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UN ECOMUSEO PER LA VALLE OLONA

UN PATTO TRA COMUNITÀ

a cura di Stefano, da Solbiate Olona

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Indice 1. Accordo quadro di sviluppo territoriale "Contratto di fiume Olona - Bozzente - Lura" 2. a. b. 3. a. b. Ecomuseo - natura, storia, arte: tutela e valorizzazione Che cos'è un ecomuseo Cosa dice la Regionale della Lombardia Un ecomuseo per la Valle Olona La Valle Olona Un patto tra le comunità del Medio Olona

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Accordo Quadro di Sviluppo territoriale "Contratto di fiume Olona - Bozzente - Lura"
Che cos'è l'Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale (AQST)? E' uno strumento di programmazione negoziata introdotto e disciplinato in Regione Lombardia dalla L.R. 2/2003 e regolamento attuativo n. 18/2003. L'Accordo costituisce una cornice politico-programmatoria, che ha l'obiettivo di coordinare l'azione pubblica dei vari livelli istituzionali coinvolti, raccordare, razionalizzare ed integrare le risorse pubbliche, stimolare e favorire gli investimenti privati. Si tratta di un vero e proprio patto tra Regione e territorio provinciale, che riprende e consolida le priorità individuate, attuando contemporaneamente una ricognizione delle priorità strategiche da privilegiare.1 L'Accordo quadro di sviluppo territoriale "Contratto di fume Olona - Bozzente - Lura" (Milano, febbraio 2004), sottoscritto, tra gli altri, da tutti i Comuni della Valle Olona, viene riconosciuto dalla Regione Lombardia come "strumento prioritario per la programmazione, il finanziamento e l'attuazione degli interventi sui bacini dei fiumi Olona-BozzenteLura". Esso è in particolare diretto a realizzare questi obiettivi: • • • • • • • riduzione dell'inquinamento delle acque; riduzione del rischio idraulico; riqualificazione del sistema ambientale e paesistico; riqualificazione dei sistemi insediativi all'interno del territorio dei bacini dell'Olona, del Bozzente e del Lura; il miglioramento della fruibilità delle aree perifluviali al fine di ridare ai fiumi centralità nelle politiche di sviluppo; la condivisione delle conoscenze sul fiume e delle informazioni sulle azioni in corso o in progetto; lo sviluppo di attività di comunicazione, formazione ed educazione adeguate al raggiungimento degli obiettivi condivisi.

I firmatari dell'Accordo hanno la possibilità di definire "specifici ambiti di intervento, a 'geometria variabile' in funzione delle diverse problematiche da affrontare e delle specifiche politiche da integrare reciprocamente. Per quanto riguarda la riduzione dell'inquinamento delle acque, "assume particolare rilevo il Piano di Tutela delle Acque per il bacino del Fiume Olona, alla cui definizione ed implementazione i soggetti sottoscrittori convengono si debba pervenire in modo coordinato e partecipato, al fine

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http://www.provincia.mantova.it/context.jsp?ID_LINK=641&area=8

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di poterne condividere ampiamente i contenuti, riconoscendo in questo il primo ed essenziale momento per una sua applicazione incisiva ed efficace". Per quanto riguarda la riqualificazione dei sistemi ambientali e paesistici e dei sistemi insediativi afferenti ai corridoi fluviali, i soggetti sottoscrittori si impegnano a sviluppare o ri-orientare le politiche ambientali per concorrere, in particolare, a connettere gli spazi aperti residuali in una rete verde che comprenda, al fine di realizzare un corridoio ecologico N-S quale elemento strutturante di una rete ecologica di bacino: • l'alveo fluviale, le sponde e le fasce di pertinenza fluviale rinaturalizzate; • pettini Est-Ovest di collegamento tra centri urbani e nodi del trasporto pubblico; • aree protette e parchi già istituiti o previsti. Inoltre, i sottoscrittori si impegnano a definire, condividere e applicare indirizzi relativi a: • risanamento e valorizzazione delle sponde fluviali e dei terreni contermini; • recupero e valorizzazione degli elementi territoriali e urbani di valenza storica e di documentazione materiale della cultura fluviale. Per quanto riguarda la condivisione delle informazioni e diffusione della cultura dell’acqua i soggetti sottoscrittori si impegnano a sviluppare azioni e programmi finalizzati a promuovere e diffondere la cultura dell’acqua, sia sotto l’aspetto etico che cognitivo, sollecitando e permettendo una piena partecipazione dei cittadini alle iniziative volte alla valorizzazione, alla tutela e all’utilizzo razionale delle risorse idriche. Tali iniziative saranno rivolte in particolare alle giovani generazioni, ricercando e promuovendo la collaborazione delle agenzie educative presenti ed in particolare delle Istituzioni scolastiche dell’obbligo. In tale contesto assume particolare importanza la collaborazione delle associazioni ambientali e culturali che operano sul territorio, a cui verranno proposte forme di collaborazione di varia natura tendenti a valorizzare il contributo che già danno, con la loro presenza e la loro attività, allo sviluppo della conoscenza, della tutela e della valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale legato alla presenza dell’elemento acqua. Possono aderire al presente AQST i soggetti privati che, con la loro azione, contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi strategici del contratto nei diversi campi d’azione (produttivo, finanziario, culturale, ambientale, ecc.), mettendo a disposizione risorse umane, conoscitive, finanziarie, o equivalenti.

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Ecomuseo Natura, storia, arte: tutela e valorizzazione
Che cos'è un ecomuseo?
Un ecomuseo (o museo diffuso), molto diverso da un normale museo, è un territorio caratterizzato da ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico particolarmente rileventi e degni di tutela, restauro e valorizzazione. L'ecomuseo interviene sullo spazio di una comunità, nel suo divenire storico, proponendo "come oggetti del museo" non solo gli oggetti della vita quotidiana ma anche i paesaggi, l'architettura, il saper fare, le testimonianze orali della tradizione, ecc... La portata innovativa del concetto ne ha inevitabilmente determinato la conoscenza ben oltre l'ambito propriamente museale. L'ecomuseo si occupa anche della promozione di attività didattiche e di ricerca grazie al coinvolgimento diretto della popolazione e delle istituzioni locali. Può essere un territorio dai confini incerti ed appartiene alla comunità che ci vive. Un ecomuseo non sottrae beni culturali ai luoghi dove sono stati creati, ma si propone come uno strumento di riappropriazione del proprio patrimonio culturale da parte della collettività. Dal 2005 è nata una definizione condivisa da molti studiosi sul concetto di ecomuseo: un patto con il quale la comunità si prende cura di un territorio. Le esperienze ecomuseali in Italia sono numerose e spesso molto diversificate, anche per le divergenze interpretative da parte dei soggetti promotori. Vale la pena ricordare che, accanto ad iniziative isolate, esistono reti di ecomusei, in fase di espansione, realizzati sulla base di leggi regionali specifiche. Il Piemonte è stata la prima regione a dotarsi di uno strumento normativo in materia (L.R. 31/95), seguita dalla Provincia autonoma di Trento (L.P. 13/2000), la Sardegna (L.R. 14/2006), il Friuli-Venezia Giulia, la Lombardia (L.R. 13/2007), l'Umbria (L.R. 34/2007), il Molise (L.R. 11/2008). Altre proposte di legge sono in discussione. 2

Cosa dice la Legge Regionale della Lombardia?3
Per ecomuseo si intende un’istituzione culturale su un determinato territorio e con la partecipazione della popolazione, le funzioni di ricerca, conservazione, valorizzazione di un insieme di beni culturali,
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http://it.wikipedia.org/wiki/Ecomuseo http://www.ecomusei.net/DocumentFolder/Leggi_Regionali/Lombardia_03_07_2007.pdf

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rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che lì si sono succeduti e ne accompagnano lo sviluppo. La Regione promuove la costituzione, il riconoscimento e lo sviluppo degli ecomusei nel proprio territorio al fine di ricostruire, testimoniare, valorizzare e accompagnare nel loro sviluppo la memoria storica, la vita locale, la cultura materiale e immateriale e quella del paesaggio, le relazioni fra ambiente naturale ed ambiente antropizzato, le tradizioni, la ricostruzione e la trasformazione degli ambienti di vita e di lavoro delle comunità locali. Costituiscono finalità prioritarie degli ecomusei: a) il coinvolgimento e la partecipazione attiva della popolazione in quanto l’ecomuseo rappresenta l’espressione della cultura di un territorio ed ha come principale riferimento la comunità locale; b) la ricostruzione delle trasformazioni sociali, economiche, culturali e ambientali storicamente vissute dalle comunità locali e dai territori, al fine di accompagnare lo sviluppo sostenibile e condiviso; c) la sensibilizzazione e la promozione allo sviluppo sostenibile delle comunità locali, delle istituzioni, in particolare culturali, scientifiche e scolastiche, delle attività economiche, degli enti ed associazioni locali; d) la conservazione ed il restauro di ambienti di vita tradizionali per tramandare le testimonianze e le trasformazioni della cultura materiale e immateriale e ricostruire l’evoluzione delle abitudini di vita e di lavoro delle popolazioni locali, delle tradizioni religiose, culturali, ricreative e agricole, dell'utilizzo delle risorse naturali, delle tecnologie, delle fonti energetiche e delle materie impiegate nelle attività produttive; e) la valorizzazione dei territori e dei loro patrimoni, di immobili caratteristici e storici, mobili ed attrezzi, strumenti di lavoro e ogni altro oggetto utile alla ricostruzione fedele di ambienti di vita tradizionali, sia interni che esterni, consentendone la salvaguardia e la buona manutenzione, nonché il rafforzamento delle reti di relazioni locali; f) la ricostruzione di ambienti di vita e di lavoro tradizionali volti alla produzione di beni o servizi da offrire ai visitatori, creando occasioni di impiego e di vendita di prodotti locali, nonché di didattica, sport e svago in genere; g) la predisposizione di percorsi turistici e culturali volti a ricostituire gli ambienti tradizionali;

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h) la promozione e il sostegno delle attività di ricerca scientifica e didattico-educative riferite alla storia, all’arte, alle tradizioni locali ed all’ambiente; i) lo studio, la rappresentazione e la tutela dei paesaggi tipici lombardi. Gli ecomusei sono costituiti da enti locali, in forma singola o associata, o da associazioni, fondazioni o altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro. E’ istituita presso la Giunta regionale la Consulta regionale degli ecomusei, quale organismo che esprime pareri e formula proposte in tema di ecomusei, al fine di favorire la costituzione e lo sviluppo della rete culturale degli ecomusei. La Regione concede contributi per la realizzazione e lo sviluppo, compresi gli interventi per opere edilizie, acquisto di beni ed attrezzature, degli ecomusei riconosciuti ai sensi della presente legge fino al limite del 50 per cento della spesa sostenuta dall’ente proprietario o gestore.

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Un ecomuseo per la Valle Olona La Valle Olona4
La Valle Olona è una valle che inizia a sud di Varese e termina a Castellanza. La valle è stata scavata in parte dall'Olona ed in parte dai ghiacci dell'ultima glaciazione. La Valle Olona è caratterizzata da un fondovalle senza centri abitati, ad eccezione di Castellanza, posto allo sbocco della vallata - o, più precisamente, la sua parte cosiddetta "in giò" o Castegnate - e ad alcune piccole frazioni (Torba, San Pancrazio, Gurone). I comuni che interessano il solco vallivo si trovano sui pianalti morenici che lo dominano. Questi pianalti interessano anche comuni, non direttamente posti sulla valle, come Busto Arsizio e Tradate. Il fondovalle solcato dall'Olona, che compie frequenti anse, è disseminato da complessi industriali dismessi e vecchi mulini idraulici. Vi sono anche alcune zone umide ed una ferrovia abbandonata,la ferrovia Valmorea.

Storia
La Valle Olona è il cuore del Contado del Seprio, della cui capitale ospita tutt'ora le rovine nel comune di Castelseprio. Nel 1287 tutto il Seprio fu ufficialmente annesso alla Signoria dei Visconti, che nel 1395 fu nominata a capo del Ducato di Milano, cui la Valle appartenne fino all'epoca napoleonica. Comunque, sin dal Medioevo, le terre dell'Olona sono state fra le maggiormente sfruttate in Lombardia: sorsero numerosi mulini, che usavano la forza motrice dell'Olona per produrre farina. La Valle Olona era chiamata Granaio di Milano. Dalla seconda metà dell'Ottocento la vocazione della Valle cambiò, e i mulini vennero soppiantati da complessi industriali, specie cotonifici, concerie, cartiere e tintorie. La Valle Olona e la cosiddetta conurbazione dell'Olona (Busto Arsizio, Olgiate Olona, Castellanza, Gallarate, Legnano), diventano una delle maggiori aree industriali italiane. Questo non è un beneficio per l'Olona, che diventa uno dei più sporchi fiumi italiani, insieme al Lambro, al Seveso, alla Lura, al Mella e all'Arno, tutti corsi che attraversano grandi zone industriali. Dagli anni Settanta, iniziò un irreversibile crisi per le industrie della valle, spesso messe in ginocchio dai gravi danni economici provocati dalle furiose e frequenti esondazioni dell'Olona, come quella del 1976, che avrebbe contribuito alla chiusura dalla grande 'Cartiera Vita Mayer. Con la chiusura di numerose industrie, l'Olona ha migliorato notevolmente la qualità delle acque, raggiungendo il grado sufficiente nel tratto tra Varese e Castellanza. Anche la natura è tornata in primo piano, con l'istituzione di due Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS), che tutelano il fondovalle.
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fonte: wikipedia.org

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Il Contado del Seprio
Il Seprio (Sevar in dialetto lombardo occidentale) è una regione storica della Lombardia, corrispondente grossomodo alla porzione centro-meridionale dell'attuale Provincia di Varese ed alla parte sud-occidentale della Provincia di Como. Nato come intorno territoriale della città di Castelseprio, si costituì come Contado (Comitatus) autonomo perlomeno dall'VII secolo d.C. Durante il periodo di maggiore espansione e potenza (IX-X sec) il Contado del Seprio controlla un'area che si spinge dal Ticino alla Val d'Intelvi, e dal Contado di Burgaria (l'odierno Alto Milanese) fino al Sotto Ceneri, nell'attuale Canton Ticino. Dal 961 il Contado è retto da una discendenza di legge salica, i Conti di Castelseprio, il cui capostipite è il conte Nantelmo, figlio di Rostanno. Secondo alcuni studi settecenteschi, di cui non è però appurabile la scientificità, i discendenti della famiglia comitale sarebbero ascrivibili ai veneti Contin. Con il XII secolo ha inizio un periodo di decadenza, tant'è che la famiglia comitale è costretta a trasferirsi in Milano ed in Reggio. I possedimenti settentrionali vengono perduti e nel 1158 con il Trattato di Reggio, l'Imperatore Federico Barbarossa ridimensiona notevolmente il contado, confinandolo fra Ticino, Seveso e Tresa. Nel XIII secolo il Seprio è coinvolto nelle lotte per il controllo di Milano fra Visconti e Torriani e perde il controllo sulla Burgaria, finché la notte fra il 28 e il 29 marzo 1287, abitanti della Val d'Ossola assoldati da Ottone Visconti, entrano in Castelseprio in occasione della fiera di Santa Maria Foris Portas e se ne impadroniscono con l’inganno. L’arcivescovo distrugge la rocca e il borgo risparmiando le chiese e fa inserire negli statuti di Milano la seguente sentenza: “Castel Seprio sia distrutto e resti distrutto in perpetuo affinché nessuno ardisca o presuma di abitare su questo monte”. Con la fine della sua capitale il contado viene inserito nei territori viscontei, fino al 1339, anno in cui Lodrisio Visconti usurpa il titolo di Signore del Seprio ed alla guida della Compagnia di San Giorgio, muove contro Milano, fino allo scontro con le truppe ambrosiane di Luchino Visconti avvenuto il 21 febbraio a Parabiago. Uscendone sconfitto, viene rinchiuso nel castello di San Colombano, ed il titolo passa ai Signori milanesi Luchino e Giovanni Visconti. Successivamente il nome sopravvive nelle istituzioni ducali e austriache poi, fino alla riforma della province moderne attuata dall'Imperatore Giuseppe II nel 1788.

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La Ferrovia della Valmorea
In seguito alla forte industrializzazione, nel 1904, venne inaugurata una ferrovia che consentiva ai lavoratori di raggiungere le industrie della Valle Olona, nonché trasportare materie prime e prodotti finiti da e verso le industrie. La linea andava da Castellanza a Cairate. Nel 1916 fu ultimato il tratto da Cairate a Valmorea. Nel 1926, la Ferrovia, che partiva da Castellanza, venne prolungata in Svizzera, fino a Mendrisio, divenendo un importante via di comunicazione. Nel 1928, con l'assenso governo fascista, la ferrovia venne fatta terminare a Valmorea, chiudendo la frontiera italo - svizzera di Stabio. Nel 1938 il capolinea passeggeri fu arretrato a Cairate, mentre quello merci fu arretrato a Malnate. Dal 1939 il capolinea della ferrovia fu posto a Castiglione Olona, e la ferrovia venne adibita solo a treni merci (il servizio passeggeri fu chiuso definitivamente nel 1952). Il 16 luglio 1977 la ferrovia venne chiusa definitivamente, a causa dello scarso interesse delle aziende della valle di mantenere il collegamento ferroviario. In seguito i binari vennero velocemente ricoperti dalla vegetazione. Dal 1995 è iniziato un progetto di recupero che recentemente (2007) ha riportato il treno in Valle Olona, alla stazione della Folla di Malnate. Da questa stazione il treno giunge sino a Mendrisio, passando per Cantello, Rodero, Valmorea, Cagno e Stabio. Attualmente, la ferrovia della Valmorea è stata recuperata a fini turistici ed è in funzione sul tratto Mendrisio-Malnate, soltanto in certe occasioni. È in corso il recupero integrale della ferrovia (la prossima tappa è Castiglione Olona).

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I parchi locali in Valle Olona
Il Parco Rile Tenore Olona (comunemente detto RTO), tutela la valle nei territori di Lozza, Castiglione Olona, Gornate Olona, Castelseprio e Lonate Ceppino; il parco interessa anche il pianalto morenico ad ovest dell'Olona (comuni di Gazzada Schianno, Morazzone, Caronno Varesino e Carnago), dove scorrono il Rile ed il Tenore. Il Parco RTO ha sede a Castiglione Olona, il comune che ha maggiormente voluto l'istituzione di questo ente, avvenuta nel 2006. Il Parco medio Olona varesino tutela la valle nei territori di Fagnano Olona, Gorla Maggiore, Solbiate Olona, Gorla Minore, Olgiate Olona e Marnate; il parco tutela anche l'area solcata dal torrente Tenore a Fagnano ed alcuni boschi ad est di Gorla Maggiore,nei quali scorre il Fontanile di Tradate. Il Parco del Medio Olona, istituito nel 2006, ha sede a Fagnano Olona.

Idrografia della Valle
In Valle Olona si trovano alcune zone umide:

Lo Stagno Buzonel si trova nel fondovalle tra Castelseprio e Lonate Ceppino, ed è alimentato dal torrente Bozzone, che in seguito confluisce nell'Olona. Lo Stagno di Cairate, posto al confine tra Cairate e Lonate Ceppino, è alimentato da alcune risorgive. Da ricordare inoltre il Refreddo o Fontanile Crotto, un corso d'acqua che sgorga nel fondovalle di Castelseprio, in locaità Crotto Valle Olona e che confluisce nell'Olona poco più a valle.

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In Valle Olona, l'Olona riceve numerosi affluenti, che sgorgano dalle colline circostanti, scendono poi in valle, essi sono la Bevera, il Lanza (detto anche Ranza, Anza, Clivio o Gaggiolo), il Fogascè (o Gerre), la Quadronna, la Selvagna, il Mornaga, il Riale delle Selve, il Marubbio, il Valdessera, il Riale San Pancrazio, il Riale di Torba, il Riale di Castelseprio ed il Rile-Tenore.

Fauna
In un ambiente fluviale, una delle tipologie animali più rilevanti è quella ittica. Due secoli fa l’Olona abbondava di pesci, ma lo sviluppo industriale portò al loro annientamento. Ultimamente, grazie alla chiusura di numerose fabbriche ed alla costruzione di depuratori, l’acqua sta lentamente tornando pulita, e i pesci hanno fatto il loro ritorno. Abbastanza comuni sono pesci di piccola taglia come i vaironi, le scardole, i carassi; sono presenti anche i cavedani, di media taglia. Più rari, ma comunque presenti, sono barbi e trote iridee, mentre presso Castiglione Olona, in alcune pozze, vivono esemplari di pesce persico. Tra gli uccelli acquatici, diffusissimi sono i germani reali; sono comuni, ma più difficili da vedere perché piuttosto schive, le gallinelle d’acqua e folaghe. Sono presenti, anche se piuttosto rari, l’airone cenerino, la garzetta e la nitticora. Per quanto riguarda gli uccelli di bosco, sono presenti numerosissime specie di passeriformi: passeri, tortore, merli, tordi, rondini, pettirossi, fringuelli, verdoni, verzellini, cornacchie, gazze, codirossi, usignoli,

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colombi, corvi, cardellini, upupe. Più rari sono picidi come il picchio rosso maggiore ed il picchio verde, o i rapaci come l’allocco, il gufo, la civetta, il gheppio o la poiana. Altra importante componente dell’ecosistema fluviale sono gli anfibi. Si possono qui annoverare il rospo smeraldino, il rospo comune, la rana verde, la rana agile, la raganella e la più rara rana di Lataste; tra gli anfibi muniti di coda sono presenti i tritoni crestati ed i tritoni punteggiati. Per quanto riguarda i serpenti, sono perlopiù innocui: la biscia d’acqua, il biacco ed il saettone, mentre l’unico serpente velenoso è la vipera. Tra i sauri si annoverano le comunissime lucertole, il ramarro e l’orbettino. Sono presenti vari mammiferi tipici del bosco di latifoglie: scoiattoli, ricci, topi selvatici, ghiri, tassi, volpi, donnole e faine.

Flora
I versanti della Valle Olona sono in gran parte ricoperti di boschi. Nel fondovalle, invece, a boschetti si alternano campi coltivati, brughiere e prati, oltre ad aree industriali dismesse ove la natura sta ritornando soprattutto sotto forma di rampicanti (edera) o arbusti. Tra le latifoglie si trovano pioppi, querce farnie, carpini bianchi, castagni, robinie, querce rosse, ontani neri, salici, frassini, ciliegi, olmi campestri; gli arbusti sono rappresentati da rovi, noccioli, biancospini, cornioli, sambuchi e cappelli del prete. Le conifere, poco diffuse, sono rappresentate dal pino silvestre, autoctono, e dall’abete rosso, importato dall’uomo. Nella parte nord della valle esistono anche alcuni canneti.

Archeologia industriale
Nella Valle Olona si sviluppò, a partire dalla prima metà dell'Ottocento, un consistente numero di industrie di vario genere, di cui predominante era il settore tessile (tintorie, candeggi, stamperie, cotonifici, garzifici, concerie ecc.) ma esistevano anche altri generi (cartiere, industrie meccaniche, pettinifici e industrie chimiche). A questo vastissimo campionario di industrie bisogna inoltre sommare una considerevole quantità di mulini (molti dei quali, poi, divenuti industrie o inglobati da stronzoffusa fabbrica orizzontale, caratterizzata da distese di capannoni "shed" (il Cotonificio Ponti di Solbiate od il Cotonificio Candiani di Fagnano, per citarne un paio). Gran parte di questi grandi complessi industriali giace in condizioni di abbandono e degrado (ad esempio, nella ex Cartiera Vita Mayer di Cairate si è svolto un rave party), mentre almeno una piccola parte di essi potrebbe essere recuperata ed adibita ad altri ruoli (un ottimo esempio è il recupero del Cotonificio Cantoni di Castellanza, che nel 1991 è stato adibito a sede dell'università Carlo Cattaneo); si potrebbero recuperare, prima che vadano del tutto perduti, i mulini in rovina che esistono in valle, spesso di origini settecentesche o addirittura precedenti, dunque meritevoli di attenzione. È spesso citato come reperto di archeologia industriale anche il tracciato della Ferrovia Valmorea.

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Un patto tra le comunità del Medio Olona
La Valle Olona rappresenta un patrimonio storico, culturale e ambientale. Un patrimonio ricco e denso, fondato su di una storia concreta che, partendo dal Medioevo e dalle bellezze architettoniche uniche di Castelseprio, Torba, Castiglione Olona, diventa la storia di una delle regioni più industriose d'Italia. E allora i mulini, le industrie e la Ferrovia della Valmorea. Infine, a partire dagli anni '70, un lento declino, che ha abbandonato il fiume Olona e le sue rive in una situazione ambientale disastrosa. Per almeno venti anni ci si è scordati di questo patrimonio, fino a quando sono cominciati i primi progetti per depurare le acque dell'Olona, per recuperare le aree dismesse del fondovalle e per preservare il verde rimasto, attraverso la costituzione di parchi locali di interesse sovracomunale. Ora sembra giunto il momento di compiere un salto qualitativo, di rivalutare questo intreccio di esperienze, e soprattutto di mettere al sicuro definitivamente il territorio del Medio Olona. Definitivamente, per non lasciarlo nelle mani delle amministrazioni comunali che, da qui a dieci o venti anni, potrebbero continuare sulla strategia del consumo di suolo in cambio di servizi. Per non lasciarlo nelle mani di interessi privati. Per resttuirlo al suo popolo, per renderlo un luogo vivo, sia dal punto di vista ambientale - e quindi della fauna e della flora - che da quello culturale e turistico. Un progetto ambizioso, un progetto partecipato, che inauguri luoghi di aggregazione e comunicazione, luoghi didattici e luoghi destinati allo svago, alla riflessione, al contatto con la natura. Un patto, una forte stretta di mano, tra le comunità del luogo. È di questo che stiamo parlando: non un semplice Parco locale di interesse sovracomunale, sottoscritto dalle istituzioni, nero su bianco, ma una visione comune delle diverse comunità, che decidono di prendersi cura del territorio in cui vivono e di regalarlo, migliore, ai propri figli.

Pubblicato sul web sabato 8 maggio 2010 Contatti: stefanocatone@gmail.com

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