/Editorial — 25
realizzato il prodotto. nuovi percorsi forma-
tivi. La fgura dell’artigiano non gode di buo-
na stampa, soprattutto per il ricorso al lavo-
ro manuale, che viene considerato non in li-
nea con le nuove professionalità creative (de-
sign, comunicazione, ecc.) che riscuotono
maggiore attenzione da parte delle nuove ge-
nerazioni. Per cambiare questa prospettiva, è
importante aggiornare e valorizzare i percor-
si formativi attualmente esistenti per le fgu-
re artigianali con l’obiettivo di enfatizzarne la
dimensione creativa. oltre alle tecniche arti-
gianali perché non insegnare anche un po’ di
design e comunicazione? Colpisce osservare,
ad esempio, che nelle più importanti scuole
di design al mondo si dia molto valore all’in-
segnamento di tecniche artigianali. È un pec-
cato che da noi pur avendo un ricco patrimo-
nio artigianale non riusciamo a inserirlo in
percorsi formativi più accattivanti. La comu-
nicazione rappresenta una risorsa strategica
per il mondo artigianale, soprattutto in que-
sta diffcile fase di transizione. È sempre più
evidente che la competitività dell’artigianato
è legata alla capacità di migliorare la sua per-
cezione nei confronti del consumatore fnale.
Saper raccontare storie interessanti sull’uo-
mo artigiano diventa importante tanto quan-
to la perizia nell’uso delle tecniche manuali.
Su questo aspetto il mondo dell’artigianato e
più in generale quello del made in Italy sono
chiamati ad un salto di qualità.
—————
Do you remember Moon Boots? They
were the après-ski product invented in the
70s after the frst moon landing by Gian-
carlo Zanatta, entrepreneur of the Tecnica
group. In fact, by observing the boots worn
by the astronauts Armstrong and Aldrich,
Zanatta had the insight to produce a new
item for the world of snow. If the story is
well-known up to this point, not many peo-
ple know that, together with Zanatta, an im-
portant role in making Moon Boots was pla-
yed by a group of craftsmen, among whom
was Arturo Fantin, model maker for Tecni-
ca. Zanatta worked closely with Fantin and,
with the help of other model makers, they
transformed an extravagant idea into what
was for the period a revolutionary product.
Apart from the form, what made Moon Bo-
ots so innovative was the use of nylon in the
place of leather, and the width: it was an
ambidextrous boot that would ft up to four
different sizes. This applied creativity allo-
wed Tecnica to make an aesthetically ad-
vanced product on a large scale. We know
the result: some 22 million pairs sold betwe-
en 1970 and today. The story behind Moon
Boots is not an exception but the rule in the
process of innovation that has made such
an international success of Italian products.
Italian design owes much to the skill of the
intermediate fgure of craftsmen (who have
often remained anonymous) for imposing a
form on the ideas of designers and planners
and in passing from the two dimensions of a
sheet of paper to the three-dimensional pro-
duct. Certainly, the great variety of cate-
gories to which these professionals belong
(model makers, prototype makers, masters,
technicians) is of no help for highlighting
their contribution. Craftsmen are not resi-
dual fgures of modernity but, in the case of
Italian production, they have an important
part in the wide network of research and
development that joins scientifc knowledge
(patents, technologies, industrial procedu-
res) to the knowledge implicit in ancient ar-
tisan skills.Craftwork is wrongly considered
as something merely executive. We know,
instead, that there is an intelligence in the
craftsman’s hands based on his experience
and his “art”. This specifcity is not in con-
fict with creation in the symbolic sphere
(the designer) or in that of meaning (aesthe-
tics, ethics, and ecology) which are so im-
portant today for international consumers.
In fact it is precisely due to the meeting up
of symbolic creativity and manual creativity
that there is now space for original innova-
tive aims. It is not by chance that Tommaso
Aquilano and Roberto Rimondi, the new de-
signers for the Ferré brand, are not afraid
of highlighting just how much the quality of
the frm’s tailoring is a basic aspect of their
creative work. Clothes cannot be defned as
such if the designer’s creativity is not flte-
red through the knowledge and ability of the
seamstresses who will then have to make
them. This symbiosis between craft and in-
dustry, which has contributed so much to
Italian products in the past, is now under
pressure. Globalization has shifted a signif-
cant part of manufacturing activity outside
Italy and, together with it, an important re-
serve of craftsmanship. Furthermore, the
creativity which we consider to be inborn
is, today, a global phenomenon that is orga-
nized through networks and people who do
not necessarily consider Italy as a protago-
nist. Both of these aspects are part of a con-
solidated trend that only with great diffcul-
ty can be reversed in a short time.
How should we deal with this diffcult
phase of evolution? It is possible to indica-
te three ways for consolidating the relation-
ship between artisans and industry.
New technologies. The construction of a
more contemporary relationship between
craft and industrial enterprises must invol-
ve the use of new informational and com-
municational technologies. Such tools as the
CAD and Internet access, for example, can
no longer be considered an eccentricity but
are a fund that craftsmen must possess, in
the same way that he possesses his “art”.
New technologies allow the artisan to parti-
cipate in that division of creative work that
today is no longer just local and limited to
the same area but is organized at an inter-
national level. If in the past the sharing of
information came about through the distri-
bution of physical products and prototypes,
now it is effected through digitized codes,
like the model makers of ski-boots who mo-
dify the prototype by hand and then recon-
struct a 3D model with the relevant scanner.
Communicating authenticity. Internatio-
nal consumers increasing request authen-
ticity, something to be found transversal-
ly in many sectors of the economy. From the
luxury trade, where the big frms have had
to fnd a remedy after relying too long on the
prestige of the “Made in Italy” label, to the
food industry which has seen the great in-
ternational success of the Slow Food move-
ment. This is not simply a question of evo-
king authenticity in press releases, but of an
authenticity demonstrable through the dif-
ference in quality that the end-user can per-
ceive. In the case of craftsmanship, an un-
deniable quality is the fact that behind a
product there are people who, through their
enthusiasm and skill, give the product a
soul. From this point of view, it is necessa-
ry to prepare communicational systems ma-
king use of all contemporary codes to ex-
plain the extra value given by craftwork. A
new quality that goes beyond a reliance on
the Made in Italy label to include those who
contributed to the realization of the product
and how they did it.
New training courses. Craftsmen do
not have a good press, above all becau-
se of the manual aspect of their work, so-
mething considered out of keeping with tho-
se new creative professions (design, com-
munications etc.) which are of most interest
to the younger generations. In order to chan-
ge this view it is important to bring up to
date the currently existing training courses
for craftsmen with the aim of underlining
the creative dimension. Besides craft tech-
niques, why not also teach some design and
communication skills? It is striking to see,
for instance, that the most important design
schools in the world give great importan-
ce to the teaching of craft techniques. It is a
pity that here, even with such a rich heredi-
ty of craftsmanship, we are unable to make
it part of more attractive training course.
Communications are a strategic resource
for the craft world, above all in this diffcult
transitional phase. It is becoming more and
more evident that craft’s competitiveness is
tied to its ability to improve the way that the
end-user perceives it. Knowing how to tell
interesting stories about craftsmen is as im-
portant as the skilful employment of manual
techniques. The craft world and, more in ge-
neral, that of products made in Italy, must
make a defnite improvement in this matter.
//
È sempre più
evidente che la
competitività
dell’artigianato è
legata alla capacità
di migliorare la sua
percezione nei
confronti del
consumatore fnale.
— It is becoming
more and more
evident that craft’s
competitiveness is
tied to its ability to
improve the way
that the end-user
perceives it.
//
Editoriale/Editorial — 27
All’origine della mostra c’è l’intento di sottoli-
neare la varietà, ma anche le relazioni, tra le
molteplici forme d’arte presenti nelle tre gran-
di collezioni confuite in UniCredit. Ovvero le
raccolte del Gruppo in Italia, provenienti dal-
le banche acquisite o aggregate nel corso de-
gli anni, di Bank Austria e HypoVereinsbank,
istituti oggi tutti congiunti nel grande gruppo
bancario europeo. Diverse sono state le sto-
rie delle singole collezioni confuite in UniCre-
dit, diversi anche i contenuti culturali e le stra-
tegie di cui le opere oggi riunite sono testimo-
nianza. Certo è che oggi UniCredit conta su
quella che può essere considerata come la col-
lezione d’impresa più diffusa e ampia in Euro-
pa: 60 mila opere, molte di eccezionale leva-
tura, che vanno dai reperti mesopotamici alla
contemporaneità, anzi che seguono il diveni-
re attuale dell’arte. Per la prima volta tutto que-
sto immenso, variegatissimo, vivissimo patrimo-
nio è catalogato e sarà a breve consultabile
on line. E per la prima volta si comincia a farlo
conoscere come unitario con una mostra, men-
tre sino ad oggi era stato oggetto di esposizio-
ni che avevano presentato parti delle singo-
le collezionali nazionali. Da evidenziare una
caratteristica importante che emerge da que-
sto “censimento”: UniCredit ha sempre pensato
alle proprie collezioni d’arte come patrimonio
di identità e bene culturale da condividere con
il pubblico e offrire ai territori, quindi non ope-
re da custodire gelosamente nei caveaux ma
concesse a gallerie e musei pubblici per esse-
re esposte stabilmente. Ora questa grande mo-
stra. A dare avvio ad una circuitazione e mes-
sa in rete di un patrimonio immenso e non più
diviso da proprietà di ambito territoriale ma
patrimonio europeo, come europeo è il grup-
po bancario che lo detiene. Per l’Italia, l’occa-
sione per ammirarlo sarà dal 27 febbraio al 3
giugno al Palazzo della Ragione di Verona, in
collaborazione con la Fondazione Carivero-
na che, per l’occasione, inserirà, coerentemen-
te con il percorso delineato da Walter Guada-
gnini, curatore della mostra (che è già stata a
Vienna al Kunstforum di Bank Austria e che si
appresta ad altre tappe all’estero), alcuni dei
capolavori della propria Fondazione Domus.
“PastPresenteFuture. Le collezioni Fondazio-
ne Cariverona e UniCredit Group: arte per la
città” presenta una selezione molto attenta di
opere dal XVI secolo fno all’immediato presen-
te e mira a mettere in luce i diversi periodi in
cui la collezione si è costituita. Il focus princi-
pale della mostra, tuttavia, è sull’arte del No-
vecento e più in particolare sul periodo post-
bellico, il vero nocciolo della collezione. L’ap-
proccio del curatore accentua deliberatamente
i concetti di «risonanza» e «dialogo» tra ope-
re, artisti e modi espressivi, anche se tra essi
corrono secoli. A unirli sono i temi condivisi, le
scelte iconografche e le costanti che vanno ol-
tre gli specifci tratti stilistici, offrendo al pubbli-
co una nuova e sorprendente interpretazione
non solo delle opere singole ma dei processi
che ci consentono di vedere l’arte e farne espe-
rienza. I maestri del passato dialogano con
quelli del presente, i dipinti con le fotografe, le
installazioni con la scultura, e questo scambio
crea un arricchimento sensoriale e concettua-
le: guardare un’opera classica ci porta a vede-
re in maniera diversa quella contemporanea,
e viceversa. Allo stesso tempo, i visitatori han-
no anche l’occasione di rifettere sulla natura
delle loro idee di arte e sul ruolo da essa svol-
to nella società di oggi e di ieri. Questo pone
una serie di interrogativi riguardo non solo i to-
poi specifci di arte ed estetica ma anche, più
estesamente, il contesto culturale e sociale. La
mostra è suddivisa in sette ampie sezioni tema-
tiche, all’interno delle quali le opere comunica-
no tra loro indirettamente. Oltre ai generi tradi-
zionalmente riconosciuti come il paesaggio, la
natura morta, il ritratto, ci sono sezioni dedica-
Past,
Present,
Future
Le collezioni Fondazione
Cariverona e UniCredit
Group: arte per la città
//
Una selezione molto
attenta di opere dal
XVI secolo fno all’im-
mediato presente che
mira a mettere in luce
i diversi periodi in cui
la collezione si è co-
stituita.
— A careful selec-
tion of works from the
16th century right up
to the present, aiming
to highlight the diffe-
rent periods in which
the collection was put
together
//
01
UniCredit Group per Innov(e)tion Valley Magazine I
01 Dosso Dossi
Psiche abbandonata da
Amore/ Psyche Abando-
ned by Cupid, 1525 cir-
ca Olio su tela/Oil on
canvas. Collection of Uni-
Credit Group
02 Arnulf Rainer
Colorazione del viso/
Face Coloration,
1969/1973
Grafte, olio su fotogra-
fa, montata su legno/
Graphite pen, oil paint
on photograph, mounted
on wood. Collection of
Bank Austria UniCredit
Group
te a temi più ampi, come l’immagine della cit-
tà, il linguaggio del corpo e la geometria qua-
le modo autentico di vedere l’arte e il mondo.
Tra gli artisti inclusi nella mostra troviamo Dos-
so Dossi, Giovanni Baglione, Gerolamo Savol-
do, Paul Bril, Hans Makart, Kurt Schwitters, Ca-
gnaccio di San Pietro, Giorgio De Chirico, Al-
berto Savinio, Antonio Donghi, Arturo Marti-
ni, Andy Warhol, Gino Rossi, Gerhard Richter,
Richard Long, George Baselitz, Giulio Paoli-
ni, Tony Cragg, Franz West, Gabriele Basi-
lico, Thomas Struth, Andreas Gursky, Candi-
da Höfer, Ghada Amer, Erwin Wurm e Anne-
lise Štrba. La mostra, che aprirà il 27 febbraio
a Verona al Palazzo della Ragione si distanzia
dalla tradizionale formula «il meglio di» in di-
versi modi originali. Abbiamo parlato di que-
sto e di altri aspetti con Walter Guadagnini,
curatore della mostra e presidente della Com-
missione Scientifca del progetto UniCredit &
Art.
The underlying intention of the exhibition is to
highlight the variety of art found in the three
great collections that came together with the
founding of UniCredit, and the relationships
between them. These are the collections of the
Group in Italy, originally belonging to the ban-
ks acquired or absorbed over the years, and
of the Bank Austria and the HypoVereinsbank,
which now form part of this great European
banking group. There are very different histo-
ries lying behind the individual collections that
came together under UniCredit, and the wor-
ks also testify to very different cultural contexts
and strategies adopted in their constitution. To-
day there is no doubt that UniCredit lays claim
to what may be considered the largest and
most diverse corporate collection in Europe:
60,000 works, many of exceptional value, ran-
ging from Mesopotamian artefacts to contem-
porary works, right up to the very latest deve-
lopments in contemporary art. For the frst time,
all of this immense, highly diverse and lively he-
ritage has been catalogued and will soon be
consultable online. And for the frst time, the
works have started to become known as part of
a single collection thanks to a single exhibition:
until now the works had largely been featured
in shows presenting parts of single national col-
lections. Yet there is another important factor
02
03
UniCredit Group for Innov(e)tion Valley Magazine II
03 Muntean/Rosenblum
Where Else II, 1999
C-print. Courtesy Georg
Kargl Fine Arts, Vienna
Photo: courtesy Georg
Kargl Fine Arts, Vienna
that emerges from this “survey”: UniCredit has
always considered its art collections as a foun-
ding element of its identity and a cultural asset
to be shared with the general public and offe-
red to the territories in which it operates; not
works to be jealously guarded in its caveaux
but loaned to galleries and public museums
where they may be displayed on a perma-
nent basis. And so we come to this great exhi-
bition. One which paves the way towards the
circulation and presentation online of an im-
mense heritage, no longer split along territo-
rial lines but part of a common European col-
lection, refecting the European nature of the
Group behind it.
The collection will be on display in Italy
from 27th February until 3rd June at Palaz-
zo della Ragione in Verona, in collaboration
with the Fondazione Cariverona which on this
occasion will include a number of masterpie-
ces from its own Fondazione Domus, in kee-
ping with the exhibition profle set out by Wal-
ter Guadagnini, curator of the show. The show
has already been held at the Bank Austria’s
Kunstforum in Vienna, and it is set to tour
around other countries after Verona. “PastPre-
sentFuture. The Fondazione Cariverona and
UniCredit Group collections: art for the city”
features a careful selection of works from the
16th century right up to the present, aiming to
highlight the different periods in which the col-
lection was put together. The predominant fo-
cus of the exhibition however is on 20th-cen-
tury art, and more particularly on the post-war
period, which forms the real core of the collec-
tion. The curatorial approach deliberately ac-
centuates the concepts of “resonance” and
“dialogue” between the works, artists and me-
ans of expression, even where they are centuri-
es apart. What unites them are shared themes,
iconographic choices and recurring elements
that go beyond any specifc stylistic traits, pro-
viding the public with a new and surprising in-
terpretation not only of individual works, but
also of the very processes that allow us to view
and experience art. Old Masters dialogue with
outstanding contemporary art, paintings with
photographs, installations with sculpture, and
this interchange fosters both a sensory and
conceptual enrichment: seeing classic art ma-
kes us look upon contemporary art differen-
tly, and vice versa. At the same time, visitors
are also given a chance to refect on the natu-
re of our ideas on art and on the role played
by art in society, both now and in the past.
This poses a series of questions relating not
only to the specifc topos of art and aesthetics
but also extending to a wider cultural and so-
cial context. The exhibition is divided into se-
ven broad theme-based sections, within which
the works communicate with each other indi-
rectly. In addition to the usual historical artistic
genres (such as landscapes, still life and por-
traits), there are sections dedicated to broader
themes, such as the image of the city, body
language, and geometry as a key to interpre-
ting both art and the world around us. Among
the artists whose works are included are Dos-
so Dossi, Giovanni Baglione, Gerolamo Sa-
voldo, Paul Bril, Hans Makart, Kurt Schwitters,
Cagnaccio di San Pietro, Giorgio De Chirico,
Alberto Savino, Antonio Donghi, Arturo Marti-
ni, Andy Warhol, Gino Rossi, Gerhard Richter,
Richard Long, George Baselitz, Giulio Paolini,
Tony Cragg, Franz West, Gabriele Basilico,
Thomas Struth, Andreas Gursky, Candida Hö-
fer, Ghada Amer, Erwin Wurm and Annelise
Štrba.
The exhibition, which opens on 27th Fe-
bruary in Verona at the Palazzo della Ragio-
ne, moves away from the traditional “best-of-
the-collection” formula in a number of original
ways. We talked about this and other aspects
with Walter Guadagnini, curator of the exhibi-
tion and president of the Scientifc Committee
of the UniCredit & Art project.
04 05
//
L’approccio del cura-
tore accentua delibe-
ratamente i concet-
ti di «risonanza» e
«dialogo» tra opere,
artisti e modi espres-
sivi, anche se tra essi
corrono secoli.
— The curatorial ap-
proach deliberately
accentuates the con-
cepts of “resonan-
ce” and “dialogue”
between the wor-
ks, artists and means
of expression, even
where they are cen-
turies apart.
//
UniCredit Group per Innov(e)tion Valley Magazine III
04 Jitka Hanzlová
Audience, 2003
C-print. Collection of Uni-
Credit Group
05 Valie Export
Body Sign B, 1970
Stampa alla gelatina
d’argento su carta
baritata lucida/Gelatine
silver print on glossy ba-
ryte paper.
Collezione di Bank
Austria UniCredit Group
Photo: Franz Schachinger
UniCredit Group for Innov(e)tion Valley Magazine IV
un Fiume maestoso
con molti aFFluenti
— a majestic river
with many tributaries
intervistatore: Come è nata l’idea
per questa mostra?
walter Guadagnini: Dopo aver lavorato per quat-
tro anni al progetto strategico lanciato da Uni-
Credit per promuovere l’arte e gli artisti nei pa-
esi in cui opera il Gruppo, ci sembrava fosse il
momento giusto per creare una mostra che of-
frisse una presentazione concisa del patrimonio
artistico raccolto e attualmente in via di studio e
ricatalogazione. Mi sono così trovato non solo
a dover scegliere tra migliaia di opere, ma an-
che a dover dare un senso di coesione / unità
a una collezione formata da tre collezioni mol-
to diverse per concezione, sviluppo e flosofa
soggiacente. Allo stesso tempo, ho dovuto crea-
re un’identità per questa collezione «nuova», ri-
spettando le storie individuali ma guardando a
un futuro condiviso. Da qui l’idea di rimescolare
le carte e rifettere il dialogo tra le collezioni at-
traverso il dialogo tra le singole opere.
i: Come è strutturata la mostra e come vi
siete mossi per far sì che il pubblico
vedesse e comprendesse questo dialogo?
w.G.: Partendo dalle opere disponibili e dagli
spazi del Kunstforum – che dispone di sette gal-
lerie – ho identifcato un certo numero di temi
che innervano la storia dell’arte e del pensiero,
per poi creare la mostra intorno ad esse. Il pae-
saggio, il volto umano, il corpo, la città, la natu-
ra morta, la geometria, il nostro rapporto con il
passato: questi sono più che semplici generi ar-
tistici, pongono questioni reali che hanno ispira-
to gli artisti nel corso dei secoli e ancora oggi
sono al centro del nostro dibattito artistico e cul-
turale nel senso più ampio del termine.
i: Oltre a opere fondamentali di artisti
storici come Dosso, Savoldo o Goya, e ca
polavori contemporanei di Warhol, Richter
e Rainer, la mostra comprende molte
fotografe. Può spiegarci i motivi di
questa scelta?
w.G.: Ci sono due ragioni, entrambe strettamen-
te collegate: la forte presenza dell’arte fotogra-
fca è un aspetto condiviso da tutte e tre le colle-
zioni, e perciò è probabile che in futuro costru-
iremo su questo patrimonio ponendo un’enfasi
considerevole nello sviluppo di questa parte del-
la collezione. Inoltre, la fotografa ha largamen-
te assorbito molte delle funzioni che in passa-
to appartenevano alla pittura, e in questo sen-
so credo che un paragone diretto possa essere
estremamente stimolante.
i: Come rientra questa mostra nella strategia
complessiva di UniCredit riguardo ad arte e
cultura?
w.G.: È una parte importante, da un lato per-
ché ci consente di condividere il nostro patrimo-
nio con un pubblico più ampio, internaziona-
le come la collezione; dall’altro lato, ci consente
di usare le opere per esprimere la flosofa che
sta dietro a ogni iniziativa intrapresa dal proget-
to UniCredit & Art, e cioè il concetto che l’arte
non vada vista come mera decorazione o come
affermazione di prestigio, ma come un mez-
zo autentico per esprimere un’idea sul presente,
un’idea che vada oltre gli artisti e gli esperti per
coinvolgere un numero crescente di individui,
sia all’interno sia all’esterno del Gruppo. È per
questo che abbiamo scelto non solo di mostra-
re i pezzi forti della collezione – potrà sembrare
straordinario, ma abbiamo volutamente lasciato
fuori opere di Yves Klein, Morandi, Kokoschka
– ma anche di concentrarci su una narrazione
che speriamo possa stimolare nuovo pensiero.

i: Continuando su questo tema, uno dei
dilemmi che l’arte contemporanea si trova ad
affrontare, come lei sa, è il diffcile rapporto
il grande pubblico…
w.G.: Io credo che, se appena è possibile, una
mostra dovrebbe offrire le stesse caratteristi-
che di un buon flm: dovremmo essere in grado
di interpretarla su diversi livelli, dalle reazioni
più immediate e viscerali, a quelle più comples-
se. Io penso, in effetti lo spero, che questa mo-
stra lascerà molto soddisfatti gli spettatori che
la approcceranno diverse aspettative, dalla ri-
cerca di piacere alle rifessioni su questioni cru-
ciali riguardo la nostra esistenza su questa ter-
ra. Come ci hanno mostrato i registi migliori e
i più grandi tra gli artisti, le due cose non sono
mutualmente esclusive. In questo senso, penso
che la giustapposizione di opere d’arte storiche
e contemporanee servirà ad ampliare la gam-
ma delle possibili interpretazioni, consentendo
al contempo a ciascuno di noi di creare un per-
corso personale attraverso la mostra.
interviewer: How did the idea of this
exhibition come about?
walter Guadagnini: After four years of working
on the strategic project launched by UniCredit to
promote art and artists in the countries in which
the Group operates, we felt it was the right time
for an exhibition that would offer a concise pre-
sentation of the Group’s artistic heritage which
is currently being studied and re-catalogued.
I found myself in the position of not only ha-
ving to choose between thousands of works, but
also to give a sense of cohesion/unity to a col-
lection made up of three very different collec-
tions in terms of their conception, development
and underlying philosophy. At the same time, I
had to create an identity for this “new” collec-
tion that would respect the individual past histo-
ries and look forward to a shared future. It was
this that prompted the idea of shuffing the cards
and refecting the dialogue between the collec-
tions by focusing on the dialogue between indi-
vidual works.
i: How is the exhibition put together and
how did you enable the public to see and
understand this dialogue?
w.G.: Starting with the works that were availa-
ble and the space in the Kunstforum - which has
seven exhibition galleries - I identifed a number
of themes that weave through the history of art
and thought, and I created the exhibition round
them. Landscape, the human face, the body, the
city, still life, geometry, our relationship with the
past: these are more than just artistic genres,
they pose real issues which have inspired artists
over the centuries, and still today are at the cen-
tre of our artistic and cultural debate in the bro-
ad sense of the term.
i: Alongside outstanding works by historic
artists like Dosso, Savoldo, Goya, and
contemporary masterpieces by Warhol,
Richter, Rainer, the exhibition includes many
photographs. Can you explain the reasons
for this choice?
w.G.: There were two reasons, both closely inter-
related: the strong presence of photographic art
is an aspect shared by all three collections, and
therefore it is likely that in the future we will build
on this wealth by placing considerable empha-
sis on developing this part of the collection. Mo-
reover, to a large extent photography has taken
on many of the functions that in the past belon-
ged to painting, and in this respect I think a di-
rect comparison can be extremely stimulating.
i: How does this exhibition ft into UniCredit’s
overall strategy for art and culture?
w.G.: It is an important part, on the one hand
because it allows us to share our heritage with
the wider public, one that is as international as
the collection itself; on the other, it allows us use
the works to express the philosophy underlying
every initiative taken by the UniCredit & Art
project. Namely, the view that art should not be
seen merely as decoration or a statement of pre-
stige, but as an authentic means of expressing
an idea about the present, one that goes be-
yond the artists and experts to involve a growing
number of individuals, both inside and outside
the Group. This is why we chose not just to exhi-
bit the highlights of the collection - it might seem
extraordinary, but we deliberately left out works
by Yves Klein, Morandi, Kokoschka... - but inste-
ad we focus on a narrative that we hope will sti-
mulate new thought.
i: Leading on from there, one of the dilemmas
faced by contemporary art, as you know,
is its diffcult relationship with the general
public...
w.G.: I believe that, if at all possible, an exhibi-
tion should offer the same characteristics as a
good flm: you should be able to interpret it at
different levels, ranging from the most immedia-
te, gut reactions to the more complex. I think, in-
deed I hope, that this exhibition will satisfy vie-
wers who come to it with different expectations
ranging from pleasure to refections on the cru-
cial questions concerning our existence in this
world. As the best flm directors and greatest ar-
tists have shown, they are not mutually exclusi-
ve. In this sense, I think that the juxtaposition of
historic and contemporary artworks may serve
to broaden the range of possible interpretations
while allowing each of us to create our own per-
sonal journey through this exhibition.
festivalartecontemporanea.it
faenza italy
21/23 maggio may 10
info
goodwillcom
t +39 051 220080
info@festivalartecontemporanea.it
UN PROGETTO DI
a project by
ManI
all’
arTE
HanDs
To THE
arT
arte
Installazioni al
Louvre come alla
Biennale di Vene-
zia. Chi produce
le opere dei gran-
di artisti? Quattro
casi d’eccezione.
Testi/Texts
Marco Enrico Giacomelli
art
Installations in the
Louvre and in the
Venice Biennale.
Who produces the
works of great ar-
tists? Four excep-
tional cases.
Arte/Art — 33
Si potrebbe e si dovrebbe scrivere una sto-
ria industriale dell’arte. Mettendo a confron-
to l’evoluzione dell’arte e dell’industria, le
loro vicende, le storie che hanno avvicinato
e allontanato l’una dall’altra, in un movimen-
to pendolare di avanzate e rincorse, arretra-
menti e frenate, di passi fanco a fanco e di
richiami a distanza. Una seconda storia, rac-
contata innumerevoli volte, narra dell’intrec-
cio altrettanto complesso e avvincente fra
arte e artigianato. Della loro originaria indi-
stinzione, della loro dolorosa e talora glorio-
sa separazione, e poi - anche in questo caso -
delle alterne vicende che hanno visto inces-
santi movimenti di accostamento e respingi-
mento.
Si potrebbe fare di più, e raccontare in-
sieme le due storie. A partire da quel nodo
gordiano che univa - e che oggi, spesso, tor-
na a unire - queste tre componenti, questi
concetti, questi modi-di-fare: industria, arte,
artigianato. Qui e là se ne parla e se n’è par-
lato, ma troppo spesso scegliendo come pun-
to di partenza, come prospettiva, l’arte, o
ancor più il design, dov’è storicamente più
semplice imbastire questi discorsi. Un ap-
proccio oltremodo interessante è quello che,
in qualche sorta, propone questo numero di
Innov(e)tion Valley Magazine, sin dall’edito-
riale di Cristiano Seganfreddo. ossia: adot-
tiamo il punto di vista dell’industria artigia-
nale.
Industria artigianale: un ossimoro, un
paradosso, un nonsense per chi ancora pen-
sa l’economia in meri termini (post)fordi-
sti. Una realtà, invece, per chi percorre certe
strade del nordest. Dove si accalcano, dove
precipitano - chimicamente parlando - i tre
concetti e i tre approcci di cui sopra. Dove
l’innovazione va a braccetto con la manuali-
tà, dove i laptop sono macchiati di vernice,
dove l’arte diventa realtà tridimensionale,
maneggevole e unica, pur sfruttando proces-
si produttivi industriali. “Corretti”, se così si
può dire, da un sapere artigiano che suona
tutto fuorché conservativo e conservatore.
1) TEcHnogEl
Veniamo agli esempi, alle eccellenze radi-
cate sul territorio, ma che guardano al pia-
neta. Mentre il pianeta, in molti casi, guar-
da a esse. Come si fa a raggiungere e mante-
nere obiettivi del genere? La parola d’ordine,
sostiene Massimo Losio, presidente di Tech-
nogel (azienda produttrice del gel omonimo
e leader mondiale nel settore), è “fare im-
presa”. Un’impresa dove al centro sta l’uma-
no, “punto fermo” senza se e senza ma. Dove
l’imprenditore è accostato all’artista per una
ragione semplice e basilare: “Entrambi pen-
sano al futuro”. È dunque naturale che l’arti-
sta - e il designer, e l’architetto - entri in dia-
logo con un’impresa così strutturata, “infon-
dendo libertà di pensiero in azienda”, prose-
gue Losio.
Se dunque in principio s’è trattato di
“semplici” commissioni, provenienti da per-
sonaggi del calibro di Philippe Starck, rem
koolhaas e Steven Holl, la svolta è avvenuta
dopo che Mariko Mori si è rivolta alla Tech-
nogel. Matura così l’interesse per l’arte con-
temporanea, stimolo per ridefnire ancor più
l’immagine di un’azienda che “pensa”, sotto-
linea Losio, e che “esprime la volontà di la-
vorare con gli artisti”. Per dirla in altri ter-
mini, si tratta di un processo che non è “ca-
lato dall’alto”, come si suol dire; che non
procede da un vero o presunto spirito flan-
ArTISTI E
ArTIGIAnI,
oPErE E
IMPrESE
— ArTISTS
AnD
CrAFTSMEn,
WorkS AnD
EnTErPrISES
Testo/Text
Marco Enrico Giacomelli
Studioso di estetica e
vicedirettore di Exibart
Expert in Aesthetics and
assistant director of Exibart
1 Joseph Kosuth
‘The Language of Equi-
librium’, 52. Esposizione
Internazionale d’Arte.
Isola di San Lazzaro degli
Armeni, Venezia 2007/
52nd Venice International
Biennale, the island of
San Lazzaro degli Armeni,
Venice, 2007
Foto/Photo: Seamus
Farrell
01
02
34 — Arte/Art
tropico o dalla fgura dell’imprenditore-col-
lezionista. Prova ne sia il fatto che le ope-
re della “collezione” restano in azienda, in
quell’azienda ove sono state prodotte.
A partire da questo punto, le possibili-
tà aperte sono innumerevoli. Una delle stra-
de battute è, per esempio, la collaborazione
con la Fondazione March di Silvia Ferri, che
seleziona un artista all’anno, il quale lavo-
ra su un tema insieme a Technogel. Un’altra,
simbolo e sintomo di una vicinanza all’arte
che è insieme aziendale ed emozionale, per
così dire, è la realizzazione di sculture con
Akira Arita, artista giapponese che vive ad
Asolo, col quale Massimo Losio ha intessu-
to un rapporto di stretta amicizia. Ed è pro-
prio quest’ultimo esempio che, forse, meglio
sintetizza il motto dello stesso Losio e del-
la Technogel: “Globalizzare i valori”. A dire
che il localismo in sé e per sé non è affatto
interessante, né più né meno dell’uniforma-
zione dei Mc Donald’s sparsi a pioggia in tut-
to il globo.
Che questa crisi possa avere pure risvolti
positivi, reiniettando nel mondo dell’impre-
sa - e non solo - un’etica necessaria per rag-
giungere risultati come quelli di Technogel?
La quale, sia detto per inciso, esporta il 98%
dei suoi prodotti. Che fare, allora, per rimet-
tere in gioco il nostro Paese? Losio, tra il se-
rio e il faceto, immagina una “quarantena”
d’un paio d’anni per la nostra classe dirigen-
te. Da trascorrere rigorosamente all’estero,
“con umiltà”.
2) nEonlauro
Secondo esempio: l’azienda neonLauro, fon-
data nel 1956 da Lauro Piaia. Una realtà au-
tenticamente artigiana, a conduzione fami-
liare, che da oltre mezzo secolo realizza in-
segne. Dal 2008 la neonLauro è passata in
mano a raimondo Piaia: “Dopo aver lavora-
to per anni in ambito sociale, sono approda-
to in azienda nel 1998, e da allora ho cerca-
to di svilupparne le capacità produttive e di
espanderne il raggio d’azione, attraverso un
consorzio che riunisce nove aziende simi-
li, sparse un po’ in tutt’Italia, in modo da po-
ter avere accesso a gare d’appalto su scala
nazionale”, racconta. E in campo artistico?
“nel campo dell’arte, la tecnologia del neon
viene portata a livelli mai esperiti nell’ambi-
to della pubblicità, per complessità delle for-
me e per l’impatto visivo che l’opera acqui-
sta, una volta installata”. Un legame, quello
con l’artworld, che risale al 1997, anno della
47. Biennale, quando la Fondazione Querini
Stampalia chiamò neonLauro per produrre
e installare “La materia dell’ornamento” di
Joseph kosuth. “Da allora la collaborazione
si è intensifcata”, ricorda Piaia, “fno a rag-
giungere il culmine nel 2007, quando - in oc-
casione della 52. Biennale d’Arte - abbiamo
prodotto e installato “The Language of Equi-
librium” di kosuth sull’Isola di San Lazzaro
degli Armeni. Quest’impresa è stata un vero
e proprio banco di prova per l’azienda, per la
quantità di neon prodotto e per la complessi-
tà dell’installazione nei pochi giorni a dispo-
sizione. Questi numeri ne fanno una delle
più grandi installazioni di neon mai realizza-
te in Europa”. non solo neon e non solo ko-
suth, però. Perché neonLauro utilizza anche
metallo inciso o verniciato, vetro e pellico-
la vinilica. E ha collaborato con altri artisti,
Pierpaolo Calzolari ad esempio, e la Fonda-
zione Merz, oltre ad artisti locali, principal-
mente giovani. “Mi piace l’idea di trasforma-
re parte dell’azienda in un laboratorio-fucina
d’idee, per dare visibilità a talenti in nuce.
È un progetto che ho nel cassetto da un po’,
e che spero presto vedrà la luce”.
Ma i veri punti di contatto con una real-
tà come Technogel emergono quando si va al
cuore del lavoro a contatto con l’arte: “Tut-
te queste imprese (perché come tali vengo-
no vissute, da me e dai miei collaboratori,
dal progetto alla realizzazione all’installazio-
ne) richiedono abilità e sensibilità. Ci vuo-
le passione. E la passione viene ripagata solo
con la soddisfazione di aver contribuito a re-
alizzare una bella impresa. nel fatturato di
fne anno questa è una voce certo importan-
te, ma le cifre da sole non giustifcano i ri-
schi che si corrono e le soddisfazioni che se
ne traggono”, sottolinea Piaia.
03
2 Joseph Kosuth
‘An Interpretation of This
TitlÈ Nietsche, Darwin and
the Paradox of Content
Talbot Rice Gallery, Universi-
ty of Edinburgh 2009.
Foto/Photo: Seamus Farrell
3 Joseph Kosuth ‘W.F.T.’
(World Family Tree)
Galleria Juana De
Aizpuru, Madrid 2008.
Foto/Photo: Seamus Farrell
Arte/Art — 35
3) vIllarI
Terzo esempio, e il luogo di nascita è ancora
un laboratorio artigianale. Siamo alla fne de-
gli anni ’60 e i fondatori sono Cesare Villari
e la moglie Silvia. Una storia che rapidamen-
te evolve, poiché le Ceramiche Villari “rap-
presentano oggi una delle aziende leader nel
settore della porcellana artistica in Italia e
nel mondo”. In questo caso, dunque, l’azien-
da stessa nasce su una base artistica, con la
diretta ispirazione della porcellana Capodi-
monte, “ma anche da un certo gusto baroc-
co”, dichiara Alessandra Villari, “e nell’ulti-
mo periodo l’azienda sta affrontando il tema
dello stile Impero, con risultati veramente in-
teressanti”. Va da sé, dunque, la collaborazio-
ne con gli artisti che ricercano artigiani ita-
liani in grado di dar vita alle loro idee. E tut-
tavia, sottolinea Alessandra, “all’inizio del-
la nostra attività gli incontri erano molto più
casuali. Per esempio, nel 1988 Jeff koons era
alla ricerca di un’azienda leader nella produ-
zione della porcellana in Italia e trovò la no-
stra azienda a Milano alla Macef”. È così che
nasce la realizzazione di Michael Jackson and
Bubble: un lavoro durato oltre quattro anni.
Sempre per koons, in seguito è venuto Saint
John the Baptist. “Queste opere colossali
sono realizzate interamente a mano. Una rap-
presenta San Giovanni Battista, una libera in-
terpretazione del San Giovannino di Leonar-
do da Vinci, mentre l’altra è la ben nota sta-
tua in dimensione naturale Michael Jackson
and Bubble, che ritrae Micheal Jackson con il
suo piccolo scimpanzè in braccio, dipinto in-
teramente in oro zecchino”.
4) zancHETTa
Quarto e ultimo esempio, anche se si potreb-
be agevolmente proseguire. È la “bottega”
zanchetta marmi, nata nel 1862 ai piedi del
Grappa. Qualche nome di artisti che si sono
avvalsi della perizia di questi scalpellini? na-
talino Andolfatto, Alfonso Fortuna, Ben Pat-
terson, Amedeo Fiorese. Senza dimenticare,
va da sé, “Touch me Piece III” di yoko ono,
opera esposta alla Fondazione Bevilacqua La
Masa di Venezia durante la Biennale. E, sia
detto per i più smemorati, si tratta di quella
stessa yoko ono che, insieme a John Baldes-
sari, l’anno scorso si è aggiudicata il Leone
d’oro alla carriera.
Quattro esempi che testimoniano ancora
una volta della ricchezza di uno spicchio del
territorio italiano. Che ha saputo miscelare
con accuratezza imprenditoria e arte. L’una
al servizio dell’altra e viceversa, senza mai
scordarsi dei rispettivi, legittimi obiettivi.
—————
We could and ought to write an indu-
strial history of art. This would involve
comparing the evolution of art and indu-
stry, the vicissitudes and events that have
brought them close together or distanced
them in an oscillating movement of advan-
ces and leaps forward, of retreats and bra-
king, of side-by-side steps and distant appe-
Technogel
Technogel è un’azienda
leader nella lavorazione
del Gel, che applica ai più
svariati ambiti. Operativa
originariamente soprattutto
in ambito medico, l’azienda
oggi si rivolge a diversi
settori come quello
automobilistico, delle
forniture per negozi, ristoranti
e hotel, e, recentemente, nel
campo dell’arte e del design.
— Technogel is a leading
firm for the production of gel
for the widest range of uses.
Originally established for
work in medical areas, today
the firm is also employed
in such various sectors as
the car industry, supplies
for shops, restaurants, and
hotels and, recently, in the
field of art and design.
01
02
1 Opera di Jeff Koons/Work
by Jeff Koons, 1988
2 Mariko Mori
Aliens, Courtesy of Deitch
Projects. Foto/Photo:
Marco Della Torre
36 — Arte/Art
als. A second history, one told many times,
narrates the equally complex and attractive
interaction of art and crafts: their original
equality, their sad yet often glorious separa-
tion, and then – even in this case – of the al-
ternate vicissitudes that have seen inces-
sant approaches and rejections. We could
go even further and narrate the two histori-
es at the same time, beginning with the Gor-
dian knot that tied – and which today has
returned to tie – these three components,
these concepts, these ways-of-making: indu-
stry, art, and crafts. This has been discus-
sed here and there, but all too often by choo-
sing art as its starting point and main aim
or, even more, by choosing design, which is
historically easier for building such an ar-
gument. A further and equally interesting
approach is that, in a certain sense, sugge-
sted by this issue of Innov(e)tion Valley Ma-
gazine, beginning from Cristiano Seganfred-
do’s editorial: in other words, to adopt the
point of view of the crafts industry.
The “crafts industry”: an oxymoron, a
paradox, nonsense for those who think of
the economy only in (post) Fordian terms.
It is, instead, a reality for those who follow
certain paths in the Northeast where we fnd
the three concepts and approaches mentio-
ned above superimposed and – chemical-
ly speaking – precipitated. Where innova-
tion goes hand-in-hand with manual abili-
ty, where laptops are spattered with paint,
and where art becomes a manageable and
unique three-dimensional fact, even thou-
gh making the most of industrial productive
processes. “Corrected”, if I might use the ex-
pression, by a knowledge of crafts which is
anything but conservative and conserving.
1) TEcHnogEl
Let’s consider some examples of excellen-
ce, rooted in our territory but which reach
out over the planet, while, in many cases,
the planet reches back over them. How is it
possible to reach and maintain such objec-
tives? The password, says Massimo Losio,
president of Technogel (the producer of the
gel of the same name: a world leader in the
sector), is to “do business”. A business with
human beings at its heart, a “fxed point”
without ifs and buts. One where the busi-
nessman is matched against an artist for a
simple and basic reason: “Both think of the
future”. So it is natural for artists – and de-
signers and architects – to dialogue with bu-
sinesses structured in this way, “by infusing
freedom of thought into the concern”, as Lo-
sio says. If, then, this was at frst a question
of “simple” commissions by such high-pro-
fle people as Philippe Starck, Rem Kooha-
as, and Steven Holl, the turning point came
when Mariko Mori contacted Technogel. An
interest in contemporary art was thus ma-
tured, the stimulus for further redefning the
image of a frm that “thinks”, Losio under-
lines, and that “expresses the will to work
with artists”. To put it in another way: this
is a question of a process that is not “impo-
sed from above”, as we say; it is not the re-
sult of some real or fancied philanthropic
spirit or the fgure of the entrepreneur-col-
lector. Proof of this is to be found in the fact
that the works in the “collection” remain in-
side the frm, the same frm where they were
produced.
Starting from this, the possibilities are
numberless. One of the paths followed, for
example, is a collaboration with Silvia Fer-
ri’s March Foundation which chooses an ar-
tist each year who then works on a project
together with Technogel. Another one,
symbolic and symptomatic of an approach
to art which is both businesslike and emo-
tional, so to say, is the creation of sculptu-
res by Akira Arita, a Japanese artist who li-
ves in Asolo and with whom Massimo Losio
has become a great friend. Perhaps this last
example is the one that best synthesizes the
motto of Losio and Technogel: “Globalizing
values”. Which means to say that localism
in itself is of no more interest than the uni-
formity of the various McDonalds scattered
around the world. Can this crisis have a po-
sitive outcome by injecting a necessary ethic
into the business world – and not only that
–in order to reach such results as those of
Technogel? A frm which, it must be pointed
out, exports 98% of its products. What, then,
can we do to put our country back into the
game? Losio, half seriously, imagines put-
ting our managerial class into “quarantine”
for a few years. To be rigorously spent abro-
ad “in all humility”.
2) nEonlauro
A second example: the NeonLauro frm star-
ted up in 1956 by Lauro Piaia. This is a ge-
nuinely artisan concern, family-run, which
for over half a century has produced signs.
NeonLauro
NeonLauro è dal 1956
azienda di primaria
importanza nel settore della
pubblicità luminosa e non.
Oggi, dopo oltre 50 anni di
attività, l’azienda realizza
qualsiasi tipo di manufatto
con cura artigianale, sia su
progetto del cliente che su
propria ideazione.
Since 1956 NeonLauro has
been a leading firm in the
sector of advertising with
fluorescent or other signs.
Today, after over 50 years’
activity, the firm creates
all kinds of manufactured
article with craftsmen’s
care, whether for projects by
clients or its own.
Arte/Art — 37
Since 2008 NeonLauro has been run by Rai-
mondo Piaia: “After having worked for ye-
ars in the feld of social work, I joined the
frm in 1998, and since then I have tried to
develop its productive capabilities and to
expand its range through a consortium uni-
ting nine similar frms spread throughout
almost the whole of Italy; in this way we can
gain access to tenders on a national scale”
he says. And in the feld of art? “As regards
art, the technology of fuorescent lights has
arrived at a level never before achieved in
the feld of advertising, both for the comple-
xity of its forms and for the visual impact
the work has once it is installed.” The link
with the world of art began in 1997, the year
of the 47th Venice Biennale when the Queri-
ni Stampalia Foundation invited NeonLau-
ro to produce and install Joseph Kosuth’s
La materia dell’ornamento. “Since then our
collaboration has intensifed”, Piaia remi-
nisces, “until it reached its zenith in 2007
when, for the 52nd Venice Biennale, we pro-
duced and installed Kosuth’s The Languages
of Equilibrium on the island of San Lazzaro
degli Armeni. This undertaking was a real
test of our strength because of the quantity
of neon tubing produced and for the comple-
xity of the installation in the few days avai-
lable. These numbers make it one of the big-
gest neon installations ever undertaken in
Europe”.
Not just neon and not just Kosuth, thou-
gh. Because NeonLauro also makes use of
etched or painted metal, glass, and vinyl
flm. And it has worked together with other
artists, Pierpaolo Calzolari and the Merz
Foundation, for example, as well as lo-
cal, mainly young artists. “I like the idea of
transforming a part of the frm into a wor-
kshop and forge for ideas, and to allow
budding talent to be discovered. This is a
project I have had in mind for some time
and I hope it will soon be realized.” But the
real point in common with such a concern
as Technogel emerges when we come to the
heart of work done in contact with art: “All
these ’businesses’ (because this is how they
are experienced by me and my collabora-
tors, from the plan to its creation and in-
stallation) call for skill and sensitivity. En-
thusiasm is needed. And enthusiasm is re-
paid only by the satisfaction of having hel-
ped realize a fne undertaking. Certainly,
the turnover at the end of the year is impor-
tant, but the fgures in themselves are not
enough to justify the risks involved and the
satisfaction we have”, Piaia insists.
3) vIllarI
A third example, and once again one that
came about in a crafts workshop. We are at
the end of the ’60s and the founders are Ce-
sare Villari and his wife Silvia. The story
rapidly evolved because the Ceramiche Vil-
lari ceramics company “today represents
one of the leading businesses in the sector
of artistic porcelain in Italy and the world”.
In this case, then, the frm itself grew from
an artistic base, one directly inspired by
Capodimonte porcelain, “but also from a
certain baroque taste”, says Alessandra Vil-
lari, “and recently the business has begun
to experiment with the theme of the Empi-
re Style, with highly interesting results”. So
collaboration with artists who search for
Italian artisans able to bring their ideas to
life goes without saying. Alessandra, ho-
wever, underlines that “at the beginning of
our activity our meetings were far more ac-
cidental. For example, in 1988 Jeff Koons
was looking for a leader in the production
of porcelain in Italy and discovered our
frm at the Macef fair in Milan”. This was
the start of Michael Jackson and Bubble, a
work that took over four years to comple-
te. Afterwards came Saint John the Baptist,
once again by Koons. “These colossal works
were made completely by hand. One repre-
sents St John the Baptist, a free interpre-
tation of Leonardo’s Saint John, while the
other is the well known life-size statue Mi-
chael Jackson and Bubble which shows Mi-
chael Jackson holding his little chimpan-
zee, all completely gold-plated.”
4) zancHETTa
A fourth and fnal example, even if the list
could easily be continued: the Zanchetta
marble “workshop”, opened in 1862 at the
foot of Mount Grappa. And some names of
the artists who have made use of the skill of
these stonemasons? Natalino Andolfatto, Al-
fonso Fortuna, Ben Patterson, and Amedeo
Fiorese. Without forgetting, of course, Touch
Me Piece III by Yoko Ono, a work exhibited
in the Bevilacqua la Masa Foundation, Veni-
ce, during the Biennale. And, for those with
a short memory, this is the same Yoko Ono
who, together with John Baldessari, last
year won the Leone d’Oro prize for her ca-
reer. These are four examples that demon-
strate, once again, the richness of just one
small part of Italy. One which knows how to
cleverly mix business and art. Each at the
service of the other, without ever forgetting
their respective, legitimate aims.
Villari
Dalla fine degli anni
’60, Porcellane Villari è
un’azienda leader nella
produzione della porcellana.
La qualità rappresenta
da sempre la filosofia alla
base della loro ricerca,
aspetto che ha permesso a
Porcellane Villari di essere
esportate in tutto il mondo.
Since the end of the 60s,
Porcellane Villari has
been a leading firm for the
production of porcelain.
Quality has always been the
philosophy underpinning its
research, something that has
allowed Porcellane Villari to
export all over the world.
01
03
Opera di Yoko Ono/Work
by Yoko Ono, 2009
1/2/3
38 — Arte/Art
Zanchetta
Zanchetta Marmi è una realtà
di primaria importanza nel
settore della lavorazione
del marmo e della pietra,
applicata sia all’edilizia
pubblica e privata, che
all’arredamento e al restauro.
Oggi l’azienda ha raggiunto
un profilo internazionale,
portando le sue creazioni a
un livello artistico elevato.
— Zanchetta Marmi is
a presence of prime
importance in the sector
of marble and stone work
for public and private
building, interior design,
and restoration. Today the
firm has an international
reputation thanks to its high-
level artistic creations.
//
Industria artigiana-
le: un ossimoro,
un paradosso, un
nonsense per chi
ancora pensa
l’economia in meri
termini (post)fordi-
sti. Una realtà, inve-
ce, per chi percor-
re certe strade del
Nordest.
— The “crafts
industry”: an
oxymoron, a para-
dox, nonsense for
those who think of
the economy only
in (post) Fordian
terms. It is,
instead, a reality
for those who follow
certain paths in the
Northeast
//
02
Arte/Art — 39
WWW.HOXITALIA.COM
sarTo
DEll’
arIa
THE
TaIlor
of aIr
research
You wear them
like clothes.
They are
avant-garde and
visionary. They
are Celso Fadelli’s
perfumes.
ricerca
Si indossano come
abiti. D’avanguar-
dia e visionari.
Sono i profumi di
Celso Fadelli.
Foto/Photo
Federica Palmarin
Testi/Texts
Eleonora Vallin
ricerca/research — 41
1. Carthusia, I Profumi di Capri
2. Morgane Le Fay
«Gli uomini possono chiudere gli occhi
davanti all’orrore e alla grandezza, turarsi
le orecchie di fronte a melodie e parole
seducenti. Ma non possono sottrarsi al
profumo. Poiché il profumo è fratello del
respiro. Penetra gli uomini che non gli
possono resistere, scende in loro, diretta-
mente al cuore e distingue la simpatia dal
disprezzo, il disgusto dal piacere, l’amore
dall’odio. Colui che domina gli odori, do-
mina dunque anche il cuore degli uomini».
Questa è la storia di un uomo da un dono
raro: un olfatto fnissimo in grado di perce-
pire e catalogare qualsiasi nota di odore. Un
uomo che decide di coltivare un sogno che
nulla ha a che fare con la ricchezza. È la sto-
ria-favola di Jean-Baptiste Grenouille narrata
da Patrick Suskind nel “Profumo”. Ma anche
la storia-vera di Celso Fadelli, imprenditore
nato con un insolito futo per il bello, un’ata-
vica passione per “le cose invisibili” e la sana
ambizione di voler emozionare le persone,
“cucendogli addosso un odore”.
Animo inquieto e insoddisfatto, Fadelli a
trent’anni (era il 1989) ha seguito l’istin-
to, dando vita alla prima “prova di stranez-
za” per il mercato di allora. Dopo alcuni anni
passati in uno studio di design a realizzare
architetture d’interni che poi «venivano quasi
“stuprate”, nel loro essere, dalle persone che
le usavano, toglievano e aggiungevano cose»,
scelse di non occuparsi più di oggetti “fui-
di” ma di “prodotti emozionalmente perfetti”
che “potessero rimanere nel tempo” e capaci
“di legare l’esteriorità alla situazione interiore
che ogni persona vive”.
Il viaggio è all’origine di tutto. Ma non esi-
ste il caso in questa storia. Esiste la ricerca
di una sensazione. Esistono l’affanno verso la
creatività e il saper intuire il valore di ciò che
s’incontra. Così accadde per la prima colle-
zione: una linea di frutta e fori di legno per
profumare gli ambienti, ben lontani dal con-
sueto pout pourri già imperante nelle grandi
catene commerciali. «Scoprii allora – ricor-
da Fadelli – che esistevano nel mondo solu-
zioni olfattive straordinarie e che c’era anco-
ra molto da creare». Strana inclinazione per
un uomo che, con grande sincerità, confessa
di non avere «mai indossato un profumo, se
non per lavoro» precisando per di più, a scan-
so di equivoci, di “avere naso” solo per tutto
ciò che è «strategia, progetto, mercato, posi-
zionamento». È dunque nel verbo “indossare”
che si snoda la particolarità di Fadelli. Il suo
essere artigiano e “sarto” di profumi.
Herbarium, l’azienda nata sul fnire de-
gli anni ottanta è oggi una realtà internazio-
nale nota come Intertrade Europe. Il quartier
generale è a Padova ma esistono fliali a Lon-
dra, Düsseldorf, new york e Parigi. L’azienda
(80 dipendenti e oltre dieci milioni di fattu-
rato nel 2008 con una crescita quest’anno del
6-7%) è oggi un gruppo formato da otto diver-
se società che creano e seguono a 360 gradi le
strategie di mercato per marchi internaziona-
li di “profumeria d’arte”, in oltre 40 Paesi al
mondo e 500 negozi. Il carnet di profumi sve-
la 28 diverse collezioni profondamente diver-
se tra loro: dai “Gelsomini di Capri” alla linea
della maison francese “Esteban” fno ai faco-
ni «nasomatto», marchio che vanta il primo
odore nero Black Afgano, vincitore del “The
best of fragrance 2009”.
Ma che differenza c’è tra profumo e odo-
re? «Il profumo ha quasi sempre un’ispirazio-
ne foreale – spiega il ceo – l’odore è qualco-
sa di diverso. Ha una forza maggiore. È una
questione di materie prime». Senza il suppor-
to del brand e senza massicci investimenti in
comunicazione e promozione, le linee gestite
e prodotte da Intertrade (in licenza, compar-
tecipazione azionaria, contratti di collabora-
zione) hanno bisogno di essere spiegate nel-
la loro qualità. I venditori sono quindi forma-
ti dall’azienda per «raccontare al cliente e far-
lo sognare», chiosa Fadelli.
«Saper scegliere i prodotti è il nostro va-
lore aggiunto – precisa il ceo – credo che
ogni profumo abbia un’anima, come le per-
sone. E il nostro compito è sentire quello che
ci manifesta». Così Fadelli e il suo staff pos-
sono creare un prodotto anche solo partendo
dall’idea. Intertrade offre infatti un servizio
completo, dallo sviluppo strategico al posizio-
namento «senza perdere poi, nel mercato,
il controllo del profumo».
«Crediamo nei consumatori pensanti –
prosegue l’imprenditore – anche se non ado-
ro usare questa parola: consumatore. reputo
tuttavia che esistano sempre più persone in
grado di acquistare per piacere. Senza badare
a marche o ad altri meccanismi promoziona-
li». «Questa crisi ha rimesso al centro l’uomo
– conclude – e l’uomo ha capito che il quanto
non produce il quale. La profumeria, anche
quella di qualità, usa materie prime inferio-
ri che costano molto meno. nel tempo questi
prodotti danno assuefazione e disaffezione.
noi creiamo vere e proprie opere d’arte, fglie
di quell’artigianato alto che da sempre distin-
gue e identifca il made in Italy nel mondo».
non a caso Fadelli, dal 2003, è uno dei prin-
cipali fondatori e poi consulente di Pitti Fra-
granze a Firenze e di Masterpieces al Cosmo-
prof di Bologna. nel 2009 è stato inoltre tra i
fondatori di “Esxence, The scent of excellen-
ce”: il primo salone internazionale milanese
dedicato alla profumeria artistica.
—————
“Men can close their eyes in front of
horror and greatness, plug their ears to
seductive melodies and words. But they
cannot ignore perfume. Because perfume
is the brother of breathing. It permeates
men, and they cannot resist it; it penetra-
tes them and arrives straight in their heart;
it distinguishes attraction from contempt,
disgust from pleasure, love from hate.
Whoever dominates scents also domina-
tes the heart of men”.
This is the story of a man with a rare gift: a
fnely tuned sense of smell that can perceive
and categorize any nuance of scent. A man
who decides to cultivate a dream that has
nothing to do with riches. It is the story of Je-
an-Baptiste Grenouille as told by Patrick
Susskind in Perfume. But also the true story
of Celso Fadelli, an entrepreneur born with
a unique sense of beauty, an atavistic pas-
sion for “invisible things”, and the sound am-
bition of exciting people by creating a tailor-
made perfume for them.
Having a restless and unsatisfed mind,
as the age of thirty (this was in 1989) he fol-
lowed his instincts and set up his frst “at-
tempt at strangeness” for the current market.
IL SArTo DEL
ProFUMo
— THE
PErFUME
CoUTUrIEr
Testo/Text
Eleonora Vallin
Giornalista professionista,
vice-direttore di
Nordesteuropa.it
A professional journalist,
deputy director of
Nordesteuropa.it.
//
Saper scegliere i
prodotti è il nostro
valore aggiunto,
credo che ogni
profumo abbia
un’anima, come
le persone.
— Our extra value
is that of knowing
how to choose the
products. I believe
that each perfume
must have a soul,
like a person.
//
44 — ricerca/research
3. Profumi del Forte
4. Clive Christian
5. Bond No.9
After some years passed in creating projects
for an interior design studio, which were
then “almost always ’raped’ in their essence
by the people who used them by subtracting
and adding things”, he decided to stop con-
cerning himself with “fuid” objects and tur-
ned instead to “emotionally perfect products”
which “might remain in time and […] broa-
den what lies beyond each person’s experien-
ce to include what he actually experiences”.
Journeying lies at the heart of everything.
But chance plays no part on this tale. The-
re exists only a search for sensations. There
exists only the trouble of searching for creati-
vity and the ability to intuit the value of what
we fnd. And this is what happened with the
frst collection: a series of wooden fruit and
fowers for perfuming interiors, but quite dif-
ferent from the usual potpourri to be found
in the large stores. A strange inclination for
a man who, in all sincerity, confesses that he
“has never used perfume, unless for reasons
of work”. What is more, to clarify things even
further, he states that he can only “smell”
strategy, planning, the market, and positio-
ning. So it is in the word “wear” that Fadel-
li’s particularity is to be identifed. He is an
craftsman and “tailor” of perfumes.
Herbarium, the frm set up at the end
of the 1980s, is an international concern
known in Europe as Intertrade. Its hea-
dquarters are in Padua but there are also
branch offces in London, Düsseldorf, New
York, and Paris. The business (80 emplo-
yees and a turnover of more than ten mil-
lion euros in 2008, with an increase this
year of 6-7%) is today a group consisting of
eight different societies which create and fol-
low closely the marketing strategies for in-
ternational brands and “art perfumeries”
in over 40 countries in the world and in 500
shops. The range of perfumes boasts 28 diffe-
rent collections, each quite different from the
other: from Gelsomini di Capri to the French
fashion house collection Esteban to the Naso-
matto phials, a brand that includes the frst
ever black scent Black Afgano, the winner of
The Best of Fragrance 2009 award.
But what is the difference between per-
fume and scent? “Perfumes almost always
have a foral inspiration”, the CEO explains.
“Scents are something quite different. They
have a greater strength. It is a question of
raw materials.” Without brand support and
without massive investments in communi-
cations and promotion, the collections pro-
duced and handled by Intertrade (whether
on license, shared co-partnerships, or con-
tracts for collaboration) need to be explai-
ned by their quality. The vendors are, there-
fore, trained by the frm in order to “explain
things to the clients and make them dream”,
Fadelli adds. The ceo specifes that “our extra
value is that of knowing how to choose the
products. I believe that each perfume must
have a soul, like a person. Our task is to sen-
se what it reveals”. This is how Fadelli and
his staff are able to create a product even by
beginning from an idea alone. Intertrade, in
fact, offers a complete service from strategic
development to market positioning “without
losing the control of the perfume on the mar-
ket”. He goes on to say, “we believe in consu-
mers with brains, even though I do not like
using that word: consumer. However, I con-
sider that there are increasing numbers of
people willing to buy for sheer pleasure, wi-
thout worrying about brands or other pro-
motional mechanisms. “This crisis”, he ends
by saying, “has put man back at the centre
of things, and he has understood that ’what’
does not depend on ’how much’. Toady, even
high quality perfumery now uses raw mate-
rials that cost less. Over time these products
lead to boredom and disaffection. We crea-
te genuine works of art, the descendents of
the high-class craftsmanship that has always
marked out and particularized Italian pro-
ducts in the world”. It is not by chance that
in 2003 Fadelli was one of the founders, and
then consultant of, Pitti Fragrance in Floren-
ce, and of Masterpieces at the Bologna Co-
smoprof. In 2009 he was, furthermore, one of
the founders of Esxence, The Scent of Excel-
lence: the frst Milanese international show
devoted to art perfumery.
Intertrade Europe
È un gruppo di sei aziende
che creano e seguono le
strategie di mercato per
marchi internazionali di
profumi haut de gamme.
La prima azienda della
galassia Intertrade,
Herbarium, è stata fondata
a Padova nel 1989 da Celso
Fadelli, con l’intento di dare
una risposta alle esigenze di
quei brand che siglano
fragranze di culto e che
necessitano di strategie
per la comunicazione e il
marketing ultra-selettive.
— Intertrade Europe is a
group of six companies
which create and follow
market strategies for
an exclusive range of
international perfumes.
The frst company in the
Intertrade galaxy, Herbarium,
was founded in Padua in
1989 by Celso Fadelli, with
the intention of providing an
answer to the needs of
those brands of cult
fragrances and those which
require ultra-selective
communication and
marketing strategies.
01
Carthusia, I Profumi di Capri
Compongono una collezione
che traduce in profumo i
paesaggi mediterranei e
l’incantevole atmosfera di
Capri.
— Make up a collection
which interprets the beauty
of Mediterranean landscapes
and the atmosphere of Capri.
02
Morgane Le Fay
Prodotto su licenza da
Intertrade Europe, è un
profumo preparato con
processi manuali racchiuso
in flaconi soffiati a mano.
— Produced on licence
by Intertrade Europe, is
a perfume prepared with
manual processes , with
hand-blown bottles.
03
Profumi del Forte
Utilizzano le essenze più
rare, le materie prime più
raffinate e una lavorazione
rigorosamente artigianale.
— Created using the rarest
essences, the finest raw
materials and produced
entirely with craft techniques.
04
Clive Christian
Il profumo più esclusivo del
mondo. Le sue creazioni sono
composte con essenze rare
e ricercate, in flaconi unici e
preziosi.
— The world’s most exclusive
perfume. His creations
comprising rare essences,
and are enclosed in bottles
unique and precious.
05
Bond no.9
Il marchio cult di New York.
La prima e unica collezione
di fragranze che si ispira alle
atmosfere della Grande Mela.
— New York’s cult brand.
The first and only collection
of fragrances inspired by
the atmospheres of the Big
Apple.
06
Byredo
Le tendenze della profumeria
artistica siglate da Ben
Gohram, che trasforma in
profumi i colori dell’ocra e del
rosso, del bianco e del nero.
— The new trends in artistic
perfumery, produced by Ben
Gohram, who transforms
the colours of ochre and
red, white and black into
perfumes.
48 — ricerca/research
6. Byredo
Ready?
Vicenza, Aprile - Maggio 2010
Un ciclo di incontri sul saper fare
Artigiani, Artisti e Designer a confronto
www.creativityinaction.it www.corart.com www.cnavicenza.it
con il sostegno di
Ready?
Vicenza, Aprile - Maggio 2010
Un ciclo di incontri sul saper fare
Artigiani, Artisti e Designer a confronto
www.creativityinaction.it www.corart.com www.cnavicenza.it
con il sostegno di
ad ora. Per questo motivo il ministro Brunet-
ta ha varato i2012, il programma per lo svi-
luppo dell’innovazione nel Paese, con cui si
vuole aiutare il Paese a liberare le sue risor-
se migliori. Da una parte si vuole invece fare
emergere il ruolo della pubblica amministra-
zione, non solo e non tanto come fnanziatore
di programmi di ricerca, ma come sostenitore
dei processi innovativi, dall’altro si vuole dare
contezza della alta qualità dell’innovazione
che si produce in Italia. Il programma i2012
si articola in tre assi: eGov2012, che svilup-
pa il Piano nazionale di e-government, iEco-
nomy, il cui obiettivo è favorire l’innovazione
eliminando gli ostacoli burocratici alla com-
petitività, e iSociety, che vuole diminuire il
digital divide sociale. Sia iEconomy che iSo-
ciety, vedono come protagonista l’Agenzia per
la diffusione delle tecnologie dell’innovazio-
ne, agenzia della presidenza del Consiglio dei
Ministri, presieduta dal Prof. renato Ugo e
della quale il ministro Brunetta è il ministro
competente. È una sfda, oltre che temporale
(il 2012 è alle porte), anche fnanziaria. Infat-
ti è possibile fare tutto questo senza risorse
aggiuntive. Le risorse fnanziarie e gli asset
che la Pubblica Amministrazione già utiliz-
za per il miglioramento della sua effcienza e
per l’erogazione dei suoi servizi fondamenta-
li possono essere utilizzate infatti, senza costi
aggiuntivi, per stimolare e sostenere l’innova-
zione tra le imprese italiane. Vi è, inoltre, un
ampio insieme di azioni di semplifcazione le-
gislativa, normativa e amministrativa che, an-
che qui senza costi aggiuntivi, possono libe-
rare un’enorme quantità di energia innovati-
va nel Paese. In questa ottica un’azione di co-
ordinamento centrale forte tra le politiche in
capo ai diversi Ministeri competenti può con-
tribuire in modo rilevante, a rendere più ef-
fcace l’impatto delle politiche per l’innova-
zione che già oggi costituiscono il portafoglio
dell’azione di Governo.
Lo sviluppo del programma procede at-
traverso progetti e relative azioni a breve, da
rendere immediatamente operative attraverso
interventi di natura normativa e di raziona-
lizzazione e valorizzazione dell’esistente, cui
si aggiungono azioni di respiro più ampio da
sviluppare in modo collegiale tra i diversi mi-
nisteri e le regioni per coordinare e rendere
coerente la governance a sostegno dell’inno-
vazione. Ad esempio, per quanto riguarda la
semplifcazione normativa è stata avviata una
fase di ascolto delle imprese, sia singolarmen-
te, sia attraverso le associazioni imprendito-
riali e dei cittadini al fne di evidenziare i col-
li di bottiglia normativi e per costruire la suc-
cessiva fase di sintesi in cui si sottopongono
al ministro proposte di semplifcazione nor-
mativa del processo di sviluppo dell’innova-
zione verso l’applicazione e il mercato. Un al-
tro tema sul quale i2012 vuole intervenire è
rendere più semplice dal punto di vista nor-
mativo il trasferimento temporaneo e defniti-
vo dei ricercatori pubblici presso le imprese e
la Pa. Si tratta di favorire il cosiddetto “tech-
nology transfer by head”, sostenendo la mobi-
lità orizzontale dei ricercatori e dei dottoran-
di attraverso l’istituzione del “sabbatico in-
dustriale” e più in generale intervenendo sui
vincoli giuslavoristici ed amministrativi che
ostacolano la mobilità orizzontale.
A questo si aggiunge il progetto “L’Italia
degli Innovatori”. L’Italia è il paese dei teso-
ri nascosti. Spesso ignorati dai media, troppe
volte ignorati, colpevolmente, dalla politica,
in Italia è presente un grande numero di “te-
sori”, di eccellenze ad alto contenuto di in-
novazione che, però, in molti casi, non trova-
no il terreno fertile per crescere e sviluppar-
si. Proprio per superare questa condizione, è
stato avviato il progetto “L’Italia degli Inno-
vatori” che ha come obiettivo proprio quel-
lo di dare visibilità all’Italia innovativa, che
spesso rimane nascosta tra gli stereotipi, pro-
muovendo le eccellenze tecnologiche nel no-
stro Paese. L’occasione è l’Esposizione Uni-
versale di Shanghai, che si terrà dal 1 mag-
gio al 30 ottobre di quest’anno. Il progetto è
partito con un invito rivolto a imprese, uni-
versità, istituti di ricerca, parchi scientifci
e tecnologici a segnalare proprie innovazio-
ni di prodotti e servizi già realizzati o in fase
di attuazione. ne sono state raccolte oltre
450. Tra queste sono state selezionate quel-
le più signifcative che verranno rappresenta-
te a Shanghai in una mostra che racconterà il
percorso dell’innovazione italiano.
A tale scopo è stato assegnato al proget-
to uno spazio espositivo all’interno del Padi-
glione Italia dal 25 luglio al 10 agosto 2010.
Il progetto prevede la realizzazione di un pia-
no di comunicazione per il pubblico cinese,
destinato a Enti e istituzioni cinesi e al gran-
de pubblico che ha lo scopo di “fare cambia-
re idea” sulla percezione dell’Italia, che deve
diventare nell’immaginario collettivo il Pa-
ese dell’Innovazione, un’Italia che sa anco-
ra innovare e creare nuovi prodotti, nuo-
ve tecnologie, nuovi modelli per vivere me-
glio. L’obiettivo di questa iniziativa è tripli-
ce: da una parte dare visibilità internazionale
all’eccellenza tecnologica del Paese, spesso
nascosta e poco visibile a livello istituziona-
le, dall’altra creare un evento, che si aggiun-
ge agli altri che il Ministero ha programma-
to, dall’altra per dare continuità all’attività di
scouting di imprese innovative al fne di met-
tere in luce il ruolo della creatività innovati-
va degli italiani sia oggi sia nel passato. L’idea
forte di i2012 è che, con progetti mirati, che
vanno a toccare argomenti specifci, si può ri-
mettere in moto un processo virtuoso in cui
la pubblica amministrazione, da nemica, pos-
sa diventare amica, dei cittadini come delle
imprese. Si tratta di un progetto complesso e
impegnativo, sul quale il Ministero e l’Agenzia
sono molto impegnati, che vuole essere uno
strumento molto forte per il sostengo dell’in-
novazione da parte della pubblica ammini-
strazione. L’Italia è il paese dei tesori nasco-
sti, dicevamo. È il momento di trovare le “x”
sulle mappe e di cominciare a lavorare per
portarli alla luce.
—————
Often in our country innovation cannot
be developed because of a bureaucratic sy-
stem that is not adapted to taking it into con-
sideration. Added to this is a further bad Ita-
lian habit: we are always ready to denigra-
te what we do in Italy and to praise, often mi-
stakenly, what is done in other countries. It
is an old vice of ours. In fact, in 1881 the en-
gineer Giuseppe Colombo (author of a me-
morable engineering manual) wrote: “We Ita-
lians have a terrible defect. We are wont to
despise our things and, instead, we have a
boundless belief in the superiority of forei-
PEr Un’ITALIA
DEGLI Inno-
VATorI
— For An
ITALy oF
InnoVATorS
Testo/Text
Antonio Cianci
Consigliere per l’innovazione
del Ministro Renato Brunetta
Innovation Advisor to Renato
Brunetta, Minister for Admi-
nistration and Innovation.
nel nostro Paese, spesso, l’innovazione non
riesce a svilupparsi a causa di un sistema bu-
rocratico non adatto a recepirla. A questo si
aggiunge un italico vizio, per cui siamo sem-
pre pronti a denigrare quanto facciamo in Ita-
lia, lodando, in alcuni casi a torto, gli altri Pa-
esi. È un vizio antico. Scriveva, infatti, nel
1881 l’ing. Giuseppe Colombo (l’autore dello
storico Manuale dell’Ingegnere): “noi italia-
ni abbiamo un terribile difetto. noi siam usi a
disprezzare le cose nostre; e abbiamo, invece,
un’illimitata opinione della superiorità degli
stranieri”. E, purtroppo, vale ancora oggi.
L’innovazione è un processo cruciale per un
Paese, soprattutto in un momento di crisi in-
ternazionale come quello che stiamo viven-
do. Ma che cos’è l’innovazione e, soprattutto,
cosa può fare il Governo per sostenerla e fa-
vorirne lo sviluppo? Leggiamo su Wikipedia:
"L’innovazione è l’implementazione di un pro-
dotto nuovo o signifcativamente migliorato
(sia esso un bene o un servizio), o di un pro-
cesso, un nuovo metodo di marketing o un
nuovo metodo organizzativo in ambito di bu-
siness, luogo di lavoro o relazioni esterne”.
Se ci basiamo su questa defnizione, scopria-
mo che l’innovazione in Italia non è ferma. È
solo invisibile, non percepita. A nasconder-
la è, in alcuni casi, il nostro sistema produt-
tivo, concentrato sulla concretezza della pro-
duzione e della competitività e poco interes-
sato a divulgare le sue competenze. Ma, spes-
so e colpevolmente, a non renderla visibile è
stata la politica (con la p minuscola), che non
sempre ha sviluppato strategie coerenti e in-
tegrate tra i diversi attori per permettere la
crescita di una vera cultura dell’innovazio-
ne, di un ambiente favorevole alla sua affer-
mazione. Da qualche tempo, però, non è più
così. È nata nel Paese una maggiore consape-
volezza dell’importanza dell’innovazione, che
non può più solo basarsi sulla forza dei singo-
li imprenditori che innovano costantemente
o su attività di ricerca e innovazione troppo
spesso scollegate dalla realtà produttiva. Ap-
pare sempre più chiaro che l’innovazione non
si manifesta in oscuri e remoti laboratori, ma
che, sempre come dice Wikipedia, “con attivi-
tà di innovazione si intendono tutti i passag-
gi scientifci, tecnologici, organizzativi, fnan-
ziari e commerciali volti alla sua implemen-
tazione”. È evidente quindi come sia necessa-
rio un progetto organico, che riporti il nostro
Paese a eccellere, come ha sempre fatto fno
Editoriale/Editorial — 51
CRAFTSMEN IN ACTION
Vicenza - Septembrer 2010
con il contributo di
www.cnavicenza.it www.festivaldellartigianato.it
CRAFTSMEN IN ACTION
Vicenza - Septembrer 2010
con il contributo di
www.cnavicenza.it www.festivaldellartigianato.it
gners”. And sadly that is still true today. In-
novation is a crucial process for a country,
above all in such an international crisis as
the one we are going through now.
But what is innovation and, above all,
what can the government do to strengthen it
and help in its development? Wikipedia says,
“Innovation is the implementation of a new
or signifcantly improved product (whether
goods or a service) or process, of a new mar-
keting method or a new method of organiza-
tion in the feld of business, workplace, or ex-
ternal relationships”. If we start from this de-
fnition we discover that innovation in Italy
has not stopped. It is simply invisible, unper-
ceived. In some cases what hides it is a pro-
ductive system which concentrates on the
concreteness of production and competitive-
ness and is not very interested in sharing its
expertise. But often, and culpably, what has
hidden it from view has been politics (with a
small “p”): strategies have not always deve-
loped that are coherent and integrated with
the various participants in such a way as to
permit the growth of a real culture of innova-
tion or of creating a humus favourable to its
success. But for some time it has no longer
been like this. A greater awareness of the im-
portance of innovation has sprung up in the
country: innovation can no longer be based
on the strength of single entrepreneurs who
constantly innovate or on the activities of re-
search and renewal which are all to often de-
tached from actual production. It is beco-
ming increasingly clear that innovation does
not come about in small and remote labora-
tories but, as Wikipedia continues to say, “By
innovative activity is meant all those scienti-
fc, technological, organizational, fnancial,
and commercial passages aimed at imple-
menting it”.
So it is evident how necessary is an or-
ganic plan that might make our country ex-
cel once more, as it has always done up to
now. For this reason Minister Brunetta ap-
proved the i2012 programme for the develop-
ment of innovation in our country: its sco-
pe is to help us to release our best resources.
On the one hand, the aim is to increase the
role of the public administration, not sim-
ply or only by fnancing a research program-
me, but by backing innovative processes; on
the other hand the aim is to create aware-
ness of the high quality of Italian innovation.
The i2012 programme is subdivided into th-
ree parts: eGov2012, which develops the na-
tional plan for e-government; iEconomy, the
aim of which is to favour innovation by eli-
minating the bureaucratic obstacles to com-
petitiveness; and iSociety, which aims at clo-
sing society’s information technology divi-
de. Both iEconomy and iSociety have as their
spearhead a special Agency for the diffusion
of innovative technologies. This Agency acts
under the authority of the Council of Mini-
sters and is presided over by Professor Re-
nato Ugo, and the competent minister is Mi-
nister Brunetta. This challenge is not just a
question of time (2012 is almost upon us),
but also of fnance. In fact it is possible to do
all this without extra resources. The fnan-
cial resources and assets that the public ad-
ministration already uses for increasing its
effciency and for the allocation of its ba-
sic services can, in fact, be used without ex-
tra cost for stimulating and backing innova-
tion in Italian businesses. Furthermore, there
is a wide range of actions for legislative, nor-
mative, and administrative simplifcation
which, also without extra costs, can relea-
se an enormous quantity of innovative ener-
gy in the country. From this point of view, a
strong central action for coordinating the po-
licies of the various competent ministries
can give a considerable contribution to ma-
king more effcient the impact of those poli-
cies for innovation that are already a part of
the government’s activities.
The development of this programme is ac-
tivated through short-term projects and their
related activities in order to make imme-
diately operative what already exists throu-
gh normative interventions, rationalization,
and improvement; to all this will be added
wider-ranging actions to be developed col-
lectively between the various ministries and
regional governments for coordinating and
making more coherent the governance ba-
cking innovation and developing innovati-
ve renewal. For example: regarding norma-
tive simplifcation, we have begun to listen
to what businesses have to say, whether at
an individual level or through business asso-
ciations and ordinary citizens, with the aim
of highlighting normative bottlenecks and of
constructing the successive phase of synthe-
sis: in this case the minister will be presented
with proposals for the simplifcation of laws
regulating processes for developing the ap-
plications of, and the market for, innovation.
Another aspect that i2012 means to deal
with is the simplifcation, from a normati-
ve point of view, of the temporary or defni-
tive transfer of public researchers to frms
and public administrations. The aim is to fa-
vour so-called “technology transfer by head”,
by backing the horizontal mobility of resear-
chers and graduates; this can be done by set-
ting up an “industrial sabbatical” institu-
tion and, more generally, by loosening tho-
se employment laws and administrative re-
strictions that impede horizontal mobility. A
further addition is the “Italy of Innovators”
project. Italy is a country of hidden treasu-
res. Italy, often ignored by the media, and too
frequently and culpably ignored by politics,
has a great many felds of excellence which
are highly innovative but which, however,
are unable to fnd a fertile soil for growth
and development. The “Italy of Innovators”
project has been started up in order to over-
come this. Its main objective is to showcase
innovative Italy, all too often hidden by ste-
reotypes, by promoting the areas of techni-
cal excellence in our country. An opportunity
for doing so will be provided by the Shanghai
Universal Exposition to be held from 1 May
to 30 October of this year. The project began
with an invitation to businesses, universi-
ties, research institutes, and scientifc and
technological workers to indicate their pro-
duct or service innovations, whether already
completed or in a developmental phase. Over
450 have been received. From these we have
selected the most signifcant, and these will
be seen in Shanghai in a show tracing out
the path of Italian innovation. With this end
in view, an exhibition space has been assig-
ned to the project inside the Italian pavilion
from 25 July to 10 August 2010. The project
envisages the creation of a communications
plan for the Chinese public, intended for Chi-
nese authorities and institutions as well as
for a wider public; the intention is to “change
ideas” about the way Italy is perceived. For
the collective imagination this must become
the Country of Innovation, an Italy that still
knows how to innovate and create new pro-
ducts, new technologies, and new models for
a better life. This initiative has a triple aim:
one is to be an international showcase for
the country’s technical excellence, often hid-
den and diffcult to see at an institutional le-
vel. Another is to create an event integrated
with others that the Ministry has in program-
me. The fnal one is to continue the activity of
scouting out innovative businesses with the
aim of highlighting Italian innovative creati-
vity both from the past and today. The streng-
th of i2012 is that, by way of targeted projects
touching on specifc arguments, it can spark
off a process in which public administration
might become a friend of citizens and busi-
nesses, instead of an enemy. It is a complex
and challenging project in which both the Mi-
nistry and the Agency are heavily involved;
its aim is to be a really effective instrument
for the public administration’s support for in-
novation. As I said, Italy is a country full of
hidden treasures. This is the moment to di-
scover the “X” on the map and to begin work
on bringing them to light.
//
L’Italia è il paese
dei tesori nascosti.
Spesso ignorati dai
media, troppe vol-
te ignorati dalla po-
litica, in Italia è pre-
sente un grande nu-
mero di “tesori”, di
eccellenze ad alto
contenuto di inno-
vazione che non tro-
vano il terreno fertile
per crescere e svi-
lupparsi.
— Italy, often igno-
red by the media,
and too frequently
ignored by politics,
has a great many
felds of excellence
which are highly in-
novative but which,
are unable to fnd a
fertile soil for growth
and development.
//
Editoriale/Editorial — 53
I nuovI
alcHI
MIsTI
THE nEW
alcHE
MIsTs
tecnologia
Il ferro diven-
ta platino. Le idee
si trasformano in
imprese. Non sono
illusioni né magie.
Ma realtà.
Disegni/Drawings
Elena Xausa
Testi/Texts
Eleonora Vallin
technology
Iron becomes
platinum. Ideas
are transformed
into businesses.
These are neither
illusions nor ma-
gic. They are
reality.
54 — Tecnologia/Technology
A detta dello stesso CEo, Stefano Gallucci,
la storia di Qid è quasi un intreccio di fatti
ben congegnati dal caso, ai limiti del roman-
zo. Piacevole da raccontare, quasi incredibi-
le a credersi. Ma, nel campo dell’osservazio-
ne, «il caso», diceva Louis Pasteur, «favori-
sce sempre la mente preparata».
Il tempo, nel racconto, passa veloce. Ma
ci sono voluti ben sei anni perché la teoria
alla base, e su cui si fonda questa start up
padovana, fosse declinata in un campione
tangibile e commerciabile. Quel salto, spiega
Gallucci oggi 44enne, «necessario per passa-
re da istituto di ricerca ad azienda». L’idea?
«Elementary, my dear Watson!...», direbbe
Holmes. Trasformare il ferro in platino, per
usare uno slogan comunicativo forte. Sosti-
tuire materiali preziosi con nuove reazio-
ni chimiche, per entrare più nello specifco.
Cosa serve? Una “buona mente”, come quel-
la del professor renzo rosei, fsico e oggi
presidente di Qid. Un’altrettanta buona ca-
pacità di ricerca di fnanziatori capaci di so-
stenere il progetto, ma anche di aziende
pronte a comprarlo. E qui entra in gioco, in-
vece, l’esperienza di Gallucci, affancato da
un ex analista fnanziario londinese e da «un
angelo», come lui stesso lo defnisce. Un si-
gnor «x», non nominabile, ma fondamentale
per Qid.
«Il platino è un materiale costoso ma an-
che molto usato – spiega il CEo – basti pen-
sare alle marmitte catalitiche delle auto,
ma è usato anche come reazione per crea-
re sostanze come l’ammoniaca, e gas tecni-
ci a uso industriale tipo l’idrogeno e l’azo-
to. È utilizzato in gioielleria, per produrre
la benzina, persino il vetro». «È un materia-
le contingentato come i diamanti e all’an-
no ne sono disponibili solo 200 tonnellate.
Per questo viene continuamente riciclato –
precisa -. noi abbiamo trovato e brevettato
il modo per sostituirlo, usando un materiale
più povero di cui c’è grande abbondanza: un
elemento simile al ferro che grazie a una re-
azione diventa il miglior platino sintetico, di
uguale qualità per durata ma costa di meno
e funziona meglio di quello, diciamo, origi-
nale». Qid è in piena espansione. Il primo
campione tangibile, dopo anni di prove, risa-
le a maggio 2009. Il brevetto è di quest’esta-
te. E solo qualche mese fa si sono affacciate
tre aziende chimiche (due italiane più una
multinazionale) per l’acquisto e la sua decli-
nazione industriale. A gennaio 2010 è inizia-
ta la produzione di questo «sostituto» che è
stata terziarizzata in Germania. L’indotto di
Qid a livello occupazionale è di 12 persone.
L’azienda, che ha sede negli uffci di Vene-
to nanotech, ne occupa 5. Ma siamo solo
all’inizio. E, precisa Gallucci, «vogliamo ven-
dere. Per questo stiamo esplorando anche il
mercato dei gas tecnici. In quello dell’auto
abbiamo molti competitor che non sostitui-
scono il platino ma offrono bassi costi. Me-
glio dunque virare verso lidi dove i nostri
prodotti funzionano bene e non c’è grande
concorrenza. Al mercato dell’auto arrivere-
mo competitivi comunque entro il 2011».
In the words of Stefano Gallucci, the CEO,
the history of Qid has a plot woven from
chance events, almost like a novel. Fun to
recount, but almost impossible to believe.
But in the feld of observation “chance”, as
Louis Pasteur said, “always favours those
with a ready mind”.
Time passes quickly in this tale. But a
good six years were necessary for the basic
theory, on which this venture in Padua is
based, to develop into a tangible and mar-
ketable item. The necessary advance, as
the now 44-year-old Gallucci explains, “for
changing from a research institute into a
business”. And the idea? “Elementary, my
dear Watson”, as Sherlock Holmes would
say. To transform iron into platinum, to
use an impressive advertising slogan.
To be more specifc, to substitute precious
materials with the help of new chemical
reactions. What was necessary? A “good
mind”, like that of professor Renzo Rosei, a
physicist and now president of Qid. As well
as an equally good ability for searching out
fnanciers to sponsor the project, and those
willing to buy it. But here, though, the ex-
perience of Gallucci came into play, backed
up by an ex fnancial analyst from London
and by an “angel”, as he himself defnes the
man. A Mister “X”, unnameable but funda-
mental for Qid.
“Platinum is an expensive material that
is also widely used”, the CEO explains.
“Just think of catalytic converts in cars;
but it is also used as a reaction for crea-
ting such substances as ammonia, and
such technical gasses for industrial use as
hydrogen and nitrogen. It is utilized by je-
wellers, for the production of benzene and
even glass. “It is a contingent material like
diamonds and every year only some 200
tonnes are available. This is why it is conti-
nually recycled”, he explains. “We have di-
scovered and patented a way for substitu-
ting it using a more humble material which
is very readily available: an element simi-
lar to iron which, as a result of a reaction,
becomes the best synthetic platinum, of the
same quality as regards wear but at a lo-
wer cost and that works better, we could
say, than the original”.
Qid is in full expansion. The frst tangi-
ble sample, after years of trials, was ready
in May 2009. It was patented this year. In
January 2010 production of this “substitu-
te” was entrusted to a tertiary industry in
Germany. Qid has twelve people working
for it. The frm, which has its headquarters
in the offces of Veneto Nanotech, employs
fve. But we are only at the beginning. And,
Gallucci states, “We want to sell. This is
why we are also exploring the technical gas
market. For the cars we have many compe-
titors who do not substitute platinum but
offer lower prices. So it is better to search
out new markets where our products work
well and where there is not any great com-
petition. We will be competitive for the car
market by 2011”.
«nAno»
ELEMEnTI
— «nAno»
ELEMEnTS
Testo/Text
Eleonora Vallin
Giornalista professionista,
vice-direttore di
Nordesteuropa.it
A professional journalist,
deputy director of
Nordesteuropa.it.
Tecnologia/Technology — 55
La spinta venne dalla riforma universitaria del
3+2. Allora - erano i primi anni del 2000 - il
professore di Ingegneria informatica, ruggero
Frezza, si propose di trovare il modo per far sì
che «l’Università potesse preparare i giovani al
futuro, creando un nuovo modello d’impresa le-
gata alle moderne tecnologie e capace di supe-
rare gli ostacoli del sistema Italia». nacque così
M31, società privata che prende il nome scien-
tifco della galassia Andromeda, che favorisce
la nascita, ma anche completa, progetti di tra-
sferimento tecnologico per le Pmi del territo-
rio. Sostenendo l’imprenditorialità dei giovani,
in stretta collaborazione con l’Ateneo.
«Alla fne, ciò che serve è una buona idea –
spiega Frezza, oggi presidente della società – e
gli studenti ne hanno tante». Il Cda di M31 si
occupa di approvare le proposte, alcune strabi-
lianti degli studenti, e capire come trasformar-
le in impresa. Le nuove realtà (quattro ad oggi
quelle “incubate”: Adaptica, Si14, CenterVue e
Eye knowledge network) sono partecipate da
M31, ma sempre con una quota di minoranza
anche se l’infuenza sulla governance, precisa
il presidente: «è forte», e hanno sede a Padova,
negli uffci della Spa che fornisce consulenza e
varie attività legate ai servizi di base tra cui an-
che la rete contatti-clienti-partner-fornitori.
A sostenerle fnanziatori privati-partner e so-
cietà di venture capital.
Esiste però anche un’altra linea di business
che si occupa di portare la nuova tecnologia ai
prodotti e alle aziende già attive e innovative,
promuovendone la competitività. «È una forma
di valorizzazione dell’esistente – spiega Frezza
– per migliorare reputazione e accesso al mer-
cato». A occuparsene 15 ragazzi, ovvero lo staff
di M31, che forniscono software e infrastruttu-
re Ict. Dopo alcuni mesi di stallo, M31 sta tor-
nando a investire in nuove attività-imprese e
presto inaugurerà una nuova sede negli Usa
per «trovare uscite più remunerative in caso di
vendita delle aziende» ma anche «mantenere
i contatti con i “cervelli” usciti dall’Italia che
hanno, in questi ultimi anni, respirato la cultu-
ra aziendale americana e desiderano fare sin-
tesi, mettendosi in gioco con una giusta capita-
lizzazione e tanta voglia di innovare».
—————
The stimulus was provided by the 3+2 uni-
versity reform. Then – we are talking about
the early 2000s – Ruggero Frezza, professor of
computer-science engineering, aimed at fnd-
ing a way to ensure that “universities could
prepare young people for the future by creat-
ing a new model for businesses, one derived
from modern technology and able to super-
sede the obstacles of the Italian system”. “What
it comes down to”, explains Frezza, now the
frm’s president, “is fnding a good idea, and
students have many”.
M31’s board of directors is concerned with
approving the students’ proposals, some of
which are amazing, and with discovering how
to transform them into businesses. M31 has an
interest in the new concerns (so far four have
been “incubated”: Adaptica, Si14, CenterVue,
and Eye knowledge network) but always with
a minority share, even though, as the presi-
dent points out, it has a “strong infuence” on
their governance. Their headquarters are in
Padua in the offces of a joint-stock compa-
ny that acts as a consultancy for various ac-
tivities involved with basic services, includ-
ing contact-client-partner-supplier networks.
They are sponsored by private partner fnanc-
ers and capital ventures.
There does, however, exist another line of
business concerned with offering new technol-
ogies to already existing and innovative prod-
ucts and frms in order to improve their com-
petitiveness. As Frezza explains, “It is a way of
developing what already exists in order to im-
prove reputations and access to markets”. Fif-
teen young people, the staff of M31, take care of
supplying software and ICT infrastructures.
After a few months’ hold-up, M31 is once
again investing in new activities/businesses
and will soon open a new offce in the United
States in order to “fnd more remunerative out-
lets in the case of frms being sold”, but also to
“maintain contacts with the ’brains’ who have
left Italy and who have, in recent years, expe-
rienced American business culture and who
decide to use it and enter into the fray with the
right capitalization and the will to innovate”.
EUrEkA!
CoSì nASCE
L’IMPrESA
— EUrEkA! A
FIrM IS Born
Testo/Text
Eleonora Vallin
QID
QID è una società focalizzata
sulle nanotecnologie e i nano
materiali per lo sviluppo di
nuovi catalizzatori in grado
di sostituire platino e rodio
nella reazioni chimiche. La
sede è a Vicenza, i laboratori
a Trieste all’interno dell’Area
Science Park.
QID is a firm concerned
with nanotechnologies
and nano-materials for
the development of new
catalysers that can substitute
platinum and rhodium in
chemical reactions. Its
headquarters are in Vicenza,
and its laboratories are in
Treviso inside the Science
Park area.
M31
M31 è un incubatore che
progetta e sviluppa imprese
grazie all’applicazione di
un modello di “innovazione
aperta” per cui il know
how dell’azienda e dei suoi
partner è condiviso per dare
impulso a nuovi scenari di
mercato, di impresa e di
cultura. Il lavoro di scouting
avviene a stretto contatto
con le Università.
M31 is an incubator for the
planning and development
of businesses. It uses an
“open innovation” model: the
know-how of a firm and its
partners is shared in order
to stimulate new market,
business, and cultural
scenarios. Its scouting is
undertaken in close contact
with universities.
56 — Tecnologia/Technology
Fondazione CUOA Altavilla Vicentina (VI) tel. +39 0444 333711 e-mail: staff@cuoa.it
www.cuoa.it
we grow talents
Master and executive courses, training and consultancy for banks and credit
institutions, international projects and public administrations, the Italian centre of
excellence for Lean Management topics.
Fondazione CUOA: the first business school in North-Eastern Italy, since 1957.
Artigianato. Giano bifronte, sfda all’indu-
stria e ai numeri, disfda di parole. Quando
penso a un artigiano, mi vengono in mente i
grandi costruttori di botti, di ceste, di conte-
nitori; oggetti che contengono altri oggetti,
mani che hanno dentro altre mani. Mani che
pensano, da sempre, è un titolo su cui lavo-
riamo, noi del Comitato Italia 150, che a To-
rino organizziamo il compleanno che il Pae-
se festeggerà nel 2011. È una stringa di testo
che sa di Primo Levi, di operaio specializza-
to, di Faussone, il protagonista di “Chiave a
stella”. È una frase che Fiorenzo Alferi, as-
sessore alla cultura e al 150° di Torino, ripe-
te come un mantra. Per non perdere il con-
tatto con la Torino della produzione, lui che
ha ben chiaro che bisogna produrre, mettere
insieme storia e paesaggio e tirar fuori nuo-
vo petrolio da questi due fattori tutti italiani.
Come? Pensando al 2061, guardando
avanti. Studiando quanto accaduto nel 1861,
anche un po’ prima, intorno alla Torino ca-
pitale. non dimenticando Italia 61, gli effet-
ti del boom, le sartine, i disegnatori di fu-
metti, i medici illustri. A leggerla così la sto-
ria, è chiaro che gli industriali sono una pa-
rentesi. ricca e piena di bellezza; ma come
unici protagonisti, una stirpe che ha diretto
il mondo solo per circa 20 anni, dal 1948 al
1968. Dal 1973 la nostra città non cresce più
in imprese meccaniche. Certo, ce n’erano
troppe prima, uccidendo chimica e informa-
tica (come dire Gualino e olivetti) per dare
spazio solo alle auto. C’è un manifesto de-
gli anni Cinquanta in cui dentro un marchio
FIAT entrano delle persone ed escono delle
macchine. Davvero emblematico; chi vorreb-
be che tornasse un tempo così? Per il 2061,
abbiamo pensato quindi di dare spazio alle
mani che pensano, ai talenti giovani, alle
piccole e medie imprese, a quegli artigiani
che fanno del loro tempo il loro talento. Con
il titolo trasformato da “Mani che pensano”
in “Futuro e creatività”, offriremo loro di mi-
surarsi con sei grandi temi: come abiteremo,
muoveremo, mangeremo, cureremo, impa-
reremo, lavoreremo. Imprese e intelletti po-
tranno avvalersi di persone del mondo della
fnanza, della tecnologia, della comunicazio-
ne per proporre progetti poi giudicati sia dal
pubblico del 150° sia da un board di esper-
ti internazionali. oltre a questo evento, che
durerà otto mesi e che avrà dei focus mensi-
li in un’area di 4500 m
2
, avremo anche una
sottosfda, generata dal genio sottile di Enzo
Biff Gentili, che giocherà al futuro con un
pezzo di passato denominato “Artieri metro-
politani”. Dal 1911 al 2011 farà correre su
due treni, giovani dedicati all’arte di ieri per
arrivare all’arte di domani, all’artigianato
del futuro. Anche perché, su quei treni, do-
vremo riportare a casa intelligenze e capi-
re come gestire la fuga delle imprese più che
in Europa o in Asia, oltreoceano. nel 1911 in
America andavano i cafoni, cent’anni dopo,
i padroni delle ferriere. non ci resta che l’ar-
tigianato, unire arte e mani, e dare fato alle
idee temporanee. Come dice Augè, il futu-
ro è passato, e dopo i luoghi ci hanno tolto il
tempo. Un Giro d’Italia della creatività si im-
pone. Torino offre il punto di partenza, met-
tiamoci d’accordo sul resto del percorso.
—————
Crafts: a two-faced Janus, a challen-
ge to industry and to numbers, a challenge
to words. When I think about crafts there
come to mind the great makers of barrels,
baskets, and containers; objects that con-
tain other objects; hands that have other
hands inside them. Thinking Hands: this
is the title we have been working on, we of
the Italia 150 committee which is organi-
zing the country’s birthday party in Turin
in 2011. It is a thread of text with perhaps
a hint of Primo Levi, of specialized wor-
kers like Faussone, the protagonist of Levi’s
Chiave a stella. It is a phrase that Fioren-
zo Alferi, councillor responsible for culture
and for the 150th celebrations in Turin, re-
peats like a mantra. He does so in order not
to lose contact with productive Turin; he is
very clear about the need to produce, to put
together histories and create landscapes,
and to obtain new fuel for these two all-Ita-
lian factors.
How? By thinking of 2061, by looking
ahead. And by studying what happened
in 1861, and even before then, when Tu-
rin was the capital city. Without forgetting
Italia 61, the effects of the boom, the seam-
stresses, the comic book illustrators, the
famous doctors. When history is read in
this way it is clear that industrialists are
only a parenthesis. Rich and beautiful. But
as main protagonists, as a lineage, they
only led the world for some 20 years, from
1948 to 1968. Since 1973 the car factori-
es of our city have not increased in num-
ber. Of course, there were too many of them
before anyway, and they killed off chemi-
cal and communications technology indu-
stries (Gualino and Olivetti, as it were) to
make space for cars alone. There is a po-
ster from the ’ffties showing a FIAT logo
through which people enter and cars le-
ave. Really emblematic: who would wish
for such times to return? So for 2061 we
have thought of giving space to those thin-
king hands, to young talent, to small and
medium businesses, to those craft wor-
kers who forge their talent from their time.
With the title changed from Thinking Hands
to The Future and Creativity, we will give
them the possibility of measuring themsel-
ves against six large themes: how we will
live, move, eat, cure, learn, and work. Bu-
sinesses and intellects will have access to
people from the world of fnance, technolo-
gy, and communications in order to submit
projects which will be judged by both the
visitors to the 150th event and by a board
of international experts. Besides this event,
which will last eight months and will hold
monthly meetings in an area of 4,500 squa-
MAnI CHE
PEnSAno
— HAnDS
THAT THInk
Testo/Text
Paolo Verri
Direttore di Italia 150
Director, Italia 150
re metres, there will also be a sub-challen-
ge, posed by the subtle genius of Enzo Bif-
f Gentili who, with Artieri metropolita-
ni, will bet on the future with a piece of the
past. Two trains, boarded by youngsters
devoted to yesterday’s art, will run from
1911 to 2011 in order to arrive at the art of
tomorrow and the crafts of the future. But
we must also bring back knowledge on tho-
se trains and discover how to deal with the
fight of industry, not so much to Europe or
Asia, as to America. In 1911 the downtrod-
den went there; now, a hundred years later,
the owners of ironworks. We have only our
crafts left - the union of art and the hands -
to give strength to transitory ideas. As Augé
has said, the future has already passed
and, since then, places have taken away
our time. A creative Giro d’Italia is neces-
sary. Turin offers a starting point; we must
now agree on the rest of the route.
//
Per il 2061, abbia-
mo pensato quindi
di dare spazio alle
mani che pensano,
ai talenti giovani,
alle piccole e me-
die imprese, a que-
gli artigiani che fan-
no del loro tempo il
loro talento.
— So for 2061 we
have thought of gi-
ving space to tho-
se thinking hands,
to young talent, to
small and medium
businesses, to tho-
se craft workers
who forge their ta-
lent from their time.
//
58 — Editoriale/Editorial
Regione del Veneto per Innov(e)tion Valley Magazine I
il labora
~
torio
Del lavoro
in italia

the
italian
worK
laboratory
La Regione del
Veneto è ritenuta il
laboratorio italiano
del lavoro. Con una
visione di policy che
sa guardare oltre la
crisi, in una continua
elaborazione
originale delle nuove
esigenze della
competitività.
The Veneto region
is considered the
Italian work labora-
tory. It has a
precise policy that
looks beyond the
current crisis. It
continually analyzes
the new needs for
competitiveness in
an original way.
Regione del Veneto per Innov(e)tion Valley Magazine II
la metro-
Politana
Del lavoro
—worK’s
subway
system
Una mappa delle
nuove direzioni del
lavoro in Veneto.
Un sistema articolato e com-
plesso di relazioni e di linee,
di risposte immediate e di pro-
spettive a lungo termine. La
Regione del Veneto è l'ente
gestore e di governance della
metropolitana del lavoro. La
Regione ricopre un ruolo fon-
damentale di aggregazione
e concertazione con le par-
ti sociali, le associazioni im-
prenditoriali, le organizzazio-
ni sindacali, le singole impre-
se, i lavoratori e i cittadini, il
mondo della scuola. L'obietti-
vo strategico è costruire una
piattaforma innovativa in gra-
do di rispondere alle esigen-
ze sempre più complesse del-
le persone e delle imprese dei
prossimi anni.
A map of the new
goals for work in the
Veneto.
An articulated and complex
system of relationships and li-
nes, of short-term answers
as much as long-term plans.
The Veneto regional gover-
nment is the managing and
governing body of work’s sub-
way system. The regional go-
vernment has the fundamen-
tal role of gathering together
and coordinating social fac-
tions, business associations,
unions, individual frms, wor-
kers, citizens, and schools.
The strategic aim is to crea-
te a genuinely innovative pla-
tform for supplying answers
to the ever more complex ne-
eds and requests of persons
and businesses over the next
few years.
VERONA
San Bonifacio
Soave
Isola della Scala
Legnago
Bovolone
S. Gianni Lupatoto
Lonigo
Valdagno
Schio
Arzignano
Montecchio Maggiore
VICENZA
Thiene
Malo
Marostica
Bassano del Grappa
Cittadella Vedelago Castelfranco V.to Paese
Montebelluna
TREVISO
Martellago
Scorzè
Noale
S.Maria di Sala
PADOVA
Rubano
Grisignano
Torri di Quartesolo
Abano
Ponte S.Nicolò
Monselice
Este
ROVIGO
Cavarzare
Piove di Sacco
Dolo
Mira
Mestre
VENEZIA
Roncade
S. Donà di Piave
Jesolo
Oderzo
Conegliano
Vittorio Veneto
BELLUNO
Asiago
Peschiera del Garda
Malcesine
Rovereto
Bussolengo
Piazzola
sul Brenta
Pordenone
S.Biagio di Callalta
S.Stino di Livenza
Chioggia
The Veneto Region for Innov(e)tion Valley Magazine III
Formazione e Istruzione/
Training and education
Innovazione e Ricerca/
Innovation and research
Impresa e Competitività/
Business and creativity
Piano Anticrisi Legislazione/
Anti-crisis plan and legislation
Progetti Speciali e Giovani/
Special projects and the young
VERONA
San Bonifacio
Soave
Isola della Scala
Legnago
Bovolone
S. Gianni Lupatoto
Lonigo
Valdagno
Schio
Arzignano
Montecchio Maggiore
VICENZA
Thiene
Malo
Marostica
Bassano del Grappa
Cittadella Vedelago Castelfranco V.to Paese
Montebelluna
TREVISO
Martellago
Scorzè
Noale
S.Maria di Sala
PADOVA
Rubano
Grisignano
Torri di Quartesolo
Abano
Ponte S.Nicolò
Monselice
Este
ROVIGO
Cavarzare
Piove di Sacco
Dolo
Mira
Mestre
VENEZIA
Roncade
S. Donà di Piave
Jesolo
Oderzo
Conegliano
Vittorio Veneto
BELLUNO
Asiago
Peschiera del Garda
Malcesine
Rovereto
Bussolengo
Piazzola
sul Brenta
Pordenone
S.Biagio di Callalta
S.Stino di Livenza
Chioggia
VERONA
San Bonifacio
Soave
Isola della Scala
Legnago
Bovolone
S. Giovanni Lupatoto
Lonigo
Valdagno
Schio
Arzignano
Montecchio Maggiore
VICENZA
Thiene
Malo
Marostica
Bassano del Grappa
Cittadella Vedelago Castelfranco V. Paese
Montebelluna
TREVISO
Martellago
Scorzè
Noale
S. Maria di Sala
PADOVA
Rubano
Grisignano
Torri di Quartesolo
Abano
Ponte S. Nicolò
Monselice
Este
ROVIGO
Cavarzere
Chioggia
Piove di Sacco
Dolo
Mira
Mestre
VENEZIA
Roncade
S. Donà di Piave
Jesolo
Oderzo
Conegliano
Vittorio Veneto
BELLUNO
Asiago
Peschiera del Garda
Malcesine
Rovereto
Bussolengo
Piazzola
sul Brenta
Pordenone
S. Biagio di Callalta
S.Stino di Livenza
VERONA
San Bonifacio
Soave
Isola della Scala
Legnago
Bovolone
S. Giovanni Lupatoto
Lonigo
Valdagno
Schio
Arzignano
Montecchio Maggiore
VICENZA
Thiene
Malo
Marostica
Bassano del Grappa
Cittadella Vedelago Castelfranco V. Paese
Montebelluna
TREVISO
Martellago
Scorzè
Noale
S. Maria di Sala
PADOVA
Rubano
Grisignano
Torri di Quartesolo
Abano
Ponte S. Nicolò
Monselice
Este
ROVIGO
Cavarzere
Chioggia
Piove di Sacco
Dolo
Mira
Mestre
VENEZIA
Roncade
S. Donà di Piave
Jesolo
Oderzo
Conegliano
Vittorio Veneto
BELLUNO
Asiago
Peschiera del Garda
Malcesine
Rovereto
Bussolengo
Piazzola
sul Brenta
Pordenone
S. Biagio di Callalta
S.Stino di Livenza
LA METROPOLITANA DEL LAVORO /// WORK LINES
Formazione e Istruzione
Una mappa delle nuove direzioni del lavoro in
Veneto. Un sistema articolato e complesso di
relazioni e di linee, di risposte immediate come di
prospettive a lungo termine. La Regione del Veneto
è l'ente gestore e di governance della metropolitana
del lavoro.
La Regione ricopre un ruolo fondamentale di
aggregazione e concertazione con le parti sociali, le
associazioni imprenditoriali, le organizzazioni
sindacali, le singole imprese, i lavoratori e i cittadini, il
mondo della scuola e della formazione. L'obiettivo
strategico è costruire una vera e propria piattaforma
innovativa in grado di rispondere alle esigenze e alle
richieste sempre più complesse e sartoriali dei
prossimi anni.
Una mappa delle nuove direzioni del lavoro in
Veneto. Un sistema articolato e complesso di
relazioni e di linee, di risposte immediate come di
prospettive a lungo termine. La Regione del Veneto
è l'ente gestore e di governance della metropolitana
del lavoro.
La Regione ricopre un ruolo fondamentale di
aggregazione e concertazione con le parti sociali, le
associazioni imprenditoriali, le organizzazioni
sindacali, le singole imprese, i lavoratori e i cittadini, il
mondo della scuola e della formazione L'obiettivo
strategico è costruire una vera e propria piattaforma
innovativa in grado di rispondere alle esigenze e alle
richieste sempre più complesse e sartoriali dei
prossimi anni.
Innovazione e Ricerca
Impresa e Competitività
Piano Anticrisi Legislazione
Progetti Speciali e Giovani
VERONA
San Bonifacio
Soave
Isola della Scala
Legnago
Bovolone
S. Giovanni Lupatoto
Lonigo
Valdagno
Schio
Arzignano
Montecchio Maggiore
VICENZA
Thiene
Malo
Marostica
Bassano del Grappa
Cittadella Vedelago Castelfranco V. Paese
Montebelluna
TREVISO
Martellago
Scorzè
Noale
S. Maria di Sala
PADOVA
Rubano
Grisignano
Torri di Quartesolo
Abano
Ponte S. Nicolò
Monselice
Este
ROVIGO
Cavarzere
Chioggia
Piove di Sacco
Dolo
Mira
Mestre
VENEZIA
Roncade
S. Donà di Piave
Jesolo
Oderzo
Conegliano
Vittorio Veneto
BELLUNO
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Peschiera del Garda
Malcesine
Rovereto
Bussolengo
Piazzola
sul Brenta
Pordenone
S. Biagio di Callalta
S.Stino di Livenza
VERONA
San Bonifacio
Soave
Isola della Scala
Legnago
Bovolone
S. Giovanni Lupatoto
Lonigo
Valdagno
Schio
Arzignano
Montecchio Maggiore
VICENZA
Thiene
Malo
Marostica
Bassano del Grappa
Cittadella Vedelago Castelfranco V. Paese
Montebelluna
TREVISO
Martellago
Scorzè
Noale
S. Maria di Sala
PADOVA
Rubano
Grisignano
Torri di Quartesolo
Abano
Ponte S. Nicolò
Monselice
Este
ROVIGO
Cavarzere
Chioggia
Piove di Sacco
Dolo
Mira
Mestre
VENEZIA
Roncade
S. Donà di Piave
Jesolo
Oderzo
Conegliano
Vittorio Veneto
BELLUNO
Asiago
Peschiera del Garda
Malcesine
Rovereto
Bussolengo
Piazzola
sul Brenta
Pordenone
S. Biagio di Callalta
S.Stino di Livenza
LA METROPOLITANA DEL LAVORO /// WORK LINES
Formazione e Istruzione
Una mappa delle nuove direzioni del lavoro in
Veneto. Un sistema articolato e complesso di
relazioni e di linee, di risposte immediate come di
prospettive a lungo termine. La Regione del Veneto
è l'ente gestore e di governance della metropolitana
del lavoro.
La Regione ricopre un ruolo fondamentale di
aggregazione e concertazione con le parti sociali, le
associazioni imprenditoriali, le organizzazioni
sindacali, le singole imprese, i lavoratori e i cittadini, il
mondo della scuola e della formazione. L'obiettivo
strategico è costruire una vera e propria piattaforma
innovativa in grado di rispondere alle esigenze e alle
richieste sempre più complesse e sartoriali dei
prossimi anni.
Una mappa delle nuove direzioni del lavoro in
Veneto. Un sistema articolato e complesso di
relazioni e di linee, di risposte immediate come di
prospettive a lungo termine. La Regione del Veneto
è l'ente gestore e di governance della metropolitana
del lavoro.
La Regione ricopre un ruolo fondamentale di
aggregazione e concertazione con le parti sociali, le
associazioni imprenditoriali, le organizzazioni
sindacali, le singole imprese, i lavoratori e i cittadini, il
mondo della scuola e della formazione L'obiettivo
strategico è costruire una vera e propria piattaforma
innovativa in grado di rispondere alle esigenze e alle
richieste sempre più complesse e sartoriali dei
prossimi anni.
Innovazione e Ricerca
Impresa e Competitività
Piano Anticrisi Legislazione
Progetti Speciali e Giovani
VERONA
San Bonifacio
Soave
Isola della Scala
Legnago
Bovolone
S. Giovanni Lupatoto
Lonigo
Valdagno
Schio
Arzignano
Montecchio Maggiore
VICENZA
Thiene
Malo
Marostica
Bassano del Grappa
Cittadella Vedelago Castelfranco V. Paese
Montebelluna
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S. Maria di Sala
PADOVA
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Grisignano
Torri di Quartesolo
Abano
Ponte S. Nicolò
Monselice
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ROVIGO
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Chioggia
Piove di Sacco
Dolo
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Mestre
VENEZIA
Roncade
S. Donà di Piave
Jesolo
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Conegliano
Vittorio Veneto
BELLUNO
Asiago
Peschiera del Garda
Malcesine
Rovereto
Bussolengo
Piazzola
sul Brenta
Pordenone
S. Biagio di Callalta
S.Stino di Livenza
VERONA
San Bonifacio
Soave
Isola della Scala
Legnago
Bovolone
S. Giovanni Lupatoto
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Cittadella Vedelago Castelfranco V. Paese
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Torri di Quartesolo
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S. Donà di Piave
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Peschiera del Garda
Malcesine
Rovereto
Bussolengo
Piazzola
sul Brenta
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S. Biagio di Callalta
S.Stino di Livenza
LA METROPOLITANA DEL LAVORO /// WORK LINES
Formazione e Istruzione
Una mappa delle nuove direzioni del lavoro in
Veneto. Un sistema articolato e complesso di
relazioni e di linee, di risposte immediate come di
prospettive a lungo termine. La Regione del Veneto
è l'ente gestore e di governance della metropolitana
del lavoro.
La Regione ricopre un ruolo fondamentale di
aggregazione e concertazione con le parti sociali, le
associazioni imprenditoriali, le organizzazioni
sindacali, le singole imprese, i lavoratori e i cittadini, il
mondo della scuola e della formazione. L'obiettivo
strategico è costruire una vera e propria piattaforma
innovativa in grado di rispondere alle esigenze e alle
richieste sempre più complesse e sartoriali dei
prossimi anni.
Una mappa delle nuove direzioni del lavoro in
Veneto. Un sistema articolato e complesso di
relazioni e di linee, di risposte immediate come di
prospettive a lungo termine. La Regione del Veneto
è l'ente gestore e di governance della metropolitana
del lavoro.
La Regione ricopre un ruolo fondamentale di
aggregazione e concertazione con le parti sociali, le
associazioni imprenditoriali, le organizzazioni
sindacali, le singole imprese, i lavoratori e i cittadini, il
mondo della scuola e della formazione L'obiettivo
strategico è costruire una vera e propria piattaforma
innovativa in grado di rispondere alle esigenze e alle
richieste sempre più complesse e sartoriali dei
prossimi anni.
Innovazione e Ricerca
Impresa e Competitività
Piano Anticrisi Legislazione
Progetti Speciali e Giovani
VERONA
San Bonifacio
Soave
Isola della Scala
Legnago
Bovolone
S. Giovanni Lupatoto
Lonigo
Valdagno
Schio
Arzignano
Montecchio Maggiore
VICENZA
Thiene
Malo
Marostica
Bassano del Grappa
Cittadella Vedelago Castelfranco V. Paese
Montebelluna
TREVISO
Martellago
Scorzè
Noale
S. Maria di Sala
PADOVA
Rubano
Grisignano
Torri di Quartesolo
Abano
Ponte S. Nicolò
Monselice
Este
ROVIGO
Cavarzere
Chioggia
Piove di Sacco
Dolo
Mira
Mestre
VENEZIA
Roncade
S. Donà di Piave
Jesolo
Oderzo
Conegliano
Vittorio Veneto
BELLUNO
Asiago
Peschiera del Garda
Malcesine
Rovereto
Bussolengo
Piazzola
sul Brenta
Pordenone
S. Biagio di Callalta
S.Stino di Livenza
VERONA
San Bonifacio
Soave
Isola della Scala
Legnago
Bovolone
S. Giovanni Lupatoto
Lonigo
Valdagno
Schio
Arzignano
Montecchio Maggiore
VICENZA
Thiene
Malo
Marostica
Bassano del Grappa
Cittadella Vedelago Castelfranco V. Paese
Montebelluna
TREVISO
Martellago
Scorzè
Noale
S. Maria di Sala
PADOVA
Rubano
Grisignano
Torri di Quartesolo
Abano
Ponte S. Nicolò
Monselice
Este
ROVIGO
Cavarzere
Chioggia
Piove di Sacco
Dolo
Mira
Mestre
VENEZIA
Roncade
S. Donà di Piave
Jesolo
Oderzo
Conegliano
Vittorio Veneto
BELLUNO
Asiago
Peschiera del Garda
Malcesine
Rovereto
Bussolengo
Piazzola
sul Brenta
Pordenone
S. Biagio di Callalta
S.Stino di Livenza
LA METROPOLITANA DEL LAVORO /// WORK LINES
Formazione e Istruzione
Una mappa delle nuove direzioni del lavoro in
Veneto. Un sistema articolato e complesso di
relazioni e di linee, di risposte immediate come di
prospettive a lungo termine. La Regione del Veneto
è l'ente gestore e di governance della metropolitana
del lavoro.
La Regione ricopre un ruolo fondamentale di
aggregazione e concertazione con le parti sociali, le
associazioni imprenditoriali, le organizzazioni
sindacali, le singole imprese, i lavoratori e i cittadini, il
mondo della scuola e della formazione. L'obiettivo
strategico è costruire una vera e propria piattaforma
innovativa in grado di rispondere alle esigenze e alle
richieste sempre più complesse e sartoriali dei
prossimi anni.
Una mappa delle nuove direzioni del lavoro in
Veneto. Un sistema articolato e complesso di
relazioni e di linee, di risposte immediate come di
prospettive a lungo termine. La Regione del Veneto
è l'ente gestore e di governance della metropolitana
del lavoro.
La Regione ricopre un ruolo fondamentale di
aggregazione e concertazione con le parti sociali, le
associazioni imprenditoriali, le organizzazioni
sindacali, le singole imprese, i lavoratori e i cittadini, il
mondo della scuola e della formazione L'obiettivo
strategico è costruire una vera e propria piattaforma
innovativa in grado di rispondere alle esigenze e alle
richieste sempre più complesse e sartoriali dei
prossimi anni.
Innovazione e Ricerca
Impresa e Competitività
Piano Anticrisi Legislazione
Progetti Speciali e Giovani
VERONA
San Bonifacio
Soave
Isola della Scala
Legnago
Bovolone
S. Giovanni Lupatoto
Lonigo
Valdagno
Schio
Arzignano
Montecchio Maggiore
VICENZA
Thiene
Malo
Marostica
Bassano del Grappa
Cittadella Vedelago Castelfranco V. Paese
Montebelluna
TREVISO
Martellago
Scorzè
Noale
S. Maria di Sala
PADOVA
Rubano
Grisignano
Torri di Quartesolo
Abano
Ponte S. Nicolò
Monselice
Este
ROVIGO
Cavarzere
Chioggia
Piove di Sacco
Dolo
Mira
Mestre
VENEZIA
Roncade
S. Donà di Piave
Jesolo
Oderzo
Conegliano
Vittorio Veneto
BELLUNO
Asiago
Peschiera del Garda
Malcesine
Rovereto
Bussolengo
Piazzola
sul Brenta
Pordenone
S. Biagio di Callalta
S.Stino di Livenza
VERONA
San Bonifacio
Soave
Isola della Scala
Legnago
Bovolone
S. Giovanni Lupatoto
Lonigo
Valdagno
Schio
Arzignano
Montecchio Maggiore
VICENZA
Thiene
Malo
Marostica
Bassano del Grappa
Cittadella Vedelago Castelfranco V. Paese
Montebelluna
TREVISO
Martellago
Scorzè
Noale
S. Maria di Sala
PADOVA
Rubano
Grisignano
Torri di Quartesolo
Abano
Ponte S. Nicolò
Monselice
Este
ROVIGO
Cavarzere
Chioggia
Piove di Sacco
Dolo
Mira
Mestre
VENEZIA
Roncade
S. Donà di Piave
Jesolo
Oderzo
Conegliano
Vittorio Veneto
BELLUNO
Asiago
Peschiera del Garda
Malcesine
Rovereto
Bussolengo
Piazzola
sul Brenta
Pordenone
S. Biagio di Callalta
S.Stino di Livenza
LA METROPOLITANA DEL LAVORO /// WORK LINES
Formazione e Istruzione
Una mappa delle nuove direzioni del lavoro in
Veneto. Un sistema articolato e complesso di
relazioni e di linee, di risposte immediate come di
prospettive a lungo termine. La Regione del Veneto
è l'ente gestore e di governance della metropolitana
del lavoro.
La Regione ricopre un ruolo fondamentale di
aggregazione e concertazione con le parti sociali, le
associazioni imprenditoriali, le organizzazioni
sindacali, le singole imprese, i lavoratori e i cittadini, il
mondo della scuola e della formazione. L'obiettivo
strategico è costruire una vera e propria piattaforma
innovativa in grado di rispondere alle esigenze e alle
richieste sempre più complesse e sartoriali dei
prossimi anni.
Una mappa delle nuove direzioni del lavoro in
Veneto. Un sistema articolato e complesso di
relazioni e di linee, di risposte immediate come di
prospettive a lungo termine. La Regione del Veneto
è l'ente gestore e di governance della metropolitana
del lavoro.
La Regione ricopre un ruolo fondamentale di
aggregazione e concertazione con le parti sociali, le
associazioni imprenditoriali, le organizzazioni
sindacali, le singole imprese, i lavoratori e i cittadini, il
mondo della scuola e della formazione L'obiettivo
strategico è costruire una vera e propria piattaforma
innovativa in grado di rispondere alle esigenze e alle
richieste sempre più complesse e sartoriali dei
prossimi anni.
Innovazione e Ricerca
Impresa e Competitività
Piano Anticrisi Legislazione
Progetti Speciali e Giovani
Il lavoro?
Questione di rete, con i privati.
Anche il sistema dei servizi per il lavoro ha su-
bito una fondamentale trasformazione. Con
la nuova legge regionale sul lavoro del marzo
2009 i privati hanno fatto il loro ingresso nei
servizi per il lavoro. È nato così un vero e pro-
prio sistema diffuso a rete che ha permesso di
gestire in modo tempestivo ed effcace la situa-
zione di molti lavoratori colpiti dalla Cassa In-
tegrazione in deroga. Una presenza capillare
sul territorio che oggi conta 42 centri per l'im-
piego, 166 enti accreditati, 1700 operatori e
475 sportelli.
Work? A Question of Networking with
Private Concerns. Even the work utilities sy-
stem has undergone a fundamental transfor-
mation. With the new regional law, passed in
March 2009, private concerns have become a
part of the sphere of work utilities: this has led
to a genuine network-system allowing the spe-
edy and effcient resolution of the situation of
many people hit by the uncertain functioning of
the redundancy fund. This is a system by now
involving the whole territory: today it has 42
employment centres, 166 accredited agencies,
1700 employees, and 475 branches.
Regione del Veneto per Innov(e)tion Valley Magazine V
La sartoria della crisi.
Come rispondere ad una crisi così grave? Con
una strategia originale fatta di soluzioni “cucite
su misura”. Gli ammortizzatori sociali sono sta-
ti ritagliati sul sistema veneto, fatto di centinaia
di migliaia di imprese con meno di 10 dipen-
denti. La Regione, con un accordo quadro pre-
cursore in Italia frmato con associazioni di ca-
tegoria e sindacali, ha garantito la Cassa Inte-
grazione in deroga anche per le piccole azien-
de e non solo. Estesa anche ad apprendisti e
lavoratori interinali. Una risposta immediata di-
venta punto di riferimento nazionale per l'ori-
ginalità delle soluzioni adottate. Senza una si-
mile misura, oltre il 50% dei lavoratori sarebbe
stato escluso dalla tutela. La cassa integrazio-
ne ha permesso alle aziende di mantenere un
rapporto continuativo con i propri dipendenti,
nonostante il calo degli ordinativi. Le aziende
che ne hanno fatto richiesta fno ad oggi sono
state circa 7 mila per quasi 40 mila lavoratori.
Tailoring for the Crisis.
How can we react to such a serious crisis?
With made-to-measure answers. Other welfa-
re support systems have been made following
the outlines of the Veneto’s system for an area
containing hundreds of thousands of frms with
less than ten employees. The regional gover-
nment, with a frame agreement that is ahead of
the rest of Italy and has been signed by cate-
gory associations and unions, has guaranteed
the redundancy fund as a special dispensation
for small businesses – and not only them: it also
covers apprentices and temporary workers.
An immediate and effcacious answer which is
also a national reference point for the origina-
lity of the solutions it offers. Without such a me-
asure over 50% of workers would not be co-
vered. The redundancy fund has allowed bu-
sinesses to continue working with their emplo-
yees despite the fall in demand. The frms who
have made a request are about 7 thousand em-
ploying almost 40 thousand workers.
La mia dote?
Formazione e non solo.
Un’opportunità concreta per i
lavoratori sospesi dal lavoro in
questo periodo di crisi, anche
per coloro che lo hanno perso.
Un operatore specializzato vie-
ne affancato al lavoratore per
individuare un personale per-
corso di riqualifcazione del-
le sue competenze e offrire un
aiuto per un suo ricollocamen-
to. Orientamento, formazio-
ne, counselling, scouting azien-
dale. Le persone non sono sta-
te lasciate sole in un momen-
to drammatico della loro vita.
Sono 15 mila i lavoratori che
hanno avviato piani di azione
individuale, per un investimen-
to, per il 2009/2010 di oltre
25 milioni di euro.
My Award? Training.
A concrete opportunity for
those temporarily suspen-
ded from work in this period
of crisis, and even for the jo-
bless. A specialized opera-
tor closely follows a worker
in order to discover just what
his optimal personal retrai-
ning might be, and to help
him fnd re- employment. Gui-
dance, training, and scouting
for business. People have not
been left to fend for themsel-
ves in such a dramatic mo-
ment in their life. 15 thou-
sand workers have begun in-
dividual plans of action ba-
cked by over 25 million Euros
for the 2009/2010 period.
//
Un tavolo regiona-
le di concertazio-
ne per fronteggiare
l’emergenza e pen-
sare al dopo crisi.
— The region has
constructed a
genuinely coordina-
ted platform for
innovation.
//
//
La persona innan-
zitutto. Le risorse
umane come leva
dell’economia.
— People above all.
Human resources
as a lever for the
economy.
//
The Veneto Region for Innov(e)tion Valley Magazine VI
Ed io? Cambio
Crescere, migliorarsi, cam-
biare. La Regione del Veneto
ha costruito un articolato pro-
gramma di formazione, che
ha come modello il voucher.
L'idea è di permettere ai lavo-
ratori e al mondo dell'impre-
sa di avere a disposizione un
"assegno formativo" da spen-
dere per migliorare le proprie
competenze lavorative. E di-
ventare più competitivi. Lavo-
ratori e imprese vengono così
incoraggiati a mettersi in gio-
co, creando percorsi ad hoc,
che meglio rispondano alle
esigenze delle singole realtà e
specifcità. Un lavoro di team
tra pubblico e privato, di con-
divisione fnanziaria ma so-
prattutto progettuale che af-
fanca fsicamente la persona
e l’azienda.
And Me? I’ll Change.
To grow, improve, and chan-
ge. The Veneto regional go-
vernment has constructed a
carefully structured training
programme based on a vou-
cher system. The idea is that
both workers and the business
world have at their disposal
a “training allowance” to be
spent on bettering their wor-
king abilities. And to become
more competitive. In this way
workers and frms are encou-
raged to be active in creating
ad hoc answers to their indi-
vidual situations and speci-
fc needs. Teamwork between
public and private spheres: a
sharing of fnances and, abo-
ve all, of projects.
//
Un richiamo alla
responsabilità delle
imprese a preserva-
re il capitale sociale
di questo territorio.
— An invitation to
businesses to be
aware of the
social resources
of this area.
//
La sfda per il futuro?
Capitale umano e responsabilità.
In questa fase di profonda trasformazione eco-
nomica e sociale la persona torna al centro del
dibattito sulla competitività del territorio. Le ri-
sorse umane sono, con tutta evidenza, la leva
principale dell'economia del futuro. La Regio-
ne lo ha ben presente. Con il Progetto Chal-
lenge lavoratori e imprese sono aiutati attra-
verso una specifca consulenza aziendale a ri-
pensare alle loro organizzazioni, per adeguar-
le alle nuove esigenze di mercato. Una misura
del piano anticrisi ha previsto specifci fnan-
ziamenti che puntano alla valorizzazione del
capitale umano per l’innovazione delle impre-
se. Si tratta di progetti sperimentali che coin-
volgono tutta la regione o specifci distretti, dal
mobile d'arte di Bassano del Grappa a quello
orafo, dal calzaturiero al termale. “La persona
innanzitutto” ripete spesso l’Assessore, per agi-
re effcacemente sul sistema impresa e sul siste-
ma territorio. Lo stesso slogan suona però an-
che come un richiamo esplicito alla responsabi-
lità, delle imprese in primis, a preservare que-
sto "capitale" sociale -e locale- su cui hanno
fondato la loro ricchezza, mettendo in condi-
zioni le persone di continuare a crescere e a
lavorare nel proprio territorio.
The Challenge of the Future?
People are once again at the heart of the de-
bate about the competitiveness in this pha-
se of great economical and social transforma-
tion. It is evident that human resources are the
main lever for the economy of the future.
The regional government is very aware of this.
With the Challenge Project, workers and bu-
sinesses are helped, by a specifc consulting
agency, to rethink their organization in or-
der to adjust themselves to the market’s new
needs. This anti-crisis plan includes the spe-
cifc fnancing of frms whose aim is to make
the most of human resources. These are ex-
perimental projects that involve the whole re-
gion and specifc concerns, from Bassano del
Grappa’s art furniture to goldsmithing, shoe-
making, and thermal industries. “People abo-
ve all”, as our city councillor says, in order
to intervene effciently on the territory’s busi-
ness system and on that of the territory itself.
But such a slogan reminds us of the responsi-
bilities that we all have to preserve our social
and local “capital”: this always was the basis
of our wellbeing, though perhaps that of bu-
sinesses more than ours as individuals; a wel-
lbeing that allows people to develop and con-
tinue to work in their own territory.
Volerò? si!
Il lavoro va in teatro. La cultu-
ra ci aiuta a leggere meglio il
nostro presente. Ad elaborarlo
e a capirlo. Il progetto teatrale
multimediale “Nessuno crede
che io volo” lo testimonia. Un
testo a cura di Marco Franzo-
so, uno degli autori veneti di
riferimento, con la regia di Va-
sco Mirandola. L'esperienza,
attraverso la danza, il video
e la musica, racconta in un
modo “altro” una delle politi-
che cardine dell’intervento re-
gionale per favorire l’occupa-
zione di tutti. Traduce in emo-
zioni le storie di vita vera di
persone che hanno avuto dif-
fcoltà di inserimento nel mon-
do del lavoro. Lo spettacolo,
resoconto iniziativa comunita-
ria Equal, ora conclusa, met-
te in evidenza come il coinvol-
gimento attivo e la formazione
siano determinanti per aiutare
le persona a ritrovarsi e a rein-
serirsi nella società attiva.
Will it Take Off? Yes!
Work goes to the theatre. Cul-
ture will help us to better analy-
ze our present situation. To de-
velop and understand it. The
multimedia theatre project Nes-
suno crede che io volo, No
One Believes that I Can Fly, be-
ars witness to this. Its text is by
Marco Franzoso, one of the
best-known authors from the
Veneto region, and it is produ-
ced by Vasco Mirandola. With
dance, video, and music it tel-
ls, in “another” way, of one of
the cornerstones of the region’s
interventions for encouraging
full employment. It translates
into feelings the true-life stori-
es of people who have had dif-
fculties in being engaged in
the world of work. The show,
a report by the now-concluded
Community initiative Equal, hi-
ghlights how active involve-
ment and training can be deci-
sive for helping people to redi-
scover themselves and re-enter
active society.
Regione del Veneto per Innov(e)tion Valley Magazine VII
//
Professionalità e
creatività per il
lavoro del futuro.
— The future of
work depends on
professionalism
and creativity.
//
E i giovani nel prossimo decennio?
Da una recente ricerca europea emerge che Il
mondo del lavoro del prossimo decennio sarà
caratterizzato da una forte occupazione nel
terziario (2/3 degli occupati) e da una richie-
sta di profli con un livello di istruzione e for-
mazione mediamente molto elevati. Nel 2020
si stima che il 30% dei posti richiederà qua-
lifche di alto livello, il 50% di medio. Non si
può stare a guardare perchè è in palio il futu-
ro di un territorio e dei giovani. La politica del-
la Regione del Veneto punta così a trasformare
la crisi in un'occasione di cambiamento inve-
stendo sui giovani. Oltre alle risorse del bilan-
cio regionale, nel biennio 2009/2010 la Re-
gione ha messo a disposizione 236 milioni di
euro di fondi comunitari per politiche di con-
trasto alla crisi. Malgrado la situazione contin-
gente, ben 50 milioni sono destinati all'alta for-
mazione. Un impegno strategico e strutturale
determinante per sperare in una ripresa del si-
stema che può ripartire solo dalle sue forze più
fresche. Ma solo se ben formate, internaziona-
li e competenti.
And Young People over the Next Deca-
de? A recent European inquiry revealed that
over the next ten years work will be characteri-
zed by high employment in the service industri-
es (2/3 of workers) and by the requirement of
a high average of education and training. It is
estimated that in 2020 some 30% of jobs will
insist on high qualifcations, and 50% medium
qualifcations. We cannot stand by and watch,
because what is at stake is the future of a terri-
tory and of the young. The Veneto regional go-
vernment is thus aiming at transforming the cri-
sis into an occasion for investing in young peo-
ple. Besides the resources of the regional bud-
get, for the biennial period 2009/2010 the
regional government has set aside 236 million
Euros of European Community funds for active
political interventions in order to deal with the
crisis. But despite this crisis and the present cir-
cumstances, some 50 million Euros have been
allocated for advanced training. This is a strate-
gic and structural commitment all-important for
our hopes for the recovery of a system that can
only start off from its freshest forces. But only
if it is well-developed, international, and com-
petent.
Veline no. Spettacolo si.
La strada per uscire dalla precarietà passa per
la creatività e la professionalità. La Regione del
Veneto ha lanciato infatti una serie di percorsi
formativi per il mondo dello spettacolo. Ovve-
ro formare competenze, sempre più ricercate sul
mercato, per tecnici come il macchinista teatra-
le o il fonico,l'assistente regista o il professioni-
sta audio-digitale. Le assunzioni nel mondo del-
lo spettacolo sono in crescita continua. 9200
solo nei primi otto mesi del 2009. E così cresco-
no anche le richieste che affancano gli operato-
ri del dietro le quinte, come manager, fund rai-
ser ed esperti di tecnologie digitali .
Starlets: No. A Show: Yes.
Starlets: No. A Show: Yes.
The path for leaving behind temporary work
passes through creativity and professionalism.
The Veneto regional government has, in fact,
launched a series of training schemes for the
world of entertainment. In other words, to sup-
ply the expertise, increasingly looked for by
this market, for such technicians as stagehan-
ds, sound engineers, or audio-digital professio-
nals. Employment in the entertainment world is
constantly on the increase: 9200 just in the frst
eight months of 2009. And the same is to be
seen with requests for those who collaborate
behind the scenes, such as managers, fund rai-
sers, and experts in digital technology.
Info
Assessorato alle Politiche
dell’Istruzione, della
Formazione e del Lavo-
ro/The Council Offce for
Education, Training and
Work
www.regione.veneto.it
ass.formazione@
regione.veneto.it
+39 041 2792980
The Veneto Region for Innov(e)tion Valley Magazine VIII
Ma
cHI la
fa?
WHo
DoEs
IT?
directory
They’re all
talking about it.
And they’ve all got
fake recipes.
So let’s try to un-
derstand who has
innovated and
continues to do so
every day. Let’s
give the word to
30 “prominent”
examples.
directory
Tutti ne parlano.
E tutti hanno
fnte ricette.
Proviamo a senti-
re chi l’innovazio-
ne l’ha fatta e la fa
tutti i giorni.
La parola a 30
casi "eccellenti".
Testi/Texts
Giovanni Costa
Aldo Cibic
Angelo Flaccavento
Francesco Morace
Michele Bocchese
Andrea Tomat
Renato Brunetta
Renzo di Renzo
Claudio Bertorelli
Sergio Calò
Flavio Albanese
Aquilano e Rimondi
66 — Directory/Directory
c+ c:
AAAAAAAAAA™
È un laboratorio di ricerca
sartoriale, che produce pan-
taloni maschili con bretelle
su misura.
AAAAAAAAAA™
Is a tailoring research wor-
kshop; it produces men’s
made-to-measure trousers
with braces.
AAAAAAAAAA™
Cosa signifca innovazione oggi?
L’innovazione sta nel dettaglio. Inno-
vazione è consumare e far consuma-
re meno risorse, dando maggior im-
portanza agli oggetti, progettandoli
perchè durino nel tempo.
What does innovation mean to-
day? Innovation is to be found in
the details. Innovation means consu-
ming less resources and giving grea-
ter importance to the objects, which
must be planned to last in time.
Atelier Stimamiglio da 30
anni è una delle aziende le-
ader nella produzione di ab-
bigliamento donna “Top
Fashion Luxury” per griffe e
stilisti internazionali tra i qua-
li: Giorgio Armani, Blumarine,
Roberto Cavalli, Salvatore
Ferragamo, Gianfranco Ferrè,
Missoni, Prada e Versace.
— For 30 years Atelier Sti-
mamiglio has been a lea-
ding frm in the production
of “Top Fashion Luxury” wo-
men’s clothing for such in-
ternational labels and stylists
as Giorgio Armani, Blumari-
ne, Roberto Cavalli, Salva-
tore Ferragamo, Gianfran-
co Ferrè, Missoni, Prada, and
Versace.
Atelier Stimamiglio

Cosa ti differenzia sul mercato?
Fondamentale per noi è la capacità
di riutilizzare elementi di conoscen-
za già esistenti sia all’interno che
all’esterno dell’impresa, ricombinan-
doli con forme, volumi, assemblag-
gi e materiali diversi, sviluppando la
capacità di contaminare il prodotto
con elementi che spesso arrivano da
altri settori. La maggior parte degli
elementi che usiamo è conosciuta e
fnita; è la loro originale combinazio-
ne che è tendenzialmente infnita.
What differentiates you from the
rest of the market? What is funda-
mental for us is the ability to reu-
se pre-existing known elements both
from within and outside the frm. We
recombine them with other forms,
volumes, assemblages, and mate-
rials in order to increase the conta-
mination of the products with ele-
ments often derived from other sec-
tors. Most of the elements we use are
known and complete in themselves:
but their new combination is basical-
ly infnite.

Stefano Stenta, Presidente/President
Directory/Directory — 67
c:
«A forza di sostenere che il futuro era dei lavo-
ratori della conoscenza, degli analisti simboli-
ci e delle classi creative, gli americani hanno
svuotato le offcine e riempito gli uffci di Wall
Street. Abbiamo perso ogni capacità di fare
cose con le nostre mani»: con questa «provo-
cazione» di Matthew Crawford in un articolo
apparso sul new york Times nel maggio scorso
(The Case for Working With your Hands) che
la crisi è stata innescata da un abuso di stru-
menti immateriali. E propone un ritorno alle
attività manuali. Un appello al bricolage? no,
Crawford pone il problema della divisione del
lavoro, del rapporto tra attività immateriali e
materiali, tra terziario e produzione. Sarkozy
ha tracciato le linee per uscire della crisi at-
traverso investimenti nei settori del futuro, ma
anche investimenti per non restare con una
Francia senza manifattura, idea defnita fol-
le. È vero che le fabbriche non sono più quel-
le di un tempo, ma vi si fa pur sempre una tra-
sformazione materiale. In uno scritto del 1932
Bertrand russel descriveva due specie di lavo-
ro: il primo consiste nel fare le cose materia-
li e il secondo nel dare ordini sul come farle.
L’uno è sgradevole e mal pagato, l’altro è pia-
cevole, ben pagato e suscettibile di espander-
si senza limiti. Ci sono infatti non solo colo-
ro che danno ordini, ma anche quelli che dan-
no consigli su come dare tali ordini (russel
B., Elogio dell’ozio, Longanesi, Milano, 2004).
Quello dell’artigiano è un lavoro che che sfug-
ge a questa paradossale classifcazione: è un
mestiere. Il rapporto tra materiale e immate-
riale è pure il tema di un vasto studio storico
di richard Sennet L’uomo artigiano (Feltrinel-
li 2009). Sennet parla del valore di saper fare
bene le cose («l’arte di saper fare e il saper fare
con arte») e di trovare nel farle un’intrinseca
soddisfazione che è stata una qualità non solo
dell’artigiano ma anche degli artisti e degli
scienziati. C’è infatti una relazione tra l’affna-
mento delle tecniche nelle arti come nelle ma-
nifatture, e lo sviluppo della moderna scienza.
Questo contraddice chi teorizza una divisione
del lavoro tra l’occidente del design e la ma-
nifattura del Sud Est asiatico. nelle fliere glo-
bali, i segmenti che generano maggior valore
sono quelli della creatività e della conoscenza
ma questo valore emerge solo quando l’idea si
materializza in un prodotto o in un servizio. Il
problema è nell’integrazione dei vari segmenti
che normalmente non riesce a chi è eccellen-
te solo in uno. La riscoperta del Veneto arti-
giano non deve essere un’operazione retrò, ma
un modo nuovo di guardare avanti, di porta-
re la sapienza del fare nel mondo della ricerca,
della progettazione e dell’innovazione ricavan-
done nuovi stimoli anche per aggiornare la sua
vocazione manifatturiera.
—————
In The Case for Working with Your Han-
ds Matthew Crawford provocatively said
that by insisting that the future belonged to
knowledge workers, symbolic analysts, and
the creative classes, the Americans have em-
ptied their workshops and flled the offces of
Wall Street. The article, published last May
in the New York Times sustained that the cri-
sis was sparked off by an abuse of immate-
rial tools. He proposed a return to manual
activity. Was this a plea for do-it-yourself?
No: Crawford was posing the problem of the
division of labour, of the relationship betwe-
en immaterial and material activity, betwe-
en service industries and production. Sar-
kozy has traced the outlines for beating the
crisis by investing in future sectors, but also
for investments in order not to leave France
without manufacture which, he said, would
be real madness. It is true that factories are
no longer what they once were, but they al-
ways undergo a material transformation.
In an essay, Bertrand Russell described two
kinds of work: the frst consists of doing ma-
terial things, and the second of giving orders
how to do them. One is unpleasant and ba-
dly paid, the other is pleasurable, well paid,
and able to increase without limits. In fact,
there are not only those who give orders but
also those who give suggestions about how to
give orders (In Praise of Idleness – And Other
Essays, 1935). The craftsmen’s work lies out-
side this paradoxical classifcation: it is an
occupation.The relationship between the ma-
terial and the immaterial is also the the-
me of a vast historical study by Richard Sen-
nett (The Craftsman, Allan Lane, 2008). Sen-
nett speaks of the value of making things well
(the art of making and making with art) and
of fnding an intrinsic satisfaction in making
them which is a quality, not only of crafts-
men, but also of artists and scientists. In fact
there is a relationship between the refnement
of techniques in the arts and manufactu-
ring, and the development of modern science.
This contradicts those who hypothesize a di-
vision of work between the design of the West
and the manufacturing of Southeast Asia. In
the global scheme the sectors which generate
most value are those of creativity and know-
ledge; but this value only emerges when the
idea materializes as a product or service. The
problem lies in integrating the various sec-
tors, something which does not usually hap-
pen with someone who excels in only one.
The rediscovery of the Veneto region’s crafts-
men must not be a backward-looking activity
but a new way of looking ahead, of introdu-
cing knowledge about making into the sphere
of research, planning, and innovation, and
gaining from it new stimuli, even for upda-
ting its manufacturing vocation.
L’ArTE DI
SAPEr FArE E
IL SAPEr FArE
Con ArTE
— THE ArT
oF MAkInG
AnD MAkInG
WITH ArT
Testo/Text
Giovanni Costa
Docente di Strategia
d’impresa e Comportamento
organizzativo alla Facoltà di
Economia dell’Università di
Padova
Teacher of business
Strategies and Organizational
Methods, Faculty of
Economics, Padua University
Axolute, nata nel 2006, rap-
presenta oggi una realtà
aziendale nuova e dinami-
ca, che idea, produce e com-
mercializza prodotti per il ba-
gno tecnologicamente avan-
zati, destinati ai mercati na-
zionali e internazionali.
— Axolute, started up in
2006, is today a new and dy-
namic frm which originates,
produces, and markets tech-
nologically advanced pro-
ducts for the bathroom, both
for Italy and abroad.
68 — Directory/Directory
Axolute
Cosa ti differenzia sul mercato?
Sicuramente aver inventato un pro-
dotto prima inesistente a livello in-
ternazionale, aver introdotto sul
mercato una soluzione mai previ-
sta nel settore, in grado di genera-
re cambiamenti anche nelle aziende
collegate al nostro prodotto, la volon-
tà di andare contro le modalità tra-
dizionali abitualmente utilizzate nel
settore dell’arredo bagno, e l’utilizzo
di designer non impegnati solitamen-
te in questa specifca area, per evita-
re pensieri precostituiti.
What differentiates you from the
rest of the market? Without a doubt
to have invented a product that did
not previously exist internationally;
to have presented the market with a
solution it hadn’t expected, one that
was able to generate changes even in
other frms working in similar felds;
the wish to counter the traditional
practices constantly used in the feld
of bathroom design; and the employ-
ment of designers not usually invol-
ved with this specifc area, in order
to avoid preconceived ideas.


Bisazza è uno dei brand di
lusso più autorevoli nell’am-
bito del design e leader mon-
diale nella produzione del
mosaico di vetro per la deco-
razione di interni ed esterni.
Bisazza is one of the most
authoritative brands in the
field of design; it is a world
leader in the production of
glass mosaics for internal
and external decoration.
Bisazza

Cosa ti differenzia sul mercato?
Sicuramente la capacità di propor-
re sempre nuove soluzioni decorati-
ve che anticipano le nuove tenden-
ze nell’abitare. Le collezioni rivela-
no l’identità del brand in particolare
uno di suoi valori aggiunti quale è il
design, capace di rendere le sue col-
lezioni uniche e diverse dalle altre
proposte sul mercato.

Rossella Bisazza, Direttore
Comunicazione/Communication Director
What differentiates you from the
rest of the market? Without a doubt
our ability to propose new ideas for
interior decoration that are ahead of
the times. our brand’s identity can
be fully appreciated in our collec-
tions, in particular the added value
conferred on it by design, because it
is this is that makes our collections
unique and different from other of-
fers on the market.
Fusina è azienda leader nel
design, nella progettazione
e nella lavorazione di arreda-
mento ed espositori in ple-
xiglass e display in metacri-
lato. Dalla sua fondazione,
l’azienda ha ricevuto impor-
tanti riconoscimenti in Italia e
all’estero, comparendo nelle
più importanti riviste nazio-
nali e internazionali.
— Fusina is a leading frm in
the feld of design, planning,
and the production of furni-
shings and display stands in
Plexiglass and acrylic mate-
rials. Since its foundation, the
frm has had wide recogni-
tion both in Italy and abroad;
it products have been seen in
the most important national
and international magazines.
Fusina
Qual’è il livello di innovazione
della tua azienda? Affrontiamo la-
vori dove per poterli realizzare siamo
costretti a scontrarci continuamente
con situazioni inesplorate per cui in-
novare è una conseguenza.
What is your frm’s level of inno-
vation? our particular kind of work
means that, in order to make our
products, we are continually faced
with new situations: so innovation is
the necessary result.
Luca Bonato, Direttore
creativo/Creative director
c:
Directory/Directory — 69
Forte_forte è un’azienda,
nata dalla passione dei fra-
telli Giada e Paolo Forte, che
produce una piccola collezio-
ne donna, distribuita in Eu-
ropa e oltreoceano, fatta di
capi femminili e delicati, rif-
niti a mano, caratterizzati da
materiali ricchi e sofsticati,
arricchiti sempre da dettagli
artigianali.
— Forte_forte was the outco-
me of the enthusiasm of the
brother and sister team Giada
and Paolo Forte. It produces
a small collection of women’s’
wear, distributed in Europe
and America: items that are
feminine and delicate, hand-
fnished, characterized by rich
and sophisticated materials,
and always enhanced by their
handcrafted details.
Forte_forte
Cosa signifca innovazione oggi?
Crediamo che l’innovazione oggi sia
la capacità di saper tradurre un ap-
passionato rispetto per il passato in
un’entusiasmante curiosità per il fu-
turo. È ricerca della propria cultura,
è scoperta della ricchezza del pro-
prio territorio e delle proprie tradi-
zioni, insieme all’abilità di saper tra-
sformare un “oggetto - progetto” uni-
co, personale ed artigianale in un
“prodotto” capace di raccontare una
storia proiettata al mondo intero.
What is the meaning of innova-
tion today? We believe that innova-
tion today is knowing how to transla-
te a passionate respect for the past
into enthusiastic curiosity for the fu-
ture. It means researching into our
own culture and the discovery of
the riches of our own territory toge-
ther with the capacity to transform
a unique, personal, and handcrafted
“object-project” into a “product” ca-
pable of conveying a particular story
to the whole world.

Giada Forte, Proprietaria e designer/
Proprietress and designer
c6
Il Gufo
Sei più artigiano o industriale?
O entrambi? Siamo artigiani quan-
do costruiamo i nostri capi studian-
do i dettagli più ricercati, le vestibi-
lità più adatte e quando realizziamo
personalmente ogni singolo prototi-
po con i migliori tessuti. E siamo un
po’ industriali quando progettiamo il
futuro e ci predisponiamo per la cre-
scita.
Are you more of a crafts wor-
kshop or an industry? Or both?
We are craftsmen when we create
our clothes. We concentrate on the
most refned detailing, the clothing
best adapted for comfort, and we re-
alize each individual prototype with
the very best fabrics. But we are an
industry when we plan for the future
and prepare for future growth.
c8
Selle Royal è una realtà inter-
nazionale leader nella produ-
zione di selle per biciclette.
L’azienda, che opera da oltre
50 anni, produce 70.000 selle
al giorno, esportando i suoi
prodotti in oltre cinquanta
paesi in tutto il mondo.
— Selle Royal is an interna-
tional leader in the production
of bicycle saddles. The frm,
established for over ffty ye-
ars, produces 70,000 sadd-
les a day and exports them to
over ffty countries throughout
the world.
Selle Royal
Cosa signifca innovazione oggi?
Innovare oggi per noi signifca saper
essere globali, saper utilizzare il no-
stro know how e le nostre tecnologie
per dare una risposta a tutti i diver-
si clienti cercando di soddisfare dif-
ferenti bisogni e richieste. In questo
senso la nostra idea di innovazione
non è quella di creare prodotti nuovi
ma di creare prodotti migliori.
What is the meaning of innova-
tion today? For us innovation
today means knowing how to be
global, knowing how to utilize our
abilities and techniques in order to
satisfy all our clients’ various needs
and requests. In this sense our idea
of innovation is not that of creating
new products but of creating better
products.

70 — Directory/Directory
Impresa che opera nel
mondo delle telecomunica-
zioni creando contenuti mul-
timediali ad elevato
valore aggiunto.
— A frm active in the feld of
telecommunications: it crea-
tes multimedia contents with
a high added value.
I Blue Group
Cosa sei oggi? Un imprenditore
che tenta di superare la contrapposi-
zione tra artigiano e industriale
cogliendo le peculiarità positive di
queste due fgure che, seppur intra-
prendendo percorsi diversi, hanno
reso grande il nostro nordest.
Who are you today? An entrepre-
neur who tries to overcome the con-
tradictions between craftwork and
industry. For this it is necessary to
understand the positive peculiarities
of these two felds which, even
though following different paths,
have made our northeast great.

Paolo Mantovani, Presidente/President
Ho la chiara impressione che stia emergendo
una nuova classe di artigiani imprenditori, al-
cuni sono fgli di artigiani imprenditori che
si sono staccati dalle aziende di famiglia per-
ché o non gli veniva dato spazio o avevano in
mente attività diverse, altri sono alla prima
esperienza spinti dal loro entusiasmo e dalle
loro idee. Quello che li accomuna è una gran-
de curiosità a 360° che li ha portati a costru-
irsi una profonda e articolata conoscenza del
particolare e incredibile momento che stia-
mo vivendo, la capacità di raccogliere infor-
mazioni e confrontarsi con discipline e cultu-
re diverse, l’abitudine ad affrontare problema-
tiche complesse.
Credono ciecamente nella necessità di in-
vestire nella ricerca e nella formazione e re-
sponsabilizzazione dei giovani. Un altro dato
interessante è che rispetto a prima non han-
no pregiudizi nello stringere alleanze strate-
giche e a inventare nuovi progetti con azien-
de complementari a loro e con le Università,
sapendo che è l’unica via che li può rendere
più forti e unici nel mercato globale. Per con-
cludere, l’altro salto in avanti che stanno fa-
cendo è quello di investire, oltre che nell’in-
novazione tecnologica, soprattutto nell’inno-
vazione sociale. Partecipano attivamente a
iniziative che mirano alla pacifcazione socia-
le, e sono coinvolti nei processi nei quali l’in-
dustria sta operando per contenere sempre di
più l’impatto ambientale.
I have the strong impression that a new
class of entrepreneurial craftsmen is emerg-
ing. Some of them are the children of entre-
preneurial craftsmen who have left the fam-
ily frm, either because they were not given
space to breath or they had something else
in mind; others are just starting, encouraged
by their enthusiasm and their ideas. What
they have in common is a wide-ranging cu-
riosity that has led them to build up a pro-
found and organized knowledge of the par-
ticular and incredible moment we are pass-
ing through; the ability to gather information
and approach different disciplines and cul-
tures; and the habit of dealing with complex
problems.
They have a frm belief in the need for in-
vesting in research, and for training young
people and giving them responsibility. An-
other interesting fact is that, in comparison
to before, they no longer have preconceptions
about making strategic alliances and invent-
ing new projects with frms that are comple-
mentary to their own or with universities,
in the knowledge that this is the only way to
make them strong and unique in the global
market. To fnish: another leap forward that
they are undertaking is in investing: not just
in technological innovation but, above all, in
social innovation. They actively take part in
initiatives aimed at social harmony and are
involved in those processes where industry
is increasingly working to limit its impact on
the environment.
SULLA
VIA DELL’
InnoVAzIonE
SoCIALE
— on THE
roAD To
SoCIAL
InnoVATIon
Testo/Text
Aldo Cibic
Architetto/Architect
& Designer
co
Il Gufo nasce ad Asolo (TV)
nel 1980 come marchio spe-
cializzato nell’abbigliamen-
to e nella biancheria da ne-
onato. Dopo più di venticin-
que anni l’azienda è presente
in oltre trenta paesi con col-
lezioni che vestono i bambini
da 1 mese a 14 anni.
— Il Gufo began life in 1980
in Asolo, near Treviso, as a
brand specialized in clothing
and underwear for babies
and children. After more than
twenty-fve years the frm is
now to be found in over
thirty countries with its col-
lections of clothing for chil-
dren aged from 1 month to
14 years old.
Directory/Directory — 71
Magis è un’azienda di eccel-
lenza nel settore del design
domestico, all’interno del
quale ha costruito la propria
identità basata sull’alto prof-
lo tecnologico del prodotto di
grande serie. Dal 1976, anno
della fondazione, l’azienda
ha collaborato con i nomi più
importanti del design interna-
zionale, così come con gio-
vani designer.
— Magis is a frm pre-emi-
nent in the feld of dome-
stic design; it is here that it
has gained its reputation for
the technical excellence of
its mass-produced products.
Since it was founded in 1976,
the frm has worked together
with both the most important
names in international design
as well as young designers.
Magis
Come sei oggi? Un marinaio. Che
guida una barca in mare mosso, che
non può più consegnare la navigazio-
ne al pilota automatico, che deve na-
vigare a vista, attento a evitare gli
scogli che la mappa non rileva, ma
attento anche a cogliere le opportu-
nità che il mercato sa offrire.
Now how do you see yourself?
As a sailor. one who steers a ship
through turbulent waters. But con-
trol cannot be left to the autopi-
lot. He must navigate following what
he sees, careful to avoid unmapped
rocks, but also to be aware of what
the rich depths offer him.
Eugenio Perazza, Fondatore e
amministratore delegato/Founder
and CEO
+c
stato solo un moltiplicarsi impazzito di usci-
te e collezioni, con effetti nefasti sull’immagi-
ne, dovuti in primo luogo alla delocalizzazio-
ne delle produzioni, e al loro susseguente sca-
dimento. La componente di sogno che nella
moda, con la M maiuscola, è una qualità inaf-
ferrabile ma imprescindibile, e che richie-
de tempo e manodopera, perché esige prodot-
ti superlativi, è sparita per sempre. o quasi. Il
fatto è che la moda industriale, il prét-â-por-
ter di lusso, l’alta moda pronta o comunque si
voglia etichettarla – non il mass-market, dun-
que, che è tutta un’altra storia – vive proprio
dell’aporia serie-unicità: tutti i pezzi, infatti,
sono riproducibili, un po’ come le opere d’ar-
te di cui parlava Benjamin nel suo saggio se-
minale. Lungi dall’essere un giudizio, la no-
stra è la constatazione di un semplice dato di
fatto. Esistono però modi diversi di affrontare
la serialità, che può essere massiva o, al con-
trario, ponderata e, paradossalmente, esclusi-
va. nella temperie attuale, la salvezza sembra
così venire da quelle industrie, di cui l’Ita-
lia nonostante tutto è ancora piena, che han-
no innestato la meccanizzazione sul sostrato
artigianale, senza compromessi: realtà come
il maglifcio Miles o il calzaturifcio renè Ca-
ovilla, per citare a caso, oppure, fuori dal Ve-
neto, le sartorie industriali raffaele Caruso e
Castor. È in questi luoghi, con loro network
satellitare di piccoli laboratori specializzati,
che il matrimonio tra pezzo unico e serie re-
siste miracolosamente all’attacco delle logi-
che di puro proftto, traducendosi in picco-
li capolavori di fattura. La chiave è tutta nella
dimensione: piccolo come fessibile, in altre
parole, senza dimenticare che piccolo signif-
ca anche far sì che un sapere eminentemen-
te non-scolastico venga trasmesso senza solu-
zione di continuità dal maestro al discepolo,
assicurando la sopravvivenza di un inestima-
bile patrimonio di conoscenze. C’è però an-
che una seconda strada, sediziosa e ultra-de-
mocratica: l’industria come estetica, il basso
proflo come qualità, la serialità elementare
come scelta consapevole. È la via che ha per-
corso anni fa un visionario come Walter Albi-
ni, e dopo di lui, negli anni 90, Jean Colonna:
creatori capaci di usare la fabbrica come un
atelier, facendo di più con meno. Una cosa è
certa, però: dove la moda è coinvolta, la mac-
china non può prescindere dalla mano. Mai.
—————
Without making generalizations, there is
a strange process of mystifcation underway
in the fashion world. While the quality of the
products – in the sense of design and manu-
facturing – is being signifcantly lowered, the
halo around the products themselves has thi-
ckened to look like fog. In other words, the
more industry and grim mass-production
take over, the more communications follow
the crooked and bogus path of elite exclusivi-
ty. Without wanting to point a fnger, we can
all the same indicate the turning point hal-
fway through the 90s: that was the moment
when business managements were rudely
planted in the heart of the system and made
proft, pure and simple, the – only? – aim of
the whole process. Since then there has been
a mad multiplication of presentations and
collections, with baleful effects on image due,
in the frst place, to the delocalization of pro-
duction and its consequent decadence. The
dream component of fashion with a capital
F is an elusive but basic quality, one that ne-
eds time and labour because it demands su-
perlative products: but it has disappeared
for ever. Or almost. The fact is that industrial
fashion, luxury ready-to-wear, off-the-peg
fashion or however else you want to call it –
Senza generalizzare, nella moda è in atto uno
strano processo di mistifcazione. Mentre la
qualità dei prodotti – intesa come disegno e
realizzazione – si abbassa sensibilmente, l’au-
ra che circonda i prodotti stessi si inspessi-
sce, con un effetto nebbia. In altre parole, più
l’industria e la serialità bieca prendono il so-
pravvento, più la comunicazione si incanala
sulla via, storta e fasulla, dell’elitismo esclu-
sivista. Senza suonare colpevolisti, non si può
non individuare il punto di svolta intorno alla
metà degli anni 90: è stato in quel momen-
to che le gestioni manageriali si sono instal-
late con prepotenza nel cuore del sistema, fa-
cendo del proftto puro e duro il fne ultimo
– unico? – dell’intero processo. Da allora, è
QUAnDo
L’ATELIEr
non FA A
CAzzoTTI Con
LA FABBrICA
— WHEn
ATELIErS
Don’T HAVE
A PUnCH-
UP WITH
FACTorIES
Testo/Text
Angelo Flaccavento
Giornalista di moda
indipendente/Independent
fashion journalist
72 — Directory/Directory
Marsèll nasce in provincia di
Venezia nel 2001 da un’idea
di quattro persone, come
propositore di accessori fuori
dall’ordinario con la partico-
lare propensione per tutte le
sfaccettature della creatività.
— Marsèll began life in the
province of Vicenza in 2001.
It was inspired by four peo-
plÈs excitingly new idea: that
of inventing completely dif-
ferent accessories exploiting
to the utmost all possible as-
pects of creativity.
//
L’industria come
estetica, il basso
proflo come
qualità, la serialità
elementare come
scelta consapevole.
— Industry as aes-
thetics; low-profle
as quality; elemen-
tary seriality as a
knowing choice.
//
Marsèll
Cosa signifca innovazione oggi?
Per noi innovare signifca riuscire ad
esprimere liberamente un pensie-
ro personale, intriso di un signifcato
che possa servire a migliorare la per-
cezione di ciò che ci circonda.
Marsèll si sente innovatore e rinnova-
tore di se stesso perché concentrato,
attraverso un percorso interiore, sul-
la ricerca e sul perfezionamento con-
tinuo del proprio prodotto, che nasce
da un sentimento preciso, che tra-
scende le esigenze di mercato e da un
immediato riscontro, ponendosi come
“fnalità” di trasmettere un’emozio-
ne; attraverso un’estetica non per for-
za funzionale, ma legata all’ aspetto
sensoriale di appagamento e di pia-
cere. In questo senso Marsèll è un po’
artista e un po’ artigiano: il percor-
so è probabilmente più simile a quel-
lo dell’artista che parte da una visio-
ne precisa e la persegue in modo qua-
si maniacale, ma artigiano nella vo-
lontà di creare un prodotto eccellente
e perfezionistico nel lavorare le ma-
terie, il tutto ottimizzato da un pro-
cesso industriale che non ne compro-
metta lo spirito.
What is the meaning of innova-
tion today? Innovation for us means
freely expressing personal ideas that
might help to better our perception
of what surrounds us. Marsèll is secu-
re in the knowledge that it is both an
innovator and also a renewer of itself.
This is because it continually resear-
ches into, and perfects, its products.
The path it follows is an intimate one,
derived from a precise idea that goes
beyond marketing and immediate
gratifcation: its aim is to transmit fe-
elings through a kind of beauty that
is not necessarily functional but is
linked to the sensorial aspect of sa-
tisfaction and pleasure. In this sen-
se Marsèll is both artist and crafts-
man: its aim is probably more simi-
lar to that of an artist who starts from
a precise vision and follows it almost
obsessively. yet it is also craft-like in
its wish to create a frst-class and per-
fect product through the workman-
ship of the materials – but all is per-
fected through an industrial process
that in no way betrays its spirit.
+ s
so not mass-market clothing which is quite
a different story – has its own doubts about
series and uniqueness: all the pieces are, in
fact, reproducible, rather like the works of
art discussed by Benjamin in his seminal es-
say. Far from being a judgement, ours is an
observation of a simple fact. There exist, ho-
wever, many different ways for dealing with
seriality which can either be on a vast scale
or, on the contrary and paradoxically, exclu-
sive. So, in the current climate salvation se-
ems to lie with those industries, of which, de-
spite everything, Italy is still full, that have
grafted mechanization onto a handicraft
foundation without compromises: such si-
tuations as the Miles knitting frm or the in-
dustrial tailors Raffaele Caruso and Ca-
stor. It is in these places, with their supporti-
ve network of small specialized workshops,
that the marriage between single and serial
pieces amazingly holds its own against the
attack of the philosophy of pure profts, and
translates itself into small masterpieces of
workmanship. The key is to be found in size:
small and fexible, in other words, without
forgetting that small also means that a main-
ly non-scholastic learning can be continually
transmitted by the master to the pupil, thus
ensuring the survival of an inestimable here-
dity of knowledge.
There is also, though, a seditious and hi-
ghly democratic second path: industry as ae-
sthetics; low-profle as quality; elementary
seriality as a knowing choice. This was the
path followed years ago by such a visiona-
ry as Walter Albini and, after him, in the 90s,
Jean Colonna: creators capable of using a
factory like an atelier, doing more with less.
One thing is certain, though: when fashion is
involved, machinery cannot do without the
hand. Never.
Directory/Directory — 73
InnoV(E)TIon
HISTorIES
BUCHI NERI/
BLACK HOLES
È caldo. Caldissimo.
La terra brucia. L’aria è secca
e trasparente. non esiste riparo
da una morsa insistente.
Siamo in nevada. È una lonta-
na estate, di un lontano viaggio
di lavoro. Mario cammina.
Un paio di gym shoes bianche
ai piedi. Una polo a righe su un
pantalone kaki. Tutto normale.
Tranne i 45° all’ombra
che non c’è.
A volte ci sono variabili
improvvise che scoprono
percorsi nuovi. Come sulla
via di Damasco.
In tasca, dimenticavo, Ma-
rio porta un coltellino. Il clas-
sico, evergreen, svizzero. Le
mani corrono veloci per segui-
re un’idea improvvisa. Sulla
terra piccoli frammenti di pla-
stica fondono. Sulla scarpa bu-
chi. E ancora buchi.
Il resto è una storia che
conoscete. È Geox.
It is hot. Very hot.
The earth is burning.
The air is dry and transpa-
rent. There is no refuge from
its insistent grip. We are in
Nevada. It is the distant sum-
mer of a distant journey for
work. Mario is walking. A
pair of white gym-shoes on his
feet. A striped polo neck abo-
ve khaki trousers. Everything
normal. Except the 45° in the
shade that isn’t there.
At times there are sudden
variables that reveal new
paths. As on the road to
Damascus.
I forgot that Mario has a
small knife in his pocket. The
classic, evergreen, Swiss kni-
fe. Hands move quickly to fol-
low a sudden idea. Small
fragments of plastic melt on
the ground. Holes in the shoes.
And yet more holes.
The rest is a story you
know. It’s Geox.
74 — Directory/Directory
Geox Group
È uno dei principali operatori
del calzaturiero italiano ed in-
ternazionale e del mercato di
abbigliamento. Il gruppo crea
attivamente, produce, pro-
muove e distribuisce calzatu-
re e uno dei suoi punti di for-
za è l’innovazione di prodotto.
In particolare la sua attività è
orientata verso l’individuazio-
ne di soluzioni tecnologiche
che garantiscono traspirabili-
tà e impermeabilità.
Geox Group is one of the
main players in the Italian
and international footwe-
ar and apparel market. The
Group actively creates, pro-
duces, promotes and distri-
butes footwear and one of its
strengths is product innova-
tion. In particular its activi-
ty is oriented towards identi-
fying technological solutions
that guarantee breathability
and impermeability.
Directory/Directory — 75
Moroso progetta e realiz-
za divani, poltrone e comple-
menti d’arredo. Grazie alle
collaborazioni con importan-
ti designer, alla continua ri-
cerca, all’innovazione del-
le forme e alla cura artigiana,
l’azienda è oggi leader nel-
la fascia alta di mercato, con
esportazioni in 64 paesi al
mondo.
— Moroso designs and ma-
kes divans, armchairs, and
accessories for interior deco-
ration. As a result of its colla-
boration with important desi-
gners, its continual research,
its innovative forms, and the
supervision of its craftsmen,
the frm is today a leader in
the upper range of the market
and exports to 64 countries
throughout the world.
Moroso
Cosa ti differenzia sul mercato?
La capacità di immaginare una sedu-
ta come il racconto di un mondo. Sa-
per tradurre in un prodotto l’entusia-
smo che nasce in noi da una storia, di
cui la seduta è una parte. Saper ave-
re futo per individuare ciò che sta per
sbocciare, l’energia potenziale, i ger-
mogli che possono essere racconta-
ti attraverso l’ideazione e realizzazio-
ne di un prodotto. Infne, saper coin-
volgere artisti, designer e professionisti
di altri settori e far convogliare la loro
energia nei nostri progetti.

What differentiates you from the
rest of the market? The ability to ima-
gine a chair-seat as a story about the
world. knowing how to translate into
a product the enthusiasm aroused in
us by a story, of which the chair-seat
is a part. Having a fair for discovering
what is about to emerge, the poten-
tial energy, the seeds of ideas that can
be explained by originating and ma-
king a product. And, fnally, knowing
how to involve artists, designers, and
professionals from other sectors who
can channel their energy into our pro-
ducts.
Roberto Moroso, Presidente/President
+:
+.
Regina Regis rappresenta il
partner commerciale italia-
no nel sistema moda di mar-
chi internazionali forti, sele-
zionati sulla base di un mo-
dello di business condiviso:
il marketing di mono prodotti
continuativi, disintermediati,
ad alta rotazione, con conse-
gna entro cinque giorni dalla
richiesta del cliente.
— Regina Regis is the Italian
commercial partner for im-
portant international fashion
brands, all chosen on the ba-
sis of shared business mo-
dels: the marketing of conti-
nuative, unmediated, indivi-
dual products with a high tur-
nover, delivered within fve
days of the client’s request.
Regina Regis
Ti senti più artigiano o sei più
industriale? O entrambi? Forse l’in-
dustriale ha come missione propria
insegnare a molti come diventare ar-
tigiano, mentre l’artigiano a pochi. o
a nessuno. Essere imprenditore oggi
vuole dire portare cultura nel mondo
vicino a noi: siamo – nei fatti – par-
te della leading society. Chi ha sur-
plus di energia e cultura vuole e deve
metterla a disposizione di chi ne ha
meno. Questo è per me essere indu-
striale.
Are you more of a crafts workshop
or an industry? Or both? Perhaps
an industry has the mission to teach
the many to become craftsmen, and
crafts are for the few. or for no one.
Being an entrepreneur today means
bringing learning to the world near
to us. We are – this is a fact – part of
a leading society. Whoever has a sur-
plus of energy and learning, not just
wants, but is obliged, to put it at the
disposal of those who have less. This,
for me, is what industry means.
Alberto Regis, Amministratore
Delegato/CEO
76 — Directory/Directory
cessario applicare il pensiero iniziatico in un
laboratorio condiviso, alla luce del sole. Senza
misteri e tecniche nascoste. Alla luce della ve-
rità e della bellezza.
Del resto siamo un Paese con milioni di im-
prenditori in erba (più di 6 milioni recitano gli
ultimi dati degli studi di settore). Si tratta solo
(e non è poco) di riscoprire il senso dell’impre-
sa. È utile a questo proposito ricordare e sot-
tolineare come tutti gli indicatori quantitati-
vi e qualitativi dimostrino la serie B dell’Italia:
invecchiamento della popolazione, mancanza
di visione condivisa, poco spazio istituzionale
alla ricerca e all’innovazione, scarsa dinamica
e mobilità, familismo amorale, senso dello Sta-
to assente, localismo che rischia di diventa-
re “loculismo”, cioè coltivazione suicida del lo-
cale che diventa loculo. Sappiamo però tutti di
avere una risorsa nascosta che ci ha salvato in
molti frangenti della nostra storia nazionale:
il gusto per l’impresa impossibile. Dalla rico-
struzione degli anni ’50 ai due mondiali di cal-
cio vinti nel dopoguerra, dopo lo scandalo del-
le scommesse e quello delle intercettazioni. A
questa qualità nazionale dobbiamo affancare
l’ampio respiro e il coraggio del pensiero lun-
go, tipico della cultura iniziatica. È il momento
di tentare l’impresa impossibile, coinvolgendo
un intero popolo con il senso di questa impre-
sa, trasformandoci come altre volte abbiamo
saputo fare (nei giorni della resistenza o della
ricostruzione) in un laboratorio a cielo aper-
to, trasfgurando la nostra identità scettica e
indolente. Il problema in questo caso sembra
essere lo slancio: nell’innovazione per gli ita-
liani è essenziale percepire un senso d’urgenza
che invece oggi sembra mancare, non senten-
doci suffcientemente sotto stress. Lo stress
viene spesso sentito come mancanza di tempo.
Ma può essere descritto anche come una man-
canza di spazio: a partire dalla parola magna-
nimo, di animo grande. Capacità di dare re-
spiro alle proprie emozioni, alle proprie idee,
sull’onda della Verità e della Bellezza.
Farci produttori e portatori – in modo de-
ciso e defnitivo – della bellezza e del gusto nel
mondo. nella loro verità, e cioè in modo auten-
tico. Siamo i portatori della pietra flosofale. Il
nostro design thinking è l’elemento iniziatico
di trasfgurazione del mondo, e non solo per i
ricchi. Emerge infatti - da tutte le ricerche più
recenti in molti paesi - un grande bisogno di
emozione e di bellezza, al di là del lusso e del
prestigio: parliamo di esperienze quotidiane
che riguardano il cibo, la casa, l’abbigliamen-
to. Le dimensioni in cui l’Italia è ancora oggi
senza discussioni – con buona pace dei fran-
cesi che rimangono solo i campioni del lusso –
considerata la patria dell’iniziazione estetica.
Quando i prodotti emozionano, ciò non avvie-
ne solo grazie all’oggetto in sé, ma poiché esso
è simbolo di un processo più complesso, rifes-
so della sua storia. I prodotti e i brand sono le-
gati in modo magico alla storia del paese che li
ha prodotti, ai suoi protagonisti, ai loro sogni
e speranze. I prodotti hanno un’aura, indisso-
lubilmente legata all’emozione che un oggetto
riesce a trasmettere, che arriva sempre dalla
sua storia, dal suo contesto, dalla sua capaci-
tà di entrare in sintonia con altre realtà. L’Ita-
lia è il Paese più ricco del mondo in questa di-
mensione magica del prodotto, senza essere né
ermetica né inaccessibile. Un oggetto in sé è
ben poco: è l’emozione che rende eterni gli og-
getti e le situazioni che essi riescono a creare.
Gli oggetti diventano completi, anche dal pun-
to di vista emotivo, soltanto quando sono inse-
riti in un contesto iniziatico: e non c’è bisogno
di arrivare alla Ferrari per produrre questo ef-
fetto. È suffciente un caffè Illy o un bollito-
re di Alessi. L’emozione non è mai completa se
si ragiona solo sul prodotto, si completa solo
quando si riesce a contestualizzarla: e l’Ita-
lia rimane il contesto più potente come appro-
do estetico ed emotivo per il mercato globaliz-
zato. Il mondo desidera l’Italia, unico paese a
poter contrapporre all’american dream, un
modello altrettanto potente: l’italian way of
life. Lo spezzettamento non funziona, il loca-
lismo non paga. La magia iniziatica si infran-
ge sul muro del provincialismo. È in questo
modo che assistiamo – nonostante la crisi - ad
una tenuta dell’eccellenza italiana nel mondo.
La facile previsione è che la partita si giocherà
sempre più sui mercati di sbocco per il made
in Italy. Tutto dipenderà dall’ingresso in mer-
cati nuovi: con un approccio meno provincia-
le a questi Paesi e a questi mercati, l’Italia po-
trà davvero far sventolare la propria bandie-
ra in tutto il mondo, con grande soddisfazione,
supportando l’impresa della rinascita. Senza
rinunciare alla nostra ricetta italiana di veleg-
giare tra l’unico e l’universale, tra il massimo
della tipicità e il massimo dell’internazionali-
tà: come le esperienze e i pensieri dei grandi
personaggi del rinascimento, da Pico della Mi-
randola a Marsilio Ficino.
Come scrive brillantementente Marino nio-
la a proposito del nostro cibo, diventato un
mito globale: “Emblemi incontrastati del Made
in Italy alimentare, bucatini, penne e lasa-
gne hanno conquistato il mondo surfeggiando
sull’onda vincente della dieta mediterranea. E
la cottura al dente ha rivoluzionato la sintassi
del gusto. Indicando una terza via tra il crudo
e il cotto. Un’arte del compromesso tipicamen-
te nostrana. Che si sposa con la velocità del-
la preparazione e con una trasformistica capa-
cità di adattarsi a tutti i condimenti. Un piatto
per tutte le stagioni. Dall’iperlocale al super-
globale. È questa la ricetta vincente dell’Italia
da mangiare. I sapori delle piccole patrie che
diventano icone di un gusto planetario affama-
to di segni ad alta defnizione. Di tradizioni, di
localismi, di tipicità. ovvero di differenze che
parlano di una storia millenaria.” In questa ri-
cetta sembra già esserci un programma di pro-
mozione della nuova Italia: iniziatica e prag-
matica, con gusto e con giustizia, cioè accessi-
bile e alla portata di tutti.
—————
Every rebirth is linked to an initiatic,
symbolic and, for certain aspects, magical
passage. In order to change Italy’s destiny it
is necessary today to use your imagination
to the fullest: a similar vision to that of alche-
mists with their esoteric instruments, their
knowledge and rituals. But with one big dif-
ference: it is necessary for this passage to-
wards rebirth to be explicit, undertaken in
the light of day, without ambiguity or mystery,
and eliminating all those obscure and myste-
rious aspects that have always characterized
the esoteric path towards change. We must
imagine an initiatic and non-hermetic Ita-
lian way, one with new, explicit, and purpo-
seful codes, symbols, and icons, but without
this pathway remaining hidden, shrouded
in mystery, ambiguous, and disturbing: wi-
ITALIA CoME
APProDo
ESTETICo ED
EMoTIVo, AT-
TrAVErSo
UnA rInASCI-
TA InIzIATICA
— ITALy AS
An AESTHETIC
AnD EMoTI-
VE HAVEn rE-
SULTInG FroM
InITIATIC
rEBIrTH
Testo/Text
Francesco Morace
Sociologo, scrittore e
giornalista/Sociologist,
writer and journalist
ogni rinascita è legata ad un percorso inizia-
tico, simbolico, per alcuni aspetti magico. Per
cambiare il destino dell’Italia è oggi necessa-
rio uno sforzo di immaginazione: una visione
simile a quella degli alchimisti con i loro stru-
menti esoterici, carichi di conoscenza e di ri-
tualità. Con una grande, decisiva differenza:
è necessario che questo percorso di rinascita
sia esplicito, condotto alla luce del sole, senza
ambiguità, misteri, eliminando tutti gli aspet-
ti oscuri e misteriosi che da sempre caratte-
rizzano la via esoterica al cambiamento. È ne-
cessario immaginare una italian way iniziati-
ca e non ermetica, con nuovi codici, simboli,
icone, espliciti e consapevoli. Senza che que-
sto percorso rimanga nascosto, avvolto nel mi-
stero, ambiguo, inquietante: senza una visione
coltivata esclusivamente nelle stanze del pote-
re. Senza che questo percorso evolutivo sia go-
vernato dalle élites della politica o dell’econo-
mia, che troppo spesso si crogiolano nel loro
potere occulto e in codici simbolici ermetici.
Il tempo delle cerimonie segrete dovrebbe in-
terrompersi: vogliamo nutrire un percorso ini-
ziatico alla luce del sole, condividendone i va-
lori e i passaggi con milioni di persone, senza
preclusioni che sono impossibili in un mondo
connesso e desideroso di condividere i proget-
ti per un futuro migliore nel nostro Paese. An-
che perché le premesse e le parole chiave in
questo percorso sono ambiziose e apparente-
mente paradossali: la Bellezza e la Verità. nel-
la tradizione italica il senso dell’impresa è le-
gato alla magia dell’impossibile, e quindi alla
cultura iniziatica, simbolica, alchemica: dagli
etruschi ai romani, da Leonardo a Cagliostro
fno a Mazzini, la potenza del viaggio iniziatico
– basta pensare ai Mille di Garibaldi - ha sem-
pre dato i suoi frutti. Anche in questo caso tra-
sformare il piombo degli anni che abbiamo vis-
suto, nell’oro di un futuro sostenibile e felice,
può rappresentare l’unica matrice emotiva da
condividere per smuovere un Paese che appare
immobile, e che è precipitato – nell’immagine
e nella realtà – in serie B. Ma per la rinascita –
che potrebbe anche essere molto veloce - è ne-
Directory/Directory — 77
thout a vision exclusively cultivated in cen-
tres of power. Without this evolutionary path-
way being governed by political or fnancial
elites which, all too often, bask in their occult
power and in hermetic symbolic codes. The
time for secret ceremonies must be interrup-
ted: we would like to nourish an initiatic pas-
sage in the light of day, and share its values
and aims with millions of people without pre-
clusions which are, anyway, impossible in a
world that is connected up and anxious to
share plans for a better future for our count-
ry. Also because the premises and key words
for this path are ambitious and apparently
paradoxical: Beauty and Truth.
For the Italian tradition the meaning of
business is linked to that of the magic of what
is impossible, and thus to initiatic culture,
symbols, and alchemy. From the Etruscans
to the Romans, from Leonardo to Cagliostro,
the power of an initiatic journey – remem-
ber Garibaldi’s Thousand – has always gi-
ven results. In this case too, to transform the
base metal of the years we have experienced
into the gold of a sustainable and happy futu-
re might be the only emotive matrix to share
in order to put back into action a country that
seems immobile and that has precipitated –
both as regards image and reality – into the
Second Division. But for rebirth, which could
happen very quickly, it is necessary to ap-
ply initiatic thought in a shared laboratory, in
the light of day. Without hidden mysteries and
techniques. In the light of truth and beauty.
But then we are a country with millions
of young entrepreneurs (over six million ac-
cording to the latest studies of the sector). It
is only a question (though this is quite an un-
dertaking) of rediscovering the meaning of
business. In this regard it is useful to remem-
ber and underline how all the quantitative
and qualitative indications show that Italy
belongs to the Second Division: an aging po-
pulation, the lack of a shared vision, insti-
tutions that give little space to research and
innovation, scarce dynamics and mobility,
amorally keeping things in the family, a sen-
se that the State is absent, localism that risks
becoming a dead-end, in other words a sui-
cidal devotion to local interests. However, we
all know we have a hidden resource, one that
has saved us in many a national predica-
ment: the taste for impossible undertakings.
From the reconstruction of the ’50s to the two
football world cups won since the war, and
to the aftermath of the betting and phone-tap-
ping scandals. And this national quality must
be backed up by the wide-ranging courage of
foresight, typical of initiatic culture. This is
the moment to attempt the impossible, to im-
bue the whole population with the sense of
this undertaking, and to transform oursel-
ves as we have known how to do other times
(during the Resistance or the period of Recon-
struction) in a laboratory in the light of day,
transforming our sceptical and indolent iden-
tity. In this case the problem seems to be one
of fair: for Italians, it is essential to perceive
a sense of urgency in innovation, something
which today seems to be lacking given that
we do not feel suffciently stressed out. Stress
is often experienced as a lack of time. But it
can also be described as a lack of space: star-
ting from the word “magnanimous” or ha-
ving a large soul. The capacity for giving sco-
pe to onès own feelings and ideas, in the train
of Truth and Beauty. We must become the pro-
ducers and bearers – in a decisive and def-
nitive way – of beauty and taste in the world.
In all their truth: in other words, authentical-
ly. We are the bearers of the philosopher’s sto-
ne. Our thinking about design is the initia-
tic element for transfguration in the world,
and not just for the rich. In fact there is emer-
ging – as shown by recent researches in many
countries – a great need for emotion and be-
auty, beyond luxury and prestige: here we are
speaking about everyday experiences of food,
housing, and clothing. And Italy is still consi-
dered the undisputed home of aesthetic initia-
tion, with all due respect to the French who
are the champions of luxury. When products
arouse feelings it does not happen just becau-
se of the object in itself but because it is the
symbol of a more complex refection of its hi-
story. Products and brands are magically lin-
ked to the history of the country that produ-
ced them, to its protagonists, to their dreams
and hopes. The products have an aura that
is inextricably tied to the feelings an object
manages to transmit and which always de-
rive from its history, its context, and its abi-
lity to enter into syntony with other situa-
tions. In this magical dimension of products
Italy is the richest country in the world, wi-
thout being either hermetical or inaccessible.
An object in itself is not much: it is feeling that
makes eternal objects and the situations they
lead to. Objects become complete, even from
an emotional point of view, when they are si-
tuated in an initiatic context: and it is not ne-
cessary to be a Ferrari to have this effect. An
Illy coffee or an Alessi kettle are suffcient. An
emotion is never complete if we think only
about the product; it is completed when we
manage to contextualize it, and Italy remains
the most potent context for an aesthetic and
emotive haven for the global market.
The world wants Italy, the only count-
ry that can oppose the American Dream with
an equally potent model: the Italian Way of
Life. Breaking things down does not work,
nor does localism. Initiatic magic shatters
against the wall of provincialism. It is in this
way that we can see – despite the crisis – the
resistance of Italian excellence in the world.
The easy prevision is that the game will be in-
creasingly played out on the markets for pro-
ducts made in Italy. But everything depends
on their entry into new markets: with a less
provincial approach to these countries and
these markets, Italy really can wave its own
fag in the world, and bear with great sati-
sfaction the process of rebirth.And without gi-
ving up our own Italian genius for hovering
between uniqueness and universality, betwe-
en the greatest typicality and the greatest in-
ternationality: as with the experiences and
ideas of the great masters of the Renaissance,
from Pico della Mirandola to Marsilio Ficino.
As Marino Niola has brilliantly writ-
ten about our food, which has become a glo-
bal myth, “Bucatini, penne, and lasagne, un-
disputed emblems of Italian food products,
have conquered the world by riding the suc-
cessful wave of the Mediterranean diet. And
cooking al dente has revolutionized the syn-
tax of taste by indicating a third way between
raw and cooked. An art of compromise which
is typically ours and which is wedded to spe-
ed of preparation and to a transformative ca-
pacity adapted to all seasonings. A dish for
all seasons, in fact. From the hyper-local to
the super-global, this is the winning recipe of
Italian food. The favours of small localities
that become the icons of a planetary taste an-
xious for high-defnition indications. Of tradi-
tions, localism, typicality. In other words, the
differences that tell of a millenary history”. In
this recipe there already seems to be a pro-
motional programme for a new Italy: initia-
tic and pragmatic, with taste and justice; in
other words, accessible and within the reach
of everybody.
Permasteelisa è la holding
di un gruppo leader mondia-
le nella progettazione, realiz-
zazione e installazione di ri-
vestimenti per esterni e siste-
mi di interni. Tra le centinaia
di grandi opere architetto-
niche realizzate, la Sydney
Opera House, le sedi del Par-
lamento Europeo a Bruxelles
e a Strasburgo, il Moma di
New York.
— Permasteelisa is the hol-
ding company of a leading
world group in the feld of the
planning, realization, and in-
stallation of external cladding
and internal systems. Among
the hundreds of important
buildings it has collaborated
on, mention should be made
of the Sydney Opera House,
the headquarters of the Euro-
pean parliaments in Brussels
and Strasbourg, and the New
York MoMA.
78 — Directory/Directory

s6
Pub Company è dal 1999 svi-
luppatore e publisher di sof-
tware e videogames. L’azien-
da ha collaborato fno ad
oggi con i più importan-
ti brand nel settore dei vi-
deogiochi quali Nintendo
DS™, Nintendo DSi ™ , Nin-
tendo Wii™ , Sony Playsta-
tion
®
, Sony Playstation
®
2,
Sony Playstation
®
3, Sony
Playstation
®
Portable, Micro-
soft Xbox 360
®
and Apple I-
Phone
®
.
— Since 1999 Pub Com-
pany has developed and pu-
blished software and vide-
ogames. Up to the present
day the frm has worked to-
gether with the most impor-
tant brands in the videoga-
me market, including Ninten-
do DS™, Nintendo DSi ™ ,
Nintendo Wii™ , Sony Play-
station
®
, Sony Playstation
®

2, Sony Playstation
®
3, Sony
Playstation
®
Portable, Micro-
soft Xbox 360
®
, and Apple I-
Phone
®
.
Pub Company
Qual’è il livello di innovazione del-
la tua azienda? Pub Company sta
sviluppando la prima categoria di
giochi a “controllo mentale” attra-
verso l’utilizzo della Pub Company 3i
Mind Controller che potrà essere una
delle più importanti innovazioni dei
prossimi anni nel settore dell’intrat-
tenimento. recentemente ha fonda-
to un nuovo laboratorio, “Pub-Lab”
cuore creativo di Pub Company, che
lavora sulla creazione e prototipazio-
ne di nuove idee abbinando innova-
zione industriale e design: elementi
fondamentali per prodotti tecnologi-
camente avanzati e innovativi come i
giochi di ultima generazione.
What is your frm’s level of innova-
tion? Pub Company is developing the
frst generation of “mental control”
games with the use of the Pub Com-
pany 3i Mind Controller; this promi-
ses to be one of the most important
innovations in the entertainment
sector over the next few years. re-
cently it has set up a new laboratory,
the “Pub-Lab”, which is Pub Com-
pany’s creative heart. It is concerned
with the creation and prototyping of
new ideas by coupling industrial in-
novation and design: basic elements
for such technologically advanced
and innovative products as the ga-
mes of the next generation.
Permasteelisa Group
Cosa ti differenzia sul mercato?
La capacità di adattarsi al luogo in
cui andiamo ad operare, tedeschi in
Germania, asiatici in Asia, ameri-
cani negli Stati Uniti. Senza perde-
re mai di vista la nostra identità e le
nostre radici fortemente italiane. Per
questo il nostro headquarter rimane
a Vittorio Veneto perché lì Permaste-
elisa è nata e cresciuta fno a diven-
tare la realtà internazionale che co-
nosciamo.
What differentiates you from the
rest of the market? our ability to
adapt to the people and places whe-
re we are going to work: Germans in
Germany, Asians in Asia, Americans
in the U.S.A. But without ever losing
sight of our strongly Italian identity
and roots. This is why our headquar-
ters remain in Vittorio Veneto, be-
cause it was there that Permasteeli-
sa began life and grew to became the
international presence that we know
today.
Davide Croff, Presidente/President

Only T-Shirt riveste un ruolo
di leader nel settore dell’ab-
bigliamento promoziona-
le, moda e produzioni spe-
ciali. Partecipa alle collezioni
moda e collabora con marchi
quali Diesel, 55Dsl, Napapi-
jri, Miu Miu, Nautica, Stone
Island e Converse.
— Only T-Shirt plays an im-
portant role in the feld
of promotional clothing,
fashion, and special pro-
ducts. It participates in
fashion collections, and col-
laborates with such bran-
ds as Diesel, 55Dsl, Napapi-
jri, Miu Miu, Nautica, Stone
Island, and Converse.
Only T-Shirt
Cosa signifca innovazione oggi?
Signifca aggregazione prima di tut-
to cioè lavorare in team con altre
aziende. Signifca rinnovare i sistemi
del credito in Italia e signifca pun-
tare sul Made in Italy: tutti invidiano
lo stile di vita italiano, il nostro stan-
dard di vita, che è altissimo. Il Made
in Italy è il nostro petrolio. Questa è
l’innovazione che si deve fare oggi.
Giulio Falasco, Presidente/President
What is the meaning of innova-
tion today? Above all it means ag-
gregation: in other words, to work
as a team with other businesses. It
means renewing the credit system
in Italy, and it means staking eve-
rything on products made in Italy:
everyone envies the Italian life-style,
our standard of living, which is ex-
tremely elevated. Products made in
Italy are our petrol. This is the inno-
vation we must undertake today.
Directory/Directory — 79
InnoV(E)TIon
HISTorIES
LA TECNOLOGIA
è NELL’ARIA/
TECHNOLOGY IS
IN THE AIR
Dainese, società italiana le-
ader nel mondo nella produ-
zione di abbigliamento pro-
tettivo per motociclisti e pra-
ticanti di sport dinamici, na-
sce nel 1972 a Molvena (VI)
fondata dall’attuale Presi-
dente Lino Dainese che ini-
ziò l’attività con la produzio-
ne di pantaloni in pelle per il
Motocross.
Dainese is the Italian com-
pany leader in the world of
protective clothing and gear
for motorcycle riders and dy-
namic sports in general. Dai-
nese comes into existence
in 1972 in Molvena, founded
by its current President, Lino
Dainese. Activity begins with
the production of leather
pants for motocross riders.
nella recente Mostra del Palladio in
occasione dei 500 anni dalla nasci-
ta, rivista a Madrid nel 2009 e che ad
aprile di quest’anno sarà a new york,
osservando la pianta "angelica" di Vi-
cenza del ’500 mi colpì la quantità di
mulini situati lungo il Bacchiglione,
specialmente nelle vicinanze di Pon-
te degli Angeli, che davano energia alle
numerose botteghe artigiane, tessito-
ri soprattutto, che in quei tempi riusci-
vano ad esportare i loro manufatti nei
mercati di Lione ed Anversa. Queste
nostre radici del saper fare ad "arte" si
son trasferite fno ai nostri giorni. Il
saper fare con le mani, le conoscen-
ze e le esperienze tramandate unita-
mente al "sapere tacito" (r. Sennet)
sono stati la spinta iniziale alle nostre
attività, alle nostre imprese. Per que-
sto motivo "Dainese" è nato a Molve-
na, una scoperta per me del ’72, un di-
stretto della confezione in pelle che da
Breganze, passando appunto per Mol-
vena e Marostica, veniva fno alle por-
te di Bassano.
Queste sapienti manualità ed abili-
tà ci hanno permesso di essere cono-
sciuti ed apprezzati nei mercati mon-
diali. E sono attualmente fondamenta-
li nello sviluppo di progetti innovativi
dove necessariamente altre compe-
tenze - mediche, traumatologiche, er-
gonomiche ed ingegneristiche - van-
no a formare la progettualità del futu-
ro. L’esempio più eclatante è il recente
"D-air" che consiste in una protezio-
ne attraverso l’aria dei piloti in pista e
che presto avrà applicazione sulla stra-
da ed in altri sport dinamici olre che
nel mondo del lavoro e dell’automotive.
Il nostro sogno di portare l’intelligen-
za indossata sugli abiti si è reso possi-
bile sì per l’apporto di ingegneri infor-
matici ed elettronici, ma non sarebbe
stato possibile se non unito alla capa-
cità manuale ed alla sapienza dei tec-
nici artigiani che hanno trovato solu-
zioni ed applicazioni attorno al corpo
umano.
When looking at the “angelic” Sixte-
enth Century map of Vicenza in the
recent show marking the ffth cen-
tenary of the birth of Palladio - seen
in Madrid in 2009 and arriving in
New York in April – I was struck
by the number of mills along the Ri-
ver Bacchiglione. They were concen-
trated above all near the Ponte de-
gli Angeli bridge and powered the
various craft workshops, above all
those for the production of textiles,
which at the time exported their pro-
ducts to the markets in Lyons and
Antwerp. These distant roots of our
know-how in arts and crafts have
continued to fourish up to the pre-
sent day. Knowing how to use our
hands - knowledge and experien-
ce handed down together with “tacit
knowledge” (R. Sennet) - was the ini-
tial stimulus for our activity and our
undertakings. This was why Daine-
se was started up in Molvena, a pla-
ce I discovered in 1972. The town lies
at the heart of an area devoted to le-
ather manufactory: it stretches from
Breganze, crosses Molvena and Ma-
rostica, and arrives at Bassano.
This expertise in manual deftness
and ability has allowed us to beco-
me well-known and appreciated in
all the markets of the world. And they
are still basic to the development of
innovative projects for which, inevi-
tably, other skills – medical, trauma-
tologic, ergonomic, and engineering
- are also part of our future plans.
The most striking example is our re-
cent “D-air”, an airbag-protection for
racing drivers which will soon be in
use on the track and in other high-
speed sports, as well as in the sphe-
re of work and the motor industry.
Our dream of applying design intelli-
gence to clothing was made possible,
of course, by the contribution of com-
puter and electrical engineers; but it
would not have happened without
the manual ability and the know-
how of our craft-technicians who di-
scovered solutions and applications
to the human body.
Lino Dainese, Presidente/President
80 — Directory/Directory
re il volto della città e chiamò Frank Gehry a
realizzare in città il Guggenheim Museum”.
Quello va considerato un esempio fulgido di
cosa può fare una progettualità forte che pos-
sa chiamare in causa tutte le categorie, tutti
gli attori, uniti in uno sforzo comune che cen-
tuplica gli effetti rispetto alla pura sommato-
ria di singoli sforzi.
non è certo ad un nuovo Guggenheim che
pensiamo (visto che oltretutto ne abbiamo già
uno), ma a un modo di progettare interven-
ti sul territorio che vada al di la degli sche-
mi fnora adottati. Se guardiamo bene, in al-
tre parti del mondo possiamo trovare esem-
pi straordinari in questo senso. La Moda ha
sempre rappresentato un laboratorio di ricer-
ca continuo e sono sicuro che a questo pro-
getto potrebbe dare un contributo straordi-
nario. Una moda che nel Veneto è rappresen-
tata dall’artigianato più raffnato insieme alle
più moderne tecnologie industriali delle gran-
de aziende, che pure hanno potuto sviluppar-
si insieme alla miriade di piccole e medie re-
altà aziendali. Come dice il sociologo Paolo
Feltrin, profondo conoscitore della realtà dei
distretti industriali: «oggi la globalizzazio-
ne chiede di combinare le risorse e le capa-
cità interne all’impresa con quelle che si tro-
vano all’esterno, in patria e all’estero». Atten-
zione, “Il decollo economico in queste terre
non è venuto dall’esterno, esso è nato dal Ve-
neto contadino di ieri, il quale ha saputo svi-
lupparsi, organizzarsi, trasformarsi in for-
za della creatività dei suoi abitanti e della sua
cultura”. Così Monsignor Giuseppe Dal Fer-
ro, defnisce con grande acutezza “l’intelli-
genza delle mani” quella forza che ha sapu-
to generare quello che oggi tutti vediamo. Ma
da quella intelligenza, da quella forza, cre-
do, dobbiamo trarre un grande insegnamen-
to e cioè che non riusciremo a vincere questa
battaglia senza la grande rete di collaborazio-
ne, di sinergie tra le forze positive del nostro
territorio. Ed è proprio a queste che mi rivolgo
pensando ad un “nuovo tempo” per una regio-
ne che potrà presto uscire dalla crisi ridefnen-
do ancora una volta il suo ruolo di leadership,
non solo economica, nel nostro Paese.
—————
You could pretend that nothing is hap-
pening. Close your eyes and be wafted off to
other reassuring shores where they speak
about development, the fnancial leadership
of the Northeast, of Italian supremacy in ex-
porting, of the many certainties that have de-
veloped with the heady growth of our territo-
ry which, from being a mainly agricultural
economy, has come to be one of the most in-
dustrialized centres of Europe. There comes
to mind a frequently used comparison for ex-
plaining the value of one of the most indu-
strialized provinces of the Veneto region. Vi-
cenza, it was said, exports as much as the
whole of Greece. Perhaps it is not even like
this any longer, but the real point, sadly, is
another one and quite unlike the memori-
es of just a few months back or the contra-
sting voices of catastrophe that see the abyss,
not just round the corner, but right ahead on
the road we are following. The real point is
that for the frst time since the war, our world
(and not just in a fnancial sense) has chan-
ged deeply. And at this point, more than ever,
we really must do something. Everybody has
a role in this new battle: entrepreneurs, poli-
ticians, workers, trade associations, and pu-
blic offcials. We all have our part to play in
order to overcome the deep crisis that has at-
tacked out economic system. The origins of
this crisis are of no concern here: we can le-
ave them to the experts. What is of interest,
though, is the answer that we can and must
give, taking into account a great and deep
necessity: we cannot emerge from this situa-
tion by ourselves. Aggregations, networks,
agreements: these are all tools that in the for-
thcoming months must become habitual be-
cause they will be the basis for our way out,
together with the other tools that for some
time have been in our toolbox for fxing the
crisis: in other words, innovation, fexibility,
and a continual search for new markets.
And then there is another aspect which
the Veneto must make the very most of, and
this is new planning. Dario Di Vico stated
this very well in the pages of the Corriere del-
la Sera when talking about the Bilbao expe-
rience: “An old area of factories using the last
century’s Fordian techniques, suddenly deci-
ded to completely change the face of the city,
and it asked Frank Gehry to build the Gug-
genheim Museum in the city”. This is a shi-
ning example of what strong planning can do
to call to arms all the categories and protago-
nists and join them together in a common ef-
fort that can multiply efforts a hundredfold
rather than being the pure sum of single for-
ces. Of course, no one is planning yet another
Guggenheim Museum: one already exists, af-
ter all. The problem is something different:
how can we plan and supersede the methods
we have already tried out? If we look closer,
we can see that in other parts of the world
there are other and extraordinary methods to
inspire us. Fashion has always been a wor-
kshop for research, and, of course, I am quite
certain that this project of ours will continue
to offer its own amazing contribution. In the
Veneto region, fashion means the most highly
refned craft wedded to big businesses’ most
modern industrial technology which – and
this must be underlined - has always gone
hand in hand with the myriad small and me-
dium frms.
As the sociologist Paolo Feltrin, someo-
ne who has a deep knowledge of what is hap-
pening in the various areas of industry, has
said: “Today globalization insists on adding
together the resources and skills found wi-
thin a business to those lying outside, whe-
ther here or abroad”. But there is a warning:
“Our economic take-off did not come from
outside: it began with the Veneto farm wor-
kers of yesterday; they knew how to develop,
organize, and transform themselves into a
force expressing their creativity and culture”.
Monsignor Giuseppe Dal Ferro continued to
pinpoint acutely “the intelligence of the han-
ds” as the generator of what we see today.
I think we something to learn from that in-
telligence, that strength: we cannot win this
battle without a great network of collabora-
tion, without the synergies between the posi-
tive forces of our territory. And it is precise-
ly to this question that I turn when I think of
“new times” for a region that might well soon
emerge from this crisis by once again rede-
fning its leading role: not just an economic
role, but one for our whole country.
LA MoDA
CoME
MoTorE DI
Un nUoVo
SVILUPPo
— FASHIon AS
THE EnGInE
For nEW DE-
VELoPMEnT
Testo/Text
Michele Bocchese
Presidente Sezione Moda
Industria — Confndustria
Vicenza/President of the
Fashion Industry Section
– the Italian Manufacturers’
Association
Si potrebbe anche far fnta di niente. Chiu-
dere gli occhi per qualche minuto, lasciar-
si trasportare verso lidi rassicuranti che par-
lano di sviluppo, di leadership economica del
nordest, di primati italiani nell’esportazio-
ne, di tante sicurezze che hanno accompa-
gnato l’impetuosa crescita della nostra ter-
ra, che da un’economia prevalentemente agri-
cola arriva ad essere un polo tra i più indu-
strializzati d’Europa. ricordo un paragone
che spesso abbiamo utilizzato per spiegare il
valore di una delle più industrializzate pro-
vince del Veneto. Vicenza, si diceva, esporta
quanto l’intera Grecia. Forse non è neppure
più cosi, ma il punto vero, ahimè, è un altro e
molto lontano dai ricordi di soli pochi mesi fa
e dalle opposte voci catastrofste che vedono
il baratro non dietro l’angolo ma lungo la stra-
da dove già siamo. Il punto vero è che, per la
prima volta dal dopoguerra, il nostro mondo
(non solo quello economico) è profondamen-
te cambiato. A questo punto più che mai dob-
biamo veramente fare qualcosa. ognuno ha
un ruolo in questa nuova battaglia: l’impren-
ditore, il politico, i lavoratori tutti, le associa-
zioni di categoria, i funzionari pubblici. Tutti
abbiamo la nostra parte da fare per sconfgge-
re una crisi profonda che ha attaccato il no-
stro sistema economico. Le origini di questa
crisi ci interessano poco, le lasciamo studia-
re agli esperti. Ci interessa però la risposta
che possiamo e dobbiamo dare, tenendo ben
presente una grandissima e profonda novità:
da questa congiuntura da soli non si esce. Ag-
gregazioni, reti, accordi: sono tutti strumenti
che nei prossimi mesi dovranno divenire abi-
tuali, perché saranno la base della “way out”,
insieme agli altri strumenti che sono da tem-
po nella nostra cassetta degli attrezzi con-
tro la crisi, ossia l’innovazione, la fessibili-
tà, la ricerca continua di nuovi mercati. C’è
poi un altro aspetto su cui il Veneto deve gio-
care una partita fondamentale ed è la nuova
progettualità. Sulle pagine del Corriere del-
la Sera bene ha detto Dario Di Vico quando
ha ricordato il caso di Bilbao, “vecchio inse-
diamento manifatturiero del novecento fordi-
sta, che di punto in bianco decise di cambia-
Directory/Directory — 81
Sonus Faber è un esem-
pio di eccellenza nel panora-
ma mondiale dell’alta fedel-
tà, che gli riconosce lo sti-
le esclusivo delle creazioni,
frutto dell’accuratezza e del-
la ricerca dei materiali, delle
rifniture e dei particolari dei
suoi diffusori acustici. Dalla
sua sede di Arcugnano (VI),
serve oltre 2000 punti vendi-
ta nei 5 continenti.
Sonus Faber is a shining light
in world panorama of high-f-
delity. It is known for the ex-
clusive style of its output, the
result of its precision, its re-
search for the right materials,
and the fnishing of the de-
tails of its loudspeaker sy-
stems. From its headquarters
in Arcugnano, near Vicenza,
it supplies over 2000 outlets
in 5 continents.
Sonus Faber
Ti senti più artigiano o sei più in-
dustriale? O entrambi? Sonus Fa-
ber, “suono fatto a mano”, partico-
lare binomio di artigianalità/tec-
nologia: da un lato un’artigianali-
tà contemporanea, che identifca la
massima espressione della sensibi-
lità e dell’abilità umana nei proces-
si di selezione e lavorazione, dall’al-
tro una tecnologia, mai sazia d’avan-
guardia, che si avvale del più rino-
mato know-how nordeuropeo. Siamo
sostanzialmente artigiani nel cuore
e industriali nelle membra.
Are you more of a crafts wor-
kshop or an industry? Or both? So-
nus Faber, “handmade sound”, is
a particular coupling of crafts and
technology: on the one hand we
have contemporary craft which di-
scovers the highest expression of hu-
man sensibility and ability in the
processes of selection and workman-
ship; on the other hand we have a
technology that always seeks out the
avant-garde, and which makes use of
the most renowned north European
know-how. Basically, we are crafts-
men in our heart and industrialists
in our limbs.

Alla produzione del PIL veneto, il manifatturie-
ro pesa quasi per il 35%. Stiamo assistendo ad
un signifcativo ridisegno della mappa dei pro-
dotti e dei processi produttivi dell’economia ve-
neta, tuttavia non si può negare che – in Vene-
to – la capacità di produrre sia stata e sia tutto-
ra tra le più elevate a livello mondiale. Il “mo-
dello nord Est” è caratterizzato da impresa
diffusa, collegata in fliere, aperta agli scam-
bi internazionali, dotata di competenze me-
diamente vincenti. Le competenze sono un as-
set importante della nostra capacità di produr-
re e di competere nel mondo. Le competenze
rappresentano un mix di saperi, di applicazio-
ne di tecnologie avanzate, di abilità manuale,
di creatività, sia essa prodotta in azienda, che
ricercata lungo la fliera dei fornitori e dei ser-
vizi. I sistemi di piccola impresa, trainati nelle
strategie dalle imprese leader, ha prodotto flie-
LA CoMUnITà
ProFESSIonALE:
IL TErrITorIo
— THE ProFES-
SIonAL
CoMMUnITy:
THE TErrITory
Testo/Text
Andrea Tomat
Presidente/President of
Confndustria Veneto
re integrate e reti sempre più lunghe ed inter-
nazionali. E la rete presuppone capacità di uti-
lizzo dell’intelligenza artifciale, che, attraver-
so formule fessibili, non sostituisce, ma fecon-
da la consolidata capacità di fare.È un “saper
fare” che ha saputo mantenere in vita sia la di-
mensione “artigianale-personalizzata” del pro-
dotto, che la capacità di organizzare proces-
si industriali. La revisione delle “mappe del-
la produzione mondiale”, accentuata dalla cri-
si mondiale, ci pone di fronte una nuova sfda:
l’integrazione e la qualifcazione dei fattori che
hanno reso famoso il made in Italy: creativi-
tà, conoscenza innovativa, prodotti, ove tecno-
logia e perfezione nel realizzarli vanno di pari
passo. Dal 1300 fno al 1600 l’Arsenale di Ve-
nezia è stata la più grande ed effciente impre-
sa del mondo. A Francesco I°, re di Francia,
gli arsenalotti armarono una nave da guerra
in una notte. L’Arsenale fu la Toyota del 1300.
Progettisti, tecnici, maestri d’ascia, carpentie-
ri formavano una "comunità professionale", ove
ognuno concorreva alla costruzione delle navi.
Questo erano Venezia ed il Veneto allora. Così
è e potrà essere ancora il Veneto.
—————
Manufacturing contributes almost 35% to
the production of the Veneto region’s GDP.
But, while we are seeing a signifcant redra-
wing of the map of products and producti-
ve processes of the economy, it cannot be de-
nied that – in the Veneto – productive ability
has been, and still is, among the strongest in
the world. The “Northeast Model” is charac-
terized by a wide network of enterprises lin-
ked in supply chains, open to international
exchanges, and boasting an above-average
expertise. Expertise is an important asset for
our capacity to produce and to compete with
the rest of the world. It is a mixture of know-
ledge, the application of advanced techno-
logies, manual ability, and creativity, whe-
ther produced in the frm itself or discovered
through the chain of suppliers and services.
The small-business system, propelled by the
strategies of leading frms, has resulted in
increased and more international integrated
supply chains and networks. And such net-
works take for granted the capacity to use
artifcial intelligence which, through fexible
formulas, fertilizes rather than substitutes
consolidated productive abilities.
It is this productive know-how that has
kept alive both the “personalized/craft” di-
mension of the product and the ability to or-
ganize industrial processes. The revision of
the “map of world production”, a revision
underlined by the world crisis, presents us
with a new challenge, that of the integra-
tion and qualifcation of those factors that
have made Italian products famous: creati-
vity, innovative knowledge, and products in
which technology and perfection in fnishing
go hand in hand. From 1300 to 1600 the Ar-
senal in Venice was the largest and most ef-
fcient business in the world. The workers in
the Arsenal equipped a warship in a single
night for Francis I, King of France. The Arse-
nal was the Toyota of the 14th Century. Plan-
ners, technicians, master axe-wielders, and
carpenters formed a “professional commu-
nity” in which everyone worked together for
the construction of ships. This was Venice
and the Veneto then. This is how the Veneto
is now and can continue to be.
82 — Directory/Directory
Spectacles fa parte di un
pool di aziende che dal 1997
opera nel mondo dell’occhia-
leria. Profondamente legata
al territorio in cui opera con
una produzione 100% made
in Italy, l’azienda si caratte-
rizza in particolare per aver
saputo trasferire ai prodotti
tecnologie provenienti da al-
tri settori.
— “Spectacles” is part of
a group of frms that, since
1997, has worked in the feld
of eyewear: one intimately
linked to a locality which has
a 100% Italian production.
The frm is, above all, charac-
terized by the fact that it has
always made the very most
of technologies employed in
other sectors.
Stephen calzaturifcio nato
nel 1967, costituisce un pun-
to di riferimento per la produ-
zione di calzature per gli sti-
listi di fama internazionale.
Negli ultimi anni, l’azienda ha
intrapreso un nuovo percorso
con la creazione di una pro-
pria linea di calzature: Ste-
phen Venezia.
— Stephen is a shoe facto-
ry which opened in 1967. It
is the shoemaking reference
point for the most famous in-
ternational designers. Over
the past few years the frm
has initiated a new underta-
king with the creation of its
own shoe collection: Ste-
phan Venezia.
Stephen
Qual’è il livello di innovazione
della tua azienda? I livelli di inno-
vazione “meccanica e tecnologica”
sono molto alti, ma sempre ed uni-
camente per mettere la mano dell’ar-
tigiano nella condizione di esercita-
re il suo lavoro nella maniera miglio-
re. La Stephen Venezia è innovati-
va perchè punta molto sui giovani ed
io, facendo parte della “seconda ge-
nerazione” degli imprenditori vene-
ti, non posso fare a meno di crede-
re ed investire su di loro che sono il
polmone e il cuore del mondo. A pat-
to che abbiano qualche cosa da dire.
What is your frm’s level of inno-
vation? our “mechanical and tech-
nological” levels of innovation are
very high, but always and only with
the aim of enabling the hands of the
artisans to undertake their work in
the best possible manner. Stephen
Venezia is innovative because it sta-
kes so much on the younger genera-
tion and I, being a part of the “second
generation” of entrepreneurs in the
Veneto, am obliged to believe and in-
vest in those who are the lungs and
heart of the world. Provided that they
have something to say.
Stefano Bertollo, Presidente/President
Spectacles
Qual’è il livello di innovazione
della tua azienda? Abbiamo deposi-
tato un brevetto di processo che per-
mette di legare innovativi accosta-
menti di colore nel mondo dell’oc-
chialeria, accostamenti mai realizza-
ti prima grazie ad una nuova tecnica
di incollaggio di materiali. Specta-
cles è anche l’azienda che nel 2007
ha reso possibile il sogno di Lapo El-
kann costruendo per lui il primo oc-
chiale in carbonio strutturale mai
prodotto prima al mondo.
What is your frm’s level of inno-
vation? We have deposited a patent
for a process that permits the crea-
tion of innovative colour combina-
tions in the sphere of eyewear: than-
ks to a new welding technique, pre-
viously unseen combinations of ma-
terials are now possible. Spectacles
is also the frm that, in 2007, made
Lapo Elkann’s dream come true by
creating for him the frst pair of glas-
ses in structured carbon ever to be
made in the world.
s· so
Directory/Directory — 83
Treviso Tecnologia è l’Azien-
da Speciale per l’innovazione
della CCIAA di Treviso crea-
ta per la promozione di una
cultura di impresa orientata
all’innovazione. Treviso Tec-
nologia agisce come facilita-
tore nell’informazione, forma-
zione e sviluppo di servizi per
lo sviluppo dell’innovazione
presso le imprese attraverso
il network tra il mondo
della ricerca, dell’università,
degli Enti Pubblici e delle As-
sociazioni.
Treviso Tecnologia is a spe-
cialized section of Treviso’s
Chamber of Commerce, In-
dustry, Crafts, and Agricultu-
re. It is an organization spe-
cially created for the promo-
tion of learning about how to
innovate. Treviso Tecnologia
makes available information,
training, and the development
of services for the growth
of innovation in businesses
through the network of rese-
arch, universities, public bo-
dies, and associations.
Ummagumma è una realtà
unica nel campo della moda
per la sua creatività e inno-
vazione: l’azienda ricrea, ri-
assembla e reinventa ogget-
ti nuovi, unici e contempora-
nei utilizzando come materia-
le base la camera d’aria dei
pneumatici.
— Ummagumma is unique
in the feld of fashion due to
its creativity and innovations.
The frm recreates, reas-
sembles, and reinvents new,
unique, and contemporary
objects using inner-tubes as
its basic material.
Treviso Tecnologia
Qual’è il livello di innovazione del-
la tua azienda? L’innovazione è un
processo continuo da far crescere
in un Ecosistema. La combinazione
di ICT, biotecnologia, nanotecnolo-
gia e neuroscienza crea le condizio-
ni per una riforma radicale dell’or-
ganizzazione della produzione, per
un ripensamento dei prodotti, per
un rinnovamento dei modelli di bu-
siness, ridisegnando il perimetro di
quasi ogni settore industriale. La no-
stra organizzazione cerca di attiva-
re meccanismi stabili di connessio-
ne con il mondo dell’education, della
produzione della ricerca e delle im-
prese.
What is your frm’s level of innova-
tion? Innovation is a continuous pro-
cess for growth within an ecosystem.
The combination of ICT, biotechnolo-
gy, nanotechnology, and neuroscien-
ce creates, in fact, the conditions for
a radical reform of production organi-
zation, for the rethinking of products,
and for the renewal of business mo-
dels by redesigning the outlines of al-
most every sector of industry. our or-
ganization aims at stimulating stable
interconnections with the world of
education, production, research, and
businesses.

Roberto Santolamazza, Direttore/Director
Ummagumma
Qual’è il livello di innovazione del-
la tua azienda? Facciamo innova-
zione dando una nuova funzione ad
un materiale normalmente presen-
te in altri settori, sviluppando nuovi
utilizzi per gli scarti di tutte le par-
ti delle camere d’aria degli pneuma-
tici – parti meccaniche comprese - e
riducendo i problemi di smaltimen-
to. Facciamo innovazione sviluppan-
do un know how fno ad ora assente,
trovando tecniche per cucire e rea-
lizzare artigianalmente o industrial-
mente i nostri prodotti di gomma.
Facciamo innovazione individuando
nuove pionieristiche frontiere di uti-
lizzo del materiale che fn dall’inizio
del secolo scorso è stato core busi-
ness dell’azienda di famiglia.

What is your frm’s level of innova-
tion? We innovate by giving a new
function to a material that is nor-
mally to be found in other sectors;
by developing new uses for the rejec-
ted parts of the inner-tube of tyres,
mechanical parts included; and by
reducing the problem of disposal. We
innovate by discovering new fron-
tiers to pioneer with the use of a ma-
terial that, since the beginning of
the last century, has been the core
business of our family frm.
:c
:s
84 — Directory/Directory
talizzatore e sostenitore dell’innovazione, di-
cevamo. A tale scopo abbiamo lanciato il pro-
gramma i2012. Il programma si articola in tre
assi: Pubblica Amministrazione, Imprese e Per-
sone. Il primo asse, già noto, è eGov2012, che
sviluppa il Piano nazionale di e-government già
approvato dal Governo. Il secondo asse, iEco-
nomy, si propone di favorire l’innovazione nella
Pubblica Amministrazione e nelle imprese eli-
minando gli ostacoli burocratici alla competiti-
vità, mentre il terzo, iSociety, punta a prevenire
il rischio di esclusione informatica. In pratica,
se eGov2012 è rivolto al miglioramento dell’ef-
fcienza della PA e alla realizzazione di servizi
per i cittadini, iEconomy e iSociety si propon-
gono di creare un contesto favorevole allo svi-
luppo dell’innovazione nel Paese. Il piano si pro-
pone, infatti, entro il 2012, un’azione profon-
da di razionalizzazione e recupero di coerenza
delle attuali attività svolte al sostegno dell’in-
novazione. Il programma si basa su tre conside-
razioni strategiche. La prima è che le risorse f-
nanziarie e gli asset che la pubblica ammini-
strazione già utilizza per il miglioramento della
sua effcienza e per l’erogazione dei suoi servi-
zi fondamentali possono e devono essere utiliz-
zate, senza costi aggiuntivi, per stimolare e so-
stenere l’innovazione tra le imprese italiane. La
seconda è che vi è un ampio insieme di azioni
di semplifcazione legislativa, normativa e am-
ministrativa che, senza costi aggiuntivi, posso-
no liberare un’enorme quantità di energia inno-
vativa nel Paese. La terza è che un’azione di co-
ordinamento centrale forte tra le politiche in
capo ai diversi Ministeri competenti può contri-
buire in modo rilevante a rendere più effcace
l’impatto delle politiche per l’innovazione che
già oggi costituiscono il portafoglio dell’azione
di Governo. L’idea è quella di fare fruttare tutto
quello che di buono già c’è nella pubblica am-
ministrazione, rendendolo disponibile e fruibi-
le per il sostegno dell’innovazione. C’è molto da
fare. L’Italia ha bisogno dell’innovazione. Il mio
obiettivo, con i2012, è fare si che l’innovazione
possa avere bisogno dell’Italia.
—————
Italy needs innovation, in fact and not in
words. My Ministry has two aspects: Public
Administration and Innovation, and an im-
provement of the former means supporting
the latter. As is well-known by now, after al-
most two years’ work, my aim is to reform
public administration before the end of the le-
gislature. We are dealing with a great com-
pany with over 3.5 million employees produ-
cing goods and services, just like any other
frm, but there is a wide margin of effciency
to be recuperated: some 40% of the resources
invested in it. Italian bureaucracy costs 4,500
Euros against an average of 3,300 Euros for
other European countries. It is necessary to
approach this standard because this will al-
low us to free the resources necessary for the
development of the country. Obviously this is
not an easy task: there are organizational ob-
stacles, a mentality that at times is not rea-
dy to accept organizational and technologi-
cal changes; to this can be added corporati-
ve resistance which considers my actions to
be a risk for certain of its privileges. Luckily
this is countered by the great encouragement
of citizens, and of those inside public admini-
stration, of whom there are many, who want
to build a state that is a friend of the public:
effcient in its organization and able to ex-
ploit the professionalism of those who work in
it. So, public administration, not as an ob-
stacle but, on the contrary, as the catalyser
and backer of innovation. How? There are th-
ree possible ways. the frst is a simplifcation
of regulations, necessary for eliminating tho-
se idiosyncrasies that so often make the de-
velopment of innovation impossible. The se-
cond is the coordination and development
the protagonists of innovation, such as uni-
versities, research centres, centres of experti-
se, and scientifc and technological workers
who often work “hidden away” and in com-
petition with each other. The third is a new
role for the public administration: that of ac-
quiring the latest products and services. The-
re are certain technologies that, before beco-
ming a commercial success, can be greatly
helped in their diffusion by the public admini-
stration. Just think of the technologies for re-
newable energy. If the public administration
were to be the frst to adopt them it would,
apart from the benefts for the environment,
contribute to the creation of the professionali-
sm necessary for making their diffusion eco-
nomical and convenient, at a private level
too. The public administration should not be
an obstacle but, rather, the catalyser and ba-
cker for innovation, I said earlier. With this
aim in mind we have launched the i2012 pro-
gramme. This project is subdivided into three
parts: public administration; businesses; and
people. The frst subdivision, which is alrea-
dy well-known, is eGov2012, which develops
the national e-government plan; this has al-
ready been approved by the government. The
second, iEconomy, is aimed at favouring in-
novation in public administration and busi-
nesses by eliminating bureaucratic obstacles
to competition. The third, iSociety, is aimed
at preventing the risk of exclusion from infor-
mation technology. In practise, if eGov2012 is
aimed at improving the effciency of the pu-
blic administration and the creation of servi-
ces for citizens, iEconomy and iSociety pro-
pose the creation of a context favourable to
the development of innovation in our count-
ry. In fact, before 2012 there will be incisive
action to rationalize and make coherent tho-
se current activities aimed at supporting in-
novation. The programme is based on three
strategic considerations. The frst is that the
fnancial resources and assets that the pu-
blic administration is already making use of
for improving its effciency and for the allo-
cation of its basic services, can and must be
used, without extra cost, for stimulating and
backing innovation in Italian businesses. The
second is a wide range of actions for the sim-
plifcation of administrative and regulato-
ry laws which, without extra cost, might in-
ject a great deal of innovative energy into the
nation. The third is that an action for strong
central coordination of the policies of the va-
rious competent Ministries can contribute
greatly to making more effcient the impact
of those policies for innovation which are al-
ready part of the government’s activities.
The idea is to make the most of what is alre-
ady good in public administration and make
it available and utilizable for supporting in-
novation. There is much to do. Italy needs in-
novation. My objective with i2012 is to make
sure that innovation needs Italy.
L’InnoVAzIonE
SUBITo. non
LE PAroLE
— InnoVATIon
noW: FACTS,
noT WorDS
Testo/Text
Renato Brunetta
Ministro per la Pubblica
Amministrazione e l’Innovazione
Minister for Public Administra-
tion and Innovation
L’Italia ha bisogno di innovazione, e non a
parole. Il mio ministero ha due declinazio-
ni: Pubblica Amministrazione e Innovazione.
Declinazioni che sono strettamente collega-
te. Dal miglioramento dell’una, deriva il soste-
gno all’altra. Come è ormai noto, dopo quasi
due anni di lavoro, il mio obiettivo è riforma-
re la pubblica amministrazione entro la fne
della legislatura. Si tratta di una grande azien-
da con oltre 3,5 milioni di dipendenti che pro-
duce beni e servizi, proprio come qualsiasi al-
tra azienda, ma con un ampio margine di re-
cupero di effcienza, quantifcabile nel 40% a
parità di risorse investite. La burocrazia italia-
na costa 4.500 euro a cittadino contro i 3.300
euro della media degli altri paesi europei. oc-
corre avvicinarsi a questi standard perché ci
permetteranno di liberare quelle risorse ne-
cessarie allo sviluppo del Paese. Certo, non è
una attività facile: ci sono ostacoli organizza-
tivi, una mentalità a volte non pronta a recepi-
re il cambiamento organizzativo e tecnologico,
cui si aggiungono spesso resistenze corporati-
ve che vedono, con la mia azione, il rischio di
perdere alcuni privilegi. A questo per fortuna
si contrappone il grande incoraggiamento dei
cittadini e di coloro, e sono molti, che dall’in-
terno della pubblica amministrazione voglio-
no costruire uno Stato amico del cittadino, ef-
fciente nella sua organizzazione e in grado di
valorizzare la professionalità di chi ci lavora.
La Pubblica Amministrazione non come osta-
colo ma, al contrario, come catalizzatore e so-
stenitore dell’innovazione. Come? Sono tre i
modi con cui è possibile. Il primo è la sempli-
fcazione normativa, necessaria per elimina-
re quelle idiosincrasie che spesso rendono im-
possibile lo sviluppo dell’innovazione. Il secon-
do è il coordinamento e la valorizzazione de-
gli attori territoriali dell’innovazione, quali le
università, i centri di ricerca, i centri di com-
petenza, i parchi scientifci e tecnologici, che
spesso lavorano “di nascosto” e in competi-
zione tra loro. Il terzo, è un ruolo nuovo per la
Pa: quello di acquirente di prodotti e servizi di
nuova generazione. Ci sono alcune tecnologie
che, prima di diventare un successo commer-
ciale, possono trarre grande benefcio, per la
loro prima diffusione, dalla Pubblica Ammini-
strazione. Basti pensare alle tecnologie per la
produzione di energie rinnovabili. Se la Pa le
adottasse per prima, oltre ai benefci per l’am-
biente, contribuirebbe a creare le professio-
nalità necessarie per poi rendere economica
e conveniente la loro diffusione anche in am-
biente privato. La pubblica amministrazione
non come ostacolo ma, al contrario, come ca-
Directory/Directory — 85
Venini è la più grande forna-
ce artigianale di Murano e il
nome di riferimento nel mon-
do del vetro artistico.
L’azienda oggi esporta le
proprie opere in tutto il mon-
do, nelle 3 boutique mono-
marca (Murano, Venezia e
Milano), nei più importan-
ti department store e in rino-
mate gallerie d’arte.
— Venini is the most impor-
tant artisan glass workshop
in Murano, as well as being
a worldwide reference point
for the art of glass. Today
the frm distributes its works
throughout the world through
its three brand-named bouti-
ques (in Murano, Venice, and
Milan) as well as in the most
important department stores
and famous art galleries.
Venini
Qual’è il livello di innovazione del-
la tua azienda? La nostra innovazio-
ne coincide con la continua ricerca
ed affnamento dei processi produtti-
vi. La collaborazione con maestran-
ze altamente specializzate o con de-
signer internazionali danno molto
spesso un decisivo impulso all’inno-
vazione.
What is your frm’s level of innova-
tion? For us innovation mean con-
tinual research and the refnement
of productive processes. Collabora-
tion with highly specialized skilled
workers and with international desi-
gners often gives a decisive impulse
to innovate.
Roberto Gasparotto,
Direttore artistico/Artistic director
::
Il ragazzo è seduto al pianoforte. Ha scelto un
pezzo di Schubert, un Improvviso – più pre-
cisamente l’Improvviso in mi bemolle mag-
giore, op 90 n.1 - per cominciare. Davanti a
lui 88 tasti: 52 bianchi e 36 neri. non sa qua-
le deve premere. non si è nemmeno portato
lo spartito perché il pezzo lo conosce bene:
lo ha scelto apposta per impressionare subito
la commissione. 88 tasti: vale a dire 1 possi-
bilità su 88 di toccare il tasto giusto. Chiude
gli occhi. respira. Le mani sopra la tastiera:
ha deciso di lasciar fare a loro. Contempora-
neamente la destra e la sinistra calano aperte
in ottava su un sol fortissimo. Poi tutto viene
da sé. Sarà capitato anche a voi. Di fronte alla
tastiera di un pianoforte o più semplicemente
a quella di un bancomat, di un computer o di
un telefonino che ci richiedono una delle mil-
le password, pin, puk, user name da cui sia-
mo assediati. La mano resta sollevata, ha un
attimo di esitazione, incerta sul da fare. La
mente prova a riprodurre la sequenza, ma in-
vano. Infne ci si abbandona alla memoria dei
gesti. Ecco infne il passaggio di note che non
ricordavamo, ecco il codice d’accesso alla fe-
licità. “Ci sono opere, per fortuna nostra, che
richiedono all’esecutore grandi doti di pene-
trazione, di versatilità e di riprogrammazione
tecnica, opere che obbligano a suonare con
la mente e a pensare con le mani…” Così Lu-
ciano Berio scriveva a proposito del “virtuosi-
smo” in musica.
Virtuoso è un termine antico, con il qua-
le si defnisce un interprete che ha raggiun-
to una grande perfezione tecnica, che a vol-
te può assumere però anche una connotazio-
ne negativa. In realtà la personalità del vir-
tuoso è caratterizzata oltre che da un’estrema
e non comune facilità all’atto esecutivo, an-
che da una altrettanto spontanea vena creati-
va. non a caso si parla spesso di virtuosismo
in contesti nei quali la componente improv-
visativa ha un ruolo dominante, come il jazz.
Ecco: questa componente creativa, improvvi-
sativa, è ciò che contraddistingue il virtuosi-
smo dell’artigiano dal virtuosismo della tec-
nologia. Inutile nemmeno dirlo: il rendering
di un oggetto è molto diverso dal prototipo
dello stesso oggetto realizzato dalle mani di
un artigiano. Le mani sono molto più che del-
le semplici mani. Sanno adattarsi alla situa-
zione. Sanno essere occhi, quando ci si muo-
ve in una stanza buia. Le mani sono termi-
nali avanzati del nostro pensiero. Sono stru-
menti che ci permettono di realizzare quello
che immaginiamo, ma appunto con uno scar-
to creativo, la possibilità di un “errore” giu-
sto, come lo defniva, per restare in ambito
musicale, Thelonious Monk. Così come uno
scrittore che raramente si limita a trascrivere
la storia che ha immaginato: nell’atto di scri-
vere il racconto trova nuove soluzioni, i per-
sonaggi si rendono autonomi, la storia diven-
ta un’altra storia. Pensare con le mani signi-
fca pensare nell’atto di fare. È molto diverso
da “pensare con i piedi”. A meno che non si
stia parlando di zico, Maradona o ronaldin-
ho. Virtuosi anche loro, in fondo. Artigiani.
—————
The boy is sitting at the piano. He has
chosen a piece by Schubert, an impromptu
to start with – to be exact, the impromptu
in E-fat major, op. 90, n.1. In front of him
are 88 keys: 52 white and 36 black. He do-
esn’t know which one to hit. He hasn’t even
brought along the score because he knows
the work by heart: he specifcally chose it for
making a good impression on the jury. 88
keys: that means 1 possibility out of 88 to hit
the right note. He closes his eyes. Breaths.
His hands are over the keyboard: he has de-
cided to leave it up to them. In the same mo-
ment his hands open and his right hand fal-
ls on a fortissimo G. Then everything fol-
lows by itself. This must have happened to
you. In front of a piano keyboard or, more
simply, that of a cashpoint, a computer, or of
a cell phone which need one of the thousan-
ds of passwords, PIN or PUK codes, or the
user names we are fooded with. Your han-
ds remain raised, there is a moment’s he-
sitation, you are uncertain what to do. The
mind tries to reproduce the sequence, but
in vain. Finally you give in to the memo-
ry of gestures. And here at last is the seri-
es of notes that could not be remembered,
here is the access code to happiness. “The-
re are works, ours luckily, they require from
the performer great gifts of penetration, ver-
satility, and technical reprogramming, wor-
ks that need to be played with the mind and
PEnSArE
Con LE MAnI
— THInkInG
WITH yoUr
HAnDS
Testo/Text
Renzo di Renzo
Direttore artistico/ Art Director
Fondazione Claudio Buziol
86 — Directory/Directory
ViArt è il centro espositivo
dell’artigianato artistico vi-
centino: un luogo che acco-
glie e mette in mostra le ope-
re più rappresentative delle
migliori imprese artigiane del
territorio.
— ViArt is the exhibition cen-
tre for the crafts of Vicenza:
a venue that gathers together
and shows to the public the
most representative works
of the territory’s best crafts’
workshops.
ViArt
Qual’è il livello di innovazione del-
la tua azienda? ViArt è un esperi-
mento unico in Veneto e, proprio per
le sue caratteristiche di innovazio-
ne, anche in Italia. Un elemento di-
stintivo è quello della rotazione: in
meno di due anni, si sono alterna-
te circa 80 aziende. riusciamo ad of-
frire sempre il nuovo e le interazioni
tra le aziende producono idee, che in
alcuni casi danno vita a progetti co-
muni.
What is your frm’s level of inno-
vation? ViArt is the frst centre for
exhibitions concentrating on con-
temporary artistic craftsmanship,
with a strong inclination towards de-
sign and innovation. The aim is to
convey a new and different image of
artistic craftsmanship to the public:
for the collective imagination it still
means something folkloric.
Marzio Bodria, Direttore/Director
:.

thought of with the hands…”. This was what
Luciano Berio wrote about “virtuosity” in
music.“Virtuoso” is an ancient term used
for defning an interpreter who has reached
great technical perfection; however, at times
it also has a negative connotation. But, in
fact, the personality of the virtuoso is cha-
racterized, not just by an extreme and un-
common executive facility, but also by an
equally spontaneous creative vein. It is not
by chance that we often speak of virtuosi-
ty in contexts in which improvisation has a
dominating role, such as jazz. So then, this
improvised creative component is what di-
stinguishes the craftsman’s virtuosity from
the virtuosity of technology. There is really
no point even in saying it: the rendering of
an object is far different from the prototype
of the same object realized by the hands of
a craftsman. Hands are far more than just
hands. They know how to adapt themselves
to various situations. They know how to be
our eyes when we walk through a darkened
room.Hands are the advanced terminals of
our thoughts. They are the tools that allow us
to make what we have imagined, but with a
creative possibility: that of making the right
“error” as, to remain in the sphere of mu-
sic, Thelonius Monk said. This is just like a
writer who rarely limits himself to transcri-
bing the tales he has imagined: during the
act of writing the story discovers new solu-
tions, the characters become autonomous,
the story becomes another story. Thinking
with your hands means thinking in the act
of doing. It is quite different from “thinking
with your feet”. Unless, of course, we are tal-
king about Zico, Maradona, or Ronaldinho.
They are also virtuosos after all. Craftsmen.
Italcurvi da quasi 40 anni
produce elementi curvati in
legno stratifcato per il set-
tore arredo. Collabora con le
più rinomate aziende del mo-
bile di design per cui ven-
gono prodotti oggetti idea-
ti da designer di fama mon-
diale: Charles Eames, Carlo
Scarpa, Philippe Starck, Ron
Arad, Patricia Urquiola.
— For almost 40 years Ital-
curvi has produced curved
elements in multi-ply wood
for interior decorating. It wor-
ks together with the best-
known furniture design frms
and produces for them the
ideal objects for such world-
famous designers: Charles
Eames, Carlo Scarpa, Philip-
pe Starck, Ron Arad, and Pa-
tricia Urquiola.
Italcurvi
Ti senti più artigiano o sei più in-
dustriale? O entrambi? Ci sentia-
mo una via di mezzo. ogni prodotto
creato in Italcurvi è frutto di una re-
altà artigianale e viene realizzato at-
traverso un processo industriale. In
ogni singola fase della produzione la
componente umana è fondamenta-
le, rendendoci un mix tra industria e
tradizione artigianale. Tecnologia e
tradizione sono una costante, pres-
se e pantograf a controllo numerico
si uniscono ai numerosi controlli ef-
fettuati manualmente e con occhio
esperto.
Are you more of a crafts wor-
kshop or an industry? Or both?
We feel we are steering a middle
course. Each item made by Italcurvi
is a crafted product made with an in-
dustrial process. In each individual
phase of production the human fac-
tor is fundamental and thus we have
a mixture of industrial and craft tra-
ditions. Technology and tradition are
a constant: presses and numerically
controlled pantographs are employed
together with other numerous checks
undertaken by hand or with an ex-
pert eye.
Directory/Directory — 87
Zamperla azienda leader nel-
la progettazione e produ-
zione di attrazioni per par-
chi divertimento, ha installa-
to le sue attrazioni nei parchi
più importanti al mondo, per
clienti quali Disney, MCA Uni-
versal Studios, Warner Bros.,
Six Flags, Paramount.
— Zamperla, the leading frm
for the design and produc-
tion of attractions for amu-
sement parks, has installed
its products in the most im-
portant parks in the world
for such clients as Disney,
MCA Universal Studios, War-
ner Bros., Six Flags, and Pa-
ramount.
Zamperla
Ti senti più artigiano o sei più
industriale? O entrambi? Entram-
bi. Il valore aggiunto dell’azienda
sta nel garantire il giusto equilibrio
tra un’impostazione industriale, per
quanto riguarda la progettazione e la
gestione, e una mentalità artigiana-
le per quanto riguarda la fnitura del
prodotto e la fessibilità di risposta
al mercato. Alla zamperla lavorano
fanco a fanco i migliori ingegneri,
con i loro software all’avanguardia,
e gli artigiani in grado di modella-
re manualmente soggetti di altissimo
design. Solo così possiamo garantire
prodotti belli, sicuri e durevoli.
Are you more of a crafts workshop
or an industry? Or both? Both. The
extra input for the frm results from
ensuring the correct balance betwe-
en an industrial setup, for planning
and management, and a crafts men-
tality for the fnishing of the pro-
duct and for giving a fexible respon-
se to the market. At zamperla the
best engineers, with their avant-gar-
de software, work side by side with
craftsmen who can model by hand
high-class design objects. only in
this way can we guarantee beautiful,
safe, and long-lasting products.
Foscarini, leader nella scena
del design della luce, si con-
traddistingue per la vocazio-
ne all’innovazione, persegui-
ta attraverso la continua ri-
cerca e sperimentazione di
nuove soluzioni nelle forme e
nei materiali, e per le collabo-
razioni con i più noti designer
mondiali.
— Foscarini, leader in the
feld of lighting design, is di-
stinguished by its gift for in-
novation: this it pursues
through continual research,
by experimenting with new
forms and materials, and
by collaborating with the
best-known designers in the
world.
Foscarini
Cosa signifca innovazione oggi?
Fare innovazione signifca cercare
- talvolta inventare - una soluzione
originale per un problema comples-
so. oggi le soluzioni si sono molti-
plicate ma non sono mai a porta-
ta di mano, e quindi innovare signi-
fca ricercare, non stancarsi mai di
tentare nuove strade, andare oltre
ai luoghi comuni e alle apparenze…
in una parola sperimentare. Que-
sto – ad esempio - è accaduto quan-
do abbiamo utilizzato per la prima
volta un mix di fbra di vetro e flo
di carbonio o kevlar
®
. Un materiale
composito più forte dell’acciaio, ma
molto più leggero, utilizzato per so-
stituire il metallo negli space shut-
tle, nelle racchette da tennis, nel-
le mazze da golf... noi siamo sta-
ti i primi ad utilizzarlo per fare una
lampada: Mite, che vinse il Com-
passo d’oro nel 2001.
What is the meaning of innova-
tion today?Innovating means to se-
arch for, and at times invent, an
original solution to a complex pro-
blem. Today the solutions have
multiplied but they are never ready
to hand. So innovating means re-
searching, never tiring of following
new paths, going beyond clichés
and appearances… in a word: expe-
rimenting. This, for example, hap-
pened when we used for the frst
time a mixture of fbreglass and
carbon fbre or kevlar
®
, a composi-
te material, stronger than steel but
far lighter; used in the place of me-
tal in space shuttles, tennis rackets,
golf clubs… we were the frst to use
it to make a lamp: Mite, which was
awarded the Compasso d’oro in
2001.
Carlo Urbinati, Presidente/President
Alessandro Vecchiato, Amministratore
delegato/CEO
Kevlar® è un marchio commerciale
registrato di DuPont/ Kevlar© is
a commercial trademark registered
by DuPont

:6
88 — Directory/Directory
le sue idee contemporanee. Credo che il vero
progetto trovi sempre il suo tempo là dove
questo si è fermato per un attimo. nelle pie-
ghe di un pensiero contemporaneo nato su
internet, di una bottega artigiana che evita
di ripetersi o anche in una catena industria-
le messa a punto da chi pensa a domani.
—————
Time is needed for thinking (and rethin-
king) things out. Time has left its mark on
the history of planning: of architecture, de-
sign, and all the other applied arts. For
example, it is well known that Carlo Scar-
pa drove clients and industrialists mad be-
cause he took his own good time over his
projects. And still today this happens with
creators (for instance Michele De Lucchi)
for whom thinking and planning must, frst
of all, be given time to emerge: only in this
way can they avoid their personal time,
their fast and transitory thoughts, and
make a difference – one of many – in the
following years.
The ticking that, in the past, punctua-
ted in an orderly manner the time spent in
front of a white sheet of paper, has today
been replaced by a nervous click that is re-
ady to supply immediate solutions, at the
speed of a byte, on a high defnition scre-
en: infnite online studies and cases, phra-
ses and images ready for use, composed
and recomposed in an act of cutting and
pasting which doesn’t even dirty your han-
ds. This is a genuine Big Bang, a necessary
chaos thanks to which the studio can skip
swiftly from a craft project to industrial
work by dipping into the web, the greatest
storehouse of materials that has ever exi-
sted. I remember the words that Livio Vac-
chini said to me just a few years ago, in
April 2002. He looked me straight in the eye
and exclaimed: “Claudio! Think of Ledoux!
Are we still free to think?”. He said this be-
cause his was an openly declared fght
against Trilite, and his was a craftsmen’s
architectural workshop whose time was
still scanned by the ticking of the clock and
where there was no sense of the impending
end of the world. I could not know – after
having squeezed eight years of work into
just two days and three terabytes of plans
in a small box – that I would have found
myself once again in front of the image of
Ledoux imprisoned because of his contem-
porary ideas.
I believe that a genuine project always
fnds its own time in a place where time
has stopped for a moment: in the reces-
ses of that contemporary thought brought
about by the Internet, by an artisan wor-
kshop which avoids repeating itself, or by
an industrial chain fnalized by those who
think about tomorrow.
IL ProGET-
To non PUò
DUrArE IL
TEMPo DI Un
CLICk
— ProJECTS
CAnnoT LAST
JUST For A
MoMEnT
Testo/Text
Claudio Bertorelli
Architetto e direttore
artistico di Comodamente/
Architect and artistic director
of the Comodamente festival.
Ci vuole tempo per pensare (e ripensare) le
cose. Il tempo ha segnato tutta la storia della
progettazione, in architettura, nel design ed
in tutte le altre arti applicate. È noto come
ad esempio Carlo Scarpa facesse impazzire
committenti ed industriali perché si prende-
va tutto il tempo necessario per un proget-
to. Ed ancora oggi questo capita con autori
(si pensi al lavoro di Michele De Lucchi) per
i quali pensare ad un progetto signifca pri-
ma di tutto dargli il tempo di emergere: solo
così potrà sottrarsi al suo tempo, al pensiero
veloce e transitorio, a fare la differenza – tra
i tanti – negli anni che seguiranno.
All’antico suono del tic-tac, che scandiva
ordinatamente il tempo davanti a un foglio
bianco, si è oggi sostituito il nervoso click
pronto a servire in un colpo di byte soluzio-
ni immediate su schermi ad alta defnizione:
infniti casi-studio on line, frasi e immagini
pronte all’uso da scomporre e ricomporre in
un taglia/incolla in cui nemmeno ci si spor-
ca le mani. È un vero big bang, un disordine
necessario grazie a cui l’atelier può passare
istantaneamente dal progetto artigianale al
lavoro industriale attingendo dal web, il ma-
gazzino di materiali più grande che mai sia
esistito. ricordo le parole che solo qualche
anno fa (era l’aprile del 2002), Livio Vacchi-
ni mi disse, guardandomi dritto negli occhi:
“Claudio! Pensa a Ledoux! Siamo ancora li-
beri di pensare?”. Lo diceva perché la sua
era una lotta dichiarata contro il trilite ed il
suo uno studio da artigiano dell’architettu-
ra, con il tempo scandito ancora dal tic tac
e in cui non si sentiva tirare aria da fne del
mondo. Io non potevo sapere che – dopo aver
compresso otto anni di lavoro in due giorni
e tre terabyte di progetti in una scatoletta –
mi sarei ritrovato nuovamente di fronte l’im-
magine di Ledoux imprigionato a causa del-
//
È un vero big bang,
un disordine neces-
sario grazie a cui
l’atelier può passa-
re istantaneamente
dal progetto artigia-
nale al lavoro
industriale attingen-
do dal web, il ma-
gazzino di materiali
più grande che mai
sia esistito.
— This is a genuine
Big Bang, a
necessary chaos
thanks to which
the studio can skip
swiftly from a craft
project to industrial
work by dipping
into the web, the
greatest storehou-
se of materials that
has ever existed.
//
Directory/Directory — 89
VirusLab è un “laboratorio
italiano” che crea Techno-
Tailormade (TTM™), design
+ oggetti moda.
— VirusLab is the “Italian
workshop” that is the cre-
ator of Techno-Tailormade
(TTM™): fashion design and
objects.
Cielo Venezia 1270 è uno dei
più importanti gruppi di gio-
ielleria italiana. Il gruppo pro-
duce e distribuisce a livello
mondiale marchi di gioielle-
ria e orologeria come Mattia
Cielo, Miluna, Nimei, Yukiko,
Kiara, Yukei, Arkano, Nuo-
ve Gioie, Miss Fashion And
Meccaniche Veloci.
— Cielo Venezia 1270 is one
of the most important Italian
jewellery groups. The group
produces and distributes
world wide important watch
and jewellery brands such as
Mattia Cielo, Miluna, Nimei,
Yukiko, Kiara, Yukei, Arkano,
Nuove Gioie, Miss Fashion
And Meccaniche Veloci.
VirusLab
Qual’è il livello di innovazione del-
la tua azienda? Il progetto Viruslab
è innovazione allo stato puro. È un
progetto che si propone di mantene-
re la tradizione sartoriale (italiana)
affdandosi alle mani e alla creatività
di giovani fashion designers di ado-
zione milanese. Tradizione sartoria-
le che è ’classicà nelle modalità ope-
rative e diventa evoluzione nella scel-
ta dei materiali tecnici e delle fnitu-
re all’avanguardia.
What is your frm’s level of innova-
tion? The Viruslab project is innova-
tion at its very purest. It is a project
that aims at maintaining the (Ita-
lian) tailoring tradition by entrusting
it to young fashion designers who
have chosen to work in Milan: a tai-
loring tradition that is “classical” in
its productive modes but revolutio-
nary in its choice of technical mate-
rials and avant-garde fnishing.

Renato Montagner, Direttore creativo/
Creative director
Cielo Venezia
Cosa ti differenzia sul mercato?
Un gioiello contemporaneo al pas-
so con i cambiamenti e con un mon-
do più complesso, internazionale, co-
smopolita, dove il lusso non è più si-
nonimo di ostentazione e puro nar-
cisismo, ma un’esperienza unica
basata su valori condivisi. Un gioiello
legato al suo unico valore simbolico
e sociale, le materie preziose ne va-
lorizzano la forza, non ne condizio-
nano il valore. Cibernetica, la mec-
canica e l’architettura post moderna
sono l’ispirazione. Movimento e fu-
sione di tecnologie il metodo.
What differentiates you from the
rest of the market? Contemporary je-
wellery in step with changing tren-
ds, and a more complex, internatio-
nal, and cosmopolitan world where
luxury is no longer synonymous with
ostentation and sheer narcissism,
but is a unique experience founded
on shared values. Jewellery at one
with its unique symbolic and social
value: precious materials highlight
its strength but without undermining
its value. Cybernetics, mechanics,
and post-modern architecture are its
inspiration. Movement and the mar-
riage of technologies are its method.
Mattia Cielo, Amministratore delegato/CEO


90 — Directory/Directory
Prospettive economiche per il patrimonio
culturale e paesaggistico italiano.
Sono molteplici le problematiche da affron-
tare in tempo di crisi e il patrimonio cultu-
rale e paesaggistico della nostra regione e
del nostro Paese, può rappresentare non un
problema aggiuntivo, ma una fondamentale
risorsa identitaria, culturale ed economica.
Possiamo infatti individuare, in una dina-
mica di coordinamento pubblico – privato,
i possibili stimoli e soluzioni tecnico – pra-
tiche per attuare, in questa critica contin-
genza, un nuovo modello di sviluppo iden-
tifcando come risorsa fondamentale e non
delocalizzabile il nostro Patrimonio. L’in-
tento è di innescare un volano economico
legato non solo alla salvaguardia e alla con-
servazione ma cambiare la visione e quin-
di l’approccio metodologico sul patrimonio
stesso. naturalmente, le ripercussioni sul
patrimonio culturale si rifettono sul siste-
ma economico generale in modo profondo e
trasversale toccando ambiti che solo appa-
rentemente non sono vi sono riconducibili.
La diminuzione di fondi per i restauri,
la salvaguardia e la promozione intaccano,
solo per fare alcuni esempi, la conservazio-
ne materica degli edifci e delle opere, in-
deboliscono il sistema produttivo correlato
(aziende di restauro, ristrutturazione, pro-
duttori di materiali, etc.) riducono la ca-
pacità di ricerca e innovazione, tagliano la
possibilità promozionale dei nostri musei,
incidono sulla possibilità di avviare nuo-
ve iniziative ed eventi arrivando a ridur-
re la capacità attrattiva complessiva turisti-
co culturale del nostro paese, sia in ambi-
to dei grandi centri urbani, ma soprattutto
sulla rete territoriale provinciale e comuna-
le, che non hanno grandi brand internazio-
nali come roma, Firenze o Venezia.
All’interno di questo quadro comples-
so, dobbiamo quindi cercare una prospet-
tiva che porti a dare nuova linfa al settore,
agendo coerentemente con quanto imposta-
to dal Ministero, con capacità attuative che
possano implementare la concretizzazio-
ne di progetti per e sul bene culturale e pa-
esaggistico. La nuova frontiera è potenziare
gli strumenti fnanziari a disposizione, par-
tendo dal project fnancing, dal “made in
Italy” e da valide esperienze uniche in Ita-
lia come il Metadistretto Veneto dei Beni
Culturali, coordinando azioni sul territorio
fra imprenditori anche piccoli e medi, con
le pubbliche amministrazioni.
Dare alle aziende la consapevolezza che
quando investono sul patrimonio culturale
investono sul loro futuro, potenziano il loro
territorio, puntano sul fattore fondamentale
della riconoscibilità italiana nel mondo, in-
somma attuano una politica per loro e per il
paese ad ampio respiro. Investire sul patri-
monio è un potenziale che non si conclude
a breve termine, con un atto stagionale, ma
una lungimirante e conveniente operazio-
ne economica fnanziaria per la propria im-
presa, per i propri fgli e per il paese intero.
Cogliendo questi differenti aspetti e que-
sti fermenti territoriali, si può sviluppare
un percorso nazionale che muove le energie
sul patrimonio culturale per programmare
e sollecitare il nuovo rinascimento.
The Economic Outlook for the Italian
Cultural and Landscape Heritage.
In times of crisis there are many problems
to be faced, yet the cultural and landscape
heritage of both our region and our count-
ry might come to represent, not an extra
problem, but a basic resource for identi-
ty, culture, and the economy. In public-
private coordinative trends, and in pos-
sible stimuli and technical solutions, we
can, in fact, pinpoint activities that we
might undertake in this critical moment:
a new model for development that con-
siders our heritage as a fundamental re-
source that cannot be rooted elsewhere. Of
course, repercussions on the cultural he-
ritage refect on the general economic sy-
stem in a profound and transversal way,
touching on areas that are only apparen-
tly unrelated.
The cutting of funds for restoration
work, protection and promotion, undermi-
nes, for instance, the material conserva-
tion of buildings and works, weakens the
correlated productive systems (busines-
ses for restoration and restructuring, pro-
ducers of materials etc.), reduces research
and innovation capacities, lessens the
promotional possibilities of our museums,
and infuences the possibilities for star-
ting up new initiatives and events. The re-
sult is a reduction of the overall cultural
attractiveness for tourists of our country’s
large cities and, above all, of our network
of those provinces and towns which do not
have the same international “standing” as
Rome, Florence or Venice.
So within this complex overall situa-
tion we must search for a perspective offe-
ring new lymph to the sector; we must also
act coherently with what the Ministry has
imposed on us by employing constructi-
ve abilities that can concretely implement
projects for our cultural and landscape
heritage.
The new aim is to increase the fnances
we have available - starting from a fnan-
cing project “made in Italy” and from such
unique valid experiences as the cultural
heritage department for the Veneto indu-
strial area - and to coordinate actions at a
local level between small and medium in-
dustries and the public administration.
We must make businesses aware that,
when they invest in our cultural heri-
tage, they also invest in their own futu-
re, strengthen their territory, and have a
stake in the fundamental factor of Italy’s
identity in the world: they are, in fact,
implementing a wide-ranging policy for
themselves and their country. Investing
in our heritage is a potential that is not
short-term, is not something seasonal, but
a far-sighted and extremely valuable econo-
mic and fnancial operation for onès own
frm, onès own children, and for the who-
le country. By grasping these exciting terri-
torial aspects we can develop a national ap-
proach that injects energy into our cultural
heritage and stimulates a new rebirth.
“EPPUr SI
MUoVE”
— “AnD yET
IT MoVES”
Testo/Text
Sergio Calò
Responsabile Tecnico Meta-
distretto Veneto dei Beni Cul-
turali - Vega Park
Technical head of the cultu-
ral heritage department for
the Veneto industrial area –
Vega Park
//
Dare alle aziende
la consapevolez-
za che quando in-
vestono sul patri-
monio culturale in-
vestono sul loro fu-
turo, potenziano il
loro territorio, pun-
tano sul fattore fon-
damentale della ri-
conoscibilità italiana
nel mondo
— We must make
businesses aware
that, when they in-
vest in our cultural
heritage, they also
invest in their own
future, strengthen
their territory, and
have a stake in the
fundamental factor
of Italy’s identity in
the world
//
Directory/Directory — 91
una progressiva contaminazione degli am-
bienti domestici con quelli professionali: il
luogo si fa mestiere e il mestiere diventa luo-
go, defnendo un paesaggio di architetture
ibride, di crasi tra spazi fuidi, laddove il mo-
dello fordista esibiva prevalentemente conte-
sti monadici, separati e impermeabili.
In questo senso si può parlare della rivin-
cita della cultura artigianale, sopravvissuta
da semi-clandestina allo tsunami del capita-
lismo industriale: un modello etico ed eco-
nomico (nel senso di oikos-casa, ambiente
familiare) in cui sopravvive ancora la com-
plicità originaria che lega il mondo della vita
allo spazio del lavoro. Se il mio lavoro tor-
na ad essere riconosciuto come un valore so-
ciale che mi contraddistingue dagli altri, e
che restituisce unicità alla mia persona, al-
lora questa unicità si trasferisce nello spa-
zio, in un laboratorio domestico che assume
i contorni del mio mondo personale, di un
luogo che racconta qualcosa di me. L’A.I. del
futuro, l’Artigianato Industriale, oggi pas-
sa proprio da qui: dalla casa-laboratorio del
Craftsman.
—————
In ancient Greece “making” was divi-
ded into two aspects: the work of peasants
(prattein, praxis), and that of craftsmen
(poiein, poiesis). In both cases there was
a direct relationship between the sphere of
work and that of life, a connivance so clo-
se that for someone of the times it would
have been incomprehensible to separate a
person from his work, the realization of the
self from good poiesis (o praxis), knowled-
ge from know-how. In such a situation it
was not yet possible to conceive of two se-
parate spheres and spaces: the workplace
coincided, physically and psychologically,
with the place of existence. And this con-
dition held sway until the beginning of the
industrial age. In fact, in his fundamental
book The Craftsman (Yale University Press,
2008), Richard Sennet says that for the
craftsman his workshop is his home, and
that in the past this was literally true. This
reciprocal relationship between domestic
life and craft was decidedly interrupted by
the paradigms of industrial economy. To-
day, however, some post-materialist econo-
mies have begun to recuperate it and, to-
gether with the ethic of work, to rehabili-
tate the idea of craft workshops as a space
for living. This new co-involvement of pri-
vate and professional spaces is one of the
most notable consequences of the “imma-
terial” revolution which most of us are ex-
periencing in this part of the millennium.
As happened with the artisans, artists, and
scientist-philosophers whom Sennet spoke
of, today it is not unusual to fnd examples
of this reconciliation of the working place
and that of feelings. This, self evidently, did
not come about by chance.
Thanks to the new contribution of in-
creasingly cheap and effcient technolo-
gies, the new creative professions have fre-
ed themselves from the need to root them-
selves in places distant from their activi-
ties when they are not working. And so the
idea of an offce in an anonymous factory
on the outskirts of town loses its sense, and
this is so basically for two reasons: becau-
se what is asked of professionals is a work
culture expressed through creative mo-
dels of knowledge and know-how; and be-
cause knowledge and know-how need sti-
muli that the anonymous and endless spa-
ces of factories cannot offer. This leads to
a progressive contamination between do-
mestic and professional environments: the
place becomes a profession and the profes-
sion becomes a place, thus creating a lan-
dscape of hybrid architectures, a blend of
fuid spaces, in place of the Fordian model
of single, separate, and impermeable con-
texts. In this sense we can talk of the reven-
ge of craft culture which, by being half-hid-
den, has survived the tsunami of industrial
capitalism: an ethical and economical mo-
del (in the sense of oikos: home or family
environment) in which there still conti-
nues to live the original complicity between
the sphere of life and that of the workspa-
ce. If my work is recognized as a social va-
lue distinguishing me from others and re-
storing uniqueness to my person, then this
uniqueness is transferred into a space, into
a domestic workshop that has the contours
of my own personal world, into somewhe-
re that says something about me. The I.A. –
the Industrial Artisan - of the future, must
today follow this route: that of the Crafts-
man’s home-workshop.
LA CASA DEL
CrAFTSMAn
— THE
CrAFTSMAn’S
HoME
Testo/Text
Flavio Albanese
Direttore di/Editor of Domus,
Presidente di/President of
ASA Studioalbanese
nell’antica Grecia il “fare” distingueva due
modelli: il lavoro del contadino (prattein,
praxis) e il lavoro dell’artigiano (poiein, po-
iesis). In entrambi i casi esisteva un rappor-
to diretto tra il mondo del lavoro e il mon-
do della vita, una connivenza talmente stret-
ta da rendere incomprensibile, per un indivi-
duo dell’epoca, la separazione della persona
dal proprio lavoro, della realizzazione di sé
dalla buona poiesis (o praxis), del sapere dal
saper-fare. In quello scenario non era anco-
ra possibile concepire due mondi e due spa-
zi disgiunti: il posto di lavoro, fsicamen-
te e psicologicamente, coincideva con il luo-
go dell’esistenza. Una condizione protrat-
ta fno alle soglie dell’età industriale. Dice
infatti richard Sennet, nel suo fondamen-
tale The Craftsman (yale University Press,
2008, tradotto da Feltrinelli in L’uomo arti-
giano, 2009): “Il laboratorio per l’artigiano è
la sua casa. In passato lo era in senso lette-
rale”. Questo nesso di reciprocità tra vita do-
mestica e mestiere fu reciso nettamente dai
paradigmi dell’economia industriale. oggi
però, assistiamo ad un suo recupero da par-
te delle economie postmaterialiste, che ria-
bilitano, insieme alla cultura del lavoro, an-
che l’idea del laboratorio artigianale come
spazio dell’abitare. La nuova coimplicazione
tra dimensione privata e professionale rap-
presenta una delle conseguenze più vistose
della rivoluzione immateriale che un po’ tut-
ti stiamo sperimentando in questo scorcio
di millennio. Come accadeva per l’artigiano,
l’artista e lo scienziato-flosofo di cui parla-
va Sennet, ai nostri giorni non è raro trova-
re esempi di riavvicinamento tra lo spazio
operativo e quello emotivo. Un fatto che, con
ogni evidenza, non può essere casuale.
Le nuove professioni creative, grazie
all’apporto di tecnologie sempre più effcien-
ti e a buon mercato, si sono liberate dalla
necessità di radicarsi in un luogo estraneo
alla propria esistenza extralavorativa. Così
l’idea dell’uffcio nella anonima fabbrica di
periferia perde di signifcato, e lo fa sostan-
zialmente per due motivi: perché ciò che
viene richiesto ai professionisti è una cul-
tura del lavoro che si esprime con i model-
li creativi del sapere e del saper-fare, e per-
ché questi sapere e saper-fare hanno bisogno
di stimoli che gli spazi anonimi e sequenzia-
li della fabbrica non possono offrire. Di qui
//
Un modello etico
ed economico
(nel senso di oikos-
casa, ambiente
familiare) in cui so-
pravvive ancora la
complicità originaria
che lega il mondo
della vita allo spazio
del lavoro.
— An ethical and
economical model
in which there still
continues to live the
original complicity
between the sphe-
re of life and that of
the workspace.
//
92 — Directory/Directory
Il futuro non ha più una sua dimensione
temporale a causa di un presente veloce che
spazza via ogni possibilità di digerire dati.
Quotidianamente siamo stimolati da visioni
globali che facciamo fatica a fotografare e as-
sorbire; allora noi stessi ci trasformiamo in
esseri cibernetici, provocando nella nostra
memoria dei fashback. Diapositive continue
in sequenza compongono immagini visiona-
rie e componiamo un flm per tradurlo nel
nostro caso in ciò che ancora oggi è chiama-
ta Moda. noi stessi come Intelligenza Artif-
ciale abbiamo bisogno di recuperare dal fon-
do del passato una storia che rinforzi le no-
stre sicurezze del “saper fare”; recuperiamo
il “Made in Italy” come organismo di confer-
ma della nostra cultura e creiamo con i
fashback, visionarie immagini in sovrappo-
sizioni, dando luogo a spazi ed innovazioni
Artigianali.
La manualità di chi ancor oggi coltiva la
sapienza della più alta sartorialità la trasfor-
ma in ricerca, offrendo prodotti d’alta gam-
ma, ma adatti al nostro vivere nel presente-
futuro. Siamo noi stessi Artifcial Intelligen-
ce? Siamo noi stessi Artigianato Industria-
le? Identifcarsi in entrambi nel giusto modo
è forse il metodo per lasciarsi coinvolgere in
una nuova prospettiva e traghettare la nostra
cultura su lidi fno ad ora inviolati: nuovi
territori insesplorati dove possano convive-
re architetture di glorie passate ed un nuovo
design di tutto rispetto.
The future no longer has a temporal di-
mension because of the speed of the pre-
sent which eliminates any possibility for di-
gesting facts. Every day we are stimulated
by global visions that we fnd diffcult to
capture and absorb; and so we transform
ourselves into cybernetic beings and provo-
ke fashbacks of memory. A sequence of sli-
des compose visionary images and we then
compose a flm to be translated into what,
even today, we still call fashion. Like Arti-
fcial Intelligence, we ourselves need to re-
trieve from the depths of the past a histo-
ry that might reinforce our conviction of
“knowing how to make”; we retrieve pro-
duction “Made in Italy” as an organism
confrming our knowledge, and through fa-
shbacks we create superimposed visionary
images to give birth to handcrafted spaces
and innovations. The manual ability of tho-
se who, still today, nurture the skills for the
best kind of tailoring, has been transformed
into research offering products of the highest
quality but adapted to life in the present-fu-
ture. Are we Artifcial Intelligence oursel-
ves? Are we Industrial Craftsmen oursel-
ves? To harmonize with both in the right
manner is, perhaps, one way for allowing
us to be part of a new outlook and to ship
our culture to shores that have been untou-
ched until now: new unexplored lands whe-
re the architecture of a glorious past can co-
habit with highly considerable new design.
ArTIGIAnATo
InDUSTrIALE
E ArTIFICIAL
InTELLIGEn-
CE; UnA CoM-
MISTIonE TrA
PrESEnTE,
PASSATo E
FUTUro
— InDUSTrIAL
CrAFT AnD
ArTIFICIAL In-
TELLIGEnCE;
A MIxTUrE
oF PrESEnT,
PAST, AnD
FUTUrE
Testo/Text
Aquilano e Rimondi
Direttori Creativi/ Creative
Directors of Maison Gian-
franco Ferrè & Aquilano.Ri-
mondi
:o
Bosa è un’azienda di primaria
importanza nella creazione
di ceramiche artistiche, inte-
ramente realizzate a mano e
spesso arricchiti con mate-
riali preziosi e decorati con
colori propri. Grazie alla col-
laborazione con i protago-
nisti del mondo del design,
i prodotti dell’azienda sono
oggi distribuiti in più di 50
peasi in tutto il mondo.
— Bosa is a leading frm
for the production of whol-
ly handmade artistic cerami-
cs, often enriched with pre-
cious materials, and deco-
rated with their characteri-
stic colours. As a result of
our collaboration with the
protagonists of the world of
design, the frm’s products
are now distributed to over
50 countries throughout the
world.
Bosa

Cosa ti differenzia sul mercato?
Progetti impegnativi, fuori scala,
scelti per la loro autentica originali-
tà e diffcoltà di realizzazione, dove
l’esasperazione della materia diventa
anch’essa un segno di riconoscimen-
to della nostra azienda.
What differentiates you from the
rest of the market? Challenging, lar-
ge-scale projects chosen because of
their genuine originality and the dif-
fculty in realizing them: the fact
that we push materials to their limits
is a hallmark of our frm.
//
Noi stessi come
Intelligenza Artificia-
le abbiamo bisogno
di recuperare dal
fondo del passato
una storia che
rinforzi le nostre
sicurezze del
“saper fare”
— We ourselves
need to retrieve
from the depths
of the past a
history that might
reinforce our con-
viction of “knowing
how to make”
//
Directory/Directory — 93
vicenzaoro First
16—21 Gennaio 2010
Gioielli importanti con largo uso di pietre
colorate, una riscoperta dei diamanti - an-
che come investimento - lavorazioni sofstica-
te, ricche di arte e design, frutto di tecnolo-
gie avanzate. L’ultima edizione di Vicenzaoro
First, conclusasi a gennaio, ha incassato qua-
si 18mila operatori accreditati (+36%) e oltre
1.500 espositori. Numeri, importanti in una si-
tuazione di mercato decisamente pesante. Il
settore viene da una recessione molto lunga e
profonda. Nel 2009 la domanda di orefceria
e gioielleria ha registrato un pesante calo a li-
vello globale di circa il 18%, con fessioni pro-
fonde negli Stati Uniti (-17%), nei Paesi Arabi
e in Europa. L’unico segno di tenuta è quello
del mercato cinese, con un aumento della do-
manda di oro del 12% e una crescita dell’8%
nella gioielleria.
Per il 2010, le previsioni indicano però
una ripresa del mercato la cui dimensione
sarà comunque legata all’andamento dell’eco-
nomia mondiale. E First sembra aver confer-
mato il ruolo di supporto alla fliera dell’oro,
consolidando la sua leadership. Il sensibile
aumento di presenze di operatori si può, in-
fatti, interpretare come un maggior interesse
per il prodotto orafo e gioielliero, anche per i
futuri acquisti dei clienti fnali.
Diffcile, ora, trasformare queste indicazio-
ni positive in previsioni certe degli ordinativi.
Vero è che nei giorni della manifestazione si è
percepita una certa vivacità, che lascia sperare
che i dati defnitivi siano effettivamente in cre-
scita. “Il sentimento positivo che viene da que-
sti giorni – ha commentato il presidente Rober-
to Ditri - ha ulteriormente rafforzato l’entusia-
smo e la convinzione che con queste premesse,
il consenso degli azionisti, e la collaborazione
dello staff, potremo affnare grandi progetti e
proposte per consolidare il ruolo di Fiera di Vi-
cenza nel panorama internazionale”.
a vicenza
tutto l’oro
Del monDo
—all the
GolD in the
worlD in
vicenza
Fiera di Vicenza per Innov(e)tion Valley Magazine I
02
01
vicenzaoro charm 2010
22—26 maGGio 2010
Cinque giorni dedicati all’universo fashion at-
traverso l’originalità del gioiello: è tempo di
Vicenzaoro Charm, mostra internazionale di
orefceria, gioielleria, argenteria ed orolo-
gi di Fiera di Vicenza in programma dal 22
al 26 maggio prossimi. Per gli espositori e gli
operatori provenienti da tutto il mondo la mo-
stra di Vicenza è l’appuntamento immancabile
dove fare business.
Sarà il gioiello, ancora una volta, l’attesis-
simo protagonista dell’evento, componente es-
senziale della moda e del fashion design. Vi-
cenzaoro Charm ospiterà anche quest’anno le
nuove tendenze e le proposte dell’orefceria e
della gioielleria nazionale ed internazionale.
Previsto il ritorno anche di Glamroom, spazio
dedicato al gioiello d’autore e a quello prêt à
porter, all’accessorio easy to wear, alla con-
taminazione con il mondo della moda, dove
spiccheranno griffe e designer del mondo del
fashion e del gioiello d’autore, nazionali ed
Fiera di Vicenza for Innov(e)tion Valley Magazine II
internazionali. Moda e creatività si incontre-
ranno tra gli stand per riportare a Vicenza la
voglia di osare e sperimentare nuove forme
espressive. L’idea della contaminazione con
il mondo del fashion design è vincente, come
dimostrano le adesioni di importanti concept
store, che rappresentano oggi l’avanguardia
di nuovi modelli di consumo, molto attenti nel
proporre una shopping experience del tutto
particolare. A maggio è previsto anche Gem
World, il salone delle gemme ed affni con
idee e suggerimenti per gli addetti del settore.
Vicenzaoro Charm rappresenta il palcosceni-
co per rilanciare sul mercato mondiale la cre-
atività e l’innovazione artistica della gioielle-
ria e dell’orefceria internazionale.
VICENzAORO FIRST
16—21 JANUARY 2010
Important jewels and a wide use of coloured
stones; the rediscovery of diamonds, even as
an investment; sophisticated fnishing enriched
by art and design, the result of advanced tech-
nology. The new Fiera di Vicenza S.p.A. is a
society established on 22 December 2009 af-
ter the merger of the societies governing the
fair’s buildings and its management. This edi-
tion of Vicenzaoro First, which closed in Ja-
nuary, was its frst international exhibition. It
registered 18 thousand accredited trade visi-
tors (+36%) and over 1,500 exhibitors. In a
moment such as the one the sector is currently
passing through, these are important fgures.
In fact, in 2009 the demand for goldsmithing
and jewellery saw a sharp fall at a global le-
vel of some 18%, with a deep downturn in the
United States (-17%), in the Arab States, and in
Europe. The only sign of resistance has been in
Ai vertici
Presidente di Fiera di Vicen-
za da gennaio 2010, Roberto
Ditri, amministratore delegato
della Marelli Motori del grup-
po inglese Melrose Plc, è ma-
nager internazionale, con mol-
teplici impegni nelle associa-
zioni di categoria a livello re-
gionale e nazionale. Ditri ha
pieni poteri e svolge anche
la funzione di amministratore
delegato di Fiera di Vicenza
SpA. Nel Consiglio di ammini-
strazione della nuova Fiera di
Vicenza, indicato dagli azioni-
sti di maggioranza all’unanimi-
tà (Comune, Provincia e Came-
ra di Commercio) siedono im-
prenditori e tecnici: Michele
Amenduni, Paolo Brunello, Re-
nato Corrà, Ambrogio Dalla
Rovere, Antonio Pilastro e Ste-
fano Stenta (vice presidente).
1 Interni Fiera di Vicenza/
Interior views of Fiera
di Vicenza. Photo LaPresse
2 Roberto Ditri, Presidente di
Fiera di Vicenza SpA/
Roberto Ditri, President of
Fiera di Vicenza S.p.A.
Photo LaPresse
the Chinese market which increased its request
for gold by 12% and by 8% for jewellery.
The previsions for 2010, instead, indicate a
market recovery the dimensions of which, ho-
wever, are tied to the progress of the world eco-
nomy. Vicenzaoro First seems to have confrmed
its supportive role in the gold supply chain and
to have consolidated its leadership. The percep-
tible increase of trade operators can, in fact, be
interpreted as a greater interest for gold pro-
ducts and jewellery, even for the future acquisi-
tions of end users. During the fair a certain live-
liness was noticeable which allows us to hope
that the fnal data might genuinely show an in-
crease. The fair’s president, Roberto Ditri, com-
mented that “the positive feeling of these past
days has further reinforced our enthusiasm and
the conviction that with these premises, the con-
sent of the shareholders, and the collaboration
of our staff, we can defne important plans and
proposals for consolidating the leading role
of Fiera di Vicenza on the international scene
and make a real contribution to the gold supply
chain”.
VICENzAORO CHARM
22—26 MAY 2010
Five days devoted to the fashion world as re-
presented by the originality of jewellery design:
it is time for Vicenzaoro Charm, an internatio-
nal show of goldsmithing, jewellery, silversmi-
thing, and watchmaking to be held in the spa-
ces of Fiera di Vicenza from next 22 – 26 May.
For exhibitors and trade operators from all over
the world, the show in Vicenza is the only place
for doing business. Once again the long-awai-
ted protagonist of the event will be jewellery, the
essential component of fashion and fashion de-
sign. Vicenzaoro Charm this year will also host
the new trends and proposals of national and in-
ternational goldsmiths and jewellers.
We are also counting on the return of
Glamroom, an area devoted to original jewel-
lery, to prêt a porter, to easy-to-wear accessori-
es, and to the world of fashion where the bran-
ds and designers of the national and internatio-
nal world of fashion and original jewellery will
be highlighted. Among the booths, fashion and
creativity will rub shoulders and bring back to
Vicenza the wish to be daring and to experi-
ment with new expressive forms. The idea of
contamination with the sphere of fashion de-
sign is a wining one, as is shown by the parti-
cipation of important concept stores which, to-
day, are in the avant-garde of new models of
commodities and which take the greatest care
to propose a very particular shopping expe-
rience. Gem World is also on the program-
me for May: the showroom for jewels and re-
lated items and which puts forward ideas and
suggestions for traders in the sector.Vicenzao-
ro Charm is the stage for launching the artistic
creativity and innovation of international je-
wellery and goldsmithing on the world market.
Fiera di Vicenza per Innov(e)tion Valley Magazine IIII
Interni Fiera di Vicenza/
Interior views of Fiera
di Vicenza. Photo LaPresse
02 01
Top management
Since January 2010 the presi-
dent of Fiera di Vicenza S.p.A.
has been Robert Ditri, mana-
ging director of Marelli Moto-
ri, part of the British Melrose
Plc group. He is an internatio-
nal manager with many com-
mitments to category associa-
tions both at a regional and
national level. Ditri has full po-
wers in the fair; he is also ma-
naging director of Fiera di Vi-
cenza S.p.A. The fair’s admi-
nistrative board, voted una-
nimously by the majority
shareholders (the City Council,
the Provincial Government,
and the Chamber of Commer-
ce), consists of entrepreneurs
and specialists: Michele Amen-
duni, Paolo Brunello, Renato
Corrà, Ambrogio Dalla Rove-
re, Antonio Pilastro, and Stefa-
no Stenta (Vice-president).
1/2
Una volta lessi che le piccole industrie sono
creative non perchè sono piccole BEnSì
perchè sono giovani. Da allora l’autore
dell’articolo non è più apparso su quel gior-
nale. Credo intendesse dire che sia la crea-
tività che la piccolezza sono attributi di una
organizzazione giovane, ma ciò non implica
che tutte le organizzazioni piccole sono cre-
ative. Evidentemente aveva toccato un nervo
scoperto: il mito della piccola impresa fami-
gliare elastica e creativa è uno dei falsi sillo-
gismi che ancora resistono nell’Italia post-
industriale: dubitarne è contrario ai dog-
mi. Giulio natta ricevette il premio nobel il
10 dicembre 1963 a Stoccolma per l’inven-
zione del polipropilene, sviluppata nell’isti-
tuto di chimica industriale del Politecnico
di Milano. Beppo occhialini (di cui è usci-
ta quest’anno una breve biografa) non vin-
se mai il premio nobel benchè l’abbiano ot-
tenuto le sue ricerche (al Cavendish Labora-
tory) sulle particelle elementari. Si dice che
fosse perchè occhialini non lavorò mai con
una grande azienda, mentre natta collabora-
va con Montedison.
Secondo un altro dogma nazionale, scien-
ziati e persone creative lavorano in piccoli
gruppi, ma chi ha davvero la forza di trasfor-
mare l’innovazione in denaro sono le gran-
di aziende a cielo aperto. In realtà quello di
natta fu l’ultimo nobel vinto da un piccolo
laboratorio italiano: tutti i suoi illustri suc-
cessori sono stati premiati per risultati otte-
nuti in grandi laboratori internazionali: rub-
bia al CErn, Levi Montalcini a St.Louis, Lu-
ria all’MIT, Dulbecco a San Diego, Giacco-
ni a Baltimora. La tendenza ad aggregare
sembra prevalere nelle istituzioni di forma-
zione e ricerca Americane, Asiatiche e Eu-
ropee. Il sistema delle Università di Califor-
nia conta 220,000 studenti; oltre a 10 cam-
pus, comprende anche tre laboratori della
nasa. L’Indian Institute of Technology ha 15
campus (ma ogni anno ammette solo 8,000
nuovi iscritti). nel nostro continente ci sono
vari esempi di aggregazione, in essere o in
feri, che coinvolgono primari istituti di for-
mazione e di ricerca : IDEA League, InTEr-
rEG IV, Campus nord, karslruhe Institute
of Technology, Aalto University.
L’Unione Europea ha recentemente selezio-
nato le prossime (prime) sedi per l’Europe-
an Institute of Technology, modello conti-
nentale di doppia aggregazione a livello di
network internazionale tra centri di eccel-
lenza, e a livello di cluster locale tra educa-
zione, ricerca e innovazione industriale (the
knowledge triangle). Vorrei provare a rimet-
tere sul tappeto la questione del rapporto tra
dimensione e creatività e avanzare una pro-
posta eccentrica, anche a costo di violare
qualche tabù: visto che in Italia non esisto-
no più grandi industrie, e se esistono non f-
nanziano la ricerca (dati alla mano), e vi-
sto che la ricerca richiede sempre maggiore
massa critica per produrre risultati innovati-
vi, potremmo disegnare un rapporto inverso:
dove grandi istituti di ricerca producono in-
novazione per piccole aziende? non ritengo
che questa sia la soluzione ottimale, ma per
il momento pare la migliore disponibile. Pre-
messa necessaria è che si possono aggregare
istituti di ricerca e formazione che sappiano
far ricerca meglio delle grandi aziende, e che
sappiano come trasferire i risultati alle gio-
vani (pardon, piccole) aziende.
Procedendo per gradi: è possibile costrui-
re grandi istituti di ricerca in Italia? diciamo
che è più facile che costruire grandi azien-
de, soprattutto quando esiste la volontà poli-
tica, e non si tagliano i fondi. È possibile co-
struire un grande istituto di ricerca produt-
tivo? Se per “produttivo” si intende capa-
ce di generare applicazioni di mercato, gli
esempi nazionali sono ahimè contro di noi.
Tuttavia potrebbe essere un problema di me-
todo più che di sostanza: il technology tran-
sfer è disciplina codifcata nel resto del mon-
do, e comincia a diffondersi anche qui, ben-
chè a macchia di leopardo. nella ricerca, la
massa critica crea un circolo virtuoso (per
specifche aree di conoscenza), in quanto la
specializzazione attrae i migliori scienzia-
ti, che a loro volta aumentano la qualità e la
creatività del luogo e del sistema complessi-
vo. nell’industria le giovani aziende sono ef-
fettivamente più creative delle grandi azien-
de. Infatti la crescita è una conseguenza del-
la capacità di innovare, ma non viceversa:
le grandi aziende multinazionali innovano
prevalentemente per acquisizione di piccole
aziende creative.
Dunque per quanto riguarda la ricer-
ca l’immagine del laboratorio nel sottosca-
la è obsoleta e la risposta non è nel rappor-
to grande-piccolo ma altrove: la creatività si
coltiva piuttosto nella cultura organizzati-
va della ricerca che in quella dell’industria.
E la cultura della ricerca è poco sensibile
agli effetti negativi della scala, mentre sop-
porta bene quelli positivi. Il contrario avvie-
ne per l’industria, dove creatività e dimen-
sione stanno in rapporto decrescente. Tutta-
via l’economia italiana è ricca di piccoli im-
prenditori dinamici e avventurosi. Come si
potrebbe dare alle giovani (pardon picco-
le) aziende italiane un diritto di prelazione
nel defnire gli obbiettivi a breve dei grandi
centri di ricerca? Una delle differenze fon-
damentali tra le due culture (industria e ri-
cerca) è la motivazione. Secondo un recen-
te articolo della Harvard Business review la
prima motivazione del lavoratore intellettua-
le è la consapevolezza di aver fatto progressi
concreti nel proprio lavoro. Secondo il Prof.
Gambardella della Bocconi, la libertà di ini-
ziativa nella ricerca è una motivazione che
le grandi aziende dovrebbero usare per rite-
nere gli scienziati più creativi. Libertà intel-
lettuale e soddisfazione per il tangibile pro-
gresso compiuto sono due aspetti in cui la
ricerca somiglia signifcativamente all’arti-
gianato. Entrambi defniscono il processo
creativo.
Se dunque obbiettivi e cultura sono com-
patibili, cosa si può fare per promuovere la
collaborazione produttiva tra grandi centri
di ricerca e piccole imprese?
organizzare la ricerca secondo principi a)
che consentano alle istituzioni di cresce-
re in scala mantenendo il focus sugli ob-
biettivi.
Un rapporto tra piccole aziende e istitu- b)
ti di ricerca, regolato con le tecniche del
technology transfer, che consenta alle
piccole aziende di indirizzare gli obbietti-
vi a breve degli istituti di ricerca, e avere
accesso ai risultati.
Esistono ottimi esempi cui attingere per re-
alizzare ciascuno di questi programmi. non
DI nECESSITà
VIrTù
— VIrTUE oF
A nECESSITy
Testo/Text
Francesco della Porta
Grant Offce Manager della
Fondazione Bruno Kessler
di Trento/Grants offce
Manager at Fondazione
Bruno Kessler in the Trento
science cluster
//
Il mito della piccola
impresa famigliare
elastica e creativa
è uno dei falsi
sillogismi che
ancora resistono
nell’Italia
post-industriale:
dubitarne è contra-
rio ai dogmi.
— The myth of the
small, elastic and
creative, family-run
industry is one of
those fake syllogi-
sms that are still to
be found in post-
industrial Italy: to
question it goes
against the dogma.
//
98 — Editoriale/Editorial
UNSOGGIORNO
INNOVATIVO

the small, elastic and creative, family-run
industry is one of those fake syllogisms that
are still to be found in post-industrial Italy:
to question it goes against the dogma. Giu-
lio Natta was awarded the Nobel Prize in
Stockholm on 10 December 1963 for having
invented polypropylene, developed in the
chemical industry institute of the Milan Po-
lytechnic. Beppo Occhialini (whose short
biography was published this year) ne-
ver won the Nobel Prize even though it has
been awarded to his researches (in the Ca-
vendish Laboratory) into elementary par-
ticles. They say this is because Occhialini
never worked with a large frm while Natta
worked for Montedison. According to ano-
ther national dogma, scientists and other
creative people work in small groups, but
those who really have the strength to tran-
sform innovation into money are the big,
open businesses.
In fact Nattàs was the last Nobel Prize
won by a small Italian laboratory; all his il-
lustrious successors have been rewarded
for results obtained in large international
laboratories: Rubbia at CERN; Levi Montal-
cini in St. Louis; Luria at MIT; Dulbecco in
San Diego; and Giacconi in Baltimore.
The tendency to aggregate seems prevalent
in American, Asian, and European training
and research institutions. The University of
Californiàs system has 220,000 students;
besides 10 campuses it also has three NASA
laboratories. The Indian Institute of Tech-
nology has 15 campuses (but it only admits
8,000 new students each year). In our own
continent there are various examples of ag-
gregation, either active or at the planning
stage, that involve primary training and
research institutes: IDEA League; INTER-
REG IV; Campus Nord; Karlsruhe Institute
of Technology; Aalto University.
The European Union has recently cho-
sen the next (frst) headquarters for the Eu-
ropean Institute of Technology, a Continen-
tal model for double aggregation: both at
the level of international networks of pre-
eminent centres, and at that of local clu-
sters of education, research, and industrial
innovation (the knowledge triangle). I
would like to try to bring up once more the
question of the relationship between size
and creativity and make an eccentric pro-
posal, even at the cost of breaking a taboo:
given that in Italy there no longer exist lar-
ge industries or, if they exist, they do not f-
nance research (I have the data to hand),
and given that research needs an ever gre-
ater critical mass in order to produce inno-
vative results, we could suggest an inver-
se relationship where large research insti-
tutes produce innovations for small frms.
I do not claim that this is the best possible
solution, but for the time being it seems the
best we have. The necessary premiss is that
we group together those training and rese-
arch institutions that are better at research
than large industries, and that they know
how to transfer the results to young (sorry:
small) frms.
To take one step at a time: Is it possible
to build large research institutes in Italy?
We could say this would be easier than con-
structing large industries, above all when
there exists a political will and when funds
are not cut. Is it possible to build a large in-
stitute for productive research? If by “pro-
ductive” we mean generating market appli-
cations then, sadly, the national examples
are negative. However, this might be a pro-
blem of method rather than of substance:
technology transfer is a discipline that has
been codifed in the rest of the world and
is beginning to spread here too, even thou-
gh patchily. In research, a critical mass le-
ads to a virtuous circle (for specifc are-
as of knowledge) because specialization at-
tracts the best scientists who, in turn, in-
crease the quality and the creativity of the
particular place and the overall system.
In industry, young frms are effectively
more creative than large industries. In fact,
growth is the result of innovative capaci-
ty, but not vice-versa: the large multinatio-
nal industries mainly innovate by buying
small creative frms. So, as regards rese-
arch, the image of a laboratory in the gara-
ge is obsolete, and the answer lies, not in
the big-small aspect, but elsewhere: creati-
vity is fertilized in the organizational cul-
ture of research rather than in that of indu-
stry. And research culture is not very sen-
sitive to the negative effects of size, while
it can easily tolerate the positive ones. The
opposite is true for industry, where crea-
tivity and size have an inverse relation-
ship. However, the Italian economy is full
of small, dynamic, and adventurous en-
terprises. How could we give young (sor-
ry: small) Italian industries a pre-emptive
right in defning the short-term aims of lar-
ge research centres?
One of the basic differences between
the two cultures (industry and research)
is that of motivation. According to a recent
article in the Harvard Business Review, the
primary motivation of intellectual workers
is knowing that they have made concrete
progress with their work. According to Pro-
fessor Gambardella of the Bocconi Univer-
sity, the freedom for initiative in research
is a motivation that large industries should
exploit for making scientists more creati-
ve. Intellectual freedom and satisfaction for
tangible progress are two aspects where re-
search strikingly resembles craft. Both de-
termine the creative process.
If, then, aims and culture are compatible,
what’s to be done to promote productive col-
laboration between big research centres and
small frms?
To organize research following princi- c)
ples that allow institutions to increase in
size while keeping their aims in focus.
To forge a relationship between small d)
frms and research institutes regula-
ted by technology transfer techniques;
this would allow such frms to refer their
short-term aims to the research institu-
tes and have access to the results.
There are excellent examples to refer to in
order to achieve each of these programmes.
So it is not a question of inventing new pa-
ths but, rather, of providing incentives to
promote their implementation. In everyday
life problems are resolved by taking deci-
sions. In this case it seems that deciding is
actually a part of the problem: perhaps it is
necessary frst of all to destroy ancient pre-
conceptions.
si tratta dunque di inventare nuove vie, ben-
sì di mettere in atto gli incentivi che ne pro-
muovano l’attuazione. nella realtà di tut-
ti i giorni, i problemi si risolvono prenden-
do una decisione. In questo caso sembra che
decidere sia parte del problema: forse pri-
ma è necessario sfatare qualche antico pre-
concetto.
—————
I once read that small industries are
creative NOT because they are small BUT
because they are young. Since when, the
author of the article has not been seen
again in the newspaper’s pages. I think he
meant to say that creativity and smallness
are both attributes of youthful organiza-
tions, but that this does not imply that all
small organizations are creative. Obviou-
sly he touched on a raw nerve: the myth of
//
Se dunque obbiet-
tivi e cultura sono
compatibili, cosa si
può fare per pro-
muovere la colla-
borazione produtti-
va tra grandi centri
di ricerca e piccole
imprese?
— If, then, aims and
culture are compa-
tible, what’s to be
done to promote
productive collabo-
ration between big
research centres
and small frms?
//
100 — Editoriale/Editorial
INNOVATIVO
SEMPLICE
ECCENTRICO
UNICO
æCCÞÞi iL |C|CC
æ¬ |C¨HLæ
VVVAGNSDKRBNL
ÞÞCC×Þ æCLCC|Þ ×H|HIiÞ-|Hæ¨ÞH ×HÞC|Þ
æ¬ |C¨HLæ H' L| æÞÞ|C æCæCCLC |C¨HLæ
×iCH|IÞ ¨ÞH×iæC ÞC|Þ ÞiÞH|IH |iCH L^C|
THREE CONSTELLATIONS to tell what’s going on now at the Iuav
Degree course in Fashion design: the international faculty; the
partnerships with industries, magazines, companies, organizations,
museums; the special projects.
Three just like the years of the degree programme, which aims to give
QSSebQdU`bU`QbQdY_^V_bdXUÊU\T_VS\_dXY^WTUcYW^CdeTU^dc\UQb^
techniques and gain knowledge about the managerial and communicative
aspects of a clothing and accessory project. In applied workshops they
experience design, drawing, planning, model-making, and they learn to
think up, design and organize a collection.
Three constellations: read them to tell the future of the FASHION DESIGN
DEGREE COURSE (Iuav University) directed by Maria Luisa Frisa.
TRE COSTELLAZIONI per raccontare l’oggi
del Corso di laurea in Design della moda: il
team didattico internazionale, le aziende che
garantiscono gli stage agli studenti, i progetti
speciali che la scuola segue.
Tre come gli anni del corso, anni in cui gli
studenti apprendono gli strumenti per gestire
il progetto dell’abito, degli accessori, della loro
comunicazione.
Tre costellazioni da osservare per interpretare gli
scenari futuri del CORSO DI LAUREA IN
DESIGN DELLA MODA
diretto da Maria Luisa Frisa.
THREE CONSTELLATIONS:
WHAT’S UP NOW
Università IUAV di Venezia
Facoltà di Design e Arti
www.iuav.it/fda
constellation design
Alessandro Gori.Laboratorium
Iuav
oPEn
PagE
Iuav
oPEn
PagE
fashion
A school which
trains for inno-
vation of thought.
But of the hands
too. Because the
future, not just of
fashion, is the sum
of the two.
moda
Una scuola che
forma all’innova-
zione. Del pensie-
ro. Ma anche delle
mani. Perchè il fu-
turo della moda, e
non solo, è la som-
ma dei due.
102 — Moda/Fashion
THREE CONSTELLATIONS to tell what’s going on now at the Iuav
Degree course in Fashion design: the international faculty; the
partnerships with industries, magazines, companies, organizations,
museums; the special projects.
Three just like the years of the degree programme, which aims to give
QSSebQdU`bU`QbQdY_^V_bdXUÊU\T_VS\_dXY^WTUcYW^CdeTU^dc\UQb^
techniques and gain knowledge about the managerial and communicative
aspects of a clothing and accessory project. In applied workshops they
experience design, drawing, planning, model-making, and they learn to
think up, design and organize a collection.
Three constellations: read them to tell the future of the FASHION DESIGN
DEGREE COURSE (Iuav University) directed by Maria Luisa Frisa.
TRE COSTELLAZIONI per raccontare l’oggi
del Corso di laurea in Design della moda: il
team didattico internazionale, le aziende che
garantiscono gli stage agli studenti, i progetti
speciali che la scuola segue.
Tre come gli anni del corso, anni in cui gli
studenti apprendono gli strumenti per gestire
il progetto dell’abito, degli accessori, della loro
comunicazione.
Tre costellazioni da osservare per interpretare gli
scenari futuri del CORSO DI LAUREA IN
DESIGN DELLA MODA
diretto da Maria Luisa Frisa.
THREE CONSTELLATIONS:
WHAT’S UP NOW
Università IUAV di Venezia
Facoltà di Design e Arti
www.iuav.it/fda
constellation design
Alessandro Gori.Laboratorium
104 — Moda/Fashion
Moda/Fashion — 105
106 — Moda/Fashion
Moda/Fashion — 107
costume design for
MULTINATURAL
(BLACKOUT)
by ARTO LINDSAY,
53rd Venice Art Biennale,
in collaboration with
Fondazione Claudio Buziol
2009
COLLECTING :: CONNECTING
2009
exhibition curated by
JUDITH CLARK
MICHELA BASSO, student from
the Fashion design Degree
course, winner of
the Fondazione Gianfranco Ferré
graduation prize
2009
:MMX
BLIND DATE, 2009, costumes
for JENNIFER WALSHE, artist
in residence Fondazione Clau-
dio Buziol
ERIKA COMIN, student from
the Fashion design Degree
coursc, ína||s¦ a¦ íTS|EíGHT,
8th edition of the fashion
competition International Talent
Support
2009
BAUHAUS DOLLHOUSE
2009,
a project by
MONICA BOLZONI,
performance at
Palazzo Medici Riccardi,
Firenze
GRADUATION SHOW
2009
108 — Moda/Fashion
costume design for
MULTINATURAL
(BLACKOUT)
by ARTO LINDSAY,
53rd Venice Art Biennale,
in collaboration with
Fondazione Claudio Buziol
2009
COLLECTING :: CONNECTING
2009
exhibition curated by
JUDITH CLARK
MICHELA BASSO, student from
the Fashion design Degree
course, winner of
the Fondazione Gianfranco Ferré
graduation prize
2009
:MMX
BLIND DATE, 2009, costumes
for JENNIFER WALSHE, artist
in residence Fondazione Clau-
dio Buziol
ERIKA COMIN, student from
the Fashion design Degree
coursc, ína||s¦ a¦ íTS|EíGHT,
8th edition of the fashion
competition International Talent
Support
2009
BAUHAUS DOLLHOUSE
2009,
a project by
MONICA BOLZONI,
performance at
Palazzo Medici Riccardi,
Firenze
GRADUATION SHOW
2009
Moda/Fashion — 109
Un grande incontro di idee e di esperienze,
convocato non per “dissezionare” la crisi ma
per ragionare sul come dare forza al doma-
ni, utilizzando il motore più potente che si co-
nosca: la cultura. Questo è il terzo Festival
Città Impresa, promosso da Nordesteuropa e
Corriere della Sera, che dal 21 al 25 aprile
concentrerà tra Veneto, Trentino e Friuli poco
meno di cento “grandi teste pensanti”, Premi
Nobel, economisti, politici, studiosi, imprendi-
tori ma anche urbanisti, flosof, artisti...
Tutti a ragionare intorno ad uno slogan: “La
cultura ci fa ricchi”, dove la cultura non è solo
quella legata alle arti e la ricchezza ha certo
un signifcato personale, di accrescimento in-
dividuale, ma anche economico e naturalmen-
te speciale. Sullo sfondo del Festival un obiet-
tivo di rilievo: dare ulteriore sostanza alla pro-
posta di fare dell’intero Nordest la Capita-
le Europea della Cultura, manifestazione di
enorme prestigio che nel 2019 spetterà all’Ita-
lia e per la quale il Triveneto intende presen-
tarsi come realtà unica, forte di città d’arte
note nel mondo ma anche di un tessuto este-
so di realtà “minori” davvero signifcative (ba-
sti pensare alle oltre 4 mila ville venete) e so-
prattutto di attori culturali vivi, diffusi e di pre-
stigio internazionale.
Ad ospitare gli eventi del Festival 2010 sa-
ranno Rovereto (tema: La cultura della sosteni-
bilità – scienza ed impresa si incontrano nel-
la Nuova Manifattura), Schio (L’economia del-
le idee), i Comuni del Camposampierese (Le
reti della conoscenza e della comunicazione),
Asolo e Montebelluna (Il design come fattore
competitivo per l’impresa), Vittorio Veneto (I
nuovi spazi metropolitani), Maniago (Le nuo-
ve industrie culturali: fattore cinema), e Cam-
poformido, Reana del Rojale e Tavagnacco (I
nuovi Marco Polo). Bastano alcuni nomi per
delineare il livello di questo Festival, da Mi-
chael Spece, Nobel per l’economia 2001, a
Jaques Attali, uno dei padri della nuova Eu-
ropa allargata, a Jimmy Wales, fondatore di
Wikipedia la più grande enciclopedia libera
sul web, a Chriss Anderson, direttore di Wi-
red, una delle testate internazionali più atten-
te ai temi dell’innovazione e della comunica-
zione… Cinque giorni di incontri per rifettere
su cos’è il Nordest oggi e per trovare attraver-
so la cultura, ed è questa la tesi del Festival,
la via del rinnovamento.
A meeting of ideas and experiences , concei-
ved not to “dissect” the crisis but to think about
the ways of empowering the future, by using
the most powerful engine ever known: culture.
This is the third edition of Festival della Città Im-
presa, promoted by Nordesteuropa and Cor-
riere della Sera, that will run 21st to 25th April,
concentrating in the area of Veneto, Trentino
and Friuli about one hundred “beautiful min-
ds”, such as Nobel Prize Winners, economists,
politicians, scholars, entrepreneurs but also
city planners, philosophers, artists… Everyo-
ne should discuss about a slogan: “Culture ma-
kes us rich”, where culture is not the one speci-
fcally connected with arts, and richness bears
a personal meaning, of individual growth, but
also an economic one. Therès an important tar-
get behind the festival: highlighting the Venice
areàs bid to host the European Capital of Cul-
ture, a top-notch event that will involve Italy in
2019. For that occasion the Venice area inten-
ds to present itself as a unique presence, where
world-wide known art cities coexist with minor
entities (just think about the more than 4.000
venetian villas). Moreover it can be a good
chance to promote some vital and internatio-
nally renowned cultural actors.
These are the cities hosting the events of
2010 edition: Rovereto (theme: The culture of
sustainability - science and enterprise meet in
the New Manufacture), Schio (The economy
of ideas), Union of the cities of Alta Padova-
na (The networks of knowledge and communi-
cation), Asolo and Montebelluna (Design as
a competitive factor for the enterprise), Vitto-
rio Veneto (The new metropolitan areas), Ma-
niago (The new cultural industries: the movie
factor), and Campoformido, Reana del Rojale
and Tavagnacco (The new ’Marco Polo’). Just
a few names are suffcient to outline the im-
portance of this festival, from Michael Spen-
ce, 2001 Nobel Prize in economics, to Jac-
ques Attali, one of the fathers of widened Eu-
rope, and Jimmy Wales, founder of Wikipe-
dia, the biggest free encyclopedia of the web,
ending with Chriss Anderson, director of Wi-
red, one of the international newspapers that
are most focused on the themes of innovation
and communication... Five days of debates
to think about the present of the Venice area
and to fnd, in line with the Festival’s trend, the
right way to renewal.
//
Il Triveneto intende
presentarsi come re-
altà unica, forte di
città d’arte note nel
mondo ma anche di
un tessuto esteso di
realtà “minori”
davvero signifcative
e soprattutto di atto-
ri culturali vivi, diffusi
e di prestigio interna-
zionale.
— The Venice area
intends to present it-
self as a unique pre-
sence, where world-
wide known art cities
coexist with minor
entities. Moreover it
can be a good chan-
ce to promote some
vital and internatio-
nally renowned cultu-
ral actors.
//
Nordesteuropa per Innov(e)tion Valley Magazine I
Festival
Delle città
imPresa
21—25 aprile 2010
Fanno formaggio da quattro generazioni, ma
il peso della storia non si sente. Hanno avu-
to il coraggio di produrre prodotti biologici
anticipando i tempi ed ora sanno vendere il
loro formaggio ovunque. Da San Pietro di Fe-
letto, un piccolo paese immerso nelle colline
del trevigiano, partono per fare le fere inter-
nazionali di prodotti alimentari, avendo ca-
pito come la globalizzazione potesse essere
non tanto un fenomeno da scongiurare bensì
un’opportunità in più per portare ovunque il
proprio prodotto. Che, manco a dirlo, in boc-
ca fa impazzire. Abbiamo incontrato Ema-
nuela Perenzin ed il marito Carlo Piccoli nel-
la loro sede.

Come inizia la vostra avventura?
Il caseifcio esiste da oltre cento anni, siamo
alla quarta generazione, ma il vero salto è sta-
to quando, una quindicina di anni fa abbia-
mo cominciato ad utilizzare il latte di capra
bio per fare i nostri formaggi. C’era una rivo-
luzione in atto e abbiamo avuto il coraggio di
crederci e di prendere quella direzione. non
c’era ancora nessuno veramente preparato
all’epoca, poi progressivamente abbiamo im-
parato a gestire la cosa in collaborazione con
gli allevatori. Lavorare a fanco a fanco è sta-
to il segreto per avere del latte eccellente, che
è la base di ogni formaggio eccellente.
Ma quali diffcoltà c’erano?
Ci si scontrava con una tradizione un po’ ar-
rugginita in fatto di prodotti caseari. E poi
era necessario cambiare il modo di gestire il
magazzino, della stagionatura, ma anche di
sviluppare processi produttivi con attenzioni
e modalità nuove. Anche il consumatore era
molto meno attento e meno educato in fondo.
E poi come siete fniti a vendere
il vostro formaggio da Harrod’s?
È stato un processo di costante miglioramen-
to, segnato in maniera particolare dalla fe-
ra internazionale di prodotti alimentari di
Colonia, era il 2005, quando abbiamo capito
come fosse possibile vendere i nostri formag-
gi nei banchi delle gastronomie e dei prodot-
ti da gourmet di mezzo mondo: registravamo
infatti un enorme interesse internazionale
sui prodotti alimentari italiani. A quel punto
fondamentale è stato avere rapporti di stima
e fducia con coloro che distribuiscono e ven-
dono prodotti di eccellenza nei singoli paesi.
ovviamente stiamo parlando di una piccola
nicchia, tenga conto che la nostra resta una
produzione artigianale.
Quanti siete a lavorare?
In azienda siamo una dozzina. Tenga con-
to che abbiamo praticamente una trentina di
prodotti differenti, per tipologia o stagionatu-
ra. I processi sono svolti artigianalmente per
cui riusciamo a curare la qualità forma per
forma e la tecnologia ci serve praticamente
solo per controllare. Il risultato è un prodotto
non standardizzato e di qualità. I consumato-
ri se ne sono accorti.
E ai concorsi vi premiano…
Beh, sì. L’ultimo, temporalmente, è stato la
Grolla d’oro a Saint Vincent per il Montasio e
per un chicca come l’ubriaco di capra al Tra-
miner. ora c’è poi un grande interesse per i
formaggi con lavorazioni ed affnature parti-
colari, mentre quelli fatti solo in ossequio alla
tradizione, troppo standardizzati, trovano un
po’ di diffcoltà. Il segreto sta nel reinventarsi
la tradizione e non nell’esserne schiacciati!
I vostri prossimi progetti?
Costruiremo un’altra ala del caseifcio do-
ver poter mostrare alle persone quello cha
facciamo. Il laboratorio, il magazzino e i lo-
cali per l’affnamento saranno a vista. E poi
un vero e proprio cheese bar dove le perso-
ne potranno assaggiare e comprare, anche di
sera, i nostri prodotti, ed ovviamente dei sa-
lumi e dei vini selezionati. Inoltre invitere-
mo dei cuochi a preparare dei piatti a tema.
Ci sono un sacco di persone interessate a
degustare prodotti di qualità e nonostante la
crisi il turismo enogastronomico è in forte
crescita. non tutti però, hanno capito ancora
le reali potenzialità del nostro territorio. noi
ci crediamo fortemente.
Un
ForMAGGIo
MonDIALE
— A WorLD-
WIDE CHEESE
Testo/Text
Daniele Capra
Giornalista, critico d’arte,
insegnante di musica
Journalist, art critic, and
music teacher
Formaggi Perenzin
via Cervano 85
San Pietro di Feletto (TV)
www.perenzin.com
info@perenzin.com
1 Una fase dell’affnamen-
to / A phase of maturing
2,3 Formaggi / Cheeses
For four generations they have made chee-
se, but there is no sense of the dead weight
of history. No: they have had the courage to
produce biological products ahead of the ti-
mes and now they sell them everywhere.
They leave San Pietro di Feletto, a small vil-
lage in the hills near Treviso, and go to the
international food fairs because they have
understood how globalization might well be,
not something to be afraid of, but a further
opportunity for taking their own products
everywhere. A product, needless to say, that
has an amazing taste. We met Emanuela Pe-
renzin and her husband Carlo Piccoli in
their premises.

How did your venture begin?
Our dairy has existed for over a hundred ye-
ars and we are now into our fourth genera-
tion; but the great leap forward was about
ffteen years ago when we decided to use bio-
logical goat-milk for our cheeses. A revolu-
01
112 — reportage/reportage
tion was then underway and we had the cou-
rage to trust in it and follow in the same di-
rection. At the time none of us was really
competent, but then we progressively learned
how to handle the situation together with the
farmers. Working side by side with them was
the secret for obtaining the excellent milk
that is the basis for excellent cheese.
What diffculties were there?
We came up against a rather rusty tradition
of dairy production. And then it was neces-
sary to change the way of managing the wa-
rehouse and the maturing process, but also
to develop productive methods with care and
in new ways. Deep down, even the consumer
was less attentive and less educated then.
How did you manage to sell your
cheese to Harrods?
Ours was a process of continuous improve-
ment infuenced, above all, by the 2005 Colo-
gne international food fair. It was there that
we realized how it might be possible to sell
our cheeses to specialist delicatessen and
gourmet shops in half the world: we recogni-
zed, in fact, that there was a vast internatio-
nal interest in Italian food products. At that
point what was fundamental was to main-
tain the esteem and trust of those who distri-
bute and sell high-quality produce in various
countries. Obviously we are speaking of a
small niche: keep in mind that ours is a ho-
memade product.
How many of you are employed here?
There are a dozen of us in the frm. Remem-
ber that we have some thirty products diffe-
ring in kind and maturation. All the proces-
ses are undertaken by hand: this is why we
are able to control the quality of each indivi-
dual cheese, and so technology is useful only
as a fnal check. The result is a non-stan-
dardized quality product. Our customers
are well aware of this.
And you have received awards…
Well, yes. The last one in point of time was
the Grollo d’oro prize for our Montasio chee-
se and for a gem of a cheese: Ubriaco di ca-
pra al traminer, a goat cheese with Traminer
wine. At the moment there is a great interest
in cheeses processed and refned in a special
manner, while those over-standardized ones
that simply follow tradition are in diffculty.
The secret is to be found in reinventing tradi-
tion instead of being overwhelmed by it!
Your forthcoming plans?
We will be adding another wing to the dairy
where we can show people what we do. The
workshop, the warehouse, and the premi-
ses for maturing will all be visible. And then
there will be a genuine cheese bar where pe-
ople can taste and buy our products, even in
the evening, as well as cold cuts and choi-
ce wines. We will also be asking chefs to pre-
pare themed meals. There are a great many
people interested in tasting quality products
and, despite the current crisis, gourmet tou-
rism is in constant growth. However, not
everyone has yet understood the real poten-
tial of our territory.
We frmly believe in it.
//
Their cheeses,
made from the milk
of cows and goats,
are sold in America,
Canada, Switzer-
land, Germany, the
Netherlands, Fin-
land, and Sweden.
In the UK you can
fnd them in Har-
rods and, probably,
in a few months’
time you will fnd
them in Dubai too.
//
//
Vendono i loro for-
maggio di vacca e
di capra negli Sta-
ti Uniti, in Canada,
Svizzera, Germania,
Olanda, Finlandia,
Svezia. In Inghilterra
li potete trovare nei
banchi di Harrod’s
e tra qualche mese
probabilmente an-
che a Dubai.
//
03
02
reportage/reportage — 113
l’aBIlI
Tà nEl
farE
sKIll
In Do
Ing
design
I nuovi designer
riscoprono la ma-
nualità. Sperimen-
tano tecniche e
materiali. Per dar
vita a progetti uni-
ci. Una mostra a
Treviso.
Foto/Photo
Tankboys
Testi/Texts
Cosimo Bizzarri
design
New designers re-
discover manual
ability by experi-
menting with tech-
niques and mate-
rials. To give life
to unique projects.
An exhibition in
Treviso.
116 — Design/Design
03
04
02 01
Design/Design — 117
"L’abilità nel fare deriva dal fare", diceva
nel bel mezzo della rivoluzione Industria-
le ralph Waldo Emerson, uno dei santi pa-
troni della cultura americana. Circa nel-
lo stesso periodo il suo contemporaneo Wil-
liam Morris, un pioniere del concetto di de-
sign, dall’altra sponda dell’oceano Atlantico
manifestava il suo rifuto dell’industrializ-
zazione e della produzione in serie e ribadi-
va il suo amore incondizionato per la pras-
si e per l’artigianato. nei quasi 150 anni suc-
cessivi i processi industriali si sono evolu-
ti criticamente. oggi molte delle attività che
impegnano un designer, dalla progettazio-
ne di una sedia all’impaginazione di un li-
bro, si svolgono secondo un modello produt-
tivo che parte dalla progettazione digitale
per concludersi con la catena di montaggio,
escludendo dal processo qualsiasi interven-
to manuale. Esiste però tuttora una nicchia
di progettisti tenaci che, pur avendo sosti-
tuito al torchio di Morris la fotocopiatrice
del loro studio, continuano a lavorare con lo
stesso spirito del loro maestro: riscoprire la
manualità, sperimentare tecniche inconsue-
te, ricercare nuovi materiali per dare vita,
sensibilità e unicità ai loro prodotti. A questi
designer-artigiani si sono rivolti a dicembre
i curatori di xyz per trasformare la galleria
di Treviso in un inconsueto temporary sto-
re natalizio. Chi è passato il giorno della vi-
gilia da Via Inferiore in cerca degli ultimi re-
gali ha potuto scegliere tra un tagliacarte in
legno indonesiano, libri rilegati a mano, un
paio di pantaloni con le bretelle incorpora-
te, una bicicletta perfetta e altre cose ecce-
zionali. Un elogio entusiasmato al culto del
fare, con Jingle Bells in sottofondo.
—————
“Ability in making derives from making
itself” said Ralph Waldo Emerson, one of
the patron saints of American culture, right
in the middle of the Industrial Revolution.
On the other side of the ocean, in about the
same period, his contemporary, William
Morris, a pioneer in the concept of design,
showed his refusal of industrialization
and serial production and proclaimed his
boundless love for work and craft. In the
150 years or so since then, industrial pro-
cesses have undergone a crucial evolution.
Today, many of the activities needing a de-
signer, from the planning of a chair to the
layout of a book, are undertaken following
productive models which start with digital
design and end with an assembly line, ex-
cluding any kind of manual intervention
from the process.
However, there still exists a niche for te-
nacious designers who, while having re-
placed Morris’s press with a photocopier,
continue to work in the same spirit as their
master: to rediscover manual ability, to se-
arch for new materials to give life, sensi-
tivity, and uniqueness to their products.
In December XYZ’s curators asked these
craftsmen-designers to transform the gal-
lery in Treviso into an unusual temporary
Christmas store. Those who on Christmas
Eve walked along Via Inferiore in search
of last-minute gifts, were able to choose a
wooden Indonesian letter-opener, a book
bound by hand, a pair of trousers with in-
corporated braces, a perfect bike, and
many other exceptional things. An enthu-
siastic eulogy of the cult of making – with
Jingle Bells as the background music.
LA FoTo-
CoPIATrICE
DI MorrIS!
— MorrIS’S
PHoToCoPIEr!
Testo/Text
Cosimo Bizzarri
Copywriter/Copywriter
07
05 06
118 — Design/Design
01
Federico Bonaldi
Cuchi
Ceramica dipinta a mano.
Federico Bonaldi vive e la-
vora a Bassano del Grappa
(VI). Bonaldi è un punto di ri-
ferimento nella creazione dei
“cuchi”, strumenti popolari a
fiato in creta, che rappresen-
tano forme, spesso mostruo-
se e sempre riconducibili alle
figure della tradizione e del-
la religione.
— Hand-painted ceramics.
Federico Bonaldi lives and
works in Bassano del Grap-
pa, in the province of Vicen-
za. He is without a doubt a
reference point for the cre-
ation of cuchi, popular wind
instruments made from clay
and which represent, often
monstrous, figurative forms
derived from tradition and re-
ligion.
02
Martino Gamper
Trattoria coaster
Sottobicchieri in cuoio, vari
colori e texture, 2 dimen-
sioni. Martino Gamper lavo-
ra a “Trattoria” da più di otto
anni. Il progetto è cresciuto e
si è arricchito nel tempo, di-
ventando un’installazione to-
tale, di cui Martino disegna,
appunto, tutto: dai tavoli alle
sedie, dai piatti ai bicchieri,
dalle posate al cibo.
— Variously coloured and
textured two-dimensional le-
ather coasters. Martino Gam-
per has worked at his “Trat-
toria” for over eight years.
The project has grown and
matured over time to become
a total installation for which
Martino designs, in fact, eve-
rything: from the tables to
the chairs, from the plates to
the glasses, from the cutlery
to the food.
03
Julien Hourcade
T127
Sgabello realizzato a mano
con 127 tondini di legno di
pino (diametro 25 mm). Le-
gno e colla. Julien Hourcade
è un graphic designer. Vive e
lavora a Parigi. Nel 2007 ha
fondato con Thomas Petitje-
an lo studio Hey Ho.
— A stool made by hand
from 127 pinewood rods (25
cm. diameter). Wood and
glue. Julien Hourcade is a
graphic designer. He lives
and works in Paris. In 2007
he established, together with
Thomas Petitjean, the Hey
Ho Studio.
www.heyho.fr
04
Alexa Lixfeld
Ricebowls
Set di ciotole in ceramica co-
lorata fatte a mano.
“I produce culture” è la fra-
se che Alexa utilizza per illu-
strare il suo lavoro, anche se
l’espressione che meglio lo
descrive è “cross-culture”.
— A set of coloured cera-
mic bowls made by hand. “I
produce culture” is the phra-
se Alexa uses in order to il-
lustrate her work, even thou-
gh the best description of it
would be “cross-culture”.
www.alexalixfeld.com
05
Matteo Cibic
Domsai
Pezzi unici. Ceramica, pirex,
cactus. I Domsai sono curiosi
cactus messi sotto una cam-
pana di vetro con le gambe in
ceramica. Realizzati artigia-
nalmente a Nove. Ogni pezzo
ha, infatti, una cupola soffia-
ta su misura che lo distingue
da tutti gli altri.
— Collector’s pieces. Cera-
mics, Pirex, cactus. Dom-
sai are strange cactuses pla-
ced under a glass bell with
ceramic supports. They are
handmade in the town of
Nove. Each piece, in fact,
has a custom-made dome
which distinguishes it from
the others.
www.matteocibic.com
06
Singgih Kartono
Box Cutter / Desk Set
Taglierino e set da tavolo.
Sonokeling (legno subtro-
picale) e mogano, con par-
ti metalliche. Lavorati a mano
in un villaggio indonesiano,
questi oggetti sono stati cre-
ati secondo i migliori criteri di
sostenibilità.
— A box cutter and desk set
08
09
Design/Design — 119
12
made from Sonokeling (a
subtropical wood) and ma-
hogany, with metal parts.
Handmade in an Indonesian
village, these objects were
produced according to the
best criteria for sustainability.
www.magno-design.com
07
Pierre Hourquet
Office
Cinque serigrafie 42x30
stampate su carta riciclata.
Edizione limitata di 50 copie,
numerate e firmate dall’ar-
tista. “Office” è una raccol-
ta di proposte per un nuo-
vo modo d’utilizzare gli stru-
menti dell’ufficio, realizzate
da Pierre Hourquet.
— Five silkscreen prints, 42
x 30 cm., printed on recycled
paper. A limited edition of 50
copies, signed and numbe-
red by the artist. Office is a
collection of proposals for a
new way of using office in-
struments, realized by Pierre
Hourquet.
officeonline.free.fr
08
Anthony Burrill
Work Hard
Manifesto stampato presso
Adams of Rye utilizzando ca-
ratteri mobili incisi su bloc-
chi di legno. Anthony Bur-
rill è un designer indipenden-
te che lavora con carta stam-
pa, immagini in movimento e
attraverso progetti di interac-
tive design.
— A poster printed by Adams
of Rye using movable type
engraved on wood blocks.
Anthony Burrill is an inde-
pendent designer who wor-
ks with printed paper, moving
images, and with interactive
design projects.
www.anthonyburrill.com
09
Oscar Lhermitte
For Your Eyes Only
Questo set è stato disegnato
per misurare i nuovi processi
creativi. Lo scopo è quello di
abbattere le unità di misura
tradizionali, al fine di incen-
tivare la scoperta di nuove
proporzioni. Oscar predilige
il ricorso a tecniche manuali
di produzione per rendere le
sue creazioni uniche.
— This set has been desig-
ned for measuring new cre-
ative processes. The aim is
that of demolishing traditio-
nal units of measure in or-
der to stimulate the discove-
ry new proportions. Oscar
favours manual production
techniques in order to make
his creations unique.
www.oscarlhermitte.com
10
Temp & Francesco
Valtolina
WM
Stampa risografica 25x38.
Edizione numerata in 10 co-
pie. Temp è uno studio di
grafica indipendente fonda-
to da Marco Fasolini, Fausto
Gilberti e Guido Gregorio Da-
minelli.
— Risograph print, 25 x 38
cm.; a numbered edition in
10 copies. Temp is an in-
dependent graphic studio
founded by Marco Fasoli-
ni, Fausto Gilberti, and Guido
Gregorio Daminelli.
11
Ken Isaacs
How To Build Your Own Li-
ving Structures
Harmony Books, New York,
1974. Questo libro è un’in-
credibile guida al come crea-
re una varietà di unità abitati-
ve e organizzative, flessibili e
sperimentali. Dalla sedia alla
casa vera e propria, Ken Isa-
acs illustra e propone i suoi
progetti seguendo la filisofia
Do It Yourself.
— Harmony Books, New
York, 1974. this book is an in-
credible guide to how to cre-
ate a variety of flexible and
experimental living- and wor-
king spaces. From chai-
rs to a real house, Ken Isa-
acs illustrates and suggests
projects based on DIY phi-
losophy.
12
Zaven
Unbroken
Vasi in 3M Scotchcast™
Plus. “Unbroken” è una col-
lezione di design compo-
sta da una serie di vasi, lam-
pade e altri oggetti, realizza-
ti a mano con la tecnologia
10
11
Skill to Do
Comes of Doing
Curated by Tankboys
& Rujana Rebernjak
With Fabrizio Urettini,
Francesca Luise, Ludwig
Slezak, Margarita Navarro,
Simona Casarotto
12 / 12 / 09 — 10 / 01 / 10
XYZ, Via Inferiore 31, Treviso
www.spazioxyz.org
120 — Design/Design
13
14 15
3M Scotchcast™ Plus, mate-
riale in fibra di vetro utilizzato
nell’ortopedia come prodotto
alternativo al gesso.
— Vases in 3M Scotchcast™
Plus. Unbroken is a de-
sign collection consisting
of a series of vases, lam-
ps, and other objects. They
are handmade using 3M
Scotchcast™ Plus technolo-
gy, a fibreglass material used
in orthopaedics as an alter-
native to plaster.
www.zaven.net
13
Elena Xausa
Fruits of the Boom
Serigrafia stampata a mano.
Una Mela, una Banana e una
Carota che ballano assieme,
piene di vitamine. Elena Xau-
sa è un’illustratrice/ designer.
Vive e disegna a Venezia. Ha
fondato nel 2008 la casa edi-
trice indipendente Automa-
tic Books.
— Hand-printed serigraphs.
An apple, a banana, and a
carrot that dance together,
full of vitamins. Elena Xausa
is an illustrator and draftswo-
man. She lives and draws in
Venice. In 2008 she founded
the Automatic Books inde-
pendent publishing house.
www.ex-designer.it
14
Cristian Tittoto
Schiaccia mosche
Manico in Forex bianco, ele-
stici in caucciù. Il progetto
"Schiacca mosche" è stato
realizzato presso l’Università
Iuav di Venezia. Consiste nel
riutilizzo di un materiale sem-
plice, l’elastico in caucciù.
— White Forex handle, India
rubber elastic. The Schiaccia
mosche project was realized
in the IUAV University, Veni-
ce. It consists of the reutiliza-
tion of a simple material: In-
dia rubber elastic.
15
Hundebiss Records
Olyvetty / Hair Police
45 e 35 giri, dischi pop-up,
fotocopie e serigrafe.
Edizioni limitate e numerate.
Hudebiss Records è una
casa discografca indipen-
dente che sta riscuotendo
una crescente attenzione nel-
la scena musicale sperimen-
tale e underground.
— 45 and 35 rpm pop-up di-
scs, photocopies, and seri-
graphs. A numbered limited
edition. Hundebiss Records
is an independent record
company which is increasin-
gly successful on the experi-
mental and underground mu-
sic scene.
hundebiss.altervista.org
Design/Design — 121
ON THE
ROAD WITH
PALLADIO
THE ORIGINS OF AMERICAN ARCHITECTURE.
FROM MONTICELLO (U.S.A.) TO VICENZA (ITALY).
MONTICELLO
Virginia - Usa
VICENZA
Italia
American architecture’s genetic code derives
from Andrea Palladio (1508-1580). From the
first drawings sent off in the 17th Century, to
the Monticello villa in Virginia built by Thomas
Jefferson, third president of the United States,
to the White House. Palladio was a decisive
influence on America’s architectural identity.
From April 2010, in New York’s Morgan
Library & Museum, designed by Renzo Piano,
there will be held the show Palladio e la
sua Eredità: un viaggio attraverso l’Atlantico,
Palladio and his Legacy: a Journey Across the
Atlantic. Later it will be seen in Pittsburg,
Milwaukee, and Washington. Curated by the
Centro Internazionale di Studi di Architettura
Andrea Palladio (the international centre for
Palladian studies) in Vicenza, and by the Royal
Institute of British Architects, London, it’s aim
is to show this Palladian legacy.
So here is a voyage of discovery that begins
in the New World and returns to its origins
in the Veneto and, in particular, Vicenza. This is
a Unesco city and the home of Palladianism,
yet it has become the heart of the world’s
creative industries.
Discover Vicenza, its villas, its buildings,
its hills, and its contemporary culture.
An unforgettable journey. Timeless yet
of its own time.
www.palladio2010.info
ON THE
ROAD WITH
PALLADIO
THE ORIGINS OF AMERICAN ARCHITECTURE.
FROM MONTICELLO (U.S.A.) TO VICENZA (ITALY).
MONTICELLO
Virginia - Usa
VICENZA
Italia
American architecture’s genetic code derives
from Andrea Palladio (1508-1580). From the
first drawings sent off in the 17th Century, to
the Monticello villa in Virginia built by Thomas
Jefferson, third president of the United States,
to the White House. Palladio was a decisive
influence on America’s architectural identity.
From April 2010, in New York’s Morgan
Library & Museum, designed by Renzo Piano,
there will be held the show Palladio e la
sua Eredità: un viaggio attraverso l’Atlantico,
Palladio and his Legacy: a Journey Across the
Atlantic. Later it will be seen in Pittsburg,
Milwaukee, and Washington. Curated by the
Centro Internazionale di Studi di Architettura
Andrea Palladio (the international centre for
Palladian studies) in Vicenza, and by the Royal
Institute of British Architects, London, it’s aim
is to show this Palladian legacy.
So here is a voyage of discovery that begins
in the New World and returns to its origins
in the Veneto and, in particular, Vicenza. This is
a Unesco city and the home of Palladianism,
yet it has become the heart of the world’s
creative industries.
Discover Vicenza, its villas, its buildings,
its hills, and its contemporary culture.
An unforgettable journey. Timeless yet
of its own time.
www.palladio2010.info
Inno
v(E)TIon
vallEy
annu
al rE
PorT
speciale
Un progetto rivolu-
zionario. Tra im-
presa e cultura.
Per una nuova so-
stenibilità sociale
ed economica.
special
A revolutionary
project. Between
business and
culture. For a
new social and
economic support.
124 — Speciale/Special
Speciale/Special — 125
cos’è Innov(E)TIon vallEy
Innov(e)tion Valley rappresenta il nordest,
territorio a più alta densità di innovazio-
ne creatività per metro quadro al mondo. Il
termine Innov(e)tion Valley [ˌɪn. əʊˈve.ʃɵn
ˈvæl.i] è un neologismo che in italiano signi-
fca “valle dell’innovazione”. Sostanzialmen-
te, si tratta della vasta regione che coinci-
de con il nordest d’Italia. “innovetion” fa ri-
ferimento alla fortissima concentrazione di
industrie della creatività e dell’innovazione
e “valley” si riferisce all’estensione. Questo
territorio non ha una città principale, per-
ché la densità di protagonisti e di centri im-
portanti che gravitano attorno alle sue pro-
vince – come Venezia o Trieste, Treviso o
Vicenza – è tale da non consentire soluzioni
di continuità. Un’unica, vasta area metropo-
litana con circa sei milioni di abitanti. I suoi
protagonisti sono gli innovators.
What Innov(e)tion Valley Is
Innov(e)tion Valley represents the Italian
Northeast, an area which has the world’s
highest density of innovation and creati-
vity per square meter. The term Innov(e)
tion Valley [ˌɪn.əʊˈve.ʃɵn ˈvæl.i] is a neologi-
sm referring basically to this vast Northe-
astern area. “Innovetion” refers to the gre-
at concentration of creativity and innova-
tion, and “Valley” refers to the extent of its
particular location. This area has no par-
ticular main city because the density of the
activities and important centres around its
various provinces – Venice, Trieste, Tre-
viso or Vicenza for example – is such as to
create a continuum between them. This is
a vast single metropolitan area with some
six million inhabitants. Its protagonists are
the innovators.
Il ManIfEsTo
renzo rosso, fondatore di Diesel è stato
il primo frmatario del manifesto dell’
Innov(e)tion Valley. Una sottoscrizione
importante, che sottolinea sia la capaci-
tà dell’Innov(e)tion Valley di rappresenta-
re pienamente i valori del Made in Italy di
massimo livello, sia la volontà di molti im-
prenditori leader dell’economia internazio-
nale di supportare e rispecchiarsi in un pro-
getto in grado di promuovere il nordest e le
sue aziende come punte di diamante di un
fare impresa altamente radicato nel territo-
rio ma con visioni e standard pienamente in-
ternazionali.
The IV Manifesto
Renzo Rosso, founder of Diesel, was the frst
to sign the Innov(e)tion Valley manifesto.
His is a prestigious signature and one that
underlines both Innov(e)tion Valley’s ca-
pacity to represent the values of products
made in Italy, and the will of many leading
international businesspeople to support
and identify themselves with a project that
can promote the Northeast and its compa-
nies. These are the spearhead of an entre-
preneurial culture deeply rooted in the ter-
ritory while also having a fully internatio-
nal vision and standards.
oBIETTIvI
Creare un contesto culturale contempora-
neo e internazionale che diventi attivatore
del sistema economico e sociale del territo-
rio. Creare un territorio attrattivo per inve-
stimenti economici e culturali e per la classe
creativa internazionale. Creare un network
avanzato di aziende, artisti, designer, creati-
vi e innovatori. Costruire programmi opera-
tivi per le aziende e le realtà culturali, visti
il peso sempre maggiore, dell’economia del-
la conoscenza. Pianiἀcare e attivare progetti
sperimentali che permettano al contesto lo-
cale una forte competitività in contesti glo-
balizzati.

Goals
To create an attractive territory for econo-
mic and cultural investments and for in-
ternational creative circle. To create a net-
work of young people through innovation
and creativity. To create a shared corpora-
te image of the Northeast so that a product
or a service is immediately channelled to
Innov(e)tion Valley. To create an advanced
network of companies, artists, designers,
creative minds, and innovators. To build
operating programmes for companies and
cultural institutions, given the increasing
importance of knowledge economy. To plan
and initiate experimental projects which
allow the local context to be extremely com-
petitive on a global scale.
1 Creative R’evolution
Dainese/Vicenza
2 Creative R’evolution
Bisazza. Alte di Montec-
chio Maggiore (VI)
3 Creative R’evolution
Lanaro/Vicenza
4 Creative R’evolution
Teatro Civico di Schio,
Schio (VI)
5 Creative R’evolution
Centro Porsche Italia,
Padova
01
02
03
126 — Speciale/Special
MarcHIo
Il logo è composto da sette
esagoni, le sette categorie
che compongono
l’Innov(e)tion Valley:
moda, arte, design,
architettura, attività
performative, tecnologia
e ricerca. Il marchio Made
in Innov(e)tion Valley
certifca i prodotti creativi
prodotti nel nordest.
THE logo
The logo consists of seven
hexagons representing the
seven categories contributing
to Innov(e)tion Valley: fash-
ion, art, design, architecture,
performance activities, tech-
nology, and research. Creative
quality; this is in order to indi-
cate the frms affliated to the
project and which maintain
high standards of innovation
and creativity.
coMITaTo scIEnTIfIco
Innov(e)tion Valley è un progetto ideato
da Fuoribiennale. Si avvale di un comita-
to scientifco composto da: Flavio Albanese,
Domus, Marco Bettiol, Università di Pado-
va e Venice International University, Massi-
miano Bucchi, Università di Trento, Luca
De Biase, nova24/Il Sole24ore, Maria Lui-
sa Frisa, Università IUAV di Venezia, Stefa-
no Micelli, Università Ca’ Foscari di Venezia
e Venice International University, Pier Luigi
Sacco, Università IUAV di Venezia, Cristia-
no Seganfreddo, Fuoribiennale.
Technical Committee
Innov(e)tion valley is a project originated
by Fuoribiennale. Its scientifc committee
includes: Flavio Albanese, Domus; Marco
Bettiol, University of Padua and Venice In-
ternational University; Massimiano Buc-
chi, University of Trento; Luca De Biase,
Nova24/Il Sole24Ore; Maria Luisa Frisa,
IUAV University, Venezia; Stefano Micelli,
University Ca’ Foscari, Venice, and Venice
International University; Pier Luigi Sacco,
IUAV University, Venice; Cristiano Segan-
freddo, Fuoribiennale.
MIssIon
Innov(e)tion Valley è un progetto di pianif-
cazione strategica del nordest. Mette in rete
imprese ed istituzioni pubbliche e private.
Innov(e)tion Valley è un attivatore e dispo-
sitivo sociale, culturale, politico ed econo-
mico. Produce e crea un territorio, agendo,
con il tema dell’innovazione e della creativi-
tà sul sistema imprenditoriale, con partico-
lare riferimento ai giovani.
Mission
Innov(e)tion Valley is a project for the stra-
tegic planning of the new North East of
Italy. Innov(e)tion Valley creates a network
which connects up companies, public and
private institutions, culture and research,
tradition and innovation to their social en-
vironment. Innov(e)tion Valley promotes
its uniqueness internally and externally.
Innov(e)tion Valley wants to act as a real
starting device for society, culture, eco-
nomy and politics. Innov(e)tion Valley pro-
duces and creates a territory and infuen-
ces, through innovation and creativity, so-
ciety and its business system, with particu-
lar focus on the younger generation.
MADE In
InnoV(E)TIon
VALLEy
//
Un attivatore e
dispositivo sociale,
culturale, politico
ed economico.
— A real starter
device for the
society, culture,
economy and
politics.
//
04
05
Speciale/Special — 127
la Tavola roTonDa sul norDEsT
In occasione dell’uscita del nuovo dorso
“Italie”, il titolo scelto da Ferruccio De Bor-
toli -direttore del Corriere della Sera - per la
tavola rotonda di presentazione è stata: “Ve-
neto, L’Innov(e)tion Valley”. Una scelta im-
portante, che sottolinea quanto il proget-
to abbia raggiunto alti livelli di riconoscibi-
lità e sia diventato in breve tempo un ter-
mine condiviso che sintetizza ed esprime i
valori del nordest contemporaneo. L’even-
to si è svolto a Palazzo zabarella a Padova, il
20 maggio 2009.
The roundtable on Northeast
On the occasion of the launching of Corrie-
re della Sera’s insert “Italie”, the title cho-
sen for the roundtable conference by the
paper’s director Ferruccio De Bortoli was
“Veneto, l’Innov(e)tion Valley”. The choice
of subject was important and highlighted
just how well-known the project has beco-
me and how its name has come to repre-
sent and express the values of the contem-
porary Northeast in such a brief time. The
event took place in Palazzo Zabarella in
Padua.
EvEnTI nazIonalI E InTErnazIonalI
Innov(e)tion Valley è presente nei maggio-
ri eventi internazionali, da Expo 2010 di
Shanghai al Salone del Mobile di Milano, da
Art Basel alla Biennale di Venezia. Parteci-
pazione ad eventi nazionale ed internazio-
nali legati all’innovazione e alla creatività,
in Italia e all’estero. organizza mostre, in-
stallazioni ed eventi per promuovere la crea-
tività del nordest.
National and international events
Innov(e)tion Valley has been present du-
ring major international events from the
Shanghai Expo, 2010, to the Milan Salo-
ne del Mobile, from Art Basel to the Veni-
ce Biennale. Innov(e)tion Valley organizes
shows, installations, and events in order
to promote the Northeast’s creativity.
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WEB
Si tratta di una vera e propria piattaforma
per la creatività del nordest. Un sito realiz-
zato per garantire le informazioni ineren-
ti ad Innov(e)tion Valley e ai suoi progetti,
ma anche pensato per essere sempre aggior-
nato sulle iniziative più interessanti e spe-
rimentali attivate nel territorio del nordest
nel campo dell’arte, del design, dell’architet-
tura, della ricerca, della tecnologia.
The web
A real platform for the Northeast’s creativi-
ty. A site created to guarantee information
about Innov(e)tion Valley and its plans,
but it will also be constantly up-to-date
about the most interesting and experimen-
tal activities in the Northeast in the felds
of art, design, architecture, research, and
technology.
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128 — Speciale/Special
crEaTIvE r’EvoluTIon
È uno dei progetti di maggiore successo di
Fuoribiennale, premiato in questi anni con
ampi favori di critica e pubblico, con la co-
stante attenzione dei media, con il Premio
Longhi per l’innovazione e sostenuto dal-
le istituzioni del territorio. Giunto alla sua
quarta edizione, Creative r’evolution è cu-
rato da Maria Luisa Frisa, sul tema delle
storie di moda.
Creative R’Evolution
This is one of Fuoribiennale’s greatest
successes. It was rewarded this year by a
wide consensus of critics and the public,
the constant interest of the media,
the award of the Longhi prize; and the sup-
port of the regional government. Now in its
fourth edition, Creative R’Evolution will
be the occasion for hosting great interpre-
ters of fashion; it is curated by Maria Lui-
sa Frisa.
! MagazInE
La rivista degli innovators in uscita a feb-
braio 2010. Il magazine bilingue è stampato
in 80.000 copie ed è distribuito in allegato
al Corriere della Sera/Corriere del Veneto,
presso istituzioni, associazioni di categoria,
hub, store aziendali, festival più importan-
ti a livello nazionale ed internazionale ed è
inviato ad una lista di oltre mille opinion le-
ader del settore economico, politico e cul-
turale.
! Magazine
The innovators’ magazine, issued in Fe-
bruary, June (during the Venice Biennale)
and in February 2010. This bilingual ma-
gazine is printed in 80,000 copies and di-
stributed together with the Corriere del-
la Sera/Corriere del Veneto newspaper, as
well as in institutions, category associa-
tions, hubs, business stores, and the most
important national and international fe-
stivals. It is also sent to a list of more than
one thousand opinion leaders in the fnan-
cial, political, and cultural sectors.
l’InsErTo DEll’Innov(E)TIon vallEy
L’inserto dell’innov(e)tion Valley: la doppia
pagina del Corriere della Sera/Corriere del
Veneto, l’appuntamento quindicinale alla
scoperta delle eccellenze imprenditoriali e
culturali del nordest.
The Innov(e)tion Valley insert
This double-page spread in the Corriere
della Sera/Corriere del Veneto newspaper
appears every fortnight and highlights the
entrepreneurial and cultural excellence of
the Northeast.
la MaPPa crEaTIva-PlEasE DIsTurB
La prima mappatura dell’Innov(e)tion Valley.
realizzata nel 2007 e distribuita in allega-
to al Corriere della Sera/Corriere del Veneto,
ha presentato un quadro dell’industria creati-
va veneta. Usando la metafora delle linee me-
tropolitane ha tracciato una mappa delle re-
altà attive nel campo dell’arte, dell’architettu-
ra, della moda, del design, della ricerca, della
tecnologia, delle performing art.

Creative map-Please disturb
This was the frst of Innov(e)tion Valley’s
maps. Printed in 2007 and distributed to-
gether with the Corriere della Sera/Cor-
riere del Veneto newspaper, it outlined the
creative industries in the Veneto region. By
using the metaphor of the subway system it
mapped the current situation in the felds
of art, architecture, fashion, design, rese-
arch, technology, and the performing arts.
MaPPE Innov(E)TIon vallEy
Le mappe delle eccellenze del nordest re-
alizzate in occasione della partecipazio-
ne di Innov(e)tion Valley ad eventi naziona-
li ed internazionali. Innovators nel campo
dell’arte, dell’architettura, del design, del-
la moda segnalati in piccole mappe realizza-
te ad hoc, utili a valorizzare la costante pre-
senza dell’industria creativa del nordest in
tutti gli appuntamenti di rilievo e nelle città
più importanti del mondo.
Innov(e)tion Valley's map
A map pinpointing the successes of
the Northeast is issued whenever
Innov(e)tion Valley takes part in national
and international events. Innovators in
the felds of art, architecture, design, and
fashion are indicated on small maps pro-
duced on an ad hoc basis. They are of gre-
at use for an appreciation of the Northe-
ast’s regular presence in all the most pre-
stigious events in the world’s major cities.
5 Da Palladio all’Innov(e)tion
Valley, Istituto Italiano di
Cultura di New York, feb-
braio 2009/From Palladio
to Innov(e)tion Valley, Italian
Cultural Institute of New
York, February 2009
6 Tavola rotonda del Corriere
della Sera, Padova/Corriere
della Sera roundtable con-
ference, Padua
7 Innov(e)tion Valley magazi-
ne numero 1/issue 1
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ne, Asolo (TV)
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Verona
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Palazzo Bonin Longare,
Vicenza
4 Mappa dell'Innov(e)tion
Valley a New York/
Innov(e)tion Valley map
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Speciale/Special — 129
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