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Pubblicazione trimestrale tecnico-scientifica

Anno V - Numero 20 - Dicembre 2012


REGISTRAZIONE N. 31/2008 RILASCIATA IL
14/10/2008 DAL TRIBUNALE DI PERUGIA

EDITORIALE
EFFETTI MECCANICI E METABOLICI DEL
TRAMPOLINO ELASTICO
ALLENAMENTO E CONTROLLO DEI
TEMPI DI REAZIONE SEMPLICI E
COMPLESSI NEL CALCIO
INFLUENZA DELLA SOMMINISTRAZIONE
DI PRECURSORI DELLOSSIDO NITRICO
SULLA SOGLIA ANAEROBICA
CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE
D E L L I N T E R V E N T O D I
APPENDICECTOMIA SULLA EVOLUZIONE
DELLA PATOLOGIA DEGENERATIVA DEL
DISCO INTERVERTEBRALE LOMBOSACRALE. STUDIO OSSERVAZIONALE E
STORICO PROSPETTICO

LESIONI DEL LEGAMENTO CROCIATO


ANTERIORE. CASO STUDIO
PRIMA PARTE: ATTIVIT MOTORIA
PREOPERATORIA
MEZZI E METODI PER LANALISI DEL
MOVIMENTO - TERZA PARTE
R I C O G N I Z I O N E S U L S I G N I F I C AT O
METABOLICO DEI CARBOIDRATI.
LO ZUCCHERO, IL VELENO DEL XXI SECOLO?

Journal

Direttore Responsabile
Massimo Zangarelli
Direttore Scientifico
Enrico Guerra
Direttore Editoriale
Luca Russo
Progetto Grafico
ELAV snc
Segreteria di Redazione
ELAV snc
www.elav.biz
elavjournal@elav.biz
Hanno collaborato a questo numero:
Enrico Arrigotti
Riccardo Barilani
Paolo Bartolucci
Riccardo Contigliani
Marco De Angelis
Valentina Di Tomaso
Enrico Guerra
Jacopo Massaro
Damiano Molinaro
Mos Mondonico
Riccardo Monfer
Giuseppe Righini
Luca Russo
Michela Spinozzi

Pubblicazione Trimestrale Tecnico-Scientifica


Anno V - numero 20 Dicembre 2012
REGISTRAZIONE N. 31/2008 RILASCIATA
IL 14/10/2008 DAL TRIBUNALE DI PERUGIA

NDICAZIONI

per gli AUTORI

ELAV JOURNAL Anno V Numero 20

ELAV

La rivista ELAV Journal si pone lobbiettivo


fondamentale di portare ai lettori informazioni
di alto livello con risvolti applicativi per le
Scienze Motorie. Gli scritti canditati per la
pubblicazione dovranno pertanto avere questa caratteristica, requisito principale di valutazione.
ELAV Journal aperto ai contributi di tutti gli
esperti che a vario titolo lavorano o fanno ricerca nel campo delle Scienze Motorie.
Gli scritti di interesse della rivista sono:
articoli a carattere tecnico-scientifico divulgativo
articoli di revisione della letteratura scientifica
casi di studio
articoli di ricerca e studi originali
In ogni caso il contenuto degli scritti deve rispettare le seguenti indicazioni:
essere di largo interesse
essere di alta qualit e fondato su solide
basi ed evidenze scientifiche
avere risvolti di applicabilit pratica
essere coerente con la letteratura internazionale
Lo scritto deve essere redatto secondo le indicazioni presenti su http://www.elav.biz/
ej_slider.php e deve essere corredato da
foto e breve curriculum del primo autore o di
chi invia larticolo.
Gli scritti e le relative immagini, dovranno essere inviati per posta elettronica all'indirizzo
elavjournal@elav.biz.
Gli scritti a noi pervenuti saranno sottoposti,
per la loro eventuale pubblicazione, al giudizio del Comitato Scientifico interno ELAV e/o
di esperti esterni appositamente incaricati a
tal scopo.

04 EDITORIALE
06

31

FITNESS E SALUTE - Guerra Enrico, Mondonico Mos, Barilani Riccardo


EFFETTI MECCANICI E METABOLICI DEL TRAMPOLINO
ELASTICO

RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA - Bartolucci Paolo


LESIONI DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE. CASO
STUDIO - PRIMA PARTE: ATTIVIT MOTORIA PREOPERATORIA

Il salto da terra rappresenta lunico metodo per vincere la forza di gravit a cui siamo sottoposti per tutta la durata della
nostra vita. Lo scopo della ricerca mettere a confronto i risultati ottenuti in termini di accelerazioni subite dal corpo e di
costo energetico di esercizi svolti a terra e sul trampolino ela-

Questo articolo vuole essere un contributo sullefficacia


dellattivit motoria pre-operatoria per predisporre in
buone condizioni la muscolatura dellarticolazione interessata, cosi come lorganismo in toto, nelladattamento
come risposta allo stress dellintervento di ricostruzione
del legamento.

13

36

SPORT - Righini Giuseppe, Arrigotti Enrico,


Monfer Riccardo
ALLENAMENTO E CONTROLLO DEI TEMPI DI REAZIONI
SEMPLICI E COMPLESSI NEL CALCIO

BIOMECCANICA - Russo Luca


MEZZI E METODI PER LANALISI DEL MOVIMENTO TERZA PARTE

Con questo lavoro, grazie al sistema di rilevazione dei


tempi proposto dallIntelligent time bag (ITB), si vuole
proporre un diverso concetto di programmazione e controllo dellallenamento per quanto concerne sia i tempi di
reazione semplici (TRS) sia i tempi di reazione complessi
(TRC).

Le strumentazioni e le metodiche necessarie per condurre dei rilievi cinematici sul movimento umano devono essere funzionali a fornire, agli operatori che le utilizzano,
indicazioni numeriche istante per istante circa la posizione spaziale dei soggetti o di parti di essi in moto.

23

44

SPORT - Massaro Jacopo, Spinozzi Michela, De Angelis


Marco
INFLUENZA DELLA SOMMINISTRAZIONE DI PRECURSORI
DELLOSSIDO NITRICO SULLA SOGLIA ANAEROBICA

ALIMENTAZIONE - Di Tomaso Valentina


RICOGNIZIONE SUL SIGNIFICATO METABOLICO DEI CARBOIDRATI. LO ZUCCHERO, IL VELENO DEL XXI SECOLO?

Limpiego di integratori durante le prestazioni sportive


prassi comune da parte di molti atleti professionisti e non,
risaputo che il loro utilizzo possa aiutare durante gli
allenamenti e la performance sportiva. Scopo dello studio
valutare se la somministrazione di precursori dell Ossido Nitrico produce variazioni della performance.

26
RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA - Contigliani Riccardo
CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE DELLINTERVENTO DI
APPENDICECTOMIA SULLA EVOLUZIONE DELLA PATOLOGIA DEGENERATIVA DEL DISCO INTERVERTEBRALE
LOMBO-SACRALE. STUDIO OSSERVAZIONALE E STORICO PROSPETTICO

Si voluto provare a verificare se esistono relazioni significative tra gli esiti cicatriziali di una appendicectomia
e linsorgenza nel tempo di una lombalgia con conseguente discopatia al rachide lombare.

Nel gergo comune con il termine zucchero si intende


non solo il saccarosio ma anche lo sciroppo di mais ad
alto contenuto di fruttosio, definito anche come ladditivo
pi demonizzato che si conosca.

48
a cura di Damiano Molinaro
12 news selezionate e tradotte dalla ricerca scientifica internazionale sulle seguenti aree tematiche:
ALIMENTAZIONE, BIOMECCANICA, FITNESS E SALUTE,
RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA, SPORT, UTILITA DALLA SCIENZA

ELAV JOURNAL Anno V Numero 20

SOMMARIO

EDITORIALE

Il 28 novembre 2012 il mondo dello sport e della cultura sportiva ha


perso un suo protagonista, una magnifica persona e un eccellente
professionista: il prof. Marcello Faina, Direttore del Dipartimento di
Scienza dello Sport dellIstituto di Medicina e Scienza dello Sport. Il
patrimonio di informazioni, pubblicazioni e nozioni sulla valutazione
funzionale dello sportivo sia metabolica che biomeccanica, resta
unimportantissima eredit per tutti coloro che sono operatori del settore sportivo e che si cimentano nellarte dellallenamento e quindi
necessitano di informazioni su come valutare i propri atleti/utenti. Nel
1999 e in ristampa nel 2000 fu pubblicato da UTET un libro divenuto
testo in moltissime Facolt e Corsi d Laurea in Scienze Motorie: La
valutazione dellatleta di Dal Monte e Faina per lappunto. Sono passati oltre 12 anni da allora, ma il testo resta un attualissimo compendio e punto di riferimento per la valutazione
funzionale sportiva della maggior parte degli sport olimpici e non. Da allora la valutazione funzionale del gesto
sportivo si evoluta nettamente grazie anche allo sviluppo di soluzioni tecnologiche sempre pi allavanguardie
e sempre pi portatili con la capacit di offrire dati affidabili e ripetibili. Si pensi alle applicazioni sportive
dellaccelerometria e dei GPS oppure alla facilit di filmare gesti sportivi a differenti velocit e rapidamente analizzarle con programmi video di diversa natura e tutto attraverso un tablet di poche centinaia di grammi di peso.
Ecco questa la valutazione funzionale di oggi, il naturale frutto nato dal seme gettato dai libri di testo di 13
anni fa e dallincessante lavoro di professionisti che giorno dopo giorno hanno letto e interpretato dati e fornito
risposte ai tecnici di diverse discipline sportive.
Questo aspetto lascia allora spazio per una riflessione su quanto accade oggi in ambito di aggiornamento sportivo per i tecnici e gli operatori del settore. Purtroppo le attuali tendenze del mondo dello sport stanno perdendo di
vista un aspetto importantissimo dellevoluzione della metodologia dellallenamento sportivo: a fronte di
unimponente mole di dati e tecnologie che fanno studiare la prestazione sotto molti punti di vista manca una
collana di esperienze scritte per i tecnici, a differenza invece di quello che accadeva in passato, quando anche
con difficolt dettate dalle tecnologia presente in commercio, i tecnici sportivi avevano a disposizione un alto
numero di manuali e dispense scritte da importanti professionisti del settore. Al giorno doggi invece i tecnici
hanno a disposizione su un fronte il web, che pullula di informazioni, ma che spesso vanno ripulite da possibili
errori concettuali e falsi miti e sullaltro fronte la letteratura internazionale che per non fruibile per tutti. Paradossalmente al giorno doggi laggiornamento e lo studio fai da te sono pi complessi in quanto si deve sia
scremare il contenuto di ci che si legge nel libero web che cercare ci interpretare (a volte a fatica) quelle che
sono le idee e le proposte della letteratura internazionale. Ben vengano allora traduzioni di testi in lingua italiana,
rendendo maggiormente fruibili ai tecnici di ogni livello le informazioni della letteratura internazionale e gli scritti
delle esperienze dei tecnici stessi che attraverso il loro lavoro quotidiano sul campo sono coloro che meglio di
ogni altro possono testare lutilit delle tecnologie a disposizione per gli allenatori di oggi.

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ELAV JOURNAL Anno V Numero 20

EREDIT IMPORTANTI DA GESTIRE

FITNESS E SALUTE

EFFETTI MECCANICI E METABOLICI DEL TRAMPOLINO ELASTICO


Guerra Enrico, Mondonico Mos,
Barilani Riccardo
ELAV Institute
INTRODUZIONE
Il salto da terra rappresenta lunico metodo per vincere la forza di gravit a cui siamo sottoposti per tutta la
durata della nostra vita. Luomo ha sempre desiderato
volare senza luso di macchine o attrezzature esterne,
le sue caratteristiche anatomiche non lo permettono e
quindi cerca in tutti i modi di realizzare questo sogno
utopico. Un metodo per provare a volare stato quello di realizzare una struttura elastica sulla quale saltare per cercare di andare sempre pi in alto chiamato
trampolino. Del trampolino ne ha addirittura fatto una
disciplina olimpica (Sydney 2000). In ambito fitness il
trampolino si sviluppato solamente negli ultimi anni.
Questa nuova metodologia lAerobic Accelerator
System, la cui peculiarit luso di un trampolino elastico di 1,10m di diametro appoggiato su 8 piedi, interamente progettata da Jill Cooper che, grazie alle
sue conoscenze in ambito fitness, ha creato oltre 150
esercizi e diverse tecniche applicabili, come ad esempio il base-interval jump, kombat jump total body
jump, da svolgere interamente sul trampolino. Come
gi detto luso del trampolino non mai stato incentrato sul fitness ma solamente come strumento per la
prevenzione da infortuni, recupero da patologie, recupero della funzionalit motoria e riabilitazione oppure
come metodo per il miglioramento delle componenti
metaboliche e neuromuscolari. In letteratura, infatti, si
trovano poche ricerche svolte sul trampolino elastico,
ed hanno avuto come scopi la valutazione degli effetti
del salto sul trampolino per il recupero funzionale,
scopi preventivi, ambiti medici per la cura della fibrosi
cistica e solamente negli ultimi anni si sono ricercate
possibili applicazioni allallenamento funzionale. I primi lavori risalgono al 1980 (Bhattacharya, McCutcheon, Shvartz, Greenleaf, 1980) e si riferivano alla distribuzione delle accelerazioni e al consumo di O2
nelluomo durante il salto e la corsa, mettendo a confronto due gruppi che svolgevano attivit di corsa sul
tapis roulant a velocit crescente e salti sul trampolino a diverse altezze di salto. Confrontarono VO2/HR e
le accelerazioni. Videro che il primo confronto era
correlato per entrambi i valori mentre gli stimoli biomeccanici erano maggiori saltando sul trampolino. Ne
intuirono che da questi dati si potevano progettare
procedure di recupero per soggetti decondizionati e
anche procedure per il recupero della funzionalit
articolare. Si dovuto attendere fino al 2007 (Kidgell,
Horvath, Jackson, Seymour, 2007) per avere una
ricerca sul recupero funzionale. Gli autori, analizzando soggetti con instabilit di caviglia, hanno proposto
a due gruppi un programma di recupero sul trampolino e sulla pedana propriocettiva della durata di 6 settimane. I risultati sono stati poco incoraggianti perch
non stata rilevata una differenza significativa nei

due gruppi. Rimanendo sempre nel campo del recupero e della prevenzione, ha trovato buoni risultati un
lavoro svolto nel 2011 (Aragao, Karamanidis, Vaz,
Arampatzis, 2011) usando il trampolino elastico come mezzo per migliorare la capacit di ritrovare
lequilibrio nelle persone anziane. Ventidue pazienti
anziani hanno svolto un programma di allenamento
della durata di 14 settimane. Lesercizio ha portato ad
un aumento della forza muscolare cosi come la capacit di ritrovare lequilibrio durante la caduta in avanti.
Nel settore medico il trampolino ha trovato applicazione per i pazienti affetti da fibrosi cistica, due ricerche
sono state svolte in passato. La prima del 1988,
(Stanghelle, Hjeltnes, Bangstad, Michalsen, 1988),
rivolta a bambini affetti da fibrosi cistica con un programma di esercizi quotidiani. Dopo le 8 settimane
previste dal protocollo di lavoro sono stati sottoposti
al controllo finale. Confrontandolo con i test iniziali, i
bambini hanno mostrato lievi modifiche durante il periodo di esercizio, ma stato anche scoperto un aumento della FVC. I due pazienti affetti da uno stadio
avanzato della malattia hanno migliorato i loro risultati
spirometrici durante il periodo di allenamento. La seconda ricerca del 2005 (Barak, Wexler, Efrat, Bentur,
Augarten, Mussaffi, Avital, Rivlin, Aviram, Yahav, Kerem, 2005), con lo scopo di inserire il trampolino nella
fisioterapia in pazienti affetti da fibrosi cistica. La ricerca non and a buon fine perche sulla base dei
dati accumulati, i benefici presunti per i pazienti non
sono dimostrati.
Solamente nel 2006 (Sovelius, Oksa, Rintala, Huhtala, Ylinen, Siitonen, 2006) si iniziato a pensare ad
utilizzare il trampolino come mezzo per lallenamento
funzionale. Lo studio si basava sulla riduzione delle
tensioni del collo in piloti di aerei da caccia. Infatti la
tensione esercitata sul collo durante un volo richiede
una forza e una resistenza molto alta da parte dei
piloti che causa molti infortuni. Sedici volontari, divisi
in due gruppi, si sono sottoposti a 6 settimane di allenamento. Un gruppo con il trampolino e il secondo
allallenamento della forza dei muscoli atti alla flesso\estensione e rotazione del collo. I risultati non hanno evidenziato importanti differenze statistiche nei
due gruppi. Altri lavori sono stati svolti e hanno abbracciato di pi la sfera metabolica e neuromuscolare, spostandosi cos verso larea fitness. Il primo studio fu svolto nel 1988 (Smith, Bishop, 1988) che prese in considerazione gli effetti cardiorespiratori degli
esercizi sul trampolino, anche se pi che fare una
ricerca scientifica, cerc di indicare delle linee guida
da seguire in futuro come: determinare il costo energetico, standardizzare lintensit dellesercizio, esaminare lunghi periodi di allenamento e determinare se
lutilizzo di sovrappesi una cosa utile o controproducente. Probabilmente proprio da questultimo punto
prese spunto la ricerca svolta nel 1995 (Smith, Bishop, Ellis, Conerly, Mansfield, 1995) che studi se
lintensit dellesercizio aumentava con laggiunta di
manubri durante una sessione di salti sul trampolino.
Tramite un gruppo di 15 soggetti mise in rapporto
laltezza del salto e il peso del manubrio. I risultati

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EFFETTI MECCANICI E METABOLICI DEL TRAMPOLINO ELASTICO

FITNESS E SALUTE

evidenziarono che il VO2max aumentava di


6,2ml\kg\min quando il peso era di 1,36kg e laltezza
del salto di 91cm, concludendone che laggiunta di
manubri aumenta notevolmente lintensit
dellallenamento. Infine, unultima ricerca eseguita nel
2007 (Crowther, Spinks, Leicht, Spinks, 2007) ha esaminato gli effetti di due diversi esercizi pliometrici
(CMJ e DJ) svolti a terra e sul trampolino. Dai risultati
si visto che cerano significative differenze nel range
di movimento, del segmento caviglia, ginocchio, anca
e tronco indicando meno piegamento quando
lesercizio veniva svolto sul trampolino.
INTRODUZIONE E SCOPO DELLA RICERCA
Come descritto precedentemente molte ricerche
sulluso del trampolino si rifanno a campi medici, preventivi e funzionali ma nessuna legata allambito
fitness. Probabilmente soltanto il lavoro svolto nel
1980 (Bhattacharya et al., 1980) si avvicina a tale
area, ma valutava soltanto le accelerazioni e il consumo di 02 nelluomo durante la corsa su tapis roulant e
salti sul trampolino. Lo scopo della ricerca quindi
mettere a confronto i risultati ottenuti dopo una serie
di test che andranno a valutare in un primo momento
le accelerazioni a cui sottoposto il corpo umano durante lesecuzione di alcuni esercizi e, in un secondo
momento, il costo energetico di una coreografia che
comprende gli stessi esercizi della prova meccanica,
nello specifico vogliamo analizzare le differenze meccaniche e metaboliche degli stessi esercizi svolti a
terra e sul trampolino.
METODI
Soggetti
Allo studio hanno partecipato 12 soggetti femmine
volontarie (Tabella1), praticanti lattivit del trampolino
a livello principianti. Tutti i soggetti sono stati preventivamente informati e istruiti sulle procedure di test ed
hanno preventivamente fornito il consenso informato
alla partecipazione.
Lo studio stato svolto interamente presso i laboratori dellELAV Institute (Citt di Castello - PG)
Et (anni)
Altezza (cm)
Peso (kg)
26 5,4
166,1 5,3
54,7 5,5
Tabella 1 - Dati dei soggetti testati

Figura 1 - Trampolino Coal Sport

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EFFETTI MECCANICI E METABOLICI DEL TRAMPOLINO ELASTICO

Figura 2 - Sensore inerziale Free Sense

Figura 3 - Metabolimetro Cosmed

Materiali
Le strumentazioni presenti nei laboratori e utilizzate
per questo studio sono di seguito elencate:
Rebounding - Trampolino elastico dal diametro di
110cm, appoggiato su 8 piedi in acciaio di 15cm
di altezza con gomma antiscivolo (Coal Sport,
Roma, Italia) (Figura 1).
Sensore inerziale FreeSense (Sensorize Roma,
Italia) settato con un fondo scala di 6 g ed una
frequenza di acquisizione di 200 Hz (Figura 2).
Metabolimetro telemetrico K4b2 (Cosmed Roma, Italia) (Figura 3).

Software di correzione dati accelerometrici realizzato dallELAV Institute appositamente per questo studio e non in commercio
Cronometro
Generatore random per la sequenza degli esercizi
PC e foglio elettronico Excel (Microsoft) per analisi dati.
Protocollo operativo
Sono state proposte due sessioni di valutazione, nella
prima delle quali si svolgeva il test meccanico che
comprendeva una serie di esercizi scelti appositamente, mentre nella seconda sessione si svolgeva il
test metabolico tramite la proiezione video di una co-

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FITNESS E SALUTE

reografia comprende gli stessi esercizi svolti nella


prova meccanica. Tale coreografia stata registrata
da un istruttore che la svolgeva prima a terra e, in una
seconda registrazione, sul trampolino. La coreografia
comprende una prima parte di riscaldamento generale e di seguito due sequenze uguali degli esercizi proposti. Tra le sessioni di valutazione si osservato
almeno un giorno di riposo.
Sono state effettuate 2 condizioni di test, di seguito
descritte:
Test meccanico: confronto di 8 esercizi, messi in
ordine casuale per ogni soggetto, svolgendoli in 2
serie. La prima terra\trampolino e la seconda
trampolino\terra.
Test metabolico: confronto di una coreografia
della durata di 15 minuti, comprendente gli 8 esercizi base scelti per la ricerca, svolta prima a
terra e poi sul trampolino.
Il protocollo di lavoro si sviluppato in due giornate
separate (Tabella 2).
Giorno 1
Test Meccanico

Giorno 2
Test Metabolico

Tabella 2 - Suddivisione test


Nel giorno 1 al soggetto veniva fatto indossare, tramite una banda elastica con apposita tasca, il sensore
inerziale FreeSense Sensorize posizionato in zona
sacrale tramite unapposita cintura in neoprene. Al
soggetto veniva chiesto di svolgere 8 esercizi, scelti
appositamente in base alla difficolt (da semplice a
complesso) e alla riproducibilit.
Gli esercizi scelti sono stati condivisi con lideatrice
del programma e selezionati quali esercizi fondamentali e rappresentativi del modello di lezione fitness:
Soft jump (piccoli balzi continui, busto fermo,
gambe divaricate, no ginocchia al petto)
Jumping jack (apertura e chiusura coordinata
delle gambe e delle braccia)
Skip (a ginocchia alte)
Download (molleggiato, partendo da terra senza
staccare i piedi. Sul trampolino, premere senza
staccare i piedi)
Jump squat (due contro-movimenti, salto, senza
piegare le ginocchia, atterrare in 1\2 squat rimanendo fermi fino alla quiete. Il salto deve essere
basso in altezza, per permettere un atterraggio
ottimale)
Knee up (spinta sul trampolino con ginocchia al
petto alternate)
Leg curl (spinta sul trampolino, con flessione del
ginocchio alternato)
Jump tuck (balzi continui con ginocchia al petto).
Come sopra descritto il soggetto doveva svolgerli in 2
serie per due sequenze di cui la prima terra\trampolino, la seconda trampolino\terra. La sequenza da seguire era casuale e generata tramite un
generatore di sequenze random di excel. Ogni esercizio aveva una durata di 15 secondi con 45 secondi di
recupero.

Il secondo giorno al soggetto veniva applicato il cardiofrequenzimetro e il metabolimetro (K4b2) e gli veniva proiettata la coreografia da eseguire prima a terra
e, dopo 20 minuti di recupero, sul trampolino. I dati in
entrambe le giornate di test venivano immediatamente scaricati e salvati su PC.
RISULTATI
Rispettando lo scopo iniziale del progetto di ricerca
sono stati svolti due diversi tipi di analisi, al fine di
mettere a confronto il lavoro meccanico svolto, eseguendo la serie di esercizi, prima a terra e poi sul
trampolino e subito dopo un altro ordine degli stessi
esercizi svolti per prima sul trampolino e poi a terra.
Durante questa giornata di test tramite lutilizzo del
sensore inerziale FreeSense Sensorize, sono state
rilevate le accelerazioni verticali (Figura 4) a cui il
soggetto testato era sottoposto e come secondo valore, la frequenza di movimenti che il soggetto svolgeva
durante tutta la prova. Entrando nello specifico per
quanto riguarda le accelerazioni sono stati presi come
riferimento tutti i picchi negativi di ogni esercizio svolto sul trampolino e a terra (Figura 5). I dati sono stati
corretti per gli assi di movimento puri, eliminando
(tramite lutilizzo delle informazioni dei giroscopi presenti allinterno dello strumento) leventuale errore
generato dal posizionamento della strumento.

ELAV JOURNAL Anno V Numero 20

EFFETTI MECCANICI E METABOLICI DEL TRAMPOLINO ELASTICO

Figura 4 - Grafico delle accelerazioni veritcali


Dai risultati stata estratta la media generale delle
accelerazioni di tutti gli esercizi testati nelle due sequenze. Il secondo valore meccanico analizzato riguarda le frequenze dei movimenti avvenuti nellarco
della prova (Figura 6). Anche per questo valore stata calcolato la media della frequenza ottenuta dalla
misura degli intertempi picco/picco di accelerazione.
Nella seconda giornata dedicata alla rilevazione dei
dati stato rilevato il costo energetico, tramite
lutilizzo del metabolimetro (K4b2 Cosmed), durante
una mini lezione di 15 minuti standardizzata svolta a
terra e, dopo 20 minuti di recupero, sul trampolino
mettendone poi a confronto i risultati. Si optato per
lanalisi della frequenza cardiaca (FC) e del VO2 tramite i loro valori medi. Da questi due dati stato anche calcolato lIndice di Lavoro Cardiaco (ILC) e
lIndice di Lavoro Metabolico (ILM). Come gi detto

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FITNESS E SALUTE

Tramite queste sette fasce, stato possibile individuare quanto tempo in percentuale del totale il soggetto,
durante la prova, si trovato in ognuna di esse e moltiplicarci il fattore di correzione per ottenere gli Indici
di Lavoro totali della prova, metodo particolarmente
adatto a trattare dati con ampie deviazioni standard
tipico di prove intermittenti.
I dati sono stati trattati statisticamente tramite ANOVA
ad un fattore (alfa 0,05) e successivamente correlati
tra loro.
Nella tabella 4, si pu trovare un riassunto di tutti i
dati rilevati, con relative medie e indice di significativit.

Intertempo
Picchi di
Accelerazione

Figura 6 - Frequenze
di movimento

Figura 5 - Picchi di
accelerazione
durante tutte le prove svolte per i test metabolici, la
frequenza cardiaca e il VO2 sono stati monitorati costantemente. Per la costruzione degli indici di lavoro
sono stati preventivamente individuati la FC e il VO2
massimi (Figura 7) ottenuti durante la prova di trampolino (plausibilmente i valori massimi assoluti reali
dei soggetti vista lintensit delle prove), da cui poi
stato facile individuarne la percentuale di frequenza
cardiaca e VO2 in ogni singolo momento della prova.
Le percentuali sono state messe in relazione ad un
fattore di correzione dellintensit con modalit esponenziale (ELAV Institute, 2008) individuando sette
fasce di intensit (Tabella 3).

Parametro
Media ds
FC media Terra
145,5 16,5
FC media Trampolino
154,3 15,3
FC%
106,1%
ILC Terra
1124,7
ILC Trampolino
1714,9
ILC%
152,5%
VO2 media Terra
25,9 7,1
VO2 media Trampolino
28,8 7,2
VO2%
111,3%
ILM Terra
580,3
ILM, Trampolino
1112,4
ILM%
191,7%
Accelerazione Terra
39,5
Accelerazione Trampolino
33,2
a%
83,9%
Frequenza Terra
2,78
Frequenza Trampolino
2,76
f%
99,4%

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EFFETTI MECCANICI E METABOLICI DEL TRAMPOLINO ELASTICO

ns

p<0,05

ns

p<0,05

p<0,05

ns

Tabella 4 - Differenze significative tra i due esercizi


FC
VO2max

VO2

Figura 7 - FC e VO2 max della prova su trampolino


Fasce di Intensit
<70%
7075%
75,180%
80,185%
85,190%

Fattore di Correzione
0
1
4
9
16

I valori metabolici mostrano una spiccata tendenza


alla crescita passando dallesercizio a terra a quello
sul trampolino elastico (Figura 8, 9, 10, 11).
In tabella 5 sono riportate le correlazioni tra i dati
meccanici e i dati metabolici. Laccelerazione, che ha
differenze significative tra le due condizioni, non si
correla con le variazioni metaboliche mentre la frequenza di movimento subisce un andamento esattamente contrario non essendo significativa la differenza tra le due condizioni ma ben correlandosi con le
variazioni metaboliche.
Ipotizzando soggetti di massa corporea varia che eseguono una lezione di 30 minuti di lavoro, segue
tabella del dispendio calorico lordo dove si evidenzia
una differenza dell11,3% tra lesecuzione a terra e
quella sul trampolino (Tabella 6).

90,195%
25
95,1-100%
36
Tabella 3 - Fasce di intensit cardiaca
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FITNESS E SALUTE

frequenza Trampolino

frequenza Terra

Figura 9 - Variazioni ILM

accelerazione Trampolino

accelerazione Terra

Figura 8 - Variazioni ILC

Accelerazione Terra
Accelerazione
Trampolino

0,76

Frequenza Terra

0,34

0,45

Frequenza Trampolino

0,11

0,15

0,91

FC media Terra

0,23

-0,05

0,23

0,40

FC media Trampolino

0,29

0,09

0,26

0,40

ILC Terra

0,16

-0,14

0,36

0,52

ILC Trampolino

0,34

0,19

0,55

0,54

VO2 media Terra

0,39

0,14

0,73

0,76

VO2 media Trampolino

0,40

0,09

0,64

0,73

ILM Terra

-0,46 -0,38

0,08

0,14

ILM Trampolino

0,05

0,43

0,70

-0,32

ELAV JOURNAL Anno V Numero 20

EFFETTI MECCANICI E METABOLICI DEL TRAMPOLINO ELASTICO

Tabella 5 - Correlazioni
Massa Soggetto
45
50
55
60
65
70
75
80

Figura 10 - variazione % ILM e ILC

Kcal Terra
174,6
194,1
213,5
232,9
252,3
271,7
291,1
310,5

Kcal Trampolino
194,4
216,0
237,6
259,2
280,8
302,4
324,0
345,6

Tabella 6 - Dispendio calorico

Figura 11 - variazione % ILM e ILC e accelerazione

DISCUSSIONE E CONCLUSIONI
Entrando nei dettagli dello scopo della ricerca, le due
strade inizialmente separate del valutare le differenze
meccaniche e poi quelle metaboliche tra le due condizioni terra trampolino, sono state sviluppate per poi
valutare linfluenza meccanica sullarea metabolica.
Laumento del VO2 nonch degli indici di lavoro descrivono chiaramente che la stessa sequenza di lavoro costa energeticamente di pi con il trampolino.
Perch?
I dati meccanici, anchessi diversi nelle due condizio-

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10

FITNESS E SALUTE

ni, non descrivono chiaramente il fenomeno ed invitano ad una profonda riflessione. Si ipotizza che
laumento del carico metabolico possa essere descritto tramite laumento del tempo di tensione di ogni singolo movimento (essendo pari la quantit di essi perch ritmati e controllati su base musicale) o/e tramite
laumento dellattivit muscolare generale causato
dalla ricerca dellequilibrio e controllo in condizioni
perturbate a causa della risposta elastica caotica del
trampolino. difficile definire quale dei due ne sia la
causa o, ancora peggio, in quale percentuale possano contribuire reciprocamente allaumentato costo
metabolico; il primo pu essere valutato approfondendo lanalisi dei tracciati accelerometrici al fine di segmentare le fasi di tensione e quelle aree, mentre il
secondo ha bisogno di unapprofondita analisi delle
accelerazioni sui tre assi con particolare riferimento a
quello trasverso come riferimento per la valutazione
dei disequilibri dinamici.
La diminuzione dellaccelerazione, dovuta ovviamente
alleffetto smorzante del trampolino, non descrive il
fenomeno perch a fronte di una differenza statisticamente significativa tra le due condizioni non evidenzia
alcuna correlazione con i parametri metabolici; le lievi
correlazioni sono peraltro negative a significare che al
ridurre dellaccelerazione aumenta il costo energetico
e viceversa, fatto alquanto insolito e poco probabile.
La differenza delle frequenze di movimento, invece,
non significativa ma il suo aumento si correla direttamente con laumentato costo metabolico. Per poter
approfondire lo studio del fenomeno sarebbe necessario conoscere il tempo medio di tensione effettivo
perch a parit di frequenza, il calo dellaccelerazione
registrato sul trampolino fa intuire un aumento del
tempo di tensione (appoggio) associato ad una riduzione della fase aerea entrambi dovute alleffetto elastico dellattrezzo. Questo giustificherebbe laumento
del costo metabolico almeno in parte il quale, associato alla continua ricerca dellequilibrio e del controllo
motorio, giustificherebbero il risultato finale ottenuto.
Questa posizione avvalorata poi dalla correlazione
della frequenza di movimento con il costo metabolico,
unica strada rimasta per giustificare ulteriormente il
fenomeno.
Altre considerazioni interessanti riguardano il vantaggio sulle accelerazioni che sono pi alte a terra dimostrando una maggiore traumaticit sulle strutture rispetto al trampolino che grazie al suo potere elastico
ha una maggior capacit di assorbire limpatto; il
trampolino si rivelerebbe adatto ai principianti per la
sua maggior richiesta coordinativa e in particolare in
quei soggetti che hanno una maggior predisposizione
agli infortuni a causa dellet o del peso. Il maggior
costo metabolico lo rende adatto a persone in sovrappeso che affrontano un programma di esercizio fisico
per ridurre il proprio eccesso ponderale. Laumento
dellILC ha senzaltro effetti benefici per tutto il sistema cardiovascolare, dato sostenuto da una maggior
frequenza cardiaca media durante le prove sul trampolino. Lintensit di esercizio rimane per piuttosto
sostenuta con una considerevole quota media del

tempo totale di esercizio trascorsa in fascia 6 e 7 ovvero sopra al 90% della FCmax (Tabella 7); questo
fattore deve essere tenuto ben presente nella costruzione delle routine di lezione quando si ha a che fare
con soggetti a medio o elevato rischio di accidente
cardiovascolare, anche se dallaltro lato ne rappresenta il vero valore allenante.
VO2
% t di permanenza ad una
intensit >90%

FC

13,3 8,2 20,4 8,1

Tabella 7 - % tempo di esericizio alta intensit

ELAV JOURNAL Anno V Numero 20

EFFETTI MECCANICI E METABOLICI DEL TRAMPOLINO ELASTICO

APPLICAZIONI PRATICHE
A conclusione di questa ricerca, consideriamo
lattivit fisica sul trampolino una nuova frontiera per
lallenamento. La nostra ricerca, confrontando la condizione terra / trampolino ha aperto una nuova frontiera di conoscenze specifiche dimostrandone la potenziale utilit in svariate condizioni individuali o collettive.
Non da lasciare in secondo piano laspetto ludico di
questa attivit, elemento fondamentale nella pratica
moderna del fitness per tutti.
BIBLIOGRAFIA
Bhattacharya A., McCutcheon E.P., Shvartz E.,
Greenleaf J.E. Body acceleration distribution and
O2 uptake in humans during running and jumping.
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11

FITNESS E SALUTE

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EFFETTI MECCANICI E METABOLICI DEL TRAMPOLINO ELASTICO

12

SPORT

ALLENAMENTO E CONTROLLO DEI TEMPI DI REAZIONE SEMPLICI E COMPLESSI NEL CALCIO


Di Righini Giuseppe, Arrigotti Enrico, Monfer
Riccardo
F.C. Internazionale, FM Automazione
INTRODUZIONE
Osservando un qualunque gioco di squadra ci si rende sempre pi conto di come tattica, tecnica e condizione fisica abbiano raggiunto livelli altissimi nella
preparazione della gara e di come diventi sempre pi
determinante, per il conseguimento della vittoria, la
capacit di un atleta di vedere, analizzare, valutare,
scegliere ed agire con lazione pi concreta possibile
in frazioni di tempo molto brevi e in continuit di elaborazione.
Soprattutto in uno sport come il calcio, definito open
skill , le variabili che determinano la scelta da parte
dellatleta sono tantissime: dove si trova la palla, dove
e cosa fa lavversario diretto, dove e cosa fanno gli
altri avversari, dov e cosa fa il compagno pi vicino,
dove sono e cosa fanno i compagni pi lontani, in
che zona del campo si svolge il gioco ecc., e tutte
queste informazioni sono in continua e veloce mutazione (es: il goal di Maradona con partenza da centrocampo contro la Germania / il primo gol di Messi contro il Real Madrid).
Cosa succede quando il corpo umano deve reagire
ad uno stimolo sonoro e/o visivo?
Il Talamo la stazione pi alta della sensibilit prima
della corteccia ed implicato nel movimento, in quanto per lelaborazione di un set di risposta bisogna
possedere informazioni sullo stato della situazione
per quanto riguarda le afferenze dalla cute e dai muscoli. Le altre afferenze, provenienti dalla vista e
dalludito, arrivano alla corteccia attraverso altre vie.
Periodo senso-motorio: la corteccia motrice, mediante i nuclei talamici, i nuclei della base ed i
nuclei cerebellari risultano anche essere implicati
nel go system (Neafsey, Hull, Buchwald; 1978).
Lattivit elettrica immediatamente precedente
lattivit motoria nei nuclei della base e nei nuclei
talamici, mentre nella corteccia motrice laterale
concomitante con linizio dellattivit elettromiografia (attraverso la via alfa) del movimento volontario. Il nucleo dentato del cervelletto modifica
il suo ritmo di funzionamento prima e durante il
movimento, mentre nel nucleo pi alto i neuroni
scaricano prevalentemente dopo linizio del movimento e registrano i cambi di forza e velocit,
correggendo il segnale motorio emesso
dallattivit corticale attraverso la via piramidale.
Durante questo periodo arrivano sulla corteccia motoria le riafferenze visive connesse con la valutazione
dei risultati dellatto motorio che si sta compiendo.
Periodo del complesso motorio: in questo momento si registrano sulla corteccia le attivit elettriche connesse alla raffica di stimoli lungo la via
piramidale.
Periodo post-motorio: si ha, in questo periodo, la

valutazione e la conoscenza dei risultati.


C da notare che tutti questi fenomeni, descritti nei
quattro periodi, sono talmente ravvicinati tra loro che
avvengono nello spazio di qualche centinaio di millisecondi (Papakostopoulos; 1978).
Lattivazione da parte della corteccia dei fusi neuromuscolari in relazione ad un meccanismo di modulazione del movimento, al comando motorio, che viene successivamente trasmesso attraverso il fascio
piramidale, considerato come la via efferente pi veloce della corteccia motoria, e condotto alla muscolatura periferica attraverso la via alfa.
Questo processo, detto di connessione fra i sistemi
alfa-gamma, mette in moto una correzione continua
del feedback periferico, espresso da una serie di vari
livelli di archi riflessi e del feedback centrale, attivato
da tutte le vie della sensibilit somatica e propriocettiva, direttamente alla corteccia cerebrale e cerebellare.
La connessione alfa-gamma la forma filogeneticamente pi sofisticata del controllo motorio, infatti non
si trova nelle specie al di sotto degli anfibi
(Zimmermann; 1978).
Con questo lavoro, grazie al sistema di rilevazione
dei tempi proposto dallIntelligent time bag (ITB), si
vuole dare inizio ad un diverso concetto di programmazione e controllo dellallenamento per quanto concerne sia i tempi di reazione semplici (TRS) sia i tempi di reazione complessi (TRC). Tale metodo si integra perfettamente con i gi presenti e sofisticati metodi di allenamento utilizzati per incrementare i valori
prestativi di tutte le altre capacit, sia condizionali sia
coordinative.
E importante sottolineare che le varie regioni della
corteccia cerebrale svolgono funzioni differenti durante lesecuzione del controllo dellallenamento con
ITB sul tempo di reazione/rapidit, ad esempio, sono
coinvolte diverse aree corticali (Tabella 1).
Area corticale

Regione

Area
prefrontale

Frontale

Area visiva
primaria

Occipitale

Area uditiva
Primaria

Temporale

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ALLENAMENTO E CONTROLLO DEI TEMPI DI REAZIONE SEMPLICI E COMPLESSI NEL CALCIO

Funzione
Attenzione e previsione delle conseguenze di unazione
(Figura 1.1)
Identificazione di
punti luminosi
(Figura 1.2)
Identificazione di
suoni elementari

Rappresentazione
del corpo nello spazio (Figura 1.3)
Controllo della conArea motoria
Frontale
trazione dei muscoli
primaria
(Figura 1.4)
Programmazione
Area motoria
sequenze motorie
Frontale
supplementare
complesse
(Figura 1.5)
Tabella 1 - Aree corticali e funzioni motorie
Area parietale
posteriore

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Parietale

13

SPORT

Le zone laterali degli emisferi cerebellari appaiono


coinvolte nella pianificazione, nellinizio del movimento e nella determinazione della sequenza temporale
di contrazione dei differenti muscoli.
Con questo lavoro, grazie al sistema di rilevazione
dei tempi proposto dallIntelligent time bag (ITB), si
vuole dare inizio ad un diverso concetto di programmazione e controllo dellallenamento per quanto concerne sia i tempi di reazione semplici (TRS) sia i tempi di reazione complessi (TRC). Tale metodo si integra perfettamente con i gi presenti e sofisticati metodi di allenamento utilizzati per incrementare i valori
prestativi di tutte le altre capacit, sia condizionali sia
coordinative.

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ALLENAMENTO E CONTROLLO DEI TEMPI DI REAZIONE SEMPLICI E COMPLESSI NEL CALCIO

METODI
Formulazione struttura di lavoro
Uno dei compiti che si impone il preparatore atletico
nel settore giovanile quello di controllare come i
giovani calciatori reagiscano ai carichi di lavoro a cui
vengono sottoposti. Unitamente ai soliti sistemi di rilevazione
per
la
frequenza
cardiaca
(cardiofrequenzimetro), controllo dei km fatti (gps),
filmati delle esercitazioni, ecc, nello studio si utilizzata lapparecchiatura ITB in grado di rilevare sia il
tempo di reazione semplice sia quello di reazione
complesso, oltre ai tempi di percorrenza di distanze
stabilite.
Per valutare le variabili che determinano la velocit di
risposta ad uno stimolo si devono prendere in considerazione le modalit attraverso le quali limpulso genera una reazione motoria e di come lazione motoria
si manifesta.
Durante lesecuzione delle prime prove, con la strumentazione ITB, i tempi di risposta rilevati dalla macchina non erano affidabili e credibili. Il problema
stato risolto con lo studio dei filmati.
La posizione di partenza, inizialmente, prevedeva il piede di spinta
sulla pedana (Figura 2), ma ci determinava degli errori di rilevazione.
Il tempo che veniva misurato
dallapparecchiatura non era da
considerarsi il tempo di reazione,
ma un tempo composto da pi mo- Figura 2 - Apmenti: la reazione, il caricamento, la poggio scorretto
spinta.
La correzione della posizione di
partenza, organizzata con il piede
anteriore, quello di spinta, sul terreno davanti alla pedana e quello posteriore, di recupero per il primo
passo, in appoggio e di attivazione
sulla pedana (Figura 3), ha fatto si
che il tempo rilevato dallITB fosse il Figura 3 - Apminor tempo di reazione possibile poggio corretto
per latleta ad uno stimolo sonoro e
visivo.

Figura 1 - Esempi di funzioni motorie attivate dalle


diverse aree corticali

RISULTATI
Per riflesso si intende una reazione automatica e ste-

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14

SPORT

STRUTTURA

FUNZIONE
ANALISI SPAZIALE

CORTECCIA PARIETALE

PIANIFICAZIONE
MOVIMENTI

AREA PREMOTORIA

CORTECCIA MOTORIA PRI-

ESECUZIONE PROGRAMMI
MOTORI

MIDOLLO SPINALE

STIMOLAZIONE UNITA
MOTORIE

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ALLENAMENTO E CONTROLLO DEI TEMPI DI REAZIONE SEMPLICI E COMPLESSI NEL CALCIO

RECETTORI
MUSCOLI

FEEDBACK
SENSITIVO

ESECUZIONE MOVIMENTO

Figura 4 - Movimenti: strutture e funzioni che lo sottendono


reotipata che si realizza in risposta ad un determinato
stimolo, esterno o interno.
I riflessi non si traducono sempre nellesecuzione di
un movimento, ma talora piuttosto nellinibizione di un
movimento. A livello anatomico, il riflesso reso possibile dalla relazione che si instaura tra le cellule sensitive e le cellule effettrici, che presiedono alla contrazione muscolare e alla secrezione ghiandolare.
I sistemi sensoriali operano, in primo luogo, recependo determinate variazioni fisiche o chimiche
dellambiente esterno e interno (ricezione dello stimolo), quindi trasformando questa variazione in impulso
nervoso (trasduzione dello stimolo). Lo stimolo viene
poi inviato al SNC (trasmissione dello stimolo), dove
pu dar luogo sia a risposte riflesse sia all essere
riconosciuto e integrato con altri stimoli.
Il Tempo di reazione, invece, lintervallo che intercorre tra il momento dellapplicazione di uno stimolo e
quello della risposta. Di solito si usa questo termine
per reazioni che richiedono una risposta conscia
mentre, per risposte puramente inconsce, si parla di
tempo di riflesso. Tuttavia spesso impossibile distinguere tra tempo di reazione e tempo di riflesso condizionato.
Negli sport e nei giochi sportivi in cui i movimenti dei
partecipanti sono condizionati da segnali, dai movimenti degli avversari o dal moto di una palla, il tempo

di reazione ha molta importanza.


Sono stati condotti diversi studi per investigare se
possibile migliorare il TR sia allenando lattenzione al
segnale di partenza, sia allenando la risposta motoria
e si visto che lallenamento della risposta motoria
era pi efficace per il miglioramento del TR.
Il tempo di reazione dato da 5 componenti:
1. Produzione dello stimolo nel recettore sensoriale
2. Trasmissione dello stimolo al SNC
3. Passaggio dello stimolo nella rete nervosa, discriminazione, valutazione dello stimolo, scelta della
risposta e formazione del segnale effettore
(questa fase richiede il tempo maggiore)
4. Entrata del segnale effettore nel muscolo
5. Risposta del muscolo (contrazione).
Possiamo distinguere un tempo di reazione semplice
(TRS), tempo che intercorre tra uno stimolo ed una
reazione motoria stabilita ed un tempo di reazione
complessa (TRC o tempo di reazione di scelta), che
indica lintervallo di tempo tra la presentazione di uno
dei possibili e diversi stimoli non anticipati e linizio di
una delle varie e possibili risposte.
Stabilito quanto succede fisiologicamente si strutturato un programma di allenamento mirato a stimolare
e migliorare la catena cinetica atta ha produrre una
reazione motoria rapida e precisa.
Durante degli allenamenti controllati incentrati sulla

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15

SPORT

velocit lineare, quindi stimolo / risposta stabilita, si


sono rilevati i tempi di reazione semplice (TRS).
Dalla posizione di partenza sopra descritta venivano
dati due segnali di partenza contemporanei, uno sonoro e uno visivo. Alla partenza dellatleta, con lITB,
si rileva e memorizza il tempo di reazione dellatleta
stesso che consiste nel tempo che passa tra la somministrazione dello stimolo e la reazione di staccare il
piede poggiato sulla pedana per compiere il primo
passo. In Figura 5 sono riportati i dati dei TRS raccolti
nel test dentrata.

Figura 6 - TRS test dopo tre mesi di allenamento

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ALLENAMENTO E CONTROLLO DEI TEMPI DI REAZIONE SEMPLICI E COMPLESSI NEL CALCIO

Figura 5 - TRS test dentrata


Per un periodo di tre mesi i ragazzi sono stati sottoposti ad allenamenti mirati a migliorare la reattivit, la
forza e lattenzione, con una frequenza di due volte
alla settimana, solitamente il mercoled e il venerd su
una frequenza di cinque allenamenti/settimana.
Le esercitazione venivano proposte sia con che senza la palla. Per la reattivit si sono usate tutte i tipi di
andature di preatletica: lavoro nei cerchi, con la speedladder, ostacoli bassi e medi.
Per la forza sono state utilizzate brevi salite massimali, non pi di 10 metri, lavori di frenata-accelerazione
in spazi ridotti, (forza elastico-esplosiva), tutto a carico naturale.
Lattenzione, nella rilevazione dei TRS, stata stimolata e allenata, attraverso la variabile del tempo di
attesa, posizionamento sulla pedana - segnale.
Lapparecchio ITB consente di variare il tempo di attesa sulla pedana da un minimo di 0 ad un massimo di
5 secondi, supportando anche la casualit della scelta da parte della macchina.
Il tempo di attesa stato portato con gradualit da 1
secondo a 5 secondi per poi scegliere lopzione
random, dove la stessa macchina a optare
lintervallo. Anche in questo caso il tempo di attesa
stato gradualmente aumentato durante le sedute, da
0 / 2 secondi a 0 / 5 secondi.
A distanza di 3 mesi dal test dingresso stato svolto
lallenamento di controllo; i criteri usati sono gli stessi
del primo test: allenamento sulla velocit lineare, posizione di partenza come da protocollo. I dati raccolti
sono riportati in figura 6, mentre in figura 7 sono riportate le modifiche in percentuale del test dopo tre mesi
di allenamento rispetto ai valori iniziali.
Per quanto riguarda, invece, il controllo e la rilevazio-

Figura 7 - Variazioni % di TRS


pre-post
ne dei tempi di reazione complessi (TRC) cio il tempo di risposta motoria condizionato da pi possibilit
di scelte, si deve fare riferimento alla legge di Hick
che dichiara: Tempi di reazione lunghi dipendono dal
maggior numero di alternative stimolo-risposta possibili.
Hick descrive la relazione stabile esistente tra il logaritmo del
numero di alternative
stimolo-risposta e il
tempo di reazione di
scelta; allaumentare
del numero di coppie
stimolo-risposta,
il
tempo di reazione di
scelta aumenta in
modo lineare (Figura
8).
Figura 8 - Legge di Hick

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SPORT

La legge di Hick in relazione con il II stadio di elaborazione dellinformazione, perch pertinente alla
quantit dinformazione con cui lesecutore ha a che
fare, prima di decidere cosa fare. LITB prevede la
possibilit di stimolare, allenare, controllare i tempi di
reazione complessi proponendo diverse soluzioni da
poter gestire liberamente a scelta dellutente. In questo caso si scelto di sottoporre allenamenti mirati
con tre soluzioni: dritto avanti, 45 a sinistra e 45 a
destra rispetto al piano frontale dellatleta.
La posizione di partenza dellatleta quella gi stabilita precedentemente con il piede di recupero posto
dietro in attivazione della pedana, mentre quello utile
alla spinta iniziale posto davanti e fuori dalla pedana.
Il segnale sonoro rimane invariato, mentre quello visivo una freccia rossa che indica la direzione da
prendere, in figura 9 i risultati del test dentrata.

4. Numero di esercitazioni da eseguire in serie prima con lITB poi esercizio tecnico con indicazione del mister su cosa fare.
In questo caso, prima esercizio con lITB a tre fotocellule, poi il giocatore controllava la palla passatagli dal
mister e la calciava allinterno della porticina indicata
dal mister stesso al momento del controllo.
Nelle esercitazioni con la palla si optato di usare i
colori con tattiche di gioco, partite a tema e possessi
palla.
Esercitazione in gruppo, 20 giocatori nella met campo, due colori, tre palloni, svolto solitamente nella fase di riscaldamento, variazioni di passaggio della palla:
1. Al colore opposto giocatori sempre in movimento

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ALLENAMENTO E CONTROLLO DEI TEMPI DI REAZIONE SEMPLICI E COMPLESSI NEL CALCIO

2. Uno-due corto stesso colore, lungo colore opposto, giocatori sempre in movimento

Figura 9 - TRC test dentrata


Per un periodo di quattro mesi i ragazzi sono stati
stimolati, una volta alla settimana, ad allenamenti mirati al miglioramento dei tempi di reazione complessi,
TRC, con e senza luso della palla.
Le sedute hanno seguito i criteri della progressivit.
Per le capacit condizionali forza, velocit, elasticit
valsa la metodica di lavoro usata per il miglioramento
dei tempi di reazione semplici. Per migliorare il tempo
di reazione al segnale si proposta una metodologia
di lavoro progressiva integrando esercitazioni senza
palla con esercitazioni con la palla.
Le variabili allenanti usate nelle esercitazioni senza
palla sono state:
1. Tempo di attesa tra posizionamento sulla pedana
dellatleta e segnale di partenza, prima lungo,
cinque secondi, poi corto, un secondo, infine
casuale tra 1 e 5 secondi.
2. Numero di soluzioni possibili inizialmente due,
poi tre, poi quattro (il confronto avviene sui dati
con tre soluzioni). Con quattro soluzioni la posizione delle fotocellule di rilevamento era destra,
sinistra, avanti sinistra e avanti destra, in questo
caso 70 rispetto al piano frontale.
3. Variazione della posizione di partenza, prima
frontale alle fotocellule poi con la schiena rivolta
alla fotocellule.

3. Passaggio stesso colore (A), dopo passaggio


opposizione passiva (B), chi riceve uno-due con
colore opposto (C-D) passaggio lungo a stesso
colore (D)

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SPORT

palla indirizzata al compagno con colore diverso.


3. Gol valido se tutti i verdi/gialli o tutti i rossi/blu
hanno toccato il pallone.
Dopo quattro mesi si svolto lallenamento di controllo con gli stessi criteri del test dentrata, in figura 10 i
risultati, mentre in figura 11 sono riportate le modifiche in percentuale del test dopo quattro mesi di allenamento rispetto ai valori iniziali.

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ALLENAMENTO E CONTROLLO DEI TEMPI DI REAZIONE SEMPLICI E COMPLESSI NEL CALCIO

4. Passaggio colore opposto (A), dopo passaggio


opposizione passiva (B), chi riceve uno - due con
stesso colore (C-D) passaggio lungo a colore
opposto (D)
A
Figura 10 - TRC test dopo quattro mesi di allenamen-

D
Figura 11 - Variazioni % di
TRC pre-post

Partite a tema a 4 colori verde - giallo contro rosso blu:


1. Verde - rosso solo interdizione (fase difensiva)
giallo - blu solo fase offensiva.
2. Partita normale il passaggio valido solo se la

DISCUSSIONE E CONCLUSIONI
Questo tipo di lavoro ha permesso di approfondire e
analizzare sul campo i TRS e i TRC. I dati raccolti e i
risultati ottenuti da gruppo di giovani calciatori testati
fanno pensare che la strada intrapresa possa essere
una proposta operativa corretta per migliorare queste
capacit: trenta partite giocate, una sola quella persa
tutte le altre vinte, 118 gol fatti, 8 subiti e lotta per raggiungere la finale nazionale di categoria.
Per i tempi di reazione semplici, TRS, i dati hanno
evidenziato miglioramenti personali al di l delle a-

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SPORT

spettative e di conseguenza un miglioramento generale della squadra nellordine del + 9,39%.


Per i tempi di reazione complessi, TRC, la crescita
personale stata ancora maggiore portando la squadra ad un aumento prestativo nel test eseguito
nellordine del + 20,26 %.
Non avendo un gruppo di controllo, ragazzi di pari et
testati, allenati con un criterio diverso e ricontrollati,
non si possono proporre analisi di confronto, e questo
limite del lavoro sar indagato in seguito.
Diventa importante sottolineare come questo sistema
di lavoro diventi rilevante in questa fascia di et. Le
aree corticali cerebrali, seguono questo percorso di
maturazione (Figura 12,13): le aree sensoriali e motorie primarie (1) sono le prime regioni cerebrali a mielinizzarsi e a funzionare durante lo sviluppo. La corteccia prefrontale (4) tra le ultime aree corticali
(associative) a raggiungere la completa maturazione
(durante ladolescenza o pi tardi). Anche i gangli
della base (in verde), come la corteccia prefrontale (in
viola), maturano nella tarda adolescenza (oltre i 16
anni).

lapprendimento, soprattutto se il nuovo compito


abbastanza complesso da richiedere uno sforzo mentale ed una partecipazione emotiva. Le prove impegnative, oltre ad attivare le reti neuronali gi esistenti,
favoriscono la maturazione dei nuovi neuroni che solo
cos riescono ad integrarsi bene nei circuiti cerebrali.
BIBLIOGRAFIA
1. Neafsey E.I., Hull C.D., Buchwald N.A. Preparation for movement in the cat. II. Unit activity in the
basal ganglia and thalamus. Electroencephalogr
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2. Papakostopoulos D. Movement related brain
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neuroscience meeting, Elsevier, 1978.
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Nervous System in Fundamentals of Neurophysiology, Springer Verlag, New York 1978, p.215.

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ALLENAMENTO E CONTROLLO DEI TEMPI DI REAZIONE SEMPLICI E COMPLESSI NEL CALCIO

Figura 12 - Mappa aree corticali

Figura 13 - Localizzazione zone di maturazione cerebrale


APPLICAZIONI PRATICHE
La chiave per mantenere in vita i neuroni quindi
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SPORT

INFLUENZA DELLA SOMMINISTRAZIONE DI PRECURSORI DELLOSSIDO NITRICO SULLA SOGLIA


ANAEROBICA
Di Massaro Jacopo, Spinozzi Michela, De Angelis
Marco
Corso di Laurea in Scienze Motorie - Universit degli
Studi dellAquila
INTRODUZIONE
Limpiego di integratori durante le prestazioni sportive
prassi comune da parte di molti atleti professionisti
e non, in quanto risaputo che il loro utilizzo, possa
aiutare durante gli allenamenti ma possa anche migliorare la performance sportiva.
LOssido di azoto, pi comunemente detto Ossido
Nitrico (NO), una sostanza non ancora molto conosciuta ed utilizzato nellambito sportivo, ma
nellarticolo che seguir potremo apprezzare le sue
qualit.
Esso una specie chimica reattiva di natura radicalica centrata sullazoto, considerato per decenni un gas
altamente inquinante solo recentemente stato individuato come uno dei pi potenti mediatori biochimici
che gli organismi viventi producono al loro interno al
fine di controllare molte delle loro funzioni (Brennam
PA, Moncada S. 2002).
sicuramente degno di nota il fatto che a questa sostanza sia legata al premio Nobel 1998 per la
Medicina/Fisiologia, attribuito al ricercatore americano
Louis Ignarro per le sue scoperte riguardanti lossido
nitrico come molecola segnale nel sistema cardiovascolare (Ignarro LI,1998); in quanto lNO agisce come un importante messaggero intra- ed inter-cellulare
regolando numerosissime funzioni, innanzitutto quella
dellendotelio vascolare. Infatti, in seguito ad adeguata stimolazione (meccanica o chimica), le cellule endoteliali producono lNO che, in parte, diffonde nel
compartimento ematico, riducendo laggregabilit delle piastrine e ladesivit dei leucociti alle pareti dei
vasi sanguigni, e, in parte, raggiunge la sottostante
muscolatura liscia vascolare inducendone il rilasciamento. I conseguenti effetti anti-aggreganti, antiinfiammatori ed anti-ipertensivi sono ritenuti di grande
importanza nella prevenzione dellaterosclerosi
(Brennam PA, et al 2002).
Lossido nitrico prodotto a partire dallamminoacido
L-arginina in una reazione multi-step catalizzata
dallenzima ossido nitrico sintetasi. Questultimo esiste in numerose isoforme, prodotte in cellule endoteliali, piastrine, cellule muscolari lisce, epatociti, sistema nervoso e macrofagi; questo spiega lampia distribuzione del mediatore nel nostro organismo
(Frstermann U., Boissel J-P, Kleinert H. 1998).
Oltre alleffetto primario sullendotelio, allNO riconosciuto un ruolo determinante di mediatore biochimico
in numerose funzioni, a livello cerebrale (controllo
dellapprendimento e della memoria), gastrointestinale (modulazione delle secrezioni e della motilit), respiratorio (modulazione del tono della muscolatura
liscia bronchiale), renale (autoregolazione del flusso

ematico). AllNO, in quanto radicale, attribuita


unimportante funzione di difesa nei confronti delle
infezioni batteriche e, probabilmente, nel controllo
della crescita dei tumori (Ignarro LJ, 2003). A questo
proposito occorre aggiungere, comunque, che condizioni di aumentato stress ossidativo comportano la
conversione dellNO in perossinitrito, una forma radicalica alla quale legata la tossicit del mediatore
primario (Channon KM, Qian HS, George SE 2000).
Dopo che ha agito, lNO viene trasformato in una serie di derivati, quali i nitriti ed i nitrati, che si accumulano, in funzione della quantit del mediatore primario
prodotto, nel sangue ed in altri fluidi extracellulari per
poi essere definitivamente allontanati dallorganismo
attraverso le urine.
Come avevamo detto precedentemente, lossido nitrico proviene da una reazione multi-step dove
laminoacido L-Arginina viene trasformato in LCitrullina, per avere poi, in definitiva, lNO.
Questi due precursori, sono gli ingredienti alla base
dellintegratore alimentare utilizzato per la nostra sperimentazione; ma anche nello studio dal quale noi
abbiamo preso ispirazione di Steve Chen e Woosung
Kim Supplementazione di Arginina ed antiossidanti
sulla performance di ciclisti maschi in et avanzata:
uno studio randomizzato controllato; dove si potuto
notare un miglioramento del 14,2% della soglia anaerobica rispetto al valore di partenza.

ELAV JOURNAL Anno V Numero 20

INFLUENZA DEI PRECURSORI DELLOSSIDO NITRICO SULLA SOGLIA ANAEROBICA

METODI
Soggetti
Il campione era formato da 20 ciclisti, amatori e professionisti, maschi con una et media di 39,6 anni, un
peso medio di 73Kg (SD 8,1) ed un altezza di 177,5
cm (SD 7,3).
Tutti i soggetti della sperimentazione hanno preso
parte liberamente al protocollo, firmando un consenso
informato e godevano di buona salute.
I soggetti sono stati divisi in 2 gruppi: VERO e PLACEBO.
Il primo gruppo assumeva realmente i precursori
dellossido nitrico, a differenza del secondo che invece assumeva soltanto delle sostanze inerti.
Non vi era alcuna differenza di odore, sapore, colore,
consistenza tra il VERO ed il PLACEBO, nemmeno le
confezioni dove i prodotti erano contenuti differivano
luna dallaltra.
I soggetti, naturalmente, non erano a conoscenza di
quale sostanza avrebbero assunto.
Protocollo operativo
Al fine di valutare se la somministrazione di precursori
dell Ossido Nitrico produce variazioni nell'ambito della performance, si intende valutare attraverso un test
IMSS (Incremental Multi-Short Step) il Massimo Lattato Stazionario. Questi test verranno effettuati secondo
delle tempistiche ben precise:
al tempo 0
al tempo 1 (dopo 1 settimana di somministrazione di precursori dellOssido Nitrico)
al tempo 2 (dopo 1 mese di somministrazione di
precursori dellOssido Nitrico)

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SPORT

Sia la somministrazione di precursori di NO, che del


placebo, avveniva tramite lo scioglimenti di essi (5g)
in un bicchiere dacqua; preferibilmente prima del
quotidiano allenamento e sempre allo stesso orario.
Materiali
Cicloergometro Excalibur Sport Lode
Lattacidometro Lactate pro Arkray
Arkray pro test strips
Cardiofrequenzimetro e fascia cardio Polar
Acqua
Parametri analizzati
I parametri che sono stati analizzati durante i test e
nella seguente analisi statistica sono:
La potenza al massimo lattato stazionario
La frequenza cardiaca al MLSS
Il quantitativo di lattato al MLSS
RISULTATI
Per lanalisi statistica stato utilizzata una ANOVA.
Nella Figura 1 si possono apprezzare le differenze
della Potenza al Massimo lattato stazionario tra le 3
diverse prove, confrontando anche la differenza tra gli
effetti dei precursori dellOssido nitrico (in blu) e del
Placebo (in Azzurro).

ELAV JOURNAL Anno V Numero 20

INFLUENZA DEI PRECURSORI DELLOSSIDO NITRICO SULLA SOGLIA ANAEROBICA

Figura 2 - Differenza di potenza al massimo lattato


stazionario
zato da numerosissimi fattori, come lo stato danimo,
lidratazione e le condizioni ambientali, lassunzione
dei precursori dellNO hanno favorito il mantenimento
costante di questo parametro nelle diverse prove.
Nella Figura 3 si possono apprezzare le differenze del
Quantitativo di lattato al Massimo lattato stazionario
tra le 3 diverse prove, confrontando anche la differenza tra gli effetti dei precursori dellOssido nitrico (in
arancione) e del Placebo (in giallo).

Figura 1 - Differenza di potenza al massimo lattato


stazionario
Si nota che non vi un incremento della potenza di
soglia anaerobica nei test dove sono stati somministrati precursori dellossido nitrico, nonostante i soggetti nel periodo dei test non stessero eseguendo degli allenamenti mirati al mantenimento ed al miglioramento del MLSS.
Differentemente nelle prove in cui i soggetti assumevano il placebo non si riscontrato il mantenimento
del livello di soglia.
Nella Figura 2 si possono apprezzare le differenze
della Frequenza cardiaca al Massimo lattato stazionario tra le 3 diverse prove, confrontando anche la differenza tra gli effetti dei precursori dellOssido nitrico
(in rosso) e del Placebo (in rosa).
Si nota che nonostante la frequenza cardiaca non sia
un parametro fisiologico costante, in quanto influen-

Figura 3 - Differenza del quantitativo di lattato al massimo lattato stazionario


Si nota che, come nei grafici precedenti, la somministrazione dei precursori dellossido nitrico favoriscono
il mantenimento di determinate variabili, in questo
caso la quantit di lattato prodotto durante un esercizio in soglia.
DISCUSSIONE E CONCLUSIONI
Nessuno dei dati ottenuti dalla sperimentazione risultato statisticamente significativo, ma probabilmente
aumentando il numero dei soggetti possibile rafforzare e rendere pi chiare quelle che sono gi, attualmente, delle importanti tendenze.
Come descritto precedentemente il ruolo dellossido

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24

SPORT

nitrico nella salute cardiovascolare ben sviluppato in


letteratura(Kinlay S, Creager MA, Fukumoto M, Hikita
H.,2001 e Preli RB, Klein KP, Herrington DM, 2002),
ma il suo ruolo nella performance fisica non stato
ancora chiaramente dimostrato. Vi sono alcuni autori
come Elam RP e Hardin DH (1989)che hanno riscontrati un significativo aumento della forza muscolare
dopo un allenamento mirato della durata di 5 settimane, con supplementazione di 1g di Arginina ed 1g di
Ornitina al giorno; anche Campbell (2006) ha osservato successivamente alla supplementazione di Arginina ha notato un netto miglioramento della forza
massima negli esercizi su panca piana e sul picco di
potenza nel Wingate test.
Il ricercatore Liu e coll.(2009) non riscontrarono alcun
effetto sulla permormance sportiva di atleti praticanti
judo nonostante una supplementazione di 6g di arginina al giorno per 3 giorni consecutivi; questo dato ha
rafforzato ci lo studio di Colombani del 1999 aveva
asserito, ossia che somministrando per 14 giorni LArginina a maratoneti non si senza riscontra alcun
miglioramento.
Nel nostro studio non abbiamo dimostrato leffettivo
miglioramento della prestazione sportiva(nello specifico della soglia anaerobica), come invece accaduto
nello studio di Chen; tuttavia la costanza dei parametri da noi analizzati ci inducono a pensare che la somministrazione dei precursori dellossido nitrico, associati ad un allenamento specifico per la soglia, possa
indurre benefici a livello metabolico e muscolare.
APPLICAZIONI PRATICHE
Da questi risultati possiamo dedurre lutilit
dellassunzione di tali sostanze, in quanto, non c
nessun evidente miglioramento ma evitano il peggioramento della potenza alla soglia nonostante
lallenamento durante il periodo dei test non si concentrasse su questa altre qualit; inoltre avere una
frequenza cardiaca costante durante un lungo periodo di allenamento permette di monitorare al meglio
ogni seduta; ed infine il mantenimento costante del
lattato prodotto ci indica la capacit di condurre varie
sedute di allenamento alla stessa intensit, sperando
poi di riportare gli stessi dati in gara.

5. Channon K.M., Qian H.S., George S.E. Nitric oxide synthase in atherosclerosis and vascular injury. Insights from experimental gene therapy.
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ELAV JOURNAL Anno V Numero 20

INFLUENZA DEI PRECURSORI DELLOSSIDO NITRICO SULLA SOGLIA ANAEROBICA

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RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA

CONSEGUENZE
A
LUNGO
TERMINE
DELLINTERVENTO DI APPENDICECTOMIA SULLA EVOLUZIONE DELLA PATOLOGIA DEGENERATIVA DEL DISCO INTERVERTEBRALE LOMBOSACRALE. STUDIO OSSERVAZIONALE E STORICO PROSPETTICO
Contigliani Riccardo
Fisioterapista, D.O. m R.O.I. co-direttore Abe ostheopaty school
INTRODUZIONE
Gli interventi chirurgici addominali, in modo particolare quelli dellappendicectomia sono tra i pi frequenti
in Italia.
Lintervento chirurgico rappresenta un trauma per il
corpo umano, durante il quale vengono danneggiati
diversi tipi e strati di tessuto con differente capacit
riparativa.
Le aderenze sono delle cicatrici interne che possono insorgere durante il processo di riparazione, coinvolgendo i tessuti lesi e il peritoneo. Questo processo
di riparazione, mediante la rigenerazione del connettivo di sostegno, assicura la continuit morfologica locale, ma non garantisce un ottimale ripristino funzionale.
Durante lesperienza clinica capita spesso di vedere
pazienti con esiti cicatriziali pi o meno rilevanti, che
lamentano algie vertebrali e altrettanto spesso capitano pazienti operati di ernia discale al rachide lombare
e allinterno della loro anamnesi appare spesso di
essere stati, anni prima operati di appendicectomia.
In seguito a revisione bibliografica di osteopati affermati, che hanno trattato questo argomento, si pensato di offrire un buon contributo alla posturologia
portando avanti una ricerca che dimostrasse le conseguenze cliniche di una operazione di appendicectomia attraverso una analisi epidemiologica osservazionale ed uno studio sperimentale storico prospettico.
Si deciso quindi di provare a verificare se esistono
relazioni significative tra le due patologie e se gli esiti
cicatriziali di una appendicectomia possono causare
nel tempo una lombalgia con conseguente discopatia
al rachide lombare. Lo studio stato effettuato grazie
alla preziosa collaborazione del Dott. Alessandro Zalaffi, neurochirurgo e ricercatore presso il policlinico
Universitario di Siena, ed composto da due ricerche distinte.
METODI
La prima ricerca di tipo osservazionale, si propone di
dimostrare statisticamente se un paziente operato
almeno 10 anni prima di appendicectomia ha pi probabilit di soffrire di lombalgia o di sviluppare discopatie-ernie lombari rispetto ad un soggetto non operato. Nella prima parte dello studio sono stati analizzati 47 pazienti operati di ernia lombare nellanno
1994 presso il Reparto di Neurochirurgia del Policlinico di Siena per valutare quanti dei pazienti operati
siano stati appendicectomizzati in precedenza.
La seconda parte della ricerca stata effettuata sotto-

ponendo ad un gruppo di 20 persone operate di appendicectomia presso LUnit Sanitaria di MassaCarrara e l Unit Sanitaria di Parma, un questionario
comprendente una scala di misura del dolore lombare
di Roland and Morris ed un elenco delle eventuali
discopatie od ernie diagnosticate. E stato utilizzato
un gruppo di controllo di 20 persone random con le
stesse caratteristiche non operate di appendicectomia a cui stato sottoposto lo stesso questionario.
Sono stati utilizzati dei criteri di inclusione e di esclusione, e i dati ottenuti sono stati analizzati e confrontati per arrivare a dati statistici.
Criteri di inclusione
Gruppo pazienti appendicectomizzati
Et compresa tra i 30 e i 65 anni
Operazione di appendicectomia effettuata da almeno 10 anni presso lUnit Sanitaria di MassaCarrara o presso lUnit Sanitaria di Parma e
Provincia.(Per garantire lomogenit degli interventi)
Gruppo pazienti discectomizzati
Et compresa tra i 30 e i 65 anni
Operazioni di ernia del disco effettuate presso il
Reparto di Neurochirurgia DellOspedale Universitario Di Siena (Per garantire la omogeneit degli interventi)
Gruppi di controllo persone sane
Et compresa tra i 30 e i 65 anni
Criteri di esclusione:
Gruppo appendicectomizzati
Presenza di patologie autoimmunitarie
Presenza di malattie neurologiche degenerative a
carico del Sistema Nervoso Centrale o periferico
(storia di ictus, polineuropatie,ecc.)
Storia di trauma a carico della muscolatura muscolo-scheletrica o addominale
Effettuazione di altri interventi chirurgici a livello
toraco addominale o vertebrale
Portatori di protesi agli arti inferiori ( anche articolari)
Pazienti con neoplasie maligne
Gruppo discectomizzati
Presenza di patologie autoimmunitarie (es. artrite
reumatoide ecc.)
Presenza di malattie neurologiche degenerative a
carico del Sistema Nervoso Centrale o periferico
(storia di ictus, polineuropatie,ecc.)
Storia di traumi con distorsione e con compressione del rachide nei 5 anni precedenti
allintervento e in ogni caso traumi alla colonna
vertebrale che necessitano di pi di due giorni di
ricovero
Portatori di protesi agli arti inferiori
Neoplasie maligne
Presenza di altre patologie rachidee strutturali in
grado di modificare la corretta statica ( es. spondilolisi ecc.)
Gruppi di controllo persone sane
Presenza di patologie autoimmunitarie (es. artrite

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CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE DELLINTERVENTO DI APPENDICECTOMIA

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RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA

reumatoide ecc.)
Presenza di malattie neurologiche degenerative a
carico del Sistema Nervoso Centrale o periferico
(storia di ictus, polineuropatie,ecc)
Storia di traumi con distorsione e con compressione del rachide nei 5 anni precedenti
allintervento e in ogni caso traumi alla colonna
vertebrale che necessitano di pi di tre giorni di
ricovero
Portatori di protesi agli arti inferiori (anche articolari)
Pazienti che hanno subito un trauma muscolo
scheletrico o addominale
Effettuazione di altri interventi chirurgici a livello
toraco addominale
Materiali
Tutti i pazienti hanno compilato un questionario
(Figura 1) per la valutazione della disabilit conseguente al dolore lombare e della intensit del dolore
lombare con i dati anagrafici e le eventuali patologie
discali o altre patologie presenti o passate e con lo
stato di salute attuale.
Il questionario un derivato leggermente modificato
del questionario di Roland and Morris pubblicato su
Spine nel 1983 (Roland & Morris; 1983).
Si adottata e modificata la traduzione di questo questionario che era presente nel libro: Le scale di misura delle malattie muscolo scheletriche di Donatella
Bonaiuti (Bonaiuti; 2000) .32
Esso si compone di 3 parti:
1.
Il questionario di misurazione disabilit si divide
in 24 item. Ciascuna croce apposta dalla persona
in esame vale un punto ed il punteggio varia da
zero a ventiquattro. Come suggerito dagli autori
un punteggio superiore a 14 nella valutazione di
un risultato stato considerato come non buono
per lo stato di salute della persona in esame.31
2. Scala di misurazione del dolore lombare. Questa
scala, che nella figura del termometro del questionario ha sei gradazioni, permette di assegnare un punteggio da 0 (nessun dolore) a 5
(massimo dolore sopportabile). Attraverso
lanalisi di questa scala possibile conoscere
lintensit di dolore presente al momento della
compilazione del questionario.
3. Questionario sulle patologie presenti nelle persone osservate, in modo da poter analizzare la presenza o meno di patologie discali lombari e/o di
appendicectomia e/o di altre patologie. E possibile rilevare quante discopatie od ernie sono state diagnosticate al paziente, se e a che et stato operato di appendicectomia. Si ritenuto che
bastasse elencare le patologie discali diagnosticate in quanto si suppone che un paziente con
ricorrenti lombalgie gravi si rechi almeno una volta dal medico per ulteriori accertamenti clinici o
strumentali.
Metodi, sigle e valori utilizzati nella ricerca
I dati raccolti sono stati elaborati con il programma
excel.

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CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE DELLINTERVENTO DI APPENDICECTOMIA

Figura 1 - Questionario Roland-Morris utilizzato


Gruppo A: 47 pazienti operati di ernia del disco lombare. Gruppo B: 20 pazienti operati di appendicectomia. Gruppo C: 20 persone del gruppo di controllo
non operate di appendicectomia.

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RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA

Il gruppo A composto da 47 pazienti operati di ernia


del disco lombare presso il Policlinico dellUniversit
degli Studi di Siena, scelti in maniera casuale.
Il gruppo B stato selezionato tra un gruppo di 100
persone operate presso lUnit Sanitaria di Massa
Carrara e Parma almeno 10 anni prima della presente
ricerca (OA).
Il gruppo C stato selezionato in maniera il pi possibile casuale in una popolazione generale di soggetti. I
soggetti sono stati raccolti mediante un questionario
somministrato presso un centro commerciale, cento
indirizzi e numeri di telefono di soggetti che non erano
stati sottoposti ad appendicectomia (NO).
I criteri di inclusione e di esclusione dallo studio sono
gi stati precedentemente descritti. Per i gruppi B C
i soggetti sono stati numerati da 1 a 100 e ne sono
stati selezionati 20 da ogni gruppo in maniera casuale
utilizzando una tabella di randomizzazione.
Sigle utilizzate:
DD: discopatie lombari diagnosticate
ECD: ernie lombari diagnosticate clinicamente
ESD: ernie lombari diagnosticate strumentalmente
OA: pazienti operati di appendicectomia
NO OA: pazienti non operati di appendicectomia
Scala RM: Roland and Morris
SVDL : Scala valutazione del dolore lombare
Valutazione del questionario
Ogni risposta contrassegnata abbiamo dato un valore
di 1 punto. Il termometro del dolore al momento della
compilazione:
NESSUN DOLORE : 0
DOLORE LEGGERO : 1
DOLORE MODERATO : 2
DOLORE ABBASTANZA GRAVE : 3
DOLORE VERAMENTE GRAVE : 4
DOLORE QUASI INSOPPORTABILE : 5
I risultati del questionario saranno tanto pi alti quanto pi alto sar il dolore al momento della compilazione della scheda ed esprimer quante sono le
discopatie/ernie diagnosticate e se i pazienti sono
stati in precedenza operati di appendicectomia.
RISULTATI
Nella prima parte dello sono stati analizzati una serie
consecutiva di 47 pazienti sottoposti ad intervento
microchirurgico di discectomia semplice discale presso la Neurochirurgica Universitaria di Siena. Let
media era di 43 +/- 15 anni. I pazienti che, in precedenza erano stati sottoposti ad appendicectomia sono
risultati essere 18 (38,3%).
Gli aspetti epidemiologici dellappendicite non sono
ben chiari ed includono incidenze molto varie anche
allinterno dello stesso paese. Lincidenza di appendicite nella popolazione canadese dellOntario dal 1991
al 1998 stata di 75 x 100.000 soggetti per anno ovvero dello 0,075% x anno (Al-Omram et al.; 2003).
Uno studio del 1997 in Norvegia, invece, ha evidenziato una incidenza cruda di 86 pazienti per 100.000
abitanti per anno ovvero dello 0,086% per anno
(Andersson et al.; 1994). In Svezia negli anni dal
1984 al 1989 lincidenza delle appendicectomie sta-

ta di 167 per 100.000 per anno ovvero dello 0.167 %


per anno e quella delle appendiciti di 116 per
100,000 per anno ovvero dello 0.116 % per anno.
Anche secondo un altro studio effettuato in Scandinavia lincidenza per anno di appendiciti era dello
0,116% e quella di appendicectomie era dello 0,172%
(Ohmann et al.; 2002).
Dai dati presenti in letteratura (anche se i parametri
presenti in Italia non sono noti) sembra quindi che il
numero di appendicectomie sia superiore a quello
delle appendiciti e che il rapporto appendicectomie/
appendiciti vari tra (1,48 e 1,43) per aumentare la
sensibilit dello studio si scelto un rapporto di 1,5.
Lunico studio disponibile ed a noi noto che analizza
lincidenza di appendicite acuta in Italia stato effettuato da Basoli ed al nel 1993 (Basoli et al.; 1993) e
lincidenza calcolata (in calo negli anni 1955-1987)
varia dallo 0,57% per anno allo 0,37% per anno
(poich questi valori sono di 10 grandezze superiori
rispetto a tutti gli altri presenti in letteratura non sono
stati ritenuti attendibili e pertanto non verranno inclusi
nello studio. Verr invece considerato come valore
comunemente accettato quello di una incidenza di
100 su 100.000 pazienti lo 0,1% (Korner et al.; 1997).
Poich i casi di appendicectomia potrebbero essere
pi numerosi di circa il 50% si deciso di considerare, approssimando per eccesso, una incidenza normale per popolazione di appendicectomia di 0,15 %
per anno. Tale valore deve essere moltiplicato per il
numero di anni dellet media + due deviazioni standard della nostra serie (43+ 15x2= 73) che corrisponde grosso modo alla aspettativa di vita alla nascita
della popolazione media in Italia che di 72.4 anni
per gli uomini e 78.7 anni per le donne (Conti, et al.;
1999). Si ottiene cos una frequenza attesa di incidenza in una popolazione analoga alla nostra di 11% ca
(73 x 0.15=10.95).
Pertanto confrontando con il test del Chi Quadro la
nostra popolazione con una popolazione stimata di
100 pazienti con frequenza di appendicectomia di 11
pazienti si ottiene una significativit statistica con 1
grado di libert con un P<0.005.

ELAV JOURNAL Anno V Numero 20

CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE DELLINTERVENTO DI APPENDICECTOMIA

discectom izzati/appendicectom izzati Vs


popolazione generale appendicectom izzati
media nazionale popolazione appendicectomizzati
media discectomizzati/appendicectomizzati

40%
35%
30%

38,30%

25%
20%
15%
10%

11%

5%
0%

Figura 2 - Discectomizzati e Appendicetomizzati nello


studio rispetto alla media

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RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA

E stata effettuata una analisi statistica secondo tavole di contingenza (Chi Quadro e Fischer Exact Test)
tra i due gruppi e tutti i parametri studiati sono risultati
essere statisticamente differenti tra i due gruppi.
Ci dimostra che la percentuale di appendicectomizzati nel gruppo dei discectomizzati (Gruppo A) del
38,3% dato notevolmente superiore alla media degli
appendicectomizzati nella popolazione, circa 11%
(Figura 2).
E risultata una differenza significativa tra i due gruppi
con un (P = 0,0110).
Nella seconda parte dello studio si sono messi a confronto il gruppo operati di appendicectomia (gruppo B)
con i non operati di appendicectomia (gruppo C).
Sono stati selezionati in maniera casuale venti soggetti operati di appendicectomia dal 1959 al 1987, di
et media 41,15 +- 10 anni (9 femmine ed 11 maschi)
ai quali stata somministrato il questionario. Era presente una discopatia lombare diagnosticata in 10 casi
(50%), unernia discale era stata diagnosticata clinicamente o strumentalmente in 7 casi (35%), presentavano un punteggio della scala di misurazione del dolore superiore o uguale a 2 il 55 % dei soggetti (11
casi) e 7 pazienti (35%) presentavano un punteggio
uguale o superiore a 10 nella scala di disabilit soggettiva.
Tra i 20 soggetti di controllo selezionati in maniera
casuale (un questionario somministrato presso un
centro commerciale) e stratificati per et e sesso solamente un paziente (5 %) presentava una discopatia
lombare diagnosticata ed una ernia lombare diagnosticata clinicamente o strumentalmente. La scala del
dolore lombare era uguale o superiore a 2 in 4 pazienti (20%) e la scala di valutazione soggettiva era
uguale o superiore a 10 in 3 soli pazienti (15%).
Mettendo a confronto le diverse specifiche del questionario tra il gruppo B ed il gruppo C si rilevata
una significativa differenza tra le discopatie presenti
(DD) con un valore (P = 0,0046); una significativa
differenza per quanto riguarda le ernie EDC+EDS con
un valore (P = 0.00234); una non significativa differenza tra le scale di valutazione del dolore lombare
SVDL (P = 0.0500); una non significativa differenza
tra le scale Roland & Morris RM (P = 0,2733).
In Figura 3 riportato il confronto tra gli apppendicecOA

NO OA

60%

50%

40%

55%
50%

30%

35%

35%

20%

20%
15%

10%

5%

5%

0%
DD

ECD ed ESD

RM

Parametri analizzati

SVDL

tomizzati e i controlli.
Soggetti appendicectomizzati (gruppo B):
Discopatie diagnosticate: 50%
Ernie clinicamente o strumentalmente diagnosticate:
35%
Scala Roland and Morris: 55%
Scala valutazione del dolore lombare: 35%
Soggetti non appendicectomizzati (gruppo C):
Discopatie diagnosticate: 5%
Ernie clinicamente o strumentalmente diagnosticate:
5%
Scala Roland and Morris: 20%
Scala valutazione del dolore lombare: 15%.
DISCUSSIONE E CONCLUSIONI
Arrivati alla fine di questa ricerca possiamo tracciare
un bilancio sui risultati ottenuti. Nella prima parte della
ricerca emerso che tra il gruppo di pazienti operati
di ernia del disco intervertebrale nell anno 1994 presso il Policlinico Universitario di Siena (gruppo A)
lincidenza delle appendicectomie rispetto al numero
di appendicectomizzati nella popolazione molto pi
elevato con una differenza altamente significativa tra i
due gruppi (P = 0,0110).
Mentre nel gruppo A ci aspettavamo di trovare solo
l11% di appendicectomizzati abbiamo riscontrato che
erano il 38% mostrando cos una grossa relazione tra
gli appendicectomizzati e le conseguenti discectomie
lombari.
La seconda parte della ricerca ha evidenziato una
differenza altamente significativa (P< 0.05) tra il gruppo B, (composto da 20 pazienti appendicectomizzati)
ed il gruppo C, (composto da 20 pazienti sani) per
quanto riguarda lanalisi delle discopatie e ernie lombari.
Non sono apparse differenze significative tra il gruppo
B e C, relative alla scala di valutazione del dolore
lombare e la scala di Roland and Morris (P> 0.05 oppure P= 0,05).

ELAV JOURNAL Anno V Numero 20

CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE DELLINTERVENTO DI APPENDICECTOMIA

APPLICAZIONI PRATICHE
Attraverso questo studio appare evidente quindi un
influenza della appendicectomia nella evoluzione di
patologie del disco intervertebrale mentre meno rilevanti sembrerebbero le relazioni con lintensit del
dolore lombare ed il grado di incapacit nel compiere
le attivit della vita quotidiana.
BIBLIOGRAFIA
1. Al-Omran M., Mamdani M., et al. Epidemiologic
features of acute appendicitis in Ontario, Canada.
Can J Surg; 2003, 46(4):263-8.
2. Andersson R., Hugander A., et al. Indication for
operation in suspected appendicitis and incidence of perforation. BMJ; 1994, 308(6921):10710.
3. Basoli A., Zarba Meli E., et al. Trends in the incidence of acute appendicitis in Italy during the
past 30 years. Minerva chir; 1993, 48(3-4):12732.

Figura 3 - Appendicectomie vs Controlli


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RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA

4. Bonaiuti D. Le scale di misura delle malattie muscolo scheletriche. Milano. Publisher Ed; 2000.
5. Conti S., Farchi G., et al. The impact of the major
causes of death on life expectancy in Italy. International Journal of Epidemiology; 1999, 28:905910.
6. Korner H., Sondenaa K., et al. Incidence of acute
nonperforated and perforated appendicitis: agespecific and sex-specifit analysis. World J Surg;
1997, 21(3):313-7.
7. Ohmann C., Franke C., et al. Status report on
epidemiology of acute appendicitis. Chirurg;
2002, 73(8):769-76.
8. Roland M., Morris R. A study of the natural history of back pain. Spine; 1983, 8(2):141-144.

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CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE DELLINTERVENTO DI APPENDICECTOMIA

30

RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA

LESIONI DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE. CASO STUDIO - PRIMA PARTE: ATTIVIT
MOTORIA PRE-OPERATORIA
Bartolucci Paolo
Dott. in Scienze Motorie, Chinesiologo
INTRODUZIONE
Questo articolo vuole essere una condivisione di
unesperienza lavorativa e un contributo sullefficacia
dellattivit motoria pre-operatoria per predisporre in
buone condizioni la muscolatura dellarticolazione
interessata, cosi come lorganismo in toto,
nelladattamento come risposta allo stress
dellintervento di ricostruzione del legamento, della
riabilitazione e sugli effetti nel post operatorio e nella
fase di ritorno allattivit fisica di riferimento.
Nella seconda parte dellarticolo si affronter in modo
pi specifico il percorso di riabilitazione postoperatorio, guidato e monitorato dal fisioterapista,
come dal medico specialista e del percorso di rieducazione e riatletizzazione per riportare il soggetto in
causa ad affrontare in modo ottimale le attivit di tutti i
giorni come, e soprattutto, le attivit sportive praticate.
Inoltre nella seconda parte si andr a verificare la validit e lutilit dellattivit pre-operatoria, quindi quali
benefici, o lassenza di essi, saranno riscontrati nel
trattamento post-operatorio.
Nell'ambito delle lesioni da sport, la patologia del ginocchio preoccupa in misura maggiore sia l'atleta sia
il medico, in quanto le strutture che possono essere
coinvolte sono numerose e importanti.
Possiamo trovare patologie acute traumatiche che
riguardano generalmente gli sport di contatto sia a
squadre (calcio, calcio a 5,basket,rugby eccetera) sia
individuali (arti marziali, lotta eccetera), ma anche
sport individuali nei quali il rischio di torsione elevato (sci, sport motoristici, corse campestri eccetera), e
tutto il gruppo delle patologie da sovraccarico, che
riguardano in modo particolare le strutture meno vascolarizzate come cartilagini e tendini, ma che possono usurare anche le strutture capsulo-legamentose
e ossee.
noto che queste patologie sono in netto e costante
aumento: quelle traumatiche per motivi di maggior
dinamica, ma anche di maggiore aggressivit degli
sport di contatto, contrassegnati pertanto da traumi
che si verificano con maggiore forza e velocit; quelle
da sovraccarico per metodiche di applicazione e di
intensit dei carichi sempre maggiore al fine di ottenere risultati a livello muscolare e di prestazione sempre pi alti.
Si possono considerare altri due aspetti riguardo alla
genesi e all'incidenza della patologia traumatica.
Sicuramente le lesioni del ginocchio sono pi numerose e si diversificano anche come organi bersaglio .
Per esempio, negli atleti di due o tre generazioni fa un
trauma distorsivo al ginocchio coinvolgeva prevalentemente i muscoli e i legamenti collaterali, specialmente quello mediale; oggi molto pi coinvolto il pivot

centrale, con frequentissimo interessamento del legamento crociato anteriore.


Per quanto riguarda le patologie da sovraccarico si
notata negli ultimi anni la loro comparsa anche in
sport ove fino a qualche anno fa non erano presenti.
Ci si verificato per i cambiamenti qualitativi e quantitativi dei programmi di allenamento e per la frequenza degli impegni agonistici.
Inoltre esse sono divenute pi evidenti anche perch
agiscono su strutture mono resistenti, in quanto i giovani delle generazioni attuali non hanno avuto adeguati stimoli nel periodo di accrescimento a livello
delle strutture tendinee e legamentose per carenza di
attivit ludico-motoria continuativa, rappresentate in
passato dalle ore passate in cortile a giocare, non
sostituita adeguatamente dall'educazione motoria
scolastica.
come se le strutture legamentose e tendinee, insieme agli altri tessuti muscoloscheletrici, si fossero adattate alle ridotte richieste fisiche durante l'accrescimento, indebolendo la loro struttura, con conseguente
aumento del rischio di lesioni da sforzi acuti (Ferrario,
Monti,Jelmoni; 2005).

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LESIONI DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE. CASO STUDIO - PRIMA PARTE

PATOGENESI
La variet dei momenti traumatici che intervengono
nel determinare linteressamento pi o meno grave
delle strutture capsulo-legamentose del ginocchio
rendono difficoltoso sistematizzare in precisi schemi
patogenetici le diverse lesioni anatomo-patologiche.
Didatticamente si pu dire che i meccanismi patogenetici pi frequenti sono (Morlacchi & Mancini; 2010):
1. Sollecitazione in valgismo a ginocchio atteggiato
in flessione e tibia in rotazione esterna (trauma in
valgo-flessione esterna: in tale evenienza si verifica dapprima limpegno del L.C.I. (legamento
collaterale interno/mediale) e quindi quello del
P.A.P.I. e del L.C.A.
2. Sollecitazione in varismo, a ginocchio atteggiato
in flessione e tibia in rotazione interna: in tale
evenienza si verifica soprattutto la lesione del
L.C.A. (sono traumi tipici da sport: cambio di direzione, ricaduta da un salto, etc.)
3. Sollecitazione in valgismo, a ginocchio esteso: in
questo caso si verifica la lesione del compartimento mediale del L.C.A. e del L.C.P.
4. Sollecitazione in varismo a ginocchio esteso: in
questo caso si verifica la lesione del P.A.P.E., del
L.C.P. e del L.C.A.
5. Possono verificarsi meccanismi che provocano
lesioni isolate dei legamenti crociati: iperestensione forzata del ginocchio, pu causare la lesione
del L.C.A.; mentre un trauma sagittale in corrispondenza delle epifisi prossimale della tibia
stessa, a ginocchio atteggiato in flessione
(trauma da cruscotto), pu determinare la lesione
del L.C.P.
ANATOMIA PATOLOGICA
Si possono distinguere didatticamente:
1. Distorsioni di I grado: semplice distensione o di-

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RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA

strazione di alcuni fasci dei legamenti


2. Distorsioni di II grado: lacerazione legamentosa
parziale
3. Distorsione di III grado: lacerazione legamentosa
totale o avulsione legamentosa dalla inserzione
ossea.
Dal punto di vista prognostico e terapeutico fondamentale la distinzione tra:
1. Lesioni periferiche (capsula, legamenti collaterali,
etc.)
2. Lesioni centrali (legamenti crociati) associate o
meno a lesioni periferiche.
Le lesioni centrali sono le pi gravi perch compromettono maggiormente la sua stabilit del ginocchio.
Possibili, in tutte i tipi di lesione capsulo-legamentoso
del ginocchio, la presenza di lesioni meniscali, soprattutto in corrispondenza dellinserzione capsulare del
corno posteriore.
SINTOMATOLOGIA E QUADRO RADIOGRAFICO
Si basa preliminarmente sul dato anamnestico di un
trauma che ha interessato il ginocchio con uno dei
meccanismi patogenetici descritti, accompagnato da
improvviso dolore e, spesso, sensazione di crack.
Nei casi pi gravi il paziente riferisce la sensazione di
ginocchio andato fuori posto, seguita da instabilit
sotto carico.
Clinicamente si pu rilevare.
1. Atteggiamento in lieve flessione del ginocchio
con impossibilit alla estensione completa;
2. Impotenza funzionale pi o meno accentuata;
3. Tumefazione del ginocchio e presenza di ballottamento rotuleo per versamento ematico endoarticolare; tuttavia se la presenza di un emartro
deve sempre far sospettare una lesione legamentosa, la sua assenza non autorizza ad escluderla in quanto unampia lacerazione capsulare
consente il deflusso ematico nei tessuti periarticolari;
4. Dolore spontaneo diffuso e intenso; in alcuni casi
tuttavia, e spesso proprio nei pi gravi, esso non
pu essere accentuato se la rottura capsulolegamentosa ha interrotto le vie sensitive afferenti oppure se ha limitato la tensione endoarticolare
per diffusione dellemartro in sede extraarticolare;
5. Dolore pi o meno diffuso alla pressione esercitata sul compartimento mediale e/o laterale;
6. Instabilit articolare; di facile valutazione a poche ore dal trauma, ma diventa di difficile riscontro nei giorni successi (in quanto la contrattura
muscolare antalgica limita lesecuzione delle manovre semeiologiche); in questi casi pu talvolta
essere necessario effettuare lesame obiettivo in
anestesia generale.
Un esame radiografico nelle due proiezioni ortogonali
(antero-posteriore e laterale) necessario per escludere la presenza di eventuali fratture concomitati o di
distacchi ossei parcellari a livello delle inserzioni legamentose.

DIAGNOSI E CASO DI STUDIO


La diagnosi essenzialmente clinica. Essa si basa
sui dati anamnestici e sui segni obiettivi descritti anche se, in alcuni casi, pu essere necessario effettuare, come gi detto, lesame obiettivo in narcosi.
Un utile complemento diagnostico rappresentato
dalla T.C. e soprattutto dalla R.M.N., in alcuni casi
particolari pu trovare indicazione lartroscopia.
Al soggetto preso in esame, di anni 30, normo dotato
di corporatura robusta, praticante sport a livello amatoriale, stata diagnosticata la rottura del L.C.A. in
seguito ad un trauma distorsivo durante la pratica
amatoriale (ma comunque frequente) di una partita di
calcio a 5.

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LESIONI DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE. CASO STUDIO - PRIMA PARTE

ATTIVIT MOTORIA PRE-OPERATORIA


Il medico ortopedico a circa due mesi dallintervento,
dopo unattenta e scrupolosa valutazione, ha consigliato, al soggetto in questione, un attivit motoria pre
-operatoria per mantenere e conservare le caratteristiche organico-muscolari dellarto leso ed educare la
persona a non incorrere durante la vita quotidiana in
meccanismi patogenetici che hanno causato il trauma
e quindi la rottura del legamento stesso.
Come primo atto stato spiegato al soggetto quali
sono i meccanismi traumatici con cui i legamenti vengono sollecitati fino alla loro rottura cos da renderlo
cosciente, e la funzione del L.C.A.
Il passo successivo stata la proposta del percorso e
degli esercizi di potenziamento della muscolatura di
tutto larto con particolare attenzione ai flessori della
coscia data la loro funzione nel coadiuvare il lavoro
del legamento crociato anteriore e linserimento di
esercizi di propriocezione per migliorare il controllo
dato il deficit di stabilit.
Ovviamente gli esercizi proposti sono stati valutati
step by step tenendo conto della mancanza di stabilit data la rottura del L.C.A. e delle condizioni
dellarto nel momento di esecuzione dellesercizio.
Il programma stato suddiviso nei due mesi disponibili:
PRIMO MESE
Riscaldamento su cyclette.
Stretching.
Esercizi di potenziamento a catena cinetica aperta a carico naturale(quindi in assenza di sovraccarico esterno), 3 serie da 20 a 30 ripetizioni
(aumento progressivo) :
Muscolo quadricipite. In posizione supina il
soggetto solleva larto dal piano di circa 30
a ginocchio esteso.

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RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA

Muscolo vasto mediale. In posizione supina


il soggetto solleva larto extra-ruotato dal
piano di circa 30 a ginocchio esteso.

Muscolo quadricipite, adduttori e abduttori.


In posizione supina il soggetto solleva larto
di circa 30 compiendo delle circonduzioni
prima in senso orario poi anti-orario.

Muscolo tricipite surale. (appoggio prima


bipodalico, poi monopodalico) . Il soggetto si
solleva sulle punte portando i piedi/il piede in
distensione dorsale.

Esercizi di potenziamento isometrico a catena


cinetica chiusa.
Arti inferiori
eseguibile precocemente come prevenzione dell'atrofia post-trauma cos come nel
post-operatorio (Ferrario et al.; 2005). Il soggetto esegue un piegamento isometrico di
circa 30 per 7/10 secondi con recupero pi
o meno pari al tempo di contrazione per un
totale di 10/50 ripetizioni. Eseguibile anche a
60 di piegamento.

Esercizi di propriocezione ed equilibrio.


Esercizio con lausilio della
spalliera e
lutilizzo di un cuscino propriocettivo semisferico con base rigida capovolto. Il soggetto
poggia il piede dellarto leso sulla base del
cuscino mantenendo il ginocchio piegato (di
circa 50), mentre la gamba sana distesa
posteriormente con appoggio a terra.

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LESIONI DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE. CASO STUDIO - PRIMA PARTE

Muscoli abduttori. Il soggetto sdraiato su un


fianco, abduce larto a ginocchio esteso.

Muscoli adduttori. Il soggetto sdraiato su un


fianco solleva larto che si trova inferiormente a ginocchio esteso.

Muscoli flessori. Il soggetto in posizione prona, con i piedi appoggiati a terra, estende
lanca sollevando larto a ginocchio esteso.
Muscoli flessori. Il soggetto in posizione eretta, con il ginocchio bloccato al lettino flette fino a 90 ed estende larto molto lentamente.
Esercizi a catena cinetica chiusa a carico naturale.
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Esercizio di equilibrio statico su balance bar,


costituito da materiale deformabile. Il soggetto mantiene lequilibrio sullarto leso.

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RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA

Esercizi a catena cinetica chiusa a carico naturale.


Esercizi di potenziamento isometrico a catena
cinetica chiusa. Stessi esercizi del mese precedente.
Esercizio dinamico di potenziamento a catena
cinetica chiusa con ausilio della fit-ball.
Arti inferiori. Il soggetto esegue degli squat
con pallone piegando gli arti fino a 60 (90
se lo si ritiene opportuno).

Esercizio di equilibrio dinamico. Il soggetto


cammina sulla balance bar.

Defaticamento su cyclette.
Stretching.
Dopo il primo mese di attivit il soggetto ha affermato
di percepire una migliore contrazione di tutta la muscolatura e conseguenzialmente anche un sufficiente
miglioramento sul controllo dellarticolazione.
Nel secondo mese di attivit, sulla base degli effetti
percepiti dal soggetto nel primo, sono state aggiunte
alcune esercitazioni e progressivamente anche le
serie e le ripetizioni (utilizzo di carichi esterni come
bende elastiche e pesi a fascia).
SECONDO MESE
Riscaldamento su cyclette.
Stretching.
Esercizi di potenziamento a catena cinetica aperta a carico naturale e con l'ausilio di peso a fascia
(carichi bassi e progressivi). 3 serie da 30 a 50
ripetizioni. Stessi esercizi del mese precedente.
Esercizi di potenziamento a catena cinetica chiusa a carico libero.
Il soggetto mantiene una semiaccosciata
(30 gradi flessione) per 15 secondi, quindi
ritornare in posizione di partenza.
Esercizi di potenziamento contro resistenza elastica a catena cinetica chiusa.
il soggetto dalla posizione di semiaccosciata
si porta in estensione contro resistenza elastica per poi tornare nella posizione di partenza.
Esercizi di potenziamento a catena cinetica aperta a carico naturale. Stessi esercizi del mese precedente.
Esercizi di potenziamento contro resistenza elastica a catena aperta.
Muscoli flessori. Il soggetto in posizione prona flette l'arto leso fino a 90 contro la resistenza elastica e rilascia in distensione
molto lentamente.

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LESIONI DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE. CASO STUDIO - PRIMA PARTE

Esercizi di propriocezione ed equilibrio.


Esercizio con lausilio della spalliera e
lutilizzo di un cuscino propriocettivo semisferico con base rigida capovolto. Il soggetto poggia il piede dellarto leso sulla base
del cuscino mantenendo il ginocchio piegato
(di circa 50), mentre la gamba sana distesa posteriormente con appoggio a terra.
Esercizio di equilibrio statico su balance bar,
costituito da materiale deformabile. Il soggetto mantiene lequilibrio sullarto leso.
Esercizio di equilibrio dinamico. Il soggetto
cammina sulla balance bar.
Esercizio propriocettivo rappresentato dall'utilizzo di una tavoletta propriocettiva tavoletta in appoggio bipodalico e poi monopodalico.
Costruzione di circuiti con integrazione di
esercizi funzionali e propriocettivi.
Defaticamento su cyclette o tapis roulant.
Stretching.

DISCUSSIONE E CONCLUSIONI - PRIMA PARTE


Alcuni degli esercizi indicati nel percorso dell'attivit
pre-operatoria sono stati estratti da quello che pu
essere un ipotetico inizio della riabilitazione postoperatoria e adattati quanto pi possibile al soggetto
e alla situazione generale dell'arto leso in quel dato
momento.
Come detto in precedenza, ogni singolo esercizio
stato valutato primo di essere eseguito dal soggetto.
Al termine dei due mesi di intenso lavoro, praticato
costantemente, il soggetto in questione presentava
decisamente un tono muscolare migliorato ed un
maggiore controllo di tutto l'arto, sia nella semplice
deambulazione che nelle attivit pi impegnative come salire e scendere le scale.
Inoltre un altro aspetto che si evidenziato alla fine
del lavoro,quindi dell'allenamento, quello della condizione psicologica della persona nell'affrontare l'in-

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RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA

tervento,il soggetto si mostrato pi sicuro e propositivo.


BIBLIOGRAFIA
1. Ferrario A., Monti G.B., Jelmoni G.P. Traumatologia dello sport-Clinica e terapia. Milano; Edi Ermes; 2005.
2. Morlacchi C., Mancini A. Clinica ortopedica manuale-atlante. IV Edizione. Piccin; 2010.

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LESIONI DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE. CASO STUDIO - PRIMA PARTE

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BIOMECCANICA

MEZZI E METODI PER LANALISI DEL MOVIMENTO UMANO


Russo Luca
ELAV Institute
I MEZZI E GLI STRUMENTI DELLANALISI CINEMATICA
Le strumentazioni e le metodiche necessarie per condurre dei rilievi cinematici sul movimento umano devono essere funzionali a fornire, agli operatori che le
utilizzano, indicazioni numeriche istante per istante
circa la posizione spaziale dei soggetti o di parti di
essi in moto (Dal Monte & Faina, 2000).
Sostanzialmente lanalisi dei descrittori cinematici del
movimento pu essere svolta attraverso metodiche
che utilizzano sensori che rilevano le posizioni spaziali dei soggetti in moto oppure metodiche che filmano e video-riprendono il soggetto mostrando il suo
movimento. Tutte le tecniche che offrono la possibilit
di visualizzare il movimento del soggetto e seguirlo
nella
sua
evoluzione
vengono
definite
fotogrammetria su piccola scala (Dal Monte 1977;
Dal Monte 1983; Cappozzo, 1986; Gazzani, 1987) in
special modo se eseguita con il video (che tratteremo
nel dettaglio nel prossimo numero, ndr).
Non esiste una tecnica di analisi migliore di unaltra,
ma semplicemente delle tecniche pi o meno funzionali allindagine da eseguire come del resto avviene
in molti altri campi dello sport: per misurare la durata
di una finale Olimpica dei 100m piani di atletica si necessita di cronometri che calcolino anche i millesimi di
secondo, mentre per determinare il triplice fischio della finale dei Mondiali di calcio basta un cronometro
che si fermi ai secondi.
Esistono per delle tecniche che possono essere pi
o meno precise, solitamente quelle meno sofisticate
sono tecniche da campo che hanno il grande vantaggio di poter essere trasportate sui luoghi di allenamento e possono eseguire misurazioni anche fuori
dal laboratorio, mentre ve ne sono in commercio altre
molto pi sofisticate che possono essere pi o meno
invasive e che a volte mostrano dei limiti oggettivi
nellutilizzo dettati dallimpossibilit nel trasporto, dai
cavi o dallingombro. Infine non tutte le tecnologie
sono alla portata di tutti sia per difficolt di utilizzo sia
soprattutto per budget finanziario. Negli ultimi tempi
laumento delle tecnologie e luso sempre pi frequente di attrezzature di misurazione ha sicuramente
portato ad una maggiore diffusione e commercio di
strumenti che fino a qualche tempo fa erano esclusivamente ad appannaggio di Universit e centri di ricerca, mentre adesso iniziano ad essere utilizzati anche da allenatori e trainer.
Si propone di seguito un elenco delle principali strumentazioni per cercare di fare luce sulle passate e
attuali metodiche di studio dei rilievi cinematici applicati al movimento umano.
FOTOCELLULE
La funzione principale delle fotocellule quella di cal-

colare il tempo attraverso linterruzione di un fascio


luminoso che viene riflesso, tornando alla sorgente,
da un elemento riflettente posto ad una determinata
distanza. In pratica il soggetto che attraversa il fascio
luminoso avvia un cronometro che sar fermato al
successivo attraversamento dello stesso fascio, come
ad esempio pu succedere in una pista circolare
(Figura 1).

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MEZZI E METODI PER LANALISI DEL MOVIMENTO UMANO - TERZA PARTE

Figura 1 - Fotocellule (da formia.coni.it)


Se oltre al tempo di percorrenza del tratto preso in
questione si conosce anche la distanza si facilmente in grado di determinarne la velocit media di percorrenza. Il principio delle fotocellule stato utilizzato
anche per costruire sistemi di misurazione che, se
organizzati in pi moduli successivi luno allaltro, possono misurare pi precisamente degli aspetti della
corsa o delle andature in genere (camminata, balzi
etc.). Il principio di funzionamento di questi sistemi
modulari a fotocellule sempre fondato
sullinterruzione del fascio di luce e attraverso il software di analisi possibile ricavare dei dati interessanti sia diretti che indiretti. Un esempio di questi sistemi lOptojump (Microgate, Bolzano - Italia)
(Figura 2).

Figura 2 - Sistema modulare di fotocellule (da formia.coni.it)


Tra i vantaggi di queste attrezzature si possono annoverare la precisione (fino al millesimo di secondo) e la
trasportabilit quali strumenti da campo, mentre van-

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BIOMECCANICA
MEZZI E METODI PER LANALISI DEL MOVIMENTO UMANO - TERZA PARTE
ELAV JOURNAL Anno V Numero 20

no evidenziati come svantaggi le condizioni ambientali che possono interferire con il fascio luminoso
(illuminazione, pioggia etc.), linfluenza della forma
delloggetto che attraversa il fascio sul tempo registrato per quanto riguarda le fotocellule classiche e le
procedure e i tempi di montaggio e calibrazione per
quanto riguarda i sistemi modulari (Dal Monte & Faina, 2000; Dalla Vedova, Gallozzi, Besi, Faina, 2006).
ENCODER LINEARI A FILO
Un encoder a filo altro non che un piccolo box contenente un rocchetto di filo arrotolato che viene agganciato allatleta o allattrezzo utilizzato (Figura 3).

Figura 3 - Encoder a filo agganciato al bilanciere


Durante i movimenti del soggetto il filo segue
loggetto al quale agganciato srotolando il rocchetto
con la stessa velocit alla quale avviene il movimento
e lo srotolamento o il riavvolgimento del filo quantificano inoltre la distanza compiuta dallattrezzo al quale lencoder agganciato. Ha molte applicazioni sui
salti e sui movimenti sul posto (es. sollevamento pesi)
o in tutti quei movimenti in cui il soggetto non deve
compiere grandissimi spostamenti in quanto il limite
dellattrezzo la lunghezza del filo. Tra i vantaggi dello strumento ci sono le dimensioni, il peso e la facilit
duso (specialmente la calibrazione) mentre tra i difetti
c la necessit di una periferica di archiviazione e
registrazione dati e il vincolo del filo che si aggancia
al soggetto rendendo impossibili o quanto meno complicate alcuni tipi di valutazioni, si devono quindi prevedere dei sistemi di sgancio rapido del filo quando il
soggetto si allontana molto (Dalla Vedova et al.,
2006).
GONIOMETRI
I goniometri elettronici o ad ultrasuoni sono delle strumentazione che vengono applicate nelle articolazioni
(prevalentemente gomito e ginocchio) per valutare gli
angoli relativi creati dai segmenti corporei che le compongono.
Di vasto utilizzo in tempi passati
(Cappozzo, 1986), hanno subito sempre di pi
lavvento delle tecniche di analisi video o dei sistemi
3D che risultano essere sicuramente meno invasivi

Figura 6 - Sincronizzazione massimo sollevamento


CMJ
per gli atleti lasciandolo liberi di compiere le loro solite
gestualit che con i goniometri potevano esserne limitate.
RADAR
Unaltra tipologia di strumenti non invasivi per il calcolo della velocit media e istantanea sono i sistemi ad
onde radio che funzionano come dei RADAR (Dal
Monte & Faina, 2000). La tecnologia RADAR risale ai
tempi del secondo conflitto mondiale e il principio di
funzionamento concettualmente molto semplice e
del tutto uguale a quello usato dalle forze dellordine
per calcolare la velocit delle automobili sulle strade
(Dalla Vedova et al., 2006): il RADAR trasmette un
impulso elettromagnetico di breve durata, questo impulso si propaga nello spazio circostante e quando
incontra un oggetto vi si rifrange contro e torna indietro come un eco. Il RADAR acquisisce londa riflessa
e misura il tempo intercorso tra la trasmissione e il
ritorno che viene integrato nel software di analisi che
conoscendo la velocit della luce in grado di calcolare la distanze delloggetto contro il quale si infranto limpulso elettromagnetico (Figura 4). Questa descrizione di massima accompagnata poi da elaborati calcoli di pulizia e riconoscimento del segnale di
ritorno, soprattutto per quanto riguarda i RADAR militari.

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BIOMECCANICA

Figura 8 - GPS sportivo

Figura 4 - Pistola radar


Lo strumento in grado di calcolare la velocit punto
per punto, in maniera assolutamente non invasiva,
non necessita di calibrazioni o di marker sul soggetto,
ma allo stesso tempo dal momento che il fascio di
onde emesso ha un andamento a cerchi concentrici
la misura risente di un rumore di fondo rappresentato da tutto quello che si sta muovendo oltre al soggetto in questione. La misura risente anche molto
dellangolo rispetto al quale viene analizzato il soggetto: dal momento che lo strumento calcola il tempo di
ritorno dellonda emessa si avranno i risultati migliori
e pi vicini alla realt solo in condizioni in cui il moto
del soggetto avvenga sulla stessa linea di origine
dellimpulso elettromagnetico (Bretigny, Seifert Leory,
Chollet, 2008).
Le alte frequenze di campionamento di questi strumenti permettono delle analisi intergrate con altri sistemi di analisi cinematica laddove questi ultimi non
arrivano, come ad esempio il video o alcuni sistemi
opotoelettronici (Egret, Leory, Lorte, Weber, 2002;
EscamillaFleising, Barrantine, Andrews, Moorman,
2002; Elliot Fleising Nicholls, Escamilla, 2003; Egret,
Nicolle, Dujardin, Weber, Chollet, 2006; Girard, Micallef, Millet, 2007). In generale gli strumenti RADAR
vengono utilizzati quando si devono eseguire delle
misure sulla velocit di oggetti (o soggetti) molto veloci come ad esempio palloni, slittini, sciatori etc.
(Glazier, Paradisis, Cooper, 2000; Moras, Busc, Pea, Rodriguez, Vallejo, Tour-Fajardo, Mujika, 2008;
Cimpello, Garcia, Rueckmann, Markevicz, 2009;
Ruedl, Pocecco, Sommersacher, Gatter, Kopp, Nachbauer, Burtscher, 2010) oppure per modulare la
velocit di funzionamento di altri attrezzi di valutazione funzionale (Rollo, Williames, Nevill, 2008).
GPS E LPM
Tra la categoria dei sensori che vanno posizionati sul
soggetto i primi che possiamo annoverare sono i GPS
(Figura 5).
Ovvero i sistemi di navigazione satellitare che triangolano le informazioni provenienti dai satelliti in orbita
intorno alla Terra fornendoci le coordinate di latitudine
e longitudine della nostra posizione. Tra tutti i sistemi
qui proposti sono gli unici che utilizzano davvero il

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sistema di riferimento globale terrestre, risulta infatti


fondamentale, nel momento in cui si utilizzano questi
strumenti, creare delle procedure standardizzate di
lavoro prima dellacquisizione dei dati che permettano
di contestualizzare il movimento che si sta analizzando, come una sorta di calibrazione dello spazio in cui
si svolger il movimento. Ipotizziamo di porre su un
giocatore di calcio un GPS, alla fine del match avremo una serie di linee confuse che si intersecano ma
delle quali non sappiamo n linizio n la fine n soprattutto la direzione, quindi importante prima del
match fare ad esempio dei giri di campo con il GPS
per creare una delimitazione dello spazio allinterno
del quale si muover il giocatore.
Alcuni prodotti in commercio integrano allinterno anche un ricevitore per fasce cardiache o un accelerometro ad esempio per valutare gli urti subiti durante
un match o altri parametri, ma non sempre
laccuratezza di questi dati ottimale (Janssen & Sachlikidis, 2010). I GPS sembrano quindi dei perfetti
alleati per lallenatore o per il ricercatore che vuole
svolgere dellanalisi del movimento (Witte & Wilson,
2004), ma anche questi strumenti (come tutti) celano
dei pregi e difetti: tra i primi si pu annoverare la leggerezza, lo scarso ingombro e la facilit nel produrre
diversi dati (traiettorie, fasce di velocit e di accelerazione), mentre per quanto riguarda invece i difetti si
pu parlare di una scarsa precisione del dato in termini di posizione assoluta e una ridotta frequenza di
campionamento (i primi modelli acquisivano dati ad
1Hz, mentre oggi si arrivati a 15Hz) il che rende
questi strumenti ancora limitati nella validit assoluta
di stimare gli spostamenti piccoli, le alte velocit e i
cambi di direzione pur restando validi per le distanze
e i valori medi registrati (Edgecomb & Norton, 2006;
MacLeod, Morris, Nevill, Sunderland, 2009; Petersen
Pyne, Portus, Dawson, 2009; Barbero-Alvarez,
Coutts, Granda, Barbero-Alvarez, Castagna, 2010;
Coutts & Duffield, 2010; Duffield, Reid, Baker, Spratford, 2010; Gastin & Williams, 2010; Gray & Jenkins,
2010; Jennings, Cormack, Coutts, Boyd Aughey,
2010). Inoltre limpossibilit di eseguire misurazioni in
ambienti coperti, vista la necessit di comunicare costantemente con i satelliti, permette il loro utilizzo solo
allesterno.

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BIOMECCANICA

Nonostante ci i GPS trovano una grande applicazione in Australia essendo utilizzati dai coach per ottenere informazioni in real-time sui giocatori (Aughey &
Faloon, 2010; Gray, Jenkins, Andrews, Taaffe, Glover, 2010; Wisbey, Montgomery Pyne, Rattray, 2010).
Inoltre in questi ultimi anni i GPS hanno acquisito una
grande schiera di proseliti tra i runner e i ciclisti amatoriali e non e tra gli appassionati di percorsi montani
e di trekking (Figura 6). Tra i fattori che determinano il
successo tra il pubblico sportivo si possono elencare
il basso costo di questi strumenti, la semplicit duso
e lo scarso ingombro (poco pi grossi di un normale
orologio da polso o di un cardiofrequenzimetro), nonch leffetto scenico di scaricare e vedere il proprio
tragitto sul proprio computer dopo un allenamento in
pista o su percorsi di cui non si conosce la pendenza
o la distanza.

Figura 6 - GPS ad uso commerciale e di massa


Ulteriore applicazione dei GPS a basso costo il monitoraggio in soggetti a rischio (anziani, cardiopatici
etc.) della distanza percorsa camminando oppure
dellattivit fisica giornaliera collegata con gli spostamenti che la vita quotidiana ci richiede, strategia questa che si sta diffondendo negli ultimi anni (Le Faucheur, Abraham, Jaquinandi, Bouy, Saumet, NouryDesvaux, 2007; Le Faucheur, Abraham, Jaquinandi,
Bouy, Saumet, Noury-Desvaux, 2008; Takaishi, Yamada, Tanaka, Kanewaka, Yanagisawa, 2009; Cooper, Page, Wheeler, Griew, Davis, Hillsdon, Jago,
2010; Oliver, Badland, Mavoa, Duncan, Duncan,
2010).
I sistemi LPM si basano su dei sistemi di riferimenti
locali a differenza dei GPS che utilizzando i satelliti si
basano su sistemi di riferimento globali. La tecnologia
che sottende i LPM quella della radio-frequenza,
arrivando cos a frequenze di campionamento molto
elevate (anche 1000Hz) e riducendo in questa maniera la possibilit di dati errati (Frencken, Lemmink, Delleman, 2010). Intorno al luogo di avvenimento del
match o della gara o del test vengono installati una
serie di stazioni di trasmissione che comunicano
con un trasponder che viene applicato, attraverso un
cinturino o una casacca, sul soggetto che si vuole
testare (una sorta di evoluzione del radar). I costi elevati sono purtroppo da citare tra i principali svantaggi
di questi sistemi.
ACCELEROMETRI
Gli accelerometri sono degli strumenti che misurano
in maniera diretta le accelerazioni sia di natura lineare
che angolare. Il principio generale su cui di basano
entrambe le tipologie di accelerometri (lineari o ango-

lari) quello di una massa nota che viene vincolata


ad una molla e che pu muoversi solo lungo lasse
(sensibile) della molla (accelerometro linerare) o pu
ruotare su di essa (accelerometro angolare). Una volta che la deformazione della molla viene calibrata
attraverso una forza nota ogni successiva deformazione
verr
letta
come
una
variazione
dellaccelerazione della massa nota, calcolandone
quindi questo parametro in forma diretta (Dal Monte &
Faina, 2000).
Gli accelerometri che vengono usati in ambito sportivo sono sostanzialmente di natura triassiale, in passato alcune strumentazioni di valutazione funzionale
integravano segnali provenienti da accelerometri monoassiali, ma con lo sviluppo della tecnologia e il relativo abbattimento dei costi, questa categoria di accelerometri stata gradualmente soppiantata da quelli
triassiali che permettono senza dubbi delle analisi pi
complete. Gli accelerometri triassiali permettono la
valutazione dellaccelerazione sulle tre direttrici del
movimento, fornendo delle precise indicazioni su come si sta evolvendo il sistema in moto. Va sottolineato che durante lutilizzo pratico di accelerometri triassiali fondamentale posizionare lo strumento in maniera nota per risalire poi a posteriori alla direzione
del movimento che viene registrato (Figura 7). A tal
proposito utile unire lanalisi video alla tecnica accelerometrica.

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Figura 7 - Esempio di posizionamento 2 accelerometri


(bacino-spalle)
In campo sportivo e nella valutazione funzionale gli
accelerometri vengono molto utilizzati, trovando non
solo applicazione per valutazioni del passo, delle capacit di sprint, di salto o per il lattivit svolta in campo dai giocatori (Kavanagh & Menz, 2008; Picerno,
Cereatti, Cappozzo, 2008; McCurdy, Walker, Langford, Kutz, Guerrero, McMillan, 2010; Montgomery
2010; Picerno, Camomilla, Capranica, 2011;) (Figura
8), ma anche per la valutazione dellattivit fisica giornaliera (Rowlands, 2007; Garatachea, Torres Luque
G., Gonzlez Gallego, 2010; Gebruers, Vanroy, Truijen, Engelborghs, De Deyn, 2010; McNamara, Hudson, Taylor, 2010) (Figura 9).

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Figura 11 - Smartphone dotato di accelerometro


Figura 8 - Accelerometro uso sportivo

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Figura 12 - Applicazione smartphone per controllo


esercizi fisici

Figura 9 - Accelerometro come sistema di valutazione dellattivit fisica


Altre applicazioni dellaccelerometria spaziano
dallindustria, al mondo automobilistico, alla prevenzione degli infortuni per gli sportivi, fino ad arrivare ai
video game (Figura 10) che si basano su movimento
del soggetto che gioca (Guderian, Borreson, Sletten,
Cable, Stecker, Probst, Dalleck, 2010).

Figura 10 - Video game con controller


dotato di accelerometro integrato
Attraverso il genio di un Italiano, al secolo Bruno Murari, che ha studiato e prodotto dei piccolissimi sensori inerziali chiamati Mems (Micro electromechanical
systems) sono possibili questi video game di ultima
generazione e molto altro (http://mag.wired.it/rivista/
storie/mr-accelerometro-un-uomo-al-silicio.html). Tante strumentazioni tecnologiche di tutti i giorni sono
munite di accelerometri come ad esempio gli smart
phone (Figura 11) allinterno dei quali si possono installare delle utili applicazioni specifiche per il movi-

mento in special modo per lallenamento di muscolazione (Figura 12).


Oltre alla misurazione diretta dellaccelerazione questi
sistemi sono in grado di fornire una serie di parametri
indiretti del movimento sia di natura cinematica che
dinamica, offrendo una visione molto vasta del movimento studiato. I limiti e ci che discrimina uno strumento da un altro risiedono nella pulizia del segnale
in quanto questi strumenti possono risentire molto di
rumori e disturbi del segnale.
SISTEMI INERZIALI COMPLESSI DI CATTURA
DEL MOVIMENTO
Si tratta di sensori inerziali costituiti da giroscopi, accelerometri e magnetometri 3D (Figura 13).
In pratica questi sensori derivano dalla
tecnologia che viene
utilizzata sugli aerei
per garantire il corretto mantenimento
dellorizzontalit
in
volo (Attitude and
Heading Reference
System AHRS). Figura 13 - Sensore inerziale
Spiegare nel dettagli di cattura del movimento
come funzioni lo
strumento piuttosto complesso e prevede conoscenze avanzate di fisica ma in linea di massima gli
accelerometri sono usati per determinare su quale
asse sia direzionata la gravit, i sensori magnetici

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BIOMECCANICA

forniscono informazioni circa lorizzontalit dello strumento e infine i sensori complementari, i giroscopi,
vengono utilizzati per eliminare laccumulo di dati derivante dalle continue correzioni dellorientamento
ottenuto dagli altri sensori.
I sensori inerziali per la cattura del movimento possono lavorare singolarmente o in forma complessa e
articolata tra loro formando dei veri e propri sistemi di
acquisizione del movimento senza luso di filmati
(Figura 14).

Figura 8 - Sistema di sensori inerziali


per lacquisizione del movimento
La letteratura scientifica indica questi strumenti come
validi alleati per lo studio del movimento (McDonald,
Wilson, Molloy, Franck, 2010; Saber-Sheikh, Bryant,
Glazzard, Hamel, Lee, 2010) seppur sottolineando
che tali strumentazioni possano risentire di distorsioni
del campo magnetico indotte da attrezzature usate
dal soggetto come protesi, deambulatori o sedie a
rotelle (Kendel & Lemaire, 2009).
Il campo di applicazione di questa tecnologia molto
vasto partendo dalla robotica, lindustria, gli sport motoristici, le realt virtuali, lanimazione fino alla biomeccanica, lergonomia, le scienze motorie, la rieducazione, la valutazione e il miglioramento della performance sportiva. Sono dei sistemi sicuramente molto
precisi ma di contro hanno i costi e la necessit di
essere indossati dai soggetti studiati.
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MEZZI E METODI PER LANALISI DEL MOVIMENTO UMANO - TERZA PARTE

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ALIMENTAZIONE

RICOGNIZIONE SUL SIGNIFICATO METABOLICO


DEI CARBOIDRATI. LO ZUCCHERO, IL VELENO
DEL XXI SECOLO?
Di Di Tomaso Valentina
Nutrizionista, MEDINET, Universit di Perugia
INTRODUZIONE
Il termine carboidrati identifica un vasto insieme di
composti chimici costituiti da uno o pi atomi di C, ioni
H e gruppi ossidrilici OH a cui possono essere legate
altre molecole pi o meno complesse, la cui formula
generale Cn (H2O)n. in realt sono conosciuti anche
come glucidi oppure zuccheri, provenienti tutti dal
mondo vegetale ad eccezione del lattosio, disaccaride presente nel latte, formato da un molecola di glucosio e una di galattosio, di origine animale.. complessivamente per lidentificazione di tali composti si
utilizza anche il termine zuccheri.
In base al numero di gruppi CHO, al tipo di composizione chimica e alla struttura che assumono, i principali si dividono in:
Monosaccaridi: unica molecola (glucosio, levulosio, fruttosio, galattosio e mannosio)
Disaccaridi: due molecole di monosaccaridi unite
insieme (maltosio, lattosio, saccarosio)
Polisaccaridi: tre o pi molecole di monosaccaridi, amidi, glicogeno e fibra.
Monosaccaridi e disaccaridi sono gli zuccheri semplici, mentre i polisaccaridi sono considerati zuccheri
complessi.
Nella letteratura scientifica (Jonshon, Appel, Brands,

Howard, Lefevre, Lusting Sacks,Steffen, WylieRosett, 2009) oltre alla sopracitata classificazione si
tende a specificare ulteriormente e a parlare di zuccheri intrinseci, estrinseci, zuccheri complessivi e sciroppo di mais:
Zuccheri intrinseci: naturalmente presenti negli
alimenti, sono quelli contenuti nella porzione integra di frutta, verdura e prodotti lattiero caseari.
Zuccheri estrinseci: aggiunti, sono gli zuccheri e
gli sciroppi aggiunti ai cibi durante le lavorazioni
industriali o i metodi di preparazione degli alimenti.
Zuccheri complessivi: includono entrambe le precedenti definizioni.
Sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio:
prodotto dallo sciroppo di mais, prevalentemente
costituito da glucosio, che subisce processi enzimatici per aumentare il contenuto di fruttosio. Il
risultato finale uno sciroppo costituito al 55%
dal fruttosio e per il 45% dal glucosio.
A causa della caratteristica di conferire ai cibi il gusto
dolce, possibile ricordare che le sostanze dolcificanti possono essere distinte in due gruppi, dolcificanti nutrienti e non nutrienti (Tabella 1,2,3).
A loro volta, mono e poli vengono suddivisi in disponibili (zuccheri e amido) direttamente utilizzabili dalla
cellula per il metabolismo energetico, e non disponibili
(fibra alimentare) non digeribili e non assorbibili per
cui non direttamente utilizzabili per i processi metabolici. In questo caso sono fermentati dalla flora batterica intestinale e trasformati in acidi grassi a catena
corta.

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RICOGNIZIONE SUL SIGNIFICATO METABOLICO DEI CARBOIDRATI

COMPOSIZIONE GLUCIDICA DI ALCUNI ALIMENTI


Semplici
monosaccaridi
Glucosio (G), Galattosio (Gal), Fruttosio (F)
Xilosio

Frutta, miele, marmellate, sciroppi, preparati dolDISP


ci
NO DISP

disaccaridi
Lattosio (Gal-G), Saccarosio (G-F), Maltosio (GG)
DISP
Latte e alcuni derivati, canna e
Lattulosio, Raffinosio, ecc.
NO DISP barbabietola,semi germinati
Complessi
polisaccaridi
DISP
Cereali, legumi, tuberi, frutta farinosa
Amido (G-G-G.): Amilosio e Amilopectina
Cellulosa e Emicellulosa
NO DISP Vegetali
Glicogeno (G-G-G.)
DISP
Carne e pesce
Inulina
NO DISP Cipolla
Mannosani
NO DISP Legumi
NO DISP Frutta e marmellata
Pectine
Pentosani
NO DISP Frutta e gomme
Tabella 1 - Composizione glucidica degli alimenti di pi comune utilizzo nellalimentazione razionale
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44

ALIMENTAZIONE
RICOGNIZIONE SUL SIGNIFICATO METABOLICO DEI CARBOIDRATI
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DOLCIFICANTI NUTRIENTI E NON NUTRIENTI


Dolcificanti nutrienti *
Saccarosio (zucchero comune) 4,0 kcal/g
potere dolcificante 100%
Fruttosio
4,0 kcal/g
potere dolcificante 150%
Glucosio (o destrosio)
4,0 kcal/g
potere dolcificante 70%
Miele
Lattosio
4,0 kcal/g
potere dolcificante 50%
Polioli o polialcoli (alcol-zuccheri) in generale effetto lassativo se consumati in quantit maggiori di 20gr/gg:
Sorbitolo
2,6 kcal/g
potere dolcificante 50-60%
DGA non stabilita
Mannitolo
1,6 kcal/g
potere dolcificante 50%
DGA non stabilita
DGA non stabilita
Xilitolo
3,5 kcal/g
potere dolcificante70-100%
Lattilolo
2,0 kcal/g
potere dolcificante 30-35%
DGA non stabilita
Isomaltolo
2,4 kcal/g
potere dolcificante 45-60%
DGA non stabilita
Maltitolo
2,1 kcal/g
potere dolcificante70-85%
DGA non stabilita
Amido idrogenato idrolizzato
3,0 kcal/g
potere dolcificante 25-50%
DGA non stabilita
Vengono classificati in questo gruppo anche i succhi di frutta concentrati e gli zuccheri inverititi
Dolcificanti non nutrienti *
da 300 a 500 vv pi dolce del saccarosio
da 120 a 200 vv pi dolce del saccaroAspartame
4,0 kcal/g
sio
Ciclamato
0,0 kcal/g
30 vv pi dolce del saccarosio
Acesulfame-K
0,0 kcal/g
20 vv pi dolce del saccarosio
Sucralosio
0,0 kcal/g
600 vv pi dolce del saccarosio
* Dati desunti da fonti diverse. DGA= dose giornaliera accettabile
Saccarina

0,0 kcal/g

DGA = 5 mg/kg p.c.


DGA = 40 mg/kg p.c.
DGA = 11 mg/kg p.c.
DGA = 40 mg/kg p.c.
DGA = 9 mg/kg p.c.

Tabella 2 - Dolcificanti nutrienti e non nutrienti


PERCENTUALE DI GLUCIDI IN ALCUNI ALIMENTI (100gr)
Zucchero raffinato
100
Fegato, bovino
Miele e datteri
80
Pesche, nespole
Pasta di semola
79
Fragole, limone
Uva passa
72
Latte
Marmellata
59
Noci secche
Fichi secchi
58
Grana, ricotta
Pane bianco
58
Yogurt
Fagioli secchi
51
Cavolfiore, bieta, pomodori, spinaci
Cioccolato al latte
50
Cozze, gamberi
Pane integrale
48
Formaggio tenero (caciotta), caciocavallo
Patate crude
18
Burro
Uva
16
Carne, pesce, grassi ed oli
Mele, ananas, prugne
10
Uova
Ciliegie, pere
9
Fonte INRAN, 2000

6
6
5
5
5
4
4
3
3
2
1
0
0

Tabella 3 - Composizione glucidica di alimenti di comune utilizzo


La funzione principale degli zuccheri produrre energia: forniscono 3,75kcal/g di sostanza per i carboidrati
monosaccaridi e 4,13 kcal/g per i polisaccaridi. Inoltre
svolgono anche una certa funzione plastica contribuendo alla costituzione di strutture come il DNA e le
membrane cellulari.
Nel nostro corpo il glucosio distribuito come tale
dovunque, si trova invece sottoforma di glicogeno nei

muscoli e nel fegato, dove svolge sia una funzione


energetica che detossificante.
Le fonti sono tre: la dieta, la glicogenolisi, la gluconeogenesi epatica, queste tre vie, in misura variabile e a
seconda delle condizioni metaboliche e alimentari
concorrono al mantenimento della glicemia. Essa indica la concentrazione ematica di glucosio, che in
condizioni fisiologiche normali oscilla tra 60-110 mg/

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45

ALIMENTAZIONE

dl, in funzione dello stato metabolico dellorganismo,


con aumento appena dopo i pasti e riduzione durante
il digiuno o attivit fisica impegnativa.
Gli alimenti principali che forniscono la maggiore quota glucidi sono i cereali, il saccarosio, la frutta, il miele, ma gli zuccheri sono anche presenti in preparati
tipo marmellate, sciroppi, dolci e bevande. La digeribilit dei carboidrati complessi viene migliorata dal riscaldamento (< 70C), e dalla cottura a 100C, mentre solo in caso di esposizione a temperature molto
pi elevate (circa 200C, temperatura alla quale avviene la caramellizzazione) si verifica una riduzione
della loro disponibilit e la formazione di sostanze
potenzialmente pericolose per la salute umana.
In unalimentazione razionale
La quantit di glucidi rappresenta il 55-65% della quota energetica totale giornaliera (ETG) di cui il 10%
deve essere rappresentato da zuccheri semplici
(glucosio e fruttosio). La quota giornaliera totale dei
glucidi rappresenta per l80% da quelli complessi e
per il 20% da quelli semplici
La dieta per latleta deve prevedere unadeguata
quantit di glucidi, una maggiore accuratezza nella
scelta per far fronte alla crescente richiesta energetica, in relazione alle esigenze individuali e al carico di
lavoro sportivo.
LO ZUCCHERO: IL VELENO DEL NUOVO MILLENNIO?
Nel gergo comune con il termine zucchero si intende non solo il saccarosio ma anche lo sciroppo di
mais ad alto contenuto di fruttosio, definito anche come ladditivo pi demonizzato che si conosca
(Giampietro, 2005). Nel 2010 Luc Tappy (L,
DAlessio, Tappy, 2010; Tappy, L, Tran, Paquot,
2010) ha dimostrato che non esiste neanche un indizio del fatto che lo sciroppo di fruttosio sia pi nocivo
di altre fonti di zucchero. in realt le sue caratteristiche specifiche , soprattutto rispetto alla modalit di
metabolizzazione, lo possono rendere pericoloso, per
lo meno se consumato in quantit.
La Food and drug administration (Fda), agenzia statunitense per il controllo dei farmaci e dei prodotti alimentari, nel 1986, ultima volta in cui aveva affrontato
il problema, comunic che in base ai propri dati nessuna prova conclusiva dimostrava che ci fossero effettivi rischi per la popolazione se il livello di consumo
rispettava quelli del periodo di riferimento. Questa
affermazione venne basata sul fatto che si valut un
consumo medio procapite di zuccheri aggiunti di
18kg allanno oltre alla quantit assunta naturalmente
da frutta e verdura. Questa dose equivale a 200 calorie di zucchero al giorno, cio meno di quante e contenga una lattina e mezza di Cola o due bicchieri di
succo di mele. Se fosse effettivamente cos le diverse
patologie croniche associate alleccessivo consumo di
zuccheri sarebbero quasi scomparse.
I 18 kg/anno erano, per, 16 kg in meno della quantit calcolata allepoca dagli analisti del ministero
dellagricoltura. Sempre secondo il ministero nel 2000
il consumo di zucchero era aumentato a pi di 40 kg /

anno pro capite, dato che coincide perfettamente con


lepidemia mondiale di obesit e diabete.
Ad oggi non ci sono ancora risultati scientifici univoci
che illustrino quali quale possa essere la quantit
giornaliera che renda lo zucchero effettivamente nocivo per la salute. Lustig (Lustig, Schmidt, Brindis,
2012) per spiegare questo concetto ha utilizzato la
definizione isocalorico ma non isometabolico, ad
intendere che possiamo assumere 100 calorie di glucosio (da una patata, un panino ecc.) oppure 100 calorie dallo zucchero (met glucosio, met fruttosio), e
questi nutrienti saranno metabolizzati in modo differente e avranno un effetto diverso sul nostro corpo.
Le calorie sono le stesse, ma le conseguenze metaboliche sono molto diverse. Il fruttosio presente nello
zucchero e nello sciroppo di mais metabolizzato
principalmente dal fegato, mentre il glucosio da ogni
cellula del corpo. Consumare zucchero, fruttosio e
glucosio, significa pi lavoro per il fegato che se avessimo assunto la stessa quantit di calorie di amido
(glucosio). E se si consuma quella stessa quantit di
zucchero attraverso una bibita o succo di frutta, colpir il fegato pi rapidamente di quando mangiamo una
mela.
Le autorit coinvolte nella tutela della salute pubblica
considerano le calorie provenienti dallo zucchero come calorie vuote, in quanto non forniscono sostanze
nutritive come proteine o vitamine ma che tendiamo
ad assumere in quantit a causa del suo sapore piacevole.
Leccessivo consumo di zucchero la causa principale del vertiginoso aumento di casi di obesit e diabete
negli Stati Uniti negli ultimi trentanni. Ma la sua tesi
ha altre conseguenze; implicherebbe che il consumo
di zucchero anche la probabile causa di molte patologie generalmente attribuite allo stile di vita occidentale. Numerosi dati epidemiologici suggeriscono che
leccessivo consumo di zucchero ha implicazioni sulla
salute umana al di l della riduttiva valutazione calorica. Sono inclusi: ipertensione, il fruttosio aumenta i
livelli di acido urico che provoca un innalzamento della pressione del sangue; l aumento della resistenza
insulinica attraverso la sintesi di grassi nel fegato.
Non meno importante linnalzamento dei livelli di produzione di glucosio epatico in combinazione con la
resistenza insulinica che concorrono al diabete. A
questo si somma il pi complesso quadro ageing amplificato dal danno a carico di lipidi, proteine e DNA
realizzato dal legame non enzimatico del fruttosio a
queste molecole. possibile ipotizzare anche che il
fruttosio, a livello epatico, provochi effetti tossici simili
a quelli legati al consumo di alcolici (Lustig, 2010).
Alcuni recenti studi scientifici hanno messo in correlazione i ritardi nello sviluppo cognitivo e linsorgenza
del cancro con il consumo di zucchero. Il suo meccanismo di dipendenza del tutto simile a quello realizzato dallalcol e dal tabacco, esistono infatti numerosi
studi che hanno esaminato la realizzazione della dipendenza legata allo zucchero negli esseri umani
(Garber & Lustig 2011).
Nello specifico, lo zucchero attenua la soppressione

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RICOGNIZIONE SUL SIGNIFICATO METABOLICO DEI CARBOIDRATI

46

ALIMENTAZIONE

della grelina, ormone che consente la percezione della fame a livello cerebrale. Interferisce anche con il
normale trasporto e con il signalling di un altro ormone, la leptina, responsabile del senso di saziet. Riduce la percezione di compensazione legata al signalling della dopamina,diminuendo cos il piacere legato
al cibo e obbligando lindividuo ad un aumento nel
suo consumo (Lustig, 2010; Garber & Lustig, 2011).
In termini evoluzionistici, lo zucchero era disponibile
per i nostri avi sottoforma di frutto solo per pochi mesi
lanno, peraltro quelli di maggiore necessit di cibo, o
sottoforma di miele, prodotto dalle api. Ma pi di recente, lo zucchero stato aggiunto a quasi tutti i processi di trasformazione alimentare, limitando le scelte
del consumatore. (Vio & Uay, 2007). In pratica mentre
la natura rende difficoltosa lassunzione spontanea di
zucchero, gli uomini la facilitano; e ad oggi nella
maggior parte del mondo si consumano pi di 500
calorie al giorno assunte solamente attraverso gli zuccheri aggiunti.
CONCLUSIONI
Il panorama alimentare offre sempre numerosi spunti
che ci ricordano di quanto ancora si potrebbe e si dovrebbe fare in termini di ricerca scientifica. In particolare la questione carboidrati da sempre risultata
ostica. Se da una parte rappresentano il combustibile
irrinunciabile per le nostre capacit energetiche,
dallaltra possibile cadere in diversi errori. La scelta
fortemente limitata, la ripetitivit e soprattutto la quantit da preferire sono riferimenti che continuano a creare confusione e ad alimentare la scarsa consapevolezza a riguardo.
In questo articolo si voluta fare un po di chiarezza
in merito a tali argomenti prevalentemente sollecitando una maggiore attenzione rispetto al potenziale ruolo tossico dello zucchero. Le sue potenzialit nocive
sono ulteriormente amplificate dal largo utilizzo
nellindustria alimentare sottoforma di zuccheri aggiunti, e nella ampia distribuzione di tali prodotti tra la
popolazione, a maggior ragione tra i pi giovani. L
invecchiamento fisiologico legato ad un eccessivo
consumo di zuccheri stato ampiamente documentato in letteratura, ma non la stessa chiarezza stata
fatta in merito alla reale dose veleno. Pi che mai la
sensibilizzazione della popolazione attraverso campagne di educazione alimentare e la reale e cosciente
attenzione delle autorit con competenza su salute
pubblica e prevenzione sarebbero fortemente auspicabili, senza dimenticare il coinvolgimento delle industrie di settore. Un piano di sistema integrato rappresenta lunica strada percorribile per la contestualizzazione di questa che a tutti gli effetti unepidemia globale.
APPLICAZIONI PRATICHE
Lutilizzo degli zuccheri, o meglio dei carboidrati, non
pu essere escluso dallalimentazione di chi pratica
un attivit sportiva, a qualsiasi livello. Ci che deve
essere considerata sono qualit, fonte e quantit degli stessi; non nemmeno da sottovalutarne la combi-

nazione nella strutturazione di un piano alimentare


specifico per lattivit sportiva. in particolar modo bisogna tener conto del timing dei nutrienti rispetto al
piano di allenamento e performance. Ad esempio, si
vista che lassociazione di glucosio e fruttosio da assumente durante lallenamento favorisce
lossidazione dei carboidrati esogeni, cos come sembra che adeguate composizioni di reintegro siano utili
durante il post allenamento.
Riguardo ai carboidrati in generale le fonti da preferire
ed alternare derivano dal tutto il mondo cerealicolo,
che ne rappresenta la base costitutiva. Possiamo includere: farro e derivati, amaranto, quinoa, riso, preferibilmente basmati e integrale, grano, grano saraceno, miglio, avena, segale. Risulta fondamentale conoscere le giuste quantit, le frequenze e il timing in
genere oltre che assicurarsi di consumare prodotti di
alta qualit preparati seguendo le giuste modalit di
cottura e preparazione, non trascurando mai palatabilit e abbinamento di gusto.
Gli zuccheri raffinati e relative fonti sono da escludere, cos come i prodotti di pasticceria industriale o
artigianale, ad esclusione di alcuni che vengono preparati utilizzando fonti alternative. Non sono da scegliere bevande a base zuccherina e tutti quei prodotti
che in etichetta riportano indicazioni rispetto alla presenza di: zuccheri aggiunti, saccarosio, sciroppo di
glucosio, zucchero duva e similari.
Gli zuccheri aggiunti maggiormente consigliabili sono:
il malto, il miele, il fruttosio, lagave, la stevia, lo zucchero di canna evitando completamente tutta la gamma di dolcificanti il cui consumo purtroppo molto
diffuso.

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RICOGNIZIONE SUL SIGNIFICATO METABOLICO DEI CARBOIDRATI

BIGLIOGRAFIA
1. Garber AK, Lustig RH. Is fast food addictive?
Curr Drug Abuse Rev; 2011, 4(3):146-62.
2. Giampietro M. Lalimentazione per lesercizio fisico e lo sport. Il pensiero scientifico editore. 2005
3. Jonshon R.K., Appel L.J., Brands M., Howard
B.V., Lefevre M., Lusting R.H., Sacks F., Steffen
L.M., Wylie-Rosett J. Dietary sugars intake and
cardiovascular health: a scientific statement from
American Heart Association. Circulation; 2009,
120:1011-1020.
4. L K.A., D'Alessio D.A., Tappy L.Metabolic effects of excess energy intake: does food composition matter? Curr Opin Clin Nutr Metab Care;
2010, 13(4):429-31
5. Lustig R.H. Fructose: metabolic, hedonic, and
societal parallels with ethanol. J Am Diet Assoc;
2010,110(9):1307-21.
6. Lustig R.H., Schmidt L.A., Brindis C.D. The toxic
truth about sugar. Nature; 2012, 482: 27-29.
7. Tappy L., L K.A., Tran C., Paquot N. Fructose
and metabolic diseases: new findings, new questions. Nutrition; 2010, 26(11-12):1044-9. Epub
2010 May 14. Review.
8. Vio F., Uauy R. in Food Policy for Developing
Countries: Case Studies (eds Pinstrup-Andersen,
P. & Cheng, F.) No. 9-5 (2007).

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NEWS

LASSUNZIONE DI MELE INTERE O SUCCO DI


MELE POSSIEDE EFFETTI POSITIVI SUL PROFILO LIPIDICO PLASMATICO.

EFFETTI DELLA SUPPLEMENTAZIONE DI CREATINA SUL PROFILO DI STRESS OSSIDATIVO DI


ATLETI.

Il consumo di frutta associato con un ridotto rischio


di malattie cariovascolari in molti studi ed quindi
riconosciuto dalle autorit sanitarie come parte della
campagna 5 or more a day (NdT: campagna per promuovere il consumo di frutta e verdura almeno cinque
volte al giorno). Un bicchiere di succo di frutta generalmente considerato come una porzione. Le mele
sono tra i frutti pi comunemente consumati e sono
stati scelte per uno studio in cross over per valutare
gli effetti di mele intere (550 g / die), mela essiccata
(22 g / die), succo di mela chiaro e denso (500 ml /
die), o nessun supplemento sul profilo ipoproteico,
pressione arteriosa in un gruppo di 23 volontari sani.
Lintervento modific significativamente il colesterolo
totale e LDL. Una diminuzione del LDL sierico stata
osservata con mela intera (6,7%), essicata (7,9%) e
succo denso (2,2%). Le mele sono ricche di polifenoli
e pectina due componenti potenzialmente bioattivi. La
componente di fibra necessaria per leffetto ipocolesterolemizzante delle mele nelluomo.
Ravn-Haren G, Dragsted LO, Buch-Andersen
T, Jensen EN, Jensen RI, Nmeth-Balogh
M, Paulovicsov B, Bergstrm A, Wilcks A, Licht
TR, Markowski J,Bgel S.
Eur J Nutr. 2012 Dec

La supplementazione di creatina (Cr) stata ampiamente utilizzata tra gli atleti e gli individui fisicamente
attivi. Secondaria alla sua capacit di migliorare le
prestazioni, pu verificarsi un aumento dello stress
ossidativo, inducendo quindi preoccupazione per il
suo utilizzo. Lo scopo di questo studio quello di indagare gli effetti della supplementazione di Cr monoidrato e allenamento con sovraccarico sulla forza muscolare e il profilo dello stress ossidativo negli atleti.
E stato utilizzato uno studio randomizzato in doppiocieco, placebo controllato per valutare 26 maschi giocatori brasiliani di pallamano delite, divisi in 3 gruppi:
gruppo integrato con Cr monoidrato (GC, N = 9),
gruppo placebo (GP, N = 9), gruppo di controllo
(COT, N = 8) per 32 giorni. Tutti i soggetti sono stati
sottoposti ad un programma di allenamento con sovraccarichi. I campioni di sangue sono stati analizzati
a 0 e 32 giorni dopo la supplementazione di Cr per
analizzare i marker di stress ossidativo, specie reattive dell'acido tiobarbiturico (TBARS), lo stato antiossidante totale (TAS), e acido urico. Sono stati analizzati
creatina fosfochinasi, urea e creatinina. Sono stati
eseguiti tests di fitness (1 ripetizione massimale 1RM e resistenza muscolare) sulla panca piana. Sono stati anche valutati peso corporeo e l'altezza, la
percentuale di grasso corporeo (plicometria) e area
muscolare superiore. La supplementazione di Cr monoidrato associato a un programma con pesi ha promosso un significativo aumento della forza muscolare
senza indurre cambiamenti nella composizione corporea. L'aumento osservato significativo di acido urico e
la diminuzione in TAS suggeriscono che la supplementazione di creatina, nonostante incrementi la forza muscolare, potrebbe indurre stress ossidativo e
ridurre lo stato antiossidante totale dei soggetti.
Percrio S, Domingues SP, Teixeira LF, Vieira JL, de
Vasconcelos F, Ciarrocchi DM, Almeida ED, Conte M.
J Int Soc Sports Nutr. 2012 Dec 21;9(1):56

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ALIMENTAZIONE

NEWS A CURA DI Damiano Molinaro

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NEWS

CALZATURE SPECIFICHE FACILITANO LO STOCCAGGIO E LA RESTITUZIONE DI ENERGIA


NELLARTICOLAZIONE METATARSO FALANGEA
NELLA CORSA?

EFFETTO DELLA FATICA DI UN ALLENAMENTO


CON SOVRACCARICHI SULLA BIOMECCANICA
ARTICOLARE.

La rigidit longitudinale in flessione e lelasticit dellintersuola sono due caratteristiche importanti nella costruzione di scarpe da corsa. Materiali rigidi elastici (ad
esempio fibra di carbonio) possono essere utilizzati
per modificare il comportamento in flessione dellintersuola. Lo scopo di questo studio stato quello di indagare gli effetti della modificazione della rigidit intersuola e elasticit sulla meccanica articolare dell articolazione metatarso-falangea (MTP) durante la marcia
in 19 soggetti di sesso maschile a 3,5 m / s. La rigidit
in flessione e lelasticit dellintersuola sono state modificate mediante solette di fibra di carbonio di spessore variabile. Irrigidimento delle strutture della scarpa
intorno all'articolazione MTP causava uno spostamento del punto di applicazione della forza verso il bordo
anteriore dell'interfaccia terreno scarpa. Il lavoro negativo stato significativamente ridotto per la scarpa pi
rigida e allo stesso tempo stato trovato un incremento significativo del lavoro positivo a livello dellarticolazione MTP. Sembra plausibile che questultimo aumento origini dal riutilizzo di energia elastica che stata immagazzinata allintermo della struttura elastica
passiva della scarpa e nelle unit muscolo-tendinee
che flettono le dita dei piedi. Inoltre un aumento della
rigidit longitudinale in flessione dellintersuola sembra
modificare le condizioni di lavoro e le capacit di generare potenza meccanica delle unit muscolo tendinee
che flettono plantarmente le articolazioni MTP, modificando il leveraggio della forza di reazione al suolo e la
velocit angolare dellarticolazione MTP.
Willwacher S, Knig M, Potthast W, Brggemann GP.
J Appl Biomech. 2012 Dec 27

Si conosco i molteplici benefici dellallenamento con


sovraccarichi. Tuttavia, se eseguito con breve riposo, pu provocare affaticamento sostanziale, che
pu avere un impatto negativo sulla tecnica dell
esercizio. Lo scopo di questo studio quello di esaminare gli effetti della fatica sulla biomeccanica articolare per determinare quali effetti residui sul movimento possano esistere dopo lallenamento. Dodici
uomini con almeno 6 mesi di esperienza di allenamento con i pesi (et 24 4,2 anni, altezza 173,1
3,6 cm, peso 76,9 7,8 kg) hanno effettuato 5
squats liberi prima (pre-test) e dopo (post-test) un
allenamento con i pesi altamente faticoso . La biomeccanica degli arti inferiori stata valuata con un
sistema di analisi del movimento 3D nel corso di
questi squat. Angolo di picco, spostamento totale, e
velocit sono stati valutati per la flessione del ginocchio, flessione del tronco, flessione, rotazione, e adduzione dell'anca. I risultati hanno mostrato una significativa riduzione dell'angolo di picco per la flessione del ginocchio (Pre: 120,28 11,93 , Post:
104,46 9,85 ), flessione (Pre: -109,42 12,49,
Post: -95,8 12,30 ), e adduzione (Pre: -23,32
7,04 , Post: -17,30 8,79 ) dellanca. C' stata una
riduzione significativa dello spostamento angolare di
flessione del ginocchio (Pre: 115,56 10,55 , Post:
103,35 10,49 ), flessione (Pre: 97,94 10,69 ,
Post: 90,51 13,22 ), adduzione (Pre: 17,79 7,36
, Post: 11,89 4,34 ) e rotazione dell'anca (Pre:
30,72 12,28, Post: 20.48 10.12). C'era anche
una significativa riduzione della velocit nella flessione del ginocchio (Pre: 2.20 0.20, Post: 1.98
0.20), flessione (Pre: 1.92 0.20, Post: 1.76 0.27),
adduzione (Pre: -0,44 0,17, Post: -0,31 0,17), e
rotazione dell'anca (Pre: 0,59 0,23, Post: 0.38
0.21). Questo studio ha dimostrato che esistono effetti duraturi residui sulla capacit di movimento dopo un protocollo ad alta intensit con recuperi brevi.
Hooper DR, Szivak TK, Distefano LJ, Comstock
BA, Dunn-Lewis C, Apicella JM, Kelly NA, Creighton
BC, Volek JS, Maresh CM, Kraemer WJ.
J Strength Cond Res. 2013 Jan;27(1):146-53

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BIOMECCANICA

NEWS A CURA DI Damiano Molinaro

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NEWS

LESERCIZIO AEROBICO NON COMPROMETTE LA


RISPOSTA IPERTROFICA MUSCOLARE AD UN
ALLENAMENTO CON SOVRACCARICHI A BREVE
TERMINE.

LEFFETTO DI 12 SETTIMANE DI ALLENAMENTO


CON SOVRACCARICHI SUGLI ORMONI DI FORMAZIONE OSSEA IN GIOVANI DONNE SEDENTARIE.

Questo studio ha valutato l'ipotesi che l'attivit aerobica cronica e con sovraccarichi (AE+RE) potrebbe promuovere una maggiore ipertrofia muscolare rispetto a
solo esercizi con sovraccarico (RE). Dieci uomini (25
4 anni) hanno eseguito 5 settimane di allenamento di
estensione del ginocchio unilaterale AE+RE. L'arto
opposto stato sottoposto ad un regime di RE. LAE
era eseguita 6 ore prima di RE e consisteva di 45 minuti al cicloergometro unilaterale. Il RE consisteva di
4x7 ripetizioni eccentriche-concentriche massimali.
Diversi indici della funzione di estensione del ginocchio
in vivo sono stati misurati prima e dopo lallenamento.
La risonanza magnetica per immagini (MRI) ha valutato la sezione trasversa (CSA) del m. quadricipite femorale (QF) , il volume e intensit del segnale (SI). Le
biopsie ottenute dal m. vasto laterale hanno determinato la CSA della fibra, i livelli degli enzimi, e l'espressione del gene della miostatina, atrogin-1, MuRF-1,
PGC-1 e VEGF. Incrementi (P <0,05) nella forza isometrica e picco di potenza, rispettivamente, erano paragonabili in AE+RE (9 e 29%) e RE (11 e 24%). Il
volume del QF ha mostrato una maggiore crescita nel
AE+RE (14%, p <0,05) rispetto a RE (8%). CSA della
fibra muscolare aumenata del 17% dopo AE+RE (P
<0,05) e del 9% dopo RE (P> 0.05). La SI del QF
aumenta (12%, p <0,05) dopo AE+RE, ma non dopo
RE. Lattivit enzimatica della citrato sintasi aumenata (p <0.05) dopo AE+RE. I risultati suggeriscono che
l'aumento della capacit aerobica mostrato con
AE+RE stato accompagnato da un aumento pi robusto della massa muscolare rispetto RE. Anche se
questa risposta non stato riportato ad una maggiore
miglioramento della funzione muscolare, resta il fatto
che un AE intenso pu essere eseguito prima di un RE
senza compromettere il risultato delle prestazioni.
Lundberg TR, Fernandez-Gonzalo R, Gustafsson
T, Tesch PA.
J Appl Physiol. 2013 Jan;114(1):81-9

L'attivit fisica stata proposta come una strategia


per migliorare l'acquisizione minerale ossea; tuttavia,
i meccanismi di base di questo effetto non sono pienamente compresi. Lo scopo di questo lavoro stato
quello di studiare l'effetto di 12 settimane di allenamento con sovraccarichi sugli ormoni di formazione
ossea in giovani donne sedentarie. Venti donne sedentarie (et 25,3 3,2 anni; SD) si sono offerte
volontarie per partecipare a questo studio. I soggetti
sono stati assegnati in modo casuale ad un gruppo
di allenamento (TG) (n = 10) o gruppo di controllo
(CG) (n = 10). I soggetti hanno eseguito otto esercizi
selezionati per allenare i principali gruppi muscolari
nel seguente ordine: chest press, leg extension,
shoulder press, leg curl, latissimus pull down, leg
press, arm curl, ed estensione tricipiti. Lallenamento
era costituito da 50-60 minuti con i pesi a circuito, 3
giorni alla settimana, per 12 settimane. Il circuito era
formato da otto stazioni e comprendeva da due a
quattro set con 8-12 ripetizioni massimali al 65-80%
del 1RM in ogni stazione. Dopo 12 settimane, il TG
ha avuto un aumento significativo (P <0,05) nellormone della crescita, estrogeni, testosterone e ormone paratiroideo rispetto al gruppo di controllo. I risultati hanno dimostrato che i livelli dellinsulina-like
growth factor I non sono cambiati significativamente
in risposta allallenamento. In conclusione, i risultati
suggeriscono che lallenamento con sovraccarichi
con intensit e durata specifica utilizzata in questo
studio aumenta gli ormoni di formazione ossea in
giovani donne sedentarie.
Moghadasi M, Siavashpour S.
Eur J Appl Physiol. 2013 Jan;113(1):25-32

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FITNESS E SALUTE

NEWS A CURA DI Damiano Molinaro

50

NEWS

INIBIZIONE NEUROMUSCOLARE ARTROGENICA:


UNA RICERCA FONDAZIONALE SULLARTICOLAZIONE DELLANCA.

LA POSTURA DEL PIEDE E ASSOCIATA CON


LA MORFOMETRIA DEL MUSCOLO PERONEO
LUNGO, DEL TENDINE DEL TIBIALE ANTERIORE
E TENDINE DANCHILLE.

Pazienti ed atleti con una diminuita attivazione muscolare del gluteo, si pensa possano avere una inibizione
gluteale. Questa pu essere una componente di una
inibizione neuromuscolare artrogenica, che gi stata
ben documentata nel ginocchio e in tutte le articolazioni. Sebbene l'evidenza clinica che riguarda linibizione
gluteale aumenti, la ricerca di supporto inesistente.
Questo studio ha esaminato se linibizione neuromuscolare artrogenica si sia verificata nellanca dopo l'instillazione intra-articolare di un fluido durante le attivit
funzionali di estensione. Nove individui sani (4M/5F)
formavano il gruppo di controllo. Il gruppo di intervento
era formato da dodici pazienti (4M/8F) con patologia
dell'anca che richiedeva un artrogramma (distensione
capsulare mediante iniezione intra-articolare di liquido
di contrasto). I partecipanti hanno eseguito lesercizio
di ponte glutei (PB) ed estensione dell'anca attiva
(EXT) prima e dopo il tempo di controllo o di iniezione.
Il picco EMG del gluteo massimo stato rilevato bilateralmente. I risultati di questo studio forniscono un sostegno sostanziale per l'inibizione artogenica dopo
l'instillazione intra-articolare del fluido nellarticolazione
dellanca durante attivit funzionali. Questi concetti
sono di importanza clinica per pazienti e atleti. Comprendere il ruolo dellinibizione gluteale nel processo
lesivo essenziale per lo sviluppo di protocolli di riabilitazione e prevenzione.
Freeman S, Mascia A, McGill S.
Clin Biomech (Bristol, Avon). 2012 Dec 20

Lo scopo di questo studio stato quello di valutare


l'associazione tra il tipo di piede e la morfometria dei
muscoli e tendini selezionati degli arti inferiori. Sessantuno partecipanti sani (31 maschi, 30 femmine, di
et compresa tra 27,1 8,8 anni) sono stati sottoposti ad un esame ecografico muscolo-scheletrico a
scala di grigi per determinare lo spessore anteroposteriore (AP) dei muscoli e tendini del tibiale anteriore, tibiale posteriore, peroneo lungo oltre che del
tendine di Achille. Il tipo di piede stato classificato
in base allaltezza dellarco e alle misure dimpronte.
Sono state anche misurate variabili potenzialmente
confondenti (altezza, peso, circonferenza vita e fianchi, parte posteriore del piede, range di movimento
articolare della caviglia, e livelli di attivit fisica). Pi
modelli di regressione lineare sono stati utilizzati per
determinare l'associazione tra tipo di piede con la
morfometria del muscolo e tendine dando conto alle
variabili potenzialmente confondenti. Il tipo di piede
era significativamente ed indipendentemente associata con lo spessore AP del tendine del tibiale anteriore, muscolo peroneo lungo, e tendine di Achille,
che rappresentano circa il 7% al 16% della variazione. Piedi ad arco piatto erano associati con un tendine del tibiale anteriore pi spesso, un muscolo peroneo lungo pi spesso e un tendine dAchille pi sottile. Il tipo di piede associato con la morfometria dei
tendini che controlla il movimento del retropiede sul
piano sagittale; e il muscolo peroneo lungo che controlla il movimento del retropiede sul piano frontale.
Questi risultati possono essere correlati a differenze
di caricamento tendineo durante il cammino.
Murley GS, Tan JM, Edwards RM, De Luca
J, Munteanu SE, Cook JL.
Scand J Med Sci Sports. 2013 Jan 10

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RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA

NEWS A CURA DI Damiano Molinaro

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NEWS

CONCURRENT TRAINING IN CORRIDORI MASCHI


DI ELITE: LINFLUENZA DELLALLENAMENTO DI
FORZA MUSCOLARE RISPETTO A QUELLO DI RESISTENZA SULLA PERFOMANCE.

ALLENABILITA DELLA PLIOMETRICA IN GIOCATORI DI CALCIO PREADOLESCENTI.

Molta attenzione stata data recentemente sulla compatibilit di modalit di allenamento aerobico e anaerobico combinate. Pochi di questi studi, tuttavia, hanno
riportati dati ottenuti da soggetti altamente allenati.
Lobiettivo principale di questo studio stato di determinare la modalit di allenamento simultaneo di forzaendurance pi efficace per incrementare le prestazioni
di corsa in soggetti altamente allenati. Diciotto corridori maschi ben allenati (et 23,7 1,2 anni), con un
consumo massimo di ossigeno (VO2max) superiore a
65 mL kg min sono stati randomizzati in uno dei tre
gruppi: gruppo Endurance (EG=6), che hanno mantenuto il loro abituale allenamento, che includeva un allenamento di forza generale con Thera-band latex-free e
di endurance; gruppo Strength (SG=6) che ha eseguito esercici combinati con pesi e pliometrici e di endurance; gruppo Endurance-Strength (ESG=6), che ha
eseguito allenamenti di forza resistente con carichi del
40% e allenamento di endurance. Gli atleti si sono allenati per 12 settimane, 8 allenamenti a settimana (6 di
endurance e 2 di forza) e 5 settimane di de-training. I
soggetti sono stati testati in tre diverse occasioni (sono
stati misurati altezza del salto con contro-movimento,
altezza media nell hopping test, 1RM, economia di
corsa, VO2max, la frequenza cardiaca massima
(FCmax), velocit di picco, rating di sforzo percepito e
tempo su i 3 km). I risultati hanno rilevato significativi
effetti di interazione tempo x gruppo in quasi tutti i tests (p <0.05). Possiamo concludere che il concurrent
training sia per il SG e quello ESG ha portato al miglioramento della forza massima, economia di corsa e
velocit di picco, senza effetti significativi sul modello
cinetico del VO2. Il gruppo SG sembra anche dimostrare miglioramenti nel tempo sulla prova dei 3 km.
Sedano S, Marn PJ, Cuadrado G, Redondo JC.
J Strength Cond Res. 2013 Jan

Lallenamento pliometrico un metodo ampiamente


usato per incrementare la capacit del muscolo di
generare forza esplosiva. Questo studio mira a stabilire se i preadolescenti mostrino unallenabilit alla
pliometria o meno. Quarantacinque bambini sono
stati assegnati in modo casuale ad un gruppo di controllo (CG, N = 21, 10.6 0.5 anni, si allenato normalmente) o ad un gruppo pliometrico (PTG, N = 24,
10,6 0,6 anni, si allenato normalmente pi un
protocollo di esercizio pliometrico). Entrambi i gruppi
si sono allenati per 12 settimane durante il periodo di
preparazione. Gli esercizi pliometrici sono stati eseguiti due volte alla settimana. La preadolescenza
stata verificata misurando gli stadi di Tanner (Tanner
Scale), et ossea e testosterone sierico. Velocit (010, 10-20, 20-30 m), potenza muscolare degli arti
inferiori (salto statico, con contromovimento, salto in
basso, salto in lungo, SLJ, multiple 5-bound hopping,
MB5), forza (massimo 10 ripetizioni), potenza anaerobica (Wingate test), e prestazioni specifiche per il
calcio (agilit, calci a distanza) sono stati misurati
allinizio, a met e dopo il protocollo. Il PTG ha prodotto un marcato (p <0,05) miglioramento in tutti i
test di velocit (1,9-3,1% met protocollo e 3-5%
post protocollo) e test di salto verticale (10-18,5% a
met protocollo e 16-23% post protocollo), SLJ
(2,6% a met protocollo e il 4,2% post protocollo),
MB5 (14,6% a met protocollo e il 23% post protocollo), nella forza delle gambe (15% a met protocollo e il 28% post protocollo), agilit (5% a met protocollo e il 23% post protocollo), e calci a distanza
(13,6% a 22,5% a met protocollo post protocollo).
La potenza anaerobica rimasta inalterata in entrambi i gruppi. Questi dati indicano che (a) i ragazzi
in et prepuberale mostrano una notevole allenabilit
per il metodo pliometrico, e (b) integrare lallenamento per il calcio con un protocollo pliometrico, porta ad
un aumento superiore di prestazioni.
Michailidis Y, Fatouros IG, Primpa E, Michailidis
C, Avloniti A, Chatzinikolaou A, Barbero-lvarez
JC, Tsoukas D, Douroudos II, Draganidis
D, Leontsini D,Margonis K, Berberidou F, Kambas A.
J Strength Cond Res. 2013 Jan

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SPORT

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52

NEWS

BENEFICI PER LA SALUTE DEL NORDIC WALKING: UNA REVISIONE SISTEMATICA.

METABOLISMO
CONVERGONO.

Lo stile di vita moderno, con la sua mancanza di attivit fisica quotidiana e l'esercizio fisico, predispone a
malattie croniche come il diabete mellito, l'obesit, l'ipertensione e le malattie coronariche. Camminare a
passo svelto come forma semplice e sicura di esercizio indubbiamente una misura efficace per contrastare i rischi di uno stile di vita sedentaria anche nel soggetto non allenato e potrebbe portare a una riduzione
della prevalenza di malattie croniche in tutte le popolazioni. Lo scopo di questa revisione quello di riassumere sistematicamente, analizzare e interpretare i benefici per la salute del Nordic Walking (camminare con
racchette), e di confrontarlo con il camminare a ritmo
sostenuto e il jogging. Sedici prove randomizzate e
controllate per un totale di 1062 pazienti e 11 studi
osservazionali con 831 pazienti sono stati identificati.
L'attuale analisi ha rivelato che per quanto riguarda gli
effetti a breve e lungo termine sulla frequenza cardiaca, consumo di ossigeno, la qualit della vita, e di altre
misure, Nordic Walking superiore alla camminata
veloce senza racchette e in alcuni punti finali al jogging. Il Nordic walking esercita effetti benefici sulla
frequenza cardiaca a riposo, la pressione sanguigna,
la capacit di esercizio, massimo consumo di ossigeno, e la qualit della vita in pazienti affetti da varie malattie e pu quindi essere raccomandato per una vasta
gamma di persone come prevenzione primaria e secondaria.
Tschentscher M, Niederseer D, Niebauer J.
Am J Prev Med. 2013 Jan;44(1):76-84

I ritmi circadiani si verificano in quasi tutte le specie e


controllano gli aspetti vitali della nostra fisiologia, dal
sonno e la veglia, alla secrezione di neurotrasmettitori e il metabolismo cellulare. Gli studi epidemiologici di questi ultimi decenni hanno sostenuto un ruolo
unico per il ritmo circadiano nel metabolismo. Come
evidenziato da individui che lavorano di notte o a
turni a rotazione, ma anche da modelli di animali di
aritmia circadiana, l'interruzione del ciclo circadiano
fortemente associato con squilibrio metabolico.
Alcuni modelli di topo geneticamente progettati di
ritmicit circadiana sono obesi e mostrano i segni
caratteristici della sindrome metabolica. Se questi
fenotipi sono dovuti alla perdita di geni distinti dell'orologio circadiano all'interno di un tessuto specifico
contro l'interruzione di attivit fisiologiche ritmiche
(come mangiare e dormire), rimane una cinosura nei
campi della cronobiologia e del metabolismo. Sta
diventando sempre pi evidente che, dai metaboliti
ai fattori di trascrizione, lorologio circadiano si interfaccia con il metabolismo in molti modi che sono essenziali per il mantenimento dell'omeostasi metabolica.
Eckel-Mahan K, Sassone-Corsi P.
Physiol Rev. 2013 Jan;93(1):107-35

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OROLOGIO

CIRCADIANO

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UTILITA DELLA SCIENZA

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Per maggiori informazioni sulle attivit


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