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Sete di Parola

a cura di www.qumran2.net

« Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.»
(Salmo 86,5)

8/5/2016 – 14/5/2016
Ascensione del Signore
Anno C
Vangelo del giorno, commento e preghiera

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Domenica 8 maggio
2016
+ Dal Vangelo secondo Luca

24,46-53

Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e
risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i
popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.
Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre
mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza
dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li
benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si
prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e
stavano sempre nel tempio lodando Dio.

SPUNTI DI RIFLESSIONE

(Carla Sprinzeles)

L'Ascensione, è l'ultimo atto della
morte di Gesù. Potremmo dire che è
l'ultimo saluto di Gesù ai suoi, quello
che noi siamo chiamati a dare sul
letto di morte. Gesù non l'ha dato
sulla croce ai suoi - non c'erano - ma
ci sono tutte le caratteristiche della
morte,
cioè
c'è
l'espressione
dell'amore
che
è
giunto
a
interiorizzare le persone. Gesù dice
che rimane con loro, con una
presenza
che
è
ancora
più
significativa di quella fisica. Questo è
un aspetto che noi trascuriamo, ma la
vita spirituale è precisamente lo
sviluppo di questa consapevolezza
della presenza dello spirito di Cristo in
noi, che è possibile precisamente
perché Gesù non è presente
fisicamente, nello spazio e nel tempo.
Se fosse presente nello spazio e nel
tempo il rapporto sarebbe un altro.
Noi avremmo quasi l'idea di dire che
sarebbe più importante. Invece non è

vero, perché la presenza fisica non è
la più importante. E' necessaria
all'inizio, è l'avvio: non ci può essere
una presenza interiorizzata se non c'è
una presenza spazio-temporale. Noi
non possiamo interiorizzare nessuno
se non viviamo rapporti fatti di
visione, di vicinanza, di attenzione, di
ascolto della parola. Questo è l'inizio,
la vera presenza a cui l'amore tende è
la presenza nell'interiorità. E' una
presenza a livello più profondo, è un
livello più ricco, c'è il distacco
definitivo: non è più sulla terra e
questa è la morte, ma rende possibile
una presenza nuova e rende possibile
da parte nostra un'accoglienza nuova
del suo dono, il dono dello Spirito.
Anche a noi sarà richiesta questo
dono
della
vita
e
questa
interiorizzazione da parte delle
persone che amiamo.
ATTI
1,
1-11
Leggiamo l'inizio degli Atti degli
1

Apostoli,
dove
si
registrano
sinteticamente gli avvenimenti del
periodo di transizione tra la vicenda
terrena di Gesù e il tempo della
Chiesa. Durante le apparizioni
pasquali, Cristo in un certo senso
passa le consegne ai discepoli: "Ora
tocca a voi!" Inizia il tempo della
Chiesa, un tempo di testimonianza
pubblica e coraggiosa, che deve
raggiungere
tutti
gli
uomini.
"Mentre si trovava a tavola con loro..."
il pasto preso insieme ai discepoli
costituisce una prova che il Risorto
non è un fantasma, ma rimanda al
banchetto eucaristico, al luogo in cui i
suoi amici potranno essere in
comunione con lui. Rispondendo a
una precisa domanda degli apostoli:
"E' questo il tempo in cui ricostituirai il
regno di Israele?" Gesù precisa che la
sua vittoria pasquale non instaura
immediatamente il regno di Dio.
Non è la nostra competenza: il tempo
non
è
nelle
nostre
mani.
Ma dice che avremo la forza
necessaria di sopportare di stare
senza spiegazione, di non sapere se
il tempo è compiuto, sapremo tener
duro fino a quando sarà necessario.
"Avrete forza dallo Spirito Santo.."
forza per che cosa? Per essere
testimoni. Di che? Affronto chi non la
pensa come me? Non è così, la vita è
un po' più complessa, ma soprattutto
l'incontro con il Signore è un po' più
complesso. "Nella casa del Padre mio
ci
sono
molte
dimore.."
Testimoniare che ciò che è accaduto
a noi è che Dio ha benedetto la mia
vita e così può succedere anche a te,
far fiducia all'altro quando non ci
crede più. La scena dell'ascensione è
rappresentata da Gesù che fu elevato
e una nube lo sottrasse ai loro occhi.

La nube che guidava gli ebrei nel
cammino nel deserto e faceva loro
ombra, ma oscura, nasconde anche.
Occorre imparare un altro linguaggio,
occorre imparare a vivere con
un'assenza. Dobbiamo imparare a
usare un'altra grammatica: gli angeli
dicono: "perché rimanete a guardare
in cielo?" La nube indica la fine della
presenza visibile di Gesù nel mondo e
l'inizio della presenza interiore in ogni
uomo e donna che lo accolgono.
LUCA
24,
46-53
Oggi leggiamo la fine del Vangelo di
Luca: "Così sta scritto: il Cristo
doveva patire e resuscitare dai morti il
terzo giorno e nel suo nome saranno
predicati a tutte le genti la
conversione e il perdono dei peccati...
di questo voi siete testimoni".
Testimoni della resurrezione dunque?
Certo, ma non solo, anche e
soprattutto del perdono dei peccati!
Gesù promette di mandare sugli
apostoli il suo Spirito, di cui sappiamo
che è il dono perfetto del Padre, il
"Per-dono", colui che dà il potere di
rimettere i peccati. Solo dopo questa
promessa Cristo "si stacca" dai suoi
"benedicendoli", come per confermare
la
nuova
creazione
che
sta
compiendo. Dio infatti, fin dalla prima
pagina della Genesi aveva benedetto
l'uomo e la donna, rendendoli così
fecondi, capaci cioè di collaborare
all'opera
della
creazione.
Il Risorto ricrea l'uomo facendolo
nascere alla vita divina capace di
trasformare il male in Bene con il
perdono, e lo benedice per renderlo
capace anche di questa ri-creazione.
Perché continuiamo così facilmente a
vergognarci dei nostri peccati, a
giudicare quelli degli altri e a temere il
giudizio di Dio? Il Figlio è venuto, è
2

morto ed è risorto proprio per
dimostrarci che lo Spirito che anima
Dio - se si può usare questa metafora
- è perdono. Se siamo testimoni di
Cristo, lo siamo attraverso la nostra
capacità di perdonare fino a poter dire
a chi ci offende: sei con me nel
paradiso del mio cuore profondo, ove
il Padre mi accoglie con te senza
giudicare né te né me. Lasciandoci
eredi e testimoni del suo perdono,
Cristo ha cambiato il senso della
storia: l'uomo può uscire dal
meccanismo della vendetta e della
paura perché la morte, conseguenza
del peccato, è vinta. "Tornarono a
Gerusalemme con grande gioia e
andavano nel tempio ogni giorno a
pregare." Non è un addio triste, è un
addio che affida un compito, che
affida una missione, che dà una forza
nuova. Ogni cambiamento nella
nostra vita comporta la paura di
quello che potrà avvenire, la

mancanza di fiducia nella vita. La
condizione
fondamentale
per
attraversare queste situazioni è la
fiducia in Dio. Avere fiducia in Dio vuol
dire che la novità che la vita ci riserva
contiene una ricchezza di vita che ci
conduce a un altro livello di
esistenza.Un'altra componente è il
distacco, è accogliere l'incerto, la
novità che irrompe. Il traguardo per
chi crede è sicuramente positivo,
quindi la gioia può essere quella della
condivisione, la gioia di percorrere
insieme un cammino fino al
traguardo. Il vero Maestro è quello
che sa scomparire lasciando che gli
altri, con ciò che hanno imparato da
lui, percorrano la loro strada.
L'ascensione è un punto di partenza
per fare il bene concreto, possibile in
questa vita e a compiere le opere di
Gesù e anche di più grandi, come lui
ha detto!

PER LA PREGHIERA

(Pierre Teilhard de Chardin)

Dio chino sulla creatura che sale fino a lui si affatica con tutte le sue
forze per renderla felice e illuminarla. Come una madre egli scruta la
sua creatura. Anche se i miei occhi non sanno ancora percepirlo. Non
è forse necessaria tutta la durata dei secoli perché il nostro sguardo si
apra alla luce?

3

Lunedì 9 maggio 2016
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

16,29-33

Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!
In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non
più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che
alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio». Rispose loro
Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi
disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo,
perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel
mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
SPUNTI DI RIFLESSIONE
(Movimento Apostolico)

Comprendiamo quanto Gesù dice ai
suoi discepoli, se facciamo memoria
storica e ricordiamo quanto è
avvenuto con Mosè. Questi deve
recarsi dall'uomo più potente della
terra e dirgli poche semplici parole:
«Così dice il Signore, il Dio d'Israele:
"Lascia partire il mio popolo, perché
mi celebri una festa nel deserto!"» (Es
5,1). Mosè sa che questo mai potrà
accadere. Il faraone si crede
onnipotente e non riconoscerà alcuna
forza al di fuori della sua. Il Signore lo
rassicura: "Io sarò con te". Ti coprirò
con
ogni
forza,
sapienza,
onnipotenza, scienza. Il faraone alla
fine capitolerà. Il Signore disse: «Ho
osservato la miseria del mio popolo in
Egitto e ho udito il suo grido a causa
dei suoi sovrintendenti: conosco le
sue sofferenze. Sono sceso per
liberarlo dal potere dell'Egitto e per
farlo salire da questa terra verso una
terra bella e spaziosa, verso una terra
dove scorrono latte e miele, verso il
luogo dove si trovano il Cananeo,
l'Ittita, l'Amorreo, il Perizzita, l'Eveo, il
Gebuseo. Ecco, il grido degli Israeliti
è arrivato fino a me e io stesso ho
visto come gli Egiziani li opprimono.

Perciò va'! Io ti mando dal faraone.
Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli
Israeliti!». Mosè disse a Dio: «Chi
sono io per andare dal faraone e far
uscire gli Israeliti dall'Egitto?».
Rispose: «Io sarò con te. Questo sarà
per te il segno che io ti ho mandato:
quando tu avrai fatto uscire il popolo
dall'Egitto, servirete Dio su questo
monte» (Es 3,7-12).
Gesù è mandato a sconfiggere una
potenza ancora più grande di quella
del faraone. Lui deve sconfiggere il
peccato del mondo che tutto si
abbatterà
sopra
di
Lui
per
schiacciarlo. Dovrà privare di ogni
forza di male su di Lui il principe di
questo mondo. Nessun uomo potrà
mai vincere Satana e il peccato del
mondo da solo. Gli occorre tutta la
forza di Dio. Gesù dovrà presentarsi
in campo rivestito di una corazza
speciale, capace di respingere ogni
dardo infuocato del nemico. Dio lo
dovrà avvolgere di tutta la sua santità,
la sua forza, la sua potenza di grazia.
Se Lui fosse stato solo mai avrebbe
potuto portare a compimento la
redenzione. I nemici da annientare
non sono fuori di Lui, ma dentro di
4

Lui, è la sua stessa umanità, debole,
fragile, facilmente conquistabile come
ogni altra umanità. Gesù si corazza di
Dio, del Padre, si riveste di Spirito
Santo, e con il Padre che gli fa da
scudo e lo Spirito del Signore che è
per Lui freccia ed arco può scendere
in campo e combattere la sua dura
battaglia dalla croce. San Paolo
conosce la potenza del male e grida
questa verità agli Efesini, invitandoli a
indossare la corazza spirituale,
armatura necessaria per entrare in
combattimento.Per
il
resto,
rafforzatevi nel Signore e nel vigore
della
sua
potenza.
Indossate
l'armatura di Dio per poter resistere
alle insidie del diavolo. La nostra
battaglia infatti non è contro la carne
e il sangue, ma contro i Principati e le
Potenze, contro i dominatori di questo
mondo tenebroso, contro gli spiriti del
male che abitano nelle regioni celesti.
Prendete dunque l'armatura di Dio,
perché possiate resistere nel giorno
cattivo e restare saldi dopo aver
superato tutte le prove. State saldi,

dunque: attorno ai fianchi, la verità;
indosso, la corazza della giustizia; i
piedi, calzati e pronti a propagare il
vangelo della pace. Afferrate sempre
lo scudo della fede, con il quale
potrete spegnere tutte le frecce
infuocate del Maligno; prendete
anche l'elmo della salvezza e la
spada dello Spirito, che è la parola di
Dio (Ef 6,10-17). Gesù ha come sua
armatura il Padre e lo Spirito Santo.
Anche la Madre sua gli fa da scudo
con la sua preghiera ai piedi della
croce. Con questa armatura Satana è
sconfitto. Non vi è alcuna possibilità
che Gesù possa subire alcun danno.
O combattiamo così, o saremo
sconfitti. Satana è più astuto e scaltro
di qualsiasi uomo. Anche gli eletti di
Dio riesce a confondere, se solo per
un istante si svestono di Dio e del suo
Santo Spirito. Essi devono essere per
noi più che la nostra pelle.
Vergine
Maria,
Madre
della
Redenzione, Angeli, Santi, rivestiteci
di forza dall'Alto.

PER LA PREGHIERA

(Papa Francesco)

Abbiamo un Dio innamorato di noi, che ci accarezza teneramente e ci
canta la ninna nanna proprio come fa un papà con il suo bambino.
Non solo: lui ci cerca per primo, ci aspetta e ci insegna a essere
«piccoli», perché l'amore è più nel dare che nel ricevere ed è più nelle
opere che nelle parole.

.

5

Martedì 10 maggio 2016
+ Dal Vangelo secondo Giovanni 17,1-11
Padre, glorifica il Figlio tuo.
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora:
glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni
essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai
mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che
mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che
io avevo presso di te prima che il mondo fosse. Ho manifestato il tuo nome
agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi
hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai
dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro.
Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno
creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma
per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e
le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi
invece sono nel mondo, e io vengo a te».
SPUNTI DI RIFLESSIONE
(Paolo Curtaz)

La vita eterna, che è già cominciata
per ciascuno di noi, consiste nel
conoscere Dio. La vita che ci è
donata è un percorso per giungere
alla conoscenza: di noi stessi e di Dio,
di Dio attraverso la scoperta della
nostra interiorità, e del nostro vero "io"
alla luce del vero volto di Dio. Molti
pensano che la vita coincida con la
sopravvivenza, con lo scorrere dei
giorni, con il soddisfacimento dei
bisogni. Quelli che osano di più
sognano e a volte realizzano anche
una storia d'amore. Ma tutto ciò che
facciamo, che concretizziamo, la
gioia, legittima e necessaria, che
sperimentiamo, tutto ci conduce alla

scoperta del volto di Dio nascosto
dietro e dentro la realtà. Ma quante
poche energie dedichiamo a questa
conoscenza,
e
quanto
tempo
spendiamo per ciò che non può
dissetare! La progressiva conoscenza
di Dio ci vede in sintonia con Gesù
che ci sente "suoi", che prega per noi.
È bellissimo pensare di essere
preziosi agli occhi del Maestro Gesù,
questo ci rende forti e ci permette di
affrontare ogni difficoltà. Il Signore
Gesù prega Dio per noi, affinché
anche noi giungiamo alla conoscenza
tutta
intera;
continuiamo
con
entusiasmo nella scoperta di Dio!,

PER LA PREGHIERA

(Piccola Fraternità di San Zenetto)

Vorrei nel mio volto...
uno sguardo limpido e dolce
6

che trasmetta serenità e pace,
gioia di incontrare i fratelli
con sentimenti di tenerezza,
...il volto di Dio;
un bel sorriso umano
che esprima gioia di vivere,
enorme allegria,
amore verso tutti,
...il volto di Gesù;
la mitezza del suo essere
espressa con gesti generosi,
cantare e ballare insieme a lui
perché mi sento amato.
Il tuo volto, Gesù,
vorrei fosse il mio.

Mercoledì 11 maggio 2016
+ Dal Vangelo secondo Giovanni 17,11-19
Siano una cosa sola, come noi.
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:] «Padre santo,
custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa,
come noi. Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai
dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio
della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico
questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della
mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non
sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal
mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come

7

io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come
tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro
io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

SPUNTI DI RIFLESSIONE

(Riccardo Ripoli

Capita di vedere in un contesto
qualcuno che vi sia inserito, ma che
non faccia parte. Sembra una
contraddizione, ma tanti sono gli
esempi. Lo vediamo nelle classi dove
ci sono alcuni che vanno a scuola ma
non fanno parte della classe perché
disturbano e non si aggregano in un
lavoro di crescita; lo osserviamo nelle
nostre chiese dove alcuni di coloro
che vanno a Messa stentano a dare
la mano al vicino o a rivolgergli un
sorriso; nelle famiglie dove i figli
entrano ed escono come se la casa
fosse un albergo, o nelle quali un
genitore non condivide mediante il
dialogo gli avvenimenti della famiglia
restando in disparte. Inevitabilmente
queste persone si troveranno sperse
in quel contesto, verranno messe da
parte, additate ed escluse: i ragazzi
bocceranno, i figli avranno continue
discussioni e litigate con i genitori, si
assisterà a divorzi e separazioni, quei
fedeli scontrosi non saranno chiamati
alle iniziative della parrocchia. Tutti
noi pensiamo di sapere come vada il
mondo e come gestirlo, presumiamo
di conoscere ogni singolo aspetto e di
saper muoverci in ogni occasione,
reputiamo di far parte del mondo.
Sicuramente siamo inseriti nel
contesto "mondo", ma non per questo
ne facciamo parte. Il Signore,
mediante il Vangelo, ci fornisce delle
regole da seguire, ancora oggi valide
ed attuali. Sono regole che vanno

contro il nostro primo istinto
primordiale: davanti ad un torto
pensiamo alla vendetta, ed invece
Gesù ci dice di amare chi ci fa del
male; davanti ad un tradimento
pensiamo all'abbandono, ed invece
Gesù ci dice di dialogare; davanti alla
possibilità di avere sempre di più,
Gesù ci dice di dividere ciò che
abbiamo con gli altri. Se agissimo
secondo istinto ci sarebbe sempre
maggior violenza perché la vendetta
richiama altra vendetta in una faida
senza fine, ci sarebbero sempre più
coppie divorziate con figli infelici, ci
sarebbe sempre maggior egoismo e
sempre più persone che muoiono di
fame. Seguendo le regole di Gesù un
atto di odio sarebbe perdonato e forse
colui che ci ha fatto del male
diventerebbe un amico, uno scontro si
trasformerebbe in dialogo costruttivo
e motivo di crescita, un atto di
generosità potrebbe cambiare la vita
a qualcuno. Non certezze, ma
speranza, ma chi vive nella speranza
vedrà, prima o poi, che il mondo
attorno a lui cambierà perché chi
perdona è amato, chi dialoga è
accolto, chi è generoso è stimato.
Sperare in Dio significa avere Fede
ed avere Fede ci da la certezza di
una vita migliore, non per le
agiatezze, ma per la pace che
possiamo avere con noi stessi e con
gli altri.

8

PER LA PREGHIERA

(Anselm Grun)

Non ti lascio cadere e non ti abbandono.
Resto presso di te con il mio amore,
ti accompagno dovunque andrai.
Il mio amore sia la tua forza, la mia fedeltà la tua difesa.
Ti avvolga la mia tenerezza,
e ti venga incontro la mia brama.
Se sei triste, ti consolerò,
nella tua inquietudine stendo la mia mano su di te,
nel tuo dolore bacio le tue ferite,
nel tumulto mi metto al tuo fianco
come angelo delle difficoltà.
Se gli uomini ti deridono ti irrobustirò le spalle,
nella tua mutezza ti offrirò la mia voce
e quando sarai ricurvo per il dolore ti solleverò
con uno sguardo d'amore.
Quando tutto inaridirà in te, ti regalerò il mio calore,
e quando le preoccupazioni ti opprimeranno,
ti sussurrerò parole di fiducia.
Se l'affanno colmerà la tua anima, lo caccerò,
e la mia presenza sarà per te luce in tutto quello che farai.
Al mattino ti risveglia il mio desiderio
e alla sera ti ricopre il mio amore;
addormentati nelle mie braccia
faccia a faccia, cuore a cuore...
tendi l'orecchio, batte per te... nella lunga notte,
a ogni nuovo giorno...
.
.

Giovedì 12 maggio
2016
+ Dal Vangelo secondo Giovanni 17,20-26
Siano perfetti nell’unità.
9

In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:] «Non prego solo
per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola:
perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano
anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano una sola
cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti
nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come
hai amato me. Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con
me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato;
poiché mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo
non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu
mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere,
perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».
SPUNTI DI RIFLESSIONE
(Monaci Benedettini Silvestrini)

La preghiera di Gesù, ogni sua
preghiera, ogni sua parola assumono
sempre
un
valore
veramente
universale. I suoi occhi sono rivolti al
cielo e si riversano sui suoi discepoli.
Per loro e su di loro sta
particolarmente pregando, ma poi
aggiunge: «Non prego solo per
questi, ma anche per quelli che per la
loro parola crederanno in me; perché
tutti siano una sola cosa. Come tu,
Padre, sei in me e io in te, siano
anch'essi in noi una cosa sola, perché
il mondo creda che tu mi hai
mandato». Gesù sta affidando al
Padre celeste il futuro della sua
Chiesa e di tutta la nostra umanità.
Invoca ancora l'unità perfetta, la
stessa che Egli sperimenta con il
Padre suo. La implora come dono e
come testimonianza: la carità, l'unità
della sua Chiesa e dei suoi seguaci
dovranno essere uno dei motivi
principali per indurre alla conversione
e inculcare la vera fonte nell'unico

Signore. I veri discepoli sono certi
dell'amore di Dio Padre, godono di
tutti i benefici della salvezza, sono
nella gioia vera e diventano così
fermento, lievito, luce e sale della
terra.
Quando
questi
elementi
mancano o si offuscano la fede
langue e la verità non può risplendere
in tutto il suo fulgore. Cristo Gesù
nella sua preghiera - testamento, ci
appare come sommo ed eterno
sacerdote, come Colui che ci ha fatto
conoscere il volto stesso di Dio, ci ha
resi certi del suo infinito amore
misericordioso per tutti noi. In
quell'Amore, in quella Verità, in
quell'eterno sacrificio noi dobbiamo
fondare
l'unità.
Per
questo
continuamente ripetiamo sui nostri
altari quel dono eterno, sgorgato dal
costato di Cristo come effluvio di
grazia, come energia coesiva, germe
di sincera fraternità. Attingiamo
spesso da quella fonte per essere noi
il tramite puro della vera luce.

PER LA PREGHIERA

(Giovanni Paolo II)

Quale meravigliosa "seduzione" emanava la persona di Gesù, che
trascinava dietro di sé folle che dimenticavano persino di mangiare
per essere accanto a lui ed ascoltare la sua parola! Quale desiderio
irresistibile di avvicinarsi alla fonte della Vita per soddisfare le ansie
10

più profonde del cuore umano! Che sensibilità ed umanità quelle di
Gesù, al quale la predicazione del Regno di Dio non fa dimenticare il
bisogno del sostentamento giornaliero di coloro che lo seguono!

Venerdì 13 maggio 2016
+ Dal Vangelo secondo Giovanni 21,15-19
Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore.
In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero
mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più
di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli
disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta:
«Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai
che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza
volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato
che per la terza volta gli domandasse “Mi vuoi bene?”, e gli disse: «Signore,
tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie
pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e
andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro
ti
vestirà
e
ti
porterà
dove
tu
non
vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E,
detto questo, aggiunse: «Seguimi».

SPUNTI DI RIFLESSIONE

(Eremo San Biagio)

La settimana si era aperta con una
professione di fede in Gesù, accolta e
portata nella preghiera da Gesù
stesso. Oggi torniamo ad ascoltare
ciò che esce dalla bocca dei
discepoli. Pietro è un uomo provato.
Lui, più di altri ha temuto durante
l'arresto e la morte di Gesù e ha
toccato con mano la sua debolezza e
vigliaccheria. Ma l'amore suo per

Gesù è autentico. Ora quasi teme di
riconoscerlo. Gesù l'aiuta e con un
processo graduale lo porta ad
esprimere con forza la sua fede e il
suo affetto per Gesù stesso. È la
confermazione di Pietro. Il dono di
Spirito Santo che lo investe, gli
permetterà
di
essere
l'umile
successore di Gesù per la nuova
comunità cristiana. E' l'ultimo incontro
11

di Gesù col suo Apostolo, dopo la
Risurrezione, sempre sul lago di
Tiberiade. E' la seconda chiamata di
Pietro, anch'essa caratterizzata dal
seguimi finale. L'ultima parola di Gesù
a Pietro in questa seconda chiamata,
è soltanto per chiedere e dare
‘amore'. Infatti, è proprio questa la
differenza tra la prima chiamata di un
Pietro ‘novizio' e la seconda di un
Pietro più maturo. L'Apostolo ha
raggiunto ormai una tale profondità
nell'amore umile e generoso, che
Gesù osa affidargli la custodia della
sua Chiesa. D'altronde il Maestro
glielo aveva predetto: «Simone,
Simone, ecco, satana ha ottenuto di
passarvi al vaglio come il grano. Ma
io ho pregato per te, perché non
venga meno la tua fede. E tu, quando
sarai tornato, conferma i tuoi fratelli"
(Lc 22,31-32). Pietro è stato salvato
dalla preghiera di Gesù e dal suo
sguardo pieno d'amore. «Allora il
Signore, voltatosi, guardò dentro

Pietro» (Lc 22,61). Uno sguardo
carico di tenerezza e di amore.
E' dunque l'Amore grande del Cristo
Risorto che interroga ora Pietro
sull'Amore, facendo sgorgare in lui
dinamismi segreti, più veri della sua
presunzione e del suo tradimento.
Gesù si manifesta ancora sul mare di
Tiberiade,
come
salvatore
dell'umanità di Pietro. Un'umanità che
rischiava d'essere schiantata dal
triplice rinnegamento, di essere
frustrata e sfiduciata per il resto della
sua vita. Gesù, invece, la riprende, la
risveglia, la ricostruisce. Con l'ultima
parola, (seguimi), che riconferma
quella rivoltagli la prima volta, Gesù
ha riedificato la vocazione di Pietro
sulla sua natura più profonda, quella
in cui l'anima ed il tocco dello Spirito
Creatore si fondono in uno. Signore,
aiutaci a non affogare nei nostri
peccati e soprattutto che il senso di
colpa in noi non uccida la possibilità
di ricominciare.

PER LA PREGHIERA

(Sant’Agostino)

Agita sotto il muso di una capretta un ramoscello tenero: ti verrà
appresso.
Mostra ad un fanciullo una ghiottoneria: te lo farai amico.
E il fatto che quell'attrazione lo spingerà a venire dietro a te, è segno
che un certo amore lo attrae. Il desiderio lo attrae. L'amore spinge e
non fa violenza, solo con il vincolo del cuore.

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San Mattia

Sabato 14 maggio 2016
+ Dal Vangelo secondo Giovanni

15,9-17

Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamato amici.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha
amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i
miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i
comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste
cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio
comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno
ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete
miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il
servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché
tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete
scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate
frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre
nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli
altri».

SPUNTI DI RIFLESSIONE

(Mons. Vincenzo Paglia)

Gli
apostoli
che
avevano
abbandonato le loro reti per diventare
pescatori di uomini (Lc 5,10), tornano
a essere pescatori di pesci. E ora,
quando Gesù appare, senza che lo
riconoscano, si ripete la scena
dell'inizio. Anche questa volta hanno
pescato invano per tutta la notte. È
l'esperienza di un lavoro senza frutti,
l'esperienza
di
pensieri,
di
preoccupazioni e di agitazioni che
non approdano a nulla. Senza la luce
del Vangelo è difficile operare e dare
frutti. Ma con Gesù che si avvicina,

sorge l'alba di un nuovo giorno. È il
risorto, ma non se ne sono accorti,
non l'hanno riconosciuto. Sebbene
stanchi
e,
comprensibilmente,
sfiduciati gli danno tuttavia retta e
gettano le reti dall'altra parte. E la
pesca è abbondante, oltre ogni
misura. E Gesù continua a mangiare
con i discepoli come faceva prima di
morire. Ma c'è un accento particolare.
Gesù prende Pietro in disparte e gli
chiede: "Mi ami tu più di costoro?"
Non lo rimprovera del tradimento,
desidera sapere se l'ama ancora. Non
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è tanto questione di purificare la
memoria, quanto di rinnovare l'amore.
Quel che Gesù vuole è che il
sentimento di colpa non inaridisca
l'amore. Per questo non glielo chiede
una volta sola, ma tre volte. E per tre
volte, dopo la risposta affermativa

dell'amore, Gesù affida a Pietro
l'incarico della cura del suo gregge.
L'unica forza, l'unica energia che ci
sostiene è l'amore per il Signore. E
chi ama Dio ama e serve i fratelli.

PER LA PREGHIERA

(Gianfranco Ravasi)

Certo, sia la rondine sia la piuma si librano nell'aria, ma la differenza
è netta: la rondine sceglie la traiettoria, naviga contro il vento
opponendogli il suo petto carenato; la piuma, invece, è sospinta da
ogni corrente d'aria, è succube a ogni soffio. Una domanda s'impone:
e noi come siamo? Siamo rondini libere e sicure o piume agitate da
ogni brezza e variabilità?.

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