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ESCLUSIVO I PARLA ALESSIO CASIMIRRI, L:ULTIMO LATITANTE DI VIA FANI

tieri residenziali, c'è la Cueva del Buzo, ovvero la Tana del Sommozzatore. È l'indirizzo di un italiano di mezza età chiamato
Alessio Casinurn.
Casirmrri non è un emigralo qualsiasi. È stato protagonista
della piiJ grande tragedia politica dcl dopoguerra italiano.
Vent'anni fa militava nelle Brigate rosse . E la mattina del 16 marzo J978 era anche lui m via Fani, a Roma. Parter1pò al sanguinoso agguato contro Aldo Moro: i cinque uomini della scorta
uccisi, il presidente della Dc rapito.
Quel giorno spararono quattro terroristi: Franco Bonisoli, Raffaele Fiore, Valerio Morucci, Prospero Gallinan. Mano Moretti
guidava la Fiat 128 che bloccò il convogbo di Moro. Bruno Seghet ti conduceva la r'1at 132 r.on cui lo statista fu portato via. Lui. Casi-

CARRETERA SUR, DODICESIMO
chilometro. La vecchia Hyundai fatica
a superare le salite ripide di questa
strada, cne da Managua porta sulla
costa pacifica del Nicaragua. Appena
fuori dalla capitale, nel cuore dei quar-

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uso oscl.usivo

mirri. con Barbara Balzerani e Alvaro Loiacono si i~caricò di bloccare il traffico, come ricorda Andrea Colombo nell appendice del
recentissimo "Il prigioniero". libro-confessione scntto da Anna
Laura l.lraghetti, che ru carceriera di !'loro durame 155 giorm del
sequestro. La moglie di Casimirn, Rita Algranat1, fece da vedetta: segnalò l'arrivo della Fiat 130 del leader dc .
Da allora, nel giro di pochi anni, tutt11 memhn del commando
sono stati catturati. Casimirri no. È l'unico granne latitante fn'.
gli autori della strage di via Fani. Non ha mai fatto un giorno d1
prigione. E non ha mai parlato. Né con w1 magistrato, né con un
giornalista . Per vent'anni è rimasto muto come un pesce, senza
voler incontrare nessuno. Ma due scttunane fa il suo nome è tornato alla ribalta. t:n b rigatista pentito, Raimondo Etra, lo ha
ci tato a pr opos it o
dell·assassinio di Luigi
Calabresi. •Casirnirri
mi ha detto che a uccidere Calabresi fu Matteo, che era il nome di battaglia di Valerio Morucci•. t:na versione che, se accertata, potrebbe scagionare Adriano Sofri, Ovidio
Bompressi e Giorgio Pietrostefani, condannati a 22 anni di galera per l'omicidio del commissario di poli.zia.

del

destinatario,

non

riproducibile.

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I.:Espresso

zante, che per di più non aveva alcun contatto con il movimento

IN UDIENZA DA PAOLO VI

a Milano, dove avvenne quel delitto. La seconda ragione è che

Cosi riparte la caccia a Casimirri. lniziano le procedure per una
rogatoria internazionale. E gli avvocati di Sofri, proprio mentre
si avvicina il ventesimo anniversario dell'uccisione di Moro, cercano un contatto con il fuggiasco di Managua. ~la non è facile. In
Italia nessuno conosce un suo recapito.
Anche "L'Espresso• ci prova L'autore di questo articolo conosce Alessio più che bene. Proveniamo da due famiglie vaticane,
cugini alla lontana. Abbiamo passato insieme gli a.imi dell'infanzia:
nei giardini vaticani, in vacanza a Santa Marinella. Lui più grande
di me e coetaneo di mia sorella, suo fratello minore coetaneo di
un 'altra mia sorella, sua sorella mia coetanea. Avevamo tutti meno
di dieci anni. Trentacinque anni dopo, ho speso questa vecchia
amicizia per chiedergli un incontro. Lui,
dopo mille indecisioni, ha detto si.
Al cancello della Cueva del Buzo nessuno sa che Casimirri da bambino andò in
udienza da Paolo VI, che lo stesso Paolo VI
aveva festeggialo il matrimoruo dei suoi genitori, che In madre lo
voleva, da grande, medico o ingegnere. E mentre scende la rampa per aprire il cancello, Casimirri si presenta per quello che è: un
ex terrorista, un latitante che vive in esilio da quindici anni, e che
porta sul viso e sul corpo il peso degli anni tragici che ha vissuto.
Piccolo di statura, un'incipiente calvizie, una voce nasale quasi in falsetto: gli è rimasta, dice, per via di un incidente stradale
che ebbe in Italia prima di scegliere la lotta armata. Abita con la
bella compagna Rachel (•!\on mi sono potuto sposare perché la
mia ex moglie, Rita Algranali, non mi ha mai concesso il divorzio, anche se non ci vediamo da 16 anni e non so nenuneno dove
sia•) e due figli di cui è orgoglioso. Il primogenito è già w 1provetto pescatore subacqueo, come Alessio; la bambina è bellissima, Io sa, e se ne giova spregiudicatamente sia con il padre sia
con il vecchio amico in visita. La prima ora della conversazione

con Etra non ho mai parlato di argomenti cosi delicati. Etro lo
ricordo come il compagno più giovane, un po' li cucciolo della
colonna romana delle Br [oggi ha 44 anni, tre meno di Casimirri,
ndr[, caratterialmente chi uso. non godeva di grande stima e considerazione Era un br, certo, ma non di prima categoria. Insomma uno a cui non si facevano confidenze del genere•.

BACHELET, OMICIDIO INCOMPRENSIBILE
Sarà pure stato un mllltante di secondo plano, ma ruta li ratto
che era uno degli uomini scelti In un primo tempo per partecipare
al rapimento di Moro...

«Non ricordo questo particolare. Comunque Etra non fece
parte del commando che operò in via Fani: di questo ne sono
sicuro•.
E lel c 'era? Alla fine, lo stesso Moruccl lo ha fatto capire.

•Gli atti processuali dicono di si. Ma io non confermo, perché
ritengo che i cinque processi fatti sul caso Moro siano stati
profondamente viziati da un uso spregiudicato dei pentiti, teso
soltanto a confermare delle verità precostituite•.
Da quanto tempo vive In Nlcaracua?
•Quindici anni. Sono arrivato nel 1982, dopo un a.imo passato
a Parigi. Avevo las~ialo ! 'Itali~ a fine
1981, quando avevo cominciato a capire

che l'aria stava can1biando, che i pentiti
stava no o rmai facendo i nomi degli
appartenenti alle Br•.
E di chi aveva rapito Moro, sterminato
la sua scorta, assassinato lo stesso pr&sldente della Dc. Quale pena le è stata
Inflitta?

•Pertuttii fatti che mi sono stati addebitali, sono stato condannato a l l ergastoli e a un milione e mezzo di dollari fra
multe e risarcimenti vari•.

se ne va in w10 scambio di racconti familiari: con relative vante-

rie. Si stenta a credere che l'edificante quadretto sia racchiuso
nella storia fosca di un brigatista condaimato a l I ergastoli. La
terribile storia di sangue e lacrime sembra nmasta in Italia. Sembra quasi scortese che un italiano, per di più mezzo parente, brighi per far riapparire il Casimirri terrorista.
In Nicaragua, il reduce da via Fani è un uomo conosciuto. La
Cueva del Buzo, oltre che sua abitazione, è un apprezzato ristorante: il pesce è buono, e piacciono gli italianissimi spaghetti,
soprattutto i "mari e monti", con funghi e frutti di mare. (Anche
la Braghetti, del resto, si considera un'ottima cuoca, e nel suo
libro loda le minestre di lenticchie che propinava a Moro.) Inoltre l'ex br ha una rubrica di pesca subacquea sull'inserto settimanale "E sta Semai1a•del quotidiano d i Managua "El Nuevo Diario". La casa-ristorante è a meno di tre chilometri dall'ambasciata italiana, che è sempre sulla Carretera Sur.
Caalmhri, Mpentito Etio ha eletto che lei gli conlldò il vero nome
dell'assassino del commissario Calabresi: a uccidere non urebbe
stato Bompressi, ma Moruccl. Lei confenna la testimonianza di Emi?

•No. ~pi acerebbe, ma non posso. Mi piacerebbe perché sono
conv)nto dell'innocenza di Sofri e compagni, ma non posso confermare quanto dice Etro perché io con Etro non ho mai parlato
di quella questione. E lo dico senza esitazioni per almeno due
ragioni. La prima è che io nel 1972, all'epoca dell'omicidio Calabresi, non e ro un militante politico bensì un semplice simpatiz-

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SI considera ancora un brigatista?

• lo uscii dalla rolonna romana nel
1980. Per un profondo dissenso con la
linea sanguinaria, ron l'incomprensibile
omicidio di Vittorio Bachelet [vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, cattolico fervente, fredda- >

to a colpi di pistola dalla Braghetti mentre usciva dalla sua lezione all'università di Roma, ndrJ, r con tutto il resto che l'organizzazione allo sbando aveva fatto piÌl per sopravvivere a se stessa
che per una qualche ragione politica•.
Dalle Br si poteva uscire tranquillamente?

• lo uscii senza problemi, e per quanto rru risulta anche altri
compagni fecero altrettanto. Non c'era nessun divieto esplicito,
e, almeno credo, non c'era alc<ma possibilità per le l:lr dt ostacolare i comportamenti dei propri militanti•.
Dopo Il 1981, lei militò In qualche altro groppo?

•No uscendo dalle Br dissi basta con la politica. Perché
stufo ctell'inconcludenza di certe discussioni, e soprattutto ~
perché nauseato dalla noia della militanza. A dirla t utta, poi,
io non ho mai amato la politica. Mi sono spesso domandato
come mai la mia

ita abbia preso questa piega. E una risposta
ormai l'ho chiara: non l'ho fatto certo per amore della politica.
Non sono un intellettuale, non ho mai amato le assemblee, non
sono mai stato capace di par lare in pubblico facendo quei
discorsi che partendo dai "Grundrisse" (il testo più suggestivo
e difficile di Karl Marx, in grande auge nell'ultrasimstra in quegli aru1i, ndr] arrivavano a spiegare perché bisognava fare le
autoriduzioni o gli espropri proletari. Le mie motivazioni sono
semp re state più romantiche: aiutare i più poveri, cambiare il
modello di società dominante ...
del

destinatario ,

non

riproducibile .

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Quali erano I suol rapporti con Il resto dell'Autonomia?

LE PRIME BOTTE Al LICEO TASSO
Ma com'è possibile che un giovane della buona borghesia romana che non amava la politica cominciasse a farla, per di più lmboçcando subito la via dell'estremismo e della violenza?

·La mia storia, nonostante tutto, mi pare $lraordinariamente nonnalc. simile a quella di tanti ragazzi che alla fine
degli anni Sessanta erano studenti. li mio primo ncordo è
quello di un'assemblea aperta al Liceo Tasso di Roma nei
primi mesi del 1969. Si discuteva del costo dei libri e del
diritto allo stuclio. Eravamo in tanti, studenti del liceo e
anche delle medie. C'erano i celerini: lo ricordo bene perché mi sentivo rassicurato dalla loro presenza. Per mP i
poliziotti, allora, erano i huoni, che ci difendPvano dai pericoli•.
E poi cosa aV11enne?
«Disastro. La Celere cominciò a caricare picchiando chiun·
que. Rivedo i ragazzmi delle medie che si arrampicarono sulle
inferriate della scuola per fuggire alle botte Piangevano mentre
i poliziotti Li tiravano giù per i piedi, manganellandoli. Dentro la
scuola alcuni adulti . li ricordo perché erano vestiti da grandi,
non come noi con eskimo e jeans - ci irlC'itavano a rispondere alle
cariche, a far uso di violenza. Ll per lì non capivo Oggi ritPngo
che quei signori fossero dei poliziotti infiltrati, uomirn dei servi·
7.i, personaggi che mi è capitato di incontrare altre volte ...• .

•Pochissimi. Ho partecipato a qualche assemblea cittadina
ma, per esempio, non ho mai conosciuto il leader degli autonomi di via dei Volsci, Daniele Pifano•.
Eppure a lel fu attribuito Il Nolo di capo del aervtzlo d'ordine del
Volsci...

•Negli anni mi sono stati attribuiti ruoli di comando che non
ho mai avuto. Dividevo il mio tempo fra politica e pesca subacquea, ripeto, e il mio maggiore impegno era per la seconda•.
Intanto studiava? Andava ell'unlverstti?

•Mi ero iscritto all'lsef, che però frequentavo di malavoglia.
Facevo il supplente di educazione fisica nelle scuole private, e
soprattutto vivevo tre-quattro mesi all'anno in Sardegna a pescare: guadagnavo di più cosi che nel resto dell'anno•.
Quando fu che, da autonomo, diventò br?

•Dopo il 1976. In quell'inverno mi resi conto che U movimento dell'Autonomia era inconcludente. Inoltre frequentavo un
compagno, Antonio Savasta, con cui discutevo per ore: non lo
sapevo ancora, ma quelle conversazioni, l'interesse che Antonio
mostrava per le mie idee, erano parte dell'indagine che le Br
facevano per selezionare i nuovi militanti. Dopo un po' di quelle
cluacchiere · su tutto: famiglia, amici, stile di vita, idee • arrivò
l'offerta a entrare nelle Br. Accettai subito, e scoprii che proprio
il nuo amico Savasta era il capo della colonna romana•.

Fu dunque al Tasso che cominciò la sua carriera politica?

•!\o. '.i consideravo di sinistra, partecipavo ad assemblee e
collettivi, ma non ero un militante in senso stretto. La pesca
subacquea era più importante•.
Quando arrivò la scelta mllltante?

•Un paio d'anni dopo . Tornavo dal
campionalo italiano di pesca subacquea, a Pantelleria. All'aeroporto di
Trapani o di Palermo, non ricordo
bene, lessi sui giornali degli scontri
a San Basilio !quartiere dell'estrPma penferia romana. ndrJ. Ci fu un
man.o: Fabrizio Ceruso, un compa-

E come cambiò la sua vita?

·Ci fu un improvviso imborghesunento. Gli ordini d'altronde
erano tassativi: dovevo essere U più normale possibile. Molti
compagni, non io, indossavano soltanto abiti da adulti, giacca,
camicia e cravatta. Di gusto assolutamente dozzinale•.
DI che cosa viveva quando era brigatist a?

gno di vent'anni. Per me fu un shock: non riuscivo a crederci,
stetti male per il resto del viaggio. Mi dissi che quell'assassinio
non poteva rimanere impunito•.

•La vita ordinaria non cambiò in nulla: insegnavo, pescavo,
vendevo Upesce. Ero il più normale dei ragazzi della mia età. >
Il cambiamento più importante era nelle manifestazioni. L'indicazione era di non partecipare; se poi c1 si andava, e io ci andavo, bisognava rimanere nei ranghi, passare inosservati. Ricordo
nell'inverno 1977, il più violento nella storia del movimento a
Roma, la mia insofferenza verso quella disciplina imposta dalle
Dr: c'erano degli scontri e io dovevo rimanere in seconda fila, anzi
essere il primo a scappare davanti alle cariche della polizia.
Anche se a malincuore obbedivo, come un perfetto soldatino•.

rlNCONTRO CON ANTONIO SAVASTA

LE UCCISIONI DI PALMA ETARTAGLIONE

E cosi abbracciò Il comunismo?

• A dire Uvero, in quegli anni io ero anarchico. Abitavo in Prati, nella parte nord della città, e fui attratto dalle lotte che si facevano a Primavalle, la periferia vicina a casa. Cominciai Il: nel
Comitato autonomo di Primavalle, che allora si cl:uarnava Mana
Salvi•.
Gli autonomi erano estremamente vlolentl. Giravano armati,
sprangavano I fascisti In nome dell' antlfasclsmo mllltante, si
scontravano con le forze dell'ordine. Sono di quegli anni I suol pn.
ml atti di 11/egalltà?

•No, avevo già combinato qualcosa in proposito. Proprio
neU'assembleaalTasso lanciai un pietra contro la polizia: fu quello il mio primo gesto di violenza•.
E poi?

•A Primavalle eravamo impegnati soprattutto nelle autoriduzioni delle bollette di luce, telefono e acqua. Non ricordo occupazioni di case: in borgata, le case non venivano neanche costruite. Il nostro lavoro politico, come si diceva in quegli anni, e ra sul
territorio. Qualche scontro con la polizia sl, ma gestito soprattutto dalla base, dai coatti [Casimirri usa il termine con cui i
ragazzi della Roma bene chiamano tuttora gli emargiriati, ndr],
che nella loro vita avevano sempre rapporti conflittuali con le
forze dell'ordine. Anche noi partecipavamo, ma da posizioni
piuttosto defilate•.

Ritaql io

stmr;:ia

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In quee)I anni le Br sopravvivevano grazie alle rapine. IAI vi partecipava? Nel suo libro, la Braghettl la dipinge come un eccellente ladro di automobili, Insieme con sua mog11e Rita: racconta che
nell'estate 1979 dovevate rubarne addirittura otto In vlat e di
un'operazloneclamorosache poi and4 a monte, l'evasione In massa del capi storici delle Brdal aupercarcere dell'Aslnara...

•Ho partecipato a tutte le attività delle Br. Perciò mi considero politicamente responsabile. Mi fa rriale doverlo ammettere,
ripeto, ma ero un br; come tale mi considero responsab!le di tutto ciò che le Br hanno fatto. Per questo, quando non ne ho potuto più, me ne sono andato. Altra cosa sono le responsabilità penali, che, grazie a Dio, sono individuali•.
E quali sono le sue responsabllltà personali?

•Spetta all'accusa individuare le mie colpe. Quel che posso
dire è che nei processi di cui sono stato protagonista la magi- >
stratura ha fatto di tutto tranne che accertare le mie responsabilità individuali• .
Può tare qualche esempio?

•lo sono stato condannato per gli omJcidi dei giudici Riccardo
Palma e Girolamo Tartaglione [awenuti rispettivamente il 14
febbraio J978 e il l Oottobre 1978, ndr[: due delitti commessi nelle prime ore del mattino. Ebbene, in quel periodo io insegnavo,
ero a scuola, firmavo i registri. È mBJ possibile che nessuno sia

del

destinatario,

non

riproducibile.

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mai andato in quella scuola, la Montessori di Labaro. a control-

lare le mie firme di presenza, a interrogare qualche ex collega?
È incredibile, eppure nessuno lo ha fatto. Sono stato condannato pe r due assassinii di cw ho avuto notizia a scuola. Ricordo
come fosse ieri: di uno seppi dalla radio, mentre prendevo un
caffè in sala professori•.

roPUSCOLO CHE ANTICIPÒ IL SEQUESTRO
Torniamo al 1978, l'anno più truce, quando le Br decisero di
•portare l'attacco al CUOftl dello Stato•. Arrivò Il momento del ra. .
mento Moro. Quale fu enttamente la sua parte?

·Sono stato condannato a sei e rgastoli per via Faru. La verità
dello Stato italiano è quella scritta nelle pagine delle sentenze.
Io non voglio dire di più. Posso precisare però che, al contrario
di quanto sostenuto da pentiti e inquirenti, la decisione di rapire Moro cominciò a circolare circa un mese e mezzo prima del
rapimento. C'è chi ha detto che preparavan10 l'operazione da un
anno: non è vero. Tutto fu assai più artigianale e grossolano di
quanto è stato poi raccontato. La prima idea del sequestro
balenò in un opuscolo, un documento politico di l 00 pagine che
circolò liberamente fra br e simpatizzanti. Certo non era scritto
chia ro e tondo che sarebbe stato rapito Moro, ma un lettore
attento, e nella polizia sicuramente ce n'erano, se ne sarebbe
dovuto accorgere. Non voglio fare i processi alle intenzioni, ma
indubbiamente le forze dell'ordine in quegli anni non brillavano
né per sagacia né per abilità di intelligence•.
Quale fu li suo ruolo nella prlg'oonla di Moro?
•Nessuno, perché dieci giorni dopo via Fani fui congelato nelle Br•.
Vuol dire che le Br non si ftdavano più di lel?

•No. Semplicemente, incappai subito nei carabinieri. Dopo il
rapimento, cominciarono indagini su tutti gli uomini conosciuti
dell'Autonomia. lo ero fra quelli, e cosi i miei genitori ricevettero la visita delle forze dell'ordine. Nel frattempo non soltanto ero
uscito dall'Autonomia, con grande sollievo dei miei gerutori, ma
ero andato a vivere per conto mio: lasciata via Germanico, dove
abitavano i miei, avevo preso casa a La Storta, a nord di Roma.
Mio padre, non immaginando nemmeno per idea i termini delle
mie sr.elte, guidò i carabinieri al mio nuovo indirizzo. C1 fu una
perquisizione, con un breve interrogatorio. Non trovarono nulla
e mi lasciarono libero. Ma per le Br ero temporaneamente bruciato. E quindi ci fu il congelamento: per quattro mesi non seppi nulla né della colonna romana, né dei compagru, né tanto
meno di ciò che stava succedendo .a Moro e ai s uoi carcerieri_Fu
un bel periodo, per me: senza l'incubo delle Br tornai a vivere
normalmente, andando a pesca. Fu proprio in quel periodo che
cominciai a ponru delle domande•.
Pero rimase br1gatlsta. E le Br compirono altri ratti di sangue.

Lei partecipò?
•No, il mio impegno era soprattutto politico. Cercavo di combattere la violenza gratwta, gli agguati ai poliziotti ignari, l'escalation terrorista a c11i le Br si stavano abbandonando. Sostenevo,
con qualche ingenuità, una politica diversa, fatta sì di azioni militari, ma finalizzate al controllo del territorio. Pensavo a presidii
delle Br che consentissero alla gente più povera di avere ciò di
cui aveva bisogno: un commando militare, per esempio, avrel>be potuto circondare un quaniere per consentire ai proletari di
compiere espropri e rapine senza il rischio di un intervento delle forze dell'ordine... Per questo venivo accusato di movimentismo, anzi di "moruccismo", dal nome di Valerio Morucci. !'!on era
vero, naturalmente. Tanto che poi è stato propno Morucci , con
il suo pentimento, la causa del miu coinvolgimento e delle nùe
condanne•.

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•Cambiate non molto, ma peggiorate in tutto. Nel senso che
le Br sono sempre state un'organizzazione politicamente molto
debole. !'!on c'era una direzione strategica forte , capace di legare l'attività quotidiana a un progetto politico. Si passava dalle
discussioni ideologiche sui massimi sistemi all'attività giorno per
giorno: come se l'alta politica su cui ci affannavamo fosse un alibi per nascondere prima di tutto a noi stessi la nostra pochezza.
ll nostro problema fu dall'inizio quello di sopravvivere: ma dopo
Moro la sopravvivenza diventò davvero l'unica ragione di esistenza. Negli ultimi tempi si uccideva la gente soltanto per far
ntrovare un volantino. È Il che non ce l'ho fatta più, e me ne sono
andato. Ricordo ancora come fosse ien un senso di liberazione•.
Lei lmpleJ:6 poco a capire che le cose si stavano mettendo
male, che la polizia era sulle sue piste. Come andò?

Parigi era Il paradiso del terroristi ltallanl •..

•Sl. ma senza esagerare. François Mitterrand non voleva problemi.con le tradizioni garantiste francesi, ma nemmeno con le
autorità italiane. Ernvamo tollerati. e basta. Di ll a poco mi resi
conto che Parigi non era più sicura. Andai in campagna, affittando una vecchia cascina che faticosamente Fiattai. Ma il progetto era di scappare ancora, di arrivare in Nicaragua, un paese
m cui finalmente avrei pctuto vivere una vera espenenza nvoluzionariai..

I MISTERI DI UNA FUGA IMPOSSIBILE
Da Parigi a Managua la strada è lunga, apeclalmente se si ha 11
passaporto di Alessio Caslmlrrl. Non dica che fu semplice, che cl
riuscì senza appoggi lnftuentl. Sul •corriere della Sera• del 6 febbraio 1996, Maurizio Chierici ha scritto: • Il Caslmlrri espatrt6 a
Parigi dopo Il sequestro Moro; venne arrenato dalla Sùrelé ma,
con l'al uto del servizi segreti Italiani, poté raggiungere Managi.a
con un falso passaporto a nome di Guido DI Giambattista•. L'li»
tesi è che lei sia stato un lnftltrlto, o c he lo sia diventato dopo,
per fuggire In un luogo sicuro. SI è anche scritto che nel 1993 lei
ricevette la misteriosa visita di due agenti del Slsde, Mario Fabbri e Carlo Parolisl. Questa sua latttanH In America centrale .....,_
bra quasi fatta apposta per riaccendere I dubbi di chi pensa che
l 'operazione Moro non fu un genuino atto di t errorismo, ma venne
Inquinata da pezzi di apparati statali. Qualcosa di slmlle sostiene
lo stesso fratello dello statista ucciso, Alfredo Carlo Moro, nella
sua "Storta di un delitto annunciato• ...

.. Quelle del "Corriere" sono pazzie a c ui non voglio neanche
pensare. Se fossi un infùtrato non sarei certo a Managua, a guadagnarmi da VIvere pescando e cucinando il pesce in una piccola tra ti oria dove la mia compagna prende le comande e i miei figli
di 13 e IO anni servono a tavola. Lei vede come vivo: le sembro
11n infiltrfito 11n ;t.QPnte nrovocatorP?•.

Lai rimase nelle Br fino alla flne del 1980. Erano cambiate dopo
l ' assassinio di Moro?

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.

.. Nun fui avvertito <la nessuno. Sapevo che i compagni arrestati era.no solloposti a ogni pressione all'interno delle caserme:
alcune ragazze furono violentate, Emilia Libera, la compagna d1
Savasta, seviziata con la gamba di una sedia... Naturale che
cominciassero a parlare. Sotto casa cominciavo a vedere strani
figuri. Sarò anche paranoico. ma sentivo puzzo di bruciato. Scappai, senza soldi e con il mio passaporto, e vagai per tre o quattro
giorni donnPndn sullP spiagge a sud di Roma. Poi, una notte partii in treno per Parigi. L'addetto alle cuccette, non c'erano poliziotti alla stazione, rm fece salire. Alla fronti era nessw10 venne a
controllare nulla. Arrivai a Parigi con la mia ex moglie senza
alcun intoppo•.

dol

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Ma come arrivò In Nlcarai::ua?

•L'aiuto dei servizi è una balla Ci nuscii scappando come un
pazio. A Parigi, poco prima di partire, i gendarmi erano sul punto di beccarmi. Mi inseguirono a piedi per un giorno intero. Per
salvarmi presi autobus e metropolitane, abbracciai ignare passanti facendo loro credere che fossi a rmato ... Insomma. di tutto.
Mi calai perfino nel pozzo nero di una casa in costruzione e rimasi n per tre giorni e Lrc notti, senza mangiare e senza bPrc. Uscii
24 ore dopo aver sentito l'ultima voce della gendarmeria. li puzzo della veccltia fogna ce l'ho ancora nel naso. Poi però ce la feci
a fuggire•.
Con direzione Managua?

• con Managua ultima tappa. La prima fu Mosca•.

• Le cose non sono affatto andate come lei le racconta. lo sono
arrivato in Nicaragua senza una lira. Ho cominciato a lavorare
pescando e vendendo pesce ai ristoranti. Ho fatto molto anche nel
recupero di relitti marini. Sono molto orgoglioso di aver recuperato una grande draga del valore di milioni di dollari dal fondo di
un lago: un'operazione difficilissima, dove aveva fallito anche una
società americana chiamata a questo scopo. Tutti questi successi
mi hanno fatto benvolere dal governo e dall'opinione pubblica di
questo paese, che io amo e rispetio come il mio. E poi non è vero
nemmeno che tutto sia andato liscio: nel 1991 il viceministro
dell'Interno, su pressioni italiane, mi ha tolto la cittadinanza, e i
servizi segreti italiani hanno tentato di arrestarmi. E: stata un'esperienza molto sgradevole, di cui in Italia nessuno sa niente• .
Che cosa • successo?

Mosca? I sovietici la aiutarono?

·Esplicitamente no. Non c'è dubbio però che non subii contralti particolarmente penetranti. Non mi sembrò che-i sovietici
fossero molto interessati ad arrestarmi e a rimandarmi tn Italia.
Non so perché. Me lo sono domandato piil volte•.
Anche I francesi, all'aeroporto, non la controllarono più di tanto...
•Questo faceva parte della politica pilatesca di Mittcrrand. Le
autorità fingevano di non sapere, di non vedere. In ogni caso, mai
e poi mai avrebbero ostacolato un brigatista italiano che stava
scappando dalla F'rancia. Era ciò che io, panendo per Mosca. stavo facendo•.
Ma In quegli anni per entrare In Urss cl voleva Il visto. Lei come
fece? Certo non lo chiese da Parigi, dove già era latitante ...

•Non avevo alcun visto. Rimasi chiuso nell'aeroporto Sheremetevo in attesa della coincidenza per Managua. In quegli anni
il modo piil economico, rapido e sicuro per arrivare in Nicaragua
era di volare Aeronot, e 10 questo feci•.
E poi, arrivato a Managua? Aveva qualche lndlrluo amico?

•Qui si erano rifugiati diversi br. Naturalme nte andai a trovarli. anche se nessuno mi parve in grado di darmi una mano
significativa. Erano tutti intenti a sopravvivere, figurarsi se ffil
potevano aiuLare>,_
E lei che cosa fece?

• L'unica cosa che so fare: pescare . La chiave di volt.a della mia
avventura in Nicaragua è stato il mio brevetto da sub, la mia esperienza di sommozzatore. Inoltre la vita, eravamo nel pieno della
rivoluzione sandinista, era assai semplice a Managua: c'era ~
l'assistenza sanitaria per t utti, era facile trovare casa a prezzi
politici, il governo aveva uno straordinario bisogno di tecnici
competenti per risolvere la montagna di problemi che aveva nel
guidare un paese poverissimo del Ten:o mondo. lo ero un sub, e
c'era necessità anche di persone cosi•.
Per addestrare le tNppe speclall aandlnlste? È vero che lel é
stato Istruttore degli Incursori dell'ex presidente Danlel Ortega?

•lo sono un istruttore di sommozzatori. E: stato un lavoro
volontario che ha riguardato prevalentemente i sub della Croce
Rossa e dei pompieri. F'ra gli altri allievi, confermo che ho avuto
alcuni uomini del ministero dell'Interno di Managua. Non credo
che ci sia nulla di scandaloso. Lo ripeto: ho molti amici fra i sandinisti, per ragioni politiche e umane, ma non sono mai stato un
agente sandinista. Pensi che come cittadino nicaraguense - sono
stato naturalizzato nel 1988 - debbo ancora fare il servizio mili tare. La coscrizione, qui, è obbligatoria fino a 60 anni: io ne compio 47 il prossimo2 agosto, e prima o poi mi toccherà andare sotto le armi. Ricordo anche che ormai in Nicaragua i sandinisti sono
all'opposizione: hanno avuto la meglio le fon:e moderate, e io
sono lealmente obbediente ai governi di destra che haru10 vinto
le elezioni•.

.,Jo sono stato naturalizzato nicaraguense a termini di legge:
dopo un periodo di residenza di cinque anni, e grazie a un lavoro che garantisce la sussistenza mia e dei miei familiari, nonché
alla com~venw ufficiale con una donna nicaraguense che è la
madre dei miei figli. Nessuno mi ha regalato nulla. Eppure nel
1991 questo mio diritto è stato improvvisamente cancellato.
Alcuni carabinieri dell'ambasciata italiana hanno cominciato a
pedinarmi. Gli stessi carabinieri, ho le prove per dirlo, hanno
spmto l'auto con ffila moglie alla guida contro un camion, in ttn
uno frontale che poteva ucciderla. Perfino l'autobus della scuola dove vanno i miei ragazzi improvvisamente si è perso per la
città. con i miei figli a bordo ... So per certo che era un tentativo
d1 rapirli, per poi utilizzarli come merce di scambio per catturarmi. E: stata una violazione dei miei diritti di cittadino nicaraguense. un'offesa all'autonomia e alla sovranità di questo paese.
Se rossi stato un agente di qualche polizia infiltrato nelle Br, lei
crede che avrei subito trattamenti del genere'! •.
Il fatto, però, è che tutti questi tentativi di cui parta non hanno
avuto alcun esito. Lei era e rimane In Nicaragua, bench6 le aut~
rltà ltallane cerchino In ogni modo di arrestarla.

• Ma il merito di questo è della mia famiglia, che ha lottato fino
allo stremo per difendermi; e soprattutto di quanti, nel popolo
nicaraguense. si sono battuti come leoni per me. ln poclti giorni
ho raccolto 17 mila firme a mio favore contro ogni ipotesi di estradizione. È una cifra enorme per un paese di soli 4 milioni di abitanti Dal Nicaragua ho avuto moltissimo. Dall'amore della mia
donna fino a tante amicizie, e anche a un minimo di buon senso
che prima mi mancava;..
Che e:enere di buon senso?

• In questo paese ho capito quanto tragiche e inutili siano le
politiche che si fondano sulla violenza. Negli ultimi dieci anni circa I 00 mila nicaraguensi sono morti, fra sandinisti e contras. È
stato un tributo di sangue altissimo. Ma a che cosa è servito'? A
nulla. La situazione sociale e la stessa: 1ricchi sono ricchi, i poveri sempre più poveri. I morti invece sono morti, e non resta che
piangerli•.
In !talla le Br hanno fasciato una terrlblle scia di sangue. Prova
almeno un po' di rimorso per chi é caduto, come I cinque dlsgr•
zlatl uomini della scorta di Moro: Oreste leonartll, Raffaele lozz~
no, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zlzzl?

•Un luogo comune italiano vuole che sia meglio vivere di
nmorsi che di rimpianti. lo credo di essere la prova provata che
non è vero. Preferirei sentire il rimpianto di non aver partecipato a un movimento politico che rispondeva alle mie ansie rivoluzionarie giovanili, e non essere alle prese con Il rimorso che mi
attanaglia oggi». •

LA NORMALITÀ, IL RIMORSO
Lei dice di non essere un agente sandinista, eppure vive In Nlc•
ragua, ha ottenuto la cittadinanza, ha aperto due ristoranti e vive
felice con la sua famlC:lla. Non le sembra un po' strano tutto ciò?

Ri.taqlio

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dol

destinatario,

non

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ita abbia preso questa piega. E una risposta
ormai l'ho chiara: non l'ho fatto certo per amore della politica.
Non sono un intellettuale, non ho mai amato le assemblee, non
sono mai stato capace di par lare in pubblico facendo quei
discorsi che partendo dai "Grundrisse" (il testo più suggestivo
e difficile di Karl Marx, in grande auge nell'ultrasimstra in quegli aru1i, ndr] arrivavano a spiegare perché bisognava fare le
autoriduzioni o gli espropri proletari. Le mie motivazioni sono
semp re state più romantiche: aiutare i più poveri, cambiare il
modello di società dominante ...
del

destinatario ,

non

riproducibile .

Data

~Espresso

Pagina

Foglio

2 3-04- 199 8
42

3

Quali erano I suol rapporti con Il resto dell'Autonomia?

LE PRIME BOTTE Al LICEO TASSO
Ma com'è possibile che un giovane della buona borghesia romana che non amava la politica cominciasse a farla, per di più lmboçcando subito la via dell'estremismo e della violenza?

·La mia storia, nonostante tutto, mi pare $lraordinariamente nonnalc. simile a quella di tanti ragazzi che alla fine
degli anni Sessanta erano studenti. li mio primo ncordo è
quello di un'assemblea aperta al Liceo Tasso di Roma nei
primi mesi del 1969. Si discuteva del costo dei libri e del
diritto allo stuclio. Eravamo in tanti, studenti del liceo e
anche delle medie. C'erano i celerini: lo ricordo bene perché mi sentivo rassicurato dalla loro presenza. Per mP i
poliziotti, allora, erano i huoni, che ci difendPvano dai pericoli•.
E poi cosa aV11enne?
«Disastro. La Celere cominciò a caricare picchiando chiun·
que. Rivedo i ragazzmi delle medie che si arrampicarono sulle
inferriate della scuola per fuggire alle botte Piangevano mentre
i poliziotti Li tiravano giù per i piedi, manganellandoli. Dentro la
scuola alcuni adulti . li ricordo perché erano vestiti da grandi,
non come noi con eskimo e jeans - ci irlC'itavano a rispondere alle
cariche, a far uso di violenza. Ll per lì non capivo Oggi ritPngo
che quei signori fossero dei poliziotti infiltrati, uomirn dei servi·
7.i, personaggi che mi è capitato di incontrare altre volte ...• .

•Pochissimi. Ho partecipato a qualche assemblea cittadina
ma, per esempio, non ho mai conosciuto il leader degli autonomi di via dei Volsci, Daniele Pifano•.
Eppure a lel fu attribuito Il Nolo di capo del aervtzlo d'ordine del
Volsci...

•Negli anni mi sono stati attribuiti ruoli di comando che non
ho mai avuto. Dividevo il mio tempo fra politica e pesca subacquea, ripeto, e il mio maggiore impegno era per la seconda•.
Intanto studiava? Andava ell'unlverstti?

•Mi ero iscritto all'lsef, che però frequentavo di malavoglia.
Facevo il supplente di educazione fisica nelle scuole private, e
soprattutto vivevo tre-quattro mesi all'anno in Sardegna a pescare: guadagnavo di più cosi che nel resto dell'anno•.
Quando fu che, da autonomo, diventò br?

•Dopo il 1976. In quell'inverno mi resi conto che U movimento dell'Autonomia era inconcludente. Inoltre frequentavo un
compagno, Antonio Savasta, con cui discutevo per ore: non lo
sapevo ancora, ma quelle conversazioni, l'interesse che Antonio
mostrava per le mie idee, erano parte dell'indagine che le Br
facevano per selezionare i nuovi militanti. Dopo un po' di quelle
cluacchiere · su tutto: famiglia, amici, stile di vita, idee • arrivò
l'offerta a entrare nelle Br. Accettai subito, e scoprii che proprio
il nuo amico Savasta era il capo della colonna romana•.

Fu dunque al Tasso che cominciò la sua carriera politica?

•!\o. '.i consideravo di sinistra, partecipavo ad assemblee e
collettivi, ma non ero un militante in senso stretto. La pesca
subacquea era più importante•.
Quando arrivò la scelta mllltante?

•Un paio d'anni dopo . Tornavo dal
campionalo italiano di pesca subacquea, a Pantelleria. All'aeroporto di
Trapani o di Palermo, non ricordo
bene, lessi sui giornali degli scontri
a San Basilio !quartiere dell'estrPma penferia romana. ndrJ. Ci fu un
man.o: Fabrizio Ceruso, un compa-

E come cambiò la sua vita?

·Ci fu un improvviso imborghesunento. Gli ordini d'altronde
erano tassativi: dovevo essere U più normale possibile. Molti
compagni, non io, indossavano soltanto abiti da adulti, giacca,
camicia e cravatta. Di gusto assolutamente dozzinale•.
DI che cosa viveva quando era brigatist a?

gno di vent'anni. Per me fu un shock: non riuscivo a crederci,
stetti male per il resto del viaggio. Mi dissi che quell'assassinio
non poteva rimanere impunito•.

•La vita ordinaria non cambiò in nulla: insegnavo, pescavo,
vendevo Upesce. Ero il più normale dei ragazzi della mia età. >
Il cambiamento più importante era nelle manifestazioni. L'indicazione era di non partecipare; se poi c1 si andava, e io ci andavo, bisognava rimanere nei ranghi, passare inosservati. Ricordo
nell'inverno 1977, il più violento nella storia del movimento a
Roma, la mia insofferenza verso quella disciplina imposta dalle
Dr: c'erano degli scontri e io dovevo rimanere in seconda fila, anzi
essere il primo a scappare davanti alle cariche della polizia.
Anche se a malincuore obbedivo, come un perfetto soldatino•.

rlNCONTRO CON ANTONIO SAVASTA

LE UCCISIONI DI PALMA ETARTAGLIONE

E cosi abbracciò Il comunismo?

• A dire Uvero, in quegli anni io ero anarchico. Abitavo in Prati, nella parte nord della città, e fui attratto dalle lotte che si facevano a Primavalle, la periferia vicina a casa. Cominciai Il: nel
Comitato autonomo di Primavalle, che allora si cl:uarnava Mana
Salvi•.
Gli autonomi erano estremamente vlolentl. Giravano armati,
sprangavano I fascisti In nome dell' antlfasclsmo mllltante, si
scontravano con le forze dell'ordine. Sono di quegli anni I suol pn.
ml atti di 11/egalltà?

•No, avevo già combinato qualcosa in proposito. Proprio
neU'assembleaalTasso lanciai un pietra contro la polizia: fu quello il mio primo gesto di violenza•.
E poi?

•A Primavalle eravamo impegnati soprattutto nelle autoriduzioni delle bollette di luce, telefono e acqua. Non ricordo occupazioni di case: in borgata, le case non venivano neanche costruite. Il nostro lavoro politico, come si diceva in quegli anni, e ra sul
territorio. Qualche scontro con la polizia sl, ma gestito soprattutto dalla base, dai coatti [Casimirri usa il termine con cui i
ragazzi della Roma bene chiamano tuttora gli emargiriati, ndr],
che nella loro vita avevano sempre rapporti conflittuali con le
forze dell'ordine. Anche noi partecipavamo, ma da posizioni
piuttosto defilate•.

Ritaql io

stmr;:ia

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In quee)I anni le Br sopravvivevano grazie alle rapine. IAI vi partecipava? Nel suo libro, la Braghettl la dipinge come un eccellente ladro di automobili, Insieme con sua mog11e Rita: racconta che
nell'estate 1979 dovevate rubarne addirittura otto In vlat e di
un'operazloneclamorosache poi and4 a monte, l'evasione In massa del capi storici delle Brdal aupercarcere dell'Aslnara...

•Ho partecipato a tutte le attività delle Br. Perciò mi considero politicamente responsabile. Mi fa rriale doverlo ammettere,
ripeto, ma ero un br; come tale mi considero responsab!le di tutto ciò che le Br hanno fatto. Per questo, quando non ne ho potuto più, me ne sono andato. Altra cosa sono le responsabilità penali, che, grazie a Dio, sono individuali•.
E quali sono le sue responsabllltà personali?

•Spetta all'accusa individuare le mie colpe. Quel che posso
dire è che nei processi di cui sono stato protagonista la magi- >
stratura ha fatto di tutto tranne che accertare le mie responsabilità individuali• .
Può tare qualche esempio?

•lo sono stato condannato per gli omJcidi dei giudici Riccardo
Palma e Girolamo Tartaglione [awenuti rispettivamente il 14
febbraio J978 e il l Oottobre 1978, ndr[: due delitti commessi nelle prime ore del mattino. Ebbene, in quel periodo io insegnavo,
ero a scuola, firmavo i registri. È mBJ possibile che nessuno sia

del

destinatario,

non

riproducibile.

Data

I:Espresso

Pagina

Foglio
mai andato in quella scuola, la Montessori di Labaro. a control-

lare le mie firme di presenza, a interrogare qualche ex collega?
È incredibile, eppure nessuno lo ha fatto. Sono stato condannato pe r due assassinii di cw ho avuto notizia a scuola. Ricordo
come fosse ieri: di uno seppi dalla radio, mentre prendevo un
caffè in sala professori•.

roPUSCOLO CHE ANTICIPÒ IL SEQUESTRO
Torniamo al 1978, l'anno più truce, quando le Br decisero di
•portare l'attacco al CUOftl dello Stato•. Arrivò Il momento del ra. .
mento Moro. Quale fu enttamente la sua parte?

·Sono stato condannato a sei e rgastoli per via Faru. La verità
dello Stato italiano è quella scritta nelle pagine delle sentenze.
Io non voglio dire di più. Posso precisare però che, al contrario
di quanto sostenuto da pentiti e inquirenti, la decisione di rapire Moro cominciò a circolare circa un mese e mezzo prima del
rapimento. C'è chi ha detto che preparavan10 l'operazione da un
anno: non è vero. Tutto fu assai più artigianale e grossolano di
quanto è stato poi raccontato. La prima idea del sequestro
balenò in un opuscolo, un documento politico di l 00 pagine che
circolò liberamente fra br e simpatizzanti. Certo non era scritto
chia ro e tondo che sarebbe stato rapito Moro, ma un lettore
attento, e nella polizia sicuramente ce n'erano, se ne sarebbe
dovuto accorgere. Non voglio fare i processi alle intenzioni, ma
indubbiamente le forze dell'ordine in quegli anni non brillavano
né per sagacia né per abilità di intelligence•.
Quale fu li suo ruolo nella prlg'oonla di Moro?
•Nessuno, perché dieci giorni dopo via Fani fui congelato nelle Br•.
Vuol dire che le Br non si ftdavano più di lel?

•No. Semplicemente, incappai subito nei carabinieri. Dopo il
rapimento, cominciarono indagini su tutti gli uomini conosciuti
dell'Autonomia. lo ero fra quelli, e cosi i miei genitori ricevettero la visita delle forze dell'ordine. Nel frattempo non soltanto ero
uscito dall'Autonomia, con grande sollievo dei miei gerutori, ma
ero andato a vivere per conto mio: lasciata via Germanico, dove
abitavano i miei, avevo preso casa a La Storta, a nord di Roma.
Mio padre, non immaginando nemmeno per idea i termini delle
mie sr.elte, guidò i carabinieri al mio nuovo indirizzo. C1 fu una
perquisizione, con un breve interrogatorio. Non trovarono nulla
e mi lasciarono libero. Ma per le Br ero temporaneamente bruciato. E quindi ci fu il congelamento: per quattro mesi non seppi nulla né della colonna romana, né dei compagru, né tanto
meno di ciò che stava succedendo .a Moro e ai s uoi carcerieri_Fu
un bel periodo, per me: senza l'incubo delle Br tornai a vivere
normalmente, andando a pesca. Fu proprio in quel periodo che
cominciai a ponru delle domande•.
Pero rimase br1gatlsta. E le Br compirono altri ratti di sangue.

Lei partecipò?
•No, il mio impegno era soprattutto politico. Cercavo di combattere la violenza gratwta, gli agguati ai poliziotti ignari, l'escalation terrorista a c11i le Br si stavano abbandonando. Sostenevo,
con qualche ingenuità, una politica diversa, fatta sì di azioni militari, ma finalizzate al controllo del territorio. Pensavo a presidii
delle Br che consentissero alla gente più povera di avere ciò di
cui aveva bisogno: un commando militare, per esempio, avrel>be potuto circondare un quaniere per consentire ai proletari di
compiere espropri e rapine senza il rischio di un intervento delle forze dell'ordine... Per questo venivo accusato di movimentismo, anzi di "moruccismo", dal nome di Valerio Morucci. !'!on era
vero, naturalmente. Tanto che poi è stato propno Morucci , con
il suo pentimento, la causa del miu coinvolgimento e delle nùe
condanne•.

2 3-04- 1 998
42
4

•Cambiate non molto, ma peggiorate in tutto. Nel senso che
le Br sono sempre state un'organizzazione politicamente molto
debole. !'!on c'era una direzione strategica forte , capace di legare l'attività quotidiana a un progetto politico. Si passava dalle
discussioni ideologiche sui massimi sistemi all'attività giorno per
giorno: come se l'alta politica su cui ci affannavamo fosse un alibi per nascondere prima di tutto a noi stessi la nostra pochezza.
ll nostro problema fu dall'inizio quello di sopravvivere: ma dopo
Moro la sopravvivenza diventò davvero l'unica ragione di esistenza. Negli ultimi tempi si uccideva la gente soltanto per far
ntrovare un volantino. È Il che non ce l'ho fatta più, e me ne sono
andato. Ricordo ancora come fosse ien un senso di liberazione•.
Lei lmpleJ:6 poco a capire che le cose si stavano mettendo
male, che la polizia era sulle sue piste. Come andò?

Parigi era Il paradiso del terroristi ltallanl •..

•Sl. ma senza esagerare. François Mitterrand non voleva problemi.con le tradizioni garantiste francesi, ma nemmeno con le
autorità italiane. Ernvamo tollerati. e basta. Di ll a poco mi resi
conto che Parigi non era più sicura. Andai in campagna, affittando una vecchia cascina che faticosamente Fiattai. Ma il progetto era di scappare ancora, di arrivare in Nicaragua, un paese
m cui finalmente avrei pctuto vivere una vera espenenza nvoluzionariai..

I MISTERI DI UNA FUGA IMPOSSIBILE
Da Parigi a Managua la strada è lunga, apeclalmente se si ha 11
passaporto di Alessio Caslmlrrl. Non dica che fu semplice, che cl
riuscì senza appoggi lnftuentl. Sul •corriere della Sera• del 6 febbraio 1996, Maurizio Chierici ha scritto: • Il Caslmlrri espatrt6 a
Parigi dopo Il sequestro Moro; venne arrenato dalla Sùrelé ma,
con l'al uto del servizi segreti Italiani, poté raggiungere Managi.a
con un falso passaporto a nome di Guido DI Giambattista•. L'li»
tesi è che lei sia stato un lnftltrlto, o c he lo sia diventato dopo,
per fuggire In un luogo sicuro. SI è anche scritto che nel 1993 lei
ricevette la misteriosa visita di due agenti del Slsde, Mario Fabbri e Carlo Parolisl. Questa sua latttanH In America centrale .....,_
bra quasi fatta apposta per riaccendere I dubbi di chi pensa che
l 'operazione Moro non fu un genuino atto di t errorismo, ma venne
Inquinata da pezzi di apparati statali. Qualcosa di slmlle sostiene
lo stesso fratello dello statista ucciso, Alfredo Carlo Moro, nella
sua "Storta di un delitto annunciato• ...

.. Quelle del "Corriere" sono pazzie a c ui non voglio neanche
pensare. Se fossi un infùtrato non sarei certo a Managua, a guadagnarmi da VIvere pescando e cucinando il pesce in una piccola tra ti oria dove la mia compagna prende le comande e i miei figli
di 13 e IO anni servono a tavola. Lei vede come vivo: le sembro
11n infiltrfito 11n ;t.QPnte nrovocatorP?•.

Lai rimase nelle Br fino alla flne del 1980. Erano cambiate dopo
l ' assassinio di Moro?

Ritaglio

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.

.. Nun fui avvertito <la nessuno. Sapevo che i compagni arrestati era.no solloposti a ogni pressione all'interno delle caserme:
alcune ragazze furono violentate, Emilia Libera, la compagna d1
Savasta, seviziata con la gamba di una sedia... Naturale che
cominciassero a parlare. Sotto casa cominciavo a vedere strani
figuri. Sarò anche paranoico. ma sentivo puzzo di bruciato. Scappai, senza soldi e con il mio passaporto, e vagai per tre o quattro
giorni donnPndn sullP spiagge a sud di Roma. Poi, una notte partii in treno per Parigi. L'addetto alle cuccette, non c'erano poliziotti alla stazione, rm fece salire. Alla fronti era nessw10 venne a
controllare nulla. Arrivai a Parigi con la mia ex moglie senza
alcun intoppo•.

dol

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Data
23-04-1998
Pagina 42
Foglio
5

I:Espresso
Ma come arrivò In Nlcarai::ua?

•L'aiuto dei servizi è una balla Ci nuscii scappando come un
pazio. A Parigi, poco prima di partire, i gendarmi erano sul punto di beccarmi. Mi inseguirono a piedi per un giorno intero. Per
salvarmi presi autobus e metropolitane, abbracciai ignare passanti facendo loro credere che fossi a rmato ... Insomma. di tutto.
Mi calai perfino nel pozzo nero di una casa in costruzione e rimasi n per tre giorni e Lrc notti, senza mangiare e senza bPrc. Uscii
24 ore dopo aver sentito l'ultima voce della gendarmeria. li puzzo della veccltia fogna ce l'ho ancora nel naso. Poi però ce la feci
a fuggire•.
Con direzione Managua?

• con Managua ultima tappa. La prima fu Mosca•.

• Le cose non sono affatto andate come lei le racconta. lo sono
arrivato in Nicaragua senza una lira. Ho cominciato a lavorare
pescando e vendendo pesce ai ristoranti. Ho fatto molto anche nel
recupero di relitti marini. Sono molto orgoglioso di aver recuperato una grande draga del valore di milioni di dollari dal fondo di
un lago: un'operazione difficilissima, dove aveva fallito anche una
società americana chiamata a questo scopo. Tutti questi successi
mi hanno fatto benvolere dal governo e dall'opinione pubblica di
questo paese, che io amo e rispetio come il mio. E poi non è vero
nemmeno che tutto sia andato liscio: nel 1991 il viceministro
dell'Interno, su pressioni italiane, mi ha tolto la cittadinanza, e i
servizi segreti italiani hanno tentato di arrestarmi. E: stata un'esperienza molto sgradevole, di cui in Italia nessuno sa niente• .
Che cosa • successo?

Mosca? I sovietici la aiutarono?

·Esplicitamente no. Non c'è dubbio però che non subii contralti particolarmente penetranti. Non mi sembrò che-i sovietici
fossero molto interessati ad arrestarmi e a rimandarmi tn Italia.
Non so perché. Me lo sono domandato piil volte•.
Anche I francesi, all'aeroporto, non la controllarono più di tanto...
•Questo faceva parte della politica pilatesca di Mittcrrand. Le
autorità fingevano di non sapere, di non vedere. In ogni caso, mai
e poi mai avrebbero ostacolato un brigatista italiano che stava
scappando dalla F'rancia. Era ciò che io, panendo per Mosca. stavo facendo•.
Ma In quegli anni per entrare In Urss cl voleva Il visto. Lei come
fece? Certo non lo chiese da Parigi, dove già era latitante ...

•Non avevo alcun visto. Rimasi chiuso nell'aeroporto Sheremetevo in attesa della coincidenza per Managua. In quegli anni
il modo piil economico, rapido e sicuro per arrivare in Nicaragua
era di volare Aeronot, e 10 questo feci•.
E poi, arrivato a Managua? Aveva qualche lndlrluo amico?

•Qui si erano rifugiati diversi br. Naturalme nte andai a trovarli. anche se nessuno mi parve in grado di darmi una mano
significativa. Erano tutti intenti a sopravvivere, figurarsi se ffil
potevano aiuLare>,_
E lei che cosa fece?

• L'unica cosa che so fare: pescare . La chiave di volt.a della mia
avventura in Nicaragua è stato il mio brevetto da sub, la mia esperienza di sommozzatore. Inoltre la vita, eravamo nel pieno della
rivoluzione sandinista, era assai semplice a Managua: c'era ~
l'assistenza sanitaria per t utti, era facile trovare casa a prezzi
politici, il governo aveva uno straordinario bisogno di tecnici
competenti per risolvere la montagna di problemi che aveva nel
guidare un paese poverissimo del Ten:o mondo. lo ero un sub, e
c'era necessità anche di persone cosi•.
Per addestrare le tNppe speclall aandlnlste? È vero che lel é
stato Istruttore degli Incursori dell'ex presidente Danlel Ortega?

•lo sono un istruttore di sommozzatori. E: stato un lavoro
volontario che ha riguardato prevalentemente i sub della Croce
Rossa e dei pompieri. F'ra gli altri allievi, confermo che ho avuto
alcuni uomini del ministero dell'Interno di Managua. Non credo
che ci sia nulla di scandaloso. Lo ripeto: ho molti amici fra i sandinisti, per ragioni politiche e umane, ma non sono mai stato un
agente sandinista. Pensi che come cittadino nicaraguense - sono
stato naturalizzato nel 1988 - debbo ancora fare il servizio mili tare. La coscrizione, qui, è obbligatoria fino a 60 anni: io ne compio 47 il prossimo2 agosto, e prima o poi mi toccherà andare sotto le armi. Ricordo anche che ormai in Nicaragua i sandinisti sono
all'opposizione: hanno avuto la meglio le fon:e moderate, e io
sono lealmente obbediente ai governi di destra che haru10 vinto
le elezioni•.

.,Jo sono stato naturalizzato nicaraguense a termini di legge:
dopo un periodo di residenza di cinque anni, e grazie a un lavoro che garantisce la sussistenza mia e dei miei familiari, nonché
alla com~venw ufficiale con una donna nicaraguense che è la
madre dei miei figli. Nessuno mi ha regalato nulla. Eppure nel
1991 questo mio diritto è stato improvvisamente cancellato.
Alcuni carabinieri dell'ambasciata italiana hanno cominciato a
pedinarmi. Gli stessi carabinieri, ho le prove per dirlo, hanno
spmto l'auto con ffila moglie alla guida contro un camion, in ttn
uno frontale che poteva ucciderla. Perfino l'autobus della scuola dove vanno i miei ragazzi improvvisamente si è perso per la
città. con i miei figli a bordo ... So per certo che era un tentativo
d1 rapirli, per poi utilizzarli come merce di scambio per catturarmi. E: stata una violazione dei miei diritti di cittadino nicaraguense. un'offesa all'autonomia e alla sovranità di questo paese.
Se rossi stato un agente di qualche polizia infiltrato nelle Br, lei
crede che avrei subito trattamenti del genere'! •.
Il fatto, però, è che tutti questi tentativi di cui parta non hanno
avuto alcun esito. Lei era e rimane In Nicaragua, bench6 le aut~
rltà ltallane cerchino In ogni modo di arrestarla.

• Ma il merito di questo è della mia famiglia, che ha lottato fino
allo stremo per difendermi; e soprattutto di quanti, nel popolo
nicaraguense. si sono battuti come leoni per me. ln poclti giorni
ho raccolto 17 mila firme a mio favore contro ogni ipotesi di estradizione. È una cifra enorme per un paese di soli 4 milioni di abitanti Dal Nicaragua ho avuto moltissimo. Dall'amore della mia
donna fino a tante amicizie, e anche a un minimo di buon senso
che prima mi mancava;..
Che e:enere di buon senso?

• In questo paese ho capito quanto tragiche e inutili siano le
politiche che si fondano sulla violenza. Negli ultimi dieci anni circa I 00 mila nicaraguensi sono morti, fra sandinisti e contras. È
stato un tributo di sangue altissimo. Ma a che cosa è servito'? A
nulla. La situazione sociale e la stessa: 1ricchi sono ricchi, i poveri sempre più poveri. I morti invece sono morti, e non resta che
piangerli•.
In !talla le Br hanno fasciato una terrlblle scia di sangue. Prova
almeno un po' di rimorso per chi é caduto, come I cinque dlsgr•
zlatl uomini della scorta di Moro: Oreste leonartll, Raffaele lozz~
no, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zlzzl?

•Un luogo comune italiano vuole che sia meglio vivere di
nmorsi che di rimpianti. lo credo di essere la prova provata che
non è vero. Preferirei sentire il rimpianto di non aver partecipato a un movimento politico che rispondeva alle mie ansie rivoluzionarie giovanili, e non essere alle prese con Il rimorso che mi
attanaglia oggi». •

LA NORMALITÀ, IL RIMORSO
Lei dice di non essere un agente sandinista, eppure vive In Nlc•
ragua, ha ottenuto la cittadinanza, ha aperto due ristoranti e vive
felice con la sua famlC:lla. Non le sembra un po' strano tutto ciò?

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