Elettronica per le telecomunicazioni

Anno Accademico 2009/2010
Fiandrino Claudio
7 maggio 2010

II
Indice
I Teoria 3
1 Filtri 5
1.1 Nozioni base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.1.1 Definizioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.1.2 Esempi di filtri ideali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.1.3 Poli e zeri della funzione di trasferimento . . . . . . . 8
1.2 Progetto di filtri del 1

ordine . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
1.2.1 Filtro passa basso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
1.2.2 Filtro passa alto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
1.2.3 Filtro passa banda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
1.3 Progetto di filtri del 2

ordine . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
1.3.1 Analisi teorica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
1.3.2 Sensibilit`a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
1.3.3 Realizzazioni circuitali . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19
1.4 Tecnica di sintesi RLC . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
1.5 Filtri con pi` u amplificatori operazionali . . . . . . . . . . . . 28
1.5.1 Filtri a variabili di stato . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
1.5.2 Celle biquadratiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
1.6 Filtri a capacit` a commutate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
1.6.1 Analisi per comportamento ideale . . . . . . . . . . . 32
1.6.2 Comportamenti con capacit` a parassite . . . . . . . . . 34
1.6.3 Realizzazione di resistori . . . . . . . . . . . . . . . . . 36
1.6.4 Integratore a capacit` a commutate . . . . . . . . . . . 38
2 Applicazioni di transistori bipolari 43
2.1 Amplificatori accordabili a banda stretta . . . . . . . . . . . . 44
2.1.1 Richiami sul modello di Ebers-Moll . . . . . . . . . . . 44
2.1.2 Modelli di piccolo segnale . . . . . . . . . . . . . . . . 45
2.1.3 Polarizzazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45
2.1.4 Amplificatore ad emettitore comune . . . . . . . . . . 50
2.2 Oscillatori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58
2.2.1 Teoria degli oscillatori . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58
2.2.2 Oscillatore di Colpitts . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60
III
IV INDICE
2.3 Mixer . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61
2.3.1 Mixer a Transconduttanza . . . . . . . . . . . . . . . . 62
2.3.2 Mixer a Stadio differenziale . . . . . . . . . . . . . . . 63
3 PLL 69
3.1 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69
3.2 Analisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 70
3.2.1 Schema a blocchi e analisi teorica . . . . . . . . . . . . 70
3.2.2 Funzione di trasferimento . . . . . . . . . . . . . . . . 71
3.2.3 Analisi sul tipo di H
LP
(s) . . . . . . . . . . . . . . . . 73
3.2.4 Condizioni di aggancio del PLL . . . . . . . . . . . . . 74
3.3 Realizzazioni circuitali dei componenti . . . . . . . . . . . . . 77
3.3.1 Demodulatori di fase . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 77
3.3.2 VCO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85
3.4 Applicazioni dei PLL . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 90
3.4.1 Sintetizzatori di frequenza . . . . . . . . . . . . . . . . 90
4 Convertitori 93
4.1 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 93
4.2 Campionamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 95
4.3 Quantizzazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 97
4.4 Realizzazioni circuitali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 104
4.4.1 Errori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 104
4.4.2 Convertitori D/A . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 104
4.4.3 Convertitori A/D . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 109
4.4.4 Sample & Hold . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 112
Prefazione
La dispensa contiene solo e soltanto gli appunti presi a lezione.
I grafici sono stati realizzati con i codici tikz e devono essere intesi come
approssimativi e qualitativi.
Ringrazio Massimo Redaelli, autore del pacchetto L
A
T
E
X circuitikz, senza il
quale non avrei potuto realizzare i circuiti presenti.
Per la segnalazione di errori potete contattarmi all’indirizzo e-mail:
claudio fiandrino@hotmail.it.
Questa dispensa `e reperibile sul sito: http://claudiofiandrino.altervista.org.
CF
1
2 INDICE
Capitolo 1
Filtri
Per realizzare dei filtri i componenti induttivi a frequenze basse, vicino alla
continua, non sono molto adatti.
E’ possibile utilizzare gli amplificatori e, i filtri realizzati con amplificatori,
prendono il nome di filtri attivi.
Questa definizione deriva dal fatto che servono sia a filtrare il segnale sia ad
amplificarlo in banda passante.
1.1 Nozioni base
1.1.1 Definizioni
Funzione di trasferimento
La funzione di trasferimento di un sistema viene definita, nel dominio di
Laplace, come:
H(s) =
N(s)
D(s)
dove:
. il numeratore `e un poliniomio di ordine m;
. il denominatore `e un poliniomio di ordine n.
La condizione vincolante `e:
m ≤ n
Trasmissivit`a
La trasmissivit`a `e una particolare funzione di trasferimento che lega le ten-
sioni di ingresso e di uscita di un sistema; viene definita, sempre nel dominio
3
4 CAPITOLO 1. Filtri
di Laplace, come:
T(s) =
V
out
(s)
V
in
(s)
In generale `e un numero complesso che si pu` o esprimere in termini di modulo
e fase:
T(jω) = |T(jω)| e
jφω
con s = jω.
Guadagno
Il guadagno di un filtro si definisce:
G(ω) = |T(jω)||
dB
= 20 log
10
(|T(jω)|)
Se:
. `e positivo si parla di guadagno;
. `e negativo si parla di attenuazione.
1.1.2 Esempi di filtri ideali
Gli esempi di filtri ideali sono:
. filtro passa basso;
. filtro passa alto;
. filtro passa banda.
Filtro passa basso
Grafico:
ω
|T|
ω
p
La parte colorata rappresenta la banda passante; al di fuori il segnale
viene attenuato e si parla di banda attenuata.
1.1. Nozioni base 5
Filtro passa alto
Grafico:
ω
|T|
ω
p
Come nel caso precedente la parte colorata indica la banda passante.
Filtro passa banda
Grafico:
ω
|T|
ω
p1
ω
p2
Anche in questo caso la banda passante `e colorata.
I fronti di salita e di discesa sono verticali quindi non possono essere im-
plementati fisicamente nella realt` a. Di un filtro reale, nelle specifiche, si
conosce la maschera.
Ad esempio, per il filtro passa basso, la maschera `e:
ω
|T|
ω
p
ω
s
La zona bianca `e quella zona in cui il segnale `e trasmesso; all’interno si
distinguono ancora tre sezioni, a seconda della modalit` a con cui il segnale
pu` o passare:
6 CAPITOLO 1. Filtri
ω
|T|
ω
p
ω
s
La parte tratteggiata in azzurro prende il nome di banda passante: in questa
zona il segnale non subisce attenuazione.
Nella parte tratteggiata in arancione, invece, il segnale `e molto attenuato;
per questo motivo prende il nome di banda attenuata.
La zona di passaggio fra banda passante e banda attenuata prende il nome
di selettivit` a; nel grafico `e la parte evidenziata in verde.
La selettivit`a `e un’indice di quanto `e ripido un filtro: pi` u ω
p
e ω
s
sono vicine
pi` u il filtro sar` a ripido e quindi selettivo.
L’escursione verticale, invece, `e il parametro che indica l’attenuazione totale
introdotta dal filtro.
1.1.3 Poli e zeri della funzione di trasferimento
Il numero di poli della funzione di trasferimento definisce l’ordine del filtro;
denotando con:
. p
i
i poli del denominatore;
. z
i
gli zeri del numeratore;
si pu` o esprimere la trasmissivit`a come:
T(s) = k ·
¸
i
(s −z
i
)
¸
i
(s −p
i
)
Sul piano complesso i poli devono essere presenti sulla parte colorata:
σ

Inoltre possono essere solo:
1.1. Nozioni base 7
. reali;
. a coppie complesse coniugate.
Graficamente:
σ

α
−α
dove:
. in giallo sono colorati i poli reali;
. in arancione sono colorate le coppie di poli complessi coniugati.
Il denominatore della funzione di trasferimento si pu` o esprimere:
. D(s) = (s −σ
i
) nel caso di poli reali;
. D(s) = s
2
+ 2ξω
0

2
0
nel caso di poli a coppie complesse coniugate.
I coefficienti:
. ω
0
rappresenta la pulsazione di risonanza;
. ξ rappresenta il coefficiente di smorzamento.
Si definisce Q, fattore di qualit` a, l’espressione:
Q =
1

Le radici del polinomio s
2
+ 2ξω
0

2
0
sono:
φ
1,2
= −

0
Q
± jω
0
·

1 −
1
4Q
2
oppure in funzione del coefficiente di smorzamento:
φ
1,2
= −ξω
0
± jω
0
·

1 −ξ
2
Per ottenere poli a coppie complesse coniugate `e necessario che il termine
±jω
0
·

1 −ξ
2
8 CAPITOLO 1. Filtri
sia immaginario e ci`o accade se la radice `e reale:

1 −ξ
2
∈ R =⇒ 1 −ξ
2
> 0 =⇒ |ξ| < 1
In termini di Q, invece:
Q > 0.5
Nel caso in cui:

1 −ξ
2
∈ I
allora il termine:
±jω
0
·

1 −ξ
2
`e puramente reale e i poli sono reali.
Riassumendo, dato un polinomio di secondo grado a denominatore della
funzione di trasferimento, si hanno:
Poli Condizioni su ξ Condizioni su Q
a coppie complesse coniugate |ξ| < 1 Q > 0.5
a coppie reali |ξ| > 1 Q < 0.5
Esempio
Considerando il sistema:
x(t) y(t)
h(t)
e ipotizzando di realizzare una funzione di trasferimento di tipo passa basso
come si esprime l’uscita y(t) se in ingresso viene posto:
x(t) = A
i
· δ (t)
Nel dominio di Laplace:
Y (s) = X(s) · H(s)
Per realizzare un filtro passa basso `e necessario che ci sia un solo polo e
nessun zero nella H(s):
H(s) =
¸
i

i
)
¸
i
(s −p
i
)
con α
i
∈ R.
Quindi:
Y (s) = A
i
·
¸
i

i
)
¸
i
(s −p
i
)
1.1. Nozioni base 9
Antitrasformando si ottiene:
y(t) ∝
¸
i
α
i
· e
p
i
t
L’uscita `e la somma di tanti termini esponenziali dove:
p
i
= −σ
i
+jω
i
Graficamente:
σ


i
−σ
i
Se p
i
`e reale allora:
y(t) = e
−σ
i
t
che rappresenta la risposta di un sistema del primo ordine stabile.
Visualizziamo graficamente ingresso e uscita per questo tipo di sistemi:
t
x(t)
t
y(t)
Se p
i
`e complesso allora i poli sono due:
p
1,2
= −σ
i
±jω
i
La risposta del sistema in questo caso cambia:
y(t) ∝ e
−σ
i
t
·

e
−jω
i
t
+ e
+jω
i
t

∝ e
−σ
i
t
· cos(ω
i
t)
Graficamente:
t
x(t)
t
y(t)
10 CAPITOLO 1. Filtri
L’uscita presenta oscillazioni di pulsazione ω
i
= ω
0
che si attenuano di σ
i
.
Il termine σ
i
si esprime:
σ
i
= ξω
0
=
1
2Q
ω
0
Il fattore di qualit`a Q, quindi, rappresenta fisicamente la rapidit`a con cui le
oscillazioni si smorazano nel tempo.
Pi` u `e elevato il fattore di qualit`a pi` u le oscillazioni si smorzano lentamente;
al limite, per Q −→∞, i poli si trovano sull’asse immaginario e le oscillazioni
non si smorzano: si realizza un oscillatore.
Al contrario, per Q bassi, le oscillazioni si smorzano molto velocemente.
1.2 Progetto di filtri del 1

ordine
1.2.1 Filtro passa basso
Il circuito `e:
R
1

+
R
2
C
2
V
out
V
in
I parametri da considerare sono:
. trasmissivit`a;
. amplificazione in banda;
. frequenza del polo.
La trasmissivit`a si esprime con:
T(s) =
V
out
V
in
= −
Z
2
Z
1
= −
1
sC
2
//R
2
R
1
= −
R
2
R
1
·
1
1 +sR
2
C
2
L’amplificazione in banda (in continua per il filtro passa basso) `e data da:
T(0) = −
R
2
R
1
1.2. Progetto di filtri del 1

ordine 11
La frequenza del polo:
f
p
=
1
2πR
2
C
2
mentre la pulsazione del polo:
ω
p
=
1
R
2
C
2
in quanto ω = 2πf.
I diagrammi di Bode, modulo e fase, sono:
dB
f
−50
−40
−30
−20
−10
0
f
p

f
0

−45

−90

f
p
Le specifiche di progetto sono:
. amplificazione in banda controllata attraverso R
1
e R
2
;
. frequenza del polo controllata attraverso C
2
.
1.2.2 Filtro passa alto
Lo schema circuitale `e il seguente:
R
1
C
1

+
R
2
V
out
V
in
I parametri da considerare sono, come nel caso precedente:
. trasmissivit`a;
. amplificazione in banda;
12 CAPITOLO 1. Filtri
. frequenza del polo.
La trasmissivit`a si esprime con:
T(s) =
V
out
V
in
= −
Z
2
Z
1
= −
sR
2
C
1
1 +sR
1
C
1
L’amplificazione in banda (f −→∞ per il filtro passa alto) `e data da:
T(∞) = −
R
2
R
1
La frequenza del polo:
f
p
=
1
2πR
1
C
1
e la pulsazione del polo:
ω
p
=
1
R
1
C
1
I diagrammi di Bode, modulo e fase, sono:
dB
f
−50
−40
−30
−20
−10
0
f
p

f
90

45

0

f
p
1.2.3 Filtro passa banda
Il circuito `e:
R
1
C
1

+
R
2
C
2
V
out
V
in
1.3. Progetto di filtri del 2

ordine 13
La trasmissivit`a `e:
T(s) =
V
out
V
in
= −
Z
2
Z
1
= −
sR
2
C
1
(1 +sR
1
C
1
) · (1 +sR
2
C
2
)
L’amplificazione in banda passante `e data da:

R
2
R
1
In questo caso i poli sono due:
f
p
1
=
1
2πR
1
C
1
f
p
2
=
1
2πR
2
C
2
quindi anche le pulsazioni sono due:
ω
p
1
=
1
R
1
C
1
ω
p
2
=
1
R
2
C
2
I diagrammi di Bode, modulo e fase, sono:
dB
f
−50
−40
−30
−20
−10
0
f
p
1
f
p
2

f
90

0

−90

f
p
1
f
p
2
1.3 Progetto di filtri del 2

ordine
1.3.1 Analisi teorica
Per un filtro del secondo ordine la funzione di trasferimento sar` a del tipo:
H(s) =
N(s)
s
2
+ 2ξω
0
s +ω
2
0
dove, a denominatore, le radici saranno complesse coniugate (Q > 0.5).
Analizziamo per i vari tipi di filtro la forma del numeratore N(s) e quale
influenza ha sui diagrammi di Bode.
14 CAPITOLO 1. Filtri
Filtro passa basso
Il filtro passa basso ha la propriet`a di avere:
N(s) = costante
Si esprime dunque la funzione di trasferimento come:
H(s) =
κω
2
0
s
2
+ 2ξω
0
s +ω
2
0
Studiamo il comportamento sull’asse delle frequenze, ponendo s = j2πf:
f −→0 =⇒ amplificazione in banda = κ
f −→∞ =⇒ banda attenuata ∼
1
f
2
Il diagramma di Bode del modulo di H(s):
dB
f
−50
−40
−30
−20
−10
0
40 dB/dec
Le risposte reali possono essere di due tipi, a seconda del valore di Q:
dB
f
−50
−40
−30
−20
−10
0
0.5 < Q < 0.707
dB
f
−50
−40
−30
−20
−10
0
Q > 0.707
Il secondo grafico evidenzia il picco di risonanza o sovraelongazione: pi` u
cresce Q pi` u cresce il picco; nel dominio delle frequenze, inoltre, l’altezza del
picco `e proprio data dal valore di Q.
In dettaglio:
|H(s)||
dB
= κ|
dB
+ Q|
dB
1.3. Progetto di filtri del 2

ordine 15
Graficamente:
ω
max
κ|
dB
Q|
dB
Diagramma di Bode della fase:

ω
0

−90

−180

ω
0
Il cambiamento di fase `e tanto pi` u veloce tanto pi` u il Q `e elevato; la
pulsazione ω
0
`e quella per cui il segnale di ingresso risulta sfasato di 90

.
Filtro passa alto
La funzione di trasferimento per un filtro passa alto deve avere due zeri
nell’origine, quindi:
N(s) = s
2
Si esprime H(s) come:
H(s) =
κs
2
s
2
+ 2ξω
0
s +ω
2
0
Il diagramma di Bode del modulo di H(s):
dB
f
−50
−40
−30
−20
−10
0
16 CAPITOLO 1. Filtri
Come per il filtro passa basso, le risposte reali possono essere di due tipi:
dB
f
−50
−40
−30
−20
−10
0
0.5 < Q < 0.707
dB
f
−50
−40
−30
−20
−10
0
Q > 0.707
Filtro passa banda
Per il filtro passa banda la funzione di trasferimento risulta essere:
H(s) =
κsω
0
s
2
+ 2ξω
0
s +ω
2
0
Il diagramma di Bode del modulo:
dB
f
−50
−40
−30
−20
−10
0
f
L
f
H
La risposta reale `e:
dB
f
−50
−40
−30
−20
−10
0
f
L
f
H
-3 dB
I punti a −3 dB dal picco individuano le frequenze:
f
L
= f
0
·
¸
1 +
1
4Q
2

1
2Q

f
H
= f
0
·
¸
1 +
1
4Q
2
+
1
2Q

1.3. Progetto di filtri del 2

ordine 17
Esiste una formula alternativa per il calcolo del fattore di qualit`a:
Q =
f
0
BW
=
f
0
f
H
−f
L
Pi` u `e elevato il Q pi` u il filtro sar` a selettivo il frequenza e il picco sar` a pi` u
stretto; ci`o comporta anche un’aumento dell’amplificazione che pu` o essere
uno svantaggio in quanto le frequenze amplificate sono molto vicine alla
frequenza f
0
.
Graficamente:
dB
f
−50
−40
−30
−20
−10
0
1.3.2 Sensibilit`a
La sensibilit`a `e un coefficiente che quantifica le variazioni di parametri reali
rispetto a quelli di progetto.
La condizione ideale sarebbe avere una sensibilit`a nulla corrispondente al
fatto di misurare gli stessi parametri di progetto, ma `e pressoch`e impossi-
bile.
Si definisce sensibilit`a:
S
y
x
=
∂y
y
·
1
∂x
x
1.3.3 Realizzazioni circuitali
Per realizzare un filtro del secondo ordine `e possibile utilizzare due tipi di
celle:
. celle a guadagno finito;
. celle a guadagno infinito (celle a reazioni multiple).
Considerando il primo tipo si procede ad analizzare la cella Sallen-Key.
18 CAPITOLO 1. Filtri
Cella Sallen-Key
La realizzazione circuitale prevede inizialmente di utilizzare ammettenze
generiche Y
i
che verranno sostituite con condensatori o resistenze a sec-
onda del tipo di filtro che si vuole realizzare (passa basso, passa alto, passa
banda).
Circuito generico:
Y
1
i
1
Y
2
i
2
Y
3
i
3
V
x
Y
4
V
out

+
V
out
V
in
Per determinare la trasmissivit`a occorre scrivere le equazioni della corrente
sul nodo colorato in rosso e della tensione V
out
:
T(s) =
V
out
V
in

(V
in
−V
x
) · Y
1
= (V
x
−V
out
) · Y
3
+ (V
x
−V
out
) · Y
2
V
out
=
Y
3
Y
3
+ Y
4
· V
x
dove:
. (V
in
−V
x
) · Y
1
= i
1
;
. (V
x
−V
out
) · Y
2
= i
2
;
. (V
x
−V
out
) · Y
3
= i
3
.
Risolvendo si ottiene:
T(s) =
V
out
V
in
=
Y
1
· Y
3
Y
4
· (Y
1
+ Y
2
+ Y
3
) + (Y
1
· Y
3
)
Per realizzare un filtro passa basso `e necessario che il numeratore non pre-
senti zeri, quindi occorre scegliere:
Y
1
=
1
R
1
Y
3
=
1
R
3
1.3. Progetto di filtri del 2

ordine 19
Poich`e il denominatore deve essere un polinomio di secondo grado in s gli
altri due componenti saranno:
Y
4
= sC
4
Y
2
= sC
2
Ricapitolando, per il filtro passa basso Sallen-Key:
Ammettenza Componente usato
Y
1
1
R
1
Y
2
sC
2
Y
3
1
R
3
Y
4
sC
4
Sostituendo i componenti specifici nel circuito generico si ha:
R
1
i
1
C
2
i
2
R
3
i
3
V
x
C
4
V
out

+
V
out
V
in
Dati (m, n) ∈ N si preferisce utilizzare per i componenti le seguenti espres-
sioni:
Componente Espressione
R
3
R
R
1
mR
C
4
C
C
2
nC
Le espressioni della pulsazione di risonanza, frequenza del polo e fattore di
qualit`a sono riportate in tabella sia con la dicitura per componente, sia con
le espressioni introdotte in precedenza:
20 CAPITOLO 1. Filtri
Parametro Espressione etichette Espressione m, n
ω
0
1

R
1
· R
3
· C
2
· C
4
1

mnRC
f
0
1
2π ·

R
1
· R
3
· C
2
· C
4
1


mnRC
Q

R
1
· R
3
· C
2
· C
4
(R
1
+R
3
)C
1

mn
m+ 1
Si osservi che, nelle espressioni con m, n, il fattore di qualit`a non dipende
dai componenti scelti, ma solo dal loro rapporto; invece, la f
0
, dipende sia
dal rapporto fra i componenti sia dalla costante di tempo (τ = RC).
Se Q =
1

2
si ha (m = 1, n = 2) `e un caso particolare (Butterworth).
Come si pu` o notare dal circuito l’amplificazione in banda di questa cella
`e unitaria ed `e un limite.
Per sopperire a questa mancanza si introducono le celle KRC, celle di tipo
Sallen-Key con amplificazione in banda pari a κ.
Celle KRC
Le celle KRC, circuitalmente, si realizzano introducendo una rete di reazione
sul morsetto invertente dell’amplificatore:
R
1
i
1
C
2
i
2
R
3
i
3
V
x
C
4
V
out

+
R
A
R
B
V
out
V
in
La trasmissivit`a cambia:
T(s) =
V
out
V
in
=
κ · Y
1
· Y
3
Y
4
· (Y
1
+ Y
2
+ Y
3
) + (1 −κ) · (Y
2
· Y
3
) + (Y
1
· Y
3
)
1.3. Progetto di filtri del 2

ordine 21
Per questo circuito l’amplificazione in banda risulta essere:
κ = 1 +
R
B
R
A
La pulsazione di risonanza e la f
0
non cambiano espressione, mentre il fattore
di qualit`a diventa:
Q =

mn
m+ 1 + (1 −κ) · (mn)
Ora Q oltre a dipendere dal rapporto fra i componenti usati dipende anche
dall’amplificazione in banda che si vuole ottenere.
Per m = 1, n = 1, ponendo quindi uguali i valori delle due resistenze e
uguali i valori dei due condensatori, si ha:
f
0
=
1
2πRC
Q =
1
3 −κ
Esempio
Si vuole progettare una cella KRC con Q = 10.
Determiniamo il valore di κ:
κ = 3 −
1
Q
= 3 −
1
10
= 2.9
Come `e noto κ rappresenta l’amplificazione in banda, quindi:
κ = 1 +
R
B
R
A
=⇒
R
B
R
A
= 1.9
Se a causa delle tolleranze sui componenti il rapporto
R
B
R
A
varia di ±1%:
κ = 2.9 ±% =⇒ κ = [2.88 ÷2.92]
Sostituendo nell’espressione di Q si nota che:
8.3 < Q < 12.5
In conclusione: piccole variazioni su κ generano grandi variazioni su Q; il
fattore di qualit`a delle celle KRC `e molto sensibile al parametro dell’amplifi-
cazione di banda. Il progetto risulta critico perch`e occorre usare componenti
molto precisi pur di ottenere Q abbastanza vicini al valore teorico desiderato.
22 CAPITOLO 1. Filtri
Considerazioni sulla sensibilit`a
In questa sezione si analizza come le tolleranze sui componenti influiscano
sui parametri f
0
e Q per le celle Sallen-Key e KRC.
Ricapitolando:
Parametro Sallen-Key KRC
f
0
1
2π ·

R
1
· R
3
· C
2
· C
4
1
2π ·

R
1
· R
3
· C
2
· C
4
Q

R
1
· R
3
· C
2
· C
4
(R
1
+R
3
)C
1

R
1
· R
3
· C
2
· C
4
(R
1
+R
3
) · C
4
+ (1 −κ) · (R
1
· C
2
)
⋄ Per la cella Sallen-Key:
S
Q
C
2
=
∂Q
∂C
2
·
C
2
Q
=
1
2
S
Q
C
4
=
∂Q
∂C
4
·
C
4
Q
= −
1
2
S
f
0
R
1
,R
3
,C
2
,C
4
=
1
2
Questo tipo di cella ha quindi sensibilit`a molto basse: con tolleranze
sui componenti del 20% i parametri Q e f
0
variando della met` a (10%).
Questo `e indubbiamente un vantaggio, ma Q e f
0
dipendono dai valori
di tutti i componenti quindi modificando il valore di uno automatica-
mente varia anche l’altro. Sarebbe meglio poter agire indipendente-
mente su uno, ad esempio Q, senza variare f
0
.
Inoltre, per Q elevati, i valori dei componenti utilizzati devono nec-
essariamente essere molto diversi fra loro: se R
1
= R
3
= R allora
C
2
C
4
= 4Q
2
quindi C
2
e C
4
avranno capacit` a di ordini di grandezza
diversi.
⋄ Per la cella KRC:
S
Q
R
3
=
1
2

Q· R
3
· C
4

R
1
· R
3
· C
2
· C
4
la sensibilit`a su Q cresce al crescere di Q; per valori alti del fattore di
qualit`a il filtro progettato sar` a poco preciso.
Cella a reazioni multiple
La cella a reazioni multiple, come descritto nella sezione 1.3.3 a pagina 19,
presentano guadagno infinito.
1.3. Progetto di filtri del 2

ordine 23
La loro realizzazione circuitale generale `e la seguente:
Y
1
i
1
Y
2
i
2
Y
3
i
3
V
x
Y
4
i
4

+
Y
5
i
3
V
out
V
in
Per determinare la trasmissivit`a occorre scrivere le equazioni della corrente
sul nodo colorato in rosso e della tensione V
out
:
T(s) =
V
out
V
in

(V
in
−V
x
) · Y
1
= (V
x
−V
out
) · Y
2
+V
x
· (Y
3
+ Y
4
)
V
out
= −
Y
3
Y
5
· V
x
dove:
. (V
in
−V
x
) · Y
1
= i
1
;
. (V
x
−V
out
) · Y
2
= i
2
;
. V
x
· Y
3
= V
out
· Y
5
= i
3
.
Risolvendo si ottiene:
T(s) =
V
out
V
in
= −
Y
1
· Y
3
Y
5
· (Y
1
+ Y
2
+ Y
3
+ Y
4
) + (Y
2
· Y
3
)
Per realizzare un filtro passa banda `e necessario che il numeratore abbia uno
zero, quindi occorre scegliere:
Y
1
=
1
R
1
Y
3
= sC
3
Poich`e il denominatore deve essere un polinomio di secondo grado in s gli
altri componenti saranno:
Y
5
=
1
R
5
Y
4
=
1
R
4
Y
2
= sC
2
24 CAPITOLO 1. Filtri
La scelta non `e univoca tuttavia `e indispensabile che non sia presente un
anello aperto sull’amplificatore operazionale.
Ricapitolando, per il filtro passa banda con cella a reazioni multiple:
Ammettenza Componente usato
Y
1
1
R
1
Y
2
sC
2
Y
3
sC
3
Y
4
1
R
4
Y
5
1
R
5
Sostituendo i componenti nel circuito generico si ottiene:
R
1
i
1
C
2
i
2
C
3
i
3
V
x
R
4
i
4

+
R
5
i
3
V
out
V
in
Per questo circuito:
T(s) =
sC
3
R
4
R
5
s
2
C
2
C
3
R
1
R
4
R
5
+sR
1
R
4
· (C
2
+C
3
) + (R
1
+R
4
)
f
0
=
1

C
2
C
3
R
5
· (R
1
//R
4
)
Q =

C
2
C
3
R
5
(C
2
+C
3
)

R
1
//R
4
Rispetto alla cella Sallen-Key `e presente, in pi` u, l’ammettenza Y
4
. Se non
fosse presente non si potrebbe fare un progetto con un fattore di qualit`a alto
altrimenti l’amplificatore operazionale saturerebbe.
1.4. Tecnica di sintesi RLC 25
1.4 Tecnica di sintesi RLC
Un filtro passivo del secondo ordine `e rappresentato circuitalmente da:

+
V
in
L
R C
Con:
ω
0
=
1

LC
f
0
=
1


LC
Q =
R
ω
0
L
= Rω
0
C
La realizzazione di filtri di ordini superiori al secondo avviene collegando in
cascata tante celle di questo tipo.
Tuttavia, per bande di frequenza basse `e noto che l’induttore non si pu` o
utilizzare. Occorre trovare un blocco sostitutivo che abbia lo stesso compor-
tamento di un induttore, ma sia realizzato con resistenze, condensatori ed
amplificatori operazionali.
Questo tipo di circuiti prendono il nome di GIC, o convertitori di impeden-
za. La loro realizzazione circuitale `e la seguente:
Z
5
Z
4
Z
3
Z
2
Z
1
A

+

+
26 CAPITOLO 1. Filtri
Il circuito equivalente `e:
Z
A
Con:
Z =
Z
1
Z
3
Z
5
Z
1
Z
4
Per essere un induttore:
Z = sL
Quindi:
Z
2
=
1
sL
2
oppure Z
4
=
1
sL
4
Scegliendo Z
2
=
1
sL
2
gli altri componenti devono essere:
Z
1
= R
1
, Z
3
= R
3
, Z
4
= R
4
, Z
5
= R
5
1.5 Filtri con pi` u amplificatori operazionali
Per le celle viste fin qui, con un solo amplificatore operazionale, si sono
riscontrati problemi di taratura indipendente per f
0
e Q e sensibilit`a dipen-
denti da Q.
Al fine di migliorare la precisione occorre introdurre nuove celle con pi` u di
un amplificatore operazionale.
1.5.1 Filtri a variabili di stato
Analisi teorica
La funzione di trasferimento di un filtro passa alto `e:
H
HP
(s) =
κs
2
s
2
+ 2ξω
0
s +ω
2
0
Dividendo per s si ottiene una funzione di trasferimento tipica del filtro
passa banda:
H
BP
(s) =
κs
s
2
+ 2ξω
0
s +ω
2
0
Se si divide ulteriormente per s si nota che il risultato `e la funzione di
trasferimento del filtro passa basso:
H
LP
(s) =
κ
s
2
+ 2ξω
0
s +ω
2
0
1.5. Filtri con pi` u amplificatori operazionali 27
La divisione per s nel dominio di Laplace corrisponde ad un integrazione nel
dominio temporale:
V
in
V
HP
V
BP
V
LP
H
HP

Analiticamente:
V
HP
= V
in
−A
1
· V
BP
−A
2
· V
LP
con A
1
e A
2
costanti.
Poich`e:
. V
BP
=
V
HP
s
;
. V
LP
=
V
HP
s
2
;
Si ha:
V
HP
= V
in

A
1
·
V
HP
s

A
2
·
V
HP
s
2

Con qualche passaggio algebrico:
V
HP
¸
1 +
A
1
s
+
A
2
s
2

= V
in
=⇒
V
HP
V
in
=
s
2
s
2
+A
1
s +A
2
Realizzazione circuitale
R
3

+
R

+
R

+
C
C
R
3
R
1
R
2
R
3
V
in
V
HP
V
BP
V
LP
28 CAPITOLO 1. Filtri
Si determina con la sovrapposizione degli effetti la tensione V
HP
:
V
HP
|
V
in
= −V
in
V
HP
|
V
LP
= −V
LP
V
HP
|
V
BP
= V
BP
·

R
1
R
1
+R
2

·

1 +
R
3
R
3
//R
3

dove:

1 +
R
3
R
3
//R
3

= 3
Mettendo a sistema le equazioni:

V
HP
= −V
in
−V
LP
+V
BP

R
1
R
1
+R
2

· 3
V
BP
= −
1
sRC
· V
HP
V
LP
= −
1
sRC
· V
BP
Si ottiene:
V
HP
V
in
= −
s
2
R
2
C
2
s
2
R
2
C
2
+s
¸
3RC ·
R
1
R
1
+R
2

+ 1
I parametri f
0
e Q valgono:
f
0
=
1
2πRC
Q =
1
3
·

1 +
R
2
R
1

Per questa cella l’amplificazione in banda `e controllata agendo sui blocchi
integratori ed `e indipendente dal fattore di qualit`a.
1.5.2 Celle biquadratiche
Si sostituisce al blocco sommatore un blocco integratore-sommatore:
1.5. Filtri con pi` u amplificatori operazionali 29
R
1

+
R
1

+
R
4

+
R
4
C
2
R
3
C
2
R
5
V
in
V
BP
−V
LP
V
LP
Come nel caso precedente si procede con la sovrapposizione degli effetti:
V
BP
|
V
in
= −
1
sC
1
//R
2
R
1
· V
in
V
BP
|
V
LP
=
1
sC
1
//R
2
R
5
· V
LP
Mettendo a sistema le equazioni:

V
BP
= −
1
sC
1
//R
2
R
1
· V
in
+
1
sC
1
//R
2
R
5
· V
LP
V
LP
= −
V
BP
sR
4
C
2
Si ottiene:
V
BP
V
in
= −
R
2
R
1
·
sR
4
R
5
C
2
/R
2
s
2
R
4
R
5
C
1
C
2
+sR
4
R
5
C
2
/R
2
+ 1
I parametri f
0
e Q valgono:
f
0
=
1


R
4
R
5
C
1
C
2
Q = R
2
·
C
1
R
4
R
5
C
2
Il fattore di qualit`a dipende da un parametro, R
2
, che non influenza f
0
.
A differenza delle variabili di stato per le celle biquadratiche le uscite possi-
bili sono solo due anziche tre; il motivo `e dovuto alla sostituzione del blocco
sommatore.
30 CAPITOLO 1. Filtri
1.6 Filtri a capacit`a commutate
1.6.1 Analisi per comportamento ideale
Per realizzare in forma integrata un interruttore `e necessario utilizzare un
transistore MOS:
=⇒
Elenco dei simboli usati:
Parametro Descrizione
V
TH
tensione di soglia
V
GS
tensione gate-source
V
DS
tensione drain-source
I
DS
corrente drain-source
Si ricorda che in zona lineare:
I
DS
= µ
n
C
ox
ω
n
L
n
(V
GS
−V
TH
)V
DS
e si pu` o approssimare:
∼ R
on
di valore pari a:
R
on
=
1
µ
n
C
ox
ωn
Ln
(V
GS
−V
TH
)
Supponendo di pilotare con una tensione V
φ
il tasto dell’interruttore:
. se φ = 0 =⇒ =⇒ V
φ
∼ 0 (stato basso);
. se φ = 1 =⇒ =⇒ V
φ
∼ V
AL
(stato
alto).
Il circuito che illustra questo comportamento `e il seguente:
V
in
V
out
V
φ
1.6. Filtri a capacit` a commutate 31
Pass Transistor
C V
in
V
out
La condizione iniziale prevede il condensatore scarico; impostando V
φ
allo
stato alto anche V
GS
andr`a allo stato alto quindi il canale permette il pas-
saggio di cariche dall’ingresso sul condensatore. Quando viene raggiunta la
condizione per cui V
out
= V
C
= V
in
il condensatore `e completamente carico.
Durante la fase di passaggio la tensione V
GS
scende progressivamente come
V
DS
che si annulla quando V
out
= V
in
.
Il funzionamento descritto non `e valido per ogni tensione di ingresso, ma
solo per quelle che garantiscono:
V
GS
> V
TH
Trasmission Gate
C V
in
V
out
Inserire un pmos `e molto utile perch`e se entrambi conducono il comporta-
mento non `e pi` u assimilabile ad una sola resistenza R
on
, ma al parallelo di
due resistenze di valore R
on
.
Con i grafici si intuisce bene il vantaggio; con un solo transistore la con-
duzione non pu` o avvenire a tutte le tensioni, ma:
32 CAPITOLO 1. Filtri
V
in
R
on
V
DD
−V
TH
Con due transistori, uno n (in rosso) e uno p (in blu):
V
in
R
on
V
Tn
V
Tp
si ha conduzione per tutte le tensioni in quanto se un transistore non conduce
si `e nella zona in cui conduce l’altro.
1.6.2 Comportamenti con capacit`a parassite
Introducendo capacit` a parassite che descrivono il comportamento reale dei
circuiti elencati in precedenza si osservano due tipi di errori:
. errore di piedistallo;
. errore di feedtrought.
Si procede ad un’analisi separata dei due errori.
1.6. Filtri a capacit` a commutate 33
Errore di piedistallo
C
DB
C
Go
C
L V
in
V
out
La tensione su C
L
, quando il condensatore `e completamente carico, non sar` a
pi` u come prima V
in
: lo scostamento `e l’errore di piedistallo.
Per tensioni di ingresso allo stato alto (t < 0) ad interruttore chiuso:
Q
TOT
= (C
L
+C
DB
)V
out
+C
Go
· (V
out
−V
DD
)
Per tensioni di ingresso allo stato basso (t > 0) ad interruttore aperto:
Q
TOT
= (C
L
+C
DB
+C
Go
)V

out
La quantit`a di carica nei due casi si deve conservare quindi:
V

out
=
C
L
+C
DB
−C
Go
C
L
+C
DB
+C
Go
· V
out

C
Go
C
L
+C
DB
+C
Go
· V
DD
La quantit`a di variazione dell’uscita rispetto al caso ideale `e:

C
Go
C
L
+C
DB
+C
Go
· V
DD
Per il trasmission gate l’errore di piedistallo `e:
∆V
out
=
V
DD
· C
n
G0
C
n
G0
+C
p
G0
+C
L

V
DD
· C
p
G0
C
n
G0
+C
p
G0
+C
L
Errore di feedtrought
C
DB
C
Go
C
L V
in
V
out
C
DS
34 CAPITOLO 1. Filtri
Data una differenza di potenziale in ingresso V
in
si avr`a:
∆V
out
=
C
DS
C
DS
+C
L
∆V
in
L’interruttore non si comporta come un resistore ma come un condensatore
di capacit` a C
DS
.
1.6.3 Realizzazione di resistori
In forma integrata le fonti di imprecisione dei circuiti sono le resistenze men-
tre amplificatori e condensatori no (per i condensatori le capacit` a devono
essere inferiori a 100 pF ).
Utilizzando dei condensatori e degli interruttori `e possibile simulare il com-
portamento delle resistenze e poich`e gli interruttori sono transistori non sono
fonte di imprecisione.

+
V
1

+
V
2
C
1 2
Chiudendo il tasto sulla posizione 1 il condensatore verr` a caricato alla ten-
sione V
1
e avr`a una carica pari a:
Q
1
= C · V
1
Commutando il tasto sulla posizione 2 il condensatore si caricher` a alla
tensione V
2
con una carica:
Q
2
= C · V
2
La differenza:
∆Q = Q
2
−Q
1
(1.1)
rappresenta la quantit`a di carica trasferita da 1 a 2.
Il passaggio avviene ogni volta che si commuta l’interruttore; definendo un
periodo di clock t
ck
e una frequenza di clock f
ck
in modo tale per cui:
f
ck
=
1
t
ck
1.6. Filtri a capacit` a commutate 35
si pu` o considerare la quantit`a di carica trasferita in un solo passaggio nor-
malizzando l’espressione (1.1) con t
ck
:
∆Q
t
ck
=
Q
2
−Q
1
t
ck
= i
eq
Infatti dimensionalmente:
¸
F
s
= A

Si pu` o esprimere la differenza di potenziale:
(V
2
−V
1
) = i
eq
·
1
C · f
ck
quindi il termine:
1
C · f
ck
= R
eq
ha le dimensioni di una resistenza.
Il circuito si comporta quindi come:

+
V
1

+
V
2
R
eq
Dove la resistenza R
eq
`e una resistenza regolabile con la frequenza del seg-
nale che pilota la commutazione degli interruttori.
Sostituendo all’interruttore il circuito equivalente con il pass transistor si
ha:

+
V
1

+
V
2
C
36 CAPITOLO 1. Filtri
Esiste una precisa configurazione di apertura e chiusura per gli interruttori:
se il primo interruttore `e aperto il secondo deve essere chiuso e quando il
primo `e chiuso il secondo `e aperto.
La frequenza di clock non pu` o essere troppo grande o troppo piccola, ma
deve poter garantire al condensatore il tempo necessario per caricarsi.
Se la tensione del generatore `e variabile `e necessario che fra una commu-
tazione e l’altra dell’interruttore cambi molto lentamente in modo tale da
essere approssimata a costante; se ci`o non accade non `e possibile esplicitare
la differenza di potenziale espressa in precedenza.
Questa condizione richiede:
f
gen
≪f
ck
1.6.4 Integratore a capacit`a commutate
Analisi teorica
R

+
C
V
out
V
in
Sostituendo alla resistenza R il circuito pass transistor:
C
1

+
C
V
out
V
in
La resistenza R diventa quindi:
R =
1
C
1
· f
ck
1.6. Filtri a capacit` a commutate 37
La funzione di trasferimento `e:
H(s) =
V
out
V
in
= −
1
sCR
= −
1
s
f
ck
·
C
1
C
= −
ω
0
s
dove:
ω
0
= f
ck
·
C
1
C
Il termine ω
0
rappresenta la costante di integrazione e:
. dipende da un rapporto di capacit` a e non dai singoli valori dei con-
densatori, ma un rapporto si pu` o realizzare in modo molto preciso
controllando le armature dei condensatori;
. pu` o essere programmata con la frequenza di clock f
ck
.
I valori di capacit` a dei componenti possono avere una deriva nel corso degli
anni, ma considerando il rapporto si riduce questo problema.
Esempio numerico
Realizzare un integratore a capacit` a commutate con:
f
0
=
ω
0

= 1 kHz
◮ Se venisse progettato scegliendo come resistenza:
R = 100 kΩ
occorrerebbe avere una capacit` a di 1.59 nF, infatti:
f
0
=
1
2πRC
= 1 kHz =⇒ C =
1
2π(100 · 10
3
) · (1 · 10
3
)
= 1.59 nF
Questo valore di capacit` a `e di gran lunga superiore alla soglia indicata
in precedenza a pagina 36 (100 pF), quindi questo progetto non pu` o
essere realizzato per un circuito integrato.
◮ Utilizzando la tecnica delle capacit` a commutate:
. ipotizzando di avere la frequenza interna del generatore di 10 kHz,
poich`e:
f
ck
≫f
gen
=⇒ f
ck
= 10 · f
gen
=⇒ f
ck
= 100 kHz
. dalla teoria si conosce che:
f
0
=
1

· f
ck
·
C
1
C
quindi si pu` o ricavare il rapporto delle due capacit` a:
C
1
C
=
f
0
f
ck
· 2π =
1 kHz
100 kHz
· 2π = 6.28 · 10
−2
= 0.0628
38 CAPITOLO 1. Filtri
. scegliendo come capacit` a C = 10 pF si ha C
1
= 0.628 pF per
rispettare il vincolo.
◮ Considerazioni:
. i valori di capacit` a scelti sono inferiori alla soglia quindi accetta-
bili;
. la frequenza di clock massima: f
ckmax
≫f
ck
; se si considera come
≫ un rapporto di 10 allora:
f
ckmax
≫f
ck
=⇒ f
ckmax
≫100 kHz =⇒ f
ckmax
= 1 MHz
la frequenza massima deve tenere conto del tempo in cui l’ampli-
ficatore riesce ad assestare la tensione di integrazione;
. la frequenza di clock minima deve considerare la possibilit`a che
i condensatori vengano scaricati dalle correnti di perdita e di
polarizzazione quindi deve essere di almeno 100 Hz.
Effetto delle capacit`a parassite
Introducendo le capacit` a parassite (colorate in rosso nel circuito) si vuole
studiare il comportamento del circuito:

+
C
V
out
V
in
C
p1
C
p2 C
1
C
p3
C
p4
C
p5
C
p6
. la capacit` a C
p
1
`e in parallelo al generatore di ingresso quindi non
interviene;
. le capacit` a C
p
2
, C
1
e C
p
3
sono in parallelo;
. la capacit` a C
p
4
`e a massa virtuale come la capacit` a C
p
5
;
. la capacit` a C
p
6
non influenza la tensione di uscita V
out
.
In questo caso si ha:
f
0
=
1

·
C
p
2
+C
1
+C
p
3
C
· f
ck
1.6. Filtri a capacit` a commutate 39
L’errore rispetto al circuito privo di capacit` a parassite `e dato proprio dai
contributi C
p
2
e C
p
3
.
Se tale errore non pu` o essere accettato `e necessario cambiare configurazione
scegliendo quella che minimizza il numero di capacit` a parassite inserite.
Questa configurazione `e:
C
1

+
C
V
out
V
in
1 1
2 2
In questo caso gli interruttori vanno pilotati contemporaneamente sullo sta-
to alto oppure sullo stato basso.
Sostituendo agli interruttori, evidenziati in azzurro nel circuito seguente:
C
1

+
C
V
out
V
in
1 1
2 2
con i transistori, evidenziati in arancione, si ottiene:
40 CAPITOLO 1. Filtri
C
1

+
C
V
out
V
in
Per questa tipologia di circuito le capacit` a parassite, di cui non si mostra il
circuito, non intervengono.
La tensione di uscita all’istante temporale n `e data da:
V
0
(nt
ck
) = V
0
[(n + 1) t
ck
] +
∆Q
C
= V
0
[(n + 1) t
ck
] +
C
1
C
· V
i
[(n + 1) t
ck
]
dove:
. V
0
[(n + 1) t
ck
] rappresenta la tensione misurata all’istante temporale
precedente;
.
∆Q
C
rappresenta la quantit`a di carica trasferita da C
1
a C;
.
C
1
C
rappresenta la costante di integrazione;
. V
i
[(n + 1) t
ck
] rappresenta la tensione di ingresso al passo precedente.
Nel dominio delle trasformate z:
V
0
=
V
0
z
+
C
1
C
·
V
i
z
quindi la funzione di trasferimento pu` o essere espressa come:
H(z) =
C
1
C
·
z
−1
1 −z
−1
con z = e
j2πf/f
ck
:
H(f) =
1
jf/f
0
·

πf/f
ck
sin

πf
f
ck
· e
−j2πf/f
ck
¸
¸
dove:
.
1
jf/f
0
`e la funzione dell’integratore normale;
. il termine fra parentesi quadre rappresenta il termine di correzione e
tende a 1 per f ≪f
ck
.
Quindi il circuito realizzato ha un comportamento simile all’integratore nor-
male solo per f ≪ f
ck
; la rotazione introdotta `e lineare anzich`e −90

.
Capitolo 2
Applicazioni di transistori
bipolari
Lo schema di un rivitore FM prevede:
RF AMP
∼ f
0
IF + FBP
Il segnale ricevuto dall’antenna viene filtrato da un amplificatore a radiofre-
quenza (frequenze di (88÷108 MHz) e larghezza di banda 225 kHz per segnali
FM); la particolarit`a di questo filtro `e che deve essere accordato sulla fre-
quenza del segnale ricevuto.
Il segnale filtrato viene inviato ad un moltiplicatore (mixer) perch`e ne faccia
il battimento con un segnale a frequenza f
0
generata dall’oscillatore locale
(vco, voltage controlled oscillator); il risultato di questa operazione deve es-
sere un segnale con una frequenza intermedia fissa (intermediary frequency)
pari a 10.7 MHz pi` u bassa rispetto alle frequenze di ingresso.
L’oscillatore locale deve quindi modificare la sua frequenza in base a quella
del segnale di ingresso per garantire la IF fissa; successivamente il segnale
viene filtrato con un filtro passa banda.
I componenti dello schema a blocchi visto sono:
41
42 CAPITOLO 2. Applicazioni di transistori bipolari
. amplificatore a radiofrequenza accordabile;
. moltiplicatore o mixer;
. oscillatore locale.
La realizzazione circuitale avviene utilizzando transistori bipolari. Nelle
sezioni seguenti verranno analizzati gli schemi circuitali e le propriet`a per
ognuno.
2.1 Amplificatori accordabili a banda stretta
2.1.1 Richiami sul modello di Ebers-Moll
I
E
α
R
I
R
I
F
I
B
α
F
I
F
I
R
I
C
I
F
= I
E
0
·

e
V
BE
V
T
−1

I
R
= I
C
0
·

e
V
BC
V
T
−1

I
C
= α
F
I
F
−I
R
I
E
= α
R
I
R
−I
F
In regione attiva diretta:
V
BC
< 0 V
T
= 26 mV V
BE
= 0.6 V
I
C
= α
F
· I
E
0
·

e
V
BE
V
T

I
E
= −I
E
0
·

e
V
BE
V
T

Poich`e α
F
∼ 1 =⇒ I
E
≈ I
C
.
2.1. Amplificatori accordabili a banda stretta 43
2.1.2 Modelli di piccolo segnale
Modello ibrido π
B
r
π
r
µ
g
m
V
BE
r
0
C
E
r
π
=
β
0
· V
T
I
C
r
µ
≈ 0 g
m
=
I
C
V
T
r
0
=
V
A
I
C
Modello a parametri h
B
h
ie
h
fe
I
B h
oe
C
E
h
ie
=
V
T
I
B
h
fe
= β
0
r
0
=
I
C
V
A
Il termine β
0
rappresenta il guadagno di corrente.
2.1.3 Polarizzazione
Inizialmente si studia la polarizzazione; lo schema circuitale da considerare
`e il seguente:
44 CAPITOLO 2. Applicazioni di transistori bipolari
V
AL
R
1
I
1
R
2
I
2
I
b
R
E
I
E
R
C
I
C
V
BE
V
CE
Le specifiche di progetto sono:
V
AL
= +15 V V
CEq

= +5 V I
Cq

= 750 µA 100 < β < 200
Le prime equazioni che si possono scrivere riguardano le correnti:
I
b
= I
E

I
C
= V
AL
/R
C
La maglia di ingresso pu` o essere rappresentata con il modello equivalente di
Thevenin:

+
V
BB
R
B
dove:
. V
BB
=
R
1
R
1
+R
2
· V
AL
. R
B
= R
1
//R
2
Sostituendo nel circuito seguente la parte tratteggiata in verde con il mod-
ello di Thevenin visto sopra:

tensione VCE nel punto di equilibrio

corrente IC nel punto di equilibrio
2.1. Amplificatori accordabili a banda stretta 45
V
AL
R
1
I
1
R
2
I
2
I
b
R
E
I
E
R
C
I
C
V
BE
V
CE
Si ottiene la configurazione:

+
V
BB
R
B
I
b
V
AL
R
E
I
E
R
C
I
C
V
BE
V
CE
Da questa configurazione si pu` o osservare che:
I
E
=
V
BB
−R
B
· I
b
−V
BE
R
E
Poich`e I
E
= I
cq
= 750 µA costante il punto di lavoro deve essere stabile,
anche se il fattore β nelle specifiche `e molto impreciso e la tensione V
BE
`e
molto sensibile alle variazioni di temperatura. L’unico parametro stabile `e
V
BB
perch`e dipende dalla tensione di alimentazione e dai valori di resistenza,
quindi per ottenere un punto di lavoro stabile `e necessario che:
I
E

V
BB
R
B
46 CAPITOLO 2. Applicazioni di transistori bipolari
ossia occorre rendere trascurabili le tensioni R
B
· I
b
e V
BE
rispetto a V
BB
:
V
BB
≫V
BE
=⇒ V
BB
≫0.6 V =⇒ V
BB
≥ 6 V
I
b
piccola =⇒ I
b
= I
2
−I
1
=⇒ I
2
≫I
b
Poich`e:
I
b
= I
E

sostituendo i valori massimi e minimi di β:
750 µA
100
< I
b
<
750 µA
200
quindi:
I
bmax
= 7.5 µA
La condizione necessaria `e:
I
2
≫I
b
=⇒ I
2
= 10 · I
bmax
=⇒ I
2
= 75 µA
La corrente I
1
invece vale:
I
1
= 9I
b
=⇒ I
1
= 67.5 µA
L’espressione per I
2
`e:
I
2
=
V
AL
−R
1
· I
1
R
2
Sostituendo i valori numerici si ottiene la prima equazione per poter dimen-
sionare le resistenze R
1
ed R
2
:
75 µA =
15 V −R
1
· 67.5 µA
R
2
Elaborando l’equazione:
V
BB
=
R
1
R
1
+R
2
· V
AL
si ottiene la seconda equazione da mettere a sistema con la precedente:
6 V =
R
1
R
1
+R
2
· 15 =⇒
R
1
R
1
+R
2
=
2
5
=⇒
R
2
R
1
=
3
2
Il sistema `e quindi formato da:

75 µA =
15 V −R
1
· 67.5 µA
R
2
R
2
R
1
=
3
2
2.1. Amplificatori accordabili a banda stretta 47
Ottenendo:

R
1
= 83.3 kΩ
R
2
= 124.9 kΩ
A questo punto `e necessario verificare se i risultati sono corretti:
R
B
· I
b
= R
1
//R
2
· I
b
= 50 kΩ · 7.5 µA = 0.37 V
V
BE
`e impostata a 0.6 V
I due contributi sommati sono circa 1 V perci` o sono accettabili.
´
E importante precisare che la corrente I
b
non deve essere troppo bassa al-
trimenti il transistore non viene polarizzato.
Ora `e possibile dimensionare R
E
ed R
C
; poich`e:
I
E
=
V
BB
−R
B
· I
b
−V
BE
R
E
= 750 µA
si ha:
R
E
=
V
BB
−R
B
· I
b
−V
BE
I
E
=
6 −0.37 V −0.6 V
750 µA
= 6.7 kΩ
Per determinare il valore di R
C
si scrive l’equazione alla maglia evidenziata
in viola nel circuito seguente:
V
AL
R
1
I
1
R
2
I
2
I
b
R
E
I
E
R
C
I
C
V
BE
V
CE
V
CE
= V
AL
−R
C
· I
C
−R
E
· I
E
dove I
C
= I
E
. Perci` o:
R
C
=
−V
CE
−R
E
· I
E
+V
AL
I
C
=
−5 V −6.7 kΩ · 750 µA + 15 V
750 µA
= 6.63 kΩ
48 CAPITOLO 2. Applicazioni di transistori bipolari
2.1.4 Amplificatore ad emettitore comune
In questa sezione si studia l’applicazione del circuito precedente per re-
alizzare un amplificatore ad emettitore comune; lo schema circuitale da
analizzare `e il seguente:

+
V
in
C
B
V
AL
R
1
I
1
R
2
I
2
I
b
R
E
I
E
R
C
I
C
V
BE
V
CE
C
L
R
L V
out
C
E
Il condensatore C
B
posto in ingresso del sistema permette la polarizzazione
del circuito indipendentemente dal segnale di ingresso; il condensatore C
E
,
invece, forza la corrente I
E
ad essere costante, perch`e, applicando il segnale,
il valore di capacit` a `e dimensionato in modo tale che Z
E
, il parallelo fra
R
E
e C
E
, abbia un valore molto piccolo, approssimabile ad un cortocircuito
verso massa.
In questo modo, applicando la sovrapposizione degli effetti:
. il contributo dato dalla polarizzazione a V
E
`e V
Eq
;
. il contributo dato applicando un segnale di ingresso `e nullo.
Quindi, in ogni istante di tempo, sulla resistenza R
E
`e applicata una tensione
costante pari a V
Eq
.
Comportamento in zona lineare
Applicando tensioni basse al segnale di ingresso si pu` o operare approssiman-
do il comportamento del transistore con il modello di Ebers-Moll perch`e si
lavora in zona lineare (evidenziato in arancione nel circuito):
2.1. Amplificatori accordabili a banda stretta 49

+
V
in
C
B
V
AL
R
1
I
1
R
2
I
2 I
b
h
ie
R
E
I
E
R
C
I
C
h
fe
I
b
C
L
R
L V
out
C
E
Il circuito equivalente, inserendo un’impedenza generica Z
E
come parallelo
di C
E
e R
E
:

+
V
in
R
S
R
b
V
in
I
b
h
ie
Z
E
I
E
h
fe
I
b
R
L
V
out
Che si dimostra essere equivalente a:

+
V
in
R
S
R
b
V
in
I
b
h
ie
Z
E
Z
E
h
fe
I
b
R
L
V
out
Se il valore della resistenza interna del generatore R
S
`e trascurabile, tutta la
tensione applicata in ingresso cade su R
B
; perci` o si pu` o esprimere la corrente
50 CAPITOLO 2. Applicazioni di transistori bipolari
I
b
come:
I
b
=
V
in
h
ie
+ Z
E
(1 +h
fe
)
La tensione di uscita sar` a:
V
out
= −R
L
· h
fe
I
b
E sostituendo a I
b
l’espressione precedente:
V
out
=
−R
L
· h
fe
V
in
h
ie
+ Z
E
(1 +h
fe
)
Il guadagno `e quindi:
A
V
=
−R
L
· h
fe
h
ie
+ Z
E
(1 +h
fe
)
In continua Z
E
= R
E
serve per la polarizzazione, ma appena si applica il
segnale il valore di Z
E
deve essere basso per non limitare l’amplificazione (il
termine `e infatti a denominatore).
Trascurando Z
E
:
A
V
=
−R
L
· h
fe
h
ie
si pu` o concludere che l’amplificazione `e poco precisa in quanto:
. h
fe
dipende dal transistore scelto;
. h
ie
=
V
T
I
Bq
dove V
T
`e la tensione termica pari a 26 mV a temperatura
ambiente, quindi il guadagno dipende dalla temperatura.
Gli amplificatori realizzati con gli operazionali invece non hanno dipen-
denza da questi fattori: il guadagno dipende esclusivamente dalla rete di
retroazione introdotta.
Analisi per segnali di ingresso con ampiezze diverse
In questa sezione si prenderanno in considerazione due ipotesi:
. cosa succede all’amplificatore ad emettitore comune quando in ingresso
non `e presente alcun segnale;
. cosa accade, invece, se in ingresso `e presente un segnale sinusoidale ad
ampiezza variabile.
2.1. Amplificatori accordabili a banda stretta 51
Nel primo caso:
I
E
= I
S
e

V
E
V
T

V
BE
= V
T
log
I
E
I
S
V
E
DC
= V
BE
DC
= V
T
log
I
E
I
S
Nel secondo caso invece non si pu` o pi` u approssimare il comportamento del
transistore con il modello di Ebers-Moll:
I
E
(t) = I
S
e

V
E
V
T

= I
C
V
BE
= V
in
+V
E
dove:
. V
in
dipende dal tempo;
. V
E
no, in quanto si inserita Z
E
opportunamente per forzare una cor-
rente costante su R
E
.
Quindi:
V
BE
(t) = V
in
(t) +V
E
Sostituendo, la corrente sul collettore risulta essere:
I
C
(t) = I
S
e

V
E
V
T

· e

V
in
(t)
V
T

Se in ingresso `e presente un segnale:
V
in
(t) = V
inp
· cos(ω
i
t)
con V
inp
ampiezza di picco qualsiasi, si introduce il parametro:
x =
V
inp
V
T
che misura quanto l’ampiezza del segnale di ingresso `e grande o piccola
rispetto alla tensione termica. Il termine:
V
in
(t)
V
T
=
V
inp
V
T
· cos(ω
i
t) = x · cos(ω
i
t)
Perci` o:
I
C
(t) = I
S
e

V
E
V
T

· e
x·cos(ω
i
t)
Lo sviluppo in serie di Fourier di e
x·cos(ω
i
t)
:
e
x·cos(ω
i
t)
= I
0
(x) + 2
+∞
¸
n=1
I
n
(x) cos(nω
i
t)
52 CAPITOLO 2. Applicazioni di transistori bipolari
dove I
n
(x) sono le funzioni di Bessel modificate di prima specie e ordine n.
Sostituendo lo sviluppo:
I
C
(t) = I
S
e

V
E
V
T

·

I
0
(x) ·
¸
1 + 2
+∞
¸
n=1
I
n
(x)
I
0
(x)
cos(nω
i
t)
¸¸
La tensione di uscita `e:
V
out
= V
AL
−R
C
· I
C
(t)
quindi:
V
out
= V
AL
−R
C
· I
S
e

V
E
V
T

·

I
0
(x) ·
¸
1 + 2
+∞
¸
n=1
I
n
(x)
I
0
(x)
cos(nω
i
t)
¸¸
dove:
. I
S
e

V
E
V
T

· I
0
(x) `e il termine fissato dal generatore costante, la parte in
continua;
. I
S
e

V
E
V
T

·

I
0
(x) · 2
¸
+∞
n=1
I
n
(x)
I
0
(x)
cos(nω
i
t)

`e il termine che esprime
la distrosione data dalle armoniche di ordine superiore.
La componente in continua della corrente di collettore `e, come scritto in
precedenza:
I
C
DC
(t) = I
S
e

V
E
V
T

· I
0
(x)
quindi si pu` o ricavare:
V
BE
DC
= V
T
log
I
E
I
S
−V
T
log I
0
(x)
Il primo dei due contributi `e esattamente identico a quello ricavato quando
in ingresso non `e presente alcun segnale mentre il secondo rappresenta un
termine correttivo.
Funzioni di Bessel
Le funzioni di Bessel, al variare del parametro x, seguono il comportamento
descritto in figura (2.1).
Considerando i contributi normalizzati rispetto a I
0
(x) il comportamento `e
quello mostrato in figura (2.2).
Ad esempio, la funzione di Bessel di ordine 1 indica di quanto viene ampli-
ficata la componente della prima armonica del segnale di uscita.
2.1. Amplificatori accordabili a banda stretta 53
Figura 2.1: grafico funzioni di Bessel modificate di prima specie
Se il rapporto V
inp
/V
T
`e piccolo allora le funzioni di Bessel tendono a zero:
significa che l’uscita non `e distorta dalle armoniche di ordine superiore.
Quando, invece, il rapporto V
inp
/V
T
diventa significativo tali contributi
influenzano in modo notevole l’uscita.
V
outp

n=1
V
inp
=
R
C
· I
C
V
inp
·
2 · I
1
(x)
I
0
(x)
dove:
. I
1
(x) rappresenta l’ampiezza della prima armonica superiore;
. I
0
(x) `e l’ampiezza del segnale di ingresso.
Poich`e:
x =
V
inp
V
T
Rielaborando si ottiene:
V
outp

n=1
V
inp
=
R
C
· I
C
x · V
T
·
2 · I
1
(x)
I
0
(x)
=
R
C
· I
C
V
T
·
2 · I
1
(x)
x · I
0
(x)
Il rapporto:
I
C
V
T
= gm transcoduttanza di piccolo segnale.
54 CAPITOLO 2. Applicazioni di transistori bipolari
Figura 2.2: grafico funzioni di Bessel modificate di prima specie normalizzate
Quindi:
V
outp

n=1
V
inp
= (R
C
· gm) ·
2 · I
1
(x)
x · I
0
(x)
Il primo termine, (R
C
· gm), caratterizza il contributo di piccolo segnale,
mentre il secondo `e un termine correttivo perch`e le ipotesi di piccolo segnale
non sono verificate.
L’espressione:
gm·
2 · I
1
(x)
x · I
0
(x)
= Gm(x)
prende il nome di transconduttanza di ampio segnale.
Modello Guadagno
Piccolo segnale R
C
· gm
Ampio segnale R
C
· Gm(x)
Si osservi che:
x −→0 =⇒ Gm(x) −→1
quindi si ritorna alle condizioni di piccolo segnale.
Graficamente:
2.1. Amplificatori accordabili a banda stretta 55
x
Gm(x)
gm
1
0.1
10
Si osservi su un grafico come vengono distribuite le ampiezze delle compo-
nenti:
ω
n
V
n=1 n=2 n=3
Per selezionarle singolarmente `e necessario filtrarle con un filtro passa banda
e si realizza inserendo nel circuito solito la parte in azzurro:

+
V
in
C
B
V
AL
R
1
I
1
R
2
I
2
I
b
R
E
I
E
R
C
I
C
L
C
C
C
V
BE
V
CE
C
L
R
L V
out
C
E
56 CAPITOLO 2. Applicazioni di transistori bipolari
In questo modo se la capacit` a `e variabile `e possibile spostare la banda del
filtro e selezionare l’armonica desiderata.
Indicando con Z
RLC
il parallelo di C
C
, R
C
e L
C
:
Z
RLC
=
1
C
·
s
s
2
+s ·
1
RC
+
1
LC
con:
ω
0
=
1

LC
Q = R ·

C
L
Si indica:
|Z
RLC

0
)|
|Z
RLC
(nω
0
)|
= Q·

n −
1
n

un parametro che, a seconda dell’armonica scelta, mostra quanto `e larga la
banda del filtro e come si attenua.
Ipotizzando di selezionare la seconda armonica (n = 2):
|Z
RLC

0
)|
|Z
RLC
(2 ω
0
)|
= Q·

1
2

Graficamente:
ω
n
V
out
n=1 n=2 n=3
2.2 Oscillatori
2.2.1 Teoria degli oscillatori
Lo schema a blocchi per un oscillatore `e:

V
in
A(s) V
out
B(s)
2.2. Oscillatori 57
La funzione di trasferimento `e:
Av(s) =
A(s)
1 −A(s)B(s)
e il guadagno ad anello `e:
T(s) = A(s)B(s)
La pulsazione ω
k
per cui:
T(jω
k
) = 1
`e la pulsazione a cui il circuito oscilla perch`e ogni disturbo viene amplificato.
Le condizioni di Barkhausen per identificare un oscillatore sono:

|T(jω
k
)| = 1
∠T(jω
k
) = 0
L’ampiezza non pu` o crescere a dismisura, ma deve essere limitata quindi `e
necessario che:
A(s) sia non lineare
Questa condizione `e verificata utilizzando un transistore bipolare come am-
plificatore:
i
C R l
C
B(s)
58 CAPITOLO 2. Applicazioni di transistori bipolari
2.2.2 Oscillatore di Colpitts
Nell’oscillatore di Colpitts si sostituisce il blocco B(s) con:
C
2
C
1
Verifica delle condizioni di Barkhausen
Inserendo un generatore di test:
i
C R l
V
out
C
1
C
2
V
f
V
φ
Si osserva che:
V
φ
=
C
1
C
1
+C
2
· V
f
e:
V
φ
= −V
BE
la tensione fra base e collettore del bjt.
Indicando con Z
RLC
il parallelo fra condensatore, resistenza ed induttore, si
ha:
V
out
= −gm· Z
RLC
· V
BE
= gm· Z
RLC
·
C
1
C
1
+C
2
· V
f
2.3. Mixer 59
Il guadagno per piccolo segnale risulta essere:
T
ps
=
V
out
V
f
= gm· Z
RLC
·
C
1
C
1
+C
2
e il guadagno di ampio segnale `e lo stesso, a patto di sostituire la transcon-
duttanza gm con Gm(ω):
T
as
=
V
out
V
f
= Gm(x) · Z
RLC
(jω) ·
C
1
C
1
+C
2
Applicando le condizioni di Barkhausen a T
as
:

Gm(x) · Z
RLC
(jω) ·
C
1
C
1
+C
2

= 1
∠Gm(x) · Z
RLC
(jω) ·
C
1
C
1
+C
2
= 0
. La fase `e pari a 0 se:
Z
RLC
(jω) =⇒ jω = 0 =⇒ ω
0
=
1

LC
in quanto gli altri due fattori sono numeri reali;
. per quanto riguarda il modulo, affinch`e sia pari a 1, `e necessario
determinare per quale valore del parametro x l’ampiezza diventa 1.
L’oscillatore `e stabile se la fase non varia al variare del modulo; questa
condizione si realizza per Q elevati.
2.3 Mixer
Per realizzare un prodotto fra due segnali sinusodali `e necessario usare un
mixer o moltiplicatore:

V
x
(t)
V
y
(t)
V
out
(t)
Esprimendo gli ingressi come:
. V
x
(t) = V
xp
· cos(ω
1
t);
. V
y
(t) = V
y
p
· cos(ω
2
t);
Si ha:
V
out
(t) = κ
m
· V
xp
· V
y
p
· cos(ω
1
t) · cos(ω
2
t)
dove κ
m
rappresenta una costante moltiplicativa del mixer.
Graficamente sull’asse ω si avranno due componenti:
60 CAPITOLO 2. Applicazioni di transistori bipolari
V
ω
(ω1 −ω2) (ω1 +ω2)
A causa delle non linearit` a possono essere presenti anche altre componenti
non desiderate; la prestazione di un moltiplicatore si definisce con la banda a
(−3 dB) per segnale debole: l’ampiezza del segnale di ingresso, infatti, deve
essere piccola (a volte `e confrontabile con la tensione termica pari a 26 mV)
altrimenti le componenti spurie causerebbero troppi fastidi.
A seconda di quali tensioni di ingresso accettano si definiscono:
. mixer a 1 quadrante, se sia V
x
(t) che V
y
(t) sono positive;
. mixer a 2 quadrante, se una tra V
x
(t) e V
y
(t) `e negativa e l’altra
positiva;
. mixer a 4 quadrante, se sia V
x
(t) che V
y
(t) possono essere positive o
negative.
2.3.1 Mixer a Transconduttanza
R
E
I
E
R
C
V
CC
V
out
V
y
V
x
2.3. Mixer 61
Il contributo della tensione V
x
all’uscita `e:
V
out
|
Vx
= V
CC
−R
C
· gm· V
x
dove gm =
i
cq
V
T
. Poich`e i
cq
`e fissata dalla corrente I
E
:
gm =
I
E
V
T

L’espressione della corrente I
E
`e:
I
E
=
V
y
−V
BE
R
E
Quindi:
gm =
V
y
−V
BE
R
E
·
1
V
T
La tensione di uscita perci` o `e:
V
out
= V
CC

R
C
R
E
·
V
x
V
T
· (V
y
−V
BE
)
La costante κ
m
vale:
κ
m
=
R
C
R
E
·
1
V
T
Nota La tensione di uscita `e proporzionale alle due tensioni di ingresso,
ma `e presente un errore dato dal prodotto di (V
BE
· V
x
).
Questo tipo di mixer lavora bene in zona lineare, ossia:
V
x
, V
y
< V
T
La dinamica delle tensioni di uscita `e molto piccola; questo mixer `e un mixer
ad 1 quadrante.
2.3.2 Mixer a Stadio differenziale
Per ovviare al problema fondamentale dei mixer a transconduttanza si intro-
ducono i mixer a stadio differenziale; a differenza della tipologia introdotta
in precedenza, questo tipo di moltiplicatori `e a 2 quadranti.
Lo schema circuitale `e il seguente:

VT `e la tensione termica
62 CAPITOLO 2. Applicazioni di transistori bipolari
I
E
I
E
1
I
E
2
V
out
R
C
R
C
V
CC
T
1
T
2
V
x
Mediante le seguenti equazioni `e possibile analizzare il circuito:

I
E
1
= I
S
· e
V
BE
1
V
T
I
E
2
= I
S
· e
V
BE
2
V
T
V
BE
2
−V
BE
1
= V
x
I
E
= I
E
1
+I
E
2
Il rapporto fra le correnti I
E
1
e I
E
2
:
I
E
1
I
E
2
=
I
S
· e
V
BE
1
V
T
I
S
· e
V
BE
2
V
T
= e
V
BE
1
−V
BE
2
V
T
= e
Vx
V
T
Il segnale di ingresso, quindi, determina lo sfasamento: se V
x
= 0 il circuito
`e perfettamente simmetrico e la corrente si divide in modo eguale nei due
rami; in caso contrario, a seconda del segno di V
x
, un ramo `e privilegiato
rispetto all’altro.
Si pu` o scrivere un’equazione per ricavare la corrente I
E
1
in funzione di I
E
2
:
I
E
1
= I
E
2
· e
Vx
V
T
Sostituendo il termine trovato nell’equazione che lega le due correnti con I
E
si ha:
I
E
= I
E
2
· e
Vx
V
T
+I
E
2
=⇒ I
E
2
=
I
E
1 + e
Vx
V
T
2.3. Mixer 63
Mentre:
I
E
1
=
I
E
· e
Vx
V
T
1 + e
Vx
V
T
Graficamente si ottiene:
I
E
V
x
I
E
/2
I
E
1
I
E
2
Nota Si osservi che per V
x
= 0 si ha I
E
/2, il comportamento descritto in
precedenza.
Il moltiplicatore pu` o lavorare solo in zona lineare; sul grafico:
I
E
V
x
I
E
/2
I
E
1
I
E
2
−4V
T
4V
T
In zona lineare si pu` o sviluppare con Taylor (sviluppo al primo ordine) la
corrente I
E
1
:
I
E
1
=
I
E
2
+
∂I
E
2
∂V
x

Vx=0
· V
x
=
I
E
2
+
I
E
4V
T
· V
x
Poich`e:
gm =
I
E
V
T
Si ha:
I
E
1
=
I
E
2
+
gm
4
· V
x
64 CAPITOLO 2. Applicazioni di transistori bipolari
Mentre per la corrente I
E
2
:
I
E
2
=
I
E
2

gm
4
· V
x
Si `e realizzato un mixer a 2 quadranti perch`e, `e evidente sul grafico, la
tensione di ingresso V
x
pu` o assumere sia valori positivi che negativi. Il
moltiplicatore a 4 quadranti, di cui non si fa alcun tipo di analisi, prende il
nome di cella di Gilbert.
L’espressione della tensione di uscita `e:
V
out
= (R
C
· I
E2
) −(R
C
· I
E1
) = R
C
·
¸
I
E
2

gm
4
· V
x

I
E
2
+
gm
4
· V
x

= R
C
·
gm
2
· V
x
Sostituendo al blocco:
I
E
I
E
1
I
E
2
V
out
R
C
R
C
V
CC
T
1
T
2
V
x
Con il blocco:
2.3. Mixer 65
R
E
V
y
Si ottiene la configurazione:
R
E
I
E
V
y
I
E
1
I
E
2
V
out
R
C
R
C
V
CC
T
1
T
2
V
x
In questo caso la corrente I
E
vale:
I
E
=
V
y
−V
BE
R
E
Perci` o il termine:
gm =
V
y
−V
BE
V
T
· R
E
Quindi:
V
out
= −
R
C
2R
E
·
(V
y
−V
BE
)
V
T
· V
x
Il termine dovuto all’errore `e dato dal prodotto (V
BE
· V
x
).
66 CAPITOLO 2. Applicazioni di transistori bipolari
Capitolo 3
PLL
3.1 Introduzione
Si consideri un sistema di trasmissione modulato AM; al lato trasmettitore
lo schema a blocchi `e:

f
0
V
m
(t)
V
x
(t)
Con:
V
x
(t) = V
o
TX
cos(ω
o
TX
) · V
m
(t)
A lato ricevitore:
DEMOD
La demodulazione pu` o avvenire in due modi:
. demodulazione non coerente, realizzata con rilevatori di picco (si vedano
gli appunti di misure elettroniche scaricabili dal mio sito internet alla
voce works, il riferimento al sito `e nella prefazione);
. demodulazione coerente o syncronous detection.
67
68 CAPITOLO 3. PLL
La demodulazione coerente avviene secondo il seguente schema:
V
RX
(t)
κ
a
π/2

ω
o
RX
V
a
(t)
LP
L’espressione della tensione in uscita dal mixer `e:
V
a
(t) = κ
a
· V
RX
(t) · V
o
RX
· sin(ω
o
RX

E
)
Poich`e il segnale trasmesso deve essere uguale a quello ricevuto:
V
RX
(t) = V
x
(t)
Si ha:
V
a
(t) = κ
a
· [V
o
TX
cos(ω
o
TX
) · V
m
(t)] V
o
RX
· sin(ω
o
RX

E
)
= κ
a
· V
o
TX
· V
o
RX
· cos [(ω
o
TX
−ω
o
RX
) +θ
E
] · V
m
(t)
dove:
. ω
o
TX
`e la pulsazione dell’oscillatore locale del trasmettitore;
. ω
o
RX
`e la pulsazione dell’oscillatore locale del ricevitore.
Le due pulsazioni devono essere uguali per poter riportare il segnale in banda
base; infatti se:
ω
o
TX
= ω
o
RX
il segnale V
a
(t) `e proporzionale al segnale modulante V
m
(t).
Per ottenere le due pulsazioni perfettamente uguali vengono usati dei PLL
(Phaze lock loop), anelli ad aggancio di fase: il loro comportamento `e simile
ad un filtro passa banda molto stretto e accordabile.
3.2 Analisi
3.2.1 Schema a blocchi e analisi teorica
Il funzionamento del PLL si riconduce al seguente schema a blocchi:
3.2. Analisi 69
V
in
D.F.
V
d
(t)
H
LP
(s)
V
c
(t)
V CO
V
out
La tensione V
d
(t) `e generata dal demodulatore di fase in modo tale che la
sua parte continua sia proporzionale alla differenza di fase dei due segnali
di ingresso:
V
d
DC
= κ
d
· (θ
i
−θ
o
)
La tensione V
c
(t) `e la tensione pilota del V CO: V
out
(t) oscilla ad una pul-
sazione che dipende proprio da V
c
(t); se non `e presente l’oscillatore locale
oscilla a ω
o
RX
di riposo.
Quando V
c
(t) = 0 allora la pulsazione cambia, diventando:
ω = ω
o
RX
+ ∆ω = κ
o
· V
c
Il circuito `e stabile se V
c
(t) `e una costante (V
c
DC
) perch`e in questo caso
V
out
e V
in
hanno la stessa pulsazione: come conseguenza il demodulatore
di fase generer`a solo una tensione V
d
(t) continua V
d
DC
quindi lo sfasamento

i
−θ
o
) non sar` a pi` u una funzione del tempo, ma un numero costante. Solo
per queste condizioni:
ω
o
= ω
i
3.2.2 Funzione di trasferimento
In ingresso si definisce:
V
in
(t) = V
inp
· cos [ω
i
(t) +θ
i
(t)]
dove:
. V
inp
rappresenta l’ampiezza;
. ω
i
(t) `e la pulsazione, in generale dipende dal tempo;
. θ
i
(t) `e la fase, come la pulsazione, dipende dal tempo.
70 CAPITOLO 3. PLL
La pulsazione istantanea si caratterizza con:
∆ω

i
=

i
dt
Si definisce la tensione di uscita come:
V
out
(t) = V
outp
· cos [ω
o
(t) +θ
o
(t)]
dove:
. V
outp
rappresenta l’ampiezza;
. ω
o
(t) `e la pulsazione dipendente dal tempo;
. θ
o
(t) `e la fase dipendente dal tempo.
La pulsazione istantanea `e caratterizza, come per l’ingresso, con:
∆ω

o
=

o
dt
La funzione di trasferimento `e:
H(s) =
θ
o
(s)
θ
i
(s)
Si introduce un errore di fase dato da:
θ
e
(s) = θ
i
(s) −θ
o
(s)
La funzione di trasferimento per l’errore di fase:
H
θ
E
(s) =
θ
e
(s)
θ
i
(s)
=
θ
i
(s) −θ
o
(s)
θ
i
(s)
Da cui si evince che:
H
θ
E
(s) = 1 −H(s)
Calcolo della funzione di trasferimento
∆ω
o
(s) = s · θ
o
(s)
Poich`e:
∆ω
o
(s) = κ
o
· V
c
(s)
La tensione V
c
(s) si esprime come:
V
c
(s) = V
d
(s) · H
LP
(s)
Mentre:
V
d
(s) = κ
d
· [θ
i
(s) −θ
o
(s)]
3.2. Analisi 71
Pertanto:
V
c
(s)
H
LP
(s)
= κ
d
· [θ
i
(s) −θ
o
(s)]
Sostituendo a V
c
(s) con la sua espressione equivalente:
∆ω
o
(s)
κ
o
· H
LP
(s)
= κ
d
· [θ
i
(s) −θ
o
(s)]
Quindi:
s · θ
o
(s)
κ
o
· H
LP
(s)
= κ
d
· [θ
i
(s) −θ
o
(s)]
Da cui si ottiene:
θ
o
(s) =
κ
d
· κ
o
· H
LP
(s)
s
· [θ
i
(s) −θ
o
(s)] =⇒
θ
o
(s)
θ
i
(s)
=
κ
d
· κ
o
· H
LP
(s)
s +κ
d
· κ
o
· H
LP
(s)
La funzione di trasferimento dell’errore di fase:
H
θ
E
(s) =
s
s +κ
d
· κ
o
· H
LP
(s)
3.2.3 Analisi sul tipo di H
LP
(s)
Se H
LP
(s) = 1 `e presente un cortocircuito: il PLL `e del primo ordine.
H(s) =
κ
d
· κ
o
s +κ
d
· κ
o
Il diagramma di Bode `e quello tipico per un filtro del primo ordine,
dove:
ω
0
= κ
o
· κ
d
Se H
LP
(s) `e un filtro del primo ordine il PLL sar` a del secondo ordine:
H(s) =
κ
d
· κ
o
s +κ
d
· κ
o
·
1
sRC + 1
=⇒ H(s) =
κ
d
· κ
o
s
2
RC +s + (κ
d
· κ
o
)
Il diagramma di Bode `e identico a quello per un filtro del secondo
ordine, con:
ω
0
=

κ
o
· κ
d
RC
Se H
LP
(s) `e un filtro del secondo ordine il PLL sar` a del terzo ordine.
Si possono inserire dei filtri attivi, come un filtro integratore o un filtro
passa basso attivo.
72 CAPITOLO 3. PLL
3.2.4 Condizioni di aggancio del PLL
Per capire quando il PLL riesce ad agganciarsi `e necessario osservare la
risposta a transitorio esaurito:
lim
t−→+∞
θ
E
(t) =

costante =⇒ il PLL `e agganciato
funzione del tempo =⇒ il PLL non `e agganciato
Con il teorema del valore finale calcolare il limite precedente `e equivalente
al:
lim
s−→0
s · θ
E
(s) (3.1)
Pertanto:
lim
s−→0
s ·
s
s +κ
d
· κ
o
· H
LP
(s)
· θ
i
(s)
Questo limite dipende:
. dal segnale di ingresso;
. dalla risposta in banda del filtro H
LP
(s):
⊲ H(jω = 0) = 1 per il filtro passa basso;
⊲ H(jω = 0) > 1 per il filtro passa basso attivo;
⊲ H(jω = 0) −→+∞ per il filtro integratore.
Modulazione PSK
Se il segnale di ingresso `e modulato di tipo PSK il cambiamento di fase
temporale viene rappresentato dalla funzione gradino:
t
θ
∆θ
i
La trasformata di Fourier di un gradino `e:
θ
i
(s) =
∆θ
i
s
Valutando la condizione 3.1 in questo caso:
lim
s−→0
s · θ
E
(s) = lim
s−→0
s ·
s
s +κ
d
· κ
o
· H
LP
(s)
·
∆θ
i
s
= 0
Pertanto il PLL riesce sempre ad agganciarsi se il segnale di ingresso `e
modulato PSK.
3.2. Analisi 73
Modulazione FSK
Se il segnale di ingresso `e modulato di tipo FSK il cambiamento di frequenza
`e modellato dalla funzione gradino:
t
ω
∆ω
i
Trasformando con Fourier si ottiene:
ω
i
(s) =
∆ω
i
s
La funzione θ
i
`e rappresentata graficamente da una rampa:
t
θ
Poich`e:
ω
i
(t) =

i
dt
La trasformazione con Fourier risulta essere:
ω
i
(s) = s · θ
i
(s)
Quindi:
θ
i
(s) =
ω(s)
s
=
∆ω
i
s
·
1
s
=
∆ω
i
s
2
Valutando la condizione 3.1 in questo caso:
lim
s−→0
s · θ
E
(s) = lim
s−→0
s ·
s
s +κ
d
· κ
o
· H
LP
(s)
·
∆ω
i
s
2
=
∆ω
i
κ
o
· κ
d
· H
LP
(0)
Se:
. H
LP
(0) = 1 allora θ
E
=
∆ω
i
κ
o
· κ
d
;
. H
LP
(0) −→+∞ allora θ
E
−→0.
74 CAPITOLO 3. PLL
Segnale in presenza di effetto Doppler
In queste particolari condizioni la frequenza varia linearmente:
t
ω
i
(t)
ω
i
(t) = ω
io
+ ∆ω
i
(t)
La trasformata di Fourier `e:
θ
i
(s) =
∆θ
i
s
2
La funzione θ
i
`e rappresentata graficamente da una parabola:
t
θ
Siccome:
ω
i
(t) =

i
dt
La trasformazione con Fourier, allo stesso modo dei casi precedenti, `e:
ω
i
(s) = s · θ
i
(s)
Pertanto:
θ
i
(s) =
ω(s)
s
=
∆ω
i
s
2
·
1
s
=
∆ω
i
s
3
Valutando anche per questo caso la condizione 3.1:
lim
s−→0
s · θE(s) = lim
s−→0
s ·
s
s +κ
d
· κo · HLP (s)
·
∆ωi
s
3
=
∆ωi
s · [s +κ
d
· κo · HLP (0)]
Se:
. H
LP
(0) = costante allora θ
E
−→+∞;
. H
LP
(0) −→+∞ allora θ
E
= costante.
Il PLL si aggancia solo se viene usato come filtro un integratore che garan-
tisce H
LP
(0) −→+∞.
3.3. Realizzazioni circuitali dei componenti 75
3.3 Realizzazioni circuitali dei componenti
3.3.1 Demodulatori di fase
Analogici
Il demodulatore di fase analogico `e un moltiplicatore a 4 quadranti (cella di
Gilbert)

κ
m
V
in
(t)
V
out
(t)
V
d
(t)
Esprimendo gli ingressi come:
. V
in
(t) = V
inp
· sin(ω
i
t +θ
i
);
. V
out
(t) = V
outp
· cos(ω
o
t +θ
o
);
La tensione in uscita dal demodulatore di fase che `e anche l’ingresso del
filtro passa basso, risulta avere la seguente espressione nel caso generale in
cui il PLL `e sganciato:
V
d
(t) = κ
m
· V
in
(t) · V
out
(t) =
=
κ
m
· V
inp
· V
outp
2
· {sin[(ω
i
−ω
o
)(t) + (θ
i
−θ
o
) +
+ sin[(ω
i

o
)(t) + (θ
i

o
)]}
La componente:
sin[(ω
i

o
)(t) + (θ
i

o
)
viene eliminata dal filtro passa basso.
Nel caso in cui il PLL sia agganciato:
V
d
(t) =
κ
m
· V
inp
· V
outp
2
· sin(θ
i
−θ
o
) =
κ
m
· V
inp
· V
outp
2
· sin(θ
e
)
dove V
d
(t) dipende solo dalla differenza di fase dei due segnali.
In zona lineare si pu` o approssimare:
sin(θ
e
) ∼ θ
e
pertanto:
V
d
(t) =
κ
m
· V
inp
· V
outp
2
· θ
e
La costante κ
d
esprime il coefficiente di proporzionalit` a fra V
d
DC
e θ
e
, quindi
risulta essere:
κ
d
=
κ
m
· V
inp
· V
outp
2
76 CAPITOLO 3. PLL
Caratteristica a farfalla
Ad anello aperto il PLL:
V
in
D.F.
V
d
(t)
H
LP
(s)
◦ V
c
(t)

V CO
V
out
In condizioni iniziali il PLL `e sganciato quindi il VCO pulsa alla pulsazione
di riposo; in ingresso del demodulatore di fase sono presenti:
. V
in
(t) = V
inp
· sin(ω
i
t +θ
i
);
. V
out
(t) = V
outp
· cos(ω
o
RX
t +θ
o
);
L’uscita del demodulatore `e quella gi`a vista in condizioni di PLL unlocked:
V
d
(t) = κ
d
· sin[(ω
i
−ω
o
RX
)(t) + (θ
e
)]
Questo segnale viene filtrato dal filtro passa basso; quindi:
V
c
(t) = κ
d
· |H
LP
(jω
i
−jω
o
RX
)| · sin[(ω
i
−ω
o
RX
)(t) + (θ
e
)]
dove |H
LP
(jω
i
−jω
o
RX
)| rappresenta l’ampiezza data dal filtro.
Graficamente la risposta segue l’inviluppo:
V
c
(t)
ω ω
o
RX
Questo grafico prende il nome di caratteristica a farfalla ad anello aperto.
3.3. Realizzazioni circuitali dei componenti 77
Ad anello chiuso:
V
in
D.F.
V
d
(t)
H
LP
(s)
V
c
(t)
V CO
V
out
Nell’istante dopo in cui l’anello si chiude il V CO pulsa ancora a ω
o
RX
; se
ω
i
≪ω
o
RX
l’uscita dal demodulatore di fase viene tagliata dal filtro quindi
V
c
(t) = 0.
Con il passare del tempo ω
i
cresce e il filtro attenua sempre meno il segnale
che riceve in ingresso perci` o la tensione V
c
(t) cambia facendo s`ı che anche
la pulsazione ω
o
RX
si modifichi. La ripetizione di queste operazioni genera
un fenomeno per cui la pulsazione del V CO `e variabile sinuoidalmente: la
conseguenza `e che il valor medio di V
c
(t) non `e nullo come nelle condizioni
inziali, ma diminuisce.
Sul grafico si evidenziano i primi due passi delle operazioni descritte:
V
c
(t)
ω
ω
o
RX
caratt. anello aperto
valor medio primo step
Il valor medio deve diminuire finch`e per una certa ω
i
di ingresso l’uscita del
V CO `e uguale a quella di ingresso:
78 CAPITOLO 3. PLL
V
c
(t)
ω
ω
o
RX
ω
i
V
cm
La pulsazione ω
i
`e tale per cui:
ω
i
= ω
o
RX
+ (κ
o
· V
cm
)
Dall’istante in cui il PLL si aggancia la retroazione permette di mantenere
costante la tensione che controlla il V CO:
V
cm
=
ω
o
RX
−ω
i
κ
o
Continuando ad aumentare la pulsazione di ingresso si verifica un istante per
cui, con ω
i
≫ω
o
RX
il PLL si sgancer`a perch`e il valor medio sar` a aumentato
troppo:
V
c
(t)
ω
ω
o
RX
ω
i
V
cm
La caratteristica complessiva `e:
V
c
(t)
ω
campo di cattura
campo di mantenimento
3.3. Realizzazioni circuitali dei componenti 79
Nel campo di cattura il PLL `e sicuramente agganciato: l’ampiezza del cam-
po dipende sia dalla caratteristica del filtro che dalla caratteristica del V CO.
Nel campo di mantenimento il PLL `e agganciato se prima lo era; la sua
ampiezza dipende solo dai parametri in continua.
Digitali
Porta XOR
Per segnali digitali la fase si pu` o demodulare mediante la porta:
Si riporta per completezza la tabella di verit` a della porta XOR:
A B XOR(A,B)
0 0 0
0 1 1
1 0 1
1 1 0
Ipotizzando di avere sia per il segnale di ingresso che per il segnale di uscita
un duty cycle del 50 %, il risultato dell’operazione or esclusivo `e:
t
V
in
T
t
V
out
τ
t
XOR
80 CAPITOLO 3. PLL
Lo sfasamento di τ permette di determinare θ
e
:
θ
e
=
τ
T
· 2π (3.2)
Se T = 8 e τ = 1, come nel grafico precedente:
θ
e
=
π
4
Definendo come:
. V
OH
lo stato alto della tensione;
. V
OL
lo stato basso della tensione.
Si pu` o determinare il valore di V
d
DC
:
V
d
DC
= 2 ·
(V
OH
−V
OL
)
T
· τ
Sostituendo l’espressione di τ ottenuta invertendo l’equazione 3.2 si ha:
V
d
DC
= 2 ·
(V
OH
−V
OL
)
T
·
θ
e
· T

=
(V
OH
−V
OL
) · θ
e
π
Poich`e κ
d
`e il coefficiente che esprime la relazione fra V
d
DC
e θ
e
per questo
caso vale:
κ
d
=
(V
OH
−V
OL
)
π
Graficamente:
θ
e
V
d
−π 0
π
2π 3π
Questa caratteristica `e valida solo se il duty cycle dei due segnali `e uguale.
In caso contrario il grafico della caratteristica `e il seguente:
θ
e
V
d
−π 0
π
2π 3π
3.3. Realizzazioni circuitali dei componenti 81
Flip flop SR
Con un flip flop SR:
V
in
V
out
S
R
Q
V
d
(t)
e in ingresso segnali di tipo impulsivo:
θ
e
V
in
θ
e
V
out
τ
θ
e
V
d
(t)
In questo caso:
V
d
DC
=
(V
OH
−V
OL
) · τ
T
=
(V
OH
−V
OL
) · θ
e

Quindi il coefficiente κ
d
vale:
κ
d
=
(V
OH
−V
OL
)

Con un flip flop non si ha la limitazione nella dinamica dovuta a duty cycle
differenti perch`e i flip flop, a differenza della porta xor, sentono i fronti di
salita o discesa.
Demodulatore PFD
Il demodulatore PFD, phaze frequency detection, `e un demodulatore sensi-
bile sia alle differenze di frequenza che di fase.
Circuitalmente viene realizzato nel seguente modo:
82 CAPITOLO 3. PLL
V
in
V
DD
D Q A
R
V
in
V
DD
D Q B
R
Dati come segnali:
θ
e
V
in
θ
e
V
out
τ
θ
e
A
θ
e
B
Il segnale A `e proporzionale allo sfasamento mentre B `e proporzionale alla
frequenza ed `eun impulso che dura solo l’istante necessario affinch`e la porta
and progaghi il comando di reset.
I segnali A e B pilotano:
3.3. Realizzazioni circuitali dei componenti 83
V
AL
A
B
C V
c
Quando A `e allo stato alto lo switch `e chiuso quindi il condensatore si carica;
quando su A `e presente lo stato basso la tensione caricata sul condensatore
viene mantenuta costante:
t
V
c
A stato alto A stato basso
L’unica condizione possibile che renda stabile il circuito `e:
θ
e
= 0
In questo modo tutti i segnali hanno la stessa frequenza e sfasamento, di
conseguenza le dimensioni del campo di cattura sono identiche a quelle del
campo di mantenimento.
3.3.2 VCO
Nell’analisi dei circuiti che implementano un V CO si considerano solo i casi
per cui l’uscita del V CO `e un’onda quadra.
Le tecnologie possibili prese in esame sono:
. utilizzo di transistori bipolari;
. tipologica CMOS.
84 CAPITOLO 3. PLL
VCO con transistori bipolari
La sintesi di un’onda quadra avviene controllando le fasi di carica e scarica
di un condensatore con corrente costante.
La realizzazione circuitale `e:
T
4
R
E
I
E
V
AL
V
c
V
b
C
1
V
c
1
V
out
R
T
2
T
3
T
1
La fase di carica e scarica del condensatore `e governata secondo:
t
V
c
1
V
cmax
carica scarica carica scarica
Attraverso un comparatore di soglia con isteresi `e possibile cambiare la
caratteristica vista nel grafico precedente:
3.3. Realizzazioni circuitali dei componenti 85
t
V
c
1
V
s
2
V
s
1
t
Vs
2
t
Vs
1
Il comparatore di soglia con isteresi ha infatti la seguente caratteristica:
V
s
2
V
s
1
Analisi Supponendo che in condizioni iniziali il condensatore sia scarico
si ha:
V
c
1
= 0
L’uscita del comparatore di fase sar` a quindi un livello logico basso: attraver-
so R non scorrer`a corrente pertanto il transistore T
1
sar` a interdetto.
Se T
1
`e interdetto non scorre corrente su T
2
e T
3
; il condensatore pu` o essere
caricato solo dalla corrente che scorre in T
4
. Questo transistore (di tipo pnp
a differenza degli altri) `e sempre in conduzione perch`e la resistenza R
E
viene
dimensianata in modo opportuno; la corrente I
E
vale:
I
E
=
V
AL
−V
c
−V
b
R
E
(3.3)
Tale corrente polarizza il diodo e permette la carica del condensatore fino
alla tensione di soglia V
s
2
. A questo punto l’uscita V
out
passa allo stato alto
e il transistore T
1
conduce; R `e dimensionata in modo che T
1
lavori in zona
di saturazione. Con questa condizione:
I
2
T
2
T
3
0.7 V
I
3
0.2 V
I
1
T
1
86 CAPITOLO 3. PLL
Il circuito viene chiamato specchio di corrente perch`e:
I
2
= I
3
Poich`e su T
1
`e presente una tensione di 0.2 V e su T
2
di 0.7 V risulta che:
V
b
= 0.2 + 0.7 = 0.9 V
Con V
b
= 0.9 V il diodo viene interdetto e la corrente che scorre in T
4
non pu` o
caricare il condensatore, ma diventa I
2
; poich`e I
3
deve avere lo stesso valore
di I
2
l’unico elemento che pu` o fornire corrente `e il condensatore: questa `e
la fase di scarica. Infatti, non appena V
out
commuta nello stato logico basso
viene ripristinata la condizione per cui T
1
`e interdetto e il condensatore si
carica nuovamente.
Graficamente:
t
V
out
t
Vs
2
t
Vs
1
t
Vs
2
t
Vs
1
Si osservi sul grafico seguente il periodo di carica-scarica e la pendenza della
retta:
t
V
c
1
V
s
2
V
s
1
I
E
/C
t
Vs
2
t
Vs
1
t
Vs
2
t
Vs
1
T
Poich`e in un semiperiodo la tensione passa da V
s
1
a V
s
2
:
T
2
·
I
E
C
= V
s
2
−V
s
1
Si pu` o determinare:
T =
2 · (V
s
2
−V
s
1
) · C
I
E
Sostituendo l’espressione di I
E
data dall’equazione 3.3 si ha:
T =
2 · (V
s
2
−V
s
1
) · C · R
E
V
AL
−V
c
−V
BE
3.3. Realizzazioni circuitali dei componenti 87
La frequenza con cui viene generata l’onda quadra in uscita `e quindi:
f =
1
T
=
V
AL
−V
c
−V
BE
2 · (V
s
2
−V
s
1
)
·
1
C · R
E
Il coefficiente κ
o
che esprime quanto la frequenza di uscita varia rispetto
all’ingresso `e funzione di R
E
e C, i parametri di progetto che caratterizzano
la pendenza della retta nell’onda triangolare.
VCO con tecnologia CMOS
In questa sezione si riporta solo lo schema circuitale:
R
1
I
1
V
c
R
2
I
2
I
V
AL
I
C
FLIP FLOP
Il principio di carica e scarica del condensatore `e mantenuto anche in questo
caso: sono gli interruttori, asincroni, che a seconda di quale `e chiuso perme-
ttono la carica/scarica.
Si evidenzia che lo specchio di corrente in tecnologia mos `e:
I
V
AL
I
I parametri di progetto sono R
1
, R
2
e C.
88 CAPITOLO 3. PLL
3.4 Applicazioni dei PLL
Le applicazioni pi` u comuni in cui i PLL trovano utilizzo sono:
. demodulatore AM coerente a singolo ramo (ampiezza dipendente dallo
sfasamento θ
e
);
. demodulatore AM coerente a due rami (ampiezza sempre dipendente
dallo sfasamento θ
e
);
. decodificatore di tono;
. demodulatore di frequenza FM:
data in ingresso f
i
(t) = f
io
+f
m
(t) la tensione V
c
(t) `e tale da mantenere
l’aggancio, quindi `e proporzionale alla frequenza di ingresso. La sua
espressione `e:
V
c
(t) =

κ
o
· (f
io
−f
or
)

+

κ
o
· f
m
(t)

. modulazione FSK/PSK;
. sintetizzatori di frequenza.
3.4.1 Sintetizzatori di frequenza
I sintetizzatori di frequenza permettono di generare, partendo da una fre-
quenza di ingresso, un certo range di frequenze. Lo schema a blocchi
`e:
M
f
in
D.F.
V
d
(t)
H
LP
(s)
V
c
(t)
V CO
N
f
out

´
E una parte costante.

´
E la parte che varia in base alla frequenza modulante
3.4. Applicazioni dei PLL 89
I blocchi M ed N sono dei divisori che permettono di ottenere, a PLL
agganciato, la seguente condizione:
f
in
M
=
f
out
N
Da qui si determina l’equazione che caratterizza la sintesi di frequenza:
f
out
=
N
M
· f
in
Progetto
Si vuole progettare un sintetizzatore che generi:
f
out
= 1 MHz : 1 kHz : 2 MHz
con f
in
= 1 kHz.
Rispetto alla frequenza pi` u bassa da generare 1 MHz, la frequenza di in-
gresso ha un rapporto di 1000. Il passo 1 kHz determina quante frequenze
possono essere generate fra 1 ÷2 MHz: sono ancora 1000.
Pertanto:
f
out
= 1000 · f
in
+κ · f
in
con κ = 0, 1, 2...1000.
f
out
= f
in
· (1000 +κ)
Si desume quindi che:
. M = 1;
. N = (1000 +κ).
Lo schema a blocchi `e:
f
in
D.F.
V
d
(t)
H
LP
(s)
V
c
(t)
V CO
N
f
out
90 CAPITOLO 3. PLL
Capitolo 4
Convertitori
4.1 Introduzione
Lo schema a blocchi di un ricevitore ad eterodina digitale pu` o essere rapp-
resentato mediante:
RF AM A/D


sin cos
Dig Loc Osc
DLP DSP D/A AU AM
SP
Elenco in ordine da sinistra verso destra:
. antenna;
. amplificatore a radiofrequenza;
. convertitore analogico/digitale;
. blocco per determinare parte in fase e parte in quadratura, le sinusoidi
vengono generate con un oscillatore locale digitale;
. filtro passa basso digitale;
. blocco di digital signal processing;
. convertitore digitale/analogico;
. amplificatore audio;
. speaker.
Si pu` o evidenziare, sullo schema a blocchi, una parte esclusivamente formata
da componenti che operano in digitale:
91
92 CAPITOLO 4. Convertitori
RF AM A/D


sin cos
Dig Loc Osc
DLP DSP D/A AAM
SP
In questo capitolo si prender`a in esame esclusivamente la conversione del
segnale da analogico in digitale e viceversa.
Per convertire un segnale analogico in digitale:
A(t) seq. digitale A/DConv
sono necessari due passi fondamentali:
. campionamento: ad istanti temporali prefissati si valuta l’ampiezza
del segnale analogico;
. quantizzazione: i campioni ottenuti possono avere qualisiasi valore di
ampiezza, mentre occorre che abbiano ampiezze discrete.
Sostanzialmente un segnale analogico presenta:
. ampiezza continua;
. durata temporale continua.
Un segnale digitale invece:
. ampiezza discreta;
. durata temporale discreta.
Graficamente:
t
A(t)
4.2. Campionamento 93
4.2 Campionamento
Generare una sequenza di campioni A
s
(t) partendo da un segnale analogico
A(t) si realizza mediante:
A
s
(t) = A(t) ·
+∞
¸
n=−∞
δ (t −nT
s
)
dove T
s
`e il periodo di campionamento.
Nel dominio spettrale:
A
s
(ω) = F{A(t)} ∗ F

+∞
¸
n=−∞
δ (t −nT
s
)
¸
= A(ω) ·
+∞
¸
n=−∞
δ

ω −
2π n
T
s

Graficamente:
ω
A
s
(ω)
−B B −2π
T
s

T
s
Si `e ipotizzato A(ω) a banda limitata compresa fra [−B, B].
Data questa sequenza digitale per ricostruire A(t) `e necessario filtrare la
sequenza con il filtro ricostruttore:
ω
A
s
(ω)
−B B −2π
T
s

T
s
Per evitare aliasing:
B <

T
s
·
1
2
Poich`e:
T
s
=
1
f
c
94 CAPITOLO 4. Convertitori
dove f
c
`e la frequenza di campionamento, si determina:
f
c
>
2B

Questa `e la minima frequenza di campionamento nel caso ideale; in con-
dizioni reali, invece, lo spettro di A(ω) non pu` o avere banda limitata:
ω
A(ω)
E il filtro non `e ideale:
ω
A(ω)
Se la frequenza di campionamento scelta `e alta allora le repliche fornite dal
treno di delta sono molto distanziate: le condizioni per realizzare il filtro
sono molto elastiche.
Al contrario, quando la frequenza di campionamento non `e alta le repliche
sono vicine perci` o il filtro deve essere molto selettivo per non selezionare
anche parte delle repliche che non sono in banda base; la selettivit`a del filtro
implica un’elevata complessit`a in quanto dovr`a avere molti poli.
Il campionamento visto in precedenza in cui gli istanti temporali erano delle
delta di Dirac non `e possibile da realizzare in quanto ogni campione non
pu` o essere convertito in cifra istantaneamente. Tale operazione prevede di
manterere il campione alla stessa ampiezza per un certo tempo:
t
A(t)
4.3. Quantizzazione 95
L’elemento che realizza tutto ci`o prende il nome di sample & hold.
Lo schema a blocchi per descrivere i passi enunciati `e:
A(t)
P
+∞
n=−∞
δ

ω −
2π n
Ts
«
h1(t) = pTs

t −
T
2
«
A
s
(t)
Nel dominio spettrale:
A
s
(ω) =
¸
A(ω) ∗
+∞
¸
n=−∞
δ

ω −
2π n
T
s

¸
· H
1
(ω)
In questo caso il filtro ricostruttore deve anche elminare il contributo dato
da H
1
(ω) che contribuisce a sporcare la sequenza A
s
(t).
4.3 Quantizzazione
Dopo il processo di campionamento i valori ottenuti sono discreti dal punto
di vista temporale, ma non in ampiezza:
S
0
=⇒
D
0
L’insieme D `e composto dall’insieme delle cifre N codificate nel codice B,
solitamente `e il codice usato `e il codice binario.
Con questa ipotesi si partiziona D in 2
N
soglie; se N = 2:
S
0
=⇒
00
01
10
11
La dimensione dell’intervallo pi` u piccolo `e:
A
d
=
S
2
N
96 CAPITOLO 4. Convertitori
La regola di conversione specifica come avviene la trasformazione da inter-
vallo continuo in cifra. Dopo questa operazione l’informazione sull’ampiezza
effettiva del campione viene persa: si commette quindi un errore.
A
d
A
m
A
s
As `e il valore campionato
Am `e il valore medio dell’intervallo
L’errore commesso non `e altro che:
ε
q
= A
s
−A
m
Inoltre:

A
d
2
< ε
q
<
A
d
2
Se la probabilit`a di campionamento di un simbolo `e uniformemente distribui-
ta su A
d
, la distribuzione dell’errore di quantizzazione `e:
A
d
ρ(ε
q
)
1
A
d

A
d
2
A
d
2
L’errore di quantizzazione ha le stesse propriet`a statistiche del rumore bianco
quindi `e possibile associare all’errore una potenza e valutare il rapporto
segnale-rumore:
SNR
q
=
P
s
P
εq
Poich`e di ε
q
si conoscono solo le propriet`a statistiche:
P
εq
= σ
2
εq
=
=

A
d
/2
−A
d
/2
ε
2
q
· ρ(ε
q
) dε
q
=

A
d
/2
−A
d
/2
ε
2
q
·
1
A
d

q
=
A
2
d
12
Pi` u si riduce la dinamica pi` u la potenza diventa piccola e quindi la stima `e
precisa; poich`e:
A
d
=
S
2
N
Si ha:
P
εq
=
S
2
12 · 2
2N
Perci` o pi` u bit vengono usati pi` u l’errore di quantizzazione si riduce perch`e
la potenza associata all’errore sar` a bassa.
4.3. Quantizzazione 97
Esempi
Onda triangolare
t
A(t)
S/2
−S/2
Poich`e tutti i punti hanno la stessa probabilit`a di essere campionati:
A
s
ρ(A
s
)
1
S

S
2
S
2
La potenza del segnale risulta essere:
P
s
= σ
2
As
=
=

S/2
S/2
A
2
s
· ρ(A
s
) dε
q
=

S/2
S/2
A
2
s
·
1
S

q
=
S
2
12
Il rapporto segnale-rumore:
SNR
q
=
P
s
P
εq
=
S
2
12
S
2
12·2
2N
= 2
2N
Esprimendo in decibel tale risultato si ottiene:
SNR
q
|
dB
= log
10

2
2N

= 6N dB
98 CAPITOLO 4. Convertitori
Onda sinusoidale
t
A(t)
S/2
−S/2
In questo caso non tutti i punti hanno la stessa probabilit`a di essere campi-
onati in quanto la sinusoide `e quasi piatta nei cambi di fronte quindi quelle
ampiezze hanno pi` u probabilit`a di essere campionate:
A
s
ρ(A
s
)

S
2
S
2
La potenza del segnale risulta essere:
P
s
= σ
2
As
=
S
2
8
Il rapporto segnale-rumore:
SNR
q
=
P
s
P
εq
=
S
2
8
S
2
12·2
2N
=
3
2
· 2
2N
Esprimendo in decibel tale risultato si ottiene:
SNR
q
|
dB
= log
10

3
2
· 2
2N

= 6N

+ 1.76

dB

Termine dato dal contributo di 2
2N ‡
Termine dato dal contributo
3
2
espresso in decibel
4.3. Quantizzazione 99
Onda quadra
t
A(t)
S/2
−S/2
In questo caso invece i soli punti ad avere probabilit`a di essere campionati
sono i punti agli estremi dell’onda quadra:
A
s
ρ(A
s
)

S
2
S
2
La potenza del segnale risulta essere:
P
s
= σ
2
As
=
S
2
4
Il rapporto segnale-rumore:
SNR
q
=
P
s
P
εq
=
S
2
4
S
2
12·2
2N
= 3 · 2
2N
Esprimendo in decibel tale risultato si ottiene:
SNR
q
|
dB
= log
10

3 · 2
2N

= 6N

+ 4.77

dB
Segnale vocale
Per il segnale vocale la distribuzione di probabilit`a `e di tipo gaussiano:
A
s
ρ(A
s
)

S
2
S
2

Termine dato dal contributo di 2
2N ‡
Termine dato dal contributo 3 espresso in decibel
100 CAPITOLO 4. Convertitori
La potenza del segnale risulta essere:
P
s
= σ
2
As
=
S
2
36
Il rapporto segnale-rumore:
SNR
q
=
P
s
P
εq
=
S
2
36
S
2
12·2
2N
=
1
3
· 2
2N
Esprimendo in decibel tale risultato si ottiene:
SNR
q
|
dB
= log
10

1
3
· 2
2N

= 6N

−4.77

dB
Questo rapporto `e basso perch`e la quantizzazione ad intervalli costanti di un
segnale che ha una distribuzione non uniforme `e errata: sarebbe necessario
dare a campioni pi` u probabili intervalli di ampiezza maggiore e a campioni
meno probabili intervalli con ampiezza minore.
Conclusioni
Il grafico seguente mostra al variare di N il rapporto SNR
q
|
dB
:
N
SNR
q
|
dB
-4.77
1.76
4.77
onda triangolare
onda sinusoidale
onda quadra
segnale vocale
Se i campioni non coprono completamente la dinamica si commette un errore
di sovraccarico.

Termine dato dal contributo di 2
2N ‡
Termine dato dal contributo
1
3
espresso in decibel
4.3. Quantizzazione 101
t
A(t)
A
pp
S/2
−S/2
La potenza del segnale risulta essere:
P
s
=
A
pp
8
Il rapporto segnale-rumore:
SNR
q
=
P
s
P
εq
=
A
2
pp
8
S
2
12·2
2N
=
3
2
·
A
2
pp
S
2
· 2
2N
Esprimendo in decibel tale risultato si ottiene:
SNR
q
|
dB
= log
10

3
2
·
A
2
pp
S
2
· 2
2N

= 6N

+1.76

+20 log
10
(A
pp
)

−20 log
10
(S)

dB
L’errore `e dato dal termine:
+20 log
10
(A
pp
) −20 log
10
(S) dB
in quanto l’intervallo utilizzato non `e appropriato: infatti occorre adattare
la dinamica del segnale alla dinamica del convertitore.

Termine dato dal contributo di 2
2N ‡
Termine dato dal contributo
3
2
espresso in decibel

Termine dato dal contributo A
2
pp
espresso in decibel

Termine dato dal contributo
1
S
2
espresso in decibel
102 CAPITOLO 4. Convertitori
4.4 Realizzazioni circuitali
4.4.1 Errori
In generale gli errori di un si dividono in:
. errori statici ;
. errori dinamici.
Gli errori statici sono:
. di offset;
. di guadagno;
. di non linearit` a assoluta o integrale;
. di non linearti` a differenziale.
Gli errori dinamici sono:
. tempo di assetto;
. glitch.
4.4.2 Convertitori D/A
Convertitore potenziometrico
Il convertitore potenziometrico prevede tante resistenze quante sono le cifre
binarie 2
N
; lo schema circuitale con cui viene realizzato `e il seguente:
4.4. Realizzazioni circuitali 103
V
R R
R

R
R V
LSB
La tensione pari ad 1 LSB (least significant bit) vale:
V
LSB
=
V
R
2
N
· R
· R =
V
R
2
N
Mediante un cursore `e possibile posizionarsi su resistenze diverse e quindi
su cifre diverse; in generale alla m−esima resistenza:
V
outm
=
V
R
2
N
· R
· mR =
m· V
R
2
N
La tensione in uscita prima di essere misurata viene amplificata con un volt-
age follower per evitare distorsioni date da un carico.
L’inconveniente di questo dispositivo `e l’elevato numero di resistenze.
Convertitore a resistenze pesate
Con N bit:
v
a
= A
d
·
N−1
¸
i=0
b
i
· 2
i
dove b
i
= {0, 1}.
Lo schema circuitale `e:
104 CAPITOLO 4. Convertitori
V
R
R
2R
4R
2
N−1
R
≈ ≈
I
tot

+
R
F
V
a
Blocco Sommatore
Sulla resistenza 2
N−1
R scorre la corrente pi` u piccola quindi corrisponde all’
LSB (Least significant bit); viceversa sulla resistenza R scorre la corrente
pi` u grande perci` o corrisponde al MSB (Most significant bit).
La tensione in uscita `e:
V
a
= −R
F
·
N−1
¸
i=0
b
i
·
V
R
2
i
· R
= −
R
F
R
· V
R
·
N−1
¸
i=0
b
i
·
1
2
i
Il problema di questo circuito `e dato dalla resistenza interna del generatore
R
g
:
V
R
R
g
R
2R
4R
2
N−1
R
≈ ≈
I
tot

+
R
F
V
a
In queste condizioni la corrente che scorre in ogni ramo dipende da quali
interruttori sono aperti e quali chiusi in quanto la tensione verr` a ripartita
fra R
g
e il numero di resistenze che presentano lo switch chiuso.
Deviatore di corrente
Il problema illustrato precedentemente pu` o essere risolto in questo modo:
4.4. Realizzazioni circuitali 105
V
R
R
g
R
2R
4R
2
N−1
R
≈ ≈
I
tot
Le resistenze inserite sono meno numerose rispetto al convertitore potenzio-
metrico, ma c’`e molta dispersione fra i componenti.
Converitore con rete a scala
Un converitore con rete a scala evita la dispersione dei componenti; ad
esempio un convertitore a 3 bit presenta il seguente schema circuitale:
V
R
I
2R
I/2
R
I/2
2R
I/4
R
I/4
2R
I/8
2R
I/8

+
R
F
V
out
Partendo infatti da un circuito base (a sinistra) `e possibile inserire un
parallelo per simulare la resistenza R (a destra):
106 CAPITOLO 4. Convertitori
V
R R
I
=⇒ V
R
I
2R
I/2
2R
I/2
Si sostituisce alla resistenza 2R una serie di due resistenze di valore R:
V
R
I
2R
I/2
R
R
I/2
Iterando il procedimento:
V
R
I
2R
I/2
R
R
I/2
=⇒ V
R
I
2R
I/2
R
I/2
2R
I/4
2R
I/4
Fonti di errore
Le fonti di errore per i convertitori D/A sono:
. il valore delle resistenze (sar` a diverso da quello nominale);
. il valore della resistenza interna del generatore;
. in corrispondenza della cifra binaria con tutti 0 la tensione in usci-
ta non sar` a V
out
= 0: la diversit` a `e causata dalle correnti di bias
dell’operazionale;
. il valore della resistenza di retroazione R
F
: causer`a un errore di gaudag-
no;
. la rapidit`a di commutazione dell’uscita dipende dalla velocit`a con cui
l’operazionale cambia l’uscita: `e un errore di assetto che dipende dallo
slew rate dell’amplificatore.
4.4. Realizzazioni circuitali 107
4.4.3 Convertitori A/D
Convertitore Flash
Per un converitore flash occorre generare i valori delle tensioni di soglie; lo
schema `e:
V
R R
R

R
R
V
in
LOGICA D
Il tempo di conversione `e molto basso:
T
c
= T
comp

+T
L

Lo svantaggio di questi convertitori `e l’elevata complessit`a.
Convertitori con D/A in retroazione
Questo tipo di convertitori confrontano l’ingresso con soglie generate dal
D/A in retroazione. Lo schema generale `e:

LOGICA
D/A

Tempo di comparazione dei comparatori di soglia

Tempo della logica di decodifica
108 CAPITOLO 4. Convertitori
Convertitore a inseguimento Nel convertitore a inseguimento la logica
di controllo `e un contatore up/down:
LOGICA
=⇒ U/D COUNT
Le caratteristiche di questo convertitore sono:
. l’uscita viene determinata a meno di un LSB;
. il tempo di conversione `e molto lungo: T
c
= 2
N
· T
ck

;
. la complessit`a logica `e bassa;
. il fattore T
ck
va scelto in modo tale che in uno spostamento (in alto o
in basso) di un LSB si riesca a percorrere tutto l’anello di retroazione
dello schema a blocchi generale:
T
ck
> T
comp

+T
L

+T
ass

. se il converitore non riesce ad inseguire il segnale di ingresso si ha la
condizione di sovraccarico o overload; valutando in un periodo di clock
la variazione del segnale per non avere overload occorre che:
∂ V
i
(t)
∂ t

max
· T
ck
< 1LSB
Convertitore ad approssimazioni successive sequenziale Ipotizzan-
do la dinamica del convertitore fra [0 ÷S]:
S
CAMPIONE
0
=⇒
S
0
1

Approx
=⇒
S
0
2

Approx
=⇒
S
0
3

Approx
Il primo step di confronto avviene con l’MSB: la soglia infatti `e posta a met` a
della dinamica S. Il numero di confronti da effettuare `e al pi` u N anzich`e 2
N
quindi:
T
c
= N · T
ck
La complessit`a del circuito non varia rispetto al caso precedente.

Questo tempo di conversione `e pari al passaggio da 0 alla dinamica S

Tempo di
comparazione dei comparatori di soglia

Tempo della logica di decodifica

Tempo
di assetto
4.4. Realizzazioni circuitali 109
Convertitore ad approssimazioni successive parallelo Nel converti-
tore parallelo sono presenti pi` u comparatori di soglia e i D/A in retroazione
presentano un numero di bit via via crescenti quindi la complessit`a del
circuito aumenta.
Convertitore a residui Utilizzando la tecnica:

A−MSB ·
S
2

· 2 confronto con
S
2

A−MSB ·
S
2

confronto con
S
4

A confronto con

S
4
+MSB ·
S
2

In questo modo tutti i comparatori hanno in ingresso la stessa soglia e i
convertitori tutti ad 1 bit tuttavia il tempo di conversione `e identico al
comparatore di tipo sequenziale.
Convertitore pipeline Per velocizzare il tempo di conversione `e neces-
sario utilizzare questo tipo di convertitore: introducendo un modulo Sample
& Hold si possono convertire diversi campioni nello stesso intervallo di tem-
po. Aumenta la complessit`a del convertitore perch`e sono necessari, oltre ai
Sample & Hold, anche dei registri per avere traccia dei campioni convertiti.
Tabella riassuntiva
Nella seguente tabella si riportano i tempi di conversione e la complessit`a
introdotta per ogni tipo di convertitore.
Convertitore Tempo Conversione Complessit` a Circuito
Flash 1 2
N
Pipeline 1 N
A residui N N
Appross. succ. N 1
A inseguimento 2
N
1
110 CAPITOLO 4. Convertitori
4.4.4 Sample & Hold
Il metodo pi` u semplice per realizzare un circuito di questo tipo `e:
C
M V
in
V
out
Idealmente, ad interruttore chiuso, il condensatore viene caricato alla ten-
sione di ingresso V
in
(fase di sample) mentre quando lo switch viene aperto
la tensione caricata viene mantenuta (fase di hold).
Nella pratica invece:
. durante il passaggio dalla fase di hold alla fase di sample si assiste ad
un transitorio temporale prima che il condensatore inizi a caricarsi;
questo transitorio prende il nome di setting time e la conversione non
pu` o avvenire prima che si sia esaurito;
. durante il passaggio dalla fase di sample alla fase di hold si assiste a:
. jitter di apertura dell’interruttore (`e quantificabile solo in modo
statistico);
. correnti di perdita che fanno scaricare il condensatore in modo
lento;
. errore di feedtrought dell’interruttore.
L’errore di feedtrought pu` o essere minimizzato dimensionando in modo op-
purtuno il condensatore C
M
.
Un esempio di realizzazione circuitale `e:

+

+
V
out
V
in
C
M
EVITA LA SATURAZIONE DELL’AO
Se l’interruttore `e aperto le correnti di perdita sono formate dal contributo
del condensatore e dalla corrente di polarizzazione dell’operazionale.

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